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Arthur W.

Pink

La
Dottrina
dell'Elezione
Traduzione ed adattamento
di Paolo E. Castellina
Revisione di Giovanni Brandi

Edizioni
Tempo di Riforma
2010

ISBN 978-1-4461-2810-7
Testo originale di pubblico dominio liberato dal copyright
dall'autore stesso, accessibile su Internet allindirizzo:
http://www.pbministries.org/books/pink/Election/election.htm
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sono accessibili presso il sito del past. P. E. Castellina:
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Settembre 2010

Se evidente che per volere di Dio


la salvezza offerta agli uni mentre
gli altri ne sono esclusi, da ci nascono
grandi e gravi questioni che non
si possono risolvere se non insegnando
ai credenti il significato dellelezione e
della predestinazione di Dio.
(Giovanni Calvino, Ist. Rel.Crist. 3 libro, cap. 21, v. 1)

Prefazione
Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Ges Cristo, che ci
ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in
Cristo. In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perch
fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, avendoci predestinati
nel suo amore a essere adottati per mezzo di Ges Cristo come suoi
figli, secondo il disegno benevolo della sua volont,6 a lode della
gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio
(Efesini 1:3-5).
con vera gioia che mi accingo a presentare questOpera: La
Dottrina DellElezione, di Arthur Walkington Pink (1886-1952),
Teologo e Scrittore cristiano, inglese, poco conosciuto in Italia;
quest uomo di Dio vissuto nel secolo scorso, ma ha molto da
dire e da insegnare alla generazione odierna.
Si, Cristiano di altri tempi, per il suo zelo, la sua chiarezza
espositiva e per il suo coraggio ad annunciare tutto il consiglio di
Dio (Atti 20:27). Oggi per le sue affermazioni nette, lo
definiremmo radicale, fondamentalista,conservatore;
infatti, fu un ministro del Signore che non accett mai il
compromesso. Autore di molti interessanti libri, compresi quelli
che affrontano temi controversi, come quello della Sovranit
di Dio , lispirazione delle Scritture e dellElezione, per citarne
solo alcuni.
3

Questultima Opera, appunto, tratta di un tema controverso, una


dottrina difficile, che alcuni uomini torcono, e questo egli fa in
tutte le sue lettere, in cui tratta di questi argomenti. In esse ci
sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e
instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture
(2 Pietro 3:16).) ma lAutore non si tira indietro n si spaventa ,
sapendo che la Dottrina dell'Elezione appartiene alle fondamenta
stessa della fede cristiana, per usare le sue stesse parole; per Lui,
insomma: larticulus stantis et cadentis ecclesiae,ovvero, larticolo
con cui la Chiesa sta in piedi o cade, perci accetta la sfida della
cristianit nominale,predicando la Verit dellEvangelo;
...ma esponiamo la sapienza di Dio misteriosa e nascosta, che Dio
aveva prima dei secoli predestinata a nostra gloria (1Corinzi
2:7)
Certo, unantica, cara e stupenda dottrina calvinista che ha
rallegrato e sostenuto il cuore di intere generazioni di credenti! Ma
ahim negletta dalle ultime generazioni a causa del secolarismo
imperante.
Pink, esamina in modo minuzioso, completo, la Dottrina
dellElezione, percorrendola in undici capitoli. Introduce, le Sue
considerazioni,riflettendo sulla difficolt nella comprensione della
stessa, evidenziandone le ragioni e lapproccio che si deve
adottare affrontando largomento. Discute, poi, pian piano, con
maestria e competenza il Piano del Dio-Trino per i Suoi
Elettipartendo dalleternit, vale a dire dai Decreti di Dio, al
Garante e Prototipodella nostra Elezione, il Signor nostro Ges
Cristo. Chiarisce, inoltre, quali sono le manifestazioni ed i frutti
secondo le Scritture, di questa meravigliosa dottrinacon le sue
implicazioni , non tralasciando di rispondere in modo chiaro e
diretto alle obiezioni a questo insegnamento.
Infine, termina questa Sua Opera, istruendoci sul come
presentare questa stupenda Verit, secondo il dettato biblico,
Bada a te stesso e all'insegnamento; persevera in queste cose perch, facendo
cos, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano" (1 Timoteo 4:13,16).

Sono contento, che finalmente anche in Italia si legga buona


letteratura riformata e che questo libro abbia avuto luce,
insieme allaltro, La Sovranit di Dio, tradotti dal fratello in fede
Paolo Castellina, al quale vanno i miei ringraziamenti per il suo
impegno e la sua dedizione a questo compito.
Concludo con le stesse parole dellAutore della Dottrina
dellElezione: Che incoraggiamento essa dovrebbe dare al
peccatore risvegliato! Quando apprende che l'elezione soltanto
questione della grazia divina, la speranza si accende nel suo cuore:
quando scopre che l'elezione ha estratto il pi iniquo fra gli iniqui
per diventare un monumento alla divina misericordia, perch mai
dovrebbe disperare?
Anche per me, avere questo libro tra le mani stato come uscire
da una caverna e respirare a pieni polmoni ossigeno puro; nello
stesso modo lanima mia si ristorata, appagata meditando su di
esso. Soli Deo Gloria!
Giovanni Brandi
Napoli, 13/08/2010

Limmagine di copertina un mosaico della Basilica di S.


Apollinare in classe, Ravenna, La separazione delle pecore dai
capri.
Quando il Figlio dell'uomo verr nella sua gloria con tutti gli angeli,
prender posto sul suo trono glorioso. E tutte le genti saranno riunite davanti
a lui ed egli separer gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai
capri; e metter le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re
dir a quelli della sua destra: "Venite, voi, i benedetti del Padre mio;
ereditate il regno che v' stato preparato fin dalla fondazione del mondo
(Matteo 25:31ss).

La Dottrina dell'Elezione
di Arthur W. Pink

Introduzione
La dottrina dell'elezione appartiene alle fondamenta stessa della
fede cristiana. Nel passato molti fra i pi abili teologi erano soliti
ad iniziare le loro opere di teologia sistematica con una
presentazione degli attributi di Dio e poi con una contemplazione
dei Suoi eterni decreti. nostra fondata persuasione, dopo aver
esaminato a fondo gli scritti di molti nostri teologi moderni, che il
metodo seguito dai loro predecessori rimanga insuperato. Dio
esisteva prima dell'essere umano ed i Suoi eterni propositi
precedono le opere che Egli compie nel tempo.
"...dice il Signore che fa queste cose, a lui note fin dall'eternit"
(Atti 15:18).
Il divino consiglio si riunito prima della creazione. Cos come
un costruttore prima di iniziare a costruire prepara accuratamente
il progetto, cos il grande Architetto, prima di chiamare
all'esistenza ogni singola creatura, ha predestinato ogni cosa.
Dio non ha tenuto questo fatto come un segreto chiuso in
cassaforte. Egli si compiaciuto di farci conoscere, nella Sua
Parola, come la grazia che ci manifestata sia stata il prodotto di
un divino consiglio, di propositi eterni, accuratamente disposti
affinch puntualmente si realizzasse questo grande Suo fine.
Quando un edificio in costruzione, chi dall'esterno lo guarda,
spesso non riesce a darsi ragione di molti suoi dettagli.
Apparentemente sembra che non vi sia n ordine n disegno:
tutto appare confuso. Se per si esaminano con attenzione i
progetti del costruttore cercando di visualizzare mentalmente il
prodotto finito, molto di ci che prima ci lasciava perplessi
diventa chiaro ed acquista il suo senso. Lo stesso si pu dire della
manifestazione degli eterni propositi di Dio. Fintanto che noi non
7

ci familiarizziamo con i Suoi eterni decreti, la storia per noi


rimarr un enigma insolubile. Dio non opera a casaccio.
L'Evangelo stato pubblicato non come una missione dallo
sviluppo e dall'esito incerto. Il risultato finale del conflitto fra
bene e male non stato lasciato indeterminato. Il numero di
quanti saranno salvati e quello di quanti rimarranno perduti non
dipende dalla volont della creatura. Tutto stato determinato in
modo infallibile e fissato immutabilmente da Dio sin dall'inizio.
Tutto ci che accade nel tempo non che il compimento di ci
che era stato prestabilito dall'eternit.
Ecco cos come la grande verit dell'elezione ci riporta all'inizio di
tutte le cose. Essa precede l'ingresso nell'universo del peccato, la
caduta dell'uomo, l'avvento del Cristo e la proclamazione
dell'Evangelo. Una retta comprensione dell'elezione, specialmente
in rapporto con il patto eterno, quindi assolutamente essenziale
se vogliamo non cadere in errori fondamentali. Se le fondamenta
non sono sane, anche l'edificio che costruito su di esse non
potr essere sano. Se erriamo nella comprensione di questa verit
di base, allora, in proporzione diretta, anche la nostra
comprensione delle altre verit non sar accurata. Il modo in cui
Dio tratta Giudei e Gentili, il proposito dell'invio nel mondo di
Suo Figlio, il disegno che si propone con l'Evangelo, e persino la
comprensione della Sua provvidenza, non potr essere visto in
giusta prospettiva fintanto che non sia considerato alla luce
dell'eterna elezione. Lo comprenderemo meglio nel prosieguo di
questo studio.
Quella dell'elezione sicuramente una dottrina difficile, e
questo per tre motivi.
In primo luogo, si tratta di una dottrina difficile da comprendere.
A meno che noi non si abbia il privilegio di poterci avvalere del
ministero di un servitore di Dio istruito dallo Spirito Santo che ci
presenti la verit in modo sistematico, sar necessario da parte
nostra un lavoro diligente e meticoloso di ricerca attraverso le
Scritture per raccogliere e catalogare tutti gli sparsi riferimenti a
questo argomento. Lo Spirito Santo, non si compiaciuto di
fornirci un'esposizione completa ed ordinata della dottrina
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dell'elezione. Al contrario, al riguardo troviamo "un po' qui e un


po' l" quanto la riguarda nei suoi tipici resoconti storici, nei
Salmi e nelle profezie, nella grande preghiera di Cristo (Giovanni
17), nelle Epistole degli Apostoli.
In secondo luogo, si tratta di una dottrina difficile da accettare.
Questo presenta una difficolt ancora maggiore, perch quando la
mente percepisce quanto le Scritture rivelano al riguardo, il cuore
riluttante ad accogliere una tale dottrina perch essa umilia ed
abbatte l'orgoglio umano. Con quanto fervore dobbiamo allora
far cessare la nostra inimicizia contro di Lui ed i nostri pregiudizi
contro la Sua verit!
In terzo luogo, si tratta di una dottrina difficile da predicare. Il
novizio non competente nel presentare questo argomento nella
prospettiva e proporzione usate dalla Bibbia.
Queste difficolt, per, non dovrebbero scoraggiarci ed ancor
meno impedirci dal fare uno sforzo onesto per comprendere e
ricevere di tutto cuore tutto ci che Dio si compiaciuto di
rivelarci al riguardo. Le difficolt sono finalizzate a conservarci
umili, a formare il nostro carattere, a farci sentire la necessit della
sapienza dall'alto. Non facile giungere ad una comprensione
chiara ed adeguata delle dottrine insegnate dalle Sacre Scritture, e
Dio non ha mai inteso dovesse esserlo. La verit deve essere
"acquistata" (Proverbi 23:23). Purtroppo pochi sono coloro che
sono disposti a pagarne il prezzo, cio dedicare allo studio della
Parola in spirito di preghiera, il tempo che sprecano a leggere i
giornali o in oziosa ricreazione. Queste difficolt non sono
insormontabili, perch al popolo di Dio stato donato lo Spirito
per guidarlo in ogni verit. Questo pure vero per il ministro
della Parola: attendere umilmente che Dio ci parli, insieme allo
sforzo diligente di un operaio che non abbia di che vergognarsi, a
suo tempo lo metter in grado di esporre questa verit per la
gloria di Dio e la benedizione di quanti lo ascoltano.
La dottrina dell'elezione una dottrina importante, come risulta
da varie considerazioni che si possono fare al riguardo.
Potremmo forse meglio comprendere l'importanza di questa
dottrina rilevando come senza l'elezione eterna non vi sarebbe
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mai stato alcun Ges Cristo e quindi nessun divino Evangelo;


perch, se Dio non avesse mai eletto a salvezza un popolo, Egli
non avrebbe mai inviato Suo Figlio; e se non avesse mai inviato
alcun Salvatore, nessuno avrebbe mai potuto essere salvo. cos
che l'Evangelo stesso trova la sua origine in questa questione
vitale dell'elezione.
"Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati
dal Signore, perch Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza
mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verit" (2
Tessalonicesi 2:13).
Perch l'Apostolo dice "dobbiamo sempre ringraziare"? Perch
l'elezione sta alla radice stessa di ogni benedizione, la sorgente di
ogni misericordia ricevuta dall'anima. Se l'elezione fosse eliminata,
tutto sarebbe eliminato, perch coloro che sono oggetto di
benedizioni spirituali lo sono sulla base di questo principio:
"Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Ges Cristo, che
ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in
Cristo. In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perch
fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui" (Efesini 1:3-4).
Bene dice Calvino: "Non saremo mai sufficientemente persuasi,
cos come dovremmo che la nostra salvezza fluisce dalla
misericordia di Dio, finch la sua elezione eterna non ci sia
anch'essa chiara; poich essa come un termine di paragone per
valutare la grazia di Dio, in quanto egli non adotta
indifferentemente tutti nella speranza della salvezza, ma d agli
uni quel che nega agli altri. Ognuno in grado di vedere quanto
l'ignorare questa verit sminuisce la gloria di Dio, e quanto
allontani dalla vera umilt il non porre tutta la causa della nostra
salvezza in Dio soltanto" (Istituzione della Religione Cristiana,
libro 3,cap. 21, ver.1).
Si tratta di una dottrina benedetta, perch l'elezione la
sorgente stessa di ogni benedizione. Questo fatto chiarito in
modo incontrovertibile da Efesini 1:3-4. In primo luogo, lo
Spirito Santo, dichiara che i santi sono stati benedetti d'ogni
benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. Poi procede a
mostrare il perch essi siano cos benedetti: perch sono sono
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stati eletti in Cristo gi da prima della fondazione del mondo.


Vediamo cos quanto questa dottrina sia grande e gloriosa: tutte le
nostre speranze e prospettive appartengono ad essa.
L'elezione, sebbene distinta e personale, non , come spesso
stato affrettatamente affermato, una scelta puramente astratta di
persone a salvezza indipendentemente dalla loro unione con il
Capo del Patto, ma della loro scelta in Cristo. Questo comprende,
quindi, ogni altra benedizione, ed ogni altra benedizione data
solo attraverso di essa e in accordo con essa.
Rettamente inteso, non c' nulla che possa maggiormente
infondere conforto e coraggio, forza e certezza, che l'adesione di
tutto cuore a questa verit. Essere assicurato che io sia uno di
coloro che sono stati altamente favoriti dal Cielo, impartisce la
fiducia che Dio provveder certamente ad ogni mio bisogno e
far cooperare ogni cosa al mio bene. La conoscenza del fatto che
Dio, mi ha predestinato all'eterna gloria, fornisce una garanzia
assoluta che nessuno sforzo di Satana per causare la mia
distruzione avr mai successo, perch se il grande Iddio per me,
chi mai potr essere contro di me ed avere successo?
Questo fornisce pure al predicatore, una grande pace, perch
scopre che Dio non lo ha inviato per scoccare una freccia in aria
verso un obiettivo incerto, ma la Sua Parola avr sicuramente
l'effetto prestabilito: "...cos della mia parola, uscita dalla mia
bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ci che
io voglio e condotto a buon fine ci per cui l'ho mandata" (Isaia
55:11).
Che incoraggiamento essa dovrebbe dare al peccatore risvegliato!
Quando apprende che l'elezione soltanto questione della grazia
divina, la speranza si accende nel suo cuore: quando scopre che
l'elezione ha estratto il pi iniquo fra gli iniqui per diventare un
monumento alla divina misericordia, perch mai dovrebbe
disperare?
una dottrina sgradita. Ci si potrebbe ragionevolmente
attendere che una verit che tanto onori Dio, esalti Cristo e sia di
tanta benedizione, sia sostenuta e diffusa di tutto cuore da tutti i
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cristiani professanti ai quali essa sia chiaramente presentata.


Proprio per il fatto che i termini: "predestinati", "eletti", e "scelti"
ricorrano cos frequentemente nella Parola, uno potrebbe
sicuramente concluderne che tutti coloro che affermano di
accogliere le Scritture come divinamente ispirate, accolgano con
fede implicita questa grande verit riferendo l'atto stesso - cos
come si conviene a creature peccaminose ed ignoranti - al
sovrano compiacimento di Dio. Di fatto, per, questo lungi
dall'essere il caso. Non c' dottrina che pi di questa sia stata
detestata dalla fiera natura umana, una dottrina che abbassa la
creatura ed esalta il Creatore. S, non c' nulla di altrettanto
evidente e palese come proprio questa dottrina susciti l'inimicizia
della mente carnale.
All'inizio del mio giro di conferenze Australia dissi: "Questa sera
parler di una delle dottrine pi odiate dell'intera Bibbia, cio
quella dell'elezione sovrana di Dio". Da allora abbiamo
circumnavigato il globo e siamo venuti in contatto pi o meno
stretto con migliaia di persone appartenenti a molte
denominazioni e ancor pi migliaia d'altri cristiani professanti che
non appartengono ad alcuna, ed oggi il solo cambiamento che
potremmo fare a quell'affermazione che, sebbene la verit del
castigo eterno sia la dottrina pi contestata dai non-professanti,
quella della sovrana elezione la verit pi detestata e svilita dalla
maggioranza di coloro che affermano d'essere credenti.
Dichiariamo esplicitamente che la salvezza prende origine non
dalla volont umana, ma dalla volont di Dio (vedi Giovanni 1:13;
Romani 9:16), che se non fosse cos nessuno vorrebbe o potrebbe
essere salvato - perch come risultato della caduta, l'essere umano
ha perduto ogni desiderio e volont di fare il bene (Giovanni 5:40;
Romani 3:11) - e che persino gli eletti devono essere resi
volenterosi (Salmo 110:3), eppure alto sorge il grido di
indignazione contro un tale insegnamento.
La questione di fondo sta proprio qui. I millantatori di meriti non
permettono la supremazia della volont di Dio e l'impotenza a
fare il bene della volont umana, di conseguenza, coloro che
maggiormente attaccano l'elezione del sovrano beneplacito di
12

Dio, sono proprio quelli che in modo pi appassionato difendono


il libero arbitrio dell'essere umano decaduto. Nei decreti del
Concilo di Trento, laddove il Papismo definisce in modo
irrevocabile la propria posizione sui punti sollevati dai
Riformatori, e che Roma non ha mai smentito, troviamo il
seguente: "Se qualcuno afferma che il libero arbitrio delluomo
dopo il peccato di Adamo perduto ed estinto; o che esso cosa
di sola apparenza anzi nome senza contenuto e finalmente
inganno introdotto nella chiesa da Satana: sia anatema" [Canoni
del Concilio di Trento, Canoni sulla giustificazione, Capitolo
XVI, 5].
Fu per la loro ferma adesione alla verit dell'elezione, con tutto
ci che implica, che John Bradford (1510-1555) e centinaia d'altri
furono bruciati vivi sul rogo dagli agenti del Papa. Indicibilmente
triste vedere come molti protestanti professanti concordino, in
questo errore fondamentale, con la madre di tutte le prostitute.
Qualunque siano le obiezioni che molti sollevano contro questa
beata verit, essi saranno costretti ad udirla nell'ultimo giorno,
udirla come la voce della decisione finale, inalterabile ed eterna.
Quando la morte e l'Ades, il mare e la terra asciutta, restituiranno
i loro morti, allora sar aperto di fronte ad angeli e demoni, in
presenza dei salvati e dei perduti, il libro della vita - il registro in
cui sono riportati sin da prima della fondazione del mondo i nomi
di coloro che sono oggetto dell'elezione della grazia. Allora quella
voce risuoner dai punti pi alti del Cielo fino a quelli pi bassi
dell'inferno, estesa fino ai confini dell'universo.
"E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato
nello stagno di fuoco" (Apocalisse 20:15).
cos che questa verit, odiata soprattutto dai non-eletti, quella
che echegger nelle orecchie dei perduti quando entreranno
nell'eterna rovina! Ah, caro lettore, la ragione per la quale molti
non intendono accogliere e debitamente valorizzare la verit
dell'elezione perch non sentono come essa sia debitamente
necessaria.

13

una dottrina che divide. La predicazione della sovranit


di Dio, come Egli la esercita nel prestabilire il destino eterno di
ciascuna delle Sue creature, come un efficace ventilabro per
ripulire l'aia del Signore, separando il frumento dalla pula.
"Chi da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le
ascoltate; perch non siete da Dio" (Giovanni 8:47).
Chi da Dio, ascolta ed accoglie la Parola di Dio, non importa
quali obiezioni possa suscitare e quali che siano le sue idee. uno
dei segni che contraddistinguono la persona rigenerata quella di
porre il proprio sigillo sul fatto che Dio verace. Dalla Parola di
Dio, essi non prendono solo quello che pi sembra convenire
loro come gli ipocriti religiosi: una volta che essi si rendono conto
come una verit sia chiaramente insegnata nella Parola,
quand'anche essa si opponesse alla loro ragione ed inclinazioni,
essi si inchinano di fronte ad essa, implicitamente la accolgono e
lo farebbero anche se fossero l'uniche persone al mondo a
credervi. Molto diverso per la persona non rigenerata. Come
dichiara l'Apostolo:
"Costoro sono del mondo; perci parlano come chi del mondo e il
mondo li ascolta. Noi siamo da Dio; chi conosce Dio ascolta noi,
chi non da Dio non ci ascolta. Da questo conosciamo lo spirito
della verit e lo spirito dell'errore" (1 Giovanni 4:5-6).
Non c' nulla che maggiormente divida le pecore dalle capre che
una fedele esposizione di questa dottrina. Se un servitore di Dio,
accoglie un qualche nuovo incarico e desidera accertarsi chi fra il
suo popolo desideri il puro latte della Parola e chi preferisca i
surrogati del Diavolo, provi a iniziare una serie di sermoni su
questo argomento. Esso si riveler ben presto il mezzo per
separare "ci che prezioso da ci che vile" (Geremia 15:19).
Era stato cos nell'esperienza stessa del divino Predicatore,
quando Cristo annuncia: "Per questo vi ho detto che nessuno pu
venire a me, se non gli dato dal Padre. Da allora molti dei suoi
discepoli si tirarono indietro e non andavano pi con lui"
(Giovanni 6:65-66)!

14

Certo vero che non tutti coloro che ricevono intellettualmente il


"Calvinismo" come una filosofia o teologia danno evidenze (nella
loro vita quotidiana) di essere rigenerati. Eppure ugualmente
vero che coloro che continuano a cavillare e persistentemente
rifiutano ogni parte della verit, non hanno titolo ad essere
considerati cristiani.
una dottrina trascurata. Sebbene essa occupi un posto
cos prominente nella Parola di Dio, oggi essa poco predicata ed
ancor meno compresa. Naturalmente, non ci si aspetta che "gli
alti critici" e i loro ciechi inganni predichino ci che porta a
considerare cos poco l'essere umano, ma persino fra coloro che
intendono essere considerati "ortodossi" ed "evangelici" sono
scarsi coloro che sono disposti a dare a questa grande verit il
posto che le si conviene dai loro pulpiti o scritti. In alcuni casi
questo dovuto all'ignoranza. Non essendo stati istruiti
adeguatamente nelle scuole teologiche che hanno frequentato, e
certamente non nelle "scuole bibliche", essi non hanno mai
percepito quanto questa dottrina sia importante e preziosa. In
troppi casi loro desiderio acquisire popolarit ed accoglienza
generalizzata, compiacere il loro uditorio. Evitano, cos,
qualunque cosa possa essere "controversa". In ogni caso, n
ignoranza, n pregiudizio, n avversione ci consente di tacere su
questa dottrina o minimizzare la sua importanza.
Per concludere queste osservazioni preliminari, rileviamo come
questa beata dottrina debba essere maneggiata con rispetto. Non
un argomento sul quale si possa speculare o trattare come un
gioco intellettuale. Bisogna accostarsi ad essa in spirito
reverenziale e devoto. Bisogna trattarla sobriamente. "Quando sei
ingaggiato in una disputa, in una giusta contesa per difendere la
verit di Dio, dall'eresia e dalla distorsione, guarda nel tuo cuore e
metti una guardia di fronte alle tue labbra, fa' attenzione a che il
tuo zelo non inneschi un incendio incontrollato" (Edward
Reynolds, 1645).
In ogni caso, non bisogna in alcun modo compromettere questa
dottrina, ma bisogna trattarla in modo piano e chiaro, senza
timore di perdere il favore dell'uomo, lasciando con fiducia tutti i
15

"risultati" nelle mani di Dio. Che Dio mi conceda di scrivere in


modo da compiacergli, e tu che leggi di accogliere tutto ci che
procede da Lui.

16

1. LElezione: la sua fonte


Quando parliamo di elezione e di predestinazione importante
essere precisi. L'elezione un ramo della predestinazione. La
predestinazione come concetto non riguarda solo le creature
umane ma riguarda ogni creatura, cose ed avvenimenti.
L'elezione, per, ristretta agli esseri razionali - angeli ed umani.
Il termine predestinazione sta ad indicare come Dio, da ogni
eternit, abbia sovranamente ordinato ed immutabilmente
determinato la storia ed il destino di ogni singola Sua creatura. In
questo studio, per, ci limiteremo alla predestinazione in
riferimento solo alle creature razionali.
Anche qui, per, necessario fare una distinzione. Non vi pu
essere elezione senza esclusione, un prendere qualcuno senza
lasciarne indietro altri, Non esiste logicamente una scelta senza
che nel contempo vi sia anche un rifiuto. Prendo qualcosa e lascio
qualcos'altro. Se vi sono degli eletti, vi sono anche dei non eletti.
Scegliere "tutti" non avrebbe senso. Il Salmo 78, ad esempio, dice:
"Ripudi la tenda di Giuseppe e non scelse la trib di Efraim; ma elesse la
trib di Giuda, il monte Sion che egli amava" (vv. 67, 68). La
predestinazione, cos, include sia la riprovazione (la preterizione),
il passare oltre ai non eletti, e quindi il destinarli alla condanna a
causa dei loro peccati, cfr. Giuda 4, che l'elezione a vita eterna.
Discuteremo cos ora la prima di queste cose.
La dottrina dell'elezione significa, cos, che Dio, nella Sua mente,
ha operato una scelta sia fra gli angeli (1 Timoteo 5:21) che fra gli
esseri umani, destinandone un certo numero alla vita eterna ed
alla beatitudine. Prima di crearli Egli ha deciso il loro destino.
quel che fa ogni costruttore: prima elabora il progetto dell'edificio
in ogni suo dettaglio, poi assembla il materiale necessario ed i
muratori lo costruiscono secondo le precise istruzioni contenute
nel progetto. L'elezione pu essere definita in questo modo: fa
parte del consiglio di Dio che Egli, da ogni eternit si sia proposto
di concedere la Sua grazia ad un certo numero di Sue creature.
Questo fatto giunge a compimento attraverso un preciso decreto
che le riguarda.
17

Ora, in ogni decreto di Dio, devono essere considerate tre cose: il


principio, la materia o sostanza, e il fine o disegno.
Facciamo alcune considerazioni su questi tre elementi.
Il principio del decreto la volont di Dio. Esso trae la
sua origine soltanto nella Sua sovrana determinazione. Nella
determinazione della condizione delle Sue creature, la volont
stessa di Dio la causa sola ed assoluta. Dato che non esiste nulla
al di sopra di Dio che Lo governi, cos non esiste nulla al di fuori
di Lui che possa in qualsiasi modo spingerlo a fare qualcosa. Dire
altrimenti significherebbe negare la volont di Dio. In questo,
Egli infinitamente esaltato al di sopra di noi, perch non solo
noi siamo soggetti a Qualcuno che sopra di noi, ma la nostra
volont stessa costantemente mossa e disposta da cause esterne.
La volont di Dio non potrebbe avere una causa al di fuori di s
stessa, altrimenti vi sarebbe qualcosa di precedente (dato che una
causa precede sempre l'effetto) e qualcosa di pi eccellente
(perch la causa sempre superiore all'effetto). Se non fosse cos,
Dio non sarebbe l'Essere indipendente che .
La materia o sostanza di un decreto divino il
proposito di Dio di manifestare uno o pi dei Suoi
attributi o perfezioni. Questo vero pure per ogni altro
decreto divino. Dato, per, che c' variet negli attributi di Dio,
cos ve n' nelle cose che Egli decreta di portare all'esistenza. I
due principali attributi che Egli esercita rispetto alle Sue creature
razionali, sono la Sua grazia e la Sua giustizia. Nel caso degli eletti,
Dio determina di esemplificare le ricchezze della Sua grazia
stupefacente, ma nel caso dei non eletti, Egli ritiene appropriato
dimostrare la Sua giustizia e severit - non manifestare loro la Sua
grazia, perch era il Suo beneplacito che cos fosse. Non bisogna,
per, minimamente permetterci di pensare che quest'ultima cosa
sia, da parte Sua, una sorta di crudelt, perch la Sua natura non
solo grazia, n solo giustizia, ma entrambe. Nel determinare di
manifestarle entrambi, non vi pu essere punto alcuno
d'ingiustizia,

18

Il fine o disegno di ogni decreto divino la stessa


gloria di Dio, perch nulla di meno di questo sarebbe
degno di Lui. Cos come Dio, giura per S stesso, perch non
pu giurare per alcuno che sia pi grande di Lui, cos non pu
essere proposto alcun fine maggiore se non la Sua propria gloria.
Dio ha stabilito come supremo fine di tutti i Suoi decreti ed
opere: "L'Eterno ha fatto ogni cosa per se stesso" (Proverbi 16:4 ND) per la Sua propria gloria. Cos, come ogni cosa procede da Lui,
come loro causa prima, cos ogni cosa per Lui, come obiettivo
finale: "Perch da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia
la gloria in eterno. Amen" (Romani 11:36). Il bene delle Sue creature
non che il fine secondario. La Sua gloria il fine supremo ed
ogni cosa subordinata a questo. Nel caso degli eletti la
stupefacente grazia di Dio ad essere magnificata; nel caso dei
reprobi glorificata la Sua pura giustizia. Ci che seguir in
questo capitolo sar in gran parte un'amplificazione di questi tre
punti.
La sorgente dell'elezione, dunque, la volonta di Dio. Va da s
che per "Dio" intendiamo Padre, Figlio e Spirito Santo. Sebbene
che nell'Essenza di Dio vi siano tre Persone, non c' che una
natura indivisa comune a tutte e, per questa ragione, solo una
volont. Sono uno e concordano perfettamente: "La sua decisione
una; chi lo far mutare? Quello che desidera, lo fa" (Giobbe 23:13).
Notiamo pure come la volont di Dio, non cosa da considerarsi
a parte da Dio o una parte o componente di Dio: la volont di
Dio Dio stesso che vuole. Si tratta, per cos dire, della Sua stessa
natura che agisce, perch la Sua volont la Sua stessa essenza.
La volont di Dio, poi, non nemmeno soggetta a fluttuazione o
cambiamento: quando affermiamo che la volont di Dio sia
immutabile, diciamo solo che presso di Lui: "non c' variazione n
ombra di mutamento" (Giacomo 1:17). La volont di Dio, quindi,
eterna: dato che Dio stesso non ha principio e dato che la Sua
volont la stessa Sua natura, allora la Sua stessa volont deve
essere necessariamente compresa come eterna.
Facciamo un ulteriore passo in avanti. La volont di Dio
assolutamente libera, non influenzabile o controllabile da
19

alcunch possa intendersi esterno a Lui. Questo appare dalla


creazione del mondo stesso e da tutto ci che esso contiene. Il
mondo non eterno, ma stato creato da Dio. La decisione di
crearlo o di non crearlo stata fatta e determinata solo da Lui.
L'esistenza o non esistenza del mondo dipesa solo da Dio. Il
tempo quando stato creato (poco o molto tempo fa), la sua
estensione (piccola o grande), quanto debba durare (se per un
tempo soltanto o per l'eternit), le sue condizioni (se dovesse
rimanere "molto buono" oppure contaminato dal peccato) tutto
stato stabilito dal sovrano decreto dell'Altissimo. Se solo avesse
voluto, Dio avrebbe potuto portare all'esistenza questo mondo
milioni d'anni prima di quanto abbia fatto. Se si fosse
compiaciuto di farlo, avrebbe potuto creare tutto in un solo
momento. Invece l'ha fatto in sei giorni e sei notti. Se si fosse
compiaciuto di farlo, avrebbe potuto limitare il numero degli
esseri umani a poche migliaia o centinaia, oppure pi numeroso di
com' ora. Non c' altra ragione che possa essere attribuita al
perch Iddio abbia creato il mondo cos com', e di quando e di
come si sia sviluppato, se non la Sua volont Suprema. La
volont di Dio, era assolutamente libera rispetto all'elezione.
Nello scegliersi un popolo e destinarlo alla vita eterna ed alla
gloria, non c'era nulla al di fuori di S stesso che potesse essere
causa di tale proposito. Come Egli dichiara espressamente: Io
avr misericordia di chi avr misericordia e avr compassione di chi avr
compassione (Romani 9:15). Un tale modo di parlare non potrebbe
esprimere meglio l'assolutezza della sovranit di Dio a questo
riguardo.
"...avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Ges
Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volont" (Efesini
1:5). Ancora una volta qui tutto fatto risalire al disegno
benevolo di Dio. Egli impartisce i Suoi favori o li nega secondo il
Suo beneplacito. Egli non ritiene necessario giustificare la Sua
procedura. L'Onnipotente non pu essere trascinato alla sbarra
dell'umana ragione: invece che cercare di giustificare l'alta
sovranit di Dio, ci viene solo richiesto di credervi sulla base
dell'autorit della Sua Parola.

20

"In quel tempo Ges prese a dire: Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo
e della terra, perch hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le
hai rivelate ai piccoli. S, Padre, perch cos ti piaciuto" (Matteo 11:2526). Il Signore Ges pienamente soddisfatto con l'affermazione:
"Perch cos ti piaciuto", e lo stesso deve essere per noi.
Alcuni fra i pi abili espositori di questa profonda verit,
affermano che causa motivante dell'elezione l'amore di Dio, e
citano per questo: "...avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati
per mezzo di Ges Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua
volont" (Efesini 1:5). Cos facendo, per, penso che essi
potrebbero essere accusati di non essere abbastanza accurati nel
leggere questo testo e di allontanarsi dalla regola della fede. Le
parole "nel suo amore" molto probabilmente sono da riferirsi al
versetto precedente, come traducono altre versioni italiane
Nuova Riveduta:
4 In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo
perch fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, 5
avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per
mezzo di Ges Cristo come suoi figli, secondo il disegno
benevolo della sua volont, 6 a lode della gloria della sua
grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio.
C.E.I.:
4 In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per
essere santi e immacolati al suo cospetto nella carit, 5
predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di
Ges Cristo, 6 secondo il beneplacito della sua volont.
E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato
nel suo Figlio diletto;
Nuova Diodati:
4 allorch in lui ci ha eletti prima della fondazione del
mondo, affinch fossimo santi e irreprensibili davanti a
lui nell'amore, 5 avendoci predestinati ad essere adottati
come suoi figli per mezzo di Ges Cristo secondo il
21

beneplacito della sua volont, 6 a lode della gloria della


sua grazia, mediante la quale egli ci ha grandemente
favoriti nell'amato suo Figlio.
Ciononostante, necessario notare attentamente come il versetto
5 non parli della nostra elezione originaria, ma del fatto che siamo
stati predestinati ad essere adottati come figli. Le due cose sono
atti differenti e separati di Dio, la seconda seguendo la prima.
Iddio esegue il decreto del Suo consiglio con una procedura
ordinata, cos come la creazione stessa, in Genesi 1, avviene
secondo una precisa sequenza temporale. Un oggetto deve
esistere o sussistere prima di essere amato. L'elezione avvenuta
prima nella mente di Dio. Attraverso di essa Egli ha scelto le
persone degli eletti affinch fossero sante ed irreprensibili di
fronte a Lui (v. 4). La predestinazione stato il secondo atto di
Dio. Attraverso di essa Egli ha ratificato con un decreto la
condizione di coloro ai quali la Sua elezione ha dato reale
sussistenza di fronte a Lui. Avendoli scelti nel Suo amato Figlio ai
fini della perfezione della santit e della giustizia, l'amore di Dio si
manifestato verso di loro, impartendo loro la principale e pi
alta benedizione del Suo amore: quella di renderli Suoi figli per
adozione. Dio amore e tutto il Suo amore rivolto a Cristo ed a
coloro che sono in Lui. Avendo fatto propri gli eletti attraverso la
scelta sovrana della Sua volont, il cuore di Dio si rivolto verso
di loro come Suo speciale tesoro.
Altri attribuiscono la nostra elezione alla grazia di Dio citando:
"Cos anche al presente, c' un residuo eletto per grazia" (Romani 11:5).
Anche in questo caso dobbiamo distinguere fra cose che
differiscono, cio, fra l'inizio di un decreto divino e la sua materia
o sostanza. vero e di grande benedizione che gli eletti siano gli
oggetti sui quali si esercita in modo particolare la grazia di Dio,
ma si tratta di cosa diversa dal dire che la loro elezione abbia
preso origine dalla grazia di Dio. L'ordine sul quale qui insistiamo
espresso chiaramente da Efesini 1.
In primo luogo: "In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perch
fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui" (v. 4). Si tratta dell'atto
iniziale nella mente di Dio.
22

In secondo luogo: "avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati


per mezzo di Ges Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua
volont" (v. 5). Qui troviamo Dio che arricchisce coloro sui quali
ha fatto oggetto del Suo amore.
In terzo luogo, "a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel
suo amato Figlio" (v. 6). Qui troviamo sia il soggetto che il disegno
del decreto di Dio - la manifestazione e la magnificazione della
Sua grazia.
La "elezione della grazia" ["Cos dunque, anche nel tempo presente
stato lasciato un residuo secondo l'elezione della grazia" (Romani 11:5
ND), quindi, non deve essere compresa come genitivo di origine,
ma come di oggetto o di carattere, come in: "la rosa di Sharon",
"l'albero della vita". L'elezione della chiesa, come tutti i Suoi atti
ed opere, deve essere fatta risalire alla volont incontrollata ed
incontrollabile di Dio. In nessun altro luogo della Scrittura
l'ordine dei divini consigli rivelato con altrettanta precisione che
in Efesini 1, e in nessun altro luogo l'accento maggiormente
posto sulla volont di Dio. Egli ha predestinato all'adozione
"secondo il disegno benevolo della sua volont". Egli ci ha fatto conoscere
"il mistero della sua volont, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito
dentro di s" (v. 9). Poi, come se questo non fosse gi abbastanza
esplicito, il brano si chiude affermando: "In lui siamo anche stati fatti
eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni
cosa secondo la decisione della propria volont, per essere a lode della sua
gloria; noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo" (vv. 11,12).
Rimaniamo ancora un istante sulla notevole espressione: "colui che
compie ogni cosa secondo la decisione della propria volont" (11). Notate
bene come non sia "la decisione del proprio cuore", n "la
decisione della sua mente", ma la decisione, il consiglio, della
propria VOLONT. Non "la volont del suo proprio consiglio",
ma "il consiglio della sua propria volont" ("colui che opera tutte le
cose secondo il consiglio della sua volont" ND). Qui, Dio, differisce
radicalmente da noi. La nostra volonta influenzata dai pensieri
della nostra mente e dalla commozione del nostro cuore. Non
cos Dio. "Tutti gli abitanti della terra sono un nulla davanti a lui; egli
23

agisce come vuole con l'esercito del cielo e con gli abitanti della terra; e non c'
nessuno che possa fermare la sua mano o dirgli: Che fai?" (Daniele
4:35).
La volont di Dio suprema, determina l'eserizio di tutte le Sue
perfezioni. Dio infinito quanto a sapienza, eppure la Sua
volont regola le sue operazioni. Egli sommamente
misericordioso, ma la Sua volont che determina quando ed a
chi manifestare misericordia. Egli inflessibilmente giusto,
eppure la Sua volont che decide come manifestare la Sua
giustizia. Osservate attentamente: non tanto "...non lascia il
colpevole impunito" (Esodo 34:7), ma meglio: "...non vuole
lasciare il colpevole impunito". Prima Dio vuole o determina che
una cosa sar e poi la Sua sapienza ne pianifica l'esecuzione.
Evidenziamo, allora che cosa abbiamo cercato di confutare. Da
tutto ci che abbiamo detto pi sopra chiaro, in primo luogo,
che le nostre buone opere non siano il motivo che ha spinto Dio
ad eleggerci, perch l'atto dell'elezione era passato nella mente di
Dio nell'eternit, molto prima che noi venissimo all'esistenza.
Guardate come questo stesso punto sia espresso qui: "...poich,
prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male
(affinch rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione che
dipende non da opere, ma da colui che chiama)" (Romani 9:11-12).
Ancora leggiamo:"...infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo
Ges per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinch le
pratichiamo" (Efesini 2:10). Dato quindi che siamo stati eletti
precedentemente alla nostra creazione, le nostre opere non
avrebbero potuto essere la causa motivante di essa. No, esse ne
sono il frutto e l'effetto.
In secondo luogo, la santit umana, sia in principio che in pratica,
o entrambi, non il motivo che ha spinto Dio ad eleggerci,
perch, come chiaramente afferma Efesini 1:4: "In lui ci ha eletti
prima della creazione del mondo perch fossimo santi e irreprensibili dinanzi
a lui", non perch eravamo santi, ma affinch lo diventassimo.
Quel "perch fossimo santi" indica qualcosa di futuro,
susseguente, il mezzo ad un fine futuro, cio la nostra salvezza,
per la quale siamo stati scelti. "Ma noi dobbiamo sempre ringraziare
24

Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perch Dio fin dal principio vi ha
eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verit"
(2 Tessalonicesi 2:13): non semplicemente la volont approvante
di Dio in quanto conforme alla Sua natura; non semplicemente la
Sua volont prescrivente, come richiesta dalla Legge, ma la Sua
volont decretante, il Suo eterno determinato consiglio.
In terzo luogo, non la fede la causa della nostra elezione. Come
potrebbe essere? Nella loro condizione irrigenerata, uomini e
donne sono caratterizzati dall'incredulit, vivono in questo
mondo senza Dio e senza speranza. Quando abbiamo la fede,
questo non dipende da noi, dalla nostra bont o capacit. No,
un dono di Dio (Efesini 2:9), il risultato dell'opera dello Spirito
(Colossesi 2:12), qualcosa che fluisce dalla grazia: "... tutti quelli che
erano ordinati a vita eterna, credettero" (Atti 13:48), non "credettero e
quindi furono ordinati a vita eterna". Dato che allora la fede fluisce
dalla grazia di Dio, essa non pu essere causa della nostra
elezione. La ragione per la quale altri non credono perch non
appartengono al gregge di Cristo (Giovanni 10:26); la ragione per
la quale alcuni credono perch Dio dona loro la fede. per
questa ragione che essa chiamata: "la fede degli eletti di Dio" (Tito
1:1).
In quarto luogo, non perch Dio abbia previsto l'insorgere
spontaneo di queste cose in determinate persone, ci che l'ha
mosso a eleggerle. La conoscenza che Dio ha del futuro fondata
sulla determinazione che ne ha la Sua volont. Il decreto di Dio,
la precognizione divina, e la divina predestinazione l'ordine
presentato dalle Scritture.
Primo, "sono chiamati secondo il suo disegno"; secondo, "quelli che ha
preconosciuti"; terzo: "li ha pure predestinati" (Romani 8:28-29). Che il
decreto di Dio preceda la Sua precognizione pure affermato in:
"...quest'uomo, quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la
prescienza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo
uccideste" (Atti 2:23). Dio pre-conosce tutto ci che poi avverr,
perch Lui che ha stabilito che cos dovr avvenire. Quando
poniamo la precognizione come causa dell'elezione divina,
mettiamo il carro davanti ai buoi.
25

In conclusione, noi affermiamo che il fine di Dio nel Suo decreto


dell'elezione la manifestazione della Sua propria gloria. Prima,
per, di entrare nei dettagli su questo punto, citiamo diversi testi
biblici che affermano generalmente questo fatto.
"Sappiate che il SIGNORE si scelto uno ch'egli ama" (Salmo 4:3), reso
nella ND "Or sappiate che l'Eterno si appartato uno che santo".
"Appartato" significa appunto "scelto" o separato dal resto; "uno
ch'egli ama" si riferisce a Davide stesso (Salmo 89:19-20); "si
scelto" significa "per S stesso" e non semplicemente per il trono
ed il regno di Israele.
"Poich il SIGNORE ha scelto per s Giacobbe, e Israele per suo speciale
possesso" (Salmo 135:4).
" ...per dar da bere al mio popolo, al mio eletto. Il popolo che mi sono formato
proclamer le mie lodi" (Isaia 43:20-21), che parallelo con Efesini
1:5-6. Cos nel Nuovo Testamento, quando Cristo si compiace di
dare ad Anania notizia della conversione del Suo amato Paolo,
Egli dice: "Va', perch egli uno strumento che ho scelto per portare il mio
nome davanti ai popoli, ai re, e ai figli d'Israele" (Atti 9:15). Ancora:
"Ma che cosa gli rispose la voce divina? Mi sono riservato settemila uomini
che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal" (Romani 11:4) che,
nel versetto seguente spiegato come: "un residuo eletto per grazia".

26

2. LElezione: LEletto per eccellenza


I decreti di Dio, il suo proposito eterno, gli imperscrutabili
consigli della Sua volont, sono indubbiamente per noi
"profondit oceaniche". Eppure questo sappiamo: che, dall'inizio
alla fine, essi sono connessi strettamente con Cristo, perch Egli
l'alfa e l'omega in tutte le transazioni del Patto. Spurgeon lo
esprime in modo eccellente:
"Cercate la fonte celeste dalla quale fluiscono i divini
torrenti della grazia e voi troverete Ges Cristo, la
sorgente dell'amore del Patto. Se mai dovreste vedere il
documento stesso del Patto, se vi fosse permesso nella
condizione futura di vedere l'intero piano di redenzione
cos com' stato progettato nelle dimore dell'eternit,
vedrete la linea rosso sangue del sacrificio di espiazione
tracciata attraverso il margine di ciascuna pagina, e voi
vedreste come dall'inizio alla fine solo un oggetto sia
sempre in vista - la gloria del Figlio di Dio".
quindi parecchio strano come molti che pure riconoscono
nell'elezione il fondamento della salvezza sembrino ignorare il
glorioso Capo dell'elezione, Colui nel quale tutti gli eletti sono
stati scelti e dal quale ricevono ogni benedizione.
"Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Ges Cristo, che ci
ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in
Cristo. In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perch
fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui" (Efesini 1:3-4).
Dato che siamo stati eletti in Cristo, evidente come noi si sia
stati eletti al di fuori di noi stessi; e dato che siamo stati scelti in
Cristo, ne consegue necessariamente come Egli sia stato scelto
prima di esserlo stati noi. questo il chiaro presupposto del
versetto precedente, laddove il Padre espressamente designato
come "il Dio e Padre del nostro Signore Ges Cristo". Ora,
secondo l'analogia della Scrittura (cio, quando di Lui detto che
Egli "il Dio" di qualcuno), Dio era "il Dio" di Cristo.

27

In primo luogo, perch Egli L'ha scelto in funzione di quella


grazia ed unione. Cristo, come uomo, era un predestinato tanto
quanto noi eravamo scelti, e cos Dio dev'essere il Suo Dio in
virt della predestinazione e della libera grazia.
In secondo luogo, perch il Padre ha stipulato un patto con Lui
(Isaia 42:6). A causa del patto stipulato con loro, Egli stato
conosciuto come: "Il Dio di Abraamo, Isacco e Giacobbe".
cos che a causa del patto stipulato con Cristo che Egli
diventato "il Suo Dio".
In terzo luogo, perch Dio l'autore della benedizione eterna di
cui Cristo stato fatto oggetto (Salmo 45:2,7).
"In lui ci ha eletti" significa quindi che nell'elezione Cristo stato
reso il Capo degli eletti. "Dal seno dell'elezione, Egli, il Capo,
uscito per primo e poi siamo usciti noi, le membra" (Thomas
Goodwin), fatto, questo, illustrato da ogni nascita normale.
In ogni cosa Cristo deve avere "la preminenza", e quindi Egli "il
primogenito fra molti fratelli". Cristo stato scelto per primo, ma
nell'ordine di tempo noi siamo stati eletti con Lui. Noi non siamo
stati eletti indipendentemente da Cristo, ma in Cristo. Questo
denota tre cose.
In primo luogo, noi siamo stati scelti in Cristo come membra del
Suo corpo.
In secondo luogo, noi siamo stati scelti in Lui in quanto Egli il
modello rispetto al quale dobbiamo conformarci.
In terzo luogo, noi siamo stati eletti in Lui come obiettivo finale,
vale a dire: per la gloria di Cristo, per essere la Sua "pienezza"
(Efesini 1:23).
"Ecco il mio servo, io lo sosterr; il mio eletto di cui mi compiaccio" (Isaia
42:1): che questo brano si riferisca a nessun altro che al Signore
Ges Cristo, inconfutabilmente chiaro, perch lo Spirito Santo,
cita questo testo in Matteo 12:15-21. qui che troviamo il
"Prototipo" dell'Elezione: nella sua prima e pi alta istanza
l'elezione riguarda il Signore Ges. La Scrittura ne parla e la
applica come la Sua elezione. stata volont dell'eterna Trinit
28

quella di eleggere e predestinare la seconda Persona affinch Egli


assumesse l'essere e l'esistenza di una creatura, affinch nascesse
come il Dio-uomo, "il primogenito di ogni creatura" (Colossesi
1:15). Egli era il soggetto dei decreti divini e l'oggetto immediato e
principale dell'amore dei coessenziali Tre. Come il Padre ha vita
in S stesso, cos Egli ha dato al Figlio (considerato come Diouomo) di avere la vita in S stesso (Giovanni 5:26), di essere fonte
della vita, della grazia e della gloria, per essere donato alla Sua
amata Sposa, che ha ricevuto l'essere ed il benessere dalla libera
grazia e dall'amore eterno di Jahv.
Quando Dio si proposto di creare, fra tutte le miriadi di
creature, sia angeliche che umane scaturite dalla Sua mente, da
essere portate in esistenza tramite Lui, l'uomo Ges Cristo stato
scelto fra di loro e destinato ad essere unito con la Seconda
Persona della santa Trinit, e cos santificato e stabilito.
Quest'atto originale e altissimo di elezione avvenuto per pura
sovranit e stupefacente grazia. Le schiere celesti sono state
scartate e la determinazione caduta sul seme della donna. Da
tutti gli innumerevoli semi che erano stati creati in Adamo, stata
scelta la linea di Abraamo, poi di Isacco, e poi di Giacobbe. Delle
dodici trib che sarebbero scaturite da Giacobbe, stata scelta
quella di Giuda. Dio non ha eletto un angelo per essere unito con
Suo Figlio, ma "ho innalzato un eletto fra il popolo" (Salmo 89:19).
Che diranno quelli ai quali tanto non piace la verit che gli eredi
del Cielo sono eletti, quando apprenderanno che Ges Cristo
stesso il soggetto dell'elezione eterna?
Jahv la causa prima ed il fine ultimo di ogni cosa. La Sua
essenza ed esistenza sono di Lui e da Lui, 'il solo che possiede
l'immortalit e che abita una luce inaccessibile; che nessun uomo
ha visto n pu vedere'. Attraverso una vasta eternit, gli eterni
Tre hanno goduto illimitata ed incomprensibile beatitudine nella
contemplazione di quelle perfezioni essenziali che appartengono
al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, l'eterno Jahv: il quale la
Sua propria eternit, e non pu ricevere alcuna aggiunta alla Sua
felicit essenziale o gloria da parte di una o tutte le Sue creature.
Egli esaltato al di sopra di ogni benedizione e lode. L'intera
29

creazione davanti a Lui, e com' vista da Lui, meno che nulla e


vanit. Qualcuno vorrebbe essere curioso ed investigare che cosa
mai Dio facesse prima di aver disteso i cieli e posto le fondamenta
della terra? La risposta la beata, co-uguale e co-essenziale
Trinit, Padre, Figlio e Spirito Santo, condividevano l'essere,
erano in societ ed erano essenzialmente beati in quell'eterna vita
divina, nell'interesse reciproco o propriet che hanno l'uno
nell'altro, in mutuo amore e delizia - come pure nel possedere una
gloria comune.
Dato, per, che nella natura stessa della bont quello di
comunicare s stessa, cos piaciuto all'eterna Trinit di
procedere in atti di creazione. La Trinit, eternamente benedetta,
alla quale nulla pu essere aggiunto o sottratto, sorgente e fonte
di quella beatitudine essenziale che sorge dalle immense
perfezioni nella natura infinita in cui essi esistono, nell'amore
reciproco che essi hanno uno per l'altro - e del loro reciproco
dialogo - si sono compiaciuti di rallegrarsi della comunione e
societ con la creatura. Il Padre eterno ha predestinato il Suo
Figlio co-essenziale nel prendere essere ed esistenza di creatura, e
dall'eternit Egli si vestito della forma ed ha portato la
personalit del Dio-uomo. La creazione di tutte le cose
attribuita nella Scrittura alla sovranit divina:
Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e
la potenza: perch tu hai creato tutte le cose, e per tua volont
furono create ed esistono (Apocalisse 4:11).
Non c' nulla fuori da Dio che possa muoverlo o motivarlo: Sua
regola la Sua volont, Suo fine ultimo la Sua gloria, "Perch da
lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno.
Amen" (Romani 11:36).
Dio, nel Suo fattivo creare ogni cosa, il fine d'ogni cosa:
"L'Eterno ha fatto ogni cosa per se stesso" (Proverbi 16:4 ND) e la
sovranit di Dio sorge naturalmente dal rapporto che ogni cosa
ha con Lui come loro Creatore, dalla loro naturale inseparabilit e
dipendenza da Lui per quanto riguarda il loro essere e benessere.
Egli ha l'essere di ogni cosa nella Sua propria volont e potenza e
dipende dal Suo beneplacito se impartirla loro oppure no.
30

"A Dio sono note da sempre tutte le opere sue" (Atti 15:18 ND).
"Nella Sua infinita intelligenza Dio comprende e coglie ogni cosa.
Proprio come Egli ha un'essenza incomprensibile, rispetto alla
quale la nostra non che una goccia in un secchio, cos Egli ha
una conoscenza incomprensibile, rispetto alla quale la nostra non
che un granello di polvere. Il suo decreto e prospettiva originale
nella creazione del cielo e della terra, degli angeli e degli esseri
umani, era la Sua propria gloria, cos ci che vi d fondamento ed
la base che lo sostiene il disegno di Jahv di esaltare Suo Figlio
come il Dio-uomo: Egli il fondamento e pietra angolare
dell'intera creazione di Dio. Dio non avrebbe mai proceduto negli
atti della Creazione se la seconda Persona della Trinit non avesse
accondisceso ad assumere la nostra natura e diventare una
creatura. Sebbene questo sia avvenuto solo dopo la Caduta, il
decreto che Lo riguarda risale a prima della Caduta. Ges Cristo,
il compagno del Signore degli eserciti, stato il primo di tutte le
vie di Dio" (S. E. Pierce).
Non c' nessun altro luogo in cui la sovranit di Dio meglio risalti
che nei Suoi atti di elezione e di riprovazione, avvenuti
nell'eternit e dei quali nulla nella creatura stessa ne causa. L'atto
per il quale Dio sceglie il Suo popolo in Cristo, avvenuto prima
della fondazione del mondo. Non dipeso dalla precognizione
che Dio possiede, n trova la Sua causa motivante in opere
meritorie. Esso completamente per grazia ed tutto per la Sua
lode e gloria. In nessun'altra cosa la gloria di Jahv tanto
manifesta. Senza dubbio la sua pi alta espressione stata la
predestinazione della seconda Persona della Trinit a divenire il
Dio-uomo. Che tutto questo sottostia al decreto di Dio chiaro
dalle stesse parole dell'Apostolo:
"....preconosciuto [qui parla di Cristo] prima della fondazione del
mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi" (1 Pietro
1:20).
Egli descritto come: "pietra vivente, rifiutata dagli uomini, ma
davanti a Dio scelta [eletta, ND] e preziosa" (1 Pietro 2:4).
31

Questo eccellente "Prototipo dell'Elezione", cos poco


conosciuto oggi, di tale importanza trascendente che
desideriamo soffermarci sopra ancora un poco per rilevare alcune
fra le ragioni per le quali Dio si compiaciuto di predestinare
l'uomo Ges Cristo, affinch fosse personalmente unito con Suo
Figlio.
Cristo stato predestinato per scopi ancora pi alti che salvare il
Suo popolo dagli effetti della sua caduta in Adamo.
In primo luogo, Egli stato scelto affinch in Lui, Dio si
rallegrasse molto ed infinitamente al di sopra di ogni altra
creatura. Unito alla seconda Persona della Trinit, l'uomo Ges
Cristo stato esaltato ad una stretta comunione con Dio. Il
Signore degli eserciti parla di Lui come "l'uomo che mi compagno"
(Zaccaria 13:7) e "il mio eletto di cui mi compiaccio" (Isaia 42:1).
In secondo luogo, Cristo stato scelto affinch Dio, potesse
osservare l'immagine di S stesso e di tutte le Sue perfezioni nella
creatura, tanto che i Suoi tratti eccelsi siano visti in Cristo come in
nessun altro: "Egli, che splendore della sua gloria e impronta della sua
essenza" (Ebrei 1:3). Della Persona del Cristo, infatti, si parla come
del Dio-uomo.
In terzo luogo, attraverso l'unione dell'uomo Ges Cristo, con
l'eterno Figlio di Dio, l'intera pienezza della Divinit doveva
dimorare personalmente in Lui: "Egli l'immagine del Dio invisibile, il
primogenito di ogni creatura ... Poich al Padre piacque di far abitare in lui
tutta la pienezza".
L'uomo Cristo Ges, quindi, stato scelto alla pi alta unione e
comunione con Dio stesso. In Lui l'amore e la grazia di Jahv
risplendono in tutta la loro superlativa gloria. Il Figlio di Dio ha
dato sussistenza e personalit alla Sua natura umana tanto che il
Figlio di Dio e la Sua natura umana non sono semplicemente una
carne come l'uomo e la donna lo possono essere (la comunione
pi stretta che noi si possa avere), n un solo spirito (come nel
caso di Cristo e della Chiesa, 1 Corinzi 6:17), ma una Persona. Per
questo motivo, la natura di questa creatura promossa alla
comunione nella societ della Santa Trinit. cos che Dio non si
32

comunica a Lui con misura, "Dio, infatti, non d lo Spirito con misura"
(Giovanni 3:34).
Discendendo ora ad un livello inferiore, l'uomo Cristo Ges
stato anche scelto per essere Capo di un seme (una discendenza)
eletta, gente scelta in Lui, gente alla quale stata data una
sussistenza super-creaturale e benedetta in Lui d'ogni benedizione
spirituale.
Per poter essere amore, Dio ha bisogno di un oggetto di tale
amore. Quest'oggetto deve avere un'esistenza prima che Egli
eserciti verso di Lui il Suo amore. Egli non pu, infatti, amare una
non-entit. necessario quindi che il Dio uomo, e gli eletti in Lui,
esistessero prima di ogni tempo nella mente divina come oggetti
dell'amore eterno di Dio. In Cristo, la Chiesa stata scelta
dall'eternit: l'uno il Capo, l'altra il Suo corpo; l'uno lo sposo,
l'altra la sposa; l'uno scelto e stabilito per l'altra. Essi sono stati
scelti assieme, eppure Cristo primo nell'ordine dei decreti di
Dio. Come dunque Cristo e la Chiesa esistevano nella volont,
pensiero e proposito di Dio Padre fin dall'inizio, cos Egli poteva
amarli ed in loro rallegrarsi. Cos come dichiara il Dio-uomo:
"...io in loro e tu in me; affinch siano perfetti nell'unit, e affinch
il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li ami come hai
amato me. Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche
quelli che tu mi hai dati, affinch vedano la mia gloria che tu mi
hai data; poich mi hai amato prima della fondazione del mondo"
(Giovanni 17:23-24).
Il Figlio di Dio, essendo predestinato prima di ogni tempo ad
essere Dio-uomo, era segretamente consacrato e stabilito tale e la
Sua natura umana gi aveva una sussistenza di fronte a Dio
nell'ambito di un patto. In conseguenza di questo, Egli gi in cielo
era il Figlio dell'uomo prima di diventare Figlio dell'uomo sulla
terra. Egli era Figlio dell'uomo segretamente di fronte a Dio,
prima di diventare Figlio dell'uomo apertamente ed in modo
manifesto in questo mondo. per questo che il Salmista esclama:
"Sia la tua mano sull'uomo della tua destra, sul figlio dell'uomo che hai reso
forte per te" (Salmo 80:17).

33

pure per questo che Cristo stesso dichiara: "E che sarebbe se
vedeste il Figlio dell'uomo ascendere dov'era prima?" (Giovanni 6:62).
"Dio, nella Sua eterna ed infinita bont d'amore, proponendosi
che Cristo diventasse una creatura e comunicasse con le Sue
creature, decret che nel Suo eterno consiglio quella Persona della
Trinit fosse unita alla nostra natura e ad una particolare delle Sue
creature, affinch nella Persona del Mediatore potesse essere
fissata la vera scala della salvezza attraverso la quale Dio potesse
discendere fra le Sue creature e le creature ascendere a Lui"
(Francesco Bacone).
"Cristo, fu prima eletto come Capo e Mediatore, cio la pietra
angolare per sostenere l'intero edificio. L'atto dell'elezione del
Padre in Cristo, infatti, presuppone che, prima Lui, sia scelto per
quest'opera di mediazione e per essere Capo della parte eletta del
mondo. Dopo questa elezione di Cristo, altri furono predestinati
ad essere 'conformi alla Sua immagin (Romani 8:29), cio a
Cristo, come Mediatore, e prendendo natura umana, non
semplicemente a Cristo considerato come Dio. Di questa
conformit, essendo specialmente intesa nell'elezione, nei
propositi del Padre, Cristo era il primo esemplare e copia di esso.
Una punta del compasso della grazia stava in Cristo come suo
centro, mentre l'altro ruotava sulla circonferenza. Il compasso,
dunque, puntava qui e l tracciando, per cos dire, una linea fra
ognuno di quei punti e Cristo. Il Padre, quindi, essendo causa
prima dell'elezione di alcuni dalla massa dell'umanit, fu la causa
prima dell'elezione di Cristo e questo per portarli al godimento di
ci per il quale erano stati eletti. forse allora verosimile che Dio,
nel fondare un regno eterno, debba consultarne i membri prima
di farlo col Capo? Il primo nome registrato nel libro dell'Elezione
stato Cristo, poi vi sono stati apposti gli altri nomi. Per questo
esso chiamato: Il libro dell'Agnello" (Stephen Charnock).
Proverbi 8
Il brano della Scrittura che maggiormente entra in ci che qui
stiamo esaminando, Proverbi 8, capitolo che ora considereremo
sommariamente. Vi sono molti brani in quel libro dove il termine
"sapienza" molto di pi che un'eccellenza morale, qualcosa che
34

si potrebbe considerare in modo persino pi grande di come


generalmente viene intesa, cio la personificazione di un attributo
divino. In non pochi brani (1:20-21, per esempio), il testo fa
riferimento a Cristo, del quale uno dei titoli che Gli sono attribuiti
"la sapienza di Dio" (1 Corinzi 1:24). cos che bisogna
considerare, infatti, quanto espresso dal capitolo 8 di Proverbi.
Che qui stia parlando una persona chiaro dal versetto 17, e che
si tratti di una persona divina, appare dal versetto 15. Non si
tratta, per, di una persona astratta, ma del Dio-uomo. Questo
evidente da che cosa qui si afferma di Lui
"Il SIGNORE mi ebbe con s al principio dei suoi atti, prima di fare
alcuna delle sue opere pi antiche" (v. 22). Chi qui sta parlando Cristo
stesso, l'unico Mediatore fra il Creatore e le Sue creature. Le
parole: "Il SIGNORE mi ebbe con s al principio dei suoi atti"
tende a nascondere che cosa vi si afferma, Nel testo ebraico
originale, non c' alcun prefisso, nulla che autorizzi la traduzione
ad anteporre "al" mentre la parola resa con "principio" significa il
primo o capo. Si dovrebbe, perci, tradurre: "Il Signore mi ebbe,
principio dei Suoi atti, prima di fare alcuna delle Sue opere pi
antiche". Cristo era "il primogenito" di tutti i pensieri e progetti di
Dio, e di Lui Egli si rallegrava molto tempo prima che l'universo
stesso venisse all'esistenza.
"Fui stabilita fin dall'eternit, dal principio, prima che la terra fosse" (v.
23). "Il nostro Redentore nato dal ventre di un decreto
dall'eternit, prima ancora che nascesse dal ventre di una vergine
nel tempo. Egli, era nascosto nella volont di Dio prima di essere
manifestato nella carne di un Redentore. Egli era l'agnello
immolato in un decreto prima ancora di essere immolato sulla
croce. Dio l'aveva con S sin dall'inizio, l'inizio dei Suoi atti, il
Capo delle Sue opere, e stabilito dall'eternit per essere la Sua
gioia tra i figli degli uomini" (Proverbi 8:22,23,31). (S. Charnock).
"Fui generata quando non c'erano ancora abissi, quando ancora non c'erano
sorgenti rigurgitanti d'acqua. Fui generata prima che i monti fossero fondati,
prima che esistessero le colline" (vv. 24-25). Ci si riferisce qui al Cristo
come a Colui che stato "generato" nella mente di Dio,
predestinato all'esistenza creaturale prima che il mondo stesso
35

fosse fondato. La prima delle intenzioni di Dio aveva a che fare


con la futura unione fra Suo Figlio e l'uomo Cristo Ges. Il
Mediatore, divenne cos il fondamento di tutti i divini consigli
(vedi Efesini 4:11 e 1:9-10. Come tale Jahv trino "l'aveva con S"
come uno scrigno nel quale sono posti tutti i Suoi disegni. Egli fu
"stabilito" o consacrato (v. 23) nel Suo carattere ufficiale come
Mediatore e Capo della Chiesa. In quanto Dio-uomo aveva
un'effettiva influenza in quanto Esecutore, su tutte le opere e
volont di Dio.
"Io ero presso di lui come un artefice; ero sempre esuberante di gioia giorno
dopo giorno, mi rallegravo in ogni tempo in sua presenza" (v. 30). Non si
tratta del compiacimento del Padre nel Figlio, in senso assoluto
come seconda Persona della Trinit, ma della Sua soddisfazione e
gioia nel Mediatore come Egli Lo vedeva nello specchio dei Suoi
decreti. Di Lui, come del Figlio fattosi carne, il Padre dice: "Questo
il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto" (Matteo 3:17). Era
con il predestinato Dio-uomo, che prima aveva sussistenza reale
nella mente divina, Colui del quale Egli si rallegrava prima che il
mondo esistesse. Nei Suoi eterni pensieri e concezioni
primordiali. l'uomo che era Suo compagno, divenne l'Oggetto
dell'ineffabile amore e compiacimento di Dio. Era molto di pi,
da parte di Jahv, di un semplice proporsi che il Figlio dovesse
assumere carne. Fu il Suo decreto a dare a Cristo sussistenza reale
di fronte a Lui e come tale impartiva al Suo cuore infinita
soddisfazione.
Questo beato aspetto del nostro argomento poco compreso
oggi, ma lo riteniamo di grande importanza tanto da fare su di
esso ulteriori osservazioni. Cristo il primogenito o capo
dell'elezione di grazia. Egli stato prefigurato al principio delle
opere di Dio. Di fatto, la creazione del mondo e la formazione
del primo essere umano erano finalizzati a far conoscere Cristo.
Com' detto in Romani 5:14: "...Adamo, ... figura di colui che doveva
venire". Come l'Eletto di Dio, nella creazione, formazione e
costituzione come capo federale dell'umanit, Adamo era un
rimarchevole tipo di Cristo.

36

Questo concetto deve essere ulteriormente spiegato. Per farlo


dobbiamo necessariamente ripetere ci che gi avevo scritto nel
mio saggio Unione spirituale e comunione, ma inevitabile.
C' un certo tipo di persone che di solito disprezzano ogni
dottrina e alle quali particolarmente invisa quella sulla sovranit
assoluta di Dio, che spesso ci esortano a "predicare Cristo".
Abbiamo, per, da lungo osservato come esse non predicano mai
Cristo nel Suo carattere ufficiale pi elevato, quello di Capo
federale del popolo di Dio. Essi, non dicono neanche una parola
su di Lui come dell'Eletto di Dio, del quale Egli si rallegra in ogni
tempo. Predicare Cristo , infatti, un compito molto pi
comprensivo di quanto molti suppongano, n pu essere fatto in
modo intelligente, fintanto che non si cominci dall'inizio e si
mostri come l'uomo Cristo Ges, sia stato eternamente
predestinato ad essere unito alla seconda Persona della Trinit.
"Ho innalzato un eletto fra il popolo" (Salmo 89:19). Questo
innalzamento cominciato con l'elevazione dell'umanit di Cristo
all'unione personale con la Parola eterna - che onore unico! Le
parole stesse: "Scelti in Cristo" implicano necessariamente che
Egli sia stato scelto per primo, come il terreno sul quale noi stessi
siamo stati piantati. Quando Dio sceglie Cristo, Egli non lo fa
come se fosse una persona singola, privata, ma come "persona
pubblica", come Capo del Suo Corpo, essendo noi stati scelti in
Lui come Sue membra. Dio poteva fare un patto con Cristo a
nome nostro proprio perch ci stato dato allora una sussistenza
rappresentativa di fronte a Dio. Che Egli di fatto abbia stabilito
un patto eterno con Cristo come Capo dell'elezione di grazia,
chiaro dal testo: "Io ho fatto un patto con il mio eletto; ho fatto
questo giuramento a Davide, mio servo" (Salmo 89:3). Questo
patto adombrato in quello che Egli ha stabilito nel tempo con
Colui che era tipicamente: "l'uomo secondo il cuore di Dio",
perch Davide veramente prefigurava Cristo, quando Dio aveva
fatto un patto con lui, cos come aveva fatto Giuseppe, quando
aveva fornito cibo ai suoi fratelli bisognosi, o come quando Mos
aveva condotto gli Ebrei fuori dalla casa di schiavit.

37

Che, dunque, coloro che desiderano predicare Cristo, facciano in


modo che Egli abbia la preminenza in ogni cosa - elezione
inclusa! Che essi apprendano a dare a Ges di Nazareth il
massimo onore, quello stesso che il Padre Gli ha dato. E', infatti,
un onore superlativo che Cristo sia il canale attraverso il quale
fluisce verso di noi tutta la grazia e la gloria che abbiamo o
avremo, cos come era stato stabilito fin dall'inizio.
Come insegna chiaramente Romani 8:29, in connessione con
l'elezione che Dio ha stabilito il Suo amato Figlio "affinch egli sia
il primogenito tra molti fratelli". Cristo stato stabilito come il
capolavoro della divina sapienza, il "Grande Prototipo" rispetto al
quale noi siamo chiamati ad essere copia e modello. Cristo il
primo e l'ultimo di tutti i pensieri, volont e vie di Dio.
L'universo non che il teatro e questo mondo il palcoscenico
principale sul quale il Signore Iddio si compiace di rappresentare
la pi grande delle Sue opere. La creazione di Adamo era una
prefigurazione di un Adamo migliore destinato ad avere
universale signoria su tutte le creature di Dio e la cui gloria
doveva brillare visibilmente tutt'attraverso il creato in ogni sua
parte. Non appena il mondo, come una casa completata ed
arredata di tutto punto pronto, l'essere umano vi introdotto
affinch lo abiti. Prima d'essere creato, per, vediamo come torni
a riunirsi la consulta dei Tre: "Facciamo l'uomo a nostra immagine,
conforme alla nostra somiglianza" (Genesi 1:26). L'essere umano
destinato ad essere "copia" di Cristo, il Dio-uomo, che
dall'eternit oggetto e soggetto dei disegni della Trinit. Adamo,
creato e fatto secondo l'immagine di Dio in ogni giustizia e
santit, era il prodotto del calco di Cristo, "....l'immagine del Dio
invisibile, il primogenito di ogni creatura" (Colossesi 1:15).
La formazione del corpo di Adamo, plasmato direttamente come
dalle mani di Dio, dall'argilla della terra, era figura ed ombra del
Figlio di Dio che assume natura umana. La Sua umanit formata
in modo immediato dallo Spirito Santo nel seno di una vergine
cos come il corpo di Adamo prodotto dalla terra vergine.

38

L'unione fra anima e corpo, in Adamo, pure riflette il pi


profondo e grande di tutti i misteri: l'unione ipostatica della
nostra natura nella persona di Cristo. Il Credo Atanasiano lo
esprime giustamente con queste parole: "Come infatti anima
razionale e carne sono un solo uomo, cos Dio e uomo sono un
solo Cristo" (35). Di pi, cos come la perfezione della persona di
Adamo comprendeva la perfezione d'ogni creatura ed era fatto in
modo tale da saper apprezzare ed impartire ogni consolazione e
piacere, cos la gloria dell'umanit di Cristo eccelle quella di ogni
creatura, persino quella degli angeli stessi. Se esaminiamo e
consideriamo con attenzione la persona e la posizione del primo
Adamo, meglio potremmo discernere quanto sia piena e
conveniente Egli fosse figura dell'ultimo Adamo.
Come Adamo, posto nel paradiso, si era visto portare tutte le
creature della terra di fronte a Lui, affinch ne avesse dominio
(Genesi 1:28), cos, essendo coronato di onore e gloria mondana,
pure in questo egli prefigurava Cristo, che ha signoria e dominio
universale su tutti i mondi, esseri e cose, come pu essere visto
nel Salmo 8 che in Ebrei 2:9, applicato al Salvatore. In quel
testo, infatti, Gli attribuita sovranit su tutte le creature,
magnificato dalla terra, dai cieli, dalla luna e dalle stelle. Sebbene,
infatti, per un poco Egli, nella Sua umiliazione, era stato reso
inferiore agli angeli, Egli lo nella Sua esaltazione. Egli
coronato Re dei re e Signore dei signori. Inoltre, sebbene il Diouomo, "il compagno del Signore degli eserciti", prima della Sua
esaltazione, era passato per un periodo di degradazione, la Sua
glorificazione era stata stabilita gi da prima che il mondo fosse
creato. "io dispongo che vi sia dato un regno, come il Padre mio ha disposto
che fosse dato a me" (Luca 22:29); "E ci ha comandato di annunciare al
popolo e di testimoniare che egli colui che stato da Dio, costituito giudice
dei vivi e dei morti" (Atti 10:42).
Che Cristo avesse sia una precedenza che una presidenza
nell'elezione era pure adombrato in altri aspetti della primitiva
esperienza di Adamo. Leggiamo infatti: "L'uomo diede dei nomi a
tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per
l'uomo non si trov un aiuto che fosse adatto a lui" (Genesi 2:20). Notate
39

l'accuratezza perfetta di questa tipologia: quando Dio crea


Adamo, Egli pure crea Eva in lui e, nel benedire Adamo, (Genesi
1:28) Dio benedice tutta l'umanit in lui. Allo stesso modo,
quando Dio elegge Cristo, il Suo popolo viene eletto in Lui
(Efesini 1:4). Essi, quindi, avevano un essere ed una sussistenza
virtuale in Lui da ogni eternit. per questo che Cristo
chiamato: " Padre eterno" (Isaia 9:5; cfr. Ebrei 2:13). Benedicendo
Cristo, Dio cos in Lui benedice gli eletti con Lui (Efesini 1:3;
2:5).
Sebbene Adamo, fosse uscito "molto buono" dalle mani del suo
Fattore, e gli fosse dato dominio su tutte le creature della terra,
leggiamo che: "per l'uomo non si trov un aiuto che fosse adatto a lui"
(Genesi 2:20). Di conseguenza, Dio gli provvede un partner
adatto. "E il Signore Iddio fabbric una donna della costa che egli avea tolta
ad Adamo, e la men ad Adamo" (v. 22 Diodati). Allo stesso modo,
sebbene Cristo sia stato il principio degli atti di Dio, stabilito fin
dall'eternit e di Lui il Padre si rallegrasse in ogni tempo (Proverbi
8:22,23,30), Dio non ritiene che Egli debba rimanere solo. Per
questo Gli provvede una "sposa" che condivida con Lui le Sue
grazie comunicabili, ricchezze e gloria, una "sposa" che, a tempo
debito, sia il frutto del suo costato trafitto e Gli sia portata dalla
grazia dello Spirito Santo.
Quando Dio d forma ad Eva e la porta ad Adamo per realizzare
un'unione nuziale, proprio l adombrato quell'altissimo mistero
della grazia, di Dio Padre che presenta i Suoi eletti e li affida a
Cristo: "Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dati dal
mondo; erano tuoi e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola"
(Giovanni 17:6). Pre-vedendoli attraverso lo specchio dei divini
decreti, il Mediatore li ama e trova in loro la Sua gioia (Proverbi
8:31), li "fidanza" a S stesso, prendendo la Chiesa, come Gli
presentata da Dio come una dote prevista nelle stipulazioni stesse
del Patto, un dono di Dio. Egli pure dice: "Questa, finalmente, ossa
delle mie ossa e carne della mia carne" (Genesi 2:23) e Cristo diventa
eterno Sposo della Chiesa. Come Adamo ed Eva erano uno prima
della Caduta, cos Cristo e la Chiesa sono uniti nella mente di Dio
prim'ancora che subentrasse il peccato.
40

Se dunque dobbiamo "predicare Cristo" nella Sua pi alta ed


ufficiale gloria, deve essere mostrato chiaramente come Egli non
sia stato ordinato, nei Suoi propositi eterni, per la Chiesa, ma che
la Chiesa stata ordinata per Lui. Notate come lo Spirito Santo
metta in particolare evidenza questo particolare punto della
tipologia: "Poich, quanto all'uomo, egli non deve coprirsi il capo, essendo
immagine e gloria di Dio; ma la donna la gloria dell'uomo; perch l'uomo
non viene dalla donna, ma la donna dall'uomo; e l'uomo non fu creato per la
donna, ma la donna per l'uomo" (1 Corinzi 11:7-9).
Come Adamo non era completo senza Eva, cos neanche Cristo
"completo" senza la Chiesa. Essa, infatti, la Sua "pienezza" o
complemento. Essa : "una splendida corona in mano al SIGNORE,
un turbante regale nel palmo del tuo Dio" (Isaia 62:3). cos che la
Chiesa pu essere detta necessaria per Cristo come un vaso vuoto
che Egli riempie di grazia e di gloria. In essa, Egli ripone tutta la
Sua gioia e Lui sar glorificato in essa e per essa tutta l'eternit. "Io
ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinch siano uno come noi siamo
uno" (Giovanni 17:22); "Poi venne uno dei sette angeli .... e mi parl,
dicendo: Vieni e ti mostrer la sposa, la moglie dell'Agnello. Egli mi
trasport in spirito su una grande e alta montagna, e mi mostr la santa
citt, Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, con la gloria di
Dio. Il suo splendore era simile a quello di una pietra preziosissima, come
una pietra di diaspro cristallino" (Apocalisse 21:9-11).
Nel Suo carattere di "Eletto" di Dio, oltre ad Adamo Egli
prefigurato anche da altri personaggi. indubbiamente
rimarchevole vedere come molti di coloro che erano eminenti
prefigurazioni di Cristo fossero oggetto essi stessi di un'autentica
elezione da parte di Dio, elezione per la quale erano stati scelti a
svolgere una funzione particolare. Al riguardo di Mos leggiamo:
"...tuttavia Mos, suo eletto, stette sulla breccia davanti a lui per impedire
all'ira sua di distruggerli" (Salmo 106:23). Di Aaronne detto:
"Nessuno si prende da s quell'onore; ma lo prende quando sia chiamato da
Dio, come nel caso di Aaronne" (Ebrei 5:4). Dei sacerdoti di Israele
riportato: "I sacerdoti, figli di Levi, si avvicineranno poich il SIGNORE,
il tuo Dio, li ha scelti per servirlo, per dare la benedizione nel nome del
SIGNORE, e la loro parola deve decidere ogni controversia e ogni caso di
41

lesione" (Deuteronomio 21:5). Al riguardo di Davide e della trib


dalla quale proveniva, scritto: "Ripudi la tenda di Giuseppe e non
scelse la trib di Efraim; ma elesse la trib di Giuda, il monte Sion che egli
amava ... Scelse Davide, suo servo, lo prese dagli ovili" (Salmi 78:67-68,
70). Ciascuno di questi casi adombra la grandiosa verit che
l'uomo Cristo Ges, fra tutte le creature, stato scelto da Dio per
occupare il grado pi alto di gloria e di beatitudine.
"E nulla di impuro, n chi commetta abominazioni o falsit, vi entrer; ma
soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell'Agnello" (Apocalisse
21:27). L'espressione "il libro della vita" senza dubbio figurativa,
perch lo Spirito Santo, si compiace di rappresentare cose
spirituali, celesti ed eterne (cos come i benefici che ne
conseguono) con diverse immagini e metafore, quelle che la
nostra mente pu meglio intendere ed il nostro cuore sentirne la
realt, cos che noi si possa pi prontamente riceverle. Eppure
dobbiamo sapere questo: la similitudine or ora fatta per
rappresentarcele alla nostra mente, non che un'ombra, ma ci
che vi adombrato ha significato e sostanza reale. Il sole nel
firmamento stato stabilito come emblema della natura di Cristo
- essendo Lui per il mondo spirituale ci che il sole per quello
naturale - eppure il sole non che un'ombra e Cristo la reale
sostanza.
Per questo Cristo chiamato "Sole di giustizia". Cos quando
Cristo paragonato alla luce, Egli "la vera luce" (Giovanni 1:9).
Quando paragonato ad una vite, Egli "la vera vite" (Giovanni
15:1), quando al pane Egli "il vero pane", il Pane della vita, il
Pane di Dio disceso dal cielo (Giovanni 6). Che questo principio,
dunque, rimanga bene in mente allorch ci imbattiamo nelle
molte metafore applicate nella Scrittura al Redentore. Cos qui, in
Apocalisse 21:27, pur permettendo di considerare "il libro della
vita" come un'espressione figurativa, siamo lungi dal non
ammettere che in cielo vi sia la realt stessa che rappresentata
attraverso di esso.
Il libro della vita
L'espressione "il libro della vita" ha le sue radici in Isaia 4:3, dove
Dio fa riferimento al Suo resto fedele come: "Avverr che i
42

sopravvissuti di Sion e i superstiti di Gerusalemme saranno chiamati santi:


chiunque, cio, in Gerusalemme sar iscritto tra i vivi", ed questo che
spiega il significato di tutte le espressioni similari. Dell'eterno atto
di elezione da parte di Dio se ne parla come dello scrivere i nomi
dei Suoi eletti nel Libro della vita. Questa figura suggerisce le cose
seguenti:
In primo luogo, l'esatta conoscenza che Dio ha degli eletti, il
modo come Egli si rammenta di loro, dell'amore che ha per loro e
come di loro Egli si rallegri.
In secondo luogo, che la Sua elezione eterna riguarda persone
particolari, i cui nomi sono registrati da Lui in modo definito.
In terzo luogo, per mostrare come essi siano assolutamente sicuri
e protetti. Dato che, infatti, Dio ha scritto i loro nomi nel libro
della vita, da esso non saranno mai cancellati ["Chi vince sar
dunque vestito di vesti bianche, e io non canceller il suo nome dal libro della
vita, ma confesser il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli"
(Apocalise 3:5)]. Quando i Settanta ritornano dal loro giro
missionario, essi erano tutti eccitati perch avevano visto come i
demoni fossero loro soggetti. Cristo, per, dice loro: "Tuttavia, non
vi rallegrate perch gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perch i vostri
nomi sono scritti nei cieli" (Luca 10:20; cfr. Filippesi 4:3; Ebrei 12:23).
Questo mostra come l'elezione da parte di Dio a vita eterna sia di
persone particolari - per nome - e quindi sicura ed immutabile.
Osserviamo ora in modo particolare come questo registro
dell'elezione sia designato come "Il Libro della Vita dell'Agnello"
e questo per almeno due ragioni:
In primo luogo, perch il primo nome che vi compare quello
dell'Agnello. Egli il primo nome della lista perch Egli deve
avere la preminenza, dopo di che seguono tutti gli altri nomi,
quelli che Gli appartengono, il Suo popolo. Notate come il Suo
Nome sia il primo ad essere registrato nel Nuovo Testamento:
Matteo 1:1!
In secondo luogo, perch Cristo la radice e i Suoi eletti sono i
Suoi rami, cosicch essi ricevono la loro vita da Lui in quanto essi
sono in Lui e sostenuti da Lui. scritto: "Quando Cristo, la vita
43

nostra, sar manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria"
(Colossesi 3:4). Cristo la nostra vita perch Egli "il Principe della
vita" (Atti 3:15). per questo che il divino registro nel quale sono
elencati tutti i nomi dei membri di Cristo, chiamato
propriamente "il Libro della Vita dell'Agnello", perch essi sono
interamente dipendenti da Lui per la loro vita.
In connessione, per, con la prima ragione, vorremmo presentare
un'ulteriore osservazione. chiamato "il Libro della Vita
dell'Agnello, perch il Suo il primo nome che vi compare. Non
si tratta questa di un'affermazione arbitraria: essa chiaramente
avallata dalla Bibbia: "Allora ho detto: "Ecco, vengo" (nel rotolo
del libro scritto di me) "per fare, o Dio, la tua volont"" (Ebrei
10:7). Chi parla qui il Signore Ges e, come spesso il caso (tale
la pregnanza delle Sue Parole), in esso vi un doppio
riferimento. In primo luogo agli archivi degli eterni consigli di
Dio, il rotolo dei Suoi decreti; in secondo luogo, alle Sacre
Scritture, che ne sono la trascrizione parziale. Esattamente in
questo stesso modo vi un duplice significato nel termine
"rotolo". Nel Salmo 40:7 senza dubbio "rotolo" (o volume) il
significato della parola ebraica ivi usata, ma in Ebrei 10:7, la
parola greca certamente dovrebbe essere resa con "testa" [di fatti,
in greco, : peri emou -en kefalidi
bibliou gegraptai peri emou, (in testa al libro scritto di me)].
"Kephal" (testa) ricorre 76 volte nel Nuovo Testamento, ed
sempre reso con "testa" eccetto qui. Ebrei 10:7, meglio tradotto,
dovrebbe essere: "In testa al libro scritto di me".
Ecco dunque la prova della nostra affermazione. Il Libro della
vita (il divino registro dell'elezione) denominato "il Libro della
Vita dell'Agnello, perch il Suo nome il primo che vi compare, e
chi ha esaminato quel rotolo, dice, entrando nel mondo: "In testa
al libro scritto di me". Ulteriore riferimento a questo libro lo fa
Cristo stesso in: "I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e nel
tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi eran destinati, quando nessuno
d'essi era sorto ancora" (Salmo 139:16). Il Salmista qui si riferisce al
suo corpo naturale, formatosi nel seno materno (v. 15) e poi si
come oggetto dei decreti di Dio. Il riferimento pi profondo,
44

per, a Cristo, tipologicamente rappresentato in Davide, dei


membri del Suo corpo mistico. "La sostanza della Chiesa, della
quale doveva essere formata, era sotto gli occhi di Dio come
proposta nel decreto dell'elezione" (John Owen).
Se un lettore, ben esercitato, si dovesse chiedere: come posso
essere sicuro che il mio nome sia scritto nel Libro della Vita
dell'Agnello? Potremmo brevemente rispondere cos.

Primo, dal fatto che, Dio ti ha insegnato a vedere e


portato a sentire la tua interiore corruzione, la tua
personale miseria, la tua orribile colpa, il tuo disperato
bisogno del sacrificio dell'Agnello.

Secondo, dal farti considerare Cristo di prima importanza


nei tuoi pensieri e stima, consapevole come Egli solo ti
possa salvare.

Terzo, dal portarti a credere in Lui, a riposare in Lui


l'intera tua anima, desiderando essere trovato in Lui, non
con la tua propria giustizia, ma con la Sua.

Quarto, facendolo infinitamente prezioso per te, tanto


che Egli sia tutto quello che tu desideri.

Quinto, dall'operare in te la determinazione a


compiacergli ed a glorificarlo.

45

46

3. LElezione: la sua verit


Prima di continuare con un esposizione ordinata di questa
dottrina, profonda, ma preziosa. Pu essere utile (soprattutto a
beneficio di coloro che hanno meno familiarit con questo
argomento), dimostrare preliminarmente come si tratti di una
dottrina del tutto biblica.
"Non forse scontato questo?" Potrebbero dire coloro che
conoscono a fondo la Bibbia. Di fatto no. Quanti, infatti,
possono oggi dire di aver ricevuto nelle loro chiese, istruzione
sistematica su questa dottrina? Sono molti i cristiani che non ne
hanno neppure mai sentito parlare o, molto probabilmente, ne
hanno sentito parlare, ma solo in maniera dispregiativa attraverso
presentazioni caricaturali ed inesatte. Non quindi affatto da
prendersi per scontato che sia necessario ora fare una pausa e
stabilire la verit della dottrina dell'elezione. In altre parole, ci
proponiamo in questo capitolo di fornire prove che ci di cui
stiamo scrivendo, non sia una qualche invenzione teologica di
Calvino o di qualche altro autore umano, ma che si tratti di una
dottrina chiaramente rivelata nelle Sacre Scritture. Il fatto, cio,
che Dio, prima della stessa fondazione del mondo, abbia operato
una differenza fra le Sue creature, scegliendone alcune e
rendendole speciale oggetto del Suo favore, insegnato
apertamente nella Bibbia. Tratteremo di questo argomento in
modo pi o meno generale, occupandoci del fatto stesso e
riservando i prossimi capitoli per un'analisi pi dettagliata con le
appropriate distinzioni.
Cominciamo prima di tutto col chiederci: Dio, possiede un
popolo eletto? Questa domanda deve essere posta a Dio stesso,
perch solo Lui pu risponderci. dunque alla Sua santa Parola
che dobbiamo volgerci se vogliamo riceverne risposta. Prima di
farlo, per, dobbiamo implorare Dio di concederci uno spirito
disposto ad apprendere, affinch umilmente riceviamo la
testimonianza divina al riguardo. Le cose di Dio, l'essere umano
non pu conoscerle se prima Iddio non gliele dichiara. Quando,
per, Egli gliele ha dichiarate, non solo rozza follia, ma anche
47

iniqua presunzione, che chiunque Gliele contesti o non vi creda.


Le Sacre Scritture, sono la regola della nostra fede, come pure la
regola della nostra condotta. Dunque: Alla legge! Alla
testimonianza!
Al riguardo della nazione di Israele leggiamo: "Tu sei un popolo
consacrato al SIGNORE tuo Dio. Il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha scelto
per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della
terra" (Deuteronomio 7:6); "Il SIGNORE ha scelto per s Giacobbe, e
Israele per suo speciale possesso" (Salmo 135:4); "Ma tu, Israele, mio servo,
Giacobbe che io ho scelto, discendenza di Abraamo, l'amico mio, tu che ho
preso dalle estremit della terra, che ho chiamato dalle parti pi remote di
essa, a cui ho detto: 'Tu sei il mio servo', ti ho scelto e non ti ho rigettato"
(Isaia 41:8-9).
Queste testimonianze, rendono incontrovertibilmente chiaro che
l'antico Israele era il popolo favorito ed eletto di Dio. Non
solleveremo qui la questione sul perch Dio lo abbia scelto
oppure per che cosa lo abbia scelto. Notiamo solo il nudo fatto in
s stesso. Nell'Antico Testamento, Iddio aveva una nazione eletta.
Eletti fra gli eletti
Bisogna poi osservare come persino all'interno della nazione
favorita, Israele, Iddio facesse delle distinzioni: c'era un'elezione
nell'ambito di un'elezione o, in altre parole, Dio aveva un Suo
proprio speciale popolo scelto all'interno della nazione stessa:
"...non tutti i discendenti d'Israele sono Israele; n per il fatto di essere stirpe
d'Abraamo, sono tutti figli d'Abraamo; anzi: in Isacco che ti sar
riconosciuta una discendenza. Cio, non i figli della carne sono figli di Dio;
ma i figli della promessa sono considerati come discendenza" (Romani 9:68); "Non sapete ci che la Scrittura dice a proposito di Elia? Come si rivolse
a Dio contro Israele, dicendo: Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno
demolito i tuoi altari, io sono rimasto solo e vogliono la mia vita? Ma che
cosa gli rispose la voce divina? Mi sono riservato settemila uomini che non
hanno piegato il ginocchio davanti a Baal. Cos anche al presente, c' un
residuo eletto per grazia. Ma se per grazia, non pi per opere; altrimenti,
la grazia non pi grazia. Che dunque? Quello che Israele cerca, non lo ha
ottenuto; mentre lo hanno ottenuto gli eletti; e gli altri sono stati induriti"
(Romani 11:2-7).
48

Vediamo cos che persino nell'ambito dell'Israele storico, la


nazione scelta ed esteriormente privilegiata, Dio opera
un'elezione, la scelta di un'Israele spirituale per farne oggetto del
Suo amore.
Nel Nuovo Testamento
o stesso principio di divina selezione appare in modo chiaro ed
evidente nell'insegnamento del Nuovo Testamento. Anche l
rivelato come Dio abbia un Suo popolo peculiare, oggetto del Suo
speciale favore, i Suoi cari figlioli. Il Salvatore ed i Suoi Apostoli
descrivono questo popolo in vari modi e spesso li designano con
il termine del quale qui trattiamo: "Se quei giorni non fossero stati
abbreviati, nessuno scamperebbe; ma, a motivo degli eletti, quei giorni
saranno abbreviati ... perch sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno
grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti ... E
mander i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti dai
quattro venti, da un capo all'altro dei cieli" (Matteo 24:22,24,31); "Dio
non render dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui?
Tarder nei loro confronti?" (Luca 18:7); "Chi accuser gli eletti di Dio?
Dio colui che li giustifica" (Romani 8:33); "poich, prima che i gemelli
fossero nati e che avessero fatto del bene o del male affinch rimanesse fermo il
proponimento di Dio, secondo elezione" (Romani 9:11); "Ecco perch
sopporto ogni cosa per amor degli eletti, affinch anch'essi conseguano la
salvezza che in Cristo Ges, insieme alla gloria eterna" (2 Timoteo
2:10); "Paolo, servo di Dio e apostolo di Ges Cristo per promuovere la fede
degli eletti di Dio e la conoscenza della verit che conforme alla piet" (Tito
1:1).
Potrebbero essere citati molti altri testi, questi per sono
sufficienti per dimostrare che di fatto Dio ha un popolo che Gli
appartiene. Se Dio stesso dice di averlo, chi potrebbe osare dire
che Egli non ce l'abbia?
La parola "eletto" in una delle sue forme, o il suo sinonimo
"scelto", ricorre nelle sacre pagine considerevolmente pi di 100
volte. Il termine, quindi, appartiene al vocabolario di Dio. Deve
significare qualcosa, deve trasmettere un'idea ben definita. Qual ,
dunque, il suo significato? Il ricercatore umile non forzer su
questo termine i propri sofismi, non cercher di leggervi i propri
49

preconcetti, ma si sforzer, in spirito di preghiera, di accertarsi


quale sia la mente dello Spirito di Dio al riguardo.
Un significato chiaro
La cosa non dovrebbe essere difficile, perch non esiste termine
del linguaggio umano che non abbia un significato pi specifico di
questo. Il concetto espresso universalmente attraverso questi
termini che uno preso e l'altro lasciato, perch se tutti
fossero scelti, non vi sarebbe pi "scelta". Inoltre, il diritto di
scegliere appartiene sempre a colui che sceglie: l'atto suo, il
motivo suo. in questo che "scelta" differisce dalla costrizione,
dal pagamento di un debito, dall'adempimento di un obbligo, o
dal rispondere a ci che esige la giustizia. La scelta un atto libero
e sovrano.
Che non ci sia dunque alcuna incertezza sul significato di questo
termine. Dio ha operato una scelta, perch elezione significa
selezione, designazione. Dio ha esercitato la Sua volont sovrana
e, dalla massa delle Sue creature, Egli ha identificato coloro sui
quali ha fatto la determinazione di impartire loro i Suoi favori
speciali. Non vi pu essere elezione senza scelta, e non vi pu
essere scelta senza un passare oltre ad altri.
La dottrina dell'elezione, significa che da ogni eternit Dio ha
operato la scelta di coloro che sarebbero stati il Suo tesoro
particolare, i Suoi cari figlioli, i coeredi con Cristo. La dottrina
dell'elezione, significa che prima ancora che Suo Figlio si
incarnasse, Dio ha segnato coloro che sarebbero stati da Lui
salvati. La dottrina dell'elezione, significa che Dio non ha lasciato
nulla al caso: il compimento dei Suoi propositi, il successo
dell'impresa di Cristo, l'atto di popolare il cielo, non dipende dal
volubile capriccio della creatura. La volont di Dio, non la
volont dell'essere umano, quella che determina il destino.
Gli angeli eletti
Consideriamo ora l'esempio pi rimarchevole e poco conosciuto
di divina elezione: "Ti scongiuro, davanti a Dio, a Cristo Ges e agli
angeli eletti, di osservare queste cose senza pregiudizi, e di non fare nulla con
parzialit" (1 Timoteo 5:21). Se dunque vi sono "angeli eletti",
50

devono necessariamente esservi "angeli non eletti", perch non vi


pu essere una cosa senza l'altra. Dio, cos, nel passato, ha
operato una selezione fra le schiere celesti, scegliendo alcuni per
essere vasi donore ed altri vasi di disonore. Coloro che Egli ha
scelto come oggetto del Suo favore, rimangono perseveranti,
soggetti alla Sua volont. Il resto cade quando Satana si ribella a
Dio, perch, attraverso la sua apostasia, egli si trascina dietro un
terzo degli angeli: "La sua coda trascinava la terza parte delle stelle del
cielo e le scagli sulla terra" (Apocalisse 12:4). A loro riguardo
leggiamo: "Se Dio infatti non risparmi gli angeli che avevano peccato, ma
li inabiss, confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi per il giudizio"
(2 Pietro 2:4). Quelli, per, che appartengono all'elezione della
grazia sono "gli angeli santi", santi in conseguenza della loro
elezione, non scelti perch fossero stati santi, perch l'elezione
avviene in una data precedente alla loro stessa creazione. L'atto
supremo di elezione lo si vede in Cristo, il pi alto fra le gerarchie
celesti.
Osserviamo ed ammiriamo, poi, la meraviglia e singolarit della
scelta che Dio opera fra le creature umane. Egli ha scelto una
porzione della razza d'Adamo affinch fossero in cielo i favoriti
pi alti.
"Ora questa la meraviglia delle meraviglie, quando giungiamo a
considerare che il cielo, persino il cielo dei cieli, del Signore. Se
Dio deve avere una razza eletta, perch non ne ha scelta una fra i
maestosi ordini degli angeli, o dai cherubini e serafini luminosi
che stanno attorno al Suo trono? Perch non ha fissato la Sua
attenzione sull'angelo Gabriele? Perch Dio non ha fatto in modo
che da lui sorgesse un ordine maestoso di angeli? Perch non ha
scelto quelli da prima della fondazione del mondo? Che cosa ci
poteva mai essere nella creatura umana, una creatura inferiore agli
angeli, che Dio dovesse sceglierla rispetto a questi spiriti angelici?
Perch a Cristo non sono stati affidati i cherubini ed i serafini?
Perch non ha assunto la natura degli angeli e non li ha portati in
unione speciale con Lui? Un corpo celeste avrebbe potuto essere
pi compatibile con la persona della Divinit che un corpo di
carne e sangue debole e sofferente. Ci sarebbe stato qualcosa di
51

sicuramente congruo se Egli avesse detto agli angeli: 'Voi sarete i


miei figli'. No, nonostante che Gli appartenessero, Egli passa loro
oltre e si abbassa fino all'essere umano" (C. H. Spurgeon).
Alcuni potrebbero suggerire che la ragione per la quale Dio ha
scelto discendenti di Adamo, in preferenza agli angeli, perch il
genere umano caduto in Adamo e quindi era un caso migliore
sul quale Dio poteva manifestare la Sua ricca misericordia. Una
tale supposizione, per, interamente fallace perch, come
abbiamo visto, un terzo degli angeli era pure decaduto dalla loro
eccelsa posizione. Eppure Dio, lungi dal manifestare loro
misericordia, "Egli ha pure custodito nelle tenebre e in catene eterne, per il
gran giorno del giudizio, gli angeli che non conservarono la loro dignit e
abbandonarono la loro dimora" (Giuda 6). Per loro non stato
provveduto alcun salvatore, a loro non stato predicato alcun
Evangelo. Non stupefacente questo? Dio che passa oltre gli
angeli decaduti e che sceglie di rendere recipienti della
misericordia divina i figli e le figlie di Adamo. S, davvero
meraviglioso.
Perch noi?
Dio ha determinato d'avere un popolo che fosse Suo tesoro
particolare, pi vicino e pi caro a Lui d'ogni altra creatura; un
popolo che fosse conforme all'immagine stessa di Suo Figlio.
Quel popolo stato scelto fra i discendenti di Adamo. Perch?
Perch non riservare questo supremo onore alle schiere celesti?
Esse sono un ordine pi elevato di creature; esse sono state create
prima di noi. Esse erano creature celesti, eppure Dio passa loro
oltre. Noi siamo della terra, eppure il Signore ha posto su di noi il
Suo cuore. Ancora ci chiediamo: perch? Ah, che coloro che
odiano la verit dell'alta sovranit di Dio e contestano la dottrina
dell'elezione incondizionata riflettano attentamente un suo
sorprendente esempio. Che coloro che insistono sfacciatamente
che sarebbe ingiusto se Dio mostrasse parzialit fra uomo e
uomo, ci dicano perch mai Dio voglia manifestare parzialit
operando una scelta fra diverse categorie di creature, impartendo
agli esseri umani favori che non manifesta agli angeli? Solo una
risposta possibile: perch cos Egli si compiaciuto di fare.
52

L'elezione un segreto divino, un atto della volont di Dio fatto


nell'eternit passata, Non rimarr, per, cos per sempre. No, a
tempo debito, Dio si compiace di rendere pienamente manifesti i
Suoi consigli eterni. Questo Egli l'ha fatto a vari gradi, sin
dall'inizio della storia umana. In Genesi 3:5 Egli ci rende noto del
fatto che vi sarebbero state due linee distinte: la "progenie" della
donna, che denota Cristo e il Suo popolo, e la "progenie" del
serpente, che significa Satana e coloro che sono conformi alla sua
immagine, ponendo Dio un'irriconciliabile differenza fra di loro.
Queste due "progenie" comprendono gli eletti ed i non-eletti.
Abele apparteneva all'elezione della grazia, di cui evidenza era
fornita dalla sua fede (Ebrei 11:4) perch solo coloro che sono
"ordinati a vita eterna" (Atti 13:48) "credono" in modo salvifico.
Caino apparteneva ai non-eletti: evidenza di questo si trova
nell'affermazione: "Caino, che era dal maligno" (1 Giovanni 3:12).
Cos, sin dall'inizio della storia, nei due figli di Adamo ed Eva,
Dio "prende" uno nel Suo favore, e "lascia" l'altro a soffrire la
giusta ricompensa delle sue iniquit.
Contempliamo poi l'elezione che corre nella linea di Seth, perch
era nei suoi discendenti (e non in quelli di Caino) che leggiamo:
"Allora si cominci a invocare il nome del SIGNORE" (Genesi 4:26).
Nel corso del tempo, per, anch'essi si corrompono fintanto che
l'intero genere umano diventa cos malvagio che Dio manda il
diluvio per spazzarlo via completamente. Anche qui, per,
possiamo trovare un esempio del principio della divina elezione,
non solo in Enoch, ma "No trov grazia agli occhi del SIGNORE"
(Genesi 6:8). lo stesso dopo il diluvio, perch una segnata
discriminazione troviamo nei figli di No: "Benedetto sia il
SIGNORE, Dio di Sem" (Genesi 9:26). D'altro canto, "Maledetto
Canaan! Sia servo dei servi dei suoi fratelli!" (Genesi 9:25), nel quale si
esprime la preterizione (il "passare oltre") e tutto ci che implica
l'essere respinti da Dio. Persino cos fra coloro che emergono
dall'arca, Dio fa una differenza fra l'uno e l'altro.
Dai figli di No sorgono le nazioni che hanno popolato il mondo:
"Queste sono le famiglie dei (tre) figli di No, secondo le loro
generazioni, nelle loro nazioni; da essi uscirono le nazioni che si
53

sparsero sulla terra dopo il diluvio" (Genesi 10:32). Fra quelle 70


nazioni Dio sceglie quella in cui sarebbe corsa la grande corrente
dell'elezione.
In Genesi 10:25 leggiamo come questo dividersi di nazioni fatto
al tempo di Eber, il nipote di Sem: "Ad Eber nacquero due figli; il
nome dell'uno fu Peleg, perch ai suoi giorni la terra fu spartita; e il nome di
suo fratello fu Ioctan". Perch ci viene detto questo? Per farci comprendere
come allora Dio cominci a separare la nazione ebraica in Eber riservandola
per S, perch Eber era loro capostipite. Per questo pure ci detto che
all'inizio della genealogia di Sem: "Anche a Sem, padre di tutti i figli di
Eber e fratello maggiore di Iafet, nacquero dei figli" (10:21). Questo
davvero sorprendente, perch Eber aveva avuto altri figli pi
vecchi (la cui linea genealogica pure ci tramandata), come
Asshur e Elin, capostipiti degli Assiri e dei Persiani. Questo
dettaglio apparentemente arido e poco interessante di Genesi 10,
al quale abbiamo fatto allusione, segnava il passo pi importante
verso la realizzazione dei divini consigli, perch allora che Dio
comincia a separare per S gli Israeliti in Eber, che Egli stabilisce
come loro padre. Fino ad allora gli Ebrei erano stati mescolati con
le altre nazioni, ora, per, Dio li "divide" dal resto, cos come le
altre nazioni sarebbero state divise l'una dall'altra. cos che
troviamo la posterit di Eber, anche quando erano pochi di
numero, designati come "Ebrei", designazione tradizionale che
differisce da quella di "Israele", nome religioso, distinguendoli da
coloro fra i quali si trovavano: "...Ma uno degli scampati venne a
informare Abramo, l'Ebreo, che abitava alle querce di Mamre, l'Amoreo,
fratello di Escol e fratello di Aner, i quali avevano fatto alleanza con
Abramo" (Genesi 14:13).
Quando, cos essi diventano una nazione numerosa e vivono fra
gli Egiziani, essi sono chiamati Ebrei (Esodo 1:15), mentre in
Numeri 24:24 sono distintamente chiamati Eber!
Quel che abbiamo cercato di spiegare definitivamente
confermato da: Ricrdati dei giorni antichi, considera gli anni delle et
passate, interroga tuo padre ed egli te lo far conoscere, i tuoi vecchi ed essi te
lo diranno. Quando l'Altissimo diede alle nazioni la loro eredit, quando
separ i figli degli uomini, egli fiss i confini dei popoli, tenendo conto del
54

numero dei figli d'Israele. Poich la parte del SIGNORE il suo popolo,
Giacobbe la porzione della sua eredit (Deuteronomio 32:4-9).
Notate, in primo luogo come qui il Signore esorti Israele a
considerare i tempi antichi, le tradizioni che sono state loro
trasmesse dai loro padri.
In secondo luogo, il particolare avvenimento a cui si allude
quando Dio divide fra le nazioni la loro eredit: il riferimento
la famosa divisione di Genesi 10.
In terzo luogo, quelle nazioni non sono chiamate figli di No
(che era nella linea degli eletti) ma figli di Adamo ["Quando
l'Altissimo diede alle nazioni la loro eredit, quando separ i figli
di Adamo, egli fiss i confini dei popoli, in base al numero dei
figli d'Israele", v. 8 ND], altro chiaro riferimento che Adamo
considerato capostipite dei reprobi.
In quarto luogo, quando Dio assegna alle nazioni non elette la
loro parte, persino allora la grazia ed il favore di Dio rivolta ai
figli di Israele.
In quinto luogo, "tenendo conto del numero dei figli d'Israele",
che era 70, quando si stanziano per la prima volta in Egitto
(Genesi 46:27) - l'esatto numero delle nazioni menzionate in
Genesi 10!
Il collegamento principale fra Eber e la nazione di Israele,
naturalmente, Abraamo e, nel suo caso, il principio dell'elezione
divina brilla con chiarezza cristallina. La chiamata che egli riceve
da Dio segna un'altra fase importante nello sviluppo degli eterni
propositi di Dio. Alla torre di Babele, Dio concede alle nazioni di
procedere nelle loro vie malvagie. Subito dopo, per, Iddio sceglie
Abramo, affinch diventi il fondatore della nazione a Lui favorita:
"Sei tu il SIGNORE Dio che hai scelto Abramo, lo hai fatto uscire da Ur
dei Caldei, e gli hai dato il nome di Abraamo" (Neemia 9:7). Non
stato Abraamo a scegliere Dio, ma Dio a scegliere Abramo: "Il
Dio della gloria apparve ad Abraamo, nostro padre, mentr'egli era in
Mesopotamia, prima che si stabilisse in Carran" (Atti 7:2).

55

Abraamo
Il titolo "Dio della gloria" viene qui usato per mettere in rilievo il
favore manifestato ad Abraamo, la gloria della grazia
nell'eleggerlo, perch per natura non c'era nulla in lui che lo
rendesse migliore dei suoi contemporanei dandogli titolo ad
essere notato da Dio. Anche per Abraamo si tratta di una
misericordia immeritata, una grazia sovrana. Questo ci reso
evidente da ci che ci vien detto in Giosu 24, a proposito della
sua condizione di fronte a Jahv quando gli appare: "Cos parla il
SIGNORE, il Dio d'Israele: 'I vostri padri, come Tera padre di Abraamo
e padre di Naor, abitarono anticamente di l dal fiume, e servirono gli altri
di'" (v. 2). Abramo viveva nella citt pagana di Ur ed apparteneva
ad una famiglia di idolatri! Pi tardi Dio fa notare ai suoi
discendenti proprio questo fatto, rammentando loro della loro
primigenia condizione di corruzione, mettendo esattamente in
evidenza come non vi fosse motivo alcuno in loro stessi per il
quale erano stati scelti da Dio: "Ascoltatemi, voi che perseguite la
giustizia, che cercate il SIGNORE! Considerate la roccia da cui foste
tagliati, la buca della cava da cui foste cavati. Considerate Abraamo vostro
padre e Sara che vi partor; poich io lo chiamai, quand'egli era solo, lo
benedissi e lo moltiplicai" (Isaia 51:1-2). Fa venire la pelle d'oca qui
l'espressione " la buca della cava da cui foste cavati": questa era la
loro condizione quando il Signore gli appare per la prima volta.
In questo brano, per, c' di pi. Notate attentamente le parole:
"poich io chiamai lui solo" (v. 3 CEI). Rammentate come questo
avveniva quando abitava ad Ur che, come dimostrano gli scavi
moderni, era allora una citt molto vasta: fra tutti i suoi
innumerevoli abitanti Dio ha scelto lui soltanto! Il Signore qui
mette in rilievo questo stesso fatto e ci chiama a riflettere sulla
singolarit della Sua elezione proprio con il termine "solo" (fatto
non rilevato da altre versioni). Vedete come qui ancora si riveli
l'assoluta sovranit di Dio che esercita la Sua volont imperiosa e
che sceglie secondo il Suo beneplacito. Egli manifesta la Sua
compassione per Abramo semplicemente perch Egli si compiace
di farlo e lascia il resto dei suoi connazionali nelle tenebre del
paganesimo semplicemente perch cos ritiene di dover fare. Non
56

c'era nulla in Abramo che lo distinguesse particolarmente dai


suoi compagni e che avesse spinto Dio a sceglierlo. In ogni caso,
qualunque cosa buona Abramo avesse in s, Dio stesso ve l'aveva
posta e quindi essa era conseguenza e non causa della sua scelta.
I discendenti di Abraamo
Tanto sorprendente quanto lo l'elezione di Abramo
ugualmente il modo in cui Dio tratta con i suoi discendenti. In
questo, Iddio fornisce l'epitome stessa di ci che largamente ha
caratterizzato la storia di tutti i Suoi eletti, perch cosa molto
rara trovare un'intera famiglia che non solo fa professione di
godere del Suo speciale favore, ma ne d chiara prova. La regola
comune che uno preso e l'altro lasciato, perch coloro ai quali
dato di credere veramente a questa verit preziosa e seria, pure
dato di fare esperienza della sua forza in connessione con i propri
simili. cos che la famiglia stessa di Abraamo, nei suoi
immediati e prossimi successori, il prototipo della futura
esperienza degli eletti. Nella sua famiglia, infatti, troviamo
sorprendenti esempi sia di elezione che di preterizione, prima nei
suoi figli e poi nei suoi nipoti.
Che Isacco fosse figlio di pura grazia selettiva (che era la causa e
non la conseguenza della sua fede e santit) e che come tale era
stato posto nella famiglia di Abraamo come un dono prezioso,
mentre Ismaele escluso da quel favore preminente, del tutto
evidente nel racconto della Genesi. Prima, infatti, che nascesse,
anzi, prima ancora di essere concepito, Dio dichiara ad Abraamo
che Isacco sarebbe stato erede con lui della salvezza stessa, che
aveva con lui irrevocabilmente siglato il patto di grazia,
distinguendolo cos da Ismaele che, bench fosse stato benedetto
materialmente, non era stato posto nell'ambito del patto di grazia.
ma piuttosto sotto il patto d'opere (vedi Genesi 17:19-21
confrontandolo con gli ispirati commenti al riguardo in Galati
4:22-26).
Pi tardi, mentre Isacco era ancora giovane e legato come
un'offerta sacrificale, Dio ratifica le promesse di benedizione che
Egli aveva fatto prima della sua nascita, confermandole in un voto
solenne: "Io giuro per me stesso, dice il SIGNORE, che, siccome tu hai
57

fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo, io ti colmer di
benedizioni e moltiplicher la tua discendenza come le stelle del cielo e come la
sabbia che sul lido del mare; e la tua discendenza s'impadronir delle citt
dei suoi nemici" (Genesi 22:16-17). Questo giuramento riguarda la
progenie spirituale, gli eredi della promessa. A questo si riferisce
l'Apostolo quando scrive: "Cos Dio, volendo mostrare con maggiore evidenza
agli eredi della promessa, l'immutabilit del suo proposito, intervenne con un
giuramento" (Ebrei 6:17). Qual era "l'immutabilit del suo
proposito" se non il Suo eterno decreto, il Suo proposito di
elezione? Il "mistero della sua volont", sono i Suoi decreti
stabiliti dall'eternit (Efesini 1:4,9,10). Chi sono, poi, gli "eredi
della promessa" se non gli eletti, proprio come Isacco?
Si potrebbe obiettare che la scelta di Isacco in preferenza ad
Ismaele non fosse un atto di pura sovranit, visto che il primo era
figlio di Sara ed il secondo di Agar, la serva egiziana presupponendo cos che i doni di Dio siano accordati in base alla
"qualit" di una persona. L'esempio che segue, per, preclude
anche questo sofismo ed interamente addebita ogni cosa alla
volont non causata e non influenzata dell'Altissimo. Giacobbe ed
Esa avevano lo stesso padre e la stessa madre: erano gemelli. Al
loro riguardo leggiamo: "...poich, prima che i gemelli fossero nati e che
avessero fatto del bene o del male (affinch rimanesse fermo il proponimento di
Dio, secondo elezione, che dipende non da opere, ma da colui che chiama), le
fu detto: Il maggiore servir il minore; com' scritto: Ho amato Giacobbe e
ho odiato Esa." (Romani 9:11-13). Inchiniamoci in rispettoso
silenzio di fronte a questo brano.
La nazione che sorge da Abraamo, Isacco e Giacobbe il popolo
eletto e favorito di Dio, scelto e separato dalle altre nazioni per
essere il ricettore delle ricche benedizioni di Dio. proprio
questo il fatto che aggrava l'enormit dei loro peccati, perch
maggiori privilegi implica maggiori responsabilit e maggiori
responsabilit non adempiute implica maggiore colpevolezza:
"Ascoltate questa parola che il SIGNORE pronuncia contro di voi, o figli
d'Israele, contro tutta la famiglia che io ho condotto fuori dal paese d'Egitto:
Voi soli ho conosciuto fra tutte le famiglie della terra; perci vi castigher per
tutte le vostre trasgressioni" (Amos 3:1-2).
58

Perch Israele?
Dai giorni di Mos, fino al tempo di Cristo, per un periodo di
1500 anni, Dio ha tollerato che tutte le nazioni pagane
camminassero nelle loro proprie vie, lasciandoli nella corruzione e
tenebre dei loro propri malvagi cuori. Nessun'altra nazione
possedeva la Parola di Dio, nessun'altra nazione poteva godere di
un sacerdozio stabilito da Dio. Solo Israele era stata favorita con
una rivelazione scritta celeste. Per quale motivo il Signore Iddio
ha scelto Israele come Suoi favoriti? I Caldei erano pi antichi, gli
Egiziani molto pi sapienti. I Cananei molto pi numerosi.
Nonostante questo, Iddio passato loro oltre. Perch dunque il
Signore ha scelto Israele? Certamente non perch eccellessero in
qualcosa pi di altri, come dimostra l'intera loro storia.
Da Mos fino a Malachia, si rileva come di fatto essi siano una
nazione "dal collo duro", ostinata, irriconoscente per i favori
ricevuti, scarsamente ubbidiente alla volont di Dio. La scelta che
Dio fa di loro non poteva essere stata causata dalla loro bont. Il
caso della sovranit di Dio molto chiaro:
"Infatti tu sei un popolo consacrato al SIGNORE tuo Dio. Il
SIGNORE, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro
particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. Il
SIGNORE si affezionato a voi e vi ha scelti, non perch foste
pi numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di
ogni altro popolo, ma perch il SIGNORE vi ama: il
SIGNORE vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha liberati
dalla casa di schiavit, dalla mano del faraone, re d'Egitto, perch
ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri"
(Deuteronomio 7:6-8).
La spiegazione di tutti gli atti e le opere di Dio deve essere trovata
in Lui stesso, nella sovranit della Sua volont, non in qualcosa
che si trovi nella creatura.
Nel Nuovo Testamento
Lo stesso principio di divina selezione rivelato in modo chiaro e
prominente non solo nell'Antico Testamento, ma anche nel
Nuovo. rilevabile in modo sorprendente in connessione con la
59

nascita di Cristo. In primo luogo, il luogo dove nasce Ges. La


sovranit di Dio manifestata in modo stupefacente proprio in
quell'avvenimento molto importante. Non stata Gerusalemme il
luogo della nascita di Ges, n alcuna delle citt prominenti della
Palestina. La nascita di Ges avviene in un piccolo villaggio privo
di importanza! Lo Spirito Santo richiama in modo particolare la
nostra attenzione in una delle maggiori profezie messianiche: "Ma
da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te
mi uscir colui che sar dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi
antichi, ai giorni eterni" (Michea 5:1). Quanto diversi sono i pensieri
e le vie di Dio dalle nostre! Quanto Egli disprezza ci che noi
maggiormente valorizziamo ed onora ci che noi guardiamo
dall'alto in basso. Dio sceglie come scena dell'avvenimento pi
importante di tutta la storia il pi insignificante di tutti i luoghi.
Notiamo, poi, come l'alta sovranit di Dio ed il principio della Sua
elezione singolare, appaia in coloro ai quali viene annunciato
per primi questa lieta notizia. A chi sono stati inviati gli angeli
per annunciare il fatto della nascita del Salvatore? Supponete che
su questo punto la Scrittura taccia: noi avremmo disposto le cose
in modo molto diverso. Non avremmo forse scelto come primi
destinatari di questo annuncio i leader religiosi di Israele, eredi e
gestori della fede di Israele? Ce n'erano pure di eccellenti!
Certamente avremmo fatto proclamare per la prima volta questo
messaggio nel Tempio di Gerusalemme, voluto da Dio e dove
Egli si compiaceva di rivelarsi. Non avviene, per, questo. Il
messaggio non viene inviato a sacerdoti e governanti, ma ad umili
e disprezzati pastori che accudivano alle loro greggi nei campi.
Anche in questo caso i pensieri e le vie di Dio sono molto diverse
dalle nostre. Quel che accade all'inizio dell'era cristiana
indicativo di come Dio scelga di agire attraverso tutto il corso dei
Suoi propositi.
"Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi
molti sapienti secondo la carne, n molti potenti, n molti nobili; ma
Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti;
Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio
ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose
60

che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perch nessuno si
vanti di fronte a Dio" (1 Corinzi 1:26-29).
Osserviamo poi come questa stessa grande verit sia messa in
rilievo da Cristo stesso durante il Suo ministero pubblico.
Guardate al Suo primo messaggio nella sinagoga di Nazaret: "E gli
fu dato in mano il libro del profeta Isaia; lo apr e trov quel passo dove era
scritto: Lo Spirito del Signore sopra di me, perch mi ha unto per
evangelizzare i poveri [e non i ricchi]; mi ha mandato per guarire quelli che
hanno il cuore rotto [non gli arroganti, ma quelli che fanno cordoglio per i
loro peccati], per proclamare la liberazione ai prigionieri [non quelli che si
vantano della loro "libera volont"] e il recupero della vista ai ciechi [non
quelli che ritengono di vedere], per rimettere in libert gli oppressi [non quelli
che ritengono di essere potenti], e per predicare l'anno accettevole del Signore"
(Luca 4:17-19 ND).
Quel che segue immediatamente indubbiamente pure notevole:
"Egli prese a dir loro: Oggi, si adempiuta questa Scrittura, che voi
udite. Tutti gli rendevano testimonianza, e si meravigliavano delle parole di
grazia che uscivano dalla sua bocca, e dicevano: Non costui il figlio di
Giuseppe?" (vv. 21,22). Bene, essi erano compiaciuti per le Sue
"parole di grazia", ma avrebbero tollerato la predicazione della
grazia sovrana? "...vi dico in verit che ai giorni di Elia, quando il cielo fu
chiuso per tre anni e sei mesi e vi fu grande carestia in tutto il paese, c'erano
molte vedove in Israele; eppure a nessuna di esse fu mandato Elia, ma fu
mandato a una vedova in Sarepta di Sidone. Al tempo del profeta Eliseo,
c'erano molti lebbrosi in Israele; eppure nessuno di loro fu purificato; lo fu
solo Naaman, il Siro" (vv. 25-27). Qui Ges insiste parlando loro
della verit della grazia sovrana di Dio, e quello proprio non
potevano sopportarlo: "Udendo queste cose, tutti nella sinagoga furono
pieni d'ira. Si alzarono, lo cacciarono fuori dalla citt, e lo condussero fin sul
ciglio del monte sul quale era costruita la loro citt, per precipitarlo gi" (vv.
28-29). Notate bene come qui si tratti di rispettabili persone
religiose che partecipavano al culto della sinagoga, ma esprimono
tutto il loro odio verso questa preziosa verit! Che non ci si
sorprenda affatto oggi quando come Suoi servitori ci viene
riservato lo stesso trattamento a cui era stato sottoposto il nostro
Padrone!
61

Il Suo sermone a Nazareth non affatto l'unica volta in cui il


Signore Ges proclama la dottrina dell'elezione. In Matteo 11, Lo
udiamo dire: "In quel tempo Ges prese a dire: Io ti rendo lode, o Padre,
Signore del cielo e della terra, perch hai nascosto queste cose ai sapienti e agli
intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. S, Padre, perch cos ti piaciuto"
(Matteo 11:25-26). Ai 70, Suoi discepoli, Egli dice: "Tuttavia, non vi
rallegrate perch gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perch i vostri
nomi sono scritti nei cieli" (Luca 10:20). In Giovanni 6, troviamo che
Cristo, di fronte ad una moltitudine che lo sta ad ascoltare, non
esita a parlare apertamente di un gruppo ristretto di persone come
di quelli che il Padre "Gli ha dato": "Questa la volont di colui che mi
ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li
risusciti nell'ultimo giorno" (Giovanni 6:39). Agli Apostoli dice: "Non
siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti
perch andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinch tutto quello
che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia" (Giovanni 15:16).
Non sarebbe forse scandalizzata la grande maggioranza di quelli
che vanno in chiesa, se essi udissero il Signore rivolgere queste
parole ad un numero ristretto di persone: "Io prego per loro; non prego
per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dati, perch sono tuo" (Giovanni
17:9).
I cristiani come eletti
Un'illustrazione interessante ed istruttiva dell'accento che lo
Spirito Santo pone su questa verit il fatto che quando il Nuovo
Testamento parla del popolo di Dio, la chiesa, si riferisce ad esso
con il termine "credenti" solo due volte, "Cristiani" solo tre volte,
mentre la designazione di "eletti" 14 volte e "santi" ("i messi a
parte") 62 volte! Rileviamo pure come nella Scrittura esistano altre
espressioni che indicano il concetto di "elezione": "Il SIGNORE
disse a Mos: Far anche questo che tu chiedi, perch tu hai trovato grazia
agli occhi miei, e ti conosco personalmente" (Esodo 33:17); "Prima che io
ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu
uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle
nazioni" (Geremia 1:5; cfr. Amos 3:2). "Non parlo di voi tutti; io
conosco quelli che ho scelti" (Giovanni 13:18; cfr. Matteo 20:16).
"...tutti quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero" (Atti 13:48);
62

"Fratelli, ascoltatemi: Simone ha riferito come Dio all'inizio ha voluto


scegliersi tra gli stranieri un popolo consacrato al suo nome" (Atti 15:14);
"all'assemblea dei primogeniti che sono scritti nei cieli, a Dio, il giudice di
tutti, agli spiriti dei giusti resi perfetti" (Ebrei 12:23).
La verit di base dell'elezione sta alla base di tutto lo schema della
salvezza. Ecco perch ci detto: "Tuttavia il solido fondamento di Dio
rimane fermo, portando questo sigillo: Il Signore conosce quelli che sono
suoi" (2 Timoteo 2:19). L'elezione presupposta necessariamente
e chiaramente da alcuni dei termini pi importanti usati nelle
Sacre Scritture in riferimento a vari aspetti della nostra salvezza
che, senza di essi, sarebbe inintelligibile. Per esempio, ogni brano
che parli di "redenzione" presuppone l'elezione eterna. In che
modo? Perch "redenzione" implica qualcosa che prima si
possedeva: significa ricomprare, tornare ad essere proprietario
liberando ci che sin dall'inizio era di Dio. Ancora: la parola
"rigenerazione" e "rinnovamento" implica necessariamente una
precedente vita spirituale - perduta quando siamo caduti in
Adamo (1 Corinzi 15:22). Ancora, il termine "riconciliazione" non
solo denota uno stato di alienazione precedente alla
riconciliazione, ma una condizione di armonia e di amicizia
precedente all'alienazione.
Tutto questo dovrebbe sicuramente bastare: la verit dell'elezione
stata dimostrata abbondantemente dalle Scritture. Se queste
molte e incontrovertibili prove non fossero sufficienti, sarebbe
una perdita di tempo moltiplicarne ulteriormente altre.
Nelle confessioni di fede
Rileviamo come questa grandiosa verit fosse pure ugualmente
fatta propria e sostenuta dalle precedenti generazioni di cristiani.
In primo luogo, una breve citazione dall'antico Credo dei Valdesi
elaborato durante le terribili persecuzioni inflitte loro dai Papisti:
"Che Iddio trae da quella corruzione e condanna le persone che
egli ha elette prima della fondazione del mondo, non perch egli
prevedesse in loro alcuna buona disposizione alla fede o alla
santit, ma per la sua misericordia in Ges Cristo suo figliuolo,

63

lasciandovi gli altri, secondo la ragione sovrana e irreprensibile


della sua libert e giustizia" (11).
Ecco uno dei 39 articoli della Chiesa di Inghilterra: "La
predestinazione alla vita e lo scopo eterno di Dio, con cui (prima
che fossero poste le fondamenta del mondo) egli ha fermamente
decretato, nel suo segreto consiglio, di liberare dalla maledizione e
dalla dannazione coloro che egli aveva scelto in Cristo di fra gli
uomini e di condurli, attraverso Cristo, alla salvezza eterna come
vasi onorevoli. Per cui, coloro che sono provvisti di un tale
eccellente beneficio di Dio sono chiamati, secondo il disegno di
Dio, dal suo Spirito che opera a tempo opportuno: mediante la
grazia essi seguono la chiamata; sono liberamente giustificati;
sono resi figli adottivi di Dio; sono fatti a immagine del suo Figlio
unigenito Ges Cristo; camminano religiosamente nelle opere
buone e, alla fine, per la misericordia di Dio, raggiungono la
felicit eterna" (17).
Questo, invece nella Confessione di fede di Westminster,
sottocritta da tutti i presbiteriani: "Per decreto di Dio e per la
manifestazione della sua gloria, alcuni uomini ed angeli sono stati
predestinati a vita eterna. Altri sono stati preordinati alla morte
eterna ... Gli angeli e gli uomini, predestinati e preordinati in
questo modo sono cos designati individualmente ed
immutabilmente. Il loro numero cos certo e definito che non
pu essere n aumentato n diminuito ... Quelli che, fra l'umanit,
sono predestinati alla vita, Dio, prima della fondazione del
mondo, secondo il suo eterno ed immutabile proposito ed il
segreto consiglio e beneplacito della sua volont, li ha scelti in
Cristo ad eterna gloria, sulla sola base di una libera grazia e per
amore, senza alcuna preconoscenza di loro eventuali fede o
buone opere o di perseveranza in alcuno di essi, n qualche altra
cosa nella creatura come condizione o causa che Lo spingesse ad
agire cos: tutto a lode e gloria della Sua grazia" (3:3-5).
E poi c' l'articolo III dell'antica Confessione di Fede Battista
inglese: "Per decreto di Dio e per la manifestazione della Sua
gloria, alcuni uomini ed angeli sono predestinati a vita eterna per
Ges Cristo, alla lode e gloria della gloriosa Sua grazia; altri
64

essendo lasciati ad agire nei loro peccati per la loro giusta


condanna, a lode della Sua gloriosa giustizia".
Non una novit!
Non si pensi che noi si abbia citato da questi documenti umani
solo per comprovare la nostra tesi. Non cos: per grazia di Dio
io crederei ed insegnerei questa grandiosa verit anche se nessun
altro prima di me l'avesse mai sostenuta e anche se tutti nella
cristianit l'avessero ripudiata.
Quello che abbiamo addotto buona prova del fatto che noi non
proponiamo alcuna eretica novit, ma una dottrina proclamata nel
passato in ogni senzione della Chiesa ortodossa sulla terra.
Abbiamo pure fatto le citazioni precedenti allo scopo di mostrare
quanto l'attuale generazione di cristiani professanti si sia
allontanata dalla Fede di coloro ai quali, per grazia di Dio,
dobbiamo la nostra libert di religione. Proprio come i moderni
negatori dell'ispirazione e dell'autorit delle Scritture (attraverso
l'alta critica), i negatori della creazione immediata (attraverso gli
evoluzionisti), i negatori della divinit di Cristo (attraverso gli
Unitariani), cos gli attuali negatori dell'elezione sovrana di Dio e
dell'impotenza spirituale dell'uomo, sono ugualmente un
allontanamento dalla Fede dei nostri padri, che era basata sulla
Parola inerrante di Dio.
La follia e lempiet di chi la nega
La verit della divina elezione stata esemplificata nel modo pi
cospicuo nella storia del Cristianesimo e la testimonianza stessa
della storia sconfessa la follia di coloro che ripudiano
l'insegnamento della Parola di Dio su questo argomento,
rendendo inescusabile la loro incredulit.
La veracit dell'elezione, infine, evidenziata dalla furiosa
opposizione che Satana le ha opposto e continua ad opporle. Il
diavolo combatte contro la verit, non contro l'errore. Il suo
implacabile odio era gi stato manifestato quando Cristo la
proclamava (Luca 4:28-29); lo stesso quando Paolo la predicava
(come in Romani 9:14,19 fra i tanti testi). Lo stesso aveva fatto
quando i Valdesi, i Riformatori ed i Puritani l'annunciavano 65

facendo uso dei Papisti come suo strumento per tormentare ed


uccidere quelli che la confessavano. Egli ancora oggi si oppone a
questa verit. Oggi egli lo fa sotto le sembianze di un "angelo di
luce". Fa finta, infatti, di essere molto geloso dell'onore del
carattere di Dio e dichiara che l'Elezione renderebbe Dio un
mostro di ingiustizia. Egli fa uso dell'arma della derisione: se
vera l'elezione, dice, perch predicare l'Evangelo? Egli cerca di
intimidire. Dice: anche se la dottrina dell'Elezione vera, non
saggio predicarla....
Ecco cos come l'insegnamento delle Scritture, la testimonianza
della storia e l'opposizione di Satana parlano tutte a favore della
veracit di questa dottrina.

66

4. LElezione: la sua giustizia


In qualche modo contro le mie stesse inclinazioni, ho deciso di
allontanarmi ancora dal metodo logico scelto per la mia
esposizione e, invece di procedere subito a sviluppare
ordinatamente questa dottrina, faccio un'ulteriore pausa per
considerare l'obiezione principale che ad essa viene opposta.
Capita sempre, infatti, quando si presenta Dio nell'atto di
scegliere certe Sue creature per farle oggetto dei Suoi speciali
favori, che si oda subito un generale grido scandalizzato di
protesta. Non importa quanti testi biblici si citino per sostenere
questo punto n quanti chiari brani si adducano per illustrarlo e
dimostrarlo, la maggior parte di coloro che si professano cristiani
obiettano a viva voce, accusandoci e dicendo come un tale
insegnamento diffami il carattere di Dio, rendendo Dio colpevole
di grossolana ingiustizia. quindi necessario, per risolvere questa
difficolt, prima di procedere ulteriormente nel tentativo di
fornire un'esposizione sistematica di questa dottrina, dare una
risposta a chi la critica in questi termini.
In un tempo come il nostro, dove sono ampiamente proclamati i
principi della democrazia e dove socialismo e comunismo
sembrano essere considerati da molti l'apice del progresso umano;
in un tempo in cui l'autorit umana e la sovranit sono sempre di
pi disprezzati; in un tempo in cui abitudine comune
"disprezzare l'autorit e parlare male delle dignit" (Giuda 8), non
fa tanta meraviglia che tanti che apertamente rigettino l'autorit
delle Sacre Scritture, si ribellino contro la pretesa "parzialit di
Dio". per, sconvolgente, in modo indicibile, trovare pure
come la maggior parte di coloro che fanno professione di ricevere
le Sacre Scritture come divinamente ispirate, digrignino i denti
contro il loro Autore, quando vengono informati che Egli ha
sovranamente eletto un popolo come Suo particolare tesoro e
udirli accusarlo di dimostrarsi, per questo, un odioso tiranno, un
mostro di crudelt. Tali bestemmie, per, mostrano solo come
"la mente carnale inimicizia contro Dio".

67

Non perch io abbia speranza alcuna di convertire tali ribelli


dall'errore delle loro vie che mi sento costretto a rilvare questo
aspetto del tema in discussione - anche se Dio si potrebbe
compiacere, nella Sua grazia infinita, di avvalersi di questo mio
debole scritto per illuminare e convincere qualcuno di loro. No,
vorrei piuttosto, aiutare coloro che, fra il popolo di Dio, sono
turbati dalle farneticazioni dei Suoi nemici e non sanno come
rispondere alle loro obiezioni. Come rispondere, infatti, a coloro
che dicono che se Dio opera una sovrana selezione fra le Sue
creature e le predestina alle benedizioni che nega ad innumerevoli
milioni di loro compagni, allora tale parzialit Lo renderebbe
colpevole di essere ingiusto verso questi ultimi? Il fatto, per,
evidente e li guarda in faccia da ogni lato, sia nella creazione che
nella provvidenza: Dio distribuisce le Sue misericordie in modo
non uniforme. Non c', infatti, alcuna uguaglianza nel modo in
cui Dio impartisce salute fisica e forza, capacit mentali, status
sociale e i comfort di questa vita. Perch mai, allora, dovremmo
essere sorpresi e confusi nell'apprendere che le Sue benedizioni
spirituali siano distribuite in modo altrettanto non uniforme?
Prima di procedere oltre, dobbiamo rilevare come il disegno di
ogni falso schema e sistema di religione sia quello di dipingere il
carattere di Dio, in modo tale da renderlo gradevole ai gusti del
cuore carnale, accettabile alla natura umana depravata. Questo
possibile quando si rappresenta Dio, in modo tale da travisare il
Suo carattere: ignorando quelle Sue prerogative e perfezioni che
non ci piacciono e suscitano le nostre obiezioni e, nel contempo,
mettere in rilievo, in modo sproporzionato quei Suoi attributi che
il nostro egocentrismo trova attraenti - come l'amore, la
misericordia e la longanimit. Dobbiamo far s, per, che il
carattere di Dio, sia presentato come di fatto lo troviamo nelle
Sacre Scritture, sia dell'Antico come del Nuovo Testamento.
Questo, per, sembra che non sia gradito: nove su dieci di quelli
che "vanno in chiesa", se sollecitati, ammetteranno francamente
che "quel Dio", per loro "impossibile da amare". Il dato di fatto,
caro lettore, incontrovertibile: per l'attuale generazione l'Iddio
altissimo che si rivela nelle Sacre Scritture, rimane "il Dio
sconosciuto".
68

solo perch gran parte della gente oggi cos ignorante del
carattere di Dio e cos priva di santo timor di Dio che essa rimane
all'oscuro della natura e gloria della giustizia divina, mettendola in
dubbio. La nostra un'epoca di sfacciata irriverenza: un'epoca
dove grumi di argilla inanimata, come noi siamo, osano
prescrivere ci che l'Onnipotente dovrebbe o non dovrebbe fare.
I nostri padri hanno seminato vento ed oggi i loro figli
raccolgono tempesta. I padri hanno deriso e squalificato il "divino
diritto dei re" ed oggi i loro discendenti ripudiano "il divino
diritto del Re dei re".Se i presunti "diritti" della creatura non sono
"rispettati", allora i nostri contemporanei non avranno nemmeno
rispetto per il Creatore, e se si insiste sulla suprema sovranit ed
assoluto dominio di Dio su tutto e tutti, essi non esiteranno a
vomitare le loro condanne contro di Lui. Le cattive compagnie
corrompono i buoni costumi (1 Corinzi 15:33): il popolo di Dio,
corre il rischio di essere infettato dal gas venefico che riempie
l'aria del mondo religioso.
Non solo l'atmosfera miasmica che si respira nella maggior parte
delle "chiese" una seria minaccia per il cristiano, ma c' in
ciascuno di noi una seria tendenza a "umanizzare" Dio: a
considerare le Sue perfezioni attraverso le nostre lenti intellettuali,
piuttosto che quelle della Scrittura; interpretare i Suoi attributi
come qualit umane. Era proprio di questo che Dio anticamente
si lamentava quando diceva: "Hai fatto queste cose, io ho taciuto, e tu
hai pensato che io fossi come te; ma io ti riprender, e ti metter tutto davanti
agli occhi" (Salmo 50:21). Questo un solenne avvertimento da
prendere molto a cuore. Ci che intendiamo dire questo:
quando leggiamo della misericordia o della giustizia di Dio,
tendiamo a pensare che siano secondo le qualit della misericordia
e della giustizia umana. Si tratta, per, di un grave errore.
L'Onnipotente non pu essere misurato secondo i criteri umani.
Egli infinitamente al di sopra di noi, tanto che ogni paragone
del tutto impossibile. quindi il massimo della follia per una
qualsiasi creatura, limitata com', sedere in giudizio e mettere in
discussione ci che fa Jahv.

69

Un'altra cosa: dobbiamo stare molto in guardia per evitare la follia


di fare distinzioni e graduatorie fra le divine perfezioni. Per
esempio: del tutto sbagliato supporre che Dio sia pi glorioso
nella Sua grazia e misericordia di quanto Egli lo sia nella Sua
potenza e maest. Questo errore, per, molto comune. Molti
esprimono verso Dio maggiore gratitudine quando li benedice
con buona salute pi di quanto lo siano per aver loro annunciato
l'Evangelo. Ne consegue forse che la bont di Dio nel concedere
cose materiali sia pi grande che la Sua bont nel concedere
benedizioni spirituali? Certo che no. La Scrittura spesso parla
della sapienza e della potenza di Dio manifestata nella creazione,
ma dov' che ci vien detto della Sua grazia e misericordia nel
creare il mondo? Se, quindi, noi comunemente "ci
dimentichiamo" di glorificare Dio per la Sua sapienza e potenza,
ne consegue forse che per esse Egli non debba essere cos tanto
adorato? Stiamo in guardia contro l'errore di esaltare una delle
perfezioni divine rispetto alle altre.
Che cos' la giustizia? trattare ogni persona in modo equo e
giusto, dandole ci che le dovuto. La giustizia divina
semplicemente fare ci che giusto. Questo, per, solleva la
questione: che cos' giusto verso la creatura? Che cos' che Dio
dovrebbe giustamente impartirle? Ah, caro amico, ogni persona
dalla mente sobria, subito obietter all'udire quel "dovrebbe", e fa
bene a farlo. Il Creatore non "deve" proprio nulla a nessuna delle
opere delle Sue mani. Egli solo ha diritto di decidere se una
creatura debba o non debba esistere. Egli solo ha la prerogativa di
determinare la natura, la condizione ed il destino di quella
creatura, sia essa un animale, un essere umano o un angelo; sia
che abbia un anima e sussista per sempre, oppure senza un anima
e duri solo un breve tempo; sia essa un vaso ad onore che porta
in comunione con S stesso, che un vaso a disonore che Lui
respinge.
Il Creatore possiede perfetta libert di creare o non creare, di
portare all'esistenza qualunque creatura Egli si compiaccia di
creare (e una visita allo zoo dimostrer come Egli abbia creato sia
creature dall'apparenza magnifica, sia creature parecchio strane).
70

Egli ha quindi l'insindacabile diritto di decretare, al riguardo di


queste creature, ci che a Lui piace. La giustizia di Dio
nell'elezione e nella preterizione, quindi, radicata nella Sua
suprema sovranit. La dipendenza che ogni creatura ha da Lui
completa. Il Suo diritto di propriet sulle Sue creature
indisputabile. Il Suo dominio su tutte le creature assoluto.
Questi fatti sono chiaramente stabiliti dalle Scritture - e
dimostrare questo completamente cosa molto semplice - che
diritto ha una creatura di dire a chi l'ha fatta: Che hai fatto? o
perch mi hai fatto cos? Nessuno.
"O uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa plasmata dir
forse a colui che la plasm: Perch mi hai fatta cos? Il vasaio
non forse padrone dell'argilla per trarre dalla stessa pasta un vaso
per uso nobile e un altro per uso ignobile?" (Romani 9:20-21).
Invece dessere il Creatore in obbligo alcuno verso le Sue creature,
la creatura che in obbligo verso Colui che le ha dato l'esistenza
e che ora sostiene la stessa sua vita. Dio ha il diritto assoluto di
fare ci che vuole con le creature che Egli ha formato.
Che abbiamo dunque da contestare se Egli d ad uno e non d ad
un altro, se Egli impartisce cinque talenti ad uno ed uno soltanto
ad un altro? Non Lo si pu minimamente accusare di ingiustizia.
Se Egli pu dare grazia e gloria a chi vuole senza essere passibile
di tale accusa, allora Egli pure pu decretare di fare cos senza
essere accusato d'alcunch. Forse che noi possiamo essere
accusati di ingiustizia quando scegliamo chi avere per amico,
compagno o confidente? Ovviamente, allora, Dio non ingiusto
quando sceglie a chi conferire i Suoi speciali favori, indulgere in
comunione con S stesso ora e dimorare con Lui per tutta
l'eternit. Un uomo pu scegliere la donna che vorrebbe sposare?
Quando fa la sua scelta, forse questo un'ingiustizia verso tutte le
altre donne alle quali passato oltre senza sceglierle? Allora, il
grande Iddio forse meno libero di fare la Sua scelta di chi dare
come sposa a Suo Figlio? Vergogna, vergogna, vergogna a coloro
che vorrebbero accordare meno libert al Creatore che alla
creatura!

71

Basterebbe rifletterci un po' e dovrebbe essere evidente a tutti


come non vi possa essere parit fra la giustizia umana e quella
divina. La giustizia umana esige che noi diamo a ciascuno ci che
gli dovuto, mentre Dio non deve niente a nessuno, nemmeno
ci che Egli si compiace di dargli. Nella sua rispettosissima
discussione sulla natura degli attributi di Dio, William Twisse
(Moderatore dell'Assemblea di Westminster, 1578-1646) rileva
che se la giustizia umana fosse della stessa natura di quella divina,
allora necessariamente ne conseguirebbe:
(1) che ci che giusto per l'uomo giusto per Dio;
(2) che essa debba essere giusta allo stesso modo. Se la giustizia
umana consiste nella sottomissione ed ubbidienza alla legge di
Dio, cos Dio stesso deve essere soggetto alla Sua stessa legge;
(3) come un uomo in obbligo di essere giusto, cos Dio in
obbligo di essere giusto, e quindi come Saul aveva peccato ed
aveva agito ingiustamente nel far uccidere i sacerdoti, cos Dio
stato ugualmente ingiusto a permetterlo.
A meno che la perversit del cuore non accechi il giudizio, si pu
facilmente comprendere come la giustizia divina debba essere
necessariamente d'ordine e carattere diverso da quello umano,
anzi, differente e superiore cos come l'amore di Dio lo rispetto
a quello umano. Tutti concordano sul fatto che una persona
agisca ingiustamente e pecchi quando tollera le trasgressioni di
qualcuno, quando sarebbe in suo potere di impedirgli di farlo. Se
la giustizia divina fosse dello stesso tipo, sebbene superiore in
grado, ne conseguirebbe necessariamente che Dio pecca ogni qual
volta Egli permette ad una delle Sue creature di trasgredire la
legge, perch pi che certamente avrebbe la capacit di
impedirglielo e che, anzi, pu esercitare quel potere senza
distruggere la libert della sua creatura:
"Dio gli disse nel sogno: 'Anch'io so che tu hai fatto questo nella
integrit del tuo cuore: ti ho quindi preservato dal peccare contro di
me; perci non ti ho permesso di toccarla'" (Genesi 20:6).
Cessate, dunque, voi ribelli di accusare l'Altissimo e di misurare la
Sua giustizia con il vostro metro tascabile, come pure dal cercare
72

di sondare la Sua sapienza o definire la Sua potenza, dato che essa


comprende la Sua imperscrutabile giustizia. "Nuvole e oscurit lo
circondano" e questo affermato espressamente in connessione con: "giustizia
ed equit sono le basi del suo trono" (Salmo 97:2).
Per evitare che qualche mio lettore sollevi obiezioni alle mie
ripetute citazioni di Twisse, un calvinista piuttosto radicale, citer
il pi moderato James Ussher: "Che cos' la giustizia divina?
essenzialmente una propriet di Dio per la quale Egli
infinitamente giusto in S stesso, di S stesso, per, da e attraverso
S stesso e nessun altro: 'Poich il SIGNORE giusto; egli ama la
giustizia" (Salmo 11:7). Qual la regola della Sua giustizia?
Risposta: la Sua libera volont e nient'altro, perch tutto ci che
vuole giusto. giusto proprio perch Egli lo vuole, non perch
sia giusto e quindi Egli lo vuole (Efesini 1:11; Salmo 115:3)".
Uomini come questi erano consapevoli della loro ignoranza, per
questo imploravano il cielo di ricevere istruzione, e Dio si
compiaciuto di accordare loro visione chiara. I farisei gonfi di
orgoglio dei nostri giorni, per, ritengono gi di vederci e quindi
non sentono alcun bisogno di essere illuminati. Di conseguenza
rimangono ciechi (Giovanni 9:40-41).
Cos pure il giustamente famoso teoogo puritano William Perkins,
scrive: "Non dobbiamo pensare che Dio faccia una cosa perch
buona e giusta, ma piuttosto la cosa buona e giusta proprio
perch Dio la vuole e la fa. Esempi di questo li troviamo nella
Parola di Dio. Dio comanda ad Abimelech di liberare Sara e
riconsegnarla ad Abraamo, altrimenti avrebbe distrutto lui e tutti i
suoi (Genesi 20:7). Per la ragione umana questo potrebbe
sembrare ingiusto. Perch mai i servi di Abimelech avrebbero
dovuto morire a causa delle colpe del loro padrone? Troviamo
poi che Acan commette una grave infedelt verso Dio e tutta la
casa di Israele ne subisce le conseguenze (Giosu 7). Davide fa il
censimento del popolo, cosa che Dio gli aveva proibito, e l'intero
popolo viene colpito da un'epidemia di peste (2 Samuele 24).
Tutto questo, per la ragione umana, pu sembrare ingiusto,
eppure, essendo opera di Dio, dobbiamo averne ogni rispetto e
giudicarlo giusto e santo".
73

Ahim, quanto poca di questa umilt pu essere trovata oggi nelle


chiese! Quanto presto la nostra generazione critica e condanna le
vie e le opere di Dio perch le ritiene convenienti!
Quant' lontana dalla verit la maggior parte di coloro che sono
considerati oggi "campioni di ortodossia": anche essi sono spesso
colpevoli di capovolgere le cose o mettere il carro davanti ai buoi.
Essi presumono comunemente che Dio stesso sia sottoposto alla
legge, che Egli sia moralmente costretto a fare quel che fa, tanto
che non potrebbe - a loro dire - fare altrimenti. Altri avvolgono le
loro parole in termini pi sofisticati, insistendo che sia la Sua
stessa natura a regolare tutte le Sue azioni. Non si tratta, per, che
di un abile sotterfugio. forse per una necessit della Sua natura
o per il libero esercizio della Sua sovranit che Egli impartisce
favori alle Sue creature? A questo la Scrittura risponde: "Cos
dunque egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole" (Romani
9:18). O mio lettore, se la Sua natura ad obbligarlo a manifestare
misericordia salvifica verso qualcuno, allora, per parit di ragioni,
Egli sarebbe pure obbligato a manifestare misericordia a tutti, e
quindi a portare al ravvedimento, alla fede ed all'ubbidienza, ogni
creatura decaduta. Basta, per, con queste cose insensate.
Affrontiamo ora questo aspetto del nostro tema da un'angolatura
completamente differente. Come ci potrebbe mai essere
ingiustizia in Dio quando Egli elegge qualcuno a salvezza,
quando, se non l'avesse fatto, tutti sarebbero inevitabilmente
periti, sia angeli che creature umane? Questa non affatto una
nostra deduzione o invenzione, perch la Scrittura dichiara
espressamente: "Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato una
discendenza, saremmo diventati come Sodoma e saremmo stati simili a
Gomorra" (Romani 9:29). Neppure una delle creature razionali di
Dio, celesti o terrestri, sarebbero mai state eternamente ed
efficacemente salvate indipendentemente dalla divina elezione.
Sebbene sia angeli che umani fossero stati creati in condizione di
perfetta santit, essi erano creature mutevoli, suscettibili di
cambiamento e caduta. S, in quanto il loro perseverare nella
santit dipendeva dall'esercizio della loro volont, se Dio non si
fosse compiaciuto di preservarli, la loro caduta sarebbe stata certa.
74

"Ecco, Dio non si fida dei suoi servi, e trova difetti nei suoi angeli" (Giobbe
4:18). Gli angeli erano perfettamente santi, eppure Dio non d
loro altra assistenza che quella di cui erano stati dotati al
momento della loro creazione. Egli "non si fida" di loro, della
loro condizione. Se essi fossero santi oggi, sarebbero suscettibili
di peccato domani. Se Dio li avesse mandati in giro per questo
mondo, sarebbero potuti decadere prima di ritornare in cielo. I
"difetti" che Dio imputa loro nel brano or ora citato non altro
che la loro mutabilit creaturale. Per loro, mantenere la loro
santit immutabilmente per l'eternit, senza pericolo di perderla,
era qualcosa di assolutamente superiore alle loro possibilit
creaturali. Per loro, quindi, essere immutabilmente preservati non
poteva che essere una grazia che scaturiva da una fonte diversa e
pi alta del patto d'opere o delle loro dotazioni naturali:
l'elezione della grazia, una grazia che si pone al di l della
dimensione creaturale.
stato bene che Dio, fin dall'inizio rendesse manifesto l'infinito
divario esistente fra la creatura ed il Creatore. Dio solo
immutabile, infatti, presso di Lui "non c' variazione n ombra di
mutamento" (Giacomo 1:17). stato bene, dunque, che Dio
ritirasse la Sua mano preservatrice da coloro che aveva creati
giusti, cosicch apparisse che la creatura pi elevata che c'era
(Satana, "un cherubino unto, un protettore", Ezechiele 28:14 ND)
era mutevole e sarebbe inevitabilmente caduta in peccato se fosse
stata lasciata all'esercizio del proprio libero arbitrio. Di Dio solo
pu essere affermato che "Dio non pu essere tentato dal male"
(Giacomo 1:13). La creatura, bench santa, pu essere tentata a
peccare, cadere ed essere irrimediabilmente perduta. La caduta di
Satana, poi, aveva aperto la via per mettere sempre meglio in
evidenza l'assoluta necessit della grazia selettiva - l'impartire alle
creatura l'immagine della stessa immutabile santit di Dio.
A causa della condizione di mutabilit della creatura, Dio
prevedeva che se tutte le Sue creature fossero lasciate a condursi
secondo la loro volont, esse sarebbero state in continuo pericolo
di cadere: Egli, dunque, stabilisce un'elezione di grazia per
eliminare ogni rischio dal caso dei Suoi eletti. Questo sappiamo
75

da ci che rivelato della loro storia. Giuda fa riferimento agli


"angeli che non conservarono la loro dignit e abbandonarono la loro dimora"
(Giuda 6) ed il resto d'essi avrebbero, presto o tardi fatto lo stesso
se fossero stati lasciati alla mutevolezza della loro volont. Lo
stesso si prova con Adamo ed Eva: entrambi danno evidenza
della loro mutabilit delle loro volont cadendo nell'apostasia: Di
conseguenza, Dio, prevedendo tutto questo, si costituisce "una
riserva" (Romani 11:4, spiegato nel verso 5, come "elezione")
provvedendosi "un resto" da benedire e che per l'eternit a sua
volta l'avrebbe benedetto. Elezione e grazia preservante non
devono mai essere separate.
Fin ora abbiamo rilevato:

in primo luogo che la giustizia divina d'ordine e


carattere interamente differente dalla giustizia umana;

in secondo luogo, che la giustizia divina fondata sul


sovrano dominio di Dio su tutte le opere delle Sue mani,
essendo l'esercizio della Sua Suprema volont.

In terzo luogo, che il Creatore non deve assolutamente


nulla alla creatura, nemmeno ci che Egli si compiace di
darle: la creatura ad essere permanentemente in obbligo
verso Dio.

In quarto luogo, che tutto ci che Dio vuole ed opera


giusto e ad esso bisogna rispettosamente sottomettersi e
Lui sempre adorare.

In quinto luogo, che impossibile accusare Dio


d'ingiustizia quando elegge certuni ad essere oggetto della
Sua stupefacente grazia, dato che, indipendentemente da
essa, tutti sarebbero eternamente periti.

L'argomento molto profondo: cerchiamo ora di scendere ad un


livello pi basso ma, ciononostante, semplice. Contempliamo
l'elezione divina in connessione con il genere umano decaduto in
Adamo.

76

Se in Dio non c' alcuna ingiustizia quando sceglie di accordare ad


alcuni uno speciale favore e benedizione eterna, dato che Egli
considera le Sue creature nell'ottica del Suo proposito di creare,
certamente non c' alcuna ingiustizia nel Suo determinare di
manifestare loro misericordia, dato che Egli li ha visti
anticipatamenente nella massa della rovinata razza d'Adamo.
Infatti, cos come una creatura priva di peccato non pu
pretendere nulla dal suo Creatore, dipendendo interamente dalla
Sua carit, allora, pi che certamente, una creatura decaduta ha
titolo di ricevere nulla di buono dalle mani del suo offeso
Giudice.
Questa l'angolatura dalla quale dobbiamo guardare il nostro
tema. L'essere umano decaduto un criminale, un fuorilegge e, se
si dovesse applicare rigorosamente la giustizia, dovrebbe ricevere
ci che meritano le sue iniquit. Questo, per, non
significherebbe altro che castigo eterno, perch le sue
trasgressioni implicano una colpevolezza infinita.
Prima per di approfondire ci che abbiamo appena detto,
bisogna pure rilevare che se la sola speranza per una creatura
santa si trova nella grazia selettiva di Dio, allora questo
doppiamente il caso per uno che sia non santo e totalmente
depravato. Se un angelo santo in costante pericolo, incapace di
conservare la sua purezza, a causa della mutevolezza della sua
natura e della volubilit della sua volont, che si potrebbe dire di
una creatura non santa? Che cosa? Non meno che questo: l'essere
umano decaduto ha una natura confermata nel male e quindi la
sua volont non ha pi la capacit di volgersi a ci che
spirituale, s, inclinata in modo inveterato contro Dio. Il suo
caso, quindi, del tutto ed eternamente privo di speranza, a meno
che Dio, nella Sua grazia sovrana, non si compiaccia di salvarlo da
s stesso.
Che i predicatori chiaccherino finch vogliono sulle presunte
capacit inerenti all'essere umano, la libert della sua volont, e la
sua capacit per il bene, eppure somma follia ignorare il fatto
molto serio della Caduta.

77

La differenza e lo svantaggio fra il nostro caso e quello di Adamo


prima della Caduta, pu essere a mala pena immaginata. Invece
che di una perfetta santit che possiede ed inclina la nostra mente
e volont, come faceva la sua, nel nostro cuore non esiste pi un
tale principio vitale. Al contrario, c' una totale disabilit verso ci
che spirituale e santo, anzi, un'inimicizia e contrariet verso di
esso. "Gli uomini errano, non conoscendo la forza del peccato
originale, n la profondit di corruzione che c' nel loro cuore. La
volont umana ora prima e principale sede del peccato. Il
peccato l seduto come su di un trono (Thomas Goodwin).
Non considereremo nemmeno gli aiuti che potrebbero esserci
proposti dall'esterno. perch quel che serve una nuova
creazione.
Non importa quanta istruzione una persona riceva o quante
persuasive esortazioni le si presentino, un etiope non pu
cambiare la sua pelle. N la luce naturale, n la persuasione e
nemmeno le operazioni generali dello Spirito Santo possono
alcunch se Dio, al di sopra ed oltre ad esse, non impartisca un
nuovo principio di santit nel cuore. Si legga Esodo 20 e
Deuteronomio 5: quali stupefacenti e gloriose manifestazioni di
S stesso Dio aveva concesso ad Israele al Sinai: forse che questo
era stato sufficiente per trasformare il loro cuore ed inclinare la
loro volont ad ubbidirgli? Poi si leggano per esteso i quattro
Vangeli e si contempli il Figlio di Dio fattosi uomo venuto a
dimorare tra di noi, non come giudice, ma come benefattore - che
andava attorno facendo del bene, nutrendo gli affamati, guarendo
i malati, proclamando l'Evangelo: forse che questo aveva
intenerito il loro cuore conquistandoli a Dio? No, essi lo odiano e
Lo crocifiggono.
Osservate, poi, il caso dell'umanit decaduta, alienata dalla vita di
Dio, morta nei falli e nei peccati, senza cuore, senza alcuna reale
volont d'abbracciare cose spirituali. In s stesso il caso
disperato, irrecuperabile, senza speranza.
Indipendentemente dall'elezione divina nessuno vorrebbe o
potrebbe essere salvato. Elezione significa che Dio si compiace di
riservare un residuo affinch la specie d'Adamo non perisca del
78

tutto. Quale ringraziamento riceve per questo? Neanche uno,


salvo quelli i cui occhi ciechi dal peccato non sono stati aperti per
percepire l'indicibile beatitudine di tale fatto. cos? S e no...
perch la grande maggioranza persino di coloro che si professano
cristiani, quando odono di questa verit, ignoranti degli stessi loro
interessi e delle vie di Dio, contestano e discutono l'elezione, Lo
ingiuriano a causa d'essa, Lo accusano di rozza ingiustizia e di
essere un tiranno spietato.
Ora, il grande Dio non ha bisogno che noi Gli facciamo da
avvocati difensori: a tempo debito, Egli efficacemente chiuder la
bocca d'ogni ribelle. Dobbiamo per fare qualche osservazione in
pi e rivolgerci a quei credenti per i quali la dottrina dell'elezione
causa di turbamento ed insistono a viva voce che Dio sarebbe
colpevole di ingiustizia quando sovranamente Egli elegge alcuni.
In primo luogo, quindi, vorremmo chiedere a questi calunniatori
di Jahv di provare questa loro accusa. Sono loro che devono
dimostrarla, se possono. Essi affermano che un Dio che elegge
sia ingiusto: che essi dimostrino che sia proprio cos. Non lo
potranno fare. Per poterlo fare dovrebbero mostrare come dei
trasgressori meritino qualcosa di buono dalle mani del Legislatore.
Essi devono mostrare come il Re dei re sia moralmente obbligato
a sorridere a coloro che hanno bestemmiato il Suo nome,
dissacrato i Suoi sabati, infangato la Sua Parola, oltraggiato i Suoi
servitori e, soprattutto, disprezzato e respinto Suo Figlio.
"C' forse un sol uomo nel mondo intero che avrebbe
l'impertinenza di dire che egli merita alcunch da parte del suo
Fattore? Se cos, sappiate che certamente avr quel che si
merita, e la sua ricompensa saranno le fiamme dell'inferno per
sempre, perch questo e solo questo che ogni essere umano si
merita da parte di Dio. Dio non in debito verso nessuno, e
nell'ultimo giorno il peccatore ricever tutto l'amore, la piet, e la
bont che merita: zero. Anche i perduti all'inferno avranno quel
che si meritano: la misura loro spettante dell'ira di Dio: ecco che
cosa si meritano, n pi n meno. Pu forse Iddio, cos, essere
accusato di ingiustizia quando d ad alcuni infinitamente di pi di
quel che si meritano?" (C. H. Spurgeon). Molti di coloro che
79

tanto lodano ed esaltano oggi "il caro Spurgeon" digrignerebbero


i denti per esecrare le sue parole se dovessero udire la sua
predicazione chiara e fedele. Preferiscono per ignorare certe
prediche e citare eventualmente solo quel che pi fa loro comodo
o peggio, far dire a Spurgeon quello che non ha mai detto
torcendo le sue parole.
In secondo luogo, vorremmo informare i detrattori di Dio che la
Sua salvezza non una questione di giustizia, ma di pura grazia, e
la grazia non qualcosa che qualcuno possa pretendere. Dove sta
l'ingiustizia se qualcuno fa quello che vuole con ci che suo? Se
io sono libero di elargire una somma in azioni caritatevoli, se lo
desidero, bisognerebbe forse concedere a Dio meno libert di
elargire i Suoi doni come pi Gli piace? Dio non deve nulla a
nessuno e quindi se Egli concede i Suoi favori in modo sovrano,
chi pu lamentarsene? Se Dio ti passa oltre, Egli non ti ha fatto
alcun torto, ma se Egli ti arricchisce, allora sei tu ad essere
debitore alla Sua grazia. Smettila, allora di chiaccherare sulla Sua
giustizia o ingiustizia ed unisciti con gioia a coloro che
sorprendentemente esclamano: "Egli non ci tratta secondo i nostri
peccati, e non ci castiga in proporzione alle nostre colpe" (Salmo 103:10).
La salvezza un dono che liberamente Dio si compiace di fare e
quindi di accordare a chi vuole.
In terzo luogo, vorrei chiedere a queste arroganti creature: a chi
mai Dio ha rifiutato la Sua misericordia quando qualcuno la cerca
con sincerit ed umile contrizione? Non forse vero che Dio
proclami l'Evangelo ad ogni creatura? Non forse vero che Dio
chiami tutti a deporre le armi della loro guerra contro di Lui e a
venire a Cristo per ottenere perdono? Non forse vero che Egli
promette di cancellare tutte le nostre iniquit se ci volgiamo a Lui
nel modo che Egli ha stabilito? Se ti rifiuti di farlo, se sei cos
tanto innamorato di ci che peccato da essere determinato a
distruggere la tua stessa anima, allora chi da biasimare?
Certamente non Dio. Ci possiamo fidare delle promesse del Suo
Evangelo e chiunque libero di comprovare se e come questo sia
vero. Se egli lo fa, se rinuncia al peccato e ripone in Cristo la sua
fede, allora scoprir di far parte egli stesso degli eletti di Dio.
80

D'altro canto, se egli deliberatanente disprezza l'Evangelo e


respinge il Salvatore, allora potr solo incolpare s stesso di quello
che gli avverr.
Questo ci conduce, in quarto luogo, a chiederci: se dite che
ingiusto che alcuni siano perduti ed altri salvati, chi che ha
causato la perdizione dei perduti? Chi mai Dio ha indotto a
peccare? Al contrario, Dio ammonisce ed esorta sempre a non
peccare. Chi mai lo Spirito Santo ha spinto a fare un'azione
sbagliata? Al contrario, costantemente Egli insegna a non peccare.
Dov' che le Scritture incoraggiano a commettere qualche
iniquit? Al contrario esse costantemente la condannano in tutte
le sue forme. Sarebbe dunque ingiusto Dio a condannare coloro
che deliberatamente Gli disubbidiscono? forse ingiusto Dio a
purire coloro che in modo sprezzante ignorano i segnali di
pericolo ed i Suoi ammonimenti? Certo no. A ciascuno Dio
sempre dir: "Tu sei distrutto, ... perch sei contro di me, contro il tuo
aiuto" (Osea 13:9 ND). la creatura che commette suicidio
morale. la creatura che spezza ogni corda che gli impedisce di
cadere nel precipizio della perdizione eterna. Nell'ultimo grande
giorno apparir chiaramente che Dio ha ogni giustificazione nel
fare quel che fa e dire quel che dice, e a condannare quando
condanna. "Ho peccato contro te, contro te solo, ho fatto ci ch' male agli
occhi tuoi. Perci sei giusto quando parli, e irreprensibile quando giudichi"
(Salmo 51:4).
Elezione prendere uno e lasciare un altro, ed implica libert da
parte di chi sceglie di prendere o di rifiutare. per questo motivo
che scegliere uno non danneggia l'altro che non ha scelto. Se fra
cento persone io scelgo una e la pongo in posizione di onore e di
profitto, io non faccio del male alle 99 che non ho eletto. Se fra
innumerevoli bambini bisognosi io ne adotto uno o due dando
loro cibo, casa, vestiti ed istruzione, io accordo loro un
grandissimo beneficio. Se io, cos, sborso del denaro e scelgo di
rendere felici due bambini, io non danneggio tutti gli altri. Certo,
essi rimarranno vestiti di stracci, denutriti e privi di educazione,
eppure essi non sono in condizione peggiore per avere io
manifestato il mio favore a due dei loro compagni - essi
81

continuano semplicemente a stare nella situazione in cui erano


prima.
Ancora, se fra dieci criminali giustamente condannati a morte, un
re si compiace di sceglierne cinque per accordare loro la grazia,
essi dovrebbero la loro stessa vita al favore regale. Ciononostante,
estendendo verso di loro soltanto la grazia egli non farebbe
ingiustizia alcuna agli altri cinque: essi sono lasciati a patire la
giusta pena che la legge commina loro a causa delle loro
trasgressioni. Essi soffrono solo quel che essi avessero sofferto
anche se la grazia non fosse stata concessa ai loro compagni. Chi,
allora, non vedrebbe come sarebbe un abuso dei termini, una
calunnia verso il re, quello di accusarlo di ingiustizia perch si
compiaciuto di esercitare le sue regali prerogative manifestando il
suo favore in maniera discriminante.
Il nostro Salvatore esprime in modo definitivo quest'idea
dell'elezione quando scrive: "Allora due saranno nel campo; l'uno sar
preso e l'altro lasciato; due donne macineranno al mulino: l'una sar presa e
l'altra lasciata" (Matteo 24:40-41). Se entrambi fossero "lasciati"
sarebbero entrambi perduti, quindi, "prendere" uno non
danneggia l'altro. Allo stesso modo per le donne menzionate in
questo versetto: prenderne una indubbiamente nei suoi riguardi
un grande favore, lasciare, per, l'altra non implica alcuna
ingiustizia. La divina elezione, quindi, una scelta di favorire
alcuni che non potrebbero pretendere nulla da Dio. Non alcuna
ingiustizia il fatto che altri siano lasciati, che Dio passi loro oltre,
perch essi continuano semplicemente ad essere quelli che erano,
l dov'erano anche se nessuno fosse passato a prenderne uno di
loro. Nell'esercizio della grazia elettiva, Dio manifesta
misericordia a chi vuole e, nell'impartire i Suoi favori, di ci che
Gli appartiene Egli fa ci che vuole.
Non difficile percepire i presupposti fallaci dei falsi
ragionamenti dei detrattori di Dio: dietro a tutto il loro mormorio
ed alle loro obiezioni contro la giustizia divina, giace il concetto
che Dio sia in obbligo di provvedere la salvezza di tutte le Sue
creature decadute. Un tale ragionamentro (?) manca di vedere
come se tale contesa fosse valida, allora Dio non avrebbe
82

particolare titolo a dei ringraziamenti. Come potremmo, infatti,


lodarlo per aver redento coloro che comunque era tenuto a
redimere? Se la salvezza un debito che Dio deve all'essere
umano per avergli concesso di decadere, allora la salvezza non
questione di misericordia. Non dobbiamo, per, attenderci che
coloro i cui occhi sono accecati dall'orgoglio comprendano
alcunch dei demeriti infiniti del peccato, della loro completa
indegnit e bassezza, ed quindi impossibile che essi si formino
un concetto veritiero della grazia di Dio, e percepiscano che
quando viene esercitata la grazia, essa necessariamente esercitata
in maniera sovrana.
Persino dopo aver noi rilevato quanto sopra ci sar sempre
qualcuno che, in modo sprezzante, dir: "Non forse vero che
Dio non ha riguardi personali? Come potrebbe Egli fare una
distinzione fra le persone e scegliere uno e non un altro?". I
calunniatori della divina predestinazione credono che o le
Scritture contraddicono s stesse, o che, nell'elezione Dio
consideri i meriti delle persone. Per rispondere a questo, citiamo
prima che cosa dice Calvino:
"Le Scritture negano che Dio abbia dei riguardi personali, ma
questo deve essere inteso in modo diverso da come lo
comprendono. Infatti, per 'riguardi personali' non si intendono
persone, ma quelle cose in una persona che per l'apparenza
esteriore di solito si conciliano con favore, onore e dignit,
oppure che attirano odio, disprezzo e disgrazia. Queste cose sono
ad esempio ricchezza, povert, nobilt, cariche pubbliche, paese,
eleganza di forma, da un canto, e dall'altro: povert, necessit,
basso lignaggio, sciatteria, disprezzo e simili. Cos, Pietro e Paolo
dichiarano che Dio non ha riguardi personali perch Egli non fa
differenza fra Giudei e Greci, per respingerne uno e riceverne
l'altro, semplicemente in base alla loro nazionalit (Atti 10:34;
Romani 2:11). Allo stesso modo Giacomo usa la stessa
espressione quando afferma che Dio, nel Suo giudizio, non
considera quanto una persona sia facoltosa oppure meno
(Giacomo 2:5). Non c' dunque alcuna contraddizione nella
nostra affermazione che, secondo il beneplacito della Sua volont,
83

Dio sceglie chi vuole per farli diventare Suoi figli,


indipendentemente dai meriti, mentre Egli respinge e riprova gli
altri. Eppure, a migliore soddisfazione, la questione pu essere
spiegata in questo modo. Essi chiedono come possa avvenire che
due persone si distinguano l'una dall'altra indipendentemente dai
loro meriti, che Dio, nella Sua elezione lasci uno e prenda un
altro. Io, d'altro canto, chiedo loro, se essi suppongano che quello
che scelto possieda qualcosa in lui che attragga il favore di Dio?
Se essi confessano di no, cos come dovrebbero, ne consegue che
Dio non guarda all'uomo, ma fa derivare il favore che gli concede
dalla Sua propria bont. L'elezione di uno da parte di Dio, quindi,
mentre Egli respinge un altro, non procede da un riguardo
personale, ma solo dalla Sua misericordia, che Egli pu
liberamente manifestare ed esercitare dovunque e quando Gli
piaccia di farlo".
Avere "riguardi personali" significa considerarli in modo
differente sulla base di una qualche differenza supposta o reale
che c' in essi oppure sulla base di circostanze particolari in cui si
trovano. Questo, per, non una base o ragione giustificabile per
tale considerazione preferenziale o trattamento. I "riguardi
personali" sono quelli di chi esamina e retribuisce una persona a
seconda del suo carattere od opere. Cos, per un giudice, assolvere
o premiare qualcuno perch ricco e non un altro perch
povero, o perch gli ha dato una bustarella, o perch sia un
parente prossimo o un amico intimo, oppure se il carattere e la
condotta dell'altro sia pi retta e la sua causa pi giusta. Il caso,
per, dei "riguardi personali" non sono applicabili a chi fa una
donazione caritatevole, cio concedere favori ed impartire
liberamente doni immeritati ad uno piuttosto che ad un altro
senza considerare meriti personali. Il benefattore ha perfetto
diritto di fare ci che vuole con il suo denaro, e coloro che da lui
sono trascurati non hanno base per lamentarsene.
Anche quando questa espressione si prende nella sua accezione
pi popolare, non c' nulla che maggiormente dia prova che Dio
non ha "riguardi personali" che il carattere della persona che
viene scelta. Quando gli angeli hanno peccato e sono decaduti
84

dalla loro posizione originaria, Dio per loro prevede alcun


salvatore, eppure, quando la razza umana ha peccato ed
decaduta dalla sua posizione originaria, per molti di loro Dio
provvede un Salvatore. Che il critico non amichevole di questa
dottrina soppesi bene questo fatto: se Dio avesse avuto "riguardi
personali" non avrebbe forse dovuto scegliere di salvare degli
angeli, essendo pi eccelsi, e passare oltre agli esseri umani? Il
fatto stesso che Dio faccia l'opposto Lo assolve da questa
calunnia. Prendete ancora, per esempio, la nazione che Dio
sceglie come oggetto dei Suoi favori terreni e spirituali rispetto ad
ogni altra durante 2000 anni di storia dell'Antico Testamento.
Qual era il carattere di questa gente? Volete conoscerlo? Era gente
priva di riconoscenza che sempre aveva da lagnarsi, gente testarda
e dal cuore duro, ribelle ed impenitente, e questo dall'inizio alla
fine della loro storia. Se Dio avesse avuto "riguardi personali"
certamente non avrebbe scelto gli Ebrei per tali favori e
benedizioni!
Il carattere stesso, quindi, di coloro che Dio sceglie tale da
confutare questa sciocca obiezione. Lo stesso ugualmente
evidente nel Nuovo Testamento: "Ascoltate, fratelli miei carissimi:
Dio non ha forse scelto quelli che sono poveri secondo il mondo perch siano
ricchi in fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano?"
(Giacomo 2:5). Benedetto sia il Suo nome che sia cos! Se infatti
Egli avesse scelto i ricchi, si sarebbe indubbiamente trovato male
con molti fra noi, non vero? Dio non ha scelto magnati e
milionari, finanzieri e banchieri, per essere oggetto della Sua
grazia. N Egli ha scelto gente di stirpe nobiliare o le persone
ragguardevoli della societ, quelli che sono considerati
particolarmente intelligenti o dotati, n le persone influenti di
questo mondo, o almeno, pochi fra questi hanno il nome scritto
nel Libro della Vita. No. Dio ha scelto coloro che erano
disprezzati, i deboli, gli umili, le non-entit di questo mondo (1
Corinzi 1:26-29) e questo affinch nessuno si glori alla Sua
presenza. Egli passa oltre ai fieri e pii Farisei e sceglie prostitute e
pubblicani! "Ho amato Giacobbe" dice, ma che c'era di tanto
amabile in Giacobbe? Nulla! Non sentite ancora l'eco delle
reazioni scandalizzate di fronte a questa scelta da parte di Dio?
85

"Che? Lui?". Se Dio avesse avuto "riguardi personali" certamente


non avrebbe scelto me, cos privo di valore come sono!

86

5. LElezione: la sua natura


stato ben detto che, "La ragione per la quale noi crediamo
nell'elezione perch la troviamo nella Bibbia. Nessuno potrebbe,
infatti, mai anche solo immaginare una tale dottrina, contraria
com' dal pensiero e dai desideri del cuore umano. Tutti, infatti,
all'inizio, fanno opposizione a questa dottrina, ed solo dopo
molte lotte, sotto l'opera dello Spirito di Dio, che ci viene dato di
accoglierla. Una perfetta acquiescenza a questa dottrina, un
assoluto silenzio in noi stessi, in adorante contemplazione, ai
piedi della sovranit di Dio, l'ultima acquisizione in questa vita
dell'anima santificata, cos come si trova alla soglia del Cielo. La
ragione per la quale si crede nell'Elezione questa e solo questa:
che Dio ce l'ha fatta conoscere. Se la Bibbia fosse stata una
contraffazione, non avrebbe mai potuto contenere la dottrina
dell'elezione, perch gli uomini sarebbero troppo avversi ad un
tale pensiero per darne espressione, ed ancor meno prominenza"
(George Sayles Bishop)1.
Fin ora, nell'esposizione che abbiamo fatto di questa verit
benedetta, abbiamo mostrato come la fonte dell'elezione sia la
volont di Dio, perch nulla esiste o pu esistere a parte da essa.
Abbiamo poi visto come il grandioso 'Prototipo' dell'elezione sia
l'uomo Ges Cristo, destinato ad essere unito con la seconda
Persona della Trinit. Poi, per sgombrare la strada davanti a noi in
vista di un pi dettagliato esame di questa dottrina, abbiamo
dimostrato la sua verit come pure la sua giustizia, cercando di
rimuovere dalla mente dei lettori cristiani gli effetti di disturbo e
contaminazione della principale obiezione che viene addotta
contro la divina elezione da parte dei suoi avversari. Cercheremo

Da: Dr. Geo. S. Bishop, The Doctrines of Grace, Chap. 11, "The Doctrine of
Election True," p. 167, del 1910 (Baker Book House, 1977). Dott. George Sayles
Bishop (1836-1914), stato pastore dal 1866 della prima chiesa presbiteriana
olandese (PCUSA) di Orange, New Jersey. Scrive pure nei famosi trattati: "I
fondamentali".
1

87

ora di rilevare quale siano gli elementi principali che la


caratterizzano.
Un atto di Dio
L'elezione, in primo luogo un atto di Dio. vero, viene il
giorno in cui ciascuno degli eletti sceglie Dio come assoluto suo
Sovrano e Bene supremo, ma questo l'effetto e in nessun senso
la causa della prima. La scelta che noi facciamo di Lui avviene nel
tempo; la Sua scelta avvenuta prima che il tempo iniziasse.
certo che se Lui non ci avesse prima scelto, noi non avremmo
affatto scelto Lui. Dio, che un Essere sovrano, fa tutto ci che
Gli piace sia in cielo che in terra. Egli ha il diritto assoluto di fare
con le Sue creature tutto ci che vuole, e quindi Egli ha scelto un
certo numero di esseri umani affinch diventassero il Suo popolo,
i Suoi figli e figlie, il Suo tesoro particolare. per questo che
l'elezione chiamata "elezione di Dio" (1 Tessalonicesi 1:4),
perch Egli ne la causa efficiente, e le persone scelte sono
chiamate "i Suoi eletti" (Luca 18:7; cfr. Romani 8:33).
Una scelta assoluta
Questa scelta da parte di Dio una scelta assoluta, interamente
fondata sulla grazia e non dipendente da alcunch di esterno a
Lui. Dio elegge chi elegge semplicemente perch sceglie di farlo,
non perch abbia visto un qualche bene o merito nella creatura
che Lo abbia attratto, e neanche sulla base di meriti o caratteri
attraenti che abbia visto anticipatamente che si sarebbero
verificati nella creatura. Dio assolutamente autosufficiente e
quindi non va mai al di fuori di S stesso per trovare una ragione
per le cose che fa. Egli non in alcun modo condizionato dalle
opere delle Sue mani.
Al contrario, Lui che condiziona, perch Egli solo Colui che
ha dato loro esistenza. Infatti, noi "in lui viviamo, ci muoviamo, e
siamo" (Atti17:28). stato quindi semplicemente per la spontanea
bont della Sua volizione che Dio ha estratto dalla massa di
coloro che si era proposto di creare, un popolo che manifestasse
le Sue lodi per tutta l'eternit, alla gloria della Sua sovrana grazia
nei secoli dei secoli.
88

Una scelta immutabile


Questa scelta da parte di Dio immutabile. necessariamente
cos perch non fondata su alcunch si trovi nella creatura
mutevole, o basato su alcunch si trovi fuori da Lui. Egli viene
prima di ogni cosa, persino prima della Sua "precognizione". Dio
non decreta qualcosa perch Egli conosca in anticipo quel che
succeder (come se avvenisse per cause spontanee, impreviste ed
incontrollabili), ma Egli lo conosce in anticipo proprio perch
Egli lo ha infallibilmente ed irrevocabilmente fissato, determinato
- altrimenti Egli semplicemente "indovinerebbe". Proprio perch
Egli conosce in anticipo quel che avverr (avendolo prestabilito)
Egli non "indovina". certo, e se certo, allora Egli deve averlo
prefissato. Dato che l'elezione un atto di Dio, essa per sempre,
perch tutto ci che Egli compie come speciale grazia
irreversibile ed inalterabile. Gli esseri umani possono per un po'
scegliersi i propri favoriti ed amici e poi cambiare idea e sceglierne
altri al posto loro. Dio, per, non agisce in questo modo. Egli di
un'unica mente e nessuno pu fargli "cambiare idea" (dopo che
siano sopravvenuti "fatti imprevedibili"). Il Suo proponimento
secondo elezione fermo, sicuro ed inalterabile. "...poich, prima che
i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male (affinch
rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione" (Romani 9:11);
"il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: 'Il
Signore conosce quelli che sono suoi'" (2 Timoteo 2:19).
Una scelta in Cristo
In secondo luogo, l'atto di elezione in Cristo fatto in Cristo. "In
lui ci ha eletti prima della creazione del mondo" (Efesini 1:4). L'elezione
di una persona non avviene perch Dio l'abbia trovata in Cristo
(come se vi fosse andata di propria iniziativa), ma essa che ve lo
pone. l'elezione che d agli eletti il loro essere in Cristo e la loro
unione con Lui. La loro conversione manifesta il fatto che essi
sono in Lui. Nell'infinita mente di Dio, Egli vuole amare una
compagnia della progenie di Adamo con amore immutabile ed
Egli li sceglie in Cristo per l'amore con il quale Egli li ama. Con
questo atto della Sua mente infinita, dall'eternit Dio ha dato loro
l'essere e la beatitudine in Cristo. Sebbene tutti siano decaduti in
89

Adamo, non tutti sono caduti allo stesso modo. I non eletti
cadono per essere dannati. Essi sono lasciati perire nei loro
peccati perch non hanno rapporto con Cristo - perch Egli non
era relazionato con loro come il Mediatore della loro unione con
Dio.
I non eletti avevano il loro tutto in Adamo, il loro capo naturale.
Gli eletti, per, si vedono impartite loro ogni benedizione
spirituale perch sono in Cristo, il loro capo glorioso e pieno di
grazia (Efesini 1:3). Essi non possono perdere queste benedizioni
perch sono state loro assicurate in Cristo. Dio li ha scelti come
Suoi, essi Suo popolo e Lui loro Dio; Egli loro Padre ed essi Suoi
figli. Egli li ha affidati a Cristo per essere i Suoi fratelli, i Suoi
compagni, la Sua sposa, i Suoi partner in tutta la Sua
incomunicabile grazia e gloria. Vedendo in anticipo la loro caduta
in Adamo e quali sarebbero stati i suoi effetti, il Padre si
proposto di farli risalire dalle rovine della caduta in
considerazione dell'impegno di Suo Figlio di conseguire per loro
ogni giustizia, e come loro Garante portare tutti i loro peccati nel
Suo proprio corpo sulla croce, rendendo S stesso sacrificio per il
peccato. L'amato Figlio di Dio diventato uomo in Ges Cristo
per realizzare tutto questo.
a questo che il Signore Ges, si riferisce nella Sua preghiera
sacerdotale quando dice al Padre: "Io ho manifestato il tuo nome agli
uomini che tu mi hai dati dal mondo; erano tuoi e tu me li hai dati; ed essi
hanno osservato la tua parola" (Giovanni 17:6). Qui Egli allude
all'intera elezione di grazia. Essi sono l'oggetto del compiacimento
del Padre; i Suoi gioielli; la Sua porzione. Agli occhi di Cristo essi
sono ci che il Padre ha contemplato che essi fossero fin
dall'inizio. Quale alta considerazione il Padre deve avere per il
Mediatore: se non fosse cos Egli non avrebbe mai affidato i Suoi
eletti alle Sue cure e gestione! Quanto grande pure
l'apprezzamento, in Cristo, del dono d'amore che Gli ha fatto il
Padre, altrimenti non avrebbe intrapreso la loro salvezza ad un
tale alto costo! Ora, l'affidamento degli eletti a Cristo un atto
differente e distinto dalla loro elezione. Prima gli eletti vengono
dichiarati appartenere al Padre per elezione, avendo Egli sceltone
90

le persone, e poi Egli li ha affidati a Cristo come dono del Suo


amore: "Erano tuoi [attraverso l'elezione] e tu me li hai dati", allo
stesso modo in cui detto che la grazia ci stata data in Cristo
Ges prima ancora che il mondo iniziasse: "Egli ci ha salvati e ci ha
rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo
proposito e la grazia che ci stata fatta in Cristo Ges fin dall'eternit" (2
Timoteo 1:9).
Un'elezione avvenuta prima della Caduta
In terzo luogo, quest'atto di Dio da considerarsi anteriore o
comunque non dipendente dal sopraggiungere del peccato.
Abbiamo gi anticipato quest'aspetto del nostro tema, eppure si
tratta di qualcosa circa il quale oggi ben pochi hanno chiarezza.
necessario trattarlo separatamente a causa della sua importanza. Il
punto particolare sul quale stiamo per riflettere se Dio, nell'atto
di eleggere il Suo popolo, lo abbia considerato nella sua
condizione di decadimento oppure quella di innocenza; se parte
della massa corrotta per la loro defezione in Adamo, oppure parte
della massa, ancora da creare, di creature pure. Quelli che
propendono per la prima concezione sono chiamati sublapsariani
[da "sub", sotto, o dopo, e "lapso", caduta], postlapsariani o
infralapsariani. Quelli che propendono per la seconda concezione
sono chiamati supralapsariani o prelapsariani ("sopra" o "prima"
della caduta). Nel passato questa questione stata dibattuta a
lungo nel Calvinismo e si fatta la distinzione rispettivamente fra
un Calvinismo "basso" e Calvinismo "alto". Lo scrittore di questo
saggio, dopo uno studio prolungato, propende senza esitazione
verso la posizione supralapsariana, consapevole che
eventualmente pochi siano disposti a seguirlo su questa strada.
Il peccato ha indubbiamente coperto come un velo il pi grande
dei misteri della grazia (eccetto solo quello della divina
incarnazione) e questo rende il nostro presente compito pi
difficile. Per noi molto pi facile comprendere la nostra miseria
- e la redenzione da essa attraverso l'incarnazione, ubbidienza e
sacrificio del Figlio di Dio, che concepire la gloria originale,
eccellenza, purezza e dignit della Chiesa di Cristo, come l'eterno
oggetto dei pensieri, consigli e propositi di Dio. Ciononostante, se
91

noi ci atteniamo strettamente alle Sacre Scritture, evidente


(almeno per lo scrittore di questo saggio) che il popolo di Dio
godeva di un'unione super-creaturale e spirituale con Cristo prima
di poter mai avere un'unione creaturale e naturale con Adamo;
come esso fosse benedetto con ogni benedizione spirituale nei
luoghi celesti in Cristo (Efesini 1:3) prima che Adamo fosse
decaduto e soggetto di tutti i mali della maledizione. Riassumiamo
prima le ragioni addotte da John Gill in appoggio a questo.
Il divino decreto di elezione pu essere suddiviso in due parti o
gradi, cio: (1) il Suo proposito al riguardo del fine che con esso
Egli si prefigge e (2) il Suo proposito al riguardo dei mezzi da
usarsi per raggiungere quel fine. La prima parte ha a che fare con
il proposito di Dio in S stesso, per il quale Egli determina di
riservarsi un popolo eletto e per la propria gloria. La seconda
parte ha a che fare con l'effettiva esecuzione della prima, fissando
i mezzi che dovranno essere usati affinch quel fine sia realizzato.
Queste due parti del decreto divino non devono essere n
separate n confuse, ma devono essere considerate distintamente.
Il proposito di Dio al riguardo del fine che Egli si propone
significa che Dio stabilisce che vi debba essere un certo popolo
da rendere oggetto dei Suoi speciali favori al fine di glorificare la
Sua bont e grazia sovrane. Il Suo proposito al riguardo dei mezzi
da usarsi significa che Egli determina di creare quel popolo, di
permettere la sua caduta e di risollevarli da essa attraverso la
redenzione ad opera di Cristo e la santificazione ad opera dello
Spirito. Essi non devono essere considerati decreti separati, ma
parti componenti e gradi di un unico proposito. Nei divini
consigli c' ordine altrettanto definito e reale di quello mostrato in
Genesi 1, in connessione della sequenza dei giorni della creazione.
Dato che il proposito al riguardo del fine che Dio si prefigge il
primo che si veda (nell'ordine della natura) prima di determinare i
mezzi dei quali Egli intende avvalersi, ci che primo nelle
intenzioni viene necessariamente ultimo nella sua esecuzione (in
quanto ne il risultato finale). Ora, dato che la gloria di Dio
l'ultima nell'esecuzione (essendone il risultato finale), ne consegue
necessariamente che essa fosse la prima nelle divine intenzioni.
92

Gli esseri umani, dunque, nel divino proposito al riguardo del


fine, Egli li ha considerati come n ancora creati n decaduti, dato
che sia la loro creazione che la permissione del peccato
appartengono al consiglio di Dio al riguardo dei mezzi. Non
ovvio allora che se Dio prima avesse decretato di creare gli esseri
umani e poi permesso loro di cadere, e poi dalla massa decaduta
ne avesse scelto alcuni in vista della grazia e della gloria, si sarebbe
forse Egli proposto di creare gli esseri umani senza alcun fine in
vista? Non significherebbe forse questo accusare Dio di ci che
una persona saggia non farebbe mai, cio di non avere un fine (un
motivo) per le proprie azioni? Quando un uomo si propone di
realizzare qualcosa (per esempio, costruire una casa) ne fissa poi i
modi ed i mezzi per portarla a termine. Si potrebbe forse per un
solo momento suppore che l'Onnisciente agirebbe altrimenti?
La distinzione or ora delineata fra il divino proposito al riguardo
del fine e Dio che determina i mezzi per giungere a quel fine,
chiaramente evidenziata dalle Scritture. Per esempio: "Infatti, per
condurre molti figli alla gloria, era giusto che colui, a causa del quale e per
mezzo del quale sono tutte le cose, rendesse perfetto, per via di sofferenze,
l'autore della loro salvezza" (Ebrei 2:10). Abbiamo qui prima il
decreto al riguardo del fine da raggiungere: Dio si propone di
condurre molti Suoi figli "alla gloria"; per quanto poi riguarda il
mezzo per raggiungere questo fine, Dio decreta che il capitano
della loro salvezza sia reso perfetto "per via di sofferenze". Nella
stessa maniera, in connessione con Cristo stesso: "Il SIGNORE
ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra finch io abbia fatto dei tuoi
nemici lo sgabello dei tuoi piedi" (Salmo 110:1). Dio decreta che il
Mediatore abbia questo alto onore conferitogli, ma a questo fine
Egli pure ordina che: "Si disseta al torrente lungo il cammino, e perci
terr alta la testa" (V. 7). Dio, cio, decreta che il Redentore beva
alla pienezza di quei piaceri che sono alla Sua destra per sempre:
"...ci sono gioie a saziet in tua presenza; alla tua destra vi sono delizie in
eterno" (Salmo 16:11). Per poter raggiungere quel fine Egli dovr
bere fino in fondo dall'amaro calice di afflizione. Cos pure per
il Suo popolo: Canaan la porzione loro destinata, ma viene
stabilito che per raggiungerla essi passino attraverso il deserto
dell'Esodo.
93

La predestinazione del Suo popolo a santit e gloria antecedente


alla Sua previsione della loro caduta in Adamo molto pi
coerente con l'esempio dato da Romani 9:11-12 del caso di
Giacobbe ed Esa che la concezione infralapsariana che il Suo
decreto li abbia contemplati come creature peccaminose. Vi
leggiamo infatti: "...poich, prima che i gemelli fossero nati e che avessero
fatto del bene o del male (affinch rimanesse fermo il proponimento di Dio,
secondo elezione, che dipende non da opere, ma da colui che chiama), le fu
detto: Il maggiore servir il minore". L'Apostolo mostra come la
preferenza sia stata data a Giacobbe indipendentemente da ogni
suo possibile merito, perch si tratta di un decreto emanato prima
che i gemelli fossero nati. Se si considera ci che Dio fa nel
tempo sia solo rendere manifesto ci che Egli ha segretamente
decretato dall'eternit, il punto che intendiamo dimostrare sar
ancora pi convincente. Gli atti di Dio, sia di elezione che di
preterizione - scegliere e passare oltre - sono stati compiuti senza
tenere in alcun conto alcun previsto "bene o male". Notate pure
come l'espressione qui associata, "il proponimento di Dio
secondo elezione" appoggi la tesi che nel decreto di Dio vi siano
due parti.
necessario pure rilevare come la predestinazione da parte di
Dio del Suo popolo a beatitudine eterna prima ancora di
conteplarli come creature decadute, si accorda molto meglio di
quanto fa l'idea infralapsariana con l'esempio del vasaio: "Il vasaio
non forse padrone dell'argilla per trarre dalla stessa pasta un vaso per uso
nobile e un altro per uso ignobile?" (Romani 9:21). Su di questo Beza
(collaboratore di Calvino nella chiesa di Ginevra) rileva che: "Se
l'Apostolo avesse prima considerato l'umanit come corrotta, egli
non avrebbe detto che alcuni vasi erano destinati ad onore ed altri
a disonore, ma, al contrario, avrebbe detto che, visto che tutti i
vasi sono destinati a disonore, alcuni sono stati lasciati in quel
disonore mentre altri sono stati traslati da disonore ad onore".
Lasciando ora inferenze e deduzioni, volgiamoci ora a qualcosa di
pi espresso e definito. In Efesini 1:11 ci vien detto: "In lui siamo
anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui
che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volont". Ora, un
94

esame attento di ci che precede questo versetto rivela una chiara


distinzione nel "ogni cosa" che Dio compie "secondo la decisione
della propria volont" o, per dirla diversamente, le benedizioni
spirituali che Dio impartisce al Suo popolo sono divise in due
classi distinte, secondo che Egli li contempla prima nella
condizione di non-decaduti e poi come decaduti. La prima e pi
alta classe di benedizioni enumerata nei versetti da 4 a 6 ed
hanno a che fare con il decreto di Dio al riguardo del fine; la
seconda e subordinata classe di benedizioni descritta nei versetti
da 7 a 9, ed ha a che fare con il decreto di Dio al riguardo dei
mezzi che Egli ha stabilito per raggiungere quel fine.
Queste due parti nel mistero della volont di Dio verso il Suo
popolo dall'eternit, sono chiaramente espresse dal cambiamento
del tempo dei verbi usati in questo testo. Il tempo passato. "ci ha
eletto" (v. 4), "avendoci predestinati come suoi figli" (v. 5) e
"grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio" (v. 6). Tutto
questo diventa tempo presente nel v. 7 "In lui abbiamo la
redenzione mediante il suo sangue". I benefici di cui si parla nei
versetti 4-6 non dipendono in alcun modo dalla considerazione
della Caduta, ma conseguono dal fatto d'essere stati scelti in
Cristo. Sono benefici pi alti e distinti dall'essere Lui il nostro
Redentore. La scelta che Dio ha fatto di noi in Cristo, nostro
Capo, affinch noi si sia "santi" non significa l'imperfetta santit
alla quale possiamo giungere in questa vita, ma una santit
perfetta ed immutabile che nemmeno gli angeli non decaduti
avevano per natura, e la nostra predestinazione all'adozione
denota un'immediata comunione con Dio stesso - benedizioni
che sarebbero state nostre anche se il peccato non fosse mai
entrato nel mondo.
Come rileva Thomas Goodwin nell'impareggiabile sua
esposizione di Efesini 1, "La prima fonte di benedizioni - perfetta
santit, adozione, ecc. - ci stata aperta senza considerare la
Caduta, sebbene qui non si tratti d'un ordine di tempo, dato che
tutte le cose che Dio decreta sono contemporaneamente nella Sua
mente; queste benedizioni, sia le une che le altre, sono state
destinate alla nostra persona. Dio, per, nei decreti che
95

riguardano questa prima sorta di benedizioni, ci ha considerato


come creature che Egli poteva ed avrebbe fatto cos gloriose... La
seconda fonte di benedizioni, per, ci sta aperta semplicemente
in considerazione della Caduta, benedizioni destinate a noi in
quanto peccatori ed increduli. Del primo tipo sono quelle 'a lode
della sua gloria' (v. 12), comprendendo per grazia la liberalit del
Suo amore, mentre del secondo tipo sono quelle definite: 'a lode
della gloria della sua grazia' (v. 6), comprendendo per grazia la Sua
libera misericordia".
Le prime e pi alte benedizioni avranno pieno compimento in
Cielo, in quanto conformi a quella condizione nella quale saremo
installati. Esse, nelle intenzioni primarie di Dio, precedono le altre
e di esse si parla come ordinate "prima della creazione del
mondo" (Efesini 1:4). Per questo esse saranno realizzate dopo la
fine di questo mondo [noi, infatti, ancora attendiamo (Romani
8:23) "l'adozione" alla quale siamo predestinati (Efesini 1:5)]. Il
secondo tipo di benedizioni, per, ci sono impartite nel mondo
quaggi, perch qui ed ora che noi riceviamo "il perdono dei
peccati" attraverso il sangue di Cristo. Ancora, il primo tipo di
benedizioni fondato solo sul rapporto che abbiamo con la
Persona di Cristo, com' evidente dall'espressione "In lui ci ha
eletti ... accolti nel suo amato Figlio", ma il secondo tipo di
benedizioni radicato nella Sua opera di redenzione che
scaturisce dal sacrificio di Cristo. cos che il secondo tipo di
benedizioni possono essere considerate la rimozione di quegli
ostacoli causati dal peccato che si mettono in mezzo fra noi e la
gloria alla quale siamo destinati.
Il duplice ufficio di Cristo
Questa distinzione fra le benedizioni che riceviamo in Cristo
come creature ed attraverso Cristo come peccatori,
ulteriormente confermata dal duplice ufficio o funzione che Egli
svolge nei nostri riguardi. Questo chiaramente espresso nel testo
che dice: "il marito infatti capo della moglie, come anche Cristo capo
della chiesa, lui, che il Salvatore del corpo" (Efesini 5:23). Notate
attentamente l'ordine di quei titoli: in primo luogo per noi Cristo
capo (questo pone il fondamento del nostro rapporto con Dio
96

come figli adottivi) nei termini di un matrimonio con Suo Figlio.


In secondo luogo, Egli il nostro "Salvatore", cosa che
necessariamente sottintende il peccato dal quale Egli ci salva. Con
Efesini 5:23 dovrebbe essere confrontato Colossesi 1:18-20 dov'
evidente lo stesso ordine: nei versetti 18 e 19 apprendiamo ci al
quale Cristo (e la Sua Chiesa con Lui) assolutamente destinato.
Egli , in questo modo, il fondatore della condizione nella quale
entreremo dopo la risurrezione; poi, nel versetto 20 Lo vediamo
come Redentore e Pacificatore: prima Egli "capo" della Sua
Chiesa, poi il suo "salvatore". da questa duplice relazione di
Cristo con i Suoi eletti che sorge la duplice gloria alla quale Egli
destinato: la prima intrinseca, che a Lui appartiene come il Figlio
di Dio che dimora nella natura umana (in questo Egli capo di
una Chiesa gloriosa, cfr. Giovanni 17:5); la seconda pi estrinseca,
conseguita dalla Sua opera di redenzione e acquistata attraverso
l'agonia della Sua anima (vedi Filippesi 2:8-10)!
Abbiamo richiamato l'attenzione al fatto che l'unica ragione per la
quale l'anima timorata di Dio crede nella dottrina dell'elezione
perch la trova chiaramente evidenziata nella Parola di Dio: ne
consegue che la nostra sola fonte di informazione al riguardo non
pu che essere la Parola stessa. Eppure, quel che abbiamo appena
detto ancora troppo generale per essere d'aiuto specifico a chi
vuole esplorare questo argomento. Quando ci rivolgiamo alle
Scritture per aver luce sul mistero dell'elezione, essenziale
rammentarci che Cristo la chiave di ogni loro parte. Egli
dichiara: "Nel rotolo del libro scritto di me" (Ebrei 10:7), e quindi
quando cerchiamo di studiare questo argomento
indipendentemente da Lui, possiamo essere sicuri di incorrere in
errori. Nei capitoli precedenti abbiamo messo in evidenza come
Cristo sia il grandioso ' Prototipo' dell'elezione ed proprio da
questo punto che dobbiamo procedere se vogliamo fare
significativi progressi nella nostra trattazione.
Ci che abbiamo or ora affermato vale non solo in generale, ma
anche in particolare. Per esempio, in connessione con lo speciale
aspetto del nostro tema che abbiamo discusso fin ora, ne
trarremo le logiche conseguenze.
97

Il punto di partenza di tutta la questione chiaro: Dio si


compiaciuto (ed ha fatto specifica risoluzione) di stabilire una
comunione fra S e la creatura, vale a dire, di chiamare
all'esistenza creature che possano godere di comunione con Lui.
Di questa Sua determinazione la Sua gloria il fine che si
proposto, perch "L'Eterno ha fatto ogni cosa per s stesso" (Proverbi
16:4 ND). Ripetiamo questo concetto fondamentale: la gloria di
Dio stesso il motivo unico e sufficiente che Lo ha indotto a creare
ogni cosa: "O chi gli ha dato qualcosa per primo, s da riceverne il
contraccambio? Perch da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A
lui sia la gloria in eterno. Amen" (Romani 11:35-36).
La gloria principale che Dio ha designato di dare a S stesso
nell'elezione la manifestazione della gloria della Sua grazia.
Questo inconfutabilmente stabilito da: "...avendoci predestinati nel
suo amore a essere adottati per mezzo di Ges Cristo come suoi figli, secondo
il disegno benevolo della sua volont, a lode della gloria della sua grazia, che
ci ha concessa nel suo amato Figlio" (Efesini 1:5-6). La grazia una di
quelle illustri perfezioni del carattere di Dio. Egli e glorioso in S
stesso e la Sua gloria sarebbe sempre stata tale anche non fosse
stata mai formata alcuna creatura. Dio, per, ha manifestato in tal
modo questo Suo attributo nell'elezione, che il Suo popolo loder
e render gloria ad esso per tutta l'eternit. Dio mostra la Sua
santit nello stabilire la Legge, la Sua potenza nella creazione del
mondo, la Sua giustizia nel condannare il malvagio all'inferno. La
Sua grazia, per, rifulge specialmente nella predestinazione e ci
per il quale i Suoi eletti sono predestinati. Ecco cos come,
quando si dice: "...ci per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso
dei vasi di misericordia che aveva gi prima preparati per la gloria"
(Romani 9:23), il riferimento primo alla Sua grazia, cos come
mostra(Efesini 1:7).
La seconda Persona della Trinit era destinata ad essere il Diouomo. Questo stato il primo decreto, perch noi siamo stati
"eletti in Lui" (Efesini 1:4). Questo presuppone che Egli sia stato
scelto per primo come il suolo in cui siamo piantati. Siamo stati
predestinati ad essere adottati come Suoi figli, eppure questo
"per mezzo di Ges Cristo" (Efesini 1:5). Allo stesso modo
98

leggiamo: "Gi designato [come Cristo] prima della creazione del mondo,
egli stato manifestato negli ultimi tempi per voi" (1 Pietro 1:20). Come
vedremo pi avanti, l'espressione "prima della creazione del
mondo" non semplicemente un'indicazione temporale, ma
soprattutto di eminenza o preferenza, il fatto cio che Dio avesse
in mente Cristo prima ancora di formulare la Sua intenzione di
creare per Lui il mondo ed un popolo.
Abbiamo cos ora mostrato come Cristo fosse destinato ad essere
il Dio-uomo per fini molto pi alti che la nostra salvezza, cio per
compiacersene, per contemplare l'immagine perfetta di S stesso
in una creatura, ed attraverso quell'unione, comunicare S stesso a
quell'uomo a tale modo e grado che non possibile ad una
semplice creatura in quanto tale.
Insieme alla predestinazione del Figlio ad essere il Dio-uomo vi
pure il fatto che la Sua gloriosa Persona sia destinata, come
proprio retaggio, ad essere il fine sovrano di ogni altra cosa che
Dio faccia e il fine delle creature intelligenti che Egli si compiace
di scegliere per la Sua gloria. Questo chiaro da questo testo:
"Tutto vi appartiene. ... E voi siete di Cristo; e Cristo di Dio" (1 Corinzi
3:21-23). Questo detto a proposito della finalit delle cose.
Come voi, i santi, siete il fine per cui ogni cosa destinata, cos
Cristo il fine per il quale voi esistete, e Cristo il fine o disegno
di Dio in azione. Diciamo che Cristo "il fine sovrano", e non "il
fine supremo", perch Dio stesso al di sopra di tutti. Cristo,
per, il fine sovrano di tutta la creazione, avendo Egli autorit
insieme a Dio e sotto Dio. cos che viene dichiarato che
"attraverso di Lui" e "per Lui" ogni cosa stata creata (Colossesi
1:16), cos com' detto di Dio in Romani 11:36. Questo fine
sovrano nella creazione caduto su di Lui come retaggio del
Mediatore: "Il Padre ama il Figlio, e gli ha dato ogni cosa in
mano" (Giovanni 3:35).
Nella predestinazione del Figlio dell'uomo all'unione con il Figlio
di Dio e nel costituirlo, attraverso quell'unione, ad essere il
sovrano fine nostro e di tutte le cose, stato conferito all'uomo
Cristo Ges, cos esaltato, il favore pi alto,
incommensurabilmente maggiore della grazia conferita agli eletti,
99

in qualunque modo essa sia considerata, tanto che, se la nostra


elezione alla lode della gloria della grazia di Dio, la Sua lo
molto di pi. stato cos conferito pi onore a quella "cosa
santa" nata dalla vergine che su tutti i membri del Suo corpo
mistico messi insieme. A conferirglielo stata pura e semplice
grazia, grazia sovrana. Che cosa c'era, infatti, nella Sua umanit,
considerata in s stessa, che le avesse dato titolo a tale
esaltazione? Nemmeno si trattava d'alcuna previsione di meriti,
perch doveva essere detto dell'uomo Cristo Ges, come d'ogni
altra creatura: "Infatti, chi ti distingue dagli altri? E che cosa possiedi che
tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perch ti vanti come se tu non
l'avessi ricevuto?" (1 Corinzi 4:7).
Non dimentichiamo che nel decretare l'unione del Figlio
dell'uomo con la seconda Persona della Trinit, con tutto l'onore
e la gloria che gli compete, che Dio era perfettamente libero, cos
come in ogni altra cosa, di decretare o di non decretare la Sua
esistenza. Se si fosse, infatti, compiaciuto di farlo, Egli avrebbe
nominato un arcangelo, e non un figlio di donna, a
quell'inestimabile privilegio. Era dunque in Dio una libera grazia
ad emanare quel decreto. Per quanto elevata fosse la dignit
conferita su Cristo in rapporto a quella dei Suoi compagni, quanto
pi grande era la grazia. La predestinazione dell'uomo Ges
Cristo, quindi, il pi alto esempio possibile di grazia. Per questo
il maggiore fine di Dio nella predestinazione (da cui l'elezione
prende titolo tanto da potersi definire "l'elezione della grazia,
Romani 11:5), era stato realizzato in Lui al di sopra dei Suoi
fratelli, affinch Egli dovesse essere alla lode della gloria della
grazia di Dio, molto superiore a ci che noi siamo.
Dato che nel caso di Cristo, noi possiamo trovare sia il modello
che l'esempio dell'elezione - il grandioso ' Prototipo' - evidente
che la grazia non possa essere limitata o compresa solo come il
divino favore verso creature decadute per liberarle dalla rovina e
dalla miseria. Per coloro ai quali essa rivolta, la grazia non
presuppone necessariamente il peccato, perch l'esempio pi alto
di tutti la grazia manifestata all'uomo Cristo Ges. Essa, infatti,
stata conferita su Colui che non aveva peccato e ne era
100

incapace. Grazia favore manifestato a chi non la merita, perch


la natura umana nel Dio-uomo non meritava la distinzione
conferitale. Quando essa viene estesa a creature decadute, si tratta
di una favore conferito a coloro che meritano solo il male e
l'inferno, eppure il termine stesso di grazia non lo implica, come
pu essere ulteriormente notato nel caso della grazia divina estesa
agli angeli non decaduti. cos che Cristo, come modello rispetto
al quale Dio ha predestinato il Suo popolo per esserne conforme,
il fatto di averli eletti a gloria eterna stato decretato tenendo
conto della loro condizione non decaduta, e non come creature
corrotte.
Avendo dunque Dio scelto in modo assoluto il Figlio dell'uomo e
avendolo dotato di tale dignit regale tanto da diventare il fine di
tutti coloro che Egli avrebbe creato o eletto alla gloria, ne
consegue che coloro che sono stati eletti fra di noi umani, erano
intesi, in virt di ci per cui Dio li aveva destinati, sia per la gloria
di Cristo come fine della loro elezione, che per la gloria di Dio
stesso. Noi non siamo stati eletti in maniera assoluta - come
Cristo lo nella Sua predestinazione unica nel suo genere
secondo il disegno originale - ma sin dall'inizio, intenzione di Dio
per noi era che appartenessimo a Cristo e ricevessimo la nostra
gloria da Lui, "il Signore della gloria" (1 Corinzi 2:8). Qui, come
dovunque, Cristo ha la preminenza, perch la Persona di Cristo,
Dio-uomo, era predestinata alla dignit di per S stesso, ma noi lo
siamo in funzione della gloria di Dio e di Cristo. Sebbene Dio
Padre, primo e solo, abbia stabilito chi dovevano essere i favoriti,
tale elezione era per amore di Cristo e di S stesso.
La nostra elezione stata fatta da Dio in vista di Suo Figlio come
Dio-uomo e, quanto al disegno, avendo Lui come nostro fine.
Egli ci ha scelti per amor Suo, affinch noi fossimo Suoi
"compagni" (Salmo 45:7) ed a che, come Dio si compiace di Lui
(Isaia 42:1) cos noi diventassimo la Sua gioia (Proverbi 8:31).
Siamo stati dunque prima donati a Cristo, non in quanto peccatori
per essere da Lui salvati, ma come membra privi di peccato del
corpo del quale Egli capo privo di peccato. Noi siamo il dono
sovrano fatto alla Sua persona, per il Suo onore e piacere, per
101

condividere la gloria soprannaturale che Gli appartiene e che da


Lui deriva. "Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinch siano
uno come noi siamo uno; io in loro e tu in me; affinch siano perfetti
nell'unit, e affinch il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li ami
come hai amato me" (Giovanni 17:22-23).
Che cosa immediatamente, poi, segue a Giovanni 17? Questo:
"Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai
dati, affinch vedano la mia gloria che tu mi hai data; poich mi hai amato
prima della fondazione del mondo" (v. 24). Nella Sua elezione Cristo
era amato dall'eternit, e dall'amore che Dio ha per Lui il Suo
popolo Gli viene donato. Con quale intenzione? Per poterlo
vedere, contemplare, ammirare, ed adorare nella Sua persona e
gloria cos come era destinato ad essere; quindi qualcosa di
maggiore che la loro personale gloria: la gloria che sorge dal
contemplare la Sua (2 Corinzi 3:18). E qual questa gloria alla
quale Cristo stato destinato? La gloria della Sua Persona prima
decretata in modo assoluto, al culmine della Sua gloria celeste,
quella che noi siamo chiamati a contemplare. Osservate poi come
Egli qui (Giovanni 17:24) riveli quale sia il motivo di Dio in tutto
questo: "poich mi hai amato". Essendo Cristo scelto per primo
nelle intenzioni di Dio, i membri sono stati poi scelti e donati a
Lui affinch questo possa ridondare a Sua gloria.
Noi siamo stati eletti per la gloria di Cristo (il nostro fine) e per
amor Suo, come pure per la gloria della grazia di Dio verso di noi.
Dio, per la Sua gloria, ha stabilito che Cristo avesse con noi un
duplice rapporto, il quale promuove ulteriormente la gloria
assoluta della Sua Persona. Il primo quello di "Capo", rispetto al
quale noi siamo stati donati a Lui sia come membra del Suo
corpo, sia come "sposa" (il "matrimonio" di cui Egli, come
"marito" , appunto "capo"). In secondo luogo, oltre a quello di
"capo" Egli si rapporta a noi come "Salvatore" e Redentore.
Entrambe queste funzioni (o uffici) sono intese a promuovere
ulteriormente la gloria di Cristo e ad essere dimostrazione della
grazia di Dio verso di noi. Questi due tipi di rapporto sono
distinti e non devono essere confusi. "Il marito infatti capo della
moglie, come anche Cristo capo della chiesa, lui, che il Salvatore del corpo"
102

(Efesini 5:23). Ciascuna di queste funzioni Gli stata data dal


beneplacito della volont di Dio. Lo stesso duplice rapporto di
Cristo con il Suo popolo presentato pure in Colossesi 1:18-20:
questo doppio onore ufficiale che Gli conferito aggiunto al di
sopra della dignit regale della Sua Persona come Dio-uomo.
Ora, questo duplice rapporto che Cristo ha con il Suo popolo
comporta, per quanto riguarda la nostra elezione in Cristo (che
non assoluta ma relativa ai Suoi due uffici principali) due aspetti
distinti. Il primo riguarda le nostre persone senza considerare la
nostra caduta in Adamo. Questo significa che Egli ci ha
contemplato nella pura sostanza creaturale che doveva essere
creata e, in considerazione di questo, Dio ci ha destinati alla gloria
ultima in quanto in rapporto con Cristo come nostro "Capo"
(membra del Suo corpo o Sua sposa, o piuttosto entrambi, dato
che Egli il Capo della Chiesa). Di questo eravamo pienamente
capaci prima o senza considerare la nostra Caduta.
In secondo luogo, le nostre persone sono state considerate come
decadute, corrotte e peccatrici, e quindi come oggetto da salvare e
da redimere: in questo Egli si rapporta a noi come Salvatore.
Ciascuno di questi rapporti era stato inteso per la gloria della
grazia di Dio. Prima di tutto, nel Suo disegno di farci avanzare
(considerandoci semplicemente creature) ad una gloria pi alta in
Cristo, condizione di maggior gloria di quanto fosse raggiungibile
per la legge della creazione. Destinarci a gloria era pura grazia,
tanto quanto lo redimerci dal peccato e dalla miseria dopo
essere decaduti, perch era del tutto indipendente da opere o
meriti, esattamente come l'elezione di Cristo (nostro modello) era
stata fatta senza considerare opere d'alcun tipo, come Egli
dichiara: "Ho detto a Dio: Tu sei il mio Signore; non ho bene alcuno
all'infuori di te" (Salmo 16:2). "Sebbene l'opera della vita di Cristo
e la Sua agonia mortale abbiano dato lustro senza paralleli ad ogni
attributo di Dio, il beato ed infinitamente felice Dio non aveva
alcun bisogno dell'ubbidienza e della morte di Suo Figlio. per
amor nostro che stata intrapresa l'opera di redenzione" (C. H.
Spurgeon). a questa grazia originale ci a cui si riferisce (2
Timoteo 1:9) la sola grazia che spinge Dio a redimerci ed a
103

chiamarci, indipendentemente dalle opere, "secondo" quella


madre di tutte le grazie per la quale sin dall'inizio siamo stati
destinati alla gloria.
Il grandioso disegno ultimo di Dio, soggiace proprio in
quell'originale grazia, perch essa avr compimento solo alla fine
come la perfezione di ogni altra. Dio avrebbe potuto, di fatto,
non appena creati, portarci immediatamente in quella gloria. Per,
per magnificare ulteriormente Cristo e per la pi ampia
dimostrazione della Sua grazia (affinch si estendesse al massimo,
secondo ch' scritto "Prolunga la tua benignit verso quelli che ti
conoscono" Salmo 36:10 ND), Egli si non si compiaciuto di
portarci al pieno possesso della nostra eredit contemplando la
personale gloria di Cristo, nostro capo; ma ha stabilito
permissivamente che noi cadessimo in peccato, e quindi, ha
decretato di crearci in condizione di mutabilit (come richiede la
legge della creazione). Tutto questo ha aperto la strada
all'abbondanza della Sua grazia (Romani 5:15), com' confermato
da: "Dio, che ricco in misericordia [termine che presuppone la nostra
condizione di peccatori], per il grande amore con cui ci ha amati..." (Efesini
2:4). Prima Dio ci ha amati, considerati come creature prive di
peccato; e questo diventato il fondamento della "misericordia"
verso di noi considerati come peccatori.
sulla base di questa divina determinazione che gli eletti non
sono stati portati, immediatamente dopo la loro creazione, ad
entrare nella gloria alla quale sono stati destinati, ma Dio ha
permesso che cadessero in peccato e miseria e poi ne fossero
liberati. Ed pure per questo che Cristo, per l'ulteriore Sua
grande gloria, ha assunto il ruolo di Redentore e Salvatore, oltre a
quello che aveva nella Sua elezione, come Capo. Oggi, vero, la
nostra attenzione soprattutto rivolta alla nostra miserevole
condizione di peccatori, ed pure per questo che le Scritture
principalmente presentano Cristo come Redentore e Salvatore.
Diciamo "principalmente" perch, come abbiamo visto, esse non
rimangono affatto in silenzio sulla pi alta gloria del Suo essere
Capo. Esse, tuttavia, dicono abbastanza al riguardo per attirarci a

104

contemplarlo nella Sua pi grande gloria ed occupare cos i nostri


pensieri, affetti e speranze.
Giungendo cos al termine di questa nostra esposizione sommaria
del divino ordine dell'elezione di Cristo, cos com' rappresentata
nelle Scritture, rammentiamoci pure come noi non si debba
supporre che vi sia stato un intervallo di tempo fra la
predestinazione di Cristo come Capo e di Cristo come Salvatore,
perch nella mente di Dio tutto simultaneo. Questa distinzione,
per, nell'ordine della natura, e per la migliore comprensione
che dobbiamo averne. Cristo non poteva essere "capo" senza il
correlato del Suo "corpo" mistico, cos come Egli non poteva
essere il nostro "Salvatore" se non essendo noi decaduti. "Ecco il
mio servo, io lo sosterr; il mio eletto di cui mi compiaccio; io ho messo il mio
spirito su di lui, egli manifester la giustizia alle nazioni" (Isaia 42:1).
Cristo stato il primo eletto di Dio, in Lui Egli si rallegrato, e
poi stato il Suo servo, funzione da Lui sostenuta nell'opera della
redenzione. Cristo, come Dio-uomo, in senso assoluto e primario,
stato eletto per S stesso, per la Sua propria gloria; e poi, in
senso relativo e secondario, Egli stato eletto per noi e la nostra
salvezza.
La gloria della Persona del Dio-uomo, considerata in senso
assoluto, era il disegno primo e primordiale di Dio, quello su
quale ha posto il Suo cuore. Poi, accanto a questo, c' la
destinazione di Cristo ad essere Capo e noi il Suo corpo
attraverso la nostra unione con Lui. Egli stato l'autore
sufficiente ed efficiente delle benedizioni che comporta il
diventare immutabilmente santi della nostra figliolanza adottiva
che sorge dalla Sua figliolanza, come pure dall'accoglienza di
grazia delle nostre persone in Lui ed eredi della stessa gloria con
Lui. Di tutto questo noi eravamo capaci nell'atto di Dio di
considerarci creature pure attraverso la nostra unione con Cristo.
In questo non avevamo bisogno che esse venissero acquistate
dalla Sua morte, essendo queste benedizioni molto distinte dalle
benedizioni della redenzione descritte chiaramente in Efesini 1:7
(seguendo ai vv. 3-6). Cos come questo venuto prima nei
disegni di Dio, esso sar l'ultimo ad essere eseguito, essendo pi
105

grande di ogni benedizione di "salvezza", corona fra tutte, quando


noi saremo "per sempre con il Signore".
Scendendo ora ad un livello ancora inferiore (nella profondit di
questi misteri), rileviamo come in modo assolutamente certo, gli
angeli santi non potevano essere considerati parte della massa
corrotta quando sono stati scelti, perch essi non sono mai
decaduti. dunque ragionevole supporre, allo stesso modo, che
Dio ci abbia considerati parte della stessa pura sostanza di
creaturalit quando ci ha eletti. Cos stato per la natura umana di
Cristo, che l'oggetto dell'elezione, perch Egli non mai caduto
in Adamo, n mai giunto ad uno stato di corruzione, eppure
Egli stato eletto "di fra il popolo" (Salmo 89:19). Per questo il
popolo dal quale stato scelto deve essere stato necessariamente
considerato come ancora non decaduto. Questo solo si accorda
con la tipologia di Eva (la Chiesa) quando essa viene donata ad
Adamo (Cristo) prima che subentrasse il peccato. cos che la
doppia destinazione degli eletti prima alla gloria e poi alla salvezza
(a causa della caduta) concorda perfettamente con la doppia
destinazione dei non eletti: preterizione in quanto creature e
condanna come peccatori.
N:B: Per la maggior parte del discorso fatto in questo capitolo
sono debitore alle opere del teologo puritano Thomas Goodwin.
In alcuni luoghi qui ci siamo deliberatamente ripetuti in quanto
gran parte di queste argomentazioni sono sicuramente del tutto
nuove per la maggior parte dei nostri lettori.

106

6. LElezione: il suo disegno


Nel capitolo precedente abbiamo cercato di raggiungere l'inizio
stesso di tutte le cose e trovare le tracce dell'ordine di quanto Dio
ha stabilito al riguardo del Suo eterno decreto nell'elezione
secondo quanto ci rivelato nelle Sacre Scritture. Ora cercheremo
di proiettare in avanti i nostri pensieri fino al futuro e
contemplare il grandioso disegno di Dio, ci a cui abbia destinato
il Suo popolo. Per molti nostri lettori, qui saremo su un terreno
loro pi familiare. Ciononostante, non dobbiamo ignorare il fatto
che, anche questa fase del nostro tema apparir interamente
nuova a non pochi che scorreranno queste linee. Proprio per
venire loro incontro, sar necessario procedere lentamente, non
prendendo nulla per scontato ma fornendo chiare prove
scritturali a sostegno di quanto affermeremo. Ci che si presenta
ora alla nostra attenzione qualcosa di tanto sublime che le
parole si rivelano inadeguate a descriverlo compiutamente. Voglia
Dio vivificare il cuore sia di chi sta scrivendo sia di chi legge,
affinch di tutto questo noi ci si possa rallegrare e per questo
adorare Dio.
1. Perch fossimo santi
Che cosa si propone Dio con la nostra elezione? Quale ne il
disegno? Essa finalizzata alla nostra santificazione, a che noi si
giunga ad essere santi: "In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo
perch fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui" (Efesini 1:4). C' stata
molta discussione fra i commentatori se questo testo si riferisca
alla santit imperfetta suscitata dalla grazia e della quale noi
possiamo fare esperienza in questo mondo, oppure quella perfetta
santit di gloria che ci apparter nel mondo a venire.
Personalmente credo che siano inclusi entrambi questi aspetti, ma
che sia soprattutto quest'ultimo aspetto ad essere particolarmente
inteso e su questo concentreremo la nostra attenzione.
In primo luogo, la perfetta santit il carattere del Cielo stesso. A
questo allude l'espressione "irreprensibili dinanzi a lui" e questo
dobbiamo rilevarlo attentamente sin dall'inizio. Dio intende
107

realizzare in noi una santit tale da non essere macchiata da


imperfezione alcuna. Ora, la santit imperfetta che personalmente
hanno i santi in questa vita,sebbene essa sia davanti a Dio una
santit verace e sincera, non sar mai "irreprensibile": non una
della quale Dio possa completamente rallegrarsi.
In secondo luogo, cos come Dio ci ha destinati a perfetta santit
nel mondo a venire, cos Egli ci ha destinato ad una santit
evangelica in questo mondo, altrimenti non perverremo mai a
quella celeste. Se non siamo resi puri di cuore quaggi, non
vedremo mai Dio lass. La santit l'immagine di Dio nell'anima,
quella somiglianza con Lui che ci rende capaci di comunione con
Lui. per questo che l'Apostolo dichiara: "Impegnatevi a cercare ... la
santificazione senza la quale nessuno vedr il Signore" (Ebrei 12:14). Cos
come la ragione base dell'istruzione e nessuno la pu conseguire
fintanto che non abbia la ragione, cos non possiamo raggiungere
la gloria del Cielo fintanto che non ci sia comunicato da Dio il
principio della santit. La prima finalit, il primo disegno, di Dio
nella nostra elezione dunque che noi si sia santi dinanzi a Lui.
Per questo la santit dovrebbe essere l'ambizione principale della
nostra vita. Qui c' pure una concreta fonte di consolazione per
coloro che trovano come il peccato che dimora in loro sia il loro
fardello pi pesante: sebbene la nostra santit sia molto imperfetta
in questa vita, ciononostante essa non che la caparra della
pienezza che un giorno conseguiremo nella vita a venire.
La santit necessariamente il frutto dell'essere stati scelti in
Cristo, perch essa essenziale alla nostra comunione con Lui.
Sarebbe una contraddizione in termini, infatti, dire che Dio scelga
una persona in Cristo e poi non la renda santa. Se Dio destina una
persona ad essere in Cristo, la destina ad essere membro di Cristo,
e ci dev'essere per forza conformit fra il Capo e le sue membra.
L'elezione della grazia vuol dire, dare a Cristo una sposa, e vi
dev'essere necessariamente consonanza fra marito e moglie.
Quando Adamo doveva avere una moglie, essa doveva essere
della stessa specie. Nessun animale avrebbe potuto essergli adatto
come partner. Dio glieli fa passare tutti davanti in rassegna, ma:
"L'uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni
108

animale dei campi; ma per l'uomo non si trov un aiuto che fosse adatto a
lui" (Genesi 2:20). Non avevano infatti la stessa immagine ed
essenza. Se quindi Dio sceglie qualcuno in Cristo - il Santo quello deve necessariamente essere santificato. Questo il motivo
per il quale la santit connessa al nostro essere eletti in Lui
(Efesini 1:4).
Dio, cos, decreta che il Suo popolo sia perfettamente santo
dinanzi a Lui, che gli uomini e le donne che lo compongono
stiano alla Sua presenza per sempre, che essi godano della Sua
presenza per sempre, perch, come ci dice il Salmista: "alla tua
destra vi sono delizie in eterno" (Salmo 16:11). In che cosa consistono
queste delizie della nostra eterna eredita? la santit perfetta,
amore perfetto per Dio: questa l'essenza della gloria celeste. Se
gli apostoli avessero dedicato il resto della loro vita per tentare di
dipingere e descrivere che cosa sia il paradiso, essi non avrebbero
fatto altro che farci comprendere tutta la pregnanza di queste
parole: santit perfetta alla presenza di Dio, perfetto amore per
Lui, perfetto godimento di Lui. Questo il paradiso e questo ci
che Dio ha decretato di portare al Suo popolo. Questo il primo
disegno della nostra elezione, portarci ad un'immacolata santit
dinanzi a Lui.
2. Perch diventassimo Suoi figli
Il disegno di Dio nella nostra elezione era finalizzato alla nostra
adozione come Suoi figli: "...avendoci predestinati nel suo amore a essere
adottati per mezzo di Ges Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo
della sua volont" (Efesini 1:5). Ci che ci rende compatibili con il
Cielo la santit, perch una persona non santa non potrebbe in
alcun modo godere del paradiso; se vi dovesse entrare, si
troverebbe del tutto fuori del suo elemento naturale. La santit,
quindi, ci che ci rende adatti ad essere partecipi dell'eredit
celeste nella luce (Colossesi 1:12). per l'adozione ci che ci d
titolo legale alla gloria del Cielo e questa impartita agli eletti
come loro dignit e prerogativa (Giovanni 1:12). Come abbiamo
rilevato in altre occasioni, le ultime parole di Efesini 1:4
appartengono di fatto al versetto 5: "...avendoci predestinati nel
109

suo amore a essere adottati per mezzo di Ges Cristo come suoi
figli, secondo il disegno benevolo della sua volont" (infatti, la
Nuova Riveduta traduce qui pi correttamente di altre versioni).
L'amore di Dio verso Suo Figlio era cos grande che, avendoci
eletti in Lui, proprio perch siamo in Lui, il Suo amore si esteso
anche a noi. Per questo Dio ci ha destinati a questo ulteriore
onore e privilegio. Questo concorda perfettamente con 1
Giovanni 3:1, che dice: "Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre,
dandoci di essere chiamati figli di Dio! E tali siamo. Per questo il mondo non
ci conosce: perch non ha conosciuto lui".
Dio avrebbe potuto renderci perfettamente santi in Cristo senza
aggiungervi altre benedizioni. "Ma ora, liberati dal peccato e fatti servi
di Dio, avete per frutto la vostra santificazione" (Romani 6:22). Si tratta
di un frutto sicuramente prezioso, ma Egli non si ferma l, infatti
aggiunge: "...e per fine la vita eterna", cio un frutto ed un
privilegio supplementare. Allo stesso modo, alla santit Dio
aggiunge l'adozione, come dice il salmista: "Il SIGNORE conceder
grazia e gloria" (Salmo 84:11). Come nostro Dio Egli ci sceglie in
vista della santit, secondo quant' scritto: "Siate santi, perch io, il
SIGNORE vostro Dio, sono santo" (Levitico 19:2). Quando per
Egli diventa nostro Padre in Cristo, Egli ci predestina ad essere
adottati come figli. Ecco qui, allora, il duplice rapporto che
l'Altissimo intrattiene con il Suo popolo in ed attraverso Cristo,
insieme alla conseguente duplice benedizione delle nostre persone
a causa di Cristo. Osservate quanto minutamente questo
corrisponda con: "Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Ges
Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in
Cristo" (Efesini 1:3).
Attraverso l'adozione noi diventiamo legalmente figli di Dio cos
come attraverso la rigenerazione noi lo diventiamo per natura.
Attraverso la nuova nascita noi diventiamo (esperienzialmente)
membri della famiglia di Dio; per l'adozione acquisiamo la
condizione legale di figli, con tutti i privilegi che questo rapporto
comporta. "E, perch siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del
Figlio suo nei nostri cuori, che grida: Abb, Padre " (Galati 4:6).
L'adozione rende note le alte prerogative e benedizioni che ci
110

appartengono in virt della nostra unione con Cristo, il diritto


legale che abbiamo a tutte le benedizioni di cui godiamo, sia
quaggi che nell'aldil. Come ci rammenta l'Apostolo, "Se siamo
figli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente
soffriamo con lui, per essere anche glorificati con lui" (Romani 8:16) per
possedere e godere tutto cio di cui Cristo possiede e gode.
Davide, aveva esclamato quando gli era stato suggerito che
avrebbe potuto sposare Mical: "Vi pare piccola cosa diventare genero
del re? " (1 Samuele 18:23), come a dire: ci si pu rallegrare essere
il favorito del re ed egli ti pu rendere grande, ma diventare
genero del re il pi alto onore che si possa avere. Ecco perch a
noi detto: "Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non stato ancora
manifestato ci che saremo. Sappiamo che quand'egli sar manifestato saremo
simili a lui, perch lo vedremo com'egli " (1 Giovanni 3:2), cio
proporzionalmente come Lui, perch cos come Egli
perfettamente gode la sua comunione con Dio, cos faremo noi.
Notiamo debitamente che "per Ges Cristo" che siamo figli ed
eredi di Dio. Cristo nell'elezione il nostro modello, quello alla
cui immagine noi siamo predestinati ad essere conformi. Cristo
il Figlio naturale di Dio e noi diventiamo (attraverso l'unione con
Cristo) legalmente figli di Dio. "Affinch Egli sia il primogenito fra
molti fratelli" (Romani 8:29) significa che Dio stabilisce Cristo
come il "Prototipo" e il "Capolavoro", e fa di noi tante piccole
copie e modelli di Lui. Ogni dignit che possediamo, ogni
benedizione della quale godiamo - salvo la nostra elezione quando
Egli ci ha scelto in Lui - noi la dobbiamo a Cristo. Egli la causa
virtuale della nostra adozione. Cristo, come abbiamo detto, il
Figlio naturale di Dio, come facciamo noi a diventare Suoi figli?
Cos: Dio ci d a Cristo per "sposarci" con Lui, ed Egli ci ha
"fidanzati" a Lui dall'eternit, e cos diventiamo "generi" di Dio,
cos come una donna diventa nuora (figlia per legge) di un uomo
sposando suo figlio.
Rileviamo, per, come noi si debba la nostra adozione al rapporto
che Dio ha stabilito fra noi e la Persona di Cristo, e non alla Sua
opera di redenzione. La nostra adozione, cos come ci stata
impartita originalmente nella predestinazione, non fondata
111

sull'opera di redenzione o sull'ubbidienza di Cristo, ma sul fatto


che Cristo sia Figlio naturale di Dio. La nostra giustificazione
senza dubbio fondata sull'ubbidienza e sulle sofferenze di Cristo:
"In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati
secondo le ricchezze della sua grazia" (Efesini 1:7). La nostra adozione,
per, il nostro diventare "generi" di Dio, dovuta al fatto che
Cristo sia Figlio naturale di Dio, e noi in rapporto alla Sua
persona come fratelli: "Fedele Dio, dal quale siete stati chiamati alla
comunione del Figlio suo Ges Cristo, nostro Signore" (1 Corinzi 1:9).
Questa comunione implica la nostra partecipazione alla Sua
dignit e a qualunque altra cosa in Lui di cui noi si sia capaci,
proprio come una donna acquisisce il titolo legale a tutte le
propriet dell'uomo che sposa. Cos come Cristo, essendo Figlio
naturale di Dio, il fondamento della Sua opera, possedendo Egli
infinito valore, cos la nostra adozione fondata sul rapporto che
abbiamo con la Sua Persona. La nostra giustificazione, sulla base
della Sua opera meritoria, viene dopo.
Dobbiamo a questo punto, per, aggiungere una parola di
avvertimento: quando siamo caduti in Adamo abbiamo perduto
tutti i nostri privilegi: per questo Cristo ha dovuto riacquistarceli.
Ne consegue quindi che l'adozione ed ogni altra benedizione
siano anche da considerarsi frutto, per quanto riguarda l'effettivo
loro godimento da parte nostra, dei meriti di Cristo. per questo
che l'Apostolo ci dice che Cristo si fatto carne "per riscattare quelli
che erano sotto la legge, affinch noi ricevessimo l'adozione" (Galati 4:5),
dato che i nostri peccati e la nostra servit alla legge, insieme alla
maledizione che questo comporta, si interponevano come
ostacolo a che, grazie all'adozione, ci fossero impartite le Sue
benedizioni. Notate l'accuratezza del linguaggio qui usato: non
detto che la redenzione di Cristo ci abbia procurato l'adozione,
ma solo che essa sia strumentale al riceverne i benefici. [Non
"affinch fossimo adottati" in quanto tali, ma affinch
ricevessimo i benefici dell'adozione, quelli a cui avevamo titolo.
Grazie alla Sua opera di redenzione entriamo nel pieno possesso e
godimento dei privilegi spettanti ai figli]. Ci che ci ha
originalmente procurato l'adozione il rapporto che stato

112

stabilito fra noi e Cristo, l'essere diventati "generi" di Dio. Questo


il proposito eterno di Dio per noi.
Consideriamo ora debitamente la grandezza di questo privilegio.
Adamo era stato creato santo, e Luca 3:38, ci dice che egli era "il
figlio di Dio". Non scritto da nessuna parte che Egli fosse figlio
di Dio per adozione attraverso Cristo. Cos pure in Giobbe 38:7,
gli angeli sono chiamati "stelle del mattino" e "figli di Dio": qui
non ci viene detto che essi lo siano diventati per adozione in
Cristo. Indubbiamente essi erano "figli di Dio" in forza della
creazione, perch Dio li ha fatti, ma non generi di Dio in forza
dell'essere sposati a Suo Figlio... questa una grazia ed un
privilegio peculiare ai credenti. Il nostro speciale rapporto con il
Figlio dell'amore di Dio ci rende pi eccellenti degli angeli. In
nessun luogo Cristo chiama gli angeli "suoi fratelli" come Egli fa
con noi! Questo lo rileviamo da Ebrei 12:22 dove, in contrasto
con gli angeli menzionati prima, leggiamo della Chiesa dei
primogeniti, titolo che denota superiorit (Genesi 49:3). Essendo
noi in rapporto al "Primogenito" di Dio, abbiamo un privilegio di
figliolanza maggiore degli angeli.
"Un'illustrazione a questo punto potrebbe essere utile. Un padre
sceglie una sposa per suo figlio, come Abraamo aveva scelto una
donna per il figlio Isacco fra la sua gente. Garantisce a quella
donna una buona dote e le fa dono degli ornamenti nuziali, cos
come aveva fatto Eliezer per Rebecca. Diventando, per, la sposa
di suo figlio, quella donna diventa pure figlia sua, e tutto il suo
affetto di padre si rivolge a lei, non solo perch una sposa adatta
per suo figlio, non solo perch ne ammira la bellezza e la grazia
ed affascinato dalla dolcezza del suo carattere, ma il suo amore
di padre rivolto verso di lei perch come se l'avesse adottata.
Di fatto quella donna ora ha assunto una posizione nuova e pi
vicina. I paragoni sono necessariamente imperfetti, naturalmente
e non dovrebbero essere spinti troppo in l, ma se l'illustrazione
che abbiamo or ora presentato pu aiutarci ad avere una
comprensione pi chiara dello stupefacente amore di Dio nella
nostra adozione come Suoi figli, essa non sar inopportuna.
Vediamo cos la predestinazione all'adozione come figli sia pi
113

alta, pi ricca e pi benedetta dell'essere stati eletti a santit, e pu


cos essere considerata un frutto speciale e supplementare
dell'amore di Dio. L'amore di Dio, per, nel predestinare la
Chiesa all'adozione come figli attraverso Ges Cristo, ha persino
una radice pi profonda che considerarla la sposa del Suo caro
Figlio. Essa sorge ed intimamente connessa con la vera, reale ed
eterna figliolanza di Ges. Essendo scelti in Cristo, gli eletti
diventano figli di Dio. Perch? Perch Egli il vero, reale ed
essenziale Figlio del Padre. Cos, in unione con Lui che il Figlio
di Dio per natura, essi diventano figli di Dio per adozione. Se Egli
fosse figlio semplicemente per l'ufficio che svolge, o in virt
dell'incarnazione, questo non potrebbe essere il caso, perch
allora Egli stesso sarebbe figlio adottivo. Essendo Cristo Ges,
per, Figlio di Dio per eterna sussistenza, Egli pu dire: 'Eccomi
con i figli che Tu mi hai dati. Io sono Tuo Figlio per natura, essi
sono Tuoi figli per adozione'. Vediamo, cos, quanto grande e
speciale sia l'amore di Dio per il Suo unigenito Figlio: vedendo la
Chiesa in unione con Lui, il Suo cuore la abbraccia con lo stesso
amore con il quale Egli ama Lui" (Joseph C. Philpot).
3. Perch fossimo salvi
Il disegno di Dio nella nostra elezione finalizzato alla nostra
salvezza: per salvarci dagli effetti della Caduta, dal peccato e dalle
sue conseguenze. Questa destinazione particolare stabilita da Dio
era basata sulla sua pre-conoscenza della nostra defezione in
Adamo, il quale era il nostro capo naturale e rappresentante.
Come abbiamo rilevato nei capitoli precedenti, Dio decreta di
permettere la caduta del Suo popolo per manifestare
maggiormente la Sua grazia ed aumentare la gloria del Mediatore.
Il termine stesso "salvezza", ovviamente, implica il peccato e, a
sua volta, il peccato presuppone la Caduta. Questa
determinazione di Dio di permettere al Suo popolo di cadere nel
peccato e poi di liberarlo da esso, del tutto funzionale al Suo
primo disegno al riguardo degli eletti e la gloria ultima alla quale
Egli li ha destinati. La subordinazione di questo terzo disegno di
Dio nella nostra elezione rispetto a quelli che gi abbiamo
considerato appare nel testo: "Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una
114

santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e
la grazia che ci stata fatta in Cristo Ges fin dall'eternit" (2 Timoteo
1:9). Se si analizza attentamente il versetto or ora citato, si vedr
come:

Dio abbia formato "un proposito" al riguardo del Suo


popolo e che questa "grazia" sia loro accordata in Cristo
Ges "fin dall'eternit" nella mente di Dio. Il riferimento
qui al Suo atto sovrano di estrarli dalla massa pura della
creazione, dare loro un "essere in Cristo" ed impartire
loro la grazia di diventare figli.

Che Dio "ci ha salvati" (il riferimento qui ai credenti) e


"ci ha rivolto una santa chiamata", il che si riferisce ci
che avviene nel tempo quando ci fa uscire dalla nostra
morte nel peccato attraverso una chiamata efficace alla
santit (cfr. Tito 3:5).

Che questo salvarci e questo chiamarci non stato "a


motivo delle nostre opere", fattive o previste che siano,
ma "secondo il suo proposito", cio basato sulla Sua
intenzione originale di farci diventare Suoi figli. N i
nostri meriti (che non abbiamo), n la nostra miseria, ha
spinto Dio a salvarci, ma il fatto di averci affidati a Cristo
sin dall'inizio.

Come abbiamo rilevato in precedenza, Dio assegna a Cristo,


rispetto al Suo popolo, un doppio rapporto. "Cristo capo della
chiesa, lui, che il Salvatore del corpo" (Efesini 5:23). Nella stessa
epistola Cristo visto come il Capo in cui noi siamo stati
originalmente: "benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi
celesti" (Efesini 1:3). Pi tardi Egli presentato come il Salvatore
che ha "amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, per santificarla
dopo averla purificata lavandola con l'acqua della parola" (5:2526). Nel parlare di Lui come del "Salvatore del corpo" implicito
che Egli lo sia di esso e di esso soltanto, fatto chiaramente
confermato da: "Ecco perch sopporto ogni cosa per amor degli eletti,
affinch anch'essi conseguano la salvezza che in Cristo Ges, insieme alla
gloria eterna" (2 Timoteo 2:10). Notate qui come non si parli di una
115

salvezza generica, ma la salvezza, quella che Dio ha decretato per


chi Gli appartiene. In nessun modo il versetto: "(infatti per questo
fatichiamo e combattiamo): abbiamo riposto la nostra speranza
nel Dio vivente, che il Salvatore di tutti gli uomini, soprattutto
dei credenti" (1 Timoteo 4:10) contraddice questo fatto. Il "Dio
vivente" si riferisce a Dio Padre, e "Salvatore" pi correttamente
si deve tradurre: "preservatore" (Interlineare di Baxter).
Ora, questa "salvezza" che Dio ha decretato per i Suoi eletti,
considerati in quanto decaduti in Adamo, pu essere compresa in
due concetti:

dalla colpa e dalla pena del peccato;

dal dominio e dalla potenza del peccato.

Essi hanno rispettivamente a che fare con un aspetto legale ed


uno esperienziale. Essi sono realizzati nel tempo. Il primo da ci
che Cristo ha compiuto per noi; il secondo da ci che in noi
opera lo Spirito Santo. Del primo aspetto scritto: "Dio infatti non
ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore
Ges Cristo" (1 Tessalonicesi 5:9);
dell'altro leggiamo: "Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi,
fratelli amati dal Signore, perch Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza
mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verit" (2
Tessalonicesi 2:13). attraverso questa seconda opera che noi
otteniamo prova e certezza della prima: "Conosciamo, fratelli amati
da Dio, la vostra elezione. Infatti il nostro Vangelo non vi stato annunciato
soltanto con parole, ma anche con potenza, con lo Spirito Santo e con piena
convinzione" (1 Tessalonicesi 1:4-5). Quando la nostra salvezza dal
peccato sar completata, noi saremo liberi dalla presenza stessa
del peccato.
4. Per appartenere a Cristo
La finalit della nostra elezione perch noi appartenessimo a
Cristo: "tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui"
(Colossesi 1:16). Dio non solo ci ha scelti in Cristo e ci ha
predestinato ad essere in Cristo Suoi figli, ma ci ha pure donato a
116

Lui: cos che pure Cristo il fine dei propositi di Dio


nell'eleggerci a perfetta santit ed adozione. Dio, avendo un Figlio
naturale, la seconda Persona nella Trinit, destinato ad essere
visibile nella natura umana attraverso la sua unione con Suo
Figlio, ha decretato, per la maggiore Sua gloria, di destinarci
all'adozione come figli e ad essere, cos, Suoi fratelli, affinch Egli
non rimanga solo ma sia, al contrario: "il primogenito tra molti
fratelli" (Romani 8:29). Come in Zaccaria 13:7, l'uomo Cristo
Ges chiamato "compagno" di Jahv, cos dal Salmo 45:7
apprendiamo come Dio abbia predestinato altri ad essere per Suo
Figlio, i Suoi compagni: "Tu ami la giustizia e odi l'empiet; perci
DIO, il tuo DIO, ti ha unto d'olio di letizia al di sopra dei tuoi compagni"
(ND).
L'argomento dei divini decreti cos vasto (sia che noi lo
guardiamo indietro o avanti nel tempo), e cos ampio nella sua
prospettiva (quando contempliamo tutto ci che vi implicato ed
incluso), che un compito tutt'altro che facile presentarlo in
forma riassuntiva (un compito questo che supera le intenzioni e le
possibilit di questo saggio). Quando cerchiamo di fornirne uno
schema ordinato e di trattare separatamente le caratteristiche
essenziali e distintive, quasi impossibile evitare sovrapposizioni
e ripetizioni. Se tali ripetizioni, per, rendono pi facile al lettore
avere un'idea chiara dei suoi aspetti principali, il nostro compito
sar raggiunto. Parte di ci che ora desideriamo contemplare in
rapporto al disegno di Dio nella nostra elezione, gi stato
inevitabilmente anticipato nel capitolo sulla natura dell'elezione,
quando abbiamo mostrato come l'intenzione originaria di Dio
fosse anteriore alla sua pre-visione della nostra caduta: il lato
positivo del Suo disegno.
Abbiamo cercato di evidenziare la distanza infinita che sussiste fra
creatura e il Creatore, l'Altissimo, e questo per la mutabilit
intrinseca alla nostra prima condizione di natura. Era quindi
necessaria una grazia al di sopra della condizione naturale,
altrimenti la condizione degli uomini e degli angeli sarebbe stata
fissata immutabilmente. Ecco perch Dio si e compiaciuto di
stabilire un'elezione di grazia. Dio, attraverso quell'elezione, ha
117

perci pure destinato coloro che sono stati scelti ad un'unione


super-creaturale con S stesso, ad uno speciale rapportocomunicazione con S stesso come nostro pi alto fine ultimo.
Si tratta indubbiamente di un rapporto molto superiore a quello
che abbiamo con Lui per natura (nell'ambito della creazione).
Questo rapporto speciale stato realizzato mediante ed attraverso
Cristo. "...tuttavia per noi c' un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le
cose, e noi viviamo per lui, e un solo Signore, Ges Cristo, mediante il quale
sono tutte le cose, e mediante il quale anche noi siamo" (1 Corinzi 8:6).
Notiamo dapprima il linguaggio discriminante di questo versetto:
c' una marcata differenza fra quel "per noi" e "tutte le cose", il
che indica proprio una compagnia selezionata e speciale, cosa che
pure ripetuta nella seconda parte del versetto.
Noi e ogni altra cosa sono dal Padre, esistono grazie alla volont e
potenza di Dio, la loro causa originante. Questo dato condiviso
da "noi" e da tutte le altre creature.
Quel "noi", per, indica un resto separato dal tutto, messo a
parte, riservato per qualcosa di pi alto, per un'eccellenza ed una
dignit pi alta. A questa speciale compagnia, il "noi per Lui" (il
Signore Ges Cristo) contrapposto a "tutte le cose".
Di questo versetto anche possibile la versione: "...per noi c' un
solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo
Signore Ges Cristo, in virt del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo
per lui" (CEI).
infatti notevole quel "noi siamo per Lui", cio siamo legati a
Lui da un amore speciale, da una speciale unione. Confronta
questo con: "...alla chiesa dei Tessalonicesi che in Dio Padre e
nel Signore Ges Cristo" (1 Tessalonicesi 1:1). Nell'originale
greco ancora pi chiaro che "noi" siamo stati scelti "per Lui",
estratti di fra le creature per la Sua gloria. Il nostro essere in Lui
il fondamento del nostro stesso essere (esistere) per Lui.
La distinzione alla quale abbiamo fatto riferimento, riceve
ulteriore illustrazione e conferma in: "V' un solo Signore, una sola
fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che al
118

di sopra di tutti, fra tutti e in tutti" (Efesini 4:5-6). Anche qui


troviamo la stessa differenza usata fra "tutte le cose" e "noi".
Di tutte le cose Dio descritto come sovrastare tutti, "al di sopra
di tutti". Con questa espressione comprendiamo che il Suo Essere
infinitamente superiore a quell'essere che hanno tutte le
creature, perch Dio che ha impartito loro l'essere.
Eppure, in secondo luogo, il Trascendente pure l'Immanente,
Colui che vicino, che "fra tutti" come attraversandoli.
presente con tutti, ma il Suo essere diverso dal loro, cos come
l'aria permea la vita in questo mondo, sia palazzi che stamberghe.
In terzo luogo, per, quando si tratta dei santi, Egli "in tutti"
(voi): questa la grazia sovrana che li rende diversi dagli altri. Dio
tanto si unisce a loro da esserne in comunione, uno con essi, in
maniera speciale e con un rapporto speciale2.
Non stupefacente come la grazia abbia assunto creature proprio
come noi per elevarle alla comunione con Dio, l'Altissimo?
Questo il culmine stesso dei nostri privilegi e felicit.
Se confrontiamo Isaia 57:15 con 66:1-2, vedremo come Dio
stesso vi abbia messo in rilievo sia la sublimit e la trascendenza
della Sua Persona e la meraviglia e misura della Sua grazia verso di
noi. Nel primo testo Dio parla di S stesso come: "Colui che
l'Alto, l'eccelso, che abita l'eternit, e che si chiama il Santo. Io
dimoro nel luogo eccelso e santo, ma sto vicino a chi oppresso e
2 Nota del traduttore: La versione Nuova Riveduta, che usiamo come versione
di base della nostra traduzione, dice "in tutti" e non "in voi tutti". I pi antichi
manoscritti oggi ritrovati omettono il "voi". La maggior parte dei manoscritti
disponibili, le citazioni dai Padri della chiesa e i commentari classici, per, lo
includono. Cos rende il testo, infatti, la Diodati e la ND: "un Dio unico e Padre
di tutti, che in voi tutti" al di sopra di tutti, fra tutti e (ND); "un Dio unico, e
Padre di tutti, il quale sopra tutte le cose, e fra tutte le cose, e in tutti voi"
(Diodati). Che questo pronome sia o non sia presente, per, deve esservi
sottinteso, in quanto altre parti della Scrittura provano come lo Spirito di Dio
non sia "in tutti" gli esseri umani, ma solo nei credenti (Romani 8:9,14). Dio
"Padre" sia per generazione (come Creatore) che per rigenerazione (Efesini 2:10;
Giacomo 1:17; 1 Giovanni 5:1). La precisazione forse era stata intesa per
impedire gli equivoci, che, di fatto, oggi sono comuni?

119

umile di spirito", mentre nel secondo Egli dichiara: "Il cielo il


mio trono e la terra lo sgabello dei miei piedi; ...ecco su chi io
poser lo sguardo: su colui che umile, che ha lo spirito afflitto e
trema alla mia parola".
Quanto dimostra questo l'infinita condiscendenza del Suo favore
che raccoglie della polvere inanimata, dimora in noi, comunica S
stesso a noi e a nessun altro: partecipiamo a cose che neanche gli
angeli potrebbero mai sperare di avere!
Prima di procedere oltre con la nostra esposizione di 1 Corinzi
8:6, per quanto concerne l'argomento in discussione, facciamo
meglio a fare una temporanea digressione ed esaminare le parole:
"Per noi c' un solo Dio, il Padre", testo che stato
grossolanamente pervertito da coloro che negano l'esistenza di
una trinit di persone nell'essenza di Dio. Qui il termine "Padre"
(come in Matteo 5:16; Giacomo 3:9 ecc.) non usato della prima
Persona in contrasto con la seconda e la terza, ma si riferisce a
Dio in quanto Dio, alla natura divina in quanto tale. Se si potesse
mostrare da questo versetto che Cristo non Dio nel senso pi
assoluto (vedi Tito 2:13), allora, per parit di ragioni, ne
conseguirebbe necessariamente che "un solo Signore" negherebbe
che il Padre sia Signore, negando quanto dice Apocalisse 11:1 ecc.
Il pensiero principale di 1 Corinzi 8:6, diventa del tutto
intelligibile quando ci rendiamo conto come questo versetto
fornisca una perfetta antitesi ed opposizione alle falsit della
religione pagana menzionate al versetto 5.
Fra i pagani c'erano molti "di" o divinit supreme e molti
"signori" o mediatori. I cristiani, per, hanno una sola divinit
suprema, il Dio trino, e solo un Mediatore, il Signore Ges Cristo
(cfr. Giovanni 17:3). Cristo ha una doppia "signoria".
In primo luogo una signoria naturale, essenziale, non derivata, che
Gli appartiene in quanto seconda Persona della Santa Trinit.
In secondo luogo, (quella a cui si riferisce 1 Corinzi 8:6), una
signoria derivata, economica, dispensatoria, ricevuta per mandato
di Dio, considerato come Dio-uomo.

120

Era a questo a cui alludevamo prima quando abbiamo affermato


come Dio abbia decretato che l'uomo Ges Cristo sia portato ad
essere unito con Suo Figlio, e destinato cos ad essere il Suo "fine
sovrano". L'amministrazione dell'universo stata posta sotto di
Lui; ogni potere Gli stato dato (Giovanni 5:22,27; Atti 2:36;
Ebrei 1:2). Cristo, in quanto Dio-uomo, ha la stessa autorit di
Dio (Giovanni 5:23), eppure Gli sottomesso, come mostra 1
Corinzi 3:23, "chiedimi" (Salmo 2:8) e Filippesi 2:11.
Un'altra cosa da evidenziare in 1 Corinzi 8:6, la frase "e noi
viviamo per lui" (NR) [meglio: "e noi in lui" (ND)]. Questo essere
noi "in Lui", tale unione soprannaturale, comunicazione con Dio.
il disegno ultimo per il quale siamo stati scelti. per questo
motivo che spesso leggiamo: "Poich il SIGNORE ha scelto per s
Giacobbe, e Israele per suo speciale possesso" (Salmo 135:4); "Il popolo che
mi sono formato proclamer le mie lodi" (Isaia 43:21); "Mi sono riservato
settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal"
(Romani 11:4). Il fatto dell'averci scelti da parte di Dio, non
semplicemente un separarci dagli altri per essere il Suo tesoro
particolare (Esodo 19:5); non solo Dio ci ha separati per rendergli
culto e servizio come gente per Lui santa (Geremia 2:3); non solo
per proclamare le Sue lodi (Isaia 43:21), perch anche gli empi lo
faranno, loro malgrado (Proverbi 16:4; Filippesi 2:11), ma siamo
peculiarmente per Lui e per la Sua gloria, completamente in virt
della Sua grazia e misericordia.
Tutto ci che la grazia pu fare per noi nel comunicarci Dio
stesso, e tutto ci che Egli far per noi per magnificare la Sua
gloria, sorge completamente dal libero favore che Egli ci
manifesta. In altre parole, Dio non ricever maggiore gloria in noi
e su di noi di quella che sorge da ci che Egli ci impartisce per
grazia, cosicch la nostra felicit, effetto d'essa, si estender tanto
quanto la Sua propria gloria come suo fine. Quant' meraviglioso,
quant' grandioso, quanto inesprimibilmente beato che la gloria di
Dio in noi si identifichi completamente nel nostro bene: Dio ha
stabilito che queste due cose non solo siano inseparabili, ma che
abbiano anche la stessa estensione. Se quindi Dio ha inteso cos
manifestare la Sua massima gloria, Egli pure manifester la Sua
121

massima grazia. Non semplicemente che Dio ci impartisca doni,


benedizioni, ma che Egli comunichi S stesso a noi quanto meglio
siamo in grado di fare come creature.
"...affinch siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio" (Efesini 3:19): tutto
questo cos al di sopra della povera ragione umana, che
nient'altro che la fede pu intenderlo. Nel comunicare S stesso
Dio comunica interamente S stesso, siano le Sue divine
perfezioni per benedirci con esse, o con tutte le tre Persone:
Padre, Figlio e Spirito Santo, affinch noi godiamo della loro
presenza. Tutto ci che in Dio "serve" per rendere benedetti gli
eletti (secondo la capacit creaturale) in quanto serve per renderlo
beato nella Sua immensa infinit. Se noi abbiamo Dio stesso e
tutto di Lui, allora siamo: "eredi di Dio" (Romani 8:17), perch
siamo "coeredi con Cristo"; e che Dio stesso sia l'eredit di
Cristo, provato dalla Sua stessa dichiarazione: "Il SIGNORE la
mia parte di eredit e il mio calice; tu sostieni quel che mi toccato in sorte"
(Salmo 16:5). Pi di questo che altro potremmo avere o
desiderare? "Chi vince erediter queste cose, io gli sar Dio ed egli mi sar
figlio" (Apocalisse 21:7).
In conseguenza dell'averci scelto per Lui stesso, Dio riserva S
stesso per noi e tutto ci che in Lui. Se Romani 11:4, parla di
Dio come di Colui che "si riservato" gli eletti (vedasi il v. 5 e si
noti il "pure"), cos 1 Pietro 1:4, dice: "Essa conservata in cielo
per voi", com' chiaro dal fatto che Dio stesso sia la nostra
"eredit" e nessuno pu condividere i suoi benefici oltre a quelli ai
quali destinata. Egli ci attende l, per cos dire, finch saremo
riuniti a Lui. L, Egli ha atteso lungo i secoli, aspettando che
passassero i grandi d'ogni nazione, riservando S stesso (come
Egli ha stabilito nell'elezione) per i Suoi santi - "come se un
grande principe in un sogno o in una visione, dovesse vedere
l'immagine di una donna ancora da nascere e dovesse innamorarsi
di quell'immagine, attendendo che nasca e che cresca, e non pensi
minimamente di intrattenersi con altri amanti" (Thomas
Goodwin).

122

Lettore cristiano, se Dio ha un tale amore per te, quale dovrebbe


essere il tuo amore per Lui! Se Egli si donato interamente a te,
quanto pure tu dovresti donarti interamente a Lui!
Quando Dio ci avr portato in Cielo al sicuro attraverso tutte le
prove e le afflizioni del mondo quaggi, allora Egli render
manifesto che il Suo disegno primo ed ultimo nell'eleggerci era
perch appartenessimo a Lui e quindi il nostro primo benvenuto
sar quello di presentarci a Lui: "A colui che pu preservarvi da ogni
caduta e farvi comparire irreprensibili e con gioia davanti alla sua gloria"
(Giuda 24), che qui menzionato affinch noi Lo si possa
anticipatamente lodare e dargli gloria. Crediamo che il riferimento
qui non sia a Cristo (come in Efesini 5:27 e Ebrei 2:13) ma al
Padre stesso, come suggerisce l'espressione: "davanti alla sua
gloria", cio Colui davanti al quale saremo "presentati". Questo
ulteriormente rilevato da "al Dio unico, nostro Salvatore per
mezzo di Ges Cristo nostro Signore, siano gloria, maest, forza e
potere prima di tutti i tempi, ora e per tutti i secoli. Amen" (v. 25)
[notate come qui il Padre sia chiaramente indicato come "nostro
Salvatore" in Tito 3:4]. Tutti questi attributi appartengono, nelle
dossologie ordinarie, al Padre.
Dio ci far comparire davanti a S "con gioia". Questo comparire,
questa "presentazione" avviene non appena il singolo santo
giunge in Cielo, sebbene essa sar ripetuta pi formalmente
quando l'intera elezione della grazia pure vi giunger. Come da
parte nostra noi ci rallegreremo (e con buona ragione) cos Dio,
da parte Sua Dio si rallegrer. Egli si compiace di farci comparire
davanti a S con grande gioia, dato che fare ingresso in Cielo
qualcosa che riguarda Lui pi di tutti. Questo presentarci a S
stesso "davanti alla Sua gloria" davvero per Lui occasione di
grande gioia, cos come i genitori si rallegrano di veder tornare i
propri figli - lo si confronti con la gioia del padre in Luca 15.
Questa la gioia di vedere realizzati i Suoi propositi, la Sua gloria
assicurata. Con questo si accorda: "Il SIGNORE, il tuo Dio, in
mezzo a te, come un potente che salva; egli si rallegrer con gran gioia per
causa tua; si acqueter nel suo amore, esulter, per causa tua, con grida di
gioia" (Sofonia 3:17). Era per S stesso che Dio ci aveva scelti fin
123

dall'inizio come Suo fine ultimo, ed allora sar pienamente


realizzato.
Un altro testo biblico che insegna come Dio abbia scelto il Suo
popolo per S stesso : "...avendoci predestinati ad adottarci per Ges
Cristo, a s stesso, secondo il beneplacito della sua volont" (Efesini 1:5
Diodati). Il termine greco reso qui con "a s stesso" pu essere
indifferentemente reso "per lui", cosicch in modo ugualmente
giustificato, lo possiamo intendere in riferimento prima a Dio
Padre, avendoci Egli predestinato "a S stesso" come fine ultimo
di questa adozione; o, in secondo luogo, a Ges Cristo, il quale
pure il fine per il quale Dio ci ha predestinato ad essere adottati.
Che qui la preposizione greca eis significhi "per", denotando il
fine o la causa finale, appare in molti luoghi, per esempio, nel
versetto seguente: "alla lode della gloria della sua grazia, per la
quale egli ci ha resi graditi a s, in colui che l'amato" (Diodati).
Lo stesso appare in Romani 11:36: "Poich da lui, e per lui, e per amor
di lui, sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen". Prenderemo
cos questa espressione nel senso pi comprensivo e le daremo un
duplice significato secondo il suo contesto e l'analogia della fede.
Avendoci Dio predestinato "a S stesso" non deve essere
compreso come riferentesi primariamente o da solo all'adottarci a
S come Suoi figli, ma come denotando distintamente ed
immediatamente il Suo eleggerci e predestinarci per la Sua grande
e gloriosa Persona e per il Suo grande e benedetto Figlio. In altre
parole, la frase che stiamo ora considerando indica un altro e pi
vasto fine del semplicemente Suo predestinare la nostra adozione
(sebbene questa sia un fine speciale), ma un fine inferiore e
subordinato in confronto all'averci predestinato a S stesso.
In primo luogo, Egli ci ha scelto in Cristo al fine di quella
impeccabile santit che soddisfi la Sua propria natura; oltre a
questo Egli ci ha predestinato all'onore ed alla gloria
dell'adozione. Al di sopra di ogni cosa, per, la Sua grazia
raggiunge la massima estensione nel fatto che Egli ci predestina a
S stesso - il significato meraviglia di ci sul quale abbiamo
riflettuto.

124

Averci Dio predestinati "a S" denota il diritto che Egli ha su di


noi come Sua speciale propriet. "Le bestie dei campi, gli sciacalli
e gli struzzi, Lo glorificheranno" (Isaia 43) perch Gli
appartengono, ma la Chiesa Suo speciale tesoro e mezzo di
gloria. Gli eletti sono consacrati a Lui in modo del tutto
particolare: "Israele era consacrato al SIGNORE, egli era le primizie
della sua rendita" (Geremia 2:3). Questo denota il Suo consacrarli a
S stesso, come spiega la tipologia di Numeri 18. Per Cristo
questo fatto di estrema importanza: "Io prego per loro; non prego per
il mondo, ma per quelli che tu mi hai dati, perch sono tuoi" (Giovanni
17:9). Allo stesso modo l'Apostolo Paolo, suona la stessa nota
quando scrive: "Tuttavia il solido fondamento di Dio rimane fermo,
portando questo sigillo: Il Signore conosce quelli che sono suoi, e Si
ritragga dall'iniquit chiunque pronuncia il nome del Signore" (2 Timoteo
2:19). Denota pure lo sceglierci per essere santi di fronte a Lui, il
consacrarci al Suo servizio e per il Suo culto, particolarmente in
evidenza in Romani 11:4, dove il "mi sono riservato" posto in
contrasto al resto che lasciato a rendere culto a Baal. La cosa pi
importante qui l'assumerci a S stesso nell'unit e comunione
pi stretta, la partecipazione a S.
Considerate ora la frase in Efesini 1:5 "avendoci predestinati ad
adottarci per Ges Cristo, a s stesso, secondo il beneplacito della sua
volont", (Diodati) quando dice: "a S stesso" nel senso di "per
Ges Cristo". I termini greci autos e hautos sono usati
indifferentemente per dire "Lui" o "Lui stesso", cos non abbiamo
difficolt a renderlo "per Lui". nelle preposizioni che vengono
usate in riferimento a Cristo in connessione col rapporto che la
Chiesa ha con Lui che la Sua gloria viene particolarmente rivelata:
essi sono in Lui, tramite Lui, per Lui. Ciascuna di queste
espressioni sono rese qui in Efesini 1:4-5 e questo in ordine:
siamo stati scelti in Lui come nostro Capo, predestinati
all'adozione attraverso di Lui come mezzo della nostra figliolanza,
e destinati a Lui come nostro fine - l'onore di Cristo come pure la
gloria della Sua grazia stata resa il fine di Dio nel predestinarci.
Le stesse tre cose sono attribuite a Cristo in connessione con la
creazione e la provvidenza, vedi il greco di Colossesi 1:16. per
di Dio Padre soltanto, come la fonte, che leggiamo "di Lui"
125

(l'Originatore) (Romani 11:36; 1 Corinzi 8:6; 2 Corinzi 5:18).


Prima Dio decreta che il Suo amato Figlio sia reso visibilmente
glorioso nella natura umana attraverso un unione con essa della
Sua stessa persona; e poi per la Sua maggiore gloria Dio decreta
che noi si sia figli adottivi attraverso di Lui, Suoi fratelli, perch
Dio non vuole che nella Sua umanit Suo Figlio sia solo, ma abbia
"compagni" per promuovere la Sua gloria.
In primo luogo, confrontandosi con Loro, perch Egli "al di
sopra dei tuoi compagni" (Salmo 45:7 ND), "affinch egli sia il
primogenito tra molti fratelli" (Romani 8:9).
In secondo luogo, Dio d a Suo Figlio onore unico e gloria senza
pari destinandolo ad essere Dio-uomo, e per ulteriormente
promuovere la stessa, Egli stabilisce che vi debbano essere quelli
che attorno a Lui vedano la Sua gloria e Lo magnifichino per essa
(Giovanni 17:24).
In terzo luogo, Dio ci destina all'adozione a che Cristo sia il
mezzo di tutta la gloria della nostra figliolanza che abbiamo
attraverso di Lui, perch Egli non solo nella predestinazione il
nostro modello, ma la sua stessa causa.
Ora, nel divino consiglio dell'elezione, la considerazione
dell'assunzione da parte di Cristo della natura umana non stata
fondata sulla supposizione o pre-visione della Caduta, come
indica il fine della nostra predestinazione in Lui. Certo questo
dovrebbe risultare ovvio. Portare, infatti, Cristo nel mondo a
causa del nostro peccato, renderebbe la Sua esistenza solo
funzionale alla nostra, rendendo cos i nostri interessi il fine stesso
della Sua incarnazione! Questo significherebbe davvero
capovolgere ogni cosa! Il fine di ogni cosa, infatti, Cristo e non
noi! Questo significherebbe subordinare il valore infinito della
Sua Persona ai benefici che riceviamo dalla dalla Sua opera,
mentre la redenzione di lunga inferiore al dono che Egli fa di S
stesso a noi e di noi a Lui. Questo mostra pure come la stessa
redenzione sia stata designata da Dio prima per la stessa gloria di
Cristo, e poi per provvedere ai nostri bisogni.

126

7. LElezione: la sua manifestazione


Attraverso il Suo atto di elezione, Dio ha portato la chiesa in un
definito e personale rapporto con S stesso, tanto che ora Egli
considera i suoi membri come i Suoi propri cari figli e popolo.
Di conseguenza, anche quando essi erano nella loro condizione
naturale, prima della rigenerazione, Egli li considerava e vedeva
come Suoi. Questa una verit benedetta e meravigliosa,
sebbene, ahim, essa sia quasi sconosciuta nel cristianesimo
contemporaneo. Oggi, infatti, si presuppone comunemente che
noi diventiamo figli di Dio quando [spiritualmente] nasciamo di
nuovo [quando "accettiamo" Cristo!], che non abbiamo rapporto
con Cristo fintanto che Lo abbracciamo con le braccia della fede.
Con le Scritture nelle nostre mani, per, non abbiamo scusa
alcuna per una tale ignoranza e guai a coloro che deliberatamente
ripudiano la loro chiara testimonianza a questo riguardo: al loro
divino Autore essi dovranno rispondere per tale malvagit
Gli eletti: amati gi da prima della loro conversione
Sembra strano che quegli stessi che sono in prima linea nel
propagare questo errore (senza rendersi conto che sia tale,
speriamo) sono coloro che probabilmente hanno detto e scritto
maggiormente di chiunque altro sul tipico insegnamento del Libro
dell'Esodo. Chiediamo cos loro: gli Ebrei non appartenevano
forse a Dio prima che Egli mandasse Mos a liberarli dalla casa di
schiavit, prima che il sangue dell'agnello pasquale fosse
immolato, s, persino quando erano immersi nell'idolatria
(Ezechiele 20:5-9)? Certo, a Mos, Dio aveva dichiarato: "Ho
visto, ho visto l'afflizione del mio popolo che in Egitto e ho
udito il grido che gli strappano i suoi oppressori; infatti conosco i
suoi affanni" (Esodo 3:7) ed a Faraone Dio aveva chiesto: "Lascia
andare il mio popolo, perch mi celebri una festa nel deserto"
(Esodo 5:1). Non forse vero che gli Ebrei erano una
prefigurazione, divinamente stabilita, dell'Israele di Dio,
dell'elezione spirituale della grazia?

127

indubbiamente vero che gli eletti di Dio erano "per natura figli
d'ira, come gli altri" (Efesini 2:3), ciononostante, le loro persone
sono state amate da Lui con un amore eterno. Di conseguenza,
prima che lo Spirito Santo sia mandato per risvegliarli a novit di
vita, il Signore Iddio li contempla e parla di loro come il Suo
popolo, la Sua gente. Dato che questo oggi cos poco
conosciuto, faremo qui una pausa per fornire di questo la prova
scritturale.
In primo luogo, Dio li chiama Suoi figli: "Tutti i tuoi figli saranno
discepoli del SIGNORE e grande sar la pace dei tuoi figli" (Isaia 54:13):
essi sono Suoi figli prima che essi diventino Suoi discepoli.
Ancora: "...non soltanto per la nazione, ma anche per riunire in uno i figli
di Dio dispersi" (Giovanni 11:52): essi sono Suoi figli prima che
Egli "li raccolga".
In secondo luogo, Dio li designa Suo popolo: "Il tuo popolo si offrir
volenteroso nel giorno del tuo potere" (Salmo 110:3 ND): Dio ha un
popolo, ma esso "si offrir volenteroso" quando la potenza dello
Spirito Santo inizia ad operare in loro. "....perch io sono con te, e
nessuno ti metter le mani addosso per farti del male; perch io ho un popolo
numeroso in questa citt" (Atti 18:10): Dio dice a Paolo di avere "un
popolo" in quella citt pagana, e lo dice prima ancora che egli vi
predichi e che essi giungano alla fede!
In terzo luogo, Cristo chiama "Sue pecore" gli eletti di Dio prima
ancora che siano portati nel Suo ovile: "Ho anche altre pecore, che non
sono di quest'ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia
voce, e vi sar un solo gregge, un solo pastore" (Giovanni 10:16). Chi
sono queste "altre pecore" se non i Suoi eletti che ancora si
trovano fra i pagani e che, a suo tempo, verranno associati al Suo
gregge attraverso la predicazione dell'Evangelo?
In quarto luogo, gli eletti sono considerati "tenda di Davide"
quando essi ancora sono fra le rovine della Caduta: "Fratelli,
ascoltatemi: Simone ha riferito come Dio all'inizio ha voluto
scegliersi tra gli stranieri un popolo consacrato al suo nome. E
con ci si accordano le parole dei profeti, come sta scritto: "Dopo
queste cose ritorner e ricostruir la tenda di Davide, che caduta; e
restaurer le sue rovine, e la rimetter in piedi" (Atti 15:14-16). Nell'era
128

apostolica Dio comincia ad estrarre dal paganesimo un popolo


per il Suo nome, e di questo aveva profetizzato Amos: "La tenda
di Davide, cio gli eletti di Dio, un tempo si trovavano in Adamo
con i non-eletti, e con loro erano caduti. Il Signore, per, li
rimetter in piedi, non nel primo Adamo, ma nel secondo
Adamo, ed essi diventeranno abitazione di Dio attraverso lo
Spirito" (James Wells).
L'amore nel cuore di Dio era dall'eternit un segreto in Lui stesso,
essendo completamente sconosciuto prima della fondazione del
mondo eccetto che a Cristo, il Dio-uomo, eppure esso stato di
fatto esercitato verso l'intera elezione della grazia. Sebbene essi
fossero amati con un amore tale da essere contenuto nel massimo
della buona volont di Dio verso di loro, e comprendente il
massimo della benedizione, grazia e gloria, esso era conformato in
modo tale da esserne essi, per un tempo, del tutto ignari. Sebbene
gli atti della volont di Dio nella Persona di Cristo al loro riguardo
e su di loro erano tali da non cessare giammai, essi dovevano
essere per un tempo in condizione tale da non essere loro aperti e
fatti conoscere. Tutto era nell'incomprensibile mente di Jahv
dall'eternit e questo amore non sar loro mai sottratto. La
rivelazione e la manifestazione di questi atti, per, fatta in tempi
diversi ed in vari gradi.
Le varie condizioni in cui gli eletti di Dio si trovano, non solo
mostra la molteplice sapienza di Dio, ma illustra le stesse
osservazioni che abbiamo fatto pi sopra. Gli eletti dovevano
essere in uno stato di creazione in purezza e santit; come tali essi
erano stati naturalmente creati in Adamo. Da quella primordiale
condizione, essi sono decaduti nel peccato e nella miseria,
condividendo cos la colpa e la depravazione del loro "capo
federale", Adamo. Da quella condizione, quindi, essi dovevano
essere estratti mediante l'opera redentrice di Cristo e portati a
conoscerla per mezzo delle operazioni vivificanti e santificanti
dello Spirito Santo. Dopo che il loro corso terreno sar terminato,
essi verranno portati in una condizione d'assenza di peccato,
riposando cos dal loro travaglio ed aspettando il pieno
compimento della loro salvezza. A tempo debito essi saranno
129

portati alla risurrezione e di l passeranno alla condizione d'eterna


gloria e di indicibile beatitudine.
Allo stesso modo, vi sono fasi differenti attraverso le quali si
sviluppa il proposito eterno di Dio al riguardo del Suo popolo. Il
principio dell'elezione stato all'opera sin dall'inizio della storia
umana. Non appena avviene la Caduta, infatti, il Signore traccia
una linea di distinzione fra "la progenie della donna" e "la
progenie del serpente" (Genesi 3:15), esemplificato dapprima dal
caso netto di Caino ed Abele (1 Giovanni 3:12). In un capitolo
precedente abbiamo richiamato l'attenzione all'operativit
continua di questo principio di selezione come lo vediamo nelle
famiglie di No, Abraamo, Isacco, e Giacobbe e, in modo ancora
pi cospicuo, nella separazione di Israele dalle altre nazioni come
il popolo che Jahv sceglie e fa oggetto del Suo speciale favore.
Ci che per ora vogliamo considerare, non tanto il modo in cui
opera l'eterno proposito di grazia di Dio, quanto la sua
manifestazione.
In che modo l'elezione palesata
In tutte queste fasi attraverso le quali gli eletti sono destinati a
passare, l'amore di Dio esercitato e manifestato verso loro e su
di loro secondo il consiglio della Sua volont. Il segreto ed eterno
amore di Dio per i Suoi eletti e l'aperta sua rivelazione, sebbene
contenga diverse parti, uno ed uno stesso amore. Il primo atto
dell'amore di Dio verso le persone che Egli sceglie in Cristo
consiste nel dare loro l'essere e il benessere in Cristo per l'eternit.
Per Dio questo l'atto fondamentale di ogni grazia e gloria, il
fatto cio "che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti
in Cristo" (Efesini 1:3). L'amore di Dio nel Suo proprio cuore
verso la persona che in Cristo, il Capo dell'intera elezione della
grazia, non pu essere espresso adeguatamente, ed il Suo amore
verso la persona degli eletti in Cristo cos grande ed infinito che
le Scritture stesse dicono di esse che "sorpassa ogni conoscenza".
L'aperta espressione e manifestazione di questo amore sar ora
oggetto delle nostre riflessioni.

130

1. La missione di Cristo
In primo luogo, l'incarnazione e la missione di Cristo: "In questo si
manifestato per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio
unigenito nel mondo affinch, per mezzo di lui, vivessimo" (1 Giovanni
4:9). Notate le persone alle quali Dio manifesta cos il Suo amore,
qui espresso dalla parola "noi". Gli scrittori sacri usano questo
termine per includervi ed esprimervi i santi di Dio. qualit
distintiva degli apostoli la capacit di comunicare efficacemente
alla mente dei santi ed applicare alla loro vita la verit affinch sia
sentita in tutta la sua grande importanza. Che l'argomento sia
l'elezione, la redenzione, la chiamata efficace o la glorificazione,
quando essi usano il pronome "noi" essi includono s stessi e tutti
i credenti ai quali scrivono. Questo serve per mettere in rilievo
come le benedizioni ed i benefici della grazia sono destinati
proprio a loro: questo li apre a ricevere ed a godere ci che le
Scritture loro annunciano.
Per illustrare ci che abbiamo detto, contate quante volte
l'apostolo usi qui il "noi", sia come soggetto che come
complemento oggetto:
"Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Ges Cristo, che ci
ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in
Cristo In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perch
[noi] fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, avendoci
predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Ges
Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volont,
a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato
Figlio" (Efesini 1:3-6).
In questo brano si evidenzia come l'elezione in Cristo riguardi
quegli uomini e quelle donne che sono chiamati a far parte della
chiesa.
Lo stesso vale per la chiamata efficace in Romani 9:24, la salvezza
(2 Timoteo 1:9) e la glorificazione (Efesini 2:7; Romani 8:18).
Osserviamo attentamente come l'uso di questo "noi" includa tutta
l'elezione della grazia ed escluda ogni altro, tanto che queste cose

131

non possono essere applicate a nessun altro se non coloro che


Dio ha chiamato ad essere in comunione con Ges Cristo.
Consideriamo ora in che cosa consista questa aperta
manifestazione dell'amore di Dio nell'incarnazione e nella
missione di Cristo. Nella mente infinita di Jahv, tutto il Suo
amore in favore degli eletti concepito dall'eternit, insieme ai
vari modi e mezzi attraverso i quali esso deve essere manifestato e
fatto conoscere nella condizione temporale, cosicch la Chiesa
possa esserne pi sensibilmente resa consapevole e grata. In
quanto piaciuto al Signore, nonostante il Suo amore eterno
verso il Suo popolo in Cristo, che esso decadesse dallo stato di
purezza creaturale nella depravazione, cos pure da essa stata
predeterminata la loro redenzione. Avviene cos una transazione
sulla base di un patto fra il Padre ed il Figlio, secondo la quale il
Figlio si impegna ad assumere la natura umana ed agire come
Garante e Redentore del popolo che Gli affidato. Sono fissate
cos, come mezzo della loro salvezza, la Sua incarnazione, vita e
morte. Tutto questo diventa l'argomento della profezia
veterotestamentaria, che Cristo, cio, sia manifestato nella carne,
ci che debba compiere e soffrire per conseguire eterna giustizia.
Ci che stato rivelato nelle Scritture profetiche al riguardo di
Cristo, rende pienamente evidente come a Dio appartenga tutto
ci che ha preso le sue mosse in Cielo, prima dell'inizio del
tempo, nella transazione avvenuta nell'ambito del consiglio di
Dio, cio il frutto della consultazione fra Jahv e Colui che la
Scrittura chiama il Germoglio (Zaccaria 6:12), del quale lo Spirito
eterno testimone. Egli lo rende noto a uomini santi, che cos
parlano sospinti da Lui, perch lo Spirito scruta ogni cosa, anche
le profondit di Dio. Nella Persona dell'Emmanuele, Dio con noi,
mediante la Sua aperta incarnazione e la salvezza che opera e
porta onorevolmente a compimento, tutto l'amore della benedetta
Trinit, viene riflesso nel modo pi glorioso. Dio brilla in tutta la
grandezza e maest del Suo amore verso la Chiesa in Cristo, e
cos manifesta loro la Sua eterna buona volont. Egli li ha tanto
amati da donare loro il Suo Unigenito Figlio. Tutto questo
chiaramente presentato nella Sua Parola, tanto che essa
132

pienamente sufficiente per farcene conservare nella mente il suo


vivo ricordo, cos come lo Spirito si compiace di mantenerne
conoscenza fiduciosa nel nostro cuore.
Un breve accenno al fine di questa manifestazione dell'amore di
Dio come se ne parla in 1 Giovanni 4:9: "In questo si manifestato
per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel
mondo affinch, per mezzo di lui, vivessimo". Il fine : "affinch per mezzo di
Lui noi vivessimo". " attraverso l'incarnazione e mediazione del
Signore Ges Cristo che noi viviamo attraverso di Lui una vita di
giustificazione, pace, perdono, accoglienza, ed accesso a Dio. Gli
eletti di Dio nel loro stato decaduto erano tutti peccato,
corruzione, miseria e morte. In queste circostanze, Iddio
raccomanda il Suo amore verso di loro, nel fatto che, mentre
erano ancora peccatori, Cristo sia morto per loro. Egli, attraverso
la Sua morte, rimuove da essi il loro peccato. Egli li ama e li lava
dai loro peccati nel Suo stesso sangue riavvicinandoli cos a Dio.
questo il modo in cui Dio rende manifesto ed evidente il Suo
amore eterno verso di loro". [S. E. Pierce, al cui magnifico
sermone su 1 Giovanni 4:9, noi siamo con gioia e riconoscenza
debitori].
Uno stupefacente parallelo con il testo biblico che abbiamo
considerato poco fa, l'affermazione che il Signore rivolge a Suo
Padre in Giovanni 17:6: "Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che
tu mi hai dati dal mondo; erano tuoi e tu me li hai dati; ed essi hanno
osservato la tua parola". La manifestazione del nome di Dio, o il
segreto mistero della Sua mente e volont, poteva solo essere
fatta da Cristo, il quale era stato dall'eternit nel seno del Padre e
che si incarna per rendere visibile Colui che invisibile. Era
ufficio ed opera del Messia quello di aprire "la sapienza di Dio
misteriosa e nascosta" (1 Corinzi 1:7), di aprire il luogo
santissimo, dichiarare quel che era stato tenuto segreto sin dalla
fondazione del mondo, e qui Giovanni 17, dichiara che Egli l'ha
fedelmente adempiuto. Notate per bene come il "noi" di 1
Giovanni 4:9, sia qui definito come: "gli uomini che tu mi hai dati
dal mondo". S, a loro che Cristo manifesta l'ineffabile nome di
Dio.
133

In Giovanni 17, Cristo, apre l'intero cuore di Dio, rendendo noto


il Suo amore eterno come mai prima era stato rivelato. In esso,
Egli spiega la buona volont che il Padre ha manifestato agli eletti
in Cristo Ges, in maniera sufficiente da riempire la mente
spirituale di conoscenza e comprensione. Essa calcolata tanto da
promuovere piena fiducia nel Signore per tutte le benedizioni di
questa vita e di quella a venire. E chi avrebbe potuto fornire
queste informazioni se non Lui solo? Egli sceso dal Cielo con
questo espresso fine e disegno. Egli il grande Profeta sulla casa
di Dio. Egli ha la chiave di tutti i tesori della grazia e della gloria.
In Lui "tutti i tesori della sapienza e della conoscenza sono nascosti"
(Colossesi 2:3). Per "nome di Dio" si intende tutto quel che Egli
in quanto Egli ce lo manifesta e comunica. Questo l'amore che
Egli ha verso la Chiesa, il suo rapporto con il Suo popolo in
Cristo, l'eterno rallegrarsi del Suo cuore in loro: tutto questo
Cristo si compiaciuto di rivelare pienamente.
Il Signore ci ammette alla Sua conoscenza: questo ci che ci
conduce a conoscere che Dio ci ha reso oggetto della Sua
elezione. fonte di gioia per noi, il solo contemplare questo
fatto. Per questo Cristo dice: "Rallegratevi perch i vostri nomi sono
scritti nei cieli" (Luca 10:20). Dato che non possiamo sapere che
siamo i beneamati di Dio se non credendo in Suo Figlio, cos
questo il frutto di conoscenza spirituale. Cristo ha la chiave della
conoscenza ed apre la porta della fede, cos che noi Lo riceviamo
com' rivelato nella Parola. Lui che, attraverso il Suo Spirito, si
compiace di spargere l'amore di Dio nei nostri cuori mediante lo
Spirito Santo che ci stato dato. Egli ci dona lo Spirito per
rivelare alla nostra mente il patto eterno: per questo siamo portati
a conoscere ed a sentire l'amore di Dio come la fonte e sorgente
di ogni grazia ed eterna consolazione. Come Jahv aveva fatto
passare tutta la Sua bont davanti a Mos, mostrandogli la Sua
gloria (Esodo 33:19), cos Egli ci d accesso alla conoscenza di S
stesso come: "il Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in bont e
fedelt" (Esodo 34:6).

134

2. Una chiamata soprannaturale


In secondo luogo, attraverso una chiamata soprannaturale.
Abbiamo gi accennato a questo negli ultimi due paragrafi, ma
ora dobbiamo considerarlo in modo pi approfondito. La
chiamata di un eletto il primo ed immediato frutto e
manifestazione del proposito di Dio nella grazia dell'elezione. "Il
fiume scorreva al di sotto della superficie del terreno dall'eternit,
ma ad un certo punto l'acqua esce fuori gorgogliando e scorre sul
terreno per l'eternit. Si tratta della grandiosa ed iniziale differenza
che Dio stabilisce fra uomo e uomo, il primo segno che egli pone
sulle sue pecore, attraverso il quale Egli le dichiara Sua propriet e
significa visibilmente che esse appartengono a Lui" (Thomas
Goodwin). "quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli
che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li
ha pure glorificati" (Romani 8:30). Il beneficio originario il fatto
che Egli ci abbia predestinato. La prima benedizione che ne
consegue quella di chiamarci. Lo stesso ordine appare nel
versetto: "Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a
motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci stata
fatta in Cristo Ges fin dall'eternit" (2 Timoteo 1:9). Il proposito
eterno reso evidente nel tempo attraverso la divina chiamata.
Un altro testo biblico che presenta la medesima verit il ben
noto: "Perci, fratelli, impegnatevi sempre di pi a render sicura la vostra
vocazione ed elezione; perch, cos facendo, non inciamperete mai" (2 Pietro
1:10). In evidenza, qui, non tanto la nostra fede o la nostra
giustificazione, ma la nostra "vocazione" (o chiamata), che siamo
esortati a "rendere sicura" (o "ferma"), perch cos che potremo
avere testimonianza alla nostra fede della nostra elezione. Non
che l'elezione non sia sicura senza di essa, infatti, "il solido
fondamento di Dio [il Suo eterno decreto] rimane fermo,
portando questo sigillo: Il Signore conosce quelli che sono suoi" (2
Timoteo 2:19), e questo prima della nostra vocazione, ma
affinch essa sia, per cos dire, certificata alla nostra fede.
L'Apostolo, nelle sue lettere, scrive in modo omogeneo: quando
si rivolge ai credenti egli mostra come i due termini "elezione" e
"chiamata" siano strettamente legati. cos che Paolo scrive:
135

"...alla chiesa di Dio che in Corinto, ai santificati in Cristo Ges, chiamati


santi" (1 Corinzi 1:2), cio chiamati per essere santi. Allo stesso
modo Pietro: "La chiesa che in Babilonia, eletta come voi, vi
saluta" (1 Pietro 5:13). I termini sono equivalenti: gli Apostoli non
riconoscono altra vera "chiamata" o "vocazione" se non quella
che immediata prova di elezione, essendo commisurata alle
stesse persone.
stupefacente osservare con quale grazia lo Spirito abbia
accondisceso di abbassarsi e di venire in soccorso alle nostre
infermit - questa preziosa verit cos frequentemente reiterata
nella Parola da non lasciare spazio a dubbi. "Da tempi lontani il
SIGNORE mi apparso. S, io ti amo di un amore eterno; perci ti
prolungo la mia bont" (Geremia 31:3). Sono due le cose che qui
vengono affermate ed il rapporto intimo e inseparabile che le lega
affermato con forza.
In primo luogo, l'amore eterno che Dio ha per i Suoi; in secondo
luogo, l'effetto e la manifestazione dello stesso. tramite la
chiamata efficace dello Spirito che gli eletti vengono estratti dalla
loro condizione naturale e portati a Dio in Cristo. Questa
chiamata soprannaturale attraverso la quale Dio li attira a S, qui
espressamente attribuita alla bont di Dio, e la connessione fra
questa e il Suo amore eterno rilevata da quel "perci". cos
che, quando Dio ci riconcilia a S stesso, noi abbiamo prova della
Sua eterna buona volont verso di noi.
L'amore eterno e la grazia del Dio trino, verso i Suoi eletti reso
loro manifesto in questo mondo dai frutti degli effetti immediati
dello stesso: ci che era stato conservato segretamente nel cuore
di Jahv gradualmente portato a manifestazione aperta alla
Chiesa attraverso le Sue opere meravigliose. Non ci si deve
attendere che il mondo degli empi abbia interesse alcuno a queste
transazioni, ma per i rigenerati esse sono fonte di gioia sempre
pi grande. Come abbiamo rilevato in precedenza, l'amore del
Dio che elegge si manifesta prima nell'incarnazione e nella
missione del Suo caro Figlio, destinato a compiere la redenzione
del Suo popolo decaduto in Adamo. In secondo luogo, il
proposito eterno della grazia di Dio rivelato in ed attraverso la
136

chiamata divina che l'eletto riceve mentre sulla terra. Dobbiamo


ora considerare in maggiore dettaglio che cosa realmente sia
questa chiamata.
1. Prima di tutto dobbiamo distinguere attentamente fra la
chiamata ricevuta dagli eletti e quella che perviene a tutti coloro
che odono la proclamazione della Parola: la prima particolare,
l'altra generale. Chiunque oda la Parola (l'Evangelo), o abbia
nelle mani la sua forma scritta, chiamato da Dio a rinunciare ai
propri peccati e ad invocare la misericordia di Dio in Cristo. La
chiamata generale perviene allo stesso modo tanto agli eletti
quanto ai non-eletti, ma, ahim, rifiutata da tutti. Questa
chiamata generale descritta in brani come: "Mi rivolgo a voi, o
uomini, e la mia voce indirizzata ai figli dell'uomo" (Proverbi 8:4 ND);
"Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti" (Matteo 22:14). Il rifiuto che
essi oppongono a questa chiamata rappresentato in questo
modo: "Quando ho chiamato avete rifiutato d'ascoltare, quando ho steso la
mano nessuno vi ha badato" (Proverbi 1:24), "Tutti allo stesso modo
cominciarono a scusarsi" (Luca 14:18 ND). per con la chiamata
speciale e particolare, della quale gli eletti soltanto sono oggetto,
di cui noi ci vogliamo occupare qui.
2. In secondo luogo, questa chiamata degli eletti individuale ed
interiore, non cade, per cos dire, sull'orecchio esteriore, ma
penetra fino al cuore stesso. la potenza della Parola di Dio, che
li raggiunge nella loro condizione naturale di morte spirituale e li
vivifica a novit di vita. il Buon Pastore che cerca e salva le Sue
pecore perdute, le ricupera e le riporta presso Suo Padre, com'
scritto:
"Le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore
per nome e le conduce fuori. Quando ha messo fuori tutte le sue
pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perch conoscono la
sua voce" (Giovanni 10:3-4).
Dal punto di vista legale, la salvezza degli eletti di Dio diventata
fatto compiuto quando Cristo morto e risorto, ma essa diventa
esperienza attuale quando lo Spirito del Figlio di Dio mandato
nel loro cuore. "Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori,
che grida: Abb, Padre" (Galati 4:6). solo mediante lo Spirito che
137

ci viene data conoscenza salvifica della Verit, essendo portati da


Lui ad accoglierla giustamente. Allora lo Spirito tanto illumina la
nostra mente da metterci in grado di cogliere la conoscenza
spirituale di Dio e di Suo Figlio Ges Cristo.
3. In terzo luogo, si tratta di una chiamata efficace, essendo
realizzata dall'opera sovrannaturale dello Spirito. Vale sia nella
nuova creazione come nella vecchia che: "Egli parl, e la cosa fu; egli
comand e la cosa apparve" (Salmo 33:9). A questa chiamata efficace
si riferiscono brani come: "Il tuo popolo si offrir volenteroso nel giorno
del tuo potere" (Salmo 110:3 ND). La loro naturale resistenza a
sottomettersi completamente a ci che il Signore esige viene
piegata dalla comunicazione di una travolgente consapevolezza
della grazia e dell'amore di Dio nei loro riguardi. Ancora: "Tutti i
tuoi figli saranno ammaestrati dall'Eterno" (Isaia 54:13 ND),
ammaestrati in tal modo che: "Noi sappiamo che il Figlio di Dio
venuto e ci ha dato intendimento, affinch conosciamo colui che il Vero" (1
Giovanni 5:20 ND). Lo ripetiamo: questa chiamata efficace Dio
che realizza le promesse del Nuovo Patto: "Questo il patto che far
con la casa d'Israele dopo quei giorni, dice il Signore: io metter le mie leggi
nelle loro menti, le scriver sui loro cuori; e sar il loro Dio, ed essi saranno il
mio popolo" (Ebrei 8:10).
I teologi saggiamente hanno voluto distinguere la "chiamata
efficace" da quella generale ed esteriore che giunge a tutti coloro
che odono l'Evangelo. Questa chiamata efficace non un invito,
ma l'atto concreto per mezzo del quale Dio impartisce luce e
vita. Essa frutto immediato del meraviglioso ed infinito amore
di Dio alla nostra persona quando noi eravamo nient'affatto
amabili, anzi, soggetti a null'altro se non ci che ci rende
ributtanti ed odiosi (vedasi Ezechiele 16:4-8)! allora che lo
Spirito Santo viene donato agli eletti, donato per realizzare
nell'esperienza ci che Cristo ha conseguito per loro.
Riconosciamolo chiaramente e con gratitudine: il dono che ci
viene fatto dello Spirito Santo altrettanto grande quanto il dono
stesso che ci viene fatto di Cristo. Quando lo Spirito viene a
dimorare in noi, noi siamo santificati e suggellati per il giorno
della redenzione. Quando lo Spirito di Dio viene a dimorare in
138

noi, noi diventiamo tempio del Dio vivente, la Sua dimora sulla
terra.
Non sufficientemente riconosciuto come tutti i benefici di
grazia del patto siano nelle mani dello Spirito Santo, la cui
funzione ed opera quella di portare gli eletti a Cristo
(chiamandoli efficacemente) e di far loro conoscere ed applicare
alle loro anime la salvezza che il Signore Ges ha adempiuto ed
operato per loro. Egli scende dal Cielo come conseguenza
dell'opera espiatoria ed ascensione di Cristo, e proclama a dei
miserabili peccatori la salvezza che il Signore ha procurato loro.
Egli entra nel loro cuore pieno di peccato e di guai e fa loro
conoscere la salvezza che il Signore ha procurato loro. Egli pone
loro in possesso delle cose che accompagnano la salvezza
attraverso la fede nella Persona ed opera di Cristo, e poi diventa il
loro Consolatore. Essi non pregano che lo Spirito venga a
rigenerarli, perch essi Lo hanno gi ricevuto come lo Spirito che
impartisce loro vita e santificazione. Ci che ora essi devono fare
pregare per la grazia di riceverlo come lo Spirito di adozione,
affinch Egli possa testimoniare con il loro spirito che essi sono
figli di Dio.
Ora questa chiamata efficace conseguenza propria e necessaria
ed effetto dell'eterna elezione, perch gli unici a ricevere questa
vocazione soprannaturale sono soltanto i Suoi eletti. Ogni qual
volta, infatti, si consideri la predestinazione di una persona alla
gloria eterna, si dovr essere necessariamente in presenza di una
persona che sia stata efficacemente chiamata alla fede ed alla
santit. "Noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati dal
Signore, perch Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la
santificazione nello Spirito e la fede nella verit" (2 Tessalonicesi 2:13).
Gli eletti sono scelti per la salvezza attraverso la libera e sovrana
grazia di Dio; com', per, che si ottiene di fatto la salvezza? In
che modo i favoriti dalla grazia sono personalmente portati a
possederla? Mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella
verit, e in nessun altro modo. Il decreto di elezione Dio che
destina a vita eterna e gloria: ne consegue in modo evidente che
chi ne fatto oggetto veda Dio che opera in lui o in lei effettiva
139

santit attraverso l'opera rigenerante e santificante dello Spirito.


con questo mezzo che lo Spirito comunica ci che Cristo per loro
ha procurato.
"... e ci per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi
di misericordia che aveva gi prima preparati per la gloria, cio
verso di noi, che egli ha chiamato non soltanto fra i Giudei ma
anche fra gli stranieri?" (Romani 9:23-24).
Nei versetti immediatamente precedenti a questi, l'Apostolo aveva
trattato l'argomento indicibilmente temibile di come Dio
manifesti la Sua ira e faccia conoscere la Sua potenza in
connessione con i non-eletti. Qui, per, egli riprende il tema
beato di come Dio riversi le ricchezze della Sua gloria verso gli
eletti vasi di misericordia. Questo avviene attraverso la chiamata
efficace ricevuta da ciascun membro del Suo popolo. Questa
vocazione esattamente ci che serve per manifestare verso di
noi la grazia eterna. Lo esprime Romani 8:28: siamo chiamati
"secondo il suo disegno", in altre parole, lo Spirito ci viene
donato affinch il decreto di Dio si realizzi o, per metterla in altro
modo, affinch il credente, attraverso la Sua chiamata efficace,
possa rivolgere il suo sguardo verso l'alto verso l'amore eterno di
cui Dio l'ha fatto oggetto, come se attraverso una fessura di un
muro egli scorgesse il bagliore del sole nel cielo.
Cos come l'amore di Dio Padre si manifesta principalmente
attraverso l'atto di elezione e si esprime nel dono del Suo
Unigenito Figlio per essere nostro Capo e Mediatore, e come
l'amore di Dio, il Figlio, brilla in tutto il suo fulgore nella Sua
incarnazione, ubbidienza e dono della Sua vita per noi, cos
l'amore di Dio, lo Spirito, si manifesta nel rivelarci nella Parola le
eterne transazioni fra il Padre ed il Figlio e illuminando la nostra
mente di una conoscenza vera, vitale e spirituale del Padre e del
Figlio. nella chiamata efficace che lo Spirito si compiace di
rivelare interiormente ed applicare all'anima la salvezza in Cristo.
Per essa davvero l'alba di un nuovo giorno: in essa peccatori
spiritualmente morti sono vivificati, i loro duri cuori ammorbiditi,
le loro volont ostinate rese flessibili, grandi peccati
manifestamente perdonati, e misericordia infinita manifestata e
140

magnificata. allora che lo Spirito Santo, che il Signore ed il


datore di ogni vita spirituale, mette in grado grandi peccatori di
conoscere come Dio sia amore.
Mediante il Suo Spirito, Cristo si compiace di spargere nei nostri
cuori l'amore di Dio, ed attraverso l'Evangelo Egli ci manifesta la
conoscenza dell'amore del Padre per noi. Egli ci dona lo Spirito
affinch di tutto questo la nostra mente ne abbia la rivelazione.
cos che noi siamo condotti a conoscere e sentire l'amore di Dio
come fondamento di ogni grazia e di eterna consolazione. Come
la conoscenza della nostra personale elezione (ottenuta tramite la
nostra chiamata efficace) rende a noi evidente d'essere vicini a Lui
e cari al Suo cuore, cos ne consegue la consapevolezza che noi
siamo cari al cuore di Cristo. Quando lo Spirito ci impartisce la
conoscenza dell'amore del Padre verso di noi nel Suo caro Figlio,
noi veniamo pure condotti ad investigare e studiare il
meraviglioso argomento dell'elezione, e pi lo conosciamo,
maggiormente ne siamo stupefatti. Con questo mezzo, sotto
l'influenza dello Spirito Santo, tanto siamo condotti ad una tale
contemplazione della grazia del Signore Ges che il nostro cuore
si riempie di santa soddisfazione e gioia.
3. Una trasformazione soprannaturale
In terzo luogo, l'eterno proposito della grazia di Dio verso di noi
si manifesta in una trasformazione soprannaturale. Strettamente
parlando, questo non un aspetto separato del nostro argomento,
perch la nuova nascita con la chiamata efficace una e la stessa;
ciononostante, ai fini di una maggiore chiarezza e per risolvere
quei dubbi dei quali i rigenerati sono colti, riteniamo opportuno
considerarlo separatamente. Quando un'anima sincera apprende
come vi sia una chiamata esterna e generale, ed una particolare ed
interiore, essa vorrebbe verificare quali fra queste abbia ricevuto,
o meglio, se sia stata favorita da quest'ultima, perch solo la
chiamata soprannaturale dello Spirito ad essere efficace per la
salvezza. solo a questo punto che molti fra il caro popolo di
Dio, sembrano essere perplessi e confusi: accertarsi e rendere
sicuro di essere effettivamente passati dalla morte alla vita e di
essere stati portati in comunione vitale con Cristo.
141

Nel cercare di chiarire questo punto, lo scrittore deve guardarsi


dall'invadere troppo quel che solo sar l'argomento del capitolo
successivo. Per il momento stiamo trattando di come l'elezione si
manifesti, in particolare come essa si veda in quella
trasformazione soprannaturale che operata in coloro che ne
sono oggetto nel momento in cui ricevono da Dio la chiamata
efficace. Ci limiteremo, quindi, a cercare di descrivere alcune fra le
caratteristiche principali di questa trasformazione soprannaturale.
Questa trasformazione soprannaturale descritta in termini
generali in questo modo: "Se dunque uno in Cristo, egli una nuova
creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove" (2 Corinzi
5:17). Un altro testo che tratta della stessa cosa : "La sua potenza
divina ci ha donato tutto ci che riguarda la vita e la piet
mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria
gloria e virt" (2 Pietro 1:3). Nel leggere questo testo appare
subito come esso sia rilevante all'argomento in discussione perch
si riferisce specificatamente alla nostra chiamata efficace ed
attribuisce la stessa alla divina potenza di Dio.
Questa trasformazione soprannaturale consiste, dunque, nel
nostro essere fatte nuove creature in Cristo Ges. Il prodotto
dell'opera dello Spirito alla nuova nascita, sebbene si tratti
spiritualmente di un piccolo e debole bimbo, , ciononostante,
"una nuova creatura"; stata impartita nuova vita, sono stati
comunicati nuovi principi da cui procedono nuove azioni.
allora che: "dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia"
(Giovanni 1:16), cio ogni grazia spirituale in Colui che il Capo,
viene trasmessa a tutti i Suoi membri; ogni grazia da Cristo nel
cristiano ora completa in tutte le sue parti: "grazia su grazia"
cos come un bimbo riceve tutte le sue membra dai suoi genitori.
Nel momento della nostra chiamata efficace, la divina potenza ci
dona "tutto ci che riguarda la vita e la piet". Di che cosa sia
composto questo "tutto" ci dobbiamo ora occupare brevemente.
La comprensione di ci che spirituale. In primo luogo, la
comprensione di ci che spirituale. L'essere umano naturale non
pu n percepire n ricevere le cose in maniera spirituale
(sebbene possa riflettervi in maniera naturale ed intellettuale,
142

perch privo di discernimento spirituale: "l'uomo naturale non riceve


le cose dello Spirito di Dio, perch esse sono pazzia per lui; e non le pu
conoscere, perch devono essere giudicate spiritualmente" (1 Corinzi 2:14).
Quando, per, siamo efficacemente chiamati, Dio ci d
"intelligenza per conoscere colui che il Vero" (1 Giovanni 5:20). Per
questo 2 Pietro 1:3, dichiara che tutte le cose che appartengono
alla vita ed alla piet ci sono date: "mediante la conoscenza di
colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virt". La prima
luce che l'anima riceve quando lo Spirito entra nel suo cuore
una nuova prospettiva su Dio, ed in quella luce noi cominciamo
ad intendere ci che sia il peccato, dato che in s stesso si pone
contro la santit di Dio, e quindi comprendiamo che cosa sia la
santit.
questa conoscenza nuova e spirituale di Dio stesso ci che
costituisce il cuore e l'essenza stessa delle benedizioni e dell'opera
del Nuovo Patto di grazia. Nessuno istruir pi il proprio
concittadino e nessuno il proprio fratello, dicendo: Conosci il
Signore! Perch tutti mi conosceranno, dal pi piccolo al pi
grande di loro (Ebrei 8:11). Questa conoscenza spirituale di Dio,
cos, il seme e la radice stessa di ogni trasformazione spirituale
che accompagni la chiamata efficace.
In secondo luogo, viene seminato nell'anima un principio di
santit. Dio ha scelto il Suo popolo in Cristo perch fossero santi:
"In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perch fossimo santi e
irreprensibili dinanzi a lui" (Efesini 1:4). Ecco perch Egli "ci ha
rivolto una santa chiamata" (2 Timoteo 1:9). Attraverso di esso, Dio
"ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce"
(Colossesi 1:12). Il titolo che abbiamo in Cielo si fonda su ci che
Cristo ha compiuto per noi, ma per il Cielo bisogna essere resi
adatti, in noi deve essere formata l'immagine di Cristo. Questo
principio di santit impiantato nel cuore dallo Spirito Santo, ed
alcuni scrittori lo definiscono "la nuova natura". Esso prova la sua
esistenza allorch la mente pondera sempre di nuovo che Dio
un Dio santo, i cui occhi sono troppo puri per tollerare l'iniquit,
come pure tenendosi stretta a Lui e conformandosi a Lui.
questa la prova attraverso la quale dobbiamo esaminare e
143

misurare noi stessi: approvo io tutti i comandamenti di Dio e li


considero giusti e buoni, sebbene contrastino con le mie tendenze
naturali? Devo protendermi verso la santit nonostante vi sia nel
mio cuore e nella mia vita cos tanto che mi umilia e mi fa
rattristare perch contrario alla santit divina. il mio costante ed
intenso desiderio che Dio mi faccia sempre di pi partecipe della
Sua santit?
L'amore per ci che spirituale. In terzo luogo, l'amore per
tutto ci che spirituale. Alla nostra chiamata efficace non ci
comunicato solo "un nuovo cuore", ma si verifica in noi un tale
cambiamento che ora sono messo in grado di scegliere ci che
spiritualmente buono. Non si tratta di una capacit presente
nell'essere umano nella sua condizione naturale e decaduta. il
cuore che si volge e che desidera intensamente ci che spirituale
e che coinvolge la volont. Quando l'amore di Dio sparso nel
nostro cuore, non possiamo che amare Lui e tutto ci che Egli
ama. Un vero e sincero amore per Dio frutto ed prodotto della
Sua chiamata efficace, le due cose sono inseparabili:
"Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che
amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno"
(Romani 8:28).
Ahim: i nostri naturali desideri ancora vorrebbero far proprio ci
che non santo. Ciononostante, nel cuore rinnovato, vi un
principio che ci porta a rallegrarci in ci che puro e santo ed a
perseguirlo: "Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perch
amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte" (1 Giovanni 3:14).
Non trovate (seppur mescolato in voi con altre opere) un
autentico anelito d'amore per Dio stesso?
La fede. In quarto luogo, un principio spirituale di fede. La fede
naturale sufficiente per oggetti naturali, ma gli oggetti spirituali e
soprannaturali esigono una fede spirituale e soprannaturale. La
fede spirituale il dono di Dio (Efesini 2:8). Essa "della virt di
Dio" (Colossesi 2:12 Diodati), cio frutto dell'opera potente di
Dio nell'anima. Questa fede accompagna la chiamata efficace e ne
l'effetto: "ti ho attirata con benevolenza" (Geremia 31:3 ND).
Questo significa che il cuore attirato al Signore, affinch riposi
144

sulle Sue promesse, riposi nel Suo amore e risponda alla Sua voce.
"Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbid, per andarsene in un luogo
che egli doveva ricevere in eredit; e part senza sapere dove andava" (Ebrei
11:8). Le due cose sono inseparabili - la fede risponde alla
chiamata di Dio. per questo che essa viene definita: "la fede degli
eletti di Dio" (Tito 1:1). Essa differisce radicalmente dalla generica
fede delle "persone religiose" e da quella emotiva del fanatismo.
Essa, infatti, (1) il dono di Dio e non il prodotto di un principio
naturale, e poi (2) perch essa riceve con semplicit infantile tutto
ci che affermato nelle Scritture, senza stare a cavillare sulle
"difficolt" che vi trova; ed anche (3) perch chi la possiede si
rende conto come solo Dio possa sostenere e mantenere quella
fede nell'anima, perch non sta in potere della creatura n
esercitarla n aumentarla.
In conclusione, notiamo come questa trasformazione
soprannaturale operata negli eletti nel momento della loro
chiamata efficace, questo operare nella loro intelligenza spirituale
affinch conoscano Dio, questo impartire in loro un principio di
santit, d'amore e di fede, sia il fondamento di tutte le operazioni
susseguenti della grazia. Ogni operazione della grazia, infatti, fino
al termine della vita del credente, fornisce la prima prova che la
chiamata efficace sana e salvifica. Nel momento della
rigenerazione Dio dota l'anima di tutti i principi ed i semi di ogni
grazia, tanto che la vita futura del cristiano e la sua crescita nella
grazia (attraverso il conflitto fra "la carne" e "lo spirito") una
chiamata all'operativit ed alla manifestazione della sua elezione.
Tratteremo ora come Dio renda noto nel tempo quel proposito di
grazia che Egli si proposto al riguardo della Chiesa fin
dall'eternit. L'amore eterno di Dio verso il Suo popolo eletto lo
si scopre in vari modi e con vari mezzi, i principali fra i quali sono
gli inestimabili doni che fa loro il Suo Figlio ed il Suo Spirito.
Ecco allora come fin ora ci siamo soffermati, in primo luogo
sull'incarnazione e sulla missione di Cristo come la principale
espressione del cuore del Padre verso i Suoi, perch sebbene la
glorificazione di Dio era in essa il Suo principale disegno, pure
inseparabilmente connessa ad essa era la benedizione dei Suoi
145

santi. In secondo luogo, il divino disegno di grazia manifestato


attraverso la comunicazione dello Spirito agli eletti, per la quale
essi sono resi oggetto di una chiamata soprannaturale. In terzo
luogo, questo reso ancora pi evidente dalla trasformazione
soprannaturale operata in loro dalla rigenerazione e santificazione
dello Spirito.
La preservazione degli eletti. In quarto luogo, attraverso la
divina preservazione. "Or il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati
alla sua gloria eterna in Cristo, dopo che avrete sofferto per breve
tempo, vi perfezioner egli stesso, vi render fermi, vi fortificher
stabilmente" (1 Pietro 5:10). Questo versetto presenta la
meravigliosa e potente grazia di Dio dispensata ai Suoi eletti nel
chiamarli efficacemente, nel preservarli dalla tentazione e dal
peccato, nel rafforzarli e nel metterli in grado di perseverare fino
alla fine e, nonostante tutta l'opposizione della carne, del mondo e
del diavolo, portarli alla fine con certezza alla gloria eterna,
perch, come dichiara Romani 8:30: "...quelli che ha predestinati li
ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e
quelli che ha giustificati li ha pure glorificati". Ancora una volta
attingeremo liberamente dalle opere eccellenti dei Puritani, in
primo luogo Thomas Goodwin, primo perch le sue opere non
sono oggi facilmente accessibili e sono largamente sconosciute
alla nostra generazione e, in secondo luogo, perch, avendo avuto
personalmente da essi un cos grande beneficio, desideriamo
condividerlo con i nostri lettori.3
Si deve debitamente notare come nel contesto immediato di 1
Pietro 5:8, il diavolo viene presentato in tutta la sua spaventosit
come "il vostro avversario" quanto a malizia, paragonato ad un
leone quanto a forza, anzi, ad un "leone ruggente" per il terrore
che ispira. Egli "va attorno" con instancabile diligenza, "cercando
chi possa divorare", e se Dio non glielo impedisse lo farebbe con i
Suoi eletti. "Ma Dio", l'Onnipotente, Colui che sufficiente a S
stesso e per tutto, "il Dio della grazia" fonte di straordinario
3 NdT. Molte opere originali del Goodwin sono oggi disponibili in internet, ad
esempio in: http://www.newble.co.uk/goodwin/literature.html

146

conforto proprio quando abbiamo a che fare con Satana nel


momento della tentazione. Se il Dio della grazia per noi, chi mai
potrebbe essere contro di noi? Quando Paolo era sottoposto a
forti tentazioni da parte di un messaggero (o angelo) di Satana
mandato per "schiaffeggiarlo", che cosa aveva fatto Dio per
alleviare questa prova? Aveva detto: "la mia grazia ti basta" (2
Corinzi 12:9) - la grazia nel cuore di Dio verso di lui e la grazia
che operava nel cuore di lui, per assisterlo efficacemente.
C' qui in 1 Pietro 5:10, per, qualcosa di ancora pi prezioso: "Il
Dio di ogni grazia", espressione che ci rimanda alle
sovrabbondanti ricchezze di grazia che sono nella Sua natura, e
poi ai disegni benevoli che Egli ha in favore dei Suoi, e poi nel
modo pieno di grazia con il quale tratta con loro. La grazia nella
Sua natura la fonte, la grazia dei Suo proposito o consigli la
bocca della sorgente, e la grazia nelle Sue dispensazioni (il modo
in cui Egli si rapporta) sono i torrenti che ne fuoriescono. Dio, in
S stesso, tutta grazia proprio allo stesso modo in cui Egli
l'Onnipotente, il Suo attributo principale. In Lui c' un oceano
senza limiti di grazia per fornire acqua sufficiente ed ininterrotta
per tutti i torrenti che scaturiscono dai Suoi propositi e disegni. In
tutto questo la nostra consolazione consiste che tutta la grazia che
nella natura di Dio sta nella promessa del Suo essere per la Sua
Chiesa "il Dio di ogni grazia". Egli ha dichiarato di essere tanto
impegnato a supplire ai loro bisogni fino ad essere disposto a
spendere per loro il massimo a Sua disposizione, e quel massimo
infinito.
Non solo il popolo del Nuovo Testamento a conoscere Dio
come il Dio di ogni grazia. Davide, che non solo era il pi grande
adoratore di questa grazia che troviamo nell'Antico Testamento,
ma anche suo oggetto, la comprendeva e la riconosceva:
"SIGNORE, per amor del tuo servo e seguendo il tuo cuore, hai compiuto
tutte queste grandi cose per rivelargli tutte le tue meraviglie" (1 Cronache
17:19). Notate quel che segue immediatamente: "SIGNORE,
nessuno pari a te, e non c' altro Dio all'infuori di te, secondo tutto quello
che abbiamo udito con i nostri orecchi" (v. 20). Qui Davide esalta il
patto di grazia che Dio ha stabilito con lui in Cristo e che gli
147

stato appena rivelato. "Che potrebbe Davide dirti di pi riguardo


all'onore che fatto al tuo servo?" (v. 18). Un tale divino favore suscita
in lui indicibile riconoscenza, proprio come fa Paolo in Romani
8:31: "Che diremo dunque riguardo a queste cose?". Quando Dio
perdona, Egli lo fa alla maniera di un grande Dio, pieno di grazia.
"Il nostro Dio che non si stanca di perdonare" (Isaia 55:7), non
"secondo i nostri pensieri" (v. 8) ma secondo i Suoi.
Ci a cui si riferivano gli antichi teologi quando parlavano dei
divini propositi di grazia era "l'oceano" di questa grazia che, parte
della Sua stessa natura, da esso fluiscono quei benefici disegni
verso il Suo popolo, che il profeta descrive come "pensieri di
pace" (Geremia 29:11), pensieri che Egli "medita" per noi.
Sarebbe impossibile parlare di tutti questi pensieri perch, come
dichiara Davide: "O SIGNORE, Dio mio, hai moltiplicato i tuoi prodigi
e i tuoi disegni in nostro favore; nessuno simile a te. Vorrei raccontarli e
proclamarli, ma sono troppi per essere contati" (Salmo 40:5). Dobbiamo
quindi riassumerli e meditare su quei particolari che servono
direttamente per illustrare l'oggetto del nostro discorso, cio la
nostra preservazione, o Dio che ci porta in sicurezza attraverso
tutte le tentazioni verso la gloria eterna.
1 Pietro 5:10, parla manifestamente della grazia che Dio si
proposta, quella grazia che era nel Suo cuore verso il Suo popolo
prima di chiamarli a S e da cui, di fatto, esso procede e si muove,
com' espresso in 2 Timoteo 1:9, "Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una
santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e
la grazia che ci stata fatta in Cristo Ges fin dall'eternit". Il primo atto
della grazia che Egli si proposto era quello di sceglierci, di
estrarre dall'umanit perduta quelle persone per le quali Egli vuole
essere il Dio della grazia. Ecco perch la scelta di queste persone
descritta come "l'elezione della grazia" (Romani 11:5) che l'atto
fondamentale della grazia sul quale tutti gli altri sono edificati.
Essere un Dio di grazia per la Sua Chiesa significa amare chi ne fa
parte semplicemente perch Egli ha scelto di farlo, perch la
grazia l'atto libero del Suo amore. La preghiera della Chiesa :
"Perdona tutta l'iniquit e accetta questo bene" (Osea 14:2) e la risposta
del Signore : "Io li amer di buona volont" (v. 4 Diodati), cio
148

liberamente. La grazia divina ed i meriti umani sono distanti l'uno


dall'altro quanto i poli, come mostra Romani 11:6, l'uno che
esclude l'altro: "Ma se per grazia, non pi per opere; altrimenti, la
grazia non pi grazia" (Romani 11:6).
Essere per il Suo popolo il Dio di ogni grazia significa per Lui
risolversi di amarli, e per sempre; essere immutabile nel Suo
amore e non distogliere mai il Suo cuore da loro. Questo
chiaramente presupposto in 1 Pietro 5:10, perch Egli "ci ha
chiamati alla sua gloria eterna in Cristo". Non semplicemente
che Egli ci abbia chiamati nella Sua grazia o favore, ma alla Sua
gloria, quella gloria eterna che Egli, tramite la Sua chiamata
efficace, ci destina ad avere intero e pieno diritto. Che altro pu
questo significare se non che Dio ci ha chiamati sulla base di
questa grazia e di questo amore eterno, a qualcosa che non pu
essere revocato: "perch i doni e la vocazione di Dio sono
irrevocabili" (Romani 11:29)? Questo chiaramente espresso da
ci che immediatamente segue: "...dopo che avrete sofferto per
breve tempo, vi perfezioner egli stesso, vi render fermi, vi
fortificher stabilmente".
Il Dio di ogni grazia
Questa grazia, cos fissata nella volont divina il principio pi
sovrano e determinante nel cuore di Dio. Essa predomina su ogni
altra cosa che Egli voglia. Le risoluzioni di grazia di Dio hanno
precedenza su ogni cosa. La grazia non solo il principio pi
risoluto e deciso ma anche, nel cuore di Dio, il pi assoluto. Che
cosa altrimenti significherebbe "il trono della grazia" (Ebrei 4:16)?
Perch mai si direbbe che "la grazia regni mediante la giustizia a
vita eterna" (Romani 5:21)? La stessa cosa appare nel contesto di
1 Pietro 5:10: "Umiliatevi [cio sottomettetevi] sotto la potente
mano di Dio [cio la Sua divina potenza] affinch egli vi innalzi a
suo tempo" (v. 6). "Egli ha cura di voi" (v. 7) e tutto questo
realizzato dal "Dio di ogni grazia" nel v. 10; che seguito da "A
lui sia la potenza, nei secoli dei secoli. Amen" (v. 11), vale a dire, a
Lui come al "Dio di ogni grazia".

149

al Dio di ogni grazia eseguita o attuata che dobbiamo ora


contemplarlo nelle Sue variegate dispensazioni di grazia, effetto
dell'oceano di grazia nella Sua natura ed il proposito di grazia nel
Suo cuore. Potremmo tornare indietro un momento a 1 Pietro
5:5: "Dio d grazia agli umili", che si riferisce a Lui che
effettivamente impartisce la grazia. Allo stesso modo Giacomo
dichiara: "egli ci accorda una grazia maggiore" (4:6) l dove cita, come
Pietro, lo stesso brano dell'Antico Testamento. Giacomo ne parla
in rapporto alla sottomissione delle passioni del Suo popolo, in
particolare quella dell'invidia. Senza dubbio si tratta di grazia,
perch quando infuriano le passioni, solo la grazia che spinge
Dio ad accordare maggiore grazia affinch i Suoi si sottomettano
a Lui: a chi si umilia davanti al Signore, Gli si sottomette
mortificando le sue empie passioni, Egli d una grazia ancora
maggiore.
Pu aiutare a meglio comprendere questo titolo di "Dio di ogni
grazia" il raffronto con "il Dio di ogni consolazione" (2 Corinzi
1:3). Dio cos definito in rapporto agli effetti della consolazione.
Come dice il Salmista: Egli buono e fa ci che bene", cos
subito dopo aver detto che Egli il Dio di ogni consolazione ne
consegue: Egli "ci consola in ogni nostra afflizione". Egli "il Dio
di ogni consolazione" in rapporto ad ogni tipo di distretta in cui
possano trovarsi per un poco i santi. Allo stesso modo, Egli il
Dio di ogni grazia in rapporto agli effetti particolari che la grazia
produce. A questo potremmo aggiungere - per la debita gloria che
si deve dare alla libera grazia - che i due non sono commisurati,
perch le dispensazioni della Sua grazia sono pi vaste delle
dispensazioni della Sua consolazione. Dio spesso d grazia
laddove Egli non impartisce consolazione, cosicch si pu dire
che Egli sia il Dio di ogni grazia in misura pi vasta di quanto Egli
sia il Dio di ogni consolazione.
Ora, dato che c' una pienezza, un oceano, delle grazie che Dio
impartisce, che cosa ne consegue necessariamente? Questo: in
primo luogo che non c' tentazione in cui possa incorrere un
santo che non sia sotto il dominio della libera grazia. Dio ha
sempre una grazia pronta ad essere applicata quando la Sua ora
150

giunge. Chiaramente questo implica che Dio ha una grazia adatta


da applicarsi specificatamente ogni qual volta sorga un bisogno ed
occasione. Non c' ferita nel cuore per la quale Egli non abbia
una benda adatta per fasciarlo quando necessario. La parola
stessa "grazia" relativa a bisogno ed a tentazione, cos "ogni
grazia" deve essere correlata ad ogni sorta di necessit. Se vi fosse
una qualsiasi carenza possibile nella grazia, qualcosa che Egli non
potesse sovvenire, Egli non sarebbe il Dio di ogni grazia. Non
in alcun modo possibile dire che le situazioni difficili in cui possa
incorrere il Suo popolo siano pi vaste di quanto la grazia di Dio
possa provvedere.
Come Dio ha grazie sufficienti e sovrabbondanti per sovvenire
alle molteplici necessit del Suo popolo, cos Egli il Dio di ogni
grazia nel soccorrere nella misura richiesta da ogni situazione in
cui esso si trova, perch queste sono esattamente le circostanze in
cui si manifesta la grazia:
"Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per
ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento
opportuno" (Ebrei 4:16).
Allo stesso modo:
"E le parole di questa mia supplica al SIGNORE siano giorno e
notte presenti al SIGNORE, nostro Dio, perch egli renda
giustizia al suo servo e al suo popolo Israele, giorno per giorno,
secondo il bisogno" (1 Re 8:59).
Quest'ultimo testo deve essere considerato come tipologia
dell'intercessione di Cristo, qui, infatti, Salomone, "principe della
pace", rimanda al Principe della pace per eccellenza. Ecco cos
come il favore di Dio si manifesti al Suo popolo in ogni tempo di
bisogno ed in ogni maniera. Se Dio dovesse deludere una volta il
Suo popolo e non mantenere fede alle Sue promesse, allora Egli
non sarebbe il Dio di ogni grazia, perch componente principale
della grazia di intervenire nel tempo del bisogno pi grande.
Il fatto che Egli sia il Dio di ogni grazia in rapporto alla
dispensazione della stessa, dimostra come questo titolo non Gli
sia assegnato solo potenzialmente, ma che Egli lo sia di fatto.
151

L'essere Dio di ogni grazia non significa che Egli abbia


teoricamente in S stesso grazia sufficiente per venire incontro ai
vari bisogni del Suo popolo, ma Egli viene incontro ai bisogni del
Suo popolo sempre. Dio ne da pienamente prova in circostanze
di ogni tipo. Nei giorni a venire Egli avr l'onore di essere non
solo il Dio di ogni grazia potenzialmente, ma lo sar realmente
agendo in modo corrispondente, perch sar allora che Egli
pienamente manterr fede alla parola che dice: "Nessuna
tentazione vi ha clti, che non sia stata umana; per Dio fedele
e non permetter che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la
tentazione vi dar anche la via d'uscirne, affinch la possiate
sopportare" (1 Corinzi 10:13). Il bisogno pi grande ed acuto del
cristiano sorge dal peccato che dimora in lui, eppure a questo Dio
provvede ampiamente, perch: "dove il peccato abbondato, la
grazia sovrabbondata" (Romani 5:20).
Questa sovrabbondanza di grazia divina manifestata in modo
glorioso quando Dio chiama efficacemente a S il Suo popolo. A
prova di questo, menzioniamo due eminenti dettagli.
1. In primo luogo, allora che Dio mostra S stesso come Dio di
ogni grazia nel perdono che Egli impartisce. Considerate a quale
incalcolabile debito noi siamo incorsi peccando! Sin dalla prima
infanzia la mente carnale nemica di Dio: "Questi empi si sono
corrotti fin dal grembo materno; questi bugiardi si sono sviati fin dalla
nascita" (Salmo 58:3 ND). Sin dall'alba della nostra capacit di
ragionare ogni pensiero stato solo male. Supponi, cristiano
lettore, che tu abbia vissuto per 20 o 30 anni prima che Dio ti
abbia chiamato efficacemente: durante tutto quel tempo tu non
hai fatto alcunch di buono - neanche un solo atto che fosse
accettabile al Dio trino; al contrario, tutte le tue vie erano
abominevoli ai Suoi occhi. Non ti preoccupava minimamente di
avere disonorato gravemente l'essere di Dio, n ti preoccupava la
tua condizione. Un giorno, per, ecco - meraviglia delle
meraviglie - con un solo atto, in un singolo momento, Dio
cancella tutti i tuoi peccati: "Voi, che eravate morti nei peccati e nella
incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Dio ha vivificati con lui,
perdonandoci tutti i nostri peccati" (Colossesi 2:13).
152

2. In secondo luogo, Dio mostra S stesso come il Dio di ogni


grazia impartendoti una giustizia perfettamente rispondente ad
ogni requisito della Sua santa legge: una giustizia perfetta, la
giustizia di Cristo, la quale contiene in s stessa ogni ubbidienza.
Quella giustizia, infinitamente meritoria, stata accreditata sul tuo
conto completamente e subito; non a rate, un po' per volta, ma in
un solo ed intero dono.
"Infatti, se per la trasgressione di uno solo la morte ha regnato a
causa di quell'uno, tanto pi quelli che ricevono l'abbondanza della
grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo di
quell'uno che Ges Cristo" (Romani 5:17).
Senz'alcun dubbio si tratta davvero di "abbondanza di grazia".
Quella perfetta giustizia di Cristo pienamente commisurata con
tutti i disegni della grazia nel cuore di Dio verso di te, e tutto
questo, nella sua interezza, tu l'hai ricevuto quando Dio ti ha
chiamato, cos da poter esclamare: "Io mi rallegrer grandemente
nel SIGNORE, l'anima mia esulter nel mio Dio; poich egli mi
ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto nel mantello
della giustizia, come uno sposo che si adorna di un diadema,
come una sposa che si adorna dei suoi gioielli" (Isaia 61:10). Era
proprio rendendosi conto di questo che Paolo magnifica la grazia
manifestatagli nel momento stesso della sua conversione: "...e la
grazia del Signore nostro sovrabbondata con la fede e con l'amore che in
Cristo Ges" (1 Timoteo 1:14).
3. In terzo luogo, Dio mostra S stesso come il Dio di ogni grazia
nel santificarti. Questo include in prima linea l'impartirti lo Spirito
Santo, che prende residenza nel tuo cuore, tanto da trasformare il
tuo corpo in tempio dello Spirito Santo. Attraverso di Lui tu sei
messo a parte e consacrato a Dio. In conseguenza di questo, ti
stata impartita una grazia mortificante, tanto da ferire
mortalmente ogni tua empia passione: "Quelli che sono di Cristo
hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri" (Galati 5:24).
Ti stata impartita pure una grazia vivificante, per la quale lo
spirito messo in grado di resistere alla carne: "La sua potenza
divina ci ha donato tutto ci che riguarda la vita e la piet mediante la
conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virt" (2
153

Pietro 1:3). La giustificazione e la santificazione sono


inseparabilmente congiunte; come la prima fornisce una
condizione di favore inalterabile con Dio, cos la seconda assicura
quella condizione. posto cos il fondamento della nostra
glorificazione.
Gli eletti sono preservati fino alla fine
Queste inestimabili benedizioni sono la caparra ed il suggello della
tua preservazione, poich:
"E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un'opera
buona, la condurr a compimento fino al giorno di Cristo Ges"
(Filippesi 1:6).
Non in alcun modo questione di esserne degno oppure no, ma
solo questione di grazia divina: "Io ho riconosciuto che tutto quel che
Dio fa per sempre; niente c' da aggiungervi, niente da togliervi; e che Dio fa
cos perch gli uomini lo temano" (Eccleasiaste 3:14). vero, in te
lasciato ancora il peccato - per rendere ulteriormente umile il tuo
cuore - e ancora attive sono le tue passioni, ma con Davide puoi
essere pienamente assicurato che: " Il SIGNORE compir in mio
favore l'opera sua; la tua bont, SIGNORE, dura per sempre" (Salmo
138:8). vero, ancora l'apprezzamento che dimostri per tale
meraviglioso favore che ti stato fatto del tutto inadeguato e
devi confessare a somma tua vergogna, che la tua condotta
quotidiana del tutto indegna di esso; ciononostante, anche
quello serve a far apparire in tutto il suo fulgore la grazia
stupefacente che deve sopportare una tale ingrata e vile creatura.
Prima di considerare ora alcuni fra gli ostacoli che si suppone si
interpongano sulla via del credente, affinch sia portato con
certezza attraverso le tentazioni verso la gloria eterna, dobbiamo
guardarci dal cadere in un possibile equivoco. Non prerogativa
della grazia divina salvare persone che continuino a peccare a loro
piacimento, salvarle in forza di una sovranit assoluta in ogni
caso. Indubbiamente no: Dio non salva nessuno senza regole ed
ancor meno contro le regole. Lo stesso versetto che parla del
"Dio di ogni grazia" e che aggiunge "che vi ha chiamato", pure
dice di averci rivolto "una santa chiamata ... secondo il suo
154

proposito e la grazia che ci stata fatta in Cristo Ges fin


dall'eternit" (2 Timoteo 1:9). Senza la santificazione "nessuno
vedr il Signore" (Ebrei 12:14). La monarchia della grazia
possiede leggi fondamentali, come tutte le monarchie ben
regolate.
"Il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo:
Il Signore conosce quelli che sono suoi", ma aggiunge subito dopo:
Si ritragga dall'iniquit chiunque pronuncia il nome del Signore"
(2 Timoteo 2:19).
Esistono ostacoli che possano frustrare i propositi di Dio?
D'altro canto, affermiamo senza esitazione che le Scritture
insegnano come la grazia salvifica di Dio, nel cuore dei rigenerati,
sia un principio efficace, onnipotente ed infallibile. Essa, infatti, li
mette in grado di osservare quelle regole che sono loro poste
come requisito essenziale della salvezza. L'unica cosa che gli
Arminiani suppongono frapporsi a tutto questo sarebbe la libera
volont umana - come se Dio avesse fatto una creatura che poi
fosse incapace di controllare. Noi non ci vergogniamo di
affermare che nella grazia divina vi una supremazia tale da far s
che Dio impegni tutto S stesso per renderla trionfante. Se da una
parte la grazia si accorda con la divina giustizia, sapienza e santit
nello stabilire regole, d'altro canto la grazia impegna tutti gli altri
attributi di Dio nel preservarci, conservando la nostra altrimenti
perversa volont nel raggio di quelle regole e trionfando su ogni
opposizione. cos che Dio pu rendere il patto cos assoluto:
"Far con loro un patto eterno, che non mi allontaner pi da loro per cessare
di far loro del bene; metter il mio timore nel loro cuore, perch non si
allontanino da me" (Geremia 32:40).
Desideriamo ora mettere in rilievo quali siano le argomentazioni
di consolazione e di supporto che possono essere tratte da questa
grandiosa verit, vale a dire che il Dio di ogni grazia porta il Suo
popolo trionfante attraverso ogni tentazione. Avendo iniziato
come il Dio di ogni grazia nel giustificarli in questo modo e nel
santificarli al momento della loro chiamata efficace, che cosa mai
ci potrebbe essere che potrebbe frustrare i Suoi disegni ed
impedirgli di condurli alla gloria eterna? Forse la colpa dei
155

peccati in cui essi incorrono trasgredendo alla Sua legge dopo


averli chiamati? Forse la potenza del peccato che riacquista
forza in loro? Se non questo, allora nient'altro rimane. Dato che
entrambe queste cose, a volte, acutamente disturbano la coscienza
e la mente dei cristiani, consigliabile per noi rilevare come in
esse non vi sia nulla che possa distogliere il cuore di Dio dai Suoi
amati figli. Possa Dio, con la Sua grazia, aiutarci a rendere del
tutto chiaro questo fatto.
Si potrebbe pensare che non vi fosse nulla di meglio calcolato per
provocare Dio ad interrompere la Sua opera di grazia che la colpa
di quei peccati commessi dai cristiani dopo la loro chiamata. Essa,
per, non in grado di farlo. Se Dio li giustifica la prima volta da
peccati alti come montagne, e si impegna a continuare ad essere
per loro il Dio di ogni grazia dopo averlo fatto, allora sicuramente
non fallir nel perdonare anche i peccati susseguenti. Confrontare
la questione come le cose stiano prima e dopo la chiamata. Prima,
tu invochi ed ottieni il perdono di Dio di continui peccati
commessi per molti anni: erano infatti una tale quantit che non li
avresti potuto nemmeno enumerare. Il perdonare, per, i peccati
commessi dopo la conversione non , alla peggio, che un perdono
delle tue ricadute, un perdono che segue molti sinceri pentimenti.
Se Dio disposto a perdonare un'intera vita di peccato, non
continuerebbe forse a perdonare le ricadute di cui ogni volta il
cristiano sinceramente dispiaciuto, anche se si trattasse di
peccati commessi pi volte?
"Convertitevi, figliuoli ribelli, dice il Signore; perciocch io vi ho
sposati; ed ancora vi prender, uno d'una citt, e due l'una
famiglia, e vi condurr in Sion" (Geremia 3:14 Diodati).
Israele era stato "sposato" prima a Dio, ma si era allontanato da
Lui andando con prostitute. Al momento della sua conversione
Dio "si sposa" con il credente ed Egli si dona completamente a
lui come il Dio di ogni grazia. Quanto meravigliosa tale grazia
verso la Sua sposa infedele: "Torna, o infedele Israele", dice il
SIGNORE; "io non vi mostrer un viso accigliato, poich io sono
misericordioso", dice il SIGNORE, "e non serbo l'ira per sempre"
(Geremia 3:12). Tanto Dio misericordioso che Egli perdona alle
156

condizioni pi basse che si potrebbero immaginare: "Soltanto


riconosci la tua iniquit: tu sei stata infedele al SIGNORE, al tuo Dio, sei
andata di qua e di l con gli stranieri, sotto ogni albero verdeggiante, e non
hai dato ascolto alla mia voce", dice il SIGNORE" (v. 13). Lo stesso
lo si trova in Isaia 57:17-18 ed Osea 14:4, dove Egli promette di
perdonare le ricadute.
Ora, se il Dio di ogni grazia ci ha tirati su dal fango in cui
eravamo quando il nostro cuore era del tutto duro ed
impenitente, lo ha spezzato e ci ha perdonato tutti quegli anni di
peccati, non continuer forse a sciogliere il nostro cuore quando
incorriamo in ricadute ed a ristabilirci? Poi Egli ha perdonato tutti
i tuoi peccati passati, che erano una massa incalcolabile; ora Egli
distribuisce il Suo perdono quotidianamente, quando tu
umilmente confessi le tue trasgressioni. La Sua fonte di perdono
sempre disponibile: "In quel giorno vi sar una fonte aperta per la casa di
Davide e per gli abitanti di Gerusalemme, per il peccato e per l'impurit"
(Zaccaria 13:1). Non confesseresti forse i tuoi peccati implorando
il perdono per intercessione di Cristo? Se cos, non lo faresti
invano, perch Dio ti perdona non perch tu ti umili e Lo cerchi
(come se questo fosse opera tua), eppure in questo corso che
scorre la Sua grazia di perdono.
Non potrebbero, per, replicare quelli che sono stati
efficacemente chiamati: "Ahim, i miei peccati dopo la mia
conversione sono stati pi grandi e grossolani di quelli che avevo
commesso prima". Al che si risponde: In primo luogo, tu potresti
essere stato molto giovane al tempo della tua conversione. Da
allora, ti sei sviluppato secondo il corso della natura, le passioni
pure sono cresciute e tu sei maggiormente consapevole di esse di
quanto lo eri allora nella prima giovent.
In secondo luogo, i tuoi peccati possono essere dovuti alle
circostanze, anche se questo non li scusa. Vi sono alcuni che
peccano in modo peggiore dopo la conversione rispetto a prima:
Giobbe e Geremia avevano peccato molto di pi durante la loro
et avanzata che non durante la giovent, perch le loro
tentazioni erano diventate pi intense.

157

In terzo luogo, considera non solo quanto siano orribili tuoi


peccati, ma anche il fatto che te ne sei pentito sinceramente - di
tutto cuore hai gridato a Dio contro i tuoi peccati - questo Dio
non lo ha ignorato - dimostrando Lui ancora di essere "il Dio di
ogni grazia".
Un'altra cosa che si potrebbe supporre ostacolare il corso della
grazia di Dio iniziato in noi al momento della chiamata efficace,
facendo distogliere da noi il cuore di Dio, la forza e l'infuriare
del peccato nel cristiano. Se per Dio all'inizio ci ha santificato
come il Dio di ogni grazia, allora questo ci permette di avere una
base solida per confermare che, nonostante i rischi con i quali la
nostra corruzione residua sembra minacciarci, Egli sicuramente
preserver in noi la grazia nonostante le tentazioni a cui siamo
soggetti. Nell'atto di santificarci Dio ha posto nel cuore del
cristiano il seme di ogni grazia e disposizione di grazia che gli sar
utile in ogni evenienza: non forse Dio in grado di prendersi cura
del giardino che ha piantato, coltivandolo, nutrendolo e
liberandolo dalle erbacce? Ascoltate questa Sua preziosissima
promessa: "Io, il SIGNORE, ne sono il guardiano, io la irrigo a ogni
istante; la custodisco notte e giorno, affinch nessuno la danneggi" (Isaia
27:3).
"Oppure pensate che la Scrittura dichiari invano che: Lo Spirito
che egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia? Anzi,
egli ci accorda una grazia maggiore; perci la Scrittura dice: Dio
resiste ai superbi e d grazia agli umili" (Giacomo 4:5-6). Questo
chiaramente indica come i nostri conflitti pi aspri e pericolosi
siano contro qualche particolare passione o tentazione, come
quella menzionata dall'Apostolo ed alla quale risponde: quella
dell'invidia. Quando per un'anima rigenerata consapevole di
questa corruzione e, sotto essa e per essa, si umilia,
rammaricandosene di fronte a Dio, questo mostra come una
grazia contraria sia all'opera, che si oppone alle attivit di quella
passione, resistendo a quell'invidia (e all'orgoglio che ne
scaturisce). cos che l'anima rigenerata persegue l'umilt (la
grazia contraria all'orgoglio): il Signore, il Dio di ogni grazia, che
cos le accorda "una grazia maggiore".
158

Molte povere anime, per, replicheranno: "Io temo molto che la


mia condizione sia molto peggiore di quanto mai lo fosse prima".
Al che si risponde: prendi la peggiore situazione in cui ti sei
trovato sin dal momento della conversione, e considera la
disposizione che in essa aveva il tuo cuore; poi mettila a
confronto con l'umore migliore che tu abbia mai avuto prima
della conversione. Onestamente, oseresti tu scambiare quel che
senti ora con quello che sentivi allora? Prima della conversione in
te non avevi il minimo indizio di santa disposizione di cuore
verso Dio, non facevi nulla finalizzato consapevolmente alla
gloria di Dio. Dalla conversione in poi, per, tu hai avuto
considerazione per Dio (prendi l'intero corso della tua vita
cristiana) e cerchi di compiacergli. Davvero, come Davide,
dovresti dire: "Io vado errando come pecora smarrita" non come una
scrofa [vedi 2 Pietro 2:22] e certamente puoi aggiungere: "Cerca il
tuo servo, perch io non dimentico i tuoi comandamenti" (Salmo 119:176).
Prima della tua conversione non cercavi mai la presenza di Dio
(magari talvolta formalmente), ora per tu spesso gridi a Lui
senza simulare. Prima non odiavi veramente il peccato e non
perseguivi la santit; ora, per, ti rammarichi di non essere
abbastanza quel che dovresti essere. Tu parli delle passioni che ti
disturbano, s, ma prima avevi il diavolo che dimorava in te come
se fosse casa sua, in pace, eri suo prigioniero ed eri costretto a
fare quel che lui voleva. Ora ti lamenti di non essere abbastanza
zelante nell'adempiere ai tuoi doveri spirituali, ma un tempo eri
completamente morto, spiritualmente parlando. Pu anche darsi
che le tue virt cristiane non brillino come dovrebbero, eppure in
te c' il desiderio di Dio e di Lui hai un santo timore. In te, cos,
c' una creatura spirituale vivente che, come una talpa sotto terra,
sta facendosi strada per uscire allo scoperto smuovendo il
terreno.
Una gloria eterna
Un'ulteriore prova (in 1 Pietro 5:10) che il Dio di ogni grazia ci
porter sicuramente attraverso tutte le nostre sofferenze e
tentazioni, trionfando su di esse, fino al Cielo al quale ci ha
chiamato, contenuto nelle parole: "chiamati alla sua gloria
159

eterna". Sebbene oggi noi non si abbia pieno possesso e pieno


godimento di questa gloria eterna, Dio ci ha gi dato la piena
certificazione del diritto che ne abbiamo. Questa "gloria" era la
primogenita di tutti i pensieri ed intenzioni di Dio al nostro
riguardo, perch era il fine o risultato del Suo disegno di grazia
verso di noi. Il Signore Ges disse: "Non temere, piccolo gregge; perch
al Padre vostro piaciuto di darvi il regno" (Luca 12:32), ed Egli
esclamer in un giorno a venire: "Venite, voi, i benedetti del Padre mio;
ereditate il regno che v' stato preparato fin dalla fondazione del mondo"
(Matteo 25:34). Questo si riferisce al Cielo stesso, dove Dio regna
come Re incontrastato.
Ora il cuore di Dio cos determinato a portare il Suo popolo a
questa gloria, come Suo primo ed ultimo fine, che, quando la Sua
grazia elettiva ci resa nota al momento della nostra chiamata,
allora ce ne d pieno diritto. Sebbene Egli attenda per alcuni anni
di darci pieno possesso di questa gloria, Egli non sospende mai il
titolo che ne abbiamo, perch riceviamo una salvezza completa e
non parziale come se attendesse di sapere se ne siamo degni
oppure no... Una bella e precisa prefigurazione di questa verit
l'abbiamo in 1 Samuele 16:18: "Allora uno dei giovani prese a dire: Ho
visto un figlio di Isai, il betlemmita, che sa sonare; un uomo forte, valoroso,
un guerriero, parla bene, di bell'aspetto e il SIGNORE con lui".
Davanti ai suoi fratelli, Dio manda Samuele da Davide quando
egli ancora giovane e lo consacra re, investendolo cos di un
sicuro diritto al regno di Israele. Non ancora re, un altro regna
al suo posto, ma quest'unzione il suggello del titolo che a suo
tempo sar sicuramente suo. Per molti anni, infatti,
l'incoronazione ufficiale di Davide ritardata e durante quel
tempo egli deve molto soffrire per mano di Saul. Ciononostante,
Dio miracolosamente lo preserva fintanto che egli potr entrare
in possesso dell'eredit della quale ha titolo.
Notate per bene come Dio non solo ci chiami alla Sua gloria, ma
alla Sua "eterna gloria". Con questo egli intende dire che "eterna"
non semplicemente una sorta di aggiunta, ma che la nostra
chiamata e condizione l'eternit di quella gloria, non solo la
gloria in quanto tale. Questo implica due cose.
160

In primo luogo, chi chiamato da Dio vede la sua anima


riempita di una vita spirituale o gloria dal carattere eterno - notate,
infatti, come l'immagine di Cristo operata nel credente in questa
vita sia definita gloria in 2 Corinzi 3:18: "E noi tutti, a viso scoperto,
contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati
nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione del Signore, che
lo Spirito". Questa gloria di vita spirituale nel cristiano
indistruttibile: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se
muore, vivr" (Giovanni 11:25).
In secondo luogo, essa implica che quando una persona
chiamata, questa diviene legalmente titolare del diritto ad una
gloria eterna - non solo un diritto presente alla gloria, ma il diritto
ad una gloria eterna: "...affinch, giustificati dalla sua grazia,
diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna" (Tito 3:7).
In Cristo
C' un ultima frase in 1 Pietro 5:10, che rimane da essere
considerata: "in Cristo", o "in Cristo Ges" (ND). Cos come fa
Dio Padre, Ges Cristo ci d sicurezza confermando la fede del
credente che egli sar positivamente rafforzato e messo in grado
di perseverare. Dio il Dio di ogni grazia verso di noi in Cristo
Ges: tutti i Suoi atti di grazia verso di noi sono in Lui e per
mezzo di Lui: Egli fin dal principio ci ha eletto e poi amato solo
in considerazione di Ges Cristo. Avendo Iddio stabilito Cristo
come Mediatore, o meglio, come fondamento della Sua grazia,
questo base sicurissima per essere certi che Egli continuer ad
esserlo verso di noi. Ogni proposito di grazia di Dio stato fatto
in Cristo, e tutte le Sue promesse sono stabilite e realizzate in ed
attraverso di Lui.
Sono due le persone impegnate alla preservazione dei santi fino
alla gloria: Dio il Padre e Ges Cristo. Abbiamo visto quale
conferma alla nostra fede possa avere il fatto che Dio Padre abbia
operato per noi in Cristo. Ugualmente forte e pieno ci che
Cristo ha compiuto per noi. Il fatto di rendere la nostra salvezza
sicura e costante contro ogni opposizione direttamente fondato
su di Lui ed affidato a Lui. Al riguardo di Ges Cristo il Padre
dice: "Ecco, io son quel che ho posta in Sion una pietra, una pietra a prova,
161

pietra di cantone preziosa, un fondamento ben fondato; chi creder non si


smarrir" (Isaia 28:16 Diodati) o, come spiega l'Apostolo: "chiunque
crede in essa non rester confuso" (1 Pietro 2:6). Noi siamo "i chiamati da
Ges Cristo" (Romani 1:6). Noi abbiamo "la vita eterna in Cristo
Ges, nostro Signore" (Romani 6:23). "Or Colui che con voi ci rende fermi
in Cristo e che ci ha unti, Dio" (2 Corinzi 1:21).
Non ci rimane che poco spazio per considerare una debita
contemplazione della persona di Cristo, il Suo rapporto con noi,
l'ufficio che per noi Egli svolge: tutto questo ci infonde la
sicurezza che saremo divinamente rafforzati per perseverare sino
alla fine. Possiamo cos menzionare solo pochi dettagli.
1. In primo luogo, la Sua opera redentrice: Essa di un tale
infinito valore che non solo ci ha acquistato la nostra prima
chiamata alla grazia (Romani 5:2), ma anche la nostra
perseveranza in tale grazia. Cristo ha acquistato meritoriamente la
capacit di trionfare su tutte le nostre tentazioni: per questo pu
soccorrerci e renderci stabili fino alla fine. Cristo, infatti, "ha dato
se stesso per i nostri peccati, per sottrarci al presente secolo malvagio, secondo
la volont del nostro Dio e Padre" (Galati 1:4), come pure: "Egli ha
dato se stesso per noi per riscattarci da ogni iniquit e purificarsi un popolo
che gli appartenga, zelante nelle opere buone" (Tito 2:14). Il Suo prezioso
sangue, agli occhi di Dio conserva infinito valore: nessuna delle
Sue pecore andr perduta.
2. In secondo luogo, la Sua tenera compassione: "Infatti, poich egli
stesso ha sofferto la tentazione, pu venire in aiuto di quelli che sono tentati"
(Ebrei 2:18). Nel versetto precedente dichiarato come Egli sia
"un misericordioso sommo sacerdote" che ha compassione di
noi: cos che Gli sta a cuore ed disposto a venire in soccorso
del Suo popolo. Al versetto 18, si aggiunge che Egli in grado di
farlo. Notate, il versetto non dice che Egli sia in grado di farlo in
forza del Suo personale potere in quanto Dio, ma c' un'ulteriore
capacit acquisita in quanto Egli pure uomo. Egli era stato reso
uomo fragile, soggetto alle tentazioni, e le dolorose esperienze
attraverso le quali passa nei giorni della Sua umiliazione impegna
il Suo cuore ad avere compassione di noi quando siamo nella

162

distretta. proprio per questa tenerezza acquisita che Egli in


grado di soccorrerci nelle tentazioni.
3. In terzo luogo, la Sua intercessione: "Se infatti, mentre eravamo
nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo,
tanto pi ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita"
(Romani 5:10), cio per la Sua vita per noi in Cielo. "Perci egli pu
salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal
momento che vive sempre per intercedere per loro" (Ebrei 7:25). Se dunque
tu sei venuto a Dio tramite Lui, l'intercessione di Cristo assicura al
massimo grado la tua salvezza. proprio perch tu sei nel Suo
cuore che Egli ti porta nelle Sue preghiere. Una volta che Cristo ti
porta nelle Sue preghiere, Egli non ce ne lascer mai fuori, ma
trionfer per noi, qualunque sia il nostro caso e in qualunque
situazione noi si cada: "Figlioli miei, vi scrivo queste cose perch non
pecchiate; e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre:
Ges Cristo, il giusto" (1 Giovanni 2:1). Chiara prova di questo
fornita dal caso di Pietro. Un uomo pu essere estromesso dalle
preghiere di un santo, come Saul era stato estromesso da quelle di
Samuele, ma nessuno mai sar estromesso dalle preghiere di
Cristo, una volta che Egli ci abbia accolto in esse. Le Sue
preghiere trionferanno per impedirti di cadere in quei peccati che
Dio non perdonerebbe.
4. In quarto luogo, come Cristo coinvolto nella gloria alla quale
siamo chiamati, cos noi siamo coinvolti nella gloria di Cristo,
perch le due cose sono una cosa sola. "Fedele Dio, dal quale siete
stati chiamati alla comunione del Figlio suo Ges Cristo, nostro Signore" (1
Corinzi 1:9), cio essere partecipi delle stesse cose (nella misura
che ci compete) delle stesse cose alle quali Egli partecipa: "Perch
se siamo stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo
saremo anche in una risurrezione simile alla sua" (Romani 6:5).
L'Apostolo dichiara che Dio: "A questo egli vi ha pure chiamati per
mezzo del nostro vangelo, affinch otteniate la gloria del Signore nostro Ges
Cristo" (2 Tessalonicesi 2:14). la gloria stessa di Cristo - la
ricompensa della meravigliosa opera attraverso la quale Egli ha
cos in modo cos splendido magnificato il Padre - quella nella
quale il Suo popolo introdotto, perch nulla di meno di questo
163

soddisferebbe il cuore di Cristo: "Padre, io voglio che dove sono io,


siano con me anche quelli che tu mi hai dati, affinch vedano la mia gloria che
tu mi hai data; poich mi hai amato prima della fondazione del mondo"
(Giovanni 17:24).
Ecco cos come l'elezione segreta di Dio nell'eternit passata si
manifesti apertamente al Suo popolo nella dimensione del nostro
tempo: attraverso una chiamata soprannaturale e
miracolosamente portandoli attraverso un mondo che loro
tanto ostile quanto la fornace di Babilonia lo era per il corpo di
quei tre Ebrei che vi erano stati gettati.

164

8. LElezione: i suoi effetti


Fino a questo punto ci siamo prevalentemente soffermati sul lato
dottrinale dell'elezione; ora ci rivolgeremo pi direttamente al suo
aspetto esperienziale e pratico. L'intera dottrina della Scrittura
un'unit perfetta ed armoniosa, eppure, per poterla cogliere pi
chiaramente, deve essere considerata pi distintamente nelle sue
parti componenti. Strettamente parlando, inammissibile parlare
delle cosiddette "dottrine della grazia" perch non c' che una
grandiosa e divina dottrina della grazia, sebbene quel prezioso
diamante abbia molte sfaccettature. Non ci concesso dal
linguaggio stesso delle Sacre Scritture di usare l'espressione:
dottrine dell'elezione, della rigenerazione, della giustificazione e
della santificazione, perch in realt non si tratta che di
componenti di un'unica dottrina. Non facile, per, trovare un
termine alternativo. Quando nella Parola di Dio si usa il termine
"dottrine" si allude a quelle che sono false ed erronee, come, ad
esempio: "le dottrine degli uomini" (Colossesi 2:22), "dottrine di
demoni" (1 Timoteo 4:1), e "diversi e strani insegnamenti" (Ebrei
13:9), diversi perch fra di loro non c' accordo.
In contrasto con le dottrine false e contraddittorie degli uomini, la
verit di Dio un grandioso ed intero tutt'uno e di esso si parla in
modo uniforme come "la dottrina" (1 Timoteo 4:16 Diodati) o
"insegnamento" (NR), "la sana dottrina" (Tito 2:1). Il suo
carattere distintivo descritto in questo modo: "la dottrina che
conforme alla piet" (1 Timoteo 6:3), la dottrina, cio, che produce e
promuove piet (l'onore che a Dio dovuto). Ogni parte di
questa dottrina intensamente pratico ed esperienziale in tutte le
sue implicazioni. Non si tratta di semplici astrazioni rivolte
all'intelletto ma, quando le si apprendono debitamente, esse
esercitano un'influenza spirituale sul cuore e sulla vita. Questo
vale per la dottrina di cui ci stiamo occupando. La verit
benedetta dell'elezione rivelata non per occuparci di
speculazioni carnali e controversie, ma per produrre in noi gli
amabili frutti della santit. Certo, prima che siano prodotti questi
effetti, questa dottrina deve essere applicata per la potenza dello
165

Spirito Santo alla nostra anima, perch qui, come in ogni altro
luogo, noi siamo interamente dipendenti dalle Sue operazioni di
grazia.
Vera umilt
Il primo effetto prodotto nell'anima dall'applicazione, tramite lo
Spirito, della verit della divina elezione la promozione di vera
umilt. Orgoglio e presunzione ricevono il loro colpo fatale: il
compiacimento di noi stessi mandato in frantumi, e coloro che
sono fatti oggetto di questa esperienza vengono scossi fino alle
fondamenta della loro vita. Potranno anche precedentemente aver
professato la fede cristiana e non aver mai coltivato seri dubbi
sulla sua sincerit e genuinit. Potranno anche avere avuto una
forte e incrollabile certezza di essere sulla via del Cielo, e durante
quel tempo essere del tutto ignoranti della dottrina dell'elezione.
Quale cambiamento, per, sopraggiunto! Ora apprendono che,
fra i figli degli uomini, Dio dall'eternit ha operato, fatto una
scelta. Ora sono profondamente interessati ad accertarsi se siano
fra i favoriti del Cielo oppure no. Rendendosi conto in qualche
modo delle tremende implicazioni di questo fatto e
dolorosamente consapevoli della propria radicale depravazione,
ora sono pieni di timore e tremore. L'esperienza dolorosa e
sconvolgente: non sanno ancora che gi questi sentimenti in loro
sono un segno salutare.
proprio perch la predicazione dell'elezione, quand'
accompagnata dalla potenza dello Spirito Santo (e quale
predicazione pu essere meglio calcolata di questa d'avere la Sua
benedizione che quella che maggiormente magnifica Dio ed
abbassa l'uomo!) produce tanto tormento interiore, che essa cos
sgradevole a coloro che vogliono rimanere "tranquilli a Sion"
(Amos 6:1). Non c' nulla di meglio che la predicazione
dell'elezione che possa smascherare vuote professioni di fede e
scuotere dal loro dormiveglia le vittime di Satana. Ahim, coloro
che non vogliono che si disturbi la falsa pace delle loro certezze
carnali non vogliono neanche sentirne parlare dell'elezione e sono
i primi a reagire indignati e scandalizzati contro la proclamazione
della grazia discriminante. L'abbaiare rabbioso dei cani non ,
166

per, motivo sufficiente perch i figli di Dio siano privati del pane
loro necessario. Non importa quanto spiacevoli siano i primi
effetti prodotti nel cuore di coloro che per la prima volta
ricevono questa verit, non ci vorr molto che, umiliato il loro
orgoglio, ne siano veramente riconoscenti: questo, infatti, far
loro scavare pi a fondo per accertarsi che la loro speranza sia
fondata veramente sulla Rocca eterna.
" vero che qualunque correzione sul momento non sembra recar
gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e
di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa"
(Ebrei 12:11).
pure cosa sgradevole per la nostra compiacenza essere
bruscamente fatta a pezzi, ma se ne consegue che ad una fiducia
infondata nelle nostre capacit mettiamo al posto sicurezze
fondate biblicamente, indubbiamente abbiamo causa di lodi
ferventi. Scoprire come i propositi di grazia di Dio siano ristretti
ad un popolo eletto, cosa allarmante per chi ha immaginato che
Dio ami tutti allo stesso modo.
Essere portati a chiedersi seriamente di essere oppure no fra
coloro che Dio ha scelto in Cristo prima ancora della fondazione
del mondo, solleva una questione per la quale non esiste una
risposta facile e soddisfacente; essere sospinto ad investigare
diligentemente la mia attuale condizione, esaminare seriamente
me stesso davanti a Dio, un compito che nessun ipocrita porta e
porter mai avanti; eppure un compito al quale il rigenerato non
si sottrae, ma al contrario cercher di svolgere con impegno, zelo
e ferventi preghiere affinch Dio in questo lo aiuti.
Mettersi in questione salutare e necessario
Non (come alcuni stupidamente suppongono) che coloro che
sono seriamente preoccupati della loro condizione spirituale e
destino eterno, siano cos allarmati perch dubitino della Parola di
Dio. Lungi da questo, proprio perch credono nella Parola di
Dio che dubitano di s stessi, dubitano della validit della loro
professione di fede. perch credono nelle Scritture quando
affermano che il gregge del Signore piccolo (Luca 12:32) che
167

temono di non appartenere ad esso. perch crede a Dio quando


dice: "C' una categoria di gente che si ritiene pura, ma non lavata dalla
sua lordura" (Proverbi 30:12 ND): trovando, infatti, tanta lordura
nella propria anima, essi tremano pensando che si tratti del loro
caso. perch credono in Dio quando dice: "Il cuore ingannevole
pi di ogni altra cosa e insanabilmente malato; chi lo pu conoscere?"
(Geremia 17:9 ND) che essi si impegnano a verificare
attentamente s stessi temendo di ingannare s stessi. Ah, lettore,
quanto pi fermamente credi nella Parola di Dio, pi avrai motivo
di dubitare di te stesso.
Ottenere la certezza di aver ricevuto una vocazione
soprannaturale da Dio che li abbia portati dalla morte alla vita,
questione di capitale importanza per coloro a cui stia veramente a
cuore la loro anima. Coloro ai quali Dio ha impartito un cuore
onesto, aborrono l'ipocrisia, rifiutano di prendere alcunch per
scontato e temono grandemente di giudicare s stessi pi
favorevolmente di quanto sia concesso. Altri potranno anche
ridere delle loro preoccupazioni, questo, per, non li smuove
minimamente. C' troppo in gioco per prendere una tale
questione alla leggera ed accantonarla come se nulla fosse. Essi
sanno fin troppo bene come essa debba essere appianata alla
presenza stessa di Dio, e se essi solo si fossero illusi sul fatto di
essere stati effettivamente chiamati, implorano Dio che faccia
loro avere questa consapevolezza. Dio che li ha feriti, ed Egli
solo pu guarirli; Dio che ha disturbato la loro carnale
compiacenza, e nessun altro che Lui potr impartire loro vero
riposo spirituale.
Dobbiamo attendere che Dio ci riveli se siamo eletti?
possibile per una persona, in questa vita, accertarsi veramente
della propria divina ed eterna elezione? I papisti risponderebbero
dogmaticamente che nessuno potrebbe essere certo della propria
elezione a meno che non ne ricevesse certificazione tramite una
rivelazione speciale, immediata e personale da parte di Dio.
Questo, per, chiaramente falso, erroneo. Quando i discepoli di
Cristo una volta erano ritornati dal loro giro di predicazioni e Gli
avevano raccontato dei miracoli che avevano operato, entusiasti
168

che persino i demoni si fossero sottomessi a loro, Egli dice: "Non


vi rallegrate perch gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perch i vostri
nomi sono scritti nei cieli" (Luca 10:20). Non forse perfettamente
chiaro in queste parole del Salvatore che di fatto possibile
giungere ad una conoscenza sicura della nostra eterna elezione?
Se non fosse cos non potremmo rallegrarci in cose che ci fossero
sconosciute o che fossero persino incerte.
Non ha forse Paolo detto ai Corinzi: "Esaminatevi per vedere se siete
nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete che Ges Cristo in voi? A
meno che l'esito della prova sia negativo" (2 Corinzi 13:5)? Qui si prende
certamente per scontato che coloro che hanno la fede possano
sapere di averla e quindi possano conoscere la propria elezione,
perch la fede salvifica un segno infallibile dell'elezione: "Gli
stranieri, udendo queste cose, si rallegravano e glorificavano la Parola di Dio;
e tutti quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero" (Atti 13:48). Se
solo pi pastori prendessero seriamente una pagina del libro
dell'Apostolo ed esortassero il loro uditorio ad un autentico
esame di s stessi! Certo, questo non aumenterebbe la loro
popolarit, ma molto probabilmente alcuni, un giorno,
ripensando al momento in cui l'avevano fatto, ne sarebbero
riconoscenti. Non forse vero che un altro Apostolo cos esorta i
suoi lettori: "Fratelli, impegnatevi sempre di pi a render sicura la vostra
vocazione ed elezione; perch, cos facendo, non inciamperete mai" (2 Pietro
1:10)? Che senso avrebbe questa esortazione se non fosse
possibile avere in questa vita la certezza della propria elezione?
Sarebbe del tutto vano questo impegno se la conoscenza della
nostra elezione fosse impossibile senza una rivelazione
straordinaria.
Sapere di essere eletti possibile
Come pu una persona giungere a sapere per certo di essere stata
eletta? Certamente non salendo, per cos dire, in cielo per fare
delle ricerche negli schedari di Dio e poi ridiscendere su questa
terra. Nessuno di noi potrebbe infatti avere accesso al libro della
vita dell'Agnello: i decreti di Dio sono segreti. Eppure possibile
per il cristiano sapere di essere nel numero di coloro che Dio ha
predestinato ad essere conforme all'immagine di Suo Figlio. Ma
169

come? Non attraverso una qualche rivelazione straordinaria di


Dio, perch le Scritture non promettono nulla di tutto questo ad
anime esercitate nella piet. C. H. Spurgeon al riguardo non usa
mezzi termini:
"Sappiamo di alcuni che immaginano di essere eletti
perch, dicono, hanno avuto una visione al riguardo
quando dormivano o quando erano svegli - perch si
sogna anche nel dormiveglia; queste visioni, per, sono
come abiti intessuti con tela di ragno: cose di ben poca
consistenza. Esse sono utili tanto quanto lo potrebbe
essere nel giorno del giudizio per un furfante cercare
qualcuno che lo possa raccomandare per ottenere una
condanna lieve o un'assoluzione" (dal sermone su 1
Tessalonicesi 1:4-6).
Al fine di accertarsi della nostra elezione dobbiamo discendere nel
nostro cuore e poi risalirne come sulla scala di Giacobbe, verso gli
eterni propositi di Dio. Sono i segni e le testimonianze descritte
nelle Scritture quelli che dobbiamo cercare in noi stessi, e da essi
scoprire il consiglio di Dio al riguardo della nostra salvezza.
Facendo questa affermazione non siamo inconsapevoli dei
commenti sarcastici che al riguardo molto probabilmente
riceveremo in certi ambienti. Vi , infatti, una categoria di cristiani
professanti che non intrattengono dubbio alcuno sulla propria
salvezza, ma se si dovesse cercare in loro prove della nuova
nascita sarebbe come cercare calore in un iceberg o segni di vita
in una tomba. Non di questo ci di cui stiamo parlando.
Sarebbe infatti molto vicino ad una bestemmia suggerire che lo
Spirito Santo possa risiedere in una persona ed al tempo stesso
non dare evidenza definita alcuna della Sua presenza.
Due testimoni veraci
Vi sono per il credente due testimoni dai quali egli potr con
certezza apprendere quali siano gli eterni consigli di Dio al
riguardo della sua salvezza: lo Spirito di Dio e il proprio spirito,
cos com' scritto: "Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito
che siamo figli di Dio" (Romani 8:16). Lo Spirito di Dio fornisce alla
coscienza del cristiano la Sua testimonianza attraverso la Parola
170

che dice come Egli applichi le promesse dell'Evangelo. Essa


giunge in forma di sillogismo: chiunque crede in Cristo, quegli
stato scelto a vita eterna. Questa proposizione chiaramente
enunciata nella Parola di Dio ed espressamente presentata dai
Suoi ministri dell'Evangelo. Lo Spirito di Dio accompagna la loro
predicazione con potenza efficace cos che il cuore degli eletti si
apra a ricevere la verit, i loro occhi siano illuminati per percepire
quanto essa sia benedetta, e la loro volont sospinta a rinunciare
ad ogni altra dipendenza per potersi affidare completamente alla
misericordia di Dio in Cristo.
Sorge per la questione di come io possa distinguere la
testimonianza dello Spirito dall'imitazione ingannevole che ne fa
Satana. Infatti, come lo Spirito d sicura persuasione del favore di
Dio, cos vi sono le frodi del diavolo, attraverso le quali egli
lusinga e blandisce uomini e donne nei loro peccati. Vi inoltre in
tutti una presunzione naturale che spesso scambiata per fede. Di
fatto, nel mondo religioso, troviamo un maggior numero di fedi
imitate di quanto non vi sia fede autentica. davvero tragico
osservare, infatti, come vi siano oggi nel mondo religioso
moltitudini di persone sviate dal "fuoco estraneo" (Levitico 10:1)
dell'entusiasmo, e che suppongano che l'eccitazione del loro
spirito animale ed emozioni sia prova certa che essi abbiano
ricevuto il "battesimo nello Spirito" e quindi sarebbero cos
"certi" che un giorno saranno in Cielo con il Signore. All'altro
estremo vi una grande compagnia di persone che disprezza e
discredita ogni sentimento religioso e che, al riguardo della loro
fede, sempre e solo afferma: "Io trovo la mia pace in Giovanni
5:24", vantandosi di non avere mai avuto dubbi da lungo tempo
sulla loro effettiva salvezza.
Un cuore disposto alla preghiera. Ora, la vera testimonianza
dello Spirito la si pu distinguere dalla presunzione naturale e
dagli inganni di Satana dai suoi effetti e frutti. In primo luogo, lo
Spirito impartisce agli eletti di Dio un cuore disposto alla
preghiera: "Dio non render dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e
notte gridano a lui?" (Luca 18:7). Notate come proprio dopo aver
fatto questa affermazione, il Signore Ges proceda a dare
171

un'illustrazione della natura del loro pregare. vero che pure i


formalisti e gli ipocriti pregano, ma quelle preghiere sono molto
diverse da quelle del popolo di Dio in distretta quando,
consapevole del proprio peccato e aggravato dal senso di colpa,
eleva le sue preghiere a Dio. Il contrasto evidente nella parabola
del Fariseo e del pubblicano (Luca 18:9-14). quando siamo
portati a sentire bruciante la nostra totale indegnit e di meritare
giustamente l'inferno, la nostra rovina e miseria, la nostra abietta
povert e la nostra dipendenza totale dalla misericordia di Dio,
che allora cominciamo a "gridare" a Lui, e questo non solo
sporadicamente, ma "notte e giorno" - pregare di fatto, pregare in
modo perseverante, pregare "con sospiri ineffabili", e cos,
pregare in modo efficace.
Consideriamo per un momento la preghiera di uno del popolo di
Dio: "Ricordati di me, o Eterno, secondo la benevolenza che usi verso il tuo
popolo, e visitami con la tua salvezza" (Salmo 106:4 ND). Vedi, caro
lettore, o tu cerchi con tutto te stesso quel favore attraverso il
quale il Signore si ricorda del Suo popolo o non lo cerchi. solo
quando siamo portati al luogo in cui il senso del nostro peccato e
della nostra abiezione ci schiaccia, che noi possiamo dire nella
nostra anima davanti a Dio: "Visitami con la tua salvezza". Il
salmista, per, non si ferma l, e nemmeno lo dovremmo noi. Egli
procede e dice: "...affinch veda la prosperit dei tuoi eletti, mi rallegri
nella gioia della tua nazione e mi glori con la tua eredit" (v. 5). Gli eletti
di Dio pregano e cercano ci per il quale nessun altro prega e
cerca: essi anelano vedere la prosperit di coloro che sono stati
scelti, essi cercano di essere salvati con la Sua salvezza e rimanere
nell'ambito del Suo patto eterno, di ci che Egli ha eternamente
stabilito.
La sottomissione alla sovranit di Dio. Un secondo effetto
della testimonianza dello Spirito quello di portarci a
sottometterci alla sovranit di Dio. Gli eletti di Dio non solo
pregano per qualcosa per il quale nessun altro prega, ma lo fanno
in maniera diversa dagli altri. Essi si accostano all'Onnipotente
non come Suoi pari, ma come mendicanti. Essi implorano, non
esigono. Essi presentano a Dio le loro umili richieste in stretta
172

sottomissione alla Sua sovrana ed indiscutibile volont. Quanto


del tutto diverse sono le loro umili richieste dall'arroganza e
supponenza di coloro che fanno vuote professioni di fede! I primi
sono consapevoli di non poter pretendere nulla dal Signore che
essi non meritano da Lui alcuna misericordia, e quindi non
protestano in alcun modo contro la Sua espressa asserzione: Io
avr misericordia di chi avr misericordia, e avr compassione di chi avr
compassione (Romani 9:15). La persona nel cui cuore dimora lo
Spirito di Dio, sa che il suo posto nella polvere della terra e, dice
come il pio Eli, Egli l'Eterno; faccia quello che a lui pare (1
Samuele 3:18).
Leggiamo in Matteo 20:3, di un certo numero di uomini "che se ne
stavano sulla piazza disoccupati", il che noi comprendiamo significare
che non erano attivamente impegnati al servizio del diavolo, ma
che ancora non erano entrati al servizio di Dio. Il loro
atteggiamento era indicativo di un desiderio d'essere operosi per
Dio. Bene, disse il Signore, andate anche voi a lavorare nella Mia
vigna. Un poco pi tardi, per, il Signore della vigna manifesta la
Sua sovranit ed essi se ne risentono molto. Il Signore aveva dato
agli ultimi tanto quanto ai primi ed essi avevano mormorato. Il
Signore, per, risponde loro: "Non vi faccio alcun torto ... Non mi
lecito fare del mio ci che voglio?" (v. 15). Questo era ci che li aveva
offesi, essi non volevano sottomettersi alla sua sovranit, eppure
Egli la esercita ciononostante. "O vedi tu di mal occhio che io sia
buono?" Egli ancora chiede a chiunque, nell'orgoglio della sua
incredulit insorge contro la grazia discriminante di Dio. Non
cos, per, per gli eletti di Dio: essi si inchinano di fronte al Suo
trono e si pongono interamente nelle Sue mani.
Uno spirito filiale. In terzo luogo, Dio impartisce ai Suoi eletti
spirito filiale cos che essi abbiano verso di Lui, come loro Padre
celeste, i sentimenti appropriati. Egli ispira loro timore riverente
della Sua maest, tanto che essi siano consapevoli di tutto ci che
non si conf alla Sua santit. Il loro cuore viene attratto con
amore verso Dio, cos che essi anelino a godere consapevolmente
del Suo volto sorridente, considerando la comunione con Lui
come un valore superiore a ogni altro privilegio. Questo spirito
173

filiale produce fiducia verso Dio, cos che essi si attendano da Lui
ci che Egli ha promesso e contino sulla Sua misericordia e
bont. Essi rispettano la Sua alta autorit e tremano alla Sua
Parola. Questo spirito filiale produce sottomissione a Dio, cos
che essi desiderano ubbidire a Lui in ogni cosa, e sinceramente si
sforzano di camminare secondo i Suoi comandamenti e precetti.
Certo, essi ancora sono lungi da ci che dovrebbero essere ed
anelano di tutto cuore diventarlo; ciononostante, loro fervente
desiderio compiacergli in tutte le loro vie.
Una coscienza ed uno spirito rinnovati. "Lo Spirito stesso attesta
insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio" (Romani 8:16). Nel
processo penale la funzione del testimone quella di rendere
testimonianza o di fornire prove, evidenze, affinch i giudici
possano stabilire la colpevolezza o l'innocenza di un imputato. In
Romani 2:15, l'Apostolo Paolo afferma che i pagani, bench non
abbiano ricevuto la legge mosaica, dovranno ugualmente
risponderne di fronte a Dio perch la loro coscienza testimonia
come quella stessa legge sia scritta nel loro cuore: "Essi
dimostrano che quanto la legge comanda scritto nei loro cuori,
perch la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri
si accusano o anche si scusano a vicenda". Sebbene i pagani non
abbiamo ricevuto una rivelazione scritta di Dio (come nel caso
degli Israeliti), anch'essi sono Sue creature, dovranno rendere
conto di s stessi a Dio, sono soggetti alla Sua autorit e saranno
giudicati da Lui. Le basi su cui si fonda questa loro responsabilit
la rivelazione che Dio fa di S stesso nella natura, tanto che essi
sono "inescusabili" (Romani 1:19-20) e l''opera della legge scritta
nel loro cuore, la razionalit o "la luce della natura". Il loro istinto
morale li istruisce, infatti, sulla differenza fra giusto e sbagliato e li
ammonisce che un giorno dovranno rendere conto di s stessi. La
loro coscienza "attesta", fornisce prove, che Dio loro legittimo
Signore e Giudice.
Ora, i cristiani hanno una coscienza rinnovata ed essa fornisce la
prova che essi sono persone rinnovate e, di conseguenza, sono da
contarsi fra gli eletti. "...infatti siamo convinti di avere una buona
coscienza, e siamo decisi a condurci onestamente in ogni cosa" (Ebrei
174

13:18). Il loro cuore stato piegato verso Dio e verso l'ubbidienza


a Lui. Non solo i cristiani sinceramente desiderano onorare Dio e
condursi onestamente con il prossimo, ma a questo dirigono i
loro genuini sforzi: "Per questo anch'io mi esercito ad avere sempre una
coscienza pura davanti a Dio e davanti agli uomini" (Atti 24:16).
funzione di una buona coscienza quella di rendere a noi stessi e di
noi stessi una testimonianza favorevole. I cristiani possono fare
appello ad essa. Paolo lo fa sempre di nuovo, per esempio, in
Romani 9:1, troviamo come egli dichiara: "Dico la verit in Cristo,
non mento - poich la mia coscienza me lo conferma per mezzo dello Spirito
Santo", il che significa che la sua coscienza rendeva testimonianza
alla sua sincerit nei fatti in questione. Troviamo cos qui ancora
come la Scrittura interpreti la Scrittura: Romani 2:15 e 9:1,
definiscono il significato di "Lo Spirito stesso attesta insieme con il
nostro spirito che siamo figli di Dio", vale a dire: ne fornisce le prove,
stabilisce la verit di un caso.
Romani 8:16, dichiara che il nostro spirito (sostenuto dallo Spirito
Santo) fornisce la prova che noi siamo "figli di Dio" e, cos come
l'Apostolo continua a mostrare, se siamo figli, "siamo anche
eredi" (v. 17) e "eletti di Dio" (v. 33). Questa testimonianza del
nostro spirito la testimonianza del nostro cuore e coscienza,
purificata e santificata dal sangue di Cristo. Essa rende
testimonianza in due modi: da indizi ad essa interiori e da prove
esteriori. Dato che questo oggi poco compreso, dobbiamo
approfondirlo. Questi indizi interiori sono particolari grazie
innestate nel nostro spirito alla nuova nascita, per le quali una
persona pu essere certa della sua divina adozione, e quindi della
sua elezione a salvezza. Questi indizi riguardano prima i nostri
peccati e poi la misericordia di Dio in Cristo. Per essere pi chiari,
considereremo i primi in rapporto con i nostri peccati, passati,
presenti e futuri.
La "tristezza secondo Dio"
L'indizio o segno nel nostro "spirito" o cuore, che riguarda i
nostri peccati passati "la tristezza secondo Dio" (2 Corinzi 7:10),
vera e propria "madre" di ulteriori doni e grazie di Dio. La natura
di questa "tristezza" pu essere meglio compresa quando messa
175

a confronto con il suo opposto. La "tristezza secondo il mondo"


sorge dal peccato e non altro che lo spavento che incute la
coscienza ferita e l'apprensione che sorge dall'attendersi da parte
di Dio di un castigo. La "tristezza secondo Dio", invece, anche se
pu essere causata dal peccato, sorge dal dolore di avere
rattristato Dio, e cos disprezzato la Sua grazia e bont. La
"tristezza secondo il mondo" sorge dall'apprensione causata da un
inevitabile castigo, la paura del castigo, mentre la "tristezza
secondo Dio" sentirsi addolorati a causa del peccato in quanto
tale, un dolore aumentato dal fatto che il castigo che merito
caduto su Cristo al posto mio e non su di me. Per non ingannare
noi stessi nel discernere questa "tristezza secondo Dio", lo Spirito
Santo, in 2 Corinzi 7:11, ci fornisce sette caratteristiche che ci
servono per distinguerla.
L'apostolo scrive: "Infatti, ecco quanta premura ha prodotto in voi questa
vostra tristezza secondo Dio, anzi, quante scuse, quanto sdegno, quanto
timore, quanto desiderio, quanto zelo, quale punizione! In ogni maniera avete
dimostrato di essere puri in questo affare".
(1) La prima "premura" (o "sollecitudine"). Il termine
"premura" significa in primo luogo "fretta" e poi "attenzione,
riguardo particolare verso qualcuno o qualcosa", diligenza - il suo
opposto negligenza ed indifferenza. La "tristezza secondo Dio"
promuove la determinazione ad operare per porre rimedio
all'errore o al peccato commesso.
(2) La seconda le "scuse" (o "giustificazione"), cio il proprio
dispiacimento e il chiedere perdono. Il suo opposto sforzarsi a
negare il fatto, a giustificarlo nel senso di trovare scusanti,
attenuanti, "cause" come se fossimo stati sopraffatti da qualcosa
di cos forte di fronte al quale non abbiamo potuto resistere, tanto
da dire "non stata colpa nostra".
(3) In terzo luogo lo "sdegno (o "indignazione"). Invece che
esserne indifferente, la persona che ha "tristezza secondo Dio"
"indignata" nel senso di "disgustata di s stessa", "arrabbiata con
s stessa" per aver commesso tali atti riprovevoli.

176

(4) in quarto luogo "timore", timore di ripetere l'atto, l'ansia


prodotta nella mente dalla sola possibilit di ricadervi.
(5) In quinto luogo: "desiderio" (o "affetto", "affezione",
"bramosia"), il desiderio che Dio ci assista e ci rafforzi per non
incorrere di nuovo in tale errore.
(6) In sesto luogo "zelo", nel praticare quei sacri doveri che sono
all'opposto di quel peccato;
(7) In settimo luogo: "punizione" (o "soddisfazione") di s
stesso, il desiderio di mortificare s stesso ogni giorno per "tenere
a bada" reprimere la propria vecchia natura peccaminosa. Quando
una persona trova in s stessa questi frutti, non deve dubitare che
la sua "tristezza" sia davvero "secondo Dio", cio sia davvero
ravvedimento.
Indizi nel nostro spirito
Gli indizi nel nostro spirito al riguardo dei peccati presenti la
resistenza che oppone la nuova natura alla vecchia, o il principio
di santit contro quello del male (vedi Galati 5:17). Questa
caratteristica delle persone rigenerate perch esse sono creature
duali - figli degli uomini e figli di Dio. Si tratta di molto di pi
delle sollecitazioni della coscienza che tutti, buoni o cattivi che
siano, trovano in s stessi quanto contravvengono
all'ordinamento di Dio. No, l'aspra lotta in cui essi sono
ingaggiati nella loro mente, sentimenti e volont: per quanto
rinnovati e santificati in loro c' come un tiro alla fune, la nuova
creatura che c' in loro tira da una parte e quella corrotta dalla
parte opposta. la guerra protratta e dolorosa che il cristiano
vede infuriare in s stesso: essa evidenza che una nuova
creatura in Cristo. Quando, infatti, il cristiano considera il suo
passato, prima della sua rigenerazione, non trover alcuna
esperienza simile a questa.
Tutto ci che si trova nel mondo naturale adombra realt
spirituali: dobbiamo solo avere occhi per vedere, comprendere e
interpretarle rettamente. C' una malattia chiamata Efialte in cui
chi ne affatto sente nel dormiveglia come se un peso fosse stato
posto sul suo petto che gli impedisce di respirare. In quest'incubo
177

il dormiente si agita e fa di tutto per liberarsene, ma non ci riesce.


Questo il caso dell'autentico cristiano: consapevole che
qualcosa lo voglia trascinare gi come se gli tagliasse le ali della
fede e della speranza e che, "aspirando alle cose di lass" gli
impedisce di librarsi in alto. cosa che l'opprime e contro la
quale lotta, ma invano. "la carne", la sua innata corruzione, il
peccato che dimora in noi, quello contro il quale combattono
tutte le grazie della nuova natura. peso intollerabile che disturba
il suo riposo e gli impedisce di fare le cose che vorrebbe.
Gli indizi nel nostro spirito al riguardo dei peccati futuri
l'impegno di volerli impedire prevenendoli. Che questo sia un
segno distintivo dei figli di Dio appare da: "Noi sappiamo che
chiunque nato da Dio non persiste nel peccare; ma colui che nacque da Dio
lo protegge, e il maligno non lo tocca" (1 Giovanni 5:18). Notate
attentamente qui i verbi: non deve essere tradotto "Noi sappiamo
che chiunque nato da Dio non pecca" come in alcune versioni,
ma giustamente "non persiste nel peccare" (Nuova Riveduta),
cio non ne sua pratica costante e regolare. Inoltre, questi
"preserva s stesso" (CEI, ND, Diodati), questa sua cura,
impegno, non consiste solo nel regolare la condotta esteriore, ma
si estende fino ai pensieri del cuore. a questo che l'Apostolo si
riferiva quando scrive: "...tratto duramente il mio corpo e lo riduco in
schiavit, perch non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia
squalificato" (1 Corinzi 9:27). Qui egli non si riferisce al suo corpo
fisico, ma al "corpo di peccato" che in lui. Pi siamo
consapevoli dei nostri pensieri malvagi e delle nostre
immaginazioni corrotte, pi sediamo in giudizio contro le nostre
motivazioni, meno verosimilmente il nostro comportamento
esteriore sar sgradito a Dio.
Consideriamo ora gli indizi o segni nel cristiano al riguardo della
misericordia di Dio, indizi che danno prova che si tratti di uno
degli eletti di Dio. Il primo quando un uomo o una donna si
sente pesantemente aggravato e profondamente disturbato dal
senso di colpa e dalla contaminazione che gli causano le sue
iniquit, e quando consapevole nella sua coscienza di quanto
Dio ne sia dispiaciuto. Per il cristiano questo cosa pi grave di
178

qualsiasi male fisico o calamit temporale a cui possa essere


soggetto. Il peccato il fardello pi pesante che abbia e che gli
impedisce di godersi i piaceri di questo mondo o le compagnie
mondane. Ora questo che gli fa sentire il suo bisogno urgente di
Cristo, e nei Suoi confronti pu veramente dire: "Come la cerva
desidera i corsi d'acqua, cos l'anima mia anela a te, o Dio" (Salmo 42:1).
Ambizioni carnali e speranze mondane impallidiscono fino a
perdere del tutto significato per colui o colei che anela con tutto
s stesso la riconciliazione con Dio per i meriti del Redentore. Il
suo grido agonizzante "Dammi Cristo altrimenti muoio"
(William Hammond, innario del Gadsby).
Ora, a tutte queste anime dalla coscienza tormentata e malate di
peccato, rese cos consapevoli dallo Spirito Santo, Cristo ha fatto
preziosissime promesse, promesse che ad altri non appartengono
se non agli eletti risvegliati di Dio:
"Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha
detto la Scrittura, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno"
(Giovanni 7:37-38).
Non forse esattamente questo ci che pu provvedere sollievo e
conforto a colui o colei che sente le fiamme dell'inferno sulla sua
coscienza? Ha fame e sete di giustizia, perch sa di non averne
alcuna che gli sia propria. Ha sete di pace, perch giorno notte
non ne ha alcuna. Ha sete di perdono e di purificazione, perch
vede s stesso come un lebbroso, un fellone. Allora, dice Cristo,
vieni a me, ed io soddisfer ogni tuo bisogno: "Ogni cosa compiuta.
Io sono l'alfa e l'omega, il principio e la fine. A chi ha sete io dar
gratuitamente della fonte dell'acqua della vita" (Apocalisse 21:6). Notate
poi che cosa consegue al suo venire a Cristo: "... chi beve dell'acqua
che io gli dar, non avr mai pi sete; anzi, l'acqua che io gli dar diventer
in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna" (Giovanni 4:14).
Nuovi sentimenti
Il secondo indizio un nuovo sentimento - innestato nel cuore
dallo Spirito Santo - per il quale un uomo o una donna tanto
stima, valorizza ed altamente apprezza il sangue e la giustizia di
Cristo, da considerare, a loro confronto, anche le cose pi
179

preziose di questo mondo come tanta spazzatura. il sentimento


che Paolo esprime in Filippesi 3:7-8,
"Ci che per me era un guadagno, l'ho considerato come un danno,
a causa di Cristo. Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un
danno di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Ges, mio
Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose
come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo".
Certo, si possono trovare anche tanti cristiani formali disposti ad
affermare di considerare la Persona e l'opera di Cristo al di sopra
di ogni altra cosa di questo mondo, in teoria; per, alla prova dei
fatti, la maggioranza d'essi si dimostrer dello stesso spirito di
Esa che aveva barattato la sua primogenitura con una zuppa di
lenticchie. Con rarissime eccezioni, troviamo come la maggior
parte di coloro che portano il nome di cristiani preferiscano "le
pentole piene di carne del paese d'Egitto" alle benedizioni di Dio
nella terra promessa. Le loro azioni, la loro vita, lo dimostra,
perch "dov' il tuo tesoro, l sar anche il tuo cuore" (Matteo 6:21).
Che nessuno inganni s stesso al riguardo di questo particolare
segno della rigenerazione e dell'elezione. Dio ci ha dato due segni
di identificazione che lo corroborano. In primo luogo, laddove vi
un apprezzamento genuino ed un rallegrarsi in Cristo pi di
ogni altra cosa, pure vi sar un amore non simulato per coloro
che appartengono a Lui: "Noi sappiamo che siamo passati dalla morte
alla vita, perch amiamo i fratelli" (1 Giovanni 3:14), cio i membri
del corpo mistico di Cristo, per il fatto stesso che lo siano. Coloro
a cui sta cuore Dio devono avere a cuore anche il Suo popolo.
Non importa quali differenze vi siano fra di loro quanto a
nazionalit, posizione sociale, temperamento personale, c' un
legame spirituale che li unisce. Se Cristo dimora nel mio cuore,
allora i miei sentimenti saranno necessariamente attirati verso
coloro nei quali percepisco, per quanto debolmente; i lineamenti
della Sua santa immagine. Getter un'ombra sulle evidenze della
mia elezione solo il permettere ad uno spirito di animosit di
alienarmi da essi.
Il secondo segno corroborante di una genuina valorizzazione di
Cristo un vivo desiderio di essere in piena comunione con Lui,
180

o con la dipartita da questo mondo, o nel Suo secondo avvento.


Sebbene noi si abbia un naturale orrore per la dissoluzione del
nostro corpo, e sebbene il peccato che dimora nel cristiano lo
metta in imbarazzo al solo pensiero di essere introdotto alla
presenza immediata del Santo di Dio, ciononostante, le
operazioni della nuova natura portano l'anima al di sopra di questi
ostacoli. Un cuore rinnovato non sar mai soddisfatto dell'attuale
presente e necessariamente limitata comunione con il suo amato.
Egli anela ad una piena e completa comunione con Lui. Questo
era chiaramente il caso di Paolo: "Sono stretto da due lati: da una parte
ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perch molto meglio"
(Filippesi 1:23). Che questo non fosse solo un suo sentimento
personale ma qualcosa di condiviso con tutti coloro che la grazia
ha eletto, appare da queste sue parole: "Ormai mi riservata la corona
di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegner in quel giorno; e non
solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione" (2
Timoteo 4:8).
Indizi esterni di adozione
Ci volgiamo ora all'indizio esterno della nostra adozione.
L'ubbidienza. Si tratta dell'ubbidienza evangelica, per la quale il
credente sinceramente si impegna ad ubbidire ai comandamenti di
Dio nella sua vita quotidiana. "Da questo sappiamo che l'abbiamo
conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti" (1 Giovanni 2:3). Dio
non giudica la disubbidienza con il rigore della Legge, perch
altrimenti questo non sarebbe un indizio di grazia ma un mezzo
di dannazione! Al contrario, Dio stima e considera
quell'ubbidienza secondo il tenore del Nuovo Patto. Al riguardo
di coloro che Lo temono, il Signore afferma: "Io li risparmier, come
uno risparmia il figlio che lo serve" (Malachia 3:17). Dio considera le
cose che compiamo non dai loro effetti o dalla meticolosit con la
quale le facciamo, ma dall'affetto che sente verso di noi. Dio
guarda soprattutto al cuore eppure, affinch non ci si inganni su
questo punto, riflettiamo in spirito di preghiera sulle seguenti
precisazioni.
L'ubbidienza esterna che Dio richiede ai Suoi figli e che, per
amore di Cristo, Egli accoglie da loro, non riguarda soltanto
181

alcuni dei comandamenti di Dio, ma tutti senza eccezione. Erode


ascoltava volentieri il Battista, lo proteggeva e faceva molte cose
che gli diceva. C'era per qualcosa che non era disposto a fare
(Marco 6:20), cio rispettare il settimo comandamento e non
importunare la moglie di suo fratello Filippo. Giuda aveva lasciato
il mondo e seguiva Cristo diventando persino predicatore
dell'Evangelo, ma la sua avidit era qualcosa dalla quale non
voleva staccarsi ed era perito. Al contrario, Davide esclama: "Non
dovr vergognarmi quando considerer tutti i tuoi comandamenti" (Salmo
119:6). Chi si ravvede di un peccato, davvero si ravvede per tutti i
peccati, e colui che consapevolmente persevera nel commettere
qualche suo "peccato favorito" senza avere intenzione di
abbandonarlo, di fatto non si ancora ravveduto di nessuno
d'essi.
La nostra ubbidienza esterna, poi, per essere accettabile a Dio,
deve estendersi per tutto il corso della nostra vita cristiana dopo
la conversione. Non dobbiamo giudicare noi stessi (o chiunque
altro) da poche cose che compiamo, ma dal tenore generale della
nostra vita. Una persona ci che risulta dal complesso della sua
vita, sebbene possa fallire in questa o in quell'altra particolare
azione a causa del peccato ancora latente. Questo, per, non
pregiudica la nostra condizione ultima di fronte a Dio, basta che il
credente viva il ravvedimento come una costante della sua vita,
non escludendone alcun peccato. necessario, infine, che questa
ubbidienza eterna proceda dalla nostra intera persona: tutto ci
che in noi deve manifestare la lode di Dio. Alla nuova nascita
vengono rinnovate tutte le facolt dell'anima. Ne consegue che
esse debbano essere poste tutte al servizio di Dio, cos come
prima erano state poste al servizio del peccato.
Affermiamolo di nuovo: della massima importanza che il
cristiano verifichi chiaramente a che cosa renda testimonianza il
suo spirito. Non si tratta tanto di un qualche miglioramento della
sua natura carnale, n che un particolare peccato sia in esso meno
attivo, ma del fatto che egli sia un figlio di Dio. Questo deve
essere comprovato da un cuore che desidera Dio, che anela ad
essere in comunione con Lui, che si impegna sinceramente a
182

compiacergli. Proprio come un bambino affezionato e


consapevole dei suoi doveri porta nel suo stesso cuore il rapporto
particolare che ha con suo padre, cos le inclinazioni e le
aspirazioni filiali del credente provano come Dio sia il suo Padre
celeste. Certamente in lui vi sar ancora molto che costantemente
si oppone a Dio, ciononostante, in lui vi deve essere
necessariamente qualcos'altro che non c'era in lui per natura
prima della sua conversione.
C' un'obiezione, per, che, a questo punto, potrebbe essere
sollevata: alcuni dicono essere un peccato per il cristiano mettere
in questione la sua accoglienza presso Dio perch ancora il suo
cuore pare essere cos depravato, o dubitare della propria salvezza
perch non percepisce in s stesso ancora sufficiente santit.
Alcuni dicono che tali dubbi non siano altro che mettere in
questione la verit e la fedelt di Dio, perch Egli ci ha assicurato
del Suo amore e della Sua disponibilit a salvare tutti coloro che
credono nel Suo Figlio. Essi negano che sia nostro dovere
esaminare il nostro cuore e dicono che noi, cos facendo, non
otterremo alcuna certezza, che dobbiamo guardare solo a Cristo e
basarci sulla Sua nuda Parola. Questo, per, un errore molto
serio. Ci fondiamo sulla Sua Parola proprio quando cerchiamo in
noi prove di ci che la Parola stessa descrive come i segni
distintivi di un figlio di Dio. Dice l'Apostolo: "Questo, infatti, il
nostro vanto: la testimonianza della nostra coscienza di esserci
comportati nel mondo, e specialmente verso di voi, con la
semplicit e la sincerit di Dio, non con sapienza carnale ma con
la grazia di Dio" (2 Corinzi 1:12), come pure:
"Figlioli, non amiamo a parole n con la lingua, ma con i fatti e in
verit. Da questo conosceremo che siamo della verit e renderemo
sicuri i nostri cuori davanti a lui" (1 Giovanni 3:18-19).
Nonostante, per, le evidenze che ha della sua figliolanza divina,
non per il cristiano una questione semplice avere la certezza
della sua sincerit o giungere al conforto di un'anima solidamente
stabilita. I suoi umori sono mutevoli, i suoi stati d'animo variabili.
proprio a questo punto che lo Spirito di Dio benedetto viene in
soccorso della nostra debolezza. Alla testimonianza della nostra
183

rinnovata coscienza, Egli aggiunge la Sua testimonianza, tanto che


a volte il cristiano assicurato della sua salvezza e pu dire: "Dico
la verit in Cristo, non mento - poich la mia coscienza me lo
conferma per mezzo dello Spirito Santo" (Romani 9:1).
I frutti. "Il solo modo stabilito da Dio per il quale possiamo
giungere a capire di essere stati coinvolti nei benefici dell'elezione
dai frutti che ne raccogliamo nella nostra anima. Non ci lecito
cercare di investigarla in altro modo". Con le parole del giudizioso
John Owen, siamo in pieno accordo. Da parte nostra, non
oseremmo riporre la fiducia di una speranza eterna su sogni o
visioni che potremmo avere avuto, oppure voci che abbiamo
udito. Anche se un essere celeste comparisse davanti a noi e ci
dichiarasse di aver veduto il nostro nome scritto nel libro della
vita dell'Agnello, non dovremmo darci alcun affidamento, perch
non avremmo modo di sapere se si tratti del diavolo stesso
"travestito da angelo di luce" (2 Corinzi 11:14) venuto per
ingannarci. La nostra elezione deve esserci certificata
dall'inerrante Parola di Dio: l il fondamento sicuro sul quale
possiamo poggiare la nostra fede.
L'obbligo che l'Evangelo ci impone di credere una qualsiasi cosa,
rispetta l'ordine delle cose stesse e l'ordine della nostra
ubbidienza. Ci che l'Evangelo ci dichiara che Cristo morto
per dei peccatori. Non mi richiesto immediatamente di credere
che Cristo sia morto per me in particolare: questo significherebbe
invertire il divino ordine dell'Evangelo. Il grandioso e pur
semplice messaggio dell'Evangelo della grazia di Dio che Ges
Cristo venuto nel mondo per procurare la via della salvezza a
coloro che sono perduti, che Egli morto per gli empi, che Egli
ha soddisfatto cos perfettamente quel che la giustizia divina
richiedeva, che Dio pu giustamente giustificare ogni peccatore
che davvero creda nel Suo Figlio Ges Cristo (Romani 3:26). Di
conseguenza, dato che io mi trovo come membro di quella classe,
dato che io so di essere un peccatore, una persona empia,
perduta, allora sono pienamente autorizzato a credere alla buona
notizia dell'Evangelo. cos che l'Evangelo esige da me fede ed
ubbidienza, e sono in obbligo di rendergliele.
184

Fintanto che io non credo ed ubbidisco all'Evangelo, non sono in


obbligo di credere che Cristo sia morto per me in particolare;
dopo aver fatto questo, per, sono autorizzato a godere di quella
certezza. Nello stesso modo, mi si richiede di credere alla dottrina
dell'elezione subito dopo avere udito l'Evangelo per la prima
volta, perch essa chiaramente ne fa parte. Per quanto riguarda,
per, la personale mia elezione, secondo le Scritture io non posso
credervi, n sono obbligato a credervi indipendentemente dagli
effetti che essa produce in me: attraverso di essi che Dio mi
rivela di avermi eletto. Nessuno pu giustamente non credere o
negare la sua elezione fintanto che sia nella condizione dove
impossibile che gli effetti dell'elezione in lui si manifestino.
Fintanto che si trova in stato di non-santit, non potr avere
prova alcuna di essere fra gli eletti. solo quando egli si trovi
nella totale impossibilit, presente o futura, di essere reso santo,
potr dire di non essere stato eletto. cos che, eletto oppure no,
non cosa che Dio chiami alcuno a conoscere
indipendentemente dai suoi frutti. Dio prima ci chiama alla fede,
all'ubbidienza ed alla santit: questo ci che Egli ci richiede. Se
esse sono presenti in noi, allora possiamo dire che siano i frutti
dell'elezione. Nessuno, per, pu dire di non essere stato eletto
fintanto che fede, ubbidienza e santit siano totalmente da
escludere per il presene e per il futuro.
L dove i ministri di Dio sono particolarmente impegnati.
Prima di procedere oltre, rileviamo come di solito gli eletti
possono essere trovati l dove i ministri di Cristo sono molto
impegnati. Paolo scrive: "Ecco perch sopporto ogni cosa per amor degli
eletti, affinch anch'essi conseguano la salvezza che in Cristo Ges, insieme
alla gloria eterna" (2 Timoteo 2:10). Questo illustra il principio:
l'Apostolo sapeva che, nel suo impegno apostolico, egli veniva
utilizzato nell'eseguire il divino proposito di portare il messaggio
della salvezza al Suo popolo. La divina provvidenza e la direzione
dello Spirito del Signore lo stavano sostenendo a quel preciso
fine. Guardate solo ad un esempio in cui vediamo come Egli sia
guidato da Dio. Nel suo secondo viaggio missionario Paolo e i
suoi collaboratori portano le buone notizie in territori abitati da
pagani. Paolo era stato condotto attraverso la Frigia e la Galazia,
185

ed avrebbe pure predicato l'Evangelo in Asia, ma "lo Spirito Santo


viet loro di annunciare la parola in Asia" (2 Timoteo 2:10). Quale
poteva esserne la ragione? Perch in quei territori Dio non aveva
degli eletti o, se ce ne fossero stati, il tempo della loro liberazione
spirituale non era per loro ancora giunto.
L'apostolo, poi, prova a recarsi in Bitinia, ma ancora gli detto:
"...ma lo Spirito di Ges non lo permise loro" (Atti 16:7).
stupefacente come tutto questo sembri non impressionare la
gente oggi. Poi leggiamo: "...oltrepassata la Misia, discesero a
Troas". Perch mai "oltrepassano la Misia"? Perch non si erano
fermati li? Poi il Signore gli appare in una visione e gli dice di
recarsi in Macedonia, e da questo egli ne deduce con certezza di
essere stato chiamato a predicare l'Evangelo in quella nazione.
Ecco cos che vi si trasferisce, vi proclama l'Evangelo e, in
conseguenza di questo, gli eletti di Tessalonica ottengono la
salvezza. Pi tardi si reca a Corinto dove incontra molta
opposizione e poco successo. Sembra che lui sia sul punto di
andarsene quando il Signore gli appare, rafforza il suo cuore e lo
assicura con queste parole: "...io sono con te, e nessuno ti metter le
mani addosso per farti del male; perch io ho un popolo numeroso in questa
citt" (Atti 18:10). cos che Paolo vi rimane 18 mesi e si forma la
chiesa di Corinto.
Questo grandioso principio del Signore che dirige in tal modo i
Suoi servitori che gli eletti odono l'Evangelo dalle loro labbra,
trova molte illustrazioni nella Scrittura. Il modo rimarchevole in
cui Filippo condotto con la Parola di salvezza all'eunuco etiope,
e Pietro con le stesse parole a Cornelio ed a quelli di casa sua ne
sono luminoso esempio. Un altro esempio, persino pi
impressionante, il modo in cui agli Apostoli si accostano al
carceriere di Filippi per portargli la Parola della vita. Per la sua
particolare posizione quest'uomo sarebbe stato impossibile
trovarlo normalmente fra gli uditori della loro predicazione
pubblica. Ecco perci che il Signore muove le cose in modo tale
che egli viene raggiunto l dove si trova, perch evidentemente
era un eletto. Questi casi esemplificano in modo glorioso le parole
del Salvatore Ges Cristo che, riferendosi alle persone che Gli
186

erano state affidate dal Padre nei territori pagani, dichiara: "Ho
anche altre pecore, che non sono di quest'ovile; anche quelle devo raccogliere ed
esse ascolteranno la mia voce, e vi sar un solo gregge, un solo pastore"
(Giovanni 10:16). Come ascolteranno la voce di Cristo?
Attraverso i Suoi servitori cos ammaestrati e condotti dalla
potenza dello Spirito Santo.
Il Signore Ges non ha mai inviato i Suoi servitori a lavorare l
dove Egli non vi possiede un popolo che, affidatogli dal Padre,
debba essere da Lui portato nel Suo gregge. Neanche Egli ve li
mander mai. Dove per Egli ha un popolo, Egli vi diriger i Suoi
servitori per chiamarlo a S, ed essi, come Paolo, possono dire:
"Ecco perch sopporto ogni cosa per amor degli eletti, affinch
anch'essi conseguano la salvezza che in Cristo Ges, insieme
alla gloria eterna". Gli eletti, perci, possono essere trovati l dove
i ministri di Cristo lavorano molto. Ora, mio lettore, se hai il
privilegio di vivere un un tale luogo, potrai trovarvi il popolo
favorito di Dio. Il giorno delle tue opportunit auree giunto ed
tuo preciso dovere di rispondere alla chiamata che ti rivolgono i
servitori di Cristo.
Una Parola rivestita di potenza
Passiamo ora a qualcosa di pi specifico. Non solo Dio manda i
Suoi servitori in quei luoghi dove la Sua provvidenza ha collocato
alcuni dei Suoi eletti, ma Egli pure riveste la Sua Parola di potenza
e rende efficaci i loro sforzi.
"Conosciamo, fratelli amati da Dio, la vostra elezione. Infatti il
nostro vangelo non vi stato annunciato soltanto con parole, ma
anche con potenza, con lo Spirito Santo e con piena convinzione;
infatti sapete come ci siamo comportati fra voi, per il vostro bene"
(1 Tessalonicesi 1:4-5).
Questo un testo molto rilevante ed ogni suo elemento merita di
essere esaminato con attenzione. Esso ci dice come l'Apostolo
abbia ricevuto la certezza che i credenti di Tessalonica potevano
essere contati fra il popolo eletto di Dio e come, per parit di
ragioni, anch'essi potessero conoscere la loro elezione e rallegrarsi
in essa. Questi dettagli ci sono stati trasmessi per nostra istruzione
187

e se il Signore si compiacer di darcene intelligenza spirituale, noi


saremo su terreno sicuro e stabile. Per poterlo fare, per,
dobbiamo riflettere, in spirito di preghiera, su ciascuna di queste
parole.
"Conosciamo, fratelli amati da Dio, la vostra elezione". Come
poteva l'Apostolo sapere della loro elezione da parte di Dio?
Osserviamo molto particolarmente come questa sua persuasione
non gli sia stata trasmessa attraverso una qualche rivelazione
immediata dal Cielo, n da una visione soprannaturale e
nemmeno da un messaggio angelico. Non era stato neanche il
Signore stesso ad informarlo direttamente al riguardo. No, egli si
persuade di essere di fronte a degli eletti da quello di cui
testimone in mezzo a loro. dai frutti visibili della loro elezione
che li pu chiamare "fratelli amati da Dio". In altre parole, egli
traccia quegli effetti di grazia che erano stati operati in loro nel
momento della loro conversione, alla loro fonte ultima, l'oceano
dell'eterno amore di Dio da cui era proceduta. Sta proprio qui,
come egli stesso ci indica, il corso che pure noi dobbiamo seguire
al fine di accertarci della nostra predestinazione alla gloria.
"Infatti il nostro vangelo non vi stato annunciato soltanto con parole, ma
anche con potenza". Non tutti coloro che pretendono di predicare
l'Evangelo di fatto lo fanno. Supporre che essi lo facciano,
equivarrebbe ammettere che vi siano altrettanti Evangeli quanto
vi siano raggruppamenti e sentimenti fra la cristianit e tutti che
pretendono che il loro sia il vero Evangelo, ad esclusione di ogni
altro. quindi questione della massima importanza che ciascuno
di noi sappia effettivamente che cosa sia l'Evangelo di Cristo, e
questo deve essere appreso dalle Sacre Scritture, sotto la guida
dello Spirito di Dio. Nel mondo oggi vi sono molte
contraffazioni, e la loro fraudolenza pu solo essere scoperta
pesandoli "con le bilance del santuario". ugualmente necessario
ed importante accettarci come debba da noi essere ricevuto
l'Evangelo, se di esso si voglia avere permanente beneficio
perch, secondo l'Apostolo, vi sono due modi per riceverlo.
"il nostro vangelo non vi stato annunciato soltanto con parole".
Se l'Evangelo ci giungesse soltanto con parole, Dio lo lascerebbe
188

alla loro efficacia naturale o alla forza delle argomentazioni pi


persuasive alla mente umana. In molti luoghi moltitudini hanno
udito l'Evangelo, eppure continuano a rimanere nell'idolatria e
nell'iniquit, nonostante la professione di fede che esse fanno.
Quando l'Evangelo ci giunge "soltanto con parole", esso
raggiunge solo l'intelletto, la mente, ma non fa alcuna durevole
impressione sulla coscienza e sul cuore. Di conseguenza, esso non
pu che produrre una fede simulata e presuntuosa, una fede
inferiore persino a quella dei demoni, perch essi "credono e tremano"
(Giacomo 2:19). solo quando l'Evangelo ci giunge "anche con
potenza", quella dello Spirito Santo, che esso viene ricevuto con
fede vera e salvifica. molto importante, quindi, verificare noi
stessi su questo punto.
Vi sono due estremi in cui si pu cadere per mancanza di una
giusta ricezione della Parola di Dio. Uno suppone essere di grado
di esercitare la volont e la capacit di eseguire le opere di
giustizia sufficienti per raccomandarlo al favore di Dio. Egli cos
diventa: "zelante per voi, ma non per fini onesti" (Galati 4:17).
Egli digiuna, prega, fa elemosine, frequenta la chiesa, ecc. e, dove
ritiene di essere carente o di fallire, fa appello ai meriti di Cristo
per sovvenire a queste deficienze. Questo, per, come prendere
un pezzo di stoffa nuova (la redenzione di Cristo) rattoppandone
nella sua veste una giustizia legale, sperando cos di pacificare una
coscienza che si sente in colpa. Egli continua a svolgere i suoi
"doveri religiosi" per tutto l'anno, senza mai raggiungere una
conoscenza vitale ed esperienziale dell'Evangelo. Tutto il suo
servizio non sono che opere morte.
L'altro estremo l'opposto di questo, ma ugualmente pericoloso.
Invece di faticare al punto di esaurimento, non compiono opera
alcuna. Pi o meno consapevoli, come lo sono tutti gli esseri
umani naturali, di essere peccatori, ed udendo della salvezza
gratuita ottenibile in Ges Cristo, essi l'accolgono, ricevendola
con la mente soltanto ma non nella loro coscienza. Viene cos
generata una fede superficiale e presuntuosa e, con un solo salto
di fede, ritengono di giungere alla sicurezza del Cielo. Come dice,
per, Salomone, "L'eredit acquistata con precipitazione all'inizio, alla
189

fine non sar benedetta" (Proverbi 20:21). Questa gente sono grandi
parlatori, si vantano molto della loro libert dalla legge, ma essi
stessi sono schiavi del peccato. Sono sempre l ad imparare cose
nuove, ma non giungono mai alla conoscenza della verit. Essi
ridono di quelli che hanno paure e dubbi, eppure sarebbero
proprio loro ad aver motivo d'aver paura.
Ora, in evidente contrasto con entrambe queste classi, v' chi
riceve l'Evangelo non soltanto con parole, "ma anche con
potenza, con lo Spirito Santo". Questa una via di mezzo fra
questi due estremi, un modo che nascosto a tutti gli irrigenerati,
perch: "l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perch esse
sono pazzia per lui; e non le pu conoscere, perch devono essere giudicate
spiritualmente" (1 Corinzi 2:14). Quando Dio inizia " l'opera della
fede, con potenza" (2 Tessalonicesi 1:11 Diodati) e conduce
quell'anima in questa via di mezzo, all'inizio pu non vederla e
non comprenderla. Com'era stato con il padre di tutti i credenti,
cos con tutti i suoi figli; quando Abramo era stato chiamato
efficacemente, egli "ubbid, per andarsene in un luogo che egli
doveva ricevere in eredit; e part senza sapere dove andava"
(Ebrei 11:8). Coloro che nascono dallo Spirito sono condotti "per
sentieri che non conoscono" (Isaia 42:16) e fintanto che davanti a
loro l'oscurit trasformata in luce e le cose storte raddrizzate,
essi non possono comprendere le vie dello Spirito. Quando per
questo fatto, allora "la via del popolo" sar "aggiustata" per loro
(Isaia 62:10).
La domanda pi importante di tutte che mi debbo fare allora:
l'Evangelo mi pervenuto soltanto con parole, o anche con
potenza salvifica? Se il primo di questi modi, allora stato
ricevuto senza che la mia coscienza ne fosse trafitta, disturbata,
afflitta, perch questi sono i segni che la divina potenza opera
nell'anima del peccatore quando ode l'Evangelo. Quando la
Parola di Dio giunge a noi "con potenza" essa giunge come "una
spada a doppio taglio", L'effetto sul cuore quello di una spada
affilata quando penetra in un corpo. Se la ferita profonda, il
dolore sar molto acuto. Lo stesso con la Parola di Dio: quando
tocca, anzi, trafigge una vita, essa la mette in questione facendole
190

male, un male, per, salutare: "... penetrante fino a dividere l'anima


dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del
cuore" (Ebrei 4:12). Disse Giobbe: "Infatti le saette
dell'Onnipotente mi trafiggono, lo spirito mio ne succhia il
veleno; i terrori di Dio si schierano in battaglia contro di me"
(6:4). Allo stesso modo Davide esclama: "Poich le tue frecce mi hanno
trafitto e la tua mano scesa su di me" (Salmi 38:2).
L'esperienza di Paolo identica. Prima che lo Spirito applicasse la
Legge al suo cuore, egli riteneva di essere vivo, ma, di fatto, era
"morto" agli occhi di Dio. Quando per il comandamento
davvero lo raggiunge in tutto il suo rigore, il peccato "si risveglia"
in lui ed egli davvero "muore", si sente come morto, impotente.
"Un tempo io vivevo senza legge; ma, venuto il comandamento, il peccato
prese vita e io morii" (Romani 7:9). Il fatto che lui, come ogni altro
Fariseo, supponeva che la Legge dovesse limitarsi alla conformit
esteriore delle regole stabilite, alla "lettera". Considerato in questa
prospettiva egli si riteneva indubbiamente "a posto", con nulla di
cui rimproverarsi. Quando per egli giunge, per l'opera efficace
dello Spirito Santo in lui, a considerare la Legge come qualcosa
che, lungi dal toccare solo l'esteriorit, lo metteva in questione
fino nel profondo della sua anima, rivelando come fosse cos in
modo manifesto un inguaribile trasgressore, condannato senza
appello, egli improvvisamente si scopre "morto" e questo lo porta
a disperare di s stesso. La Legge gli scandaglia l'anima tanto da
portare alla luce la sua fondamentale corruzione, quella che prima
gli era nascosta. Egli trova in s stesso, come pochi altri, la
condizione descritta in Marco 7:21-22: "...perch dal di dentro, dal
cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi,
adultri, cupidigie, malvagit, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia,
superbia, stoltezza". Egli costretto - per esperienza diretta - ad
ammettere la verit di ci che Cristo diceva.
Il primo atto di fede porta un uomo o una donna a credere di
trovarsi veramente nella condizione in cui la Scrittura lo/la
descrive, cio in quella di nemico di Dio (Romani 8:7), figlio d'ira
(degno di morte, Efesini 2:3), sotto la maledizione di una legge
violata (Galati 3:10), portato in servit da Satana (2 Timoteo
191

2:26). Sulla sua coscienza, cos, cade un pesante fardello di


peccato (Salmo 38:4), davvero quel che dice Isaia "gli empi sono
come il mare agitato, quando non si pu calmare e le sue acque cacciano fuori
fango e pantano" (57:20). Questa condizione sfida ogni vano sforzo
di uscirne con le proprie risorse, e lo incatena con pesanti catene:
"Tutti quanti siamo diventati come l'uomo impuro, tutta la nostra giustizia
come un abito sporco; tutti quanti appassiamo come foglie e la nostra iniquit
ci porta via come il vento" (Isaia 64:6). Si ritrova legato mani e piedi,
gi "con il cappio al collo" a causa dei suoi peccati. cos che egli
invoca Dio, grida a Lui con tutte le forze a sua disposizione,
affinch Dio abbia piet di lui e che, nella Sua misericordia, lo
liberi da questa situazione. Non ha certo allora pi bisogno di
preghiere prefabbricate da recitare, ora grida: "O Dio, abbi piet di
me, peccatore!" (Luca 18:13).
In che modo, cos, Dio lo libera? Attraverso l'Evangelo che
giunge a lui "con potenza e con lo Spirito Santo". Dio fa s che
egli ora si veda in una nuova luce, quella della sofferenza e morte
di Suo Figlio, mediante il quale la giustizia che la Legge esige
soddisfatta e la Sua Legge magnificata. La giusta ira di Dio su di
lui pu calmarsi, e una nuova via, quella della riconciliazione, si
apre fra lui peccatore e Dio. la funzione dello Spirito Santo
quella di operare la fede nel cuore e di applicare il sangue
redentore e la giustizia di Cristo alla coscienza, attraverso il quale
il fardello del peccato e la legge vengono rimossi, l'amore di Dio
fatto conoscere, la pace viene impartita all'anima e la gioia al
cuore. cos che lo stesso strumento che prima ferisce
gravemente porta ora guarigione. per questo che qui l'Apostolo
aggiunge: "il nostro vangelo non vi stato annunciato soltanto
con parole, ma anche con potenza, con lo Spirito Santo e con
piena convinzione". Questa "convinzione" certezza - certezza
della verit e autorit di Dio, il fatto che la grazia di Dio in Ges
Cristo viene perfettamente incontro al bisogno del peccatore per
impartire poi ineffabile beatitudine.
"Io pure mi rammento quando la verit raggiunse per la
prima volta il mio cuore facendomi saltare di gioia,
perch essa aveva portato via tutto il fardello che avevo
192

addosso, mostrandomi la potenza salvifica di Cristo.


Sono andato da Ges cos com'ero, ho toccato il bordo
del suo mantello e sono stato guarito. Ho trovato che
quanto dice la Parola di Dio non fantasia, ma realt.
L'avevo ascoltata innumerevoli volte, ma quella volta Dio
mi ha parlato come se suonasse un motivo su uno
strumento musicale. Ora sentivo che questa parola
riguardava proprio me ed operava su di me, come se Egli
mettesse la Sua mano destra nel mio cuore. Mi ha portato
prima di fronte al trono del giudizio di Dio e mi sono
fermato l, udendo il tuono minacciare di essere ben
presto colpito dai Suoi fulmini. Poi mi ha portato davanti
al coperchio dell'Arca dove si spruzza il sangue della
vittima sacrificale. Egli ve lo ha spruzzato e sono tornato
a casa trionfante perch tutto il mio peccato era stato
lavato via" (C. H. Spurgeon).
"Conosciamo, fratelli amati da Dio, la vostra elezione" (1 Tessalonicesi
1:4). Come faceva l'Apostolo a sapere che quei Tessalonicesi
erano nel numero degli eletti? Ce lo dice il versetto che segue: dai
frutti visibili dell'elezione che potevano essere rilevati in loro.
Identificando nella loro vita quegli effetti della grazia che erano
stati operati in loro alla loro conversione, egli fa risalire gli stessi
all'eterno proposito di misericordia che li riguardava. Vedi, caro
lettore, lo stesso metodo per il quale Paolo poteva dire per quei
credenti che "Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante
la santificazione nello Spirito e la fede nella verit" (2
Tessalonicesi 2:13) deve essere pure quello per il quale ogni
cristiano oggi deve accertarsi della propria divina elezione.
"Infatti il nostro vangelo non vi stato annunciato soltanto con parole, ma
anche con potenza, con lo Spirito Santo" (1 Tessalonicesi 1:5). Ogni
cosa gira attorno a come il (vero) Evangelo sia stato ricevuto da
noi: se solo con l'intelletto o se abbia raggiunto la coscienza ed il
cuore, perch solo in quest'ultimo caso che esso stato ricevuto
con fede salvifica. Quando la Parola di Dio ci giunge "con
potenza", essa vi giunge come "una spada a doppio taglio"
causando tagli, ferite, dolore e profonda distretta. Quando la
193

Parola giunge a noi con potenza questo non dovuto


all'erudizione o all'eloquenza del predicatore, n alla carica
emotiva con la quale proclamata. Il fatto che siano ingaggiate
profondamente le emozioni degli uditori fino a portarli alle
lacrime, non in s stesso prova che l'Evangelo sia giunto a loro
con divina efficacia: le emozioni possono essere suscitate da un
abile attore che le sappia bene manipolare (e ci sono precise
regole al riguardo che essi studiano nelle scuole di recitazione).
Questo emozionalismo superficiale evanescente e non
comporta effetti spirituali durevoli. La prova se noi davvero
siamo affranti e piegati di fronte a Dio.
Lo stesso pensiero viene espresso nel versetto che segue, come se
questo fosse il dettaglio secondo il quale abbiamo particolarmente
bisogno di essere messi alla prova: "...avendo ricevuto la parola in
mezzo a molte sofferenze, con la gioia che d lo Spirito Santo" (v.
6). Quanto priva di valore, vuota e superficiale tanta cosiddetta
evangelizzazione oggi se la confrontiamo con questo! Faremmo
bene a rammentarci ci che dice Cristo stesso quando descrive
ci che avviene al seme quando cade in un terreno pietroso:
"Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, colui che ode la
parola e subito la riceve con gioia, per non ha radice in s ed di
corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a
motivo della parola, subito sviato" (Matteo 13:20-21).
Molto diversa era la situazione di coloro che erano stati convertiti
nel giorno di Pentecoste, perch la prima cosa che poteva essere
rilevata in loro era che: "essi furono compunti nel cuore" (Atti 2:37)4.
La nascita preceduta dal travaglio e poi viene la gioia5. Sono
queste le questioni da considerare ed alle quali rispondere davanti
a Dio: La Parola mi ha rimproverato e condannato? Mi ha
spogliato da ogni compiacimento per me stesso e presunzione
d'essere giusto? Ha infranto tutte le mie speranze portandomi a
4

In un'altra versione: "si sentirono trafiggere il cuore" (CEI).

5 "La donna, quando partorisce, prova dolore, perch venuta la sua ora; ma
quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda pi dell'angoscia per la gioia
che sia venuta al mondo una creatura umana" (Giovanni 16:21).

194

prostrarmi come un criminale di fronte al trono della misericordia


di Dio?
"In questo luogo la gente viene ad udire sermoni e poi se
ne esce dicendo l'uno all'altro: 'Ti piaciuto?', come se
fosse stato una performance teatrale, e uno risponde: 'Oh
s, molto bello'; e un altro: 'No, proprio non mi
piaciuto'. Pensate proprio al predicatore dell'Evangelo
importi del vostro apprezzamento estetico? Pensate
davvero che al servitore di Dio, se tali veramente,
importi che cosa pensate di lui? Veramente no. Se
rispondete per: 'Ho proprio goduto quel sermone!' egli
sarebbero piuttosto incline a rispondere: 'Allora deve
essere proprio stato un sermone brutto ed infedele,
altrimenti all'udirlo, avreste dovuto esserne arrabbiati...
molto probabilmente mi sfuggito qualcosa o non l'ho
pronunciato bene, altrimenti la Parola avrebbe dovuto
ferire la vostra coscienza come un coltello affilato.
Avreste dovuto dire: 'Non penso che mi sia piaciuto.
Stavo pensando come io sia innamorato di me stesso e
mi compiaccia della mia buona condizione davanti a Dio.
Questo ci che veramente mi interessa, non tanto se ha
predicato bene. Un sermone che mi piace quello che mi
lusinga e mi fa stare bene con me stesso, non uno che mi
condanni...'. Miei cari: questo che pensate? questo
che vorreste udire da un sermone? Se andare in chiesa
per voi come andare ad assistere ad un concerto o ad
un oratore che parla di questioni temporali, allora
mancate delle evidenze dell'elezione; la Parola non ha
raggiunto la vostra anima con potenza" (C. H. Spurgeon).
Nei testi biblici citati prima da 1 Tessalonicesi 1:5-6, vi sono due
dettagli da notare. Il primo nell'espressione: "...e con piena
convinzione". Quando la Parola di Dio raggiunge l'obiettivo che
si prefigge nell'anima di una persona, tutti i suoi dubbi al riguardo
della sua autenticit ed autorit sono rimossi, e non pi
necessario argomentare per persuadere che l'autore di quella
Parola Dio. Allora tutto lo scetticismo dei razionalisti e dei
195

critici "dell'alta critica" si scioglierebbero come neve al sole, se lo


Spirito di Dio si compiacesse di applicare la Parola al loro cuore.
Coloro che sono stati portati a sentire il bisogno impellente che
hanno di Cristo e di quanto Egli possa rispondere alla loro
disperata condizione, hanno "piena convinzione" di ci che
l'Evangelo afferma della Sua Persona ed opera. Qualunque cosa
essi possano averne pensato prima, ora non hanno pi alcun
dubbio sulla Sua divinit assoluta, la Sua nascita verginale, la Sua
morte vicaria, la Sua preminente dignit come Profeta, Sacerdote
e Re. Tutte queste cose ora sono appianate, decise per sempre, e
si dichiarer con tale chiarezza e dogmatismo da scuotere e
scandalizzare la sensibilit dei pi altezzosi.
Il desiderio di essere come Cristo
Ancora qui detto: "Voi siete divenuti imitatori nostri e del Signore" (v.
6a). Ecco un altro segno di elezione: coloro che sono stati scelti
dal Signore desiderano essere come Lui. "Voi siete divenuti
imitatori nostri" non significa che essi siano diventati seguaci di
Paolo, come altri lo possono essere di Sila o di Timoteo, ma che
essi imitano questi eminenti evangelisti per quanto riguarda
l'esempio che Cristo ci ha lasciato. Si pu veramente dire che
questo sia il test fondamentale dell'elezione? Assomigliamo noi a
Cristo? Vorremmo onestamente assomigliargli? Allora questa
una sicura evidenza della nostra elezione. Viviamo noi "di ogni
parola che proviene dalla bocca di Dio" (Matteo 4:4)? Cristo lo
faceva. Portiamo noi ogni cosa in preghiera a Dio? Cristo lo
faceva. Chiediamo noi che Dio benedica quelli che ci maledicono?
Non che noi si sia privi di peccato o perfetti, no, ma seguiamo noi
veramente Cristo anche se spesso lo perdiamo di vista? Se s,
allora non si tratta di un'indebita presunzione riconoscerlo e
trarne conforto, se questo pure accompagnato dall'essere
ugualmente rattristati quando ci rendiamo conto quanto la nostra
ubbidienza sia spesso inadeguata e il cuore ci duole per i nostri
peccati.
La gioia
"Con la gioia che d lo Spirito Santo" (6c). Notate come questo testo
qualifichi il concetto di gioia. Non si tratta di gioia carnale, ma di
196

gioia spirituale. Ed osservate pure come questo concluda la lista,


perch proprio nello stile del Signore quello di riservare il vino
migliore per la fine. Ahim, quanto pochi sono coloro che
professano la fede cristiana che hanno anche solo una minima
conoscenza esperienziale di questa gioia profonda e spirituale. La
religione della vasta maggioranza della gente consiste nell'eseguire
formalit religiose dalle quali non traggono alcun vero piacere.
Quanta gente va in un luogo di culto semplicemente perch
ritiene che una persona di rispetto lo debba fare, ma molto
volentieri se ne starebbero alla larga. Non cos per il cristiano nella sua migliore disposizione: va a rendere il culto che a Dio
dovuto, va per udire la voce di Colui che ama, cerca da esso un
rinnovato segno del Suo amore, desidera crogiolarsi al sole della
Sua presenza. Quando poi favorito da una visitazione di Cristo,
egli esclama con Giacobbe: Com' tremendo questo luogo! Questa non
altro che la casa di Dio, e questa la porta del cielo! (Genesi 28:17), un
assaggio del Cielo stesso!
Impegnarsi a confermare la realt della nostra
elezione
Concludendo ora le nostre osservazioni su questo aspetto
affascinante del nostro argomento, non rimane che un versetto
sul quale ponderare: "Perci, fratelli, impegnatevi sempre di pi a render
sicura la vostra vocazione ed elezione; perch, cos facendo, non inciamperete
mai" (2 Pietro 1:10).
Queste parole sono da sempre state l'oggetto delle abili
manipolazioni dei maestri dell'errore. Nemici della verit le hanno
pervertite al punto da far loro significare che il divino decreto
dell'elezione sia qualcosa di provvisorio, condizionato agli sforzi
del peccatore, "per vedere se ne sia degno"... Essi negano che la
predestinazione di una persona alla vita eterna sia assoluta ed
irrevocabile, insistendo che essa dipenda dalla nostra personale
diligenza. In altre parole, l'uomo stesso che si suppone debba
decidere e determinare se il desiderio di Dio per lui si debba o
non si debba realizzare. Non solo un tale concetto
assolutamente estraneo all'insegnamento delle Sacre Scritture, ma
dire che la ratifica e la realizzazione dell'eterno proposito di Dio
197

sia lasciata dipendere da qualcosa che provenga dalla creatura,


non altro che pura e semplice bestemmia. Se fosse cos questo
non solo renderebbe incerta la nostra elezione, ma anche
completamente senza speranza.
"Impegnatevi sempre di pi a render sicura la vostra vocazione ed
elezione". Queste parole hanno pure presentato un vero
problema a non pochi che appartengono al popolo di Dio. Essi
rimangono perplessi e non comprendono bene in che modo sia
necessario impegnarsi per "rendere sicura" la loro vocazione ed
elezione. Persino quando questa difficolt appianata essi
rimangono nel dubbio sul modo in cui debba manifestarsi questo
impegno. Ah, amici miei, nelle Scritture, Dio si esprime spesso in
modo tale da mettere alla prova la nostra fede, umiliare il nostro
cuore, e spingerci ad inginocchiarci in preghiera. Forse potrebbe
essere utile concentrarsi sui seguenti punti.

In primo luogo, a chi questo testo si rivolge.

In secondo luogo, l'ordine insolito in cui sono posti i


termini "vocazione" ed "elezione".

In terzo luogo, quale sorta di "impegno" o diligenza qui


si intenda.

In quarto luogo, in che senso noi si possa rendere


"sicura" la nostra vocazione ed elezione?

I destinatari del testo


1. In primo luogo: a chi si rivolge questo testo? Se questo
principio semplice, ma essenziale fosse debitamente applicato, si
potrebbe evitare un gran numero di interpretazioni erronee.
infatti l'applicazione errata delle Scritture a portare molti
completamente fuori strada. Quando il pane destinato ai figli
viene gettato ai cani, i primi ne vengono privati ed i secondi
ricevono del cibo che non per loro e si rivela cibo sprecato.
Prendere un'esortazione destinata ai credenti e farla propria, o
meglio, appropriarsene indebitamente, rivolgendola a non
credenti, vuol dire operare una violazione per la quale non
esistono scusanti, eppure stato fatto proprio questo con il
198

versetto che stiamo esaminando. Non c' proprio modo di


sbagliarsi sul destinatario legittimo di questa divina ingiunzione. Il
versetto con il quale si apre questa lettera mette chiaramente in
evidenza chi ne siano i destinatari: "Simon Pietro, servo e
apostolo di Ges Cristo, a coloro che hanno ottenuto una fede
preziosa quanto la nostra nella giustizia del nostro Dio e Salvatore
Ges Cristo" (2 Pietro 1:1). Essa destinata a credenti, tant' vero
che il testo si rivolge a "fratelli" ed come tali che li esorta.
Questa esortazione, quindi, indirizzata a santi spiritualmente
viventi, non a peccatori spiritualmente morti. Insegnare che le
persone non rigenerate possano fare una qualsiasi cosa per
assicurarsi la loro vocazione ed elezione, non solo manifesta
colossale ignoranza, ma disonora la Parola di Dio. Quando si
trasmette un messaggio da parte di Dio, infatti, il primo dovere
dei Suoi ministri quello di tracciare una chiara linea di
demarcazione fra la Chiesa ed il mondo. Non farlo vuol dire far s
che molti figli del diavolo pretendano di essere alla pari del
popolo di Dio. Se si fa attenzione al contesto in cui si trova un
determinato testo biblico, si vedr chiaramente a chi quel testo si
rivolge, se ai figli degli uomini in generale oppure particolarmente
ai figli di Dio. Il modo pi semplice ed efficace per chiarire
questo a chi lo ascolta delineare attentamente il carattere (i segni
di identificazione) degli uni e degli altri - si noti come l'Apostolo
segua proprio questa via nei primi quattro versetti di questa
lettera.
2. L'ordine di questi elementi, In secondo luogo, l'ordine insolito
che qui troviamo di questi elementi, prima "vocazione" e poi
"elezione". Sebbene a prima vista questo possa lasciare perplessi e
sollevare una difficolt, se si studia attentamente la questione si
vedr ben presto come essa supplisca una chiave importante per
l'apertura di questa esortazione. Ci che rende perplesso il lettore
attento perch mai qui "vocazione" venga prima di "elezione",
perch abbiamo largamente dimostrato, nei capitoli precedenti,
come la chiamata (vocazione) efficace sia conseguenza
dell'elezione, la sua manifestazione. Romani 8:28, dichiara che i
credenti sono "chiamati secondo il suo disegno". Allo stesso
199

modo, in Romani 8:30, detto: "quelli che ha predestinati li ha


pure chiamati". Cos pure troviamo: "Egli ci ha salvati e ci ha
rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma
secondo il suo proposito e la grazia che ci stata fatta in Cristo
Ges fin dall'eternit" (2 Timoteo 1:9). Perch, allora, queste due
cose sono invertite nel brano che stiamo considerando?
Bisogna notare con attenzione che Romani 8:28-30 e 2 Timoteo
1:9, trattano degli atti di Dio, mentre 2 Pietro 1:10, menziona
vocazione ed elezione in rapporto alla nostra diligenza o
impegno. soltanto notando debitamente queste distinzioni che
possiamo sperare di giungere ad una giusta comprensione di molti
dettagli delle Sacre Scritture. In Romani 8, l'Apostolo propone
una dottrina, mentre in 2 Pietro 1:10, si tratta di un'esortazione, e
c' una precisa differenza fra le due cose. Quando la Scrittura
espone le vie di Dio, esse sono presentate nel loro ordine naturale
o logico (come in Romani 8:30), ma quando tratta dell'esperienza
cristiana, l'ordine in cui apprendiamo la verit precisamente
quello che usa. Qui lo stesso: dobbiamo prima accertarci di
essere stati fatti oggetto di una chiamata efficace, perch a sua
volta questo sar prova della nostra elezione. L'ordine dei pensieri
di Dio verso di noi elezione e poi vocazione, ma nella nostra
esperienza personale veniamo prima in contatto con la Sua
chiamata e poi, tramite essa, comprendiamo come essa sia il
risultato della nostra preliminare elezione.
3. In che cosa consiste questo impegno. In terzo luogo, in che
cosa consiste l'impegno al quale qui siamo chiamati? Sono molte
le persone che immaginano di aver ricevuto una chiamata
efficace, ma si tratta semplicemente di fantasia: invece di
impegnarsi diligentemente ed in spirito di preghiera al dovere qui
richiesto, si concedono il beneficio del dubbio. Probabilmente
molti sono abbastanza sinceri nella loro supposizione, ma sono
sinceramente in errore. Sono stati infatti sviati dal loro
ingannevole cuore. Non infatti sufficiente adottare la dottrina
dell'elezione come articolo del nostro credo.
Come dice un inno cristiano:

200

"Sebbene l'elezione di Dio sia una verit - ben poco conforto ne


avr - fintanto che Dio mi dice con la sua stessa bocca - che Egli mi
ha scelto" (Joseph Hart, Gadsby's Hymnal, 31).
...e non ho alcun diritto o garanzia di attendermi che Egli lo far
fintanto che non avr fatto ci che mi chiede di fare il testo che
stiamo considerando.
Ci che qui mi si richiede prima di tutto di rendere sicura la
"vocazione" che ho ricevuto da Dio. Questo pu essere fatto
accumulando e rafforzando le prove, le evidenze che io sono un
Suo figlio nato di nuovo. A sua volta questo lo realizzo coltivando
il carattere e la condotta di un santo. Come posso conseguirlo?
Facendo uso dei mezzi di grazia che Dio ci ha provveduto, come
la lettura quotidiana delle Sacre Scritture, meditando su quanto
leggo; attraverso la preghiera segreta e fervente che Dio mi
soccorra con la Sua grazia; coltivando la comunione con il popolo
di Dio nella misura in cui la Sua provvidenza lo permetta;
vigilando fedelmente sul mio cuore; evitando tutto ci che non sia
santo; mortificando il mio egoismo e dicendo di no ai desideri
illeciti. Riceveremo ancora pi aiuto in questo impegnandoci in
qualcosa di ancora pi specifico e che troviamo nei versetti
precedenti al nostro.
Nei versetti 1:5-7, veniamo esortati in questo modo: "Voi, per
questa stessa ragione, mettendoci da parte vostra ogni impegno,
aggiungete alla vostra fede la virt; alla virt la conoscenza; alla
conoscenza l'autocontrollo; all'autocontrollo la pazienza; alla
pazienza la piet; alla piet l'affetto fraterno; e all'affetto fraterno
l'amore". Il versetto 10, esprime le stesse cose ma con parole
diverse. In questo capitolo vi un parallelismo sorprendente, e
poi, al versetto 11, l'Apostolo fornisce il risultato di un tale
impegno: "In questo modo, infatti, vi sar ampiamente concesso
l'ingresso nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Ges
Cristo". Ecco cos come il nostro testo possa essere interpretato
alla luce del suo contesto. Di quale impegno o diligenza so allora
qui si parla? I versetti da 5 a 7, ce lo dicono: coltivando le grazie
spirituali che sono qui menzionate che potr accertarmi della mia
vocazione ed elezione.
201

4. "Rendere sicura" l'elezione? In quarto luogo, in che senso


potremo "rendere sicura" la nostra vocazione ed elezione? In
primo luogo si noti attentamente come in italiano quel "rendere"
possa essere fuorviante. Non si tratta infatti di "far s che sia
sicura" come se dipendesse da noi, perch l'elezione gi stata
assicurata ad ogni eletto dall'immutabilit dei propositi divini,
"perch i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili" (Romani
11:29). Non si tratta nemmeno di qualcosa di futuro, perch qui si
parla del godimento presente della nostra vocazione ed elezione,
del fornirne le prove ai nostri fratelli e sorelle ora. L'idea qui di
"dar prova", di "accertarmi" della mia vocazione ed elezione, di
dimostrare alla Chiesa come io ne sia il destinatario6.
Uno pu anche dirmi che crede nell'elezione e che sicuro di
essere stato chiamato da Dio e di essere fra gli eletti, ma fintanto
che io non vedo di questo le evidenze nel suo carattere e
condotta, le grazie spirituali indicate nei versetti 5-7, allora devo
dirgli (come Paolo aveva fatto verso i Galati: "Sono perplesso a
vostro riguardo!" (Galati 4:20). Allora qui si intende: "Confermate
alla vostra coscienza ed agli altri che la vostra vocazione ed
elezione autentica comportandovi come figli di Dio.
Due conseguenze. Infine, qui si indicano due conseguenze del
mettere in pratica queste esortazioni.
In primo luogo: "...perch, cos facendo, non inciamperete mai"
(v. 10). Coloro che si impegnano diligentemente a coltivare le
grazie spirituali menzionate nei vv. 5-7, (confermando cos a s
stessi e agli altri la loro vocazione ed elezione), non cadrete mai
6 Nell'originale questo versetto (traslitterato) recita: "dio mallon adelphoi
spoudasate bebaian umn tn klsin kai eklogn poieisthai tauta gar poiountes
ou m ptaiste pote". (bebaios) della stessa radice del nostro "base",
significa: fondata, ferma e sicura. come dire: mostrate che abbia fondamento,
che in voi sia autentica, e non solo a parole... La versione inglese "New Living
Translation" del 2007 rende questo versetto come: "Work hard to prove that
you really are among those God has called and chosen", cio: "impegnatevi a
provare che davvero siete fra coloro che Dio ha chiamato e scelto".

202

dal "piedistallo" della comunione con Dio; non cadrete dalla


verit nelle false dottrine e nell'errore; non cadrete in peccati
gravi, recando disonore alla vostra professione di fede; non
arretrerete nel vostro cammino spirituale tanto da perdere il gusto
per le cose spirituali; non costringerete Dio a disciplinarvi; non
cadrete nello scoraggiamento tanto da perdere ogni certezza; non
cadrete in condizione di inutilit spirituale.
In secondo luogo, per: "In questo modo infatti vi sar
ampiamente concesso l'ingresso nel regno eterno del nostro
Signore e Salvatore Ges Cristo" (v. 11); esperienzialmente oggi e
pienamente ed onorevolmente nel futuro. Questo il risultato ed
il premio dell'impegno e della diligenza7.
Sintesi
Per riassumere... In che modo un vero credente si accerta di
essere uno degli eletti di Dio? Beh, il fatto stesso che egli sia un
cristiano autentico ne d prova, perch credere in Cristo la
sicura conseguenza del fatto che Dio lo ha destinato a vita eterna
["...e tutti quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero" (Atti
13:48)].
Per essere, per, pi specifici, in che modo posso sapere di essere
un eletto?

In primo luogo, dalla Parola di Dio, in quanto essa ha


fatto breccia con divina potenza nella mia anima, tanto
da fare a pezzi il compiacimento che avevo di me stesso e
farmi rinunciare ad ogni mia personale pretesa di
giustizia.

In secondo luogo, dal fatto che lo Spirito mi ha persuaso


della mia condizione di deprecabile e colpevole
perdizione in cui mi trovavo.

Il verbo in "vi sar concesso" del v. 11, lo stesso di "aggiungete" nel v. 5, cio
" " (supplire): " (supplite, attivo) ...
" (vi sar supplito, passivo), "provvedete ... e vi sar
provveduto"!
7

203

n terzo luogo, avendomi rivelato quanto Cristo sia


adatto e sufficiente per risolvere il mio caso disperato, mi
ha impartito da parte di Dio quella fede che mi ha
permesso di affidarmi completamente a Lui e in Lui solo
trovare speranza e pace interiore.

In quarto luogo, dai segni della nuova natura che sono


presenti in me: amore per Dio, appetito per le cose
spirituali, anelito verso la santit, il desiderio di essere
conforme a Cristo.

In quinto luogo, la resistenza che la mia nuova natura che


c' in me oppone alla vecchia fa s che io odi il peccato e
detesti me stesso nel commetterlo.

In sesto luogo, evito diligentemente tutto ci che


condannato dalla Parola di Dio, e sinceramente mi
ravvedo ed umilmente confesso ogni trasgressione della
stessa che io commetta. Se io fallisco a questo punto,
certamente questo far s che nuvole oscure si
accumulino sulla mia certezza, e tratterr lo Spirito Santo
dal darmene testimonianza.

In settimo luogo, impegnandomi diligentemente a


coltivare le grazie del carattere cristiano facendo uso di
tutti i mezzi legittimi che possano promuoverlo.

cos che la conoscenza dell'elezione ha, per cos dire, un


"effetto cumulativo".

204

9. LElezione: la sua felicit8


Magnifica il carattere di Dio
In primo luogo, l'elezione magnifica il carattere di Dio. Essa
esemplifica la Sua grazia. L'elezione rende noto il fatto che la
salvezza un dono che Dio elargisce liberamente, impartendolo
gratuitamente secondo il Suo insindacabile beneplacito. Cos deve
essere, perch coloro che lo ricevono non sono, in s stessi, n
diversi n migliori di coloro che non lo ricevono. L'elezione
contempla che pure vi sia chi debba soffrire l'inferno per
mostrare come tutti meritino di perire. La grazia, per, interviene
come una rete a strascico che raccoglie, da un'umanit in rovina,
un piccolo gregge al fine d'essere, per l'eternit, monumento alla
sovrana misericordia di Dio.
L'elezione manifesta la Sua onnipotenza. Essa rende noto il
fatto che Dio onnipotente, che Egli governa e regna sulla terra,
e dichiara che nessuno pu supporre di resistere alla Sua volont
e frustrare i Suoi segreti propositi e sperare d'avere successo.
L'elezione rivela Dio che infrange l'opposizione del cuore umano,
sottomette l'inimicizia della mente carnale e, con irresistibile
potenza, attira a Cristo i Suoi eletti. L'elezione confessa che: "Noi
amiamo perch egli ci ha amati per primo" (1 Giovanni 4:19) e
che noi crediamo perch Egli ci ha reso volenterosi nel giorno
della Sua potenza, com' scritto: "Il tuo popolo si offrir
volenteroso nel giorno del tuo potere" (Salmo 110:3 ND).
La dottrina dell'elezione attribuisce tutta la gloria a Dio. Essa
nega nel modo pi assoluto qualsiasi credito alla creatura. Essa
nega che le persone non rigenerate siano in alcun modo capaci di
preannunciare un pensiero retto, di generare un sentimento retto
8 N. d. T. - Traduciamo con "felicit" (cosa, avvenimento che rende felice) il
termine originale del Pink "blessedness" (come in: "the blessedness of election"),
non trovando un adeguato corrispettivo in italiano. il sentimento di gioia e di
riconoscenza di chi si rende conto di essere stato fatto immeritatamente oggetto
della grazia di Dio, come pure dal contemplare quanto questa dottrina dia gloria
a Dio, e quindi sia desiderabile.

205

o dare origine ad una retta volizione. Essa insiste che Dio colui
che opera in noi sia il volere che l'agire. Essa dichiara che
ravvedimento e fede sono in s stessi doni di Dio, non
l'autonomo contributo del peccatore al costo della sua salvezza. Il
suo parlare "Non a noi, o Eterno, non a noi, ma al tuo nome d
gloria, per la tua benignit e per la tua fedelt" (Salmo 115:1),
come pure: "A lui, che ci ha amati, ci ha lavati dai nostri peccati
nel suo sangue" (Apocalisse 1:5).
I paragrafi precedenti l'autore li ha scritti quasi un quarto di
secolo fa e non li ritratta n intende modificarli.
"Il Signore opera una distinzione fra l'umanit colpevole
secondo la sovranit della Sua grazia. 'Io non avr pi
compassione della casa d'Israele in modo da perdonarla.
Ma avr compassione della casa di Giuda'. Forse non
aveva peccato anche Giuda? Non avrebbe potuto il
Signore abbandonare anche Giuda? Certo, avrebbe
potuto giustamente anche farlo, ma Egli si compiace
nell'essere misericordioso. I peccatori giustamente
meritano il castigo che loro dovuto: essi non credono in
Cristo e quindi moriranno nei loro peccati. Dio, per, ha
misericordia, secondo la grandezza del Suo cuore, di
molti che non avrebbero potuto essere salvati altrimenti
che da un'immeritata misericordia. Affermando, per, il
Suo diritto regale, Egli dice: Io avr misericordia di chi
avr misericordia e avr compassione di chi avr
compassione. La prerogativa della misericordia solo
nella sovranit di Dio e quella la prerogativa che Egli
esercita. Egli dona laddove Egli si compiace di donare ed
Egli ha il diritto di farlo, dato che nessuno potrebbe
pretendere nulla da Lui" (C. H. Spurgeon, "The Lord's
Own Salvation", Osea 1:7).
La citazione che abbiamo or ora fatto, rende sufficientemente
chiaro che non cosa da poco respingere questa parte benedetta
dell'eterna verit, anzi, cosa grave e seria il farlo. La Parola di
Dio non cosa dalla quale si possa scegliere ci che pi ci aggrada
- scegliere le porzioni che ci sembrano pi attraenti e disdegnare
206

ci che non si conf alla nostra ragione e sentimenti. La Parola di


Dio ci data come un tutt'uno, e ciascuno di noi dovr essere
giudicato su quella base. Respingere la grandiosa verit che
abbiamo qui trattato, culmine dell'empiet, perch ripudiare
l'elezione di Dio significa ripudiare il Dio dell'elezione. Significa
rifiutare di piegarsi di fronte alla santit del Creatore. orgoglio
presuntuoso, insistere essere noi stessi a determinare il nostro
destino. Non altro che lo spirito di Lucifero, del quale detto:
"Tu dicevi in cuor tuo: Io salir in cielo, innalzer il mio trono al
di sopra delle stelle di Dio ... salir sulle sommit delle nubi, sar
simile all'Altissimo" (Isaia 14:13-14).
centrale nel piano di salvezza
In secondo luogo, la felicit di questa dottrina appare nel suo
ruolo centrale nel piano della salvezza. Consideriamola dapprima
dal lato di Dio. Una presentazione scritturale di questa grandiosa
verit indispensabile se si vuole riconoscere, onorare e fare
propri gli atti distintivi del Dio trino. La salvezza non procede
solo da una delle Persone divine, ma dagli eterni Tre. Jahv, ha
ordinato le cose in modo tale che ciascun membro della Santa
Trinit debba essere magnificato e glorificato allo stesso modo.
Dio Padre il Salvatore del cristiano in modo tanto vero e reale di
quanto lo sia il Signore Ges Cristo, e cos pure lo Spirito Santo notate come in Tito 3:4, il Padre sia espressamente designato
come "Dio nostro Salvatore" e in modo distinto da "Cristo Ges
nostro Salvatore" nel versetto 6. Se per questa preziosa dottrina
viene omessa, tutto questo ignorato e viene perduto di vista. La
predestinazione appartiene al Padre, la propiziazione al Figlio, e la
rigenerazione allo Spirito Santo. Il Padre origina la salvezza, il
Figlio la effettua, e dallo Spirito Santo portata a compimento.
Ripudiare la prima significa sottrarre il fondamento stesso della
salvezza.
Consideriamola ora dal lato umano: l'elezione sta alla base
stessa della speranza del peccatore. Per natura noi siamo tutti
figli d'ira (Efesini 2:3). Smarriti come pecore, ognuno segue la sua
propria via (Isaia 53:6). L'intera umanit colpevole di fronte a
Dio, tutti siamo sottoposti al giudizio di condanna da parte di
207

Dio, giusto Giudice, e se fossimo lasciati a noi stessi, tutti


sarebbero ineluttabilmente implicati nella comune rovina. Siamo
tutti "della stessa pasta" e continuando ad essere plasmati dalla
mano della natura diventeremmo tutti "vasi per un uso ignobile"
(Romani 9:21). solo per la grazia di Dio che si pu sperare di
uscire da questa condizione (Romani 11:4-7). Ges Cristo, il
redentore dei peccatori, Egli stesso l'Eletto cos come Lo
descrive il profeta (Isaia 42:1). Tutti coloro che sono destinati alla
salvezza sono eletti in Lui, affidati a Lui dal Padre, scelti in Lui sin
da prima della fondazione del mondo. per realizzare la loro
salvezza che Dio ha dato il Suo Figlio unigenito e che Ges
Cristo ha assunto la nostra natura dando la Sua vita come prezzo
di riscatto.
per chiamare gli eletti che sono state date le Sacre Scritture,
sono inviati i ministri di Dio, l'Evangelo predicato e lo Spirito
Santo presente. per realizzare l'elezione che uomini e donne
sono istruiti da Dio, attirati dal Padre, rigenerati dallo Spirito
Santo, resi partecipi di preziosa fede, fatti oggetto dello spirito di
adozione, dello spirito di preghiera e dello spirito di santit. in
conseguenza della loro elezione che uomini e donne sono
ubbidienti al'Evangelo, sono santificati dallo Spirito, e diventano
santi ed irreprensibili dinanzi a Dio. Se non vi fosse stata alcuna
elezione da parte di Dio, non vi sarebbe stata alcuna salvezza.
Questa non affatto un'affermazione arbitraria: "Come Isaia
aveva detto prima: Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato una
discendenza, saremmo diventati come Sodoma e saremmo stati simili a
Gomorra" (Romani 9:29). Peccatori perduti non possono salvare
s stessi. Dio non aveva alcun obbligo di salvarli. Quando Egli si
compiace di salvare, Egli salva chi vuole.
L'elezione non si pone solo come unica speranza di salvezza di un
peccatore, ma accompagna pure ogni passo del progresso del
cristiano verso il Cielo. Essa gli porta le buone notizie della
salvezza. Egli gli apre il cuore per ricevervi il Salvatore. Essa
visibile in ogni atto di fede, in ogni sacro dovere ed in ogni
preghiera efficace. Essa lo chiama. Essa lo vivifica in Cristo. Essa
rende bella la sua anima. Egli lo corona con giustizia, vita e gloria.
208

Essa contiene in s la certezza preziosa che: "colui che ha


cominciato in voi un'opera buona, la condurr a compimento fino
al giorno di Cristo Ges" (Filippesi 1:6). Non c'era nulla, nulla in
loro tale da poter muovere Dio a scegliere il Suo popolo; ed Egli
opera su di loro in modo tale da non permettere a niente ed a
nessuno di fargli revocare la Sua scelta. Come indica chiaramente
Romani 8:30, la predestinazione implica la glorificazione e quindi
garantisce che all'eletto venga fornito tutto ci che gli serve nel
periodo fra le due.
La fonte d'ogni benedizione
In terzo luogo, la felicit di questa dottrina appare dagli elementi
essenziali che la definiscono. Ne menzioniamo i principali. In
primo luogo, l'onore superlativo di essere stati scelti da Dio.
In ogni scelta la persona che sceglie attribuisce valore a ci che
viene scelto. Essere scelto da un re ad occupare una posizione, un
ufficio, essere chiamati a servire in un determinato impiego
statale, gli d una grande dignit. Cos nelle questioni spiritali.
Era stato un onore per Tito essere scelto dalle chiese come
compagno di viaggio di Paolo (2 Corinzi 8:19), che per il grande
Iddio, il beato e unico sovrano, il Re dei re e Signore dei signori,
scelga creature povere, disprezzabili, prive di valore e vili come
noi, qualcosa che va al di l della nostra capacit di capire.
Riflettete su 1 Corinzi 1:26-29,e vedete come la questione vi
venga trattata e come essa dovrebbe stupirci e renderci umili.
Notate l'enfasi onorevole posta sul Signore Ges Cristo: "Ecco il
mio servitore che ho scelto; il mio diletto, in cui l'anima mia si compiaciuta"
(Matteo 12:18): la stessa posta su coloro che ne sono membra: "Se
il Signore non avesse abbreviato quei giorni, nessuno scamperebbe; ma, a
causa dei suoi eletti, egli ha abbreviato quei giorni" (Marco 13:20).
Notevole la conseguente eccellenza di questo. Essi sono gli
eletti, coloro che Dio ha scelto. Non ne consegue forse alto
valore, onore ed eccellenza? Gli eletti di Dio diventano di prima
qualit: l'atto di Dio a renderli tali. Osservate l'ordine di 1 Pietro
2:6: "una pietra angolare, scelta, preziosa", preziosa perch scelta.
Prendete i pi eminenti fra i santi di Dio. Qual il loro pi alto
titolo ed onore? Questo: "per amor di Davide, mio servo, che io scelsi"
209

(1 Re 11:34); "Aaronne, che aveva scelto" (Salmo 105:26); Paolo


" uno strumento che ho scelto" (Atti 9:15); "una stirpe eletta, un
sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si
acquistato" (1 Pietro 2:9), cio scelto. importante perch caro
a Dio: "tu sei prezioso ai miei occhi,sei stimato e io ti amo" (Isaia
43:4).
Ancora, notate la pienezza di tale privilegio: "Beato chi sceglierai e
accoglierai, perch egli abiti nei tuoi cortili!" (Salmo 65:4); "...poich lo
ricolmi delle tue benedizioni per sempre" (Salmo 21:6), o, come
dice la Diodati: "tu l'hai posto in benedizioni in perpetuo", cio messo a
parte per null'altro che benedizioni". Come lo esprime il Nuovo
Testamento: "Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Ges Cristo,
che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo.
In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perch fossimo santi e
irreprensibili dinanzi a lui" (Efesini 1:3-4). L'elezione, quindi, la
fonte di ogni benedizione. Gli eletti sono scelti in vista di essere
posti nella pi stretta comunione con Dio che sia possibile per
delle creature, la pi alta. Considerate pure il tempo in cui ci ha
scelti: "fin dal principio" (2 Tessalonicesi 2:13). Dio ci ha amati
sin da quando Egli era Dio, cio da sempre e continuer ad essere
Dio per sempre (Salmo 90:2). Il Suo amore altrettanto antico:
"S, io ti amo di un amore eterno; perci ti prolungo la mia bont"
(Geremia 31:3), e il Suo amore come Lui, incausato, immutabile,
infinito.
La felicit dell'elezione appare ancora dal numero relativamente
piccolo degli eletti. Il numero ristretto di coloro che godono di
privilegi, lo magnifica ancora di pi, come nel caso della
preservazione di No e della sua famiglia: "...quando la pazienza di
Dio aspettava, al tempo di No, mentre si preparava l'arca, nella quale poche
anime, cio otto, furono salvate attraverso l'acqua" (1 Pietro 3:20). Che
contrasto questo con l'intero mondo degli empi, tutti periti! Lo
stesso fatto messo in evidenza da Cristo: "Non temere, piccolo
gregge; perch al Padre vostro piaciuto di darvi il regno" (Luca 12:32). Il
Suo disegno era quello di mostrare la maggiore misericordia di
Dio che cos pochi siano riservati a favori eterni e spirituali,

210

mentre tutti gli altri non hanno che cose materiali e temporali
come loro spettanza.
Tutto questo dovrebbe imprimersi nel nostro cuore. Volgi i tuoi
occhi, caro lettore, al mondo di oggi, guarda da ogni parte: che
cosa vi scorgi? Non sei forse forzato a dire della presente
generazione, non importa di quale nazione, che Dio l'ha lasciata
camminare nella propria via (Atti 14:16)? Non dovremmo
tristemente concluderne che gli uomini e le donne di questa
nostra epoca si trovino nella condizione descritta da 1 Giovanni
5:19: "tutto il mondo giace sotto il potere del maligno"? Il numero
ristretto di coloro che appartengono a Dio, davvero pochi,
come il fascio di frumento che si pu tenere fra due mani rispetto
alla grande messe dell'umanit. Non dimentichiamoci neppure
che ci che appare ora davanti ai nostri occhi non che la
realizzazione di ci che era stato stabilito dall'eternit. Dio, sul
trono dell'universo, non un Dio deluso, frustrato e sconfitto.
Egli ha le Sue vie: "Il SIGNORE cammina nell'uragano e nella
tempesta, e le nuvole sono la polvere dei suoi piedi" (Nahum 1:3).
Desideriamo ripetere come questo contrasto profondo dovrebbe
avere un effetto molto grande sul nostro cuore.
"Il fatto che pochi siano scelti e salvati, s, e che molti di
pi siano lasciati a perire, dovrebbe suscitare in noi un
apprezzamento straordinario per la misericordia e la
grazia della salvezza. Il fatto che Dio, nella Sua
provvidenza, investa cos tanto ed usi cos tanti mezzi
esteriori per liberare solo pochi, cosa che non fa per
molti altri che cos periscono, non dovrebbe forse questo
toccare ancora pi profondamente il cuore delle persone
che cos sono preservate? Possiamo allora ancora meglio
comprendere quanto valga "una cos grande salvezza"
(Thomas Goodwin).
Tutto questo prefigurato dalle tipologie e dalle ombre
dell'Antico Testamento, come nel caso della piccola famiglia di
No, l'unica risparmiata dal diluvio universale. Vediamo anche
l'esempio di Lot, strappato da Sodoma per l'intervento di angelo.
E perch? La Scrittura dice semplicemente: "...quegli uomini presero
211

per la mano lui, sua moglie e le sue due figlie, perch il SIGNORE lo voleva
risparmiare; lo portarono via, e lo misero fuori della citt" (Genesi 19:16).
Notate quale profondo apprezzamento e riconoscenza Lot
manifesti al riguardo: "Ecco, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e
tu hai mostrato la grandezza della tua bont verso di me, conservandomi in
vita" (Genesi 19:19).
C' per anche da considerare questo: il nostro essere liberati
dalla condizione di simile condanna in cui si trova l'umanit, non
esattamente la stessa di quella in cui si erano trovati i personaggi
prima menzionati. No, infatti, "fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi;
No cammin con Dio" (Genesi 6:9). Di Lot, pure, scritto: "...salv
il giusto Lot che era rattristato dalla condotta dissoluta di quegli uomini
scellerati (quel giusto, infatti, per quanto vedeva e udiva, quando abitava tra
di loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta a motivo delle loro
opere inique)" (2 Pietro 2:7-8). Essi non erano colpevoli dei gravi
peccati per i quali Dio aveva mandato il diluvio ed il fuoco.
Quando per Dio ci ha destinati a salvezza, a differenza di loro,
noi non eravamo n giusti n meritevoli di essa. Di fatto noi
condividiamo pienamente la colpevolezza dell'umanit; noi non
siamo in alcun modo migliori degli altri. solo il puro e sovrano
decreto di un Dio sovrano che si proposto il nostro portarci da
uno stato di peccato e di ira ad uno di grazia e di giustizia,
null'altro. Ancora pi stupefacente, quindi, la misericordia di
Dio verso di noi: Dio "distingue dagli altri" (1 Corinzi 4:7) coloro
in cui rispetto agli altri "non c' distinzione" (Romani 3:22)! Quale
amore, quale ubbidienza di tutto cuore, quale lode quindi, noi
dobbiamo a Dio!
Grandemente produttiva
In quarto luogo, la felicit di questa dottrina appare nel fatto che
essa, in chi la coglie autenticamente, produce santit. Secondo i
divini propositi, gli eletti sono destinati a "una santa chiamata" (2
Timoteo 1:9). Nel compimento di questo proposito, essi sono
fattivamente ed efficacemente portati alla santit. Dio li separa da
un mondo empio. Egli scrive la Sua Legge nel loro cuore e pone
su di loro il Suo sigillo. Essi sono resi partecipi della natura divina,
rinnovati all'immagine di Colui che li ha creati. Essi diventano
212

dimora di Dio, il loro corpo diviene tempio del Spirito Santo ed


essi sono da Lui guidati. In loro operata una gloriosa
trasformazione che cambia il loro carattere e la loro condotta.
Essi lavano le loro vesti e le rendono candide nel sangue
dell'Agnello. Per loro, le cose vecchie sono passate e ogni cosa
diventa nuova. Dimenticando ci che sta alle loro spalle, essi
corrono verso la meta che sta loro di fronte. Essi sono re e
sacerdoti per Dio e dovranno essere adornati con corone di
gloria.
Vi sono coloro che, nella loro ignoranza, dicono che la dottrina
dell'elezione porti alla licenziosit, che si tratti di una credenza
calcolata appositamente per produrre negligenza ed un senso di
falsa sicurezza nel peccato. Una tale accusa una bestemmia
rivolta a Dio che ne l'autore. Questa verit, come abbiamo
ampiamente dimostrato, occupa una posizione prominente nella
Parola di Dio, e quella Parola santa e utile a insegnare, a
riprendere, a correggere, a educare alla giustizia (2 Timoteo 3:16).
Tutti gli Apostoli credevano a questa dottrina ed essi
promuovevano la piet senza incoraggiare minimamente un
comportamento sregolato. vero che questa dottrina, come ogni
altra nelle Scritture, pu essere pervertita da gente malvagia e
posta ad un cattivo uso. Questo, per, militando contro la verit,
serve solo a dimostrare fino a dove possa giungere la
depravazione umana. Pure ammettiamo come persone non
rigenerate possano sostenere intellettualmente questa dottrina e
poi cadere in un'inerzia fatalistica. Neghiamo per nel modo pi
assoluto che un cuore che accolga questa dottrina possa produrre
un tale effetto.
Che fede, ubbidienza, e santit siano inseparabili conseguenze e
frutti dell'elezione evidentissimo dalle Scritture stesse (Atti
13:48; Efesini 1:4; 1 Tessalonicesi 1:4-7; Tito 1:1), e questo stato
pienamente dimostrato nei capitoli precedenti. Come potrebbe
essere altrimenti? L'elezione implica sempre la rigenerazione e la
santificazione, e quando un'anima rigenerata e santificata scopre
di dovere il proprio rinnovamento spirituale solo alla divina
sovrana predestinazione, come potrebbe non esserne
213

profondamente grata? In quale altro modo potrebbe essa


esprimere la propria gratitudine se non in una vita santa ed in una
fruttuosa ubbidienza? Comprendere l'amore eterno di cui stata
fatta oggetto, risveglia in essa amore per Dio ed ogni qual volta
esiste un sincero amore per Dio pure troviamo lo sforzo sincero
di compiacergli in ogni cosa. Il fatto che il senso spirituale della
grazia elettiva di Dio la motivazione pi potente che ci sia di
una piet genuina.
Se dovessimo entrare in dettagli sugli elementi principali della
santit, questo capitolo si estenderebbe in modo indefinito.
Considerare debitamente il fatto che non c'era nulla in noi a
motivare Dio a fissare su di noi il Suo cuore, e che Egli ci vedeva
solo come creature rovinate e meritevoli dell'inferno, ci rende
umili pi di ogni altra cosa. Renderci spiritualmente conto che
tutti i nostri migliori interessi si trovino completamente in Dio,
opera in noi sottomissione alla Sua sovrana volont come
nient'altro lo potrebbe fare. Cogliere con fede come Dio abbia
posto su di noi il Suo cuore sin dall'eternit, scegliendoci come
Suo tesoro particolare, opera necessariamente in noi disprezzo
per il mondo. La conoscenza che i nostri confratelli e consorelle
sono gli eletti e gli amati da Dio, evoca da parte nostra verso di
loro ogni sorta di buoni e santi sentimenti. La certezza che il
proposito eterno di Dio immutabile e garantisce che ogni nostra
necessit sia soddisfatta, tale da fornirci un solido conforto in
qualsiasi prova in cui potremmo trovarci.

214

10. L'elezione: i suoi oppositori


Dovunque si presenti in modo scritturale la dottrina dell'elezione
si pu star certi che si incontrer una fiera opposizione ed una
indignata protesta. stato cos durante tutto il corso di quest'era
cristiana e fra tutte le razze e le classi. Basta solo che si accenni
alle alte prerogative di Dio, che si proclami la sovranit della Sua
grazia, basta che si dica che noi siamo solo come argilla plasmata
in vasi d'ira o in vasi di misericordia cos come Dio ritiene
opportuno, che subito si leveranno brusii di indignazione e cori di
protesta. Se un predicatore insiste che la creatura decaduta non
possa pretendere nulla dal suo fattore, che essa sta davanti a Lui
come un criminale condannato e che non ha titolo ad altro che un
castigo eterno; se tale predicatore dichiara che tutta la posterit di
Adamo cos del tutto depravata che la loro mente "inimicizia
contro Dio" e quindi in stato di inveterata insubordinazione, che i
loro cuori sono cos corrotti da non avere desiderio alcuno per le
cose spirituali, che le loro menti sono cos completamente sotto il
dominio del maligno da non potere volgersi al Signore, potete
stare certi che quel predicatore sar denunciato come oscurantista
ed eretico.
Questo, per, non dovrebbe minimamente sorprendere o turbare
il figlio di Dio. Quando meglio si familiarizzer con le Scritture,
infatti, trover come in ogni generazione i fedeli servitori di Dio
siano stati sempre odiati e perseguitati, alcuni per aver proclamato
una parte della verit, altri un'altra. Quando il sole brilla su un
letamaio, un disgustoso odore ne sar la conseguenza; quando i
suoi raggi cadono sulle acque stagnanti di una palude, si
moltiplicano i germi delle malattie. Di tutto questo forse ne ha
colpa il sole? Certo che no. Lo stesso accade quando la spada
dello Spirito colpisce alla radice l'orgoglio umano: essa lo rivela
per quello che . allora che diventa palese come esso l'essere
umano sia un essere decaduto e ripugnante, una creatura
impotente. Quando la Parola di Dio lo colpisce, essa lo fa giacere
nella polvere come un povero caduto in bancarotta per sua stessa
colpa e lo dichiara interamente dipendente dal beneplacito del
215

Dio sovrano. allora che questa dottrina suscita un tumulto di


proteste e lo sforzo determinato di far tacere un tale
insegnamento, raggelante per la carne. La scomoda verit, infatti,
non deve venire fuori: meglio illudere con le menzogne?
Il metodo che di solito viene seguito da quelli che respingono
questa verit di travisarla. La dottrina dell'elezione cos
grandiosa e gloriosa che per sopportare ogni opposizione essa
deve essere pervertita. Coloro che la odiano non possono
guardarla n parlarne come essa realmente merita. Essi trattano
dell'elezione come se non implicasse la fede e la santit, come se
essa non puntasse alla conformit con l'immagine di Cristo, s,
come se l'eletto di Dio potesse tranquillamente continuare a
commettere ogni sorta di malvagit e, ciononostante, andare in
Cielo; e come se il non eletto, non importa quanto virtuoso possa
essere, o con quanto ardore desideri e si sforzi di essere giusto,
debba necessariamente perire perch cos stabilito. Solo per
suscitare pregiudizi contro di essa se ne traggono false
conclusioni, se ne rappresentano grottesche parodie ed si usano
tattiche prive di scrupoli.
con tali diabolici sforzi che i nemici di Dio cercano di
distorcere e di distruggere questa dottrina benedetta. Essi la
insudiciano di fango, cercano di sopraffarla con cose odiose e la
presentano, allo sguardo indignato della gente come qualcosa solo
da ripudiare e da abominare. Si parla cos della "predestinazione"
come un di un mostro creato e battezzato e poi da presentare al
mondo come qualcosa solo da rigettarsi con orrore.
Ecco cos che moltitudini sono state private con l'inganno della
porzione pi preziosa della divina verit e alcuni dello stesso
popolo di Dio sono stati portati a dubitare per un tempo ed
infastiditi. Che i nemici giurati di Cristo oltraggino una dottrina
insegnata da Lui e dai Suoi Apostoli c' solo da aspettarselo; ma
che coloro che professano d'essere Suoi amici e seguaci si
uniscano per opporsi e vilipendere questa verit, serve solo per
dimostrare l'astuzia di quell'antico serpente, il diavolo, che
particolarmente gode quando riesce a persuadere i cristiani

216

nominali a fare il lavoro sporco per lui. Che il lettore non si lasci
impressionare da tale opposizione.
La grande maggioranza di questi oppositori hanno poca o
nessuna reale comprensione di ci che a cui si oppongono.
Essi solo largamente ignoranti di ci che le Scritture insegnano su
quest'argomento, troppo indolenti per intraprendere uno studio
serio sull'argomento. Qualsiasi attenzione che prestano a questa
dottrina subito neutralizzata dal velo di pregiudizi che ostruisce
la loro visione. Quando per tali persone esaminano la dottrina
con sufficiente diligenza per scoprire che essa sola conduce alla
santit - santit di cuore e di vita - allora essi raddoppiano i loro
sforzi per toglierla di mezzo. Quando dei cristiani professanti
fanno causa comune con i suoi detrattori, carit ci obbliga a
concluderne che il loro atteggiamento sia dovuto al fatto che non
abbiano compreso la dottrina. Essi guardano questa dottrina solo
da un lato, la vedono con lenti distorte, la contemplano dal lato
sbagliato. Essi non vedono come l'elezione sorga dall'amore
eterno di Dio, che sceglie di estrarre e salvare, dall'umanit
perduta, un certo numero di persone che altrimenti sarebbero
state perdute, e che di queste persone ne fa un popolo
volenteroso, ubbidiente e santo.
Cercheremo ora di coprire l'intero ventaglio di obiezioni che sono
state addotte contro la dottrina dell'elezione. La nostra
discussione non sarebbe completa se le ignorassimo totalmente.
Le opere dell'incredulit sono sempre molte e gli increduli non
mancano di fantasia per farne sempre di nuove. Se il figlio di Dio
dovesse occuparsi di tutte, non farebbe nient'altro tutto il giorno
e sicuramente il suo tempo dovrebbe essere impegnato in
qualcosa di pi produttivo. Eppure crediamo che dovremmo
almeno considerare brevemente quelle che il nemico suppone
siano le pi forti e, a suo dire, imbattibili. Non che noi ci
proponiamo di convincerli e persuaderli dei loro errori.
Desideriamo soltanto cercare di aiutare i nostri confratelli e
consorelle che possono essere stati scossi da queste contestazioni
o persino fatti cadere nel dubbio. Il nostro compito non quello
di confutare l'errore ma, con l'aiuto di Dio, quello di rendere i
217

nostri lettori stabili nella verit. Per poterlo fare, per, talvolta
necessario smascherare le insidie del diavolo, mostrare quanto
prive di fondamento siano le pi astute fra le sue menzogne e
cercare di rimuovere dalla mente del cristiano ogni effetto
deleterio che possano avere avuto.
Prima di iniziare questo compito sgradevole, per, dobbiamo
rilevare come una qualsiasi mancanza di capacit, da parte nostra,
per confutare le calunnie degli avversari, non prova che la loro
posizione sia inattaccabile. Come scrisse molto tempo fa il
famoso apologeta Joseph Butler (1692-1752) nella sua "Analogy
of Religion, Natural and Revealed, to the Constitution and
Course of Nature" (1736), scrive: "Se una verit stabilita, le
obiezioni non sono nulla. La prima (cio la Verit) fondata sulla
nostra conoscenza e l'altra sulla nostra ignoranza". Una volta
stabilito che due pi due fa quattro, non c' manipolazione di
sorta dei numeri che possa confutarlo. 'Non dobbiamo tollerare
che ci che sappiamo sia disturbato da ci che non sappiamo',
disse William Paley (17431805), il maestro di logica. Una volta
che vediamo qualcosa chiaramente insegnato nelle Sacre Scritture,
non dobbiamo permettere o ai nostri pregiudizi o all'antagonismo
di altri, di scuotere la nostra fiducia o la nostra aderenza ad essa.
Se siamo stati soddisfatti di vedere un 'Cos dice il Signore sul
quale poggiare i nostri piedi, non importa se non siamo capaci di
combattere i sofismi e le argomentazioni che sono sollevate
contro di esso. State certi che Dio verace, anche se questo
debba implicare che ogni uomo sia un bugiardo.
I nemici pi aspri contro la dottrina dell'elezione sono i papisti.9
C' da aspettarselo, perch la dottrina dell'elezione non pu in
alcun modo essere accordata con il dogma delle opere meritorie uno diametralmente opposto all'altro. Tutti coloro che amano s
stessi e cercano di essere salvati attraverso le proprie opere,
detesteranno la grazia sovrana e cercheranno di coprirla di
disprezzo. D'altro canto, coloro che sono stati efficacemente resi
umili dallo Spirito Santo e portati a rendersi conto come siano del
9

i cattolici-romani.

218

tutto dipendenti dalla grazia discriminante dello Spirito Santo,


non avranno alcun desiderio n pazienza con un sistema che pone
la corona dell'onore sulla creatura. La storia rende ampia
testimonianza al fatto che il Cattolicesimo detesta il nome stesso
di Calvinismo. "C' qualche speranza di guadagnare convertiti al
Cattolicesimo da tutte le stte meno che dal Calvinismo", disse
una volta il cardinale inglese Henry E. Manning (1808-1892).
Aveva ragione: come la nostra epoca degenerata rende piena
testimonianza, mentre nessun Calvinista rigenerato potr mai
essere fatalmente ingannato dalle insidie della madre delle
prostitute (Apocalisse 17:5), migliaia di "protestanti" arminiani le
vanno a braccetto e corrono fra le sue braccia.
un fatto inconfutabile che il Calvinismo incontri sempre meno
favore nei principali raggruppamenti protestanti: pi la sovranit
di Dio ed il Suo amore elettivo estromessa dai loro pulpiti, pi il
Cattolicesimo fa progressi. Oggi, infatti, sia in Inghilterra che
negli USA, esso sta facendo molti passi in avanti, non solo con
nuovi convertiti, ma anche attraverso i "fraterni abbracci" che
molti protestanti gli accordano. La cosa pi triste di tutte che
oggi la vasta maggioranza di coloro che occupano i cosiddetti
"pulpiti protestanti" ha assunto praticamente lo stesso approccio
alla soteriologia del tipico Cattolicesimo romano. La loro
insistenza sulla libert dell'essere umano decaduto e la sua
capacit di scegliere Dio e fare il bene, deve sicuramente riempire
i papisti di grande gioia e soddisfazione - nel Concilio di Trento,
infatti, essa lanciava i suoi anatemi a chi osava affermare il
contrario. Fino a che punto si sia diffuso il lievito del Papismo lo
si pu vedere nella misura in cui gli "evangelici protestanti" che si
oppongono alla dottrina dell'elezione, facciano uso esattamente
delle stesse obiezioni usate dagli ecclesiastici italiani quattrocento
anni fa.
Veniamo ora ad alcune delle obiezioni.
Irragionevole? In primo luogo, ci dicono che la dottrina
dell'elezione irragionevole. Quando gli conviene, il
Cattolicesimo romano fa finta di appellarsi alla ragione umana;
altre volte, per, "la santa madre chiesa" chiede ai propri figli di
219

chiudere gli occhi della loro mente ed accettare ciecamente


qualunque cosa essa ponga loro nel piatto da mangiare. Il
Cattolicesimo romano, per, non il solo a comportarsi a questo
modo: moltitudini fra quelli che si considerano protestanti sono
colpevoli della stessa cosa. Cos pure quasi la prima reazione di
coloro che non fanno alcuna professione religiosa, quando viene
presentata loro questa verit, pi o meno di questo tenore: "Un
concetto simile non mi attrae per nulla. Se c' un Dio, e se Egli ha
a che fare con la nostra attuale vita, io credo che Egli dia a tutti
uguali opportunit, controbilanci le nostre buone opere rispetto a
quelle cattive e sia misericordioso verso noi tutti. Dire che Egli fra
le Sue creature abbia i Suoi favoriti, che Egli abbia gi fissato
prima della nostra nascita il nostro destino, beh, per me tutto
questo oltraggioso ed inaccettabile".
A tale obiezione rispondiamo prima di tutto che la questione non
pu essere posta in quei termini. La prima domanda, infatti, che
dobbiamo farci un'altra: Che cosa dicono le Scritture al
riguardo? Se esse chiaramente insegnano l'elezione, cos come
esse ampiamente fanno, per il figlio di Dio la questione
appianata una volta per sempre: essa una verit da accettare.
Potrebbe anche non comprenderla, ma sa che Dio non pu
mentire. Come disse lo stesso Signore Ges: "La tua parola verit"
(Giovanni 17:17). A meno che vogliamo contestare Ges e
l'intera Bibbia, l'elezione un dato di fatto. Se i nostri oppositori
non accettano questo, allora non c' terreno comune sul quale noi
ci si possa incontrare: del tutto futile continuare a discutere la
questione. Il cristiano non deve permettere in nessuna circostanza
di essere allontanato dalla posizione che occupa, cio la rocca
inespugnabile delle Sacre Scritture per scendere nelle paludi
traditrici della ragione umana. Solo su un piano pi alto, quello
della Parola di Dio, si pu resistere con successo agli attacchi di
Satana. Questo era "il metodo" di Ges stesso quando rispondeva
vittoriosamente al tentatore. Rileggetevi Matteo 4.
La Parola di Dio non giunge a noi cercando di essere accreditata
rispetto ai canoni della ragione umana. Al contrario, esige che la
ragione umana si pieghi all'autorit di Dio e riceva il suo
220

contenuto inerrante senza mormorare. Essa ci ammonisce


ripetutamente e con forza che se disprezziamo la sua autorit e
respingiamo il suo insegnamento solo a nostro danno. sulla
base di quella Parola che un giorno saremo pesati, misurati,
giudicati. parte dell'umana sapienza quella di sottomettersi e
ricevere con riconoscenza le sue ispirate dichiarazioni. L'atto
supremo di una retta ragione, mio lettore, quella di sottomettersi
senza riserva alla sapienza divina, accettare con la semplicit di un
bambino, la rivelazione che per grazia Dio ci ha dato. Un qualsiasi
altro e diverso atteggiamento del tutto irragionevole - lo
sconvolgimento dell'orgoglio. Dovremmo essere riconoscenti che
l'Antico di giorni (Daniele 7:9 ND) si compiace di istruirci.
La nostra seconda risposta alla menzionata obiezione che, in
una rivelazione scritta dal cielo, dovremmo attenderci di trovare
molto che trascende le capacit limitare della nostra mente legata
alla terra. A che sarebbe servito che Dio ci avesse comunicato
qualcosa che gi noi sappiamo? Le Scritture, inoltre, non ci sono
date come palestra in cui esercitare la nostra ragione: ci che esse
richiedono fede ed ubbidienza. La fede non una cosa cieca e
inintelligibile, ma fiducia nel suo Autore, la sicurezza che Egli
troppo saggio per errare, troppo giusto per comportarsi in modo
ingiusto; e quindi che Egli infinitamente degno della nostra
fiducia e soggezione alla Sua santa volont. Proprio perch la
Parola di Dio indirizzata alla fede, c' molto in essa che
contrario alla natura, molto di misterioso, molto che ci lasci con
domande in sospeso. La fede deve essere messa alla prova - la
prova della sua genuinit. Inoltre, Dio si rallegra di onorare la
fede: sebbene la Sua Parola non sia stata scritta per soddisfare la
curiosit, e sebbene essa non dia risposta a molte domande, pi
fede si esercita, maggiore luce ci verr accordata.
Dio stesso profondamente misterioso. "Ecco, questi sono solamente
le frange delle sue opere. Quale debole sussurro di Lui riusciamo a percepire!
Ma chi potr mai comprendere il tuono della sua potenza?" (Giobbe
26:14 ND); "Oh, profondit della ricchezza, della sapienza e della scienza
di Dio! Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi e ininvestigabili le sue vie!"
(Romani 11:33). Dobbiamo quindi attenderci che nella Bibbia vi
221

siano "alcune cose difficili a capirsi" (2 Pietro 3:16). La creazione


dell'universo dal nulla da parte di un semplice comando
dell'Onnipotente, cosa che la nostra mente limitata non pu
comprendere. L'incarnazione di Dio trascende la ragione umana:
"Senza dubbio, grande il mistero della piet: Colui che stato manifestato
in carne" (1 Timoteo 3:16); che Cristo sia stato concepito e che sia
nato da una donna che non aveva avuto rapporti sessuali con un
uomo, non pu essere spiegato con la ragione umana. La
risurrezione del nostro corpo, migliaia di anni dopo essersi ridotto
in polvere, inesplicabile. Non forse irragionevole, allora,
respingere la verit dell'elezione perch la ragione umana non
riesce a darsene un senso?
Ingiusta? In secondo luogo, ci dicono che la dottrina
dell'elezione sia del tutto ingiusta. I ribelli contro la sovranit
suprema non esitano ad accusare Dio di ingiustizia perch Egli si
compiace di esercitare i Suoi diritti e di determinare i destini delle
Sue creature. Essi sostengono che tutti dovrebbero essere trattati
sulla stessa base e che a tutti dovrebbe essere data la stessa
opportunit di salvezza. Dicono che se Dio si mostra
misericordioso ad uno e non altrettanto ad un altro, una tale
parzialit sia grossolanamente ingiusta. A tali obiettori
replichiamo con le affermazioni stesse della Sacra Scrittura e con
esse li lasciamo:
"O uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa plasmata dir
forse a colui che la plasm: Perch mi hai fatta cos? Il vasaio
non forse padrone dell'argilla per trarre dalla stessa pasta un vaso
per uso nobile e un altro per uso ignobile?" (Romani 9:20-21).
Sono per alcuni fra il popolo di Dio ad essere turbati da questa
difficolt. In primo luogo rammentiamo loro che Dio tanto
"luce" (1 Giovanni 1:5) quanto "amore". Dio indicibilmente
santo come pure infinitamente misericordioso. Come il Santo,
Egli aborre ogni male e, come governatore morale delle Sue
creature, del tutto coerente con il Suo santo carattere che Egli
manifesti il suo odio per il peccato. Come il Dio di ogni
misericordia Egli libero di impartire il Suo favore a chi non se lo
meriterebbe, e cos dare dimostrazione eterna che Egli "il Padre
222

della misericordia". Ora, nell'elezione sono entrambi questi


disegni ad essere inequivocabilmente realizzati. Nel passare oltre
ai non eletti e nel condannarli, Dio d piena prova della Sua
santit e della Sua giustizia, dando loro ci che spetta alla loro
iniquit. Nel predestinare e nel salvare il Suo popolo eletto, Dio
manifesta chiaramente le sovrabbondanti ricchezze della Sua
grazia.
Supponiamo che Dio avesse voluto la distruzione dell'intero
genere umano. Sarebbe stato forse ingiusto nel farlo? Certo no.
Non c' alcuna ingiustizia nel comminare ai criminali la pena che
meritano per avere infranto in modo sprezzante la legge. Che ne
sarebbe stato, allora, della misericordia di Dio? Se Egli avesse
esercitato null'altro che un'inesorabile giustizia, come un Dio
offeso, allora ogni discendente del decaduto Adamo sarebbe stato
inevitabilmente consegnato all'inferno. Ora, d'altro canto,
supponete che Dio avesse deciso di aprire completamente le
paratie della Sua misericordia e di portare tutta l'umanit, senza
distinzione, in paradiso. Che cosa se ne dedurrebbe? Il salario del
peccato la morte - la morte eterna. Avendo, per, tutti peccato
e, ciononostante, nessuno muore, quale evidenza ci sarebbe che la
divina giustizia sia solo un vuoto modo di dire. Se Dio salvasse
tutti i peccatori indistintamente, non inculcherebbe questo
necessariamente la concezione che in fondo, il peccato, cosa
relativa? Se tutti fossero portati in Cielo, non dovremmo
concluderne che questo ci fosse dovuto come un diritto?
Dato che tutti sono colpevoli, forse che le mani della divina
misericordia sono legate? Se non cos, se Egli esercitasse
indiscriminatamente la Sua misericordia, non sarebbe Dio cos
obbligato a rinunciare alla Sua giustizia? Se Dio si compiace di
manifestare la Sua misericordia verso alcuni alla quale, comunque,
non ne avrebbero diritto, non potrebbe pure Egli manifestarsi
giusto giudice infliggendo sugli altri il castigo a cui hanno titolo?
Quale ingiustizia fa un creditore se condona ad uno il suo debito
ed impone agli altri di pagarlo? Sono forse ingiusto se do la mia
carit ad un mendicante e non faccio lo stesso verso tutti gli altri
mendicanti? Allora il grande Iddio meno libero di impartire i
223

Suoi doni a chi ritiene di doverlo fare? Prima che l'obiezione


menzionata abbia forza alcuna, deve essere provato che ogni
creatura (proprio perch creatura) abbia titolo alla beatitudine
eterna, e che quand'anche cadesse nel peccato e diventasse ribelle
al suo fattore, Dio sarebbe moralmente obbligato a salvarla. Un
tale obiettore si riduce proprio a queste assurdit.
"Se l'eterna felicit dovuta senza eccezione ad ogni
essere umano, certamente gli dovuta anche quella
temporale. Se gli esseri umani hanno diritto alla
maggiore, certamente hanno diritto pure alla minore. Se
l'Onnipotente tenuto, sotto pena di diventare ingiusto,
di fare tutto ci che pu per rendere felice, nella vita che
verr ogni individuo, Egli sarebbe pure ugualmente
tenuto a rendere felice ogni individuo in questa vita.
Per, sono tutti felici quaggi? Guardatevi intorno in
questo mondo e poi dite di s, se potete. Il Creatore
quindi ingiusto? Nessun altro che Satana potrebbe
suggerirlo, nient'altro che le sue eco lo affermerebbero. Il
Signore un Dio di verit e senza iniquit. Egli giusto e
retto ... misterioso l'ordine costituito delle cose? S,
impenetrabilmente. Eppure, la misteriosit delle divine
dispensazioni mette in evidenza non l'ingiustizia del
sovrano Dispensatore, ma la superficialit della
comprensione umana, e la miopia della vista umana. Che
noi quindi, abbracciando e riverendo le dottrine bibliche
della predestinazione e della provvidenza, si dia credito a
Dio di essere infinitamente saggio, giusto, e buono,
sebbene le Sue vie, per il presente siano a noi oscure e le
Sue orme non conoscibili"
(Augustus M. Toplady, autore di "Rocca eterna della f").
Rileviamo, infine, come Dio mai rifiuti la Sua misericordia a chi
umilmente presso di Lui la invoca. Dio invita i peccatori e dice
loro: "Com' vero ch'io vivo, dice il Signore, l'Eterno, io non mi compiaccio
della morte dell'empio, ma che l'empio si converta dalla sua via e viva;
convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie" (Ezechiele 33:11).
Davanti a loro preparato il banchetto dell'Evangelo: se essi
224

rifiutano di parteciparvi, se essi ne sono disgustati e se ne


allontanano con disprezzo, il loro stesso sangue ricadr su di loro.
Che razza di "giustizia" quella che esige che Dio porti in cielo
presso di S coloro che Lo odiano? Se Dio ha operato in te il
miracolo della grazia, e generato nel tuo cuore amore per Lui, che
tu ne sia ferventemente riconoscente, e non disturbare la tua pace
e gioia chiedendoti perch Egli non abbia fatto lo stesso con i
tuoi compagni trasgressori.
Rende inutile levangelizzazione? In terzo luogo, ci dicono che
la dottrina dell'elezione renderebbe l'evangelizzazione priva di
significato. Coloro che rifiutano di accogliere la dottrina della
divina elezione amano dire che l'idea di Dio che ha scelto
dall'eternit uno e passato oltre ad un'altra delle sue creature non
onorandola della stessa scelta, ridurrebbe la predicazione
dell'Evangelo ad una farsa. Essi sostengono che se Dio avesse
predestinato una parte dell'umanit alla distruzione, l'offerta di
salvezza loro rivolta non sarebbe fatta in buona fede. Intanto
rileviamo come questa obiezione non metterebbe in questione
solo il Calvinismo, ma, con la stessa forza, anche
l'Arminianesimo. Chi sostiene che la volont umana sia libera
nega che i decreti divini abbiamo carattere assoluto, eppure essi
affermano la divina preveggenza. Facciamo cos loro la stessa
domanda: Come potrebbe Dio, in buona fede, esortare uomini e
donne a ravvedersi ed a credere all'Evangelo, quando Egli sa gi
in partenza che essi non lo faranno mai? Se l'Arminiano crede che
la sua obiezione sia inconfutabile, pure trover essere priva di
risposta, sulla base dei suoi stessi principi, la nostra domanda.
Qualunque difficolt possa essere addotta a questo punto - e lo
scrittore non intende minimizzarla - una cosa chiara: a chiunque
perviene l'Evangelo, Dio sincero quando chiede a chi lo ode di
sottomettersi a ci che esso richiede, riceverne il lieto annuncio e
per esso essere salvato. Che noi si comprenda o meno come
questo possa essere cos, non importa nulla: l'integrit del
carattere di Dio deve essere mantenuta ad ogni costo. Il semplice
fatto che non siamo in grado di discernere la coerenza e l'armonia
fra due distinte linee di verit, certamente non ci autorizza a
225

respingerne una di esse. La dottrina dell'elezione sovrana


chiaramente rivelata nelle Sacre Scritture; cos pure lo
l'autenticit dell'offerta evangelica a tutti coloro che la ricevono:
dobbiamo contendere tanto per l'una quanto per l'altra.
Non creiamo forse noi stessi una difficolt nel supporre che la
salvezza sia il solo obiettivo, o persino il disegno principale della
predicazione dell'Evangelo? Ci si pu chiedere quali altri fini
siano realizzati attraverso di esso. Indubbiamente le finalit della
predicazione dell'Evangelo sono molte. Il primo fine
dell'Evangelo, come in ogni altra cosa, l'onore del grande Nome
di Dio e la gloria di Suo Figlio. Nell'Evangelo, il carattere di Dio e
l'eccellenza di Cristo sono rivelate pi che in qualsiasi altra cosa.
Che una testimonianza universale vi sia resa infinitamente
opportuno. Che tutti debbano conoscere le infinite perfezioni di
Colui con il quale essi hanno a che fare, infinitamente
desiderabile. Dio, cos, ne risulta magnificato e l'incomparabile
valore di Suo Figlio proclamato, anche se attraverso di esso non
fosse salvato alcun peccatore e nessuno vi credesse.
La predicazione dell'Evangelo, inoltre, lo strumento stabilito,
nelle mani dello Spirito Santo, attraverso il quale gli eletti sono
portati a Cristo. Dio non disdegna di far uso di strumenti, ma si
compiace di avvalersene. Colui che ha stabilito il fine, ha pure
stabilito i mezzi che devono essere usati per raggiungerlo.
proprio perch i figli dio Dio sono "dispersi" (Giovanni 11:52) fra
tutte le nazioni, che Egli ha comandato: "che nel suo nome si
sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a
tutte le genti, cominciando da Gerusalemme" (Luca 24:47).
attraverso l'ascolto dell'Evangelo che essi sono chiamati fuori dal
mondo. L'Apostolo afferma, parlando degli eletti, che "eravamo
per natura figliuoli d'ira, come gli altri" (Efesini 2:3). Essi sono
peccatori perduti che hanno bisogno di un Salvatore e,
indipendentemente da Cristo, per loro non c' salvezza.
L'Evangelo, quindi, deve essere predicato e creduto da loro prima
che essi si possano rallegrare nel fatto che i loro peccati siano
perdonati. L'Evangelo, quindi, il grande ventilabro di Dio

226

(Matteo 3:12) che separa il grano dalla pula, raccogliendo cos il


primo nel suo granaio.
I non eletti, inoltre, guadagnano molto dall'Evangelo, anche se
esso non realizza la loro salvezza. Il mondo esiste per amore degli
eletti, eppure tutti ne beneficiano. Il sole brilla sia sui malvagi che
sui buoni, piogge ristoratrici cadono sui campi sia degli ingiusti
come dei giusti. Dio, cos, fa in modo che il Suo Evangelo
raggiunga anche le orecchie dei non eletti, non solo quelle del Suo
popolo favorito. Perch? Perch esso uno degli agenti potenti in
grado di tenere sotto controllo la malvagit dell'umanit decaduta.
Milioni di persone, che pure attraverso di esso non raggiungono
la vita eterna, ne ricevono un'influenza morale benefica, le loro
concupiscenze sono imbrigliate, viene migliorato il corso esteriore
della loro vita, e il mondo viene reso per i santi pi vivibile.
Mettete a confronto le societ prive dell'Evangelo a confronto di
quelle in cui esso risuona liberamente; nel caso di queste ultime si
trover una maggiore moralit quand'anche non vi fosse
spiritualit.
Bisogna infine rilevare che l'Evangelo reso un autentico test per
il carattere di tutti coloro che lo odono. Le Scritture dichiarano
che l'essere umano una creatura caduta, corrotta e che ama il
peccato. Esse insistono sul fatto che la sua mente inimicizia
contro Dio, che essa ama le tenebre pi che la luce, che essa non
si sottometter a Dio in ogni circostanza. Chi crede, per, in
queste verit che tanto abbassano l'arroganza umana? La risposta
che danno ad esse i non eletti dimostrano la verit della Parola di
Dio. La loro continua impenitenza, incredulit e disubbidienza,
rendono testimonianza della loro depravazione totale. Dio
istruisce Mos a recarsi presso Faraone per chiedergli che ad
Israele sia permesso di andare a rendere culto a Jahv nel deserto,
eppure nel versetto seguente Egli gli dice:
"...tu, con gli anziani d'Israele, andrai dal re d'Egitto e gli direte:
'Il SIGNORE, il Dio degli Ebrei, ci venuto incontro; perci
lasciaci andare per tre giornate di cammino nel deserto, per offrire
sacrifici al SIGNORE, nostro Dio'. Io so che il re d'Egitto non vi

227

conceder di andare, se non forzato da una mano potente" (Esodo


3:18-19).
Perch mai Dio manda Mos dal Faraone se sa benissimo che egli
non conceder loro di andare? Per rendere manifesta la durezza
del cuore di Faraone, l'ostinazione della sua volont, e la giustizia
di Dio nel distruggere un tale miserabile.
Distrugge la responsabilit umana? In quarto luogo, ci dicono
che la dottrina dell'elezione distrugga la responsabilit umana. Gli
Arminiani sostengono che se Dio avesse decretato e fissato la
storia ed il destino di ogni essere umano, questo distruggerebbe la
responsabilit umana, in tal caso l'essere umano non sarebbe altro
che un robot programmato. Essi insistono come la volont
umana debba essere libera, ugualmente libera di scegliere o il bene
o il male, altrimenti cesserebbe di essere un agente morale. Essi
sostengono che a meno che una persona non sia libera da
costrizioni e di fare secondo i propri desideri ed inclinazioni, essa
non potrebbe essere giustamente considerata responsabile per le
proprie azioni. Da questa premessa essi traggono le conclusioni
che sia la creatura e non il Creatore a scegliere e decidere il suo
destino eterno, perch se i suoi atti sono determinati da s stessa.,
essi non possono essere determinati da Dio.
Questa obiezione di fatto una discesa nelle regioni oscure della
filosofia e della metafisica, un tentativo specioso del Nemico di
condurci lontani dal campo della divina rivelazione. Fintanto che
noi dimoriamo nelle Sacre Scritture, noi siamo al sicuro, ma non
appena noi ricorriamo a ragionamenti su questioni spirituali,
siamo certi di errare. Dio ha gi reso noto tutto ci che Egli
ritiene necessario che noi sappiamo in questa vita, ed ogni
tentativo di essere pi intelligenti rispetto a ci che scritto, non
altro che follia ed empiet. Nelle Scritture chiaro come il sole
che l'essere umano - decaduto o non decaduto che sia - un
essere responsabile, che l'essere umano raccoglie quel che semina,
che l'essere umano dovr rendere conto a Dio di s stesso ed
essere giudicato in modo corrispondente. Non dobbiamo
permettere a niente ed a nessuno di indebolire l'impressione che
questi argomenti seri devono avere nella nostra mente.
228

La stessa linea di ragionamento stata usata da coloro che


respingono l'ispirazione verbale delle Sacre Scritture. Si sostiene
che un tale postulato elimini interamente l'elemento umano nella
Bibbia, che se noi insistiamo (come indubbiamente sta facendo lo
scrittore in modo enfatico) che non solo i pensieri ed i sentimenti,
ma anche lo stesso linguaggio sia divino, che ogni parola ed ogni
sillaba dei manoscritti originali sia ispirata da Dio, allora gli
scrittori umani usati per trasmettere la stessa, sarebbero
semplicemente degli automi. Questo, per, sappiamo essere falso.
Allo stesso modo, con la stessa dimostrazione della ragione, si
potrebbe sostenere che Cristo non possa essere sia divino che
umano, che se Egli fosse Dio, non potrebbe essere, nel
contempo, un essere umano, e che Egli fosse veramente uomo,
ne conseguirebbe che Egli non potrebbe essere Dio. Qual il
valore di tali ragionamenti, lettore mio, su questi argomenti?
I libri della Bibbia sono stati scritti da esseri umani, scritti da loro
con il libero esercizio delle loro facolt naturali, in tale modo che
l'impronta della loro personalit chiaramente impressa nei
diversi contributi che essi ci hanno lasciato. Ciononostante, essi
non hanno originato nulla: "nessuna profezia venne mai dalla volont
dell'uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perch sospinti
dallo Spirito Santo" (2 Pietro 1:21). Essi erano tanto completamente
controllati da Dio che nemmeno la pi debole ombra di errore
presente nei loro scritti. Ogni cosa che essi avevano scritto non
sono: "parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito"
(1 Corinzi 2:13). Il Redentore "Figlio dell'uomo", "simile ai suoi
fratelli in ogni cosa" (Ebrei 2:17), eppure, per il motivo che la Sua
umanit era stata assunta all'unione con la Sua divina persone,
tutto ci che Egli possedeva aveva un valore unico ed infinito.
L'essere umano un agente morale, che agisce secondo i desideri
ed i dettami della sua natura. Al tempo stesso, per egli una
creatura pienamente controllata e determinata dal Creatore. In
ciascuno di questi casi divino ed umano si fondono, si assimilano,
ma il divino domina, eppure non ad esclusione dell'umano.
"Guai al mondo a causa degli scandali! perch necessario che avvengano
degli scandali" (Matteo 18:7). Allora, sicuramente, si potrebbe
229

obiettare, non si pu incolpare una persona che sia causa di


qualche scandalo, perch " necessario che avvengano", o no?
L'insegnamento di Cristo, per diverso: "...ma guai all'uomo per cui lo
scandalo avviene!" (Matteo 18:7). "Quando udrete guerre e rumori di
guerre, non vi turbate; necessario che ci avvenga" (Marco 13:7). Orribili
per quanto siano le guerre, " necessario che esse avvengano", eppure
questo non altera minimamente la terribile responsabilit di coloro per i quali
esse avvengono. Allo stesso modo necessario che vi siano eresie e divisioni:
"...infatti necessario che ci siano tra voi anche delle divisioni, perch quelli
che sono approvati siano riconosciuti tali in mezzo a voi" (1 Corinzi
11:19), eppure i settari e gli eretici ne sono pienamente
responsabili e ne dovranno rendere conto! L'assoluta necessit e
la responsabilit umana, quindi, sono perfettamente compatibili,
che noi si comprenda la loro coerenza oppure meno.

230

11. LElezione: la sua pubblicazione


L'accantonamento della predicazione dottrinale
Durante le ultime due o tre generazioni, il pulpito ha dato sempre
meno importanza alla predicazione dottrinale, fino a quest'oggi
dove, con rare eccezioni, sembra che non trovi pi spazio. Dai
banchi il grido stato prevalentemente da una parte: "Vogliamo
esperienza viva, non arida dottrina", dall'altra: "Abbiamo bisogno
di sermoni pratici, non di dogmi metafisici". Altri ancora
sembrano dire: "Dateci Cristo, non la teologia". Triste a dirsi, si
prestato ascolto a tali richieste insensate. Diciamo "insensate"
perch non esiste modo pi sicuro della dottrina per verificare la
legittimit di certe "esperienze", perch "le cose pratiche" non
hanno un terreno solido su cui fondarsi se sono divorziate dalla
dottrina biblica. Allo stesso modo Cristo: Cristo non pu essere
conosciuto se non "predicato" (1 Corinzi 1:23), e certamente
non pu essere "predicato" se non nel quadro della dottrina
corretta che non pu semplicemente essere accantonata. Siamo
cos di fronte non a predicazioni "pi utili", ma ad un deplorevole
fallimento del pulpito, le cui cause principali vanno accreditate a
pigrizia, alla ricerca di vacua "popolarit", "evangelizzazione"
superficiale e squilibrata, ed amore per ci che fa sensazione.
Pigrizia. Preparare, mettiamo, una serie di sermoni sulla dottrina
della giustificazione esige molto pi impegno che preparare una
serie di messaggi sulla preghiera, sulle missioni, o sul lavoro;
richiede pi tempo di confinamento del proprio studio. "Sermoni
dottrinali" esigono una pi vasta e profonda conoscenza delle
Scritture, una maggiore disciplina della mente, un esame accurato
degli scritti dei dottori della chiesa. Tutto questo "troppo" per la
maggior parte dei ministri di Dio (spesso troppo impegnati "nel
sociale" o in questioni amministrative). Ecco cos che scelgono la
linea della minor resistenza, qualcosa di pi facile. proprio per
la propensione a questa debolezza che i ministri in particolare
vengono cos esortati: "Applicati, finch io venga, alla lettura,
all'esortazione, all'insegnamento ... Bada a te stesso e all'insegnamento;
231

persevera in queste cose perch, facendo cos, salverai te stesso e quelli che ti
ascoltano" (1 Timoteo 4:13,16), come pure: "Sforzati di presentare te
stesso davanti a Dio come un uomo approvato, un operaio che non abbia di
che vergognarsi, che tagli rettamente la parola della verit" (2 Timoteo
2:15).
Desiderio di popolarit. naturale che il predicatore voglia
compiacere il suo uditorio, ma lui desidera e mira a compiacere
Dio: questa la cosa pi importante e spirituale. Nessuno pu
servire a due padroni. Come dichiara l'Apostolo: "Vado forse
cercando il favore degli uomini, o quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli
uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo"
(Galati 1:10). Queste sono davvero parole importanti. Non
condannano forse il predicatore che mira solo a riempire le
chiese? Quale grazia ci vuole per nuotare contro la corrente
dell'opinione pubblica e predicare ci che non accettabile per
l'uomo naturale! D'altro canto, temibile il destino di coloro che,
determinati a conquistare il favore popolare, deliberatamente si
astengono dal parlare di quelle porzioni della verit che pure
sarebbero le pi necessarie per i loro uditori: "Non aggiungerete nulla
a ci che io vi comando e non ne toglierete nulla, ma osserverete i
comandamenti del SIGNORE vostro Dio, che io vi prescrivo"
(Deuteronomio 4:2). Dobbiamo essere in grado di dire con Paolo:
"...non vi ho nascosto nessuna delle cose che vi erano utili, e ve le ho
annunciate e insegnate in pubblico e nelle vostre case ... Perci io
dichiaro quest'oggi di essere puro del sangue di tutti" (Atti
20:20,26).
Una "evangelizzazione" superficiale e squilibrata. Molti
predicatori degli ultimi 100 anni agivano come se il loro primo ed
ultimo obiettivo della loro vocazione fosse la salvezza delle
anime: ogni cosa doveva essere finalizzata a quell'obiettivo. Di
conseguenza era messo da parte pascere il gregge esistente,
mantenere una disciplina scritturale nella chiesa, ed inculcare la
piet pratica, e tutto questo in favore di ogni sorta di stratagemmi
mondani e metodi carnali utilizzati in base al principio che il fine
232

giustifica i mezzi! Ecco cos che le chiese si riempivano di membri


non rigenerati. In realt questi predicatori ottenevano l'opposto di
ci che si prefiggevano. Il cuore indurito deve essere arato ed
erpicato prima di diventare ricettivo al seme dell'Evangelo.
necessario istruire sul carattere di Dio, su ci che esige la Sua
legge, sulla natura e nefandezza del peccato, se si vuole porre un
vero fondamento per l'evangelizzazione. inutile predicare
Cristo alle anime fintanto che non vedano e sentano il bisogno
disperato che hanno di Lui.
Amore per il sensazionale. Nei tempi pi recenti, la corrente
cambiata10. [...]
Prima di procedere oltre, rileviamo come le obiezioni pi
comunemente addotte contro la predicazione dottrinale, siano
prive di senso. Si prenda, per esempio, il clamore per la
predicazione esperienziale. In certi ambiti - abbastanza ristretti ma
che si considerano i campioni dell'ortodossia ed i pi alti
esponenti della piet vitale - si richiede una sorta di mappatura
dettagliata delle varie esperienze di un'anima risvegliata sia sotto la
legge che sotto la grazia - e qualsiasi altro tipo di predicazione,
specialmente dottrinale, disapprovato come se non fornisse
altro che un involucro senza valore. Come ha scritto per in
modo limpido un commentatore: "Sebbene le questioni dottrinali
siano considerate da alcuni semplicemente la conchiglia della
religione, e l'esperienza la sostanza viva al suo interno, bisogna
rammentarsi che non si pu raggiungere l'interno senza passare
Qui A. W. Pink parla dell'apocalitticismo prevalente nella sua generazione in
cui, speculando sulla politica del tempo (era in corso la Seconda guerra
mondiale) accostava questi avvenimenti alle profezie bibliche e alla fine dei
tempi suscitando cos un interesse che non pu propriamente essere identificato
come predicazione dell'Evangelo. Oggi l'amore per il sensazionale lo si trova
altres nelle speculazione apocalittiche di certe chiese o letteratura "evangelica"
popolare, ma soprattutto nel sensazionalismo del carismaticismo e del
pentecostalismo, dove molto si punta sui cosiddetti "doni dello Spirito Santo" e
sulle guarigioni (ingannevoli) in un contesto teologico arminiano che ben poco
ha a che fare con la predicazione dell'Evangelo biblico. NdT.

10

233

dall'esterno che pure la sostiene. Sebbene sia l'interno a dare


valore alla conchiglia, la conchiglia la guardiana del suo
contenuto. Distruggete la prima e danneggerete anche la
seconda". Se eliminiamo la dottrina, non ci sar pi nulla per
mettere alla prova l'esperienza e ne conseguir inevitabilmente il
misticismo e il fanatismo.
In altri ambienti si chiede una predicazione che tocchi "problemi
pratici" e si suppone ed insiste che la predicazione dottrinale sia
semplicemente teorica e non pratica. Un tale concetto tradisce
una deplorevole ignoranza. "Ogni Scrittura ispirata da Dio e utile [in
primo luogo] a insegnare [la dottrina], [e poi] a riprendere, a correggere, a
educare alla giustizia" (2 Timoteo 3:16). Studiate le epistole paoline e
vedete come quest'ordine sia mantenuto coerentemente. Romani
1-11, strettamente dottrinale, 12-16, fatto di esortazioni
pratiche. Prendete un esempio concreto: in 1 Timoteo 1:9-10,
l'Apostolo elenca una serie di peccati che la legge condanna senza
appello, e poi aggiunge: "...e per ogni altra cosa contraria alla sana
dottrina". Questo chiara indicazione di come l'errore nei principi
fondamentali abbia un'influenza estremamente negativa sulle cose
pratiche, e questo in proporzione a come la dottrina di Dio non
sia creduta e l'autorit di Dio respinta. la dottrina che supplisce
la motivazione per ubbidire ai precetti.
In connessione con coloro che gridano: "Predicate Cristo, non la
teologia", abbiamo a lungo osservato come essi non predicano
Colui con il quale Dio ha stabilito un patto (Salmo 89:3), n come
il Suo "eletto" in cui la Sua anima si rallegra (Isaia 42:1). Essi
predicano un "Cristo" che il prodotto della loro immaginazione,
la creazione del sentimentalismo. Se noi predichiamo il Cristo
delle Scritture dobbiamo presentarlo come il Servo di Dio scelto e
prezioso (1 Pietro 2:4), "un agnello senza difetto n macchia, gi
designato prima della creazione del mondo" (1 Pietro 1:19-20),
come Colui che " posto a caduta e a rialzamento di molti ...
come segno di contraddizione" (Luca 2:34), "pietra d'inciampo e
sasso di ostacolo" (1 Pietro 2:4). Cristo non deve essere predicato
come se fosse separato dalle Sue membra, ma come Capo del Suo
234

corpo mistico - Cristo e coloro che Dio ha eletto in Lui, infatti,


sono uno, eternamente ed immutabilmente uno. Non
predichiamo un Cristo mutilato, ma secondo gli eterni consigli di
Dio. Ancor meno gradito predicare sulla dottrina dell'elezione.
Ora, se la predicazione dottrinale cos impopolare come sembra,
la dottrina dell'elezione lo in modo particolare e preminente. I
sermoni sulla predestinazione sono, con rare eccezioni,
fortemente avversati e intensamente denunciati come negativi.
"Sembra esserci un inevitabile pregiudizio nella mente
umana contro questa dottrina e, sebbene la maggior parte
delle altre dottrine sia ricevuta dai cristiani professanti,
alcune con cautela, altre con piacere, questa sembra
essere la pi frequentemente ignorata e scartata. In molti
nostri pulpiti sarebbe considerato il massimo fra i peccati
e un tradimento predicare un sermone sull'elezione" (C.
H. Spurgeon).
Se questo era il caso a quei tempi, molto pi lo ora. Anche in
circoli che si vantano della loro ortodossia, il solo menzionare la
predestinazione come sventolare uno straccio rosso di fronte ad
un toro. Non c' nulla che pi in fretta susciti la manifesta
inimicizia della mente carnale nella persona religiosa compiaciuta
di s stessa e nei farisei che vantano la propria giustizia di quanto
lo faccia la proclamazione della sovranit di Dio e della Sua grazia
discriminante. Indubbiamente pochi sono i predicatori rimasti che
osano combattere con valore per la verit.
Indicibilmente terribile vedere fin dove sia giunto l'orrore e
l'odio che hanno verso l'elezione, leader apertamente evangelici
nei loro discorsi blasfemi contro questa benedetta verit: ci
rifiutiamo di inquinare queste pagine citando brani dei loro empi
discorsi. Alcuni sono giunti fino ad affermare che quand'anche la
predestinazione sia rivelata nelle Scritture, essa sarebbe una
dottrina pericolosa che crea dissensi e divisioni, e che quindi non
dovrebbe essere predicata nelle chiese. Si tratta della stessa
235

obiezione usata un tempo dal Cattolicesimo contro la diffusione


della Parola di Dio nella lingua di tutti i giorni. Se dovessimo
tagliare le pagine della Bibbia con delle forbici per eliminare da
essa tutto ci che non accettabile per l'uomo naturale e quindi
predicare sul rimanente, che cosa di fatto rimarrebbe? "...ma noi
predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei scandalo, e per gli stranieri
pazzia" (1 Corinzi 1:23). Dovrebbe forse il pulpito tacere su
questo? Dovrebbero forse i servi di Dio cessare di proclamare la
persona, l'ufficio e l'opera del Suo amato Figlio, semplicemente
perch, per i reprobi, "una pietra di inciampo ed un sasso di
ostacolo"?
Molte sono le obiezioni addotte contro questa dottrina da coloro
che desiderano discreditarla. Alcuni dicono che non sia necessario
predicare l'elezione perch cosa misteriosa e le cose segrete
appartengono al Signore. Essa, per, non affatto un segreto,
perch Dio l'ha chiaramente rivelata nella Sua Parola. Se essa non
dovesse essere predicata a causa del suo carattere misterioso,
allora, per la stessa ragione, non bisognerebbe predicare sull'unit
della natura divina che sussiste in una Trinit di persone, e
nemmeno la nascita verginale e tanto meno la risurrezione dei
morti. Secondo altri, la dottrina dell'elezione indebolisce la carica
missionaria ed evangelistica che dovrebbero avere le nostre
chiese, anzi, persino la predicazione, vanificandola, a loro dire, del
tutto. Se questo fosse il caso, anche la predicazione di Paolo era
del tutto inutile, perch piena di questa dottrina: leggete le sue
epistole e troverete come egli proclamasse continuamente
l'elezione, eppure mai leggiamo che egli cessasse di predicarla
perch avesse reso inutili le sue fatiche.
Paolo insegna che: "...infatti Dio che produce in voi il volere e l'agire,
secondo il suo disegno benevolo" (Filippesi 2:13), eppure noi non
troviamo che, su questa base, egli cessasse di esortare i credenti e
ad impegnarsi in ci che piace a Dio, come pure ad operare essi
stessi con tutte le loro forze. Se non riusciamo a comprendere
come queste due cose vadano assieme, non c' ragione di rifiutarsi
di credere all'una o all'altra ed agire di conseguenza. Alcuni
236

contestano l'elezione perch la sua predicazione scuoterebbe la


sicurezza del credente e gli riempirebbe la mente di dubbi e di
paure. Ma soprattutto oggi che dovremmo essere riconoscenti
per questa verit che, di fatto, manda in frantumi la compiacenza
dei cristiani nominali e sospinge gli indifferenti ad esaminare s
stessi davanti a Dio. Con altrettanta ragione si potrebbe dire che
la dottrina della rigenerazione non dovrebbe essere resa pubblica:
forse pi facile assicurarsi che io sia veramente nato di nuovo
che accertarsi che io sia uno degli eletti di Dio? No di certo.
Suscettibile di abusi? Altri ancora insistono che l'elezione non
dovrebbe essere predicata perch gli empi ne farebbero un uso
sbagliato e potrebbero nascondere dietro ad essa il loro
disinteresse e procrastinazione, sostenendo che se sono stati eletti
alla salvezza, essi potrebbero per il momento anche vivere come
pi gli piace e fare il pieno di peccati. Una tale obiezione puerile,
infantile all'estremo. Quale verit, infatti, l'empio non sarebbe
pronto a pervertire? Anche la grazia di Dio potrebbe essere
facilmente trasformata in dissolutezza. Essi potrebbero usare la
Sua misericordia e la Sua pazienza come pretesto per continuare a
fare cose che non vanno. Gli arminiani ci dicono che predicare
l'eterna sicurezza del cristiano incoraggia l''indolenza, mentre
all'estremo opposto, gli iper-calvinisti obiettano che esortare le
persone non rigenerate al ravvedimento ed alla fede non sia
appropriato perch inculcherebbe l'idea che loro siano in grado di
farlo. Non cerchiamo di essere savi al di l di quel ch' scritto, ma
predichiamo tutto il consiglio di Dio lasciando poi a Lui i risultati.
Il servitore di Dio non deve farsi intimidire o frenare dal
professare e proclamare la verit non adulterata. Il mandato oggi
lo stesso dato all'antico profeta Ezechiele:
"Tu, figlio d'uomo, non aver paura di loro, n delle loro parole,
poich tu stai in mezzo a ortiche e spine, abiti fra gli scorpioni; non
aver paura delle loro parole, non ti sgomentare davanti a loro,
poich sono una famiglia di ribelli. Ma tu riferirai loro le mie

237

parole, sia che ti ascoltino o non ti ascoltino, poich sono ribelli"


(Ezechiele 2:6-7).
Egli deve attendersi di trovare opposizione, specialmente da
coloro che professano la fede cristiana a gran voce e si fortificano
contro di essa. L'annuncio della scelta sovrana di Dio ha evocato
lo spirito di malizia e di persecuzione sin dai tempi pi antichi. Lo
aveva fatto ai tempi di Samuele. Quando il profeta porta il suo
annuncio a Iesse al riguardo dei suoi sette figli: Il SIGNORE
non si scelto questi (1 Samuele 16:10), l'ira dei suo primogenito
si accende contro Davide: "Eliab, suo fratello maggiore, avendo
udito Davide parlare a quella gente, si accese d'ira contro di lui e
disse: Perch sei sceso qua? A chi hai lasciato quelle poche pecore nel
deserto? Io conosco il tuo orgoglio e la malignit del tuo cuore; tu sei sceso qua
per vedere la battaglia" (1 Samuele 17:28). Cos accade quando
Cristo stesso mette in evidenza come Dio avesse impartito la Sua
grazia alla vedova di Sarepta e Naaman il Siro, eleggendoli, di
coloro che erano al culto quel giorno in sinagoga scritto: "tutti
nella sinagoga furono pieni d'ira" (Luca 4:25-29) e cercavano di
ucciderlo. Di fatto, l'odio stesso che solleva questa importante
verit una delle prove pi convincenti della sua origine divina.
L'elezione deve essere predicata e resa pubblica
Essa in primo piano nelle Scritture. L'elezione deve essere
predicata e resa pubblica, in primo luogo perch essa portata
in primo piano in tutte le Scritture. Non c' un singolo libro
della Parola di Dio nel quale l'elezione non sia o espressamente
affermata, o sorprendentemente illustrata o chiaramente
deducibile. Il libro della Genesi ne pieno; la differenza che il
Signore opera fra Nachor e Abramo, Ismaele ed Isacco, il suo
amare Giacobbe ed odiare Esa, sono solo alcuni esempi fra
tanti. Nel libro dell'Esodo vediamo la distinzione che Dio fa fra
gli egiziani e gli Ebrei. Nel libro del Levitico, la riconciliazione e
tutti i sacrifici erano in favore del popolo di Dio, ed Egli non
chiede di andare ed "offrirla" ai popoli circostanti. Nel libro dei
Numeri Jahv fa uso di Baalam per annunciare il fatto che Israele
238

era "un popolo che dimora solo e non contato nel numero delle
nazioni" (23:9) e quindi egli costretto a gridare: "Come sono
belle le tue tende, o Giacobbe, le tue dimore, o Israele!" (Numeri
24:5). Nel libro del Deuteronomio riportato: "Poich la parte
del SIGNORE il suo popolo, Giacobbe la porzione della sua
eredit" (Deuteronomio 32:9).
Nel libro di Giosu contempliamo la misericordia discriminante
del Signore di cui la prostituta Rahab oggetto, quando l'intera
sua citt destinata alla distruzione. Nel libro dei Giudici la
sovranit di Dio appare negli improbabili strumenti attraverso i
quali Egli opera vittorie per Israele: Debora, Gedeone, Sansone.
In Ruth vediamo Orpah che dice addio a sua suocera e ritorna ai
suoi di, mentre Ruth le fedele ed ottiene un'eredit in Israele chi che le ha fatte differire? In 1 Samuele, Davide viene scelto
per il trono, preferito ai suoi fratelli pi anziani. In 2 Samuele,
apprendiamo del patto eterno che "...'egli ha stabilito ... ben
regolato in ogni punto e perfettamente sicuro" (23:5). In 1 Re,
Elia, diventa strumento di benedizione per una singola vedova
scelta fra tante, mentre in 2 Re, solo Naaman, fra tutti i lebbrosi,
purificato. In 1 Cronache, scritto: "voi, discendenza d'Israele,
suo servo, figli di Giacobbe, suoi eletti!" (16:13); mentre in 2
Cronache, siamo portati a stupirci per la grazia di Dio che
concede il ravvedimento a Manasse. Potremmo andare avanti in
questo modo. I Salmi, o Profeti, i Vangeli e le Epistole sono tutte
piene di questa dottrina, per chi ha occhi per vedere ed privo di
pregiudizi.
L'Evangelo la esige. In secondo luogo, la dottrina dell'elezione
deve essere predicata apertamente perci l'Evangelo stesso senza
di essa non pu essere proclamato in modo scritturale. Ahim,
grandi sono le tenebre e cos vasta l'ignoranza che oggi prevale,
che indubbiamente pochi sono coloro che percepiscono come vi
sia una connessione vitale fra la predestinazione e l'Evangelo di
Dio. Fermiamoci per un momento e riflettiamo seriamente su
queste questioni: forse che il successo o il fallimento
dell'Evangelo una questione lasciata al caso? O, per metterla in
239

un altro modo, forse che i frutti dell'impresa pi stupefacente di


tutte, la riconciliazione operata da Cristo - lasciata alle
contingenze del capriccio umano? Potremmo forse affermare che
il Redentore "dopo il tormento dell'anima sua vedr la luce e sar
soddisfatto" (Isaia 53:11) se tutto fosse lasciato a dipendere dalla
volont dell'essere umano decaduto? Ha forse Dio cos poca
considerazione per la morte di Suo Figlio che Egli ha lasciato
nell'incertezza su quanti effettivamente da Lui saranno salvati?
Il "vangelo di Dio" (Romani 1:1) pu solo essere presentato in
modo scritturale quando in esso il Dio trino onorato e
glorificato. Il "Vangelo" attenuato della nostra epoca degenerata
confina l'attenzione dei suoi uditori al sacrificio di Cristo, mentre
la salvezza prende origine dal cuore di Dio Padre ed portata a
compimento dall'opera di Dio lo Spirito. Tutte le benedizioni
della salvezza sono comunicate secondo i decreti eterni di Dio, ed
per l'intera elezione della grazia (e per null'altro) che Cristo ha
operato la salvezza. Il primo capitolo stesso del Nuovo
Testamento annuncia che Ges "salver il suo popolo dai suoi
peccati", non "ha la potenzialit di salvare il suo popolo dai loro
peccati", ma che di fatto, in modo certo ed oggettivo li salver.
Ancora, non c' mai stata una sola anima che abbia avuto
beneficio dalla morte di Cristo che non sia in questa condizione
perch lo Spirito non abbia applicato le sue virt agli eletti.
Chiunque, quindi, ometta l'elezione del Padre e le
operazioni sovrane ed efficaci dello Spirito Santo, non sta
predicando l'Evangelo di Dio, non importa quale reputazione
egli possa avere di "conquistatore di anime".
Abbiamo cos denunciato l'insensatezza delle obiezioni che
vengono rivolte contro la predicazione dottrinale in generale e le
argomentazioni che sono sollevate contro la predestinazione in
particolare. Abbiamo poi rilevato alcune fra le ragioni per le quali
questa grandiosa verit debba essere resa pubblica. In primo
luogo perch le Scritture, dalla Genesi all'Apocalisse ne sono
piene. In secondo luogo perch senza di essa l'Evangelo stesso
non pu essere predicato in modo scritturale. Il grande mandato
240

affidato ai servitori pubblici di Cristo, debitamente chiamati ed


equipaggiati da Lui, recita cos: "Andate per tutto il mondo, predicate il
vangelo a ogni creatura" (Marco 16:15), non una parte soltanto di
esso, ma l'Evangelo nella sua completezza. L'Evangelo non deve
essere predicato a rate, ma nella sua interezza, tanto che ogni
Persona della Santa Trinit vi sia debitamente onorata. Se
l'Evangelo viene mutilato, se un ramo del sistema evangelico
viene soppresso, non si pu dire che l'Evangelo sia predicato.
Cominciare a narrare l'Evangelo dal Calvario, o persino da
Betlemme, significa cominciare a met del racconto: dobbiamo
iniziare il racconto dall'inizio, dai decreti eterni della grazia di Dio.
Un noto Riformatore italiano la mette in questo modo:
"L'Elezione il filo d'oro che passa attraverso tutto
l'ordito del sistema cristiano ... il vincolo che tiene
insieme tutto il tessuto. Senza di esso, esso come un
castello di sabbia che molto facilmente pu essere
distrutto. il cemento che tiene unito e consolida
l'edificio, anzi, l'anima stessa dell'intera struttura. Essa
cos mescolata ed intrecciata con l'intero schema della
dottrina evangelica che, se questa mancasse, essa si
dissanguerebbe a morte. Un ambasciatore deve
comunicare l'intero messaggio che gli stato affidato.
Non gli concesso di ometterne parti come egli ritenga
pi opportuno, ma deve dichiarare tutto ci che il
Sovrano intende far conoscere, pienamente e senza
riserve. Egli non deve dire n pi n meno che le
istruzioni della corte richiedono, altrimenti un tale
messaggero cadrebbe in discredito e potrebbe persino
perdere la sua testa. Che i ministri di Dio bene soppesino
tutto questo" (Girolamo Zanchi,1562).
L'Evangelo un diritto. L'Evangelo, inoltre, deve essere
predicato "ad ogni creatura", cio a tutti coloro che sono inclusi
nel ministero cristiano, sia Israeliti che pagani, giovani o vecchi,
ricchi o poveri che siano. Tutti coloro che attendono
241

all'amministrazione dei servitori di Dio hanno il diritto di udire


l'Evangelo pienamente e chiaramente, senza che siamo privati di
parte alcuna. Ora, una parte importante dell'Evangelo la
dottrina dell'Elezione: la scelta eterna, libera ed irreversibile di
certe persone in Cristo a vita eterna. Dio sapeva che se il successo
della predicazione di Cristo crocifisso fosse stato lasciato alle
contingenze delle risposte date o non date di esseri umani
decaduti, l'Evangelo stesso sarebbe stato disprezzato. Questo
chiaro da: "Tutti insieme cominciarono a scusarsi" (Luca 14:18). Per
questo Dio ha determinato che un residuo dei figli di Adamo
diventassero per sempre monumento della Sua misericordia e, di
conseguenza, Egli ha decretato di impartire loro fede salvifica e
ravvedimento. Questo buona notizia indubbiamente: tutto
reso certo ed immutabile dalla sovrana volont di Dio.
Cristo il supremo evangelista, ma troviamo come questa
dottrina fosse sulle Sue labbra durante tutto il Suo ministero:
"Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perch hai
nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai
piccoli ... Se quei giorni non fossero stati abbreviati, nessuno
scamperebbe; ma, a motivo degli eletti, quei giorni saranno
abbreviati ... Allora il re dir a quelli della sua destra: "Venite,
voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v' stato
preparato fin dalla fondazione del mondo" (Matteo
11:25;24:22;25:34); "Non vi rallegrate perch gli spiriti vi sono
sottoposti, ma rallegratevi perch i vostri nomi sono scritti nei cieli"
(Luca 10:20); "Tutti quelli che il Padre mi d verranno a me; e
colui che viene a me, non lo caccer fuori ... voi non credete, perch
non siete delle mie pecore ... Non siete voi che avete scelto me, ma
sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perch andiate e portiate
frutto e il vostro frutto rimanga; affinch tutto quello che chiederete
al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia" (Giovanni 6:37: 10:26;
15:16).
Lo stesso vero per il pi grande degli Apostoli. Prendete la
prima e principale fra le sue epistole, espressamente dedicata a
242

spiegare "il vangelo di Dio" (Romani 1:1). Nel capitolo 8, egli


descrive coloro che sono "chiamati secondo il suo disegno" (v.
28) e che, per questo sono "preconosciuti" e "predestinati a essere
conformi all'immagine del Figlio suo, affinch egli sia il
primogenito tra molti fratelli" (v. 29). L'intero capitolo 9,
dedicato a questa dottrina: l si spiega la differenza che Dio fa tra
Ismaele ed Isacco, fra Esa e Giacobbe, vasi d'ira e vasi di
misericordia. L ci dice che Dio "fa misericordia a chi vuole e
indurisce chi vuole" (v. 18). Queste cose non sono state scritte a
poche persone in qualche angolo oscuro, ma indirizzate ai
credenti di Roma, "il che era, in effetti, come portare questa
dottrina sul palcoscenico del mondo intero, stampando su di essa
un imprimatur universale e rendendola pubblicamente nota ai
credenti di tutta la terra" (Girolamo Zanchi).
Essenziale al concetto stesso di grazia. La dottrina
dell'elezione deve essere predicata, in terzo luogo, perch senza di
essa la grazia di Dio non pu essere considerata tale. Le cose oggi
sono arrivate ad un punto tale che il resto di questo capitolo
dovrebbe essere realmente dedicato a delucidare ed ampliare
questo importante punto, ma dobbiamo accontentarci di brevi
osservazioni. Oggi nel mondo cristiano vi sono migliaia di
evangelisti arminiani che negano la predestinazione, direttamente
o indirettamente, e che pure immaginano di magnificare la grazia
di Dio. La loro idea che Dio, per la Sua grande bont ed amore,
abbia provveduto la salvezza in Cristo per l'intera famiglia umana,
e che questo sia ci che Egli desidera e persegue. loro
persuasione che Dio estenda a tutti la Sua offerta di salvezza
attraverso il messaggio dell'Evangelo affinch sia liberamente
accolto da tutti coloro che lo odono, e che la gente lo possa
accettare o rifiutare. Tutto questo, per, non ha nulla a che fare
con il concetto di grazia.
La grazia di Dio e il merito umano che se ne renderebbe degno,
sono fra di loro concetti diametralmente opposti come il polo
nord ed il polo sud. Non cos, per, per la "grazia" dell'arminiano.
Se la grazia fosse semplicemente qualcosa che mi viene offerto,
243

qualcosa che io debba accogliere se desidero che mi faccia del


bene, ma che posso anche respingere, allora l'atto stesso di
accoglierla diventerebbe un atto meritorio e io avrei motivo di
vantarmene. Se qualcuno rifiuta quella grazia ed io l'accolgo,
allora dev'essere (dato che completamente in causa il libero
arbitrio dell'uditore) che io sia pi sensato e intelligente di loro, o
perch il mio cuore pi malleabile e disponibile del loro, o
perch la mia volont meno ostinata della loro, e se mi si chiede:
"Chi ti distingue dagli altri?" (1 Corinzi 4:7), allora l'unica risposta
verace da dare che io sono stato a fare qualcosa che mi ha
distinto e quindi metto sulla mia testa la corona dell'onore e della
gloria.
A questo alcuni potrebbero replicare: Noi crediamo che il cuore
dell'uomo naturale sia duro e la sua volont ostinata, ma Dio,
nella Sua grazia, manda lo Spirito Santo, e Egli fa prendere
coscienza gli esseri umani del loro peccato, tanto che nel giorno
in cui li visita, Egli ammorbidisce il loro cuore e cerca di attrarli a
Cristo; eppure, anche cos, sarebbero sempre loro a dover
rispondere a queste "dolci seduzioni" e cooperare con la sua
"influenza di grazia". qui che essi abbandonano il terreno che si
tratti di una questione completamente affidata alla volont umana.
Anche in questo caso, per, abbiamo nulla di meglio di una farsa
della grazia divina. Quelli stessi che dicono cos, pure affermano
che molti fra coloro che sono cos influenzati dallo Spirito, vi
resistono e periscono. Coloro che sono salvati, in ultima analisi,
devono la loro salvezza al fatto che essi stessi si sono
avvantaggiati dell'opera dello Spirito - sono loro che avrebbero
"cooperato" con Lui. In tale caso l'onore sarebbe da dividere fra
le operazioni dello Spirito e quello che io ho fatto per
avvalermene. Questo, per, non affatto "grazia".
Precognizione soltanto? Vi sono poi anche altri che cercano di
smussare i lati affilati della spada dello Spirito, e che dicono: Io
credo nella dottrina della predestinazione, ma non come la
insegnano i Calvinisti. Una sola parola qui serve per sciogliere per
noi il nodo: "precognizione". L'elezione divina sarebbe basata
244

sulla precognizione. Dio ha previsto chi si sarebbe ravveduto dai


suoi peccati ed accettato Cristo come suo salvatore, e su questa
base Dio li ha eletti a salvezza. Qui ancora sono i meriti umani ad
essere trascinati dentro. La grazia non sarebbe gratuita ma legata
alla "decisione" della creatura. Un tale concetto carnale capovolge
l'ordine stesso della Scrittura, la quale insegna che la divina
precognizione basata sul proposito di Dio - Dio prevede ci che
avverr perch Egli stesso Colui che ha decretato ci che deve
avvenire. Notate attentamente l'ordine in Atti 2:23 e Romani 8:28
(l'ultima affermazione) e 29: "quest'uomo, quando vi fu dato nelle
mani per il determinato consiglio e la prescienza di Dio, voi, per
mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste"; "Or
sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano
Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. Perch quelli
che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi
all'immagine del Figlio suo, affinch egli sia il primogenito tra
molti fratelli". Dov' che le Sacre Scritture parlano di Dio che
prevedrebbe o preconoscerebbe il nostro ravvedimento e la
nostra fede espressi come "liberi atti della nostra volont"? Nella
Scrittura si tratta sempre di precognizione di persone e mai di atti:
"Quelli che ha preconosciuto", non "quel che ha preconosciuto".
La Scrittura, per, non dice forse: "Chiunque vuole pu venire",
s, ma da dove viene questa disponibilit nel caso di coloro che
rispondono affermativamente all'invito dell'Evangelo? L'essere
umano, nella sua condizione naturale del tutto indisposto, come
dichiara Cristo: "...eppure non volete venire a me per aver la vita!"
(Giovanni 5:40). Qual dunque la risposta? Questa: "Il tuo popolo
si offrir volenteroso nel giorno del tuo potere" (Salmo 110:3 ND). il
potere, la potenza di Dio e nient'altro che rende disponibile chi
disponibile non , che prevale sulla sua inimicizia ed ostinazione,
che sospinge o "attira" ai piedi di Cristo Ges. La grazia di Dio,
lettori miei, molto pi che un amabile concetto da cantare: la
potenza onnipotente, una dinamica invincibile, un principio
vittorioso su ogni resistenza. "La mia grazia ti basta" (2 Corinzi
12:9), dice Dio, e questo non richiede da parte nostra ulteriore

245

assistenza. "Ma per la grazia di Dio sono quello che sono" (1


Corinzi 15:10), e non per la mia cooperazione, dice l'Apostolo.
La grazia di Dio ha fatto molto di pi che rendere possibile la
salvezza dei peccatori: essa rende certa la salvezza di coloro che
Dio ha scelto. Essa non solo provvede loro salvezza, ma li porta
in stato di salvezza, e lo fa in modo tale che l'onore di questo non
sia condiviso con la creatura. La dottrina della predestinazione
abbatte la "libera volont" e i meriti umani cos come un tempo
Dio aveva abbattuto a terra il dio Dagon, facendolo cadere con la
faccia a terra (1 Samuele 5:3). Essa, infatti, ci dice che se noi
abbiamo di fatto voluto e desiderato fare nostri i meriti di Cristo e
la salvezza tramite Lui, cos perch Dio ha operato in noi il
volere e l'operare secondo il Suo beneplacito. Per questo ci
gloriamo solo nel Signore e diamo a Lui solo la lode. Questo
scrittore non aveva cercato il Signore, ma l'odiava e l'avversava,
cercava di bandirlo dai suoi pensieri. Il Signore, per, venuto
alla ricerca di lui, lo ha fatto cadere a terra come Saulo di Tarso,
sottomesso la sua spregevole ribellione e l'ha reso volenteroso nel
giorno del Suo potere. Questa s che grazia - sovrana,
stupefacente e trionfante grazia!
Essa abbatte le pretese umane. In quarto luogo, la dottrina
dell'elezione deve essere resa pubblica perch abbassa ed umilia
l'arroganza umana. Gli arminiani immaginano di farlo dichiarando
come la famiglia umana sia totalmente depravata, eppure essi, al
tempo stesso, si contraddicono insistendo sulla capacit umana di
atti spirituali. Il fatto che la "depravazione totale" sulle loro
labbra semplicemente un'espressione teologica che essi ripetono
come pappagalli perch essi non comprendono n credono alle
sue temibili conseguenze pratiche. La Caduta ha influito
radicalmente e corrotto ogni parte e facolt del nostro essere, e
quindi se l'essere umano , com', totalmente depravato, ne
consegue necessariamente che, a causa del peccato, la nostra
volont completamente asservita. Cos come l'apostasia umana
da Dio risultata nell'oscuramento della sua intelligenza spirituale,
nella contaminazione dei suoi sentimenti, nell'indurimento del suo
246

cuore, cos pure ha portato la sua volont in completo


asservimento a Satana. L'essere umano non pu liberarsi da s pi
di quanto lo possa un verme sotto i piedi di un elefante.
Uno dei segni che distinguono chi appartiene al popolo di Dio
che, come dice l'Apostolo, "non mettiamo la nostra fiducia nella
carne" (Filippesi 3:3), e nulla maggiormente calcolato per
portarli in quella condizione che la verit dell'elezione. Mettete da
parte la divina predestinazione, e la salvezza diventer
contingente, tanto che non sar pi n per sola grazia, n per sole
opere, ma per una nauseante loro miscela. Chi crede di poter
essere salvato senza l'elezione, deve per forza mettere una qualche
fiducia nella carne, per quanto fortemente lo voglia negare. Basta
solo essere persuasi di avere una qualche capacit nel potere della
nostra volont a contribuire anche solo in minima parte alla
nostra salvezza che noi rimaniamo di fatto nella "fiducia carnale",
e quindi non siamo stati veramente umiliati davanti a Dio. solo
quando siamo portati a disperare di noi stessi, ad abbandonare
ogni speranza nelle nostre capacit, che davvero guarderemo fuori
da noi stessi per essere liberati.
Quando la verit dell'elezione viene divinamente applicata al
nostro cuore, siamo portati a renderci conto che la salvezza
dipende soltanto dalla volont di un Dio sovrano, che "Non
dipende dunque n da chi vuole n da chi corre, ma da Dio che fa
misericordia" (Romani 9:16). Quando siamo portati ad accogliere
la verit che: "senza di me non potete far nulla" (Giovanni 15:5),
allora che il nostro orgoglio riceve la sua ferita mortale. Fintanto
che in qualche modo noi coltiviamo l'idea folle che possiamo da
parte nostra dare una mano nell'opera della nostra salvezza, non
ci sar alcuna speranza in noi. Quando per ci rendiamo conto di
essere solo come argilla nelle mani del vasaio per essere plasmati
da Lui o come vasi ad onore o come vasi a disonore secondo il
Suo beneplacito, allora rinunceremo alla nostra forza,
dispereremo di potere aiutare noi stessi, e pregheremo attendendo
le potenti operazioni di Dio. Allora non sar invano che
pregheremo ed attenderemo.
247

Il mezzo designato della fede. In quinto luogo, l'elezione deve


essere predicata perch un mezzo divinamente designato di
fede. Uno dei primi effetti prodotti in coloro che prendono
seriamente questa dottrina di stimolarli ad accertarsi
diligentemente davanti a Dio se essi siano da contarsi fra gli eletti
oppure no. In molti casi questo porta alla scoperta dolorosa che la
loro professione di fede vuota, priva di valore, che essa si fonda,
nella migliore delle ipotesi, su qualche "decisione" fatta anni
prima in condizioni di particolare emotivit. Non c' nulla di pi
calcolato per rilevare una falsa conversione che una presentazione
scritturale dei segni che caratterizzano la nuova nascita. Coloro
che sono predestinati a salvezza sono oggetto di un'opera
miracolosa della grazia nel loro cuore, e questo molto diverso
dall'atto per il quale uno "si decide" per Cristo o diventa membro
di una qualche chiesa. richiesto molto pi che una fede naturale
per unire l'anima al Cristo soprannaturale.
La predicazione dell'elezione opera come il correggiato, lo
strumento utilizzato per battere il grano sull'aia, e che serve per
separare il grano dalla pula: "la fede viene da ci che si ascolta, e ci che si
ascolta viene dalla parola di Cristo" (Romani 10:17), e come pu "la
fede degli eletti di Dio" (Tito 1:1) essere generata e rafforzata se si
sopprime la verit dell'elezione? La divina predestinazione non
prescinde dall'uso di mezzi, ma ne assicura la continuazione e
l'efficacia. Dio si impegnato ad onorare coloro che Lo onorano,
ed la predicazione che porta maggior gloria al Signore quella che
Egli maggiormente benedice. Oggi questo non sempre evidente,
ma sar reso pienamente manifesto nel Giorno che verr, quando
si vedr quanto Cristianesimo sar considerato oro, argento,
pietre di valore, legno, fieno, paglia... (1 Corinzi 3:12). La salvezza
e la conoscenza della verit sono inseparabilmente connesse. Dio
infatti, "il quale vuole che tutti ... vengano alla conoscenza della
verit" (1 Timoteo 2:4), ma com' possibile giungere ad una
conoscenza salvifica della verit, se la parte pi vitale e basilare di
essa viene loro celata?

248

Stimola alla santit. In sesto luogo, l'elezione deve essere


predicata perch stimola alla santit. Quale pi potente incentivo
ci pu essere alla piet che un cuore sopraffatto dal senso della
sovrana e stupefacente grazia di Dio! Il rendersi conto che Egli ha
rivolto verso di me il Suo cuore dall'eternit rendendomi oggetto
del Suo favore peculiare, che Egli mi ha scelto fra molti quando io
non ero certamente degno di ricevere sguardo alcuno
d'attenzione, che Egli mi ha scelto per farmi oggetto del Suo
peculiare favore, affidandomi a Cristo, scrivendo il mio nome nel
libro della vita e, a tempo opportuno, portandomi dalla morte alla
vita concedendomi comunione vitale con il Suo caro Figlio,
questo indubbiamente mi riempie di gratitudine e fa s che io
cerchi di onorarlo e di compiacergli. L'amore elettivo di Dio per
noi, genera in noi amore sconfinato per Lui. Non c' motivazione
pi dolce o pi potente come la "costrizione" dell'amore di Dio:
"infatti l'amore di Cristo ci costringe" (2 Corinzi 5:14).
Promuove lo spirito della lode. In settimo luogo, l'elezione
deve essere predicata perch promuove lo spirito della lode. Dice
l'Apostolo:
"Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati
dal Signore, perch Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza
mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verit" (2
Tessalonicesi 2:13).
Come potrebbe essere altrimenti? La gratitudine deve pure
esprimersi nell'adorazione. Un senso della grazia elettiva e
dell'amore eterno di Dio ci porta a benedirlo pi di ogni altra
cosa. Cristo stesso lodava e ringraziava il Padre per la Sua grazia
discriminante: "Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra,
perch hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai
piccoli" (Matteo 11:25). La gratitudine del cristiano fluisce
abbondante a causa dell'opera rigenerante e santificante dello
Spirito; attizzata nuovamente dall'opera redentrice ed
intercessoria di Cristo; essa per si eleva ancora pi in alto
quando ne contempla la causa prima - la sovrana grazia del Padre
249

- che ha programmato l'intera nostra salvezza. Dato che l'elezione


motivo di grande rendimento di grazie verso Dio, essa deve
essere liberamente predicata al Suo popolo.
Una dottrina atta a consolare
Rende stabile il cristiano. Il valore di questa dottrina benedetta
appare in tutta la sua adeguatezza e sufficienza nello stabilire e
stabilizzare il vero cristiano nella certezza della sua salvezza.
Quando le anime rigenerate sono messe in grado di credere che la
glorificazione degli eletti cos infallibilmente fissata negli eterni
propositi di Dio che impossibile che qualcuno di loro perisca, e
quando essi sono posti scritturalmente in grado di percepire che
essi stessi appartengono al popolo eletto di Dio, quanto rafforza e
conferma questo la loro fede! Una tale sicurezza non
presuntuosa - sebbene qualsiasi altra lo possa certamente essere perch la persona autenticamente convertita ha il diritto di
considerare s stessa appartenente a quella favorita compagnia,
dato che lo Spirito Santo non vivifica altri se non quelli che erano
stati predestinati dal Padre e redenti dal Figlio. Questa "la
speranza che non confonde" (Romani 5:5 NR), perch non potr
sortire in delusione se coltivata da coloro nel cui cuore l'amore
di Dio sparso dallo Spirito Santo (Romani 5:5).
La santa certezza che sorge dalla fiduciosa comprensione di
questa grandiosa verit presentata con forza dall'Apostolo nei
versetti finali del capitolo 8 di Romani. L ci assicura che: "...quelli
che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure
giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati" (Romani 8:30).
Un inizio di tal fatta assicura una tale fine: una salvezza che
prende origine dal passato resa compiuta nell'eternit futura. Da
tali grandi premesse Paolo trae la sua conclusione: "Se Dio per noi
chi sar contro di noi?" (v. 31), e ancora: "Chi ci separer dall'amore di
Cristo? Sar forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la
nudit, il pericolo, la spada?" (v. 35). Se tali preziosi torrenti sorgono
da questa fonte, quant' grande la follia e quanto grave il
peccato di coloro che vorrebbero soffocare questa dottrina! La
250

sicurezza eterna delle pecore di Cristo non pu essere preservata


in tutta la sua forza fintanto che non la fondiamo sui decreti di
Dio.
Quanto atti a mettere in dubbio la loro perseveranza finale i
credenti titubanti, perch le pecore (sia naturali che spirituali)
sono timide e mancano di fiducia in s stesse. Non cos per le
capre selvatiche e testarde: conformemente al loro modello,
queste ultime sono piene di fiducia carnale e di vanagloria. Il
credente autentico, per, consapevole della propria debolezza,
vede la propria peccaminosit, si rende conto della sua incostanza
ed instabilit. Non per nulla scritto: "Adoperatevi al
compimento della vostra salvezza con timore e tremore"
(Filippesi 2:12). Inoltre, quando vedono che cos tanti, avendo
cominciato bene, non fanno pi cos, cos tanti che dopo aver
fatto una bella e promettente confessione "hanno fatto naufragio
quanto alla fede" (1 Timoteo 1:19), la vista stessa della loro
apostasia fa s che essi mettano seriamente in questione la propria
condizione e la loro fine ultima. per rendere stabile il loro cuore
che Dio ha rivelato nella Sua Parola che coloro che sono posti in
grado di vedere in s i segni dell'elezione si rallegrino nella
certezza della loro eterna beatitudine.
Consola il servitore di Dio. Rileviamo inoltre quale effetto
stabilizzante abbia la comprensione di questa grandiosa dottrina
per l'autentico servitore di Dio. Quante cose ci sono che lo
potrebbero far scoraggiare: il piccolo numero di quelli che si
avvalgono del suo ministero e l'opposizione a quelle porzioni
della verit che maggiormente esaltano Dio ed abbassano l'essere
umano, la scarsezza di frutti visibili del suo lavoro, l'accusa
proferita da alcuni dei suoi superiori o amici pi stretti che se
continua su tali linee, si ritrover ben presto con pi nessuno che
lo stia ad ascoltare, i suggerimenti di Satana che Dio stesso
disapprova i suoi sforzi, che egli non sia altro che un fallimento e
che farebbe bene a darsi ad altre attivit: queste ed altre
considerazioni ancora hanno la potente tendenza a riempirlo di
sgomento o tentarlo di abbassare le vele e lasciarsi portare dalla
251

corrente del sentimento popolare. Sappiamo di che cosa stiamo


parlando, perch siamo personalmente passati attraverso questo
sentiero pieno di spine.
A questo veleno di Satana, Dio, nella Sua grazia, ha provveduto
un antidoto, un efficace cordiale atto a ravvivare gli spiriti
abbattuti dei Suoi servitori dolorosamente provati. Qual ? La
conoscenza che il loro Maestro non li ha inviati per scagliare le
loro frecce per aria, ma per essere strumenti nelle Sue mani per
portare a compimento i Suoi decreti eterni. Sebbene Egli li abbia
inviati per predicare l'Evangelo a tutti coloro che sono disposti a
prestare loro ascolto, Egli ha pure reso chiaro nella Sua Parola
che non nelle Sue intenzioni che essi tutti o gran parte di essi
siano salvati attraverso tale attivit. Egli ha reso noto che il Suo
gregge "un piccolo gregge" (Luca 12:32), che "anche al presente,
c' un residuo eletto per grazia" (Romani 11:5), che "molti"
saranno trovati percorrere la via larga che conduce alla
perdizione, e che solo "pochi" camminano sulla via stretta che
conduce alla vita.
per chiamare fuori dal mondo questo residuo eletto e per
pascerlo e renderlo stabile, che Dio principalmente utilizza i Suoi
servitori. la debita comprensione e fede personale in questo che
tranquillizza e stabilizza il cuore del ministro di Dio: nulla pi di
questo pu farlo. Quando egli trova il suo riposo nella sovranit
di Dio, nell'efficacia dei Suoi decreti, nell'assoluta certezza che i
decreti di Dio saranno pienamente realizzati, che egli viene
rassicurato che in qualunque cosa Dio lo abbia impiegato quel
lavoro, grazie a Lui, sar compiuto senza fallo e che nessuno, n
uomo n diavolo, potr impedire che si realizzi. Sgomentato dalla
rovina che lo circonda, umiliato dai propri tristi fallimenti,
ciononostante egli percepisce che i piani di Dio si realizzeranno in
modo certo e sicuro, infallibilmente. Coloro che il Padre ha
predestinato giungeranno alla fede ["tutti quelli che erano ordinati a
vita eterna, credettero" (Atti 13:48)], coloro per i quali Cristo morto
saranno salvati ["Ho anche altre pecore, che non sono di quest'ovile; anche
quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sar un solo
252

gregge, un solo pastore" (Giovanni 10:16)], coloro che lo Spirito


vivifica saranno efficacemente preservati fino alla fine ["E ho
questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurr
a compimento fino al giorno di Cristo Ges" (Filippesi 1:6)].
Quando un ministro di Dio riceve un messaggio da recapitare in
nome del suo Maestro, egli pu avere l'incrollabile fiducia nella
Sua promessa:
"...cos della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a
me a vuoto, senza aver compiuto ci che io voglio e condotto a buon
fine ci per cui l'ho mandata" (Isaia 55:11).
Essa "andr a buon fine", non "forse andr a buon fine"! Pu
darsi che essa non realizzi ci che il predicatore vorrebbe o nella
misura desiderata, ma non c' in terra o all'inferno potere alcuno
che possa impedire l'adempimento della volont di Dio. Se Dio
ha stabilito che una certa persona debba essere portata alla
conoscenza salvifica della verit dopo aver udito un particolare
sermone, non importa quanto immersa nel peccato quell'anima
possa essere, o con quanta forza recalcitri contro i pungoli della
sua coscienza, egli giunger a dire, come l'antico Paolo, "Signore,
che vuoi che io faccia?". Qui troviamo un sicuro punto di
appoggio per il cuore del ministro di Dio. Qui proprio dove
Cristo stesso aveva trovato maggiore consolazione, perch
quando le nazioni lo avevano disprezzato e respinto, Egli
consolava S stesso con il fatto che: "Tutti quelli che il Padre mi
d verranno a me" (Giovanni 6:37).
Incoraggia la preghiera. Il valore di questa dottrina appare
ancora nel fatto che essa provveda reale incoraggiamento ad
anime che pregano. Non c' nulla che possa promuovere uno
spirito di santa audacia al trono della grazia di Dio quanto il
rendersi conto che Dio il nostro Dio e che noi siamo il popolo
del quale Egli si prende cura. Essi sono il Suo tesoro particolare,
la pupilla dei Suoi occhi, ed essi possono stare certi di avere anche
le sue orecchie... "Dio non render dunque giustizia ai suoi eletti
253

che giorno e notte gridano a lui? Tarder nei loro confronti?"


(Luca 18:7). Certamente Egli lo far, perch essi sono i soli che
Lo supplichino con umilt, presentando a Lui le loro richieste in
sottomissione al Suo sovrano beneplacito. O lettori miei, quando
ci poniamo in ginocchio a pregare, non c' nulla pi del fatto che
Dio ha rivolto verso di noi il Suo cuore dall'eternit che possa
ispirarci fervore e fede. Dato che Dio ha scelto di amarci, forse
che Egli rifiuterebbe di ascoltarci? Prendiamo coraggio, allora
dalla nostra predestinazione per rendere le nostre suppliche
ancora pi intense.
"Sappiate che il SIGNORE si scelto uno ch'egli ama; il
SIGNORE m'esaudir quando grider a lui" (Salmo
4:3)."Sappiate che gli stolti non impareranno, e quindi
essi devono sentirsi ripetere sempre le stesse cose,
soprattutto quando si tratta di un'amara verit quella che
si insegna loro, cio il fatto che i pii sono gli eletti di Dio,
e, per grazia peculiare, essi sono messi a parte e separati
dal resto dell'umanit. L'elezione una dottrina che la
persona non rigenerata non pu sopportare,
ciononostante, essa una verit gloriosa e ben attestata,
una dottrina che dovrebbe consolare il credente quand'
tentato. L'elezione la garanzia della salvezza compiuta,
un argomento per aver successo presso al trono della
grazia. Colui che ci ha scelti per S stesso certamente
prester ascolto alle nostre preghiere. Gli eletti di Dio
non saranno condannati n il loro grido rimarr
inascoltato. Davide era re per decreto divino, e noi siamo
il popolo del Signore nell'identica maniera. Diciamo
allora in faccia ai nostri nemici che essi stanno
combattendo contro Dio ed il destino, quando essi
cercano di sovvertire la nostra anima" (C. H. Spurgeon).
Fornisce importante istruzione e guida alla preghiera. Non
solo una conoscenza della verit fornisce incoraggiamento alle
anime che pregano, ma essa fornisce pure importante istruzione e
guida nel pregare stesso. Le nostre richieste dovrebbero essere in
254

armonia con la verit divina. Se noi crediamo nella dottrina della


predestinazione, noi dovremmo pregare in questa prospettiva. Il
linguaggio che usiamo dovrebbe essere in accordo con il fatto che
crediamo esistere una compagnia di persone scelte in Cristo gi da
prima della fondazione del mondo, e che era per loro, e solo per
loro, che Egli ha sofferto ed morto. Se noi crediamo nella
redenzione particolare (piuttosto che nella riconciliazione
universale) noi dovremmo implorare il Signore Ges ed
intercedere per coloro che Egli si acquistato con il travaglio
della Sua anima. Questo ci permetter di avere nella nostra mente
una giusta comprensione della realt e sar di esempio
appropriato anche per altri che ci ascoltano.
Ai nostri giorni si sentono nelle preghiere di molti espressioni
davvero deplorevoli, del tutto ingiustificabili, s, che sono
totalmente opposte alla volont o Parola di Dio. Quanto spesso
dal pulpito moderno si elevano preghiere per la salvezza di tutti i
presenti e il capofamiglia chiede che nessuno nella sua casa sia
escluso dalla gloria eterna. A che scopo tutto questo? Forse che
stiamo dando istruzioni al Signore su chi salvare? Non equivocate
questo, non siamo contro al pastore che preghi per la sua
comunit, per i suoi genitori o per la sua famiglia; ci che
contestiamo quel pregare che sia in diretta opposizione alla
verit dell'Evangelo. La preghiera deve essere subordinata ai
divini decreti, altrimenti ci renderemmo colpevoli di ribellione.
Quando preghiamo per la salvezza di altri, dovrebbe essere
sempre con la riserva "se essi sono fra i Tuoi eletti", o "se questa
la Tua volont sovrana", o altre simili riserve.
Il Signore Ges Cristo in questo ci ha lasciato un perfetto
esempio - in questo come per qualsiasi altra cosa. Nella Sua
grande preghiera sacerdotale riportata in Giovanni 17 Egli dice:
"Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dati,
perch sono tuoi" (v. 9). Il Signore Ges conosceva tutta la buona
volont e il compiacimento del Padre verso i Suoi eletti. Egli
sapeva che l'atto dell'elezione era sovrano ed irreversibile - questo
era chiaro nella Sua mente. Egli stesso sapeva di non potere
255

aggiungere agli eletti una sola persona in pi. Egli sapeva di essere
stato inviato dal Padre a vivere ed a morire per loro, e solo per
loro. E in perfetto accordo con questo Egli dichiara: "Io prego
per loro; non prego per il mondo". Se Cristo stesso ha lasciato
fuori dalla Sua preghiera "il mondo", se Egli non ha pregato per i
non eletti, nemmeno dovremmo farlo noi! Dobbiamo imparare
da Lui e seguire le Sue impronte, e, invece di esserne risentiti,
essere contenti di come la sovrana volont di Dio si compiace di
fare.
Essere sottomessi alla volont di Dio la lezione pi difficile che
dobbiamo imparare. Per natura noi siamo determinati a fare la
nostra propria volont e siamo risentiti di tutto ci che non
sembra assecondarla. Quando i nostri piani sono sconvolti,
quando le nostre speranze pi care sono infrante, quando i nostri
idoli sono abbattuti, questo suscita l'inimicizia della carne.
necessario un miracolo della grazia per portarci ad accettare ci
che Dio si compiaciuto di darci, per dire di tutto cuore: Egli il
SIGNORE: faccia quello che gli parr bene (1 Samuele 3:18). Per fare
accadere questo miracolo, Dio si avvale di mezzi. Egli imprime
sul nostro cuore un senso efficace della Sua sovranit, cos che
siamo portati a renderci conto che Egli ha diritto assoluto e senza
riserve a fare con le Sue creature tutto ci che Egli ritiene meglio.
Nessun'altra verit ha una maggiore influenza nell'insegnarci
questa lezione vitale che la dottrina dell'elezione. Una conoscenza
salvifica del fatto che Dio ci ha eletto a salvezza genera in noi la
disponibilit verso di Lui, in tutto ci che ci riguarda, a dire: "Non
la mia volont, ma la tua sia fatta" (Luca 22:42).
Ora, sulla base di tutte queste considerazioni, chiedo al lettore se
non sia forse vero che la dottrina dell'elezione debba essere
chiaramente e liberamente proclamata? Se la Parola di Dio ne
colma, se l'Evangelo non pu essere predicato in modo scritturale
senza di essa, se la grazia di Dio non pu essere mantenuta
quando essa soppressa, se la sua proclamazione abbassa l'essere
umano fino nella polvere, se il mezzo divinamente designato
della fede, se un potente incentivo per la promozione della
256

verit, se sollecita l'anima allo spirito della lode, se stabilisce il


cristiano nella certezza della sua eterna sicurezza, se fornisce
stabilit al servitore di Dio, se supplisce incoraggiamento alle
anime che pregano e preziose istruzioni per la preghiera stessa, se
opera in noi dolce sottomissione alla volont di Dio; allora
rifiutarsi di dare ai figli di Dio questo prezioso pane
semplicemente per paura che i cani lo addentino e ce lo portino
via, oppure privare il gregge di questo essenziale ingrediente del
loro nutrimento semplicemente perch le capre non lo
digeriscono, sarebbe veramente assurdo.
In che modo questa dottrina dovrebbe essere resa
pubblica?
Ora, in conclusione, poche parole su come questa dottrina
dovrebbe essere pubblicata.
1. In quanto dottrina fondamentale. In primo luogo, essa
dovrebbe essere predicata in quanto dottrina di base,
fondamentale. Non si tratta di una dottrina accidentale o
secondaria, ma una dottrina che ha importanza fondamentale, e
quindi non dovrebbe essere lasciata in un angolo e trattata il pi
rapidamente possibile e con una sorta di vergogna "se c' tempo".
La predestinazione si pone al fondamento stesso dell'intero
schema della grazia di Dio. Questo chiaro da Romani 8:30, dove
essa menzionata prima della chiamata efficace, della
giustificazione e della glorificazione: "...e quelli che ha predestinati
li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati;
e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati". chiaro ancora
dall'ordine seguito da Efesini 1, dove l'elezione (v. 4) precede
l'adozione, la nostra accoglienza nell'amato Figlio di Dio, e al
nostro avere redenzione nel Suo sangue (vv. 5-7). Il ministro di
Dio, quindi, deve rendere chiaro a chi l'ascolta che Dio prima ha
scelto un popolo per essere il Suo particolare tesoro, e poi ha
mandato Suo Figlio per redimerli dalla maledizione della legge
infranta, ed ora Egli dona il Suo Spirito per vivificarli e per
portarli alla gloria eterna.
257

2. Deve essere predicata senza paura. In secondo luogo


questa dottrina deve essere predicata senza timore. I servitori di
Dio non devono lasciarsi intimidire n lasciarsi dissuadere
dall'adempiere a questo compito da una qualsiasi forma di
opposizione. Il ministro dell'Evangelo cos esortato: "Sopporta
anche tu le sofferenze, come un buon soldato di Cristo Ges" (2
Timoteo 2:3). Soldati che hanno paura del nemico o che fuggono
davanti ad esso, non rendono un buon servizio al loro re. Lo
stesso vale per coloro che sono ufficiali del Re dei re. Quanto era
coraggioso al riguardo l'Apostolo Paolo! Quanto valorosi erano
per la verit Lutero e Calvino; e i migliaia di credenti che sono
stati bruciati sul rogo per aver aderito a questa dottrina. Che
nessuno di coloro che Cristo ha chiamato a predicare l'Evangelo
nasconda questa verit per timore dell'uomo, perch il Maestro ha
detto chiaramente: "Se uno si sar vergognato di me e delle mie
parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio
dell'uomo si vergogner di lui quando verr nella gloria del Padre
suo con i santi angeli" (Marco 8:38).
3. Deve essere predicata umilmente. In terzo luogo, deve
essere predicata umilmente. Essere intrepidi non significa dover
essere predicata ampollosamente, in modo esagerato. Quando il
ministro di Dio si trova davanti al suo popolo essi devono
percepire dal suo comportamento che egli giunto loro dopo
essere stato nella camera delle udienze dell'Altissimo, che il timore
di Jahv nella sua anima. Predicare sulla sovranit di Dio, sui
Suoi eterni decreti, sul Suo eleggere alcuni e passare oltre ad altri,
questione troppo solenne per essere portata avanti nell'energia
della carne. C' una felice via di mezzo fra un atteggiamento
servile e pieno di scuse e l'adottare lo stile di uno spavaldo
piazzista. La seriet non deve degenerare in volgarit. con
"mansuetudine" che dobbiamo istruire gli oppositori: "...Deve
istruire con mansuetudine gli oppositori nella speranza che Dio
conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verit" (2 Timoteo
2:25).

258

4. Deve essere predicata in modo equilibrato. In quarto


luogo, l'elezione deve essere predicata in modo proporzionato.
Sebbene il fondamento della massima importanza, esso di
poco valore se su di esso non si edifica una sovrastruttura. La
pubblicazione dell'elezione deve aprire la strada alle altre verit
cardinali dell'Evangelo. Se si predica una qualsiasi dottrina in
modo esclusivo, essa distorta. Bisogna preservare il necessario
equilibrio nella nostra presentazione della verit. Sebbene nessuna
parte di essa debba essere omesso, nessuna parte deve pure
ricevere indebita prominenza. un grande errore suonare l'arpa
pizzicando solo una corda. La responsabilit umana deve essere
presentata in modo altrettanto forte della sovranit di Dio. Se da
un canto il ministro di Dio non deve lasciarsi intimidire dagli
arminiani, d'altro canto non deve nemmeno fare il verso agli ipercalvinisti, che fanno obiezioni all'appello rivolto ai non convertiti
di ravvedersi e di credere all'Evangelo ["Il tempo compiuto e il
regno di Dio vicino; ravvedetevi e credete al vangelo" (Marco
1:15)].
5. Deve essere predicata in modo esperienziale. In quinto
luogo, la dottrina dell'elezione deve essere predicata in modo
esperienziale. Questo il modo in cui gli Apostoli ne trattavano,
com' chiaro nell'esortazione: "Perci, fratelli, impegnatevi sempre di
pi a render sicura la vostra vocazione ed elezione; perch, cos facendo, non
inciamperete mai" (2 Pietro 1:10). Come possiamo fare questo, per,
se non veniamo istruiti sulla dottrina dell'elezione, istruiti sulla sua
natura e sull'uso che dobbiamo farne? La verit dell'elezione pu
essere di scarso conforto per un credente, a meno che non abbia
la fondata certezza che egli sia uno del popolo eletto di Dio; e
questo possibile solo accertandoci di possedere (in una qualche
misura) i segni scritturali di appartenenza al gregge di Cristo. Dato
che su questo punto del nostro argomento abbiamo gi trattato in
modo esteso, non aggiungeremo qui altro.
Possa il Signore usare queste parole per la Sua gloria e per la
benedizione dei Suoi cari santi.
FINE
259

260

Arthur Pink: lineamenti biografici


(da Wikipedia, lenciclopedia libera)
Arthur Walkington Pink, evangelista e teologo, nasce a
Nottingham (Inghilterra) il 1 aprile 1886.
Un'esperienza di conversione
all'et di 22 anni lo porta
all'impegno cristiano. Sebbene
nato in una famiglia cristiana,
precedentemente alla sua
conversione si interessa
attivamente di teosofia,
concezione che godeva di una
certa popolarit nell'Inghilterra
del tempo. Le preghiere e la
paziente opera di persuasione di
suo padre per avvicinarlo alla
fede cristiana attraverso la
lettura della Bibbia, hanno
successo. Lo colpisce particolarmente e lo porta a Cristo,
facendogli rinunciare alla teosofia il versetto biblico di Proverbi
14:12: C' una via che all'uomo sembra diritta, ma essa conduce
alla morte. Desiderando approfondire la conoscenza della
Bibbia, Pink si trasferisce in America per studiare al Moody Bible
Institute.
Nel 1916 si sposa con Vera E. Russell, del Kentucky. Si
trasferiscono poi nel Colorado, in California e poi in Inghilterra.
Dal 1925 al 1928 guida come pastore due comunit evangeliche
battiste in Australia e, in seguito, diverse negli USA . Nel 1932
pubblica una rivista mensile di studi biblici dal titolo Studies in
the Scriptures che conseguir ampia circolazione nel mondo fra
cristiani di lingua inglese, sebbene non fossero stampate che un
migliaio di copie.
Nel 1934 Pink ritorna in Inghilterra e si impegna prevalentemente
nello scrivere libri ed opuscoli di impostazione calvinista e neo261

puritana, per i quali consegue una popolarit che giunge fino ai


nostri giorni, intrattenendo una vasta corrispondenza con cristiani
di tutto il mondo.
Muore il 15 luglio 1952 in Scozia, sull'isola di Lewis a Stornoway
dove si era ritirato.
Dopo la sua morte, le sue opere sono ripubblicate da numerose
case editrici, come la Banner of Truth Trust, Baker Book House,
Christian Focus Publications, Moody Press, Truth for Today, e
raggiungono un pubblico molto vasto, rendendolo uno degli
scrittori evangelici pi influenti della seconda met del XX secolo.
I suoi scritti hanno promosso la diffusione della predicazione
espositiva.
solo dopo la sua scomparsa che le opere di Arthur Pink
conseguono la loro notoriet di cui oggi godono e sono
apprezzate tanto da porsi alla sorgente stessa del moderno
movimento neo-calvinista. lo studio indipendente della Bibbia
che lo convince di quanto sia difettosa gran parte
dell'evangelizzazione moderna. Pink ripropone con zelo e
perseveranza la letteratura riformata e puritana classica in un
tempo in cui essa era generalmente ignorata e ne sostiene i
principi. Il progressivo declino spirituale della sua nazione, la
Gran Bretagna per lui era l'inevitabile conseguenza della
prevalenza di un "vangelo" che n feriva (attraverso la viva
consapevolezza del peccato, n guariva (attraverso la
rigenerazione). Profondamente imbevuto di conoscenza biblica,
Pink raramente si scosta dall'insistere sui concetti biblici
fondamentali di grazia, giustificazione e santificazione.
Arthur Pink non pu essere identificato con una chiesa o
denominazione particolare del mondo protestante o evangelicale
in genere. Le sue vicende e scritti testimoniano del profondo
sentimento di delusione che gli ispirano le chiese e denominazioni
delle quali ha esperienza nel corso della sua vita. Per un po' di
tempo opera nell'area delle chiese battiste, sia generali che
particolari, le assemblee dei fratelli e la Chiesa libera di Scozia, ma
non aderisce a nessuna. La radicalit delle sue persuasioni
calviniste e il parrochialismo delle denominazioni, contribuisce al
262

suo isolamento. Coltiva, per, numerosissimi contatti epistolari


con cristiani di tutto il mondo di diversa estrazione che lo
apprezzano e individualmente lo sostengono. I suoi autori
preferiti rimangono nell'ambito del Puritanesimo classico:
Matthew Henry, John Owen, Thomas Manton, John Flavel e
Thomas Goodwin.

Opere di Arthur Pink

The Antichrist

The Atonement

Attributes of God

The Beatitudes and the Lord's Prayer

The Christian Sabbath

Christmas

Comfort for Christians

The Doctrine of Justification

The Decrees of God

The Doctrine of Reconciliation

The Doctrine of Salvation

The Doctrine of Sanctification

The Doctrine of Revelation

The Divine Covenants

The Divine Inspiration of the Bible

Eternal Security

Exposition of John

Exposition of Hebrews

263

264

Gleanings in Genesis

Gleanings in Exodus

Gleanings in Joshua

Gleanings from Paul (copyright 1967 by The Moody


Bible Institute of Chicago, Ninth printing, 1970)

Gleanings in the Godhead

A Guide to Fervent Prayer

The Holy Spirit

Interpretation of the Scriptures

Letters of A. W. Pink

The Life of Elijah

The Life of David

The Patience of God

Practical Christianity

Profiting from the Word

The Redeemer's Return

The Seven Sayings of the Savior on the Cross

Studies on Saving Faith (first published in Studies in the


Scriptures)

The Satisfaction of Christ

The Sovereignty of God

Spiritual Union and Communion

Spiritual Growth

The Total Depravity of Man

INDICE
PREFAZIONE 3
La Dottrina dell'Elezione - 7
INTRODUZIONE - 7
1. LELEZIONE: LA SUA FONTE - 17
2. LELEZIONE: LELETTO PER ECCELLENZA - 27
3. LELEZIONE: LA SUA VERIT - 47
4. LELEZIONE: LA SUA GIUSTIZIA - 67
5. LELEZIONE: LA SUA NATURA - 87
6. LELEZIONE: IL SUO DISEGNO - 107
1. Perch fossimo santi - 107
2. Perch diventassimo Suoi figli - 109
3. Perch fossimo salvi - 114
4. Per appartenere a Cristo - 116
7. LELEZIONE: LA SUA MANIFESTAZIONE - 127
8. LELEZIONE: I SUOI EFFETTI - 165
9. LELEZIONE: LA SUA FELICIT - 205
10. L'ELEZIONE: I SUOI OPPOSITORI - 215
11. LELEZIONE: LA SUA PUBBLICAZIONE - 231
ARTHUR PINK: LINEAMENTI BIOGRAFICI - 261
OPERE DI ARTHUR PINK - 263

265