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noumeno ci che l'uomo non pu conoscere.l'uomo pu avere conoscenza solo attraverso l'esperienza.

una cosa in s non potremo mia coglierla nella sua totalit ma solo i fenomeni che vengono a noi manifestati. critica alla ragion pura.innanzitutto k si occupa di trascendentali.questa critica espone il modo in cui l'uomo arriva alla conoscenza attraverso:estetica trascendentale.analitica trascendentale.dialettica trascendentale.estetica si ocupa delle intuizioni a priori di spazio e tempo.l'uomo non pu avere esperienza al di fuori delle rappresentazioni originarie di spazio e tempo.la cosa in s trasmette info che io colloco in un detreminato spazio e tempo.materia=fenomeni forma=spazio tempo->intuizioni fenomeniche. 5 anni fa dall'estetica si passa all'analitica.bisogna pe distinguere prima fra ragione e intelletto.la ragione si occupa dll'incondizionato ci che io non posso conoscere la totalit delle cose e delle esperienze.intelletto si occupa invece del condizionato delle esperienze sensibili che poi verranno elaborate attraverso la logica trascendentale. analitica:si occupa delle categorie,concetti apriori dell'uomo che gli permettono di formulare giudizi d'esperienza,ovvero pensare.le intuizioni fenomeniche vengono categorizzate in quantit:unit molteplicit totalit qualit:limitazione realt negazione relazione:causalit sostanzialit reciprocit modalit:poss/imposs esistente/inesis necessario/contingente. quantit si parla di una cosa di pi cose o tutte. qualit:una cosa appartiene alla realt,non appartiene o appartiene a una realt invece che un'altra. relaz:una causa dell'altra,appartiene a una sostanza,una agisce sull'altra reciprocamente. modalit:pu essere o no esiste o no necOno 5 anni fa dialettica si occupa delle idee pure di mondo anima e dio.qui k usa la ragione.mondo=cosmologia razionale. anima=psicologia razionale. dio=teologia razionale. k le critica.le idee pure non possono essere conosciute dall'uomo fanno parte dell'incondizionato.del mondo non faccio tutte le esperienze quindi conosco solo un mondo parziale e non totalitario. idea di anima errore:paralogisma.la metafisica(che k nega come scinza ma non come fede)dice che l'anima una sostanza in s che io posso cogliere.critica:dell'anima percepisco solo atteggiamneti e atti es pensare capire sentire ma non il denom comuneovvero l'anima nella sua totalit. mondo:4antinomie coppie di prop contrarie ritenute vere ma non dimostrabili:universo finito/infinito divisibile all'infinito/atomo ente necessario/no dio mondo metamicistico/libert nessuna delle affermazioni pu essere dimostrata perch non conosciamo il mondo nella sua totalit ma solo nella sua particolarita di fenomeni ed esperienze 5 anni fa dio:le tre prove della sua esistenza:ontologica cosmologica teleologica(legate fra loro)onto:dio perfetto contiene in se l'esistenza.critica.posso pensare che esista ma non posso verificare che realmente ci sia. cosmo.principio di causalit ente necessario creatore del mondo perfetto(ricade nella critica onto)il princ d causalit valido solo nell'esperienza.nona bbiamo esperienza di dio quindo non valido. teleologico:architetto che agisce secondo un suo scopo,regolatore del mondo dia rmonia e bellezza ente creatore perfetto necessario(ricade nelle critiche precedenti. 5 anni fa l'uomo quando pensa produce dei giudizi che possono essere di 3tipi.1giudizi analitici es il triangolo a tre angoli.sono giudizi non fecondi in quanto non mi dicono nulla di nuovo sul mondo ma sono universali in quanto scontato e necessario. 2giudizi sintetici apost particolari e contingenti il pred non incluso nel sogg es il libro sul tavolo.particolari perch mi dicono qualcosa di nuovo sulla realt ma contingenti perch non sono una verit assoluta.3giudizi sintetici a priori di k.sono la sintesi dei primi due es il calore dilata i metalli.sono universali e necessari.sintetico.mi dice qls di nuovo sulla realt analitico: un giudizio universale veritativo.si basa sull'esperienza e i codici dell'Io 5 anni fa ragion pratica critica:pi importante di quella pura perch si avvicina di pi al noumeno che invece teoricamente non possibile conoscere.si occupa della morale. riv copernicana:non la morale che si fonda sulla religione ma il contrario.invece ambito conoscitivo non il sogg che va verso l'ogg ma il contrario. ogni uomo ha una vox animae una voce interiore coscienza.sta all'uomo decidere se seguirla o no. una forma a priori che dento l'uomo.essa si esprime in 2imperativi:"se...devi"ipotetico che non tutti sentono e si pu decidere se seguirlo o no e il "devi"categorico che ttt percepiamo ma che siamo liberi di seguire o meno. massime:agisci come se la tua azione fosse universale,non fare agli altri ci che non vuoi che loro facciano a te. 2non usare l'altro come mezzo ma fallo diventare il tuo scopo il tuo fine. 5 anni fa 3tipi di morale:1dalla religione.no perch dio c' se la mia volont lo vuole eterenoma 2ipotetico del se devi individualistica perch differisce da uomo a uomo 3autonoma del categorico a priori e contenuti a posteriori. 5 anni fa 3postulati inerenti esistenza di dio immortalit dell'anima e la libert dell'uomo. inanzitutto per kant le idee pure non sono dimostrabili ma sono ritenute vere dalla mia volont e fede.esse servono ad ampliare la mia conoscenza non posso conoscere tutto ma come se potessi farlo. libert:sono libero di scegliere se rispondere alla coscienza e agli imperativi.la scelta ha senso solo se si ha libert. anima:dentro di me ho un sentimento di perfezionamento che voglio raggiungere.non essendo possibile nella vita terrena allora devo credere che potr raggiungere la perfezione nell'aldil dio:stabilisce un rapporto di virt e giustizia non esistenti nella terra e che quindi mi daranno felicit. 5 anni fa

esperienza limite ma necessaria per avere conoscenza:limite in quanto oltre ad essa non posso conoscere nulla,necessaria perch senza di essa non posso avere conoscenza. Fichte 1. Perch per Fichte la filosofia deve essere dottrina della scienza? Perch la dottrina della scienza quel sapere assolutamente certo e infallibile che si identifica con lesposizione del sistema dello spirito umano. Tale sapere prende la forma di una scienza della scienza, ossia di una teoria volta a mettere in luce il principio primo ossia lIo su cui si fonda ogni scienza, per poi dedurre da esso ogni realt. 2. Qual il principio primo del sapere? POSSIBILE RISPOSTA: Il principio primo del sapere , per Fichte, lIo stesso. Infatti, ogni altro preteso principio (ad es. la legge di identit: A = A) presuppone lIo ed posto dallIo: Noi siamo partiti dalla proposizione: A = A, non come se da essa si potesse dedurre la proposizione: Io sono, ma perch dovevamo partire da una qualunque proposizione certa, data nella coscienza empirica. Ma anche nella nostra spiegazione si visto che non la proposizione: A = A il fondamento della proposizione: Io sono, ma che piuttosto questultima il fondamento della prima. A sua volta, lIo non posto da altri, ma si configura come unattivit auto-creatrice che si pone da s. Per deduzione Fichte intende la dimostrazione e la giustificazione sistematica di tutte le proposizioni della filosofia per mezzo dellIo. A differenza di quella kantiana, che una deduzione trascendentale o gnoseologica, cio diretta a giustificare le condizioni soggettive della conoscenza (le categorie), la deduzione fichtiana una deduzione assoluta o metafisica, poich intende servirsi dellIo, che a sua volta indeducibile, essendo dato a se stesso tramite un atto di intuizione intellettuale, per spiegare lintero sistema della realt: Tutto il dimostrabile deve essere dimostrato tutte le proposizioni debbono essere dedotte tranne quel primo e supremo principio. Per intuizione intellettuale Fichte intende lauto-intuizione immediata che lIo ha di se stesso in quanto attivit auto-creatrice. Attivit per la quale conoscere qualcosa (se medesimi o gli oggetti) significa fare o produrre tale qualcosa ed esserne, implicitamente o esplicitamente consapevoli. Uno dei testi pi significativi ed accessibili di Fichte afferma: chiamo intuizione intellettuale questintuizione di se stesso di cui ritenuto capace il filosofo, nelleffettuazione dellatto con cui insorge per lui lio. Essa la coscienza immediata che io agisco, e di ci che agisco: essa ci per cui so qualcosa perch la faccio. Che una tale facolt dellintuizione intellettuale esista, non si pu dimostrare per concetti, ne si pu sviluppare da concetti quello che essa . Ognuno deve trovarla immediatamente in se stesso, altrimenti non imparer mai a conoscerla. La richiesta di dimostrargliela per ragionamenti ancor pi sorprendente di quella, ipotetica, di un cieco nato di spiegargli, senza chegli debba vedere, che cosa sono i colori. E pero possibile dimostrare a ciascuno nella sua esperienza personale da lui stesso ammessa che questintuizione intellettuale presente in tutti i momenti della sua coscienza. Io non posso fare un passo, muovere una mano o un piede, senza lintuizione intellettuale della mia autocoscienza in queste azioni; solo merce questintuizione so di essere io a compierli, solo in forza di essa distinguo il mio agire, e me in esso, dalloggetto, in cui mimbatto, dellazione. Chiunque si attribuisce unattivit fa appello a questintuizione. In essa la fonte della vita, e senza di essa la morte. Inoltre 1)lintuizione intellettuale, come risulta dal passo citato, presente a ciascuno, sebbene raggiunga la piena coscienza di se solo nel filosofo. 2) Con il concetto di intuizione intellettuale Fichte attribuisce alluomo quellintuito creatore che Kant attribuiva solo a Dio. 3. Che cos lIo per Fichte? POSSIBILE RISPOSTA: Per Io Fichte intende il principio assolutamente primo, assolutamente incondizionato, di tutto Lumano sapere , ovvero unattivit autocreatrice, libera, assoluta ed infinita. In Fichte assistiamo quindi ad una sorta di enfatizzazione metafisica dellIo, che da semplice condizione del conoscere (comera llo penso di Kant) diviene la fonte del reale, cio Dio. LIo viene anche definito come Autocoscienza. LAutocoscienza di cui parla Fichte si identifica con lIo, ovvero con la consapevolezza che il soggetto ha di se medesimo. Consapevolezza che sta alla base di ogni conoscenza. Infatti, io posso avere coscienza di un oggetto qualsiasi solo in quanto ho nello stesso tempo coscienza di me stesso: Non si pu pensare assolutamente nulla senza pensare in pari tempo il proprio Io come cosciente di se stesso; non si pu mai astrarre dalla propria autocoscienza. In quanto Autocoscienza, lIo risulta quindi, per definizione, unattivit che ritorna sopra di s. 4. Perch lIo viene definito come attivit autocreatrice e quali caratteristiche possiede? POSSIBILE RISPOSTA: LIo unattivit autocreatrice poich esso, a differenza delle cose, che sono quello che sono, pone o crea se stesso: Ci il cui essere (o la cui essenza) consiste puramente nel porsi come esistente, lIo come soggetto assoluto; LIo quel che esso si pone. Questa prerogativa dellIo viene illustrata da Fichte con il concetto di Tathandlung. Tathandlung un termine caratteristico che usa Fichte per alludere al fatto che lIo , nello stesso tempo, attivit agente (Tat) e il prodotto dellazione stessa (Handlung), ovvero che lIo ci che egli stesso si crea o produce (esse sequitur agere: noi siamo quel che ci facciamo). LIo pone se stesso ed in forza di questo puro porsi per se stesso [...]. Esso , in pari tempo, lagente e il prodotto dellazione; ci che attivo e ci che prodotto dellattivit. Inoltre in quanto attivit auto-creatrice, lIo risulta strutturalmente libert. Lassoluta attivit la si chiama anche libert. La libert la rappresentazione sensibile dellauto-attivit. In quanto attivit creatrice ed auto-creatrice, lIo , per definizione, un essere assoluto, ovvero un ente in-condizionato ed infinito che non dipende da altro, ma da cui tutto il resto dipende. In quanto assoluto, lIo infinito. Infatti, tutto ci che esiste esiste soltanto nellIo e per lIo, il quale, di conseguenza, ha tutto dentro di s e nulla fuori di s: In quanto assoluto lIo infinito e illimitato. Esso pone tutto ci che ; e ci che esso non

pone, non (per esso; fuori di esso non ce nulla). Quindi, in questo riguardo, lIo abbraccia in s tutta la realt.... LIo detto anche, con linguaggio kantiano, Io puro, poich esso si identifica con unattivit scevra (= pura) da condizionamenti empirici. 5. Quali sono i momenti del processo dialettico dellIo? POSSIBILE RISPOSTA: I principi della Dottrina della scienza, ossia le cosiddette proposizioni fondamentali della deduzione fichtiana, sono tre. La prima afferma che LIo pone se stesso. La seconda che LIo pone un non-io. La terza che LIo oppone nellIo ad un io divisibile un non-io divisibile. In altri termini, la prima proposizione stabilisce come il concetto di Io in generale si identifichi con quello di unattivit autocreatrice ed infinita. La seconda stabilisce che lIo non solo pone se stesso, ma oppone anche a se stesso qualcosa che, in quanto gli opposto non-io. Tale non-io tuttavia posto dallIo ed e quindi nellIo. II terzo principio mostra come lIo, avendo posto il non-io, si trovi ad essere limitato da esso, ovvero ad esistere sotto forma di un io divisibile (= molteplice e finito ) avente di fronte a s altrettanti oggetti divisibili. II secondo principio, osserva Fichte, non risulta, a rigore, deducibile dal primo poich la forma dellopporre cos poco compresa nella forma del porre, che le anzi piuttosto opposta. II che un modo per dire che il finito non risulta deducibile dallinfinito, ossia che fra lassoluto e il finito v un intervallo, uno iato, una soluzione di continuit. Tutto ci non toglie, come risulta chiaro soprattutto dalla terza ed ultima parte della Dottrina della scienza che il non-io funzioni da urto indispensabile per mettere in moto lattivit dellIo e si configuri quindi come condizione necessaria affinch vi sia un soggetto reale: Lattivit dellIo procedente allinfinito deve essere urtata in un punto qualunque e respinta in se stessa [...]. Che questo accada, come fatto, non si pu assolutamente dedurre dallIo, come pi volte stato ricordato; ma si pu certamente dimostrare che questo fatto deve accadere, affinch una coscienza reale sia possibile In altri termini, pur essendo indeducibile, in assoluto, dallequazione Io = Io, il non-io risulta indispensabile per spiegare lesistenza di una coscienza concreta, la quale postula necessarimente la struttura bipolare soggetto-oggetto, attivit-ostacolo, posizione- opposizione: quellopposto non fa se non mettere in movimento lIo per lazione, e senza tale primo motore al di fuori di esso, lIo non avrebbe mai agito; e poich la sua esistenza non consiste se non nellattivit, non sarebbe neppure esistito. 6. Che cos il Non-Io? POSSIBILE RISPOSTA: Non-Io. Con questo termine Fichte intende il mondo oggettivo in quanto posto dallIo ma opposto allIo; Nulla posto originariamente tranne lIo; questo soltanto posto assolutamente. Perci soltanto allIo si pu opporre assolutamente. Ma ci che opposto allIo = Non-io. Non-io, oggetto, ostacolo, natura, materia ecc. in Fichte sono tutti termini equivalenti. In concreto, il non-io si identifica con la natura interna (il nostro corpo e i nostri impulsi) ed esterna (le cose prive di ragione). 7. Cosa intende Fichte per io finito? POSSIBILE RISPOSTA: Lio finito o divisibile o empirico lIo, il quale, avendo posto il non-io, si trova ad essere limitato da esso, cio ad esistere concretamente sotto forma di un individuo condizionato dalla natura (interna ed esterna) e per il quale la purezza dellIo assoluto rappresenta solo un ideale o una missione. 8. Come pu essere descritto il rapporto tra lIo e gli io finiti? POSSIBILE RISPOSTA: Il rapporto fra lIo infinito e gli io finiti pu essere descritto dicendo che lIo non tanto la sostanza o la radice metafisica degli io finiti, quanto la loro meta ideale. Anzi, linfinito per luomo pi che consistere in unessenza gi data, si configura come dover-essere e missione. Tanto pi che lIo infinito coincide con un Io assolutamente libero, ossia con uno spirito scevro di ostacoli e di limiti. Situazione che per luomo rappresenta una semplice aspirazione. Di conseguenza, dire che lIo infinito la missione o il dover-essere dellio finito significa dire che luomo uno sforzo infinito verso la libert, ovvero una lotta inesauribile contro il limite. Infatti, se luomo. riuscisse davvero a vincere tutti i suoi ostacoli, si annullerebbe come Io, cio come attivit. 9. Che cosa il processo dialettico per Fichte? POSSIBILE RISPOSTA: Dialettica. Con questo termine, tipico di Hegel, si intende il principio gi presente in Fichte sin dalla Dottrina della scienza del 1794 della struttura triadica della vita spirituale (tesi antitesi sintesi) e il concetto di una sintesi degli opposti per mezzo della determinazione reciproca. Gli opposti o i contrari di cui parla Fichte sono lIo (la tesi) ed il non-io (lantitesi) e la sintesi loro reciproca determinazione. 10. Fichte effettua unanalisi di due modi di far filosofia. Se ne propongano le definizioni e si illustri come avviene la scelta tra le due. POSSIBILE RISPOSTA: I due modi di far filosofia sono: il dogmatismo e lidealismo. II dogmatismo, secondo Fichte, quella posizione filosofica che consiste nel partire dalla cosa in s e dalloggetto per poi spiegare, su questa base, lio o il soggetto. In virt delle sue premesse, lidealismo, che una forma di realismo in gnoseologia e di naturalismo in metafisica, finisce sempre per sfociare nel determinismo e nel fatalismo: ogni dogmatico conseguente per necessit fatalista, nega del tutto quellautonomia dellIo su cui lidealista costituisce, e fa dellIo nientaltro che un prodotto delle cose, un accidente del mondo: il dogmatico conseguente per necessita anche materialista Lidealismo, filosofia scelta da Fichte, quella posizione filosofica che consiste nel partire dallIo e dal soggetto per poi spiegare, su questa base, la cosa o loggetto: II contrasto tra lidealista e il dogmatico consiste propriamente in ci: se lautonomia dellio debba essere sacrificata a quella della cosa o viceversa; Lessenza della filosofia critica consiste in ci, che un Io assoluto viene posto come assolutamente incondizionato e non determinabile da nulla di pi alto; Nel sistema critico la cosa ci che posto

nellIo; nel dogmatico, ci in cui lIo stesso posto. La difesa della autonomia e incondizionatezza dellIo fa s che lidealismo si configuri, per definizione, come una dottrina della libert. La scelta fra idealismo e dogmatismo secondo Fichte dipende da come si come uomini, ossia da unopzione etica di fondo, in quanto lindividuo fiacco e inerte sar spontaneamente portato al dogmatismo e al naturalismo, mentre lindividuo solerte e attivo sar spontaneamente portato allidealismo: La ragione ultima della differenza fra idealista e dogmatico [...] la differenza del loro interesse. Linteresse supremo, principio di ogni altro interesse, quello che abbiamo per noi stessi. II che vale anche per il filosofo. La scelta di una filosofia dipende da quel che si come uomo, perch un sistema filosofico non uninerte suppellettile, che si pu lasciare o prendere a piacere, ma animato dallo spirito delluomo che lha. Un carattere fiacco di natura o infiacchito e, piegato dalle frivolezze, dal lusso raffinato e dalla servit spirituale, non potr mai elevarsi allidealismo

11. Che cosa la conoscenza per Fichte?

12. Che cosa la morale per Fichte? POSSIBILE RISPOSTA: La morale, per Fichte, consiste nellazione dellIo sul non-io e assume la forma di.un dovere volto a far trionfare, al di l di ogni ostacolo, lo spirito sulla materia. Dovere che esprime il senso di quello sforzo che lIo: Il mio mondo oggetto e sfera dei miei doveri, e assolutamente niente altro... Lo sforzo (Streben), che Fichte definisce un concetto importantissimo per la parte pratica della dottrina della scienza coincide con lessenza stessa delluomo, inteso come compito infinito di auto-liberazione dellIo dai propri ostacoli: Lio infinito, ma solo per il suo sforzo; esso si sforza di essere infinito. Ma nel concetto stesso dello sforzo gi compresa la finit.... In altri termini, Fichte riconosce nellideale etico il vero significato dellinfinita dellIo. LIo infinito (sia pure tramite un processo esso stesso infinito) poich si rende tale, svincolandosi dagli oggetti che esso stesso pone. E pone questi oggetti perch senza di essi non potrebbe realizzarsi come attivit e libert. 13. Perch per Fichte si pu parlare di subordinazione della ragion teoretica alla ragion pratica? POSSIBILE RISPOSTA: Primato della ragion pratica, Con questa espressione Kant aveva designato il fatto che la morale ci da, sotto forma di postulati, ci che la scienza ci nega (la libert, limmortalit e Dio). Fichte intende invece, con essa, il fatto che la conoscenza e loggetto della conoscenza esistono solo in funzione dellagire: <<La ragione non pu essere neppure teoretica, se non pratica; Tu non esisti per contemplare e osservare oziosamente te stesso o per meditare malinconicamente le tue sacrosante sensazioni; no, tu esisti per agire; il tuo agire e soltanto il tuo agire determina il tuo valore. Noi agiamo perch conosciamo, ma conosciamo perch siamo destinati ad agire; la ragion pratica la radice di ogni ragione. Di conseguenza, il criticismo etico di Kant diviene, con Fichte, una forma di moralismo metafisico che vede nellazione la ragion dessere e lo scopo ultimo delluniverso. 14. Come pu essere definito lIdealismo di Fichte? POSSIBILE RISPOSTA: Il pensiero del primo Fichte stato denominato idealismo soggettivo ed etico in quanto fa dellIo o del soggetto il principio da cui tutto deve essere dedotto e concepisce lazione morale come la chiave di interpretazione della realt (= moralismo). 15. Qual il fine delluomo per Fichte? POSSIBILE RISPOSTA: Secondo Fichte il fine delluomo in societ quello di farsi liberi e di rendere liberi gli altri, in vista della completa unificazione e concordia di tutti gli individui: E uno degli impulsi fondamentali delluomo quello di poter riconoscere fuori di se esseri razionali simili a lui [...]. Luomo destinato a vivere in societ, deve vivere in societ; se vivesse isolato non sarebbe uomo compiutamente.... La missione del dotto, in quanto educatore e maestro dellumanit, e quella di additare i fini essenziali del vivere insieme e di segnalare i mezzi idonei per il loro conseguimento, in vista del perfezionamento progressivo della specie. 16. Qual la missione delluomo? POSSIBILE RISPOSTA: In conclusione, il compito supremo delluomo (come singolo, come essere sociale e come dotto) quello di avvicinarsi indefinitamente alla perfezione: II fine ultimo delluomo quello di sottomettere ogni cosa irrazionale e dominare libero secondo la sola sua legge, fine che non affatto raggiungibile e tale deve eternamente rimanere se luomo non deve cessare di essere uomo per diventare Dio. Dallo stesso concetto di uomo ricaviamo che il suo fine irraggiungibile e la via che porta ad esso infinita. Non dunque il raggiungimento di questo fine la missione delluomo. Ma egli pu e deve perpetuamente avvicinarsi ad esso e questo infinito avvicinarsi al fine la sua missione di uomo, cio di essere razionale eppur

finito, sensibile eppur libero. Quel pieno accordo con se stesso si chiama perfezione nel pi alto significato della parola; la perfezione dunque il pi alto e irraggiungibile fine delluomo e il perfezionamento allinfinito la sua missione. Egli esiste per divenire sempre migliore e per rendere tale tutto ci che materialmente e moralmente lo circonda; di conseguenza per divenire sempre pi felice.

Schopenhauer 1. Spiega perch per Schopenhauer il mondo rappresentazione e Volont. POSSIBILE RISPOSTA: Il mondo come volont e rappresentazione. Schopenhauer intitola in questa maniera il suo capolavoro perch come il mondo da un lato, in tutto e per tutto, rappresentazione, cos , dallaltro lato, in tutto e per tutto, volont. La rappresentazione (Vorstellung) la realt in quanto oggetto di conoscenza da parte di un soggetto: tutto ci che esiste per la conoscenza adunque questo mondo intero solamente oggetto in rapporto al soggetto, intuizione di chi intuisce; in una parola, rappresentazione, Tutto... deve inevitabilmente aver per condizione il soggetto, ed esiste solo per il soggetto. II mondo rappresentazione. Schopenhauer fa coincidere lambito della rappresentazione con lambito del fenomeno, in senso kantiano. Tuttavia, tale concetto, oltre che avere una valenza pi marcatamente coscienzialistico-soggettivistica (ossia di entit che esiste dentro la coscienza) presenta, in Schopenhauer, dei connotati metafisici ed orientaleggianti estranei al kantismo. Tale la dottrina del fenomeno come di unillusione che si frappone tra noi e la cosa in s, a guisa di un velo (il velo di Maya di cui parla la sapienza indiana) che copre il volto vero delle cose. La Volont di vivere (Wille zum Leben) il noumeno del mondo, ovvero lessenza nascosta delluniverso: Non soltanto in quei fenomeni che sono affatto simili al suo proprio negli uomini e negli animali egli dovr riconoscere, come pi intima essenza, quella medesima volont; ma la riflessione prolungata lo condurr a conoscere anche la forza che ferve e vegeta nella pianta, e quella per cui si forma il cristallo, e quella che volge la bussola al polo, e quella che scocca nel contatto di due metalli eterogenei, e quella che si rivela nelle affinit elettive della materia, come repulsione ed attrazione, separazione e combinazione.... Poich ci che la volont sempre vuole la vita, puntualizza Schopenhauer, tuttuno, e semplice pleonasmo, quando invece di volont senzaltro diciamo volont di vivere. Essendo al di l del fenomeno e delle sue forme costitutive (lo spazio, il tempo e la causa), la Volont unica, aspaziale, atemporale ed incausata e si configura, in sostanza, come un eterno e cieco impulso, di cui tutto ci che esiste manifestazione od oggettivazione. Il concetto di volont in Schopenhauer non coincide con il concetto di volont cosciente, ma con quello, pi generale, di energia o impulso. Di conseguenza, la Volont cosmica pu essere sia inconsapevole (come accade nella materia) sia consapevole (come accade nelluomo). 2. . Che cos il noumeno per Schopenhauer e come differisce tale concetto dal pensiero kantiano? POSSIBILE RISPOSTA: La cosa in s di cui parla Schopenhauer non un concetto-limite che serva soprattutto a rammentarci i confini della conoscenza, ma una realt assoluta che si nasconde dietro lingannevole trama del fenomeno. Realt che Schopenhauer, a differenza di Kant, ritiene conoscibile. Infatti, argomenta il filosofo, se noi fossimo soltanto conoscenza e rappresentazione, ovvero unalata testa dangelo, non potremmo mai uscire dal mondo fenomenico, ossia da una rappresentazione puramente esteriore di noi e delle cose. Ma poich siamo dati a noi medesimi non solo come rappresentazione, ma anche come corpo, non ci limitiamo a vederci dal di fuori, bens ci viviamo anche dal di dentro, godendo e soffrendo. Ed proprio questa esperienza di base che permette alluomo di squarciare il velo del fenomeno e di rendersi conto che la cosa in s nientaltro che la volont di vivere. 3. Che cosa sono le idee per Schopenhauer? POSSIBILE RISPOSTA: Schopenhauer considera le idee (nel senso platonico del termine) come la prima ed immediata oggettivazione della Volont, ovvero come linsieme degli archetipi delle cose: Per idea intendo adunque ogni determinato ed immobile grado di obiettivazione della Volont, in quanto esso cosa in s, e sta quindi fuor della pluralit. Codesti gradi stanno ai singoli oggetti, come le loro forme eterne, o i loro modelli. 4. Quali sentimenti esistenziali nascono dalla Volont? POSSIBILE RISPOSTA: Dolore, piacere e noia. Dire che lessere Volont equivale a dire, secondo Schopenhauer, che lessere costitutivamente dolore. Infatti, volere significa desiderare, e desiderare significa trovarsi in uno stato di tensione e di mancanza, che nessun appagamento pu colmare. Tant che per un desiderio che venga appagato, ne rimangono almeno dieci insoddisfatti. Del resto, una soddisfazione che plachi temporaneamente i desideri precipita luomo in una situazione altrettanto negativa, che quella della noia. O il dolore o la noia: ecco il destino delluomo. Lesistenza del piacere non contraddice affatto questa verit. Infatti, ci che gli uomini chiamano piacere nientaltro che una cessazione momentanea dal dolore, ossia lo scarico da uno stato preesistente di tensione. Momento cui succedono inevitabilmente nuovi desideri (e quindi nuovi dolori) oppure la noia. Da ci il pessimismo. 5. Pessimismo e ottimismo: che significato hanno per Schopenhauer e quale dei due rappresenta la realt? POSSIBILE RISPOSTA: Il pessimismo metafisico, scelto dal filosofo per descrivere la cruda realt, deriva dalla constatazione che essere = dolore, in quanto luniverso solo Volont inappagata, ossia il teatro di una vicenda di cui la sofferenza costituisce la legge immanente.

Lottimismo, in tutte le sue forme (metafisiche, sociali e storiche), viene definito da Schopenhauer come un pensare iniquo e come un amaro scherno dei mali senza nome patiti dallumanit. 6. . Che cos e quale valenza ha lamore procreativo per Schopenhauer? POSSIBILE RISPOSTA: Lamore, inteso come eros, per Schopenhauer nientaltro che uno stratagemma di cui si serve il genio della specie per sedurre lindividuo e indurlo alla perpetuazione della vita. Di conseguenza, lamore procreativo va condannato. 7. Quali sono le vie di liberazione dal dolore? POSSIBILE RISPOSTA: Le vie di liberazione dal dolore sono le varie tappe attraverso cui luomo cerca di liberarsi dalla volont di vivere e si identificano con larte, la morale e lascesi. Larte, per Schopenhauer, la contemplazione delle idee, ossia la conoscenza pura e disinteressata degli aspetti universali ed immutabili della realt. Di conseguenza, a differenza della storia, la quale si dirige a ci che spazio- temporalmente delimitato, larte, che opera del genio, riproduce lessenziale e il permanente in tutti i fenomeni del mondo. Proprio per questo suo carattere contemplativo, e per questa sua capacita di dirigersi verso un mondo di forme non toccate dalla ruota del tempo, larte libera lindividuo dalla catena dei desideri e dei bisogni, elevandolo al di sopra del dolore e del tempo. Tuttavia, la liberazione prodotta dalle varie arti, al culmine delle quali Schopenhauer colloca la musica, ha pur sempre un carattere parziale e temporaneo, che coincide con i momenti fugaci e preziosi in cui ha luogo: Non diviene ella adunque per lui... un quietivo della volont; non lo redime per sempre dalla vita, ma solo per brevi istanti, e non ancor una via a uscir dalla vita, ma solo a volte un conforto nella vita stessa.... La morale, per Schopenhauer, non sgorga da un imperativo categorico dettato dalla ragione, ma da un sentimento di piet o di compassione nei confronti del prossimo, ossia da una partecipazione, immediata e incondizionata, ai dolori altrui. La piet etica si concretizza in due virt cardinali: la giustizia e la carit: Questa piet lunica base effettiva di una giustizia spontanea e di ogni carit genuina. La giustizia, rappresentata dal principio consiste nel non fare del male agli altri e perci costituisce soltanto laspetto negativo della piet. La carit, che Schopenhauer riassume nel principio omnes, quantum potes, juva, coincide con la volont attiva di fare del bene al prossimo, ossia con laspetto positivo della piet. Lascesi, che nasce dallorrore delluomo per lessere, lesperienza per la quale lindividuo, cessando di volere la vita ed il volere stesso, si propone di estirpare il proprio desiderio di esistere, di godere e di volere mediante una serie di accorgimenti (castit, umilt ecc.) al culmine dei quali sta il nirvana. 8.Pu il suicidio essere una via di liberazione dal dolore per Schopenhauer? POSSIBILE RISPOSTA: Schopenhauer respinge il suicidio poich vede in esso una malcelata forma di attaccamento alla vita (il suicida vuole la vita, ed solo malcontento delle condizioni che gli sono toccate) che, per di pi, sopprime soltanto una manifestazione fenomenica della Volont e non la Volont in se stessa. Kierkegaard 1. Qual la categoria fondamentale che Kierkegaard introduce innovativamente nellambito della filosofia? POSSIBILE RISPOSTA: La categoria fondamentale quella dellesistenza che sostituisce quella tradizionale dellessenza Lesistenza lo specifico modo dessere delluomo nel mondo. Modo che risulta definito dai concetti interdipendenti di singolarit, possibilit, scelta, angoscia, disperazione e fede. 2. Qual la valenza del Singolo nella filosofia di Kierkegaard? POSSIBILE RISPOSTA: Il Singolo , per Kierkegaard, la categoria propria dellesistenza umana, filosoficamente concepita come realt irriducibile al concetto e cristianamente intesa come valore assoluto. Ecco taluni passi del Diario che insistono eloquentemente su tale nozione: Lesistenza corrisponde alla realt singolare, al singolo (ci che gia insegn Aristotele); essa resta fuori del concetto che comunque non coincide con essa. Per un singolo... lesistenza (essere o non essere) qualcosa di molto decisivo; un uomo singolo non ha certo unesistenza concettuale; II Singolo la categoria attraverso la quale debbono passare, dal punto di vista religioso, il tempo, la storia, lumanit; In ogni genere animale la specie e la cosa pi alta... Solo nel genere umano a causa del cristianesimo ... lindividuo pi alto del genere; Se io dovessi domandare un epitaffio per la mia tomba, non chiederei che quel Singolo, anche se ora questa categoria non capita. Lo sar in seguito; Con questa categoria il Singolo, quando qui tutto era sistema su sistema, io presi polemicamente di mira il sistema, ed ora di sistema non si parla pi; A questa categoria legata assolutamente la mia possibile importanza storica. I miei scritti saranno presto dimenticati, come quelli di molti altri. Ma se questa categoria era giusta, se questa categoria era al suo posto, se io qui ho colpito nel segno, se ho capito bene che questo era il mio compito, tuttaltro che allegro, comodo e incoraggiante: se mi sar concesso questo, anche a prezzo di inenarrabili sofferenze interiori, anche a prezzo di indicibili sacrifici esteriori: allora io rimango e i miei scritti con me.... 3. Come si manifesta lantihegelismo di Kierkegaard? POSSIBILE RISPOSTA: Lantihegelismo di Kierkegaard parte integrante della sua difesa dellesistenza. Ad Hegel Kierkegaard rimprovera soprattutto: 1) la mentalit pagana, ossia la tendenza a ritenere la specie (lUmanita, lo Spirito ecc.) pi importante dellindividuo; 2) la concezione della filosofia come scienza oggettiva (cio distaccata e disinteressata) e non come riflessione soggettiva nella quale il singolo direttamente coinvolto; 3) la conseguente scissione fra speculazione filosofica e vita vissuta, ossia ledificazione di un sistema nel quale non trova posto e fondamento la condizione effettiva in cui il filosofo, al pari di tutti gli altri uomini, costretto a vivere: Succede della maggioranza dei filosofi sistematici, riguardo

ai loro sistemi, come di chi si costruisse un castello e poi se ne andasse a vivere in un fienile: per conto loro essi non vivono in quellenorme costruzione sistematica. Ma nel campo dello spirito ci costituisce unobiezione capitale. Qui i pensieri, i pensieri di un uomo, debbono essere labitazione in cui egli vive... altrimenti sono guai (Diario, I, p. 243); 4) la tendenza a mediare e a conciliare ci che nella vita concreta non risulta affatto mediabile e conciliabile; 5) lidentificazione panteistica fra uomo e Dio, e quindi lincapacit di cogliere linfinita differenza qualitativa che separa il finito dallinfinito. 4. Quali concetti trascina con s la centralit della categoria dellesistenza? POSSIBILE RISPOSTA: Possibilit. Secondo Kierkegaard lesistenza non unentit necessaria e garantita, ma un insieme di possibilit che obbligano luomo ad una scelta e che implicano una componente ineliminabile di rischio. Ogni possibilit infatti, oltre che possibilit-che-si, anche possibilit-che-non: Di solito la possibilit di cui si dice ch cosi lieve, sintende come possibilit di felicit, di fortuna ecc. Ma questa non affatto la possibilit; questa uninvenzione fallace... No, nella possibilit tutto ugualmente possibile..., la possibilit la pi pesante di tutte le categorie. Scelta. Secondo Kierkegaard esistere significa scegliere. Infatti, la scelta non una semplice manifestazione della personalit, ma costituisce o forma la personalit stessa, che sceglie vivendo o vive scegliendo. In altri termini, lindividuo non quel che , ma ci che sceglie di essere. Tant vero che persino la rinuncia alla scelta una scelta, sia pure un tipo di scelta per causa della quale luomo rinunzia a farsi valere come io: La scelta decisiva per il contenuto della personalit; con la scelta essa sprofonda nella cosa scelta e se essa non sceglie, appassisce in consunzione. 5. Secondo Kierkegaard lesistenza delluomo avviene secondo stadi esistenziali. Descrivili. POSSIBILE RISPOSTA: Gli stadi dellesistenza sono i modi fondamentali di vivere e di concepire lesistenza. Modi che per Kierkegaard sono essenzialmente tre: la vita estetica, etica e religiosa. I primi due sono descritti in Aut-Aut e il terzo in Timore e Tremore. Secondo Kierkegaard questi stadi non possono hegelianamente addizionarsi (et-et) e fondersi in una finale sintesi conciliatrice di tipo dialettico, ma si presentano come reciprocamente escludentisi fra di loro (aut-aut). Tant che il passaggio dalluno allaltro postula sempre una rottura o un salto, accompagnato da un cambiamento radicale di mentalit. Lo stadio estetico la forma di vita in cui luomo immediatamente ci che , ossia il comportamento di colui che, rifiutando ogni vincolo o impegno continuato, cerca lattimo fuggente della propria realizzazione, allinsegna della novit e dellavventura. Infatti, lesteta, che trova il suo simbolo pi significativo nel Don Giovanni di Mozart (ma anche nelle coscienze inquiete dellEbreo errante e del Faust di Goethe), si propone di fare della propria vita unopera darte da cui sia bandita la monotonia e nella quale, viceversa, trionfino le emozioni inedite (Godi la vita e vivi il tuo desiderio, insegna lesteta, per il quale ogni donna non che uno spunto poetico messo al servizio della propria raffinata ricerca del piacere). Tuttavia, al di l della sua apparenza gioiosa e brillante, la vita estetica destinata alla noia (che segue alla vanit del piacere) e al fallimento esistenziale. Infatti, vivendo attimo per attimo ed evitando il peso di scelte impegnative (ossia scegliendo di non scegliere), lesteta, secondo Kierkegaard, finisce per rinunciare ad una propria identit e per avvertire, con disperazione, il vuoto della propria esistenza senza centro e senza senso. Lo stadio etico il momento in cui luomo, scegliendo di scegliere, ossia assumendo in pieno la responsabilit della propria libert, si impegna in un compito, al quale rimane fedele. Infatti, a differenza della vita estetica, la quale tenta di evitare la ripetizione e cerca ad ogni istante il nuovo, la vita etica si fonda sulla continuit e sulla scelta ripetuta che lindividuo fa di se stesso e del proprio compito. In altri termini, nella vita etica (che simboleggiata dallo stato matrimoniale) lindividuo si sottopone ad una forma o ad un modello universale di comportamento, che implica, al posto del desiderio delleccezionalit, la scelta della normalit (La morale scrive Kierkegaard propriamente il generale e, in quanto generale, ci che vale per tutti). Tuttavia, pur collocandosi su di un piano pi alto rispetto alla vita estetica, la vita etica destinata anchessa al fallimento. Infatti, luomo etico non pu fare a meno di riconoscere la propria finitudine peccaminosa e quindi di pentirsi. Inoltre, nellambito della generalit della vita etica e della connessa ritualit dei suoi comportamenti, lindividuo non riesce a trovare veramente se stesso e la propria singolarit genuina. Tanto pi che esiste, in ognuno, unansia di infinito che non si lascia racchiudere nei limiti di una tranquilla esistenza di marito e di impiegato. Da ci il bisogno di unesperienza pi profonda e coinvolgente grazie a cui lindividuo vincendo langoscia e la disperazione che lo costituiscono come uomo e che giacciono al fondo di ogni vita, anche della pi fortunata e felice possa davvero realizzarsi come singolo e nelle sue aspettative migliori. Tale la vita religiosa. Lo stadio religioso lo stadio della fede, intesa come rapporto assoluto con lAssoluto (Timore e tremore), ossia lo stadio in cui lindividuo, andando al di la della limitatezza della vita etica, si apre totalmente a Dio, riuscendo a vincere (anche se non ad eliminare completamente) langoscia e la disperazione che lo costituiscono come uomo. Fra lo stadio etico e quello religioso esiste un abisso, incarnato dalla figura di Abramo. Infatti, lo stadio religioso, lungi dal ridursi alle tranquillizzanti verit della ragione e delletica, costituisce la dimensione dello scandalo e del paradosso (come testimoniano le principali credenze del cristianesimo: si pensi allidea di un Dio che si fa carne e che muore sulla croce per i nostri peccati). 6. Che cosa sono langoscia e la disperazione per Kierkegaard? POSSIBILE RISPOSTA: Langoscia di cui parla Kierkegaard il sentimento del possibile, cio quello stato d animo esistenziale che sorge dinanzi alla vertigine della libert e alle infinite possibilit negative che incombono sulla vita e sulla personalit delluomo. Per questi suoi caratteri, langoscia diversa dalla paura che si prova al cospetto di una situazione determinata e ad un pericolo preciso. Inoltre, essa un sentimento tipicamente umano. Tant che viene provata solo da chi ha spirito: pi profonda langoscia pi grande e luomo. Lunico modo efficace per contrastare langoscia e i suoi tormenti (nessun grande inquisitore tien pronte torture cos terribili come langoscia; nessuna spia sa attaccare con tanta astuzia la persona sospetta, proprio nel momento in cui pi debole, ne sa preparare cos bene i lacci per accalappiarla come sa langoscia; nessun giudice, per sottile che sia, sa esaminare cosi a fondo laccusato come langoscia che non se lo lascia mai sfuggire, ne nel divertimento, ne nel chiasso, ne sotto il lavoro, ne di giorno, ne di notte...) non laccortezza umana, ma la fede religiosa in Colui al quale tutto possibile. La disperazione. Mentre langoscia si riferisce al rapporto delluomo con il mondo, la disperazione si riferisce al rapporto

delluomo con se stesso, in cui consiste propriamente lio. In questo rapporto, se lio vuol essere se stesso, poich finito e quindi insufficiente a se stesso, non giunger mai allequilibrio e al riposo. Viceversa, se non vuol essere se stesso, urta anche qui contro unimpossibilit di fondo. Nelluno e nellaltro caso, ci si imbatte nella disperazione, che unautentica malattia mortale, non perch conduca alla morte dellio, ma perch il vivere la morte dellio, cio la negazione del tentativo umano di rendersi autosufficienti o di evadere da se. Ma se ogni uomo, lo sappia o meno, malato di disperazione, lunica terapia efficace contro di essa la fede, ossia quella condizione in cui lio, pur orientandosi verso se stesso e pur volendo essere se stesso, non si illude sulla sua autosufficienza, ma riconosce la sua dipendenza da Colui che lo ha posto e che, solo, pu garantire la sua realizzazione. Luomo deve quindi volere la disperazione, poich riconoscendosi in preda ad essa egli pu volgersi alla ricerca di una salvezza. La disperazione di cui parla Kierkegaard non la disperazione finita che discende dalla perdita di beni mondani (ad es. di una persona cara o di un patrimonio); ma la disperazione infinita che discende dalla propria insufficienza esistenziale. Infatti, se la prima costringe luomo a rinchiudersi in se e nel finito, la seconda lo spinge ad uscire fuori di se e ad aprirsi allAssoluto: Eppure mia intima convinzione che la vera salvezza delluomo nel disperarsi. Qui appare di nuovo limportanza di volere la propria disperazione, di volerla in senso infinito, in senso assoluto, poich un simile volere identico allassoluta dedizione. Se invece voglio la mia disperazione in senso finito, la mia anima ne soffre, poich cos il mio essere pi profondo non giunge a prorompere nella disperazione, ma al contrario si richiude in essa, si indurisce. Cos la disperazione finita un rinchiudersi nel finito, la disperazione assoluta un dischiudersi allinfinito. Feuerbach 1. Nel pensiero di Feuerbach che cosa si intende quando si parla di rovesciamento dei rapporti di predicazione? POSSIBILE RISPOSTA: Per rovesciamento dei rapporti di predicazione si intende il metodo caratteristico usato da Feuerbach nella sua battaglia contro la mentalit idealistico- religiosa. Metodo che consiste nel ricapovolgere ci che lidealismo ha capovolto, ossia nel riconoscere di nuovo ci che realmente soggetto (= il concreto) e ci che realmente predicato (= lastratto). Ad es. non la natura a fungere da predicato o attributo dello spirito (idealismo), ma lo spirito a fungere da predicato o attributo della natura (naturalismo). 2. Chi Dio per Feuerbach? POSSIBILE RISPOSTA: Dio, secondo Feuerbach, nientaltro che lessenza oggettivata del soggetto, cio limmagine riflessa o la proiezione illusoria di qualit umane: Tutte le qualificazioni dellessere divino sono... qualificazioni dellessere umano. Circa lorigine dellidea di Dio Feuerbach si variamente espresso. Talora ne ha individuato la genesi nella distinzione fra individuo e specie; talora nellopposizione fra volere e potere; talora nel sentimento di dipendenza che luomo prova nei confronti della Natura. In ogni caso, la religione ha una chiara matrice antropologica. 3. Che cosa intende Feuerbach quando parla di antropologia capovolta? POSSIBILE RISPOSTA: Antropologia capovolta. E il modo con cui Feuerbach concepisce la religione, intesa come la prima, ma indiretta autocoscienza delluomo. Infatti, puntualizza il filosofo come luomo pensa, quali sono i suoi principi, tale il suo dio... Tu conosci luomo dal suo Dio, e, reciprocamente, Dio dalluomo... Dio lintimo rivelato, lessenza delluomo espressa; la religione la solenne rivelazione dei tesori celati delluomo, la pubblica professione dei suoi segreti damore.... Da ci la possibilit di una riduzione, in chiave antropologica, di tutti i dogmi della teologia. Ad es., per quanto concerne il cristianesimo, che cos il mistero dellincarnazione, cio del farsi-uomo di Dio, se non la metafora delluomo riconosciuto come Dio? Che cos il mistero della Trinit, se non la metafora della vita sociale e della comunione fra lio e il tu? Che cos il mistero della resurrezione di Cristo se non il soddisfacimento dellantico desiderio delluomo di vincere la morte? Che cos il mistero della Vergine- madre se non il risultato del fatto che lindividuo non si conforma alle noiose leggi della logica e della fisica, ma allarbitrio della fantasia?, per cui in una medesima cosa esclude ci che gli sgradevole e conserva ci che gli gradito. Cos gli piace la vergine pura, senza macchia, ma gli piace anche la madre, per solo madre incontaminata...?. E cos via. 4. Che cos lalienazione per Feuerbach? POSSIBILE RISPOSTA: Alienazione. E un termine, presente in Hegel e ripreso da Marx, che indica lelemento patologico insito nelloggettivazione religiosa descritta da Feuerbach, ovvero quello stato per cui luomo, scindendosi, proietta fuori di s una Potenza superiore (Dio) alla quale si sottomette a guisa di oggetto: Luomo questo il mistero della religione proietta il proprio essere fuori di s e poi si fa oggetto di questo essere cambiato in soggetto, in persona; egli pensa, ma come oggetto del pensiero di un altro essere, e questo essere Dio. Lalienazione collegata al fatto che quanto pi luomo pone in Dio, tanto pi toglie a se stesso: Nella religione luomo opera una frattura nel proprio essere, scinde se da se stesso, ponendo di fronte a s Dio come un essere antitetico. Nulla Dio di ci che luomo, nulla luomo di ci che Dio. Dio lessere infinito, luomo lessere finito; Dio perfetto, luomo imperfetto; Dio eterno, luomo perituro; Dio onnipotente, luomo impotente; Dio santo, luomo peccatore. Dio e luomo sono due estremi: Dio il polo positivo, assomma in s tutto ci che reale, luomo il polo negativo, tutto ci che nullo. La presa di coscienza del fenomeno dellalienazione, in quanto stato di scissione interiore e di dipendenza esteriore, genera, per Feuerbach, la necessita dellateismo. 5. Cosa intende Feuerbach per ateismo e quale valenza ha questo concetto? POSSIBILE RISPOSTA: Per Feuerbach lateismo si identifica con la riappropriazione, da parte delluomo, della propria essenza alienata. Come tale, esso non esprime soltanto un atto di intelligenza filosofica, ma anche un dovere umano e morale. Lateismo di Feuerbach non ha un carattere puramente negativo, poich si presenta anche, in positivo, come proposta di una nuova divinit: l'uomo. Allateismo Feuerbach finisce quindi per sostituire una forma di antropoteismo

6. Come pu essere definita la filosofia di Feuerbach? POSSIBILE RISPOSTA: Teologia mascherata o razionalizzata la formula usata da Feuerbach per sottolineare come lidealismo hegeliano sia nientaltro che la traduzione, in termini speculativi, della religione cristiana: Chi non rinunzia alla filosofia di Hegel, non rinunzia neppure alla teologia. Filosofia dellavvenire. E la nuova filosofia proposta da Feuerbach in antitesi alla vecchia filosofia teologizzante. Filosofia che si identifica sostanzialmente con una forma di umanismo naturalistico. Umanismo naturalistico la formula con cui pu venir riassunta la parte positiva del pensiero di Feuerbach. Umanismo, perch fa delluomo loggetto e lo scopo del discorso filosofico; naturalistico perch fa della Natura la realt ontologica primaria da cui tutto dipende, compreso luomo e i suoi bisogni: La nuova filosofia fa dellantropologia, con inclusione della filosofia, la scienza universale. 7. Perch luomo per Feuerbach essere sociale? POSSIBILE RISPOSTA: Lessenza sociale delluomo di cui parla Feuerbach deriva dal fatto che lio, come egli scrive, non pu stare senza il tu, in quanto luomo ha costitutivamente bisogno dei propri simili. E ci non solo a livello biologico (necessit del maschio per la femmina e viceversa) ma in tutti gli aspetti della sua vita. Inoltre egli propone lamore per lumanit (filantropia) come uno degli aspetti pi caratteristici dellateismo positivo di Feuerbach, che si propone di sostituire lamore per Dio con lamore per luomo. 1. Che cosa intende Marx per misticismo logico? POSSIBILE RISPOSTA: Misticismo logico. E laccusa che Marx rivolge al metodo di Hegel, imputato di trasformare le realt empiriche in allegorie di una realt spirituale (= lIdea) che abita occultamente dietro di esse e che funge da significato e giustificazione speculativa di esse. Ad es., invece di limitarsi a constatare lesistenza della monarchia, Hegel ne legittima la validit, scorgendo in essa la sovranit statale personificata. Secondo Marx il mistero di questo artifici filosofico va ricercato nel capovolgimento idealistico del rapporto soggetto e predicato, in virt del quale Hegel, dopo essersi costruito il concetto astratto di Spirito partendo dalla realt concreta, finisce per fare della realt la manifestazione necessaria dello Spirito. Da ci il giustificazionismo speculativo e il conservatorismo politico di Hegel, che perviene a canonizzare o a santificare la realt esistente e le istituzioni sociali in cui essa si incarna. 2. Descrivi il concetto di dialettica in Marx mostrandone le differenze significative rispetto a Hegel POSSIBILE RISPOSTA: Dialettica. II significato e luso della dialettica in Marx costituiscono tuttora argomento di dibattito fra gli studiosi. In generale, si pu dire che per Marx la dialettica rappresenti, hegelianamente, tanto un modo di essere della realt quanto un metodo per comprenderla efficacemente. Tuttavia, poich Marx crede che in Hegel la dialettica risulti capovolta, ossia cammini (idealisticamente) sulla testa, egli si propone di rimetterla (materialisticamente) sui piedi, sforzandosi di liberarne il nocciolo razionale dal rivestimento mistico. In particolare, per Marx la dialettica quel metodo di indagine che consiste nel prospettare la realt studiata come una totalit in divenire formata: 1) da una serie di momenti intercollegati; 2) da un insieme di contraddizioni che ne rappresentano la molla di sviluppo ed il negativo da negare. Ad es., analizzare dialetticamente il capitalismo significa: 1) porre attenzione ai nessi che connettono organicamente, secondo un rapporto di reciproco condizionamento, i vari momenti del ciclo economico (produzione, distribuzione, scambio ecc.); 2) evidenziare le contraddizioni (tra forze produttive e rapporti di produzione, fra capitalisti e salariati ecc.) che ne minano lassetto interno e che ne fanno prevedere la fine futura, ossia linevitabile tramonto (da questo punto di vista, la dialettica si configura quindi come uno strumento che ci permette di comprendere, insieme al capitalismo, anche la negazione necessaria di esso). In sintesi, dalla dialettica di Hegel, la filosofia materialistica di Marx ha essenzialmente ereditato: a) lidea della processualit del reale; b) il modello della totalit organica; c) la tesi del negativo come principio motore e generatore. Di essa ha invece rifiutato: a) la configurazione idealistica; b) il carattere aprioristico e speculativo; c) luso e labuso dello schema triadico di tesi, antitesi e sintesi. 3. Che cosa intende Marx per emancipazione politica e per emancipazione umana? POSSIBILE RISPOSTA: Per emancipazione politica Marx intende la prassi dello Stato moderno, che si limita ad uguagliare formalmente gli individui di fronte alla legge. Per emancipazione umana Marx intende il superamento delle disuguaglianze reali, ovvero lidea di una democrazia sostanziale in cui gli uomini siano uguali non solo sul piano politico (democrazia formale) ma anche su quello economico (comunismo). 4. Scrivi in che senso Marx parla di alienazione premettendo una breve disamina che tale concetto assume nel pensiero filosofico POSSIBILE RISPOSTA: Per alienazione si intende, in generale, la perdita o la cessione di un bene. Ad es., nel linguaggio giuridico si parla di alienazione di un patrimonio e in quello medico di alienazione delle facolt mentali. In filosofia, il termine stato usato sia da Rousseau, per indicare la cessione dei diritti individuali a favore della comunit, sia da Hegel, per alludere alla dialettica propria dello Spirito, il quale si perde nella natura e nelloggetto per poi potersi ri-appropriare di s in modo arricchito. Tenendo presente la lezione di Feuerbach, che aveva descritto loggettivazione religiosa in termini di scissione e di dipendenza (= luomo che, scindendosi, proietta fuori di se un Dio al quale si sottomette), Marx intende per alienazione la situazione storica delloperaio nella societ capitalistica, in cui il salariato, per causa della propriet privata, si trova: 1) scisso o separato sia rispetto al prodotto della sua attivit (che appartiene al capitalista), sia rispetto alla sua attivit stessa (che assume la forma di un lavoro costrittivo nel quale egli e reso strumento di fini estranei); 2) in uno stato di dipendenza rispetto ad una potenza (il capitale) che egli stesso produce continuamente con il proprio lavoro: Loggetto che il lavoro produce, il prodotto del lavoro, si contrappone ad esso come un essere estraneo, come una potenza indipendente da colui che lo

produce. Se Lalienazione deriva dal regime di propriet privata, la dis-alienazione si identifica, secondo Marx, con la sua abolizione, cio con il comunismo. Alienazione religiosa. Pur accettando da Feuerbach lidea della matrice umana della religione, Marx ritiene che le cause di essa non vadano cercate nelluomo in quanto tale, ma in un tipo storico di societ che la produce a titolo di oppio dei popoli, ovvero a guisa di consolazione illusoria delle masse, sofferenti per causa delle ingiustizie sociali. Ora, se la religione il frutto malato di una societ malata, lunico modo per sradicarla , secondo Marx, quello di distruggere le strutture sociali che la producono: La religione il gemito della creatura oppressa, lanima di un mondo senza cuore, cos com lo spirito di una condizione di vita priva di spiritualit. Essa loppio per il popolo. La soppressione della religione quale felicit illusoria del popolo il presupposto della vera felicit. La necessit di rinunziare alle illusioni riguardanti le proprie condizioni la necessit di rinunziare a quelle condizioni che hanno bisogno di illusioni. La critica della religione dunque, in germe, la critica della valle di lacrime di cui la religione laureola sacra.... 5. Definisci il termine ideologia in Marx POSSIBILE RISPOSTA: Ideologia. Nel significato pi forte e caratteristicamente marxiano si intende per ideologia una rappresentazione falsa o deformata della realt, derivante da specifici interessi di classe. La lotta contro lideologia costituisce uno degli scopi primari del marxismo, il quale presenta se stesso, come scienza reale e positiva, ossia come un quadro oggettivo delle forze motrici della societ e della storia: I presupposti da cui muoviamo non sono arbitrari, non sono dogmi: sono presupposti reali, dai quali si pu astrarre solo nellimmaginazione. Essi sono gli individui reali, la loro azione e le loro condizioni materiali di vita... Questi presupposti sono ,dunque constatabili per via puramente empirica.... Questa accezione negativa di ideologia, tipica i Marx e Engels, andata smarrita presso Lenin e i marxisti russi. Infatti, da questi ultimi, che, non conoscevano gli scritti giovanili di Marx (rimasti inediti sino agli anni Trenta), il termine ideologia venne inteso in modo generico e neutrale, ossia come sinonimo di sistema di idee. Si parl cos (secondo un uso tuttora , prevalente, ma ben distante da quello originario di Marx) di ideologia marxi- proletaria, borghese ecc. 6. Che cosa si intende per rapporti di produzione? POSSIBILE RISPOSTA: I rapporti di produzione sono i rapporti che si instaurano fra gli uomini nel corso della produzione e che regolano il possesso e limpiego dei mezzi di lavoro, nonch la ripartizione di ci che tramite essi si produce. I rapporti di produzione trovano la loro espressione giuridica nei rapporti di propriet. Per forze produttive Marx intende gli elementi indispensabili al processo di produzione, ossia, fondamentalmente: 1) gli uomini che producono; 2) i mezzi (terra, macchine ecc.) di cui si servono per produrre (= i mezzi di produzione); 3) le conoscenze tecniche e scientifiche di cui si servono per organizzare e migliorare la loro produzione. Per modo di produzione Marx intende una combinazione storicamente determinata tra forze produttive e rapporti di produzione. Combinazione che forma il blocco portante di una formazione sociale. 7. Definisci i termini di struttura e sovrastruttura POSSIBILE RISPOSTA: Struttura. Linsieme dei rapporti di produzione, o, pi in generale, la base economica, quale si esprime nel modo di produzione e nella relativa dialettica tra forze produttive e rapporti di produzione, costituisce la struttura, ovvero lo scheletro economico, di una certa societ. La sovrastruttura (dal tedesco Uberbau: uber = sopra, Bau = costruzione) linsieme delle istituzioni giuridico-politiche e delle teorie morali, religiose, filosofiche ecc. che corrispondono ad una determinata struttura economica. II rapporto fra struttura e sovrastruttura, ossia lo specifico rapporto di dipendenza della seconda dalla prima, rappresenta uno dei punti pi controversi del marxismo. 8. Perch la filosofia di Marx si definisce materialismo storico? POSSIBILE RISPOSTA: Per materialismo storico si intende la teoria, propria di Marx, secondo cui le vere forze motrici della storia non sono di natura spirituale o coscienziale bensi materiale o socio-economica: non la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza. Questa concezione della storia si fonda dunque su questi punti: spiegare il processo reale della produzione, e precisamente muovendo dalla produzione materiale della vita immediata, assumere come fondamento di tutta la storia la forma di relazioni che connessa con quel modo di produzione e che da essa generata, dunque la societ civile nei suoi diversi stadi, e sia rappresentarla nella sua azione come Stato, sia spiegare partendo da essa tutte le varie creazioni teoriche e le forme della coscienza, religione, filosofia, morale ecc. e seguire sulla base di queste il processo della sua origine, ci che consente naturalmente anche di rappresentare la cosa nella sua totalit (e quindi anche la reciproca influenza di questi lati diversi Luno sullaltro). 9. Spiega in che modo per Marx si evolve la storia? POSSIBILE RISPOSTA: La storia si evolve secondo ci che Marx definisce legge della storia. Forze produttive e rapporti di produzione, oltre che rappresentare la chiave di lettura della statica della societ, si configurano anche come lo strumento interpretativo della sua dinamica, ossia come la legge stessa della storia. Marx ritiene infatti che ad un determinato grado di sviluppo delle forze produttive tendano a corrispondere determinati rapporti di produzione e di propriet, che si mantengono sino a quando favoriscono le forze produttive e vengono distrutti quando si convertono in ostacoli o catene per le medesime. Ora poich le forze produttive, in connessione con lo sviluppo tecnico, si sviluppano pi rapidamente dei rapporti di produzione, che esprimendo delle relazioni di propriet tendono a rimanere statici, ne segue periodicamente uno stato di frizione o di contraddizione fra i due elementi, che sfocia in una rivoluzione: A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della societ entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cio con i rapporti di propriet (che ne sono soltanto lespressione giuridica) dentro i quali tali forze per linnanzi serano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in catene. E allora subentra unepoca di rivoluzione. Con il cambiamento della base economica si sconvolge pi o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura....

10. Cosa intende Marx quando parla di formazione sociale? E quali sono le tappe evolutive della societ? POSSIBILE RISPOSTA: Per formazione sociale o formazione economico-sociale si intende linsieme degli elementi strutturali e sovrastrutturali che contraddistinguono una societ storicamente determinata. Le formazioni economico-sociali sono dunque delle totalit organiche la cui spina dorsale costituita da uno specifico modo di produzione. A grandi linee scrive Marx nella prefazione a Per la critica delleconomia politica i modi di produzione asiatico, antico, feudale e borghese moderno possono essere designati come epoche che marcano il progresso della formazione economica della societ. Tuttavia poich Marx ed Engels accennano talora allesistenza di un comunismo primitivo e prospettano il socialismo come lultimo tipo di societ della storia, si pu dire che secondo i classici del marxismo le grandi formazioni economico-sociali della storia siano il comunismo primitivo, la societ asiatica, la societ antica, la societ feudale, la societ borghese e la societ socialista. Con questa sequenza evolutiva, Marx (a differenza del marxismo volgare) non intende alludere ad una serie di tappe necessarie in rigida successione logica e cronologica (in quanto molte societ hanno saltato luna o laltra fase e in una stessa epoca o area culturale si avuta la compresenza di pi modi di produzione). Ci non toglie che le varie formazioni sociali costituiscano, dal punto di vista di Marx ed Engels, altrettanti gradini di uno sviluppo che, a cominciare dalle forze produttive, procede necessariamente dallinferiore al superiore. Marx distingue due fasi della societ futura, due fasi del comunismo. Nella prima fase, in cui abbiamo a che fare con una societ comunista che porta ancora le macchie della vecchia societ, vige il principio (ancora imperfetto) a ciascuno secondo il suo lavoro. Nella seconda fase, ossia in una condizione di comunismo pienamente dispiegato e di grande ricchezza, vige il principio da ciascuno secondo le sue capacit, a ciascuno secondo i suoi bisogni. 11. Chi sono i protagonisti della storia e qual la forza motrice della storia? POSSIBILE RISPOSTA: I protagonisti della storia sono patrizi e plebei, oppressi e oppressori, borghesi e operai, meglio definibili come classi sociali. Secondo Marx le classi (dal lat. classis, nome di etimologia incerta che denotava il livello tributario o il censo dei cittadini) si definiscono essenzialmente in rapporto alla propriet o meno dei mezzi di produzione, la quale fa si che in ogni periodo vi siano sempre due classi fondamentali (liberi e schiavi, baroni e servi della gleba, capitalisti e salariati ecc.). Marx vede nella lotta di classe, in cui si concretizza la contraddizione tra forze produttive e rapporti di produzione, la forza motrice della storia sinora trascorsa e concepisce il comunismo come una societ senza classi. 12. Che cosa sono i falsi socialismi? E quale socialismo propone il filosofo? POSSIBILE RISPOSTA: Per falsi socialismi Marx intende tutte quelle dottrine (II socialismo reazionario, II socialismo conservatore o borghese, II socialismo e il comunismo critico-utopistico) che non sono ancora giunte al socialismo scientifico. Marx propone un socialismo scientifico. La scientificit del socialismo di Marx ed Engels consiste, secondo i suoi autori: a) nel fatto che il socialismo da programma razionalistico di ricostruzione della societ che si rivolge indistintamente alla sua parte intellettualmente illuminata si trasforma in programma di autoemancipazione del proletariato, in quanto portatore storico della tendenza oggettiva alla risoluzione comunistica delle contraddizioni economico-sociali del capitalismo... In questo senso il socialismo intende essere scienza della rivoluzione proletaria; b) nel fatto che il socialismo non si presenta pi come un ideale ma come una necessit storica derivante dallinevitabile tramonto nel modo capitalistico di produzione, che si annuncia oggettivamente nelle sempre pi acute e frequenti crisi cui esso va incontro; c) nel fatto che il socialismo usa ora un metodo scientifico di analisi della societ e della storia, che ha i suoi punti di forza nel materialismo storico, con la teoria della successione storica dei modi di produzione, e nella critica delleconomia politica, con la teoria del plus- valore... . 13. Proponi una definizione di partito comunista. POSSIBILE RISPOSTA: Il partito comunista lavanguardia organizzata del movimento operaio, che deve guidare la classe lavoratrice alla rivoluzione: Nella sua lotta contro il potere unificato delle classi possidenti, il proletariato pu agire come classe solo organizzandosi in partito politico autonomo, che si oppone a tutti gli altri partiti costituiti dalle classi possidenti. Questa organizzazione del proletariato in partito politico necessaria allo scopo di assicurare la vittoria della rivoluzione sociale e il raggiungimento del suo fine ultimo, la soppressione delle classi 14. Che cos il capitalismo? E quali contraddizioni coglie Marx in esso? POSSIBILE RISPOSTA: Capitalismo. Marx interpreta la formazione sociale capitalistica dallangolo visuale di unanalisi scientifica nel modo di produzione capitalistico. Allinterno di questa ottica, egli distingue il capitalismo dagli altri tipi di societ soprattutto in relazione a due caratteristiche specifiche: la produzione di merci e il plus-valore. II capitalismo, scrive Marx in II Capitale, produce i suoi prodotti come merci. II produrre merci non lo distingue dagli altri modi di produzione, lo distingue invece il fatto che il carattere prevalente determinante del suo prodotto e quello di essere merce..., II secondo tratto caratteristico, che contraddistingue specificamente il modo di produzione capitalistico la produzione di plus-valore come scopo diretto e motivo determinante della produzione. II capitale produce capitale e fa ci solamente nella misura in cui produce plus-valore. Contraddizioni del capitalismo. Secondo Marx il capitalismo risulta internamente minato da una serie di contraddizioni che ne spiegano linstabilit di fondo e la fine inevitabile. Tali sono, ad es., lanarchia della produzione, le crisi cicliche, la disoccupazione, la caduta tendenziale del saggio di profitto, la concorrenza e la scissione della societ in due classi antagonistiche (con la relativa proletarizzazione della maggior parte della societ). Contraddizioni che dipendono tutte dalla contraddizione di fondo del capitalismo, cio dal contrasto tra forze produttive sempre pi sociali e il carattere privatistico dei rapporti di produzione e di propriet.

15. Che rapporto c tra merce e valore per Marx? POSSIBILE RISPOSTA: Merce e valore. La merce costituisce, per Marx, la pi evidente caratteristica del capitalismo inteso come una immane raccolta di merci. La merce deve possedere innanzitutto un valore duso (Lutilit di una cosa ne fa un valore duso). Tuttavia, per essere veramente tale, la merce deve possedere anche un valore di scambio (esse sono merci soltanto perch sono qualcosa di duplice: oggetti duso e contemporaneamente depositari di valore). Ma in che cosa consiste tale valore di scambio? Marx, sulla scia degli economisti classici e dellequazione valore = lavoro, risponde che esso discende dalla quantit di lavoro socialmente necessaria per produrla. 16. Che cosa intende Marx con lespressione feticismo delle merci? POSSIBILE RISPOSTA: Marx chiama feticismo delle merci il processo che porta a ritenere: 1) che le merci abbiano valore di per se stesse (dimenticando che esse sono il frutto del lavoro umano); 2) che i rapporti economici siano rapporti fra cose e non fra uomini: Quel che qui assume per gli uomini la forma fantasmagorica di un rapporto fra cose soltanto il rapporto sociale determinato che esiste fra gli uomini stessi. Quindi, per trovare unanalogia, dobbiamo involarci nella regione nebulosa del mondo religioso. Quivi, i prodotti del cervello umano paiono figure indipendenti, dotate di vita propria... Cosi, nel mondo delle merci, fanno i prodotti della mano umana. Questo io chiamo il feticismo che sappiccica ai prodotti del lavoro appena vengono prodotti come merci.... 17. Che cos il plus-valore? POSSIBILE RISPOSTA: Plus-valore. Il ciclo tipico della societ capitalistica D. M. D. (merce - denaro - pi denaro) ha come presupposto Lincremento di denaro, ossia la produzione di plus-valore: Chiamo plus-valore (surplus value) questo incremento, ossia questo eccedente sul valore originario. Da dove deriva tale incremento? Marx risponde che esso discende dal fatto che il capitalista ha la possibilit di comperare ed usare una merce particolare, che risulta in grado di produrre valore. Tale la merce umana, ossia fuor di metafora, loperaio, il quale producendo ad es. 10, mentre a lui viene corrisposto un salario equivalente a 6, costretto a regalare al capitalista leccedenza di 4. II plus-valore discende quindi dal plus-lavoro delloperaio e si identifica con la porzione di valore da lui gratuitamente offerta al capitalista. Il plus-valore ricavabile dallo sfruttamento della classe operaia. In senso economico-sociale e tecnicamente marxiano, coincide con il prelievo di plus-valore agli operai salariati da parte dei capitalisti. Dal punto di vista filosofico coincide con lalienazione, ossia con la riduzione delluomo a mezzo. 18. In che modo la classe operaia potr avviare il processo di trasformazione della vecchia societ? POSSIBILE RISPOSTA: Tramite la rivoluzione Marx intende il processo con il quale il proletariato, impadronendosi del potere politico, da avvio alla trasformazione globale della vecchia societ, attuando il passaggio dal capitalismo al comunismo. Passaggio che prevede una progressiva abolizione della propriet privata dei mezzi di produzione, la scomparsa delle classi e la realizzazione di una societ di liberi produttori nella quale non vi siano pi ne sfruttatori ne sfruttati. Dal punto di vista storicofilosofico, la rivoluzione coincide con il processo che porta alla fine della preistoria dellumanit. Una volta giunta al potere la classe operaia dar vita alla dittatura del proletariato che si configura, secondo Marx, come la misura politica fondamentale del processo rivoluzionario, ossia come la fase che media il passaggio dalla societ borghese a quella comunista. In altri termini, tale dittatura il momento in cui il proletariato, organizzandosi a classe dominante, impone la propria egemonia sulla classe borghese, al fine di distruggere lo Stato borghese e di attuare il progetto comunista. 19. Che cosa si intende con Stato borghese? POSSIBILE RISPOSTA: Lo Stato borghese, secondo Marx, non unentit neutrale o al di sopra delle parti, ma un insieme di apparati istituzionali e ideologici che servono alla borghesia per esercitare il proprio dominio di classe: Lo Stato la forma in cui gli individui di una classe fanno valere i loro interessi comuni. Di conseguenza, secondo il marxismo rivoluzionario, il compito del proletariato non quello di impadronirsi della macchina statale borghese (secondo il modello del marxista revisionista) ma quello di smantellarne i meccanismi strutturali, compresa la democrazia rappresentativa.

Nietzsche 1. Nei termini spesso ricorrenti nella filosofia di Nietzsche: menzogne millenarie e volont di verit si manifesta lopera di smascheramento del pensiero nietzschiano. Illustra il significato dei due termini evidenziando quali motivazioni conducono il filosofoo alla distruzione delle vecchie certezze e verit POSSIBILE RISPOSTA: Menzogne millenarie. Alla base del filosofare critico e demistificatore di Nietzsche, che egli stesso presenta come una scuola di sospetto, sta la tesi secondo cui la debolezza risulta direttamente proporzionale allansia di certezza, ossia alla volont di verit. In altri termini, secondo Nietzsche, gli uomini, per poter sopportare limpatto con il caos e lirrazionalit del mondo, hanno costruito una serie di certezze (metafisiche, religiose, morali ecc.), che, ad uno sguardo profondo, si rivelano soltanto come delle necessit di sopravvivenza, ovvero come delle menzogne vitali. Ad es. la metafisica si pu definire come la scienza che tratta degli errori fondamentali delluomo, per come se fossero verit fondamentali. Analogamente, ogni religione nata dalla paura e dal bisogno e si insinuata nellesistenza fondandosi su errori della ragione. Il rifiuto di queste menzogne, che il filosofo ha il compito di mettere a nudo, rappresenta il banco di prova del passaggio dalluomo al superuomo: Quanta verit pu sopportare, quanta verit pu osare un uomo? Questa diventata la mia vera unit di misura, sempre pi.

Volont di verit. Espressione polemica con la quale Nietzsche intende la ricerca tradizionale di una verit assoluta e il desiderio di un mondo permanente. In altri termini, La presunta verit della quale la filosofia si considerata, di volta in volta, indagatrice, depositaria, profeta, non altro dal punto di vista di Nietzsche che la volont di conferire un significato assoluto, non smentibile, definitivo, ad una realt che, di per se, si presenta invece come caoticit inesauribile, irriducibile a qualsivoglia forma per mezzo della quale la ragione pretenda di catturarla. 2. Quali sono gli impulsi che animano arte greca, quale ricaduta essi hanno nella cultura occidentale e quale di essi Nietzsche esalta maggiormente? POSSIBILE RISPOSTA: Dionisiaco e apollineo. E la dualit, gi presente in Natura, che esprime i due impulsi (Triebe) dellanima greca e, al tempo stesso, i due impulsi che stanno alla base dellarte (Kunsttriebe). II dionisiaco, che scaturisce dalla forza vitale e dal senso caotico del divenire, si esprime artisticamente nella musica. Lapollineo, che scaturisce da un atteggiamento di fuga di fronte al flusso imprevedibile degli eventi, si esprime artisticamente nelle linee armoniche dellarte plastica e dellepopea. II dionisiaco sta allapollineo come il caos sta alla forma, il divenire alla stasi, linfinito al finito, listinto alla ragione, loscurit alla luce, linquietudine alla serenit, lebbrezza al sogno ecc. Tuttavia, mentre in un primo tempo, nella Grecia presocratica, dionisiaco ed apollineo convivono separati, in un secondo tempo, nella tragedia attica, si armonizzano fra di loro: Sulle loro due divinit artistiche, Apollo e Dioniso, fondata la nostra teoria che nel mondo greco esiste un enorme contrasto, enorme per lorigine e per il fine, tra larte figurativa, quella di Apollo, e larte non figurativa della musica che propriamente quella di Dioniso. I due istinti, tanto diversi tra loro, vanno luno accanto allaltro, per lo pi in aperta discordia, ma pure eccitandosi reciprocamente a nuovi parti sempre pi gagliardi, al fine di trasmettere e perpetuare lo spirito di quel contrasto, che la comune parola arte risolve solo in apparenza; fino a quando, in virt di un miracolo metafisico della volont ellenica, compaiono in ultimo accoppiati luno con laltro, e in questo accoppiamento finale generano lopera darte, altrettanto dionisiaca che apollinea, che la tragedia attica (La nascita della tragedia). In un terzo momento, tale equilibrio viene dissolto dal prevalere dellapollineo, che trionfa sul dionisiaco sin quasi a soffo-carlo. Ci avviene con la tragedia di Euripide e con il razionalismo di Socrate. Contro tale processo di decadenza, che ha finito per travolgere tutto lOccidente, Nietzsche propone un recupero convinto di Dioniso. Dioniso o laccettazione totale della vita. Dioniso, il dio dellebbrezza e della gioia, il dio che canta, ride e danza, il dio che bandisce da se ogni rinunzia ed ogni fuga di fronte al mondo, rappresenta, per Nietzsche, il simbolo divinizzato di quella accettazione totale della vita nellinsieme dei suoi aspetti, che egli fa valere sia contro latteggiamento rinunciatario della morale tradizionale, sia contro il buddismo di Schopenhauer. Accettazione che va ben oltre le opposte unilateralit del pessimismo e dellottimismo (incapaci di cogliere la vita nellunita dei contrari che la caratterizzano) e che mette capo ad un programma di fedelt alla terra: Vi scongiuro, o fratelli, rimanete fedeli alla terra e non credete a coloro che vi parlano di sovraterrene speranze. Lo sappiano o no: costoro esercitano il veneficio (Cosi parlo Zarathustra, Prefazione). 3. Il problema morale viene affrontato da Nietzsche partendo da una genealogia della morale fino ad una trasvalutazione dei valori? Illustra il percorso effettuato dal filosofo. POSSIBILE RISPOSTA: Genealogia della morale. Espressione usata da Nietzsche per indicare quello specifico modo di accostarsi ai problemi morali che consiste nel mostrare il carattere storico o divenuto dei valori etici e le motivazioni umane (troppo umane ) che ne stanno alla base. Metodo che ha le caratteristiche di una chimica delle idee e dei sentimenti (come suona il titolo del primo paragrafo di Umano, troppo umano): Tutto ci di cui abbiamo bisogno e che allo stato presente delle singole scienze pu esserci veramente dato, una chimica delle idee e dei sentimenti morali, religiosi ed estetici, come pure di tutte quelle emozioni che sperimentiamo in noi stessi nel grande e piccolo commercio della cultura e della societ, e persino nella solitudine: ma che avverrebbe, se questa chimica concludesse col risultato che anche in questo campo i colori pi magnifici si ottengono dai materiali bassi e persino spregiati?. Ad esempio, dal punto di vista genealogico, la motivazione inconfessata dellumilt e dello spirito di sacrificio appare lo spirito di potenza e di sopraffazione; mentre la matrice dellamore appare la cupidigia e il desiderio di possesso: II nostro amore per il prossimo... non un anelito verso una nuova propriet?... Quando vediamo soffrire qualcuno, utilizziamo volentieri loccasione offerta in quel momento per impossessarci di lui: cos fa, per esempio, il benefattore e il compassionevole; anchegli chiama amore la bramosia suscitata in lui di un nuovo possesso, e vi attinge il suo piacere... (La gaia scienza). La genealogia conduce quindi, secondo Nietzsche, allautosoppressione della morale (tradizionale) e alla trasvalutazione dei valori. Trasvalutazione dei valori. E la frase famosa con cui Nietzsche sintetizza la sua opera di reinterpretazione - trasformazione dei valori: La verit tremenda: perch fino a oggi si chiamava verit la menzogna. Trasvalutazione di tutti i valori: questa la mia formula per latto con cui lumanit prende la decisione suprema su se stessa, un atto che in me diventato carne e genio. 4. Quali tipi di morali si sono presentate nella storia? E quali critiche Nietzsche rivolge ad esse? POSSIBILE RISPOSTA: La morale dei signori quel tipo di morale (storicamente incarnato dalle aristocrazie del mondo classico) che sgorga da un sentimento di pienezza o di potenza e che si esprime nei valori vitali della forza, della salute, della fierezza e della gioia. La morale degli schiavi quel tipo di morale che sgorga da un sentimento di debolezza e di risentimento e che risulta improntata ai valori anti-vitali dellumilt, del disinteresse e della piet. Espressione emblematica di tale morale il cristianesimo. Lattacco nietzschiano al cristianesimo avviene sostanzialmente a due livelli. II primo, di ordine generale, si connette al tema della morte di Dio. II secondo, pi specifico, si concretizza nellassimilazione del cristianesimo a negazione istituzionalizzata della volont di vivere, ovvero a tipica morale degli schiavi . Particolarmente significative, da questo punto di vista, le invettive de LAnticristo: II cristianesimo ha preso le parti di tutto quanto debole, abietto, malriuscito; della contraddizione contro gli istinti di conservazione della vita forte ha fatto un ideale; ha guastato persino la ragione delle nature intellettualmente pi forti, insegnando a sentire i supremi valori della intellettualit come peccaminosi, come fonti di

traviamento, come tentazioni, II concetto cristiano di Dio Dio come divinit degli infermi, Dio come ragno, Dio come spirito uno dei pi corrotti concetti di Dio, che siano mai stati raggiunti sulla terra; esso rappresenta forse, nello sviluppo discendente dei tipi di divinit, addirittura il grado dellinfimo livello. Dio degenerato fino a contraddire la vita, invece di esserne la trasfigurazione e leterno si! In Dio dichiarata linimicizia alla vita, alla natura, alla volont di vivere!. 5. Qual il sentimento che anima la morale dei deboli? POSSIBILE RISPOSTA: Risentimento. E lodio impotente dei deboli verso i forti ossia verso ci che essi non sono e che segretamente vorrebbero essere. Odio che si traduce in un comportamento teso a sottomettere questi ultimi tramite una tavola di valori anti-vitali che rappresentano lesatto capovolgimento di quelli vitali. In virt del fenomeno del risentimento, la morale si configura dunque come uno strumento di dominio, e ci non solo nel senso del manifesto annichilamento del debole da parte del forte, ma anche del meno evidente annichilamento del forte da parte del debole. 6. Quali critiche Nietzsche rivolge alla scienza e al positivismo? POSSIBILE RISPOSTA: Scienza e positivismo. Contro la mentalit scientifica e contro il positivismo, Nietzsche afferma che la scienza non costituisce un sapere oggettivo privo di presupposti, in quanto sgorga anchessa da determinati presupposti e atteggiamenti extra-scientifici (per es. dallidea dellassoluta utilit della conoscenza o dal vagheggiamento di un mondo di matematica perfezione e semplicit ben diverso da quello caotico e pluriforme dellesperienza quotidiana). Inoltre, contro il culto positivistico del fatto in virt del quale la scienza stessa non risulta lontana dallideale ascetico del cristianesimo per la sua adorazione della verit oggettiva, per il suo stoicismo intellettuale che interdice il si e il no di fronte alla realt Nietzsche sostiene che la realt non una serie di dati che ci vincolano necessariamente, ma un insieme di interpretazioni in cui ne va di noi stessi: no, proprio i fatti non ci sono, bens solo interpretazioni, il fatto sempre stupido e in tutti i tempi e apparso pi simile a un vitello che a un Dio. 7. Che cosa la storia per Nietzsche, quanti e quali tipi di storia esistno e quale importanza essi hanno? POSSIBILE RISPOSTA: Storicismo e storia. Pur criticando lo storicismo e leccesso di memoria storica che inchiodano luomo al passato e ne paralizzano le iniziative, dimenticando che per ogni agire ci vuole oblio Nietzsche ammette non solo il danno, ma anche lutilit della storia. Infatti, la vita ha bisogno dei servizi della storia sotto i tre aspetti della storia monumentale, archeologica e critica. La storia monumentale il tipo di storia di cui luomo ha bisogno in quanto attivo e ha aspirazioni, cio il tipo di memoria che gli fornisce modelli per lazione: In che giova dunque alluomo doggi la considerazione monumentale del passato, loccuparsi delle cose classiche e rare delle epoche precedenti? Egli ne deduce che la grandezza, la quale un giorno esistette, fu comunque una volta possibile, e perci anche sar possibile unaltra volta; egli percorre pi coraggiosamente la sua strada, poich ora il dubbio che lo assale nelle ore di debolezza, di volere forse limpossibile, e spazzato via. La storia archeologica il tipo di storia di cui luomo ha bisogno in quanto preserva e venera, ossia il tipo di storia che nasce dalla venerazione verso il passato di cui ci si riconosce eredi e da cui ci si sente giustificati: <Della storia, ha bisogno colui che guarda indietro con fedelt e amore, verso il luogo onde proviene, dove divenuto [...]. La felicit di non sapersi totalmente arbitrari e fortuiti, ma di crescere da un passato come eredi, fiori e frutti, e di venir in tal modo scusati, anzi giustificati nella propria esistenza questo ci che oggi si designa di preferenza come il vero e proprio senso storico.... Ovviamente, per queste sue caratteristiche, la storia antiquaria contiene in se un potenziale pericolo, in quanto ostacola la forte risoluzione per il nuovo, quindi paralizza chi agisce.... La storia critica il tipo di storia di cui ha bisogno luomo, in quanto soffre ha bisogno di liberazione, ossia il tipo di storia che nasce da un atto di libert di fronte al passato: Qui si fa chiaro come luomo abbia molto spesso necessariamente bisogno, accanto al modo monumentale e antiquario di considerare il passato, di un terzo modo, quello critico [...]. Egli deve avere, e di tempo in tempo impiegare, la forza di infrangere e di dissolvere un passato per poter vivere: egli ottiene ci traendo quel passato innanzi a un tribunale, interrogandolo minuziosamente, e alla fine condannandolo... . 8. Chi Dio per Nietzsche? POSSIBILE RISPOSTA: Dio, per Nietzsche, la pi antica delle bugie vitali (la nostra pi lunga menzogna) ovvero la menzogna che riassume tutte le altre menzogne. Dio rappresenta infatti la personificazione delle varie certezze metafisiche, morali religiose elaborate dallumanit per dare un senso plausibile ed un ordine rassicurante al caos della vita e del mondo. In unottica pi specifica, Dio si configura come il simbolo di ogni prospettiva oltre-mondana ed anti-vitale, che ponga il senso dellessere fuori e in alternativa allessere: Dio, la formula di ogni calunnia dell aldiqua, di ogni menzogna dell aldila! In Dio divinizzato il nulla, consacrata la volont del nulla!. 9. Spiega il significato dell'espressione "morte di Dio" per Nietzsche POSSIBILE RISPOSTA: Morte di Dio. Espressione mediante cui Nietzsche, coerentemente con la sua visione di Dio, allude al venir meno di tutte le certezze assolute che hanno sorretto gli uomini attraverso i millenni, a guisa di stabili punti di riferimento, capaci di esorcizzare lo sgomento provocato dal flusso irrazionale caotico delle cose. Tale vicenda viene presentata da Nietzsche come un evento in corso del quale luomo-folle (= il filosofo-profeta) scorge lucidamente laccadere, ma di cui lumanit non ha ancora preso coscienza. Laccettazione della morte di Dio rappresenta il presupposto necessario della transizione dalluomo al superuomo. 1) Quando Nietzsche parla della morte di Dio allude certamente anche al Dio cristiano, ma non soltanto al Dio cristiano, poich la sua formula, come si visto, ha una portata pi generale 2) lateismo di Nietzsche radicale e rappresenta il presupposto a partire da cui prende senso e consistenza tutto il suo discorso filosofico: Nessun dubbio infatti sullateismo di Nietzsche, Con Nietzsche non solo Dio, ma tutti gli dei sono morti.

10. Che cosa esprime lespressione nietzschiana come il mondo vero divenne una favola? POSSIBILE RISPOSTA: Espressione usata da Nietzsche per alludere alla progressiva dissoluzione occidentale del platonismo, ovvero della credenza in un mondo meta-fisico, immutabile e perfetto, di cui quello reale sarebbe solo lapparenza o la copia negativa. 11. Che cosa intende Nietzsche con il termine nichilismo e quanti e quali tipi di nichilismo ci sono? POSSIBILE RISPOSTA: Nichilismo. In una prima accezione, Nietzsche intende per nichilismo la volont del nulla, ovvero ogni atteggiamento di fuga e di disgusto nei confronti del mondo reale. Atteggiamento che egli vede incarnato soprattutto nel platonismo e nel cristianesimo. In una seconda accezione, connessa alla precedente ma pi circoscritta e pregnante, Nietzsche intende per nichilismo la specifica situazione delluomo moderno, che, non credendo pi in un senso o scopo metafisico delle cose e nei valori supremi, finisce per avvertire, di fronte allessere, lo sgomento del vuoto e del nulla: Nichilismo: manca il fine; manca la risposta al perch?; che cosa significa nichilismo? che i valori supremi si svalorizzano. Da dove scaturisce tale venir meno dei supremi valori a cui lOccidente, da Platone in poi, si affidato? Nietzsche sostiene che la disillusione nichilistica circa valori assoluti e metafisicamente inscritti nelle cose proviene da una precedente illusione circa i medesimi. In altri termini, luomo avrebbe dapprima creduto in un mondo governato da categorie quali lunit, la verit, il bene, il fine, lessere ecc. In seguito, essendosi reso conto che tali categorie sono fittizie, in quanto il mondo non rispecchia affatto i nostri desideri logici e morali, sarebbe piombato nella disperazione nichilista: II nichilismo come stato psicologico subentra di necessit, in primo luogo, quando abbiamo cercato in tutto laccadere un senso che in esso non c, Insomma: le categorie fine, unit, essere, con cui avevamo introdotto un valore nel mondo, ne vengono da noi nuovamente estratte e ora il mondo appare privo di valore, Risultato: il credere nelle categorie la causa del nichilismo abbiamo misurato il valore del mondo in base a categorie che si riferiscono a un mondo puramente fittizio. Nietzsche, pur proclamandosi anchegli nichilista, ritiene di esserlo in modo tale da superare il nichilismo stesso. Da ci la distinzione fra diversi tipi di nichilismo. Tipi di nichilismo. Nei Frammenti postumi Nietzsche afferma che il nichilismo ambiguo, poich da un lato si presenta come nichilismo attivo e dallaltro come nichilismo passivo. II nichilismo attivo, che deriva da una cresciuta potenza dello spirito, arriva a mettere in discussione i valori e gli articoli di fede della tradizione, ma non risulta sufficientemente forte da porre nuovi valori. II nichilismo passivo, che segue ad una forma di declino e regresso della potenza dello spirito, produce esaurimento e disgregazione, ovvero un atteggiamento di arrendevolezza di fronte allinsensatezza del mondo (alla quale si reagisce solo stordendosi). Rifiutando il lato passivo del nichilismo e procedendo oltre quello attivo, Nietzsche propende invece verso un nichilismo radicale, che al consapevole accertamento della mancanza di un senso meta-fisico dato fa succedere la reinvenzione del senso stesso. In altri termini, il nichi-lismo radicale di Nietzsche consiste nel fare del superuomo la figura in grado di imporre un senso alla caoticit priva di senso del mondo. Tutto ci spiega perch Nietzsche abbia voluto essere paziente, diagnostico e terapeuta, nella stessa persona, della malattia mortale del nichilismo e perch egli dichiari, con orgoglio, di avere il nichilismo dietro, sotto e fuori di se. 12. Che cos la teoria dellEterno Ritorno dellUguale? POSSIBILE RISPOSTA: La teoria dellEterno Ritorno dellUguale la dottrina secondo cui tutte la realt e gli eventi del mondo sono destinati a ritornare identicamente infinite volte. Che cosa sia veramente leterno ritorno (una realt cosmologica, un imperativo etico ecc.) e quali siano i suoi rapporti con liniziativa umana, costituisce una delle questioni pi complesse della critica nietzschiana. Ci non toglie che la funzione di questa dottrina, allinterno delleconomia complessiva del pensiero di Nietzsche, risulti sufficientemente chiara. Credere nelleterno ritorno significa infatti ritenere: 1) che il senso dellessere non stia fuori dellessere, ma nellessere stesso; 2) disporsi a vivere la vita, e ogni attimo in essa, come coincidenza di essere e senso, ossia come un gioco creativo avente in se medesimo il proprio senso appagante. Proprio per questi motivi, leterno ritorno, in quanto apoteosi estrema del divenire, incarna al massimo grado laccettazione superomistica dellessere, ponendosi, per dirla con Nietzsche come la suprema formula dellaffermazione che possa mai essere raggiunta. 13. Chi loltre-uomo? POSSIBILE RISPOSTA: In linea generale, quello di oltre-uomo un concetto filosofico di cui si serve Nietzsche per esprimere il progetto di un nuovo essere qualificato da una serie di caratteristiche che emergono oggettivamente dallinsieme della sua opera. II superuomo colui che sa accettare la vita, rifiutare morale tradizionale, operare la trasvalutazione dei valori, reggere la morte di Dio, superare il nichilismo, collocarsi nella prospettiva delleterno ritorno e porsi come volont di potenza. Come tale, il superuomo non pu che stagliarsi sullorizzonte del futuro. Tant che il prefisso uber-mensch pu essere tradotto con oltre-uomo, proprio per evidenziare meglio la diversit fra il superuomo del futuro e luomo del presente. Sufficientemente chiaro come concetto generale, il superuomo appare piuttosto sfuggente come figura concreta. Da ci la molteplicit delle interpretazioni circa soggetto effettivo che dovrebbe incarnarne le istanze teoriche (che vanno da quelle di tipo estetizzante e decadente a quelle di tipo radicale o di sinistra) fallimento di ogni tentativo di catturare politicamente il messaggio di Nietsche, che e rimane di ordine prevalentemente filosofico, ossia incentrato su tematiche generali quali laccettazione della vita, la critica della morale, morte di Dio, il nichilismo ecc.

4. Qual il modo di essere delloltre-uomo? OSSIBILE RISPOSTA: La volont di potenza di cui parla Nietzsche si identifica sostanzialmente con il modo dessere del peruomo, concepito come libert creatrice, che ergendosi al di sopra del caos della vita, impone ad essa i propri significati e le proprie terpretazioni. In altri termini, la volont di potenza la dimensione stessa delloltre-uomo, che pu accettare lessere (amor fati) solo a tto di i creare lessere a propria misura. In quanto forza ermeneutica o interpretativa, volont coincide pure con il continuo peramento che la vita fa di se stessa, nello sforzo di reinventare incessantemente se medesima e il proprio rapporto con il mondo: E

vita stessa mi ha confidato questo segreto. Vedi, disse io sono il continuo, necessario superamento di me stessa , mille sentieri no non ancora percorsi; mille salvezze e isole della vita. Inesaurito e non scoperto ancora sempre luomo e la terra delluomo....