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Italia mia, benché 'l parlar sia indarno “Italia mia, benché 'l parlar sia indarno" è una

delle canzoni
politiche appartenenti al Canzoniere di Petrarca. La canzone è composta durante la guerra tra gli
Este e i Gonzaga(1344-1345) per la conquista della città di Parma nella quale risiedeva Petrarca .
Entrambi i signori fecero uso di mercenari per ingrossare il proprio esercito . Petrarca approfitta di
questo evento per elogiare l’Italia ed accusare i signori che la governano. La canzone si apre con
un’invocazione all’Italia : O Italia mia , anche se il parlare è poco utile alle ferite mortali che vedo
numerose (spesse) nel tuo bel corpo , mi piace (pensare) che i miei sospiri siano quelli che sperano
(anche il Tevere , l’Arno e il Po) dove risiedo dolorante e afflitto. L’Italia è quindi personificata , e
le ferite sul suo corpo sono provocate dai suoi abitanti , anzi da coloro che governano , sempre in
lotta fra loro . Citando i tre fiumi più importanti della penisola , attraverso la metonimia , Petrarca
intende citare gli abitanti delle tre regioni più importanti (Lazio, Toscana, Settentrione) e in questo
modo identificare l’Italia tutta. Segue poi l’invocazione al signore del cielo ( usa un’apostrofe per
indicare Dio) a cui Petrarca si rivolge: Signore del Cielo, io chiedo che quella stessa pietà che ti
condusse sulla terra , ti rivolga verso il tuo amato e diletto paese . (italia è il paese diletto in quanto
sede papale e centro della cristianità). Vedi signore gentile (apostrofe che indica Dio) per quali futili
ragioni c’è una cosi crudele guerra. (antitesi lievi- crudel) E i cuori che la guerra (Marte –
metonimia) indurisce e chiude , tu (Dio) aprili e inteneriscili . Fa che li la tua parola possa udirsi
attraverso le mie parole , per quanto inadeguate . Nella stanza successiva il poeta si rivolge ai
potenti che governano l’Italia: (Voi :apostrofe) ai cui la fortuna(personificazione ) ha donato il
governo (in mano il freno:metafora che si rifà al mondo dell’equitazione) delle belle regioni
(metonimia : Italia) per le quali nessuna pietà vi contiene , che ci fanno qui tante spade
straniere(metonimia : mercenari ) ? Perché l’erba deve tingersi di sangue barbaro ? (metonimia : i
barbari sono i mercenari di solito provenienti da terre al di la delle alpi e quindi “barbare”) Un
illusione vi adula : vedete poco , ma vi sembra di vedere molto (allitterazione v e p ) – (antitesi poco
–molto), perché cercate devozione e lealtà in un cuore avido . Petrarca accusa i potenti d’Italia di
avvalersi e di fidarsi di truppe mercenarie, alle quali poco importa del destino dell’italia ma sono
alla ricerca di sole richezze . E continua: colui che più milizie possiede , più si ritrova circondato da
nemici . O diluvio raccolto da che strani luoghi selvaggi per inondare le nostre dolci pianure!
(metafore che accomuna i barbari ad un diluvio pronto a distruggere le floride pianure italiane) Se
questo è causato dalle nostre mani, chi potrà portarci in salvo? Bene si comportò la
Natura(personificazione) con il nostro stato (italia), quando creò le Alpi come difesa fra noi e la
ferocia tedesca. Ma poi la brama cieca (il desiderio sfrenato di richezza) , contro il proprio bene si è
adoperata affinche portasse la malattia al corpo sano (metafora ) Ora in una stessa gabbia convivono
greggi mansuete (italiani) e animali selvaggi (tedeschi ) (metafora e antitesi tra fiere selvagge e
mansuete greggi),cosi che debbano soffrire sempre i migliori (italiani). E questa è la discendenza (i
tedeschi) , per nostra vergogna , di quel popolo senza legge al quale , come si tramanda, Mario(Gaio
Mario condottiero romano famoso per le sue vittorie contro i barbari ) colpì così duramente(nel
fianco metafora) che poi assetato non potè bere dal fiume acqua ma sangue , e il ricordo di questo
evento ancora non languisce. E taccio su Cesare (preterizione) che in ogni luogo in cui portò le
nostre armi (ferro per spade : metonimia) rese l’erba rossa a causa del sangue delle loro vene . Ora
sembra , non so per il volere di quale astro maligno (concezione medievale secondo cui i corpi
celesti determinavano la vita degli uomini sulla terra) che il cielo ci abbia in odio: merito
vostro(signori italiani) a cui è stato dato un compito così importante . I vostri voleri discordi hanno
rovinato la parte più bella de mondo (italia). Quale colpa, quale giudizio divino vi incita a
perseguitare il vicino povero e a impadronirvi dei suoi beni straziatie dispersi e a cercare milizie al
di fuori dell’italia e gradire che sparga sangue e venda l’anima per denaro? Io parlo per la verità ,
non per odio ne per disprezzo verso altri. E non vi accorgete ancora, nonostante le tante
dimostrazioni di inganno dei mercenari germanici,che alzando il dito si fanno beffe della morte? La
beffa è peggiore del danno , ma il vostro sangue sgorga copiosamente , perché un altro odio vi
trascina.Dalla mattina alla terza ora del giorno pensate a voi stessi, e capirete quanta stima può
avere degli altri chi ritiene se stesso così vile. Nobile sangue latino , liberati da questi dannosi
pesi(metafora dei germanici ) , non sopravvalutare un nome privo di sostanza(quello degli antichi
romani ): perché è colpa nostra, non un fatto naturale(chiasmo :peccato nostro, natural cosa) che la
violenza cieca di questi popoli nordici, gente restia alla civiltà, ci vinca di intelligenza. Non è questa
la patria che io toccai prima?Non è questo il mio nido,nel quale fui nutrito così dolcemente?
Non(anafora dei 3 non) è questa la patria nella quale io ho fiducia, madre amorevole (nido e madre
benigna: metafora della patria)e pia,nella quale sono seppelliti i miei genitori? Per Dio, questo
pensiero vi spinga, con pietà a guardare le lacrime del popolo sofferente, che spera di ottenere
sollievo solo da voi, dopo Dio; e purchè voi mostriate qualche cenno di pietà , la virtù prenderà le
armi[contro il furore barbarico] e il combattimento sarà breve: poiché l’antico valore nel cuore degli
italici non è ancora spento. O signori(apostrofe) , osservate come vola il tempo,e, quanto la vita
scorra veloce, e come la morte ci stia sulle spalle ( memento mori ,espressione latina che significa:
“ricordati che devi morire”) .Voi ora siete qui; pensate alla morte: giacché è necessario che l’anima
arrivi nuda e sola in quel luogo difficile e cruciale. Durante il passaggio in questa valle, vita terrena,
(dubbioso calle e valle : metafora della morte e della permanenza sulla terra), vi piaccia deporre
l’odio e lo sdegno,forze contrarie (venti contrari : metafora) a una vita serena; e quel tempo che si
spende nel provocare pene ad altri, si converta in qualche azione o pensiero più degno,in qualche
bella lode ,in qualche studio onesto (anafora di qualche ):così qui(durante la vita terrena ) si gode ,e
si trova aperta la strada che conduce al paradiso Nel congedo ,ovvero l’ultima stanza della
canzone,Petrarca si rivolge al proprio componimento , personificandolo e dice : Canzone io ti esorto
a esporre cortesemente le tue ragioni , perché fra genti superbe ( PERIFRASI: attraverso dei giri di
parole si riferisce ai nobili e ai potenti ) ti recherai , le cui menti sono orami piene di antiche e
cattive abitudini , sempre nemiche della verità. Ovvero la canzone sarà letta da tante persone e
anche nelle famiglie poste come governanti del bel paese, le quali faranno fatica ad accettare le
accuse del Petrarca. Porterai la tua ventura ai pochi uomini magnanimi e a chi ha a cuore il bene .
Di loro: chi mi difende? Io vado gridando : Pace , pace , pace. 1 Italia mia: nel vocativo d’apertura,
l’Italia è personificata e il poeta le si rivolge con l’allocuzione del primo verso: per questa ragione
può ricorrere all’efficace immagine del suo corpo dilaniato da tante ferite, in primis quelle
vergognosamente provocatele dai suoi stessi abitanti. 2 bel corpo: figura retorica della prosopopea,
che consiste nella personificazione di un'entità astratta, quale appunto la nazione italiana. 3 Il poeta
cita i tre fiumi più importanti della penisola per indicarne gli abitanti nel suo complesso, e spiega di
trovarsi, al momento della composizione del testo, presso l’ultimo del breve elenco (cioè in valle
Padana, probabilmente presso Parma). 4 Tuo dilecto almo paese: La particolare predilezione di Dio
per l’Italia consisterebbe ovviamente nell’avervi posto tanto la sede episcopale quanto il nucleo
dell’Impero. 5 superbo e fero: Marte, dio latino della guerra, è qui - più generalmente - metonimia
atta a indicare la feroce violenza degli uomini. 6 qual io mi sia: allusione di Petrarca (come forma di
captatio benevolentiae, e cioè come forma di cortesia per accaparrarsi le simpatie dell'uditorio) alla
limitatezza delle proprie capacità argomentative e alla modestia della soluzione che egli propone
per l’Italia. 7 Voi: con la seconda stanza, muta il soggetto dell’allocuzione. Petrarca si rivolge infatti
ai signori italiani, che provocano continui conflitti intestini e chiamano a combattere sul suolo
nazionale mercenari stranieri. 8 Il "vano error" è quello che induce i signori a ritenere che soldati
venuti da fuori siano disposti a combattere in maniera fedele, come se difendessero la loro patria.
Sullo stesso punto tornerà, con toni ancor più veementi, Machiavelli nel Principe. 9 diluvio:
metafora biblica, con evidente riferimento al diluvio universale, per vituperare la scelta delle truppe
mercenarie, che rappresentano una vera sciagura per l’Italia. 10 È questo (quello cioè della funzione
provvidenziale delle Alpi per la salute dell'Italia) di consolidata fortuna, tanto che si ritrova già in
autori latini classici, quali Cicerone. 11 La cupidigia dei potenti ha vanificato la generosità della
Natura, che ha protetto il Belpaese con barriere naturali. 12 il chiasmo definisce ancor meglio
l'antitesi alla base di tutta la canzone tra le genti italiche e i mercenari germanici 13 Petrarca, nella
tensione della sua invettiva politica, rievoca il glorioso passato romano, facendo riferimento alle
imprese di Caio Mario, che nel 102 a. C. debellò i Teutoni ad Aquae Sextiae (l’odierna Aix-en-
Provence), in una sanguinosissima battaglia campale. Maggior vergogna deriva allora dal fatto che i
discendenti di quel “seme” (cioè, le truppe mercenarie tedesche) ora facciano il bello e il cattivo
tempo in Italia. 14 Cesare taccio: è una preterizione, ossia una figura retorica con la quale il poeta
finge di non voler parlare di qualcosa e con quest’artificio introduce esplicitamente l’argomento.
Giulio Cesare, grande condottiero romano, è ulteriore dimostrazione dell’antica gloria italiana,
impietosamente confrontata con il presente. 15 La colpa dei signorotti italiani è almeno duplice:
consiste nell’approfittare delle disgrazie delle popolazioni confinanti e nel cercare aiuto negli
stranieri per sottometterle. 16 La tecnica argomentativa della canzone insiste spesso sulla sincerità
senza secondi fini di chi sta parlando, come ribadito anche nel congedo: "l'usanza pessima ed antica,
| del ver sempre nemica", vv. 117-118). 17 Alzando il dito: in segno di resa. Con questa immagine,
Petrarca ricorda che non ha alcun senso confidare in azioni lodevoli da parte di chi si vende in
cambio di denaro. I mercenari bavaresi (dalla Baviera infatti proveniva gran parte delle truppe
prezzolate del tempo) infatti, imitando il gesto di resa dei gladiatori romani, sono soliti sottrarsi con
questa maniera beffarda al combattimento, venendo meno al patto di lealtà con il loro signore. 18
Da la matina a la terza: dall’albeggiare sino alle nove del mattino. Secondo Petrarca, per capire il
loro errore, basterebbe che i signori italiani ci pensassero sopra lo spazio di circa tre ore. 19 Le
domande retoriche concorrono a incrementare sia il patetismo sia la sostenutezza stilistica di questi
versi. 20 Il valore di un tempo non si è ancora spento del tutto, ma deve essere rinvigorito dall’alto:
in tal senso, per Petrarca, la responsabilità dei regnanti è ancor più forte. 21 L’ultima stanza prima
del congedo, con l’allocuzione ai tanto bistrattati “signori”, recupera un tema centrale in tutti i
Rerum Vulgarium Fragmenta, e cioè quello della caducità e della fugacità dell’esistenza umana, e
dell’appressarsi inesoraile per tutti noi della morte. Calata nel contesto “politico” della canzone,
esso vale ad esortare i regnanti ad operare in terra con rettitudine ed onestà, per il bene comune. 22
quel dubbioso calle: il passaggio doloroso è quello della morte, e quindi del giudizio divino; almeno
questo pensiero dovrebbe distogliere i potenti dalle loro nefandezze. 23 la strada del ciel si trova
aperta: Ecco, dopo la prefigurazione della condanna divina post mortem, l’invito conclusivo ad
abbandonare quegli interessi particolaristici che provocano la rovina del paese e ad impiegare
degnamente il proprio tempo e le proprie energie. Il premio - coerente con l’impostazione mentale
di tutto il Canzoniere - è quello della vita celeste. 24 Canzone: com'è tradizione, il poeta nel
congedo si rivolge alla sua stessa creazione letteraria, invitandola a usare toni cortesi quando
esporrà le proprie ragioni ai signori, “gente altera”, avvezza all’adulazione e nemica di ogni verità.
E, non a caso, i “magnanimi” che le daranno retta sono “pochi”. Dal punto di vista metrico, Italia
mia, benché ‘l parlar sia indarno è suddivisa in sette strofe composte di endecasillabi e settenari, e
da un congedo finale formato da dieci versi. Lo stile del componimento è elevato, in accordo con la
tematica seria e drammatica che il componimento sviluppa; tra le figure retoriche che spiccano, si
segnalano la prosopopea d’apertura (vv. 1-3, in cui l’Italia viene personificata in un “bel corpo”
ferito”), l’uso di chiasmi e parallelismi che arricchiscono la sintassi, la preterizione sul nome di
Cesare (v. 49) e l’abbondanza di interrogative retoriche, il frequente ricorso a immagini figurate e
simboliche (come il “dubbioso calle” della morte al v. 102).

Analisi "Italia mia " di Petrarca, Appunti


di Analisi Letteraria
Università degli Studi di Foggia

Analisi Letteraria

5.0
1Recensione
Italia mia, benché 'l parlar
sia indarno
“Italia mia, benché 'l parlar sia indarno" è una
delle canzoni politiche appartenenti al Canzoniere
di Petrarca.
La canzone è composta durante la guerra tra gli
Este e i Gonzaga(1344-1345) per la conquista
della città di Parma nella quale risiedeva
Petrarca .
Entrambi i signori fecero uso di mercenari per
ingrossare il proprio esercito . Petrarca approfitta
di questo evento per elogiare l’Italia ed accusare i
signori che la governano.
La canzone si apre con un’invocazione all’Italia :
O Italia mia , anche se il parlare è poco utile alle
ferite mortali che vedo numerose (spesse) nel tuo
bel
corpo , mi piace (pensare) che i miei sospiri siano
quelli che sperano (anche il Tevere , l’Arno e il
Po) dove risiedo dolorante e afflitto.
L’Italia è quindi personificata , e le ferite sul suo
corpo sono provocate dai suoi abitanti , anzi da
coloro che governano , sempre in lotta fra loro .
Citando i tre fiumi più importanti della penisola ,
attraverso la metonimia , Petrarca intende citare
gli abitanti delle tre regioni più importanti (Lazio,
Toscana, Settentrione) e in questo modo
identificare l’Italia tutta.
Segue poi l’invocazione al signore del cielo ( usa
un’apostrofe per indicare Dio) a cui Petrarca si
rivolge: Signore del Cielo, io chiedo che quella
stessa
pietà che ti condusse sulla terra , ti rivolga verso
il tuo amato e diletto paese . (italia è il paese
diletto in quanto sede papale e centro della
cristianità).
Vedi signore gentile (apostrofe che indica Dio)
per quali futili ragioni c’è una cosi crudele guerra.
(antitesi lievi- crudel)
E i cuori che la guerra (Marte – metonimia)
indurisce e chiude , tu (Dio) aprili e inteneriscili .
Fa che li la tua parola possa udirsi attraverso le
mie
parole , per quanto inadeguate .
Nella stanza successiva il poeta si rivolge ai
potenti che governano l’Italia: (Voi :apostrofe)
ai cui la fortuna(personificazione ) ha donato il
governo (in
mano il freno:metafora che si rifà al mondo
dell’equitazione) delle belle regioni (metonimia :
Italia) per le quali nessuna pietà vi contiene , che
ci fanno
qui tante spade straniere(metonimia :
mercenari ) ? Perché l’erba deve tingersi di
sangue barbaro ? (metonimia : i barbari sono i
mercenari di solito
provenienti da terre al di la delle alpi e quindi
“barbare”)
Un illusione vi adula : vedete poco , ma vi sembra
di vedere molto (allitterazione v e p ) – (antitesi
poco –molto), perché cercate devozione e lealtà
in un
cuore avido . Petrarca accusa i potenti d’Italia di
avvalersi e di fidarsi di truppe mercenarie, alle
quali poco importa del destino dell’italia ma sono
alla
ricerca di sole richezze . E continua: colui che più
milizie possiede , più si ritrova circondato da
nemici .
O diluvio raccolto da che strani luoghi selvaggi
per inondare le nostre dolci pianure! (metafore
che accomuna i barbari ad un diluvio pronto a
distruggere le floride pianure italiane)
Se questo è causato dalle nostre mani, chi potrà
portarci in salvo?
Bene si comportò la Natura(personificazione) con
il nostro stato (italia), quando creò le Alpi come
difesa fra noi e la ferocia tedesca.
Ma poi la brama cieca (il desiderio sfrenato di
richezza) , contro il proprio bene si è adoperata
affinche portasse la malattia al corpo sano
(metafora )
Ora in una stessa gabbia convivono greggi
mansuete (italiani) e animali selvaggi (tedeschi )
(metafora e antitesi tra fiere selvagge e mansuete
greggi),cosi che debbano soffrire sempre i
migliori (italiani).
E questa è la discendenza (i tedeschi) , per nostra
vergogna , di quel popolo senza legge al quale ,
come si tramanda, Mario(Gaio Mario condottiero
romano famoso per le sue vittorie contro i barbari
) colpì così duramente(nel fianco metafora) che
poi assetato non potè bere dal fiume acqua ma
sangue , e il ricordo di questo evento ancora non
languisce.
E taccio su Cesare (preterizione) che in ogni
luogo in cui portò le nostre armi (ferro per spade :
metonimia) rese l’erba rossa a causa del sangue
delle
loro vene .
Ora sembra , non so per il volere di quale astro
maligno (concezione medievale secondo cui i
corpi celesti determinavano la vita degli uomini
sulla
terra) che il cielo ci abbia in odio: merito
vostro(signori italiani) a cui è stato dato un
compito così importante .
I vostri voleri discordi hanno rovinato la parte più
bella de mondo (italia).
Quale colpa, quale giudizio divino vi incita a
perseguitare il vicino povero e a impadronirvi dei
suoi beni straziatie dispersi e a cercare milizie al
di
fuori dell’italia e gradire che sparga sangue e
venda l’anima per denaro?
Io parlo per la verità , non per odio ne per
disprezzo verso altri.
E non vi accorgete ancora, nonostante le tante
dimostrazioni di inganno dei mercenari
germanici,che alzando il dito si fanno beffe della
morte? La beffa
è peggiore del danno , ma il vostro sangue sgorga
copiosamente , perché un altro odio vi
trascina.Dalla mattina alla terza ora del giorno
pensate a voi
stessi, e capirete quanta stima può avere degli
altri chi ritiene se stesso così vile.
Nobile sangue latino , liberati da questi dannosi
pesi(metafora dei germanici ) , non
sopravvalutare un nome privo di sostanza(quello
degli antichi
romani ): perché è colpa nostra, non un fatto
naturale(chiasmo :peccato nostro, natural cosa)
che la violenza cieca di questi popoli nordici,
gente restia
alla civiltà, ci vinca di intelligenza.
Non è questa la patria che io toccai prima?Non è
questo il mio nido,nel quale fui nutrito così
dolcemente?Non(anafora dei 3 non) è questa la
patria
nella quale io ho fiducia, madre amorevole (nido
e madre benigna: metafora della patria)e pia,nella
quale sono seppelliti i miei genitori?
Per Dio, questo pensiero vi spinga, con pietà a
guardare le lacrime del popolo sofferente, che
spera di ottenere sollievo solo da voi, dopo Dio; e
purchè
voi mostriate qualche cenno di pietà , la virtù
prenderà le armi[contro il furore barbarico] e il
combattimento sarà breve: poiché l’antico valore
nel cuore
degli italici non è ancora spento.
O signori(apostrofe) , osservate come vola il
tempo,e, quanto la vita scorra veloce, e come la
morte ci stia sulle spalle ( memento mori
,espressione
latina che significa: “ricordati che devi
morire”) .Voi ora siete qui; pensate alla morte:
giacché è necessario che l’anima arrivi nuda e
sola in quel luogo
difficile e cruciale. Durante il passaggio in questa
valle, vita terrena, (dubbioso calle e valle :
metafora della morte e della permanenza sulla
terra), vi
piaccia deporre l’odio e lo sdegno,forze contrarie
(venti contrari : metafora) a una vita serena; e
quel tempo che si spende nel provocare pene ad
altri, si
converta in qualche azione o pensiero più
degno,in qualche bella lode ,in qualche studio
onesto (anafora di qualche ):così qui(durante la
vita terrena )
si gode ,e si trova aperta la strada che conduce al
paradiso
Nel congedo ,ovvero l’ultima stanza della
canzone,Petrarca si rivolge al proprio
componimento , personificandolo e dice :
Canzone io ti esorto a
esporre cortesemente le tue ragioni , perché fra
genti superbe ( PERIFRASI: attraverso dei giri di
parole si riferisce ai nobili e ai potenti ) ti
recherai , le
cui menti sono orami piene di antiche e cattive
abitudini , sempre nemiche della verità. Ovvero la
canzone sarà letta da tante persone e anche nelle
famiglie poste come governanti del bel paese, le
quali faranno fatica ad accettare le accuse del
Petrarca.
Porterai la tua ventura ai pochi uomini
magnanimi e a chi ha a cuore il bene . Di loro: chi
mi difende? Io vado gridando : Pace , pace , pace.
1
Italia mia: nel vocativo d’apertura, l’Italia è
personificata e il poeta le si rivolge con
l’allocuzione del primo verso:
per questa ragione può ricorrere all’efficace
immagine del suo corpo dilaniato da tante
ferite, in primis quelle
vergognosamente provocatele dai suoi stessi
abitanti.
2 bel corpo: figura retorica della prosopopea,

che consiste nella personificazione di un'entità


astratta, quale
appunto la nazione italiana.
3
Il poeta cita i tre fiumi più importanti della
penisola per indicarne gli abitanti nel suo
complesso, e spiega di
trovarsi, al momento della composizione del
testo, presso l’ultimo del breve elenco (cioè in
valle Padana,
probabilmente presso Parma).
4
Tuo dilecto almo paese: La particolare
predilezione di Dio per l’Italia consisterebbe
ovviamente nell’avervi
posto tanto la sede episcopale quanto il nucleo
dell’Impero.
5
superbo e fero: Marte, dio latino della guerra,
è qui - più generalmente - metonimia atta a
indicare la feroce
violenza degli uomini.
6
qual io mi sia: allusione di Petrarca (come
forma di captatio benevolentiae, e cioè come
forma di cortesia per
accaparrarsi le simpatie dell'uditorio) alla
limitatezza delle proprie capacità
argomentative e alla modestia della
soluzione che egli propone per l’Italia.
7
Voi: con la seconda stanza, muta il soggetto
dell’allocuzione. Petrarca si rivolge infatti ai
signori italiani, che
provocano continui conflitti intestini e
chiamano a combattere sul suolo nazionale
mercenari stranieri.
8
Il "vano error" è quello che induce i signori a
ritenere che soldati venuti da fuori siano
disposti a combattere in
maniera fedele, come se difendessero la loro
patria. Sullo stesso punto tornerà, con toni
ancor più
veementi, Machiavelli nel Principe.
9
diluvio: metafora biblica, con evidente
riferimento al diluvio universale, per
vituperare la scelta delle truppe
mercenarie, che rappresentano una vera
sciagura per l’Italia.
10 È questo (quello cioè della funzione

provvidenziale delle Alpi per la salute


dell'Italia) di consolidata fortuna,
tanto che si ritrova già in autori latini classici,
quali Cicerone.
11
La cupidigia dei potenti ha vanificato la
generosità della Natura, che ha protetto il
Belpaese con barriere
naturali.
12
il chiasmo definisce ancor meglio l'antitesi
alla base di tutta la canzone tra le genti italiche
e i mercenari
germanici
13
Petrarca, nella tensione della sua invettiva
politica, rievoca il glorioso passato romano,
facendo riferimento alle
imprese di Caio Mario, che nel 102 a. C.
debellò i Teutoni ad Aquae Sextiae (l’odierna
Aix-en-Provence), in una
sanguinosissima battaglia campale. Maggior
vergogna deriva allora dal fatto che i
discendenti di quel
“seme” (cioè, le truppe mercenarie tedesche)
ora facciano il bello e il cattivo tempo in Italia.
14
Cesare taccio: è una preterizione, ossia una
figura retorica con la quale il poeta finge di
non voler parlare di
qualcosa e con quest’artificio introduce
esplicitamente l’argomento. Giulio Cesare,
grande condottiero romano, è
ulteriore dimostrazione dell’antica gloria
italiana, impietosamente confrontata con il
presente.
15
La colpa dei signorotti italiani è almeno
duplice: consiste nell’approfittare delle
disgrazie delle popolazioni
confinanti e nel cercare aiuto negli stranieri per
sottometterle.
16
La tecnica argomentativa della canzone
insiste spesso sulla sincerità senza secondi fini
di chi sta parlando,
come ribadito anche nel congedo: "l'usanza
pessima ed antica, | del ver sempre nemica",
vv. 117-118).
17
Alzando il dito: in segno di resa. Con questa
immagine, Petrarca ricorda che non ha alcun
senso confidare in
azioni lodevoli da parte di chi si vende in
cambio di denaro. I mercenari bavaresi (dalla
Baviera infatti proveniva
gran parte delle truppe prezzolate del tempo)
infatti, imitando il gesto di resa dei gladiatori
romani, sono soliti
sottrarsi con questa maniera beffarda al
combattimento, venendo meno al patto di
lealtà con il loro signore.
18 Da la matina a la terza: dall’albeggiare sino

alle nove del mattino. Secondo Petrarca, per


capire il loro errore,
basterebbe che i signori italiani ci pensassero
sopra lo spazio di circa tre ore.
19
Le domande retoriche concorrono a
incrementare sia il patetismo sia la
sostenutezza stilistica di questi versi.
20
Il valore di un tempo non si è ancora spento
del tutto, ma deve essere rinvigorito dall’alto:
in tal senso, per
Petrarca, la responsabilità dei regnanti è ancor
più forte.
21
L’ultima stanza prima del congedo, con
l’allocuzione ai tanto bistrattati “signori”,
recupera un tema centrale in
tutti i Rerum Vulgarium Fragmenta, e cioè
quello della caducità e della fugacità
dell’esistenza umana, e
dell’appressarsi inesoraile per tutti noi della
morte. Calata nel contesto “politico” della
canzone, esso vale
ad esortare i regnanti ad operare in terra con
rettitudine ed onestà, per il bene comune.
22
quel dubbioso calle: il passaggio doloroso è
quello della morte, e quindi del giudizio
divino; almeno questo
pensiero dovrebbe distogliere i potenti dalle
loro nefandezze.
23
la strada del ciel si trova aperta: Ecco, dopo
la prefigurazione della condanna divina post
mortem, l’invito
conclusivo ad abbandonare quegli interessi
particolaristici che provocano la rovina del
paese e ad impiegare
degnamente il proprio tempo e le proprie
energie. Il premio - coerente con
l’impostazione mentale di tutto
il Canzoniere - è quello della vita celeste.
24
Canzone: com'è tradizione, il poeta nel
congedo si rivolge alla sua stessa creazione
letteraria, invitandola a
usare toni cortesi quando esporrà le proprie
ragioni ai signori, “gente altera”, avvezza
all’adulazione e nemica di
ogni verità. E, non a caso, i “magnanimi” che
le daranno retta sono “pochi”.
Dal punto di vista metrico, Italia mia, benché
‘l parlar sia indarno è suddivisa in sette strofe
composte di
endecasillabi e settenari, e da un congedo
finale formato da dieci versi.
Lo stile del componimento è elevato, in
accordo con la tematica seria e drammatica
che il componimento
sviluppa; tra le figure retoriche che spiccano, si
segnalano la prosopopea d’apertura (vv. 1-3, in
cui l’Italia viene
personificata in un “bel corpo” ferito”), l’uso
di chiasmi e parallelismi che arricchiscono la
sintassi, la preterizione
sul nome di Cesare (v. 49) e l’abbondanza di
interrogative retoriche, il frequente ricorso a
immagini figurate e
simboliche (come il “dubbioso calle” della
morte al v. 102).
1
Italia mia: nel vocativo d’apertura, l’Italia è
personificata e il poeta le si rivolge con
l’allocuzione del primo verso:
per questa ragione può ricorrere all’efficace
immagine del suo corpo dilaniato da tante
ferite, in primis quelle
vergognosamente provocatele dai suoi stessi
abitanti.
2 bel corpo: figura retorica della prosopopea,

che consiste nella personificazione di un'entità


astratta, quale
appunto la nazione italiana.
3
Il poeta cita i tre fiumi più importanti della
penisola per indicarne gli abitanti nel suo
complesso, e spiega di
trovarsi, al momento della composizione del
testo, presso l’ultimo del breve elenco (cioè in
valle Padana,
probabilmente presso Parma).
4
Tuo dilecto almo paese: La particolare
predilezione di Dio per l’Italia consisterebbe
ovviamente nell’avervi
posto tanto la sede episcopale quanto il nucleo
dell’Impero.
5
superbo e fero: Marte, dio latino della guerra,
è qui - più generalmente - metonimia atta a
indicare la feroce
violenza degli uomini.
6
qual io mi sia: allusione di Petrarca (come
forma di captatio benevolentiae, e cioè come
forma di cortesia per
accaparrarsi le simpatie dell'uditorio) alla
limitatezza delle proprie capacità
argomentative e alla modestia della
soluzione che egli propone per l’Italia.
7
Voi: con la seconda stanza, muta il soggetto
dell’allocuzione. Petrarca si rivolge infatti ai
signori italiani, che
provocano continui conflitti intestini e
chiamano a combattere sul suolo nazionale
mercenari stranieri.
8
Il "vano error" è quello che induce i signori a
ritenere che soldati venuti da fuori siano
disposti a combattere in
maniera fedele, come se difendessero la loro
patria. Sullo stesso punto tornerà, con toni
ancor più
veementi, Machiavelli nel Principe.
9
diluvio: metafora biblica, con evidente
riferimento al diluvio universale, per
vituperare la scelta delle truppe
mercenarie, che rappresentano una vera
sciagura per l’Italia.
10 È questo (quello cioè della funzione

provvidenziale delle Alpi per la salute


dell'Italia) di consolidata fortuna,
tanto che si ritrova già in autori latini classici,
quali Cicerone.
11
La cupidigia dei potenti ha vanificato la
generosità della Natura, che ha protetto il
Belpaese con barriere
naturali.
12
il chiasmo definisce ancor meglio l'antitesi
alla base di tutta la canzone tra le genti italiche
e i mercenari
germanici
13
Petrarca, nella tensione della sua invettiva
politica, rievoca il glorioso passato romano,
facendo riferimento alle
imprese di Caio Mario, che nel 102 a. C.
debellò i Teutoni ad Aquae Sextiae (l’odierna
Aix-en-Provence), in una
sanguinosissima battaglia campale. Maggior
vergogna deriva allora dal fatto che i
discendenti di quel
“seme” (cioè, le truppe mercenarie tedesche)
ora facciano il bello e il cattivo tempo in Italia.
14
Cesare taccio: è una preterizione, ossia una
figura retorica con la quale il poeta finge di
non voler parlare di
qualcosa e con quest’artificio introduce
esplicitamente l’argomento. Giulio Cesare,
grande condottiero romano, è
ulteriore dimostrazione dell’antica gloria
italiana, impietosamente confrontata con il
presente.
15
La colpa dei signorotti italiani è almeno
duplice: consiste nell’approfittare delle
disgrazie delle popolazioni
confinanti e nel cercare aiuto negli stranieri per
sottometterle.
16
La tecnica argomentativa della canzone
insiste spesso sulla sincerità senza secondi fini
di chi sta parlando,
come ribadito anche nel congedo: "l'usanza
pessima ed antica, | del ver sempre nemica",
vv. 117-118).
17
Alzando il dito: in segno di resa. Con questa
immagine, Petrarca ricorda che non ha alcun
senso confidare in
azioni lodevoli da parte di chi si vende in
cambio di denaro. I mercenari bavaresi (dalla
Baviera infatti proveniva
gran parte delle truppe prezzolate del tempo)
infatti, imitando il gesto di resa dei gladiatori
romani, sono soliti
sottrarsi con questa maniera beffarda al
combattimento, venendo meno al patto di
lealtà con il loro signore.
18 Da la matina a la terza: dall’albeggiare sino

alle nove del mattino. Secondo Petrarca, per


capire il loro errore,
basterebbe che i signori italiani ci pensassero
sopra lo spazio di circa tre ore.
19
Le domande retoriche concorrono a
incrementare sia il patetismo sia la
sostenutezza stilistica di questi versi.
20
Il valore di un tempo non si è ancora spento
del tutto, ma deve essere rinvigorito dall’alto:
in tal senso, per
Petrarca, la responsabilità dei regnanti è ancor
più forte.
21
L’ultima stanza prima del congedo, con
l’allocuzione ai tanto bistrattati “signori”,
recupera un tema centrale in
tutti i Rerum Vulgarium Fragmenta, e cioè
quello della caducità e della fugacità
dell’esistenza umana, e
dell’appressarsi inesoraile per tutti noi della
morte. Calata nel contesto “politico” della
canzone, esso vale
ad esortare i regnanti ad operare in terra con
rettitudine ed onestà, per il bene comune.
22
quel dubbioso calle: il passaggio doloroso è
quello della morte, e quindi del giudizio
divino; almeno questo
pensiero dovrebbe distogliere i potenti dalle
loro nefandezze.
23
la strada del ciel si trova aperta: Ecco, dopo
la prefigurazione della condanna divina post
mortem, l’invito
conclusivo ad abbandonare quegli interessi
particolaristici che provocano la rovina del
paese e ad impiegare
degnamente il proprio tempo e le proprie
energie. Il premio - coerente con
l’impostazione mentale di tutto
il Canzoniere - è quello della vita celeste.
24
Canzone: com'è tradizione, il poeta nel
congedo si rivolge alla sua stessa creazione
letteraria, invitandola a
usare toni cortesi quando esporrà le proprie
ragioni ai signori, “gente altera”, avvezza
all’adulazione e nemica di
ogni verità. E, non a caso, i “magnanimi” che
le daranno retta sono “pochi”.
Dal punto di vista metrico, Italia mia, benché
‘l parlar sia indarno è suddivisa in sette strofe
composte di
endecasillabi e settenari, e da un congedo
finale formato da dieci versi.
Lo stile del componimento è elevato, in
accordo con la tematica seria e drammatica
che il componimento
sviluppa; tra le figure retoriche che spiccano, si
segnalano la prosopopea d’apertura (vv. 1-3, in
cui l’Italia viene
personificata in un “bel corpo” ferito”), l’uso
di chiasmi e parallelismi che arricchiscono la
sintassi, la preterizione
sul nome di Cesare (v. 49) e l’abbondanza di
interrogative retoriche, il frequente ricorso a
immagini figurate e
simboliche (come il “dubbioso calle” della
morte al v. 102).
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