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Capitolo 8 – La colpevolezza 1.

La colpevolezza: nozione, fondamento e rilevanza


costituzionale 1.1. Perché sia legittimo il ricorso alla sanzione penale, non basta che sia stato
commesso un fatto antigiuridico ma occorre altresì la colpevolezza ovvero che la
commissione del fatto antigiuridico possa essere personalmente rimproverata all’autore. 1.2.
Con la colpevolezza si designa l’insieme dei requisiti dai quali dipende la possibilità di
muovere all’agente un rimprovero per aver commesso il fatto antigiuridico. Nel diritto vigente
sono individuabili quattro requisiti: a) dolo, colpa o dolo misto a colpa b) assenza di scusanti c)
conoscenza o conoscibilità della legge penale d) capacità di intendere e di volere 1.3.
Sull’argomento, la sentenza della Corte costituzionale n364/24 marzo 1988 ha segnato un
rilevante spartiacque in materia di responsabilità penale. La Corte ha riconosciuto nella
responsabilità personale ex art 27 c1 Cost un sinonimo di responsabilità per un fatto proprio
colpevole. Inoltre, ricollegandosi all’art 27 c3 Cost, sarebbe inutile la funzione rieducativa della
pena quando l’agente non sia rimproverabile almeno per colpa. 1.4. Il principio di
colpevolezza acquisisce così rango costituzionale ed esclude le residue fattispecie che
includevano la responsabilità oggettiva ovvero la responsabilità senza dolo e senza colpa. Da
questa promozione del principio, la Corte ha raggiunto un corollario: l’art 5 cp è
costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non include l’ignoranza inevitabile tra le
scusanti. Dopo il 1988, la Corte non ha avuto invece occasione per esprimersi in merito ad
altri elementi costitutivi della colpa quali le circostanze anormali concomitanti all’azione e la
capacità di intendere e volere quale presupposto indefettibile della responsabilità penale. A)
DOLO, COLPA E DOLO MISTO A COLPA 2. Dolo e colpa: rilevanza nei delitti e nelle
contravvenzioni Il criterio di attribuzione della responsabilità di regola richiesto per i delitti è il
dolo mentre la colpa rileva solo in via di eccezione espressa come stabilito dall’art 42 c2 cp. Il
c4 invece stabilisce che la disciplina riservata di regola alle contravvenzioni è sia il dolo che la
colpa. Solo eccezionalmente sono presenti nella legislazione penale delle contravvenzioni che
debbono necessariamente essere commesse con dolo come il comparaggio (medico o
farmacista che accetta denaro per agevolare la diffusione di un farmaco). Nonché sono
previste anche contravvenzioni in cui è necessaria la colpa. L’art 43 (elemento psicologico del
reato) definisce, al c1, il delitto doloso e colposo, mentre al c2 permette di applicare la
disciplina del comma precedente anche nelle contravvenzioni dolose e colpose. 3. Il dolo 3.1.
Nozione Il dolo è la forma più grave di responsabilità penale in quanto si richiede un duplice
coefficiente psicologico: la rappresentazione e la volizione del fatto antigiuridico. Art 43 cp: il
delitto è doloso, o secondo l’intenzione, quando l’evento dannoso o pericoloso, che è il
risultato dell’azione o dell’omissione e da cui la legge fa dipendere l’esistenza del delitto, è
dall’agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione. L’art 47
cp (errore di fatto) esclude il dolo per difetto di rappresentazione del fatto. L’art 59 c4 cp
(circostanze non conosciute o erroneamente supposte) esclude il dolo allorché l’agente non si
renda conto del carattere antigiuridico perché ritenga di agire in presenza di una causa di
giustificazione. Infatti, in questo caso queste circostanze di esclusione della pena sono sempre
valutate a favore dell’agente. 3.2. Il momento rappresentativo del dolo e l’errore sul fatto
3.2.1. La rappresentazione è elemento del dolo in quanto si rimprovera all’agente di essersi
rappresentato il reato e di non essersi lasciato trattenere da quella rappresentazione
ammonitrice. Allo stesso modo la disciplina dell’errore sul fatto, conviene che non si possa
rimproverare il dolo nel momento in cui manchi la possibilità per l’agente di essere trattenuto
da un momento rappresentativo. 3.2.2. Il momento rappresentativo esige la conoscenza
effettiva di tutti gli elementi rilevanti del fatto concreto e tale conoscenza deve sussistere nel
momento in cui il soggetto inizia l’esecuzione dell’azione tipica. La conoscenza dev’essere
effettiva e non meramente potenziale: in quel caso il rimprovero è di colpa. In secondo luogo,
è sufficiente che la conoscenza effettiva sia presente nel momento in cui l’agente inizia
l’esecuzione dell’azione tipica, non è invece necessaria per tutto il tempo dell’azione. 3.2.3. Di
regola si include nel momento rappresentativo anche le ipotesi di dubbio in quanto anche in
questo caso esiste un momento in cui l’agente si rappresenta con certezza il reato sebbene
questo sia coesistente con una falsa rappresentazione dello stesso dato. Il dubbio è invece
incompatibile con il dolo quando espressamente disposto dalla legge come nei casi di
calunnia e autocalunnia. L’agente deve avere la conoscenza piena e certa dell’esistenza di un
fatto (l’innocenza del calunniato). 3.2.4. La rappresentazione è composta da elementi
descrittivi, acquisibile attraverso i sensi; e da elementi normativi ovvero qualità giuridiche e
sociali di un dato della realtà. Nel secondo caso non si pretende una conoscenza da esperto
della normativa bensì la conoscenza propria del profano, ossia del comune cittadino. 3.2.5.1.
L’errore di fatto impedisce all’agente di rappresentarsi il fatto e quindi esclude il dolo.
Potrebbe comunque residuare una responsabilità per colpa quando gli si possa rimproverare
una negligenza o un’inosservanza o un’imprudenza che l’agente modello avrebbe evitato.
3.2.5.2. L’errore di diritto è invece l’erronea interpretazione di norme diverse dalla norma
incriminatrice. L’art 47 c3 stabilisce che: “l’errore su una legge diversa dalla legge penale
esclude la punibilità, quando ha cagionato un errore sul fatto che costituisce reato. Ad
esempio nel reato di rapporto sessuale non protetto vista la morte del marito affetto da AIDS.
L’agente era quindi in questo caso determinato ad agire anche a costo di cagionare l’evento.
In materia di circolazione stradale la giurisprudenza ha più volte bloccato la tentazione
dell’opinione pubblica di ravvisare casi di dolo eventuale nelle situazioni di alterazione
psicofisica dovuta ad ebrezza o assunzione di droghe. In questi casi l’agente per imprudenza,
negligenza o inosservanza della legge, ignorava l’eventualità del fatto. L’ultima modifica è
avvenuta nel 2016 con l’introduzione dell’omicidio stradale e delle lesioni stradali gravi o
gravissime come autonome figure di delitto colposo. Il legislatore ha quindi optato per la
qualificazione colposa salvo però inasprire la pena di reclusione. CASO LUCIDI [Primo grado]:
Lucidi viene condannato per omicidio doloso [Corte d’Assise d’Appello]: ha cambiato la
qualificazione giuridica in omicidio colposo. [Cassazione]: un anno dopo ha confermato la
qualificazione di omicidio colposo: nonostante la violazione di svariate norme del codice
stradale, non vi era la volontà di uccidere. CASO IGNATIUC La contestazione dolosa ha retto
fino alla Cassazione. Fatti: Ignatiuc ruba un furgone e scappa inseguito dalla polizia e mentre
scappa investe una macchina provocando la morte dell’automobilista. Dopo l’impatto
l’automobilista muore sul colpo invece il furgone rubato e guidato si rovescia su un fianco.
Ignatiuc esce dall’abitacolo e scappa continuando la sua fuga. Un indice molto importante per
ricostruire il dolo. L’obiettivo era la fuga ma pur di perseguire questo obiettivo, Ignatiuc era
disposto a tutto anche ad uccidere. La sua condotta è infatti proseguita nel senso della fuga
nella formula cd costi quel che costi. In materia di sicurezza sul lavoro, il confine tra dolo
eventuale e colpa cosciente riguarda soprattutto quei casi in cui vi sia responsabilità del
datore di lavoro per gli infortuni occorsi ai dipendenti in ragione dell’omessa adozione di
adeguate misure preventive. Le Sezioni Unite hanno avuto modo di esprimersi al riguardo
nella vicenda ThyssenKrupp conclusasi nel 2014. [Sentenza di primo grado]: l’amministratore
delegato viene giudicato responsabile di omicidio doloso; gli altri addetti della sicurezza vengo