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SCHOPENHAUER

INTRODUZIONE DEGLI APPUNTI E VITA

L'Hegelismo si presenta come l'ultimo grado di sviluppo della realt e come la


parola definitiva della filosofia, ma questo fatto suscita molte riserve nei
pensatori contemporanei, in particolar modo in Schopenhauer. Nel 1831 muore
Hegel e il pensiero filosofico successivo un pensiero caratterizzato da una
impronta irrazionalistica, ovvero caratterizzato dall'abbandono della centralit
della ragione. Schopenhauer nacque a Danzica nel 1788 , il padre era un
banchiere e la madre una scrittrice di romanzi. Durante la sua giovinezza
viaggi molto, il padre essendo un personaggio importante nel settore nel
commercio, port Schopenhauer allo studio dell'economica e commercio per
seguire le orme del padre ma lui era pi indirizzato verso studi umanistici. Solo
dopo la morte del padre inizi gli studi umanistici. Sulla formazione di
Schopenhauer ebbero larga influenza la dottrina delle idee di Platone e la
dottrina di Kant, quest'ultimo era considerato da Sch. come il pi importante
filosofo, legame scaturito dalla lettura approfondita della critica della ragion
pura. Dell'illuminismo prendeva anche il filone materialistico e quello
dell'ideologia. Per quanto riguarda il Romanticismo, lui trae alcuni temi
fondamentali del suo pensiero come l'irrazionalismo e la grande importanza
che da all'arte e alla musica e soprattutto il tema dell'infinito, ovvero alla tesi
della presenza nel mondo di un principio assoluto. Il dolore altro tema preso
dal romanticismo, vicinanza con Leopardi. Mentre sul piano filosofico il
romanticismo mostra una tendenza ottimistica concretizzata anche nel
tentativo di riscattare il negativo col positivo, schopenhauer orientato verso
una visione pessimistica della realt. Un ruolo decisivo nel suo pensiero dato
dal pensiero idealistico( fichte schelling e hegel) definito come una "bestia
nera" e "filosofia delle universit" presentandolo come un pensiero non al
servizio della verit ma ha interessi volgari come il successo il potere che
vogliono giustificare le credenze utili alla chiesa e allo stato.
A Fichte e Schelling riconosce un certo ingegno ma impiegato male, Hegel
invece viene descritto come un "sicario della verit/un ciarlatano stucchevole e
pesante". Sente l'esigenza della libert della filosofia perci lui si indigna
davanti alla divinizzazione dello stato che fa Hegel. Critica quindi la filosofia
idealistica e l'impatto che pu avere sulla cultura dell'epoca e sulla formazione
dei giovani. Nell'universo spirituale di Schopenhauer un posto importante
della sapienza dell'antico oriente, ha un rapporto particolare con i sistemi
filosofici dell'India. Lui quindi stato il primo occidentale a recuperare i pensieri
dell'antico oriente facendoli propri. Nel 1811 a Berlino assist alle lezioni di
Fichte e si laure nel 1813 a Jena con una tesi "Sulla quadruplice radice del
principio di ragion sufficiente", negli anni seguenti visse a Dresda pubblicando
le prime opere. Nel 1816 pubblic "Sulla vista e i colori" in difesa delle dottrine
scientifiche di Goethe, con il quale aveva un rapporto di amicizia e nello stesso
periodo scrisse la sua opera pi importante " Il mondo come volont e
rappresentazione", pubblicata nel 1818 e non avr successo inizialmente, il
successo lo raggiunger tardi dopo il 1848.

LA DUPLICE PROSPETTIVA SULLA REALTA'

Schopenhauer critica i contemporanei tanto da autodefinirsi "spregiatore


dell'uomo".
Egli affida a se stesso un'importante missione che esposta prevalentemente

nell'opera "il mondo come volont e rappresentazione"(1818). Con


questo scritto vuole rivelare la verit sul mondo vile e meschino della filosofia
tedesca.(L'opera non ebbe particolare successo)
Essa intende rispondere alla domanda "che cos' il mondo?" analizzandola
sotto una duplice prospettiva: 1) Quella scientifica per la quale il mondo una
mia rappresentazione; 2) Quella filosofica per la quale il mondo volont di
vivere. Si tratta di due visioni conducenti a due soluzioni differenti.

LA REALTA FENOMENICA COME ILLUSIONE E INGANNO


Il capolavoro di Schopenhauer si apre con la celebre affermazione "il mondo
una mia rappresentazione" ci significa avere la consapevolezza che non
possibile sapere come le cose siano in se stesse ma soltanto come si
presentano ai nostri occhi. Il mondo non esiste se non nel rapporto tra oggetto
e soggetto. Schopenhauer critica l'idealismo perch risolve l'oggetto nel
soggetto e il realismo perch fa dipendere il soggetto dall'oggetto. Per il filosofo
n il soggetto pu prevalere sull'oggetto ne il contrario. Egli considera tutte le
cose come fenomeno e fa coincidere l'ambito della conoscenza e della
rappresentazione con il mondo fenomenico. Pur riprendendo la divisione
kantiana di noumeno e fenomeno, a differenza di Kant che considerava
quest'ultimo l'unica conoscenza certa e oggettiva per l'uomo, Schopenhauer lo
intende come una dimensione onirica e ingannevole. Riprendendo la dottrina
induista utilizza l'espressione "Maya" (illusione, magia), la quale allude ad
un velo che si interpone ad una conoscenza vera della realt.

LE CONDIZIONI SOGGETIVE DELLA CONOSCENZA


Restando fedele a Kant, Schopenhauer afferma che non sono gli oggetti ad
essere in se spaziali, temporali, causati o causanti, ma lo sguardo che l'uomo
indirizza su di essi. In altre parole spazio tempo e causalit, non esistono nella
realt ma sono le forme a priori della rappresentazione. E' proprio attraverso le
forme dello spazio e del tempo che noi organizziamo il materiale percettivo
dandogli un ordine temporale e spaziale. In tal senso spazio e tempo fungono
da "principio di individuazione" delle cose che in virt di tali forme a priori
appaiono isolate e distinte.
Allo stesso tempo gli oggetti individuati dal soggetto ricevono dall'intelletto
umano un ordine che quello della causalit. Perci Schopenhauer riduce le
dodici categorie Kantiane ad una sola, la causalit. La nostra mente collega un
fenomeno all'altro secondo un nesso di causa-effetto per cui la realt ci appare
come una connessione di fenomeni ordinati dalla relazione causale, che viene
anche definita "principio di ragion sufficiente". Esso si divide in quattro
configurazioni diverse: 1) Principio del divenire(connette causa ed effetto fisici);
2) Principio del conoscere( regola il rapporto logico tra premesse e
conseguenze); 3) Principio dell'essere (ordina le cognizioni spazio-temporali e
quelle tra enti geometrici e matematici); 4) Principio dell'agire (connette alle
azioni i motivi per cui esse vengono compiute).
Schopenhauer intende la causalit come fondamento della realt sensibile,
azione reciproca delle cose.
Il mondo fenomenico un reticolo di rapporti causali che coincide con il
dominio della scienza.

LA METAFORA DELLA VITA COME SOGNO


Il mondo delineato da Schopenhauer formato da apparenze, nella sostanza

tutte apparenze illusorie come quelle che popolano i sogni. Riferimenti letterari
a poeti che hanno utilizzato metafore della vita come sogno, sono Shakespeare
nella Tempesta(noi siamo della stessa materia di cui sono fatti i sogni) e
Caldern de la Barca ne La vita un sogno.
La vita , come la sperimentiamo attraverso la rappresentazione, illusoria e
ingannevole.
A differenza di Kant che aveva ritenuto inconoscibile la cosa in s,
Schopenhauer pensa che l'uomo possa superare la trama superficiale
dell'esperienza per attingere la vera realt. Egli individua nel corpo l'unico
modo di raggiungere la conoscenza della cosa in s poich esso ha una duplice
valenza: da un lato un oggetto tra gli oggetti che quindi rientra nel mondo
fenomenico; dall'altro anche la sede in cui si manifesta una forza
assolutamente irriducibile alla rappresentazione, sotto questo aspetto il corpo
espressione di volont.
Attraverso il corpo ognuno di noi sente che l'essenza del proprio io costituita
dalla volont di vivere, un impulso forte e irresistibile. Schopenhauer arriva a
sostenere che la volont scoperta a fondamento del proprio essere
l'essenza profonda di tutto l'universo.

IL MONDO COME VOLONTA

Tutte le attivit che mirano allaffermazione della propria individualit sono per
Schopenhauer manifestazioni della nostra voglia di vivere, che si esprime
attraverso i nostri impulsi: quello di mangiare (espressione del bisogno di
mantenerci in vita), o il desiderio sessuale, che rappresenta listinto della
continuazione della specie.
Superato il velo di Maya scopriamo che lessenza del nostro essere volont,
desiderio di vivere.
Questa non per limitata alla natura umana, ma si estende a tutte le cose.
Tutto nelluniverso animato da un irresistibile impeto che si esprime in ogni
azione
delle
cose.
Schopenhauer, dopo averla scoperta, delinea le caratteristiche di questa
volont. Essa inconsapevole, un impulso naturale che esiste da prima ancora
della nascita della coscienza; eterna, poich in distruttibile e va al di l del
tempo; ed cieca, poich non ha nessun fine o scopo, se non quello di esistere
e affermare se stessa, senza una ragione che la giustifichi.
LA VITA COME CONTINUO OSCILLARE TRA DESIDERIO E NOIA
Dal fatto che la volont essenza del mondo, deriva una conseguenza
drammatica, infatti, se la vita solo un cieco impulso per potenziare se stessa,
essa anche dolore. Schopenhauer si rende conto che gli uomini sono di
natura carenti, perch in essi la volont si oggettiva sempre in modi finiti,
che permettono di soddisfare i propri bisogni solo temporaneamente.
Proprio per questo luomo destinato a una continua ricerca della felicit, che
per sar sempre insaziabile, e quindi fonte di inquietudine perenne.
Data questa natura carente luomo riesce a raggiungere una soddisfazione
solo temporanea. Il piacere un piccolo intervallo tra un dolore e un altro,
perch soddisfatto un bisogno presto ne nascer in noi uno nuovo, fonte di
inquietudine.
Oltre il dolore, la nostra esistenza anche caratterizzata dallesistenza della
noia, ovvero un sensazione di vuoto che nasce quando si allenta in noi la
costante tensione per la soddisfazione di un desiderio.
La conclusione del filosofo quindi che nel mondo prevale il dolore, e che i

brevi intervalli di piacere fanno si che la nostra vita sia un pendolo tra
sofferenza e noia.
L'ESPERIENZA ESTETICA COME PRIMA VIA DI LIBERAZIONE DAL
DOLORE DELL'ESISTENZA
Comprendendo che l'essenza della vita la volont si pu ora intraprendere il
cammino per la redenzione, attuabile solo con l'impegno a sradicare il volere.
Tale percorso di annullamento della volont comprende tre passi che sciolgono
l'uomo dalla catena dei bisogni: l'arte, la morale e l'ascesi. La prima forma
di liberazione dal dolore ci data dall'esperienza estetica poich leggendo un
libro o ascoltando musica, l'uomo dimentica se stesso e il proprio dolore. La sua
contemplazione disinteressata, riesce a sottrarsi a tempo, spazio e legami di
causalit e pertanto non soggetta a desiderio. L'esperienza artistica annulla il
nostro rapporto interessato col mondo che porta solo al dolore e, al contrario,
permette di guardare alla dimensione ideale della realt rappresentando un
"quietivo" per la volont. Schopenhauer riconosce inoltre all'esperienza
estetica una funzione catartica che si oggettiva nella tragedia, da egli
considerata la forma d'arte pi elevata. La messa in scena di passioni e dolori
in qualche modo rende universali le emozioni provate dagli uomini che cos
comprendono che il proprio dolore non che il riflesso del dolore di ogni essere
vivente. L'uomo grazie alla tragedia "scarica" gli effetti pi negativi delle
passioni e "depotenzia" la stessa volont. Un ruolo importante in ambito
estetico detiene la musica che ritenuta dal filosofo come indipendente dal
mondo fenomenico perch non esprime questa o quell'emozione ma
l'emozione in generale facendo raggiungere all'uomo la verit delle cose. Essa
stata definita da Schopenhauer una "metafisica in suoni" in quanto ci
permette di raggiungere la dimensione noumenica della realt.

LA MORALE COME SECONDA VIA DI LIBERA DI LIBERAZIONE


Sebbene larte sia importante dal momento che ci affranca dalle
preoccupazioni della vita, il suo effetto limitato nel tempo. Una pi duratura
liberazione dai mali data dalla morale. Questultima consente alluomo di
andare oltre alle rappresentazioni fenomeniche della volont come gi faceva
larte; tuttavia a differenza di questultima la morale implica un impegno
pratico a favore del prossimo. Grazie alla morale luomo cessa di considerare se
stesso come un individuo contrapposto agli altri e inizia a riconoscere la propria
volont come espressione dellunica volont universale.
Tale obiettivo conseguito prima in negativo limitandosi a non compiere azioni
che possano ledere la volont altrui, si afferma cosi la giustizia che si realizza
nel diritto. In seguito pu essere conseguito anche in positivo tramite la carit
che ci spinge ad aiutare il prossimo nei confronti del quale si genera un
sentimento di amore disinteressato e di piet universale che ci portano a
superare legoismo. Giustizia e carit si limitano a negare la volont
individuale. Un pi alto grado di liberazione richiede la negazione della
volont di vivere assoluta ed rappresentato dallascesi.

L'ASCESI COME ATTO ESTREMO DI NEGAZIONE DELLA


VOLONTA' DI VIVERE

L'ascesi consiste nella sistematica mortificazione degli istinti e dei bisogni


conseguenti all'orrore provati dinanzi alla volont di vivere umana. L'ascesi
negazione radicale della volont (in greco noluntas), la cui prima
espressione consiste nell'istinto di generazione. Per sconfiggere quest'istinto
l'uomo deve dapprima attuare la perfetta castit e poi dedicarsi all'umilt, al
digiuno, alla povert, al sacrificio e alla rassegnazione (virt tipiche degli
asceti). Pur sembrando simili all'ascesi di matrice cristiana il cui obiettivo
quello di raggiungere l'unione con Dio, le teorie di l'ascesi schopenhaueriana
mira alla conquista del nirvana (esperienza assoluta).
Il nulla di cui parla il filosofo non assume connotazione positiva nel senso che
non indica un nulla assoluto ma esso esiste solo in relazione a ci che nega e
quindi come negazione del mondo. Nel raggiungimento di questo nulla nel
Nirvana vi l'estinzione della volont di vivere che in noi con il suo carico di
sofferenze ma, al contempo, la conquista del tutto.
In definitiva possiamo interpretare la prospettiva di Schopenhauer come la pi
pessimistica nella storia della filosofia in quanto il male risulta radicato nella
stessa essenza del mondo. Tale visione, seppur perfettamente in sintonia con
quella di Leopardi, offre soluzioni profondamente diverse: per il filosofo tedesco
alla volont si pu opporre la noluntas dell'ascesi che ne attenua l'impeto
mentre per lo scrittore italiano questa risulta una via impraticabile e la ragione
rimane l'unico strumento per condurre una vita dignitosa.