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Capitolo III: Il Concetto di Massa

Si parla di Proletariato Urbano dove tutti gli operai costretti a vivere in


condizioni igieniche misere e sfruttati al pari degli schiavi dai padroni delle
fabbriche con orari di lavoro interminabili, indipendentemente dal fatto di
essere uomini,donne o bambini.

Nel 1848, due grandi filosofi , Marx e Engels, scrissero il Manifesto del partito
comunista , nel quale si indicava il percorso ideale e materiale del modo in cui
la massa operaia avrebbe potuto conquistare la libertà. Con Marx emerge il
concetto filosofico di MASSA che indica un insieme indifferenziato di individui
che, agendo sempre in maniera cosciente per la difesa dei propri interessi, si
contrappone ad una elitè borghese per l’uguaglianza dei diritti politici ed
economici.

Ad esempio per Marx la storia non è altro che un succedersi ininterrotto di


lotte fra classi cioè fra insiemi di individui che accomunati dalle medesime
condizioni economiche lottano per stabilire un equilibrio. Marx insieme ad
alcuni dei massimi filosofi come Freud misero in discussione il concetto di
verità dei filosofi precedenti e le loro argomentazioni, egli in particolare
analizzò le verità economiche e il concetto di CAPITALISMO e ritenne che il
punto di partenza per ogni indagine sia l’Uomo in quanto individuo, connubio
perfetto tra materia e ragione.

La dottrina marxista pone le basi sull’azione, sull’agire umano, su un uomo


che è definito dalle condizioni di vita. Per Marx, l’osservazione filosofica non
deve solo prendere come oggetto d’esame la realtà ma allo stesso tempo
essere in grado di trasformarla. L’azione che modella e trasforma il mondo
deve realizzare la prassi rivoluzionaria.

La sua dottrina indaga in profondità le caratteristiche del capitalismo,


arrivando a sostenere che il sentimento religioso sia solamente un prodotto
sociale, cioè una fuga dall’alienazione economica: l’uomo è sempre vittima del
lavoro alienato, capace di annullare e addirittura eliminare l’individuo. In
funzione del lavoro, l’uomo dimentica la sua umanità e dignità , essendo
dipendente da questo.

Secondo il materialismo storico di Marx, la vita umana conduce al bisogno


naturale di voler soddisfare i propri bisogni materiali(mangiare, dormire,
bere,famiglia, lavoro e proprietà privata).L’individuo lavora fino alla morte,
diventando la vittima del guadagno e questo origina classi sociali e provoca la
lotta di classe che genera il decorso storico.

Ogni classe sociale aspira poi al comando ed al potere politico, in modo del
tutto naturale. Dal tema politico a quello economico il passo è breve: il valore
di un prodotto dovrebbe basarsi sul tempo impiegato a produrlo da parte del
lavoratore, ma questo non accade.

Nella realtà dei fatti il lavoratore viene ricompensato solo per le ore
quantitative e non l’impegno profuso. Questa situazione genera plusvalore
cioè il valore aggiunto del prodotto che arricchisce il padrone, che diverrà di
seguito il capitale padronale. Ciò non dipende o meno dall’onestà
dell’imprenditore ma è una vera e propria caratteristica peculiare del rapporto
di produzione, del capitalismo e per questa ragione Marx sostenne l’abolizione
totale del capitalismo , poiché genera soltanto disparità sociale.

Marx propone come alternativa il COMUNISMO , secondo il quale il


proletariato si organizza e diviene una classe solida, forte e soprattutto
consapevole della propria potenzialità di rivoluzionare il mondo. Solo il
comunismo,secondo Marx, ridona all’uomo la sua dignità, liberandolo
dall’oppressione capitalista.

In questo capitolo si parlerà anche dell’emancipazione della donna. Nel


1791,Olympe de Gauges, mise a punto la Dichiarazione dei diritti della donna
e della cittadina, con la quale rivendicava il riconoscimento dei diritti naturali
insieme all’uguaglianza politica e sociale delle donne. L’arresto del percorso
della conquista dei diritti femminili avvenne con l’emanazione del Codice
Napoleonico da parte di Napoleone Bonaparte nel 1804 , nel quale sostenne
che la donna fosse proprietà dell’uomo ed il suo compito primario era quello
della procreazione.

Ci fu però un’evoluzione del ruolo della donna e ci furono rivendicazioni


femministe verso due obiettivi:

1- Economico : ammissione alle occupazioni maschili con parità di


retribuzione;
2- Giuridiche e Politiche: uguaglianza dei diritti civili e riconoscimento del
diritto al voto.

Sul piano politico ritroviamo diverse leggi:

a- LEGGE DEL 1963, apre alle donne l’accesso a tutte le professioni;


b- LEGGE DEL 1970, che regola il divorzio, confermata poi dal Referendum
del 1974;
c- LEGGE DEL 1975, suo Nuovo Diritto di famiglia con la quale si
disciplinava la parità tra marito e moglie;
d- LEGGE DEL 1978, sull’interruzione volontaria della gravidanza,
confermata dal Referendum del 1981;
e- LEGGE DEL 1991, sulle pari opportunità.

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