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SHELLING

VITA E GLI SCRITTI


Schelling (1775-1854) dedica tutta la propria vita all'insegnamento. Studió matematica e scienze naturali a
Lipsia e per un certo periodo a Jena, dove ascoltó le lezioni di Fichte. A Jena visse gli anni più fecondi della
sua vita ed ebbe contatti con i romantici.
Stringe amicizia con Hegel, ma poi tale legame si rompe, in quanto Hegel lo attacca nella prefazione alla
Fenomenologia dello spirito (1807) e con la sua fama oscura la sua figura.
Per questo Schelling vive a Monaco isolato e misconosciuto.
Poi ricomincia ad insegnare e nel 1841 succede ad Hegel nella cattedra di Berlino, sostenendo la reazione
contro la filosofia hegeliana che si sta sviluppando in Germania in quel periodo.
Nel 1847 cessa di tenere i suoi corsi pubblici e muore nel 1854 in Svizzera.
Gli interessi dominanti di Shell ling sono rivolti alla natura, all’arte e al problema metafisico religioso.
La sua filosofia si divide in 6 fasi:
1) Momento fichtiano
2) Fase della filosofia della natura
3) Periodo dell'idealismo trascendentale
4) Stadio della filosofia dell'identità
5) Periodo teosofico (teosofia = dottrina filosofica e religiosa che afferma l'origine unica di tutte le religioni
e si propone di condurre l'uomo alla verità attraverso una conoscenza esoterica della divinità) e della
filosofia della libertà.
6) Fase della filosofia positiva e della filosofia della religione.

L’opera più importante è: sistema dell’idealismo trascendentale.

L’ASSOLUTO COME INDIFFERENZA DI SPIRITO E NATURA: LE CRITICHE A FICHTE.


Schelling riconduce l'lo di Fichte alla Sostanza di Spinoza: mentre quest'ultima è il principio dell'infinità
oggettiva, l'lo fichtiano è il principio dell'infinità soggettiva. Schelling vuole unire le due infinità nel concetto
di un Assoluto che non è riducibile né al soggetto né all'oggetto poiché deve essere il fondamento dell'uno
e dell'altro.
Ma una pura attività soggettiva come l'lo di Fichte non può spiegare la nascita della natura; allo stesso
modo un principio puramente oggettivo come la Sostanza di Spinoza non può spiegare l'origine
dell'intelligenza e dell'io.
Il principio supremo deve essere quindi un Assoluto (o Dio) che sia insieme spirito e natura, ossia unità o
identità indifferenziata di soggetto e oggetto. Schelling inoltre rifiuta il concetto fichtiano di natura in
quanto secondo lui essa non è solo lo sfondo dell'azione dell'io, ma ha una vita, razionalità, e quindi ha
valore in sé stessa, in quanto ha in sé un principio che la spiega in tutti i suoi aspetti.
Questo principio è lo stesso che spiega il mondo della ragione e dell'io, ossia è l'Assoluto.
Schelling ammette quindi due possibili direzioni della ricerca filosofica:
* la filosofia della natura, che mostra come la natura si risolva nello spirito
* la filosofia trascendentale, che mostra come lo spirito si risolva nella natura

LA FILOSOFIA DELLA NATURA


La filosofia della natura di Shell ling è una costruzione tipicamente romantica che si nutre di suggestioni
disparate.
Schelling rifiuta il meccanicismo-scientifico e il finalismo-teologico. Il primo si trova in difficoltà a spiegare
gli organismi viventi. Il secondo, ricorrendo alla magia di un intelletto divino agente dall’esterno del mondo,
compromette l’autonomia dei processi naturali.
Il modello di Shelling è l’organicismo finalistico e immanentistico, secondo cui ogni parte ha senso solo in
relazione al tutto e nell’universo si manifesta una finalità superiore ed interna alla natura stessa. La natura
dunque è un organismo che si autorealizza e in quanto tale è un'entità spirituale inconscia che organizza se
stessa ed è vividicatrice dei fenomeni. Per questo la natura è una forza detta anche "anima del mondo".
Essendo spirito, essa ha gli stessi caratteri dell’io, in quanto è un'attività creatrice che si manifesta in una
serie infinita di creature ed è autonoma in sé stessa.
Così come L’IO non poteva realizzare se stesso se non a patto di dualizzarsi in soggetto e oggetto, così nella
natura si divide in due principi basi che sono due forze opposte, attrazione e repulsione, che si limitano a
vicenda. Ogni prodotto naturale si origina da una azione e da una reazione e la natura agisce attraverso la
lotta di forze opposte.
Se queste forze si considerano già date nei corpi, la loro azione è condizionata o dalla quantità (massa) o
dalla qualità dei corpi stessi: nel primo caso le forze operano meccanicamente, nel secondo chimicamente.
In meccanica la trazione prende il nome di gravitazione, in chimica di affinità.
Se la lotta tra le due forze opposte si considera con riferimento al prodotto, allora abbiamo:
-i corpi non viventi, se le forze sono in perfetto equilibrio;
- il fenomeno chimico, se l'equilibrio tra le forze viene rotto e poi ristabilito;
-i corpi viventi, se le forze non sono mai in equilibrio.

Per Schelling la natura si manifesta in modo totalizzante nel magnetismo, nell'elettricità e nel chimismo:
•il magnetismo esprime la coesione delle varie parti dell'universo (corrisponde alla sensibilità) •l'elettricità
esprime la lotta tra forze opposte che domina mondo (corrisponde all'irritabilità, ossia la reazione agli
stimoli esterni)
•il chimismo esprime la continua trasformazione dei corpi che permette la sintesi delle più svariate realtà
(corrisponde alla riproduzione).
Schelling articola la storia dell'universo in tre potenze, ossia tre livelli di sviluppo:
1) il mondo inorganico
2) la luce, in cui la natura si fa visibile a se stessa
3) il mondo organico, che è il preannuncio aurorale dell'autocoscienza.
La natura è uno spirito inconscio verso la coscienza, ossia una progressiva smaterializzazione della materia
che porta ad un progressivo emergere dello spirito.
La natura infatti è un percorso che va dalle cose inanimate all'uomo, configurandosi come "un'odissea dello
spirito", ossia come un processo che trova nell'uomo il proprio compimento.

Schelling definisce la propria filosofia della natura come una "fisica speculativa" o "a priori", in quanto essa
procede sistematicamente, dimostrando che ogni fenomeno naturale fa parte di una totalità organica da
cui deriva necessariamente. La fisica speculativa di Schelling ha lo scopo di organizzare secondo necessità il
materiale dell'esperienza e della scienza e per questo fu molto criticata dagli scienziati, in quanto c'era il
rischio di manipolare arbitrariamente i dati della scienza.
Gli scienziati e i critici hanno accusato uscendo inoltre di essersi allontanato dalla metodologia di Galilei per
aver costruito una sorta di romanzo della natura. Nonostante ciò la fisica speculativa di Shell ling avuto
alcuni meriti storici:
-ha stimolato nella gioventù tedesca l’interesse per i fenomeni naturali.
-Ha mostrato i limiti del meccanicismo tradizionale ponendo l’esigenza di studiare la natura con schemi più
appropriati.
-Ha contribuito ad alimentare le ricerche di morfologia comparata.
-ha contribuito a preparare una mentalità evoluzionistica in senso lato
Pur percependo la natura in modo piramidale shelling non può essere considerato un evoluzionista come
Darwin.

L’idea di una finalità immanente alla natura, cioè l’originale concetto di un fine inconscio interno ai
fenomeni naturali, continua a suscitare l’interesse di filosofi e scienziati che pur rifiutando l’ottica
meccanicistica non accettano il finalismo teologico tradizionale (dio artefice e programmatore del mondo).
L’IDEALISMO TRASCENDENTALE
Shelling e scrive il sistema dell’idealismo trascendentale. In tale opera si propone di delineare quella
filosofia dello spirito che avrebbe dovuto costituire la controparte della filosofia della natura. Se la filosofia
della natura parte dall’oggettivo per derivarne il soggettivo, la filosofia trascendentale opera al contrario.
Essa ha il compito di illustrare come lo spirito si risolva nella natura e sia, in se stesso, una natura invisibile.
La filosofia trascendentale hai il compito di dedurre l’oggetto dal soggetto, facendo vedere come i modi di
auto costituzione dello spirito siano identici a quelli della natura.
Schelling parte dal concetto di autocoscienza (ossia la coscienza che l’lo ha di se stesso), che consiste in una
intuizione intellettiva tale che l’lo, nel momento in cui conosce se stesso, si autocrea e produce poi tutte le
cose. Per Schelling nell’autocoscienza ci sono due attività:
•l’attività reale, ossia l’lo ponendo se stesso incontra un ostacolo e risulta limitabile;
•l’attività ideale, ossia l'lo si autocrea superando ogni limite e risulta dunque illimitabile.
Le due attività si implicano a vicenda, in quanto si configura come un'attività non- limitabile che esiste
soltanto in presenza di un limite che essa stessa pone e oltrepassa continuamente.

Schelling distingue tre epoche dello sviluppo dell’io:


1) dalla sensazione all'intuizione produttiva (I'lo sente di essere limitato da qualcosa, inizia così a prendere
coscienza della propria attività, che prevede il superamento incessante del limite);
2) dall'intuizione produttiva alla riflessione (I'lo riflette su se stesso e prende coscienza di sé)
3) dalla riflessione alla volontà (l'lo si pone come attività produttrice e come intelligenza che determina se
stessa).
L’articolazione di questi momenti dell’io coincide con la formazione del tempo e dello spazio e delle
categorie di relazione, qualità, quantità e modalità. Le varie categorie corrispondono ad altrettante potenze
della natura.

Dalla discorso di Shelling emerge un interrogativo: perché l’oggetto non appare fin dall’inizio una
produzione del soggetto?
Per Schelling l’lo crea gli oggetti tramite la produzione inconscia, ossia inconsapevolmente;
per questo noi pensiamo che le cose provengano da una dimensione esterna all'lo, ossia dalla cosiddetta
"cosa in sé".
L’idealismo trascendentale di Shelling si configura come una presa di coscienza di quel produrre inconscio
dello spirito in cui è da ricercarsi la radice soggettiva degli oggetti.

La filosofia pratica e i periodi della storia


La filosofia pratica inizia con la terza epoca, in cui lo spirito si pone come volontà, che si concretizza nella
morale (che accentua la libertà dell’agire) e nel diritto (che accentua la legalità e la necessità).
Perciò nel mondo c'è un'antitesi tra libertà e necessità che deve essere composta in una sintesi superiore,
ossia la storia. Essa infatti è la sintesi di libertà (consapevolezza) e necessità (inconsapevolezza) poiché,
mentre gli uomini credono di agire liberamente, al di là delle loro gesta c'è una forza superiore la cui azione
va oltre i loro progetti consapevoli e il suo disegno si attua gradualmente nel tempo.

Schelling distingue tre periodi della storia (intesa come rivelazione storica dell'Assoluto):
1) nel primo periodo la potenza superiore appare sotto forma di destino (forza totalmente cieca) e coincide
con la caduta dei grandi imperi e il tramonto del mondo antico;
2) nel secondo periodo la potenza superiore si rivela sotto forma di natura (legalità meccanica) e coincide
con l'espansione dell'impero romano, che unisce tutti i popoli in un unico impero per soddisfare il proprio
desiderio naturale di conquista;
3) nel terzo periodo la potenza superiore appare sotto forma di provvidenza (sintesi di libertà e necessità) e
coincide con il regno di Dio, in cui verrà fondata una costituzione giuridica universale in grado di garantire la
pace, cioè il fine ultimo della storia.
La teoria dell’arte
Per Schelling l'arte è l'attività in cui si armonizzano completamente spirito e natura, per questo è ritenuta
come la manifestazione più alta dell'Assoluto (spirito e natura).
Infatti nell'arte c'è la sintesi di un momento inconscio e spontaneo (l'ispirazione) e di un momento
consapevole e meditato (la realizzazione dell'opera). L'artista per Schelling incarna il modo di essere
dell'Assoluto in quanto la creazione del mondo è una sorta di creazione estetica: l'universo è un'immensa
opera d'arte generata da un "artista cosmico" che è appunto l'Assoluto, e l'artista umano ne è il riflesso.
L’arte assume un significato universale e totale per la prima volta nella storia della filosofia. Shelling vede in
essa la vita stessa dell’assoluto ed è la radice di ogni realtà. L’esaltazione romantica del valore dell’arte
trova la più significativa espressione filosofica. Perciò l’idealismo di Shelling è denominato idealismo
oggettivo (per l’importanza data alla natura) ed estetico (per il rilievo dato all’arte).

Il problema più elevato della filosofia trascendentale.


In virtù della sua teoria dell’assoluto come unità di conscio e inconscio Shelling è in grado di risolvere il
problema più elevato della filosofia trascendentale: come possibile, secondo quanto insegna la filosofia
teoretica (prospettiva a) che vi sia un predominio dell’oggetto sul soggetto e nello stesso tempo, secondo
quanto insegna la filosofia pratica (prospettiva B) un predominio del soggetto sull’oggetto?
Shell ling afferma che non si può concepire come il mondo obiettivo possa accomodarsi alle nostre
rappresentazioni e queste al mondo obiettivo senza ammettere che tra due mondi, l’ideale e il reale esista
un’armonia prestabilita.
Lo spirito è sempre attività e libertà con la differenza che nel primo caso lo spirito e produttivo in modo
inconscio mentre nel secondo caso o produttivo in modo consono. Tante vero che se lo getto in sede
teoretica condiziona il soggetto è perché quest’ultimo ha già posto lo getto. E se il soggetto condiziona
l’oggetto è perché il volere non è che la continuazione della libertà e della creatività dello spirito mediata
dalla presenza dell’oggetto.
L’attività estetica è il luogo nel quale è postulata l’identità tra produttività inconscia e produttività concia;
questa attività opera SENZA consapevolezza nel mondo reale e CON consapevolezza nell’uomo.

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