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FRIEDRICH NIETZSCHE (1844-1900)

La vita e le opere
Nasce il 15 ottobre 1844 a Röcken (presso Lipsia) da Karl Ludwig, pastore protestante. A dodici anni
comincia a scrivere poesie e a comporre musica. A Lipsia all'età di 21anni legge per la prima volta «Il Mondo
come volontà e rappresentazione» e ne rimane conquistato. Studia filologia classica a Bonn e a Lipsia. A soli
24 anni (1869) ottiene una cattedra di Filologia a Basilea. Nel frattempo stringe l’amicizia e la collaborazione
con Wagner. Nel 1872 pubblica il suo primo libro La nascita della tragedia dallo spirito della Musica: opera
che verrà criticata dai filologi. Nietzsche prende le distanze dalla cultura dei suoi tempi con le quattro
Considerazioni inattuali (1873-1876). Con Umano troppo umano (1878) si distacca da Wagner (con il quale
l’amicizia si era interrotta) e Schopenhauer. Nel 1879 per motivi di salute si dimette dall’insegnamento.
La malatti a
Per colpa della sua malattia che lo rendeva instabile inizia a muoversi tra Svizzera, Italia e Francia alla
ricerca di un clima favorevole. Nel frattempo scrive e pubblica:
 Gaia Scienza (1882)
 Così parlò Zarathustra (1883-84)
 Al di là del bene e del male (1886)
 Genealogia della morale (1887)
 L’Anticristo, Ecce homo (1888)
Le tenebre
Inizia a lavorare alla Volontà di potenza (incompiuto). Trova una dimora stabile a Torino (1888) e un anno
dopo ebbe la prima crisi di follia. Impazzisce vedendo un uomo che frusta un cavallo, va ad abbracciare il
cavallo dicendo "Non picchiare mio fratello". Viene ricoverato prima a Basilea, poi a Jena, in una clinica di
malattie nervose. Nel 1897, dopo la morte della madre, che lo aveva curato per lungo tempo, viene portato
a Weimar dalla sorella. Nel 1894 la sorella aveva fondato a Weimar «il Nietzsche – Archive» destinato ad
occuparsi dell'edizione completa delle opere del filosofo. In questi anni le condizioni di Nietzsche
peggiorano rapidamente: nel 1892 non riconosceva gli amici; dal 1894 smette di parlare. Vive fino alla
morte a Weimar nelle tenebre della follia, ignaro del successo delle sue opere. Muore il 25 agosto del
1900.

Filosofia e malattia
Vi sono diverse interpretazioni in merito:

Interpretazione positivistica
Nel passato, la malattia si interpretava o come «risultato» della sua malattia, o la sua malattia come
«risultato» della sua filosofia. Secondo un pregiudizio positivistico, una filosofia dovuta a una mente malata
è anch’essa malata.

Interpretazione avanguardista
In seguito, si è passati a valorizzare la malattia, scorgendo in essa una condizione favorevole alla sua
creatività filosofica, in virtù della sofferenza e della solitudine ha potuto attingere un punto di vista
«abissale» e anticonformista sul mondo.
L’irrilevanza dei rapporti tra filosofia e malattia
Gli studiosi odierni hanno giudicato la filosofia di Nietzsche per quello che oggettivamente dice e non per le
vicissitudini esistenziali ed hanno liquidato la questione dei rapporti tra filosofia e malattia come
storiograficamente irrilevante.

Nazificazione e denazificazione
Il nome di Nietzsche è stato associato, alla cultura nazifascista e si è giunti a parlare del nazismo come
«esperimento nietzscheano».

Il ruolo controverso della sorella.

Questa lettura è stata agevolata dalle operazioni della sorella di N Elisabeth, che ha contribuito a diffondere
l’immagine del fratello come teorico e sostenitore di una rinascita reazionaria dell’umanità. Questa
deformazione propagandistica ha potuto valersi «delle prospettive equivoche dovute alle falsificazioni di
Elisabeth presenti nell’epistolario e agli arbitri con cui quest’ultima, insieme a Peter Gast ha pubblicato una
parte di frammenti postumi sotto il titolo Der Wille zur Macht» (La volontà di potenza).

Demonizzazione di Elisabeth

Il filosofo Maurizio Ferraris, ammettendo la tradizione diffusa e trionfante nei libri di testo che vedono una
sorella maledetta intenta ad aggiungere inni antisemiti o protonazisti ai discorsi del fratello, ha finito per
assumere i tratti di una vera e propria leggenda. Tant’è che si parla di una «sorella parafulmine» cioè un
tentativo nascosto di ciò che Elisabeth non riesce a sopportare nel fratello.
Nel processo di nazificazione del pensiero di Nietzsche Elisabeth ha le proprie responsabilità:
 esempio del 2 novembre 1933 comprovato da foto dell’epoca, Hitler visitò «l’Archivio Nietzsche» al
termine, avendo ricevuto da Elisabeth un bastone appartenuto al fratello, uscì tra la folla
esibendolo
ma attribuire tutta la responsabilità della nazificazione di Nietzsche è eccessivo, così come quella di
attribuire a Nietzsche la paternità dell’ideologia nazifascista.
Tuttavia bisogna ammettere che nei testi editi e inediti di Nietzsche si trovano spunti antidemocratici e anti
egualitari atti a favorire una lettura reazionaria.
Le interpretazioni nazifasciste sono state radicalmente contestate nel secondo dopoguerra, nel corso di un
processo di denazificazione. Anzi negli ultimi decenni alla figura di Nietzsche «nazista» è subentrata quella
di un Nietzsche «progressista». Inoltre, in questi ultimi anni la situazione cambia ancora, affermandosi un
punto di vista che pur riscontrando gli elementi di novità e rottura della sua filosofia, non intende
misconoscere, le componenti reazionarie.

Il pensiero e la scrittura
Il pensiero di Nietzsche risulta caratterizzato da una critica della civiltà occidentale nella sua totalità
interpretata da lui come una civiltà che nel suo insieme e in tutta la sua storia è sempre stata fondata su
menzogne vitali millenarie:

Egli denuncia delle menzogne millenarie ossia sistemi di certezze create per sopportare il caos
dell’esistenza attuando una desacralizzazione e demitizzazione della cultura. Dunque il suo obiettivo è
dimostrare come i valori assoluti (morali, religiosi e metafisici) in cui crede da sempre l’occidente siano
creazioni umane che tentano di dare un senso all’esistenza la cui essenza è tragica e irrazionale, priva di
senso. La sua viene quindi denominata “scuola del sospetto”: andare contro tutti e contro tutto, attraverso
una serie di itinerari nel proibito, per rivelare la falsità che dura da millenni.
«Conosco la mia sorte. Un giorno sarà legato al mio nome la memoria di qualche cosa di enorme – una crisi,
quale mai si era vista sulla terra, la più profonda lotta della coscienza, una decisione richiamata contro tutto
ciò che fino a questo momento è stato creduto, preteso, consacrato. Io non sono un essere umano, sono
dinamite. (Ecce homo)

“I miei scritti sono stati chiamati una scuola di sospetto e ancor di più di disprezzo; per fortuna però anche
di coraggio e anche di temerarietà. E in realtà anch’io stesso non credo che alcuno abbia mai scrutato il
mondo con sospetto ugualmente profondo” (Umano, troppo umano)

L’aspetto costruttivo della filosofia di Nietzsche


Questa demolizione polemica del passato non si risolve in un semplice rifiuto delle teorie e dei
comportamenti tradizionali, ma in una delineazione di un nuovo tipo di umanità tratteggiata da Nietzsche
nell’immagine di un «superuomo o dell’oltre uomo» l’Ubermensch, (nuovo uomo). Da ciò il carattere
propositivo e non puramente distruttivo del filosofare nietzschiano.

«Io vengo a contraddire, come mai si è contraddetto, e nondimeno sono l’opposto di uno spirito negatore.
Io sono un lieto messaggero, quale mai si è visto […] solo a partire da me ci sono di nuovo speranze. (Ecce
homo)

Egli sostiene che l’uomo del passato si configura nell’uomo cristiano ossia spirito negatore della vita. Egli
auspica dunque a un uomo futuro e Nietzsche si pone come lieto messaggero di una nuova possibilità, di un
nuovo uomo l’Ubermensch, che dice sì alla vita.

Linguaggio e Metodo del filosofare Nietzschiano


Egli utilizza nuove modalità espressive e nuove forme di comunicazione filosofica. Infatti, Nietzsche è un
geniale poligrafo, capace di alternare generi e stili diversi.
 Poligrafia: commistione di generi diversi: accademico, saggistico, aforistico, poetico, narrativo,
parabola, invettiva, autobiografia, ecc.
A partire da «Umano troppo umano» condizionato dalla sfiducia nelle grandi costruzioni sistematiche del
passato, il filosofo opta per la forma breve dell’aforisma, cioè dell’illuminazione istantanea finalizzata a
cogliere le cose «al volo». Nietzsche paragona l’aforisma alle figure in rilievo, che essendo incomplete,
impongono all’osservatore di completarle con il pensiero. Quindi non basta leggere un aforisma per capirlo,
ma dopo averlo letto, bisogna interpretarlo: l’aforisma esige «l’arte dell’interpretazione» ovvero una
pratica che Nietzsche chiama «ruminare».
«Così parlò Zaratustra» si ispira alla scrittura in versetti propria dei Vangeli, segue il modello della poesia in
prosa e dell’annuncio profetico, ricco di simboli, allegorie e parabole. Negli ultimi scritti prevalgono
l’esposizione autobiografica e l’invettiva polemica.
Questi stili hanno in comune un tono personale e coinvolgente. Inoltre egli rifiuta il metodo e del linguaggio
della filosofia tradizionale e rifiuto della sistematicità e del carattere assoluto della verità.
Il suo è un Pensiero Selvaggio, antisistematico, polisemico e multi prospettico che si fonda su verità
provvisorie e che non risponde a un principio di coerenza e unilineare in quanto è un «pensiero nomade».
(come è stato definito) non esistono dunque monopoli interpretativi, ma soltanto tracce o ipotesi di lettura.

Le fasi del filosofare nietzscheano: divisione convenzionale


 Scritti giovanili, periodo wagneriano – schopenhaueriano: La Nascita della tragedia, (1872) le
quattro Considerazioni inattuali (1873- 1876)
 Scritti intermedi del periodo illuministico o genealogico o la filosofia del mattino: Umano troppo
Umano, (1878-1880) Aurora, (1881) La gaia scienza (1882);
 Filosofia del meriggio o di Zarathustra: Così parlò Zarathustra (1883-1885)
 Gli scritti degli ultimi anni o Filosofia del tramonto: Al di là del bene e del male,(1886) Genealogia
della morale (1887) Crepuscolo degli idoli , L’Anticristo, Ecce homo (tutti del 1888)

Abbiamo poi Volontà di potenza pubblicato nel 1901 e nel 1906 dalla sorella Elisabeth e da suo marito, che
nel completare l'opera ne hanno alterato il significato complessivo.

Nietzsche è considerato il filosofo che porta a conclusione la filosofia dell'800. Dal punto di vista della forza
critica è molto interessante, ma dal punto di vista dell'organicità del pensiero lascia alcune aporie. Quasi
tutti gli scritti o sono raccolte di aforismi (motti) o sono esteriormente quasi romanzi (come Così parlo
Zarathustra). L'unico scritto che ha la forma del trattato è la Genealogia della morale.

Il confronto con Schopenhauer


Con Nietzsche tocchiamo il culmine dell’irrazionalismo e giungiamo ad un anno emblematico, quello
dell'inizio del secolo ventesimo: Nietzsche è morto nel 1900.Da giovane è un lettore di Schopenhauer e la
sua filosofia prende direttamente ispirazione da quest’ultimo, ma con un capovolgimento decisivo nelle
conclusioni.

 Schopenhauer aveva sostenuto la mancanza di significato dell’esistenza: la vita è per lui animata da
una cieca volontà di vivere, che esclude ogni finalismo. La vita è priva di senso. Ne consegue il
pessimismo: non è possibile progettare alcunché, né costruire un destino significativo per sé o per
l'umanità. La volontà di vivere deve per Schopenhauer viene estinta superando l'inganno, e
giungendo alla noluntas, all'esatto opposto della volontà. Deve capovolgersi nel suo contrario, a
quello che la religiosità buddhista ha chiamato nirvana: abbandono al nulla, estinzione di ogni moto
di volontà.
 Nietzsche accetta questo discorso, ma non nelle conclusioni: se la volontà di vivere è il cuore della
realtà, dobbiamo accettarla con tutte le nostre forze. La volontà non deve essere smorzata, estinta,
superata nella noluntas, bensì dev’essere fatta nostra, dev’essere accettata.

Ego fatum
Dobbiamo coincidere con la volontà di vivere, dobbiamo affermare quella che diventa così la nostra volontà
di potenza, dobbiamo voler coincidere col nostro destino. Uno dei motti più pregnanti di Nietzsche è: ego
fatum, io sono il fato, coincido col mio destino.

Per Nietzsche, la forza dell'uomo sta nella coincidenza con sé stesso, nell'accettazione della vita, nella
“fedeltà alla terra”. L'accettazione della volontà di vivere, che diventa volontà di potenza, implica una critica
di tutta la cultura e la filosofia occidentale, a cui Nietzsche procede gradualmente, smantellando tutti i
valori e i pilastri della civiltà occidentale, in quanto essa sarebbe fondata sulla rinuncia alla volontà di
vivere.

Periodo Wagneriano-Schopenhaueriano
PERIODO GIOVANILE: Tragedia e filosofia
Nietzsche rivolge una prima alla civiltà greca. Da giovane Nietzsche era un filologo classico, un esperto della
lingua e della letteratura greca; la sua prima opera importante è “La nascita della tragedia dallo spirito
della musica” (1872), in cui Nietzsche capovolge le interpretazioni correnti sul mondo greco ponendone il
vertice non nell’età classica della scultura e della filosofia, ma nell’età presocratica che si esprime nella
tragedia.
 Egli parla di un mondo caratterizzato non da armonia e serenità, ma dall’accettazione coraggiosa
della vita, dall’esaltazione dei valori vitali.

Apollo e Dioniso
Nietzsche individua alla base dell’arte greca due “spiriti”:

 Lo spirito apollineo rappresenta il rifugiarsi dell’uomo nella dimensione del sogno, della luce,
dell’ordine e della misura e si esprime nelle arti figurative;
 Il dionisiaco è invece l’ebbrezza, l’abbandono degli impulsi vitali e sensuali, nella percezione della
caotica unità di tutte le cose, e si esprime nella musica.

I due spiriti risultano “miracolosamente accoppiati” nell’opera che rappresenta la massima espressione del
mondo greco: la tragedia attica (Eschilo e Sofocle). Ma questo momento felice è destinato a non durare: già
con Euripide (V sec.) si tenta di eliminare dalla tragedia il dionisiaco a favore di intenti morali e
intellettualistici.

Decadenza
La decadenza è completata da Socrate e dalla filosofia, con la folle presunzione di dominare la vita con la
ragione.

• Si tratta di una “malattia” della nostra civiltà che ha portato al soffocamento del dionisiaco, che il
cristianesimo ha contribuito ad aggravare. Inoltre, inizialmente Nietzsche vede una rinascita dello spirito
tragico nell’opera di Wagner.

La decadenza della tragedia funge così da spia rivelatrice della decadenza occidentale nel suo complesso,
passando dall’uomo tragico all’uomo teoretico.

Spirito tragico e accettazione della vita: la natura metafisica dell’arte


La celebrazione Nietzschiana dello spirito tragico e dionisiaco coincide con una forma di celebrazione della
vita che non può venir definita né pessimista né ottimista, in quanto tende a porsi al di là sia del
pessimismo, sia dell’ottimismo.

 Da Schopenhauer, Nietzsche assorbe la tesi del carattere doloroso dell’essere,


 Di Schopenhauer respinge il tema dell’ascesi, contrapponendo alla Noluntas Schopenhaueriana un
atteggiamento di accettazione dell’essere nella globalità dei suoi aspetti.

Per Nietzsche la vita è dolore, lotta, distruzione, crudeltà, incertezza, errore. Essa non ha ordine, né
scopo; il caso la domina e i valori umani non trovano garanzie precostituite. Due sono gli atteggiamenti
possibili:

 Il primo è quello della rinuncia e della fuga (riferimento all’ascesi).


 Il secondo è quello dell’accettazione della vita così com’è. Esaltazione della vita e al superamento
dell’uomo (superuomo)

Di fronte a queste due possibilità Nietzsche sceglie di essere un discepolo di Dioniso, poiché in quella figura
greca egli vede il simbolo del “si” totale al mondo. Egli è l’incarnazione di tutte le passioni che affermano la
vita e il mondo. Il mondo è per Nietzsche una sorta di gioco estetico e tragico, costituito dalla lotta tra gli
opposti primordiali della vita e della morte, della gioia e del dolore. Soltanto l’arte riesce a comprenderlo
(giustificazione estetica dell’esistenza). Da ciò la natura metafisica dell’arte e la sua funzione di organo
della filosofia. Tutto ciò sfocia nell’ideale di una rinascita della cultura tragica incentrata sull’arte e in
particolare, sulla musica, di cui Nietzsche scorge in Wagner la sua incarnazione. L’artista wagneriano e il
filosofo schopenhaueriano appaiono a Nietzsche di questo periodo, come due maestri ispiratori di ogni
possibile opera di rinnovamento.
Storia e vita

Il periodo “illuministico”
Il metodo genealogico
 Tra il 1873 e il 1876 N scrive le quattro “Considerazioni inattuali”, in cui l’auspicata rinascita della
cultura greca, si traduce in un’opera di critica della cultura contemporanea.
 Nella seconda delle Considerazioni intitolata “Sull’utilità e il danno della storia per la vita” 1874
Nietzsche si schiera contro lo storicismo e lo storiografismo, sostenendo che l’eccesso di storia
indebolisce le potenzialità creatrici dell’uomo.
 La cultura storicistica favorisce, al pari di quella positivistica, “l’idolatria del fatto” e fa dell’uomo il
risultato di un processo necessario, costretto a “incurvare la schiena e a chinare la testa davanti alla
storia e sentendosi in balia del passato, l’uomo risulta incapace di creare qualcosa di nuovo nel
presente e nella sua impotenza, finisce per accontentarsi di una sorta di “consumismo della storia”.

Nell’illusione storicistica di un progresso necessario; chi crede nella potenza della storia, non può credere in
sé, è insicuro e succubo dell’esistente.

L’importanza dell’oblio
In realtà c’è bisogno di oblio per essere felici, perché secondo Nietzsche senza una certa dose di
incoscienza non c’è felicità (cita leopardianamente il caso animali).

Inoltre per poter agire efficacemente sul presente occorre saper dimenticare il passato. Ciò non significa
che la storia, la quale si fonda sulla memoria, sia sempre nociva per la vita, ma a patto che essa sia al
servizio della vita e non viceversa. Secondo Nietzsche la storia appartiene al vivente per 3 aspetti. Essa gli
occorre in quanto è attivo e ha aspirazioni, persevera e venera, e in quanto soffre e ha bisogno di
liberazione.

A questi 3 tipi possibili di rapporto dell’uomo con la storia corrispondono 3 possibili specie di storia di cui
ognuna presenta un aspetto positivo (o fisiologico) e negativo o (patologico):
 La storia monumentale cerca nel passato modelli e maestri, che non trova nel presente, in grado di
soddisfare le aspirazioni umane; le potenzialità negative sono molteplici, es. tende a mitizzare o ad
abbellire il passato oppure stimola il coraggioso alla temerarietà, al fanatismo.
 La storia antiquaria è propria di chi guarda al passato con fedeltà e amore, cerca nella tradizione
storica i valori costitutivi della vita presente (compete a chi persevera e venera); l’aspetto negativo:
consiste nella sua propensione a paralizzare l’agire e a ostacolare ogni progetto di cambiamento.
 La storia critica guarda al passato come a un peso da cui liberarsi, ciò che è di ostacolo per la
realizzazione di nuovi valori; l’aspetto negativo risiede nella sua presunzione di poter recidere il
passato dimenticando che noi siamo il risultato delle scelte delle precedenti generazioni e che non
è possibile liberarsi totalmente dal loro condizionamento.

Tutti questi atteggiamenti verso il passato diventano “malsani” se restano unilaterali e non si correggono a
vicenda. Tali atteggiamenti si possono correggere solo in virtù di un approccio alla storia che integri tutte e
tre le possibili tipologie di rapporto con essa.

Il periodo «illuministico» Genealogico o filo del mattino


Con Umano, troppo umano (1878) Nietzsche prende le distanze dal pessimismo di Schopenhauer.
«Umano, troppo umano» (1878/1880) segna l’inizio di un nuovo periodo del filosofare definito
«illuministico» Tale periodo coincide con l’inizio della scrittura aforistica – risulta caratterizzata dall’esplicito
ripudio dei maestri di un tempo.

 Nietzsche rifiuta sia il “pessimismo romantico” di Schopenhauer: il pessimismo “dei rinunciatari,


dei falliti e dei vinti”, che fugge la vita, che è erede della rassegnazione cristiana; sia le tendenze
artistiche di Wagner…
 Ad essi contrappone la “volontà di tragicità” l’accettazione della vita nella consapevolezza del suo
dramma.
 Questo mutamento porta all’abbandono della “metafisica da artista” e a privilegiare la prospettiva
della scienza rispetto a quella dell’arte e della metafisica.

Se prima queste fungevano da via di accesso all’essere, ora tutto cambia: la scienza, la riflessione critica, la
diffidenza metodica assumono la guida e la metafisica e l’arte vengono poste a giudizio, non valgono più
come modi fondamentali di verità, ma appaiono come illusione.
Nietzsche diviene “illuminista” non perché dotato di fiducia nella ragione e nel progresso, ma perché
impegnato nella critica della cultura tramite la scienza.
 Per scienza intende un metodo di pensiero in grado di emancipare gli uomini dagli errori.

Metodo storico-genealogico
Ad arte e metafisica, non più ritenute vie privilegiate di accesso alla realtà, viene contrapposto un nuovo
metodo: Metodo critico e storico-genealogico.

 “Critico”, in quanto eleva il “sospetto” a regola d’indagine;


 “Storico-genealogico”, perché ritiene che non esistano realtà statiche o immutabili, ma ogni realtà
sia l’esito di un processo e che dietro ogni valore assoluto si nascondano matrici “umane, troppo
umane”.

In «Umano, troppo umano» e nella «Genealogia della morale» Nietzsche parla del proprio metodo come di
una «chimica delle idee e dei sentimenti» alludendo:

 Sia alla capacità di scomporre il complesso nel semplice, mostrando come anche le cose «nobili»
(come i valori) siano in realtà dei «composti» di cose più «vili» (come i bisogni e gli interessi)
 Sia al suo carattere «dialettico» cioè la capacità di far scaturire un atteggiamento dal suo opposto
(verità-menzogna) mettendo a nudo le matrici umane «troppo umane»
Quindi il sapere genealogico studia non solo la genesi dei valori, delle idee e dei sentimenti, ma il loro
intero sviluppo.

La filosofia del mattino


I concetti nei quali si concretizza la filo illuministica e genealogica di Nietzsche sono lo spirito libero e la
filosofia del mattino. Lo spirito libero si identifica con il “viandante” ossia di colui che grazie alla scienza
(una gaia scienza, dai tratti liberanti) riesce a emanciparsi dal passato, inaugurando un tipo di pensiero
basato sull’idea della vita come transitorietà e libero esperimento, senza certezze precostituite.”

“Chi anche solo in una certa misura è giunto alla libertà della ragione non può poi sentirsi sulla terra
nient’altro che un viandante” (Umano troppo umano”).

Tra le tenebre e gli “errori” dell’umanità, Nietzsche colloca soprattutto la morale e la metafisica. Sebbene
si soffermi a contestare alcuni capisaldi del pensiero etico come l’illusione del libero arbitrio o la credenza
illusoria nelle azioni “disinteressate” morale che sarà sviluppata negli ultimi scritti.
La critica della metafisica viene affrontata nella teoria della «morte di Dio», annunciata nella «Gaia
Scienza».

La morte di Dio e la fine delle illusioni metafisiche


Realtà e menzogna sono i temi centrale del filosofare nietzschiano in cui si compie definitivamente la
desacralizzazione della realtà e della vita e si manifesta la non verità di ogni metafisica e religione
(concezione nietzschiana di Dio). Dio ha due significati principali:

 Fondamento Oltremondano dell’Essere: entità assoluta (perfetta) che trascende il mondo (lo
spazio e il tempo) e da senso all’essere, il senso dell’essere è quindi fuori dall’essere e dalla vita.
Nasce l’opposizione tra questo mondo e l’altro mondo e nasce il dualismo per cui questo mondo è
il negativo e l’altro mondo è il positivo. Il risultato è una strategia contraria alla vita che pone il
bene supremo nella Fuga Mundi, Dio è nemico della vita.
 Personificazione delle certezze ultime dell’umanità: Dio in quanto creatore di tutto è il
fondamento di ogni certezza, da un senso e un ordine al reale rassicurando l’uomo e rendendo
sopportabile l’esistenza. Religione e metafisica hanno una funzione consolatoria, quindi sono
menzogne vitali che occultano la tragica verità della vita.

“La realtà danza sui piedi del caso”: esistenza è disarmonia, crudeltà, lotta, disarmonia che le metafisiche e
le religioni nascondono inventandosi un finto ordine razionale e provvidenziale. Dinnanzi allo sguardo
disincantato del filosofo, le metafisiche e le religioni «decorazioni» della realtà e menzogne millenarie,
formulate dagli uomini per sopravvivere. Da ciò il messaggio inquietante di Nietzsche: DIO È LA PIÙ
ANTICA DELLE BUGIE VITALI («la nostra più grande menzogna»)
La coscienza di vivere in un mondo «sdivinizzato» è così radicata da spingerlo a ritenere superfluo ogni
dimostrazione della non esistenza di Dio. Analogamente in Schopenhauer l’ateismo era qualcosa di dato,
indiscutibile. Per Nietzsche l’idea di Dio è confutata dalla realtà stessa, cioè dall’ essenza malefica e caotica
del mondo, come detto, poiché all’origine dell’idea di Dio c’è la paura dell’uomo di fronte all’essere, si
tratta invece di mostrare come è nata la credenza nella divinità:

Dio e le metafisiche sono menzogne che l’uomo costruisce per sopportare la durezza dell’esistenza: “il
nascondere la testa nella sabbia delle cose celesti” è frutto di paura e debolezza”.

Il grande annuncio
Nella Gaia scienza, (1882) in un dei passi più significativi di tutta l’opera di Nietzsche, che rappresenta
anche uno dei vertici della letteratura filosofica di tutti i tempi, l’autore “drammatizza” il messaggio della
morte di Dio («Gott ist tot!» Dio è morto!) con il racconto dell’uomo folle (La Gaia Scienza, Aforisma 125)
L’uomo folle. – Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse
al mercato e si mise a gridare incessantemente: “Cerco Dio! Cerco Dio!”. E poiché proprio là si trovavano
raccolti molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa.

“È forse perduto?” disse uno. “Si è perduto come un bambino?” fece un altro. “0ppure sta ben nascosto?
Ha paura di noi? Si è imbarcato? È emigrato?” – gridavano e ridevano in una gran confusione. Il folle uomo
balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: “Dove se n’è andato Dio? – gridò – ve lo voglio dire!
Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come
potemmo vuotare il mare bevendolo fino all’ultima goccia? Chi ci dètte la spugna per cancellare l’intero
orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov’è che si muove ora?
Dov’è che ci moviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all’indietro, di fianco,
in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un
infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto più freddo? Non seguita a venire notte,
sempre più notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini
mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina
putrefazione? Anche gli dei si decompongono!

Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli
assassini? Quanto di più sacro e di più possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i
nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti
espiatori, quali giochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa
azione? Non dobbiamo noi stessi diventare dei, per apparire almeno degni di essa? Non ci fu mai un’azione
più grande: tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno, in virtù di questa azione, ad una storia più
alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!”. A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di
nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch’essi tacevano e lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la
sua lanterna che andò in frantumi e si spense. “Vengo troppo presto – proseguì – non è ancora il mio
tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora
arrivato fino alle orecchie degli uomini. Fulmine e tuono vogliono tempo, il lume delle costellazioni vuole
tempo, le azioni vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perché siano vedute e ascoltate.
Quest’azione è ancora sempre più da loro delle più lontane costellazioni: eppure son loro che l’hanno
compiuta!”. Si racconta ancora che l’uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diverse chiese
e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse
limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse
e i sepolcri di Dio?”.

 L’uomo folle è il filosofo-profeta;


 Le risa ironiche degli uomini del mercato rappresentano l’ateismo ottimistico e superficiale dei
filosofi dell’800, insensibili alla notizia della morte di Dio;
 La difficoltà di bere il mare, di cancellare l’orizzonte e di separare la terra dal proprio sole è
un’allusione al carattere arduo e sovraumano dell’uccisione di Dio.
 Il precipitare nello spazio vuoto esprime il senso di “vertigini e di smarrimento” che segue allo
svanire di ogni certezza e punti di riferimento assoluti, è indica che per reggere la morte di Dio
l’uomo deve farsi superuomo,
 Il giungere troppo presto dell’uomo folle indica che la coscienza della morte di Dio non è giunta
ancora alle masse.
 Le chiese chiamate «sepolcri di Dio» alludono alla crisi moderna delle religioni considerate residui
del passato
Non si può eliminare Dio e vivere come se nulla fosse: con Dio devono essere cancellati tutti gli assoluti
(metafisici, morali, ecc.). Accorgersi di questo porta uno smarrimento (nichilismo); Nietzsche è
consapevole dell’inattualità del suo annuncio, chi lo proclama è destinato ad apparire folle.

Morte di Dio e Avvento del Superuomo


La morte di Dio è un evento traumatico che porta alla fine dell’uomo, incapace di vivere senza Dio, e alla
nascita del superuomo. Solo con la morte di Dio può esistere il superuomo capace di progettare
liberamente la propria esistenza senza doversi subordinare a una struttura metafisica data. Ma essa è
anche evento positivo, apertura delle possibilità, fine dei vincoli che asservivano l’uomo e libertà.
Per Nietzsche, il mondo è caos dionisiaco e solo a questa condizione (che non vi sia un assoluto già dato) ha
senso il superuomo. Dunque tutta la filosofia di Nietzsche si fonda sulla concezione di un universo ateo.

 L’uomo può diventare superuomo soltanto dopo essere passato sul cadavere di tutte le divinità e
Nietzsche esclamerà

«Morti son tutti gli dei: ora vogliamo che il superuomo viva»

Per Nietzsche una sola è l’alternativa:

 O il mondo è caos dionisiaco e Dio non esiste e il superuomo ha senso;


 O Dio esiste e il mondo non è più caos dionisiaco e il superuomo cessa di avere senso.

Ciò significa che l’universo nietzschiano è tale solo se si fonda sul presupposto di un mondo»
sdivinizzato» cioè ATEO. L’ateismo di Nietzsche vuol essere così radicale che egli non contesta soltanto Dio,
ma anche ogni suo ipotetico surrogato, ben conscio che gli uomini, abbattute le antiche divinità, tendono a
crearne altre.

Il filosofo rifiuta l’idolatria – i sostituti di Dio: morto Dio, l’uomo cerca di sostituire ad esso altri idoli (la
scienza, la storia, il progresso, il socialismo, la democrazia), incapace di vivere autonomamente e cerca
nuove entità da sacralizzare e a cui subordinarsi.

La fine del «mondo vero»


La morte di Dio rappresenta il tramonto definitivo del platonismo, che per Nietzsche è la metafisica per
eccellenza dell’Occidente. Lo stesso Cristianesimo non è altro che “platonismo per il popolo”. Fu infatti
Platone a “calunniare” filosoficamente questo mondo e a inventarne un altro da contrapporlo a quello
apparente (mondo sovrasensibile- idee). Ma quello che Platone aveva identificato come “mondo vero” si è
rivelata una “favola.”

Ciò è storicamente avvenuto attraverso un processo che Nietzsche nello scritto “Crepuscolo degli idoli”
scandisce in 6 tappe:

1) con Platone e con la filosofia greca, si ritiene che il “mondo vero” sia attingibile da parte dei saggi;
2) con il Cristianesimo, il “mondo vero” momentaneamente inattingibile, viene promesso ai virtuosi;
3) con il Kantismo, il “mondo vero” viene ritenuto indimostrabile ed è ridotto a un obbligo o a un
postulato morale;
4) con il “canto del gallo” del positivismo, che rappresenta il primo risveglio della ragione
antimetafisica il “mondo vero” è inconoscibile;
5) con la “filosofia del mattino”, il “mondo vero” si rivela un’idea inutile e superflua ormai confutata.
E’ il trionfo di tutti gli spiriti liberi, che godono per aver svergognato Platone;
6) con la filosofia di Zarathustra, all’eliminazione del “mondo vero” dell’al di là si affianca
l’eliminazione del” mondo apparente” dell’aldiquà, ovvero la definitiva sconfitta di ogni prospettiva
metafisico-dualistica che faccia del nostro mondo la copia negativa di un altro mondo. “Come il
mondo vero finì per diventare favola”.
In “Aurora” Nietzsche presenta la fine del mondo vero (quindi la morte di Dio) in termine di “auto
soppressione della morale”. Si intende dire che è proprio in omaggio ai valori morali e cristiani della
veracità e dell’onestà che abbiamo finito per sbarazzarci delle idee morali e metafisiche di matrice
platonico-cristiana. Con la morte di Dio si apre l’orizzonte per un «uomo nuovo» quale sarà prospettato dal
N «maturo» che sulle ceneri lasciate dalla filosofia del mattino edificherà la sua provocatoria e controversa
opera di ricostruzione.

IL PERIODO DI ZARATHUSTRA
LA FILOSOFIA DEL MERIGGIO
Con l’opera: “Così parlò Zarathustra, Un libro per tutti e per nessuno” 1883-85, abbiamo la terza fase della
filosofia Nietzschiana. Abbiamo l’eliminazione dualismo mondo vero/mondo apparente e individuazione
delle due possibilità esistenziali: ultimo uomo e superuomo. Perché Nietzsche sceglie la figura arcaica di
Zarathustra a portavoce delle sue idee? In un passo di Ecce homo Zarathustra viene interpretato come
primo teorizzatore della morale e del dualismo, quindi deve essere il primo a riconoscere questo errore;

Così Parlò Zarathustra è un’autentica rivoluzione stilistica una sorta di poema in prosa, pensiero poetante,
caratterizzato da: immagini, metafore, parabole talvolta di difficile interpretazione.
Dal punto di vista concettuale i temi quindi sono tre:

 Superuomo (prima parte);


 Volontà di potenza (seconda parte);
 Eterno ritorno (terza parte)

Il superuomo
Il Superuomo (Ubermensch) è certamente il motivo più noto del pensiero di Nietzsche, ma più complesso e
controverso. È un concetto filosofico di cui Nietzsche si serve per esprimere un modello di uomo in cui si
concretizzano i temi principali del suo pensiero.
Il superuomo è: uomo dionisiaco; in grado di accettare la tragicità della vita; di sopportare e gioire per la
morte di Dio; di non crollare per la perdita delle certezze; di accettare l’eterno ritorno; emanciparsi dalla
morale e dal cristianesimo; esercitare la volontà di potenza; avere un approccio multi prospettico rispetto
alla vita; superare il nichilismo.
L’uomo che si pone al di là degli assoluti, è capace di esercitare attivamente il proprio nichilismo e di essere
degno della uccisione di Dio, è un uomo trasformato. È il superuomo.

Oltreuomo

Il superuomo non è riconducibile all’uomo che conosciamo. Non si tratta di un potenziamento (“super”)
dell’uomo normale ma di una novità antropologica (alcuni interpreti traducono Übermensch con
“oltreuomo”). Non a caso Nietzsche, invece che qualificarlo positivamente, ne parla spesso in termini
negativi. Superuomo come uomo futuro, un uomo di tipo nuovo, radicalmente diverso da quello del
passato, è l’oltreuomo (Vattimo) che si distingue dall’esteta dannunziano e dall’ariano nazista.

 Fedeltà alla terra: superuomo è espressione della fedeltà alla terra e del rifiuto di ogni aldilà e il
senso della terra è il corpo, la sua natura è terrena e terrestre e dipende dalla totale accettazione
della vita e del mondo.

L’uomo è qualcosa che deve essere superato. Come? Tutti gli esseri hanno creato qualcosa al di sopra di sé:
e voi volete essere il riflusso in questa grande marea e retrocedere alla bestia piuttosto che superare
l’uomo? Che cos’è per l’uomo la scimmia? Un ghigno o una vergogna dolorosa. E questo appunto ha da
essere l’uomo per il superuomo: un ghigno o una dolorosa vergogna. […]
L’uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo […]. La grandezza dell’uomo è di essere un ponte e non
uno scopo: nell’uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto. -Così parlò Zarathustra

Vi scongiuro, fratelli, rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sopraterrene
speranze! Lo sappiano o no: costoro esercitano il veneficio. Dispregiateci della vita essi sono, moribondi e
avvelenati essi stessi, hanno stancato la terra: possano scomparire! Un tempo il sacrilegio contro Dio era il
massimo sacrilegio, ma Dio è morto, e così sono morti anche tutti questi sacrileghi. Commettere il sacrilegio
contro la terra, questa è oggi la cosa più orribile, e apprezzare le viscere dell’imperscrutabile più del senso
della terra! In passato l’anima guardava al corpo con disprezzo: e questo disprezzo era allora la cosa più
alta: — essa voleva il corpo macilento, orrido, affamato. Pensava, in tal modo, di poter sfuggire al corpo e
alla terra. Ma questa anima era anch’essa macilenta, orrida e affamata: e crudeltà era la voluttà di questa
anima! Ma anche voi, fratelli, ditemi: che cosa manifesta il vostro corpo dell’anima vostra? Non è forse la
vostra anima indigenza e feccia e miserabile benessere?

Davvero, un fiume immondo è l’uomo. Bisogna essere un mare per accogliere un fiume immondo, senza
diventare impuri. Ecco, io vi insegno il superuomo: egli è il mare, nel quale si può inabissare il vostro grande
disprezzo.

Così parlò Zarathustra

Nel primo discorso di Zarathustra,“Delle tre Metamorfosi” Nietzsche delinea la genesi e il senso del
superuomo che costruisce la sua libertà per giungere a una creativa affermazione della vita:

”Tre Metamorfosi io vi nomino dello spirito : come lo spirito diventa cammello e il cammello leone, e infine
il leone fanciullo.”

 Il cammello: rappresenta l’uomo che porta i pesi della tradizione e si piega a Dio e alla morale,
all’insegna del «tu devi»;
 Leone: l’uomo che si libera dai fardelli metafisici ed etici, all’insegna dell’«io voglio» ma è ancora
libertà negativa;
 Fanciullo: rappresenta l’oltre uomo, inteso come fanciullo innocente, capace di dire sì alla vita e
inventare un proprio destino al di là del bene e del male.

Superuomo e Masse: qual è il soggetto del percorso di liberazione proposto da Nietzsche?


 elitarismo: la liberazione non riguarda tutta l’umanità, ma sono una ristretta élite dominatrice che
schiavizza le masse; si limita a scorgere nell’Ubermesch «il tipo riuscito al massimo grado» (Ecce
homo)
 anti-democraticismo e anti egualitarismo: solo pochi individui eccezionali che si distinguono dal
gregge possono elevarsi al superuomo. Il superuomo non è un possibile modo di essere di tutti, ma
un possibile modo di essere di pochi.
Ciò non significa che il superuomo di Nietzsche presenta un progetto politico, anzi nel corso della sua opera
Nietzsche denuncia tutti gli idoli politici del suo tempo: dallo statalismo alla democrazia parlamentare, dal
nazionalismo al socialismo (contesta gli ideali egualitari).
Tutto ciò, se da un lato spiega perché i vari tentativi di cogliere Nietzsche in senso politico si siano risolti in
forzature del suo pensiero, dall’altro mostra chiaramente come l’ultimo messaggio del suo pensiero non
vada cercato sul piano politico, ma su quello filosofico.
L’eterno ritorno
Nietzsche presenta la teoria dell’eterno ritorno dell’uguale: ripetizione eterna di tutte le vicende del
mondo, definito da Nietzsche “il più abissale dei miei pensieri”.
Nietzsche ripropone l’idea della circolarità del tempo. Il significato non è chiaro:
 a volte sembra una certezza cosmologica, scientificamente argomentabile;
 in altri casi sembra una ipotesi, base di una indicazione etica (“dobbiamo vivere come se tutto
dovesse ripetersi”).

Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue
solitudini e ti dicesse: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e
ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni
pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte
nella stessa sequenza e successione - e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure
questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa,
granello della polvere!”? Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così
ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua
risposta: “Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina”? Se quel pensiero ti prendesse in suo potere, a te,
quale sei ora, farebbe subire una metamorfosi, e forse ti stritolerebbe; la domanda per qualsiasi cosa:
“Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?” graverebbe sul tuo agire come il peso più
grande! Oppure, quanto dovresti amare te stesso e la vita, per non desiderare più alcun'altra cosa che
questa ultima eterna sanzione, questo suggello? La Gaia Scienza, 341

La visione del più solitario degli uomini: la porta carraia e i due sentieri
Il pensiero dell’eterno ritorno dunque tende a palesare il proprio carattere selettivo, fungendo da
spartiacque tra l’uomo e il superuomo. Infatti, la reazione e il “peso” dell’eterno ritorno di fronte alla
prospettiva dell’eterno ripetersi del tutto sono propri dell’uomo comune, che è incapace di portarlo,
mentre la gioia è tipica del superuomo e della sua accettazione totale della vita. La formulazione più
suggestiva di tale teoria si trova in “Così parlò Zarathustra ” in “La visione e l’enigma” in cui si descrive la
visione del più solitario tra gli uomini (il filosofo).
Zaratustra narra:
 di una salita su un impervio sentiero di montagna (simbolo del faticoso pensiero) durante la quale
egli, con il nano che lo segue, giunge di fronte a una porta carraia sulla quale è scritto «attimo» (= il
presente) e
 dinnanzi alla quale si uniscono due sentieri che «nessuno ha mai percorso fino alla fine» in quanto
si perdono nell’eternità.
 Uno di essi porta all’indietro (=il passato) e l’altro in avanti (=il futuro)
 Zarat chiede al nano se le due vie siano destinate a contraddirsi in eterno, oppure no. Alla risposta
un po’ affrettata del nano, che allude alla circolarità del tempo
 («Tutte le cose dritte mentono» borbottò sprezzante il nano. «Ogni verità è ricurva, il tempo stesso
è un circolo»).
 Zarathustra dopo aver invitato il suo compagno a «non prendere le cose troppo alla leggera»
espone un abbozzo di teoria dell’eterno ritorno:
 «non dobbiamo tutti esserci stati un’altra volta?» «non dobbiamo ritornare in eterno?»
La visione nella visione: il pastore e il serpente
A questo punto abbiamo una trasformazione della scena, una sorta di visione nella visione, sullo sfondo di
un desolato paesaggio lunare e di orridi macigni, Zarathustra vede:
Complesso significato del racconto
La scena centrale del pastore che morde la testa al serpente, trasformandosi in creatura luminosa e ridente,
allude
 al fatto che l’uomo (= il pastore) può trasformarsi in creatura superiore e ridente (= il superuomo)
 solo a patto di vincere la ripugnanza soffocante del pensiero dell’eterno ritorno (= il serpente,
emblema del circolo) e
 di prendere una decisione coraggiosa nei suoi confronti (= il morso alla testa del serpente).
Il recupero della concezione ciclica del tempo
Dopo più di 2000 anni Nietzsche torna a recuperare una concezione precristiana del mondo, presente nella
Grecia presocratica e nelle civiltà indiane, la quale presuppone una visione ciclica del tempo, opposta a
quella rettilinea di tipo cristiano-moderno.
«Tutto va, tutto torna indietro; eternamente ruota la ruota dell’essere ecc.
Questa dottrina, a prima vista appare semplice, in realtà è il punto più difficile e criticamente controverso
della filosofia nietzschiana.
Dunque che cos’è la teoria dell’eterno ritorno? Ci sono varie interpretazioni possibili:
 teoria cosmologica – scientifica: poiché la quantità di energia dell’universo è finita, mentre il tempo
in cui essa si dispiega è infinito, le manifestazioni e le combinazioni del mondo devono per forza
ripetersi tempo infinito e materia finita, quindi tutto si ripete, universo ciclico;
 ipotesi etica: amare la vita e di agire come se tutto dovesse ritornare;
 Enunciazione metaforica di un modo di essere dell’essere che l’uomo può incarnare solo nella
misura in cui accetta la vita.
Ognuna di queste interpretazioni presenta delle difficoltà e conferma che la questione al di là degli sforzi
degli studiosi, rappresenta il problema più complesso della storia nietzschiana.
Ciò non esclude che la funzione della teoria dell’eterno ritorno all’interno del pensiero nietzschiano risulti
chiara. Da questo la doppia portata, polemica da un lato e propositiva dall’altro di questa dottrina.
Dunque collocarsi nell’ottica dell’eterno ritorno vuol dire: rifiutare la concezione lineare del tempo che
vede la storia come un processo necessario e progressivo di realizzazione della perfezione, in cui ciascun
momento è determinato da quello precedente e determina quello successivo e tutti sono collegati tra loro
come anelli di una catena.
In ogni caso, vivere l’eterno ritorno significa:
 identificare la pienezza della vita nel tempo, nella vita stessa e non fuori, verso un compimento che
è sempre là da venire.
 scegliere di vivere come se tutto dovesse tornare, coincidenza di essere e senso nell’attimo.
Ovviamente, il tipo di uomo capace di «decidere» l’eterno ritorno, e quindi vivere come se tutto dovesse
ritornare è l’oltre uomo, in grado di vivere la vita come un gioco creativo che ha un senso in ciascuno dei
suoi attimi.

L’ultimo Nietzsche
Critica della morale e trasvalutazione dei valori
Nelle opere dell’ultimo periodo è presente il tema della critica della morale e del cristianesimo. La civiltà
occidentale è fondata su una strategia che si pone contro la vita e trova massima espressione nella morale
e nel cristianesimo che sono da Nietzsche radicalmente rifiutati:
 La morale come problema: la morale è sempre stata considerata come un fatto evidente, che si
autoimpone all’individuo. Tuttavia in ogni scienza della morale esistita si è sempre posto il
problema dei valori morali, ma mai il problema della morale in quanto tale. Quindi occorre mettere
in discussione la morale stessa;
 genealogia della morale: necessità di una storia delle origini psicologiche dei valori morali al fine di
verificarne la pretesa assolutezza e trascendenza:
È guidato dalla convinzione che in Ecce homo esprime con una frase famosa: «dove voi vedete cose ideali,
io vedo cose umane, ahi troppo umane»
Inoltre anche la presenza della voce della coscienza altro non è che il risultato della strategia di dominio con
cui determinati gruppi umani esercitano il potere sugli altri uomini. L'educazione porta ad introiettare
comandi ed obblighi funzionali all'élite dominante: la voce della coscienza è quindi l'istinto del gregge nel
singolo. Inoltre i valori non sono entità oggettive e trascendenti ma hanno origine storica e psicologica.
 morale dei signori e morale degli schiavi: dal prevalere della morale dei signori nel mondo classico
(espressione di un’aristocrazia cavalleresca improntata ai valori vitali della forza, sull'esaltazione
della vita e di ciò che ne costituisce un potenziamento) si è passati al dominio della
morale degli schiavi nella nostra civiltà (fondata sui valori antivitali quali l'abnegazione, il sacrificio di sé, il
disinteresse, l'umiltà, ecc.), con ciò è iniziata la malattia della civiltà occidentale e la sua decadenza;
Ma come è potuto avvenire questo mutamento storico? Secondo Nietzsche ciò è potuto accadere perché la
morale dei signori originariamente comprendeva non solo l’etica dei guerrieri, ma anche quella dei
sacerdoti con la sua etica dello spirito (fondata sul rifiuto del corpo e della dimensione terrena, tende a
subordinare i valori terreni ai valori spirituali). Tuttavia la repressione dei valori corporei genera
risentimento, ovvero una segreta invidia e volontà di rivalsa nei confronti della casta guerriera elaborando
quindi una tavola dei valori antitetica a quella guerriera;
Questo rovesciamento dei valori caratterizza soprattutto il popolo ebraico con il cristianesimo poiché la
morale degli schiavi viene partecipata dalle masse le quali, insieme, possono sconfiggere e soggiogare l'élite
aristocratica. Il cristianesimo è la più grande rivolta contro la vita stessa.
Il cristiano viene visto come uomo represso, ma la repressione degli istinti vitali produce un uomo malato,
angosciato dal senso di colpa, auto-tormentato, che dietro un'apparente serenità ha in sé una carica
aggressiva e violenta contro tutto ciò che è vitale.
La trasvalutazione dei valori
Si nota inoltre che Nietzsche più che contro la figura di Gesù rivolge la propria polemica contro i suoi
seguaci. Egli propone la trasvalutazione dei valori ossia un’inversione dei valori. La nuova tavola dei valori
dovrà essere fondata sulla fedeltà alla terra e sulla esaltazione della vita mondana;

l'uomo è corpo: la sola dimensione dell'esistenza umana è quella terrena.

Questa trasvalutazione dei valori non va intesa come un semplice rifiuto dei valori antivitali con quelli vitali,
poiché egli sostiene che il superamento di tale morale debba coincidere con l’avvento di una nuova
sensibilità, capace di affermare sé stessa con forza, per mezzo di quella che Nietzsche chiama «volontà di
potenza». In virtù di ciò N si sente investito di una missione epocale, finalizzata a creare un nuovo tipo di
civiltà. Da ciò la figura del filosofo come legislatore e costruttore di storia. Kant e Hegel non sono filosofi,
ma «operai scientifici della filosofia». I veri filosofi sono dominatori e legislatori. Essi non prendono atto
dell’esistente – “così è”, ma creano secondo la massima “così deve essere”.

LA VOLONTÀ DI POTENZA
La volontà di potenza è l’essenza stessa della vita che si caratterizza come impulso a crescere e a volere
sempre di più. Tutti gli esseri viventi non si limitano a vivere passivamente, ma tendono per natura a
migliorare sé stessi, ad andare oltre le condizioni di partenza. È insita all’interno di ogni uomo che la
esplicita secondo la sua volontà.
Questo costitutivo espandersi della vita, di cui troviamo tracce in ogni forma di esistenza, trova la propria
espressione più alta nel superuomo, che non è über solo perché è oltre l’uomo del passato, ma anche
perché la sua essenza consiste nel continuo superamento di sé. Dire che la vita è auto potenziamento
significa dire che la vita è autocreazione, cioè libera produzione di sé medesima al di là di ogni piano
prestabilito.
Si esplica nell’arte la quale costituisce la forma suprema della vita, l’unica forma in grado di esprimere
pienamente lo spirito dionisiaco. L’arte perciò si manifesta massimamente nella figura dell’artista, cioè colui
che meglio incarna l’ideale del super-uomo.
La volontà di potenza si manifesta:

 nell’azione creatrice del mondo e di tutte le cose: l’uomo infatti, per vivere, ha bisogno di creare
continuamente delle cose e di dare loro un senso e un valore. Facendo ciò egli prende il posto di
Dio e si assume la responsabilità di riconoscere, interpretare e valutare le cose, di vivere
creativamente il presente e progettare il futuro (polemica antistoricistica).
 nella capacità del super-uomo di redimere il tempo in lui la volontà di potenza opera in modo tale
da far proprio ogni momento del passato (amor fati) non per rassegnazione, ma perché lo vuole
veramente. Il passato ritorna perché io “lo voglio”; è la volontà che crea il tempo e istituisce
l’eterno ritorno. Perciò il super-uomo può attuare una trasvalutazione dei valori ossia fondare i
valori in modo da oltrepassare la vecchia morale degli schiavi basata sul risentimento e vendetta,
liberando la forza creativa della libertà di potenza.

Potenza e dominio
La volontà di potenza di cui parla Nietzsche non ha solo valenze teoriche, ma anche connesse al concetto
della volontà come potenza intesa come sopraffazione e dominio, che si trovano non solo nei frammenti
postumi, ma anche nelle opere edite da Nietzsche. Non si può non riconoscere nel concetto nietzschiano di
volontà di potenza aspetti antidemocratici e anti egualitari, che fanno parte della componente reazionaria
del suo pensiero.

Il problema del Nichilismo e del suo superamento


Il concetto nietzschiano sostiene che:
 Letteralmente il termine nichilismo deriva dal latino nihil, nulla, perciò sta a significare che non
esistono verità e valori assoluti. Nichilista nel linguaggio comune è colui che non crede in nulla.
Secondo Nietzsche una volta che il filosofo è convinto che Dio non esiste, ne deduce che non
esistono verità assolute.
Egli distingue tra nichilismo incompleto e nichilismo completo.
 Il nichilismo incompleto è quello in cui i vecchi valori vengono distrutti, ma si ha ancora un «bisogno
di verità»
 Il nichilismo completo è il nichilismo vero e proprio e può rappresentare un segno di debolezza o di
forza, e si ha il nichilismo passivo o nichilismo attivo.
 nichilismo passivo, perché chi si limita a prendere atto del declino dei valori e come primo impatto
di fronte a queste considerazioni si sente deluso e frustrato, avverte un senso di disorientamento
(perché viceversa l'uomo è rassicurato dalla religione). Questo non è l'atteggiamento del
superuomo.
Per avere l'atteggiamento del superuomo bisogna passare al:
 nichilismo attivo: proprio perché siamo certi che non esistono valori assoluti questo ci rende felici
perché se non esistono valori oggettivi allora il superuomo può crearseli, darseli da solo (l'uomo
diventa simile a Dio, è lui che decide cosa è importante).
Una delle caratteristiche essenziali per diventare superuomo è accettare il nichilismo attivo.
 Nichilismo estremo: forma di nichilismo attivo che distrugge ogni residua credenza in qualche
verità.
Il nichilismo attivo, estremo o estatico, raggiunge la propria completezza (diviene classico) quando passa dal
momento distruttivo al momento costruttivo (o creativo), cioè quando si rende conto che il senso, non
essendo dato, deve essere (umanamente) inventato. In conclusione per Nietzsche progettare di vivere
senza certezze metafisiche assolute (valori supremi) non significa distruggere ogni senso e norma, ma
responsabilizzare l’uomo affinché si ponga come fonte di valori e di significati. Accettare il rischio e la fatica
di dare senso al caos del mondo dopo la morte delle antiche certezze e delle vecchie fedi.
Prospettivismo
L’ultimo Nietzsche utilizza il termine “prospettivismo” per indicare la teoria secondo la quale, non esistono
cose o fatti, ma solo interpretazioni circostanziate di cose o di fatti, il mondo cessa di avere un unico senso,
per acquistarne innumerevoli, che corrispondono ad altrettante interpretazioni formulate da determinati
angoli prospettici.
Per Nietzsche esistono molteplici e mutevoli punti di vista sul mondo. Alla base di ogni “interpretazione” ci
sono bisogni e interessi collegati all’istinto di conservazione e alla volontà di potenza:
“sono i nostri bisogni che interpretano il mondo”
Nietzsche coerentemente con la sua visione prospettivistica, critica la scienza moderna e la sua visione
meccanicistica, matematizzante e deterministica, che ha imposto un’interpretazione univoca della realtà. Il
fatto che non esista un criterio assoluto di verità non significa che tutte le interpretazioni siano equivalenti:
come criteri di scelta Nietzsche indica la salute e la forza, cioè in definitiva la vita e la potenza.
La salute non si riduce tuttavia a un semplice fatto fisiologico, poiché rimanda al globale modo di essere del
superuomo filosoficamente inteso, come colui che dotato di spirito di coraggio e di avventura, sa vivere
senza certezze né fedi assolute.
Una massima di Nietzsche
La mia felicità

Da quando mi stancai di cercare,

Io imparai a trovare.

Da quando un vento m’attraversò la rotta

Faccio vela con tutti i venti.

Nietzsche

Amor Fati
Non significa l’accettazione supina di qualsiasi cosa;
se un vento attraversa la mia rotta, stracciandomi le vele, spezzando l’albero maestro, io non devo sprecare
tempo a prendermela con il “destino”:
L’Amor Fati non ha nulla a che vedere con il concetto “predestinazione”; ma consiste nell’accettare
pacificamente le avversità e allo stesso tempo imparare a “fare vela con tutti i venti”. Non esiste alcun
destino preconfezionato, dunque aspettare che le cose accadano o rassegnarsi perché “tanto è destino”
non serve a nulla, ma soprattutto non rende più liberi: piuttosto si diventa schiavi della superstizione.