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Testo della Conferenza,

Il voto alle donne. Significato e conseguenze,


tenuta da Ernesto Lupo,Primo Presidente emerito della Corte Suprema
di Cassazione, al convegno,
" 02 giugno 1946, le donne con il loro voto, decisero la storia
dell'Italia".

Il primo voto delle donne: significato e conseguenze*.


Sommario: 1. Il 70 anniversario del suffragio femminile.- 2. Il significato del
suffragio femminile.- 3. Le conseguenze del voto sui lavori della Assemblea
costituente.- 4. Le donne nelle istituzioni rappresentative.- 5. Considerazioni
conclusive.
Ernesto Lupo
1.- Il 70 anniversario del suffragio femminile.
Lanniversario del primo voto delle donne in Italia (avutosi nel 1946) non
stato mai ricordato con il risalto che esso ha assunto nellanno in corso, nella
ricorrenza dei 70 anni dallavvenimento: una mostra documentaria organizzata dalla
Camera dei deputati nella Sala della Lupa ove, il 10 giugno 1946, furono proclamati i
risultati del referendum per la scelta tra Monarchia e Repubblica (mostra inaugurata
alla presenza del Presidente della Repubblica ed aperta sino al 31 ottobre dellanno in
corso); la traccia del tema di argomento storico dato allesame di maturit; il tema del
concorso nazionale indetto dal Ministero dellistruzione per tutte le scuole di ogni
ordine e grado; il costante ricordo della ricorrenza in tutte le occasioni in cui, attorno
al 2 giugno, si festeggiata la contemporanea nascita della Repubblica; infine, la
destinazione di una Sala delle donne a Montecitorio (voluta e inaugurata, il 14 luglio
2016, dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, molto attiva per questa
ricorrenza1), a permanente ricordo della prima partecipazione delle donne allattivit
del Parlamento, 70 anni fa.
Il risalto pienamente giustificato dalla importanza dellavvenimento, che, con
lestensione del voto alle donne, port a compimento in Italia il suffragio universale,
fondamento della democrazia. Il voto femminile, conseguito in qualche Stato gi alla
fine dellOttocento (in Nuova Zelanda, nel 1893), una novit che in Europa si
prodotta soprattutto nella prima met del secolo ventesimo, nella maggior parte degli
Stati dopo il primo conflitto mondiale2 e, in parte minore, dopo il secondo conflitto3,
ma, in qualche Stato, solo in anni successivi4. Fuori dallEuropa vanno menzionati gli
* Testo della conferenza tenuta a Centola, il 6 agosto 2016, nel Convegno organizzato dalla Associazione
Progetto Centola, in collaborazione con il Comune di Centola, sul tema: 2 giugno 1946, le donne, con il loro voto,
decisero la storia dellItalia.
1

In coincidenza con linaugurazione della Sala delle donne la Camera dei deputati ha pubblicato il volume Le Prime
Italiane nelle Istituzioni.
2
Qualche indicazione non esaustiva: Russia 1917, Austria 1918, Polonia 1918, Irlanda 1918-1922, Germania 1919,
Olanda 1919, Lussemburgo 1919, Ungheria 1919, Cecoslovacchia 1920, Danimarca 1920, Svezia 1921, Gran Bretagna
1928. Prima ancora del conflitto mondiale la Spagna aveva concesso il voto alle donne nel 1907.
3
Tra gli altri Stati: Bulgaria 1945, Albania 1945, Iugoslavia 1945, Francia 1946, Romania 1946, Malta 1947, Belgio
1948, Grecia 1952.
4
Per esempio: Svizzera 1971, Portogallo 1974. Tutte le indicazioni sulle date di inizio del suffragio femminile nei
diversi Stati sono tratte dalla voce di Fulco Lanchester, Voto: diritto di (dir. pubbl.), in Enc. dir., Giuffr, vol. XLVI,
1993, p.1115.

USA, in cui il XIX Emendamento alla Carta dei diritti (ratificato il 18 agosto 1920)
super la discriminazione sessuale, ma in precedenza il suffragio femminile era stato
previsto in diversi Stati, a partire, nel 1869, dallo Wyoming, primo Stato al mondo a
riconoscere il diritto di voto femminile5.
In Italia il suffragio femminile fu disposto con decreto legislativo
luogotenenziale 1 febbraio 1945 n.23: Estensione alle donne del diritto di voto6.
Esso fu firmato da Umberto di Savoia, che, il 5 giugno 1944 (giorno successivo alla
liberazione di Roma), era stato nominato, dal re Vittorio Emanuele III, Luogotenente
del Regno. Fu una decisione del secondo Governo Bonomi, su sollecitazione di
Alcide De Gasperi e di Palmiro Togliatti (rispettivamente vice-presidente del
Consiglio e Ministro degli esteri), i quali si trovarono subito concordi nella decisione.
Il citato decreto n.23 prevedeva il diritto delle donne di votare, ma non anche di
essere votate e quindi elette7. Si discute se lomissione fu voluta ovvero fu il frutto di
una mera dimenticanza8. Fu comunque necessario un successivo decreto
luogotenenziale 10 marzo 1946 n.74 per sancire anche leleggibilit delle donne che,
come gli uomini, avessero compiuto, il giorno delle elezioni, 25 anni di et.
La prima applicazione delle nuove norme si ebbe con le elezioni
amministrative della primavera del 1946. In diverse domeniche, dal 10 marzo al 7
aprile 1946, si vot per le amministrazioni di 5722 comuni. Fu il primo voto dopo la
caduta del fascismo. Votarono l83 % degli uomini e l81 % delle donne aventi
diritto. Fu una prova generale rispetto alla novit, di ben maggiore rilievo, delle
votazioni politiche del 2-3 giugno 1946, le quali determinarono la nascita della
Repubblica. E con riferimento a queste ultime elezioni che, perci, si soliti parlare
di primo voto delle donne.
Nelle elezioni politiche furono consegnate ai votanti due schede: una relativa al
referendum sul mantenimento della Monarchia ovvero per la scelta della Repubblica,
laltra per eleggere i componenti della Assemblea costituente, avente il compito di
redigere la nuova Costituzione dello Stato, destinata a sostituire il vecchio Statuto
Albertino del 1848, che non era stato idoneo ad impedire lavvento del regime
fascista e la fine della democrazia liberale.
Sia per la novit assoluta del voto politico, sia per limportanza evidente della
scelta referendaria, le donne si accostarono al voto con enorme emozione. Nel
menzionato tema che, questo anno, il Ministero ha dato per lesame di maturit sono
riportati i ricordi di quella votazione espressi da due scrittrici (Alba De Cespedes ed
Anna Banti)9. Mi sembra ancora pi significativa la testimonianza di una elettrice

Chiara Tripodina, 1946-2016. La questione elettorale femminile: dal voto delle donne al voto alle donne (una luce
si intravede), in Rivista italiana dei costituzionalisti, n.3/2016, nt.26.
6
V. il testo del decreto in Donne alle urne. La conquista del voto. Documenti 1864-1946, a cura di Marina dAmelia,
Biblink editori, 2006, p.137.
7
Il diritto di essere elettrici (elettorato attivo) diverso da quello di essere elette (elettorato passivo). In Nuova Zelanda,
per esempio, le donne, come si detto, ebbero il diritto di voto gi nel 1893, ma dovettero attendere il 1919 per ottenere
anche lelettorato passivo.
8
V. Giulia Galeotti, Storia del voto alle donne in Italia, Biblink editori, 2006, p.209 ss.
9
La traccia del tema, in cui sono trascritti i ricordi delle due scrittrici, pu leggersi sul sito del Ministero della
istruzione. Detti ricordi sono riportati da Patrizia Gabrielli, 2 giugno 1946: una giornata memorabile, saggio

comune (Anna Maria Marucelli), in una lettera scritta a Roma il 3 giugno 1946, dalla
quale si desume anche lentusiasmo con cui tutti andarono a votare: Ieri stato un
grande giorno per lItalia. Ti confesso che quando ho avuto le schede in mano il mio
cuore ha accelerato i battiti e la mia mano non era pi tanto ferma. Sapevo che il
mio voto insieme a quello di tanti altri avrebbe deciso le sorti del paese. Speriamo
che Iddio ci abbia ispirati per il meglio. Le cose sono andate abbastanza bene per
quanto difettasse lorganizzazione. Io ho fatto presto: dora appena ma la mamma
dovuta tornare ben 3 volte, ed alla 3 ha fatto una fila di 2 ore e Cesare pure10.
2.- Il significato del suffragio femminile.
Il voto delle donne segn il conseguimento di una aspirazione di vecchia data
che in Italia non si espresse con modalit di protesta eclatanti come quelle del
movimento suffragista sorto in Inghilterra (le cui aderenti furono denominate, con
tono ironico o scherzoso, suffragette11), ma che pure si manifest, chiaramente ed
insistentemente, sin dai numerosi scritti di Anna Maria Mozzoni12, seguace di
Mazzini.
Il primo disegno di legge per lestensione del voto politico alle donne fu
presentato nel 1867 da un uomo (Salvatore Morelli), che, per, era del tutto isolato
nellambiente parlamentare e veniva anche sbeffeggiato per il suo collegamento al
femminismo europeo: ogni volta che prendeva la parola in aula era accolto da
risatine13.
Una petizione al Parlamento redatta dalla Mozzoni fu presentata, nel marzo
1906, dal Comitato Pro Suffragio Femminile14. Tra coloro che la sottoscrissero vi fu
la nota pedagogista Maria Montessori. Nello stesso periodo non poche donne, in
diverse regioni, chiesero liscrizione nelle liste elettorali. Questa richiesta sfoci in
controversie giudiziarie che si conclusero con sentenze contrarie alle donne, ad
esclusione di quella emanata il 25 luglio 1906 dalla Corte di appello di Ancona e
redatta dal famoso giurista Lodovico Mortara, che ritenne legittima tale iscrizione
(chiesta, nel caso di specie, da dieci donne). Ma la sentenza fu subito annullata dalla
Corte di Cassazione15.
Del voto alle donne si discusse molto in Parlamento nel 1912, quando fu
approvato il disegno di legge sul suffragio universale maschile, ma le donne
continuarono ad essere escluse da ogni tipo di votazione. Dopo la guerra, nel 1919, la
pubblicato, oltre che nella rivista indicata nella traccia del tema, anche in un volume della stessa Gabrielli: Il 1946, le
donne, la Repubblica, Donzelli editore, 2009, p.149 ss..
10
La lettera (con la risposta di Franco Leo, allepoca prigioniero) riportata come esergo di un volume pubblicato
recentemente dalla citata docente universitaria P. Gabrielli, Il primo voto. Elettrici ed elette, Castelvecchi, 2016.
11
Pu richiamarsi il recente, omonimo film, ispirato alle azioni di protesta (anche con violenze sulle cose) compiute in
Inghilterra agli inizi del Novecento dalle aderenti al movimento femminista, guidato da Emmeline Pankhurst, che
reclamava il diritto di voto alle donne.
12
E del 1864 il volume della Mozzoni, La donna e i suoi rapporti sociali. Qualche pagina della Mozzoni riportata in
Donne alle urne cit., p.17-25.
13
Cos si espressa la Presidente Laura Boldrini, nellintervista concessa ad Aldo Cazzullo e pubblicata dal Corriere
della sera del 10 luglio 2016, p.21.
14
Una precedente petizione al Parlamento era stata presentata sempre dalla Mozzoni nel 1877.
15
La sentenza fu emanata nel dicembre dello stesso anno 1906. Della Cassazione il Mortara diventer poi Primo
presidente nel lungo periodo 1915-1923.

Camera vot lestensione dellelettorato a tutti i cittadini di ambo i sessi, ma la


proposta non pot essere esaminata dal Senato per la fine anticipata della legislatura.
Si pervenne finanche alla legge del 22 novembre 1925 n.2125, che ammetteva
le donne a votare, ma nelle sole elezioni amministrative16. Questa legge, per, non
ebbe alcun effetto perch il 4 febbraio 1926 fu approvata la legge che aboliva le
amministrazioni locali elettive, con la sostituzione del podest al sindaco.
Caduto il regime fascista, nel 1944 riprese la mobilitazione femminile per il
suffragio elettorale completo, sulla cui richiesta concordarono tutte le rappresentanti
femminili dei sei partiti aderenti al Comitato di liberazione nazionale17. Argomento
nuovo a fondamento della battaglia delle donne fu costituito dal ruolo di rilievo che
lelemento femminile aveva esercitato nella lotta partigiana e nella guerra di
liberazione18. Va, per, detto che ostacoli alla concessione del voto alle donne
provenivano dagli stessi partiti, per effetto di tradizionali remore culturali ed anche
per il timore (presente soprattutto nei partiti di sinistra) degli effetti negativi della
estensione del voto ad un elettorato ritenuto per lo pi di orientamento conservatore19.
Ma, come si detto, De Gasperi e Togliatti, con il decreto del 1 febbraio 1945,
superarono decisamente e rapidamente ogni ostacolo e titubanza20, in coincidenza,
peraltro, con il preannunziato inizio della menzionata settimana per il voto alle
donne21.
La votazione del 2-3 giugno 1946 dimostr la maturit democratica
dellelettorato femminile. La percentuale delle votanti, rispetto alle aventi diritto, fu
dell89%, sostanzialmente non diversa dalla corrispondente percentuale degli uomini
(89,2 %)22. Nel sud e nelle isole la prima percentuale fu, addirittura, superiore alla
seconda23. Le donne dimostrarono che la loro inclusione nel corpo elettorale e la
parificazione, per questo aspetto, agli uomini erano pienamente giustificate.
Appropriatamente la menzionata mostra in corso presso la Camera dei deputati
16

La legge fu approvata con lopposizione dei deputati fascisti.


Partito liberale, Democrazia cristiana, Democrazia del lavoro, Partito dazione, Partito socialista, Partito comunista.
Rilevante fu lattivit, soprattutto, dellUnione delle Donne Italiane (UDI), costituita, nel settembre 1944, su impulso
del Partito comunista, e del Centro Italiano Femminile (CIF), costituito, nel successivo mese di ottobre, dalle
organizzazioni femminili di ispirazione cattolica. Tutti i gruppi femminili, riunitisi a Roma il 25 ottobre 1944 su
iniziativa dellUDI, decisero lorganizzazione della Settimana nazionale per il voto alle donne, fissata per la prima
settimana del febbraio 1945.
18
V. P. Gabrielli, Il 1946, le donne, la Repubblica, cit., p.43 ss.
19
V. lopera citata nella nota precedente, p. 65 ss.
20
E significativo, per intendere il clima generale dellepoca in cui il Governo approv il decreto concessivo del voto
alle donne, il contenuto dellarticolo di Mario Borsa, direttore liberale del Corriere dinformazione del 24 giugno 1945
(subentrato al Corriere della sera, che aveva sospeso le pubblicazioni il precedente 26 aprile), il quale deprecava che si
fosse deciso di dare il voto alle donne senza che questa decisione fosse invocata da un serio, largo, meditato,
consapevole movimento femminista (larticolo stato ripubblicato nel recente volume di D. Messina, 2 giugno 1946.
La battaglia per la Repubblica, edito dal Corriere della sera, 2016, p.182). Il giornalista Borsa metteva a raffronto la
concessione del suffragio femminile in Italia con luguale risultato ottenuto dalle donne in Inghilterra nel 1928, dopo
una battaglia, durata quasi venti anni. Ma tale giudizio, da un lato, ignorava il pi lungo tempo trascorso per pervenire
al suffragio femminile in Italia e, dallaltro, sottovalutava le lotte portate avanti dalle associazioni femminili italiane,
anche se in modo non violento, a differenza delle suffragette inglesi (sulle quali v., ampiamente, P. Gabrielli, op. ult.
cit., cap. II e III.
21
Il decreto di estensione alle donne del diritto di voto fu approvato dal Consiglio dei Ministri del 30 gennaio 1945.
22
In totale le donne votanti furono 12.998.131, gli uomini votanti 11.949.056.
23
Nel sud, 88,2 % di donne, 86,7 % di uomini; in Sicilia, rispettivamente, 86,2 e 84,8; in Sardegna, 87,3 e 84,4. Cfr. G.
Galeotti, Storia del voto alle donne in Italia cit., p.270.
17

contrassegnata dal titolo: 1946. Lanno della svolta. E svolta fu per le


contemporanee novit della nascita della Repubblica, dellavvio dei lavori per la
nuova Costituzione dello Stato, per il primo voto delle donne.
Si comprende cos limportanza che la votazione del 2 giugno ebbe per la
successiva evoluzione della questione femminile e della parit di genere, a partire
dalla attivit della Assemblea costituente e dalle decisioni ivi prese sul contenuto
della legge fondamentale della Repubblica.
3.- Le conseguenze del voto sui lavori della Assemblea costituente.
In esito allelezione dei componenti della Assemblea costituente che si tenne
unitamente al referendum sulla forma dello Stato risultarono elette 21 donne su 556
membri. Il numero delle donne molto basso (3,6 %). Esso si deve, soprattutto, al
numero molto limitato delle candidate: soltanto 226 (molto meno del 10 % del
totale). Le elette furono nove democristiane, nove comuniste, due socialiste ed una
dellUomo qualunque.
Il numero limitato delle donne non imped a quella che la stampa chiam la
piccola pattuglia femminile24 di avere un effetto incisivo sulla nuova Costituzione,
sia per la capacit delle costituenti25, sia soprattutto perch esse svolsero, di regola,
una attivit concorde, a prescindere dalla loro diversa collocazione partitica, per
lintroduzione di disposizioni costituzionali ispirate al principio della uguaglianza di
genere. Va tenuto conto dellassociazionismo femminile su cui le costituenti
appoggiarono la loro azione. In particolare, la comunista Maria Maddalena Rossi
presiedeva lUnione donne italiane e la democristiana Maria Federici era la
presidente del Centro italiano femminile26.
Cinque donne fecero parte della Commissione che redasse il progetto di
Costituzione (c.d. Commissione dei 75), che fu successivamente esaminato e votato
dalla intera Assemblea. Di essa furono componenti, sin dallinizio, la democristiana
Maria Federici, le comuniste Nilde Iotti e Teresa Noce, la socialista Lina Merlin; solo
dal febbraio 1947, la democristiana Angela Gotelli. Due costituenti (Iotti e Gotelli)
fecero parte della prima sottocommissione (diritti e doveri dei cittadini), tre (Federici,
Merlin e Noce) della terza sottocommissione (diritti e doveri economico-sociali),
nessuna della seconda sottocommissione (ordinamento costituzionale della
Repubblica)27.
Presentarono relazioni nelle sottocommissioni la Iotti (sulla famiglia) e
ciascuna delle tre donne della terza sottocommissione sulle garanzie economicosociali per la famiglia (tre relazioni di contenuto diverso, in coerenza con i diversi

24

Cos P. Gabrielli, Il primo voto cit., p.9.


Quattordici delle 21 Costituenti erano laureate, altre operaie ed impiegate e quindi conoscitrici dei problemi sociali e
del lavoro.
26
Secondo lintervento della Rossi nella seduta dellAssemblea costituente del 21 aprile 1947 le due associazioni
contavano unite, circa due milioni di aderenti e la loro influenza nel Paese ben pi grande.
27
E interessante notare che proprio la materia trattata dalla seconda sottocommissione, che poi ha costituito la seconda
parte della Costituzione vigente, quella la cui esigenza di riforma si avvertita ampiamente, con tentativi di modifica
che si prolungano inutilmente da alcuni decenni.
25

partiti delle relatrici)28. Nelle discussioni della Commissione dei 75 in sede plenaria
le costituenti intervennero incisivamente anche sul tema dellaccesso delle donne alla
magistratura (come subito si vedr).
In Assemblea costituente le donne parteciparono soprattutto alla discussione
sulle disposizioni della prima parte della Costituzione. Non possibile qui esaminare
i temi di questi interventi, tra i quali ebbero ampio spazio la famiglia e le condizioni
lavorative della donna29. E sufficiente segnalare i risultati finali costituiti dalle
disposizioni costituzionali che prevedono luguaglianza morale e giuridica dei
coniugi (art.29), prescrivono di protegge(re) la maternit (art.31), tutelano la donna
lavoratrice, che ha gli stessi diritti e, a parit di lavoro, le stesse retribuzioni che
spettano al lavoratore e le cui condizioni di lavoro devono consentire ladempimento
della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre ed al bambino una
speciale adeguata protezione (art.37).
Tra le disposizioni della prima parte della Costituzione mi soffermo soltanto su
quella dellart.51, primo comma, della Costituzione, il cui testo il seguente: Tutti i
cittadini delluno o dellaltro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle
cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla
legge30.
Nel progetto di Costituzione proposto alla Assemblea dalla Commissione dei
75, il testo (del corrispondente art.48) presentava due differenze rispetto a quello
(vigente) dellart.51: 1) dopo la parola eguaglianza si aggiungeva la limitazione, di
forte significato sostanziale, conformemente alle loro attitudini; 2) nella parte
finale del comma, anzich secondo i requisiti, si prevedeva, in modo molto pi
generico, secondo le norme. Maria Federici, a nome di altre dodici donne, propose
con successo in Assemblea la soppressione del riferimento alle attitudini e la
sostituzione alla parola norme (che avrebbe lasciato libero il legislatore ordinario di
prevedere ogni limite allaccesso) della parola requisiti31.
La questione si ripresent quando lAssemblea pass a discutere larticolo sulla
nomina dei magistrati32. Il progetto della Commissione prevedeva che Possono
essere nominate anche le donne nei casi previsti dallordinamento giudiziario. La
disposizione era ammissiva della nomina di magistrati donne, ma anche limitativa
perch la consentiva soltanto nei casi previsti dalla legge. Lemendamento
soppressivo di detta limitazione, proposto da Teresa Mattei e Maria Maddalena Rossi,
fu bocciato dalla Assemblea, che invece soppresse lintera disposizione qui trascritta.
Maria Federici, insieme a diversi altri costituenti (tra cui quattro donne), non si dette
per vinta, ma propose ed illustr un ordine del giorno accolto dallAssemblea, che
ritenne applicabile sul punto la disposizione gi approvata dellart.51, e quindi la
28

Le relazioni indicate nel testo possono leggersi in Le donne della Costituente, a cura di M.T.A. Morelli, Laterza,
2007, p.5 ss. e p. 14 ss.. Esse sono state ripubblicate nel citato volume della Camera dei deputati Le Prime Italiane nelle
Istituzioni, p.115 ss.
29
Una documentazione molto ampia trovasi in Le donne della Costituente cit..
30
Nel 2003, come si vedr, stata apportata una aggiunta alla formulazione qui trascritta.
31
Seduta dellAssemblea costituente del 22 maggio 1947, in cui la Federici osserv: poich le attitudini non si provano
se non col lavoro, escludere le donne da determinati lavori significherebbe non provare mai la loro attitudine a
compierli.
32
Attuale art.106 della Costituzione (art.98 del Progetto).

possibilit per le donne di accedere a tutti gli uffici pubblici, e perci anche alla
magistratura.
La previsione costituzionale dellart. 51 ha poi costituito il fondamento della
sentenza della Corte cost. n.33 del 18 maggio 1960, la quale dichiar incostituzionale
la disposizione (della legge n.1176 del 1919) che escludeva le donne da tutti gli uffici
pubblici che comportassero lesercizio di diritti e potest politiche. La Corte cost., in
tale occasione, afferm che la diversit di sesso, in s e per s considerata, non pu
essere mai ragione di discriminazione legislativa, non pu comportare, cio, un
trattamento diverso dagli appartenenti alluno o allaltro sesso davanti alla legge.
Questa sentenza determin la legge n.66 del 9 febbraio 1963, che ha ammesso
le donne alla magistratura, ove esse sono entrate a partire dallaprile 1965 (nel primo
concorso le donne furono appena otto)33. Oggi il numero delle donne che fanno parte
della magistratura ordinaria (giudici e pubblici ministeri) ha superato quello degli
uomini34.
Il principio fondamentale della Costituzione di cui lart.51 specificazione
quello di pari dignit sociale e di eguaglianza davanti alla legge senza distinzione
di sesso (art.3, primo comma). E essenziale questa ultima precisazione, perch
leguaglianza davanti alla legge era gi affermata, ma in modo generico e senza alcun
riferimento al sesso, dallo Statuto Albertino (art.24). Sulla introduzione nellart.3
della espressa previsione della irrilevanza della distinzione di sesso vi un curioso
dettaglio che merita di essere segnalato agli studiosi della storia della nostra
Costituzione.
Nella autobiografia (edita postuma) di Lina Merlin35, lautrice attribuisce tale
previsione ad un proprio emendamento allart.3 (che, nel progetto di Costituzione
presentato alla Assemblea, era lart.7), in quanto era stata proposta la formula Tutti i
cittadini hanno pari dignit sociale e sono eguali davanti alla legge senza
distinzione di razza, di lingua, di religione, etc, etc36. Era quindi omessa la
menzione, prima della razza, del sesso che oggi si legge nellart.3. La presentazione
dellemendamento poi approvato viene ricordata da pi voci e ne giustamente
sottolineata limportanza37.
33

Per approfondimenti sulla presenza delle donne nella magistratura ordinaria v. Quaderni del CSM, 2014, n.162, ove
sono pubblicati gli atti del convegno (svoltosi il 4 luglio 2013 presso il CSM) sul tema: I primi 50 anni delle donne in
magistratura: quali prospettive per il futuro.
34
Alla data del 27 luglio 2016, su 9215 magistrati in servizio, le donne erano 4719 e gli uomini erano 4496
(rispettivamente, il 51 ed il 49 %).
35
Lina Merlin, La mia vita, a cura di Elena Marinucci, Giunti, 1989 (la Merlin morta il 10 agosto 1979).
Lautobiografia reca la data del 14 marzo 1963 (p.119 del volume), lanno in cui la costituente e poi parlamentare
socialista (in tre legislature) decise di ritirarsi dalla vita politica, anche a seguito delle forti polemiche determinate dalla
approvazione della legge (da lei proposta e fortemente voluta) 20 febbraio 1958 n.75, sulla abolizione della
regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui (chiusura delle case di
prostituzione).
36
V. lopera citata nella nota precedente, p.93-84. La Merlin non precisa in quale fase dei lavori della Costituzione
lemendamento fu da lei presentato ed approvato.
37
Di recente, per esempio, nel volume collettaneo Donne della Repubblica, Il Mulino, 2016, Claudia Galimberti
osserva: con sole quattro parole (senza distinzione di sesso) lei (la Merlin) cambia la vita delle donne e la storia dei
loro diritti (p.119). La frase della Galimberti viene anche ripresa da Dacia Maraini nella Introduzione allo stesso
volume, p.9. Analogamente la recensione del detto volume scritta da Eliana Di Caro, Donne costituenti e diritti, in Il
Sole 24 Ore, domenicale del 12 giugno 2016, p.37.

Sennonch, dellemendamento indicato dalla Merlin, non ho trovato traccia nei


lavori della Costituente38. Il progetto di Costituzione approvato dalla Commissione
dei 75 conteneva gi la precisazione senza distinzione di sesso39, e su di essa non fu
presentato alcun emendamento in Assemblea, che approv larticolo nella seduta
pomeridiana del 24 marzo 194740. Le stesse quattro parole erano gi presenti anche
nella formulazione iniziale dellarticolo proposta dai relatori La Pira e Basso nel
corso dei lavori della prima sottocommissione della Commissione dei 75 41. Sulle
stesse parole non risulta esservi stato alcun emendamento42, n durante le riunioni
della prima sottocommissione43, n nelle sedute plenarie della Commissione dei 75.
Non resta che ipotizzare un intervento della Merlin antecedente al progetto iniziale
dellattuale art.3, redatto dai due relatori. Ma non sembra probabile che questo
intervento abbia potuto esplicarsi attraverso un emendamento formale ad un testo che
- come scrive la Merlin - ometteva il riferimento alla diversit di sesso (omissione
che, invece, non si rinviene gi nella iniziale proposta della disposizione).
Comunque, ci sia stato o meno un apporto femminile nella formulazione
dellart.3 Cost., certo il contributo di rilievo delle pochissime costituenti al testo
dellart.51 e, specificamente, vi fu una loro particolare insistenza sulla ammissione
delle donne alla magistratura, con una sorprendente percezione della importanza che
questa istituzione avrebbe avuto nella attuazione della Costituzione e nella
realizzazione, almeno parziale, delle tante speranze che ne accompagnarono
lapprovazione.
Pu allora condividersi, in linea generale e al di l dei limitati riferimenti qui
fatti, il giudizio retrospettivo dato da Maria Federici secondo cui, se non ci fosse stato
il gruppo di donne alla Costituente, la donna non avrebbe nella Costituzione il posto
che di fatto vi ha44. Forse queste donne meriterebbero di essere conosciute meglio ed
anche apprezzate nei loro valori e nelle attivit svolte durante i lavori per
lelaborazione della Costituzione45. Le sole costituenti che hanno acquisito notoriet
sono Nilde Iotti e Lina Merlin, ma per lattivit politica da loro svolta in epoca
successiva alla Costituzione.
Merita, perci, pieno apprezzamento liniziativa della Presidente della Camera
dei deputati Laura Boldrini che, come si detto, ha voluto una permanente Sala delle
38

Si fa riferimento a La Costituzione della Repubblica nei lavori preparatori dellAssemblea Costituente, Camera dei
deputati, Roma, 1970 (8 volumi).
39
Art.7 del progetto (poi divenuto art.3 della Costituzione), primo comma.
40
La Costituzione della Repubblica cit., vol.1, p.602.
41
La proposta fu presentata dai due relatori nella seduta della sottocommissione dell11 settembre 1946 e costituiva il
contenuto dellart.2, del seguente tenore: Gli uomini, a prescindere dalla diversit di attitudini, di sesso, di razza, di
classe, di opinione politica e di religione, sono uguali di fronte alla legge ed hanno diritto ad uguale trattamento
sociale (La Costituzione della Repubblica cit., vol. VI, p.333).
42
Va tenuto presente, peraltro, che dei lavori della Commissione dei 75 (e delle relative sottocommissione) fu redatto
soltanto un resoconto sommario, mentre il resoconto stenografico si ha solo per le sedute della Assemblea.
43
La Merlin, peraltro, faceva parte, come si detto, della terza sottocommissione, e non della prima.
44
Maria Federici, Levoluzione socio-giuridica della donna alla Costituente, in AA. VV., Studi per il ventesimo
anniversario dellAssemblea Costituente, vol. II, Vallecchi, 1969.
45
Al riguardo stato gi citato il volume Le donne della Costituente, che contiene i profili biografici delle 21
costituenti. Questi profili sono stati ora ripubblicati in Le Prime Italiane nelle Istituzioni, cit.. In un altro recente volume
(collettaneo) Donne della Repubblica, Il Mulino, 2016, sono illustrate le figure delle costituenti Teresa Noce, Teresa
Mattei, Nilde Iotti e Lina Merlin.

donne, in cui vi la fotografia delle 21 costituenti, che possono ben qualificarsi


madri della Costituzione, da aggiungersi alla tradizionale considerazione dei padri
della Costituzione.
4.- Le donne nelle istituzioni rappresentative.
Le disposizioni costituzionali sulluguaglianza dei sessi hanno costituito
linizio di un lungo percorso, ancora in svolgimento, verso la parit di genere. In
questo iter complesso (per lampiezza dei settori coinvolti) e frastagliato (per le
difficolt che esso ha incontrato e ancora affronta) va segnalata, in particolare,
lazione essenziale della Corte costituzionale, che ha adeguato lordinamento
legislativo alle norme costituzionali, anticipando in pi casi lintervento del
legislatore. Questo percorso concerne quasi tutti i settori dellordinamento giuridico e
non pu, per la sua ampiezza, essere esaminato in questo scritto.
Qui vogliamo fare cenno soltanto ad un tema specificamente collegato
allattuale anniversario: quello dellingresso delle donne nelle istituzioni
rappresentative. Nel giugno di 70 anni fa 21 donne entrarono, per prime, nel
Parlamento italiano, in rappresentanza della Nazione, come si esprime lart.67
Cost. (e gi lart.41 dello Statuto). Nel 1946 stato recentemente ricordato46
furono anche elette dieci sindache (di comuni non grandi), cosa che non sarebbe stato
possibile se non si fosse attribuita alle donne la capacit di essere elette nelle
votazioni amministrative.
Quale seguito ha avuto la presenza femminile nelle istituzioni rappresentative
in questo lungo periodo di tempo?
E noto che questa presenza stata sempre molto limitata. Le difficolt, di
varia natura, sono state molteplici. Esse hanno evidenziato linsufficienza di una
azione politica e legislativa diretta semplicemente a superare le discriminazioni di
genere (dirette ed indirette) e la conseguente necessit di svolgere azioni positive al
fine di pervenire alla parit di chances tra i due sessi. Le azioni positive, in linea
generale, trovano il loro fondamento costituzionale nel principio di uguaglianza
sostanziale che, nel capoverso dellart.3 Cost., fa seguito al principio di uguaglianza
formale affermato dal primo comma e costituente il tradizionale sostegno della non
discriminazione tra i sessi.
Si allora perseguito un indirizzo di fondo inteso a promuovere la parit di
accesso alle cariche elettive o, come anche si dice, le pari opportunit. Ci ha
comportato modifiche integrative della Costituzione e, in particolare, dellart.51,
primo comma, che, come abbiamo visto, pone il principio delluguaglianza dei sessi
nellaccesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive. A tale uguaglianza si
aggiunta la prescrizione, secondo cui A tale fine la Repubblica promuove con appositi

46

Linnovativo ricordo di queste prime sindache avvenuto con lapertura della menzionata Sala delle donne nella
Camera dei deputati, ove sono state collocate le loro fotografie. Per i nomi delle dieci sindache ed i rispettivi comuni v.
Le Prime Italiane nelle Istituzioni, cit., p.129 ss., ove sono scritti anche brevi cenni biografici per ciascuna di loro.

10

provvedimenti le pari opportunit tra donne e uomini (cos la legge costituzionale 30


maggio 2003 n.147).
La modifica dellart.51 della Costituzione era stata preceduta da altre due leggi
costituzionali di analogo contenuto relative agli ordinamenti regionali. La legge
costituzionale 18 ottobre 2001 n.3 ha inserito nel testo riscritto dellart.117 Cost. un
nuovo comma, secondo cui Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che
impedisce la piena parit degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed
economica e promuovono la parit di accesso tra donne e uomini nelle cariche
elettive. Alle cinque regioni speciali si riferisce la legge costituzionale n.2 del 31
gennaio 2001, la quale impone alle relative leggi di promuove(re) condizioni di
parit di accesso alle consultazioni elettorali, al fine di conseguire lequilibrio
della rappresentanza dei sessi.
Solo in epoca recente il nuovo indirizzo costituzionale ha dato risultati
concreti. La presenza femminile nellattuale Parlamento nazionale del 30 % rispetto
al totale dei componenti48. Minore , invece, la percentuale delle sindache nei 7.998
comuni dItalia: alla data del 1 luglio 2016, esse erano n.1116, onde amministravano
soltanto il 13,94 % dei comuni (ed il 15,97 % della popolazione)49.
Con enorme ritardo una donna ha occupato posti rappresentativi negli organi
costituzionali. La prima donna Presidente della Camera dei deputati (Nilde Iotti)
stata eletta il 20 giugno 1979. La prima donna ministra (Tina Anselmi) stata
nominata il 30 luglio 197650. La prima Presidente di Giunta regionale (Anna Nenna
DAntonio51) stata eletta il 2 dicembre 1980.
Se va sottolineato che la percentuale delle ministre nellattuale Governo del
52
38 % , non si possono ignorare i tre specchi che, con ammirevole fantasia, sono stati
collocati nella ora inaugurata Sala delle donne. Essi stanno ad indicare le tre cariche
rappresentative che non sono state finora ricoperte da alcuna donna: Presidente della
Repubblica, Presidente del Senato, Presidente del Consiglio dei Ministri. La frase
apposta vicino a ciascuno dei tre specchi (potresti essere tu la prima) di augurio e
di incentivo a tutte le donne che in essi avranno modo di guardarsi.
47

La legge costituzionale si resa necessaria a seguito della sentenza della Corte cost. n.422 del 12 settembre 1995, che
aveva dichiarato lincostituzionalit di disposizioni legislative che imponevano nelle liste delle candidature quote
minime dei componenti di ciascun sesso. Successivamente la Corte ha mutato orientamento con la sentenza n.49 del 13
febbraio 2003. Sulla vicenda v. Giuditta Brunelli, Donne e politica. Quote rosa? Perch le donne in politica sono
ancora cos poche, Il Mulino, 2006, p.47 ss.. Marilisa DAmico-Alessandro Concaro, Donne e istituzioni politiche,
Giappichelli, 2006, 29 ss.. Recentemente v. Marta Cartabia, Il principio di pari opportunit nella giurisprudenza
costituzionale, in Quaderni del CSM cit., p.53 ss. e Chiara Tripodina, 1946-2016. La questione elettorale femminile
cit., che, nel 4 (p.14-29), traccia un quadro completo del diritto allelettorato passivo femminile dal secondo
dopoguerra ad oggi.
48
La media dei Paesi europei del 37 %.
49
La percentuale era pi bassa se riferita ai soli comuni capoluoghi di provincia: l8,25 % (8 comuni sul totale di 97).
Nei comuni capoluoghi di regione le sindache erano 3 su 20 (15,00 %).
50
Tina Anselmi stata nominata Ministra del lavoro e della previdenza sociale. In tale carica, dopo pochi mesi, il 21
gennaio 1977, present al Parlamento, in applicazione dellart.37 Cost., il disegno di legge governativo sulla parit di
trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro, divenuto la legge 9 dicembre 1977 n.903. Alla Anselmi come
Ministro stato recentemente dedicato un francobollo, iniziativa rara per una persona vivente (Eliana Di Caro, in Il
Sole-24 ore, domenicale del 22 luglio 2016, p.29).
51
La regione di cui stata presidente la DAntonio lAbruzzo. Queste notizie, nonch cenni biografici delle tre donne
indicate nel testo, possono leggersi in Le Prime italiane nelle Istituzioni, cit.
52
La percentuale superiore alla media dei Paesi dellUnione europea, che del 33 %.

11

5.-Considerazioni conclusive.
Con una valutazione globale dei 70 anni trascorsi dal 1946, anno della svolta,
si pu dire che la situazione della donna profondamente cambiata sia nella societ
italiana, sia nelle istituzioni pubbliche. Si sono avuti enormi miglioramenti53, ma si
ancora lontani dallavere raggiunto, nella realt concreta, il traguardo costituzionale
della piena uguaglianza di genere54.
Si specificamente indicato il deficit di presenza femminile negli organi
costituzionali di natura rappresentativa. Ma se si volge lo sguardo agli organi
giudiziari, a cui, come si visto, si era dedicato il particolare impegno delle
costituenti, si constata che questo deficit si presenta, per qualche aspetto, ancora
maggiore. Ed invero nessuna donna ha finora rivestito le cariche di presidente della
Corte costituzionale55 ovvero di una delle supreme magistrature ordinaria ed
amministrativa (cos definite dallart.135 Cost.)56. Indubbiamente sussistono ragioni
temporali dipendenti dal ritardo quasi ventennale con il quale, come si detto, le
donne sono state ammesse ai concorsi per dette magistrature, onde soltanto un
numero limitato di donne ha finora raggiunto lanzianit necessaria per concorrere
alle posizioni di vertice. Ma la limitata presenza femminile non cessa di essere un
fenomeno reale e di indicare il cammino che ancora deve essere percorso e che
davanti alle generazioni future, come figurativamente prospettato dalla installazione
nella Sala delle donne degli specchi, che, nella totalit delle istituzioni pubbliche,
sono ben pi dei tre in essa collocati.

53

I miglioramenti avutisi, indubbi sul piano della posizione giuridica della donna (nella sfera privata ed in quella
pubblica), non possono, per, ignorare lelevata frequenza dei c.d. femminicidi, e cio degli omicidi di donne dovuti a
motivi di genere. Nel Corriere della sera del 4 agosto 2016 (p.17) si afferma che negli ultimi dieci anni le donne
ammazzate nel nostro Paese sono state 1.740: di queste 1.251 in famiglia (846 allinterno della coppia). Tale
fenomeno, quali che siano le sue ragioni profonde, dimostra che la parit di genere, nella mentalit degli uomini italiani,
ben lungi dallessere raggiunta.
54
Il percorso verso tale traguardo bene espresso dal titolo di uno scritto di S. Gambino, Verso la democrazia
paritaria.cavalcando le lumache, in www.asrid-online.it, 2005.
55
Scarsa stata sempre la presenza femminile nella Corte costituzionale, essendosi essa limitata in passato soltanto ad
una dei 15 componenti (e solo a partire dal 4 novembre 1998, in cui il Presidente della Repubblica Scalfaro nomin la
prima componente donna, Fernanda Contri). Solo recentemente (dal novembre 2014), tale presenza ha raggiunto il
numero attuale di tre componenti.
56
Ci si riferisce alla Corte di cassazione, al Consiglio di Stato ed alla Corte dei conti, ai cui vertici non stata mai
nominata una donna. Anche nelle cariche direttive degli uffici della magistratura ordinaria si rileva tuttora una presenza
sensibilmente minore delle donne: alla data del 27 luglio 2016, nei posti direttivi degli uffici giudicanti la proporzione
era del 72 % di uomini e del 28 % di donne; nei posti direttivi degli uffici di pubblico ministero tale proporzione era,
rispettivamente, dell84 e del 16 %. La tendenza , per, verso una lenta diminuzione (soprattutto negli uffici
giudicanti) della ampia forbice, dovuta in rilevante misura al ritardo con cui le donne sono state ammesse nella
magistratura.

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Alcune fotografie che documentano momenti dellevento,


sono qui di seguito riprodotte

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