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Hegel

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831).1 Di modesta famiglia protestante, dopo gli studi nello Stift
di Tubinga, con Hoelderlin e Shelling, pi giovane di lui di 5 anni, completa la sua formazione a Berna ed
a Francoforte, dove vivr facendo il precettore. Alliniziale entusiasmo per la rivoluzione francese,
celebrata con lamico Hoelderlin piantando lalbero della libert nel parco dello stift, subentr la
delusione per gli esiti infausti della rivoluzione. Come studioso si occuper di Kant, di Fichte e Spinoza.
Nel periodo di Tubinga ed in quelli di Berna e Francoforte prevalgono in lui gli interessi religiosi, non
disgiunti da quelli politici. Hegel aveva ricevuto una profonda educazione religiosa ed aveva letto con
interesse i progetti di riforma politica contenuti negli scritti di Rousseau e Lessing e non va dimenticato
che in Germania, centro della riforma protestante, la questione religiosa non era mai separata da quella
politica. Negli scritti della maturit invece prevarr linteresse storico-politico. Fu professore a Jena, ad
Heidelberg, dove compose i suoi scritti pi sistematici, ed a Berlino. Serio, taciturno, lontano dal modo
affascinante di Schelling di interpretare il ruolo del genio romantico, Hegel pervenne lentamente alla
costruzione del suo immenso sistema filosofico che fu in grado di influenzare la filosofia in modo
definitivo, al pari di quello dAristotele o di Kant. I suoi scritti pi importanti sono La fenomenologia
dello Spirito (1807), nella cui prefazione prendeva le distanze dalla dottrina di Schelling, La scienza della
Logica (1812-1816) e Lenciclopedia delle scienze filosofiche in compendio ( 1817) che la sua opera pi
sistematica. A Berlino pubblic i Lineamenti di filosofia del diritto ossia diritto naturale e scienza dello
stato(1821). Mor in questa citt per uninfezione di colera.
Nonostante la fama di svevo inesorabile e caparbio, dallincredibile capacit dastrazione e complessit
concettuale, Hegel fu una persona dotata di profonda spiritualit, di umanit e concrete esperienze di vita.
Soprattutto gli interessi religiosi, che caratterizzarono la sua giovent, mostrano una grande capacit di
amore e comprensione per il mondo umano.

I. Gli scritti giovanili (1793-1800).


I suoi scritti giovanili, scoperti e riproposti soltanto di recente, hanno dato nuova linfa agli studi hegeliani,
in quanto hanno mostrato che egli matur i propri concetti confrontandosi direttamente con lIlluminismo
e con la tradizione cristiana.
Gli scritti giovanili pi importanti sono: Positivit della religione cristiana (= Ges era il maestro di una
pura religione morale, i suoi discepoli trasformarono questa morale in una religione positiva, codificata,
fondata su dogmi, istituzioni e precetti fino a farne una religione pubblica nelle cui leggi esteriori sarebbe
naufragato il profondo messaggio interiore del maestro); Lo spirito del cristianesimo e il suo destino (=
nellopera giovanile pi importante, pubblicata a Francoforte nel 1817, Hegel prende in considerazione le
religioni, greca, ebraica e cristiana. A differenza dei Greci, che avevano un rapporto sereno con la divinit
e con le sue manifestazioni naturali, il popolo ebraico entra in conflitto con il suo unico Dio e con la sua
opposta manifestazione che la natura. Dio punisce gli uomini attraverso la pioggia e, per salvarsi,
lumanit, soggiogata dal diluvio, sottoscrive un patto di sudditanza con la divinit. In questo modo gli
ebrei, orgogliosi del loro rapporto preferenziale con la divinit, scelgono di vivere in sdegnosa ostilit con
gli altri uomini e con la natura. Cristo colui che cerca di ricomporre la frattura che oppone il suo popolo
a tutti gli altri ed alla divinit che lo tiene soggiogato, contrapponendo alla cieca sottomissione la forza
della armonia e dellamore, per dio e per tutti gli altri uomini. Al dio despota egli contrappone il dio
padre, al concetto di rivalit con gli altri popoli contrappone il concetto di fratellanza universale. Egli
morir senza essere stato compreso, ma morir senza risentimento: Padre, perdonali saranno le sue
ultime parole. Ges dunque cerca di riportare tra gli uomini quellatmosfera di serenit e di unit con il
divino e con la natura che era della Grecia antica, Non per la serenit bucolica, ingenua e fanciullesca
comera quella dei Greci, ma un unit consapevole, ricercata dopo il dolore della frattura).
La prima opera teoretica. Differenza tra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling, Fu
composta a Jena, nel 1801, dove si era recato, su invito di Schelling, per iniziare la carriera accademica.
In questo scritto Hegel rileva la superiorit del sistema di Schelling in quanto restituisce alla natura
1

Per gli amici GeorgerogrobfiedGottlobletfritz Wilelmcorso FrieeedelriklutzelofissaJohannswrockjweir (Ero curiosa di


verificare se lavreste letto).

limportanza negatale da Fichte (che laveva ridotta ad immagine prodotta, non a realt esistente in s)
giungendo ad una filosofia dellassoluta identit tra lIo e la natura.

II. I capisaldi del sistema. Gli assunti fondamentali da ricordare.


a) Il rapporto finito/infinito. Il Vero lIntero.
Riassunto in questa formula, contenuta nella prefazione alla Fenomenologia dello Spirito, vi lintento
speculativo di Hegel (= la sua intenzione filosofica). Tale intento quello di congiungere le opposizioni
di finito e infinito, di universale e particolare, di unit e molteplicit, nella ferma convinzione che
la realt possa risiedere solo nella loro unit.
La realt (= ci che vero) per Hegel non un insieme disordinato di sostanze autonome, ma un
organismo unitario (= lIntero), il quale, non avendo nulla al di fuori di s, coincide con linfinito (che
chiama anche lIdea, = il Razionale, = lo Spirito). Ci che vero non il singolo componente di un
Tutto, ma soltanto il Tutto, ossia lIntero ed esso un soggetto spirituale infinito.
I vari enti che compongono il mondo sono detti Il finito. Sono chiamati cos, per, solo
impropriamente, in quanto Il finito per Hegel tecnicamente non esiste, perch ci che chiamiamo
finito soltanto lespressione parziale dellInfinito. Come in fisiologia si comprende la funzione di un
organo soltanto contestualizzandolo in un corpo, cos la filosofia pu capire il contingente solo
analizzandolo come parte di un tutto. * Soltanto questultimo, per Hegel, vivente. E lo non in maniera
accidentale e provvisoria, come qualunque individualit particolare (che rappresenta il finito), ma
vivente nel senso che vivente assoluto, al di fuori di esso non c nulla e non conosce morte.
Quello di Hegel un modello
monistico, in senso spinoziano, * Il tutto, per Hegel maggiore della semplice somma delle parti. Ricordiamo
lesempio fatto in classe. Lautoma composto dallinsieme delle lattine di Coca
ma, a differenza di Spinoza che cola. Una lattina sola una cosa, se combinata con perizia tecnologica diviene
considerava la Natura come parte di un organismo semovente, composto da tante lattine come quella; e
sostanza unica e statica, Hegel cos un organismo vivente pi di una semplice somma di cellule e organi.
concepisce lo Spirito come Cos lorganismo statale, lo vedremo, per Hegel pi di una semplice somma
attivit dinamica, in cui tutto di cittadini.
ci che esiste una tappa del
processo di realizzazione, che termina con la finale coscienza di s, con luomo. LInfinito, come
lAssoluto di Schelling, un soggetto spirituale in fieri (= in divenire), che, tramite un lungo percorso di
ri-co-no-sci-men-to, tende alla consapevolezza di s. Tale percorso si sviluppa in tre momenti. La
schematizzazione di questi tre stadi stata utilizzata per comodit dagli storici della filosofia posteriore
ad Hegel, nei termini di Tesi, Antitesi e Sintesi, termini che Hegel per la verit non ha mai utilizzato e
che vedremo pi avanti nel dettaglio quando analizzeremo la Dialettica.

b) Il rapporto ragione/realt. Ci che reale razionale; ci che razionale reale.


Questo aforisma, notissimo, contenuto nella prefazione ai Lineamenti di filosofia del diritto e riassume
il senso stesso dellHegelismo. In questo secondo punto sono contenute tre domande chiave:
1) Che cos la realt?
2) Tutto ci che esiste necessario o puramente fortuito? Ossia: Potrebbe ci che esiste (che esistito o
esister) essere diverso da com (com stato e come sar)?
3) Esiste il caso (laccidentale) o il mondo retto solo dalla necessit?2
La realt per Hegel, lo abbiamo visto, un soggetto in divenire, che possiede una sua intrinseca
intelligibilit, e che Hegel identifica soprattutto con i termini di Idea e Ragione. Ma cosa significa
precisamente? Pensiamo a tutto ci che esiste, luniverso, le stelle, la natura, le persone, la civilt e
tutto quello che ancora non conosciamo: questo il Reale. Ed reale soltanto dal momento che tutto
ci che esiste in s e non dipende da altro. Tutto quello che vediamo, che , che stato e che deve
ancora venire un soggetto spirituale in divenire che egli identifica con la pura razionalit (Ragione) e
2

Necessit, Ananke per i greci, la ferrea legge stabilita dagli di che non lascia scampo. una delle domande pi complesse
della filosofia ed anche una tra le pi interessanti, perch riguarda la libert delluomo. Siamo liberi di agire o le nostre azioni
sono ferreamente determinate?

che chiama anche lAssoluto. Soltanto lassoluto, il tutto, ha la sua ragione dessere. Nessun elemento
contingente ha senso e razionalit se non inserito in un contesto. Nessun evento storico, ad esempio,
razionale di per s, ma lo solo se visto come tappa di una sequenza necessaria: ricordiamo che per
Hegel si pu capire ogni finito solo partendo dallInfinito (* cfr. Il tutto maggiore della somma delle parti).
La frase Ci che reale anche razionale significa che la razionalit la sostanza stessa di ci che
esiste, intendendo con ci la perfetta identit di realt e ragione.
Dunque, La Ragione coincide con la Realt. Fin qui ci siamo. Ma La Ragione, di cui Hegel parla,
la ragione umana? Quella che consente agli uomini di fare i calcoli o prendere decisioni, di progettare una
casa, di fare le parole crociate o di ascoltare la musica? Certo, anche quella. Ma non solo. questo il
concetto pi importante e complesso della filosofia di Hegel, ma anche facilmente comprensibile se lo
affrontiamo per gradi.
La razionalit per Hegel non semplice prerogativa umana, non esclusivamente la facolt che
consente alluomo di interpretare il mondo a suo modo e di imprimergli una forma (alla maniera
dellIntelletto di Kant, cha attraverso le categorie imprime un ordine alla realt). No. La razionalit
nelluomo perch anche nel mondo. Luomo legge il mondo esattamente cos come il mondo . E
questo perch la sostanza che compone lAssoluto coincide con la ragione umana! La realt,
lAssoluto, lo Spirito, non una materia caotica alla quale lessere umano imprime una regola, ma il
dispiegarsi stesso di una struttura razionale che gi razionale anche fuori dalluomo, la quale in modo
inconsapevole si manifesta nella natura ed in modo consapevole nelluomo. ( chi aveva affermato che
il logos regge il mondo?).
La realt ragione in movimento, un organismo in fieri che si esprime attraverso la razionalit.
Quindi, la struttura della realt intelligibile, per luomo, perch tale struttura coincide esattamente
con la struttura della ragione umana. Forse sar pi semplice alla luce di un confronto. Kant aveva
sostenuto che la realt ultima, la struttura in s delle cose, il noumeno, fosse in-conoscibile alluomo in
quanto luomo possiede un apparato intellettivo fatto in un certo modo, capace di cogliere, della realt,
soltanto laspetto fenomenico. In altre parole, attraverso le categorie, lintelletto umano interpreta la realt
in un certo modo, ma nessuno ci assicura che quello sia il vero aspetto della realt. (Cfr. il film Matrix). Il
fenomeno soltanto quello che riusciamo a percepire della realt. Hegel, al contrario, afferma che quel che
vediamo, udiamo o percepiamo, lo vediamo, udiamo e percepiamo perch la realt esattamente cos
come ci appare, dato che anche noi siamo razionali, e la nostra ragione la stessa ragione che d la forma
al mondo. La celebre formula di Hegel, tuttavia, non vuole esprimere solamente la possibilit che la realt
sia penetrata, o intesa, dalla ragione, ma intende affermare la necessaria, totale e sostanziale identit della
realt e della ragione.

Tale sostanziale identit implica anche quella conseguente tra essere e dover essere, in quanto ci che
risulta esattamente ci che razionalmente deve essere. Il mondo si manifesta attraverso una serie
di momenti necessari che non possono essere diversi da ci che sono. La realt una totalit
processuale necessaria formata da una serie ascendente di gradi che rappresentano ognuno il
risultato di quelli precedenti ed il presupposto di quelli seguenti, non c spazio per la casualit. Lidea
di Hegel che tutto ci che reale (tutto ci che esiste in natura e tutti gli eventi della storia umana) di
per s razionale e quindi necessario. Ci che reale razionale significa, per Hegel, soprattutto
che quello che e-sat-ta-men-te ci che deve essere: ogni fatto che si manifesta del mondo risponde a
una legge razionale; tutto ha una sua logica, ogni cosa buona e ogni cosa cattiva, il giusto e lingiusto,
ci che sembra assurdo e ci che non lo . La razionalit permea ogni cosa ne-ces-sa-ria-men-te, ogni
cosa, anche quando sembra secondaria, ha in realt la sua ragione nel gioco del Tutto. Ogni cosa
quindi giustificata e trova giustificazione; vi sempre una giustificazione per ogni evento, nulla
casuale.

c) La funzione della filosofia. La filosofia come la nottola di Minerva che inizia il suo volo sul far
del crepuscolo.
L'identit assoluta della realt con la ragione porta con s la conseguenza che compito della filosofia sia
loccuparsi di ci che , e non del dover essere. Ci che la ragione e intendere ci che il
compito della Filosofia. Essa ha la funzione, per Hegel, di prendere atto della realt e comprenderne le
strutture razionali che la compongono. La filosofia, insomma, non deve immaginare come dovrebbe
3

essere il mondo ma limitarsi a spiegarlo. Rinunciare alla pretesa di plasmare la realt e limitarsi a
giustificarla razionalmente, questo il ruolo della filosofia. Essa arriva come la nottola di Minerva, al
calare della sera, ossia quando la realt ha gi compiuto il suo processo di formazione.3 Infatti la filosofia
lultima e la pi alta manifestazione del dispiegarsi della razionalit nella storia umana, che supera
larte e la religione quali tentativi di spiegare la realt. Abbiamo detto, tutto ci che avvenuto non
avvenuto per caso; tutto ci che avviene ha una profonda ragione dessere ed il mondo non potrebbe
essere diverso da come . Appare evidente quindi, anche ad una prima sommaria lettura, che lhegelismo
pu a ragione essere interpretato come giustificazionismo, nonostante linterpretazione che ne volle
dare il filone di pensatori, da Engels a Marcuse, che ha cercato di mostrare come la filosofia di Hegel
possa venir letta anche in modo rivoluzionario o socialmente dinamico. Questo discorso sulla dinamicit
della filosofia di Hegel cintroduce direttamente nel cuore del suo pensiero, la Dialettica.

III. La Dialettica.
Dialettica il termine chiave per individuare immediatamente la filosofia di Hegel, una regola
applicabile tanto alla realt quanto al pensiero umano.

III. 1. La Realt.
La Realt, per Hegel, come per Schelling, un divenire, ossia un farsi man mano di quellAssoluto o
Spirito che chiama Idea o Ragione, che costituisce la totalit del reale(come anticipato nei Capisaldi
del sistema).
La nozione hegeliana di realt complessa: in senso proprio Reale soltanto lo Spirito (= lAssoluto). Solo lo
Spirito esiste in s e non dipende da altro. Lo spirito qualcosa di pi che la somma delle sue manifestazioni
particolari. Infatti se consideriamo ciascun elemento individuale, ciascuna individualit componente il mondo
umano e naturale, indipendentemente dal rapporto con lo spirito, ossia col tutto, abbiamo soltanto una povera
cosa contingente. Qualsiasi evento o cosa individuale reale non in s, staccata dal resto, come un amorfo
mucchio di sassi, ma reale soltanto in relazione con il tutto. Solo questo tutto realt.

Tale Assoluto, o Idea, si manifesta attraverso tre momenti che Hegel indica con lantico termine di
Dialettica.4 In Hegel la dialettica al contempo la legge di sviluppo della realt e la legge di
comprensione della medesima e consiste nei tre momenti della Tesi (affermazione), della Antitesi
(negazione) e della Sintesi (lunificazione comprensiva delle prime due). Quindi:
Tesi: (= lIdea in s, o Idea Pura).
Antitesi: (= lIdea fuori di s).
Sintesi: (= lIdea che ritorna in s).
Questa la Triade dialettica per cui famoso Hegel, esposta nella sua Enciclopedia.
Ma cosa significa?
5
Lidea in s, secondo il paragone di Hegel, corrisponde a Dio prima della creazione. O meglio al
programma di sviluppo del mondo, un progetto che non imposto dallesterno perch un progetto
immanente (= interno) al mondo stesso.
Lidea fuori di s la Natura, lestrinsecazione dellIdea nella realt spazio-temporale del mondo:
lapplicazione del programma.
LIdea che ritorna in s lo Spirito. Lo Spirito lIdea (il programma) che, dopo essere uscita da s
facendosi natura (lAntitesi), torna presso di s con lintelligenza delluomo (la Sintesi).
Ovviamente vale per Hegel il discorso fatto per Schelling, ossia che questa triade non da intendersi in
senso cronologico, come se prima ci fosse lIdea in s, poi la Natura e infine lo Spirito, ma in senso
logico. Ci che concretamente esiste lo Spirito che ha come co-eterna condizione la Natura e come coeterno presupposto il programma rappresentato dallIdea pura.6
3
4

La nottola , la civetta, il simbolo dellintelligenza di Minerva, Athena, la dea della razionalit.


Il concetto, nella tradizione filosofica ha ricevuto significati diversi.

In
Platone, la dialettica la dottrina delle idee e procede secondo il metodo dualistico.
5
che il di
Hegel, non
deve trarre
inganno
perch lassoluto
un Infinito
Immanente, che non crea il
InLespressione,
Aristotele indica
processo
dimostrativo
cheinparte
da premesse
probabili,hegeliano
ossia generalmente
ammesse.
mondo
perch
ildimondo.
Per
Kant

larte
costruire
ragionamenti
capziosi,
basati
su
premesse
che
sembrano
probabili
ma
che in realt non lo sono.
6
non degli
contraddice
di dinamicit
o progressione,
perch Idea, Natura e Spirito sono co-esistenti e
InQuesto
Fichteconcetto
la sintesi
oppostiquello
per mezzo
della determinazione
reciproca.
svolgono la loro azione continuativamente e contemporaneamente.

Hegel applica la dottrina del divenire dialettico a qualsivoglia elemento della realt, ogni aspetto della
realt si afferma, si nega e si supera. Quindi la trasformazione una legge universale (nulla n
immune) regolata dai tre momenti. Per esistere ogni cosa deve trasformarsi, cambiare, dunque questo
implica che ogni cosa debba negare se stessa, divenire lopposto di se stessa per poi trovare una sintesi.
Ogni stato della realt, ogni essere si trova in ogni istante in una condizione contraddittoria, ci che si
afferma attraverso la negazione, divenendo qualcosaltro. Hegel insomma condivide lidea di Eraclito
che ogni essere, esistendo, realizza ununit di contrari. Pensare la realt dunque significa pensarla
dialetticamente, interpretarla come una totalit processuale che procede secondo lo schema triadico di
Tesi, antitesi e sintesi (e con ci direi di avere riaffermato a sufficienza il concetto).

III. 2. Il Pensiero.
Come funziona il pensiero delluomo?
Anche il pensiero soggiace alla dialettica, ossia si presenta diviso in tre aspetti.
1) Laspetto astratto (o intellettuale).
2) Laspetto dialettico (o negativo-razionale).
3) Laspetto speculativo (o positivo-razionale).
Questi tre momenti, non soltanto il secondo, compongono la dialettica e sono momenti di ogni atto logico.
Il primo aspetto, quello astratto, consiste nel concepire ogni cosa, ogni determinazione, come se fosse
separata dalle altre (in s). Questo il momento pi basso del pensiero, proprio dellIntelletto, che
riesce a considerare la realt soltanto come molteplicit di cose divise le une dalle altre e viste solo in
base alle loro differenze, secondo lantico principio didentit e non contraddizione (= per cui ogni
cosa se stessa e assolutamente separata dalle altre). A questo momento corrisponde la Tesi.7
Il secondo aspetto quello negativo, o propriamente dialettico, che d il nome a tutto il procedimento.
Esso mostra linsufficienza del principio didentit, tipico dellIntelletto e la necessit di un suo
superamento, semplicemente dimostrando come ad ogni affermazione corrisponda ne-ces-sa-ria-men-te
una negazione perch per specificare ci che una cosa , occorre implicitamente riferirsi a ci che essa
non (ad esempio, il concetto di uno, per essere chiarito, deve essere messo in contrapposizione a
quello di molti, il concetto di finito a quello di infinito, il concetto di bene a quello di male e cos via): a
questo momento corrisponde lAntitesi.
Il terzo aspetto, quello positivo o speculativo, consiste nel cogliere lunit delle opposte
determinazioni, che altro non sono se non aspetti unilaterali di una realt pi ampia che li comprende e
li sintetizza: a questo ultimo aspetto corrisponde la Sintesi. La sintesi il momento pi alto del
pensiero razionale ed una ri-affermazione della affermazione iniziale, potenziata tramite lazione
della negazione intermedia. Questa unificazione, questa sintesi, da Hegel chiamata Aufhebung,
termine che possiede il doppio significato di togliere e conservare.
Ai tre momenti dellassoluto Hegel far corrispondere le tre sezioni in cui divide il sapere filosofico.
La Logica (la scienza dellIdea pura), che corrisponde alla Tesi.
La filosofia della Natura, che corrisponde allAntitesi.
La filosofia dello Spirito, che corrisponde alla Sintesi.

Considerazioni finali
1) La dialettica illustra il principio fondamentale della filosofia di Hegel: la risoluzione del finito nellinfinito.
Perch ci mostra come ogni spicchio di realt, il finito, non possa esistere se non in un contesto di rapporti, in una
trama di relazioni che forma il tutto infinito.
2) La dialettica esprime una concezione ottimistica del mondo perch ha il compito di unificare il molteplice
conciliando le opposizioni e quindi pacificando i conflitti. Il conflitto un momento reale del mondo, certamente,
ma di passaggio: il negativo per Hegel esiste soltanto come aspetto necessario della successiva unificazione, la
quale d luogo ad una nuova affermazione ed ad una nuova negazione che richiede unulteriore sintesi e cos via.
3) Esiste una fine di questo processo? Un punto darrivo in questa dialettica? Oppure questo un processo che si
protrae allinfinito? In altre parole: la dialettica un processo chiuso o aperto? Hegel risponde che esiste una
7

questo il momento del mucchio di sassi, un semplice coacervo di elementi slegati tra loro, amorfi e privi di unit.

sintesi finale e quindi privilegia lidea un processo chiuso, perch spostando indefinitamente la meta da
raggiungere (come fa Fichte) lo Spirito non avrebbe mai il pieno possesso di s stesso.
Questa soluzione scontenter alcuni dei suoi allievi, come Engels e Croce, poich introduce lidea di uno
stagnante epilogo che annulla ogni attivit creatrice.

IV. Le critiche ai predecessori.


Hegel polemizz con tutti. Senza remore e senza timore di smentite.
1) Polemizz con gli Illuministi, di cui critic il concetto di ragione definendola un semplice intelletto
astratto, in quanto finito e parziale strumento adatto soltanto ad esprimere le aspirazioni degli
individui. Critica la ragione dei Philosophes perch essa pretendeva di dar lezioni alla storia stabilendo
come avrebbe dovuto essere, mentre la realt per Hegel sempre come dovrebbe essere.
2) Di conseguenza si trov in disaccordo anche con Kant che dellIlluminismo fu il momento pi alto e
completo. Lantitesi kantiana tra finito e infinito, tra fenomeno e noumeno, tra realt e ragione e, in
campo morale, tra essere e dovere essere, non per Hegel tollerabile, in quanto la realt una,
fenomeno e noumeno coincidono e la realt ragione.
3) Nei confronti dei romantici, dei quali aveva fatto parte nel periodo di Francoforte, Hegel esprimer
forte dissenso. In primo luogo contesta ad essi il primato conferito allarte e alla fede, in nome
della ferma convinzione che soltanto la ragione possa trovare le risposte agli enigmi dellesistenza. In
secondo luogo egli contesta gli atteggiamenti individualistici ed intimistici di alcuni romantici
affermando che lintellettuale non deve ripiegarsi nel proprio io, ma tener docchio loggettivo corso
del mondo ed integrarsi nelle istituzioni socio-politiche.
4) Nei riguardi di Fichte, lo accusa di aver ridotto loggetto, la natura, a semplice ostacolo esterno allIo,
col rischio di ricadere in un nuovo dualismo di tipo kantiano. Inoltre contesta a Fichte di aver ridotto
lInfinito a semplice meta ideale dellio finito la cui spinta incessante, nel tentativo di raggiungere tale
meta ideale si riduce ad un processo allinfinito che non giunge mai ad un fine, si riduce a puro
tendere invano. Fichte si muoverebbe per Hegel allinterno di una filosofia del cattivo infinito,
come sprezzantemente la chiama, ancora incapace di cogliere la piena coincidenza tra finito e infinito,
razionale e reale, essere e dovere essere che costituisce la sostanza dellidealismo e che era stata invece
colta da Schelling.
5) Anche Schelling per, nonostante che Hegel nel saggio del 1801 (Differenze del sistema di Fichte e di
quello di Schelling) ritenga il suo sistema superiore a quello di Fichte per i motivi cui si fatto cenno,
non rimarr escluso dal novero delle critiche. Nellintroduzione alla Fenomenologia dello spirito Hegel
contester lantico compagno di studi per aver concepito il suo Assoluto come mera identit
indifferenziata di Io e natura, di ogni differenza, vuota indifferenza di soggetto e oggetto, dalla quale
rimane esclusa lattivit dialettica. Lassoluto di Schelling criticato perch a-dialettico e statico,
incapace di comprendere e spiegare la ricchezza del reale nei suoi diversi aspetti ed ritenuto da Hegel,
che ci va gi piuttosto pesante, malgrado lamicizia, un abisso vuoto che non sa dare il giusto valore
al negativo , come una notte nella quale tutte le vacche sono nere.8
Il principio fondamentale della filosofia di Hegel s la completa coincidenza del finito con linfinito,
del reale con il razionale; questa coincidenza per si distingue dallidentit indifferenziata di Schelling
perch in Hegel si arricchisce del procedimento dialettico applicabile tanto alla realt quanto al pensiero
umano e da quella di Fichte che si riduce ad un cattivo infinito, incapace di cogliere la piena
coincidenza tra finito e infinito, tra essere e dover essere.

Ebbene, questo principio stato esposto da Hegel in due modi differenti.


1. Il primo una sorta di romanzo, descritto nella Fenomenologia dello Spirito, dove Hegel illustra la
storia del percorso che la coscienza ha dovuto affrontare per giungere ad afferrare questo principio.
8

Per Hegel lAssoluto Spirito, ununit dinamica, processo dialettico e mo-vi-men-to. Il concetto implica in Hegel due
nozioni. Vita: lo Spirito vivente ma, diversamente dagli individui che lo costituiscono, non ha relazione alcuna con la morte,
eterno. Coscienza: lo spirito vita elevata a coscienza, vita consapevole di se stessa. Tale coscienza non data, una volta
per tutte, ma implica un lungo percorso di conquista.

2. Il secondo modo quello dellEnciclopedia delle scienze filosofiche, che lopera pi sistematica ed
accademica, nella quale vi lillustrazione della realt cos com, secondo Hegel.

V. La Fenomenologia dello Spirito.


Il saggio intitolato La Fenomenologia dello Spirito, stampato nel 1807 a Jena, la prima grande opera di
Hegel e narra la storia romanzata della coscienza,9 che, attraverso erramenti, contrasti e scissioni, e
quindi infelicit e dolore, esce dalla sua individualit, raggiunge luniversalit e si riconosce come
ragione che realt e realt che ragione. 10
Nel saggio, attraverso una serie di figure divenute famose, Hegel ripercorre le tappe e i gradi di
formazione dello Spirito stesso, il quale, progressivamente, acquisisce coscienza di s, fino a
riconoscersi come totalit razionale. Lo Spirito, dopo un percorso lungo e faticoso, acquisisce la
consapevolezza che le varie espressioni particolari e finite del mondo altro non sono che sue
manifestazioni nelle quali pu rispecchiarsi. La Fenomenologia coincide con il divenire del Sapere
umano, della scienza e della filosofia.

Le Figure

Fenomenologia dello spirito

Sono
entitparte
n totalmente ideali, n
Prima
totalmente storiche ma ideali e storiche
Coscienza
(Tesi)esprimono le
alA.contempo,
in quanto
tappe
ideali dello Spirito(Antitesi)
che hanno
B. Autocoscienza
trovato una loro esemplificazione tipica
C. Ragione
(Sintesi)
nel
corso
della
Storia.
Nella
fenomenologia Hegel ha inteso delineare
una filosofia trascendentale della
coscienza e, al tempo stesso, una storia
complessiva dello sviluppo culturale
dellumanit. Il termine non si riferisce
ad un solo termine dellopposizione
dialettica, ma alla sintesi che li unisce

Seconda parte
A. Spirito
B. Religione
C. Filosofia (come sapere assoluto)

Prima parte. La prima delle due parti della Fenomenologia a


sua volta ripartita in tre Figure:

La Coscienza, in cui predomina lattenzione verso loggetto


L Autocoscienza, in cui predomina lattenzione verso il soggetto
La Ragione, nel quale lindividuo arriva a scorgere lunit profonda di soggetto e oggetto, io e mondo,
sintetizzando in tal modo i momenti della coscienza e dellautocoscienza. Il movimento ascendente,
dal grado pi basso a quello pi alto.

A . La Coscienza.
Lo svolgimento del processo Fenomenologico inizia con la Coscienza. Lattenzione qui rivolta
alloggetto (le stelle, il blocco di marmo, il coniglio, il fiore di pesco o un fiume). Lindividuo che
conosce in questa fase convinto che loggetto abbia piena e autonoma realt. Passando attraverso le tre
figure della Certezza sensibile, della Percezione e dellIntelletto lindividuo scopre che nel conoscere il
mondo conosce in realt se stesso. Ecco che la coscienza diviene cos Autocoscienza.

B. lAutocoscienza.
La sezione dedicata allAutocoscienza la pi interessante di tutta la Fenomenologia perch contiene le
Figure pi celebri della filosofia hegeliana. Qui il centro dellattenzione si sposta dalloggetto al
soggetto ed in questa sezione Hegel non si muove pi solamente in ambito prettamente gnoseologicoscientifico ma coinvolge settori pi vasti, quali la societ, la politica, la storia e la religione.
LAutocoscienza la certezza che la coscienza ha di se stessa, ma il termine acquista in Hegel un valore
sociale e politico, perch essa si raggiunge soltanto confrontando la nostra esistenza con quella degli altri;
luomo riesce a riconoscersi soltanto se riconosciuto da altre autocoscienze simili a lui.
9

Il termine Fenomenologia, la scienza di ci che appare, (dal greco Phainomenon apparenza e Logos discorso e
dottrina).
10
Probabilmente, la pi complessa e delirante opera filosofica mai impressa su carta da pugno umano, della quale cercheremo
di dare una versione semplificata e comprensibile, intento nobile ma di dubbia realizzazione. Leggi la nota e dimenticatela.

Lautocoscienza, infatti, postula la presenza di altre autocoscienze in grado di darle la certezza di essere
tale.
Qui presentato il concetto di Riconoscimento. Lessere umano si contraddistingue per linnato desiderio di riconoscimento
(Anerkennung) che nutre dentro di s. Qualunque cosa faccia, luomo la fa per essere riconosciuto. Io sono certo di essere un
uomo, sono certo di essere autocoscienza solo perch altri uomini mi riconoscono come tale. Io desidero fortemente essere
riconosciuto, chiamato uomo, desiderato e amato e apprezzato dagli altri uomini. Non immediato per che laltro (Mario, il
capuffico, mio padre) sia disposto a riconoscermi, ad apprezzarmi, ad amarmi come desidero, la sua indifferenza per me
fonte di insostenibile sofferenza. Questo ci che pu accadere ad ognuno nel concreto dellesperienza quotidiana. Ma c un
ambito teoretico in cui, per Hegel, vale questo discorso, collocato fuori della storia come esperienza innata, universale, che
individua la condizione originaria dellessere umano, nella quale egli lotta per il proprio riconoscimento, arrivando a desiderare
lannientamento di colui che, con la sua presenza indifferente, mette in discussione la mia stessa esistenza. Il desiderio di
riconoscimento porta con s dunque leventualit del conflitto che sinnesca quando gli esseri umani si rifiutano di riconoscersi
reciprocamente, rifiutano la relazione. O mi riconosci o ti uccido, o mi ami o mi uccido, o mi riconosci come adulto o
faccio comunque quel che mi pare. Tale lotta per il riconoscimento per Hegel generata da un fraintendimento: i contendenti
credono che riconoscersi voglia dire escludere lAltro fino ad ucciderlo o fino ad uccidersi o fino a non considerarlo proprio.
Ma questa illusione. Si ha autentico riconoscimento solo a patto che laltro sia incluso nella propria vita e lo si pu fare
soltanto se esso resta in vita ovvero se il rapporto permane. Questo quello che accade nellipotetico stato di natura di Hegel
quando uno dei due contendenti ritiene che il restare in vita si pi importante dellessere riconosciuto o riconoscere. Ne deriva
cos il rapporto signoria-servit.
(Il concetto approfondito allinterno del testo Philosophica, 3a, pagg. 132-139 Il riconoscimento in Hegel)

a. La figura Servo-Padrone.
Come avviene il reciproco riconoscersi delle autocoscienze? Nei suoi scritti giovanili Hegel aveva
romanticamente attribuito tale compito allamore. In questo saggio invece, per il fatto che ciascuna
autocoscienza mira ad essere s riconosciuta, ma anche ad essere indipendente dallaltra ed allo stesso
tempo dominarla (ricordiamoci di Hobbes, dello stato di
La figura del servo-padrone sicuramente la pi
natura e della lotta di omnes contra omnium) ne deriva
bella della Fenomenologia e presenta una notevole
che il riconoscimento reciproco deriva dalla lotta, dal
ricchezza tematica, apprezzata soprattutto dai
conflitto fra le autocoscienze, che desiderano essere
marxisti, i quali hanno letto in essa una intuizione,
anche se solo teoretica, della configurazione
riconosciute, senza a loro volta riconoscere. Tale lotta
dialettica della storia e del lavoro umano, nella quale,
per il riconoscimento non termina con la morte delle
grazie alla esperienza della sottomissione, si generano
autocoscienze contendenti (poich in tal caso sarebbe
nel servo le condizioni per la liberazione. Questo non
annullata lintera dialettica del riconoscimento), ma con
vuol dire che si possa leggere Hegel in chiave
il subordinarsi delluna allaltra nel rapporto che Hegel
marxista. La figura hegeliana non si conclude con una
rivoluzione sociale, ma con la coscienza della
chiama del Servo-Padrone.
indipendenza del servo nei confronti delle cose e della
LAutocoscienza per affermare la propria indipendenza
dipendenza del signore dal lavoro servile.
deve essere pronta a tutto, anche a rischiare la propria
vita. Cosa succede ad un certo punto? Che uno dei due
contendenti, avvertito pi dellaltro il valore infinito della propria e dellaltrui vita, ha avuto paura della
morte ed ha risolutamente abbandonato la lotta, rinunciando alla propria indipendenza e libert. Ha
riconosciuto laltro senza esserne riconosciuto. Si arreso davanti a colui che non ha tremato, al Signore
che ha messo a repentaglio la propria vita nella lotta per la supremazia, divenendone il Suddito,
rassegnandosi a divenire una individualit non libera ma viva. Questo quello che secondo Hegel ha
originato il rapporto di signoria-servit tipico delle societ del mondo antico. Hegel colloca, infatti, questa
lotta su due piani teoretici differenti, da un lato ne parla come qualcosa di a-temporale, di universale,
dallaltro ne colloca la verosimiglianza storica nellet antica, agli albori della civilt umana.
Messosi in tale situazione di disuguaglianza il servo, attraverso il proprio lavoro, trasforma la natura per
soddisfare i bisogni del proprio signore, che in virt del diritto acquisito con la forza lo domina,
costringendolo a provvedere alle proprie necessit. E la cosa va avanti cos. Ad un certo punto per
sinserisce la paradossale inversione dei ruoli. Il signore, abituatosi a godere passivamente dei frutti del
lavoro altrui, da indipendente che era finisce per diventare dipendente del servo che lavora per lui.
Questultimo, il perdente, che inizialmente appariva come dipendente dal signore dato che si era rimesso
alla sua clemenza, dal momento che ha imparato a padroneggiare la natura e a trasformare le cose da cui
il suo signore riceve il proprio sostentamento, finisce per rendersi indipendente. Il rapporto di
subordinazione si rovescia. Il padrone diviene servo e il servo diviene padrone.11 Lindipendenza del servo
11

Nota come questa sia la trama della Macchina del tempo romanzo nel quale lo statunitense H.G. Wells, ipotizza un lontano
futuro, visitato dal protagonista, dove gli antichi servitori (i Mrloch) di una casta di privilegiati (gli Eli) sono divenuti i loro

viene acquisita attraverso il suo lavoro. Il lavoro il mezzo con cui il servo domina, la natura e libera
gradualmente se stesso attraverso un processo che si sviluppa in tre momenti.12
La paura della morte. Il servo tale perch ha tremato di fronte alla prospettiva della morte, ossia
della perdita della propria essenza. Egli per attraverso la propria paura ha potuto sperimentare anche il
proprio essere con la relativa conquista della propria autocoscienza.
Il servizio. Nel periodo servile la coscienza si auto-disciplina e impara a vincere, in tutti i singoli
momenti i suoi impulsi naturali.
Il lavoro. Trattenendo anche i propri appetiti, non usufruendo delloggetto che sta lavorando, perch
non di sua propriet, il servo raggiunge lindipendenza dalle cose stesse e la propria autonomia dagli
oggetti. Per dirla con Hegel, il lavoro appetito tenuto a freno. Inoltre, il lavoro forma, poich il servo,
in ci che produce, mette tutto se stesso e non solo la sua forza materiale, mentre il padrone si limita ad
utilizzare gli oggetti prodotti.

b. Il rapporto stoicismo-scetticismo.
Il raggiungimento dell' indipendenza, ultimo dei tre momenti della dialettica servo-padrone, trova la sua
espressione filosofica nello Stoicismo del periodo ellenistico-romano, ossia quel tipo di visione del
mondo che celebra lautosufficienza e la libert del saggio nei confronti di ci che lo circonda (affetti,
passioni, ricchezze). La libert stoica libert interiore. Il saggio stoico libero sia quando sul trono,
come limperatore filosofo Marco Aurelio, sia quando in catene, come lo schiavo Epitteto. Tale libert
stoica per, riflette Hegel, una libert soltanto pensata, astratta e non concretamente attuata perch i
condizionamenti, da cui ha la pretesa di slegarsi, permangono oggettivamente. Lo Scetticismo pretende di
fare un passo aventi, nella strada verso la liberazione, sospendendo lassenso su tutto ci che
comunemente ritenuto per vero, afferma la non verit di tutti i legami da cui lo stoicismo aveva preteso di
essere libero, e dunque la loro non esistenza e oppone a tutto ci che ritiene essere non-vero la propria
certa identit. A questo livello per la coscienza si contraddice, perch da un lato cerca di nega la realt
del reale affermando che tutto vano e tutto falso e dallaltro pretende di pensarsi come vera, come
stabile baluardo contro linstabilit (= se afferma che tutto non-vero come fa a pensare a se stessa come
vera?).

c. La coscienza infelice
Una volta scoperta la natura contraddittoria del proprio essere, la coscienza (che da un lato vorrebbe
innalzarsi sullaccidentalit e non verit della vita, e dallaltro si scopre parte di quella stessa accidentalit
e non verit) diviene consapevole della propria condizione ed entra in quella fase che Hegel esprime con
la figura della coscienza infelice. questa la figura simbolo, la chiave di volta dellintera
Fenomenologia, quella della coscienza infelice che descrive il pensiero religioso tipico dellebraismo e
del cristianesimo. In questo stadio di sviluppo, la coscienza riconosce di essere mutevole, accidentale,
inessenziale e tende a ricercare qualcosa di immutabile, necessario ed essenziale, le caratteristiche che
aveva creduto di trovare in se stessa e lo trova. E Dio. In questa fase dello sviluppo della coscienza
umana Dio concepito come lEssere perfetto ed immutabile, in aperta antitesi con limperfezione e
mutevolezza delle cose del mondo. Dalla situazione propria dellebraismo a quella del Cristianesimo la
figura di Dio si trasforma, da Signore assoluto a Padre, ma in ogni modo sempre trascendente e lontano
dalluomo. Anche la pretesa dei primi discepoli di cogliere la presenza dellAssoluto in un uomo mortale,
il Cristo, destinata al fallimento. Fallimento di cui sono simbolo le crociate, nelle quali linquieta ricerca
di Dio si conclude di fronte ad un sepolcro vuoto. Cristo, di fronte alla coscienza, continua a rimanere
qualcosa di diverso e separato, sia in quanto dio trascendente sia in quanto dio incarnato, un mistero per i
suoi posteri. Di conseguenza con il cristianesimo, lungi dallaver trovato la pace, la coscienza continua ad
essere inevitabilmente infelice, perch dio continua ad essere un al di l che sfugge. La vicenda della
coscienza prosegue nella ricerca disperata dellassoluto, attraverso la mortificazione di s fino alla
completa negazione dellio a favore di dio. Con lascetismo e le sue pratiche di umiliazione della carne, il
padroni e aguzzini, non essendo gli ultimi pi in grado di sostentarsi da soli.
12
Nota come questa affermazione profonda verr sfruttata in modo ignobile e tragico nella famigerata frase Il lavoro rende
liberi appesa allingresso dei campi di lavoro nazisti al tempo della seconda guerra mondiale.

santo medievale la coscienza tocca il suo punto pi basso in quanto cerca di annientare la propria
singolarit; ma il motivo per cui lo fa, ossia per cercare la fusione totale con lassoluto cui aspira
trasforma, dialetticamente, questo momento nel punto pi alto quando la coscienza si rende conto di
essere lei stessa Dio, ovvero lUniversale e lAssoluto. Il Medio-Evo prelude cos al Rinascimento ed
allet Moderna ed alla scoperta della Ragione quale certezza dessere ogni realt.

C . La Ragione.
Dal Rinascimento lAutocoscienza si eleva gradatamente a Ragione che per Hegel perfetta identit di
essere e pensiero. La ragione, abbiamo detto la certezza di essere ogni realt ossia quellassoluto
invano cercato dalla coscienza fuori da s. Questa consapevolezza tuttavia non immediata, deve passare
attraverso diverse fasi prima di manifestarsi e giustificarsi. Hegel illustra le peregrinazioni della coscienza
divenuta Ragione che pur apparentemente cercando unaltra cosa, ad esempio la natura, a partire dalla sua
fase rinascimentale cerca in realt se stessa, cerca di riconoscersi nella realt oggettiva che le sta davanti,
tentativo destinato a fallire quando ci si rende conto che lunit di io e mondo non qualcosa di dato e di
contemplabile perch esistente, ma qualcosa che deve essere realizzato. Anche questo progetto, per,
anchesso destinato a fallire finch assume la forma di uno sforzo individuale come testimoniano le varie
figure chiamate a testimonial da Hegel, che vanno da Faust a Robespierre. Con queste figure simbolo
Hegel intende dire che se ci si pone dal punto di vista dellindividuo si inevitabilmente condannati a non
raggiungere mai luniversalit. Questa unione con luniversale, agognata dalla coscienza, si potr
realizzare soltanto nella fase successiva, quella dello Spirito. la fase in cui lindividuo scopre che la sua
felicit concepibile soltanto nella vita Etica, allinterno di un tessuto sociale poich lo Spirito
universalit concreta e non possibile rimanere allo stato di pura individualit. Gli individui si
relazionano tra loro e costituiscono le loro vite sullo Stato, quel complesso di costumi e di leggi che Hegel
chiama sostanza Etica, o sostanza universale. Lindividuo realizza la propria essenza e le proprie
autentiche finalit solo nella vita associata che costituisce luniversale tanto cercato dalla coscienza.

Seconda parte. La seconda parte della Fenomenologia tratta della dialettica dello Spirito, della
Religione e della Filosofia.
Hegel stesso, decider di eliminare tale seconda parte nelle edizioni successive della Fenomenologia in
quanto le tematiche che tratta verranno riprese ampiamente nella Enciclopedia delle scienze. Per questo
motivo anche noi in questa sede ci limitiamo solo a citare le fasi che concludono le romanzesche vicende
della coscienza alla scoperta di se stessa allinterno della Fenomenologia .
La prima sezione della seconda parte tratta dello Spirito. Tale Spirito (che nellEnciclopedia sar detto
Spirito oggettivo ed Eticit) la Ragione, concretamente realizzata nelle istituzioni storicopolitiche di un popolo ossia nello Stato.
Per Spirito dunque qui Hegel intende
Antigone. Il mito di Antigone inizia laddove termina quello di
lindividuo nei suoi rapporti con la societ
Edipo. Resosi conto del misfatto compiuto (di avere ucciso il
cui appartiene.
padre, Laio, il re di Tebe, e avere sposato la madre, Giocasta),
Edipo si acceca, dopo che Giocasta in seguito alla rivelazione si
La seconda e la terza sezione sono dedicate
era impiccata, ed erra in esilio per lAttica, accompagnato dalle
alla Religione ed alla Filosofia, attraverso
due figlie, Antigone e Ismene. Edipo morir a Colono, presso il
le quali lindividuo acquista la piena ed
bosco sacro a Dioniso, nel quale era vietato l'ingresso ai profani.
esplicita coscienza di s come Spirito.
Sua figlia Antigone a questo punto decide di ritornare a Tebe,
Dopo aver trovato la pace nello stato e la
assediata dai sette principi guidati da Polinice, uno dei suoi due
verit nella filosofia idealistica di Hegel
fratelli che era stato esiliato dalla citt dal gemello Eteocle.
ecco che la coscienza ha concluso il suo
Quando vi giunge, scopre che Creonte, il nuovo re di Tebe,
ciclo.
fratello di Giocasta, aveva proibito di dare sepoltura agli
In
questa
seconda
parte
della
Fenomenologia c una figura che
vorremmo sottolineare. Hegel ne parla
nella sezione dedicata allo Spirito etico

assedianti sconfitti, tra cui Polinice, lasciando il loro corpo in


pasto ai cani. Antigone, disobbedisce agli ordini del re e si
accinge ad uscire dalla citt per onorare il cadavere del fratello.
Scoperta dal re viene fatta seppellire viva allinterno di una
caverna. Interrogato Tiresia, l'indovino cieco, il promesso sposo
di Antigone, Emone, figlio di Creonte, scopre il luogo dove10
era
imprigionata la fanciulla ma ella ormai si impiccata. Alla vista
del corpo, Emone, si uccide e cos la madre di lui, in seguito alla
notizia della morte del figlio.

proprio della civilt greca ed rappresentata dalla fanciulla Antigone. Celebrata nellomonima tragedia
di Sofocle, Antigone incarna lideale giuridico legato alla convinzione della superiorit delle leggi eterne
non scritte, stabilite dagli di, sopra quelle civili, positive, create artificialmente dagli uomini. Nel 442
a.C. Sofocle mette in scena il conflitto tra Antigone e Creonte in termini politici. il problema del
conflitto tra legge naturale e legge dello stato, contro la quale Antigone si batte in nome della legge
eterna, cui anche gli stessi di devono sottostare.
Io seguo le leggi sacre e incrollabili degli di, leggi non scritte, delle quali io un giorno dovr subire il
giudizio [...] E non credevo che i tuoi bandi fossero cos potenti da sovrastare e sovvertire le leggi morali
degli di.
La dialettica dello Spirito comincia cos con un conflitto tra le leggi umane e quelle divine, le agrapta
nomina (le leggi eterne) invocate da Antigone che, andando contro lesplicito divieto del tiranno Creonte,
d sepoltura al cadavere del fratello Polinice, che si era ribellato allo stato. Hegel parla di Antigone per
mettere in evidenza il dissidio sussistente tra legge morale (che invoca i sentimenti di piet familiare) e
legge dello stato dando un valore maggiore a questa ultima, in quanto l'istituzione statale risulta essere
pi evoluta rispetto all'istituzione familiare, pi arcaica e dunque meno evoluta.

VI. Il Sistema. LEnciclopedia delle Scienze Filosofiche.


Negli anni di Jena Hegel aveva espresso la convinzione che la filosofia debba essere un sapere
sistematico. Lambiziosa costruzione di un sistema che comprendesse il complesso delle scienze
filosofiche era iniziata gi con la Fenomenologia, concepita come unintroduzione ad un pi generale
sistema della scienza.
Il sapere assoluto la somma aspirazione di Hegel. Interpretato come il complesso delle scienze
filosofiche tale sapere risultato di un processo attraverso il quale lo spirito comprende se stesso come
totalit razionale; totalit nella quale ciascuna parte Astratto/Concreto
trova giustificazione se cessa di essere considerata Per Hegel, il rapporto tra i termini astratto e concreto
unilateralmente (o, per dirla con Hegel, in modo opposto a quello del linguaggio comune, per il quale
Astratto) e diviene momento di un insieme strutturato ci che astratto solitamente il pensiero,
secondo nessi necessari (ossia Concreto). Il sistema indipendente dal concreto che ha a che fare con la
realt delle cose e dei fatti. Per Hegel al contrario
della filosofia hegeliana lesposizione dellAssoluto astratto linsieme degli elementi del reale,
che mostra il mondo come razionalit. Il sistema, in considerati, secondo il loro etimo, come estrapolati
quanto descrizione dellassoluto, non ha un principio n dal contesto (abstracti), come se fossero indipendenti
una fine perch lassoluto non ha un principio n una dal movimento complessivo, organico, del tutto.
concreto, per Hegel, soltanto il reale; ma se il vero
fine.

lintero allora reale veramente soltanto il tutto,


ossia lo Spirito, ossia lIdea, perch essa conserva
sempre la coscienza della relazione che ha con altre
11
idee.

Lesposizione pi chiara e completa del suo sistema data da Hegel nellEnciclopedia delle scienze
filosofiche in compendio (Heildeberg, 1817).
Essa comprende tre parti generali: La Logica, la Filosofia della Natura, la Filosofia dello Spirito.

Enciclopedia delle Scienze Filosofiche


Logica

Filosofia della Natura

Filosofia dello Spirito

Dottrina dellEssere
Dottrina dellEssenza
Dottrina del Concetto

Meccanica
Fisica
Fisica organica

Spirito oggettivo
Spirito soggettivo
Spirito assoluto

1. Logica.
La logica la scienza dellIdea pura, ossia la scienza che studia la legge che regola luniverso colta
nellelemento astratto del pensiero. Presa in esame nella seconda delle sue opere fondamentali, La
scienza della logica (1812) e compendiata nella prima parte dellEnciclopedia, la Logica descrive le
strutture ideali della realt come sono in s, senza considerare n il modo in cui si sono attuate
concretamente nel mondo n il modo in cui sono state colte dalla coscienza umana. In virt della
presupposta identit di pensiero ed essere, cardine della filosofia hegeliana, la logica, (lo studio del
pensiero), coincide esattamente con la metafisica (lo studio dellessere), essa ha insomma valore sia
ontologico sia metafisico, perch mira a portare alla coscienza la natura logica che anima lo spirito.
Attraverso lo studio della logica, il mondo si manifesta come un organismo fatto di concetti (o
categorie), i quali sono determinazioni tanto del pensiero quanto della realt. I concetti, di cui parla Hegel
non sono pensieri soggettivi, ai quali la realt rimane esterna e contrapposta, ma pensieri oggettivi
che esprimono la realt stessa nella sua essenza.13
La logica hegeliana si divide in logica dellEssere, logica dellEssenza e logica del Concetto e procede
partendo dai concetti pi poveri o astratti (come quello di essere) fino a giungere a quelli pi ricchi e
concreti, sino al concetto di tutti i concetti che lIdea.
Logica dellessere. caratterizzata dallimmediatezza e dalla semplicit e incomincia partendo dal
concetto pi astratto ed indeterminato di tutti: il concetto di essere. Esso, lo aveva insegnato Parmenide,
il concetto assolutamente privo di determinazioni e di contenuto, lessere .
Lessere che cosa?, Come? Niente cosa, niente come: lessere , punto! Esso coincide con il
verbo essere e basta!
Proprio per questa sua genericit il concetto di essere, per Hegel, trapassa in quello di nulla, che non il
contrario dellessere ma ne rappresenta solo un momento. Come si pu vedere il concetto di essere in
Hegel opposto a quello di Parmenide. Per il filosofo di Elea lessere era statico e contrapposto al nonessere, per Hegel lessere dinamico ed indissolubilmente legato al non essere che anzi fa parte
dellessere. Hegel piuttosto riconosce valida lintuizione di Eraclito: la realt ed il pensiero sono
contrassegnati dal mo-vi-men-to. Essere e nulla trapassano continuamente luno nellaltro; quindi la
sintesi perfetta di entrambi il divenire, nel quale essi sono superati. Il concetto perfetto di questa
perfetta unione, di questa unit, il divenire che anche il loro superamento ed il primo passaggio
alla determinazione. Lessere e il nulla, come pure astrazioni sono, infatti, lopposto dellessere
determinato, che proprio in virt di tale opposizione viene posto in luce. Dal passaggio continuo
dallessere al nulla e dal nulla allessere, dal nascere al perire, deriva lessere determinato. Cos
lessere determinato? Lessere determinato lessere finito, quel che Hegel chiama lesserci, che ha
come carattere fondamentale il limite. Lesserci tale in virt della qualit, che lo specifica e lo rende
fi-ni-to, della quantit e della misura.
Queste categorie considerano lessere nel suo isolamento, fuori da ogni relazione. Quando lessere
riflette su se stesso e scopre le relazioni che intercorrono tra lui e gli altri esseri, dalla logica dellessere
si passa alla logica dellEssenza.
13

Da notare come le categorie, che con Kant erano funzioni mentali umane, valide soltanto in relazione al fenomeno, con
Hegel tornino ad essere determinazioni sia del pensiero che della realt in s.

12

Logica

dellessenza. Lessere che riflette su se stesso e coglie, dietro il divenire sensibile, il sostrato
permanente che alla sua base, in quel preciso istante esso riconosce la sua essenza. Nel momento in
cui lessere si riconosce identico a se stesso e diverso dalle altre essenze, in quel preciso momento di
consapevolezza lessere diviene essenza che si manifesta come esistenza. La manifestazione
dellesistenza nellessenza il fenomeno14. Lunit di essenza (ci che interno) e di esistenza (ci che
appare, che esterno) la realt in atto.
Logica del concetto. Arricchito dalla riflessione su di s, lessere diviene Concetto (Il concetto di cui
parla Hegel non il concetto dellintelletto, di cui parlava Kant, ma il concetto della ragione). Il
concetto per Hegel lespressione soggettiva della ragione universale (= lo Spirito, la ragione
universale si esprime nelluomo attraverso i concetti). Nella sua forma pi alta il concetto lIdea, ossia
la ragione auto-cosciente. NellIdea si manifesta la realt effettiva dello Spirito che unit piena di
pensiero ed essere. LIdea il concetto proprio della ragione, lo spirito vivente della realt.
La Ragione dice Hegel soggettivit vivente e lIdea (= il concetto nella sua forma pi alta) ne la
espressione.
Lidea , al contempo, vita (= unanima realizzata in un corpo) e desiderio di conoscere (= desiderio di
raggiungere ci che ancora appare come oggetto separato da s). Tale desiderio di conoscere teoretico,
se la spinta a conoscere dettata dal desiderio di verit, o pratico, se la spinta a conoscere dettata dal
desiderio del bene. LIdea assoluta lidentit di vero e di bene, la vita universale che ha riassorbito in
s ogni finitezza, ogni immediatezza. (Pi semplificato di cos non posso!!! Ma non ve lo chieder!).

Alcuni punti da sottolineare prima di chiudere la Logica:


a. Idealismo per Hegel.
Col termine Idealismo Hegel intende la teoria della non realt del finito. Lidealismo della filosofia
consiste in questo: nel non riconoscere il finito come un vero essere (Hegel Scienza della Logica).
Lidealismo per Hegel la propria dottrina della risoluzione dialettica del finito nellinfinito (che la
sua proposizione fondamentale).
b. Rapporto Intelletto e Ragione.
Il sapere dellintelletto (quello della scienza) astratto (cfr. tavola a pag 12) perch coglie soltanto
pezzi, tronconi di realt, separati dal tutto (come se pretendessimo di capire il corpo umano analizzando
solo il cuore o una mano, senza sapere che sono solo parti di un organismo pi complesso), il sapere
della ragione concreto perch della realt riesce a cogliere lunit organica. Quello dellintelletto un
modo di pensare statico, basato sul principio di identit e non contraddizione, che immobilizza gli enti
nelle loro determinazioni rigide e reciprocamente escludentesi. Quello della ragione un modo di pensare
fluido che riesce a cogliere la concretezza vivente del reale. La ragione speculativa rappresenta lorgano
attraverso cui avviene la risoluzione del finito nellinfinito, che rappresenta lalfa e lomega della filosofia
hegeliana. N.B. lIntelletto, la ragione negativa e la ragione speculativa per non sono da intendersi come
facolt mentali diverse ma soltanto differenti fasi della stessa ragione umana.
c. La distinzione tra cattiva infinit e buona infinit.
La cattiva infinit, il prodotto dellintelletto astraente. astratta, vuota perch non possiede al suo
interno il finito che le si contrappone semplicemente come qualcosa di estraneo, che non pu
comprendere. Questa falsa infinit (che attribuisce a Fichte) pur dichiarando contraddittorio
(illusorio), il finito esprime solamente lesigenza del suo superamento, senza mai riuscirci, poich
linfinito esclusivamente una meta ideale.
La buona infinit o vera infinit consiste nella unit di finito e infinito o meglio con la totale e completa
risoluzione del finito nellinfinito (ancora una volta il concetto fondamentale di Hegel).
d. La logica di Hegel non la logica aristotelica. Questa aveva per suoi princpi fondamentali il
principio di identit e non contraddizione, secondo cui gli opposti non possono coincidere. Invece, per
Hegel il reale proprio una sintesi dopposti. La logica aristotelica, dunque, la logica dellintelletto,
quella hegeliana logica della ragione dialettica.
14

Il fenomeno la manifestazione dellessenza di ci che esiste: il manifestarsi dell esistente.

13

2. Filosofia della Natura.


La seconda parte dellEnciclopedia tratta della Filosofia della natura. Nelleconomia generale del sistema
di Hegel, la Logica corrisponde alla Tesi, dunque la Filosofia della natura corrisponde allAntitesi ossia il
momento negativo. Essa anche il luogo in cui tale sistema presenta le maggiori incongruenze. Hegel
identifica la natura come esteriorizzazione, nello spazio e nel tempo, dellidea, che, raggiunta la
pienezza del suo sviluppo logico, si risolve ad uscire da s, manifestandosi in una molteplicit di forme.
Ma, mentre in certi momenti egli sembra giudicare negativamente questa trasformazione dellidea,
giudicando la natura una forma di degrado dellidea, una caduta di stile, una risoluzione imperfetta,
inadeguata alla perfezione dellIdea, in altri momenti sembra considerare questo passaggio, dallidea alla
natura, come una sorta di potenziamento dellidea, un arricchimento autoriflessivo dellidea.
Indubbiamente, in accordo pi con Fichte che con Schelling, Hegel ha prevalentemente insistito sul
carattere peggiorativo della natura rispetto allidea, poich, avendo essa unesistenza meramente
esteriore, tutte le sue manifestazioni sono condizionate dalla contingenza, mentre allidea si addicono i
caratteri delluniversalit e della necessit.
La funzione chiave del concetto di Natura allinterno del sistema quello insostituibile di farsi
rifugio di tutto quel mondo dellapparenza, del finito, dellaccidentale e del contingente e
dellindividualit, legati al tempo ed allo spazio, che Hegel tende a respingere fuori dellOlimpo
aristocratico della diarchia Ragione-Realt. Tutto ci che lindividualit, legata alla contingenza
naturale, ha di irriducibile alla ragione deve pur trovare posto nel sistema, se vero che il principio di
identit tra ragione e realt impone lobbligo di giustificare e risolvere nella ragione tutti gli aspetti della
realt. Ed il posto lo trova nella natura, che da questo punto di vista si configura come una sorta di
pattumiera del sistema stesso.
Poich in essa il concetto realizzato in modo inconscio ed accidentale, impossibile mostrare la
necessit e luniversalit di tutti i suoi prodotti, quindi Hegel sostiene che la filosofia possa al massimo
mostrare il piano generale della natura, fondamentalmente statica e fissa nel suo ordine graduale. Dal
primo grado della natura costituito dalla meccanica, che studia i fenomeni naturali al livello pi basso,
attraverso lo studio della fisica si perviene a quello pi alto costituito dalla fisica organica, la quale tratta
della natura geologica, di quella vegetale e di quella animale, dove lorganismo manifesta una certa
autonomia e sentimento per la vita. Ogni individuo biologicamente determinato incontra la morte, che
Hegel interpreta come segno e conseguenza dellinadeguatezza alluniversalit da parte
dellindividuo, che semplice accidentalit rispetto al genere. Solo questo lidea, mentre gli individui
sono esistenze attraverso cui il genere si perpetua. Nelluomo, anchesso individuo biologicamente
determinato avviene il riscatto dellidea dalla sua esteriorit con lattuazione del passaggio dalla natura
allo spirito: la ragione riprende coscienza di s realizzando la sintesi di universale e individuale.15

3. Filosofia dello Spirito.


La filosofia dello Spirito il momento della Sintesi dei due momenti che lo hanno preceduto, quello della
Logica e quello della filosofia della Natura. Lo spirito al contempo negazione della natura (in quanto ne
elimina lesteriorit) e esaltazione della natura (in quanto la realizza al massimo vertice). Giunta al livello
dello Spirito la ragione si fa soggettivit libera (libera dalle ferree leggi naturali) e pienamente
consapevole di s e del suo valore.
Lo spirito coincide e si manifesta con luomo. Con esso la natura si eleva dalla cecit alla coscienza e
diviene cultura.
Anche lo Spirito delluomo procede per gradi ed Hegel ne segue lo sviluppo dialettico; diversamente da
quanto accade nella Natura, per, nella quale i gradi sussistono giustapposti e coesistenti uno accanto
allaltro (il mondo vegetale e minerale accanto a quello animale), nello Spirito ciascun grado compreso
e risolto nel grado superiore, il quale a sua volta gi presente nel grado inferiore (= lindividuo non
esiste accanto alla societ, ma ricompresso nella societ, la quale, a sua volta, presente nellindividuo,
fin dallinizio).
15

Pancaldi, Trombino, Villani, Philosophica, vol. 3. pag. 89.

14

I tre momenti dello sviluppo dello Spirito sono: lo Spirito soggettivo, lo Spirito oggettivo, lo Spirito
assoluto.

Spirito soggettivo

Spirito oggettivo

Spirito assoluto

Antropologia
Diritto
Arte
Fenomenologia
Moralit
Religione
Psicologia
Eticit (famiglia-societ-stato) Filosofia
Le pagine di maggior interesse si trovano allinterno dei capitoli dedicati allo Spirito oggettivo e assoluto.

Lo Spirito soggettivo.
lo Spirito individuale, considerato nel suo lento e progressivo emergere dalla natura dai pi elementari
gradi della vita psichica fino alle pi elevate attivit conoscitive e pratiche. La filosofia dello Spirito
soggettivo suddivisa in tre parti:
Antropologia. Studia lo Spirito come anima, ossia la fase aurorale della vita cosciente e indica quel
complesso di legami tra spirito e natura che nelluomo si manifestano come temperamento. qui
contenuta dissertazione sulle tre et delluomo, quale ennesima riprova della struttura dialettica del reale,
in cui linfanzia (la tesi) vista come il periodo dellarmonia dellindividuo con il mondo; la giovinezza
(lantitesi) il periodo in cui luomo, con le proprie speranze ed i propri ideali, entra in conflitto con il
proprio ambiente, familiare e sociale; la maturit (la sintesi) il momento in cui lindividuo, dopo lurto
adolescenziale con il mondo si riconcilia con esso, tramite il riconoscimento della necessit oggettiva
della razionalit del mondo gi esistente.
Fenomenologia. Studia lo Spirito come coscienza riprendendo i temi contenuti nella Fenomenologia.
Psicologia. Questa la sezione in cui Hegel studia lo Spirito soggettivo in senso proprio, ossia
lindividuo come tale in cui si realizza lunit dialettica dei due momenti precedenti. Il soggetto
individuale in grado di esprimersi con lalta manifestazione del volere libero.

Lo Spirito oggettivo.

questa la sezione pi importante di tutta l Enciclopedia.


Divenuto spirito libero, lo Spirito soggettivo, quando incontra altri individui liberi come lui, sente la
necessit di regolare la propria libert. Il termine Libert per Hegel indica la realizzazione di s del
singolo, tramite un atto di volont. Tale atto ha senso solo in un mondo strutturato, una societ, uno stato.
Fuori di questo mondo tale libert indeterminata, insensata e vuota. Quindi, la volont di libert
delluomo trova la sua realizzazione soltanto nella sfera dello Spirito oggettivo che la sfera delle
istituzioni sociali, quellinsieme di istituzioni sovra individuali che Hegel raccoglie sotto il concetto di
Diritto.
I momenti dello spirito oggettivo sono tre: il diritto astratto, la moralit, leticit, dei quali Hegel si
occupato anche nei Lineamenti di filosofia del diritto. La filosofia del diritto di Hegel ha avuto moltissima
importanza per tutto lOttocento avendo influenzato a lungo gli studi giuridici.
1. Il diritto Astratto La Tesi.
Il momento in cui lindividuo realizza la propria libert allinterno di una sfera sociale quello del diritto
astratto (che coincide con il diritto privato). il momento in cui allindividuo viene riconosciuta la
personalit giuridica al modo romano, ossia egli, considerato allinterno di un istituzione sociale
concreta, diviene soggetto dotato di diritti, il primo dei quali quello della propriet privata. La persona
qui considerata la persona che non vive in stato di natura dove vige linfinita volont ma in uno stato di
diritto. Lessenza del singolo, dellessere individuale, la libert; questa pu dirsi tale, per, soltanto
allinterno di una societ civile perch si rapporta alla libert di altri singoli, altrimenti non sarebbe
commensurabile.
15

La persona per Hegel diviene tale solo in rapporto al mondo esterno di cose che pu riconoscere
come sue, la persona ha per suo fine il diritto di porre la sua volont in ogni cosa. Qui Hegel entra in
aperto conflitto con la concezione di Rousseau, che aveva individuato nella propriet privata un vero e
proprio atto di arbitrio(Vedi Philosophica 3A: Antologia, brano 6. pag. 118 = leggere e confrontare con
vol. 2B p. 147!). Per Hegel la propriet privata invece costitutiva della libert della persona giuridica.
La propriet di qualcosa affermazione di s, dellindividuo, nella cosa. Possedere qualcosa significa
essere libero (disporre come si vuole di quella cosa). In quanto persona giuridica, lindividuo soggetto a
diritti ma anche a doveri. La propriet, perci, diviene tale soltanto in virt del reciproco riconoscimento
fra persone, e questo si ha tramite listituto giuridico del contratto.
Lesistenza del diritto rende possibile la logica possibilit del suo contrario, il torto. Diverse sono le forme
di torto, dalla controversia (in cui le parti interpretano diversamente il diritto), fino al delitto, dove il
valore della legge completamente negato. Per ci il diritto (tesi), violato tramite il delitto (antitesi), deve
essere ripristinato mediante la punizione o pena. Questa per Hegel rappresenta la sintesi o la
ricomposizione del diritto trasgredito, quindi una necessit oggettiva del vivere in comune; perch essa
sia ri-compositiva della frattura creatasi tra lindividuo e la societ, e non vendicativa, occorre che essa
sia riconosciuta interiormente dal colpevole. Questa esigenza, trascende lambito del diritto, che concerne
lesteriorit della legge e richiama la sfera della moralit.
2. La Moralit LAntitesi.
La moralit la sfera in cui lindividuo manifesta una volont di agire in base ad un proponimento (un
libero proposito) una libera intenzione. Il fine a cui mira questintenzione il benessere. Hegel, avverso al
rigorismo etico, ritiene che la morale non debba mai entrare in contrasto con la nostra aspirazione alla
felicit. Tale aspirazione, essendo volont soggettiva, interiore e privata, non riesce quasi mai ad elevarsi
fino a coincidere con laspirazione al bene in s e per s. Da ci deriva la contraddizione tra essere e
dovere essere che tipica della moralit (soprattutto quella kantiana, che Hegel critica fermamente) che
non riesce mai a concretizzarsi nella realt di fatto.
3. LEticit La Sintesi.
La scissione tra la soggettivit ed il bene, tipica della Moralit, viene risolta da Hegel nellEticit, nella
quale il bene in grado di attuarsi concretamente. Leticit moralit sociale, in grado di realizzare il
bene in forme istituzionali, quali la Famiglia, la Societ civile, lo Stato.
In quanto moralit concreta, attuata visibilmente nel mondo e non astrattamente, leticit rappresenta il
superamento della spaccatura fra interiorit ed esteriorit che propria della morale del dovere. Nello
stesso tempo, configurandosi come una sorta di morale che ha assunto le forme del diritto (dellesteriorit
istituzionale) e di diritto che ha assunto le forme della morale (del perseguimento del bene universale),
leticit risulta in grado di superare le opposte unilateralit sia del diritto che della morale. Famiglia,
societ civile e stato a loro volta costituiscono la triade dialettica delleticit.

La Famiglia . Tesi.
il primo momento delleticit. Quella di Hegel la prima teorizzazione filosofica della famiglia
borghese, incentrata sulla coppia e sui figli, piuttosto che sui pi vasti legami di parentela delle famiglie
tradizionali ed strettamente associata al patrimonio. Fondata sullamore e la fiducia (la monogamia) ha
come fondamento il matrimonio e scopo la crescita e leducazione dei figli, i quali divenendo personalit
autonome a loro volta daranno origine ad altre famiglie. La famiglia una persona giuridica e come
persona ha la sua realt sostanziale nel possesso di beni, di una propriet (vedi la teoria della propriet
a pag. 16).

La Societ civile. Antitesi.


Il momento successivo dello Spirito etico quello in cui il sistema unitario e solidale della famiglia si
frantuma per dar luogo a quello, conflittuale, della societ civile, che della famiglia costituisce la naturale
antitesi. Qui interessi particolari ed indipendenti coesistono ed entrano in conflitto economico, sociale e
giuridico tra loro. La societ civile rappresenta il momento negativo delleticit il campo di battaglia
16

dellinteresse privato di tutti contro tutti, un sistema atomistico in cui si ripropone lisolamento degli
individui, chiusi ciascuno nel proprio ambito privato, che vede contrapposti anche i diversi nuclei
familiari tra loro. La societ civile si articola a sua volta in tre diversi sistemi.
Il sistema
dei Bisogni

Qui Hegel mostra piena competenza nei processi economici tipici della societ
industriale e si avvicina alle analisi degli economisti classici, come Adam Smith, di cui
accoglie i risultati. Il primo momento della societ civile il cosiddetto sistema dei bisogni
che nasce dalla necessit di soddisfare i bisogni di tutti. A tal fine gli individui, attraverso
lorganizzazione della produzione dei beni in base alla divisione del lavoro, danno origine
ad un sistema di classi o ceti, nel quale ognuno, credendo di lavorare solo per il proprio
vantaggio contribuisce allappagamento dei bisogni di tutti gli altri. Dove si ha societ
civile- dice Hegel- hanno luogo le classi nella loro distinzione; giacch la sostanza
universale, in quanto vivente, non esiste se non si particolarizza organicamente. Le classi
distinte da Hegel sono tre: 1) Il ceto naturale, degli agricoltori, che ha il suo patrimonio
nei prodotti di un terreno che lavora. 2) Il ceto formale degli artigiani, dei fabbricanti e
dei commercianti, che si occupa di dar forma al prodotto naturale. 3) Il ceto universale
dei funzionari, che ha per sua occupazione gli interessi della societ. Il problema
rappresentato dal pauperismo crescente del moderno mondo industrializzato, dovuto alla
crescita demografica ed allaccumulo diseguale della ricchezza, deve essere risolto secondo
Hegel non dallassistenzialismo, contrario ai principi di una societ civile, n
dallestensione forzata delloccupazione, che creerebbe soltanto una crisi da
sovrapproduzione, ma con lespansione del mercato.

LAmministrazione
della Giustizia

Il secondo momento della societ civile costituito dallamministrazione della


giustizia in cui il diritto diviene pubblico e concerne la sfera delle leggi realizzandosi in
modo concreto in un sistema di norme pubblicamente riconosciute e con valore
obbligante.

La Polizia

e le Corporazioni
La polizia provvede alla sicurezza sociale, assicurando il benessere del singolo
che deve essere un diritto. Tra i compiti della polizia per assicurare il benessere dei membri
del corpo sociale deve esserci quello educativo, in quanto lindividuo visto come figlio
della societ civile. Nel sistema hegeliano inoltre rivestono un ruolo particolare le
corporazioni di mestiere, che di fronte alla conflittualit del modello sociale borghese,
tendenzialmente individualistico, si pongono come efficace elemento mediatore tra
lindividuo e la societ. Esse prefigurano, in un certo qual modo, il momento
delluniversalit statale, attuando una sorta di unit tra la volont del singolo e quella della
categoria lavorativa cui appartiene.

Lo Stato. Sintesi.
Lo Stato costituisce il culmine della Eticit che in lui trova piena realizzazione e compiuta unit. Lo Stato
risolve in s i due momenti precedenti, ri-affermando lunit immediata della famiglia (Tesi) al di l della
dispersione della societ civile (Antitesi). Quello di Hegel il pi compiuto modello di stato etico mai
elaborato nel quale tutte le particolarit (gli individui, le famiglie, le classi) trovano il loro fondamento, il
senso del loro essere ed il fine del loro agire.
1. Lo Stato Etico
17

Per Hegel lo stato esprime lethos di un popolo ed il suo spirito. Esso sostanza etica consapevole di s,
la riunione del principio della famiglia e della societ civile. Molto di pi della semplice somma delle
persone giuridiche che lo compongono, Totalit organica, un organismo attraverso cui vivono i suoi
singoli componenti. Come dal punto di vista metafisico lintero viene prima delle parti, di cui non
semplice somma, cos lo stato viene prima della societ civile e della famiglia. Incarnazione suprema
della moralit e del bene comune lo Stato Etico di Hegel si differenzia nettamente dal modello politico
elaborato dagli autori precedenti.
A. Si differenzia dal modello liberale (da Locke a Kant), per il quale lo stato sarebbe un entit artificiale,
uno strumento creato dagli individui per la semplice tutela dei loro interessi, dei loro diritti e a garanzia
della loro sicurezza (questa teoria comporta per Hegel una riduzione dello stato a semplice tutore dei
particolarismi della societ civile, dove la libert nello stato finisce per identificarsi con la libert dallo
stato).
B. Lo Stato di Hegel si differenzia anche dal modello democratico di Rousseau, secondo il quale la
sovranit risiederebbe nel popolo. Questa nozione di sovranit popolare appartiene al novero dei confusi
pensieri in quanto il popolo al di fuori dello stato soltanto una somma di singoli, una moltitudine
informe. A tale astrazione Hegel contrappone la teoria per cui la sovranit dello stato deriva dallo stato
stesso, il quale dunque ha in s, e non al di fuori di s, la propria ragione dessere. Tale concezione antiliberale ed anti-democratica si fonda sul presupposto teorico che non siano gli individui a fondare lo stato,
ma lo stato a fondare gli individui, sia dal punto di vista cronologico e storico (= in quanto gli individui
nascono nellambito di uno stato che viene prima di essi), sia dal punto di vista ontologico (= in quanto
lo stato superiore agli individui esattamente come il tutto superiore alle parti che lo compongono).
C. Tale ottica organicistica dello stato etico si accompagna anche al rifiuto del modello contrattualistico,
ossia della teoria, di Locke e Rousseau, che vorrebbe far dipendere lesistenza della vita associata da un
contratto sociale, scaturito dalla volont arbitraria degli individui che si uniscono in virt di
unesigenza, il che per Hegel sarebbe un insulto alla maest dello stato (Leggi Antologia brano 6.
pag.121).
D. Il Giusnaturalismo, la teoria che afferma lesistenza di diritti naturali prima ed al di fuori dello stato,
proposto da Grozio e da Pufendorff e di cui Antigone la figura simbolica (vedi casella pag. 11),
contestato da Hegel in quanto lidea stessa di un diritto anteriormente ed al di fuori di una compagine
statale, contraddittoria. Lo stato, per Hegel non pu trovare nelle leggi della morale un limite, un
impedimento alla sua azione e non pu dipendere da quei pensieri universali, come li chiama, che
vanno sotto il nome di principi morali.
2. Stato di Diritto e la Monarchia costituzionale
Lo stato di Hegel assolutamente sovrano ma non dispotico, ossia illegale. Conformemente con la
tradizione che va da Hobbes a Rousseau, Hegel ritiene che lo stato debba operare soltanto attraverso le
leggi, il suo uno stato di diritto fondato sul rispetto delle leggi che devono governare al posto degli
uomini. Da ci il ruolo fondamentale del potere legislativo che, insieme a quello governativo e quello
principesco, forma la divisione perfetta della perfetta costituzione che per Hegel la monarchia
costituzionale. La monarchia costituzionale la migliore tra le forme di governo, perch riassume le
forme classiche, monarchia, aristocrazia e democrazia, Il monarca uno, con il potere governativo
intervengono alcuni e con il potere legislativo interviene la pluralit.
Al potere legislativo, cui concerne lobbligo di emanare le leggi, collabora lassemblea delle
rappresentanze di classi anche se in minima parte, perch al compito di promulgare le leggi concorrono
meglio ed in maggior misura gli altri due, il potere governativo e quello principesco. Luno attraverso i
funzionari statali traduce in atto luniversalit delle leggi, laltro rappresenta lincarnazione stessa dello
stato in una individualit reale, cui spetta la decisione ultima circa gli affari della collettivit, di fatto
niente pi che una enfatica figura simbolo di quella che Hegel ritiene la forma di governo pi razionale.
Pur riconoscendo limportanza mediatrice dei ceti, che stanno tra il potere del governo ed il popolo
dissolto in individui, Hegel si mostra diffidente nei confronti del loro agire politico, ritenendo che essi
siano inclini a far valere gli interessi privati a spese dellinteresse generale, anzi, coerentemente con le sue
premesse antidemocratiche, arriva ad affermare che i membri del governo possono fare ci che il
18

meglio da soli, perch essi possiedono una profonda conoscenza dei bisogni e degli affari dello stato,
mentre il popolo non sa ci che vuole e ci che il meglio per lui.
3. Statolatria?
Da tutto ci deriva che lo Stato per Hegel realizza lingresso di Dio nel mondo, Lo stato volont
divina [] il suo fondamento la potenza della Ragione che si realizza come volont. Nellidea di Stato
non devono tenersi presente stati particolari; anzi, si deve considerare per s lidea, questo Dio reale.
Tale esplicita divinizzazione dello stato da parte di Hegel non ha lasciato indifferente la critica
successiva. stato rilevato, soprattutto nel corso del novecento, che alla concezione dello Stato Etico si
sono richiamati i regimi totalitari, come quello fascista italiano (si pensi alla carta del lavoro del 1927) 16,
per negare i diritti e le libert individuali in nome della supremazia dello stato. Alcuni interpreti non
ravvisano una simile radicalit in Hegel, poich, affermano, la sfera della politica e dello stato non
rappresentano il senso ultimo della vita dello Spirito in Hegel, perch lo stato pur sempre concepito nel
contesto della filosofia dello Spirito oggettivo e non nel contesto della filosofia dello Spirito assoluto;
quindi per quanto lo Stato rappresenti il culmine della eticit, leticit stessa a non essere lultima parola
della filosofia (Philosophica 3 pag.121). Questa interpretazione conciliante del pensiero politico di
Hegel rileva che, stando alle premesse del suo pensiero, Hegel non identifica Dio con lo Stato ma con lo
Spirito assoluto, il quale attraverso larte e la religione culmina nella filosofia. Ci senzaltro vero, ma
bene ricordare che larte, la religione e la filosofia esistono per Hegel soltanto nello stato e in virt
dello stato, il quale rappresenta allora, proprio come scrive Hegel lentrata concreta e visibile di dio
nel mondo.
4. La Guerra la Salute dei popoli
Cos come non esiste alcuna legge morale, non scritta, che abbia il potere di limitare lazione dello Stato
al suo interno, altrettanto per Hegel non esiste alcuna autorit esterna in grado di dirimere le controversie
tra gli stati sovrani. Lo stato, infatti, un individuo che si pone di fronte ad altrettanti individui statali
ciascuno autonomo e sovrano allinterno del suo territorio. Oltre a se stesso, nessun giudice, nessun
organismo superiore, legittimato a regolare i rapporti inter-statali. Con ci Hegel nega che esista un
diritto pubblico internazionale. Non potr mai esistere una Repubblica dellumanit, come quella sognata
da Kant, poich non esiste uno Spirito dellumanit, ma solo uno Spirito dei popoli. Tale Spirito il
riconoscersi di un popolo in un modo dessere tipico che porta con se la nozione di patria. Ne deriva che
la sovranit politica deve risiedere esclusivamente nello stato nazionale. E dato che le nazioni si trovano
tra loro in una condizione di naturalit, ne consegue che la guerra rimane lunico modo per risolvere i
contrasti, quindi il conflitto tra gli stati, in quanto le volont particolari non trovano un
accomodamento, pu essere deciso solo dalla guerra.17 In altre parole, poich nessuno pu fungere da
arbitro nelle dispute tra stati, il solo giudice universale il ricorso alla guerra.
Muovendosi in unottica diametralmente opposta al cosmopolitismo illuminista e pacifista di Kant (che
aveva sostenuto lefficacia di una Lega Mondiale degli Stati per linstaurazione di una pace perpetua) 18
Hegel non solo attribuisce alla guerra un carattere di necessit ed inevitabilit ma anche addirittura un
alto valore morale. Con un paragone famoso Hegel afferma che come il movimento dei venti preserva il
mare dalla putredine, nella quale sarebbe ridotto da una quiete durevole cos la guerra preserva i popoli
dalla fossilizzazione alla quale li ridurrebbe una pace durevole o perpetua. La guerra necessaria alla
salute spirituale dei popoli, la cui compattezza (= autocoscienza) si rafforza, definendosi, per contrasto,
con un nemico. Ogni stato un individuo e nellindividualit contenuta per dialettica la negazione ed
anche se un certo numero di stati si costituisce a famiglia essa deve crearsi unantitesi, un nemico. Dalle
guerre, infatti, risultano rafforzati i popoli che sono in discordia in s perch acquistano mediante
16

La Carta del Lavoro il documento programmatico con il quale vennero fissate le principali linee guida della Politica
sociale Italiana nel 1927. Essa rappresentava la politica economica del ventennio fascista, caratterizzata dal corporativismo,
inteso come terza via fra il liberal-capitalismo e il collettivismo marxista.
17
Come nella dialettica servo-signore anche qui il solo arbitro universale la forza: poich ogni individualit statale aspira ad
essere riconosciuta dalle altre come la pi potente, ne deriva la regressione allo stato di natura, in cui il ricorso naturale alla
guerra indicato come lo strumento pi idoneo per la soluzione delle controversie, qualora vengano meno le condizioni per un
accordo pacifico.
18
G. K.!!!

19

guerre allesterno, pace allinterno. Va bene parlare di pace, di pace perpetua, dice Hegel, ma le
chiacchiere ammutoliscono dinnanzi alle serie repliche della storia. In questo gioco di relazioni regolate
dalla guerra, gli stati sovrani diventano singole espressioni dello Spirito che entra nel tempo e si incarna
nella Storia. La dialettica dello spirito oggettivo si conclude in una filosofia della Storia (Antologia
Philosophica 3A brano 8, leggere!).
5. La Storia.
La Storia del mondo, che conclude la filosofia dello Spirito oggettivo, il teatro in cui lo Spirito realizza
la sua libert in senso giuridico ed etico. La storia la realizzazione della libert, non una libert astratta,
puro arbitrio individuale, ma libert con-cre-tiz-za-ta nel mondo del diritto, della morale e delleticit.
Allocchio dello scrivano della storia, colui che si limita a registrare il corso degli eventi, essa appare un
tessuto casuale di fatti mutevoli, dettati da cause contingenti e priva di ogni piano razionale o divino,
dominata dallo spirito del dis-ordine, della distruzione e del male. Per il filosofo della storia, non cos.
Questo insieme di eventi non pu essere catalogato sotto la categoria del semplice mutamento o del caso,
ma sotto quello della ra-zio-na-li-t. Il grande contenuto della storia razionale e cos deve essere, una
volont divina domina poderosa nel mondo. Occorre guardare la Storia tenendo presenti le categorie di
ringiovanimento e di fine; se ci chiediamo quale sia il fine di questo movimento, la coscienza cristiana ci
fornisce una prima spiegazione: la potenza divina che con infinita saggezza realizza i suoi fini. Tuttavia
questa fiducia nella divina provvidenza fede indeterminata, generica, in grado di dar conto soltanto di
eventi singoli, non si applica al tutto, al complessivo corso degli eventi del mondo e si trincera spesso
dietro limpossibilit umana di comprendere i disegni provvidenziali (= le vie del Signore sono infinite;
non cade foglia che Dio non voglia). Occorre che la filosofia porti alla luce della coscienza razionale il
fine della Storia, ne riconosca le vie, i mezzi e i modi con cui essa si realizza nel mondo. Per Hegel dietro
lesplicarsi della Storia c lo Spirito, la Ragione universale che attraverso la storia realizza il suo fine.
Il fine della Storia . Per Hegel il fine della Storia che lo Spirito giunga a sapere ci che esso
veramente, e oggettivi questo sapere e lo realizzi facendone un mondo esistente, manifesti
oggettivamente se stesso.
Questo significa che il fine della Storia la manifestazione dello Spirito nel mondo, ossia che esso
giunga alla conoscenza di s, di cosa esso veramente. E per giungere a questa consapevolezza
necessario che questo spirito si manifesti nel mondo in qualcosa di concreto, che si incarni in qualcosa
di determinato, e questo qualcosa, lo Spirito di un popolo. I singoli popoli poi si muovono allinterno
di un teatro, uno stesso orizzonte universale che costituisce lo Spirito del mondo. Il particolare spirito di
un particolare popolo solo lanello di una catena costituita dal corso dello spirito del mondo. Tra lo
spirito del mondo e lo spirito del popolo c lo stesso rapporto che esiste tra il linfinito e il finito, tra
Dio e le sue manifestazioni, poich lo spirito di un popolo lo Spirito Universale che si fa particolare.
La storia incarna lo spirito del mondo attraverso il farsi dello spirito di un popolo. E questo spirito del
mondo conforme allo spirito divino che lo Spirito Assoluto (Antologia, Philosophica 3a brano 7,
pag. 123, Leggere).
I mezzi della Storia. I mezzi che la Storia usa per realizzare lo Spirito nel mondo, sono gli individui e
le loro passioni; nulla di grande stato compiuto nel mondo senza passioni, esse non sono affatto
opposte alla moralit anzi realizzano luniversale. Le passioni, che spingono gli individui ad agire per
i propri scopi egoistici (sete di potere, di ricchezza, di vendetta e damore), non sono altro che gli
strumenti che conducono, nella storia, a fini diversi a cui quelle esplicitamente mirano. Accanto alle
idee, laltro grande movente della storia, le passioni muovono gli uomini verso la realizzazione dei
propri particolari fini. Essi per non sanno dessere semplici strumenti per la realizzazione degli scopi
dello Spirito. Questo vale soprattutto per gli uomini eccezionali, che Hegel chiama gli individui
cosmico-storici, essi, protagonisti della vita dei loro popoli, condottieri, legislatori, eroi, sono stati i
veggenti che incarnando completamente lo spirito di un popolo hanno istitntivamente saputo realizzare
il fine dello Spirito. Inseguendo il proprio obiettivo particolare, mossi dallambizione o da un ideale
hanno realizzato il fine dello Spirito.

20

Lastuzia della Ragione. La ragione astuta, perch utilizza gli individui e le loro passioni agendo alle
loro spalle. Apparentemente Alessandro magno, Cesare, Napoleone non fanno che seguire la propria
passione e la propria ambizione, in realt si tratta di unastuzia della ragione che si serve degli individui
e delle loro passioni come di mezzi per attuare i suoi fini. Non deve meravigliare che una volta
compiuta la propria missione questi eroi vengano abbandonati al proprio destino dalla ragione, non
deve meravigliare che su di essi incomba spesso la sconfitta o la tragedia. La loro funzione quella
di realizzare non la propria personale felicit ma fini universali. Questo il senso dellAstuzia della
ragione, la quale si avvale degli eroi, delle loro passioni per realizzare il proprio scopo universale, e non
i loro particolari, lasciandoli poi cadere come gusci vuoti quando hanno adempiuto il loro compito
storico. Il disegno provvidenziale della Storia si rivela nella vittoria che di volta in volta consegue il
popolo che ha concepito il pi alto concetto dello spirito.
La Libert. Abbiamo detto che il fine ultimo della Storia del mondo che lo spirito giunga alla
conoscenza di s, attraverso lo spirito di un popolo che lo incarna. La conoscenza di s di un popolo
ci che lo rende libero. Lo Spirito in s Libert, se un popolo giunge alla propria coscienza di popolo
libero. Tale coscienza costituisce il diritto, i costumi, la religione di un popolo. Quanto pi un popolo
affine al suo spirito, tanto pi libero. In altre parole, se il fine della storia la libert, questa libert
attuata dai popoli che pi si costituiscono forme di Stato corrispondenti e affini al loro spirito; pi essi
hanno compreso e approfondito ci che il loro spirito e pi essi sono liberi. Il fine della storia allora
la costituzione di uno Stato, attraverso il quale si possa realizzare la liber dello Spirito.
Il Corso della Storia. La costituzione dello Stato il fine supremo della storia. Tradotto in termini
temporali: La storia del mondo la successione di forme statali che altro non sono che momenti di un
divenire assoluto. Come il sole segue il suo corso, muovendosi da Oriente ad Occidente, cos lo spirito
del mondo, al suo apparire, si mosso seguendo il corso del sole. Le prime grandi civilt sono fiorite ad
oriente (Cina, India, Egitto, Babilonia) dove la forma di governo era il dispotismo uno solo libero.
In seguito, spostandosi verso Occidente, lo Spirito si realizzato pienamente presso i Greci, dove
alcuni erano liberi. Attraverso le vicende della storia di Roma, in cui i cittadini sono diventati sudditi
e del cristianesimo che ha segnato il mondo con la conciliazione spirituale tra Dio e lumanit,
attraverso profondi momenti di crisi (la fine dellimpero romano, le invasioni barbariche e la scissione
tra le chiese) lo Spirito approdato allera moderna che trova nella Germania di Hegel la piena
realizzazione dellideale cristiano- riformato in cui tutti gli uomini sanno di essere liberi. La Ragione
giunta alla sua piena manifestazione ed essa pu trovare piena e completa realizzazione nello stato
prussiano che mostra le caratteristiche dello stato-idea. Nel mondo cristiano-germanico la ragione
giunta alla sua piena attuazione. Si pu parlare di una fine della storia? La piena maturit dello Spirito,
che Hegel vede incarnata nella civilt cristiano-germanica, significa linaridimento del suo slancio
creativo? Hegel non d una risposta a questo, ma accenna agli Stati Uniti come al paese del futuro,
quello cui in tempi futuri si rivolger linteresse della storia universale ma, aggiunge, fare il profeta
non si addice al filosofo.

Lo Spirito assoluto.
Lo Spirito oggettivo si realizzato nello stato etico. Ma questo non lo Spirito assoluto. Lo Spirito
entra nel culmine del suo sviluppo dialettico quando si rende conto del limite degli spiriti dei popoli
particolari di cui si servito come strumenti per il suo disvelamento. Quando lo spirito giunger alla
piena coscienza della propria infinit (cio del fatto che tutto spirito e al di fuori di esso non vi nulla)
questo sar il culmine della realizzazione dello Spirito, lo Spirito Assoluto. Tale auto-conoscersi dello
spirito come assoluto ha ancora necessit di un movimento dialettico che si articola in Arte, Religione e
Filosofia. Queste attivit si differenziano soltanto per la forma, non per il loro contenuto che lo stesso,
che lAssoluto, Dio.19 Larte conosce lAssoluto nella forma dellintuizione, la religione nella forma
della rappresentazione, la filosofia nella forma del puro concetto.
19

Il termine assoluto conosce una lunga vicenda nel corso della storia occidentale: si tratta, in realt, di unespressione
platonica o neoplatonica, che significa ab-solutus, assolto (= sciolto) da ogni particolare condizione.

21

Arte. Larte rappresenta il primo gradino attraverso cui lo Spirito acquista coscienza di s. Nellarte lo
spirito umano vive in modo immediato ed in-tu-i-ti-vo quella fusione tra soggetto e oggetto, tra Spirito e
natura, che la filosofia idealistica teorizza concettualmente, quando sostiene che la natura altro non se
non manifestazione dello spirito. Larte si esprime attraverso forme e materiali naturali ma ci che
esprime un messaggio spirituale. Tale conciliazione di spirito e natura non sempre si realizzata nel
tempo, anzi la storia dellarte si evoluta (ricordiamo che, per Hegel, la storia sempre evoluzione )
parallelamente alla storia dello Spirito e dei popoli che ne sono stati lespressione. Nata in oriente, larte
stata dapprima simbolica, ossia caratterizzata da uno squilibrio fra il contenuto e la forma, a favore del
contenuto, perch stilizzata attraverso dei simboli (= il simbolo un veicolo espressivo che allude
soltanto al contenuto ideale senza aver la capacit di comunicarlo pienamente). un tipo darte che si
realizza nellarchitettura. Lequilibrio tra contenuto e forma si realizza pienamente nellarte classica, cui
ha dato vita la civilt delle poleis greche, che nella scultura e nella rappresentazione della forma umana
hanno saputo realizzare la perfezione della bellezza. Priva di profondit, paga solo della sua forma
esterna, larte classica manifesta il suo limite proprio nel perfetto equilibrio tra forma esteriore e
contenuto interiore. Tale limite dellarte classica evidenziato dallarte romantica, sviluppatasi in
occidente in et moderna, la quale attuando un nuovo squilibrio fra contenuto spirituale e forma sensibile
un arte consapevole e quindi pi evoluta. Essa si trova nella condizione di esprimere un contenuto tanto
ricco da trovare inadeguata ogni figurazione sensibile. Lartista romantico acquista coscienza che
qualsiasi forma sensibile ormai insufficiente per esprimere in modo compiuto linteriorit spirituale,
pertanto rinunzia a mostrarlo come tale nella figurazione esterna e per mezzo della bellezza. Di
conseguenza le arti privilegiate dalla cultura romantica saranno la pittura e la musica, dove lelemento
sensibile viene via via affinandosi fino a scomparire del tutto con la poesia la pi spirituale delle arti,
pura interiorit e capacit evocativa. Nel progredire culturale di un popolo giunge lepoca in cui larte
rimanda oltre se stessa. Questa per Hegel lorigine della moderna crisi dellarte. Lo spirito del tempo
di Hegel non riesce pi a considerare larte espressione idonea della sua profonda essenza, possiamo
ancora trovare splendide le immagini del padreterno o di Maria, esse per non riescono pi a farci
inginocchiare. Si rispetta larte e la si ammira ancora, ma la si sottomette allanalisi del pensiero per
riconoscerne la funzione ed il posto.
Religione. La Religione, la forma in cui lo Spirito Assoluto si manifesta come Rappresentazione.
Oggetto della religione Dio, il soggetto della religione la coscienza umana, lo scopo della religione
lunificazione di Dio e della coscienza. La prima forma di religione il sentimento di Dio, la certezza
interiore che Dio c. Il sentimento per non in grado di giustificare razionalmente tale certezza e di
trasformarla in verit oggettivamente valida: io
La religione
non posso dire Dio c perch me lo sento, e Come larte, anche la religione ha un suo divenire nella storia,
neppure dire attraverso questopera darte parallelo a quello della civilt dei popoli che la praticano. In
intuisco Dio. Con la religione per posso tentare Asia vediamo nascere la religione naturale, in cui lo Spirito
di pensare Dio non attraverso i concetti della percepito come indistinguibile dalla Natura (al gradino pi
filosofia e neppure attraverso lintuizione basso lo sciamanesimo, in quello pi alto le religioni
panteistiche, sia quelle della sostanzialit, dove il divino
sensibile dellarte, ma tramite una terza via che limpersonale sostanza delle cose, come il taoismo, linduismo,
data dalla rappresentazione. Questa una il buddismo, sia quelle dellenigma, come quelle degli egizi o
metafora del pensiero e procede in modo a- dei siriani, dove Dio annunciato come spirito libero). Alla
dialettico,
giustapponendo
le
proprie religione naturale segue la religione della personalit
determinazioni quasi fossero indipendenti le une individuale, che rappresenta Dio con sembianze umane, in cui
prevale o laspetto della trascendenza, come in quella ebraica,
dalle altre. Ad esempio, limmagine cristiana di o della bellezza, come in quella greca, o della moralit, come
Dio padre che crea il mondo la in quella romana. Con il cristianesimo alfine la religione
rappresentazione,
ossia
lipostatizzazione giunge alla forma assoluta, in quanto concepisce Dio come
metaforica (= il frutto di immagini giustapposte) Spirito. Essa evidenzia una conciliazione tra finito e infinito,
del fatto che la natura costituisce un momento tra umano e divino nella persona di cristo. Essa , nella sua
sfera, perfetta.
dialettico della vita dello Spirito.
La religione non filosofia, dice Hegel, ma da
questa pu essere riconosciuta come momento fondamentale della vita dello Spirito.
Lo sviluppo della coscienza religiosa lo sviluppo dellidea di Dio nella coscienza umana. Al primo
stadio troviamo la religione naturale. Qui lidea di Dio come sepolta nella natura. Lidolatria ed il
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feticismo stanno al grado pi basso della religione naturale, le religioni panteistiche orientali al grado pi
alto, e cos via via fino alla religione pi evoluta, quella assoluta, che presenta al massimo grado lidea di
dio nella coscienza umana che la religione cristiana, in cui Dio appare come puro spirito. Vicina con i
suoi dogmi alla verit della filosofia (Cristo, luomo-dio, esprime pienamente lidentit di finito e infinito;
la trinit di Padre, Figlio e Spirito santo, la triade dialettica di Tesi, Antitesi e Sintesi), la religione
cristiana presenta pur sempre dei limiti, gli stessi propri dogni religione. La religione non in grado di
pensare Dio dialetticamente e finisce per arenarsi di fronte ad un presunto mistero dellAssoluto.
Lunico sbocco coerente della religione la filosofia, che ci parla anchessa di Spirito e Dio ma non pi
nella forma inadeguata della rappresentazione, ma in quella adeguata del concetto. Tuttavia la religione
cristiana, perfetta nella sua forma, quella che pi di ogni altra si presta alla conversione nella superiore
forma della filosofia.
Filosofia. Il culmine della vita dello Spirito la Filosofia. Essa lIdea che pensa se stessa. Nella
filosofia, che lultimo momento della vita dello Spirito, lIdea giunge alla piena e concettuale coscienza
di se medesima, chiudendo il ciclo cosmico. Perfettamente dispiegata nella realt, la Ragione, lIdea, con
la filosofia divenuta auto-cosciente; lo Spirito con la filosofia giunto al suo scopo finale che quello
di auto-conoscersi.
Se lAssoluto non sostanza immobile ma storia, allora anche la filosofia, come autocoscienza
dellassoluto, avr una dimensione essenzialmente storica.
I vari sistemi filosofici che si sono succeduti nella storia, come le religioni o le forme artistiche, non
devono e non possono essere perci considerati un insieme disordinato ed accidentale di opinioni. Al
contrario, ognuno di essi costituisce una tappa necessaria e del farsi dello Spirito, che supera quello che
precede ed superato da quello che segue. La filosofia storia della filosofia. Essa, al pari della realt,
un processo che si storicamente affermato per gradi e che si concluso con lIdealismo. Ogni filosofia
valida per il suo tempo, adeguata a quelle che sono le esigenze di quel grado di sviluppo dello Spirito.
Quindi la filosofia che ultima nel tempo risultato di tutte le precedenti e deve contenere i principi di
tutte; essa perci la pi sviluppata, ricca e concreta.
Il suo compito comprendere ci che . A lei non compete fare previsioni o dare indicazioni su come ci si
dovrebbe comportare, poich essa il proprio tempo tradotto in pensiero. Essa come la nottola di
Minerva che spicca il suo volo sul far del
Hegel sostiene che la filosofia simile alla Nottola di crepuscolo( = Come pensiero che pensa il
Minerva (la civetta, uccello sacro alla dea Minerva, mondo mediante il concetto, essa pu
nata dal cervello di Giove e dea dellIntelligenza) che comparire soltanto quando il processo mediante
inizia il suo volo solo al crepuscolo. Hegel, con questa
il quale lo spirito si concretizzato, in un certo
metafora, intende dire che la filosofia sorge quando una
popolo ed in una certa civilt, si concluso),
civilt ha ormai compiuto il suo processo di formazione
e si avvia al suo declino. Al tramonto degli stati ionici, quindi dopo che la realt ha completato il proprio
nell'Asia Minore, sorse la filosofia ionica. Con la processo e si ben assestata. La filosofia
decadenza di Atene fior la filosofia di Platone e di espressione senile di unepoca e sorge quando
Aristotele. A Roma la filosofia si diffonde solo al conosce la crisi tra le condizioni esterne e le
tramonto della repubblica e col regime dittatoriale degli aspirazioni interne e sente il bisogno di ritirarsi in
imperatori.
se e riflettere.
La filosofia allora ha un ruolo soltanto giustificatorio? apparato conservatore? Hegel stato interpretato
anche cos. In realt la filosofia nel momento in cui comprende il proprio tempo lo rende leggibile, lo
svela e lo rende passibile di modificazioni: la comprensione infatti la condizione indispensabile per la
successiva correzione degli errori eventuali. Hegel si sempre ritenuto onesto e solerte funzionario della
ragione.
Il dibattito sulle teorie politiche di Hegel, a partire dalla posizione che lo considera un apologeta dello
Statalismo e della restaurazione, tuttora vivo, soprattutto in coloro che, non accettando questa riduzione
di Hegel quale dittatore filosofico della Germania prussiana,20 hanno insistito per una chiave di lettura
progressista della teoria politica di Hegel, che vede in lui pi un teorico della societ civile che non
20

Rudolf Haym, Hegel e il suo tempo, Berlino 1857.

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dello Stato, dato che egli ha incessantemente polemizzato con i teorici della contro-rivoluzione e della
restaurazione ed stato un portavoce della rivoluzione francese. Secondo Karl Popper, Hegel sarebbe un
nemico della societ aperta ed un profeta del totalitarismo. Tenendo presente che sarebbe altamente
ingiusto ritenere le teorie e le forme dello stato hegeliane puntualmente coincidenti a quelle naziste o
fasciste (lo stato di Hegel uno stato di diritto costituzionale e lentit decisiva non la razza o il sangue
come per i teorici del Terzo Reich) resta fermo che il nostro Hegel ha lasciato in eredit alle dittature del
novecento alcune idee, alcune forme mentali atte a giustificarne la condotta politica.
1) Il valore dato allo Stato, fuori dal quale lindividuo non nulla.
2) Lo stato non ricava la sovranit dalla moltitudine informe del popolo ma da se stesso, in quanto prima
dello stato il popolo non esiste.
3) La sovranit statale sincarna in una cerchia ristretta di funzionari dedita al pubblico bene che
platonicamente sa e pensa.
4) Lo Stato deve permeare di s tutte le manifestazioni della vita in comune.
5) Lo Stato un ente che al di l di s non riconosce alcuna idea etica.
6) Non esiste sopra gli stati alcun diritto internazionale.
7) La guerra inevitabile strumento di composizione dei conflitti inter-statali e giova alla salute dei
popoli.
Un arsenale teorico a cui avrebbero attinto a piene mani i fautori del totalitarismo e che sarebbe servito
a diffondere e giustificare il primato del collettivo sull individuale. Emblematica a tal proposito la
voce Dottrina del Fascismo, redatta da Giovanni Gentile, per lenciclopedia Treccani e firmata da
Mussolini che sembra enunciare punto per punto le caratteristiche dello Stato Etico teorizzato da Hegel.
Rifiutando polemicamente tale immagine di Hegel altri studiosi hanno cercato di accreditare lopposta
figura di un Hegel paladino della ragione e della libert. Fra gli interventi pi significativi citiamo
Ragione e Rivoluzione di Herbert Marcuse, il quale, dopo avere insistito sulle potenzialit critiche e
perci liberatrici della ragione idealistica enumera le concrete differenze fra lo stato hegeliano e quello
totalitario (che si fonda sulla sottomissione delle masse attraverso il terrore, aborrito da Hegel).
Sembrerebbero emerse inoltre alcune interpretazioni di un Hegel massone e segreto in base ad alcuni
quaderni di appunti presi da uditori nel corso di lezioni di Hegel nel corso di lezioni tenute nel 1831, da
cui emergerebbe un Hegel socialista-liberale.
E non dimentichiamo che nella Fenomenologia la realizzazione del riconoscimento, fra gli individui
liberi della societ moderna, affidata da Hegel al linguaggio, allesercizio del linguaggio in un contesto
pratico e morale in cui il confronto tra le autocoscienze non mediato dalla lotta o dalla violenza ma dal
giudizio che ciascuno esprime vicendevolmente nei confronti dellazione compiuta dallaltro [] la
proposta hegeliana lintersoggettivit dialogante. Essa non garantisce che lazione in s sia e rimanga
buona, garantisce piuttosto la reciproca comprensione tra esseri umani. 21 Questo non sembra suffragare
lintenzione di teorizzare uno stato tirannico o violento.
Due visioni di Hegel contraddittorie, due opposte leggende. Esse andrebbero ridimensionate. Forse ha
ragione Norberto Bobbio quando afferma che Hegel non un reazionario ma non neppure, quando
scrive la filosofia del diritto un liberale puramente e semplicemente un conservatore, in quanto pregia
pi lo stato che lindividuo, pi lautorit che la libert, pi la coesione del tutto che lindipendenza delle
parti, pi lobbedienza che la resistenza, pi il vertice della piramide che la base.

21

Pancaldi, Trombino, Villani, Philosophica, 3 a, Marietti, pag. 138-139.

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