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Il neoidealismo italiano: Croce e Gentile Il contesto-storico-culturale Il neoidealismo di Benedetto Croce e Giovanni Gentile, che domina la cultura italiana nella

prima met del Novecento e che resta, nonostante qualche interesse manifestato in particolare dalla cultura anglosassone nei confronti di Croce, un fenomeno limitato al contesto italiano, si inserisce in quella reazione al positivismo manifestatasi in varie maniere in tutti i paesi europei. Mentre il positivismo aveva di regola considerato come unica forma autentica di conoscenza la scienza basata sui fatti, il neoidealismo professato dai due filosofi italiani nega alla scienze matematico-naturali un genuino valore conoscitivo per ricondurle, con Croce, allattivit economico-utilitaria (non propriamente conoscitiva) o per subordinarle, con Gentile, al sapere filosofico. Tutta la realt, infatti, per entrambi i capiscuola dellidealismo italiano, spirito: essa esiste solo in quanto si manifesta alla coscienza umana o entra in rapporto con essa. Lo spirito non pu essere conosciuto secondo le forme proprie della matematica o delle scienze naturali, giacch queste non riuscirebbero a coglierne linesauribile produttivit mai esprimibile nelle forme statiche proprie di queste scienze. Solo la filosofia, per Gentile, pu cogliere la realt spirituale nella sua concretezza, cio nellatto del suo farsi. Daltra parte per Croce solo la storia pu conoscere la vita dello spirito cos come in forme sempre nuove si manifesta nelle sue produzioni finite che si succedono nel corso del tempo. Gli antecedenti dellidealismo italiano novecentesco devono essere cercati, in primo luogo, in quella scuola hegeliana che nel secolo precedente si era sviluppata soprattutto a Napoli. Bertrando Spaventa ne era stato il massimo esponente. Questi aveva innanzitutto cercato di valorizzare la scuola filosofica italiana considerata come un filone autoctono, incarnatosi in figure quali Bruno, Campanella, Vico, Rosmini, Gioberti e sostanzialmente parallelo allo sviluppo della filosofia moderna che si era attuato in Germania. Egli, inoltre, a proposito di Hegel, mirava a ricondurre il movimento fondamentale della dialettica, quello che si esprime nella triade essere, non-essere, divenire, allinterno della mente cosciente di se stessa. Andavano dunque esclusi quei movimenti della dialettica che, come quelli delle pure categorie logiche o quelle della natura, sembravano verificarsi fuori dallautocoscienza. Croce e Gentile tentarono entrambi, sia pure in forme profondamente differenti, di semplificare, ossia di riformare ledificio architettonico della dialettica hegeliana, riportandola allinterno della spirito, inteso come concreta consapevolezza. Ma per comprendere a fondo linterpretazione che essi propongono dei principi filosofici dellidealismo non si pu ignorare lapporto fondamentale che ad essi venne dallo studio del marxismo. Con Marx, infatti, di cui per altro i due filosofi italiani respingono il socialismo e la prospettiva rivoluzionaria, lo svolgersi della storia viene

integralmente consegnato al corso delle vicende umane, senza quei presupposti metafisici di ordine logico, cio sovrastorico, che persistevano in Hegel. Anche lorientamento politico dei due filosofi profondamente divergente. Croce un liberale conservatore, avverso non solo al socialismo, ma anche alla democrazia, almeno nei suoi sviluppi radicali. Egli , tuttavia, antifascista e attorno alla sua figura si raccolgono quegli antifascisti che non sono costretti a lasciare lItalia. Gentile, al contrario, avverso allindividualismo, fautore del nazionalismo, in quanto portatore di unistanza superiore allindividuo, e aderisce al fascismo diventando il massimo esponente culturale del regime. Sebbene militassero, dopo lamicizia degli anni giovanili, su fronti opposti, Croce e Gentile esercitarono sulla cultura italiana unegemonia pressoch incontrastata, riuscendo a influenzare lopinione pubblica anche al di fuori degli ambienti accademici. La cultura di ispirazione positivistica, che era stata dominante negli ultimi decenni dellOttocento occupava ormai posizioni marginali. Il marxismo, che pure qualche decennio pi tardi avrebbe espresso la figura di Antonio Gramsci, non poteva ancora guadagnare posizioni di rilievo in quanto ostacolato dal regime fascista. Solo la cultura cattolica, rappresentata da esponenti quali Agostino Gemelli, piuttosto isolata rispetto alle altre correnti, manifest unopposizione decisa e irriducibile nei confronti dellidealismo. Questo, in ogni caso, riusc a imprimere una traccia profonda e duratura sulla scuola. Croce e Gentile furono entrambi ministri della pubblica istruzione. Il secondo, ministro nel governo Mussolini, port a compimento unorganica riforma della scuola italiana. In conformit alle concezioni filosofiche dellidealismo, nella scuola venivano esaltate le discipline del settore storico-umanistico-letterario, mentre gli studi matematico-scientifici venivano relegati a una posizione di secondo piano. Legemonia culturale dellidealismo fin con laccentuare nella cultura italiana la chiusura, talvolta sorda e sprezzante, nei confronti delle nuove esperienze che in quei decenni si andavano realizzando nellOccidente. Soprattutto nei paesi dellarea anglosassone la filosofia indagava la logica e i metodi delle scienze, che al contrario lidealismo italiano considerava una forma di conoscenza subordinata o perfino inautentica. Le correnti riconducibili allesistenzialismo mettevano in rilievo lirriducibile problematicit dellesistenza umana; al contrario lidealismo italiano divinizzava lo spirito nel suo farsi storico e incontrava, semmai, difficolt a spiegare come potesse accadere che talvolta nelle vicende umane si manifesti il disvalore. La psicoanalisi era quanto di pi distante ci potesse essere rispetto alla visione olimpica e ottimistica professata dallidealismo di Croce e Gentile. La cultura di importazione americana, che avrebbe svolto un ruolo di primo piano sulla scena del pensiero occidentale contemporaneo, urtava contro lo stile e i valori di fondo dellumanesimo letterario tradizionale. Le scienze delluomo, per finire, ingabbiavano, secondo le vedute dei neoidealisti, la vita dello spirito in forme rigide e astratte, incompatibili con la sua assoluta libert.

Dopo la sconfitta subita dallItalia nella seconda guerra mondiale legemonia idealistica declin rapidamente, sebbene i curricoli della scuola superiori siano rimasti in larga misura fedeli allimpostazione storicistica voluta dallidealismo. I nuovi indirizzi del pensiero europeo ed americano si sono diffusi nella cultura italiana facendo s che i sistemi idealistici di Croce e Gentile presenti ormai un interesse tuttal pi storico. Non si pu negare, tuttavia, che la cultura filosofica italiana abbia in alcuni settori recepito la lezione pi profonda del neoidealismo, in particolare nella versione crociana. Lesigenza di riportare le problematiche filosofiche ai contesi concreti in cui sono sorte, accompagnata dalla diffidenza nei confronti della speculazione astratta, e di ogni risposta sovrastorica o "teologizzante", sono state avvertite soprattutto nella storiografia filosofica e in molti settori della cultura marxista. Questo testimonia il persistere di alcuni motivi ispiratori di fondo del neoidealismo, nonostante la ormai definitiva demolizione degli apparati filosofici in cui queste istanze avevano originariamente preso forma. Benedetto Croce (1866-1952) Opere principali Tesi fondamentali di unestetica come scienza dellespressione e linguistica generale (1900), Materialismo storico ed economia marxistica (1900), Estetica come scienza dellespressione e linguistica generale (1902), Logica come scienza del concetto puro (1909), Filosofia della pratica, economica ed etica (1909), Breviario di estetica (1912), La storia come pensiero e come azione (1938). La formazione; lo storicismo Benedetto Croce era nato a Pescasseroli, in Abruzzo, da unagiata famiglia napoletana, di orientamento politico conservatore, forse segretamente fedele alla monarchia borbonica. Avendo perduto entrambi i genitori nel disastroso terremoto di Casamicciola, a Ischia, fu assunto sotto la tutela dello zio Silvio Spaventa, fratello del filosofo Bertrando e uomo politico di orientamento liberale. A Roma, ove risiedeva in casa dello Spaventa, il giovane Croce intraprese gli studi giuridici, ma non li port a compimento. Per un certo periodo alluniversit segu le lezioni del filosofo Antonio Labriola, allora seguace di Herbart e avverso alla cultura positivistica ancora dominante. Senza aver conseguito alcuna laurea si dedic con impegno e passione a studi di erudizione storica. A contatto con i problemi della storia nacque in Croce la prima problematica filosofica. Si chiedeva, infatti, che cosa fosse la storia, se fosse una sorta di scienza, oppure se fosse in qualche modo riconducibile sotto il concetto generale dellarte. Gli parve inizialmente che la storia fosse in effetti una forma di arte. Ma presto mut la propria convinzione e fu sollecitato a una pi profonda discussione delle problematiche filosofiche a seguito di un nuovo incontro con il Labriola, il quale nel frattempo era diventato seguace di Marx e stava elaborando filosoficamente la

dottrina del materialismo storico. Anche Croce per un certo periodo divenne entusiasta di Marx e del socialismo, ma ben presto mut orientamento, sottoponendo a severo vaglio critico le concezione marxiste. Frutto di questa riflessione fu il saggio Materialismo storico ed economia marxistica. In questo scritto, apparso nel 1900, comincia a delinearsi con chiarezza quella che sar la posizione filosofica matura del Croce. Certamente errata la pretesa avanzata da Marx di prevedere il corso futuro degli avvenimenti storici e la necessit della rivoluzione socialista. Altrettanto insostenibile, in quanto unilaterale, la dottrina che identifica il valore con il lavoro. La concezione complessiva della storia presenta, invece, un nucleo positivo. Non solo infatti l"economismo", ossia laver posto a fondamento della prassi umana lattivit economica, cio la ricerca dellutile, fornisce un valido canone di interpretazione storiografica. Ma, quel che pi importante, la visione della storia che si ricava da Marx abbatte tutte quelle strutture trascendenti, teologiche o metafisiche, che ancora in Hegel condizionavano dallesterno, ossia "dallalto" il corso delle vicende umane. La storia in altre parole deve essere interpretato come un processo immanente, ossia integralmente mondano, senza agganci metafisici o teologici, riconducibile nella sua interezza al concreto operare delluomo. Anche negli sviluppi successivi questo rester il cardine della filosofia crociana: lo storicismo assoluto. La realt coincide con la storia, ossia con il divenire degli eventi cos come si presentano alla coscienza delluomo. La coscienza funge da fondamento della realt in quanto ci che non si presenta alla coscienza o che non entra in qualche modo in rapporto con essa resta necessariamente al di fuori di ogni considerazione da parte delluomo. Ma la storia non il manifestarsi di una trama gi stabilita in un ambito metafisico o teologico, bens il farsi dello spirito umano nella sua libert assoluta e nella sua immanente razionalit. La dialettica dei distinti Posto che tutta la realt spirito, occorre allinterno di questo distinguere tra una forma teoretica, volta al conoscere, e una forma pratica, volta allagire. Allinterno di ciascuna delle due forme occorre poi ancora distinguere due gradi: particolare e universale. Nel complesso, dunque, la vita dello spirito si articola in quattro momenti, detti categorie, che sono, rispettivamente, il bello, ossia lattivit teoretica volta al particolare, il pensiero discorsivo, ossia lattivit teoretica volta alluniversale, leconomia, ossia lattivit pratica volta al particolare, la morale, che lattivit pratica volta alluniversale. Le quattro categorie sono oggetto di studio rispettivamente da parte dellestetica, della logica, delleconomia, delletica. A proposito delle quattro categorie conviene osservare che esse sono le forme primarie e irriducibili attraverso cui si manifesta lattivit dello spirito. Ciascuna di esse del tutto autonoma rispetto alle altre e, a rigore, non pu essere neppure

definita, giacch uneventuale definizione avrebbe leffetto di ricondurla ad altro. Luniversale, tuttavia, presuppone il particolare, pur essendo qualcosa di essenzialmente nuovo rispetto ad esso; il particolare, al contrario, pu sussistere senza luniversale. La forma pratica, inoltre, successiva a quella teoretica, che sempre anteriore allagire. Lattivit dello spirito circolare. Ciascuna categorie costituisce il presupposto perch si applichi quella successiva, in un processo che muove costantemente dalla forma teoretica a quella pratica, per passare nuovamente a quella teoretica e poi ancora a quella pratica, secondo la distinzione dei gradi particolari e universali. Poich ogni categoria, pur esercitandosi su quanto stato prodotto dalle altre, aggiunge sempre qualcosa di nuovo, ne segue che la vita dello spirito un progresso ininterrotto e, nonostante le apparenze contrarie, inarrestabile. Questa relazione circolare tra le quattro categorie d luogo alla dialettica dei distinti. Hegel, con la sua dialettica degli opposti, non aveva riconosciuto questo nesso circolare allinterno dello spirito. Secondo Croce la dialettica hegeliana, basata sullopposizione tra il positivo e il negativo, sussiste soltanto allinterno di ciascuna categoria: il bello, infatti, si oppone al brutto, il vero si oppone al falso, lutile allinutile, il bene al male. Ciascun momento positivo afferma se stesso nella lotta contro il suo opposto. Il negativo, in questa concezione ottimistica secondo cui lo spirito inesauribile libert creativa, funge solo da stimolo per la successiva affermazione del positivo. Ma il problema del disvalore, cio della negativit, si presenter spesso in forma di aporia, cio di problema insolubile, e opporr sempre resistenza ai tentativi di sistematizzazione del proprio pensiero operati dal Croce. Talvolta egli cercher di ricondurre lerrore allindebita mescolanza delle categorie: unopera darte, per esempio, brutta quando si pone scopi estranei allarte, per esempio di natura utilitaria. Ma in questo modo lerrore non ha consistenza oggettiva e deriva solo dalla confusione tra i diversi momenti della vita spirituale, cio da una visione parziale e unilaterale. Che cosa pensare, allora, della dittatura fascista? Il fascismo stesso, negatore della libert e avversato dal Croce, doveva per forza apparire come una parentesi storica non priva, se oggettivamente considerata. di una qualche funzione positiva. Estetica e logica Lestetica e la critica letteraria costituirono, accanto alla storia, gli interessi dominanti del Croce in tutto larco della sua attivit. Egli torn a varie riprese sul problema estetico, cercando di risolvere i dubbi e le difficolt che la sua sistemazione dottrinale continuava pur sempre a suscitare. Appariva relativamente facile, nel quadro di riferimento offerto dalla dottrina dei distinti, dire quello che larte non . Contro intellettualismo, edonismo e moralismo

Croce sostiene che larte non ha come scopo n la conoscenza, n lutile n ledificazione morale, distaccandosi ancora una volta dalle teorie estetiche proprie della cultura positivistica. Nellopera darte spesso entrano delle componenti che, pur essendo necessarie al compimento dellopera stessa, si riconducono in realt ad altre categorie. Diventa pertanto compito fondamentale della critica letteraria operare una rigorosa distinzione tra poesia e non poesia, distinzione che spesso deve essere attuata allinterno della medesima opera, giacch, per esempio Dante e Leopardi, mescolano spesso alle intuizioni poetici elementi di natura concettuale ovvero oratoria, non riconducibile allarte in senso proprio. Intuizione ed espressione Ma larte , in se stessa, conoscenza del particolare, cio conoscenza intuitiva. Poich lo spirito attivit creativa, tale intuizione coincide senzaltro con lespressione, cio con la produzione di immagini. Anche la comune conoscenza sensibile, come il vedere, intuizione di immagini, a cui, tuttavia, si accompagna la coscienza della realt, il che non avviene nellopera darte, ove loggetto intuito si presenta meramente come possibile. La grande opera darte non differisce, dunque, dalla comune intuizione sensibile, comune a tutti gli uomini, se non per loriginalit e la complessit. Si collega allintuizione estetica la produzione del linguaggio. Questo, secondo una tesi gi sostenuta da Vico, originariamente poesia, cio espressione del particolare (Vico, al contrario, vedeva nella poesia l"universale fantastico"), e solo secondariamente pu servire come veicolo espressivo del pensiero concettuale. Per questo motivo Croce pu identificare la sua dottrina estetica con la linguistica generale. Occorre sottolineare che, soprattutto con le dottrine strutturalistiche, la riflessione linguistica europea muoveva in tuttaltra direzione. Ma la dottrina estetica crociana, pur nella sua coerenza filosofica, lasciava aperti problemi di non facile soluzione. Come possibile, infatti, distinguere, tra la vera opera darte e quella che ne ha soltanto la parvenza? Rimeditando i fondamenti della sua dottrina Croce giunse a vedere lelemento caratterizzante dellopera darte quella che egli chiama intuizione lirica. Essa la rappresentazione di un sentimento e costituisce lelemento ispiratore capace di ricondurre a unit le molteplici immagini altrimenti prive di nesso. Ma questo "sentimento" non tanto un dato psicologico, quanto piuttosto un modo particolare di intuire, ovvero di scandire, luniverso: qualcosa che pu essere espresso con la parola ritmo e che costituisce la "anima" pi profonda di ogni capolavoro artistico. Il concetto

La conoscenza delluniversale d origine al pensiero discorsivo ed oggetto di trattazione da parte della logica. La forma logica dellattivit spirituale il concetto. Questo subordina a s le diverse rappresentazioni che stanno sotto di esso ed , allo stesso tempo, qualcosa di pi rispetto alle molteplici rappresentazioni subordinate. In tal senso il concetto deve essere, secondo Croce, onnirappresentativo, ossia capace di riferirsi a tutte le singole rappresentazioni subordinate, e ultrarappresentativo, tale, cio, da non ridursi alle rappresentazioni. Lautentico concetto deve essere distinto, dunque, dagli pseudoconcetti. Questi sono semplicemente dei raggruppamenti di rappresentazioni, alle quali pertanto non aggiungono nulla, oppure sono delle definizioni convenzionali prive di autentico contenuto rappresentativo. Uno pseudoconcetto del primo tipo , per esempio, "gatto"; uno del secondo tipo "triangolo". Questi pseudoconcetti, su cui si fondano le scienze naturali e quelle matematiche, hanno una funzione che non propriamente conoscitiva, ma piuttosto "economica", in quanto servono a classificare gli oggetti nella maniera pi conveniente. Croce cerca di avvalorare questa sua interpretazione della scienza con alcune dottrine epistemologiche, in particolare quella di Mach, che sostenevano il carattere essenzialmente economico delle sue leggi. Luniversale concreto Il vero concetto, che si riferisce a tutte le rappresentazioni subordinate e che pi che le rappresentazioni stesse, sempre un universale concreto, un universale che non separato dai particolari, ai quali, pur tuttavia, non riducibile. Ma in quanto presenza delluniversale nel particolare il vero concetto avr sempre la forma del giudizio individuale, come possono essere, per esempio, i giudizi "Pietro buono", oppure "lOrlando furioso unopera darte". Il vero concetto, inoltre, coincide con la sua espressione. Un concetto che non venga espresso non , in realt, prodotto dallo spirito e quindi non esiste. E del tutto illusoria una presunta profondit di pensiero che non sia accompagnata da una chiara espressione del concetto. Ma accanto al giudizio individuale sembra sussistere anche un altro tipo di giudizio, il giudizio definitorio, come, per esempio, "lopera darte intuizione lirica". Sono questi i giudizi di cui si occupa la filosofia. In realt ciascuna delle due forme di giudizio presuppone laltra. Il giudizio individuale e storico, infatti, riconduce un fatto al concetto universale che vive nel fatto steso. La definizione filosofica, daltra parte, si riferisce a quei precisi fatti individuali e storici che vengono assunti sotto il concetto e che la definizione universale illumina. Storiografia e filosofia La reciproca dipendenza del giudizio storico e del giudizio definitorio determina lidentit di storiografia e filosofia. Questa tesi ha un significato capitale nel pensiero filosofico del Croce e non dissimile da quanto nel Novecento si andato

affermando anche in altri indirizzi del pensiero filosofico. Con essa, infatti, viene troncata alla radice la possibilit di una verit atemporale che non si riferisca a concreti fatti storici e di una filosofia che, come quella di Gentile, resti nella sua sostanza "teologizzante". La storiografia, che studia i fatti storici inserendoli in categorie universali, , secondo Croce, la vera forma della conoscenza filosofica. La storia, anche quella del pi lontano passato, sempre storia contemporanea, conoscenza che lo spirito umano ha di se stesso. Conoscendo il passato, in altre parole, luomo conosce la genesi del presente in quanto esso ha di concreto e di irripetibile . Nessuna scienza delluomo che adotti un approccio naturalistico, quindi astraente e non storico, pu conoscere la realt umana con la profondit e la concretezza proprie della storiografia. Questo privilegiare la conoscenza storiografica la nota pi caratteristica e distintiva dellidealismo crociano. Economia ed etica La forma pratica, articolata nei due momenti delleconomia e della morale, si fonda sullatto del volere, cio sulla volizione. La volizione, secondo Croce, genera sempre unazione, perch, se cos non fosse, essa sarebbe soltanto una inconcludente velleit. La volizione che si dirige verso un obiettivo particolare d origine alla ricerca dellutile. Limportanza di questa categoria, che talora egli designa con il termine di vitale, era stata scoperta dal Croce attraverso lo studio del materialismo storico marxista. Essa acquista nello sviluppo del suo pensiero unimportanza via via crescente e giunge infine ad apparire come limpulso originario che suscita ogni attivit umana. La ricerca dellutile, che certamente non in se stessa morale, non viene, tuttavia, qualificata dal Croce come "immorale". I1 momento utilitario, implicito in ogni attivit umana semplicemente amorale o premorale, pienamente autonomo nella sua specifica natura e indifferente a valutazioni di ordine etico. La amoralit attribuita dal Croce alla dimensione del diritto e a quella della politica. Il diritto si riconduce integralmente allutile e alla forza. La stessa politica, come gi aveva insegnato Machiavelli e come in tempi recenti avevano sostenuto Mosca e Pareto, si fonda sui nei conflitti di interessi e di forze e si risolve nella mediazioni tra essi. Nellambito di questo inesauribile e vitale conflitto lo stato attua una mediazione tra autorit e libert. Sulla base di questa visione conflittuale e realistica della politica Croce respinge come "astratta" la concezione democratica, con la sua insistenza su valori, come libert, uguaglianza e fratellanza di fatto non attuabili nei contesti storici concreti. La volizione delluniversale quella che si caratterizza propriamente come morale. Lagire morale non rinnega lutile, ma ne oltrepassa i limiti individuali estendendolo

a una molteplicit di individui. Croce non intende, tuttavia, irrigidire letica in un sistema di regole universalmente valide e quindi, nella sua prospettiva, irrimediabilmente astratte. Il formalismo delletica di Kant , pertanto, assai lontano dalle vedute del filosofo italiano. A suo giudizio il bene, in generale, coincide con la promozione dellattivit dello spirito, della sua libert e del suo progresso. Pensiero e azione La storia concepita come eterno progresso dello spirito esclude dal suo svolgersi ogni negativit che non sia tale solo da un punto di vista parziale e limitato. In questo senso perfino il fascismo, che Croce avversava, doveva presentare in ultima analisi qualche elemento positivo. Sembrava cos di nuovo prendere forma quella concezione, sostenuta nel secolo precedente da Hegel, secondo cui lo storiografia giustifica sempre ci che nei fatti accaduto, scoprendone lintrinseca razionalit, al di l di valutazioni morali unilaterali e soggettive. Il problema si manifesta in tutta la sua profondit nellopera del 1938, La storia come pensiero e come azione. In essa viene affrontato il problema del rapporto tra storiografia e morale. La storiografia ha un carattere meramente contemplativo e non dice nulla su quello che deve essere fatto nella pratica. I1 fare teoretico e il fare pratico devono essere rigorosamente distinti; il primo riguarda le res actae, le cose che nel passato gi sono state fatte; il secondo riguarda le res agendae, le cose che ora dobbiamo fare. La soluzione in armonia con il principio della distinzione in linea generale affermato dalla filosofia crociana. Ma in qualche modo essa incrina quellequilibrio olimpico tra i distinti in altre occasioni sostenuto e introduce una tensione forse insolubile tra la razionalit connessa allattivit teoretica e storiografica e la razionalit, altrettanto e forse di pi, imperativa, connessa alle esigenze della attivit pratica.

Giovanni Gentile (1875-1944) Opere principali Rosmini e Gioberti (1898), La filosofia di Marx (1899), Sommario di pedagogia come scienza filosofica (1912), La riforma della dialettica hegeliana (1913), Teoria generale dello spirito come atto puro (1916), Filosofia e scienza (1930), Genesi e struttura della societ (1946, pubblicato postumo). Nato a Castelvetrano, in Sicilia, Gentile era stato allievo dellhegeliano Donato Jaja alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Seguendo le orme di Bertrando Spaventa, il pi significativo esponente dellhegelismo italiano, si dedic allo studio della cultura

filosofica nazionale cercando di far emergere una tradizione di pensiero italiano parallela a quella tedesca. Nei primi decenni del Novecento elabor i capisaldi della sua concezione filosofica e fu uno dei protagonisti del movimento di reazione nei confronti del positivismo. Benedetto Croce, che era stato ministro della pubblica istruzione nellultimo governo Giolitti indic in Gentile luomo che avrebbe potuto portare a compimento la riforma della scuola. Questi, ufficialmente iscrittosi al partito fascista, fu nominato ministro della pubblica istruzione nel governo che Mussolini form nel 1922 dopo la marcia su Roma e nellanno successivo riusc a varare la riforma. La sua fedelt al regime fascista non fu mai in discussione e lo pose in aperto conflitto con Benedetto Croce. Dopo il 1924, lanno del delitto Matteotti, Gentile si allontan, tuttavia dalla politica attiva e si indirizz a una militanza di carattere soprattutto culturale, non priva tuttavia di importanti risvolti amministrativi. Il regime mussoliniano gli confer incarichi di grande prestigio, facendolo direttore della Enciclopedia italiana, fondata dallindustriale lombardo, senatore Giovanni Treccani. Egli si adoper per estendere il consenso attorno al fascismo, non negando aiuti a intellettuali di altri orientamenti etico-politici. La sua lealt nei confronti del regime non venne meno neppure nei momenti della disfatta. Nel 1944 egli manifest la propria adesione nei confronti della Repubblica Sociale Italiana accettando la carica di presidente della Accademia dItalia, la cui sede era stata trasferita a Firenze. NellItalia gi in parte occupata dagli alleati aderire alla "repubblica di Sal" significava schierarsi con il nazismo e con le frange pi violente del fascismo. Con un atto che a molti sembrato ingiustificato alcuni antifascisti uccisero il filosofo nei pressi della sua dimora a Firenze nellaprile del 1944. Lepisodio resta tuttora oscuro e molto discusso. Qui basta osservare che, sebbene ladesione di Gentile al fascismo fosse indubbia e altrettanto esplicita fosse stata in varie occasioni la giustificazione da parte sua della violenza, il suo pensiero filosofico, giunto a compimento gi negli anni della prima guerra mondiale e certamente non privo al suo interno di un orientamento politico nazionalisticototalitario, non pu essere considerato espressione organica del regime. Lidealismo attuale Da parte di Gentile laffermazione del principio idealistico radicale: non esiste alcuna realt al di fuori del pensiero. Se qualcosa non pensato, ovvero se non si offre in qualche modo alla coscienza, allora non esiste. Perfino lo spazio distante e il tempo remoto hanno esistenza solo in quanto lo spirito ne cosciente. Ma di regola i filosofi idealisti non hanno essi stessi rispettato questo principio e accanto allatto del pensare hanno considerato come realt fondamentale ci che viene pensato. Hegel, in particolare, come gi in passato Platone con la sua dottrina delle idee, sostituisce al pensante il pensato e pone il movimento dialettico in ci che non pensiero in atto: nelle astratte categorie della logica e nella natura. Latto puro

Il soggetto vero, che "soggetto infinito" o "soggetto trascendentale", il pensiero stesso nel suo farsi: latto in atto o atto puro, contrapposto come tale allatto compiuto. Rispetto allatto puro ogni "alterit", ossia ogni altra realt, esiste in quanto conosciuta. Ma conoscere, secondo Gentile, significa rendere identico il conosciuto al soggetto conoscente. La conoscenza dell"altro" significa, quindi, soppressione dell"altro" in quanto tale. In quanto tutte le cose esistono in riferimento all"atto" e in quanto latto non dipende da alcunch, il soggetto in atto, cio il pensiero pensante, il fondamento della sua stessa esistenza. Questa "autofondazione" del soggetto trascendentale, cio dello spirito, detta da Gentile autoctisi. Ma lesistenza dello spirito consiste nel continuo identificare a s attraverso il conoscere ci che astrattamente si presenta come fatto separato dallattivit pensante. Questo momento della separazione, per cui il fatto appare come indipendente dal pensiero, necessario alla vita stessa del pensiero nella sua concretezza. Ma in questa dialettica tra "logo concreto" e "logo astratto" il momento dellastrazione, cio dellerrore e della negativit, esiste solo in quanto superato attraverso lassimilazione al soggetto. N possibile, secondo Gentile, separare il conoscere dal fare. Lo spirito, mentre conosce, crea la realt, in quanto nulla esterno ad esso. Conoscenza e volont, teoresi e prassi, filosofia e impegno politico sono, in realt momenti di quellunico processo che il farsi dello spirito. La libert e la creativit dellatto spirituale sono assunte da Gentile nel significato pi profondo e radicale. Lo spirito, cos, non esiste nel tempo, ma crea esso stesso con la sua coscienza il tempo. Il passato c perch lo spirito ne ha coscienza: la storia, le res gestae, coincide in realt con la storiografia, lhistoria rerum gestarum, che ne prende coscienza. Non si deve, per, cadere nellequivoco di identificare il soggetto trascendentale gentiliano con il soggetto empirico individuale, facendo cos dellidealismo attuale una sorta di "solipsismo". Il soggetto empirico, infatti, in quanto realt determinata esso stesso un prodotto del soggetto trascendentale che immanente, cio interno, ai molteplici soggetti individuali e comune a tutti loro. Arte, religione e filosofia Profondamente unitaria , daltra parte, lattivit dello spirito. In essa e nella sua interna dialettica possibile distinguere tre momenti che non sono realt autonome o ambiti separati, come i "distinti" crociani, ma sussistono solo in quanto sono integralmente risolti nella sintesi. La "coscienza del soggetto" che larte e la "coscienza delloggetto", che la religione si riconducono, infatti, alla "coscienza della sintesi del soggetto e delloggetto" che corrisponde alla filosofia. I tre momenti costituiscono quella che Gentile chiama monotriade. Larte, in particolare, si fonda sul sentimento soggettivo. Ma questa soggettivit diventa espressione artistica solo in quanto il pensiero ne diventa consapevole e ne

supera limmediatezza. La religione, invece, corrisponde a un"esaltazione" delloggetto. Ma anche per quel che riguarda la religione il dio come entit oggettiva e separata dal pensiero dovr pur sempre riscoprire se stesso come pensiero in atto; se questo non accadesse Dio si ridurrebbe a qualcosa di inerte e materiale. La religione che pi di ogni altra apre la via al superamento filosofico il cristianesimo, in quanto sostituisce al rito esteriore linteriorit spirituale. La religione, dunque, appare come un momento necessario della vita dello spirito, ma destinato a risolversi nella filosofia. Nella "monotriade" gentiliana non trova, come si visto, una collocazione specifica la scienza. Essa si caratterizza per il fatto di presupporre una realt da conoscere, ossia la natura, esterna al pensiero che la conosce. Con ci essa pecca di astrazione e contiene al suo interno un elemento di errore. In quanto essa presume un oggetto da conoscere esterno al pensiero, condivide il carattere fondamentale della religione; in quanto, tuttavia, conosce attraverso sensazioni soggettive condivide anche il carattere essenziale dellarte. Ma essendo attivit spirituale essa per pur sempre animata al suo interno da concetti filosofici, sebbene spesso unilaterali e dogmatici. Non si pu quindi negare alla scienza, come faceva Croce, il carattere di conoscenza, sebbene essa offra una visione della realt decisamente astratta e in ogni caso subordinata a quella propria della filosofia. La pedagogia come scienza filosofica Le concezioni pedagogiche di Gentile hanno importanza in quanto egli fu il principale artefice della riforma della scuola italiana varata nel 1923 . In realt il filosofo italiano decisamente ostile a quella "pedagogia" che, fin dai tempi di Herbart, aveva preteso di configurarsi come scienza autonoma. Egli combatte a fondo il pedagogismo, cio la pretesa di istituire una scienza dei metodi di insegnamento e parimenti combatte il pedologismo, cio la pretesa di studiare sistematicamente gli stadi evolutivi che percorre lo spirito umano nel suo processo di formazione. In realt non si pu, secondo il filosofo italiano, considerare lo spirito come unentit naturale, astratte e inerte, e imporgli dallesterno delle leggi a cui debba conformarsi. Lo spirito, nella sua assoluta libert, crea continuamente se stesso in forme sempre nuove. Lunico approccio possibile alla realt dello spirito quello filosofico e la pedagogia, pertanto, non pu essere altro che la filosofia stessa in quanto considera il farsi dello spirito in quel concreto rapporto tra maestro e allievo che latto educativo. Con latto educativo si realizza una sintesi a priori tra la mente del maestro e quella dellallievo: una fusione attraverso cui la conoscenza non viene attinta dai manuali scolastici, ma viene creata ex novo in una "solitudine trascendentale" libera da influenze e condizionamenti esterni. A questi principi si ispir la scuola voluta dalla riforma del 1923. Mentre nella scuola elementare veniva reso obbligatorio linsegnamento della religione, nella scuola superiore, che aveva il suo curricolo pi

prestigioso nel liceo classico, doveva trionfare la libert dello spirito. Prevaleva linsegnamento storico-letterario-filosofico; non cerano programmi di insegnamento, ma solo programmi di esame. Lo studio si basava sulla lettura diretta dei classici, filosofici e letterari, allo scopo di "rivivere la vita dello scrittore nella sua pienezza". I ritocchi alla riforma voluti dai successivi ministri del regime fascista riabilitarono, tuttavia, in larga misura il vecchio insegnamento di stampo manualistico. Le concezioni politiche La filosofia di Gentile non aveva mai identificato il soggetto trascendentale, ossia il fondamento assoluto della realt, con il soggetto empirico, cio con lio limitato e individuale. Le sue riflessioni filosofiche sulla politica, in conformit a questo principio filosofico generale, negano che lindividuo sia pensabile al di fuori dello stato. Anteriore allo stato , tuttavia, la nazione. Il "farsi dello spirito" nella storia coincide, infatti, con il "farsi della nazione" e il sapere, pertanto, sempre "sapere nazionale". Il significato pi profondo del Risorgimento italiano era stato, secondo Gentile, la rinata consapevolezza di una realt superiore allindividuo, cio della nazione. Ma la pi completa espressione della nazione lo stato. Questo, caratterizzato nella sua essenza dal potere sovrano, cio da un volere che diventa legge, quel medesimo "atto puro" che costituisce il fondamento immanente della soggettivit. Lo stato concepito in tal modo come manifestazione diretta di quel soggetto trascendentale rispetto a cui ogni realt finita soltanto unastrazione priva di autonoma esistenza. Tradotto in termini politici questo concetto sta a significare che lautentica realt dellindividuo, e con essa la sua stessa libert, sussiste solo nello stato e nella sua autorit. Lo stato, spiega Gentile, non esiste inter homines, ma in interiore homine, cosicch lautorit dello stato, anche quando imposta con i mezzi della coercizione, coincide con la pi vera libert dellindividuo. Caduta ogni distinzione di principio tra "pubblico" e "privato", lo stato, lungi dal porsi di fronte ai conflitti sociali come un semplice spettatore, ha una propria volont e persegue propri fini morali: per questo stato etico. Cera, come si pu ben vedere, quanto bastava per giustificare filosoficamente il manganello fascista, il quale, in un celebre discorso pronunciato da Gentile a Palermo nel 1924, poteva assumere lo stesso valore di edificazione morale che normalmente si attribuisce a una predica religiosa. Il principio filosofico dellattualismo risolveva ogni realt finita nellatto puro del soggetto trascendentale. Quello stesso principio faceva s che le libert individuali venissero interamente annullate nella volont e nellapparato totalitario dello "stato etico". GLOSSARIO ATTO L"atto del pensare", ovvero il "pensiero pensante" , secondo Gentile, il pensiero nel suo stesso farsi, cio nellatto stesso del pensare. Lo spirito "atto puro", attivit

pensante rispetto a cui tutti gli oggetti pensati possono essere separati solo per astrazione e a cui, attraverso la conoscenza, devono essere ricondotti. AUTOCTISI Il termine deriva dal greco (auts, stesso, e ktisis, fondazione) e indica, in Gentile lautocreazione dello spirito, ossia il fatto che lo spirito pone se stesso e non ha bisogno di nessuna altra realt per esistere. CATEGORIA Sono "categorie" in Croce i quattro momenti in cui si articola e si esaurisce la vita dello spirito: estetica, logica, economia ed etica, a cui corrispondono il bello, il vero, lutile, il buono. Ciascuna di esse irriducibile alle altre, anche se alle altre collegata da un rapporto dialettico. In questa circolarit lo spirito passa ininterrottamente da una categoria a unaltra operando con ogni categoria su quanto ha gi prodotto per mezzo delle altre e arricchendosi di contenuti sempre nuovi. CONCETTO Il vero concetto, secondo Croce, si caratterizza per essere presente in tutte le rappresentazioni ad esso subordinate e per essere, insieme, qualcosa di pi rispetto alle rappresentazioni medesime. Il vero concetto sempre un universale concreto espresso attraverso un giudizio individuale del tipo "Pietro buono". Se un atto del pensiero non aggiunge niente alle rappresentazioni, ma si limita a raggrupparle, o non raffrenata alcunch, limitandosi a porre una definizione convenzionale, allora esso non un autentico concetto, bens uno pseudoconcetto. Le scienze naturali e la matematica si fondano interamente su pseudoconcetti e non sono, pertanto, autenticamente conoscitive. Secondo Gentile il vero concetto autoconcetto, ossia coscienza che lo spirito ha di se stesso. DIALETTICA Entrambi i filosofi del neoidealismo italiano, Croce e Gentile, accettano il concetto, derivato da Fichte e da Hegel, della dialettica come principio di connessione tra le varie determinazioni dello spirito grazie a cui viene superata ogni unilateralit e viene affermata la totalit. Essi ne propongono, tuttavia, una "riforma" per mezzo di cui venga escluso ogni movimento dialettico esterno al pensiero. Secondo Gentile la dialettica il processo per cui ogni realt viene risolta nellatto del pensare; secondo questa concezione, non dissimile da quella sostenuta da Fichte, il "negativo", ossia ci che esterno al pensiero in atto, tale solo apparentemente ed esiste solo in quanto viene superato attraverso lidentificazione con lattivit pensante. Secondo Croce la dialettica essenzialmente "dialettica dei distinti", un nesso che collega luna allaltra le varie categorie senza tuttavia risolverle in una sintesi superiore. La

"dialettica degli opposti" ha luogo soltanto allinterno di ciascuna singola categoria e contrappone il valore al disvalore, per esempio il bello al brutto, il vero al falso. INTUIZIONE Secondo Croce latto conoscitivo volto al particolare. Essa la comune conoscenza sensibile oppure la creazione artistica. Essa coincide con lespressione ed a fondamento del linguaggio, che nella sua origine opera di poesia. Nellopera darte felicemente riuscita la rappresentazione di un sentimento, come intuizione lirica, conferisce unit alle varie immagini e funge da principio ispiratore. MONOTRIADE Nella filosofa di Gentile costituisce lunit dei tre momenti, arte, religione e filosofia, in cui si articola la vita dello spirito. Ciascun momento non ha esistenza propria ed concepibile solo come elemento della superiore sintesi unitaria. MORALE Secondo Croce la volizione che si volge alluniversale. Non si identifica con lutile, ma non ne pu prescindere in quanto il bene sempre lutile per qualcuno. Per Gentile non esiste unetica distinta dalla filosofia teoretica, in quanto il pensiero, nella sua assoluta libert, sempre anche prassi. In questa attivit assolutamente autonoma, detta "autoprassi", latto del pensiero norma sui, cio conferisce a se steso la propria norma e stabilisce quello che deve essere fatto. Lunico imperativo morale quello che impone al pensiero di pensare e si risolve nel semplice comando "pensa". NAZIONE Secondo Gentile la concreta manifestazione storica dello spirito. Essa unistanza superiore al singolo individuo e trova espressione compita nello stato. Anche il sapere sempre, in questa prospettiva, "sapere nazionale". PROGRESSO Lattivit dello spirito, in quanto libert e continua creazione del nuovo, secondo Croce, continuo "progresso". Secondo questa concezione i momenti di stasi o di negativit sono soltanto parentesi funzionali a una ripresa pi vigorosa dellinarrestabile processo creativo che la storia. PSEUDOCONCETTO (Vedi CONCETTO) SOGGETTO TRASCENDENTALE

E, per Gentile, la coscienza nel suo attuarsi, come "atto in atto", indipendentemente dagli oggetti pensati, che sono "atti compiuti". Il soggetto trascendentale non coincide con il soggetto empirico (l"io" individuale), poich anche questultimo "atto compiuto" prodotto del pensiero e non pensiero in atto. STATO Secondo Croce lo stato e tutta la dimensione della politica si riconducono fondamentalmente alla categoria dellutile, essendo espressione di concreti interessi storici e loro mediazione. Secondo Gentile, al contrario, lo stato espressione dello spirito e della sua libert. In quanto ha una propria consapevolezza e una propria volont lo stato, nella sua attuazione pi completa, "stato etico". La volont dellindividuo trova la sua completa attuazione nella volont dello stato. In tal modo lindividuo, anche se costretto con la forza ad obbedire allo stato, diventa libero assoggettandosi alla volont della stato. STORIA Secondo Croce tutta la realt storia, ossia incessante divenire dello spirito che continuamente si rinnova nella dialettica circolare delle sue quattro categorie (Vedi Dialettica, categoria). Il giudizio autenticamente conoscitivo , pertanto, il giudizio individuale e storico. La stessa filosofia si risolve nellindagine storica, cio nella storiografia, o tuttal pi in una metodologia dellindagine storiografica. Ma nella fase pi avanzata della sua riflessione Croce distingue tra storiografia, che ha per oggetto di studio le res actae e che in queste vede lo svolgersi dello spirito, e la storia da intendersi come azione morale che si indirizza alle res agendae, cio al dovere prescritto dalla coscienza morale. Gentile identifica senzaltro storia e storiografia giacch, secondo lidealismo attuale, i fatti della storia esistono solo in relazione allo spirito che ne ha coscienza, cosicch le res gestae coincidono con lhistoria rerum gestarum. STORICISMO Lo "storicismo assoluto" di Croce la concezione secondo cui tutta la realt divenire storico. UTILE Secondo Croce il momento dello spirito che corrisponde alla volizione del particolare. La "scoperta" dellutile, talora detto "vitale", fu suggerita a Croce dallo studio del materialismo storico marxiano. Il momento dellutile appare come lo stimolo iniziale che d avvio allattivit dello spirito. Lutile, a cui si riconducono il diritto e la politica, in se stesso, non gi "immorale", ma semplicemente "premorale", in quanto anteriore a ogni distinzione morale tra "bene" e "male".