Sei sulla pagina 1di 2

Sartre

Vita
Nato a Parigi nel 1905 e morto nel 1980, Sartre stato un geniale poligrafo che si visto a suo agio
nello scrivere i pi diversi generi letterari:dal saggio letterario al romanzo (La nausea,1938 L'et
della ragione 1945) alla composizioe di opere teatrali (le mosche 1943, a porte chiuse 1945,) o
pamphlet politici ( l'antisemitismo 1946). In nessuno di essi assente un certo contenuto filosofico ,
ma i principali scritti filosofici sono : L'essere e il nulla 1943,L'immaginazione 1936, Le parole
1963, quest'ultimo gli valse il premio Nobel per la letteratura che egli rifiut,infine sono apparsi
postumi opere tra cui ricordiamo L'Intelligibilit de l'Histoire 1985.
Esistenza e libert
Sarte comincia la propria attivit di scrittore con ricerche che hanno per oggetti l'io,l'immaginazione
e le emozioni. Il punto di partenza di queste ricerche l'intenzionalit della coscienza anche se fin
dal principio Sartre si oppone ad un'interpretazione esistenzialistica di questa nozione.
Nel saggio "la trascendenza dell'Ego" Sartre afferma che " L'io non un abitante della coscienza",
con la quale intende dire che l'io non costituisce una sostanza chiusa in s stessa,ma una struttura
relazionale costitutivamente aperta al mondo e agli altri. La coscienza viene intesa come "essere
nel mondo " e le stesse emozioni come una possibile maniera di vivere i rapporti con la realt;
Lo svenimento davanti ad un pericolo imminente,ad esempio, per Sartre, non che la negazione
del pericolo, la volont di annientarlo senza utensili,ma con una sorta di fuga.
Particolare importanza assume la funzione dell'immaginazione,Per Sartre l'immaginazione
direttamente collegata alla libert. L'immaginazione per lui un modo attraverso cui la coscienza
trascende la realt alla luce di un posssibile, come tale essa esprime la capacit umana di negare
il mondo, in qualsiasi momento o situazione.
Questi concetti ritornano in parte nell' opera L'Essere e il Nulla (1943), in cui l'autore si interroga
sulle strutture dell'essere in particolare per lui l'essere si manifesta in :
Essere in s, che si identifica con tutto ci che non la coscienza, dunque con la realt che ci
circonda
Essere per s, si identifica con la coscienza stessa, la quale ha prerogativa di essere presente a se
stessa e alle cose.
Se l'in s il dato che la coscienza ha davanti a se medesima,come qualcosa di opaco,che il ci
che , l'essere per s invece la coscienza che, essendo presenza alle cose ha la capacit di attribuire
loro dei significati.
Per questa sua prerogativa Sartre chiama il "per s" NULLA ovvero la coscienza che sorge come
potenza nullificatricve de puro dato e come fonte di significati rispetto all'in s,affermare che
l'uomo coscienza o per s, equivale a dire che l'uomo libero poich annulla la realt dandogli
dei significati.
Dunque la libert,coincide con la struttura stessa dell'esistenza per cui l'umanit risulta condannata
per costituzione ontologica ad essere libera; ma il fatto di essere libera vuol dire quindi che l'uomo
responsabile di ci che gl'accade e tutto responsabilit delle scelte dell'uomo per cui nulla di
ci che succede all'uomo pu essere detto " inumano", Quindi per Sartre non esistono casi
accidentali,Se io sono mobilitato in una guerra,questa guerra la mia guerra, e io la merito.
Questa libert fa si che l'uomo sia in "uno stato endemico di continua conflittualit con gl'atri".

Dalla "Nausea " all' " impegno"


nella condizione umana Sartre vedo un qualcosa di paradossale,infatti l'uomo pur essendo libero di
fronte al mondo, l'uomo non libero di essere libero,cio pur scegliendo il senso del suo
essere,non pu scegliere il suo essere stesso, ovvero il fatto di essere "gettato" nel mondo e di
esistere come libert. Ma il fatto di essere nel mondo e quindi di non decidere di nascere,per l'uomo
e gl'altri enti qualcosa di assurdo,ossia non ha spiegazione del fatto medesimo di esistere; per cui
l'uomo cerca di dare senso con scopi e fini a qualcosa che senso non ha.
L'esperienza emotiva di tale assurdit dell'esistenza la "Nausea" nella quale Sartre descrive le
vicende di Roquentin, un professore di storia che cerca di scoprire la "perfetta gratuit"
dell'esistenza,ovvera la sua mancanza di senso.Sebbene l'uomo abbia cercato di superare tutto

ci con le metafisiche e le religioni,la consapevolezza di ci rimane insita in ogni individuo . Da


ci scaturisce la volont dell'uomo di essere DIO, provando cos si ragione che fondamento di s
stessi,attuando una sintesi fra i due esseri; ma ci impossibile in quanto "le Ragioni e gli Scopi"
dell'esistenza sono qualcosa che inventiamo noi soltanto dopo essere venuti al mondo,prima l'uomo
soltanto materia bruta ,Nel suo sforzarsi di essere Dio, l'uomo dunque destinato allo scacco
,tant' vero che sartre presenta l'uomo come "Dio mancato".

La critica della ragione dialettica


Nella critica della ragione dialettica Sartre si propone di identificare le condizioni formali della
storia: la sua tesi fondamentale che la struttura dialettica del corso storico da considerarsi come
un processo in divenire ,che si caratterizza come una totalizzazione mai conclusa e sempre in
via di farsi. Questo perch la dialettica, secondo Sartre un processo il cui soggetto l'uomo con i
suoi bisogni ,come tale va concepita all'interno dell'esperienza vissuta,in base al principio che
l'uomo subisce la dialettica in quanto la fa e la fa in quanto la subisce.
Proprio in virt di ci, la storia ha in s la possibilit dell'alienazione, ossia che diventi succube
dei prodotti stessi delle sue attivit.
L'alienazione possibile anche nei rapporti tra gl'uomini ,infatti egli distingue tra concetto di
"serie" e "gruppo":
la serie costituisce il mero collettivo,una molteplicit discreta di individui formata da una "pluralit
di solitudini" latentemente ostili tra loro, dunque un rapporto intersoggettivo in cui l'individuo non
vive un'autentica esperienza di unione con gl'altri ( spesa al supermercato, in metropolitana)
Il gruppo costituisce la negazione della serialit, un'organizzazione in cui gl'individui sono
caratterizzati da un'unit d'intenti, all'interno del quale ognuno si sente capo e gregario verso gl'altri.
Tale situazione si ha per esempio di fronte un nemico comune verso il quale tutti si
coalizzano,tuttavia passato il momento di tensione, il gruppo deve lottare per restare tale e non
ritornare alla condizione di serie.Ci si ottiene mediante uno stato crescente di terrore,obbedienza e
il controllo dispotico che si condensa nell'attribuzione di tutto in potere in mano ad un'unica
sovranit portando i componenti del gruppo ad un nuovo stato di alienazione che rischia di sfociare
in una nuova serialit alienata, nella quale gl'individui,spogliati della loro individualit, si sentono
di nuovo estranei l'uno all'altro e alla comunit reale.