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Mill, John Stuart

Dizionario di filosofia (2009)


Mill, John Stuart Filosofo ed economista inglese (Londra 1806 - Avignone 1873).
La formazione. Figlio del filosofo ed economista James M., nacque a Londra, dove il padre si era trasferito dalla natia
Scozia per seguire la propria vocazione intellettuale. Il nome per il primogenito fu scelto dal padre in segno di
riconoscenza nei confronti di sir John Stuart di Fettercairn, barone dello Scacchiere di Scozia, sotto la cui protezione
James M. aveva potuto compiere gli studi alluniv. di Edimburgo. Fu lo stesso James M. a curare personalmente
leducazione del figlio. Il resoconto di questo esperimento, consegnato da J.S.M. alle pagine dellAutobiography (post.,
1873; trad. it. Autobiografia), un documento impressionante: dai tre ai dodici anni il piccolo J. S. studia greco, latino,
geometria, algebra, elementi di calcolo differenziale e di matematica superiore; legge i classici della letteratura greca e
latina, i poeti inglesi e opere storiche antiche e moderne. Passa in seguito a studiare logica e filosofia della mente, sui
classici della tradizione empiristica, ed economia politica, sotto la guida del padre e dellamico di questultimo David
Ricardo. Determinante per la formazione del giovane M. fu linfluenza di Bentham, che il padre aveva conosciuto pochi
anni prima, dando avvio a una collaborazione che avrebbe segnato profondamente la storia intellettuale e politica
dellInghilterra dei primi decenni dellOttocento. Nel segno dellutilitarismo benthamiano e delleconomia politica
ricardiana, M. fece il suo esordio nella scena politica e intellettuale come protagonista del cosiddetto radicalismo
filosofico, il movimento di intellettuali impegnati nel promuovere la riforma in senso democratico e liberale del
tradizionale assetto istituzionale inglese, giudicato ormai inadeguato a rispondere ai bisogni della societ emersa dalla
rivoluzione industriale. Il dispendio di energie impiegate nella militanza radicale, cui si aggiunse presto lavvio di una
brillante carriera nella Compagnia delle Indie Orientali, di cui il padre era funzionario e in cui avrebbe raggiunto le
posizioni pi elevate, furono allorigine di una crisi psicologica profonda che colp M. allora ventenne. Ebbe la
sensazione in quei frangenti che il suo carattere non fosse stato il frutto di uno sviluppo autonomo, ma il prodotto
artificiale di uno schema imposto da altri. Per uscire dalla crisi trov aiuto, secondo quanto si legge nellAutobiography,
nella lettura dei poeti romantici inglesi, vissuta come un antidoto alleducazione intellettualistica ricevuta; non meno
determinante si rivel linizio della relazione, caratterizzata da unalta tensione spirituale, con Harriet Taylor, che nel
1851 divenne sua moglie. Il senso di riconquistata autonomia si tradusse in un ripensamento profondo da parte di M.
delle basi culturali della sua formazione. Non abbandon la filosofia empiristica, n lutilitarismo, n le idee di riforma
sociale e politica, ma simpegn a ripensare il lascito paterno e di Bentham in una chiave che gli permettesse di
confrontarsi con le correnti antilluministiche che, partendo dalla Germania, andavano diffondendosi anche in Gran
Bretagna. Le opere della maturit di M. nacquero allinterno di questo progetto originale teso a rinnovare
profondamente i contenuti filosofici, etici e politici dellempirismo.
Logica e filosofia. Frutto di lunghi anni di lavoro, il System of logic, uno dei testi da cui ha origine la filosofia della
scienza contemporanea, fu pubblicato nel 1843 (trad. it. Sistema di logica deduttiva e induttiva) (). Limpetuoso
sviluppo delle scienze induttive aveva riportato in primo piano il problema del fondamento dellinduzione, gi
affrontato da Hume e da lui risolto scetticamente in chiave psicologica. Nelle sue ricerche di storia e filosofia della
scienza Whewell, sensibile allinfluenza del trascendentalismo kantiano, oltrech della cosiddetta risposta scozzese allo
scetticismo humiano, aveva fatto appello a strutture formali di carattere extraempirico al fine di fornire stabilit e
oggettivit ai procedimenti induttivi. La via scelta da M. invece quella di un empirismo radicale, che non ammette
altra fonte di conoscenza al di fuori dellesperienza. Il principio di uniformit della natura e la legge di causazione, su
cui si basa linduzione, non sono a priori e non hanno carattere intuitivo; sono di origine empirica, frutto di successive
generalizzazioni, che le scoperte delle scienze tendono a rendere sempre pi comprensive e stabili. La concezione
fenomenistica della causalit, come successione costante di antecedente e conseguente, non era una scoperta di M., ne
avevano gi parlato sia Hume sia Comte, individuando in essa uno dei punti nodali della rivoluzione scientifica. Il
compito di una logica della ricerca scientifica sta piuttosto per M. nellaccertare che lattribuzione delle cause dei
fenomeni naturali sia condotta in modo corretto, eliminando quelle soltanto apparenti per individuare le cause
invariabili e incondizionate, attraverso una serie di procedimenti chiamati da M. canoni dellinduzione.
Nellintrodurre il System, M. avvertiva che non si sarebbe occupato in quella sede della natura della materia e della
mente, distinguendo con nettezza i territori della logica da quelli della metafisica. Se ne occup invece nella sua ultima,
impegnativa opera di carattere filosofico, An examination of Sir William Hamiltons philosophy (1865). Per credere
nellesistenza degli oggetti e nellidentit personale non necessario, secondo M., ricorrere alle intuizioni del senso
comune, come aveva ipotizzato Reid in risposta a Hume; tale operazione possibile anche mantenendosi nei confini di
una visione genuinamente empiristica. A tale scopo M. avanza la dottrina della possibilit permanente delle
sensazioni, secondo la quale la concezione che ci formiamo del mondo esterno e dellIo comprende, oltre al numero
limitato delle sensazioni in atto in un particolare momento, una variet illimitata di sensazioni possibili; mentre le

sensazioni presenti sono destinate a passare, le possibilit di sensazione sono invece permanenti, ed appunto da questa
permanenza che nascono le idee di mondo esterno e di identit personale.
Economia e politica. Nel sesto e conclusivo libro del System of logic M., suggestionato dalla lettura del Cours de
philosophie positive (1830-42; trad. it. Corso di filosofia positiva) di Comte, si era posto il problema della logica della
scienza sociale. Ma, a differenza dellambizioso progetto sociologico comtiano, M. si limit ad alcune indicazioni di
carattere metodologico. Se le regole dellinduzione erano le stesse dimostratesi valide nel campo delle scienze naturali,
quella sociale era destinata a restare una scienza inesatta, capace di fornire solo linee di tendenza. La differenza non
dipendeva dal metodo, ma dallestrema complessit della natura umana e dallintrecciarsi delle infinite ragioni che
influiscono sui comportamenti sociali, cos diversi dalla relativa semplicit con cui si presentano i nessi causali che
regolano gli eventi fisici. Lo stato ancora in fieri di una scienza generale della societ convinse M. a far affidamento
sullunica scienza sociale giunta allo stadio di maturit, leconomia politica. I Principles of political economy videro la
luce nellapr. 1848 (trad. it. Principi di economia politica). Abbandonando lapproccio tecnico dei trattati del padre e
di Ricardo, M. ebbe modo, specie nelle edizioni successive alla prima, riviste allindomani della rivoluzione parigina
del 48 che segu con attenzione e con favore, di inserire nella trattazione dei temi canonici della disciplina
lesposizione delle idee che era andato maturando sulla distribuzione delle ricchezze, sulla propriet e sulle questioni
sociali di pi scottante attualit. Motivo di novit dellopera soprattutto laffermazione del carattere storico, e non
naturale e come tale immodificabile, delle leggi della distribuzione della ricchezza, che permise a M. di avviare un
proficuo confronto con le teorie socialiste, cui si era avvicinato in giovent attraverso la lettura delle opere dei
sansimoniani e sulle quali sarebbe tornato negli incompiuti Chapters on socialism, pubblicati postumi nel 1879. In un
capitolo dei Principles M. criticava latteggiamento paternalistico dei ceti dirigenti nei confronti delle classi operaie,
auspicando il pieno sviluppo della loro autonomia. Lallargamento del diritto di voto agli operai anche uno dei temi
delle Considerations on representative government (1861; trad. it. Considerazioni sul governo rappresentativo), dove
giunge a compimento il lungo processo di revisione del modello di democrazia rappresentativa che era stato al centro
del radicalismo filosofico. La funzione determinante della partecipazione politica nello sviluppo individuale al centro
di una visione della democrazia in cui il controllo popolare, unica garanzia contro il malgoverno, non va disgiunto dal
ruolo educativo e di equilibrio affidato nellambito delle istituzioni rappresentative alleccellenza intellettuale e morale.
I saggi etico-politici della maturit. Alla met degli anni Cinquanta, con il riaffacciarsi dello spettro minaccioso della
tubercolosi che nel 1858 avrebbe causato la morte della moglie, M. reput fosse giunto il momento di mettere su carta
quelle idee di riforma morale e sociale, prima ancora che politica, nate dallintenso sodalizio con H. Taylor. il
progetto dei grandi saggi cui in gran parte legata la fama di M., alcuni dei quali videro la luce negli anni successivi,
mentre altri furono pubblicati, dopo la sua morte, dalla figliastra Helen Taylor, divenuta la sua principale collaboratrice
dopo la scomparsa della moglie. Nel 1859 usc On liberty (trad. it. Saggio sulla libert): al centro del saggio la tutela
della sfera della libert individuale contro ogni forma di oppressione esercitata dalla societ tramite il giogo
dellopinione pubblica. Lattenzione di M. al tema risaliva alla lettura dellopera di Tocqueville; la rivendicazione dei
diritti individuali ora svolta in nome di un utilitarismo che guarda allinteresse dellindividuo come essere
progressivo e vede nello sviluppo di singole individualit e di stili di vita originali un elemento prezioso di utilit
sociale. Un utilitarismo diverso da quello benthamiano sviluppato da M. in Utilitarianism (1861; trad. it.
Utilitarismo). Non diversamente da Bentham, lutilitarismo milliano guarda alla felicit del maggior numero di
individui e identifica la felicit con il piacere e lassenza di dolore, ma rispetto a Bentham viene ora introdotta nel
calcolo utilitaristico la dimensione qualitativa dei piaceri e la rivendicazione della superiorit dei piaceri dellintelletto,
dei sentimenti morali e dellimmaginazione nei confronti dei piaceri sensibili. Lidentificazione della sanzione
dellutilitarismo con i sentimenti sociali dellumanit apriva poi a una dimensione di solidariet e di altruismo che
colorava lutilitarismo di laica religiosit, non estranea alla comtiana religione dellumanit, cui M. continu a guardare
con favore anche dopo le severe critiche mosse al filosofo francese in Auguste Comte and positivism (1865; trad. it.
Auguste Comte e il positivismo). Nella sua breve esperienza parlamentare (1865-67) M. volle per la prima volta nella
storia parlamentare inglese porre allordine del giorno la questione del suffragio femminile. Nel 1869 consider giunto
il momento di dare alle stampe un saggio composto anni prima, The subjection of women (trad. it. La soggezione delle
donne), dando forma a riflessioni che risalivano ai primi incontri con H. Taylor. Nel saggio, linterdizione delle donne
dalla vita politica, dalle professioni e dallistruzione superiore veniva fatta risalire a una forma di disuguaglianza pi
profonda dovuta alla subordinazione della donna alluomo nel rapporto domestico, giustificata a sua volta dal
pregiudizio dellinferiorit naturale, biologica della donna. Dei saggi progettati alla met degli anni Cinquanta, alla sua
morte, avvenuta ad Avignone dove riposava la moglie e dove era solito trascorrere parte dellanno, M. lasciava inediti
lAutobiography, testimonianza di una non comune formazione intellettuale e sentimentale, e alcuni scritti sulla
religione, pubblicati da Helen Taylor nel 1874 con il titolo Three essays on religion (trad. it. Saggi sulla religione),
dove il tema del rapporto tra morale utilitaristica e religione dellumanit ulteriormente sviluppato.