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Henri Marrou La conoscenza storica Introduzione (si pu fare dal libro, per sport) Cap.

1 La storia come conoscenza


Che cos la storia? La storia conoscenza del passato umano. Prima ancora che venga scritta, la storia compiutamente elaborata gi presente nel pensiero dello storico; e pertanto quali che possano essere le interferenze tra questi due tipi di attivit, essi restano logicamente distinti. Conoscenza Conoscenza vera, cio valida storia devessere una conoscenza scientificamente elaborata del passato. Per ci che concerne la conoscenza del passato, dobbiamo ricordare che mentre il filosofo della storia conosce o pretende di conoscere gli aspetti essenziali di questo passato, noi ci rifiutiamo di seguirlo e accettiamo nel suo complesso tutto ci che appartenne al passato delluomo, o almeno tutto quello che noi riusciremo a saperne. Lunico elemento che cos resta ambigua la qualifica di umano attribuita al passato: noi crediamo che essa importi lidentificazione suscettibile di essere compreso direttamente e di essere colto dallinterno. As esempio quando lo stesso studioso della preistoria sposta la sua indagine su quegli oggetti che conservano i segni di un atto volontario delluomo, e attraverso la loro muta testimonianza si sforz a di comprendere le tecniche materiali o spirituali, le idee e i sentimenti dei loro remotissimi artefici, questa sua attivit rientra in quel ramo della storia che larcheologia e che pu gi dirsi storia. La conoscenza interiore delluomo e delle sue possibilit ci permette di capire quei cacciatori preistorici, i quali sono perfettamente storici. (artifacts oggetti che conservano le tracce di unattivit umana). La storia il rapporto posto in essere dallo storico tra due piani di umanit: il passato vissuto dagli uomini di un tempo e il presente in cui si sviluppa tutto uno sforzo inteso a rievocare questo passato, perch ne tragga profitto luomo, cio gli uomini che verranno. bene quindi opporre realt storica a conoscenza storica: Tedesco Geschichte(realt storica oggettiva)/Historie(conoscenza storica soggettiva) Italiano Storia/storiografia Francesce Histoire/histoire. Marrou propone di lasciare da parte le antitesi perch scinderebbero la realt che la conoscenza del passato umano, la sola che abbia mai designato il linguaggio. Tale coscienza presente in tutto il rapporto, cio nella sintesi che lintervento e liniziativa del soggetto conoscente stabilisce tra presente e passato. Storia conoscenza presuppone un oggetto, cio di conoscere il passato di cui possiamo postulare lesistenza come qualcosa di necessario. Dilthey loggetto della storia ci si presenta ontologicamente, cio come noumeno: esso certamente esiste, ma non possiamo descriverlo. Si deve allora evitare di indicare questo passato, prima che possa dirsi compiuta lelaborazione della sua conoscenza con quello stesso termine che sta appunto ad indicare tale compiuta conoscenza. bene allora soffermarsi sulla formula Evoluzione dellumanit che comprende in s i concetti di genesi e divenire. Nellaccezione biologica, levoluzione sta ad indicare il complesso di relazioni causali che uniscono nel tempo lessere vivente ai suoi diretti predecessori. Lestensione analogica di questo concetto al periodo vissuto dallhomo sapiens successivamente allapparizione della sua specie, sembra pi che ammissibile. La condizione presente di un essere vivente si spiega con leredit del suo passato. Il passato realmente vissuto, levoluzione delluomo non sono la storia. Il passato delluomo, rivivendo nella coscienza dello storico, diviene tuttaltra cosa, partecipa di un altro modo dellessere. Il passato quindi caratterizzato dal fatto che esso conosciuto come passato. Quello che passato per noi, era presente per quelli che lo hanno vissuto e cos via a ritroso. Da ci vien fuori che: a) Lungi dal farsi contemporaneo del suo oggetto, lo storico se ne appropria per situarlo prospetticamente nella profondit del passato; lo conosce in quanto passato.

In questa capacit di sentire in modo egualmente vivo realt e lontananza del passato, ci sembra che suole indicarsi come senso storico. b) Lontananza dal passato non vuol dire che tutto il tempo trascorso da allora sino ad oggi sia come uno spazio vuoto: gli avvenimenti studiati dallo storico non hanno mai cessato dal produrre frutti e conseguenze, dallo spiegare cio una loro intrinseca potenzialit, cos che noi non possiamo scindere la cognizione che abbiamo del lontano passato dalla conoscenza di tutti gli eventi che si sono poi succeduti fino ai giorni nostri. Bisogna introdurre una regola dellepilogo: ogni studioso che non esami il suo oggetto dalle origini ai giorni nostri, deve essere sempre preceduto da una introduzione che mostri i precedenti del fenomeno studiato ed essere seguito da un epilogo in cui si cerchi di rispondere a questa domanda: che cos accaduto successivamente?. Bisogna evitare che la ricerca si inizi ex abrupto e termini improvvisamente. c) Quando il passato era qualcosa di vivo e quindi di presente, lo era non diversamente dal presente che noi viviamo oggi. Almeno su questa terra non esistono posti di osservazioni privilegiati. La conoscenza dello storico mira allintelligibilit, a sollevarsi dalla polvere dei piccoli fatti, per sostituirvi una visione ordinata che permetta di scorgere le linee e gli orientamenti generali suscettibili di comprensione, le catene di relazioni causali finaliste, nonch i significati e i valori. Fine dello storico quello di guardare al passato con uno sguardo razionale, capace di impadronirsene, di comprenderlo e, in un certo senso, di spiegarlo: uno sguardo che noi non potremmo mai gettare sul tempo presente. Marrou poi se la prende con la storia locale perch un racconto che riferisce il passato fedelmente, ma anche con quelle assurdit che sono implicite nelle confuse impressioni di unesperienza diretta. Questa non ancora storia proprio perch manca limpegno a ripensare il dato immediato per renderlo appunto pensabile, cio suscettibile di comprensione. Pi che accettare i fatti, allo storico importa soprattutto comprenderli, e daltronde gli avvenimenti che lo interessano rivelano nella maggior parte dei casi qualcosa di pi sottile che non le semplici constatazioni materiali.

Capitolo 2 La storia inseparabile dallo storico


La filosofia critica della storia pu finalmente impegnarsi a sottolineare il compito decisivo che nella elaborazione della conoscenza storica viene svolta dallintervento attivo dello storico, dal pensiero e dalla personalit sua. Vero problema A quali condizioni possibile la conoscenza storica? I positivisti sognavano di porre la storia sullo stesso piano di quelle scienze, che essi chiamavano esatte. I teorici positivisti cercarono di definire le condizioni alle quali avrebbe dovuto obbedire la storia per raggiungere anchessa lambito rango di scienza positiva, di conoscenza valida per tutti, lobiettivit. In fondo loro palese ambizione era di promuovere una scienza esatta delle cose dello spirito (Renan). Formula dei positivisti : h= P+p. I positivisti vedono nella storia lobiettiva registrazione del passato con in pi, purtroppo, un inevitabile intervento in cui si muove lo storico, qualcosa come lastigmatismo delloftamologo o lequazione personale dellosservatore: un dat o superfluo, una entit che bisogna ridurre al minimo. Dello storico, nonch dei suoi informatori, si sarebbe voluto fare uno strumento meramente passivo, una sorta di apparecchio registratore che riproducesse loggetto, cio il passato con meccanica fedelt o fotografarlo. Linterpretazione critica individua la testimonianza, il cui valore viene stabilito da una severa critica interna negativa dellesattezza e della sincerit: a poco a poco nelle nostre schede viene accumulandosi il buon grano dei fatti: allo storico resta solo da riferirli con fedelt ed esattezza sino quasi a scomparire dietro le testimonianze riconosciute valide. Collingwood la chiama storia forbici-e-colla. Niente pi approssimativo di questa analisi che si dimostra assolutamente incapace di rendere i momenti della evoluzione interiore dello storico. Una metodologia del genere non portava ad altro se non a degradare la storia in erudizione. Contro Langois, si pu dire che la storia il risultato dellattivit creatrice dello storico c he, come soggette conoscente, stabilisce un rapporto tra il passato evocato e il presente che suo.

V.H. Galbraith di Cambrigde: La storia il passato nella misura in cui possiamo conoscerlo. Gli storici non son pi soli, ma si scontrano nelle tenebre con un Altro misterioso, quel passato che pi sopra indicavo come la realt noumenica del passato, realt che a volte si avverte terribilmente presente, ribelle ad ogni nostro sforzo, sicch quando noi cerchiamo di impadronircene, di obbligarla a piegarsi essa finisce sempre per sottrarsi almeno in parte alla stretta. la storia una battaglia dello spirito, unavventura, e come ogni impresa umana conosce solo successi parziali, sempre relativi, sproporzionati alle ambizioni iniziali; come da ogni certame che si ingaggia con le sue sconcertanti profondit dellessere, luomo ne esce con unacuta coscienza dei suoi limiti, della sua debolezza, della sua umilt. Lesperienza di storico riesce sempre ad avvertirci di una fitta rete di relazioni in cui pu dirs i che le cause abbiano effetti che si prolungano nel tempo, conseguenze che si confondono, si legano e si contrastano, mentre il fatto pi trascurabile pu essere la conclusione di una serie convergente di reazioni a catena: ogni problema storico, anche il pi limitato, richiede la conoscenza dellintera storia universale. Tema Pascaliano del duplice infinito Se questo il problema di fronte a cui ci pone la storia qual lo Spirito che pu dirsene allaltezza? Noi risponderemo che questo spirito esiste e d Dio, la cui saggezza increata di per se stessa uno spirito santo, unico, molteplice. La prima norma di condotta che noi indicheremo al nostro discepolo sar questa: tu non sei il buon Dio, non dimenticarti mai di essere soltanto un uomo. Il filosofo deve rallegrarsi di aver precisato la verit circa lessere; in questo caso la verit circa lessere dello storico. Ne deriva che anche la filosofia umana e pertanto pu avanzare solo cautamente, un passo dopo laltro, perci abbiamo una fondamentale sproporzione tra loggetto della storia e i mezzi cui la conoscenza dispone perch ci troviamo di fronte la realt storica noumenica che non pu essere compresa da altri se non da Dio. I mezzi limitati dello storico infatti non gli permettono di raccogliere ci che di cui dispone il passato. La storia ci che del passato lo storico riesce a possedere; ma passando attraverso i suoi strumenti di conoscenza, questo passato ha subto una cos profonda rielaborazione, un tale mutamento, da mostrarsi interamente cambiato, da divenire ontologicamente tuttaltra cosa. Per capire cos la storia bene partire dallo storico e seguire il suo cammino verso la conoscenza. Langois-Sebois: La storia si fa con i documenti. Marrou: il nostro lavoro suppone unattivit origin ale fondata sulliniziativa; la storia la risposta ad una domanda che la curiosit, linquietudine, langoscia esistenziale, lintelligenza e lo spirito dello storico rivolgono al mistero del passato. Il processo di elaborazione storica non deve essere mosso dallesistenza di documenti, ma da un atto originale, ovvero la posizione del problema, che si concreta nella scelta, delimitazione e concezione del soggetto. Secondo Marrou la storia non deve ridursi soltanto ad una storia generale che metta insieme tutto con tutto. Oggi della storia si ha una concezione affatto diversa, pi ampia e nello stesso tempo pi profonda. (M. Bloch). La histoire historisante deve vincere contro la sua rivale, ovvero la histoire vnementielle. Lo storico, quando decide di studiare un periodo storico, non ha niente di predeterminato tra le mani. Un tale piano lo determina egli stesso: tutto lo sviluppo ulteriore della ricerca e la stessa conoscenza che ne sar il risultato si trovano condizionate ed orientate dalla entit delle domande poste. Ma per evitare che il fantasma dellidealismo aleggi qui intorno bene ricordare che la costruzione autonoma che comporta una tale elaborazione del questionario e delle sue ipotesi annesse, propone che lo storico, grosso modo, sappia gi quali siano i problemi veramente proponibili, quali le idee, i sentimenti, le reazioni, le caratteristiche tecniche riferibili agli uomini di una certa epoca o di un certo ambiente. Progresso storico Quando la scienza storica inizia lo studio di un nuovo settore le riesce assai arduo evitare il grave peccato di anacronismo: si ignora quali problemi porre; e daltra parte il pensiero non dispone di strumenti analitici abbastanza precisi da permettergli la formulazione di un questionario adeguato. Ogni epoca, ogni ambiente umano, ogni oggetto storico, solleva sempre una pluralit di problemi e pu prestarsi a uninfinit di domande: la conoscenza che ne acquister lo storico dipender evidentemente da quella o da quelle che egli decider di approfondire; e questa scelta sar a sua volta in funzione della sua personalit, dellorientamento del suo pensiero, del suo livello culturale, insomma della filosofia in generale che determina le sue categorie mentali e i suoi criteri di giudizio. Grande storico sar chi, nei limiti del suo sistema di pensiero sapr porre il problema storico nel

modo pi ampio e pi capace di sviluppi, sapr vedere quale domanda rivolgere al passato. Perci il valore della storia strettamente subordinato al genio dello storico perch A misura che si possiede pi spirito ci si accorge della presenza di pi individui originali, di un maggior numero di tesori da strappare al passato delluomo.

Capitolo 3 La storia si fa con i documenti


Posta la domanda occorre trovarvi una risposta. A questo punto interviene il documento: questo pu essere conosciuto solo attraverso le tracce che ha lasciato dietro di s, e che noi riusciamo a capire, e inoltre soltanto nella misura in cui queste tracce sono state lasciate, in cui le abbiamo ritrovate e ci siamo mostrati capaci di interpretarlo. Esigenza tecnica grava sullelaborazione della storia I filosofi non hanno insistito a sufficienza su questo punto, forse perch la nostra filosofia critica nata quando la scienza storica, ebbra dei suoi successi, tendeva a dimenticare i suoi limiti. Ranke Storia Universale La storia comincia l dove i monumenti divengono intelligibili e dove esistono documenti degni di fede. Spengler dimostra la necessaria esistenza di avvenimenti di importanza capitale, die quali purtroppo non sapremo mai assolutamente niente per mancanza di documenti che li ricordino. Meyer storico solo ci che o stato attivo. Poich lesistenza e la conservazione di questi documenti sono dovute al gioco di un complesso di forze che non sono state predisposte in vista delle esigenze di un eventuale storico, si deve dedurre che mai riuscire a sapere tutto ci che stato questo passato, e nemmeno tuto ci che siamo in condizione di desiderare di sapere. I documenti conservati non sono sempre quelli che noi vorremmo, ci che dovrebbero essere. O non ve ne sono o non se ne trovano abbastanza. Oppure i documenti sono troppi: circostanza normale nella storia contemporanea, un campo in cui lo studioso quasi soccombe sotto il peso degli archivi accumulati e, da un tempo a questa parte, egregiamente conservati. I problemi realmente interessanti diventano allora inaccessibili. Limite della conoscenza storica La sua possibilit, la sua precisione, il suo interesse, il suo stesso valore sono determinati dal fatto brutale, assolutamente estrinseco, della presenza o meno di una documentazione relativa a tutti i problemi che la ricerca si propone di affrontare. Grande storico non sar soltanto chi meglio sapr porre i problemi, ma colui che sar allo stesso tempo capace di elaborare nella maniera migliore un piano concreto di ricerche che permetta di trovare e di dare risalto ad una maggiore quantit di documenti tra i pi sicuri e rivelatori. Langlois-Seignobos: leuristica si riduce alla consultazione bibliografica. Spesso loriginalit dello storico sta proprio nel trovare una nuova prospettiva che permette di utilizzare, ai fini di un nuovo problema, un gruppo di documenti che si credevano gi esaurientemente analizzati. La scelta dei documenti utilizzabili per la soluzione di un determinato problema, lungi dal presentarsi come unoperazione puramente meccanica, offre allo studioso occasione di esercitare il suo talento. In primo luogo leuristica unarte che comporta le sue regole, i suoi strumenti di lavoro, il suo consumato mestiere. La scienza storica ha dovuto adeguare il suo metodo di ricerca alle condizioni affatto differenti dei periodi e degli aspetti del passato da essi studiati. Alla ricerca delle fonti si associa strettamente lanalisi della bibliografia. Ma lingegnosit dello storico non si manifester soltanto nellarte di scoprire i documenti: bisogna anche e soprattutto sapere quali di essi cercare. Fino a che la questione circoscritta al campo abbastanza elementare di quella che noi chiamiamo vnementielle non molto difficile determinare quale sia il documento pertinente; la nozione si fa molto pi complessa e soprattutto molto pi sfuggente quando, di l dallaccertamento materiale della realt di un fatto preciso, si r icercano tutti i suoi aspetti marginali, tutte le sue circostanze, i suoi effetti, le sue cause, il suo significato e il suo valore. Ogni fonte di informazione da cui lo storico sappia dedurre qualche elemento per la conoscenza del passato umano, considerato in funzione della domanda che gli stata rivolta, pu considerarsi un documento. La nostra documentazione si giover di tutto ci che ancora si conserva del retaggio del passato, e che pu essere interpretato come un indizio rivelatore della presenza, dellattivit, dei sentimenti e della mentalit delluomo di un altro tempo. Tale nozione ci appare in funzione di due distinte varianti: nella stessa misura in cui dipende dal passato, essa si mostra egualmente legata alliniziativa e allabilit dello storico nel servirsi dei suoi strumenti di lavoro e delle

sue conoscenze, ma soprattutto ai dati intrinseci della sua personalit: intelligenza, ricchezza di interessi, cultura. Per lo storico, la capacit di percepire una documentazione, altrimenti nemmeno supponibile, dipender dalla quantit di conoscenze diverse che egli sar riuscito ad accumulare dalle sue esperienze umane. Anche se del documento si abbia un concetto molto limitato, qual quello da noi criticato, anche ove si tratti di un nucleo di testimonianze ben conosciute e facilmente accessibili, lo studioso non pu mai dirsi sicuro di non essersi lasciato sfuggire qualche elemento essenziale, nonostante i suoi spogli metodici, accurati, approfonditi. Operazione chiave del lavoro storico la COMPRENSIONE. La comprensione storica si manifesta come linterpretazione di segni o di indizi, la cui realt immediata ci permette di cogliere qualcosa delluomo di un tempo: la sua azione, il suo comportamento, il suo pensiero, la sua vita interiore, a volte, invece, semplicemente la sua presenza (il segno del passaggio di un uomo). La conoscenza del passato umano non si limita solo ai dati rigorosamente umani di questo passato. Luomo non vive isolato, egli inseparabile dallambiente di cui partecipa. La conoscenza della sua storia non potr prescindere dai fenomeni naturali. Anche per il presente in cui viviamo vale lo stesso discorso (esempio di quello che ci scivola davanti). Si deve rinunciare alla trasposizione dei metodi delle scienze naturali, occorre prendere le mosse da quel genere di conoscenza definita volgare, quella cio di cui ci serviamo nella vita di ogni giorno. La storia incontro con lAltro e comprende questi altri-da-noi nellesperienza del presente e insieme con questa rientra nella categoria generale della conoscenza delluomo da parte delluomo. Comprensione dellaltro Gnoseologia. Conoscenza storica comprensione dei documenti relativi al passato: ci non differisce dal constatare lesistenza degli altri e della loro attivit nel presente. Perch io possa comprendere un documento e un altro uomo, occorre che lAltro partecipi largamente alla categoria dellIo: bisogno che io gi conosca il senso delle parole di cui si serve il suo linguaggio. Il che esige che io conosca egualmente la stessa realt di cui queste parole, questi segni rappresentano il simbolo. Noi possiamo comprendere soltanto quello che, in misura abbastanza, gi nostro e a noi vicino (nellesperienza per esempio). Incontro con laltro Dimenticarci per un attimo ci che siamo, e concentrarsi su di lui. (storico devessere capace di una tale epokh). Pi la parte dellAltro andr accrescendosi a spese della categoria dellIo, come accade quando il documento ci giunge da un passato pi lontano o da un ambiente pi esotico, pi la comprensione diverr difficile, rischiosa e parziale: la lingua sar conosciuta in misura sempre pi esigua, la realt evocata da questi segni parteciper di un ordine meno consueto e diverr ipotizzabile con assai maggiore difficolt. Filosofo invece cerca di suggerire, attraverso la retorica, quel che la parola non ha detto e non dice. Oppure cerca attraverso neologismi di disperdere lattenzione del lettore con inutili fumismi. Capitolo IV Condizioni e mezzi per la comprensione Storico colui che, attraverso lepokh, sa uscire da se stesso per incontrarsi con gli altri. Questa virt detta simpatia. Secondo i positivisti invece la principale dello storico lo virt. Secondo Marrou una esasperazione dello spirito critico da considerarsi come una delle pi gravi deficienze dello storico. Se veramente per comprensione si deve intendere la dialettica dellIo con lAltro-da-me, questa postula una pi ampia e profonda comunione fraterna tra il soggetto e loggetto, tra lo storico e il documento: impossibile comprendere senza questa disposizione dellanimo che ci rende connaturali agli altri, che ci permette di risentirne le passioni, di ripensarne le idee di una prospettiva non diversa dalla loro e di comunicare con loro. In questo caso anche il termine simpatia si dimostra insufficiente: se lo storico vuole veramente comprendere, deve cercare di creare un legame di amicizia con il suo oggetto, poich nessuno pu conoscersi se non attraverso lamicizia. Naturalmente tutto questo non tende ad escludere la presenza e il ricorso allo spirito critico. Io voglio conoscere, comprendere questo passato e, in primo luogo, i documenti suoi nella loro vera essenza; voglio amare in questo amico un Altro che esiste. Nella vita, come nella storia, lautentica amicizia presuppone la verit. Una sincera passione non abolisce la coscienza della realt: in un certo senso, io sono felice di scoprire anche i limiti, anche i difetti di colui che amo, poich questo contatto con ci che esiste, a volte brutale, mi conferma della sua realt, della sua essenziale alterit.

Spirito critico e simpatia devono essere sempre facilmente conciliabili e egualmente presenti in ogni studioso. Laddove si esamini pi dappresso lapporto reale di queste diverse fasi della r icerca, apparir evidente come sia sempre la simpatia a rappresentare il momento costruttivo: la critica demolisce ledificio di una conoscenza imperfetta, afferma esigenze che saranno poi utili alla ricostruzione ulteriore; ma il suo contributo, di per se stesso, appare trascurabile. (esempio di Febvre che smonta la critica distruttrice di Denifle e ricostruisce unimmagine di Lutero conforme alla storia). Secondo i tanto odiati positivisti, lequazione simbolica sarebbe del tipo: h = P + p Storico perci era soprattutto il critico che non si lasciava sorprendere, capace di scorgere linterpolazione, smascherare il falsario, respingere unattribuzione usurpata. Secondo Marrou lesperienza della storia invece, lungi dal mostrare una siffatta specie di orgo glio, esiga e allo stesso tempo sviluppi una costante, profonda umilt. La storia un incontro con gli altri e noi vedremo che, per chi non sia imbelle e meschino nellanimo, sovente significhi esperienza di una grandezza che ci lascia smarriti; non di rado infatti gli uomini del passato da essa rivelati erano pi grandi di noi. Ma prima ancora di tutto questo, il nostro atteggiamento sar determinato dalla preoccupazione di mostrarci attenti e diremmo quasi recettivi di fronte alloggetto e al documento che lo esprime: comprendere un documento, sapere che cosa sia, che cosa dica, che cosa significhi, non poi la cosa pi facile. Spesso infatti critichiamo qualcosa che infondo non abbiamo colto in pieno. Ogni nuova esigenza che si impone allo storico, segna per contraccolpo un nuovo limite alla conoscenza storica. Perch noi possiamo conoscere un determinato periodo del passato, non basta che ne rimangano documenti significativi, ma occorre che vi sia uno storico in grado di reperirli e soprattutto di capirli: per giungere alla conoscenza del suo oggetto, lo storico deve possedere nella sua cultura personale, nella struttura stessa del suo spirito, quelle affinit psicologiche che gli permetteranno di immaginare, di comprendere, di rivivere i sentimenti, le idee, gli atteggiamenti di quei figli del passato che ritrover nei documenti. La validit della conoscenza storica anche in funzione diretta della ricchezza interiore, dellintelligenza, delle doti spirituali dello storico che lha elaborata. Lo storico per deve essere anche e soprattutto uomo in tutta la sua complessit e non ridursi alla dimensione di un topo di biblioteca o, peggio, di uno schedario. Nuova nozione di epokh: la subordinazione alloggetto, da noi definita, implica che lo storico si dimentichi perfino la stessa questione per cui si trascelto il documento. Bisogna ascoltarlo, lasciarlo parlare, dargli la possibilit di mostrarsi nella sua vera essenza. Lincontro dellaltro nella storia dellaltro nella storia dei suoi documenti avvien e non diversamente nella vita quotidiana: non certo un buon metodo, per stringere conoscenza con una persona con cui s recentemente entrati in relazione, rivolgerle una serie di domande dalle nostre preoccupazioni immediate, No, bisogna cercare di coglierla in se stessa in quanto estranea da noi. I tipici manuali di metodologia storica, elencano una siffatta classifica di operazioni: Critica esterna: 1) Critica dellautenticit: il testo che abbiamo tra le mani o no identico a quello scritto dallautore? A questa prima fase si ricollega la critica di restituzione che si propone di ricostruire un originale scomparso. 2) Critica della provenienza: attraverso lanalisi dei caratteri intrinseci e il confronto con le testimonianze di altri documenti, si cerca di rispondere a tutte queste domande: chi ha redatto il documento? Quando, dove e come? Per quali vie esse giunto sino a noi? Critica interna: a) Critica di interpretazione: ci che ha detto lautore, ci che ha inteso dire. b) Critica dellattendibilit: critica negativa della sincerit, della competenza, della esattezza: si cerca di determinare il valore della testimonianza. In una simile prospettiva la ricerca storica finisce con il concentrarsi sullaccertamento della realt dei fatti, cio delle azioni umane che possibile constatare obiettivamente; partendo da questa premessa, il documento ideale sar loriginale di un processo verbale redatto sul luogo dai testimoni oculari accorti e degni di fede: ogni documento incontrato sar classificato come buono o cattivo, a seconda che si avvicini o meno a quella che si ritiene la testimonianza per eccellenza. Ogni problema critico, cio il complesso di operazioni che lo storico fa subire al documento prima di servirsene per la conoscenza del passato, si riduce a d eterminare la natura, lessere di questo documento: noi cerchiamo di sapere esattamente che cosa esso sia in s e per s. Al concetto di

ricerca critica positiva di comprensione del documento; la ricerca si muove e si conclude con lesigenza, postulata e risolta, di stabilire la realt del documento. La conoscenza del documento nella sua realt ci insegna a leggerlo correttamente, a non cercarvi ci che non contiene, a non studiarlo secondo una prospettiva deformante. Lapprofondimento della ricerca preliminare porter necessariamente a conclusioni positive: il documento, in quanto esiste, possiede un certo essere determinabile attraverso la comprensione e in virt della simpatia. S.Agostino: Non si pu mai dire che un documento nel suo essere reale sia me nzognero; pu ingannare lo storico ingenuo o distratto, se questi lo scambia per qualcosa di diverso da ci che realmente , ma fonte dellerrore sar sempre questa ipotesi falsa e non lesser stesso del documento: se siamo ingannati non ex eo quod est, bens ex eo quod non est. Un falso certamente una menzogna, ma lo storico attento, grazie ad una simpatia che gli permette di comprendere senza ingannarsi questo delitto perfetto, pu utilizzare la verit che quella menzogna nasconde nel suo intimo. La comprensione del documento si realizza attraverso una dialettica tra lIo e lAltro da me. Bisogna insistere su questo punto, se non altro per contribuire a precisare gradualmente un concetto rimasto fino ad oggi piuttosto polemico, quello della storia come conoscenza del singolare. vero, non pu negarsi che la conoscenza storica aspiri a cogliere ci che non potr mai vedersi una seconda volta: essa percepisce il singolare nella stessa misura e negli stessi modi della conoscenza divina. Da qui deriva la contrapposizione abituale tra la storia e le scienze naturali; queste, attraverso princpi generali cercano di raggiungere una conoscenza di ci che comune: lantitesi un procedimento oratorio che spesso risulta inadeguato e approssimativo. In realt anche la conoscenza storica utilizza leggi e si serve della conoscenza delluomo in generale per conoscere un individuo in particolare; per converso, le scienze naturali, nei loro campi rispettivi, esaminano fatti singoli (fenomeni). Tutti i fenomeni poi sono caratterizzati da una certa storicit. Ma inversamente bisogna precisare che questa comprensione del singolare, dellaltro in quanto tale, una conoscenza di tipo analogico costruita su elementi che, se non sono universali, sono per lo meno generali. Io comprendo un documento cos come comprendo una parola, una espressione del linguaggio quotidiano, lo comprendo cio nella misura in cui esso non mi si presenta isolato. Ogni documento storico, se da un lato deve possedere una certa originalit, almeno nu merica, daltra parte, in uno dei suoi diversi aspetti deve presentare una certa somiglianza o, in unaccezione pi rigorosa, una qualche analogia con altri documenti gi noti. In realt, pi un documento si presenter punti comuni con tutto omogeneo di documenti analoghi e gi conosciuti, tanto pi agevolmente e con maggior sicurezza lo si potr interpretare. La storia allora ha necessit per linterpretazione dei documenti di scienze ausiliare di tipo scientifico o socio-umanistico. (es. dellepigrafia romana). Capitolo V Dal documento al passato A ogni ritorno su stessa, a ogni giro della nostra elica simbolica, lipotesi viene ripresa, corretta, completata: e cos, gradualmente, nasce e si sviluppa la conoscenza storica. La storia non si concreta in due fasi distinte: determinare il valore del documento e da questo risalire al passato; la storia postula invece un processo omogeneo; solo comprendendo i documenti, familiarizzandosi con essi essi, meditandoli, esaminando incessantemente, penetrandoli a poco a poco, si pu giungere a conoscere tanto la loro vera essenza, quanto il passato umano di cui essi conservano segni e testimonianza. Lo storico luomo che acquista tale familiarit con i documenti, grazie a cui riesce a conoscerne con certezza il significato, limportanza, il valore, a sapere quale immagine del passato essi racchiudano e offrano. Giungiamo a farci una immagine veramente valida dellAltro da noi, solo in quanto lo vediamo vivere, agire, reagire, lo ascoltiamo parlare, ne osserviamo le tante e diverse testimonianze che dellalterit sua egli ci offre. La consuetudine con i documenti ci permette in ultima analisi di conoscere luomo del passato non diversamente da come, oggi, lamico conosce i suoi amici. Proprio a questo punto lo storico deve compiere il salto e risalire dal documento ad una realt evocata dal documento stesso ma a questo esteriore; la realt di quel passato naturalmente molto pi difficile a stabilire, anzi laliquota di incertezza andr ben presto crescendo. A questo proposito la metodologia positivista aveva elaborato una dottrina rigorosissima, che pu cos riassumersi: di per se stesso, nessun documento prova in modo indiscutibile lesistenza di un fatto; lanalisi critica porta soltanto a determinare lattendibilit che sembrerebbe meritare la sua testimonianza. Non si pu risalire alla realt di un fatto servendosi solo di un documento. Se si capaci di riunire un certo

numero di testimonianze egualmente autorevoli e le cui affermazioni siano rigorosamente convergennti; se si riesce a stabilirne lindipendenza, allora soltanto la probabilit di potere affermare la loro veridicit diviene pi grande e finisce per raggiungere praticamente la certezza. La teoria positivista definisce le condizioni necessarie ad assicurare la richiesta purezza della Conoscenza, ma non riesce a garantire lestensione e linteresse del Conosciuto che in tal condizioni effettivamente accessibile. Queste esigenze trascura i limiti posti dalla condizione umana del caso capriccioso che ha determinato lo stato della documentazione di cui dispone lo storico. Per lo pi, nessuna delle condizioni suddette si trova concretamente realizzata: esse postulerebbero la formulazione di singole proposizioni negative, circostanza che la pi difficile a ottenersi. Per ci che concerne lindipendenza dei testimoni possiamo stabilire i rapporti positivi di dipendenza eventualmente esistenti tra i documenti, oppure concludere che sino a informazioni pi precise essi sembrano indipendenti. Ma allora quando potremo affermare che lo sono realmente? La critica interna determina il massimo grado di credibilit che, allo stato delle nostre cognizioni, sembrerebbe meritare un documento; non quello reale, perch non possiamo fare lenumerazione esauriente delle cause di possibili errori. Per quanto riguarda la concordanza di pi testimonianze, perch si verifichi un caso del genere necessario ovviamente che loggetto osservato sia stato lo stesso; orbene, due uomini diversi, che si interessando a cose diverse, ciascuno con la sua propria mentalit e con le sue inclinazioni, non riusciranno mai a vedere un che di identico in quello stesso avvenimento umano che si svolge sotto i loro occhi. Senza dubbio sufficiente, e accade non di rado, che i campi di osservazione si incontrino: il consenso verte infatti sui punti comuni delle testimonianze; ma necessario premettere che questa identit non pu riferirsi se non agli elementi pi esteriori della realt, oggettivi o oggettivabili, sui quali possibile raggiungere un accordo fondato sullesame: eppure, in questo caso, di fronte alla totalit della realt umana, che sola importa ricercare e conoscere, di fronte a questa complessa in cui gesti esteriori e azioni visibili sono inseparabili dai valori psicologici e da tutti quegli altri che le conferiscono significato e importanza, quellaccordo come uno scheletro senza carne. Di fronte alla realt del passato, lo storico si preoccupa pi dellessenza che dellesistenza: stabilire la realt dellelemento ha la sua importanza, ma non pu essere ritenuto sufficiente; sullo scheletro degli avvenimenti necessario sistemare i nervi, la carne e la pelle, la epidermide delicata del reale, delluomo. In effetti bisogna intendersi su ci che si indica come verit della storia : se ne oggetto il passato umano, essa sar vera nella misura in cui giunger a ritrovare in tutta la sua ricchezza la realt delluomo; conoscere questultimo, infatti, non significa ridurlo a un corpo mobile animato da movimenti identificati nel tempo e nello spazio. La teoria classica della verifica per mezzo delle convergenze delle diverse testimonianze pu assumere solo il fattore comune tra queste pi evidente, mentre portata a trascurare ci che ciascuna possiede di maggiormente prezioso, perch pi sottile e delicato; di pi reale, perch pi vicino alla inesauribile complessit della realt umana. La conoscenza dunque deve aderire al suo oggetto. I positivisti sono stati mossi dallideale di oggettivit intesa, con estremo rigore, quale conoscenza che in qualche modo fosse verificabile sperimentalmente; conoscenza, come essi amavano dire, valida per tutti: ci che in definitiva non portava ad altro risultato che a quello di escludere praticamente la stessa possibilit di una storia. Molto coerentemente i positivisti concludevano che, ove mancassero testimonianze convergenti, sufficienti per quantit e per valore, non restava altro da fare che confessare la nostra ignoranza. (marrou non accetta affatto questa posizione). Secondo Marrou, quando ci troviamo alla presenza di un documento o di un testimone, la nostra preoccupazione immediata non sar pi quella di domandarci se sia possibile confrontarlo con altri, se il testimone abbia voluto ingannarci ecc, ma cercheremo innanzitutto di sapere se egli abbia compreso ci di cui parla, e fino a che punto labbia capito ed espresso; con quanta e con quale precisione, ampiezza, complessit, profondit, sia riuscito a riflettere, a registrare e quindi trasmetterci la sottile realt che noi tentiamo di cogliere. La pretesa di controllare dallesterno la validit dei nostri testimoni si dimostra quasi sempre illusoria; spesso, pur conoscendo assai bene il nostro documento, pur adoperandoci per comprenderlo sempre pi profondamente, non possiamo fare altro che formulare un giudizio probabile sul grado e sulla natura della sua autenticit e decidere se, proseguendo la ricerca, gli potremo o meno attribuire la fiducia. Cogliamo qui lessenza stessa della conoscenza storica: Quando affronta in pieno il suo oggetto, cio tutta la ricchezza della realt umana, la conoscenza storica non riesce ad accumulare quella somma di probabilit che teoreticamente potrebbe portare ad una quasi certezza; in definitiva essa si fonda su un atto di fede:

del passato conosciamo soltanto ci che siamo riusciti a comprendere dei documenti che abbiamo o so si sono conservati. Constatare che la conoscenza storica il risultato di un atto di fede non esclude sua verit, non nega che essa possa mostrarsi suscettibile di verit. Ancora una volta dobbiamo mostrarci attenti a non confondere rigore e rigidit di spirito; ridurre il razionale allapodittico, limitare la verit alle sole conquiste della deduzione more geometrico e dellesame sperimentale delle ipotesi attraverso linduzione, infatti soltanto falso rigore. Una vera filosofia, ansiosa di tutto comprendere, sar invero la prima a constatare la funzione legittima e necessaria che assolve nella vita delluomo una conoscenza fondata sulla fede. Ed proprio vero che il filosofo, per quanto sia o voglia essere razionale, non smette di ricorrere alla fede, tanto nel pi modesto atto di vita quotidiana, quanto nellesercizio rigoroso del pensiero puro. Poich, a differenza di altre religioni che si rifanno solo a verit eterne o simboli mitici, il Cristianesimo si fonda su verit di carattere storico come lIncarnazione, la Passione, la Resurrezione, la nostra teoria della conoscenza storica pu mettere a frutto tutte le riflessioni che la teologia e la psicologia cristiana hanno accumulato sulla nozioni di Fede Divina. Latto di fede storica non deve essere arbitrario, in quanto comporta sempre alcuni preambula fidei razionali. Lo sforzo di comprensione a cui abbiamo sottoposto i documenti, questo sforzo finisce con il risolversi in un giudizio di credibilit, fondato sulla ragione: lo storico coscienzioso infatti sar sempre attento a evitare quellerrore che la teologia cattolica indica con il termine fideismo, cio la tendenza a minimizzare o ad escludere la funzione dimostrativa della ragione nellaffermazione di una fede veramente salda. Una volta ammesso che altro fiducia, altro credulit, che la fede non semplice arbitrio o effetto di un dispotismo della volont che asservirebbe lintelligenza, si deve concludere che latto di fede resta atto libero, un atto che impegna luomo nella sua totalit e implica una decisione esistenziale. Nessuna verit storica per inconfutabile e vincolante. Ci assai chiaramente deducibile dal complesso dei fatti raccolti dallipercritico nelle sue singolari cartelle, che bisogna avere il coraggio di sfogliare, considerandole senza scandalo. La ragione storica si pone sul piano del possibile, del pi o meno probabile, essa ci propone testimonianze alle quali niente ci impedisce di credere e che abbiamo anzi buoni motivi di accettare. Non si pu per costringere alla fede. Non dunque impossibile giungere ad un accordo sulla definizione di quelli che chiameremo i giusti limiti di applicazione della ragione storica che si possano considerare normali. Senza dubbio sembra che proprio in questo senso sia possibile difendere dallo scetticismo la validit della storia. Ma bisogna precisare le condizioni logiche di un tale accordo. In primo luogo constatiamo che, ove esista, esso non si stabilisce al medesimo livello di esigenza critica e in ogni settore della ricerca storica: vi sono zone pacifiche in cui le testimonianze vengono accettate senza difficolt nel loro valore immediato; altre, invece, in cui regnano inquietudine incertezza e diffidenza: cos, quale contrasto l dove si passa dalla storia dellImpero romano a quella delle origini cristiana. Perch tutto questo? Perch quella del cristianesimo, per molti nostri contemporanei, resta una questione grave, attuale, imperiosa, che implica una scelta importante nella loro vita. In un campo in cui ogni affermazione storica costituisce di per se stessa una ragione di credere o di dubitare, naturale che lo storco si muova con cautela e sondi a ogni passo la stabilit del terreno su cui dovr posare il piede, esiga con particolare insistenza dal documento titoli di credibilit e non si decida a passare oltre se non in virt di lunghi colloqui interiori. Ma necessario ricordare come la storia positivista evitasse assolutamente di riconoscere che queste conclusioni storiche, di cos grande importanza per il credo religioso, dipendessero gi di per se stesse dalla categoria gnoseologica della fede: lanalisi critica, per penetrante che sia, non andr mai oltre lesame dei motivi di credibilit, non potr mai giungere ad ammettere la realt del passato, ove non intervenga la volont di credere, di prestare fede alle testimonianze dei documenti. Lesperienza dellipercritica non di rado ci pone di fronte a ci che in teologia si chiamerebbe ostinazione dellincredulit: basta che lo storico si sia mosso da qualche passione profonda perch, prima di decidersi ad accordare il suo credito, pretenda una quantit impressionante di documenti, che esami con occhio sempre pi sospettso: e cos la possibilit di una conclusione si fa sempre pi lontana! Ebbene, un po dovunque nel campo degli studi storici esistono punti cancrenosi, nei quali la polemica si invelenisce e si protrae senza fine, senza che si manifesti alcun profitto. Lo scetticismo pu ammettersi solo in relazione al dogmatismo positivista le cui radici risalgono a Kant, per il quale i fatti storici, conosciuti attraverso la testimonianza dellesperienza degli altri, sarebbero oggetto di scienza; il disinganno esiste solo in correlazione con queste illusioni. La conoscenza storica, legata al concetto di testimonianza, solo unesperienza mediata del reale,

attraverso un personaggio interposto e perci non suscettibile di dimostrazione: non una scienza nel senso esatto del termine, ma soltanto conoscenza fondata sulla fede. Diviene quindi possibile determinare i limiti in cui possa farsi valere efficacemente lesigenza critica. Il giudizio storico si inserisce nella sfera del probabile e non in quella della necessit. vero, n vi alcun dubbio, che le cose potrebbero sempre essere accadute in modo diverso: ogni testimonianza suscettibile di contestazione. E allora, cerchiamo di comprendere il nostro documento, di vedere che cosa si possa appurare della sua effettiva entit e che cosa sia ragionevole dedurne. Ragionevole, niente di pi; a chi esigesse alcunch di meglio, bisogna rispondere di abbandonare la storia e di limitarsi alle matematiche, perch questultimo il solo campo in cui lo spirito geometrico pu trovare, insieme con una completa soddisfazione, un legittimo campo di azione. Noi non siamo Dio e non possiamo sapere tutto: a differenza delle scienze naturali in cui, nei limiti dellesperienza comune sempre possibile precisare meglio lesperienza, in istoria invece la precisione ben presto finisce per accrescersi a danno della certezza. Capitolo VI - Luso del concetto Ricerca, comprensione, utilizzazione dei documenti: in tal modo lo storico elabora una risposta alla domanda che lo ha mosso a scoprire e ad incontrare il passato. Ora occorre prescisare in che modo e con quali strumenti si realizzi questo processo di elaborazione: la cosa ha una sua importanza, perch tutto il problema della verit storica condizionato dalla validit di queste operazioni mentali che consentono la trasformazione e il passaggio dal numero alla conoscenza, dalla realt umana, che si evolveva nel passato, alla storia. A questo fine, lo strumento essenziale sembra essere il concetto: conoscere storicamente significa sostituire ad un dato, di per se stesso incomprensibile, un sistema di concetti elaborati dallo spirito. Lo storico non pu apprendere nulla dal passato, nemmeno il fatto pi elementale, pi semplice, pi oggettivo senza qualificarlo: non ci si pu limitare a dire che esso stato, senza in qualche modo precisare che cosa sia stato. La pretesa della di conoscere prescindendo dagli strumenti logici della conoscenza, implicherebbe una vera e propria contraddizione. Qualsiasi episodio non avrebbe significato se si risalisse alle singole cose in se stesso. (quel fatto c accaduto nel tempo t nello spazio s). Lungi dal cogliere i fatti nella loro immediatezza, come sono realmente accaduti, li abbiamo pensati, e cio appresi, servendoci di concetti elaborati dalluomo al fine di costruire le scienze naturali. Anzich garantirci una pi immediata comprensione del passato, questi concetti, ottenuti attraverso un processo di schematizzazione, hanno potuto darci soltanto una immagine mutilata della realt umana, diventa perci necessario completare i concetti scientifici con altri pi specificatamente umanai, i quali, oltre a permetterci di comprendere meglio la realt storica, le conferiranno una struttura molto pi facilmente intelligibile. Ricorreremo dunque a varie nozioni e cercheremo di determinare la validit di questi concetti, cio la loro verit da cui dipende la verit della storia. Poich dunque non tutti gli strumenti di cui si serve lo storico hanno la stessa struttura logica e lo stesso valore, distinguiamo cinque grandi categorie: a) La storia utilizza concetti che ambiscono alluniversale, suscettibili di essere applicati a ogni uomo, qualunque sia lepoca o lambiente in cui vissuto. Lo storico, prima di interessarsi al quel che di singolare presenta luomo, o di peculiare una determinata civil t, deve cogliere luomo semplicemente e soltanto come uomo. Nessuno di noi infatti pu pensare per un solo momento al passato senza richiamarsi alle nozioni universali di uomo, homo o vir, donna, vita, morte etc. La validit ed effettiva universalit dei concetti ovviamente condizionata dal valore delle scienze che li hanno elaborati ed relativa al grado di verit a cui le stesse scienze possono assurgere allo stato attuale del loro sviluppo. (Es: cesare era calvo si avvale del concetto universale di calvizia che viene dalla medicina). Unaltra specie dello stesso genere rappresentata dalle idee sulluomo, sulle cose delluomo e, in generale, sullumanit; idee che, pi o meno coscientemente, lo storico assorbe dallambiente in cui vive: la lingua del suo popolo, le idee dominanti del suo tempo, lideologia della classe sociale cui appartiene, la filosofia che gli ha insegnato a pensare. fin troppo evidente come lo storico non di rado resti prigioniero di una prospettiva particolare che gli imposta, egli si convincer facilmente di pensare luomo in termini di validit universale, mentre in realt lo guardano attraverso le forme peculiari allesperienza che gli contemporanea: questi strumenti adeguati non permetteranno allo storico di avvicinarsi agli uomini del passato in quanti altri da lui e diversi, senza deformarli. E giustamente lo storico denuncia il pericolo di un ingenuo dogmatismo che, ignorando la storia, conduce soltanto ad un illusorio pseudo-

universalismo. Il giovane ricercatore a contatto con i documenti apprende gradualmente a liberarsi dai suoi pregiudizi, dai suoi abiti mentali, dalla sua troppo particolare forma di umanit, a lasciare da parte il suo io per aprirsi ad altri modi di esperienza vissuta, per divenire capace di incontrare e di comprendere gli altri. Questideale difficilmente e mai completamente raggiungibile e impone allo storico de norme di metodo: imparare anzitutto a pensare con rigore, a reagire alla consuetudine del linguaggio comune attribuendo un senso preciso a ogni termine impiegato. Luniversalit o la generalit, la validit dei concetti di cui si serve lo storico, sono pi che relativi, dipendenti, non dalla personalit dello storico, dalla sua mentalit e dal tempo in cui vive, ma piuttosto dalla verit della filosofia implicita ed esplicita, che gli ha permesso di elaborarli. Tutte le nostre idee sulluomo, che costituiscono i mezzi di cui ci serviamo quando ci proviamo a comprendere il passato, si collegano ad una certa filosofia delluomo. E la verit di questi concetti, che implica i limiti della loro validit, condiziona la stessa verit della conoscenza storica; accertare, precisare e verificare questa validit non sospetta tanto allo storico, quanto al filosofo come tale e allantropologo. La storia partecipa di un tutto, di un organismo culturale in cui la filosofia come la spina dorsale, lo scheletro, il sistema nervoso; in questo organismo essa si regge e con esso cade; bisogna avere il coraggio di riconoscere questo carattere fortemente strutturato della conoscenza e lunit delle diverse manifestazioni dello spirito umano. b) Si avr cura di distinguere i veri concetti, elaborati per generalizzazione, dalluso analogico o metaforico di una singola immagine a cui lo storico pu fare eventualmente ricorso. Secondo Croce la conoscenza storica sarebbe un insieme di giudizi del tipo S P, I U, che affermano il predicato universale di un soggetto particolare. Predicato che poi sarebbe un concetto funzionale, suscettibile di una rigorosa definizione, e che permetterebbe di conferire al singolare un carattere razionale, o piuttosto di percepire la razionalit immanente in ogni singola realt. Per Croce insomma questi universali avrebbero unorgine extratemporale e non empirica. (guarda esempio pagina 138-139) Secondo Marrou, la conoscenza storica che cerca di cogliere la vita degli uomini passati in tutta la sua delicatezza, in tutte le sue infinite sfumature, in tutta la sua complessa verit, non saprebbe appagarsi delle risorse della logica matematica, rigorosa s, ma sempre rigida: un paragone implicito pu permettere la comprensione di molti aspetti del reale, che rimarrebbero incomprensibili per chi tentasse di racchiuderli in esplicite definizioni. I paragoni sono sempre imperfetti e non si deve mai dimenticare che nella storia, dominio del singolare, non vi sono parallelismi perfetti n ripetizioni assolute. Pertanto il servirsi di tali procedimenti analogici o metaforici esige prudenza. Quando si render necessario passare dallelaborazione della conoscenza nello spirito dello storico alla sua espressione diretta al pubblico, luso figurato di singole immagini presenter difficolt di gran lunga maggiori: come dirsi sicuri che il lettore comprendere tutto ci che lautore ha voluto porre in qu el certo accostamento e i limiti in cui esso stato tenuto? c) In opposizione ai concetti veramente universali esaminati nel paragrafo a, lo storico si serve di nozioni tecniche la cui validit limitata nel tempo e nello spazio, o relativa ad un determinato ambiente di civilt. il caso di tutti quei termini tecnici che indicano fatti di civilt passate. Si deve per esempio trovare la giusta corrispondenza tra significati, oppure lesatta traduzione di alcune parole che ci sono ancora sconosciute. Ma il pericolo duplice: possiamo escludere qualcosa dalla verit del passato; oppure includervi qualcosa di diverso o di eccessivo. Questultimo il tipico problema di chi fa storia della filosofia, del pensiero, della mentalit, in quanto egli spinto ad at tribuire alluomo di un tempo lidea chiara e distinta da lui stesso elaborata con lestrapolare i dati dei documenti di cui dispone. d) Abbiamo ora unulteriore categoria, quella dellIdealtypus (termine preso da Weber). Lesempio di Idealtypus quello che viene dal testo citt antica di Fustel de Coulanges. Si tratta della citystate intesa come confederazione di grandi famiglie a struttura patriarcale, prima riunite in fratrie, poi in trib, la cui unit per ognuno di questi gruppi sociali, dalla famiglia alla citt, viene espressa e confermata dalla esistenza di un culto specifico dedicato al capostipite o alleroe, e praticato intorno ad un altare comune. Si tratta di uno schemo ideale, cio di uno schema organico le cui parti sono reciprocamente dipendenti ed esso espresso infine con rigore e precisione dallo storico, in una definizione che ne esaurisce il contenuto. Infatti lattributo ideale insiste sulla parte di costruzione originale che la nozione

e)

contiene: i caratteri che lIdealtypus assome in s sono quelli offerti dai casi pi favorevoli, cio che suggeriscono allo storico la nozione pi coerente, la pi ricca di significato, la pi comprensibile. Idealtypus Predicato universale crociano. Stando con Fustel, lidealtypus unidea pura di cui lo storico, ritornando al concreto, si serve per meglio conoscere i singoli casi, i soli reali offerti dai nostri documenti. Il procedimento avviene in due modi: da una parte nella misura in cui i singoli esempi, avvicinati al modulo astratto dellIdealtypus, rivelano con questo una maggiore o minore coincidenza (il reale, in tal caso, ha acquistato una intelligibilit autentica, anche se indubbiamente parziale); in secondo luogo, laddove il confronto porti ad un giudizio negativo (quando cio il caso reale si rivela diverso dallIdealtypus); appurato, questo giudizio consente una conoscenza precisa del singolare in quanto tale, sino a quel momento inafferrabile nella sua autonomia e nella sua assoluta originalit. Il tipo-Ideale non solo il mezzo di conoscenza di cui si serva lo storico e nemmeno quello a cui egli ricorra con maggiore frequenza; in secondo luogo, dal momento che ci si preoccupa di assicurare a questo tipo di concetto un optimum di rendimento, la sua elaborazione si rivela quanto mai delicata; in effetti, nella misura in cui si distingue da un semplice concetto generale formulato per astrazione, lIdealypus tende a diveni re arbitrario: le definizioni delle parole sono libere ed in mio potere definire questo o quellidealtypus, ma perch esso sia veramente utile allo storico necessario che il concetto, anche possedendo questa logica interiore carica di significati che gli conferisce la sua clart, la sua intelligibilit, sia nello stesso tempo quello i cui caratteri si ritrovano meglio partecipati nei singoli casi che la nostra documentazione rivela esistenti; donde le molte difficolt di ordine pratico. LIdealtypus pu usarsi legittimamente soltanto ove lo storico conservi sempre piena coscienza del suo carattere nominalista. Come lo stesso Weber dice tutti gli Ideal-tipi hanno un carattere artificioso irreale e fittizio. Essi non vanno presi come Essenze dei concetti che andiamo a trattare. Non sar superfluo insistere sul fatto che attraverso i concetti ideali non si pu giungere alle essenze; quelli infatti sono soltanto profili, schizzi, costruzioni dellintelligenza che cercano di cogliere qualcosa di un reale la cui sconcertante complessit si sottrae da ogni parte agli schemi che vorrebbero imprigionarla. Eccedendo nella valutazione positiva del valore ontologico di questi strumenti del pensiero, si pu giungere a una storia assolutamente immaginaria: il passato finirebbe cos per apparire meno reale di tali entit intelligibili, che si mostra incapace di incarnarne pienamente; lo storico passerebbe il suo tempo a cercare nel passato qualcosa che non vi si trova o perlomeno che non vi si trova in misura sufficiente. Adoperato incautamente, lIdealtypus tende ad essere soltanto un preconcetto, uno stereotipo: lidea precostituita, interposta tra lo spirito e la realt, minaccia di smorzare la curiosit che devessere instancabile di chi cerca un contatto sempre pi immediato e profondo con il concreto. In realt, nei veri storici, limpiego pratico delle nozioni sopra definite come Tipi-Ideali rivela una reazione istintiva contro questa deformazione idealistica e una opportuna rettifica. Al termine della sua elaborazione la conoscenza storica rivela il suo radicale nominalismo ad onta della sua professione di fede: impiegati in tal modo, i termini tecnici non pi Idealtypen, ma semplici etichette verbali le quali non pregiudicano il contenuto complesso che esse permettono di indicare agevolmente. Alla fine trattiamo quei termini singolari, non suscettibili di una definizione esauriente, che indicano un tutto unitario, per esempio un periodo pi o meno ampio della storia di un determinato ambiente umano o di quella d ellarte, del pensiero, ecc., cio la totalit di un tutto quanto riusciamo a conoscere delloggetto cos definito. Servirsi di tali nozioni perfettamente legittimo, purch si stia attenti a conservare loro un carattere strettamente nominalista: il termine solo il simbolo verbale di una realt la cui struttura pi o meno organica, pi o meno anarchica, resta intatta: lo storico, dopo lunghi anni di studio, con una sola parola, socchiudendo gli occhi, pu evocare tutto quanto sa del suo oggetto, cos come un amante pronuncia sommessamente il nome della Beneamata. Sussiste per il pericolo di ipostatizzare queste nozioni e di conferir loro il valore di unIdea, di unessenza, di una realt superiore, di un principio di coesione e di intelligibilit. Il pro cesso che porta allerrore il seguente: lo storico per un qualsiasi motivo decide di designare un pericolo fondandosi su quanto gli sembra aver avuto un carattere dominante: cos la storia si popola di fantasmi e

queste vane ombre sono unaltra maniera per farne un gioco dastrazione. Lo storico rigoroso, dunque deve sempre precisare in che senso intenda assumere una tale maniera di ipostatizzare. Lultimo stadio della conoscenza non pu essere rappresentato da concetti generali o astratti, poich la realt del passato sempre pi ricca, pi sottile e complessa di qualsiasi idea noi possiamo elaborare per farla nostra; essa consiste in questa concretezza, in questa singolarit che sempre ci turba, ci sconcerta, ci sorprende con qualcosa di nuovo, di inatteso, di radicalmente diverso. Un rigido razionalismo se ne adonter come di una sconfitta, ma il vero storico al contrario se ne compiace, poich proprio in questo aspetto della realt umana consiste la fecondit e loriginalit della storia. Lesperienza del passato fatta in modo tale da avere la funzione di sconvolgere gli schemi facili e simmetrici, in cui la ragione umana quasi naturalmente tende a racchiudere la realt. proprio la storia a ricordarci continuamente, farci scoprire che vi sono pi cose nelluomo e nella vita di quanti sogni non ci siano nei poveri concetti di una filosofia. Quanto si detto finalmente permette di risolvere una questione troppo a lungo controversa: la divisione della storia in periodi. Si tratter sempre di etichette, precarie comunque, e relative alla prospettiva momentaneamente assunta; la loro funzione di ordine pratico, pedagogico, non deve mai essere sopravvalutata, perch in nessun caso potr darci una determinazione di essenze. Capitolo VII La spiegazione e i suoi limiti La storia, tentando di conoscere il suo oggetto nel modo pi preciso e completo possibile, si preoccupi nello stesso tempo di farlo comprendere e cio di offrirne una spiegazione. In primo luogo, si deve considerare il caso relativamente semplice del quadro storico: si valuti perci lo sforzo compiuto dallo storico per cogliere i giusto significato dello spettacolo che gli offre, in un momento t della sua evoluzione, il passato dellumanit o piuttosto il settore sempre limitato ch loggetto dellautentica ricerca storica. Il dato non si presenta ai nostri occhi come confuso e da ordinare, al contrario lanalisi vi individua con sicurezza strutture e fenomeni di coordinazione. Senza dubbio loggetto della storia partecipa sempre della catego ria del Singolare; allo stesso modo non pu negarsi che gli attori della storia siano sempre uomini, cio individualit. Per ci sono anche realt storiche che, pur rientrando nella sfera del Singolare, possiedono tuttavia un certo carattere generale, nel senso che si presentano come un compendio di fenomeni elementari, meno comprensivi, che in rapporto ad essa appaiono come parti di fronte ad un tutto. Bisogna stabilire lesistenza di una struttura unificata, di un tutto omogeneo, di un Zusammenhang: lunit costituisce un problema, non un principio da cui si possa prendere le mosse. Perci il vero storico prover uninvincibile avversione per la maggior parte delle teorie sulla civilt che si sono andate moltiplicando negli anni tra le due guerre, nella misura in cui tali teorie accolgono questo postulato della coerenza, dellunit strutturale. I nostri teorici della civilt, i culturologhi non sono i soli ad aver abusato di questa ipotesi unitaria: anche gli etnografi, dal canto loro, sono caduti sovente n ello stesso errore. Il mito dellunit strutturale delle civilt, uno degli aspetti di quella prepotente tentazione idealistica che lo storico deve superare. La struttura reale delle diverse civilt non pu essere postulata; essa si rivela soltanto in seguito a un esame attento e minuto. Secondo Sorokin, tra gli elementi di realt storica che i fatti di civilt costituiscono, alcuni si presentano isolati, altri possono incontrarsi empiricamente riuniti in congerie; altri ancora costituiscono sistemi e a loro volta i sistemi possono combinarsi in ampie sintesi. In definitiva, si delinea la possibilit di un supersistema ideologico che avrebbe lambizione di reggere tutta una civilt, ma trattasi soltanto di un limite, che pu esser stato presente sotto forma di ideale nella coscienza degli uomini, ma che non si mai completamente realizzato in nessuna civilt; una civilt reale si presenta, allanalisi, pi complessa e meno unitaria dei supersistemi che hanno tentato di inserirvisi. Sia che si tratti di elementi isolati, o di congerie, di sistemi, di sintesi pi o meno vaste, lesperienza insegna che in ogni civilt tre sono i casi che volta a volta possono verificarsi: integrazione, antagonismo, indifferenza. Lo storico deve cercare di cogliere il reale nella sua totalit: la sua conoscenza dovr registrare tanto le strutture intelligibili quanto le anomalie, precisare i rapporti esistenti tra i diversi elementi, congerie o sistemi che egli avr saputo individuare. Deve ancora, anche l dove la sua analisi autorizzi una visione sintetica, ricordarsi a tempo che il dato fondamentale, ci che realmente esistito non n il fatto civilt, n il sistema o il supersistema, ma lessere mano, la cui individualit il solo vero

organismo validamente offerto dallesperienza. Lo spirito non pu appagarsi di una enumerazione elementare in cui, disposti esclusivamente per ordine cronologico, si succedano fatti ed avvenimenti di ogni genere. La storia non giunge allintelligibilit se non nella misura in cui si mostra c apace di stabilire e di scoprire i rapporti che legano ciascun momento del divenire umano a quelli che lo precedono e agli altri che lo seguono: come una situazione storica, considerata statisticamente in un istante t, rivela sempre una struttura pi o meno complessa, cos il succedersi dei diversi momenti non dato da una linea discontinua di atomi di realt, isolati come i grani di un rosario che la volont di Dio, imperscrutabile, sgranerebbe con un ordine arbitrario: lesperienza della storia, che il lavoratore coscienzioso acquista a contatto con i documenti, ci dimostra come fra i momenti che si succedono nel tempo esistono rapporti intelligibili. Certo, non tutto concatenato: vi sono iati nello sviluppo temporale, come vi sono limiti alle strutture statiche. Ma compito dello storico appunto quello di individuare questi concatenamenti, l dove essi esistono. quello che si intende quando si afferma che la storia non deve limitarsi a stabilire fatti, ma deve altres ricercarne le cause e le conseguenze e per la piena comprensione di un elemento del passato stabilire quale avvenimento esso abbia potuto determinare non meno importante che sapere da quale causa sia derivato. Qui causa significa realmente qualcosa soltanto in quei casi in cui lindagi ne storica resta ancora assai vicina allo schematismo elementare della ricerca di carattere giudiziario: chi lautore responsabile di un atto volontario? importante pi che identificare lautore di una determinata azione, ricostruire invece il sistema di valori di cui quelluomo appare lagente: motivi o moventi occassionali o profondi. La ricerca delle cause aveva senso soltanto se inserita in una concezione della storia come studio analitico di avvenimenti, sul genere dellantica storia politica e militare, la quale operava su ci che essa indicava come fatti precisi, sorta di atomi di realt storica, enucleati dal pensiero per il facile intento di disporli in serie concatenate di cause ed effetti. Oramai siamo divenuti assai sensibili al carattere artificiale, voluto, derivato dal fatto storico cos concepito: lungi dallo scorgervi la vera essenza del passato, abbiamo imparato a riconoscervi il risultato di un taglio, di una selezione che dallo svolgersi continuo e complesso del passato stacca quel frammento che lo storico ritiene utile esaminare: donde il rischio di trattare come distinto un effetto di una causa ci che forse non ha mai avuto un esistenza sua autonoma. Dobbiamo insistere allora sulla difficolt che sorge dalla impossibilit in cui ci troviamo di isolare i singoli aspetti ed elementi della realt storica. La comune nozione di causa pu essere impiegata rigorosamente soltanto nel caso in cui, attraverso lindagine sperimentale, si crei un sistema chiuso nel quale sia possibile isolare la zione di una certa causa per constatarne e farne variare gli effetti. Non possibile agire sul passato; daltra parte, interessati come siamo alla conoscenza del singolare, non possiamo sperare di trovare nella iterazione un equivalente della molteplice esperienza di laboratorio. Perci in questa ricerca delle cause non possiamo offrire niente di meglio che ipotesi verosimili, fondate su un calco di probabilit retrospettiva. Data una certa situazione storica prima ne ricordiamo i diversi precedenti poi, mentalmente, facciamo variare volta a volta luno o laltro dei due termini, cercando di dedurre i probabili risultati di questo mutamento. In tal modo ci possibile avere unidea del valore relativo delle diverse cause in gioco; lesperienza mentale sostituisce limpossibile esperienza di laboratorio, ma purtroppo, il suo carattere fittizio inficia la portata delle sue conclusioni. Lo storico pu ricorrere alla nozione di causa solo a prezzo di unarbitraria schematizzazione, di una semplificazione del rea le affatto priva di rigorosit. Sarebbe allora tempo che la teoria della storia procedesse per suo conto a una revisione del concetto di causa, cos come hanno fatto le scienze naturali dopo Comte; la storia deve sostituire alla ricerca delle cause quella degli sviluppi coordinati, concetto questo che rappresenta lestensione della nozione statica di struttura alla nuova dimensione del tempo. La realt storica potrebbe paragonarsi ad un muscolo di cui studiamo la struttura valendoci di una sua sezione in un punto determinato: come il muscolo ci appare diviso in fasci a loro volta ripartiti in fibre e fibrille, cos il passato storico rivela una struttura complessa, nel cui ambito i fatti di civilt vengono a disporsi in un ordine gerarchico pi o meno perfetto. Lo storico che va ancora pi a fondo nella sua ricerca scoprir che ciascun elemento della realt storica, dal pi elementare ed isolato fatto di civilt alla sintesi pi vasta, si inserisce in uno sviluppo continuo, durante il quale non cessa di trasformarsi, come non cessano di modificarsi le relazioni stabilite con gli elementi vicini. La spiegazione, in istoria, la scoperta, la comprensione, lanalisi dei mille legami che, in maniera forse inestricabile, uniscono gli uni agli altri i molteplici aspetti della realt umana, che ricollegano ciascun fenomeno ai fenomeni vicini, ciascuna situazione ai suoi precedenti e, ancora, alle sue conseguenze: la concreta esperienza della complessit del reale, il prender coscienza della sua struttura e della sua evoluzione, entrambe cos ramificate. Conoscenza senza dubbio spinta in

profondit quanto allargata in comprensione, ma, in definitiva, pi vicina alla esperienza vissuta che alla spiegazione scientifica. Non vi dubbio che il tipo di conoscenza a cui siamo arrivati sia sensibilmente lontano dal dato greggio cos come, nel suo originario disordine, ci appariva al primo incontro con i documenti: lanalisi ha saputo trarne elementi dordine e di classificazione, princpi atti a facilitare la comprensione, relazioni di sviluppo, fra le quali si stabiliscono rapporti di interdipendenza e spesso di gerarchia. Questopera di coordinazione giunge a complicare, oltre che a sistematizzare, la nostra conoscenza del passato. Ogni spiegazione lascia un residuo: via via che la ricerca si approfondisce, e si intensifica il nostro sforzo di comprensione, la realt storica mostra di possedere in s legami strutturali, rapporti di interdipendenza, coordinazioni fra i diversi stadi di ciascuno dei suoi svolgimenti, cos che questa rete di relazioni, su cui contiamo per cogliere pi facilmente nel suo insieme il reale, ci appare essa stessa tanto complessa, intricata e confusa, quanto il reale informe che si voleva rendere intelligibile. Lo storico coscienzioso, anche se non si illuder di essere esauriente, almeno si sforzer di assegnare il giusto posto a ciascun ordine o principio; se invece si limiter a giustapporli, ricadr in un disordine da cui gli sar difficile districarsi, simile a quello che inficia la pura e semplice descrizione empirica. Perch limmagine del passato da noi ricostruita divenga realmente intelligibile, bisognerebbe poter ordinare gerarchicamente questi diversi princpi di interpretazione, organizzare un sistema di queste diverse reti di relazioni, farne risaltare le direttrici essenziali, introdurvi ordine e unit. inevitabile che a sua volta lo storico subisca la tentazione propriamente filosofica della riduzione allunit e non di rado finir per soccombervi. Purtroppo per gli studiosi spesso e vo lentieri influiscono sulle loro rispettive personalit vari fattori: innanzitutto il background culturale e in secondo luogo le illusioni degli storici. A tal proposito Marrou analizza due aforismi Raymond Aron: La teoria precede la storia: la teoria, ovvero la posizione assunta dallo storico di fronte al passato, fa s che solo il credo filosofico professato suggerisca allo storico la scelta del sistema di pensiero in funzione del quale ricostruir e spiegher il passato. La ricchezza, la natura complessa dei fatti umani, e di conseguenza della realt storica, fa s che questultima sia una fonte praticamente inesauribile per chi si sforzi di riscoprirla e di comprenderla. Inesauribile, la realt storica allo stesso tempo ambigua: si incontrano e si sovrappongono in uno stesso punto del passato tanti aspetti diversi, tante forze in azione, che il pensiero dello storico vi trover sempre quellelemento specifico che, secondo la sua teoria, si rivela come preponderante e si impone come principio di intelligibilit, come la spiegazione. Lo storico sceglie come vuole. Egli finisce sempre col trovare quello che cerca. Lo storico si trover diviso continuamente fra le due interpretazioni suggeritegli dallesperienza vissuta, seguendo le premesse da cui parte sceglier luna o laltra. Oppure egli avvertir in maniera esasperata il sentimento della necessit storica: spesso abbiamo infatti limpressione che quanto ci accade si imponga con una forza irresistibile, che tutta la nostra vita sia determinata da un gioco di forze che, volentese, nolentes, ci guidano o ci trascinano; il cristiano si sentir nelle mani di Dio, il pagano parler in tal caso di Destino. Contingenza o fatalit? Cause profonde o fatti casuali? Considerata, ancora una volta, lartificiosit delle operazioni mentali attraverso le quali, valutando il pro e il contro, operiamo la scelta tra le diverse possibili interpretazioni, dobbiamo necessariamente riconoscere la discutibilit e la fondamentale gratuit di ogni soluzione. Nella realt della storia vi sono sempre pi cose di quante non ne possa comprendere lipotesi pi ingegnosa Nessuna ipotesi potrebbe pretendere di ridurre la molteplicit osservata a qualche principio generale, che di volta in volta spiegherebbe il reale in maniera vera e completa. Lucien Febvre dice a proposito che queste ampie ipotesi che, riunendo una miriade di piccoli fatti sparsi, li spiegano proprio attraverso il loro accostamento, permettendo tutto un fecondo lavoro di controlli, demolizioni e ricostruzioni. Ma essi possono diventare anche grandi macchine che impedisono di comprendere. Lo storico deve mostrarsi assai attento a non sopravvalutare la qualit logica delle sue ipotesi pi che quella dei suoi concetti. Ove non stia in guardia dimostrando la pi vigilante prudenza, facilmente si lascer indurre alle estrapolazioni. Il meccanismo il seguente: poich una teoria sempre elaborata al fine di risolvere un problema particolare e ben definito, essa si fonda su di una selezione, una scelta tra gli innumerevoli aspetti offerti dalla realt storica presa in esame: lo storico trattiene soltanto gli elementi ritenuti utili a chiarire lubi consistam di quei fenomeni che ha deciso di spiegare: operazione pienamente legittima, fino a che si ricorda come essa rappresenti u nastrazione. Ma il pericolo non

pu certo dirsi indifferente, poich c sempre il rischio di dimenticare lesistenza di tutto quanto si era deciso di non prendere in considerazione. La teoria pu paragonarsi ad un riflettore, il cui sottile fascio di luce penetra la realt ed illumina violentemente gli oggetti che gli si offrono in una prospettiva favorevole, lasciando invece tutto il resto nella pi completa oscurit. Come ogni paragone anche questo si dimostra inadeguato, in quanto potrebbe far credere che, per ottenere una verit pi completa, basti aumentare il numero di queste illuminazioni parziali, per poi sommarne gli effetti. Procedimento veramente specioso: in effetti bisogna considerare che quasi fatalmente ogni ipotesi esplicativa tende a oltrepassare i limiti della materia per cui stata concepita, e a manifestare gradualmente unambizione che vorrebbe tutto sussumere e spiegare: in tal modo si trascinati a ripensare e a ricostruire il complesso della realt storica esaminata in funzione del sistema privilegiato a cui si deciso di aderire. E poich quello della realt storica un ordito abbastanza compatto, poich gradualmente tutto sembra, finisce col venire, ci si illude che la teoria abbia tutto spiegato: si sorpresi del successo ottenuto e vi si scorge una sorta di riprova sperimentale della verit del sistema; laddove questa retrospezione, in quanto implica la teoria in funzione della quale stata compiuta, non sarebbe mai in grado di dimostrarla. (Es. pag. 174-179). Secondo Marrou inutile considerare leventualit di unelaborazione di vere e proprie leggi storiche. La realt storica ci offre soltanto una serie di singoli fenomeni, ciascuno irriducibile alle dimensioni degli altri, di ogni altro. Ove ne sia possibile un accostamento, le analogie che in tal modo possono rivelarsi interessano aspetti soltanto parziali, astratti in modo fittizio per mezzo dellanalisi mentale, e mai la realt in se stessa. Le osservazioni di carattere generale che si cerca di fare passare per leggi della storia, sono solo somiglianze parziali, condizionate dalla prospettiva transitoria sotto cui lo storico ha deciso di esaminare alcuni aspetti del passato. Alcune di queste leggi sono soltanto massime la cui sentenziosit solo un brillante modo di presentare, sotto un abito di generalit, modesti accostamenti fra qualche caso di esperienza. Capitolo VIII Lesistenziale in storia La storia unavventura spirituale in cui la personalit dello storico si trova interamente impegnata: insomma, a voler esprimerci in poche parole, essa assumer per lui il valore esistenziale, donde la sua seriet, il suo significato, il suo valore. Proprio in ci, come gi abbiamo avvertito, sta il nucleo pi vivo della nostra filosofia critica, la prospettiva centrale da cui tutto si ordina e si chiarisce. A cominciare dal pur grande Dilthey: certo egli ha in qualche modo esagerato in quel suo insistere sulla biografia, sullautobiografia, sulla conoscenza dellio nel, e attraverso, il suo passato personale, posto al centro e come allorigine di ogni storia: appunto muovendosi dalla mia storia personale si allargano la mia curiosit e la mia ricerca che, gradualmente, finiscono per investire lintera umanit; dottrina, questa, che Raymond Aron ha saputo felicemente riassumere in un triplice aforisma: A un certo momento un individuo comincia a riflettere sulla sua avventura, una collettivit del suo passato, lumanit sulla sua evoluzione: nascono cos lautobiografia, la storia particolare, la storia universale. Ogni autentico problema storico anche se concerne il pi remoto passato, sempre un dramma che si svolge nella coscienza delluomo di oggi: una domanda che lo storico pone a se stesso cos com situato nella sua vita, nel suo ambiente nel suo tempo. Ma a voler troppo insistere su questo punto si corre il rischio di distruggere e di esautorare il carattere specifico della storia, che pur sempre la conoscenza del passato, della realt umana in quanto gi stata. La riscoperta del passato per Heideg ger presuppone gi lEssere storico teso alla realt umana, che stata una presenza, cio la storicit dellesistenza dello storico. Appunto questa storicit fonda esistenzialmente la storia come scienza fin dalle disposizioni meno apparenti, le minuzie del lavoro di erudizione. Loggetto principale della riflessione di Heidegger non era la nostra scienza, la conoscenza storica, ma ci che ho indicato come lanalisi della situazione ontologica delluomo che temporale sino al fondo di se stesso, non e non pu esistere che storicamente; era una tentazione, in un certo senso inevitabile, trasferire nella conoscenza storica questa descrizione cos profondamente patetica della storicit della realt umana che trova il suo fondamento nella finitezza del tempo; descrizione in cui abbondano immagini ed espressioni tragiche: Destino, disperazione, angoscia, inquietudine, luomo come Essere per la Morte. Da qui infatti si sviluppa la tendenza, ormai generale, a presentare sotto una luce troppo patetica il carattere esistenziale della ricerca storica; il nostro dialogo con il passato finisce per divenire un colloquio angoscioso in cui lo storico, impegnato nei contrati della vita

presente, cerca, nellardore dellazione, di ottenere dal passato qualche indicazione che possa aiutarlo nel suo sforzo di imporre una forma al futuro. Spesso, per, un ricercatore decide di dare inizio ad un certo lavoro perch spinto da motivi che, allapparenza, sembrano meramente estrinseci, ma basta scendere un po pi a fondo perch subito si manifesti il carattere esistenziale della sua scelta. Ci che veramente importa che la scelta del soggetto la si delimiti, la si orienti, la si comprende e la si realizzi: gradualmente la ricerca storica finisce per attingere a tutte le risorse dello spirito che vi si dedica; come meravigliarsi se essa ne riceva una impronta indelebile? Il suo divenire strettamente condizionato al suo essere, e non esiste se non nella misura in cui lo storico vi si interessa, vi si appassiona, vi impegna tutto se stesso. Se in definitiva ogni conoscenza storica si trova a rivestire un valore esistenziale in actu ci non pu verificarsi sempre con la stessa intensit, con la stessa utilit immediata. Non tutti gli elementi che partecipano della scienza storica possono porsi sullo stesso piano: moltissime conoscenze le sono indispensabili nella loro qualit di mezzi subordinati al fine di una conoscenza pi alta, la sola che sia vera storia, ma che senza di quelle non sarebbe possibile. il caso di tutti i materiali, che con infinita pazienza vanno accumulando scienze ausiliarie. Marrou commenta ora Dilthey: verissimo che una storia ci tocca pi tangibilmente, e in maniera pi immediata, se in qualche modo ci appare come storia nostra. Ma non bisogner mai limitarla alla ricostruzione della nostra derivazione biologica diretta. Se scrivo la storia di una certa popolazione, anchio discendo da loro poich, se sono riuscito a capirne il passato, proprio in virt del fatto che esso mi si rivelato familiare. Ma non bisogna esagerare: a voler premere troppo sul tasto esistenziale si corre il pericolo di compromettere tanto la realt come la verit della storia. La sua realt: labbiamo definita come lincontro con laltro -da-noi, lusicre da se stesso, larricchimento dellessere; ma se luomo si forma una coscienza troppo acuta ed esasperata del suo impegno esistenziale e della sua operante presenza nella vita, finisce per rendersene succube e, ossessionato dalla gravit e dallurgenza dei problemi che gli si pong ono, diviene assolutamente incapace di porre tra parantesi, di abbandonare momentaneamente le sue preoccupazioni, incapace di questa epokh la quale, sola, rende possibile e veramente proficuo luscire da se stesso, lincontrare e il conoscere laltro da noi. Si tratta di una filosofia che comincia con laffermare la peculiare storicit della condizione umana, per poi risolversi nel pensiero a-storico di Sartre; pensiero che imprigiona luomo nella carcassa della sua libert e sbarra la strada, esclude con il suo stesso metodo ci che noi indichiamo come storia, rendendola assolutamente irreintegrabile. La storia suppone una disposizione interiore che non sia pi egocentrica, ma centrifuga, un aprirsi di fronte agli altri, un atteggiamento che, in un certo senso, impone di trascurare le nostre preoccupazioni esistenziali, le quali naturalmente non potranno mai eliminarsi del tutto, perch lepokh, la messa in parantesi, oltre ad essere sempre provvisoria, anche relativa; io non trascuro affatto quanto la nostra analisi ha rivelato come dipendenza essenziale tra la storia e lo storico, ma ritengo che occorra guardarsi dal confondere i piani, quello dellanalisi ontologica e laltro, della condotta empirica. Opposta a una confusa esaltazione dei valori esistenziali, la nostra etica si varr abilmente dei saggi princpi enunciati da Cicerone e da Tacito: evitare assolutamente ogni sospetto di favore o di odio, non parlare di alcuno con amore o risentimento. Tutto ci non devessere per distaccato come nella formula positivista: considerare i fatti umani nelle loro parvenze esteriori, come cose. Loccasione dellesistenziale pu compromettere anche la verit della storia. Si comincia col denunciare, e in un certo senso a ragione, il mito delloggettivit, si sottolinea con insistenza il fatto che ogni lavoro storico, se non altro in quanto postula una scelta tra linfinit degli aspetti possibili del passato, suppone e riflette una scelta, un orientamento che gli viene imposto dallo spirito dello storico. Non vi sono, si afferma, che tre casi possibili: lesposizione che, pur sapendo di essere paziale, si proclama oggettiva: ipocrisia grossolana; quella che, credendosi obiettiva, risente invece di pregiudizi incoscienti: imperdonabile ingenuit; come non preferire, allora, coraggiosamente, lultima soluzione: una storia impegnata, unesposizione polemica e che si vanti di esserlo? Presto lo storico finir per sentirsi totalmente preso dalle esigenze della polemica in cui si trova impegnato. Si comincer col suggerirgli che non consigliabile dire ogni sorta di verit. (esempio del regime sovietico che costringe gli storici o i divulgatori al silenzio sulle sue pressioni affinch non sia rivelata la verit su Trotskij) Perci primo dovere imposto allo storico quello di non sostenere nulla di falso, secondo, quello di avere il coraggio di dire tutta la verit. Qui Marrou ce lha con la teoria della conoscenza, infatti esorta il giovane studioso a prendere coscienza sempre pi viva del personalismo essenziale della

conoscenza storica e, per naturale conseguenza, della dignit del suo ruolo e, della responsabilit che egli assume. Uomo di scienza, lo storico come delegato dai suoi fratelli, gli uomini, a raggiungere la verit. La verit della scienza dipende dallintegrit mentale del ricercatore, dalle sue qualit personali, dalla sua scrupolosit, dalla sua coscienza insomma, e proprio su questo si fondano la nostra convinzione e la nostra fede. Cosciente della sua responsabilit, lo storico sapr quindi compiere quanto in suo potere per rendersi capace di raggiungere il maximum di verit, facendo tacere le sue passioni e in primo luogo placando quelle che eccita e alimenta in lui il suo impegno esistenziale. Certamente anche noi gli raccomanderemo di prendere coscienza di questo fondamentale atto di passione, dei presupposti e degli inevitabili preconcetti che esso comporta, come forme del suo spirito; ma ci avverr perch egli apprenda a sorvegliarsi meglio, a non essere, nei limiti del possibile, vittima di se stesso, a porsi delle condizioni migliori per vedere, intendere e comprendere. Lo storico lavora per se stesso e la verit dei suoi risultati sar tanto pi appassionatamente cercata e sicuramente percepita, quanto pi il problema studiata coscientemente il suo problema, quello da cui dipende in definitiva la sua stessa persona ed il significato della sua vita. Capitolo IX La verit della storia Qual la verit della storia? La storia potrebbe essere definita dalla verit che essa stessa riesce ad elaborare. Se ne rivelata capace? Perch si possa rispondere affermativamente a questa domanda dobbiamo andare a fondo nella conoscenza delluomo, delluomo nella sua ricchezza, nella sua complessit sconcertante, cio nella sua infinit. Si deve fare perci fare attenzione ai paragoni, infatti secondo Marrou la teoria della verit storica stata fuorviata per opera dei positivisti e del loro semplicismo; e, nonostante limponenza della reazione che ne seguita, sovente essa ne resta ancora come deformata, priva com di solide fondamenta. Porre la storia sullo stesso piano delle scienze naturali, e fare dellobiettivit il criterio supremo e in certo senso unico della verit, significa allontanarsi dalla via giusta. Pretendere dallo storico, che gli isoli, sul fondo del suo setaccio, un materiale completamente obiettivo, significa imporgli un compito irrealizzabile. In questa prospettiva, o si mutila la storia, riducendola a qualche misera constatazione di fatto, o si apre la strada allo scetticismo. La storia ha un significato soltanto per chi, avendo fatta sua la tradizione della scienza occidentale, ha accettato di piegarsi ad una disciplina che gli ha insegnato a schematizzare i dati della esperienza sensibile attraverso procedimenti scelti per ottenere risultati di un certo ordine. Una filosofia delle scienze che voglia essere veramente rigorosa dovr insistere sul contributo attivo arrecato dallo studioso a questa stilizzazione del reale, che implica un intervento positivo, una costruzione teorica, un vero e proprio lavoro creatore. Altro aspetto comune: il peso dellautorit. A misura che i fenomeni studiati si allontanano sempre di pi dallesperienza quotidiana, averne una conoscenza immediata diventa ognora pi difficile e improbabile. Cos come i fisici o i biologi accentano la verit dei risultati o dei dati, prestando fede alla testimonianza di un collega autorevole, lo storico presta fede ai suoi testimoni. Cos come si crede che, ripetendo lesperienza che ha permesso la deduzione si otter ebbero le stesse verit, lo storico ritiene che, se si fosse trovato al posto del testimone, avrebbe osservato e registrato lo stesso avvenimento. Di conoscenza oggettiva pu parlarsi soltanto nel senso che questa, attraverso le tecniche e i procedimenti elaborati dallo scienziato, riesce a percepire qualcosa che realmente pertinente alloggetto. Per molto tempo, per, in opposizione alloggettivismo positivistico, siamo stati costretti a sottolineare ilf attore soggettivo introdotto nella storia dallin tervento attivo, costruttivo e in un certo senso creatore del soggetto conoscente; ma un simile soggettivismo ben lontano da quello dello scettico. Infatti, se due storici pongono lo stesso problema in termini identici, dispondendo degli stessi dati documentari e dello stesso bagaglio tecnico e culturale che ne rende possibile lutilizzazione, non giungerano mai a formulare due soluzioni differenti e non costruiranno affatto due storie. Anche gli scienziati, come gli storici, spesso non sono daccordo e c ercando di raggiungere lo stesso traguardo seguendo strade differenti. Per tutti i problemi storici che non siano molto complessi (percezioni oggettive cio) si raggiunge, tra i tecnici competenti, un accordo sui procedimenti operativi: delimitazione e isolamento del fenomeno, critica della testimonianza, valutazione dei motivi di attentidibilit. A prezzo di uno sforzo che assieme di interpretazione e di comprensione, procedendo gradualmente, giungiamo a condividere la stessa convinzione, a porci nella stessa prospettiva di chi ci ha preceduti, a utilizzare gli stessi strumenti dindagine. Per quanto si possa fare, non potremo mai eliminare quel residuo, quella zona che conserva limpronta della

personalit dello storico. Non potremo mai essere in due ad aver visto le stesse cose in maniera assolutamente identica. Quello dello storico non devessere un puro oggettivismo e neanche un soggettivismo radicale; la storia nello stesso tempo percezione delloggetto e avventura spirituale del soggetto conoscente . Essa si esplica nel rapporto: h=P/p (Passato in rapporto con il presente storico che pensa e si muove nella sua prospettiva esistenziale, con il suo orientamento, la sua sensibilit, le sue attitudine e, ancora, i suoi limiti, le sue chiusure. Se, necessariamente, in questa conoscenza si manifesta alcunch di soggettivo, di relativo alla mia situazione esistenziale, ci non impedisce che, contemporaneamente, essa possa essere autentica percezione del passato. In effetti, quando la storia vera, la sua verit duplice, in quanto costituita di verit sul passato e di testimonianza sullo storico. Conoscenza delluomo da parte delluomo, la storia percezione del passato attraverso un pensiero umano vivente e impegnato; essa una sintesi, una unione indissolubile di soggetti e oggetto: questa la condizione umana e tale la sua natura. Se lelaborazione storica suppone necessariamente unimplicazione della personalit dello storico, ci non esclude che essa possa essere egualmente e contemporaneamente autentica conoscenza del passato. La storia vera nella misura in cui allo storico si presentano valide ragione di credere a quanto ha capito dei documenti. Conosciamo il passato umano nelle identiche condizioni, psicologiche e metafisiche, che ci permettono di elaborare una conoscenza dellaltro-da-noi; di tale conoscenza nessun filosofo potr ignorare la relativit, le tante manchevolezze, il carattere umano, troppo umano; di essa tutti i logici porranno in risalto la modalit ipotetica, la non-necessit, la fisionomia affatto pratica, ma nessuno, tranne un ipotetico solipsista, pretender di contestarne la realt e, nellabito di certi limiti talora difficilmente definibili, la verit. La storia si differenzia dalle sue falsificazioni o dalle altre espressioni che possano somigliarle, proprio per questa caratteristica di realt che la investe totalmente. Nellopera degli storici ci sono spesso errori madornali, incomprensioni grossolane, larghissime zone di incertezza, giudizi pretenziosi, sintesi tanto ambiziose quanto inconsistenti, ma, giacch siamo in grado di farlo, non mancheremo mai di dar rilievo ai moventi logici di questi procedimenti ingannevoli. Quasi sempre saremo costretti a convenire che la storia ha peccato di hybris, di questo eccesso che le faceva dimenticare il senso dei suoi limiti, il peso delle sue servit, lumilt della condizione umana. Marrou scrive: non lasciarti avvilire dai tuoi limiti; vero, non sei un Dio, ma soltanto un uomo. Del passato puoi riuscire a sapere qualcosa, mai tutto. Sii umile, guardati dalle illusioni, impara a misurare le tue forze, la durata dei tuoi giorni. Accetta di buon grado le servit, logiche e tecniche, che incombono sulla tua opera e ne limitano e ne determinano il campo di applicazione. Non vi vera storia che non sia legata a una filosofia delluomo e della vita, a un sistema da cui essa possa mutare i suoi concetti fondamentali, i suoi schemi di interpretazione e, in primo luogo, le domande che essa porr al passato. La verit della storia in funzione della verit della filosofia di cui si serve lo storico. La nuova storia da considerarsi come unaltra spirale: non diversamente dalla sua logica, la morale dello storico positivista era veramente elementare: suoi doveri erano lesattezza, la p recisione, la prudenza, lattitudine critica e limparzialit. Ma, una volta riconosciuto il senso cos realistico e profondo dellassioma il lavoro vale tanto quanto vale loperaio, ci troveremo di fronte ad unesigenza di gran lunga maggiore: il valore, cio la verit, del lavoro storico, sar proporzionato alla disponibilit umana dello studioso. Pi questi si mostrer colto, ricco di esperienza, aperto a tutti i valori delluomo, maggiore sar la sua capacit di attingere al passato, pi suscettibile di ricchezza e di verit la sua conoscenza. Poich tutto pu costituire documentazione su un qualsivoglia oggetto di ricerca, lo storico dovrebbe saper tutto, aver visto letto e conosciuto ogni cosa. Ma una posizione del genere estremista. Lo storico sar sempre e soltanto un uomo, la sua competenza sar sempre e soltanto un uomo, la sua competenza sar definita da ci che abbiamo potuto indicare come la sua equazione personale e cio il suo atteggiamento spirituale, il suo bagaglio mentale, la sua cultura, con i loro aspetti positivi, ma anche con i loro limiti. Egli conoscer del passato soltanto ci che si dimostrer capace di comprendere. Le osservazioni gi fatte a proposito della necessaria funzione che, ai fini della comprensione del documento, ha la simpatia, hanno una portata pi generale: pi abile storico sar chi, per la sua struttura mentale, si mostrer pi disposto a riecheggiare armonicamente, a riflettere a captare la gamma donda propria al suo oggetto. La verit della storia in funzione della personalit dello storico, pretendere di eliminare questa variabile perfettamente illogico e pu anche diventare pericoloso. Lonest scientifica mi sembra

esigere che lo storico, attraverso uno sforzo che tenda a prenderne coscienza, definisca lorientamento del suo pensiero e dichiari i postulati da cui si muove; che si mostri al lavoro, facendoci assistere alla genesi della sua opera; perch e in quali modi ha scelto e delimitato il suo soggetto, quello che vi cercava e quello che riuscito a trovarvi; che descriva il suo itinerario interiore, giacch ogni ricerca storica, che voglia essere veramente feconda, implica sempre unevoluzione progressiva nello spirito di chi la compie: lincontro con laltro -da-s, attraverso soprese e scoperte, lo arricchisce trasformandolo. Insomma la stessa onest scientifica esige che lo studioso ci fornisca tutto il materiale che una scrupolosa introspezione pu apportare a quella che la sua propria psicanalisi esistenziale. I postulati fondamentali, lopzione base sono troppo profondamente radicati nel suo essere perch lautore riesca a dare un giudizio su se stesso, e un giudizio che sia esauriente e soprattutto immediato. Soltanto dopo qualche anno levoluzione della sua personalit potr consentire allo storico un distacco quasi oggettivo che rester associato a una comprensione diretta. Anche se insufficiente per una spiegazione totale, questa retrospezione, ove sia sincera e coraggiosa, potr offrire elementi di giudizio veramente preziosi. La teoria storica deve svilupparsi senza scegliere tra un cieco dogmatismo e un avvilente scetticismo. Bench la storia sia relativa agli strumenti di pensiero che ne hanno permessa lelaborazione, sempre suscettibile di una verit che pu essere autentica. Se il lettore ha presente le fasi della nostre analisi, ricorda come ciascuno degli elementi successivi della nostra teoria della conoscenza, mentre appunto ne stabiliva la possibilit, imponeva alla storia un nuovo limite. Autentica, la verit della storia si trova ad ogni lato limitata dalle servit imposte alla condizione umana. La storia vera, ma la sua verit parziale; del passat umano possiamo sapere qualche cosa, mai tutto. La storia universale impossibile teoricamente, non si pu conoscere tutto approfonditamente con un metodo rigoroso. Conseguente a ci allora limpossibilit di una filosofia della storia tratta dallesperienza o, se lo si preferisce, scientificamente fondata; insomma, a voler restare nellaccezione tradizionale, una dottrina che pretenda di enunciare il significato o le leggi generali che regolano il cammino dellumanit nel tempo. Cap X Lutilit della storia Ora c da stabilire che utilit possa avere la storia e quale funzione sia tenuta ad assolvere nel campo della cultura. Abbiamo gi detto, sulla scorta di Heidegger, che non vi storia se non nella storicit dello storico e attraverso di essa, che il passato pu conoscersi solo ove sia messo, comunque, in rapporto con la nostra esistenza; ma, se abbiamo affermato tutto questo, ci siamo affrettati ad aggiungere subito una precisazione, fondamentale dal nostro punto di vista, e cio che se ci interessa il passato, talvolta questo nostro interessamento assai lungi dallessere immediato e ci porta a fare un lungo giro. La conoscenza storica implica sempre un giro che suppone un primo movimento centrifugo, una epokh, una sospensione delle mie pi urgenti preoccupazioni esistenziali, un uscire dal proprio io, unavventura, una scoperta e un incontro con laltro-da-me. Nel suo aspetto pi immediato, la storia apparir al moralista come frutto di una semplice curiosit. Essa in primo luogo la scoperta di una pura alterit. Dopodich la storia si trova esposta alla critica che il moralista muove alla curiosit: Ma se invece come accade alla maggior parte dei curiosi, tutto questo non ha altro motivo se non quello di alimentare limmaginazione con una serie di futili argomenti, che cosa pu esservi di pi inutile che questo indugiare su qualcosa di scomparso, questo ricercare ogni possibile follia venuta in mente a un mortale, codesto rievocare con tanta sollecitudine immagini distrutte da Dio nella sua citt santa, ombre da Lui dissipate, tutto un apparato di vanit che si precipitato da se stesso in quel nulla da cui era venuto?. Occorre per distinguere sempre il caso specifico. Non pu negarsi, anzi pacifico, che vi sia una zona periferica in cui la conoscenza storica finisce per perdersi nellinformazione spicciola e frivola; ma anche lo stesso agostinismo, in nome della seriet dellesistenza e dellimpegno che essa richiede, pu ridursi ad una specie di grossolano e meschino utilitarismo. Il successo delluomo sta in un equilibrio, difficilmente raggiungibile e sempre precario, tra due opposte esigenze; nellesperienza cultu rale infatti salvezza e ricchezza, impegno e ampiezza di vedute non sempre vanno di pari passo. Anche se la storia fosse solo una contemplazione estetica delle singolarit, essa avrebbe pur sempre una sua utilit e una sua funzione culturale. Non sar molt o difficile rendersi conto dellanalogia esistente tra la materia storica e i soggetti di cui si serve la letteratura, epica, tragica, drammatica,

comica o romanzesca. Cos la storia ci appare come un repertorio di storie interessanti, una magnifica e inesauribile riserva di temi narrativi. Anzi sorprendente constatare come la conoscenza storica abbia contribuito ad incrementare col suo lievito limmaginazione creatrice nella letteratura universale. Reagendo al moralista, la cui rigida intransigenza si fo nda sullignoranza, lamatore di letteratura si unir allo storico per difendere la legittimit e, soprattutto, la ricchezza di questa esperienza umana, autentica ancorch immaginaria, mediata, vicariale, che deve considerarsi un vero e proprio allargamento dellesperienza di vita, della mia esperienza delluomo. Con molta pi sicurezza di quanto non faccia la letteratura, la cui umanit sempre parzialmente discutibile, la conoscenza storica si mostra capace di accrescere entro limiti praticamente indefiniti la mia conoscenza delluomo, della sua multiforme realt, delle innumerevoli possibilit sue, accrescimento che sempre finisce per esorbitare dallo spazio troppo angusto in cui necessariamente costretta la mia esperienza quotidiana. E sia ben chiaro che quando parliamo di uomo intendiamo alludere a tutto ci di cui sia suscettibile la natura umana: aspetti individuali e manifestazioni collettive; la storia studia e conosce la civilt romana e la cultura antica allo stesso modo in cui conosce e fa oggetto delle sue indagini la personalit di Cicerone. Facciamo storia cos come leggiamo seriamente e con attenzione, e con quello stesso interesse che ci spinge nella vita ad incontrare a conoscere gli uomini per apprendere ci che ignoriamo e che mai riusciremmo a conoscere da soli se non fossimo proprio quelluomo che ce linsegna. Quando labbiamo conosciuto e ci siamo riusciti a comprenderlo, siamo oramai divenuti quelluomo, sappiamo tutto ci che lui sa e, per quanto abbia vissuto assai lontano nel tempo da noi, possediamo la sua stessa esperienza delluomo e della vita. Marrou ritiene questo arricchimento del nostro mondo interiore, attraverso lapprensione di valori culturali recuperati al passato, una delle funzioni essenziali che assolve la storia. Valore culturale Tutto quanto possiamo conoscere e comprendere di vero, di bello, di reale nella vita. Questi valori noi li scopriamo in primo luogo nella categoria dellAltro, ritrovandoli come gi esistiti presso gli uomini del passato, nellambito di civilt o di societ scomparse; ma, nella misura in cui ci mostriamo capaci di avvicinarli e di comprenderli, essi assumono in cui nuova vita, acquistano in qualche modo una nuova realt, una seconda storicit definita dai limiti in cui si muovono il pensiero dello storico e la cultura contemporanea in cui questi li reinserisce. Ciascuno di noi pu rendersi conto di quale contributo abbia dato la storia allarricchimeno della nostra coscienza estetica e allaffinamento del nostro gusto. Nietzsche La storia pu essere affrontata da forti personalit. I deboli, essa finisce con il corromperli del tutto, in quanto confonde la loro sensibilit e il loro giudizio estetico. Lo storico non deve sostituirsi allesteta, al critico darte, allamatore o allartista; soltanto a costoro spetta di pronunciare il giudizio originale, irriducibile a ogni altro genere di conoscenza che, riaffermando nellopera darte il suo valore specificamente estetico, le conferisce la sua realt. La storia della filosofia, cos com generalmente praticata dai filosofi, motivo di continua irritazione per lo storico in sensu stricto: questi si rende conto di come nelle loro mani il passato perda la sua concreta realt e il pensiero finisca per dimostrarsi impersonale oltre che atemporale. Per molti, a rigor di termini, la storia non esist: non altro conoscono se non limmenso arsenale della philosophia perennis in cui il filosofo di oggi attinge una serie di concetti o di teorie scelte fra tutte quelle che si giustappongono. Per altri la storia un pretesto e il filosofo che sta per entrare sulla scena ad affrontare le luci della ribalta; non avendo il coraggio o non volendo esporre personalmente il suo pensiero, quasi furtivamente lo presenta ammantato dellautorit di un nome pi grand e. Non di rado, infine, letichetta di storia della filosofia ci viene invece proposta una filosofia della storia. Non pu negarsi che un tentativo siffatto si addirittura doveroso per ogni costruzione filosofica che si consideri onesta: essa deve porsi in rapporto con tutti i tentativi precedenti, riordinare in relazione con se stessa la eredit culturale che ha racconta e, soprattutto, mettere alla prova il proprio criterio di verit dimostrando la presenza di un errore in quei punti in cui le precedenti filosofie da tale verit si sono allontanate. Il filosofo finisce facilmente per prevalere, poich solo in funzione dei suoi princpi giudica laltrui comportamento; la nostra teoria della conoscenza ha chiarito il funzionamento di questo meccanismo: pi che mai pu dirsi in questo caso che la teoria precede la storia: in rapporto al mio sistema filosofico ogni altro si pone come un predecessore o un avversario. In realt qui siamo ancora al di fuori della storia, perch questa comincia soltanto quando lo storico dimentica se stesso per uscire dal suo io e muove senza remore alla scoperta e allincontro con gli altri. Il pensatore pi di chiunque altro in bali del suo proprio problema, pi di ogni altro prova dolore a staccarsene e ad aprirsi al pensiero dellaltro-da-s. Tuttavia la seriet e la realt della storia, la sua fecondit, esigono che si paghi proprio questo prezzo. Per giungere ad unautentica storia della

filosofia necessario che il filosofo si converta allavventura storica, si persuada ch e non soltanto ha il diritto, ma anche il dovere di permettersi una qualche vacanza in cui aprirsi alla possibilit di scoprire altri sistemi di pensiero. In nome della docilitas che altro non se non la fondamentale virt dellumilt applicata alle cose dello spirito, il filosofo che cerchi la verit deve cominciare col chiedersi se altri, per caso, labbia scoperta prima di lui. La verit per non il solo predicato che possa qualificare una dottrina; non mancano sistemi di pensiero che, pur essendo veri, si dimostrano limitati, poveri, rigidi e barbari; a rigore la cultura storica non strumento di verit, ma fattore di cultura. La verit filosofica, come ogni altra verit non ci si offre sotto forma di particelle allo stato puro, ma ci appare come una lega, una combinazione con una realt umana. La comprensione di una dottrina sar tanto pi autentica, quanto meglio riusciremo a coglierla in questa sua realt originale, realt che teoricamente potremmo isolare e astrarre, se lintervento chirurgico no n fosse cos delicato che spesso, durante loperazione, si rischia di rovinare o addirittura distrugger quegli aspetti impalpabili e quelli sottili nuances in cui consiste la verit. Ma la missione e la fecondit della storia stanno proprio nel ricordare continuamente che vi sono pi cose in cielo e in terra di quante ne possa immagina la filosofia. merito della storia linsegnare a capire come non vi sia niente di semplice; messo di fronte a due posizioni dottrinali che sembrano contrastanti, la prima reazione del filosofo si manifester in termini recisi, immediati: se delle due una vera e laltra la contraddice, la falsit di questultima diviene innegabile. Lintervento dello storico cercher di cogliere dallinterno i motivi originali di questi due pensieri, e sovente sar portato ad escludere una vera e propria antinomia: poich ciamo che se le due dottrine sono tutte imperniate su due differenti preoccupazioni iniziali, esse non potranno mai considerare sotto lo stesso aspetto gli stessi probl emi e, di conseguenza, luna non risponder mai alla domanda precisa che laltra si sar posta; quindi bisogna concludere che esse non potranno mai n escludersi n convergere. Il che non certo fatto per placare le inquietudini del nostro avversario, il dogmatico; se limpegno di simpatia disinteressata, che abbiamo individuato come caratteristica peculiare del vero storico, porta ad escludere la possibilit stessa di una contraddizione, che cosa diviene il concetto di Verit e la sua assolutezza? Se lo sforzo di comprensione opera in modo tale da ricondurre ogni dottrina della prospettiva di verit in cui essa appariva al suo autore, anche a me essa si manifester sotto la stessa luce, almeno fin quando accetter di pormi in quella determinata prospettiva. Una volta destato linteresse per la ricerca storica, il filosofo rischia di lasciarsi indurre a trascurare la sua missione, la sua personale vocazione, il suo problema. Ci si attarda, si riduce gradualmente la propria ambizione a ricostruire i dati dellinsegnamento di un altro, non si osa pi pensare autonomamente. In definitiva il vero storico della filosofia si identifica con quellAltro, che egli conosce cos bene; egli non pensa pi, ma ripensa, gioca a contemplare il mondo con gli occhi dellaltro. Una volta diagnosticato il male, il rimedio si presenta facile: occorre mantener viva in se stessi, conservare e rafforzare la coscienza dellimpegno esistenziale del pensiero. Non si deve permettere che in questo movimento dialettico il nostro io resti soffocato dallaltro-da-noi, non si dove rinunciare ad esistere, cio ad essere Qualcuno. Il vero pericolo che la storia presenta per il filosofo non tanto il relativismo, ma il dilettantismo. Lesperienza storica non responsabile dei danni che pu arrecare lHistorimus; responsabilit imputabile invece ad una malattia intrinseca al pensiero filosofico, che aveva smarrito il senso della verit. Il relativismo storicistico la risposta inevitabile ad un problema malamente impostato da un precedente fondamentalo scetticismo; se il filosofo rinuncia ad elaborare una tavola di valori, un criterio di verit, e si avventura cos nella selva del passato, come potr la storia scoprire e rivelargli ci proprio lui, di sua volont, si reso incapace di vedere? Ove voglia restar fedele alla sua vocazione, il vero filosofo deve innanzitutto affrontare, e proprio sul piano filosofico, il difficile problema della Verit; soltanto quando lavr risolto potr affronta senza pericolo il passato nella sua profonda diversit; gli eventuali contrasti con i pensatori che lo hanno preceduto nel tempo non intimidiranno pi delle critiche dei suoi contemporanei; autentico filosofo, infatti, chi sa essere nel vero, chi preparato, se occorra, ad avere ragione nei riguardi di tutti e contro tutto. Soltanto chi rinuncia alla sua personalit resta disarmato di fronte alla storia: ove ci non accada possibile reagire ugualmente ai predecessori e ai contemporanei, valutarne le ragioni, giudicarle, accettarle o respingerle; ma il pensiero esce dal dialogo pi ricco per il confronto, o comunque reso pi forte dalla prova accettata e superata vittoriosamente. Quel che dobbiamo cercare di raggiungere la verit allo stato nascente, cio quella intuizione originale da cui, quale che siano le contingenze, lidea nata e si affermata nella coscienza del pensatore. Una volta approfondito, lo studio storico non pu dirsi una scuola di relativismo, esso non

tende a dissolvere il pensiero nellambiente culturale o sociale o che altro sia: lo studio della storia loccasione e il mezzo di una riscoperta, di una riconquista, di un arricchimento. Nella via e nella cultura la storia non pu assumere la funzione di un principio animatore; il suo vero ruolo, infinitamente pi umile, ma prezioso e reale, quello di fornire alla coscienza delluomo che sente, che pensa, che agisce, una quantit di materiali su cui esercitare il suo giudizio e la sua volont; la sua capacit di produrre frutti sta nellallargamento che dalla nostra esperienza, del la nostra conoscenza delluomo, essa realizza. Proprio in questo vediamo la grandezza e lutilit dello studio storico. noto quale risibile e limitata applicazione ne facessero i vecchi retori: nelle loro mani la storia si riduceva ad un repertorio di aneddoti tipi, di esempi utili al moralista, di precedenti per il giurista e per luomo di Stato, di accorgimenti gi sperimentati, offerti allazione del tattico e del diplomatico. Solo scoprendo e incontrando altri uomini diversi da me, io imparo a conoscere meglio ci che luomo, luomo che io sono, con tutte le sue possibilit volta a volta splendide e terrificanti; il che, daltra parte, risulta evidente dalla vita di ogni giorno: chi potrebbe considerare inutile lincontro con quegli uomini che noi cerchiamo di conoscere, di comprendere, di amare? Anche la storia incontro con lAltro, di tutti gli aspetti dellessere e della via umana, essa ci rivela molte pi cose di quante non ne potremmo scoprire nella nostra sola esistenza e attraverso tutto questo arricchisce la nostra immaginazione creatrice, aprendo mille nuove prospettive cos al pensiero come allazione. La storia ci libera dagli impedimenti e dai limiti che la nostra posizione nellambio del divenire impone alla nostra esperienza delluomo e perci diviene in qualche modo uno strumento, un mezzo della nostra libert. Pur insistendo sul fatto che la storia non soltanto la ricostruzione del mio lignaggio, dei miei antecedenti biologici, non ho escluso che possa essere la mia storia, la ricostruzione e nello stesso tempo la presa di coscienza dellevoluzione umana che ha reso possibile mia condizione attuale, che ha portato a questa situazione in cui mi trovo inserito con ogni fibra del mio essere. A questo punto si presenta una differenza, capitale dal punto di vita della storidcea (=giustificazione della storia nella cultura e nella vita), e cio la differenza tra levoluzione biologica e quella che noi, per estensione analogica, abbiamo convenuto di definire evoluzione dellumanit: cos, se un cavallo potesse avere coscienza delle forme assunte dai suoi lontani antenati, questa conoscenza non implicherebbe alcuna modificazione nella sua struttura ossea e nemmeno nel suo modo di correre. Anche levoluzione dellumanit ci ha trasmesso uneredit che in un primo tempo si impone con la stessa necessit naturale e tirannica; ma, a partire dal momento in cui me ne rendo conto, e quindi conosco cosa sono, perch e come lo sono divenuto, questa conoscenza mi rende libero di fronte ad una eredit che oramai accetto soltanto con beneficio dinventario: posso accettarla o rifiutarla nella misura in cui mi possibile e per quel che mi importa, se non altro, posso giudicarla coraggiosamente, e, ad esempio, opporle la mia condanna indignata, e a sua volta questo atto di pensiero potr ispirare e animare tutta unazione che si propone una trasformazione e un mutamento delle cose. La presa di coscienza storica permette una vera e propria catharsis, una liberazione del nostro inconscio sociologico, non molto diversa da quella che cerca di ottenere la psicoanalisi sul piano psicologico: la conoscenza della causa passata modifica leffetto presente: in un caso e nellaltro luomo si libera del passato che sino a quel momento pesava oscuramente su di lui, non dimenticandolo, ma compiendo uno sforzo che tenda a ritrovarlo e ad integrarlo, per poi assumerlo in piena coscienza. Siamo cos dispiaciuti di dove definire luomo storico, in antitesi alluomo della filosofia della storia, un barbaro che sa o crede di poter dire lultima parola sul mistero del tempo e, vittima della sua illusione, dimentico delle selezioni arbitrarie e delle mutilazioni deformanti attraverso le quali ha potuto elaborare limmagine schematica che si fatta del passato e del divenire delluman it, esaltato dalla volont di potenza, si lancia nellazione con una sorta di cieco fanatismo. Non certo piacevole tagliargli la strada, oppure, da alleato reticente, associarsi soltanto in parte al suo entusiasmo: sospettati e presto convinti di aver fatto opposizione al cammino della Storia sarete immediatamente messi da parte e liquidati senza scampo. Nello stesso tempo quello stesso uomo, costretto a seguire momento per momento le continue sinuosit di quella linea che la realizzazione dellIdea trac cia nel tempo, perde anche ogni struttura interiore, rinuncia alla sua autonomia e alla sua dignit, urla con i lupi, adora i potenti e sputa sui vinti. Luomo storico, al contrario, pienamente cosciente di non poter conoscere tutto, non crede di essere qualcosa pi di un uomo e accetta con semplicit il fatto di non essere un Dio; nel suo picoclo specchio si riflette una conoscenza soltanto parziale, limitata, e non di rado oscura. Ma egli sa di non sapere, misura e cataloga limmensit di quanto gli sfu gge, acquistando per ci stesso un senso acuto

della complessit dellessere e delle situazioni delluomo nella loro tragica ambivalenza. Luomo storico luomo divenuto cosciente, che cammina ad occhi aperti, che non una vittima, che non avanza come un animale da fatica, il capo chino sul solco, ma a testa alta contempla limmenso orizzonte aperto a tutte le correnti dello spirito. Egli sa che niente semplice, che il gioco ancora non fatto e che vi sono molte eventualit capaci o meno di realizzarsi. Sceglie e giudica; non esalta la vittoria, poich ne misura la precariet, lincertezza e i limiti; ma anche luomo che non pu eludere la disfatta e sa dire, quando niente gli possibile: No, non si deve cedere bisogna soffrire con nobilt e continuare a sperare. Conclusione Non si deve credere che lo storico si indugi tra le ricchezze del passato come un ozioso visitatore che, di fronte alle vetrine di un museo, si fermi di tanto in tanto, spinto da curiosit o interese per questo o quelloggetto. Lo storico un uomo impegnato, che attraverso tutte le fibre del suo essere saldamente legato allambiente umano di cui partecipa che lo ha fatto cos com e nel quale tutto ci che egli fa si riversa e fruttifica. Nellavvicinare il passato lo storico non solo, poich, nel farlo, rappresenta tutto il suo gruppo; la domanda che egli si accinge a porre, quella domanda che determina lintero sviluppo della ricerca, se solleva un vero problema, ricco di valori esistenziali, esprimer necessariamente, oltre ad una preoccupazione propria dello storico, unesigenza comune a tutti gli uomini del suo ambiente della collettivit alla quale appartiene. Il rapporto tra lavventura individuale e le esigenze o le aspirazioni collettive, pu essere pi o meno stretto, diretto, evidente. La storia che sfiorando la propaganda, offre una documentazione immediatamente legata a ci che si definisce attualit, poniamo diplomatica o politica, non , ovviamente, il miglior genere di storia, quello che si dimostra veramente utile nella societ. Nella misura in cui lo storico raggiunge la verit e una conoscenza ricca di valori fecondi, deve farne parte al suo prossimo. Tutto questo, per, non esclude che il problema dellespressione, in quanto tale, resti estraneo alla storia e vi rientri sotto la spinta di considerazioni di ordine affatto diverso. La necessit di scrivere considerata una penosa servit; la ricerca di per se stessa in divenire: esprimerla vuol dire fermarla; daltra parte, egualmente indefinite, vi sono anche le esigenze dellarte, poniamo dello scrittore: ars longa, vita brevis; lo storico si sente diviso tra le opposte ragioni di queste due artes, a meno che non si lasci vincere dalla tentazione, sacrificando il suo dovere sociale alla passione di conoscere; questa infatti pu divenire divorante e tirannica. Gli annali della storia conoscono moltissimi episodi del genere: individui che accumulano nozioni per tutta una vita, che arricchiscono la loro esperienza raggiungendo una competenza singolare, ma, dimentichi di essere uomini e non Immortali, si astengono dallo scrivere, profondissimi vasi di scienza, sempre avari dellacqua che contengono, e giungono alla morte, inutili, lasciando dietro di loro un mucchio di annotazioni confuse, prive di ogni valore per altri che non sia lautore. Qui Marrou, cita Tucidide: aver raggiunto la conoscenza senza la capacit di comunicarla come non averla nemmeno raggiunto!. Lo storico deve accettare di adeguarsi alle necessit etiche che nascono dalla sua funzione sociale, e alle esigenze tecniche che ne conseguono. Arriva sempre il momento in cui la visione del passato dello storico, in quanto subordinata ad una determinata prospettiva, a certi presupposti, a certi concetti, ad un metodo, raggiunge il massimo grado di verit di cui capace; a partire da questo momento la ricerca non potrebbe dare pi niente: documenti e osservazioni vengono ad inserirsi automaticamente nelle caselle dello schedario che si costituito, mentre gli elementi che offrono una certa resistenza si muovono nella superficie della coscienza come un corpo estraneo, e non vengono pi assimilati. Come dice anche Paul Valery, per quanto possano esser diverse da un punto di vista logico, ricerca ed espressione finiscono praticamente per interferire, e il loro incontro si mostra assai ricco di conseguenze: non di rado infatti nel tentativo di esprimersi, la conoscenza si accrescer ulteriormente, compiendo un progresso decisivo: proprio allora si rivelano le lacune, si ristabiliscono le proporzioni e la verit si manifesta del tutto, uscendo finalmente da quella zona di incertezza in cui il divenire lotta col non essere. Una volta completata la ricerca, lo storico deve fermarsi per un momento, prendere in considerazione questo nuovo aspetto del problema, e domandarsi come costruire, con gli elementi di cui dispone o in grado di disporre, lesposizione migliore, la pi ricca di contenuto, la pi vicina alla verit, e, nello stesso tempo, la pi convincente e comprensibile; chiedersi, insomma, come scrivere meglio il suo libro, servendosi dello schedario di cui in possesso.

La storiografia scientifica non si sarebbe mai tanto svilita nel giudizio dellopinione pubblica, e non ne avrebbero usurpato la funzione vari tipi di contraffazioni, se coloro che lavoravano con seriet non avessero talmente spregiato i lettori e non si fossero limitati, assai spesso, a riversare su di loro, sotto il nome di libri, puri e semplici mucchi di schede. Molte, troppe pubblicazioni non sono storia, ma soltanto una congerie di materiale ancora scarsamente elaborato. Per raggiungere lo scopo che si prefigge, per assolvere realmente la sua funzione, necessario che lo storico sia anche un bravo scrittore. Se si combattuto per strappare la storia alleloquenza, alla letteratura e far s che le riconoscessero le sue caratteristiche di ricerca e di verit, daltra parte, come accade sempre, lardore polemico non ha mancato di produrre i suoi eccessi, facendo s che si arrivasse ad una posizione limite assai vicina allassurdo. Ma, sottolinea Marrou, se la storia di per se una conoscenza indicibilmente sottile che matura lentamente nello spirito dello storico nel corso di quellesperienza decisamente tecnica che la consuetudine con il documento; se la verit, tutta falsa di sottili sfumature, si raggiunge attraverso la coordinazione minuziosa e complessa di mille diversi elementi e, in definitiva, tende a divenire quasi intrasmissibile a chi non passato per la stessa esperienza, quale padronanza dellarte dello scrivere, quale leggerezza di penna, quale felicit di espressione occorreranno per presentare la conoscenza storica in una espressione autentica e valida, che la comunichi senza tradirla! Anche in questo caso parlo per esperienza; il profano difficilmente potrebbe immaginare la lotta quotidiana condotta dallo storico per raggiungere lespressione pi adeguata, per formulare quella frase che riuscir a manifestare lintera sua conoscenza senza nulla trascurare, ma anche senza cadere in una sclerosi del pensiero; unespressione tale da non eccedere i limiti delle sue effettive conoscenze, attenta a non sbrigliare limmaginazione del lettore su qualche pista sbagliata. Lo storico deve cercare di esprimere esattamente la sua sottile verit: innegabile che per riuscire in tale scopo egli deve essere anche un artista e questa mia asserzione confortata e condivisa da tutti i grandi spiriti (Ranke, Renier, Dilthey, Simmel, Croce). Poi, ogni grande storico anche un grande scrittore. Marrou ritiene che latteggiamento, a lui contemporaneo, di vedere nel libro di storia soltanto il riflesso di uno stadio transitorio della ricerca, derivi ancora da una posizione eccessivamente polemica. Si sostenuto che il miglior elogio di unopera storica sta nel prevedere che, trascor si trentanni dalla sua pubblicazione, essa si mostrer del tutto inutile e superata, in quanto tutte le sue conclusioni si troveranno ad essere totalmente rinnovate dallo stesso progresso sollecitato dal libro. Questo significa per dimenticare che la verit della storia una verit parzialmente duplice, costituita sia da ci che essa riesce a percepire dal suo oggetto, sia da ci che nel suo impegno di ricercatore lo storico vi introduce di se stesso. Lopera storica, ancora sopravvive in tutto quello ch e, della sua propria umanit, vi ha trasfuso lautore. Lopera, che lentamente acquista una sua patina, con eguale lentezza assume dignit di testimonianza storica, divenendo come abbiamo gi detto, un documento sulla personalit dello stesso storico, del tempo e dellambiente che gli furono propri. Lopera sopravvive anche in quanto testimonia, esprime una verit sul passato, essendo unintuizione autentica del suo oggetto.