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CLAUDIA BOCCHINI

LA TEORIA SCHMITTIANA DELLA DEMOCRAZIA


Il pensiero politico e la teoria costituzionale di Carl Schmitt nel contesto dellinterpretazione delle costituzioni moderne dallet della Rivoluzione francese alla Repubblica di Weimar

INDICE

Introduzione

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CAPITOLO I LA NASCITA DELLE COSTITUZIONI DEMOCRATICHE


1. Democrazia e Rivoluzione 1.1. Geometrie costituzionali 1.2. Lidea di res publica e il concetto antico di democrazia 1.3. Costituzione e governo rappresentativo 2. Rousseau, Sieyes e la Rivoluzione francese 2.1. La democrazia in Rousseau 2.2. Sieyes teorico della Rivoluzione e della costituzione 3. I controrivoluzionari e la critica della democrazia 4. La Rivoluzione, Tocqueville e le due democrazie 4.1. LAmerica e la Francia a confronto 4.2. DallAncien Rgime alla democrazia

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CAPITOLO II CARL SCHMITT: UN GIURISTA NEL SECOLO DELLA DEMOCRAZIA DI MASSA


1. Il contesto storico, politico e costituzionale della Germania tra Ottocento e Novecento 1.1. Il positivismo giuridico tedesco e la sua crisi 1.2. Le costituzioni tedesche da Francoforte a Weimar 2. Carl Schmitt: modernit e secolarizzazione 2.1. Romanticismo impolitico ed individualismo borghese 2.2. Teologia politica: il concetto di sovranit tra eccezione e Decisione 2.3. Cattolicesimo romano e forma politica: la rappresentazione dallalto

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CAPITOLO III PARLAMENTARISMO E DEMOCRAZIA


1. Il problema del parlamentarismo tra democrazia di massa, nuove lites e leadership carismatica 1.1. Teoria delle lites e ideologia democratica 1.2. Potere burocratico, direzione politica, selezione dei capi: Max Weber 1.3. La teoria liberal-democratica in Hans Kelsen 2. Il concetto di dittatura e la teoria illiberale della democrazia in Carl Schmitt 2.1. Dittatura e stato dassedio 2.2. La dittatura del 1921 2.3. Il Presidente del Reich 3. La critica del parlamentarismo da Marx e Sorel a Schmitt 3.1. Democrazia e rappresentanza: Reichstag e Reichstagsauflsungen 3.2. Linattualit nel XX secolo dei principi del parlamentarismo la Guizot 3.3. Disincantamento e nuovi miti 3.4. Il mito nazionalistico e il fascismo italiano

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CAPITOLO IV IL LABILE EQUILIBRIO DI WEIMAR


1. Gli strumenti della democrazia diretta: Referendum e proposta di legge di iniziativa popolare 2. La democrazia costituzionale moderna: un sistema binario 2.1. Il concetto di costituzione 2.2. La nascita della costituzione e il significato della Rivoluzione francese per il costituzionalismo moderno 2.3. La genesi politica della costituzione: il potere costituente tra normativit e fattivit 2.4. Lelemento giuridico della costituzione moderna: lo Stato borghese di diritto 2.5. Rappresentanza e identit 2.6. Lelemento politico della costituzione moderna: la dottrina della democrazia (omogeneit, uguaglianza, popolo) 3. Il politico prima e oltre (vor und ber) lo Stato, il potere costituente prima e oltre la costituzione

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CAPITOLO V LA CRISI FINALE DI WEIMAR


1. Labbandono del parlamentarismo: il Prsidialsystem e il Preuenschlag 2. La giustizia costituzionale e il Presidente-custode 3. Legittimit sostanziale contro legalit formale

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Opere di Carl Schmitt consultate Abbreviazioni Bibliografia della letteratura secondaria Esposizione riassuntiva Summary

Introduzione

Carl Schmitt, la democrazia e la storia costituzionale

La riflessione filosofico-politica e la ricerca scientifica su Carl Schmitt si sono concentrate per decenni prevalentemente sul concetto di politico come distinzione amico-nemico e sulla dimensione teologico-politica dellopera del giurista come chiave di lettura della Modernit. Da un lato, la teoria politica di Schmitt viene solitamente ascritta alle concezioni conflittualistiche della politica, dallaltro la sua formazione cattolica e la sua critica del liberalismo e del parlamentarismo sono interpretate come un attacco frontale alla Modernit e Schmitt ricondotto alla composita cultura anti-Lumires dellEuropa nellet della svolta dal XIX al XX secolo1. Uno studio che prenda in esame soprattutto la produzione giuspubblicistica di Schmitt degli anni della Repubblica di Weimar dai primi saggi degli anni Venti sulla disciplina dello scioglimento del Reichstag a quelli sulla legislazione popolare e sui poteri del Presidente del Reich, da Dottrina della costituzione a Il custode della costituzione, dai saggi raccolti da Schmitt stesso nel 1958 in Verfassungsrechtliche Aufstze a quelli pubblicati nel 1995 in Staat, Grossraum, Nomos a cura di Gnter Maschke e tematizzi la teoria schmittiana della democrazia alla luce della
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Cfr. Z. Sternhell, Les anti-Lumires. Du XVIIIe sicle la guerre froide, Paris, Fayard, 2006. Sternhell legge il criterio schmittiano del politico alla luce della crisi dei valori tradizionali portata alla luce da Nietzsche e da Weber. Questi ultimi erano giunti alla conclusione che non esistesse alcuna possibilit di operare una scelta razionale tra valori contrastanti; analogamente lirrazionalismo del pensiero schmittiano si manifesterebbe proprio nel criterio del politico: la sola scelta possibile quella tra amico e nemico. Il giurista viene del resto accostato a Spengler, Jnger, Moeller van den Bruck e ad altri membri della c.d. Konservative Revolution: ce sont ces ennemis des Lumires franaises, du rationalisme et des valeurs universelles, de lgalit et de lautonomie kantienne de lindividu qui ont conduit les classes suprieures allemandes aux portes du IIIe Reich (Ivi, p. 456).

sua teoria costituzionale, si configura, dunque, come un Forschungsdesiderat, almeno nel panorama italiano. Il presente lavoro strutturato sulla base di uninterazione - che ci si augura feconda e non priva dei requisiti scientifici dellacribia e dellanaliticit - tra ricostruzione storico-costituzionale, analisi teoricocostituzionale e riflessione filosofico-politica, e vuole essere un rispecchiamento concreto dellapproccio metodologico di Schmitt, il quale, facendo propria la lezione della sociologia del diritto weberiana, oltrepassa gli angusti confini che il positivismo giuridico ha tracciato attorno agli oggetti costituzione e diritto. Il legame che unisce la teoria schmittiana della democrazia e della costituzione democratica moderna alla storia costituzionale (Verfassungsgeschichte) vasto e complesso. Esso esige e giustifica ladozione di un metodo di indagine che coniughi vari approcci scientifici ai temi della democrazia e della costituzione. Innanzitutto Schmitt fa un duplice uso della storia costituzionale nella sua opera giuspubblicistica. Da un lato, si serve polemicamente della storia costituzionale in funzione antipositivistica ed antinormativistica: lo scopo del giurista antiformalista e decisionista di dimostrare la storicit ed il forte collegamento pragmatico con un determinato assetto di potere delle posizioni assunte dal positivismo giuridico del XIX secolo, ancora dominante nellet di Weimar. Sin dagli anni della formazione giovanile Schmitt si dichiara apertamente antiformalista e quindi critico del metodo esegetico che vede nelle norme poste dal legislatore le pietre indiscutibili di paragone di un ordine giuridico chiuso. Un simile rifiuto del metodo giuridico ed un approccio storico ai problemi giuridici si mostrano negli anni della guerra con le riflessioni contenute in Diktatur und Belagerungszustand e si consolidano in La dittatura e in Teologia politica. Schmitt utilizza in modo originale il metodo storico-critico che era stato, non a caso, messo allindice dal formalismo giuridico dominante per analizzare in prospettiva diacronica le istituzioni vigenti, relativizzandole e mostrandone la loro condizionatezza storica. In questo senso Schmitt partecipe, sebbene in modo peculiare, dello storicismo tedesco. Oltre alle opere gi ricordate anche Romanticismo politico affronta il tema del romanticismo tedesco collocandolo nel quadro della secolarizzazione dellet moderna. Rintracciare lorigine e ricostruire lo spessore storico dei concetti politici e giuridici e delle istituzioni politiche consente a Schmitt di criticare il concetto ottocentesco di Stato di diritto (Rechtsstaat) e di porre in risalto la crisi dellautoconsapevolezza metafisica di unepoca intera, individuando la storicit dei suoi valori, la loro origine dal processo di secolarizzazione e il loro esito fino allo svuotamento di senso. Per Schmitt il giurista non pu limitarsi alla sistematizzazione organica delle norme di

diritto positivo in istituti giuridici, tralasciando ogni contatto con lattualit. Schmitt rifiuta la astoricit del diritto ed inserisce le norme positive in una dimensione diacronica, in cui le stesse acquistano il loro significato e si trasformano sulla base dei rapporti di forza. grazie a questo metodo di storia costituzionale comparata che si fa evidente lo iato tra la forma della costituzione, di ogni costituzione storica, e la realt della costituzione con la sua pluralit di significati. Dallaltro lato, mediante la storia costituzionale Schmitt riesce a risalire direttamente allorigine della costituzione democratica moderna, allorigine rivoluzionaria della democrazia statu nascenti che si impone alle coscienze degli europei a partire dal 1789. Lapproccio schmittiano allo studio della storia costituzionale, infatti, non germano-centrico, sebbene linteresse del giurista sia orientato prevalentemente, e comprensibilmente, allesperienza costituzionale tedesca e alla Costituzione della Repubblica di Weimar2. La mossa generatrice della presente ricerca sulla teoria schmittiana della democrazia rappresentata dallidea del forte legame che unisce le esperienze costituzionali francese e tedesca, legame di cui Schmitt si mostra perfettamente consapevole sin dal libro del 1921 La dittatura, e che si manifesta, in tutta la sua forza euristica, soprattutto in Dottrina della costituzione, dove la Costituzione della Repubblica di Weimar, la prima costituzione liberal-democratica della Germania dopo la fine del II Reich e la scelta in favore di un Volksstaat, inquadrata nel secolo e mezzo di storia della democrazia moderna che va dalla nascita delle prime costituzioni repubblicane quelle francesi degli anni III, V e VIII della Repubblica agli anni Venti del XX secolo, passando per la costruzione, teorica e pratica, dello Stato di diritto e dellunit politica della Germania. Di conseguenza si fanno costanti richiami alle esperienze delle costituzioni rivoluzionarie, della Restaurazione, della Monarchia di Luglio, del bonapartismo e della III Repubblica francese e si insiste sulla rilevanza, nel pensiero di Schmitt, di due autori della storia del pensiero politico Rousseau e Sieyes che, a torto, sono stati penalizzati rispetto a Hobbes nelle riflessioni sullopera schmittiana.

Le analisi sullevoluzione legislativa svolte nel saggio Sguardo comparativo sulla pi recente evoluzione del problema dei pieni poteri legislativi. Delegazioni legislative (1936) e la conferenza dei primi anni Quaranta La condizione della scienza giuridica europea forniscono esempi di questo approccio comparato (il saggio Sguardo comparativo raccolto in PB, pp. 244-260; trad. it. in PC, pp. 353-377).

CAPITOLO I

LA NASCITA DELLE COSTITUZIONI DEMOCRATICHE

La Rivoluzione francese () lavvenimento che giustamente si presenta come il punto che orienta la storia moderna3. da Carl Schmitt, Romanticismo politico Con la Rivoluzione francese del 1789 nacque la costituzione moderna, mista di elementi liberali e democratici. Il suo presupposto concettuale la teoria del potere costituente. La dottrina dello Stato della Rivoluzione francese diventa perci una fonte principale, non solo per la dogmatica politica di tutto quanto il periodo successivo (), ma anche per la costruzione giuridica del diritto positivo della moderna dottrina della costituzione4. da Carl Schmitt, Dottrina della costituzione

1. Democrazia e Rivoluzione Lidea di un legame essenziale tra la Rivoluzione francese e lavvento della democrazia costituzionale moderna costituisce uno dei temi pi ricorrenti del pensiero, non solo francese, del XIX secolo. La Rivoluzione francese viene considerata come una delle tappe fondamentali nella formazione della democrazia costituzionale moderna, che non solo un regime politico (fondato sulla combinazione del principio della sovranit popolare implicante il riconoscimento del suffragio universale e del sistema rappresentativo), ma anche un regime sociale, caratterizzato dallassenza di ineguaglianze di status di tipo aristocratico e dal ruolo centrale che vi
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RP, p. 41. VL, p. 49; trad. it. p. 75.

svolgono le aspirazioni ugualitarie5. con la Rivoluzione francese che lo Stato moderno assume la sua forma definitiva come unit di territorio, di popolo e di potere statale, con sovranit verso linterno e verso lesterno6 ed sempre con la Rivoluzione francese che inizia la transizione dalla forma di Stato della monarchia assoluta alla forma di Stato democratica7. 1.1. Geometrie costituzionali Il 5 maggio del 1789, allapertura degli Stati generali a Versailles, la monarchia assoluta di Luigi XVI appare gi virtualmente sconfitta per lincapacit, mostrata fino a quel momento, di affrontare, fra le altre crisi in atto nel Paese, la propria crisi finanziaria. Allorigine della Rivoluzione francese, come gi della Gloriosa Rivoluzione inglese del 1689 e della Rivoluzione americana del 1776, si pu individuare come casus belli, o, se consentita la parafrasi, come casus revolutionis, in primo luogo una questione finanziaria, che ne presuppone una economico-sociale e ne produce una politico-costituzionale. Indicati da Alexis de Tocqueville nellAntico regime e la rivoluzione a met del XIX secolo come i due processi di lungo periodo che costituiscono linavvertita continuit tra la monarchia assoluta e la democrazia, livellamento delle condizioni sociali e centralizzazione amministrativa rappresentano anche secondo Wolfgang Reinhard, autore di una recente Storia del potere politico in Europa, i due fenomeni fondamentali che producono la modernizzazione sociale e politica

Cfr. sul tema della rivoluzione i seguenti studi storici o filosofico-politici: F. Furet, Penser la revolution franaise, Paris, Gallimard, 1978, trad. it. Critica della rivoluzione francese, Roma-Bari, Laterza, 19985; H. Arendt, Sulla rivoluzione, Milano, Edizioni di Comunit, 1983; F. Furet M. Ozouf (a cura di), Dizionario critico della rivoluzione francese, Milano, Bompiani, 1988; Idd. (a cura di), The French Revolution and the Creation of Modern Political Culture. III. The Transformation of Political Culture. 1789-1848, Oxford, Pergamon Press, 1989; B. Bongiovanni L. Guerci (a cura di), Lalbero della rivoluzione. Le interpretazioni della rivoluzione francese, Torino, Einaudi, 1989; E.J. Hobsbawm, Echi della marsigliese. Due secoli giudicano la rivoluzione francese, Milano, Rizzoli, 1991; B. Bailyn, The Ideological Origins of the American Revolution, Cambridge (Mass.) London, Harvard University Press, 19922; A. Forrest, La Rivoluzione francese, Bologna, Il Mulino, 1999; M. Ricciardi, Rivoluzione, Bologna, Il Mulino, 2001.
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W. Reinhard, Storia del potere politico in Europa, Bologna, Il Mulino, 2001, p. 491.

E. Rotelli, Forme di governo delle democrazie nascenti. 1689-1789, Bologna, Il Mulino, 2005.

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dellEuropa e che, per certi aspetti, raggiungono il proprio compimento solo nel XX secolo, con il riconoscimento della parit dei diritti delle donne8. Nei secoli che vanno dalla civilt comunale al XVIII secolo, i secoli della formazione degli Stati moderni, luomo pi propriamente ancora e sempre ladulto di sesso maschile, il pater familias passa gradualmente da un rapporto mediato col potere statale, in quanto membro di una casa, di una corporazione, di un comune o di un ceto, ad un contatto immediato col potere, in quanto individuo. Il significato di cittadinanza come legame tra lindividuo e lo Stato significato che, anticipato dal teorico della sovranit assoluta del monarca (Bodin) con la sua concezione della cittadinanzasudditanza e sottoposto dal teorico della sovranit popolare (Rousseau) ad una radicale torsione repubblicana e contrattualista, si afferma storicamente nellet della Rivoluzione in seguito alla definitiva abolizione della societ per ceti tipica del sistema feudale - dunque lesito di un lungo e complesso processo di definizione tanto del soggetto quanto dellordine politico che coinvolge la teoria politica e la storia delle istituzioni ed allorigine della democrazia moderna. Nella sua Storia della cittadinanza in Europa Pietro Costa sostiene che i fenomeni che pi di ogni altro hanno segnato il destino del discorso della cittadinanza nella societ e nella cultura dAncien Rgime - tracciando delle forti e significative discontinuit rispetto alla concezione medievale della cittadinanza col suo corporatismo, i suoi plurimi iura et libertates, i suoi innumerevoli privilegia o immunitates, i suoi ordini e le sue gerarchie, le metafore organiciste e le numerose universitates che disegnavano una trama di inclusioni differenziate dove non esisteva lindividuo in quanto tale, dove non esisteva cio luguale soggetto-didiritti, ma una molteplicit di situazioni soggettive diseguali che vedevano gli uomini inseriti in una lunga serie di dipendenze sono due: dal punto di vista della storia politica e sociale, lo spostamento della centralit politica (soprattutto in alcune zone dEuropa) dallo spazio della citt allo spazio dello Stato (il territorio su cui si esercita la sovranit delle grandi monarchie); dal punto di vista della teoria politica e giuridica, invece, laffermazione del giusnaturalismo moderno, sei-settecentesco, come paradigma allinterno del quale lindividuo acquista una sua autonoma ed inedita visibilit e si propone come titolare di bisogni, facolt, poteri, diritti attraverso i quali deve passare la fondazione stessa dellordine politico legittimo. Il soggetto-di-diritti, risaltando, come in un bassorilievo, rispetto alle molteplici situazioni giuridiche precedentemente ascritte agli uomini, si

W. Reinhard, Storia del potere politico in Europa, cit., p. 492.

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afferma di pari passo allaffermazione del potere sovrano del principe sui territori del regno. Parafrasando lespressione hobbesiana auctoritas non veritas facit legem e confermando lipotesi secondo la quale il modello hobbesiano, cio il cambio di paradigma della politica in et moderna che trova espressione nel Leviatano, raggiunge il suo reale ed effettivo compimento nella Rivoluzione francese9, Bronislaw Baczko, con una formula felice, ha parlato della Rivoluzione francese come di un passaggio dalla politica della verit alla politica della volont 10. Ma, mentre nel caso del Leviatano si realizza anche il passaggio concomitante dalla naturalit della politica allartificialit della politica, nel caso del discorso politico che sta allorigine della Rivoluzione francese, il discorso di Joseph-Emmanuel Sieyes, parlare di un commiato dalla naturalit della politica pi problematico a causa del ruolo fondamentale attribuito alla nazione nella genesi della Rivoluzione e a causa dellinfluenza esercitata da Quesnay e dalla scuola dei fisiocrati, da Condillac, nonch da Adam Smith sul pensiero dellabate in materia economica11. Ad ogni modo grazie a Rousseau, prima, e a Sieyes, poi, che
Hobbes nel Leviatano elimina ogni possibilit di pensare la trasformazione politica come successione ciclica delle forme di governo. Proprio a partire da Hobbes la rivoluzione non pi pensabile come evento ciclico, ma si colloca, nelleventualit in cui scoppi, nella temporalit lineare propria dello Stato e della modernit. La fondazione individualistica e razionalistica della filosofia politica di Hobbes, unita alla negazione del diritto di resistenza la logica dellautorizzazione politica ne esclude infatti la possibilit stessa -, risolve ogni ribellione in una violazione del diritto e trasforma ogni ribellione riuscita nella pura e semplice negazione dello Stato, cio in rivoluzione. Cfr. in proposito M. Ricciardi, Rivoluzione, Bologna, Il Mulino, 2001, p. 53. 10 B. Baczko, Presentation, in C. Lucas (a cura di), The French Revolution and the Creation of Modern Political Culture. II. The Political Culture of the French Revolution, Oxford, Pergamon Press, 1988, p. 91. 11 una questione aperta, e su cui si torner in seguito, quella sollevata in merito al concetto di nazione in Sieyes, se il concetto di nazione abbia un carattere individualista - sia fondato, cio, sulla teoria dei diritti delluomo o abbia, al contrario, un carattere organicista e nazionalista. In merito al rapporto natura-politica che si manifesta nella teoria dei diritti naturali delluomo si veda H. Arendt, Sulla rivoluzione, Milano, Edizioni di Comunit, 1983, pp. 116-117: le ambiguit dei diritti delluomo sono molteplici, e la famosa argomentazione di Burke contro di essi non n obsoleta n reazionaria (). Il nuovo Stato, cos come lo si intendeva, doveva essere basato sui diritti naturali delluomo, su suoi diritti in quanto luomo non altro che un essere naturale, sul suo diritto a cibo, vestiti, riproduzione della specie, ossia sul suo diritto a soddisfare le necessit della vita. () LAncien rgime era accusato di aver privato i suoi sudditi di questi diritti i diritti della vita e della natura, piuttosto che i diritti della libert e della cittadinanza. In merito, invece, al rapporto natura-artificio nella immaginazione dello spazio politico moderno si veda: C. Galli, Spazi politici. Let moderna e let globale, Bologna, Il Mulino, 2001, pp. 99 ss. Proprio in un autore cruciale come Sieyes, che - preceduto dalla polemica di parte nobiliare sui Galli e sui Franchi - ha reinventato il concetto polemico di nazione per farne il
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le espressioni volont generale e volont della nazione divengono concetti diffusi del lessico rivoluzionario e viene progressivamente percepita la possibilit, prefigurata da Hobbes, che la normativit politica vincolante, la costituzione, sia frutto di una volont, piuttosto che di uneredit del passato e sia creata e dichiarata dalla ragione dei soggetti individuali e del soggetto politico collettivo il popolo o la nazione piuttosto che scoperta ed interpretata nel quadro del rinnovamento della tradizione. Ad aprire la via al costruttivismo moderno e, per questo tramite, allemancipazione dellEuropa moderna dallEuropa gotica e alla diffusione del potente mito della costituzione formale e scritta, il pensiero utopico del XVI secolo, espressione della sentita esigenza di una riforma della societ e delle istituzioni nel senso della razionalizzazione della costituzione materiale della societ, la cui rilevanza per il costituzionalismo moderno non mai sufficientemente sottolineata. Prima ancora che con Hobbes, infatti con Tommaso Moro che vengono liberate le forze della progettazione razionale delle istituzioni. Alla ragionevolezza aperta allempiria e alla prudenza politica della tradizione aristotelica, che in et moderna conquista ancora tanto un pensatore repubblicano come Machiavelli, quanto un teorico della monarchia e della sovranit assoluta come Bodin e arriva fino a Montesquieu, attento studioso delle peculiarit morali dei diversi popoli e delle particolarit fisiche dei territori, si contrappone il razionalismo di un sapere geometrico che anche in teoria politica ostenta le proprie certezze. La geometria delle costituzioni (Pier Paolo Portinaro) la componente operativa lultima ad essersi manifestata storicamente della pi generale geometria politica (Carlo Galli) che contrassegna la modernit e che ha, a sua volta, nella geometria delle passioni (Remo Bodei) il proprio fondamento antropologico12.
soggetto della Rivoluzione e del potere costituente, si fa manifesta nota Galli - la tendenza alla ri-naturalizzazione dello spazio politico (Ivi, p. 100). Quanto alle influenze sulle idee economiche di Sieyes si veda: M. Forsyth, Reason and Revolution. The Political Thought of the Abb Sieyes, Leicester - New York, Leicester University Press, 1987, pp. 48-57. 12 Cfr. P.P. Portinaro, Il labirinto delle istituzioni nella storia europea, Bologna, Il Mulino, 2007, in particolare il capitolo VI, Geometrie costituzionali, pp. 187-211; C. Galli, Spazi politici. Let moderna e let globale, cit., dove Galli definisce la geometria politica della modernit in questi termini: nel vuoto della moderna terra desolata e priva di qualit, non almeno in linea di principio lo spazio a dar senso alla politica, ma la politica che d senso allo spazio, che ne ritaglia porzioni, che lo stria secondo le molteplici modalit, i mobili confini, le molte figure della geometria politica. Si intende con questo termine la dimensione spaziale implicita nella mediazione razionale moderna, la matrice topologica e figurale della forma politica del Moderno. Il termine geometria politica designa insomma le architetture del pensiero politico moderno, dal punto di vista degli atti politici razionali

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Gli studi storico-costituzionali e filosofico-politici in lingua tedesca da quelli pionieristici di Otto Brunner a quelli, pi recenti, di Ernst W. Bckenfrde e di Dieter Grimm - tendono a sottolineare come la costituzione moderna faccia la sua comparsa nel momento storico del trapasso dallordine cetual-feudale allordine liberal-borghese e presupponga la distinzione tra Stato e societ, ovvero tra societas politica e societas civilis, espressioni prima unite anche retoricamente nellendiadi societas civilis sive politica13. In concomitanza con la separazione di Stato e societ nasce anche la sfera pubblica borghese, la cui genesi viene ricostruita da Jrgen Habermas14. Con ordine liberal-borghese si intende un modello sociale e politico basato sullassunzione per cui la societ capace di produrre benessere e giustizia sociale solo nella misura in cui non venga ostacolata nella sua libera espansione da determinazioni esterne. lattivit libera e volontaria degli individui eguali nei loro diritti a rendere possibile questa produzione, non pi il sovrano assoluto o illuminato, il quale, con la svolta rappresentata dalle rivoluzioni settecentesche, perde la responsabilit per il benessere individuale e la giustizia sociale fino ad allora monopolizzate. Lo scopo dello Stato istituito dalla societ borghese si riduce dunque alla garanzia della sicurezza interna ed esterna. ad una tale
che stabiliscono artificialmente i confini interni ed esterni, le tangenze, le intersezioni e le distanze, le inclusioni e le esclusioni, le azioni e le reazioni fra le figure il soggetto, lo Stato, gli universali - che si iscrivono nello spazio politico moderno. La geometria politica sta alla geografia tradizionale come la teologia politica, la matrice della temporalit politica della modernit, sta alla politica teologica della tradizione (Ivi, pp. 51-52); infine R. Bodei, Geometria delle passioni. Paura, speranza, felicit: filosofia e uso politico, Milano, Feltrinelli, 1991. Bodei mette in luce, tra laltro, che mentre le passioni sono state a lungo considerate come fattori di turbamento e di perdita temporanea della ragione e diverse strategie sono state approntate per temperarle o dominarle, lopposizione passioniragione non altrettanto netta in un autore come Hobbes: la paura primitiva, condivisa con gli altri animali, si sublima nelluomo in paura razionale e costituisce la sorgente prima di ogni calcolo di reciprocit, ossia della ratio in quanto tale, che nasce dalla comprensione della reversibilit e della simmetria speculare di tutte le minacce di violenza. La ragione e lo Stato non si fondano infatti, in termini positivi, sul principio di autoconservazione, ma, in gran parte, sul suo rovescio, su una passione negativa, la paura della morte violenta. La paura, che nasce dalleguaglianza, maturata a ragione, costituisce ancora il miglior cemento dello stato civile (Ivi, pp. 83-93). 13 Cfr. a questo proposito O. Brunner, Il problema di una storia sociale europea, in Id., Per una nuova storia costituzionale e sociale, a cura di Pierangelo Schiera, Milano, Vita e Pensiero, 20002, pp. 21-50; E.-W. Bckenfrde (Hrsg.), Staat und Gesellschaft, Darmstadt, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, 1976; D. Grimm, Recht und Staat der brgerlichen Gesellschaft, Frankfurt am Main, Suhrkamp, 1987 e Id., Il futuro della costituzione, in G. Zagrebelski P.P. Portinaro J. Luther (a cura di), Il futuro della costituzione, Torino, Einaudi, 1996, pp. 129-163. 14 Cfr. J. Habermas, Storia e critica dellopinione pubblica, Roma-Bari, Laterza, 20018.

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distribuzione dei compiti che si pensa quando si concettualizza lordine liberal-borghese come separazione tra Stato e societ15. Ed in questo frangente che i termini repubblica e successivamente anche democrazia termine, questultimo, restituito al lessico politico europeo dellOttocento con unaccezione positiva grazie al successo editoriale della pi grande opera politica del XIX secolo16, La democrazia in America di Alexis de Tocqueville vengono adoperati per definire la nuova forma di Stato nata nellet delle rivoluzioni, mentre governo rappresentativo ne indica la forma di governo17. Sono tre i nuclei fondamentali attorno a cui prendono forma le costituzioni settecentesche che si collocano allorigine della democrazia costituzionale moderna. Innanzi tutto laffermazione della sovranit popolare o nazionale18. Lart. 3 della Dichiarazione dei diritti delluomo e
Secondo D. Grimm, Il futuro della costituzione, cit., il fatto che questa differenza iniziale tra Stato e societ sia messa in discussione dallavanzare dei processi di industrializzazione e, in seguito, dallavvento, nel XX secolo, della democrazia di massa e dello Stato sociale produce come conseguenza una perdita di effettivit della Costituzione liberale e la sua materializzazione a causa dellinclusione di principi materiali nei testi costituzionali, come avviene, per esempio, nella seconda parte della Costituzione di Weimar. Le attivit statali di promozione del benessere, non ancora prevedibili nel momento della nascita della costituzione, non sarebbero adeguatamente gestibili con lo strumento del diritto costituzionale. Limpotenza della costituzione di fronte al venir meno della distinzione tra Stato e societ appare in tutta la sua evidenza in Germania nellet di Weimar grazie, tra gli altri giuristi, anche a Carl Schmitt e alla sua Verfassungslehre. 16 J.-C. Lamberti, Tocqueville et les deux dmocraties, Paris, PUF, 1983, p. 10. 17 Cfr. per una trattazione sistematica sul fondamento e la natura del gouvernement rpresentatif nella storia della Francia contemporanea dalla Rivoluzione francese al XIX secolo R. Carr de Malberg, Contribution la Thorie gnrale de ltat, Paris, CNRS, 1962, Tomo II, pp. 198-410. 18 Cfr. sul concetto di sovranit popolare o nazionale R. Carr de Malberg, Contribution la Thorie gnrale de ltat, cit., tomo II, pp. 149-197. Punto centrale della valutazione, fatta da Carr de Malberg, delleredit della Rivoluzione francese presente nel diritto pubblico della Terza Repubblica la vera e propria contrapposizione, non assunta per in questa sede perch giudicata molto discutibile, tra la sovranit popolare di Rousseau e la sovranit nazionale di Sieyes. La prima, di origine contrattuale, risiederebbe nei cittadini considerati ut singuli, non sarebbe rappresentabile e priverebbe, proprio perci, lindividuo di garanzie nei confronti dello Stato: ansi comprise, la souverainet se trouve divise, miette par quotes-parts personnelles, entre tous les membres ut singuli de la nation. Et alors, voici la consquence pratique de cette conception atomistique: pour reconstituer la souverainet de ltat dans son entier, il sera ncessaire dassembler et dadditionner toutes ces parcelles de souverainet individuelle. En dautres termes, toutes les fois quil y aura une dcision souveraine prendre, il faudra convoquer le peuple, la totalit des citoyens (Ivi, p. 155). La seconda, invece - la sovranit nazionale di Sieyes -, risente, nellinterpretazione che ne d Carr de Malberg, delle critiche mosse al concetto di sovranit da Benjamin Constant. Diversamente dalla sovranit popolare su cui la Convenzione fonda la Costituzione repubblicana del 1793, la sovranit nazionale un
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del cittadino del 1789, che il primo documento scritto prodotto dalla Rivoluzione francese e funge da preambolo alla Costituzione monarchica del 1791, ne sancisce il principio: Il principio di ogni sovranit risiede essenzialmente nella nazione. Nessun corpo, nessun individuo pu esercitare unautorit che non emani espressamente da essa. Lart. 6, che verte sulla formazione della legge, funge da complemento al precedente: La legge lespressione della volont generale. Tutti i cittadini hanno diritto a concorrere personalmente o mediante i loro rappresentanti alla sua formazione. Il riconoscimento dei diritti individuali anteriori allistituzione dei poteri pubblici e la limitazione delle prerogative decisionali attraverso il meccanismo della divisione dei poteri sono gli altri due elementi che determinano la struttura delle nascenti costituzioni democratiche19. Lart. 16 recita: Qualsiasi societ in cui la garanzia dei diritti non sia assicurata, e la separazione dei poteri non sia determinata, non possiede una costituzione. La genesi della forma di Stato democratica postula, quindi, non solo la progressiva acquisizione ed estensione dei diritti politici soggettivi, in particolare elettorato ed eleggibilit, ma anche la esclusiva determinazione delle leggi da parte di istituzioni tutte impersonate non per successione dinastico-ereditaria, bens per elezione. Considerata nel suo sviluppo decennale, la Rivoluzione - un laboratorio di esperimenti costituzionali senza precedenti, e forsanche, in seguito, senza eguali20 - appare anche come la prima grande manifestazione delle tensioni che da allora attraversano permanentemente la politica democratica contemporanea e che oppongono la rappresentanza alla partecipazione, la democrazia parlamentare alla democrazia diretta, la difesa delluguaglianza formale dei diritti alla rivendicazione delluguaglianza materiale, lesigenza della limitazione del potere in nome dei diritti di libert dellindividuo alla assolutezza della sovranit, le garanzie
concetto dal significato puramente negativo, che si limiterebbe ad escludere ogni sovranit particolare: la souverainet y est dite nationale, en ce sens quelle rside indivisiblement dans la nation tout entire, et non point divisment dans la personne, ni davantage dans aucun groupe, des nationaux (Ivi, pp. 173 ss.). 19 Riconoscimento dei diritti fondamentali e separazione dei poteri sono i due principi dello Stato borghese di diritto che Carl Schmitt, ripensando alla genesi delle costituzioni moderne a partire dallesperienza della Repubblica di Weimar, avrebbe definito Verteilungsprinzip e Organisationsprinzip e tenuto rigorosamente distinti, in quanto principi appartenenti alla tradizione del costituzionalismo, dagli elementi politici democratici, aristocratici o monarchici della costituzione tedesca del 1919, in particolare, e di ogni costituzione, in generale (C. Schmitt, Dottrina della costituzione, Milano, Giuffr, 1984, pp. 171-188). 20 P. Colombo, Governo e costituzione. La trasformazione del regime politico nelle teorie dellet rivoluzionaria francese, Milano, Giuffr, 1993, p. 1.

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costituzionali a tutela di quei diritti tanto solennemente proclamati alla centralit della legge. Del travagliato lavoro costituente e delle difficolt a concludere la Rivoluzione una volta che questa ebbe inizio offrono una testimonianza i numerosi progetti costituzionali che vengono elaborati dai protagonisti della Rivoluzione nel decennio rivoluzionario 1789-1799, durante il quale si approvano in Francia ben quattro costituzioni. La prima, monarchica, risale al settembre 1791 e ottiene anche la sanzione del re; le altre tre, recanti la data del nuovo calendario introdotto dalla Convenzione nazionale, sono costituzioni repubblicane seguite agli eventi del 10 agosto 1792 e allabolizione della royaut: la Costituzione dellanno I (giugno 1793) non entr mai in vigore a causa della dichiarazione di guerra e dellinstaurazione di un governo provvisorio fino alla pace21; la Costituzione dellanno III (agosto 1795), prodotta dalla stessa Convenzione del 1792 senza soluzione della sua continuit formale ed entrata in vigore dopo la caduta del cosiddetto governo rivoluzionario, cio a conclusione dellavventura giacobina, la prima e lunica costituzione repubblicana effettivamente applicata e la meno effimera in assoluto del decennio rivoluzionario22; infine la Costituzione dellanno VIII (dicembre 1799) quella seguita al colpo di Stato militare del 18 brumaio (9 novembre), che ha nel Primo Console Napoleone Bonaparte il proprio protagonista indiscusso. 1.2. Lidea di res publica e il concetto antico di democrazia Lidea di res publica come cosa di tutti, che in et moderna stata per lo pi conciliata con la forma istituzionale del governo misto, si pone storicamente in rapporto oppositivo non solo con la monarchia e con il concetto di sovranit assoluta e indivisibile (si pensi alla stagione del repubblicanesimo inglese della met del XVII secolo), ma anche con lidea di democrazia intesa come cosa di una parte, cio come governo del
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La costituzione dellanno I non mai stata applicata: il 9 termidoro (27 luglio 1794) i giacobini furono rovesciati e i termidoriani, che non avevano grande simpatia per lampiezza del suffragio prevista dalla prima costituzione repubblicana e per le idee, giudicate eccessivamente democratiche, degli avversari ormai sconfitti, decisero di percorrere la via di un nuovo processo costituente, che partor la Costituzione dellanno III (1795). 22 E. Rotelli, Forme di governo delle democrazie nascenti. 1689-1799, cit., p. 412 e p. 432. La costituzione dellanno III introdusse il primo corpo legislativo bicamerale francese (Consiglio dei Cinquecento e Consiglio degli Anziani), fondato su un sistema elettorale indiretto, e invest del potere esecutivo il Direttorio, un organo di cinque membri nominati dalle camere costituite in corpo elettorale in rappresentanza della nazione.

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demos, la parte pi povera (e in pratica sempre la pi numerosa) della comunit politica - stando alla lezione di Aristotele - sul resto dei cittadini. Ancora nella seconda met del XVIII secolo la concezione classica di democrazia come governo del demos che si rovescia prima in anarchia e poi in dispotismo la concezione dominante nellimmaginario di pensatori molto distanti tra loro come Rousseau, Sieyes, Kant e gli autori del Federalist, i quali sono tutti accomunati dal giudizio negativo nei confronti del regime democratico e dal tentativo (che per non coinvolge Sieyes) di tenere ben distinte democrazia e repubblica. Infatti rispetto al termine democrazia , che rinvia immediatamente alle turbolenze dellAtene classica ed divenuto sinonimo di disordine e licenziosit, repubblica ha il vantaggio di aver conservato un grande prestigio storico23. Nel Contratto sociale Rousseau, il Machiavelli del Settecento24, definisce repubblica ogni Stato retto da leggi25, mentre della democrazia

Cfr. in particolare sul tema del repubblicanesimo dallet umanistica e rinascimentale alla cultura politica della rivoluzione americana J.G.A. Pocock, Il momento machiavelliano. Il pensiero politico fiorentino e la tradizione repubblicana anglosassone, 2 voll, I. Il pensiero politico fiorentino e II. La repubblica nel pensiero politico anglosassone, Bologna, Il Mulino, 1980. Pocock ha sostenuto la tesi dellesistenza di una Atlantic Republican Tradition, che unirebbe Machiavelli a Harrington e agli autori del Federalist. Il repubblicanesimo inglese del Seicento, pur sconfitto politicamente in Inghilterra con la restaurazione degli Stuart, avrebbe trionfato circa un secolo pi tardi al di l dellOceano con la nascita degli Stati Uniti dAmerica. Con la sua interpretazione della tradizione repubblicana tra Cinquecento e Settecento, Pocock vuole mostrare due cose: che la Rivoluzione americana e la costituzione che ne fu il frutto in un certo senso rappresentano lultimo atto del rinascimento civile e che le idee proprie della tradizione dellumanesimo civile (quella mescolanza di aristotelismo e di machiavellismo sulla natura dello zoon politikon) forniscono una chiave per capire i paradossi delle tensioni moderne tra la consapevolezza che lindividuo ha della propria personalit da un lato e la coscienza della societ dallaltro, della propriet e della storia. I padri dellAmerica furono i protagonisti di un momento machiavelliano (e cio di una crisi esistente nei rapporti tra personalit individuale e societ, tra virt e corruzione) (Ivi, p. 781). Cfr. inoltre sul termine-concetto repubblica e sul repubblicanesimo in generale D.T. Rodgers, Republicanism. The Career of a Concept, in The Journal of American History, n. 1, 1992; F. Furet M. Ozouf (a cura di), Lidea di repubblica nellEuropa moderna, Roma-Bari, Laterza, 1993; B. Fontana (a cura di), The Invention of Modern Republic, Cambridge, Cambridge University Press, 1994; Filosofia politica, n. 1, 1998, parte monografica; M. Viroli, Repubblicanesimo, Roma-Bari, Laterza, 1999; P. Pettit, Il repubblicanesimo. Una teoria della libert e del governo, Milano, Feltrinelli, 2000; M. van Gelderen - Q. Skinner (a cura di), Republicanism. A Shared European Heritage, 2 voll., Cambridge, Cambridge University Press, 2002. 24 J.G.A. Pocock, Il momento machiavelliano, cit., vol. II, p. 849. 25 J.-J. Rousseau, Contratto sociale, Roma-Bari, Laterza, p. 55 (Libro II, capitolo VI Della legge). Chiamo dunque repubblica ogni Stato retto da leggi, sotto qualunque forma di

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che costituisce solo una delle tradizionali forme di governo accanto alla monarchia, allaristocrazia e al governo misto afferma con scetticismo: volendo prendere il termine nella sua rigorosa accezione, una vera democrazia non mai esistita e non esister mai. contro lordine naturale che la maggioranza governi e la minoranza sia governata. Il ginevrino conclude il capitolo sulla democrazia con queste lapidarie parole: se ci fosse un popolo di dei si governerebbe democraticamente. Un governo tanto perfetto non conviene ad uomini. Quanto il modello antico strutturi, a livello retorico, il discorso politico del Settecento, in generale, e di Rousseau, in particolare, evidente laddove, nel Contratto sociale, la stasis, ovvero il conflitto intestino, e linstabilit sono additate come i vizi della democrazia: nessun governo soggetto a guerre civili e subbugli interni pi di quello democratico o popolare, perch nessun altro tende con pi forza e costanza a mutare di forma, o richiede pi vigilanza e coraggio per essere mantenuto nella forma che ha. Eppure nella teoria rousseauiana del governo democratico sono presenti anche forti elementi di innovazione rispetto al discorso classico. In Rousseau il termine governo cessa di essere sinonimo di costituzione materiale, laristotelica politia, e si riduce a denotare listituzione che esercita il potere esecutivo, listituzione che si limita, cio, ad eseguire le leggi deliberate dalla volont generale del sovrano. Lequazione, in Rousseau, di una limpidezza cristallina: il governo sta al sovrano come il potere esecutivo sta al potere legislativo, come la forza sta alla volont e come lagir sta al penser. Sono presenti elementi di innovazione anche rispetto alla teoria di Bodin. Il trasferimento della sovranit, con gli attributi ormai classici risalenti allautore dei Six livres sur la Rpublique dellassolutezza, inalienabilit, indivisibilit, perpetuit, dal re al popolo conduce in Rousseau ad una semplificazione, rispetto a Bodin, delle molteplici forme in cui si pu concretamente organizzare il potere dello Stato. Come nei Six livres de la Rpublique cos anche nel Contratto sociale la distinzione tra titolarit della sovranit ed esercizio delle funzioni di governo rende possibili molteplici combinazioni di forme di Stato e forme di governo. Tuttavia mentre per Bodin sia luno (il re), sia i pochi (laristocrazia), sia i molti (il popolo) potevano essere titolari del potere sovrano, in Rousseau - stando alla formula contrattuale che d vita al moi commun26 - la forma di Stato pu essere una sola, quella improntata al principio di legittimit democratico ma definita da Rousseau repubblica - in cui il popolo il sovrano. Questa forma di Stato analoga a quella che la scienza politica e il diritto costituzionale attualmente
amministrazione possa essere: infatti solo allora linteresse pubblico governa e la cosa pubblica qualcosa. Ogni governo legittimo repubblicano. 26 Ivi, pp. 22-23 (Libro I, capitolo VI Del Patto sociale).

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definiscono forma di Stato democratica o, pi semplicemente, democrazia27. In questo senso corretto vedere in Rousseau il padre della democrazia moderna, nonostante le affermazioni riportate sopra siano una condanna senza appello dello Stato retto democraticamente. In effetti ci che Rousseau condanna non la democrazia come principio di legittimit. Ci che egli intende per democrazia ben pi di uno Stato in cui il corpo politico nella sua interezza sia il sovrano. Democrazia, per Rousseau, la somma, nel popolo, di tre cose logicamente ben distinte luna dallaltra: titolarit della sovranit, esercizio diretto del potere legislativo ed esercizio diretto anche del potere esecutivo. Favorevole allesercizio diretto del potere legislativo da parte del popolo sovrano riunito in assemblea, ma contrario allunione delle due funzioni del legislatore, che delibera solo su oggetti generali, e dellesecutore, che applica le leggi a casi particolari, Rousseau ritiene inammissibile non la forma di Stato democratica, bens la forma di governo democratica: non bene scrive - che chi fa le leggi le esegua, n che il corpo del popolo distolga la sua attenzione dalle vedute generali per volgerla ad oggetti particolari. Niente pi pericoloso dellinfluenza degli interessi privati sugli affari pubblici, e labuso delle leggi da parte del governo male minore della corruzione del legislatore, immancabile conseguenza delle prospettive particolari28.
Cfr. G. Sartori, Elementi di teoria politica, Bologna, Il Mulino, 19902, pp. 33-55. Il termine democrazia, indicante sia un insieme di ideali, sia un sistema politico, ha molteplici dimensioni: una dimensione prescrittiva (che disegna la societ perfetta che deve essere) e una descrittiva (che riproduce la societ che , per esempio come sistema basato sulla competizione libera e sulla regolare selezione dei decision-makers [J. Schumpeter] o come poliarchia [R. Dahl]), una dimensione evolutiva (democrazia di tipo inizialeembrionale, di tipo normale-medio, di tipo avanzato) e una dimensione numerica (micro- e macro-democrazie). Tuttavia democrazia costituisce innanzi tutto un principio di legittimit. La democrazia cos intesa insieme il minimo e lunico comun denominatore di qualsiasi dottrina democratica. Nessun democratico nega che il potere sia legittimo soltanto quando deriva dal popolo e si fonda sul suo consenso. Sartori precisa per che il consenso democratico pu essere di due tipi: presuntivo o procedurale, e che questi punti di vista alternativi in merito al consenso riflettono il disaccordo di fondo sul significato del termine popolo, il quale pu essere inteso o come totalit organica, o come pluralit discreta. Nel primo caso, il consenso del popolo, concepito come unentit collettiva o una totalit organica e omogenea, una semplice presunzione non soggetta a verifica, e fondata, al massimo, su acclamazioni plebiscitarie; nel secondo, invece, non esiste consenso democratico senza che esso venga controllato con regolarit mediante procedure ad hoc, che escludono il consenso per semplice acclamazione (Ivi, pp. 34-35). 28 Mentre la scienza politica attuale si accontenta, come conditio sine qua non della forma di Stato democratica (condizione necessaria, ma assolutamente non sufficiente), dellequazione indicata al punto 1., in Rousseau la concezione della repubblica e la concezione della democrazia, pi esigenti, possono essere sintetizzate rispettivamente dai punti 2. e 3.
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Anche Sieyes giudica non auspicabile la democrazia diretta. Tuttavia, a conferma della difficolt, sul finire del XVIII secolo, di trovare un lessico condiviso adeguato alla nuova realt che stava emergendo dalle profonde trasformazioni politiche, istituzionali e costituzionali messe in moto dalla Rivoluzione, sembra che Sieyes intenda per democrazia diretta pi la partecipazione diretta dei cittadini alla formazione della legge in assenza di rappresentanti, che la forma di governo in cui chi fa le leggi le esegue, nel senso espresso da Rousseau nel Contratto sociale. Sembra, cio, che Sieyes chiami democrazia esattamente la proposta politica di Rousseau, quella repubblica non rappresentativa sia consentito il conio di questa espressione - in cui la volont del sovrano, ovvero del popolo, irrappresentabile e i deputati del popolo non sono rappresentanti con libert di mandato, bens commissari che non possono concludere, in autonomia dal loro committente, niente di definitivo: qualunque legge che non sia stata ratificata dal popolo in persona scrive Rousseau nulla; non una legge29. La contrapposizione determinante nel costituzionalismo liberale30 di Sieyes, che fa dellabate un anti-Rousseau, quella tra democrazia diretta (coincidente grosso modo con la repubblica del ginevrino) e governo rappresentativo31. Sono tre in particolare le occasioni solenni in cui Sieyes rifiuta la democrazia diretta e teorizza la necessit della rappresentanza: il Discorso sulla questione del veto regio pronunciato il 7 settembre del 1789 allAssemblea nazionale, larticolo sulle Elezioni dei rappresentanti nelle Osservazioni sul rapporto del comitato di costituzione concernente la nuova organizzazione della Francia e lOpinione su alcuni articoli del progetto di Costituzione pronunciata alla Convenzione nazionale il 2 termidoro dellanno III (luglio 1795) della

sovranit popolare = principio di legittimit democratico. sovranit popolare + esercizio diretto del potere legislativo (deliberazione o semplice sanzione delle leggi) = Repubblica rousseauina nata dal contratto sociale. 3. sovranit popolare + esercizio diretto del potere legislativo + esercizio diretto del potere esecutivo = la democrazia rousseauiana come forma di governo possibile dello Stato repubblicano in cui non sia rispettata la separazione dei poteri. 29 Cfr. J.-J. Rousseau, Contratto sociale, cit., p. 137 (Libri III, capitolo XV Dei deputati o rappresentanti). Stando allo schema proposto nella nota 16. Sieyes intende per democrazia diretta non il punto 3., come Rousseau, bens il punto 2. 30 P. Pasquino, in Il pensiero di Sieyes, Introduzione a J.-E. Sieyes, Opere e testimonianze politiche, 2 voll., Milano, Giuffr, 1993, pp. 1-28 (: 4) a considerare Sieyes uno dei teorici pi importanti insieme a James Madison tanto del costituzionalismo liberale moderno, quanto di quella forma politica che egli stesso chiamava, in opposizione alla democrazia diretta o bruta, governo rappresentivo. 31 Cfr. P. Raynaud, Democrazia, in Furet Ozouf (a cura di), Dizionario critico della rivoluzione francese, cit., pp. 603-612 (:605).

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repubblica32. Si tratta di interventi distanti tra loro nel tempo, tanto pi distanti in quanto tra i primi due e il terzo si registrano in Francia lassalto alle Tuileries, labolizione della monarchia e lesecuzione del re, la proclamazione della repubblica, lelezione della Convenzione nazionale, la caduta dei girondini e la conclusione della fase giacobina. La posizione di Sieyes si mantiene tuttavia sostanzialmente invariata. Secondo alcuni interpreti sarebbe presente nelle pagine di Sieys un continuo ed incerto oscillare tra una concezione della rappresentanza vicina al mandato, basata sul potere distruzione e di revoca da parte del popolo, e una concezione che nella rappresentanza vede addirittura la condizione necessaria di esistenza, quasi in senso hobbesiano, della stessa nazione come unit politica. Da una parte la rappresentanza sarebbe legittima perch la nazione non aliena in essa la propria sovranit, dallaltra la nazione pu esistere politicamente come ununit solo in virt dellunit della sua rappresentanza. Che queste oscillazioni nel modo di intendere la rappresentanza siano effettivamente presenti nei vari testi prodotti da Sieyes nei turbolenti anni della Rivoluzione oppure si tratti di irrilevanti sfumature progressivamente scomparse a vantaggio della rappresentanza con libert di mandato, non muta la posizione di fondo dellabate a favore della costituzione rappresentativa e contro la democrazia pura o bruta. La ragione principale non di natura filosofico-politica, ma di natura economico-politica. Sono le necessit del lavoro e della produzione ad esigere la delega a rappresentanti delle funzioni pubbliche. Nel Discorso sul veto regio Sieyes afferma: dovendo essi [scil. i cittadini] obbedire alla legge, esattamente come voi, devono anche, esattamente come voi, contribuire a farla. Questo concorso deve essere eguale. Esso pu esercitarsi in due modi. I cittadini possono dare la fiducia a qualcuno di loro. Senza alienare i propri diritti, essi ne commettono lesercizio. per la comune utilit che nominano dei rappresentanti ben pi abili di loro nel cogliere linteresse generale e nellinterpretare, in questo caso, la loro stessa volont. Laltro modo di esercitare il proprio diritto alla formazione della legge quello di partecipare direttamente alla sua confezione. Questo concorso immediato caratterizza la vera democrazia. Il concorso indiretto designa invece il governo rappresentativo. La differenza fra questi due sistemi politici enorme. La scelta fra questi due modi di fare la legge, per noi univoca. Anzitutto la stragrande maggioranza dei nostri concittadini manca sia di un sufficiente grado di istruzione sia di tempo libero per occuparsi direttamente delle leggi che devono governare la Francia; essi ritengono dunque
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Testi raccolti come n. 13, n. 14 e n. 37 in J.-E. Sieyes, Opere e testimonianze politiche, cit.

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opportuno nominare dei rappresentanti. () Questo ragionamento, che valido per le municipalit pi piccole, diventa inoppugnabile, quando, come nel caso concreto, si tratta di leggi che devono governare ventisei milioni di uomini; ribadisco infatti sempre che la Francia non , e non pu essere una democrazia; non deve assolutamente divenire uno Stato federale, composta da una moltitudine di repubbliche, unite da un qualunque legame politico. La Francia e deve essere un tuttuno, sottomesso in ogni sua parte ad una legislazione e ad unamministrazione comuni. () I deputati non sono nellAssemblea nazionale per annunciarvi il voto dei loro committenti diretti, ma per deliberarvi e votarvi liberamente secondo il parere del momento () Il popolo o la Nazione non possono avere che una voce, quella del sistema legislativo nazionale () Il popolo, lo ripeto, in un paese che non una democrazia (e la Francia non ne sarebbe capace), il popolo non pu parlare, non pu agire se non attraverso i suoi rappresentanti33. Nelle Osservazioni sul rapporto del comitato di costituzione Sieyes insiste, pi che nel discorso precedente, sulla centralit del lavoro nelle societ moderne: i membri di unassociazione politica aspirano o a governarsi da soli, oppure a scegliere nel proprio ambiente qualcuno che possa occuparsi della cura e della sorveglianza dei bisogni pubblici. Nel primo caso si tratta della democrazia pura, o bruta, oserei dire, per analogia con le materie prime e le derrate brute che ovunque la natura ha offerto alluomo, ma che ovunque luomo si industriato a modificare ed elaborare per renderle adatte alle sue esigenze e al suo piacere. Gli uomini non formano una societ politica per consumare oziosamente la vita in piacevoli passatempi; hanno altro da fare che organizzare giochi e festini; la natura ci ha sottomesso alla legge del lavoro; ci ha mostrato i suoi doni, poi ci ha detto: vuoi goderne? Lavora. Nel 1795 viene ribadita la stessa idea: tutto rappresentanza in uno stato sociale. Essa presente ovunque nellordinamento privato come nellordinamento pubblico; essa la madre dellindustria, della produzione e del commercio, come pure di ogni progresso liberale e politico. Dir di pi, essa si confonde con lessenza stessa della vita sociale () Spetta al sistema rappresentativo di condurci al grado pi alto di libert e di prosperit di cui sia possibile godere. Documento principale della lotta in favore del rafforzamento del potere centrale della Confederazione e della ratifica della Costituzione federale del 1787, ma anche raccolta di scritti di teoria politicocostituzionale che, originariamente pubblicati su vari quotidiani, aspiravano a coinvolgere direttamente lopinione pubblica americana nel dibattito, il Federalist (1788) adopera il termine repubblica per designare il sistema
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J.-E. Sieyes, Opere e testimonianze politiche, cit., vol. I, pp. 441-444.

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rappresentativo, il termine democrazia, invece, per il regime politico fondato sullesercizio diretto della sovranit popolare. Inoltre, instabilit, faziosit interna, esaurimento delle virt politiche, corruzione dei costumi sono topoi relativi ai piccoli Stati democratici che ricorrono subito in due dei primi articoli 85 in tutto - usciti a firma Publius. Nei papers n. 9 e n. 10 la repubblica federale considerata la forma politica che meglio di ogni altra pu non solo garantire la pace esterna, ma anche costituire una barriera contro il pericolo della formazione di fazioni interne, in quanto permette il duplice processo di accentramento degli interessi di carattere generale, da un lato, e di decentramento degli interessi di carattere locale, dallaltro. Sin dallincipit dellarticolo n. 9 gli autori non possono evitare, perorando la causa della nascente federazione americana, di far riferimento alle vicende delle piccole repubbliche della Grecia classica e dellItalia rinascimentale e moderna: una salda unione sar di grandissima importanza per la pace e la libert degli Stati, quale barriera contro la faziosit interna e le insurrezioni. impossibile leggere delle piccole repubbliche di Grecia e dItalia senza provare sentimenti dorrore e di disgusto per le agitazioni di cui esse erano continua preda, e per il rapido succedersi di rivoluzioni che le mantenevano in uno stato di perpetua incertezza tra gli stadi estremi della tirannide e dellanarchia. Se, di tanto in tanto, esse godevano di periodi di calma, tali periodi costituivano solo dei rapidi contrasti alle tempeste che incombevano34. In questarticolo si svolge anche un attento confronto con lautore dellEsprit des Lois, dal quale emerge il tentativo degli americani Hamilton, Madison e Jay di ovviare alle difficolt di instaurare una repubblica nel nuovo continente (le repubbliche, che non devono avere grande estensione, si alimentano della virt dei cittadini, la quale va coltivata con leducazione civica e labitudine alla frugalit e alla moderazione dei costumi, mentre si corrompono per il prevalere di interessi particolari su quello generale) adoperando, suo malgrado, lo stesso Montesquieu. Se la scelta dovesse cadere tra monarchia e repubblica, il Presidente, nonostante le molte incertezze ed oscillazioni, dovute alla lunga gestazione dello Spirito delle leggi, tende senza dubbio a preferire la prima alla seconda, e, sebbene sia disposto ad ammettere che vertu e libert possano coesistere, esita ad attribuire il carattere di Stati liberi ai governi repubblicani. In realt, in Montesquieu non si pone affatto o viene percepita come relativamente inattuale la questione dellalternativa tra monarchia e repubblica, dal momento che egli tende a relegare il modello repubblicano entro i confini ristretti del piccolo Stato. Le repubbliche, aristocratiche e democratiche, sono considerate governi tanto rilevanti per il mondo antico,
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A. Hamilton J. Madison J. Jay, Il federalista, Bologna, Il Mulino, 1997, p. 183.

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quanto marginali per lEuropa del XVIII secolo, in cui la forma dello Statonazione si imposta sia sulla forma-Impero, sia sulla forma della CittStato, inclusa, eventualmente, in una pi ampia Confederazione35. La soluzione al problema della libert politica individuata da Montesquieu nella monarchia moderata capace - grazie alla presenza di pouvoirs intermdiaires, subordonns et dpendants della nobilt, dellalto clero e delle villes coi loro privilegi e le loro corporazioni, infine con il dpt des lois con sede nei Parlements giudiziari - di impedire labuso di potere: di questo governo moderato fornisce un ottimo esempio lInghilterra, la quale ha per scopo della sua costituzione la libert politica. Ebbene, nel paper n. 9 il trio di Publius, omettendo del tutto di fornire una interpretazione complessiva e autentica del pensiero di Montesquieu che, del resto, non il suo scopo -, si appropria delle riflessioni sulla repubblica confederata contenute nel libro IX, cap. 1-3 dello Spirito delle leggi, per sostenere la propria causa, per affermare cio la possibilit di edificare una grande federazione che sia immune dallinstabilit e dalle lotte intestine tra fazioni proprie delle piccole repubbliche. La repubblica confederata, scrive Montesquieu, in grado di affrontare un attacco proveniente dallesterno, si pu mantenere in vita senza corruzione interna () Dacch questo stato sarebbe composto di tante piccole repubbliche, esso potrebbe godere delle fortune interne di ciascuna di esse, e, al medesimo tempo, per quanto riguarda la situazione esterna, possedere, in virt dellassociazione, tutti i vantaggi delle grandi potenze monarchiche36. Restando sempre in tema di
Cfr. in merito alle forme di Stato: Impero, Stato-nazione, Confederazione di citt-Stato in Montesquieu S. Cotta, Montesquieu e la libert politica, in D. Felice (a cura di), Leggere lEsprit des Lois. Stato, societ e storia nel pensiero di Montesquieu, Napoli, Liguori Editore, 1998, pp. 103-135 (: 106-107); la forma-Impero ha per suo riferimento lesemplare vicenda di Roma cos come delineata da Montesquieu nelle Considrations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur dcadance. Il modello tricotomico polis-ImperoStato quello adottato recentemente da P.P. Portinaro, il quale, in Il labirinto delle istituzioni nella storia europea, cit., esordisce riconoscendo che sono esattamente queste le tre forme dellesistenza collettiva che hanno successivamente dominato lautorappresentazione politica ed insieme luniverso normativo dellEuropa. Questo modello polis-Impero-Stato consente di accostarsi con unutile griglia interpretativa alla grande produttivit dellimmaginazione istituzionale della civilt giuridica e politica europea. Ma, mettendo in guardia da unassunzione rigida e dogmatica del modello, Portinaro insiste sul fatto che in realt ci che si delinea una prospettiva nella quale gli intrecci, le contaminazioni, le evoluzioni e le involuzioni risultano in definitiva pi significativi dei casi paradigmatici. A prevalere lungo il corso storico sono le sintesi incompiute, le sovranit limitate, le autonomie relative, gli Imperi mancati, le costituzioni indecise, i federalismi asimmetrici, gli scambi ineguali. La vicenda istituzionale europea un Sonderweg di Sonderwege (Ivi, p. 52). 36 A. Hamilton J. Madison J. Jay, Il federalista, cit., pp. 186-187.
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fazioni, nel paper n. 10 viene introdotta la distinzione tra repubblica e democrazia: i due grandi elementi di differenziazione tra una democrazia e una repubblica sono i seguenti: in primo luogo, nel caso di questultima, vi una delega dellazione governativa ad un piccolo numero di cittadini eletto dagli altri; in secondo luogo, essa pu estendere la sua influenza su di un maggior numero di cittadini e su una maggiore estensione territoriale. Rappresentanza politica, grande estensione territoriale, neutralizzazione delle faziosit interne, salvaguardia della libert dei cittadini sono le peculiarit della repubblica federale americana che tornano, senza significative variazioni, anche nel paper n. 14 e segnano la distanza tra questa e le democrazie antiche. La preoccupazione di marcare la differenza tra repubblica (che una forma regiminis) e democrazia (che, invece, una forma imperii) presente anche in Kant37, il quale, in Per la pace perpetua (1795), scrive: il repubblicanesimo il principio della separazione del potere esecutivo (del governo) dal legislativo; il dispotismo il principio statale dellesecuzione arbitraria, da parte dello Stato, di leggi che esso stesso ha dato, e dunque la volont pubblica viene adoperata dal governante come sua volont privata. Tra le forme dello Stato la democrazia, nel significato proprio della parola, necessariamente un dispotismo, perch fonda un potere esecutivo in cui tutti deliberano su uno e nel caso anche contro uno (che dunque non d il suo consenso), quindi tutti che per non sono tutti; ci che costituisce una contraddizione della volont generale con se stessa e con la libert. Ogni forma di governo che non sia rappresentativa infatti una non-forma, perch il legislatore pu essere in una sola e medesima persona anche esecutore della sua volont () Si pu dunque dire che tanto pi piccolo il personale del potere dello Stato (il numero dei governanti), tanto pi grande invece la loro rappresentanza, tanto pi la costituzione statale si accorda con la possibilit del repubblicanesimo, ed essa pu sperare di sollevarsi infine
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I. Kant, Per la pace perpetua, Seconda sezione, Primo articolo definitivo, in Kant, Scritti di storia, politica e diritto, Roma-Bari, Laterza, 2003, pp. 171-173. Il concetto di repubblica definito da Kant anche in un passo della Metafisica dei costumi (parte II, sez. I, 52) del 1797, dove si pu leggere: ogni vera repubblica () non e non pu essere altro che un sistema rappresentativo del popolo, avente lo scopo di proteggere in nome del popolo, ossia in nome di tutti i cittadini riuniti e per mezzo dei loro delegati (dei loro deputati), i diritti dei cittadini stessi. Cfr. H. Hofmann, Rappresentanza-Rappresentazione. Parola e concetto dallantichit allOttocento, Milano, Giuffr, 2007, con unintroduzione di Giuseppe Duso, pp. 498-503. Per Hofmann il concetto kantiano di repubblica lelemento che in Germania assicura linfluenza pi durevole alle idee-chiave della Costituzione francese del 1791. In effetti in Kant la costituzione monarchica paradossalmente favorisce, meglio di ogni altra, lo sviluppo del vero repubblicanesimo, ovvero del sistema rappresentativo dotato della separazione dei poteri.

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ad esso con graduali riforme. Per questa ragione giungere a questa unica costituzione perfettamente conforme al diritto gi pi difficile in aristocrazia che in monarchia, impossibile poi in democrazia, altrimenti che con una rivoluzione violenta. Dal brano riportato emerge che, come Rousseau, anche Kant - sebbene non parli mai del popolo ma preferisca adoperare lespressione, politicamente pi neutra, tutti - adotta il termine repubblica per designare lo Stato conforme al diritto e nega che il potere esecutivo e il potere legislativo possano essere uniti nelle stesse mani. E come in Rousseau anche in Kant retorica classica (la democrazia dispotismo) e problematiche tipicamente moderne (rappresentanza - che Rousseau rifiuta, mentre Kant esige - e separazione dei poteri) si mescolano nellarticolazione di un discorso che non riesce a fare a meno di seguire la lezione degli antichi e di adoperarne il lessico e le immagini per nominare cose che cominciano a mostrare il volto moderno del potere, per cercare, cio, di decifrare trasformazioni politiche, istituzionali e costituzionali che non hanno ancora trovato un lessico proprio. 1.3. Costituzione e governo rappresentativo Gli Stati Uniti dAmerica del 1787 e la Francia del 1789 condividono una medesima certezza politica: sia che si tratti di fondare le istituzioni di una comunit politica che, con una rivoluzione costituzionale38, ha conquistato lindipendenza dalla madrepatria, sia che si tratti, invece, di inventare ex novo e organizzare costituzionalmente le forme politiche che, nate da una rivoluzione della sovranit, sanciscano la rottura con lAncien Rgime, nessuno pensa, in America o in Francia, di definire democrazia la nuova forma di Stato, n a fortiori - di instaurare un regime di democrazia diretta. Repubblica il nome prescelto per la forma di Stato (in Francia solo dal 1792), quanto alla forma di governo lespressione governo rappresentativo ad avere la meglio39. questultimo, il governo
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Cfr. N. Matteucci, La rivoluzione americana. Una rivoluzione costituzionale, Bologna, Il Mulino, 1987. 39 E. Rotelli, nella sua storia istituzionale della forma di Stato definita democrazia nascente prende in esame le soluzioni istituzionali e costituzionali emerse dalle tre rivoluzioni inglese, americana e francese: dalla Glorious Revolution, prima, dalla Costituzione francese del 1791, poi, vengono prodotte due alternative di monarchia costituzionale; dalla Rivoluzione americana con la Costituzione del 1787 e dalle Costituzioni francesi dellanno I (1793) e dellanno III (1795) vengono prodotte versioni diverse di democrazie statu nascenti per quanto riguarda la forma di Stato, organizzate in repubbliche non parlamentari (prive, cio, del potere di estromissione del governo da parte del parlamento e prive del correlativo potere di scioglimento anticipato del medesimo)

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rappresentativo, ad imporsi, in entrambi i casi, come la soluzione ovvia al problema del governo di grandi Stati moderni. La scelta in favore del governo rappresentativo cela per unambiguit. Il governo rappresentativo, infatti, pu essere concepito e accettato o come un semplice artificio tecnico per consentire la realizzazione del principio democratico (sovranit popolare) in Stati di grandi dimensioni o, viceversa, come un sistema politico alternativo alla democrazia e migliore rispetto ad essa. Nel primo caso, in quanto artificio tecnico, il governo rappresentativo costituirebbe il male minore: esso sarebbe reso necessario dallimpossibilit, di natura puramente materiale, di organizzare politicamente una societ di grandi dimensioni nelle forme della democrazia diretta, la quale resterebbe comunque, in questottica, il sistema politico ideale. Nel secondo caso, invece, linstaurazione del governo rappresentativo legata ad una concezione filosofico-politica che giudica positivamente le virt proprie delle procedure rappresentative e vede nel governo rappresentativo un regime inedito che scalza via la tipologia classica delle tre forme di governo e si presenta come il governo peculiare delle societ moderne. La nozione di governo rappresentativo nota Pierre Rosanvallon oscilla tra la prospettiva di un compimento dellideale democratico e la negazione pura e semplice di quellideale. La rappresentanza , di volta in volta, considerata o come un buon sostituto della democrazia diretta o come unalternativa da opporre e da preferire a questultima.40 Le nozioni di divisione del lavoro - lattivit politica, considerata come una delle numerose attivit lavorative, viene inserita nel meccanismo generale della divisione del lavoro - e selezione sociale scopo delle elezioni appunto scegliere i pi capaci ad esercitare le funzioni pubbliche costituiscono la base delloriginale concezione del governo rappresentativo elaborata da Sieyes, il quale, proponendosi di coniugare governo di una lite e legittimazione popolare, sembra voler dissociare in modo netto il governo rappresentativo dal principio dellautogoverno popolare proprio della democrazia diretta. Durante il grande dibattito sulla revisione della costituzione svoltosi in Francia nellestate del 1791 anche Barnave, come
per quanto attiene invece alla forma di governo. Rotelli sottolinea il fatto che le forme di governo, in cui si espressa la forma di Stato sopra identificata come democrazia nascente, non presentano novit tipologiche dirompenti ove si passi direttamente dallultimo anno del XVIII secolo al primo del XXI saltando a pi pari XIX e XX. Comunque denominate, organizzate e inserite nellordinamento, la istituzione parlamento e la istituzione governo determinano le politiche pubbliche e quindi la qualit della vita attraverso le relazioni stabilite tra loro (E. Rotelli, Forme di governo delle democrazie nascenti. 16891799, Bologna, Il Mulino, 2005, p. 507). 40 P. Rosanvallon, La dmocratie inacheve. Histoire de la souverainet du peuple en France, Paris, Gallimard, 2000, p. 19.

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Sieyes, giudica un errore grave confondere tra loro le nozioni di governo rappresentativo e democrazia e concepisce il governo rappresentativo addirittura come un antidoto alla democrazia41. Analogamente ClermontTonner si spinge a scrivere: Cest peut-tre la plus ingnieuse invention politique que celle davoir dclar souveraine une nation, en lui interdisant tout usage de sa souverainet. Voil leffet de ladoption dune constitution reprsentative42. Nella organizzazione dei poteri che si afferma in et rivoluzionaria, implicante la stretta subordinazione dellesecutivo al legislativo, ovvero del governo allAssemblea nazionale, si manifesta unimportante influenza del pensiero di Rousseau43. La principale questione allordine del giorno nel periodo compreso tra il 1789 e il 1792 era se si dovessero conservare prerogative politicamente incisive al re, quale che ne fosse la sua collocazione rispetto ai poteri legislativo ed esecutivo. Nel settembre del 1789, nellambito del dibattito sul veto regio, perfino lesponente monarchien e membro del comit de constitution Jean-Joseph Mounier inizia il proprio discorso in difesa delle prerogative costituzionali del monarca asserendo: Messieurs, lorganisation du Corps lgislatif est la partie la plus importante de la Constitution dun peuple. Questidea viene ribadita nel prosieguo: le pouvoir de faire la loi doit tre, et il est en effet suprieur au pouvoir qui lexcute. La marginalit dell excutif emerge come una costante nei discorsi dei protagonisti politici della Rivoluzione francese a causa della sovrapposizione, nella prima fase della Rivoluzione, quella che partorisce la costituzione monarchica del 1791, tra il discorso sul governo e il discorso sul ruolo e sul futuro del monarca. Dal concetto di governo inteso come forma di governo, cio come ordinamento del corpo politico e, dunque, come costituzione nel senso aristotelico di politia si passa per mezzo dei concetti di excution ed excutif e, ancor prima, per mezzo della distinzione, introdotta da Sieyes e fatta propria da Paine, tra pouvoir constituant e pouvoirs constitus ad un concetto di governo come istituzione prevista dalla costituzione e collocata in posizione subordinata rispetto allistituzione rappresentativa della nazione che detiene il potere legislativo. Con la comparsa del soggetto costituente e con laffermazione della costituzione come atto scritto di ripartizione dei poteri - acte de
Ivi, p. 18. S. Clermont-Tonnerre, Analyse raisonne de la Constitution franaise dcrte par lAssemble nationale, Paris, 1791, p. 123. La citazione tratta da P. Rosanvallon, La dmocratie inacheve, cit., p. 18. 43 Cfr. B. Manin, Rousseau, in F. Furet M. Ozouf (a cura di), Dizionario critico della rivoluzione francese, cit., p. 786.
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partage des pouvoirs lgislatif, excutif et judiciaire il governo viene a dipendere, in quanto potere costituito, dalla costituzione. Thomas Paine, nei Rights of Men (1791) scritti come risposta immediata alle Reflexions on the Revolution in France di Burke (1790), chiarisce, sotto linflusso tanto del repubblicanesimo anglosassone, quanto della teoria lockiana dei rapporti tra societ e governo, il grande principio del costituzionalismo: Una costituzione non latto di un governo, ma latto di un popolo che crea un governo: un governo senza costituzione un potere senza diritto () Una costituzione antecedente ad un governo: e il governo solo la creatura della costituzione. Decisivo nelle prese di posizione e nelle progettazioni costituzionali della prima fase della Rivoluzione il problema dei limiti da porre ai poteri del re il quale, ormai, ha di fronte a s unAssemblea nazionale, costituente e legislativa. Se la Rivoluzione trasferisce dal re alla nazione la sovranit, una questione del potere esecutivo non si presenta negli stessi termini prima e dopo la rottura del 10 agosto e del 22 settembre 1792. Finch rimane la monarchia, listanza prevalente, che assorbe ogni altra, la soggezione costituzionale del re impersonato necessariamente per successione dinastico ereditaria e irrevocabile allAssemblea. Nel biennio 1789-1791 la costituzionalizzazione del governo coincide, cio, con la costituzionalizzazione della royaut. Soltanto lavvento della repubblica, che esclude cariche non elettive, far emergere distintamente e pienamente lesigenza di un esecutivo che funga, eventualmente, anche da contrappeso al legislativo44. innegabile che la questione capitale del governo rimanga sospesa nellintero corso della Rivoluzione e che, probabilmente per scongiurare leventualit del ripresentarsi del dispotismo dei ministri dellultima fase dellAncien Rgime, gli obiettivi primari da conseguire nella riflessione sullesecutivo rivoluzionario siano individuati nella totale assenza di discrezionalit, nella meccanicit dellazione e nellimpossibilit di vouloir, o detto altrimenti, di agire autonomamente del governo. Tuttavia se si osserva il decennio rivoluzionario nel suo complesso (1789-1799), dietro la dominante immagine legicentrica della rivoluzione si nasconde questa la tesi fondamentale di Paolo Colombo - unidea di governo alternativa a quella di mero esecutivo, unidea di governo come vertice decisionale ed amministrativo forte, che, nata col gouvernement rvolutionnaire di Robespierre dal seno della Convenzione, accolta e rivalutata nel periodo termidoriano con listituzione del Direttorio, giunge fino al sistema consolare dellanno VIII, che sancisce la vittoria di
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E. Rotelli, Forme di governo delle democrazie nascenti. 1689-1789, cit., p. 352.

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Napoleone Bonaparte dopo il colpo di Stato e prelude alla proclamazione dellImpero45. 2. Rousseau, Sieyes e la Rivoluzione francese Nel giusnaturalismo e nel contrattualismo sei-settecenteschi, cos incisivi nella modellatura del moderno che siamo soliti qualificare come l Illuminismo giuridico dellEuropa continentale, si pu forse rinvenire la pi intelligente, la pi consapevole, la pi abile fonderia di miti giuridici mai riscontrabile nella lunga storia giuridica occidentale; un complesso di miti organicamente immaginati e affiancati che danno vita ad una vera e propria mitologia giuridica46. Cos si esprime uno storico del diritto come Paolo Grossi il quale, ripercorrendo con sguardo disincantato i duecento anni di storia giuridica continentale europea che premono alle nostre spalle, d un contributo fondamentale alla doverosa opera di relativizzazione di questa storia. Forte del metodo comparativo, Grossi individua nella riduzione del diritto alla legge, ovvero nella fondazione della mistica della legge, il dramma della modernit47. LIlluminismo politico-giuridico ha bisogno del mito perch ha bisogno di un assoluto cui aggrapparsi. Alla carenza di assoluto che si registra in seguito al processo di secolarizzazione da cui let moderna trae la propria identit e legittimit quella carenza di assoluto a cui anche Carlo Galli volge la propria attenzione quando insiste, in Genealogia della politica, sulla potenza dellassenza della trascendenza48 nella genesi della politica moderna - chiamato a supplire un nuovo mito, anzi una serie articolata di miti giuridico-politici. Questi miti: stato di natura, contratto sociale, volont generale, legge, legalit, rappresentanza politica, uguaglianza giuridica, certezza del diritto - ma alla lista si potrebbero aggiungere a buon titolo anche popolo, nazione, potere costituente, sovranit popolare e democrazia - costituiscono un ideario che compone e congiunge in s spregiudicatezza metodologica e, insieme, ricerca di una fondazione mitica, offrendoci lo sconcertante spettacolo di un ceto intellettuale che ritiene irrinunciabile questa operazione fondativa49. Ammantato di secolarizzazione e scientismo, il secolo dei Lumi, che si proposto come dissacratore e demolitore di miti millenari, non sarebbe
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P. Colombo, Governo e costituzione. La trasformazione del regime politico nelle teorie dellet rivoluzionaria francese, Milano, Giuffr, 1993, pp. 393-427. 46 P. Grossi, Mitologie giuridiche della modernit, Milano Giuffr, 2005, p. 44. 47 Ivi, p. 97. 48 C. Galli, Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno, Bologna, Il Mulino, 1996, p. 580. 49 P. Grossi, Mitologie giuridiche della modernit, cit., p. 45.

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immune da assolutizzazioni e mitizzazioni, semplificazioni e facili ottimismi. Del secolo dei Lumi fanno parte Rousseau e Sieyes: luno, pi schivo e solitario, abitando scomodamente il proprio tempo, lha criticato con coraggio e fustigato con severit; laltro, pi a proprio agio negli ambienti colti di Parigi, ha vissuto da protagonista i primi anni della pi nota delle rivoluzioni. Ma entrambi, con le loro opere, hanno contribuito allelaborazione o al perfezionamento di alcuni dei miti di maggior successo degli ultimi due secoli di storia politico-giuridica: dal mito della legge come espressione della volont generale principio rousseauiano che ha ricevuto un solenne riconoscimento nellart. 6 della Dichiarazione dei diritti delluomo e del cittadino del 1789 al mito della nazione come titolare del potere costituente, un potere, questultimo, dalla natura altrettanto mitica del suo mitico portatore. 2.1. La democrazia in Rousseau Mentre Sieyes pu essere considerato come uno degli ispiratori della democrazia di tipo liberale e rappresentativo, Rousseau50, critico della
Su Rousseau cfr. J. Shklar, Men and Citizens. A Study of Rousseaus Social Theory, Cambridge, Cambridge University Press, 1969; I. Fetscher, La filosofia politica di Rousseau. Per la storia del concetto democratico di libert, Milano, Feltrinelli, 1972; B. Baczko, Rousseau, Solitude et communaut, Paris-La Haye, Mouton, 1974; V. Mura, La teoria democratica del potere. Saggio su Rousseau, Pisa, ETS, 1979; P. Pasqualucci, Rousseau e Kant, Milano, Giuffr, 1974; J. Starobinski, La trasparenza e lostacolo. Saggio su Jean-Jacques Rousseau, Bologna, Il Mulino, 1982; P. Riley, The General Will before Rousseau. The Transformation of the Divine into the Civic, Princeton, Princeton University Press, 1986; A.M. Battista et al., Il Rousseau dei giacobini, Urbino, Universit degli Studi di Urbino, 1988; A. Bugio, Uguaglianza, interesse, unanimit. La politica di Rousseau, Napoli, Bibliopolis, 1989; M. Cranston, The noble Savage. Jean-Jacques Rousseau. 1754-1762, Chicago, The University of Chicago Press, 1991; R. Derath, J.-J. Rousseau e la scienza politica del suo tempo, Bologna, Il Mulino, 1993; M. Viroli, JeanJacques Rousseau e la teoria della societ bene ordinata, Bologna, Il Mulino, 1993; E. Cassirer R. Darnton J. Starobinski, Tre letture di Rousseau, Roma-Bari, Laterza, 1994; P. Riley, La volont generale prima di Rousseau: la trasformazione del divino nel politico. Saggi di filosofia morale, politica e giuridica, Milano, Giuffr, 1995; P. Casini, Introduzione a Rousseau, Roma-Bari, Laterza, 1996; R.W. Grant, Hypocrisy and Integrity. Machiavelli, Rousseau, and the Ethics of Politics, Chicago-London, University of Chicago Press, 1997; L. Jaume, Rousseau e la questione della sovranit, in G. Duso (a cura di), Il Potere, Roma, Carocci, 1999, pp. 177-195; R. Wakler, Rousseau, Bologna, Il Mulino, 2001. Dai lavori di K. Popper, The Open Society and its Enemies, London, Routledge & Kegan Paul, 1945 e di J. Talmon, The Origins of Totalitarian Democracy, London, Secker & Warburg, 1952 scaturita limmagine di un Rousseau totalitario, tesi ripresa e approfondita da Lester G. Crocker, Rousseaus Social Contract. An Interpretative Essay,
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rappresentanza, viene generalmente considerato come il teorico della democrazia nella sua forma pi radicale. Nel dibattito degli anni Venti del XX secolo sulla costituzione repubblicana di Weimar sia Kelsen sia Schmitt si richiamano esplicitamente al Contratto sociale di Rousseau come alla prima dottrina moderna della democrazia. In Vom Wesen und Wert der Demokratie Kelsen, che individua nella sintesi dei due principi di libert e di uguaglianza la caratteristica della democrazia, considera Rousseau forse il pi importante teorico della democrazia. Richiamandosi al pensiero del ginevrino fin dal primo capitolo del suo libro sulla democrazia, il giurista austriaco vede nella libert la pietra fondamentale ed il cardine del sistema politico di Rousseau51. Anche Schmitt considera Rousseau allorigine della teoria democratica moderna - lo definisce, infatti, il padre letterario della democrazia52 - ma per ragioni molto diverse da quelle di Kelsen: dissociando i principi di libert ed uguaglianza e vedendo nella libert un principio esclusivamente liberale, Schmitt ritiene che sia la piena omogeneit (die vllige Gleichartigkeit) il vero fondamento dello Stato di Rousseau. Nella Verfassungslehre, relegando in secondo piano lorigine contrattuale dello Stato e non menzionando affatto la centralit in Rousseau del principio della libert n la difficile conciliazione di libert e obbedienza tramite lesercizio diretto della sovranit popolare tentata nel Contratto sociale, Schmitt si serve piuttosto dei concetti di eguaglianza sostanziale, omogeneit ed identit del popolo con se stesso per fornire la propria lettura della democrazia rousseauiana53. 2.1.1. Rousseau stato spesso considerato lannunciatore e la guida della Rivoluzione francese. La Rivoluzione francese costituisce, in effetti, il banco di prova del razionalismo e del costruttivismo politico moderni, che, inaugurati dal Leviatano di Hobbes, giungono significativamente
Cleveland, The Press of Case Western Reserve University, 1968 e Id., Jean-Jacques Rousseau, vol. I The Quest (1712-1758), vol. II The Prophetic Voice (1758-1778), New York London, Macmillan, 1968-1973, e sostenuta in Italia da S. Cotta, La position du problme de la politique chez Rousseau, in tudes sur le Contract Social de Jean-Jacques Rousseau, Atti del convegno organizzato a Dijon per la commemorazione del bicentenario del Contract Social, Paris, Les Belles Lettres, 1964, pp. 177-190. 51 H. Kelsen, La democrazia, Bologna, Il Mulino, 1995, p. 48. 52 La citazione tratta dalla conferenza Demokratie und Finanz, tenuta da Schmitt a Berlino nel dicembre del 1926. Il testo della conferenza venne pubblicato prima nel 1927 in Volksentscheid und Volksbegehren. Ein Beitrag zur Auslegung der Weimarer Verfassung und zur Lehre von der unmittelbaren Demokratie (trad. it. in Schmitt, Democrazia e liberalismo, Milano, Giuffr, 2001, pp. 83-86), poi nel 1940 in PB, di cui costituisce il saggio n. 10 (pp. 97-99). 53 C. Schmitt, Dottrina della costituzione, Milano, Giuffr, 1984, p. 301.

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trasformati, certo, ma non rinnegati -, fino a Sieyes passando, appunto, per Rousseau. Da Edmund Burke a Hyppolite Taine, passando per Edgard Quinet e Luis Blanc, sono numerosi gli storici e, in generale, i pensatori siano essi osservatori diretti degli eventi dellultimo decennio del XVIII secolo o studiosi del XIX secolo che si volgono indietro per rintracciare nella Rivoluzione le origini della Francia contemporanea che hanno visto nella Rivoluzione linfluenza predominante della filosofia di Rousseau. Per Quinet, il Contratto sociale il libro della legge della Rivoluzione. In Rousseau si voluto vedere lispiratore degli eventi seguiti al 10 agosto 1792 - labolizione della monarchia, la proclamazione della Repubblica, il suffragio universale, la convocazione della Convenzione nazionale e, pi ancora, della politica seguita alla sconfitta dei girondini. La repubblica giacobina, in effetti, generalmente considerata lapogeo di questa influenza rousseauiana54. Lascendente di Rousseau sulla mentalit della
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Cfr. su Rousseau e i giacobini A.M. Battista (a cura di), Il Rousseau dei giacobini, Urbino, Universit degli Studi di Urbino, 1988; M. Vovelle, I giacobini e il giacobinismo, Roma-Bari, Laterza, 1998; inoltre L. Jaume, Scacco al liberalismo. I giacobini e lo Stato (1990), Napoli, Editoriale Scientifica, 2003, in particolare pp. 139-158. Mentre le prime grandi figure della Rivoluzione, come Sieyes e Barnave, si erano richiamate argomenta Lucien Jaume - allinteresse privato, al nesso libert-propriet, alla centralit del lavoro e della produzione, alla specializzazione delle funzioni creata dalla politica moderna, cio alla professionalizzazione della politica, il giacobinismo di ispirazione robespierrista, incontestabilmente legato a Rousseau nel quale credette di riconoscersi, sviluppa, nel momento della conquista del potere, una polemica sulleccessiva indipendenza e la dubbia moralit dei rappresentanti del popolo richiamandosi ai concetti di volont generale, indivisibilit e irrappresentabilit della sovranit popolare, virt repubblicana e incorruttibilit dei costumi. Anche lelogio dei costumi rurali durante il periodo rivoluzionario senza dubbio un lascito di Rousseau. Jaume fa notare per che il legame tra Rousseau e i giacobini risulta effettivo, ma complesso. In seguito alla caduta dei girondini, lesercizio del potere e linstaurazione del governo rivoluzionario (dicembre 1793) evidenziano la distanza esistente rispetto allautentico pensiero di Rousseau: nel rafforzamento dellapparato dello Stato, nellabbandono delluniversalit della legge e nello sviluppo della coercizione terroristica, si pu rilevare la ripresa di una cultura politica e religiosa che deriva dallassolutismo. Inoltre, sempre in questo periodo, il giacobinismo di governo, in quanto difensore di una rappresentanza deccezione, applica il concetto di virt ad un contesto che ne snatura il significato attribuitogli da Rousseau. Inoltre, sul versante storiografico, da segnalare lopera di Augustin Cochin che, attivo allinizio del XX secolo, ha fatto del giacobinismo loggetto privilegiato della propria ricerca storica: Les socits de pense et la democratie moderne (1921) e La Revolution et la libre pense (1925). Originario di una famiglia di notabili conservatori della Terza Repubblica, Cochin, come la storia universitaria di sinistra del XX secolo, si interessa soprattutto del fenomeno giacobino. Lunica differenza (peraltro fondamentale) fa notare Franois Furet nella Critica della rivoluzione francese che mentre la storiografia giacobina prende il discorso giacobino su se stesso per oro colato, e fa della partecipazione popolare al governo la caratteristica di quel periodo, Cochin considera invece il giacobinismo un discorso

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Francia rivoluzionaria si esercita mediante un certo numero di idee e di principi molto generali: luguaglianza e la libert di tutti e di ciascuno nello Stato, la sovranit e lautonomia del popolo, gli ideali classici della repubblica e della virt tratti dagli esempi di Sparta e di Roma, la rigenerazione delluomo e della societ intera55. Si pu senza dubbio sostenere che i rivoluzionari hanno trovato in Rousseau lispirazione di certe idee politiche, ma non che abbiano attinto dai suoi scritti indicazioni precise su concrete tecniche politiche e costituzionali. In parte proprio la relativa indeterminazione degli ideali e dei principi rousseauiani ad aver contribuito in modo decisivo al loro fascino. Ci sono, per, almeno quattro aspetti di grande rilievo del pensiero di Rousseau che complicano e rendono molto problematico laccostamento tra il filosofo e la Rivoluzione: in primo luogo, si tratta del giudizio pessimistico sulla storia e sul cammino del genere umano che colloca il ginevrino agli antipodi rispetto allideologia del progresso che guida il secolo dei Lumi e la Rivoluzione stessa; in secondo luogo, dellopposizione tra il modello antico della citt-stato e la realt degli Stati moderni territorialmente molto estesi; in terzo luogo, dellalternativa tra esercizio diretto della sovranit da parte del popolo e rappresentanza politica interpretata come un aut-aut, come unalternativa tra libert e schiavit; infine delle idee in materia economica che vedono contrapporsi agricoltura e commercio, frugalit e ricchezza in un tentativo mai celato da Rousseau di frenare lo sviluppo economico allo scopo di preservare il tradizionale legame del piccolo proprietario terriero alla terra che coltiva e dei membri della comunit politica tra loro. Rousseau per questi aspetti uno spirito conservatore a cui molti rivoluzionari si sono ispirati suo malgrado. Il tempo della politica, che con la Rivoluzione francese si trasforma in un tempo di rottura col passato e fuga verso il futuro, un tempo bloccato o frenato in Rousseau, il quale - ideatore, nel Contratto sociale, di un nuovo inizio assoluto della politica - al passato che si rivolge per fondare il nuovo ordine, il passato remoto del piccolo Stato antico e della libert repubblicana del cittadino-soldato.
immaginario del potere (la volont del popolo) divenuto un potere assoluto sulla societ. In entrambi i casi quello che crolla il 9 termidoro veramente un sistema di potere (in F. Furet, Critica della Rivoluzione francese, Roma-Bari, Laterza, 1987, p. 84; su Cochin storico della Rivoluzione si segnala il terzo ed ultimo capitolo della seconda parte del libro: Augustin Cochin: la teoria del giacobinismo, pp. 183-226). 55 Secondo J.G.A. Pocock, Il momento machiavelliano, cit., il concetto di virt venne usato nello scorcio del Seicento e per tutto il Settecento per costruire una critica alle emergenti tendenze individualistiche e liberistiche della societ commerciale (Ivi, vol. I, p. 23).

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2.1.2. Denunciando gli effetti morali e politici della civilizzazione sia nel Discorso sulle scienze e sulle arti sia nel Discorso sullorigine della disuguaglianza tra gli uomini, Rousseau si mostra convinto che i mali delluomo in societ non derivino dalla sua natura malvagia, bens dalla societ stessa. La ricostruzione rousseauiana dellevoluzione delluomo naturale dalla bont originaria alla corruzione e alla depravazione cui lordine civile e politico lo ha condannato consente di individuare proprio in questordine il luogo di un dramma sociale in cui tutti e ciascuno sono coinvolti. A fronte della tesi, ripetutamente affermata da Rousseau, della bont naturale delluomo, convincente linterpretazione di Ernst Cassirer secondo la quale il punto centrale del pensiero di Rousseau costituito dalla sua originale soluzione del problema della teodicea56. Secondo Cassirer ci che, malgrado il suo puro e profondo pathos religioso, stacca una volta per sempre Rousseau da tutte le forme tradizionali di fede, la risolutezza con cui egli rigetta lidea di una colpa originaria delluomo57, lidea del peccato originale come fonte di ogni male. La convinzione fondamentale del male radicale della natura umana, comune alla dottrina cattolica e a quella protestante, trova in Rousseau un nemico inesorabile e pericoloso. Non imputando a Dio la responsabilit per il male esistente nel mondo (Tutto bene uscendo dalle mani dellAutore delle cose scrive Rousseau nellincipit del Libro I dellEmilio tutto degenera fra le mani delluomo58) e non rintracciando neppure nella natura umana la radice del male, Rousseau ne individua lorigine in un punto dove mai fino ad allora era stata cercata. La novit della soluzione di Rousseau al problema della teodicea consiste nellaver in certo qual modo creato un nuovo soggetto della responsabilit e dellimputabilit e questo soggetto non luomo singolo, bens la societ civilizzata in quanto fondata sulla opposizione di essere e apparire, sulla sostituzione dellamor propre allamor de soi, sulle molteplici disuguaglianze morali e politiche. Posto il problema del male su un piano interamente nuovo, non quello trascendente della metafisica e della teologia ma quello immanente delletica e della politica, lobiettivo di Rousseau rigenerare luomo correggendo radicalmente il corso corrotto della storia. Anche Rousseau fa il proprio racconto della caduta delluomo. Anche Rousseau ammette una cacciata delluomo dal paradiso dellinnocenza. Ma questa caduta e questa cacciata non si collocano allinizio dei tempi, ma nella storia della civilt, ed nella storia che luomo ha la possibilit di redimersi. Il fine che Rousseau si propone di raggiungere
E. Cassirer, Il problema Gian Giacomo Rousseau (1932), in E. Cassirer - R. Darnton - J. Starobinski, Tre letture di Rousseau, cit., pp. 3-91 (: p. 38). 57 Ivi, p. 40. 58 J.-J. Rousseau, Opere, Milano, Sansoni, 1993, p. 350.
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nel Contratto sociale la liberazione delluomo dalle ferree catene che lo degradano, il ripristino delluguaglianza e la creazione di una forma di associazione che protegga e difenda con tutta la forza comune la persona e i beni di ciascun associato, mediante la quale ognuno unendosi a tutti non obbedisca tuttavia che a se stesso59. La soluzione del tradizionale problema della teodicea sembra coincidere con la costruzione dellordine politico giusto e il luogo di una possibile salvezza delluomo spostarsi dal piano trascendente a quello immanente, dalleternit alla storia. Se corretto sintetizzare la lettura di Ernst Cassirer nellaffermazione, che egli tuttavia non fa esplicitamente, secondo la quale in Rousseau la soluzione al problema del male una soluzione politica, allora questa lettura compatibile con quella fatta nel 1951 da Jakob Talmon, il quale, per altre ragioni, in particolare a causa della fumosa dottrina della volont generale, individua in Rousseau il primo teorico della democrazia totalitaria ed un rappresentante del messianismo politico che ha nella filosofia del XVIII secolo le proprie origini. Il pensiero democratico totalitario () si basa sullasserzione di una sola ed assoluta verit politica. Esso pu essere definito messianismo politico in quanto postula un insieme di cose preordinato, armonioso e perfetto, verso il quale gli uomini sono irresistibilmente spinti e al quale devono necessariamente giungere, e riconosce infine un solo piano di esistenza, la politica. Tale orientamento estende lambito della politica sino ad abbracciare lintera sfera dellesistenza umana60. Nato nel XVIII secolo in concomitanza con la concezione liberale della politica, il messianismo politico una religione secolare: la coesistenza della democrazia liberale e della moderna religione laica della democrazia totalitaria viene paragonata alla relazione che intercorre tra la Chiesa di Roma e i vari movimenti - riformatori, escatologici, chiliastici - che esplodevano come sporadiche fiammate nel seno della cristianit. Non la fede, ma la ragione e la volont sono gli strumenti con i quali, per il messianismo politico, luomo pu soddisfare le proprie aspirazioni a raggiungere la felicit sulla terra attraverso una radicale trasformazione sociale. La dimensione della realizzazione di queste ambiziose aspirazioni temporale, ma le aspirazioni sono assolute. Talmon, che legge il Contratto sociale alla luce, per certi aspetti deformante61, degli eventi dell improvvisazione giacobina62 e del Terrore, individua in Rousseau il punto dinizio del totalitarismo di sinistra razionalista,
J.-J. Rousseau, Contratto sociale, cit., p. 21. J. Talmon, Le origini della democrazia totalitaria, Bologna, Il Mulino, 2000, p. 8. 61 Cfr. supra nota 49. 62 J. Talmon, Le origini della democrazia totalitaria, cit., Limprovvisazione giacobina il titolo della seconda parte del libro.
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individualista e atomistico - , distinto, perci, da quello di destra che si richiama ad entit collettive organiche fondate sulla razza e sulla storia. Accomunati da unanaloga vena paranoica, Rousseau, Robespierre, Saint-Just e Babeuf sono per Talmon i rappresentanti dellorientamento totalitario-messianico della democrazia moderna63. Le critiche di Talmon investono i concetti rousseauiani di sovranit e volont generale. Nel Contratto sociale la sovranit non concepita come linterazione degli interessi dei cittadini, il punto di equilibro tra molteplici opinioni tutte ugualmente degne di essere manifestate, il compromesso certo non semplice e non immediato tra quelle opinioni e quegli interessi contrastanti. La sovranit, ovvero la volont gnrale, consiste nella convalida di una verit esistente a prescindere dal fatto di essere effettivamente saputa e voluta da un qualche soggetto, una verit che richiede, nel voto, lautoidentificazione da parte di coloro che esercitano la sovranit cio la totalit dei membri del corpo politico con un bene comune che si presume sia la condizione di tutti gli identici interessi individuali. La volont generale - che deve essere scoperta dallintelletto umano, il quale, dopo averla scoperta, non pu rifiutarsi di accettarla - qualcosa di simile a un verit matematica o a unidea platonica avente una sua propria esistenza oggettiva, sia che venga sia che non venga percepita dalle volont individuali. Distinguendo tra volont gnrale e volont de tous (la prima guarda soltanto allinteresse comune; la seconda, che una mera somma di volont particolari, allinteresse privato) Rousseau, in effetti, d adito a questa lettura. La molteplicit di letture divergenti a cui si presta il pensiero politico di Rousseau suggerisce la necessit di partire dallesposizione e dalla discussione di alcuni punti critici presenti nelle opere del Ginevrino per preparare la strada ad ogni successiva riflessione sulla democrazia moderna. 2.1.3. Il Contratto sociale una breve opera divisa in quattro libri: il primo dedicato al patto sociale; il secondo al sovrano; il terzo al governo; il quarto al mantenimento dello Stato. Per fondare lordine politico giusto Rousseau fa ricorso, come gi Hobbes e Locke, allo strumento tipico della tradizione giusnaturalistica, il patto o contratto. La fondazione convenzionale dellordine politico per una condizione necessaria, ma non sufficiente della sua legittimit. Rousseau, adottando un modello non binario (stato di natura/stato civile) ma ternario (stato di natura/stato civile storico e iniquo/stato civile delineato nel Contratto sociale), si serve della teoria del contratto non per legittimare un potere esistente (come quello del
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sovrano assoluto che le teorie giusnaturaliste del Seicento rafforzarono in un periodo in cui il diritto creato dal sovrano tendeva a sostituirsi al diritto consuetudinario) di fronte ad altri poteri tradizionali e concorrenti, bens in primo luogo per delegittimare le societ storiche denunciandone le ingiustizie, in secondo luogo per correggere, rivoluzionando la storia e rifacendo luomo, il corso corrotto della civilt64. Nel Discorso sullorigine della disuguaglianza tra gli uomini, Rousseau ha infatti mostrato come all origine della societ e delle leggi, che diedero nuove pastoie al debole e nuove forze al ricco vi sia un patto iniquo, stipulato con linganno tra ricchi e poveri, a vantaggio dei primi e a detrimento dei secondi65. Il patto sociale a cui pensa Rousseau provoca un passaggio repentino, istantaneo, dalla condizione privata alla condizione politica che d luogo alla nascita del moi commune: una persona pubblica che prendeva un tempo il nome di citt e prende oggi quello di repubblica. I diversi nomi riferibili ad essa non fanno che indicarne, secondo Rousseau, aspetti diversi ribadendone lunit ontologica: popolo, Sovrano, Stato, Potenza, Repubblica sono nomi per una comunit che nasce ed esiste grazie al medesimo movimento che include i soggetti nel corpo e li rende obbedienti alla sua volont. Il principio della sovranit popolare il concetto fondamentale del Contratto sociale, della Rivoluzione francese e della democrazia costituzionale moderna66. Questo concetto stato creato trasferendo la sovranit assoluta dal re al popolo o alla nazione: il tournant rousseauiste67 costituisce il momento teorico di questo trasferimento, la Rivoluzione francese il momento pratico. Rielaborando a due secoli di distanza dalla pubblicazione dei Six livres sur la Rpublique il concetto fondamentale che sorregge lintera opera di Bodin e costituisce la prima grande idea che sta alla base della costituzione dei moderni, ovvero il concetto di sovranit, Rousseau porta a compimento il moderno
Chi - come il grande legislatore, scrive Rousseau nel Contratto sociale - affronta limpresa di dare istituzioni ad un popolo deve, per cos dire, sentirsi in grado di cambiare la natura umana; di trasformare ogni individuo, che per se stesso un tutto perfetto e solitario, in una parte di un tutto pi grande da cui lindividuo riceve, in qualche modo, la vita e lessere; di alterare la costituzione delluomo per rafforzarla; di sostituire unesistenza parziale e morale allesistenza fisica e indipendente che tutti abbiamo ricevuto dalla natura (Rousseau, Contratto sociale, cit., p. 57, Libro II, capitolo VII, Del legislatore). 65 J.J. Rousseau, Discorso sullorigine e i fondamenti della disuguaglianza, in Id, Opere, Milano, Sansoni, 1993, p. 67. 66 Cfr. K.-M. Baker, Sovranit, in Furet Ozouf, Dizionario critico della rivoluzione francese, cit., p. 796-808. 67 Y.Ch. Zarka, Le tournant rousseauiste ou la rinvention de la souverainet du peuple, in G.M. Cazzaniga Y.Ch. Zarka (a cura di), Penser la souverainet lpoque moderne et contemporaine, Pise-Paris, Ets-Vrin, 2001, I, pp. 287-302.
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individualismo e lassolutismo giuridico e politico in un discorso filosoficopolitico in cui la teoria del contratto viene coniugata con gli ideali e i valori del repubblicanesimo68. Tra il cittadino-suddito e lo Stato non vi sono pi corpi intermedi n volont particolari; non restano che la volont degli individui e quella, generale, del corpo politico per eccellenza, lo Stato, che si esprime attraverso leggi generali ed astratte. Concentrandosi sulla sovranit come potere di fare le leggi, Rousseau trascura gli altri attributi della sovranit, dettagliatamente elencati, invece, da Bodin69. Lidentificazione di sovranit e potere legislativo portata alle estreme conseguenze da Rousseau mediante il concetto di volont gnrale, in base al quale il sovrano pu fare solo e soltanto leggi generali ed astratte e non certo decreti individuali. Lelemento pi originale della trattazione della sovranit fatta da Rousseau nel Contratto sociale la connessione che lega la sovranit alla libert e alluguaglianza dei soggetti. Prima dellidentificazione rousseauiana tra sovranit del corpo politico e volont generale, il concetto di sovranit era sempre stato legato dai suoi teorici ed interpreti allidea della forza, della potenza o del comando, e riguardava il potere dei re sui propri sudditi - comunque questo potere fosse stato acquisito piuttosto che la libert dei cittadini70. Per Rousseau, al contrario, il concetto di sovranit costruito in modo essenziale a partire dal principio di uguaglianza in un duplice senso: come uguaglianza orizzontale tra i cittadini-sudditi - tutti i cittadini-sudditi sono uguali - , e come uguaglianza verticale tra sovrano e corpo politico il sovrano coincide con lintero corpo politico poich lunione dei cittadini-sudditi a detenere la suprema autorit, facendo, in tal modo, venire meno limmagine stessa della verticalit del potere. Il concetto di sovranit costruito, del resto, sul concetto di libert come autonomia: lobbedienza alla legge che ci siamo prescritti libert71. La definizione di Rousseau, insieme a quella di Montesquieu, una delle pi celebri definizioni della libert politica che siano state date nel Settecento. Montesquieu, nel capitolo 3 del libro XI Che cos la libert? dello Spirito delle leggi scrive: La libert il diritto di fare tutto ci che le leggi permettono. La dottrina liberale, di cui il Presidente uno dei capostipiti, considera la libert in funzione dellindividuo singolo; la dottrina democratica della libert, che ha in Rousseau il proprio padre nobile, la considera, invece, in funzione
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M. Fioravanti, Costituzione, Bologna, Il Mulino, 1999, p. 77. Si tratta del potere di: decidere sulla guerra e sulla pace, nominare gli ufficiali e i magistrati, battere moneta, levar taglie, concedere grazia e giudicare in ultima istanza. 70 Cfr. N. Matteucci, Lo Stato moderno. Lessico e percorsi, Bologna, Il Mulino, 1997, pp. 81-99. 71 J.J. Rousseau, Contratto sociale, cit., p. 29 (Libro I, capitolo VIII Dello Stato civile).

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dellindividuo in quanto membro del corpo politico e ritiene perci che la formazione della volont generale sia il problema fondamentale della libert intesa come autodeterminazione collettiva. In realt il concetto di libert in Rousseau pi complesso perch si articola su piani diversi dellesistenza. In sintesi si pu affermare che la libert del soggetto coincide per Rousseau con lindipendenza e ci vero da pi punti di vista. Dal punto di vista psicologico la libert consiste nellequilibrio tra desideri e bisogni: la libert che luomo naturale sperimenta quando non dipende da nessun altro per la soddisfazione dei propri bisogni elementari e questi stessi bisogni, nello stato di natura, non sono stati ancora artificiosamente moltiplicati dalla vita in societ che crea simboli di status e disuguaglianze sociali e morali. Dal punto di vista economico coincide con lautarchia, cio con lindipendenza della comunit politica dai mercati esteri per la produzione del fabbisogno interno di qualunque tipo di beni, in primo luogo quelli della terra: la libert, in economia, porta a favorire lagricoltura rispetto al commercio72. Dal punto di vista politico, infine, coincide con lautonomia, cio con lesercizio diretto della sovranit popolare, nel rispetto del principio che tutti devono partecipare alla formazione della legge, poich si liberi solo se si obbedisce alla legge a cui si dato il proprio assenso (o a cui la maggioranza ha dato il proprio assenso). In Rousseau la libert, prima che col potere, ha a che fare col bisogno: non libert dal potere, bens libert dal bisogno, anzi, per meglio dire, libert dal bisogno attraverso il potere. Nella tradizione moderna del repubblicanesimo da Machiavelli fino a Rousseau, non si concepisce ancora lesigenza di garanzie contro lo Stato, ma solo contro la dipendenza personale: la libert libert non dominata,

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Nel Contratto sociale Rousseau sentenzia: La parola finanza una parola da schiavi; sconosciuta in uno Stato libero. In uno Stato veramente libero i cittadini fanno tutto con le loro mani e nulla col denaro: anzich pagare per esimersi dai loro doveri, pagherebbero per adempierli di persona. Io sono molto lontano dalle idee correnti: credo le corves meno contrarie alla libert che non le tasse (Contratto sociale, cit., p. 137, Libro III, capitolo 15 Dei deputati o rappresentanti). Inoltre, con il suo Progetto di costituzione per la Corsica Rousseau intende, se non fermare il tempo, quanto meno rallentare il corso della civilizzazione per prolungare il pi possibile quello stadio felice nel quale gli isolani si trovano. Incitando i Corsi a contrastare ogni forma di progresso e a frenare lo sviluppo economico, Rousseau esalta il valore dellautarchia. Ostile al commercio e allaccumulazione di ricchezze, favorevole invece alle attivit economiche che consentono di conservare un tipo di societ tradizionale, Rousseau scrive nel Progetto di costituzione per la Corsica: Chiunque dipende dagli altri e non trova le proprie risorse in se stesso, non pu essere in grado di essere libero. () Lunica maniera di garantire ad uno Stato la sua indipendenza dagli altri lagricoltura. () Il Commercio produce ricchezza, ma lagricoltura assicura la libert. Si potr ribattere che sarebbe meglio avere luna e laltra insieme, ma esse sono incompatibili (J.-J. Rousseau, Opere, cit., pp. 716-718).

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libert come assenza di dominio73. Una plausibile spiegazione dellottimismo potestativo di Rousseau pu risiedere nel fatto che, durante lAncien Rgime, anzi - a dire il vero - per millenni, le minacce alla libert individuale e gli innumerevoli motivi a fondamento delle disuguaglianze non provenivano dal governo, ma dalla miriade di poteri domestici, feudali, signorili, religiosi, che si spartivano il controllo della vita delluomo. Dal punto di vista della teoria generale del diritto, libert come ci che permesso (proto-liberalismo di Montesquieu) e libert come autoobbligazione (concezione repubblicana e democratica di Rousseau) sono due concetti alternativi di libert che differiscono tra loro tanto quanto i termini contraddittori permesso e obbligatorio74. su questo terreno la visione ottimistica della sovranit coniugata con limmagine corporatista del popolo - che si radica un orientamento caratteristico non solo del Contratto sociale, ma dei dibattiti e della pubblicistica rivoluzionaria in genere75: lingenua fiducia nel potere e nella legge e la disattenzione mostrata nei confronti delle garanzie, nei confronti, cio, di quei meccanismi giuridicoistituzionali capaci di rendere effettive le libert solennemente dichiarate, proteggendole dalle invadenze del potere. In Rousseau ottimismo potestativo e disinteresse normativo-costituzionale convergono nellaffermazione che il corpo non pu nuocere ai suoi membri perch le tentazioni arbitrarie o dispotiche del potere sono bloccate alla radice dalla natura stessa del portatore della sovranit e dal postulato dellinfallibilit della volont generale. Fondando lassolutezza del potere, lidentit dei sudditi e del sovrano rende del tutto inutile la predisposizione di meccanismi volti a garantire i diritti dei cittadini dagli abusi eventualmente perpetrati dal potere attraverso lo strumento della legge. Ora, il sovrano, essendo formato solo dei privati che lo compongono, non ha n pu avere interessi contrari ai loro, e quindi il potere sovrano non ha alcun bisogno di garanzie verso i
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La concezione della libert garantita da leggi (repubblicanesimo di Machiavelli) e la concezione della libert come assenza di leggi (Hobbes) sono le matrici sostiene M. Barberis, in Libert, Bologna, Il Mulino, 1999, pp. 63 ss. di gran parte delle concezioni moderne della libert e delle stesse concezioni liberali (le quali presuppongono lesistenza dello Stato). Rousseau, come i sostenitori repubblicani della libert garantita da leggi, pensa che il problema della dipendenza personale possa risolversi facendo partecipare ogni cittadino alla legislazione, rendendolo quindi autonomo, cio, nel senso etimologico del termine, legislatore di se stesso. In realt, per, vi in Rousseau anche unaltra garanzia della libert dellindividuo, forse pi importante della precedente: essa consiste nel principio della generalit ed astrattezza delle leggi. 74 Cfr. N. Bobbio, Teoria generale della politica, Torino, Einaudi, 1999, pp. 40-43; M. Barberis, Libert, cit. 75 Unillustre eccezione costituita, come si mostrer in seguito, da un discorso di Sieyes alla Convenzione nazionale, quello del 18 termidoro dellanno III (testo n. 38 raccolto in J.E. Sieyes, Opere e testimonianze politiche, vol. II, cit.).

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sudditi, perch impossibile che il corpo voglia nuocere ai suoi membri, e, come presto vedremo, non pu nuocere ad alcuno in particolare. Il Sovrano, per il solo fatto di essere, sempre tutto ci che deve essere76. Pietro Costa insiste sul ruolo svolto in Rousseau dalla soggiacente metafora corporatista che - mediando il passaggio dalla pluralit allunit, e, viceversa, dal corpo politico nella sua interezza ai singoli soggetti - permette di valorizzare la solidariet delle parti e rende inutile ogni precauzione garantistica. solo allinterno della cornice della citt e del corpo sovrano che si pone per Rousseau il problema del soggetto e dei suoi diritti: egli presenta il soggetto come consustanziale alla comunit, parte indivisibile del tutto, membro del corpo politico. il corpo, dunque, che si occupa e si preoccupa della conservazione del singolo. Lassolutismo della sovranit rousseauiana non sarebbe adeguatamente compreso senza tener conto del pathos corporatista che la caratterizza77. Si conferma quindi anche in Rousseau quella difficolt di porre limiti al potere sovrano, che gi era presente in Hobbes78. Anche quando il problema dei diritti dei cittadini di fronte al sovrano viene esplicitamente trattato, la conclusione sempre nel senso dellesistenza di un unico limite al potere sovrano, che consiste nel dovere del sovrano di mantenere integro il carattere generale della sua volont79. Si tratta dunque di un limite non esterno rispetto alla legge, bens tutto interno ad essa. Daltra parte si cercherebbe invano nel Contratto sociale di Rousseau lidea di costituzione come dimensione del limite e della garanzia. Il concetto stesso di costituzione non trova spazio nelleconomia dellopera. contrario alla natura del corpo politico che il Sovrano si imponga una legge che non pu violare () di qui si vede come non vi sia e non possa esservi nessuna specie di legge fondamentale obbligatoria per il corpo del popolo, nemmeno il contratto sociale80. 2.1.4. Dal punto di vista delle teorie politico-costituzionali la situazione dellultimo quarto del XVIII secolo pu essere descritta come la competizione tra la tradizione costituzionalistica del potere limitato e la nascente pretesa di rimettere in discussione ab imis fundamentis lordine politico a partire dal popolo, definito senza esitazioni da Rousseau
J.-J. Rousseau, Contratto sociale, cit. Libro I, capitolo VII, p. 25. P. Costa, Civitas. Storia della cittadinanza in Europa. 1. Dalla civilt comunale al Settecento, cit., pp. 516-518. 78 M. Fioravanti, Costituzione, Bologna, Il Mulino, 1999. p. 84. 79 J.-J. Rousseau, Contratto sociale, cit., Libro II, Capitolo IV Dei limiti del potere sovrano, pp. 41-47. 80 Ivi, p. 25 (Libro I, capitolo VII Del sovrno).
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sovrano81. Dalla voce Autorit politica redatta da Diderot e pubblicata nel primo volume della Encyclopedie, dato alle stampe nel 1751, si apprende che nel XVIII secolo la nozione centrale della filosofia politica non era ancora quella della sovranit popolare nata dal contratto degli individui uguali tra loro idea che sarebbe stata consacrata un decennio pi tardi da Rousseau bens quella, risalente allet medievale e riconducibile alla tradizione del costituzionalismo (si pensi alla Magna Charta libertatum del 1215 e agli Herrschaftsvertrge tra cui spicca la Convenzione di Tubinga del 1514), del contratto tra il principe e il popolo o singoli gruppi di sottoposti secondo la massima canonistica quod omnes tangit, ab omnibus approbari debet82. Dalla riflessione di Diderot, tesa a dimostrare che il vero e legittimo potere ha necessariamente dei limiti, derivanti dal fatto che il principe non pu cassare latto o il contratto che sta a fondamento della sua autorit, emerge che il contratto di cui il philosophe parla sembra avvicinarsi pi che al contratto del giusnaturalismo sei-settecentesco al contratto delle teorie monarcomache, volto a limitare il potere del principe e a rivendicare - con lesercizio, se necessario, del diritto di resistenza - le libert del popolo contro le pretese di un monarca fattosi tiranno. Invitando alla massima cautela nel ricorso al diritto di resistenza, Diderot aggiungeva che in base alla logica bilaterale del contratto neppure il popolo aveva il diritto di disporre del contratto medesimo e di disconoscere lautorit costituita del principe. Il contratto era vincolante per entrambe le parti contraenti e doveva fungere da limite sia agli arbitri del principe sia alle irragionevoli pretese del popolo83. Non un caso che Rousseau per affermare la sovranit popolare e distinguere le competenze del sovrano, che detiene il potere legislativo, da quelle del Principe o governo, che si limita ad eseguire la volont del sovrano, debba confutare esplicitamente le tesi di coloro che ritengono che tra popolo e governo sia stipulato un contratto, un pactum subjectionis che
Cfr. M. Fioravanti, Costituzione, Bologna, Il Mulino, 1999, p. 101. Cfr. G. Oestreich, Storia dei diritti umani e delle libert fondamentali, Roma-Bari, Laterza, 2001, pp. 25-31. Nello Stato per ceti del Medioevo, quando lordine giuridico occupava una posizione di preminenza su qualsiasi potere signorile ed anche il re vi si doveva sottomettere, i doveri dei sudditi non consistevano tanto nellobbedienza al principe, quanto nella fedelt e nellaiuto. In questa cornice politica il riconoscimento contrattuale di privilegi e diritti cetuali di libert nasceva dalla resistenza di singoli gruppi di sottoposti alle pretese crescenti del potere signorile. Aderendo alla tesi di Otto Hintze, Oestreich ritiene che i contratti dello Stato per ceti siano stati in un certo senso gli anticipatori e i precursori dei diritti pubblici dei sudditi, fondati abitualmente sul solo diritto di natura (Ivi, p. 25). 83 D. Diderot, Autorit politique, in Encyclopedie, 1751, vol. I, trad. it. in Id., Scritti politici, a cura di Furio Diaz, Torino, Einaudi, 1967, pp. 503 ss.
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vincola entrambe le parti al rispetto delle condizioni stabilite. La visione tendenzialmente negativa del popolo, considerato sedizioso e irragionevole e spesso indicato negli scritti politici dei filosofi illuministi con termini spregiativi quali populace o canaille, scompare del tutto in Rousseau che fa del popolo, identificato col corpo politico nella sua interezza, il sovrano e del governo unistituzione, voluta dal sovrano e a lui subordinata, che deve limitarsi ad eseguirne la volont. Come nel corpo umano pensiero e volont risiedono nella mente mentre forza, movimento ed azione negli arti, cos avviene nel corpo politico: il corpo politico ha gli stessi motori [del corpo umano]: vi si distinguono del pari forza e volont, questa sotto il nome di potere legislativo, quella sotto il nome di potere esecutivo84. Le affermazioni contenute nel primo capitolo Del governo in generale del Libro III del Contratto sociale sono chiare: Cos dunque il governo? Un corpo intermedio stabilito tra i sudditi e il sovrano per la loro reciproca corrispondenza e incaricato dellesecuzione delle leggi e della conservazione della libert tanto civile che politica. I membri di questo corpo si chiamano magistrati o re, cio governatori, e lintero corpo prende il nome di Principe. Quindi chi pretende che latto con cui un popolo si sottomette a dei capi non sia un contratto ha pienamente ragione. () Chiamo dunque governo o amministrazione suprema lesercizio del potere esecutivo85. Tuttavia, dopo la trattazione delle forme di governo (democrazia, aristocrazia, monarchia, governo misto), degli abusi che il governo tende a commettere ai danni del sovrano, della questione dei deputati o rappresentanti, Rousseau sente il bisogno di tornare in ben tre capitoli successivi il XVI, il XVII e il XVIII, cio gli ultimi del Libro III sul tema dellistituzione del governo per escludere che questa possa avvenire per via contrattuale e per precisare che solo un atto complesso, composto di altri due atti - una legge e lesecuzione della stessa pu insediare un governo. E lautore di questatto complesso non pu che essere il sovrano, cio il popolo, nellesercizio del potere legislativo. Da questi chiarimenti risulta () che latto istitutivo del governo non un contratto, ma una legge; che i depositari del potere esecutivo non sono i padroni del popolo, ma i suoi funzionari, e il popolo pu assumerli e destituirli quando meglio crede; che, per loro, non questione di contrarre ma di obbedire, e che, incaricandosi delle funzioni imposte dallo Sto si limitano a compiere il loro dovere di cittadini, senza nessun diritto di discuterne le condizioni. Quando dunque accade che il popolo istituisca un governo ereditario, sia monarchico, attribuendolo ad una famiglia, sia aristocratico, attribuendolo a
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J.-J. Rousseau, Contratto sociale, cit., Libro III, Capitolo I, p. 81. Ivi, p. 83.

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un ordine di cittadini, non un impegno che assume; una forma provvisoria che d allamministrazione, fino a che non ritenga opportuno di ordinarla diversamente. vero che si tratta di mutamenti rischiosi, e che non bisogna mai toccare il governo stabilito se non quando divenga incompatibile col bene pubblico; ma questa circospezione una massima di politica, non una norma di diritto, e lo Stato non obbligato a lasciare lautorit civile ai suoi capi, pi di quanto lo sia a lasciare lautorit militare ai suoi generali86. Simili affermazioni fecero, comprensibilmente, scandalo. La condanna del Contratto sociale da parte del Procuratore generale di Ginevra che mise allindice lopera di Rousseau viene argomentata in questi termini: Le leggi costitutive di tutti i governi gli paiono sempre revocabili, non riconosce alcun impegno reciproco fra governanti e governati; i primi gli paiono solo gli strumenti che i popoli possono sempre cambiare o distruggere a loro piacere. Egli suppone che le volont generali del popolo siano altrettanto instabili delle volont particolari dei singoli e, partendo dal principio che la volont delle nazioni, come quella degli individui, per sua natura mutevole e indistruttibile e non pu vincolare se stessa considera tutte le forme di governo come forme provvisorie, come tentativi che possono sempre essere modificati. Uno dei punti del Contratto sociale che hanno motivato la condanna dellopera da parte del Procuratore generale di Ginevra merita in particolare di essere riportato perch ha attirato lattenzione anche di Carl Schmitt, il quale, in Legalit e legittimit del 1932, si esplicitamente richiamato al Ginevrino nella trattazione del popolo come legislatore straordinario previsto dalla Costituzione di Weimar in base allarticolo della costituzione che norma il referendum popolare e le leggi di iniziativa popolare87. Nel III libro del Contratto sociale, dopo aver denunciato che ogni governo esercita uno sforzo continuo contro la sovranit88 e, abusando del proprio potere, tende a degenerare, Rousseau prima manifesta la necessit che oltre alle assemblee straordinarie del popolo ve ne siano di fisse e periodiche in cui il popolo sia convocato per legge in modo legittimo, poi fornisce una descrizione suggestiva del popolo nel momento esatto della sua presenza fisica di fronte alle istituzioni, quando, cio, riunito in assemblea, si erge come sovrano di fronte al governo: Nel momento stesso in cui il popolo legittimamente riunito in corpo sovrano ogni giurisdizione del governo cessa, il potere esecutivo sospeso e la persona dellultimo dei cittadini altrettanto sacra e inviolabile quanto quella del pi alto magistrato; perch
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Ivi, pp. 146-147. C. Schmitt, Verfassungsrechtliche Aufstze, Berlin, Duncker & Humblot, 1958, p. 314. 88 J.-J. Rousseau, Contratto sociale, cit., p. 125 (Libro III, capitolo 10 Dellabuso del governo e della sua tendenza a degenerare).

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dove c il rappresentato non c pi il rappresentante (parce quo se trouve le Rpresent, il ny a plus de Reprsentant). La maggior parte dei tumulti che si ebbero a Roma durante i comizi derivarono dallavere ignorato o trascurato questa regola. I consoli a quellepoca erano solo i presidenti del popolo, i tribuni semplici oratori, il senato nulla del tutto. Queste pause sospensive in cui il principe riconosce o deve riconoscere un superiore in atto (le Prince reconnoit ou doit reconnoitre un suprieur actuel) sono state sempre temibili per lui, e queste assemblee popolari che costituiscono legida del corpo politico e il freno del governo, sono state in ogni tempo il terrore dei capi89. Rousseau immagina una soluzione di continuit nella durata legale delle istituzioni in carica in concomitanza con le assemblee periodiche del popolo sovrano. Adoperando in modo improprio i termini rappresentante/rappresentato per designare governo e popolo, Rousseau vuole suggerire che la presenza del popolo sufficiente, in quanto il popolo il sovrano, a determinare limmediata sospensione del governo da ogni potere. Come nella concezione del diritto pubblico della Roma repubblicana, al cui esempio Rousseau si richiama, il populus il non magistratus: in occasione dei comizi, populus e magistratus sono immaginati dal ginevrino come giustapposti o addirittura contrapposti luno allaltro. Il Procuratore di Ginevra, allarmato, dichiara nel suo documento di condanna: lautore del Contratto sociale non conosce altri mezzi per prevenire le usurpazioni che quello di fissare delle assemblee periodiche durante le quali il governo sospeso e dove, senza bisogno duna formale convocazione, viene discusso separatamente e a maggioranza di voti se siano da conservare la forma di governo ricevuta e i magistrati in carica90. 2.1.5. Scontrandosi col problema del comando e dellobbedienza e chiedendosi come possano conciliarsi obbedienza ed autonomia, come cio la cittadinanza e la sudditanza alla legge del sovrano possano essere dimensioni non contraddittorie del soggetto91, Rousseau si allontana bruscamente dalla tradizione della rappresentanza condannando lo stesso principio rappresentativo, che occupa, invece, un posto assolutamente centrale nella quasi totalit delle moderne dottrine giusnaturalistiche del
Ivi, p. 135 (Libro III, capitolo 14 Continuazione). Da Conclusioni del Procuratore generale sui due libri intitolati Il contratto sociale e Sulleducazione, in appendice a J.-J. Rousseau, Il Contratto sociale, con un saggio introduttivo di Robert Derath, Torino, Einaudi, 1994, pp. 187-191 (:188). 91 Lessenza del corpo politico nellaccordo tra obbedienza e libert, e le parole suddito e sovrano sono correlazioni identiche la cui idea si raccoglie sotto lunica parola cittadino (J.-J. Rousseau, Contratto sociale, cit., p. 133, Libro III, capitolo 13).
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contratto. Il rifiuto di servirsi della rappresentanza politica per risolvere il dilemma dellautonomia e della soggezione una conseguenza obbligata del discorso rousseauiano della cittadinanza. La rappresentanza presuppone, secondo il ginevrino, una differenza fra le parti politiche ed esiste storicamente allo scopo di tentare una loro ricomposizione: appunto la condizione della differenza che viene esclusa nellimpostazione strettamente monistica di Rousseau. Se il popolo il sovrano, se i cittadini coincidono con la civitas, il comando e lobbedienza non sono altro che momenti del rapporto del cittadino con se stesso, il quale riassume in s la duplice condizione di membro del corpo sovrano e di suddito dello Stato. In Storia e critica dellopinione pubblica Habermas afferma perci che Rousseau traccia lidea non borghese di una societ profondamente politica, nella quale la sfera autonoma privata, la societ civile emancipata dallo Stato, non ha alcun posto92. La condanna rousseauina della rappresentanza non pu essere compresa in pieno a prescindere dallopposizione al mondo feudale e alla sua pratica della rappresentanza per ordini. Quando Rousseau afferma lirrappresentabilit della sovranit e, escludendo che i deputati possano essere rappresentanti, afferma la natura commissaria del loro mandato, ha di fronte agli occhi il modello del Parlamento inglese, non tanto quello degli Stati generali della Francia dAncien Rgime (gli Stati generali non si riunivano dal 1614 e i Parlements judiciaires non riuscirono mai ad assumere il ruolo di rappresentanti). Nel terzo libro del Contratto sociale lidea di rappresentanza, correttamente riconosciuta come unidea moderna che ci viene dal governo feudale, iniquo e assurdo governo in cui la specie umana degradata e il nome di uomo disonorato93, viene respinta come unidea contraria alla libert: A cambiare in danaro le prestazioni personali sono le preoccupazioni del commercio e delle arti, lavido interesse di guadagno, la mollezza e lamore delle comodit. Si cede una parte dei propri profitti per aumentarli pi comodamente. Date danaro e presto avrete catene. () Il popolo inglese si crede libero, ma in grave errore; libero solo durante lelezione dei membri del parlamento; appena avvenuta lelezione, schiavo; niente. Nei suoi brevi momenti di libert ne fa un uso per cui merita senzaltro di perderla94. Nelle Considerazioni sul governo di Polonia, la rappresentanza viene, invece, ammessa a condizione che i rappresentanti siano vincolati da mandati imperativi.
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J. Habermas, Storia e critica dellopinione pubblica, cit., p. 112. J.-J. Rousseau, Il contratto sociale, Roma-Bari, Laterza, 1997, p. 139. 94 J.-J. Rousseau, Contratto sociale, cit., pp. 137-138 (Libro III, capitolo 15 Dei deputati o rappresentanti).

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Oltre alla critica della rappresentanza e allassenza di ogni distinzione tra Stato e societ, vi sono altre tre peculiarit della teoria politica di Rousseau, che ne fanno un pensatore estraneo alle tendenze fondamentali della politica moderna che si sarebbero manifestate con la Rivoluzione francese e avrebbero poi dominato lOttocento liberale: lostilit nei confronti della discussione pubblica; la preferenza accordata al voto allunanimit (il principio maggioritario viene, certo, adottato nel Contratto sociale come conseguenza del patto dunione, ma ad esso Rousseau preferisce laccordo unanime dei cittadini); lesigenza, infine, che non si formino allinterno dellunico corpo del popolo sovrano associazioni, fazioni, consorterie (lidea di partito politico come strumento di partecipazione democratica , comprensibilmente, del tutto assente in Rousseau) che riuniscano cittadini desiderosi di perseguire i propri interessi particolari. Perch la volont gnrale sia riconosciuta e facilmente tradotta in leggi, Rousseau si spinge ad auspicare che i cittadini non comunichino affatto tra loro, ma al contrario meditino in solitudine sul bene comune prima di esprimere il proprio voto: se, quando il popolo informato a sufficienza delibera, i cittadini non avessero alcuna comunicazione fra di loro, dal gran numero delle piccole differenze risulterebbe sempre la volont generale e la deliberazione sarebbe sempre buona. Ma quando si formano delle consorterie, delle associazioni particolari alle spese di quella grande, la volont di ciascuna di tali associazioni diviene generale in rapporto ai suoi membri e particolare rispetto allo Stato. () Per avere la schietta enunciazione della volont generale dunque importante che nello Stato non ci siano societ parziali e che ogni cittadino pensi solo con la propria testa95. Una riflessione analoga nella quale evidente la sfiducia nella discussione e la preferenza per il voto allunanimit svolta ripetutamente nellultimo libro del Contratto sociale: quando il nodo sociale comincia ad allentarsi e lo Stato a indebolirsi, quando gli interessi particolari cominciano a farsi sentire e le piccole societ cominciano a premere sulla grande, linteresse comune si altera e trova degli oppositori; lunanimit non regna pi nei voti; la volont generale non pi la volont di tutti; sorgono contraddizioni, contese e il miglior parere non passa senza discussione96. E ancora: quanto pi accordo c nelle assemblee, ossia quanto pi i pareri si accostano allunanimit, tanto pi anche si afferma il predominio della volont generale; ma i lunghi dibattiti, i dissensi, il tumulto, rivelano il dilatarsi degli interessi particolari e il declino dello Stato97.
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Ivi, p. 41 (Libro II, capitolo 3 Se la volont generale possa sbagliare). Ivi, p. 153 (Libro IV, capitolo 1 La volont generale indistruttibile). 97 Ivi, p. 155 (Libro IV, capitolo 2 Dei suffragi).

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Riguardo questultimo tema, che in parte riflette il permanere in Rousseau di un tema classico del pensiero repubblicano, in parte gli deriva dallosservazione critica della struttura sociale della Francia dAncien Rgime, sia consentita unincursione sul terreno della concreta produzione legislativa dellAssemblea costituente. La legge Le Chapelier, approvata nel giugno del 1791 dallAssemblea costituente e recante il nome del suo promotore, aboliva le corporazioni e lapprendistato e introduceva un delitto di coalizione, penalmente perseguibile, abrogato solo nel 1864. La societ dAncien Rgime, considerata il prodotto dellistituto legale del privilegio, era una societ articolata in Stati e cementata da una rigida struttura corporativa. Con largomento che il nuovo regime sorto dalla Rivoluzione aveva distrutto le antiche corporazioni e non poteva permetterne la formazione di nuove che si interponessero fra Stato e cittadini, la legge proibiva anche le associazioni di lavoratori ed il diritto di sciopero, poich a nessuno era consentito di ispirare ai cittadini un interesse particolare. Avvocato bretone eletto nel 1789 nelle fila del Terzo Stato, a partire dal 1791 Le Chapelier critic del tutto conseguentemente anche i clubs, le sezioni e le societ popolari di Parigi che, a suo parere, non avevano pi ragione di esistere, dal momento che la missione di rigenerazione della nazione era terminata. Eppure, nella diffusa avversione per la societ per ordini e nella conseguente esclusione della possibilit di ricostituire associazioni parziali di cittadini, improbabile vedere uninfluenza diretta di Rousseau. Per trarre un bilancio conclusivo del rapporto tra Rousseau e la Rivoluzione si pu dire che alcuni principi o aspetti salienti emersi nel corso del decennio rivoluzionario mostrino effettivamente unascendenza rousseauiana: il concetto di legge come espressione della volont generale, la subordinazione dellesecutivo al legislativo, il principio della ratifica popolare delle leggi (principio rivelatore della concezione referendaria della democrazia rousseauiana - contenuto nella costituzione, mai applicata, del 1793), la passione egualitaria, lavversione per le associazioni particolari e le corporazioni. Ma sono state le opere letterarie, pedagogiche e morali di Rousseau prima del 1789 lEmilio e La Nuova Eloisa ebbero moltissime riedizioni, mentre il Contratto sociale riscosse un iniziale successo di lancio cui segu una relativa indifferenza pi che le opere di teoria politica a fare del ginevrino unautorit riconosciuta. Ci si pu spingere a sostenere che non sia stato il Contratto sociale ad aprire la strada alla Rivoluzione, ma, al contrario, che sia stata la Rivoluzione a consentire, a posteriori, di dare una lettura rivoluzionaria del Contratto sociale. Il legame tra il concetto di alienazione totale e il governo rivoluzionario, cos come il legame tra la coazione alla libert e il Terrore del 1793-94, sono difficili da sostenere con solidi argomenti. Il governo rivoluzionario risponde direttamente alle

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logiche di un Paese in guerra con il nemico esterno; daltra parte il Terrore , essenzialmente, un sistema di esclusione originato dallapplicazione dello schema del nemico alla politica interna. Ma linvenzione del nemico interno che ha aperto il vaso di Pandora della Rivoluzione, non uninvenzione di Rousseau, bens di Sieyes.

2.2. Sieyes teorico della Rivoluzione e della costituzione Lungi dallessere lautore di un singolo, brillante pamphlet rivoluzionario che ebbe un impatto formidabile ma momentaneo sul corso della Rivoluzione francese, labate Joseph Emmanuel Sieyes98 elabora una complessa e coerente teoria politica liberale che abbraccia due momenti: una pars destruens costituita dalla teoria della rivoluzione e una pars construens rappresentata dalla sua teoria costituzionale. Nel pensiero politico di Sieyes emergono alcuni dei temi che resteranno centrali in ogni successivo discorso sulla democrazia costituzionale moderna e, in particolare, nella riflessione di Schmitt sulla Costituzione di Weimar. Si tratta del concetto di nazione, della
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Cfr. su Sieyes R. Carr de Malberg, Contribution la Thorie gnrale de ltat, Paris, Sirey, 1920-1922, 2 voll., rimpr. CNRS, 1962; P. Bastid, Sieyes et sa pense (1939), 2a ed. Paris, Hachette, 1970, rimpr. Genve, Slatkine, 1978; S. Moravia, Il tramonto dellilluminismo. Filosofia e politica nella societ francese (1770-1810), Roma-Bari, Laterza, 1968; R. Zapperi, Per la critica del concetto di rivoluzione borghese: la politica di Sieyes, Bari, De Donato, 1974; M. Forsyth, Reason and Revolution. The Political Thought of the Abb Sieyes, New York, Leicester University press, 1987; B. Baczko, Le contrat social des Franais: Sieyes e Rousseau, in K.M. Baker (a cura di), The French Revolution and the Creation of Modern political Culture. I, cit., pp. 493-513; J.-D. Bredin, Sieyes. La cl de la Rvolution franaise, Paris, ditions de Fallosi, 1988; A. Coco, Parti national et socits savantes: per unanalisi dei modelli preliminari in Sieyes, in V.I. Comparato (a cura di), Modelli nella storia del pensiero politico. II. La rivoluzione francese e i modelli politici, Firenze, Olschki, 1989, pp. 181-188; C. Larrre, Sieyes. Le modle dmocratique du gouvernement reprsentatif, ivi, pp. 189-217; M. de Moragas Spa, Nation and Representation. E.J. Sieyes and the Theory of the State of the French Revolution, Barcelona, Institut de Ciences Politiques i Socials, 1990; K.M. Baker, Inventing the French Revolution. Essays on French Political Culture in the Eighteenth Century, Cambridge, Cambridge University Press, 1990; M. Barberis, Lombra dello Stato. Sieyes e le origini rivoluzionarie dellidea di nazione, in Il Politico, n. 159, 1991, pp. 509-531; M. Gauchet, La Rvolution des pouvoirs. La souverainet, le peuple et la reprsentation (1789-1799), Paris, Gallimard, 1995; F. Furet R. Halvi, La Monarchie rpublicaine. La constitution de 1791, Paris, Fayard, 1996; P. Pasquino, Sieyes et linvention de la Constitution en France, Paris, Odile Jacob, 1998; L. Cedroni, Il problema della rappresentanza politica nel dibattito rivoluzionario inglese, francese e americano. Burke, Sieyes e Madison a confronto, Firenze, Istituto Universitario Europeo, 1999.

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distinzione tra pouvoir constituant e pouvoir constitu, della questione della rappresentanza (allinterno della quale vanno letti sia la contrapposizione tra governo rappresentativo e democrazia diretta, sia il dibattito sul veto regio dellestate del 1789), del tema della revisione costituzionale e, infine, della proposta di istituire un jur constitutionnaire. 2.2.1. Sono quattro i saggi che labate pubblica tra il 1788 e linizio del 1789 prima della riunione degli Stati generali: lEssai sur les privilges, le Vues sur les moyens dexcution dont les Reprsentants de la France pourront disposer en 1789, Quest-ce que le Tiers tat? e le Deliberations prendre dans les Assembles de baillages. In questi saggi Sieyes compie con lucida passione alcune scelte importanti. In primo luogo, separa con un taglio netto passato e futuro, tradizione e innovazione, storia e ragione sia in materia politico-costituzionale sia in materia socio-economica. Pronunciandosi a favore della netta discontinuit col passato, condanna ripetutamente la tirannia dei secoli, le gotiche leggende e lo spettacolo disgustoso dellassurda feudalit o del fedele racconto delle istituzioni feroci dellantica barbarie, ed esclude la possibilit di rinvenire fra le rovine degli antichi edifici politici i fondamenti e i principi sui quali costruire il nuovo ordinamento costituzionale della Francia99. Distinguendosi in questo tanto da Rousseau quanto dai fisiocratici ed anticipando le riflessioni di Constant sulla distinzione tra libert degli antichi e libert dei moderni, Sieyes si pone in discontinuit col passato anche in materia socioeconomica: ancor prima della pubblicazione di Wealth of Nations di Adam Smith, il giovane Sieyes si convince che sia il lavoro la vera fonte della ricchezza e attua perci la sovrapposizione tra lidea di nazione come titolare del potere costituente e quella concreta entit storica che il Terzo Stato100. In secondo luogo, individuato in quel soggetto collettivo formato da venti milioni di cittadini il titolare del potere costituente e il
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J.-E. Sieyes, Opere e testimonianze politiche, vol. I, cit., pp. 136-138. stato Murray Forsyth, in Reason and Revolution. The Political Thought of the Abb Sieyes, Leicester-New York, Leicester University Press, 1987, ad insistere sulla centralit della formazione di Sieyes in materia di economia politica per i successivi sviluppi del pensiero politico dellabate. Linfluenza di Quesnay e dei fisiocrati, di Turgot, di Condillac, di Smith sul giovane Sieyes il periodo in questione quello compreso tra il 1771 e il 1776 - attentamente vagliata da Forsyth, il quale si concentra fin dallinizio del suo studio sulla capacit di Sieyes, evidente gi nei primi trattati, di combinare i principi della nascente economia politica con quelli del costituzionalismo e di corroborare gli uni servendosi degli altri. Uno degli scopi di Sieyes , secondo questa lettura, dimostrare che lordinamento politico e sociale esistente era non soltanto contrario ai principi di giustizia, ma anche dannoso per la produttivit economica (si veda in particolare p. 19., pp. 48-57, pp. 79-80, p. 217).

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fondamento di legittimit del nuovo ordine politico, afferma il nesso tra nazione e costituzione: piegando la teoria alla pratica e sfruttando abilmente la convocazione degli Stati generali, Sieyes riesce ad adattare la moderna teoria contrattualista di Hobbes, Locke e Rousseau alla situazione politica francese e a trasformarla in un progetto politico concretamente realizzabile. Infine, andando al di l dello stesso Burke spesso considerato nel mondo anglosassone come colui che, col suo discorso agli elettori di Bristol del 1774, ha detto lultima parola sulla rappresentanza politica101 giustifica la necessit del governo rappresentativo sia sottolineando lenorme differenza tra il regime democratico adatto a piccole comunit e il governo rappresentativo richiesto dalle accresciute dimensioni degli Stati moderni, sia e questo secondo argomento strettamente connesso al precedente collocando lattivit politica allinterno del meccanismo generale di divisione del lavoro. Per capire il ruolo svolto da Sieys nella creazione del discorso rivoluzionario francese bisogna mettere il suo discorso in relazione con i principali discorsi politici che lAncien Rgime fornisce ai protagonisti impegnati nella sua ultima grande crisi: il discorso della giustizia ( il linguaggio del costituzionalismo parlamentare); il discorso della volont ( quello di Rousseau e Mably); e il discorso della ragione ( il discorso della teoria economica e sociale di Quesnay e dei fisiocrati)102. Il discorso rivoluzionario, in generale, e quello di Sieyes, in particolare, non sono nati dun tratto e non hanno avuto ununica fonte. Il linguaggio che diede una forza esplosiva agli avvenimenti che in rapida successione distrussero lAncien Rgime ebbe origine dal processo di disintegrazione della credibilit del concetto tradizionale di autorit monarchica. Secondo la tradizione dellassolutismo, il potere giudiziario era detenuto dal re, che lo esercitava o direttamente, come justice retenue, o indirettamente nella forma della justice dlegue, cio attraverso le alte corti di giustizia e i Parlamenti103. La complessa organizzazione dei Parlamenti francesi dAntico Regime faceva s che queste istituzioni fossero un intreccio di funzioni di governo e funzioni di giustizia e costituissero una sorta di contropotere della monarchia. Le politiche adottate dai monarchi in direzione di una sempre pi massiccia centralizzazione delle funzioni
Cfr. M. Forsyth, Reason and Revolution, cit. p. 218. Cfr. K.-M. Baker, Sieyes, in Furet-Ozouf (a cura di), Dizionario critico della rivoluzione francese, cit., pp. 294-303. 103 Il testo classico sul tema delle istituzioni della Francia dAncien Rgime R. Mousnier, Les Institutions de la France sous la monarchie absolue. 1598-1789, 2 voll, Paris, PUF, 1974-1980; pi recentemente apparso B. Barbiche, Les Institutions de la monarchie franaise lpoque moderne XVI-XVIII sicle, Paris, PUF, 20012.
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pubbliche la creazione di intendenti di justice, police e finances direttamente dipendenti dal re aveva lo scopo di sottrarre potere proprio ai Parlamenti - sono allorigine dei numerosi e prolungati contrasti tra monarchia e Parlamenti che segnano la storia francese del XVII e del XVIII secolo. possibile porre sullo stesso piano la giustizia e il sistema cetuale quale controparte del potere statale? si chiede Wolfgang Reinhard nella sua imponente Storia del potere politico in Europa. La giustizia certamente il fulcro pi antico del potere statale, lapparato di giustizia una sua creazione e anche le rappresentanze dei ceti nacquero di solito su iniziativa del principe. Ma entrambe, grazie allo sviluppo degli interessi autonomi del loro personale, bench solo localmente e temporaneamente, tuttavia ricoprirono con successo il ruolo di oppositori del potere monarchico. Il rapporto tra nobilt, sistema cetuale e costruzione del dominio dello Stato moderno attraverso laccrescimento del potere centrale fatto di collaborazioni e resistenze104. La crisi del XVIII secolo che sfoci drammaticamente nella Rivoluzione , da un punto di vista politico, una crisi di rappresentanza: sia il parti philosophique a sostegno della monarchia, con a capo Voltaire, sia i sostenitori dei Parlamenti e della thse nobiliaire (Fnelon, Boulainvilliers, ma soprattutto Montesquieu e, per certi aspetti, Diderot) rivendicavano alla propria parte il diritto storico di rappresentare la nazione intera. Il discorso tanto dei teorici dellassolutismo regio quanto dei teorici del liberalismo nobiliare si svolse sul piano della legittimazione storica: entrambe le tesi la thse royale a sostegno della monarchia assoluta e la thse parlementaire a sostegno della costituzione storica della Francia fatta delle antiche tradizioni di libert dei nobili Franchi conquistatori dei Galli romanizzati mostrano che nel Settecento forte nel discorso pubblico il nesso che lega narrazione storica delle origini e teoria politica. questo nesso tra storia e politica, tra tradizione e ragione che viene meno sia in Rousseau, sia in Sieyes. Si prendono brevemente in esame i discorsi fondati sulla giustizia, sulla volont e sulla ragione che vengono elaborati in sostituzione del traballante discorso dellassolutismo monarchico. Il discorso della giustizia il linguaggio adoperato essenzialmente dal costituzionalismo parlamentare, che, nel XVIII secolo, si oppone al dispotismo dei ministri. In questo discorso la giustizia giocata contro la volont, il diritto secolare contro larbitrio del potere centrale. Nel grande dibattito che si apre nel 1788 e nel 1789 sulla questione della rappresentanza, il discorso della giustizia si pronuncia a favore della tradizionale separazione dei tre ordini negli Stati generali e vuole limitare la libert di decisione e dazione dei
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W. Reinhard, Storia del potere politico in Europa, cit., pp. 249-277 (: 249-250).

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deputati con il mandato imperativo ricevuto dai loro elettori. Si tratta per usare un eufemismo - del meno innovativo tra i tre discorsi presi in esame. Il discorso della volont, al contrario, stato formulato in termini non giuridico-costituzionali, ma esplicitamente politici. Rousseau e Mably, che trovano la loro principale fonte di ispirazione nella tradizione repubblicana classica, oppongono la volont alla volont: il dispotismo della monarchia e dei ministri si esprime attraverso una volont individuale o particolare a cui va contrapposta laffermazione della volont generale o collettiva, unica garanzia di libert per tutti. Nel 1788-89 questo discorso si presta a fornire argomenti a sostegno della tesi della volont della nazione e della sovranit popolare ma, a causa della critica alla rappresentanza, giudicata da Rousseau incompatibile con la sovranit e la volont generale, presenta, dal punto di vista pratico, ostacoli insormontabili e suscita, dal punto di vista teorico, forti resistenze. Stando al terzo discorso, quello della ragione, che si concretizza nella teoria sociale dei fisiocrati e nei programmi riformatori dei ministri di Luigi XVI, non la volont politica, ma il riconoscimento dellordine naturale e razionale del mondo sociale ed economico deve costituire la base della nuova legittimit del potere, che deve mirare ad accrescere luniformit amministrativa e luguaglianza dei diritti e della fiscalit. In opposizione al discorso di Rousseau e Mably, che prendevano a modello la citt-stato dellantichit, il discorso della ragione, insistendo sullo sviluppo economico e sul progresso civile della societ, una discorso della modernit. In questo contesto la rappresentanza assume i contorni della rappresentanza degli interessi delle diverse componenti della societ: i proprietari terrieri, attraverso le assemblee provinciali, sarebbero stati direttamente coinvolti nella direzione razionale del governo locale. La celebre dichiarazione parlamentare con cui nel settembre del 1788 si chiede insistentemente che la prevista convocazione degli Stati generali si svolga nel rispetto delle forme e delle regole osservate nel 1614 ha le proprie radici nel discorso della giustizia: il linguaggio del testo quello della tradizione parlamentare e fa appello alla storia, alla legittimit dellordine delle cose cos come si sviluppato nel corso dei secoli. contro questo richiamarsi alla storia che Sieyes, nelle Vues sur le moyens, sferra unaspra accusa contro lestasi gotica di coloro che credono di trovare lumi per il presente nelle vecchie raccolte del nostro antico diritto pubblico, che si consumano nel domandare al passato ci che dovremo essere nellavvenire. Lincipit del saggio rivelatore dellopposizione di Sieyes alle argomentazioni storiche e costituzionali del discorso della giustizia: Molti riterranno di dover cercare nei secoli barbari leggi adatte a nazioni civilizzate. Noi non ci lanceremo in questa incerta ricerca delle istituzioni e degli errori degli antichi. La ragione per sempre;

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essa al servizio delluomo, ed soprattutto quando parla alluomo dei suoi diretti interessi, che egli deve ascoltare con rispetto e fiducia105. Uno dei tratti pi interessanti dei quattro saggi di Sieyes che precedono e preparano lo scoppio della Rivoluzione proprio il deciso rifiuto dellabate di richiamarsi alla tradizione, al precedente storico: Sieyes rifiuta questo discorso, in cui vede un linguaggio gi svalutato, risuscitato dallordine dei nobili e dallalto clero al fine di difendere i propri privilegi. Per Sieyes, come per Mably e Rousseau, la storia della Francia una storia politica fatta di oppressione, di usurpazione e di espropriazione, non una storia giuridica di evoluzione e continuit delle forme legali e costituzionali. Da questa analisi risulta che il precedente storico non altro che il diritto intollerabile della conquista e che il solo modo legittimo di fare appello alla storia di tornare a quel punto zero in cui la nazione restaurata nella sua integrit politica e recupera il diritto di affermare, senza esitazioni e senza ambiguit, la propria volont. Il riferimento storico alla conquista dei Franchi e alla sottomissione dei Gallo-romani una costante dei discorsi sulle origini delle istituzioni politiche francesi che troviamo sia nella Francogallia (1573) di Franois Hotman, sia nellHistoire de lancien gouvernement de la France (1727) di Boulainvilliers, sia nellHistoire de ltablissement de la monarchie franaise (1734) di dArgenson compare polemicamente quasi allinizio di Che cos il Terzo Stato?, dove, nel secondo capitolo dal titolo Cos stato fino ad oggi il Terzo Stato? Nulla, Sieyes, non senza una certa malizia, scrive: qualora gli aristocratici intendano, al prezzo stesso di quella libert di cui apparirebbero indegni, mantenere il popolo in stato di oppressione, il popolo oser chiedersi a che titolo. Se gli si rispondesse che ci avviene a titolo di conquista, convenite che questo significherebbe voler risalire un po troppo indietro. Ma il Terzo non deve temere di risalire ai tempi passati. Rivada allanno che ha preceduto la conquista; e poich abbastanza forte oggi per non lasciarsi conquistare, la sua resistenza sar certo pi efficace. Perch non potrebbe rimandare nelle foreste della Franconia tutte queste famiglie che accampano ancora lassurda pretesa di discendere dalla razza dei conquistatori e di essere eredi diretti della conquista?. Lintera ideologia costituzionale di Sieyes sintetizzata nella sua posizione a-storica o anti-storica. Una visione della costituzione senza passato, poich nasce da una frattura, non pu che trascurare o combattere la storia come fattore determinante. Lunico tempo che rilevi il futuro, che si configura come un grande campo di possibilit. Dal punto di vista delle forze costituenti, la storia, la vera storia, quella che si apre davanti a loro,
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J.-E. Sieyes, Opere e testimonianze politiche, vol. I, cit., p. 119.

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mentre alle spalle non c che un deposito sterminato di rovine, una memoria di oscurit e barbarie. Al contrario, per un conservatore quale Edmund Burke che nel 1790 nelle sue Reflexions on the Revolution in France si colloca agli antipodi del giusnaturalismo e del contrattualismo moderni condannando latto di ribellione al passato racchiuso nella Dichiarazione dei diritti, la storia che brilla non tanto quella che ancora non si dispiegata e si mostra disponibile allazione volontaria e progettante delluomo, bens quella che si erge alle spalle degli uomini del tempo presente e che, con la sua autorit, proietta su di loro una luce alla quale essi non devono sottrarsi. 2.2.2. Allautore della dichiarazione di guerra civile contro laristocrazia, al vincitore del primo periodo della Rivoluzione che ha combattuto i privilegi, affossato la societ per ordini e condotto, fino al dibattito sul veto regio, il processo politico innescato dal Colpo di Stato del 17 giugno 1789, alluomo che, trasformatosi ben presto da teorico ad Epimeteo della Rivoluzione, si sarebbe allontanato da Parigi e dalla vita politica su consiglio del Console Bonaparte sopravvivendo per cos dire - a se stesso106, si deve lidea, ormai imprescindibile nelle democrazie costituzionali moderne, di un legame intrinseco tra sovranit nazionale e governo rappresentativo107. In Che cos il Terzo Stato? Sieyes scrive: una legge comune e una rappresentanza comune, ecco cosa rende la nazione una108. Ci che fonda il legame nazionale non sono dunque la comune origine storica, la lingua, i costumi o il territorio fattori dei quali Sieyes non fa menzione bens la volont degli individui. Oltre alla volont anche la natura svolge un ruolo importante nella definizione del concetto di nazione. La tendenza a naturalizzare la societ politica piuttosto che a sottolinearne le origini contrattuali evidente laddove labate, allinizio di Che cos il Terzo Stato?, ricorre ad un lessico pi vicino a quello dei fisiocrati che a quello di Rousseau per definire il Terzo Stato, caratterizzando la nazione come organizzazione sociale ed economica, fondata nellordine naturale e sostenuta dalla produzione e dalla distribuzione delle risorse indispensabili ai bisogni umani.
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Cfr. G. Troisi Spagnoli, La vita di Sieyes, in J.E. Sieyes, Opere e testimonianze politiche, vol. I, cit., pp. 29-66 (:62). 107 Cfr. sui temi della nazione e della rappresentanza in Sieyes P. Pasquino, Il concetto di rappresentanza e i fondamenti del diritto pubblico della rivoluzione: E.-J. Sieyes, in F. Furet (a cura di), Leredit della rivoluzione francese, Roma-Bari, Laterza, 1989, pp. 297325, saggio poi ripubblicato come Chapitre III in P. Pasquino, Sieyes et linvention de la Constitution en France, cit., pp. 53-72. 108 J-E. Sieyes, Opere e testimonianze politiche, cit., p. 215.

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Con Sieyes nazione cessa di essere un termine descrittivo con il quale indicare genericamente tous les habitants dun mme tat, dun mme pays qui vivent sous le mmes lois et usent du mme langage (come si legge nel Dictionnaire de lAccadmie del 1694) per diventare la formula politica, aggressiva e mobilitante, attraverso la quale passa la lotta condotta dalla parte maggioritaria e produttiva del Paese contro una minoranza giudicata parassitaria ed estranea, per non dire nociva, allinteresse generale. Nel 1765, nellEncyclopdie di Diderot, alla voce Nation si ripetevano ancora pressappoco le medesime idee enunciate nel Dictionnaire de lAccadmie109. A questo significato di nazione, legato alla formazione dello Stato territoriale e della amministrazione centralizzata della monarchia assoluta, si affianca, per, a partire dalla opposizione nobiliare allassolutismo, anche un primo significato politico di nazione che differisce da quello elaborato da Sieyes alla vigilia della Rivoluzione. Lopposizione nobiliare allassolutismo, avviata sin dal 1648 con la Fronda parlamentare, si sviluppa in seguito sul piano di una sofisticatissima contesa storiografica: la nazione diviene, sulla penna di un Boulainvilliers, di un Fnelon, di un DArgenson, lo strumento polemico-retorico attraverso il quale si comincia a combattere in Francia la lotta contro il potere del monarca, che aveva limitato le prerogative della nobilt mortificando gli Stati generali, mai pi convocati dal lontano 1614, e tracciando un solco incolmabile tra la monarchia e la nazione. Questo concetto politico di nazione, diversamente da quello di Sieyes, non abbraccia lintera societ, ma comprende settori sociali ben determinati: coincide con i ceti superiori politicamente attivi ed esclude la stragrande maggioranza della popolazione francese. La nazione politica dAncien Rgime rimane, per usare un termine tedesco, una Adelsnation, non una nazione di cittadini, ma una nazione di aristocratici e di privilegiati. A partire dagli anni Sessanta del XVIII secolo i Parlamenti cominciano a rivendicare il ruolo di difensori dellantica costituzione del regno della quale non riescono per a definire univocamente il contenuto e di rappresentanti della nazione. nelle Remontrances dei Parlamenti che la nazione compare come nuovo soggetto di diritto. Ed in un discorso di Luigi XV di fronte al Parlamento di Parigi che lideologia nazionale viene denunciata come potenzialmente pericolosa per la legittimit fondata sul diritto divino dei re. Nel 1766, in occasione del lit de justice noto come sance de la flagellation Luigi XV dichiara: non tollerer che si formi nel mio regno unassociazione che farebbe degenerare in una confederazione di resistenze il luogo naturale dei doveri e degli
Cfr. sul concetto di nazione A. Campi, Nazione, Bologna, Il Mulino, 2004; P. Pasquino, Il concetto di rappresentanza, cit., in F. Furet (a cura di), Leredit della rivoluzione francese, cit., pp. 297-325.
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obblighi comuni, n che si introduca nella monarchia un corpo immaginario [scil. la nazione] che non potrebbe far altro che turbarne larmonia110. Per Luigi XV il corpo della nazione non esiste, hobbesianamente, se non nel corpo del re. In Sieyes, invece, sono due i criteri della nazione: luno economico la partecipazione al lavoro laltro politico la titolarit del potere costituente -. La nazione la parte economicamente autosufficiente del Paese che si fa Tutto, escludendo i privilegiati e proponendosi come soggetto politico e fonte di una legittimit alternativa rispetto alla legittimit della monarchia per diritto divino. Tra i problemi sollevati dalla critica uno in particolare merita di essere ricordato: riguarda la concezione che Sieys ha della nazione in rapporto allindividuo, del soggetto collettivo in relazione al soggetto singolo. La questione pu essere formulata cos: il suo concetto di nazione ha un carattere individualista - fondato, cio, sulla teoria dei diritti delluomo o, al contrario, un carattere organicista e, per cos dire, protonazionalista? In realt, il momento corporatista, collettivo, inclusivo e insieme esclusivo, della nazione viene a giocare un ruolo tanto fondamentale quanto quello dei diritti, della propriet, della libert. Linventore del concetto politico di nazione anche lautore di una delle prime proposte ventotto in tutto - di dichiarazione dei diritti che vengono presentate al Comitato di costituzione111. Nel luglio del 1789 Sieyes prende la parola al Comitato con un intervento dal titolo: Prliminaires de la Constitution. Reconnaisance et exposition raisonne des Droits de lhomme et du citoyen a cui allega la propria lista dei diritti: i diritti, infatti, sono il preliminare e il fine della Costituzione112. In questo importante documento dei lavori parlamentari - nel quale viene ribadita la differenza tra potere costituente, onnipotente, e poteri costituiti, limitati, e marcata la differenza tra potere legislativo dei rappresentanti della nazione e potere di revisione costituzionale113 - Sieyes difende i diritti civili di libert, propriet e sicurezza e si pronuncia in favore della distinzione tra diritti attivi e diritti passivi, ovvero tra cittadinanza attiva e cittadinanza passiva, per quanto riguarda i diritti politici.
La citazione tratta da P. Pasquino, Il concetto di rappresentanza, cit., in F. Furet (a cura di), Leredit della rivoluzione francese, cit., p. 304. 111 Cfr. M. Gauchet, Diritti delluomo, in F. Furet M. Ozouf, Dizionario critico della rivoluzione francese, cit., pp. 613-623 (: 615-616). 112 Testo numero 10. raccolto in J.-E. Sieyes, Opere e testimonianze politiche, vol. I, cit., pp. 375-399 (:382). 113 Lultimo articolo enunciato da Sieyes nelle propria proposta di Dichiarazione, lart. 32, fa riferimento proprio al diritto del popolo di rivedere e riformare la Costituzione con modalit e nei tempi previsti dalla Costituzione stessa.
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Lidentit politico-giuridica del soggetto definita in Sieyes dallincontro di entrambe le coordinate: da un lato i diritti, dallaltro la nazione, da un lato le regole dellazione intersoggettiva e limpulso autoconservativo, dallaltro lappartenenza e limpegno civico. Nel discorso rivoluzionario della cittadinanza l ordine dei diritti lordine politico costruito sui diritti delluomo teorizzati dal giusnaturalismo e recepiti nelle Dichiarazioni dei diritti - un momento irrinunciabile del passaggio dallAncien Rgime alla Francia contemporanea: l ordine dei diritti costituisce la destinazione di senso del discorso rivoluzionario, ma nello stesso tempo esso annunciato e dichiarato allinterno di un processo che trova nella forza inclusiva e nellenergia costituente della nazione lindispensabile elemento propulsivo114. Diritti dellindividuo e unit della nazione, principio di inclusione (il riconoscimento dei diritti) e principio di esclusione (lindividuazione del nemico della nazione: il privilegiato) sono momenti del discorso della cittadinanza di Sieyes essenzialmente legati luno allaltro. Il modo di intendere il concetto di nazione in Sieyes , dunque, di primaria importanza perch nel rapporto fra i diritti del soggetto e la legge della nazione sovrana si trova il punto dolente del dibattito costituente del primo periodo della Rivoluzione (1789-1792). Un rapporto, quello tra diritti e legge, che si presenta come contraddittoriamente asimmetrico, dal momento che, per un verso, la legge sembra inchinarsi di fronte ai diritti come al proprio fine, mentre, per un altro verso, sono i diritti a ridursi a pallide affermazioni di principio sostanzialmente esautorate dalla legge che ne produce leffettiva realizzazione. Nello stesso momento in cui con la Dichiarazione dei diritti delluomo e del cittadino il linguaggio dei diritti parlato dal giusnaturalismo sei-settecentesco riceve una formale e solenne sanzione avviene quella riduzione giuspositivistica del diritto alla legge che, considerando i diritti come disponibili alla legge, li rende fragili e privi di garanzie di fronte al legislatore. Il dibattito costituente sostiene Pietro Costa sembra insomma parlare il linguaggio dei diritti, ma adottare poi una conclusione legicentrica, quasi che il frasario giusnaturalistico fosse una sorta di rito di passaggio verso un ordine destinato a trovare nella legge il proprio perno. possibile individuare due diverse anime del dibattito costituente di cui Sieyes rappresenta la difficile sintesi: queste due anime sono in qualche modo impersonate emblematicamente nelle figure di Locke e Rousseau, la prima assunta come il campione dei diritti naturali del soggetto e la seconda come il teorico dellassoluta volont legiferante del popolo sovrano115.
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P. Costa, Civitas. Storia della cittadinanza in Europa. II Let delle rivoluzione. 17891848, cit., p. 27. 115 Ivi, p. 21.

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2.2.3. Il potere costituente viene teorizzato da Sieyes quando in Francia sono giunti ad un primo effettivo traguardo due processi distinti ma strettamente connessi luno allaltro: il processo di State-building e quello di nation-building. Inoltre, come mette in evidenza Ernst-Wolfgang Bckenfrde, vi un altro presupposto del potere costituente. Lelaborazione della teoria del potere costituente resa possibile da un altro processo moderno che sta alla base dei processi stessi di monopolizzazione e accentramento del potere, costruzione dello Stato, normalizzazione ed omogeneizzazione della nazione: si tratta del processo di secolarizzazione in virt del quale non pi un ordine divino e naturale a determinare la base ed il contesto prestabilito dellordinamento politico-sociale, bens sono gli uomini stessi a prendere in mano il loro destino e lordine del mondo, a partire dalla loro volont e dalla loro decisione sovrana116. Per questa ragione Bckenfrde sostiene che, nonostante nel XIX secolo, durante la restaurazione monarchica (1815-1830), anche il re abbia rivendicato la titolarit del potere costituente, quello di potere costituente , per la sua origine ed il suo contenuto, un concetto democratico e rivoluzionario, e ha la sua collocazione solo nel contesto di una teoria costituzionale democratica117. Affrontando il problema della costituzione con unimpostazione molto lontana da quella di Montesquieu, Sieyes passa dal concetto di costituzione naturale-evoluzionista al concetto artificiale-costruttivista, dalla costituzione come spirito di un popolo alla costituzione come atto umano di determinazione118. Prodotto del caso e della prudenza, la costituzione inglese, tanto celebrata dal Presidente del Parlamento di Bordeaux nel celeberrimo capitolo VI dellXI libro dellEsprit des lois, cessa per Sieyes di essere un modello da imitare per diventare piuttosto un monumento di
E-W. Bckenfrde, Il potere costituente del popolo. Un concetto limite dei diritto costituzionale, in Id., Stato, costituzione, democrazia. Studi di teoria della costituzione e di diritto costituzionale, Milano, Giuffr, 2006, pp. 113-142 (: 120). 117 Ivi, p. 119. Bckenfrde in realt non fa che sviluppare alcune riflessioni di Schmitt. Lautore di Dottrina della costituzione individua infatti i due principali soggetti del potere costituente: il popolo e il re; ma quando tratta della versione monarchica del potere costituente in opposizione alla versione democratica del potere costituente avanza delle riserve in merito: teoricamente la posizione della monarchia [nellet della restaurazione] era veramente assai difficile. In fondo la trasposizione immutata della teoria democratica del potere costituente del popolo alla monarchia e per giunta alla monarchia ereditaria era una semplice difensiva ed era possibile solo come unantitesi estrema. () Una dinastia non pu essere considerata, come il popolo o la nazione, la causa prima di ogni esistenza politica (DC, pp. 116-117). 118 Cfr. O. Beaud, La potenza dello Stato, Napoli, Editoriale Scientifica, 1994, pp. 192-207.
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superstizione gotica119: non nutriremmo tanta fiducia nelle istituzioni inglesi se le nostre conoscenze politiche fossero pi consolidate e pi diffuse. () Sarebbe davvero auspicabile in questo momento che qualche bravo scrittore si dedicasse a farci luce sui due problemi seguenti: la costituzione britannica buona in se stessa? E, ammesso che lo sia, esattamente quel che ci vuole per la Francia? Temo davvero che questo tanto vantato capolavoro non arrivi a sostenere un esame imparziale condotto secondo i principi di un reale ordine politico. Ci ridurremmo forse a riconoscere chesso pi il risultato del caso e delle circostanze che dei lumi120. Queste sono le parole con cui si esprime Sieyes nel Capitolo IV di Che cos il Terzo Stato?, in un paragrafo intitolato significativamente: Lo spirito di imitazione non adatto ad ispirarci la miglior condotta. Lidea di potere costituente della nazione non tanto una metamorfosi dei concetti rousseauiani di sovranit popolare e volont generale n del mito del grande legislatore, quanto piuttosto uno strumento che, rompendo col passato e prendendo di mira lassolutismo dAncien Rgime e il dispotismo dei ministri, permette di pensare il carattere limitato e subordinato dei poteri costituiti. La dottrina costituzionale di Sieyes esplicitamente una dottrina del governo limitato. Il termine stesso sovranit non compare mai nei testi di Sieyes se non con unaccezione negativa121. La natura del potere costituente - certo informe ma non assoluta nel senso dellassolutezza della sovranit di Bodin, Hobbes e Rousseau - finalizzata, cio, ad affermare il carattere
Sieyes, Che cos il Terzo Stato?, in Id., Opere e testimonianze politiche, Tomo I, cit., p. 249. 120 Ivi, pp. 248-249. 121 Cfr. il discorso del 2 termidoro dellanno III, testo n. 37 raccolto in Sieyes, Opere e testimonianze politiche, vol. II, cit. pp. 785-810: I poteri illimitati sono un mostro in politica e un grave errore del popolo francese. () Si mette in comune il meno possibile sotto il nome di potere pubblico o politico e unicamente quanto necessario mantenere ogni individuo nellambito dei propri diritti e dei propri doveri. Una simile parte di potere ben lungi dal rassomigliare alle idee esagerate di cui si amato abbigliare ci che si chiama la sovranit; e notate bene che della sovranit del popolo che parlo, giacch, se ve ne una, proprio quella. Se questo termine ha assunto una dimensione cos colossale nellimmaginazione della gente, solo perch lo spirito dei Francesi, ancora colmo di superstizioni monarchiche, si sentito in dovere di dotarlo delleredit intera dei pomposi attributi e dei poteri assoluti che hanno fatto lo splendore delle sovranit usurpate () pareva ci si dicesse, con una sorta di patriottica fierezza, che se la sovranit dei grandi re cos potente, cos terribile, la sovranit di un grande popolo doveva esserlo di pi. () la nozione di sovranit rientrer nei suoi giusti limiti; poich, ripeto ancora una volta, la sovranit del popolo non affatto illimitata, e molti di quei sistemi vantati e onorati, compreso quello verso il quale si persuasi ancora di avere delle grandi obbligazioni, altro non parranno che concezioni monacali, dei mediocri progetti di re-totale piuttosto che di re-pubblica, ugualmente funesti per la libert e rovinosi per la cosa pubblica come per la cosa privata (Ivi, pp. 792-793).
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limitato di ogni potere costituito e a vincolare il legislatore al rispetto dei diritti fondamentali delluomo. Perci, nonostante Montesquieu non sia un autore di riferimento nei saggi rivoluzionari di Sieyes, vi chi - come Egon Zweig e Raymond Carr de Malberg - ritiene che la teoria del potere costituente sia una conseguenza delle idee di Montesquieu ben pi che di quelle di Rousseau. Certo, a un primo sguardo la nozione di un potere originario e superiore che sia la fonte comune di tutti i poteri costituiti sembra del tutto estranea a una dottrina come quella di Montesquieu, il quale ammette, per principio, la divisione, e prima ancora la divisibilit, dei poteri senza manifestare la preoccupazione per il problema dellunit della souverainet de ltat. Eppure la teoria montesquieuiana della separazione dei poteri aprirebbe la via alla teoria del potere costituente nella misura in cui rende logicamente necessaria lelaborazione della teoria di una speciale autorit primitiva e superiore ad ogni altra, il potere costituente appunto, che funga da minimo comun denominatore dei poteri pubblici pensati come plurali e divisi. Con la teoria del potere costituente Sieyes ripristina, cio, lunit del potere sovrano che Montesquieu aveva compromesso e abbandonato, conservando, nel proprio costituzionalismo liberale, lesigenza della limitazione del potere espressa dal liberalismo nobiliare di Montesquieu122. Che questa limitazione sia da attuare attraverso uno dei due modelli, quello della rgle o quello della balance, oppure attraverso listituzione di un jur constitutionnaire, un problema - affrontato da Sieyes nel discorso pronunciato il 2 termidoro dellanno III (20 luglio 1795) alla Convenzione che per il momento viene lasciato in sospeso. La concezione della costituzione come decisione del potere costituente della nazione esclude, quindi e questo potrebbe essere laspetto pi importante della teoria costituzionale di Sieyes lonnipotenza dei poteri costituiti123. Nel suo contributo al Sonderseminar su Schmitt pubblicato in Complexio Oppositorum, Pasquale Pasquino prende in esame la relazione tra la dottrina del potere costituente e la costituzione mista nelle opere di Emmanuel Sieyes e Carl Schmitt124. In sintonia con Bckenfrde la problematica del potere costituente viene riconosciuta come una problematica peculiarmente moderna resa possibile dal processo di secolarizzazione. Sebbene se ne possano rintracciare alcuni presupposti teorici gi nei filosofi giusnaturalisti e contrattualisti che fondano sul patto o
Cfr. E. Zweig, Die Lehre vom pouvoir constituant. Ein Beitrag zum Staatsrecht der franzsischen Revolution, Tbingen, Mohr, 1909, pp. 66 e ss. e R. Carr de Malberg, Contribution la Thorie gnrale de ltat, vol. II, cit., pp. 515-517. 123 P. Pasquino, Sieyes et linvention de la costitution en France, p. 65. 124 H. Quaritsch (Hrsg.), Complexio Oppositorum. ber Carl Schmitt, Berlin, Duncker & Humblot, 1988, pp. 371-385.
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contratto sociale la legittimit del potere politico, il concetto di potere costituente non trova tuttavia posto rileva Pasquino seguendo la lezione di Carr de Malberg125 e Lwenstein126 - nelle teorie di chi immagina lo Stato o come rappresentanza assoluta (Hobbes) o come esercizio diretto della sovranit (Rousseau). Nel primo caso, infatti, il popolo non pu essere pensato come soggetto del potere costituente perch la sua unit non il presupposto, bens il prodotto del pactum unionis - stipulato dagli individui tra loro nello stato di natura - che istituisce il rappresentante sovrano127. Nel secondo caso, invece, impossibile distinguere lattivit del legislatore ordinario da quella del legislatore costituzionale perch secondo Rousseau il popolo, sulla base del principio secondo cui nessuno pu obbligarsi verso se stesso, non tenuto a rispettare alcuna legge fondamentale nel Contratto sociale Rousseau non parla mai di costituzione nel senso di documento formale che organizza i poteri - che si sia eventualmente dato. Per il Ginevrino, attento lettore di Bodin, Hobbes e Pufendorf, contraddittorio che lautorit sovrana crei degli intralci a se stessa, contro la natura del corpo politico che il sovrano simponga una legge che esso non possa infrangere e perci non esiste nello Stato alcuna legge fondamentale che

R. Carr de Malberg, Contribution la Thorie gnrale de ltat, vol. II, cit., pp. 513515. La thorie de Rousseau semble exclure la possibilit dune distinction prcise entre la fonction constituante e la fonction lgislative () A dautres gardes encore, la doctrine du Contract social soppose ce que lon puisse concevoir un pouvoir constituant suprieur au pouvoir lgislatif habituel. () Enfin, dans la doctrine du Contract social, lune des principales utilits de la distinction du pouvoir constituant disparait, et, par suite, cette distinction perd, en grande partie, sa raison dtre. Le but pratique de la distinction, cest, en effet, de limiter la puissance de lorgane lgislatif, et notamment de la limiter en ce sens que ses droits, une fois dtermins et garantis par lacte constitutionnel, ne peuvent plus tre restreints ni retouchs par le lgislateur ordinaire. A cet rgard, la mise part dun pouvoir constituant suprieur au pouvoir lgislatif rpond lide quil peut, dans ltat souverain, tre juridiquement tabli et rserv au profit des citoyens une sphre de capacit individuelle, un statut personnel de libert, qui chappera la puissance des autorits tatiques constitues; et cest bien l un des concepts essentiels qui se trouvent raliss dans le systme juridique de ltat moderne. Or, on a vu que la thorie du contract social exclut compltement ce concept de droits individuels rendus intangibles lencontre du lgislateur. 126 K. Lwenstein, Volk und Parlament nach der Staatstheorie der franzsischen Nationalversammlung von 1789, Mnchen, Drei Masken Verlag, 1922, p. 285. 127 Dello stesso parere C. Galli secondo il quale il potere costituente del popolo in Hobbes il grande assente; infatti il popolo, pur riconosciuto dalla moderna ideologia del contratto come origine della politica, in realt vi nasce morto, esaurendo la propria energia politica appunto nellunico atto del proprio costituirsi pattizio (C. Galli, Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno, Bologna, Il Mulino, 1996, p. 606).

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non possa essere revocata, neppure lo stesso patto sociale128. Dello stesso tenore linterpretazione di Carlo Galli secondo il quale il popolo, pur riconosciuto nella moderna ideologia del contratto come origine della politica, in realt vi nasce morto, esaurendo la propria energia politica appunto nellunico atto del proprio costituirsi pattizio, che quellenergia ingabbiata definitivamente nella forma politica attribuisce allo Stato, il quale impersona giuridicamente il popolo stesso: il potere costituente del popolo in Hobbes il grande assente129. Allora la rinnovata centralit riconosciuta al potere costituente nellinterpretazione schmittiana della Costituzione di Weimar vuole essere la risposta una delle risposte formulate nel XX secolo - alla crisi della modernit: la riattivazione del potere costituente equivale, dunque, ad un recupero da parte del popolo dellenergia politica che era stata alienata nelle istituzioni e fornisce una possibile soluzione al problema di uscire dalla chiusura della forma politica moderna e dallablazione della sua origine concreta130. Lidea di potere costituente del popolo, sebbene non esplicitamente teorizzata, sarebbe attestata, invece, nella teoria politica di Locke131, laddove, nel Secondo trattato sul governo, Locke scrive: la prima e fondamentale legge positiva di tutte le societ politiche consiste nello stabilire il potere legislativo 132 e soltanto il popolo pu fissare la forma della societ politica, e lo fa col costituire il legislativo e designare in che mani devessere133. Ebbene, la vera svolta si compie con Sieyes e con la Rivoluzione francese. Alla teoria del diritto divino dei re fondata sul principio non est enim potestas nisi a Deo e al mito etico, pedagogico, perfino paternalistico, del grande legislatore presente nella teoria politica di Rousseau, per il quale il sovrano, cio il popolo, non in grado da solo di darsi le leggi fondamentali della convivenza civile, subentra con Sieyes un altro mito narrato col linguaggio del diritto e dei diritti: la finzione giuridica della nazione costituente. ancora Bckenfrde ad interpretare in chiave telogico-politica il trasferimento al popolo, mediante il concetto di potere costituente, di contenuti inerenti a determinati attributi di Dio, cos come essi sono stati sviluppati dalla teologia cristiana: potestas constituens,
Rousseau, Contratto sociale, cit., p. 25 (L. I, cap. VII Del Sovrano); e p. 149 (L. III, cap. XVIII Mezzi per prevenire le usurpazioni dei governi). 129 C. Galli, Genealogia della politica, cit., p. 606. 130 Ivi, p. 606. 131 Cfr. P.P. Portinaro, Il grande legislatore e il custode della costituzione, in G. Zagrebelski P.P. Portinaro J. Luther (a cura di), Il futuro della costituzione, cit., p. 18. 132 J. Locke, Secondo trattato sul governo, Milano, Rizzoli, 1998, p. 241 ( 134, Cap. XI. Dellestensione del potere legislativo,). 133 Ivi, p. 255 ( 141).
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norma normans, creatio ex nihilo. Il potere costituente di Sieyes rappresenterebbe, cio, un caso pregnante di teologia politica nel senso attribuito a questespressione da Carl Schmitt: nel senso del processo di trasformazione delle categorie teologiche tradizionali nelle categorie politiche moderne, ovvero nel senso della secolarizzazione positiva, implicante la conservazione della teologia nella politica come un resto o un contenuto che dal sacro trasmigra nel secolare134. Se da un lato Maurizio Fioravanti interpreta la teoria e la pratica del potere costituente come il punto in cui, nellet delle rivoluzioni americana e francese, convergono le due tradizioni, fino a quel momento in competizione luna con laltra, della costituzione - ovvero del costituzionalismo come tecnica di limitazione del potere - e della sovranit, dallaltro lato Pier Paolo Portinaro, collocandosi allinterno dellorientamento continuista tra antico e moderno, afferma invece che il potere costituente, prefigurato gi nellantichit dal tema del grande legislatore, il canto del cigno della sovranit, un estremo atto di affermazione che prelude al suo depotenziamento135. Il paradosso del potere costituente, che funge da spartiacque fra giusnaturalismo e positivismo giuridico, risiede nel fatto che allorigine dellordine costituzionale democratico sta un atto di potere e di rottura rivoluzionaria che si iscrive nel codice dellassolutismo politico. Il depotenziamento e lesaurimento cui Portinaro si riferisce sono quelli subiti nel corso del XIX secolo dal potere costituente, il quale viene negato e rimosso dalle costituzioni vigenti si pensi alla gewachsene Verfassung che, da diversi punti di vista, Rehberg e Hegel oppongono alle costituzioni rivoluzionarie oppure, in un clima di positivismo giuridico dominante, ridotto - come fa Carr de Malberg in Contribution la Thorie gnrale de ltat stravolgendone letteralmente il significato originario - a un mero potere costituito, cio allesercizio del potere di revisione136.

Cfr. M. Scattola, Teologia politica, Bologna, Il Mulino, 2007, p. 164. Si vedano M. Fioravanti, Costituzione, Bologna, Il Mulino, 1999, pp. e P.P. Portinaro, Il grande legislatore e il custode della costituzione, in Zagrebelski Portinaro Luther (a cura di), Il futuro della costituzione, cit., pp. 5-34 (: 26). 136 Cfr. Carr de Malberg, Contribution la Thorie gnrale de ltat, vol. II, cit., pp. 483-624. Per Carr de Malberg il est vain de rechercher le fondement ou la gense juridiques de ltat. Ltat, tant la source du droit, ne peut pas avoir lui-mme sa source dans le droit () Les organes dits constituants ne peuvent pas plus que les organes constitus avoir de pouvoirs antrieurs la Constitution. Tout organe, mme celui qui est appell exercer la puissance constituante, procde essentiellement de la Constitution et tient delle sa capacit. A ce point de vue, on peut mme dire quil nexiste pas, proprement parler, dorgane constituant: il ny a dans ltat que des organes constitus.
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Sieyes, teorico del potere costituente, si pone subito fin dai Prliminaires del luglio 1789 anche il problema del potere di revisione costituzionale ed opta per mantenere i due poteri ben distinti luno dallaltro137. Daltra parte, nel discorso sul veto regio pronunciato nella seduta del 7 settembre 1789, Sieyes torna sul tema del potere di revisione e si esprime in questi termini: In Inghilterra non esiste alcuna distinzione fra il potere costituente e il potere legislativo. () Principio fondamentale e costituzionale sar, presso di noi, che al potere legislativo ordinario non spetter assolutamente lesercizio del potere costituente, n tantomeno quello del potere esecutivo. Questa separazione dei poteri assolutamente necessaria. () lAssemblea nazionale ordinaria sar esclusivamente una assemblea legislativa. Gli sar assolutamente vietato di intervenire sulla costituzione. Qualora sar necessario rivederla e riformarne qualche parte, sar attraverso una convenzione apposita, limitata a tale unico obiettivo, che la nazione decreter le modifiche alla costituzione che le parranno opportune138. In realt lintroduzione della distinzione tra potere costituente, potere legislativo e potere di revisione ha uno scopo ben preciso, in parte diverso da quello che ci si potrebbe attendere: funzionale, nel discorso di Sieyes sul veto regio, a negare lesigenza di attribuire al re il diritto di veto, poich il re non avrebbe da temere usurpazioni di sorta ai danni delle proprie prerogative da parte di un legislativo privato del potere di revisionare la costituzione, privato cio della possibilit di attentare al ruolo del re. La posizione di Sieyes contro il veto regio risponde allesigenza di non coinvolgere il re che non ricopre una carica elettiva ma inamovibile e detiene il potere esecutivo per diritto ereditario nellesercizio del legislativo, per salvaguardare lautonomia della rappresentanza della nazione sovrana. Unanaloga preoccupazione volta ad evitare che qualcuno tra i semplici cittadini o i poteri costituiti - possa attentare alla costituzione espressa nel 1795, quando, nel discorso del 18 termidoro dellanno III, la questione del potere di revisione della costituzione integrata nella proposta avanzata da Sieyes - di istituire un jur constitutionnaire (organo collegiale composto di 108 membri che si rinnovano ogni anno per un terzo) come custode della costituzione, incaricato di molteplici funzioni: 1. vegliare con fedelt alla salvaguardia del deposito costituzionale; 2. prendere in considerazione qualsiasi proposta che possa servire a perfezionare la Costituzione; 3. offrire alla libert civile la risorsa di unequit naturale in quelle occasioni gravi in cui
Ansi, la notion juridique de pouvoir constituant implique elle-mme la prexistence dun certain ordre et dune certaine organisation constitutionneles (Ivi, vol. II, p. 490 e p. 500). 137 J.-E. Sieys, Opere e testimonianze politiche, Tomo I, cit., p. 390. 138 Ivi, Tomo I, p. 446.

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la legge tutelare avr dimenticato la sua giusta grazia139. Le prime due funzioni sono al servizio della Costituzione, la terza immediatamente al servizio del cittadino. Consapevole del pericolo che i diritti siano impotenti di fronte alla legge, Sieyes vuole fare del juri constitutionnaire un tribunale dei diritti delluomo: questo il vero nome dello strumento morale, oltre che politico, che vi propongo di istituire, giacch tutto va riferito ai diritti delluomo140. La questione prima sollevata in merito alla priorit della nazione o dellindividuo nella concezione della comunit politica di Sieyes si risolve, a questo punto, del tutto a vantaggio dellindividuo e delle sue libert. degno di nota un fatto: il discorso termidoriano di Sieyes, con la sua proposta di istituire un juri constitutionnaire, non vuole solo offrire una soluzione al problema della revisione della costituzione, ma sembra innanzitutto rispondere, mediante la costituzionalizzazione del lockiano appello al cielo, alla domanda Quis iudicabit? in caso di conflitto tra istituzioni dello Stato o tra cittadino e Stato. Il tema dell appello al cielo, trattato da Locke nel capitolo XIV del Secondo trattato sul governo, quello dedicato alla prerogativa regia, era reso possibile dal riconoscimento lockiano dellesistenza di una dimensione pubblico-politica del popolo che non del tutto coincidente con la politica istituzionalizzata, con lo Stato e con la sua rappresentanza, ed era reso necessario dallassenza di una specifica istituzione dotata del potere di dirimere eventuali conflitti141. Il jur constitutionnaire di Sieyes serve proprio a colmare questo vuoto.
Ivi, Tomo II, cit., pp. 811-835. Ivi, Tomo II, cit., pp. 828-829. 141 Cfr. J. Locke, Secondo trattato sul governo, cit. Nel 161 del XIV libro si legge: Se sorge un conflitto tra il potere esecutivo e il popolo su una cosa rivendicata come prerogativa, esso sar facilmente risolto a seconda che lesercizio di tale prerogativa tenda al bene o al danno del popolo (p. 285). Il 168, lultimo del capitolo in questione, il decisivo: Si porr a questo punto la vecchia questione riguardante la prerogativa: chi giudicher quando di questo potere si fa un retto uso? Rispondo: fra un potere esecutivo in atto, dotato di siffatta prerogativa, e un legislativo che dipende dalla volont di esso per le proprie convocazioni, non ci pu essere nessun giudice sulla terra, cos come non ce ne pu essere nessuno tra il legislativo e il popolo, se lesecutivo o il legislativo, quando abbiano il potere nelle loro mani, progettano o cercano di rendere schiavo o distruggere il popolo. Il popolo, in questo come negli altri casi in cui non ha giudice sulla terra, non ha altro rimedio che lappello al cielo. () E perci, per quanto il popolo non possa essere giudice, n avere in base alla costituzione di quella societ un potere superiore per decidere ed emettere sul caso una sentenza efficace, tuttavia esso ha conservato, in base ad una legge antecedente e superiore a tutte le leggi positive degli uomini, quella decisione ultima che spetta a tutti gli uomini quando non hanno appello sulla terra, vale a dire giudicare se ha giusto motivo di appellarsi al cielo. E a questo giudizio non pu rinunciare, esulando dal potere di un uomo di sottomettersi ad un altro tanto da accordargli la libert di distruggerlo. Dio e natura non
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2.2.5. Murray Forsyth si chiede se Sieyes possa a ragione essere considerato la controparte francese di John Locke, the French Locke, come alcuni interpreti hanno sostenuto enfatizzando i parallelismi tra i due pensatori142. In effetti, come Locke, anche Sieyes individua nel popolo o, meglio, nella nazione lorigine ed il fondamento di ogni potere del corpo politico e nellassemblea parlamentare eletta dai cittadini unistituzione necessaria del sistema politico. Ed ampie analogie si possono riscontrare in materia di propriet privata: per entrambi un dovere dello Stato garantire la propriet dei cittadini, considerata unestensione delle facolt che appartengono per natura allindividuo. In questo senso non del tutto sbagliato affermare che Sieyes un lockeiano. Il legame che unisce indissolubilmente libert e propriet affermato inequivocabilmente nelle Vues sur les moyens dexcution dont le Reprsentants de la France pourront disposer en 1789, saggio che Sieys scrive nellestate del 1788 in vista della riunione degli Stati generali fissata per la primavera dellanno seguente. La libert del cittadino scrive Sieyes lo scopo unico di qualunque legge e questa libert consiste nella sicurezza di non essere n impedito n disturbato nellesercizio della sua propriet personale e nelluso della sua propriet reale143. Inoltre c un brano dei Prliminaires letti da Sieyes nel luglio del 1789 di fronte al Comitato di costituzione che merita di essere riportato per intero. In esso, a proposito dellorigine del diritto di propriet, Sieyes sembra riprodurre fedelmente largomento elaborato da Locke nel celebre Capitolo V del Secondo trattato sul governo: La propriet della persona il primo dei diritti. Da questo primitivo diritto deriva la propriet delle azioni e quella del lavoro: giacch il lavoro non che lutile impiego delle proprie facolt; esso procede evidentemente dalla propriet della persona e delle azioni. La propriet delle cose, o propriet reale, non che un seguito e, in un certo senso, unestensione della propriet personale. Laria che respiriamo, lacqua che beviamo, il frutto che mangiamo, si trasformano in nostra personale sostanza per effetto di un lavoro involontario o volontario del nostro corpo. Attraverso operazioni analoghe, bench pi dipendenti dalla mia volont, io mi approprio di un oggetto che non appartiene a nessuno, e di cui ho bisogno, attraverso un lavoro che lo modifica, che lo rende idoneo al mio uso personale. Il mio lavoro mi apparteneva e mi appartiene ancora: lobiettivo verso il quale lho indirizzato, sul quale ho investito, era mio
permettono mai a un uomo di disinteressarsi di s tanto da trascurare la propria conservazione (pp. 293-295). 142 M. Forsyth, Reason and Revolution, cit., pp. 65-67. 143 J.-E. Sieyes, Opere e testimonianze politiche, Tomo I, cit., p. 124.

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come di tutti; esso apparteneva pi a me che agli altri, in quanto rispetto agli altri vantavo su di esso il diritto del primo occupante. Queste condizioni sono sufficienti per fare di questo oggetto una mia propriet esclusiva. Lo stato sociale vi aggiunge, in virt di una convenzione generale, una sorta di consacrazione legale; ed necessario supporre questo ultimo atto, per poter attribuire alla parola propriet tutta lestensione di significato che siamo soliti attribuire ad essa nelle nostre societ civilizzate. () libero colui che ha la certezza di non essere ostacolato nel godimento della sua propriet personale e nelluso della sua propriet reale144. Nonostante le evidenti analogie tra Sieyes e Locke in merito al diritto di propriet e al nesso libert-propriet, la situazione politicocostituzionale della Francia del 1789 differisce cos tanto da quella dellInghilterra del 1690 da indurre Forsyth a escludere ogni ulteriore parallelismo tra Sieyes e Locke. Lautore di Two Treaties of Government era mosso dal tentativo di dimostrare che la monarchia assoluta non fosse una forma di governo accettabile: un sovrano la cui politica mirasse ad instaurare un simile regime poteva perci essere oggetto di resistenza legittima. La stessa resistenza era giustificata nel caso in cui un governo, di qualunque natura esso fosse, avesse violato i diritti di propriet dei sudditi. La dimostrazione lockiana della legittimit della resistenza riposa, infatti, sul riconoscimento dellesistenza di un ordine naturale dato nel quale luomo, soggetto solo alle leggi naturali, vive gi in societ coi propri simili: si tratta di una societ che precede ed per certi aspetti superiore alla stessa associazione politica. Sieys, al contrario, non interessato a difendere dagli abusi del potere politico un ipotetico ordine naturale stabilito da Dio, bens a creare ex novo un ordine politico laddove a suo parere non ne esisteva alcuno. Poich, per riprendere le parole di Forsyth, his goal was not resistance but inauguration145, probabile che Sieyes abbia trovato non in Locke bens in Hobbes una pi immediata fonte di ispirazione. Le espressioni mcanisme social e machine ordinaire, adoperate nel capitolo V di Che cos il Terzo Stato?, sono fedeli al lessico hobbesiano. In questo celebre capitolo, dove per la prima volta viene introdotta la distinzione tra pouvoir constituant e pouvoir constitu e dove viene riconosciuto soltanto alla nazione il diritto di darsi una costituzione, Sieys scrive: non si potr mai comprendere il meccanismo della societ se non risolvendosi ad analizzarla come una macchina qualsiasi, esaminandone una ad una le diverse parti, per poi ricongiungerle mentalmente, luna dopo laltra, fino a

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Ivi, Tomo I, pp. 385-386. M. Forsyth, Reason and Revolution, cit., p. 66.

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coglierne le intime corrispondenze e sentire larmonia dinsieme che deve risultarne146. Linfluenza di Hobbes evidente inoltre nel concetto di nazione, nucleo della dottrina rivoluzionaria di Sieys e insieme punto di partenza della sua teoria costituzionale. La nazione, che in Sieys non un concetto etnico, fondato sulla presunta esistenza di elementi irrazionali o prerazionali quali il sangue, la razza, la lingua, ha tre caratteristiche: in primo luogo, con riguardo allaspetto antropologico e morale, la nazione si presenta come ununione volontaria di individui isolati ed uguali che sono allorigine di ogni potere; in secondo luogo, con riguardo agli aspetti politici ed economici dellassociazione, la nazione lo spazio in cui si svolgono le attivit private e si esercitano le funzioni pubbliche; infine, con riguardo al processo storico di formazione della nazione, essa il Terzo Stato, cio unentit storica formatasi in seno allAncien Rgime. Lidea di nazione come unione di individui uguali il risultato della teoria politica moderna: nel contrattualismo hobbesiano che va rintracciata la matrice dellidea di nazione in Sieys. Pi complesso il rapporto tra Sieyes e Rousseau. Nonostante riconosca lesistenza di alcune affinit tra le idee di Rousseau e quelle di Sieyes in merito alla struttura del sistema politico (accomunano i due soprattutto il linguaggio della volont, la fiducia nella ragione, la diffidenza nei confronti della storia), Paul Bastid, a cui si deve uno dei primi e pi informati studi sullabate, ritiene che Sieyes sia riconducibile pi alla tradizione lockiana dello Stato guardiano che alla tradizione rousseauiana della alination totale147. Di parere analogo Jakob Talmon148, il quale, duro con Rousseau e con i giacobini, salva Sieyes dallaccusa di fare messianismo politico. Per Talmon gli aspetti del pensiero di Sieyes contenenti implicazioni totalitarie, quali la tendenza dottrinaria assolutista, la coercizione rivoluzionaria, laccentramento egualitario, la
J.-E. Sieyes, Opere e testimonianze politiche, Tomo I, cit., p. 253. Cfr. P. Bastid, Sieyes et sa pense, cit. 148 Cfr. J. Talmon, Le origini della democrazia totalitaria, cit., pp. 98-99: Le idee di Sieyes del primo periodo della rivoluzione sono diventate parte integrante della coscienza europea occidentale e sono entrate nella struttura del moderno pensiero liberal-democratico in modo tale da rendere difficile capire quanto rivoluzionarie esse fossero allepoca in cui apparvero e comprendere le grandi potenzialit democratico-totalitarie ad esse immanenti. Tuttavia proprio queste idee, che divennero una pietra miliare nello sviluppo della democrazia liberale, si prestavano ad aprire allo Stato moderno la strada del totalitarismo. Esse favorirono linizio di quel processo di sempre crescente accentramento che porta al totalitarismo dei fatti, verso il quale lo Stato moderno si indirizzato negli ultimi centocinquantanni, e segnarono anche un progresso decisivo verso il totalitarismo delle idee basato su un unico credo.
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concezione di una nazione omogenea, sono bilanciati dalla fede nel dogma lockiano della propriet, che riporta fermamente le idee di Sieyes sulla strada del liberalismo149. 3. I controrivoluzionari e la critica della democrazia Negli anni immediatamente successivi allo scoppio della Rivoluzione francese fanno la loro comparsa alcune delle critiche pi radicali alla nuova organizzazione del potere costruita sulla base del riconoscimento dei diritti delluomo e del cittadino. Non diversamente dalla Rivoluzione anche la controrivoluzione ha i propri teorici e apologeti intellettuali, molti dei quali tra il 1789 e il 1792 fuggono dalla Francia alla volta di Torino o Milano, Londra o Madrid, e, dallesilio, continuano a scrivere sugli eventi rivoluzionari che si susseguono vorticosamente. Inefficace sul piano della politica, la controrivoluzione ampia famiglia composta da aristocratici fautori dellAncien Rgime esiliati allestero, vandeani, cattolici ultras, chierici che non accettano la Costituzione civile del clero, romantici tedeschi produce i suoi frutti pi duraturi nel campo del pensiero, elaborando, in una dottrina sistematica che fa registrare la sua costante presenza lungo lintero arco del XIX secolo, le ragioni della propria ostilit al mondo nato dalla Rivoluzione150. Per controrivoluzionari stricto sensu si intendono, dunque, alcuni autori di cultura filosofico-politica che, in Inghilterra, in Francia, nellarea culturale germanofona, in Italia, in Spagna, sono accomunati dal rifiuto dei principi del 1789, in particolare dalla critica dei diritti delluomo e del nuovo mondo costruito a partire dal loro riconoscimento. Diritti delluomo e sovranit popolare, ragione soggettiva e volont costituente, rivoluzione, costituzione e democrazia suscitano la pronta reazione di una serie variegata di personaggi Burke, Mallet-Du Pan, Maistre, Bonald, Mller, Gentz, Haller, Grres, Stahl, Baader, il primo Lamennais, Rosmini, Taparelli dAzeglio, Donoso Corts che possono essere sommariamente distinti individuando, allinterno del pensiero controrivoluzionario, le due grandi componenti: quella tradizionalistica e storicistica, rappresentata da Burke, e quella teocratica o cattolicotradizionalistica, che ha in Maistre e Bonald i suoi primi esponenti. A costituire il campo della controrivoluzione non il rifiuto dellidea che la monarchia francese dovesse essere riformata. La necessit di una riforma, infatti, condivisa da tutta la societ francese, compresi gli ordini
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Ivi, p. 106. M. Boffa, Controrivoluzione, in F. Furet M. Ozouf (a cura di), Dizionario critico della rivoluzione francese, cit., pp. 594-602 (: 596).

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privilegiati. Fino al termine del 1789, coloro che diverranno i primi esponenti della dottrina controrivoluzionaria, Burke, Mallet du Pan, Maistre, Bonald, Lamennais seguono con benevola attenzione gli eventi dellAssemblea costituente e auspicano, in quanto aristocratici ed eredi di una lunga tradizione di lotta contro laccentramento monarchico, una riforma della monarchia nel senso di una limitazione dellassolutismo. Allinizio, inoltre, anche per coloro che si oppongono alle innovazioni, pi che di una controrivoluzione vera e propria, si pu tuttal pi parlare di una resistenza al processo riformatore. Il programma di timido riformismo enunciato da Luigi XVI nel suo discorso alla sance royale del 23 giugno, che definisce i limiti entro i quali la monarchia francese disposta ad accettare unevoluzione riformista, fatto proprio anche da coloro che, successivamente, si sarebbero collocati dalla parte della 151 controrivoluzione . La crisi decisiva di altra e pi profonda natura: ci che provoca il passaggio da un atteggiamento di semplice resistenza alla controrivoluzione dichiarata la repentina metamorfosi della rappresentanza politica, che vede la trasformazione della parte nel Tutto, cio del Terzo Stato - uno soltanto degli ordini dellAncien Rgime - in Assemblea nazionale, ovvero in soggetto politico che si assegna il compito non di rigenerare bens di fare la costituzione. Allinterno di una forma di Stato ancora monarchica, la sovranit della nazione si pone in concorrenza con quella del re: questa la deriva democratica della Rivoluzione che i controrivoluzionari non possono accettare. Con essa sembrava fallire i fatti dellagosto 1792 forniranno una conferma di questi timori - il tentativo di indirizzare la Rivoluzione sulla strada di una monarchia costituzionale allinglese, che aveva rappresentato il modello dei riformatori del XVIII secolo. Il primo a scrivere una requisitoria passionale e durissima contro una rivoluzione che, ancora orientata ad un modello di monarchia costituzionale, non sembra giustificare la violenza delle accuse un inglese, Edmund Burke, autore di Reflexions on the Revolution in France del 1790. Burke, che coglie precocemente il significato epocale della Rivoluzione, ne intravede il volto terribile ben prima della deriva giacobina. Sulla base di unidea di natura antitetica rispetto a quella della scuola del diritto naturale e dellIlluminismo, Burke giudica la Rivoluzione un evento contro natura, incompatibile tanto con i veri diritti, quanto con la vera costituzione. Anche lInghilterra aveva avuto, nel XVII secolo, la propria rivoluzione, ma essa, lungi dallaver voluto instaurare una costituzione e un ordinamento sociale completamente nuovi, era stata piuttosto la
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Cfr. A. Forrest, La Rivoluzione francese, Bologna, Il Mulino, 1999, pp. 136-141.

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restaurazione di unantica legalit violata. Il Bill of Rights che conclude la Glorious Revolution, se guardiamo al suo contenuto, appare pi che una carta dei diritti dei cittadini inglesi, un contratto bilaterale tra il populus e il rex, o, meglio, fra il Parlamento che rappresentava la nazione e Guglielmo dOrange. Diretto a ristabilire lantica costituzione del regno, questo patto rientra nella tradizione del pactum subjectionis. Al contrario, le moderne costituzioni scritte nate negli Stati Uniti e in Francia non contemplano pi la presenza del populus e del rex nellatto di stipulare o rinnovare, fronteggiandosi lun laltro, un patto di soggezione. Nelle moderne costituzioni resta il popolo come unico protagonista del processo costituente152. Opponendo la rivoluzione buona quella inglese del 1689 alla rivoluzione cattiva quella francese del 1789 Burke il primo ad introdurre, nel dibattito sulla Rivoluzione francese, il confronto con lesperienza inglese. Il problema comparativo diventer presto un topos della storiografia liberale da Madame de Stal a Guizot, fino a Tocqueville che sostituir per al riferimento inglese quello americano, dando al discorso storiografico un respiro non pi esclusivamente europeo ma atlantico. sulla base dellidea di inheritance che Burke, critico tanto del giusnaturalismo, del contrattualismo e del volontarismo moderni quanto del razionalismo dei philosophes e dellastrattezza dei principi proclamati nel 1789, oppone al concetto di costituzione-decisione quello di costituzioneprocesso. In virt dellidea di inheritance la temporalit di Burke non quella religiosa della Provvidenza. Egli immagina, certo, la vita della comunit politica in un orizzonte che trascende lesistenza del singolo, ma questa trascendenza ha la natura della profondit storica pi che della verticalit delleterno. Burke colloca la vita di ciascun uomo in una catena di responsabilit verso il passato e verso il futuro, che gli impediscono, in materia politico-costituzionale, di dare libero sfogo alla propria creativit istituzionale. Una analoga preoccupazione di contrapporre la continuit della storia al tempo spezzato della rivoluzione domina anche gli scrittori controrivoluzionari francesi, ma viene articolata con un linguaggio che non si rif allimmanenza della longue dure, ma alla trascendenza del senso provvidenziale degli eventi terreni. Ricapitolando: la concezione rivoluzionaria poneva la costituzione, e la politica tutta, sotto lautorit sovrana della nazione, o, meglio, dellAssemblea nazionale, cio delle volont soggettive degli individui che di quellAssemblea erano membri; la concezione conservatrice la Burke poneva la costituzione sotto lautorit

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Cfr. N. Matteucci, Stato moderno, cit., pp. 137-138.

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sovrana della storia; la concezione teocratica o cattolico-tradizionalistica la Maistre, invece, la poneva sotto lautorit sovrana dellOnnipotente. Autore di Considrations sur la rvolution en France, pubblicate a Bruxelles nel 1793, Mallet-Du Pan153 critica la Rivoluzione in quanto, mettendo a repentaglio lordine, si consegnava il paese alle folle. Schierato, da liberale moderato sensibile alla necessit di riformare lAncien Rgime, con il partito dei monarchien nella prima fase della Rivoluzione, si esprime con voto contrario alla Dichiarazione dei diritti, opponendo alla soluzione francese la via americana al costituzionalismo, e prende poi le distanze dalla repubblica giacobina senza confondersi del tutto con la controrivoluzione. Molti pubblicisti cattolici dellepoca vedono la monarchia e la Chiesa unite da una comune, terribile sorte: a partire da una visione profondamente conservatrice del cattolicesimo, la Rivoluzione viene avversata perch percepita non solo come un attacco al trono, ma ancor pi come un attacco all altare, alla posizione del clero nella societ e ai valori della religione e della fede. Il gesuita Augustin Barruel uno di questi: egli interpreta la Rivoluzione come il castigo che lOnnipotente ha inflitto al popolo francese per aver abbandonato la retta via della religione cedendo al complotto dei philosophes (i sofisti, li chiama) e dei massoni del secolo dei Lumi. La tesi del complotto intellettuale-massonico, elaborata da Barruel alla fine del XVIII secolo, sarebbe diventata parte integrante della tradizione storiografica di destra154. Mentre alcuni liberali tentano di distinguere il nucleo sano della Rivoluzione la proclamazione dei diritti di libert e propriet privata in primis dalle sue deviazioni dispotiche, altri, come Joseph de Maistre e Louis de Bonald155, in sintonia con labb Barruel, vedono nella
Cfr. su Mallet-Du Pan N. Matteucci, Jacques Mallet-Du Pan, Napoli, 1957; F. Acomb, Mallet-Du Pan. 1749-1800. A Career in Political Journalism, Duhram, 1973. 154 Cfr. F. Furet, Critica della rivoluzione francese, cit., pp. 187-188. 155 Su Maistre e Bonald cfr. F. Diaz, Rivoluzione e controrivoluzione, in L. Firpo (a cura di), Storia delle idee politiche, economiche e sociali. IV. Let moderna, tomo II, Torino, UTET, 1975, pp. 597-743; C. Galli, Introduzione, in Id. (a cura di), I controrivoluzionari. Antologia di scritti politici, Bologna, Il Mulino, 1981, pp. 7-56; V. Petyx, I selvaggi in Europa. La Francia rivoluzionaria di Maistre e Bonald, Napoli, Bibliopolis, 1987; M. Boffa, Maistre, in F. Furet M. Ozouf (a cura di), Dizionario critico della rivoluzione francese, Milano, Bompiani, 1988, pp. 908-914; Id., Controrivoluzione, ivi, pp. 594-601; P. Pastori, Rivoluzione e potere in Louis de Bonald, Firenze, Olschki, 1990; M. Ravera, Introduzione al tradizionalismo francese, Roma-Bari, Laterza, 1991; S. Chignola, Societ e costituzione. Teologia e politica nel sistema di Bonald, Milano, Franco Angeli, 1993; D. Fisichella, Il pensiero politico di De Maistre, Roma-Bari, Laterza, 1993; M. Boffa, La Contre-Rvolution, Joseph de Maistre, in K.-M. Baker (a cura di), The French Revolution and the Creation of Modern Political Culture. III. The Terror, Oxford, Pergamon Press, 1994, pp. 291-308; G. Gengembre, Bonald, 1796-1801: contre-rvolution et politique du
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Rivoluzione la tragica conferma dellassoluta incompatibilit tra lidea di ordine sociale e politico come tale e lautonomia, la libert e leguaglianza dei soggetti. Lestate del 1789, con la Grand peur dei mesi di luglio e agosto nella provincia francese, labolizione dei residui del sistema feudale del 4 agosto e la Dichiarazione dei diritti delluomo e del cittadino del 26 agosto, segna la fine delladesione di Maistre alla Rivoluzione156. Per Bonald, invece, la crisi inizia con la vendita dei beni della Chiesa, si acuisce con la Costituzione civile del clero e si compie con il decreto che, nel 1790, impone ai membri del clero lobbligo del giuramento sulla costituzione. Solo allora Bonald, membro dellAssemblea dipartimentale dellAveyron, si dimette dal suo incarico e prende la via dellesilio157. Maistre e Bonald condannano, da un punto di vista cattolico e con argomentazioni metafisiche e teologico-politiche, lassurda pretesa del soggetto individuale portatore di diritti di fondare sulla propria ragione soggettiva la legittimit del potere e dellordine politico e sociale. Entrambi tracciano una linea che congiunge idealmente Riforma protestante e Rivoluzione francese, ribellione alla Chiesa di Roma e a Dio e proclamazione dei diritti delluomo. Scrive Maistre nelle Riflessioni sul protestantesimo: cos chiaro che il protestantesimo sia, letteralmente, il sanculottismo della religione. Luno invoca la parola di Dio; laltro i diritti delluomo; ma di fatto si tratta della stessa teoria, dello stesso procedimento e del medesimo risultato. Questi due fratelli hanno sbriciolato la sovranit per distribuirla alla moltitudine158. Maistre e Bonald dipendono, in effetti, dallapologetica controriformistica e soprattutto dal vescovo Bossuet, il quale, nella Politique tire de propres paroles de lEcriture Sainte159 (postuma, 1709), ha elaborato la principale teoria francese a sostegno dellassolutismo monarchico e del diritto divino dei re nella Francia dAncien rgime160. Daltra parte, la Provvidenza divina vero protagonista
possible, ivi, pp. 309-321; M. Battini, Lordine della gerarchia. I contributi reazionari e progressisti alla crisi della democrazia in Francia 1789-1914, Torino, Bollati Boringhieri, 1995; S. Chignola, Il concetto controrivoluzionario di potere e la logica della sovranit, in G. Duso (a cura di), Il potere, Roma, Carocci, 1999, pp. 323-339; R. Spaemann, Lorigine della sociologia dallo spirito della Restaurazione. Studi su L.G.A. de Bonald, Roma-Bari, Laterza, 2002; C. Galli, La critica della democrazia nel pensiero controrivoluzionario, in G.M. Bravo (a cura di), La democrazia tra libert e tirannide della maggioranza nellOttocento, Firenze, Olschki, 2004, pp. 223-257. 156 Cfr. V. Petyx, I selvaggi in Europa, cit., p. 24. 157 Ivi, p. 24. 158 C. Galli (a cura di), I controrivoluzionari, cit., p. 69. 159 J.-B. Bossuet, Politique tire de propres paroles de lEcriture Sainte, Genve, Droz, 1967. 160 C. Galli, La critica della democrazia nel pensiero dei controrivoluzionari, in G.M. Bravo (a cura di), La democrazia tra libert e tirannide della maggioranza, cit., p. 227.

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del Discours sur lhistoire universelle161 (1681) scritto da Bossuet in qualit di precettore del Delfino di Francia per il suo giovane allievo resta anche per i controrivoluzionari cattolici il motore della storia. Nonostante il modello antico della democrazia che si rovescia in dispotismo strutturi, a livello retorico, il discorso politico di fine Settecento, la condanna controrivoluzionaria della democrazia iscritta allinterno di categorie assai lontane da quelle classiche. Come la Rivoluzione, cos anche la democrazia riceve una collocazione allinterno della peculiare interpretazione teologico-politica dei controrivoluzionari. La democrazia infatti per questi autori la conseguenza estrema del moderno potere politico razionale, che, rifiutando ogni fondamento esterno e ogni limite metafisico, implica la negazione rivoluzionaria dellauctoritas162 tradizionale, interpretata cristianamente (e anzi in prevalenza - cattolicamente). La democrazia potere disordinato e illimitato che in quanto tale oscilla tra rivoluzione e dispotismo la cui origine, la cui natura e le cui dinamiche sono comprensibili a partire dalla teologia politica dei 163 controrivoluzionari . Gi nel biennio 1794-95, finita legemonia dei giacobini alla Convenzione, Maistre si misura direttamente col tema della Rivoluzione e della democrazia statu nascenti in De la souverainet du peuple. Un anticontract social164, opera che gi nel titolo vuole richiamarsi polemicamente alla dottrina della sovranit popolare di Rousseau. Nello Studio sulla sovranit Maistre sviluppa unattenta lettura del Contratto sociale, dimostrandone, quasi capitolo per capitolo, la fallacia. Anche Maistre, come prima Burke, parte da un concetto di natura alternativo a quello del giusnaturalismo e del contrattualismo moderni: la parola natura afferma ha fatto pronunciare una quantit immensa di errori. Ripetiamo che la natura di un essere non che la somma delle qualit attribuite a questo essere dal Creatore165. Non pu esistere luomo allo stato di natura; stato di natura e stato civile non sono momenti distinti dello sviluppo della civilt e i diritti cosiddetti naturali sono pure invenzioni di filosofi che hanno distolto lo sguardo da Dio. Maistre prende di mira direttamente il ginevrino: la
J.-B. Bossuet, Discours sur lhistoire universelle, Paris, Garnier Flammarion, 1966. Sul concetto di auctoritas cfr. C. Galli, Autorit, in Enciclopedia delle Scienze Sociali, Roma, Istituto per lEnciclopedia Italiana, 1991, vol. I, pp. 432-443 e G. Preterossi, Autorit, Bologna, Il Mulino, 2002. 163 C. Galli, La critica della democrazia nel pensiero controrivoluzionario, in G.M. Bravo (a cura di), La democrazia tra libert e tirannide della maggioranza, cit., p. 227. 164 J. de Maistre, Della sovranit del popolo (1794-95; pubblicato postumo nel 1870 col titolo tude sur la souverainet), Napoli, Editoriale Scientifica, 1999; ora anche in J. de Maistre, Scritti politici, Siena, Edizioni Cantagalli, 2000, pp. 109-334. 165 J. de Maistre, Scritti politici, cit., p. 121.
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mania eterna di Rousseau mettere in ridicolo i filosofi senza sospettare affatto di essere anchegli un filosofo in tutta la pienezza del significato che egli attribuiva a questa parola; cos per esempio il Contratto sociale nega da un capo allaltro la natura delluomo quale essa , per spiegare il patto sociale che non esiste affatto. cos che si ragiona quando si separa luomo dalla Divinit166. La Rivoluzione francese giudicata, sia da Maistre sia da Bonald, come la negazione dei fondamenti metafisici dellordine politico, rappresentando lultimo e il pi devastante episodio allinterno del processo di generale decadenza e corruzione che caratterizza la storia europea a partire dalla Riforma protestante. Il piano della lotta politica immediata contro gli esiti della Rivoluzione trasceso, cio, in direzione di una profonda meditazione sulle cause filosofico-religiose Riforma protestante e filosofia dei lumi - della Rivoluzione. La Rivoluzione un miracolo, sostiene Maistre, ma un miracolo in negativo, poich frutto della ribellione delluomo a Dio e del sovvertimento dellordine della creazione. Essa si basa sullempia pretesa di poter essere autori della propria storia, mentre secondo le convinzioni cattoliche di Maistre, esiste un disegno provvidenziale allinterno del quale anche quellevento dal carattere satanico che la Rivoluzione trova una sua imperscrutabile giustificazione. Spirito ben pi sistematico, ma scrittore meno brillante, Bonald, in apertura dellimponente Thorie du pouvoir, enuncia la tesi che luomo non pu assegnare una costituzione alla societ cos come non pu dare la pesantezza ai corpi o lestensione alla materia. La critica di Bonald alla democrazia, svolta come in Maistre a partire dallincompatibilit tra teologia cattolica, razionalismo politico moderno e democrazia, una costante delle sue opere dalla Thorie du pouvoir (1796), allEssai analitique sur le lois naturelles de lordre social (1800) e alla Dmonstration philosophique du principe constitutif de la societ (1827). Mentre il pensiero moderno la filosofia delluomo individuale, dellio, Bonald, reagendo alla deriva che ha colpito la cultura europea a partire dalla Riforma, si attribuisce il merito di aver fondato la filosofia delluomo sociale, la filosofia del noi. Robert Spaemann, in Lorigine della sociologia dallo spirito della Restaurazione (1959), fornisce uninterpretazione di Bonald che, insistendo sugli elementi radicalmente moderni del suo antimodernismo, colloca il pensatore controrivoluzionario allorigine della moderna sociologia. Proprio in quanto vuole essere reazionario, e quindi capace di sostenere la sfida mossagli dal proprio avversario (il razionalismo, il costruttivismo, il costituzionalismo, la democrazia), Bonald finisce per
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Ivi, p. 120.

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interagire positivamente con il quadro categoriale della politica moderna dal quale vorrebbe, invece, prescindere. 4. La Rivoluzione, Tocqueville e le due democrazie Lattenzione per la dimensione del sociale accomuna i due capolavori di Tocqueville167 - La democrazia in America e LAntico regime e la Rivoluzione - facendo di questaristocratico normanno il primo profeta della societ di massa168. Liberando il termine democrazia dal legame con la teoria classica delle forme di governo, in La democrazia in America (1835-1840) Tocqueville lo adopera per descrivere la caratteristica fondamentale della societ americana: il punto saliente dello stato sociale degli angloamericani stabilitisi sulle coste della Nuova Inghilterra dove mai fu deposto il germe dellaristocrazia - di essere essenzialmente democratico169. Prima di volgere la propria attenzione al principio della sovranit popolare e allorganizzazione costituzionale delle istituzioni politiche, alluguaglianza delle condizioni che Tocqueville guarda. Daltra parte, sostenendo in LAntico regime e la Rivoluzione (1856) lallora originalissima tesi dellesistenza di profonde continuit tra la Francia dAncien Rgime e quella post-rivoluzionaria, Tocqueville stato lunico storico del proprio tempo a studiare lassolutismo dei Borboni come un fenomeno sociologico prima che politico, e a vedere nellassolutismo uno
Su Tocqueville cfr. S. Drescher, Dilemmas of Democracy. Tocqueville and Modernization, Pittsburg (Penn.), University of Pittsburg Press, 1968; F. Furet, Tocqueville e il problema della rivoluzione francese, in Id., Critica della rivoluzione francese, cit.; J.-C. Lamberti, Tocqueville et les deux dmocraties, Paris, PUF, 1983; F.M. De Sanctis, Tempo di democrazia. Alexis de Tocqueville, Napoli, Esi, 1986; A.M. Battista, Studi su Tocqueville, Firenze, Centro editoriale toscano, 1989; N. Matteucci, Alexis de Tocqueville. Tre esercizi di lettura, Bologna, Il Mulino, 1990; A. Jardin, Alexis de Tocqueville. 18051859, Milano Jaca Books, 1994; R. Pozzi, Tocqueville, la triade rivoluzionaria e i problemi della modernit politica, in M. Donzelli R. Pozzi (a cura di), Patologie della politica. Crisi e critica della democrazia tra Otto e Novecento, Roma, Donzelli, 2003, pp. 17-30; P.P. Portinaro, Democrazia dAmerica e democrazia dEuropa, ivi, pp. 31-48; S. Chignola, Democrazia: Tocqueville e la storia del concetto, in G. Duso (a cura di), Oltre la democrazia, Roma, Carocci, 2004, pp. 211-239; F.M. De Sanctis, La tirannia della maggioranza nella Democrazia in America, tra punto di partenza e stato sociale, in G.M. Bravo (a cura di), La democrazia tra libert e tirannide della maggioranza nellOttocento, cit., pp. 7-20. 168 Cfr. su Tocqueville come profeta della societ di massa N. Matteucci, Lo Stato moderno, cit., pp. 267-272. 169 A. de Tocqueville, La democrazia in America, a cura di Giorgio Candeloro, Milano, Rizzoli, 2002, p. 57 (I, 3. Stato sociale degli angloamericani; I, 4. Il principio della sovranit del popolo in America).
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strumento di sovversione - al pari della Rivoluzione, anzi ancor prima della Rivoluzione stessa - della trama dei rapporti sociali170. 4.1. LAmerica e la Francia a confronto In La democrazia in America Tocqueville affronta il tema della democrazia rovesciando il modo in cui il pensiero democratico francese del Settecento, da Mably a Rousseau a Condorcet, lo aveva impostato. Invece di dedurre logicamente quale ordine politico possa attuare gli ideali di libert e di uguaglianza, invece di costruire unutopia razionale da realizzare nella realt storico-politica, descrive empiricamente il funzionamento di una democrazia esistente. Tocqueville guarda alla democrazia come , non come dovrebbe essere, e lo fa nellunico posto al mondo dove esisteva davvero una democrazia, cio un sistema politico fondato sul riconoscimento della sovranit popolare e del suffragio universale: gli Stati Uniti dAmerica171. Nonostante le simpatie nutrite nei confronti del paese che aveva conquistato lindipendenza dallInghilterra, i pi prestigiosi esponenti del liberalismo francese M.me de Stal, Benjamin Constant, Franois Guizot, Edgard Quinet, Adolphe Thiers si mantengono allinterno di una prospettiva storica e politica eurocentrica, segnata dalle idee di nazione e di classe sociale come realt emergenti, e guardano allAmerica come ad una lontana provincia dellEuropa, destinata a seguire e ripetere, non ad anticipare, le vicende del Vecchio Continente. La meditazione dellesperienza vissuta in America consente a Tocqueville di capovolgere limpostazione dominante nella cultura storico-politica del suo paese e di presentare la democrazia americana come lo speculum nel quale scrutare il futuro che attende le societ europee. Se si vuole cercare nellimmediato passato un maestro di Tocqueville in Montesquieu che bisogna individuare questa figura. Tocqueville pu apparire, in effetti, come un allievo ed erede di Montesquieu che, nobile proto-liberale e studioso comparatista, aveva distinto tra la natura e il principio delle costituzioni. In assenza della vasta fenomenologia politica del Presidente, lanalisi di Tocqueville risulta molto pi limitata nel suo oggetto di quella svolta nellEsprit des lois, ma pi profonda e dettagliata, pi pragmatica e meno legata a topoi letterari e miti moralistici. Il distacco da Montesquieu si fa evidente nella seconda
Cfr. su Tocqueville e la Rivoluzione sociale dellassolutismo F. Furet, Tocqueville, in F. Furet M. Ozouf (a cura di), Dizionario critico della rivoluzione francese, cit., pp. 984995 (: 988). 171 Cfr. sulla sovranit popolare e sul suffragio universale rispettivamente i capitoli I, 4. e II, 5. in A. de Tocqueville, La democrazia in America, cit., pp. 65-67 e p. 209.
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parte di La democrazia in America dove, precorrendo quasi la moderna sociologia della conoscenza, esamina, non pi da politologo comparatista ma da sociologo politico, linfluenza di un assetto socio-politico, quello della moderna societ democratica, sulla sfera intellettuale, sui sentimenti e sui costumi di un popolo e tenta di comprendere come questi mutamenti spirituali, poi, agiscano di nuovo sul sistema politico. Sorto in seguito alla pubblicazione nel 1964 di un saggio di Seymour Drescher, Tocquevilles Two Democracies che richiamava lattenzione sulla seconda parte di La democrazia in America, il fecondo dibattito sullunit complessiva dellopera o sulla discontinuit fra la prima e la seconda Dmocratie allorigine di quello che resta tuttora uno dei pi importanti studi in materia: il libro di Jean-Claude Lamberti dal titolo, appunto, Tocqueville et les deux dmocraties, del 1983172. Le due democrazie cui Lamberti fa riferimento sono, in primo luogo, le due parti dellopera, quella uscita nel 1835 e quella risalente al 1840. Ma le due democrazie possono essere intese, a buon diritto, anche come i due esempi storici di moderna societ democratica: lAmerica, da un lato, la Francia, dallaltro. In effetti il viaggio di andata negli Stati Uniti e il viaggio di ritorno in patria consentono al giovane Tocqueville di comparare tra loro due diverse realt: una democrazia che non aveva trovato avversari sulla propria strada, quella americana, e unaltra che aveva dovuto sconvolgere un continente intero per affermarsi, quella francese, nata dalla rivoluzione e dallabolizione della struttura corporativa della societ dAncien Rgime. La societ democratica francese si affermata in seguito ad una terribile rivoluzione. La societ democratica americana, invece, nata senza rivoluzione, e se talvolta si parla di Rivoluzione americana, ci soltanto per designare la conquista da parte degli americani della propria indipendenza. La democrazia doltre Atlantico, soprattutto, non nata a differenza della democrazia francese - da una guerra civile: non ha origine, cio, dallindividuazione nellaristocrazia del nemico interno e dalla sua distruzione come ceto privilegiato. Tocqueville, che nel corso della sua vita non ha mai smesso, da aristocratico, di riflettere sulle conseguenze della distruzione dellaristocrazia francese, analizza la societ americana attraverso un duplice confronto: il confronto America-Inghilterra e quello America-Francia. Il primo gli consente di guardare - a prescindere dalla crisi di una rivoluzione anti-nobiliare, che, in effetti, in Inghilterra non ci fu lopposizione tra una societ democratica, quella americana, e una societ in cui laristocrazia ha conservato il proprio ruolo sociale e politico, quella inglese. Il secondo gli consente di comparare due societ democratiche 172

Il dibattito ha coinvolto in Italia A.M. Battisti e F.M. De Sanctis.

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seppure esse abbiano raggiunto stadi diversi del processo di democratizzazione - e di osservare, in particolare, la societ francese tentando di scindere gli effetti della democrazia dagli effetti della Rivoluzione173. Lidea madre che accomuna le due democrazie, quella americana e quella francese, la stessa: linarrestabile processo verso luguaglianza. Ma leguaglianza delle condizioni non ha la stessa matrice e, di conseguenza, gli stessi esiti nellun caso e nellaltro. In Europa, luguaglianza degli individui, presupposta nelle teorie del contratto sociale come uno dei tratti caratteristici degli uomini nello stato di natura, storicamente prodotta, in et moderna, dallassoggettamento dei sudditi al potere assoluto dello Stato. Al processo di State-building si associano i due processi paralleli di costruzione del soggetto e di normalizzazione della popolazione nella forma della nazione. Diversamente dallesperienza del Nuovo Continente, in Europa leguaglianza delle condizioni un prodotto dellazione del potere, non un dato di fatto come nelle comunit dei coloni americani. il punto di arrivo, non il punto di partenza. La scissione, propria del soggetto politico continentale immaginato dalla teoria politica moderna, delle due dimensioni di pubblico e privato, interno ed esterno avente come esito la sua spoliticizzazione - il risultato del processo di autorizzazione attraverso il quale i soggetti esercitano il proprio potere nellunico atto della sua alienazione al rappresentante sovrano. La capacit di autogoverno democratico di cui gli americani danno prova a pi livelli della propria organizzazione federale (soprattutto al livello locale nelle istituzioni comunali, ma anche nelle contee e negli Stati dellUnione) dipende in modo essenziale dal loro point de dpart: lAmerica il solo paese nel quale si possa assistere allo sviluppo naturale e tranquillo di una societ, e precisare linfluenza esercitata dal punto di partenza nellavvenire degli Stati174. A dispetto dellopinione di chi ritiene che libert ed uguaglianza siano principi contraddittori, e liberalismo e democrazia ideologie e realt incompatibili, nel 1835 Tocqueville descrive un paese, lAmerica, nel quale luguaglianza delle condizioni e la libert civile e politica possono coesistere. La sua opinione in merito al rapporto tra democrazia e libert si fa per pi complessa nel 1840, quando il tema della libert affrontato in primo luogo come libert di pensiero ed originalit e la democrazia come il sistema socio-politico dominato dal conformismo individualistico. una tesi sostenuta da Lamberti quella secondo la quale lopposizione aristocrazia-democrazia, che non un semplice espediente
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Cfr. in proposito J.-C. Lamberti, Tocqueville et les deux dmocraties, cit., p. 39. A. de Tocqueville, La democrazia in America, cit., p. 42 (Libro I, Cap. 2 Lorigine degli angloamericani e linfluenza che essa ha avuto sul loro avvenire).

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retorico ma un vero strumento interpretativo adoperato per i pi svariati usi comparativi, si snodi come un fil rouge e si articoli in molteplici sfumature e contrasti lungo tutta lopera, sia la prima sia la seconda Dmocratie. Astraendo la Weber i due tipi ideali di aristocratico e democratico attraverso la selezione dei loro tratti essenziali, lintenzione di Tocqueville di centrare le sue analisi sullopposizione fondamentale di due tipi di societ e in definitiva di due tipi di uomo175. In un testo inizialmente scritto come prefazione alla seconda Dmocratie e rimasto poi inedito, Tocqueville spiega il proprio metodo danalisi in questi termini: Pour me faire bien comprendre, je suis sans cesse oblig de prendre des tats extrmes, une aristocratie sans mlange de dmocratie, une dmocratie sans mlange daristocratie. Il marrive dattribuer lun ou lautre des deux principes des effets plus complets que ceux quils produisent en gnral, parce quen gnral ils ne sont pas seuls. Le lecteur doit discerner dans mes paroles ce qui est mon opinion vritable de ce qui est dit pour le faire bien comprendre176. Gli elementi aristocratici sono quei beni rari nascita, ricchezza, cultura - che necessariamente non possono essere propri che del piccolo numero. Laccumulazione in un ceto o in un gruppo di persone pressoch impermeabile dei beni sociali rari definisce lo stato sociale aristocratico, e lesercizio del potere da parte di questo ceto definisce laristocrazia nel senso politico del termine. Lamberti sottolinea la modernit di tale concezione, e di quella, speculare alla precedente, del tipo democratico, entrambe costruite in modo analogo alle nozioni che oggi vanno sotto il nome di accumulazione o dispersione delle risorse e di lite di potere sia che si tratti di ununica lite unita e uniforme sia che si tratti di lites plurali e divise - . Il metodo tocquevilliano di individuazione dei tipi dell aristocratico e del democratico sarebbe analogo a quello adottato da sociologi contemporanei della politica come Robert Dahl e Raymond Aron. Lesame dei quaderni di viaggio di Tocqueville attesta che per decifrare la realt americana egli adopera, sin dal suo arrivo in America, le categorie di pensiero rese celebri da Montesquieu nellEsprit des lois: causes physiques, lois e murs. Alla fine della Dmocratie del 1835, quando conclude lanalisi delle cause che favoriscono il mantenimento della repubblica democratica negli Stati Uniti, Tocqueville, che condivide col Presidente il metodo comparatista nello studio dei sistemi politici, afferma: le leggi americane sono buone e bisogna attribuire loro una gran parte del successo del governo democratico; ma non credo che esse ne siano la causa
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J.-C. Lamberti, Tocqueville et les deux dmocraties, cit., p. 40. Ivi, pp. 40-41.

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principale, poich se esercitano sulla quiete pubblica uninfluenza maggiore di quella dipendente dalle cause fisiche, tale influenza minore di quella dei costumi. () Sono dunque particolarmente i costumi che rendono gli americani degli Stati Uniti, soli fra tutti gli americani, capaci di sopportare limpero della democrazia () Sono convinto che la situazione pi felice e le migliori leggi non possono conservare una costituzione a dispetto dei costumi, mentre invece questi traggono partito anche dalle posizioni pi sfavorevoli e dalle leggi pi cattive. Limportanza dei costumi una verit comune cui lo studio e lesperienza riconducono continuamente. Mi pare di trovarla nello spirito come un punto centrale; e la scorgo come al culmine di tutte le mie idee177. Innanzi tutto, lincipit del capitolo 9 (Libro II, prima Dmocratie) una sentenza con la quale Tocqueville fa tabula rasa di alcuni classici luoghi comuni sulla democrazia, che la vedevano come una forma di governo effimera ed instabile, sempre in procinto di tramutarsi in anarchia o dispotismo: negli Stati Uniti la repubblica democratica durevole. Lo scopo principale del presente libro quello di spiegare le ragioni di questo fenomeno178. Le cause accidentali, provvidenziali e fisiche cui Tocqueville si riferisce sono lemigrazione di uomini, che non avevano alcuna idea di una qualunque superiorit degli uni sugli altri179, e la grande estensione e limmensa ricchezza delle terre del continente americano, che hanno reso possibile che i suoi abitanti si mantenessero a lungo liberi ed eguali: il benessere generale favorisce la stabilit di tutti i governi, ma particolarmente del governo democratico, che si basa sulle disposizioni della maggioranza e principalmente sulle disposizioni di quelli che sono esposti al bisogno (I, 1-2-3)180. Per quanto riguarda le leggi, tre cose concorrono pi di tutte le altre alla conservazione della democrazia americana: lesistenza di molteplici istituzioni comunali che, moderando il dispotismo della maggioranza, consentono ai cittadini di sperimentare, nellautogoverno locale, il gusto della libert (I, 5); il potere giudiziario che, investito anche di un immenso potere politico181 in virt del judicial review of legislation, funge da contrappeso alla democrazia, correggendo gli errori o rallentando le tendenze messe in moto dalla maggioranza (I, 6);
A. de Tocqueville, La democrazia in America, cit., pp. 307-308 (il capitolo 9 del libro II della prima Dmocratie, intitolato Cause principali che contribuiscono alla conservazione della Repubblica democratica negli Stati Uniti , costituisce la vera conclusione dellopera del 1835, ben pi dellultimo capitolo, il 10). 178 Ivi, p. 279. 179 Ivi, p. 43. 180 Ivi, p. 282. 181 Ivi, p. 102.
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infine la struttura federale della costituzione che coniuga i vantaggi della grande potenza con quelli del piccolo Stato (I, 8; a questo proposito evidente linfluenza esercitata su Tocqueville dalla lettura del Federalist, soprattutto dei papers di Hamilton in difesa della repubblica federale). Per quanto riguarda le cause morali ossia i costumi degli americani, lesame di Tocqueville si fa pi complesso e va dalla assoluta centralit dello spirito di associazione (II, 4) allinfluenza positiva esercitata dalla religione sulla societ e sulle istituzioni (II, 9). Il rapporto tra democrazia e religione centrale in Tocqueville non solo per ragioni comparative e, per cos dire, estrinseche - lostilit del secolo dei Lumi per i dogmi, la violenza dei colpi sferrati dalla Rivoluzione francese allalleanza fra trono e altare, il processo di secolarizzazione della modernit e la crisi del principio dautorit nelle societ europee ma anche per ragioni del tutto interne allesperienza americana: i primi emigrati della Nuova Inghilterra ovvero, come essi stessi si chiamavano, i pilgrims, appartenevano alla setta religiosa inglese che, per lausterit dei propri principi, era detta puritana. E il puritanesimo non soltanto una dottrina religiosa, bens anche un modus vivendi che si avvicina in molti punti alle teorie democratiche e repubblicane pi conseguenti. A fianco di ogni religione si trova unopinione politica che le congiunta per affinit osserva Tocqueville - . Lasciate che lo spirito umano segua la sua tendenza ed esso regoler in modo uniforme la societ politica e la citt divina; e cercher di armonizzare, per cos dire, la terra col cielo182. Fin dalle origini, politica e religione si accordano con la democrazia del Nuovo Continente e questo accordo non venuto meno neppure in seguito allemigrazione cattolica dallIrlanda: credo sia un errore considerare la religione cattolica come un nemico naturale della democrazia. Mi sembra, invece, che fra le varie confessioni cristiane il cattolicesimo sia una delle pi favorevoli alleguaglianza delle condizioni () Il cattolicesimo come un monarchia assoluta. Togliete il principe e troverete che le condizioni politiche sono pi uguali che nelle repubbliche183. In merito ai rapporti tra religione e politica Tocqueville sfugge a due posizioni standard: quella secondo la quale la religione o deve essere un fatto esclusivamente privato, dove la dimensione pubblica o addirittura politica del tutto assente e quella che, viceversa, vede nella religione un potente instrumentum regni. Per Tocqueville non solo luguaglianza dei credenti tra loro e di fronte a Dio il corrispettivo delluguaglianza democratica delle condizioni; non solo religione ed uguaglianza sono strettamente connesse, ma lo sono anche
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A. de Tocqueville, La democrazia in America, cit., p. 290. Ivi, p. 291.

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religione e libert184: avevo visto da noi lo spirito di religione e lo spirito di libert procedere quasi sempre in senso contrario. Qui invece, li trovai intimamente uniti: essi regnavano insieme sullo stesso suolo185. Laccusa di instabilit rivolta alla democrazia antica non viene estesa, si visto, alla democrazia americana che, sorta nellultimo quarto del XVIII secolo, si mostrava negli anni Trenta del XIX come un paese prospero e operoso. Tocqueville, anzi, sente il bisogno di ricercare e spiegare le cause accidentali e fisiche, costituzionali e legali, morali e religiose della sua durata. Laccusa di instabilit non per scongiurata. Essa torna nel suo discorso in un altro contesto: non pi quello della costituzione politica nel suo complesso, bens quello della produzione legislativa ordinaria e dellopinione pubblica. Nel celebre capitolo (II, 7) in cui si paventa il pericolo che la democrazia americana in particolare e tutte le democrazie in genere cadano in balia della tirannide della maggioranza, il vizio pi evidente dei governi democratici individuato nellinstabilit legislativa: linstabilit legislativa un male inerente al governo democratico, poich nella natura della democrazia rinnovare frequentemente gli uomini al potere. Ma questo male pi o meno grande a seconda della potenza e dei mezzi di azione riconosciuti al legislatore. In America si attribuisce allautorit legislativa un potere sovrano. Essa pu abbandonarsi rapidamente e facilmente ad ogni suo desiderio; inoltre, ogni anno le si danno nuovi rappresentanti. Vale a dire che si adottata precisamente la combinazione pi favorevole allinstabilit democratica, che permette alla democrazia di applicare le sue mutevoli volont agli oggetti pi importanti. Perci lAmerica oggi il paese del mondo in cui le leggi durano meno. Il capitolo sullonnipotenza della maggioranza (che non tanto la maggioranza parlamentare quanto la maggioranza dellopinione pubblica) si conclude con la descrizione della forza irresistibile della democrazia: molti, vedendo cadere gli Stati democratici nellanarchia, hanno pensato che il governo in questi Stati fosse naturalmente debole e impotente. () [ma] non bisogna confondere la stabilit con la forza, la grandezza di una cosa con la sua durata. Nelle repubbliche democratiche il potere che dirige la societ non stabile, perch cambia spesso di mano e di oggetto. Ma, ovunque esso si trovi, la sua forza irresistibile. Il governo delle repubbliche americane mi sembra altrettanto accentrato e pi energico di quello di molte monarchie assolute dEuropa: non credo dunque che esso possa perire per debolezza. Se mai in America la libert finir, bisogner
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Cfr. N. Matteucci, A. de Tocqueville. Tre esercizi di lettura, cit., p. 53. A. de Tocqueville, La democrazia in America, cit., p. 297.

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prendersela con lonnipotenza della maggioranza, che avr portato le minoranze alla disperazione, costringendole a fare uso della forza materiale. Si giunger allora allanarchia, ma essa sar una conseguenza del dispotismo186. Durata, stabilit/instabilit, anarchia, tirannide/dispotismo sono termini che vengono adoperati anche nel discorso di Tocqueville sulla democrazia americana del XIX secolo e testimoniano la forte persistenza di un certo linguaggio filosofico, politico, costituzionale coniato dal mondo classico ed ereditato dal mondo moderno: eppure la realt che sono chiamati a designare , agli occhi di Tocqueville, cos profondamente nuova e diversa rispetto ad ogni altra realt politica conosciuta fino ad allora che il significato stesso dei termini subisce unimprevista, modernissima torsione. Nella seconda Dmocratie del 1840 vengono analizzate le conseguenze della vittoria del tipo democratico ed egualitario sul tipo aristocratico, che determina laffermarsi di una nuova sconosciuta autorit, quella della massa. Lindividuo e la massa sono gli indiscussi protagonisti delle societ democratiche. Ricerca del benessere, del danaro e dellutile, conformismo di massa e dispotismo paterno sono i modi in cui Tocqueville, con una vena pi pessimistica rispetto alla prima Dmocratie, sviluppa un tema, quello della tirannide della maggioranza, che proprio nel 1835 ha ricevuto la sua prima formulazione. Nei popoli democratici, poco inclini alle idee nuove ed originali e refrattari alle grandi rivoluzioni sia spirituali sia politiche perch attaccati ai propri beni materiali, linfluenza morale esercitata da ciascun individuo sulla maggioranza debole e quasi nulla, mentre il potere esercitato dalla massa nello spirito di ogni individuo grandissimo187. un grave errore, per Tocqueville, credere che la libert, e in primo luogo la libert di pensiero, sia minacciata unicamente dal potere politico: pi considero attentamente gli effetti delleguaglianza sullintelligenza, pi mi persuado che lanarchia intellettuale di cui siamo testimoni non , come suppongono molti, lo stato naturale dei popoli democratici perch in realt le principali opinioni degli uomini divengono simili via via che le condizioni si rassomigliano. Questo mi sembra essere il fatto generale e duraturo; il resto fortuito e passeggero188. Nelle societ democratiche, dallaspetto ad un tempo agitato e monotono, si vedono coesistere il conformismo e la passione per le mode: gli uomini si muovono continuamente, lo spirito umano sembra immobile189. Tocqueville risolve in un modo nuovo la questione della
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A. de Tocqueville, La democrazia in America, cit., p. 264. Ivi, p. 675 (Libro III, parte III, capitolo 21. Perch le grandi rivoluzioni diverranno rare). 188 Ivi, p. 673. 189 Ivi, p. 672.

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genesi dellindividualismo. Egli fa derivare lindividualismo non tanto dalla Riforma, dalle varie correnti del giusnaturalismo o dalle dichiarazioni dei diritti delluomo, bens da trasformazioni sociali ed economiche prima che spirituali e filosofiche190. Lindividualismo, corruttore della libert politica e delle democrazie, esso stesso un fenomeno democratico. Mentre Maistre e Bonald, deducendo lindividualismo dalla Riforma e dalla Rivoluzione, lo condannano insieme ai principi di eguaglianza e di libert, Tocqueville, avvicinandosi alle posizioni di John Stuart Mill, lo denuncia in nome della fierezza e della libert, delloriginalit e della creativit soggettive191. Tocqueville per molti aspetti del suo pensiero resta isolato nella cultura francese dellet della Monarchia di Luglio e poi del Secondo Impero, in quella cultura, cio, che rappresenta la culla della moderna religione della libert. Egli sente, certo, latmosfera del secolo che cambia, ma non condivide lentusiasmo per il rinnovamento e il progresso, provato invece da Guizot, la cui Histoire de la civilisation en Europe, tutta pervasa dallottimismo e dallorgogliosa certezza nello sviluppo della civilt. Inoltre, prende le distanze sia da Guizot sia dallamico Royer-Collard in merito al ruolo politico della classe media: lungi dal credere che con la classe media si compia laccesso al potere della ragione politica, sostiene, al contrario, che con la classe media lindividualismo a trionfare, e lindividualismo, in quanto conformismo, pi prossimo allirrazionalismo che alla ragione192. Il celebre capitolo 6 della terza parte della seconda Dmocratie, Quale specie di dispotismo devono temere le nazioni democratiche, costituisce la vera conclusione dellopera. In esso alle antiche parole dispotismo e tirannide viene sostituita la nuova espressione potere immenso e tutelare per designare la forma di oppressione che incombe sui popoli democratici fissandoli irrevocabilmente nellinfanzia o riducendoli ad una mandria di animali timidi ed industriosi della quale il governo il pastore193. Non si pu mai sperare conclude Tocqueville - che un governo liberale, energico e saggio possa uscire dai suffragi di un popolo di servi194. 4.2. DallAncien Rgime alla democrazia Il politologo comparatista e il sociologo delle due democrazie cede il passo, con LAntico regime e la Rivoluzione, allo storico. Al mutare degli approcci della ricerca non muta per il suo oggetto: quella grande
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Cfr. J.-C. Lamberti, Tocqueville et les deux dmocraties, cit., pp. 217 ss. Ivi, p. 226. 192 Ivi, p. 224. 193 A. de Tocqueville, La democrazia in America, cit., p. 733. 194 Ivi, p. 735.

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rivoluzione democratica che Tocqueville riconosce, fin dallIntroduzione a La democrazia in America, come la tendenza fondamentale del suo tempo. Lintuizione contenuta nellintroduzione allopera del 1835 - in Francia i re sono stati i pi attivi e i pi costanti livellatori195 - viene sviluppata e argomentata con ricerche di archivio nellopera storiografica del 1856. Allepoca in cui Tocqueville scrive LAntico regime e la Rivoluzione la tesi della continuit tra Ancien Rgime e Rivoluzione francese si limitava alla constatazione della semplice correlazione fra la tradizione dellassolutismo monarchico e la concentrazione del potere nellet dellImpero napoleonico. Con questopera a cambiare la natura del rapporto tra le due epoche, quella pre- e quella post-rivoluzionaria, il quale cessa di essere una semplice successione temporale - la Rivoluzione viene dopo e contro lAncien Rgime - per diventare una relazione di causa-effetto - la Rivoluzione la conseguenza e, per certi aspetti, il compimento di processi gi in atto nei secoli della storia francese che vanno dallXI al XVIII -. Lungi dallessere una frattura e tanto meno una frattura radicale rispetto allAncien Rgime (come aveva, per esempio, pensato Burke), la Rivoluzione trova, proprio nellAncien Rgime, le origini delle tendenze fondamentali accentramento amministrativo e livellamento delle condizioni sociali ovvero progresso irresistibile verso luguaglianza di cui costituisce la solenne sanzione e linconsapevole inveramento. Il lavoro storiografico di Tocqueville si colloca deliberatamente al di fuori dello stile classico proprio delle storie della Rivoluzione del suo tempo, che era lo stile narrativo di un Thiers, di un Lamartine, di un Michelet. La narrazione dei fatti e la descrizione perfino psicologica dei protagonisti, che portavano quasi inevitabilmente lo storico ad immedesimarsi con alcuni attori piuttosto che con altri e a condividerne ideali e passioni, lasciano ora il posto allanalisi, svolta apparentemente sine ira et studio, di macro-fenomeni sociali ed economici, come, per esempio, i mutamenti nella distribuzione della terra nelle campagne francesi. La societ dAncien Rgime viene dipinta sin dalle prime pagine dellopera come uno stato sociale ibrido, non pi autenticamente aristocratico, ma non ancora compiutamente democratico. I tipi ideali aristocratico e democratico, di cui Tocqueville ha gi delineato i tratti essenziali in La democrazia in America, servono ora a misurare lo stato di avanzamento del processo di democratizzazione sociale della Francia prerivoluzionaria. Il passaggio dallo stato sociale aristocratico allo stato sociale democratico e la connessa distruzione della libert politica (per libert politica Tocqueville intende la libert dei nobili e il loro diritto ad
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Ivi, p. 20.

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esercitare le funzioni pubbliche196) stato determinato dallaccentramento amministrativo, che non un conquista della Rivoluzione. Al contrario un prodotto dellAntico Regime, e, aggiunger, la sola parte della costituzione politica dellantico regime che sia sopravvissuta alla Rivoluzione, perch era la sola che potesse adattarsi al nuovo stato sociale creato dalla Rivoluzione197. A questa continuit di fondo si aggiunge con il 1789 un elemento, la sovranit popolare o nazionale, che produce, dal punto di vista politico-costituzionale, una trasformazione senza precedenti e senza ritorno. Tuttavia, diversamente dalla centralit riconosciuta al principio di legittimit democratico nella prima Dmocratie principio che si presentava comunque anche in quel contesto come meno stupefacente della reale eguaglianza delle condizioni e della mobilit sociale - , Tocqueville sembra ora non attribuire alcuna importanza al mutamento delle formule politiche. I due capitoli pi importanti di LAntico regime e la Rivoluzione sono probabilmente lottavo ed il nono del secondo libro. I loro titoli La Francia era il Paese in cui gli uomini erano divenuti pi simili tra loro e In che modo questi uomini tanto simili erano pi separati di quanto non erano mai stati in piccoli gruppi estranei o indifferenti gli uni agli altri rivelano la presenza anche in questo contesto di due delle tematiche centrali della Democrazia in America: il livellamento delle condizioni e lindividualismo, che separa gli uomini spezzando gli anelli della lunga catena di legami e di dipendenze reciproche e che, liberandoli dai vincoli, li rende per indifferenti gli uni agli altri. In essi si descrivono le trasformazioni dello stato sociale aristocratico, ovvero della struttura feudale, in seguito alle politiche di centralizzazione amministrativa della monarchia assoluta, che tendevano ad esautorare i nobili della loro funzione sociale e politica e a ricompensarli della perdita del potere effettivo facendo della loro inutilit sociale una norma spettacolare: il privilegio. Vendendo al miglior offerente laccesso ai corpi che conferivano prestigio sociale, lo Stato centralizzato, sempre a corto di risorse finanziarie, era il primo responsabile della decadenza dellaristocrazia, la quale, perdendo insieme il proprio principio il sangue e la propria funzione il servizio pubblico , cessava di essere unaristocrazia e finiva per trasformarsi in casta: la nobilt veniva contemporaneamente distrutta e idolatrata nellAncien Rgime francese. Mirabeau ha coniato unespressione che riassumeva il tutto: lantica societ per ceti era una cascata di disprezzi. Secondo Tocqueville i francesi del XVIII secolo, per lo meno quelli delle classi superiori - i nobili da un lato, i borghesi dallaltro - agivano e pensavano sempre pi allo stesso modo in
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A. de Tocqueville, LAntico regime e la Rivoluzione, a cura di Giorgio Candeloro, Milano, Rizzoli, 2000, pp. 137-146 (Libro II, capitolo 10). 197 Ivi, p. 71.

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seguito alla crescita delle ricchezze, al progresso delluguaglianza materiale, allazione sempre pi uniforme della legislazione, allarretramento dei particolarismi e dei localismi. I diritti feudali, del resto, parevano pi insopportabili proprio quando, in realt, erano meno pesanti e non restavano che come residui di un sistema ormai sostanzialmente smantellato. Franois Furet, secondo il quale Lantico regime e la rivoluzione il testo fondamentale di tutta la storiografia rivoluzionaria198, fa notare che tutti i grandi storici del XIX secolo si interessano a quella rivoluzioneprima-della-Rivoluzione costituita dal fenomeno dellassolutismo politico. Madame de Stal e, seguendo il suo esempio, Guizot, hanno visto nellassolutismo lepoca della storia europea compresa, dal punto di vista delle istituzioni politiche, tra il feudalesimo dei secoli del Medioevo e il governo rappresentativo del XIX secolo. La storia politica era storia del progresso dal feudalesimo allassolutismo e dallassolutismo al governo rappresentativo. Michelet, daltra parte, ha approfondito lidea dellincarnazione della nazione che si realizza nel corpo del re di Francia, mistero di usurpazione al quale la Rivoluzione, rovesciando i termini e restituendo la sovranit alla nazione, ha posto fine. Ma sostiene Furet Tocqueville stato il solo autore che abbia fatto dellassolutismo un fenomeno sociologico prima che politico e, al pari della Rivoluzione, anzi prima ancora della Rivoluzione stessa, uno strumento di sovversione della trama dei rapporti sociali. La propria attenzione egli la concentrava meno sul diritto divino dei re o sullunit nazionale costruita sotto la loro autorit, che non sulle metodiche usurpazioni dello Stato a spese della societ199. La Rivoluzione ha colto il mondo alla sprovvista, vero ammette Tocqueville -; ma il compimento di un lungo lavorio, la conclusione improvvisa e violenta di unopera, alla quale avevano lavorato dieci generazioni di uomini. Se non fosse avvenuta il vecchio edificio sociale sarebbe ugualmente caduto, qui pi presto, l pi tardi; soltanto avrebbe continuato a cadere pezzo a pezzo, invece di sprofondare di colpo. La Rivoluzione ha compiuto bruscamente, con uno sforzo convulso e doloroso, senza transizione, senza precauzioni n riguardi quanto si sarebbe compiuto a poco a poco, da s e in molto tempo. Fu questa la sua azione200. La critica dei controrivoluzionari alla Rivoluzione e la ricostruzione della sua genesi remota fatta da Tocqueville corrispondono a due diverse strategie argomentative, che, adottando le espressioni coniate da Albert Hirschmann, possiamo definire rispettivamente strategia della perversit e
F. Furet, Critica della rivoluzione francese, cit., p. 21. F. Furet, Tocqueville, in F. Furet M. Ozouf (a cura di), Dizionario critico della rivoluzione francese, cit., p. 988. 200 A. de Tocqueville, LAntico regime e la Rivoluzione, cit., p. 56.
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strategia della futilit. La prima nasce dalla passione del momento che , per cos dire, una passione calda: denunciandone laspetto satanico, i controrivoluzionari ne riconoscono, seppur in negativo, la grandiosit. Nellottica dei controrivoluzionari, dominata dalla concezione provvidenziale della storia, la perversit consiste nel fatto che tutti i tentativi degli uomini dell89 o del 93, del 95 o del 99 di dirigere la societ e la storia in una certa direzione, conducono in realt nella direzione opposta rispetto alle loro intenzioni. La seconda strategia stata formulata da un uomo, Tocqueville, che appartiene ad una generazione successiva rispetto a coloro che hanno assistito agli eventi rivoluzionari ed frutto di una passione non calda, ma fredda. Mettendo radicalmente in questione il ruolochiave della Rivoluzione nel modellare la Francia moderna, largomento della futilit meno violento del precedente - per pi sottile o, se si preferisce, pi perfido: sgonfiando le lotte titaniche e le gigantesche convulsioni del decennio rivoluzionario e dei suoi protagonisti, afferma che la loro azione stata sostanzialmente inutile. Tocqueville non si propone di negare che nella Francia di fine Settecento si sia verificato un certo numero di mutamenti consistenti; egli per nega che siano stati prodotti dai protagonisti della Rivoluzione. La sua strategia sminuisce quindi lazione intenzionale degli uomini e, in un certo senso, misconosce la loro statura storica e politica, ma, sostenendo che il processo di democratizzazione sociale era gi in atto da secoli, non manca di una particolare coloritura progressista201.

201

Cfr. A.O. Hirschman, Retoriche dellintransigenza. Perversit, futilit, messa a repentaglio, Bologna, Il Mulino, 1991.

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CAPITOLO II

CARL SCHMITT: UN GIURISTA NEL SECOLO DELLA DEMOCRAZIA DI MASSA

Mi sento al cento per cento un giurista e niente altro. E non voglio essere altro. Io sono un giurista e lo rimango e muoio come giurista e tutta la sfortuna del giurista vi coinvolta202. da Carl Schmitt, Un giurista davanti a se stesso

1. Il contesto storico, politico e costituzionale della Germania tra Ottocento e Novecento Lincombenza simbolica della Rivoluzione francese sullintero XIX secolo non una peculiarit soltanto del Paese che ne stato il teatro e insieme il primo attore, ma riguarda anche la Germania, dove i discorsi filosoficopolitici e le teorie giuridiche che si sviluppano tanto nel Vormrz quanto nel Nachmrz sono fortemente segnati da un rapporto positivo o negativo, fatto di ammirazione o repulsione, con i principi del 1789. La prospettiva dalla quale i paesi di lingua tedesca guardano alla Rivoluzione ne restituisce unimmagine molto diversa da quella apparsa finora: la Francia, sia quella rivoluzionaria sia quella napoleonica, vista non solo come una realt culturalmente lontana, ma soprattutto come una potenza politicamente e militarmente ostile203. Lidea che la sovranit risiede nel popolo ed il popolo lunico soggetto legittimato a costituire il governo informa di s, in modo pi o
Carl Schmitt, Un giurista davanti a se stesso. Saggi e interviste, Vicenza, Neri Pozza Editore, 2005, p. 183. 203 Cfr. sulle reazioni della Germania alla Rivoluzione francese lette dal punto di vista della storia costituzionale E.R. Huber, Deutsche Verfassungsgeschichte seit 1789, Band I, Reform und Restauration. 1789 bis 1830, Stuttgart-Berlin-Kln, Verlag W. Kohlhammer, 19902, in particolare pp. 3-25.
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meno netto, le rivoluzioni politiche che si verificano prima nellAmerica del Nord e in Francia, poi nella maggior parte dei Paesi europei (il 1848 una data cruciale di questa evoluzione verso la forma di Stato democratica nellintero continente). Dal principio di legittimit democratico discende legemonia politica del Parlamento, con la conseguente concentrazione in esso del potere di creare il diritto. Sul piano delle fonti del diritto questo principio eleva la legge del Parlamento alla dignit di fonte prima, se non unica, del diritto, la quale si sostituisce progressivamente alla consuetudine e limita, fino a negarla, la discrezionalit vuoi della pubblica amministrazione e dei suoi provvedimenti vuoi del giudice e dei suoi verdetti. Principio di legalit e sensibilit anti-togati spiegano perch in Europa, ma non nei paesi dove vige la common law, le decisioni dei giuristi e i verdetti dei giudici fossero tenuti in sospetto e non potessero discostarsi dalla stretta applicazione della legge, e perch i giudici rappresentassero solo la longa manus, la bocca che pronuncia la parola del legislatore204. Lo Stato di diritto che si afferma in Europa nel XIX secolo e che Schmitt chiama Stato legislativo parlamentare un sistema nel quale legge ed applicazione della legge, legislatore ed organi esecutivi sono nettamente separati tra loro205. 1.1. Il positivismo giuridico tedesco e la sua crisi La via percorsa dalla Germania per giungere a costruire lo Stato di diritto un Sonderweg che prescinde dal riconoscimento della sovranit popolare e, paradossalmente, precede in una certa misura lo stesso processo di unificazione dello Stato. Il principio di legittimit democratico secondo il quale il potere trae origine dal popolo e da esso deve essere esercitato per il tramite dei suoi rappresentanti organizzati nei Parlamenti principio che , lo si mostrato, una conseguenza del giusnaturalismo e del contrattualismo moderni non trova nei territori tedeschi un terreno fertile per attecchire. Sia il concetto di popolo o nazione, sia il concetto di sovranit perdono nei discorsi filosofico-politici e giuridici tedeschi ogni riferimento alla volont e
Cfr. sulla statualizzazione del diritto, il legicentrismo e la tendenza alla codificazione nei paesi di civil law A.M. Hespanha, Introduzione alla storia del diritto europeo, Bologna, Il Mulino, 2003. 205 Cfr. P. Costa D. Zolo (a cura di), Lo Stato di diritto. Storia, teoria, critica, Milano, Feltrinelli, 20032. Cfr. per la definizione del Rechtsstaat come Stato legislativo parlamentare - parlamentarischer Gesetzgebungstaat C. Schmitt, Legalit e legittimit (1932), in Id., Le categorie del politico, Bologna, Il Mulino, 1972, pp. 211-244 (: 211212).
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ai diritti degli individui e ogni radicamento nella dimensione della produzione economica. La Nation di Herder, di Hlderlin o di Fichte, il Volk pensato da Savigny o da Hegel o dai romantici tedeschi, non hanno nulla a che fare con il popolo del Contratto sociale di Rousseau e con la nazione di Sieyes, quel Terzo Stato fatto di venti milioni di cittadini coincidente con la societ dei produttori206. Daltra parte alla sovranit popolare si contrappongono sia il principio monarchico (monarchisches Prinzip), sia il principio della sovranit dello Stato (Staatssouvernitt), volti entrambi a neutralizzare la portata rivoluzionaria del principio democratico di legittimit207. Nel XIX secolo le date pi significative nella storia dei territori di lingua tedesca sono tre: il 1806, il 1848 e il 1871. Nel 1806 venne prima fondata a Parigi la Confederazione del Reno (Rheinbund), poi si concluse la lunga storia del Sacro Romano Impero della Nazione Tedesca (Heiliges Rmisches Reich Deutscher Nation). Il 1848 un anno decisivo nella storia degli Stati dellEuropa continentale in generale e della Germania in particolare. La fallita rivoluzione tedesca del marzo 1848 con le sfortunate vicende della Paulskirche non permise laffermazione della concezione liberale dello Stato di diritto che avrebbe voluto proclamare la superiorit della costituzione tra le fonti del diritto e il carattere pre-statuale dei diritti soggettivi. Tracciando una cesura nella storia tedesca tra il periodo precedente quellevento, il Vormrz, ed il periodo successivo, il Nachmrz, il 1848 segna dunque la fine della prospettiva liberale in materia costituzionale e costringe i liberali tedeschi ad accettare un compromesso con il monarchisches Prinzip che salvaguardasse in qualche modo i diritti degli individui nella societ civile. Nel 1871, invece, la nazione tedesca realizza il disegno, a lungo coltivato, della costruzione di uno Stato nazionale unitario grazie alla politica della Prussia e del suo cancelliere Otto von Bismarck. Se limportanza di questo evento politico-costituzionale ovviamente rilevante, tuttavia vero che in Germania non si attende il compimento dellunit politica per concentrare lattenzione sullo Stato: forse proprio perch lo Stato costituisce, ancor pi dopo la Rivoluzione francese e la fine dellHeiliges Rmisches Reich, loggetto agognato del desiderio dei tedeschi, esso , sia prima sia dopo il 1848, il tema privilegiato delle riflessioni di filosofi e giuristi tanto che corretto parlare di
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Cfr. sul concetto di nazione F. Chabod, Lidea di nazione (1961), Roma-Bari, Laterza, 2000; B. Anderson, Comunit immaginate. Origine e fortuna dei nazionalismi (1983), Roma, Manifestolibri, 2000; A. F. Tuccari, Nazione, Roma-Bari, Laterza, 2000; Campi, Nazione, Bologna, Il Mulino, 2004; S. Rokkan, Stato, nazione e democrazia in Europa (1999), Bologna, Il Mulino, 2002. 207 Cfr. M. Fioravanti, Costituzione, cit., pp. 130-139.

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paradigma statocentrico per indicare il minimo comun denominatore delle varie teorie, che condividono il lessico organicistico di base, proposte vuoi sul versante della cultura politico-giuridica tedesca che nella prima met del secolo si esprime nella scuola storica del diritto (Historische Rechtsschule), vuoi sul versante della filosofia del diritto (Philosophie des Rechts), vuoi, infine, sul versante della giuspubblicistica che va sotto il nome di teoria generale dello Stato (Allgemeine Staatslehre) e domina la seconda met dellOttocento 208. 1.1.1. La Historische Rechtsschule di Savigny e Puchta si propone di elaborare unalternativa teorica al modello francese dello Stato, della cittadinanza democratica, del diritto legislativo e codificato. In un arco di tempo che dai primi anni dellOttocento arriva alla met del secolo, la produzione del maestro (Savigny) e quella dellallievo (Puchta) prendono corpo luna accanto allaltra differenziandosi talvolta su questioni non irrilevanti ma convergendo nella messa a punto di un paradigma che si sviluppa in tre direzioni: una concezione della storia, una visione dellordine politico e, soprattutto, una scienza del diritto. Con Savigny in particolare in occasione della polemica che lo vide opporsi a Thibaut in merito alle codificazioni viene per la prima volta precisata la concezione propriamente storicistica, e quindi anti-giusnaturalistica, ma non ancora positivistica nel senso del positivismo legalistico, del diritto come unit organica che nasce dallintima essenza di ciascun popolo e, assumendo in primo luogo la forma della consuetudine, cresce con la storia di questo. Prendendo posizione in Vom Beruf unserer Zeit del 1814 contro lastrattezza e luniversalismo dei principi dellIlluminismo, Savigny riunisce sotto lappellativo spregiativo ungeschichtliche Schule, scuola non-storica, le dottrine giusnaturalistiche e giusrazionalistiche del XVIII secolo contro le quali si era espresso gi Gustav Hugo. Lanalogia tra lingua e diritto un tema suggestivo ampiamente diffuso nella cultura europea del romanticismo serve a ribadire il carattere non volontaristico, ma necessario del mutamento dei codici sociali (linguistici e giuridici) sottraendoli alla disponibilit dei soggetti razionali e alla loro decisione e ancorandoli, invece, a quel soggetto collettivo che il popolo. Popolo in Savigny un concetto non empirico-sociologico, bens metafisico e della filosofia della cultura. In questo significato decisivo per la dottrina savignyana del Volksgeist, il popolo la totalit naturale in cui lo Stato realmente sorge e continua la sua esistenza, e per la quale non si pu
Cfr. P. Costa, Civitas. Storia della cittadinanza in Europa. 3. La civilt liberale, RomaBari, Laterza, 2001, pp. 137-193.
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parlare di scelta e di arbitrio209. Collegando lo Stato al Volksgeist Savigny afferma che il diritto autentico quello consuetudinario, mentre il diritto legislativo non dovrebbe avere altro compito che quello di fornire un sussidio alla consuetudine, diminuendone lincertezza e lindeterminatezza. In quanto risultante da questo spirito popolare, il diritto una realt legittimata di per s, che non necessita di unulteriore legittimazione razionale, unentit autonoma del mondo culturale e spirituale210. Nella stesura di una ipotetica lista di grandi europei Schmitt inserirebbe certamente il nome di Savigny, il quale ha avuto il merito, a suo giudizio, di riconoscere con sguardo geniale, in un grandioso momento [scil. il momento del dibattito sulle codificazioni] () nella legificazione il pericolo della meccanizzazione e tecnicizazzione del diritto; e questo ventanni prima che il pericolo fosse constatato, in De la dmocratie in Amrique (1835), dal primo diagnostico della generale crisi europea, il grande storico francese Alexis de Tocqueville211. La filosofia della codificazione era stata il giusnaturalismo del secolo dei Lumi, ma la codificazione fin per costituire il momento non premeditato, n previsto del passaggio dal giusnaturalismo al positivismo giuridico: dalla codificazione discese infatti la teoria dellesclusiva statualit del diritto e la riduzione del diritto ai codici e alle leggi dello Stato. Mentre il positivismo giuridico ottocentesco, gettando le basi per lidentificazione kelseniana di Rechtsstaat e Staatsrecht, ovvero di Stato di diritto e diritto dello Stato, colloca la legge del legislatore al vertice delle fonti del diritto, misconoscendo ogni origine storica del diritto e ogni suo legame col suolo natio, in Savigny il diritto, grazie al concetto di Volksgeist, sorge in una evoluzione non intenzionale dalla storia stessa configurandosi come ordinamento concreto del popolo212. stato notato che la conferenza schmittiana del 1942 Die Lage der europischer Rechtswissenschaft nella quale Schmitt si richiama a Savigny come al paradigma della prima rinuncia alla legalit dello Stato legislativo si sarebbe potuta intitolare Jurisprudenz als Beruf213, andando a completare la serie di conferenze sul lavoro intellettuale come professione inaugurata pi di ventanni prima da Max Weber con le due pi note Wissenschaft als Beruf e Politik als
La citazione tratta da E.-W. Bckenfrde, La scuola storica e il problema della storicit del diritto, in Id., Diritto e secolarizzazione. Dallo Stato moderno allEuropa unita, a cura di Geminello Preterossi, Roma-Bari, Laterza, 2007, p. 9. 210 Ivi, p. 9 e p. 14. 211 C. Schmitt, La condizione della scienza giuridica europea, Roma, Pellicani, 1996, p. 64 e p. 79. 212 Ivi, p. 67. 213 G.L. Ulmen, Politischer Mehrwert. Eine Studie ber Max Weber und Carl Schmitt, Weinhein, VCH Acta Humaniora, 1991, pp. 37-89 (:37).
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Beruf214. In effetti in questo testo Schmitt riflette il richiamo al Savigny di Vom Beruf unserer Zeit gliene fornisce loccasione - sul senso della scienza del diritto e sul mutamento del ruolo del giurista nellepoca della storia tedesca, tra la met del XIX e linizio del XX secolo, permeata dal positivismo giuridico. La crisi della scienza del diritto europea che sostiene Schmitt sotto gli occhi di tutti inizia nel XIX secolo, con la vittoria del positivismo giuridico visto come un grande progresso dallillusione (il diritto naturale) alla realt (il diritto valido perch posto autoritativamente) e con la scissione del diritto in legalit e legittimit215. Lo scoppio rivoluzionario del 1848 funge da spartiacque e segna la data di inizio della crisi della scienza giuridica. Proprio in quegli anni il romanista e pandettista Windscheid, successore di Savigny, pronunciava nel 1854 a Greifswald la sentenza di morte del giusnaturalismo: Der Traum des Naturrechts ist ausgetrumt, il sogno del diritto naturale finito216. Sono icastiche le parole con cui Kirchmann, nella conferenza del 1947 Die Wertlosigkeit der Jurisprudenz als Wissenschaft, prende coscienza della precaria situazione della giurisprudenza, incapace di stare al passo con le trasformazioni del diritto positivo e ridotta a mero fenomeno di accompagnamento, con commenti ed interpretazioni, delle norme positive: tre parole del legislatore ed intere biblioteche diventano carta da macero217. La crisi della scienza giuridica europea, allora, consiste per Schmitt nella perdita di valore della giurisprudenza di fronte allaffermazione del diritto legislativo e della legalit dello Stato a scapito della sua legittimit. Ad un primo stadio di questa crisi, situato nel XIX secolo quando la situazione politico-costituzionale ancora per certi aspetti favorevole alla scienza giuridica, fa seguito, a partire dalla fine della prima guerra mondiale, con il venir meno della legittimit dinastica e con lavvento della democrazia, un secondo, decisivo stadio nel quale la scienza del diritto rischia di morire di una comune morte con i miti della legge e del legislatore riducendosi, a causa del fenomeno della motorizzazione della legge, a mera tecnica interpretativa218. Sebbene Schmitt non manchi di ricordare che gi la scuola storica aveva in parte combattuto il vecchio diritto naturale219, il rapporto tra la
M. Weber, La scienza come professione. La politica come professione, Torino, Edizioni di Comunit, 2001. G.L. Ulmen, Politischer Mehrwert. Eine Studie ber Max Weber und Carl Schmitt, Weinhein, VCH Acta Humaniora, 1991, pp. 37-89 (:37). 215 C. Schmitt, La condizione della scienza giuridica europea, cit., p. 87. 216 Ivi, p. 49-50. 217 Ivi, p. 51. 218 Ivi, p. 88. 219 Ivi, p. 49.
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Historische Rechtsschule ed il positivismo pi complesso di quanto Schmitt non voglia ammettere. Secondo Bckenfrde, che alla scuola storica del diritto dedica nel 1964 un breve studio220, paradossalmente la concezione storica del diritto della scuola storica port al risultato di unidea anti-storica del diritto fungendo da battistrada alla giurisprudenza dei concetti (Begriffsjurisprudenz) astratta e formale di Gerber, Jhering e Laband221. La scuola storica, mentre da una parte spianava cos la strada a una giurisprudenza concettuale, che isolava completamente il diritto dai suoi contesti storici e sociali, e dallaltra portava a una storia del diritto pura, staccata dal terreno dellattualit e rivolta al passato in quanto tale, era a sua volta espressione e strumento di quella rottura con la storia che caratterizza il secolo XIX e che, nel diritto come nella politica, produce la liberazione del singolo e del legislatore dalla tradizione222. 1.1.2. Nella filosofia del diritto Hegel a rompere definitivamente con la legittimazione giusnaturalista e contrattualista223, cio con la legittimazione democratica della Rivoluzione francese224, fissando da un lato lidea che la costituzione razionale non perch voluta da un soggetto politico razionale (gli individui e la nazione tramite i loro rappresentanti) ma perch l essente senzaltro in s e per s, il divino e il perdurante che si erge al di sopra di ci che viene costruito artificialmente, e dallaltro lidea che la legge deve valere non come prodotto della volont generale ma come prodotto della razionalit dello Stato, in quanto esso portatore della totalit degli interessi pubblici225. In questa prospettiva la costituzione, le leggi, tutto il diritto tendono a trasformarsi in un affare del re, dei corpi e delle assemblee rappresentative, dei burocrati, ovvero dei poteri portatori del valore politico delluniversalit (si tratta dell allgemeine Stand, il ceto universale di cui Hegel parla in Lineamenti di filosofia del diritto). La
E.-W. Bckenfrde, La scuola storica e il problema della storicit del diritto, in Id., Diritto e secolarizzazione, cit., pp. 3-32; cfr. anche K. Larenz, Methodenlehre der Rechtswissenschaft (1957), Berlin, Springer, 6. neu bearb. Auflage, 1991; trad. it. Storia del metodo nella scienza giuridica, Milano, Giuffr, 1966. 221 Ivi, p. 16. 222 Ivi, p. 19. 223 Cfr. in merito alla critica hegeliana della mediazione razionalistica moderna svolta nel saggio del 1802 Sulle maniere di trattare scientificamente il diritto naturale e nei Lineamenti di filosofia del diritto del 1821 C. Galli, Genealogia della politica, cit., pp. 1333 dove si afferma: per Hegel la dimensione politica non pu scaturire dallinsieme di molteplici privatezze perch non pensabile unorigine soggettivamente razionale dellordine politico (p. 14). 224 Cfr. J. Ritter, Hegel e la Rivoluzione francese (1957), Napoli, Guida, 1977. 225 G.W.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, Roma-Bari, Laterza, 2000, p. 216 ( 272) e p. 221 ( 273).
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maggiore distanza politica tra Hegel e la Rivoluzione francese, da un lato, e come si mostrer - tra Hegel e Schmitt, dallaltro, si registra a proposito del momento originario della costituzione dello Stato, cio a proposito del potere costituente. Per Hegel infatti uningenuit tipica del costruttivismo moderno, fondata sullerronea interpretazione della comunit come insieme atomistico degli individui privati nello stato di natura, chiedersi chi sia l autore della costituzione, ovvero il Trger, il portatore del potere costituente226. La costituzione statale immaginata da Hegel in Lineamenti di filosofia del diritto, dove per la prima volta viene riconosciuta e teorizzata la distinzione tra Staat e brgerliche Gesellschaft, non per voluta e prodotta dalla societ civile per limitare il potere dei governanti e ritagliare lo spazio della libera attivit del cittadino come soggetto-di-diritti, bens si propone di superare sia lantico privatismo dellordinamento cetual-feudale, sia il moderno privatismo degli individui astratti della societ civile, poich sia luno che laltro - da sponde opposte, certo distruggono il principio dellunit politica riducendo lo Stato al mero risultato di un contratto tra parti distinte, da esse sempre revocabile227. In definitiva ci su cui si basa la costituzione statale di Hegel il concetto di sovranit dello Stato, pensato per escludere la sovranit di un qualsivoglia soggetto politico, esistente prima, al di fuori e al di sopra della costituzione, che ne sia lautore. La costituzione statale , dal punto di vista delle forme di Stato e di governo, una monarchia costituzionale: il perfezionamento dello Stato a monarchia costituzionale lopera del mondo moderno228. Sia in Hegel, sia in Robert von Mohl che pubblica tra il 1829 e il 1831 Das Staatsrecht des Knigreichs Wrttemberg individuabile una particolare variante del modello dualistico di Stato conciliabile con lo Stato di diritto229. Negli anni Sessanta del XIX secolo questo modello di costituzione statale trova il proprio corrispettivo nelle teorie del diritto pubblico di Zachariae e Bluntschli il quali elaborano in dottrina il principio della sovranit dello Stato, gi affermato negli anni Trenta da Wilhelm E. Albrecht a fronte di

C. Galli, Genealogia della politica, cit., p. 30. Cfr. sulla costituzione statale in Hegel M. Fioravanti, Costituzione, cit., pp. 131 ss. Di costituzione statale Hegel inizia a parlare sin dal suo primo scritto politico Die Verfassung Deutschlands (1799-1802), trad. it. La costituzione della Germania, in Id., Scritti storici e politici, a cura di D. Losurdo, Roma-bari, Laterza, 1997. 228 G.W.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, a cura di Giuliano Marini, Roma-Bari, Laterza, 2000, 273., p. 218. 229 Cfr. F. Lanchester, Le costituzioni tedesche da Francoforte a Bonn, Milano, Giuffr, 2002, p. 23.
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teorie ormai superate che come quella di Haller attribuivano allo Stato la sovranit e concepivano lo Stato sulla base del modello patrimoniale230. Nel Nachschrift del 1958 alla gi ricordata Condizione della scienza giuridica europea Schmitt ritiene che ogni discussione sul rapporto che lega la scienza del diritto e la filosofia del diritto conduce inevitabilmente a svolgere un confronto tra Savigny ed Hegel. Il giurista ed il filosofo condividono un destino analogo in un duplice senso. Da un lato, Schmitt nota come entrambi sono stati vittime di facili semplificazioni politiche, che hanno fatto di Savigny un mero reazionario e di Hegel un precursore di Marx e di Engels, di Lenin e di Stalin. Dallaltro, rimpiangendo di non aver dedicato un ampio lavoro ai rapporti tanto profondi quanto misconosciuti tra i due famosi professori di Berlino, intensamente ostili luno allaltro - il fatto di non poter presentare un lavoro del genere costituisce una delle pi grandi mancanze della mia vita, - Schmitt ritiene che entrambi, Savigny ed Hegel, fossero autentici freni, Katechonten nel senso concreto della parola, freni dei volontari ed involontari acceleratori sulla via che porta allintegrale funzionalizzazione. Certamente Hegel sta dalla parte della Rivoluzione francese quando afferma la positivit del diritto come diritto dello Stato e combatte il rifiuto savignyano delle codificazioni e dello Stato legislativo coinvolgendo Savigny nella sua accanita polemica contro Ludwig von Haller231, ma, al di l delle occasionali dispute, i due avversari afferma Schmitt - si incontrano nella categoria del Katechon232. 1.1.3. Levoluzione delle scienze naturali, a partire dalla fine del XVIII secolo, e la loro elevazione a modello epistemologico introducono la convinzione che tutto il sapere, per essere valido, debba fondarsi sullosservazione delle cose, della realt empirica, posta, ovvero positiva, da cui il termine positivismo. Il positivismo e lo scientismo si diffondono
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Cfr. F. Lanchester, Le costituzioni tedesche da Francoforte a Bonn, cit., p. 23. Cfr. sul principio della sovranit dello Stato H.A. Zachariae, Deuschtes Staats- und Bundesrecht, 3. Auflage, Band I, 1865, p. 50: Die Staatsgewalt kann () niemals als eine der Person um ihrer selbst willen zustndige oder aus ihr entspringende Gewalt betrachtet werden, sondern Grund und Quelle der Gewalt ist und bleibt der Staat; J.C. Bluntschli, Allgemeines Staatsrecht, 3. Auflage, Band II, 1863, p. 10: Der Staat als Person ist souvern. Deshalb nennen wir diese Souvernitt Staatssouvernitt. Sie ist nicht vor dem Staate, noch auer dem Staate, noch ber dem Staate, sie ist die Macht und Hoheit des Staates selbst; M. Fioravanti, Costituzione, cit., pp. 130-139. Cfr. sul concetto di Stato come organismo e sulla dottrina del monarca come organo dello Stato E.-W. Bckenfrde, Der Staat als Organismus. Zur staatstheoretisch-verfassungspolitischen Diskussion im frhen Konstitutionalismus, in Id., Recht, Staat, Freiheit, cit., pp. 263-272. 231 Cfr. G.W.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, cit., 258, appendice. 232 C. Schmitt, La condizione della scienza giuridica europea, cit., p. 94.

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rapidamente nella cultura europea verso la met del XIX secolo, restando a lungo in posizione dominante rispetto ad ogni altro orientamento filosofico soprattutto come mentalit, cio come atteggiamento generico, pi che come precisa dottrina. Il termine positivismo viene adottato infatti da ogni teoria che voglia dichiarasi non metafisica. Questo spirito tocca anche il sapere giuridico, che aspira a diventare scienza del diritto. Nel campo del diritto, infatti, ha una straordinaria fortuna il positivismo giuridico, il quale, pur collegandosi apparentemente al positivismo filosofico, ne differisce per aspetti molto rilevanti. Il positivismo filosofico di Comte, preso dal suo ideale della sociologia come scienza universale ed unificatrice di tutto il sapere, non si cura del fenomeno giuridico neppure dal punto di vista sociologico; il positivismo giuridico, al contrario, vuole prescindere del tutto dagli ambiti storico, politico, sociale per concentrarsi esclusivamente sullo studio e sulla sistematizzazione logica di norme esistenti e valide formalmente. Nonostante positivismo filosofico e positivismo giuridico condividano il ripudio della metafisica in generale e del giusnaturalismo in particolare, cio di ogni dover-essere ideale, non si fondano su di un comune significato del termine positivo: nel primo caso positivi sono i fatti e positivit sinonimo di effettivit e concretezza del comportamento umano; nel secondo caso positive sono le norme, in primo luogo le leggi, poste dallautorit sovrana dello Stato e positivit equivale alla mera esistenza formale delle norme233. Nata allinterno di una stessa mentalit lato sensu positivistica, questa divaricazione tra fatti e norme che vede nei primi loggetto della filosofia positiva e della sociologia, nelle seconde, invece, loggetto del positivismo giuridico che altro non se non un positivismo legalistico (Gesetzpositivismus) o un formalismo emerge con prepotenza nella teoria giuridica del tardo Ottocento sotto forma di reazione antiformalistica al positivismo giuridico: significativamente, gli attori di questa reazione sono accomunati, grosso modo, dal recupero della dimensione storica o sociologica del diritto.

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Cfr. sulle differenze tra filosofia positiva e il formalismo giuridico G. Fass, Storia della filosofia del diritto. III. Ottocento e Novecento, edizione aggiornata a cura di Carla Faralli, Roma-Bari, Laterza, 2002, capp. 9 e 10, pp. 153-187. Cfr. inoltre sui vari modi di intendere il positivismo A.M. Hespanha, Introduzione alla storia del diritto europeo, cit., pp. 239241, dove vengono distinti: il positivismo legalista, il positivismo storico, il positivismo sociologico o naturalismo, il positivismo scientifico o concettuale. Hespanha sottolinea che la scienza giuridica condivideva () con le altre [scienze] la convinzione ottimistica delluniversalit e della progressivit dei suoi risultati. () La fiducia ottimistica nella validit dei risultati della scienza giuridica che coincise con let doro dellespansione coloniale europea ebbe conseguenze importanti nella diffusione mondiale del diritto europeo.

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Possono considerarsi giuspositivistiche, formalistiche e/o caratteristiche della Allgemeine Rechtslehre ottocentesca le sette tesi seguenti: 1. per diritto deve intendersi esclusivamente il diritto positivo; 2. il diritto consta esclusivamente di comandi e/o di norme; 3. la presenza o viceversa lassenza di sanzioni distingue rispettivamente comandi e/o norme giuridici da altri comandi e/o norme non giuridici; 4. la sanzione viene comminata dallo Stato; 5. il diritto costituisce un sistema unitario, coerente e completo; 6. una tale sistematicit e una tale completezza consentono di fornire soluzioni determinate a tutti i casi concreti che siano eventualmente portati davanti ad un giudice; 7. la scienza del diritto autonoma rispetto a tutte le altre scienze. Che per diritto debba intendersi solo il diritto positivo e non anche il diritto naturale un assunto quasi ovvio dopo alcuni decenni dalle prime grandi codificazioni (il codice civile francese, noto come Code Napoleon, del 1804, mentre il codice civile austriaco lAllgemeines Brgerliches Gesetzbuch fr die deutschen Erblande, risale al 1811; ma va ricordato anche il codice prussiano degli anni Novanta del XVIII secolo, lAllgemeines Landrecht fr die Preuischen Staaten (1794), emanato nellambito delle iniziative riformatrici di Federico II; mentre il codice civile tedesco, il Brgerliches Gesetzbuch [1900] lultimo ad essere stato emanato, a pi di un secolo dalle prime codificazioni). Semmai, diversamente da Savigny, da Hugo e dalla scuola storica del diritto, il termine positivo per i teorici generali del Nachmrz cessa di significare storico o effettivo come contrapposto ad ideale o naturale e finisce per indicare esclusivamente il diritto posto dallo Stato e dai suoi legislatori per mezzo di un atto autoritativo, la legge. Di fronte alla legge la consuetudine, ovvero il passato legittimato dalla tradizione, deve cedere. Di fronte alla legge anche la giurisprudenza, ovvero la tirannia dei giudici legittimati dalla competenza tecnica, deve cedere. Che il diritto consti di comandi o di norme unidea che si afferma solo con la teoria generale; per Savigny infatti consisteva soprattutto di rapporti e istituti. Imperativismo e normativismo distinguono dunque il positivismo della Allgemeine Rechtslehre dal positivismo storico della Historische Rechtsschule. unidea antica che le norme sono giuridiche quando la loro violazione sanzionata con una pena prevista dal diritto, ma che comminare la sanzione, cos come emanare la norma, sia una competenza esclusiva dello Stato una tesi che si afferma progressivamente e va di pari passo con la crescita del potere centrale dello Stato moderno. La Rivoluzione francese una tappa importante di questo lungo processo: lo Stato assoluto prima, lo Stato liberale poi hanno espropriato tutte le realt sociali (ceti, Chiese, corporazioni, e simili) del potere di produrre diritto e farlo rispettare.

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La teoria generale dello Stato afferma vigorosamente la tesi rinvenibile gi in Savigny - che il diritto costituisca un sistema unitario, coerente (non contraddittorio) e completo (non lacunoso). Per completezza si intende la propriet per cui un ordinamento giuridico ha una norma per regolare qualsiasi caso e il giudice pu, in ogni caso, trovare una soluzione senza ricorrere al principio di equit, senza cio farsi produttore di diritto ricorrendo a principi extralegali. E poich la mancanza di una norma si chiama di solito lacuna, completezza significa mancanza di lacune234. Se il diritto, o meglio la legge, sono completi, il giudice non sar mai costretto a cercare altrove la soluzione del caso. Dogma centrale del positivismo giuridico e principale obiettivo dei movimenti antiformalisti, la teoria della completezza avendo a che fare immediatamente con la questione delle fonti del diritto - parte integrante della concezione statualistica del diritto, cio di quella concezione dominante nella teoria giuridica continentale - che fa della produzione giuridica un monopolio dello Stato e non ammette lesistenza di alcun diritto concorrente. Le grandi codificazioni sono lespressione macroscopica della volont di completezza ed il risultato della monopolizzazione della produzione giuridica da parte del potere politico, ovvero da parte del legislatore. Teoria della completezza e positivismo giuridico, statualizzazione del diritto, ovvero riduzione del diritto ai codici e alle leggi dello Stato, e affermazione della scuola dellesegesi sono aspetti di un unico movimento che vede il vecchio pluralismo giuridico che aveva alle spalle pi di duemila anni di vita ed era caratterizzato da una produzione alluvionale ed extra-statuale del diritto - strozzarsi in un rigido monismo235. Per quanto riguarda la tesi dellautonomia della scienza del diritto rispetto alle altre scienze gi con Savigny il diritto, in quanto espressione del Volksgeist, considerato una realt legittimata di per s. Lautoestrinsecazione storico-organica del diritto esclude a priori la necessit di darne una legittimazione sulla base di finalit intenzionali o funzioni sociali. Nel positivismo formalistico, dove il richiamo alla storia e al concetto metafisico di popolo viene meno, si realizza per una radicalizzazione della tesi dellautonomia della scienza giuridica: dai primi cultori del metodo giuridico fino a Laband e, nel XX secolo, a Kelsen (che pure di certi aspetti della teoria generale voleva essere un critico) la battaglia per la purezza della scienza giuridica combattuta da un lato contro il giusnaturalismo, dallaltro, nel XX secolo, anche contro la nuova disciplina della sociologia
Cfr. sul dogma della completezza dellordinamento giuridico N. Bobbio, Teoria generale del diritto, Torino, Giappichelli, 1993, pp. 237-273. 235 Cfr. P. Grossi, Codici: qualche conclusione tra un millennio e laltro, in Id., Mitologie giuridiche della modernit, cit., p. 97.
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del diritto. La Allegmeine Rechtslehre e la Allgemeine Staatslehre ottocentesche, la Reine Rechtslehre kelseniana si occupano esclusivamente del diritto, non della politica o della sociologia e ci possibile perch, escludendo che possa costituire anche un fatto, il diritto viene ridotto a comando (imperativismo) o a norma (normativismo). 1.1.4. LOttocento, il secolo giuridico236 per eccellenza, ha conosciuto accanto alla concezione della politica come Macht la concezione della politica come Recht. Nel periodo del Nachmrz e in modo sempre pi convinto man mano che il processo di unificazione della Germania si realizzava, la costruzione per via dottrinale del diritto pubblico della Germania fu tentata con successo da Carl Friedrich von Gerber e proseguita da Paul Laband. Fondare, in una cultura giuridica di tipo legislativo alla francese, un diritto pubblico prima ancora che esistesse lo Stato per cui esso doveva valere, limpresa, che potrebbe sembrare teoricamente inconcepibile, realizzata da Gerber, il quale ha elaborato - a partire dal concetto di persona giuridica privata - il concetto, dora in poi centrale nellAllgemeine Staatslehre, dello Stato come persona giuridica pubblica dotata di volont. Dopo la vittoria della Prussia nella guerra con la Francia (1870) e la fondazione del II Reich ad opera del cancelliere Bismarck Laband a perfezionare il metodo giuridico consistente nella costruzione di concetti da cui dedurre, successivamente, le norme dellordinamento. La lista dei teorici generali del diritto, ovvero dei giuspositivisti, ricca e collega idealmente lOttocento e il Novecento: prima Gerber, poi durante il II Reich bismarckiano Laband, Bergbohm, il primo Jhering e Jellinek, infine, nellet di Weimar, Anschtz e Thoma, e in modo certo problematico Kelsen (la sua Reine Rechtslehre vuole proporsi infatti come critica della Staatsrechtslehre precedente) sono convinti che la dottrina dello Stato abbia a che fare con il diritto, non con la politica o la sociologia, o, per meglio dire, ritengono possibile risolvere la politica dello Stato giuridificandola e sostengono la tesi dellautonomia della scienza giuridica da tutte le altre scienze. Statualizzazione del diritto e giuridificazione della politica sono fenomeni speculari e concomitanti che trovano espressione nel positivismo giuridico, il quale stato detto - costituisce in definitiva una sorta di surrogato autoritario di quel costituzionalismo liberale che la Germania non ha praticamente conosciuto (se non in alcuni Stati meridionali nel Vormrz). Nel positivismo giuridico emergerebbero insomma i problemi tipici del liberalismo tedesco e della societ tedesca,
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E.-W. Bckenfrde, Verfassungsprobleme und Verfassungsbewegung des 19. Jahrhunderts, in Id., Recht, Staat, Freiheit. Studien zur Rechtsphilosophie, Staatstheorie und Verfassungsgeschichte, Frankfurt am Main, Suhrkamp, 1991, pp. 244-261 (:244).

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ovvero lattitudine della borghesia tedesca a non farsi carico direttamente della modernizzazione politica237. La crisi dello Stato nellet di Weimar non , perci, solo una crisi dovuta a ragioni di politica interna e internazionale, a motivazioni socio-economiche o ad un clima culturale ostile alle istituzioni liberal-democratiche, ma anche, dal punto di vista giuridico, una crisi del modello di Stato pensato dal positivismo giuridico a partire dalla met del XIX secolo. La riduzione del diritto a diritto dello Stato nella sua versione autoritaria la Laband o, viceversa, lidentificazione dello Stato col proprio ordinamento giuridico nella sua versione liberal-democratica la Kelsen appaiono dunque soluzioni entrambe formalistiche del rapporto tra gli ambiti del giuridico da un lato, del politico e del sociale, dallaltro. 1.1.5. Sul finire del XIX secolo i tre pilastri del positivismo giuridico formalistico statualit del diritto, completezza dellordinamento, autonomia della scienza giuridica - divengono loggetto degli attacchi di vari gruppi di giuristi. I numerosi movimenti antiformalisti - la giurisprudenza teleologica (il secondo Jehring), la giurisprudenza degli interessi (Philip Heck e Max von Rmelin), il movimento del diritto libero (Hermann Kantorowicz), la sociologia del diritto (Eugen Ehrlich) sono accomunati innanzitutto dalla percezione dellesistenza di un diritto nel mondo sociale che non coincide con quello dello Stato e non si esaurisce nelle sue formalizzazioni (la forma-legge, i codici) e, di conseguenza, dallopposizione alla teoria della completezza, cio dal ripudio del dogma dellinesistenza di lacune (Lcken) nellordinamento giuridico. I movimenti antiformalisti si distinguono tra loro soprattutto per le diverse conseguenze tratte dal riconoscimento dellesistenza di lacune nellordinamento238. Le ragioni per cui sorge e si sviluppa rapidamente prima in Francia poi anche in Germania questa ondata di movimenti contro il positivismo giuridico, il monopolio del diritto da parte dello Stato, il dogma della completezza sono di varia natura, ma le principali sono due: da un lato linvecchiamento dei codici (ci vale soprattutto per la Francia e il suo Codice civile del 1804) che, col passare del tempo, ne mostrava le insufficienze, faceva venir meno la fiducia nellonniscienza del legislatore e generava nei giuristi un atteggiamento meno ossequioso e pi critico; dallaltro la profonda e rapida trasformazione della societ nei Paesi
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C. Galli, Genealogia della politica, cit., pp. 290-291. Cfr. sullimportanza dei movimenti anti-formalisti in relazione alle prestazioni scientifiche di Weber e di Schmitt e sul momento sociologico della giurisprudenza negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo G. Ulmen, Politischer Mehrwert. Eine Studie ber Max Weber und Carl Schmitt, Weinheim, VCH Acta Humaniora, 1991, pp.91-130.

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dellEuropa investiti dalla rivoluzione industriale, che faceva apparire le prime codificazioni rispecchianti una societ ancora principalmente agricola e scarsamente industrializzata come anacronistiche ed inadeguate. Il positivismo giuridico era una teoria del diritto rispondente ad unepoca di sostanziale staticit della societ, che consentiva altrettanta staticit nella vita giuridica: il diritto positivo dello Stato poteva essere il vero e lunico diritto a condizione che permanesse costante nel tempo la situazione socioeconomica nella quale era stato emanato. Ma verso la fine dellOttocento, divenendo sempre pi rapidi lo sviluppo delleconomia e la trasformazione delle strutture sociali, il divario tra lordinamento giuridico costituito e la realt si percepiva facilmente. Laggiornamento delle leggi, daltra parte, non era sufficiente a colmare quel divario, senza contare poi il fatto che laccelerazione della produzione legislativa, a causa della conseguente instabilit delle leggi, rischiava di privare il diritto dello Stato del fondamentale requisito della certezza, cio di quel principio che voleva essere il massimo pregio del Rechtsstaat e che come tale era stato celebrato dal positivismo giuridico. Sostenere la tesi della completezza di un diritto che ignorava il sorgere della grande industria e tutti i problemi, ad esso connessi, dellorganizzazione del lavoro, e che era stato pensato per uno Stato nel quale le masse erano escluse dalla partecipazione politica, equivaleva a chiudere gli occhi di fronte alla realt per amore di una formula e di un metodo. Di uno sfasamento tra diritto costituito e realt sociale parla Norberto Bobbio, il quale rileva come nel XIX secolo allinadeguatezza del diritto di fronte alle nuove sfide della societ industriale corrisponde la fioritura in Francia e in Germania della filosofia e delle scienze sociali. Accomunati dalla scoperta del sociale e dalla polemica contro il formalismo dello Stato e del suo diritto, tanto la sociologia positivistica di Comte quanto il marxismo restano indifferenti allaspetto giuridico-formale della convivenza e tendono ad ignorarlo (Comte) oppure a considerarlo una sovrastruttura ideologica dei rapporti di produzione delleconomia capitalistica (Marx)239. Levoluzione di una parte della dottrina giuridica dal metodo della giurisprudenza dei concetti (Begriffsjurisprudenz) a quello di teorie del diritto che non perdessero di vista la realt sociale da cui il diritto nasce rappresentata, in modo davvero paradigmatico, dalla vicenda di Rudolph von Jhering, che della giurisprudenza dei concetti uno dei primi e maggiori teorici. La sua produzione viene distinta in quella del primo Jhering, che individua nella Konstruktion dei concetti giuridici la funzione
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N. Bobbio, Teoria generale del diritto, Torino, Giappichelli, 1993, pp. 244-245.

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essenziale della giurisprudenza il saggio Unsere Aufgabe del 1957 ne il manifesto programmatico -, e quella del secondo Jhering, che trova espressione nellopera Der Zweck im Recht (1877-1883). Con laffermazione che creatore del diritto lo scopo immanente alla vita stessa della societ, Der Zweck im Recht segna una svolta nella teoria giuridica di Jhering e costituisce il punto di avvio della giurisprudenza degli interessi (Interessenjurisprudenz). Intrisa di sensibilit vitalistica, la seconda fase dellopera di Jhering si caratterizza per una concezione teleologica e pragmatica del diritto, segnata dallidea che la finalit e linteresse sono le cause generatrici delle norme poste dal legislatore. La volont, certo, la causa delle azioni umane di cui si occupa il diritto, ma la disciplina giuridica degli atti non deve partire nella sua interpretazione della norma dal momento volontaristico che ne precede lemanazione, bens dalla considerazione degli scopi e degli interessi purch degni di essere protetti perseguiti dagli individui. Jhering, che non nega mai allo Stato il monopolio dellemanazione del diritto atteggiamento spiegabile probabilmente a partire dal forte impatto dellorientamento statualista della giurisprudenza in una Germania che ha appena raggiunto lunit politica elabora la propria teoria sul piano dellinterpretazione, non sul piano delle fonti del diritto. Limportanza di Jhering grande specialmente sul piano dogmatico per lintroduzione della nozione di interpretazione teleologica, ossia di uninterpretazione congruente con le finalit e gli interessi in questione. Questa linea metodologica sfocia in seguito in due correnti distinte: luna il movimento del diritto libero che si propone di svincolare il diritto dallo Stato rivalutando il ruolo del giudice come creatore del diritto ed elevando la dottrina al di sopra della mera esegesi legislativa; laltra la gi ricordata giurisprudenza degli interessi che, accettando fondamentalmente i presupposti del positivismo giuridico in merito alle fonti del diritto e proseguendo la critica di Jhering alla giurisprudenza dei concetti, si avvicina a posizioni giusnaturalistiche quando affronta il problema delle lacune dellordinamento. Il primato della logica, che la giurisprudenza dei concetti ha fatto valere nel lavoro della scienza giuridica, deve essere soppiantato secondo Heck, che della giurisprudenza degli interessi uno dei principali esponenti, dal primato dello studio e della valutazione della vita. Positivistica nel senso filosofico del termine, in quanto intende richiamarsi direttamente a fatti positivi, storici e sociali, quali sono appunto gli interessi e non certo a valori dordine metafisico, la giurisprudenza degli interessi per del tutto in contrasto con il positivismo giuridico, cio con il formalismo concettualistico. Respingendo decisamente lopinione che lordinamento giuridico sia privo di lacune e che per qualsiasi caso si possa

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trovare la norma in base alla quale deciderlo, ricavandola dal sistema delle norme esistenti, Heck sostiene che in presenza di una lacuna si debba compiere uno sviluppo assiologico del comando del legislatore (wertende Gebotsbildung) tenendo presenti gli interessi che sono in gioco: i giudizi di valore, ispirati comunque a quelli presunti del legislatore, possono essere formulati dal giudice con una sua valutazione autonoma (Eigenwertung) che integri senza per contraddirle le norme dellordinamento. La posizione di Heck divenne presto influente sulla prassi, con il risultato che le corti tedesche, dopo la drammatica conclusione della Repubblica di Weimar e lascesa al potere di Hitler, poterono facilmente motivare le loro decisioni in nome dellinteresse del popolo tedesco e della razza ariana. Il movimento del diritto libero (Freirechtsbewegung) non un gruppo determinato di studiosi, ma, appunto, un movimento, una tendenza, un atteggiamento che assume forme diverse (alcuni per esempio riconducono al suo interno la stessa giurisprudenza degli interessi): Der Kampf um die Rechtswissenschaft (1906) di Kantorowicz ne costituisce il manifesto. Accanto al diritto dello Stato, anzi prima di esso, esiste, afferma Kantorowicz, il freies Recht prodotto dalla societ, dalle sentenze dei giudici, dalla scienza giuridica col suo ceto di giuristi. Il primo dei principi del movimento del diritto libero il rifiuto del dogma legalistico delle scuole cosiddette classiche dellOttocento per esempio la scuola dellesegesi per le quali il diritto era soltanto la norma costituita dalla legge o ricavata mediante procedimenti puramente logico-formali dal sistema delle leggi, e non era perci dato allinterprete di ricorrere ad argomenti extralegali. Dal rifiuto del dogma legalistico discende necessariamente il rifiuto dellaltro dogma centrale del positivismo giuridico formalistico, quello della completezza dellordinamento. Il movimento del diritto libero, bench non sostenga che il giudice possa giudicare contra legem o che il diritto legislativo debba essere soppiantato dal diritto giurisprudenziale, si fonda sullidea che in qualsiasi ordinamento legislativo, per quanto si dichiari completo, permane una spazio vuoto che spetta allinterprete colmare. Gli attacchi al positivismo presero di mira anche un altro obiettivo: al rifiuto del dogma della completezza, comune alle teorie antiformaliste, si aggiunge con la sociologia del diritto la negazione dellautonomia della scienza giuridica come scienza pura del diritto. Il primo a parlare di sociologia del diritto in un senso preciso il giurista austriaco Eugen Ehrlich in un testo del 1913 dal titolo: Grundlegung der Soziologie des Rechts. Questa teoria antiformalista, destinata a trasformarsi nel Novecento da semplice movimento a vera e propria disciplina scientifica distinta dalla filosofia del diritto, realizza la sintesi di giurisprudenza e sociologia.

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Considerata anche dal giusliberista Kantorowicz come la pi preziosa scienza ausiliaria della giurisprudenza, la sociologia diventa per Ehrlich lunica vera scienza giuridica in quanto studio del diritto vivente (lebendes Recht), dal quale il diritto dello Stato emergerebbe come una piccola isola da un mare in tempesta. La necessit di andare oltre il dettato del legislatore avvertita dalle teorie anti-formaliste - viene per principio negata dai positivisti, i quali definirono indistintamente e spregiativamente giusnaturalistiche quelle teorie. Se si vuole parlare di giusnaturalismo - come in effetti, polemicamente, si fece a proposito di queste teorie del tardo Ottocento e del primo Novecento, bisogna avere presente che luso del termine comunque improprio, non trattandosi del giusnaturalismo sei-settecentesco n a fortiori - di quello scolastico cattolico, i quali postulano valori assoluti ed eterni, ma semplicemente di un non-formalismo, che resta saldamente ancorato ad un terreno positivistico o, pi precisamente, storicistico e sociologico. Luomo non ha una natura, bens una storia e una dimensione sociale: con queste parole pu essere esplicitato il presupposto filosofico che sta a fondamento vuoi del positivismo filosofico, vuoi delle teorie anti-formalistiche. Il dibattito dellinizio del Novecento tra giuristi di formazione positivistica e sociologi del diritto ha coinvolto anche il giovane Kelsen, il quale ha dedicato due brevi scritti su questo tema, luno risalente al 1912, laltro al 1915. Si tratta di: Zur Soziologie des Rechts. Kritische Betrachtungen e Naturrecht und Soziologie240. Nel primo di essi Kelsen afferma che la costruzione dei concetti giuridici non pu venire intorbidita dalla problematica sociologica241. Mentre la sociologia del diritto si occupa del contenuto del fenomeno giuridico, la scienza giuridica deve occuparsi solo della sua forma. Il giurista si afferma in questo saggio in cui Kelsen, negando che ci siano nellordinamento lacune da colmare, prende posizione contro Hermann Kantorowicz, contro la Freirechtsbewegung e la Interessenjurisprudenz pu, anzi, deve essere anche sociologo, cos come lartista, per padroneggiare il materiale col quale lavora, deve essere anche un tecnico. Egli deve per restare sempre consapevole del fatto che, in
I due saggi Sulla sociologia del diritto e Giusnaturalismo e sociologia sono stati tradotti in italiano e raccolti in H. Kelsen, Dio e Stato. la giurisprudenza come scienza dello Stato, a cura di Agostino Carrino, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1988, pp. 179-196 e pp. 199-205. Zur Soziologie des Rechts. Kritische Betrachtungen apparso originariamente sulla rivista Archiv fr Sozialwissenschaft und Sozialpolitik, Bd. XXXIV, Heft 2, 1912, pp. 601-614; Naturrecht und Soziologie stato pubblicato in Archiv fr die Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung, Band 5, 1915, come recensione del libro di Adolf Menzel, Naturrecht und Soziologie. 241 Ivi, p. 180.
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quanto giurista, deve applicare un metodo diverso da quello del sociologo. La sociologia un presupposto della giurisprudenza, ma da essa fondamentalmente distinta242. Unattivit giudicante sine lege se esistesse, ma per Kelsen non pu esistere - sarebbe lequivalente di un giudizio contra legem. Nella recensione al libro di Adolf Menzel dal titolo Giusnaturalismo e sociologia evidente la tendenza dei giuristi positivisti a ridurre le teorie anti-formaliste al giusnaturalismo: che i sistemi sociologici contemporanei esordisce Kelsen - non forniscano pure spiegazioni causali della realt sociale, ma anche, come la teoria sociale del giusnaturalismo, valutazioni morali e politiche, quanto dimostra un intelligente scritto del giuspubblicista viennese Menzel243. La specifica sintesi di essere e dovere la caratteristica essenziale di tutto il diritto naturale: valore e realt, dovere ed essere, diritto e natura sono una stessa cosa244. Lanalisi critica delle moderne teorie sociologiche mostra come esse siano pervase, esattamente come la dottrina del diritto naturale, di elementi normativi, poich ci che viene spacciato - da Comte, da Spencer, da Hauriou e da tutti gli importanti sociologi presi in esame nello studio di Menzel - per legge naturale dello sviluppo ad una considerazione pi attenta si rivela essere una norma, non un principio di spiegazione della realt, bens un criterio di misura del valore. In Comte e in Spencer, in particolare, il valore immanente alle loro teorie della societ consiste nelloccultamento, dietro le sembianze della legge positiva dello sviluppo, dellidea del progresso e della sua realizzazione necessaria nello sviluppo storico e sociale. La critica di aver attuato unindebita sovrapposizione tra il piano descrittivo e il piano normativo viene estesa anche al socialismo scientifico, cio al materialismo storico di Marx, dove la compresenza di punto di vista esplicativo e punto di vista normativo si mostra inconfondibilmente e senza veli nel duplice scopo che il marxismo persegue: quello della spiegazione e quello della critica della storia. La fallacia giusnaturalistica, il linguaggio dellottimismo e lideologia del progresso accomunano pertanto teorie sociologiche e socialismo scientifico. Linsoddisfazione degli anti-formalisti per lo strumento della formalegge e per il metodo puramente formale della scienza giuridica, a cui Kelsen tenta di reagire, pu essere considerata a posteriori un sintomo della crisi della forma-Stato, che un Paese come la Germania esperisce in tutta la sua drammaticit a conclusione della prima guerra mondiale e che trova nella prestazione intellettuale di Carl Schmitt una delle diagnosi pi acute.
Ivi, p. 180; il corsivo nel testo originale. Ivi, p. 199. Il libro di A Menzel, Naturrecht und Soziologie, Wien-Leipzig, Gromme, 1912 noto anche a Schmitt, che lo cita in Teologia politica (cfr. CP, p. 62). 244 Ivi, p. 200; il corsivo nel testo originale.
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Gary Ulmen, autore di uno studio del 1991 su Max Weber e Carl Schmitt, Politischer Mehrwert, individua nella sintesi disciplinare di giurisprudenza e sociologia che si realizza allinizio del Novecento e di cui Ehrilich uno degli artefici, mentre Kelsen uno dei critici pi duri, il punto da cui si dipartono due dei sentieri della ricerca scientifica di maggior successo del XX secolo: quello della sociologia del diritto di Weber - orientato allo studio dellagire umano, non delle norme giuridiche -, che anche una sociologia del potere (Herrschaftssoziologie) e una sociologia della religione (Religionssoziologie), e quello della teologia politica di Schmitt, che, nello studio sul concetto di sovranit del 1922, si presenta esplicitamente come una sociologia dei concetti giuridici e fonda la teoria del decisionismo. Nel caso di Weber e Schmitt, allora, non solo giurisprudenza e sociologia, ma anche economia, politica e religione, ovvero tutti gli ambiti disciplinari accuratamente esclusi dal positivismo giuridico formalistico come non rilevanti per la scienza giuridica, irrompono sulla scena e recuperano visibilit attraverso lelaborazione di un metodo che respinge in partenza il dogma dellautonomia e della purezza della scienza giuridica. 1.2. Le costituzioni tedesche da Francoforte a Weimar La storia costituzionale tedesca presenta i tratti tipici dellandamento sinusoidale. I momenti principali di questa vicenda per nulla lineare sono i seguenti: lesperienza liberal-borghese di Francoforte (1848-1849); la Costituzione imperiale (Reichsverfassung) del 1871 che delinea uno Stato federale monarchico-costituzionale; la Costituzione liberal-democratica di Weimar (1919) che segna lapertura ai diritti sociali; il totalitarismo nazista con lo svuotamento, ma non labrogazione formale del testo weimariano; infine la Legge Fondamentale (Grundgesetz) di Bonn del 1949 che costituisce lapprodo ad una democrazia costituzionale protetta contrapposta alla Germania della DDR. LOttocento tedesco caratterizzato dal rifiuto del principio di legittimit democratico emerso con la Rivoluzione francese e dalla permanenza della rappresentanza di tipo cetuale e territoriale accanto alla rappresentanza moderna, unitaria, della nazione. dal principio monarchico, allora, che bisogna partire per ricostruire la storia costituzionale tedesca che precede lavvento della democrazia nel XX secolo. 1.2.1. Formulato gi nella Costituzione bavarese del 1818 (Titolo II, 1.), il principio monarchico (monarchisches Prinzip) stato esteso a tutti i membri

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della Confederazione tedesca dallart. 57 dei Wiener Schluakte risalenti al mese di luglio del 1820, dove si afferma: Poich la Confederazione tedesca (der deutsche Bund), se si escludono le citt libere, risulta costituita da principi sovrani, cos il complessivo potere dello Stato conformandosi al succitato principio deve rimanere concentrato nelle mani del Capo dello Stato (mu die gesamte Staats-Gewalt in dem Oberhaupt des Staates vereinigt bleiben). Il sovrano pu, attraverso una costituzione cetualterritoriale (landstndliche Verfassung) essere limitato solo nellesercizio di determinati diritti alla collaborazione (Mitwirkung) dei ceti. La natura del principio monarchico sancito in questo documento sta nella rottura con il passato della monarchia di diritto divino e nella parziale continuit con il leopoldismo. Otto Brunner, nel suo saggio Dallinvestitura per grazia di Dio al principio monarchico, fa notare che il principio monarchico non unesclusiva della storia costituzionale tedesca. Esso, anzi, sta a fondamento anche della Charte francese del 1814, che fornisce un modello per le costituzioni della Germania meridionale risalenti allo stesso periodo. Secondo Brunner gi lassolutismo illuminato, con il suo richiamarsi al contratto di soggezione per fondare la propria legittimit e con linsistenza sullumanit del re che non pi presentato come un uomo-Dio, ma come il primo servitore dello Stato, costituiva una deviazione razionale e il punto finale della demistificazione della investitura per grazia divina al di l della quale non si poteva progredire se si voleva rimanere nellambito dellidea monarchica245. Con il principio monarchico il concetto di sovranit perde quei tratti magico-sacrali le cui manifestazioni pi caratteristiche sono rappresentate dai re taumaturghi della Francia e dellInghilterra dellet medievale e della prima modernit studiati allinizio degli anni Venti del XX secolo da Marc Bloch246. In Francia, come si mostrato, quel passo ulteriore in direzione della demistificazione del concetto di sovranit stato compiuto in teoria con lindividuazione di un nuovo soggetto della sovranit, ovvero con la sostituzione di un mito allaltro direbbe Paolo Grossi - (il popolo di Rousseau e la nazione di Sieyes), in pratica con la Rivoluzione, scoppiata per la delusione nei confronti delle capacit riformatrici dellassolutismo. In Germania, dove lassolutismo illuminato sembrava funzionare pi efficientemente, non si giunse allaffermazione della sovranit popolare se non nel XX secolo, con la Costituzione di Weimar. Il principio monarchico scrive Brunner - non
O. Brunner, Dallinvestitura per grazia di Dio al principio monarchico, in Id, Per una nuova storia costituzionale e sociale, cit., pp. 165- 199 (: p. 190). 246 Cfr. M. Bloch, I re taumaturghi. Studi sul carattere sovrannaturale attribuito alla potenza dei re particolarmente in Francia e in Inghilterra, con una prefazione di Jacques Le Goff, Torino, Einaudi, 1989.
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ha bisogno di un fondamento spirituale: esso non pi la genuina investitura per grazia divina () Il principio monarchico una formula di diritto statale, al di l della quale non possibile risalire ulteriormente. Il sovrano organo dello Stato, e questultimo viene pensato come istituto, come persona reale, come persona giuridica. Esso compare in Germania come realizzazione dellidea etica (Hegel), come il regno morale in questo mondo (Stahl), e viene contrapposto alla societ civile, intesa come sfera degli interessi privati247. proprio Friedrich Julius Stahl a pubblicare nel 1845 un libro sul principio fondamentale della monarchia costituzionale tedesca: il titolo Das monarchische Prinzip. La situazione della monarchia costituzionale implicava una continua contrapposizione tra il governo monarchico e un parlamento limitato ad una partecipazione allattivit amministrativa. Cos in Prussia a partire dal 1850, e poi nellImpero tedesco (dal 1871), ma anche nella monarchia austro-ungarica, in cui i sovrani mantennero fino al 1918 un potere autonomo di comando, ed il rapporto fra tale potere e il parlamento, che doveva autorizzare i mezzi finanziari necessari per il suo esercizio, portava continuamente a conflitti costituzionali248. NellEuropa centrale del XIX secolo le costituzioni, nel rispetto del principio monarchico, vengono concesse, oppure, anche se si consente che esse vengano consigliate o addirittura emanate dai parlamenti, queste assemblee che collaborano alla formazione della costituzione sono comunque elette in base ad un diritto di elezione concesso dal monarca, non affermato come diritto originario del popolo o della nazione. Oggetto anche di un saggio di Bckenfrde, Der deutsche Typ der konstitutionellen Monarchie im 19. Jahrhundert249, la monarchia costituzionale tedesca presenta cinque tratti essenziali: il riconoscimento del principio monarchico, lesistenza di una costituzione ottroiata o concessa, la collaborazione (Mitwirkung) tra monarca e rappresentanza popolare (Volksvertretung) nellesercizio del potere legislativo, la concezione del governo e dellamministrazione come aree riservate al monarca, la prerogativa assoluta del monarca sullesercito. Il costituzionalismo tedesco si sviluppa evidente - in reazione al costituzionalismo francese che, ben prima dellassalto alle Tuileries del 10 agosto 1792, aveva introdotto nella Costituzione monarchica del 1791 il principio della sovranit popolare, gi proclamato nella Dichiarazione dei diritti del 1789. Al titolo III art. 2 della Costituzione del 1791 si legge
O. Brunner, Dallinvestitura per grazia di Dio al principio monarchico, in Id, Per una nuova storia costituzionale e sociale, cit., p. 195. 248 Ivi, p. 166. 249 E.-W. Bckenfrde, Der deutsche Typ der konstitutionellen Monarchie im 19. Jahrundert, in Id., Recht, Staat, Freiheit, cit., pp. 273-305.
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infatti: La Nazione, dalla quale sola emanano tutti i poteri, non pu esercitarli che per delega. La Costituzione francese rappresentativa; i rappresentanti sono il Corpo legislativo e il Re. Nel modello tedesco di monarchia costituzionale portatore (Trger) del potere statale non la nazione e non sono neppure il re e la nazione insieme, bens soltanto il re. La costituzione, allora, viene concepita come autolimitazione (Selbstbeschrnkung), non come fondamento (Grundlage) del potere monarchico. La differenza tra il modello francese del 1791 e quello tedesco dellOttocento ancor pi evidente se si osserva il principio monarchico alla luce della Costituzione belga del 1831, che si rif alla Costituzione francese del 1791. Allart. 25 della Costituzione monarchico-costituzionale belga si legge: Tous les pouvoirs manent de la nation. Ils sont exercs de la manire tablie par la Constitution. Nellordinamento costituzionale belga il re non precede la costituzione, ma pu esistere come organo dello Stato ed esercitare i suoi poteri solo sulla base della costituzione, la cui legittimit perci di tipo democratico-nazionale250. 1.2.2. Nel marzo del 1848 il movimento rivoluzionario richiese lunit nazionale ed il riconoscimento delle libert cosiddette borghesi. Nella Paulskirche di Francoforte sul Meno, dove in passato venivano eletti i re e gli imperatori del Sacro Romano Impero, si svolsero i lavori della Nationalversammlung che si sostanziarono nella approvazione della legge sui diritti fondamentali e, solo in un secondo momento, nelle scelte relative allorganizzazione costituzionale della Confederazione. La costituzione di Francoforte del marzo del 1849 un documento-modello per il movimento liberale e democratico tedesco, ma anche la manifestazione della sua debolezza politica. In essa la questione dellunit nazionale e la questione del costituzionalismo, del liberalismo, del parlamentarismo vengono a sovrapporsi senza trovare una soluzione concreta. Leredit fondamentale dellesperienza di Francoforte il titolo VI della Costituzione su I diritti fondamentale del popolo tedesco. Come fa notare Gerhard Oestreich, per la prima volta in una costituzione tedesca comparve qui il concetto di diritti fondmentali251. Nelle intenzioni di Georg Beseler, giurista e membro dellAssemblea nazionale, il Rechtsstaat si sarebbe dovuto sostituire al Polizeistaat, la libert personale, di espressione, di stampa, luguaglianza giuridica e linviolabilit della propriet avrebbero dovuto eliminare ogni residuo dello Stato per ceti, cos come i diritti feudali
Ivi, pp. 278-279. G. Oestreich, Storia dei diritti umani e delle libert fondamentali, Roma-Bari, Laterza, 2001, p. 108.
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ancora esistenti252. Durante la Rivoluzione del 1848 la Germania si appropri del lascito della Rivoluzione francese del 1789. Ma le vicende storiche e dottrinali di mezzo secolo di storia fecero sentire il loro peso nella concezione del soggetto di diritti, e una diversa immagine dellindividuo si riflett sulla dichiarazione tedesca del 1848: lidea giusnaturalistica e illuministica del soggetto razionale coi suoi diritti naturali venne in parte sostituita dalla concezione liberale della persona giuridica che pu realizzare le proprie inclinazioni solo in una sfera individuale distinta ed autonoma dallo Stato. Sotto il profilo della forma di governo nella dichiarazione dei diritti si riconosceva la responsabilit dei ministri degli Stati componenti la Federazione di fronte alla rappresentanza popolare253. Ma la parte della Costituzione di Francoforte sui diritti fondamentali non rest in vigore neppure tre anni. Infatti, con il Bundesbeschlu ber die Aufhebung der Grundrechte des deutschen Volkes dellagosto del 1851, che abrog proprio la parte relativa ai diritti fondamentali, la storia politica tedesca abbandon la via liberale alla democratizzazione dello Stato per imboccare piuttosto la via autoritaria254. Negli anni seguenti i liberali prussiani cercarono di aumentare la propria influenza in materia di bilancio ed in materia militare seguendo lesempio del parlamentarismo britannico, ma il conflitto costituzionale che per alcuni anni, dal 1862 al 1866, oppose il Reichstag al Cancelliere Bismarck sul tema della riorganizzazione dellesercito, si concluse a favore di Bismarck e decret lemarginazione della camera bassa anche nella successiva Costituzione imperiale del 1871, che risolse il problema istituzionale in chiave non parlamentare bens monarchico-costituzionale. 1.2.3. La Costituzione imperiale (Reichsverfassung - RV) del 1871 rest in vigore per quasi cinquantanni, dalla conclusione del conflitto francoprussiano fino alla proclamazione della Repubblica seguita alla Rivoluzione del novembre 1918. La prima osservazione da fare in merito a questo periodo della storia costituzionale tedesca riguarda la sorprendente stabilit dei governi del Reich. La stretta dipendenza dei segretari di Stato che non
Cfr. F. Lanchester, Le costituzioni tedesche da Francoforte a Bonn, cit., p. 153: Costituzione di Francoforte del 28 marzo 1849, Titolo VI. I diritti fondamentali del popolo tedesco, art. XII, 164. La libert inviolabile; 166. abolito per sempre ogni vincolo di servit e di vassallaggio; e inoltre 171. Tutti i vincoli feudali devono essere aboliti. 253 Ivi, p. 155. Costituzione di Francoforte del 28 marzo 1849, Titolo VI. I diritti fondamentali del popolo tedesco, art. XII, 186. Ogni Stato tedesco deve avere una Costituzione con rappresentanza popolare. I ministri sono responsabili di fronte a questultima. 254 E.R. Huber, Dokumente zur Deutschen Verfassungsgeschichte, 2 voll., Stuttgart, Kohlhammer, 1968, vol. II, p. 2.
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potevano essere contemporaneamente membri del Reichstag - dal Cancelliere e la loro apoliticit si trattava in sostanza di Ministri tecnici, ovvero di fedeli esecutori delle direttive ministeriali facevano s che il governo tedesco assumesse caratteri di stabilit inconcepibili per le democrazie parlamentari255. Nei quarantasette anni di vita del II Reich si successero alla carica di Cancelliere solo sette persone e anche lavvicendamento dei Ministri Segretari di Stato non era molto pi frequente (solo la carica di Ministro degli Esteri, a causa della spiccata politicit di quel ruolo, era soggetta a una maggiore mobilit). Lindipendenza dai partiti politici rappresentati nel Reichstag e la stabilit dei governi nel tempo erano viste come garanzie di corretta amministrazione. Questa osservazione ci pare rivelatrice delle ragioni per le quali nella successiva et di Weimar ci si lamentasse da pi parti della instabilit dei governi e delle maggioranze parlamentari: in Schmitt, sia in Dottrina della costituzione sia in Il custode della costituzione, ricorre con una frequenza inusitata lespressione labile equilibrio per descrivere la situazione di instabilit parlamentare dei governi della Repubblica. La discussione sulla forma-Stato del Reich Stato federale o confederazione di Stati fu ampia e articolata. Il problema politico centrale era costituito dallegemonia della Prussia, che della costruzione dellunit politica della Germania era stata lartefice. La prevalenza prussiana allinterno della camera della rappresentanza federale (Bundesrath), la coincidenza nella stessa persona prevista dal testo della costituzione tra la carica di Cancelliere del Reich e quella di Primo Ministro prussiano, i limiti alla revisione costituzionale disposti dallart. 78 RV limiti che andavano a vantaggio della Prussia - indussero alcuni a parlare della struttura formale del Bund tedesco come di una copertura costituzionale del dominio prussiano sul Reich. Secondo Laband, che della Costituzione imperiale il massimo commentatore, la Germania si configurava come uno Stato federale. Nato per unire 22 tra sovrani e principi tedeschi e tre Senati di citta-Stato, il Bund era costituito dai singoli Stati, non dai cittadini, cio non dal popolo tedesco: il Reich tedesco non una persona giuridica di 40 milioni di membri, bens di 25 membri, scrive Laband in Das Staatsrecht des deutschen Reiches256. La costituzione del 1871 assegnava un ruolo di fondamentale importanza al Bundesrath, lorgano di rappresentanza federale: il Bundesrath, questo sovrano dalle molte teste, viene contrapposto con pari diritti al Reichstag per sventare ogni tentativo di
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F. Lanchester, Le costituzioni tedesche da Francoforte a Bonn, cit., p. 41. P. Laband, Das Staatsrecht des deutschen Reichs, Tbingen, Mohr, 1876, vol. I, pp. 87

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parlamentarizzazione del regime257. Nonostante, nel corso del tempo, abbia perduto incidenza effettiva nella dinamica reale della vita della costituzione guglielmina e nonostante il suo funzionamento fosse ostacolato e le sue potenzialit minate dalla preponderanza in esso della Prussia, il Bundesrath viene oggi considerato dagli storici delle costituzioni come il baluardo pi forte contro ogni tipo di parlamentarizzazione del sistema politico e contro ogni richiesta di democratizzazione dello Stato. La discussione sulla natura dellassetto costituzionale guglielmino si concentrata inoltre sulla questione del cosiddetto costituzionalismo di facciata (Scheinkonstitutionalismus) e sugli aspetti bonapartistici del regime bismarckiano. Sul primo versante si colloca la tesi di H.U. Wehler, secondo il quale il regime bismarckiano sarebbe uno pseudo-costituzionalismo semiassolutistico258. Il giudizio di Wehler fuorviante dal punto di vista formale, perch si fonda sulla confusione tra costituzionalismo, parlamentarismo e forma di governo parlamentare. Se si concepisce il costituzionalismo come forma di governo parlamentare si deve riconoscere la pseudo-costituzionalit del regime guglielmino. Se invece lo si connette col significato di parlamentarismo lato sensu, esprime una forma di governo dualistica in cui accanto al governo esiste anche una rappresentanza popolare, sebbene priva di ogni incidenza sullindirizzo politico. Laccostamento tra il II Reich e il regime bonapartista, invece, al di l di ogni considerazione sullesercizio effettivo del potere, mostra i suoi limiti maggiori nella concezione della legittimit. Nel regime bonapartista, infatti, il potere si basa su quella che nella Herrschaftssoziologie di Max Weber la legittimit carismatica, mentre in Germania il potere ha il proprio fondamento nel principio monarchico, che un principio di legittimit dinastica di tipo tradizionale. Le analogie tra la Francia di Napoleone III e la Germania paiono superficiali e vengono argomentate solo sulla base dellesistenza in entrambi i paesi del suffragio universale e di camere rappresentative. Il giudizio di Schmitt sulla Costituzione imperiale del 1871 viene espresso in molti luoghi di Dottrina della costituzione. In questo contesto utile, piuttosto, riproporre alcune considerazioni sulla monarchia costituzionale che il giurista svolge nel saggio Hugo Preu. Il suo concetto di Stato e la sua posizione nella dottrina tedesca dello Stato, che la rielaborazione di una conferenza su Preu tenuta nel 1930 alla
Cfr. H. Schulze, La Repubblica di Weimar. La Germania dal 1918 al 1933 (1982), Bologna, Il Mulino, 1993, p. 105. 258 H.U. Wehler, Das Deutsche Keiserreich (1871-1918), Gttingen, Vandehoeck & Ruprecht, 1973.
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Handelshochschule di Berlino259. Il saggio, in realt, non colloca pi Preu al centro delle argomentazioni come era stato in occasione della conferenza, ma si amplia fino a fornire una breve storia delle tre generazioni del diritto pubblico tedesco, dal 1848 alla fine del Reich guglielmino nel 1918, che precedono la generazione di Preu260. Le riflessioni di Schmitt su Preu sono collocate sullo sfondo dei grandi sviluppi politici, costituzionali, storico-spirituali dellOttocento tedesco. Il primo ed essenziale compito del giurista per Schmitt far luce sulla specificit della situazione storicoconcreta della politica nella quale viene elaborata una dottrina giuspubblicistica. Cos si spiegano le numerose ricerche di Schmitt sulla situazione del momento e cos si spiegano gli altrettanto numerosi titoli in cui compare la parola die Lage261. Tutti i concetti politici sorgono da un contrasto concreto di politica interna o estera: con questo incipit, che riecheggia laffermazione contenuta in Il concetto di politico - tutti i concetti, le espressioni e i termini politici hanno un senso polemico262 - , Schmitt intende dire in polemica col metodo puramente giuridico di Laband - che se si prescinde dalla valutazione della situazione storica concreta, parole come sovranit, libert, Stato di diritto e democrazia non sono adeguatamente comprese, perch solo da unantitesi concreta che acquistano il loro specifico significato. Il successo del metodo del diritto pubblico di Laband si spiega psicologicamente osserva Schmitt con il senso di sicurezza dellanteguerra, senso di sicurezza di unepoca intera che non pare pi comprensibile alla fine dellet di Weimar, quando Schmitt scrive. Ebbene, a proposito della Reichsverfassung del 1871 Schmitt parla di aggiramento dei principi politici e di sistema di decisioni eluse, e la grande complessit delle istituzioni imperiali lo induce a formulare laccusa di contraddittoriet, unaccusa, questa, che viene estesa, su basi diverse e per diverse ragioni, alla stessa costituzione liberal-democratica di Weimar, di cui viene a pi riprese sottolineata lorigine e la natura compromissoria263. A partire dalla sua concezione della costituzione come decisione e della natura essenzialmente polemica dei concetti politici, Schmitt afferma: le costituzioni tedesche del XIX secolo hanno lasciato in
C. Schmitt, Democrazia e liberalismo. Referendum e iniziativa popolare. Hugo Preu e la dottrina tedesca dello Stato, Milano, Giuffr, 2001, pp. 87-123. 260 Cfr. su Preu S. Mezzadra, La costituzione del sociale. Il pensiero politico e giuridico di Hugo Preu, Bologna, Il Mulino, 1999. 261 Cfr. Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus (1923), Die konkrete Verfassungslage der Gegenwart (1931), Unsere geistige Gesamtlage und unsere juristische Aufgabe (1934), Die geschichtliche Lage der deutschen Rechtswissenschaft (1936), Die Lage der europischen Rechtswissenschaft (1942). 262 CP, p. 113. 263 DL, p. 93.
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sospeso il vero punto controverso delle lotte interne, la questione costituzionale fondamentale, ovvero, formulata secondo la teoria dello Stato, la questione del soggetto del potere costituente: sovranit del monarca o sovranit del popolo. N la monarchia era abbastanza forte per reggersi nella sua assolutezza, n il popolo tedesco era in grado di dare a se stesso una costituzione264. La contraddittoriet cui si riferisce Schmitt ha a che fare, quindi, con la disomogeneit dei principi di legittimazione dellautorit sia al livello federale (legittimit dinastica e legittimit democratica) sia allinterno dei singoli componenti del Bund, che si aggiungeva alla laicizzazione del potere monarchico gi messa in evidenza seguendo la lezione di Brunner attraverso lart. 57 del Wiener Schluakte. Non solo il principio monarchico non quindi posto in modo diretto alla base dellordinamento, ma si registra anche la presenza di un chiaro elemento democratico, dovuto al sistema delezione a suffragio universale del Reichstag tedesco. Ma la decisione mancante, lamenta Schmitt, non solo quella tra principio monarchico e principio democratico, neppure la decisione tra Stato federale e Confederazione di Stati viene presa in modo chiaro: la costituzione della monarchia costituzionale tedesca poggia perci nel suo nocciolo su di un compromesso, e cio su di un compromesso di natura particolare tra monarchia e democrazia teso a rinviare la decisione. Nella costituzione bismarckiana del Reich del 1871 questo primo compromesso riguardante il principio politico della forma-Stato si un ad un secondo compromesso tra princpi opposti parimenti basato sulla sospensione della decisione politica: il Reich doveva essere la forma statale dellunit nazionale dellintero popolo tedesco e, nel contempo, una lega dei principi tedeschi265. In effetti, la natura pattizia su cui si basava il Bund, vedeva nei Principi tedeschi e nei Senati delle citt libere, non nel popolo tedesco nella sua interezza, i soggetti del patto costituzionale. Pertanto il giudizio schmittiano sulla complessiva vicenda guglielmina - espresso alla luce della difficile conciliazione tra Stato militare prussiano e Stato costituzionale borghese coglie nel vero quando afferma che lImpero era sottoposto ad una duplice contraddizione: la prima relativa al principio di sovranit (dinastico e democratico), la seconda relativa al tipo di Stato (unitario e federale). Di Doppelstruktur del II Reich Schmitt parla anche in un breve testo del 1929, Staatsstreichplne Bismarcks und Verfassungslehre, raccolto nel 1958 nei Verfassungsrechtliche Aufstze266.
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DL, p. 94. DL, p. 94. 266 C. Schmitt, Staatsstreichsplne Bismarcks und Verfassungslehre (1929), in VA, pp. 2933. Questo saggio schmittiano la recensione di un libro di un giovane storico di Marburgo, Egmont Zechlin, Staatsstreichplne Bismarcks und Wilhelms II., Stuttgart,

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Schmitt sostiene che i successori di Bismarck alla carica di cancelliere del Reich poterono, in tempi di tranquillit e sicurezza, ignorare i fondamentali problemi costituzionali della costituzione, rinviare cio indefinitamente la decisione tra principio democratico e principio monarchico. Quando la crisi, a causa della sconfitta nella prima guerra mondiale, finalmente giunse, uno dei due principi di legittimit, la legittimit dinastica, venne bruscamente meno. Sarebbe per un errore credere che, risolta la contraddizione tra monarchia e democrazia, lunit del Reich tedesco fosse fuori pericolo, perch i pericoli per la stabilit del Reich giunsero, con la Costituzione di Weimar, da un'altra direzione, quella del pluralismo degli interessi e delle ideologie e della frammentazione partitica: in demselben Augenblick, in dem der bisherige Gegner des demokratischen Prinzips verschwand, traten innerhalb der Demokratie selbst die Gegenstze der verschiedenartigen sozialen Gruppen und Parteien hervor, die sich in Zeiten des gemeinsamen Gegners nicht hatten entfalten knnen267. Nonostante il giudizio fortemente negativo, Schmitt sostiene che il pi grande vantaggio della doppia costruzione della costituzione bismarckiana consisteva, paradossalmente, proprio nella possibilit di giocare i principi monarchico e democratico luno contro laltro, per contrastare di volta in volta le molteplici spinte centrifughe del Reich, costringere tutte le forze contrastanti a restare unite e preservare con ci lunit nazionale268. Ma quando questo strumento di contrasto della frammentazione non pu pi essere adoperato, il rischio che si corre, per Schmitt, che del valore dellunit nazionale si appropri uno solo dei molteplici partiti politici: wenn dieser Zwang aufhrt, entsteht die groe Gefahr, dass das Nationale als eine Parteisubstanz neben anderen Parteisubstanzen erscheint, neben sozialen, wirtschaftlichen und konfessionellen Sachgehalten verschiedener Art269. Al posto della doppia costruzione di Bismarck fa la sua comparsa, con la Costituzione di Weimar, un male peggiore: il pluralismo dei gruppi sociali e degli interessi economici.

Cotta, 1929. In esso Schmitt, con la lucida chiarezza che gli propria, scrive: Denn hier tritt besonders auffllig zutage, dass Bismarcks Reich und Verfassung auf eine doppelte Grundlage gestellt war: die Solidaritt der Bundesfrsten und die nationale Homogenitt des in sich einigen deutschen Volkes. Der Vorteil dieser Doppelkonstruktion lag darin, dass ein groer Staatsmann wie Bismarck gegen partikularistische Neigungen und nationale Unzuverlssigkeit der Frsten das Nationalgefhl des ganzen deutschen Volkes, gegen ein unsicheres und instinktloses Nationalgefhl des deutschen Volkes und der deutschen Parteien die nationalen Dynastien ausspielen konnte (VA, p. 30). 267 Ivi, p. 32. 268 Ivi, p. 32. 269 Ivi, p. 32.

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1.2.4. Il mondo di apparente, serena tranquillit, il mondo di pacifica, ma fittizia risoluzione del politico e del sociale nel giuridico e nello statale, descritto dai teorici generali del diritto e dal positivismo ovvero dal formalismo giuridico ottocentesco entra in crisi, dal punto di vista giuridico, con linflazione legislativa (Gesetzesflut) - prodotta dalla necessit di fornire una risposta legislativa alle enormi trasformazioni sociali e politiche degli inizi del Novecento - e con la conseguente ri-politicizzazione della vita giuridica. La legge, che costituiva la pietra angolare del monumentale sistema dogmatico del diritto, non esprime pi - in un Paese come la Germania trasformato dalla rapidit dei processi socio-economici e politici di industrializzazione e democratizzazione - i motivi duraturi del consenso, ma soltanto lopportunit momentanea, laggiustamento politico provvisorio delle mutevoli maggioranze parlamentari, il compromesso instabile tra opzioni ed interessi incompatibili. Nella conferenza del 1942 dal titolo La condizione della scienza giuridica europea Schmitt, con la vividezza espressionistica che caratterizza molte sue definizioni, chiama questo fenomeno motorizzazione della legge: per la precisione con legge motorizzata Schmitt intende il provvedimento, ovvero latto amministrativo adoperato come strumento di pianificazione270. Nelle democrazie costituzionali del XX secolo di cui la Repubblica di Weimar costituisce il primo, sfortunato esempio - la ricerca di sicurezza, di stabilit, di adesione del diritto a valori condivisi non pu pi affidarsi alla legge e neppure al codice. Deve rivolgersi ad un livello superiore, a quello della costituzione, non intesa pi, a partire dalla costituzione di Weimar, come lo statuto dello Stato, ma come deposito di valori consensuali collocati al vertice delle formalizzazioni costituzionali concrete, cio come costituzioni formali e, insieme, materiali. Inoltre, mentre in tutta lEuropa con il passaggio dal XIX al XX secolo legemonia borghese conosce gravi difficolt dovute allavanzare in seguito allestensione del suffragio - della democrazia di massa che soppianta la base sociale del government by discussion, non si pu parlare nel caso della Germania di una crisi del parlamentarismo nei primi due decenni del XX secolo, dato che lassetto del II Reich s costituzionalistico, ma non liberale/parlamentare. solo in seguito al crollo dellImpero guglielmino che si realizzano insieme la parlamentarizzazione del governo e la democratizzazione dello Stato. La Costituzione dell11 agosto 1919 frutto, sul breve periodo, delle discussioni avvenute durante gli anni della prima guerra mondiale, della sconfitta, dei mesi di transizione costituzionale travagliati da opzioni tanto
C. Schmitt, La condizione della scienza giuridica europea, Roma, Pellicani, 1996, pp. 61-62.
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divergenti luna dallaltra pu essere considerata, sul lungo periodo, come la rivincita di Francoforte sulla soluzione monarchico-costituzionale del 1871 e anche come il decisivo superamento, sul piano dei diritti sociali, delle soluzioni elaborate dai liberali nel 1848. Si tratta infatti della prima costituzione in cui vengono proclamati, accanto ai classici diritti liberali borghesi, anche i diritti democratici e sociali. Come viene ricostruito da Gerhard Oestreich nella sua Storia dei diritti umani e delle libert fondamentali la rivoluzione bolscevica del 1917 segna una cesura nella storia dei diritti fondamentali, e la dichiarazione dei diritti - adottata dal Congresso dei soviet nel 1918 ed inserita nella Costituzione della Repubblica Federale Sovietica dello stesso anno rappresenta, con la sua introduzione dei diritti del popolo lavoratore e sfruttato, limmediato punto di riferimento per i costituenti weimariani271. Friedrich Naumann, relatore a Weimar per i diritti fondamentali, si oppone alla soluzione sovietica. La prima costituzione liberal-democratica tedesca non per soltanto il compimento dei sogni liberali di libert coltivati dal fallimento del Parlamento della Paulskirche in poi, n solo la via tedesca allintegrazione nel testo della Costituzione dei diritti sociali gi proclamati nella Russia sovietica. Essa anche frutto della sconfitta militare e delle richieste avanzate dal Presidente Wilson in materia di garanzie costituzionali272. La principale novit rispetto alla costituzione bismarckiana sta nel fatto che questa volta a darsi una Costituzione non una federazione di principi sovrani, bens la nazione sovrana attraverso la sua Nationalversammlung costituente liberamente eletta. Lo studio comparato di Robert Redslob273 sul parlamentarismo Die parlamentarische Regierung274 che, apparso nel 1918, si inserisce nel dibattito sulla democratizzazione della monarchia imperiale tedesca svoltosi nei primi due decenni del XX secolo, esercita un forte influsso sul giurista ebreo liberale Hugo Preu, che viene chiamato a lavorare alla stesura della Costituzione di Weimar. Preu, professore alla Handelshochschule di Berlino, uno dei pi brillanti studiosi di diritto costituzionale della
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G. Oestreich, Storia dei diritti umani e delle libert fondamentali, cit., pp. 131-132. Cfr. H. Schulze, La Repubblica di Weimar, cit., p. 103-121. 273 Cfr. sul pensiero costituzionalistico di Redslob F. Lanchester, Alle origini di Weimar. Il dibattito costituzionalistico tedesco tra il 1900 e il 1918, Milano, Giuffr, 1985. 274 Il titolo completo : R. Redslob, Die parlamentarische Regierung in ihrer wahren und in ihren unechten Form. Eine vergleichende Studie ber die Verfassungen von England, Belgien, Ungarn, Schweden und Frankreich, Tbingen, Mohr, 1918. Redslob stesso pubblic in Francia un nuova edizione del libro molto critica nei confronti delle soluzioni costituzionali weimariane: Le rgime parlementare. Etudes sur les institutions dAngleterre, de Belgique, de Hongrie, de Sude, de France, de Tchcoslovaquie, de lEmpire Allemand, de Prusse, de Bavire et dAutriche, Paris, Giard, 1924.

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Germania, lautore di alcuni progetti di costituzione. La storia della genesi della Costituzione weimariana lunga e complessa e attraversa varie fasi. Il confronto tra il primo progetto, pubblicato nel gennaio del 1919, ed il secondo progetto di Preu, che egli stesso presenta allAssemblea nazionale, di particolare interesse per cogliere la natura dei problemi pi spinosi allordine del giorno della Nationalversammlung. Degna di nota la successione delle sezioni del primo progetto e del testo finale della costituzione. Da tempo le costituzioni liberal-democratiche sono solite iniziare con un catalogo dei diritti delluomo, prima di arrivare a definire la struttura dello Stato. Preu, al contrario, esordisce nel primo progetto (Erstes Entwurf o 1 Ent) con una ridefinizione del rapporto tra il Reich e i Lnder. Il vecchio problema tedesco che simpone allattenzione e che Preu vorrebbe risolvere preliminarmente quello concernente la posizione, fino a quel momento egemonica, della Prussia nel Reich. Bismarck, come si mostrato, aveva abilmente piegato il tradizionale federalismo tedesco a vantaggio della Prussia, cui la Reichsverfassung conferiva, in alcune circostanze e limitatamente a certe materie, una sorta di diritto di veto al Bundesrath, decretando lirrimediabile dipendenza degli altri Staaten del Bund dalla Prussia. La fine della legittimit dinastica e labdicazione del Kaiser, che era anche re di Prussia, sembra fornire loccasione per porre fine anche al dominio illiberale della Prussia sul resto della Germania. La proposta di Preu va nella direzione del totale riordino del territorio del Reich a partire da una forte frammentazione dello Stato prussiano e dallaccorpamento di un certo numero di minuscoli Stati della Germania centrale in un numero inferiore di Lnder. Le dure reazioni al progetto di Preu da parte degli Stati interessati, la Baviera in primis, fa naufragare il piano di riordino del territorio federale. Il governo provvisorio del Reich incapace di replicare alla strenua difesa dei particolarismi e Preu costretto a metter mano al secondo progetto di costituzione. Si pu dire, in definitiva, che la Prussia sopravvive grazie alla protesta della Baviera. N Preu, n alcun altro costituente pu immaginare che la Prussia sar, negli anni dei Prsidialkabinette, i pi critici del regime weimariano, il pi forte baluardo delle istituzioni repubblicane. Il progetto definitivo di Costituzione definisce il Reich tedesco come una Repubblica organizzata in forma di Stato federale con la bandiera che reca i colori della rivoluzione del 1848. I capitoli della prima parte della costituzione Aufbau und Aufgaben des Reichs - riguardano il rapporto tra Reich e Lnder, il Parlamento, il Presidente del Reich e il governo, il Reichstag, il potere legislativo e lamministrazione, infine il potere giurisdizionale. Invece, i cinque capitoli di cui composta lampia seconda parte della costituzione sui diritti fondamentali Grundrechte und

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Grundpflichten der Deutschen concernono rispettivamente la persona singola, la vita collettiva, la religione e le associazioni religiose, leducazione e la scuola, la vita economica. Ideata da illustri giuristi e distrutta da avvenimenti drammatici, la Repubblica di Weimar ha affascinato a lungo la dottrina sia per quanto attiene alla forma di Stato, sia, ancor pi, per quanto attiene alla forma di governo. Il problema del federalismo, ovvero dei rapporto tra Reich e Lnder vera crux della storia politica e costituzionale tedesca dellOttocento e anche del Novecento - non viene risolto in modo chiaro e definitivo con la Costituzione di Weimar nonostante i tentativi in questa direzione del primo progetto Preu. La compresenza a Berlino che era al contempo capitale del Reich e capitale del Land di Prussia - di due diverse strutture istituzionali, luna federale, laltra regionale, con caratteristiche politiche differenti, produce difficolt via via maggiori negli anni Venti del XX secolo fino allesautoramento, nel 1932, del governo socialdemocratico prussiano, da parte del Cancelliere e del Presidente del Reich, noto come Preuenschlag. Tutti i pi rinomati giuristi tedeschi attivi nei primi decenni del XX secolo riflettono sulla natura della forma di governo di Weimar, in cui essi stessi si trovano a vivere e operare, nonch sui problemi delle istituzioni democratiche e del parlamentarismo nel difficile periodo dellintegrazione delle masse nella vita politica dello Stato: da Hugo Preu a Fridrich Naumann e a Max Weber, da Carl Schmitt a Hans Kelsen, da Robert Redslob a Eric Kaufmann, da Rudolf Smend a Hermann Heller, da Gerhard Anschtz a Richard Thoma. Nel secondo dopoguerra il dibattito sulla forma di governo weimariana coinvolge anche il politologo francese Maurice Douverger, che vede in Weimar un caso esemplare di semipresidenzialismo275. Mentre per Kelsen il primato del parlamento allinterno delle istituzioni democratiche non deve essere messo in discussione, Preu ritiene, invece, che il modo migliore per evitare possibili derive assembleariste della forma di governo parlamentare consista nellinstaurare un regime dequilibrio tra i due supremi organi costituzionali, ovvero tra Parlamento e governo, tra potere legislativo e potere esecutivo. Il Presidente del Reich, pertanto, ricopre un ruolo di vitale importanza nellimpianto costituzionale weimariano: la scomparsa della monarchia, e quindi della sua possibile funzione stabilizzatrice, rendeva necessario creare una sorta di
Cfr. per la descrizione della forma di governo semipresidenziale da parte di colui che lo ha introdotto in dottrina M. Douverger, chec au roi, Paris Albin Michel, 1978.
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Ersatzkeiser ripulito dellautocratismo dellera guglielmina e unto con lolio della volont popolare276, fondato cio sulla legittimit derivata da unelezione popolare diretta. I costituenti weimariani, soprattutto per volont di Preu, pensano il Presidente come un contrappeso plebiscitario alla forza del Reichstag e ai pericoli, da pi parte paventati, che si possa instaurare un regime assembleare. Lelezione diretta del presidente del Reich e del Reichstag stabilisce tra le due istituzioni rappresentative un equilibrio solo nei periodi di bel tempo politico. Temendo i fantasmi dellassolutismo parlamentare, i costituenti di Weimar fanno in modo che attraverso i Diktaturgewalten previsti dallart. 48 comma 2 (cosiddetta costituzione di riserva) e attraverso il potere di scioglimento del Reichstag riservato al Presidente dallart. 25 - nei periodi di brutto tempo in sostanza la bilancia penda a favore del Capo dello Stato277. La ragione, del resto semplice, della superiorit della carica rappresentativa monocratica sullorgano di rappresentanza collegiale, laveva gi intuita ed esposta Marx in Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte quando, a proposito del potere di Napoleone III, scrive: mentre i voti della Francia si disperdono sui 750 membri dellAssemblea nazionale, qui invece si concentrano su un solo individuo () LAssemblea nazionale eletta unita alla nazione da un rapporto metafisico, il presidente eletto unito alla nazione da un rapporto personale. ben vero che lAssemblea nazionale presenta nei suoi rappresentanti i molteplici aspetti dello spirito nazionale; ma nel presidente questo spirito si incarna. Egli possiede rispetto allAssemblea una specie di diritto divino; egli per grazia del popolo278. Per quanto riguarda il Reichstag stato notato che le modalit della sua formazione si basano su un fraintendimento dellessenza della rappresentanza, che privilegia il concetto di rappresentanza come rispecchiamento fedele delle molteplici e contrastanti forze politiche, sociali ed economiche del Paese a scapito del valore, altrettanto degno, della governabilit. Nel Reichstag si rappresenta lunit del Paese e ciascun deputato rappresentante della nazione intera, ma la legge elettorale prescelta che assicura la quasi perfetta proporzionalit tra le scelte dellelettorato e le corrispondenti rappresentanze in Parlamento produce leffetto di rafforzare linclinazione distruttiva della societ tedesca verso partiti portatori di Weltanschauungen totalizzanti, ma privi della capacit di movimento in sede parlamentare e restii alla convergenza sui principi.
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H. Schulze, La Repubblica di Weimar, cit., p. 112. Cfr. sullart. 25 WRV il saggio schmittiano del 1924 Reichstagsauflsungen, raccolto in VA, pp. 13-28. 278 K. Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, Roma, Editori Riuniti, 1964, pp. 71-72.

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La seconda parte della costituzione contiene, in effetti, una variegata mescolanza di vecchie e nuove formulazioni: accanto a diritti di libert classici come luguaglianza davanti alla legge (art. 109), la libert di coscienza e despressione (art. 118), la libert di associazione (art. 124) e di stampa (art. 118), si trovano affermazioni pi moderne come la protezione della maternit (art. 119) e della giovent (art. 120), la socializzazione delle imprese adatte alla gestione comunitaria (art. 156) o la difesa dei monumenti e delle opere darte (art. 158). Leterogeneit di queste proclamazioni di principio dovuta al fatto che nellAssemblea nazionale ha luogo una sorta di gara tra i partiti di sinistra, di centro e di destra in cui vince chi riesce maggiormente a circondare di garanzie costituzionali le rivendicazioni della propria parte. Viene cos sprecata loccasione di condensare in pochi, chiari, non troppo contraddittori, articoli i fondamenti spirituali della nuova situazione costituzionale, come chiedeva Friedrich Naumann, relatore per i diritti fondamentali. Il progetto presentato da Naumann era in effetti una sorta di catechismo nazionale avente scopi pedagogici279, ma ad esso venne preferita la soluzione che si tradusse nellimponente seconda parte della Costituzione di Weimar. Perci certi principi borghesi-capitalistici come linalienabilit del diritto di propriet si affiancano pacificamente - ci avviene pacificamente almeno nel testo della costituzione - , ai principi socialisti sulla possibilit di trasferimento alla collettivit di imprese private; la legge elettorale proporzionale per lelezione del Reichstag e le disposizioni sul referendum e liniziativa popolare ovvero sugli strumenti della democrazia diretta (art. 73) - stanno accanto ai poteri dittatoriali del Presidente del Reich (art. 48); la scuola confessionale ammessa accanto alla scuola privata; Repubblica e Stati regionali vantano entrambi certi diritti di sovranit. Nel quadro della Costituzione di Weimar sono possibili, di conseguenza, molte cose: dalla liberal-democrazia alla socialdemocrazia, dal parlamentarismo al semipresidenzialismo, dalla partitocrazia alla dittatura del Capo dello Stato. Il modello weimariano di democrazia stato fatto oggetto di profonde critiche e accusato, nel secondo dopoguerra, di essere il responsabile dellavvento del nazismo. Lispirazione profonda del testo costituzionale era una combinazione contraddittoria di continuit con la Reichsverfassung del 1871 e di rottura e superamento della tradizione. La continuit burocratico-statuale e quella della stessa classe politica evidenziano da un lato la superficialit del processo di democratizzazione avviato nel 1918 e dallaltro la debolezza del consenso in merito ai principi

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G. Oestreich, Storia dei diritti umani e delle libert fondamentali, cit., pp. 132-133.

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e ai valori fondamentali della neonata democrazia, non solo presso la popolazione tedesca ma anche presso le lites. Christian Graf von Crockow parla della societ tedesca del XIX secolo nei termini di una societ senza autocoscienza e della Germania guglielmina come di una nave senza timone mandata avanti da burocrati e soldati ma priva di una vera classe politica280. La Repubblica di Weimar, del resto, non stata lesito di un movimento popolare portatore di una solida cultura democratica, ma il prodotto di unaporia: Heinrich A. Winkler vede la Repubblica di Weimar nascere dalla rivoluzione frenata del novembre del 1918 e dalle trattative di una pace incompiuta281; Theodor Eschenburg parla di una improvisierte Demokratie; Kurt Sontheimer di una Demokratie quasi aus Verlegenheit, cio di una democrazia nata per uscire da una situazione di imbarazzante difficolt, determinata dalla sconfitta del 1918 e dalla rivoluzione dei Soviet o, meglio, dei Rte282; Armin Mohler, che individua nella guerra mondiale il punto di svolta della Deutsche Bewegung, dice che per i rivoluzionarti conservatori la Repubblica di Weimar non stata altro che una desolata sala dattesa, lultimo parto del guglielminismo283; Jeffrey Herf parla di Weimar come di un repubblica senza repubblicani, che venne attaccata dagli intellettuali e dai partiti politici di destra come simbolo di umiliazione nazionale e sconfitta militare284. 2. Carl Schmitt: modernit e secolarizzazione Fin dai suoi esordi con gli scritti giuridici giovanili - da ber Schuld und Schuldarten (1910) a Gesetz und Urteil (1912) a Der Wert des Staates und die Bedeutung des Einzelnen (1914) Schmitt si oppone al positivismo giuridico, al suo principio formale di legalit, alla teoria della completezza dellordinamento ritenuto privo di lacune, allidentificazione tra Rechtsstaat e Staatsrecht, ovvero alla risoluzione del giuridico nello statuale. Ma polemizza anche contro la Interessenjurisprudenz e contro la Freirechtsbewegung, nonch contro Kelsen, la cui netta distinzione tra concetti sociologici e concetti giuridici lo rendono, a parere di Schmitt,
C.G. von Crockow, Il dramma di una nazione. Germania 1890-1990, Bologna, Il Mulino, 1994. 281 H. A. Winkler, La Repubblica di Weimar, Roma, Donzelli, 1998, pp. 27-104. 282 K. Sontheimer, Antidemokratisches Denken in der Weimarer Republik. Die politischen Ideen des deutschen Nationalismus zwischen 1918 und 1933, Mnchen, Deutscher Taschenbuch Verlag, 4. Auflage, 1994, p. 21. 283 A. Mohler, La rivoluzione conservatrice in Germania. 1918-1932, Napoli, Akropolis, 1990, p. 46. 284 J. Herf, Il modernismo reazionario. Tecnica cultura e politica nella Germania di Weimar e del Terzo Reich, Bologna, Il Mulino, 1988, p. 51.
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disarmato di fronte alla questione centrale della Rechtsverwirklichung, ovvero della realizzazione dellIdea del diritto da parte dello Stato. Nel contesto dellanalisi schmittiana della democrazia e del parlamentarismo dellet di Weimar, sono tre le opere schmittiane del periodo della prima maturit ad essere rilevanti: Romanticismo politico (1919), Teologia politica (1922) e Cattolicesimo romano e forma politica (1923). Dato lenorme significato di autoidentificazione nazionale che il romanticismo, nel bene e nel male, ha per i tedeschi, e data la predominanza del protestantesimo in Germania e lemarginazione e le discriminazioni subite dai cattolici, queste tre opere possono tutte essere lette sul lungo periodo come un confronto con la modernit politica e il concetto di secolarizzazione, certo, ma anche, sul breve periodo, come una delle sue prime prese di posizione polemiche dopo quelle in materia di diritto penale e di filosofia del diritto degli scritti giuridici giovanili, cio come una sorta di resa dei conti con lintera cultura del proprio Paese da parte di un autore che amava definirsi cattolico e latino. 2.1. Romanticismo impolitico ed individualismo borghese Romanticismo politico, apparso nel 1919, ha come proprio oggetto la determinazione storico-concettuale della nozione di romanticismo e, in particolare, la valutazione della figura e del ruolo dellintellettuale romantico nel suo rapporto con leffettualit politica attraverso lanalisi del suo pi tipico esponente tedesco, Adam Mller, elevato da Schmitt al rango di deutsches Beispiel e di Typus della politische Romantik. La polemica schmittiana contro la figura del letterato svolta in questo testo conclude la lunga tradizione di critica del romanticismo iniziata da Hegel e avviene in concomitanza con le critiche altrettanto dure mosse in quegli stessi anni ai letterati da Thomas Mann nelle Considerazioni di un impolitico (1918) e da Max Weber in Parlamento e governo (1918)285. Da un punto di vista biografico, invece, Romanticismo politico si presta ad essere interpretato anche come parte dellautocritica schmittiana avente di mira la sthetische Prgung degli anni della giovinezza, quando il giurista si era dilettato nella stesura di testi letterari o di Kunstkritik quali Schattenrisse e Nordlicht286.
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Cfr. K.H. Bohrer, Die Kritik der Romantik. Der Verdacht der Philosophie gegen die literarische Moderne, Frankfurt am Main, Suhrkamp, 1989. 286 Cfr. sulla sthetische Prgung di Schmitt R. Mehring, Carl Schmitt zur Einfhrung, Hamburg, Junius, 1992, pp. 42-51. Cfr. sullinterpretazione di RP in chiave autocritica N.

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Romanticismo politico - opera nella quale Schmitt, che ancora solo un giovane e sconosciuto studioso di diritto, dimostra di sapersi muovere abilmente negli ambiti disciplinari della storia della filosofia, della critica artistica e letteraria, della storia delle idee politiche - presenta numerosi aspetti di primario interesse per linquadramento della teoria schmittiana della democrazia. Linterpretazione della modernit come secolarizzazione, lindividualismo borghese e lassolutizzazione del privato ai danni del pubblico e del politico, il confronto, seppur indiretto, con la Rivoluzione francese e con la Restaurazione, la centralit nellargomentare schmittiano di autori tanto diversi tra loro come Rousseau da un lato, i controrivoluzionari cattolici Maistre e Bonald, nonch il conservatore Burke dallaltro, lindividuazione nella Nazione o Popolo e nella Storia dei due nuovi demiurghi della modernit secolarizzata, fanno di Romanticismo politico un testo importante per comprendere latteggiamento di Schmitt nei confronti della democrazia moderna e, in particolare, della costituzione liberal-democratica di Weimar, che della modernit politica uno dei prodotti pi pregnanti. Incentrato sul concetto di secolarizzazione, inteso come il moderno processo attraverso il quale alla realt del Dio trascendente della metafisica si sostituiscono altre forme di realt, collettive o individuali, nel ruolo di istanze ultime il Popolo, in funzione rivoluzionaria; la Storia, in chiave conservatrice; infine il soggetto singolo, ovvero lindividuo, il privato, con esiti del tutto spoliticcizzanti , Romanticismo politico si confronta col tema dellindividualismo moderno accostandosi ad esso a partire dalla produzione estetica dellartista e dallinettitudine politica dellintellettuale romantico. Individuando nellascesa della borghesia il presupposto sociologico del romanticismo, questo testo anticipa la polemica schmittiana contro la politica borghese e liberale che viene articolata e approfondita in numerosi scritti filosofico-politici e giuridico-costituzionali dellet di Weimar: in Teologia politica, alla fede nella discussione pubblica che alla base del parlamentarismo viene contrapposto il decisionismo; in Cattolicesimo romano e forma politica, al pensiero tecnico-economico proprio del mondo borghese, giudicato incapace di produrre forma politica perch gli estraneo il senso autentico del reprsentieren, viene contrapposta la forma gloriosa della Chiesa di Roma; in Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus e poi, soprattutto, nelle grandi opere schmittiane di diritto pubblico e costituzionale ai valori della ffentlichkeit e della Diskussion vengono contrapposti la decisione del sovrano - che pu
Sombart, Die deutsche Mnner und ihre Feinde. Carl Schmitt ein deutsches Schicksal zwischen Mnnerbund und Matriarchatsmythos, Mnchen, Hanser, 1991.

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incarnarsi nel Presidente-dittatore - e il mito della Gleichartigkeit del popolo. Schmitt istituisce cio una continuit tra romanticismo e liberalismo che si oppone a quella pi diffusa tra romanticismo ed irrazionalismo e critica insieme tanto il romanticismo, quanto il liberalismo. Nella Premessa del 1924 alla seconda edizione di Romanticismo politico Schmitt sostiene di aver voluto, col proprio studio, far chiarezza attorno ad un movimento, quello romantico, che si presenta di fatto come non chiaro, sia perch il romanticismo stesso a fare della mancanza di chiarezza e di determinatezza il suo principio, sia perch di esso sono state date definizioni molteplici, confuse, contraddittorie. In primo luogo viene giudicata insufficiente, anche se apprezzabile287, la definizione del romanticismo diffusa in Francia, secondo la quale romanticismo tutto ci che si lascia ricondurre alla fede nella bont naturelle delluomo. Questa definizione, misconoscendo la specificit storica del movimento romantico, ha leffetto di ridurre ad uno stesso principio sia il romanticismo sia molti altri movimenti ad esso estranei. Daltra parte, le caratterizzazioni del romanticismo dettate da categorie nazionali, come lequiparazione del romantico al tedesco, al nordico, al germanico, sono limitative ed in definitiva non corrette, perch ignorano colpevolmente che il romanticismo stato una corrente culturale che ha attraversato, pur con diversit di rilievo, lintera Europa del XIX secolo. La stessa obiezione rivolta contro la posizione di Joseph Nadler, che vede nel romanticismo il riflesso letterario della rinascita di un popolo, il coronamento dellopera di colonizzazione tedesco-orientale dei territori ad est dellElba. Il modo di argomentare che procede per antitesi del tipo: romanticismo/classicismo, romanticismo/illuminismo, romanticismo/razionalismo conduce, poi, a collegamenti inaspettati e del tutto insensati. Sono giunti, invece, ad una maggiore profondit danalisi critica quegli scrittori controrivoluzionari che hanno visto nel romanticismo unulteriore conseguenza della crisi dissolvitrice che ha avuto inizio con la riforma protestante e che ha condotto nel XVIII secolo alla Rivoluzione francese. Durante let della Restaurazione il romanticismo, identificato con lo spirito di ribellione e lanarchia, viene ad essere lultimo elemento del mostro tricefalo: riforma-rivoluzione-romanticismo. In Francia i filosofi politici della Restaurazione Maistre e Bonald avevano ben chiaro il legame tra Riforma e Rivoluzione; ma soprattutto Donoso Corts, per il quale la
287

RP, p. 7.

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letteratura il riflesso necessario della situazione sociale, politica e religiosa di un popolo, a considerare il romanticismo un movimento rivoluzionario diretto contro le forme tradizionali e le condizioni sociali esistenti. Tuttavia anche questa tesi dice Schmitt non coglie lessenza del romanticismo: si tratta, infatti, di una tesi politica, perci necessariamente polemica, che non pu servire a definire correttamente un movimento che non stato solo politico, ma in primo luogo estetico; una tesi, per di pi, che non fa i conti con il fatto che il romanticismo politico stato strettamente collegato, almeno in Germania, non con posizioni rivoluzionarie, bens con la Restaurazione, col feudalesimo, con laristocrazia, con lideale di una societ per ceti, in breve con la controrivoluzione. Daltra parte, neanche una definizione, per cos dire a posteriori, del romanticismo, cio a partire da un elenco di oggetti, situazioni, atmosfere, epoche storiche, personaggi che sono stati di volta in volta definiti come romantici, consente di giungere allessenza del romanticismo (si visto, infatti, che ora la Rivoluzione, ora la Restaurazione, ora Danton, ora Napoleone, ora la regina Luisa di Prussia sono stati considerati romantici). Questo argomentare fallace perch considera romanticismo e romantico sempre come predicati, e mai come soggetti, di una proposizione definitoria. La definizione del romanticismo per Schmitt non deve risultare dagli oggetti romanticizzati, deve essere formulata piuttosto a partire dal soggetto romantico stesso e dalla sua specifica relazione col mondo: per usare la terminologia di Shaftesbury, bisogna muovere non dal beautifyed, ma dal beautifying. da questo rovesciamento di prospettiva che conviene prendere le mosse per definire prima la struttura dello spirito romantico (cui dedicata la seconda parte dellopera, distinta a sua volta in La recherche de la ralit e La struttura occasionalistica del romanticismo: causa e occasione), poi il romanticismo politico vero e proprio (cui dedicata la terza ed ultima parte). Sempre nella Premessa del 1924, dopo aver affermato, sulla scorta di Hippolyte Taine, che a promuovere il romanticismo la nuova borghesia288, Schmitt propone la seguente definizione: il romanticismo occasionalismo soggettivizzato; il soggetto romantico, cio, considera il mondo come occasione e pretesto per la sua produttivit romantica289. Si tratta di una definizione che ha goduto, allindomani della pubblicazione di Romanticismo politico, e gode tuttora di una certa fortuna, ma che si anche rivoltata contro il suo stesso autore, la cui intera prestazione scientifica, in seguito alla adesione al regime nazionalsocialista, stata interpretata come
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RP, p. 15. RP, p. 21, c.m.

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okkasionelle Dezisionismus (K. Lwith)290 o ricondotta allo stesso spirito romantico, ovvero storicistico, di cui Schmitt intendeva, invece, essere un critico (Christian Graf von Krockow)291. Per descrivere la specificit della situazione spirituale da cui si originato il romanticismo Schmitt prende le mosse da Cartesio e nota come let moderna abbia inizio con due importanti trasformazioni: da un lato la rivoluzione copernicana che neg la centralit della terra nel cosmo; dallaltro il sistema filosofico di Cartesio, appunto, col suo cogito ergo sum. Le scienze naturali hanno segnato la fine dei sistemi geocentrici e antropocentrici e hanno ricercato un punto fermo e centrale al di fuori della terra, mentre la filosofia con Cartesio diviene egocentrica e trova in se stessa il suo punto dappoggio. La filosofia moderna da Cartesio in poi risulta cos dominata dal dualismo di pensiero ed essere, spirito e natura, soggetto e oggetto, concetto e realt; un dualismo, questo, che ha generato nella filosofia unincessante recherche de la ralit e con il quale si sono confrontati tanto Kant per il quale la realt, la cosa in s, non pu mai essere raggiunta , quanto Fichte e Schelling, che hanno tentato di risolverlo facendo ricorso il primo allattivit dellIo assoluto che pone se stesso e il suo contrario, il secondo ad un Assoluto concepito come il punto di indifferenza tra spirito e natura. Il sistema filosofico di Spinoza costituisce la prima reazione filosofica alla visione meccanicistica del mondo sostenuta dal razionalismo astratto di Cartesio e anche di Hobbes: nello spinozismo pensiero ed essere divengono, infatti, attributi di una medesima sostanza illimitata. Lo stesso Fichte ha riconosciuto di essersi richiamato a Spinoza, con la differenza che secondo Fichte ciascun singolo Io valeva come sostanza suprema. Ma il superamento sistematico dellantinomia tra spirito e natura si ha solo con Hegel. Schmitt come sottolineato da Galli nella Presentazione292 non insiste, dunque, tanto sul binomio ermeneutico romanticismoirrazionalismo, che proprio della tradizione crociana; attribuisce, invece,
K. Lwith, Der okkasionelle Dezisionismus von Carl Schmitt (1935), in Id., Marx, Weber, Schmitt, Roma-Bari, Laterza, 1994, pp. 123-166. 291 C. G. von Crockow, Die Entscheidung. Eine Untersuchung ber Ernst Jnger, Carl Schmitt, Martin Heidegger, Stuttgart, Ferdinand Enke Verlag, 1958. Lo studio di Krockow del 1958 mira non a rintracciare in Hobbes e Donoso come, invece, fa Gnter Maschke - i paradigmi moderni del decisionismo schmittiano, bens a confutare lauto-interpretazione schmittiana del decisionismo come antipodo del romanticismo politico. La tesi dellopposizione tra decisionismo e romanticismo nasconderebbe, in realt, il fatto che sia i romantici tedeschi, sia Schmitt, sia altri due grandi contemporanei del giurista di Plettenberg, Heidegger e Jnger, sono figli della stessa tradizione filosofica della modernit, lo storicismo. 292 RP, p. IX.
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centralit al rapporto fra romanticismo e modernit, ovvero fra romanticismo, razionalismo moderno e liberalismo293. Sostiene, vero, che vi siano quattro movimenti di opposizione al razionalismo meccanicistico e astratto inaugurato da Cartesio294 e che il romanticismo possa essere ricondotto ad uno di questi, ma ritiene che qualificare il romanticismo come una mescolanza di diversi atteggiamenti anti-razionalistici non aiuti a cogliere la struttura spirituale di fondo del fenomeno romantico. Questi movimenti di opposizione al razionalismo, facilmente distinguibili gli uni dagli altri bench raramente si siano presentati nella storia allo stato puro, sono: 1- la reazione filosofica di Spinoza prima, di Hegel poi, 2- la posizione mistico-religiosa di M.me Guyon, Antoinette Bourignon e M.me Krdener, 3- la tendenza storico-tradizionalistica rappresentata da Vico, che del razionalismo rifiuta lastrattezza a-storica, e infine 4- il sentimentalismo estetizzante di cui Shaftesbury ci fornisce la prima espressione. Il romanticismo tedesco degli inizi del XIX secolo appartiene al quarto tipo di opposizione al razionalismo, cio ad un tipo di opposizione essenzialmente estetica. In realt, il concetto centrale a cui Schmitt ricorre per spiegare in modo pregnante la specificit storica della situazione spirituale del romanticismo il concetto di secolarizzazione (Skularisation), inteso come il moderno processo attraverso il quale alla realt metafisica del Dio tradizionale si sostituiscono altre forme di realt immanente nel ruolo di istanza suprema. Schmitt ritiene che la metafisica [sia] qualcosa di inevitabile295 e che, come per tutte le spiegazioni che vogliano essere davvero corrette, anche nel caso del romanticismo il miglior banco di prova [stia] nella metafisica296. Ciascun movimento spirituale si fonda, infatti, su di un atteggiamento ben determinato rispetto al mondo e su di una rappresentazione anche se non sempre consapevole di unistanza suprema e di un centro assoluto. Ebbene, la trasformazione subentrata nello sviluppo della metafisica tra il XVII e il XIX secolo consiste nella sostituzione della forma di realt suprema e pi certa della vecchia metafisica, il Dio trascendente, con due nuove entit: lUmanit e la Storia, i due nuovi demiurghi ai quali approda la moderna recherche de la ralit. Il primo, lUmanit, pu presentarsi sotto diverse forme: come popolo, nazione, comunit, proletariato, ma in ogni caso ha sempre una funzione rivoluzionaria. Lonnipotenza di questo nuovo demiurgo stata proclamata da Rousseau nel Contrat social. La Storia, invece, fa la parte del Dio conservatore: ci implica che, al contrario di quanto accadeva in
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Cfr. C. Galli, Genealogia della politica, cit., p. 196 e p. 200. RP, pp. 87-94. 295 RP, p. 21. 296 RP, p. 20.

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Rousseau, il popolo non pi il supremo signore di se stesso, ma solo il prodotto dello sviluppo storico297. Il richiamo alla durata, al longum tempus, il principale argomento dei conservatori e dei tradizionalisti di ogni epoca. La peculiarit dei romantici consiste nel fatto che, nella lotta tra le due nuove divinit (Umanit e Storia), questi si tirano indietro per salvaguardare la loro personalit soggettiva298 rifiutandosi cos di dover prendere una decisione in favore delluna o dellaltra istanza suprema. Allora, con il movimento romantico, che attua la sostituzione del soggetto geniale a Dio quale istanza suprema, il moderno processo di secolarizzazione portato al suo esito estremo. Questo soggetto debitore tanto della filosofia cartesiana (la struttura dello spirito romantico [ha] origine dal pensiero cartesiano: il punto di partenza infatti il cogito ergo sum, largomentazione per cui dal pensiero si passa allessere299), quanto dellIo assoluto di Fichte. La struttura occasionalistica del romanticismo individuata da Schmitt si fonda sulla sostituzione del concetto di occasione al concetto di causa. La relazione romantica con il mondo prescinde, infatti, dal concetto di causa. Il mondo, il Non-Io, in Fichte una creazione dellIo assoluto che ancora interagisce con la realt esterna secondo un meccanismo di rapporti causali: fra Io e mondo Fichte ammette una relazione adeguata e calcolabile, cio un rapporto di causa ed effetto. Latteggiamento romantico nei confronti del mondo, invece, si qualifica nel modo pi chiaro attraverso il concetto di occasio. Ci vuol dire che per i romantici i fatti non sono mai considerati nelle loro connessioni politiche, storiografiche, giuridiche o morali, ma sono soltanto loggetto di un interesse estetico e sentimentale300. A rigore non si pu neppure parlare di fatti o oggetti, ma di meri pretesti, di inizi, di punti elastici, di sollecitazioni, tutte perifrasi romantiche, queste, per il termine occasio. Nella storia della filosofia questo concetto ha esercitato un ruolo centrale nei sistemi dei cosiddetti occasionalisti: Graud de Cordemoy, Geulincx e Malebranche, che hanno inaugurato un nuovo e specifico atteggiamento metafisico. Questi filosofi, infatti, hanno conservato il Dio della tradizionale metafisica cristiana, ma hanno interpretato il rapporto di Dio col mondo come un rapporto occasionalistico: tutti gli accadimenti di questo mondo sono considerati come semplici pretesti occasionali per il dispiegamento dellattivit di Dio.
297 298

RP, p. 99. RP, p. 104. 299 RP, p. 130. 300 RP, p. 128.

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Con il romanticismo loccasionalismo si soggettivizza: il soggetto romantico, punto culminante della secolarizzazione, a considerare tutto il mondo come unoccasio per la propria attivit di poeticizzazione della realt. Novalis scrive significativamente che tutti i casi della nostra vita sono i materiali con cui possiamo fare ci che vogliamo, ogni cosa il primo anello di una catena infinita () ogni cosa linizio di un romanzo senza fine. Pertanto uno dei presupposti indispensabili perch la produttivit estetica del soggetto romantico si dispieghi lindividualismo della societ borghese: soltanto in una societ di questo tipo lindividuo privato pu divenire il sacerdote di s stesso. Allinizio della terza parte dellopera intitolata nello specifico Romanticismo politico - laltro guadagno di rilievo della monografia schmittiana, sul piano della storia delle idee, la netta distinzione fra teorici cattolici della controrivoluzione e romantici politici, sviluppata da Schmitt fino al punto di escludere che i romantici continuino ad essere tali dopo la loro conversione alla Chiesa cattolica301. Il nocciolo delle teorie controrivoluzionarie di Burke, Maistre e Bonald consiste nellesplicita convinzione che il diritto e lo Stato non possono sorgere dallattivit pianificatrice del singolo individuo302, non nascono dalloggi al domani, ma hanno bisogno di lunghi periodi di tempo per formarsi. Sebbene tutte le teorie controrivoluzionarie, nel sostenere che ogni attivit delluomo singolo che si fondi su principi razionalistici non possa approdare a nulla, anzi sia addirittura contraria al corso naturale delle cose, sembrino assai prossime ad identificarsi con la passivit politica dei romantici, Schmitt afferma che i fondatori del pensiero controrivoluzionario sono stati dei politici attivi capaci di assumersi determinate responsabilit. Il romanticismo politico e i suoi esponenti, invece, sono collocati sempre in una posizione di dipendenza: il criterio di distinzione tra la passivit politica dei romantici, capaci solo di un accompagnamento servile degli avvenimenti storici, e la prudenza di uomini politici, comunque attivi e responsabili, risiede nella presenza o nellassenza della capacit di decidere fra il giusto e lingiusto. Infatti, tanto la Rivoluzione quanto la Restaurazione, cos come ogni altro evento della storia e della politica, da un punto di vista romantico, sono equivalenti, perch non sono altro che occasiones, pretesti, per dare inizio al romanzo romantico303. Quando si disgregano le gerarchie dello spirito304
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Cfr. Galli, Introduzione a RP, p. XIII; cfr. anche RP, pp. 104-105. RP, p. 161. 303 In uno dei numerosi riferimenti a Rousseau presenti in RP Schmitt scrive: Il vero significato storico di Rousseau stato proprio questo, che ha romanticizzato concetti e argomenti del XVIII secolo, cos che del suo lirismo si avvantaggiata la Rivoluzione, tendenza vittoriosa di quellepoca. Il romanticismo tedesco ha romanticizzato dapprima la

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e lestetica diviene il nuovo Zentralgebiet, non sono possibili n decisioni religiose, morali o politiche, n concettualizzazioni scientifiche: questa la ragione dice Schmitt delle contraddizioni, solo apparentemente complesse, del romanticismo. Insomma, il romanticismo, e con esso il romanticismo politico, criticato da Schmitt non tanto perch inserito nel processo moderno della secolarizzazione e nella crisi della metafisica tradizionale, quanto piuttosto perch si mostra incapace di presa sulla realt, cio incapace di fornire una qualunque rappresentazione (Reprsentation) politica adeguata. La conclusione paradossale del saggio che il romanticismo politico una contraddizione in termini, il romanticismo politico finisce l dove inizia lattivit politica reale305 ed esiste un romanticismo politico tanto poco quanto una liricit politica306. Romanticismo politico stato accolto subito con interesse e, da parte di alcuni, con aperto entusiasmo. Die Schrift gehrt zu dem Bedeutendsten, was im letzten Jahrzehnt ber die Romantik geschrieben worden ist: questo il giudizio di Friedrich Meinecke307. Ernst Robert Curtius, daltra parte, in una lettera a Schmitt scrive: una vergogna per noi storici della letteratura che lunico ad adempiere significativamente al compito che deve proporsi la ricerca sul romanticismo cio di delimitare consapevolmente un preciso complesso storico sia un giurista308. Come ha osservato Gyrgy Lukcs, si mostrano daccordo con Schmitt quegli studiosi non ancora intellettualmente, politicamente o sentimentalmente predisposti ad accogliere la moda neo-romantica dei primi anni di Weimar. Il pi influente intellettuale marxista dellepoca, secondo il quale il lavoro di Schmitt diventato presto famoso a ragione, lamenta per lassenza di un pi approfondito esame del punto cruciale per il marxismo, del resto correttamente individuato da Schmitt: il fondamento sociologico del romanticismo nel mondo borghese. Schmitt si limitato secondo Lukcs ad affermare lesistenza del legame tra romanticismo impolitico ed individualismo borghese, senza esaminare a sufficienza la stratificazione interna della borghesia tedesca, senza cio ricercare quale strato [della
Rivoluzione, poi la Restaurazione dominante, e dopo il 1830 ridiventato rivoluzionario. Malgrado le sue ironie e i suoi paradossi, il romanticismo rivela di essere in una costante posizione di dipendenza (p. 238). 304 RP, p. 19. 305 RP, p. 235. 306 RP, p. 238. 307 La citazione di Meinecke tratta da J.W. Bendersky, Politische Romantik: Intellectual Critique nd Enduring Scholarly Influence, in H. Quaritsch (Hrsg.), Complexio Oppositorum, cit., pp. 465-490 (: 465). 308 Ivi, p. 479.

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borghesia] il romanticismo tedesco rappresenti e a quale gesellschaftliche[s] Sein la struttura del pensiero romantico si conformi309. In conclusione, in Romanticismo politico emerge che per Schmitt la secolarizzazione vista dalla parte dellindividuo pu produrre esiti spoliticizzanti: decisione, capacit di rappresentazione, presa sulla realt sono le pi gravi carenze degli intellettuali romantici; in Teologia politica, come si vedr, emerge che la secolarizzazione vista dalla parte dello Stato e dei suoi concetti giuridici, in primis il concetto di sovranit, svela al contrario lorigine concreta dellordine dalla decisione politica tout court del sovrano. 2.2. Teologia politica: il concetto di sovranit tra eccezione e decisione Il saggio del 1922 Teologia politica. Quattro capitoli sul concetto di sovranit il Grundwerk del decisionismo schmittiano e va letto, come suggerisce lo stesso Schmitt nella Premessa alla seconda edizione del 1934, in parallelo con il saggio del 1929 Lepoca delle neutralizzazioni e delle spoliticizzazioni. Il saggio consta di quattro brevi capitolo: 1. Definizione della sovranit; 2. Il problema della sovranit come problema della forma giuridica e della decisione; 3. Teologia politica; 4. La filosofia dello Stato della controrivoluzione (De Maistre, Bonald, Donoso Corts). I primi due si incentrano sulla definizione dei concetti di sovranit, eccezione e decisione. Gli altri due forniscono una sociologia del concetto di sovranit ed espongono il teorema schmittiano della modernit come secolarizzazione. Ai fini di un discorso sulla teoria schmittiana della democrazia il saggio Teologia politica rilevante da due punti di vista. Da un lato il legame sovranit-eccezione-decisione vigorosamente stretto sin dallincipit del saggio - Souvern ist, wer ber den Ausnahmezustand entscheidet consente di vedere come il concetto centrale dello Stato assoluto (sovranit del monarca) prima, dello Stato democratico (sovranit del popolo) poi, sia trattato da Schmitt negli anni Venti del XX secolo, quando ormai sono insediate e funzionanti le istituzioni democratiche della Repubblica di Weimar. In questo contesto, costruendo un parallelismo tra la reazione al positivismo giuridico formalistico che si realizza sul piano del diritto civile e quella che si muove, invece, sul piano del diritto pubblico, si vuole proporre uninterpretazione del concetto di eccezione come Verfassungslcke, ovvero come eccezione o lacuna costituzionale che si d allinterno di una costituzione democratica presupposta come
309

Ivi, pp. 482-483.

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ordinamento incompleto. Dallaltro lato il teorema schmittiano della modernit come secolarizzazione del teologico nel politico, nei due sensi diversi in cui la secolarizzazione pu essere intesa in Schmitt come conservazione o come neutralizzazione , consente di analizzare il rapporto della democrazia con la trascendenza e limmanenza. Individuando negli ambiti (Zentralgebiete) del teologico, del metafisico, del moraleumanitario e del tecnico-economico le tappe di questo processo nei secoli che vanno dal XVI al XX, vengono ridisegnati di volta in volta i termini del conflitto in cui il politico si manifesta e viene aperta la dimensione allinterno della quale la democrazia moderna diventa possibile310. 2.2.1. Il concetto di sovranit era gi stato fatto oggetto di uno studio approfondito da parte di Kelsen, Il problema della sovranit e la teoria del diritto internazionale, del 1920. Kelsen ed il normativismo sono, in effetti, i principali obiettivi polemici di Teologia politica. I tipi di pensiero giuridico vengono a questaltezza ridotti a due: decisionismo e normativismo. Ad essi si aggiunger in ber die drei Arten der rechtswissenschaftlichen Denken del 1934 listituzionalismo. Il positivismo, invece, non viene considerato un tipo puro: esso non che decisionismo degenerato, ovvero il momento in cui la decisione dimentica la propria eccezionalit originaria e pretende di porre un sistema chiuso e perfetto di norme311, perci giuridicamente cieco, riferito alla forza normativa del fattuale - il richiamo evidentemente a Jellinek invece che a una vera decisione. Nella breve Premessa alla seconda edizione di Teologia politica del 1934 Schmitt ribadisce, a distanza di dodici anni, quale fossero gli obiettivi polemici del testo: il normativismo liberale e la forma istituzionale da esso assunta, lo Stato di diritto, in una parola Hans Kelsen312. Il giurista austriaco, del resto, non rappresenta solo un avversario per Schmitt, ma anche colui che, pur senza coniare unespressione precisa per nominare la cosa, ha individuato lanalogia strutturale tra i concetti teologici della religione e lordinamento giuridico dello Stato. In Il problema della sovranit, che Schmitt certamente conosce bene quando scrive Teologia politica, Kelsen, dopo aver indicato lerrore fondamentale del discorso sullessenza dello Stato nel fatto di aver concepito lo Stato
Il discorso schmittiano sulla secolarizzazione in et moderna prosegue anche oltre Teologia politica con lo studio su Hobbes del 1938, Il Leviatano nella dottrina dello Stato di Thomas Hobbes, nonch con larticolo Il compimento della riforma del 1965 e si articola lungo tutta la vita del giurista fino a Teologia politica II del 1970. 311 C. Galli, Genealogia della politica, cit., p. 368. 312 Cfr. sul rapporto tra Kelsen e Schmitt C. Galli, Genealogia della politica, cit., pp. 297302.
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come realt naturale313 e di averlo personificato ed ipostatizzato producendo un pericoloso raddoppiamento di Stato - il soggetto che pone il diritto - e diritto - loggetto posto dallo Stato -, osserva, in un brano piuttosto lungo che per la chiarezza espositiva della tesi centrale merita di essere riportato in tutta la sua estensione, che c una forte analogia tra la tecnica concettuale della teologia e quella della giurisprudenza entrambe sono discipline normative e, specialmente, una straordinaria parentela tra la struttura logica del concetto di Dio e quella del concetto di Stato. E qui ovvio rinviare al parallelo che c tra la scissione dello Stato, materialmente identico, in ordinamento giuridico oggettivo e in soggetto di obblighi e diritti, sottoposto allordinamento giuridico da cui derivano obblighi e diritti, e quella scissione con la quale la teologia cattolica scinde la divinit in Padre e Figlio. Nella rappresentazione di un Dio-Figlio sottoposto a un Dio-Padre la teologia rinuncia al momento di un volere supremo, momento che immediatamente (anche se non mediatamente) essenziale al concetto di Dio, e allattributo dellonnipotenza. Cos la giurisprudenza, per quanto concerne la persona statale, rinuncia alla sovranit314. In Teologia politica Schmitt non si astiene dal riconoscere apertamente a Kelsen il merito di avere individuato la parentela logica di teologia e giurisprudenza315. Lanalogia tra teologia e giurisprudenza da un lato, tra Dio e Stato dallaltro, esposta in modo cristallino anche in un altro saggio di Kelsen intitolato significativamente Gott und Staat316, contemporaneo alla Teologia politica schmittiana. In questo saggio dove, diversamente da Schmitt, Kelsen si richiama anche a Freud e alla psicologia per studiare lanalogia tra il piano sociale, compreso il fenomeno giuridico, e il piano religioso dellesperienza delluomo a partire dalla coscienza dellindividuo317, sono presenti alcuni punti di contatto con Teologia politica e decisive divergenze
H. Kelsen, Il problema della sovranit e teoria del diritto internazionale. Contributo per una dottrina pura del diritto, Milano, Giuffr, 1989, p. 17. 314 Ivi, pp. 33-34. 315 CP, p. 64. 316 Il saggio apparso originariamente sulla rivista Logos. Internationale Zeitschrift fr Philosophie der Kultur, Bd. 11, 1922-1923, pp. 261-284, fa parte della raccolta H. Kelsen, Dio e Stato. La giurisprudenza come scienza dello spirito, cit., pp. 137-164. 317 Tanto gli atteggiamenti sociali, quanto quelli religiosi, hanno riconosce Kelsen - la stessa radice psichica. Seguendo la lezione di Freud il giurista austriaco afferma: il rapporto del figlio col padre che penetra nella mente del fanciullo come un gigante, come una forza superiore, e diventa per il fanciullo lautorit per eccellenza. Anche in seguito ogni autorit viene vissuta come padre e come sostituti del padre appaiono il dio venerato, leroe ammirato, il principe amato con rispettoso timore, solo come rappresentanti del padre queste autorit possono suscitare per s tutti quegli stati di eccitazione psichica che fanno gli uomini bambini senza volont propria, senza opinioni proprie (H. Kelsen, Dio e Stato, cit., p. 144).
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di vedute. Partiamo da queste ultime. Criticando il concetto della personalit dello Stato elaborato dalla teoria generale di Gerber, Kelsen afferma che quando la persona chiamata Stato, che la coscienza giuridica forma per illustrare lunit del sistema giuridico, ipostatizzata nel modo usuale e contrapposta come entit particolare al diritto della cui unit questa persona statale solo lespressione c esattamente lo stesso problema o pseudo-problema della teologia318. La trascendenza dello Stato rispetto allordinamento giuridico lanalogo secolare della trascendenza di Dio rispetto al mondo. Questa trascendenza viene negata da Kelsen con la tesi dellidentit di Stato ed ordinamento giuridico, mantenuta invece in Schmitt con la scissione del concetto di ordinamento giuridico nei due concetti di situazione normale e situazione normata e con la constatazione, dal sapore bismarckiano, che nello stato di eccezione lo Stato continua a sussistere, mentre il diritto viene meno319. In effetti, lidea della priorit dello Stato sulla costituzione che Schmitt fa propria tipica della Staatslehre tedesca dellOttocento ed stata espressa con una metafora calzante dal cancelliere Bismarck in un discorso parlamentare pronunciato a un decennio dal raggiungimento dellunit politica della Germania: lo Stato la casa solidamente costruita, mentre la costituzione, rispetto a questa casa, rappresentabile come un determinato arredamento, il lusso che si pu permettere solo chi gi possiede una solida casa320. Prendendo le distanze dalla giuspubblicistica tedesca dellOttocento rappresentata dalla linea Gerber-Laband-Jellinek, Kelsen nega che possano esistere, luna accanto allaltra, una Staatslehre e una Rechtslehre e, una volta identificati Stato ed ordinamento giuridico (cos come Dio e ordine cosmico), risolve la prima disciplina nella seconda: una dottrina dello Stato distinta dalla dottrina del diritto possibile solo finch si crede alla trascendenza dello Stato rispetto al diritto, allesistenza, meglio: alla pseudo-esistenza, di uno Stato meta-giuridico, sovra-giuridico321.

Ivi, p. 150. CP, p. 39. Poich lo stato di eccezione sostiene Schmitt - ancora qualcosa di diverso dallanarchia o dal caos, dal punto di vista giuridico esiste ancora un ordinamento, anche se non si tratta pi di un ordinamento giuridico. 320 I passi del discorso di Bismarck sono tratti da H. Mohnhaupt D. Grimm, Verfassung. Zur Geschichte des Begriffs von der Antike bis zur Gegenwart, Berlin, Duncker & Humblot, 1995, p. 134: Schaffen wir zunchst einen festen, nach auen gesicherten, in Innern fest gefgten, durch das nationale Band verbundenen Bau und dann fragen Sie () in welcher Weise mit mehr oder weniger liberalen Verfassungseinrichtungen das Haus zu mblieren sei. 321 H. Kelsen, Dio e Stato. La giurisprudenza come scienza dello spirito, cit., p. 150.
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Mentre Kelsen sostiene che non si possono mettere diritto e Stato nella opposizione di idea e realt322, Schmitt affronta il problema della sovranit e dellordinamento giuridico tramite il concetto, risalente a Der Wert des Staates und die Bedeutung des Einzelnen, di Rechtsverwirklichung323. La sovranit non va definita per Schmitt come monopolio della sanzione o del potere ma come monopolio della decisione ultima (Letztentscheidung): in ci consiste lessenza della sovranit324. Il concetto di sovranit si configura dunque come un concetto limite, che si applica non al caso normale, ma al caso estremo, cio eccezionale. La decisione sullo stato deccezione, di cui Schmitt parla per la prima volta nella Teologia politica del 1922, ma che preparata - oltre che negli scritti giuridici giovanili - nella Dittatura del 1921 sulla base della distinzione tra norma del diritto e norma di attuazione del diritto, configura una sorta di sovranit prima dello Stato ed eventualmente anche oltre lo Stato. Alla rimozione kelseniana del concetto di sovranit come residuo del soggettivismo, del personalismo, dello psicologismo perch ingenuo pensare che la sovranit sia un dato empirico, ovvero lespressione della volont della persona giuridica dello Stato fa da contraltare la potente riaffermazione schmittiana dellattualit del concetto di sovranit, che consente di pensare sia lorigine della politica moderna (a partire in pratica dalla crisi aperta dalle guerre di religione, in teoria da Bodin e, soprattutto, da Hobbes), sia la crisi che essa attraversa nel XX secolo. Daltra parte rifiutando lopposizione kelseniana di sociologia e scienza giuridica, e sviluppando invece il metodo weberiano della sociologia dei concetti giuridici, Schmitt propone una sociologia del concetto di sovranit325. Il concetto teologico di miracolo compare sia in Dio e Stato sia in Teologia politica. In Kelsen il miracolo del diritto consiste nel dualismo di Stato e diritto: il miracolo si propone in una veste molto raffinata nella Selbstverpflichtung, ovvero nellauto-obbligazione dello Stato affermata dalla dottrina del diritto pubblico di Jellinek. La metamorfosi dello Statopotere nello Stato-diritto il mistero ovvero il miracolo dellautoobbligazione jellinekiana. In una situazione analoga si trova la teologia quando da un lato ammette che Dio crea il mondo come natura, cio come unit sistematica delle leggi naturali, e dallaltro, per salvaguardare la trascendenza e la libert del Creatore rispetto al creato, riconosce lesistenza
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Ivi, cit., p. 152. C. Galli, Genealogia della politica, cit., p. 333. 324 CP, p. 40. 325 CP, p. 66.

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dei miracoli nei quali si esprime lassoluta potenza di Dio. Il concetto teologico di miracolo si trova anche nella Teologia politica schmittiana, dove presentato in analogia con quel concetto generale della dottrina dello Stato che lo stato di eccezione. In Schmitt lanalogia tra Ausnahmezustand e Wunder, in Kelsen lanalogia tra personalit dello Stato e Wunder. Kelsen, col proprio normativismo, giunge a formulare una teoria giuridica pura dello Stato che , in definitiva, una dottrina dello Stato senza Stato e senza sovranit. Schmitt, col proprio decisionismo, riporta invece al centro del discorso la dottrina della sovranit come pensiero dellorigine non giuridica e non razionale della sovranit che precede e crea lo Stato326. Lorigine cui Schmitt pensa non ridotta, formalisticamente, allauto-limitazione jellinekiana, ma esiste concretamente e storicamente come decisione sovrana sullo stato di eccezione e una tale decisione sovrana pu ripetersi ogniqualvolta si verifichi un caso estremo, unemergenza suprema non prevista dallordinamento giuridico vigente, perch indescrivibile. 2.2.2. Il decisionismo schmittiano pu essere interpretato oltre che come la chiave di lettura della genesi, dello sviluppo e della crisi della mediazione razionale moderna questa la tesi di Carlo Galli che vede nel decisionismo un pensiero dellorigine -, anche come parte di una teoria costituzionale che Schmitt svilupper in tutta la sua profondit in Dottrina della costituzione del 1928 in contrasto rispetto alla teoria generale dello Stato. Si vuole, cio, sostenere lesistenza di una analogia tra i movimenti antiformalisti che, con lo sguardo rivolto prevalentemente al diritto civile, si oppongono al positivismo giuridico in merito alla teoria della completezza dellordinamento perch ne constatano le lacune (Lcken), ed il decisionismo schmittiano che, con lo sguardo rivolto invece allo Stato e al suo diritto pubblico, si propone come alternativa critica allAllgemeine Staatslehre della tradizione ottocentesca e primo-novecentesca e al normativismo kelseniano in merito alla pacifica risoluzione di politico , giuridico e statale perch ne constata lincapacit di far fronte allo stato deccezione. Lanalogia sussistente tra le posizioni antiformalistiche nel diritto civile e la posizione antiformalistica, cio decisionistica, la Schmitt nel diritto pubblico e costituzionale si fonda sullanalogia tra Ausnahme e Lcke, tra eccezione e lacuna. La decisione sul caso di eccezione pu essere considerata, cio, una decisione su un caso di Verfassungslcke, cio su un caso di lacuna nella costituzione dello Stato. Proprio perch la costituzione
Cfr. sul pensiero schmittiano e in particolare sul suo decisionismo come pensiero dellorigine C. Galli, Genealogia della politica, cit., p. 333 e p. 338.
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dello Stato non completa, proprio perch in essa lelemento giuridico e statale non riesce pi a contenere il politico, richiesta in Schmitt la decisione sovrana sullo stato di eccezione. Questa interpretazione delleccezione come lacuna della costituzione trova pi di una conferma allinizio di Teologia politica. In primo luogo Schmitt affronta il problema della competenza, prevista o meno nella costituzione di un qualsiasi Stato, su chi debba decidere in presenza di un extremus necessitatis casus. Quindi, con esplicito riferimento alla Costituzione weimariana del 1919, tratta dellart. 48 sui Diktaturgewalten attribuiti al Presidente della Repubblica. La disputa intorno alla sovranit non verte sulla definizione da dare al concetto in s, ma sul concreto impiego del potere sovrano327. Tanto il presupposto quanto il contenuto della competenza sono necessariamente illimitati. Lillimitatezza del presupposto equivale alla imprevedibilit ed indescrivibilit delleccezione: leccezione, non essendo descrivibile, la lacuna, sempre possibile, che si apre nellordinamento costituzionale; non si pu pertanto cercare nel testo costituzionale la normativa per stabilire quando uneccezione si verifichi effettivamente. Lillimitatezza del contenuto della competenza una conseguenza della indescrivibilit, ovvero della concretezza, delleccezione: lordinamento giuridico vigente non pu prescrivere quali misure debbano concretamente essere prese per far fronte allemergenza. La costituzione scrive Schmitt pu al pi indicare chi deve agire in un caso siffatto. Se questa azione non sottoposta a nessun controllo, se essa non ripartita in qualche modo, secondo la prassi della costituzione dello Stato di diritto, fra diverse istanze che si controllano e si bilanciano a vicenda, allora diventa automaticamente chiaro chi il sovrano328. I difficili rapporti tra il centro e la periferia, ovvero tra il Bund e gli Stati tedeschi dopo lunificazione del Reich del 1871, offrono un esempio della difficolt di risolvere il problema della decisione sovrana nei casi in cui la competenza di decidere non sia regolata dalla costituzione. Non un caso che in Germania, per distinguere lo Stato federale, che detiene la sovranit, dagli Stati federati, che detengono la sola potenza statale, si siano coniati i concetti di Staatssouvernitt e di Staatsgewalt329. E non un caso che Schmitt, trattando il problema della sovranit-eccezione-decisione in relazione al neonato Reich bismarckiano riporti largomento proposto dal giurista Max von Seydel a dimostrazione della tesi che i singoli Stati erano
CP, p. 34. CP, p. 34. 329 Cfr. O. Beaud, La potenza dello Stato, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2002, p. 11.
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sovrani: Seydel, teorico dello Stato di origine bavarese, nutriva, come gli abitanti degli Stati del Sud in generale, un forte attaccamento per lindipendenza politica e unaltrettanto forte ritrosia a riconoscere la sovranit dello Stato federale, cui preferiva il modello della Confederazione di Stati sovrani330. In effetti la stessa nozione di Stato federale non era del tutto chiara al momento della fondazione del II Reich e dellentrata in vigore della Costituzione del 1871 e solo il progressivo rafforzamento politico del Reich port a concludere che si trattava di uno Stato federale sovrano. Al contrario Paul Laband, che in tutte le edizioni del suo Deutsches Reichstaatsrecht cerca di assumere una posizione moderata nella disputa tra centro e periferia che non offenda i membri della Federazione, riducendoli a mere province, per un convinto assertore della sovranit, quindi della natura statuale, della Federazione. Schmitt introduce a questo punto il tema dellart. 48 della Costituzione di Weimar, il quale attribuisce al Presidente della Repubblica la competenza di dichiarare lo stato di eccezione e di prendere le misure necessarie a ristabilire la normalit violata. Nellart. 48 - che attribuisce questa competenza ad una precisa istituzione dello Stato ma non si esprime nel merito dei presupposti dello stato deccezione n del contenuto della competenza stessa, e che prevede un pienezza illimitata di potere nelle mani del Presidente - giace il punto pi difficile della questione se i Lnder tedeschi siano o no Stati331. Il riferimento allart. 48 non giustificato quindi solo dai poteri dittatoriali ivi riconosciuti al Presidente, ma anche dal primo comma dellarticolo, quello relativo alla cosiddetta Reichsexekution: Se un Land non adempie agli obblighi impostigli dalla costituzione o da una legge del Reich, il Presidente pu costringervelo con laiuto della forza armata332. In Germania la discussione sulla sovranit, che negli anni di Weimar coinvolge in particolare Schmitt e Kelsen, risulta importante proprio per la continuit che essa ha avuto nel tempo e per la diversit degli scopi perseguiti: mentre negli anni Settanta e Ottanta del XIX secolo il concetto di sovranit serve per affermare la statualit della struttura imperiale e le divergenze dopinione tra i teorici dello Stato vertono sulla natura federale o confederale del Reich, negli anni Venti del XX secolo la sovranit oggetto di accese dispute nel contesto della crisi dello Stato come forma dellunit politica sovraordinata rispetto alla societ civile, crisi
M. v. Seydel, Kommentar zur Verfassungsurkunde fr das deutsche Reich, Freiburg (i. B), Mohr, 2. umgearbeitete Auflage, 1897. Cfr. in merito al tema della forma di Stato del II Reich Stato federale o Confederazione di Stati - F. Lanchester, Le costituzioni tedesche da Francoforte a Bonn, cit., pp. 32-35. 331 CP, p. 38. 332 Cfr. F. Lanchester, Le costituzioni tedesche da Francoforte a Bonn, cit., p. 200.
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dovuta sia alla sconfitta militare, sia alla democratizzazione e alla conseguente forte politicizzazione della forma giuridica pensata dalla Allgemeine Staatslehre ottocentesca. In Dottrina della costituzione Schmitt accenna alla teoria delle lacune nellambito della ricostruzione dello sviluppo del sistema parlamentare in Germania e sembra avvalorare questa interpretazione delleccezione come lacuna costituzionale indicando la stretta connessione esistente tra il caso di Verfassungslcke e il problema della sovranit. Il caso di eccezione preso in esame non riguarda i rapporti tra centro e periferia, bens il conflitto costituzionale tra il cancelliere Bismarck ed il Landtag prussiano combattuto tra il 1862 e il 1866333, prima quindi dellunit politica della Germania, quando in Prussia vigeva la Costituzione del 1850. Il conflitto costituzionale che vede contrapposti il cancelliere ed il parlamento prussiano verte sullapprovazione della legge sul bilancio, che era una competenza una delle pochissime del parlamento nellambito della forma di Stato dualistica propria della monarchia costituzionale prussiana. Schmitt sviluppa in proposito le seguenti considerazioni: linfluenza politica del parlamento sul governo poteva ancora farsi valere solo con un rifiuto del bilancio di previsione e dei crediti. Anche questo tentativo fall durante il conflitto prussiano fra camera dei deputati e governo nel 1862 e 1866. La camera dei deputati rifiut la sua approvazione al bilancio preventivo, ma il governo continu gli affari senza bilancio preventivo e dichiar lo stato di assenza del bilancio come qualcosa di non propriamente normale, ma nemmeno incostituzionale (etwas zwar nicht Normales aber nicht Verfassungswidriges), poich qui cera una lacuna nella costituzione (Lcke in der Verfassung). [] In realt si tratta della questione della sovranit, la cui soluzione in questo modo [scil. seguendo linterpretazione del positivismo formalistico] elusa334. Schmitt riporta anche le considerazioni svolte in merito da Gerhard Anschtz, per il quale la questione se si debba procedere nel caso di uninesistente legge sul bilancio pubblico non una questione giuridica. Mentre un giurista di formazione giuspositivista come Anschtz afferma allora del tutto conseguentemente: das Staatsrecht hrt hier auf, Schmitt sostiene che proprio in questa situazione eccezionale emerge la fondamentale questione della sovranit e della decisione: sovrano nel conflitto costituzionale del 1862-66 il governo, che prende la decisione di proseguire nella sua azione senza lapprovazione del bilancio, mentre il parlamento ne esce sconfitto.

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G.L. Ulmen, Politischer Mehrwert, cit., p. 224-257. DC, p. 437.

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Gary Ulmen nello studio su Weber e Schmitt gi richiamato Politischer Mehrwert distingue tra ben tre diverse fattispecie di lacune che emergerebbero nella Teologia politica di Schmitt: le lacune casuali (zufllige), le lacune intenzionali (beabsichtigte) e le lacune esistenziali (existentielle): Es gibt daher mindestens drei gattungsmige, im Gegensatz zu Webers deskriptiven, Typen von Verfassungslcken. Neben zuflligen Lcken stehen beabsichtigte, nmlich solche, die dem Monarchen oder der Exekutive einen gewissen Spielraum gewhren. Schlielich gibt es auch und zwar notwendigerweise existentielle Lcken; denn die Verfassung kann Krisen, die ihre Existenz und die von ihr garantierte politische Ordnung bedrohen, nicht voraussehen335. Messe da parte le lacune casuali e quelle intenzionali, sono le lacune esistenziali a costituire in Schmitt leccezione che sta a fondamento dellordine costituito e, contemporaneamente, pu rappresentare la causa del suo sfondamento. Hier verbindet Schmitt prosegue Ulmen - die Verfassungslcken direkt mit dem Ausnahmezustand und der Entscheidung. Eine Verfassung ohne Lcken setzt notwendig ein normatives Utopia, in dem es keine Ausnahme gibt, voraus336. Una costituzione priva di lacune costituzionali, ovvero un ordine politico privo di eccezione, per Schmitt uninconcepibile utopia tanto quanto per gli antiformalisti di formazione civilistica uninconcepibile utopia un ordinamento giuridico privo di lacune. Carlo Galli in Genealogia della politica insiste sul fatto che ogni decisione presuppone uninterpretazione, una decisione interpretante nella misura in cui stabilisce che un determinato evento storico-concreto effettivamente uno stato di eccezione337. Il problema che Galli solleva allora quello delle finalit della decisione. Detto in altri termini: Schmitt pensa la decisione in senso conservatore o in senso rivoluzionario? Si tratta () di capire argomenta Galli se Schmitt in Teologia politica abbia in mente un decisionismo giuridico, che penserebbe leccezione avendo come prospettiva solo la sospensione a scopi difensivi dellordinamento esistente (in pratica attraverso leggi speciali), e se da qui evolva in seguito verso un decisionismo duro, che vedrebbe nelleccezione loccasione per la creazione di un ordine nuovo, cio il sovvertimento radicale di tutto lordinamento338. Linterpretazione delleccezione come lacuna costituzionale che si voluta sostenere in questa sede suggerisce di attribuire alla decisione cos come essa trattata da Schmitt in Teologia politica la natura di decisione sospensiva a scopi difensivi.
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DC, p. 242. DC, p. 243. 337 C. Galli, Genealogia della politica, cit., p. 336 e p. 339. 338 Ivi, p. 336.

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Leccezione non si presenta, dunque, in Schmitt come il limite esterno oltre il quale il diritto dello Stato non pu andare: il caso di eccezione, infatti, resta accessibile alla teoria politica e alla teoria costituzionale cos come la lacuna del diritto resta accessibile alla scienza giuridica, poich entrambi gli elementi, la norma e la decisione, permangono nellambito del dato giuridico. Sarebbe una grossa trasposizione della disgiunzione schematica fra sociologia e scienza del diritto voler affermare che leccezione non ha alcun significato giuridico ed , di conseguenza, sociologica339. Una filosofia della vita concreta quale vuole essere il decisionismo schmittiano - non pu ritirarsi davanti al caso estremo, anzi deve interessarsi ad esso al pi alto grado340. Riportando un passo di Kierkegaard Schmitt afferma, con le parole del teologo protestante, la priorit delleccezione rispetto alla norma, ovvero del decisionismo rispetto al normativismo: leccezione spiega il generale e se stessa. E se si vuole studiare correttamente il generale, bisogna darsi da fare solo intorno ad una reale eccezione. Essa porta alla luce tutto molto pi chiaramente del generale stesso341. 2.2.3. Schmitt non d, invece, una definizione univoca della decisione. In effetti, alla multidisciplinariet, allindeterminatezza sconfinante nellambiguit, al fascino evocativo che caratterizzano molti dei concetti schmittiani non sfugge neppure il concetto di decisione. La decisione pu essere intesa, ed effettivamente si presenta nei testi schmittiani, in almeno quattro accezioni diverse: come decisione del giudice in un procedimento giudiziario (Gesetz und Urteil); come decisione del sovrano che fonda lordine dal conflitto (Politische Theologie); come decisione di quel particolare soggetto sovrano che il popolo e che, esercitando il potere costituente, decide sulla propria costituzione politica (Verfassungslehre); infine come decisione del legislatore che si muove allinterno dellordinamento giuridico e politico costituito ed esprime la propria volont nella forma della legge (Verfssungslehre) 342. Decisione giudiziale, decisione
CP, p. 39. CP, p. 41. 341 CP, p. 41. 342 Cfr. Sulle origini del concetto di decisione nelle opere giovanili di Schmitt M. Nicoletti, Die Ursprnge von Carl Schmitts Politische Theologie, in H. Quaritsch (Hrsg.), Complexio Oppositorum. ber Carl Schmitt, Berlin, Duncker & Humblot, 1988, pp. 109-128. Il saggio riproposto in parte in M. Nicoletti, Trascendenza e potere. La teologia politica di Carl Schmitt, Brescia, Morcelliana, 1990, pp. 15-81 (Parte prima. Un ponte sopra labisso. Le radici della teologia politica). Individuato nel dualismo neokantiano di forma astratta e contenuto concreto lorizzonte da cui prende le mosse la riflessione giovanile di Schmitt, Nicoletti insiste sullemergere - sin dallo scritto giuridico del 1912 Gesetz und Urteil - della
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politica della persona del sovrano, decisione politica costituzionale del popolo, decisione legislativa sono le quattro fattispecie individuate da Gnter Maschke nel saggio Die Zweideutigkeit der Entscheidung raccolto in Complexio Oppositorum343. Concentrando la propria attenzione su Teologia politica, Maschke sottolinea per un'altra ambiguit di fondo del concetto di decisione, quella che vede la decisione oscillare tra il paradigma decisionistico hobbesiano ed il paradigma decisionistico donosiano. Mettendo in secondo piano latomismo ed il contrattualismo hobbesiani, ovvero il dispositivo di autorizzazione che, legando autore e attore, istituisce il rappresentante sovrano, in Teologia politica Schmitt interpreta Hobbes come il rappresentante classico del tipo decisionistico del pensiero giuridico: lantitesi di auctoritas e veritas ed il nesso tra decisionismo e personalismo costituiscono la cifra della prestazione giuridica e politica dellautore del Leviatano344. Daltra parte, la consapevolezza che il tempo richiede una decisione la caratteristica propria anche dei filosofi dello Stato della controrivoluzione: Maistre, Bonald e soprattutto Donoso

decisione come ponte, come termine medio tra i due regni, che appaiono contrapposti, dellessere e del dovere. Lambito disciplinare allinterno del quale si muove questo studio ancora quello del diritto penale e il tipo di decisione presa in esame solo quella del giudice. Le analisi di Schmitt non si discostano da quelle che in quegli stessi anni andavano facendo gli esponenti del Movimento del diritto libero, ma la soluzione proposta da Schmitt diversa tanto dalla soluzione di Kantorowicz (Freirechtslehre) tanto da quella del positivismo giuridico, che pone il criterio della giustezza della decisione nella corretta applicazione della legge positiva mediante il procedimento logico-deduttivo. Il processo giuridico nota Nicoletti - diviene cos rivelatore di una dimensione pi ampia: lorizzonte della normativit, della universalit, della regola, non comprende tutta la realt. Dalla norma universale alla realt particolare vi una rottura, uninterruzione, ma questa rottura non come in Hegel un tributo da pagare sullaltare della realizzazione delluniversale () Nel momento della rottura, dellinterruzione, della crisi, la decisione viene ad assumere un valore fondativo in rapporto alla costituzione dellordine reale e della sua comprensione (Ivi, pp. 25-27). In Gesetz und Urteil (Mnchen, Becksche Verlagsbuchhandlung, 1969, p. 82) compare, in effetti, una sentenza Die Begrndung gehrt zur Entscheidung, che prelude ai successivi sviluppi del decisionismo schmittiano. Invece di sancire la frattura ed allargare il divario esistente tra Sein e Sollen come fa Kelsen, Schmitt trova nella decisione la possibilit della fondazione dellordine e della sua comprensione a partire dal momento che lha originato. 343 G. Maschke, Die Zweideutigkeit der Entscheidung Thomas Hobbes und Juan Donoso Corts im Werk Carl Schmitts, in H. Quaritsch (Hrsg.), Complexio Oppositorum, cit., pp. 193-222; il saggio di Maschke disponibile in traduzione italiana: Lambiguit della decisione. Thomas Hobbes e Juan Donoso Corts nellopera di Carl Schmitt, in Behemoth, 1988, n. 4, pp. 3-6 (prima parte del saggio) e Behemoth, 1989, n. 6, pp. 1932 (seconda parte del saggio). Qui si segue il testo tedesco originale. 344 CP, p. 57.

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Corts345. Per tutti i controrivoluzionari lalternativa radicale, sostiene Schmitt, quella tra cattolicesimo ed ateismo (nel caso di Donoso tra cattolicesimo e socialismo ateo), tra decisione ed eterno dialogo dei romantici, tra dittatura e discussione. Hobbes e Donoso Corts sono i modelli, assolutamente inconciliabili luno con laltro, del decisionismo schmittiano, attraversato perci da uninsanabile contraddizione. La contraddizione si mostra quando si pone la decisione in relazione alla verit. Mentre la decisione del sovrano hobbesiano avviene in assenza di una verit e di un ordine dellessere, la decisione di Donoso, al contrario, invocata in nome di una verit rivelata e allinterno di un ordine dellessere creato da Dio. Mentre della decisione hobbesiana si pu davvero dire che nasca dal nulla, che sia richiesta cio dalla percezione di una sorta di nichilismo ante litteram, la decisione di Donoso si fonda sulla verit del cattolicesimo romano. Il contrasto tra lautore del compimento della Riforma ed il cattolico spagnolo ultramontano nasconde, quindi, due diverse concezioni della decisione e due diverse fondazioni della sovranit. Il contrasto tra i due autori cari a Schmitt pu essere dipinto come lotta tra decisione indifferente alla verit e decisione per la verit, tra unit mediante la neutralizzazione del conflitto di religione ed unit mediante la riaffermazione della religione, tra Creator pacis e Defensor pacis, tra limitazione dellostilit ed esasperazione dellostilit, tra ordine artificiale del Moderno e ordine controrivoluzionario anti-moderno, infine tra legalit tecnico-funzionalistica e legittimit sostanziale. Si tratta, certo, di una serie di semplificazioni delle posizioni di Hobbes e Donoso Corts, le quali, per, si rivelano utili per cogliere la problematicit insita nel concetto schmittiano di decisione. Laffermazione di Donoso: cuando la legalidad basta para salvar la sociedad, la legalidad; cuando no basta, la dictadura346, non affatto unaffermazione dal sapore hobbesiano dettata dal desiderio di evitare la guerra civile; corrisponde piuttosto alla volont di salvare la societ dallateismo, che politicamente si esprime nel socialismo e nellanarchia347. Per dare una spiegazione dellinconciliabilit, fin troppo evidente, dei due paradigmi del decisionismo schmittiano, Maschke avanza lipotesi
CP, p. 75. Cfr. Sulle simpatie schmittiane per Donoso Corts P. Noak, Carl Schmitt. Eine Biographie, Berlin-Frankfurt, Propylen, 1993, pp. 74-76. 346 Schmitt, in Glossarium, Milano, Giuffr, 2001, pp. 58-59 (annotazione del 13.11.47) scrive a proposito del Discurso sobre la dictadura (1849) di Donoso: il grande discorso sulla dittatura pronunciato da Donoso il 4 gennaio 1849 il pi straordinario discorso di tutta la letteratura mondiale, senza eccezione alcuna, n per Pericle e Demostene, n per Cicerone o Mirabeau o Burke. 347 Cfr. G. Maschke, Die Zweideutigkeit der Entscheidung, cit., in H. Quaritsch (Hrsg.), Complexio Oppositorum, cit., p. 203.
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che Schmitt sia perfettamente consapevole, quando scrive Teologia politica, della distanza incolmabile tra Hobbes e Donoso e, ciononostante, scelga di celare questa sua consapevolezza e di impiegarli entrambi nella propria argomentazione a sostegno del decisionismo per conferire ad esso la parvenza dellunit (die Fassade der Einheit) e, forse, costruire a posteriori una sorta di tradizione decisionistica della modernit. Loscillazione tra i due paradigmi del decisionismo, ovvero la Zweideutigkeit della decisione sottolineata da Maschke, pu essere spiegata individuando nel quadro del decisionismo schmittiano un concetto pi generale di decisione che ricomprenda sotto di s tanto la decisione nata dal nulla normativo (Hobbes), quanto la decisione fondata sulla verit (Donoso): questo Oberbegriff il concetto della decisione come diskussionsabschneidende Entscheidung, che pone fine, troncandoli, sia all eterno dialogo dei romantici, sia alle infinite discussioni della clasa discutidora borghese, sia ai dibattiti parlamentari della democrazia liberale348. Il liberalismo e il parlamentarismo, fondati sullidea secondo cui la verit nasce dallaccordo delle molteplici opinioni, pretende di sostituire la discussione pubblica alla decisione sovrana e di renderla inutile. Il decisionismo schmittiano mostra al contrario la non originariet del liberalismo, del parlamentarismo, dello Stato di diritto e indica nella dittatura la forma politica e giuridica nella quale lassolutezza della decisione sovrana pu ancora esprimersi. In questo contesto Schmitt concepisce lo sviluppo del pensiero controrivoluzionario da Maistre a Donoso, ovvero lo sviluppo dalla affermazione della legittimit dinastica alla invocazione della dittatura, nei termini di una crescente Intensitt della decisione, richiesta per far fronte alla crescente incapacit di decisione delle discussioni liberali349. Nella filosofia controrivoluzionaria dello Stato lintensit della decisione si accresce di pari passo con lavanzare del socialismo anarchico ed ateo e con
Cfr. Aussprache zu dem Referat von Gnter Maschke, in H. Quaritsch (Hrsg.), Complexio Oppositorum, cit., p. 225. 349 Laffinit tra il decisionismo schmittiano e le posizioni della rivoluzione conservatrice stata spesso sottolineata, lo stesso vale per la prestazione scientifica di Schmitt nel suo complesso e il fascismo ed il nazismo: recentemente David Cumin, Carl Schmitt. Biographie politique et intellectuelle, Paris, Les ditions du Cerf, 2005, ha interpretato il decisionismo schmittiano come la vritable philosophie juridique du fascisme (p. 74). Anche lo storico delle idee israeliano (ma di scuola francese) Zeev Sternhell, in Les antiLumires. Du XVIIIe sicle la guerre froide, Paris, Fayard, 2006, che vede la reazione alla filosofia del Lumi del XIX secolo trasformarsi, allinizio del XX secolo, in un fenomeno di massa (p. 418), colloca Schmitt accanto a Spengler, Jnger, Moeller van den Bruck tra i rivoluzionari conservatori - nemici dei Lumires, del razionalismo, dei valori universali, delluguaglianza e dellautonomia kantiana dellindividuo che aprono, con la loro ideologia, le porte al III Reich (p. 456).
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lemergere della concreta minaccia costituita dalle lotte sociali: la speranza che la contrapposizione definitiva, la sanguinosa battaglia decisiva possa essere trasformata in un dibattito parlamentare e possa cos venir sospesa per mezzo di una discussione eterna, la speranza cio di risolvere in una discussione anche il problema della verit metafisica350, nasconde la cecit del liberalismo di fronte ai problemi politici ed uno degli aspetti della lotta moderna contro la politica combattuta in nome dellobiettivit della vita economica. Il decisionismo di Teologia politica da un lato denuncia limpoliticit del liberalismo come gi aveva fatto Romanticismo politico, dallaltro lato porta ad identificare liberalismo e pensiero tecnicoeconomico, perch giudicati entrambi privi di unidea autenticamente politica351. Il passo successivo dellargomentare schmittiano verr compiuto qualche anno pi tardi in Il concetto di politico, dove allespressione idea politica viene sostituito il concetto o criterio del politico, definito non a partire dal suo contenuto, ma solo dallIntensittsgrad dellassociazione o della dissociazione di individui, gruppi, Stati, i cui motivi di conflittualit possono essere di qualunque natura: religiosa, nazionale, economica, etc. Il tema dellintensit della decisione, emerso in Teologia politica in relazione ai controrivoluzionari, riappare, sotto altre sembianze, nel saggio del 1927 sul politico come intensit dellassociazione e della dissociazione; daltra parte lopposizione tra idea politica e konomisches Denken, presente sia in Teologia politica sia in Cattolicesimo romano e forma politica, si stempera fino a venir meno nel 1927 in seguito ad una definizione del politico che consente a Schmitt di scoprire, dietro la loro apparente neutralit, limplicita politicit delleconomia e della tecnica moderne e di riaffermare lautonomia e la priorit del politico rispetto ad esse352. Anticipando ora un tema che sar riproposto in seguito si pu qui sintetizzare la posizione schmittiana in merito al rapporto tra tecnica e politica col dire che per Schmitt quella spoliticizzazione assoluta auspicata dalla religione del tecnicismo, con la quale cesserebbe una volta per sempre la guerra ed inizierebbe una pace universale, una spoliticizzazione irrealistica: la tecnica non pi terreno neutrale nella linea di quel processo [moderno] di neutralizzazione dichiara Schmitt ed ogni politica della potenza pu servirsi di essa. Perci rappresentare lepoca contemporanea, in senso spirituale, come lepoca tecnica pu essere solo un fatto provvisorio. Il significato finale si ricava soltanto quando appare chiaro quale tipo di politica abbastanza forte da impadronirsi della nuova tecnica
CP, p. 83. CP, p. 84. 352 Cfr. sullintensit della decisione e lintensit della contrapposizione politica G. Ulmen, Politischer Mehrwert, cit., p. 193-194.
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e quali sono i reali raggruppamenti amico-nemico che crescono su questo terreno353. Schmitt nega, cio, che perseguire laccrescimento indefinito della potenza tecnica possa costituire lo scopo ultimo dellagire umano e possa porre fine alla conflittualit specificamente politica: la tecnica, in Schmitt, resta un mezzo di cui la politica, ovvero i reali raggruppamenti amico-nemico, si servono per perseguire scopi che restano politici. La riflessione schmittiana sulla tecnica, collocata al di qua dellinversione del rapporto tra mezzo e scopo che caratterizza la riflessione metafisica sulla tecnica, manca di quella radicalit che sar la cifra della riflessione heideggeriana sulla tecnica degli anni Cinquanta. Mentre in Schmitt la tecnica resta un mezzo in vista di scopi, in Heidegger, che pensa lessenza della tecnica, essa im-posizione - Ge-stell -, un modo del disvelamento e costituisce non tanto un mezzo e unattivit delluomo (secondo la definizione strumentale ed antropologica della tecnica), bens la destinazione delluomo354. 2.2.4. Per quanta riguarda il rapporto tra Schmitt e Rousseau, in Teologia politica i riferimenti allautore del Contratto sociale sono tre e vertono sulla fondazione della legittimit del potere, sul concetto di sovranit popolare e sulla concezione della natura umana. Rousseau, in questo scritto schmittiano del 1922, compare come un filosofo che si trova in accordo, su questioni rilevanti, col razionalismo illuministico ed umanitario del XVIII secolo. Schmitt, cio, non vede in Rousseau il momento della Kulturkritik del secolo dei Lumi, bens solo un rappresentante di quella cultura filsoficopolitica. Il primo, che si trova nel secondo dei quattro capitoli di cui consta Teologia politica, concerne il rapporto tra forza e diritto e prelude alla presa di posizione di Schmitt contro il Kelsen di Das Problem der Souvernitt. Individuando nella conciliazione del potere supremo di fatto e di diritto () il problema di fondo del concetto di sovranit355, Schmitt prende le distanze da Rousseau, in particolare da quel capitolo del Contratto sociale intitolato Del diritto del pi forte, dove si afferma che la forza non fa il diritto e che si obbligati ad obbedire solo ai poteri legittimi356. Il motivo per cui Rousseau nega che la forza provi qualcosa per il diritto motivo che il Ginevrino condivide con il suo tempo - , per Schmitt, una ragione banale: poich la forza un potere fisico, anche la pistola del brigante un
CP, p. 182. Cfr. M. Heidegger, Saggi e discorsi, Milano, Mursia, 1976, pp. 5-27. 355 CP, p. 44. 356 J.-J. Rousseau, Il contratto sociale, cit., p. 11 (Libro I, capitolo 3 Del diritto del pi forte).
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potere questo, in sintesi largomento che induce a ricercare non nella forza, bens nel consenso il fondamento del potere. Rousseau, che fa scaturire la sovranit dello Stato dal patto sociale di ciascuno con tutti e di tutti con ciascuno, vuole con ci affermare che si debba obbedienza solo ad un potere legittimo perch razionale, dove razionale sta per consensuale. di diverso avviso Schmitt, che prosegue il proprio discorso sul rapporto tra fattuale e normativo definendo semplicistico laut aut kelseniano tra sociologia e giurisprudenza, tra qualcosa di puramente sociologico e qualcosa di puramente giuridico, tra Sein e Sollen, tra il fatto e il diritto, appunto. La legittimit del potere e dellordine che quel potere fonda non sta per Schmitt nella sua origine razionale, bens nella sua origine concreta e questa concretezza consiste nella capacit della decisione sovrana di rispondere efficacemente ad una sfida politica particolare. Lautorit per dirlo con le parole di Schmitt non ha bisogno del diritto per creare diritto357. Il secondo riferimento a Rousseau volto a spiegare i concetti rousseauiani di sovranit popolare e volont generale calandoli nel processo di secolarizzazione dei concetti teologici che caratterizza la modernit. La politicizzazione rousseauiana dei concetti teologici evidente per Schmitt laddove Rousseau, nella voce Economia politica scritta per lEncyclopedie, afferma che lideale della vita giuridica statale consiste nell imiter les dcrets immuable de la Divinit. Nel concetto di sovranit di Rousseau si compie il trasferimento al popolo dellidea che i filosofi del XVIII secolo si fanno di Dio. Prima ancora che come trasferimento dal re al popolo degli attributi della sovranit assoluta, qui la sovranit interpretata come trasferimento di quegli attribuiti direttamente dal Dio dei filosofi al popolo di Rousseau: egli pu tutto ci che vuole, ma non pu volere il male358. Ma nel momento in cui il popolo a diventare sovrano, va perduto lamenta Schmitt lelemento decisionistico e personalistico che il concetto di sovranit aveva [fino a quel momento] posseduto359. Nel passaggio dalla sovranit hobbesiana alla sovranit rousseauiana la natura decisionistica della sovranit legata ad un evento storico-concreto quale quello delle guerre di religione viene meno insieme al nesso tra decisionismo e personalismo360. Lunit statale creata dalla monarchia assoluta decidendo nella lotta fra gli interessi e le coalizioni contrapposte, non pi, con lingresso del popolo come soggetto politico, frutto di una decisione. In
CP, p. 40. CP, p. 69. 359 CP, p. 71. 360 Cfr. sulla lettura schmittiana di Hobbes C. Altini, La storia della filosofia come filosofia politica. Carl Schmitt e Leo Strass lettori di Thomas Hobbes, Pisa, Edizioni ETS, 2004.
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Rousseau, certo, lunit nasce dalla molteplicit per mezzo del contratto, cio per mezzo dellaccordo delle volont. Ma la volont sovrana che ne scaturisce, facendosi in Rousseau generale, cio popolare, non personale n decisionistica. Lunit che un popolo rappresenta scrive Schmitt non ha invece questo carattere decisionistico; essa ununit organica, e infatti con la coscienza nazionale sorgono le concezioni dello Stato organico361. Il terzo riferimento a Rousseau in Teologia politica si trova nel quarto capitolo, dedicato alla Filosofia dello Stato della Controrivoluzione. In questo caso il tema del confronto con Rousseau ancora diverso: non pi lopposizione di forza e diritto, di fattuale e normativo, n il rapporto tra sovranit e secolarizzazione, bens il problema della natura essenzialmente buona o radicalmente cattiva delluomo362. Anticipando un tema che diverr centrale in Il concetto di politico, quello del rapporto tra antropologia, da un lato, e teorie dello Stato e idee politiche, dallaltro, Schmitt legge Rousseau in primo luogo come assertore della perfettibilit delluomo: luomo educabile tanto dal pedagogo quanto dal grande legislatore, che in grado di trasformare la natura umana. Solo negli scritti di Rousseau successivi al Contratto sociale comparirebbe, sostiene Schmitt, la tesi rousseauiana della naturale bont delluomo363. Schmitt sta analizzando lo sviluppo del pensiero controrivoluzionario da Maistre a Donoso Corts, che sul piano della storia va dalla rivoluzione borghese del 1789 alla rivoluzione proletaria del 1848, e nella teoria politica dallaffermazione del legittimismo dinastico allinvocazione della dittatura. I pensatori controrivoluzionari, diversamente dal democratico Rousseau, si muovono allinterno della fede nel dogma del peccato originale ed edificano le proprie teorie dello Stato sulla assoluta peccabilit e abiezione della natura umana364. 2.2.5. Lattualit dei concetti schmittiani di sovranit-eccezione-decisione e la loro perdurante valenza interpretativa della realt giuridica e politica del presente sono implicitamente confermate da un saggio di Hasso Hofmann apparso di recente sulla rivista Der Staat che si richiama, sin dal titolo, a Teologia politica: Souvern ist, wer ber den Ausnahmezustand entscheidet365. Il dibattito sulla sovranit nellet di Weimar, in particolare il contributo di Schmitt a quel dibattito, conserva un significato importante
CP, p. 71. CP, pp. 77-78. 363 CP, p. 78. 364 CP, p. 78. 365 H. Hofmann, Souvern ist, wer ber den Ausnahmezustand entscheidet, in Der Staat, Band 44, 2005, Heft 2, pp. 171-186.
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ancora oggi, nonostante da tempo il concetto di sovranit sia considerato superato da non pochi teorici della politica e del diritto, nonch da giuspubblicisti e giusinternazionlisti. Nella forma della Letztentscheidung sulla validit di un sistema di norme, il problema generale del rapporto tra diritto e realizzazione del diritto, tra le norme e la loro validit ancora un problema aperto sia nella Staatslehre tedesca, sia nelle discussioni sulla costituzione dellEuropa unita366. Per quanto riguarda il primo versante del problema Hofmann constata un dato di fatto: la storia della Repubblica Federale Tedesca inizia per volont delle potenze occupanti, nonostante sia affermato, nel Preambolo della Costituzione del 1949, che essa il prodotto della volont costituente del popolo tedesco. Quindi riporta le proposte avanzate da Bckenfrde in merito alla regolamentazione costituzionale dello stato di eccezione nella costituzione di Bonn: la separazione tra la competenza di dichiarare lo stato di eccezione e la competenza di assumere i poteri eccezionali, la delimitazione temporale di questi poteri, lesclusione della possibilit di apportare revisioni allordinamento costituzionale cio il riconoscimento della sola possibilit di sospenderlo, infine la responsabilizzazione del detentore dei poteri deccezione, che pu essere eventualmente chiamato a rendere conto del proprio operato, sono i requisiti richiesti da Bckenfrde per la normativa dello Staatsnotstand. Bckenfrde, che deplora la rimozione del problema dello stato di eccezione verificatasi nella Repubblica Federale, concepisce la questione in contrasto con le posizioni di Kelsen - come problema del rapporto tra diritto e realt, ma, pur appropriandosi evidentemente di uneredit schmittiana, resta distante dall estetica espressionistica della decisione ultima di Teologia politica367. Le tesi di Schmitt sopravvivono in una parte non irrilevante della Staatsrechtslehre tedesca anche sul piano nuovo, postmoderno, della costituzione europea. I possibili conflitti costituzionali nel difficile processo di costituzionalizzazione dellEuropa sollevano ripetutamente la questione della sovranit-eccezione-decisione. Hofmann formula il problema in questi termini: wer hat im uersten Konfliktfall das Monopol der letzten Entscheidung ber die Geltung der europischen oder der nationalen Rechtsordnung?368. Si tratta, ovviamente, di un problema aperto. La soluzione dei possibili contrasti non quella della forza (Machtfrage) in uno spazio giuridico vuoto o lacunoso (rechtsfreies Raum). Lalternativa, cio, non pi lalternativa schmittiana, statica, tra il monopolio della decisione ultima e il caos, ma lalternativa tra il diritto dell ultima parola (Recht des letztes Worts) e le procedure di negoziazione
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Ivi, p. 174. Ivi, pp. 179-180. 368 Ivi, p. 184.

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(Verhandlungsprozeduren) tra i partecipanti alle dinamiche dello sviluppo dellordinamento giuridico, allinterno di unEuropa che si configura come una Wandelverfassung, come una costituzione in fieri369. 2.2.6. Lanalogia strutturale tra teologia e giurisprudenza centrale, si mostrato, in Kelsen, ma solo con il saggio del 1922 di Schmitt che viene coniato il nome della nuova cosa, ovvero teologia politica. Nel discorso schmittiano, per molti aspetti pi originale rispetto a quello kelseniano, teologia politica serve non solo per designare lanalogia tra concetti teologici e concetti politici, ma soprattutto per proporre una teoria della modernit come secolarizzazione alternativa alla teoria weberiana del disincantamento del mondo (Weltentzauberung) e della modernit come razionalizzazione. il saggio di Schmitt, ben pi dei lavori di Weber, ad inaugurare il dibattito novecentesco sul senso e sullo statuto della modernit a partire dai concetti di teologia politica e di secolarizzazione: un dibattito, questo, fecondissimo che ha coinvolto numerosi studiosi di varia formazione da Leo Strauss ad Eric Voegelin e a Karl Lwith, da Walter Benjamin a Jakob Taubes, da Hans Blumenberg a Ernst Topitsch, da Erik Peterson a Johann Baptist Metz e a Jrgen Moltmann370. Tutti i concetti pi pregnanti della moderna dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati371: questa la frase-sentenza con cui Schmitt apre il terzo capitolo di Teologia politica, dopo i due dedicati al concetto di sovranit e alla confutazione del normativismo kelseniano. Le
Ivi, p. 186. L. Strauss, La filosofia politica di Thomas Hobbes (1936), in Id., Che cos la filosofia politica?, Urbino, Aralia, 1977; E. Voegelin, Religioni politiche (1938), in Id., La politica: dai simboli alle esperienze, Milano, Giuffr, 1993; K. Lwith, Significato e fine della storia (1949), Milano, Comunit, 1963; W. Benjamin, Frammento teologico-politico (1920-21), Tesi di filosofia della storia (1940), in Id, Angelus Novus, Torino Einaudi, 1982, pp. 75-86; J. Taubes, Escatologia occidentale (1947), Milano, Garzanti, 1997; Id, In divergente accordo. Scritti su Carl Schmitt (1987), Macerata, Quodlibet, 1996; H. Blumenberg, La legittimit dellet moderna, Genova, Marietti, 1992; E. Topitsch, Vom Ursprung und Ende der Methaphysik, Wien Spinger, 1958; E. Peterson, Il monoteismo come problema politico (1935), Brescia, Queriniana, 1983; J. B. Metz, Sulla teologia del mondo (1968), Brescia, Queriniana, 19712; Sul concetto della nuova teologia politica. 1967-1997 (1997), Brescia, Queriniana, 1998; J. Moltmann, Critica teologica della religione politica (1970), in B. Metz J. Moltmann W. Oelmller, Una nuova teologia politica, Assisi, Cittadella, 1971. Sulla teologia politica schmittiana si veda inoltre: E.-W. Bckenfrde, Politische Theorie und politische Theologie. Bemerkungen zu ihren gegenseitigen Verhltnis, in Jacob Taubes (Hrsg.), Der Frst dieser Welt. Carl Schmitt und die Folgen, Mnchen-Paderborn-WienZrich, Wilhelm Fink-Ferdinand Schningh Verlag, 2., verbesserte Auflage, 1985, pp. 1625. 371 CP, p. 61.
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conclusioni dottrinali della sociologia dei concetti giuridici, che costituiscono probabilmente la principale acquisizione scientifica di Schmitt, non sono quanto al loro contenuto molto diverse da quelle di Kelsen, ma differiscono da queste ultime perch non hanno la pretesa di mostrare errori delle teorie e della storia, ma relazioni necessarie, nessi strutturali tra i concetti della teologia e della giurisprudenza. La teologia politica schmittiana non vuole essere n una filosofia della storia materialistica, n una filosofia della storia spiritualistica. Sia la spiegazione spiritualistica dei processi materiali (per esempio la riconduzione controrivoluzionaria della Rivoluzione francese alla Riforma e alla filosofia dellIlluminismo) sia la spiegazione materialistica dei fenomeni spirituali (per esempio il materialismo dialettico di Marx ed Engels, che considera i mutamenti politici, ideologici, culturali come riflessi, mascheramenti, sovrastrutture dei rapporti economici) sono giudicate da Schmitt semplificazioni non veritiere. In entrambi i casi il metodo adottato assume i caratteri della necessit e dellautomatismo: prima viene presupposta la contrapposizione tra spirito e materia, poi questo dualismo viene ridotto senza residui ad uno dei due elementi, cui viene assegnato un primato assoluto ed incondizionato sullaltro. Il riduzionismo metodologico , per Schmitt, un procedimento che finisce per trasformarsi in caricatura372. La sociologia dei concetti giuridici di Weber, al contrario, non oggetto di critica da parte di Schmitt, che dichiara per di non accontentarsi neppure del metodo sociologico weberiano per fare la propria sociologia del concetto di sovranit. Weber riconduce la differenziazione dei concreti settori del diritto alla diversa estrazione socio-culturale degli esperti del diritto. La peculiarit della sociologia dei concetti proposta da Schmitt consiste nellallargamento dellorizzonte teorico dellindagine dal piano sociologico al piano metafisico373. Superando la concettualit giuridica orientata ad immediati interessi pratici, viene rintracciata la struttura ultima, radicalmente sistematica374, cio metafisica di unepoca: il quadro metafisico che una determinata epoca si costruisce del mondo ha la stessa struttura di ci che si presenta a prima vista come la forma della sua organizzazione politica. A Schmitt non interessa se lideale della radikale Begrifflichkeit, cio di una sociologia dei concetti che rintracci il fondamento metafisico dei concetti stessi, sia il riflesso di una realt sociale, o se, viceversa, la realt sociale sia la conseguenza di un determinato modo
CP, p. 67. stato correttamente notato da G. Ulmen, Politischer Mehrwert, cit., p. 244, che Schmitt adopera il termine sociologia non per indicare una scienza del sociale, ma come sinonimo di Aktualitt, cio come sinonimo di concretezza e contingenza. 374 CP, p. 68.
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di pensare che produce, quindi, un determinato modo di comportarsi corrispondente alla struttura del pensiero. La teologia politica schmittiana non vuole, cio, fornire una risposta al problema del prius e del posterius, che non viene percepito come il problema fondamentale della sociologia dei concetti giuridici, ma solo constatare lesistenza di corrispondenze e analogie strutturali, indicare le identit spirituali tra la forma giuridica di una determinata epoca storico-politica e la struttura dei suoi concetti metafisici. La critica schmittiana vuoi alle filosofie della storia materialistiche vuoi a quelle spiritualistiche anchessa uneredit weberiana. A conclusione di Letica protestante e lo spirito del capitalismo Weber, per escludere ogni fraintendimento delle intenzioni che lo hanno indotto a ricercare linfluenza del protestantesimo e dellascesi intramondana sulla condotta di vita degli individui che hanno dato origine al capitalismo, e forse per prevenire linterpretazione della propria prestazione scientifica come risposta spiritualistica alla teoria marxiana dellaccumulazione originaria, prende le distanze sia dalle spiegazioni spiritualistiche sia da quelle materialistiche delleconomia e della cultura: non ovviamente lecita lintenzione di sostituire uninterpretazione causale della civilt e della storia unilateralmente materialistica con uninterpretazione altrettanto unilaterale. Entrambe sono ugualmente possibili, ma n luna n laltra giovano alla verit storica, se pretendono di non essere un semplice lavoro preparatorio, ma la stessa conclusione della ricerca. dilettantesco, chiosa in nota, credere nellunitariet della psiche sociale e pretendere di scoprire la formula della deduzione logica della civilt moderna dal razionalismo ascetico del protestantesimo. 2.2.7. In Lepoca delle neutralizzazioni e delle spoliticizzazioni Schmitt ricostruisce le fasi dello sviluppo dello spirito europeo dei secoli che vanno dal XVI al XIX individuando i centri di riferimento della vita spirituale delle elits attive di ciascuna epoca. I Zentralgebiete sono quattro grandi, semplici passi secolari375. Il XVI secolo dominato dalla teologia; il XVII secolo let eroica della metafisica e del razionalismo occidentale; il XVIII, caratterizzato dalla volgarizzazione in grande stile, ovvero dalla divulgazione delle conquiste del Seicento, il secolo del moralismo, dellumanitarismo, della retorica della virt e del dovere; il XIX secolo, con la commistione di tendenze romantico-estetiche e tecnico-economiche, il periodo della transizione dal moralismo settecentesco alleconomicismo e al tecnicismo ottocenteschi e novecenteschi. Le tappe di questa successione costituiscono ciascuna la progressiva neutralizzazione del conflitto
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combattuto sul precedente terreno di scontro e, quando anche sul nuovo terreno neutro il conflitto riesplode, laspirazione ad unulteriore neutralizzazione il motore che spinge avanti la storia degli uomini. Le guerre di religione si trasformano in guerre combattute in nome della potenza dello Stato; le guerre per la potenza in guerre combattute in nome della nazione; le guerre nazionali, a loro volta, in guerre combattute in nome dellinteresse economico. In virt di questa lettura metafisica della politica moderna, Schmitt individua lanalogia strutturale fra teismo, deismo, immanentismo e ateismo, da un lato, e assolutismo monarchico, dispotismo illuminato, liberalismo e Stato di diritto, socialismo e democrazia, dallaltro. Gi in Teologia politica Schmitt si sofferma sul rapporto tra democrazia e secolarizzazione richiamando autori quali Rousseau, Tocqueville e Kelsen: la volont gnrale rousseauiana (dove la volont di Dio o del monarca si fa volont del popolo), la descrizione tocquevilliana del popolo sovrano della democrazia americana (secondo la massima vox populi, vox Dei), il nesso kelseniano tra relativismo filosofico e democrazia, inoltre la dottrina kelseniana dellidentit di Stato ed ordinamento giuridico, ma anche la dottrina organica dello Stato che si fa avanti nel XIX secolo, nonch la tesi democratica dellidentit di governanti e governati che Schmitt fa propria in Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus del 1923, tutto ci strutturalmente connesso alle concezioni immanentistiche che dominano in modo sempre pi esteso lo spirito europeo dopo le concezioni deistiche proprie del secolo dei Lumi376. La descrizione schmittiana del moderno processo di secolarizzazione si dichiara avalutativa, ma non necessaria una lettura attenta perch si mostri in tutta evidenza lesatto contrario. Schmitt, in effetti, insiste sul fatto che la successione dei differenti Zentralgebiete teologico, metafisico, morale-umanitario ed economico non intesa nel senso marxiano e materialistico della teoria della classe dominante e neppure nel senso di una legge di filosofia della storia come ad esempio la comtiana legge dei tre stadi; essa, daltra parte, non vuole essere, la Spengler, una storia universale delle civilt, n fornire la base per una profezia sul destino della civilt occidentale; la successione dei Zentralgebiete non pensata, infine, come progresso o declino, n come crescita verso lalto o caduta verso il basso. Schmitt limita la propria ipotesi interpretativa della modernit come secolarizzazione alle manifestazioni spirituali delle lites-guida377 di ogni epoca e non esclude che in ogni epoca si registri una coesistenza pluralistica di diversi livelli della vita culturale non riconducibili a quello indicato come
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CP, pp. 71-72. CP, p. 170.

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riferimento centrale dellepoca. Eppure, come il positivismo di Comte e il materialismo storico di Marx dietro la veste della scientificit nascondono unaffermazione di valore: la realizzazione del progresso; cos la teologia politica schmittiana dietro lapparenza della sociologia (avalutativa) del concetto di sovranit nasconde lidea del decadimento: nella modernit non si darebbe solo il trasferimento dei concetti teologici nei concetti politici, ma anche la loro inevitabile corruzione, linterruzione definitiva del legame fra immanenza e trascendenza e la chiusura dellimmanenza su se stessa. Se lanalogia tra Dio e il monarca dellassolutismo non implica ancora un degrado della teologia, anzi il trionfo politico della trascendenza cristiana, la dimenticanza delle origini, che si compie con le scienze naturali moderne, con il liberalismo, il parlamentarismo e la democrazia, realizza la scristianizzazione della societ e lavvento di quellepoca atea che Nietzsche ha descritto con la sentenza Dio morto. La ricchezza o, se si preferisce, lambiguit, dei testi schmittiani Teologia politica e Lepoca delle neutralizzazioni e delle spoliticizzazioni, e degli studi su Hobbes e sul compimento della Riforma, risiede nella possibilit di rinvenire almeno due diversi significati del concetto di secolarizzazione: la secolarizzazione-trasferimento e la secolarizzazioneliquidazione378, o, detto in altri termini, la secolarizzazione positiva, per conservazione, e la secolarizzazione negativa, per sottrazione o neutralizzazione379. Il dibattito novecentesco verte infatti attorno al senso da attribuire allanalogia strutturale individuata da Schmitt. Queste sono alcune delle domande sollevate nel dibattito: la secolarizzazione schmittiana un decadimento e una corruzione della teologia nella politica oppure si tratta di una liberazione della modernit politica dalla religione e di un affrancamento auto-legittimantesi? Si tratta di una realizzazione della teologia nella politica, tanto da poter affermare che la teologia costituisca la verit della politica, o di una promessa escatologica di salvezza? Comprendere la peculiarit della modernit politica e la sua relazione con la religione richiede un passo indietro: dal filo che si dipana tra Marx, Weber e Schmitt passando anche per Nietzsche si pu misurare la portata innovativa della sociologia del concetto di sovranit fatta da Schmitt in Teologia politica. Lopera sociologica di Max Weber380, che costituisce il referente immediato delle riflessioni di Schmitt, segna una svolta nella storia del
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Cfr. J.-C. Monod, La querelle de la scolarisation de Hegel Blumenberg, M. Scattola, Teologia politica, cit., p. 164. 380 Cfr su Weber R. Aron, Le tappe del pensiero sociologico, Milano, Mondatori, 1972; Id., Introduzione alla sociologia tedesca contemporanea, Lecce, Messapica, 1980; T. Parson, La struttura dellazione sociale, Bologna, Il Mulino, 1986; J. Freund, La sociologia di Max

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concetto di secolarizzazione. In merito alla secolarizzazione Weber si distingue nettamente da Marx e da Nietzsche. Il messianismo dell al di qua (trasposizione del profetismo cristiano in un profetismo diesseitig) e il capovolgimento dellateismo nella predicazione di una nuova fede381 fondata sulla dottrina delleterno ritorno e dell oltreuomo sono rispettivamente gli atteggiamenti di Marx e di Nietzsche in merito alla religione. Nel caso della filosofia della storia di Marx si di fronte Karl Lwith docet382 - al primo significato di secolarizzazione: la secolarizzazione-trasferimento; nel caso del nichilismo di Nietzsche, invece, al secondo significato: la secolarizzazione-liquidazione. Ebbene, la sociologia della religione di Weber rappresenta una svolta nella misura in cui Weber - non nutrendo, diversamente da Marx e da Nietzsche, alcuna spiccata passione anti-religiosa383 - non intende indicare, con la propria prestazione scientifica, una via di salvezza alternativa alla salvezza della religione cristiana, sia essa cattolica o protestante. Questo scarto tra Marx e Nietzsche da un lato, Weber dallaltro, non privo di conseguenze per la comprensione della categoria di secolarizzazione ed indispensabile per cogliere lulteriore elemento di novit introdotto dalla Teologia politica schmittiana. In Weber diventa possibile riconoscere il processo di secolarizzazione della modernit senza infarcire lanalisi con lannuncio della possibile liberazione da tutte le alienazioni teoriche e pratiche dellumanit o con lannuncio dellavvento di una razza di bermenschen al di l del nichilismo europeo. Con Wolfgang Schluchter384 si pu parlare di un passaggio in Weber dalla Religionskritik alla Religionssoziologie, intendendo questo passaggio non come una
Weber, Milano, Il saggiatore, 19722; D. Beetham, La teoria politica di Max Weber, Bologna, Il Mulino, 1989; R. Marra, La libert degli ultimi uomini. Studi sul pensiero giuridico e politico di Max Weber, Torino, Giappichelli, 1995; S. Breuer, Max Webers tragische Soziologie, Tbingen, Mohr Siebeck, 2006. 381 K. Lwith, Da Hegel a Nietzsche. La frattura rivoluzionaria nel pensiero del secolo XIX, Torino, Einaudi, 1949, pp. 540-547. Lwith afferma che la dottrina delleterno ritorno espressamente un surrogato della religione e rappresenta, in misura non minore del paradosso cristiano di Kierkegaard, una via di scampo alla disperazione, cio un tentativo di fuggire dal nulla a qualcosa. 382 K. Lwith, Significato e fine della storia, Milano, EST, 1998. 383 In una lettera del febbraio 1909 citata da Marianne Weber in Max Weber. Ein Lebensbild, Tbingen, Mohr, 1926, p. 339, il sociologo scrive: Ich bin zwar religis absolut unmusikalisch und habe weder Bedrfnis noch Fhigkeit, irgendwelche seelischen Bauwerke religisen Charakters in mir zu errichten. Aber ich bin nach genauer Selbstprfung weder antireligis noch irreligis. 384 W. Schluchter, Religion und Lebensfhrung, Frankfurt am Main, Suhrkamp, 1988 e Id., Die Entstehung des modernen Rationalismus: eine Analyse von Max Webers Entwicklungsgeschichte des Okzidents, Frankfurt, Suhrkamp, 1998.

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negazione ma come un superamento: la critica filosofica della religione storicamente il precedente e la condizione di possibilit della sociologia della religione. Il superamento della critica filosofica della religione si realizza in Weber mediante un rifiuto del monismo esplicativo ed un rifiuto del postulato teleologico che proietta sul passato interpretazioni deformanti. Il rifiuto del monismo esplicativo consiste in questo: la weberiana Religionssoziologie non riduce il fenomeno religioso ad un fenomeno secondario rispetto alle dinamiche economiche avente una funzione sociale consolatoria (l oppio dei popoli di cui parla Marx), n individua lorigine della religione in ununica matrice psicologica (il ressentiment di cui parla Nietzsche in Genealogia della morale385). Quanto al rifiuto del postulato teleologico le cose possono essere cos sintetizzate: mentre la secolarizzazione in Marx come in Nietzsche un valore - solo luomo che non ha bisogno della religione un uomo veramente libero, un signore e non un servo, perci luomo secolarizzato in una societ secolarizzata un ideale progressivo ed uno scopo da realizzare -, in Weber un fatto che va colto, nel rispetto dellesigenza del metodo scientifico della Wertfreiheit, a prescindere da giudizi di valore. Jean-Claude Monod ha parlato per questa ragione del momento weberiano come del momento della neutralizzazione sociologica della categoria di secolarizzazione386. contro questa neutralizzazione sociologica che prende avvio la riflessione schmittiana sulla teologia politica. Nonostante lapparente oggettivit della descrizione e il distacco emotivo dichiarati allinizio di Lepoca delle neutralizzazioni e delle spoliticizzazioni, la teologia politica di Schmitt introduce un innegabile momento valutativo. in realt una presa di posizione, una delle innumerevoli prese di posizione di Schmitt nei confronti della modernit politica387.

Cfr. F. Nietzsche, Genealogia della morale, Milano, Adelphi, 2006: nella morale la rivolta degli schiavi ha inizio da quando il ressentiment diventa esso stesso creatore e genera valori; il ressentiment di quei tali esseri a cui la vera reazione, quella dellazione, negata e che si consolano soltanto attraverso una vendetta immaginaria. Mentre ogni morale aristocratica germoglia da un trionfante s pronunciato a se stessi, la morale degli schiavi dice fin dal principio no a un di fuori, a un altro, a un non io: e questo no la sua azione creatrice. Questo rovesciamento del giudizio che stabilisce valori questo necessario dirigersi allesterno, anzich a ritroso verso se stessi si conviene appunto al ressentiment: la morale degli schiavi ha bisogno, per la sua nascita, sempre e in primo luogo di un mondo opposto ed esteriore (pp. 25-26). 386 J.-C. Monod, La querelle de la scularisation de Hegel Blumenberg, Paris, Vrin, 2002, pp. 95-113. 387 Cfr. H. Quaritsch, Positionen und Begriffe Carl Schmitts, Berlin, Duncker & Humblot, 1989.

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Un fil rouge come si mostrato - unisce idealmente Marx, Weber e Schmitt: il problema comune quello del rapporto tra immanenza e trascendenza, tra politica e religione; le soluzioni proposte sono rispettivamente la critica della religione (Marx), la sociologia della religione (Weber) e la teologia politica (Schmitt). Gi oggetto delle critiche di Feuerbach388 (il segreto della teologia lantropologia), la religione viene smascherata da Marx come falsa coscienza e coinvolta nella critica della ideologia svolta nel quadro del materialismo storico: in questo consiste la Religionskritik di Marx. In Letica protestante e lo spirito del capitalismo la religione viene studiata come fenomeno socio-culturale, strettamente connesso, allinizio dellet moderna, con la nascita del capitalismo: con Weber la Religionssoziologie si pone di fronte alla religione e alla razionalizzazione occidentale rispettando il requisito della Wertfreiheit della scienza moderna. Il senso della Politische Theologie di Schmitt, infine, consiste nel tentativo di giocare il teorema della secolarizzazione (ove la secolarizzazione intesa come trasferimento conservativo della forma dei concetti teologici nei concetti giuridici) contro il processo di secolarizzazione (il secondo senso della secolarizzazione come liquidazione la Nietzsche), allo scopo di sottolineare gli elementi di continuit rispetto al passato teologico e di negare la possibilit dellautolegittimazione razionale dellet moderna a partire dalla pluralit dei soggetti individuali (atomismo), dai loro diritti (giusnaturalismo) e dalla loro volont politica (contrattualismo)389. come se Schmitt, costretto a riconoscere alla modernit politica il dato di fatto della secolarizzazione (nel senso dellallontanamento dal Zentralgebiet teologico), le negasse per il diritto di ritenersi indipendente non solo dal legame che la unisce alla metafisica pensata dai filosofi di ogni secolo, ma soprattutto dal legame che la unisce, prima ancora che ad una particolare metafisica, alla teologia stessa. Da questo punto di vista Blumenberg ha colto nel segno quando ha capito che la posta in gioco nel dibattito sulla teologia politica e la secolarizzazione la legittimit dellet moderna390.
L. Feuerbach, Essenza del cristianesimo (1841), in Id., Opere, Roma-Bari, Laterza, 1968. 389 Stando alla lettura di J.-C. Monod lorsque Schmitt entend mettre en vidence une certaine scularisation lorigine des concepts politiques modernes, cette opration ne nous dit pas si le produit de cette scularisation doit tre accept ou rejet: ansi ltat souverain fut-il longtemps dfendu par Schmitt, tandis que les droits de lhomme ne le furent jamais, alors que ces deux formations politico-juridiques peuvent apparatre comme des produits du processus de scularisation. Les droits de lhomme sont en effet combattus par Schmitt en prolongement de son refus de labsolutisation de la Loi (J.-C. Monod, La querelle de la scularitation de Hegel Blumenberg, cit., pp. 159-160). 390 H. Blumenberg, La legittimit dellet moderna (1966), Genova, Marietti, 1992.
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Ci che distingue la critica filosofica della religione - che nel XIX secolo prende avvio con Hegel e, passando per Marx e Kierkegaard, giunge fino a Nietzsche391 - dalla sociologia della religione di Weber consiste, si detto, nella neutralizzazione sociologica della categoria di secolarizzazione che si realizza in Weber. Ma la Religionskritik e la Religionssoziologie condividono un aspetto non secondario: si tratta di fenomeni sorti allinterno del protestantesimo tedesco. Ci che invece distingue Schmitt sia dai critici filosofici tedeschi della religione sia da Weber il suo essere cattolico: la cifra della sua teologia politica, allora, il suo essere una teologia politica eminentemente cattolica. Schmitt del resto non pu attingere a precursori tedeschi della propria teologia politica ma deve guardare ai controrivoluzionari francesi Maistre e Bonald e allo spagnolo Donoso Corts. Lunica eccezione costituita da Kierkegaard, ma il richiamo di Schmitt al teologo protestante si limita alla priorit delleccezione rispetto al caso normale. Ad insistere sulla cattolicit di Schmitt Helmuth Quaritsch, secondo il quale essa non solo una professione religiosa, ma consiste nella pi ampia adesione schmittiana alla civilt del cattolicesimo che si ribella al mondo nato dalla Rivoluzione francese e al trionfo dei principi del 1789. Oltre a Nietzsche392, anche Darwin393 a causa della teoria dellevoluzione
Cfr. K. Lwith, Da Hegel a Nietzsche, cit., p. 482. Cfr. sull Anti-Nietzsche-Affekt di Schmitt A. Mohler, Carl Schmitt und die Konservative Revolution, in H. Quaritsch (Hrsg.), Complexio Oppositorum, cit., pp. 129151. 393 In Glossario presente un unico riferimento al padre della teoria dellevoluzione nellannotazione del 15.1.49, dove Schmitt, che prende di mira anche linterpretazione dei sogni di Freud, scrive: Leggo un autore che sembra sviluppare una teoria puramente scientifica, ad esempio la derivazione delluomo dalla scimmia, o la spiegazione psicanalitica dei sogni e delle nevrosi. Ma vedo sempre e solo lautore. () Dallorigine della specie teorizzata da Darwin scaturisce solo unimmagine di Darwin, del suo tipo psicologico e della sua situazione sociologica. Ci accade anche per tutti i libri e gli scritti di Sigmund Freud. In entrambi i casi, infatti, levidenza scientifica non che un riflesso della sicurezza di vincere propria di un ceto in lotta contro una classe in declino. Lanimale che si evolve dalla scimmia alluomo il plbien qui arrive del XIX secolo; questo quanto la situazione europea dopo il 1848 ha permesso alla prima generazione; di qui derivato lo strepitoso successo dellOrigine delle specie, del 1856. Nel brano riportato Schmitt fornisce un esempio inatteso di quella che in Teologia politica egli stesso, quasi trentanni prima, aveva definito, con atteggiamento di sufficienza, sociologia dei tipi particolari, ovvero quel tipo di sociologia che, riconducendo un risultato concettuale al suo titolare sociologico, si addice pi alla bella letteratura che alla ricerca scientifica. Ad essa Schmitt contrapponeva la sociologia dei concetti giuridici, mirante ad un risultato scientifico (CP, pp. 67-68). La formazione cattolica di Schmitt si fa dunque evidente quando il giurista sminuisce tanto lopera di Darwin, quanto quella di Freud, rei entrambi di aver inferto, sottolineando ciascuno a proprio modo la rilevanza della corporeit, gravi
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stato un incubo di Schmitt per tutta la vita, cos come Lessing a causa del suo impegno in favore della tolleranza religiosa tra le religioni monoteistiche394. Le tre Grundprgungen, le tre impronte fondamentali rintracciabili nella prestazione schmittiana, sono oltre allimpronta cattolica, quella statalista e quella nazionalista; ma solo la prima consente di collocare Schmitt in posizione eccentrica rispetto alla cerchia dei rivoluzionari conservatori a cui pure, di solito, viene ricondotto sulla scia dei lavori di Armin Mohler. Heinrich Meier, daltra parte, vede nella professione cattolica di Schmitt il presupposto tanto di Teologia politica quanto di Il concetto di politico. Nel suo studio sulla distinzione tra teologia politica e filosofia politica in Schmitt scrive: Die Politische Theologie steht und fllt mit dem Glauben an die Offenbarung. Denn sie setzt die Wahrheit der Offenbarung voraus, die eine Wahrheit des Glaubens ist. () Die Unterscheidung von Freund und Feind fnde demnach im Offenbarungsglauben nicht nur ihre theoretische Begrndung, sondern sie bewhrte in ihm zugleich ihre praktische Unausweichlichkeit. () Schmitt hat wie kein anderer politischer Theoretiker des 20. Jahrhunderts Offenbarung und Politik zusammengesehen und nach Krften zu verbinden versucht395. 2.3. Cattolicesimo romano e forma politica: la rappresentazione dallalto Ordine temporale e artificiale - perci sempre precario ed esposto a crisi nato dal disordine eccezionale delle guerre confessionali per mezzo della decisione del sovrano di neutralizzare la religione privatizzandola, lo Stato moderno, rivendicando lautonomia del potere temporale da quello spirituale, si contrappone alle pretese avanzate dalla Chiesa cattolica di esercitare sui propri fedeli la potestas indirecta ma, contemporaneamente, ne riproduce, in modo pi o meno consapevole, la struttura giuridica e adotta, secolarizzandolo, lapparato concettuale della teologia: queste, in breve, le conclusioni scientifiche cui giunge Schmitt in Teologia politica396.
ferite narcisistiche allauto-rappresentazione delluomo come creatura fatta ad immagine e somiglianza di Dio. 394 H. Quaritsch, Positionen und Begriffe Carl Schmitts, cit, pp. 23-35. Quaritsch si riferisce alla novella dei tre anelli rappresentata da Lessing in Nathan il Saggio. 395 H. Meier, Die Lehre Carl Schmitts. Vier Kapitel zur Unterscheidung Politischer Theologie und Politischer Philosophie, Stuttgart-Weimar, Metzler, 1994, pp. 109-111. 396 Cfr. sullorigine dello Stato dal processo di secolarizzazione anche E.-W. Bckenfrde, La nascita dello Stato come processo di secolarizzazione, a cura di Michele Nicoletti, Brescia, Morcelliana, 2006; ora pubblicato anche in E.-W. Bckenfrde, Diritto e secolarizzazione. Dallo Stato moderno allEuropa unita, a cura di Geminello Preterossi,

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Trasferitosi a Bonn, Schmitt lavora contemporaneamente a Teologia politica e a Cattolicesimo romano e forma politica, apparsi rispettivamente nel 1922 e nel 1923. Le due opere, nonostante le notevoli differenze metodologiche e concettuali, stilistiche e retoriche, sono accomunate dalla loro appartenenza al fenomeno del Renouveau cattolico della Germania degli anni Venti, cui Piet Tomissen ha dedicato la propria attenzione in un breve saggio su Schmitt e la cultura tedesca dei primi anni dellet di Weimar397. La storia dei cattolici tedeschi una storia fatta di conflitti, persecuzioni, resistenze, migrazioni. I cattolici renani fin dalla loro annessione alla Prussia nel 1815, avevano tentato di resistere, nel corso del XIX secolo, a varie forme di discriminazione culminate negli anni Settanta nel Kulturkampf bismarckiano. La tradizione familiare di Schmitt si colloca nellambito di tale minoranza cattolica, che anche nel Reich di Guglielmo II continuava a considerarsi oppressa e reagiva cercando di difendere la propria autonomia religiosa e, lato sensu, culturale. Il rapporto problematico che lega in et moderna Chiesa e Stato, costituisce per Schmitt, sin dagli anni della sua formazione giovanile, lhumus della riflessione matura sulla forma-Stato della modernit politica. Con il 1918, considerato dagli specialisti un annus mirabilis nella storia del cattolicesimo tedesco, termina la diaspora spirituale nella quale i tedeschi di confessione cattolica erano vissuti per tutto il XIX secolo: la fine della guerra e la fondazione della repubblica liberal-democratica di Weimar imprimono un nuovo slancio alla cultura cattolica nel cui seno si forma il giovane Schmitt398. Nella seconda
Roma-Bari, Laterza, 2007, pp. 33-54, dove Bckenfrde retrodata la secolarizzazione, quanto meno le sue premesse, allXI secolo, cio al periodo delle lotte per le investiture tra Papato e Impero (1057-1122). Quel conflitto, ben prima della Riforma protestante e delle guerre civili di religione, scuote gi dalle fondamenta lorbis christianus e registra la nascita della separazione tra spirituale e mondano. Paradossalmente la distinzione viene elaborata proprio allinterno della dottrina teologica: una tale desacralizzazione del potere politico dellImpero costituisce sul lungo periodo la premessa della rivendicazione dellautonomia della politica da parte dei nascenti Stati europei. 397 P. Tomissen, Carl Schmtt metajuristisch betrachtet. Seine Sonderstellung im katholischen Renouveau des Deutschlands der Zwanziger Jahre, in Criticn, n. 30, 1975; trad. it. di A. Caracciolo: Carl Schmitt e il renouveau cattolico nella Germania degli anni Venti, in Storia e politica, anno XIV, fasc. 4, pp. 481-500, ora disponibile sia in lingua tedesca sia in traduzione italiana su www.carl-schmitt-studien-blogspot.com. 398 Nel Nachlass di Schmitt, in una pagina del suo Tagebuch datata 5. 6. 1958 e intitolata Periodisierender Rckblick des 70jhrigen auf die von ihm durchgestandenen Regime seiner Lebenszeit, si trova uno sguardo retrospettivo che il giurista, settantenne, getta sulla propria vita dal 1888 al 1933. I periodi individuati sono quattro: 1. Kindheit: 1888-1900.

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parte della Costituzione di Weimar, dedicata ai Grundrechte und Grundpflichten der Deutschen, il terzo capo si occupa di Religione e comunit religiose: gli artt. 135 e 137, in particolare, sono quelli che rilevano per capire il nuovo contesto politico-costituzionale nel quale hanno preso corpo quelli che si possono a buon diritto definire i saggi cattolici di Schmitt. Lart. 135 espone in modo chiaro e coerente la questione del rapporto tra libert di culto e legame di protectio-oboedientia che lega il cittadino allo Stato. Esso infatti recita: Tutti i residenti nel Reich godono di piena libert di opinione e di coscienza. Il libero esercizio del culto garantito dalla costituzione ed posto sotto la protezione dello Stato, senza che perci siano derogate le leggi generali dello Stato. Il lungo art. 137, daltra parte, dichiara expressis verbis al primo comma che non esiste alcuna Chiesa di Stato in Germania, ponendo con ci fine al summus episcopus del protestantesimo tedesco: la libert di associazione religiosa garantita. Lunione di comunit religiose nel territorio del Reich non soggetta ad alcuna limitazione399. Nella Repubblica di Weimar il protestantesimo cessa perci di essere una sorta di religione di Stato e i cattolici, non pi costretti a nascondersi, sentono di poter sostenere anche in modo aggressivo le proprie convinzioni religiose400. Es gibt einen antirmischen Affekt: lincipit del saggio la constatazione e contemporaneamente la denuncia della situazione di inferiorit in cui fino a quel momento erano tenuti i cattolici in Germania. La denuncia del sentimento anti-romano avviene per, lo si mostrato, quando la parit di diritti formalmente riconosciuta nel testo della Costituzione. Con Cattolicesimo romano e forma politica Schmitt, che presentandosi ad Ernst

Ins Sauerlndische entorteter eifel-moselanischer Katholizismus. 2. Knabenalter: 1900-1907 Enttotalisierter Konviktsklerikalismus mit humanistischer Bildung. 3. Jngling: 1907-1918 Enthegelisiertes Gropreuentum wilhelminischer Prgung und Neukantianismus. 4. Mann: 1919-1932 Entpreutes Deutschtum mit Liberal-Demokratie Weimarer Art und stark nationalen Reaktionen (Anti-Versailles). Cfr. in proposito P. Tomissen, Bausteine zu einer wissenschaftlichen Biographie (Periode 1888-1933), in H. Quaritsch (Hrsg.), Complexio Oppositorum, cit., pp. 71-100 compresa la Aussprache, pp. 101-106. 399 F. Lanchester, Le costituzioni tedesche da Francoforte a Bonn, cit., pp. 219-220. 400 P. Noak, Carl Schmitt. Eine Biographie, Berlin-Frankfurt, Propylen, 1993, pp. 69-74.

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Niekisch disse: Io sono romano per origine, tradizione e diritto401, sembra allora rendere un omaggio alla razionalit latina ispirato da un profondo anti-nordischer Affekt402. Nellintervista che Schmitt, ormai ultranovantenne, rilascia nella sua abitazione di Plettenberg a Fulco Lanchester, Cattolicesimo romano ricordata dal giurista sin dallinizio del colloquio come una delle sue opere migliori403. In questa circostanza Schmitt stesso ad indicare, a distanza di pi di sessantanni dalla stesura del saggio, le questioni centrali della modernit politica presenti, esplicitamente o implicitamente, in Cattolicesimo romano: Stato e Chiesa, potestas directa e potestas indirecta, relazione di protectio-oboedientia, crisi delle istituzioni rappresentative negli Stati industriali avanzati. Qual lautorit legale a cui debbo obbedire? si chiede Schmitt - La risposta ad un simile interrogativo netta: debbo obbedire a quella autorit che pu difendermi. Chi invece non pu difendermi pu solo darmi consigli, ma non pu darmi ordini. Essa, in sostanza, pu consigliarmi se una cosa bene o male, ma non pu dirmi di farla. Questo il problema della legalit404. Schmitt sembra dunque rispondere negativamente alla questione del valore strategico del saggio, alla questione, cio, se esso sia un tentativo di pensare unalternativa politica allo Stato: dopo la Riforma protestante e la crisi della res publica christiana non sembra esserci altra possibile salvezza mondana al di fuori dello Stato, che garantisce protezione, sicurezza, ordine. Un altro dei problemi sollevati da Cattolicesimo romano se con questo saggio Schmitt voglia fare la propria professione di fede, se qui dichiari il vero nucleo del proprio pensiero e se il cattolicesimo sia il livello esoterico di tutta la produzione scientifica schmittiana. La risposta di Carlo Galli a tali quesiti pare convincente. Galli, che non nega affatto limportanza del cattolicesimo nella formazione culturale di Schmitt ritiene che per il giurista il cattolicesimo sia soprattutto quel pensiero della rappresentazione che gli consente di osservare la secolarizzazione dal di fuori ma non con distacco, da un punto di vista, cio, collocato a latere rispetto alla tendenza fondamentale della modernit, e di comprendere e
Cfr. E. Niekisch, Gewagtes Leben. Begegnungen und Begebnisse, Kln-Berlin, 1958, p. 242. Cfr. Anche J. W. Bendersky, Carl Schmitt teorico del Reich, Bologna, Il Mulino, 1989, p. 30. 402 Cfr. sull anti-nordischer Affekt di Schmitt A. Mohler, Carl Schmitt und die Konservative revolution, in H. Quaritsch (Hrsg.), Complexio Oppositorum, cit., p. 134, nota 14. 403 C. Schmitt, Un giurista davanti a se stesso. Saggi e interviste, Vicenza, neri Pozza, 2005, pp. 151-183 (: 152). Nel corso dellintervista Schmitt rende noto di aver scritto Cattolicesimo romano nel 1921. 404 Ivi, pp. 153-154.
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criticare questa modernit secondo la sua origine e non secondo la sua ideologica autointerpretazione razionalistica, individualistica (di derivazione protestante) e progressiva405. Da un punto di vista interno allermeneutica dei testi schmittiani il problema del rapporto tra Cattolicesimo romano, in cui non compare mai lespressione teologia politica, e, appunto, Teologia politica di difficile soluzione406. In primo luogo va osservato che, mentre con il saggio del 1922 e con quello del 1929 Lepoca delle neutralizzazioni e delle spoliticizzazioni - che ne costituisce il complemento, Schmitt vuole fare una sociologia dei concetti giuridici e disegnare una teoria del mutamento delle forme politiche a partire dallo spostamento del Zentralgebiet, con Cattolicesimo romano si confronta con la secolarizzazione dellet moderna da un punto di vista pi marcatamente cattolico denunciando, in particolare, il pericolo della scomparsa di ogni genere di rappresentazione in seguito allaffermazione del pensiero tecnico-economico, comune tanto al capitalismo quanto al marxismo. Daltra parte, mentre in Teologia politica Schmitt polemizza apertamente contro Kelsen ed il normativismo, Cattolicesimo romano stato letto da molti interpreti come la risposta cattolica allEtica protestante e lo spirito del capitalismo di Weber407. Lesempio della Chiesa cattolica e della sua rappresentazione dallalto serve a Schmitt soprattutto per affermare che principio della secolarizzazione moderna non soltanto il protestantesimo che, con la sua etica dellascesi intramondana, d origine al capitalismo, ma anche, in modo altrettanto rilevante, il cattolicesimo con la sua specifica modalit di rappresentazione razionalistica, giuridica e istituzionale dellunit del molteplice che si secolarizza nellunit politico-giuridica della forma-Stato. In ci consiste la doppia radice [protestante e cattolica, individualistica e statuale] del moderno408 a cui Weber e Schmitt risalgono a partire da
C. Galli, Genealogia della politica, cit., p. 260. Cfr. sulla difficolt di attribuire un significato a CRFP P. Noak, Carl Schmitt. Eine Biographie, cit., p. 72: Es wird darber gestritten, was die kleine Schrift eigentlich gewesen sei eine Zustandsbeschreibung, ein Idealbild oder eine Handlungsvorschrift fr katholische Politiker. Eines ist sicher: dass sie in katholischen Kreisen eine eminente Wirkung erzielte. 407 K. Krger, Bemerkungen zu Carl Schmitt Rmischer Katholizismus und politische Form, in H. Quaritsch (Hrsg.), Complexio Oppositorum, cit., pp. 159-165; G.L. Ulmen, Politische Theologie und politische konomie ber Carl Schmitt und Max Weber, in H. Quaritsch (Hrsg.), Complexio Oppositorum, cit., pp. 341-366. NellAussprache alla relazione di Krger si legge: Die Differenz zwischen Weber und Schmitt ist einfach die zwischen einem unglubigen Protestanten und einem glubigen Katholiken. Weber akzeptierte ohne Widerspruch Nietzsches Diagnose, Gott sei tot. Fr Schmitt war sie unter keinen Umstnden akzeptabel (p. 169). 408 C. Galli, Introduzione a CRFP, p. 23.
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interessi diversi ma complementari: il fenomeno economico del capitalismo studiato a partire dalle motivazioni dellagire individuale e la costruzione politico-giuridica dello Stato studiata a partire dai concetti del diritto pubblico, in primis il concetto di rappresentanza/ rappresentazione. Proprio perch il pensiero economico sembra aver preso il sopravvento sulla politica, ed il capitalismo, insieme ad altre forze spirituali della societ civile, essersi rivoltato contro lo Stato, il saggio schmittiano vuole essere la critica dellepoca liberale-borghese-capitalistica della quale Weber aveva costituito, in definitiva, solo lautocoscienza409. Che Schmitt si muova avendo Weber come interlocutore privilegiato evidente anche dal lessico adoperato in Cattolicesimo romano: lespressione zlibatren Brokratie per designare lorganizzazione, la potenza e lefficienza della macchina papista avrebbe certamente incontrato il favore di Weber410. Alla Chiesa Schmitt sembra riconoscere il merito di aver istituzionalizzato per usare un altro concetto weberiano il carisma, rappresentando, in forma giuridica, la trascendenza. Mentre in Teologia politica viene individuata nella teologia la matrice dei concetti fondamentali della moderna dottrina dello Stato, in Cattolicesimo romano, pi che alle dottrine e ai concetti Schmitt volge lo sguardo alla concreta istituzione della Chiesa di Roma. Il rapporto tra la Chiesa, caratterizzata dal suo essere una complexio oppositorum, e la modernit duplice: da un lato, Schmitt individua nel principio razionalistico-giuridico-istituzionale della Chiesa una delle radici della modernit politica, cio della modernit che si concretizza nella formaStato; dallaltro lato, per, sviluppa tutta una serie di relazioni antitetiche tra civilt cattolica e mondo moderno, in particolare tra i valori morali e spirituali del cattolicesimo e le forze della societ civile che, sotto lombrello protettivo costituito dallo Stato, danno vita alla moderna economia politica. In contrasto con le tendenze materialistiche del mondo moderno, Schmitt segnala la convergenza di capitalismo e bolscevismo, solo apparentemente ostili luno allaltro, su molti aspetti fondamentali - il distacco dalla terra, la subordinazione della politica alle esigenze economiche della produzione e del consumo, la svalutazione della dimensione statuale e pubblica, lincapacit di rappresentare lassente, linvisibile, la dimenticanza degli aspetti morali e spirituali della vita delluomo e giudica pertanto impossibile una riunificazione fra la Chiesa cattolica e lodierna forma dellindustrialismo capitalistico. Con unimmagine efficace Schmitt rappresenta lincompatibilit tra
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Cfr. sul rapporto Schmitt-Weber G. Ulmen, Politischer Mehrwert, cit., p. 180. Cfr. H. Quaritsch, Positionen und Begriffe Carl Schmitts, cit., p. 33.

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cattolicesimo e pensiero tecnico-economico sostenendo che allalleanza di trono ed altare non seguir quella di ufficio e altare, n quella di fabbrica e altare411. Alla razionalizzazione della modernit che si manifesta nella burocrazia e nel capitalismo gli oggetti specificamente moderni della sociologia comprendente di Weber Schmitt contrappone un razionalismo alternativo: il razionalismo fondato su una ragione non moderna, ma premoderna, ovvero sulla ratio che, in accordo con la scriptura, si articola nei concetti della teologia e della giurisprudenza e si concretizza nel glorioso splendore dellistituzione storico-mondiale della Chiesa di Roma412. La Chiesa sembra restare per Schmitt lultimo asilo dell idea politica in un mondo che le forze sociali del capitalismo, del proletariato urbano, del bolscevismo animate da un comune pensiero tecnico-economico ed in lotta contro lo Stato e contro la politica in quanto tale - stanno completamente spoliticizzando: se il pensiero economico riesce a realizzare i propri fini utopistici, di condurre la societ umana ad una condizione assolutamente impolitica, la Chiesa rester lunica depositaria di pensiero politico e di forma politica413. La ratio della Chiesa resta immune allopposizione tra soggetto ed oggetto emersa in et moderna con la filosofia di Cartesio414 e riesce perci a sottrarsi alle aporie della politica moderna che si manifestano nella mediazione razionalistica tra individuo e Stato pensata da Hobbes: la natura non () [per i cattolici] lopposto dellartificio e delloperare umano, e neppure dellintelletto e del sentimento o del cuore; piuttosto, lavoro umano e crescita organica, natura e ratio, sono ununit. () Come il dogma tridentino non conosce la lacerazione protestante tra natura e grazia, cos la Chiesa cattolica romana non concepisce tutti quei dualismi fra natura e spirito, natura e intelletto, natura e arte, natura e macchina, e neppure il loro pathos alterno. Come lopposizione di forma vuota e materia informe, cos estranea al cattolicesimo la sintesi di questantitesi415. Il razionalismo cattolico si distingue dal razionalismo del pensiero economico per il modo di intendere i concetti di ragione e razionalit. Lautentica paura cattolica di fronte alleconomia e alla tecnica moderne deriva, sostiene Schmitt, proprio dalla constatazione che nel pensiero tecnico-economico il concetto di razionale, se giudicato secondo i parametri della dottrina della fede, distorto in modo
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CRFP, p. 53. CRFP, p. 50. 413 CRFP, p. 54. 414 Cfr. sullinaugurazione con Descartes della metafisica moderna, nonch su soggetto, rappresentazione, scienza e tecnica moderne M. Heidegger, Lepoca dellimmagine del mondo, in Id., Holzwege. Sentieri erranti nella selva, Milano, Bompiani, 2002, pp. 91-136. 415 CRFP, p. 59.

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inaudito per la sensibilit cattolica: razionale significa ormai soltanto un meccanismo di produzione posto al servizio della soddisfazione di qualunque bisogno materiale, senza che ci si interroghi sulla razionalit dello scopo lunica cosa importante a cui quel meccanismo supremamente razionale disponibile416. Le pi importanti opere giuspubblicistiche di Schmitt Dottrina della costituzione (1928), Il custode della costituzione (1931), Legalit e legittimit (1932) forniscono, come si mostrer dettagliatamente nei capitoli seguenti, una diagnosi della dissoluzione della Repubblica di Weimar e della crisi dello Stato moderno in generale come conseguenza della svolta (Wendung) dallo Stato borghese di diritto dove la costituzione strumento di organizzazione e limitazione del potere nel quadro della distinzione tra Stato e societ civile allo Stato economico ed amministrativo della societ industriale (Wirtschafts- und Verwaltungsstaat der Industriegesellschaft), che uno Stato totale nella misura in cui viene meno la distinzione tra Stato e societ417. Ebbene, in questElogium della Chiesa ben pi che in Teologia politica dove Schmitt si limita a presentare il 1848 come lanno della rivoluzione proletaria e dellalternativa radicale tra cattolicesimo e socialismo ateo - il XIX secolo viene rappresentato drammaticamente come il tempo dellingresso delle masse sulla scena della storia: dal XIX secolo ci sono in Europa due grandi masse che si oppongono come estranee alla tradizione europeo-occidentale e alla sua cultura, due grandi correnti che premono contro i propri argini: il proletariato industriale, con la sua lotta di classe, e lo spirito russo, che volge le spalle allEuropa. Dal punto di vista della tradizione culturale occidentale entrambe sono barbare e, quando hanno coscienza di s, tali si definiscono orgogliosamente418. La distinzione moderna tra pubblico e privato viene articolata in Cattolicesimo romano rispettivamente nelle considerazioni sul concetto di rappresentanza/rappresentazione e nelle riflessioni sullorigine dei diritti e delle libert fondamentali, che anticipano le successive trattazioni scientifiche che Schmitt far tanto della rappresentanza quanto dei diritti fondamentali in Dottrina della costituzione. Il discorso schmittiano che si sviluppa attorno al concetto di rappresentanza/rappresentazione si fonda sulla contrapposizione tra la capacit rappresentativa della Chiesa cattolica e lincapacit del liberalismo e della borghesia di fornire rappresentazione e
CRFP, p. 44. La diagnosi schmittiana del Strukturwandel der Staatlichkeit viene proseguita negli anni della Repubblica federale da due allievi di Schmitt del periodo di Bonn: Ernst Rudolph Huber e Ernst Forsthoff. 418 CRFP, p. 68.
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costituisce unanticipazione della critica mossa al parlamentarismo e allo Stato borghese di diritto nel saggio Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus risalente allo stesso anno di Cattolicesimo romano. Dal cattolicesimo Schmitt apprende due nozioni che caratterizzano il suo pensiero politico e che non abbandoner mai: leccezionalit dellorigine (lIncarnazione che eccede listituzione della Chiesa; la decisione del sovrano che fonda lordine dal nulla normativo) e lidealismo della Reprsentation (distinta dalla Vertretung e dalla Stellvertretung) consistente nella produzione dellunit politica, ordinata e visibile. La Chiesa, infatti, vera erede della giurisprudenza romana ed ultimo, solitario esempio della capacit medievale di produrre figure rappresentative, la concreta rappresentazione personale di una personalit concreta419. La Chiesa rappresentazione personale in un duplice senso: perch vi un unico uomo, il pontefice, a rappresentarne lunit e, soprattutto, perch la rappresentazione della persona di Cristo, del Dio fatto uomo e del suo sacrificio in croce. La Chiesa vuole essere la Sposa regale di Cristo, e rappresenta il Cristo che regge, che regna, che vince: in questo consiste la superiorit della rappresentazione della Chiesa sulla rappresentazione di cui capace lo Stato moderno e in particolare il Parlamento. Non ci sono pi ceti: con questa definizione in negativo Schmitt in Cattolicesimo romano caratterizza la modernit. Nellet della Rivoluzione francese, la sostituzione della rappresentanza per ordini e ceti con quella nazionale e unitaria, priva la societ civile della sua capacit di rappresentazione. evidente che in questo contesto Schmitt adopera lespressione societ civile in modo volutamente ambiguo: lambiguit risiede nel fatto che la fine dellordine cetual-feudale e della sua costituzione materiale e lavvento dellordine liberal-borghese e della sua costituzione formale e scritta coincidono con la trasformazione dellantica societas civilis sive politica nella moderna societ civile e con la sua conseguente configurazione come dimensione privata del commercio, dellindustria, degli affari in generale. Con le rivoluzioni borghesi lantica societas civilis sive politica si dissolve, per cos dire, nei due elementi dello Stato da un lato, e della societ civile borghese, della hegeliana brgerliche Gesellschaft, dallaltro. In questo senso, e solo in questo, si pu spiegare laffermazione schmittiana secondo la quale dal momento in cui il Terzo Stato, con Sieyes, diventa la nazione francese, la societ civile cessa di essere rappresentativa, viene cio spoliticizzata e privatizzata. Il confronto tra la capacit rappresentativa della Chiesa e la rappresentanza popolare che si produce in Parlamento e che a partire dalla
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CRFP, p. 47.

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Rivoluzione francese e per tutto il XIX secolo cerca di guadagnare terreno sullaltro rappresentante, il re, necessariamente un confronto impari. Nel primo caso si tratta di una rappresentazione che trae la propria legittimazione dal basso mediante le elezioni, nel secondo di una rappresentazione legittimata dallalto. A chi obietta che il Parlamento si fonda sul principio rappresentativo mentre la Chiesa non avrebbe istituzioni rappresentative perch i suoi esponenti non traggono dal popolo lautorizzazione per esercitare il loro potere, Schmitt ribadisce che la Chiesa , paradossalmente, lunica vera istituzione pubblica capace di forma politica perch fondata sul concetto di rappresentazione personale: solo una persona pu rappresentare in senso eminente, e appunto una persona dotata di autorit ci che segna la differenza rispetto al semplice stare per altri -, oppure unidea che, non appena viene rappresentata, parimenti si personifica. Contenuti concepibili di una rappresentazione sono Dio ovvero, in unideologia democratica, il Popolo o ancora idee astratte come Libert e Uguaglianza, ma non certo Produzione e Consumo420. Dunque per Schmitt non si rappresentano i singoli in quanto privati, n le loro volont e neppure i loro interessi: si rappresentano idee. Tra queste idee rientra, certo, lidea di Popolo, che viene concepita appunto come una grandezza astratta e unitaria, non come somma dei cittadini. La rappresentazione politica di cui parla Schmitt qualche anno pi tardi in Dottrina della costituzione condivide con la rappresentazione della Chiesa leccedenza dellIdea421: la rappresentazione non consiste nel trasferimento di una quota di potere dallindividuo allistituzione, n nel designare chi sta al posto di chi, ma nel creare forma politica a partire dallassunzione consapevole dellorigine eccezionale e decisionistica dellesistenza politica di un raggruppamento di uomini. Schmitt non perde loccasione per polemizzare con la dottrina tedesca dello Stato che nel XIX secolo ha elaborato, in merito alla rappresentanza/rappresentazione, una mitologia intellettuale al tempo stesso mostruosa e ingarbugliata fondata sul concetto di organo422. La mostruosit della dottrina elaborata in Germania consiste nel fatto che il popolo, considerato un organo primario dello Stato, viene rappresentato in un organo secondario, il Parlamento, ma lorgano primario non ha altra volont allinfuori della volont dellorgano secondario. Schmitt fa riferimento in particolare al capitolo VI di Allgemeine Staatslehre di Jellinek, Reprsentation und reprsentative Organe, giudicato
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CRFP, p. 50. C. Galli, Genealogia della politica, cit., p. 251. 422 CRFP, p. 55.

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curioso423 forse per la distinzione tanto sottile, quanto confusa, tra rapporto dorgano e rapporto di rappresentanza. Per rappresentanza, in questo caso, Jellinek non intende ancora un concetto di diritto pubblico: per rappresentanza (Reprsentation) si intende il rapporto di una persona con una o pi altre, in forza del quale la volont della prima si considera immediatamente come volont della seconda, di guisa che entrambe sono da ritenere giuridicamente come una persona sola424. Finch non si elabor il concetto di organo, si tent di chiarire cos si esprime Jellinek il procedimento di attribuzione di atti di un solo membro o di pi membri particolari a tutto il gruppo mediante analogie di diritto privato, cio con i concetti di rappresentanza (Stellvertretung) e di mandato (Auftrag). Stricto sensu per per rappresentanza si intende il rapporto dorgano con i membri di una corporazione, in virt del quale questorgano rappresenta allinterno della corporazione la volont di questi membri. Gli organi rappresentativi sono dunque in questo senso organi secondari, organi di un altro organo primario425. Jellinek stesso ad instaurare un confronto tra la rappresentanza popolare da un lato, e il tipo di rappresentanza che era propria dellImperatore e che ancora caratterizza il Pontefice di Roma, dallaltro: come organo primario, il popolo agisce per se stesso nellatto della elezione, col quale si crea i rappresentanti. In realt, per, il popolo non soltanto un puro organo di creazione, la cui funzione e il cui diritto si esauriscono con la nomina dei deputati, come era lelezione dellImperatore da parte dei principi elettori e com nella Chiesa quella del Papa: elezione, la quale non crea un particolare legame giuridico tra elettori ed eletti, ma separa questi completamente da quelli e linnalza su di loro. La elezione, invece, nel caso della rappresentanza popolare, annoda un vincolo durevole fra il rappresentante ed il popolo nella sua totalit: e propriamente un rapporto di organo, il quale per sua natura non pu che essere un rapporto giuridico426. Jellinek aveva gi spiegato nel capitolo precedente su Gli organi dello Stato che cosa si debba intendere per rapporto dorgano: il rapporto di organo si distingue da qualsiasi specie di rappresentanza (Stellvertretung). Rappresentato e rappresentante sono e restano due persone; gruppo e organo sono e restano ununica persona427. Le tesi di Jellinek vanno considerate il referente immediato delle considerazioni sul concetto di rappresentanza/rappresentazione svolte da Schmitt in Cattolicesimo romano e forma politica.
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CRFP, p. 55. G. Jellinek, La dottrina generale dello Stato, Milano, Giuffr, 1949, p. 139. 425 Ivi, p. 139. 426 Ivi, p. 153. 427 Ivi, pp. 119-138 (: 134).

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La distinzione moderna tra pubblico e privato viene quindi sviluppata da Schmitt in relazione al secondo aspetto della secolarizzazione: quello che riguarda non la forma politica e la rappresentazione pubblica della sua unit, ma la molteplicit degli individui privati. La tendenza giusprivatistica del pensiero tecnico-economico, con la sua pretesa che la vita pubblica si governi da s mediante il libero gioco dellopinione pubblica (che composta di privati) e della stampa (che finanziata e fatta dai privati), una limitazione della capacit di forma giuridica della modernit e si manifesta nella teoria dei diritti delluomo, che si fonda storicamente e concettualmente, sulla privatizzazione della religione. La teoria dei diritti delluomo appare in Schmitt come la moderna religione del privato in contrapposizione alla religione cattolica che continua a muoversi nellambito della rappresentazione pubblica. Come verr ribadito in Dottrina della costituzione dove Schmitt segue la concezione allora dominante basata sulla trattazione di Jellinek, il primo diritto individuale ad essere riconosciuto la libert religiosa: essa costituisce linizio di tutto il catalogo dei diritti di libert di fede e di coscienza, dassociazione e di riunione, di stampa, di commercio e dindustria che si sviluppato in seguito e che trova, nella seconda parte della costituzione di Weimar, una delle pi avanzate manifestazioni. Non diversamente da quanto argomentato in Romanticismo politico a proposito del sacerdozio privato, in Cattolicesimo romano Schmitt sostiene che la dimensione assorbente e assoluta, sacra e inviolabile, della religione non va perduta con la riduzione della religione ad affare privato, anzi si conserva, in un modo che potremmo definire teologico-politico, nella sacralizzazione dellindividuo e del suo privato. Le due dimensioni del sacro e del privato non sono separabili luna dallaltra. Schmitt si spinge a dire che, nella concezione dello Stato borghese di diritto, il diritto di propriet dichiarato e garantito dallo Stato come un diritto sacro proprio perch privato: la propriet privata sacra proprio in quanto affare privato. Lo sviluppo sociologico della moderna societ europea spiegato da questo rapporto, finora non del tutto consapevole. Anche nella societ moderna c religione, quella del privato: senza di essa andrebbe distrutta tutta la compagine di questo ordine sociale. Che la religione sia affare privato d al privato una sanzione religiosa428. La neutralizzazione moderna della religione attraverso la sua privatizzazione conduce pertanto alla sacralizzazione del privato. Conseguenza diretta dellassolutizzazione del privato la relativizzazione del pubblico: lo Stato viene ridotto nel pensiero borghese e liberale a strumento, non originario ma derivato, al servizio dellindividuo e
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CRFP, p. 58.

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della societ, a mezzo necessario per la garanzia dei diritti dei privati. In conclusione, lo Stato moderno, visto in Cattolicesimo romano e forma politica nello specchio della Chiesa, appare contemporaneamente necessario ed insufficiente a dare forma politica: necessario perch solo la decisione sovrana di privatizzare la religione si configurata come la risposta storicamente adeguata alla sfida mossa allordine dalle guerre confessionali solo lo Stato ha saputo dare protezione in cambio di obbedienza - ; insufficiente perch le forze sociali ed ideologiche cresciute al suo interno ne minano la stabilit e ne determinano la crisi, e in definitiva, perch la sua rappresentazione dal basso e la sua legittimazione razionale non possono competere con la rappresentazione dallalto della Chiesa e con la sua legittimazione trascendente.

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CAPITOLO III

PARLAMENTARISMO E DEMOCRAZIA

Pu esserci una democrazia senza quello che viene denominato parlamentarismo moderno, cos come si pu avere un parlamentarismo senza democrazia; e la dittatura non lopposizione decisiva alla democrazia pi di quanto non lo sia la democrazia alla dittatura429. da Carl Schmitt, La situazione storico-spirituale dellodierno parlamentarismo Democrazia e parlamentarismo non sono identici. Ma () non si pu seriamente dubitare che il parlamentarismo non sia lunica forma reale possibile di democrazia. Perci il destino del parlamentarismo decider anche il destino della democrazia430. da Hans Kelsen, Essenza e valore della democrazia

1. Il problema del parlamentarismo tra democrazia di massa, nuove lites e leadership carismatica Lingresso delle masse nellarea della cittadinanza politica, frenato e temuto dai liberali, auspicato e promosso dai socialisti, , tra la fine del XIX e linizio del XX secolo, laspetto essenziale degli Stati rappresentativi europei431. La diffusione del suffragio universale maschile a scrutinio segreto, che si afferma in quasi tutti i Paesi europei nel periodo che va dallinizio della Grande depressione (1873) agli anni Venti del Novecento, si realizza allinterno di Stati rappresentavi che non corrispondono affatto allideale della democrazia come governo del popolo. Al processo di
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PD, pp. 19-20. H. Kelsen, Essenza e valore della democrazia, in Id., La democrazia, Bologna, Il Mulino, 1995, p. 74. 431 Cfr. T. H. Marshall, Cittadinanza e classe sociale, Roma-Bari, Laterza, 2002.

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ampliamento della base della cittadinanza politica corrisponde anzi la formazione di nuove lites, di classi politiche ovvero di classi dirigenti che trovano nel voto di massa solo una diversa e nuova forma di legittimazione del proprio potere432. Tra la fine del XIX e linizio del XX secolo, in concomitanza con lestensione del suffragio sul piano storicopolitico e con la crisi di fine secolo sul piano filosofico e culturale, si delineano le avvisaglie di uno smottamento complessivo delle strutture autoritative tradizionali della modernit433. Alla deriva irrazionalistica in filosofia corrisponde in teoria politica la crisi della nozione moderna di potere legittimo ed il ritorno ad unidea di potere non costruito n giustificato razionalmente, ma non per questo riconducibile allirrazionalismo filosofico: la teoria della formula politica in Mosca, la teoria dei residui in Pareto, la scoperta del rimosso dellautorit negli studi di psicologia e psicoanalisi di Freud, gli studi di psicologia collettiva di Le Bon, limmediatezza della violenza mitica nel sindacalismo di Sorel, lattenzione alla funzione sociale della religione e dei miti in Durkheim, gli studi sul potere carismatico e sul potere ierocratico in Weber, il concetto di politico ed il decisionismo in Schmitt sono tutti indici di questa tendenza a ricercare lelemento non razionale della politica e del potere. Quando Schmitt scrive Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus (1923) i temi della democrazia e della forma di governo parlamentare sono al centro del dibattito tedesco non solo a causa della recente entrata in vigore della Costituzione di Weimar, che sancisce la vittoria della forma di governo parlamentare sulla monarchia costituzionale dualista di modello prussiano, ma anche in seguito allavvento della Massendemokratie e delle Massenparteien434 nelle moderne societ
Nella scienza politica e nella sociologia del XX secolo si sono consolidate due tradizioni lessicali: luna fa capo a Gaetano Mosca e adopera lespressione classe politica; laltra si richiama a Vilfredo Pareto e predilige lespressione lite. Con leccezione di Weber, che fa ricorso raramente al termine lite, mentre parla abitualmente di dominanti (Herrschenden) e dominati (Beherrschten) oppure di minoranza dominante (herrschende Minderheit) o strato dominante (herrschende Schicht), lite il termine che si imposto sulle due sponde dellAtlantico. Ruling class, che traduce la moschiana classe politica, espressione che manca di rigore scientifico perch formata di un termine connotato economicamente class e di uno che rimanda al potere politico ruling, e sembra tradire la convinzione che la classe economicamente dominante detenga anche la direzione politica. Cfr. per i significati e gli usi dei termini G. Sola, La teoria delle lites, Bologna, Il Mulino, 2000, pp. 15-26. 433 G. Preterossi, Autorit, Bologna, Il Mulino, 2002, p. 109. 434 Cfr. su democrazia di massa, partiti di massa e Stato di partiti nella svolta dalla monarchia costituzionale alla democrazia parlamentare E.R. Huber, Deutsche Verfassungsgeschichte seit 1789. VI. Die Weimarer Reichsverfassung, Stuttgart-BerlinKln, Kohlhammer, 1993, pp. 129-303.
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industrializzate. Lo studio di Robert Redslob Die parlamentarische Regierung435 del 1918, gli scritti politici e le conferenze di Weber dello stesso periodo da Parlament und Regierung im neugeordneten Deutschland a Politik als Beruf436 e il saggio di Kelsen Vom Wesen und Wert der Demokratie437 del 1920 sono certamente gli immediati referenti del saggio schmittiano del 1923. Ma gi prima di questo dibattito specificamente tedesco sul ruolo del parlamento e sullessenza della democrazia moderna, avvenuto a ridosso del crollo del II Reich e durante i primi anni della Repubblica di Weimar, il tema della collocazione effettiva del potere nello Stato rappresentativo e democratico stato oggetto degli studi di filosofi, sociologi, giuristi e scienziati della politica che nella svolta del secolo assistono alle profonde trasformazioni economiche e sociali prodotte dallindustrializzazione, le quali costringono a ripensare, di fronte allavanzata delle classi operaie e dei partiti socialisti e cattolici, le ragioni dellinclusione e i confini della cittadinanza politica. 1.1. Teoria delle lites e ideologia democratica In Italia Gaetano Mosca, che pubblica, giovanissimo, nel 1884 Teorica dei governi e governo parlamentare, e nel 1896 Elementi di scienza politica, elimina con un solo gesto le classificazioni tradizionali delle forme di governo quella aristotelica e quella montesquieuiana scoprendo, dietro la facciata legale del potere e delle sue giustificazioni, la costante della classe politica, ovvero di una minoranza omogenea ed organizzata che, imponendosi sulla maggioranza frammentata e divisa, dirige laggregato politico438. La distribuzione oligarchica del potere la costante che permane al variare delle giustificazioni del potere che i governanti danno a se stessi e ai propri governati. La combinazione dei quattro principi aristocratico e democratico, autocratico e liberale, nella formazione e nellorganizzazione della classe politica d origine ai tipi ideali di sistemi politici dei quali lo Stato rappresentativo moderno costituisce lultimo stadio, quello liberalR. Redslob, Die parlamentarische Regierung in ihrer wahren und in ihrer unechten Form. Eine vergleichende Studie ber die Verfassungen von England, Belgien, Ungarn, Schweden und Frankreich, Tbingen, Mohr, 1918. 436 M. Weber, Parlamento e governo, Roma-Bari, Laterza, 2002 e Id., La scienza come professione. La politica come professione, Torino, Edizioni di Comunit, 2001. 437 H. Kelsen, Essenza e valore della democrazia, in Id., La democrazia, Bologna, Il Mulino, 1995, pp. 41-152. 438 G. Mosca, Scritti politici, Torino, UTET, 1982, 2 voll.: 1. Teorica dei governi e governo parlamentare; 2. Elementi di scienza politica. Cfr. sul pensiero politico di Mosca G. Sola, Il pensiero politico di Mosca, Roma-Bari, Laterza, 1994.
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democratico. Nel sistema liberal-democratico gli individui collocati ai gradi inferiori della piramide sociale non sono in linea di principio esclusi dallaccesso alla classe politica (principio democratico nel significato ad esso attribuito da Mosca), e lesercizio dellautorit pensato come legittimo perch delegato dal basso (principio liberale nel senso di Mosca). La teoria moschiana della classe politica e la teoria della formula politica sono entrambe immediatamente critiche dellideologia democratica e del suo concetto centrale, quello, comunque declinato vuoi a favore della democrazia rappresentativa vuoi privilegiando il momento e gli strumenti della democrazia diretta -, della sovranit popolare. Da un lato, laffermazione che tutti i governi compresi, paradossalmente, quelli democratici - sono, in realt, oligarchici costituisce sia una radicale revisione della teoria delle forme di governo sia, nello specifico, dellideologia democratica moderna; dallaltro lato, linsieme dei principi filosofico-politici e giuridico-costituzionali che hanno accompagnato laffermazione dello Stato rappresentativo moderno nel suo sviluppo dalla monarchia alla democrazia, pur svalutati da Mosca, non sono una mera mistificazione ad uso dei governanti, ma rispondono ad una esigenza della natura umana: la volont di credere che lobbedienza dovuta ad un principio astratto, ad unidea, pi che ad un uomo o ad una minoranza di uomini. La relazione esistente tra le forze e le formule, ovvero tra la minoranza organizzata che detiene il potere effettivo e le ideologie, aventi a fondamento una credenza soprannaturale (linvestitura per grazia divina del re in una monarchia) o una credenza razionale (la volont generale e il potere costituente del popolo in una democrazia), presenta due aspetti rilevanti: lunivocit e la coerenza. La relazione univoca, nel senso che non la formula a determinare il modo di formazione della classe politica, ma, viceversa, sempre questultima ad adottare la formula che pi le conviene per auto-legittimarsi, difendere e accrescere il proprio potere, garantirsi lobbedienza della maggioranza e favorire la coesione sociale. La relazione tra forze e formule pu presentare poi vari gradi di coerenza o di contraddittoriet: nei regimi democratici dove la formula politica si fonda sul principio della sovranit popolare, il grado di contraddittoriet per Mosca massimo, cos come in tutte quelle teorie politiche improntate allallargamento della partecipazione al potere, le quali sussistono accanto alla struttura oligarchica del potere effettivo. Risalgono al 1902 e al 1916 le principali opere di Vilfredo Pareto: Sistemi socialisti e Trattato di sociologia generale439. Pareto, i cui contributi
V. Pareto, I sistemi socialisti, Torino, UTET, 1987; Id., Trattato di sociologia generale, Torino, UTET, 1988, 5 voll.; Id., Scritti politici, Torino, UTET, 1974. Cfr. sul pensiero politico di Pareto D. Fiorot, Il realismo politico di Vilfredo Pareto. Profilo di una teoria
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pi originali alla teoria politica sono quelli relativi ai concetti di equilibrio sociale e di circolazione delle lites, analizza i moventi dellagire sociale e riconosce come ogni azione sia il risultato di un complesso di motivazioni di varia natura, alcune delle quali hanno il loro fondamento negli istinti e nei sentimenti, altre in un calcolo razionale. Distinguendo tra azioni logiche ed azioni non logiche in base alladeguatezza o meno dei mezzi allo scopo singolare la vicinanza al concetto weberiano di Zweckrationalitt , Pareto individua in ogni azione una componente costante connessa con gli istinti ed i sentimenti, che egli chiama residuo, ed una componente variabile che ha a che fare con spiegazioni, dimostrazioni, giustificazioni razionali, definita derivazione. Servendosi di una complessa teoria dei residui, Pareto affronta cos il tema della composizione delle lites politiche, economiche, intellettuali, sociali a partire dalla predisposizione dei suoi membri al cambiamento, allinnovazione, allapertura o, piuttosto, alla conservazione, al rispetto della tradizione e alla chiusura verso nuovi membri. I mutamenti sociali e i mutamenti politici vengono cio studiati attribuendo unimportanza preponderante alle motivazioni dellagire individuale e di gruppo, relegando del tutto in secondo piano le ideologie politiche e le formalizzazioni giuridiche. Che lautorit e lobbedienza mantengano un residuo misterioso irriducibile alla ragione una convinzione nutrita anche da Gustave Le Bon, il quale si occupa in Francia del fenomeno, tragicamente decisivo nel Novecento, delle masse gregarie in La psicologia delle folle (1895)440. Convinto che la potenza delle masse stesse ormai conquistando il mondo, Le Bon esalta da posizioni conservatrici il ruolo della minoranza creatrice di contro alla forza distruttiva della maggioranza, e fornisce una descrizione della folla quasi sempre negativa e con forti venature pessimistiche. Lindividuo, unendosi alla folla, perde la capacit di fare uso della propria ragione e soggiace al volere della collettivit che guidata da forze inconsce e barbare. Per Le Bon infatti la potenza dellinconscio non si manifesta nellagire degli individui uti singuli, bens nelle azioni che gli individui compiono quando sono inseriti nella folla. Qualche decennio pi tardi in Spagna Ortega y Gasset esprime timori analoghi nei confronti della moderna societ di massa nelle opere Spagna invertebrata (1921) e La ribellione delle masse (1929)441. Considerato comunemente un esponente
empirica della politica, Milano, Edizioni di Comunit, 1969; Id., Politica e scienza in Vilfredo Pareto. Contributo alla storia della scienza politica, Milano, Edizioni di Comunit, 1975; J. Freud, Pareto. La teoria dellequilibrio, Roma-Bari, Laterza, 1976; P. Bonetti, Il pensiero politico di Pareto, Roma-Bari, Laterza, 1994. 440 G. Le Bon, La psicologia delle folle, Milano, Longanesi, 19965. 441 J. Ortega y Gasset, Scritti politici, Torino, UTET, 1979.

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nostalgico del conservatorismo aristocratico, Ortega, che fa discendere la crisi delle societ del XX secolo dallaccesso delle masse alla cittadinanza politica, fornisce unanalisi della societ industriale e del processo di democratizzazione dei primi decenni del XX secolo a partire da una teoria delle minorias selectas ispirata dallo studio di Tocqueville e Marx, Machiavelli e Pareto, Durkheim e Weber. Ortega del parere che laddove non esiste una minoranza che sappia o voglia essere dirigente e una massa che sappia o voglia accettare di essere diretta non si costituisce neppure una societ: piaccia o meno, una societ ha sempre una struttura gerarchica di funzioni e un processo dialettico tra minoranze scelte e masse442. Ma una minora selecta pu fare la storia, si mostra cio capace di produrre cambiamento ed innovazione, solo quando interpreta le esigenze delle masse e ne corrisponde le aspettative fondamentali. Al binomio esemplarit della minoranza/docilit delle masse fa da contraltare il binomio uomo dlite/uomo-massa: con questi strumenti concettuali che Ortega conduce la propria analisi sociologica. In ogni societ si osserva la presenza di un numero pi o meno ristretto di persone che, in virt di una qualche qualit, sono ritenute esemplari dalla stragrande maggiorana degli altri e vengono prese a modello di comportamento. La vita associata fa registrare continuamente la presenza di individui superiori. Nonostante queste posizioni decisamente aristocratiche Ortega non si reputa in contrasto con gli ideali democratici. La democrazia di cui parla Ortega non , certo, un sistema politico acefalo che annulla la piramide del potere, ma una democrazia realisticamente possibile solo se favorisce una selezione sociale attenta al merito e non alle posizioni acquisite ed esalta la funzione direttiva della minoranza governante. In Germania un classico della teoria delle lites che si confronta coi temi della democrazia di massa soprattutto dal punto di vista del suo principale prodotto politico, il partito di massa, Roberto Michels, che espone in Zur Soziologie des Parteiwesens del 1911 la legge ferrea delloligarchia443. Nella sua enunciazione classica la legge recita: chi dice organizzazione dice tendenza alloligarchia. Con questo lavoro di Michels, tradotto subito nelle principali lingue europee, la teoria delle lites si arricchisce di un ulteriore tassello: la constatazione della formazione di unlite o oligarchia di potere in tutte le organizzazioni, anche in quelle associazioni democratiche costituitesi, come i partiti politici, su base volontaria. La sua analisi ancor pi stimolante se si considera che un partito in particolare loggetto specifico della sua indagine, la SPD
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Ivi, pp. 569-570. R. Michels, La sociologia del partito politico nella democrazia moderna, Bologna, Il Mulino, 1976.

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tedesca, nel periodo che va dalla sua fondazione al primo decennio del Novecento. La costituzione di unoligarchia di partito stabile una componente indispensabile di unorganizzazione che voglia essere efficace nel perseguimento dei propri obiettivi. Ma a differenza di Mosca, Michels non afferma che lorganizzazione sia il prodotto consapevole della classe politica, bens il risultato inevitabile dei processi propri della societ di massa. Poich la partecipazione democratica, allinterno di un partito di massa, ha bisogno di essere organizzata per poter funzionare, lesito, apparentemente paradossale, dellindagine di Michels che la democrazia vinta dalla tendenza di ogni organizzazione a produrre oligarchie stabili, inamovibili e che rinnovano il proprio personale mediante cooptazione. Oltre ai condizionamenti organizzativi vi sono altri fattori di grande rilievo che entrano nellargomentazione di Michels: la naturale sete di potere di chi fa politica, come fattore di psicologia individuale dei leaders, e il bisogno di essere comandate delle masse, come fattore di psicologia collettiva che deriva a Michels dagli studi di Le Bon. Raramente Max Weber annoverato tra i teorici delle lites. Egli tuttavia ha svolto unincredibile quantit di osservazioni sul potere, sulla burocrazia, sulle minoranze dominanti, sullimportanza dellorganizzazione, che arricchiscono le ricerche sulla distribuzione del potere nella democrazia di massa. Nei suoi scritti politici Weber, seguito qualche decennio pi tardi da Schumpeter, tende a dare una definizione molto ristretta del concetto di democrazia che, nel migliore dei casi, viene considerata una procedura per scegliere, col voto, coloro che dovranno prendere le decisioni vincolanti per lintera comunit e un mezzo per frenare gli eccessi dei governanti ed evitare, per quanto possibile, abusi di potere. in Weber, pi che in altri teorici delle lites, che trova la sua prima compiuta formulazione un modello di democrazia che si potrebbe chiamare mutuando lespressione da David Held - elitismo competitivo444. Per Weber, che non si discosta in questo dallopinione dei teorici classici delle lites, la partecipazione delle masse alla vita politica non comportava il mutamento della oligarchia, ma piuttosto un mutamento dei metodi della sua selezione, del tipo di persone che avrebbero raggiunto il vertice, e delle qualit necessarie alleffettivo esercizio del potere. Lavvento della democrazia di massa mutava le regole della selezione, ma non il fatto in s della selezione445. Sul piano dottrinale gli elitisti in generale e Weber in particolare si contrappongono a Marx, al marxismo e ai socialisti, confutando la teoria
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D. Held, Modelli di democrazia, Bologna, Il Mulino, 1997, pp. 221-278. D. Beetham, La teoria politica di Max Weber, Bologna, Il Mulino, 1989, p. 145.

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delle classi sociali e della lotta di classe: per gli elitisti la storia non storia di lotte di classe, di maggioranze sfruttatrici contro minoranze sfruttate, bens storia di lotte di minoranze per la conquista del potere in tutti i molteplici settori in cui la vita associata si via via organizzata. Ogni comunit, ogni associazione, ogni gruppo agisce politicamente solo attraverso una esigua minoranza dei suoi componenti che costituisce llite pi o meno rappresentativa della realt sociale di cui espressione. Mentre piuttosto chiaro il rapporto tra elitismo e marxismo, il rapporto tra elitismo e democrazia da sempre problematico. Laffermazione condivisa, seppur con varie sfumature, da tutti gli elitisti secondo la quale una delle indiscutibili costanti della storia umana consiste nel fatto che in ogni epoca ed in ogni societ sempre una frazione numericamente ristretta di persone a concentrare nelle proprie mani unelevata quantit di risorse, che possono essere di volta in volta la nascita, lonore, il prestigio, il potere politico, la ricchezza, la forza, il sapere sembra confutare in prima approssimazione i principi e gli ideali della dottrina democratica. La constatazione della tendenza, insita in ogni aggregato umano, alla formazione di oligarchie da un lato conferisce alla teoria delle lites un carattere realistico e demistificatorio che pu essere conciliato con il sostegno delle istituzioni democratiche, dallaltro lato espressione della polemica antidemocratica di alcuni settori delle societ europee dei primi decenni del XX secolo, che interpretano lingresso di fasce pi ampie della popolazione nella vita politica come una ribellione delle masse al principio tradizionale di autorit. In effetti in misura diversa, sia nelluno sia nellaltro caso, viene perseguito lobiettivo di neutralizzare da un punto di vista teorico la pressione delle masse lavoratrici sulla costituzione materiale dello Stato dellOttocento e sui suoi assetti di potere. Le promesse di emancipazione delle nuove formazioni politiche fondate sulle ideologie socialista e democratica sono da considerarsi, per gli elitisti, irrealistiche: queste ideologie si illudono di poter negare la dimensione costante della politica, che fatta di autorit e di gerarchia, di una minoranza di governanti e di una maggioranza di governati. Anche in presenza di un principio di legittimazione democratico, cio del riconoscimento del suffragio universale, si registra comunque lesistenza di una classe dirigente detentrice di un autonomo primato rispetto alla fonte della sua legittimit formale. Il fatto che Weber si occupi di Herrschaftssoziologie e delinei una tipologia del potere, fondata sullaspetto non oggettivo bens soggettivo della credenza nella sua legittimit, indicativo della crisi dellautorit tradizionale nella svolta dal XIX al XX secolo: lobbedienza che era stata a lungo, in pratica se non in teoria, una

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dimensione a-problematica e del tutto scontata della vita degli individui esige ora una nuova ricerca delle sue possibili giustificazioni. 1.2. Potere burocratico, direzione politica, selezione dei capi: Max Weber Le questioni della democratizzazione sociale e della democrazia politica non rientrano tra gli interessi di Weber allinizio della sua carriera accademica446. Negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale i grandi lavori cui il sociologo ed economista si dedica sono gli Agrarverhltnisse im Altertum, gli studi su Wirtschaftsethik der Weltreligionen, il Grundri der Sozialkonomik, che confluiranno in Wirtschaft und Gesellschaft. In questo contesto la democrazia trattata come fenomeno caratteristico della citta-Stato occidentale, allinterno della quale una parte dei dominati (Beherrschten) riesce con successo a strappare ai dominanti (Herrschenden) il diritto alla partecipazione alla vita politica, senza che lordinamento sociale sia toccato nei suoi fondamenti. In
Cfr. sulla vita di Weber Marianne Weber, Max Weber. Una biografia, Bologna, Il Mulino, 1995. Cfr. sul pensiero sociologico di Weber nel suo insieme H. Marcuse, Industrializzazione e capitalismo nellopera di Max Weber, in Id., Cultura e societ, Torino, Einaudi, 1969; R. Aron, Le tappe del pensiero sociologico, Milano, Mondatori, 1972; K. Lwith, Max Weber e Karl Marx, in Id., Marx, Weber, Schmitt, Roma-Bari, Laterza, 1994. Cfr. sugli spetti filosofici e metodologici F. Ferrarotti, Max Weber e il destino della ragione, Roma-Bari, Laterza, 19714; P. Rossi, Max Weber. Oltre lo storicismo, Milano, Il Saggiatore, 1988. Sulla concezione weberiana della modernit e della razionalizzazione R. Brubaker, I limiti della razionalit. Un pensiero sociale e morale di Max Weber, Roma, Armando, 1989; W. Schluchter, Il paradosso della razionalizzazione. Studi su Max Weber, Napoli, Liguori, 1987. Cfr. sulla sociologia della religione L. Cavalli, Max Weber. Religione e societ, Bologna, Il Mulino, 1969; G. Poggi, Calvinismo e spirito del capitalismo, Bologna, Il Mulino, 1984; W. Schluchter, Lo sviluppo del razionalismo occidentale: unanalisi della storia sociale di Max Weber, Bologna, Il Mulino, 1987. Cfr. sulla sociologia della politica e sullo Stato D. Beetham, La teoria politica di Max Weber, Bologna, Il Mulino, 1989; W.J. Mommsen, Max Weber e la politica tedesca. 1890-1920, Bologna, Il Mulino, 1993; F. Tuccari, I dilemmi della democrazia moderna. Max Weber e Roberto Michels, Roma-Bari, Laterza, 1993; S. Breuer, Brokratie und Charisma. Zur politischen Soziologie Max Webers, Darmstadt, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, 1994; F. Ferrarotti, Max Weber tra nazionalismo e democrazia, Napoli, Liguori, 1995; A. Anter, Max Webers Theorie des modernen Staates, Berlino, Duncker & Humblot, 19962; F. Ferraresi, Il fantasma della comunit. Concetti politici e scienza sociale in Max Weber, Milano, Franco Angeli, 2003; E. Hanke - W. J. Mommsen, Max Webers Herrschaftssoziologie. Studien zu Entstehung und Wirkung, Tbingen, 2001; R. Marra, Capitalismo e anticapitalismo in Max Weber. Storia di Roma e sociologia del diritto nella genesi dellopera weberiana, Bologna, Il Mulino, 2002; A. DAttorre, Perch gli uomini ubbidiscono. Max Weber e lanalisi della socialit umana, Napoli, Bibliopolis, 2004; S. Breuer, Max Webers tragische Soziologie, Tbingen, Mohr, 2006.
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Sociologia del potere la tipologia della citt trattata nella sezione intitolata Il potere non legittimo447, dove la questione della democrazia affrontata limitatamente allesperienza cittadina, cio alla democrazia antica della polis greca e alla democrazia medievale dei Comuni italiani: nel caso della citt antica Weber descrive il fenomeno della Demokratisierung des Militarismus che ha visto levoluzione dalla polis aristocratica come corporazione di guerrieri (Kriegerzunft) alla polis degli opliti (Hoplitenpolis) e infine alla polis della cittadinanza democratica (demokratische Brgerpolis); nel caso della citt medievale il sociologo registra invece un mutamento nella distribuzione del potere dovuta in primo luogo a motivi economici. La citt continentale industriale borghese, orientata in senso economico, perde cio il carattere di gruppo armato della pi alta qualit tecnico-militare e, parallelamente, il cittadino, da homo politicus quale era nella citt del mondo antico, si prepara a diventare homo oeconomicus448. Le cose cambiano negli anni della prima guerra mondiale. La posizione di Weber in relazione alla parlamentarizzazione e alla democratizzazione della Germania subisce unevoluzione, nel biennio che va dal 1917 al 1919, legata al succedersi degli eventi che vedono il Reich guglielmino uscire sconfitto dalla prima guerra mondiale, non solo militarmente ma anche politicamente. Labdicazione del Kaiser, la Rivoluzione di Novembre, la proclamazione della Repubblica, la convocazione dellAssemblea nazionale costituente e lapprovazione della Costituzione di Weimar sono eventi che incidono profondamente sulla riflessione di Weber che, a sua volta, esercita una notevole influenza sullassetto istituzionale della Repubblica con le proprie concrete proposte in materia costituzionale. Dalliniziale sostegno alla parlamentarizzazione della Germania, nel rispetto della legittimit dinastica della monarchia, il sociologo passa poi ad una posizione favorevole alla forma repubblicana dello Stato, cio alla democratizzazione non solo sociale ma anche politica. Gli interventi, gli articoli, i saggi, le conferenze di Max Weber sulla politica e sullordinamento costituzionale della Germania sono annoverati tra gli

M. Weber, Economia e societ. IV. Sociologia politica, Torino, Edizioni di Comunit, 1999, pp. 328 ss. Una delle trattazioni pi recenti e approfondite della Stadtssoziologie quella contenuta in S. Breuer, Max Webers tragische Soziologie, cit., pp. 147-263. 448 M. Weber, Economia e societ. IV, cit., pp. 452-453. Cfr. S. Breuer, Max Webers tragische Soziologie, cit., p. 116. Cfr. sui tipi di democrazia in Weber anche S. Breuer, Brokratie und Charisma. Zur politischen Soziologie Max Webers, Darmstadt, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, 1994.

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scritti politici pi importanti di quegli anni449. Nel 1917 Weber scrive Sistema elettorale e democrazia in Germania, dove si dichiara a favore del suffragio universale in Prussia. In Parlamento e governo nel nuovo ordinamento della Germania del 1918, precedente, quindi, rispetto alla Rivoluzione di Novembre e alla proclamazione della Repubblica, e nella conferenza La politica come professione tenuta a Monaco di Baviera nel 1919 che costituiscono il materiale a partire dal quale stata costruita la sezione di Economia e societ intitolata Sociologia dello Stato Weber prosegue il suo confronto con il parlamentarismo e la democrazia come forme di organizzazione del potere dei moderni Stati-nazione, ovvero come democrazia di massa. Tiene inoltre una conferenza a Vienna sul tema Il socialismo (1918) per poi occuparsi direttamente dellassetto istituzionale della Germania in La futura forma statale della Germania (1918) e nel breve articolo Il Presidente del Reich (1919), dove discute i poteri da attribuire al nuovo Capo dello Stato. Sono questi gli scritti politici che consentono di delineare i tratti della teoria politica di Weber, oltre alla Prolusione di Friburgo del 1895 Lo Stato nazionale e la politica economica tedesca e alle pagine dedicate al concetto di nazione in Economia e societ. 1.2.1. Per Weber, come pi tardi per Schmitt, le espressioni Stato e Stato moderno coincidono concettualmente450. Bench alcuni passi delle sue opere possano far dubitare di questa semplice equivalenza, Weber del parere che organizzazioni di potere, che possano essere definite Stati, appaiono sulla scena storica soltanto in et moderna. Ancor prima che Otto Brunner, con il suo lavoro del 1939 Land und Herrschaft451, ponga fine al fenomeno della generalizzazione e dellassolutizzazione del concetto di Stato prodotto da storici e giuristi del XIX secolo e giunga con successo a chiarirne il significato storico-concreto, la sociologia di Weber ha gi raggiunto un risultato analogo: Staat ist fr Max Weber scrive Schmitt nel 1958 eine spezifische Leistung und ein Bestandteil des occidentalen Rationalismus und darf schon deshalb nicht mit Herrschaftsorganisationen

Cfr. W.J. Mommsen, Della superiorit della democrazia come ordinamento dello Stato, Introduzione a Max Weber, Parlamento e governo e altri scritti politici, Torino, Einaudi, 1982, pp. VII-XXVI. 450 Il testo classico cui si fa riferimento quando si parla di storicit dello Stato in Schmitt : Staat als ein konkreter, an einen geschichtliche Epoche gebundener Begriff (1941), in VA, pp. 375-385. 451 O. Brunner, Terra e potere. Strutture pre-statuali e pre-moderne nella storia costituzionale dellAustria medievale (1939), Milano, Giuffr, 1983.

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anderer Kulturen und Epochen gleich benannt werden452. Per Weber lo Stato come soggetto della storia universale una fola: una fola, per, a cui gruppi consistenti di individui il sociologo probabilmente pensa in primo luogo ai funzionari che compongono un grande apparato burocratico come quello della Prussia credono ed proprio questa loro credenza, che orienta significativamente la loro condotta, a far vivere e a mantenere in vita lo Stato453. La definizione weberiana del concetto di Stato formulata nella conferenza Politik als Beruf dove il sociologo afferma: lo Stato quella comunit di uomini che, allinterno di un determinato territorio un elemento questo del territorio, che tra le sue componenti caratteristiche -, pretende per s (con successo) il monopolio delluso legittimo della forza fisica. Questo, infatti, il dato specifico dellepoca presente: che a tutti gli altri gruppi sociali o alle singole persone si attribuisce il diritto delluso della forza fisica soltanto nella misura in cui sia lo Stato stesso a concederlo per parte sua: esso rappresenta la fonte esclusiva del diritto alluso della forza454. Sebbene Weber non abbia mai citato in nessuno dei suoi scritti Tocqueville455, il nesso individuato da Tocqueville tra centralizzazione amministrativa, livellamento delle condizioni, uguaglianza e democratizzazione non estraneo al pensiero di Weber, il quale anzi sembra percepire linevitabilit dellestensione del suffragio e lirresistibilit dellavvento della democrazia politica non meno intensamente dello storico e politologo francese. Non diversamente da Tocqueville anche Weber guarda alla moderna democrazia di massa pi dalla prospettiva sociologica che da quella della teoria politica456. Nel 1917 in Sistema elettorale e
C. Schmitt, Staat als ein konkreter, an einen geschichtliche Epoche gebundener Begriff (1941), in VA, p. 384. 453 G. Poggi, Incontro con Max Weber, Bologna, Il Mulino, 2004, p. 126. 454 M. Weber, La politica come professione, in Id., La scienza come professione. La politica come professione, cit., pp. 44-45. 455 In G. Ulmen, Politischer Mehrwert, cit., p. 341, si nota del resto come negli scritti di Weber siano quasi del tutto assenti anche riferimenti espliciti a Nietzsche e a Marx, linfluenza dei quali sul sociologo innegabile. 456 Cfr. sulla ricezione di Tocqueville in Germania e sulla sua probabile influenza su Weber G. Ulmen, Politischer Mehrwert, cit., pp. 337 ss. Dato lenorme influsso di Tocqueville sulla cultura tedesca della seconda met del XIX secolo in particolare sul pensiero di George Gottfried Gervinus, si pu assumere che Weber abbia letto La democrazia in America prima del suo viaggio negli Stati Uniti del 1904. Non presente invece alcun riferimento al possibile influsso di Tocqueville su Weber in S. Breuer, Max Webers tragische Soziologie, cit., nonostante Breuer riporti per esteso (v. pp. 114-115) un lungo brano tratto dal saggio Kirchen und Sekten in Nordamerika (1906) - scritto da Weber al ritorno dal suo viaggio negli Stati Uniti e raccolto in M. Weber, Soziologie, weltgeschichtliche Analysen, Politik, Hrsg. von Johannes Winckelmann, 4. Aufl., Stuttgart,
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democrazia in Germania scrive: la democratizzazione nel senso del livellamento della partizione per ceti attraverso lo Stato di funzionari un dato di fatto. Rimane soltanto questa alternativa: o lasciare la massa dei cittadini, priva di diritti e non libera, in uno Stato autoritario con un parlamentarismo solo di facciata, e dunque amministrare questa massa come un gregge, oppure incorporare la massa dei cittadini nello Stato in quanto soci alla pari. () Si pu certo (per ora) disprezzare la democratizzazione. () ma presto ci si render conto che questo avviene al prezzo dellintero avvenire della Germania457. Il legame individuato da Tocqueville tra assolutismo, centralizzazione amministrativa e democrazia trova allora un corrispettivo nel legame studiato da Weber tra Stato moderno, capitalismo, razionalizzazione e burocratizzazione. Infatti, mentre Tocqueville, profeta della societ di massa, osserva quel fatto provvidenziale che lavvento della democrazia sociale - conseguenza del graduale sviluppo delleguaglianza delle condizioni - e della democrazia politica nata in seguito alla rivoluzione (Francia) o a prescindere dalla rivoluzione (Stati Uniti) e connette entrambi i fenomeni, la democratizzazione sociale e quella politica, al livellamento prodotto dalla centralizzazione amministrativa dello Stato assoluto, Weber prende atto del fatto fondamentale dellavanzata inarrestabile della razionalizzazione occidentale che si manifesta nel fenomeno della burocratizzazione ed investe sia lambito della produzione economica (capitalismo) sia lambito del potere politico (Stato). La presa di posizione di Weber a favore del suffragio universale in Prussia (Sistema elettorale e democrazia in Germania [1917]), la critica dellassetto istituzionale della Reichsverfassung bismarckiana e il sostegno a favore della parlamentarizzazione del Reich (Parlamento e governo [1918]), infine lopzione per la democratizzazione politica del
1968, pp. 382-397 nel quale la centralit della relazione tra puritanesimo e democrazia nellesperienza americana, individuata da Tocqueville, riproposta senza sostanziali variazioni: Die Sekten allein haben es fertig gebracht, positive Religiositt und politischen Radikalismus zu verknpfen, sie allein haben vermocht, auf dem Boden protestantischer Religiositt breite Massen und namentlich: moderne Arbeiter, mit einer Intensitt kirchlichen Interesses zu erfllen, wie sie auerhalb ihrer nur in Form eines bigotten Fanatismus rckstndiger Bauern gefunden wird. Und darin ragt ihre Bedeutung ber das religise Gebiet hinaus. Nur sie gaben z.B. der amerikanischen Demokratie die ihr eigene elastische Gliederung und ihr individualistisches Geprge () Gewi: der demokratische Charakter Nordamerikas ist durch den kolonialen Charakter seiner Kultur bedingt () Aber jene Verbindung der innerlichen Isolierung des Individuums, die ein Maximum von Entfaltung seiner Tatkraft nach auen bedeutet, mit seiner Befhigung zur Bildung von sozialen Gruppen von festestem Zusammenhalt und einem Maximum von Stokraft sie ist in ihrer hchsten Potenz, zuerst auf dem Boden der Sektenbildung gewachsen. 457 M. Weber, Sistema elettorale e democrazia in Germania, in Id., Scritti politici, Roma, Donzelli, 1998, p. 87.

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Reich ed il sostegno accordato alla forma di Stato repubblicana e democratica dopo labdicazione del Kaiser (La futura forma statale della Germania [1918]) non sono riducibili alla polemica politica contingente, ma sono le conseguenze, del tutto coerenti, del rifiuto della rappresentanza corporativa pre-moderna, ormai incompatibile con la razionalizzazione economica e politica del mondo occidentale: burocratizzazione universale e democrazia di massa sono gli esiti di questo sviluppo della modernit nel senso della razionalizzazione. Gli studi di Weber sulle societ non occidentali consentono in primo luogo di evidenziare e contrario la peculiarit della storia occidentale. Il termine-concetto burocrazia in Weber sinonimo di organizzazione razionale ed efficiente: pertanto non indica solo lapparato statale, cio la pubblica amministrazione, ma il tipo di organizzazione razionale rispetto allo scopo (zweckrational) che predomina in tutti i settori della vita moderna, dalle associazioni volontarie come i partiti politici al mondo delle imprese. In Parlamento e governo Weber scrive: come gli italiani, e dopo di loro gli inglesi, hanno sviluppato la moderna organizzazione economica capitalistica, cos lo sviluppo dellorganizzazione razionale di tutti i gruppi di potere umano, dalla fabbrica fino allesercito e allo Stato, fondata sulla divisione del lavoro e sulla burocrazia specializzata, stato promosso dai bizantini, dopo di loro dagli italiani, quindi dagli Stati territoriali dellepoca assolutistica, dalla centralizzazione operata dalla Rivoluzione francese e, infine, superando tutti gli altri con il loro virtuosismo, dai tedeschi, che soltanto nella tecnica di organizzazione dei partiti si fanno superare da altre nazioni, in particolare dagli americani. Ma lattuale guerra mondiale significa soprattutto la marcia trionfale di questa forma di vita nel mondo intero, la quale, comunque, era gi in corso458. La concezione weberiana dellineluttabilit del processo di razionalizzazione e di burocratizzazione ha evidenti analogie con lidea dellalienazione in Marx. Come nota Karl Lwith entrambi Marx direttamente e Weber indirettamente svolgono unanalisi critica delluomo contemporaneo della societ borghese secondo il filo conduttore delleconomia capitalisticoborghese, sulla base dellesperienza rilevante che leconomia diventata destino delluomo459. Weber per compie un passo in pi rispetto a Marx: individuando nella separazione dei funzionari dai mezzi dellamministrazione lorigine della burocrazia nel mondo moderno, Weber generalizza lidea marxiana dellespropriazione delloperaio dal controllo dei mezzi di produzione e la estende oltre la sfera della produzione
M. Weber, Parlamento e governo (1918), Roma-Bari, Laterza, 2002, p. 33. K. Lwith, Max Weber e Karl Marx, in Id., Marx, Weber, Schmitt, Roma-Bari, Laterza, 1994, pp. 1-121 (: 11).
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capitalistica vera e propria. La marxiana espropriazione delloperaio assurge in Weber a caratteristica precipua di tutte le organizzazioni del moderno mondo occidentale razionalizzato: dalla amministrazione dello Stato allesercito, dallimpresa economica privata al partito politico di massa. Secondo Weber pertanto lo Stato moderno non un prodotto del capitalismo e le istituzioni politiche non sono sovrastrutturali rispetto alleconomia. Modernizzazione economica e modernizzazione politica sono fenomeni che procedono di pari passo, influenzandosi lun laltro: come il cosiddetto progresso verso il capitalismo costituisce a partire dal medioevo il criterio univoco della modernizzazione delleconomia, cos il progresso verso un corpo di funzionari burocratico, fondato sullassunzione, sullo stipendio, sulla pensione, sullavanzamento, sulla formazione specialistica e sulla divisione del lavoro, su competenze fisse, sulla conformit agli atti, sulla subordinazione e sulla sovraordinazione gerarchica, costituisce il criterio altrettanto univoco della modernizzazione dello Stato. Dello Stato monarchico come dello Stato democratico, quindi in ogni caso in cui lo Stato non un piccolo cantone con amministrazione a rotazione460. Il destino della razionalizzazione , dunque, un destino comune tanto allo Stato quanto allimpresa capitalistica privata: considerato dal punto di vista sociologico lo Stato moderno unimpresa al pari di una fabbrica. degno di nota il fatto che lanalogia tra la pi tipica organizzazione politica dellet moderna lo Stato e la sua pi tipica organizzazione economica limpresa capitalistica venga discussa in un momento importante del dibattito weimariano sulla democrazia che coinvolge, tra gli altri, Kelsen e Schmitt. Prendendo entrambi molto sul serio lanalogia weberiana, il giurista austriaco ed il giurista tedesco assumono, anche in questo caso come in molti altri, posizioni tra loro contrastanti. Kelsen, da un lato, sembra accogliere e condividere la tesi weberiana, sostenendo nel 1920 in Vom Wesen und Wert der Demokratie che il problema dellorganizzazione anche, fondamentalmente, lo stesso nei due casi, poich la democrazia non riguarda solo lo Stato ma in egual misura anche le imprese economiche. Schmitt, dallaltro, citando Weber e Kelsen allinizio del suo saggio del 1923 Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus e prendendo le distanze da entrambi sulla base del primato del pubblico sul privato e della politica sulleconomia, pone in questi termini la questione dellanalogia tra Stato e impresa capitalistica: una forma di organizzazione politica cessa di essere politica quando viene edificata sulla base del diritto privato, come appunto il caso delleconomia moderna. Esistono certamente analogie fra il monarca, padrone assoluto
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M. Weber, Parlamento e governo, cit., p. 23.

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dello Stato, e limprenditore nel capitalismo privato, padrone assoluto nella sua fabbrica; in ambedue i casi vi sono possibilit di cooperazione coi loro sudditi, ma forma e contenuto dellautorit, del carattere pubblico e della rappresentanza sono fondamentalmente diversi461. Come in Cattolicesimo romano e forma politica cos anche in Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus i due saggi, non nuoce ricordarlo, sono stati pubblicati entrambi nel 1923 - Schmitt prosegue il suo confronto con linterpretazione weberiana della modernit, accogliendone alcuni aspetti, rifiutandone molti altri. Il terreno privilegiato del confronto come si mostrer quello della rappresentanza politica: come Weber, anche Schmitt ritiene che il fondamento spirituale del parlamentarismo sia ormai esaurito; come Weber, anche Schmitt, dimostrando la centralit del concetto e della prassi della dittatura sovrana nella genesi della democrazia moderna, attento al rapporto carismatico capo-masse (si pensi alla Fhrerdemokratie di Politik als Beruf e allinterpretazione schmittiana dei poteri del Presidente ex art. 48 WRV); ma, diversamente da Weber, Schmitt non si accontenta di una giustificazione procedurale delle istituzioni liberaldemocratiche, anzi cerca di rivitalizzare lo Stato, divenuto Stato democratico, affermando il valore, non individualistico n liberale, dellomogeneit sostanziale del popolo nellambito di una teoria illiberale della democrazia che pu essere definita democrazia dittatoriale o viceversa - mutuando lespressione da uno dei pi recenti studi sullinterpretazione schmittiana della costituzione liberal-democratica di Weimar - come demokratische Diktaturtheorie462. 1.2.2. Affrontando il problema della democratizzazione della Germania guglielmina Weber un sopravvissuto del liberalismo e un rappresentante contraddittorio di unepoca ormai finita della borghesia secondo Karl Lwith463, un liberale disperato secondo Wolfgang Mommsen464, un campione dei valori borghesi secondo David Beetham465 - obbligato a confrontarsi con la questione generale della possibilit della libert, che per il sociologo vuol dire in primo luogo libert individuale, nellera del capitalismo avanzato. A differenza di molti suoi predecessori che orientavano la ricerca sociologica in direzione socio-strutturale, Weber
PD, p. 11. Cfr. U. Thiele, Advokative Volkssouvernitt. Carl Schmitts Konstruktion einer demokratischen Diktaturtheorie im Kontext der Interpretation politischer Theorien der Aufklrung, Berlin, Duncker & Humblot, 2003. 463 K. Lwith, Max Weber e Karl Marx, in Id., Marx, Weber, Schmitt, cit., pp. 1-121 (: 7). 464 W.J. Mommsen, The Age of Bureaucracy, Oxford, Basil Blackwell, 1974, pp. 95 ss. 465 D. Beetham, La teoria politica di Max Weber, cit., pp. 55 ss.
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concentra la propria analisi sui singoli individui e sul senso soggettivo che essi attribuiscono alle loro azioni. Spiegazioni in termini strutturali delle principali tendenze evolutive delle societ occidentali sono quelle di Tnnies, che osserva il passaggio graduale dalla Gemeinschaft alla Gesellschaft; quella del giurista H.S. Maine, che vede nella transizione dallo status al contratto il carattere comune tanto del diritto romano quanto del diritto inglese ed il contrassegno delle societ dinamiche; quella di Durkheim, che nota il passaggio dalla solidariet meccanica alla solidariet organica. Lorientamento individualistico di partenza ed il metodo generalizzante volto a costruire solo a posteriori delle astrazioni, i tipi ideali, sono il corrispettivo del valore attribuito dal sociologo al singolo individuo, al suo agire, alla sua libert. Tuttavia, se da un lato la prestazione scientifica di Weber costituisce l apoteosi dellindividualismo - si pensi solo al ruolo svolto dallindividuo nella nascita del capitalismo cos come essa viene ricostruita e giustificata a partire dalle motivazioni dellagire del singolo in Letica protestante e lo spirito del capitalismo - , dallaltro essa si allontana dalla tradizione liberale classica che individuava nel giusnaturalismo sei-settecentesco, cio nella teoria dei diritti naturali prestatali alla base delle prime dichiarazioni, il fondamento dellindividualismo e lorigine e il fine dello Stato stesso. In unepoca di valori in competizione, nessuno dei quali cos emerge dalla conferenza Wissenschaft als Beruf pu essere considerato oggettivamente valido466, lidea che la politica e le istituzioni pubbliche possano fondarsi su una morale, una filosofia, una metafisica pare a Weber che subisce in questo linfluenza del nichilismo di Nietzsche - non difendibile. Il sistema politico liberale e il parlamentarismo possono essere difesi solo su basi procedurali che pongano laccento sulla loro importanza come strumenti adatti per promuovere, in un mondo sempre pi razionalizzato, la competizione tra valori e la libert di scelta tra essi. La democrazia di massa col suo suffragio universale sembra accettata, allora, da Weber esclusivamente per difendere la cultura politica liberale nellet della razionalizzazione e della burocratizzazione universale, e non come un valore o un fine in s. Per Weber la storia e la teoria del governo parlamentare non possono definirsi democratiche, perch non si giustificano sulla base di valori democratici, quali la partecipazione del popolo alla vita politica e la sua maggiore influenza sulle decisioni dei governanti. Il nucleo centrale del suo pensiero politico che nella fase precedente la Rivoluzione e lavvio della fase costituente - una riformulazione del parlamentarismo liberale, si
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Cfr. sul problema del valore rispetto alla vita M. Weber, La scienza come professione, in Id., La scienza come professione. La politica come professione, cit., pp. 33 ss.

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riassume in tre questioni: la prima riguarda la conservazione delle condizioni indispensabili della libert individuale in unepoca in cui le grandi organizzazioni politiche (partiti) ed economiche (grandi imprese) dominano in maniera crescente la vita delle societ avanzate; la seconda concerne lintegrazione della classe operaia allinterno del sistema politico evitando minacce ai principi fondamentali delleconomia capitalistica, cio il principio della propriet privata e il principio della libert dintrapresa; la terza questione quella della qualit e della selezione della leadership politica. La principale preoccupazione di Weber, detto in altri termini, la seguente: la libert di iniziativa tipica dellindividualismo classico pu sopravvivere, nellet della grandi organizzazioni, solo al vertice della piramide nella persona del magnate dellindustria o del leader carismatico, oppure anche il comune cittadino pu conservare una sfera di libert dal potere organizzato burocraticamente e quindi diffuso in modo capillare? La rappresentanza moderna con libert di mandato e la forma di governo parlamentare possono svolgere per Weber un ruolo di primo piano in tutte e tre le questioni prese in considerazione poich il parlamento 1. tutela la libert personale controllando lazione del governo e loperato della burocrazia; 2. consente la rappresentazione di una pluralit di forze sociali e di valori diversi e rende possibile il raggiungimento del compromesso tra i vari interessi confliggenti; 3. forma e seleziona i capi politici467. Il parlamento, dunque, non viene affatto idealizzato da Weber. Limmagine del parlamento come fulcro del dibattito pubblico la sede istituzionale in cui sono formulati e sostenuti con argomenti convincenti i programmi politici una falsa rappresentazione della realt della moderna vita parlamentare. In contrasto con lopinione di illustri teorici liberali come quella espressa da J.S. Mill in Considerations on Representative Government (1861), Weber sostiene che lestensione del suffragio e la centralit del partito e della sua macchina burocratica nella vita politica indeboliscono la concezione liberale classica del parlamento come luogo dove si decide la politica nazionale attraverso una riflessione razionale ispirata allinteresse pubblico o generale. Una riflessione approfondita sul concetto di rappresentanza in Weber del tutto assente. Lelezione dei rappresentanti del popolo ha come scopo non quello di corrispondere ad una presunta volont popolare data a priori, n quello di rinvenire a posteriori, dalla sintesi dei dibattiti parlamentari, la volont generale orientata al bene comune, bens quello di registrare un minimo di consenso indispensabile per il mantenimento del potere dei governanti sui governati. In Parlamento e governo Weber espone questa tesi con molta schiettezza: i parlamenti
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M. Weber, Parlamento e governo, cit., pp. 37-38.

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moderni sono in primo luogo rappresentanze dei soggetti dominati con i mezzi della burocrazia. Un certo minimo di consenso interiore almeno da parte degli strati socialmente importanti dei dominati certamente la condizione preliminare della durata di qualsiasi potere, anche del meglio organizzato. I parlamenti sono oggi il mezzo per manifestare esteriormente questo minimo di consenso468. La superiorit del piccolo numero garantita dallorganizzazione dellapparato burocratico non riesce a mantenersi tale senza risolvere il problema della legittimit dellobbedienza richiesta ai dominati. Le riflessioni weberiane sulla Herrschaft durch Organisation e sul Vorteil der kleinen Zahl contenute nella sezione Sociologia del potere di Economia e societ sono quelle in cui si fa pi evidente la concezione elitista che Weber ha della politica e del potere469. In questo paragrafo Weber afferma: il principio del piccolo numero, vale a dire la superiore capacit di manovra di piccoli gruppi dirigenti, domina sempre lagire politico. Questo risvolto cesaristico (negli Stati di massa) ineliminabile470. Per Weber non si pu prescindere dalle conquiste dellepoca dei diritti delluomo, cio dai principi del 1789, ma, dopo lattacco del marxismo al formalismo giuridico e dopo la critica nietzscheana della tradizione filosofica occidentale, non pare pi possibile porre la teoria giusnaturalista come fondamento filosofico del parlamentarismo e della democrazia liberale. A giudizio di Mommsen, lavvento della moderna democrazia di massa comporta per Weber labbandono delle idee del costituzionalismo liberale. Partendo da una posizione post-nietzscheana i valori etici e politici non possono pi essere difesi razionalmente come oggettivamente validi, ma soltanto affermati soggettivamente come materia di fede, contenuto di una scelta, di una volizione. In unepoca segnata dalla competizione e dallaffermazione di valori fondamentalmente inconciliabili, pare inevitabile abbandonare ogni base filosofica dellordinamento politico che affermi una morale condivisa e difendibile con argomentazioni razionali. Questo fondamento del parlamentarismo inevitabilmente sostituito da una giustificazione puramente formale e procedurale dellordine liberale, consistente nella libert di espressione consentita ad una pluralit di valori in competizione allinterno della societ. In Parlament und Regierung Weber attribuisce la responsabilit della crisi del sistema politico tedesco alla politica bismarckiana. Leredit di Bismarck si concretizza nella marginalizzazione del Reichstag, il quale pu svolgere solo una politica negativa. La prima richiesta che Weber
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M. Weber, Parlamento e governo, cit., p. 43. M. Weber, Economia e societ. IV, cit., pp. 55-57. 470 Ivi, p. 53.

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avanza riguarda labrogazione di quegli articoli della Reichsverfassung bismarckiana che limitavano drasticamente il potere del parlamento: si tratta degli artt. 9 e 21 RV che impedivano ai membri del Reichstag di detenere incarichi di governo e li costringeva, nel caso in cui li avessero assunti, a sradicarsi dal proprio seguito parlamentare, dalla propria base politicopartitica471. Il problema del controllo politico della burocrazia il problema centrale della riflessione weberiana sul parlamentarismo. A questo problema si pu rispondere per Weber creando le condizioni per la formazione di un tipo di uomo politico che fosse in grado di subordinare lapparato burocratico alla direzione politica. La democratizzazione dello Stato guglielmino non costituisce affatto per Weber un mezzo per dare maggiori poteri al popolo, bens la via per garantire una pi efficace direzione politica dellapparato burocratico. La differenza tra lo pseudocostituzionalismo e le vere istituzioni parlamentari il tema centrale degli articoli raccolti in Parlament und Regierung im neugeordneten Deutschland. Lo Stato monarchico, di fronte al moderno apparato burocratico, incapace di fornire una guida politica coerente: il monarca scrive Weber crede di governare da s, mentre in realt la burocrazia gode del privilegio di poter comandare, coperta da lui, senza controllo e senza responsabilit. Il monarca viene lusingato e gli viene mostrata lapparenza romantica del potere, poich egli pu cambiare a propria discrezione la persona del ministro472. La contrapposizione del politico e del burocrate, della responsabilit del primo e dellassoluta irresponsabilit del secondo, si configura come una contrapposizione idealtipica ed astratta tra due tipi duomo, che, spinta allestremo come fa Weber, assurge a simbolo della crisi della politica tedesca del II Reich. La Germania necessita allora di un cambiamento istituzionale e Weber auspica la fine dello Scheinkonstitutionalismus mediante la trasformazione del Bundesrat in un parlamento a pieno titolo poich il livello alto o basso di un parlamento si adegua a seconda del fatto che in esso i grandi problemi vengano non soltanto discussi, bens autorevolmente decisi a seconda che, quindi, ci che accade in parlamento

Lart. 9 c. 2 della Costituzione Imperiale del 1871 recita: nessuno pu essere nello stesso tempo membro del Bundesrath e del Reichstag. Lart. 21 c. 2 invece: quando un membro del Reichstag accetta un ufficio retribuito dal Reich o da uno degli Stati della Federazione o quando investito dal Reich o da uno degli Stati della Federazione di un ufficio superiore a quello che aveva prima, esso perde il suo seggio e il suo voto al Reichstag, e non pu riprendere il suo posto che in seguito ad una nuova elezione. Cfr. F. Lanchester, Le costituzioni tedesche da Francoforte a Bonn, cit., p. 164 e p. 167. 472 M. Weber, Parlamento e governo, cit., p. 42.

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conti qualcosa e quanto, oppure esso sia soltanto lapparato di approvazione mal tollerato di una burocrazia dominante473. Il parlamento si configura inoltre come palestra della classe di governo e come terreno di selezione (Auslesesttte) dei futuri leaders: infatti non un parlamento che tiene discorsi, ma soltanto un parlamento che lavora pu costituire il terreno sul quale crescono e, attraverso la selezione, compiono la loro ascesa uomini con qualit di capo autenticamente politiche e non meramente demagogiche. Ma un parlamento che lavora un parlamento che controlla continuamente lamministrazione collaborando con essa. Prima della guerra ci da noi non esisteva. Dopo la guerra, per, il parlamento deve diventare questo oppure avremo la solita miseria474. Il risalto dato al processo di selezione (Auslese) dei leaders attraverso il conflitto e la competizione, aperta o celata, non costituisce soltanto un nucleo tematico centrale per lindagine empirica del parlamentarismo. Weber trae dal fenomeno della competizione anche delle conclusioni riguardanti la sfera dei valori. La lotta, la competizione costituiscono nellinterpretazione di Weber le caratteristiche centrali e permanenti della societ moderna in ogni suo aspetto: vi lotta tra gruppi, classi, nazioni cos come vi conflitto tra valori inconciliabili475. Una delle ragioni per le quali Weber si pronuncia nel 1918 a favore del governo parlamentare consiste nel fatto che la lotta nel Reichstag e la competizione elettorale per la conquista del potere permette al leader carismatico di forgiarsi e di emergere. Il partito di massa lapparato di cui il leader dispone per la lotta parlamentare e la competizione elettorale. Weber individua due tipi di partiti politici negli Stati moderni: essi possono essere essenzialmente delle organizzazioni per il patronato degli uffici oppure dei partiti fondati su una concezione del mondo. I primi sono i partiti di notabili (Honoratiorenparteien), i secondi assumono le dimensioni di partiti di massa (Massenparteien). In realt la norma che i partiti siano
Ivi, pp. 20-21. Ivi, p. 55. 475 Cfr. sul concetto di lotta M. Weber, Economia e societ. I, Milano, Edizioni di Comunit, 1999, pp. 35 ss. Il concetto di Kampf in Weber uno dei meno determinati: in Economia e societ una relazione sociale viene definita lotta quando lagire orientato in base al proposito di affermare il proprio volere contro la resistenza di un altro o di altri individui. Esempi di lotta, pacifica o meno, riportati da Weber, sono: la lotta sanguinosa che mira ad annientare la vita dellavversario, la lotta cavalleresca regolata convenzionalmente, il gioco agonistico cio lo sport, la concorrenza per conquistare il favore di una donna, la concorrenza per lo sfruttamento di certe possibilit di scambio commerciale, la lotta elettorale, la selezione biologica. Il significato di lotta comprende tanto il conflitto violento tra individui o gruppi quanto la selezione biologica o anche un processo inconscio di selezione allinterno delle strutture sociali.
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entrambe le cose insieme. Queste considerazioni sui partiti politici, contenute in Parlamento e governo, ritornano anche lanno seguente nella conferenza La politica come professione, dove Weber distingue i partiti di notabili (Honoratioren) dalle pi moderne organizzazioni di partito, figlie della democrazia, del diritto elettorale di massa, della necessit della propaganda e dellorganizzazione di massa, dello sviluppo della pi alta unit di direzione e della pi rigida disciplina476. Ai notabili fanno seguito i politici di professione a tempo pieno. Weber nota con realismo che formalmente si registra unampia democratizzazione della politica e delle istituzioni, ma di fatto il potere nelle mani di coloro che svolgono in modo continuativo lattivit politica i politici di professione, i funzionari della burocrazia partitica - oppure di coloro dai quali tale attivit dipende per ragioni finanziarie. Sostenendo una tesi analoga a quella esposta da Roberto Michels in Zur Soziologie des Parteiwesens, Weber convinto che lelemento decisivo del partito di massa stia nellapparato, nella macchina ed il potere allinterno del partito effettivamente esercitato da una esigua minoranza di persone. 1.2.3. Gli aspetti salienti della teoria politica weberiana dalla polemica contro il paternalismo bismarckiano, che imped lesperienza di un autentico governo parlamentare, alla Fhrerdemokratie, con le sue non celate implicazioni plebiscitarie ruotano costantemente attorno ad un problema: quello dellirresponsabilit della burocrazia dello Stato, della necessaria direzione politica della burocrazia stessa e dell etica della responsabilit come qualit essenziale del Berufpolitiker. Con la fine della legittimit dinastica e listituzione di un Presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo, la funzione del parlamento come palestra dei leaders e Auslesesttte viene in un certo senso superata e scavalcata dal rapporto immediato col cittadino-elettore. presente nei testi weberiani una tensione crescente tra il principio parlamentare e quello plebiscitario che si fa evidente soprattutto nel passaggio dalla legittimit dinastica e tradizionale del II Reich alla legittimit democratica della repubblica di Weimar. In base alla Reichsverfassung del 1871 il Reichstag era eletto si notato a suffragio universale. Luniversalit del suffragio stata voluta da Bismarck per perseguire fini di politica interna, vale a dire a sostegno della propria lotta contro la borghesia e i partiti liberali. La speranza di un atteggiamento politicamente conservatore delle masse venne disattesa, ma lo scopo di ostacolare la crescita di una borghesia liberale capace di
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M. Weber, La politica come professione, in Id., La scienza come professione. La politica come professione, cit., p. 77.

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organizzarsi in un forte partito rappresentato nel Reichstag venne raggiunto anche grazie a questa soluzione elettorale. Una legge elettorale censitaria che avesse riconosciuto solo ad alcuni cittadini, quelli dotati come si soleva dire - di Bildung und Besitz, il diritto di eleggere il Reichstag avrebbe forse favorito la formazione di solidi partiti borghesi. La scelta in favore del suffragio universale che era unapertura, certo strumentale, al principio democratico nellambito di un regime monarchico-costituzionale imperniato sul principio monarchico - contraddetta per dalle soluzioni elettorali adottate nei singoli Stati del II Reich, dove vigevano normative fortemente restrittive dei diritti politici. Nel 1917 il dibattito sulla parlamentarizzazione del Reich coinvolse anche la questione del sistema elettorale e culmin nellistituzione, in Prussia, di unapposita commissione parlamentare che lavor alla riforma del sistema elettorale - basato fino a quel momento sulla partizione dei cittadini in tre classi di censo con cui veniva eletta la Dieta prussiana. in questo clima riformatore che va collocato il saggio Wahlrecht und Demokratie in Deutschland (1917) nel quale Weber si pronuncia a favore del suffragio universale in Prussia per una serie di ragioni del tutto indipendenti dallideologia democratica, dai suoi principi e dai suoi valori: la potenza dello Stato nazionale, lintenzione di riconoscere la piena cittadinanza politica ai combattenti che sarebbero presto rientrati dal fronte e che avevano guadagnato, combattendo per la patria, il pieno diritto di cittadinanza politica, lesigenza di ottenere il pi ampio consenso popolare in vista dellattuazione di politiche volte a razionalizzare ulteriormente la produzione economica, e la volont di non favorire in alcun modo vecchi e nuovi titolari di rendita. Il crescente nazionalismo delle masse osserva Weber assolutamente naturale in unepoca che democratizza sempre di pi la partecipazione ai beni della cultura nazionale, rappresentata in definitiva dalla lingua tedesca477. Weber dunque non teme il suffragio universale per due ragioni: la prima consiste nel fatto che lestensione dei diritti politici andr a vantaggio della crescita del sentimento nazionale; la seconda consiste nel valore non ideale bens strumentale del suffragio universale. Un carattere distintivo del parlamentarismo weberiano consiste nel riconoscimento del fatto che il suffragio universale e la democrazia di massa si prestano ad essere piegati a tutto vantaggio della leadership individuale: il declino dellimportanza del singolo deputato del parlamento va di pari passo con la crescita del ruolo del leader carismatico nella competizione elettorale.

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M. Weber, Sistema elettorale e democrazia in Germania, in Id, Scritti politici, cit., p. 46.

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Se si passa da Parlamento e governo a La futura forma statale della Germania entrambi i testi sono del 1918 ma uno precede, laltro segue la fine del II Reich - laccettazione weberiana degli esiti democratici della Rivoluzione di Novembre evidente laddove il sociologo constata la fine della legittimit storica della dinastia prussiano-tedesca e riconosce alla sola legittimit rivoluzionaria il diritto di fondare le istituzioni della nuova Germania. La sostituzione della legittimit tradizionale con la legittimit razionale, giudicata da Weber inevitabile, segna lingresso dei concetti di sovranit popolare e di potere costituente nella storia politica e costituzionale della Germania cos come era avvenuto nella Francia del 1789. Scrive Weber alla fine del 1918: la legittimit storica svanita. Per tentare di recuperare lordine borghese liberandosi del potere violento dei consigli dei soldati, anche ai partiti specificamente di centro resta solo la legittimit rivoluzionaria e basata sul diritto naturale di una costituente che si fonda sulla sovranit del popolo478. Questa svolta fondamentale nella storia tedesca, che Weber interpreta alla luce della sua Herrschaftssoziologie come sostituzione di un tipo di legittimit allaltro, letta invece da Schmitt, qualche anno pi tardi, come perdita di legittimit dello Stato e permanenza della sola legalit tecnico-funzionalistica. La soluzione prefigurata da Schmitt contro questa perdita di legittimit fa leva su di una torsione plebiscitaria del concetto di legittimit democratica che, proseguendo e radicalizzando le tarde riflessioni weberiane sulla Fhrerdemokratie, immagina la democrazia come rapporto immediato tra le masse ed il leader carismatico, tra lidentit e lomogeneit del popolo e la persona del rappresentante. In effetti in Politik als Beruf Weber svolge le seguenti considerazioni sulla democrazia: vi soltanto questa scelta: o una democrazia subordinata ad un capo e organizzata mediante la macchina, oppure una democrazia senza capi, vale a dire il potere dei politici di professione senza vocazione, senza le intime qualit carismatiche che per lappunto fanno un capo. Significa proprio questo ci che di volta in volta la fronda di partito abitualmente indica come il potere della cricca. Per il momento in Germania noi abbiamo soltanto questultimo479. Lalternativa tra Fhrerdemokratie e fhrerlose Demokratie corrisponde allalternativa tra una politica fatta dal Berufpolitiker dotato di Sachlichkeit, dotato cio delle qualit che per Weber sono essenziali al capo politico: la dedizione appassionata a una causa, il senso di responsabilit e la lungimiranza, e il dominio di politici/ funzionari di partito, che riempiono le fila di quella Beamtenherrschaft liberata da ogni direzione politica. La democrazia di capi
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M. Weber, La futura forma statale della Germania, in Id., Scritti politici, cit., p. 137. M. Weber, La politica come professione, in Id., La scienza come professione. La politica come professione, cit., p. 92.

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cui Weber pensa si traduce nel 1919 nella sua proposta costituzionale di elezione diretta del Presidente della Repubblica. Il Presidente non svolgerebbe solo il ruolo di sostituto del Kaiser (Ersatz-Kaiser) e di contrappeso (Gegengewicht) del Parlamento in un sistema politico deliberatamente studiato per distinguersi dal governo parlamentare della III Repubblica francese, ma risponderebbe anche ad un bisogno psicologico delle masse in democrazia: lunica valvola di sfogo per il bisogno di capi potrebbe diventare il Presidente del Reich, qualora egli fosse eletto per plebiscito e non dal parlamento480. In conclusione si pu dire che la concezione della democrazia in Weber oscilla tra un modello elitistico-competitivo (secondo la definizione di David Held), in cui il principio parlamentare centrale, e un modello plebiscitario che ruota attorno alla figura del Capo dello Stato. Entrambi, tuttavia, si fondano su una concezione strumentale del suffragio universale, che vede in esso un mezzo per istituire leaders politici, e su di una demistificazione della sovranit popolare. Non un caso daltra parte che il concetto di sovranit non compaia affatto negli studi di Herrschaftssoziologie. Weber assume, dunque, una posizione disincantata non solo di fronte al principio della sovranit popolare, ma anche come si mostrato - di fronte al ruolo del parlamento, della rappresentanza politica, dei partiti. Studiando il rapporto tra capitalismo, razionalit e dominio in Weber, Herbert Marcuse riconosce al sociologo di aver infranto il velo ideologico della moderna democrazia di massa con la sua analisi del potere burocratico e con la sua elaborazione del concetto di carisma. Secondo Marcuse il pi problematico dei concetti weberiani proprio quello di carisma, perch in esso, pi che in ogni altro, si mostra la dialettica di razionalit ed irrazionalit della societ moderna: il potere burocratico ha per Weber inevitabilmente al vertice un elemento non burocratico, bens carismatico, cio irrazionale; e questa inevitabilit dovuta al fatto che la razionalit avalutativa dellamministrazione non pu fare a meno di valori e fini posti dallesterno481. La borghesia tedesca, a causa della sua immaturit politica, non riesce n a realizzare n ad impedire il processo di democratizzazione della Germania e perci invoca il cesarismo: la democrazia corrispondente allindustrializzazione capitalistica minaccia di rovesciarsi in dittatura plebiscitaria; la ratio borghese evoca il carisma irrazionale482. Cos secondo Marcuse il suffragio universale, cui Weber si dice favorevole, non soltanto il prodotto storico dellindustrializzazione e
Ivi, p. 93. H. Marcuse, Industrializzazione e capitalismo in Weber, in Id., Cultura e societ, cit., p. 259. 482 Ivi, p. 250.
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del capitalismo, ma anche lo strumento pi adeguato del dominio nellepoca della sua perfezione tecnica. 1.3. La teoria liberal-democratica in Hans Kelsen La democrazia, uno dei grandi protagonisti della storia politica del XX secolo insieme ai regimi totalitari del nazi-fascismo e del comunismo, ha nelle opere di Hans Kelsen e di Carl Schmitt due concezioni contrapposte, che nei primi anni Venti del XX secolo si distinguono soprattutto per quanto riguarda il problema della rappresentanza politica, mentre allinizio degli anni Trenta si articolano attorno al problema della giustizia costituzionale483. La polemica Kelsen-Schmitt, che si dipana nel corso dellet di Weimar fino alla vigilia della Machtergreifung del partito nazionalsocialista, una polemica sulla democrazia e nella democrazia, si svolta cio tutta allinterno del campo democratico, e non solo perch Schmitt si diceva democratico (seppure la sua fosse una concezione plebiscitaria o dittatoriale della democrazia), ma anche perch la strategia di contrastare lascesa del partito di Hitler con lo strumento dei poteri eccezionali del Presidente della Repubblica era una strategia allora condivisa da molti democratici. 1.3.1. Allinizio dellesperienza weimariana Kelsen e Schmitt affrontano il tema del rapporto tra democrazia e rappresentanza rispettivamente in Vom Wesen und Wert der Demokratie del 1920 e in Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus del 1923. Kelsen torna inoltre sullo stesso tema anche nel 1925, quando pubblica Das Problem des Parlamentarismus. Lenfasi del discorso kelseniano si concentra sullindissolubilit di parlamentarismo e democrazia, tanto contro ogni nostalgia corporativistica mirante a sostituire uno Stndeparlament eletto su base professionale al parlamento politico eletto su base nazionale, quanto contro le tentazioni plebiscitarie che spingevano in direzione di soluzioni autoritarie. Il giurista austriaco, infatti, vede nelle istituzioni rappresentative, cio nel parlamento, lunica possibilit reale di attuare un regime democratico in grandi Stati: il destino della democrazia per Kelsen indissolubilmente legato al destino del parlamento e questo sin dalla nascita, con le rivoluzioni settecentesche, delle costituzioni moderne. Il giurista
Cfr. sulla democrazia in Kelsen Barberis, Introduzione, in H. Kelsen, La democrazia, Bologna, Il Mulino, 1995, pp. 7-39; R. De Capua, Hans Kelsen e il problema della democrazia, Roma, Carocci, 2003; cfr. inoltre sul rapporto Kelsen-Schmitt M. Caserta, La forma e lidentit. Democrazia e costituzione in Hans Kelsen e Carl Schmitt, Torino, Giappichelli, 2005.
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tedesco, invece, preso atto dei limiti intrinseci del parlamentarismo, propugna unidea di democrazia che riesce a fare a meno del parlamentarismo liberale e - coniugata con il concetto di dittatura sovrana elaborato nel 1921 in La dittatura, si configura come una democrazia dittatoriale o una democrazia plebiscitaria. Richiamando sin dallincipit di Essenza e valore della democrazia (19201, 19292) le esperienze delle rivoluzioni borghesi del 1789 e del 1848, Kelsen parte da una constatazione: democrazia la parola dordine che, nei secoli XIX e XX, domina quasi universalmente gli spiriti. Eppure, ormai sconfitto lantico nemico - lautocrazia monarchica - la democrazia deve fronteggiare gli attacchi incrociati di forze contrapposte: i nuovi nemici della democrazia sono, nel XX secolo, le dittature di partito, tanto le dittature dei partiti di sinistra, che si richiamano alla teoria marxiana della lotta di classe e della dittatura del proletariato, quanto quelle dei partiti di destra che, temendo lavanzata delle organizzazioni del proletariato sia nel mondo del lavoro sia nelle istituzioni dello Stato, si irrigidiscono su posizioni reazionarie antidemocratiche. Il saggio kelseniano, noto a Schmitt che cita il giurista austriaco verso linizio di Die geistesgeschichtliche Lage, si caratterizza per la struttura ordinata dei capitoli e per la chiarezza dellesposizione dei concetti e dei problemi connessi con lidea e la realt della democrazia. Libert, popolo, parlamento, principio di maggioranza, amministrazione, scelta dei capi, democrazia formale e democrazia sostanziale, democrazia e Lebensanschauungen sono alcuni dei temi che strutturano largomentazione kelseniana e le conferiscono un aspetto ordinato di sistematicit e completezza di cui i testi schmittiani di teoria politica, stilisticamente pi affascinanti, sono in genere privi. La concezione kelseniana della democrazia si presenta in primo luogo come una concezione liberal-democratica che ne individua lessenza nella sintesi dei principi di libert ed eguaglianza; in secondo luogo come una concezione realistica nel senso della grande tradizione del realismo politico che, da Machiavelli ai teorici delle lites, mira a mostrare lo scarto esistente tra idea e realt (in Kelsen il realismo si traduce nella sua trattazione disincantata dei concetti di sovranit popolare e di rappresentanza); in terzo luogo come una concezione parlamentare e formale-procedurale che indica innanzi tutto un metodo per prendere decisioni politiche e presuppone lesistenza di un luogo, il parlamento, dove quelle decisioni vengono discusse e votate a maggioranza; infine come una concezione individualistica e relativistica che si propone come soluzione adeguata al problema del potere e del governo nellepoca del crepuscolo degli idoli (Nietzsche) e del politeismo dei valori (Weber).

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La democrazia per Kelsen una liberal-democrazia: leredit della tradizione liberale non dissociabile dal concetto moderno di democrazia. Nonostante allinizio si affermi che i due postulati della nostra ragion pratica, i due istinti primordiali dellessere sociale, sono la reazione alla costrizione (il sentimento della libert) e la percezione del proprio valore di fronte a chi comanda (il sentimento delluguaglianza), e nonostante la sintesi dei principi di libert ed uguaglianza sia indicata come la caratteristica della democrazia, in realt la libert considerata prioritaria: lidea di libert e non quella di uguaglianza a determinare, in primo luogo, lidea di democrazia484. Kelsen non ignora i diversi significati del concetto di libert, ma non sembra voler scegliere tra lidea liberale di libert (la libert dellindividuo dal potere dello Stato) e lidea democratica di libert (la partecipazione dellindividuo al potere dello Stato), bens manifestare lesigenza della loro compresenza e del loro reciproco equilibrarsi485. La critica kelseniana dellideologia democratica, fondata sulla constatazione della differenza tra democrazia reale e democrazia ideale, investe i principali concetti legati alla democrazia: popolo, sovranit popolare, rappresentanza. una finzione qualificare un insieme di individui come popolo. una finzione credere che vi sia un potere sovrano e che questo potere risieda nel popolo. Ed una finzione, infine, credere che questo popolo venga rappresentato in parlamento. Che cos il popolo? - si chiede Kelsen. La risposta, non priva di implicazioni nella sua concezione liberal-democratica della democrazia, che si tratta, in prima approssimazione, di una pluralit di individui, di una molteplicit di gruppi distinti e non di ununit, a fortiori non di ununit omogenea. Kelsen concepisce dunque il popolo non come una entit collettiva o come una totalit organica, bens come una pluralit discreta. Dal punto di vista sociologico, se si considerano i fatti sensibili, il popolo una pluralit di persone distinte; solo dal punto di vista giuridico e con laiuto di una finzione lunit del popolo accettata come postulato eticopolitico ed assunta come reale dallideologia democratica. Questunit normativa, prodotta dalla sottomissione di tutti i membri del popolo al medesimo ordinamento giuridico dello Stato, concepita da Kelsen in modo astratto, cio non come insieme degli individui concreti, ma come sistema di atti individuali determinati dallordine giuridico dello Stato486. La distanza tra entrambi questi significati, quello sociologico e quello giuridico, del termine popolo ed il principio schmittiano della Gleichartigkeit, ovvero
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Ivi, p. 141. Ivi, p. 52. 486 Ivi, p. 59.

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dellomogeneit e delluguaglianza sostanziale del popolo, , evidentemente, enorme. Gli ideologi della democrazia cos si esprime Kelsen - non suppongono, il pi delle volte, quale abisso essi dissimulino quando identificano lun popolo con laltro487. La constatazione che solo una minoranza dei titolari dei diritti politici partecipa attivamente alla vita politica, un elemento ulteriore in direzione della demistificazione del concetto di popolo come soggetto del potere nellideologia democratica. Uno degli elementi pi importanti della democrazia reale sono i partiti politici, i quali, non menzionati nella costituzione di Weimar, organizzano il consenso democratico e sono perci i veri organi della formazione della volont dello Stato488. Per Kelsen lostilit verso i partiti politici, che dallet monarchico-costituzionale alla Repubblica di Weimar accompagna la storia dei partiti in Germania, non che una mal celata ostilit verso la democrazia489. La democrazia, lungi dallessere distrutta dai partiti, per Kelsen uno Stato di partiti: la democrazia, proprio perch, in quanto Stato di partiti, vuole che la volont generale sia soltanto la risultante della volont dei partiti stessi, pu rinunciare alla finzione di una volont generale organica superiore ai partiti490. Analogamente allidea di popolo, anche il concetto pi tipico dello Stato moderno (assoluto o democratico), quello della sovranit, sottoposto ad una critica serrata in Kelsen, mentre viene assunto come concetto fondamentale del decisionismo in Schmitt, sia nel caso in cui il sovrano un individuo (il monarca di Teologia politica che crea lordine dal disordine delle guerre confessionali), sia nel caso in cui, in seguito ad una rivoluzione politica, una dittatura sovrana persegua, in nome del potere costituente, lo scopo di creare un nuovo ordinamento giuridico (la prassi dei commissari del popolo nellet della Rivoluzione francese trattata in La dittatura), sia, infine, nel caso in cui il sovrano coincida col popolo nellatto di darsi una costituzione (il popolo sovrano, titolare del potere costituente in Dottrina della costituzione). Svolta in modo pi approfondito in Das Problem der Souvernitt nello stesso anno, il 1920, in cui viene pubblicata la prima edizione di Vom Wesen und Wert der Demokratie, la critica kelseniana del concetto di sovranit coinvolge necessariamente anche la versione democratica di tale concetto, ovvero la sovranit popolare, la quale viene appunto smascherata con un metodo - consistente nella denuncia della profonda divergenza sussistente tra ideologia e realt - non dissimile da quello adottato, a partire
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Ivi, p. 60. Ivi, p. 63. 489 Ivi, p. 63. 490 Ivi, p. 70.

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dallinizio del XX secolo, dai teorici delle lites. Con la differenza che, nel caso del giurista austriaco, la critica della sovranit usufruisce anche dei risultati dellapplicazione dei concetti della psicoanalisi freudiana alla sfera sociale. Laccertata origine psicologica dellautorit sociale collide sostiene Kelsen - con la dottrina della sovranit popolare. La percezione dellautorit sia essa lautorit sociale, religiosa o ogni altro tipo di autorit avviene per la prima volta nella vita dellindividuo come percezione dellautorit paterna: lautorit del padre a costituire il modello a partire dal quale si compiono le successive proiezioni dellautorit che danno vita allautorit del padre della patria, di Dio-padre, della societ. La dottrina della sovranit popolare, nonostante sia stata raffinata e perfezionata nel corso del secolo e mezzo di storia della democrazia moderna che va da Rousseau e dalla Rivoluzione francese agli anni Venti del XX secolo e allesperienza della Repubblica di Weimar, resta per Kelsen una maschera totemistica491. Una tale dottrina della sovranit popolare vorrebbe significare letta alla luce della teoria psicoanalitica che il padre (lautorit) generato dai figli (i sottoposti allautorit), cio che, con un autentico rovesciamento dei termini, il creatore creato dalle creature492. Linfluenza dellopera di Freud Totem e tab493 (1913) nonch, forse, anche della weberiana Religionssoziologie494 evidente laddove Kelsen istituisce lanalogia tra la funzione del rito religioso tribale, avente ad oggetto il totem nello stadio primitivo dellevoluzione dellumanit, e la funzione del concetto di sovranit popolare nellideologia democratica: come nello
Ivi, p. 134. Ivi, p. 134. 493 S. Freud, Totem e tab. Concordanze nella vita psichica dei selvaggi e dei nevrotici, Torino, Bollati Boringhieri, 2006. Lordine politico come convivenza tra eguali, tra fratelli, presuppone il parricidio originario e sconta il sacrificio dellunica vera verticalit data: quella da cui si proviene: il padre e la sua proiezione in Dio. Anche la psicoanalisi di Freud conferma, a suo modo, lanalogia tra teologia e teoria politica, cio il permanere di un residuo per usare il lessico paretiano irriducibile alla ragione che costituisce il mistero dellautorit e dellobbedienza. 494 Cfr. M. Weber, Economia e societ. II, Milano, Edizioni di Comunit, 1999, in particolare il Cap. V, 3. Il concetto del dio, letica e il tab, pp. 129-139, dove Weber definisce il totemismo come uno specifico rapporto tra un oggetto, per lo pi un oggetto naturale (nelle forme pi pure di un animale) ed un determinato insieme di uomini per i quali vale come simbolo di un affratellamento, determinato allorigine dal cibarsi in comune dellanimale e dal conseguente comune invasamento da parte del medesimo spirito. La portata effettiva dellaffratellamento oscilla in relazione al contenuto del rapporto tra gli associati e loggetto-totem. () Ma il totem non si esaurisce nei suoi fini politico-sessuali o allinterno del gruppo parentale, e meno ancora esso nasce esclusivamente entro questi confini , ma un modo assai diffuso di porre laffratellamento sotto una garanzia magica (Ivi, pp. 134-135).
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stadio primitivo del totemismo i membri del clan si mettevano la maschera del totem sacro, cio dellavo del clan, per fare essi stessi da padre ripudiando per breve tempo ogni legame sociale, cos il popolo suddito, nellideologia democratica, riveste il carattere dorgano investito di unautorit inalienabile, di cui soltanto lesercizio pu venire delegato di nuovo agli eletti495. In Essenza e valore della democrazia ben tre capitoli il terzo, il quarto ed il quinto sono dedicati al parlamento, alla questione della rappresentanza moderna e alle proposte di riforma della rappresentanza in senso corporativo o professionale. Il parlamento moderno nasce dalla dichiarazione di indipendenza del parlamento dal popolo, nasce cio quando al mandato imperativo delle rappresentanze cetuali e territoriali si sostituisce il mandato libero. Largomento con il quale Kelsen giustifica il parlamentarismo si fonda sullidea gi presente in modo chiaro in Sieyes che la politica sia unattivit accanto ad altre e lesercizio del potere da parte di certe persone risponda alle esigenze della divisione del lavoro. Il parlamentarismo si presenta dunque come un compromesso fra lesigenza democratica di libert e il principio causa di differenziazione e condizionante ogni progresso tecnico-sociale della distribuzione del lavoro496. Sembra una necessit dellevoluzione sociale - insiste Kelsen che in un corpo sociale tecnicamente evoluto si formi accanto ad un organo per il governo, un organo cui spetta il compito di legiferare. Kelsen afferma il carattere fittizio dellidea di rappresentanza. La finzione rappresentativa non venne denunciata finch dur, nel corso dellintero XIX secolo, la lotta della democrazia contro i suoi avversari: il principio monarchico e la societ per ceti. Durante il regime monarchicocostituzionale, quando la Volksvertretung era il massimo di ci che politicamente si poteva strappare al monarca, non aveva alcun senso porsi la questione della rappresentanza, chiedersi cio se il parlamento rappresentasse realmente la volont del popolo. Col trionfo della forma di governo parlamentare e la subordinazione del governo alla fiducia del parlamento, la grossolana finzione contenuta nella teoria della rappresentanza non pot pi sottrarsi alle critiche provenienti dalle posizioni pi progressiste o da quelle pi conservatrici. Kelsen non si stupisce affatto che fra gli argomenti utilizzati contro il parlamentarismo figuri, in primo luogo, la denuncia che la volont del parlamento non coincide con la volont del popolo, ma ritiene realisticamente che la critica della rappresentanza, formulata su queste basi, non sia meno ideologica della
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Ivi, p. 134. Ivi, p. 76.

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teoria della rappresentanza. Questultima ha costruito una finzione che alcuni avrebbero preso troppo sul serio: tra costoro rientrano quei critici della rappresentanza che credono di dover legittimare il principio rappresentativo sulla base del principio della sovranit popolare. Kelsen, al contrario, determina lessenza del parlamentarismo senza far ricorso ai concetti di rappresentanza e di sovranit popolare, bens richiamandosi al principio della divisione del lavoro. In Kelsen si di fronte ad un caso di parlamentarismo senza rappresentanza, in Schmitt si di fronte al caso paradigmatico di una teoria della rappresentanza senza elezioni497. Per il giurista tedesco come sar mostrato pi approfonditamente - le elezioni a suffragio universale e a scrutinio segreto non sono una conditio sine qua non della rappresentanza politica, che concepita in senso esistenziale come idem sentire del popolo e del suo rappresentante. Sia in Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus (1923)498, sia in Referendum e proposta di legge di iniziativa popolare (1927), sia in Dottrina della costituzione (1928)499 Schmitt ammette che possa esservi rappresentanza senza votazioni individuali segrete poich la vera attivit, capacit e funzione del popolo, il nucleo di ogni espressione popolare, il fenomeno democratico originario non sono le elezioni a suffragio universale bens lacclamazione, il grido di approvazione o rifiuto della massa riunita500. Mentre in Schmitt il concetto di rappresentanza/rappresentazione , insieme al concetto di identit, uno dei principi fondamentali della forma politica moderna, in Kelsen la rappresentanza politica viene smascherata come finzione sia nel saggio del 1920 sulla democrazia, sia in Teoria generale del diritto e dello Stato, dove torna sul problema del parlamento e della sua presunta funzione rappresentativa esprimendosi in questi termini: se gli scrittori politici insistono nel definire un organo rappresentativo il parlamento della democrazia moderna, nonostante la sua indipendenza giuridica dal corpo elettorale, se taluni scrittori dichiarano persino che il mandato imperativo contrario al principio del governo rappresentativo, essi non presentano una teoria scientifica ma sostengono una ideologia politica. La funzione di questa ideologia di nascondere la situazione reale, di mantenere lillusione che il legislatore sia il popolo, nonostante il fatto che, in realt, la funzione del popolo o, formulata pi esattamente, del

Cfr. sul tema rappresentanza ed elezioni G. Sartori, Elementi di teoria politica, cit., pp. 293-296. 498 Cfr. PD, p. 14. 499 Cfr. DC, pp. 319-323. 500 DL, p. 62.

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corpo elettorale sia limitata alla creazione dellorgano legislativo501. Restringendo il concetto di rappresentanza alla sfera giuridica, Kelsen sostiene che per stabilire un rapporto di rappresentanza non basta che il rappresentante sia nominato dal rappresentato. necessario che il rappresentante sia giuridicamente obbligato ad eseguire la volont del rappresentato, e che ladempimento di questo obbligo sia giuridicamente garantito502 e, poich i membri di un parlamento non sono vincolati da alcun mandato, n il mandante gode di alcuna tutela nei confronti del mandatario, il parlamento, data lassenza della contemplatio domini, non un organo rappresentativo. A Kelsen, cos come a molti giuristi prima e dopo di lui, la rappresentanza politica appare dunque come una finzione-inganno o una finzione ideologica non solo perch una finzione anche quella volont popolare che si dovrebbe rappresentare (il popolo, non essendo una persona, non ha una volont) ma soprattutto perch nota Giovanni Sartori il giurista austriaco rifiuta di seguire gli effetti dei meccanismi elettorali oltre lattimo nel quale il cittadino-elettore vota per questo o per quello503. In effetti Kelsen afferma expressis verbis che la funzione delle elezioni limitata alla creazione dellorgano legislativo, che le elezioni sono soltanto un modo per scegliere tra una rosa di candidati e legittimare il vincitore o i vincitori della competizione elettorale a governare, mentre Sartori ritiene che le elezioni non siano solo un atto di nomina - come pensava, ancor prima di Kelsen, Laband bens un potere, e un potere ricorrente, di nomina. La differenza consiste nel fatto che chi ha il potere di confermare o non confermare, a determinate scadenze, un governante, mantiene su di lui un potere che continuo, non essendo quello tra elettore ed eletto un legame momentaneo che si esaurisce nellatto dellelezione. Nellottica kelseniana la forzata riconduzione dellidea di rappresentanza alla sola determinazione giuridica sembra pregiudicare la valutazione del ruolo del parlamento come strumento della rappresentanza unitaria del molteplice in una liberaldemocrazia. A sollevare il problema dellunit delle molteplici forze sociali invece Schmitt a partire dalla consapevolezza della pericolosit, per la forma-Stato, delle contrapposizioni politiche radicali, difficilmente superabili a prescindere dal riconoscimento comune di un sostrato condiviso espresso nella rappresentanza politica unitaria. Kelsen sembra confidare nel fatto che il parlamento riesca comunque in ogni situazione a produrre un equilibrio tecnico-procedurale tra le forze politiche e sociali contrastanti.
501

H. Kelsen, Teoria generale del diritto e dello Stato, Milano, Edizioni di Comunit, 1952, p. 296. 502 Ivi, p. 295. 503 G. Sartori, Elementi di teoria politica, cit., pp. 310-327 (: 314).

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Secondo Mauro Barberis il giurista austriaco, a causa del metodo puramente formale della scienza giuridica, sopravvaluta, o fa mostra di sopravvalutare, la capacit di tenuta delle istituzioni parlamentari austrotedesche, la loro capacit di assorbire i conflitti sociali e di portarli ad una sintesi istituzionale504. Nel suo studio La forma e lidentit sul concetto di democrazia in Kelsen e Schmitt, Marco Caserta esprime un parere analogo quando afferma che la chiave di lettura puramente tecnico-formale della rappresentanza e del meccanismo elettorale, il disconoscimento della rappresentanza politica nella sua specificit connessa alla valutazione del momento elettorale, nonch il mancato approfondimento dellistanza di unitariet della funzione rappresentativa che ne consegue produce un ricorrente errore prospettico che riverbera i propri effetti in pi luoghi e condiziona negativamente il senso complessivo505. Kelsen si inserisce nel dibattito degli anni Venti sulla riforma del parlamentarismo proponendo, da un lato, un rafforzamento dellelemento democratico della forma di governo che faccia leva sugli istituti del referendum e delliniziativa popolare, e negando, dallaltro, che la sostituzione del parlamento politico, eletto secondo principi democratici, con uno o pi parlamenti tecnici per ciascuno dei diversi settori della legislazione, eletti secondo il principio corporativo, possa essere la soluzione alla crisi della rappresentanza democratica. Anche lidea di istituire un parlamento economico accanto al parlamento politico problematica a causa dellimpossibilit di distinguere tra laspetto politico e laspetto economico degli affari da trattare: gli affari economici hanno una rilevanza politica e viceversa quelli politici hanno ripercussioni economiche. In due capitoli di Essenza e valore della democrazia lottavo sull amministrazione ed il nono sulla scelta dei capi che sembrano corrispondere alla terza parte di Parlamento e governo dedicata a Pubblicit dellamministrazione e selezione dei capi politici si fa pi evidente il confronto di Kelsen con le tesi di Weber sulla direzione politica della burocrazia e sulla Fhrerdemokratie. Svolgendo ancora una volta la critica dellideologia democratica a partire dallosservazione della democrazia reale, Kelsen misura la distanza, che talvolta opposizione, tra idea e realt in relazione al problema del dominio e dei capi politici. Lidea democratica implica innanzi tutto assenza di capi, mentre la realt ne attesta lindiscutibile presenza: esiste il dominio ed esistono capi anche in democrazia506. Si potrebbe credere che la funzione specifica dellideologia
M. Barberis, Introduzione a H. Kelsen, La democrazia, cit., pp. 7-39 (: 25). M. Caserta, La forma e lidentit. Democrazia e costituzione in Hans Kelsen e Carl Schmitt, cit., p. 25. 506 Ivi, p. 128.
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democratica con il suo concetto di sovranit popolare sia proprio quella di mantenere lillusione della libert la cui attuazione risulta nei fatti impossibile. Rifacendosi quasi certamente alla tipologia weberiana del potere legittimo in particolare allopposizione tra il carisma e lelezione, ovvero tra la fiducia personale nelle doti straordinarie di un eroe o di un duce e la credenza nella validit di una statuizione legale e della competenza oggettiva e alle riflessioni del sociologo sullorigine e le trasformazioni dellautorit carismatica, Kelsen, senza compiere significativi passi avanti, individua la differenza tra la democrazia ed il suo opposto, lautocrazia, nel metodo di scelta dei capi: mentre il sistema autocratico non conosce alcuna procedura formale per la creazione del capo ma stende sul pi importante problema della politica un velo mistico-religioso che serve per nascondere al popolo lorigine delleroe divino che lo governer, il sistema democratico si caratterizza per la razionalizzazione della funzione di capo e per limpossibilit che esso sia reso inamovibile. Lidea di libert, che alla base dellidea di democrazia e contraddice lesistenza di capi, nella realt sociale si trasforma nel principio in base al quale ognuno pu aspirare, in democrazia, alla funzione di capo. La questione principale della democrazia parlamentare quella della formazione della volont. Il principio della formazione della volont generale , nella teoria liberal-democratica kelseniana, il principio di maggioranza concepito in modo relativo: il principio di maggioranza presuppone cio il diritto allesistenza della minoranza ed esclude per definizione il dominio della maggioranza sulla minoranza. La necessaria protezione della minoranza la funzione essenziale dei cosiddetti diritti fondamentali e libert fondamentali507. Con la previsione di una maggioranza qualificata invece della maggioranza semplice per intervenire nella sfera privata dellindividuo, il catalogo dei diritti e delle libert fondamentali si trasforma da strumento di protezione dellindividuo contro lo Stato in strumento di protezione della minoranza qualificata contro la maggioranza assoluta. Il ragionamento kelseniano semplice e lineare, ma evita di porre il problema fondamentale: il pericolo costituito dalla conquista legale del potere dello Stato da parte di partiti dichiaratamente anti-democratici. Kelsen riconosce che il relativismo la concezione del mondo che lidea democratica presuppone. Nel capitolo su Democrazia e concezioni della vita si afferma infatti la neutralit dello Stato liberaldemocratico nei confronti delle opinioni e dei valori di ciascuno: la democrazia d ad ogni convinzione politica la stessa possibilit di esprimersi e di cercare di conquistare lanimo degli uomini attraverso una
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H. Kelsen, Essenza e valore della democrazia, in Id., La democrazia, cit., p. 101.

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libera concorrenza () Questo il senso proprio di quel sistema politico che noi chiamiamo democrazia e che si pu opporre allassolutismo politico soltanto perch lespressione di un relativismo politico508. Kelsen non si avvede per che lesistenza delle istituzioni liberal-democratiche presuppone che esse non siano neutrali di fronte a quelle formazioni politiche che, esplicitamente o implicitamente, non aderiscono ad una tale posizione, cio non riconoscono la relativit del valore che proclamano, ma perseguono un ideale politico affermato come valore assoluto. La questione che a Kelsen sembra sfuggire quella espressa da Schmitt nel 1932 in Legalit e legittimit e riformulata in modo esemplare negli anni Sessanta da E.W. Bckenfrde in Die Entstehung des Staates als Vorgang der Skularisierung. Schmitt, denunciando la neutralit dello Stato legislativo parlamentare nel concedere a tutti luguaglianza delle chances per la conquista del potere, individua la contraddizione fondamentale delle istituzioni liberal-democratiche nella possibilit, attribuita al detentore legale del triplice premio speciale del potere statale (il politischer Mehrwert), di eliminare in modo legale il principio di legalit. Sul solco delle riflessioni schmittiane si muove la tesi, nota come paradosso o dilemma di Bckenfrde, che sostiene: lo Stato liberale secolarizzato vive di presupposti che non in grado di garantire. Lo Stato liberale si assunto in nome della libert un grande rischio: esso pu esistere come Stato liberale solo se la libert, che esso garantisce ai suoi cittadini, si regola dallinterno, cio a partire dalla sostanza morale del singolo e dallomogeneit della societ. Daltra parte, per, se lo Stato cerca di garantire da s queste forze regolatrici interne, cio coi mezzi della coercizione giuridica e del comando autoritativo, esso rinuncia alla propria liberalit e ricade su un piano secolarizzato in quella stessa istanza di totalit da cui si era tolto con le guerre civili confessionali509. Individuando nel relativismo la base filosofica della democrazia, Kelsen, in definitiva, non sembra porsi affatto il problema della tolleranza nei confronti degli intolleranti, cio il problema dei nemici della democrazia, nonostante le avvisaglie costituite dalle dure critiche rivolte al parlamentarismo e allo Stato-di-partiti e la crisi attraversata dalla tradizione liberale negli anni del primo dopoguerra. I limiti del relativismo ingenuo di Kelsen si fanno evidenti nella concezione di una democrazia che indifesa di fronte ai propri nemici: lintento di astenersi nota opportunamente Caserta da prese di posizione valutative, coerentemente con una concezione criticorelativistica scientistica, in verit pi che scientifica produce un
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Ivi, pp. 149-151. E.W. Bckenfrde, La formazione dello Stato come processo di secolarizzazione, Brescia, Morcelliana, 2006, pp. 68-69.

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relativismo politico ingenuo che, sullaltare della purezza di un modello teorico, sacrifica la realt del proprio oggetto. Anche quando le sorti della Repubblica di Weimar sembrano segnate, travolte nella crisi della societ tedesca, Kelsen vuole ancora ribadire quellidea di forma democratica che necessariamente deve prescindere da qualsiasi tipo di discriminazione nei confronti dei propri contenuti politici510. 2. Il concetto di dittatura e la teoria illiberale della democrazia in Carl Schmitt Al contrario degli interpreti tedeschi di Schmitt che nel secondo dopoguerra leggono il giurista come il precursore ideologico del regime di Hitler (Jrgen Fijalkoski511, Hasso Hofmann512, Klaus Kodalle513, Christian von Krockow514), gli interpreti anglo-sassoni (George Schwab515, Joseph Bendersky516, Gary Hulmen517, P. Piccone e la rivista Telos) tendono a distinguere piuttosto nettamente il periodo weimariano della produzione schmittiana dal periodo del III Reich, e a minimizzare la collaborazione di Schmitt con il regime nazional-socialista giustificando la sua iniziale presa di posizione a favore del regime come dettata dalla congiuntura politica, e non necessariamente connessa al contenuto del suo pensiero. I suoi lavori giuridici e politici degli anni 1921-1932 cio i testi compresi tra La dittatura e Legalit e legittimit non avrebbero aperto la strada al cancellierato di Hitler, anzi avrebbero avuto come scopo quello di rafforzare la Repubblica di Weimar, optando per un sistema pi marcatamente sbilanciato a favore del Capo dello Stato. La questione, in breve, pu essere formulata in questi termini: Schmitt stato un amico o un nemico di Weimar? Un sostenitore della giovane Repubblica o uno dei suoi pi pericolosi affossatori? E le sue ripetute interpretazioni dei poteri dittatoriali del Presidente previsti dallart. 48 WRV erano volte a trovare una soluzione
M. Caserta, La forma e lidentit. Democrazia e costituzione in Hans Kelsen e Carl Schmitt, cit., p. 42. 511 J. Fijalkoski, Die Wendung zum Fhrerstaat. Ideologische Komponenten in der politischen Philosophie Carl Schmitts, Kln, Opladen, 1958. 512 H. Hofmann, Legittimit contro legalit. La filosofia politica di Carl Schmitt, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1999. 513 K. Kodalle, Politik als Macht und Mythos. Carl Schmitts Politische Theologie, Stuttgart-Berlin-Kln-Mainz, Kohlhammer, 1973. 514 Ch. G. von Krockow, Die Entscheidung, cit. 515 G. Schwab, Carl Schmitt. La sfida delleccezione, Roma-Bari, Laterza, 1986. 516 J. Benderski, Carl Schmitt teorico del Reich, Bologna, Il Mulino, 1989. 517 G. Ulmen, Politischer Mehrwert, cit.
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costituzionale per difendere la costituzione vigente oppure rientravano in una strategia mirata per accelerarne la fine? La valutazione delle responsabilit di Schmitt nella crisi di Weimar un tema che stato ampiamente dibattuto, basti pensare alle considerazioni di uno dei pi brillanti allievi di Schmitt, Ernst R. Huber, raccolte in Complexio Oppositorum518, e alla monografia di Olivier Beaud Les derniers jours de Weimar. Carl Schmitt face lavnement du nazisme519 che si concentra sullo studio del pensiero schmittiano in relazione agli eventi che videro il giurista coinvolto nella vita politica berlinese nel breve periodo, compreso tra il 1930 e il 1932, dei Prsidialkabinette e del Preuenschlag. Recentemente in Francia il dibattito sulla convergenza, compromissione, complicit di Schmitt con il nazismo e sulle idee assassine del Kronjurist che non ha mai abiurato le proprie scelte del periodo nazista, anzi, al contrario, ha fatto di tutto per giustificarle a posteriori, stato animato dalla pubblicazione di una serie di articoli da parte di Charles Y. Zarka, secondo il quale non possibile studiare i suoi [scil. di Schmitt] testi giuridico-politici, compresi quelli scritti prima o dopo il nazismo, mettendo tra parentesi il suo impegno in favore dei principi nazisti e lappoggio che ha portato alle peggiori leggi del regime di Hitler520. Secondo Zarka, che non approfondisce per il ruolo di Schmitt
E.R. Huber, Carl Schmitt in der Reichskrise der Weimarer Endzeit, in H. Quaritsch (Hrsg.), Complexio Oppositorum, cit., pp. 33-50. 519 Olivier Beaud, Les derniers jours de Weimar. Carl Schmitt face lavnement du nazisme, Paris, Descartes & Cie, 1997. 520 Ch.Y. Zarka, Un dettaglio nazi nel pensiero di Carl Schmitt, Genova, il nuovo melangolo, 2005, pp. 16 ss. Zarka sostiene che nel caso di Schmitt si in presenza di una configurazione di pensiero il cui periodo nazista non si lascia facilmente mettere tra parentesi come un accidente nella vita di un professore di diritto che, come molti altri, si sarebbe lasciato trascinare da un regime barbaro. Limpegno di Schmitt non stato un passaggio, certo criticabile ma senza conseguenze rilevanti, da cui lessenziale del suo pensiero resterebbe indenne. Anche le pi importanti opere schmittiane del periodo weimariano, come La dittatura con laccentramento dei poteri nelle mani di un individuo o di un ristretto gruppo di individui, Teologia politica coi suoi concetti di eccezione e di decisione, Il concetto di politico con la centralit della figura del nemico, nonch Dottrina della costituzione con i concetti dellomogeneit del popolo e dellacclamazione del capo, rappresentano una costellazione teorica che converge, secondo Zarka, con lideologia nazista. La giustificazione schmittiana delle leggi di Norimberga, cio la giustificazione dei principi giuridici del razzismo di Stato, sarebbe del tutto coerente con la concezione schmittiana della politica, cio col concetto o criterio del politico come distinzione di amico e nemico: la definizione dellebreo fatta dalla legislazione razziale la definizione di una figura del nemico, che Zarka chiama il nemico sostanziale, la quale, bench Schmitt non adoperi questa espressione, trova il giurista daccordo non per ragioni di opportunismo politico, ma per ragioni teoriche profondamente radicate nel complesso del pensiero di Schmitt.
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negli anni dei Prsidialkabinette, il fatto che Schmitt sia diventato nazista non sarebbe dunque un evento accidentale rispetto al complesso della sua prestazione di giuspubblicista e teorico della politica, poich gi prima del nazismo il suo pensiero lo conduceva a questo esito. Inoltre, lattivit di Schmitt in favore del III Reich proseguirebbe, stando a questa lettura, molto a lungo, anche dopo lattacco che nel 1936 gli viene mosso dalla rivista Das Schwarze Korps, attraverso lelaborazione della teoria dei grandi spazi e la preparazione intellettuale della guerra daggressione. Ladesione al nazismo non sarebbe rinnegata neppure in Il Nomos della Terra. Il tema delle responsabilit di Schmitt nella crisi delle istituzioni liberal-democratiche degli anni 1930-1932 verr riproposto ed approfondito nel Capitolo V. Qui si prenderanno in esame i seguenti testi: il saggio Diktatur und Belagerungszustand (1916), il libro La dittatura (1921) e i saggi sul ruolo e sul potere del Capo dello Stato nella compagine istituzionale disegnata a Weimar nel 1919, scritti nei primi anni Venti in concomitanza con la critica schmittiana del sistema parlamentare. Laccentramento del potere esecutivo una delle conseguenze prodotte in ogni paese dalla guerra. Schmitt inizia a riflettere sul tema della dittatura durante la prima guerra mondiale e, nellet di Weimar, la sua riflessione prosegue andando a coinvolgere, in La dittatura, lintera vicenda dello Stato moderno, per poi concentrarsi sulla situazione della Germania con i commenti dellart. 48 della Costituzione di Weimar. 2.1. Dittatura e stato dassedio Il saggio Diktatur und Belagerungszustand. Eine staatsrechtliche Studie521, scritto nel 1916 quando Schmitt si trovava nel Quartier Generale di Monaco di Baviera, il primo testo nel quale il giurista si confronta con i temi della dittatura, dello stato dassedio e dello stato deccezione522. Allepoca la legge prussiana sullo stato dassedio risalente al 1851 era ancora in vigore, in quanto ad essa si richiamava esplicitamente un articolo della Reichsverfassung. Larticolo in questione, il 68 della Costituzione imperiale del 1871, prevedeva che il Kaiser, in caso di minacce per la sicurezza pubblica allinterno dei confini del Bund, potesse dichiarare lo stato di

C. Schmitt, Diktatur und Belagerungszustand. Eine Staatsrechtliche Studie (1916), in Id., Staat, Groraum, Nomos. Arbeiten aus den Jahren 1916-1969, Berlin, Duncker & Humblot, 1995, pp. 3-20. 522 Cfr. M. Nicoletti, Trascendenza e potere, cit., pp. 69-72.

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guerra in base alla legge prussiana sullo stato deccezione del 1851523. Il saggio schmittiano ricerca le origini storico-giuridiche della disciplina prussiana e le rintraccia nelle vicende politiche e costituzionali della Francia rivoluzionaria, nonch in quelle del Belgio del 1831524. Riconosciuto il debito della Germania verso la Francia in merito alla disciplina legislativa dello stato deccezione, Schmitt individua gli eventi della storia politica francese decisivi per lo sviluppo della teoria della dittatura nella dittatura del Comit de Salut Publique del 1793, nella proclamazione dello stato dassedio (Belagerungszustand) nel luglio del 1830 da parte di Carlo X e nella Rivoluzione del 1848. Alla luce della teoria della dittatura e dello stato dassedio, la differenza macroscopica tra questi avvenimenti della storia francese viene individuata, in un primo momento, nel fatto che nel 1793 si trattava di difendere il territorio della giovane Repubblica dalloffensiva della coalizione delle potenze straniere, si trattava cio di far fronte ad un pericolo esterno; nel 1830 e nel 1848 invece - nonostante leco che queste due rivoluzioni, in particolare la seconda di esse, ebbero sul continente europeo - in gioco cerano lordine pubblico e la sicurezza dello Stato, minacciati da un pericolo interno. Inoltre nel 1793 lo stato deccezione costituito dalla guerra esterna e la dittatura del Comit de Salut Publique hanno comportato la concentrazione nello stesso organo del potere legislativo e di quello esecutivo nonostante il principio della separazione dei poteri - risalente a Locke e a Montesquieu fosse stato solennemente proclamato nellart. 16 della Dichiarazione dei diritti delluomo. Nella Convenzione nazionale la separazione dei poteri non sussisteva pi. Schmitt sostiene che nel 1830 e nel 1848 invece non si giunse ad un tale esito, non vi fu concentrazione dei poteri: esecutivo e legislativo rimasero distinti anche quando i generali Marmont e Cavaignac fronteggiarono, manu militari, la minaccia interna. Schmitt evidentemente non ha ancora elaborato i due distinti concetti di dittatura commissaria e dittatura sovrana che costituiscono il maggior guadagno scientifico di La dittatura del 1921, eppure ha gi piuttosto chiari alcuni degli elementi discriminanti tra i due. Quella del 1793 stata una
Cfr. F. Lanchester, Le costituzioni tedesche da Francoforte a Bonn, cit., p. 34. Lart. 68 RV recita: LImperatore, se la sicurezza pubblica minacciata nei confini del territorio della Federazione, pu dichiarare una parte di questo territorio in stato dassedio. Fino a che una legge del Reich abbia regolato i casi, la forma, la pubblicit e gli effetti di una simile dichiarazione, saranno applicate le prescrizioni della legge prussiana del 4 giugno 1851. (Ivi, p. 180). 524 In Diktatur und Belagerungszustand, cit., p. 3, Schmitt scrive: die Geschichte des preuischen Belagerungszustandes ist von der Geschichte der preuischen Verfassung nicht zu trennen. Die Materialien aller, den Belagerungszustand wie die Verfassung betreffenden Gesetze verweisen auf belgische und franzsische Vorbilder.
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dittatura sovrana, quelle del 1830 e del 1848, invece, sono state dittature commissarie, sebbene Schmitt non adoperi ancora questa espressione ma si serva del concetto di Belagerungszustand. La differenza essenziale tra i fatti del 1830 e quelli del 1848 da un lato e la dittatura del 1793 dallaltro non risiede nella durata temporale (circa un anno nel caso del Comit de Salut Publique, pochi giorni o poche settimane nel caso delle rivoluzioni dellOttocento) o nella maggiore o minore estensione del territorio coinvolto (lintero Paese nel 1793, la sola citt di Parigi negli altri due casi): wesentlich, im rechtlichen Sinne, ist vielmehr, da der Militrbefehlshaber, in dessen Hnden durch knigliche Ordonnanz oder durch Gesetz die vollziehende Gewalt konzentriert wird, eine konkrete Aufgabe erledigt525. Ladempimento di un compito concreto la commissione del detentore del potere militare. Nel 1916 Schmitt distingue tra Kriegs- e Belagerungszustand da un lato, e dittatura dallaltro non solo sulla base della presenza di uno specifico compito da adempiere ma anche a partire dalla concentrazione o meno del potere esecutivo e del potere legislativo nelle stesse mani. Nel caso di uno stato dassedio o di guerra la separazione dei poteri viene mantenuta, dal momento che il detentore dellautorit militare si titolare di un potere esecutivo accresciuto nelle sue competenze, ma non detiene il potere legislativo: legislazione ed applicazione della legge restano competenze attribuite ad organi distinti nel rispetto del principio lockiano che posto a fondamento dello Stato di diritto; nel caso della dittatura al contrario la distinzione tra i poteri formalmente resta valida, ma la separazione viene eliminata nei fatti poich la medesima autorit ha nelle proprie mani sia il potere di emanare le leggi sia quello di eseguirle526. Ci consente a Schmitt di dire che die in der Mitte des 19. Jahrhunderts entstandenen Belagerungs- oder Kriegszustandsgesetze beabsichtigen nicht eine Vereinigung von Legislative und Exekutive527. Rispetto a La dittatura del 1921 il concetto mancante nellargomentazione schmittiana quello risalente a Sieyes - del pouvoir constituant che Schmitt non ha ancora introdotto come vera discriminante tra Diktatur e Kriegs- o Belagerungszustand, ovvero per adoperare la terminologia successiva tra dittatura sovrana e dittatura commissaria. Non compare neppure la figura del nemico interno, la quale cos come la distinzione tra pouvoir constituant e pouvoir constitu Schmitt mutua dalla teoria rivoluzionaria e costituzionale dellabate Sieyes. Infatti nel saggio del 1916, mentre Schmitt discute la tesi rousseauiana della necessaria subordinazione dellesecutivo al legislativo, non fa menzione alcuna del
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Ivi, p. 7. Cfr. Ivi, p. 16. 527 Ivi, p. 15.

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pensiero di Sieyes. La centralit del potere legislativo e la riduzione del governo ad istituzione che deve eseguire meccanicamente la volont del legislatore sovrano una tesi rousseauiana che riscosse grande successo nellet della Rivoluzione francese. Contro la concezione dellamministrazione statale come funzione automatica della legge Schmitt ne scopre invece laspetto creativo e produttivo: die Verwaltung ist mehr als der bloe Vollzug positiver Gesetzesbestimmungen, das Gesetz ist nur der Rahmen, innerhalb dessen die schpferische Ttigkeit der Verwaltung vor sich geht528. In Diktatur und Belagerungszustand Schmitt comincia cio a maturare la convinzione che non solo in un procedimento giudiziario inevitabile che il giudice prenda una decisione su un caso concreto e che questa decisione non sia sussumibile sillogisticamente dalla norma generale questo quanto sostenuto nel 1912 in Gesetz und Urteil - , ma che anche nellintera attivit dellamministrazione statale la soluzione del caso particolare sia logicamente e storicamente anteriore rispetto alla formulazione della norma astratta. Il giurista non si esprime ancora nei termini che saranno propri di Teologia politica del nesso sovraniteccezione-decisione. Nel saggio del 1916 non tratta del concetto di sovranit, n - come si detto del potere costituente. Afferma per che in caso di uno stato dassedio o di una dittatura il concreto atto amministrativo sia il prius, mentre la legge generale ed astratta solo il posterius: Der Anfang aller staatlichen Ttigkeit ist Verwaltung; von ihr haben sich Gesetzgebung und Jurisdiktion erst spter gesondert. Jede Angelegenheit wird zunchst konkret von Fall zu Fall erledigt, der einzelne Verwaltungsakt erscheint deshalb als eine Art jurisdiktioneller Vorgang, da ja auch der Proze ohne Bezugnahme auf eine abstrakt formulierte Rechtsnorm entschieden wird und das Recht, das als Norm fr alle Staatsttigkeit magebend ist, sich derartig von selbst versteht, dass der Richter es berhaupt nur fr den konkreten Fall findet. Erst als die mehrere Flle voraussehende generelle Verwaltungsmanahme in immer weiterer Abstraktion zum Gesetz geworden war konnte ein eigener Organismus als Legislative auftreten529. Come era gi avvenuto nel libro Der Wert des Staates und die Bedeutung des einzelnen (1914), al centro della riflessione schmittiana c il rapporto tra diritto e realizzazione del diritto, e di nuovo si ripresenta il dualismo tra particolarit e universalit, declinato in questo contesto come dualismo tra atto amministrativo del detentore del potere militare e normativa di legge.

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Ivi, p. 17. Ivi, p. 17.

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Nel Quartier Generale di Monaco, dove Schmitt si occupava dellamministrazione della legge marziale (Standrecht), cio nellesperienza concreta del Kriegszustand, il giovane giurista matura la successiva riflessione sullo stato deccezione, sul concetto di sovranit, sullorigine e sullevoluzione dello Stato moderno, nonch sul decisionismo come pensiero giuridico alternativo al normativismo, e lo fa in un costante confronto con la storia della Francia contemporanea dallo scoppio della Rivoluzione del 1789 alla dittatura di Thiers del 1871. A conclusione del saggio del 1916 Schmitt si concede una trascrizione in termini hegeliani del proprio pensiero. Richiamandosi alla dialettica di posizione-negazione-superamento Schmitt scrive: die frhere ununterschiedene Einheitlichkeit staatlichen Funktionierens war die Position; die Teilung der Gewalten ist deren Negation; der Belagerungszustand bedeutet (fr einen gewissen Raum) eine Rckkehr zur Position, whrend die Diktatur die Negation der Negation ist, d. h. die Teilung der Gewalten zwar aufhebt, aber doch bernimmt und voraussetzt530. Qui come altrove evidente il duplice piano ermeneutico e storico dellanalisi schmittiana della dittatura e dello stato dassedio. Il passo riportato, alla luce della successiva riflessione schmittiana sulla sovranit e sullo Stato, pu essere cos interpretato: lunit del potere dello Stato rappresenta il punto di partenza della vicenda della modernit politica (assolutismo); il principio della separazione dei poteri costituisce il momento della negazione di quellunit, ovvero dellalienazione della sovranit (liberalismo); la dittatura, con la concretezza delle sue misure demergenza, la negazione della negazione e rende possibile la ricostituzione della sovranit (rivoluzione democratica). 2.2. La dittatura del 1921 Nel libro Die Diktatur. Von den Anfngen des modernen Souvernittgedankens bis zum proletarischen Klassenkampfe Schmitt ricostruisce la storia di questo istituto giuridico dallet romana allepoca di Weimar, sia sul piano dellelaborazione teorica, sia sul piano dellattuazione pratica. Circa la met del lavoro si concentra per su un periodo in particolare: il XVIII secolo con la Rivoluzione francese e lemergere del concetto di dittatura sovrana, ed il XIX secolo con la declinazione della dittatura come stato dassedio. Solo le ultime pagine della seconda edizione del saggio (1928) sono dedicate allanalisi dellart. 48 della Costituzione di
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Ivi, p. 19.

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Weimar. Con questo studio Schmitt ripensa la vicenda dello Stato moderno, assoluto prima, liberale e democratico poi, a partire dal punto di vista dello stato deccezione. La dittatura in effetti come Schmitt mette in chiaro sin dalla Premessa necessariamente stato deccezione531. Linteresse di Schmitt per i temi dello stato deccezione, dello stato dassedio, dello stato di guerra e della dittatura risale, si visto, al periodo della prima guerra mondiale e sono giustificati, da un punto di vista tecnico-giuridico, dalleffettiva vigenza di due disposizioni di legge la legge prussiana del 1851 ed una legge bavarese del 1912 -, ma, dopo la Rivoluzione bolscevica del 1917, anche lo scenario della politica internazionale ad imporre allattenzione del giurista il rapporto tra eccezione, rivoluzione e dittatura. La nuova eco che la teoria marxiana della dittatura del proletariato e quella del partito politico di Lenin esercitano in Europa, non fanno che rafforzare in Schmitt la convinzione che il momento dellesercizio dittatoriale del potere sia la chiave per linterpretazione dellintera vicenda della forma politica moderna532. 2.2.1. Allo studio schmittiano premessa una breve delucidazione del significato che il termine dittatura ha nella letteratura politica borghese ed in quella socialista: nel primo caso dittatura si riferisce al potere personale di un uomo che si pone col consenso espresso o tacito del popolo a capo di un apparato di governo ed amministrativo fortemente accentrato (Napoleone I ne il prototipo); nel secondo caso il soggetto del potere non il singolo ma la classe e la caratteristica di tale potere il perseguimento di un fine, labolizione dello Stato, e comporta di conseguenza la transitoriet della dittatura del proletariato. La dittatura in Schmitt il momento in cui nella storia si manifesta il problema dellattuazione del diritto - della Rechtsverwirklichung - in una situazione critica. I suoi caratteri fondamentali sono: linvestitura da parte di unautorit suprema, la sospensione del diritto, il forte accentramento del potere, la transitoriet, ladempimento del compito di ristabilire lordine violato (dittatura commissaria) o di stabilire ex novo lordine (dittatura sovrana). La storia del concetto di dittatura pu essere tracciata in cinque tappe: 1. la dittatura nel diritto romano; 2. la dittatura dallet del Rinascimento alla Rivoluzione francese; 3. la dittatura nellet della Rivoluzione francese e nel XIX secolo; 4. la dittatura del Presidente del Reich ai sensi dellart. 48 WRV; infine 5. la dittatura del proletariato nella
D, p. 7. Cfr. su Lenin e Schmitt E. Bolsinger, The Autonomy of the Political. Carl Schmitts and Lenins Political Realism, Westport (CN)-London, Greenwood Press, 2001.
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teoria di Marx ed Engels533. Come nota Michele Nicoletti in Trascendenza e potere, la dittatura in Schmitt non solo un istituto giuridico, ma esprime lessenza stessa dello Stato moderno. Lo Stato moderno nasce come potere assoluto () anche la dottrina della sovranit popolare, che parrebbe lesatta antitesi della dottrina dello Stato assoluto, in realt nasconde unanaloga anima dittatoriale534. In realt buona parte del libro i capitoli 3, 4, 5 dedicata al concetto di dittatura sovrana nel XVIII secolo e alla prassi dei commissari del popolo durante la Rivoluzione francese; solo le ultime pagine vertono sulla dittatura nellordinamento dello Stato di diritto del XX secolo e sul concetto marxiano di dittatura del proletariato. Ci dovuto al fatto che Schmitt individua nella Rivoluzione francese il momento della svolta teorica e pratica del concetto di dittatura: alla fine del XVIII secolo il dittatore diventa commissario non di un pouvoir constitu ma del popolo, che titolare del pouvoir constituant. Sembra che Schmitt chiami dittatura sovrana talvolta il Comit de Salut Publique, talvolta lintera Convenzione nazionale che esercita nel biennio 1793-94 sia il potere legislativo sia quello esecutivo. Ad ogni modo lemergere della nazione o del popolo come nuovo soggetto politico che trasforma la dittatura da commissaria a sovrana. Nel 1926, tornando di nuovo sul concetto di dittatura in un breve testo, Schmitt scrive: Diese souverne Diktatur wird insbesondere ausgebt von einer Nationalversammlung, die nach einer Revolution, wenn die bisherige verfassungsmige Ordnung beseitigt und solange eine neue Verfassung noch nicht in Kraft getreten ist, die staatliche Gewalt ohne rechtliche Schranken ausben kann. Das ist im modernen demokratischen Staat der hufigste Fall einer souvernen Diktatur535. Schmitt a questo punto fa tre esempi rilevanti di dittatura sovrana dopo quella sorta nellet della Rivoluzione francese: si tratta dellAssemblea nazionale francese del 1848, della dittatura di un partito rivoluzionario che pretende di richiamarsi allautentica volont del popolo e, soprattutto, della Nationalversammlung di Weimar del 1919, equiparata ad una dittatura sovrana fino allentrata in vigore della nuova costituzione repubblicana. In questi esempi fatti da Schmitt che uniscono idealmente la Costituente weimariana alla Convenzione francese del 1793 - passando per gli eventi del 1848, la teoria

Le tappe di questo sviluppo sono sintetizzate in una breve voce sul concetto di dittatura scritta da Schmitt nel 1926 per lo Staatslexikon della Grres-Gesellschaft a cura di Hermann Sacher (Freiburg i. Br. 1926). Lo scritto stato ripubblicato in C. Schmitt, Staat, Groraum, Nomos, cit., pp. 33-37. 534 M. Nicoletti, Trascendenza e potere, cit., p. 139. 535 C. Schmitt, Diktatur, in Id., Staat, Groraum, Nomos, cit., p. 35.

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marxiana e la Rivoluzione bolscevica del 1917 - forte il nesso che lega rivoluzione-dittatura-democrazia-costituzione. Il rapporto tra democrazia e dittatura ovvero la tesi secondo la quale luna non sarebbe lopposto dellaltra, anzi democrazia e dittatura possono coesistere come due facce della stessa medaglia viene discusso da Schmitt pi che in La dittatura del 1921 in Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus del 1923 nellambito della critica alla forma di governo parlamentare di Weimar. Il rapporto democrazia/dittatura, quindi, non relegato al momento della nascita della democrazia moderna, ma ha in Schmitt una stringente attualit. In La dittatura quel rapporto descritto nel momento del suo primo emergere nella storia dello Stato moderno, quando - con il trasferimento al popolo della sovranit e lelaborazione del concetto di volont gnrale da parte di Rousseau da un lato, e linvenzione del pouvoir constituant della nazione da parte di Sieyes dallaltro diventa possibile una dittatura investita del potere non da unistituzione preesistente, ma seppur in modo fittizio - dal popolo stesso. In Schmitt democrazia e dittatura sovrana nascono contemporaneamente nellet della Rivoluzione francese. Il risvolto dittatoriale del potere fondato su basi democratiche non una deviazione rispetto al concetto di democrazia, ma ne la sua essenza pi originaria ed autentica. Il rapporto immediato capo-masse e la critica della mediazione parlamentare critica, questultima, che nel lavoro del 1921 non viene ancora svolta non significa una sfiducia nel principio rappresentativo, ma solo nella capacit dei deputati, dei partiti di massa, del parlamento tutto, di rappresentare lunit politica e garantire stabilit di governo. Schmitt scrive infatti che la cosiddetta forma positivistica un concetto del tutto inadeguato per la materia che qui trattiamo536. Il concetto di dittatura diventa allora il luogo della rivelazione dellessenza del diritto, della sua origine politica, e la prova del fallimento della teoria normativistica. Il positivismo riguarda la legalit del funzionamento statale; il caso deccezione, che richiede, per essere superato, misure dittatoriali, riguarda invece sia nellet della Rivoluzione francese sia nellet di Weimar, la questione della legittimit democratica. Infatti, linterpretazione schmittiana del Prsidialsystem degli anni 1930-1932 caratterizzato dallaccentramento dei poteri nel Presidente e nel governo del Reich - si basa proprio sui risultati scientifici raggiunti in La dittatura, dove la questione del rapporto tra legittimit democratica e potere dittatoriale posta per la prima volta537. Nel 1932, nella seconda parte di Legalit e
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D, p. 185. Cfr. R. Mehring, Carl Schmitt zur Einfhrung, Hamburg, Junius Verlag, 20063, p. 21.

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legittimit, Schmitt tenta di trovare una soluzione alla crisi di Weimar forzando, in modo che pu essere correttamente definito populistico, linterpretazione della costituzione in merito a due articoli: lart. 73 che disciplina il referendum e le leggi di iniziativa popolare, sul quale Schmitt basa la propria argomentazione volta ad avvalorare la tesi di una legittimit democratica che pu contrapporsi, mantenendosi rispettosa della costituzione, alla rappresentanza parlamentare; e lart. 48 che disciplina i poteri del Presidente. La forzatura consiste nella radicalizzazione del rapporto immediato popolo-capo a scapito della mediazione parlamentare. Ebbene, questo tipo di legittimazione democratica del potere dittatoriale quanto emerge, a parere di Schmitt, allinizio stesso dello Stato democratico moderno, nella Convenzione nazionale della I Repubblica francese del 1792 eletta a suffragio universale, dal cui seno emerse il Comit di salut publique e, in particolare, la personalit di Robespierre. Si soliti pensare che il saggio sul parlamentarismo del 1923 sia la bozza preparatoria di Dottrina della costituzione. La struttura del breve saggio, in effetti, coincide grosso modo con quella della parte centrale e pi consistente del lavoro di Schmitt sulla costituzione di Weimar, dove la tesi dellopposizione di parlamentarismo e democrazia, elaborata nel 1923, approfondita ed estremizzata nella distinzione tra lelemento giuridico dello Stato di diritto con il suo principio di legalit (si veda la parte II di Dottrina della Costituzione) e lelemento politico della legittimit, che pu essere tradizionale e monarchica oppure rivoluzionaria e democratica (si veda la parte III di Dottrina della costituzione). Ebbene, non sembra infondato affermare che, data la centralit che Rousseau e Sieyes nonch lintera vicenda della Rivoluzione francese hanno sia nella teoria schmittiana della dittatura sia in quella della democrazia, il libro del 1921 La dittatura sia non meno utile per analizzare la teoria schmittiana della democrazia di quanto lo sia il saggio Die geistegeschichtliche Lage des heutigen parlamentarismus, volto a criticare la rappresentanza parlamentare con argomenti non particolarmente originali, se confrontati con quelli dei teorici delle lites e di Weber. 2.2.2. Gli autori che Schmitt prende in esame in La dittatura sono alcuni dei grandi classici del pensiero politico: Machiavelli, Bodin, Hobbes, Montesquieu, Rousseau e Sieyes. Machiavelli il primo grande autore del pensiero politico moderno cui Schmitt si richiama538. Nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio
Cfr. C. Galli, Schmitt e Machiavelli, in Filosofia politica, anno XX, 2005, n. 1, pp. 123-140.
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non poteva mancare una trattazione generale sulla dittatura in quanto magistratura straordinaria costituzionalmente prevista nella Roma repubblicana ed da qui dalla mediazione rinascimentale della classicit che prende avvio la ricostruzione storica del concetto di dittatura. Machiavelli pare a Schmitt dominato da un interesse prevalentemente tecnico, dal problema del come conseguire un determinato risultato, come fare una certa cosa - atteggiamento, questo, che il Fiorentino condivide con let rinascimentale539. Prima ancora dellaffermazione della forma-Stato, in Machiavelli la tecnica in quanto predisposizione razionale di mezzi in vista di un fine a prescindere da ogni giudizio di valore (la morale tradizionale) - si manifesta come il paradigma di quella Zweckrationalitt che Weber avrebbe individuato come lagire sociale tipico del mondo occidentale moderno540. Schmitt, in effetti, scrive: lassunzione di una tecnicit (Technizitt) fa s che diventi indifferente ogni finalit politica ulteriore, allo stesso modo che un ingegnere pu avere un interesse tecnico alla produzione di un determinato oggetto senza che per questo debba preoccuparsi degli scopi ulteriori per i quali verr usato541. Dal punto di vista istituzionale questa concezione tecnicistica del potere e dello Stato comporta il riconoscimento della priorit del momento decisionale ed esecutivo del potere rispetto a quello deliberativo e legislativo. La formazione cattolica di Schmitt che nella fase giovanile e della prima maturit si manifesta nellostilit del giurista tedesco al razionalismo e alla modernit evidente anche nel giudizio su Machiavelli, che non si discosta dalla vulgata antimachiavelliana che poneva il Fiorentino allorigine della teoria della ragion di Stato. Allorigine dello Stato moderno scrive Schmitt - sta questorientamento verso la dittatura, caratterizzato dagli elementi che abbiamo test descritto, razionalismo, tecnicit e primariet dellesecutivo () Lo Stato moderno sorto storicamente da una tecnica pratica (Sachtechnik) nellordine politico. Come riflesso teoretico di questo fatto nasce la dottrina della ragion di Stato542. Schmitt condivide questa lettura di Machiavelli come teorico della ragion di Stato con Friedrich Meinecke, del quale recensisce, nel 1926, uno studio sullo sviluppo della ragion di Stato dal XVI al XX secolo543. Al Fiorentino, del resto, Schmitt stesso dedica un breve saggio in occasione del

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D, p. 20. Cfr. M. Weber, Economia e societ. I.,cit., pp. 21-23. 541 D, p. 20. 542 D, p. 24. 543 C. Schmitt, Zu Friedrich Meineckes Idee der Staatsrson (1926), in PB, pp. 51-59; trad. it. in PD, pp. 162-175 e, pi recentemente, in PC, pp. 69-82.

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quattrocentesimo anniversario della morte, pubblicato nel 1927 in concomitanza con la prima edizione di Il concetto di politico544. La lettura che Schmitt fa di Machiavelli , nel complesso della prestazione scientifica del giurista, marginale e non innovativa sia quando viene criticamente sottolineato laspetto tecnico della politica del Fiorentino, sia quando viene accentuato laspetto del potere e della forza come origine dello Stato. Machiavelli cos si esprime Carlo Galli - visto come uno dei principali responsabili dellautogiustificazione moderna della politica in quanto attivit tutta immanente; le tematiche tradizionali dellantimachiavellismo cattolico laccusa al Fiorentino di avere operato una blasfema inversione di valore e di collocazione gerarchica tra morale tradizionale e politica non sono quindi rifiutate, ma, dato che in Schmitt il cattolicesimo non funge da neo-fondamentalismo quanto piuttosto da punto di vista parzialmente estraneo alla modernit che di questa gli consente di cogliere alcuni salienti tratti negativi, sono trasformate in unaccettazione psicologica e in un parallelo rifiuto politico, che inserisce il giudizio di Schmitt su Machiavelli allinterno del dibattito novecentesco sulla tecnica e sulla ragione strumentale545. Il potere non legittimo che Weber studia esclusivamente in relazione alla Stadtssoziologie, esteso, in La dittatura, allanalisi dellorigine illegittima dello Stato moderno. Ebbene, quando Schmitt coglie il lato dellillegittimit della politica moderna e, in particolare, dellillegittimit dello Stato democratico nato dalla Rivoluzione francese pi che dello Stato assoluto nato dalle guerre civili di religione, mutua i propri strumenti concettuali non dal Principe machiavelliano, bens dalla volont gnrale di Rousseau e dal pouvoir constituant di Sieyes546. Se si accoglie la tesi che Schmitt sia il pensatore della genealogia della politica moderna, allora si deve riconoscere che Machiavelli non fa parte dellitinerario genealogico schmittiano547. Di questo itinerario di ricerca fanno parte certamente Bodin e Hobbes, ma, relativamente al periodo pi tardo della modernit segnato dalla sostituzione dello Stato assoluto da parte dello Stato
C. Schmitt, Machiavelli. Zum 22. Juni 1927, in Id., Staat, Groraum, Nomos, cit., pp. 102-105. 545 Cfr. C. Galli, Schmitt e Machiavelli, cit., p. 124. 546 Linterpretazione schmittiana del Fiorentino ha influenzato la ricezione sia di Machiavelli sia di Schmitt da parte di Gerhard Ritter il quale insiste, in Il volto demoniaco del potere, sulla vicinanza tra il demoniaco machiavelliano e il politico schmittiano. Si veda G. Ritter, Il volto demoniaco del potere (19475), Bologna, Il Mulino, 19972; cfr. C. Galli, Il volto demoniaco del potere? Alcuni momenti e problemi della fortuna continentale di Machiavelli, in R. Caporali (a cura di), Machiavelli e le Romagne, Cesena, Il Ponte Vecchio, 1998, pp. 101-126. 547 C. Galli, Schmitt e Machiavelli, cit., p. 138.
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democratico, ne fanno parte, non meno di Bodin e Hobbes, anche Rousseau e Sieyes. Rousseau uno degli autori centrali del lavoro del 1921, La dittatura, e let della Rivoluzione francese segna un punto di svolta nella storia del concetto. Schmitt non ha mai lavorato ad uno studio esclusivamente dedicato allautore del Contratto sociale, come invece ha fatto per lautore del Leviatano. Eppure la presenza costante di Rousseau nellopera di Schmitt fa del Ginevrino un punto di riferimento essenziale per linterpretazione della prestazione schmittiana. In effetti, Rousseau compare in posizioni decisive in Romanticismo politico (1919), in La dittatura (1921), in Teologia politica (1922), nel saggio sul parlamentarismo (19231, 19262), in Dottrina della costituzione (1928), e qualche accenno alla concezione rousseauiana della natura umana non assente neppure in Il concetto di politico (1927). Nel libro sul romanticismo Rousseau visto come il teorico di uno dei due nuovi demiurghi della modernit secolarizzata, il popolo, cio il demiurgo progressista e rivoluzionario che occupa il posto vuoto lasciato dal Dio trascendente della tradizione. Con Rousseau, che di questo popolo proclama lonnipotenza, la politica diventa una faccenda religiosa e luomo politico si trasforma in un sacerdote della repubblica, della legge, della patria548. La Rivoluzione francese daltra parte considerata lavvenimento centrale della storia moderna: i partiti politici si formano e si schierano nel campo della lotta politica avendo come discriminante latteggiamento nei confronti delle idee del 1789 che Schmitt riassume nel concetto di individualismo549. In Teologia politica come si gi mostrato Rousseau compare sopratutto in qualit di teorico della sovranit popolare, allinterno dellanalisi del processo di secolarizzazione del concetto di sovranit dallambito metafisico a quello morale-umanitario. In La dittatura Schmitt dedica un esame approfondito alla teoria dello Stato di Rousseau. Il Contratto sociale appare come unopera fondamentale non tanto per linfluenza, spesso sopravvalutata, che la bibbia dei giacobini (Edgard Quinet) avrebbe esercitato sulla Rivoluzione francese, quanto piuttosto perch essa, con le profonde contraddizioni concernenti il rapporto tra individuo e comunit politica, tra libert e coercizione, tra privato e pubblico il sintomo pi lampante della crisi in cui si dibatteva lindividualismo europeo e permette di individuare il punto esatto in cui esso si ribaltava in assolutismo e il suo postulato della libert in quello del terrore550.
548 549

RP, p. 94. Cfr. RP, pp. 41-42. 550 D, pp. 123-124.

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La polemica schmittiana contro lindividualismo svolta a partire dalla critica delle teorie moderne del diritto naturale. Vengono distinti due tipi di giusnaturalismo: il giusnaturalismo della giustizia (Gerechtigkeitsnaturrecht) e il giusnaturalismo scientifico di Hobbes (wissenschaftliches Naturrecht). Nel primo caso il potere dello Stato non pu pretendere di essere assoluto poich vi una giustizia preesistente allo Stato alla quale gli individui possono appellarsi. Nel secondo caso invece, quello del Leviatano di Hobbes, da una posizione di partenza individualistica ed atomistica che riconosce lesistenza di leggi di natura ma non di un diritto e di una giustizia naturali, si giunge ad esiti giuspositivistici che concepiscono il diritto come frutto di una decisione autoritativa. Con Rousseau vengono esasperate le contraddizioni del giusnaturalismo e del contrattualismo moderni e si compie il ribaltamento del rapporto moderno tra individuo e Stato. Nonostante i presupposti da cui Rousseau muove siano individualistici, gli esiti del contratto non lo sono affatto, poich il moi commun cui gli individui danno vita comporta lassorbimento di ogni individualit da parte della comunit. La volont gnrale assurge in Rousseau a dignit divina e, annientando ogni volont od interesse particolare, elimina la possibilit di porre il problema della garanzia dei diritti inalienabili dellindividuo. La divisione dei poteri e i corps intermdiaires, aventi la funzione in Montesquieu di frammentare il potere assoluto dello Stato per proteggere la libert dellindividuo, sono superati nella volont gnrale di Rousseau che, riducendo il governo a mero organo di esecuzione della legge, prescinde dallimmagine liberale della balance of power. La volont gnrale, che generale quanto al soggetto (il corpo politico), quanto al fine (il bene comune) e quanto al caso singolo ( generale, astratta e non ammette eccezioni), indicata come il concetto centrale della teoria dello Stato di Rousseau. Schmitt insiste in particolare sulla distinzione rousseauiana tra volont gnrale e volont de tous: la volont generale non pu risultare dalla somma delle singole volont individuali perch si oppone per definizione a tutto ci che privato; lindividuo stesso pu possedere la volont generale solo in quanto cittadino, non in quanto privato551. Lattenzione per la dimensione della sfera pubblica dellesistenza a scapito della sfera privata la cifra tanto del pensiero di Rousseau, quanto di quello di Schmitt. La distinzione tra volont gnrale e volont de tous motivata sulla base dellargomento che la volont generale unentit morale, non puramente fattuale - , implica, come sua logica conseguenza, che tale volont infallibile possa essere in
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Cfr. D, p. 129.

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possesso di una minoranza o magari di una sola persona e che la dialettica democratica della volont generale possa condurre alla soppressione pura e semplice della democrazia552. La consapevolezza di anticipare con le proprie opere pi di un aspetto della futura dittatura rivoluzionaria sovrana della Convenzione nazionale (1792) non era presente in Rousseau, che, nel IV libro del Contratto sociale tratta la questione della dittatura come un problema connesso col governo, non con la sovranit, e richiama la storia delle istituzioni della Roma repubblicana. Schmitt non indugia molto sullistituzione della dittatura in Rousseau, che la concepisce ancora nel significato che essa aveva nel diritto romano, cio come dittatura commissaria. Del resto, sia il principe (che in Rousseau un altro nome per dire il governo), sia il deputato del popolo, sia infine lo stesso dittatore restano semplici commissari del sovrano. La figura, delineata nel Contratto sociale, che conquista lattenzione del giurista piuttosto la figura del legislatore, quella sorta di Deus ex machina che non una magistratura n detiene la sovranit, ma costituisce la repubblica senza poi entrare a far parte della sua costituzione (constitution)553. Si tratta di uno dei rari passi del Contratto sociale in cui Rousseau, che preferisce di solito parlare di loi fondamentale dello Stato, adopera invece il termine costituzione. Il legislatore non un magistrato, mentre la dittatura una delle magistrature della costituzione repubblicana. Il legislatore di Rousseau diritto senza potenza; il dittatore potenza senza diritto. Il legislatore sta al di fuori dello Stato ma dentro il diritto, diritto non ancora costituito; il dittatore, al contrario, sta nello Stato, potenza costituita che pu far tacere lattivit legislativa, ma non la pu far parlare554. Il concetto schmittiano di dittatura sovrana la sintesi, assente in Rousseau, di queste due figure: quella del grande legislatore dello Stato e quella del dittatore. Le conclusioni di Schmitt vanno proprio in questa direzione: se stabilissimo una connessione capace di conferire al legislatore la potenza del dittatore, di creare cio un legislatore dittatoriale e un dittatore che detti la costituzione, avremmo allora il passaggio dalla dittatura commissaria alla dittatura sovrana. Ora questa connessione viene stabilita da unidea, quella di pouvoir constituant, che rientra per il suo contenuto nella logica del Contrat social, ma non vi ancora definito come un potere speciale555.

D, p. 131. Cfr. J.-J. Rousseau, Il contratto sociale, cit., pp. 56-63 (: 59), (Libro II, Cap. VII Del Legislatore). 554 Ivi, pp. 182-187 (: 185), (Libro IV, Cap. VI Della dittatura). 555 D, p. 139.
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Grazie alla teoria della rivoluzione e alla teoria costituzionale che Sieyes enuncia nei pamphlets del biennio 1788-1789, in particolare nel Terzo Stato, la ricerca di un principio organizzatore non organizzabile porta allelaborazione del concetto di pouvoir constituant il quale, attribuito alla nazione, consente di legittimare la rivoluzione contro lassolutismo monarchico e la societ dei privilegi. In La dittatura Schmitt affronta per la prima volta la questione del potere costituente del popolo come volont politica che prende la decisione concreta sulla forma giuridico-politica della sua esistenza. Il giurista non abbandoner pi la convinzione che, nate dalla Rivoluzione francese, le costituzioni moderne riposino sempre sulla decisione di un soggetto politico, non su una norma come sosteneva il positivismo formalistico. Il concetto fondamentale di Dottrina della costituzione proprio quello di costituzione positiva, dove positiva sta per posta dalla volont del titolare del potere costituente. Lanalogia sistematica e metodologica che potremmo definire teologico-politica ante litteram - individuata a proposito del potere costituente quella tra la teoria politico-costituzionale di Sieyes e la metafisica immanentistica di Spinoza556: il rapporto tra pouvoir constituant e pouvoir constitu ha la sua perfetta analogia sistematica e metodologica nel rapporto tra natura naturans e natura naturata, unidea che ha trovato posto anche nel sistema razionalistico di Spinoza ma che, appunto per questo, dimostra che quel sistema non puramente razionalistico. Lo stesso va detto della dottrina del pouvoir constituant, che invano si cercherebbe di comprendere in termini di puro razionalismo meccanicistico. Il popolo, la nazione, forza originaria di ogni entit statale, costituisce organi sempre nuovi. Dallabisso infinito ed insondabile del suo potere sorgono forme sempre nuove, che essa pu infrangere quando vuole e nelle quali essa non cristallizza mai definitivamente il proprio potere557. Il concetto di potere costituente permette a Schmitt di individuare il momento storico-concreto in cui Recht e Macht coincidono e di criticare il vuoto formalismo della teoria ottocentesca e novecentesca dello Stato di diritto, che cerc di negare lorigine politica e rivoluzionaria dellordine. Il concetto di dittatura sovrana emerge storicamente in concomitanza con la formulazione delle prime costituzioni scritte, con laffermazione dei principi democratici del potere costituente e della sovranit popolare. Nellet della Rivoluzione francese costituzione democratica e dittatura sovrana nascono contemporaneamente dalleccezione rivoluzionaria. Questo forte legame genetico resta per Schmitt la cifra della democrazia moderna:
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E. Castrucci, Genealogia della politica costituente. Schmitt, Nietzsche, Spinoza, in Filosofia politica, 1999, n. 2, pp. 245-251. 557 D, p. 154.

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lorigine della democrazia moderna dalla dittatura sovrana il rimosso delle teorie liberal-democratiche la Kelsen che risolvono il funzionamento delle istituzioni e il loro fondamento concettuale in procedure formali, dimenticando la concretezza delleccezione da cui quelle istituzioni e quei concetti sono sorti. In Essenza e valore della democrazia Kelsen non negava affatto che il parlamentarismo si fosse sviluppato nella lotta contro lautocrazia del XVIII secolo. Non ignorava che le critiche rivolte alla rappresentanza democratica si fossero moltiplicate in seguito alla vittoria del principio parlamentare e del principio democratico sul principio monarchico: la sostituzione di nuovi nemici al vecchio nemico sembra a Kelsen quasi inevitabile. Ma la rimozione delleccezionalit e della concretezza della situazione che determin la nascita della costituzione democratica moderna rende la teoria formale-procedurale della democrazia vulnerabile di fronte al ripresentarsi della crisi e agli attacchi dei nuovi nemici. La riflessione kelseniana degli anni Venti sulla democrazia manca della radikale Begrifflichkeit delle analisi schmittiane sulla genesi della democrazia moderna che prendono avvio in La dittatura, e sembra essere pi una argomentata apologia delle fragili istituzioni parlamentari austrotedesche, esposte agli attacchi concentrici della sinistra marxista e filosovietica e della destra nazionalista, conservatrice e infine nazista. Nel XX secolo un esempio di dittatura sovrana quello fondato sulla filosofia marxiana della storia nellinterpretazione ad essa data da Lenin in Stato e rivoluzione (1917) a partire dallesempio della Comune parigina del 1871. La dittatura del proletariato persegue lobiettivo di creare in una societ le condizioni per cui le classi economiche cessino di esistere. Il compito della dittatura consiste pertanto nella transizione dalleconomia capitalistica e dalla democrazia parlamentare e borghese al comunismo e alla democrazia rivoluzionaria e proletaria. Poich la borghesia una classe condannata a morte dalla storia, il diritto alluso della forza da parte della classe emergente, il proletariato, contro la borghesia giustificato dalla storia stessa. Dal punto di vista della dottrina generale dello Stato, la dittatura del proletariato presuppone per Schmitt lo stesso concetto di dittatura sovrana che era alla base della teoria e della prassi della Convenzione nazionale francese del 1793. Dal punto di vista della storia e della teoria costituzionale la distinzione tracciata da Schmitt tra i due tipi di dittatura di importanza essenziale, e nel caso dellinterpretazione dellart. 48 della Costituzione di Weimar risult gi negli anni Venti convincente558. Lart. 48 venne utilizzato numerose volte dal presidente Ebert. Sebbene lintento del
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Cfr. G. Schwab, Carl Schmitt. La sfida delleccezione, cit., pp. 59-76.

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costituente fosse quello di consentirne luso in caso di sommosse di natura politica, la sua applicazione fu presto estesa al caso di situazioni critiche dovute a crisi congiunturali delleconomia come la disoccupazione e linflazione. 2.3. Il Presidente del Reich Scritto dopo la morte del Presidente Ebert e immediatamente prima della candidatura e dellelezione del suo successore, il maresciallo Hindenburg, alla carica di Capo dello Stato, il saggio Reichsprsident und Weimarer Verfassung559 del 1925 - insieme a quello del 1924 sul potere presidenziale di scioglimento del Reichstag560 e allaltro, sempre del 1924, sui Diktaturgewalten del Presidente ristampato nella seconda edizione di Die Diktatur561 - uno dei primi testi scientifici nei quali Schmitt analizza il ruolo del Presidente nella compagine istituzionale disegnata a Weimar nel 1919. Il Presidente si configura innanzi tutto come un Gegengewicht del Reichstag, del parlamentarismo, della politica di partito, come una correzione della legge elettorale proporzionale e del sistema delle liste562. Ma non solo. Infatti, riecheggiando quanto affermato da Marx in Il 18 Brumaio a proposito di Luigi Napoleone Bonaparte e proseguendo sulla strada aperta da Weber con le riflessioni sulla Fhrerdemokratie in generale, sul ruolo del Presidente del Reich in particolare, Schmitt scrive: Nach demokratischen Prinzipien msste man sagen, da ein vom ganzen Volk gewhlter Prsident mehr Autoritt haben wird als ein von dem gleichen Volk gewhltes Parlament. Bei dem vom Volk gewhlten Prsidenten vereinigt sich das Vertrauen des Volkes auf eine einzige Person, whrend es sich beim Parlament auf mehrere hundert Abgeordnete verteilt und infolge des Verhltniswahl- und Listensystems berhaupt bei den meisten Abgeordneten von einem persnlichen Vertrauensverhltnis kaum noch gesprochen werden kann563. Come nel caso del rapporto tra
C. Schmitt, Reichsprsident und Weimarer Verfassung, in Id., Staat, Groraum, Nomos. Arbeiten aus dem Jahren 1916-1969, Hrsg. von G. Maschke, Berlin, Duncker & Humblot, 1995, pp. 24-27. Cfr. per i riferimenti storici e biografici le note e le aggiunte del curatore Ivi, pp. 27-32. 560 C. Schmitt, Reichstagauflsungen (1924), in VA, pp. 13-28. 561 C. Schmitt, Die Diktatur des Reichsprsidenten nach Art. 48 der Reichsverfassung, in Verffentlichungen der Vereinigung der deutschen Staatsrechtslehre, 1, 1924, p. 63 ss. 562 C. Schmitt, Reichsprsident und Weimarer Verfassung, in Id., Staat, Groraum, Nomos, cit., pp. 24-25. 563 Ivi, pp. 25-26.
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politica e religione in merito al quale si individuato il fil rouge che unisce i diversi momenti della Religionskritik (Marx), della Religionssoziologie (Weber) e della politische Theologie (Schmitt) anche nel caso del rapporto tra leader e masse negli Stati moderni e nelle moderne societ industrializzate la triade Marx-Weber-Schmitt ha un valore euristico di primaria importanza sia che si vogliano sottolineare le analogie sussistenti tra le riflessioni dei tre studiosi, sia, al contrario, che se ne vogliano sottolineare le differenze. Mentre la centralit del parlamento in Kelsen non mai messa in discussione, in Marx che esprime un giudizio decisamente negativo sul coup dtat del 1851 in Francia , in Weber che collabora, nella commissione presieduta da Hugo Preu, alla formulazione degli artt. 41 e 48 WRV564 e in Schmitt che dei poteri dittatoriali del Presidente uno dei pi acuti e noti interpreti la assoluta centralit del parlamento rispetto ad altre istituzioni dello Stato non riconosciuta, o almeno, come nel caso degli scritti politici di Weber, non lo sempre ed in modo univoco. Il rapporto di fiducia che lega il Presidente eletto direttamente dal popolo al popolo stesso (art. 41 WRV) nellinterpretazione di Schmitt pi forte del legame che unisce il popolo al Parlamento e questo proprio a causa della natura monocratica della carica del Capo dello Stato di contro alla collegialit dellistituzione parlamentare. La vicenda del colpo di Stato di Napoleone III che ispir a Marx Il 18 Brumaio e la successiva esperienza del bonapartismo erano ben note agli autori della costituzione di Weimar, i quali, in un primo momento, avevano pensato di escludere gli eredi delle famiglie allora regnanti negli Stati regionali dalla possibilit di candidarsi alla carica di Presidente della Repubblica, divieto poi eliminato nel corso dei lavori della commissione e non contenuto nel testo finale della costituzione565. Quando Schmitt afferma che il potere di un Presidente eletto dal popolo a stragrande maggioranza sarebbe in democrazia un potere davvero irresistibile non chiaro se
Weber gi durante la fase rivoluzionaria aveva dichiarato la sua preferenza per un Capo dello Stato legittimato direttamente dal popolo non solo per ragioni di equilibrio con la rappresentanza popolare, ma anche per la possibilit di individuare nel Presidente un fattore decisivo in eventuali momenti di bisogno. In questa linea si muovono i progetti di Preu. Dal complesso degli interventi fatti in Commissione e poi in Assemblea emerge con nettezza la tendenza conservatrice di attribuire maggiori compiti e responsabilit al Presidente della Repubblica, tendenza che ovviamente incontra le resistenze socialdemocratiche. 565 La possibilit che lelezione popolare diretta del Capo dello Stato diventi in futuro la via per il ristabilimento di una dinastia regnante in Germania ipotizzata anche da Weber, il quale per non nutre alcun timore che ci avvenga e, dato il discredito in cui le dinastie tedesche sono cadute dopo la guerra, giudica irrealistica questa eventualit. Cfr. M. Weber, La futura forma statale della Germania, in Id., Scritti politici, cit., p. 155.
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esprima un auspicio o un timore. Che la dittatura non sia lopposto della democrazia , in effetti, una tesi gi sostenuta nel 1923 in Die geistesgeschichtliche Lage; eppure il saggio Reichsprsident und Weimarer Verfassung del 1925, che Schmitt fa pervenire a Preu e sul cui contenuto Preu si dice sostanzialmente daccordo566, si mantiene ad un livello di scientificit tale che non sarebbe fuori luogo definirlo con lattributo della weberiana Wertfreiheit. A questo punto opportuno fare un passo indietro e prendere in esame un breve testo di Weber risalente ai primi mesi del 1919 dal titolo Il presidente del Reich567, nel quale il sociologo espone le proprie ragioni a sostegno dellelezione diretta del Capo dello Stato. Weber vuole evitare la creazione di un Capo dello Stato che, in quanto eletto indirettamente dal Reichstag, sarebbe destinato alla misera impotenza che contraddistingue, per esempio, il Presidente francese. Il confronto con la storia politicocostituzionale francese - dalla Rivoluzione del 1789 a quella del 1848 passando per la Monarchia di luglio, e dal bonapartismo alla Terza Repubblica passando per lesperienza della Comune parigina - una costante del dibattito tedesco sulla riforma del Reich guglielmino prima e, ancor pi, sulledificazione della Repubblica poi, presente dunque anche nelle riflessioni di Weber sul ruolo del Presidente. Solo un presidente legittimato dal voto di milioni di cittadini avrebbe la capacit sostiene il sociologo - di avviare la ricostruzione delleconomia tedesca dopo la disfatta militare. Daltra parte, solo lelezione popolare del Presidente del Reich pu fornire loccasione per una selezione di capi che favoriscano una nuova organizzazione dei partiti, volta a superare il sistema delle Honoratiorenparteien. In questo argomento a sostegno dellelezione diretta del Capo dello Stato evidente la contraddizione weberiana gi segnalata tra principio parlamentare e principio plebiscitario: disperando che il parlamento possa essere lauspicata palestra dei nuovi leaders, Weber sembra affidarsi ora al voto popolare per risolvere la questione della direzione politica dello Stato e della sua burocrazia. A causa del sistema proporzionale per lelezione del Reichstag il parlamento diventer paventa Weber - un organo corporativo allinterno del quale siederanno deputati che agiranno sotto il mandato imperativo dei gruppi economici e listituzione rappresentativa cesser di essere il luogo di selezione di capi politici. Mentre prima nello Stato autoritario lesigenza democratica era quella di rafforzare il ruolo del parlamento, ora in uno Stato democratico lesigenza, anchessa democratica, deve essere quella di impedire che si instauri un
Cfr. la lettera di Preu a Schmitt del 19.3.1925 pubblicata in P. Tomissen (Hrsg.), Schmittiana III, Brssel, 1991, p. 131. 567 M. Weber, Il presidente del reich, in Id., Scritti politici, cit., pp. 231-236.
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regime fondato sullonnipotenza della maggioranza parlamentare568: si limiti come si vuole la potenza del presidente eletto dal popolo () ma gli si dia tramite lelezione popolare un terreno proprio sotto i piedi. Altrimenti ad ogni crisi parlamentare e tale crisi, se ci saranno pi di quattro o cinque partiti, non sar certamente una rarit vacillerebbe lintera costruzione del Reich. Terminata let della legittimazione tradizionale del Kaiser, Weber trova solo nel carisma di un Presidente eletto plebiscitariamente ladeguato sostituto dell autorit delleterno ieri e il possibile contrappeso del potere burocratico. Se lautorit carismatica per sua essenza quanto mai labile569, lelezione popolare diretta del Capo dello Stato costituisce un tentativo di istituzionalizzazione del carisma e di regolamentazione del problema della successione del capo carismatico. Contrariamente ad ogni specie di organizzazione burocratica, il potere carismatico non conosce - per definizione dello stesso Weber - una forma o un procedimento ordinato di insediamento o di destituzione570, perch il puro carisma non conosce nessunaltra legittimit che quella derivante dalla propria forza ripetutamente confermata571. Anche negli studi sul potere carismatico Weber si rif alla storia politica francese, questa volta non per biasimare la debolezza politica del Presidente della Terza Repubblica, bens per costruire lanalogia tra la struttura carismatica del potere e la prassi di Napoleone III di far ricorso allo strumento del plebiscito572: il sistema democratico del cosiddetto potere plebiscitario la teoria del cesarismo francese comprende nella sua concezione tratti essenzialmente carismatici, e gli argomenti dei suoi rappresentanti servono tutti a sottolineare appunto questa sua caratteristica. Il plebiscito non unelezione, ma il primo o un rinnovato riconoscimento (come nel plebiscito del 1870573) di un pretendente quale detentore carismatico del potere, qualificato in modo
Weber parla in modo piuttosto colorito della superstiziosa fede da carbonaio circa linfallibilit e lonnipotenza della maggioranza non del popolo naturalmente, ma del parlamento: lestremo opposto [rispetto allObrigkeitsstaat precedente], altrettanto antidemocratico (Ivi, p. 235). 569 M. Weber, Economia e societ. IV, cit., pp. 218-268 (: 221). 570 Ivi, p. 219. 571 Ivi, p. 221. 572 Cfr. sulla teoria e sulluso del plebiscito nella Francia di Napoleone III P. Rosanvallon, La dmocratie inacheve, cit., pp. 197-238. Emile Ollivier, teorico del regime bonapartista menzionato da Rosanvallon, parla apertamente del plebiscito come del contrepoids du corps legislatif, del contro-potere che svolge la funzione di limitare quella che appariva ai suoi occhi lonnipotenza parlamentare. 573 Il riferimento al testo costituzionale sottoposto nel 1870 da Napoleone III alla ratifica popolare: si trattava di far legittimare dalle urne le diverse riforme istituzionali intraprese a partire dal 1860. Cfr. P. Rosanvallon, La dmocratie inacheve, cit.
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personale574. In Economia e societ il regolare procedimento elettorale che porta alla designazione del detentore del potere formalmente supremo considerato uno sviluppo dellacclamazione con la quale i dominati si sottomettono al capo carismatico e gli promettono obbedienza575. Unulteriore ragione a sostegno della legittimazione plebiscitaria del Presidente risiede nellannosa questione della natura federale del Reich e nel pericolo che le tendenze particolaristiche degli Stati regionali prevalgano sulla forma unitaria. Il rapporto egemonico Prussia-Reich fa dire a Weber che solo un Presidente del Reich eletto dal popolo pu giocare a Berlino accanto ai vertici prussiani dello Stato un ruolo non meramente tollerato. () un presidente del Reich che non fosse eletto da tutto il popolo giocherebbe, di fronte ai vertici dello Stato prussiano, un ruolo addirittura miserevole576. Lelezione popolare viene presentata come la migliore procedura di selezione dei leaders ed indirettamente delle lites ovvero delle nuove oligarchie negli Stati democratici di massa. La concezione weberiana della democrazia cos come la teoria formulata da Schumpeter un paio di decenni pi tardi in Capitalismo, socialismo, democrazia (1942) si distingue da quella di Schmitt per la totale assenza di riferimenti ai principi, ai valori o alle formule propriamente democratici: sovranit popolare, uguaglianza, partecipazione, autogoverno, identit di governanti e governati. Ancor meno nota David Beetham questi vengono considerati degli obiettivi per i quali valga la pena di lottare577. il rapporto masse-leader carismatico il nucleo della tarda riflessione weberiana sulla democrazia, e il suffragio universale e lelezione popolare diretta sono accolti da Weber proprio perch giudicati la procedura di selezione del leader pi adatta agli Stati di massa. In conclusione Weber afferma convinto: il diritto allelezione diretta del Capo dello Stato la Magna Charta della democrazia; un Presidente del Reich eletto dal parlamento attraverso determinate alleanze e coalizioni di partito, con lo spostamento di queste alleanze un uomo
M. Weber, Economia e societ. IV, cit., p. 235. Lo sviluppo dellacclamazione carismatica del detentore del potere fino alla vera e propria elezione del signore da parte della comunit dei domini si compiuta nei pi diversi stadi di civilt; e laffermarsi di una considerazione razionale del procedimento, svincolata da ogni fede emozionale, doveva appunto contribuire a questa trasformazione (M. Weber, Economia e societ. IV, cit., p. 236). Gli Stati Uniti dAmerica, dove i candidati alla Presidenza della Repubblica precedentemente selezionati nella campagna di nomination di ciascuno dei due maggiori partiti competono per il voto popolare rappresentano dice Weber lo stadio pi avanzato del processo di trasformazione dellacclamazione dei dominati in una regolare procedura elettorale. 576 M. Weber, Il presidente del Reich, in Id., Scritti politici, cit., pp. 235-236. 577 D. Beetham, La teoria politica di Max Weber, cit., p. 159.
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politicamente morto. Invece, un Presidente eletto dal popolo, capo dellesecutivo, capo dellapparato di controllo amministrativo e detentore di un veto sospensivo e della facolt di sciogliere il parlamento, che abbia in aggiunta la facolt di indire una consultazione popolare, il palladio dellautentica democrazia, che non significa abbandono impotente a combriccole, bens sottomissione a capi che essa ha eletto da s578. I poteri del Capo dello Stato sono riconosce Schmitt sin dallinizio del saggio del 1925 Reichsprsident und Weimarer Verfassung straordinariamente grandi e proprio per questo gli consentono di esercitare il ruolo di contrappeso del Reichstag. Essi coincidono sostanzialmente con quelli suggeriti da Weber nel suo breve scritto politico: il potere di sciogliere il Reichstag (art. 25), la rappresentanza del Reich nella politica estera (art. 45), il potere di nomina di impiegati e ufficiali (art. 46), il comando supremo delle forze armate (art. 47), i poteri dittatoriali in caso deccezione (art. 48), il diritto di grazia (art. 49), la nomina del Cancelliere del Reich e, su consiglio di questi, dei ministri (art. 53), il potere di indire un referendum su una legge votata dal Reichstag (art. 73). Preu si rif in effetti sia alle considerazioni di Weber sia agli studi di Redslob nel delineare la figura di un Presidente dotato di poteri incisivi nel sistema politico-costituzionale e nel collocarlo nel quadro di un sistema parlamentare sui generis. In effetti, il rifiuto del parlamentarismo della Francia della III Repubblica si connette ad un modello mutuato dalla monarchia costituzionale, dove per la base fosse la legittimit popolare, non pi quella tradizionale. La Ebenbrtigkeit la pari condizione di nascita del Capo dello Stato e del Parlamento poteva essere ottenuta solo attraverso linvestitura diretta del presidente da parte del popolo. Era questultimo, il popolo, che, attraverso i meccanismi dello scioglimento del Reichstag da parte del Presidente del Reich (art. 25 WRV)579 e della revoca del mandato del Presidente da parte del Reichstag (art. 43 WRV)580, avrebbe dovuto risolvere, in quanto istanza ultima in democrazia, eventuali conflitti
M. Weber, Il presidente del Reich (1919), in Id., Scritti politici, cit., pp. 231-236. Lart. 25 WRV recita: Il presidente del Reich pu procedere allo scioglimento del Reichstag, ma solo una volta per lo stesso motivo. La nuova elezione deve aver luogo non oltre il sessantesimo giorno dopo lo scioglimento. Cfr. F. Lanchester, Le costituzioni tedesche da Francoforte a Bonn, cit., p. 195. 580 Lart. 43 c. 2 WRV dispone: Su iniziativa del Reichstag e mediante votazione popolare il presidente pu essere deposto dalla carica prima del decorso del suo termine. La deliberazione del Reichstag deve essere presa a maggioranza dei due terzi. In seguito ad essa il presidente sospeso dallesercizio del suo ufficio. Il rigetto della proposta di deposizione del Reichstag vale come rielezione del presidente in carica, ed ha per conseguenza lo scioglimento del Reichstag. Cfr. F. Lanchester, Le costituzioni tedesche da Francoforte a Bonn, cit., p. 200.
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tra il Presidente ed il parlamento. Il meccanismo ideato da Preu voleva fondarsi - seguendo le indicazioni date da Redslob in Die parlamentarische Regierung581 - sul principio dellequilibrio, il quale, qualora fosse venuto meno, sarebbe stato ricostituito per mezzo dellappello al voto popolare. In Reichsprsident und Weimarer Verfassung Schmitt sviluppa la propria analisi in tre direzioni: in primo luogo prende in considerazione i rapporti che si potrebbero creare tra Presidente e governo; quindi, esprimendo la convinzione che il Presidente sia unistituzione capace di rappresentare il popolo pi di quanto non lo sia il Reichstag e paventando perci la possibilit di gravi conflitti costituzionali tra le due istituzioni
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Nella sua trattazione del governo parlamentare come sistema dellequilibrio (System des Gleichgewichts), il popolo viene visto da Redslob come il potere superiore (die hhere Gewalt), come il giudice supremo (der hchste Schiedsrichter) che decide in caso di conflitto tra lesecutivo e il legislativo. Il Capo dello Stato, invece, si configura come la forza motrice (die impulsive Kraft) dellintero meccanismo. Scrive Redslob per riassumere il senso della forma di governo parlamentare: das parlamentarische Regime ist also nicht eine Trennung [cos negli Stati Uniti dAmerica], sondern vielmehr eine Bindung der Gewalten. Der Knotenpunkt des politischen Lebens liegt in den Wahlen. Die Abstimmung des Volkes beherrscht alle Krfte des Staates. Cfr. R. Redslob, Die parlamentarische Regierung, cit., pp. 1-8 (: 7). Il dibattito sulle riforme istituzionali dellultima fase dellet guglielmina interessante per due ragioni: in primo luogo perch attesta le profonde difficolt di riformare lassetto istituzionale di un regime consolidato; in secondo luogo perch utile per lo studio della successiva costituzione liberal-democratica del 1919 dal momento che molte delle posizioni sostenute sono riproposte nei lavori della Nationalversammlung di Weimar. La discussione tedesca alla vigilia della guerra mondiale vedeva contrapporsi due fronti: da un lato coloro che anche sulla base dei loro legami con larea conservatrice delle forze politiche (il cosiddetto schwarz-blau Block) temeva una soluzione parlamentare, dallaltro coloro che invece lauspicavano. Ad ogni modo, fino al collasso militare del novembre del 1918, lo scenario di riferimento in Germania non ancora quello della repubblica democratica, ma rimane quello imperiale della monarchia costituzionale, ed in questa prospettiva che si inserisce lo studio di Redslob. In Die parlamentarische Regierung, nella sezione dedicata allanalisi del parlamentarismo della III Repubblica francese, Redsolb fa delle interessanti osservazioni sui concetti di repubblica e di democrazia. Mentre la definizione di repubblica chiara Die Wahl aller Organe, das ist das republikanische Prinzip la definizione di democrazia resta nel vago e nellindefinito. La democrazia ein psychologisches Phnomen, ein Lebensprinzip, eine geistige Disposition, die einen Verband beherrscht: daraus ergibt sich nun allerdings ein Streben zur republikanischen Form, welche der uere Niederschlag dieser psychologischen Verfassung ist. Ma la democrazia come fenomeno psicologico e non come configurazione giuridica pu coesistere, come effettivamente avviene in Inghilterra e in Belgio, con la permanenza in carica del monarca ereditario e con un certo peso politico dellaristocrazia nella camera alta: hier hat sie [scil. la democrazia] den Sinn, da sie den aus dem Volk hervorgewachsenen Organen eine grssere Autoritt als dem Monarchen oder dem Adel leiht. Sie verlegt das Schwergewicht im System der moralischen Krfte (Ivi, pp. 108-109).

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rappresentative, sottolinea la vicinanza tra democrazia di massa e dittatura del Presidente; infine, facendo un bilancio dei sei anni del mandato presidenziale di Ebert, riconosce al socialdemocratico scomparso di aver interpretato il ruolo del Capo dello Stato come pouvoir neutre, nello spirito di Benjamin Constant. Schmitt nota per che questa configurazione del ruolo del Presidente come potere neutro non sia affatto lunica possibile. Il testo della costituzione di Weimar, anche in questo caso come in molti altri, aperto a soluzioni concrete contrastanti se non addirittura opposte tra loro: in caso di concordanza politica tra Presidente e governo ipotizza Schmitt la concentrazione di potere a tutto svantaggio del Reichstag potrebbe essere superiore a quella di una monarchia costituzionale, e potrebbe configurarsi una sorta di dittatura costituzionale; al contrario, una profonda divergenza di vedute tra Presidente e governo in merito allindirizzo politico complessivo darebbe origine ad un conflitto istituzionale e ad una situazione di caos politico. I contemporanei avevano ben chiaro che listituzione del Presidente della Repubblica voluta dai costituenti era una terza via rispetto al Presidente della III Repubblica francese, eletto dal parlamento e privo di sostanziali poteri, e il Presidente degli Stati Uniti dAmerica, eletto direttamente e titolare dellesecutivo, cio capo del governo, o, meglio, della administration582. Se un rimprovero viene mosso da Schmitt ai costituenti rimprovero respinto da Preu - esso concerne la mancanza di coraggio nel definire in modo ancor pi vantaggioso per il Capo dello Stato le competenze di unistituzione gi tanto potente: die Urheber der Weimarer Verfassung seien vor den Konsequenzen ihres eigenen Planes, einen mchtigen Prsidenten zu schaffen, erschrocken und htten mit der einen Hand wieder genommen, was sie mit der anderen so freigebig gewhrt hatten583. 3. La critica del parlamentarismo: da Marx e Sorel a Schmitt

Cfr. Per una trattazione scientifica dettagliata dellistituzione del Presidente della repubblica H. Pohl, Wahl, Amtsbauer und persnliche Rechtsstellung des Reichsprsidenten, in G. Anschtz R. Thoma (Hrsg.), Handbuch des Deutschen Staatsrechts, cit., pp. 467-502. Heinrich Pohl scrive infatti: Die Weimarer Verfassung schlgt einen Mittelweg zwischen dem franzsischen und dem amerikanischen System ein, indem sie die Volkswahl mit parlamentarischer Regierung verbindet. 583 C. Schmitt, Reichsprsident und Weimarer Verfassung, in Id., Staat, Groraum, Nomos, cit., p. 25.

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Il 1923 un anno critico nella vita della giovane Repubblica: lanno del Putsch di Hitler a Monaco di Baviera, delle sollevazioni comuniste nella Germania centrale e delloccupazione francese e belga della Renania come garanzia delladempimento dellobbligo al pagamento delle riparazioni di guerra previsto dal trattato di Versailles. in seguito a questultimo evento che Schmitt inizia ad occuparsi del diritto internazionale e, in particolare, della neonata istituzione della Lega delle Nazioni di Ginevra: nel 1924 pubblica il saggio Die Kernfrage des Vlkerbundes e nel 1925 Die Rheinlande als Objekt internationaler Politik584. Ogni affermazione una risposta ogni risposta risponde ad una domanda ogni domanda nasce da un situazione cos recita una delle pi note sentenze di Schmitt emerse nei dialoghi con amici e allievi nel secondo dopoguerra. Come ha sottolineato recentemente Gnter Maschke, Schmitt era ed amava definirsi ein Denker konkreter geschichtlicher Situationen585. Loccupazione della Renania punto di partenza di una riflessione che si sarebbe trasformata, con Il Nomos della terra del 1950, in una complessa e discussa filosofia del diritto internazionale - solo una delle molteplici situazioni concrete con le quali Schmitt si confronta negli anni Venti. 3.1. Democrazia e rappresentanza: Reichstag e Reichstagsauflsungen Parallelamente alla polemica contro loccupazione renana e la Societ delle Nazioni Schmitt sviluppa la critica del sistema parlamentare di Weimar586. Dopo il lavoro sul romanticismo, dopo aver ricostruito la storia della dittatura ed essersi quindi occupato del legame che unisce i concetti di sovranit-eccezione-decisione, Schmitt nel 1923 inizia a confrontarsi con la costituzione liberal-democratica del 1919. Questo confronto critico con Weimar segna la vita e lopera del giurista fino agli anni della crisi finale della Repubblica: delle tre diverse direttrici che orientano la polemica schmittiana contro Weimar, Ginevra e Versailles la critica di Weimar quella che viene privilegiata in questa sede. Si tratta di vedere se e in quale
Entrambi i saggi sono stati recentemente pubblicati nella medesima raccolta curata da Gnter Maschke: C. Schmitt, Frieden oder pazifismus? Arbeiten zum Vlkerrecht und zur internationalen Politik 1924-1978, Berlin, Duncker & Humblot, 2005, pp. 1-23 e pp. 26-39; cfr. la recensione di S. Pietropaoli apparsa su Filosofia politica, anno XX, 2006, n. 2, pp. 290-293. 585 Ivi, p. XXIII. 586 Cfr. per una trattazione scientifica dettagliata del sistema parlamentare di Weimar R. Thoma, Die rechtliche Ordnung des parlamentarischen Regierungssystems, in G. Anschtz R. Thoma (Hrsg.), Handbuch des Deutschen Staatsrechts, Tbingen, Mohr, 1. Auflage 1930, unvernderter Nachdruck 1998, pp. 503-511.
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misura la critica delle istituzioni repubblicane sia anche una critica della democrazia costituzionale moderna sorta in Francia, nel 1789, dalle ceneri dello Stato assoluto. La lunga marcia della democrazia nel XIX secolo ha visto lideologia democratica prima avversaria del liberalismo, poi, dopo il 1848, alleata con esso, infine, dopo lesperienza della prima guerra mondiale e la nazionalizzazione delle masse, di nuovo ostile ai principi e agli ideali della tradizione liberale. La divaricazione tra lideologia democratica e quella liberale, anzi lopposizione tra le due, quanto viene affermato da Schmitt nel 1923 in Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus uno scritto redatto frettolosamente secondo lopinione di George Schwab587 - dove il giurista trae un primo, provvisorio bilancio del funzionamento delle istituzioni liberal-democratiche. Con questo saggio Schmitt vuole disilludere la giovane Repubblica circa la natura del presunto buon governo parlamentare, constatando il venir meno del fondamento metafisico del parlamentarismo ottocentesco, costituito dai principi di ffentlichkeit e di Diskussion. Col saggio sul parlamentarismo Schmitt inizia a domandarsi se la Costituzione di Weimar fosse un documento coerente, se i costituenti fossero stati allaltezza del compito storico che li attendeva: la sua risposta, che non subir trasformazioni nel corso del decennio successivo, anzi verr ribadita e approfonditamente argomentata in Dottrina della costituzione e in Legalit e legittimit, che la costituzione contiene due componenti distinte e non riducibili luna allaltra, la componente democratica e la componente liberale. Die geistesgeschichtliche Lage va letto insieme a due brevi testi del 1924 ripubblicati da Schmitt in Verfassungsrechtliche Aufstze (1958) col titolo unico Reichstagsauflsungen. La questione del parlamentarismo nellepoca di Weimar, ovvero nellepoca dellaffermazione della democrazia di massa in Germania, trattata nei due casi in modo diverso ma complementare: il saggio del 1923 adopera un linguaggio prevalentemente filosofico-politico e studia il fenomeno del parlamentarismo in una prospettiva europea; i testi del 1924 contengono considerazioni tecnico-giuridiche sullinterpretazione da dare allart. 25 WRV che disciplina lo scioglimento del Parlamento da parte del Capo dello Stato588. Come sempre in Schmitt, anche le riflessioni in materia giuridicocostituzionale hanno un immediato risvolto politico: in questo caso la
G. Schwab, Carl Schmitt. La sfida delleccezione, cit., p. 99. Lart. 25 WRV dispone: Il Presidente del Reich pu procedere allo scioglimento del Reichstag, ma solo una volta per lo stesso motivo. La nuova elezione deve aver luogo non oltre il sessantesimo giorno dopo lo scioglimento. Cfr. F. Lanchester, Le costituzioni tedesche da Francoforte a Bonn, cit., p. 195.
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questione delle motivazioni e della frequenza degli scioglimenti parlamentari di importanza centrale poich nella prassi dello scioglimento della Costituzione di Weimar si riconosce la tendenza crescente ad una democrazia plebiscitaria a scapito della democrazia parlamentare, che sfocia nell aperto dualismo di uno Stato legislativo parlamentare contrapposto ad uno Stato legislativo plebiscitario589. La tendenza crescente alla democrazia plebiscitaria cui Schmitt si riferisce dovuta ai frequenti scioglimenti del Reichstag nel periodo che va dal 1930 al 1933, quando il Presidente Hindenburg dovette far ricorso per ben 4 volte allart. 25 per indire nuove elezioni e tentare di superare le resistenze opposte dal Reichstag alle ordinanze presidenziali emanate ai sensi dellart. 48 WRV. Schmitt stesso, nelle note redatte in occasione della pubblicazione dei due brevi testi raccolti in Verfassungsrechtliche Aufstze del 1958, a sottolineare come il problema da lui discusso nel 1924 fosse diventato nellinverno del 1932 l inverno della Repubblica il problema cruciale della democrazia tedesca: die Frage der wiederholten Parlamentsauflsung erreichte den uersten Grad ihrer verfassungsgeschichtlichen Intensitt im Winter 1932-33. Hier wurde auch der unterschiedliche Sinn des Zusammenhangs von Auflsungs- und Ausnahmezustandsbefugnissen evident. Bei den letzten Reichstagsauflsung vom 1. Februar 1933 war die eigentliche Schicksalsfrage der damaligen Situation ob die Regierung Schleicher oder die Regierung Hitler whrend der Vorbereitung und Durchfhrung der Neuwahl ber den Einsatz staatlicher Macht und die Prmien auf dem legalen Machtbesitz verfgen wrde durch die Ernennung Hitlers zum Reichskanzler am 30. Januar 1933 bereits im Sinne Hitlers entschieden590. Poich il Parlamento, non pi in grado di esprimere una maggioranza di governo, riusciva per a bloccare le ordinanze emanate dal Presidente della Repubblica ai sensi dellart. 48 WRV591, al Capo dello Stato non restava altro strumento per superare limpasse che ricorrere allo scioglimento anticipato del Reichstag (art. 25 WRV) e sperare in un esito a lui pi favorevole del voto popolare. Il ricorso immediato al popolo come giudice in caso di conflitto tra istituzioni dello Stato era reso necessario dalla crisi della mediazione parlamentare.
VA, p. 28. VA, p. 28. 591 Lart. 48 WRV se cos si pu dire unarma spuntata nelle mani del Capo dello Stato: in effetti dopo i commi primo e secondo che disciplinano la Reichsexekution e i Diktaturgewalten, il terzo comma ammette la possibilit di annullare le misure prese dal Presidente ai sensi dei commi 1 e 2, poich prescrive: di tutte le misure prese ai sensi dei precedenti commi il Presidente deve senza indugio dare notizia al Reichstag. Le misure devono essere revocate se il Reichstag lo richieda.
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Il tema centrale del saggio schmittiano del 1923 , dunque, il rapporto tra democrazia e rappresentanza, un rapporto che si manifestato molto problematico sin dalla nascita, nel tardo XVIII secolo, della democrazia costituzionale moderna. Nella Germania degli anni Venti questo rapporto risulta complicato dal fatto che, in base alla costituzione di Weimar, le istituzioni rappresentative sono due: il Reichstag ed il Presidente del Reich, e questultimo, eletto direttamente dal popolo e quindi dotato di una sua propria legittimit plebiscitaria, investito di ampi poteri decisionali, tra cui compaiono quelli noti come Diktaturgewalten. Il rapporto tra democrazia e rappresentanza costituisce nota E.W. Bckenfrde nel secondo dopoguerra - una delle tradizionali difficolt della teoria democratica che Schmitt, nelle sue riflessioni degli anni Venti del XX secolo su democrazia, parlamentarismo e dittatura, non manca di rilevare. Si tratta, in sostanza, della questione che emerse gi nel decennio rivoluzionario 1789-1799, quando le nozioni di rappresentanza e di governo rappresentativo oscillavano, nella percezione dei protagonisti stessi della Rivoluzione francese, tra la prospettiva del compimento dellideale democratico e la negazione pura e semplice di quellideale: la rappresentanza la realizzazione della democrazia nei grandi Stati moderni o piuttosto un ripiego di fronte allirrealizzabilit, nellet moderna, dellideale classico della democrazia? Bckenfrde ha formulato la domanda in questi termini: una volta che la rappresentanza si presenti come una necessit della democrazia, questultima viene diminuita da tale fatto? O, al contrario, la rappresentanza, nella sua espressione democratica, costituisce un momento indispensabile e inderogabile di una democrazia che si realizzi effettivamente, e quindi lattuazione stessa della rappresentanza a dare legittimit alla democrazia come forma di Stato e di governo?592. Se si accoglie la tesi secondo la quale la democrazia indiretta e rappresentativa trova la sua giustificazione ultima in considerazioni di tipo tecnico, ogni elemento di democrazia diretta che si trovi introdotto nella sua organizzazione acquista una superiore legittimit e rappresenta un di pi di democrazia593. La tesi schmittiana criticata da Bckenfrde594 proprio questa: che una democrazia identitaria-diretta nella quale il popolo, interrogato su questioni concrete e formulate con precisione, sia direttamente chiamato a decidere rispondendo con un s o con un no una forma pi autentica di democrazia di quella che si realizza nel confronto
E.W. Bckenfrde, Democrazia e rappresentanza. Per una critica dellattuale discussione sulla democrazia, in Id., Stato, costituzione, democrazia, cit., pp. 499-533 (: 499). 593 Ivi, p. 502. 594 Ivi, pp. 503-511.
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parlamentare tra partiti perch consente alla volont generale del popolo di manifestarsi. per questa ragione che Schmitt attribuisce tanta importanza agli strumenti della democrazia diretta come il referendum, la legislazione popolare, il plebiscito. Ed sempre per questa ragione che afferma, nel 1923, che pu esserci una democrazia senza quello che viene denominato parlamentarismo moderno, cos come si pu avere un parlamentarismo senza democrazia; e la dittatura non lopposizione decisiva alla democrazia pi di quanto non lo sia la democrazia alla dittatura595. Si tratta di una concezione referendaria della democrazia molto vicina a quella formulata da Rousseau nel Contratto sociale. Il Ginevrino, del resto, il classico del pensiero politico moderno che ricorre nel saggio del 1923 ogniqualvolta Schmitt contrappone ai principi del parlamentarismo la teoria della democrazia come identit di governanti e governati, di legge e volont popolare. 3.2. Linattualit nel XX secolo dei principi del parlamentarismo la Guizot Lavvento della democrazia come evento provvidenziale, come destino ineluttabile contro il quale, dopo la Rivoluzione francese, non esiste pi alcun argine, stato percepito ed espresso nelle sue opere da Tocqueville. Anche per Schmitt il XIX secolo il secolo del trionfo della democrazia596, almeno sul piano della storia delle idee politiche, se non ancora nella prassi politica. La democrazia, in forza della sua natura essenzialmente polemica consistente nella negazione della monarchia, apparsa legata e perfino identificata in modo del tutto naturale con il liberalismo e la libert. contro questa fittizia identificazione che Schmitt prima abbozza una propria dottrina della democrazia, poi ricerca il nucleo essenziale del parlamento moderno per contrapporre luna allaltro e mostrare la compatibilit non tanto di parlamentarismo e democrazia, quanto di dittatura e democrazia. Schmitt ha gi criticato il liberalismo del XIX secolo in Teologia politica, facendo proprio il punto di vista dei controrivoluzionari cattolici, in particolare di Donoso Corts. In Die geistesgeschichtliche Lage Schmitt adotta, invece, una strategia sorprendente: non critica il parlamentarismo del XX secolo mettendosi dalla parte dei controrivoluzionari, bens dalla parte dei liberali del XIX secolo. Schmitt cio critica la realt politica per mezzo
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PD, pp. 19-20. PD, p. 8.

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di un ideale quello del liberalismo la Guizot della Monarchia di luglio che era gi stato sprezzantemente criticato in Teologia politica; detto in altri termini, per attaccare il parlamentarismo di Weimar Schmitt misura la distanza tra questa realt istituzionale del Novecento tedesco e quellideale del liberalismo francese dellOttocento e trova cos il modo di coinvolgere entrambi la realt del presente e lideale del passato nel medesimo giudizio di condanna. Rifiutata lanalogia tra Stato e impresa capitalistica, Schmitt non fa propria neppure lopzione weberiana per il parlamentarismo come strumento della selezione dei leaders politici, n condivide la tesi kelseniana risalente a Sieyes della necessit dellistituzione parlamentare a partire dalle esigenze della divisione del lavoro nelle moderne societ industrializzate. In La contrapposizione fra parlamentarismo e moderna democrazia di massa597 - che costituisce la premessa alla seconda edizione del 1926 di Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus Schmitt fa riferimento, pur senza citare esplicitamente Weber, alla tesi del parlamento come Auslesesttte, laddove scrive: chi crede che il parlamentarismo garantisca la migliore selezione politica dei capi ha comunque in genere questa convinzione non pi come fede ideale, ma come unipotesi tecnico-pratica, costruita secondo modelli inglesi e da sperimentare sul continente; ragionevolmente la si abbandona subito, se non d buona prova598. Schmitt comprende bene che laccettazione weberiana del parlamentarismo non motivata dalla sua adesione ai principi e ai valori del costituzionalismo, n argomentata a partire da una teoria sulla natura della rappresentanza politica, ma legata allefficacia della funzione di selezione della leadership e, di conseguenza, allefficacia del controllo politico della burocrazia. Si tratta cio, nel caso di Weber, di una opzione per il parlamentarismo che altro non se non unopinione falsificabile e, sembra lasciare intendere Schmitt, effettivamente falsificata nel momento in cui non emergono dal seno del parlamento una o pi personalit di leaders in grado di far funzionare il sistema weimariano. Weber stesso come si mostrato - muta in realt la propria posizione nel corso del biennio 19181920 a favore di una Fhrerdemokratie nella quale la legittimazione plebiscitaria tramite lelezione diretta, non la lotta parlamentare, lo strumento della selezione del leader. Schmitt non accoglie neppure le altre due ragioni che inducevano Weber ad essere un sostenitore del parlamentarismo, cio lindividuazione
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Il saggio, ripubblicato da Schmitt stesso nel 1940 in Positionen und Begriffe, disponibile in traduzione italiana sia in PD, pp. 84-105, sia in PC, pp. 83-103. Qui si segue per le citazioni questultimo testo. 598 PC, p. 87.

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nella istituzione rappresentativa collegiale del garante della libert individuale e dellorgano indispensabile per il controllo e la direzione politica della burocrazia statale. Schmitt concepisce il liberalismo in primo luogo come un sistema metafisico, e solo in un secondo momento come un sistema istituzionale. Interrogandosi sul nucleo ultimo del parlamentarismo, il giurista ne ricerca lorigine nel teorico classico della separazione dei poteri, Montesquieu, e nei grandi liberali del tardo settecento e dellottocento: Burke, Bentham, Guizot e J.S. Mill. estranea al saggio schmittiano che rispetto alle considerazioni di Weber inquadra il parlamentarismo in una pi ampia prospettiva storico-filosofica - anche la questione - trattata invece da Kelsen599 - della riforma del parlamento in senso corporativo, nel senso cio di quello Stndeparlament che avrebbe dovuto realizzare una rappresentanza professionale degli interessi economici ritenuta pi adatta alla situazione della Germania rispetto alla rappresentanza politica democratica. Il liberalismo si presenta nelle opere schmittiane sotto tre aspetti distinti e complementari: laspetto filosofico, laspetto economico e laspetto politico. Il primo riguarda genericamente la convinzione che tutti gli uomini siano uguali ed allorigine dellideologia umanitaria e pacifista: la concezione liberale delleguaglianza differisce perci dalla concezione democratica delluguaglianza, la quale si fonda sul principio dellesclusione del non omogeneo, ovvero sulla corretta individuazione del nemico, e riconosce come uguali tra loro solo i cittadini dello Stato. Allideologia liberale e pacifista delleguaglianza dellumanit intera Schmitt contrappone luguaglianza democratica fondata sullomogeneit del popolo. Il secondo aspetto del liberalismo, quello economico, espresso dalla teoria del laissez faire e produce come conseguenza la riduzione del nemico al concorrente. Il terzo aspetto, infine, trova la propria realizzazione istituzionale nel parlamentarismo. Questi tre aspetti del liberalismo filosofico, politico ed economico corrispondono grosso modo ai tre Leitmotive dellopposizione di Schmitt al liberalismo individuati da Gnter Maschke: 1. il motivo meta-politico, cio teologico radicato nella sua professione di fede cattolica; 2. il motivo di politica interna che si riferisce alla situazione politica di Weimar; 3. il motivo di politica estera e di diritto internazionale. Innanzi tutto lantiliberalismo di Schmitt viene ricondotto direttamente al suo cattolicesimo, e questultimo interpretato come il punto di convergenza di tre tradizioni o momenti del pensiero cattolico: il pensiero politico dei controrivoluzionari Maistre, Bonald e Donoso Corts; quindi la polemica anti-liberale di Papa
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H. Kelsen, Essenza e valore della democrazia, in Id., La democrazia, cit., pp. 95-100.

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Pio IX espressa nel Sillabo del 1864; infine il Renouveau cattolico francese e tedesco successivo alla svolta del secolo600. Die geistesgeschichtliche Lage pi che schiettamente anti-liberale pare a Maschke critico nei confronti del parlamentarismo del XX secolo e dello Stato di partiti, che , s, una conseguenza del liberalismo classico del XIX secolo, ma anche un abbandono ed un allontanamento dai suoi principi originari. I principi di Diskussion e ffentlichkeit vengono adoperati da Schmitt come unit di misura della crisi del parlamentarismo. Egli distingue quindi tra un liberalismo fedele ai suoi principi ed un liberalismo che tradisce quei principi. Il terzo motivo dellanti-liberalismo schmittiano quello collegato alla lotta contro Ginevra e Versailles. Il Trattato di Versailles - sorta di pace cartaginese per la Germania - e la Societ delle Nazioni sono interpretati come strumenti per soggiogare la Germania e i tedeschi alle potenze occidentali mediante il predominio spirituale, la suggestione morale, la rappresaglia economica. Schmitt considera il liberalismo come un sistema metafisico, globale e conseguente601. Il rifiuto di una verit assoluta e laccettazione della lotta tra valori costituiscono il fondamento del liberalismo in tutti i suoi aspetti: relativismo filosofico, governo rappresentativo e parlamentare, capitalismo ed economia di mercato, poich la stessa cosa affermare che la verit deriva dal libero conflitto di opinioni e che larmonia sorge da sola dalla competizione economica. L risiede anche il nocciolo intellettuale di questa idea in generale, il suo rapporto specifico con la verit che diventa una semplice funzione nellambito di uneterna concorrenza di opinioni. In rapporto alla verit ci significa che si rinuncia ad un risultato definitivo602. Quando Schmitt parla sprezzantemente del liberalismo politico pensa di solito - esattamente come fa Donoso quando definisce la borghesia clasa discutidora al liberalismo francese della Monarchia di luglio, cio al liberalismo di quei politici ed ideologi come Guizot e Royer-Collard che vivono durante il regno di Luigi Filippo (1830-1848). Nella Monarchia di luglio, che nel 1848 crolla rumorosamente, Schmitt vede allopera tutte le forze del liberalismo distruttrici dello Stato, che egli crede di riconoscere anche nella Repubblica di Weimar. Il principio parlamentare, inteso stricto sensu come subordinazione del governo al voto di fiducia del parlamento, si fa strada nellEuropa del XIX secolo nel corso della lotta combattuta fra rappresentanza popolare da
G. Maschke, Drei Motive im Anti-Liberalismus Carl Schmitts, in K. Hansen H. Lietzmann (Hrsg.), Carl Schmitt und die Liberalismuskritik, Opladen, Leske und Budrich, 1988, pp. 55-79 (: 56). 601 PD, p. 24. 602 PD, p. 24.
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un lato e potere monarchico dallaltro. Schmitt accoglie le tre caratteristiche del parlamentarismo che Guizot ha evidenziato per la Monarchia di luglio: 1. la discussione, 2. il dibattito parlamentare pubblico e 3. la libert di stampa603. Per pubblicit Schmitt intende due cose: la pubblicit del potere e dei suoi atti contrapposta agli arcana imperii della teoria della Ragion di Stato e lesistenza dellopinione pubblica nella societ civile. Entrambi i significati sono riconducibili allimmagine settecentesca dei Lumi, ai principi dellAufklrung, e richiamano immediatamente il nome di Immanuel Kant: anche Kant stato su questo punto sostiene Schmitt unespressione della fede politica del suo tempo, della fede nel progresso della pubblicit e nella capacit infallibile del pubblico a diventare illuminato604. Nel parlamentarismo moderno la fede (Glaube) nellopinione pubblica collegata allimmagine, concernente lorganizzazione delle diverse attivit dello Stato, della balance of power, che traduce in termini costituzionalistici la teoria repubblicana dello status mixtus. Limmagine della bilancia, accanto a quelle della macchina e dellorganismo una delle pi fortunate rappresentazioni dello Stato e del suo potere. La separazione o il bilanciamento dei poteri, che si fonda sullidea liberale secondo la quale solo dal conflitto tra pi elementi (in questo caso tra pi poteri dello Stato) emerge ci che pu essere considerato giusto, anchesso un principio superato a causa del rapporto fiduciario che, dalla fine dello Stato dualistico della monarchia-costituzionale, lega il governo al parlamento605. Nella visione di Schmitt lessenza del liberalismo politico consiste inoltre nel peculiare Gesetzesbegriff dello Stato parlamentare: la legge non concepita come voluntas (come volont del monarca nello Stato assoluto, del popolo nello Stato democratico), bens come ratio, priva di ogni cupiditas e turbatio, o meglio come ragione relativa risultante dalle libere discussioni parlamentari di deputati che esprimono nellaula le proprie ragioni e si lasciano eventualmente
Cfr. PD, pp. 23-25. PD, p. 27. Cfr. per la critica dellidea illuministica di progresso: Nietzsche, Lanticristo. Maledizione del cristianesimo, Milano, Adelphi, 2005, dove si trova scritto: il progresso semplicemente unidea moderna, cio unidea falsa ( p. 6); G. Sorel, Le illusioni del progresso, in Id., Scritti politici, Torino, Utet, 2006, pp. 423-732; W. Benjamin, Tesi di filosofia della storia, in Id., Angelus Novus, Torino, Einaudi, 1995, p. 80. 605 La tesi schmittiana secondo la quale oltre ai principi di discussione e pubblicit anche il principio della separazione dei poteri superato nellepoca della democrazia di massa discussa sia in M. Kaufmann, Recht ohne Regel. Die philosophischen Prinzipien in Carl Schmitts Staats- und Rechtslehre, Freiburg-Mnchen, Verlag Karl Alber, 1988, nel capitolo intitolato significativamente Diktatur als wahre Demokratie , pp. 132-217 (: 165), sia in H. Becker, Die Parlamentarismuskritik bei Carl Schmitt und Jrgen Habermas, Berlin, Duncker & Humblot, 1994, pp. 32-35 (: 34).
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convincere dalla forza delle ragioni dei colleghi. Sono questi i principi del parlamentarismo liberale che Schmitt adopera come unit di misura per criticare il parlamentarismo di Weimar. La tesi della bancarotta spirituale del parlamentarismo si fonda, da un punto di vista costituzionale, sulla osservazione che due articoli della Costituzione di Weimar, il 21 ed il 29, enuncianti i principi classici del parlamentarismo ottocentesco, non sono in sintonia con leffettiva prassi politico-parlamentare del XX secolo. Lart. 21 WRV recita: I deputati rappresentano tutto il popolo. Essi non dipendono che dalla loro coscienza e non sono vincolati da alcun mandato. Ci che viene chiamato principio rappresentativo lamenta Schmitt - non ha pi senso606 a causa della limitazione della libert di movimento del singolo deputato dovuta alla rigida disciplina di partito. Come nota E.R. Huber nella sua opera Deutsche Verfassungsgeschichte questa disposizione stata voluta dai costituenti proprio allo scopo di salvaguardare la berparteilichkeit dello Stato e per evitare che dellattivit dello Stato si potessero appropriare i vari partiti politici in competizione tra loro. Lart. 29, daltra parte, verte sulla pubblicit dei lavori parlamentari: Il Reichstag esplica la sua attivit pubblicamente607. I due principi del liberalismo - Diskussion e ffentlichkeit - sono quotidianamente negati dalla rigida disciplina di partito: a causa del vincolo di fedelt richiesto dal partito agli eletti, le procedure pubbliche diventano una farsa, dato che le decisioni importanti non vengono pi prese pubblicamente in parlamento, ma in segreto a porte chiuse, e in parlamento soltanto sanzionate. Il divario tra la lettera della costituzione e la realt il tasto ripetutamente toccato da Schmitt. La critica di Schmitt alla democrazia parlamentare e ai partiti politici non originale: essa gi stata formulata, in vari modi e da diversi punti di vista, dai primi teorici delle lites - Mosca, Ostrogorsky e Michels - ai quali, del resto, Schmitt si rif sin dallintroduzione a Die geistesgeschichtliche Lage. La polemica contro i partiti politici, rei di aver stravolto il significato del parlamentarismo ottocentesco, inizia in Schmitt con il saggio del 1923 e prosegue per un decennio fino alla fine della Repubblica di Weimar, articolandosi nella polemica condotta in Il custode della costituzione (1931) - contro il pluralismo, il federalismo e la policrazia, e nella critica svolta in Legalit e legittimit (1932) - della neutralit dello Stato legislativo parlamentare che riconosce a tutti i partiti luguaglianza delle chances nella conquista del potere politico, a prescindere dalla compatibilit o incompatibilit degli ideali, dei principi, dei programmi politici con i
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PD, p. 5. F. Lanchester, Le costituzioni tedesche da Francoforte a Bonn, cit., p. 194 e p. 196.

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principi e i valori che stanno a fondamento della Costituzione di Weimar. Mentre Kelsen ritiene che sia impossibile una democrazia senza partiti politici poich solo attraverso di essi si giunge alla formazione della volont dello Stato, la critica schmittiana del parlamentarismo si configura innanzi tutto come una critica della politica di partito e dello Stato-di-partiti. La Germania di Weimar descritta dagli storici come un paese di burocrati e soldati figure sulle quali si concentra la critica di Weber in Parlamento e governo - nonch di letterati e poeti figure contro le quali polemizza invece Schmitt in Romanticismo politico prendendo di mira la figura di Adam Mller - , ma non di veri politici608. Nella Germania di Weimar ampiamente diffusa la sensazione che i partiti siano una cosa irritante: essi, prima di essere percepiti come uno strumento di partecipazione di massa alla vita politica democratica, sono condannati come responsabili della frammentazione della rappresentanza parlamentare e dellinstabilit dei governi, appoggiati da coalizioni parlamentari composite, eterogenee e mutevoli. Nel 1920 il teologo liberale Ernst Troeltsch scrive ai suoi lettori: I partiti devono esserci. Essi, piaccia o non piaccia, sono lunico mezzo per la formazione dei governi. Chi prima si irritava per larroganza dei militari o dei funzionari statali, pu oggi irritarsi per legoismo e la litigiosit dei partiti. Senza cose di cui irritarsi o soffrire non si d governo alcuno. Fare e sopportare governi sempre stata una faccenda difficile e continuer ad esserlo609. Il Reich tedesco si dato nel 1919 la forma di una democrazia parlamentare per la quale i partiti sono essenziali, eppure il testo della Costituzione li menziona esplicitamente una sola volta ed in un contesto nel quale implicito un giudizio fortemente negativo610. Si tratta dellart. 130 c. 1 WRV che recita: I funzionari dello Stato sono al servizio della collettivit, non di un partito. E.R. Huber, che introduce la distinzione, dal sapore schmittiano, tra Stato di partiti parziale (partieller Parteienstaat) e Stato di partiti assoluto (absoluter Parteienstaat), nota a questo proposito che anche nella formulazione dellart. 21 sulla libert di mandato di ogni singolo deputato del Reichstag presente, nelle intenzioni dei costituenti, un riferimento implicito ai partiti: la libert di mandato si configurerebbe cio

H. Schulze, La Repubblica di Weimar, cit., pp. 123-144 e pp. 145-164. La citazione, tratta da E. Troeltsch, Spectator-Briefe, Tbingen, 1924, trad. it. parziale Id., La democrazia improvvisata, Napoli, 1977, riportata da H. Schulze, La Repubblica di Weimar, cit., 81. 610 Si vedano lart. 54 per la previsione del rapporto fiduciario tra governo e Reichstag e lart. 68 per le deliberazioni delle leggi da parte del Reichstag.
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non tanto come negazione del mandato imperativo, quanto come affermazione della necessaria libert del deputato dai partiti611. Si soliti imputare alla legge elettorale proporzionale la responsabilit della frammentazione partitica. Eppure, prosegue E.R. Huber, lorigine del sistema multi-partitico weimariano non una peculiarit dello Stato repubblicano, ma va ricercata nellet della monarchia costituzionale durante la quale il sistema uninominale a doppio turno, coniugato con il suffragio universale maschile per il Reichstag, aveva gi prodotto un sistema multi-partitico non meno frammentato di quello dellet di Weimar. Il ballottaggio consentiva infatti anche alle piccole formazioni di tentare la sorte e restare a comporre il panorama delle molteplici forze della societ civile rappresentate in parlamento612. La berparteilichkeit dello Stato, lessere cio al di sopra dei partiti, un valore che i costituenti vollero garantire nella speranza che anche nella democrazia di massa e nella politica democratica agita da partiti di massa potesse restare intatta la separazione di
F. Lanchester, Le costituzioni tedesche da Francoforte a Bonn, cit., p. 218. Cfr. E.R. Huber, Deutsche Verfassungsgeschichte seit 1789. VI. Die Weimarer Reichsverfassung, Stuttgart-Berlin-Kln, Kohlhammer, 1993, pp. 136-137. Il commento di Huber verte sulla decisione dei costitutenti per lo Stato parziale di partiti contrapposto allo Stato assoluto di partiti e sul silenzio della Costituzione in merito ai compiti dei partiti stessi: Wenn die Weimarer Verfassung die schon in der ra des Konstitutionalismus vorbereitete Entwicklung des Staats zum Parteienstaat weiterfhrte, so nur im Sinn der Entwicklung der Republik zum partiellen Parteienstaat. Mit dem Wortlaut wie mit dem Sinn der Reichsverfassung war die Entwicklung zum absoluten Parteienstaat unvereinbar. Die Verfassungsschpfer von Weimar waren von der Anerkennung einer Alleinmacht der Parteien im Staat und ber den Staat weit entfernt. () Vielmehr wollte die Verfassung mit ihrem Schweigen ber die Aufgaben der Parteien dem Ausufern der offensichtlich vorhandenen Parteienmacht zur Parteienallmacht eine Schranke ziehen. () Der Art. 21 wollte mit der Garantie des freien Mandats das Reprsentativsystem gegen die Unterwerfung der Abgeordneten unter die Direktionsgewalt der Parteien sichern; der Art. 130 wollte entsprechend mit der Verpflichtung des Beamtentums zum Dienst an der Gesamtheit (nicht einer Partei) die Unabhngigkeit der Verwaltung und der Justiz gegen bergriffe der Parteienmacht schtzen. 612 Cfr. in merito all assoluzione del sistema proporzionale dallaccusa di essere responsabile della crisi di Weimar E.R. Huber, Deutsche Verfassungsgeschichte seit 1789. VI. Die Weimarer Reichsverfassung, cit., pp. 131.134. da notare inoltre che la soluzione proporzionalistica adottata per lelezione della Nationalversammlung weimariana del gennaio 1919 stata predeterminata dai lavori del Verfassungsauschuss, la commissione per le riforme attiva nel periodo bellico a partire dal 1917. Lapparente aspetto progressivo dellintroduzione della legge elettorale proporzionale deve essere attentamente valutato alla luce dellesigenza avvertita dai partiti conservatori di limitare la preponderanza della SPD nei centri urbani: il maggioritario a doppio turno con ballottaggio precedentemente in vigore in Germania aveva infatti premiato, col mutamento dei rapporti di forza nella societ tedesca del primo decennio del XX secolo, la socialdemocrazia, facendo temere gli avversari per la loro stessa sopravvivenza.
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Stato e societ. Questa Trennung era considerata il presupposto di tutte le altre distinzioni: la distinzione tra bene comune e interessi dei diversi gruppi sociali cos come la distinzione tra i poteri dello Stato613. Nella sua recensione del saggio sul parlamentarismo Richard Thoma614 muove a Schmitt lobiezione di aver sopravvalutato linfluenza delle giustificazioni ideologiche sulla configurazione pratica della politica e delle istituzioni. La convinzione di Schmitt secondo la quale le istituzioni vivono e muoiono insieme alle idee che le hanno generate sarebbe infondata. Schmitt si sarebbe fermato al velo letterario delle cose (den literarischen Schleier der Dinge)615, ma le giustificazioni ideologiche e letterarie delle istituzioni, che non sono mai del tutto vere, vanno sempre prese con cautela. Il valore e la vitalit di unistituzione politica non dipende affatto dalla bont o dalla forza di convinzione delle ideologie che vengono addotte come sua giustificazione, ma dalla sua effettiva capacit di funzionare e durare. 3.3. Disincantamento e nuovi miti Mentre la prima parte del saggio costituisce, per riprendere lespressione di Thoma, la dichiarazione della morte storico-spirituale dello Stato parlamentare616, la seconda parte propone due ideologie contrapposte al parlamentarismo e al liberalismo che sarebbero, queste s, davvero vive ed attuali dal punto di vista storico-spirituale: il pensiero politico di Marx e quello di Sorel. Lanalisi della dittatura del proletariato nel pensiero marxista e lanalisi delle teorie irrazionali sulluso immediato della violenza nel sindacalismo rivoluzionario di Sorel consentono a Schmitt di porre la questione della centralit, nellepoca del disincantamento del mondo, del mito politico. Mentre il pensiero marxista si mantiene allinterno del razionalismo moderno e costituisce la critica razionalistica pi radicale del relativismo borghese e della liberal-democrazia parlamentare, il sindacalismo rivoluzionario di Sorel ed il mito nazionalistico evocato
Cfr. sulla berparteilichkeit dello Stato e sulla separazione di Stato e societ E.R. Huber, Deutsche Verfassungsgeschichte seit 1789. VI. Die Weimarer Reichsverfassung, cit., p. 137. 614 R. Thoma, Zur Ideologie des Parlamentarismus und der Diktatur, in Archiv fr Sozialwissenschaft und Sozialpolitik, 1925, Band 53, pp. 212-217: Wert und Lebendigkeit einer politischen Einrichtung hngen keineswegs allein ab von der Gte und berzeugungskraft der Ideologien, die literarisch zu ihrer Rechtfertigung vorgebracht worden sind (: 214). 615 Ivi, p. 214. 616 Ivi, p. 216.
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nellItalia fascista da Mussolini, con cui si conclude Die geistesgeschichtliche Lage, sono riconducibili alla crisi della ragione e del razionalismo della svolta del secolo. Giocando abilmente con i significati del concetto di rappresentanza/rappresentazione, stato osservato che a Sorel riesce un autentico capolavoro filosofico: spostare il fuoco dellattenzione dalla rappresentanza alla rappresentazione617. In effetti alla rappresentanza politica che si realizza in parlamento Sorel sostituisce unimmagine, quella della sollevazione spontanea nello sciopero, in grado di evocare e mobilitare, in virt della sola intuizione e a prescindere da ogni argomentazione razionale, i sentimenti delle masse dei lavoratori. Non un caso che Sorel faccia appello al sindacato, non al partito politico, allazione diretta dei lavoratori e non alla mediazione parlamentare. Allinterno del processo di razionalizzazione, considerato da Weber come la tendenza fondamentale della modernit occidentale, sorgono nuovi irrazionalismi filosofici e politici che trovano espressione nei miti irrazionalistici dello sciopero sindacale e della nazione. Lo studioso americano John P. McCormick, in un lavoro sulla critica schmittiana del liberalismo, insiste sul rapporto razionalit strumentale/irrazionalismo politico in un confronto tra i saggi schmittiani del 1923 Cattolicesimo romano e Die geistesgeschichtliche Lage e la contemporanea opera di Lukcs, Storia e coscienza di classe. Schmitt e Lukcs sono entrambi consapevoli rileva McCormick della paradossale dialettica della ragione moderna: such irrationality and neomythology are intrinsically linked to the abstract rationality that Weber describes and practices. In other words, modernity, rather than fostering the disenchantment of politics or the banishment of cultural superstition, itself manufactures them618. Ha destato particolare interesse la presunta ricezione della critica schmittiana al parlamentarismo da parte di pensatori riconducibili alla sinistra. Verso la met degli anni Ottanta la studiosa americana Ellen Kennedy, muove ad alcuni esponenti della scuola di Francoforte, a Jrgen Habermas ber alles, lesplicito rimprovero di aver ereditato da Schmitt latteggiamento ostile nei confronti del parlamentarismo619. Lattenzione di Kennedy si concentra sullHabilitationsschrift di Habermas, Strukturwandel der ffentlichkeit (1962), con cui Habermas avrebbe proseguito la tradizione della critica del parlamentarismo in Germania mostrando innegabili affinit con le argomentazioni schmittiane e andando ad
B. Accarino, Rappresentanza, Bologna, Il Mulino, 1999, p. 140. J.P. McCormick, Carl Schmitts Critique of Liberalism. Against Politics as Technology, Cambridge-New York-Melbourne, Cambridge University Press, 1997, p. 34. 619 E. Kennedy, Carl Schmitt und die Frankfurter Schule. Deutsche Liberalismuskritik in 20. Jahrhundert, in Geschichte und Gesellschaft, 1986, pp. 380-419.
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arricchire le fila di quel Link-Schmittianismus cui il giurista di Plettenberg deve parte della sua fortuna nel periodo del secondo dopoguerra. Il problema del rapporto tra Schmitt e Habermas, sollevato da Kennedy, stato approfondito negli anni Novanta da uno studio di Hartmuth Becker dal titolo Die Parlamentarismuskritik bei Carl Schmitt e Jrgen Habermas620. 3.4. Il mito nazionalistico e il fascismo italiano Tra i grandi eventi politici avvenuti al di fuori della Germania due soprattutto conquistano lattenzione di Schmitt: la Rivoluzione bolscevica in Russia nel 1917 e la nascita del regime fascista in Italia nel 1922, la cui eco risuona nel saggio sul parlamentarismo del 1923. Sin dallinizio degli anni Venti Schmitt segue con interesse le vicende italiane; a partire dal 1929, dopo il trasferimento da Bonn a Berlino, inizia a frequentare gli ambienti della Konservative Revolution; infine nel 1933 aderisce al partito nazionalsocialista. David Cumin, biografo francese di Schmitt, attribuisce particolare rilievo a queste tappe intellettuali e politiche della vita del giurista621. Movimenti distinti ma apparentati luno allaltro, il fascismo italiano, la Rivoluzione conservatrice e il nazismo avrebbero esercitato un fascino irresistibile e fatale su Schmitt, che avrebbe contribuito attivamente e consapevolmente alla formulazione del loro linguaggio politico. Mentre la Germania, dove si formato il pi grande ed organizzato partito socialdemocratico dEuropa, la patria dellortodossia marxista, la Francia e lItalia, con il nazionalismo di Berrs, Maurras e Corradini da un lato, il sindacalismo rivoluzionario di Sorel e Labriola dallaltro, sono i laboratori dove si forgiano i due potenti ed originali miti del XX secolo: il mito dello sciopero generale e il mito nazionalista. Da buon nazionalista anti-liberale ed anti-marxista, Schmitt si volge verso la Francia e lItalia, apportando una tournure desprit originale alla cultura politica prussiana e tedesca. Nella parte di Die geistesgeschichltiche Lage des heutigen Parlamentarismus dedicata alle teorie irrazionali sulluso immediato della violenza il giurista si mostra, certo, affascinato dalle numerose intuizioni filosofiche e storiche originali622 contenute nelle Reflexions sur la violence

H. Becker, Die Parlamentarismuskritik bei Carl Schmitt und Jrgen Habermas, Berlin, Duncker & Humblot, 1994. 621 D. Cumin, Carl Schmitt. Biographie politique et intellectuelle, Paris, Cerf, 2005, pp. 6191. 622 PD, p. 68.

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(1908) di Georges Sorel623, ma pare ancor pi affascinato dalla potenza del mito nazionalistico, evocato da Mussolini nellottobre del 1922 nel discorso pronunciato a Napoli prima di dare avvio alla Marcia su Roma. Il mito dello sciopero generale e la violenza creatrice delle masse proletarie, che si sollevano spontaneamente sia contro lo Stato borghese sia contro i socialisti che siedono in parlamento, non reggono il confronto con un mito pi potente, il mito nazionalistico: la lingua, la tradizione, la coscienza di una civilt e di una cultura comuni, di una comunanza di destino, una sensibilit per la propria distinzione: tutto ci osserva Schmitt si muove oggi piuttosto nel senso di opposizioni nazionali che in quello di opposizioni di classe. Ambedue possono andare di pari passo () ma laddove si giunti ad una aperta opposizione tra i due miti come in Italia il mito nazionale che finora ha trionfato624. Che la critica schmittiana del parlamentarismo condotta nel saggio del 1923 sia accompagnata dallammirazione per uno Stato autoritario e populista, da una sorta di proposta di democrazia dittatoriale di massa o dittatura democratica di massa fondata sullomogeneit nazionale, attestato dalle pagine conclusive dove Schmitt, a neppure un anno di distanza dalla Marcia su Roma, osserva: fino ad oggi, esiste un solo esempio nel quale linvocazione cosciente del mito ha spinto a rigettare con disprezzo la democrazia umanistica e il parlamentarismo, e fu un esempio che dimostr la forza irrazionale del mito625. Questo esempio quello del fascismo di Mussolini. Seguire lesempio italiano gli sembra allora la possibile soluzione per superare un sistema parlamentare che ha ormai perduto il suo fondamento spirituale ed perci destinato ad esaurirsi presto: la teoria del mito lespressione pi forte del dato di fatto che il razionalismo relativista del pensiero parlamentarista ha perduto la sua evidenza626. stato rilevato dal suo biografo, Paul Noak, che lobiettivo della polemica anti-liberale ed anti-parlamentare di Schmitt non era quello di giungere ad una riforma del parlamento in un senso auspicato piuttosto che in un altro, bens di sopprimere il parlamento stesso: i metodi dittatoriali e cesaristici, dei quali lacclamazione del popolo costituisce laltra faccia della medaglia, possono manifestare direttamente la sostanza e la forza vitale della democrazia e
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Nelle Reflexions sur la violence (trad. it. in G. Sorel, Scritti politici, cit., pp. 79-422) Sorel denuncia in che cosa consista lastuzia di quegli esponenti dei partiti di sinistra che chiama spregiativamente socialisti parlamentari: far credere agli operai che si porta la bandiera della rivoluzione, alla borghesia che si arresta il pericolo che la minaccia, al paese che si rappresenta una corrente di opinione irresistibile (Ivi, p. 160). 624 PD, p. 79. 625 PD, p. 79. 626 PD, p. 80.

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sostituire quel marchingegno artificale (knstliche Maschinerie)627 privo di forza vitale che listituzione parlamentare628. La grande retorica, di cui Schmitt d prova ancora una volta come nel coevo Cattolicesimo romano e forma politica, si serve in questo caso dellopposizione forza vitale/meccanismo artificiale per pronunciare la sentenza di morte del parlamentarismo ed auspicare una forma pi autentica di democrazia che non si riduca ad un sistema di registrazione di votazioni segrete629. Riferendosi a Machiavelli senza tuttavia citarlo, Schmitt vede in Mussolini luomo che pi di ogni altro ha saputo cogliere, come il Fiorentino, il Prinzip der politischen Wirklichkeit: come un tempo, nel XVI secolo, ancora una volta un italiano ad esprimere il principio della realt politica630. Lo charme631 che il regime di Mussolini esercita sul giurista tedesco evidente anche in un altro saggio, Essere e divenire dello Stato fascista, scritto nel 1929 come recensione ad un libro di Erwin Beckerath sul fascismo. Schmitt, che coglie loccasione per guardare il fenomeno del fascismo dal punto di vista della teoria dello Stato, si richiama anche alla trattazione di Leibholz del 1928 Sul problema del diritto costituzionale fascista, e formula poi la questione in questi termini: possibile che oggi, davanti alle contrapposizioni e agli interessi economici e sociali uno Stato reciti la parte del terzo superiore? (Questa la pretesa dello Stato fascista). O esso necessariamente il servo armato di determinate classi economiche e sociali? (La nota tesi marxista). O una specie di terzo neutrale, un pouvoir neutre et intermdiaire? (Ci che fino ad un certo punto oggi di fatto la Germania, dove quanto rimane dellantico Stato fatto di burocrati esercita il ruolo di un simile pouvoir neutre)632. Leroico tentativo633 di mantenere la dignit e lunit dello Stato nazionale di fronte al pluralismo degli interessi, vuoi dei datori di lavoro vuoi dei lavoratori, riconosciuto come uno dei meriti del fascismo. LItalia sarebbe riuscita l dove la Germania aveva fallito: ergere lo Stato al di sopra dei partiti politici e degli interessi economici non come terzo neutrale
C. Schmitt, Der Gegensatz von Parlamentarismus und moderner Massendemokratie (1926), in PB, p. 74; trad. it. La contrapposizione fra parlamentarismo e moderna democrazia di massa, in PC, p. 103. 628 P. Noak, Carl Schmitt. Eine Biographie, Berlin-Frankfurt am Main, Propylen, 1993, pp. 77-80 (:79). 629 PD, p. 103. 630 PD, p. 80. 631 P. Noak, Carl Schmitt. Eine Biographie, cit., p. 81. 632 C. Schmitt, Wesen und Werden des faschistischen Staates (1929), in PB, pp. 124-130; trad. it. in PC, pp. 177- 186 (: 178). 633 Ivi, p. 179.
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rispetto alle parti, ma come terzo superiore ad esse634. Lobiezione che Schmitt rivolge a Beckerath di essersi ingannato in merito alla contrapposizione assoluta tra fascismo e democrazia. La contrapposizione determinante per Schmitt quella tra il pensiero economico, su cui si fondano il liberalismo e il parlamentarismo, e il pensiero politico, che costituisce invece la base dellautentica ideologia democratica. Schmitt nel 1929 non fa che ribadire la tesi centrale del saggio del 1923: la contrapposizione decisiva non quella tra la liberal-democrazia rappresentativa e parlamentare e la dittatura, bens quella tra la dittatura democratica identitaria ed il liberalismo parlamentare. Lalternativa che si pone declinata come opposizione di politico ed economico, rafforzamento ed indebolimento dello Stato, acclamazione popolare di piazza e voto individuale e segreto. In effetti luso che Schmitt fa del termine dittatura in Die geistesgeschichtliche Lage ambiguo: pi che alla distinzione tra dittatura commissaria e dittatura sovrana concetti che implicano entrambi la transitoriet dellistituzione ed il necessario esaurimento della sua funzione una volta restaurato lordine costituito o instaurata una nuova costituzione -, sembra alludere al modello di uno Stato autoritario. La questione, capitale in democrazia, della formazione della volont popolare e la relazione tra educazione del popolo e dittatura635, inducono Schmitt ad affermare che la volont del popolo naturalmente sempre identica alla volont del popolo, sia che dal s e dal no di milioni di schede deposte nasca una decisione, sia che un unico uomo abbia in mano la volont popolare anche senza voto, oppure che il popolo proceda in un modo o nellaltro per acclamazione636. Schmitt dunque non nega affatto la democrazia come principio di legittimit, ma interpreta il consenso democratico non in modo procedurale, ma in modo presuntivo: mentre un liberal-democratico ritiene che non vi sia consenso democratico senza che esso venga registrato e controllato periodicamente mediante procedure ad hoc, Schmitt ammette che la volont popolare possa essere una semplice presunzione non soggetta a verifica. Riferendosi probabilmente allatto di nascita della democrazia moderna nellet della Rivoluzione francese in effetti i riferimenti a Rousseau e al giacobinismo sono frequenti Schmitt scrive: il potere politico , allinizio in modo del tutto particolare, in grado di formare da solo la volont popolare dalla quale si presume che in seguito debba derivare637. Di fronte allindiscussa affermazione della legittimit democratica nel XX secolo (oggi non esistono pi re), il problema posto
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Ivi, p. 184. Cfr. PD, p. 16. 636 PD, p. 14. 637 PD, p. 16.

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da Schmitt gi nel 1923 e riproposto in Legalit e legittimit nel 1932 - quello del pericolo dellautosoppressione della democrazia con mezzi democratici, della conquista del potere statale per vie legali da parte di non democratici. In Essere e divenire dello Stato fascista Schmitt nota con sorpresa che due Stati economicamente meno progrediti della Germania come la Russia bolscevica e lItalia fascista siano i soli ad aver tentato di superare i tradizionali clichs costituzionali del XIX secolo e di tradurre anche nellorganizzazione statale e in una costituzione scritta le trasformazioni della vita economica e sociale: dal punto di vista del riconoscimento da parte dello Stato dei nuovi problemi economici e sociali la costituzione bolscevica e quella fascista sono assai moderne e vere e proprie costituzioni economiche (Wirtschafts-Verfassungen) mentre i grandi Stati industriali egemoni in Europa sarebbero rimasti fermi ai principi costituzionali del 1789 e del 1848. Anche la costituzione di Weimar dichiara Schmitt daccordo con Rathenau corrisponde nellessenziale al vecchio tipo e potrebbe essere del 1848638. La complessit della Reichsverfassung del 1919 e la ricchezza della sua seconda parte, in particolare per quanto attiene alla vita economica, sono tali da non giustificare questo giudizio. Ci che il giurista osserva impotente negli anni Venti e che i suoi allievi Ernst R. Huber e Ernst Forsthoff avrebbero continuato ad indagare nel secondo dopoguerra la profonda trasformazione del ruolo dello Stato nellet della societ industriale di massa. Ci che Schmitt correttamente osserva e denuncia la perdita di effettivit della costituzione, ovvero linadeguatezza del diritto costituzionale nella gestione di sfide come la promozione del benessere da parte dello Stato non previste n prevedibili nel XVIII secolo al momento della nascita della costituzione. Data la polemica schmittiana contro il pensiero tecnico-economico svolta in molte opere da Teologia politica a Cattolicesimo romano, da Il concetto di politico a Lepoca delle neutralizzazioni e delle spoliticizzazioni -, si potrebbe essere indotti a pensare che lespressione WirtschaftsVerfassung, impiegata nel saggio Essere e divenire dello Stato fascista, abbia unaccezione negativa, indichi cio la conquista dellapparato dello Stato da parte dei portatori di interessi economici di parte; in realt non affatto cos. Con costituzione economica Schmitt intende la costituzione di quegli Stati come lItalia fascista e la Russia sovietica - che, per mezzo di unorganizzazione chiusa e rigidamente gerarchizzata, riescono a conquistare e mantenere una posizione di assoluta supremazia nei confronti di una economia ancora non fortemente industrializzata e a gestire i conflitti
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C. Schmitt, Wesen und Werden des faschistischen Staates (1929), in PC, p. 181.

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che sorgono nel mondo del lavoro. Negli Stati industrialmente avanzati, come appunto la Germania, la situazione politica interna dominata piuttosto dal fenomeno dell equilibrio sociale strutturale fra capitale e lavoro: poich capitalisti e proletari si contrappongono lun laltro con un potere sociale che sostanzialmente si equivale, nessuno dei due riesce ad imporre decisioni radicali senza incorrere nel pericolo di una sanguinosa guerra civile. In conclusione si deve riconoscere che le riflessioni di Schmitt sul fascismo non vanno sopravvalutate: Noak fa notare che in realt Carl Schmitt hat sich mit dem italienischen Faschismus nie wirklich beschftigt e che nonostante conoscesse e citasse le opere di studiosi italiani quali Mosca e Pareto die soziale und politische Wirklichkeit des faschistischen Staates aber ist ihm fremd geblieben639. In Germania si deve attendere la pubblicazione nel 1930 degli studi di Hermann Heller Europa und der Faschismus e Rechtsstaat oder Diktatur? per avere una trattazione pi approfondita del fenomeno del fascismo in Europa640.

P. Noak, Carl Schmitt. Eine Biographie, cit., pp. 82-83. H. Heller, LEuropa e il fascismo (1931), Milano, Giuffr, 1987 e Id., Stato di diritto o dittatura? E altri scritti (1928-1933), Napoli, Editoriale Scientifica, 1998. Cfr. sul pensiero politico e giuridico di Heller, U. Pomarici, Oltre il positivismo giuridico. Hermann Heller e il dibattito sulla costituzione weimariana, Napoli, Editoriale Scientifica, 1989.
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CAPITOLO IV

IL LABILE EQUILIBRIO DI WEIMAR

La democrazia una forma di Stato che corrisponde al principio di identit (cio del popolo concretamente esistente con se stesso in quanto unit politica). Il popolo il titolare del potere costituente e si d esso stesso la sua costituzione641. Nella dottrina di Rousseau del Contrat social la piena omogeneit il vero fondamento dello Stato. () Lo Stato quindi non si basa sul contratto, ma sullomogeneit e lidentit del popolo con se stesso. questa la pi forte e conseguente espressione del pensiero democratico642. da Carl Schmitt, Dottrina della costituzione

Nellagosto del 1919 il socialdemocratico Eduard David, Ministro degli Interni della Repubblica, celebr lapprovazione della Costituzione di Weimar affermando che in nessun altro luogo la democrazia era stata tanto coerentemente realizzata come nella nuova costituzione che la Germania si era appena data, e che da quel momento la democrazia tedesca era la democrazia pi democratica del mondo643. Tanto entusiasmo era dovuto in particolare alla presenza di norme costituzionali che prevedevano la possibilit di unattivit legislativa diretta da parte del popolo grazie agli istituti del referendum e della proposta di legge di iniziativa popolare. Questo capitolo dedicato allesame di Referendum e proposta di legge di iniziativa popolare e delle due pi note opere di Schmitt scritte nel periodo di relativa stabilit della Repubblica di Weimar che va sotto il nome di
VL, p. 223; trad. it. p. 293. VL, p. 229; trad. it. p. 301. 643 La citazione tratta da H.A. Winkler, Il paradosso quale paradigma. Dalla Repubblica di Weimar alla lezione di Weimar, in G.E. Rusconi - H.A. Winkler, Leredit di Weimar, Roma, Donzelli, 1999, pp. 55-78 (: 61).
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epoca doro di Stresemann (1923-1929)644: Dottrina della costituzione e Il concetto di politico. In questo periodo seguito alloccupazione francese e belga della Rhur, ai lunghi scioperi e alla terribile inflazione del marco, le riforme attuate da Stresemann diedero appena la parvenza di una democrazia stabile. Ma solo di parvenza si trattava, come denunciato a pi riprese da Schmitt che vedeva nel sistema parlamentare di Weimar solo il sistema di un labile equilibrio645. 1. Gli strumenti della democrazia diretta: Referendum e proposta di legge di iniziativa popolare Nella diagnosi schmittiana, che permane sostanzialmente invariata nelle opere degli anni Venti e dei primi anni Trenta del XX secolo, la radice della crisi del sistema weimariano da rintracciarsi nellimpossibilit teorica e nellirrealizzabilit pratica, nellepoca della Massendemokratie, di quellincontro su cui i costituenti avevano fatto affidamento: lincontro fra il parlamentarismo e la democrazia, fra i meccanismi rappresentavi ed il protagonismo del popolo, fra il pluralismo eterogeneo dei partiti e degli interessi e lomogeneit della comunit nazionale. La commistione di modelli politico-costituzionali a torto ritenuti complementari, ma in realt profondamente diversi, ovvero il liberalismo - e la sua principale concrezione istituzionale: il parlamentarismo -, da un lato, e la democrazia, dallaltro, - commistione gi denunciata da Schmitt a partire dal saggio del 1923 Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus trova espressione, nel testo della costituzione di Weimar, nella previsione da parte dei costituenti di molteplici vie percorribili per giungere alla produzione normativa. Le principali forme di normazione giuridica (Rechtsetzung) previste dalla costituzione del 1919 sono: la legislazione ordinaria, di cui titolare il Reichstag ai sensi dellart. 68; la legislazione di modifica costituzionale, ugualmente di competenza del Reichstag ma distinta dalla precedente forma di normazione per la necessit, dal punto di vista meramente formale, dellapprovazione a maggioranza aggravata delle disposizioni di modifica (art. 76); le ordinanze e i decreti c.d. gesetzvertretende, cio che si pongono o, forse sarebbe pi opportuno dire, si impongono in sostituzione delle leggi (in particolare quelli emanati in casi
Gustav Stresemann fu Cancelliere per un breve tempo nel 1923 e ricopr il ruolo di Ministro degli Esteri dal 1923 al 1929. Questo periodo fu caratterizzato da relativa stabilit per la Repubblica di Weimar, con un minor numero di sollevazioni e linizio di unapparente ripresa economica dopo la terribile inflazione del marco del 1923-24. 645 VL, p. 305; trad. it. p. 403.
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di emergenza ai sensi dellart. 48); e, infine, la legislazione popolare (Volksgesetzgebung), regolata dallart. 73 WRV e distinta in proposta di legge di iniziativa popolare o, pi semplicemente, iniziativa popolare (Volksbegehren), e decisione popolare o referendum stricto sensu (Volksentscheid)646. 1.1. Intimamente connessa allaffermazione del principio democratico come principio fondante della costituzione dello Stato, la procedura che regola la legislazione popolare era comprensibilmente del tutto assente dallo Staatsrecht tedesco in vigore nel periodo antecedente al 1918. La Volksgesetzgebung - incompiutamente elaborata nei primi progetti di costituzione647 - stata inserita nel testo finale della costituzione di Weimar soltanto nel corso dei lavori della commissione costituzionale. Nellintenzione dei promotori della nuova normativa costituzionale in materia di proposta di legge di iniziativa popolare e di referendum, la legislazione popolare giudicata da Ernst R. Huber una delle conquiste648 della vita costituzionale tedesca - doveva fungere sia da elemento supplementare di democratizzazione dello Stato, sia, eventualmente, da correttivo nei confronti del temuto assolutismo parlamentare. Gruppi parlamentari di opposizione e movimenti extraparlamentari sarebbero stati i principali destinatari della nuova normativa in materia di referendum e di iniziativa popolare: di essa si sarebbero potuti avvalere per integrare o, pi verosimilmente, contrastare lattivit legislativa del parlamento. Fa parte dellessenza stessa dellantinomia tra democrazia rappresentativa e democrazia plebiscitaria - sostiene Huber - concepire la legislazione popolare come uno strumento di lotta che i costituenti hanno voluto mettere a disposizione delle parti politiche che si fossero trovate in disaccordo con la maggioranza parlamentare649. Sebbene nellet di Weimar non sia entrata in vigore nessuna legge che avesse seguito liter previsto per
E.R. Huber, Deutsche Verfasungsgeschichte seit 1789. VI, cit., Capitolo XII. Die Hauptformen der Rechtsetzung, pp. 403-449. 647 G. Anschtz, Die Verfassung des deutschen Reichs, cit. p. 384. Anschtz, che chiama Gesetzverwerfung und Gesetzvoschlag le due forme previste dallart. 73 per la partecipazione diretta del popolo alla legislazione, insiste, nel suo Kommentar, sul ruolo ineliminabile svolto dal legislatore ordinario, ovvero dal Reichstag, il quale non viene completamente escluso dalla procedura legislativa neppure nel caso della Volksgesetzgebung. Il concorso dellistituzione rappresentativa resta un indispensabile completamento delle istituzioni plebiscitarie del referendum e delliniziativa popolare: der Erla eines Gesetzes durch das Volk unter Umgehbung des Reichstags ist nach unserer Verfassung unmglich (Ivi, p. 385). 648 E.R. Huber, Deutsche Verfasungsgeschichte seit 1789. VI, cit., p. 430. 649 Ivi, p. 430.
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la legislazione popolare (nei soli sette casi in cui sono state presentate delle proposte di legge di iniziativa popolare i promotori non sono riusciti a raggiungere il proprio obiettivo), la letteratura scientifica in merito tuttavia cospicua650. Schmitt ha dato il suo contributo al dibattito dottrinale sullart. 73 WRV col saggio del 1927 che precede, dunque, di un anno soltanto la pubblicazione di Dottrina della costituzione Referendum e proposta di legge di iniziativa popolare, recante significativamente come sottotitolo Un contributo allinterpretazione della Costituzione weimariana ed alla dottrina della democrazia diretta. Il saggio consta di tre parti disomogenee tra loro: le prime due, di carattere rigorosamente tecnico-giuridico, discutono in dettaglio la normativa prevista dallart. 73 WRV; invece la terza parte I limiti naturali della democrazia diretta651 - di carattere filosofico-politico, pi ampia e concettualmente pi densa e stimolante delle precedenti ed stata bersaglio, a causa delle affermazioni ivi contenute sullacclamazione cesaristica come forma immediata di espressione della volont popolare, delle aspre critiche di numerosi interpreti di Schmitt, i quali scorgono in quelle pagine unulteriore prova del fatto che il giurista, che scrive nel 1927 - anno del compimento del primo lustro del fascismo italiano -, sarebbe uno dei precursori teorici del nazionalsocialismo. Si riportano di seguito i commi 2, 3 e 4 dellart. 73 WRV, presi in esame da Schmitt: Una legge la cui pubblicazione sia stata, su richiesta di almeno un terzo del Reichstag, sospesa, deve essere sottoposta a votazione popolare (Volksentscheid) se ci sia richiesto da almeno un ventesimo degli elettori. Inoltre deve procedersi ad una votazione popolare (Volksentscheid) se un decimo degli elettori richieda (stellt das Begehren), sulla base di un concreto progetto di legge, che essa abbia luogo. Il progetto sottoposto alla consultazione popolare deve essere dettagliato (Dem Volksbegheren mu ein ausgearbeitet Gesetzentwurf zugrunde liegen). Esso deve essere sottoposto dal Governo al Reichstag con lindicazione del proprio parere in merito.

Si segnala qui solo: R. Thoma, Recht und Praxis des Referendums im deutschen Reich und seinen Lndern, in Zeitschrift des ffentlichen Rechts, 1928, 6, p. 489 ss. 651 La terza parte di Referendum e proposta di legge di iniziativa popolare lampliamento di una conferenza tenuta da Schmitt a Berlino alla fine del 1926 e pubblicata dal giurista nella raccolta del 1940 Positionen und Begriffe come saggio n. 10. Demokratie und Finanz (pp. 97-99).

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La votazione (Volksentscheid) non ha luogo se il progetto sia accettato dal Reichstag senza mutamento. Solo il presidente pu provocare una decisione popolare (Volksentscheid) sulla legge di bilancio, su leggi di imposte, o relative a stipendi.652 La prima preoccupazione di Schmitt allinizio del saggio Referendum e proposta di legge di iniziativa popolare volta a marcare la differenza tra quelle che egli chiama le due istituzioni della democrazia diretta o pura il Volksentscheid e il Volksbegheren appunto - e che spesso vengono imprecisamente designate come sottospecie del referendum nonostante siano storicamente e concettualmente molto diverse luna dallaltra. Nellinteresse della chiarezza concettuale - cos si esprime il giurista lespressione referendum viene limitata alle situazioni in cui sia presente una decisione del corpo legislativo, luso del termine venendo cio ristretto ai soli casi di referendum post legem. Lasciati da parte gli altri casi in cui il referendum pu essere indetto dal Presidente del Reich a sua totale discrezione riguardo una qualsiasi legge deliberata dal Reichstag (art. 73 c. 1) o per risolvere un conflitto tra organi dello Stato (artt. 74 c. 3 e 76 c. 2), Schmitt si concentra, nelle prime due parti del saggio, nellesame dei commi 2 e 3 dellart. 73 WRV, e, in particolare, nella discussione del comma 3, che prevede, a suo giudizio, una particolare Volksgesetzgebungsverfahren653 e costituisce il caso di gran lunga pi importante per la democrazia pura o diretta654. Questultimo iter legislativo , dunque, loggetto privilegiato delle prime due parti del saggio, configurandosi, sostiene Schmitt, come procedura che si pone in concorrenza ed in competizione con la procedura legislativa ordinaria degli organi rappresentativi poich, per questo tramite, il popolo stesso sul significato da dare al termine popolo Schmitt torner nella terza parte di Volksentscheid und Volksbegehren - diventa produttivo
F. Lanchester, Le costituzioni tedesche da Francoforte a Bonn, cit., p. 205. Per la versione tedesca della Costituzione di Weimar si consultato il sito: www.dokumentarkiv.de. Il testo della costituzione premesso, daltra parte, al commento che Anschtz ne fa in Die Verfassung des deutschen Reichs, cit. Il confronto tra il testo in tedesco e la sua traduzione italiana consente di rilevare che, in traduzione, lespressione Volksbegehren, purtroppo, non resa con proposta di legge di iniziativa popolare o quanto meno con iniziativa popolare, come sarebbe opportuno, bens scompare. 653 DL, p. 36. Anschtz, che elenca i setti casi in cui, senza successo, si fatto ricorso, negli anni di Weimar, alliniziativa popolare, concorda con ladozione schmittiana dellespressione Volksgesetzgebungsverfahren per designare liter previsto dallart. 73 c. 3, giudicandola indovinata e conveniente (Anschtz, Die Verfassung des deutschen Reichs, cit., p. 390). 654 DL, p. 30.
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come legislatore655. Diversamente dallart. 73 c. 2 in cui il popolo quale istanza ultima e suprema chiamato a confermare o rifiutare lattuazione di una legge sospesa dal veto di una minoranza del Reichstag, nel caso dellart. 73 c. 3 il popolo diventa immediatamente attivo come portatore del potere legislativo e spinge in disparte gli organi legislativi ordinari656. Le istituzioni rappresentative in realt non sono completamente escluse ed ignorate; in altri termini la procedura legislativa popolare non contemplata nel testo della costituzione come del tutto autonoma dalla procedura legislativa ordinaria: il progetto di legge presentato da un decimo dellelettorato deve infatti essere sottoposto dal Governo allesame del Reichstag. Il referendum non ha luogo se il Reichstag accoglie il progetto di legge senza variazioni; se, invece, il Reichstag non accoglie immutato il progetto di legge presentato, la procedura popolare prosegue e si conclude con un referendum. Il punto centrale dellargomentazione schmittiana che questo referendum ha natura del tutto diversa da quello per mezzo del quale si conferma o si rifiuta una deliberazione del Reichstag o si decide su un veto o un conflitto. Il Volksentscheid previsto nellart. 73 c. 3 ha natura diversa da ogni altro caso di Volksentscheid perch la conclusione di una procedura legislativa sui generis, il Volksbegehren appunto, in cui il popolo stesso a farsi legislatore. Schmitt tralascia di dire, perch evidentemente irrilevante per la sua trattazione del tema, che la Costituzione di Weimar non conosce listituto del referendum obbligatorio neppure nel caso delle leggi di modifica costituzionale, le quali, deliberate dal Reichstag, non necessitano di ratifica da parte del popolo per entrare in vigore. N si pronuncia, per il momento, sulla questione della forza di legge di una disposizione eventualmente approvata seguendo liter delliniziativa popolare. Questa seconda questione della forza di legge pi rilevante della precedente sul referendum obbligatorio nellambito dellanalisi schmittiana della democrazia. Lopinione dominante, espressa da Anschtz nel suo Kommentar, nega che una legge approvata ai sensi dellart. 73 c. 3 abbia una superiore forza di legge, goda, cio, in virt della sua origine popolare diretta, di una priorit sulle deliberazioni parlamentari. La questione, solo apparentemente dottrinaria, viene qui accennata perch sar proprio Schmitt nel 1932, nella seconda parte di Legalit e legittimit, a presentare il popolo come uno dei tre legislatori straordinari previsti dalla Costituzione di Weimar, in particolare, come il legislatore straordinario ratione supremitatis. Nel saggio del 1932, scritto nel pieno della crisi di Weimar quando il sistema dei
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DL, p. 30. DL, p. 31.

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Prsidialkabinette, ovvero dei governi presidenziali privi di fiducia nel Reichstag, non sembrava dare la soluzione sperata allimpasse parlamentare, Schmitt scrive: hier dagegen erscheint das Volk als auerordentlicher Gesetzgeber gegenber und wohl auch ber dem Parlament, und seine Auerordentlichkeit sowohl wie seine bergeordnetheit ergeben sich ratione supremitatis aus seiner Eigenschaft als Souvern657. Nonostante il ricorso effettivo alliter legislativo normato dallart. 73 c. 3 WRV sia stato molto limitato e sempre senza esiti positivi, Schmitt fa della Volksgesetzgebungsverfahren uno dei suoi cavalli di battaglia per sostenere la natura compromissoria e profondamente contraddittoria della Costituzione di Weimar. La procedura legislativa popolare uno strumento della democrazia diretta, plebiscitaria, non rappresentativa658 ed una conseguenza necessaria di questo concetto di democrazia che la rappresentanza del popolo, il Parlamento, quando si trovi di fronte il popolo stesso che essa chiamata a rappresentare, debba retrocedere e farsi da parte, nel rispetto del principio, gi caro a Rousseau, che il rappresentante deve tacere quando il rappresentato a parlare. Che cosa significhi per Schmitt questo retrocedere, questo farsi da parte del rappresentante allavanzare del rappresentato stesso, non chiaro dal punto di vista giuridico. Non chiaro cio se Schmitt voglia affermare che una legge deliberata dal popolo abbia una forza maggiore di una legge deliberata dal Parlamento. N la costituzione n la legge del 1921 che regola nel dettaglio il referendum e liniziativa popolare contengono prescrizioni in merito alla relazione, nel sistema delle fonti del diritto, tra le leggi deliberate dal parlamento e quelle deliberate dal popolo. Da questo silenzio del diritto positivo la Staatsrechtslehre ha desunto che le due forme di leggi del Reich, il Parlamentsgesetz e il Volksgesetz, si troverebbero esattamente sullo stesso piano: n la legge di iniziativa popolare avrebbe la priorit su quella deliberata dal Parlamento, n viceversa la legge del Parlamento su quella popolare. Consapevole del problema relativo al rapporto che lega rappresentante e rappresentato, Huber sottolinea che nellet di Weimar perfino i critici dellopinione dominante in merito al tema della absolute Ranggleicheit concordavano per con essa nel riconoscimento che nel Volksentscheid (ovvero nel referendum che conclude e perfeziona la procedura legislativa popolare) il popolo non si esprime come sovrano, bens come organo dello Stato dotato di poteri e facolt costituzionalmente limitate: detto in altri termini non si esprime in qualit di titolare del pouvoir constituant, ma in quanto mero pouvoir constitu659. Pertanto lapplicazione
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VA, p. 313. VA, p. 314. 659 E.R. Huber, Deutsche Verfassungsgeschichte seit 1789.VI, cit., p. 431.

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del principio lex posterior derogat priori comporta la possibilit che una legge frutto di uniniziativa popolare, una volta che sia entrata in vigore, possa essere abrogata dal Reichstag con una legge che regoli diversamente la stessa materia660. probabile che in Referendum e proposta di legge di iniziativa popolare cominci a delinearsi quella divaricazione tra legittimit sostanziale e legalit puramente formale che costituir il Leitmotiv del saggio del 1932 Legalit e legittimit. Nel saggio del 1932, infatti, diventa chiaro ci che nel testo del 1927 si manteneva ancora ad un livello implicito661, ovvero che per Schmitt la procedura legislativa parlamentare allinterno della quale rientra la maggior parte dei casi di Volksentscheid, cio i casi in cui il referendum post legem richiesto in seguito ad un veto sospensivo o ad un conflitto tra organi - e la procedura legislativa popolare corrispondono a due tipi radicalmente diversi di legittimit la legittimit dello Stato legislativo parlamentare che ha finito per coincidere con una legalit meramente statual-funzionalistica e la legittimit plebiscitaria e, di conseguenza, a due diversi tipi di Stato. Due diverse procedure legislative corrispondono a due diversi principi di legittimit e ciascuna procedura legislativa, unita al proprio principio di legittimit, corrisponde ad un particolare tipo di Stato. Le alternative sono: la democrazia plebiscitaria e lo Stato legislativo parlamentare, che non affatto, per Schmitt, una democrazia rappresentativa, essendo questultima espressione una contraddictio in adiecto. Ma nel saggio del 1927 Schmitt non si esprime ancora in questi termini. La trattazione, in effetti molto tecnica, che in Referendum e proposta di legge di iniziativa popolare Schmitt fa dellart. 73 c. 3 WRV e che si cercato di ripercorrere sinteticamente, nasconde, dunque, alcune delle questioni pi importanti relative ai principi fondanti delle costituzioni democratiche moderne: la questione del rapporto tra rappresentanti e rappresentati, tra Parlamento e popolo, tra mediazione ed immediatezza, e la questione della legittimazione del potere politico. Si tratta, in definitiva, della questione che in Dottrina della costituzione viene presentata nei termini dei due principi, contrapposti e coesistenti, della forma politica: identit e rappresentanza. 1.2. Lesclusione di alcune materie bilancio preventivo, leggi sulle imposte e sugli ordinamenti retributivi - dalla procedura legislativa popolare
una questione poco rilevante ai fini di questa indagine, ma merita comunque di essere accennata, quella sollevata da una minoranza di giuristi secondo i quali sarebbe autorizzato a deliberare una legge che deroghi a una legge popolare non il parlamento gi insediato al momento dellentrata in vigore della legge popolare, ma solo un Parlamento insediatosi successivamente allentrata in vigore della stessa. 661 DL, pp. 77-80 e p. 83.
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fornisce a Schmitt lo spunto per interrogarsi, allinizio della terza parte del saggio, sui limiti della democrazia diretta in genere e sulla effettiva estensione delle capacit del popolo. In principio Schmitt sembra assumere una posizione piuttosto moderata affermando che le possibilit della democrazia diretta si limitano appunto a certi oggetti e metodi e, richiamando gli studi di Lippmann e di Ostrogorski, si mostra convinto della tesi che il destino della democrazia dipenda dalla precisa conoscenza dei suoi limiti662. Ma nelle pagine successive il tono cambia radicalmente e da distaccata riflessione scientifica il saggio assume i contorni di un vero elogio dellacclamazione, generando nel lettore limpressione che la terza parte del saggio, nonostante abbia per titolo I limiti della democrazia diretta, sia piuttosto unesaltazione delle doti illimitate del popolo, unesaltazione del modello antico di democrazia diretta o, meglio, dellimmagine che Schmitt si formato della democrazia classica - in cui il popolo immediatamente presente acclama il proprio duce. Laccostamento, davvero stridente, tra le prime due parti del saggio e lultima consente di misurare lo scarto tra la prestazione rigorosamente scientifica, tecnicogiuridica, di Schmitt e le sue posizioni filosofico-politiche e, lato sensu, ideologiche. Innanzitutto Schmitt si dichiara consapevole dellambiguit del termine popolo e della necessit di individuare e distinguere le grandezze e i soggetti comunemente detti popolo, la cui diversit giuridica, politica e sociologica appare al giurista subito evidente. Partendo dalla distinzione tra pouvoir constituant e pouvoir constitu, da un lato, tra maggioranza e minoranza, dallaltro, Schmitt individua quattro diversi modi di intendere il popolo. Sulla base dellopposizione, che significativamente ritorna anche in questo contesto, tra pouvoir constituant e pouvoir constitu, il popolo pu essere concepito o come il soggetto del pouvoir constituant che ha preso la decisione fondamentale sulla forma della propria organizzazione politica dandosi da s la propria costituzione, o altrimenti come uno dei pouvoirs constitus, cio come uno degli organi dello Stato ormai costituito (Staatsorgan lespressione usata dalla dottrina tedesca dello Stato), legittimato ad esercitare certe facolt nelle forme costituzionalmente previste, per esempio lelezione del Reichstag e del Presidente del Reich, le proposte di legge di iniziativa popolare ed i referendum. Popolo sono inoltre i cittadini dello Stato che effettivamente partecipano alle elezioni o alle votazioni e la cui maggioranza in generale prende la decisione. Ma definita popolo anche quella particolare e contingente minoranza di cittadini che, sulla base della normativa prevista dallart. 73 c. 3, si fa
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DL, p. 59.

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promotrice di una proposta di legge di iniziativa appunto popolare. del tutto evidente, sottolinea Schmitt, che questa minoranza un decimo degli aventi diritto al voto - popolo in un senso del tutto diverso rispetto alla maggioranza che, normalmente, in democrazia viene identificata col popolo. In questultima accezione del termine popolo il significato specifico del termine risiede nella contrapposizione del popolo ad ogni forma istituzionalizzata di espressione della volont collettiva. Come nella classica concezione del diritto pubblico romano, il popolo in questo caso sono coloro che, non ricoprendo alcuna funzione pubblica, stanno di fronte ai governanti, contrapponendosi o semplicemente giustapponendosi loro: il popolo , in questo senso, essenzialmente non magistratus. Nella sua rapida ma esaustiva rassegna dei significati di popolo Schmitt si muove dalla prima allultima accezione restringendo, per cos dire, langolo della visuale dalloriginario e mitico portatore del potere sovrano di darsi una forma politica fino a quel determinato numero di cittadini un decimo dellelettorato - che si avvalgono della Volksgesetzgebungsverfahren, passando per il popolo inteso come organo dello Stato e per il popolo inteso come maggioranza degli elettori, disegnando abilmente, quindi, una serie di cerchi concentrici che specificano progressivamente lampio ed ambiguo concetto di popolo. In Romanticismo politico Schmitt aveva individuato come mutamento strutturale nel passaggio dal XVII al XIX secolo la sostituzione del dio trascendente - quale realt suprema della vecchia metafisica con due nuove entit supremamente reali, due nuovi demiurghi: il popolo e la storia663, facendo del concetto di secolarizzazione il concetto centrale del suo studio sul romanticismo. Ebbene, nonostante la consapevolezza della polisemia del termine popolo mostrata da Schmitt in Referendum e proposta di legge di iniziativa popolare, il suo concetto di popolo, fa notare Hofmann in Legittimit contro legalit, non mai popolare, non mai democratico, o se lo , lo nel senso del tutto particolare che Schmitt, in questo contesto, d al termine democrazia. In Schmitt, prosegue Hofmann, il concetto di popolo un concetto totale e conseguentemente indeterminato, dunque aperto tanto ai contenuti delle tradizionali teorie democratiche, quanto al nuovo mito attivistico della nazione664. 1.3. Lopposizione tra parlamentarismo e democrazia declinata, nella terza parte di Volksentscheid und Volksbegehren, nei termini di un rigido aut/aut tra la votazione liberale, individuale e segreta, da un lato, e lacclamazione
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RP, p. 94. H. Hofmann, Legittimit contro legalit, cit., p. 179.

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democratica, dallaltro. In effetti Schmitt scrive: Dal punto di vista dellautentica democrazia classica (in questo senso: della democrazia pura), non c propriamente nulla di pi indiretto di una determinazione della volont politicamente determinante basata su tali votazioni individuali segrete, per il cui tramite il singolo votante diventa un uomo privato isolato e irresponsabile, e la grandezza complessiva popolo data in vitale immediatezza viene convertita in una procedura daddizione665. Secondo Kraft-Fuchs Schmitt, senza preoccuparsi di distinguere tra lantichit e la modernit, sviluppa una critica della democrazia liberale moderna attuando unardita sovrapposizione tra la democrazia classica, mediata attraverso lopera di Rousseau, e la dittatura fascista666. La tesi della presenza in Referendum e proposta di legge di iniziativa popolare di una sovrapposizione tra uninterpretazione deformante del modello classico di autogoverno dei cittadini e un moderno regime autoritario - sia esso il fascismo italiano o il bonapartismo francese pur essendo giustificabile con richiami a passi del saggio del 1927, non comunque facilmente sostenibile nel caso dellopus magnum schmittiano, Dottrina della costituzione, nonostante la vicinanza temporale tra la pubblicazione delle due opere. Adottando la distinzione rousseauiana e marxiana tra bourgeois e citoyen, Schmitt contrappone votazione individuale segreta e acclamazione popolare. In uno dei passi che hanno attirato lattenzione dei critici si legge: La votazione individuale segreta, che non preceduta da alcun dibattito pubblico regolato tramite procedura, annienta proprio le possibilit specifiche del popolo riunito. Infatti la vera attivit, capacit e funzione del popolo, il nucleo di ogni espressione popolare, il fenomeno democratico originario, ci che anche Rousseau ha proposto come vera democrazia, lacclamazione, il grido di approvazione o di rifiuto della massa riunita667. improbabile che Schmitt pensasse seriamente di poter vedere, nel secolo della democrazia di massa, lintera massa del popolo riunita nella piazza di una qualsiasi citt tedesca; il popolo effettivamente riunito in qualunque luogo fisico, poi, sarebbe sempre una minoranza perfino del popolo inteso come lelettorato attivo. Schmitt sembra dimenticarsi della sua precedente e attenta disamina dei significati del termine popolo. verosimile che questa sua non innocente dimenticanza rientri in una consapevole strategia volta a criticare con ogni argomento disponibile il sistema liberale del governo rappresentativo e del voto libero, individuale e segreto.
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DL, p. 63. Cfr. M. Kraft-Fuchs, Prinzipielle Bemerkungen zu Carl Schmitts Verfassungslehre, in Zeitschrift des ffentlichen Rechts, 1930, n. 9, p. 525. 667 DL, p. 62.

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Nel suo studio su Schmitt del 1964, Hasso Hofmann, nel quadro di uninterpretazione che concepisce la dottrina schmittiana del diritto e dello Stato come tentativo di enucleare unidea di Stato anti-individualistica e autoritaria e come ricerca di un fondamento per una dottrina della giustificazione del diritto post-positivista668, insiste sul fatto che lo sviluppo della produzione schmittiana contrassegnato da un ben specifico tema, cio dal problema della legittimazione del potere pubblico669. Hofmann legge lintera prestazione del giurista di Plettenberg - trascurando motivatamente la Politische Theologie - alla luce di questa problematica fondamentale che la giustificazione dellautorit statale. Individuate nella legittimit razionale (1912-1922), nella legittimit dellesistenzialismo politico (1923-1933), nella legittimit razziale (1934-1936) e, infine, nella legittimit storica (a partire dal 1937), le fasi di uno sviluppo della prestazione schmittiana interpretata comunque nel segno della continuit del problema della giustificazione del potere, Hofmann vede in Volksentscheid und Volksbegehren un lato della svolta di Schmitt verso una teoria della legittimit totalmente irrazionale670, a causa dellimmagine, spesso ricorrente nella terza parte del saggio del 1927, del popolo che vive in modo immediato la propria politicit acclamando unitariamente il proprio duce e prendendo, per acclamationem, decisioni che sono sempre giuste finch si ha un istinto politico intatto e si in grado di distinguere lamico e il nemico671. Limmagine del populus che risponde nei comizi uti rogas al rogo vos, quirites del magistratus o dellesercito che acclama il proprio condottiero nellantica Roma, lo strumento del plebiscito adoperato in Francia da Napoleone III per legittimare il proprio potere e il concetto liberale dellopinione pubblica (ffentliche Meinung), cio della sfera pubblica borghese che nasce dal presupposto della separazione di Stato e societ, si sovrappongono in modo del tutto confuso non solo nella terza parte di Volksentscheid und Volksbegehren ma anche in Dottrina della costituzione. Nel saggio del 1927 Schmitt scrive: Questa scoperta scientifica dellacclamazione il punto di partenza per una descrizione delle procedure della democrazia diretta o pura. Non si pu trascurare il fatto che dapprima, dove ci sia unopinione pubblica come realt sociale e non solo come pretesto politico, in tutti i momenti decisivi in cui il senso politico di un popolo pu affermarsi, compaiono acclamazioni di approvazione o di rifiuto indipendenti da una procedura di votazione, giacch tramite una
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H. Hofmann, Legittimit contro legalit, cit., p. 24. Ivi, p. 51. 670 Ivi, p. 190. 671 DL, p. 64.

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simile procedura potrebbero venire minacciate nella loro genuinit, in quanto limmediatezza del popolo riunito propria di tali acclamazioni viene annientata dallisolamento del singolo votante e dal segreto elettorale672. Secondo Geminello Preterossi nella particolare curvatura schmittiana dellidea di acclamatio, oltre al grande modello di riferimento del diritto pubblico romano che voleva il popolo romano riunito nei comizi, [agisce] probabilmente anche limmagine mitica propria del diritto germanico dei re condottieri a capo dellassemblea del popolo riunito in armi673. In effetti Schmitt scrive: Il popolo confida in un duce e approva una proposta a partire dalla consapevolezza politica dellappartenenza e dellunit con il duce674. Laffermazione schmittiana lacclamazione un fenomeno eterno di ogni comunit politica. Nessuno Stato senza popolo, nessun popolo senza acclamazioni675 sembra trovare il suo rovesciamento speculare nellaltra, ben pi nota, contenuta in Dottrina della costituzione: innanzi tutto non c nessuno Stato senza rappresentanza676. In realt, non c contraddizione per Schmitt tra le due affermazioni riportate: esse, anzi, si completano e si integrano a vicenda. Lacclamazione lo strumento di cui dispone il popolo e corrisponde al principio di forma politica dellidentit; la formulazione semplice e chiara del quesito referendario compito del magistrato e corrisponde al principio di forma politica della rappresentanza. 1.4. Adoperando indifferentemente le espressioni democrazia diretta e democrazia plebiscitaria, giuristi e storici delle costituzioni primi fra tutti Anschtz e Huber - non esitano, come gi evidenziato, a designare gli istituti del referendum e delliniziativa popolare come istituzioni plebiscitarie proprie della democrazia non rappresentativa, ma diretta, appunto plebiscitaria. In realt il plebiscito, che non coincide immediatamente n col referendum, n con lacclamazione - questultima esige la presenza fisica del popolo riunito, o di una parte di esso - ed certamente ben diverso dalla legislazione popolare, un termine che non compare nel saggio schmittiano del 1927, Volksentscheid und Volksbegehren, ma viene introdotto, come sinonimo di referendum, nel 1928 in Dottrina della costituzione. Anche in questo caso risulta utile dare uno sguardo oltre Reno allesperienza francese del bonapartismo per cercare di fare chiarezza sulla trattazione schmittiana del referendum e della procedura legislativa
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DL, p. 63. G. Preterossi, Carl Schmitt e la tradizione moderna, Roma-Bari, Laterza, 1996, p. 19. 674 DL, p. 63. 675 DL, p. 63. 676 DC, p. 272.

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popolare. In La dmocratie inacheve, in particolare nel capitolo dedicato a La dmocratie illibrale (le csarisme), Pierre Rosanvallon nota che la teoria del plebiscito o appel au peuple - istituzione politica centrale del modello bonapartista677 - viene accuratamente tenuta distinta da ogni idea di legislazione popolare proprio da quei giuristi ed ideologi del Secondo Impero che, presentando il bonapartismo come alternativa alle forme del governo rappresentativo, decantavano le virt del face--face diretto tra il potere e il popolo678. Constatata lesistenza di uno scarto, anzi di una autentica opposizione tra il popolo e i suoi rappresentanti, mile Ollivier, il principale teorico del regime di Napoleone III, affermava che il popolo perfettamente capace di esprimere plebiscitariamente la propria volont, anzi un bene per le istituzioni che lo faccia, ma non per questo gli riconosceva anche la facolt di presentare proposte di legge. Nella Francia della seconda met del XIX secolo, la Francia del regime bonapartista prima, della III Repubblica, poi le cui vicende storiche, politiche e costituzionali rivestono una grande importanza per la corretta valutazione della prestazione schmittiana - la rivendicazione della legislazione popolare, a causa della sua connessione col principio democratico, propria osserva opportunamente Rosanvallon - dei partiti e dei gruppi socialisti o comunque di sinistra, mentre il plebiscito - che in realt politiche come quella italiana stato lo strumento del diritto delle nazionalit, ovvero del diritto dei popoli allautodeterminazione -, oltre ad essere listituto privilegiato del regime bonapartista, stato adoperato politicamente pi per favorire la manifestazione del nazionalismo dei popoli che per promuovere la partecipazione democratica dei cittadini alla politica. Per quanto riguarda invece il referendum, il termine - fino a quel momento in uso nella letteratura scientifica soprattutto per designare una specificit delle istituzioni della Confederazione elvetica e delle costituzioni di alcuni Stati dellUnione americana679 fa il suo ingresso solo piuttosto tardi nel dibattito politico francese, cio verso la fine del XIX secolo680. Pur senza voler qualificare politicamente la prestazione schmittiana di questo periodo, sembra utile evidenziare che in Referendum e proposta di legge di iniziativa popolare si registra la compresenza di tematiche
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P. Rosanvallon, La dmocratie inacheve, cit., p. 203. Ivi, p. 207. 679 Anche nella letteratura scientifica in lingua tedesca il referendum riferito alle esperienze della Svizzera e degli Stati Uniti dAmerica. Nella Allgemeine Staatslehre Jellinek, nel capitolo dedicato al tema delle forme di Stato e della loro classificazione, tratta del referendum proprio facendo esplicito riferimento ai cantoni svizzeri e alle costituzioni di alcuni Stati dellUnione americana. Si veda G. Jellinek, La dottrina generale del diritto e dello Stato, cit., pp. 259-260. 680 P. Rosanvallon, La dmocratie inacheve, cit., p. 305.

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usualmente considerate di destra lacclamazione, la condanna del suffragio libero, individuale e segreto e di tematiche riconducibili invece nellalveo della sinistra la legislazione popolare , mentre il referendum o plebiscito pu essere interpretato sia come strumento della democrazia diretta sia come strumento plebiscitario di legittimazione di un regime illiberale. Secondo Schmitt, nella misura in cui il referendum soltanto una decisione popolare su un conflitto tra organi dello Stato, esso non abolisce in realt il sistema parlamentare681. Ma la procedura legislativa popolare, introducendo una legislazione straordinaria accanto alla legislazione ordinaria del parlamento, pu senza dubbio produrre questo effetto e servire da strumento di trasformazione delle istituzioni682. 1.5. Volksentscheid und Volksbegehren si conclude con un richiamo a Rousseau. La finanza un mot desclave per il Ginevrino lambito in cui per Schmitt si manifesta pi fortemente il contrasto tra democrazia e liberalismo. Il concetto di omogeneit sostanziale come presupposto della democrazia concetto centrale della teoria schmittiana della democrazia enunciato ripetutamente nelle opere degli anni Venti sembra essere declinato come eguaglianza relativa delle condizioni sociali ed economiche e come conseguente assenza di conflittualit interna. Nello Stato democratico immaginato da Rousseau i cittadini vivono in modo frugale, non vi sono ricchezze eccessive, n contrapposizioni di ricchi e poveri. Nella sua primitivit idilliaca Rousseau d prova di un autentico istinto politico per la minaccia che viene alla democrazia da parte delleconomia683. Nella democrazia di massa dei moderni Stati industriali, dove la frugalit delle condizioni di vita e la semplicit dei costumi sono solo chimere, la minaccia pi grave allomogeneit democratica proviene dalle contrapposizioni economiche collegate ai concetti marxisti di classe e di lotta di classe. Il tema delleconomia e della finanza viene introdotto in questo saggio poich da un lato il diritto di budget si configurato nella storia dei parlamenti moderni come la competenza pi importante della rappresentanza popolare si pensi solo al famoso slogan no taxation without representation -, dallaltro lato, per, il bilancio preventivo, le leggi sulle imposte e gli ordinamenti retributivi le c.d. leggi finanziarie o, cos preferisce dire Schmitt, le leggi monetarie (Geldgesetze) - sono questioni escluse dalla procedura legislativa popolare. La discrepanza tra principio parlamentare e principio democratico in merito alle leggi monetarie che costituiscono il limite della democrazia diretta solo
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DL, p. 83. DL, p. 83. 683 DL, p. 84.

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lombra di una grande trasformazione che si svolge dietro le forme e le istituzioni tramandate e pone ogni complesso statale della moderna democrazia di massa basata sulla votazione individuale segreta di fronte ad un problema completamente nuovo della finanza 684. 2. La democrazia costituzionale moderna: un sistema binario La Verfassungslehre nello stesso tempo uno studio di storia costituzionale, un commento della costituzione di Weimar e una proposta di soluzione al problema dellinstabilit della forma di governo parlamentare consistente nellinstaurazione del Prsidialsystem, ovvero del sistema dei governi presidenziali. In nessunaltra opera di Schmitt come in Dottrina della costituzione storia costituzionale, teoria costituzionale, teoria politica e proposta politica concreta sono approcci cos strettamente legati luno allaltro che risulta difficile distinguere il piano della trattazione scientifica dalla presa di posizione politica ed ideologica. Tutti i temi principali dei saggi fin qui presi in esame ricompaiono nel libro del 1928 in modo sistematico: lindividualismo borghese, i concetti di sovranit, eccezione e decisione, il potere costituente, la critica del parlamentarismo, lopposizione di parlamentarismo e democrazia, i concetti di identit e rappresentazione, il rapporto popolo-capo. Scritta nel 1927 in concomitanza con la prima stesura di Il concetto di politico, Dottrina della costituzione non diversamente dallopera di Gerhard Anschtz Die Verfassung des Deutschen Reiches vom 11. August 1919685 che conobbe ben quattordici edizioni solo nellet di Weimar - un semplice commentario degli articoli del testo costituzionale, n una serie di singole trattazioni monografiche, ma vuole essere secondo le intenzioni dellautore - un tentativo di sistema686: attualmente lamenta Schmitt nella Prefazione sembra che manchi in Germania la consapevolezza sistematica e perfino nelle raccolte scientifico-divulgative () la Costituzione di Weimar trattata nella forma di un libero commercio, cio con annotazioni sui singoli articoli. Rispetto al metodo che commenta e annota, ma anche di fronte alla dispersione in ricerche singole, si vuol qui

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DL, p. 86. G. Anschtz, Die Verfassung des Deutschen Reiches vom 11. August 1919, Bad Homburg vor der Hhe, Hermann Gentner Verlag, 1960, unvernderter Nachdruck der 14. Auflage erschienen 1933. Su Anschtz si segnala qui solo un breve saggio di E.-W. Bckenfrde, Gerhard Anschtz. 1867-1948, in Id., Recht, Staat, Freiheit, cit., pp. 367-378. 686 VL, p. IX; trad. it. p. 5.

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dare invece un quadro sistematico687. La fortuna di Dottrina della costituzione di Schmitt, del resto, non stata particolarmente grande nel secondo dopoguerra, se confrontata con il successo di Dottrina pura del diritto di Kelsen. Ma Schmitt ha avuto il merito di trattare lambito della dottrina della costituzione come un settore particolare della dottrina del diritto pubblico688. Oltre a Verfassungslehre, nel 1928 viene pubblicata a Berlino unaltra opera, Verfassung und Verfassungsrecht di Rudolf Smend, che insieme a quella di Schmitt segna la nascita, nelle universit tedesche, di una nuova disciplina: la Teoria della costituzione (Verfassungstheorie). Da quando Samuel Pufendorf venne chiamato ad insegnare Natur- und Vlkerrecht ad Heidelberg nel 1661, era la Dottrina dello Stato a rappresentare il trait dunion che lega il diritto pubblico positivo alla riflessione politica, nel senso ampio che il termine politica ha in Aristotele689. Limportanza del diritto costituzionale il suo emergere come ambito autonomo del diritto pubblico da trattare a s sentita in Francia e trova espressione nei nomi di giuristi quali Adhmar Esmein, Leon Duguit, Maurice Hauriou. In Germania sono stati senza dubbio alcuno i concreti e urgenti problemi posti dal funzionamento del sistema politico della Repubblica di Weimar ad orientare la riflessione giuridica su quelloggetto della vita politica tedesca che la costituzione. Discussa, contestata, calpestata, la Costituzione di Weimar si trova ben presto di fronte alla questione capitale delle chances della propria sopravvivenza, minacciata da forze politiche - allinizio minoritarie, poi maggioritarie - che non si riconoscono nelle scelte fatte dai costituenti nel 1919 allindomani della sconfitta nella prima guerra mondiale. La Dottrina della costituzione di Schmitt si articola in quattro ampi capitoli: il primo dedicato al concetto di costituzione e contiene una approfondita trattazione del potere costituente; il secondo verte sullelemento della costituzione moderna - giudicato impolitico o antipolitico rappresentato dallo Stato borghese di diritto; il terzo si occupa,
VL, pp. X-XI; trad. it. p. 7. VL, p. IX, trad. it., p. 5. 689 A partire dalla pubblicazione nel 1928 delle opere di Schmitt e di Smend, si contrappongono nella teoria della costituzione due scuole: la Schmitt-Schule cui appartengono Ernst Rudolf Huber (n. 1903), Werner Weber (n. 1904), Ernst Forsthoff (n. 1909), Roman Schnur (n. 1927), Ernst-Wolfgang Bckenfrde (n. 1930), Helmuth Quaritsch (n. 1930) e Josef Isensee (n. 1937); e la Smend-Schule tra i cui esponenti figurano Gerhard Leibholz (n. 1901), Ulrich Scheuner (n. 1903), Konrad Hesse (n. 1919), Horst Ehmke (n. 1927), Peter Hberle (n. 1934), Friedrich Mller (n. 1938), Friedrich Hufen (n. 1944) e Martin Morlok (n. 1949). Cfr. F. Gnther, Denken vom Staat her. Die bundesdeutsche Staatsrechtslehre zwischen Dezision und Integration. 1949-1970, Mnchen, Oldenbourg Verlag, 2004.
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invece, dellelemento specificamente politico della costituzione moderna, ovvero le dottrine della democrazia, della monarchia, dellaristocrazia e comprende anche una descrizione del funzionamento ed una storia dello sviluppo del sistema parlamentare; il quarto, infine, affronta il tema della dottrina costituzionale della federazione. stato osservato che il primo capitolo sul concetto di costituzione si pone in analogia sistematica con Il concetto di politico; il secondo ed il terzo approfondiscono la contrapposizione tra Stato di diritto e democrazia; mentre il quarto riflette a livello statale la critica schmittiana del diritto internazionale in materia di Vlkerbund690. Gi nella struttura dellopera, quindi, si fa evidente la tesi centrale dellinterpretazione schmittiana della costituzione di Weimar in particolare e della costituzione moderna in generale. Il secondo e il terzo capitolo disegnano i due binari su cui procede la costituzione democratica moderna sin dalla nascita, nellet della Rivoluzione francese, delle prime costituzioni scritte: il binario impolitico o antipolitico dello Stato di diritto e dei suoi principi, e il binario essenzialmente politico della democrazia691. La tesi della contrapposizione tra Stato borghese di diritto e democrazia corrisponde grosso modo alla tesi della contrapposizione tra parlamentarismo e democrazia sostenuta nel 1923 in Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus692. Quella tesi schmittiana, di natura schiettamente politica, affermata nel 1923 a prescindere da considerazioni di natura teorico-costituzionale e storicocostituzionale, diviene la base ideologica su cui il giurista decostruisce, smembrandola in due diversi tronconi, la Costituzione di Weimar e, indirettamente ma inevitabilmente, ogni costituzione moderna. Lo Stato di diritto uno Stato al servizio del singolo individuo privato che esprime il proprio voto nel segreto dellurna, ovvero lo Stato del bourgeois; lo Stato democratico, invece, caratterizzato dallunit e dalla presenza fisica del
Cfr. sulla struttura di Dottrina della costituzione R. Mehring, Carl Schmitt zur Einfhrung, Hamburg, Junius, 19921, p. 81; 3. ergnzte Auflage 2006, pp. 43-44. 691 Nel terzo capitolo, come si anticipato e si mostrer meglio, in seguito Schmitt approfondisce oltre alla dottrina della democrazia anche le dottrine della monarchia e dellaristocrazia. 692 La corrispondenza non perfetta: in Dottrina della costituzione infatti il concetto di Stato borghese di diritto con il suo concetto di legge e i suoi principi di divisione e di organizzazione trattato nel secondo capitolo, mentre la discussione del sistema parlamentare di governo svolta nel terzo capitolo che verte sullelemento politico della costituzione. Dopo i paragrafi sulla dottrina della democrazia, la dottrina della monarchia e gli elementi aristocratici nelle costituzioni, circa la met del terzo capitolo dedicato al parlamentarismo: il paragrafo 24. Il sistema parlamentare, il paragrafo 25. Sguardo storico sullo sviluppo del sistema parlamentare, il paragrafo 26. Sguardo sulle possibilit di strutturazione del sistema parlamentare e il paragrafo 27. Il sistema parlamentare della Costituzione di Weimar.
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popolo riunito e acclamante, lo Stato del citoyen. La costituzione moderna per Schmitt un sistema binario. Essa il risultato della commistione di due diversi elementi: luno, giuridico e formale, il portato della tradizione del costituzionalismo, del liberalismo e della concezione individualistica ad esso sottesa, e trova nel complesso di principi ed istituzioni che va sotto il nome di Rechtsstaat, il proprio prodotto finale; laltro, politico e sostanziale, fa capo alla tradizione della sovranit popolare e della teoria democratica di Rousseau che privilegia la comunit politica e il bene comune a scapito delle garanzie delle libert individuali e degli interessi dei singoli e dei gruppi. Secondo Ulrich Thiele, cui si deve il pi approfondito studio in lingua tedesca su Dottrina della costituzione, aus Schmitts Perspektive reduzieren sich die Grundstzlichen Entscheidungsoptionen, die die Reichsverfassung bietet, letztlich auf eine Alternative: entweder die Verfassung wird auf die Prinzipien des liberalen Rechtsstaates reduziert oder auf die der Demokratie, whrend eine wie immer verbesserte Kombination beider die Schwche der alten dualistischen Verfassung lediglich perpetuieren wrde. Jedes Ausweichen vor dieser Entscheidung habe unweigerlich zur Folge, dass sich die verdrngte Wahrheit rchen werde693. Con lespressione la verit rimossa si vendicher Thiele vuole richiamarsi alla conclusione sibillina di Legalit e legittimit, dove Schmitt non si esprime pi nei termini di dualismo, competizione o conflitto tra le componenti della Costituzione di Weimar, ma afferma che nel caso di Weimar si di fronte a due costituzioni radicalmente diverse e contraddittorie: luna, dotata di una legalit solo formale, funzionalistica e neutrale nei confronti di ogni verit e di ogni valore, espressa nella prima parte del testo costituzionale del 1919; laltra, dotata di una legittimit democratico-plebiscitaria e sostanziale, espressa nella seconda parte e forma una sorta di Gegen-Verfassung694. In Dottrina della costituzione la distinzione tra le varie componenti liberali e democratiche della costituzione di Weimar non si presenta ancora come un tentativo ideologico di suggerire o produrre una divaricazione e una scelta ineludibile tra opzioni contrapposte, bens come il tentativo scientifico di rendere manifesto il compromesso che sottende i lavori della Nationalversammlung. La tesi della struttura essenzialmente antinomica della costituzione liberal-democratica moderna sostenuta da Schmitt distinguendo, nellambito delle dottrine giusnaturaliste e contrattualiste del XVIII secolo, due componenti autonome: quella del contratto sociale tra individui liberi
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U. Thiele, Advokative Volkssouvernitt, cit., p. 38. VA, p. 345.

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ed uguali, e quella della sovranit e del potere costituente del popolo, concepito olisticamente695. Dei due poli della relazione individuo-comunit politica Schmitt sembra voler eliminare il primo a vantaggio del secondo. Linterpretazione di Rousseau gi delineata in La dittatura - non tanto come un teorico contrattualista dello Stato, quanto come il pensatore che fonda la democrazia sullomogeneit della comunit rientra nella strategia schmittiana volta a dividere in due distinte componenti il giusnaturalismo ed il contrattualismo settecenteschi, mentre con ladozione del concetto di pouvoir constituant elaborato da Sieyes Schmitt si avvicina paradossalmente ad uno dei pi grandi teorici del costituzionalismo liberale. In Schmitt sia linterpretazione di Rousseau sia linterpretazione di Sieyes penalizzano gli aspetti individualistici e/o contrattualistici delle teorie di quegli autori per valorizzarne invece gli aspetti comunitari e nazionalistici: an diesem Punkt der Argumentation prosegue Thiele wird deutlich, da Schmitts dichotomisierende Konstruktion der beiden extremen Typen freier Vertrag und verfassunggebende Volkssouvernitt letztlich dazu dient, die vollstndige Unabhngigkeit des letztgenannten Typs verfassungsrechtlicher Grndungsakte von gesellschaftsvertraglichen Konstruktionen zu belegen696. Schmitt, cio, separa nettamente le teorie contrattualistiche dellorigine dello Stato - ricondotte nellalveo della tradizione liberale in forza dello strumento del contratto proprio vuoi delle transazioni private vuoi della fondazione dello Stato a partire dalle volont degli individui privati dalla teoria del potere costituente del popolo e della democrazia, che, intesa correttamente, non consiste in alcuna teoria contrattuale. Tuttavia, anche quando la teoria democratica fa ricorso, come in Rousseau, alla metafora del contratto, essa postula comunque lesistenza di un soggetto collettivo, il popolo, concepito non individualisticamente, ma olisticamente, e di unentit unitaria, la volont gnrale, attraverso la quale si esprime il potere sovrano. Per Schmitt la costituzione di Weimar, nonostante le sue molte incoerenze, ha senza alcun dubbio rifiutato il modello liberale del contratto sociale per porsi invece nettamente dalla parte della teoria francese del potere costituente. Il prototipo della costituzione democratica, cui pu essere ricondotto latto fondamentale compiuto dal popolo tedesco nel 1919, stato realizzato non dalla Rivoluzione americana, ma dalla Rivoluzione francese. Jeffrey Seitzer, che nel 2001 ha pubblicato uno studio su Schmitt nel quale sottolinea la centralit della storia costituzionale comparata nella teoria schmittiana della costituzione, osserva che la distinzione tra
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U. Thiele, Advokative Volkssouvernitt, cit., pp. 178-200. Ivi, p. 200.

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lelemento legale (dello Stato di diritto) e lelemento politico (della democrazia) della Costituzione di Weimar derivi a Schmitt proprio dal confronto tra il costituzionalismo inglese ed americano ed il costituzionalismo francese: what is underappreciated among commentators is the significance of the fact that Schmitt develops this distinction through a systematic reconstruction of the classic American, and especially French, efforts of constitution-making. That this reconstruction effectively redefines the liberal constitutional tradition becomes evident only when Schmitts comparative history of constitution-making is examined in reference to the larger history of Western constitutionalism697. Secondo Seitzer la differenza pi importante tra il costituzionalismo americano e il costituzionalismo francese consiste in questo: The Americans had to constitute their identity through the act of constitution-making itself, whereas the French were able to presuppose this identity () Schmitt identifies an important aspect of the French tradition. The French are not defined by their constitutions in the way that Americans are by the U.S. Constitution. The French state was formed before the Revolution, and it is in an important, though ill-defined, or perhaps even undefinable, way, independent of particular form of government698. Perci del tutto comprensibile a parere di Seitzer - che Schmitt, nella sua costruzione di una teoria e di una storia costituzionale comparata, abbia orientato il suo interesse principalmente verso la Francia e le sue costituzioni classiche: la costituzione monarchico-costituzionale del 1791, quelle repubblicane del 1793, del 1795 e del 1799, la Charte del 1814, la Charte del 1830 che fonda la Monarchia di Luglio (ma anche la costituzione belga del 1831), le leggi costituzionali del 1875 che regolano organi e funzioni della III Repubblica. 2.1. Il concetto di costituzione Dal punto di vista della storia costituzionale la tesi centrale del primo capitolo di Dottrina della costituzione la seguente: luso del termine costituzione, tipico degli storici dello Stato di diritto liberale, nasce dalla
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J. Seitzer, Carl Schmitts Internal Critique of Liberal Constitutionalism. Verfassungslehre as a Response to Weimar State Crisis, in D. Dyzenhaus (ed.), The Canadian Journal of Law & Jurisprudence. Topic: Carl Schmitt, 10, 1, 1997, p. 219; saggio ripubblicato come capitolo I in J. Seitzer, Comparative History and Legal Theory. Carl Schmitt in the First German Democracy, Westport (CT)-London, Greenwood University Press, 2001, pp. 1-40 (: 19-20). 698 J. Seitzer, Comparative History and Legal Theory, cit., p. 18.

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pretesa di misurare la costituzionalit di ogni singolo ordinamento giuridico sulla base dei principi delle libert borghesi, vale a dire afferma Schmitt riecheggiando la critica di Marx alla teoria dei diritti delluomo sulla base dei diritti delluomo in quanto persona singola699. Schmitt contesta per lidentificazione dello Stato di diritto con il concetto di costituzione: lelemento tipico dello Stato borghese di diritto persino oggi scambiato ancora con tutta quanta la costituzione, bench esso in realt da solo non possa essere sufficiente, ma si aggiunga soltanto allelemento politico700. In principio vengono individuati quattro diversi significati di costituzione: 1. il concetto assoluto; 2. il concetto relativo; 3. il concetto positivo e 4. il concetto ideale di costituzione. Nel prosieguo della trattazione, dopo aver delineato uno schizzo storico della nascita delle costituzioni europee moderne, Schmitt aggiunge alliniziale classificazione altre due accezioni del termine costituzione: la costituzione come contratto sociale (Gesellschaftsvertrag) e la costituzione come contratto costituzionale (Verfassungsvertrag). Il primo significato quello assoluto di costituzione presenta a sua volta varie accezioni e sfumature. Da un lato, analogo al significato del termine aristotelico politia: la costituzione allora non qualcosa di normativo, ma il concreto modo di esistere (Daseinsweise) che dato spontaneamente con ogni unit politica esistente. Dallaltro lato, invece, la costituzione vale come regolamentazione legislativa di base, come norma delle norme. Nel senso esistenziale e statico a partire da Aristotele - si pu dire che lo Stato non ha una costituzione, conformemente alla quale si forma e funziona la volont statale, ma lo Stato la sua costituzione. Costituzione indica infatti la concreta condizione generale dellunit politica e dellordinamento sociale di un determinato Stato () lo Stato cesserebbe di esistere se questa costituzione , cio questa unit e ordine, cessasse. La costituzione la sua anima, la sua vita concreta e la sua esistenza individuale701. Nello specifico costituzione vale per forma di Stato: si ha dunque la classica tipologia delle costituzioni monarchica, aristocratica o democratica che si tramanda, senza radicali variazioni, dalla Politica di Aristotele alla Summa Theologica di Tommaso dAquino e alla Republique di Bodin. Il concetto assoluto di costituzione viene dunque declinato da Schmitt in senso esistenziale oppure in senso normativo: la costituzione viene intesa, cio, come un Sein o, viceversa, come un Sollen, e questo gli
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VL, p. 164; trad. it. p. 221. VL, p. XII; trad. it. p. 8. 701 VL, p. 4; trad. it. p. 16.

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consente di confrontarsi subito sia con la dottrina di Rudolf Smend sia con la dottrina di Hans Kelsen. Il concetto di Verfassung che emerge dalla Integrationslehre di Smend viene ricondotto al concetto assoluto, esistenziale e dinamico di costituzione: essa il principio del divenire dinamico dellunit politica, del processo di nascita e di formazione sempre nuova di questa unit () Qui lo Stato concepito non come qualcosa di esistente, di quietamente statico, ma come qualcosa che diviene, che nasce sempre di nuovo. Nella ricostruzione storica di Schmitt Lorenz von Stein sarebbe stato il primo, a met del XIX secolo, a formulare questo concetto esistenziale e dinamico di costituzione nello studio sulla Francia dal titolo Geschichte der sozialen Bewegung in Frankreich von 1789 bis auf unsere Tage (1850)702. Vista come limmediata continuazione della teoria di Stein, la dottrina dellintegrazione di Smend concepisce la costituzione come il continuo formarsi ed integrarsi dellunit politica, come un Sein e, insieme, come un Werden. Il concetto assoluto di costituzione declinato in senso normativo non coincide con lesistenza stessa dellunit politica o col suo divenire dinamico, ma un semplice dovere (ein bloes Sollen)703. La costituzione non si riduce per ad una somma di singole leggi o norme, sebbene importanti e poste in rilievo con contrassegni esteriori e formali questo, si vedr, il concetto relativo di costituzione -, ma si erge a normazione globale della vita statale, a legge fondamentale (Grundgesetz) nel senso di ununit conchiusa, a legge delle leggi (Gesetz der Gesetze) cui devono essere ricondotte tutte le altre leggi o norme dello Stato. In questa accezione del termine, che quella riconducibile alla dottrina pura di Kelsen, lo Stato diventa un ordinamento giuridico che poggia sulla costituzione in quanto norma fondamentale (Grundnorm). Stato e costituzione si identificano, ma in modo diverso rispetto al precedente: non lo Stato la sua costituzione, ma la costituzione lo Stato. Mentre nel caso del concetto assoluto, esistenziale e dinamico di costituzione Schmitt disegna una linea che unisce idealmente Lorenz von Stein e Rudolf Smend, ora nel caso del concetto assoluto e normativo di costituzione il giurista individua nei rappresentanti del liberalismo francese dellepoca della Restaurazione monarchica e della monarchia di Luglio - i doctrinaires Royer-Collard e Guizot -, i teorici dello Stato borghese di diritto di cui la dottrina di Kelsen costituisce lultima diramazione. In Kelsen lessere o il divenire politico dellordine dellunit statale
Cfr. su L. von Stein il saggio di E.-W. Bckenfrde, Lorenz von Stein als Theoretiker der Bewegung von Staat und Gesellschaft zum Sozialstaat, in Id., Recht, Staat, Freiheit, cit., pp. 170-208. 703 VL, p. 7; trad. it. p. 20.
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trasformato in un funzionare704. Nella grande epoca della borghesia, il XVII e il XVIII secolo, il diritto naturale e razionale individualistico costitu una vera unit sistematica: concetti, quali la propriet e la libert personale, erano affermati come norme valide in s stesse e vigenti davanti ed al di sopra di ogni realt politica perch intrinsecamente giuste e razionali, a prescindere dalla loro affermazione giuridico-positiva. In Kelsen, venuto meno il presupposto dello Stato di diritto rappresentato dal giusnaturalismo e dal razionalismo individualistico, il puro sistema di pure norme perde il proprio fondamento metafisico e al posto di questo fondamento appare la tautologia della cruda effettivit: qualcosa vige, se vige e perch vige. Questo positivismo 705. Come in Teologia politica si osserva che il concetto di ordinamento giuridico contiene in s due diversi elementi del dato giuridico: la norma e la decisione su cui la norma stessa riposa706, cos in Dottrina della costituzione il concetto di ordinamento giuridico viene decostruito e di esso vengono mostrate le due componenti, radicalmente diverse: lelemento normativo del diritto e lelemento esistenziale dellordinamento concreto. Figurarsi i 181 articoli della Costituzione di Weimar come ununit sistematica, normativa e logica fuorviante, non solo perch non esiste alcun sistema costituzionale chiuso di natura puramente normativa, ma anche perch la Costituzione di Weimar, in luogo dellunit e della sistematicit, qualit che non possono essere presupposte logicamente come proprie di un qualunque ordinamento giuridico, presenta invece soprattutto se letta attraverso la lente della dottrina positivistica dominante - i caratteri di una pluralit non sistematica di singole disposizioni legislative. La costituzione in senso relativo per Schmitt linsieme delle singole leggi costituzionali intese in senso formale. Concepire la Verfassung come un insieme di Verfassungsgesetze produce come conseguenza che lunit della costituzione va perduta, dissolta in una molteplicit di singole disposizioni formalmente uguali e contenutisticamemte indistinte, sia che esse stabiliscano la forma repubblicana dello Stato, sia che esse riguardino i diritti e i doveri dei tedeschi, sia che si tratti di regolamentazioni di materie tuttaltro che fondamentali come ad esempio il mantenimento delle facolt teologiche nelle Universit , le quali, nel 1919, sono state ancorate al testo costituzionale per volont dei partiti rappresentati nella Nationalversammlung: la costituzione come unit generale e le leggi costituzionali come molteplicit particolari sono poste cos sullo stesso
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VL, p. 8; trad. it. p. 22. Il testo tedesco suona cos: Das politische Sein oder Werden der staatlichen Einheit und Ordnung wird in ein Funktionieren verwandelt. 705 VL, p. 8-9; trad. it. pp. 22-23. 706 CP, pp. 36-37.

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piano e la costituzione ridotta, in modo aproblematico, alle sue singole disposizioni. I contrassegni del carattere formale della costituzione e della legge costituzionale sono rispettivamente di due tipi, legati luno allaltro: per costituzione in senso formale si intende la costituzione scritta; per legge costituzionale in senso formale si intende quella legge per la cui modifica necessario seguire un procedimento aggravato. Lequazione costituzione = lex scripta non implica sin da subito la dissoluzione dellunit della costituzione in una serie di singole leggi costituzionali. Anzi, nel XVIII secolo la prassi delle moderne costituzioni scritte avviata dalle colonie americane inizia ponendosi in contrapposizione rispetto alla prassi costituzionale inglese basata su usi e consuetudini. La costituzione come legge scritta o codificazione legislativa costituzionale era concepita in quel contesto come unit, era costituzione in senso assoluto. Nel ricostruire la genealogia del concetto relativo di costituzione Schmitt richiama invece alla memoria le vicende della borghesia tedesca del XIX secolo: la richiesta rivolta al re dalla Volksvertretung, cio dal parlamento, di contrattare una costituzione scritta conduce allesito che la costituzione venga considerata alla stessa stregua di una legge ordinaria del parlamento. Nata dallaccordo tra re e rappresentanza popolare, la costituzione pu essere modificata non dal re ma solo dalla legislazione del parlamento. Paul Laband, come si mostrer nel paragrafo successivo, non vede alcuna distinzione formale o materiale tra la costituzione (la Reichsverfassung del 1871), la legge ordinaria deliberata dal parlamento e la legge di modifica costituzionale deliberata anchessa dal parlamento. Nella Francia della III Repubblica non c neppure una costituzione, ma solo un insieme di importanti leggi costituzionali, quelle del 1875. Come rilevato correttamente dai giuristi Joseph Barthlemy e Paul Duez nel loro Trait de droit constitutionnel, nella III Repubblica il ny a pas de constitution; il y a des lois constitutionelles707. La caratteristica formale della costituzione in senso relativo, cio dellinsieme delle leggi costituzionali, consiste nel fatto che essa, nonostante sia definita rigida per il fatto che le sue norme sono sottoposte ad una procedura aggravata di modifica, in realt a completa disposizione del legislatore. Nel requisito della modificabilit aggravata presente una certa garanzia di durata e stabilit, ma questa durata e questa stabilit si riducono al solo fatto che le formalit di un articolo della Costituzione di Weimar, lart. 76, siano rispettate. Se per mezzo dellart. 76 si potesse modificare qualsiasi regolamentazione legislativa costituzionale - secondo quanto
Il manuale classico sulle istituzioni della Francia della III Repubblica stato recentemente ristampato: J. Barthlemy-P. Duez, Trait de droit constitutionnel, Paris, Pantheon-Assas, 2004 (Ripr. facs, delled.: Paris, Librairie Dalloz, 1933).
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sostenuto da Anschtz, Thoma e dalla dottrina positivista dominante, ma non condiviso da Schmitt - il senso originario di garanzia della costituzione andrebbe perduto: lintera costituzione sarebbe soltanto un che di provvisorio e in effetti soltanto una legge in bianco () Ad ogni frase della costituzione vigente dellattuale diritto costituzionale tedesco dovrebbe essere aggiunto lattributo: salvo una modifica ex art. 76 cost. Il Reich tedesco una repubblica (art. 1) salvo lart. 76 cost.708. Una parte della dottrina del diritto dello Stato a Weimar (oltre a Schmitt anche Carl Bilfinger e Heinrich Triepel) negli anni dal 1928 al 1932 sosteneva che la facolt di modificare la costituzione non si estendeva alle decisioni fondamentali e con ci di fronte alla incombente rivoluzione legale della NSDAP si tentava di limitare lapertura della costituzione, derivante dalla neutralit di fronte a qualunque modifica, a favore dellintangibilit dei suoi pronunciamenti fondamentali (democrazia, Stato di diritto). Per Schmitt, in particolare, la competenza del parlamento ad eseguire modificazioni legislative costituzionali , appunto, solo una competenza che non pu trascendere la costituzione stessa fino a confondersi e coincidere con il potere costituente del popolo tedesco. Il concetto di potere costituente consente a Schmitt di affermare che la costituzione una decisione politica fondamentale (grundlegende politische Entscheidung) presa da un soggetto, in democrazia il popolo, e non emendabile in ogni sua parte per via legislativa: questo il concetto schmittiano di costituzione positiva. Affermare il concetto positivo di costituzione di fronte alla sua dissoluzione formalistica significa per Schmitt salvaguardare un concetto essenziale della dottrina dello Stato e il concetto fondamentale della dottrina della costituzione709, ma significa anche prendere posizione in merito ad un problema concreto: quello delle leggi di revisione costituzionale e delle rotture costituzionali (Verfassungsdurchbrechungen) che a Weimar si ripetevano numerose. Latto della legislazione costituzionale in quanto tale non contiene determinate singole normative, ma definisce con una sola decisione il complesso dellunit politica rispetto alla sua forma speciale di esistenza: latto del potere costituente costituisce la forma dellunit politica la cui esistenza presupposta. In questa distinzione tra i due momenti dellesistenza dellunit politica e dellatto costituente sta la differenza tra il concetto assoluto esistenziale o normativo di costituzione ed il concetto positivo: la costituzione scrive Schmitt non niente di assoluto, non essendosi originata da se stessa (.) Che la costituzione si ponga da s,
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VL, p. 19; trad. it. p. 36. VL p. 21; trad. it. p. 38.

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chiaramente insensato e assurdo. La costituzione vige in forza della volont politica esistente di chi la pone710. E di questa volont politica non si pu dire altro che c oppure che non c. Schmitt esplica il suo concetto positivo di costituzione servendosi degli esempi della fondazione di nuovi Stati (le colonie americane che si proclamano Stati Uniti dAmerica) e delle costituzioni rivoluzionarie della Francia del 1791 e della Russia del 1918. Hasso Hofmann nota al riguardo che lesistenzialit del fondamento di validit della costituzione significa che il diritto non pu essere fatto discendere o risalire ulteriormente, indica il suo condizionamento storico di principio e la sua causalit politica711. Lorigine della costituzione dalla decisione politica del potere costituente, lidentificazione tra esistenza dellunit politica e legittimit della decisione e della costituzione, la distinzione tra Verfassung e Verfassungsgesetze, infine la riduzione del potere di revisione ad un potere costituito sono i pilastri del concetto positivo di costituzione per mezzo del quale Schmitt interpreta la costituzione di Weimar. Le decisioni politiche fondamentali che formano la sostanza della costituzione tedesca del 1919 sono: 1. la decisione per la democrazia; 2. la decisione per la repubblica; 3. la decisione per la struttura federale; 4. la decisione per la forma rappresentativa e parlamentare della legislazione e del governo; infine 5. la decisione per lo Stato borghese di diritto coi suoi principi cardine, cio i diritti fondamentali e la separazione dei poteri. Queste decisioni contenute nel testo della costituzione non sono Verfassungsgesetze, non sono cio disposizioni dotate di forza di legge costituzionale, bens decisioni politiche concrete (Grundentscheidungen) che resistono ad ogni modifica costituzionale, cio sono indisponibili al legislatore che voglia procedere ad una revisione costituzionale ai sensi dellart. 76 WRV. La rilevanza pratica della distinzione tra Verfassung e Verfassungsgesetze si mostra non solo in relazione allart. 76, ma anche in relazione allart. 48 e ai diritti fondamentali. La costituzione inviolabile, ma durante lo stato di emergenza alcune disposizioni costituzionali i diritti fondamentali elencati nellart. 48 c. 2 - possono essere sospese. Inoltre la regolamentazione legislativa ordinaria o costituzionale dei diritti fondamentali deve essere tenuta distinta dalla garanzia dei diritti: ampi interventi possono essere autorizzati nei diritti fondamentali garantiti, ma appena uno solo di essi annullato violata la costituzione stessa poich un simile annullamento in uno Stato borghese di diritto non pu essere ammesso neppure con una legge di modifica della costituzione712. A proposito della trattazione
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VL, p. 22; trad. it. pp. 39-40. H. Hofmann, Legittimit contro legalit, cit., p. 174. 712 VL, p. 27; trad. it., p. 47.

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schmittiana dei diritti fondamentali Ulrich Thiele afferma che der vorstaatlich-staatliche Doppelcharakter der Freiheitsrechte verschwindet nicht durch deren verfassungsrechtliche Kodifizierung als Grundrechte713. In questo caso, per, poich Schmitt sta difendendo il proprio concetto di costituzione positiva dalla relativizzazione e dissoluzione formalistica della costituzione in una serie di leggi costituzionali ugualmente modificabili, affermare che la costituzione stessa violata se uno solo dei diritti fondamentali viene annullato, non significa voler riconoscere - come fa il liberalismo messo in discussione da Schmitt nella parte dedicata alla trattazione sistematica del principio di divisione (Verteilungsprinzip) dello Stato borghese di diritto la natura prestatuale dei diritti stessi, ma solo ribadire che essi, rientrando tra le decisioni fondamentali prese nel 1919 dal titolare del potere costituente, sono parte integrante di quellatto costituente, formano cio la sostanza della costituzione. Per concludere la trattazione del concetto schmittiano di costituzione positiva resta da distinguere questo concetto dalle teorie della fondazione contrattuale dello Stato. Una costituzione che poggi su un atto del potere costituente qualcosa di essenzialmente diverso da ogni contratto sociale, in particolare dal contrat social di Rousseau che, fondando lo Stato e la sovranit, precede listituzione delle lois politiques o fondamentales che regolano lesercizio del potere statale. Il contratto sociale spiega Schmitt gi presupposto dalla teoria del potere costituente del popolo () Con la costituzione in senso positivo () il contratto sociale non in nessun caso identico714. Il contratto sociale che fonda lunit politica e lo Stato e la costituzione in senso positivo che esprime, invece, la decisione sulla specie e la forma dellunit politica presupposta come esistente sono a loro volta tenuti distinti dal contratto costituzionale. Con Verfassungsvertrag Schmitt intende solo ed esclusivamente un contratto federale (Bundesvertrag) stipulato tra almeno due parti gi esistenti politicamente e che conservano la propria autonomia politica anche dopo la stipulazione del patto: la nuova costituzione in questo caso si genera mediante un contratto costituzionale fra molteplici titolari del potere costituente, che un contratto libero solo in quanto si basa sulla libera volont dei soggetti contraenti, ma non nel senso del concetto moderno del contratto di diritto privato e di un ordinamento sociale borghese liberale che si basa sulla libert contrattuale715. Schmitt ha fin qui formulato un concetto assoluto esistenziale o normativo di costituzione, un concetto relativo che attua la riduzione della costituzione alla legge costituzionale ed un concetto positivo tenuto distinto
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U. Thiele, Advokative Volkssouvernitt, cit., p. 61. VL, pp. 61-62; trad. it. p. 91. 715 VL, p. 67; trad. it. p. 97.

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dalle teorie del contratto sociale e dal contratto costituzionale che un patto federale. Il concetto ideale di costituzione, infine, rimanda alla valutazione politica su di un determinato contenuto valoriale della costituzione: nella lotta politica ogni parte riconosce come vera costituzione, cio come costituzione ideale, solo quella che soddisfi le proprie richieste. Cos la borghesia liberale in lotta contro la monarchia ha posto un determinato concetto ideale di costituzione, fondato sul rispetto della libert personale e della propriet privata, e lo ha identificato tout court con il concetto di costituzione. Viceversa, da un punto di vista marxista una costituzione che riconosca i principi dello Stato borghese di diritto, specialmente la propriet privata, non affatto una costituzione ideale, ma una costituzione fittizia e reazionaria (reaktionre Scheinverfassung), una facciata giuridica senza importanza (bedeutungslose juristische Fassade) di fronte alla dittatura dei capitalisti716. E ancora, per la concezione di uno Stato laico, uno Stato che non realizzi la separazione tra Stato e Chiesa non ha una costituzione libera, mentre per una determinata Chiesa o confessione religiosa lo Stato ha una vera costituzione solo se garantisce la libera attivit pubblica di quella Chiesa e protegge le sue istituzioni. Nellet del costituzionalismo moderno si affermato un concetto di costituzione ideale, il concetto di costituzione dello Stato borghese di diritto. Questo concetto di costituzione si basa sulla divisione - risalente allEsprit des lois di Montesquieu - delle costituzioni in liberali e non liberali: alcune costituzioni hanno per oggetto e scopo immediato la gloria dello Stato (la gloire de ltat), altre la libert politica dei cittadini. Nella distinzione tra gloire e libert presente in nuce lopposizione, elaborata dalla filosofia e dalla giuspubblicistica tedesca, tra Machtstaat e Rechtsstaat. Se si prescinde dalla Russia bolscevica e dallItalia fascista, il concetto ideale di costituzione dominante corrisponde alla costituzione dello Stato borghese di diritto, che una costituzione scritta, un sistema di garanzie delle libert borghesi, che organizza il potere dello Stato mediante il principio della separazione o distinzione dei poteri. Lo sforzo dello Stato borghese di diritto conclude Schmitt - va a ricacciare indietro il politico (das Politische zurckzudrngen), a limitare tutte le manifestazioni della vita statale in una serie di normative e a trasformare ogni attivit statale in competenze, cio in attribuzioni esattamente circoscritte ed in linea di principio limitate717. nella critica di questo concetto ideale che Schmitt si cimenta con il secondo capitolo di Dottrina della costituzione. Ma prima di fare ci ricostruisce brevemente lo sviluppo del costituzionalismo
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VL, p. 37; trad. it. p. 59. VL, p. 41; trad. it. p. 64.

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medievale e moderno fino alla nascita della costituzione moderna nellet della Rivoluzione francese e ai successivi sviluppi nel XIX e nel XX secolo, e discute poi la natura, i soggetti, la funzione, lattivit e le conseguenze giuridiche del potere costituente nella costituzione di Weimar e i concetti da esso derivati. 2.2. La nascita della costituzione e il significato della Rivoluzione francese per il costituzionalismo moderno Una costituzione nasce per Schmitt dalla decisione politica fondamentale ed unilaterale del soggetto del potere costituente (concetto positivo di costituzione). Nella societ cetuale europea anteriore alla Rivoluzione francese questo concetto di costituzione era del tutto assente. Alla societ cetuale associato, piuttosto, il significato della costituzione come carta delle libert - dove per libert al plurale si intendono i diritti acquisiti e i privilegi (iura et libertates) -, ovvero come patto di dominio (Herrschaftsvertrag), stipulato solennemente sotto giuramento, fra le unioni corporative (nobilt, clero, citt libere) e il principe. Ben prima di pubblicare lo studio sul Leviatano (1938) e il saggio Der Staat als ein konkreter, an eine geschichtliche Epoche gebundener Begriff (1941), Schmitt gi in Dottrina della costituzione si mostra consapevole della storicit dello Stato, della sua appartenenza alla modernit. con riserva, infatti, che il giurista adopera lespressione Stato cetuale: nello Stato dei ceti (Stndestaat) non si potrebbe parlare n di uno Stato monistico n di uno Stato dualistico o pluralistico, ma tuttal pi di una molteplicit di diritti acquisiti e di privilegi718. Come rilevato da Bckenfrde sul solco di Schmitt, gli innumerevoli accordi, carte, capitolati, contratti, stabilimenta non fondano lunit politica e neppure contengono la decisione fondamentale sulla specie e la forma di quellunit, bens regolano determinati rapporti di dominio tra titolari di un potere di dominio collocati in posizione superiore (signore territoriale, re, imperatore) e altri titolari di un potere di dominio collocati in posizione subordinata, cio titolari di unautorit locale (Lokalobrigkeit)719. Il significato di costituzione come carta delle libert o patto di dominio precede, dunque, la formazione di un potere statale unitario, mentre il significato di costituzione come fondamento del potere statale di dominio e come fondamento dellorganizzazione dello Stato la segue necessarimente. In questo secondo,
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VL, p. 45; trad. it. p. 70. Cfr. E.-W. Bckenfrde, Sviluppo storico e mutamento di significato della costituzione, in Id., Stato, costituzione, democrazia, cit., pp. 29-60 (: 30).

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importante significato la costituzione non d forma e non limita un potere gi esistente, ma dal punto di vista giuridico, essa stessa a costituirlo. Dal punto di vista storico, per, la costituzione come fondamento del potere di dominio, cio il concetto positivo di costituzione, per adoperare la terminologia schmittiana, si potuta affermare e concretizzare soltanto dopo la formazione dello Stato moderno, cio solo in seguito alla vittoria sui diritti corporativi e feudali acquisiti del potere politico complessivo di dominio e decisione, perfezionato con lattributo della sovranit. Schmitt abbraccia con un rapido sguardo lo sviluppo del costituzionalismo in tre realt nazionali: lInghilterra, lImpero germanico e la Francia, consentendo al lettore di paragonare le tre tradizioni e aggiungendo talvolta, ove necessario, lesperienza del costituzionalismo americano. Questo metodo di storia costituzionale comparata, inaugurato nel primo capitolo immediatamente dopo lesposizione sistematica dei concetti di costituzione, viene seguito costantemente dallinizio alla fine di Dottrina della costituzione. In Inghilterra le tappe principali dello sviluppo del costituzionalismo sono la Magna Charta del 1215 e il Bill of Rights del 1688. Tra queste due date si compie, per Schmitt, il passaggio graduale dal costituzionalismo medievale al costituzionalismo moderno: mentre nel caso della Magna Charta si di fronte soltanto ad uno dei molti esempi - il pi noto, certo - di accordi medievali tra il principe e i feudatari, nel caso del Bill of Rights, sebbene questa dichiarazione dei diritti si configuri formalmente come una stipulazione contrattuale fra Guglielmo dOrange ed il parlamento che lo chiam sul trono dInghilterra, si pu gi parlare di disposizioni legislative costituzionali in senso moderno, poich qui gi chiara la raffigurazione dellunit politica e laccordo tra parlamento e re non costituisce pressa poco lunit, ma la presuppone, laddove il parlamento si presenta come il rappresentante dellunit720. Per quanto riguarda lImpero tedesco, invece, la struttura medievale della societ e del dominio permane fino alla fine del Reich, allinizio del XIX secolo. Tanto Pufendorf in De Statu Imperii Germanici (1667) quanto Hegel in Die Verfassung Deutschlands (1802) denunciano labnormit e la mostruosit di questo composto eterogeneo di brandelli e di formazioni politiche in sviluppo721. Il ceto pi eminente e politicamente pi influente del Reich era quello dei principi elettori, che ad ogni nuova elezione dellimperatore accrescevano per mezzo di nuovi capitolati i propri diritti e il proprio potere. Lultima possibilit di fare del Reich tedesco una unit politica esistente su un fondamento nazionale sfuma, per Schmitt, nella prima met del XVII
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VL, p. 47; trad. it. p. 72. VL, p. 47; trad. it., pp. 72-73.

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secolo con la fine di Wallenstein. Sul continente europeo, invece, soprattutto in Francia ma anche in Spagna e negli Stati territoriali tedeschi lo Stato moderno si sviluppa per volont del principe assoluto che riesce ad eliminare i diritti corporativi e feudali e ad affermare la sovranit del proprio potere: il superamento della legittimit dello status quo cio la legittimit feudale e corporativa la grande funzione storica universale (weltgeschichtliche) del concetto di sovranit di Bodin, Hobbes, Pufendorf722. Formatosi lo Stato moderno e perfezionato il concetto di sovranit, solo con la Rivoluzione francese e le teorie di Rousseau e Sieyes nasce la costituzione moderna, cio la costituzione nel suo significato positivo di decisione politica fondamentale del soggetto del potere costituente: con la Rivoluzione francese del 1789 nacque la costituzione moderna, mista a causa di elementi liberali e democratici (die moderne, aus liberalen und demokratischen Elementen gemischte Verfassung). Il presupposto concettuale la teoria del potere costituente. () Il potere costituente presuppone il popolo come unentit politicamente esistente; la parola nazione indica in senso pregnante un popolo capace di agire, destatosi alla coscienza politica723. Per Schmitt la costituzione nel XVIII secolo nasce mista e lo rimane anche nel XIX e nel XX secolo: lultimo paragrafo forse il pi importante del secondo capitolo, il paragrafo 16., ed uno dei pi importanti dellintera opera perch contiene lesposizione dei due principi della forma politica, identit e rappresentanza (Reprsentation) -, si intitola infatti La costituzione del moderno Stato borghese di diritto sempre una costituzione mista. Concordando con Egon Zweig, Schmitt individua nella dottrina dello Stato della Rivoluzione francese la fonte principale non solo per la dogmatica politica, ma anche per la costruzione giuridica del diritto positivo della dottrina della costituzione dellintero periodo successivo; ma separa, dal punto di vista della teoria costituzionale, due diversi fenomeni e sistemi di pensiero che hanno nella Francia del 1789 la propria origine: da un lato la teoria del potere costituente che pone la nazione, presupposta come esistente, al posto del principe assoluto e mantiene in vita con forza invariata, anzi accresciuta lassolutezza della sovranit, e dallaltro la teoria del potere limitato che conduce alla elaborazione della costituzione dello Stato borghese di diritto724. Per Schmitt la forza politica dellevento rivoluzionario non consiste in tutte le distinzioni, le divisioni, gli ostacoli ed i controlli del potere statale - cio nella teoria del potere limitato propria
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VL, p. 49; trad. it. p. 75. VL, p. 49; trad. it. p. 75. 724 VL, p. 50; trad. it. pp. 76-77.

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dello Stato di diritto bens nellidea dellunit politica, nellaccrescimento del potere statale e nella sua pi intensa unit et indivisibilit. Mentre le teoria rivoluzionaria e costituzionale concepisce la costituzione non come un contratto fra principe e popolo, ma come una decisione politica che presuppone lunit della nazione, nellet della Restaurazione (1815-1830) il legittimismo dinastico, la teoria e la prassi controrivoluzionarie cercano di tornare alla concezione medievale della costituzione corporativa come contratto fra principe e popolo per opporsi allidea moderna della rappresentanza dellunit nazionale: sia la Charte francese del 1814 sia lAtto federale viennese della federazione tedesca del 1815 tentano di restaurare il concetto pre-rivoluzionario di costituzione, ma paradossalmente non fanno altro che riconoscere, in particolare la Charte francese, limpossibilit di un ritorno al passato. Nel caso della patria della Rivoluzione Schmitt sottolinea infatti lintima contraddittoriet teorica della costituzione monarchica, la quale, data la potenza polemica sprigionata dal concetto di potere costituente della nazione, non poteva prescindere dallaccogliere quel concetto, originariamente rivoluzionario e democratico, per assegnarlo per al re. La Charte del 1814, che si preferito appunto designare col termine medievale di charte anzich col termine moderno constitution, si basava sul principio monarchico, cio sul potere costituente del re un concetto, questo, intimamente contraddittorio ed era frutto di una concessione del re. Il principio monarchico, daltra parte, teoricamente inconciliabile col concetto di costituzione come contratto costituzionale concluso con i ceti. Come in Francia i sostenitori liberali dello Stato di diritto eludono lalternativa tra principio democratico e principio monarchico, cio tra potere costituente del popolo e potere costituente del re, affermando la sovranit della costituzione, cos in Germania si evita laut-aut tra i due principi politici facendo scaturire la costituzione dal compromesso dilatorio tra monarca e rappresentanza popolare: la costituzione non risulta cos n posta dal potere costituente del popolo, n semplicemente concessa dal monarca, ma concordata. Questa concezione dualistica intermedia veniva mascherata con il fatto che corrispondeva alle concezioni liberali che immaginano una sovranit della costituzione e che aggirano in tal modo la principale questione politica del potere costituente725. Lincapacit di decidere, che Schmitt rimprovera al liberalismo in Teologia politica, declinata in Dottrina della costituzione come conflitto irrisolto e sospensione della decisione tra principio monarchico e principio democratico e come compromesso dilatorio in favore della monarchia
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VL, p. 54; trad. it. 81.

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costituzionale: ci che non si trovava nella costituzione, era lasciato senza risposta come non giuridico (unjuristisch), ed al tempo stesso la costituzione veniva relativizzata e formalizzata in legge costituzionale726. Se la Germania si fosse trovata, come lInghilterra, nella felice posizione di unisola, inattaccabile ed immensamente arricchita dai territori coloniali, forse sarebbe stata possibile ipotizza Schmitt - una lenta, graduale e non conflittuale sostituzione di un principio di legittimit allaltro, ma ad una stagione di tranquillit economica e politica fecero seguito la guerra mondiale, la sconfitta e la rivoluzione dei consigli che determinarono il collasso del II Reich. Il guscio vuoto di quella sorta di liberalismo che il positivismo sopravvive persino dopo il Zusammenbruch del 1918 nella dottrina del diritto di Kelsen. Ricostruendo lo sviluppo del costituzionalismo tedesco, Schmitt sta fornendo anche unautointerpretazione della propria teoria costituzionale e del suo rapporto con la tradizione giuridica ottocentesca e uninterpretazione del rapporto di Hans Kelsen con quella stessa tradizione: Kelsen si porrebbe in continuit con la tradizione della Allgemeine Staatslehre ottocentesca, Schmitt al contrario segnerebbe una netta discontinuit proprio in virt del forte legame che unisce il suo concetto positivo di costituzione al costituzionalismo francese dellet della Rivoluzione727. Infatti, mentre la Reichsverfassung del 1871 un contratto
VL, p. 55; trad. it. p. 81-82. Cfr. M. Fioravanti, La scienza del diritto pubblico. Dottrine dello Stato e della costituzione tra Otto e Novecento, 2 voll., Milano, Giuffr, 2001. Nel secondo capitolo Kelsen, Schmitt e la tradizione giuridica dellOttocento (pp. 605-656) Fioravanti si propone di scoprire certi significati dellopera di Kelsen e di Schmitt attraverso il loro rapporto con la tradizione giuridica (p. 607, corsivo originale) e di mettere in discussione un vero e proprio luogo comune: che Kelsen rappresenti lapice, e sia lultimo erede di quella medesima tradizione, della quale Schmitt avrebbe denunziato i limiti e le aporie (p. 607). Corrodendo limmagine di un Kelsen come custode della tradizione giuridica (il rapporto del giurista austriaco con la tradizione descritto come rigorosamente conflittuale, di serrata critica [p. 625]), Fioravanti si chiede allora se, per certi versi, il vero giurista, cio il giurista della tradizione, non sia stato proprio Carl Schmitt (p. 610). Uno dei punti centrali dellargomentazione di Fioravanti consiste nellanalisi dellinfluenza dellopera amministrativistica di Otto Mayer su Schmitt. Otto Mayer rappresenta agli occhi di Schmitt un tipo di giurista diverso dal giurista positivista ossequioso della legge e del legislatore: cos come la Scuola Storica aveva voluto sostituirsi al legislatore nel fissare i tratti fondamentali del diritto privato tedesco, cos Otto Mayer, quale teorico del nuovo diritto amministrativo, in una situazione di perdurante frammentazione dellesperienza amministrativa tedesca, aveva elaborato le linee principali del diritto amministrativo comune tedesco: ancora una volta, quindi, la vittoria del positivismo puramente legislativo era solo parziale e apparente, perch sul terreno decisivo del diritto amministrativo rimaneva integra la funzione creatrice della scienza giuridica (p. 639). Secondo Fioravanti, che interpreta Legalit e legittimit (1932) alla luce del rapporto Mayer-Schmitt, sono tre i punti fondamentali in relazione ai quali Schmitt si mostrerebbe come il giurista della
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costituzionale concordato con la rappresentanza popolare uscita da elezioni generali - di unit politiche, che si unirono in una Federazione, la Costituzione del 1919 realizza per Schmitt la dottrina democratica del potere costituente del popolo. Lassemblea nazionale riunitasi a Weimar per stilare la nuova costituzione non soggetto o titolare del potere costituente, ma solo il suo mandatario. A causa della concentrazione in essa di tutti i poteri statali, la Verfassunggebende Nationalversammlung di Weimar esattamente come la Convention nationale francese del 1792 -pu essere definita molto meglio come dittatura sovrana. () Tutto ci che essa fa la diretta conseguenza di un potere politico ad essa affidato e non ostacolato dalla divisione dei poteri o da controlli legislativi costituzionali. () Questa unione tra delega e potere discrezionale del delegato anche una caratteristica della dittatura728. Jeffrey Seitzer sostiene che Dottrina della costituzione, se paragonata al classico commentario della Costituzione di Weimar redatto da Anschtz, sia nel panorama della letteratura della scienza giuridica tedesca unopera tanto innovativa in virt dellanalisi storico-comparata delle costituzioni moderne quanto lo stata Letica protestante e lo spirito del capitalismo di Weber in virt dellanalisi del legame, fino ad allora inosservato, tra un aspetto spirituale dellesistenza individuale e una serie di fenomeni economici: Schmitts Constitutional Theory is reminiscent of Webers challenge to traditional German historiography. Weber was a major participant in a debate among historians known as the Methodenstreit729. Lobiettivo di Schmitt individuare continuit e discontinuit nello sviluppo storico dei principali concetti del diritto pubblico e costituzionale. Nel corso dellopera il giurista prende in esame molti degli articoli, 181 in tutto, della Costituzione di Weimar, ma al solo scopo di chiarire temi di pi ampia portata storica e teorica, quali levoluzione del concetto di legittimit, le interpretazioni dei diritti
tradizione: 1. la necessaria unit storica e politica del popolo tedesco come vera costituzione, 2. il ruolo centrale del ceto dei giuristi, non ridotto a compiti di pura mediazione politico-sociale, o meramente tecnico-giuridici e 3. la necessaria conservazione del plusvalore politico tramite il nuovo primato del diritto pubblicoamministrativo e della componente plebiscitaria (p. 653). Le tesi di Fioravanti, interessanti soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra il concetto schmittiano del plusvalore politico elaborato in Legalit e legittimit e la Mehrwerttheorie di Mayer, saranno discusse nel capitolo V. La fondamentale importanza attribuita da Schmitt al potere costituente e luso schmittiano della storia costituzionale comparata in funzione antipositivistica mi inducono qui a seguire, almeno limitatamente alla teoria costituzionale, lopinione dominante che vede in Kelsen lerede, in Schmitt il critico della tradizione giuridica ottocentesca. 728 VL, p. 59; trad. it. p. 87. 729 J. Seitzer, Comparative History and Legal Theory, cit., pp. 22 ss.

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fondamentali, lessenza ultima della democrazia. Schmitt cerca cio di spostare il centro di gravit del dibattito di teoria costituzionale dallanalisi delle singole disposizioni normative alla riflessione sul senso e sul valore della costituzione nel suo complesso, nel quadro di uno sviluppo storico che abbraccia tanto il costituzionalismo medievale quanto quello moderno. Come Weber, anche Schmitt sembra convinto che gli studi comparati siano estremamente rilevanti nel dibattito teorico e, nonostante non possa accogliere nella sua teoria costituzionale il requisito weberiano dellavalutativit della scienza e sia molto pi di Weber attento ad assicurare lefficacia pratica della teoria normativa, ne adotterebbe per il metodo comparatista e ideal-tipico: Schmitts Constitutional Theory prosegue Seitzer reflects some aspects of Webers ideal-typical method, enabling one to examine it as a methodologically sophisticated application of comparative history to legal theory730. Come Weber per la costruzione degli ideal-tipi, cos Schmitt per la costruzione dei concetti-guida della teoria costituzionale segue il metodo dellesasperazione unilaterale di alcuni aspetti delloggetto della ricerca nel caso del giurista il costituzionalismo moderno - a scapito di altri. Ladeguatezza dei concetti fondamentali della teoria costituzionale, cos elaborati, rispetto allo scopo perseguito non dipende dal fatto che essi siano ritratti accurati dei fenomeni storici da cui sono stati occasionati, poich questi costrutti artificiali inevitabilmente lasciano in ombra importanti caratteri dei fenomeni storici, ma ci avviene al solo scopo di raggiungere la chiarezza concettuale necessaria a formulare giudizi penetranti sulla realt costituzionale del tempo presente. In conclusione Seitzer afferma che il metodo schmittiano pu essere compreso in questa prospettiva: Schmitt draws on a Weber-like understanding of the importance of concepts in historical and social inquiry, a form of neoKantianism, in order to develop a politically efficacious alternative to what he considers a destructive version of neo-Kantianism, specifically, the legal positivism of Hans Kelsen731. 2.3. La genesi politica della costituzione: il potere costituente tra normativit e fatticit La teoria schmittiana della costituzione democratica moderna profondamente segnata dal tentativo di recuperare una valutazione positiva della Rivoluzione francese, in particolare della sua forza costituente, dopo che per lungo tempo, nel corso dellintero XIX secolo, il ricordo di quellevento era stato accompagnato dal timore suscitato dalla figura
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Ivi, p. 27. Ivi, p. 29.

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maestosa, ma per molti anche minacciosa ed inquietante, del popolo sovrano732. Nonostante le convergenze tra il decisionismo schmittiano e il pensiero dei controrivoluzionari cattolici, anzi a dimostrazione della sua non passiva dipendenza733 dai vari Maistre, Bonald, Donoso, Schmitt non si pone, dunque, con ostilit di fronte al fenomeno storico della Rivoluzione francese. Gi nel 1919, in Romanticismo politico, Schmitt si mostra convinto che la Rivoluzione francese () lavvenimento che giustamente si presenta come il punto che orienta la storia moderna734. La riscoperta schmittiana del potere costituente che risale allopera del 1921 La dittatura e che in quel contesto consentiva al giurista di distinguere il concetto di dittatura sovrana da quello di dittatura commissaria - va proprio in questa direzione: ovvero mostrare come il temibile potere costituente735, questo problema irrisolto delleredit rivoluzionaria diventato, a causa della Convenzione nazionale del 1792, simbolo della minaccia popolare al principio rappresentativo, questa sorta di monstrum736 che pretende di partecipare tanto della natura giuridica di fonte prima del diritto, quanto della natura politica di grande decisione sui valori e sui principi costitutivi della comunit politica, sia in realt lorigine concreta della forma politica737 senza la quale la stabilit e la sopravvivenza stessa della costituzione sono messe in pericolo. 2.3.1. In Dottrina della costituzione Schmitt affronta la questione del potere costituente sotto un duplice aspetto: quello dellorigine della costituzione e quello del potere di revisione della costituzione medesima, mostrandosi consapevole sia della differenza concettuale sia della pericolosa vicinanza tra verfassunggebende Gewalt e verfassungndernde Gewalt. Costituzione e legge costituzionale, potere costituente e poteri costituiti sono le due coppie concettuali su cui Schmitt fonda tanto il suo concetto positivo di costituzione quanto la sua dottrina dei limiti materiali del potere di revisione costituzionale. La riscoperta del potere costituente e la vigorosa affermazione della distinzione tra il potere costituente e quel particolare potere costituito che , secondo il giurista di Plettenberg, il potere di revisione costituzionale appaiono momenti determinanti nellambito della
A questo proposito si veda quanto sostenuto da Maurizio Fioravanti in Costituzione, Bologna, Il Mulino, 1999, p. 148 segg. 733 C. Galli, Genealogia, cit., p. 604. 734 Schmitt, RP, cit., p. 41. 735 L. Jaume, Il potere costituente in Francia dal 1789 a De Gaulle, in P. Pombeni (a cura di), Potere costituente e riforme costituzionali, Bologna, Il Mulino, 1992, pp. 33-51 (:41). 736 M. Fioravanti, Potere costituente e diritto pubblico. Il caso italiano, in particolare, in P. Pombeni (a cura di), Potere costituente e riforme costituzionali, cit., pp. 35-77 (:35). 737 C. Galli, Genealogia, cit., p. 575.
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costante, radicale critica mossa da Schmitt al normativismo e al positivismo giuridico738. Non un caso che il tema della legittimit della costituzione e dei limiti materiali alla sua revisione venga riproposto da Schmitt senza variazioni nel 1932, quando, nella seconda parte di Legalit e legittimit, il giurista mette in guardia dal pericolo che linterpretazione dominante nellet di Weimar in merito alla possibilit, prevista dallart. 76 WRV, di una sostanzialmente illimitata revisione costituzionale possa fornire un metodo legale allabolizione della legalit, un mezzo legittimo di distruzione della sua [scil. della costituzione] legittimit739. La revisione costituzionale, che nella dottrina positivista classica non sottost a limiti materiali essendo caratterizzata esclusivamente dalla modifica aggravata con legge speciale, definita legge costituzionale, invece di essere lo scudo della costituzione dagli abusi del legislatore e dagli umori delle maggioranze parlamentari, si rivela unarma che pu rivoltarsi contro di essa e minarne la sua stessa esistenza. Il saggio del 1931, Sguardo sui diversi significati e funzioni del concetto di neutralit dello Stato in politica interna740, che Schmitt scelse di riproporre senza variazioni nella seconda parte di Il custode della costituzione, per poi inserirlo nella raccolta Positionen und Begriffe del 1940, mostra in modo inequivocabile come lart. 76 WRV, se letto secondo linterpretazione dominante sostenuta, tra gli altri, da Gerhard Anschtz e Richard Thoma, contiene non soltanto una disposizione sulle modifiche della costituzione (come si dovrebbe ammettere secondo il testo letterale), ma fonda addirittura unonnipotenza assoluta, sfrenata ed illimitata, anzi un potere costituente741.
O. Beaud, che in La potenza dello Stato (1994), Napoli, ESI, 2002, pp. 308-311 (:309) riconosce a Schmitt di aver attuato uno spettacolare rinnovamento del concetto di potere costituente, annovera la dottrina schmittiana della costituzione tra quelle che hanno criticato da un punto di vista materiale la tesi della sovranit del potere di revisione; Beaud nota che Schmitt include il potere di revisione tra i poteri costituiti in nome della sovranit del potere costituente. Claude Klein in Teorie et pratique du pouvoir constituant, Paris, PUF, 1996, p. 101 ss., ad attribuire a Schmitt il merito della (re)dcouverte allemande del potere costituente. 739 In LL Schmitt scrive: Wenn eine Verfassung die Mglichkeit von Verfassungsrevisionen vorsieht, so will sie damit nicht, etwa eine legale Methode zur Beseitigung ihrer eigenen Legalitt , noch weniger das legitime Mittel zur Zerstrung ihrer Legitimitt liefern (VA, p. 311). 740 PC, saggio n. 18, pp. 257-264. 741 CC, pp. 170-176 (:172). Nella seconda parte del saggio del 1931, La concreta situazione costituzionale del presente, il pericolo che tramite lart. 76 WRV possano essere stravolte le decisioni politiche fondamentali che stanno alla base della costituzione preso in considerazione nellambito della pi generale trattazione del pluralismo e della neutralit politica dello Stato. La tesi che Schmitt vi sostiene che la Costituzione non pu essere neutrale di fronte alla propria stessa esistenza come costituzione positiva.
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La trattazione del tema del potere costituente contenuta in Dottrina della costituzione e le osservazioni sullart. 76 WRV sviluppate a pi riprese da Schmitt sia nellopera del 1928, sia nei lavori del 1931, Sguardo sui diversi s