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LIFE ON MARS - IL BLOG

mercoled 27 luglio 2011


in pratica

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domenica 3 luglio 2011


meno termodinamica, please...

Il tempo di questi tempi scorre in fretta, si precipita quasi ed un bene.


Arriva lestate laperto gli amici il caldo il sole il sale una mondanit striminzita il desiderio che
metallo termosensibile si dilata. Beninteso - nessun cambio di paradigma rivoluzione copernicana
eppure
Eppure al contempo tutto accade e tutto si spalma sul fondo, gli eventi iperattesi, i sentimenti
ipertesi, le costruzioni precarie degli inattesi.
Ci sono luoghi densi. Come il basalto dei Tribunali, percorso di notte sotto i lampioni, greve di
suono in ogni ora, solcato da sola schivando le blatte, annusando la verdura gi marcia che insegue
il forno e da l il pesce fritto Mio possessivo senza soggetto. Mio il fetore mio il portico mio
lalluccare sguaiato del gabbiano sulla testa Luoghi dove si creano e si disfano altri luoghi/luoghi
altri, come il Riot, la collisione di dentro e fuori, le architetture sonore, i volti, il vino, ancora i volti.
La sintesi si darebbe pure, meravigliosa citazione di citazione citata Du possible, sinon jtouffe!
(Kierkegaard via Deleuze via Roberto) e solo per non apparire astratta, anche un viatico, ricetta
medica (andate da voi a cercar le parole, se difettate di tedesco):

... eh s, riposto lo stesso brano dopo solo sei mesi, ma in sei mesi cambiano un sacco di cose,
vorrete mica che non cambi l'ascolto...
Pubblicato da .... a 11:22 PM 0 commenti

luned 9 maggio 2011


una pura formalit

Ok, nelle ultime settimane mi sono lasciata andare ad un po' di derive intimiste... Colpa delle
oscillazioni climatiche, di quelle umorali al seguito e della cattiva gestione delle due.
Tra una pioggia ed una sudata poco cinema, per non dire nulla, pochissima tv, libri ancor meno...
Un encefalogramma piatto, sintetizzerei.
Segni vitali zero in particolare con il barbosissimo Una sconfinata giovinezza di Pupi Avati, che a
dispetto di un tema fatto apposta per strappare i lacrimoni, mi ha lasciato del tutto indifferente (ad
eccezione del lieve guizzo di insofferenza che sempre mi procura il malinvecchiante Bentivoglio).
C' stato in seguito un poco entusiasmante Vallanzasca di Placido, molto televisivo nella fattura e
nazionalpopolare nei sentimenti. Non m' chiara la ragione di tanta polemica: il personaggio ne esce
piuttosto meschino, n eroe n antieroe, di basso profilo. E il decantato lombardo di Rossi Stuart, in
tutta onest, non m' parso credibile, tutto sopra le righe... Vabb, di questo filmetto (che a ben
vedere credo volesse doppiare il Mesrine di Nemico pubblico n1 di Richet) ho detto anche troppo.
Giusto per non sentirsi fuori dal chiacchericcio di base, s' dato pure con Moretti, Habemus papam
e s, in effetti Piccoli enorme, e d'accordo che se resta in secondo piano Moretti ci guadagna e
concedo anche che il finale - inatteso - salvi parecchio per... per semplicemente un film che dice
troppo poco, che ripercorre i luoghi oramai troppo comuni del regista e nell'insieme pure un po'
disorganico, claudicante tra i diversi registri. Tuttavia meno peggio degli ultimi Moretti visti,
bisogna concederlo.
Il solo momento di puro godimento lo si avuto con Boris il film. Esattamente ci che desideravo e
m'aspettavo, divertente, non ripiegato sulla serie tv, con alcuni momenti di agghiacciante realismo!
Tra le poche cose piacevoli, infine, c' stato pure il Comicon - vissuto un po' di striscio ma in buona
compagnia - e con esso il recupero di un Fior che non delude, La signorina Else.
Nel senso complessivo di deriva che accompagna le ultime settimane, un'unica e sola ancora di
salvezza (ancora per qualche settimana): la quinta stagione di Dexter!
Tutto il resto che c' stato (e c' stato), merita solo d'esser taciuto. Ma per sintetizzare il tempo, gli
umori e gli accadimenti, mi congedo con un quanto mai appropriato enigma:
"Un prigioniero si trova di fronte ad un grosso problema. Il boia gli ha concesso un ultimo favore:
-Puoi fare un'ultima dichiarazione, che determiner il modo in cui morirai. Se la tua affermazione
sar falsa verrai squartato, se sar vera sarai bruciato vivo!
Cosa deve fare il prigioniero?"
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luned 2 maggio 2011


teorema

Cuerpo de mujer P. Neruda


Cuerpo de mujer, blancas colinas, muslos blancos,
te pareces al mundo en tu actitud de entrega.
Mi cuerpo de labriego salvaje te socava
y hace saltar el hijo del fondo de la tierra.

Fui solo como un tnel. De m huan los pjaros


y en m la noche entraba su invasin poderosa.
Para sobrevivirme te forj como un arma,
como una flecha en mi arco, como una piedra en mi honda.

Pero cae la hora de la venganza, y te amo.


Cuerpo de piel, de musgo, de leche vida y firme.
Ah los vasos del pecho! Ah los ojos de ausencia!
Ah las rosas del pubis! Ah tu voz lenta y triste!

Cuerpo de mujer ma, persistir en tu gracia.


Mi sed, mi ansia sin lmite, mi camino indeciso!
Oscuros cauces donde la sed eterna sigue,
y la fatiga sigue, y el dolor infinito.

[Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,


tu appari al mondo nellatto dellofferta
Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava
e fa saltare il figlio dal fondo della terra.

Fui deserto come un tunnel. Da me fuggirono gli uccelli


e in me la notte forzava la sua invasione poderosa.
Per sopravvivere ti ho forgiata come un'arma,
come freccia nel mio arco, pietra nella mia fionda.

Ma viene l'ora della vendetta, e ti amo.


Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d'assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

Corpo della mia donna, restero' nella tua grazia.


Mia sete, mia ansia senza limite, mia strada indecisa!
Oscuri alvei da cui nasce leterna sete,
e la fatica nasce, e linfinito dolore.
(trad. S. Quasimodo)]

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venerd 8 aprile 2011


on the road

... senza pi una casa, con una casa nuova che pare poco pi di un'idea, ospite in una casa cui non
appartengo... domani di nuovo in piazza, perch il disagio va palesato, le porte vanno lasciate
spalancate e perch, come suggeriva gaber, il giudizio universale non passa per le case. E allora
bentrovati a coloro che, da domani, incontreranno il mio passo, per la strada, per quanto faticosa
possa essere...

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venerd 18 febbraio 2011


lunatica
La luna di pomeriggio nessuno la guarda, ed quello il momento in cui avrebbe pi
bisogno del nostro interessamento, dato che la sua esistenza ancora in forse. E
unombra biancastra che affiora dallazzurro intenso del cielo, carico di luce solare; chi
ci assicura che ce la far anche stavolta a prendere forma e lucentezza? E cos fragile e
pallida e sottile; solo da una parte comincia ad acquistare un contorno netto come un
arco di falce, e il resto ancora tutto imbevuto di celeste. E come unostia
trasparente, o una pastiglia mezzo dissolta; solo che qui il cerchio bianco non si sta
disfacendo ma condensando, aggregandosi a spese delle macchie ed ombre grigiazzurre
che non si capisce se appartengano alla geografia lunare o siano sbavature del cielo che
ancora intridono il satellite poroso come una spugna. In questa fase il cielo ancora
qualcosa di molto compatto e concreto e non si pu essere sicuri se dalla sua
superficie tesa e ininterrotta che si sta staccando quella forma rotonda e
biancheggiante, duna consistenza appena pi solida delle nuvole, o e al contrario si
tratta duna corrosione del tessuto del fondo, una smagliatura della cupola, una
breccia che sapre sul nulla retrostante. [da Palomar, Italo Calvino]

Ecco, come luna nel pomeriggio, quando il mutamento palese, eppure non si colgono
distintamente i termini della variazione; e spesso, quanto pi clamoroso lo scarto,
tanto pi ottusa la coscienza

Nel settembre del 1973, ad esempio, linfilarsi pi o meno ordinato dei giorni, sembr
prevalere sulla violenza e labominio che pure simponevano: racconta questo Pablo
Larrain in Post mortem, ennesima dimostrazione (dopo Tony Manero) di un teorema
secondo il quale la miseria individuale e civile procedono complici e si nutrono a
vicenda.

Teorema peraltro interessante oggi, in Italia, dove lo spazio pubblico e quelli privati
dovrebbero entrare in stridente conflitto. Personalmente sento che gli spazi privati si
fanno sempre pi stretti, rattrappiscono e collassano su loro stessi, come accade al
protagonista de La schiuma dei giorni di Boris Vian. La societ civile pi che mai
costituita di individui apolidi e i conflitti auspicabili stanno ancora cercando le parole
per dirsi Questo non un paese per donne, e tantomeno per il pensiero dialettico.

Quanto sia decisivo il nominare le cose, poi, lo ha detto bene Celestini con La pecora
nera.

Linverno freddo anche quando le temperature sono miti, e perci c bisogno di calde
consolazioni. Lo psicoterapeuta che tutti vorrebbero ovviamente Clint Eastwood, che
con Hereafter ancora una volta prende per mano, accompagna a pensare la morte, la
separazione e il dolore come dicendo su, coraggio, ed anche il pensiero razionale
tira un sospiro di sollievo grazie alla potenza liberatoria del dubbio.

Pure lamore non guasta, ed dolciastra e triste e bella lidea che possa sopravvivere
persino allevaporare dellio, come accade ne La versione di Barney di R. Lewis. O che,
se la sua assenza mera e grigia ripetizione, lamore possa essere la differenza, come
in Wristcutters di G. Dukic. Altro che i bacetti da post sophisticated comedy di Il
truffacuori di P. Chaumeil e la debole piacioneria di Romain Duris (molto meglio cupo e
sofferto nel forte Tutti i battiti del mio cuore di J. Audiard).

Se poi proprio si vuol sorridere, meglio ricorrere alla sexy-zantraglie nel palazzo dello
spagnolo o ai sulfurei balletti nella solfatara di Passione di Turturro, che incappare nella
piattezza insulsa di Parto col folle di T. Phillips. Migliore dellultimo visto ci voleva
poco - ma comunque lontano dai tempi doro di Gocce dacqua su pietra rovente,
lultimo Ozon, Potiche, si fa guardare e ogni tanto fa anche ridere. Discutibile per scelta
e disturbante forse per convenienza, ma tuttavia intrigante, il massacro tra i ghiacci di
Kill me please di O. Barco. Semplicemente agghiacciante invece, dinverno come
destate, il delirio registrato e raccontato nel documentario This is my land Hebron di
G. Amati e S. Natanson. E dopo lo schiaffo della dura realt la sola terapia farsi
accogliere dalle lenzuola sfogliando le tavole di Manuele Fior, Cinquemila chilometri al
secondo, dove lesplosione cromatica segna il binario di un lungo viaggio, fatto ancora
una volta di salti fra lo spazio e il tempo come in Rosso oltremare, ma meno simbolico e
forsanche pi commovente.

Thats all folks!

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luned 14 febbraio 2011


societ civile
napoli 13 febbraio 2011
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mercoled 5 gennaio 2011


happy new year
Sono una persona ragionevole. Poco pacata, poco discreta. Ma ragionevole. Molto inquieta, molto
rumorosa. Ma ragionevole. Poi, per, le declinazioni del verbo essere si slabbrano, per la tensione degli
eventi.

La cura pi immediata per queste istanze di confusione, sempre stata lelencazione. C una potenza
inaudita che si incarna nella lista, un incredibile pratica di potere: la tassonomia affetta la realt, la
scontorna, ne spinge porzioni allinterno di uno spazio chiuso con buona pace della suggestione
borgesiana- clamorosamente la opprime. De-finire e ordinare: affermarsi come soggetto giudicante mica
poco, quando ci si ritrova inani e disorientati. La violenza la rivalsa dei deboli (quasi come le sentenze
sono i puntelli di pensieri fragili, eh eh).

Mi sono sempre immedesimata nello sguardo infantile di Cusack (versione cinematografica di Alta fedelt
- il libro no, non lho letto e mi piace troppo il film per farlo), nella sterilit che conosce come sola forma
di creazione la compilazione di compilation Questo stesso blog, ad eccezione di qualche fugace
digressione, altro non che una lista ordinata degli stimoli cui mi sottopongo. E dunque, fare elenchi
mha sempre confortato. Fino ovviamente allo scorso autunno, quando ilfenomenotelevisivodellanno mi ha
espropriato mi questa pratica portandola alla ribalta mediatica! Dura la vita per chi tutto intriso, zuppo
come un savoiardo nel caff, di spirito del proprio tempo

Eppure il passaggio danno zona simbolica delezione per le liste: i buoni propositi, i cattivi propositi, gli
attivi e i passivi della porzione di tempo trascorsa Io per esempio, nel tentativo di limitare il danno,
ponderandolo e guardandolo dritto negli occhi, mi sono cimentata nella lista delle cose che ho perduto
negli ultimi dodici mesi (anzi tredici, perch in barba ad anni di studi storici annalisti, mi scopro
radicalmente vnementielle e quindi il mio anno si aperto il 13 dicembre 2009):

1) la fede nelle divinit familiari [culto che prevede riti sacrificali, e ancor pi il suo abbandono].

2) il volto di unamica, la sua voce che non risuoner pi.

3) la speranza di un futuro lavorativo nelluniversit.

4) la stima che portavo a un discreto numero di persone [sottoelenco].

5) il tab del rimpianto.

arrivata a cinque mi sono fermata, perch la vertigine della lista stava per sopraffarmi altro che
consolazione

Ora, se il singolare lettore non avesse ancora abbandonato la pagina, sarebbe pi giusto tornare alle liste
solite, quelle di librifilmefumetti.

In sala non andata malissimo: c stato Una vita tranquilla di C. Cupellini, che proprio piaciuto,
credibilissimo nella costruzione dei personaggi, sostenuto nel ritmo, coerente nella fotografia e (anche se
molti non sono stati daccordo) nella colonna sonora. Come poi lo stesso regista passi da Lezioni di
cioccolato, ridicolo spottone Perugina, a questo, resta un mistero. Non stato spiacevole neppure Bright
star, in cui la Campion ripercorre la storia degli ultimi anni di vita di Keats e del suo amore disperato;
labituale voyeurismo della Campion in questo caso non stucchevole e a tratti coinvolge.
Complessivamente buono, anche se non allaltezza delle acclamazioni che lhanno accompagnato, The
social network di Fincher, che credo possa avere alti e bassi, ma difficile che un film lo sbagli (aggiungo
che, probabilmente, la pellicola ha pi presa se non si gi facebook addict come la sottoscritta).
Totalmente fallimentare invece Mazzacurati con La passione, film da cancellare senza spenderci una
parola in pi. Molto divertente nella sua bizzarria lesperimento di RCL ridotte capacit lavorative di M.
Carboni, in cui un Paolo Rossi molto in forma conduce unindagine sui generis su Pomigliano, la fabbrica e
il territorio, offrendo, tra le risate, uno sguardo acuto che in parte disintossica dal marchionnismo
televisivamente imperante. Un film che stato trattato o troppo bene o troppo male dalla critica e dagli
amici m parso Somewhere di Sofia Coppola che no, non un capolavoro, ma una storia minima tenuta
bene dagli attori, che lascia lamaro in bocca quanto basta. Un po deludente, infine, Tron: legacy 3D di J.
Kosinski, che non si sforza troppo di costruire una impalcatura teorica convincente e si limita a citare
(citare? imitare? riciclare?) elementi pregressi, da Videodrome a Matrix, da Kubrik a Cameron. Ma non
sarebbe neppure l il problema, se non fosse per lo spreco del 3D, mai portato alle estreme conseguenze e
che non produce perci leffetto di coinvolgimento sensoriale che - per undici euro e il rischio emicrania -
io pretendo davere. Unica vera salvezza: i Daft Punk che dominano per due ore piene.

A casa s visto davvero poco: troppo tardivamente recuperato Invictus di Eastwood, emozionante anche
quando la faccia di MorganFreemannelruolodiMorganFreeman [cit.] non la si regge pi. Dopo vari anni
arrivato anche Pater familias di F. Patierno che, con un uso un po onirico del flashback, mette in piedi un
racconto forte e disturbante. Davvero deludente Il giorno della locusta di Schlesinger, dalla fotografia che,
col senno di poi, clamorosamente datata agli anni 70 come le foderine di certi quaderni con i tramonti,
ed un montaggio lento e insensato. Per ultimo ho acchiappato per i capelli, in 2D, lAlice di Burton, che
non mi ha disgustato, ma neppure mi ha conquistato come Burton sa fare. Aspettiamo che il nuovo
Eastwood risollevi le nostre sorti, prima della ripresa del cineforum

Poco tranquilla e molto affaticata, ho letto pochissimo, con un libro e mezzo allattivo: il
trascurabilissimo, seppur divertente, Non avevo capito niente di De Silva e il ben pi divertente e
intrigante Io sono un gatto, romanzo dinizio secolo scorso del giapponese Natsume Soseki. Dulcis in
fundo, allincrocio tra la brevissima lista dei nuovi fumetti (finanze ridotte) e quella, ancor pi breve,
delle persone che non hanno ancora deluso le mie aspettative, Bastien Vivs con il suo nuovo Nei miei
occhi, di cui non dico perch bisogna leggerselo e basta.

Ed ora per salutarsi, la nuova dirompente suoneria del mio nuovissimo telefonino, sic!

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marted 16 novembre 2010


verr l'amarezza e avr i tuoi occhi

Sar questione di karma o di casualit, ma sembro inciampare solo in narrazioni di fallimenti e


tristezze, che tanto bene accompagnano umori e pensieri del momento.
Sulla carta non difficile immedesimarsi col goffo Yeti di Alessandro Tota, che gira, si innamora e
subriaca in una Parigi molto familiare, di cessi sul pianerottolo e lavoro precario. Il colore si
spalma compatto, un po piatto, sulle tavole, e la profondit tutta negli occhi bianchi di Yeti. A
quanto pare non c riscatto dallemarginazione, non c luogo in cui sentirsi a casa, per quanto si
rattrappiscano le aspettative; o forse la ripresa possibile, ma per gli altri.
In questa chiave di frustrazione non ho potuto fare a meno di leggere anche il ***** [non ci si pu
lasciar andare alluso di aggettivi quali superlativo e strepitoso, suvvia] Vangelo secondo Ges
Cristo di Saramago: mi sono lasciata appassionare e commuovere, ho riso dei meravigliosi
anacronismi, delle provocazioni al lettore, ma, su tutto, sono stata schiacciata dallesercizio di
violenza ineluttabile che travolge Ges. Adesso seguo le vicende, a cavallo degli anni e della storia,
di Auxilio Lacouture, nell Amuleto di Roberto Bolao. E anche qui mi pare di trovare la morte in
agguato ad un angolo di strada e tanta solitudine per una donna madre di tutti, addirittura della
poesia messicana, ma che perde i denti e parla nascondendosi la bocca con la mano
In una struttura coerente anche il cinema contribuisce: lingiustamente trascurato Lillusionista di
Sylvain Chomet, rielaborazione di una sceneggiatura di Tati, mette vecchio e nuovo a confronto,
realizza unanimazione dantan, per tecnica e gusto estetico, per raccontare di un uomo che, dopo
un ultimo guizzo, affronta rassegnato il passare del tempo, il mutare dei costumi e dei gusti, la
propria vecchiaia. Memorabile la sequenza di Taticheff nella sala in cui proiettano Mon oncle.
Di tuttaltra natura e tenore la disperazione di Animal Kingdom, epopea familiare australiana di
David Michd, in cui limmagine fa di tutto per incarnare la sporcizia morale dei personaggi, a mio
avviso guardando bene - alla lezione di Van Sant.
A singhiozzo di queste emozioni, episodi di trascurabile mediet: Fair game di Doug Liman, che se
ne sta tutto tondo e concluso, prodotto della migliore scuola, con i suoi attori impeccabili e il ritmo
serrato; Miral di Julian Schnabel, che fa seguire ad un primo tempo pi azzardato visivamente un
secondo un po lento e retorico; Cattivissimo me in 3D, non allaltezza dei suoi predecessori anche
se intriso di spirito del tempo; Gorbaciof di Stefano Incerti che vabb che Servillo un padreterno
ma non facile raccontare credibilmente la conversione morale di un uomo clamorosamente
senza qualit (e infatti il film fallisce). Altrettanto fallimentare, ma con aggiunta di squallore e
arroganza registica, Lamore buio di Antonio Capuano: un film che racchiude in s,
involontariamente, tutta la pochezza etica di quelli che a Napoli dovrebbero essere intellettuali (ma
forse devo ammettere che tanto livore non solo conseguenza della pellicola quanto del successivo
incontro col regista).
E quest. Fuori continua a piovere e far caldo, quasi a voler subdolamente suggerire che siamo
fuori tempo e fuori luogo, che dietro lumidit grigia possa esserci dellaltro che, tuttavia, sfugge.
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domenica 17 ottobre 2010


oh, darling!

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domenica 3 ottobre 2010


risvegli
Casco dal sonno, ossia io cado, io non sono pi, o piuttosto, io non pi se non nella
cancellazione della sua stessa distinzione. Ai miei propri occhi, che non guardano pi niente, che sono
rivolti verso se stessi e il punto cieco in loro, io non mi distinguo pi. Se sogno di azioni e parole di cui
sono il soggetto, sempre in modo tale che la soggettivit non si distingue pi o si distingue a malapena
da ci che, al tempo stesso, vede, intende o in genere percepisce. Questa infatti la singolarissima
coscienza del sogno: si pensa e non si pensa coscienza di un mondo che le sarebbe opposto, come quello
della veglia. []

Quale s vi si d da scoprire! Caduto dalle supposte altezze della coscienza vigile, della sorveglianza e
del controllo, della proiezione e della differenziazione, ecco un s reso al suo moto pi intimo: quello del
ritorno in s. Che cos infatti questo s se non a s, per s? S che si rapporta a s e ritorna a se
stesso per essere ci che : s. Io non fa un s, perch io non fa ritorno: io, al contrario, fugge, sia
rivolgendosi al mondo sia ritirandosi da esso, ma proprio per perdere la sua puntuale distinzione di io
(ossia anche di tu, o ancora beneficiario di un noi o di un voi). Io casco dal sonno e, al tempo
stesso, mi cancello in quanto io. Io casco in me e me cade in s []

Non essere pi proprio, non essere pi propriamente nel rapporto della propriet di s ma, pi
profondamente e oscuramente, essere di s in modo tale che la questione del proprio tende a
cancellarsi (sono proprio io? Sono propriamente ci che io sono, ci che ho da essere?): questo implica il
dormire in quanto richiede il dissolvimento della domanda e dellinquietudine che la anima.[1]

- Tutti dormono, Mr Worth. Spero non voglia tentare di convincermi, n ora n in futuro, di non aver mai
dormito negli ultimi dodici anni.

- Ho dormito ben poco disse Terry. Magari lei dir che me lo sono immaginato. che lho sognato o non so
che altro ancora. Ma si pu sognare di non dormire?

- Certo. Succede piuttosto spesso.[2]

Quanto sonno a settembre Nel romanzo di Coe ci sono sogni che guidano unintera esistenza fino a
modificare la carne, allucinazioni, eventi che si concatenano rispondendo ad una regola del gioco che
viene offerta al lettore. Il tutto calato in un torpore sonnolento che contagia il paesaggio e i protagonisti.
Il sonno procede per stadi finch, nella fase rem, le pulsioni trovano espressione e i desideri sappagano.
La precisione, quasi macchinica, del ritmo, aggancia nella lettura ma poi, dopo, lascia un residuo amaro.

Lo stesso Coe d vita ad un congegno narrativo altrettanto efficace ma pi emozionante in La pioggia


prima che cada. Fallisce invece in Circolo chiuso, che pi che chiuso claustrofobico.

Altrettanto chiuso il giocattolo di Inception, dove Nolan, a patto di abbandonare ogni personale
paradigma sulla natura del sogno, costruisce unarchitettura di coerenze interne, di precisioni
millimetriche e suggestive, due ore e mezza di matrioska (pseudo)onirica. Il film bello, anche nelle sue
scene dazione con buona pace dei detrattori e forse il solo paradosso nel margine di creativit
lasciato allinterno di un universo le cui regole di autoproduzione sono tanto rigidamente enunciate.

Molto pi creativa parsa la follia, tardivamente recuperata, dello stesso Di Caprio nelle brume di
Shutter Island, con la fotografia, quella s, veramente onirica

Gli incubi peggiori, in ogni caso, sono i sogni ad occhi aperti, come sembra suggerire, con la sua
formulazione classica, verrebbe da dire solida se non fosse abusato, The american.

C poi il di-sperato protagonista di My son my son what have ye done (un film di Herzog? di Lynch?
difficile stabilire quale presenza sia pi forte, se quella del produttore o del regista), che vorrebbe partire
In luna di miele sulla luna, inchiodato al centro del palindromo, in una ricerca, fallita in partenza, di
senso, di direzione interpretativa, di cadrage. Ma al mattino, con la tazza del caff in mano, non ci sono
risvegli possibili

anche perch, come suggerisce Nolan, il risveglio nella caduta e allora il cerchio si chiude, cascare dal
sonno e cascare dal sonno, con un limbo di s indistinto in agguato, alle soglie della nostra veglia

[1] Jean-Luc Nancy, Cascare dal sonno, Raffaello Cortina editore 2009.

[2] Jonathan Coe, La casa del sonno, Feltrinelli 2009.

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gioved 2 settembre 2010


summertime

Nel 1982 cera una cittadina sul mare, un filo di costa bordato di pini curvi sullacqua;
cera una bambina di quattro anni, Marina, che giocava con una bambina di sei, le
raccontava dei litigi con la madre, di piccole malefatte e punizioni, di un dito tagliato
affettando il pane lo raccontava nella sua lingua slava, laltra bambina rispondeva in
italiano in una comunicazione incomprensibile agli adulti. Cera la pensione della madre
di Marina, una casa bianca con una scala esterna, un bar al piano terra e il mare appena
di fronte. Cerano cartoline delle vacanze affrancate con leffigie di un maresciallo
morto due anni prima. Cera un ristorante con un melograno nel cortile, risotti al nero di
seppia, serate tiepide e sonnolente dopo ore di sole, polpettine speziate, parole
straniere da balbettare vezzosa. Cera un ponticello sul mare dove guidare cauti.

Oggi c una cittadina sul mare, lo stesso filo di costa bordato di pini, interrotti da
grandi alberghi, squallidi esperimenti architettonici simili ad arnie. Non c pi la
pensione della madre di Marina, di cui sembrava tanto fiera, il suo bar, la strada da
attraversare per raggiungere il mare. In 1992, you know cerca di spiegare un vecchio
signore, abbassando un momento lo sguardo. Tutta la strada non esiste pi, non c il
ponticello sullacqua ed ora si circola a doppio senso sulla nuova colata dasfalto, che
conduce ai nuovi alberghi le nuove folle di turisti (turisti da paesi che nel 1982 non si
incontravano spesso, da paesi che nel 1982 non esistevano neppure).
C ancora il ristorante, il suo proprietario dagli occhi azzurri. C ancora il
melograno.

In 1992, you know No. Non so proprio nulla. Non sapevo nulla nel 1992 quando
vedevo la cittadina bombardata in tv, non sapevo nulla oggi, sul ponte di Mostar
ricostruito, mentre scrutavo i buchi delle granate nelle pietre centenarie precipitate
nellacqua. Non so nulla dellemozione ottusa di dolore provata.

Non so nulla del senso di colpa per tanto effimero sgomento. Non so nulla della guerra
che passa in tv e scivola via. Non so nulla perch, forse, non c cognizione possibile.
Perch capire significa accogliere in s, e allora il rifiuto forse pi sano
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mercoled 4 agosto 2010


dei rapporti di potere

Dimmi perch ti desidero ancora, perch il tuo nome ritorna


come l'ascia alla ferita in una amara visita di mezzanotte,
ai bordi di un cimitero dove larve moltiplicano
umide bave, infinito inventario di goffagini,
dimmelo dal nulla dietro cui adesso ti barrichi, dimmi
perch mi basta comporre un meccanismo elementare di sillabe,
digitare nel cuore della nebbia le cifre del tuo nome
per essere nella solitudine
sopraffatto dalla speranza di una impercettibile migrazione di dita nei miei capelli,
di una fraganza in cui abita il muschio.
(J. Cortzar, Aftermath)

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venerd 23 luglio 2010


the river
Lasciar languire un blog non certo una bella cosa. Tuttavia le cose accadono, cadono,
precipitano e le parole non gli stanno dietro. Anche perch nominare sarebbe
individuare, conoscere E invece ci sono flussi in cui trovarsi immersi, con lacqua alla
gola. A sedimentarsi solo emozioni brute, sul fondo. Un fondo melmoso in cui difficile
sostenere il registro di una scrittura pubblica senza scivolare, inciampare, impantanarsi
nelle pieghe dellintimit
Dopo tante settimane dovrei iniziare con dei ringraziamenti, in ordine sparso. Il primo va
ad un romanzo cos potente da fare della lettura in certi passaggi unesperienza fisica,
tattile, disturbante: Santa Mira di Gabriele Frasca. Romanzo che fa desiderare lamicizia
per condividerlo e parlarne (con tutto il pudore di pensare al volto dellautore via via
che proseguivo).
Seguendo la scia di pi associazioni possibili, ma soprattutto quella di una pi ampia
gratitudine, le linee nere di Luk con Refusenik, che hanno aperto una faglia nel pensiero
(riuscir a saltare abbastanza in l? bella domanda. mi sto impantanando). Ci che pi
mi piace il racchiudere nel bianco, l dove la punta di pennarello/pennello non si
posa, spazio, colore, temperatura Peccato debba essere privilegio per pochi/giubilo
nellelezione
seguendo il greto del fiume, il colore c, ma tradisce la linea per farsi altro in Rosso
oltremare, di Manuele Fior: nello sdoppiarsi delle vicende il filo continuo di un corpo
che attraversa il tempo, con la sua essenza greve.
E ancora il corpo e il suo maldestro posizionarsi nel tratto, solo apparentemente pi
intellegibile, di Alfred, Non morir da preda.
Anche a volersi storioni, non sempre caviale (reminiscenza di stolte letture
adolescenziali) e si incappa in soggetti meno intriganti, come il Blotch di Blutch. Ma poi,
per fortuna, Etienne Schrder racconta in bianco e nero le sue Amare stagioni.
Lidea del corpo, la sua immagine, unica zavorra, mi suggestiona anche al cinema. Ed
per questa ragione che la Ragonese, col suo sorriso sottile e di lana vestita, in Dieci
inverni, mi illanguidisce (al pari della bislacca ma accattivante ipotesi che due corpi
possano cercarsi nel tempo, schivarsi, perdersi altrove e ritrovarsi in un qui sospeso nel
dopo).
Ancora il corpo, i corpi, il sesso sembrano essere lunica via di fuga, in primo luogo da
un s represso e smarrito, in Io sono lamore di E. Gabriellini (certo, quando il corpo
quello diafano e sfuggente di Tilda Swinton tutto appare pi facile, anche digerire la
lentezza e lincongruente).
E dopo, recuperando, precariamente, la riva, guardando allo specchio dellacqua:
Bilan
Alla fine non rimane che distanza,
stili, sciocchezze affettuose,
e sempre di pi qualcosa di meno, miseria
in cui tuttavia si sta comodi.
Sempre di meno qualcosa di pi.
Vita,
pantaloni con toppe alle ginocchia,
pianticella di lattuga agliata
per la cocorita
(Julio Cortzar, Ultimo round, trad. di E. Mogavero)
Sembrerebbe indispensabile, per chiudere, poter condividere un sapore, come quello
della birra amara, o un suono. ah, ma quello si pu:

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marted 15 giugno 2010
a parole sue

passato di tutto. la primavera la morte la rabbia il panico lo sgomento il sollievo gli amici le case
le cose i denti le pellicole. resta molto, ma non le parole per dirlo. e allora tanto vale... a parole sue

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sabato 27 marzo 2010


che fretta c'era maledetta primavera
Sempre pi difficile tenere il passo e scrivere, tra lavoro e inquietudini. Sono passati un certo numero di
film, ma non quanti avrei voluto. Partiamo dallultimo, lultimo Ozpetek (Le mine vaganti), che dopo
essersi lasciato andare a insopportabili drammoni ha fatto un film corretto, molto malinconico sotto la
commedia, misurato ed emozionante, con attori che appaiono pi belli e pi bravi del loro solito (la met
viene dalla fiction).

Ottimo giro di cineforum che ha proposto un Loach meno senile (Il mio amico Eric), indubbiamente
consolatorio ma che non tralascia durezze (fino a che punto pu essere consolatoria la schizofrenia?).

Ha fatto seguito il decisamente pi faticoso Welcome di Philippe Lioret: il suo peggior limite nella
recitazione gommosa di Lindon, allinterno di una storia dalla durezza senza sconti, che ne invece il
maggior pregio.

Giustamente divertente poi, su una struttura da commedia molto classica, il tedesco Soul Kitchen di Fatih
Akin, con una menzione speciale ai titoli di coda.

Televisivamente tempo di attesi ritorni. Riprende Dexter, che alla quarta stagione riesce ancora a
trovare spunti fortunati e appassionanti. Riparte anche Flash forward, dopo la bizzarra pausa di tre mesi,
e inizia a sciogliere, in modo convincente, alcune delle questioni che si erano un po pesantemente
accumulate nei primi dieci episodi.

E ricominciato anche Boris, che in questa stagione pare insistere di pi sulla pretesa qualit televisiva: la
tenuta comica c, ma inizia ad essere ripetitiva. Ha decisamente deluso, dopo un pilota promettente,
Bored to death, mentre invece, sebbene la sit-com non potr mai essere il mio genere delezione, inizia a
piacere il recuperato My name is Earl, il cui protagonista dal fascino gonzo si muove in una fotografia che
richiama il compianto Malcolm.

Citazione del mese: Il mondo deve essere abbastanza grande per contenere ogni mio errore

Colonna sonora:

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gioved 28 gennaio 2010


upgrade (l'inizio dell'anno iniziato da un pezzo)
Bisognerebbe scrivere e bisognerebbe lavorare. Bisognerebbe impegnarsi, nelle azioni di routine e
negli sguardi alle persone che ci stanno intorno, spesso attonite, a volte sofferenti. Bisognerebbe
smettere di arrancare ad essere ci che non si riesce, ci per cui non si ha la stoffa. Ma bisognerebbe
anche darsi tregua, darsi fiato, darsi tempo, darsi cura, ogni tanto

Folioterapia, rannicchiandosi tra le pagine quando Fuori troppo altro, troppo grande e minaccioso.
Una donna spezzata di Simone de Beauvoir, ad esempio, per camminare a passi lenti sulla via del
tradimento, della narrazione di s smentita e mortificata, delle proprie certezze messe alla berlina.
Probabilemente lei, con la sua buona educazione e un bel paio di stampelle ideologiche, una via di
fuga dalla solitudine la vedeva, alla fine del dolore, una celata possibilit di essere madre o
compagna anche oltre clichs Fatto sta che sono trascorsi pi di quarantanni, che le nostri madri
hanno probabilmente perso la partita con gli ideali, con i loro compagni pi deboli oggi di ieri
Mi sono messa a piangere sulla sua spalla; lui mi accarezzava i capelli.
- Non piangere, non voglio che tu sia infelice. Ti voglio tanto bene.
- Mi hai detto che non mi amavi pi da otto anni.
- Ma no. Te lho detto, che non era vero. Ti voglio bene, moltissimo.
- Ma non mi ami pi damore?
- Ci sono tante specie damore.
Ci siamo seduti, abbiamo parlato. Io gli parlavo come a Isabelle o a Marie Lambert, con
confidenza, con amicizia, con distacco: come se non si fosse trattato di noi, della nostra storia. Era
un problema che discutevamo, imparzialmente, gratuitamente, come avevamo discusso di tanti
altri. Io mi sono di nuovo stupita del suo silenzio durato per otto anni. Lui mi ha ripetuto:
- Dicevi che saresti morta di dolore
- Eri tu che me lo facevi dire: lidea di uninfedelt sembrava darti una tale angoscia
- Infatti mi angosciava. E per questo che tacevo: perch tutto continuasse come se non ti tradissi
era un fatto magico e poi, naturalmente, mi vergognavo

Quanto a donne in difficolt c stato anche, di passaggio, La passione di Artemisia di Susan


Vreeland.
Dopo tante lacrime sono tornata ai classici, ch lironia di Sterne mi traesse in salvo (La vita e le
opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo), ricollocando le inezie quotidiane nelle giuste proporzioni
di un quadro pi ampio e variegato [ma non ancora finito].
Battuta darresto sulle figure: Luomo che cammina di Taniguchi troppo serafico per questi giorni
inquieti e forse mi riconosco pi facilmente nel Gourmet che indaga sapori, come a riempire un
vuoto enorme (nel volumetto economico Repubblica di qualche stagione fa).
E poi, finalmente, stato pubblicato in Italia (oh, quanto lavevo atteso!) Chris Ware: Jimmy
Corrigan, il ragazzo pi in gamba sulla terra non pu esser detto, va letto e basta.

Dovendo prima o poi mettere il naso fuori, si pu addirittura scoprire un bel film italiano, che non
segue necessariamente le soluzioni visive e narrative pi scontate: La doppia ora di Giuseppe
Capotondi. Delude invece zio Sam con un Mondo dei replicanti un po stucchevole, e non convince
del tutto la perfida Albione, con una rilettura di Sherlock Holmes un po troppo vitaminica, che
guarda a Gregory House (a detta di Roberto), ma con buon ritmo e discrete scenografie (digitali).

Colonna sonora dei tradimenti:

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venerd 4 dicembre 2009
Per grandi e piccini
Lettura a colori, favole e fumetti negli ultimi giorni. Felici esiti dei suggerimenti amicali.

I dolori sono mostriciattoli in bianco e nero che si dondolano e si aggrappano alle pieghe della nostra
pancia mentre creature sbilenche, mostri depressi, animali improbabili popolano i racconti di Roman Dirge
(I mostri nel mio pancino Elliot ed.): la traduzione delle rime talvolta arranca, ma le sfumature di grigio,
i vuoti occhietti tondi pieni di sgomento che popolano le pagine colmano tutte le lacune.

Semplicemente perfetto, ma di una semplicit che profonda e intensa e complessa lalbo di Wolf
Erlbruch La grande domanda (edizioni e/o). Le grandi figure a collage si stagliano sul bianco caldo del
foglio, spazio illimitato oltre il margine di cartoncino Poetico, se significa emozionante e straniante, ma
pi solare, meno struggente de Lanatra, la morte e il tulipano, che resta il mio preferito.

A conferma delle piacevoli sensazioni ricavate dalla lettura di Animals, Bastien Vivs con Il gusto del cloro
(Blackvelvet ed.) descrive tutto un ventaglio di emozioni quotidiane, banali, una storia fatta di silenzio e
eventi minimali, in un esercizio quasi monocromatico dove spesso il tratto lascia il passo alle macchie
compatte di colore.

Ho trovato belle le storie ma poco nelle mie corde i disegni di Jean-Claude Denis in Qualche mese a
LAmlie (Coconino press). Lo stile mi pare si inserisca pienamente nella tradizione francese ma la
costruzione delle tavole non sembra adattarsi alla materia del racconto, che resta quasi una cosa a s.

Sempre riuscite invece le storie di Gipi, tanto quando affidate agli scarni e un po sporchi tratti di penna
che quando si stendono lungo le pennellate dacquerello. Qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa
di veramente bello in Diario di fiume e altre storie, per Coconino press.

[special thanks to Francesca, Antonio, Internazionale]

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venerd 27 novembre 2009


... e 3

Lavoro in corso, lavori terminati. Giorni di sole quasi estivo e pioggia torrenziale di ritorno. Una
primavera fuori tempo nella testa
Con il giusto controllo sono andata incontro ad alcune storie di perdita e spaesamento. Al cinema un
non molto riuscito film italiano, Tris di donne e abiti nuziali di Vincenzo Terracciano, troppo
assorto sul protagonista ed i primi piani per ottenere un buon risultato, ed un peccato. Fortissimo e
coinvolgente invece il quasi documentario Below sea level di Gianfranco Rosi. Il regista ha seguito
per cinque anni un gruppo di homeless che vive nel deserto californiano, senza acqua, senza
elettricit Per quasi due ore si percorre il crinale tra la normalit e il fuori, tra dolori covati,
desideri non sopiti e faticose prese di coscienza. Il regista era in sala ed ha confermato, nei suoi
aneddoti, la forza di alcune riprese. Molto efficace la fotografia.
Addii e perdita anche nel breve romanzo di Philip Roth Everyman. Attraverso un racconto in terza
persona che si fa soggettiva emotiva recupera la vita di un uomo qualunque, del suo corpo malato,
delle sue passioni, della difficolt di andare incontro al limite, ed accoglierlo.
Altre volte i limiti sono semplicemente mentali, come suggerisce Luomo che fissa le capre, elogio
postumo a Timothy Leary zeppo di citazioni e metacitazioni, dove gli attori fanno il verso alla
propria carriera in un pastiche a met tra i Cohen e il Gillian di Paura e delirio divertente, a tratti
esilarante, ma senza profondit.
La potenza salvifica del chiudersi in una sala buia confermata, oltre che dallestetica dello
squallido che pervade il tuttintorno, anche dagli esiti fallimentari dei noleggi video:
The spirit di Miller un pendolo che oscilla tra la noia e linsulso, gridando vendetta al cospetto del
dio Eisner. Altrettanto ignobile il moralistico Live! di Bill Guttentag, dove le pur sode rotondit di
Eva Mendes appare evidente che non sostengono 96 di pellicola (e tantomeno le ernie inguinali del
pubblico).
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mercoled 18 novembre 2009


due di due

La settimana scorsa un film svedese ha fornito la prova - ennesima - di quante scelleratezze si


producano nel mercato italiano. I trailer in sala e in tv di Una soluzione razionale lo facevanno
apparire come una commediola sulle coppie allargate. Si tratta invece di un film drammatico, che
sicuramente guarda a Bergman ma con la disillusione di alcuni decenni pi tardi, con dialoghi
minimali, con la ferocia banale della quotidianit, smorzando i toni ogni volta che si desiderebbe un
exploit, facendo un po' soffrire il pubblico. Un film tutto sommato abbastanza bello, con attori bravi
(ma inseriti in una fotografia cos scandinava da sembrare quasi clich, ahim).
Ancora cinema italiano: solidamente convinta che Il grande sogno sarebbe stata una clamorosa
cazzata mi sono, solo in parte, ricreduta. Gli attori se la cavano, specie Jasmine Trinca. I personaggi
non sono stereotipati come accade ad esempio nel '68 di Giordana (il pi banale il
Libero/Argentero, mentre quello scritto meglio, nelle sue contraddizioni e incompletezze, proprio
Laura/Trinca). Nel complesso il film non fa n mitologia n superflua autocritica. Mi parso
interessante, e spero sia frutto di un intento preciso, il trattamento in parte televisivo delle immagini,
la commistione di repertorio e sequenze invecchiate che pare suggerire una riflessione su come
l'immagine mediale intervenga a costruire e persino a riscrivere la memoria di chi degli eventi
stato protagonista. Di tanta banalit, tra il nostalgico e il dissacratorio, che avvolge il ricordo di quei
fatti questo film ha il merito di ci che non fa.
Una nota autobiografica: mi ha fatto sorridere rendermi conto che i gruppi di studio proposti
durante l'occupazione sono esattamente gli stessi che, 21 anni pi tardi, vennero organizzati nella
mia prima autogestione (Genovesi, Pantera...)
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marted 17 novembre 2009


autocitazione, in un certo senso

Ho scoperto di recente l'esistenza di una poesia che porta il mio nome e che in realt proprio di me
parla. Si badi, non si tratta mica di cazzate alla Bondi (altra tautologia, esagero ultimamente) bens
di una raccolta di poesie di un vecchio amico di mia madre che, all'epoca del ricordo che deve
averlo ispirato, per me era una enigmatica figura sottile con i baffi, spesso silenzioso, che si assunse
l'onere di una (allora, preinternet) complicata ricerca sul mio onomastico e l'origine del mio nome.
Insomma, adesso c' questa raccolta di poesie, di cui alcune davvero belle, che ha persino una
prefazione di Agamben. Lui si chiama Francesco Nappo e questa Sera della piccola Nadia mi
riporta molto lontano, a quegli anni '80 non ancora intrisi di pop scadente e sofferenza, in cui la casa
di mia nonna era l'unica idea di casa che sapessi concepire, i miei genitori, in realt tanto giovani,
mi apparivano sicuri e sorridenti e c'era sempre il sole, anche sotto la pioggia...
Guarda: danza la figlia
appare e dispare
da tutte le stanze
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domenica 8 novembre 2009


alti e bassi

Passati i morbi si torna finalmente al cinema. Up in 3d molto bello pur senza aggiungere nulla di
nuovo sul piano dei temi o dello stile, anzi, si presenta come un racconto piuttosto tradizionale, ma i
personaggi sono simpatici, la storia commovente e i tempi perfetti. (Ok, non wall-e, ma non pu
esser sempre caviale). Altro film che mi sentirei di definire "tradizionale" il Nemico pubblico di
Michael Mann: un gangster movie con note mlo che non fa la caricatura al genere ma tenta
piuttosto di recuperarne la lezione dell'et dell'oro, come viene esplicitato verso la fine. Bravi gli
attori e bella la fotografia, meno sopra le righe che in altri film di Mann. La ricostruzione delle
ambientazioni ha inoltre il pregio di non scadere nel vintage. Insomma, un film bello soprattutto per
ci che non fa... Nota positiva, anche se piccola piccola, se la becca pure un film italiano piccolo
piccolo (riconosco la tautologia), Cosmonauta.
Devo invece segnalare la forte noia procuratami da Kung fu Panda, a conferma del mio scarso
feeling con le produzioni Dreamworks. Chiudo con una lista di film superflui, a monito dei lettori:
Il patto dei lupi, L'ombra del sospetto, L'uomo che ama, La fiera delle vanit.
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domenica 25 ottobre 2009


morbi
Lautunno si inoltra e la mia lista malanni cresce Stavolta si trattato di una travolgente epidemia
familiare. Tra un dolore e laltro, di natura fisica e no, e blogspot che fagocita post in fieri, non c molto
di cui dover rendere conto.

Frost/Nixon stato lennesimo film inutile di Howard, il quale si mostra sempre pi legato al genere C
stato Tarantino, che parso bello, s, ma affatto epocale come altri hanno trovato. In dvd The Oxford
murders, che ha pure una bella fotografia e lidea sarebbe efficace ma il ritmo imperfetto. E allora
meglio la tv, dove elargendo il proprio obolo a Murdoch si possono godere i benefici dei primi episodi di
Flash forward (che potr anche essere lennesima serie che scompone e moltiplica le linee temporali ma
accidenti per ora lo fa proprio bene). Alla terza stagione invece Dexter perde un po di mordente, ma la
fidelizzazione oramai troppo forte

Dalle immagini in movimento ai movimenti in immagini va decisamente meglio e quindi le notti cupe
trovano consolazione nelle figure oniriche di Taniguchi (La montagna magica), le inquietudini sentimentali
nel bianco e nero di Judith Vanistendael (Sofie e Abou) e i momenti di sconforto professionale
nellottimismo dal tratto incerto di Sualzo (Limprovvisatore).

Gli scampoli di tempo graziati dalle emicranie influenzali per ora sono dedicati allultimo romanzo di Nick
Cave (La morte di Bunny Munro), che pare confermare tutte le belle sensazioni dellormai ventennale E
lasina vide langelo.

[E spero che tanto basti a Iosif il censore, la cui vicinanza mi viralmente preclusa]

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venerd 2 ottobre 2009
tempus fugit

Il tempo scivola svelto e, tra un'influenza e una summer shool, gli unici rilievi sono le escursioni
cinematografiche. Recuperarato al cineforum The reader, in cui il corpo sempre pi bello di Kate
Winslet percorre un viaggio struggente nell'intimit e nella vergogna. Il film rischiava grosso,
avrebbe potuto facilmente scivolare nella retorica della colpa, e invece Daldry a mio avviso si tiene
in equilibrio sul filo, lasciando che lo sguardo di Bruno Ganz o la maschera di Fiennes esprimano
ci che sarebbe ridondante dire.
Sebbene il pubblico in sala non sembrasse gradire, a me invece piaciuto Cheri, di Frears (realizzo
adesso che tutti i film di Frears mi piacciono...) in cui sulle - poche - rughe della Pfeiffer si
costruisce l'architettura sadica della relazione amorosa.
Ben girato e ben recitato, anche se non altrettanto convincente nella sceneggiatura, La custode di
mia sorella, di Cassavetes jr, che non il voglia di tenerezza di fine decennio, ma si avvicina, e
forse troppo... Sar stato per eccessive aspettative, o perch il piccolo schermo inevitabilmente
mortifica, ma The wrestler non ha suscitato entusiasmi: per quanto si possa apprezzare il coraggio
di Rourke nell'esporre il proprio corpo martoriato dal tempo, inizio ad essere stanca di vedere
quando gli stati uniti possano essere una terra senza speranza. Una vera crisi di claustrofobia mi ha
poi provocato Io sono leggenda (dimostrando che se l'avevo evitato in sala, il mio intuito aveva
ragione). L'ultima nota, tutta positiva, va a District 9, oscillante tra l'ironia e il grottesco, perfetto
nelle scelte stilistiche e in tutto ci che decide di lasciare in sospeso... ottimo cocktail di gamberi :-)
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marted 1 settembre 2009


impressioni d'agosto
Ritornata mesta alla calura soffocante di Napoli, mi arrabatto con difficolt tra il mio libro che non vede
la via e poche ore di sole puteolano, stesa come una cotoletta tentando di non pensarci troppo, finendo
inevitabilmente a pensarci molto

Gli arretrati che avrebbero meritato condivisione si sono accumulati nelle settimane e oramai non trovano
pi il loro senso. Ci sono stati Pomigliano e Vico e Mercogliano con le loro serate jazz, gratuite o
economiche, c stato Sandoval che un po tamarro, ma un tamarro meraviglioso, Bosso, che quando sta
sul palco ha unaria modesta che te lo fa simpatico, musicisti di colore ottantenni con unenergia che io
ahim neppure a ventanni, e pianiste orientali che ogni nota sembrato la stesse suonando sulle tue
vertebre, per il fremito

Ci sono stati, talvolta fugaci, gli amici, i loro piccoli figli, lemozione anche di solo un breve messaggio.
C stato il Portogallo (che trover a breve il suo spazio) e Venezia.

Ecco, due righe per la Biennale ci vogliono, ma non saranno benevole: pi che Fare mondi avrebbe dovuto
chiamarsi andare da fermi, ch francamente la sensazione pi forte stata unassenza di direzioni e di
cose da dire, da fare. Ci che pure piaciuto non sempre parso nuovo (Barcel al padiglione spagnolo, il
lavoro sul tempo di Forgacs al padiglione ungherese, gli ospiti inquietanti di Wodiczko al padiglione
polacco) mentre, nellinsieme, i padiglioni nazionali sembravano allestiti in modo sciatto, senza progetto.
Il palazzo delle esposizioni ha riservato qualche magra sorpresa (Saraceno, Starling ma soprattutto
Djurberg) mentre il padiglione italia nel complesso imbarazzante (con le eccezioni di Berruti e Demetz).
LArsenale larsenale, ma lo a prescindere da ci che lo occupa. Con molti nonostante una citt che si
fa museo aperto (essendo gi, di per s, stucchevole museo en plein air) rapisce comunque, soprattutto
liberandosi dalla dittatura dei pannelli gialli e lasciandosi andare tra i vicoli a casaccio, rischiando nel buio
di finire nellacqua, infilandosi nelle chiese o nelle dimore che ospitano la partecipazioni nazionali e gli
eventi collaterali, o maledicendo le zanzare per poi inspirare lodore del salmastro e sentirsi, inebetiti,
altrove. Poi c lessere insieme, a tratti sereni, e lincontrare persone nuove lieti che esistano.

Agosto stato punteggiato, oltre che di morsi di zanzara, di buone letture: Richard Yates, in primis, con
Easter parade e Una buona scuola (Undici solitudini mi attendono stasera), Saramago con i suoi Oggetti,
quasi, le Estasi culinarie della Burbery, Porno ogni giorno di M.Virgilio e Terre in disordine a cura di
Braucci e Laffi.

Ovviamente poco cinema, ma Louise Michel mi ha divertito, pur avendolo trovato, in fondo, furbamente
compiaciuto. Bellissimo invece Tony Manero, che istituisce un parallelo spietato tra miseria individuale e
civile. Il mese si chiuso con lultimo Frears, Chri, che, in barba ai pareri di Internazionale, a me e
Roberto piaciuto. In tv abbiamo poi intercettato il Baumbach de Il matrimonio di mia sorella, che
recupera le tematiche di Il calamaro e la balena ma le sviluppa in un tono pi greve e claustrofobico,
sostenuto dagli attori. Sul remake di The fog preferisco tacere. E' tornato settembre e ci vuole proprio la
PFM ad introdurlo, mi pare...

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gioved 9 luglio 2009


....fa caldo

Troppi giorni che trascorrono senza avvenimenti epocali. Tanto per esser chiari, appare evidente che
la nostra attenzione s' fatta troppo effimera per cogliere la portata degli eventi. E dunque
l'entusiamo demenzialrock per I love rock e il nodo all'intestino dopo l'animazione da capitan
america di Valzer con Bashir (ma non, non l'animazione a far venire il nodo, anche se con la sua
elementarit produce effetti talvolta poetici) evaporano mentre attraverso rivoluzioni esistenziali (o
semplici rivolte) con attitudine blase. In fondo anche le grandi cerimonie mediatiche hanno fatto il
loro tempo e non tirano pi (vedi MJ). Un altro Ellroy, cos uguale a se stesso e perci cos
avvincente (Il grande nulla) ha accompagnato le notti torride. Con un pizzico di repressione qui e di
xenofobia l, tra una laccata di unghie e un summit mondiale affronteremo l'estate in forma
smagliante...
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sabato 13 giugno 2009


il passato una terra assolata
Un nuovo fumetto, un vecchio film. Fil rouge: il peso del passato, la sua leggerezza.
Il film Il grande freddo di Kasdan, alla n-esima visione. Il fumetto Perch ho ucciso Pierre di
Olivier Ka e Alfred (trad. ita. Tunu 2009).
E in entrambi il passato sta l, sospeso nello spazio luminoso e irreale del ricordo, sottoposto al
doloroso scandaglio del qui ed ora, dei racconti che ognuno ha fatto di s... Del film sarebbe
ridondante scrivere, del fumetto - dovutamente premiato - colpiscono i colori e la tecnica mista di
Alfred, che delineano in modo bello e forte le emozioni del racconto. In entrambi il passato si
dissolve in un mito positivo e il presente carico di assenza, di fatica a comprendere come si sia
evoluti, o involuti, in ci che si diventati. Echi biografici aggiungono un po' di suggestione (la
generazione dei miei genitori del film, quella dei figli come me sulla carta). In entrambi la
genitorialit, anche se in un margine apparente, si profila come spazio di ottimismo e costruzione....
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venerd 29 maggio 2009


vincere

L'ultimo film di Bellocchio, Vincere, mi piaciuto. Le due ore abbondanti trascorrono senza
pesantezza, anche se il ritmo della narrazione non pu dirsi serrato... Timi e Mezzogiorno sono
bravi, intensi senza eccessi. Lo stile ibrido e sembra parodiare la cifra postmoderna con il ricorso
ai filmati d'archivio, le ricostruzioni in b/n, le ricorrenti visioni cinematografiche, i caratteri
sovraimpressi... in fondo, sembra ammettere il regista, sono un uomo d'altri tempi che tenta di
ricostruire il filo del presente con fatica. L'aspetto pi coinvolgente del film sicuramente nel
percorso di violenza che lega Mussolini alla Dalser, che si fa sintesi della violenza sui corpi
femminili, e poi sul corpo civile: le lunghe e dettagliate scene di sesso esprimono la forza
dell'abuso, ancor pi doloroso a vedersi per la totale condiscenza, piegata da un desiderio cieco, di
lei.
Oltre a tutto ci si ritrovano i temi che Bellocchio porta con s gi da I pugni in tasca: un feroce
anticlericalismo, uno sguardo lucido sulla perversione che si annida nei modelli familiari, la
consepevolezza piena del portato politico delle nozioni di follia e normalit.
A conti fatti, il richiamo al presente appare pi forte e meno retorico di quanto la stampa abbia
voluto far credere...
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mercoled 27 maggio 2009


2+1
Il cinema continua a vedermi poco. Ad eccezione del cineforum del marted. Visto Giulia non esce
la sera, che come i due precedenti film di Piccioni usa molto il primo piano a marcare la distanza
anzich esprimere prossimit, racconta le vite semplificando la tragedia, come se il tempo scorresse
su tutto e la camera con lui. Questo film non ha neppure il lieto fine, per quanto sospeso, dei
precedenti, e mi parso sinceramente bello, anche grazie all'interpretazione, inattesa, di
Mastandrea. Due partite di Monteleone invece non funziona, non si distacca abbastanza dalla forma
teatrale (vorrebbe farlo con un uso stavolta eccessivo del primo piano) e non rende giustizia alle
attrici, che sembrano in leggero dcalage con i testi e le scenografie. La seconda parte, quella delle
figlie (delle protagoniste della prima), appare pi credibile, e meno fissata nei clichs.
Dove il cinema non ha guizzi, il fronte fumetto continua ad esaltarmi. E non poteva andare
diversamente dopo il tardivo acquisto e la famelica lettura della Trilogia di Will Eisner (Contratto
con Dio - La forza della vita - Dropsie avenue), ed. Fandango. La profondit del bianco e nero, la
forza delle narrazioni in cui il fuoco si sposta continuamente, il trascorrere ineluttabile del tempo
che nulla sottrae alla forza degli individui, con le loro piccole storie, le passioni e i dolori e su tutto
la forza della metropoli, del mutamento... strepitoso e avvincente.
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luned 25 maggio 2009


suggestioni

Un aprs-midi l, dans la rue du Jourdain,


on peut dire qu'on tait bien,
assis la terrasse du caf d'en face
on voyait notre appartement.

Je ne sais plus si nous nous tions tus


ou si nous parlions tout bas l au caf d'en bas,
mais je revois trs bien la table et tes mains,
le th, le caf et le sucre ct.

Puis d'un coup c'est parti, tout s'est effondr,


on n'a pas bien compris, tout a continu,
tandis qu'entre nous s'en allait l'quilibre,
plus jamais tranquilles, nous tombions du fil.

Cet aprs-midi l, dans la rue du jourdain,


en fait tout n'allait pas si bien,
assis la terrasse du caf d'en face
on voyait notre appartement,
si triste finalement avec nous dedans...

[Yann Tiersen, La terrasse]

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venerd 22 maggio 2009


dieta, cio... no...regime!
"Le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti'." [Berlusconi
21/05/2009]

Vi ricorda qualcosa? No??? Magari questo:

"Di che male abbiamo sofferto noi? Di un un prepotere del Parlamento. Quale il rimedio? Ridurre
il prepotere del Parlamento. Le grandi soluzioni non possono mai essere adottate dalle assemblee,
se le assemblee non sono state prima convenientemente preparate." [indovinate chi, la risposta in
fondo]

R: Mussolini 25/10/1925
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marted 19 maggio 2009


sodoma

Con circa un anno di ritardo, e per di pi su piccolo schermo, vedo Gomorra. Il film mi piace. Mi
era piaciuto anche il libro. Ma sono due cose radicalmente diverse, ben oltre l'evidenza del medium.
Il libro mi sono ritrovata a difenderlo in interminabili discussioni, precisando che non lo trovavo per
nulla ben scritto, che i passaggi con maggiori aspirazioni letterarie erano davvero brutti ma che,
anche se raccontava realt gi messe in luce da altri lavori, forse migliori, la vera qualit di Saviano
credevo fosse nel suo stesso limite: una scrittura un po' dozzinale e talvolta sensazionalistica, che ha
fatto s che il libro piacesse a decine di migliaia di persone, rendendo possibile una diffusione
dell'informazione di portata inattesa e inaudita*. Fermo restando poi il teorema di fondo (teso a
smantellare l'ipocrisia di quella borghesia pi o meno illuminata che ama deresponsabilizzarsi dietro
mistificatorie linee di confine tra bene e male, legalit e illegalit): la camorra prima di tutto
business e il sistema d'affari si articola in una concatenazione di attivit legali e delinquenziali in cui
tutto il sistema economico coinvolto.
Tutto questo nel film non c' (ad eccezione, forse, della linea narrativa di Pasquale). E tuttavia c'
molta pi narrazione. C' anche un'estetica dello squallore con cui Garrone lavora sin da
L'imbalsamatore. Ma questa volta, come non in passato, mi ha convinto. Probabilmente perch di
fronte alla forza di ci che si trova a raccontare, invece di esasperare lavora per sottrazione; e forse
per l'effetto alienante della lingua, faticosamente seguita anche da chi come me il dialetto lo
frequenta, e che si fa metafora della fatica di accettare, pi che comprendere, ci che l'immagine
sbatte in faccia.
Nel riconoscere i luoghi, lo skyline delle vele come le pinete tra Mondragone e il villaggio Coppola,
nell'ascoltare le stesse canzoni che ogni mattina, inopinatamente, arrivano a svegliarmi dalla radio
della vicina, non ho potuto non chiedermi che emozioni suscitassero in chi vive la libert di sentire
tutto ci esotico, laddove io lo riconosco e al tempo stesso lo rinnego, lo subisco, spesso, eppure lo
avverto alieno: quanto mi riguarda tutto ci? Quanto ci riguarda? Esiste poi questo ci? Questi
pensieri si sono riallacciati, in un crescendo di disagio, ai ricordi di sabato scorso, quando ho
trascorso l'intera mattina muovendomi in auto nello sconcertante degrado tra Afragola, Casoria e
aree limitrofe, dove le arterie stradali solcano terreni incolti, discariche a cielo aperto, conducendo a
centri commerciali tutti simili tra loro, sorti nell'arco di un decennio, moltiplicatisi come da spore su
quella terra intossicata. Nuclei vicini eppure separati da un vuoto che solo le automobili possono
tagliare, poich non c' vivibilit fuori dell'abitacolo privato, non c' sicurezza, non c' alternativa.
L'immagine agghiacciante di una modernit nata obsolescente, dove ci si perde, si gira a vuoto,
perch i segnali sono troppi, troppo piccoli, troppo diversi, perch non c' logica n orientamento,
n cosa pubblica.
Ed ecco ancora la sensazione di non saper posizionarsi: percepirsi isolati nella folla del centro
commerciale, gettati e fragili sulla striscia di asfalto, assenti a s stessi nella riflessione, atrofizzati e
impossibilitati nell'agire collettivo, frustrati nella rappresentanza politica. Ancora incapaci di
volgere lo sgomento in ragione, la rabbia in gesto, l'emozione in parole....

*ammetter una nota sprezzante in queste affermazioni, ma siamo pur sempre il paese in cui, anche leggendo poco, si
concesso che la tamaro e baricco diventassero best seller...
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mercoled 13 maggio 2009


de-visioni

Dopo molti rabbiosi post mancati, una pi tradizionale considerazione su qualche visione.
Avendo temporaneamente abbandonato le serie di sky alla prima puntata di Life on Mars, ho
ripiegato su una esecrabile successione di brutti film, che liquider rapidamente, come servizio di
pubblica utilit:
Questa notte ancora nostra di Genovese e Miniero: misero
Mai stata baciata di R. Gosnell: banale
Il rompiscatole di B.Stiller: al di sotto delle aspettative
Le cose che non so di lui di S. Grant: floscio e melenso
Nero bifamiliare di F. Zampaglione: patetico
Italians di G. Veronesi: insulso con cazzimma
Ex di F.Brizzi: scontato
La cospicua presenza di film italiani conferma il mio giudizio complessivo: il cinema nostrano
messo male. Tuttavia esula dal contesto la pellicola di ieri sera, che non a caso ha avuto un iter
travagliato ed una distribuzione ridottissima: Un altro pianeta, di Stefano Tummolini, un film sul
dolore e la fatica di affrontarlo, calato in uno scenario iperreale - il litorale laziale - nel quale i corpi
si posizionano con difficolt, attraversando il disagio. Bello.
Per il resto, cerco di dedicarmi ai fumetti e dopo la gratificante ma ormai lontana LMVDM di Gipi
mi piaciuto molto l'incontro di Tardi con le atmosfere di Lo Malet in 120, rue de la gare (che mi
ha riportato anche ai tempi lontani della mia tesi, con tutti i manifesti su cui lavoravo...).
Decisamente meno soddisfacente, nel tratto e nella storia, American born chinese, di Yang Gene
Luen.
Ci sarebbe altro da dire, parole rabbiose e considerazioni incazzate per le quali non c' lenimento
filmico o cartaceo, ma sar per la prossima volta...
Pubblicato da .... a 11:40 AM 2 commenti

sabato 18 aprile 2009


due cose giuste ne fanno sovente una sbagliata

..."Cadere nel vuoto come cadevo io, nessuno di voi sa cosa vuol dire. Per voi cadere sbattersi gi
dal ventesimo piano d'un grattacielo, o da un aeroplano che si guasta in volo: precipitare a testa
sotto, annaspare un po' nell'aria, ed ecco che la terra subito l, e ci si piglia una gran botta. Io vi
parlo invece di quando non c'era sotto nessuna terra n nient'altro di solido, neppure un corpo
celeste in lontananza capace di attirarti nella sua orbita. Si cadeva cos, indefinitamente, per un
tempo indefinito. Andavo gi nel vuoto fino all'estremo limite in fondo al quale pensabile che si
possa andare gi, e una volta l vedevo che quell'estremo limite doveva essere molto ma molto pi
sotto, lontanissimo, e continuavo a cadere per raggiungerlo. Non essendoci punti di riferimento
non avevo idea se la mia caduta fosse precipitosa o lenta... [I. Calvino -Le cosmicomiche]

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gioved 16 aprile 2009


un segno col gesso

Nel bello degli amici, ci sono i doni. Della loro presenza, evidentemente, ma anche i doni materiali
che poi sono carichi di immateriale... La scorsa settimana sono tornati a napoli Ivan e Maria, con i
quali ho tentato di guardare a questa dannata citt con occhi altri ed ho imbastito conversazioni in
un idioma non meglio definito, tra italiano, catalano e castigliano, con repentine incursioni nel
francese, quando proprio ci mancava la parola... Mi hanno portato in dono, per l'appunto, un
bellissimo fumetto di cui ignoravo tutto: Trazo de tiza di Miguelanxo Prado (trad. ita. Segno di
gesso, 001 edizioni). Sorvolando sulla mia ignoranza - pare si tratti di uno dei pi premiati fumetti
spagnoli di tutti i tempi - questo album bellissimo. Il tratto corposo (pastelli ad olio?), l'intensit
dei colori accompagna ed interpreta l'andamento emozionale del racconto, la storia suggestiva, il
dichiarato esperimento narrativo (perch siamo di fronte ad una novella grafica) riuscito. Non
manca neppure un compiaciuto omaggio a Pratt... Da donare, senza dubbio.
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venerd 27 marzo 2009


quoto

L'altra sera Auster citava Beckett (e gi ci stracitato): fallisci ancora. fallisci meglio.
(quanta possibile speranza. quanta inutile disperazione)
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marted 24 marzo 2009


due mostre
Semiweek-end romano per incontrare amici e bighellonare per mostre. Nel dettaglio, due:
Futurismo. Avanguardia - avanguardie e Giotto e il Trecento.
Per ragioni diverse sono rimasta insoddisfatta di entrambe.
La mostra sul futurismo piatta e didascalica come un manuale di educazione artistica: dieci sale
tematiche, un'ottantina di opere diligentemente disposte a ricostruire l'incontro tra futurismo e
tendenze coeve, nessun lampo di genio n accostamento inedito. Per chiunque abbia, una volta nella
vita, dato una scorta al succitato manuale, l'esposizione risulta francamente superflua.
La mostra su Giotto indubbiamente pi interessante, nell'impiego di diverse tecnologie e nella
ricchezza del percorso. Molto pi Trecento che Giotto, a conti fatti, ma non un limite. Il vero neo
dell'esposizione, a mio avviso, nel ricorrere a supporti tecnologici senza sfruttarne a fondo le
potenzialit: in un corridoio di monitor scorrono gli affreschi di Giotto, con dovizia di zoom sui
dettagli, ma purtroppo la definizione insufficiente (e quanto lo sia appare invece chiaro nell'unica
sala dotata di schermo Hd....). Nei due piani successivi si va incontro alla lezione del maestro nelle
diverse scuole regionali e alcune madonne da sole valgono la visita... Nel complesso tuttavia
l'allestimento non mi parso riuscito, brutte le luci, gli angoli del percorso, disorganico l'insieme...
la folla da prima settimana ha fatto il resto.
Pubblicato da .... a 6:40 PM 0 commenti

gioved 19 marzo 2009


collage

Corriere: "Aborti: aumentano le richieste. Colpa della crisi. Il dato riguarda le italiane. Tra le
immigrate si diffonde il fai-da-te"
Repubblica: "Scontro con l'Europa per le affermazioni sull'inutilit del preservativo. Il Vaticano non
arretra"
L'Unit: "Berlusconi: fare il premier mi fa schifo"
Ansa: "Gaza. raid israeliano. Due morti"
RaiNews24: "La fronda dei 101 del pdl"
Repubblica: "Brunetta: gli studenti dell'Onda vanno trattati come guerriglieri"
....cos, per accostamento casuale....
Pubblicato da .... a 11:47 AM 0 commenti

marted 17 marzo 2009


l'onda

Ieri sera ho visto "L'onda", il film di Dennis Gansel ispirato ad una storia veria. In sintesi, c' un
prof un po' fricchettone e una classe di oggi, tristemente globalizzata, ch Dortmund o Cesenatico la
differenza sfugge (ad eccezione dei genitori tedeschi, meno sessuofobici di quelli italiani,
indubbiamente). Il nostro prof decide di fare un esperimento didattico e l'esperimento funziona
come mai accade in laboratorio... Bastano sette giorni per fare di un gruppo di adolescenti confusi
(forse bisognerebbe scriverlo tuttattaccato adolescenticonfusi, inscindibile binomio) un manipolo di
fascisti. Bingo! Dopo quasi due ore resta il sospetto che per i suddetti giovani, che hanno assaporato
il gusto della coesione di gruppo e dell'individuazione del nemico come sfogo di ogni frustrazione,
la tragedia finale non basti a tornare "sulla retta via".... Sul film non c' nulla da eccepire, ben
girato, non rischia di risultare retorico perch i personaggi non sembrano tagliati con l'accetta,
indubbiamente efficace, godendo del bonus "storia vera". C' anche il bonus attualit per lo
spettatore italiota, tra i proclami dei 5 in condotta, parapsicologi che inneggiano alla disciplina, ai
nocheaiutanoacrescere e ai grembiulini (altra questione affrontata e egregiamente risolta nel film).
Certo, oltre tanta attualit, a me un po' di amaro in bocca rimasto, per varie ragioni.
In primo luogo perch i liceali del film mostravano competenze e conoscenze che io fatico a trovare
nei ragazzi che incontro all'universit (anche se sono consapevole che stare "dall'altro lato della
cattedra", per quanto ti mostri accondiscendente e ti fai dare del tu, come il prof del film, resta un
punto di osservazione distorto). In seconda battuta perch ancora una volta mi sono trovata a
riconoscere che c' un principio di gratificazione quasi universale nel rituale, nell'appartenenza, nei
processi di identificazione collettiva... Mi rendo conto, una considerazione molto ovvia, che per
ieri in me ha suscitato sgomento. Un disagio che probabilmente devo ricollegare alle immagini di
folle acclamanti il nano in Sicilia della sera precedente (Report 15/03/09), o fors'anche ai kilometri
percorsi attraverso campagne colme di rifiuti, strade dissestate, centri commerciali suppurati nel
vuoto, che ho bazzicato negli ultimi due giorni. Lo stesso vuoto che ritrovo a volte nelle analisi del
mio studente, che mi fa tenerezza e rabbia, insieme, perch non condividde nessuno dei miei
strumenti di analisi mentre io sono incapace di comprendere quali siano i suoi, di strumenti. Un
vuoto in cui imperversano attitudini individuali molto discutibili, ma che poi si compatta dietro
rituali mediatici, dietro una fascinazione taumaturgica per la pauperizzazione della discussione,
dietro la seduzione giullaresca ed autoritaria, dietro un becero clericalismo che nulla ha a che vedere
con la forza di chi crede.... E mi vengono fuori frasi bislacche, che bypassano le analisi attente, i
tanti strumenti, e si caricano invece dell'insofferenza, del soffocamento, del senso di speranza
rattrappito, del dubbio sull'azione e, infine, anche della profonda frustrazione di non appartenere pi
ad un gruppo, di non riconoscermi in valori, rituali e pratiche condivise... ed ecco che il cerchio si
chiude.
Pubblicato da .... a 10:38 AM 0 commenti

luned 16 marzo 2009


...e adesso qualcosa di completamente diverso

L'idea dovrebbe essere: iniziare di nuovo. Lasciarmi alle spalle il vecchio spaces di msn e dar vita a
qualcosa di diverso. Non detto che mi riesca... ;-)
Pubblicato da .... a 5:21 PM 3 commenti