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KARL MARX

n. Treviri (Germania) 1818 - m. Londra 1883


Opere:
1843: Critica della filosofia del diritto di Hegel
1844-47: Annali franco-tedeschi
Manoscritti economico-filosofici
Tesi su Feuerbach
L’ideologia tedesca
Miseria della filosofia
1848: Manifesto del Partito Comunista
1859: Per la critica dell’economia politica
1866: inizia il suo capolavoro Il Capitale (pubblica il 1° volume, il 2° e il 3° saranno pubblicati
postumi da Engels)
1875: Critica del programma di Gotha (ove critica le posizioni riformiste della socialdemocrazia
tedesca)

CARATTERI GENERALI DEL MARXISMO

1°) Analisi globale della società e della storia, interdipendenza di fattori economici, politici, culturali
(ha il senso hegeliano della totalità organica e del divenire storico)

2°) UNITA’ TRA TEORIA E PRASSI:


la teoria è valida se è capace di tradursi in azione, di guidare la trasformazione della realtà
Hegel: “il razionale è reale” Marx: “il razionale deve diventare reale” attraverso la prassi =
impegno di trasformazione della realtà, di edificazione di una nuova società. E il pensiero, la critica,
la filosofia non bastano adempiere a questo compito: “L’arma della critica non può certo sostituire
la critica delle armi, la forza materiale dev’essere abbattuta dalla forza materiale, ma anche la
teoria diviene una forza materiale non appena si impadronisce delle masse”

RAPPORTI FRA HEGEL E MARX


Rapporti di continuità e di frattura
Nella Critica alla filosofia del diritto di Hegel (1843) Marx critica il metodo di Hegel definendolo
“misticismo logico”: Hegel trasforma le realtà empiriche, esistenti di fatto, in manifestazioni
necessarie dello Spirito (per es. la monarchia).
Lo spirito deriva dalla realtà concreta per astrazione, invece Hegel, rovesciando il rapporto tra
concreto e astratto, considera la realtà come manifestazione dello Spirito: fin qui Marx condivide la
critica di Feuerbach a Hegel, ma poi Marx aggiunge che il misticismo logico non è soltanto
sbagliato, è anche conservatore - reazionario, perché giustifica e santifica la realtà esistente, e quindi
la rende immodificabile.
Marx riprende da Hegel la DIALETTICA: la realtà è in divenire, ed è mossa dalle opposizioni;
ma per Marx non si oppongono i concetti, ma forze storiche reali, e non c’è possibilità di sintesi tra
esse.

Un altro punto della critica di Marx a Hegel riguarda il rapporto tra Società civile e Stato: secondo
Hegel la Società civile era il luogo degli interessi particolari, individuali, egoistici, mentre lo Stato
era il “luogo” dell’interesse comune, della “fratellanza”, dell’universale.
Ma in realtà – dice Marx- è falso e illusorio che lo Stato realizzi l’interesse comune, universale; lo
Stato è al servizio degli interessi particolari più forti (per esempio dei ceti dominanti) (“E’ il
comitato di affari della borghesia”).

LA CRITICA AL LIBERALISMO
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Questa critica investe anche la pretesa libertà e uguaglianza dei cittadini proclamata dagli Stati
liberali: infatti l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge nasconde e conserva la diseguaglianza
sostanziale, che è economica e sociale. Anche la libertà individuale e l’eguaglianza formale
(l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge proclamata dalla rivoluzione francese e dal liberalismo)
diventano del tutto inutili e illusorie se i rapporti umani sono caratterizzati dalla diseguaglianza
economica e quindi dall’ingiustizia, dallo sfruttamento ecc. ecc. Occorre che l’eguaglianza formale
diventi eguaglianza effettiva e che la libertà formale diventi emancipazione umana, e ciò può avvenire
grazie alla democrazia, espressione della sovranità popolare.

CRITICA DELL’ECONOMIA POLITICA BORGHESE - L’ALIENAZIONE


Manoscritti economico-filosofici (1844)
L’economia politica borghese (= le dottrine economiche dei teorici inglesi del liberismo, Adam
Smith, David Ricardo ecc.) non considera l’economia capitalista come un fatto storico, ma come un
fenomeno naturale, e quindi universale ed eterno; in particolare considera “naturale” la proprietà
privata, che invece è un fatto storicamente determinato.
L’economia politica borghese non sa riconoscere nel capitalismo la conflittualità che deriva dalla
condizione di ALIENAZIONE (concetto già usato da Hegel e Feuerbach con significati diversi)

Per Marx ALIENAZIONE non è un fatto di coscienza ma una condizione socio-economica, è la


condizione del lavoratore salariato nel capitalismo.

PREMESSA: per Marx il lavoro è l’attività specificamente umana (che distingue l’uomo dagli altri
esseri viventi e in cui l’uomo realizza se stesso umanizzando la realtà, trasformandola cioè secondo il
suo progetto razionale)
ALIENAZIONE DEL LAVORATORE =
Sia il prodotto del lavoro sia l’attività lavorativa stessa non appartengono più al lavoratore ma al
capitalista.
Il lavoro non è più un’attività umana, libera e creativa, in cui l’uomo realizza se stesso; al contrario è
un’attività forzata, ripetitiva, che incrementa la ricchezza e la forza del capitalista a cui il lavoratore è
sottomesso: il lavoratore è ridotto a strumento di un altro.
Il lavoro diventa così un’attività bestiale, non più umana, e il lavoratore si sente uomo solo nelle
attività che non sono specificamente umane: mangiare, bere, procreare ecc.
L’alienazione riguarda quindi:
1° il prodotto del lavoro
2° l’attività lavorativa in se stessa
3° i rapporti umani
4° l’essenza stessa dell’uomo

LA CAUSA DELL’ALIENAZIONE E’ LA PROPRIETA’ PRIVATA DEI MEZZI DI


PRODUZIONE
perché chi possiede la fabbrica può comprare il lavoro degli operai per accrescere la propria
ricchezza (=“sfruttamento”)
La dis-alienazione del lavoro può avvenire solo con l’abolizione della proprietà privata
(=comunismo) >

CRITICA A FEUERBACH (L’ALIENAZIONE RELIGIOSA)

Tesi su Feuerbach (1845)


1°) Feuerbach ha rovesciato il rapporto soggetto-predicato, però parla dell’uomo prescindendo dal
contesto storico e sociale in cui vive , l’uomo di F. è ancora l’Uomo in astratto.
Per Marx invece parlare dell’uomo comporta l’analisi della società in cui vive.

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2°) F. ha descritto l’alienazione religiosa, ma non ne ha capito la causa e quindi neanche il modo per
superarla.
La CAUSA DELL’ALIENAZIONE RELIGIOSA non è nella natura dell’uomo, ma nella condizione
storica di alienazione e di sfruttamento. Religione = “OPPIO DEI POPOLI” perché offre un
compenso nell’al di là per le sofferenze e le ingiustizie patite nella vita terrena.
Si elimina non correggendo la coscienza ma distruggendo le strutture sociali alienanti.
3°) La filosofia di F. è ancora un materialismo contemplativo - teoretico; il nuovo e vero
materialismo è la prassi: per risolvere i problemi (anche quelli filosofici) bisogna cambiare la realtà.

IL MATERIALISMO STORICO
L’ideologia tedesca (1846): critica la filosofia tedesca del suo tempo (cioè la Sinistra hegeliana) ed
espone il MATERIALISMO STORICO.
Contrapposizione tra:
SCIENZA REALE DELLA STORIA IDEOLOGIA
La storia umana è un processo materiale fondato rappresentazione deformata , mistificante del
sul soddisfacimento del bisogno per mezzo del mondo, della storia, dei rapporti sociali, nasconde
lavoro sociale = PRODUZIONE SOCIALE la realtà
DELL’ESISTENZA
PRODUZIONE SOCIALE DELL’ESISTENZA = gli uomini associati producono i loro mezzi di
sussistenza: il lavoro sociale è ciò che distingue l’uomo dagli animali (prima della coscienza, della
religione ecc.)

Elementi della produzione sociale dell’esistenza sono:


1) FORZE PRODUTTIVE = uomini, mezzi, conoscenze
2) RAPPORTI DI PRODUZIONE = rapporti fra le forze produttive, rapporti sociali e rapporti di
proprietà.

FORZE PRODUTTIVE + RAPPORTI DI PRODUZIONE = BASE ECONOMICA DELLA


SOCIETA’ = STRUTTURA
gli aspetti giuridici, politici, culturali di una società sono SOVRASTRUTTURE che dipendono dalla
base economica o struttura - sono espressioni dei rapporti di produzione
«Il modo di produzione della vita materiale condiziona il processo sociale, politico e spirituale
della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è - al contrario - il
loro essere sociale che determina la loro coscienza»
MATERIALISMO STORICO = le vere forze motrici della storia non sono di natura spirituale ma
socio-economica.
(Problema del rapporto struttura-sovrastrutture… rigido determinismo o influenza e interazione? ).

IL MATERIALISMO STORICO PERMETTE DI SPIEGARE LA DINAMICA STORICA:


i rapporti di produzione tendono a corrispondere a un certo grado di sviluppo delle forze produttive,
ma si adeguano più lentamente ---> periodi di contraddizione tra rapporti di produzione e forze
produttive = epoche rivoluzionarie.

Scontro sociale, politico e culturale tra


FORZE PRODUTTIVE NUOVE >>>>> CLASSE SOCIALE IN ASCESA
RAPPORTI DI PRODUZIONE VECCHI >>>>> CLASSE SOC. DOMINANTE IN DECLINO

Esempio: nella Francia del Settecento scontro tra CAPITALISMO (BORGHESIA) e


FEUDALESIMO (ARISTOCRAZIA).-

Contraddizione del Capitalismo industriale:

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FORZE PRODUTTIVE SOCIALI RAPPORTI DI PRODUZIONE PRIVATISTICI
la produzione in fabbrica é collettiva la proprietà della fabbrica è individuale
PROLETARIATO BORGHESIA

Nella storia Marx individua 5 grandi formazioni economico-sociali


1) COMUNISMO PRIMITIVO
2) SOCIETA’ ASIATICHE (forme comunitarie di proprietà)
3) SOCIETA’ ANTICHE (economia schiavistica)
4) SOCIETA’ FEUDALE (economia curtense) società di classe - divisione del
5) SOCIETA’ INDUSTRIALE CAPITALISTA lavoro

6) FUTURA SOCIETA’ COMUNISTA “regno dell’uomo”

Il Materialismo Storico di Marx è DIALETTICO: il motore della storia è la contraddizione, il


conflitto (come in Hegel), ma tra forze sociali concrete.

CRITICA ALLA SINISTRA HEGELIANA: il negativo del mondo non risiede nelle idee sbagliate;
l’emancipazione dell’uomo non si risolve in una lotta di idee. Le idee sono espressione di determinate
situazioni storiche.
L’IDEOLOGIA è espressione di un interesse sociale, ma non è una bugia consapevole; essa nasce
dalla divisione del lavoro, da cui la divisione fra lavoro manuale e lavoro intellettuale che produce
l’illusione che la coscienza sia qualcosa di autonomo. L’ideologia nasconde i reali rapporti di
produzione, l’alienazione umana.

IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA (1848)


Svolge i seguenti temi:
1) Funzione storica della borghesia: la borghesia è classe sociale progressiva, innovatrice, ha
realizzato l’industrializzazione, l’urbanizzazione, l’unificazione del mondo (cosmopolitismo).
Ma … contraddizione del capitalismo borghese: PRODUZIONE SOCIALE <---> RAPPORTI DI
PROPRIETA’ PRIVATISTICI ====> CRISI DEL CAPITALISMO E LOTTA DI CLASSE.

2) La storia come storia di lotte di classe: liberi e schiavi, patrizi e plebei, servi della gleba e feudatari
ecc. Ci sono sempre due classi contrapposte (oppressori e oppressi) determinate dai rapporti di
proprietà dei mezzi di produzione. La lotta di classe porterà come esito finale a una società senza
classi.

3) Critica dei socialismi non-scientifici:


non è possibile eliminare gli inconvenienti del capitalismo : lo sfruttamento è necessario all’interno
del capitalismo.
non è possibile “distribuire” la proprietà privata ai lavoratori: la proprietà privata produce
inevitabilmente il capitalismo con lo sfruttamento e tutte le sue contraddizioni.
Non è possibile realizzare il socialismo affidandosi alla “buona volontà” degli uomini: Il proletariato
è l’unico soggetto storico capace, per necessità storica e non per “buona volontà”, di attuare il
superamento del capitalismo.

Il socialismo di Marx è SOCIALISMO SCIENTIFICO perché basato su una analisi scientifica della
società capitalista e delle sue contraddizioni, analisi che permette di prevedere la rivoluzione del
proletariato e la nascita della società comunista

IL CAPITALE
Presenta 1) una critica della scienza degli economisti classici (vedi sopra) e

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2) una analisi scientifica delle CARATTERISTICHE STRUTTURALI e delle TENDENZE del
capitalismo considerato come totalità organica ( ....problema delle Tendenze e delle Previsioni
(“bronzea necessità” ???)...)

analisi di MERCE E VALORE:


valore d’uso della merce = utilità della merce, capacità di soddisfare bisogni
valore di scambio della merce = capacità della merce di essere scambiata con altre, presuppone che ci
sia un valore comune (che non è il denaro) ---->

VALORE DI SCAMBIO DELLA MERCE = LAVORO SOCIALMENTE NECESSARIO A


PRODURLA (critica al “feticismo delle merci” = la merce non ha un valore in sé ma solo come
frutto del lavoro)
Ciclo economico precapitalistico: M1 ---> D --->M2 (M1 = M2)

Ciclo economico capitalistico:


D ---> M ---> D+ , D+ ---> M ---> D++ ecc.
l’economia capitalista è caratterizzata dall’accumulazione di capitale, cioè il denaro crea nuovo
denaro.
Questo avviene perché il capitalista, proprietario dei mezzi di produzione, può comprare come
merce anche la forza-lavoro .
La forza-lavoro però è una merce particolare:
ha un valore di scambio = valore delle merci necessarie a mantenere in vita il lavoratore (= salario
minimo)
ma ha la capacità di produrre + valore del suo valore di scambio
---> plus-valore calcolabile in ore di lavoro
Esempio: il proprietario compra la merce forza-lavoro e la “consuma” per 10 ore pagando un
SALARIO Y . In 6 ore il lavoratore produce merci per un valore = SALARIO Y
nelle altre 4 ore di lavoro produce un PLUS-VALORE di cui si appropria il proprietario
(il plus-valore non coincide con il profitto perché bisogna considerare le spese sostenute dal
proprietario per gli impianti e le materie prime, ma comunque per Marx il plus-valore, cioè il lavoro
espropriato al lavoratore, è l’unica fonte del profitto del proprietario).

Il fine del capitalista è ottenere la maggior quantità di PLUS-VALORE: 2 metodi:


1) Aumento dell’orario di lavoro (plus-valore assoluto)
2) Riduzione (all’interno dell’orario di lavoro) delle ore di lavoro equivalenti al SALARIO ----->
----------> Aumento della produttività del lavoro per mezzo della DIVISIONE DEL LAVORO,
RAZIONALIZZAZIONE, MECCANIZZAZIONE, GRANDE INDUSTRIA.
(costi umani: uomo asservito alla macchina, utilizzazione di donne e bambini, ritmi stressanti) Ma
in tal modo il capitale costante aumenta e quindi il profitto diminuisce (legge della caduta
tendenziale del saggio di profitto)

CONSEGUENZE DELLA RICERCA DEL MASSIMO PLUS-VALORE (=PUNTI CRITICI DEL


CAPITALISMO):
1) ANARCHIA PRODUTTIVA E CONCORRENZA
2) CRISI CICLICHE DI SOVRAPPRODUZIONE ---> distruzione delle merci, disoccupazione
(“esercito industriale di riserva”)
3) ANTAGONISMO DI DUE CLASSI SOCIALI : una ristretta minoranza industriale proprietaria
dei mezzi di produzione e una massa organizzata di salariati.
“Ogni capitalista ne ammazza molti altri (...): con la diminuzione costante del numero dei
magnati del capitale che usurpano e monopolizzano tutti i vantaggi di questo processo di
trasformazione cresce la massa della miseria, dell’oppressione, dell’asservimento, della
degenerazione, dello sfruttamento, ma cresce anche la ribellione della classe operaia che sempre

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più si ingrossa ed è disciplinata, unita e organizzata dallo stesso meccanismo del processo di
produzione capitalistico. Il monopolio del capitale diventa un vincolo del modo di produzione. La
centralizzazione dei mezzi di produzione e la socializzazione del lavoro raggiungono un punto in
cui diventano incompatibili col loro involucro capitalista. Ed esso viene spezzato. Suona l’ultima
ora della proprietà privata capitalista. Gli espropriatori vengono espropriati” (conclusione del 1°
libro del Capitale)

RIVOLUZIONE, DITTATURA DEL PROLETARIATO, COMUNISMO


La rivoluzione è una conseguenza “fatale” della crisi del capitalismo.
La rivoluzione comunista chiude la “preistoria” della società umana, rappresenta la “resurrezione”
dell’umanità, perché non crea un nuovo antagonismo sociale, ma una società senza classi, senza
proprietà privata, senza divisione del lavoro .
La rivoluzione (può essere pacifica?) deve abbattere lo Stato borghese-liberale, perché lo Stato
borghese, con la democrazia rappresentativa, è una macchina al servizio della borghesia capitalista (è
una dittatura mascherata), è impossibile riempire di contenuti sociali la democrazia “formale” dello
Stato borghese.
Marx parla pochissimo della società post-rivoluzionaria.
(Lettera a Weydemeyer, Manoscritti economico-filosofici, Critica al programma di Gotha)

1^ FASE DEL COMUNISMO (“COMUNISMO ROZZO”) = DITTATURA DEL


PROLETARIATO= misura politica necessaria per attuare la transizione dallo Stato borghese alla
società comunista: è la dittatura della maggioranza degli oppressi sulla minoranza degli oppressori;
proprietà attribuita allo Stato: tutti dipendono dallo Stato e sono pagati secondo il loro lavoro.
L’uomo non è ancora libero, ha un rapporto con la realtà ancora basato sul possesso. L’abolizione
della proprietà privata porta
all’estinzione dello Stato.
2^ FASE DEL COMUNISMO (“COMUNISMO AUTENTICO”)
= uomo nuovo: il lavoro non è più un mezzo della vita (lavoro costrittivo) ma il primo bisogno della
vita (creativo). Società senza divisione del lavoro, senza proprietà, né classi sociali, né sfruttamento,
senza miseria, né divisioni fra gli uomini “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno
secondo il suo bisogno”

POSTILLE:
Una lettera di Marx a sua moglie:
Io mi sento di nuovo un uomo perché provo una grande passione, e la molteplicità in cui lo studio e
la cultura moderna ci impigliano, e lo scetticismo con cui necessariamente siamo portati a criticare
tutte le impressioni soggettive ed oggettive, sono fatte apposta per renderci tutti piccoli e deboli e
lamentosi e irresoluti. Ma l'amore, non per l'uomo di Feuerbach, non per il metabolismo di
Moleschot, non per il proletariato, bensì l'amore per l'amata, per te, fa dell'uomo nuovamente un
uomo.
(Lettera alla moglie, da Karl Marx, Lettere d'amore e d'amicizia, Savelli, 1979)