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KARL MARX

(Trevini 1818 – Londra 1883)


Dopo la morte di Hegel la filosofia si suddivide in due correnti:
 La destra Hegeliana: composta dai “vecchi Hegeliani” segue un’ideologia conservatrice e reazionaria e
riprendono il concetto del “tutto ciò che è razionale è reale” concetto che porta al giustificazionismo storico.
Ne fanno parte prevalentemente professori universitari fra cui Karl Friedrich Rosenkranz.
 La sinistra Hegeliana: composta da giovani Hegeliani, fra cui appunto Karl Marx, seguono un’ideologia
progressista e credono nel primato della filosofia inteso come critica al cristianesimo (punto in comune con
la destra). Questa corrente filosofica getta le basi del socialismo scientifico. Sempre con la destra condivide il
concetto del “tutto ciò che è razionale è reale”. Secondo la sinistra Hegeliana tutto ciò che è giusto necessita
di esistere e deve realizzarsi, il che porta ad un’anticipazione delle realtà. Fanno parte della corrente della
sinistra Marx, David Friedrich Strauss e Ludwig Feverbach.

CRITICA DI MARX
Marx si occuperà della critica alla filosofia Hegeliana e alla società del suo tempo.
Critica alla filosofia Hegeliana
Marx riprende da Hegel l’importanza della dialettica e il travaglio del negativo basato sui contrasti e sugli opposti
(Servo-Padrone). Esegue anche un’analisi della critica Hegeliana introducendo il “Misticismo Logico” e il
“Giustificazionismo speculativo”.
 Misticismo logico: secondo Hegel il pensiero è superiore al concreto, l’idea viene prima della realtà. Sempre
secondo i pensieri di Hegel il soggetto è più importante dell’oggetto e la storia prevale sul singolo evento.
Marx prende le distanze da questi concetti sostenendo che la storia è la realtà sono formati da singoli eventi,
persone. Secondo Marx le azioni vengono prima del pensiero. (viene prima la pera dell’idea di pera).
 Giustificazionismo speculativo: Hegel giustificava la realtà e la storia con “tutto ciò che è reale è razionale”
giustificando quindi tutti gli eventi della storia sostenendo la loro necessarietà: per lui la filosofia ha solo il
compito di comprendere e studiare la storia. Marx invece sostiene che la realtà, oltre che interpretata,
debba essere migliorata e trasformata tramite una rivoluzione.

Critica alla società moderna


Marx sente la necessità di modificare la realtà e la società in cui vive tramite una rivoluzione. Critica dunque
l’individualismo e l’atomismo che ponevano gli interessi del singolo al di sopra di tutto; procede anche ad un
allontanamento dalla democrazia rappresentativa che deve essere rimpiazzata da una democrazia diretta, dando
così la possibilità a tutti i cittadini di partecipare alle decisioni politiche tramite il suffragio universale.
Marx inoltre è un forte oppositore della proprietà privata, sostenendo che tutto ciò che appartiene esclusivamente
ad un singolo soggetto viene posto in posizione predominante rispetto a quello che è di tutti aumentando così la
disuguaglianza sociale. La proprietà privata ha come conseguenza l’accumulazione di capitale e la separazione fra
mezzi di produzione e lavoro salariato.
Una conseguenza di questo processo di scissione è l’aumento del divario sociale ed economico e il presentarsi del
fenomeno dell’Alienazione: la perdita del possesso di qualcosa. L'alienazione, che per Hegel aveva un significato
positivo inteso come l’uscita dello spirito da sé stesso e rientrato dopo l’esperienza, ha per Marx un’accezione
negativa. Lui intende l’alienazione come un processo sociale che porta l’operaio a non riconoscersi nel proprio
lavoro. Il sentimento dell’operaio è causato dalla società capitalista nella quale vive.
L'operaio capitalista è alienato dal:
 Progetto: ciò che un operaio produce va al capitalista mentre a lui resta solo il salario;
 Attività produttiva: l’operaio lavora per un'altra persona impedendogli di esprimere la sua creatività;
 Essenza: per l’operaio il lavoro è l’essenza dell’uomo: ci realizza, ci completa e ci distingue dagli altri.
Eseguendo tutti lo stesso lavoro viene a mancare questa essenza;
 Prossimo: il capitalista “possiede” l’operaio.
MARX E LA RELIGIONE
(tesi su Feuerbach)
La “Tesi di Feuerbach” è un’opera di Karl Marx nella quale lui si confronta con la filosofia di Feuerbach in modo da
rivelare la sua posizione per quanto riguarda la religione. Feuerbach era un esponente della sinistra Hegeliana
nonché uno dei maestri di Marx.
Da Hegel, Marx, riprenderà la dialettica (storia) e ne criticherà la visione dell’astratto maggiore del concreto; mentre
da Feuerbach riprende il materialismo, in quanto asseconda la visione del concreto maggiore dell’astratto. Sempre di
Feuerbach, Marx criticherà la sua concezione astorica dell’uomo inteso estromesso dalla società e dalla storia, come
lo intendeva incluso invece Hegel. Feuerbach è infatti il primo vero filosofo ateo e materialista che grazie a Marx
trova il suo punto di giunzione di Hegel. Marx con il suo “Materialismo Storico” rappresenta la sintesi perfetta delle
filosofie di Hegel e Feuerbach e il momento più alto della filosofia di Marx.

FEUERBACH
Filosofo ateo, concreto e materialista che teorizza una nuova visone della religione: se il concreto è maggiore
dell’astratto, allora l’uomo è maggiore di Dio e di conseguenza l’uomo è il creatore di Dio. L’uomo di Feuerbach è un
essere imperfetto con esigenze, bisogni e problematiche che non può soddisfare; l’uomo sente l’esigenza di creare
un essere invece perfetto, onnisciente ed eterno con la speranza che questo possa risolvere le problematiche e i
dolori provocati dall’esistenza umana. Una volta creata questa “entità” viene fatta trascendere e gli viene attribuita
la creazione dell’uomo. Con questo processo avviene un’”alienazione religiosa” che per Feuerbach rende la teologia
un’antropologia mascherata.

CRITICA A FEUERBACH
Marx condivide le tesi di Feuerbach ma le supera in quanto non considera solo la religione come processo
antropologico ma ritiene che sia figlia anche della società e del periodo storico che un uomo vive, aggiungendo alla
tesi materialista di Feuerbach quella storica di Hegel. Secondo Marx, infatti, la religione è la conseguenza delle classi
oppresse che cercano una speranza e una consolazione proprio nella religione: la religione viene definita da Marx
“l’oppio dei popoli” che oltre a placare le sofferenze lo ha anche addormentato. Cercando di affermare che dio è un
prodotto antropologico, l’uomo secondo Marx, oltre che sperare in una giustizia divina, deve applicarsi per crearne
una terrena; lui infatti dirà: ”Non bisogna limitarsi ad interpretare il mondo, dobbiamo trasformarlo”.

IL MATERIALISMO STORICO
(sintesi fra Feuerbach e Hegel)
Il materialismo storico è la base del manifesto del partito comunista; Marx sostiene che “non è la coscienza degli
uomini a determinarne l’essere sociale ma al contrario è l’essere sociale a determinarne la coscienza”. La società è
formata da:
 Struttura: il primo gruppo reale e concreto basato sui rapporti di produzione, le forze produttive e
l’economia. Il materialismo è rappresentato dalla forza concreta dello stato e della società. È una forza che
agisce e determina la storia che insieme al fattore economico è la base concreta del processo storico vero e
proprio;
 Sovrastruttura: il secondo gruppo astratto formato dalla coscienza, dalla politica e dalla sfera giuridica
(rispecchia lo spirito oggettivo di Hegel).
A seguito di questa distinzione si viene a denotare il concetto di concreto maggiore di astratto.

L’ECONOMIA È LA BASE DELLA STORIA


La storia di Marx si crea con i fatti e non con le ideologie, l’essere umano come tutti gli esseri viventi tende a
sopravvivere basandosi sulla relazione fra bisogno e soddisfacimento. Il soddisfacimento è garantito dal lavoro
basato sulle forze produttive che formano le basi dell’economia e della società. La struttura (il primo gruppo) si fonda
su due aspetti:
 FORZE PRODUTTIVE: la forza lavoro (operai, manodopera, lavoratori), i mezzi di produzione (agricoli o
industriali) e le conoscenze (competenze tecniche). Le forze produttive mutano velocemente sfociando in
rivoluzioni che portano a delle trasformazioni;
 RAPPORTI DI PRODUZIONE: sono le relazioni fra gli uomini che riguardano il possesso dei mezzi produzione,
le decisioni sulle modalità di lavoro e le ripartizioni dei profitti. Questi rapporti di produzione non sono scelti
ma dipendono dal grado di sviluppo delle forze produttive di cui un’epoca storica dispone. Anche i rapporti
di produzione possono mutare velocemente dando vita a delle rivoluzioni.
La struttura viene intesa come la struttura economica alla base della sovrastruttura; quest’ultima viene descritta
come una seconda fase caratterizzata dal pensiero, dalle sfere spirituali, dalla politica, dal diritto, dallo stato, dalla
famiglia e dalla società civile. Possiamo dunque dire che la sovrastruttura svolge una funzione ideologica.
Con il sistema a due fasi (struttura e sovrastruttura) è necessario studiare preliminarmente l’economia e
successivamente le ideologie in modo da comprendere al meglio la storia. L’obiettivo di Marx è quello di
interrompere la catena in modo da abolire le lotte fra le classi e l’alienazione sociale.

IL CAPITALE
(opera di economia e sociologia)
È una critica al capitalismo derivata da un’accurata analisi storica e scientifica. In questa opera, Marx riprende Smith
ma a differenza di questo ne critica gli aspetti negativi.
Marx analizza la merce sotto due aspetti:
 Valore d’uso: collettivo o individuale;
 Valore di scambio: determina il potere di acquisto di una merce che non corrisponde al prezzo ma al tempo
che viene impiegato per la produzione dell’oggetto. Il prezzo viene determinato dall’abbondanza o dalla
scarsità della merce sul mercato e dal feticismo della merce.
Le economie pre-capitaliste o di sussistenza basavano la loro circolazione su certo procedimento: M-D-M
1. Produco; M
2. Vendo e guadagno; D
3. Compro nuova merce (equivalente come valore di scambio). M
Nelle economie capitaliste invece notiamo un procedimento opposto: D-M-D
1. Investimento, serve denaro; D
2. Acquisto merce, intervengono i mezzi produttivi; M
3. Rivendo la merce a un prezzo necessariamente maggiore. D
Nel sistema capitalista abbiamo come conseguenza la creazione del “plusvalore”: una merce acquistata a 6 e
rivenduta a 8 gode di un plusvalore di 2, che corrisponde a un lavoro maggiore richiesto prima della sua vendita e
quindi a un “pluslavoro”. Il capitalista compra gli operai e il loro lavoro pagandoli sempre meno impoverendo la
classe proletaria. Viene così a crearsi un nuovo indicatore: l’indice di sfruttamento determinato dal rapporto fra il
prezzo d’acquisto e quello di vendita di una merce (nel caso precedente 6/8 = 75%). Questo determina il salario che
spetta all’operaio che si basa sul capitale variabile. In questo modo si evidenzia la fragilità di questo sistema che non
può durare a lungo in quanto i salari sono destinati a ridursi sempre di più.
Viene descritto scientificamente anche il Saggio di Profitto secondo la formula:

Pv
S= S= profitto , Pv= plusvalore , Cv=capitale variabile ,Cc=capitale costante
Cv+ Cc

Il capitale costante (Cc) rappresenta il prezzo che il capitalista è obbligato a pagare in quanto è rappresentato dalle
pubblicità, dalle tasse, dalla merce e dai mezzi di produzione. Per ottenere dunque un profitto alto (S) si deve
aumentare il plusvalore (Pv) o diminuire la somma fra il capitale variabile (Cv) e quello fisso (Cc).
Al capitalista conviene diminuire Cv e aumentare Pv, facendo così l’operaio è quello che ne risente di più in quanto
l’aumento del plusvalore ne riduce il salario.
Con queste modalità economiche si ottiene una concentrazione di capitale nelle mani di pochi mentre sempre più
operai vengono sfruttati e diventano più poveri. Il sistema economico capitalista fa crescere sempre di più le grandi
aziende lasciando indietro i piccoli imprenditori.
Una conseguenza di questo sistema economico è la crisi di sovrapproduzione caratterizzata da una produzione
eccessiva causata dallo sfruttamento del lavoro operaio, che impoverito, perde il potere d’acquisto, lasciando le
merci da lui stesso prodotte invendute. Marx prevede la crisi del 1929.

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