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Realizzato da: Alessandro Pinna Classe III F A.S.

2011/2012

Ne La Repubblica Platone teorizza un stato ideale

governato dai filosofi, essendo fermamente convinto che la filosofia al potere sia imprescindibile per garantire la giustizia di una comunit.

Il fine dello stato platonico la giustizia ed essa

consiste nel compiere ognuno unoccupazione adatta alla propria indole, diversificando il lavoro. Platone riteneva che lanima fosse divisa in the parti, quella razionale, quella iraconda, e quella concupiscibile e che dalla prima scaturisse la virt della ragione, dalla seconda quella del coraggio e dalla subordinazione di tutte e tre le parti alla ragione avesse origine la temperanza.

Per garantire la giustizia Platone divise gli individui in

tre classi a seconda della loro inclinazione: i governanti (filosofi, con inclinazione razionale e virt della ragione), i guerrieri (dallinclinazione iracondi e la virt del coraggio) e i cittadini (concupiscibili e temperanti) Questa ferrea divisione era giustificata da Platone col mito fenicio delle stirpi, secondo cui le persone nascono con natura aurea, argentea o bronzea.

Il potere in mano solo ai governanti, su cui i cittadini

non esercitano alcun tipo di controllo, poich Platone riteneva che la politica non fosse competenza di tutto il popolo. Infatti il suo pensiero politico senza dubbio antidemocratico ed egli fu estremamente critico nei confronti della democrazia ateniese del suo tempo e dei suoi sostenitori.

Tuttavia lo stato platonico non

a tutti gli effetti aristocratico perch la parte aurea della citt non tale per eredit o ricchezza, ma per la virt della sapienza; ci permetteva anche una mobilit sociale, perch da cittadini poteva nascere un individuo con un indole da governante e viceversa. Inoltre Platone definisce quattro forme di stato patologico: la democrazia, la timocrazia, oligarchia e la tirannide (che ritiene essere la peggiore di tutte).

La regolamentazione dello stato platonico si estende in

ogni aspetto della vita dellindividuo: ad esempio, affinch si dedichino solamente al bene della comunit, i governanti devono avere solo ci che essenziale per vivere e tutto deve essere in comune, perfino i coniugi sono sposi di tutti. Le coppie devono essere scelte a scopo prolifico in base a criteri eugenetici per garantire una stirpe migliore e alla nascita la prole deve essere tolta ai genitori , per poi essere cresciuta dalla comunit come figlia di tutti; i cittadini invece sono liberi di avere propriet privata e una propria famiglia.

Per

Platone non necessario un controllo sui governanti, perch ritiene che la loro indole razionale li induca a perseguire la giustizia; Inoltre mentre non prerogativa dei cittadini, la classe aurea esse riceve una lunga istruzione in cui acquisiscono le competenze per diventare ineccepibili custodi.

Platone definisce la conoscenza vera come essere,

lignoranza come non essere e lopinione come divenire; inoltre Platone definisce la conoscenza come una linea divisa in due segmenti, che rappresentano la conoscenza sensibile e la conoscenza razionale, a loro volta divisi a met: a quella sensibile appartengono limmaginazione e la credenza, a quella razionale la ragione matematica e lintelligenza filosofica.

Seppure Platone ritenga molto importante la ragione

matematica - perch attraverso metodi di misura renda le cose prima mutevoli, assolute e stabili - la ritiene comunque inferiore allintelligenza filosofica: infatti le discipline scientifiche hanno appigli nel mondo sensibili e partono da ipotesi indimostrate, senza applicazione nei problemi delluomo e della comunit.

Inoltre

alcune discipline matematiche sono propedeutiche della filosofia nelleducazione dei giovani governanti. Larte invece non rientra nella loro istruzione ed demonizzata da Platone per due motivi: Essendo una rappresentazione delle cose sensibili, che a loro volta sono delle imitazioni delle idee, rappresenta una forma di conoscenza di bassissimo valore; Spesso esprime delle emozioni, le quali possono avere la meglio sulla razionalit che deve governare lo stato.

Il mito della caverna unallegoria dellacquisizione

della conoscenza da parte del filosofo, in particolare di Socrate. Esso racconta di un gruppo di schiavi che sono stati per tutta la vita incatenati in una grotta potendo vedere solo la parete di fronte a loro, mentre alle loro spalle si trova un muro dietro il quale degli uomini sfruttano un fuoco per proiettare le ombre di alcune statuine sulla parete della grotta; gli schiavi, non avendo mai visto nientaltro pensano che le ombre siano oggetti reali.

Se uno degli schiavi si liberasse e uscisse allesterno

della grotta inizialmente sarebbe accecato dalla luce e potrebbe vedere solo il riflesso delle cose, tuttavia in seguito si abituerebbe ad guardarle in modo diretto, a scrutare gli astri di notte ed infine anche ad osservare il Sole; vedendo la bellezza delle cose non vorrebbe mai pi tornare nella grotta, ma sentirebbe il dovere di condividere con gli altri schiavi ci che avrebbe scoperto.

Se poi tornasse per liberarli non riuscirebbe pi a

distinguere bene le ombre e i suoi compagni lo discriminerebbero per questo, preferendo rimanere nella grotta, piuttosto che seguirlo allesterno; potrebbero addirittura essere tanto infastiditi da lui da ucciderlo.

Questo mito la metafora del filosofo (lo schiavo) che

abbandona le opinioni (le ombre) del mondo sensibile (la grotta), per scoprire le idee matematiche (i riflessi delle cose), le idee-valori (le cose e gli astri) e la somma idea del bene (il Sole), per poi tornare tra gli uomini per condividerle la conoscenza; tuttavia essi preferiscono rimanere nella conoscenza sensibile, nellignoranza, e lo uccidono (metafora delluccisione di Socrate) perch mette in dubbio le loro certezze (la realt delle ombre).