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IL PROCLAMA DI RIMINI

La fuga di Napoleone allisola dElba e il suo ingresso a Parigi, il 20 marzo 1815, indussero
Gioacchino Murat a cambiare indirizzo politico, nonostante dopo la sconfitta della battaglia di Lipsia
aveva cercato appoggio nellAustria e nellInghilterra. Inoltre la mancata ammissione dei
rappresentati napoletani al congresso di Vienna forn il pretesto. Re di Napoli dal 1808 quando era
successo a Giuseppe Bonaparte aveva cercato di ammodernare lo Stato con lintroduzione del codice
napoleonico, lo sviluppo della pubblica amministrazione e labolizione della feudalit, avvalendogli il
sostegno della borghesia, nonostante le resistenze dei ceti popolari, le cui condizioni di vita erano
peggiorate rispetto allepoca dei Borboni. Per evitare sollevazioni interne Murat ruppe lalleanza con
lAustria e le dichiar guerra, avanzando verso il Po. E da Rimini, il 30 marzo 1815, diffuse un
proclama agli Italiani in cui li esortava alla lotta per lindipendenza nazionale. Per furono pochi
quelli che si unirono allesercito. Tra lindifferenza della popolazione, fu catturato e ucciso il 13
ottobre. La notizia del proclama suscit in Manzoni e negli indipendentisti milanesi unonda di
entusiasmo. In lui infatti molti intellettuali riconobbero la possibilit di resistenza contro il disegno
della restaurazione e quindi per la realizzazione di un disegno unitario e liberale, visto il rifiuto del
Congresso di Vienna alla richiesta di creare un Regno Lombardo autonomo. Le stanze incompiute del
Proclama vennero rese note dallo stesso Manzoni nel 1848, quando consegn il tempo, insieme a
quello di Marzo 1821, alla Commissione delle offerte per la causa nazionale, che lo stamp. Nessuna
notizia si ha del manoscritto contenente la stesura originaria, n quello delledizione del 48.

PARAFRASI
O tu pronto alla pi degna delle imprese (la guerra contro lo straniero per lunit nazionale), signore
(Gioacchino Murat) che hai rivolto la parola/proclama, che per tanto tempo invano lItalia lattese;
ah! Quando genti ne tenevano in asservimento le membra (un braccio, cio le regioni) che non
oserebbero toccarla se fosse unita politicamente, e da loro divisa la riempivano di offese; ascoltavamo
le lunghe contese bramose, perch desiderano ad annettere lItalia, dei re desiderosi di farle oltraggio;
unicamente in te viveva un solo raggio della nostra speranza, pensando che in lItalia vi era un luogo
senza asservimento/servit, dove vi era uno che libero teneva la spada, pronto a colpire.
Da ogni parte risuonava un grido (di false promesse di libert e pace proveniente dal Congresso di
Vienna, che non tenevano conto del principio di nazionalit, ma basate sulla legittimit dinastica),
libert dei popoli e gloria e pace! Il congresso dEuropa era iniziato; e questa signora un tempo
dominatrice di tanta parte del mondo, questa vecchia donna gentile dotata di coraggio e spirito
battagliero, non la ritennero degna dellinvito di poter partecipare: essa in disparte, e posta in silenzio,

la propria sorte doveva attendere dal nemico, come un mendicante aspetta lelemosina seduto per
strada davanti la porta del ricco.
Forse una madre incapace di generare figli coraggiosi o il glorioso ventre debole? O forse di quel
latte antico attraverso il quale dava ai figli virt politica e valore ha le vene vuote? O nutre dei figli ai
quali sembra troppo pesante il versare sangue per lei? O le contese a cui sembri pi gradita/bella fa si
che i tuoi figli si combattano tra di loro? stolta bestemmia! Erano le forze divise, e non la volont di
combattere; e quasi in ogni cuore questo pensiero viveva: non saremo libero se non siamo uniti;
gregge disprezzato anche da quanti sono meno forti di noi, finch non comparir un uomo che ci
rende uniti.
Egli nato, per Dio! S per Colui che in mezzo agli altri scelse quel giovane ebreo quale Mos che
baston il percussore del fratello (uccise legiziano che bastonava lebreo); e una volta guida e
salvatore dei suoi fratelli, rovesci con il proprio soffio sui malvagi egiziani la furia delle onde del
Mar Rosso, facendole precipitare su di loro dallalto; per quel Dio che affida nelle mani di potenze
straniere, come punizione, il valore di un popolo;
ma le spade crudeli spezza finalmente, e gli oppressori confonde; e alluomo che combatte per la sua
patria gli infonde ira e audacia di fronte al pericolo.
Con Lui, signore Murat, raccoglierai da terra gli sparsi bastoni di olmo fortuna dellItalia, e ne farai
un fascio nella mano.

COMMENTO
Struttura metrico stilistica: canzone di tipo petrarchesco con stanze di dodici versi, tutti
endecasillabi ad eccezione del settenario in nona sede, divise di due piedi, ABCABC, e
sirima, CDdEDE.
Il Manzoni fu uno dei pochi a credere alla buona fede del Murat ed alla possibile realizzazione della
sua impresa, e compose Il Proclama di Rimini, una canzone che lesito rovinoso della campagna
militare intrapresa dal Murat contro gli Austriaci, tronc nel bel mezzo, al verso 51. Il frammento fu
pubblicato nel 1848. Nella canzone si fa lesaltazione dell'ardimento di Gioacchino Murat e della
nobilt della sua causa: il re di Napoli chiama a raccolta i figli migliori di quellItalia che, negletta ai
conviti dei popoli, al pari di un mendicante a cui gi cortesia non fargli dispetto, solo dai suoi figli
aspetta la redenzione e dalla Giustizia di Dio, che apr le acque del Mar Rosso per far fuggire gli
Ebrei e le richiuse poi sugli inseguitori. Tutte queste immagini saranno riprese con maggior efficacia
in Marzo 1821. Nel Proclama di Rimini invece landamento fiacco, la passione poco eccitata,
linteresse propagandistico troppo scoperto.