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Nietzsche.

Vita.

Friedrich Wilhelm, Nietzsche nasce a Lipsia nel 1844 da padre protestante, in seguito alla morte di
quest'ultimo si trasferisce con la madre e la sorella a Naumburg. Già dall'età di dodici anni Nietzsche inizia a
comporre musica e scrivere poesie, frequenta la scuola di Pforta e nel 1865 legge per la prima volta Il mondo
come volontà e rappresentazione di Schopenhauer. A 24 anni ottiene la cattedra di Lingua e letteratura greca
presso l'Università di Basilea, durante questo periodo entra in contatto con il teologo Overbeck e il musicista
Wagner. Allo scoppio della guerra franco-prussiana si arruola come infermiere, ma ammalatosi di difterite
viene congedato.
1872 pubblica La nascita della tragedia dallo Spirito della musica.
Nel frattempo l'amicizia con Wagner inizia ad affievolirsi, poiché vede in quest'ultimo il rappresentante
estremo del Romanticismo, e scrive Umano, troppo umano.
La sua salute si aggrava e nel 1876 è costretto a lasciare la cattedra a Basilea, iniziando così una vita di
vagabondaggio, vive in solitudine prima tra la Svizzera, l'Italia e la Francia
Nel 1883 pubblica le prime due parti di Così parlò Zarathustra, nei due anni successivi verranno pubblicate
anche la terza e la quarta parte.
Si trasferisce per un po' a Torino, durante questo periodo inizia a dare i primi episodi di squilibrio, quando
l'amico Overbeck va a trovarlo lo trova in preda alla pazzia e lo riporta a Basilea, per poi farlo ricoverare in
una clinica per malattie nervose.
Morirà nel 1900.

Opere, malattia, nazificazione e denazificazione.

La prima edizione delle opere di Nietzsche è quella dell'Archivio di Weimar, curato dallo sorella Elizabeth, e
comprendeva, oltre ai volumi conosciuti, una serie di appunti inediti. Parte di questi appunti vennero
pubblicati dalla sorella, la quale si occupò di curarne l'edizione, arrivando a tradurre in chiave nazista gli
scritti del fratello, per questa ragione e per via di una visita che Hitler fece presso il suo archivio, il nome di
Nietzsche è stato spesso associato alla cultura nazifascista. E nonostante ciò non potesse essere possibile,
poiché la morte di Nietzsche avvenne tempo prima dell'ascesa del fascismo, ciò non toglie che nei testi
inediti del filosofo si possano trovare spunti anti-democratici e anti-egualitari, atti a favorire una lettura
reazionaria o di destra. Nel secondo dopoguerra venne infatti attuato un processo di denazificazione delle
opere e negli ultimi decenni più che di un Nietzsche nazista si parla di un Nietzsche progressista.
Nel passato la malattia di Nietzsche ha rappresentato un argomento di cui si sono serviti alcuni membri della
critica per screditarne il pensiero, in seguito è stato appurato che la questione dei rapporti tra filosofia e
malattia è storiograficamente irrilevante.

Le caratteristiche del pensiero di Nietzsche e della sua scrittura.

Il pensiero di Nietzsche è caratterizzato da una critica della filosofia e della civiltà occidentale, che si traduce
in una distruzione programmatica delle certezze del passato, la quale non si risolse in un semplice rifiuto di
teorie e comportamenti tradizionali, bensì nella creazione di un nuovo tipo di umanità rappresentata dal
superuomo o “oltreuomo”. La creazione del superuomo è accompagnata dalla ricerca di nuove modalità
espressive e di nuove forme di comunicazione filosofica, Nietzsche infatti alterna generi e stili diversi. In
Umano, troppo umano utilizza l'aforisma, illuminazione istantanea, al fine di “cogliere le cose al volo” ed
esige quindi un'interpretazione; in Così parlò Zarathustra segue il modello della poesia in prosa, si tratta di
uno stile ricco di simboli, allegorie e parabole; negli ultimi scritti prevale l'esposizione autobiografica e
l'invettiva polemica.
Se lo stile di Nietzsche apparentemente pare avere un sistema o un'organizzazione, in realtà risulta
asistematico e si scorge una forma specifica di volontà di potenza, cioè il desiderio di impadronirsi della
totalità del reale, che egli denuncia come illusorio e votato all'insuccesso.

Le fasi del filosofare nietzscheano.

1. Gli scritti giovanili del periodo wagneriano-schopenhaueriano (1872-1876) – La nascita della


tragedia.
2. Gli scritti intermedi del periodo illuministico o genealogico (1878-1882) – Umano, troppo umano;
La gaia scienza.
3. Gli scritti del periodo del meriggio o di Zarathustra (1883-1885) – Così parlò Zarathustra.
4. Gli scritti degli ultimi anni o del tramonto (1886-1889) – Al di là del bene e del male; l'Anticristo.

Il periodo giovanile (1872-1876)

Nell'opera La nascita della tragedia dello spirito della musica coesistono filosofia, filologia, estetica e teoria
della cultura, il motivo centrale è la distinzione tra apollineo e dionisiaco, con i quali Nietzsche tende ad
indicare i due impulsi alla base dello spirito e dell'arte greci:
apollineo: scaturisce da un impulso alla forma e da un atteggiamento di fuga dal divenire, si esprime nelle
forme limpide e armoniche della cultura e della poesia epica
dionisiaco: scaturisce dalla forza vitale e dalla partecipazione al divenire, si esprime nell'esaltazione
creatrice della musica e della poesia lirica.
Secondo Nietzsche la sensibilità greca ha origine dionisiaca, portata a scorgere il dramma della vita e della
morte, invece l'apollineo nasce come conseguenza di una visione dionisiaca dell'esistenza e del tentativo di
dare una forma al caos.
Ai tempi dei greci i due impulsi vissero inizialmente separati, ma nell'età della tragedia attica si
armonizzarono dando così origine a capolavori sublimi, come ad esempio la grande tragedia di Sofocle e di
Eschilo. In seguito si verificò una prevalenza dell'apollineo sul dionisiaco, al punto che il primo arrivò quasi
a soffocare il secondo, tutto questo si concretizzò nella tragedia di Euripide e con Socrate.
La decadenza della tragedia rivela in realtà quella della civiltà occidentale, che trova il proprio simbolo
nell'opposizione tra uomo tragico e uomo teoretico.
Per Nietzsche il dionisiaco rappresenta anche una costante antropologica, che costituisce il substrato di ogni
uomo, esso ha infatti una profonda ambivalenza che permette la convivenza dell'elemento creativo e
dell'elemento distruttivo. La celebrazione di questo spirito coincide con una sorta di celebrazione della vita,
che va al di là sia del pessimismo che dell'ottimismo, ciò deriva dei rapporti tra Nietzsche e Schopenhauer,
da quest'ultimo deriva la tesi del carattere doloroso dell'essere, ma al tempo stesso rifiuta l'ascesi
contrapponendo alla noluntas schopenhaueriana un atteggiamento di accettazione dell'essere nella globalità
dei suoi aspetti. Per Nietzsche la vita è dolore, lotta, distruzione, incertezza ecc...non ha né scopo né ordine,
due atteggiamenti allora sono possibili:
1) il primo è la rinuncia e la fuga, mette a capo l'ascetismo, proprio della morale cristiana e della
spiritualità comune
2) il secondo è l'accettazione della vita così com'è, mette a capo l'esaltazione della vita e al
superamento dell'uomo.

Nietzsche sceglie di essere un discepolo di Dioniso, egli incarna tutte le passioni che affermano la vita e il
mondo, il mondo per il filosofo è una sorta di gioco estetico e tragico, costituito dalla lotta degli opposti
primordiali della vita e della morte.
La decadenza della civiltà è legata all'imporsi dello spirito antitragico, nasce così l'ideale di una rinascita
della cultura tragica incentrata sull'arte e sulla musica (di Wagner).
Si schiera apertamente contro lo storicismo e lo storiografismo, sostenendo che l'eccesso di storia indebolisce
le potenzialità creatrici dell'uomo, inoltre favorisce l'idolatria del “fatto” e fa dell'uomo il risultato di un
processo necessario. Continuamente in balia del passato l'uomo tende a non creare nulla di nuovo nel
presente, finendo così di accontentarsi del “consumismo della storia”. Nella vita è quindi indispensabile
l'oblio poiché senza una certa dose di incoscienza non ci può essere la felicità, per poter agire in modo
efficace nel presente occorre dimenticare il passato, ciò non significa che essa sia sempre e solo nociva, lo è
solo quando è la vita ad essere al servizio della storia e non viceversa. La storia per Nietzsche ha tre aspetti:
uno è attivo e ha ispirazioni; uno che preserva e venera; e uno che soffre e ha bisogno di liberazione.
A questi aspetti corrispondo tre tipi di specie di storia e di storiografia: la storia monumentale, la storia
antiquaria e la storia critica.
• La storia monumentale è tipica di chi guarda al passato per cercarvi modelli e maestri che non trova
nel presente. Ha la potenzialità negativa di mitizzare e abbellire il passato, tralasciando alcuni
eventi.
• La storia antiquaria è tipica di chi guarda al passato con fedeltà e amore, al punto da riconoscersi
come frutto di essa ed erede di una tradizione che lo giustifica. Ha la potenzialità negativa di
degenerare in una furia collezionistica e la tendenza a mummificare ogni tentativo di
cambiamento.
• La storia critica è tipica di chi guarda al passato come a un peso di cui liberarsi per poter vivere,
sente così il bisogno di rompere con il passato. Ha la potenzialità negativa di avere la presunzione
di poter recidere il passato con il coltello, dimenticando che noi siamo il risultato delle precedenti
generazioni e del loro condizionamento.
Ogni atteggiamento può essere considerato valido a patto però che venga approcciato agli altri, non deve
essere utilizzato in maniera esclusiva.

Il periodo illuministico. (1878-1880)

Umano, troppo umano segna l'inizio del periodo illuministico, caratterizzato dal ripudio dei maestri di un
tempo quali Schopenhauer e Wagner, si ha quindi un abbandono della metafisica e il privilegiamento della
prospettiva della scienza rispetto all'arte e alla metafisica. La scienza, la riflessione critica e la diffidenza
metodica sono la guida. Nietzsche diviene quindi un illuminista e dedica la sua opera a Voltaire.
Il nuovo metodo del pensiero è un procedimento critico di tipo storico-genealogico, comprende due fasi
principali:
a) procede attraverso un'analisi storico-concettuale, valori e nozioni ritenuti eterni sono in realtà “divenuti”
tali e pertanto risultano relativi e contingenti.
b) utilizza una critica demistificante per rivelare le motivazioni e gli interessi umani sotto all'assolutezza di
quei valori e di quelle nozioni.
Il suo metodo ha un aspetto demistificante poiché è in grado di provare che anche le cose più nobili siano
composte di cose più vili.
I concetti della filosofia genealogica si concretizzano nello spirito libero e nella filosofia del mattino, il
primo si identifica con il viandante, colui che riesce ad emanciparsi grazie alla scienza e può inaugurare
appunto la filosofia del mattino, che concepisce la vita come transitorietà e come un esperimento senza
certezze precostituite.
Per Nietzsche Dio è:
• il simbolo di una prospettiva oltremondana, ossia l'esistenza di un mondo contrapposto a questo
• la personificazione delle certezze ultime dell'umanità, cioè di tutte le credenze metafisiche e
religiose nate per dare un senso alla vita.
Il primo punto, quello di Dio come oltremondo, rappresenta la fuga dalla vita e una rivolta contro questo
mondo, in altre parole un'inimicizia alla vita. Il secondo deriva dalla concezione metafisica nietzscheana,
l'immagine del cosmo ordinato è frutto della nostra mente volta a sopportare la durezze dell'esistenza,
davanti ad una realtà caotica si è preferito costruire credere che il mondo fosse in realtà ordinato, logico e
benefico, così sono nate le religioni e le metafisiche. Esse si mostrano per quello che sono, decorazioni della
realtà o più semplicemente bugie di sopravvivenza, e Dio è la più antica delle bugie vitali. L'esistenza di Dio
è confutata dalla realtà stessa e, d'altronde, l'origine della sua idea deriva dalla paura dell'uomo di fronte
all'essere.
Nella Gaia scienza viene drammatizzato il messaggio della morte di Dio, passaggio che contiene un sacco di
simboli, ad esempio l'uomo folle rappresenta il profeta-filosofo; le risa ironiche l'ateismo ottimistico
dell'Ottocento. Vi è un richiamo al fatto che per sopportarne la morte occorre diventare superuomo, anche se
l'idea stessa della morte di Dio non è ancora concretizzata in massa, le chiese vengono chiamate 'sepolcri'.
Ed essa coincide con la nascita del superuomo, colui che è in grado di guardare in faccia la realtà e prendere
atto del crollo degli assoluti, dietro di sé egli si lascia la morte di Dio e davanti a sé ha la possibilità di
progettare liberamente la propria esistenza. L'universo nietzscheano è possibile solo se si fonda su un mondo
senza divinità, in pratica a-teo, e l'ateismo di Nietzsche è così radicale che non si limita a contestare Dio, ma
anche tutti i suoi 'surrogati'.
La favola di Platone giunge al termine, fu infatti lui a inventare l'esistenza di un altro mondo, il mondo delle
idee, e di contrapporlo a questo, questo processo è stato diviso in sei tappe:
1) con Platone e con la filosofia greca, mondo tangibile dai saggi
2) con il cristianesimo, mondo tangibile ai virtuosi
3) con il kantismo, mondo vero è considerato indimostrabile
4) con il 'canto del gallo' del positivismo, il primo risveglio della ragione
5) con 'la filosofia del mattino', il mondo vero è un'idea inutile
6) con la filosofia di Zarathustra, l'eliminazione del mondo vero e l'eliminazione del mondo apparente.

Il periodo di Zarathustra. (1883-1885)

Il terzo periodo si apre con Così parlò Zarathustra, durante il quale si raggiunge la consapevolezza che con
l'eliminazione del mondo vero è stato tolto di mezzo anche il mondo apparente. Dopo la morte di Dio si
aprono due possibilità, quella dell'ultimo uomo e quella del superuomo.
Zarathustra si fa portavoce delle idee di Nietzsche, egli è colui che è stato il primo a tradurre la morale in
termini metafisici e il primo ad accorgersi dell'errore. L'opera si presenta come un poema in prosa,
caratterizzato dall'utilizzo di allegorie e parabole, spesso e volentieri di difficile interpretazione, i temi di
base sono il superuomo, la volontà di potenza e l'eterno ritorno.
Il superuomo è un concetto filosofico che serve ad esprimere i temi di fondo del suo pensiero, è infatti in
grado di accettare la dimensione tragica e dionisiaca dell'esistenza, reggere la morte di Dio e della perdita
delle certezze assolute, di far propria la prospettiva dell'eterno ritorno. Con oltreuomo s'intende un uomo al
di là di ogni dato antropologico, capace di creare nuovi valori e di rappresentarsi in modo inedito alla realtà.
L'uomo è sostanzialmente corpo e l'anima è insussistente, questa rivendicazione della natura terrestre fa un
tutt'uno con l'accettazione totale della vita, propria dello spirito dionisiaco.
Nel discorso “Delle tre metamorfosi” Nietzsche descrive la genesi e il senso del superuomo, parlando delle
tre metamorfosi a cui va incontro lo spirito: lo spirito diventa cammello, il cammello leone e il leone
fanciullo.
• Il cammello rappresenta l'uomo che porta i pesi della tradizione, si piega all'insegna dell'ordine “tu
devi”
• Il leone rappresenta l'uomo che si libera dei fardelli metafisici ed etici, all'insegna dell“io voglio”.
• Il fanciullo rappresenta l'oltreuomo, la creatura di stampo dionisiaco che sa dire “sì” alla vita.
Nietzsche presenta inoltre la teoria dell'eterno ritorno dell'uguale, cioè la ripetizione eterna delle vicende del
mondo. Il pensiero dell'eterno ritorno funge da spartiacque tra l'uomo e il superuomo, il primo ha una
reazione di terrore davanti a tale prospettiva mentre il secondo è felice.
Ne “La visione e l'enigma” Zarathustra narra di una salita su un sentiero di montagna che lo conduce ad una
porta carraia sulla quale è scritta la parola attimo, e davanti a questa vi sono due sentieri che nessuno ha mai
percorso, uno porta all'indietro e l'altro porta in avanti. Dopo aver domandato una spiegazione al nano,
quest'ultimo risponde in maniera frettolosa e poco chiara che allude alla circolarità del tempo. In seguito vi è
un cambiamento della scena, dal quale si può intuire che l'uomo, rappresentato dal pastore, può trasformarsi
in una creatura superiore, ossia il superuomo, a patto che vinca la ripugnanza del pensiero dell'eterno ritorno,
simboleggiato dal serpente.
Collocarsi nell'ottica dell'eterno ritorno prevede il rifiuto di una concezione lineare del tempo come catena di
eventi, di cui ogni attimo è in funzione di quello precedente.
Credere nell'eterno ritorno significa anche:
• ritenere che il senso dell'essere non stia fuori, ma nell'essere stesso, il cosiddetto divenire innocente e
dionisiaco
• disporsi a vivere la vita come coincidenza di essere e di senso

L'ultimo Nietzsche. (1886-1889)

Nelle opere dell'ultimo periodo Nietzsche affronta il tema della critica morale e del cristianesimo, si propone
di distruggere le credenze dominanti per far posto ad un nuovo pensiero.
Il tema dell'accettazione della vita porta il filosofo a scagliarsi contro la morale e il cristianesimo, poiché
attraverso di esse l'uomo è arrivato a mettersi contro la vita stessa, e il primo passo da compiere è proprio
quello di mettere in discussione la morale stessa. Nietzsche intraprende un'analisi genealogica della morale
per svelarne l'ordine psicologico, ed è convinto che i valori trascendenti della morale non siano altro che
proiezioni di determinate tendenze umane. Ad esempio, la cosiddetta voce della coscienza rappresenta
l'istinto del gregge nel singolo, le autorità sociali alle quali siamo stati educati.
Nel mondo classico la morale era l'espressione di un'aristocrazia cavalleresca, incentrata sui valori di
forza, salute, gioia, più tardi raggiunse l'apice il cristianesimo che invece era basato su valori antivitali del
disinteresse, dell'abnegazione, del sacrificio di sé.
Inizialmente la morale dei cavalieri comprendeva anche quella dei sacerdoti, se il guerriero si rispecchiava
nel “corpo” il sacerdote si rispecchiava nello “spirito”, ma poiché la natura umana è irresistibile, il secondo
ha iniziato a provare una segreta invidia e a covare un desiderio di rivalsa. Non potendo dominare la casta
dei guerrieri, la casta sacerdotale decise di affermare se stessa elaborando una tavola di valori antietica, si ha
quindi il rovesciamento dei valori caratterizzata in particolar modo dal popolo ebraico. Per Nietzsche
questo rappresenta il frutto del risentimento dell'uomo debole verso la vita, ha inibito gli impulsi primari e
corrotto la gioia mediante la nozione del 'peccato', creando un tipo di uomo represso e in preda ai sensi di
colpa, è infatti psichicamente autotormentato e nasconde in sé un'aggressività rabbiosa contro la vita.
Nietzsche propone come soluzione la trasvalutazione di tutti i valori, intesa come un nuovo modo di
rapportarsi ai valori, che vengono percepiti come libere proiezioni dell'uomo e della sua antiascetica volontà
di potenza. Per Nietzsche i veri filosofi sono dominatori e legislatori.
La volontà di potenza altri non è che la vita stessa e la molla fondamentale è la spinta all'autoaffermazione,
che trova la più alta espressione nel superuomo, la sua essenza consiste nel continuo oltrepassamento di sé. E
l'arte non è solo una forza creatrice ma una forma suprema della vita, l'artista può essere indicato come la
prima figura visibile dell'oltreuomo. L'essenza creativa della volontà di potenza si manifesta nella produzione
di valori, che sono proiezioni e condizioni del suo esercizio, da ciò deriva l'essenza interpretativa della
volontà di potenza. La volontà di potenza ha il proprio culmine nell'accettazione dell'eterno ritorno, quell'atto
attraverso cui il superuomo si libera del peso del passato e libera il tempo, e Zarathustra rappresenta il
carattere creativo e redentore della forza di volontà rispetto al tempo. La redenzione coincide a sua volta con
l'apoteosi del divenire, l'atto tramite il quale il divenire, in quanto eternizzato, riceve il sigillo dell'essere.
La volontà di potenza contiene anche valenze più crude, come la sopraffazione e il dominio, nel concetto
nietzscheano vi sono aspetti antidemocratici e antiegualitari, facenti parte della componente reazionaria del
suo pensiero.
Il nichilismo costituisce un problema sulla riflessione di Nietzsche:
• In primo luogo, egli lo intende come la volontà del nulla, ogni atteggiamento di fuga e di disgusto
nei confronti del mondo concreto (platonismo e cristianesimo)
• In secondo luogo, il termine 'nichilismo' viene utilizzato per indicare un movimento storico.
Nietzsche intende la specifica situazione dell'uomo moderno e contemporaneo, che non crede più nei
valori di Dio, e finisce per avvertire lo sgomento del vuoto e del nulla.
Nietzsche presenta se stesso come il primo perfetto nichilista d'Europa e spiega che il passaggio che porta
l'uomo a sostenere che non c'è un fine e che tutto niente, dicendo che l'uomo si è inizialmente immaginato
dei fini assoluti e delle realtà trascendentali, ma avendo scoperto che entrambi non esistono è piombato nel
nichilismo. Quanto più l'uomo si è illuso, tanto più è rimasto deluso, non può fare a meno di soffrire un
terribile senso di vuoto, ma l'equivoco del nichilismo consiste nel dire che il mondo non ha alcun senso. I
significati non esistono come strutture metafisiche date, bensì rappresentano il frutto della volontà di potenza
che attraversa il caos per dare loro un fine. Il nichilismo non è altro che uno stadio intermedio che prepara al
'sì' alla vita.
Distingue il nichilismo in completo ed incompleto:
• Il nichilismo incompleto è quello in cui tutti i vecchi valori vengono distrutti, ma quelli nuovi
conservano la stessa fisionomia dei precedenti, in pratica si ha ancora bisogno di una verità. In
ambito politico Nietzsche lo identifica nel nazionalismo, nell'anarchismo e nel socialismo.
• Il nichilismo completo è il nichilismo vero e proprio, può essere un segno di debolezza o di forza, in
tal caso si parla di nichilismo passivo, si limita a prendere atto dei valori in declino, e di nichilismo
attivo, che esercita una forma violenta di ditrsuzione. Nietzsche parla anche di nichilismo estremo,
alludendo a quella forma che distrugge ogni residua credenza in qualche verità metafisica, e di
nichilismo estatico.
Il nichilismo passivo, attivo ed estatico diviene classico quando passa dal momento distruttivo al momento
costruttivo, cioè il senso che non è stato dato deve essere inventato. DARE UN SENSO.
Con il termine prospettivismo Nietzsche sostiene la teoria secondo cui non esistono cose o fatti, ma solo
interpretazioni circostanziate di cose o di fatti, il mondo non ha un solo senso, ma ne ha innumerevoli che
corrispondono ai diversi angoli prospettici. Il prospettivismo non va confuso con l'idealismo, a differenza di
quest'ultimo non vi sono centri sostanziali dell'interpretazione. Inoltre tra il prospettivismo nietzcheano e il
criticismo kantiano esistono delle differenze, una tra queste risiede nel fatto che per Nietzsche esistono
molteplici e mutevoli punti di vista, mentre per Kant esiste un'unica e immutabile chiave di lettura.
Per Nietzsche alla base di ogni interpretazione vi sono i bisogni e gli interessi collegati all'istinto e alla
volontà di potenza, sono infatti i nostri bisogni che interpretano il mondo. Le verità sono illusioni e il
linguaggio un esercito di metafore, quindi la conoscenza e la logica non sono altro che invenzioni per porre
sotto controllo il caos.
La scienza ha per Nietzsche un ruolo secondario, ciò nonostante mette bene in chiaro la propria posizione in
merito proponendosi come un antipositivista, convinto che non solo i fatti, ma gli oggetti stessi sussistano
all'interno di una cornice, costruiti in base a implicite assunzioni di natura epistemologica, metafisica o
teologica. Gli oggetti della scienza non sono entità esistenti, bensì oggetti la cui stessa configurazione cambia
con il mutare del contesto storico all'interno del quale vengono studiati. Ad esempio, se per un aristotelico la
terra è immobile, per un copernicano essa effettua moti di rivoluzione.
La validità delle affermazioni scientifiche è un'illusione, ancora una volta l'uomo non riesce a pensarsi come
un essere instabile inserito in un mondo caotico, quindi si dà delle certezze a cui ancorare se stesso e il
mondo.
Ancora Nietzsche critica la scienza moderna, la considerazione delle realtà non può che essere libera e
plurale, non può esistere un solo modello di interpretazione, come invece sostiene la scienza imponendo la
cosiddetta teoria meccanicistica. Nietzsche critica anche la crescente specializzazione e la visione
atomizzata del mondo, lo sviluppo scientifico ha raggiunto un livello talmente alto che per apportarvi dei
contribuiti occorre dedicarsi ad un settore soltanto, impedendo così alla scienza di offrire una visione
complessiva del mondo e della realtà. Se la prende inoltre con il principio di causalità, come aveva già fatto
Hume, l'ordine dei fenomeni non è qualcosa di riscontrabile in essi, ma qualcosa di posto dall'uomo, da
un'esigenza che non riguarda la natura ma l'uomo.
Il prospettivismo di Nietzsche non comporta la convinzione che tutte le interpretazioni siano equivalenti e
che di fronte allo scontro tra le diverse volontà di potenza non vi siano criteri di scelta. Nietzsche individua
tali criteri in salute e forza, in pratica nella vita stessa, vita che accresce di continuo ed è appunto volontà di
potenza. Con tali nozioni si riferisce sopratutto alla capacità dionisiaca di accettare la tragicità dell'esistenza.
La salute di cui parla Nietzsche è quella del superuomo, colui che è dotato di spirito di coraggio e di
avventura, sa vivere senza certezze né fedi assolute.