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Riassunto “Il Mondo in Questione”

Capitolo 01: Le origini del pensiero sociologico.

La sociologia intesa come disciplina autonoma distinta da filosofia, teologia, storia, nasce nel
mondo moderno.
1492, scoperta dell'America, si fa coincidere con la nascita del mondo moderno (da un punto di
vista storico) perchè all'improvviso il mondo appare illimitato.
Secondo i sociologi, però, l'inizio della modernità vera e propria è segnato da:
 Rivoluzione Francese ( da un punto di vista politico e istituzionale). La visione del mondo e
delle leggi diventa dinamica.
 Rivoluzione Industriale ( da un punto di vista economico)
 Illuminismo ( da un punto di vista culturale)
E anche la sociologia trae origine da questi eventi. Tali avvenimenti portarono modifiche e
rivoluzioni radicali e ad una velocità inaudita.
Anche lo sviluppo del concetto di scienza (intesa come insieme di strategie conoscitive in cui
l'osservazione metodica unita all'applicazione di procedimenti logici di tipo razionale, mira alla
scoperta di regolarità universali che riguardano i fenomeni studiati) ebbe una sua influenza perchè
prima il sapere vero era assoluto ed eterno, posseduto solo da Dio, poteva derivare solo dalla
riflessione filosofica (Galieo: natura= libro di Dio che l'uomo può imparare a leggere e decifrare
grazie alle formule matematiche, raggiungendo il sapere divino. Newton formula i principi della
fisica moderna).
Illuminismo francese e empirismo inglese/scozzese proporranno l'obiettivo di applicare lo stesso
metodo conoscitivo basato sull'osservazione, applicato con successo ai fenomeni naturali, anche ai
fenomeni sociali.
Soprattutto dalla congiunzione della percezione del mutamento sociale e dell'idea moderna di
scienza che ha origine il pensiero sociologico.

La rivoluzione industriale e la Rivoluzione francese: un mondo in mutamento.

E' il cambiamento più radicale dalla rivoluzione neolitica ( nascita agricoltura) e dalla nascita delle
prime città. Il modo capitalistico di produzione si diffuse rapidamente in tutto il continente. Il nuovo
modo di produrre aveva la capacità di far crescere con una certa regolarità la produzione e si
riproduceva espandendosi. Da questo momento in poi le società sono sia in grado di produrre e
riprodurre con i propri mezzi, sia di far accrescere il proprio prodotto e pertanto svilupparsi
economicamente. Nasce l'idea di progresso e cioé che la società non è statica ma in divenire e che il
mondo di oggi con ogni probabilità sarà diverso da quello di domani.
La Rivoluzione francese di fatto delegittima il potere feudale (vedi Weber su legittimità del potere)
per via della pressione esercitata da una nuova classe costituita da banchieri, commercianti, elite di
professioni tecniche e proprietari delle manifatture che mira a rimuovere il potere dell'aristocrazia e
sostituirlo col proprio e sviluppa una specifica ideologia che tende a presentare le proprie
aspirazioni come le aspirazioni della società tutta (vedi Marx).
Ne deriva l'idea che tutti gli uomini godono di uguali diritti e, in quanto cittadini di uno Stato, hanno
il diritto di partecipare al governo attraverso l'elezione dei propri rappresentanti.
L'idea che tutti gli uomini sono uguali è opposta al mondo feudale ed è un'idea moderna. Anche le
leggi, non essendo più decretate da un sovrano per diritto di nascita ma definite e ridefinite
continuamente da un insieme di uomini riuniti, sono ora perfettibili e perciò non immutabili.

Illuminismo: l'idea di una scienza della società.

La società moderna è una società che emerge distruggendo un ordine precedente, quello feudale, e
ne instaura un altro che tuttavia comprende come proprio carattere fondamentale il mutamento

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perpetuo. In questa mutazione, ragionare sulla società è tentare di padroneggiare il mutamento.
L'illuminismo ebbe un ruolo fondamentale nella critica dell'ordine feudale svolta in nome della
ragione ( = nulla è legittimo se non ciò che è motivato razionalmente).
Il mondo umano è essenzialmente storico e questa storia ha come direzione il progresso. Alla base
dell'idea di scienza sta il fatto che il mondo naturale sia osservabile e descrivibile razionalmente.
L'illuminismo trasferisce questa idea dal campo degli oggetti fisici a quello degli oggetti sociali →
la società appare come una sorta di natura ma una natura che si dota delle proprie leggi e che può
quindi conoscerle e trasformarle secondo ragione. Essendo il governo della nazione di tutti e di
nessuno, tutti possono criticare e portare le proprie idee → la ragione è il principio di un dialogo e
insieme di una critica.
Comte è il primo a metà '800 a usare il termine “sociologia” ma se intendiamo che tale parola stia a
indicare insieme di discorsi scientifici sulla società, le origini possono essere rintracciate
nell'illuminismo. Esistono varie idee sul primo sociologo ( Ibn Khaldoun del 1300 per gli arabi,
Vico per gli italiani, Russeau per altri) ma per Durkheim è Montesquieu che ne
 “Lo spirito delle leggi” avvia un discorso comparativo basato sull'osservazione delle leggi
che governano gli uomini in diverse società e prova a metterle in relazione a vari elementi
tra cui clima, costumi, tipi di relazioni predominanti ecc. Osserva come vivono di fatto e
constata la relatività delle leggi e delle abitudini provando a spiegarsi la vairietà delle
istituzioni umane (= atteggiamento base del pensiero sociologico).
 Nelle “Lettere persiane” finge di pubblicare le lettere di un principe persiano che durante un
viaggio in Europa, ne descrive gli usi e costumi da straniero, dal proprio punto di vista,
relativo e stupito. → ciò che è essenziale nel pensiero sociologico è la constatazione della
differenza e della relatività dei mondi sociali unitamente al desiderio di scoprirne le cause.

L'empirismo inglese e il problema dell'autoregolazione della società.

Come gli illuministi francesi, anche gli empiristi(inglesi/scozzesi) si rivolgono alle cose umane con
un occhio ani metafisico e l'osservazione è il loro credo. Per Hume La realtà umana si risolve in un
sistema di credenze di abitudini, di gusti e di regole morali dove non c'è + spazio per l'autorità della
religione né per alcuna certezza stabilita. L'analisi disincantata sostituisce i dogmi.
A differenza dell'illuminismo, l'empirismo non condivide la stessa fede nella capacità della ragione
di venire a capo di tutta la realtà ma ne condivide l'atteggiamento critico nei confronti del dogma e
applica anch'esso le stesse regole adottate nello studio dei fenomeni naturali al regno umano.
Ferguson, in ”Saggio sulla storia della società civile” ( 1767) sostiene che le istituzioni sono sì il
risultato dell'azione umana ma non l'esecuzione di un disegno → il mondo sociale è il prodotto
dell'attività umana ma non corrisponde al disegno individuale di nessuno, è semplicemente il
risultato dell'interazione fra tutti ciononostante la società, pur non stando assieme in virtù del
disegno di qualcuno, è un insieme regolato.
Per Smith ciò che regola è il mercato. Nel “Trattato sulla natura e le cause della ricchezza delle
nazioni” (1776) Smith sostiene che la ricchezza di una nazione è correlata alla capacità di produrre
e questa dipende dalla divisione del lavoro che si basa sulla specializzazione di ciascuno.
L'aumento della suddivisione del lavoro aumenta la dipendenza di ciascun membro rispetto agli
altri. Il mercato regola gli scambi attraverso la legge della domanda e dell'offerta e quindi definisce
il prezzo di ciascun bene.
La concezione di Smith è alle basi dell'economia politica classica. E' rilevante per la sociologia
perché mette in evidenza il carattere fondamentale della divisione del lavoro nella vita sociale e
nell'individuazione di un'istituzione, il mercato, che garantisce l'autoregolazione della società al di
là degli interessi dei singoli → non serve più chiedersi se gli uomini sian per natura socievoli o
ostili ma basta osservare le loro reciproche interazioni e le condizioni che le provocano. Il mercato
non è l'unica fonte di regolazione e raramente è così perfettamente concorrenziale come descritto da

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Smith ciononostante la sociologia si svilupperà in buona parte in relazione all'economia politica
cercando e mostrando nella società tutti i rapporti che non sono riducibili all'azione del mercato o
che non sono riducibili all'insieme delle sole relazioni economiche.
Anche se la sociologia è critica verso molte assunzioni dell'economia, i temi della divisione del
lavoro e dell'autoregolazione della società elaborati da quest'ultima resteranno fondamentali nella
sua riflessione.

Capitolo 02: Sociologia e positivismo

Il pensiero sociologico, pur avendo radici nei movimenti economici/politici/culturali del XVIII
secolo, inizia verso la metà del XIX sullo sfondo di un mondo che muta ( nuovi luoghi di lavoro,
strumenti di produzione, soggetti speciali, materiali, fonti di energia o modi in cui viene impiegata,
mezzi di trasporto e comunicaziolne).
Politicamente dopo guerre napoleoniche non si han conflitti internazionali ( a parte vs colonie) ma
solo moti interni ( 1821, 1848, 1871 ecc.) si restaurano monarchie ma ora costituzionali, compaiono
nuovi stati a seguito di rivendicazioni nazionalistiche. Compaiono alcune lotte di classe →
problema di ordine e armonia all'interno della società.
Culturalmente all'illuminismo subentra il positivismo che ne eredita l'atteggiamenti scientista per lo
più laico e orientato al progresso (identificato con quanto portato dalla scienza e dalle innovazioni
tecnologiche) ma rispetto all'illuminismo non è così critico. Si limita ad osservare i fatti reali e
contrapporli all'illusorio, organizzando sistematicamente le conoscenze sulla base della conoscenza
scientifica e oggettiva dei fatti si propone di contribuire al rifondare la società.

Comte e Saint-Simon:

Per Marx, S. Simon (assieme a Owen e Fourier) è un socialista utopista perché ha aspirazioni ideali
non fondate su un'analisi dei conflitti sociali reali. Nonostante ciò lo spirito critico che li animava è
indubbio e i loro testi han affascinato molti seguaci.
S. Simon ebbe una vita movimentata, fu coinvolto in speculazioni, conobbe il carcere, studio ing. E
immaginò progetti tra cui il Canale di Suez (poi realizzato da suoi allievi). Elaborò un nuovo
programma sociale che mirava ad un nuovo cristianesimo e una nuova società nel cui governo i
tecnici avessero un ruolo d primo piano. Fu uno dei primi intellettuali del tempo a riconoscere che
la società era fondata sulla produzione industriale e sul sapere ad esso collegato. I resti del
feudalesimo gli apparivano anacronistici e parassitari e il progresso era un processo che doveva
comportare una radicale riorganizzazione della società.
Comte, segretario particolare di S.Simon, pur riprendendo diversi elementi del pensiero di S.S.,
sostiene che l'epoca in cui sta vivendo si affermerà ineluttabilmente, basta solo riconoscerlo e
aiutarla a dispiegarsi a prendere una forma piuttosto che un'altra.
Scrittore poco brillante e dal pensiero a volte contraddittorio, eserciterà comunque influenza specie
su Durkheim e altri sociologi.
Secondo Comte la legge naturale= conoscenza umana (come la storia universale umana) si svolge
in 3 stadi che si susseguono:
 Teologico: i fenomeni vengono spiegati ricorrendo a nozioni dapprima magiche e poi
religiose.
 Metafisico: le spiegazioni sono cercate usando concetti astratti cioé mediante speculazioni
filosofiche.
 Positivo: la conoscenza si delinea infine come sapere scientifico basato sulla ricerca di fatti.
In “ Corso di filosofia positiva “(1842) C. sostiene che la sociologia deve essere una fisica sociale =
scienza modellata sui tratti delle scienze naturali e intesa a:
 rilevare i fatti e
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 riconoscere le leggi.
E' la più complessa tra tutte le scienze ed è l'ultima a delinearsi all'interno dello stadio positivo della
storia. In essa si distinguono:
 la statica sociale: branca della sociologia che si occupa del modo in cui le società si
autoregolano
 la dinamica sociale: branca che studia il mutamento.
In “Sistema di politica positiva”(1854) C. propone il positivismo come idea politica. L'età del
positivismo sarà l'epoca della sottomissione razionale degli uomini alle leggi della propria natura.
Gli scienziati e i tecnici saran l'elite dominante come per S. Simon ma rispetto a S.S. Non sono una
sfida contro l'aristocrazia parassita ma semplicemente il naturale corollario di una tendenza
tecnocratica dell'epoca..
Negli ultimi anni di vita c. si proporrà come sacerdote di una “religione positiva” fondata sul culto
dell'umanità → religione non più considerata come stadio primitivo dell'umanità ma come elemento
fondamentale di integrazione della società forse perché la scienza in sé, sul cui valore poggia il
positivismo, non consente una fondazione dei valori ultimi nei quali gli uomini credono e non
legittima adeguatamente il mondo sociale che essa contribuisce a creare. Burke e Bonald
riconoscevano alle tradizioni il potere di contrastare il caos generato da un'eccessiva fiducia nella
ragione. Porsi il problema non significa necessariamente avere una visione conservatrice ma
semplicemente domandarsi cosa tiene insieme una società e interrogarsi sul fondamento delle
norme del vivere comune ( vedi Durkheim & Weber).

Alexis de Tocqueville:

Il mutamento non è necessariamente progresso. Tocqueville (scrittore, pensatore, uomo politico che
però non si definisce sociologo né si può definire positivista) osservo l'epoca tra fine '700 e '800
riconoscendone le caratteristiche di mutamento ma consapevole che i mutamenti possono essere sia
positivi che negativi. Nel caso della democrazia, per esempio:
 tende a dare l'eguaglianza delle opportunità.
 Tende a consentire mobilità sociale ( a differenza del feudalesimo). Come diceva Weber: “
La modernità è il passaggio dal mondo del destino al mondo della scelta”).
 Tende a dare libertà di forgiare autonomamente la propria sorte
Per contro, come sottolineato in “La democrazia in America”(1840) paese in cui il processo era più
sviluppato, la democrazia comporta:
- Il declino di concetto di onore
- Una diffusa mediocrità
- Un eccessivo individualismo
- La dittatura della maggioranza → la subordinazione delle minoranze (comprese le élite illuminate) al
gruppo di maggioranza che può essere manipolato da demagoghi privi di scrupoli.
La sua lettura della società americana è illuminante ancora oggi per ciò che concerne:
 La constatazione dell'estrema vitalità dell'associazionismo volontario che ne copmensa
l'individualismo.
 La rilevazione dell'importanza accordata al commercio
 L'analisi sulla formazione di una nuova aristocrazia basata sul capitale.
 Le osservazioni sul sistema politico: la definizione costituzionale di un esecutivo potente e
compensata da un sistema giudiziario autonomo, capace di far rispettare le regole della
democrazia a tutti in ogni momento.
In “L'antico regime e la rivoluzione” (1856) studia la Francia prima e dopo la rivoluzione
comparandola ai paesi vicini → è il primo ad aver usato in modo sistematico la comparazione nelle
scienze sociali.

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Herbert Spencer:

Contribuisce alla diffusione del termine sociologia nel pubblico.


Come Comte considera la società come una sorta di organismo ma usa un apparato concettuale
evoluzionista per spiegarlo. Prova ad applicare l'idea base del meccanismo di adattamento
all'ambiente, di competizione per la sopravvivenza e di eredità genetica dell'Origine della specie
allo studio delle formazioni sociali → darwinismo sociale. → la storia è un cammino evolutivo
durante cui gli uomini adatterebbero le forme della loro convivenza a quelle dell'ambiente passando
da forme di organizzazione semplici a forme via via più complesse (evoluzione= sinonimo di
progresso). Per Darwin in realtà l'evoluzione riguardava le specie diverse e non le diverse società
all'interno della specie umana e aveva a che fare con meccanismi di variazione casuale, di selezione
e trasmissione genetica che non hanno nulla a che fare con il mutamento sociale. Spencer riformulò
in termini individualistici della sopravvivenza del più adatto e ne fece un'apologia del liberalismo
economico e della libera concorrenza.
In “Principi di sociologia”: raccoglie informazioni su diversi tipi di società ( dati etnografici su
popolazioni primitive fino a osservazioni e commenti su statistiche relative alle società civilizzate) e
le ordina secondo due tipologie:
 grado di complessità della differenziazione interna: per Spencer la storia della società
comporta, come la storia naturale, una serie di passaggi lineari a complessità crescente. Col
crescere delle dimensioni della società si sviluppano una rete di organi e funzioni sempre più
specializzati e perciò differenziati ( la differenziazione comparirà anche in Durkheim,
Simmel. Weber, Parsons).
 Distinzione tra società militari, in cui l'ordine è garantito in modo per lo + coercitivo e
industriali in cui deriva dalla libera scelta degli individui → concettualizzazione fragile.
Spencer raccolse più di Comte osservazioni e dati ma sempre di 2a/3a mano, mai con ricerche in 1a
persona.

Statistiche morali ed inchieste sociali:

Le origini pratiche (non teoriche) della sociologia hanno origine nelle raccolte di dati statistici e di
inchieste promosse dai governi o da altre istituzioni che si diffusero nel corso dell'800 in quasi tutti
gli stati europei.
Lo sviluppo della statistica ha a che fare con le esigenze amministrative degli stati nazionali.
Inizialmente furono esigenze soprattutto di tipo militare o fiscale ma non si trattò solo di dati
demografici relativi al commercio e all'industria ma anche di “statistica morale” cioè raccolte
periodiche di dati su criminalità, istruzione, abitazioni, condizioni di salute, alimentazione o povertà
delle popolazioni.
Alle burocrazie dei governi si affiancano intellettuali e società scientifiche. Le statistiche servono
per conoscere le condizioni della nazione e il trattarle matematicamente consente di dare argomenti
concreti alle varie preoccupazioni sociali. Vari lavori vengono commissionati dai Parlamenti di
molti sati ( condizioni di lavoro nelle fabbriche, condizioni nelle campagne, la povertà..). Idem
fanno filantropi e associazioni benefiche. Francia, Inghilterra e poco dopo la Germania sono i rpimi
a sviluppare queste ricerche ma nessun paese sviluppato rimane escluso.
La società moderna vuole conoscere se stessa.

Capitolo 03: Karl Marx

Nasce nel 1818 a Treviri in Germania, studia filosofia a Berlino, scrive per il Rheinisce Zeiting di
Colonia (soppresso perchè troppo radicale), si trasferisce a Parigi, fa amicizia con Engels, viene
espulso da Parigi, va a Bruxelles ( Manifesto di fondazione del partito comunista) dal 1848 a
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Londra dove vive in povertà mantenuto da Engels e muore nel 1883.
Il suo lavoro è fra quelli che han maggiormente segnato l'epoca moderna ( Il captale). E' un
intellettuale influenzato dalla filosofia di Hegel all'inizio della sua vita e per questo abbastanza
estraneo al clima positivista del tempo però supera la filosofia che per lui ha solo funzione di
interpretare il mondo aggiungendo che necessario agire per cambiareil mondo ( ricerca della verità
scientifica e azione per la trasformazione del mondo).
Oggetto della sua riflessione è il movimento generale della società sorta con la rivoluzione
industriale ed egli riteneva che il cuore dell'analisi di tale movimento stesse nella critica
dell'economia politica.

Le origini filosofiche del pensiero di Marx e la concezione materialistica della storia.

Marx prende da Hegel i seguenti termini e concetti


 Dialettica: Per entrambi rappresenta il movimento del pensiero o della realtà che attraverso
la negazione di una precedente affermazione, conduce a una sintesi che è il superamento di
entrambe. A tal proposito è importante il termine superamento ( Aufhebung) che in tedesco
significa anche conservare, far scomparire e portare ad un livello superiore cosa che succede
con il superamento della società capitalistica, società sorta con la rivoluzione industriale che
produce al suo interno contraddizioni che conducono necessariamente ad un livello
superiore cioè a qualcosa che conserva gli sviluppi della società capitalistica come suoi
presupposti ma li fa scomparire e li supera sintetizzandoli entro una nuova formazione → il
comunismo è in tal senso il superamento del capitalismo. (anche superamento deriva da
Hegel).
 Alienazione: per Hegel è un aspetto dell'oggettivazione ( quando gli uomini esercitano
attività pratica producono oggetti che sono risultato dell'azione del soggetto ma altro rispetto
al soggetto. Alienazione= farsi altro del soggetto → l'oggetto è in un certo senso la
negazione del soggetto in quanto altro e quindi il suo contrario ma tale negazione può essere
superata con l'autocoscienza. L'uomo riconosce l'oggetto come proprio prodotto e in tal
modo se ne riappropria). Per Marx oggettivazione e alienazione sono distinte. Il lavoro
umano per Marx è alienato in condizioni specifiche cioè quando vi è sfruttamento dell'uomo
sull'uomo e il soggetto non ha il possesso del frutto del proprio lavoro. La miseria del
lavoratore non nasce dall'alienazione in quanto tale ma dal produrre per un altro uomo e non
poter controllare ciò che produce, come né tantomeno le relazioni con i suoi compagni così
che il lavoro, anziché essere luogo dell'autorealizzazione più alta dell'essere umano che
lavorando entra in rapporto con la natura trasformandola e trasformandosi, diventa la
negazione dell'uomo e luogo del suo abbruttimento.
Per riappropriarsi dell'oggetti non basta la coscienza come per Hegel ma è necessaria l'azione
pratica, la rivoluzione che restituisca a chi lavora il controllo del proprio lavoro → si tratta di
determinare le condizioni concrete in cui gli uomini vivono e di operare per trasformarle.
La filosofia, pur non nascendo dal nulla, descrive però i fatti trasformando la condizione concreta
della storia in una situazione universale e perciò eterna, in questo modo la deforma.
Il materialismo storico (o dialettico) di Marx è un modo di pensare che parte dall'analisi delle
condizioni materiali degli uomini così come sono storicamente determinate. La storia dell'umanità è
essenzialmente la storia dei modi in cui gli uomini si sono organizzati insieme per produrre e
rapportarsi alla natura, garantendosi così la sopravvivenza. In tutto ciò la suddivisione del lavoro
gioca un ruolo fondamentale ma nella storia è stata sempre ineguale ( schiavi/patrizi, feudatari/servi
della gleba, capitalisti/operai).
I modi concreti in cui il lavoro viene diviso insieme ai modi in cui viene divisa la proprietà e
insieme con le tecniche di produzione formano la base materiale della società e cioè la sua struttura
.La struttura della società determina poi le forme di tutto il resto (=sovrastruttura): gli ambiti delle
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istituzioni giuridiche, delle rappresentazioni religiose della morale, della filosofia. Quindi gli
elementi sovrastrutturali non sono dotati di storia propria ma dipendono, nel loro svolgersi, dalle
modificazioni della struttura a cui corrispondono (“ il modo di produzione della vita materiale
condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita, Non è la coscienza degli
uomini che determina il loro essere ma il contrario: il loro essere sociale determina la loro
coscienza”) → costruzioni giuridiche, morali, filosofiche ecc. di una società non corrispondono in
modo meccanico e immediato alla struttura però i modi concreti in cui gli uomini vivono,
costituiscono le condizioni di base entro cui le oggettivazioni culturali si sviluppano.
Per Marx ideologia ha un significato più specifico rispetto a quello comune e intende un insieme di
proposizioni che rappresentano il mondo in modo parzialmente falsificato: una rappresentazione del
mondo che descrive e insieme occulta le sue condizioni reali. Il modo più tipico in cui funziona è
nell'ipostatizzare lo stato di cose presente come assoluto: nello scambiare cioè le condizioni sociali
dell'oggi come condizioni eterne, con ciò giustificandole quindi è una forma di pensiero che
giustifica l'esistente, che occulta le contraddizioni, che nasconde i conflitti e tende a immobilizzare
la storia. E' la tipica forma di pensiero delle classi dominanti della società che vuole occultare i
conflitti interni, tipico polo negativo della dialettica storica ma senza cui non si ha superamento
della forma sociale data. A volte però, anche i dominati possono condividere l'ideologia dei
dominatori (per incomprensione dei propri interessi o per paura del conflitto) e in tal caso Marx
parla di falsa coscienza..
La teoria di Marx si mobilita contro l'ideologia e anche nella sua critica all'economia politica cerca
di svelare i presupposti ideologici su cui si fonda.

La critica dell'economia politica e il concetto di modo di produzione capitalistico:

Sia in “Critica dell'economia politica” che ne ”Il Capitale” Marx indaga il modo capitalistico di
produzione e i rapporti di produzione e di scambio che gli corrispondono → = critica all'economia
politica.
Modo di produzione= insieme storicamente determinato di mezzi per la produzione (= materie
prime, strumenti, tecniche) + rapporti di produzione ( = rapporti che gli uomini stabiliscono tra loro
riguardi al produrre es. tra membri tribù, tra schiavo e padrone...)
Il modo capitalistico di produzione è emerso dalla rivuoluzione industriale ed è il modo moderno di
produzione, anche se non è sinonimo di industria anche perché in industria non sono contenuti i
caratteri specifici dei rapporti sociali.
Il modo di produzione dominante di una determinata società corrisponde alla struttura della società
stessa.
Il modo capitalistico di produzione (= capitalismo) ha coinciso con l'avvento della produzione
industriale e sua caratteristica fondamentale è di essere fondato sul capitale.
Capitale per gli economisti= materie prime, strumenti di lavoro, mezzi di sussistenza di ogni genere
che vengono impiegati per la produzione di nuove materie prime, nuovi strumenti di lavoro, nuovi
mezzi di sussistenza generando così lavoro accumulato → il capitale è quindi lavoro accumulato
che serve come mezzo per una nuova produzione.
Capitale per Marx è lavoro accumulato all'interno di una certa situazione dei rapporti sociali → non
esiste in quanto tale ma ciò che trasforma certe risorse in capitale è una specifica condizione dei
rapporti sociali. Tali rapporti sociali hanno le seguenti caratteristiche:
1. Sono caratterizzati dal rapporto tra 2 classi: i capitalisti che son proprietari dei mezzi di
produzione e i proletari che non dispongono di mezzi di produzione ma solo della loro forza
lavoro.
2. Il rapporto tra questi individui è mediato dal denaro in quanto la forza lavoro diventa merce
venduta ad un determinato salario che consente ai lavoratori di acquistare beni per la propria
sussistenza. I lavoratori non sono quindi pagati con una quota del loro prodotto ma con il

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salario che corrisponde ad una quota del loro tempo che essi vendono.Fuori dal lavoro sono
liberi ( al contrario di una volta).
3. La produzione è finalizzata a produrre merci scambiabili/vendibili sul mercato. La merce ha
un suo valore d'uso specifico ( es. telaio serve a filare) e un valore di scambio espresso dal
suo prezzo che rappresenta la quantità media di lavoro necessaria a produrla. Il denaro è
l'equivalente universale del valore di scambio delle merci.
4. Il lavoro accumulato si presenta come capitale quando viene utilizzato nella produzione
assieme al lavoro vivo dei salariati per ottenere un profitto da parte del capitalista.

Ancora sul modo capitalistico di produzione

Il capitalismo non è solo una società basata su scambi di mercato ma qualcosa in più perchè non si
tratta solo di scambiare merci fra loro ma anche di produrre con le merci altre merci che abbiano
valore maggiore.
Il capitalista con il suo denaro D, acquista merci M per ottenere altro denaro D1>D.
L merci M sono sia materie prime che strumenti di produzione ( lavoro accumulato) che forza
lavoro (= lavoro vivo dei salariati).
L'economia politica è ideologica perchè ritiene il profitto (D1-D) il risarcimento all'impegno,
all'attività di controllo e organizzazione del capitalista e al suo rischio senza investigare
storicamente i rapporti sociali che costituiscono il lavoro accumulato come capitale: Assumendo
questi rapporti come universali, ribadisce il proprio carattere ideologico perchè descrive la realtà di
un modo di produzione specifico trasformandolo in una condizione eterna e occultandone gli aspetti
più problematici e giustificando lo stato di cose presente.
Per Marx, invece, il plus valore che si ottiene da D1-D è dovuto al pluslavoro svolto dall'operaio in
quanto il salario che percepisce copre solo il costo dei beni necessari alla sua sussistenza e
riproduzione fisica nelle condizioni storiche date mentre l'operaio lavora più di quanto sia
necessario per pareggiare i conti col salario → All'interno dei rapporti di produzione capitalistici
quindi, il plus valore diviene profitto e quindi il lavoro accumulato (= capitale) è basato sullo
sfruttamento (pluslavoro) dell'operaio → il frutto del lavoro dell'operaio non è tutto suo →
l'appropriazione del plusvalore da parte del capitalista genera simmetricamente alienazione
dell'operaio.
La critica marxiana dell'economia politica consta essenzialmente nella scoperta dello sfruttamento
che si nasconde entro i rapporti di produzione. Tale sfruttamento è visibile solo se si indagano i
meccanismi della produzione e i rapporti di proprietà in gioco (analizzando solo i rapporti di
scambio e cioè il mercato questo non appare perchè la forza lavoro è pagata al suo prezzo come
merce).

La nozione di classe

Classe in generale è: un insieme di individui che si trovano nella medesima posizione all'interno dei
rapporti di produzione tipici di un modo di produrre dato.
Sono sempre esistite e a seconda della loro collocazione hanno sviluppato interessi diversi.
All'interno del modo di produzione capitalistico se ne distinguono 2:
 Borghesia: capitalisti proprietari dei mezzi di produzione
 Proletari: lavoratori salariati senza mezzi di produzione propria che vendono la lor forza
lavoro.
Secondo Marx il progressivo dispiegamento del modo di produzione capitalistico tende a spingere
tutte le altre classi entro o a fianco di queste due classi fondamentali.
Gli interessi delle due classi sono contrapposte perchè ai capitalisti interessa sfruttare quanto più
possibile gli operai mentre gli operari vogliono liberarsi dallo sfruttamento.
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Tali interessi però raramente si presentano nella loro forma bruta. Per la borghesia sono ideologici
nel tentativo di giustificare i propri interessi rappresentandoli come interessi universali dell'umanità
( produzione= progresso=benefici per tutti).
Gli interessi degli operari sono a volte poco chiari agli operai stessi che devono riconoscerli e
riorganizzarsi di conseguenza passando da classe in sé a classe per sé quindi la definizione di classe
diventa: soggetto collettivo capace di intraprendere azioni congruenti con i propri interessi (in
seguito all'acquisizione della coscienza di classe); l'appartenenza di determinati individui ad una
classe è data immediatamente dalla loro collocazione entro i rapporti di produzione ma si realizza
pienamente solo nelle loro capacità di sviluppare un'azione collettiva.

La teoria marxiana sul mutamento

A Marx interessa stabilire le condizioni di movimento della società capitalistica che vanno nella
direzione del suo superamento (= passaggio ad un'altra formazione sociale) a casua delle
contraddizioni che si generano al suo interno.
La storia per Marx è dialettica: in ogni formazione sociale si generano delle contraddizioni tra forze
produttive e rapporti di produzione che portano verso il suo superamento. Il superamento del
capitalismo dovrebbe porre fine al processo per cui la storia è stata in qui storia di lotta di classe.
Il modo di produzione capitalistico è il più potente generatore di mutamento sociale e materiale mai
apparso nella storia. La società moderna è una società dove il mutamento diviene normale, dove la
produzione si accresce continuamente e genera innumerevoli, veloci e continui cambiamenti nella
vita materiale. L'elemento motore è per Marx la ricerca di profitto da parte dei capitalisti che si
traduce nell'aumentare il più possibile il plusvalore prodotto dall'operaio o allungando la giornata
lavorativa dei lavoratori ( strada abbandonata per limiti fisiologici e opposizioni da parte degli
operaio) o rendendo più produttivo il lavoro tramite l'organizzazione del lavoro e la crescente
introduzione di macchine che consentano a parità di tempo, produzione di più merce.
Le motivazioni soggettive del singolo imprenditore non contano. L'interesse del capitalista è solo
massimizzare il suo profitto e cioè far acquistare al suo denaro valore maggiore comprando mezzi e
rivendendoli a prezzo più alto.
Nel lungo periodo secondo Marx ci sarà la caduta tendenziale del saggio di profitto dovuta al fatto
che, rispetto all'investimento complessivo del capitalista, la parte dedicata all'acquisto e alla
manutenzione delle macchine cresce mentre in relazione decresce quella dedicata all'acquisto di
forza lavoro che però è l'unica che produce nuovo valore.
Nel breve periodo però, l'introduzione di macchine appare la strada più redditizia e il capitalista,
per conseguire profitto, è alla costante ricerca di innovazioni tecnologiche per produrre di più ed
anche cose nuove, espandendosi anche a nuovi mercati. La stessa ricerca scientifica è stata
fortemente condizionata fin dagli esordi della rivoluzione industriale dal tipo di esigenze
tecnologiche finalizzate alla produzione richieste dai capitalisti. L'innovazione tecnologica, oltre a
modificare il modo di lavorare e aumentare la produzione, modifica ciò che la gente può
consumare. La merce deve anche essere venduta ed è per questo che il capitalista allarga il proprio
raggio d'azione generando nuovamente mutamento. Il crescente sviluppo delle fabbriche genera
richiesta di nuove fonti di energia e materie prime, nuovi mezzi di comunicazione e sistemi di
trasporto adeguati.
Per M. il capitalismo è in sé una forza rivoluzionaria senza precedenti e il motore dei mutamenti che
esso induce è dato dalla ricerca del profitto da parte dei capitalisti.
Al crescere del capitale, cresce la produzione e il potere dei capitalisti ma al contempo anche la
numerosità e la povertà della classe operaia che si concentra sempre di + nello spazio ( fabbriche,
città industriali) e si rene conto del fatto che la ricchezza è prodotta collettivamente ma se ne
appropriano privatamente i singoli capitalisti → la classe operaia necessita riorganizzazione per
rivoluzionare i rapporti sociali esistenti allo scopo di creare una società senza più classi né proprietà

9
Riassunto “Il Mondo in Questione”
privata ma fondata su eguaglianza e giustizia. Il capitalismo ha generato dunque:
 forza produttiva della società senza precedenti della storia ma anche
 una classe operaia antagonista che cresce al crescere del capitalismo → per risolvere questa
contraddizione è necessario passare ad un'altra forma di rapporti sociali che elimini lo
sfruttamento = il comunismo (società in cui i produttori, liberamente associati, si
approprieranno collettivamente del frutto del proprio lavoro).

Individuo e società

Marx non definisce mai società in astratto ma parla sempre di diverse forme di società e del fatto
che l'uomo è un essere sociale e gli esseri umani non esistono se non in società. La società non è
pensabile senza rapporti tra uomini e tra uomo e natura perchè si devono riprodurre le condizioni di
sussistenza in un ambiente determinato. I modi di questa relazione mutano nel tempo: producendo
ciò che è loro necessario, gli uomini producono in qualche modo, anche se stessi perchè modificano
il mondo circostante, le forme della loro convivenza il proprio pensiero, la coscienza d sé,
sviluppando una sensibilità e dei bisogni che crescono e si raffinano.
L'uomo è perciò sociale ( vive con altri uomini) e la sua coscienza è prodotta dall'interazione
sociale. La base della coscienza è il linguaggio che è sociale per definizione.
L'idea che l'individuo sia radicalmente diverso/opposto alla società è un'idea molto recente nella
storia e paradossalmente si sviluppa quando i rapporti sociali si fan più complessi. Tale paradosso sé
è possibile perchè nella società moderna la divisione del lavoro social è molto sviluppata → i
prodotti di questo lavoro diviso si ricongiungono tramite il mercato che è un sistema di rapporti
astratti dove gli individui non scambiano prodotti tra loro in base a rapporti personali ma in base a
leggi impersonali (= prezzi delle merci) → di fronte al mercato ciascuno è isolato perchè i suoi
rapporti con gli altri passano attraverso le merci che seguono leggi proprie ( del mercato) perciò
diventa possibile per gli uomini immaginarsi come esseri isolati. E' questa immaginazione che
fonda l'economia politica e l'ideologia borghese e rispetto ad essa assume il significato di uomo
come essere sociale sottolineato da Marx.
In questa epoca più che in altre ogni individuo si trova confinato in un ruolo e questo confinarsi
dell'individualità in una forma strettamente determinata nasconde un aspetto dell'alienazione →
l'uomo si allontana dalla possibilità di estrinsecare pienamente tutte le proprie risorse e in un mondo
sociale dominato dall'imperativo di produrre, il fine stesso della vita diventa estraneo all'uomo.
L'uomo diviene in grado di produrre tantissimo ma viene meno la capacità di godere dei rapporti
con gli altri uomini e con la natura. La soscietà diventa smisuratamente potente e il singolo
straordinariamente impotente a dare un senso a tutto ciò.
Visione utopica di Marx: idea di una società dove gli uomini siano parzialmente liberi dalla
necessità grazie allo sviluppo raggiunto dalle forze produttive e in cui abbia modo di dispiegare
tutta la propria umanità, di appropriarsi si se stessi e di avere relazioni con i propri simili
liberamente, in un rapporto armonico con la natura di cui fanno parte. Per M. questa società avrà
una storia propriamente detta mentre tutto quello è prima di essa, è preistoria.

Alcune osservazioni

 La rivoluzione preconizzata da Marx non si è mai realizzata nei paesi industrializzati anche
se il conflitto tra classe operaia e proprietari è stato una delle grandi molle dei mutamenti
politici e sociali della nostra epoca. Marx ha saputo unire passione utopica e analisi che si
proponeva scientifica fornendo a molti lavoratori la bandiera in cui credere.
 Secondo la maggior parte degli economisti, il difetto principale di questa teoria e nella
teoria del valore: se il valore non nasce dal lavoro incorporato in una merce o se non è
utilizzabile come concetto nella teoria economica, la teoria dello sfruttamento scompare.
10
Riassunto “Il Mondo in Questione”
 M. parla sempre di 2 classi anche se ne menziona una terza collegata alla rendita, quella dei
proprietari terrieri, di fatto parassitaria. E' anche cosciente che esistono altre classi (
impiegati, contadini, commercianti, artigiani) e che la borghesia è divisa al suo interno (
proprietari di fabbriche e banchieri son diversi) ma è convinto che negli anni ci sarà una
polarizzazione e una proletarizzazione della classe media mentre i proprietari terrieri si
uniranno ai capitalisti. Nella realtà, anche se il capitalismo ha ridotto la consistenza di
contadini e ridotto a operai o impiegati artigiani e commercianti, c'è ancora una classe media
che non si è mai fusa con gli operai ed è principale oggetto di studio della sociologia del
'900.
 Si è assistito nelle società occidentali del '900 alla progressiva sparizione della volontà
rivoluzionaria della classe operaia e specialmente delle aristocrazione della classe operaia.
La logica dell'adesione della maggior parte dei lavoratori alla logica del sistema capitalistico
va ben oltre le aspettative di M. ( falsa coscienza). Sembra che gli sviluppi del capitalismo
successivi alla sua epoca abbiano comportato uno spostamento delle contraddizioni dal
centro verso la periferia. L'adesione dei lavoratori interni alle società più ricche sarebbe
stato comprato attraverso la concessioni di una serie di privilegi ( = partecipazione al
benessere attraverso aumenti salariali e servizi pubblici) e oggi sarebbero le masse di
lavoratori del terzo mondo ad essere sfruttate (vedi Lenin, testo sull'imperialismo del 1916.
 Teoria sociologica di M. è carente sul piano dell'analisi dei rapporti che sussistono fra
struttura e coscienza. L'adesione dei singoli ad una certa formazione sociale va spiegata
attraverso un'analisi dei processi di socializzazione ma tale analisi richiede categorie diverse
da quelle marxiane. Tale analisi sarà sviluppata, in prospettiva sempre marxiana, dalla
scuola di Francoforte.

Il marxismo dopo Marx

 1864: Marx e Engels fondano a Londra la prima associazione internazionale dei lavoratori.
Il marxismo diventa dottrina capace di egemonizzare la maggior parte dei gruppi , dei partiti
e dei movimenti della classe operaia in Europa.
 In Germania Karl Kautsky concepisce il marxismo come teoria scientifica dell'evoluzione
sociale ( forte sottolineatura di affinità supposte con darwinismo e forte accentuazione
deterministica).
 In Russia il marxismo fu trasformato dal Lenin in una dottrina più volontaristica: l'idea di
un'avanguardia della classe operaia che avrebbe dovuto assumersi il compito di sviluppare la
sua coscienza di classe diviene elemento centrale della dottrina del Partito Bolscevico. Si
concentrarono sulla creazione di un partito rivoluzionario disciplinato capace di guidare la
classe operaia verso la conquista del potere. Il marxismo diventa dottrina che mette accento
sulla volontà politica e sulla leadership del partito come fattori cruciali del mutamento
sociale. La rivoluzione russa del 1917 porta al potere i bolscevichi e il leninismo diventa
ideologia ufficiale che legittima la dittatura del proletariato ( Terza Internazionale 1919).
 Eduar Bernstein e il suo revisionismo ( Seconda Internazionale) criticò la tesi secondo cui la
fine del capitalismo sarebbe stata conseguente ad una crisi economica generalizzata (
fondamentale nel pensiero d Lenin) e mise in discussione l'idea di crescente polarizzazione
in borghesi e proletari.
 Austro-marxismo: ricerche empiriche sul nazionalismo, sul diritto e sulla fase imperialista e
monopolistica del capitalismo volti a contrastare le critiche del punto precedente.
 Il partito social democratico tedesco, meno radicale di quello russo ma indebolito dalla
guerra e dalla sconfitta delle insurrezioni rivoluzionarie In Germania e Ungheria del 1918-
19
 Tra le due guerre e poco dopo il marxismo europeo viene identificato con quello sovietico

11
Riassunto “Il Mondo in Questione”
con una visione del mondo dogmatica → perde carica di innovazione iniziale perchè
legittimale elite che avevano conquistato il potere. In Russia si ha difficoltà a
industrializzare e tutto sfocia poi nella dittatura di Stalin--> la pianificazione centralizzata
dell'economia si risolse in burocratizzazione onnipervasiva della società e nella formazione
di una nuova classe di funzionari pubblici con grande potere personale legati al partito.
 Dagli anni '20 il marxismo diventa anche dottrina del partito comunista cinese. La Cina
diventa repubblica popolare nel 1945. La versione maoista del marxismo è diversa da quella
occidentale per ciò che concerne l'importanza attribuita al ruolo dei contadini, ai temi del
revisionimo ecc.
 A partire dagli anni '20-'30 si sviluppa il marxismo occidentale ( “Storia e coscienza di
classe “di G. Lukacs del 1923) molto più attento di quello sovietico agli sviluppi di tute le
scienze sociali e caratterizzato da una critica radicale degli sviluppi totalitari del regime
comunista dell'ex URSS. Il marxismo viene riportato a sua matrice filosofica hegeliana
anche se è stato diversificato al suo interno: Gramsci in Italia, Lefebre e la scuola di
francoforte. Althusser più recente e più strutturalista

Capitolo 04: Emile Durkheim

1890-1910: prime istituzionalizzazioni della sociologia come disciplina accademica.


D nasce in Lorena e insegna sociologia a Boredaux (1887). Fonda l'Annèe sociologique ( 1896).
Si domanda come si tiene insieme una società (problema della coesione) e si risponde: la morale. Si
domanda inoltre come la società si riproduca nel tempo.
Il sentimento morale unisce i membri della società e si realizza in una solidarietà dei membri tra
loro consentendo la vita in comune e un ordine morale.
Storicamente il problema morale è legato ai conflitti sociali e alla fragilità della 3a repubblica in
Francia. Teoricamente D. attinge da Spencer ( evoluzionismo e organicismo) però ribalta la
prospettiva concernente i rapporti singolo/società: per Spencer la società si basa su un contratto
stabilito tra uomini che perseguono ciascuno il proprio utile (= visione utilitaristica), per D. la
società non si può comprendere partendo dall'analisi dei comportamenti dei singoli ma la vita
collettiva ( la società) precede e rende possibile ogni contratto che è possibile solo tra soggetti che
intendono rispettarlo perchè ritengono di appartenere alla stessa società → il comportamento di un
uomo non è mai completamente comprensibile se non come espressione del suo inserimento in un
insieme sociale.

Morale, norme e fatti sociali

Una morale è un insieme di valori e credenze che si esprimono in norme a cui ciascun membro della
società è vincolato sia dall'esterno ( chi infrange viene punito), sia dall'interno ( internamente c'è
una spinta a rispettare le norme).
L'appartenere ad una morale comune fonda la solidarietà che lega fra loro i membri di una società.
Originariamente le norme morali si impongono entro la società e si istituzionalizzano in forma di
credenze religiose, rese sacre dalla ritualizzazione.
Tali norme possono essere:
 esplicite ( i 10 comandamenti)
 implicite ( la maggior parte delle norme che regolano l'agire quotidiano).
Dal punto di vista sociologico per D. le norme sono fatti sociali. Esistono modi di agire, di pensare,
di sentire che esistono al di fuori delle coscienze individuali ( io nasco in un certo contesto, con una
certa religione, assolvo ai miei doveri di figlia, moglie ecc.) Tali tipi di condotta non sono solo
esterni all'individuo ma si impongono a lui in maniera coercitiva, con o senza il suo consenso ( non
scelgo io in che stato nascere e che religione avere all'inizio, devo vestirmi congruentemente
12
Riassunto “Il Mondo in Questione”
all'ambiente in cui vivo per non provocare ilarità ed esclusione, se nasco in Italia, devo imparare a
parlare italiano per comunicare). Essi non possono venir confusi né con i fenomeni organici (
perchè sono rappresentazioni e azioni) né con fenomeni psichici che esistono solo nella e mediante
la coscienza individuale. Essi sono specie a sé e devono essere qualificati come sociali e sono il
dominio proprio della sociologia.
I fatti sociali quindi non si possono spiegare ricorrendo solo all'analisi delle azioni dei singoli o
all'analisi psicologica delle loro motivazioni ma si presentano in media o normalmente all'interno di
una società anche se non sono definiti dal carattere di media. Ciò che li definisce è che si
impongono ai singoli come qualcosa che proviene da fuori e contemporaneamente li attraversano
nei loro modi di sentire, di pensare e di comportarsi. I fatti sociali esistono nella misura in cui
esistono gli uomini ma contemporaneamente hanno anche esistenza indipendente, autonoma, che
sovrasta la volontà di ciascuno perciò D .propone di trattarli come cose nel senso che hanno
un'esistenza che non si spiega a partire dalle coscienze e dalle azioni degli individui rispetto alla
volontà dei singoli ma hanno una durezza che non si lascia scalfire per es. il linguaggio che non è
creato da nessun singolo ma è qualcosa di intersoggettivo e ogni individuo lo trova già dato,
trascendente e consolidato anche se realizzato collettivamente ma in tempi lunghissimi. Esso però è
anche qualcosa che attraversa ogni singolo uomo e influisce sul modo di pensare. Se si parla
scorrettamente si viene corretti, derisi o non capiti. Per tutto ciò il linguaggio è un fatto sociale
perchè non è spiegabile a partire dal comportamento e dalle intenzioni dei singoli. Lo si può
spiegare solo a partire dalla società, cioè dal risultato dell'interazione umana.

Un approccio funzionalista

La società è per D. una realtà sui generis superiore alla vita dei suoi membri, è più della somma
degli individui che la compongono, è un'unità di livello superiore, dotata di una vita che non si
spiega solo a livello della semplice descrizione di ciò che la compone. La società si esprime in fatti
sociali → la sociologia è la scienza che studia l'insieme dei fatti sociali.
Con una metafora organicista la società è descritta come un organismo dotato di una serie di organi
che si integrano e cooperano tra loro. Da tale rappresentazione organicista deriva la caratteristica di
D. di spiegare ogni elemento di una società tentando di riconoscerne la funzione all'ìnterno della
società ( es. religione, economia, diritto ecc.). D. è perciò funzionalista anche se non ritiene che la
spiegazione funzionalista sia l'unica a cui lo scienziato sociale deve ricorrere anzi questa è possibile
solo dopo aver esaminato i nessi causali. Il funzionalismo verrà poi ripreso dalla scuola americana
con Parsons e Merton.
Funzione per D. non vuol dire che ogni fatto sociale coincida con un fine prestabilito, infatti
ammette che esistono comportamenti devianti, che si discostano, cioè, dalla norma ( es. crimini,
abbigliamento non decente ecc.). Anche il crimine, però, svolge una funzione nel momento in cui
viene punito perchè in quel momento rinsalda la coscienza collettiva → riunita nel'atto di
sanzionare il colpevole la società riafferma le sue regole.
La funzione, quindi, non corrisponde a nessun fine prestabilito ma è il risultato non intenzionale di
una pratica sociale.
La devianza ha però anche funzione di sperimentazione della società rispetto a nuove norme → un
movimento sociale nuovo nasce spesso come espressione di devianza rispetto alle norme stabilite
ma diffondendosi poi genera una nuova conformazione alle norme stesse. La devianza è perciò uno
dei modi in cui le società possono sperimentare nuove forme morali.

Società semplici e complesse

Per D. non esiste una sola società ma diversi tipi. In “ La divisione del lavoro sociale” sviluppa un
discorso sull'evoluzione delle società umane come un movimento da un tipo di società ad un altro.

13
Riassunto “Il Mondo in Questione”
 Società di primo tipo= semplice o segmentaria = tribù primitive = gli individui svolgono
attività poco differenziate tra loro. Caratterizzata da solidarietà meccanica ( vincoli
quotidiani tengono insieme individui le cui attività si differenziano poco). Le coscienze
degli individui tendono a differenziarsi scarsamente → la coscienza collettiva tende a
ricoprire quella individuale ( le persone pensano in modi molto simili e sono poco tolleranti
verso pensieri diversi → diritto è presente in forma di leggi punitive e le norme tendono a
vincolare ogni aspetto del comportamento)
 Società di secondo tipo= complessa= corrisponde alle nazioni moderne= esiste un'ampia e
articolata suddivisione del lavoro, esistono numerose istituzioni intermedie ( famiglia,
gruppi professionali, le comunità di vicinato ecc.) che mediano l'appartenenza del singolo
all'insieme della società. Caratterizzata da solidarietà organica= stabilisce legami fra
individui e fra gruppi che, seppur molto differenti, devono cooperare per la vita dell'insieme
sociale da cui dipendono. I contenuti delle coscienze sono diversificati e diventa possibile
l'individualizzazione delle coscienze. Il diritto si presenta in forma di leggi restitutive in
modo da permettere varietà di comportamento → l'infrazione del singolo è + spesso
considerata nei termini di un danno arrecato ad altri in un ambito specifico della vita che non
un attentato alla società nel suo insieme. La tenuta delle norme morali si fa però più
problematica e più necessaria ( la coesione deve essere mantenuta attraverso meccanismi
che vincolino ciascuno nonostante le sue differenze, alla cooperazione altrimenti c'è il
rischio di anomia (= assenza di norme morali condivise, rischio specifico delle società
moderne in cui lo sviluppo adeguato di norme morali non ha ancora seguito l'eccezionale
divisione del lavoro. Ciò si manifesta attraverso i conflitti tra operai e borghesia).
L'evoluzione della società dipende dalla crescita della divisione del lavoro che a sua volta dipende
dall'ampliarsi della società nello spazio, dall'aumento della densità relativa e del numero di membri.
Nei due tipi di società la morale (= forza che consente la coesione della società) si presenta in forme
diverse.
La solidarietà organica non si è del tutto dispiegata per D. che però è fiducioso nel futuro.
Per quel che riguarda i conflitti sociali D. pensa che siano patologie da curare mentre per M. sono il
motore della dialettica della storia. La cura per l'anomia secondo D. è il corporativismo= sviluppo di
associazioni intermedie tra singoli e società basate sull'associazione professionale ma in generale la
vera risposta consiste nel potenziamento dei processi educativi in modo che ci sia uno sviluppo
coerente e diffuso di un sistema morale che si imponga a tutti i membri della società ( interesse di
D. per pedagogia e in generale per i processi di socializzazione= l'insieme dei processi che rendono
il singolo capace di essere un membro di una società. La funzione dei processi di socializzazione è
garantire l'integrazione coerente del singolo all'interno dell'insieme di norme che regolano la vita
sociale).

La ricerca sul suicidio

Per D. l'individuo isolato, propriamente non esiste e gran parte di ciò che usualmente pensiamo
come caratteristica dell'essere individuale in realtà è riconducibile all'influenza della società.
Apparentemente nel suicidio si incontra un'evidente libertà del singolo che sceglie di sottrarsi alla
coesione sociale pertanto D. cerca di dimostrare che anche questo gesto, in realtà, è riconducibile
almeno in parte a spiegazioni di ordine sociologico.
Per D. la dimostrazione è possibile spostando lo sguardo dal suicidio dei singoli individui al tasso di
suicidi riscontrabile in una data società Il tasso di suicidi all'interno dei vari paesi han singolare
tendenza a restare costanti nel tempo e D. vuole dimostrare che ciò ha una spiegazione di ordine
sociale ( la tendenza di un individuo a suicidarsi dipende dal singolo ma il tasso di suicidi dipende
dalla società in cui si vive). Egli mostrerà che il numero complessivo di suicidi presenti n un dato
anno in una società è sempre in relazione con il grado di integrazione sociale che la società
14
Riassunto “Il Mondo in Questione”
medesima consente. Primo esempio di ricerca sociologica basata sul metodo empirico basato
sull'uso metodico di dati statistici discussi e interpretati alla luce della teoria dell'integrazione
sociale. E' tesi diffusa che il tasso di suicidi sia da correlare a fattori climatici ma è confutabile
mostrando che la variazione del clima ( durante l'anno) non corrisponde in modo regolare a d un
aumento o diminuzione del numero di suicidi. Analogamente D. confuta tesi che associano suicidi a
diffusione della pazzia, con l'ereditarietà o con il consumo di alcolici. Egli osserva che le nazioni
protestanti han un tasso di suicidi sempre maggiore di nazioni con altre confessioni ( specie
cattoliche ed ebree) e tale proporzione rimane costante anno dopo anno quindi è plausibile pensare
che il tipo di appartenenza religiosa abbia connessione con la capacità dei singoli di opporsi al
suicidio probabilmente perchè la religione protestante fornisce ai suoi membri un grado di
integrazione sociale minore di quella fornita da altre confessioni. Il protestante è solo e libero di
fronte al testo sacro e alla propria coscienza. La lettura della Bibbia avviene senza intremediazione
e favorisce lo sviluppo di personalità fortemente individualizzate rispetto, per es. ai cattolici. D'altra
parte il protestante non può far affidamento al sostegno di una tradizione certa e deve confrontarsi
in solitudine col suo Dio e trovare individualmente in sé la forza di stabilire le leggi del proprio
comportamento. Il tipo di suicidio che appare così correlato specificatamente all'influenza delle
condizioni religiose del protestantesimo è denominato da D. suicidio egoistico perchè ha a che fare
con un forte sviluppo dell'ego e con l'enfasi della cultura protestante sulla libertà e sulla solitudine
del singolo soggetto di fronte alle proprie scelte di fondo. → ne deriva correlazione tra numero di
suicidi e coesione della società ( o dell'integrazione del singolo nella comunità). Tale osservazione è
consolidata dal fatto che il tasso è maggiore in persone non sposate quindi in situazioni di
indebolimento delle relazioni.
Il numero di suicidi varia però anche con altri dati tipo l'andamento dell'economia ( alto quando a
rapide ricchezze si affiancano rapide rovine cioè non solo quando c'è brusca miseria ma anche
quando la crisi è di tipo positivo e quindi varia bruscamente lo status e il modo di vivere delle
persone. Periodi in cui c'è molta incertezza sul futuro).
Periodi di incertezza corrispondono a periodi di anomia perchè mancano norme morali chiare e
condivise. → suicidio anomico spiegabile con un allentamento nelle forme della morale collettiva,
da un aumento di incertezza rispetto alle norme cui conformarsi.
Sia per il suicidio anomico che egoistico la ragione ha dunque spiegazione a livello di integrazione
sociale anche se non spiega perchè sia un individuo piuttosto che un altro a commettere l'atto.
Esiste anche il suicidio altruistico che, a differenza degli altri, è espressione di fortissima coesione
sociale ( sacrificio di un milite per la patria) e anche questo è spiegabile in termini di integrazione
del singolo ( questa volta positiva) all'interno del sistema morale.

Critiche alla ricerca sul suicidio

D. ha elaborato una teoria in base alla correlazione trovata tra due dati. Tale teoria va verificata
negli anni. Il metodo della variazione concomitante utilizzato da D. resterà comunque uni dei
metodi di analisi più utilizzati dagli psicologi. Le critiche che gli sono state mosse sono:
 Il controllo della fonte dei dati: D. si basa su fonti statistiche ( n° di suicidi registrate da
autorità civili a loro volta dipendenti da registrazione di medici). Potrebbero esserci in alcuni
casi pressioni per far passare per morti organiche/accidentali eventuali suicidi →
inattendibilità dei dati → tener sempre conto in ogni ricerca il modo in cui i dati sono
costruiti alla fonte.
 Maurice Halbwachs, allievo di D., mostra che i protestanti si concentrano nelle città mentre i
cattolici nelle campagne quindi i tassi di suicidio potrebbero correlare anche con l'ambiente
→ possono esistere diversi fattori che producono il fenomeno che si intende spiegare.
 D. lascia in ombra le motivazioni soggettive al suicidio che sarebbero accessibili solo con
metodi di ricerca diversi che potrebbero anche mettere in luce variabili diverse da quelle
15
Riassunto “Il Mondo in Questione”
individuate da D. → In generale D. si concentra su metodi quantitativi ma la sociologia
dovrebbe usare anche quelli qualitativi.

La sociologia delle religioni

D. è consapevole che le società moderne tendono ad essere sempre più secolarizzate1. Per D la
secolarizzazione comporta problemi importanti. Per D. lo sviluppo originario delle norme
morali si ha all'interno della sfera religiosa. In”Le forme elementari della vita religiosa”
espone le seguenti tesi:
 L'elemento fondamentale della vita religiosa è la distinzione tra sacro e profano. Essa è
elementare nel senso che al si ritrova in ogni espressione di credenze religiose.
 La vita religiosa si esprime in credenze e riti. Le credenze esprimono la visione di un gruppo
e al contempo lo rafforzano, i riti han valore simbolico che ricrea periodicamente l'ordine in
cui si crede.
 Credenze e riti hanno funzione di preservare gli ideali collettivi di una società.
 Ciò che gli uomini hanno adorato di volta in volta attraverso i loro culti, anche se in forme
diverse, è la potenza trascendente della società stessa → le credenze religiose attribuiscono
ad una potenza estranea ( Dio)degli attributi che son propri della società. Attraverso la
religione, in realtà, gli uomini adorano la forza del loro cooperare, creduta trascendente, in
realtà risultato dell'azione collettiva.
==> La religione è secondo D. un sistema solidale di credenze e di pratiche relative a cose sacre
cioè separare e interdette, le quali uniscono in un'unica comunità morale tutti coloro che vi
aderiscono. Le forme concrete delle pratiche e delle credenze religiose variano nel tempo ma in
tutte c'è qualcosa in comune e a tal pro D. predilige studiare le forme + elementari/primitive. La
religione è perciò il sistema di simboli mediante cui la società prende consapevolezza di sé, è la
maniera di pensare propriamente collettiva.
Egli critica le religioni mostrando che esse rappresentano una forma di proiezione fuori dal mondo
umano di qualche cosa che invece è essenzialmente umano, anche se per lui la società è giustamente
oggetto di sacralizzazione nella misura in cui rappresenta qualcosa di effettivamente trascendente (
rispetto ai singoli). Alla religione riconosce esplicitamente la funzione di sostegno delle norme
morali che garantiscono coesione sociale. Il pensiero di D. sulla religione è fondamentale perchè,
oltre alla distinzione sacro/profano come caratteristica generale dei fenomeni religiosi, il
riconoscimento della funzione sociale e l'attenzione alla dimensione rituale, dice che la società si
fonda su delle credenze. Indica anche come tali credenze riproducono se stesse ma non si sa come si
originino. All'interno di “Forme elementari” la teoria dell'effervescenza sociale dice che ci son
momenti nella vita collettiva in cui uomini riuniti assieme sviluppano energia e passione che li
rendono in grado di affermare e di proiettare fuori di sé delle credenze a cui attribuiscono il
carattere di potenza superiore ( non sviluppa molto tale teoria).
Il paradosso nel suo ragionamento è:la religione è importante per la morale ma il contemporaneo
sviluppo di una critica scientifica delle religioni la delegittima agli occhi dei fedeli. Essendo
impossibile eludere tale critica portata dalla secolarizzazione delle società moderne, ne segue che o
le società moderne diventano sempre meno coese o la religione non è l'unico elemento che
garantisce la coesione. Per Jedlowski ciò che chiamiamo religione è un insieme di pratiche e
credenze che cercano di aiutarci ad attribuire un senso alla vita.

1 Secolarizzazione= processo di progressiva perdita di rilevanza che le istituzioni, le pratiche e le credenze


esplicitamente religiose attraversano nella modernità → le cause sono: la concomitante ascesa dell'importanza
attribuita alla scienza e alle spiegazioni scientifiche del mondo e la progressiva emancipazione della sfera della vita
politica e civile dai dettami religiosi. Dalsecolo XVII progressiva laicizzazione dello Stato parte di un più generale
processo di differenziazione sociale (le credenze religiose nella modernità tendono a diventare un fatto più privato)
16
Riassunto “Il Mondo in Questione”
I fondamenti di una sociologia della conoscenza

In”Le forme elementari della vita religiosa” sviluppa il nucleo fondamentale di una sociologia della
conoscenza a diretto confronto con la filosofia. La filosofia propone una teoria della conoscenza
polarizzata in empiristi ( conoscenza si sviluppa direttamente da sensazioni che poi vengono
sistematizzate con l'esperienza) e innatisti ( Kant: la conoscenza è presente a priori nell'intelletto in
categorie innate e universali che poi si incontrano con dati sensoriali).
D. sviluppa il pensiero di Kant e sostiene che noi percepiamo dati bruti che poi organizziamo entro
un apparato cognitivo a priori che dà ordine al mondo. Le categorie di pensiero ( nozione di tempo,
spazio, e altri concetti) sono a priori ma non vuol dire che sono universali e naturali. Sono, invece,
sociali cioè si costituiscono attraverso l'interazione tra uomini/uomini e uomini/ambiente e vengono
poi trasmesse attraverso la cultura quindi, seppur lentamente, sono mutevoli. Ciò è confermato dal
linguaggio che è un prodotto sociale ( i concetti sono espressi in parole) → i modi in cui
conosciamo il mondo hanno origine sociale perciò al variare della società variano anche le forme
del conoscere.
Rispetto a Marx, che attribuisce ai modi concreti in cui le società organizzano la produzione il ruolo
fondamentale nella creazione della struttura della conoscenza, per D. tale ruolo è occupato dai
meccanismi collettivi che presiedono alla formazione del pensiero morale → non è tanto nel
produrre insieme beni ma è nel dare insieme un senso ed ordine al mondo, nel costruire
collettivamente i modi in cui ci si rappresentano le cose e gli ideali riguardo a come le cose
dovrebbero esser fatte, che gli uomini sviluppano i propri linguaggi e la propria forma di
conoscenza.

I durkheimiani

 Halbwachs oltre ai suoi commenti alla ricerca sul suicidio, sviluppò attenzione alle forme
concrete della società contemporanea; in particolare fece lavori sulle classi e sulla loro
psicologia collettiva e quelli sulla morfologia sociale oltre che ricerche sulla memoria
collettiva. H sostiene che la memoria collettiva è un elemento costitutivo dell'identità di ogni
gruppo e dunque fattore di coesione ma le immagini che la memoria conserva non sono
fotogrammi statici ma selezioni, ricostruzioni e interpretazioni del passato. Rivisitando
periodicamente il proprio passato, ogni gruppo mantiene e riformula la propria storia e con
essa la nozione della propria identità. Nel lavoro di interpretazione della memoria collettiva
contano gli interessi e i progetti del presente. Del passato si sottolinea specie ciò che
sostiene o legittima le aspirazioni più forti al presente. Essendo la società complessa consta
anche di raggruppamenti sociali con differenti rappresentazioni del passato a volte in
competizione tra loro. Ogni regime totalitario tende a confiscare la memoria e a sottolineare
i tratti del passato che gli sono più congeniali ma spesso manipolando le immagini del
passato in modo da occultare versioni contrastanti rispetto a quella ufficiale (= ruolo della
censura e ricostruzione forzosa della memoria).
D. influenza sociologia, ma anche pedagogia, etnologia e antropologia.
 Mauss, suo nipote e collaboratore, analizza in “Saggio sul dono” le modalità di scambio fra
clan in alcune tribù indiane del nord ovest d'America, il potlac che è una sfida festiva in cui
il capoclan offre all'altro dei doni a cui l'altro è tenuto a rispondere con doni altrettanti
notevoli o superiori. L'ampiezza dei doni testimonia il prestigio reciproco. Donare meno è
disonorevole. Lo scambio ha anche valore economico perchè il surplus è consumato alla
festa e in parte scambiato (= transazione economicamente funzionale). Il dono nelle società
premoderne è importante perchè adempie a funzioni economiche ma inserendosi in un
processo che consolida i rapporti reciproci tra i gruppi, contribuendo a definire le posizioni
di prestigio relative. E' un fatto sociale, un fenomeno che ingloba molteplici dimensioni.

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
 Claude Levi Strauss studia le forme elementari della parentela e le sue forme di scambio.
 Bataille, Caillois e Leiris del College de Sociologie, lavorano sull'importanza attribuita alla
nozione di sacro. Bataille, in cui confluiscono anche tratti del pensiero di Marx, Freud e
Nietzche, si occupa di dépens= “Il dispendio”= la dissipazione. Riallacciandosi al saggio sul
dono di Mauss e radicalizzando la critica di D all'utilitarismo, Bataille sottolinea che la
tendenza alla dissipazione è un tratto essenziale della vita naturale e dell'uomo. La logica
dell'accumulazione che caratterizza le società moderne rappresenta un mascheramento e una
rimozione di questa tendenza fondamentale però il rimosso (da Freud) preme per tornare alla
luce: gli aspetti più distruttivi del mondo contemporaneo nascono dal rifiuto di prendere in
considerazione le tensioni “dissipatrici” che son parte essenziale della costituzione umana.
Demonizzate in quanto incompatibili con il razionalismo utilitarista, riemergono nelle forme
di violenza dell'uomo sull'uomo=estrema manifestazione della dissipazione della vita e
contrappunto paradossale della civiltà.

Osservazioni:

Anche se altri si occuparono di temi analoghi (Frederic Le Play e la sua scuola, Gabriel Tarde e
Gustave Le Bon,Espinas e Worms) D. ebbe molta più influenza perchè fu in grado di assumere nel
sistema universitario francese una posizione migliore e il suo progetto mostra maggior ricchezza e
compattezza. D. si seppe circondare anche di collaboratori migliori.
Il pensiero di D., seppur forte, non è sempre rigido né coerente. Nei primi scritti è positivista, nelle
ultime opere sviluppa una sociologia della conoscenza dove considera gli stessi concetti di cui ci
serviamo come dei costrutti sociali modificabili nel tempo, come una lente attraverso cui gli uomini
in società interpretano il mondo e non come la registrazione dei dati della realtà all'interno di uno
schema universale e immutabile.
De i durkheimiani nei loro testi tendono a presentare il proprio pensiero in una forma più
sistematica e apparentemente conclusa di quanto non lo fosse in realtà.
A far rilevare la possibilità di far uso del concetto di istituzione erano stati gli allievi di Maus e
Fauconnet. Che D. ne tenga conto è testimonianza dello stretto rapporto tra lui e i suoi collaboratori.
In “Regole del metodo sociologico” D. si contraddice e nella parte finale modifica il concetto di
fatto sociale e restringe il campo della sociologia in un modo che sembra contraddire la realtà degli
stessi studi durkheimiani. La sociologia durkheimiana si è occupata anche di fenomeni come il
numero dei membri o la densità dei rapporti all'interno di una società che evidentemente non sono
delle “istituzioni”. E' inoltre evidente fenomeni come la costanza dei tassi di suicidio all'interno di
una società non sono neanch'essi “istituzioni” sebbene la loro spiegazione rimandi allo stato delle
istituzioni stesse e alla lori capacità di mantenere la coesione sociale.
Il termine “fatto sociale” è stato x lo+ dismesso nella sociologia successiva mentre è diventato
comune l'utilizzo di “istituzione” nel senso largo da lui attribuito.
Nel linguaggio sociologico corrente “istituzione” è un concetto che designa la proprietà della vita
sociale di addensarsi in forme relativamente stabili e regolate. Le istituzioni sono in tal senso
insiemi di norme e di pratiche che esprimono un certo potere sugli individui, costituendo i campi di
condizioni entro cui si situa l'agire.
La nozione di “società” rimane pressocchè indefinita. L'idea della crescente differenziazione della
società nasconde/confonde la diversità che sussiste tra differenziazione funzionale e gerarchica.
D. raramente riconosce che l'integrazione dei gruppi umani spesso passa attraverso l'individuazione
di veri o presunti nemici comuni.
Non sempre sono soddisfacenti i tentativi di definire i rapporti individuo/società.
Probabilmente la parte sistematica del pensiero di D. è stata la più polemizzata al suo tempo perciò
più caduca. L'eredità più significativa rimane lo spirito, la ricchezza e il metodo delle sue ricerche.
La sua fecondità nell'individuare il sociale come un oggetto sui generis, irriducibile all'analisi del

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
comportamento e delle intenzioni dei singoli. La sociologia propriamente detta, come insieme
strettamente solidale di teoria e indagine empirica inizia con lui.

Capitolo 05: Georg Simmel

Cambiamenti economici, politici, sociali in Europa da metà'800 a 1a guerra mondiale:


 industrializzazione e concentrazione crescente del capitale → nascita di imperi finanziari,
expo
 sviluppo mezzi di comunicazione, rete ferroviaria e navi a vapore, dirigibili, aerei a motore,
telegrafo, telefono
 illuminazione tramite condutture gas centralizzate e poi elettricità (2a fase civilizzazione
industriale).
 Miglioramento igiene → aumento regolare popolazione.
 Diffusione istruzione anche a classi fin'ora escluse.
 Crescente centralizzazione, regolamentazione, coordinamento attività
 Ampliamento progressivo del diritto al voto.
 Prospettive riformistiche per migliorare condizione lavoratori e aumentarne partecipazione
politica ( da 1871 e comune di Parigi passando per riv. Bolscevica del 1917).
 Espansionismo coloniale fuori dall'Europa ( prima Americhe e poi Asia, Africa, Oceania) e
poche guerre interne in Europa → fornisce nuove materie prime, mercati, mano d'opera →
poca attenzione dei sociologi a questo fenomeno.
“Modernità” utilizzato per la prima volta da Baudelaire nel 1861. Ma la modernità non può essere
caratteristica permanente di niente. Trasformare l'aggettivo in un sostantivo è dunque paradossale (
perchè indice di qualcosa di permanente) ma il fortunato termine venne a significare epoca del
nuovo, in cui il nuovo è la norna ed un valore in sé, indice di autocoscienza di un'epoca che
riconosce di essere dominata dal mutamento. All'euforia della modernizzazione si accompagna
l'idea di essere superiori rispetto ad altre civiltà (occidente meglio di oriente). Anche se sociologi,
specie tedeschi intuiscono precocemente il carattere problematico intrinsecamente ambivalente
della modernità, tutti rimangono sorpresi, traumatizzati e stupiti dalla 1a guerra mondiale.

Friedrich Nietsche:

Voce potente fuori dal coro, critica la civilizzazione occidentale che più o meno nascostamente avrà
eco a lungo nelle scienze sociali. Nella sua opera “volontà” non è da intendersi come espressione di
un progetto deliberato e mirante a ottenere qualcosa ama come energia vitale elementare e
primigenia=volontà di potenza=tensione all'affermazione della vita in sé senza freni.
N. fa partire la critica ella civiltà occidentale rivalutando l'elemento dionisiaco presente nella
cultura greco arcaica, elemento che sarebbe stato poi represso e rimosso negli sviluppi successivi
della cultura → critica la civiltà occidentale perchè compie il mascheramento di tale volontà
primigenia. Responsabile di ciò sarebbe la morale cristiana e la diffusione di una cultura di schiavi
che privilegia le pseudo virtù dell'umiltà e dell'obbedienza, imprigiona gli slanci creativi degli
individui, nega la vita e promuove un ipocrita camuffamento della realtà fondamentale dei conflitti
e della volontà di potenza.
N. denuncia costantemente l'ipocrisia e l'individua nel risentimento (odio che chi reprime se stesso
prova verso tutto ciò che gli ricorda la liberazione possibile) il fondamento della morale.
Secondo N. la secolarizzazione e il conseguente disincanto verso riferimenti a mondi soprannaturali
è già avvenuta → La morte di Dio coincide con la fine dell'idea che ci sia un fondamento
trascendente per i valori a cui gli uomini possono ispirarsi. Riconoscere che tale fondamento non
esiste corrisponde ad un'immensa assunzione di responsabilità: quella di affermare i valori in
assenza di criteri oggettivi, sulla base soltanto della volontà e della capacità di crearli. L'uomo che
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Riassunto “Il Mondo in Questione”
si assumerà questa responsabilità, l'oltreuomo (der Übermensch) non è ancora nato.
La sua opera destò scandalo ma si diffuse parecchio e fu anche mal interpretata ( N. non è
antisemita ma annoverato tra antisemiti, pensatore critico e libertario ma arruolato nelle file dei
precursori del nazismo, critico verso i “filistei” tedeschi ma amatissimo dai nazionalisti tedeschi più
accesi). Suo contributo avvertibile sia in sociologia che soprattutto nella cultura europea a cavallo
del secolo. Denuncia un aggravamento di una sensazione di crisi incombente come una
dissacrazione degli ideali borghesi. Sarà presente sullo sfondo del pensiero di:
 Weber ( trattazione del disincanto e del politeismo dei valori e nelle trattazioni del potere e
della politica),
 nel pensiero di Pareto ( invito allo smascheramento degli impulsi inconsci che stan dietro a
discorsi e azioni apparentemente razionali),
 in alcune opere della scuola di Francoforte.
 Recentemente la sua critica della possibilità di stabilire una verità esente da menzogne e
finzioni e ritornata in autori come Foucoult e Derrida che oggi influenzano parecchio il
pensiero sociale.

Ferdinand Tönnies:

Rispetto alla Germania di Marx, quella a cavallo tra '800 e '900 è diversa. Il modo di produzione
industriale basato su capitalismo è in pieno dispiegamento ( 1860: produzione acciaio Germania <
Francia << Inghilterra, 1910 > della somma delle due).
Nel 1871 la Germania si costituisce come stato unitario e da allora accelera la sua
industrializzazione. Contemporaneamente si ha urbanizzazione (cambia modello di relazione
sociale). La velocità di tali mutazioni genera diverse reazioni. T. critica la modernità e il capitalismo
ed è nostalgico verso forme sociali preesistenti. E' uno dei fondatori dell'associazione tedesca di
sociologia ( assieme a Weber, Simmel e Sombart).
In “Comunità e società” (1887) T. scrive che sono modelli di organizzazione sociale ( ricordano la
polaruzzazione durkheimiana fra società semplici e complesse).
La comunita ( Gemeinschaft) è un gruppo stabile nello spazio e nel tempo, radicato all'interno di un
territorio, all'interno del quale gli individui hanno fra loro rapporti personali e diretti. E' una forma
associativa caratterizzata da elevato grado di chiusura verso l'esterno e di staticità delle norme. Gli
uomini orientano le proprie azioni e i propri comportamenti sulla base di tradizioni fortemente
radicate e a cui sono emotivamente legati da sentimenti di lealtà ed appartenenza. E' fondata su una
sorta di fusione spontanea della volontà. La partecipazione di ciascun membro della comunità alla
vita in comune è basata sui sentimenti molto più che sulla ragione, è quasi istintiva. La famiglia è
comunità per eccellenza, anche se dalle descrizioni di T. sembra che abbia più in mente un paese o
villaggio dell'Europa tradizionale fortemente integrato. Nella comunità i ruoli di ognuno sono
chiaramente definiti, la cultura è fortemente omogenea e la mobilità di ciascuno è limitata.
La società (Geselschaft) è una forma di associazione più vasta della comunità all'interno di cui gli
individui godono di ampie possibilità di movimento e all'interno di cui generalmente non hanno
rapporti diretti ma mediati dall'adesione razionale a delle regole statuite, dalla subordinazione ad
istituzioni espressamente regolamentate e all'utilizzo di mezzi di scambio astratti (denaro).
La presenza o meno di denari è importante per distinguere tra comunità e società. Nella comunità
c'è più scambio/reciprocità di prestazioni o redistribuzione, nella società invece il denaro è diffuso
come mezzo generalizzato degli scambi.
Lo sviluppo della società si realizza attraverso una distruzione progressiva delle forme di vita
comunitarie e in ciò T. avverte una perdita che riguarda la ricchezza di vincoli affettivi tra persone e
le loro certezze morali. La sua distinzione si ritrova poi sia in Weber che in autori di sociologia
americana.

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
Georg Simmel ( Berlino 1858- Strasburgo 1919):

S. si occupò specialmente di descrivere i mutamenti che stavano avvenendo ancor prima che
studiare il mutamento in quanto tale. Scrisse opere di sociologia ma anche filosofia ( neokantiano) e
di estetica. Carriera controversa ma insegnante noto e ascoltato per tutta la vita ( allievi: E.Bloch, G.
Lukacs, Robert Park). Non fondò nessuna scuola e descrisse la sua eredità come se fosse in denaro (
ognuno è libero di farne ciò che vuole).
Si riteneva filosofo ma impegnato a fondare la Sociologia come branca autonoma del sapere. Oggi é
ritenuto forse il + contemporaneo tra i classici.
La sua sociologia:
 ha per centro l'interazione sociale,
 è radicalmente antipositivista,
 programmaticamente antisistematica,
 molto autoconsapevole rispetto alle premesse epistemologiche che la sorreggono.
S. ha lo sguardo dell'eterno straniero, di qualcuno che pur vivendo nel mondo non vi appartiene.

Società e sociologia nel pensiero di Simmel:

In “Sociologia” e in “Il campo della sociologia” S. si occupa di definire l'oggetto della sociologia e
cioè la società.
Per S. in un certo senso la società non esiste. Il pensiero umano opera sempre e comunque per
astrazioni ciascuna delle quali corrisponde a un certo punto di vista o a una certa distanza
dall'oggetto su cui si riflette. Anche l'individuo muta nel tempo.
Ciò che ci fa quindi percepire qualcosa di mutevole come un'unità è una certa prospettiva intesa
come distanza dello sguardo ( individuo è un'unità se lo osservo alla solita distanza ma se lo dovessi
osservare a livello cellulare vedrei che è mutevole e formato da diverse cellule).
→ la società è un oggetto del pensiero che emerge considerando insiemi di individui da una certa
distanza ( la distanza a cui ci poniamo parlando di volta in volta di Greci, ortodossi ecc.).
Utilizzando tali concetti però astraiamo e cogliamo solo le caratteristiche comuni di tali individui (
la società, analogamente, è un concetto di tal genere generato da una prospettiva).
La prospettiva da cui osserviamo la società ci permette di notare che gli uomini stanno fra loro in
relazione di reciprocità (= agiscono gli uni sugli altri= Wechselwirkung).
Wechselwirkung indica una concezione della realtà ( in genere e non soltanto sociale) come rete di
relazioni di influenza reciproca tra una pluralità di elementi ( cit. Cavalli).
In generale, nelle scienze storico-sociali, alla nozione di causa si sostituisce corrispondenza (=
influenza scambievole tra diversi ordini di fenomeni) perchè non si può individuare le singole cause
dei fenomeni in quanto gli affetti retroagiscono sulla causa stessa assieme ad altri fenomeni.
(concetto che ritorna in Weber nella reciprocità tra sfera economica e culturale e nella nozione di
affinità elettive tra etica protestante e spirito del capitalismo).
Oggetto della sociologia sono dunque le forme delle relazioni di influenza reciproca che sussistono
tra gli uomini. Tale oggetto (=la società) emerge solo e nella misura in cui più individui entrano in
azione reciproca. Società è il nome con cui si indica una cerchia di individui legati, l'un l'altro da
varie forme di reciprocità.
La sociazione (Vergesellschaftung) è il processo attraverso cui una forma di azioni reciproche si
consolida nel tempo. Vi sono infinite azioni reciproche ( salutarsi, giocare ecc.) ma una società in
senso proprio è il risultato di una certa sedimentazione nel tempo di alcune forme di azione
reciproca; è il risultato parzialmente fissato (“oggettivato”) di processi di sociazione: i grandi
sistemi e le organizzazioni pluri individuali cui si suole pensare quando si parla di società non sono
altro che forme di reciprocità fra individui protrattesi nel tempo e trasformatesi in formazioni
stabili, autosufficienti e provviste di fisionomia ben definita.
21
Riassunto “Il Mondo in Questione”
Se è vero che la società è reciprocità fra individui, la descrizione delle forme che questa può
assumere è il compito della scienza della società in senso stretto.
La sociologia è dunque per S. una scienza formale perchè si occupa di descrivere le forme che le
relazioni di reciprocità assumono in situazioni e tempi differenti, solidificandosi nelle grandi
istituzioni o rimanendo effimere come nelle relazioni più fuggevoli.

Le forme e la vita:

In Sociologia S. dichiara di volersi concentrare sulla forma delle relazioni e dei processi sociali in
un modo che prescinda dai loro contenuti → non esistono, ad es., il potere, l'amicizia o il conflitto
in sé ma esistono relazioni concrete la cui forma astratta può venir chiamata così.
L'analisi di determinazioni formali delle relazioni sociali so nota quando S. si occupa degli effetti
del numero dei membri di un gruppo sulla sua struttura, dei caratteri generali della subordinazione,
del modo in cui i gruppi definiscono il proprio spazio ecc. ma in altri test sembra che l'analisi non
riguardi le forme dell'interazione in generale ma le forme che le interazioni assumono all'interno di
costellazioni storiche e culturali determinate. In tal caso è arduo separare contenuto da forma ( es. in
Filosofia del denaro).
La nozione di forma ha un ruolo complesso nel pensiero di S. ; è decisivo, però, il riconoscere che
la vita sia un fluire incessante, sia una produzione di forme in cui questo fluire si fissa. Si stratta di
forme di relazione, istituzioni, simboli, idee, prodotti della vita economica ed opere artistiche: la
“cultura” sia nel suo aspetto materiale che in quello linguistico ed espressivo. In ciascuna di queste
manifestazioni la vita si esprime ma si rapprende: la loro oggettività, prodotto della vita, si
contrappone al carattere fluido della vita stessa. Il mutamento culturale, fra l'altro, è il prodotto di
questa tensione.
Sebbene la vita scavalchi le forme, essa può essere colta di volta in volta solo in forme determinate
di vita. Da tale contraddizione emerge il dinamismo della storia della cultura e anche la tragedia e
cioè che la vita stessa può essere compresa solo sulla base di simboli, categorie o raffigurazioni che
costituiscono fissazioni della vita stessa e perciò contemporaneamente le si contrappongono o la
riducono perchè non riescono ad afferrarla completamente e si condannano così al proprio
superamento ( tipo un'istantanea?).
Sia la comprensione ingenua del pensiero quotidiano sia quella del mondo prodotta dalle scienze
storico sociali avvengono mediante la costruzione di forme ( simboli, concetti, narrazioni) che sono
contemporaneamente espressione della vita e della sua riduzione → ciò che vedo del mondo è
quindi sempre meno di ciò che sarebbe possibile vedere e ogni visione è destinata ad essere
sostituita da altre → un sapere esaustivo è impossibile per definizione. Da qui deriva la deliberata
asistematicità del pensiero di S. La comprensione del mondo è un processo infinito e ogni pensiero
dà forma al mondo secondo una prospettiva ma infinite prospettive sono possibili → la pretesa di
una completezza sistematica è una mera illusione.

Metropoli, denaro e intellettualizzazione della vita:

Pur non avendo proposto una teoria del mutamento tipo Marx o Weber, S. è tra i classici forse
l'interprete più acuto.
S. descrivendo la modernità, ne intende anche la crisi ( tipico anche del pensiero filosofico e sociale
tedesco dei primi del '900). La modernità è in crisi permanente perchè si fonda sul mutamento. La
modernità è flusso e instabilità di ogni forma e la cultura che ne elabora il concetto si rende conto
del fatto che il mutamento stesso nega la stabilità dei concetti con cui essa tenta di venirne a capo o
di comprenderlo: una cultura, dunque, intrinsecamente problematica. Tale epoca del volatile è però
una formazione storica in se stessa e in quanto tale ha i suoi tratti distintivi, tendenze e
atteggiamenti degli individui in cui si realizza e in cui la vita che in essa fluisce, si offre alla

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
percezione. In “Filosofia del denaro” e nel saggio “Le metropoli e la vita dello spirito” S. tenta di
indagare i movimenti con cui la personalità si adegua alle forze ad essa estranee, in atre parole le
forme dell'esperienza moderna ( che per S. coincide essenzialmente con l'esperienza
metropolitana).
Le caratteristiche di questa esperienza sono:
 L'intensificazione della vita nervosa e il corrispondente intellettualismo della coscienza,
prodotta dal rapido avvicendarsi di impressioni interiori ed esteriori. L'uomo è un essere che
distingue e perciò la sua coscienza è stimolata dalla differenza di impressione tra momenti
successivi. La veloce metropoli, da un punto di vista sia sensorio che spirituale offere molti
più stimoli che la lenta provincia in tal senso. La provincia è più basata su sentimentalità e
relazioni affettive che si radicano negli strati meno consci della psiche e si sviluppano
specialmente nella quieta ripetizione di abitudini ininterrotte. L'intelletto è la più adattabile
delle nostre forze interiori al contrario della sentimentalità che è conservatrice così il tipo
metropolitano, si crea un organo di difesa contro lo sradicamento di cui lo minacciano i
flussi e le discrepanze del suo ambiente esteriore: anziché con l'insieme di sentimenti,
reagisce essenzialmente con l'intelletto. Con ciò la reazione ai fenomeni viene spostata in
quell'organo della psiche che è il meno sensibile ed il più lontano dagli strati profondi della
personalità. S. distingue tra intelletto (Verstand), che è una facoltà essenzialmente logico-
combinatoria, eminentemente orientata alla calcolabilità e perciò superficiale e adattabile, da
ragione (Vernuft) che è un principio che dà ordine alle conoscenze empiriche in base a
domande che riguardano il loro senso e che non rinuncia al confronto con i sentimenti e con
le domande ultime sulla vita ed il valore. L'ipertrofia dell'intelletto tipica della modernità è
causata sia dall'intensificazione della vita nervosa che allo sviluppo di un atteggiamento
strumentale e calcolistico tanto nei confronti delle relazioni fra le persone quanto nei
confronti della vita in generale. Essendo orientato xlo+ al calcolo, l'intelletto prescinde da
differenze qualitative e rifugge giudizi di valore. Allo stesso atteggiamento conduce
l'economia monetaria →
 Esiste corrispondenza tra tendenze intellettualistiche dell'esperienza metropolitana e i
caratteri tipici dell'economia monetaria. Il puramente intellettuale è indifferente a tutto ciò
che è propriamente individuale perchè da questo conseguono relazioni e reazioni che non si
possono esauire con l'intelletto logico. Nel principio del denaro l'individualità dei fenomeni
non entra altrettanto, il denaro, infatti, ha ache fare solo con ciò che è comune ad ogni cosa,
il valore di scambio, che riduce tutte le qualità e le specificità a livello di domande che
riguardano solo la quantità. Perciò come l'intelletto, anche il denaro è indifferente alla
qualità dei beni di cui permette lo scambio è lo è tanto più quanto è equivalente universale.
La personalità dell'uomo blasé (= il cittadino disincantato e annoiato, colui che si comporta come se
avesse visto già tutto) è considerata da S. uno dei prodotti emblematici di questa costellazione di
forze che spingono verso l'indifferenza nei confronti di tutta la varietà qualitativa delle cose.
Lo sviluppo della metropoli, l'intellettualizzazione della vita e la diffusione del denaro si combinano
a produrre un sistema di relazioni sociali contraddistinte da un notevole grado di anonimità.
Altri tratti essenziali sono lo sviluppo della puntualità come virtù pubblica (senza di essa tutto
sprofonderebbe nel caos).
Secondo S. le tendenze sono comunque bidirezionali ( se in certi ambiti se ne manifestano alcune,
in altri probabilmente si manifesteranno tendenze contrarie per es. la crescente anonimità delle
relazioni in pubblico convive con l'importanza crescente di relazioni fortemente personalizzate
come amicizia e amore.
Industrie di intrattenimento come il cinema offrono la possibilità di emozionarsi compensando
parzialmente l'indebolimento del rapporto azioni/emozioni prodotto dall'intellettualizzazione.
S. non giudica la modernità, si limita a descriverla e usa lo stesso atteggiamento nel trattare il
rapporto tra la differenziazione sociale e l'aumento della libertà dell'individuo.
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Riassunto “Il Mondo in Questione”
In “La differenziazione sciale” sostiene che quanto meno numerosa/indifferenziata e più stretta è
una cerchia sociale, tanto meno individualizzati sono i contenuti della coscienza di ciascuno dei
suoi membri. Più la cerchia si allarga e più il singolo può sviluppare senso di autonomia e unicità (
→ metropoli= sede per eccellenza dell'individualità). Tale libertà non necessariamente corrisponde
a un senso di benessere nella vita affettiva ( → solitudine).
Il contraltare della libertà dell'uomo moderno è la crescente dipendenza da un mondo di istituzioni
tecniche ed apparati che lo sovrasta, una sorta di protesi che amplia la possibilità di azione ma al
contempo rende meno autosufficienti. (= crescente divaricazione tra i contenuti dello spirito
oggettivo e dello spirito soggettivo).
Lo spirito oggettivo è la cultura oggettivata nei prodotti dell'uomo= la cultura depositata nelle
enciclopedie o incorporata in realizzazioni tecniche.
Lo spirito soggettivo si manifesta nella cultura di un soggetto: è ciò che questi sa per averlo
imparato/vissuto/elaborato personalmente.
La cultura dei soggetti dipende da quella oggettiva me ne è anche ben diversa perchè non esiste se
non entro un individuo concreto. Un aspetto della tragedia moderna consiste nella sproporzione che
si viene a creare tra questi due poli dello spirito → le cose diventano sempre più colte mentre gli
uomini sono sempre meno capaci di guadagnare dalla perfezione delle cose un perfezionamento
della loro vita soggettiva. La società moderna dispone di un sapere che sovrasta le capacità di
elaborazione di ogni singolo individuo → dissonanza specifica della modernità.

Ancora a proposito dell'individuo:

Rispetto a D., S. non pone la sociologia al di sopra delle altre scienze dell'uomo ma si limita a
definirne la specificità. Non ritiene che la società, oggetto della sociologia, sia intrinsecamente
superiore. Sia individuo che società esistono parimenti e lo sguardo che li osserva mostra ora gli
uni, ora l'altra anche se tra individuo e società esistono delle tensioni.
In” Problemi fondamentali della sociologia” S. osserva che in generale è difficile non riconoscere il
potenziale dissidio tra l'individuo e la collettività. La società tende a imporsi vincolando la libertà
individuale all'espletazione coordinata di compiti pe la sopravvivenza della società nel suo insieme,
dall'altra l'individuo può ritenere più opportuno sviluppare se stesso e i suoi obiettivi ( artistici,
politici, amorosi..) che non hanno a che vedere con ciò che la società potrebbe aspettarsi da lui. Per
S. tale dissidio tra tutto e parte non è eliminabile e in astratto si manifesta diversamente nel corso
della storia. Nell'epoca moderna è però esplicito e generalizzato perchè sorge un orientamento etico
che tende ad enfatizzare più che mai la liberta essenziale di ogni individuo, la sua unicità e la sua
responsabilità personale nella definizione del proprio destino e nella realizzazione del sé. Anche per
D. l'individuo si sviluppa nelle società complesse e quindi più facilmente nel mondo modernom,
dove c'è più differenziazione/divisione nel lavoro anche se S. non si rifà a D. ma a Burckhardt che
aveva sottolineato i rapporti che esistono tra l'affermarsi nella cultura europea del concetto di
individuo ed il Rinascimento italiano intesi come uno dei momenti fondanti dello sviluppo della
cultura moderna. B. pone l'accento su due caratteristiche della modernità:
 si pone maggior attenzione alle realizzazioni personali dell'individuo che non alla sue
condizioni di nascita.
 Il nascente spirito scientifico enfatizza la responsabilità e la libertà individuale dello
scienziato in opposizione all'autorità della tradizione.
Per S. il concetto di individuo ha significati differenti nella cultura europea del '700 e dell'800. Nel
'700 gli individui affermano il principio dell'eguaglianza naturale di tutti gli uomini, criticando la
cultura feudale e aristocratica (signore e servo prima non erano uguali così come i loro diritti e
doveri, al contrario di quanto detto dalla cultura illuminista). Nell'800 gli uomini sono considerati
dal punto di vista del diritto formalmente uguali ma dissimili per interiorità → il compito etico di
ciascuno è portare a compimento, esprimere e realizzare la propria unicità. Gli uomini sono quindi
24
Riassunto “Il Mondo in Questione”
espressione della medesima natura umana ma sono differenti in quanto unici e sono responsabili
personalmente per lo sviluppo delle potenzialità implicite di questa unicità. S. conia l'espressione di
individualismo qualitativo o individualismo della differenza.
E' nel contesto di questo orientamento culturale diffuso che la tensione tra individuo e società si fa
particolarmente marcata.

La moda:

Negli agglomerati della vita urbana moderna l'individualismo si risolve spesso in parodia di se
stesso ( eccentricità, ricerca di segni distintivi o novità stupefacenti specie nei ceti + colti nel
tentativo di costruire una personalità che a volte tende a svuotarsi di senso essendo solo collezione
di segni esteriori). Anche in questo caso S. non critica né indica soluzioni e come al solito dipinge il
fenomeno nella sua ambivalenza.
Nella moda si esprime perfettamente la compenetrazione di due spinte contraddittorie:
 distinzione
 imitazione
Nella società contemporanea, al contrario di quella feudale, gli individui non si differenziano per
nascita ma in virtù delle loro capacità. La moda consiste così in un processo di mobilità sociale
apparente: chi è più in basso nella scala sociale, imitandola moda di gruppi più prestigiosi può far
mostra di appartenervi ma la diffusione della moda stessa finirà per vanificare il tentativo di usarla
per distinguersi ( e così all'infinito). L'essenza della moda consiste nel fatto di essere praticata solo
da una parte mentre la totalità del gruppo si trova in cammino verso essa.
Il paradosso della moda è che esprime contemporaneamente autonomia e obbedienza e per la sua
stessa struttura si presta particolarmente a individui che non sono propriamente individui,
intimamente autonomi e bisognosi di appoggio.
La coscienza del tempo degli uomini d'oggi si concentra sempre di + sul presente ed enfatizza la
percezione della caducità e della transitorietà di ogni cosa ma caducità e transitorietà sono elementi
inseparabili dall'idea di moda e nella sua capacità di evidenziarli sta in parte il suo fascino.

Qualche commento:

1. Con S. la sociologia assume esplicitamente al suo interno la riflessine sui procedimenti


conoscitivi che la contraddistinguono ( non è solo rispecchiamento della realtà come per
positivisti).
2. La ricerca di rapporti causali tra fenomeni si fa cauta → il mondo è considerato una rete di
fenomeni che si influenzano reciprocamente.
3. L'oggetto stesso della sociologia si ridefinisce: il pensiero di S. è relazionale ( = al centro del
suo interesse stanno le relazioni).
4. Con S. la sociologia inizia ad assumere nel proprio campo di indagine la vita quotidiana
(sociologia delle forme o, per Jed. Degli sfondi). Ciò che egli tematizza è ciò che spesso
consideriamo irrilevante perchè lo assumiamo come sfondo implicito, ovvio e ordinario.
S. noto in vita e diffuso in America ( tramite Park della scuola di Chicago) → sociologia di S.
associata a psicologia sociale di G.H. Mead.
Il ruolo maggiore nella storia della ricezione di S. lo ha avuto Talcott Parsons ma in negativo →
attraverso la deliberata esclusione della ricostruzione delle origini europee della sociologia che fornì
in “La struttura dell'azione sociale”, marginalizzò S. influenzando così sia America che Europa del
2° dopoguerra.
S. riappare negli anni '70 in seguito alla crisi del funzionalismo parsonsiano e con lo sviluppo di
nuove correnti sociologiche interessate all'analisi della vita quotidiana.
Tratti caratteristici del pensiero di S.
25
Riassunto “Il Mondo in Questione”
 concentrarsi sulle interazioni e sulle influenze reciproche,
 capacità di cogliere l'ambivalenza di ciascun elemento della realtà sociale ( evidente in testi
come quello sulle metropoli- regno di libertà/individualità ma anche
dell'intellettualizzazione e dell'incapacità di percepire le differenze).
Il riconoscimento della presenza simultanea di tendenze complementari e la conseguente
impossibilità di chiudere ogni diagnosi è elemento costante nel pensiero di S.

Capitolo 06: Max Weber (Erfurt 1864-Monaco 1920):

Docente di economia politica+ erudizione storica → influenza su suo pensiero. “Economia e


società” la sua opera più nota ma pubblicata postuma dopo riordino della moglie e di
J.Winckelmann. L'esaurimento nervoso dal 1897 al 1901 lo costrinse ad abbandonare ogni attività
intellettuale. Spesso tentato di darsi alla politica anche se non lo fece. Ufficiale in ospedali durante
la guerra poi diplomatico a Versailles quando fu patteggiata la pace (= esperto di questioni
economiche per la Germania).
Tenta di riprendere i problemi formulati da Marx circa il modo di produzione capitalistico,
proponendo soluzioni teoriche parzialmente differenti ( in un atteggiamento politico radicalmente
differente!). Si focalizza su tre campi di indagine:
 metodologico
 storico-comparativo
 sistematico.
Si è occupato essenzialmente di 3 questioni:
1) Il problema del metodo delle scienze sociali ( specie della sociologia) e dei rapporti tra
sapere scientifico e giudizi di valore.
2) Il problema della genesi, della specificità e del destino della civiltà occidentale moderna.
3) Il problema di una definizione sistematica e coerente dei concetti della sociologia.
Tutti questi ordini di questioni sono intimamente interconnessi e non fasi distinte in Weber.

La sociologia come scienza comprendente:

Per W. La sociologia è una scienza che interpreta l'agire sociale attraverso


l'interpretazione/comprensione e in tal senso è una scienza comprendente il cui primo obiettivo è
comprendere l'agire sociale.
Comprendere un'azione vuol dire per W. intenderne il senso cioè interpretare il significato che
quell'azione ha agli occhi della persona che la compie.
Il concetto di senso è centrale in Weber anche se non l'ha mai perfettamente chiarito. L'agire sociale
oggetto della sociologia è infatti un agire dotato di senso.
La possibilità che si dia comprensione distingue le scienze umane e sociali da quelle naturali
(=frattura rispetto a illuministi e a D.). Da Montesquieu a Comte e fino a Durkheim il modello
scientifico per eccellenza era quello delle scienze naturali e le scienze dell'uomo devono
progressivamente adeguarsi a questo modello. Per W. tale impostazione è errata perchè nelle
scienze naturali i fenomeni non sono agiti da soggetti che danno loro un significato mentre nelle
scienze dell'uomo i fenomeni sono agiti con intenzione. La pietra non ha coscienza, l'uomo che la
lancia, agisce con dei motivi e dei fini e se non colgo tale differenza il gesto mi rimane oscuro.
Le origini della differenziazione tra scienze naturali e dell'uomo han origine nello storicismo
tedesco che ebbe luogo in Germania negli ultimi decenni dell'800. La posizione di W. Dipende da
quella di W. Dilthey e del suo rifiuto ad utilizzare per le “scienze dello spirito” i metodi propri delle
scienza naturali ma tiene conto anche dell'insegnamento del filosofo neokantiano Heinrich Rickert,
sensibile all'impossibilità di applicare nozioni come quella di “legge naturale” nel campo della
storia umana.
26
Riassunto “Il Mondo in Questione”
Per W. Esistono anche differenze tra le diverse discipline scientifiche. La storia in particolare si
occupa della singolarità degli eventi ( tende a comprendere fatti che si son verificati una volta sola).
La sociologia, al contrario, è orientata alla generalità e intende studiare le azioni sociali degli
uomini in quello che esse hanno di tipico cioè di ricorrente in più casi e quindi deve astrarre da
infinite azioni singolari certe caratteristiche comuni e produrre tipologie di fenomeni → la
costruzione di tipi ideali è il suo strumento principale.
La sociologia si occupa quindi prima di comprendere l'agire e poi di spiegarlo causalmente.
Spiegare causalmente vuol dire per W. Rintracciare un fenomeno che sia precedente nel tempo a
quello che si intende spiegare e rispetto a cui ciò che vogliam spiegare sia logicamente un effetto
che ne dipende (= individuare la causa del fenomeno che si vuole spiegare).
Una volta compreso il senso dei fenomeni osservati, il sociologo compirà passi successivi simili
allo scienziato naturale (= cercare le cause che spieghino il fenomeno) anche se per W. Non è mai
totalmente rintracciabile una spiegazione causale esaustiva per i fenomeni umani perchè sono troppi
i fattori che si combinano nel causare il fenomeno.
Spiegare causalmente significa cercare pazientemente di rintracciare le condizioni che sono sempre
presenti quando essi si manifestano.
La realtà sociale è per W. Un tessuto a maglie infinitamente fitte ed infinitamente estese: non è mai
possibile essere definitivamente certi di aver esaurito la ricerca sulle cause adeguate di qualsiasi
fenomeno. Piuttosto che di cause, quindi, W.preferisce parlare di condizioni/influenze/insieme di
fattori. E' più vicino a Simmel che al positivismo di Comte e Durkheim, in tal senso.

Il concetto di”idealtipo” e i fondamenti dell'agire sociale:

La sociologia non si occupa di tutto l'agire ma solo di quello sociale, cioè quello orientato
all'atteggiamento altrui ( aprire un ombrello non è agire sociale, insegnare si).
L'agire sociale può essere di diversi tipi. W. Parla di tipi ideali o di idealtipi per intendere
costruzioni di pensiero, strumenti conoscitivi di cui lo scienziato sociale si dota per comprendere il
senso delle azioni. Il tipo ideale è lo strumento di un processo di generalizzazione, è una sintesi,
un'astrazione utile a ridurre l'infinita varietà dei fenomeni ad un insieme di categorie maneggevole.
Esistono diverse specie di tipi ideali in W. A cui corrispondono livelli di astrazione sempre
maggiori:
 Primo livello: i tipi ideali sono determinate formazioni storiche colte nella loro individualità
(es. capitalismo occidentale moderno).
 Secondo livello (più astratto del primo): son tipi ideali i concetti come burocrazia o i tipi di
potere ( carismatico, tradizionale, legal-razionale). Qui l'idealtipo non coglie l'individualità
storica ma un tipo di fenomeni che si può presentare in formazioni storiche diverse .
 Terzo livello ( ancora più astratto): i tipi ideale corrispondono a tipi di azione sociale= tipi
generalissimi che corrispondono ad un tentativo di rendere interpretabile e confrontabile
l'agire in un numero elevatissimo di casi.
In “Economia e società” W. Sostiene che l'agire sociale può essere determinato secondo 4 diversi
tipi di agire e ognuno di questi tipi corrisponde a un diverso tipo di senso che l'azione ha per il
soggetto che la compie:
 Agire razionale rispetto allo scopo: il soggetto agisce in vista di un fine determinato e
calcola i suoi sforzi in modo razionale per raggiungere tal fine ( es. ing. Che costruisce un
ponte). Il soggetto ha una chiara visione del suo obiettivo e la sua azione serve a
conseguirlo, utilizzando le risorse e gli strumenti a disposizione secondo un calcolo.
 Agire razionale rispetto al valore: è orientato dal credere nell'incondizionato valore in sé di
un comportamento in quanto tale. Il senso dell'agire non ha uno scopo da raggiungere ma il
valore risiede nell'agire in sé. ( es. comportamento etico, religioso o estetico). Il valore è
rilevante per il soggetto che compie l'azione a prescindere dalle conseguenze (es. capitano
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Riassunto “Il Mondo in Questione”
che affonda con la sua nave).
 Agire affettivo: il suo senso è legato ad un particolare affetto o stato d'animo del soggetto (
azioni di un innamorato, di un arrabbiato o un intimorito, dettate da emozioni e da
sentimenti).
 Agire tradizionale: è dettato da un'abitudine acquisita (es. saluti stereotipati, segno della
croce all'entrata in chiesa ecc.)
Tali tipi ideali sono schematizzazione e astrazione delle infinite azioni possibili.
Nel mondo moderno si assiste per Weber ad un crescente predominio dell'agire razionale rispetto
allo scopo. Le azioni degli uomini tendono a farsi sempre più strumentali e il calcolo relativo al
perseguimento di fini diviene l'atteggiamento mentale predominante. La frequenza di azioni
orientate al valore decade come anche le azioni affettive e tradizionali. Ciò ricorda quanto diceva T.
a proposito della Gesellschaft come forma associativa dominata da atteggiamenti culturali diffusi di
tipo riflessivo e strumentale a scapito dei comportamenti più emotivi e tradizionalistici caratteristici
della Gemeinschaft, ma ricorda anche il tema Simmeliano del crescente predominio dell'intelletto
nel mondo moderno. Per W. Corrisponde allo sviluppo di un processo di razionalizzazione ( ricorre
spesso in W.) = crescente predominio di forme di agire orientate razionalmente rispetto allo scopo.

Il concetto di “capitalismo”:

W. riprende il termine da Marx ma gli attribuisce significati un po' differenti. Un atto economico
capitalistico è per Weber un atto che si basa sull'aspettativa di guadagno derivante dallo sfruttare
abilmente le congiunture dello scambio, dunque da probabilità di guadagno formalmente pacifiche.
Non è semplice desiderio di accumulare e non è neppure uguale a una rapina ma si basa su
aspettative di guadagno formalmente pacifiche e disciplinate razionalmente e reiterate nel tempo.
L'agire economico che chiamiamo capitalistico è un agire specificatamente orientato all'aumento
costante del capitale. Il capitalismo è dunque un sistema economico al cui interno i soggetti
agiscono al fine di conseguire un guadagno in modo formalmente pacifico utilizzando le
congiunture dello scambio. Il soggetto tipico è il proprietario dell'impresa capitalistica che dispone
di un capitale e mira ad accrescerlo mediante il reinvestimento dei profitti.
Il capitalismo occidentale moderno è un'organizzazione razionale del lavoro formalmente libero
cioè l'utilizzo di lavoratori salariati, giuridicamente liberi, per lo svolgimento delle attività
dell'impresa.
Un agire economico è capitalistico nella misura in cui è orientato a perseguire in modo sistematico
continuo nel tempo e formalmente pacifico un profitto. Il capitalismo occidentale moderno è un
sistema di imprese, collegate fra loro attraverso il mercato, in cui ogni impresa agisce per
conseguire il profitto e organizza le proprie attività conformemente a tale scopo in modo razionale
utilizzando lavoro formalmente libero.
La società nel suo insieme è capitalistica quando la soddisfazione dei bisogni dei suoi membri ha
luogo in modo prevalente attraverso l'attività di tali imprese e il consumo delle merci che queste
producono.
Un'epoca nel suo insieme è capitalistica se la copertura dei fabbisogni è talmente orientata in senso
capitalistico che se venisse meno questo tipo di organizzazione, l'intera copertura del fabbisogno
crollerebbe.
Rispetto a Marx è assente il tema dello sfruttamento perchè la definizione di Weber non si basa sulle
caratteristiche dei rapporti di produzione. La denuncia dello sfruttamento dei lavoratori salariati è
per Weber un aspetto di una critica morale al capitalismo che non ha nulla a che vedere con la
definizione scientifica del capitalismo stesso.
La definizione di Weber ha in più rispetto a quella di Marx il riferimento al carattere razionale
dell'agire (rispetto a uno scopo e non altro agire!) capitalistico cioè la razionalità formale del calcolo
economico che vi è alla base e all'organizzazione del lavoro.
28
Riassunto “Il Mondo in Questione”
Perchè il capitalismo potesse svilupparsi, sono stati necessari storicamente:
 la disponibilità di lavoro formalmente libero
 lo sviluppo di mercati aperti
 la separazione tra famiglia ed impresa
 lo sviluppo di un diritto formalmente statuito che consenta ai soggetti dell'agire capitalistico
(=le imprese) condizioni in cui le norme dettate dal potere politico non siano soggette a
continui mutamenti.
Questi fattori sono stati presenti secondo W. Sebbene in modo diverso, in molte altre epoche e
società ma la loro combinazione si è prodotta solo nell'Occidente moderno. Ciò che caratterizza
soprattutto il capitalismo occidentale moderno è una mentalità specifica che permette di attribuire
senso a un agire come quello capitalistico in modo particolarmente diffuso. E' ciò che W. chiama
spirito del capitalismo, caratterizzato da un'enfasi particolare sull'importanza del lavoro
professionale e sull'importanza di reinvestire nell'impresa i proventi delle attività economiche senza
esaurirli nel consumo improduttivo o nel lusso e insieme da una particolare accentuazione della
razionalità dell'agire.

Lo spirito del capitalismo e le sue origini nell'etica protestante:

I principali fattori che ne hanno determinato il sorgere sono stati:


Una peculiare attitudine razionalistica che caratterizza la civiltà moderna. Lo spirito del capitalismo
è l'ethos razionale. La capacità e la disposizione degli uomini dell'Occidente moderno a sviluppare
in modo particolare delle forme di condotta pratico razionale nella vita sono alla base dell'agire
economico (che calcola in vista di uno scopo, il guadagno e tende a sottovalutare il concreto
godimento di quanto viene prodotto). Si tratta di una disposizione culturale la cui origine va cercata
nelle sfere di vita specificatamente culturali e cioè nelle forme religiose (“L'etica protestante e lo
spirito del capitalismo”). La dottrina di Lutero (!517: 95 tesi) comporta il rifiuto del Papa in materia
di fede e ripropone un radicale ritorno al messaggio evangelico. Il protestantesimo per vari motivi si
assestò nel '500/'600 nell'Europa settentrionale. La parte più rilevante è quella calvinista che si
organizza dapprima a Ginevra. Il protestantesimo più di altre confessioni (specie la cattolica) pone
l'accento sull'individuo come interprete diretto della parola di Dio (= uno dei tratti protestanti più
consoni alla formazione della cultura moderna ma per W. Questa non è la strada). Secondo W. Il
protestantesimo si differenzia dal cattolicesimo per un'enfasi particolare sulla vita mondana ( cadde
la sopravvalutazione dei doveri ascetici in confronto a quelli profani). Beruf significa sia
“professione” che “vocazione”: i protestanti hanno indicato così il carattere sacro dei compiti
professionali di ciascuno, la dimensione religiosa dell'occuparsi di compiti connessi alla propria
posizione nel mondo.
Altra caratteristica del pensiero protestante è l'assoluta imperscrutabilità del volere divino e la sua
totale indipendenza dalle azioni degli uomini. Nella versione calvinista ciò si tramuta nel dogma
della predestinazione delle anime → è solo Dio che ha il potere di salvare o meno per l'eternità.
L'uomo non può nulla per mutare o influenzare ciò che solo la grazia del Signore può concedere.
Psicologicamente ciò implica che il singolo non ha potere sulla propria salvazione né tramite
preghiera né tramite azioni. Contemporaneamente egli è portato a scrutare ogni segno che possa
venirgli a conferma del proprio destino. Il compimento con successo del proprio dovere
professionale è quasi un modo di rispondere alla pressione psicologica prodotta dalla dottrina della
predestinazione: l'uomo rispetta il volere di Dio occupandosi sistematicamente della creazione di
Dio (=il mondo) e contemporaneamente si vieta ogni indulgenza nei confronti di tali piaceri che dal
mondo possono derivare, nel timore di scoprire in tali piaceri la tentazione e dunque il segno del
proprio essere dannato. Ne emerge una condotta di vita fortemente metodica. A differenza dei
cattolici, i calvinisti non possono sperare di recuperare le ore di debolezza e di leggerezza con
maggior buona volontà in altri momenti ( no esiste perdono tramite confessione). Indulgere nel
29
Riassunto “Il Mondo in Questione”
peccato è di gravità radicale: è un segno della dannazione. La condotta di vita deve essere, in questa
situazione scrupolosamente metodica e il lavoro non è più solo il modo di glorificare il Signore ma
anche strumento per evitare le tentazioni → adesione al mondo nel compimento del proprio Beruf e
insieme ascesi dal mondo, rinuncia ad ogni godimento del mondo (= ascesi intramondana = fusione
di rinuncia al godimento del mondo e di presenza attiva nel mondo).
Tale atteggiamento è affine a quanto richiesto dallo spirito del capitalismo, almeno all'inizio: per
sviluppare un'impresa capitalistica serve una tensione culturale particolare → ci si deve dedicare nel
modo più sistematico e razionale possibile alla propria professione economica e
contemporaneamente rinunciare al desiderio di utilizzare i guadagni per goderne.
In “L'etica protestante” W. Cerca di capire il senso di un determinato tipo di agire. L'agire
economico capitalistico è orientato alla ricerca di un profitto, e il sistema economico fondato su tal
tipo di agire, produce accumulazione cioè più di quanto viene consumato. Ciò è totalmente
differente dai precedenti sistemi economici.
Cercando di trovare le origini di tale sistema, W. Rintraccia il ruolo giocato da una particolare etica,
quella caratterizzata da un'atteggiamento di ascesi intramondana con i suoi correlati dell'impegno
sistematico nelle attività professionali e della contemporanea rinuncia al godimento dei beni
prodotti. L'impostazione weberiana del problema alle origini del capitalismo è radicata in un ampio
dibattito a lui contemporaneo in cui è rilevante anche Werner Sombart il quale attribuisce ai fattori
culturali un ruolo preminente nello spiegare la genesi degli atteggiamenti economici alla base del
capitalismo. Diversamente da Weber, però, Sombart individua più costellazioni di “mentalità” che
avrebbero cooperato per es. la caratteristica dei primi imprenditori deve essere stata una certa
“marginalità” nell'ambito della cultura tradizionale e per questo si concentra sulle figure degli ebrei,
degli eretici e + in generale degli “stranieri” in ogni contesto sociale. Una condizione di relativa
marginalità culturale è terreno fertile per la nascita di uno spirito imprenditoriale, dal momento che
corrisponde a una non dipendenza dai vincoli della tradizione e dunque a una condizione favorevole
a comportamenti innovativi.
Il fatto che l'etica protestante abbia giocato un ruolo importante nelle origini del capitalismo non
significa, per Weber, né che sia stato l'unico fattore, né che giochi tuttora questo ruolo. L'etica
puritana favorisce, mediante la sua enfasi sul lavoro e sulla contemporanea rinuncia ad ogni lusso la
produzione di ricchezza ma la ricchezza, una volta prodotta, gioca a sfavore degli impulsi religiosi
originari favorendo proprio ciò che questi chiamano tentazione.
Lo sviluppo del capitalismo tende a perdere nel suo corso i propri fondamenti culturali legati
all'etica protestante: una volta avviato, il capitalismo procede meccanicamente per inerzia. Chi
nasce al suo interno vi si trova inserito come in un mondo naturale, ne dà per scontati i meccanismi.
Il profitto e il successo professionale vengono perseguiti per se stessi o alternativamente per
consentire il conseguimento di quei beni esteriori che l'etica puritana originaria fuggiva come
tentazioni. Weber è perplesso di fronte a ciò ma comunque non critica il capitalismo. La modernità
capitalista sembra distruggere, infatti, proprio le forze che hanno contribuito a farla nascere. La
rinuncia ad una posizione esplicitamente critica dipende in parte dal fatto che Weber non vede nel
momento storico in cui vive delle alternative plausibili. E' scettico verso il socialismo ( predirrà che
la dittatura del proletariato si sarebbe trasformata, probabilmente, in una dittatura dei funzionari!).
Ma in generale la sociologia di Weber è dichiaratamente avalutativa.

L'avalutatività delle scienze sociali:

I valori sono orientamenti culturali di fondo che motivano le nostre condotte e, anche se non
esclusivamente, esprimono degli atteggiamenti morali. Weber distingue tra:
 riferimento ad un valore: soggettivo riferirsi nella propria condotta a certi valori.
 giudizio di valore: è un'affermazione che dichiara esplicitamente riguardo a certi fenomeni
ciò che è bene/male.

30
Riassunto “Il Mondo in Questione”
Lo scienziato sociale non può evitare di riferirsi ai valori perchè essi sono parte del senso che gli
attori attribuiscono al proprio agire e perciò campo di indagine proprio della sociologia però lo
scienziato sociale si riferisce a dei valori perchè non può farne a meno in quanto uomo situato in un
certo contesto storico/sociale e che vive delle passioni schierandosi con alcuni o altri e giudica la
realtà in cui è immerso. Proprio da questa sua appassionata presenza nel mondo lo scienziato deriva
la propria stessa volontà di fare ricerca: egli studia qualcosa perchè la ritiene rilevante!
Ciò che garantisce l'oggettività del lavoro dello scienziato sociale è che nel corso della ricerca egli
si sforza di essere consapevole dei propri orientamenti soggettivi e si spera che sappia metter “ tra
parentesi” i propri riferimenti di valore. Egli deve evitare di emettere giudizi di valore rispetto ai
fenomeni che studia. L'oggettività perciò è frutto di disciplina e tale disciplina si chiama
avalutatività. Se lo scienziato inserisse i propri giudizi di valore, si collocherebbe nei campi
dell'etica e della politica e non nella sociologia.
→ l'etica ( = la sfera dei valori) è un oggetto della ricerca delle scienze sociali ma il lavoro di queste
stesse scienze è scientifico solo nella misura in cui si differenzia dall'etica stessa, rinunciando a
valutare nel momento in cui si sforza di comprendere e spiegare.

Alcune categoria della sociologia moderna:

La relazione sociale si definisce per Weber subito dopo la nozione di agire sociale: esiste relazione
sociale quando, essendovi più attori sociali compresenti, il senso dell'azione di ciascuno si riferisce
all'atteggiamento dell'altro, in un modo tale che le azioni sono reciprocamente orientate fra loro (es
insegnante + allievi).
Individui in relazione costante fra loro possono costituire:
 comunità: se e nella misura in cui la disposizione dell'agire sociale poggia un una comune
appartenenza soggettivamente sentita da parte degli individui che vi partecipano.
 Società (o associazione): se e nella misura in cui la disposizione dell'agire sociale poggia su
una convergenza di interessi o su un legame di interessi motivato razionalmente.
Rieccheggia la distinzione di Tönnies tra Gemeinschaft e Gesellschaft anche se la distinzione di
Weber è più analitica e non nostalgica verso la Gemeinschaft.
Comunità e società sono per Weber tipi ideali di relazioni sociali: in un caso la relazione si basa sul
sentimento di una comune appartenenza, nell'altro su una convergenza di interessi. Comunità ha
dimensione affettiva mentre società una razionale. La società tipicamente, ma non necessariamente,
può poggiare su stipulazioni cioè su impegni reciproci presi esplicitamente dai suoi membri.
Comunità e associazioni sono forme di agire sociale in cui l'accento è posto sull'integrazione dei
membri del gruppo ma esistono anche relazioni sociali di tipo opposto come la lotta in cui ogni
attore sociale mira alla sopraffazione sull'altro ( approccio di Weber a volte definito conflittualistico
a causa del concetto di lotta).
Diversamente da Durkheim, W. Non tende ad enfatizzare la presenza di ordine e coesione nel
mondo umano ma a osservare la ricorrente presenza di forme di lotta. In tal senso è più vicino a
Marx, anche se non privilegia un tipo speciale di conflitti ( es. lotte di classe) né si attende che i
conflitti, come espressione di “contraddizioni” conducano la storia verso sintesi successive. Il
conflitto è piuttosto una dimensione sempre inerente alle possibilità umane dell'agire e la storia, pur
essendo storia di conflitti, non ha alcuna direzione.
Le relazioni sociali possono essere:
 aperte: se la partecipazione all'agire sociale reciproco che le costituisce è possibile a
chiunque,
 chiuse: se vi sono ordinamenti che ne limitano l'accesso solo a determinati soggetti in
possesso di certi requisiti. Un insieme di relazioni sociali chiuse corrisponde all'esistenza di
un raggruppamento sociale. Es lo Stato è un tipo di raggruppamento e cioè un
raggruppamento politico che dispone del monopolio della violenza legittima su un

31
Riassunto “Il Mondo in Questione”
determinato territorio.

Le forme di legittimazione del potere:

La violenza può essere resa legittima solo dalla validità dell'autorità che la impone. L'autorità è
l'espressione di un potere legittimo.
Il potere corrisponde alla capacità di un soggetto di produrre degli effetti cioè di intervenire con
efficacia sulla realtà. Quando il potere di qualcuno ha direttamente per oggetto altri esseri umani,
posso parlare di potere sociale (= capacità di un soggetto di produrre effetti sugli altri).
All'interno del potere sociale si situa il potere politico, sottoinsieme del potere sociale. Esso
coincide con il potere di governo all'interno di un dato raggruppamento politico. Esso può basarsi
meramente sulla forza o invocare altri principi di legittimità. Se si basa sulla forza, governerà
imponendo regole che convengono agli interessi o alle convinzioni di alcuni a prescindere dagli
altri. Nell'altro caso le regole si basano su un criterio condiviso e vengono ritenute legittime. Da
questa distinzione derivano i concetti di Macht (= potenza) che designa qualsiasi possibilità di far
valere la propria volontà entro una relazione sociale anche di fronte a un'opposizione e Herrschaft
(=potere) che indica la possibilità che un comando con determinati contenuti possa essere obbedito
da certe persone.
Macht è coercitivo, Herrschaft genera l'obbedienza da parte di chi ritiene legittimo il potere di chi
emana il comando.
Com'è che l'obbedienza viene accordata? Weber distingue in 3 tipi di legittimazione del potere:
1. Tradizionale: poggia sulla credenza del carattere sacro di tradizioni ritenute sempre valide.
Riceve legittimità dal fatto di provenire dal passato ( re, padre di famiglia patriarcale).
2. Carismatico: poggia sulla dedizione straordinaria al carattere sacro o alla forza eroica o al
valore esemplare di una persona e degli ordinamenti rivelati o creati da essa. E' legittimato
dalle qualità personali di una persona ( profeta, grande condottiero) ed è un tipo di potere
che ha grande potenzialità di produrre mutamento. Per Weber il carisma è la più grande
forza rivoluzionaria potenziale della storia ma è sempre legato ad una persona particolare e i
mutamenti prodotti son difficili da conservare una volta morto il leader ( problema della
routinizzazione del carisma).
3. Razional-legale: poggia sulla credenza nella legalità di ordinamenti statuiti e nel diritto di
coloro che sono chiamati ad esercitare il potere in base ad essi. L'obbedienza non è prestata
ad una persona in particolare ma alle leggi che sono impersonali cioè costituite da regole
astratte che valgono per tutti in modo uguale e son prodotte in modo razionale
(razionalmente statuite) sulla base di una discussione formalmente pacifica. Questa forma
di legittimazione è la più tipica delle società moderne. Favorisce un mutamento sociale
continuo e regolato perchè le leggi sono razionalmente stabilite dagli uomini e prevedono
regole per la loro revisione → il mutamento è sempre possibile ma, essendoci delle regole, è
comunque un mutamento controllato.
L'esistenza di un potere legittimo non significa che il ricorso alla forza scompaia ma solo che la
forza è monopolizzata dal potere in virtù della sua legittimazione. Essa può cioè essere
legittimamente utilizzata dal potere stesso contro coloro che, all'interno del gruppo, si oppongono
alle regole che il potere istituisce.
Se numero o forza degli oppositori sopravanza, emergono conflitti da cui potrà eventualmente
scaturire un nuovo potere che a sua volta potrà assumere caratteri di mera imposizione o essere in
qualche modo legittimo. Per Weber il potere politico è intrinsecamente instabile ma è tanto più
stabile quanto più sono diffuse e radicate le credenze riguardanti la sua legitimità.

La burocrazia:

32
Riassunto “Il Mondo in Questione”
Ad ogni forma di potere legittimo corrispondono forme tipiche di apparati amministrativi e la
burocrazia (= organizzazione permanete della cooperazione tra un gran numero di individui,
ciascuno dei quali svolge una funzione specializzata) è la forma tipica di apparato amministrativo
connessa al potere razional-legale.
In rapporto a uno Stato moderno, la burocrazia consiste in un apparato di individui espressamente
organizzato per l'espletazione di compiti amministrativi: tali individui sono detti funzionari ed
esercitano le funzioni connesse alla propria carica sulla base di procedure standardizzate e
obbedendo a un'autorità impersonale.
La burocrazia dello Stato moderno si fonda sui seguenti principi:
1. L'esistenza di servizi e competenze rigorosamente definiti da leggi/regolamenti.
2. Una gerarchia di funzioni.
3. La separazione tra la funzione e l'uomo che la svolge (= criterio della non proprietà
personale della carica).
4. Il reclutamento dei funzionari sulla base del possesso di una formazione specifica e sulla
base di esami.
5. La retribuzione del funzionario mediante un salario erogato dallo Stato.
Le funzioni che l'apparato deve svolgere sono stabilite rigorosamente con i criteri della razionalità
strumentale. L'individualità concreta del funzionario è irrilevante: le stesse funzioni vanno eseguite
a prescindere dalla persona che le svolge.
Anche se Weber descrive la burocrazia in riferimento al potere razional-legale, in molti passi il
termine è sganciato dal riferimento esclusivo alla sfera amministrativa e intende, più in generale,
ogni forma di organizzazione razionale del lavoro così nella discussione delle caratteristiche del
capitalismo occidentale moderno, W. Parla di una burocratizzazione del lavoro.
La burocrazia in quanto sistema di amministrazione è più efficiente di altri sistemi quando si tratti
di amministrare società ampie e complesse: ciò è particolarmente evidente nel patrimonialismo (=
società basata sulla legittimazione del potere tradizionale) tipico dell'Europa feudale: qui le funzioni
amministrative erano affidate a funzionari ricompensati dal signore che attingeva dal suo
patrimonio. Essi rispondevano al potere personale del signore. Un tale sistema non è adeguato alla
gestione di servizi differenziati e rivolti a un numero enorme di persone come nelle amministrazioni
moderne.
I svantaggi della burocrazia sono:
 la spersonalizzazione che favorisce una
 deresponsabilizzazione dei funzionari perchè fondata sul rispetto di procedure standard e
perciò
 sfavorisce l'innovazione
 sviluppi di interessi particolaristici da parte dei corpi amministrativi burocratizzato. → il
controllo dei corpi amministrativi burocratici è uno dei problemi fondamentali del
funzionamento delle burocrazie contemporanee.

La stratificazione sociale:

Per stratificazione sociale si intende il modo in cui gli individui e i raggruppamenti di individui
sono differenziati e ordinati gerarchicamente in una società → esistono delle diseguaglianze che
riguardano le risorse cui ciascuno può accedere.
Per Marx l'analisi non può prescindere dalla nozione di classi in cui ogni società è suddivisa. La
collocazione di un individuo entro una classe è la collocazione da cui discende ogni sua altra
posizione.
Per Weber in ogni società umana coesistono diversi ordinamenti che corrispondono a diversi punti
di vista da cui la società può essere considerata. In particolare distingue in ordinamento:
 economico: La nozione di classe è centrale dal punto di vista economico e per Weber
33
Riassunto “Il Mondo in Questione”
designa un insieme di individui che condividono possibilità analoghe di procurarsi dei beni
economici cioè beni e servizi finalizzati alla soddisfazione dei bisogni relativi a prestazioni
di utilità. La classe si definisce specificatamente in relazione al mercato ( nella società
occidentale moderna). Individui appartenenti alla stessa classe di solito hanno interessi
economici simili.
 culturale: la stratificazione si esprime in ceti (=o gruppi di status/Stand) definiti da Weber
come effettivo privilegio positivo o negativo nella considerazione sociale. Che può essere
fondato sul modo della condotta di vita, sulla specie di educazione ricevuta, sul prestigio o
disprezzo derivante dalla nascita. Il ceto definisce un insieme di individui che condividono
un certo status riconosciuto socialmente ( senza che esso coincida necessariamente con la
posizione economica).
 politico: la stratificazione si realizza nelle forme degli apparati politici ed amministrativi di
un gruppo sociale cioè nelle cariche che vi si possono ricoprire ma si realzza nella
possibilità che i membri di un determinato partito o fazione politica prevalgano su altri
nell'allocazione delle risorse del gruppo.

Razionalizzazione e disincanto del mondo:

La sociologia è una scienza comprendente ed è caratterizzata da individualismo metodologico ( per


W. Al contrario di D. si parte dall'agire degli individui e non della società).
Weber attribuisce importanza ai conflitti e nega ogni interpretazione teologica della storia.
In “La scienza come professione” (conferenza pubblicata postuma nel 1918) Weber parla del
processo di razionalizzazione tipico della modernità e del disincanto del mondo ad esso connesso.
In e “Sociologia delle religioni” sostiene che lo sviluppo delle immagini del mondo proposte dalle
religioni monoteiste risponderebbe all'esigenza di una sempre maggior coerenza logica. In
“Economia e società” lo stesso concetto è connesso alla burocratizzazione e allo sviluppo delle
forme legal-razionali di legittimazione del potere.
In “La scienza come professione” il processo di razionalizzazione è inteso come elemento
essenziale della vita moderna e corrisponde alla conquista di una specifica efficienza e produttività
delle procedure che sono applicate per dominare tecnicamente i diversi aspetti dell'esistenza. Ma
corrisponde anche al crescente predominio della fiducia nel fatto che tutte le cose, in linea di
principio, possano essere dominate dalla ragione. Lo sviluppo di questa fiducia tipicamente espressa
dalla mentalità scientifica, comporta un disincanto (= viene espulso ogni riferimento a spiegazioni e
comportamenti magici, animistici, religiosi).
Il tipico soggetto moderno si aspetta che tutto possa essere prima o poi spiegato razionalmente e si
viene a sostituire all'antico senso del mistero e al sentimento di complicità tra uomo e natura un
radicale disincanto e un atteggiamento esclusivamente strumentale verso la natura. Il paradosso è
che l'idea che la ragione possa dominare ogni cosa è essa stessa fiducia non giustificata
razionalmente.
La scienza risponde a domande che riguardano come sia possibile dominare tecnicamente il mondo
ma se sia giusto o bene farlo, non lo dice né può dirlo. Per la scienza moderna il mondo dei valori è
ciò che è extrascientifico ed extrarazionale per eccellenza.
Tale scissione tra razionalità e valori è caratteristica della cultura moderna e comporta
l'individuazione della dimensione della responsabilità personale come fondamento dell'etica. Tale
scissione corrisponde a un appiattimento dell'idea di ragione su quella della razionalità strumentale
o intelletto.
Weber non dice se tale scissione è ricomponibile. Ciò che mostra è che il problema del senso della
modernità è uno dei grandi problemi del pensiero contemporaneo.

Osservazioni:
34
Riassunto “Il Mondo in Questione”

L'approccio di Weber si può considerare individualismo metodologico (=l'analisi parte dall'attore


sociale e non dalla società!).
Il suo pensiero ha influenzato:
 la sociologia politica,: l'aspetto più sviluppato è il carisma e la sua disincantata definizione
della sfera politica come sfera della competizione per il potere. Osservazioni sui caratteri dei
partiti politici moderni e sulla trasformazione dell'uomo politico in professionista della
politica (= uomo che non vive per ma della politica intesa come fonte diretta di reddito).
 La sociologia delle organizzazioni e dell'amministrazione: l'analisi della burocrazia che però
per Weber è in idealtipo da cui la realtà empirica si allontana specie nelle are sociali dove è
diffuso il clientelismo, la burocrazia vive nei suoi aspetti formali ma è stravolta nella
sostanza. Il clientelismo è anch'esso una forma di relazione sociale in cui si realizza su base
personalistica uno scambio di favori tra patrono e cliente. Quando uno Stato possiede un
sistema amministrativo di tipo burocratico, la presenza di atteggiamenti clientelari comporta
la trasformazione delle pratiche d'ufficio dei funzionari in favori che essi erogano a
discrezione. Apparentemente la struttura burocratica è intatta ma nella sostanza no perchè la
logica personalistica è aperta a variazioni caso per caso. Tutto ciò è rilevante oggi in
America Latina, 3°mondo, alcuni paesi dell'Europa dell'est e in Italia.
 Gli studi sulla stratificazione sociale. Anche i sociologi marxisti riconoscono solitamente
che la stratificazione sociale concreta non è comprensibile senza riferirsi a nozioni come
ceto. La sociologia contemporanea riconosce tuttavia anche altri elementi di stratificazione
quali etnicità e genere es. apartheid, divario salariale uomini/donne ( che per femministe è
tratto universale delle società patriarcali. L'occidente contemporaneo si sta muovendo per
promuovere parità di status tra uomini e donne in tutte le sfere sociali. Anche in opera di
Weber esistono alcuni passi che permettono di concettualizzare l'etnicità come elemento
della stratificazione sociale ma non ci sono passi anche riguardino il genere. Nessun
scienziato sociale maschio si è occupato di questo tema fino agli anni settanta del XX
secolo. Le donne invece lo han considerato fin dalla fine dell'800 ispirando movimenti
suffragisti ( diritto di voto alle donne) per es.
 Weber ha influito anche su sociologia economica per l'attenzione su interazione tra
economia e cultura da un lato e gli studi comparativi dall'altro. Il rapporto tra atteggiamenti
economici e culturali è cruciale in “Etica protestante”. L'approccio comparativo è ovunque.
Lo Studio delle religioni mondiali non si motiva se non come tentativo di verificare la validità delle
tesi esposte in “Etica protestante”: attraverso la comparazione con etiche differenti Weber cerca
prove dell'effettiva specificità dell'ascesi intramondana e dell'atteggiamento metodico che vi è
connesso nell'Occidente moderno. Nello studio comparato che fa delle civilità, elementi che Weber
riteneva nati soltanto con L'Occidente moderno, sono riscontrabili anche altrove. C'è accordo sul
fatto che il capitalismo occidentale moderno sia iniziato nel XVI secolo ma secondo la > parte degli
autori contemporanei si sviluppa specialmente in Europa perchè qui esistevano più centri di potere
articolati su vari livelli e dotati di confini permeabili invece di un unico centro monopolizzatore di
flussi e risorse che irrigidisce innovazione ( es. in Cina). Ciò favorì la trasformazione delle
opportunità aperte da commerci, conquiste militari, sviluppi tecnologici in risorse adoperate da certi
gruppi sociali per accrescere il loro ruolo sociale attraverso attività imprenditoriali. Il capitalismo
difficilmente si sarà sviluppato per inerzia ma le basi che c'erano si saranno trasformate
adeguatamente. Ciononostante il contributo di Weber rimane valido per l'attenzione al ruolo delle
idee nella storia. Ogni cultura è per lui una sezione finita dell'infinità priva di senso del divenire del
mondo a cui è attribuito senso e significato dal punto di vista dell'uomo. Il capitalismo moderno ha
potuto sorgere e svilupparsi solo perchè sono esistiti i presupposti culturali che han dato senso e
significato ai tipi di agire in cui esso si realizza.

35
Riassunto “Il Mondo in Questione”
Capitolo 07: Le origini della sociologia americana.
La sociologia insegnata negli Stati Uniti da fine XIX (Ward, Small, Sumner, Cooley, Veblen),
dipende da quella britannica e specie da Spencer e dal suo evoluzionismo.
In “Costumi di gruppo”(1906) Sumner fornisce la prima messa a punto del concetto di
etnocentrismo (= privilegiare da parte di un gruppo dei propri costumi e valori con relativa
svalutazione di quelli degli altri).
In “La teoria della classe agiata”(1899) Veblen propone il concetto di consumo vistoso ( = consumo
non soddisfatto al soddisfacimento di bisogni materiali bensì all'ostentazione della ricchezza).
G.H.Mead elabora la nozione del sé specchio e in “L'organizzazione sociale”(1909) distingue tra
gruppo primario e secondario e ciò gli permette di studiare i processi fondamentali mediante cui
l'individuo acquista l'immagine di se stesso.
In Nord America si assiste a flussi immigratori altissimi tra il 1870 e il 1920 ( 5.000.000 in + ogni
10 anni!) inizialmente da Europa centro nord, poi anche Europa orientale e meridionale → le
differenze di lingua/tradizioni/costumi sono rilevanti e dan luogo a problemi di integrazione.
Anche l'industrializzazione si sviluppa a ritmi elevati almeno fino al 1929. Questo dinamismo però
produce anche molte diseguaglianze che però non producono lotte di classe come in Europa forze
anche perchè i lavoratori sono di provenienza troppo diversa e fan fatica a solidarizzare .
→ La scuola di Chicago si occupa principalmente di problemi legati all'immigrazione, ai conflitti
interetnici, alla disgregazione sociale e della devianza.

La scuola di Chicago:

Il primo dipartimento specificatamente dedicato agli studi sociologici viene istituito all'Università di
Chicago, fondata nel 1892 e il suo direttore fu Albion Small, fondatore anche dell'American Journal
of Sociology. Autori più influenti furnon Thomas e Park.
Thomas scrisse con Znaniecki “Il contadino polacco in Europa e in America” (1918-1920) in cui si
descrivono le condizioni degli immigrati polacchi a Chicago. La sua principale caratteristica è
l'assunto che il comportamento degli immigrati non è comprensibile senza far riferimento alla loro
storia, al paese di provenienza e alle motivazioni che stanno dietro l'immigrazione. Thomas
individuava nelle formazione di istituzioni capaci di permettere l'integrazione progressiva degli
immigrati nel nuovo ambiente la chiave per evitare processi di disgregazione sociale e conflitti
interetnici.
Con questo libro iniziano i metodi qualitativi nella ricerca psicologica perchè si tratta dello studio
sistematico della corrispondenza degli immigrati polacchi a Chicago e della ricostruzione della
storia d vita di alcuni di essi.
Analogamente ma indipendentemente da Weber, Thomas ritiene che la sociologia non può non tener
conto del significato che gli attori attribuiscono al proprio comportamento e alle situazioni in cui si
trovano (“ se gli uomini definiscono reale una situazione, essa è reale nelle sue conseguenze”=
teorema di Thomas). Per es. anche se le streghe non esistono ma la diceria si diffonde e qualcuno ci
crede, può essere poi che delle donne possano venire messe al rogo comunque!
La definizione di una situazione che gli attori forniscono è essenziale per comprendere il loro
atteggiamento e la loro condotta ma la definizione di una situazione non è accessibile mediante
metodi quantitativi: il sociologo deve perciò attrezzarsi per registrare la voce delle persone che
studia e apprezzare le differenze qualitative dei loro modi di attribuire significato a ciò che vivono.
Park segui Thomas alla direzione del dipartimento di sociologia e con lui si formo una vera e
propria scuola: un gruppo do insegnanti e ricercatori interessati ai problemi sociali uniti dall'uso di
metodi di ricerca comuni e in stretta collaborazione tra loro.
La scuola di Chicago è caratterizzata da forte propensione alla ricerca empirica ( Anderson sui
vagabondi, Wirth sul ghetto, Trasher sulle bande giovanili). Esempi di ricerca sul campo, questi
studi utilizzavano una combinazione di diversi metodi di ricerca: il più originale fu quello noto

36
Riassunto “Il Mondo in Questione”
come “osservazione partecipante”(= parziale immersione del ricercatore per un lungo periodo di
tempo nella vita del gruppo che studia.
→ la sociologia comincia ad uscire dalle aule universitarie e camminare per le strade.
L'oggetto unificante delle ricerche di questi sociologi è la città, Chicago, che è il loro laboratorio →
il loro approccio è definito spesso ecologico sia perchè concepisce il comportamento dei gruppi
nello spazio urbano sulla base di un modello naturalistico, sia nel senso che presta particolare
attenzione ai contesti fisici entro cui si esplica il comportamento.
Park fu inizialmente giornalista e da qui deriva la sua capacità di vedere i dettagli della vita urbana e
una specifica attenzione per i processi comunicativi e in particolar modo la stampa quotidiana, una
sorta di istituzionalizzazione del pettegolezzo e dunque agenzia del controllo sociale ma anche
luogo di formazione dell'opinione pubblica e quindi strumento per la critica democratica delle
azioni del governo.
In”La città” (raccolta di saggi di Park ecc.) è compresa una storia della stampa quotidiana che è tra
le primissime manifestazioni di interesse sociologico per il tema. Per gli studiosi di Chicago i mezzi
di comunicazione di massa sono parte costitutiva dei processi di modernizzazione e favoriscono
l'integrazione di società sempre differenziate e complesse, supplendo alle difficoltà generate dal
dissolvimento dei legami comunitari.
Park è affascinato dal giornale in quanto fonte di notizie: frammenti di info sociale combinati con le
esperienze di prima mano del lettore che costruiscono la sua immagine del mondo. La teoria
sociologica deve, in base a ciò, tentare di passare dai frammenti all'insieme e individuare i processi
che sottostanno a ciò di cui l'individuo ha notizia e che rendono conto del suo manifestarsi.
La teoria sociologica non è però un sistema ma un insieme di concetti operativi che servono ad
orientare la ricerca e a mettere ordine fra i risultati.
Parl studiò in Germania tra il 1899 e il 1903, seguì i corsi di Simmel a Berlino e scrisse la tesi di
dottorato con Windelband (=filosofo) da cui trasse enorme rispetto per la filosofia: scienza del
pensiero che costituisce l'unico modo di acquisire una concezione dek metodo scientifico. Da
Simmel trasse alcuni concetti fondamentali ma soprattutto il modo di guardare alla grande città cine
al luogo dei processi fondamentali della vita moderna.

La città:

La nozione chiave per intendere l'essenza della città moderna è mobilità. Ciò porterà a molte
ricerche empiriche specie nel secondo dopoguerra che si concentreranno da un lato sulla mobilità
geografica e dall'altro su quella sociale (= maggio o minor possibilità degli individui appartenenti a
gruppi diversi di ascendere o discendere socialmente).
Per Park e la scuola di Chicago mobilità è sia lo spostamento geografico o sociale che la vivacità
spirituale che consegue all'esposizione a stimoli numerosi e vari e diventa così sinonimo di apertura
(+ si è mobili, + si è inclini al mutamento che riguarda anche i propri quadri di riferimento cognitvi
o i propri stessi valori).
2° Pizzorno la città è frutto della mobilità perchè senza mobilità non si sarebbe potuto costituire
concentrazione su un territorio ed è la massima fonte di mobilità perchè la densità di popolazione
moltiplica stimoli, incontri, variazioni, possibilità di porsi fini nuovi e di appartenere a nuovi
gruppi. Per Simmel l'esito è ambivalente perchè la mobilità può portare sia a maggior sviluppo delle
facoltà individuali che a una maggior disorganizzazione sociale.
Per Park&Co la disorganizzazione è endemica di ogni processo di mutamento ma solo in quanto
momento che preannuncia una nuova organizzazione. Il suo stabilizzarsi, quando avviene,
corrisponde a qualcosa che somiglia all'anomia di Durkheim e per Park un'incapacità dell'ambiente
sociale di fornire agli individui risorse per soddisfare efficacemente i propri bisogni.
Il concetto di distanza sociale è per Park&Co il sentimento dei membri di un gruppo di essere
distinti ed estranei rispetto ai membri di un altro ( il pregiudizio nei confronti degli altri è una

37
Riassunto “Il Mondo in Questione”
manifestazione di questa distanza). La distanza sociale tende ad esprimersi anche territorialmente
infatti in città gruppi diversi tendono a collocarsi in aree distinte (=teoria delle aree naturali= le aree
geografiche in cui la popolazione di una città tende a distribuirsi) come Little Italies, Chinatowns,
ghetti neri ecc. Secondo Park, inoltre, ogni città moderna tende a svilupparsi secondo uno schema
generale tipo quello in figura:

Cent

A centri concentrici e partendo dall'interno si avrà:


CentroI
Zona industriale II
Zona di transizione
Zona residenziale operaia III
Zona residenziale IV (ricchi)
Zona dei lavoratori pendolar V ( a più di 1/2h di distanza)

Nessuna città concreta vi corrisponde perfettamente ma ogni città tende a suddividersi in aree
socialmente e funzionalmente simili e zone diverse possono essere occupate successivamente da
gruppi diversi in una dinamica che vede individui e famiglie spostarsi periodicamente nel tentativo
di soddisfare meglio i propri bisogni e di avvicinarsi ai membri dei gruppi che sentono più affini.

George H. Mead:

E' filosofo e psicologo sociale. Non scrisse libri ma pubblicò saggi in riviste e influenzò molto le
scienze sociali tramite le sue lezioni al dipartimento di filosofia.
“Mente sé e società” è la più famosa trascrizione delle sue lezioni pubblicata dai suoi allievi nel '34.
E' padre dell'interazionismo simbolico perchè l'idea di interazione è fondamentale nel suo pensiero
ma Mead collocava se stesso come appartenente al pragmatismo.
Le ricerche che han maggiormente influenzato la sociologia da parte di Mead sono quelle che
riguardano la formazione del sé (=Self) inteso nei termini di uno spirito/anima= qualcosa che
emerge e si realizza nel corso dell'interazione sociale.
In Inglese Self ha connotazione riflessiva ed esprime la possibilità di riferirsi a se stessi.

38
Riassunto “Il Mondo in Questione”
Il sé è il soggetto umano nella misura in cui diventa oggetto a se stesso cioè quando si offre a
un'attività autoriflessiva che è specifica dell'essere umano (solo l'uomo è capace di guardare a se
stesso e tematizzarsi). Altra caratteristica dell'uomo è di disporre del linguaggio che è un insieme
strutturato di segni a cui, per convenzione è assegnato un significato condiviso da più soggetti.
Come faccio io a riflettere su di me? Tematizzandomi come un “me” , guardandomi come dal di
fuori. Riflettendo io mi sdoppio: sono insieme il soggetto dell'azione “riflettere” e il suo
complemento oggetto: ciò su cui si esercita l'azione di riflettere. Io e me sono due poli del sé: il
primo è il soggetto in quanto fonte dell'azione, il secondo è il medesimo soggetto nel momento in
cui diventa oggetto a se stesso → riflettendo è come se mi guardassi dal punto di vista di un altro e
dunque mi descrivo, mi nomino e quindi faccio uso del linguaggio. Con che
parole/concetti/categorie posso nominare me stesso? Con quelle con cui ho imparato a descrivere
gli altri e con quelle con cui ho imparato che gli altri descrivono me. La partecipazione al
linguaggio che un soggetto condivide con gli altri è dunque la condizione perchè emerga un sé:
perchè il soggetto possa esercitare l'azione di riflettere su se stesso.
→ essendo il linguaggio condizione necessaria all'emersione del sé, la condizione per l'emergere del
sé è sociale → l'individuo è sociale nella misura in cui ha un sé, la cui forma è resa possibile dalla
sua immersione in un linguaggio comune.
La socializzazione è il processo attraverso cui ciascuno di noi a partire dalla prima infanzia si
confronta prima con il me che emerge dai discorsi altrui e interiorizza poi questo me come una
descrizione del sé ( che però non è ma totalmente adeguata né terminata perchè l'io conserva
rispetto ad ogni definizione interiorizzata del me la possibilità di distanziarsene e di criticarla).
Un soggetto diventa individuo davvero solo nella misura in cui diventa capace di confrontare le
definizioni e le aspettative degli altri con desideri e ragioni che, pur esprimendosi nella possibilità
del ragionamento comune, rappresentano l'elaborazione di ciò che l'Io ha di irriducibile. Attraverso
il discorso dell'altro generalizzato (cioè della somma di tutti gli altri che parlano di me), il soggetto
può giungere a quello della personalità organizzata attorno alla propria singolarità.

La sociologia in Italia agli inizi del XX secolo:

Anche in Italia comincia a svilupparsi a fine '800 (D. userà “Il suicidio. Saggio di statistica morale
comparata del 1879 di Morselli). Nel 1896 viene fondata la “Rivista italiana di sociologia”.
Negli anni '20 la sociologia italiana si arresta perchè politicamente il fascismo congela la ricerca
sociale scientifica e sul piano culturale viene influenzata dalla posizione dell'intellettuale più
importante del momento: Benedetto Croce, ostile al fascismo ma anche alla sociologia che egli
considera pseudoscienza in quanto tentativo intellettualmente infondato di negare l'essenzialità
storica dell'essere umano mediante la ricerca di supposte regolarità della vita sociale.
Tuttavia a cavallo del secolo emergono anche in Italia classici del pensiero sociologico (Pareto,
Mosca, Michels) e più avanti Gramsci.

Vilfredo Pareto:

Nasce a Parigi nel 1848 e visse poi a Torino, Roma, Firenze, Losanna (muore qui nel 1923).
Nasce ingegnere ma dopo una cospicua eredità si dedica solo allo studio, dapprima dell'economia
(1892 ottiene la cattedra di economia politica all'università di Losanna). Nel 1912 smette di
insegnare economia e si dedica alla sociologia (“Trattato di sociologia generale” 1916-1919).
Il passaggio da economia a sociologia è dovuto al fatto che l'economia si occupa di azioni logiche (
dato un fine, si suppone che l'attore sociale utilizzerà i mezzi + adeguati e disponibili per
raggiungerlo) mentre la vita degli uomini è ricca di azioni non logiche ( passioni, sentimenti,
abitudini, paure...) e per comprenderle l'economia non è sufficiente. Anche molti aspetti
dell'economia, per essere spiegati richiedono il ricorso a fattori extraeconomici → la sociologia è la

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
scienza che dovrà spiegare ciò che l'economia non riesce ad afferrare.
La sociologia è la scienza logico-sperimentale dei comportamenti degli uomini: il suo oggetto è la
spiegazione logica di ciò che non è logico! Pareto, però, non realizza nessuna ricerca empirica ma si
basa piuttosto sulla sua “conoscenza del mondo”. Il suo concetto più fecondo è la nozione di
sistema: il mondo sociale è pensato come insieme di elementi interdipendenti fra loro in un modo
che sarà poi ripreso da Parsons. La sua idea più nota è comunque quella di residui e derivazioni:
 I residui sono ciò che c'è di fondamentale nell'uomo, ciò che rimane una volta scomposto il
comportamento degli uomini nelle componenti elementari.. Esistono sei tipi di residui per
Pareto:
1. L'istinto alla combinazione
2. la persistenza degli aggregati
3. il bisogno di manifestare i sentimenti
4. la socialità
5. l'integrità della persona
6. il residuo della sessualità
I residui rappresentano il fondamento non logico/extra razionale del comportamento. Al di sotto di
tutti i comportamenti degli uomini vi è la spinta, più o meno inconsapevole, dell'uno o dell'altro di
questi residui. Gli uomini tuttavia tendono ad auto ingannarsi e a dare una vernice logica alle
proprie azioni, delle giustificazioni pseudorazionali dei comportamenti= le derivazioni.
 Una derivazione è un sistema di rappresentazioni mentali (un'ideologia, una religione, un
programma politico) che occulta gli impulsi fondamentali e propone una legitimazione del
comportamento in termini che appaiono logici ( anche se non lo sono, in realtà!).
Alla dinamica dei residui e del loro mascheramento nelle derivazioni sfugge il pensiero scientifico.

La teoria delle èlite:

Per èlite si intende cerchia sociale ristretta ed influente. In sociologia indica uno o + gruppi in grado
di esercitare un controllo o un'influenza sulla società nel suo insieme. Le considerazioni partirono
da Mosca ma poi anche Pareto e Michels ci dedicarono del tempo.
La teoria delle èlite è una critica del funzionamento reale delle democratizzazione. La democrazia,
intesa come governo del popolo ad Atene, è una forma di governo tipicamente moderna. La forma
concreta che essa ha assunto di norma negli Stati moderni è quella della democrazia rappresentativa
(= il popolo governa tramite dei rappresentanti periodicamente eletti). Le teorie degli èlitisti non si
oppongono alla democrazia in nome di prinicipi tradizionali dell'aristocrazia ma intendono
demistificare il funzionamento concreto delle democrazie rappresentative mostrando come di fatto
siano sempre delle minoranze a governare (“una minoranza organizzata che agisce
coordinatamente, trionfa sempre sopra una maggioranza disorganizzata”, Mosca). Mosca sostiene
che un certo pluralismo dei poteri sia un caposaldo di un sistema politico liberale laddove si augura
che il potere religios sia superato da quello politico che la direzione economica non sia captata
interamente dai reggitori dello Stato, che le armi non siano esclusivamente in mano a una frazione
della società.
Il conseguente problema teorico è delineare come si (ri)producano le èlite. Per gli èlitisti le
minoranze sono costituite da coloro che, nella situazione storica data, sono i più atti a governare (
soluzione tautologica). Ma come si individua tale attitudine? → il pensiero dei vari autori a riguardo
è differente ma per tutti è importante il ricambio delle èlite (= mettere ai posti di comando di volta
in volta e nei diversi settori gli individui o gruppi più adatti a governare). Una società che non sa
esercitare regolarmente questo ricambio si condanna alla stagnazione e al rischio di sommovimenti
rivoluzionari.
In “La società del partito politico”(1911) Michels elabora la legge di ferro dell'oligarchia (deriva da
teoria della burocrazia di Weber) secondo cui ogni organizzazione complessa come quella di un

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
partito politico tende a sviluppare al proprio interno un'oligarchia di funzionari i cui interessi si
divaricano da coloro che essi affermano di rappresentare. Paradossalmente i membri delle èlite di
partiti politici avversari possono essere così più simili tra di loro che non con i membri inferiori
delle rispettive organizzazioni. La conseguenza è che questi ultimi hanno ben poco da sperare dalle
organizzazioni dei partiti che si dichiarano rivoluzionari.

Il fascismo:

La critica della democrazia proposta dagli èlitisti è da mettere in relazione con i problemi suscitati
dall'emergere delle masse sulla scena politico/sociale.
Il tema della folla ricorre nella psicologia sciale di fine secolo ( Psicologia delle folle di Le Bon del
1895, per es.). Gli intellettuali sono particolarmente colpiti dal carattere irrazionale che sembrano
assumere gli uomini quando parte di una folla, perdendo parte dei loro segni di una personalità
autonoma, e della violenza di cui diventano capaci. Il panorama sociale è cambiato a causa
dell'agglomerarsi nelle città di una folla di persone relativamente anonime le une rispetto alle altre e
dall'altro c'è la possibilità che tali folle si organizzino in manifestazioni collettive imponenti. A
manifestare sono spesso lavoratori che premono per i loro diritti → alla nozione di folla gli
intellettuali di sinistra contrappongono quella di massa intendendo la presenza nella società
industriale di una maggioranza di lavoratori che, per quanto indispensabili alla (ri)produzione della
società, non vedono riconosciuti i propri diritti alla rappresentanza politica, all'educazione e a
standard di vita superiori alla mera sussistenza.
Per i filo marxisti il problema è di organizzare queste masse ina forza compatta e consapevole
Per i riformisti si deve promuovere gradualmente una completa partecipazione dei lavoratori ai
meccanismi della democrazia e della condivisione. La massa ha per entrambi valenza positiva (=
ricerca dell'estensione dei diritti di istruzione, voto, migliori orari di lavoro e non solo un insieme di
persone confuso e indifferenziato dove i singoli appaiono privi di legami comuni/tradizioni
proprie/capacità di giudizio).
Il fascismo nasce come movimento di stampo nazionalista alla fine della 1a guerra e giunge al
potere nel 1922 e nel 1925 abroga la democrazia (mette fuori legge i partiti dell'opposizione, vita la
libertà di stampa ed associazione, concentra potere legislativo nelle mani dell'esecutivo,che è la
gerarchia del partito).
1925-1943= dittatura fascista, che come quelle moderne non si fonda solo sulla violenza ma ricerca
anche il consenso popolare tramite l'instaurazione di un rapporto privilegiato tra leader e masse di
tipo emotivo, con l'utilizzo di rituali e mezzi di propaganda efficaci e si basa anche sulla
disponibilità dei soggetti a proiettare sul leader una forte carica affettiva. Il leader si propone come
referente unico e unica incarnazione dell'autorità, a ciò è possibile solo se gli individui rinunciano
alla propria individualità concreta e anche e al valore dei propri legami con gli altri, riducendosi a
membri di una massa. Il discorso è circolare: il fascismo presuppone una massa e al contempo la
riproduce. Il fascismo fu presente anche in Spagna, Austria, Germania.
Nell'ostilità congiunta ai principi liberali da un lato e al socialismo dall'altro, nell'utilizzo
sistematico della violenza contro gli oppositori e nell'appello del leader alle masse nel nome di una
rigenerazione nazionale stanno gli elementi comuni che permettono di riunificare sul piano analitico
questi fenomeni.

Antonio Gramsci:

Opposto alle teorie conservatrici di Pareto e Mosca ma ancor più al fascismo di Mussolini. Membro
del PC, fu ispiratore teorico della più grande insurrezione operaia in Italia, quella dei consigli operai
di Torino nel 1920. Arrestato (1926), finì la vita in carcere dove scrisse “Quaderni del carcere”. E'
solo militante politico e non sociologo ma influenzò la sociologia rielaborando il marxismo in

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
chiave antidogmatica e antideterministica. Viene ricordato anche per la definizione di fordismo,
egemonia e società civile:
 fordismo: si riferisce alle trasformazioni del modo di produzione capitalistico avviate dalle
innovazioni di Henry Ford: utilizzò i principi dell'organizzazione scientifica del lavoro
teorizzati da Taylor scomponendo il lavoro dei suoi operai in minuscoli compiti specifici,
razionalizzando la produzione della catena di montaggio e aumentando la produttività
complessiva. Oltre a ciò aumentò i salari per ricompensare i lavoratori della disciplina e
incentivare la loro fedeltà all'azienda oltre che aumentando lo strato di piccoli consumatori e
quindi di mercato per i beni prodotti. Per Gramsci questi cambiamenti fanno aumentare la
produttività e la classe operaia, in virtù dell'aumento dei salari, viene a beneficare
dell'aumento di benessere prodotto → la tendenza rivoluzionaria si attenua e lo sviluppo
della coscienza di classe si deve spostare su un piano di lotta più ideologico e complesso che
deve proporre, di fatto, una cultura diversa dal capitalismo.
 Egemonia: la capacità di esercitare egemonia sulla società consiste nella capacità di
diffondere al suo interno una cultura congruente con i propri valori e interessi. Si tende a
rivalutare, rispetto al marxismo più tradizionale, l'importanza e la relativa autonomia della
sfera culturale. Nella società capitalistica le classi dominanti non esercitano il proprio potere
solo con la coercizione ma egemonizzando gli atteggiamenti delle classi subalterne cioè
imponendo i propri valori e le proprie logiche come elementi di cultura diffusa. Rovesciare
questo potere significa sostituire progressivamente a questa egemonia un'egemonia
alternativa, un altro senso comune, la lotta sul terreno della cultura ( scuole, editoria, luoghi
di culto, vita quotidiana) diventa cruciale. Tale lotta si dispiega nella
 società civile: definita da Hegel come la sfera della vita sociale che si situa tra famiglia e
stato. I suoi contenuti sono determinati per lo + dal libero gioco delle forze economiche e
degli individui che cercano di realizzare se stessi ma comprendono anche tutte quelle
istituzioni che inibiscono e regolano questo libero gioco ( istituzioni religiose, circoli
cittadini, raggruppamenti professionali). Marx lo aveva ristretto a sinonimo della sfera della
proprietà privata e delle relazioni economiche. Gramsci torna così a Hegel adattando il
concetto alle necessità analitiche della situazione contemporanea. La società civile è
composta da chiese, scuole, sindacati, associazioni. Attraverso queste istituzioni le classi
dominanti esercitano la propria egemonia sulla società intera ma è nelle stesse istituzioni che
questa egemonia può essere contrastata.
Gramsci era piuttosto ostile alla sociologia in senso stretto che identificava xlo+ con il positivismo e
a cui contrappone una scienza della società che appare molto vicina a una sociologia dell'azione
cioè ad una sociologia in cui è riconosciuto il ruolo cruciale al soggetto storico. Gramsci ha di fatto
praticato un'analisi della realtà sociale molto accurata. In quanto militante, G. si rivolgeva
essenzialmente a militanti e intellettuali di sinistra e non si capisce la società italiana se non si
capisce la presenza di cattolici.
G. ci dice che bisogna andare a vedere come lavorano i giornalisti nei giornali di provincia, i maestri
nei paesi, come si formano e cosa fanno gli intellettuali che si collocano a distanze diverse tra il
centro e la periferia.
Si dovrà aspettare almeno fino alla fine degli anni '50 perchè la sociologia italiana sviluppi
programmi di ricerca all'altezza dei suggerimenti proposti da Gramsci.

Capitolo 09: Vienna e dintorni:

1914/18: guerra di trincea, mix di arcaico e moderno devastante per corpi e spiriti. Nel cuore della
civiltà si scopriva la barbarie. Politicamente la prima guerra portò alla dissoluzione dell'impero
austro-ungarico, ottomano e la rivoluzione bolscevica in Russia. Ma soprattutto si cominciava a
notare della modernità anche i lati meno luminosi. Morirono 8 milioni di persone e le persone non

42
Riassunto “Il Mondo in Questione”
furono più le stesse. Già la cultura aveva iniziato a cambiare prima della guerra perchè la realtà si
stava trasformando.
Per ciò che concerne filosofia e scienze sociali, tale trasformazione è particolarmente vera per i
paesi di lingua tedesca ( Germania, Austria, Ungheria e Cecoslovacchia). L'avvento del nazismo in
Germania porrà un brusco freno agli sviluppi culturali in quest'area. Dal '33 la persecuzione degli
ebrei, l'emigrazione di molti intellettuali. Ma nei primi anni del'900 poche zone del mondo sono
altrettanto ricche di fermento. Vienna è la capitale culturale di più rilievo seguita da Berlino, Praga,
Budapest. La crisi portò la crisi dei fondamenti di quasi tutti gli aspetti della visione del mondo fin
lì consolidata, la scoperta della molteplicità delle prospettive possibili a proposito di ogni
fenomeno. L'unica possibilità che non è più plausibile è quella di essere certi di una prospettiva
soltanto. Viene meno la certezza del nesso tra parole e cose; l'abitudine che le legava svela la sua
arbitrarietà. Insieme a ciò vien meno la plausibilità dell'idea di poter definire la realtà di un modo
univoco. La sensazione è presente specialmente nel campo delle arti ma anche nel pensiero
scientifico ( relatività di Einstein, Indeterminazione di Heisenberg).
Le scienze naturali diventano consapevoli del fatto che la realtà può essere descritta in termini
altrettanto plausibili da teorie diverse e non necessariamente compatibili tra loro. Le teorie sono
modelli. I modelli, a loro volta, sono come delle mappe: permettono di muoversi sul terreno ma
non vanno confuse con esso. Non esiste alcun luogo neutrale dal quale i fenomeni possano essere
osservati: è difficile immaginare un punto di vista che permetta un'oggettività. La realtà è sempre la
percezione della realtà: il referente ultimo di ogni teoria, ciò che i positivisti chiamavano i “fatti”;
sfugge alla presa.
Si fanno sentire gli effetti dello storicismo: l'evidente relatività delle varie concezioni del mondo
nelle diverse epoche porta a porsi il problema del relativismo. Se si accetta che le concezioni del
mondo sono relative ai diversi periodi della storia ed alle diverse configurazioni che assumono le
società, è ancora possibile ritenere che vi sia un punto di vista assoluto da cui giudicare le loro
differenze? Sembra che il punto di vista di chi cerca di capire le differenze sia altrettanto relativo.
La consapevolezza crescente che l'essere umano non è trasparente a se stesso, i motivi e le
conseguenze dell'agire di ognuno sfuggono alla presa di coscienza. 2° Ludwig von Mises ogni
pianificazione razionale dell'agire è illusoria: in ambito economico il mercato è il sistema di
regolazione ideale perchè non dipende da una pianificazione cosciente ma è un meccanismo
incosciente che produce la razionalità dell'insieme a partire dai comportamenti di soggetti la cui
razionalità è limitata.
Il punto è chiedersi con quali categorie è possibile comprendere il comportamento dell'uomo e in
quali forme proporsi il problema della gestione di società che non possono più affidarsi al potere
vincolante di tradizioni date per certe.
Il pensiero del '900 in buona parte ha continuato a pensare i problemi che la cultura viennese ha
posto all'inizio del secolo ( Freud, Wittgenstein, Mannheim).

Freud e la nascita della psicoanalisi:

La psicoanalisi è un insieme di tecniche terapeutiche e teorie scientifiche orientate alla psiche, cioè
al complesso dei processi attraverso cui il soggetto fa esperienza del proprio mondo interiore e si
rapporta con quello esteriore.
La psicoanalisi sorge in primis come una pratica clinica finalizzata a liberare i pazienti da sintomi di
carattere nevrotico attraverso la scoperta delle loro cause ed è il primo tentativo sistematico del
pensiero occidentale di dar conto dei rapporti tra coscienza e inconscio. Per quanto l'oggetto delle
ricerche sia per Freud l'individuo, molte delle sue opere illuminano aspetti fondamentali della vita
sociale. Tra i suoi concetti fondamentali c'è:
 la rimozione: l'apparato psichico di ognuno ha la facoltà di
rimuovere(=allontanare/nascondere) gli affetti e gli eventi che costituiscono dei traumi la cui

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
presenza nella coscienza genererebbe dei conflitti che il soggetto non è in grado di affrontare
nella vita cosciente. Ma ciò che è rimosso non scompare ed agisce attraverso sintomi, i +
importanti e disturbanti dei quali sono quelli della nevrosi. Nulla nel nostro mondo interiore
scompare definitivamente. Ogni adulto convive con il bambino che è stato e allo stesso
modo l'umanità nel suo complesso non dimentica mai definitivamente le fasi
precedentemente attraversate; in ogni uomo civile vivono ancora più o meno sepolti impulsi,
fantasie e paure che accompagnavano l'uomo delle età primitive.
L'oblio provocato della rimozione è una forma di memoria che sfugge alla consapevolezza della
coscienza e il metodo delle libere associazioni permette di riportare alla luce almeno parte di ciò
che, precedentemente, non era stato in grado di affrontare. Ciò che viene rimosso è essenzialmente
il desiderio, cioè l'espressione della libido (=energia pulsionale). Nei suoi primi scritti Freud
tendeva a identificare le pulsioni con la sessualità, in seguito chiarì di intendere la sessualità in un
senso più ampio come insieme di pulsioni erotiche che spingono ciascuno di noi verso mete
attraverso cui il raggiungimento della pulsione si appaga. Le pulsioni hanno diversi modi di
soddisfarsi. Quando la loro meta immediata è inibita, essi trovano altre vie per esempio sublimando
l'energia pulsionale in attività culturali e artistiche. Nelle opere successive alla guerra, alle pulsioni
erotiche si affianca la pulsione di morte, più distruttiva. Ogni organismo si muove, perciò tra queste
due spinte contrastanti e confuse: da un lato verso il soddisfacimento del proprio piacere e dall'altro
verso uno stato di quiete finale. Anche le pulsioni di tipo erotico comportano aspetti violenti e
aggressivi. Il mondo delle pulsioni non distingue tra vene e male ma è l'espressione di una tendenza
degli organismi a soddisfare se stessi ed è essenzialmente in contrasto con le esigenze morali
necessarie alla vita sociale.
 Da questa inconciliabilità permanente di pulsioni e morale deriva il disagio della civiltà. In “
Considerazioni attuali sulla guerra e la morte” sostiene che lo sviluppo della civiltà, come
quello di ogni individuo da infanzia all'età adulta, comporta una coercizione relativa al
controllo e alla negazione degli impulsi istintivi e dall'altro che tali impulsi originari
rimangono latenti e minacciano costantemente di riemergere. In tale prospettiva la guerra,
anche se scatenata da motivi extra psichici, consiste in una situazione in cui gli impulsi
primordiali dell'uno hanno la facoltà di riemergere. In questi impulsi violenza e assassinio si
confondono con il piacere: la parziale sospensione delle norme morali che la guerra produce
fa emergere i fantasmi di un'umanità primitiva non scomparsa.
 La nozione di inconscio che si presenta come luogo al cui interno vanno collocati sia i
pensieri i sentimenti rimossi che i meccanismi stessi che a tale rimozione presiedono e infine
le stesse pulsioni. In una prima fase elabora il modello conscio/preconscio/inconscio. In
seguito la ripartizione dell'apparato psichico avviene in 3 istanze in relazione dinamica tra
loro: Io/Es/Super-Io. I rapporti tra le tre sono intrinsecamente conflittuali. L'io deve mediare
sempre tra pulsioni e norme morali cercando al contempo di tener conto della realtà.
L'apparato psichico è per Freud qualcosa di più ampio che la semplice coscienza e Freud
riconosce una fondamentale componente irrazionale dell'uomo quindi nega la possibilità di
conoscere/comprendere gli uomini solo come esseri razionali. Spesso anche la razionalità è
mera razionalizzazione di affetti, emozioni, paure, passioni irrazionali. Gli uomini tendono
ad auto ingannarsi ( come per Nietsche e Pareto) ma è difficile far altrimenti visto che molto
di ciò che muove il loro destino e volontà è inconscio e sfugge alla coscienza. Ciò che si
può fare è rafforzare l'Io, prendendo atto delle forze contrastanti che ci muovono evitando di
essere ipocriti e di nasconderci. Riconoscere la responsabilità che ci tocca nel vivere senza
certezze.
La sua teoria dapprima desto scandalo ma non fu possibile non averci a che fare. In Europa la
utilizzarono al principio alla scuola di Francoforte, in America fu Parsons che usa specialmente la
teoria del Super-Io come mezzo con cui spiegare l'interiorizzazione delle norme e dei valori degli
individui e della società.

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
La scuola di Francoforte integra il pensiero di Freud con il marxismo e lo usa per studiare le
personalità autoritarie e i comportamenti dei membri della moderna società delle masse. Pone,
inoltre, l'accento sul potenziale emancipativo che teoria e pratica della psicoananlisi hanno per
l'individuo e terrà conto delle teorie esposte in “Il disagio della civiltà”.
Freud giunse a negare l'onnipotenza della ragione, L'idea di soggetto, da qui in avanti, sarà l'idea di
un campo di forze, si una pluralità di tensioni e non sarà più monolitico.

Ludwig Wittgenstein (Vienna 1889-Inghilterra 1951) e la filosofia del linguaggio:

Alto borghese, rinuncia alla sua eredità per fare l'intellettuale. Ufficiale dell'esercito austro
ungarico. Le sue lezioni a Cambridge ebbero un'influenza straordinaria.
Il “Tractatus logico-philosophicus” scritto in trincea è un trattato di logica che mira a fornire un
impianto logico al linguaggio ordinario allo scopo di individuare ed escludere successivamente le
proposizioni prive di significato accertabile in quanto non verificabili né deducibili da altre
proposizioni verificate. E' un progetto parzialmente a quello del Circolo di Vienna che
presupponeva di trovare corrispondenza tra ogni espressione linguistica e il suo referente nella
realtà. Tali espressioni non sarebbero altro che raffigurazioni della realtà però tale concetto è
inapplicabile al linguaggio normale ( vale solo con quello scientifico) perchè nella realtà una parola
può significare cose diverse a seconda del contesto. Essere capaci di parlare una lingua non vuol
dire necessariamente averne studiato la grammatica ma saperla padroneggiare e il linguaggio stesso
è una pratica. L'insieme delle attività in cui ciascuno è immerso in una determinata società è una
forma di vita e il linguaggio fa dunque parte ed è indissolubilmente connesso a questa forma di vita.
Gioco linguistico: significa che quando parliamo seguiamo delle regole allo stesso modo in cui le
seguiamo se impegnati in un gioco. Le seguiamo perchè altrimenti non potremmo giocare con gli
altri e allo stesso tempo possiamo sospenderle e soprattutto altri possono giocare altri giochi. Ciò
che ha senso in un sistema di regole può non averne in un altro. Il problema di chi traduce è proprio
che anche all'interno di una stessa comunità linguistica, le parole possono essere usate in giochi
linguistici non solo diversi ma anche relativamente impermeabili l'un con l'altro e ancor più se si
traduce tra lingue diverse. Le conseguenze per le scienze sociali sono essenzialmente 2:
 La lingua è lo strumento di cui si servono gli uomini per intendersi tra loro in relazione alle
attività in cui sono coinvolti. Essa esprime qualcosa ed è al contempo mezzo di
interpretazione → non esiste interpretazione del mondo neutrale e descrivere il mondo
sociale non può essere altro che descrivere ciò che le persone interpretano con il proprio
mondo. La rivalutazione del ruolo del linguaggio di W. E la sua concezione del significato
come “uso” delle parole si combineranno con l'influenza di altre correnti del pensiero
sociale ( ermeneutica filosofica, fenomenologia) dando luogo alla svolta linguistica nelle
scienze sociali. Il linguaggo che parliamo si svela come ciò da cui non possiamo
prescindere: è la nostra risorsa per comunicare ma anche il limite che definisce le nostre
possibilità di farlo.
 Alcune cose che sociologi e antropologi abitualmente fanno, come comparare società di
culture diverse, diventa assai problematico perchè non è detto che concetti che hanno senso
all'interno di una cultura siano adeguati a comprenderne un'altra → relativismo radicale:
ogni gioco linguistico e ancor più ogni cultura è incomparabile con ogni altro/a. In forma più
debole si può intendere tutto ciò come invito a rivendicare la pari dignità di ogni gioco
linguistico/cultura.
Il problema è: sono possibili concetti universali capaci di essre applicati ad ogni contesto nelle
scienze sociali? Questione ancora aperta ma per alcuni scienziati sociali il problema esiste, per altri
no.

Mannheim e il problema del relativismo:

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Riassunto “Il Mondo in Questione”

Nacque a Budapest (1983), prese parte all'insurrezione che portò alla breve Repubblica dei Consigli
ungherese (1919), insegnò a Heidelberg e rancoforte, nel 1933 emigrò a Londra ( vi mori nel 1947).
Influenza la scociologia con la formulazione di una sociologia della conoscenza, termine introdotto
dal filosofo Max Scheler per intendere un'analisi dei rapporti che sussistono tra i vari tipi di
conoscenza e i fattori sociali che determinano la situazione esistenziale degli uomini. Mannheim
sistematizza tale pensiero in “Ideologia e utopia” (1929) e “sociologia della conoscenza”(1923-
1931).
Il problema cruciale di Mannheim è quello del relativismo. Già Montaigne faceva notare nel XVI
secolo che ognuno chiama barbarie quello che non è nei suoi usi. Nei primi anni del XX secolo
questo tema si manifesta specialmente nell'area tedesca:
 Sul piano teorico: già lo storicismo tedesco aveva sviluppato sensibilità al tema: se epoche
differenti sono caratterizzate da una rappresentazione del mondo diversa, la conoscenza
storica è una conoscenza che deve affrontare la relatività di queste diverse rappresentazioni
senza negarla ma rinunciando anche ad ogni pretesa di assoluta verità.
 Sul piano dell'esperienza pratica: si assiste a riorganizzazione sociale, urbanizzazione,
mobilità tra'800 e '900 che costrinsero a rendersi conto della varietà dei costumi.
 Sul piano politico: violentissime contrapposizioni ideologiche fra comunismo, fascismo e
liberalismo rendono problematica l'idea che qualcuno possa possedere il monopolio della
verità.
La prima cosa su cui riflette Mannheim è la presenza nella medesima società di visioni politiche
concorrenti fra loro. Già Marx con il concetto di ideologia aveva mostrato come le classi dominanti
tendano a descrivere il mondo occultandone le contraddizioni e legittimando così i privilegi
acquisiti. Il pensiero delle classi dominanti è dunque influenzato dalla loro posizione nei rapporti
sociali ma per Mannheim lo è anche la prospettiva delle classi dominate. Egli affianca al concetto di
ideologia di Marx quello di utopia per intendere la visione del mondo tipica di coloro che,
impegnati nella lotta per rovesciare i rapporti esistenti, non riescono a scorgere nella realtà se non
gli elementi che vogliono negare. Come l'ideologia, l'utopia è dunque anch'essa una parziale
deformazione della realtà anche se di segno opposto ma ugualmente selettiva. Mannheim propone
di usare ideologia per intendere che ogni individuo, in quanto appartenente a un gruppo sociale
determinato, tende a concepire la realtà secondo un punto di vista che esprime gli interessi e le
peculiarità di quel gruppo ( non solo classe ma anche nazione, etnia ecc.) → il modo in cui ciascuno
di noi vede la realtà è dunque connesso alla nostra situazione esistenziale che deriva dal fatto che
ciascuno di noi è situato da qualche parte e il nostro pensiero non può prescinderne. Rispetto al
relativismo, Mannheim propone il relazionismo per indicare la relazione originaria che lega ogni
prodotto della cultura all'esistenza concreta e determinata in cui sono posti i soggetti. Ciò non
significa che non esista alcuna verità ma quest'ultima diventa, però, più che una certezza che si può
possedere, un limite a cui si può solo tendere. L'approssimazione a questo limite è tanto maggiore
quanto più si è capaci di prendere atto delle diverse prospettive esistenti. Per Mannheim gli
intellettuali sono importanti perchè sono un gruppo relativamente svincolato dalle appartenenze
sociali: la formazione e l'orientamento avalutativo degli intellettuali favorirebbero il loro impegno
per un confronto disinteressato fra le diverse prospettive dal cui seno emergono idee concorrenti.
Tale idea deriva da Weber e dalla Simmel (straniero= colui che è più oggettivo in virtù della
pluralità delle sue appartenenze).
Nel campo della lotta politica resta valida l'idea della verità come di un limite a cui tende la
molteplicità dei punti di vista e ciò favorisce il sospetto verso ogni affermazione dogmatica.
Attraverso la sua sociologia della conoscenza Mannheim è il primo sociologo a prendere atto della
crisi dei fondamenti epistemologici su cui le scienze sociali sono sorte e cresciute e a rispondervi
affermando sistematicamente la verità stessa delle credenze in un oggetto di ricerca.
Con la sociologia della conoscenza la sociologia si avvia a diventare una scienza autoriflessiva: alla

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
sua indagine non sfuggirà neanche l'immagine di se stessa che indaga. E' una situazione in cui oggi
si trovano tutte le scienze.

La scuola di Francoforte:

Prende il nome dall'Istituto per la ricerca sociale indipendente dall'università fondato a Francoforte
ne 1923. Primo direttore Grünberg e poi Max Horkheimer. Membri Adorno(filosofo interessato alla
musica) , Marcuse( influenzato da fenomenologia di Husserl), Fromm(psicanalista), Benjamin,
Pollock ( l'economista) e Löwental (sociologia della letteratura).
Sono di formazione non omogenea ma uniti dall'intento di promuovere il rinnovamento della ricerca
sociale marxista per rendere conto delle nuove contraddizioni emerse dalle trasformazioni più
recenti del capitalismo (siamo all'epoca della repubblica di Weimar).
Il loro marxismo di riferimento e fortemente antidogmatico e non detereminista. La sovrastruttura di
Marx è intesa non come derivazione della struttura. Si rivede il marxismo rivalutandone le origini
nel pensiero <Hegeliano e integrandolo con elementi della psicoanalisi freudiana. Ne deriva una
teoria critica della società molto originale.
Nel 1933 l'istituto viene chiuso perchè ostile allo Stato e molti emigrano anche in USA dove per es,
Horkheimer &Co allargano interessi allo studio della società di massa e dell'industria culturale.
Horkheimer e Dorno elaborano una critica radicale della modernità occidentale, una critica del
predominio della “razionalità strumentale” che riprende e radicalizza il pensiero di Weber sulla
razionalizzazione.
I testi non potevano circolare nella Germania nazista e poco anche in America a causa della
difficoltà di tradurre i concetti dal tedesco nonché la lotta per non identificare la cultura tedesca con
il nazismo. Nel 1950 viene riaperto l'Istituto e la notorietà dei membri cresce. La teoria critica
diventa uno dei principali riferimenti intellettuali per coloro che non riconoscono nel marxismo
sovietico l'unica alternativa al capitalismo e diventa fonte di ispirazione per i movimenti
studenteschi del 1968. Marcuse rimane in Usa dove pubblica libri tra cui “L'uomo a una
dimensione”(!9864) uno dei libri più letti dai protagonisti delle lotte contro la guerra del Vietnam e i
diritti civili nell’America degli anni '60. Negli anni '70, dopo la morte o il ritiro dei primi
protagonisti, la teoria critica viene rivitalizzata da Habermans. La teoria critica è caratterizzata da
un forte intreccio di ricerca sociale, psicoanalisi e filosofia. Non è sociologia in senso stretto: le
categoria sociologiche si combinano con concetti mutuati da molti altri ambiti. Né è intesa come
mera osservazione della realtà perchè collegandosi all'insegnamento marxiano è sia ricostruzione
della genesi storica dei fenomeni sociali che ricorrente esplicitazione delle possibilità di
emancipazione che di volta in volta sono contenute.

Le origini marxiste:

In “Minima Moralia” Adorno scrive: quello che un tempo i filosofi chiamavano vita si è ridotta alla
sfera del privato e poi del puro e semplice consumo.
Nella società capitalistica il fine dell'esistenza diventa produrre. La vita si riduce a mera erogazione
di forza lavoro e simmetricamente, al consumo di beni prodotti, La vita degli uomini è un'appendice
della produzione anziché il suo fine. Prendere atto di questo rovesciamento, riconoscendone la
pervasività ma conservando anche il sospetto che si tratti di un'assurdità significa conservare il
nucleo del pensiero di Marx che è anche il nucleo della teoria critica della società.
Il centro del discorso è la relazione tra lo sviluppo delle forze produttive e i rapporti sociali: si tratta
di esplicitare le possibilità rivoluzionarie che si aprono nella fase contemporanea del capitalismo.
Possibilità che rimangono latenti nonostante sommovimenti operai e conflitti sociali vari. Scoprire
perchè la rivoluzione non avvenga è un compito che un pensiero marxista non può far a meno di
affrontare ma necessariamente comporta un rinnovamento della teoria che sarà compiuto in parte

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
facendo ricorso alla psicoanalisi e si privilegerà, tra gli aspetti del pensiero di Marx, quello
dell'alienazione. Marcuse, nel riassumere punti del pensiero di Mrax scrive:”...nel lavoro estraniato
l'esistenza dell'uomo non diventa quindi mezzo della sua autorealizzazione ma, viceversa, la
personalità dell'uomo diventa mezzo per la sua mera esistenza: la pura sussistenza del lavoratore è
lo scopo al servizio del quale è posta tutta la sua attività vitale ma colpisce anche il non lavoratore,
il capitalista. Ciò che Marx chiama il dominio sugli uomini da parte della morta materia si rivela per
il capitalista nella situazione della proprietà privata. Si tratta propriamente di essere posseduto, di
una schiavitù al servizio del possesso”.
→ la rivoluzione che Marx preconizzava non dovrà essere solo politica né riguardare solo la sfera
della produzione ma, per Marcuse, dovrà essere una rivoluzione totale.
La critica della Scuola di Francoforte diventa senza soggetto: allontanandosi sempre + dal
marxismo, non intende se stessa come espressione degli interessi di una classe bensì come un
richiamo costante, disperato e fondato sulla speranza, alla possibilità di emancipazione di cui si
conserva il ricordo. E', come scrivono Adorno e Horkheimer, un messaggio nella bottiglia.

L'integrazione della psicoanalisi e le ricerche sulla famiglia e sulla personalità:

Per Horkheimer si deve integrare il marxismo con una teoria che sappia rendere conto dei
meccanismi della psiche e si deve comprendere come si realizzano i meccanismi psichici per cui è
possibile che restino latenti quelle tensioni sociali che la situazione economica spingerebbe al
conflitto e cioè come si integra la classe operaia nel capitalismo? Non basta appellarsi alla falsa
coscienza ma si deve indagare come si forma la coscienza e a questo serve la psicoanalisi. La prima
integrazione in tal senso la fa Fromm e usa il pensiero di Freud negli “Studi sull'autorità e la
famiglia” per spiegare i processi di socializzazione dell'individuo: la famiglia è una cerniera che
collega la struttura sociale con la coscienza del singolo, il luogo dove questi impara ad adattarsi. Nel
passaggio da borghesia classica a tardo capitalismo, la famiglia tende sempre meno a formare
individui auto responsabili e a favorire la genesi di persone a carattere autoritario tipico di chi,
reprimendo in se stesso la tensione a soddisfare i propri impulsi libidici e non riuscendo a darsi
ragione di questa repressione, scarica aggressivamente sugli altri la frustrazione accumulata perchè
incapace di sviluppare un io in grado di assumersi la responsabilità di se stesso e per questo
particolarmente incline ad affidarsi irrazionalmente all'autorità di un leader che promette di
soddisfarne i bisogni. Questo tipo di costituzione psicologica, pronto ad accettare regimi autoritari è
favorito dalle forme di socializzazione della società di massa. Chi è incline a una personalità
autoritaria, tende a sfuggire all'analisi razionale della realtà specie all'analisi dei fattori sociali che in
un dato momento possono provocare disagio, tendendo a scaricare il proprio disagio e la propria
aggressività sul sistema o su gruppi minoritari e impotenti come le minoranze etniche (=capro
espiatorio), evitando di affrontarli direttamente. Si tratta di meccanismi inconsci.
La ricerca sociale si arricchisce di dimensioni prima inesplorate come le forme di socializzazione e
la costituzione del carattere che spiegano come sia possibile che gli uomini non perseguano
razionalmente i propri interessi ma possano evitare di impegnarsi in conflitti a cui tali interessi
dovrebbero condurre affidandosi irrazionalmente a un leader carismatico e scaricando la propria
aggressività su falsi obiettivi ( ciò non si può spiegare con una teoria economicista).
L'influenza di Freud è presente anche in “Eros e civiltà” di Marcuse dove si critica il capitalismo.
Come Freud aveva spiegato, il progresso della civilizzazione comporta un forte controllo degli
impulsi libidici per permettere lo sviluppo del dominio degli uomini sulla natura ma con il
capitalismo lo sviluppo delle forze produttive è tale da permettere almeno potenzialmente di ridurre
questo controllo e lasciare spazio allo sviluppo di un'umanità capace di entrare in rapporto –
antagonistico e più conciliato con la natura. L'edonismo è la capacità degli uomini di godere della
propria vita entro i limiti che essa pone. L'edonismo marcusiano non corrisponde ad uno
scatenamento della sessualità a proposito della quale parla di desublimazione repressiva (=allude ad

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
accesso socialmente legittimato alla sessualità che non corrisponde a nulla di creativo, bensì allo
sviluppo di una logica della prestazione che riproduce anche in campo sessuale la morale repressiva
dominante).
Di base freudiana è anche la critica della razionalità sviluppata da Adorno e Horkheimer specie in
“Dialettica dell'illuminismo”.

La critica della razionalizzazione:

Già Simmel distingue Vernunft e Verstand e Weber parla di razionalità strumentale a seguito della
razionalizzazione (=Verstand) dovuta all'intelletto (= commisurare logicamente i mezzi e i fini e
calcolare adeguatamente costo/benefico di ogni azione).
Per la scuola di Francoforte il processo di razionalizzazione descritto da Weber è un pervertimento
della ragione, una riduzione della ragione a intelletto. Gli uomini moderni son sempre + capaci di
eseguire calcoli tecnici ma sempre meno di esercitare facoltà critiche in cui si dispiega la ragione
propriamente detta che Horkheimer colloca, in “Eclisse della ragione” nel passaggio
dall'illuminismo ( ragione usata per opporre alla precedente società principi di eguaglianza, libertà
ecc.) al positivismo ( ragione senza più valenze critiche ma appiattita a strumento di descrizione dei
fatti, separata da ciò che riguarda valori e fini. Separazione che Weber stesso riconosceva e
raccomandava pure). L'ide adi ragione come guida alla ricerca di un mondo più giusto e libero
scompare e rimane solo la razionalità ridotta a criterio formale, la ragione è diventata mero
intelletto.
In “Dialettica dell'illuminismo” la critica si fa ancora più radicale e va anche verso l'illuminismo:
 Horkheimer rivaluta la validità del pensiero magico e religioso perchè nei movimenti
religiosi popolari si esprime spesso una carica critica nei confronti delle istituzioni vigenti
che rende la religione diversa da quella dell'”oppio dei popoli” come definita da pensiero
tradizionale marxista. Nel pensiero magico e religioso si conserva il riconoscimento di
qualcosa che il “disincantato” pensiero razionalistico tende a non riconoscere più e cioè che
non tutto è dominabile dalla ragione.
 Una seconda critica all'illuminismo consta nel riconoscimento di un nesso inestricabile tra
ragione e logica del dominio.” gli uomini pagano l'accrescimento del loro potere con
l'estraniazione da ciò su cui lo esercitano. L'Illuminismo si rapporta alle cose come il
dittatore agli uomini: che conosce in quanto è in grado di manipolarli.
L'illuminismo non è più riferito a un movimento storico determinato ma diventa denominazione di
tutta la civiltà occidentale. Questo progetto di razionalizzazione è un progetto di padroneggiamento
del mondo: si tratta di comprenderlo per dominarlo, per piegare la natura alle manipolazioni
dell'uomo ma compiendo questo progetto l'uomo si estranea dalla natura stessa: il pensiero razionale
si separa dalla natura e vi si contrappone. Questo atteggiamento ha consentito lo sviluppo del sapere
tecnico e della signoria dell'uomo sulla natura ma contemporaneamente si è espresso in una logica
che annulla ogni senso della vita che non corrisponda al mero dominio tecnico sopra di essa. (es
Ulisse che per conoscere le sirene senza farsene coinvolgere si fa legare (=reprimere) all'albero
maestro → la conoscenza razionale si mostra inseparabile dal dominio su di sé e serve a sua volta il
soggiogamento delle forze ancestrali della natura la cui complicità col desiderio è negata.
Il disagio della civiltà avanzato da Freud è proprio questo: la ragione comprende il mondo solo al
prezzo di trasformarlo in un oggetto di dominio.
Lo sterminio degli ebrei all'interno di uno dei paesi più civili al mondo non può essere inteso come
mero accidente ma è segno della ricorrente tendenza alla barbarie che, non superata a causa della
rimozione del rapporto originario dell'uomo con la natura, rimane operante nel cuore della civiltà. Il
mondo sociale moderno tende ad allontanare da sé l'idea stessa della barbarie ma in realtà
l'amministra solo più efficacemente.
L'illuminismo non va sostituito con l'irrazionalismo ma va accompagnato da una critica permanente
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Riassunto “Il Mondo in Questione”
che ne mostri l'unilateralità e le contraddizioni. Questa critica è ancora razionale ma di una
razionalità che evita di feticizzare se stessa, che conosce la propria ambivalenza e che è consapevole
della permanente possibilità di ricaduta nella barbarie.
La forza di questa critica sta nel confronto di ogni concetto non con i fatti (= ciò che esiste già) ma
con ciò che esso esprime quanto a possibilità → i concetti borghesi di libertà/uguaglianza non
vengono annullati dal fatto di non esistere in realtà ma vanno posti al lavoro mostrandone tanto le
determinazioni storiche quanto la possibilità per il futuro che indicano.
La forza di tale critica sta anche nella memoria per es. contro i crimini che accompagnano il
cammino del progresso e ne mostrano l'ambivalenza e nel ricordo di una conciliazione con la natura
che, per quanto contraddittoriamente,, è sepolto negli strati più arcaici della cultura e che la stessa
psicanalisi di Freud riconosce nella nostalgia che ci lega ai desideri che nell'infanzia abbiam
imparato a negare. Anche se il processo di razionalizzazione è radicato in noi, permane entro
ciascuno il ricordo di qualcosa che resiste alla razionalizzazione e all'adattamento: è il ricordo del
desiderio della felicità ed a questo si richiama la speranza possibile.

L'industria culturale:

Nel capitalismo maturo l'industria culturale, che si riferisce all'aspirazione alla felicità, corrisponde
all'amministrazione dello svago che mira a fornire ai lavoratori una compensazione temporanea per
i sacrifici ma alla fine dello svago ciò che attende il lavoratore è sempre la medesima routine
produttiva la cui necessità è costantemente riconfermata nella morale nascosta in ogni film di
Hollywood e in ogni programma radiofonico commerciale.
Se nei lavori della scuola di Chicago si ha una delle prime manifestazioni di interesse delle scienze
sociali vs la stampa e i mezzi di comunicazione, per la scuola di Francoforte tale interesse diventa
centrale.
L'industria culturale porta la cultura alle masse: sotto questa apparenza però, si nascondono lo
svuotamento della nozione di cultura e un progetto di manipolazione. Se la cultura si svuota, non è
più luogo privilegiato dell'elaborazione del senso e veicolo di aspirazioni ideali che trascendono
l'ordine dato bensì luogo di intrattenimento e soprattutto di promozione dell'adattamento di
ciascuno all'ordine sociale esistente. Tale manipolazione è insita nella logica della comunicazione di
massa. Questa è una comunicazione in cui i messaggi sono unidirezionali. La democraticità
apparentemente connessa al fatto che le stesse informazioni sono disponibili ad ognuno è negata dal
fatto che non è previsto che gli utenti siano anche emittenti (“ democratica rende tutti del pari
ascoltatori per consegnarli autoritariamente ai programmi tutti uguali delle varie stazioni”)
La comunicazione di massa è analoga alla produzione di massa: i prodotti vengono standardizzati e
tutti i programmi forniti dall'industria della cultura tendono ad uniformarsi.
Il collante di questo sistema è dato dalla sua funzione che è da un lato promuovere un adattamento
generalizzato al sistema sociale e dall'altro sostenere il mercato invitando ciascuno al consumo. La
pubblicità è il cuore della comunicazione, un invito all'acquisto. In questo processo la cultura si
riduce a merce essa stessa perdendo, così, il suo significato.” Tutto ha valore in quanto si può
scambiare e non in quanto è di per sé qualcosa”.

Crisi dell'esperienza e “semicultura”:

La critica della cultura di massa è stata sviluppata nella scuola di Francoforte specie da Löwenthal
che sottolinea soprattutto la funzione di promuovere la sottomissione del singolo alle gerarchie
esistenti: sacrificando nell'immaginario i propri desideri frustrati, il singolo rinuncia a prendere atto
nella realtà della divergenza tra la libertà a cui aspira e l'ordine sociale in cui è immerso.
Benjamin è per lo più critico letterario e in “Opera d'arte” propone una delle sue tesi + note: la
perdita di quell'aura di unicità dell'opera d'arte che consegue alla possibilità di riproduzione. La

50
Riassunto “Il Mondo in Questione”
fotografia e il magnetofono permettono a ciascuno di ammirare un dipinto o di ascoltare una
sinfonia senza spostarsi da casa: la fruizione dell'opera in questo modo si allarga ma al contempo si
trasforma! Recarsi davanti ad una statua o ascoltare una sinfonia in un teatro pongono il soggetto di
fronte alla sensazione di qualche cosa che è unico mentre vedere la foto di una statua e ascoltare CD
è invece fruire di eventi riprodotti, ciascuno ne può fruire a ripetizione.
Diversamente da Adorno e da altri membri della scuola, Benjamin non era del tutto ostile a queste
trasformazioni. Le stesse idee di originalità e autenticità cambiano senso.
Nel saggio su Baudelaire Benjamin presenta formulazioni + esplicite di una teoria della “crisi
dell'esperienza” nella modernità. La teoria dell'esperienza di B. in prima approssimazione può
essere ricollegata al tema dell'intellettualizzazione della vita moderna incontrato in Simmel. Simmel
descriveva la vita quotidiana del cittadino metropolitano come successione di stimoli che richiede,
per essere padroneggiata, una forte accentuazione delle dimensioni intellettuali della vita psichica a
scapito di quelle emotive. Ricollegandosi a ciò, Benjamin osserva che quanto + la coscienza deve
essere continuamente all'erta nell'interesse della difesa dagli stimoli e quanto maggiore è il successo
con cui essa opera, tanto meno le impressioni penetrano nell'esperienza → la crisi dell'esperienza è
data dal fatto che le condizioni della vita moderna ci costringono a trattenere le impressioni ai
margini della nostra vita psichica: le padroneggiamo intellettualmente ma non le lasciamo
sedimentare nel profondo. Ciò che non sedimenta ed è trattato solo intellettualmente è sterilizzato:
non può più essere elaborato dalla memoria. L'esperienza in senso proprio è una sorta di tradizione
che il soggetto costruisce entro se stesso: è un accumulo e una ricorrente rivisitazione dei materiali
della sua vita, l'espressione di una continuità del soggetto che, nel riappropriarsi di ciò che ha
vissuto, diventa capace di raccontare a se stesso la propria storia. La sterilizzazione delle
impressioni che è favorita dalla vita moderna corrisponde, per converso, all'incapacità di percepirsi
come dotati di continuità interiore: i materiali della nostra esistenza rimangono frammenti, elementi
slegati di un vissuto che non riesce più a farsi storia.
La crisi dell'esperienza riguarda non solo la vita interiore ma anche le attività produttive a causa di
una crescente parcellizzazione delle mansioni. L'operaio che lavora a una catena di montaggio non
diventa + esperto: dalla ripetizione coatta degli stessi gesti non impara nulla di più che l'abilità a
trasformarsi in un automa.
La crisi dell'esperienza nella cultura corrisponde a una preferenza crescente per le informazioni a
scapito di forme di comunicazione più antiche come la narrazione che tramonta non solo perchè la
vita moderna è frettolosa e sottrae il tempo necessario a raccontare ed ascoltare ma perchè è
difficile porsi di fronte alla vita come qualcosa che abbia una trama. La vita è diventata una serie di
stimoli fra loro slegati.
Per Adorno la cultura contemporanea è una semi cultura perchè cultura degradata a patrimonio di
informazioni semicolto, una sfilza di informazioni di cui vogliamo essere al corrente ma che
rimangono frammentarie perchè non le ricomponiamo.
La semi cultura è una cultura che ha perso le sue funzioni. Prodotti da un'industria specializzata i
beni simbolici di cui la cultura è costituita vengono consumati per svago o per essere usati come
segni di prestigio sociale. E' come se a vita scorresse senza essere compresa e senza che la cultura
servisse agli uomini per rendersi conto di ciò che attraversano, a chiedersi il senso del proprio
essere storico e del proprio posto nel mondo.

Osservazioni:

“E' vero che non si può ignorare la divisione scientifica del lavoro senza cadere nel caos ma è certo
che le sue partizioni non si identificano con la cosa stessa!” (Horkheimer&Adorno) cioè non si
identificano con la totalità: per questo ogni branca del sapere scientifico è intimamente correlata con
ogni altra ma la scuola di Francoforte sospetta che la sociologia accademica assuma la realtà come
un insieme di dati meramente da osservare e registrare. Il positivismo sociologico tipico di Comte

51
Riassunto “Il Mondo in Questione”
ma anche delle tendenze quantitative dominanti nella sociologia a loro contemporanea e specie in
America, tende a risolversi in un'apologia dell'esistente, duplicando la realtà mentre la scienza
dovrebbe essere di più e può esserlo solo se è ha spirito critico.
La scienza sociale è un tipo di ricerca che da un lato si sforza di penetrare le mediazioni che
collegano ogni singolo fenomeno al processo storico e alle tendenze della società nel suo insieme,
rifiutando perciò di considerare i fatti isolati, ma dall'altro considera ogni suo oggetto non solo per
ciò che è nel mondo attuale ma per la carica di possibilità a cui fa segno.
Questa scienza sociale è intrisa di etica ed è totalmente anti weberiana. Ma la separazione della
scienza dall'etica corrisponde ad una scissione tra ragione e valori a cui essi non intendono
sottostare perchè nega la responsabilità che il pensare comporta. L'organizzazione delle scienze
nelle università pare fondata sull'idea che pensare sia antiscientifico e che il controllo delle carriere
accademiche sembra far sì che pensare non significhi che sorvegliare la propria capacità di pensare
(Adorno).
Critiche vs la scuola di Francoforte sono:
 l'atteggiamento elitario e il soggettivismo ( specie da Habermas e 2a generazione. Tutta la
ragione sembra schiacciata sulla logica della razionalità strumentale ma in realtà secondo
Adorno e Horkheimer alla ragione rimane la possibilità della critica che però si può
esercitare effettivamente solo in negativo perchè se fosse affermativa, cadrebbe in una logica
di dominio)
 vicolo cieco a proposito di una pratica politica concreta ( nel tentativo di riconquistare la
possibilità di una pratica politica alternativa la 2a generazione si rivolge ad alcuni
collaboratori che Adorno e Horkheimer emarginarono. Neumann e Kirchheimer elaborarono
per es. una teoria dello Stato e del capitalismo meno radicale di A e H che riconosceva il
carattere eminentemente plurale della società moderna: in questa società gruppi diversi
competono per il potere e per la possibilità di definire i valori che devono orientare l'azione
in un processo che vede più la formazione di compromessi e di situazioni di potere
temporanee che non quella di un sistema di dominio monolitico).
 potere eccessivo attribuito all'industria culturale e alle comunicazioni di massa ( studiosi di
comunicazioni di massa come Lazarsfeld che elabora una serie di ricerche i cui risultati
contrastano con l'idea che la società contemporanea sia di massa e anche con l'idea che i
mezzi dell'industria culturale abbiano un potere assoluto. Il successo della pubblicità e della
propaganda sulle persone dipende dal contesto in cui le persone sono situate. I più isolati
sono i più influenzabili) → viene ridimensionato il potere persuasivo dei mezzi di
comunicazione di massa.
La società contemporanea è secondo Adorno&Co molto compatta nonostante la pluralità delle sue
espressioni: nel suo nucleo chiede l'adeguamento di ciascuno ad un sistema di fini e norme che non
è disposta a mettere in discussione. Le critiche citate sono però forse parzialmente inadeguate
all'oggetto. Il nocciolo del loro discorso consiste nell'esplicitazione delle tendenze esistenti e in una
opposizione a tali tendenze. Il limite vero dei discorsi francofortesi è che le loro analisi spesso
impediscono di vedere la complessa ricchezza e le potenzialità (anche emancipative) della cultura
popolare che non è sempre solo riducibile a cultura di massa colonizzata dall'industria
dell'intrattenimento (es. Adorno non comprende il jazz e svaluta il cinema, Benjamin non
condivide).
I membri della scuola non intesero mai costruire un sistema teorico. I loro libri sono raccolte di
saggi, aforismi, citazioni. Il metodo tipico è prendere le mosse da un dettaglio della vita quotidiana
e di scioglierne l'immediatezza collocandolo da un lato in una prospettiva storica e dall'altro nella
luce che emana dalle potenzialità a cui essa rimanda. Il dettaglio è afferrato e trasceso: è attraverso
la mediazione del pensiero che la vita diviene esperienza, un vissuto compreso che invita ad agire
per modificare lo stato di cose esistente:

52
Riassunto “Il Mondo in Questione”
Jürgen Habermas:
Appartiene alla 2a generazione. I suoi principali riferimenti filosofici sono Kant e Hegel. Il suo
“Storia e critica dell'opinione pubblica” (!962) riguarda il concetto di sfera pubblica, dalla sua
nascita fino alle sue traformazioni recenti.
La sfera pubblica è uno spazio di discorsi e di pratiche discorsive pubblicamente accessibili. Non si
riferisce a ciò che è pubblico in senso istituzionale ma a uno spazio in cui sono i privati cittadini a
incontrarsi, trasformarsi e discutere di ciò che li concerne collettivamente, si affermano così le
argomentazioni migliori.
La sfera pubblica è dunque luogo in cui si forma l'opinione pubblica, non tanto come somma delle
opinioni private quanto come risultato di discussioni aperte, razionali e informate e in quanto tale, è
cruciale per il funzionamento di una società democratica. E' invasa da interessi economici e
politici, attraverso il controllo che questi esercitano sui mezzi di comunicazione, secondo
Habermans la sfera pubblica ne viene colonizzata e perde le sue caratteristiche.
Gli aspetti storico descrittivi del ragionamento di H sono stati criticati ( la sfera pubblica borghese
ha a lungo escluso le donne, i mas media non impediscono necessariamente il dialogo, classi
diverse di borghesia hanno sviluppato forme diverse di discorso pubblico): H ha in parte accolto le
critiche. La descrizione delle forme concrete della sfera pubblica tocca solo relativamente il suo
discorso: quello di sfera pubblica è un concetto normativo, rappresenta un ideale che la borghesia ha
offerto alla società e che vive a prescindere dalle sue mancate realizzazioni.
Qui il pensiero di H si allontana dagli autori della 1a generazione. H tiene conto dei risultati delle
ricerche di molte correnti scientifiche specie della linguistica e della filosofia del linguaggio.
Basandosi soprattutto sull'opera di studiosi che si ispirano a Wittgenstein, H riconosce che gli
uomini sono sempre legati tra loro dalla ricerca di una comprensione reciproca che si realizza
mediante la lingua che è prerequisito ineliminabile della riproduzione della vita sociale. Con ciò
riconosce una svolta linguistica che caratterizza tutte le scienze umane nella seconda metà del
secolo e critica il riduzionismo in cui sarebbe caduto il marxismo. Se la forma di vita caratteristica
dell'essere umano è contraddistinto dalla presenza del linguaggio e dalla ricerca della comprensione
reciproca, la società non può essere analizzata basandosi esclusivamente sulla dimensione del
lavoro: a fianco delle attività produttive e altrettanto fondamentali, vanno considerate le pratiche
dell'interazione mediante il linguaggio. In “ Teoria dell'agire comunicativo” sostiene, sviluppando la
teoria dell'azione di Weber che:
 la razionalità strumentale ha a che fare il lavoro e si evolve accumulando saperi di tipo
tecnico.
 la razionalità comunicativa si dispiega nell'interazione linguistica e si evolve attraverso
l'emancipazione progressiva dei vincoli che impediscono la comunicazione libera,
autoconsapevole e responsabile tra uomini.
La contraddizione della società moderna consiste nel fatto che essa ha prodotto le condizioni per lo
sviluppo delle forme dell'agire orientato alla comprensione reciproca a un livello mai intravisto ma
al contempo ha bloccato queste potenzialità tramite un'estensione straordinaria delle forme
dell'agire strumentale e attraverso la manipolazione dei processi comunicativi da parte dei poteri
politici, economici, militari.
La modernità è per H un progetto incompiuto, è l'ideale di una società libera da penuria e
discriminazione, con un'autorità trasparente e la possibilità di partecipare al confronto pubblico per
il bene della collettività. Ciò è impedito da forme di sopraffazione ma i soggetti possono ancora
richiamarsi criticamente all'ideale.

Norbert Elias:

Non appartiene alla scuola ma studiò a Francoforte e entrò in contatto con Mannheim e
marginalmente con l'istituto di ricerca.
53
Riassunto “Il Mondo in Questione”
Emigrò nel'33 e passo l'ultima parte di vita in Olanda. Si ispira a Weber, Simmel e Freud e intende
ricostruire i processi di lunga durata che han dato luogo alla formazione della peculiare
configurazione sociale costituita dal mondo moderno. Gran parte de “Il processo di civilizzazione”
è un esame delle trasformazioni più tarde della società feudale. Nel corso del suo confronto con gli
strati borghesi in ascesa , la nobiltà europea avrebbe sviluppato a partire dal XV secolo un
raffinamento dei propri costumi i cui risultati sarebbero entrati a pieno titolo nella formazione della
cultura moderna. Elias richiama la classica distinzione weberiana tra la razionalità di scopo e la
razionalità di valore e osserva che la società di corte sviluppo di fatto una forma di razionalità che
non ricade in nessuno dei 2 tipi. Nella condotta dei cortigiani si mescolano comportamenti legati
all'onore e allo scopo: le spese superiori alle proprie possibilità si basano sull'idea di prestigio
connessa all'ostentazione ma servono anche alla conquista e difesa dello status sociale che può
trasformarsi in potere e di qui in nuove possibilità di acquisizione di beni → è una
strumentalizzazione del prestigio= passaggio intermedio tra razionalità orientata al valore e quella
orientata allo scopo = altra via con cui il processo di razionalizzazione si è imposto come dominante
nel mondo moderno.
Il nucleo però riguarda i rapporti tra civilizzazione e violenza. Gli stati dinastici che si formano in
Europa alla fine del medio evo corrispondono alla creazione degli Stati stessi come detentori del
monopolio e della violenza legittima. Ciò ha portato ad una progressiva pacificazione della vita
sociale. La violenza estromessa dalla vita esteriore corrisponde, però, ad un'interiorizzazione della
violenza: per conformarsi agli standard di una vita civile gli individui devono imparare a controllare
i propri impulsi come mai prima. La civilizzazione riguarda sia il mondo esterno che interno →
sedimentano le buone maniere: lo spettacolo delle passioni è oggetto di disgusto, la soglia del
pudore si alza, aumenta l'autocontrollo. In quanto esseri civilizzati, abbiamo oggi maggior capacità
di identificazione con gli altri di una volta ( non godiamo del dolore altrui) ma contemporaneamnte
tendiamo ad allontanare dalla coscienza molti dei tratti più naturali della nostra esistenza. La morte
stessa è socialmente rimossa ed è circondata da un sentimento di imbarazzo fisico e verbale.
La rimozione della rappresentazione della morte porta a un isolamento del moribondo. Si allunga la
durata della vita ma si peggiora l'esperienza di invecchiare, vissuta in solitudine quando esserlo è
ancora più penoso.
La deritualizzazione (=informalizzazione) della vita sociale moderna che si accompagna alla
civilizzazione aumenta le difficoltà di ciascuno (morente e cari) perchè lascia alla creatività
individuale la messa in atto di gesti necessari all'elaborazione del lutto cioè della gestione della crisi
di senso che accompagna la percezione della nostra mortalità. Come da tradizione, anche Elias
registra l'ambivalenza della modernità.
Elias, come Weber, non concepisce la sociologia separata dalla storia e allo studio del passato da cui
deriva il presente. Ha scarso interesse per i concetti di sistema o funzione ( preferisce processo e
figurazione).

La sociologia americana negli anni dello struttural funzionalismo:

Anni '20-'30: scuola di Chicago, anni '30-'60 Parsons.


Celebre ricerca empirica Middletown dei coniugi Lynd analizza stratificazione sociale, stili di vita,
comportamenti sociali di cittadina di medie dimensioni americana con una pluralità di metodi di
indagine e nel 1937 c'è anche il sequel Ritorno a Middletown.
Elton Mayo di Harvard compie una ricerca negli anni'30 sulla Western Electric Company circa i
fattori che influenzavano l'efficienza dei lavoratori. I risultati evidenziarono l'importanza delle
relazioni umane all'interno dell'azienda e anche come accanto ad ogni organizzazione formale tenda
a svilupparsi un'organizzazione informale del personale in cui si deposita gran parte del sapere
dell'azienda e che rende conto dell'efficienza reale e del coordinamento concreto delle varie
mansioni.

54
Riassunto “Il Mondo in Questione”
Per Ogburn (positivismo strumentale) tutta la sociologia un giorno si sarebbe trasformata in una
scienza statistica. Dopo la guerra queste tecniche si arricchirono di diverse innovazioni ( es. analisi
multivariata) e furono sistematizzate in un corpus di metodi e strumenti imponente che trovò ampie
applicazioni anche in ricerche di mercato ( Lazarsfeld).
Lazarsfeld è noto assieme a Jahoda e Zeisel per la sua ricerca I disoccupati di Marienthal ( indagine
sugli effetti psicologici della disoccupazione). Diventa uno dei principali rappresentati della ricerca
scientifica sulle comunicazioni di massa e sull'opinione pubblica.
Anche Lippmann pubblica uno studio sistematico intitolato L'opinione pubblica già nel 1922.
L'utilizzo dei mezzi di propaganda si era affermato già in diverse campagne elettorali (1928
elezione di Hoover dovuta forse al gran budget speso in pubblicità radiofonica9.
Negli Usa si è realizzato un intreccio singolarmente fecondo tra scienze sociali e istituzioni
politiche, economiche e anche militari.
Il Reparto Informazione ed Educazione dell'Esercito finanzio un'imponente serie di ricerche
raccolte in The American Soldier durante la 2a guerra mondiale. Argomento: motivazioni,
atteggiamenti e comportamenti dei soldati e dei reduci nel corso di cui sono stati messi a punto
molti metodi di indagine poi ampiamente diffusi. La privata Carnegie Corporation finanziò una
ricerca americana sul problema del razzismo dei bianchi vs i neri: An American Dilemma (1944). Il
conflitto a cui ci si riferisce è tra i valori universalistici affermati nella società americana e i
pregiudizi che discriminano i neri.
“Colletti bianchi”(1951) di Mills fu uno dei primi studi sui nuovi ceti medi in America mentre
l'altro suo libro, “L'èlite del potere”(1956) è uno studio inteso a mostrare come, nonostante
l'apparenza di una grande mobilità sociale, la società americana sia sostanzialmente dominata da
un'èlite ristretta che opera nella politica, nell'industria e nelle forze armate.
Riesman in La folla solitaria (1950) critica l'atomizzazione dei membri nella società di massa e
della loro incapacità di essere davvero individui(= soggetti capaci di compiere autonomamente le
proprie scelte).

Talcott Parsons:

Nasce a Colorado Springs ma si perfeziona a Londa e Heidelberg, nel 1927 chiamato a insegnare ad
Harvard e da qui influenza sociologia americana per oltre 30 anni e anche quella europea dopo la 2a
guerra.
Il suo approccio viene definito struttural-funzionalista anche se sarebbe meglio sistemico perchè si
basa sul concetto di sistema , mutuato e raffinato da Pareto. Il suo riferimento alla struttura non va
inteso nel senso della struttura marxiana ma è più vicino all'idea di struttura proposta dalla
linguistica strutturale e mutuata dall'antropologia di Radcliffe-Brown e Malinowski secondo cui la
struttura di una società è l'insieme delle relazioni che collegano fra loro i diversi elementi della
società in modo tale che il significato di ciascuno di questi elementi non è comprensibile
isolatamente perchè determinato dai rapporti che intrattiene con gli altri e dalla funzione che svolge
per l'insieme.
Parson intende integrare le prospettive di Weber e Durkheim cioè da un lato comprendere in cosa
consista l'azione degli individui e dall'altro vedere come l'azione si inserisce in un quadro di vincoli
sovra individuali. Prevale la seconda prospettiva: affascinato dai modelli delle scienze naturali e da
quelli dell'economia neoclassica ( =modello di equilibrio generale del sistema economico),Parsons è
sempre + interessato all'idea di sistema. Nelle ultime opere vengono in primo piano gli interessi per
una teoria generale dell'evoluzione per la comparazione fra sistemi sociali diversi.

Azione sociale e sistema:

In “La struttura dell'azione sociale” Parsons propone di considerare l'atto come unità elementare di

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
cui si occupa la sociologia di cui si deve individuarne attore, fine, situazione e orientamento
normativo. Nel contesto della cultura americana contemporanea P lottava da un lato contro il
comportamentismo di alcuni psicologi ( che tende a ridurre l'azione umana a mero meccanismo di
risposta a stimoli e senza volontà) e dall'altro contro l'utilitarismo implicito nell'economia
neoclassica ( che riduce ogni azione a un interesse e sottovaluta l'orientamento normativo).
Definendo i vari elementi del quadro, P tenta di render conto della libertà di scelta dell'attore nei
confronti della situazione in cui è immerso e tenta di accentuare il peso che le norme hanno nel
vincolare l'azione.
Le norme sono il nesso che collega la personalità di ogni individuo all'insieme sociale di cui è parte.
Ognuno di noi non agisce come se fosse solo a decidere ma in base a un insieme di valori e di
credenze cioè con una cultura.
P distingue personalità, sistema sociale e cultura e affinchè il sistema sociale funzioni in modo
coerente i suoi membri devono essere dotati di personalità che abbiano fatto proprie le norme in cui
si esprime una cultura comune.
In Il sistema sociale Parson elabora articolatamente tutto ciò e quindi definisce il sistema come
insieme interrelato di parti che interagisce con l'ambiente ed è capace di autoregolazione. Ogni
sistema deve essere in grado di svolgere almeno 4 funzioni e nel caso del sistema sociale ognuna
delle funzioni è svolta da un sottoinsieme specifico:
 adattarsi all'ambiente: sottoinsieme economico
 definire i propri obiettivi: sottoinsieme politico
 trasmettere e conservare la propria organizzazione: sottoinsieme educativo
 garantire l'integrazione delle proprie parti tramite controllo dei membri: sottoinsieme
giuridico.
Viene detto anche schema dei requisiti funzionali del sistema sociale o AGIL (Adaptation, Goal
attainment, Integration, Latent pattern maintenance).
P non parla qui di individui in quanto tali ma in quanto dotati di personalità che permette loro di
ricoprire dei ruoli che sono insiemi di modelli di comportamento orientati all'espletamento di una
funzione. Il sistema sociale è essenzialmente un sistema di ruoli. Esercitando il proprio ruolo
conformemente alle norme, ciascun individuo si relaziona con altri e contribuisce alla riproduzione
del sistema grazie alle norme ma anche a un continuo feed-back tra le parti: agendo in base alle
norme noi ci comportiamo come gli altri si aspettano che facciamo e a nostra volta contribuiamo a
rinforzare queste aspettative e norme aderendovi.

Famiglia e socializzazione:

Avendo interiorizzato i principi di una cultura comune, le nostre azioni saranno congruenti con le
aspettative altrui. Da Freud deriva che ognuno tende a seguire certe norme e valori attraverso la
formazione dell'istanza psichica Super-Io che riproduce al suo interno l'autorità che gli si impone
dapprima come vincolo esterno. L'interiorizzazione coincide con la socializzazione che si forma
inizialmente in famiglia nella prima infanzia → famiglia= istituzione cruciale del sottoinsieme
educativo la cui funzione è principalmente di far socializzare i figli . In passato la famigli fungeva
anche altre funzioni ( assistenziali, religiose, economiche) ma l'evolversi della società ha
comportato differenziazione (= moltiplicazione dei ruoli come risposta adattiva all'ambiente) e
specializzazione delle istituzioni ( in ruoli sempre più circoscritti e quindi più efficaci). Ciò
comporta anche una crescente complessità nel sistema sociale.
La famiglia perde alcune funzioni tradizionali e si specializza di più come agenzia di
socializzazione dei bambini e di stabilizzazione della personalità degli adulti, tende a conformarsi
alle seguenti caratteristiche che la distinguono da precedenti forme di famiglia:
 diventa nucleare (= solo coppia + figli)
 tende a separare i suoi membri dal resto della parentela ( abitazioni indipendenti)
56
Riassunto “Il Mondo in Questione”
 si differenziano ulteriormente i ruoli dei genitori (casalinga+ bread winner)
→ da questa divisione dei ruoli la posizione della famiglia nel sistema sociale dipende
prevalentemente dalla professione del padre, anche se i ruoli de genitori sono complementari.
Nel rispetto delle norme e della loro reciprocità i genitori cooperano alla socializzazione dei figli
essenzialmente attraverso l'esempio che danno. Questa è la descrizione della tipica famiglia
americana contemporanea per Parsons e Bales ma essendo considerata la società come una delle +
evolute al mondo, diventa estensione della descrizione della famiglia moderna in quanto tale. Ciò
che è innegabile è che il bambino apprenda norme e valori della sua cultura attraverso il confronto
con gli adulti con cui è in contatto e in ciò consiste la sua socializzazione. La famiglia è la più
importante istituzione che media fra sistema sociale e personalità ma non è l'unica. La famiglia ha
sempre svolto il compito di far socializzare e ci son sempre state divisioni di ruolo ma la
specializzazione nella cura dei figli e il sostegno reciproco della personalità dei coniugi è
caratteristica peculiare della famiglia moderna.

Alcune categorie analitiche:

Norme: modelli di condotta. Prescrizioni riconoscibili dal fatto che chi non vi si adegua è
sottoposto a sanzioni.
Valori: ciò a cui le norme si ispirano, atteggiamenti culturali, orientamenti che contribuiscono a
definire il significato dell'esistenza, gli scopi che gli individui possono proporsi di raggiungere e i
mezzi leciti.
Ruoli: insieme di comportamenti regolati da norme attraverso cui l'individuo interagisce con altri.
Ogni individuo, però, svolge una pluralità di ruoli e l'insieme dei ruoli che un individuo ricopre è
ciò che gli conferisce il suo status (= posizione che egli occupa complessivamente nella società).
Istituzioni: sottounità del sistema sociale che implicano più ruoli interagenti fra loro ( es. famiglia,
scuola).
Socializzazione: processo con cui un individuo interiorizza valori e norme diventando capace di
svolgere i ruoli che le istituzioni gli richiederanno e di accedere, così, al proprio status.
I sistemi sociali hanno valori, norme, istituzioni, ruoli, status e pratiche di socializzazione diversi
ma ad ogni sistema sociale secondo P è possibile applicare tutti questi concetti.
P vuole definire delle variabili strutturali= parametri in base a cui sia possibile distinguere società e
culture diverse. Sono scelte binarie riguardo ad alcuni atteggiamenti culturali di fondo ad es:
 particolarismo/universalismo: es amico è orientato al particolarismo, il giudice
all'universalimso
 diffusione/specificità: es. l'amicizia considera una pluralità di aspetti nell'amico, un
funzionario è interessato solo al ruolo di utente dell'altro
 ascrizione/acquisizione: es nel dare un giudizio su una persona possiamo considerare ciò
che aveva alla nascita e ciò che ha costruito/acquisito da sola
 affettività/neutralità: es.in famiglia è prevista gratificazione affettiva, coi clienti si compie
un'azione puramente strumentale
 orientamento ad interessi collettivi/privati: es. medico o imprenditore.
Per Parsons riconoscere i modi in cui gli individui si dispongono rispetto a questi atteggiamenti di
fondo permette di descrivere i caratteri fondamentali di un sistema sociale. Le società moderne,
rispetto a quelle tradizionali privilegerebbero azioni orientate verso universalismo, acquisizione.
Parsons sviluppa l'idea che i diversi sistemi sociali nella storia possano essere disposti lungo un
continuum e descrive l'evoluzione della società come susseguirsi di diversi stadi o livelli
corrispondenti ciascuno all'emersione di un nuovo modello organizzativo che comporta il successo
della società che lo adotta. Tali modelli sono universali ed evolutivi.
1° livello: sviluppo delle società primitive ma prerequisito anche per ogni successivo
sviluppo. Sono universali evolutivi lo sviluppo del linguaggio, della religione, della
57
Riassunto “Il Mondo in Questione”
parentela, della tecnologia. Le forme concrete assunte sono variabili ma la loro rpesenza è
universale.
2° livello: corrisponde alla rivoluzione neolitica con la nascita della città e dell'agricoltura.
Universali evolutivi: sistema di stratificazione sociale, sistema specifico per la
legittimazione dell'assetto politico. Il fatto di riservare ad alcuni individui certi privilegi
costituisce un incentivo per far assumere loro delle responsabilità che trascendono il loro
tornaconto immediato. Lo sviluppo di una legittimazione esplicita dell'assetto politico della
società corrisponde alla necessità di tenere coesa una società stratificata: la cultura deve
creare ed affermare credenze tali per cui la società possa essere intesa da tutti i suoi membri
come referente del pronome “noi”. L'autonomizzazione della sfera culturale costituisce un
vantaggio evolutivo.
3° livello: caratterizzato da 4 nuovi universali evolutivi: sviluppo della burocrazia, del
mercato (per un sistema sociale più efficiente) di norme universalistiche generalizzate ( per
liberare azione individuale da appartenenze ascrittive), della democrazia ( consente di
mediare pacificamente gli interessi dei membri favorendo il preservarsi di un consenso
diffuso) e ciò corrisponde alla formazione della società moderna anche se essi appaiono
istituzionalizzati in modo ineguale.

Osservazioni:

Successo di P è dovuto all'essersi richiamato ad alcuni classici e aver dato un quadro di riferimento
unitario alle ricerche empiriche e formalizzato il pensiero sociale. Una prospettiva sistemica.
Critiche:
 l'idea di una teoria sociale onnicomprensiva è sbagliata
 teoria sociale onnicomprensiva richiede presupposti diversi
 il suo funzionalismo ha dei limiti: P si vieta di comprendere i conflitti sociali → fatica a
concettualizzare il mutamento sociale. Non si capisce che cosa generi e faccia mutare i
valori. Non tematizza il rapporto fra osservatore e osservato.
 Ha prodotto un rispecchiamento acritico della società americana del tempo e finisce per
universalizzarla indebitamente es. famiglia (ok l'idea della mutevolezza delle forme
famigliari nella storia e il processo di interiorizzazione norme, ko chiusura del nucleo di
genitori e figli rispetto al resto della parentela, rara anche in America e non è la norma:
famiglie nere diverse dalle bianche. La famiglia ha meno ma non ha totalmente perso le
funzioni economiche.femministe criticarono il ruolo subordinato della donna in questo
modello. Le forme di famiglia sono varie ma non si lasciano ordinare secondo modello
evolutivo. La familgia bianca nordamericana di P diventa il modello ideale e “normale”.
 Il concetto di azione di Weber: P intende solo l'agire razionale rispetto allo scopo. Per
Weber, inoltre, il problema cruciale è interpretare l'agire per P invece descrivere l'azione
scomponendola nei suoi elementi e così facendo fa passare in secondo piano
l'interpretazione ma anche delimita l'azione a una cosa. Inoltre raramente noi compiamo
singole azioni. Di solito siamo immersi in catene di azioni difficilmente separabili ( Weber
parla infatti di agire= behandeln e non di azioni e ciò non implica necessariamente una
singola azione determinata. Handlung e non Aktion. Aktion= atto volontario, Handlung=
condotta= insieme composito di atti difficilmente separabili in cui fine e riflessione non
sono necessariamente presenti). Con “act” P perde alcune sfumature di Weber e si focalizza
troppo su volontarietà e dimensione finalistica e cognitiva dell'agire sociale.
 Dalle critiche a P sono comunque nati molti degli orientamenti più interessanti della
sociologia contemporanea.

Le teorie della modernizzazione nordamericane:


58
Riassunto “Il Mondo in Questione”

Sono un insieme di studi americani degli anni'50-'60 riguardo ai processi di mutamento in corso nei
paesi extra occidentali ispirati a distinzione di Parsons tra culture moderne e tradizionali.
Termine del dopoguerra, la modernità per loro perde il cattare ambivalente e viene assunta come
modello di più avanzata evoluzione sociale tipica di paesi occidentali, specie Usa, a cui aspirare.
Contesto: processi di acquisizione dell'indipendenza e decolonizzazione in atto in Asia e Africa,
competizione USA e URSS. Nasce espressione Terzo Mondo, che si configura come posta in gioco.
I teorici della modernizzazione si pongono il problema di come far entrare gradualmente e senza
rivoluzione i paesi del terzo mondo nell'orbita di sviluppo trainata dall'Occidente. La modernità è
intesa come una miscela coerente di elementi che son considerati solidali tra loro: industrialismo,
democratizzazione della vita politica, razionalizzazione, secolarizzazione, individualismo.
“Gli stadi dello sviluppo economico”(Hoselitz-1960) propone uno schema di modernizzazione a 4
stadi valido per ogni paese e contesto. Per Hoselitz&Levy che si ispirano al struttural
funzionalismo, gli ostacoli allo sviluppo son più culturali che economici come l'orientamento
ascrittivo che sfavorisce l'enfasi sull'importanza dell'individuo e del suo agire in prima persona e
contando sulle proprie forze. Il particolarismo poi tende a generare imprevedibilità delle norme e di
conseguenza meno possibilità di instaurare efficienti processi economici. Il ragionamento
tradizionalistico in sé è inteso come ostacolo allo sviluppo perchè genera personalità poco inclini
all'innovazione. I rapporti tra paesi tradizionali e avanzati favoriranno la rimozione di tali ostacoli
per es. tramite la diffusione dell'impiego di macchine e di fonti di energia inanimate, l'istruzione e i
media. Decisivo sarà il sostegno dell'Occidente a èlite locali animate da spirito imprenditoriale.
I limiti, come evidenziati da Gino Germani (Sociologia della modernizzazione, 1971) sono dovuti
alla non gradualità della modernizzazione che genera conflitti perchè le aspettative di benessere
sono elevate ma non possono essere soddisfatte da subito e le istituzioni non sono da subito
adeguate per garantire la corretta partecipazione politica.
Tutte le società extra occidentali vengono considerate tradizionali ma questa divisione è abbastanza
grossolana. Elementi culturali tradizionali e moderni convivono ovunque: i legami parentali e
religiosi persistono anche in società moderne mentre valori orientati all'imprenditorialità o strutture
burocratiche possono trovarsi anche in società tradizionali. Shils, originariamente vicino a Parsons
in “Tradition” (1981) distinguerà tra tradizionalismo (= orientamento culturale che tende a caricare
il passato di valenze positive e a legittimare norme e comportamenti sulla base del passato in se
stesso ) e tradizione (= ha a che fare con il trasmettersi di certi elementi della cultura da una
generazione all'altra) e quindi la modernità sarebbe ostile al tradizionalismo ma non porrebbe fine
all'esistenza delle tradizioni.
La modernità è meno omogenea di quanto supposto dai teorici della modernizzazione. Si può
sviluppare in modo selettivo per es. nei mezzi di comunicazione e nei consumi ma non nelle
strutture produttive. Il nesso tra modernizzazione economica e democratizzazione della vita politica
non è universale.
Le teorie della modernizzazione implicano il presupposto che i rapporti fra paesi sviluppati e quelli
in via di sviluppo siano infallibilmente positivi e che i secondi abbiano teoricamente le stesse
chance di quelli sviluppati. Ciò è negato dalla teoria della dipendenza (es in “Capitaismo e
sottosviluppo in America Latina” di Frank o in Cardoso e Faletto) . Secondo questa teoria i paesi in
via di sviluppo esportano manufatti industriali e gli altri materiali grezzi i cui prezzi però vengono
determinati dai paesi sviluppati che hanno maggior potere contrattuale. Oltre a ciò la produzione di
materie prime comporta un basso sviluppo delle tecnologie e ha pochi effetti indotti sull'economia
restante. C'è quindi una distorsione perché in questo tipo di produzione si promuove poco la
modernizzazione complessiva e inoltre gli investimenti di imprese di paesi sviluppati nel 3°Mondo
provoca il drenaggio di gran parte dei profitti a vantaggio dei primi, idem con i prestiti
internazionali quindi in realtà si sviluppa il sotto sviluppo.

59
Riassunto “Il Mondo in Questione”
L'analisi funzionale di Robert K. Merton:

Insegnò alla Columbia di N.Y. Anche se brillante, meno rilevante di Parsons in sociologia
Americana. Tenta la strada intermedia delle teorie a medio raggio ( non troppo teoriche senza prove
sperimentali, né troppo sperimentali ma inutili teoricamente. Una serie di concetti logicamente
collegati tra loro che non pretendono di essere universali ma si limitano a illuminare ricerche
parziali e a contribuire a costruire dei ponti fra ricerche diverse).
Cruciale è il concetto di funzione ma non nel senso di approccio funzionalistico ma nell'analisi
funzionale. Tale concetto è uno strumento utile alla ricerca ma non la chiave di volta di una teoria
onnicomprensiva della società. Tale critica del funzionalismo come teoria onnicomprensiva
comporta:
 il rifiuto del postulato dell'unità funzionale della società, cioè dell'idea che ogni elemento del
sistema cosiale debba essere inteso come funzionale al sistema nel suo complesso. Il mondo
sociale è conflittuale e ciò vuol dire che ciò che è funzionale per alcuni non lo è per altri.
 Il rifiuto dell'idea che tutti gli elementi di un sistema sociale debbano avere una funzione e
che alcune istituzioni svolgano funzioni indispensabili perchè esistono fenomeni che han
perso, non hanno mai avuto e non avranno mai funzioni come funzioni che nella storia
possono essere svolte da istituzioni diverse.
 La distinzione tra funzioni manifeste e funzioni latenti. Tale distinzione spiega il consumo
vistoso di Veblen secondo cui il consumo può assumere un significato diverso da quello
apparente e cioè, oltre a soddisfare certi bisogni può avere anche a che fare con il prestigio
sociale. Quini anche se il fenomeno è lo stesso (il consumo), comprare perchè si ha bisogno
di qualcosa (funzione manifesta) a è diverso dal comprare per ostentare uno status sociale (=
funzione latente).
Gli uomini non sono sempre coscienti degli scopi che stanno perseguendo e dunque delle funzioni
che assolvono i loro comportamenti.
Anche le istituzioni possono avere funzioni che non coincidono con quelle che svolgono
apparentemente e a volte le funzioni latenti possono contraddire quelle manifeste (es. scuola con
funzione manifesta di insegnare e con funzione latente di parecheggio in mancanza di un adeguato
mercato del lavoro).

Alcuni dei contribuiti di Merton:

Estrae e amplia concetti da autori precedenti rendendone esplicita la produttività come ad es. per il
concetto di deprivazione relativa ripreso da “The American Soldier” di Stouffer. Stouffer introduce
tale nozione per descrivere l'insoddisfazione provata nei confronti della propria carriera da parte dei
militari che in realtà si trovavano in una posizione privilegiata → il sentimento di essere privati di
qualcosa non ha a che fare con la realtà oggettiva ma con percezioni soggettive: se ci si abitua a
coltivare certe aspettative, anche una realtà positiva può apparire frustrante.
Secondo la sua rielaborazione, Merton mostra che ogni individuo si rapporta ad almeno due gruppi:
 gruppo di appartenenza ( quello di cui si fa parte)
 gruppo di riferimento ( quello a cui si aspira)
Se il gruppo di riferimento ha opportunità e bisogni che l'individuo non riesce a soddisfare, egli si
senitirà frustrato a prescindere. Molte delle rivendicazioni nelle società contemporanee non sono
comprensibili senza questa nozione.
Secondo Merton la devianza può riferirsi a cose diverse: si può essere devianti rispetto agli scopi
che ci si prefigge o rispetto ai mezzi che si scelgono per raggiungerli perciò esistono almeno 4 tipi
di devianti diversi:
1. Innovatori: scopi non devianti, mezzi devianti
2. Ritualisti: fedeli ai mezzi anche se non condividono scopi
60
Riassunto “Il Mondo in Questione”
3. Rinunciatari: rifiutano sia i valori e gli scopi, sia le norme che riguardano i mezzi per
raggiungere gli scopi.
4. Ribelli: rifiutano sia obiettivi che mezzi e combattono per affermare obiettivi e mezzi
diversi
Dato ciò, l'anomia viene riconcettualizzata diversamente da Durkheim: piuttosto che un'incertezza
o un'assenza di norme, l'anomia descrive una situazione in cui vi è una disgiunzione tra gli scopi
dell'esistenza che la cultura propone e le possibilità concrete di raggiungerli attraverso mezzi
normali. Quando gran parte dei membri della società non ha i mezzi per raggiungere in modo lecito
gli obiettivi che pur condivide. Gli stessi obiettivi vengono perseguiti in modi non leciti.
Valorizzando poi, un'intuizione di Thomas ( la profezia che si autoavvera), Merton sottolinea che
gli uomini non rispondono solo agli elementi oggettivi di una situazione ma anche e a volte di più,
al significato che tale situazione ha per loro. E una volta che essi hanno attribuito un qualunque
significato ad una situazione, questo significato è causa determinante del loro comportamento.
Per esempio se esiste la diceria che una banca è insolvente, anche se è falsa, diventa reale. Se uno si
convince che un altro gli vuol muovere guerra, diventa ostile → in generale gli esseri umani hanno
la facoltà di tereminare almeno in parte il corso degli eventi attraverso le proprie credenze a
riguardo.

Per una sociologia della scienza:

Merton è l'iniziatore della sociologia della scienza. La scienza è per lui quel tipo di conoscenza che
sviluppandosi dall'esperimento o dall'osservazione controllata, ad essi si riconduce. L'oggetto della
sociologia della scienza è l'interdipendenza dinamica fra la scienza, intesa come un'attività sociale
in progresso che dà origine a prodotti culturali e di civiltà e la circostante struttura sociale.
L'aspetto più evidente della relazione fra società e scienza consiste nell'esistenza di un insieme di
domande che la prima pone alla seconda: la scelta dei temi di cui gli scienziati si occupano è solo in
parte determinata dalle logiche interne alla ricerca scientifica, in gran parte è definita dagli interessi
del mondo circostante. I militari sono tra i più potenti finanziatori della ricerca scientifica.
L'idea che la verità sia qualcosa di accertabile razionalmente mediante l'osservazione sistematica e
l'esperimento è l'idea senza cui la scienza non esisterebbe ma questa idea non nasce dalla scienza
bensì all'interno della cultura più vasta in cui è inserita.
E' un’ intuizione già presente in “Etica protestante e lo spirito del capitalismo” di Weber. Merton si
dedica, nei suoi primi saggi, al tentativo di rintracciare le origini della nozione di scienza nei primi
secolo dell'età moderna ponendole in relazione con la mentalità metodica e con l'atteggiamento di
rifiuto dell'autorità ecclesiastica che caratterizzano i puritani.
Il punto centrale di Merton è giusto: il fatto è che, affinchè la scienza si sviluppi, è necessario
innanzitutto che la cultura formuli l'idea che essa possa esistere, che attribuisca agli scienziati uno
status, che concepisca le domande a cui essi possono cercare risposta. I presupposti della scienza
stanno nella cultura → la scienza è dunque un'istituzione sociale e come tale trae il proprio
significato dalla cultura della società in cui è immersa. Merton si interessa a certe tensioni che
possono manifestarsi tra logica propria della comunità scientifica e resto della società. La logica
della comunità scientifica si basa su una serie di procedure caratteristiche ma dall'altro si fonda
anche su un certo ethos specifico che attribuisce un valore chiave al dubbio sistematico. Ciò
comporta che ogni affermazione sia verificabile intersoggettivamente e dunque impone il dialogo
aperto fra gli scienziati e implica la disponibilità universale dei risultati di ogni ricerca e pretende
che ogni scienziato sia valutato in relazione esclusiva ai meriti del proprio lavoro. Nella misura in
cui la comunità scientifica si conforma a tali principi, può entrare in collisione con la realtà
circostante: ciò avviene in tutte le dittature ma anche in società democratiche, dove prevalgono
interessi particolaristici. Non è detto, comunque, che i membri di una comunità scientifica si
conformino sempre al suo ethos ma che la scienza sia tale in virtù dell'ethos che le è proprio e

61
Riassunto “Il Mondo in Questione”
fondamentale; finchè esso resta vitale punto di riferimento, la scienza ha lo strumento per
autocriticarsi cioè la scienza è scienza solo se ha un'organizzazione che consente al dubbio di
esprimersi.
La sociologia della scienza di Merton si articola in un programma di ricerca empirica: nelle diverse
situazioni storiche e nei diversi contesti sociali, si tratta di verificare il tipo di richieste che i vari
gruppi rivolgono agli scienziati, la forma e il peso delle committenze, le influenze politiche,
l'organizzazione interna della comunità scientifica, le modalità di reclutamento degli scienziati, la
strutturazione delle loro carriere ecc.
I rapporti tra la scienza, le tecnologie e la società costituiscono oggi uno dei campi di ricerca
interdisciplinare più praticati e fecondi.
Critiche a alla sociologia della scienza di Merton: Merton è poco sensibile alle differenze tra
scienze naturali e sociali e soprattutto comporta un'idea della cumulabilità dei risultati della ricerca
scientifica che non tutti condividono.
Merton sa bene che ogni conoscenza è un'interpretazione del mondo ma ritiene che la logica
dell'osservazione e dell'esperimento possa pur sempre permettere un adeguamento crescente dei
modelli alla realtà ultima. Ciò è messo in discussione da Kuhn che rifacendosi a Wittgenstein ( la
scienza è in ultima analisi un gioco linguistico tra gli altri e ha la stessa natura convenzionale di
ogni altro linguaggio) nega la cumulabilità del sapere scientifico mostrando che la storia è fatta di
ricorrenti passaggi da un paradigma all'altro e questi paradigmi sono tendenzialmente
incommensurabili ( la logica della fisica classica è diversa da quella della fisica atomica: l'una non
può ne verificare né confutare l'altra perciò al conoscenza prodotta non è cumulabile).
Analogamente al filosofo Michel Foucault il divenire della conoscenza appare il prodotto di una
serie di fratture epistemiche che impediscono di pensarlo come un'evoluzione lineare. Si è occupato
di tutte le istituzioni che producono il sapere che circola in una società come sapere legittimo. Alla
scienza in quanto tale si affiancano un insieme di istituzioni ( scuole, corporazioni professionali,
cliniche..) che , più che perseguire una verità il cui senso è fuori discussione, producono la verità
esattamente come effetto delle proprie pratiche.
Entrambe queste posizioni tendono ad affermare un relativismo piuttosto radicale e spingono a
vedere più le dinamiche di conflitti e poteri interne al discorso scientifico che non la possibilità di
un'evoluzione progressiva della conoscenza. Difronte a ciò Merton è scettico e rimane ancorato al
suo progetto di un pensiero che coniughi teoria e ricerca senza eccedere nella direzione di grandi
visioni difficilmente sottoponibili a verifiche empiriche.

Vita quotidiana e costruzione sociale della realtà:

Fine 2a guerra-ann'70: fase di enorme crescita economica → trasformazioni :


 del lavoro (=modello fordista dominante, fusione tra tecnica e burocratizzazione in imprese
sempre più vaste)
 della vita quotidiana ( nuovi consumi, ambiente sempre più tecnologico).
 Politicamente consolidate in occidente le democrazie liberali
 Socialmente: sviluppo dei consumi privati fa percepire la possibilità di mobilità sociale, e la
percezione di libertà personale senza precedenti.
 La nozione di progresso è identificata sempre più come qualcosa che, grazie allo sviluppo
della tecnologia, porta benessere.
 Le disuguaglianze sono parzialmente compensate dallo sviluppo di sistemi assistenziali
 Le politiche economiche di stampo keynesiano sostengono l'economia ma suggeriscono
anche un notevole impegno da parte degli Stati sul fronte dei servizi sociali, imposto anche
dal forte peso di sindacati e partiti social democratici.
Sono gli anni della guerra fredda ma i paesi guidati dall'Unione Sovietica non riescono a generare
miscela di benessere e individualità analoga ai paesi occidentali → il comunismo viene sconfitto.
62
Riassunto “Il Mondo in Questione”
La decolonizzazione del Terzo mondo scopre problemi sociali ed economici trattati dalle teoria
della modernizzazione.
Le scienze sociali sono, ora pienamente istituzionalizzate: ogni sistema universitario nazionale ha
corsi di antropologia, psicologia sociale, scienza politica e sociologia.
Negli anni successivi alla guerra la sociologia è dominata dal struttural funzionalismo americano
che influenza parzialmente anche l'Europa nonostante qui persistano ancora correnti weberiane,
durkheimiane e marxiste.
In francia G. Friedmann analizza i problemi della società industriale (automazione, lavoro..) in
“Problemi umani del macchinismo industriale” (1946).
La stratificazione sociale è oggetto ovunque di attenzione. Il declino delle occupazioni legate
all'agricoltura, la crescita dei lavoratori industriali e degli impiegati e addetti ai servizi →
apparentemente esiste enorme mobilità sociale che però non diminuisce le disuguaglianze. Le
gerarchie rimangono marcate e i destini segnati dall'origine familiare. Milovan Dijas in “The New
Class: An Analysis of the Communist System”(1957) mostra come, invece della conclamata
abolizione delle classi, i regimi del blocco sovietico diano luogo alla formazione di una nuova
stratificazione basata sull'accesso diseguale alle risorse distribuite dal sistema politico.
Lo sfaldamento del paradigma di Parsons ha diverse radici e la principale sta nel mutamento del
clima intellettuale che si verifica agli inizi degli anni '60. E' soprattutto un mutamento morale, un
disincanto verso l'american way of life, una nuova sensibilità per le problematiche della
diseguaglianza e della povertà, tutto ciò rende da sempre meno plausibile on questi anni un sistema
teorico che ratifica lo status quo ed è poco capace di comprendere i conflitti.
L'approccio funzionalista di Parsons tende a reificare le strutture sociali. La vita quotidiana e
concreta delle persone ne risulta chiusa in un quadro deterministico: la soggettività è espunta dal
quadro ed è proprio sulla riscoperta della vita quotidiana e delle dinamiche intersoggettive che vi si
dispiegano che si focalizzeranno le seguenti teorie.

Alfred Schutz (Vienna,1899-N.Y.,1959)e la sociologia fenomenologica:

Studia inizialmente economia e filosofia. Nel '39 emigra a NY e insegna alla New School for Social
Research. La sociologia fenomenologica è un indirizzo di pensiero che muove da una fusione della
sociologia weberiana con la filosofia fenomenologica di Husserl.
Da Weber Schutz trae l'interesse per i problemi fondamentali della teoria sociologica: azione, senso,
comprensione. Da Husserl mutua vari concetti ma trae soprattutto l'idea stessa di fenomenologia(=
studio di ciò che appare).
L'idea fondamentale della fenomenologia è che il soggetto non è semplicemente nel mondo ma
costituisce il mondo: inconoscibile nella sua realtà ultima, questo si mostra ala coscienza
unicamente all'interno delle categorie in cui esso lo inquadra.
La fenomenologia sociale di Schutz utilizza la fenomenologia di Husserl per una discussione
articolata dei concetti fondamentali di Weber.
Schutz mostra che la costruzione di tipi ideali, che Weber considerava metodo proprio dello
scienziato sociale, è in realtà qualcosa che noi tutti facciamo costantemente: ciò che accade nel
mondo è sempre compreso da ciascuno secondo delle categorie che non sono altro che tipi ideali.
Comprendere è sempre, in realtà, collocare ciò che si comprende entro un tipo.
Tipizzare significa astrarre cioè ridurre la complessità del reale a un insieme di tipi di cose, persone,
situazioni. I tipi sono delle rappresentazioni della realtà, ne costituiscono una sorta di
classificazione.
Solitamente ciascuno definisce i tipi in accordo al mondo sociale a cui appartiene non solo perchè
ciascuno impara a tipizzare la realtà nel corso dei suoi processi di socializzazione ma soprattutto
perchè l'utilità dei tipi consiste nel fatto che essi sono condivisi con gli altri e quindi han la funzione
di permettere l'interazione sociale.

63
Riassunto “Il Mondo in Questione”
La vita di ciascuno è fatta in buona parte da routine (= corsi di azione abitualizzati) su cui non ci
fermiamo a riflettere. Costruire tipi di cose che accadono significa facilitarne il riconoscimento e
permettere alla routine di procedere senza intoppi.
Ogni sfera della vita sociale comporta la costruzione di tipologie riguardanti i fenomeni che vi
rientrano. Schutz è particolarmente interessato alla sfera della vita quotidiana.
A seconda della nostra attenzione, noi viviamo diverse realtà. La realtà per eccellenza è quella dei
sensi o delle cose fisiche, cioè la vita quotidiana.
Ogni ordine di realtà ha le sue proprie caratteristiche ma la caratteristica propria della vita
quotidiana è che al suo interno noi sospendiamo il dubbio che le cose possano essere diverse da
come ci appaiono in relazione alle nostre routine. Nel mondo quotidiano noi agiamo dando per
scontato ciò in cui siamo immersi. La ragione di ciò è pragmatica. Sospendiamo il dubbio finchè
non incappiamo in un problema inusitato o una crisi ma così facendo usciamo dal quotidiano.

Il senso comune:

Il pensiero in cui siamo immersi nel quotidiano è il senso comune (= pensiero dell'ovvio) che ci
consente di pensare come al solito e funziona come un automatismo. E' una specie di meccanismo
finalizzato a tenere i dubbi fuori dalla porta cioè a intendere naturali le tipizzazioni che usiamo e
che naturali non sono ma sono modi di interpretare la realtà appresi per esperienza e specialmente
per socializzazione.
Il mezzo tipificato per esperienza tramite cui la conoscenza socialmente derivata si trasmette è il
vocabolario e la sintassi del linguaggio quotidiano. Il gergo della vita quotidiana è anzitutto un
linguaggio di oggetti ed eventi indicati con nomi e ogni nome include una tipificazione e una
generalizzazione. Il senso comune è dunque un insieme di ricette per vivere. A volte si è costretti ad
affrontare problemi per i quali affidarsi al senso comune non è sufficiente. Per esempio lo straniero
si trova in una situazione in cui niente è ovvio e lo stesso linguaggio può essere altro. Ciò comporta
una crisi: lo straniero deve abbandonare un senso comune e imparare a condividerne un altro.
Nelle situazioni normali come possiamo essere certi che ciò che il senso comune ci fa dare per
scontato sia vero? Sono possibili diversi sensi comuni all'interno di gruppi o società differenti. I
sensi comuni sono veri almeno perchè funzionano ma funzionano solo perchè ciascuno li condivide.
Il senso comune funziona quindi come sistema condiviso di credenze ( = è quello che ciascuno
crede che tutti gli altri credano), è il risultato di una sorta di accordo tacito che si basa in parte sulla
tradizione di ogni gruppo sociale e in parte è costantemente riprodotto e confermato.
Ma se il senso comune è un insieme di credenze, lo stesso vale per la realtà: ciò che intendiamo per
realtà della nostra vita quotidiana è ciò che noi crediamo reale → la realtà è una costruzione
sociale. Reale è ciò che intersoggettivamente viene chiamato reale e convalidato
intersoggettivamente.

Il pensiero quotidiano e la scienza:

Schutz viene spesso considerato esponente della microsociologia (= sociologia che si occupa in
modo specifico della dimensione quotidiana della vita sociale) ma a volte questa interpretazione è
riduttiva.
Schutz ha inteso il proprio lavoro come un contributo alla chiarificazione dei concetti fondamentali
delle scienze sociali attraverso uno studio delle forme di costituzione intersoggettiva della realtà.
Il pensiero di Schutz rappresenta un momento cruciale della storia della sociologia che corrisponde
a una messa in questione radicale del realismo ingenuo di chi dimentica che il mondo umano è un
mondo interpretato e che nessuna teoria è il semplice rispecchiamento della realtà, le cui
caratteristiche sono date una volta per tutte. Afferriamo solo certi aspetti della realtà del mono,
quelli rilevanti per noi!

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
Schutz, come Weber, parte dal problema di come sia possibile che le scienze sociali forniscano
interpretazioni adeguate al senso delle azioni degli individui. Soluzione: riconoscere il fatto che
interpretare il significato delle azioni altrui è un problema che gli individui risolvono continuamente
nelle proprie interazioni ordinarie.
Per capire l'interpretazione scientifica dell'azione, si deve prima investigare l'interpretazione
spontanea che gli attori svolgono reciprocamente nel corso della propria vita quotidiana al fine di
coordinare tra loro le proprie condotte. Solo dopo ciò il metodo delle scienze sociali viene chiarito.
In entrambi i casi, comunque, l'interpretazione del senso dell'agire si risolve in un insieme di
tipizzazioni. La differenza tra il pensiero delle scienze sociali e quello quotidiano riguarda
innanzitutto i criteri con cui nei due casi è costruito il sapere. Mentre il pensiero quotidiano è
orientato in senso pragmatico e non teme né incoerenza né approssimazione, quello scientifico cerca
coerenza logica. La differenza principale tra il pensiero delle scienze sociali e quello del quotidiano
sta nel fatto che le tipizzazioni delle scienze sociali sono tipi di tipi: gli oggetti di pensiero costruiti
dagli scienziati sociali si riferiscono agli oggetti di pensiero costruiti dal pensiero del senso comune
dell'uomo che vive la sua vita quotidiana. I costrutti usati dallo scienziato sociale sono di secondo
grado cioè costrutti dei costrutti fatti dagli attori sulla scena sociale.
Tra la scienza sociale e il pensiero quotidiano non vi è dunque tanto una differenza di sostanza
quanto di metodo e soprattutto di grado. Anche Schutz, come Weber, distingue tra scienze sociali e
della natura. Sono diverse perché quelle sociali hanno a che fare con un mondo di senso quindi
incomprensibile senza far riferimento ai modi con cui gli attori lo interpretano. La sociologia di
Schutz è quindi una scienza sociale comprendente come quella di Weber e infatti, i suoi risultati si
combineranno con quelli dell'ermeneutica (= filosofia che si occupa delle modalità del comprendere
o interpretare).

Peter Berger e Thomas Luckmann: la realtà come costruzione sociale.

Berger (in USA) e Luckmann (in Germania) continuarono l'opera di Schutz. Entrambi si
interessarono alla sociologia delle religioni. Luckmann si è interessato a questioni concernenti la
comunicazione e l'intersoggettività. Berger ha sviluppato nel tempo un'importante serie di ricerche
sulla modernizzazione e sui rapporti tra cultura ed economia.
Sono però famosi per “La realtà come costruzione sociale”(1966) in cui sviluppano
sistematicamente la prospettiva di Schutz partendo da tre mosse teoriche:
1. Leggere il pensiero di Schutz essenzialmente come sociologia della conoscenza quotidiana.
2. Affermare che la sociologia della conoscenza quotidiana è la pietra fondante dell'intero
edificio della sociologia
3. Ritenere che questo approccio consenta di combinare le due prospettive fondamentali della
sociologia cioè quella durkheimiana riguardante l'apparente oggettività dei fatti sociali e
quella weberiana riguardante la prioriàa del senso che gli individui attribuiscono
soggettivamente all'agire.
Rivendicano sostanzialmente la centralità del pensiero di Schutz nella ricostruzione di tutta la teoria
sociologica. Da un latto si tratta di vedere come la realtà sia prodotta dagli individui in interazione
fra loro come una realtà oggettiva, dall'altro come questa realtà sia interiorizzata soggettivamente
dagli stessi individui. In sintesi è l'analisi dei processi di oggettivazione e di quelli di
socializzazione.
Oggettivazione: Berger e Luckman si immaginano una situazione originaria fittizia in cui un primo
uomo è solo all'interno di un certo ambiente e deve solo pensare ai problemi legati al sopravvivere.
Provando e riprovando arriverà a riconoscere ciò che gli serve nel suo ambiente e ad usarlo
efficacemente. Il problema risolto, cessa di essere problema, e la soluzione usata per risolverlo
diventa comportamento tipico(=abitudine) e quindi semi automatico. La trasformazione dell'azione
in abitudine è il primo passo verso l'oggettivazione: il comportamento soggettivo si solidifica e

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
acquista una sua inerzia. Quando il 1° uomo incontra un 2° uomo avrà il problema di interpretare
l'altro, procederà per prove ed errori finché la comunicazione non si stabilisce e i 2 hanno imparato
reciprocamente a tipizzarsi e a riconoscere cosa si possono aspettare dall'altro almeno nelle
situazioni più tipiche. Per interagire hanno tipizzato reciprocamente il proprio comportamento.
L'insieme delle tipizzazioni condivise dai due è un insieme di routine (= abitudine condivisa, dal
significato scontato) ed è il secondo passo verso l'oggettivazione.
Se ai 2 si affianca un 3°uomo, anche lui avrà inizialmente problemi di comunicazione ma si potrà
basare su una struttura di interazione già consolidata dai primi due, qualcosa di già dato. Le routine
che trova già cstituite non saranno più l'esito di un processo ma qualcosa già esistente e istituito:
un'istituzione (=3° passaggio). Quindi la costruzione comune della realtà è un processo di
oggettivazione che passa attraverso 3 passaggi fondamentali:
 formazione di abitudini,
 formazione di routine,
 formazione di istituzioni.
Ne risulta che le forme di vita sociale appaiono infine come realtà date, come fatti dotati di una
sorta di esistenza propria. Hanno davvero esistenza propria ma solo nel senso che sono il prodotto
(o la sedimentazione) dell'interazione di molti, non nel senso che abbiano origine diversa
dall'interazione sociale. Quando ciò viene perso di vista e le strutture sociali vengono prese per
esistenti di per sé, quindi autonome e immutabili, si trapassa nella reificazione (= perversione
dell'oggettivazione e oblio delle sue origini).
Socializzazione: venendo al mondo ci troviamo di fronte a una realtà già codificata come il terzo
uomo e perciò dobbiamo imparare a comportarci a partire da un mondo già istituzionalizzato. Lo
facciamo tramite:
 Socializzazione primaria: prima acquisizione di ciò che è necessario sapere per muoverci in
questo mondo, il senso comune di coloro tra cui cresciamo diventa anche il nostro.
 Socializzazione secondaria: vari processi corrispondenti ai successivi passaggi della nostra
vita e all'ingresso in mondi sociali specifici e circoscritti che articola questo bagaglio iniziale
e ne mette in discussione il carattere di fondamento naturale del nostro senso della realtà.
Dall'integrazione delle prospettive di Durkheim e Weber (oggettivazione+ socializzazione) ne
deriva una realtà che è costruzione sociale che appare effettivamente dotata di esistenza propria ma
che si riproduce solo nella misura in cui ciascuno di noi impara ad attribuirle lo stesso senso che le
attribuiscono gli altri.
Berger e Luckman fanno anche brillanti trattazioni concernenti l'origine del linguaggio, la
costituzione delle identità degli individui, lo sviluppo delle forme di legittimazione della realtà così
costruita ma come si verifica il mutamento sociale?
Dal modello sopra risulta che la realtà è una costruzione sociale che noi usualmente diamo per
scontata ma è pur sempre in costruzione: ciò che è stato istutuzionalizzato può sempre essere
deistituzionalizzato per esempio quando si generano movimenti sociali (= quando alcuni membri
della società hanno bisogno di interpretare il mondo in modo diverso). Anche Weber parlava della
potenza innovatrice del carisma e Durkheim dell'effervescenza collettiva all'origine della fissazione
dei valori e delle norme comuni.
Ma cosa produce tali movimenti sociali? I fattori possono essere:
 la tecnologia che crea nuovi problemi o genera nuove aspettative
 la frustrazione di alcuni gruppi e il loro tentativo di migliorare le proprie condizioni.
 Le dinamiche della cultura ecc.
In generale sono situazioni in cui qualcuno non dà più per scontato il mondo e decostruisce e
ricostruisce la realtà.
Altra strada verso il mutamento è il confronto e intreccio tra tradizioni diverse che crea
mescolamento di elementi vecchi e nuovi.
La percezione del fatto che la definizione della realtà è una costruzione sociale finisce per
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Riassunto “Il Mondo in Questione”
indebolire la possibilità di dare davvero per scontato qualcosa: la naturalezza di ciò che abbiamo
appreso nel corso della nostra socializzazione primaria tende a scomparire, dopotutto non era poi
così naturale. Ma la sensazione che niente possa essere dato per scontato è fonte di disorientamento,
non abbiamo più la bussola, la dimora dello spirito stabile e certa come scritto in The Homeless
Mind (Berher&Kellner, 1973): la perdita della dimora, cioè dell'ancoraggio a una visione della
realtà che possa esser considerata l'unica e quella naturale, rappresenta la principale fonte di disagio
della modernità. La consapevolezza che la realtà è una costruzione sociale può corrispondere alla
diffusione di uno scettico relativismo che facilita a sua volta il mutamento perché rende evidente
l'arbitrarietà di ogni ordinamento sociale. Sapendo che siamo noi a costruire il nostro mondo, siamo
tutti, in un certo senso, più responsabili e liberi, ma responsabilità e libertà non sono facili a
sostenersi.

L'etnometodologia:

Schutz ha anche ispirato l'etnometodologia. Per Garfinkel, che ne conia il nome, vuol dire studio dei
modi/metodi con cui i soggetti situati in contesti culturali di volta in volta diversi, danno senso alla
propria esperienza e cooperano alla costruzione dell'universo sociale in cui interagiscono. E' quindi
lo studio dei modi nei quali si organizza la conoscenza che i soggetti adoperano nel corso delle
proprie attività e soprattutto dei propri corsi di azione più consueti, degli innumerevoli incontri,
scambi di conversazioni che punteggiano la vita quotidiana.
Secondo Schutz il pensiero del senso comune è un pensiero che sospende ogni dubbio ma se il
dubbio è sospeso, vuol dire che esiste da qualche parte e quindi il pensiero quotidiano ne è
costantemente minacciato.La riflessione di Garfinkel è più radicale perchè
 da un lato mostra davvero come il dubbio sia costantemente in agguato e
 dall'altro analizza in che modo esso è di volta in volta costantemente fugato.
Propone un esperimento per il primo punto: provare ad andare in giro e parlare a tutti quelli che
icontro mettendomi a 5 cm dal loro naso oppure provare a interrompere qualcuno che parla
chiedendogli ripetutamente di spiegare cosa intende dire. Ciò che si ottiene è una reazione di
fatsidio o di panico. Seppur sono esercizi apparentemente innocui, il disagio che provocano è
direttamente proporzionale alla forza con cui ciascuno di noi si sforza di pensare che il modo in cui
sta normalmente al mondo e si spiega le cose sia l'unico possibile → il disagio è la spia della paura
che il dubbio riemerga, è la percezione di una minaccia all'ordine del nostro universo che è sempre
vicina visto che basta così poco per evocarla.
L'esercizio in cui si chiede ripetuti chiarimenti mostra che, anche quando vogliamo spiegarci, una
spiegazione davvero esaustiva è fuori discussione: per spiegarci dobbiamo far ricorso a delle parole
o a dei segni ma cosa garantisce che il significato di questi sia inteso nello stesso modo dagli altri?
Se riusciamo a comunicare e ad interagire significa che ad un certo momento decidiamo che ci
siamo spiegati abbastanza: facciamo come se ci capissimo. E' un tacito accordo ricorrente e
necessario all'interazione ma non è esplicito e viene stabilito di volta in volta. E' il risultato di
procedure contingenti, ad hoc, legate al contesto determinato e al momento e non all'applicazione di
norme generali valide una volta per tutte.
Le norme per Garfinkel non esistono (qui è opposto a Schutz). E' la ricorrenza dei nostri accordi a
generare l'apparenza di norme consolidate.
Anche quando esistono norme esplicite, la loro applicazione comporta sempre delle istituzioni per
l'uso che variano a seconda dei diversi contesti. Le regole, anche quando sembrano dichiarate senza
ambiguità, vanno sapute usare e come usarle varia da contesto a contesto e non lo si può stabilire a
priori ( es.: vietato fumare in teatro: ma se chi si accende la sigaretta è l'illusionista che fa lo
spettacolo?).
La relativa stabilità della realtà e delle interazioni sociali non è dunque garantita da nessun sistema
di regole universalizzabili. Il compito dell'etnometodologia è la descrizione dei modi in cui questa
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Riassunto “Il Mondo in Questione”
costruzione è riprodotta.
Negli anni '70 l'etnometodologia ha contribuito a mettere in crisi il paradigma funzionalista e ha
rappresentato una sfida per la sociologia nel suo complesso perchè anche la sociologia non è che
una costruzione tra le altre, il prodotto di procedure di accordo che non possono ambire a nessun
statuto diverso da quello delle procedure con cui i soggetti si accordano nel corso della propria
attività quotidiana. In seguito questo filone si è chiuso su se stesso.

Interazionismo simbolico e teoria dell'ettichettamento:

Il termine è stato coniato dal sociologo Herbert Blumer di Chicago negli anni'30 ma si e diffuso nei
'60 per indicare un approccio teorico che si concentra sull'interazione e sul suo carattere
simbolicamente mediato (= comprensibile solo attraverso il riferimento all'interpretazione che gli
attori stessi danno della situazione in cui sono coinvolti):
L'approccio teorico e gli interessi di ricerca sono affini a quelli della sociologia fenomenologica e
dell'etnometodologia ma si concentrano più sui processi di formazione dell'identità degli individui
che è il prodotto di un processo autoriflessivo in cui il soggetto si confronta con le definizioni di se
stesso che trova presenti nei discorsi degli altri, che interiorizza ed elabora.
L'interazionismo simbolico enfatizza il ruolo che le parole che usiamo quotidianamente hanno nel
dar forma alla nostra realtà e nell'influenzare la percezione che abbiamo di noi stessi ed il nostro
comportamento. Perviene alla teoria dell'etichettamento che si basa sul fatto che la devianza sia ,
più che un fenomeno dotato di una sua indiscutibile oggettività, un processo di interpretazione di
determinati comportamenti: il nome che si attribuisce in certe situazioni a chi si comporta in un
certo modo.
I gruppi sociali creano la devianza istituendo norme la cui infrazione costituisce la devianza stessa,
applicando queste norme a persone determinate e attribuendo loro l'etichetta di outsiders. Un
comportamento deviante è un comportamento che la gente etichetta così.
Becker pensa ai devianti in senso più stretto rispetto a Merton come a coloro che sono posti ai
margini della società perchè si ritiene che il loro comportamento offenda le regole basilari della vita
comune (omicidi, ladri ecc.) e non tutti coloro che deviano dal comportamento standard.
La devianza in tal senso è più un'interpretazione del comportamento in se stesso. L'omicida è
deviante solo se non uccide nel corso di una guerra legittima ma definire una guerra + o meno
legittima è questione di interpretazione. Ciò implica che:
 Il processo di costruzione sociale della realtà è essenzialmente un processo di
interpretazione della realtà e ha degli aspetti conflittuali che mettono in gioco il potere che i
diversi soggetti hanno di imporre la propria interpretazione. In ogni società esistono
istituzioni specifiche dotate del potere di attribuire etichette che trasformano concretamente
la vita di un uomo come la polizia e il sistema giudiziario. La possibilità di rendere le
etichette efficaci è una risorsa distribuita in gradi diversi e in modo ineguale fra tutti i
membri della società. Anche il pettegolezzo è una forma di etichettamento e qualcuno ha
maggior potere di diffonderlo ( es. giornalisiti).
 L'etichetta è anche proiezione di un'aspettativa e in qualche modo la costruzione di ciò che
pretende di descrivere. Per esempio se degli insegnanti etichettano un ragazzo come
vagabondo o delinquente, valuteranno in questo senso tutti gli atteggiamenti anche quelli
che sarebbero guardati con più indulgenza se fatti da altri ragazzi. Quando un'etichetta è
stata applicata con efficacia, trasforma la vita di chi è etichettato perchè da forma ad un
sistema di aspettative nei suoi confronti: trasforma la sua identità: egli è e sarà per tutti colui
che viene detto che sia. L'etichetta viene spesso interiorizzata e può diventare così veritiera
come una profezia che si auto avvera, rinforza e costruisce con la propria esistenza la realtà.
La teoria dell'etichettamento pur se interessante, non è una teoria complessiva della devianza. La
possibilità di produrre etichette efficaci rimanda in ultima analisi alla distribuzione del potere
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Riassunto “Il Mondo in Questione”
all'interno della società. Nell'interazionismo simbolico la stratificazione sociale, il potere, l'esistenza
delle strutture economiche e politiche della società vengono presupposti ma non sono spiegati nei
termini del tipo di analisi proposto, Ciò non toglie che l'interazionismo simbolico svolga un ruolo
importante: sottolineando l'importanza e la conflittualità dei processi con i quali definiamo la nostra
realtà, contribuisce a sottrarre quest'ultima alla reificazione.

Erving Goffman:

Nato in Canada, studia sociologia all'università di Chicago e nel 1981 è anche presidente
dell'Ass.Americana di Sociologia.
Il suo approccio è drammaturgico. Chi compie l'azione per i sociologi è l'attore ma è anche colui
che recita. Per Goffmann il teatro è una metafora che permette di capire come ciascuno di noi agisce
nella vita quotidiana. Nel teatro vi sono una ribalta e un retroscena. Allo stesso modo, nelle
interazioni con gli altri, ciascuno di noi si sforza di produrre certe impressioni: di sostenere un
ruolo, di suscitare negli altri un atteggiamento favorevole nei suoi confronti, di salvare la faccia e
cioè di garantire che la sua identità venga presa sul serio. Ma c'è anche un retroscena, la sfera
privata, i momenti di abbandono.
Nel teatro si finge naturalmente ma fra attore e spettatori si stabilisce un accordo che inquadra ciò
che sta avvenendo e similmente avviene nella vita quotidiana. C'è un accordo implicito tra le
persone coinvolte che definisce “di che cosa si tratta”, la produzione di una cornice cognitiva
(=frame) che delimita ciò che nella situazione così definita può aver luogo e con quale senso.
Goffman analizza come quotidianamente siamo impegnati a incorniciare e reincorniciare le
situazioni in cui siamo coinvolti, definendo di che cosa si tratta e ritagliando dunque dai contesti in
cui ci troviamo, gli elementi che intendiamo considerare come significativi.
I messaggi attraverso cui ci intendiamo proposito del frane delle situazioni, cioè attraverso cui
definiamo le situazioni stesse, sono i metamessaggi. Essi non stanno solitamente nel contenuto di
ciò che diciamo ma a lato, nella comunicazione non verbale, in qualche segnale implicito ( es.
prendere a pugni per gioco).
Come intendiamo e facciamo intendere i metamessaggi? Allo stesso modo in cui un attore
comunica sulla scena: grazie a un accordo implicito condiviso con gli altri riguardo alla definizione
della situazione, che è vincolato da elementi che affiancano il testo esplicito di ciò che
comunichiamo. E' qualcosa che tutti siamo capaci di fare ma senza di ciò l'interazione ordinaria non
sarebbe possibile. Non siamo lontani dall'etnometodologia: il mondo sociale è retto da un insieme
reiterato di accordi ma per quanto esista un repertorio convenzionale delle definizioni e situazioni
possibili, non si tratta di norme fissate.
In La vita quotidiana come rappresentazione Goffman fa l'esempio delle studentesse universitarie
americane che avevano l'abitudine di sminuire la propria intelligenza, capacità e forza quando erano
in presenza di giovanotti papabili.
Goffman, pur rilevandole, raramente si concentra sulle asimmetrie di potere ( anche i ragazzi
probabilmente si adattano a quelle che pensano essere le aspettative femminili).
L'importanza e insieme la fragilità di tutti questi accordi sono mostrate tutte le volte che la scena si
incrina. Quando qualcuno fa qualcosa di imbarazzante, quando ci si espone al ridicolo, quando ciò
che si vorrebbe dare per scontato, non lo è più → in questi casi mettiamo in atto delle strategie volte
a ripristinare una situazione normale. Ma per Goffman esiste comunque la consapevolezza che la
normalità è una finzione ( da fingere= far finta, plasmare).
L'ordine sociale per Goffman è garantito dalla reciproca accettazione di un'illusione.
Il soggetto stesso per Goffman ha qualcosa di una maschera. E' sempre possibile distanziarsi dal
personaggio (= mettere in atto una distanza di ruolo): ciò è frequente e probabilmente anche sano
ma anche questa distanza non porta alla scoperta di un'entità riconoscibile in modo autonomo →
qualunque percezione di sé dipende, secondo Goffman, da immagini che hanno senso solo in

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
riferimento a una potenziale messa in scena davanti ad altri. Anche qui, come per l'interazionismo
simbolico, è evidente un certo legame con il pensiero di Mead.
Il centro dell'attenzione di Goffman è l'interazione sociale, specie quella degli incontri faccia a
faccia fra 2 o +. Le interazioni possiedono una logica propria che implica una certa ripetitività o
addirittura certi elementi di ritualità. I rituali sono forme di azione che comportano la presenza di
elementi ripetitivi e codificati( assomigliano a routines) anche se Goffman intende che essi
implichino anche una certa valenza simbolica. Sono rituali i saluti o modi con cui apro una
conversazione. Essi han qualcosa di sacro: attuandoli noi ci impegnamo a preservare quest'ordine, a
riconoscerne il valore prezioso per la salvaguardia della convivenza e della nostra stessa percezione
del sé.
In Asylums (1961) Goffman si basa su una ricerca empirica, si fa assumere come infermiere in un
spedale psichiatrico per un anno per studiarne il funzionamento dall'interno ( osservazione
partecipante della scuola di Chicago). Il manicomio è un'istituzione totale (= chi vi è internato è
segregato dal resto del mondo tipo in carcere o in clausura). In situazioni del genere la percezione
che gli internati hanno di sé è sottoposta a vincoli molto violenti: l'identità è disgregata e poi
riorganizzata secondo definizioni imposte dall'istituzione stessa ( il monaco cambia nome e diventa
numero).Chi è internato in manicomio, non può fare a meno di finire per pensare a sé esattamente e
solo come a un malato di mente e quindi anziché curare il manicomio produce la fissazione del
paziente esattamente nell'identità patologica che si pretenderebbe di modificare. Franco Basaglia,
animatore del movimento antipsichiatrico e di denuncia delle istituzioni totali negli anni '70, si
ispira a Goffman.

Le teorie della vita quotidiana e il costruzionismo sociale: alcuen osservazioni:

A Goffman si è rimproverato di sottovalutare la dimensione strutturale della società ( rapporti


economici, stratificazione ecc.) ma Goffman sa benissimo che il suo paradigma drammaturgico non
spiega ogni cosa. Concentrarsi sulle dinamiche dell'interazione e sui concetti della drammaturgia è
il frutto della scelta di un oggetto d'indagine e non implica che tutto il resto sia considerato
irrilevante. La stessa critica é stata mossa a tutte le teorie della vita quotidiana.
Le teorie della vita quotidiana hanno comunque rinnovato il panorama della sociologia, hanno
proposto un approccio diverso, sono dotate di concetti, ambizioni e portata differenti ma hanno
anche punti in comune e cioè:
 la valorizzazione della vita quotidiana: vita di ogni giorno come luogo di emersione di
tendenze che chiedono, per essere adeguatamente comprese, uno sguardo che trascenda
l'esperienza quotidiana degli attori sociali. La vita quotidiana è determinata da fattori che
non sono quotidiani (strutture, norme..) perciò in sé e per sé non merita particolare
attenzione per Simmel &Co. Per gli autori sopracitati, invece, la vita quotidiana è degna di
attenzione perchè terreno proprio della riproduzione della società. Se il mondo sociale si
riproduce è perchè il suo ordine pratico e cognitivo viene sorretto un giorno dopo l'altro
dagli attori che con le loro attività, le loro interazioni ecc. creano il tessuto della vita in
comune. Ne consegue non tanto negare l'importanza sociale di norme, cultura ecc. quanto di
contribuire alla loro dereificazione → se tutto ciò esiste è perchè gli attori lo riproducono →
agli attori sociali è restituita la responsabilità che essi hanno nel dar forma al mondo in cui
vivono.
Il passaggio dallo studio della vita quotidiana a quello dei fenomeni più macroscopici e delle
strutture più generali della società non è facile. Ciò è un punto debole ma non necessariamente un
limite connesso allo studio della vita quotidiana.
La riproduzione della società è una questione di pratiche ma le pratiche non sono disgiunte da
interpretazioni che sono essenziali per comprendere ogni fenomeno sociale: la sociologia non può
non tenerne conto e a ciò invitano le teoria della vita quotidiana.
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Riassunto “Il Mondo in Questione”
Per questa via esse pervengono a una posizione che si avvicina a diversi esiti della filosofia
contemporanea; il riconoscimento del fatto che la vita di ciascuno di noi è compresa
quotidianamente entro la cornice di un senso comune coincide con la teoria dell'ermeneutica
filosofica secondo cui ogni comprensione della realtà muove innanzitutto da una precomprensione
cioè da una comprensione implicita di ciò che ci circonda, costituita dal fatto che ciascuno di noi
fin dalla nascita si trova immerso in una cultura che ci preesiste e che dà l'impronta iniziale alla
nostra conoscenza del mondo.
L'importanza data all'interpretazione e dunque al linguaggio avvicina le teorie della vita quotidiana
anche a Wittgenstein.
Non esiste alcuna realtà di cui i sociologi possano occuparsi che non sia già reinterpretata dal senso
comune. Il sociologo stesso, in quanto è necessariamente situato in un contesto culturale
detereminato, non può muovere che dalla iniziale precomprensione del mondo che gli è fornita dalla
cultura in cui è immerso.
Fare scienza sociale è dunque muovere dagli assunti del senso comune e proli in questione. La
garanzia della validità del lavoro scientifico sta nell'accuratezza dei procedimenti di indagine, nella
disciplina del ricercatore, e nella sua consapevolezza a proposito dei meccanismi di interpretazione
che usa.
Il concetto di costruzione sociale della realtà è comunque a tutte queste teorie che adottano quindi
un approccio costruzionista. La realtà materiale resiste alle nostre credenze e non si trasforma in
base a ciò che cediamo. Il costruzionismo non si sogna di metterlo in discussione. Ciò che
costruiamo sono le nostre rappresentazioni a riguardo: queste si sovraimpongono alla realtà
materiale in modo tale che vi accediamo solo in modo mediato ma le rappresentazioni sono
anch'esse reali. Come spiegava Merton, i modi in cui noi definiamo la realtà hanno effetti del tutto
concreti. Ciò che costruiamo sono le istituzioni che sorreggono la vita sociale. Es. matrimonio e
denaro non esistono in quanto tali in natura ma solo nella misura in cui noi ne costruiamo e
sosteniamo socialmente l'esistenza → siamo noi i responsabili delle forme che assume la società.
Negli anni successivi, l'idea che la realtà sia una costruzione sociale è stata applicata utilmente a
molteplici campi come: la costruzione delle tecnologie, differenze di genere o etniche, costruzione
delle nostre idee sulla salute ecc. Le analisi costruzioniste mostrano all'opera gruppi sociali diversi
che competono per imporre alla società le proprie interpretazioni e le forme istituzionali che ad essi
convengono sulla base delle posizioni di potere che occupano e delle risorse di cui dispongono.

La scuola di Palo Alto:

E' indipendente ma vicina alle teorie della vita quotidiana. Membri originari e studiosi dalla
formazione pluridisciplinare (x lo+ psichiatri ma anche psicologi sociali, filosofi e antropologi):
Jackson, Haley, Weakland, Watzlawick ma il più importante è Gregory Bateson che dal 1962 si
allonana dal gruppo.
I loro contributi sono legati in particolare al campo della psicoterapia ma son rilevanti anche in
sociologia nella misura in cui spiegano le malattie mentali riconducendole a contesti relazionali.
Bateson pone attenzione di ampio respiro su tutti i processi comunicativi (mentire è un'operazione
altamente sofisticata e dipende dal sapere che i tuoi segnali sono segnali). Il fatto che gli animali
giochino significa che sono in grado di metacomunicare cioè di accompagnare un messaggio con le
sue istruzioni per l'uso ( attenzione, questo morso è per gioco!). Le istruzioni per l'uso sono
componenti del messaggio che appartengono a una classe logica diversa da quella delle componenti
dello stesso messaggio di riferimento. In Bateson ciò è cruciale. Egli da un lato affronta il problema
della metacomunicazione che gli permette di interrogarsi sulle affinità tra uomini e animali,
dall'altro gli consente di investigare con rigore il sistema della comunicazione interpersonale sia per
quanto riguarda la comunicazione verbale che non verbale.
Nella collaborazione con gli altri membri di Palo Alto, i temi della comunicazione e

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
metacomunicazione trovano applicazione nello studio delle dinamiche famigliari. La famiglia è un
sistema: l'identità di ciascun suo membro si costituisce e si mantiene nelle interazioni comunicative
che si stabiliscono fra tutti i suoi componenti. Rielaborando e in una certa misura rovesciando le
teorie della psicoanalisi, gli studiosi di palo alto rintracciano la genesi delle malattie mentali in
queste dinamiche comunicative. In particolare la schizofrenia sembra spiegabile in riferimento allo
stabilirsi di una comunicazione patogena nella famiglia dove almeno uno dei membri della famiglia
rivolge sistematicamente ad un altro messaggi contraddittori. E' il cosiddetto doppio legame. Ciò
che produce conseguenze patologiche è che la comunicazione avviene entro un gruppo chiuso e i
soggetti sono vincolati ad un rapporto affettivo tale per cui un figlio non può ne delegittimare
apertamente ciò che afferma il genitore, ne abbandonare il campo della comunicazione (parole che
dicono una cosa, mimica facciale che dice l'opposto).
La nostra comunicazione è costantemente intessuta di messaggi e metamessaggi: quando gli uni
contraddicono gli altri, la comunicazione è distorta, Se chi li riceve è in una situazione di
dipendenza tale da non poter metterci di fronte alla consapevolezza della nostra contraddittorietà, si
trova in una situazione estremamente difficile.
E' una teoria della comunicazione interpersonale ma inquanto tale, contribuisce in modo assai
rilevante allo studio dei processi di interazione quotidiani. La comunicazione è un aspetto essenziale
delle relazioni sociali. L'elaborazione di un approccio alla malattia mentale che riconduce la sua
genesi a dinamiche relazionali contribuisce in modo determinante allo sviluppo dei rapporti tra
sociologia e psicologia, specie negli anni '60 e '70.
Bateson getta le basi per il passaggio da un approccio costruzionista a un approccio ecologico,
capace di fornire un terreno comune a tutte le scienze della vita, ivi compresa la sociologia. Bateson
è più vicino alle altre scienze che alla sociologia ma gli si può riconoscere una certa continuità con
la tradizione del pensiero che risale a Simmel: tanto la realtà quanto il nostro modo di conoscerla si
basano su reti di nessi: la vita è per Bateson una danza di parti interagenti.

Società e comunicazione:

Con gli anni sessanta le tematiche della comunicazione hanno acquistato un ruolo sempre più
rilevante nel pensiero sociale: sia la comunicazione interpersonale che l'analisi dei mezzi di
comunicazione e il loro impatto sulla società.
I mass media permettono una comunicazione del tipo uno-molti, diffondono contenuti che sono
fruiti in modo pressocché identico da numeri elevati e indeterminati di persone ( al contrario del
telefono, per es.)
L'impatto sociale della stampa ( 1° mass media) si è dispiegato con una certa lentezza perchè
presuppone la diffusione delle capacità e dell'interesse per la lettura. Tale impatto è cresciuto
notevolmente a partire dal XVIII e soprattutto dal XIX secolo. Parallelamente alla crescita di un
pubblico di cittadini interessati alla discussione della cosa pubblica e parallelamente alla crescente
diffusione dell'istruzione, libri e giornali sono diventati elementi comuni della vita quotidiana.
La radio viene utilizzata regolarmente all'incirca dal 1920 e presuppone solo la capacità di ascoltare
come anche la TV.
Gli studiosi di scienze sociali si sono occupati relativamente poco dei mass media fino agli anni '50
quando cambia il panorama sociale e diventa difficile proporre analisi della società che non ne
tengano conto, ma cambia anche il panorama teorico. Lo spartiacque è dato da Hatold Innis e
Marshall McLuhan.
Innis mutua la nozione dell'importanza sociale dei mezzi di comunicazione da Robert E.Park ma
viene influenzato anche da Lews Mumford. Innis avanzò l'idea che le epoche della storia
dell'umanità sono caratterizzate da una successione non tanto dei modi di produzione differenti
quanto dei modi di comunicazione basati su mezzi diversi. Comunicare favorisce di volta in volta
certe strutture sociali piuttosto che altre: le forme della produzione e del commercio ne sono

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
influenzate così come lo sono i modi di gestire il potere: la stessa percezione dello spazio e del
tempo e così la mentalità degli uomini nelle varie epoche viene modellata dai mezzi di
comunicazione più usati.
McLuhan, piuttosto che analisi documentate, propone intuizioni e affermazioni dal tono più o meno
profetico. I suoi libri sono stati molto noti. Si tratta del tentativo di descrivere gli effetti che il
passaggio da una cultura basata sulla stampa a una basata sui media audiovisivi hanno sull'intera
struttura della percezione, sulla sensibilità e sulla mentalità degli uomini contemporanei. Si rovescia
la prospettiva: invece di guardare solo ai contenuti dei messaggi che sono veicolati dai diversi
media, si tratta di guardare ai caratteri del medium stesso. Il medium è il messaggio, non è affatto
un mero veicolo ma contribuisce a costruire il messaggio di cui appare il portatore e ha, per le sue
caratteristiche, degli effetti che sono autonomi rispetto al contenuto trasmesso.
Per villaggio globale intende la forza con cui i media istantanei come radio e soprattutto TV
mettono in contatto quotidianamente le parti più distanti del globo, configurandolo così come una
sorta di nuove e planetario villaggio. La comunicazione è prevalentemente orale e il mondo
starebbe avviandosi oggi a una fase in cui prevale un'oralità secondaria, un'oralità di ritorno.
L'esperienza di ciascuno si modella anche in relazione all'ambiente tecnologico nel quale viviamo:
il tipo di mezzi di comunicazione che usiamo o a cui siamo esposti quotidianamente non può non
influenzare, alla lunga la nostra percezione del mondo, la nostra sensibilità, la struttura dei nostri
pensieri. E' però difficile individuare sintomi empiricamente documentabili di cose come la
sensibilità e inoltre la cultura e la coscienza degli uomini non rispondono ai mutamenti
dell'ambiente tecnologico in modo immediato: alla valorizzazione del patrimonio del pensiero
sociale vanno affiancate tanto un'estrema duttilità dello sguardo quanto la capacità di discernere ciò
che è più rilevante nel mare delle novità che ci affollano intorno.
Più sicuri sono i risultati delle indagini sugli effetti della comunicazione di massa realizzati negli
anni '60-'70 alla luce dell'idea che la realtà sia una costruzione sociale. La costruzione della realtà è
sociale soprattutto perchè si realizza attraverso interazioni comunicative: nell'uso del linguaggio,
nei discorsi, nelle conversazioni.
Negli anni '20 in America Walter Lippmann aveva notato nel suo pionieristico “L'opinione
pubblica!(1922) che i mezzi di comunicazione di massa contribuiscono alla creazione dello
pseudoambiente in cui ci muoviamo. Lo pseudo ambiente è la rappresentazione dell'ambiente di cui
disponiamo e dato che non possiamo avere esperienza diretta di tutto l'ambiente, questa
rappresentazione dipende in gran parte da ciò che gli altri ci dicono.... e nel mondo moderno la voce
degli altri è in gran parte la voce dei media.
Negli anni successivi si pone l'accento soprattutto sul fatto che i mass media in proposito non sono
onnipotenti: i loro effetti sono limitati dal fatto che l'individuo è immerso in reti di relazioni
famigliari, amicali, professionali ecc, che fan da filtro a ciò che dicono i media. Vedi Lazerfeld. Gli
effetti da lui studiati erano tuttavia quelli dei singoli gruppi d messaggi (es. una campagna
pubblicitaria) e non quelli che derivano dal lor insieme, accumulandosi per di più. E' a questi effetti
cumulativi che dagli anni '60 si comincia a prestare > attenzione e tali effetti hanno a che fare
effettivamente con le immagini della realtà che vengono così costruite.
La più nota teoria di questi anni è quella dell'agenda setting proposta tra gli altri anche da
McCombs e Shaw. Viene elaborata partendo da ricerche empiriche ed evidenzia come gli attori
sociali tendano a considerare rilevanti le stesse cose che appaiono rilevanti nei discorsi dei media.
Che questi ultimi riescano davvero a influenzare le opinioni delle persone può essere dubbio ma è
indubbio che essi riescono a influenzare la percezione dei temi attorno a cui bisogna avere opinioni.
I media ci dicono non cosa pensare ma su cosa pensare.
Elisabeth von Noelle-Neumann in “La spirale del silenzio”(1980) evidenzia che, nelle sue ricerche
prevalentemente sul comportamento elettorale, spesso i sondaggi pre-elettorali si rivelano sbagliati
dal momento che alcuni elettori modificano il proprio orientamento poco prima del voto. Tali
modificazioni, a suo parere, sono comprensibili in riferimento all'azione dei media che diffonde

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
certe rappresentazioni sul clima d'opinione prevalente e influisce su certi comportamenti.
Si tratta di un meccanismo a spirale: i media forniscono una certa rappresentazione delle tendenze
in atto sulla cui base alcuni tendono al silenzio → questo silenzio rafforza la tendenza rappresentata.
Il limite di questo meccanismo sta nel fatto che, una volta riconosciutolo, tutti i partiti cercano di
diffondere l'impressione di essere i futuri vincitori occupando i media a disposizione e gli elettori
imparano a diffidare di ciò che i media trasmettono. Resta tuttavia efficace sui cittadini meno
consapevoli e su quelli che limitano la propria informazione alle fonti monopolizzate sa un solo
partito.

Verso la sociologia contemporanea

I movimenti giovanili degli anni '60 sono culminati nel 1968, anno anche del maggio di Parigi: una
ribellione di studenti che, grazie anche all'aiuto inintenzionale dei media che ne diffusero le
immagini, contagiò mezzo mondo.
Il'68 fu prevalentemente un movimento antiautoritario di studenti e giovani. Fu internazionale ma
articolato e differenziato localmente e caratteristico specialmente dei paesi più ricchi al mondo.
 Negli USA si saldò con il movimento per i diritti civili dei neri e con l'opposizione alla
guerra nel Vietnam
 In Europa si fuse con una stagione di lotte operaie e inclinò, almeno in parte verso
l'incorporazione di teorie ispirate al marxismo (specie in Italia, UK, Francia).
 In Germania attivò criticamente la memoria del nazismo e dell'Olocausto.
 Nell'Europa centro-orientale si espresse come dissidenza nei confronti dell'autoritarismo del
regime sovietico.
In Italia e in Germania minuscole frange del movimento ispirate al marxismo leninismo si
avviarono negli anni settanta verso la lotta armata: l'idea che questi paesi fossero disponibili a una
rivoluzione comunista era clamorosamente inesatta → tali derive militaristiche accelerarono la fine
del movimento la cui immagine è rimasta legata nella memoria proprio a questi ultimi esiti.
Il '68 rappresentò contemporaneamente una spinta modernizzante e un'autocritica della modernità.
Non rigettava l'idea del progresso però la radicalizzava e la piegava a nuovi significati di fatto
sovrapponendola all'idea di utopia.
I giovani del '68 proponevano una ragione che fosse capace di coniugarsi con la fantasia e il
desiderio, in cui le persone tese a realizzare pienamente la propria umanità individuale fossero in
grado di creare nuove forme di vita solidale.
Il '68 mise capo a un ampliamento dei diritti civili e a un maggior impegno democratico delle
istituzioni. Ovunque rappresentò un'esplosione di ceratività. Cambiò il costume promuovendo, fra
l'altro, rapporti sessuali più liberi, una certa parità tra donne e uomini, la sperimentazione di nuove
forme di convivenza e di lavoro.
Fu un tentativo collettivo di cambiare il mondo sociale e di costruire un nuovo senso di
appartenenza globale, fu un tentativo visionario di rivoluzione antropologica. Coloro che vi
parteciparono hanno conservato un'identità generazionale marcata.
Ciononostante non conseguì risultati politici di rilievo ma la sua rilevanza sull'opinione pubblica
contribuì alla caduta delle ultime dittature fasciste in Europa, alla crescita dei servizi pubblici in
Europa, l'aumento dei salari, a riforme legislative orientate alla difesa dei diritti dei lavoratori e
all'eguaglianza delle opportunità.
La sociologia ne è stata influenzata: Fino ad allora l'emergere di movimenti collettivi era stato
spiegato come espressione di conflitti di classe o come fenomeno eccezionale. Ora appare come
elemento endemico di tutte le formazioni sociali moderne, uno dei fattori più potenti e ricorrenti del
mutamento sociale. Nella misura in cui la modernità afferma diritti di carattere universale, pone
infatti le basi per la rivendicazione dell'inclusione di questi diritti da parte di ogni gruppo sociale.
Poiché nega ogni posizione acquisita, permette e favorisce l'insorgere di movimenti che
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Riassunto “Il Mondo in Questione”
ciclicamente propongono nuove forme di vita o nuovi orizzonti di significato.
In “Movimento e istituzione “(1977) Alberoni propone un paradigma ciclico o pendolare della vita
sociale secondo cui questa oscilla periodicamente tra fasi in cui prevalgono forme di vita
istituzionalizzate e fasi di contestazione ed esplorazione.
Moscovici sottolinea che la modernità comporta la costante presenza di minoranze che si
impegnano nel tentativo di mobilitare la società al cambiamento, criticandone e riformulandone
costantemente il senso comune.
I movimenti sono anche organizzazioni e luoghi di formazione delle identità e l'esigenza di creare
nuove forme di identità si affianca al perseguimento degli obiettivi dichiarati, diventandone spesso
la molla più profonda.
I movimenti successivi al ‘68 hanno avuto un carattere meno diffuso e meno unitario,
concentrandosi di volta in volta su temi diversi ( la pace, il rispetto per l'ambiente, i diritti di
minoranze specifiche) e configurandosi più come aggregazioni temporanee che come un
movimento compatto e continuativo, ma soprattutto hanno dato un peso sempre maggiore a
tematiche culturali e identitarie.

Gli studi delle donne:

Il Neofemminismo ( diverso da suffragette) nasce nei primi anni '60 ed è molto attivo in tutto il
decennio successivo si interseca con i movimenti fin qui citati proponendo messa in questione della
subordinazione femminile. (Simone de Beauvoir, “Il secondo sesso”1949).
Le neofemministe de naturalizzano la figura femminile modificandone l'immagine e mostrando la
storicità e promuovendo l'emancipazione delle donne in ogni ambito della vita sociale.
Ha avuto successi alterni politicamente ma in generale ha portato importanti modificazioni nella
condizione materiale delle donne, nei loro diritti e nella percezione della propria identità,
trasformando in parte i contesti per le generazioni successive.
No si tratta solo di introdurre ricerche e riflessioni sul genere ma di proporre uno sguardo di genere
che apre prospettive inedite...Una volta introdotta la nozione di genere, sono da rispensare molte
categorie analitiche delle scienze sociali.
Questi studi han rivoluzionato la sociologia della famiglia, hanno promosso una viva attenzione per
la quotidianità, hanno sviluppato metodi di indagine adatti a cogliere la soggettività delle persone.
Hanno rovesciato modi di intendere alcuni temi tradizionali es. nel mondo del lavoro dove si
evidenzia che tutte quelle mansioni di cura normalmente svolte dalle donne sono cruciali per la
riproduzione della forza lavoro ma spesso non vengono retribuite → tale prospettiva modifica il
campo della sociologia economica.
La doppia presenza femminile a casa/ nel mondo del lavoro (non/retribuito) ha contribuito a
scardinare molte delle dicotomie su cui si basava la sociologia come quella tra famiglia e mercato o
tra sfera pubblica e privata.

Fra individui e sistemi:

Gli approcci della sociologia più recente si collocano tra due poli:
1) Rinnovamento dell'individualismo metodologico
2) Progetto di sviluppare un approccio sistemico.
Il primo caso richiama la sociologia di Weber, anche se le questioni trattate sono abbastanza diverse
e le correnti sono almeno 2:
 Teoria della scelta tradizionale: diffusa x lo+ negli USA sostiene che la realtà sociale è
composta dall'aggregazione di azioni individuali che si intrecciano tra loro con esiti spesso
imprevedibili e a volte non coincidenti con le intenzioni di nessuno ma che in ogni caso
sono dipendenti da decisioni che i soggetti compiono razionalmente in vista del
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Riassunto “Il Mondo in Questione”
conseguimento di determinati fini, della massimizzazione dell'utilità (= capacità di
soddisfare determinate preferenze riguardanti bemi potenzialmente raggiungibili attraverso
mezzi adeguati e a costi sopportabili). Più che a Weber ciò rimanda a Skinner secondo cui
l'essere umano, come ogni altro organismo vivente, è mosso essenzialmente dalla ricerca del
proprio utile e reagisce a ogni stimolo dell'ambiente a seconda delle ricompense che
incontra. Il comportamento confermato da ripetute ricompense positive tende a stabilizzarsi.
Per Homans ogni interazione è riconducibile a uno scambio in cui ciascuno cerca la
massimizzazione del proprio utile minimizzano i propri costi. Al di là delle influenze del
comportamentismo americano, la teoria della scelta razionale è una ripresa dell'assunto
fondamentale dell'economia neoclassica: gli individui sono esseri razionali che agiscono in
vista del proprio tornaconto e il loro comportamento è il frutto di una scelta razionale fra le
possibili opzioni . Tale linea di pensiero tenta di confrontare e conciliare economia e
sociologia. Grazie anche alla teoria dei giochi ( che esamina come le decisioni di più attori si
possano influenzare reciprocamente) questo modo di procedere ha conseguito risultati utili a
riconoscere, in casi diversi, le strategie più efficaci per raggiungere scopi dati. Sul piano
teorico generale, però, tale approccio presenta dei limiti:
- Gli assunti della natura umana da cui muove sono poco realistici. Già Pareto, infatti,
riconosceva azioni non logiche e quindi la necessità di andare oltre le spiegazioni
economiche dei comportamenti umani). Si riconosce comunque, che la razionalità
degli attori è costitutivamente limitata sia dalla situazione contestuale in cui si
trovano gli attori, sia dall'incompletezza delle informazioni e dal tipo di conoscenze
disponibili, sia dalla presenza di motivi di ordine extrarazionale ( sentimenti di
invidia, gelosia, incapacità caratteriale di affrontare la realtà..).
- Tale teoria non spiega come vengano scelti i fini. La formazione delle preferenze,
infatti, non è spiegabile a sua volta come effetto di una scelta razionale ma ha a che
fare con le risorse culturali a disposizione del soggetto con i suoi orientamenti etici
ed estetici, con le cerchie sociali presso cui ambisce un riconoscimento o con la sua
autorappresentazione di sé.
 Per Raymond Boudon, invece, il presupposto della razionalità dell'attore si riduce all'idea
che ciascuno ha delle buone ragioni per fare ciò che fa.. Tali ragioni possono essere di tipi
diversi ( voler conseguire un risultato, essere fedeli a un ideale ecc.). L'individualismo si
riduce così a una questione di metodo tralasciando qualunque presupposto sulla natura
umana. Ciò che si afferma è solo che il ragionamento sociologico deve partire dalla
considerazione degli individui. La collettività ecc è influenzata, riprodotta ecc da effetti di
ogni individuo che si combinano a loro volta tra loro e con quelli di altri individui
generando altri effetti (= effetti emergenti) e producono così l'apparenza di processi estranei
a qualunque azione soggettiva. Il fatto che gli effetti delle molteplici azioni degli individui si
compongano fra loro, rende conto del fatto che i risultati finali non corrispondono alle
intenzioni di nessuno degli attori coinvolti e a volte generano effetti perversi (= effetti
imprevisti o contrari alle intenzioni iniziali).
Il maggior rappresentante degli approccio sistemico è Niklas Luhmann che raffina e radicalizza la
prospettiva di Parsons giovandosi dei contributi più recenti delle teorie dei sistemi proposte nello
studio degli organismi viventi e nelle scienze dell'informazione anche se il suo oggetto proprio sono
i sistemi specificatamente sociali.
Un sistema è un insieme interrelato di parti al cui interno ogni parte svolge certi compiti necessari
per la riproduzione del sistema stesso. Il discorso di Luhmann si articola in tre nozioni:
Mondo: è l'insieme di tutto ciò che esiste, dei modi in cui può essere percepito e compreso e delle
possibilità offerte all'azione.
Al suo interno, tramite la selezione di alcune di queste possibilità con l'esclusione di tutte le altre, si
costituisce il sistema e simmetricamente l'ambiente ( = esterno al sistema ma con cui il sistema si
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Riassunto “Il Mondo in Questione”
può rapportare. Ogni sistema è quindi anche meccanismo di riduzione della complessità del mondo.
Il sistema è autoreferenziale perchè è esso stesso a definire cos'è ambiente. La sua capacità di
rapportarsi col mondo è limitata dalle sue proprietà.
Il sistema è autopoietico: i suoi sviluppi o la sua costruzione sono il risultato delle sue
caratteristiche e delle sue capacità.
Secondo L. La realtà in cui viviamo è costituita da una molteplicità di sistemi ma non è costituita
tanto da entità quanto a insiemi di relazioni. Anche la nozione stessa di sistema non ha statuto
ontologico (= non intende l'esistenza di una cosa) ma è il modo in cui noi , in virtù del nostro
sapere,siamo in grado di descrivere la realtà.
L'opera di L. vorrebbe essere una teoria onnicomprensiva ma le sfugge molto, specie le dinamiche
del mutamento sociale. La realtà sociale è fatta sia di individui, sia di insiemi regolati di possibilità
che si offrono al loro agire e lo condizionano. Le seguenti teorie cercano di tener conto
simultaneamente di entrambi i corni del problema.

Anthony Giddens: una modernità radicale:

Il più famose e influente sociologo inglese degli ultimi decenni, si occupa inizialmente di
stratificazione sociale nelle società avanzate e della discussione critica dei classici della sociologia
che sfociano in La costituzione della società”(1984). I lavori successivi sono dedicati alla
chiarificazione delle caratteristiche della modernità e delle sue trasformazioni recenti, alla
divulgazione della sociologia, alla proposta di una revisione del programma politico
socialdemocratico sintetizzata nella formula di una terza via fra socialismo e neoliberismo.
La costituzione della società” è un libro di teoria sociale che è una cosa diversa dalla sociologia,
perché la sociologia è una disciplina specifica prevalentemente rivolta allo studio delle formazioni
sociali moderne mentre la teoria sociale riguarda argomenti che toccano tutte le scienze sociali. La
teoria sociale si situa a mezza strada fra scienze sociali e filosofia ed è al servizio della ricerca
empirica, da cui può essere anche influenzata ma in quanto tale non è verificabile o falsificabile
sperimentalmente. E' l'insieme dei presupposti che, debitamente esplicitati, rendono la ricerca
empirica consapevole.
Egli desidera superare la contrapposizione tra le varie teorie dell'azione e quelle strutturaliste e
sistemiche o, fra lo studio degli aspetti micro e macro della vita sociale. Perviene così alla Teoria
della strutturazione la cui idea chiave è che le forme di vita sociale sono sia qualcosa che si impone
agli individui come un dato, sia qualcosa che gli individui stessi costituiscono agendo. Il punto di
giunzione tra struttura e azione sono le pratiche cioè forme di condotta parzialmente routinizzate
attraverso cui gli esseri umani riproducono incessantemente e ricorsivamente gli assetti istituzionali
entro cui si trovano collocati, conservando tuttavia ad ogni passo la possibilità di mutarli attraverso
nuove interpretazioni dei loro significati o nuovi modi di agire.
Tali assetti istituzionali sono:
 vincoli all'azione
 risorse grazie a cui si spiega l'agire. …... → dualità della struttura.
Es. muro che potrebbe essere costruito ovunque ma nel momento in cui si decide il posto, diventa
protezione e barriera di/per quel luogo.
Le strutture assomigliano a tutto ciò: in principio possono assumere le forme più varie ma una volta
che esistono ( cioè che certe pratiche si sono consolidate, che certe norme sono state definite),
diventano condizione dei gesti successivi: sia risorse che organizzano l'azione e l'interazione, sia
vincoli.
Le strutture per Giddens sono insiemi di istituzioni cioè forme organizzate di regole e ruoli, sono
l'ossatura della società ma non sono del tutto rigide perchè hanno qualcosa dell'idea di sistema. Il
carattere sistemico delle strutture e di tutte le forme della vita associata è molto variabile e queste
conseguono raramente un'effettiva stabilità dei propri confini. Per questo Giddens è stato poi
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Riassunto “Il Mondo in Questione”
criticato ( non è riuscito a concettualizzare adeguatamente la relativa autonomia delle strutture →
una volta che la vita assume aspetti strutturati, si generano effetti situati a un livello che non è
riconducibile direttamente alle pratiche che li riproducono e in ultima istanza fra strutture e soggetti
vi è un rapporto di determinazione reciproca).
Il fatto che gli esseri umani siano attori significa che sono in grado di trasformare le cose e anche
che possono astenersi dal farlo o farlo diversamente da come ci si aspetta. La capacità di agire
corrisponde sempre a una certa dose di potere ( anche se questa è raramente uguale per tutti). Gli
uomini sono dotati di intelligenza e conoscono quindi la realtà entro cui operano e tale conoscenza,
per quanto imperfetta, non è eliminabile. Ciò si contrappone alla nozione marxiana di falsa
coscienza e a quella delle funzioni che i sistemi svolgono indipendentemente dalla coscienza che ne
hanno i soggetto. Giddens sottolinea quindi che gli esseri umani dispongono di conoscenza e
capacità riflessiva e tali risorse sono spesso implicite e fanno parte di ciò che uno scienziato sociale
è tenuto ad indagare. I modi in cui le persone interpretano la realtà, producono, infatti, conseguenze
concrete. Spesso tali conseguenze non sono intenzionali e dipendono per lo + dal fatto che:
 Il soggetto umano non è completamente trasparente a se stesso
 La conoscenza dei contesti delle azioni di ognuno è raramente perfetta
 Le conseguenze delle azioni di ognuno si combinano con quelle degli altri generano processi
il cui disegno complessivo sfugge al singolo attore.
Quindi la sociologia è interpretazione di interpretazioni e il ricercatore deve indagare su come gli
attori interpretino il proprio mondo e lo riproducano mediante le proprie pratiche nei contesti in cui
agiscono ma anche proporre interpretazioni dell'agire che si combinano a loro volta con le
conoscenze già in possesso degli attori rendendoli edotti delle proprie responsabilità e delle
conseguenze più ampie cui le azioni conducono. Le nuove conoscenze che i ricercatori producono,
contribuiscono così alla riflessività collettiva, entrando e uscendo dal tessuto della vita sociale in un
processo a spirale.
Gran parte di ciò che Giddens sostiene è rinvenibile in altri autori, specialmente nel paradigma della
costruzione sociale della realtà elaborato da Berger e Luckmann e molto di G. è stato anticipato da
Simmel.
Importante per lui è
 lo studio dello spazio e del tempo per la sociologia: la suddivisione tra studio del tempo agli
storici e studio dello spazio ai geografi è per Giddens deleteria alla sociologia. Fare
astrazione della riproduzione del cambiamento delle strutture sociali nel tempo conduce a
un'irrealistica visione acronica della società e dell'agire. Idem dicasi per lo spazio. La
modernità ha operato in particolare sullo spazio e sul tempo in modi caratteristici. Nelle
società pre-moderne spazio e tempo erano solidali fra loro e le interazioni e relazioni sociali
erano necessariamente incassate in contesti spazio-temporali ristretti. La modernità, invece,
comporta la possibilità di interazioni e relazioni che si dispiegano al di là dei limiti posti
dalla compresenza fisica dei soggetti coinvolti. In ciò è fondamentale lo sviluppo dei mezzi
di trasporto e comunicazione che permette lo stabilirsi di interazioni fra soggetti collocati in
posti diversi ( Spazio=rete sociale e non realtà materiale) → diventa possibile agire e
interagire a distanza a prescindere dal luogo in cui ci si trova permettendo la percezione del
carattere contemporaneo degli eventi che accadono in contesti fisici non in contatto.
 l'idea che la fase attuale consista in una “modernità radicale”: l'avvento della modernità ha
corrisposto secondo Giddens a una discontinuità nella storia senza precedenti sia sul piano
estensionale ( con la creazione di forme di connessione sociale che hanno abbracciato via
via tutto il pianeta) sia su un piano intensionale ( ad essere trasformate sono state le forme
dell'agire e dell'interagire e persino gli aspetti + personali e intimi dell'esistenza di ognuno).
Alla fine del XX secolo si assiste a una radicalizzazione delle premesse della modernità:
dominio dell'uomo su natura porta alla fiducia nella razionalità (ma in quanto fiducia è di
fatto credenza extra razionale) e a una serie di conseguenze inintenzionali che rendono
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Riassunto “Il Mondo in Questione”
dubbia la stessa idea di progresso che hanno per lo + a che fare con la generazione dei nuovi
rischi portati dallo sviluppo tecnologico ed economico ( rischi artificiali mettono in pericolo
la sopravvivenza della specie e creano condizioni di vulnerabilità...ben diverse dai
presupposti iniziali. es. bomba atomica) → il genere umano può ora autodistruggersi grazie
alle nuove tecnologie.
Si deve riconosce che la nostra vita oggi si svolge nelle condizioni di un'incertezza inedita generata
dai successi stessi che la modernità ha conseguito. Non sono rischi ma effetti dello sviluppo di cui
non conosciamo la portata e non riusciamo a controllare. La risposta quotidiana a tale incertezza è
la proiezione della fiducia nei confronti di sistemi “esperti” che governano la nostra esistenza
oppure possiamo rispondere con un ulteriore aumento della riflessività e cioè della capacità di
ponderare le nostre scelte e di assumercene la responsabilità.
La società contemporanea è post-tradizionale, mette in discussione tutto. Grazie anche all'azione dei
media sul nostro immaginario, ci troviamo in una condizione di eccedenza (almeno virtuale) delle
possibilità che equivale a incertezza tra le molteplici opzioni. Rischio e incertezza sono l'altra faccia
della libertà. La società contemporanea produce se stessa e sa come farlo e la conoscenza prodotta
dalle scienze sociali le è utile perchè genera riflessività e responsabilità, necessari completamenti
alla libertà.

Pierre Bourdieu: campi, habitus, pratiche.

Sostiene che le istituzioni scolastiche sono solo in parte veicolo di mobilità sociale. Gli studenti
delle classi superiori hanno un cammino privilegiato rispetto a quelli delle classi inferiori non solo
perchè scelgono tipicamente corsi di studio più qualificanti ma perchè la loro formazione è più
idonea a permettere loro di superare il tipo di selezione che le scuole operano. Le istituzioni
scolastiche non sono neutrali! Il merito consiste in realtà sopratttutto nella capacità degli studenti di
adattarsi ai canoni della cultura proposta.
La scuola è anche luogo di tensione fra ciò che la società moderna dice di essere e ciò che è. Le
diseguaglianze sociali han tendenza a riprodursi: a meno di cambiamenti radicali dell'istruzione o
della società intera, chi ha poche carte da giocare all'inizio del proprio cammino difficilmente
cambierà la propria posizione nel corso della vita.
Per Bourdieu esistono diversi tipi di capitale:
 economico (soldi/possedimenti)
 culturale ( educazione familiare, istruzione, credenziali educative)
 sociale ( relazioni di cui un soggetto dispone).
A parità di condizioni, il capitale sociale è quello + rilevante perchè corrisponde alla capacità di
aver credito, di suscitare fiducia e di mobilitare l'aiuto degli altri. Dipende dal riconoscimento e
dall'importanza che rivestono le dimensioni informali, tacite, Scarsamente istituzionalizzate e
difficilmente passibili di razionalizzazione che attraversano la vita sociale e le organizzazioni.
Per B. il capitale è comunque multiforme è ci sono capitali diversi per ogni campo o sotto campo
della vita sociale. Il capitale ha forma simbolica e diventa materiale nel momento in cui viene
riconosciuto e diventa spendibile come tale.
Il campo è un'area della vita sociale caratterizzata dalla condivisione fra un certo numero di attori di
determinati interessi, dalla presenza di certe posizioni reciproche, certe pratiche, regole e rapporti di
forza. Esistono svariati campi nella vita sociale ognuno caratterizzato da parziale autonomia e
ciascuno di essi da forma a un particolare tipo di capitale (= risorsa il cui possesso corrisponde a
posizioni dominanti e per il cui possesso si lotta). Non è definibile a priori e non necessariamente
ha un nome nel linguaggio ordinario. I suoi limiti sono i limiti della rete di effetti di influenza
reciproca che lega certi elementi della vita sociale tra loro. E' la ricerca empirica che lo porta alla
luce. Le conseguenze di ciò sono che:
 è necessario pensare in termini relazionali: le caratteristiche rilevanti di ogni attore sociale,
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Riassunto “Il Mondo in Questione”
le sue strategie e chances dipendono dal campo entro cui la sua azione si situa ( anche
Simmel invitava a pensare in modo relazionale: Wechselwirkung)
 si pone il coordinamento fra campi. Per B. il campo dei campi è lo Stato cioè il campo in cui
si coopera e si lotta al fine di stabilire le regole che devono valere in ogni altro campo.
 La scienza stessa è un campo fra gli altri e comprenderne le caratteristiche è essenziale per
un corretto lavoro scientifico. → si raccomanda particolare auto-riflessività come elemento
essenziale sia per la sociologia che per ogni altra scienza sociale.
Le scienze sociali contribuiscono alla riflessività degli attori (Giddens) ma la riflessività deve
coinvolgere anche lo scienziato ( deriva un po' da Mannheim e Weber). Lo scienziato è situato tanto
quanto gli attori su cui fa ricerca, anch'egli è determinato da un corpo, da lingua, genere ecc. e tutto
ciò influenza il suo rapporto con l'oggetto che studia. Si deve tenere sotto controllo anche
l'influenza che hanno sul lavoro scientifico le regole dei campi entro cui questo lavoro si situa: i
principi della competizione accademica, i ruoli che giocano le aspettative del pubblico, le posizione
di autorità ecc.
Tenere conto di tutto ciò corrisponde ad un'autoanalisi dello scienziato e del riconoscimento dei
propri condizionamenti oggettivi. Ciò di cui non siamo coscienti ci influenza tanto più
efficacemente perchè è protetto dalla nostra disattenzione.
Questa auto riflessività mira a far sì che si dispieghino nel modo più compiuto possibile le regole di
un autentico campo scientifico i cui principi ispiratori dovrebbero essere la trasparenza, la
discussione libera e razionale degli stili di costituzione degli oggetti di ricerca.
La permanenza entro determinati campi della vita sociale ingenera nei soggetti particolari tipi di
habitus (= modo di porsi nei confronti del mondo, disposizione ad agire in un certo modo) che
dipendono dalla struttura del campo o dei campi entro cui si formano ma a loro volta strutturano la
percezione che il soggetto ha del mondo ed i modi in cui agisce. Critiche:
 ad alcuni il concetto di habitus pare troppo deterministico: una sorta di riedizione dell'idea
parsonsiana dell'interiorizzazione delle norme ma B. in realtà intende per habitus il versante
sociale del carattere/personalità cioè qualcosa che rende prevedibile ciò che il soggetto farà
dal momento che corrisponde a una certa comprensione del soggetto del mondo ma questo
non vuol dire essere sicuri di ciò che il soggetto farà perchè essere un soggetto vuol dire
avere la capacità di dire no, di opporsi al corso degli eventi, ai significati già dati e in alcuni
casi a se stessi. L'habitus è un atteggiamento che il soggetto sviluppa adeguandosi ai campi
in cui è immerso: può mutare nel tempo ( anche se è raro che si trasformi dopo le prime e
più importanti esperienze di socializzazione e ciò spiegherebbe in buona parte le inerzie
sociali) e in contesti diversi o situazioni mutate può dar luogo a comportamenti variabili. In
ogni caso anch'esso non si lascia comprendere isolatamente ma si lega alla nozione di
campo e di pratica. Nella realtà, infatti, raramente esistono azioni singole, chiaramente
isolabili dalle altre (Giddens): esistono corsi di azione, condotte ma le condotte tendono ad
assumere col tempo, per ciascuno e in ciascun campo, una forma che si consolida, si
standardizza, si ripete (→ routine per Schutz). Il termine pratiche è però più ampio e meno
ancorato all'idea di un comportamento irriflesso e permette di riconoscere che, agendo, i
soggetti mettono in gioco anche conoscenze e riflessività, imparando dall'esperienza ed
essendo capaci di innovazioni. Più che espressioni di un senso comune ( come le routine), le
pratiche sono manifestazione del senso pratico, cioè sono dei modi di fare a cui è legata una
certa comprensione della realtà, che includono conoscenze esplicite e implicite, collegate a
un certo habitus. I suoi concetti nascono nel corso della ricerca e si propongono come
programmi di ricerche ulteriori.
Altre ricerche di Bourdieu: studi sui processi migratori con Sayad, Francia rurale, sistema scolastico
e accademico in Fr, arte, storia sociale della fotografia, rapporti tra sessi, televisione ecc.

Verso una sociologia dei consumi:


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Riassunto “Il Mondo in Questione”

Rispetto ai consumi Bourdieu compie una ricerca su base empirica articolata in due inchieste
intervistando circa 1200 francesi in Fr appartenenti a gruppi sociali diversi, sui loro gusti alimentari,
musicali, di arredamento ecc. Ne risulta una differenziazione del gusto in base all'appartenenza a
classi diverse o a ceti diversi nella stessa classe → gusto ha un versante socialmente determinato
infatti l'affermazione dei gusti risponde a un'esigenza di distinzione. Classificando i gusti altrui
come negativi, ciascuno afferma la propria differenza e quindi la propria identità ( eco di Veblen e
Simmel), ma i consumi non si limitano a rispondere a esigenze materiali perchè hanno anche un
valore simbolico che può marcare + o meno intenzionalmente l'identità del consumatore. Oltre al
valore d'uso e al valore di scambio (Marx) le merci hanno anche un terzo valore= simbolico ( di uno
status, di una relazione, di un mito a cui viene associato). I significati degli oggetti non sono però
arbitrari ma dipendono dalla cultura in cui sono inseriti e al cui interno costituiscono una sorta di
sistema linguistico.
I consumi rimandano non solo al bisogno ma anche a logiche di seduzione e desiderio e la società
contemporanea è caratterizzata da un crescente desiderio di desiderare come è evidente nel
consumo dei prodotti dell'industria culturale come il cinema che moltiplica l'esistenza ed è sede di
una certa soddisfazione del desiderio. Oltre a ciò si insinua in ogni piega della vita, arricchendola
dei suoi contenuti e venendo a costruire un filtro rispetto ai modi in cui la percepiamo.

Società e cultura nei cultural studies

Sia per Giddens che per Bourdieu tra i soggetti e le strutture esiste un rapporto circolare di
determinazione reciproca e di interdipendenza.
Per cultural studies si intende una corrente di studiosi sorta negli anni '60 che ha fatto capo a lungo
al Centre for Contemporary Cultural Studies dell'univ. Di Birmingham. Non è la prima corrente
che si occupa di cultura. La prospettiva dei cultural studies è più vicina al modo in cui antropologi e
storici hanno concettualizzato la cultura, intende la cultura come qualcosa di indissolubilmente
intrecciato alle pratiche degli attori sociali ( al contrario di altre correnti che si sono occupate di
cultura negli USA). La cultura non esiste quindi se non come forma di vita e studiarla equivale a
studiare come le persone danno senso alla realtà delle cose che fanno. La cultura si riproduce nella
vita dei soggetti concreti e da questi viene costantemente riformulata e innovata. La cultura è
patrimonio di ogni gruppo sociale e si apre la possibilità di considerare oggetti propri di una
sociologia della cultura ma anche ciò che si esprime negli stili di convivialità o nei gusti alimentari,
in film popolari, riviste ecc. Il gruppo è costituito da Hoggart ( 1° direttore); Williams, Thompson e
Stuart Hall. Hanno formazione eterogena ( molti provengono dal settore educazione adulti) però
sono accomunati dall'idea che la cultura sia a whole way of life. La cultura è tale se è socialmente
condivisa ma è difficile stabilire i limiti di questa condivisione. Anche una medesima società può
avere al suo interno orientamenti culturali differenti e in conflitto. La cultura è pertanto anche
campo di tensioni, compromessi e conflitti permanenti tra diversi gruppi sociali.
I cultural studies sono interessati al lavoro di Gramsci in cui ritrovano la possibilità di appoggiarsi a
un marxismo non determinista e nono economicista, attento al suolo di istituzioni popolari come la
chiesa e a quello degli intellettuali capace di tematizzare la cultura come un campo di lotte per
l'egemonia tra classi; prospettiva che riesce a vedere come classi subalterne siano
contemporaneamente influenzate da quelle superiori ma anche capaci di resistere a questa influenza.
Sono interessati a studiare i fenomeni che difficilmente le statistiche ufficiali censiscono e sono
innovativi nei propri metodi di ricerca. Alla scuola di Chicago prediligono strumenti come
l'osservazione partecipante o il resoconto etnografico. Negli anni '80 si concentrano sul ruolo dei
media nella vita quotidiana e sugli stili di consumo che ad essi sono associati.
Media e consumi sembrano strumenti più efficaci in mano alle classi dominanti per imporre la
propria egemonia sulla società e la loro diffusione tenderebbe a distruggere le preesistenti

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
differenziazioni culturali e a generare un'indifferenziata omogeneizzazione dei gusti e degli
orientamenti. Ciononostante i cultural studies contestano che l'attuale società sia omogenea e di
massa perchè secondo loro le differenziazioni permangono ( o se ne creano di nuove) e soprattutto i
destinatari della pubblicità, dell'informazione e di ogni altro prodotto dell'industria culturale non
costituiscono masse passive ma pubblici attivi.
Questa affermazione si giova dell'incorporazione nella teoria sociale di contributi provenienti dalla
semiotica. Hall suggerisce, infatti, di ragionare sul rapporto fra i testi diffusi dai media ed il
pubblico nei termini di un processo interpretativo i cui esiti non sono scontati. Il pubblico può
interpretare ( o decodificare) i messaggi che riceve in modo coerente col significato ma anche
criticamente, travisandone il senso o applicandovi codici di lettura imprevisti oppure non
comprenderli affatto perchè ne rifiuta la fonte o perchè non dispone di strumenti culturali adeguati.
In ogni caso i media non sono onnipotenti: l'influenza che esercitano è filtrata dalle competenze e
dagli atteggiamenti interpretativi dei pubblici.
Numerose ricerche empiriche negli anni successivi hanno confermato la validità di questo modo di
ragionare. Variabili come l'istruzione, il genere, l'età, l'etnia, la collocazione
professionale/geografica determinano sostanzialmente la maniera in cui i testi mediali sono accolti e
compresi → l'influenza esercitata dai media è variabile.
Caratteristica dei cultural studies è anche l'attenzione verso la dimensione dell'uso. Leggere, andare
al cinema o guardare la TV sono pratiche sociali che non si esauriscono nella mera fruizione di un
testo. Il consumo dei media è un processo attraverso cui gli individui e i gruppi trasformano
determinate offerte in risorse per la propria vita. E' una parte della vita quotidiana. L'ambiente
complessivo dei soggetti ne è modificato ma i media stessi acquistano un senso che va al di là del
mero significato dei testi che veicolano.
Se lo studio delle culture quotidiane ha caratterizzato le prime fasi dei cultural studies, la TV ne
diventa oggetto di studio privilegiato. La TV si iscrive entro una modificazione generale della vita
sociale sempre + orientata verso i consumi privati ma contemporaneamente aperta e tendente a
sfumare la distinzione fra pubblico e privato. C'è una tendenza alla privatizzazione mobile, il
dispegarsi solidale di due tendenze in apparenza contradditorie:
 la formazione di unità domestiche sempre più autosufficienti grazie allo sviluppo dei
consumi privati,
 la crescente mobilità degli individui e la sempre maggior interconnessione tra loro.
In tutto ciò contano la TV, l'automobile e altri mezzi che sono beni acquistati privatamente e fan
capo all'unità familiare ma con loro l'unità famigliare si apre a spazi e flussi di comunicazione
sempre + ampi. Ciascuno si sente sempre + autonomo ed è sempre più connesso ad altri mediante
reti socio tecnologiche. La circolarità fra cultura e tecnologia è per Williams e tutti gli altri
cultural studies caratteristica generale dei processi di mutamento. Rifiutando tanto il determinismo
economico quanto quello tecnologico, questi autori non cadono per questo in un determinismo
culturale: il mutamento sociale è piuttosto il risultato sempre instabile dell'interazione fra diversi
fattori.

Capitolo 14: Oltre i margini

Agli inizi degli anni '90 si avvierà una rivoluzione che muterà molti aspetti della società e toccherà
tutti gli ambiti della vita, genererà nuove forme di potere/esclusione e stratificazione sociale:
internet.
Nel 1991 cessa di esistere l'Unione Sovietica e con essa l'ordine bipolare del mondo. La guerra del
Golfo segnerà la comparsa di nuovi conflitti per il controllo delle fonti energetiche.
Già da tempo si erano avviati processi di ristrutturazione dell'ordine economico e politico del
mondo che, dapprima inavvertiti, progressivamente modificavano molti aspetti della vita sociale.
Avviene una nuova trasformazione del mondo economico per cui la proprietà del capitale tende a
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Riassunto “Il Mondo in Questione”
separarsi dalla gestione diretta delle imprese → è la nascita di un capitalismo azionario, quello
delle multinazionali e delle corporations. Ciò prelude a una nuova possibilità di movimento dei
capitali e diventa più stringente generare profitti. Tale nuovo assetto si potrebbe chiamare post
fordista. Si tratta di un regime di accumulazione del capitale che tende alla flessibilità: il capitale
tende cioè a spostarsi rapidamente là dove è più redditizio; la produzione viene dapprima
decentralizzata per poi spostarsi sempre più spesso verso paesi con lavoro a basso costo. La stessa
flessibilità è richiesta progressivamente al lavoro con la necessità di adattarsi frequentemente a
nuove mansioni. Il lavoro resta o ridiventa informale (= non regolato da contratti precisi o
parzialmente sconnesso da una retribuzione in denaro).
Gorz e altri ritengono che lo sviluppo tecnico stia tendendo a una sostituzione sempre più diffusa
del lavoro umano con macchine tale da portare a una vera e propria “fine del lavoro”. Negli ultimi
decenni nei paesi occidentali sono cresciute sia l'occupazione ( legata alla comparsa di nuove
professioni e in larga misura precarie) che la disoccupazione ( a causa della crescente offerta di
lavoro da parte delle donne). I cambiamenti in corso stanno modificando progressivamente
l'organizzazione delle imprese e riducono i posti di lavoro a tempo indeterminato oltre che erodere
la centralità e l'omogeneità delle carriere lavorative dei maschi adulti e indebolire le associazioni
che rappresentano i lavoratori. I rapporti tra lavoro e società stanno diventando più articolati e
complessi. La produzione in sé diventa economicamente sempre meno rilevante. Ciò che crea
profitti in misura crescente è il rapido e accorto spostare il denaro sulle piazze finanziarie
internazionale. Più che produrre, conta vendere ed è in Occidente che si crea la maggior parte delle
nuove occupazioni (?). I prodotti sono sempre più differenziati e il ruolo della distribuzione diventa
centrale. Il consumo è cruciale per il sistema economico e si tratta di promuovere un atteggiamento
sociale che permetta la circolazione incessante di nuove merci.
Altrettanto cruciale diviene la capacità delle imprese di innovare rapidamente e continuamente
prodotti e tecniche. La rivoluzione informatica fornisce sia nuove opportunità di mercato che nuove
tecnologie.
Vengono studiate le condizioni che favoriscono l'innovazione, considerata elemento decisivo della
capacità delle imprese di competere sui diversi mercati. La controindicazione è che ogni
innovazione costringe a disapprendere modi di fare consolidati e squalifica competenze acquisite. Il
che ha costi sociali e psicologici ingenti.
Politicamente, dopo un periodo contrassegnato da orientamento social democratico e dal
corrispettivo ampliamento delle garanzie offerte dai sistemi di welfare, si avvia negli anni '80 una
fase di politiche neo-liberiste → i servizi di assistenza e previdenza pubblica smettono di crescere (
e a volte diminuire) e gli Stati lasciano le imprese private più libere di agire sui mercati. Ne
consegue → cambiamenti nella stratificazione sociale) la quota di ceti intermedi occupati nel settore
terziario ( rispetto al totale degli occupati) è aumentata ma questi stessi ceti medi e coloro che
appartengono ancora alla classe operaia, sono ora minacciati dai nuovi assetti del mercato del
lavoro e dalla riduzione delle garanzie pubbliche → le società occidentali tendono a una nuova
polarizzazione che separa quelli che restano inclusi nel godimento del benessere dagli altri.
A partire dagli '80 sorgono contro movimenti diametralmente opposti ai movimenti sociali
precedenti e di taglio conservatore che si mobilitano a difendere le proprie posizioni di privilegio.
Specie in Europa i flussi migratori provenienti da aree del mondo + povere o instabili alimentano la
creazione di una nuova classe subalterna costituita da persone che forniscono lavoro a basso costo e
che restano escluse da gran parte dei diritti civili. Forse obbedendo al meccanismo del capro
espiatori, i contro movimenti di stampo regionalistico, etnico o neonazionalista svilupperanno a
riguardo una marcata xenofobia.

Il pensiero neoconservatore:

Il pensiero conservatore si è sviluppato negli ultimi decenni specialmente negli Usa ad opera di

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
autori che lavoravano per fondazioni private per es. Leo Strauss secondo cui la vita sociale
abbisogna di una chiara definizione di ciò che è bene, risposta che la storia della modernità ha
progressivamente eluso ispriandosi all'illuminismo e consentendo lo sviluppo di scienze sociali
inclini ad assumere posizioni avalutative e a legittimare il relativismo.
In campo morale il dubbio è per Strauss molto pericoloso. Come conseguenza incarna il bene nei
valori della cultura occidentale e li contrappone a tutto il resto che è male. Secondo Strauss le masse
hanno un'idea poco chiara del bene e sono facilmente sedotte da demagoghi perciò autorizza i
governanti a mentire se necessario perchè in quanto governanti dovrebbero meglio poter vedere il
bene sovrano. La democrazia è parte della cultura occidentale che si vuole difendere ma i
governanti suggeriscono pratiche come la disinformazione che con la democrazia ha poco a che
fare. Hanno qualche consonanza con le teorie delle élite elaborate in Italia agli inizi del ‘900 e sono
condivise da tutti coloro che ritengono implausibile o indesiderabile n'emancipazione generalizzata.
In queste teorie viene elusa la discussione di quali siano i valori specifici e meritevoli di sviluppo
dell'Occidente. Il campo di influenza cui ambiscono gli studiosi neo-conservatori è soprattutto
quello delle relazioni internazionali anche se con il loro pensiero sono più in linea con quanti
concepiscono il resto del mondo come luogo minaccioso contro cui erigere barriere.

Fra globalizzazione e deperimento delle risorse:

Tutti questi movimenti, in realtà, probabilmente cercano una difesa dall'incertezza generata dalla
fine del tradizionalismo. Sono cioè una reazione prima che a nuovi scenari, ai disagi connessi con la
modernità. Secondo Rositi la condizione moderna comporta un'eccedenza degli orizzonti possibili e
ciò, specialmente in soggetti dotati di poco potere o ridotte risorse culturali, genera tanto una
frustrazione specifica ( il senso di una privazione relativa rispetto alle possibilità di vita che si
possono immaginare) quanto una vera e propria inquietudine che può rovesciarsi nella nostalgia di
un reale necessario e costrittivo (= forme meno libere ma + rassicuranti). Questi movimenti
rivendicano una certa autonomia politica regionale. Tutti questi movimenti hanno a che fare con gli
sviluppi della globalizzazione ( = termine che allude a un insieme di processi molto composito che
porta una riconfigurazione delle attività economiche, sociali, culturali e politiche che collegano gli
Stati e le società costituenti la comunità mondiale, con l'effetto di intensificare sia la loro
interdipendenza, sia la diffusione di una consapevolezza a riguardo). Tali processi di
interconnessione fra le diverse parti del globo sono in corso da secoli ma ora assumono dimensioni
imponenti. Sono + marcati in certi ambiti della vita sociale, si combinano con nuovi processi di
accentuazione di identità o di problematiche locali. Gli ambiti in cui sono + evidenti sono il sistema
finanziario, l'informazione, l'intrattenimento, gli effetti sulla produzione degli stili di vita,
sull'ambiente naturale ( = inquinamento senza frontiere). Tutti concordano sul carattere massiccio e
pericoloso di questi effetti ma non c'è concordanza su come contenerli e su chi paga i costi.
Alcuni ricercatori del MIT hanno simulato matematicamente futuri possibili scenari: le risorse
naturali dovrebbero esaurirsi ed entro pochi decenni l'inquinamento sarà tale da rendere impossibile
ogni sviluppo ulteriore. E' ipotizzabile che nuove tecnologie e certe regolazioni del mercato
migliorino la situazione. I problemi indicati sono stati inizialmente presi in carico solo da alcune
minoranze attive nella sfera pubblica internazionale come le organizzazioni volontarie. Attualmente
sono questioni vivissime e alcune imprese e stati ( specie l'unione europea) cominciano a prenderle
timidamente in considerazione
La globalizzazione è di difficile gestione perchè il suo dispiegamento genera una miriade di nuovi
attori sociali e riduce l'importanza e l'autonomia degli stati nazionali ma questi restano pressocché
gli unici organismi legittimati a definire e imporre regole di vita comune. L'equilibrio del mondo
che si va disegnando è di conseguenza precario anche a causa della crescita di organizzazioni
criminali transnazionali.

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
Il pensiero postmoderno:

L'attuale società è post industriale (= le risorse cruciali ora non sono tanto quelle materiali quiano le
conoscenze e le informazioni). Ci sono però in questa idea alcune ambiguità di fondo:
 anche l'informazione può essere gestita in modo industriale
 la produzione industriale propriamente detta non scompare ma si sposta solo in paesi diversi.
Il postmodernismo è stato innanzitutto, a partire dagli anni '60, una corrente dell'architettura e in
tale ambito è una reazione al modernismo razionalista che si era imposto come una sorta di stile
internazionale improntato al funzionalismo, un disinteresse per le tradizioni abitative locali e a una
sostanziale somiglianza di tutti gli edifici tra loro.
Trasferito in altri campi artistici (cinema, letteratura), tale atteggiamento corrisponde a una
democratizzazione nei confronti della produzione e della fruizione della cultura: alla legittimazione
di eclettismi e contaminazioni, all'invito a rifiutare ogni autoritarismo della cultura d'elite ma si
sviluppa anche nell'esercizio dell'ironia e nell'invito a rinunciare a ogni pretesa, da parte degli
autori, di produrre qualcosa di + vero di un'illusione.
Nelle scienza sociali Lyotard ( La condizione postmoderna.1979) sostiene che la società e la cultura
contemporanee siano entrate in una fase che non può + essere descritta secondo le categorie proprie
della modernità. Tutte le grandi narrazioni unitarie entro cui il mondo sociale si era fino ad oggi
compreso, perdono di efficacia e si rovesciano su se stesso. Il pensiero sociale e quello scientifico
riconoscono che non esiste alcun linguaggio unificante in grado di fondare in modo inequivoco le
nostre affermazioni sulla realtà → nessun sapere è universale o assoluto → ciò richiama la crisi dei
fondamenti che caratterizzò la stagione viennese agli inizi del '900 e che oggi sembra essere
percepita più diffusamente.
Sono le grandi narrazioni del progresso a non essere più plausibili, le visioni socialiste perdono
appeal a causa delle derive finali sovietiche, il progresso scientifico e tecnologico si svela
generatore di rischi e catastrofi inedite.
La differenziazione interna che caratterizza la società non pare integrata in base ad alcun ordine ma
sono più frammenti variamente interconnessi dove tutto muta incessantemente e in modo
largamente casuale e dove i processi fin qui riconosciuti si rovesciano nel loro contrario.
Svanisce l'idea di realtà stessa! I postmodernisti hanno infatti l'impressione che sia sempre più
difficile distinguere tra realtà e simulazione.
Il mondo in cui viviamo è un mondo di simulacri: immagini che non sono copia di nessun originale
e la cui forza, piuttosto che alla capacità di rappresentare qualcosa, corrisponde alla loro incapacità
di sedurre o quanto meno è un mondo dove la realtà è costantemente oggetto di processi
comunicativi così pervasivi che diventa evidente che nulla può essere identificato in se stesso ma
solo attraverso i modi e le forme in cui è comunicato → il mondo è oggetto di infinite
interpretazioni ugualmente plausibili. In ogni racconto/interpretazione si esprime una relazione tra
osservatore e ciò che viene osservato, ciascuna espone perciò un determinato punto di vista e non
hanno tutte lo stesso valore. Posso raccontare il mondo sociale in più modi ma non posso
reinventarlo a mio piacimento.
Se consideriamo la modernità come l'epoca del mutamento incessante caratterizzata da un sistema
economico capitalistico allora non ne siamo ancora usciti anche se ci sono nuove condizioni inedite.
Il capitalismo si è trasformato, c'è una certa frantumazione dei tradizionali confini fra classi, le reti
di comunicazione hanno assunto importanza fondamentale, il processo di globalizzazione disegna
scenari originali. Alcuni processi si arrestano o si rovesciano. La secolarizzazione segna il passo, la
razionalizzazione in diversi ambiti della vita lascia spazio a forme di agire improntate all'emotività,
la differenziazione della società presenta a volte momenti di de-differenziazione ecc.
Il sorgere del post modernismo è soprattutto un sintomo: esprime la percezione di una situazione
limite, di un passaggio d'epoca che però è ancora da intepretare.

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
Modernità multiple e sistema mondo:

La modernità è stata inventata in Occidente ma ora lo scenario si è ampliato perciò la definizione


non vale +. Serve sviluppare sia la comparazione che l'attenzione per l'interdipendenza tra fenomeni
che vengono osservato nelle diverse parti del mondo.
Eisenstadt si occupa di sociologia comparata. I suoi primi lavori erano sviluppati in un ottica
struttural-funzionalista anche se era attento a non contrapporre società tradizionali e moderne e ad
attribuire un peso rilevante alle capacità specifiche di èlite locali di gestire il processo di
modernizzazione. Si sposta a Gerusalemme e coordina notevole mole di ricerche comparate. Molto
vicino a Weber, ragiona su tempi storici lunghi e attribuisce grande rilievo al peso della cultura.
Il capitalismo moderno ha potuto sorgere e svilupparsi solo in quanto sono esistiti nella civiltà
europea presupposti di senso che hanno reso plausibile il tipo di agire economico in cui esso si
realizza ( protestantesimo, illuminismo--> controllo sempre più radicale ed efficace delle forze della
natura, emancipazione crescente dell'individuo, affermazione dell'uguaglianza dei diritti). La
modernità è stata molto meno omogenea al suo interno di quanto si pensi. Parte dell'evoluzione
della civiltà moderna ha avuto luogo fuori dall'Occidente → sul piano mondiale lo sviluppo degli
ultimi secoli ha corrisposto a una diffusione della civiltà occidentale al di là dei suoi originari
confini. La modernità occidentale si è posta come una porposta, un'imposizione o una sfida per tutti
ma tale sfida viene recepita in modi diversi → modernità multiple.
L'analisi comparata mostra che la selezione delle parti di modernità incorporate dipende dal
momento storico in cui la sfida si pone, dallo stato delle relazioni internazionali, dalle caratteristiche
economiche e politiche delle diverse società, dalle loro istituzioni e delle loro èlite ma anche, in
parte, dalle caratteristiche proprie delle visioni del mondo in ogni differente civiltà quindi si assiste
non alla diffusione della modernità ma allo sviluppo di molteplici modernità.
La definizione dei tratti e dei confini propri di ciascuna civiltà è molto arbitraria e si presta a
manipolazioni interessate → su questo piano, dunque, la comparazione è difficile.
Eisenstadt ha comunque il merito di aver promosso ricerche improntate a una prospettiva storica e
comparativa su larga scala. Il problema principale odierno per la ricerca comparata è che oggi più
che mai le diverse parti del globo sono interconnesse.
Wallerstein evidenzia invece soprattutto le interdipendenze. Si forma nell'ambito dello struttural
funzionalismo da cui rirende la nozione di sistema che per lui non riguarda tanto l'interconnessione
funzionale delle parti che compongono una società bensì i rapporti che sussistono fra le diverse aree
del globo. Parte dalla critica delle teorie della modernizzazione di stampo struttural funzionalista:
La prima obiezione è sull'unità di analisi: nessun stato nazionale è un'unità adeguata per
comprendere lo sviluppo visto che gli stati sono tutti legati da un'unica economia-mondo. Anche i
paesi ex coloniali e in generale del 3° mondo sono integrati al sistema in quanto “periferie”.
Egli distingue tra centro del sistema (aree del mondo in cui si concentrano le attività che
comportano il potere decisionale strategico e dove si producono i beni che generano profitti
maggiori) e periferie ( in stato di sostanziale subordinazione, producono beni che generano profitti
minori). Esistono poi aree semiperiferiche caratterizzate da scambi vantaggiosi con le periferie e
svantaggiosi con il centro.
I sistemi si evolvono nel tempo ma in tempi lunghi. Lo stesso successo dei processi di
industrializzazione in diverse aree periferiche del globo non può non significare nulla quanto ai
rapporti di potere effettivi: i centri possono affidare alle periferie la produzione di beni industriali
che ormai generano limitati profitti.
Quella di Wallerstein è una critica radicale alle teorie della modernizzazione. Queste vengono
reinterpretate come ideologiche nel senso prettamente marxiano del termine: tendevano infatti a
legittimare i rapporti di forza presenti sul piano mondiale attribuendo ai subordinati la
responsabilità del loro sottosviluppo e nascondendo così o deformando il carattere delle relazioni
esistenti.

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
Le radici della modernità affondano in una storia che precede la rivoluzione industriale e si
sviluppano in un modo che non può venir compreso considerando solo i paesi occidentali. La
situazione attuale, più che a una post modernità, corrisponde a una crisi dell'economia-mondo
moderna, all'emergere di contraddizioni e conflitti che preludono a nuove forme di organizzazione
mondiale.

Eredità coloniali, migrazioni, ibridazioni


La globalizzazione rende gli Stati nazionali unità obsolete e non adatte a studiare fenomeni come
l'organizzazione delle imprese multinazionali, il lavoro transfrontaliero, la formazione della sfera
pubblica che richiedono oggi strumenti analitici capaci di muoversi su reti spaziali di volta in volta
da definire.. Questo studio richiede spesso competenze multidisciplinari perciò per Wallerstein la
divisione fra le scienze sociali è controproducente.
L'universo delle teorie e delle pratiche propriamente sociologiche non è diventato, nonostante ciò,
più omogeneo. Si ha una suddivisione accademica sempre più spinta della sociologia in
sottodiscipline ( economica, politica, della cultura ecc.) e diventa difficile individuare contributi che
siano rilevanti per tutti.
Uno degli aspetti più interssanti della globalizzazione è l'intrecciarsi di sguardi e voci provenienti
dall'intero pianeta.
I post colonial studies non sono esattamente una corrente sociologica, sono piuttosto studi trans-
disciplinari. Il termine si è diffuso nelle università anglosassoni in ambito letterario ad intendere lo
sviluppo di quelli che precedentemente erano detti Commonwealth studies (= studi sulle letterature
di ex colonie della GB). Il termine è venuto poi a riferirsi a una galassia di studi la cui principale
caratteristica sta nell'intendere il passato coloniale come un'eredità che contribuisce in modo
sostanziale a dar forma al presente. Il post qui non si riferisce alla modernità ma a ciò che le teorie
della modernità hanno più spesso rimosso e che, senza eufemismi, può essere descritto come una
storia di aggressioni. Il colonialismo però, non è mai stato soltanto un insieme di processi di
espansione territoriale e di pratiche di dominio militari e amministrative. E' stato sostenuto da
ideologie che lo hanno reseo plausibile e legittimato. Si tratta di rappresentazioni dell'alterità
culturale dei paesi extra occidentali che hanno contribuito a dar forma alla stessa
autorappresentazione dell'Occidente e ne hanno permeato i discorsi, ivi compresi quelli degli
scienziati sociali. Prenderne atto significa decostruire almeno in parte tali discorsi riscrivendo la
storia stessa dell'Occidente. Non è facile perchè le categorie on cui l'Occidente ha interpretato il
mondo e se stesso sono al tempo stesso necessarie e insufficienti e inadeguate anche per la
descrizione dell'Occidente stesso. Edward Said proponeva una decostruzione dell'immagine
dell'Oriente diffusa nella cultura e nelle scienze sociali europee, mostrando come tale immagine sia
stata solidale con le pratiche imperialiste e abbia contribuito a legittimarle. Nel suo lavoro utilizzava
tanto la nozione gramsciana di egemonia quanto alcuni spunti tratti dalle opere del filosofo francese
Michel Foucoult il pensiero è centrato sulla nozione di discorso (= insieme di enunciati, pratiche
linguistiche e significati attraverso cui gruppi determinati di individui percepiscono e ordinano la
realtà). Esso è un modo di parlare dei fatti in cui si incarnano i valori e le credenze del gruppo ma in
cui questi stessi valori e queste stesse credenze si trasformano in criteri di verità. La sintesi delle
nozioni di Gramsci e Foucoult permetteva a Said di mostrare come il discorso coloniale crei la
realtà stessa che pretende di descrivere e lo fa esprimendo valori e credenze che legittimano la
dominazione. Questo è un atteggiamento coerente con la nozione di costruzione sociale della realtà
discussa in 12.
Gli studi post coloniali costruiscono a ritroso una propria tradizione rivalutando autori che la cultura
dominante e la storia accademica considerano marginali come Frantz Fanon che sottolinea come per
comprendere la realtà del colonialismo non siano sufficienti le categorie tradizionali ma è
necessario utilizzare anche le rappresentazioni delle differenze razziali che, irriducibili a mere
questioni politiche ed economiche, contribuiscono a legittimare il dominio dei bianchi. Una

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Riassunto “Il Mondo in Questione”
legittimazione che vale innanzitutto agli occhi dei bianchi ma che ha la tendenza a trasferirsi nella
coscienza degli stessi neri, interiorizzandosi come un principio di inferiorità.
La fine politica del colonialismo non ha coinciso con la fine dell'egemonia occidentale.
Negli studi post coloniali sono cruciali le nozioni di diaspora (= disseminazione, migrazione a
raggiera) e ibridazione ( creolizzazione delle culture). I processi migratori nelle scienze sociali
tradizionali sono stati studiati soprattutto come processi di immigrazione ma ad uno sguardo globale
non possono che apparire double faced: ogni immigrazione è anche un'emigrazione.
Come descritto in The Black Atlantic (1993-Paul Gilroy) le rotte atlantiche divengono mappe di
traffici di schiavi ma anche luoghi mobili di formazione di nuove identità, capaci ora di interrogare
la coscienza bianca a proposito di processi storici e fenomeni che essa ha rimosso dalla propria
rappresentazione della modernità. I postcolonial studies sono una galassia variegata, espressione di
una prospettiva e di un insieme di problematiche emergenti piuttosto che una vera e propria
corrente. Negli USA tendono a fondersi col postmodernismo e a generare sofisticate discussioni
teoriche ma il loro interesse sta soprattutto negli interrogativi che suscitano.
I concetti sociali fin qui studiati e descritti sono modellati sull'esperienza occidentale. Si tratta di
costruire ora le nostre teorie con la consapevolezza che le differenze esistono, che si modificano
incessantemente ed evitare di espandere incautamente la portata di esperienze locali.
Dopo aver messo il mondo in questione, si deve mettere in questione anche la nostra sociologia.

Per terminare:

La sociologia è in crisi perpetua perchè è il sapere di un'epoca la cui sostanza è in mutamento. E'
una disciplina orientata all'osservazione empirica ma consapevole del fatto che ogni osservazione
deve comportare anche l'auto osservazione dell'osservatore.
La sociologia è ciò che i sociologi definiscono via via come tale, non c'è un'essenza della
sociologia.
Per ora possiede una certa specificità istituzionale. Il passato di per sé non è criterio di verità e il
dubbio metodico deve essere sempre presente.
La sociologia serve perchè esprime un desiderio di conoscenza. La conoscenza può essere un fine in
sé o servire a scopi pratici.
“Scopo della scienza non è tanto quello di aprire una porta all'infinito sapere quanto quello di porre
una barriera all'infinita ignoranza”. Nel suo complesso il sapere della sociologia pone un argine alle
ampie capacità che gli esseri umani hanno di ingannare, di essere ingannati e di auto ingannarsi.
Il sapere è libertà. Emancipa dalle ristrettezze della percezione immediata. Se conosco cause di un
disagio, evito di sfogarmi con aggressività, se so che i pregiudizi alterano la percezione, mi
comporto di conseguenza.
Il sapere è anche potere: conoscere i meccanismi delle forze che regolano la vita sociale permette di
agire, piegandoli a nostro vantaggio, modificandoli. Ciò può andare a vantaggio di chi è
svantaggiato o consolidare il dominio dei soliti. Ma se detenuto da molti, il sapere favorisce
l'emancipazione della società nel suo insieme → la sociologia contribuisce a rendere gli esseri
umani un po' + padroni del proprio destino.

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