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MARX 1. VITA E OPERE 2. CARATTERI GENERALI DEL MARXISMO: il marxismo presenta alcune caratteristiche generali che lo contraddistinguono: 2.1.

Costituisce un approccio globale per la comprensione della realt sociale nella sua interezza, quindi irriducibile ad una disciplina specifica delle scienze umane; 2.2. unione tra teoria e prassi: centrale il nesso tra interpretazione dell'uomo e della societ e esigenza di una sua trasformazione; 2.3. fonti della filosofia di Marx: economia politica classica, filosofia tedesca di Hegel e Feuerbach, pensiero socialista. Marx oper una sintesi critica ed originale di queste tre principali tradizioni di pensiero. 3. I CAPISALDI DELLA FILOSOFIA HEGELIANA : comprensione della filosofia di Hegel essenziale per la comprensione del pensiero di Marx: 3.1. I caposaldi della filosofia hegeliana: sintesi dei principali concetti generali della filosofia dello spirito di Hegel: 3.1.1. Risoluzione del finito nell'infinito: la realt un organismo untario di cui tutto ci che esiste parte o manifestazione. I songoli momenti della realt sono il finito, manifestazioni finite della realt che l'assoluto. Il finito in quanto tale non reale perch solo un momento del farsi dell'intero. Abbiamo un monismo panteistico il mondo una manifestazione dell'assoluto o Spirito, ma questo concepito non staticamente, come dato una volta per tutte, ma come un processo dinamico, in altri termini l'assoluto non sostanza immutabile ed eterna, ma soggetto in continuo divenire la cui essenza data dalla totalit del processo del suo autoprodursi: il vero l'intero 3.1.2. Ragione e realt: alla base del processo di sviluppo della realt intesa come spirito Hegel pone il principio secondo cui: tutto ci che reale razionale, tutto ci che razionale reale. Hegel afferma la necessaria identit di essere e dover essere: la razionalit non qualcosa di astratto c e ideale rispetto a ci che esiste, ma l'ordine che governa lo sviluppo stesso dell'esistente. D'altra parte la realt non un aggregato caotico di eventi ma il dispiegarsi di una struttura razionale: realt e ragione si identificano necessariamente. Ciascun momento del costituirsi dell'assoluto necessario: la realt o assoluto una totalit processuale necessaria. 3.1.3. Il giustificazionismo: compito della filosofia comprendere la struttura del reale e prenderne atto. La filosofia non pu pretendere di giudicare, criticare e trasformare la realt, deve mantenersi in pace con la realt perch questa gi necessariamente razionale: quindi tutto ci che avviene, avviene come giusto che sia. 3.1.4. La dialettica: L'assoluto divenire, la legge ontologica e logica del divenire la dialettica. 4. LA CRITICA DEL MISTICISMO LOGICO DI HEGEL: complessa questione del rapporto con la filosofia hegeliana, elementi di continuit e discontinuit. Fondamentale lo scritto "Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico". Esposizione della critica metodologico-filosofica alla concezione hegeliana: 4.1. Critica del metodo di Hegel: assume le realt storica ed empirica come manifestazione necessaria dello sviluppo dello spirito con le seguenti conseguenze: 4.1.1. Le realt storiche sono poste come necessarie; 4.1.2. Le realt storiche sono poste come assolutamente razionali; 4.1.3. In quanto tali sono inoltre santificate, ovvero legittimate come assolutamente giuste sia sul piano filosofico che politico;

4.2. Misticismo logico: principio da cui deriva l'errore di Hegel il capovolgimento idealistico fra soggetto e predicato: L'idealismo capovolge il giusto rapporto esistente tra ci che nella realt il soggetto (ci che primo, reale, originario: la mela, la pera) e ci che nella realt il predicato (ci che derivato, astratto, ideale: il frutto). In altri termini si ha una concezione mistica della realt dove il concreto viene assunto come manifestazione dell'astratto, occorre applicare il metodo trasformativo e ricapovolgere ci che l'idealismo ha capovolto: lo spirito non la realt originaria ma una manifestazione secondaria delle concrete ed oggettive condizioni di esistenza dell'uomo. 4.3. I MERITI DELLA CONCEZIONE DIALETTICA DELLA REALT DELL'HEGELISMO: nonostante queste critiche Marx riconosce molti meriti alla concezione dialettica della realt avanzata da hegel: 4.3.1. Aver concepito la realt come una totalit processuale; 4.3.2. Aver visto nell'opposizione dialettica il motore della realt, la sua legge fondamentale; 4.3.3. Il limite di Hegel aver interpretato questa realt e l'opposizione tra i suoi momenti in termini ideali ed astratti. 5. LA CRITICA AL LIBERALISMO: critica alla concezione liberale dello stato al centro del pensiero di Marx: 5.1. Essenza del moderno: scissione ed opposizione tra societ civile e stato, tra bene individuale e bene comune. Individuo vive una vita sdoppiata, come membro della societ civile dominata dalla legge dell'interesse individuale, del mercato e concorrenza; come membro dello stato dove invece tutti gli individui sono uguali; 5.2. Illusoriet dell'uguaglianza: secondo il liberalismo lo stato avrebbe la funzione di superare la legge dell'egoismo propria della societ civile e di conciliare nel bene comune e nell'uguaglianza gli interessi dei diversi individui. In realt tale uguaglianza illusoria. 5.3. Lo falsa universalit dello stato: persegue gli interessi particolari delle classi dominanti, l'uguaglianza che esso garantisce puramente formale, nella sostanza domina l'ineguaglianza. Paragone con il cristianesimo e stato come "democrazia cristiana". 5.4. La civilt borghese: la sua essenza il bellum omnium contra omnes, i suoi tratti essenziali l'individualismo e l'atomismo. L'errore gi nei principi della rivoluzione francese dove tra i diritti dell'uomo sono considerati la libert individuale e la propriet privata che in realt hanno un valore puramente formale. Respige in blocco il liberalismo: 5.4.1. Libert individuale: frutto atomismo borghese, considerazione individuo al di fuori dell'interazione sociale con gli altri; 5.4.2. Propriet privata: fondamento dell'ineguaglianza reale; 5.4.3. Soluzione: dopo un'iniziale adesione al suffragio universale Marx adotta una prospettiva di rivoluzione sociale mirante all'abolizione della propriet privata ed alla instaurazione di una democrazia sostanziale di cui sar protagonista il proletariato. 6. LA CRITICA DELL'ECONOMIA POLITICA E L'ALIENAZIONE 6.1. I Manoscritti Economico Filosofici: esame dell'economia politica: 6.1.1. Aspetti positivi: fornisce un quadro valido dell'economia capitalistica; 6.1.2. Limiti: manca di una prospettiva storico-processuale perch incapace di pensare la realt economico sociale in termini dialettici: 6.1.2.1. Assolutizzazione sistema produzione capitalistico posto come dato e naturale; 6.1.2.2. incapacit di cogliere i rapporti di conflittualit che caratterizzano il capitalismo, incentrati sull'opposizione tra capitale e lavoro; 6.1.2.3. astratta: considera il mercato e la produzione in termini astraendo dalle concrete condizioni sociali in cui queste si svolgono e riducendo l'esistenza umana al solo lato economico;

6.2. Il concetto di alienazione: ripreso da Hegel e da Feuerbach, costituisce la modalit di realizzarsi del divenire dello spirito: 6.2.1. Hegel: indica il secondo momento della dialettica, il farsi altro da s dello spirito che nel terzo momento si riapproprier di s; 6.2.2. Feuerbach: il movimento negativo per cui lo spirito pone la sua essenza infinitizzata come altro da s e ad essa si subordina riconoscendola come un'entit autonoma e sovrana; quindi scissione e dipendenza; 6.2.3. Marx: limite di entrambi di interpretare l'alienazione come un fatto spirituale e ideale, in realt essa ha basi materiali e oggettive e solo eliminando queste si elimina l'alienazione. Tali condizioni oggettive da cui sorge l'alienazione sono di natura socio economica e determinano quattro tipi di alienazione: 6.2.3.1. Rispetto al prodotto del lavoro che non appartiene all'operaio e lo domina; 6.2.3.2. rispetto alla sua attivit: non gli appartiene egli uno strumento per la realizzazione di fini estranei che gli vengono imposti; 6.2.3.3. rispetto alla sua essenza: essenza dell'uomo il lavoro libero atraverso cui realizza la propria personalit e le proprie attitudini, ma proprio il lavoro lavoro forzato; 6.2.3.4. rispetto agli altri: l'altro il capitalista che lo soggioga e lo riduce a proprio strumento. 6.2.4. Causa dell'alienazione: la propriet privata dei mezzi di produzione per cui il capitalista sfrutta la forza lavoro dell'operaio per incrementare la propria ricchezza. Col la rivoluzione, il superamento del capitalismo e l'affermazione del socialismo, l'uomo si riapproprier della propria essenza. 6.2.5. La storia e l'essenza dell'uomo: la storia il luogo in cui si sviluppa la vicenda dell'uomo caratterizzata dalla lotta per riappropriarsi della propria essenza alienata. 6.2.6. Hegel: suo merito aver colto la dialettica storica di alienazione disalienazione, suo limite aver ricostruito tale processo storico in termini ideali, nell'ambito del puro pensiero e non nei suoi termini reali e oggettivi individuando dell'alienazione umana la reale causa: l'alienazione economica. 7. FEUERBACH E MARX: complesso anche il rapporto con Feuerbach cui Marx riconosce notevoli meriti ma anche grossi limiti: 7.1. La rivoluzione teoretica di F.: contro la concezione teologizzante dell'uomo di Hegel, secondo cui gli uomini concreti sono una manifestazione secondaria dello spirito infinito, F. avrebbe rivendicato la naturalit e materialit dell'essenza della vita umana e avrebbe operata il rovesciamento della filosofia hegeliana ricollocando quale soggetto le concrete e materiali condizioni di esistenza degli uomini. Tuttavia F. parla di una essenza umana concepita come qualcosa di atemporale e dato una volta per tutte, eterna ed immutabile, mentre l'essenza dell'uomo socialmente e storicamente determinata cos come sostiene Hegel. 7.2. Il fenomeno dell'alienazione religiosa: F. ha messo a nudo il meccanismo dell'alienazione religiosa, ma non stato in grado di individuare le cause reali di questa n gli strumenti per liberare l'uomo da essa. 7.3. La religione oppio dei popoli: Opium des Volks, nasce dall'ingiustizia sociale e proietta in un immaginario aldil la realizzazione della giustizia del bene. Il solo modo per eliminare tale alienazione non la critica filosofica, ma la rivoluzione sociale che elimina le cause concrete dell'alienazione religiosa: la divisione in classi della societ. 7.4. Il materialismo contemplativo di F.: F. ignora l'aspetto pratico e attivo del sapere, i problemi sociali e storici non sono risolvibili nell'ambito della pura teoria, occorre un sapere che si traduca in prassi rivoluzionaria, un nuovo materialismo che si preoccupi non solo di interpretare il mondo, ma anche di cambiarlo. 8. La concezione materialistica della storia: il passaggio definitivo di Marx dalle posizioni della filosofia tedesca di Hegel E Feuerbach alle posizioni del materialismo storico avviene con

l'Ideologia tedesca, il cui scopo cogliere il reale divenire del processo storico attraverso una scienza reale e positiva della storia e contro una visione ideologica della storia. 8.1. Il concetto si ideologia: l'ideologia sostituisce ad una visione oggettiva della realt una visione distorta e falsificata degli eventi funzionale agli interessi di classe e di potere dei ceti. Scopo del materialismo storico quello di offrire un punto di vista neutrale e obiettivo per svelare, al di l delle ideologie, il reale andamento dei fenomeni storico sociali. 8.2. Il concetto meterialistico della storia: nella sua realt la storia umana un processo che vede protagonisti gli individui associati che lottano per la propria sopravvivenza, un processo in primo luogo materiale e non spirituale fondato sulla dialettica bisogno soddisfacimento. 8.3. Il lavoro: il fondamento del divenire storico la necessit per l'uomo di creare i mezzi materiali per soddisfare i propri bisogni primari e questo avviene attraverso il lavoro con cui l'uomo umanizza il mondo, crea la civilt e si distingue dagli animali. 8.4. Struttura e sovrastruttura: la concezione materialistica della storia si basa su due concetti fondamentali secondo cui la storia umana determinata dal rapporto tra forze produttive e rapporti di produzione: 8.4.1. Forze produttive: elementi necessari alla produzione dei mezzi di sostentamento: 8.4.1.1. Gli uomini la forza lavoro; 8.4.1.2. gli strumenti di produzione; 8.4.1.3. le conoscenze necessarie alla produzione. 8.4.2. Rapporti di produzione: sono le regole sociali e giuridiche che regolano il rapporto tra gli uomini nel corso della produzione e la ripartizione del prodotto. 8.4.3. Struttura: l'insieme di forze produttive e rapporti di produzione costituisce la base economica della societ, il suo modo di produzione. questa la dimensione fondamentale ed originaria della vita sociale da cui dipendono tutte le altre; 8.4.4. Sovrastruttura: tutti gli altri aspetti della vita sociale, la cultura, la religione, la politica, l'arte, lo stato, ecc. sono espressioni derivate della struttura economica. 8.4.5. Idealismo storico e materialismo storico: 8.5. La dinamica storica: per comprendere ed interpretare lo sviluppo storico occorre individuare la legge della dinamica evolutiva che caratterizza il succedersi delle formazioni storico sociali. Questa legge dialettica ed data dalla corrispondenza o opposizione tra le forze produttive e i rapporti di produzione: 8.5.1. Quando vi conformit tra essi la societ si mantiene in equilibrio; 8.5.2. Quando vi contraddizione si ha una trasformazione rivoluzionaria; quest'ultima situazione si presenta periodicamente poich le forze produttive (tecnologia) si sviluppano ad un ritmo pi serrato rispetto ai rapporti giuridici che regolano l'economia e la societ (es. rivoluzione francese) e costituiscono un ostacolo allo sviluppo economico sociale; 8.5.3. Tale contraddizione prende le forme di uno scontro tra: una classe in ascesa e un ceto egemone in declino. 8.5.4. Partendo da tale premessa Marx individua cinque principali formazioni economico sociali: comunit primitiva, societ asiatica, antica, feudale, borghese. 8.5.5. Carattere progressivo della storia: la storia uno sviluppo che a partire dalla comunit comunista primitiva conduce all'affermazione della societ socialista attraverso una serie di fase intermedie caratterizzate dalla propriet privata e dalla divisione in classi della societ: La storia ha una direzione; un processo necessario; ha un fine assoluto; ha un carattere progressivo; una totalit processuale necessaria.

9. LA CRITICA AGLI ESPONENTI DELLA SINISTRA HEGELIANA: esponenti sinistra hegeliana sono giudicati "ideologi" da Marx ed Engels in quanto portatori di un "sapere falso" (falsa coscienza) poich si muovono entro la dimensione filosofica senza rendersi conto che le idee sono effetto della realt storico - sociale e non hanno un'esistenza autonoma da essa. Quindi: assumono le idee come cause reali del processo storico e considerano gli intellettuali come i soggetti della storia concependo le idee come realt sovra-storiche le assumono come universali ed eterne spiegano l'origine di ogni male come risultato di idee errate e concepiscono perci la liberazione dell'uomo come una battaglia filosofica per far trionfare le idee giuste quindi: danno un quadro falso (mistificante) del reale A tale concezione Marx oppone la propria, secondo cui: forza motrice della storia non sono le idee ma le strutture economico-sociali; le idee non sono mai sovra-storiche ma rispecchiano la realt storica del loro tempo l'ingiustizia (alienazione) non il prodotto di idee sbagliate ma della concreta realt sociale e quindi pu essere eliminata non da una teoria filosofica, ma da un'azione politica concreta (rivoluzione) quindi: la battaglia dei giovani hegeliani non pu cambiare il mondo ma solo le teorie filosofiche sul mondo 10. IL MANIFESTO: Il manifesto del partito comunista (1848) espone sinteticamente la summa del pensiero di Marx sulla storia. I punti principali sono i seguenti: 10.1. Meriti e limiti della borghesia: classe che ha portata alla sua massima espressione la potenzialit umana: mercato globale, cosmopolitismo, innovazione tecnologica, produzione ricchezza senza precedenti, culmine della civilt; 10.2. Limite: ha costituito una realt economico sociale dinamica e che pu esistere solo attraverso una continua rivoluzione. Ha anche creato rapporti sociali di produzione che sono contraddittori rispetto alla distribuzione privatistica della produzione. 10.3. La storia come storia di lotta tra classi 10. IL CAPITALE: testo chiave della dottrina di Marx, iniziato nel 1864, il primo volume viene pubblicato nel 1867, il secondo e il terzo pubblicati postumi nel 1885 e nel 1894 a cura di Engels: 10.1. Presentazione: tentativo sistematico di individuare, attraverso l'applicazione del metodo storico dialettico, le caratteristiche complessive, strutturali e tendenziali, della civilt borghese. Esso presenta le seguenti caratteristiche generali: 10.2. Critica dell'economia politica borghese: al contrario di questa Marx ritiene non esistano leggi universali e necessarie dell'economia in quanto ogni formazione storico sociale possiede proprie leggi economiche, esse si evolvono nel tempo e non sono astoriche, ma storicamente determinate; 10.3. Contraddizioni del capitalismo: la societ borghese intrinsecamente e costitutivamente contraddittoria, ci porter alla sua fine; 10.4. Totalit organica: La storia delle diverse formazioni storico sociali deve essere concepita come una totalit processuale necessaria; 10.5. Scopo: individuare i caratteri strutturali e le leggi tendenziali della civilt capitalista. 10.6. Problemi connessi: fatalismo storico e carattere profetico e ascentifico previsioni Marx; determinismo economico e sottovalutazione degli altri elementi strutturali delle societ. 11. MERCE, LAVORO E PLUSVALORE: caratteristica societ capitalista che la differenzia dalla altre di essere fondata sulla produzione generalizzata di merci. 11.1. Merce e valore: una merce possiede un:

11.1.1. Valore d'uso: in quanto soddisfa un bisogno reale o immaginario, deve essere utile; 11.1.2. Valore di scambio: Marx accetta l'equazione dell'economia classica valore = lavoro, il valore determinato dalla quantit di lavoro socialmente necessaria a produrre la merce. Non necessariamente valore di scambio e prezzo coincidono (mercato), ma tendenzialmente si. 11.2. Il problema del plusvalore: caratteristica della societ capitalista di essere governata dalla logica del profitto, dell'accumulazione del denaro: 11.2.1. Societ preborghesi strutturate economicamente secondo lo schema M.D.M.; Societ borghese segue lo schema D.M.D. il capitalista investe denaro in una merce che scambia ottenendo alla fine pi denaro di prima. 11.2.2. Da dove deriva il plus valore entro tale schema dato che lo scambio ha luogo tra valori equivalenti e il denaro in se non che un mezzo di scambio? 11.2.3. La forza lavoro: il plusvalore deriva dal modo di produzione capitalistico: capitalista compra una merce particolare, la forza lavoro, che capace di produrre un valore superiore a quello che il suo prezzo (il salario); 11.2.4. pluslavoro e plusvalore: operaio lavora 10 ore, produce un valore = a 10, viene retribuito per 6, il capitalista si impossessa di 4 ore di lavoro che determinano il plusvalore. Spiegazione scientifica sfruttamento operaio derivante dal fatto che il capitalista ha la propriet dei mezzi di produzione. 11.2.5. Plusvalore e profitto: non sono la stessa cosa: 11.2.5.1. capitale variabile: capitale investito nei salari; 11.2.5.2. capitale costante: capitale investito in macchinari, energia, materie prime, ecc). 11.2.5.3. saggio del plusvalore: rapporto tra plusvalore e capitale variabile; occorre tuttavia tener conto anche del capitale costante; quindi: saggio del plusvalore = plusvalore / capitale variabile + capitale costante 12. TENDENZE E CONTRADDIZIONI DEL CAPITALISMO: struttura economica del capitalismo fondata sullo schema dell'accumulazione del capitale e della logica del profitto, il capitalismo tende ad accrescere il plusvalore: 12.1. aumento giornata lavorativa: mezzo originario e pi semplice ma ha dei limiti invalicabili, profitto deriva dall'aumento della giornata lavorativa; 12.2. riduzione di quella parte della giornata in cui il lavoratore produce un valore pari al proprio salario attraverso l'aumento della produttivit del lavoro; 12.3. l'industria meccanizzata: l'introduzione della meccanizzazione porta ad aumentare enormemente la quantit di valore prodotta, a semplificare il lavoro (donne e bambini), ma comporta altissimi costi umani (automatizzazione uomo servo macchina, abbassamento salari stress, alienaizone); 12.4. crisi cicliche di sovrapproduzione: 12.5. la caduta tendenziale del saggio di profitto: 12.6. La pauperizzazione della societ: 12.7. La crisi finale del capitalismo: