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Arthur Schopenhauer.

Nacque a Danzica il 22 Febbraio 1788 da un padre banchiere e una madre scrittrice. Durante la sua giovane et viaggi in tutta Europa, ma a seguito della morte del padre frequent luniversit di Gottinga (dove ebbe come maestro di filosofia lo scettico schulze). Molto importanti per la sua formazione furono le dottrine di Kant, Fichte e Platone. A differenza del contemporaneo Hegel, i suo corsi alluniversit erano poco seguiti e molti dei suoi scritti rimasero inediti. Inoltre la sua filosofia mal si conciliava con lidealismo. Il 21 settembre 1860 mor a Francoforte. Le sue opere pi importanti sono Parerga e paralipomena, una raccolta di aforismi e pensieri vari, divisa in sezioni e contenente frasi semplici ma efficaci. Il mondo come volont e rappresentazione, in questa opera S. espone in maniera sistematica il suo pensieri.

Le sue opere non ebbero troppo successo a causa dellindirizzo pessimistico e anti-idealistico che poco piacque ai suoi contemporanei.

2) S. dichiara in testi, fonti autobiografiche le correnti di pensiero che lo hanno ispirato: - Platone (1) - Kant (2) - Illuminismo (3) - Romanticismo (4) - Idealismo (5) - Spiritualit indiana (6) 1) Da Platone riprende la teoria delle idee, in quanto queste forme eterne vivono nelliperuranio e non sono caduche come le cose terrene. 2) Da Kant erroneamente riprende limpostazione soggettivistica del problema della conoscenza (gnoseologia) 3) Dallilluminismo riprende il filone materialistico, ateo e quello dellideologia. Ovvero crede che la realt vada percepita attraverso i sensi e che la vita psichica e sensoriale sia una

particolarit del sistema nervoso e non altro. In particolare da Voltaire riprende lo spirito ironico e la demistificazione delle superstizioni al fine di sfatare i miti falsi e sconfiggere lignoranza. 4) Dal romanticismo riprende, anche se non lo dice esplicitamente, alcuni temi di fondo come il dolore, lirrazionalismo, limportanza della musica e dellarte che liberano luomo del dolore, linfinito ovvero la presenza di un principio assoluto di cui le varie realt sono transeunti. S. si differenzia dal romanticismo in quanto profondamente pessimista a differenza dei romantici che cercavano di riscattare il negativo attraverso il positivo. 5) Indirettamente S. critica lidealismo Hegeliano, in quanto egli difende gli interessi dei poteri forti nelle sue opere (politico e religioso) e sembra non essere libero bens al servizio della chiesa e della politica. Inoltre il giustificazionismo una negazione della filosofia stessa. Lidealismo visto come una filosofia delle universit e S. afferma che per quanto riguarda Fichte e Schelling la loro filosofia fosse in buona fede, mentre Hegel un sicario della verit e un ciarlatano pesante e stucchevole. S. dimostra un bisogno di libert e di indignazione di fronte alla divinizzazione dello stato. 6) S. conosceva in particolare linduismo e il buddismo e da queste religioni ricava metafore per chiarire le sue opere. S. stato il primo filosofo occidentale a recuperare il pensiero delloriente, ha ricavato da esso un grande numero di immagini ed espressioni suggestive, ha trasmesso la sapienza orientale in occidente. Il mondo come velo di maya. S. non interpreta correttamente il pensiero di Kant e apre la sua opera dicendo che il mondo la sua rappresentazione e cerca di riprendere la distinzione tra fenomeno e noumeno. Per K. il fenomeno lunica realt conoscibile mentre il noumeno rappresenta i limiti della conoscenza umana. S. invece crede che il fenomeno sia la parvenza, lillusione, il sogno ovvero ci che nellantica sapienza indiana detto velo di maya (realt deformata delle nostre strutture mentali che ha valore illusorio e soggettivo, gli uomini non vedono le cose ma le rappresentano nella testa. Ingannano la realt senza coglierne lessenza). Il noumeno invece una realt che si nasconde dietro lingannevole trama del fenomeno (luomo vive la sua vita come se davanti agli occhi della mente avesse un velo di cui non si rende

conto. Nella religione induista il velo di maya impedisce metaforicamente agli uomini di comprendere la realt). Citazione pagina 4. Inoltre per il criticismo il fenomeno loggetto della rappresentazione che esiste fuori della coscienza e viene appreso mediante le forme a priori, mentre per S. una rappresentazione che esiste solo dentro la coscienza. Egli infatti apre la sua opera con la frase: il mondo la mia rappresentazione in quanto per ciascuno di noi il mondo coincide con limmagine mentale soggettiva. S. paragona questo principio agli assiomi di Euclide di cui ognuno riconosce la verit appena lo intende. Ogni rappresentazione ha die aspetti essenziali e inscindibili: uno il soggetto rappresentante e laltro loggetto rappresentato. Il soggetto e loggetto esistono solo allinterno della rappresentazione come se fossero due lati di essa e sono inscindibili. Per questo non ci pu essere il soggetto senza oggetto. S. critica il materialismo in quanto nega il soggetto e lo riduce alloggetto. Anche lidealismo di Fichte nega loggetto e lo riduce al soggetto. Egli invece sostiene la teoria di Kant affermando che il nostro sistema nervoso e cerebrale siano corredati da una serie di forme a priori scoperte proprio da K. S., a differenza di Kant, ammette come forme a priori solo lo spazio, il tempo e la causalit. Tutte le altre 11 categorie Kantiane si possono ricondurre a questultima in quanto la realt delloggetto si risolve completamente nella sua azione causale su altri oggetti. S. paragona le forme a priori a dei vetri sfaccettati attraverso cui la visione delle cose si deforma egli considera la rappresentazione come un inganno e la vita come un sogno (ovvero un tessuto di apparenze) o un incantesimo. Questa idea stata ripresa da Platone (gli uomini non vivono che in un sogno), Pindaro, Sofocle, Shakesperare e Caldern de la Berca. Luomo lanimale metafisico che vive costantemente in una dimensione onirica. S. afferma che al di l del fenomeno esiste la realt vera, sulla quale il filosofo non pu fare a meno di interrogarsi. Luomo lanimale metafisico che non pu fare a meno di interrogarsi sullessenza ultima della vita e stupirsi della propria esistenza. Il filosofo deve squarciare il velo di maya e andare al di l del sogno per cogliere la verit, luomo infatti dotato di intelligenza e alcuni esseri umani hanno una particolare sensibilit intellettuale e colgono lessenza delle cose. Luomo proprio perch un animale metafisico ha la capacit di interrogarsi sul senso profondo delle cose: Aristotele la filosofia nasce dalla meraviglia di fronte al mondo. Luomo si pone delle domande. La meraviglia filosofica (capacit di interrogarsi sul senso della propria esistenza) condizionata (determinata) sia

dallintelligenza, ma anche dalla considerazione del dolore, dalla miseria della vita e dalla conoscenza della morte (se la nostra vita fosse senza dolore e fine luomo non si chiederebbe quale il senso dellesistenza.). La scoperta della via daccesso alla cosa in s S. presenta la sua filosofia come lintegrazione necessaria di quella di Kant: egli infatti si vanta di aver individuato la via daccesso (per conoscere) il noumeno. Come si pu lacerare il velo di maya, ovvero andare al di l dellillusione e comprendere lessenza segreta del mondo? Luomo non soltanto conoscenza (intelligenza) bens anche corpo quindi noi non ci limitiamo a vederci dal di fuori, bens ci viviamo anche dal di dentro. Noi possiamo guardare noi stessi dal di dentro, quando assumiamo un atteggiamento introspettivo percepiamo noi stessi dallinterno e attraverso lo sforzo introspettivo ci accorgiamo che il nostro agire costantemente caratterizzato dai bisogni primari ( alimentari) e secondari (conoscenza). Ogni bisogno, desiderio coerente con la volont di vivere, ovvero lessenza profonda del nostro io. La volont di vivere un impulso prepotente e irresistibile che ci spinge a esistere e ad agire. Noi siamo vita e volont di vivere: anche il nostro stesso corpo non che la manifestazione esteriore dellinsieme delle nostre brame interiori, mentre il mondo fenomenico la maniera attraverso cui la volont di vivere si manifesta e si rende visibile a se stessa nella rappresentazione spazio- temporale. Da ci deriva il titolo dellopera: Il mondo come volont e rappresentazione. Per descrivere la supremazia della volont nel rapporto con lintelletto e con il corpo anche S. usa un grande repertorio di immagini come il servo e il padrone, luomo e lo strumento, il cavaliere e il cavallo, il fabbro e il martello, il sole e la luna, il cuore e il capo. S. a questo punto afferma che la volont di vivere non solo la radice noumenica delluomo, ma anche lessenza segreta di tutte le cose ovvero la cosa in s delluniverso. Questa volont di vivere alla radice delluomo e dellessere vivente. La volont di vivere pervade ogni essere della natura in forme distinte e secondo gradi di consapevolezza diversi: ad esempio nelluomo si manifesta in maniera consapevole. Dietro luniverso nella sua totalit vede questa forza, volont di vivere, che per S. lunica verit del mondo, il noumeno del mondo e va al di l del mondo fenomenico che costruiamo a partire dalle strutture mentali quindi la volont di vivere al di l di spazio, tempo e causalit.

Caratteri e Manifestazioni della volont di vivere. Essendo al di l del fenomeno la volont presenta caratteri contrapposti a quelli del mondo della rappresentazione e si sottrae alle forme proprie di questo che sono spazio, tempo e causalit. La volont : -inconscia, poich la consapevolezza e lintelletto costituiscono solo delle sue possibili rappresentazioni secondarie. Il termine volont a questo punto non la volont cosciente bens la forza, lenergia. -unica: la volont si manifesta e concretizza in tutto luniverso. Essa infatti esiste al di fuori dello spazio e del tempo e quindi si sottrae al principio di individuazione (ovvero alla prerogativa che hanno lo spazio e il tempo di dividere e moltiplicare gli enti). Per questo la volont non qui pi di quanto non sia l, pi oggi di quanto non sia stata ieri o domani. Essa in una quercia come in un milione di querce. La logica dei medievali colloca un ente in uno spazio e differenzia una cosa dellaltra in base al tempo distinguendo una cosa da ci che sar dopo. I medievali differenziano le cose spazialmente e temporalmente, mentre la volont di vivere unica in quanto indeterminabile. -Eterna: essa al di fuori del tempo quindi anche eterna e indistruttibile, ossia un principio senza n inizio n fine. un meriggio eterno senza tramonto refrigerante. -Incausata: la volont di vivere al di l della categoria di causa e quindi essa una forza libera e cieca, unenergia incausata. -Senza scopo: oltre a non avere una causa non ha nemmeno uno scopo. Noi possiamo cercare la ragione delle varie manifestazioni fenomeniche, ma non della volont stessa. La volont primordiale non ha altra meta oltre se stessa la vita vuole la vita, la volont vuole la volont e ogni motivazione o scopo cade entro lorizzonte del vivere e del volere. Le caratteristiche che ha la volont di vivere sono attribuite a dio nelle religioni sia teiste che panteiste, questa forza irrazionale e senza scopo, anche incausata e non ha n fine n uno scopo. Tutti gli esseri viventi non vivono che per vivere e continuare a vivere. Questa secondo S. lunica crudele verit sul mondo e anche se gli uomini hanno cercato di smascherare la sue terribile evidenza inventandosi un dio per trovare un senso alla loro vita. Dio, nelluniverso di dolore di S., non pu esistere e lunico assoluto la volont stessa. I suoi caratteri di fondo sono stati conferiti a dio e i romantici li hanno attribuiti allinfinito. Luniverso una serie innumerevole di esseri che vivono solo per continuare a vivere, quindi lo scopo delluniverso anche la radice del mondo ed il bisogno di

vivere. S. afferma che la volont di vivere si manifesta nel mondo fenomenico attraverso due fasi. Nella prima la volont si oggettiva in un sistema di forme immutabili (aspaziali e atermporali) che chiama, in maniera platonica, idee e che considera come archetipi del mondo. Nella seconda la volont si oggettiva nei vari individui del mondo naturare che sono la moltiplicazione spazio-temporale delle idee. Tra gli individui e le idee esiste un rapporto di copiamodello in quanto i primi sono copie pi semplici delle seconde. Il mondo delloggettivazione nelle realt naturali caratterizzato da una serie di gradi disposti in ordine ascendente: si passa dalle forze della natura, alle piante/animali, e in cima abbiamo luomo che pienamente consapevole della volont di vivere. Solo luomo pu prendere coscienza della volont di vivere che inconoscibile per gli animali. Riferimento a Platone: nelliperuranio ci sono i modelli di ci che c sulla terra. Da prima la volont di vivere si manifesta in una serie di idee, concetti ovvero archetipi di ci che esiste, in seguito si manifesta nelluniverso secondo uno scopo piramidale. Alla base ci sono le forze cosmiche e al culmine troviamo luomo, che lunico essere vivente che pu avere coscienza della volont di vivere in quanto, oltre allistinto, dotato anche della ragione. Il fatto che luomo possa conoscere la realt lo conduce ovviamente a una maggiore sofferenza. Il pessimismo: Lessenza del mondo come si detto la volont di vivere, quindi luomo destinato a una vita di privazione e soprattutto di sofferenza. Infatti il volere/desiderare implicano una mancanza di qualcosa e la privazione una forma di dolore. Quindi la vita di ciascun uomo caratterizzata dal dolore e dalla sofferenza infatti costantemente soffriamo. Inoltre nelluomo la volont pi cosciente e quindi lintera specie umana risulta pi bisognosa e soprattutto non mai destinata a trovare un appagamento definitivo. Citazione pag 8. Se desideriamo qualcosa pensiamo di essere felici solo se appaghiamo questo bisogno, in realt una volta appagato non ci d la tanto sperata gioia. Nessun oggetto del volere d un appagamento durevole. S. dice che la gioia , il piacere ha solo una natura negativa: ogni piacere in quanto tale nasce da un dolore precedente alla gioia e succeduto dallinfelicit. Quindi il piacere ha anche una natura transitoria e per provarlo dobbiamo prima soffrire. Gi Leopardi e Verri avevano affermato che il piacere sia una cessazione del dolore, ossia lo scarico da uno stato preesistente di

tensione, che ne rappresenta la condizione indispensabile. Il dolore invece non pu essere ridotto a cessazione di un piacere, perch un individuo pu sperimentare una catena di dolori, senza che essi siano preceduti da altrettanti piaceri: Parerga non v rosa senza spine, ma vi sono parecchie spine senza rose. Il piacere solo una funzione derivata del dolore che vive a spese di esso. Mentre il dolore= desiderio la struttura stessa della vita, ovvero un dato primario e permanente. Accanto al dolore e al piacere, S. pone come terza situazione esistenziale di base la noia, ovvero quello stato danimo che subentra quando viene meno laculeo del desiderio oppure il frastuono delle attivit. S. conclude dicendo che la vita umana come un pendolo che oscilla costantemente tra il dolore e la noia, passando per la felicit. Abbiamo la noia quando un individuo si trova nella condizione di aver realizzato i desideri pi importanti e ora non ha pi stimoli (oggi verrebbe chiamata depressione). Questa depressione esistenziale scaturisce dal non avere pi niente di importante. Pessimismo cosmico. La volont di vivere un desiderio perennemente inappagato e si manifesta in tutte le cose, quindi il dolore assume una valenza cosmica e non riguarda solo luomo. Tutto soffre: dal fiore allanimale. Luomo ovviamente soffre pi delle altre creature in quanto egli dotato di una maggiore consapevolezza ed destinato a sentire in modo pi accentuato la spinta della volont e a patire maggiormente linsoddisfazione. Il genio, essendo pi sensibile, destinato a soffrire ancora di pi. S. cos giunge a una delle pi radicali forme di pessimismo cosmico di tutta la storia del pensiero e ritiene che il male non sia solo nel mondo, bens anche nel principio stesso da cui esso dipende. Dietro le meraviglie del creato si celano una serie di lotte e ogni essere deve divorare un altro(legge della natura) cit pag 9. In questa vicenda irrazionale della vita cosmica lindividuo appare soltanto come uno strumento per la specie fuori della quale non ha valore. Quindi lunico fine della natura quello di perpetuare la vita e il dolore. Pessimismo metafisico: il dolore costituisce lessenza delluniverso. Lillusione dellamore. Il fatto che la natura si interessi solo alla sopravvivenza si evince dallamore che solo unillusione. Lamore si impadronisce della met delle forze e dei pensieri dellumanit pi giovane ed uno dei pi forti stimoli dellesistenza. Lamore unillusione, unesperienza che travolge gli esseri umani e deve avere secondo S. un significato spiegabile a livello filosofico. Il fine dellamore infatti quello di

garantire la riproduzione e quindi il perpetuare della vita. Quindi lindividuo diviene lo zimbello della natura proprio dove crede di realizzare maggiormente il proprio godimento e la propria personalit. Mettere al mondo altri figli significa generare individui che soffrono. Alcuni individui possono non riprodursi per evitarlo ma non tutti. Anche perch non c amore senza sessualit. Lamore infatti un peccato e una vergogna in quanto genera altre creature destinate a soffrire. Lamore infatti consiste nellincontro tra due infelicit e nella presenza di una terza che si prepara. Le vie di liberazione dal dolore. La vita secondo S. in sostanza dolore, di cui noi non possiamo liberarci. Nemmeno il suicidio ammesso da S. in quanto colui che decide di uccidersi non riesce a sopprimere la volont di vivere, ma sopprime solo una manifestazione fenomenica della volont di vivere, lasciando intatta la cosa in s, che rinasce in mille altri individui (come il sole che quando tramonta sorge da un altro lato). Il suicidio, per quanto possa sembrare lunica via duscita, non lo . S. lo rifiuta come via di liberazione dal dolore perch colui che si suicida solo una vittima della volont di vivere che attraverso questo atto afferma s. Chi sceglie il suicidio talmente oppresso dai desideri che non realizza da pensare di non avere via duscita ed vittima. Pag. 11 inizio. Di conseguenza secondo S. la risposta al dolore la liberazione stessa dalla volont di vivere, ovvero il passaggio tra la voluntas (che perviene alla coscienza di s) alla noluntas, ossia la negazione di s. S. divide in tre tappe il percorso di liberazione e afferma che non tutti gli uomini siano in grado di percorrerle, bens solo i grandi artisti e i mistici. Arte: larte per S. una conoscenza libera e disinteressata che si rivolge alle idee, ossia alle forme pure e ai modelli eterni delle cose (a differenza della altre forme di conoscenza). Larte consente allartista di contemplare in maniera non oggettiva la realt, elevandosi al piano delle idee. In ogni opera darte lartista coglie lessenza dellopera. Egli infatti esprime mediante le sue opere lessenza delle cose e riesce a contemplare la vita dallesterno. Larte una forma di rappresentazione della realt che va al di l del mondo perch ci permette di cogliere lessenza delle cose. Lartista momentaneamente si stacca dalla dolorosa realt e la contempla dallesterno. Larte quindi svolge una funzione catartica elevandosi sopra la volont, il dolore e il tempo. Lartista colui che contempla la realt dallesterno, estraniandosi da essa. Noi contempliamo il dolore

dallesterno come nella tragedia (funzione catartica).. Aristotele momentaneamente mi estraneo dal dolore. Tra le varie forme artistiche c una gerarchia musica tragedia poesia pittura scultura architettura La musica esprime direttamente la volont di vivere, lessenza segreta delle cose, mente tra le forme letterarie la tragedia la pi altra. Larte la via per uscire momentaneamente dal dolore, unevasione che ci consente di liberarci momentaneamente. Etica della piet Questa la seconda tappa. Luomo cattivo, egoista, istintivamente malvagio. Alla base delletica della piet c uno sforzo da parte delluomo di vincere, superare il proprio egoismo. Il punto di partenza la capacit di provare compassione ovvero avvertire come nostre le sofferenze degli altri. Da questa compassione vengono fuori le due virt dalle quali si concretizza letica della piet: 1) giustizia, provo compassione e decido di non provocare dolore negli altri, non voglio fare del male 2) carit, decisione di fare del bene S. parla di quegli uomini (santi) che fanno del bene in maniera disinteressata. La vera giustizia/ carit disinteressata. Colui che vive letica e pratica la giustizia e la ragione sconfigge la volont di vivere. Letica della piet non solo unevasione. Tuttavia anche colui che prova compassione coinvolto quotidianamente e indirettamente dalla sofferenza della gente. In questo senso comporta una liberazione parziale del dolore: in quanto luomo vince sul proprio egoismo, ma non sulla sofferenza. Luomo si libera completamente tramite lascesi. Ascesi: via nella quale lindividuo cerca di annullare la volont di vivere dentro di s. Lunica strada consiste nel decidere di non soddisfare alcun bisogno che dentro di noi. Cos finir con lestirpare dal proprio io la volont di vivere. Un uomo deve praticare la castit perfetta, il digiuno e tutte quelle pratiche medievali ascetiche. Luomo deve vivere come un eremita. La volont di vivere si manifesta, ma ignorando ogni desiderio ad un certo punto si annulla e luomo prova una condizione che conduce al nirvana. Il

nirvana un oceano di pace e serenit, una quiete interiore. Se io non desidero non sento la mancanza. Qualche uomo pu vivere in questo modo. S. prende spunto dai medievali e dal buddismo. Le tecniche rimandano agli eremiti e alla loro serenit interiore. S. dice che la nostra sofferenza scaturisce dai bisogni e dai desideri. Sofferenza= essenza del mondo e delluomo, ci si libera tramite delle vie di liberazione dal dolore. S. si ben guardato da praticare la vita ascetica. Letica della piet e lascesi sono inconciliabili tra loro: luomo si libera dal dolore con la carit, ma anche vivendo senza gli altri. Il discorso di S. sulletica della piet comporta un esito attivo/positivo: tutto dolore ma ci associamo e ci sosteniamo diminuendo la sofferenza. Mentre quello sullascesi passivo/negativo: ognuno pensa a s.