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IL MODERNISMO DI GUSTAVO BONTADINI - di P.

Giovanni Cavalcoli, OP
Ultimo aggiornamento Marted 27 Novembre 2012 10:25

di P. Giovanni Cavalcoli, OP

Un aspetto importante dellattuale modernismo trae origine, gi dagli anni lontani del fascismo, dallopera di Gustavo Bontadini allUniversit Cattolica di Milano, la quale gi in quel tempo, soprattutto con lindirizzo di Mons.Francesco Olgiati, avvert lurgenza di un serio confronto del tomismo col pensiero moderno, come gi stavano facendo in Francia Maritain ed altri valorosi filosofi e teologi cattolici, anticipando in tal modo quello che sarebbe stato limpulso dato dal Concilio Vaticano II al progresso e al sano ammodernamento della cultura cattolica.

Gustavo Bontadini, discepolo dellOlgiati, riprese il suggerimento del Maestro, ma purtroppo dette ad esso una cattiva piega, perch il Bontadini, bench cattolico e sedicente tomista, in realt si era lasciato sedurre dallidealismo panteista hegeliano di Giovanni Gentile, ed egli non

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nascondeva affatto tale simpatia, bench si sforzasse di metterla daccordo con la sua fede cattolica, senza la quale del resto non avrebbe avuto titoli per insegnare in unUniversit Cattolica.

Anche Bontadini sentiva questa esigenza di assumere il positivo della filosofia moderna nel tentativo in s generoso di mettere pace tra realisti ed idealisti e di porre in continuit la filosofia moderna con quella che egli chiamava filosofia classica, con unespressione in realt non molto felice, desunta dalla cultura corrente, per cui si parla di musica classica, moda classica, vini classici e cose del genere. Tuttavia era chiaro che cosa egli intendeva: la filosofia antica, soprattutto greca, che poi fu assunta e corretta dai Padri e dai Dottori della Chiesa, soprattutto da S.Tommaso dAquino.

Bontadini dunque cerc di mettere in luce una continuit fra lantico e il moderno, ma nel contempo, come tutti gli idealisti, era convinto che Cartesio avesse segnato un netto discrimine tra la filosofia precedente, impelagata nellincertezza e nella confusione, e la nuova fondata da Cartesio, in grado di risolvere finalmente una volta per tutte il problema della conoscenza e della verit. Stando cos le cose, Bontadini si convinse allora che per salvare la filosofia precedente, occorreva trovare in essa qualcosa che precedesse Cartesio e si convinse che questo qualcosa fosse la concezione parmenidea dellessere che, secondo Bontadini, era la stessa di S.Tommaso [1] .

Da qui il recupero di S.Tommaso, ma un Tommaso non aristotelico, bens parmenideo: operazione per la verit disperata, che tuttavia sarebbe stata destinata ad un certo successo fino ai nostri giorni. Intanto per questo recupero dellessere parmenideo fu preso molto sul serio dal discepolo Emanuele Severino, il quale lo intese in modo cos estremista da mettere in chiara luce lassoluta inconciliabilit di questo essere con lipsum Esse tomista, per cui Severino non solo rifiut qualunque contatto con lAquinate, ma addirittura apostat dalla fede cattolica e fu espulso dallUniversit cattolica dopo un intervento della Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1970.

Merito indubbio del Bontadini fu quello di voler riproporre la questione dellessere e quindi di una valida metafisica. Senonch per egli credette di poter reimpostare la nuova metafisica dellessere sulla base dellimmanentismo di origine cartesiana, che era giunto ad Hegel, del quale gentile era notoriamente seguace in Italia.

In sostanza Bontadini crede alla possibilit di proporre la trascendenza allinterno

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dellimmanenza, come in fondo aveva gi fatto Gentile. Ma ogni sano realista capisce subito che questa trascendenza non una vera trascendenza, cio non mette in gioco un Dio reale distinto dallumano pensiero , ma comporta un Dio meramente pensato o meramente ideale, quindi immanente al pensiero umano ed in ultima analisi prodotto da questo pensiero.

Bontadini confondeva limmanenza di marca idealista con linteriorit della tradizione agostiniana, che sono invece due cose ben diverse. Un conto linteriorismo agostiniano, un conto limmanentismo idealista. Entrambi dicono una certa immanenza di Dio nelluomo. Tuttavia linteriorismo agostiniano comporta la consapevolezza della presenza di Dio nella propria coscienza; ma chiaro che Dio trascende la coscienza, per cui essa, per raggiungerlo, deve trascendere se stessa, pur restando sempre lei la creatura ed egli il Creatore.

Viceversa nellimmanentismo di origine cartesiana Dio non nella coscienza come un Tu trascendente esterno alla coscienza, presupposto alla coscienza e indipendente dalla coscienza, in quanto creatore della stessa coscienza, ma, come emerger nei continuatori di Cartesio, Kant e Fichte, unidea della coscienza umana, per cui non un Dio reale, ma un Dio pensato dalla coscienza e quindi posto dalla coscienza, un essere immanente alla stessa coscienza.

Infatti in Cartesio, come si evince facilmente dal famoso cogito, lessere coincide con lessere pensato o con lidea (da cui il nome idealismo). Da qui lidealismo tedesco ricaver la coincidenza del pensiero con lessere, del resto secondo lantichissima tesi che si trova gi in Parmenide ( to aut to noin kai to inai: il pensiero e lessere sono la stessa cosa).

E noto come S.Pio X nellenciclica Pascendi condanna limmanentismo. Purtroppo per Bontadini non ha tenuto conto di questa condanna e ha preteso di concepire un immanentismo conciliabile con la dottrina di San Tommaso, cosa impossibile.

Il Padre Fabro, con la sua solita acutezza, ha mostrato la vanit e la pericolosit dellimpresa bontadiniana, che tese a dare un cattivo indirizzo allUniversit Cattolica di Milano, indirizzo dal quale non pare essa a tuttoggi si sia corretta del tutto [2] . Ma anche altri eminenti filosofi e teologi cattolici [3] , sin dagli anni 20 del secolo scorso, avevano messo in guardia con ottime confutazioni contro il pericolo

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proveniente da Giovanni Gentile, che aveva addirittura la pretesa di esser lui il vero interprete del cristianesimo [4 ] . Ma ci non serv a nulla al Bontadini, che prosegu imperterrito per la sua strada, raccogliendo anzi attorno a s numerosi discepoli che tuttora operano negli ambienti accademici cattolici.

Bontadini ha tutte le ragioni nel dire che il pensiero pensiero dellessere. Il guaio che egli respinge la concezione tomista, conforme al realismo biblico che si riflette nella distinzione del pensiero dallessere e nel primato dellessere sul pensiero. Viceversa per Bontadini lassoluto non lessere ma il pensiero, sicch non si d un essere presupposto al pensiero ed esterno al pensiero mentre il pensiero intrascendibile. Lessere, come dice Bontadini si risolve nel pensiero. Per Bontadini lessere nel pensiero non come risultato del fatto che lintelletto umano inizialmente in potenza, e quindi ancora ignaro dellessere, successivamente si attua rappresentando lessere nel concetto, mentre lessere in s resta esterno al pensiero.

Parlare di una intrascendibilit del pensiero umano viene a significare la negazione del Mistero divino nella sua infinit, in quanto la mente umana non riconosce i propri limiti e pretende di avere quella infinit che pu avere solo il pensiero divino, il quale il solo ad essere intrascendibile, mentre il pensiero umano, anche illuminato dalla fede, infinitamente trasceso dallEssere divino.

Viceversa Bontadini vede il rapporto pensiero-essere come se fosse in gioco solo il pensiero divino, nel quale soltanto i due termini coincidono, perch Dio, come dice Aristotele, Pensiero sussistente, riducendo quindi al divino anche il pensiero umano e finendo di fatto, anche se egli non lo vuole, nel panteismo. Infatti in sede teologica Bontadini fermamente convinto della distinzione tra Dio e il mondo, accetta il dogma della creazione, ammette lesistenza del divenire e si sforza appunto di dimostrare lesistenza di Dio partendo dallesperienza del divenire.

Anzi su questi punti capitali Bontadini si opporr vigorosamente al monismo eternalista ed acosmico del suo discepolo Severino, che negava sia lesistenza del divenire che della creazione. Ci allora vuol dire che esiste oggettivamente uno stridente e sorprendente contrasto in Bontadini tra la sua metafisica e la sua gnoseologia da una parte, di marca prettamente gentiliano-hegeliana, e dallaltra parte la sua teologia, che in linea con S.Tommaso e la fede cattolica.

Ma tutto ci vuol dire che la proposta bontadiniana di un confronto della filosofia classica con

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quella moderna fallito ed fallito perch Bontadini non si fatto guidare da S.Tommaso, o quanto meno dal vero S.Tommaso, da sempre raccomandato dalla Chiesa, ma da quello stesso idealismo che doveva essere vagliato alla luce di Tommaso per prenderne il positivo e respingerne il negativo. Invece Bontadini ha assunto lidealismo acriticamente e in blocco, restando quindi colpito dal veleno in esso contenuto. Le dottrine filosofiche sono digeribili. Ma sono come i serpenti: prima occorre togliere il veleno. Chi non lo fa resta ucciso e propinando questo veleno uccide gli altri.

Recuperare lessere parmenideo non una cattiva idea. Ma prima bisogna liberarlo dallunivocismo che favorisce il panteismo, per poterlo adattare alla concezione biblica, realistica, pluralistica, analogica dellessere (Aristotele), che prevede un essere per essenza accanto e sopra lessere per partecipazione (Platone).

Solo cos non si dar un unico Essere necessario ed eterno, esclusivo di ogni divenire e molteplicit creati, sicch poi tutto devessere necessario ed eterno, ma si d un Dio s necessario ed eterno, ma accanto ed insieme ad un mondo temporale e contingente, mondo da Lui creato dal nulla e non apparizione o teofania dellEterno, espressioni, queste, che sono segno inequivocabile del panteismo, giacch in tal caso se il mondo ammesso, non sta fuori di Dio con una propria consistenze ontologica, ma viene assorbito in Dio. Oppure pu capitare il processo contrario: che Dio viene assorbito nel mondo ed allora abbiamo lateismo. In ogni caso c sempre la confusione tra Dio e luomo.

La vera concezione cristiana e tomista, perfettamente adatta anche alla modernit, perch la detta concezione sapienza perenne, quella di ununione delluomo con Dio che non confonda le nature, pur essendo ununione fondata sulla intima presenza della Causa prima alla sua creatura ed ancor pi essendo dono di grazia alluomo che lo rende figlio di Dio, ad immagine di Cristo e partecipe della vita divina.

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[1] Bontadini espone questo suo progetto in alcune occasioni, come per esempio nei seguenti suoi scritti: Valutazione analitica e valutazione dialettica della filosofia moderna, in Studi sullidealismo , Edizioni Vita e Pensiero, Milano 1995, pp.221-237 e Idealismo e immanentismo in Conversazioni di metafisica , Edizioni Vita e Pensiero, Milano 1995, vol.I, pp.5-32.

[2] Vedi la critica a Bontadini in C.Fabro, Lalienazione dellOccidente, Edizioni Quadrivium, Genova 1981,pp.133.142.

[3] Cf per esempio: Emilio Chocchetti,OFM, La filosofia di Giovanni Gentile, Societ Editrice Vita e Pensiero,Milano 1922. Il Chocchetti fu docente nella medesima Universit dove insegn il Bontadini; Angelo Zacchi,OP, Il nuovo idealismo italiano di B.Croce e G.Gentile, Edizioni Francesco Ferrari, Roma 1925; Mariano Cordovani,OP, Cattolicismo e idealismo, Societ Editrice Vita e Pensiero, Milano 1928. Il Padre Cordovani fu Maestro del Sacro Palazzo e mor in fama di santit: ma anche ci non giovato nulla a Bontadini. Intanto in Francia il Maritain attaccava anchegli con grande sapienza lidealismo. Vedi per esempio il suo famoso Les Degrs du savoir e La vita propria dellintelligenza e lerrore idealista , in Riflessioni sullintelligenza e la sua vita propria , Editrice Massimo, Milano 1987, c.II.

[4] Cf G.Gentile, La religione. il modernismo e i rapporti tra teologia e filosofia. Discorsi di religione , Edizioni Sansoni, Firenze 1965.

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