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LA RIVOLUZIONE RUSSA

La Russia nell’Ottocento - La fine dell’Impero zarista - La Rivoluzione comunista


1) L’Impero russo nell’Ottocento
ZAR ALESSANDRO I ROMANOV (1801-1825)
NICOLA I (1825-1855)
ALESSANDRO II (1855-1881)
ALESSANDRO III (1881-894)
NICOLA II (1894 -1917)
Caratteristiche dell’Impero:
potere assoluto dello Zar –
carattere confessionale dello Stato (l’Ortodossia, elemento fondante della Russia),
dominio duro sulle nazioni soggette (polacchi, lituani ecc.),
arretratezza economica e sociale: l’economia è agricola, la maggior parte delle terre appartengono alla
nobiltà e alla chiesa ortodossa, e sono lavorate da servi della gleba.
In politica estera:
tendenza a espandersi verso l’Asia e il Mediterraneo (verso i “mari caldi”) e verso la penisola
balcanica (per solidarietà con le nazioni ortodosse oppresse dai Turchi) entrando in conflitto con
l’Impero Turco-ottomano: Guerre russo-turche: 1828-29, 1840-41, 1854-55 (guerra di Crimea),
1877-78 (>Congresso di Berlino) 1
L’ OPPOSIZIONE AL REGIME ZARISTA:
il movimento di opposizione al regime zarista è costituito quasi esclusivamente dalla Intelligentsia,
che vuole una liberalizzazione del sistema politico (sul modello occidentale) senza perdere però
“l’anima russa”, vale a dire quel profondo senso comunitario e spirituale che distinguerebbe il popolo
russo dai popoli individualisti e materialisti dell’Europa occidentale.
Questo movimento si esprime dapprima (anni centrali del secolo) come POPULISMO: “andare verso il
popolo”: idea di un debito che i ceti alti hanno nei confronti dei contadini e di un sacrificio che
debbono compiere per sollevare il popolo (istruzione, assistenza sanitaria, aiuti materiali).
Nella seconda metà del secolo, nasce una opposizione politica che, per mezzo del terrorismo – vuole
distruggere il regime autocratico zarista, oppressore del popolo (Sergej Necaev scrive, insieme a
Bakunin, il Catechismo del rivoluzionario, e fonda l’organizzazione terroristica Narodnaja Volja,
Volontà del popolo).
Nel 1861 lo Zar Alessandro II abolì la servitù della gleba. Tuttavia l’abolizione della servitù non fu
accompagnata da provvedimenti che facilitassero il riscatto delle terre da parte dei singoli contadini
liberati.
Dopo l’abolizione della servitù della gleba Alessandro II non prese altre iniziative riformatrici, anzi
rafforzò il dispotismo facendo ricorso sistematicamente alla polizia segreta (Ochrana), alla censura, al
predominio della vecchia nobilt{, all’oppressione delle minoranze. Nel 1881 Alessandro II fu
assassinato dai terroristi.
Durante i regni di Alessandro III (1881-1894) e Nicola II (1894-1917) il dispotismo non fu allentato, e
si cercò di guadagnare il consenso popolare con una politica estera espansionista (in Asia furono
conquistati l’Armenia, il Turkestan e la Manciuria) e con l’antisemitismo, che permetteva di
indirizzare verso le comunità ebraiche (molto diffuse e consistenti in Russia) il risentimento e il
malcontento popolare, che trovava sfogo nei POGROMS fomentati dalle autorità politiche e dalla
polizia segreta.
LA RIVOLUZIONE DEL 1905
1905: la Russia, nella sua espansione in Asia (Manciura), entra in conflitto con il Giappone, che la
sconfigge. Conseguenze: difficoltà economiche, disordini sociali, repressioni sanguinose 1 , movimento
rivoluzionario in cui compaiono i SOVIET = consigli di operi e soldati.
Lo Zar concede la DUMA (parlamento) e riprende il controllo della situazione (utilizzando le truppe
che nel frattempo sono rientrate dall’Oriente).
DUMA = parlamento eletto con un sistema elettorale che favorisce i proprietari terrieri. Nonostante
ciò Nicola II scioglie più volte la DUMA per impedire che questa approvi riforme liberali.
Nicola II affida la guida del governo al ministro Stolypin che promuove l’industrializzazione e la
riforma agraria per favorire la formazione di un ceto di contadini proprietari (Kulaki).
Stolypin non rinuncia comunque ai tradizionali metodi di governo autoritari, e viene assassinato dai
terroristi nel 1911.
I partiti politici in Russia
In questi anni si formano in Russia i Partiti politici :
Partito Costituzionale Democratico (“Kadetti”): corrisponde ai partiti liberali occidentali,
propugna una liberalizzazione e una occidentalizzazione della Russia.
Partito Socialista Rivoluzionario (“SR”) erede del Populismo, non marxista, favorevole a una grande
riforma agraria che assegni le terre ai contadini e a forme di gestione sociale delle terre. I “SR” più
estremisti approvano e praticano il terrorismo politico.
Partito Socialdemocratico (marxista), fondato nel 1898 da Plechanov, che traduce in russo le opere 2
di Marx.
Il Partito Socialdemocratico si divide in due correnti: MENSCEVICHI (= minoranza) e BOLSCEVICHI
(= maggioranza) .
I Menscevichi concepiscono il partito come organizzazione politica del proletariato, aperta a tutti i
lavoratori; il partito agisce per migliorare le condizioni dei lavoratori senza porsi come obiettivo
immediato la rivoluzione socialista.
I Bolscevichi (il loro capo è Vladimir Ilic Ulianov, più noto con lo pseudonimo Nicolaj Lenin)
concepiscono il partito come “avanguardia” del proletariato: il partito non deve raccogliere tutti i
lavoratori, ma solo i marxisti rivoluzionari, che accettano una rigida disciplina di partito per rendere
più efficace l’azione rivoluzionaria.
Un partito di rivoluzionari ben organizzato, capace di guidare il proletariato, il quale, secondo Lenin,
spontaneamente non farebbe la rivoluzione, ma si fermerebbe a rivendicazioni salariali; questa è la
prima “eresia” di Lenin rispetto alla “ortodossia” marxista: il soggetto rivoluzionario non è il
proletariato, ma il partito-avanguardia del proletariato, e ciò avrà gravi conseguenze, perché alla
“dittatura del proletariato” prevista da Marx verr{ sostituita la dittatura del partito.

1 22 gennaio 1905, la Domenica di sangue di San Pietroburgo: nella Capitale russa una grande folla di circa
150.000 operai guidati dal pope Gapon, si recò di fronte al Palazzo d’Inverno, residenza degli zar, per
consegnare al sovrano una supplica. Malgrado la folla fosse pacifica, i Cosacchi di guardia, su ordine del
ministro di palazzo, caricarono la folla con fucili e sciabole. Al termine, secondo dati della polizia, si contarono
circa mille morti e duemila feriti.
L’INDUSTRIALIZZAZIONE DELLA RUSSIA
In Russia l’industrializzazione comincia negli ultimi anni dell’Ottocento.
E’ finanziata in gran parte da capitali esteri, concentrata in zone limitate della Russia (a Pietroburgo,
nei distretti minerari degli Urali e di Baku), caratterizzata da industrie di grandi dimensioni. Nasce
anche in Russia un proletariato sottoposto a pesante sfruttamento e del tutto privo di diritti sociali.
Negli anni 1906-1917 l’industria russa registra una crescita fortissima (del 150%) e si riduce
notevolemente la quota dei finanziamenti esteri (nel 1914 sono il 12% dei finanziamenti complessivi):
si parla di “miracolo economico russo”, la Russia sta per diventare una potenza industriale, quando nel
1914 scoppia la Grande Guerra.
LA CULTURA RUSSA:
la Russia, paese fortemente arretrato sul piano politico e sociale, presenta tuttavia agli inizi del
Novecento una produzione artistico-culturale d’avanguardia e di grandissimo spessore: in musica
Stravinsky, in letteratura Majakovskij, nella pittura Chagall, Kandinskij, Malevic.
LA GRANDE GUERRA E LE RIVOLUZIONI DEL 1917
Nel 1914 la Russia entra in guerra: sconfitte, crisi bellica, difficolt{ nei rifornimenti all’esercito e alle
città, crisi alimentare (i contadini sono chiamati alle armi).
23 febbraio -8 marzo: rivoluzione spontanea a Pietrogrado (i partiti politici e i leader
dell’opposizione sono “sorpresi” dalla rivoluzione); le truppe mobilitate per reprimere la rivolta
fraternizzano con la folla in rivolta.
Il 15 marzo lo Zar Nicola II, resosi conto di non poter più contare sull’esercito, abdica.
Si costituisce un governo provvisorio, costituito da Kadetti e “Ottobristi” (liberali moderati fedeli allo
Zar), che promette la convocazione di una Assemblea Costituente e decide di continuare la guerra a 3
fianco dell’Intesa contro gli Imperi centrali.
Intanto si formano i SOVIET, consigli degli operai e dei soldati, egemonizzati dai Partiti di sinistra
(SR, Menscevichi, Bolscevichi) ===> dualismo di potere, decisioni contrastanti, per esempio
l’ORDINE N. 1 del Soviet di Pietrogrado sulla disciplina militare (permette ai soldati di disobbedire
agli ufficiali e di fatto rende impossibile continuare efficacemente la guerra) > situazione di disordine
e vuoto di potere .
LE TESI DI APRILE
Lenin esule in Svizzera fino ad aprile del 1917: in esilio scrive “L’IMPERIALISMO FASE SUPREMA DEL
CAPITALISMO”2 in cui sostiene che la Guerra mondiale è l’esito dell’imperialismo, ultima fase di
sviluppo del capitalismo. Quindi i tempi sono maturi per la rivoluzione socialista: non bisogna cercare
la pace, che salverebbe il capitalismo dall’autodistruzione, ma bisogna trasformare la guerra in
rivoluzione socialista.
Lenin rientra in Russia in aprile (con l’aiuto dei tedeschi) e subito diffonde le “TESI D’APRILE”, che
diventano il programma politico del partito bolscevico.
Tesi di Aprile: “Pace, pane, terra” e “Tutto il potere ai soviet” > questi slogan sintetizzano il
programma bolscevico e significano: 1) concludere subito una pace separata con la Germania, 2)
nazionalizzare le terre e distribuirle ai contadini poveri, 3) eliminare il dualismo di potere tra Governo
provvisorio e Soviet conferendo tutto il potere ai Soviet.

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Quest’opera riprende le tesi di J.Hobson sull’imperialismo/colonialismo (che deriverebbe dal capitalismo) e le
applica alla nuova situazione della Guerra mondiale.
Alla base delle Tesi d’Aprile c’è la convinzione (espressa nel saggio “STATO E RIVOLUZIONE”) che la
Russia possa imboccare subito la via della rivoluzione socialista (con l’abolizione della propriet{
privata, la dittatura del proletariato ecc.): questa è la seconda “eresia” di Lenin rispetto alla teoria
marxista.
Infatti i marxisti “ortodossi” (i Menscevichi) erano convinti che il capitalismo in Russia fosse
“immaturo”, e che quindi la Russia, prima di giungere al socialismo, dovesse attraversare una lunga
fase di democrazia liberale e di sviluppo del capitalismo. Per questo erano disposti a collaborare con
la borghesia per l’edificazione di un sistema politico liberal-democratico, ed accettarono di entrare nel
governo provvisorio (in maggio);
Secondo Lenin invece a livello mondiale il capitalismo è “maturo”, è già giunto alla sua fase
ultima (l’imperialismo); la Russia è “l’anello debole” del capitalismo mondiale e perciò la
rivoluzione socialista deve scoppiare proprio in Russia, e poi dalla Russia deve propagarsi in
tutto il mondo.
Lenin, poiché vuole subito la rivoluzione socialista, è contrario alla collaborazione con la borghesia e
vuole eliminare il governo provvisorio; è invece favorevole a un’ alleanza tra operai e contadini
poveri, per questo propone la distribuzione delle terre ai contadini, terza “eresia”! (si tratta di
una deviazione dalla dottrina marxista perché Marx era contrario alla creazione di piccole proprietà
private, voleva che tutta la proprietà privata fosse abolita, che tutti i beni economici, comprese le
terre, venissero statalizzati – la distribuzione delle terre ai contadini era invece il punto
caratterizzante del programma del Partito SR, quindi Lenin si appropria di questo punto del partito
rivale per attirare il consenso delle masse rurali) ; Lenin, marxista, non crede che i contadini siano un
soggetto rivoluzionario, però sa che il proletariato in Russia è troppo esiguo per realizzare la
rivoluzione da solo e quindi ha bisogno di alleati, in ogni caso tutto il movimento rivoluzionario deve
essere guidato dal Partito (avanguardia del proletariato), unico soggetto rivoluzionario veramente
determinato e consapevole.
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Inoltre nelle campagne, nel corso del 1917, la rivoluzione sociale si sta compiendo spontaneamente: il
governo provvisorio non affronta il nodo della riforma agraria, i contadini cominciano allora, di
propria iniziativa, ad appropriarsi delle terre dei grandi latifondi; molti contadini-soldati disertano
per ritornare ai loro poderi e partecipare alla spartizione delle terre. Lenin insomma riconosce e
legittima un fenomeno sociale che è già in atto.
Il programma delle Tesi d’Aprile mira a guadagnare consensi popolari al Partito Bolscevico, che non
gode di grande seguito tra le masse.
Giugno 1917: La posizione dei Bolscevichi è ancora minoritaria: al 1° Congresso panrusso dei Soviet i
delegati bolscevichi sono 105 su 777.
Luglio 1917: tentativo insurrezionale dei Bolscevichi, stroncato dal Governo provvisorio.
I capi bolscevichi devono rifugiarsi all’estero per non essere arrestati.
Si forma un nuovo Governo Provvisorio in cui entrano anche rappresentanti dei Menscevichi e degli
SR, e che viene presieduto dal socialista indipendente Kerenskij .
Settembre 1917: il generale Kornilov tenta di restaurare lo Zarismo con un colpo di stato; ma il colpo
di stato viene sventato dai Soviet: nella resistenza al tentativo reazionario di Kornilov è determinante
la propaganda e l’organizzazione dei Bolscevichi. Il Governo Provvisorio invece appare impotente e
quindi perde credibilità.
Dopo il fallito colpo di stato di Kornilov i Bolscevichi ottengono la maggioranza nei Soviet di
Pietrogrado e Mosca, inoltre ottengono l’appoggio dei marinai della base militare di Kronstadt.
LA CONQUISTA DEL POTERE
25 ottobre -7 novembre (vigilia del 2° Congresso panrusso dei Soviet). I Bolscevichi prendono il
potere con un colpo di stato: le Guardie Rosse e i marinai di Kronstadt conquistano i centri di potere a
Pietrogrado e Mosca, il Governo provvisorio non riesce a organizzare una resistenza armata, Kerenskij
fugge.
I Bolscevichi hanno preso il potere prima del Congresso dei Soviet per mettere i delegati dei Soviet di
fronte al fatto compiuto. I Menscevichi e i SocialRivoluzionari non approvano il colpo di stato attuato
dai Bolscevichi e abbandonano il Congresso dei Soviet pensando di poter riprendere il potere
nell’Assemblea Costituente (le elezioni sono fissate per novembre).
IL CONSIGLIO DEI COMMISSARI DEL POPOLO
I Bolscevichi costituiscono un nuovo governo (chiamato Consiglio dei Commissari del Popolo) che
viene considerato l’organo esecutivo del Congresso dei Soviet, ma che è formato solo da Commissari
bolscevichi e presieduto da Lenin.
Questo Consiglio – Governo decide: 1) avvio di trattative per la pace; 2) nazionalizzazione delle terre
delle grandi proprietà e redistribuzione ai contadini poveri; 3) nazionalizzazione delle banche, del
commercio estero, dei trasporti; 4) controllo operaio sulle imprese; 5) separazione tra Stato e Chiesa;
6) diritto delle minoranze nazionali all’autodeterminazione
Novembre 1917: elezioni dell’Assemblea Costituente = 58% Socialisti rivoluzionari, 25%
Bolscevichi, 17% Menscevichi e Kadetti. Pertanto i Bolscevichi sono sconfitti e il risultato delle
elezioni delegittima il governo bolscevico.
VERSO LA DITTATURA E LA GUERRA CIVILE
In Gennaio, dopo molti rinvii, viene convocata l’Assemblea Costituente, ma dopo una sola seduta viene
sciolta perché si oppone al governo. Qualche tentativo di resistenza armata viene facilmente soffocato
dal governo bolscevico che dispone di forze armate (le Guardie rosse, i marinai di Kronstadt ecc.)
Gennaio 1918: viene costituita la CEKA (polizia politica) per combattere la controrivoluzione.
Il Partito dei Kadetti viene sciolto. 5

Marzo 1918: Pace di Brest-Litovsk fra Russia e Germania (la Russia per ottenere la pace deve cedere
alla Germania Estonia, Lettonia, Lituania, Ucraina, Polonia e Finlandia).
Il partito bolscevico (per distinguersi dai socialisti) diventa Partito Comunista.
Primavera 1918: prime sollevazioni di contadini contro la requisizione dei raccolti, contro i Soviet.
Inizia la guerra civile (1918-20). Le Armate bianche (generali zaristi, avversari del potere sovietico di
vari schieramenti), sostenute da truppe dell’Intesa (Inglesi, Francesi, Giapponesi, Cechi) occupano
vaste zone della Russia e si scontrano con l’Armata Rossa, organizzata dal comunista Trockij.
Il governo comunista ripristina la coscrizione obbligatoria e la disciplina nell’ esercito.
(Nel corso della guerra civile (luglio 1918), Nicola II e i suoi familiari, che si erano ritirati a
Ekaterinburg (Monti Urali), furono uccisi dai Bolscevichi )
LA GUERRA CIVILE E IL “COMUNISMO DI GUERRA”.
Estate 1918: Guerra civile, proteste e insurrezioni dei contadini, attentato (fallito) a Lenin, dissesto
dell’economia (la produzione agraria, industriale e mineraria è calata paurosamente) > crisi del potere
sovietico. I comunisti reagiscono accentuando la dittatura del Partito Comunista. Espulsione dei
Socialisti rivoluzionari e dei Menscevichi dai Soviet.
La Costituzione della Repubblica Federale Socialista Sovietica Russa (10 luglio 1918) attribuisce il
potere ai Soviet, ma di fatto essi sono subordinati al Partito Comunista, il quale, in quanto avanguardia
del movimento operaio” assume il controllo degli apparati statali e dei sindacati.
Repressione spietata dei disordini e delle opposizioni (decine di migliaia di esecuzioni
sommarie decise dalla CEKA). Abolita la libertà di stampa e il diritto di sciopero. Vengono
istituiti i Campi di Concentramento.
Comunismo di guerra (= interventi statali sull’economia per far fronte al dissesto economico):
requisizione forzata dei cereali, nazionalizzazione di tutte le fabbriche, non più gestite da comitati di
operai, ma direttamente dallo Stato, tutto il commercio viene controllato dal governo, sparisce
l’economia di mercato e si riduce la moneta in circolazione.
La requisizione forzata dei cereali fu decisa e attuata dal Partito Comunista perché doveva risolvere il
problema del rifornimento di viveri alle citt{ e all’esercito, che il mercato non riusciva a garantire in
modo regolare e adeguato ( i contadini erano accusati di trattenere per sé quantità eccessive di
prodotti): la requisizione dei prodotti agricoli fu la causa di proteste e ribellioni dei contadini che
furono represse con estrema durezza.
Il comunismo di guerra (= statalizzazione dell’economia) fu provocato dalla Guerra civile, ma
corrispondeva anche ai principi della dottrina marxista: la Guerra civile ebbe l’effetto di accelerare un
processo che inizialmente Lenin intendeva realizzare in modo più graduale.
(Il monastero ortodosso delle Isole Solovky, nel Mar Bianco nel 1920 fu “statalizzato” e utilizzato come
campo di prigionia . Nel 1923 tutto l’arcipelago delle Solovky fu assegnato alla CEKA e divenne la
prima cellula del GULAG, il grande “arcipelago” di Campi di lavori forzati che caratterizzò il
totalitarismo sovietico)
LA FINE DELLA GUERRA CIVILE E LA CRISI DEL ’21
1920: La guerra civile finisce con la vittoria dell’Armata Rossa. Le Armate bianche sono battute perché
sono divise e perché il loro prevalente orientamento filozarista e aristocratico preclude l’appoggio
delle masse popolari (nonostante l’ostilit{ dei contadini al governo comunista, essi non appoggiano i
“Bianchi” perché temono, in caso di vittoria degli zaristi e degli aristocratici , di dover restituire le
terre ai vecchi proprietari ).
1920-1921: Guerra tra la Russia e la Polonia conclusa dalla Pace di Riga = fallisce il tentativo di
esportare” la rivoluzione comunista (nel progetto iniziale di Lenin la rivoluzione russa doveva essere 6
solo l’inizio di una rivoluzione comunista europea, però di fatto questa non avvenne; allora la guerra
con la Polonia venne considerata dai Comunisti russi l’inizio dell’espansione del comunismo verso
Occidente, ma la Polonia resistette e fece fallire questo tentativo).
1921 : alla fine della guerra civile l’economia russa è in una condizione di paralisi. Nell’inverno 1920-
21 carestie in gran parte della Russia (3 milioni di morti).
Ribellioni di contadini, scioperi di operai a Pietrogrado, ribellione dei marinai di Kronstadt : chiedono
di ripristinare la democrazia nei Soviet, la libertà di stampa e di sciopero, la liberazione dei prigionieri
politici; la ribellione di Kronstadt viene stroncata con l’esercito. Dissensi all’interno del Partito.
1921: X° CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA: la N.E.P.
N.E.P. = Nuova Politica Economica : libert{ di commercio all’interno della Russia, libertà di iniziativa
privata a livello di piccole aziende, i contadini possono vendere le eccedenze sul libero mercato. Lo
Stato conserva il controllo del commercio estero, delle grandi industrie, dei trasporti e delle banche.
Ma… nessuna concessione alle richieste di democrazia e libert{ politica…
Effetti della NEP: ripresa della produzione agricola (nel 1927 ritorna ai livelli del 1913), debole
crescita dell’industria; si formano di nuovo articolazioni e differenze sociali.
1922: La Repubblica Federale Socialista Sovietica Russa si trasforma in U.R.S.S. (Unione delle
Repubbliche Socialiste Sovietiche: Russia, Ucraina, Bielorussia, Transcaucasia, Uzbekistan,
Turkmenistan)
La Costituzione del 1924 :il potere supremo è attribuito al Congresso dei Soviet. Ma di fatto c’è una
dittatura del Partito Comunista, che sceglie i candidati alle elezioni dei soviet (su lista unica e con voto
palese), controlla la potentissima Polizia politica, decide (nei suoi congressi) l’indirizzo politico che
deve essere attuato dal Soviet e dal governo. Il Segretario del Partito detiene il massimo potere
decisionale. Il Partito, organizzato secondo un rigido centralismo, dirige e controlla tutta la vita
pubblica (esempi: commissari politici nell’esercito, gioventù comunista ecc. ,)
L’EDIFICAZIONE DELLA SOCIETA’ SOCIALISTA, LA CREAZIONE DELL’UOMO NUOVO
Sforzo in due direzioni: educazione della gioventù, lotta contro la Chiesa ortodossa
Istruzione obbligatoria fino a 15 anni, lotta contro l’analfabetismo, formazione ideologica
(insegnamento della dottrina marxista e Komsomol = Gioventù comunista)
Scristianizzazione della Russia (chiusura di chiese, confisca dei beni, arresti e uccisioni di sacerdoti):
la chiesa ortodossa sopravvive nel ridottissimo spazio lasciato dal regime .
Lotta contro la morale tradizionale: legalizzazione del divorzio e dell’aborto, parit{ fra i sessi, tuttavia
si respinge l’assoluta libert{ sessuale, rimane la famiglia tradizionale.
LA POLITICA ESTERA DELLA RUSSIA COMUNISTA
Nel 1917 Lenin e i Bolscevichi erano convinti che le sorti del Comunismo in Russia fossero legate a
una rivoluzione comunista europea, ritenuta probabile come conseguenza della crisi sociale scatenata
dalla 1^ guerra mondiale.
MARZO 1919: per promuovere la rivoluzione comunista in Europa i Comunisti russi fondano il
COMINTERN (III Internazionale Comunista) in contrapposizione con la II Internazionale Socialista
(riformista) e con i Partiti Socialisti riformisti o moderati.
Aderiscono al Comintern i Partiti Comunisti nati in Europa nel 1918 sul modello bolscevico e alcuni
vecchi partiti socialisti, tra cui quello italiano. Si determina quindi anche in Europa una scissione
all’interno del movimento socialista tra socialdemocratici e filobolscevichi.
Nel 1921, risultano falliti tutti i tentativi di realizzare la rivoluzione in Europa: il Partito Comunista
russo si pone allora l’obiettivo di consolidare il nuovo stato sovietico russo attraverso rapporti 7
diplomatici ed economici con gli Stati europei ---> politica di “coesistenza pacifica”.
…Gli Stati europei, dopo la sconfitta dei Bianchi nella guerra civile, sono disposti a riconoscere il
nuovo Stato sovietico, del resto isolato dal “cordone sanitario” (= gli Stati dell’Europa orientale,
Polonia, Cecoslovacchia, Lituania, Romania ecc. ecc. che hanno ottenuto l’indipendenza alla fine della
Prima Guerra Mondiale)
TAPPE DELLA “COESISTENZA PACIFICA”: 1921 PACE DI RIGA tra Russia e Polonia
1922 TRATTATO DI RAPALLO tra Russia e Germania + patto segreto di non-aggressione
1922-25 riconoscimento diplomatico dell’URSS da parte degli Stati Europei, di Cina e Giappone
1921-27 Il COMINTERN appoggia la NEP e asseconda la politica estera russa di “coesistenza pacifica”.
Del resto i Partiti membri del COMINTERN sono rigidamente subordinati alle direttive del PCUS, che
assume il ruolo di Partito-guida.
DALLA RIVOLUZIONE ALLO STALINISMO
• 1924 : Muore Lenin. Scontro nel Partito per la successione a Lenin.
I due contendenti sono Trotskij e Stalin, che hanno programmi politici antitetici.
Trotskij: “Rivoluzione permanente”, cioè “esportare la rivoluzione in Europa”, accelerare
l’industrializzazione, porre fine alla N.E.P. (che è considerata una deviazione dall’autentico
comunismo) > questo programma è più aderente alla dottrina e agli obiettivi del comunismo marxista.
Stalin: “Socialismo in un solo paese”, cioè consolidare l’U.R.S.S. , normalizzare i rapporti internazionali
(rinunciando a promuovere rivoluzioni), mantenere la N.E.P. > questo programma è più pragmatico,
tiene conto della situazione di fatto, del fallimento della rivoluzione in Europa occidentale e dei buoni
risultati economici della NEP.
Lenin nel suo testamento invita a diffidare di Stalin; Trockij, capo dell’Armata rossa durante la guerra
civile, è più popolare… …ma Stalin, Commissario per le nazionalit{ e segretario organizzativo del Partito, ha il
sostegno della “Nomenklatura” (apparato del Partito).
1924 Stalin diventa segretario del PCUS
1927: Stalin estromette dal Partito gli oppositori Trotzkij, Zinovev, Kamenev: inizia la repressione di
ogni forma di dissenso anche all’interno del Partito > Inizia lo Stalinismo.

APPROFONDIMENTO: IL TERRORE ROSSO


20 dicembre 1917: viene istituita la CEKA (polizia politica); in teoria non ha, inizialmente, il potere di
giustiziare.
8 gennaio 1918: Ordinanza del Consiglio dei Commissari del Popolo: “Gli agitatori
controrivoluzionari verranno fucilati sul posto”
27 gennaio 1918: Lenin annuncia pubblicamente che gli speculatori saranno fucilati sul posto: "nulla
possiamo conseguire senza ricorrere al terrore“
24 febbraio 1918: la CEKA inizia le fucilazioni senza processo
Aprile 1918: 400 anarchici giustiziati dalla CEKA
5 settembre 1918: Decreto sul Terrore Rosso che rafforza il potere della CEKA > 1300 esecuzioni
sommarie a Pietrogrado …
Da “Uno Stato contro il suo popolo” di N. Werth (in: Il libro nero del comunismo)
« Qualunque sia l'esatto numero delle vittime del Terrore rosso nell’autunno 1918 (e basta sommare le
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cifre delle esecuzioni riportate sulla stampa per concludere che non può essere inferiore a 10.000-
15.000), questo episodio rappresenta la definitiva consacrazione di una prassi bolscevica: trattare ogni
forma di contestazione, reale o potenziale, nel quadro di una guerra civile senza possibilità di tregua e
soggetta, per citare la formula di Lacis, a «leggi proprie». Bastava che scoppiasse uno sciopero, come
accadde per esempio ai primi di novembre del 1918 nella fabbrica di armi di Motoviliha, nella provincia
di Perm' (dove gli operai protestavano contro il principio bolscevico del razionamento «in base
all’origine sociale» e contro gli abusi della Ceka locale), perché la fabbrica intera fosse subito dichiarata
dalle autorità «in stato di insurrezione». Con gli scioperanti non si trattava: la reazione era la serrata, il
licenziamento di tutti gli operai, l’arresto dei «sobillatori», la ricerca dei «controrivoluzionari»
menscevichi che si presumeva fossero all’origine dello sciopero. Tali pratiche erano certo diventate
correnti dall’estate 1918 in poi …
…Tuttavia in autunno la Ceka locale, ormai ben strutturata e «pungolata» dagli appelli alla strage
lanciati dal Centro, andò più in là nella repressione: furono giustiziati oltre 100 scioperanti senza
sottoporli a nessuna forma di processo.
La dimensione stessa del fenomeno - da 10.000 a 15.000 esecuzioni sommarie in due mesi - segna già a
questo punto un vero e proprio salto di qualità rispetto all’epoca zarista. Basta ricordare che per l’intero
periodo fra il 1825 e il 1917 le sentenze di morte pronunciate dai tribunali zaristi (corti marziali
comprese) in tutti i processi che avessero qualche «rapporto con l’ordine politico» erano arrivate a 6231,
con una punta di 1310 condanne a morte nel 1906. In poche settimane la Ceka da sola aveva giustiziato
un numero di persone da due a tre volte superiore rispetto a quanti l’impero zarista ne avesse
condannati a morte in novantadue anni. (…)
Il salto di qualità era ben più che una pura e semplice questione di cifre. L'introduzione di categorie
nuove, come «sospetto», «nemico del popolo», «ostaggio», «campo di concentramento», «tribunale
rivoluzionario», di pratiche inedite come la «reclusione preventiva» o l'esecuzione sommaria, senza
processo, di centinaia e migliaia di persone arrestate da una polizia politica di tipo nuovo, al di sopra
delle leggi, costituiva una vera e propria rivoluzione copernicana in questo ambito. »
Sergej P. Mel’gunov sul Terrore
Contro il giustificazionismo di Gor’kij che attribuiva le violenze all’ “eccezionale crudeltà del popolo
russo”, contro l’irenismo dell’Alto commissario della Societ{ delle Nazioni che invitava a “comprendere
e perdonare” le inevitabili vendette degli oppressi contro gli oppressori, Mel’gunov pensa che non si
tratta di “eccessi”: « Il terrore bolscevico è un sistema di metodica attuazione della violenza e
dell’arbitrio, è l’apoteosi senza remore dell’omicidio inteso come strumento di dominio alla quale non era
ancora arrivato nessun potere al mondo. Non si tratta di eccessi per i quali si può cercare questa o quella
spiegazione nella particolare psicosi indotta dalla guerra civile... L' atrocità morale del terrore, la sua
azione disgregante sulla psiche umana, consistono più che nei singoli omicidi in sé, o nel loro numero più
o meno consistente, proprio nel suo essere elevato a sistema »
Infatti…
TROTSKIJ: “Il nemico deve essere reso inoffensivo; in tempo di guerra questo significa: sterminato” .
DZERZINSKIJ (capo della CEKA): «Che la classe operaia schiacci l'idra della controrivoluzione con il
terrore di massa! Lo sappiano i nemici della classe operaia: ogni individuo arrestato che sia trovato
illecitamente in possesso di un’arma sarà giustiziato all’istante, ogni individuo che osi fare la minima
propaganda contro il regime sovietico sarà subito arrestato e rinchiuso in campo di concentramento!»
M.Lacis (dirigente CEKA) : «Non stiamo combattendo una guerra contro gli individui. Stiamo
sterminando la borghesia come classe.»
Petrovskij, commissario del popolo per l’Interno: «È ormai l'ora di farla finita con tutte queste
mollezze e sentimentalismi. Tutti i socialisti rivoluzionari di destra devono essere immediatamente
arrestati. Si deve prendere un grande numero di ostaggi nella borghesia e tra gli ufficiali. Di fronte alla
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minima resistenza si dovrà ricorrere alle esecuzioni in massa. (…) Le Ceka e le altre milizie devono
individuare e arrestare tutti i sospetti, giustiziando immediatamente chiunque risulti compromesso in
attività. (…) Nell’attuare il terrore di massa non si possono tollerare debolezze o esitazioni.»
La Pravda 3 : «Lavoratori, per noi è giunta l'ora di annientare la borghesia, altrimenti essa vi
annienterà. Le città devono essere ripulite con implacabile determinazione da tutto il marcio borghese.
Tutti questi signori saranno schedati, e quelli che rappresentano un pericolo per la causa rivoluzionaria
sterminati. ... L'inno della classe operaia sarà un canto di odio e di vendetta!.»
Lenin e il Terrore (Lenin dixit…)
«È poco probabile che un governo rivoluzionario, quale che sia, possa fare a meno della pena di morte
contro gli sfruttatori .»
«La violenza rivoluzionaria non può non manifestarsi anche nei confronti degli elementi vacillanti, privi
di fermezza, della stessa massa lavoratrice.»
«La dittatura è uno stato di guerra esasperato [...] Siamo in guerra e agiamo in conseguenza: non
promettiamo nessuna libertà e nessuna democrazia.»
«La garanzia del successo sta nel conseguimento di un unico fine comune: l’epurazione della terra russa
da ogni sorta di insetti nocivi: da quelle pulci che sono i furfanti, da quelle cimici che sono i ricchi e così
via»
«il buon comunista è anche un buon Cekista.»
«applicare implacabile terrore di massa contro kulak, pope e Guardie bianche; rinchiudere i sospetti in un campo
di concentramento fuori città.»

3 La Pravda (= la verità), per tutta la durata del regime comunista in Russia, è stato il giornale ufficiale del PCUS
«Compagni! L'insurrezione dei kulak nei vostri cinque distretti dev’essere soffocata senza pietà. Lo
esigono gli interessi della rivoluzione intera, perché ormai è cominciata dappertutto la “battaglia finale”
contro i kulak. Bisogna dare un esempio. 1. Impiccare (e dico impiccare in modo che tutti vedano) non
meno di 100 kulak, ricconi, notori succhiasangue. 2. Pubblicarne i nomi. 3. Appropriarsi di tutto il loro
grano. 4. Individuare gli ostaggi, come abbiamo scritto nel nostro telegramma di ieri. Fate così in modo
che tutti lo vedano, per centinaia di leghe tutto intorno, e tremino, e pensino: questi ammazzano e
continueranno ad ammazzare i kulak assetati di sangue. Telegrafate che avete ricevuto ed eseguito
queste istruzioni. Vostro Lenin. PS. Trovate elementi più duri»
Da “Tutto scorre…” di Vasilij Grossman4
“I memorialisti raccontano che, divenuto ormai guida della rivoluzione, fondatore del partito, capo del
governo sovietico, la sua semplicità rimase inalterata. Non fumava e non beveva, è certo che mai in vita
sua inveì contro qualcuno con parolacce e bestemmie. Il suo tempo libero era pulito, da studente: la
musica, il teatro, un libro, una passeggiata. Il suo abbigliamento era sempre democratico, sfiorava la
povertà.”
“La storia dello Stato russo non sa cosa farsene dei lati umani, umanitari del carattere di Lenin che, il
palmo poggiato sugli occhi, ascoltava l’Appassionata, né della sua ammirazione per Guerra e pace, né
della democratica modestia di Lenin, né della sua cordialità e delle sue attenzioni per la gente minuta,
come segretari e autisti, né delle sue conversazioni con i bimbi dei contadini, né dei suoi rapporti
affettuosi con gli animali domestici…”
“E contemporaneamente egli mostrava sempre durezza, asprezza, villania verso i suoi avversari politici. Mai egli
ammise che, sia pure parzialmente, gli avversari potessero avere ragione, che, sia pure parzialmente, egli avesse
torto. “Venduto”, “lacché”, “servo”, “mercenario”, “agente”, “Giuda”, “corrotto per trenta denari” – con tali parole
definiva spesso i suoi oppositori.”
“L’intolleranza di Lenin, la sua irremovibile perseveranza nel raggiungere lo scopo, lo spregio della
libertà, la crudeltà verso chi la pensava diversamente e la capacità di cancellare con mano ferma dalla 10
faccia della terra tutti coloro che contestavano la giustezza delle sue tesi…”
“L’uomo sull’arena pubblica era l’opposto dell’uomo nella sua vita privata. (…) Ne risulta qualcosa di
completamente diverso, complesso, a volte tragico. Una folle ambizione politica congiunta alla vecchia
giacchetta, al bicchiere di tè leggero, alla mansarda da studente. La capacità di calpestare nel fango
l’avversario senza scomporsi, di tramortirlo in un dibattito, si associavano in modo incomprensibile al
gentile sorriso, alla timida delicatezza.”
“La spietata crudeltà, il disprezzo per la cosa più sacra alla rivoluzione russa: la libertà, e lì accanto,
dentro il petto dello stesso uomo, il puro entusiasmo giovanile per una buona musica, un bel libro.”
“Un carattere cosiffatto si comporta in mezzo all’umanità come il chirurgo nei reparti di una clinica.
L’interesse che dimostra per i malati, per i loro padri, per le mogli, le madri, le sue burlette e le sue
discussioni, la sua lotta in favore dell’infanzia abbandonata e la sua sollecitudine verso gli operai giunti
in età pensionabile – sono tutte cose da nulla, sciocchezze, esteriorità. L’animo suo sta nel bisturi.
L’essenza di uomini simili risiede nella loro fanatica fede nell’onnipotenza del bisturi. Quel
bisturi è il grande teorico, il leader filosofico del ventesimo secolo.”

4V. Grossman è stato uno dei più grandi scrittori russi del Novecento: il suo capolavoro è il romanzo “Vita e
destino”, nel quale racconta la battaglia di Stalingrado, decisiva per la vittoria dei russi e la sconfitta dei nazisti
nella Seconda Guerra mondiale. In questo romanzo, pur narrando con toni epici la lotta dei russi contro gli
aggressori nazisti, denuncia anche il carattere totalitario dell’U.R.S.S. e mette in evidenza le affinità tra il regime
hitleriano e quello stalinista. Nel romanzo “Tutto scorre” (in cui descrive la società sovietica attraverso lo
sguardo di un reduce dal Gulag), egli svolge un’analisi della personalità di Lenin…
Perché?
«Perché il comunismo moderno, apparso nel 1917, si è quasi immediatamente elevato a dittatura
sanguinaria e poi a regime criminale? I suoi obiettivi potevano essere raggiunti solo con l’esercizio
dell’estrema violenza? Come spiegare che il crimine sia stato concepito e praticato dal potere comunista
come un provvedimento normale, ordinario, quasi banale, e che ciò sia durato decenni? » (S. Courtois,
“Perché?”, capitolo finale del Libro nero del comunismo)
La storiografia ha individuato tre fattori all’origine del dispotismo e della violenza criminale dei
regimi comunisti:
1) La Guerra: « …La prima guerra mondiale che, non senza ragione, è stata vista come una lacerazione
della civiltà europea e come l’avvio di una violenza prima sconosciuta. Indubbiamente la guerra preparò
il terreno, psicologico oltre che sociale e politico, per quei cataclismi che segnarono tragicamente il
secolo XX. » (Vittorio Strada)
2) La tradizione russa: l’arretratezza, il dispotismo, la violenza di Stato e la violenza terroristica (in
realt{ era avviato, all’inizio del Novecento, un rapido progresso in campo politico, economico,
culturale, ma la Grande Guerra l’interruppe).
3) L’ideologia. Questo elemento, considerato decisivo da molti studiosi, è stato particolarmente
sottolineato ed analizzato da Hanna Arendt (“Le origini del Totalitarismo”) e da Aleksandr Solzenitsyn
(“Arcipelago Gulag):
SOLZENITSYN: « Per fare del male l’uomo deve prima sentirlo come bene o come una legittima,
assennata azione. La natura dell’uomo è, per fortuna, tale che egli sente il bisogno di cercare una
giustificazione delle proprie azioni.
Le giustificazioni di Macbeth erano fragili e il rimorso lo uccise. Ma anche Jago è un agnellino: la fantasia
e le forze spirituali dei malvagi shakespeariani si limitavano a una decina di cadaveri: perché
mancavano di ideologia… 11

…L’ideologia! è lei che offre la giustificazione del male che cerchiamo e la duratura fermezza occorrente al
malvagio. Occorre la teoria sociale che permetta di giustificarci di fronte a noi stessi e agli altri, di ascoltare, non
rimproveri, non maledizioni, ma lodi e omaggi. Così gli inquisitori si facevano forti con il cristianesimo, i
conquistatori con la glorificazione della patria, i colonizzatori con la civilizzazione, i nazisti con la razza, i
giacobini (vecchi e nuovi) con l’uguaglianza, la fraternità, la felicità delle future generazioni.
Grazie all’ideologia è toccato al secolo XX sperimentare una malvagità esercitata su milioni. »
(Aleksandr Solzenitsyn “Arcipelago Gulag”)
HANNA ARENDT «...L'uno si vantava della «freddezza glaciale del ragionamento» (Hitler), l'altro della
«inesorabilità della sua dialettica» (Stalin), e spingevano le implicazioni agli estremi della coerenza
logica: una «classe in via di estinzione» consisteva di gente condannata a morte; le razze «inadatte a
vivere» venivano sterminate. Chi ammetteva che esistevano «classi in via di estinzione» senza trarre da
tale fatto la conseguenza dell'uccisione dei loro membri, o riconosceva che il diritto alla vita era legato
alla razza senza trarre la conseguenza dell'eliminazione delle «razze inadatte» era semplicemente o uno
stupido o un codardo. L'argomento più persuasivo a tale riguardo, e caro a Hitler come a Stalin, era: non
si può dire A senza dire B e C e così via, sino alla fine dell'alfabeto. »
(Hanna Arendt, “Le origini del totalitarismo”)
Ideologia é…
Una teoria politica che pretende di essere scientifica, di interpretare il senso della storia, dalla quale
scaturisce un programma politico che deve realizzarsi (per il “bene” dell’umanit{), con inesorabile
certezza.
L’ideologia esige una trasformazione profonda della societ{ e del’uomo (l’edificazione di un “mondo
nuovo”, di un “uomo nuovo”).
L’obiettivo della Ideologia è una realizzazione politica terrena, perfetta, definitiva, sommamente
desiderabile, che giustifica ogni sacrificio e ogni costo di vite umane.
Un tratto caratterizzante dell’ideologia comunista (leninista-stalinista) così come di quella
nazionalsocialista (hitleriana) è l’individuazione di un “nemico” (la borghesia – il giudaismo)
identificato come l’unico ostacolo che si frappone alla realizzazione della societ{ perfetta.

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