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John R.

Searle
AA.W.,La struttura logica del linguaggio
M . W . , L'analisi del racconto DELLA INTENZIONALITA
AA.W., I1 segno dei tre
un saggio di filosofia della conoscenza
Maria Corti, Principi della comunicazione letteraria
Marco De Marinis, Semiotica del teatro
Umberto Eco, Lector in fabula
Umberto Eco, Trattato di semiotica generale
Erving Goffman, Relazioni in pubblico
Algirdas J. Greimas, Del senso
Algirdas J. Greimas, Del senso 2
Gruppo p, Retorica generale
Roman Jakobson, Lo sviluppo della semiotica
Giorgio Prodi, La storia naturale della logica
Charles S. Peirce, Le leggi dell'ipotesi
Ferruccio Rossi-Landi, I1 linguaggio come lavoro
e come mercato
Ferruccio Rossi-Landi, Metodica filosofica
Ferruccio Rossi-Landi, Semiotica e ideologia
Della stesso autore:
1
"Nomi propri" in la stmttura logica del linguaggio, di AA.W.,a cura di Andrea INDICE
I Bonorni.

A DAGMAR

Ringraziamenti
Introduzione
- 1. La natura degli stati Intenzionali
2. L'Intenzionalid della percezione
3. Intenzione e azione
4. Causazione Intenzionale
5. Lo Sfondo
6. Significato
- 7. Riferimenti intensionali di stati Intenzionali e
atti linguistici ,
Titolo originale: INTENTIONALITY, An Essay in the Philosophy of Mind
@ 1983 Cambridge University Press
- 8. I significati sono nella testa?
1
9. Nomi propri e Intenzionalita
ti Traduzione di Daniele Barbieri 10. Epilogo: Intenzionaliti e cervello
@ 1985 Gmppo Editoriale Fabbri, Bornpimi, Sonzogno, Etas S.p.A. Note
Via Mecenate 91 - Milano Indice degli argomenti
I Edizione Bornpimi: maggio 1985
Indice dei nomi
RINGRAZIAMENTI INTRODUZIONE

Sono grato a un largo numero di persone e istituzioni per gli aiuti Lo scopo principale di questo libro t di sviluppare una teoria del-
forniti per questo libro. Vorrei ringraziare prima di tutto la John Si- 1'Intenzionaliti. Esito a chimarla una teoria generale perchk un lar-
mon Guggenheim Memorial Foundation, 1'Istituto di Scienze Umane go numero di argomenti, come per esempio le emozioni, non ven-
della University of California, la Est Foundation, il Cornitato sulle gono discussi; credo tuttavia che l'approccio qui presentato si dimo-
Kcerche del Senato Accademico della University of California, e la streri utile per spiegare i fenomeni Intenzionali in generale.
A.P. Sloan Foundation per l'assistenza finanziaria in varie occasioni Questo libro 2 il terzo di una serie di studi collegati su mente e
della preparazione di questo e altri lavori collegati. Tutto questo ma- linguaggio. Uno dei suoi obiettivi 2 di fornire una fondazione per i
teriale 2 stato presentato in lezioni e corsi universitari a Berkeley e in miei due precedenti libri, Speerh act^, 1969, Cambridge University
altre universitl, e sono grato ai miei studenti a Berkeley, Boulder e Press, Cambridge (trad. italiana Atti Iinguistici, 1976, Boringhieri,
Campinas per i loro commenti. Kngraziamenti particolari sono do- Torino) ed Exprmion and Meaning, 1979, Cambridge University
vuti a Ami Kronfeld, David Reier, Jim Stone, Vanessa Whang, Ste- 1 Press, Cambridge, cosi come er le future indagini su questi argo-
ven White e Steve Yablo. Molti colleghi e amici hanno letto parti menti. Un'assunzione di base f;el mio approccio ai problemi del lin-
del manoscritto e fornito utili commenti: in particolare vorrei ringra- filosofia del linguaggio 2 un ramo della filosofia
ziare Ned Block, Sylvain Bromberger, Tyler Burge, Alan Code, Dc+ La capacitl degli atti linguistici di rappresentare
nald Davidson, Dagfinn F~llesdal,David Kaplan, Benjamin Libet, cose del mondo 2 un'estensione della pih biologi-
George Myro, Thomas Nagel, William Reinhardt e Hans Sluga. Per camente fondamentale capaciti della mente (o del cervello) di porre
commenti che hanno particolarmente influenzato il contenuto del te- in relazione l'organismo con il mondo per mezzo di stati mentali
sto i miei debiti maggiori sono per Hubert Dreyfus e in particolare come credenza e desiderio, e in particolare tramite azione e perce-
per Christine Skarda. Pih di tutti ringrazio mia moglie Dagmar Sear- zione. Poichk gli atti linguistici sono un tipo di azione urnana, e
le per i suoi continui aiuti e consigli. poicht la capacita del discorso di rappresentare oggetti e stati di
cose t pate di una capaciti pih generale della mente di porre in
relazione l'organismo con il mondo, qualsiasi spiegazione completa
di discorso e linguaggio richiede una spiegazione di come la mente/
cervello mette in relazione l'organismo con la realtl.
PoichC gli enunciati - i suoni che escono dalla propria bocca o i
segni che si fanno sulla carta - sono, considerati da un certo punto
di vista, semplici oggetti del mondo come qualsiasi.altro oggetto, la
loro capacitl di rappresentare non t intrinseca, ma 8 derivata dal-
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tradizione Intenzionalista essi abbiano ragione, ma, con l'eccezio- 1.
ne delle mie risposte esplicite e K m i e i o w--- i debiti.aJr?~e a
,-=---a LA NATURA DEGLI STAT1 INTENZIONALI
' , non era mia intenzione in questo 1;6;o dare risposte a
ne.
Per quello che riguarda problemi di stile e di esposizione cerco di
seguire un principio molto semplice: se non lo puoi dire chiaramen-
te non lo capisci nemmeno tu. Ma chi si provi a scrivere in modo
chiaro corre il rischio di essere 'compreso' troppo rapidamente, e la
forma pih rapida di una simile corhprerlsione t quella che incasella
l'autore con un mucchio di altri autori g i i familiari a1 lettore.
Alcune delle idee di questo libro sono apparse in versioni preli-
minari in alcuni miei articoli. Poicht molti recensori di Speech Acts
si sono larnentati che alcune delle idee erano gih apparse in articoli,
6 necessaria qualche parola di spiegazione. Trovo molto utile mette-
re alla prova le idee in una forma preliminare, sia per la lor0 buona I. INTENZIONALITA COME DIREZIONALITA
formulazione che per suscitare commenti e critiche. Questi articoli
sono come gli schi~zipreparatori di un artista per un lavoro pih Come formulazione preliminare potremmo dire: l'Intenzionaliti t
vasto. Possono esistere di per st, ma funzionano anche come tappe quella proprieth di molti stati ed eventi mentali tramite la quale essi , , + ,
sulla via del di into pih grande. I1 lavoro pih duro non sta soltanto
f
nel cercare di ar bene ciascuna parte, ma anche nel far s1\ che tutte
sono direzionati verso, o sono relativi a oggetti e stati di cose del
mondo. Se, per esempio, io ho una credenza, questa deve essere una
le parti coesistano nella concezione generale. credenza che le cose stiano cosi e cosi; se ho un timore, deve essere
fastidioso che nel libro non viene affrontato un timore di qualcosa oppure che qualcosa accadri; se ho un deside-
stato una delle ragioni principali che mi ha rio, deve essere un desiderio di fare qualcosa oppure che qualcosa ac-
spinto a scriverlo. I1 comportamento umano consueto si t dimostra- cada o si verifichi; se ho un'intenzione, questa deve essere un'inten-
to particolarmente recalcitrante alla spiegazione con i metodi delle zione di fare qualcosa. E cosi via con una lunga serie di altri casi.
scienze naturali. p c h t ? Perch6 mai i metodi delle scienze naturali Denominando "Intenzionaliti" questi aspetti di direzionaliti o relati-
non hanno dato rlsultatl comparabili alla fisica e alla chimica vita proseguo una lunga tradizione filosofica; eppure per molti versi
&Sono I_-_f__---_s_
stat1 a p p h c a t i ~ l ostudio dU%-
del com ortamento umano in -
_l_
il termine P fuorviante e la tradizione in qualche modo confusa. Tan-
Sduale e colle* Esistono nella filoso la contemporanea molti to per caminciare, voglio quindi chiarire come intendo usare il termi-
tentativi di rispondere a questa domanda, nessuno dei quali second0 ne, e a1 tempo stesso dissociarmi da certi aspetti della tradizione.
I
me completamente soddisfacente. 10 credo che la direzione della ri- Prima di tutto, secondo&mia prospettiva soltanto a l c u n a 4
sposta giusta possa trovarsi nel capire il ruolo dell'Intenzionaliti tutii, gli stati ed eventi mentali hanno Intenzionaliti. Credenze, ti-
nella struttura dell'azione; non soltanto nella descrizione dell'azio- mori, speranzeFdesideri hanno Intenzionalita; ma ci sono forme di
ne, ma proprio nella struttura del comportarnento umano. Spero di nervosismo, euforia e ansieti non direzionata che non sono Inten-
potermi occupare pih a lungo della spiegazione del comportarnento zionali. Un indizio a favore di questa distinzione viene fornito dalle
umano in uno studio successivo. Questo libro fornisce soltanto al- restrizioni al modo in cui questi stati vengono riferiti. Se ti dico che
cuni degli strumenti per un'indagine di questo tipo. ho una credenza o un desiderio, ha sempre senso che tu mi doman-
di: "Che cos't esattamente che credi?' oppure "Che cos7Pche desi-
deri?"; mentre non ha alcun senso che io risponda: "Oh, ho solo
una credenza e un desiderio, senza credere o desiderare niente di
particolare". Le mie credenze e desideri devono sempre essere relati-
vi a qualcosa. Ma non vi 2 alcuna necessith che il mio nervosismo e
la rnia ansieth non direzionata siano reiatiui a qualcosa in quello w - =_ - &m pi t&ia-.b&
stesso rnodo. Questi stati sono caratteristicarnente accompagnati da prospettiva il "di" nell'espressione "l'esperienza dell'ansieth" non
credenze e desideri, ma gli stati non direzionati non sono la stessa pub essere il "di" di Intenzionalith perch6 l'esperienza e l'ansieth
cosa di credenze o desidgri. Secondo la rnia prospettiva se uno stato sono la stessa cosa. Dirl, qualcosa di pih sulle forrne consapevoli di
S t Intenzionale allora ci deve essere una risposta a dornande come: Intenzionalith pih avanti; per ora voglio soltanto che sia chiaro che,
a che cosa t relativo S? di che cosa 2 S? per che cosa sta un S? per come uso il termine, la classe degli stati consapevoli e la classe
Alcuni tipi di stati rnentali hanno istanze che sono Intenzionali e degli stati rnentali Intenzionali si sovrappongono senza con questo
altre istanze che non lo sono. Per esernpio, cosi come ci sono forme essere identiche, e senza che una sia inclusa nell'altra.
di euforia, depressione e ansieth dove si t sernplicernente euforici, In terzo luogo, l'intenderel e le intenzioni sono solarnente una 3)
depressi o ansiosi, senza esserlo relativarnente a qualcosa, ci sono forrna di Intenzionalith tra le altre, senza nessuno statuto speciale.
anche forrne di questi stati dove si t euforici perch6 t accaduta la tal L'owio bisticcio tra "Intenzionalith" e "intenzione" sernbra sugge-
cosa, o depressi e ansiosi di fronte alla prospettiva della tal altra. rire che le intenzioni nel senso ordinario abbiano qualche ruolo par-
Ansieth, depressione ed euforia nei casi non direzionati non sono ticolare nella teoria dell'Intenzionalith; ma per quello che mi riguar-
Intenzionali, nei casi direzionati lo sono. da l'intender fare qualcosa i. Soltanto una delle forrne dell'Intenzio-
In secondo luogo, Intenzionalith non t lo stesso che consapevo- naliti, insierne con credenza, speranza, tirnore, desiderio, e rnolte al-
lezza. Molti stati consapevoli non sono Intenzionali - per esernpio tre; e non voglio suggerire che poich6, per esernpio, le credenze so-
un irnprowiso senso di euforia - e rnolti stati Intenzionali non sono no Intenzionali, esse in qualche rnodo contengono la nozione di in-
consapevoli - per esernpio io ho rnolte credenze alle quali in questo tenzione, o che intendono fare qualcosa, o che qualcuno che ha una
rnornento non sto pensando e alle quali potrei non aver rnai pensa- credenza debba conseguenternenre intender fare qualcosa a1 proposi-
to. Potrei infatti credere che rnio nonno paterno ha passato la vita to. Per rendere del tutto chiara questa distinzione scriverl, sernpre
nella parte continentale degli Stati Uniti senza che rnai fino a que- con la rnaiuscola il senso tecnico di "Intenzionale" e "Intenzionali-
sto rnornento io abbia consapevolrnente forrnulato o preso in consi- ti". L'Intenzionaliti t direzionalith; intender fare qualcosa t sernpli-
derazione questa credenza. Diremo di passaggio che non c't alcun cernente un tip0 di Intenzionalith tra gli altri.
bisogno che simili credenze i n c o n ~ esiano esernpi di qualche tip0 Collegato al bisticcio tra "intenzionale" e "Intenzionale" sono al-
di repressione, freudiana o qualsivoglia; sono soltanto credenze che cune altre confusioni piuttosto cornuni. Aklc&_;~&eskopo (I " ".'
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si hanno e a cui normalrnente non si pensa. A difesa della posizione
t ric7ia Gigliore &e -ipotid -.---E l & e GiliiEF2 . --..
- &speratqente
-
credenze, timori, s ranze e desideri."corne"atti rnentali'.',.ma-questo ~ \ t , b l y AL,''
secondo la quale ci sarebbe identith tra consapevolezza e Intenziona- s " ,--

liti t stato qualche volta detto che ogni consapevolezza t consape-


vole~zadi, che ogniqualvolta si t consapevoli c'? sernpre qualcosa di
-
confuso.
-. Bere birra e scrivere libri possono essere descritti come at-
ti, azioni-o anche attiviti, e fare calcoli aritrnetici a rnente o forrnar-
cui si 2 consapevoli. Ma questa posizione nei confronti della consa- si irnrnagini rnentali del Golden Gate Bridge sono atti mentali; ma
pevolezza rende confusa una distinzione cruciale: quando ho una credere, sperare, ternere e desiderare non sono assolutamente n6 atti
esperienza consapevole dell'ansieti, c't certarnente qualcosa di cui la ni. atti mentali. Gli atti sono cose che si fanno, ma non esiste una
rnia esperienza t una esperienza, e ciot l'ansieti stessa, ma questo risposta alla dornanda "Che cosa stai facendo?" che suoni "Sto cre-
senso di "di" 2 del tutto differente dal "di" di Intenzionaliti, che dendo che piovera", "Sto sperando che riducano le tasse", "Sto
occorre, per esernpio, nell'afferrnazione che io ho una consapevole avendo paura di una caduta del tasso di sconto". o "Sto desiderando
paura &z' serpenti; perch6 nel caso dell'ansieth, l'esperienza dell'an- di andare a1 cinema". Gli stati
/ **<->
ed
--.. even!i Intenzionaji c_he<prgndere-
a.. ..
sieth e l'ansieti sono la stessa cosa; ma la paura dei serpenti non t la mo in considerazione sono prec~sarnentetali: stati ed e~egmi;~=n
stessa c o n dei serpenti. fi caratteristico degli stati - --- sono atti mentali, anche se avr2, da dire qualcosa su auelli che ven-
il rnodo in cui uso la nozZneTchk ___I- _ _
- Intenzionali
,
_ _ t3-_ sia-uxdist~nzio~le
_____.- _ .---\-_
tra lo
L.JXJ
_- stato
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f cii, l r s o m i lo s t 2 0 2 diezionato, o a CUI lo stato t relativo (seb-


--
k n o propriaZente chiarnati atti rnentali \el corso dei Capitolo 3.
fi altrettanto confuso, per esernpio, pensare a credenze e desideri
bene"-questond;; eFTidi Ia poSsbilith di forrne autoreferenziali di come se in qualche rnodo intendessero fare qualcosa. Credenze e de-
Intenzionaliti - come vedremo nei Capitoli 2 e 3). Secondo la rnia sideri sono stati Intenzionali, ma non intendono fare assolutarnente
nulla. Per parte mia "Intenzionaliti" e "Intenzionale" occorreranno questa domanda t piuttosto semplice: gli stati Intenzionali rappre- nrts*en
in queste forme nominale e aggettivale, e parleremo di certi stati ed sentano oggetti e stati di cose nello stesso senso di "rappresentare"
eventi mentali come stati o eventi che hanno Intenzionaliti o che in m i gli atti linguistici rappresentano oggetti e stati di c o x (anche
sono Intenzionali, senza in alcun senso riferirci ad alcun verbo corri- se, come vedremo nel Capitolo 6, gli atti linguistici hanno una for-
spondente. ma derivata di Intenzionaliti, e percib rappresentano in modo diffe-
g~erco Ecco alcuni esempi di stati che possono essere stati Intenzionali: rente dagli stati Intenzionali, i quali hanno una forma intrinseca di
credenza, timore, speranza, desiderio, amore, odio, awersione, ap- Intenzionaliti). G i i possediamo intuizioni piuttosto chiare su come
prezzamento, disapprezzamento, dubbio, incertezza, gioia, euforia, le affermazioni rappresentano le loro condizioni di veriti, su come
depressione, ansieti, orgoglio, rimorso, tristezza, afflizione, senso di le promesse rappresentano le loro condizioni di adem imento, su
colpa, allegria, irritazione, imbarazzo, accettazione, perdono, ostiliti,
affetto, attesa, rabbia, ammirazione, disprezzo, rispetto, indignazio-
i
come gli ordini rappresentano le condizioni della loro o bedienza, e
su come nell'enunciazione di un'espressione referente il parlante si
ne, intenzione, brama, bisogno, immaginazione, fantasia, vergogna, riferisce ad un oggetto; abbiamo inoltre anche una sorta di teoria di
voglia, concupiscenza, disgusto, animositi, terrore, piacere, orrore, questi vari tipi di atti linguistici. Sfrutterb questa conoscenza prece-
aspirazione, divertimento e delusione. dente per cercare di spiegare come e in che senso gli stati Intenzio-
Tipico degli elementi di questo insieme t che o sono essenzial- nali sono anche rappresentazioni.
mente direzionati, come nel case-di amore, odio, credenza e deside- C t un possibile equivoco che devo chiarire all'inizio della ricer-
rio, oppure almeno possono essere direzionati, come nei casi di de- ca. Spjegndo l'Intenzionajita i ~ s r m i n di -.-
i linguaggio-non intendo
pressione ed euforia. Questo insieme solleva un certo numero di sugger[[e ghe 1:Ihtenzio~dhi.L egenzi+mea_te , e ~ e g s s & i e
problemi. Per esempio, come possiamo classificare i suoi membri, e A1 contrario mi sembra piuttosto owio il fatto che an-
quali sono le relazioni tra i membri? Ma il problema su cui voglio e molti animali che in nessun senso ordinario possie-
nirs.rrt2 concentrarmi t questo: qua1 6 esattam&lazione
w
tra _pli st9i dono un linguaggio o eseguono atti linguistici nondimeno hanno
Intenzionali e gli oggetti FG&di cow verso cui essi sonah.qu-& stati Intenzionali. Solamente qualcuno nella stretta di una teoria fi-
che senso direzionajh-a cui sono relativi? Che t i p di relazione losofica potrebbe negare che si pub dire nel senso letterale dei ter-
viene denominato "Intenzionaliti", e come possiamo spieaare 1 "
l'In- mini che i bambini piccoli vogliono il latte, o che i cani vogliono
tenzionaliti senza usare metafore come udirehonaton? che li si lasci uscire o credono che il loro padrone sia alla porta Ci (4 A 41wiflPr
-i
Lkr rlpc Si noti che l'Intenzionaliti non pub essere una relazione ordina- sono, accidentalmente, due ragioni per cui noi troviamo irresistibile A s , , , A t ,
0' RFOR ria come lo sono il sedersi in cima a qualcosa, o il colpirlo con il l'attribuire Intenzionaliti agli animali sebbene essi non possiedano
210hfq
proprio pugno, perch6 esiste un grosso numero di stati Intenzionali un linguaggio. Primo, possiamo osservare che la base causale del-
tali che io posso essere in uno di loro senza che l'oggetto o lo stato l'Intenzionaliti dell'animale L. estremamente simile alla nostra - per
di cose verso m i lo stato Intenzionale t "direzionato" addirittura esempio, questi sono gli occhi del cane, questa t la sua
esista. Posso sperare che stia piovendo anche se non sta piovendo, e sono le sue orecchie ecc. Secondo, non saremmo in
posso credere che il re di Francia t calvo anche se non esiste alcuna alcun senso al suo comportamento altrimenti. Cercando __--. d i ~
persona che sia il re di Francia. l ' I n t e n z & W ~ t e r m i n i di l i n g ~iou user6 la nostra prece e s e
conoscegza del ~ i n ~ _ a g g i , o , c ~ ~ ~ , o ~ e t _ t . ~ o ~ ~ ~ t ~ , o ~ r _
11. INTENZIONALITACOME RAPPRESENTAZIONE: IL MODELLO DEGIJ AT-
- cativi. Una volta cercato di chiarire la natura dell'Intenzionaliti di-
mostrerb (Capitol~6) che la relazione di dipendenza logica t esatta-
I TI IJNGUISTICI mente l'opposta. I1 linguaggio deriva dall'Intenzionaliti, e non vice-
I versa. La direzione presa dalla pedagogia & quella di spiegare 1'In-
L/ In questo paragrafo intendo esplorare alcune delle connessioni 4 tenzionaliti in termini di linguaggio; la direzione dell'analisi logica
che esistono tra stati Intenzionali e atti linguistici, a110 scopo di ri- I t quella di spiegare il linguaggio in termini di Intenzionaliti.
spondere alla domanda "Qual t la relazione tra lo stato Intenzionale Esistono almeno i seguenti quattro punti di connessione e simila-
e l'oggetto o stato di cose verso cui esso 2 in qualche senso direzio
Y riti tra stati Intenzionali e atti linguistici.
(9
Lortgctuta -.______a-e1-.e forz_a-_illw.&a,
1. La distinzione tra contenuto-proposizionale --. giamenti proposizionali. Ma 2 importante porre l'accento sul fatto
PEy$"/una distinzipne_ - fmiliare
a-

_ ____s_ZII_ -_
all'interno _4c!a-temiaadgghaj~i~linguisti- che non tutti gli stati Intenzionali hanno un'intera proposizione co-
ii_'si
1 -trasporta
l~La~flwA
-- agli
*----- stati Intenzi&. Cosi come posso ordinarti di me contenuto Intenzionale, sebbene per definizione tutti gli stati
ascrare l a stanza, pre-~~erai la stanza, e suggerire che la- Intenzionali abbiano almeno qualche contenuto rappresentativo,
scerai la stanza, analogamente posso credere che lascerai la stanza, che esso sia un'intera proposizione oppure no; e certo questa condi-
temere che lascerai la stanza, e sperare che lascerai la stanza. Nella zione 2 pi6 forte per gli stati Intenzionali che per gli atti linguistici,
prima classe di casi, gli atti linguistici, c'e una distinzione owia tra perch; alcuni (pochissimi) atti linguistici espressivi non hanno al-
il contenuto proposizionale cbe ta h c e r i la stanm e la forza illocu- cun contenuto, come per esempio "Ahi!", "Ciao", "Arrivederci". @)
tiva con cui quel contenuto proposizionale viene presentato nell'at- 2. La distinzione tra differenti direzioni di adattamento, gii fami- d.lcr p l w r
0I
to linguistico. Ma a110 stesso modo nella seconda classe di casi, gli liare dalla teoria degli atti linguisticiz, si trasporta agli stati Inten- ,phtaa,,,
stati Intenzionali, c'k una distinzione tra il contenuto rappresentati- zionali. Tra gli atti linguistici, i membri della classe degli assertivi -
vo cbe ta h c e r i la stanza, e il modo psicologico, sia esso creden- affer&Izioni, descrizioni, asserzioni ecc. - devono confrontarsi in
za o timore o speranza o qualsivoglia, in cui si ha il conrenuto qualche mod0 con un mondo che esiste indipendentemente; e nella
rappresentativo. Si 2 soliti nella teoria degli atti linguistici pre- misura in cui suprano o meno il confront0 li diciamo veri o falsi. I
sentare questa distinzione nella forma "F(P)",dove "F" sta per la membri della classe dei direttivi invece - ordini, comandi, rimesse,
forza illocutiva e 'y'per il contenuto proposizionale. Nella teoria voti, impegni ecc. - non devono confrontarsi con una realti che esi-
degli stati Intenzionali avremo ugualmente bisogno di distinguere ste indipendentemente, ma devono piuttosta procurare cambiamen-
I
tra il contenuto rappresentativo e il modo psicologico in cui si ha ti nel mondo, tali che il mondo si confronti poi con il contenuto
quel contenuto rappresentativo. Questo sari simbolizzato da "S(r)", proposizionale dell'atto linguistico; e nella misura in cui essi riesco-
dove "9' sta per il modo psicologico e "P per il contenuto rappre- no o meno non li diciamo veri o falsi, ma piuttosto obbediti o di-
sentativo. sobbediti, realizzati, assecondati, mantenuti o rotti. Sottolineo que-
Sarebbe forse meglio confinare il termine "contenuto proposizio- sta distinzione dicendo che la classe degli assertivi ha direzione di
nale" a quegli stati a cui viene data realti linguisticamente, e usare i adattamento parola-a-mondo, mentre le classi dei commissivi e dei
termini "contenuto rappresentativo" o "contenuto Intenzionale" co- direttivi hanno direzione di adattamento mondo-a-parola. Se l'affer-
me termini pi6 generali che comprendano sia quegli stati Intenzio- mazione non 2 Vera, 2 l'affermazione che & in difetto, non il mondo;
nali a cui I. data sia quelli a cui non 2 data realti attraverso il lin- se l'ordine viene disobbedito o la promessa rotta, non sono l'ordine
guaggio. Tuttavia, poichk ci e anche necessario distinguere tra que- o la promessa a essere in difetto, ma il mondo nella persona di colui
I
gli stati come la credenza, il cui contenuto deve essere sempre espri- che disubbidisce all'ordine, o rompe la promessa. Potremmo intuiti-
mibile in forma di proposizione, e quelli come amore e odio, che vamente dire che l'idea di direzione di adattamento ? l'idea di r_e--
non hanno questa necessiti, continuer6 a usare anche la nozione di -- delI5dZarsi. Se un'affermazione 2 falsa, la colpa t del-
sponsabiliti
contenuto proposizionale per gli stati Intenzionali, per caratterizza- , 1 ' Z f e r m a z i o n ~ e Z o n edi adattamento parola-a-mondo). Se una
re quegli stati che prendono intere proposizioni come contenuto, promessa viene rotta la colpa 2 del promettente (direzione di adatta-
che allo stato venga data realti linguisticamente oppure no. User6 mento mondo-a-parola). Ci sono anche casi nulli, dove c i d non c'e
la notazione della teoria degli atti linguistici rappresentando il con- alcuna direzione di adattamento. Se io mi scum di averti insultato,
tenuto di uno stato Intenzionale tra parentesi e fuori parentesi la o se mi congratulo con te perch6 hai vinto il premio, allora sebbene
forma o mod0 in cui l'agente ha quel contenuto. Cosi, per esempio certamente io presupponga la veriti delle proposizioni espresse -
se un uomo ama Sally e crede che stia piovendo, i suoi due stati che ti ho insultato e che hai vinto il premio - lo specifico dell'atto
Intenzionali sono rappresentabili come linguistico non k di asserire queste proposizioni, e nemmeno di or-
Arna (Sally) dinare che vengano portati a termine gli atti di cui esse parlano;
Crede (Sta piovendo) piuttosto, lo specifico 2 di esprimere la mia tristezza o il mio piace-
La maggior parte delle analisi di questo libro riguarderi stati che re rispetto a110 stato di cose specificato nel contenuto proposiziona-
hanno un contenuto interarnente proposizionale, i cosiddetti atfeg- le di cui presuppongo la veriti.3 Qualcosa di molto simile a queste
distinzioni vale anche per gli stati Intenzionali. Se le mie credenze mi scuso di aver fatto qualcosa, esprimo tristezza per averlo fatto.
risultano sbagliate, sono le mie credenze e non il mondo a essere in Se mi congratulo con te per qualcosa, esprimo contenteua o soddi-
difetto, come dimostra il fatto che posso cprreggere la situazione sfazione rispetto a quel qualcosa. Tutte queste cgnnessioni tra atti
semplicemente cambiando le mie credenze. E, per cosi dire, respon-
sabilith della credenza l'esito del suo confronto col mondo, e se il /, :,
confronto fallisce si trova rimedio alla situazione cambiando la cre-
denza. Ma se io fallisco nel portare a compimento le mie intenzioni,
o se i miei desideri restano irrealizzati, non posso in quello stesso
modo correggere la situazione trasformando sem licemente l'inten-
zione o il desiderio. In questi casi t , per cosi d! re, un difetto del piovendo ma non credo che stia piovendo", "Ti ordino di smettere
mondo se lui fallisce nel confrontarsi con l'intenzione o con il desi- di fumare ma non voglio che tu smetta di fumare", "Mi scum di
derio, e io non posso sistemare le cose dicendo che si trattava di averti insultato, ma non mi dispiace di averlo fatto", "Congratula-
un'intenzione o di un desiderio sbagliati in quello stesso modo in zioni per aver vinto il premio; ma non sono affatto contento che tu
cui le sistemavo dicendo che si trattava di. una credenza sbagliata. l'abbia vinto", e cosi via. Questi esempi ci suonano tutti strani per
Le credenze, come le affermazioni, possono essere vere o false, e po- il medesimo motivo. L'esecuzione dell'atto linguistico 2 in s t mede-
tremmo dire che hanno direzione di adattamento "mente-a-mondo". sima un'es ressione del corrispondente stato Intenzionale; e di con-
D'altra parte, i desideri e le intenzioni non possono essere veri o seguenza { logicamente strano, sebbene non autocontraddittorio,
falsi, ma p w o n o essere assecondati, realizzati o portati a compi- eseguire l'atto linguistico e negare la presenza del corrispondente
mento, e si potrebbe dire di loro che hanno direzione di adattamen- stato Intenzionale.4
to "mondo-a-mente". Ci sono inoltre anche stati Intenzionali che Ora, dire che lo stato Intenzionale che costituisce la condizione
hanno direzione di adattarnento nulla. Se mi dispiace di averti insul- di sincerith viene espresso nella esecuzione dell'atto linguistico non
tat0 o sono contento che tu abbia vinto il premio, allora, sebbene la t dire che dobbiamo sempre avere lo stato Intenzionale che espri-
rnia nistezza contenga una credenza di averti insultato e un deside- miamo. fi naturalmente sempre possibile mentire, oppure eseguire
rio di non averti insultato, e sebbene la rnia contentezza contenga un atto linguistico insincero. Ma una menzogna - o un altro atto
una credenza che tu hai vinto il premio e un desiderio che tu lo linguistico insincero - consiste nell'esecuzione di un atto linguisti-
vincessi, la rnia tristezza e la rnia contentezza non possono essere co, e percib nell'espressione di uno stato Intenzionale, dove non si
vere o false nel modo in cui lo possono le mie credenze, n t possono ha veramente quello stato Intenzionale che si esprime. Si noti che il
essere realiuate nel modo in cui lo possono i miei desideri. La rnia parallelismo tr'a gli atti illocutivi e le loro corhzioni-di sincEiib
tristezza e la mia contentezza possono essere appropriate o inappro- In-ionge --e s--""=--.'
p ~ s ~ - "P n-.--
i m;,.. e n t e Y--*i r e t t oin: ge&$lLla +re- /, :.
priate a seconda che la direzione di adattamento mente-a-mondo
della credenza sia realmente soddisfatta oppure no, ma in quel senso
_- _ ,

la condizione
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zione di adattamento dell'atto-- ~ ' ~ t e z~ t i vc a oa -guella
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casi In cui l'aito


. del-
ill&tivo
la rnia tristezza e la rnia contentezza non hanno alcuna direzione di 58n-ha drezione di ento la verith del contenuto proposizio-
adattamento. Dirb qualcosa di pih su questi stati Intenzionali com- nale t presupposta, e il corrispondente stato Intenzionale contiene
@ plessi pih avanti. una credenza. Per esempio, se mi scuso per aver calpestato il tuo
(g*pll\.crl 3. Una terza connessione tra stati Intenzionali e atti linguistici gatto, esprimo rimorso per avere cal stato il tuo gatto. NC le scuse
01
r, ~~6 sta. nelfatto che nella esecuzione di ogni atto illocutivo con un con- nC il rimorso hanno una direzione radattamento, ma le scuse pre-
, tenuto proposizionale, . . un certo stato Intenzionale con suppongono la verith della proposizione che ho calpestato il tuo
-
I
lo stato Intenzionale t la con- gatto, e il dmorso contiene una credenza che ho calpestato il tuo
to linguistico. Cosi per esem-
rmazione che p, esprimo la credenza che p. Se
gatto.
nozione di condizioni
0
4. La -- -"di - soddisfazione si applica piuttosto cowr,aaut
prometto di fare A, esprimo un'intenzione di fare A. Se ti do l'ordi- -__ -----
generalmente
_.
-
- sia
-- agli ---
atti lingyistja c h e i d i stati Intenziongliai , , , ~ ~ , s t A
ne di fare A, esprimo un desiderio o una voglia che tu faccia A. Se __
casl
- in- cui ci sia una direzione
-_ ___-_ ------di adattamento. Diciamo, per esern- 8 ,owe
pio, che un'affermazione 2 Vera o falsa, che un ordine t obbedito o di cose. I1 mio ordine a Sam di lasciare la stanza riguarda Sam e
disobbedito, che una promessa t mantenuta o rotta. In ciascuno di rappresenta una certa azione da parte sua, cosi come il mio deside-
questi casi, attribuiamo o riuscita o fallimento all'atto illocutivo, nel rio che Sam lasci la stanza riguarda Sam e rappresenta una certa
suo confront0 con la realti nella particolare direzione di adattamento azione da parte sua. La nozione di rappresentazione t sufficiente-
-----I

data dallo specific0 illocutivo. In breve, potrernmo denominare tutte Cente vaga. Applicandola al linguaggio possiamo usarla per coprlre
yueste condizioni "condizioni di ~oddisfazione"o "condizioni di suc- non soltanto il riferimento, ma anche la predicazione, e le condizio-
cesso". Direrno perci6 che una affermazioneL. soddisfatta se e solo se ni di veriti o le condizioni di soddisfazione in generale. Sfruttando
L. Vera, che un ordine t soddisfatto se e solo se P obbedito, she una questa vaghezza possiamo dire che gli stati Intenzionali con conte-
promessa 8 soddisfatta se e solo se I. mantenuta, e cosi via. E chiaro nuto proposizionale e direzionale di adattamento rappresentano le
che questa nozione di soddisfazidne si applica altrettanto bene agli 1 proprie varie condizioni di soddisfazione nello stesso senso in cui
stati Intenzionali. La rnia credenza sari soddisfatta se e solo se le cose
stanno cosi come credo che stiano, i mi.ei desideri saranno soddisfatti
I gli atti linguistici con contcnuto proporidonale e direzione di adat-
tamento rappresentano le proprie condizioni di soddisfazione.
se e solo se saranno realizzati, le mie intenzioni saranno soddisfatte se Poichi. ci permetteremo di usare nozioni come "rappresentazio-
e solo se verranno portate a termine. La nozisne di soddisfazione ne" e "condizioni di soddisfazione", esse richiederanno qualche ul-
sembra insomma essere intuitivamente naturale sia agli atti linguisti- teriore chiarificazione. Probabilmente, di nessun termine si t abusa-
ci sia agli stati Intenzionali, e applicarsi piuttosto generalmente lad- to di pih nella storia della filosofia che di "rappresentazione", e il
dove ci sia una direzione di adattamento.5 mio uso di questo termine differisce sia dal suo uso nella filosofia
Ci6 che t particolarmente importante capire t che per ogni atto tradizionale che da quello nella psicologia cognitiva contemporanea
linguistico che abbia una direzione di adattamento, Patto linguistico c: nella intelligenza artificiale. Quando dico, per esempio, che una
i sard soddifatto se e soh se h stato psicologco espmso P soddisfatto, e le
condizioni di so&sfazione dll'atto linguirtico e dlh Jtato psicohgico
I trprmo s a o lestme. Cosi, la rnia affermazione sari Vera se e solo se la
credenza P una rappresentazione non sto dicendo che una credenza t
una sorta di pittura, ni. sto avallando la posizione del Tractatus sul
significato, ni. sto dicendo c h una credenza ri-presenta ualcosa che
credenza che vi t espressa t corretta, il mio ordine sari obbedito se
e solo se il desiderio da esso espresso viene realizzato, e la mia pro-
1
era stato presentato prima, non sto dicendo che una cre enza ha un
I significato, n i sto dicendo che L. quel t i p di cosa da cui si ottengo-
messa sari mantenuta se e solo se la rnia intenzione espressa viene

I
no le sue condizioni di soddisfazione esaminandola attentamente. I1
, portata a compimento. Inoltre si noti che, cosi come le condizioni senso di "rappresentazione" in questione vuole essere interamente
,,,a,a.,g- di soddisfazione sono interne all'atto linguistico, analogamente le esaurito dall'analogia con gli atti linguistici: il senso di "rappresen-
condizioni di soddisfazione dello stato Intenzionale sono interne al- tare" in cui una credenza rappresenta le sue condizioni di soddisfa-
lo stato Intenzionale. Parte di ci6 che rende la rnia affermazione che zione t quello stesso senso in cui anche un'affermazione rappresenta
la neve t bianca quella affermazione che 2, 8 che ha proprio quelle le proprie condizioni di soddisfazione. Dire che una credenza P un_a
condizioni di veriti e non altre. Allo stesso modo, parte di ci6 che rappresentazione t sernglice_m-enfedire che.--ha un.. contenuto p r ~ p o -
- . .-
h
rende il mio desiderio che piova il desiderio che 6, t che certe cose sizioniile-e"Gnmod0 psic6logic0, che il-syo con~enGo* proposiziona-
11
i
lo soddisferanno e certe altre no. le determini u i ksieme di condizioni dii sqddisfaz_ione.sott,.certi ,
Queste quattro connessioni tra stati Intenzionali e atti linguistici etti, che il suo ,modo ,psicologico determina una =+reziope, di
1 suggeriscono owiamente una certa immagine dell'Intenzionaliti:
ogni stato Intenzionale consiste di un contenuto rappresentativo in
del suo contenuto propsizibnale, he1lo'itessq m d o in
cui tutte queste noziqni c o n ~ ~ ~ o > r o ~ o s i z i o ndirezio~e
ale, di
un certo modo psicologico. Gli stati Intenzionali rappresentano og- adattamento ecc. - sono spiegate dalla. &or& -. .a<gfiaftTlin&istici.
-.-
I :
*
5 getti e stati di cose nello stesso senso in cui anche gli atti linguistici In realti, riguardo qianto detto finora, potremmo teori;amentE'Ee
I
3 rappresentano oggetti e stati di cose (sebbene, ripetiamo, lo faccia- a meno dei termini "rappresentazione" e "rappresentare" a favore
z, .C no con mezzi differenti e in modo difference). La rnia affermazione delle altre nozioni, poichi. non v't nulla di ontologico a proposito
che piove t una rappresentazione di un certo stato di cose cosi come del mio uso di "rappresentazione". Si tratta soltanto di una abbre-
la rnia credenza che piova t una rappresentazione dello stesso stato viazione per la costellazione di nozioni logiche irese a prestito dalla
teoria degli atti linguistici. (Pih avanti discuterb alcune differenze i questa breve descrizione preliminare dell'Intenzionaliti dicendo che
tra gli stati Intenzionali e gli atti linguistici.) ILhiave pn. comprend&e la rappresentazione
---- ~- sta nelle condizioni
I1 mio uso della nozione di rappresentazione P inoltre diverso dal-
l'uso che se ne fa nel campo dell'intelligenza artificiale e nella psico- mGto
__
. --_-__-._
di sGZGfaziGe. O g n ~-----
*-
stato ~ntenzionilecon direzione di a d a x
.~.- i. una rappresentazione
a m ----&imidi$disfi-
-s___L-----

-.delle progrie
m ~ *

logia cognitiva contemporanea. Per me una rappresentazione 8 defi- .zione.


-
nita dal suo contenuto e dal suo modo, non dalla sua struttura forma-
le. In realti, non ho mai visto alcuna chiaraza nella posizione secon-
do cui ogni rappresentazione mentale deve avere una struttura forma- 111. ALCUNE APPLICAZIONI ED ESTENSIONI DELLA TEORIA
le, nel senso in cui le frasi, per esempio, hanno una struttura formale
sintattica. Trascurando alcune complicazioni (a proposito della Rete 2 sufficiente fare affermazioni come queste e subito si affolla una
e dello Sfondo) che verranno fuori pih avanti, in questo stadio preli- moltitudine di problemi: che cosa diremo di quegli stati Intenziona-
minare della ricerca le relazioni formali tra queste varie nozioni pos- li che non hanno direzione di adattamento? Sono anche loro rappre-
sono essere descritte come segue: ogni stato Intenzionale consiste di sentazioni? E se lo sono, quali sono le loro condizioni di soddisfa-
un contenuto Zntenzionah in un modopsicologicq, Se il contenuto P un'in- zione? E che dire di fantasia e immaginazione? Che cosa rappresen-
tera proposizione e se c't direzione di adattamento, il contenuto In- tano?
tenzionale determina le condizioni di soddi.rfazione. Le condizioni di Che dire poi dello statuto ontologico dell'intero complesso -
soddisfazione sono quelle condizioni, determinate dal contenuto In- questi stati Intenzionali sono forse misteriose entiti mentali per
tenzionale, che devono darsi perch; lo stato Sia soddisfatto. Per que- soddisfare le quali abbiamo popolato il mondo di "stati di cose"? E
sta ragione lo pen~careil contenuto P gii uno specificare le condizio- YintensionalitA-con-la-s,come si inserisce nel discorso? E cosa dire-
ni di soddisfazione. Cosi, se credo che stia piovendo, il contenuto del- mo della tradizionale nozione di "oggetto Intenzionale", con la
la rnia credenza P: sta piovendo. E le condizioni di soddisfazione so- sua relativa "inesistenza intenzionale" (Brentano)? Ci sono poi al-
no: sta piovendo - e non, per esempio, che il terreno t bagnato, o che cune obiezioni scetticistiche. Sicuramente, si potrebbe obiettare,
dell'acqua sta cadendo gih da cielo. Poicht ogni rappresentazione - ogni rappresentazione richiede qualche atto intenzionale da parte di
che sia mentale, linguistica, pittorica o qualsivoglia - sta sempre sot- un agente che sia soggetto del rappresentare. I1 rappresentare richie-
to certi aspetti escludendone altri, le condizioni di soddisfazioneven- de qualcuno che rappresenti e un atto intenzionale di rappresenta-
gono rappresentate sotto certi aspetti. zione; la rappresentazione di conseguenza richiede l'lntenzionaliti,
L'espressione "condizioni di soddisfazione" ha la tipica ambigui- e non pub essere usata per spiegarla. E, ancora pih malaugurata-
t i processo/prodotto che troviamo tra il richiedke e la cosa richiota. mente, non hanno forse mostrato i vari argomenti sulla teoria cau-
Per esempio, se credo che stia piovendo le condizioni di soddisfazio- sale del riferimento che queste entiti mentali "nella testa" sono in-
ne della rnia credenza sono che dovrebbe darsi il caso che stia pio- sufficienti a chiarire come il linguaggio e la mente si riferiscono alle
vendo (richiedere). Sono ciot quello che la rnia credenza richiede , cose nel mondo?
per essere una credenza vera. E se la rnia credenza P veramente una Be', non si pub rispondere contemporaneamente a tutte le do-
credenza vera, allora si dari una certa condizione nel mondo, owero mande; in questo paragrafo mi limiter6 percib a rispondere sola-
la condizione cbe stapiovenah (cosa richiesta), che t la condizione di mente ad alcune che si prestano a estendere e applicare le afferma-
soddisfazione della rnia credenza, vale a dire quella condizione che zioni preliminari della teoria. I1 mio scopo 6 duplice. Voglio mo-
veramente soddisfa la rnia credenza. Penso che questa ambiguiti sia strare da una parte come questo approccio all'Intenzionaliti risolva
I piuttosto innocua, forse addirittura utile, una volta che la si conosca certe difficolti filosofiche tradizionali, e al tempo stesso con questo
1 dall'inizio. Tuttavia essa ha provocato dei fraintendimenti in alcuni estendere e sviluppare la teoria.
dei commenti ai miei precedenti lavori sull'Intenzionaliti;6 percib 1. Uno
---- dei vant
in quei contesti in cui i due sensi potrebbero dare adito a fraintendi- meno ~mportanti
II menti li marcherb esplicitamente. iXente__tra le prop
A prescindere dalle varie qualificazioni, potremmo riassumere tr&toxEico; in
problema della natura logica dell'Intenzionaliti non t affatto un
problema ontologico. Per esempio, che cos't veramente una creden-
za? La risposta tradizionale assume che la domanda chieda la cate-
"7 uesto punto il problema di come gli stati Intenzionali venga-
no rca izzati nell'ontologia del mondo non 2 pi3 rilevante per noi di
quanto lo sia l'analogo problema di come un certo atto linguistico
goria ontologica in cui inserire la credenza; cib che invece importa vcnga realizzato. Un atto linguistico pub essere realizzato parlando
per quello che riguarda 1'Intenzionaliti della credenza non 2. la sua a scrivendo, in francese o in tedesco, su una telescrivente o in un
categoria ontologica ma le sue proprieti logiche. Tra le risposte tra- a~ro~arlante o su uno schermo cinematografico o su un giornale.
dizionali preferite abbiamo che una credenza t una modificazione di Ma rispetto alle sue proprieti logiche queste forme di realizzazione
un io cartesiano, che si tratta di idee humeane che galleggiano qua non hanno importanza. Considereremmo giustificatamente fuori
e l i nella mente, che si tratta di disposizioni causali a comportarsi 8tracla chi fosse ossessionato dal problema se gli atti linguistici sia-
in certi modi, o che P uno stato funzionale di un sistema. Mi viene no un fenomeno fisico del tip0 onde sonore. Le forme di realizzazio-
da pensare che tutte queste risposte siano false; ma per i nostri sco- nc di uno stato Intenzionale sono tanto irrilevanti per le sue pro-
pi cib che importa notare t che sono risposte a una domanda diver- prieti logiche quanto lo sono, rispetto alle proprie proprieti logi-
sa. Se la domanda "Che cos'P veramente una credenza?' viene presa che, le forme in cui un atto linguistico viene realizzato. Le proprieti
nel senso di "Che cos't una credenza in quanto credenza?" allora la logiche degli stati Intenzionali vengono dal lor0 essere rappresenta-
risposta deve almeno in parte essere data nei termini delle proprieti rioni, e cib che conta 2 che, analogamente alle entiti linguistiche,
logiche della credenza: una credenza t un contenuto proposizionale cssi hanno proprieti logiche in un modo in cui pietre e alberi tlon
in un certo modo psicologico,~doveil mod0 determina una direzio- Ic possono avere (bench6 le affermazioni su pietre e alberi possano
n2 -Xadattarnento mente-a-mondo, e il contenuto proposizionale nvere proprieti logiche); e questo perch6 gli stati Intenzionali, a
deteimini'un insieme di condizioni di soddisfazione. Se non voglia- nomiglianza delle entiti linguistiche, e a differenza di pietre e alberi,
mo-perdere di vista la lor0 Intenzionaliti intrinseca, gli stati Inten- Nono rappresentazioni.
zionali debbono essere caratterizzati in termini Intenzionali. Ma se I1 famoso problema di Wittgenstein sull'intenzione - Quando

1
la domanda P "Qua1 P il modo di esistere delle credenze e degli altri
1
'sollevo il braccio che cosa resta se sottraggo il fatto che il braccio va
su?' - non trova soluzione solamente finch6 insistiamo per una ri-
stati Intenzionali?" allora, per quello che normalmente sappiamo su
come funziona il mondo, la risposta sari: gli stati Intenzionali sono ),s 3osta ontologica. Dato l'approccio non ontologico all'Intenzionali-
1

1I sia cawati da che realizzati nelle strutture del cervello. E quello che 1
r che suggeriamo qui, la risposta P piuttosto semplice. Cib che re-
sta t un contenuto Intenzionale - che il mio braccio sale come risul-
conta nel rispondere a questa seconda domanda t capire sia il fatto
che gli stati Intenzionali stanno in relazione causale con il neurofi- rato di questa intenzione in azione (vedi Capitolo 3 ) - in un certo
siologico (cosi come, naturalmente, stanno in relazione causale con mod0 psicologico - il mod0 intenzionale. Nel caso ci trovassimo
I gli altri stati Intenzionali), sia il fatto che gli stati Intenzionali ven- , insoddisfatti di questa risposta credo che la nostra insoddisfazione
gono reaiizzati mterialmmte nella neurofisiologia del cervello. I dua- rivelerebbe che abbiamo un modello sbagliato di Intenzionaliti;
listi, che percepiscono correttamente il ruolo causale del mentale, stiamo ancora cercando una cosa che corrisponda alla parola "inten-
ritengono proprio per questa ragione di dover postulare una catego- zione". Ma la sola cosa che potrebbe corrispondervi t un'intenzione,
1 ria ontologica separata. Molti fisicalisti, che percepiscono corretta- c per sapere che cosa sia un'intenzione, o che cosa sia qualsiasi altro
mente che cib che abbiamo nella parte superiore del cranio P un stato Intenzionale con direzione di adattamento, non dobb'lam0 co-
cervello, ritengono per questo motivo di dover negare l'efficacia noscere la sua categoria ontologica fondamentale ma piuttosto: pri-
I
causale degli aspetti mentali del cervello o addirittura l'esistenza mo, quali siano le sue condizioni di soddisfazione; secondo, sotto
stessa di tali irriducibili aspetti mentali. 10 credo che entrambe que- quale (quali) aspetto (aspetti) queste condizioni vengano rappre-
I I sentate dal contenuto Intenzionale; e terzo, quale sia il mod0 psico-
1 ste posizioni siano sbagliate. Entrambe infatti cercano di riso1vere il
i problema mente-corpo, mentre la giusta posizione t capire che un logico - credenza, desiderio, intenzione ecc. - dello stato in questio-
t l
simile problema non esiste. I1 "problema mente-corpo" non t un ne. Conoscere il secondo di uesti punti t g i i conoscere il primo,
1111 problema reale pi6 di quanto lo sia il "problema stomaco-digestio- 4
perch6 le condizioni di soddis azione vengono sem re rappresentate
P
sotto certi aspetti; e la conoscenza del terzo t suf iciente per darci
ne". (Se ne riparleri pi3 lungamente nel Capitolo 10.)
11
I: 24
1'
1'
una conoscenza della direzione di adattamento tra il contenuto rap- 8 calvo sono relative a1 re di Francia, ma in quel senso non ne con-
presentativo e le condizioni di soddisfazione. segue che ci sia qualche oggetto a cui esse siano relative. Nell'altro
oca ~ p r - ~ i oche
- t dkuna rispo- senso (l'estensionale) non c7Palcun oggetto a cui esse siano relative
_-_
_--_
przblema ontologico dello statu-

m7r_CP
L_r_

"- -
n ha ~ssolutamente~nessutno
I_EL-

o&etto Intenzionale =nap- & k u n


statuto
qualcosa un oggetto Intenzionale
che c7P qualche stato Intenzionale che gli P
I
perch6 non c7Palcun re di Francia. Secondo il mio approccio 2 cru-
ciale distinguere rra il contenuto di una credenza (ci& una proposi-
zione) e l'oggetto di una credenza (cioP oggetti ordinari).
Naturalmente, alcuni dei nostri stati Intenzionali sono esercizi di
fantasia e immaginazione, ma analogamente alcuni dei nostri atri
relativo. Cod, per esempio, se Bill ammira il presidente Carter, l'og- linguistici sono di finzione. E come la possibilitb del discorso di fin-
getto Intenzionale della sua ammirazione P il presidente Carter, zione - esso stesso un prodotto di fantasia e immaginazione - non
l'uomo reale, e non qualche illusoria entiti intermedia tra Bill e il ci costringe a erigere una classe di oggetti "a cui ci si riferisce" o
suo uomo. Sia nel caso degli atti linguistici che in quello degli stati "descritti" diversi dagli oggetti ordinari, cosi suggerirei che la pos-
Intenzionali, se non c7Palcun oggetto che soddisfi il contenuto pro- sibiliti della fantasia e delk forme immaginative di Intenzionalith
posizionale o rappresentativo, allora l'atto linguistico e lo stato In- non ci costringe a credere nell'esistenza di una classe di "oggetti
tenzionale non possono essere soddisfatti. In simili casi, cosi come intenzionali" diversi dagli oggetti ordinari, ma apparentemente sol-
non c72alcun "oggetto a-cui-ci-si-riferisce"dell'atto linguistico, non tanto negli oggetti di tutti i nostri stati Intenzionali. Non voglio
c74alcun "oggetto Intenzionale" dello stato Intenzionale: se niente dire che non ci siano problemi per quello che riguarda fantasia e
soddisfa la parte referenziale del contenuto rappresentativo lo stato immaginazione; sto cercando piuttosto di dimostrare che
Intenzionale non ha un oggetto Intenzionale. Cosi, per esempio,
l'affermazione che il re di Francia P calm non pub essere Vera per- F
roblemi
----.-=--------
lnzlone.
- --=- r
-
fanno tutt'uno con i problemi ---
de117analisi del discorso di
-. ..->..---.
cht non c7Palcun re di Francia, e all0 stesso modo la credenza che il Nel discorso di finzione abbiarno una serie di atti linguistici si-
re di Francia P calvo non ub essere Vera per il medesimo motivo. mulati (come se, finzione), normalmente assertivi simulati, e il fat-
h d i n e a1 re di Francia i essere calvo, e il desiderio che il re di
! I to che l'atto linguistico sia solarnente simulato rompe 17impegno
Francia sia calvo falliscono entrambi necessatiamente in soddisfazio- parola-a-mondo dell'assertivo normale. I1 parlante non si impegna
ne, ed entrambi per il medesimo motivo: non esiste alcun re di alla veriti delle proprie asserzioni di finzione nel modo in cui si
I
Francia. In questi casi non c7P "oggetto Intenzionale" dello stato impegna alla veriti ddle proprie asserzioni normali. Analogamente
Intenzionale e non c7P"oggetto a-cui-ci-si-riferisce" dell'affermazio- nell'immaginazione l'agente ha una serie di rappresentazioni, ma la
ne. I1 fatto che le nostre affermazioni possano mancare di essere ve- direzione di adattamento mente-a-mondo viene rotta dal fatto che i
re perch6 fallisce il riferimento non ci induce affatto a supporre che contenuti rappresentativi non sono contenuti di credenze ma sem-
dovremmo erigere una entiti meinonghiana a cui queste afferma- plici oggetti di considerazione. Gli atti di fantasia e immaginazione
zioni siano relative. Capiamo che esse hanno un contenuto proposi- hanno contenuti ed P percib come se avessero condizioni di soddi-
zionale che niente soddisfa, e che in questo senso non sono "relati- sfazione; analogamente un'asserzione simulata (ci& di finzione) ha
ve" a niente. Ma esattamente nello stesso modo suggerirei che il un contenuto ed t di conseguenza come se avesse condizioni di veri-
fatto che i nostri stati Intenzionali possano fallire nell'essere soddi- ti; in entrambi i casi tuttavia gli impegni alle condizioni di soddi-
I
sfatti per l'assenza di qualsiasi oggetto a cui il loro contenuto si sfazione vengono deliberatamente sospesi. I1 fatto che una asserzio-
t
riferisca, non dovrebbe imbarazzarci a1 punto da farci sentire pro- ne di finzione non sia Vera non ne cornporta il fallimento, cosi co-
pensi a erigere un'entiti meinonghiana intermedia o un oggetto In- me non comporta il fallimento di uno stato di immaginazione il
i tenzionale a cui essi siano relativi. Uno stato Intenzionale ha un
contenuto rap resentativo, ma non gli P n t relativo n t diretto verso.
P
Parte della di f~coltideriva qui da "relativo", che ha sia una lettura
fatto che nulla nel mondo gli corri
3- %!s = P ! ? ? ~ ~ & P $ ~ S ~ ~ ~ C ~
di contenutl rap_presentativlIn var
zionale consiste
estensionale sia una intensionale-con-la-s.C'P un senso (l'intensio- meno fuon$ants,.se non psoprio. . ~ h a g l i a t o , ~ ~ ~ c h e , u n a ~ ~ ~ d
nale-con-la-s) in cui l'afiermazione o la credenza che il re di Francia per _esempi!ic),P-~na, -n(aziqae _ardu_e-t,e&ni~nnSncrgdg",t~~n~
-7 v
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22- 2 2 28
sia filosofica corrente. Dall'altra parte sto per6 anche sostenendo 1 do. Ma il fatto che la credenza abbia quelle condizioni di soddisfa-
una posizione molto pih controversa: oltre alla Rete delle rappre- zione non t qualcosa di impost0 alla credenza dal suo essere rxrata in
sentazioni esiste anche uno Sfondo di capaciti mentali non-rappre- un modo piuttosto che in un altro, perch&in questo senso la cre-
sentazionali; e, in generale, le rappresentazioni funzionano e hanno denza non viene affatto usata. Una credenza t intrinsecamente una
le condizioni di soddisfazione che hanno solamente contro questo rappresentazione nel senso seguente: essa consiste soltanto di un
Sfondo non-rappresentazionale. JL implicazioni di questa seconda contenuto Intenzionale e di un modo psicologico. I1 contenuto de-
idea vanno lontano, ma bisogneri aspettare fino al Capitolo 5 sia tcrmina le sue condizioni di soddisfazionee il modo determina che
per la sua dimostrazione che per l'esplorazione delle sue conseguen- quelle condizioni di soddisfazione vengano rappresentate con una
ze. Una conseguenza immediata delle due tesi t che gli stati Inten- ccrta direzione di adattamento. Essa non richiede qualche Intenzio-
zionali non possono essere individuati nettamente. Esattamente, naliti esterna per diventare una rappresentazione, perch6 se t una
quante credenze possiedo? Non c't alcuna risposta definita a questa credenza 2 gii intrinsecamente una rappresentazione. E non richiede
domanda. Un'altra conseguenza 2 che le condizioni di soddisfazione nemmeno qualche entiti non-Intenzionale, qualche oggetto formale
degli stati Intenzionali non vengono determinate indipendentemen- o sintattico, associato alla credenza che l'agente usa per produrre la
te, ma dipendono dagli altri stati nella Rete e dallo Sfondo. credenza. La premessa falsa nella dimostrazione t in breve quella
5. Questo approccio ci mette in grado di proporre una soluzione che dice che perch6 ci sia una rappresentazione ci deve essere un
r un tradizionale problema della filosofia della conoscenza; il pro- qualche agente che rxri qualche entiti come una rappresentazione.
Kcma pui, essere messo nella forma di un'obiezione a1 mio punto di Questo t vero di immagini e frasi, c i d dell'Intenzionaliti derivata,
vista: "Non possiamo spiegare PIntenzionaliti in termini di rappre- ma non degli stati Intenzionali. Potremmo desiderare di restringere
sentazione perch6 affinch6 ci sia una rappresentazione ci deve essere il termine "rappresentazione" a quei casi come immagini e frasi do-
un qualche agente che usi qualche entiti - un'immagine o una frase ve possiamo distinguere tra I'entiti e il suo contenuto ra presentati-
o qualche altro oggetto - come una rappresentazione. Cosi se una vo, ma non 2 questa una distinzione che possiamo a$care a cre-
credenza 2 una rappresentazione lo deve essere perch6 qualche agen- denze e desideri in quanto credenze e desideri, perche il loro conte-
te lxra la credenza come una rappresentazione. Ma questo non ci of- nuto rappresentativo non 2 separabile da loro stessi in uel modo.
fre alcun modo di affrontare la credenza, perch6 non ci viene detto Dire che l'agente 2 consapevole delle condizioni di so%disfazione
che cosa l'agente fa per usare la sua credenza come una rappresenta- delle sue credenze e desideri consapevoli non t dire che deve avere
zione, e la teoria richiede inoltre un misterioso omuncolo con la sua stati Intenzionali del second0 ordine che riguardino i suoi stati In-
propria Intenzionaliti per poter usare le credenze come rappresenta- tenzionali del primo ordine di credenza e desiderio. Se cosi fosse,
zioni; se seguiamo poi questa via avremo bisogno di un regredire indubbiamente ci troveremmo di fronte a una regressione infinita.
infinito di omuncoli, poichk ciascuno di loro deve avere altri stati Invece, la consapevolezza delle condizioni di soddisfazione 6 parte
Intenzionali per poter usare gli stati Intenzionali originari come della credenza o del desiderio consapevole, poich6 il contenuto In-
rappresentazioni, o per' fare qualsiasi cosa." Dennett, che pensa che tenzionale 2 interno agli stati in questione.
questo sia realmente un problema, lo chiama "problema di Hume" 6. Questo approccio all'Intenzionaliti suggerisce una spiegazione
e crede che la soluzione stia nel postulare intere armate di omuncoli molto semplice della relazione tra Intenzionalitbcon-la-z e intensio-
progressivamente sempre pih stupidi!ll 10 non credo che questo sia naliti-con-la-s. L'intensionaliti-con-la-s 2 una proprieti di una certa
verarnente un problema e l'approccio presentato fino ad ora ci apre . classe di enunciati, affermazioni, e altre entiti linguistiche. Un
la via alla sua dissoluzione. Secondo questo ap roccio il contenuto cnunciato viene detto intensionale-con-la-s quando fallisce nel sod-
Intenzionale che determina le condizioni di s!co disfazione t interno disfare alcuni test per l'estensionaliti, test come la sostituibiliti de-
all0 stato Intenzionale: in nessun modo l'agente potrebhe avere una fli identici e la generalizzazione esistenziale. Un enunciato come
credenza o un desiderio senza che questi abbiano le loro condizioni John crede che re Art6 abbia ucciso Lancillotto" viene normal-
di soddisfazione. Per esempio, parte di quello che t l'avere la cre- mente detto intensionale-con-la-sperch6 c'2 almeno una sua inter-
denza consapevole che stia piovendo 2 l'esser consapevoli che la cre- pretazione nella quale pub essere usato per fare un'affermazione che
denza 2 soddisfatta se sta piovendo e che non lo 2 se non sta pioven- non permetta generalizzazione esistenziale sulle espressioni referen-
Cesare abbia attraversato il Rubicone. I
semplici. Cercare di trattare la spiegazione come una analisi sarebbe
La b, a differenza della a, t intensionale, e la differenza sta nel fatto disperatamente circolare: infatti la caratteristica degli atti linguistici
che la a dice le condizioni di soddisfazione, mentre la b dice che cl~eho usato per spiegare YIntenzionalitl di certi stati mentali t
sono condizioni. La a t una rappresentazione e basta; la b t la rap- esattamente la loro Intenzionalitl. Dal mio punto di vista non t
presentazione di una rappresentazione. possibile fornire un'analisi logica dell'lntenzionalitl del mentale in
7. Abbiamo introdotto inizialmente la nozione di Intenzionaliti- termini di nozioni pih semplici, perch6 1'IntenzionalitA 2, per cosi
con-la-z in mod0 che si applicasse a stati mentali, e la nozione di dire, una proprieti di base della mente, e non una caratteristica logi-
intensionaliti-con-la-s in modo che si applicasse a enunciati e altre camente complessa costruita per combinazione di elementi piG sem-
entiti linguistiche. Ma t facile vedere adesso, alla luce della nostra plici. Non esiste alcuna posizione neutrale da cui poter studiare le
caratterizzazione dell'Intenzionaliti-con-la-ze delle sue relazioni con relazioni tra stati Intenzionali e mondo e poi descriverle in termini
l'intensionaliti-con-la-s, come si possano estendere entrambe le no- non Intenzionalistici. Qualsiasi spiegazione dell'Intenzionalit4 si
zioni sino a coprire entiti tanto mentali quanto linguistiche. colloca percih all'interno del cerchio dei concetti Intenzionali. La
(a) L'intensionaliti-con-la-s di affermazioni sugli stati Intenzio- rnia strategia t stata di usare la nostra comprensione del funziona-
nali-con-la-z deriva dal fatto che queste affermazioni sono rappre- mento degli atti linguistici per spiegare come funzioni 1'Intenziona-
sentazioni di rappresentazioni. Ma, poichk gli stati Intenzionali-con- l i d del mentale, ma questo ci porta alla prossima domanda: ual P
la-z sono rappresentazioni, non c't niente che impedisca loro di es-
sere anche rappresentazioni di rappresentazioni; questi stati condivi- uistico?
P-
la relazione tra 1'Intenzionaliti del mentale e 1'IntenzionalitA del In-
h-" -=,.
d 7 p e r c i i , l iai-xt
delle frasi e affermazioni corrispondenti. Per esempio, cosi come la
rnia affermazione che John crede che re Arth abbia ucciso Lancillot- IV. SIGNIFICATO
to 2 intensionale-con-la-s perch: l'affermazione t una rappresenta-
zione della credenza di John, anche la rnia credenza che John creda C't una disanalogia owia tra stati Intenzionali e atti linguistici,
che re Artii abbia ucciso Lancillotto t uno stato mentale intensiona- c:he viene suggerita dalla terminologia stessa che abbiamo usato.
le-con-la-s, perch: 6 uno stato Intenzionale che 2 una ra presenta- Gli stati mentali sono stati, gli atti linguistici sono atti, c i d esecu-
P
zione della credenza di John; le sue condizioni di soddis azione di- xioni Intenzionali. Questa differenza provoca un'importante conse-
guenza sul modo in cui l'atto linguistic0 viene messo in relazione
pendono percib dalle caratteristiche della rappresentazlone rapEre-
sentata e non dalle cose rappresentate nella raptxesentazlone or1 I- con la propria realizzazione fisica. L'esecuzione di fatto dell'atto lin-
_ag
naIe.Ma, naturalmente, dal fatto che la rnia credenza sulla cre enza nuistico comportera la produzione (o l'uso, o la presentazione) di
alcune entiti fisiche, come rumori provocati dalla bocca, o segni
q o h n 2 intensionale-con-la-snon segue che la credenza di John sia
intensionale-con-la-s. Ripetiamo: la sua credenza t estensionale; la nulla carta. Credenze, timori, speranze e desideri sono d'altro canto
rnia credenza sulla sua credenza t intensionale. intrinsecamente Intenzionali. Caratterizzarli come credenze, timori,
(b) Ho cercato finora di spiegare YIntenzionaliti degli stati men- apranze e desideri P g i i attribuir loro IntenzionalitA. Ma gli atti
tali ricorrendo alla nostra comprensione degli atti linguistici. Ov- lrnguistici hanno un live110 fisico di realizzazione, come atti lingui-
viamente perb la caratteristica degli atti linguistici a cui ho fatto stici, che non t intrinsecamente Intenzionale. Non c't niente di in-
ricorso 2 l'insieme delle loro proprieti rappresentative, vale a dire
della loro Intenzionaliti-con-la-z. La nozione di Intenzionaliti-con-
la-z si applica percib altrettanto bene a stati mentali come a entiti
r,
erinsecamente Intenzionale nei rodotti di un atto enunciativo, ov-
vcro nei rumori prodotti dalla occa, o nei segni che traccio sulla
clrta. I1 problema del significato nella sua forma pih generale t ora
linguistiche quali gli atti linguistici e le frasi, per non parlare di il problema di come arriviamo dal fisico al semantico; vale a dire,
mappe, diagrammi, liste del bucato, immagini e molte altre cose. per esempio, come arriviamo dai suoni che escono dalla rnia bocca
E per questa ragione che la spiegazione dell'Intenzionaliti che t nll'atto illocutivo? I1 discorso sviluppato sino ad ora ci fornisce, cre-
stata fornita in questo capitol0 non ne I. un'analisi logica nel senso do, un modo nuovo di considerare il problema. Dal punto di vista
del dare condizioni necessarie e sufficienti in termini di nozioni pih dcl nostro discorso, il problema del significato pub essere impostato
I
come segue: in che modo la mente impone I'Intenzionaliti su quel- ? nali? I1 significato esiste solo la dove c't una distinzione tra il con-
l
1 le entiti che non sono intrinsecamente Intenzionali, su entiti come tenuto Intenzionale e la forma della sua esternalizzazione; e chiede-
suoni e segni, che sono fenomeni fisici del mondo esattamente co- re il significato 6 chiedere un contenuto Intenzionale la cui forma
me gli altri, se visti in un certo modo? Una enunciazione pub avere sia esternalizzata. Cosi ha perfettamente senso chiedere il significato
Intenzionaliti, proprio come una credenza ha Intenzionaliti; ma della frase "Es regnet", e ha senso chiedere il significato dell'affer-
mentre 1'Intenzionaliti della credenza P intrinreca quella dell'enun- ~nazione di John, ci& chiedere che cosa John intendeva dire; ma
ciazione P deriuata. I1 problema P allora: come viene derivata 171n- non ha alcun senso domandare il significato della credenza che sta
tenzionaliti dell'enunciazione? lsiovendo o il significato dell'affermazione che sta piovendo: nel pri-
CP un doppio livello di Intenzionaliti nell'esecuzione di un atto tno caso perchi. non c'P alcuna distanza tra la credenza e il contenu-
linguistico. C'P prima di tutto lo stato Intenzionale espresso, ma c't to Intenzionale, e nel secondo caso perch6 la distanza P gii stata
poi in secondo luogo l'intenzione, nel senso ordinario e non tecnico colmata quando specifichiamo il contenuto dell'affermazione.
della parola, con cui viene compiuta l'esecuzione. B proprio questo Come sempre le caratteristiche sintattiche e semantiche dei verbi
secondo stato Intenzionale, che P l'intenzione con cui viene eseguito rorrispondenti ci forniscono utili indizi su quello che accade. Se di-
l'atto, che conferisce Ifitenzionaliti a1 fenomeno fisico. Bene, e co- co qualcosa della forma "John crede chep", questa frase pub valere
me funziona tutto questo? Bisogneri aspettare fino al Capitolo 6 d:i sola. Ma se dico "John intende significare che p", questa frase
per vedere sviluppata una risposta a1 problema, ma una risposta sembra richiedere, o almeno invitare a una integrazione del tip0
molto approssimativa potrebbe nel frattempo essere: la mente im- "esprimendo questo e quest'altro" oppure "dicendo questo e que-
pone l'Intenzionaliti a entiti ~_-_ che
=--I- non sono - -i _n-..--__
trinsecam~~-' st'altro John intende significare chep". John non potrebbe trasmet-
-
I__ I

tcre il significato che p senza dire o fare qualcosa tramite fa quale


.a%%-.-
ibiiiai-SijnfCrG-Gtenzionalmentee
$61To~stitopsicologico espresso _ _ -- k,ron&ioni di soddi~fa?i~<~
"_ all'entiti fisica z,ts.t.te_rna:
s"cE%'reir"d6ppZ ~livdToTdiIntenzionaliti degli atti linguistici di-
Si pub de- trasmettere il significato chep; mentre d'altra parte John pub sem-
licemente credere chep senza fare alcunchi.. I1 trasmettere il signi-
cendo che con l'enunciare intenzionalmente qualcosa con un certo icato chep non P uno stato Intenzionale che possa valere da solo
insieme di condizioni di soddisfazione - quelle specificate dalla con- nel mod0 in cui lo pub il credere chep. Per trasmettere il significa-
dizione essenziale dell'atto linguistico - ho reso Intenzionale l'enun- to chep ci deve essere qualche azione evidente. Quando arriviamo a
ciato, e ho cod espresso necessariamente il corrispondente stato psi- 'yohn affermb che p" l'azione evidente viene resa esplicita. Affer-
( colo&co. Non pGrei fare un'affermadone ._ . .-_ senza;spfimere
_____ -----
una ;re- mare P un atto, a differenza del credere e del significare, che non lo
denza o f&e una promessa - ----- senza e s p r i m e ~ _ u n ~ ~ ~ n _ z i o n _ e , ~ ~ h i . lsono.
a Affermare P un atto illocutivo che P, a un altro livello di de-
c s essenziale dell'atto?mguistico ha come condhipqj-di srrizione, un atto enunciativo. fi l'esecuzione dell'atto enunciativo
s ~ a Z i O G n e K S t < S s F c n ' d ~--- - n i - . . dell0 s_tgJ",ten-
~diisddisTaiione
O con un certo insieme di intenzioni a convertire l'atto enunciativo
Gonale ---
-->-.
espresso,,Questo spiega anche l'interno collegamento tra la srcsso in un atto illocutivo, e a imporre percib 1'Intenzionaliti all'e-
condizione essenziale e la condizione di sinceriti dell'atto linguisti- nunciato. Ne riparleremo piii ampiamente nel Capitolo 6.
co. La chiave per il significato P semplicemente che pud essereparte
delle condiziani di soddisfazione (nel senso del richiedere) della mia
intenzione che le sue condizioni di soddisfazione (nel senso delle V. CREDENZA E DESIDERIO
cose richieste) debbano avere anche loro condizioni di soddisfazio-
ne. Da qui il doppio livello. Molti filosofi pensano che credenza e desiderio siano in qualche
"Significato" P una nozione che si applica letteralmente a frasi e tnodo gli stati Intenzionali di base; in questa sezione vorrei esplora-
atti linguistici, ma non nello stesso senso agli stati Intenzionali. Ha re alcune delle ragioni pro e contro questa posizione. Considered
senso per esempio domandare che cosa una frase o un enunciato questi due stati nelle prossime pagine in un senso molto largo, in
significhino, ma non ha alcun senso domandare in quel senso che mod0 da abbracciare, nel caso della credenza, il sentirsi certi;l'aver
cosa significhino una credenza o un desiderio. E perchi. no, visto la sensazione di, il supporre, e molti altri gradi di convinzione; e,
che sia le entiti linguistiche sia gli stati Intenzionali sono Intenzio- tlel caso del desiderio, Paver bisogno di, il volere, l'agognare e il
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Applichiamo ora questi suggerimenti ad altri tipi di stati Inten- Vergognarsi che (P) + Be1 (P) & Des (- p) & Be1 (P mi
zionali. L'aspettativa t? il caso pih semplice, visto che, in un senso di riguarda) & Des (P t? nascosto ad altri)
4 4 aspettativa", le aspettative sono semplicemente credenze sul futu-
k anche facile vedere come con queste analisi si possa calcolare la
ro. E cosl struttura formale di stati Intenzionali del second0 (terzo, n-simo) or-
Aspettarsi (P) o Be1 (Futp) dine. Ci si pub vergognare del proprio desiderio; si pub desiderare di
La delusione t? pih complessa. Se sono deluso che p, devo essermi vergognarsi; ci si pub vergognare del desiderio di vergognarsi ecc.
precedentemente aspettato che nonp, aver voluto che nonp e crede- La lista potrebbe owiamente continuare, e lascio a1 lettore come
re ora che p. Percib esercizio per le cinque dita il continuarla con stati a sua scelta. I1
Delusione (P) -, pres Be1 (P) & pass Be1 (fut N p) & Des (- p) metodo t? semplicissimo. Si prenda un tip0 specific0 di stato Inten-
zionale con uno specific0 contenuto proposizionale. Ci si chieda poi
Anche l'esser dispiaciuto chep t? relativamente semplice: che cosa si deve credere e desiderare per avere quello stato Intenzio-
Dispiacere (p) -, Be1 (P) & Des (- p) nale con quel contenuto. G i i questa breve lista suggerisce alcune
generalizzazioni significative sul primato di Be1 e Des. Per prima
I1 rimpianto necessita di una restrizione ulteriore rispetto a1 dispia- cosa, tutti questi stati emotivi vengono analizzati pi6 precisamente
cere, perch6 il contenuto proposizionale deve riguardare cose che come forme di desiderio, a partire da una credenza. Vale a dire, sem-
hanno a che fare con la persona che rimpiange. 10 posso per esem- bra sbagliato pensare che la struttura formale di orgoglio, speranza,
pio rimpiangere di non essere potuto venire alla tua festa, ma non vergogna, rimorso ecc., sia semplicemente una congiunzione di cre-
posso rimpiangere che piova anche se sono dispiaciuto che piove. denza e desiderio. Sembra piuttosto che tutti i casi che abbiamo pre-
Rimpiangere (P) -+ Be1 (P) & Be1 (P mi riguarda) & Des (- p ) so in considerazione (a parte l'aspettativa), cosi come disgusto, gio-
I1 rimorso aggiunge l'elemento di responsabiliti: ia, panico e cosi via, siano forme pih o meno forti di desiderio posi-
Rimorso (p) -+Be1 (P) & Des (- P) & Be1 (io sono responsa- tivo o negativo, a partire da, o presupponendo una credenza. Percib,
bile dip) se sono contento di aver vinto la gara, abbiamo un caso di
I1 biasimo P simile a1 rimorso, ma in generale diretto verso qualcun Forte Des (ho vinto la gara)
altro; percib a partire da
Biasimare X per (p) + Be1 (P) & Des (- p ) & Be1 (X 2 re- Be1 (ho vinto la gara)
sponsabile dip) Se perdo la credenza, perdo la contentezza, e quello che rimane P
In questa prospettiva il rimorso comporta necessariamente il biasi- soltanto delusione, owero un desiderio di aver vinto la gara, impo-
mo verso se stesso. La contentezza, la speranza, l'orgoglio e la ver- stato sopra una credenza frustrata. Per di pih, oltre alla relazione
gogna sono anche loro piuttosto semplici: logica di presupposizione, trascurata dal trattamento degli stati co-
Esser contento che (P) + Be1 (P) & Des (P) me congiunzioni di Be1 e Des, questo tip0 di analisi ignora anche
La speranza richiede incertezza sul verificarsi dello stato sperato. alcune loro relazioni causali interne. Per esempio, ci si pub a volte
Quindi vergognare perch6 si crede di aver fatto qualcosa di cattivo, anche se
sperare (p)+ .v Be1 (P) & - Be1 (-P) & Be1 ( 0 p ) & Des (PI
Orgoglio e rimorso chiedono qualche rapport0 con l'agente, sebbe-
la credenza continua a essere una presupposizione logica, nel senso
che non si potrebbe avere quella sensazione senza avere quella cre-
denza. E questo ci conduce a un terzo motivo per cui non possiamo
ne non in maniera cosi forte come nel caso della responsabiliti, vi- trattare questi stati semplicemente come congiunzioni di Be1 e Des.
sto che si pub essere orgogliosi oppure vergognarsi delle dimensio- In molti di questi casi ci sono sensazioni consapevoli che non ven-
ni del proprio naso o dei propri antenati. Inoltre la vergogna com- gono catturate da un'analisi dello stato nei termini di Be1 e Des, i
porta, cetwisparibz~,un desiderio di nascondere, e l'orgoglio un de- quali non hanno affatto bisogno di essere consapevoli. Cosi, se sto
siderio di far sapere. Quindi provando panico, gioia, disgusto, o terrore, devo trovarmi in qual-
Esser orgoglioso che (P) + Be1 (P) & Des (P) & Be1 (P mi che stato consapevole aggiuntivo, oltre all'avere certe credenze e de-
riguarda) & Des (altri sanno che p ) sideri. Ed t? proprio nella misura in cui alcuni dei nostri esempi non
richiedono lo stato di consapevolezza, che siamo portati a pensare
che in quei casi l'analisi nei termini di Be1 e Des si awicini all'esau- ) una persona come Carter, e che Carter ha certe caratteristiche che
Jones & contento che egli abbia, e che Jones trova buone. Ma diffi-
stiviti. Se rimpiango di aver fatto qualcosa, il mio rimpianto pub cilmente questo esaurisce un caso di ammirazione qualsiasi preso
semplicemente consistere nel credere che l'ho fatto e nel desiderare dalla vita reale. Chiunque ammiri Carter potrebbe anche desiderare
di non averlo fatto. Quando dico che c'& uno stato consapevole, non che molte persone, egli stesso compreso forse, siano come Carter,
voglio dire che ci sia sempre un 'sentire bruto', in aggiunta alla cre- che Carter continued ad avere le caratteristiche che egli ammira, e
denza e al desiderio, che potremmo semplicemente ritagliare ed esa- cosi via.
minare per conto proprio. Qualche volta c'&, come in quei casi di L'immagine che comincia a emergere dalla discussione & questa.
terrore in cui ci si sente una stretta alla bocca dello stomaco. La La nostra spiegazione iniziale dell'Intenzionaliti in termini di rap-
sensazione pub continuare per un po' anche quando la paura ci & presentazione e condizioni di soddisfazione non & cosi ristretta come
passata. Ma non c'& bisogno che lo stato consapevole sia una sensa- potrebbe superficialmente apparire. Molti casi che apparentemente
zione corporea; e in molti casi, come per esempio in concupiscenza non hanno direzione di adattamento, e che percib apparentemente
e disgusto, il desiderio sari parte dello stato consapevole in un mo- non hanno condizioni di soddisfazione, contengono credenze e desi-
do tale che questo stato non potri venir ritagliato lasciando soltanto deri che hanno direzione di adattamento e condizioni di soddisfazio-
1'Intenzionaliti di credenza e desiderio; come dire che gli stati con- ne. La gioia e la tristezza, per esempio, sono sensazioni che non si
sapevoli che sono parte di concupiscenza e disgusto sono desideri riducono a Be1 e Des, ma per quello che riguarda l'Intenzionaliti,
consapevoli. non hanno alcuna Intenzionaliti oltre a Be1 e a Des; in entrambi i
Forse il caso pih difficile di tutti & l'intenzione. Se intendo fare casi, la lor0 Intenzionaliti & una forma di desiderio, a partire da
A, devo credere che mi & possibile fare A, e devo in qualche senso certe credenze. Nel caso della gioia si crede che il proprio desiderio
voler fare A. Ma la formula che segue ci d i solamente un'analisi sia soddisfatto; nel caso della tristezza si crede che non lo sia. E
estremamente parziale dell'intenzione: anche i casi non proposizionali sono sensazioni, consapevoli o non
consapevoli, la cui Intenzionaliti & in parte spiegabile in termini di
Intendere (io faccio A) + Be1 (0 io faccio A) & Des (io faccio A) Be1 e Des. Le senrazioni particolari di odio e amore sono certamente
non equivalenti a Be1 e Des, ma almeno una parte significativa del-
L'elemento mancante deriva dallo speciale ruolo causale che hanno l'Intenzionaliti di amore e odio & spiegabile in termini di Be1 e Des.
le intenzioni nel produrre il nostro comportamento, e non avremo In breve, l'ipotesi alimentata dalla nostra piccola discussione non
la possibiliti di analizzare questo ruolo fino ai Capitoli 3 e 4. 2 che tutte o almeno molte forme di Intenzionalith si riducono a Be1
Ma che dire di quegli stati che apparentemente non richiedono e Des - il che & chiaramente falso - ma piuttosto che tutti gli stati
intere proposizioni come contenuto, come amore, odio e ammira- Intenzionali, anche quelli che non hanno direzione di adattamento e
zione. Anche questi casi coinvolgono insiemi di credenze e desideri, quelli che non hanno una intera proposizione come contenuto, con-
come si pub facilmente capire dal fatto che & assurdo immaginare tengono nondimeno un Be1 o un Des o entrambi, e che in molti
un uomo pazzamente innamorato che non abbia credenze o desideri casi l'Intenzionaliti dello stato viene spiegata dal Be1 o dal Des. Se
di qualche tip0 sulla persona amata, nemmeno la credenza che que- questa ipotesi & Vera allora l'analisi dell'Intenzionaliti nei termini di
sta persona esista. Un uomo innamorato deve credere che la persona rappresentazione delle condizioni di soddisfazione sotto certi aspetti
che ama esiste (o & esistita, o esisteri) e ha certi tratti, e deve avere e con una certa direzione di adattamento, & del tutto generale nella
un complesso di desideri che la riguardino, ma non c'& modo di sua applicazione, e non solamente confinata ai casi centrali. Nella
specificare il complesso di queste credenze e desideri come parti del- misura in cui il lettore trova plausibile questa ipotesi, troveri plau-
la definizione di "amore". Si pub essere amati per diversi tipi di sibile che questo libro gli offra gli inizi di una teoria generale del-
proprie caratteristiche, ed 2 noto che gli amanti hanno insiemi lar- l'Intenzionaliti; nella misura in cui la trova implausibile il nostro
gamente differenti di desideri riguardo alla persona amata. L'ammi- approccio sari per lui soltanto una teoria particolare che tratta di un
razione & meno complessa, e possiamo ottenere a suo riguardo qual- largo numero di casi centrali.
cosa di pih. Se Jones ammira Carter allora deve credere che esiste Oltre ai motivi per rigettare l'analisi in termini di congiunzione,
le maggiori limitazioni nello spiegare 1'Intenzionaliti nei termini di 2.
Be1 e Des mi sembrano, prima di tutto, che l'analisi non t abbastan- L'INTENZIONALITA DELLA PERCEZIONE
za fine da distinguere tra stati Intenzionali che sono differenti in
modo rilevante. Per esempio, essere infastidito che p, essere triste
chep, ed essere dispiaciuto chep sono tutti casi di
Be1 (P) & Des (-p)
mentre evidentemente non sono lo stesso stato. Inoltre, con alcuni
stati questa analisi non pub portare lontano. Per esempio, se mi di-
verte il fatto che i democratici abbiano perso le elezioni, io devo Be1
che hanno perso le elezioni, ma che altro? Non c't bisogno che io
abbia alcun tipo di Des, e nemmeno c't bisogno che io Be1 che
l'intera situazione sia di per si. divertente, anche se io personalmen-
te ammetto di divertirmi.
Nondimeno, credo che il potere e l'ampiezza di un approccio al-
l'Intenzionaliti in termini di condizioni di soddisfazione diventeri Y
i

pih evidente appena arriveremo, nei prossimi due capitoli, a quelle I1 "problema della percezionen~6stato tradizionalmente il proble-
che consider0 le forme biologicamente primarie di Intenzionaliti, ma di come le nostre esperienze percettudi interne siano collegate
percezione e azione. I loro contenuti Intenzionali differiscono da al mondo esterno. Credo che dovremmo essere molto sospettosi ri-
credenze e desideri in un aspetto cruciale: esse hanno causazione In- spetto a questo modo di formulare il problema, perchi. la metafora
tenzionale nelle loro condizioni di soddisfazione, e questo porteri spaziale di interno ed esterno, o interiore ed esteriore, resiste a ogni
conseguenze che non possiamo ancora stabilire con chiarezza. Cre- interpretazione chiara. Se il mio corpo, con tutte le sue parti inter-
denze e desideri non sono le forme primarie, bensi forme sbiadite di ne, $ parte del mondo esterno, come certamente 2, allora dove do-
esperienze pi6 primitive del percepire e del fare. L'intenzione, per vrebbe trovarsi il mondo interno? Qua1 6 il senso esatto in cui le
esempio, non t una forma elaborata del desiderio; sarebbe pih esat- mie esperienze percettive sono 'qui dentro' e il mondo t 'li fuori'?
to pensare piuttosto al desiderio come una forma scolorita di inten- Comunque sia queste metafore resistono e sono forse addirittura
zione, un'intenzione la cui causazione Intenzionale i. impallidita. inevitabili, e proprio per questo motivo rivelano certe assunzioni
implicite che dovremo esplorare.
In questo capitol0 vorrei non tanto, se non di passaggio, discute-
re il problema tradizionale della perceziane, quanto piuttosto defini-
re un approccio alle esperienze percettive all'interno del contest0
della teoria dell'Intenzionaliti delineata sin0 ad ora. Come la mag-
gior parte dei filosofi che parlano della percezione, darb soprattutto
esempi sulla visione, anche se il nostro modo di considerare il pro-
blema, se corretto, dovrebbe avere poi applicazione generale.
Se mi fermo a guardare un'automobile, diciamo una giardinetta
gialla, nella chiara luce del giorno, spazio vuoto davanti, senza al-
cun impediment0 visivo, certamente vedrb l'automobile. Come fun-
ziona il vedere? Be', se ne t parlato a lungo in ottica e in neurofisio-
logia, ma non t questo che voglio dire. Cib che sto domandando 2
come funzioni concettualmente: quali elementi occorrono per im-
postare le condizioni di veriti di frasi del tip0 " x vede y" dove x 2
le due forme di fenomeni mentali, credenza ed esperienza visiva, so-
no entrambe intrinsecarnente Intenzionali. C't un contenuto Inten-
/I zione sono sempre che succeda questo e quest'altro.
Per la medesima conclusione c'P anche una dimostrazione sintat-
zionale interno a ciascuno dei due fenomeni che determina le sue tica addizionale. Cosi come i verbi di desiderio prendono modifica-
condizioni di soddisfazione. La dimostrazione che le es erienze visi-
P
ve sono intrinsecamente Intenzionali, in breve, sta nel atto che esse
hanno condizioni di soddisfazione determinate dal contenuto dell'e-
tori temporali che ci obbligano a postulare un'intera proposizione
come contenuto del desiderio, a110 stesso modo il verbo "vedere"
prende modificatori spaziali che nell'interpretazione p i i naturale ci
sperienza, esattarnente nello stesso senso in cui gli altri stati Inten- obbligano a postulare un'intera proposizione come contenuto dell'e-
zionali hanno condizioni di soddisfazione determinate dal loro con- sperienza visiva. Se per eampio dico "Vedo una giardinetta &rmh
tenuto. Tracciando un'analogia tra esperienza visiva e credenza non a me", normalmente non intendo proprio dire che vedo una giardi-
intendo tuttavia suggerire che esse siano simili sotto tutti gli aspet- netta cui anche accade di @.seredavanti a me, bensi piuttosto che ve&
ti: vedremo piG avanti infatti numerose differenze importanti. ,the c't una giardinetta davanti a me. U J
Se applichiamo l'ap arato concettuale sviluppato nel precedente
g f che
p ---.---__-
la . - chf: e ~ p r i m ~ , j ! ~ c ~ ~ t ~ u , t ~ I n ~ n t i l o n d e ~ d ~ e
forma "vedere
capitolo, possiamo sta dire molte importanti somiglianze tra 1%-
tenzionaliti della percezione visiva e quella, per esempio, della cre-
denza.
3
)
sp~eenzaxigyaae~fieepu_e~~~&aa~ intensionale-con-la-s r r s m o
alla poss%iliti di sostiturion~,mentre ~ m a z i o n ini terza erso
;a della torma "x vede'y" sono (1Gener$e) :-tse
$ u>mo la t o r m P ~ 5 ~ indterza
Quan o
o persona un qualche
-+-
/ vedere, ci irnpegniamo a riferire il contenuto della percezione cosi
( come appariva a1 soggetto percipiente, in modo che non siamo di
/ conseguenza impegnati come lo saremmo per l'uso di un semplice
ve essere anche un'esperienza tale che parte del suo contenuto sia,
per esempio, che c't una giardinetta davanti a me. Dicendo che il
1/ sintagma nominale come oggetto diretto di "vedere". Percib:
Jones vide che il presidente della banca stava davanti alla banca.
insieme con le affermazioni di identiti
contenuto di un'esperienza visiva 2 equivalente a un'intera proposi-
zione non intendo sostenere che sia linguistico, bensi piuttosto che 1.
L
I1 presidente della banca t I'uorno pili alto della citti
r.
il contenuto richiede l'esistenza di un intero stato di cose per poter 1 La banca t l'edificio pi6 basso della cittd
non fa ci& soltanto riferimento a un oggetto. I1 ( non implicita
linguistico di questo 2 il fatto che la descrizione verbale Tones vide che l'uomo pih alto della citti stava davanti all'edifi-
.
I
di soddisfazione dell'esperienza visiva prende la for- I cio pi6 basso della citti:
ma dell'espressione verbale di un'intera proposizione, e non soltan-
rr Mentre
to di un sintagma nominale; eppure questo non implica che l'espe- 9, Jones vide il presidente della banca
--
rienza visiva sia di per sk verbale. Dal punto di vista delr1~tenzio-
. - vgdere ,Lvedere_cke: o&iqualvolta sia vero dire chi x
1 insieme con la affermazione di identiti implicita
naliti ogni
-.% e

vede y deve essek vero che x vede che sta succedendo questo e que-
st'altro. Cosi, nel nostro esempio precedente, il contenuto della per-'
cezione visiva non viene reso esplicito dalla forma
1f Jones vide l'uomo pih alto della citti.
La spiegazione pih owia di questa distinzione t che la forma "vede- vc
re chewriferisce 11 contenuto Intenzionale della percezione. Se rife- cv
riamo in terra persona e diciamo che un agente ha visto che p ci

i
H o un'esperienza visiva di (una giardinetta gialla)~
ma come primo passo per rendere esplicito il contenuto, potremmo g impegniamo a riferire il contenuto Intenzionale della percezione vi-
*'
siva; la forma "vedere x" riferisce invece soltanto l'oggetto Inten-
dire, per esempio zionale e non impegna a1 contenuto chi riferisce, non lo impegna a
H o un'esperienza visiva (che c't una giardinetta gialla li) riferire l'aspetto sotto cui l'oggetto Intenzionale era stato percepito.
I1 fatto che le esperienze visive abbiano contenuti Intenzionali pro- La stessa cosa - il fatto che un intero contenuto proposizionale
posizionali 2 una conseguenza immediata (e banale) del fatto che sia il contenuto Intenzionale della percezione visiva - viene mostra-
9 hanno condizioni di soddisfazione, perch6 le condizioni di soddisfa- ta anche dalla distinzione che segue:
& ..,C ,&.bo ~.d
k X i i ~ ~ - - i . <I w ' c ~ A ~ u & : : o v * ~ ' ~ ? ~
-7 -*jep,
"' 2 ,*a, 3 ,,p~B:**a,.)a"*" ,'ILK p. ;Qt *.*,_ /' 49
[ R n~ 1 . D5l(~ PrI b ,
Y 7A V
prima di aver spostato la propria attenzione. desiderio. Se, per esem io, vedo una giardinetta gialla davanti a me,
Finora in questo capitol0 ho dato prove per le seguenti tesi prin-
cipali. Esistono esperienze percettive; esse hanno Intenzionaliti; il
l'esperienza che
C(-C.- - -c--
ciment59,.sgnti7'
B
ho & Irettamente d e l m N ~ n - 2 ck~zempli-
-
l'oggeft6;;"$ii%ra piuttosto un Lretto a c c z 5 L8' c- 5t4' mI P,%
>-. ,,f
lor0 contenuto Intenzionale ha forma proposizionale; hanno dire- ibTbIf;;i:-L'esperiehzaa&:$riZ< immediata e involontaria in un mo- _,,&,,
:c4w:
@
,! ,,41B

zione di adattamento mente-a-mondo; e le proprieti descritte dal do che non & condiviso dalla credenza che potrei avere avuto sul-
lor0 contenuto Intenzionale in generale tion sono letteralmente pro- l'oggetto in sua assenza. Sembra di conseguenza innaturale descrive-
prieti delle esperienze percettive. re le esperienze visive come rappresentazioni, e di sicuro descriven-
dole in tal modo arriveremmo quasi obbligatoriamente alla teoria
rappresentativa della percezione. 10 proporrei piuttosto, viste le par-
ticolari caratteristiche delle esperienze percettive, di chiamarle "pre-
sentazioni". Diremo che l'esperienza visiva non soltanto rappresen-
1'" 0,:Ir
, H o messo sino ad ora l'accento sulle analogie tra l'esperienza vi- fET5TZo di cose percepito; quando soddisfatta, ce ne d i inoltre
siva e altre forme di Intenzionaliti, come la credenza; vorrei in que- accesso diretto, e in questo senso & una presentazione di quello stato
sta sezione mettere invece in luce le numerose disanalogie. Prima di di cose. Strettamente parlando, visto che il nostro approccio dle
tutto, ho detto nel Capitolo I che potremmo chiamate gli stati In- rappresentazioni era ontologicamente neutro, e visto che le presen-
lLAQP tenzionali come credenza e desiderio "rappresentazioni", una volta tazioni hanno tutte le condizioni definienti formulate per le rappre-
~ S ~ ~ A riconosciuto
~ ~ , , . che la nozione di rappresentazione non comporta alcu- sentazioni (hanno contenuto Intenzionale, condizioni di soddisfa-
na ontologia particolare, ma 2 soltanto una abbreviazione per una zione, direzione di adattamento, oggetti Intenzionali ecc.), le pre-
costellazione di nozioni motivate indipendentemente, come condi- sentazioni sono una sottoclasse particolare delle rappresentazioni.
zioni di soddisfazione, contenuto Intenzionale, direzione di adatta- Tuttavia, proprio poich6 sono una sottoclasse particolare, che com-
mento ecc. Parlando perb di esperienze visive o percettive d'altro prende eventi mentali consapevoli, opporrb talvolta "presentazioni"
tip0 bisogna dire molto di pi6 per caratterizzare la lor0 Intenziona- a "rappresentazioni" senza con questo negare che le presentazioni
liti. Queste esperienze hanno certamente tutte le caratteristiche nei siano rappresentazioni, cosl. come si pub opporre "umano" ad "ani-
cui termini abbiamo definito la rappresentazione, ma hanno a110 male" senza con questo negare che gli umani siano animali. Inoltre,
stesso tempo anche altre caratteristiche intrinseche che potrebbero dove il contest0 lo giustifichi, userb "stato Intenzionale" in senso
rendere fuorviante questo termine. Non c'e bisogno che stati come largo per indicare sia stati che eventi.
credenza e desiderio siano stati consapevoli. Una persona pub avere Sostenere che 1'Intenzionaliti della visione L. caratteristicamente
una credenza o un desiderio anche se non sta pensando a loro, e si realizzata in esperienze visive che sono anche eventi mentali consa-
pub veridicamente dire di questa persona che ha questi stati anche pevoli, 2 una posizione ontologica autenticamente empirica; e in
rofinp+d~ quando dorme. Ma le esperienze - Gisive o Per~eFtiv~-l'altr~ tip0 s o questo k diversa dal sostenere che credenze e desideri contengano
tF124
no eventi mentali
----.--Ct-- - coi.ia~eVo~~'~ntenzionaliti
.. - di una rappresentazio- proposizioni come contenuto Intenzionale. Sostenere che ci siano
ne e ~ndipendentedal fatto che essa venga realizzata consapevol- I proposizioni nel senso spiegato sopra non 6 una posizione empirica
mente oppure no, mentre in generale l'l~enzionalitidi un; espe- ontologica, anche se spesso e ritenuta tale sia da chi la difende sia
rienza percettiva viene realizzata in proprieti fenomeniche piuttosto da chi la attacca. Questo equivale a dire: sostenere che ci siano pro-
specifiche di eventi mentali consapevoli. Per questa ragione sostene- posizioni o altri contenuti rappresentativi non aggiunge nulla al so-
re che ci sono esperienze visive & andare pi6 in l i che sostenere che stenere che ci siano alcune caratteristiche comuni a credenze, spe-
la percezione ha Intenzionaliti, perch6 la prima e una posizione on- I ranze, timori, desideri, domande, asserzioni, ordini, promesse e cosi
tologica su come l'Intenzionaliti viene realizzata; ed e, in generale, 1 via. Ma sostenere che ci siano esperienze visive aggiunge veramente
realizzata in eventi mentali consapevoli. qualcosa a1 sostenere che ci sono percezioni visive, perch6 ci dice
Non basta dire che l'esperienza visiva 2 un evento mentale consa- I come il contenuto di quelle percezioni venga realiaato nella nostra
p o l e ; bisogna anche aggiungere che & collegata alle proprie condi- % vita consapevole. Se qualcuno sostenesse che & esistita una classe di
zioni di soddisfazione in modo piuttosto differente da credenza e I esseri capaci di percepire otticamente, ci& capaci di percezione visi-
va, ma che non avevano esperienze visive, sarebbe su una posizione / chiede anche che il fatto che ci sia una giardinetta gialla davanti a
autenticamente empirica. Ma se qualcuno sostenesse che 6 esistita me debba essere la causa esattamente di quella esperienza visiva.
una classe di esseri che, nel senso letterale dei termini, avevano spe- Percib, il coritenuto Intenzionale dell'esperienza visiva richiede co-
ranze, timori e credenze, e che facevano affermazioni e davano ordi- me parte delle proprie condizioni di soddisfazione che l'esperienza
ni - tutto cib con le proprie varie caratteristiche logiche - ma che visiva stessa sia causata dalla base delle proprie condizioni di soddi-
non avevano contenuti proposizionali, questa persona non sa rebbe sfarione, ciat dallo stato di core percepito: I1 contenuto dell'espe- i o u r ~ , ~ , ,
!
di che cosa sta parlando, oppure si starebbe semplicemente ri lutan-
do di adottare una certa notazione; infatti, sostenere che ci sono iendere abbastanza preciso. I1 contenuto Intenzionale dell'esper~en-
hU-WEE
rienza visiva L. percib autoreferenziale in un senso che spero di poter FOrFQuAa

,
ppaVolluo
contenuti proposi~ionalinon 6 in nessun sensdbna posizione empi-
rica addizionale. E piuttosto l'adozione di un certo progetto nota-
za visiva viene int&amente descritto col dare le sue condizioni di
soddisfazione, ma per poter far questo bisogna che in quelle stesse
~abr zionale per poter rappresentare le caratteristiche logiche comuni di condizioni di soddisfazione si faccia riferimento essenziale alla espe-
speranze, timori, credenze, affermazioni ecc. 46r9 C & F F ~
71~ L L F
Alcuni lavori empirici recenti portano alla luce la distinzione cfiU~~&?
cruciale tra lo statuto ontologico dell'esperienza visiva come evento
mentale consapevole e quello del contenuto proposizionale. Weis-
krantz, Warrington e i lor0 colleghir hanno studiato come certi tipi
di lesione cerebrale producono quella che lor0 chiamano "vista cie-
ca". I1 paziente pub dare risposte corrette a domande che riguardino se la presenza e le caratteristiche dell'oggefto non causano l'espe-
oggetti ed eventi visivi che gli siano stati mostrati, ma sostiene al rienza dell'agente egli non vede l'oggetto. E essenziale perb per il
tempo stesso di non avere alcuna coscienza visiva di questi oggetti mio approccio mostrare come questi fatti entrino nel contenuto In-
ed eventi. Dal nostro punto di vista, l'interesse di questi casi deriva tenzionale. I1 contenuto Intenzionale dell'esperienza visiva deve es-
dal fatto che gli stimoli ottici a m i il paziente P soggetto produco-
no apparentemente una forma di Intenzionaliti. Se cosi non fosse, il
paziente non sarebbe in grado di riferire gli eventi visivi in questio-
ne. Ma il contenuto Intenzionale prodotto dalla lor0 stimolazione
sere reso percib esplicito nella forma che segue:
H o un'esperienza visiva (che c'P l i una giardinetta gialla e che ci
sia l i una giardinetta gialla sta causando questa esperienza
vi siva).
i7
ottica non viene realizzato nel medesimo modo in mi i nostri conte-
nuti presentazionali vengono realizzati. Per vedere un oggetto noi
dobbiamo avere esperienze visive di un certo t i p . Ma, supponendo
che l'approccio di Weiskrantz sia corretto, il paziente pub in qual- I
ta, e di che cosa deve dirsi il caso nel mondo perch6 essa sia, come
che senso "vedere" un oggetto anche se non ha le esperienze visive si suol dire. "veridica". Be'. che cosa deve esserci nella scena della
pertinenti. Egli semplicemente riferisce una "sensazione" che qual- giardinetta perch; l'esperienza sia veridica? Almeno questo: il mon-
cosa 6 la, oppure fa un"'ipotesi" che sia la. Coloro che dubitano do deve essere come alla mia vista sembra che sia. e inoltre il suo
dell'esistenza di esperienze visive potrebbero domandarsi a1 proposi- essere fatto a quel modo deve essere cib che causa che io abbia l'e-
to che cos'P che noi abbiamo e che a quei pazienti sembra mancafe. sperienza visiva che costituisce il suo sembrar essere a quel modo. 6
questa combinazione che sto cercando di catturare nella rappresen-
tazione del contenuto Intenzionale.

I?, -:.-ln-p.
F.iv.i -- -1 =-.*-- --*-
-+YI- .-.- ----..-.r-,. -=-* -
~

le r~c~~,e~e_g~~ss~~e_~s-o_d,.d;.sfat~.
=-= . I1 contenuto Intenzionale visivo
contenuto Intenzionale-di quella esperienza visiva, che richiede che non 2: perci6 autoreferenziale nel senso di contenere una rappresen-
ci sia una giardinetta gialla davanti a me per essere soddisfatto, ri- tazione di se stesso verbale o d'altro tipo: di certo infatti non com-
pie nessun atto linguistic0 di riferimento a se stesso! Si pub invece no esperienze visive identiche guardando due identiche giardinette
dire che il senso in cui l'esperienza visiva P autoreferenziale t sem- nello stesso momento e con identiche condizioni di illuminazione e
plicemente che essa compare nelle proprie stesse condizioni di sod- circostanze ambientali. Nonostante questo le condizioni di soddisfa-
', :'disfazione. Di per sC l'esperienza visiva non dice questo, ma lo mo- zione possono essere differenti. I1 gemello numero uno richiede una
hstra; nella mia rappresentazione verbale del contenuto Intenzionale giardinetta che causi la propria esperienza visiva, e il gemello nu-
' 4 dell'esperienza visiva l'ho invece detto. Inoltre dicendo che l'espe- mero due richiede una giardinetta che causi la propria esperienza
rienza visiva t causalmente autoreferenziale non intendo certo dire visiva differente per numero dall'alua. Stessa fenomenologia; diver-
che la relazione causale viene vista, e ancor meno intendo sostenere si contesti e percib diverse condizioni di soddisfazione.
che l'esperienza visiva viene vista. Cib che viene visto sono iutto- Per quanto io creda che la nostra caratterizzazione della autorefe-
sto oggetti e stat; di cose, e parte delle condizioni di soddisf'azione renzialiti causale sia corretta, restano alcuni difficili problemi che
dell'esperienza visiva del vederli P che la stessa esperienza deve esse- non siamo ancora in grado di risolvere. Qual P il senso di "causare"
re causata da cib che viene visto. nelle formulazioni precedenti? e non avri il nostro approccio la con-
, , r Secondo la posizione che stiamo sostenendo la ~ercezioneP una seguenza scettica che non possiamo mai essere sicuri che le nostre
transazione caysale, e Intenzionale tra la mente e il'mondo. L a A e - esperienze visive siano soddisfatte, visto che non esiste nessuna po-
zione di adattamento P mente-a-mondo, 13 dire*
--A di causazione t sizione neutrale da cui osservare la relazione causale per vedere che
m x m e n t e ; ed &se non sono reci~rocamenteI<di~endenti. 1
&r-
'1
siano realmente soddisfatte? Tutto cib che possiamo avere P un'ag-
chi l'adattamento viene conseguito solamente quando causato dal- iunta degli stessi tipi di esperienze. Discuterb entrambi questi pro-
l'altro termine della relazione di adattamento, vale a dire dallo stato &emi pi6 avanti, il primo nel Capitolo 4 e il second0 alla fine di
di cose percepito. Si potrebbe dire o che P parte del contenuto del- questo capitolo.
l'esperienza visiva che il suo essere soddsfatta debba essere causato Un'altra differenza tra le forme di Intenzionaliti esemplificate grj8tl

I.,,,,,,.,q dal suo oggetto Intenzionale; oppure, pih goffamente ma pih preci-
1
L~ r Q r f L
75*:,4h,2
samente, che t parte del contenuto
_--__ -* --1- ,-..dell'es~ienza
.-- visivl c h ~ ~ ~ s u o
dalla percezione visiva e le altre forme di Intenzionaliti come cre- V l ;&\~
denza e desiderio t legata alle caratteristiche dell'aspetto o del pun-

*! --
{essere s o d d i
--Z__P-=a
s f a m e n a essere
---.----
-,=-
causato dal zcgyente s c a t ~di cose: il
NO oggetto Intenuonae esiste e lia qpelle caratteristiclie che ven-
to di vista sotto cui un oggetto viene osservato o altrimenti percepi-
to. Quando ho una rappresentazione di un oggetto Intenzionale in
gono presentate nell'esperienza visiva. E in questo senso che il con- credenza o desiderio, esso viene sempre rappresentato sotto qualche
tenuto Intenzionale dell'esperienza percettuale t causalmente auto- aspetto, ma in credenza e desiderio l'aspetto non P vincolato nello
referenziale. stesso mod0 in cui l'aspetto della percezione visiva t fissato dalle
L'introduzione della nozione di autoreferenzialiti causale di certi caratteristiche puramente fisiche della situazione. Per esempio, pos-
tipi di Intenzionalith - un'autoreferenzialith mostrata ma non detta so rappresentare un certo famoso pianeta sotto il suo aspetto di
- rappresenta un ampliamento fondamentale dell'apparato concet- "stella del mattino", oppure sotto il suo aspetto di "stella della se-
tuale di questo libro. L'osservazione semplice, e credo owia, che le ra''. Ma siccome YIntenzionaliti della percezione visiva viene realiz-
espErienze percettive sono causalmente autoreferenziali 2 il primo zata in un mod0 del tutto particolare, l'aspetto sotto cui perce iamo
passo di una serie di argomentazioni con cui attaccheremo un buon
numero di fastidiosi problemi filosofici - sulla natura dell'azione
f
gli oggetti delle nostre percezioni gioca un tip0 di ruolo dif erente
che negli altri stati Intenzionali. --- Nella percezione visiva !'aspetto
umana, sulla spiegazione del comportamento, sulla natura della cau- -..- ---
sotto cui un o g ~ e t t ovkne percepito e fissato d a J ~ ~ dt ovista e
sazione, e sull'analisi delle espressioni indessicali, per dirne solo al-
cuni. Una conseguenza immediata pub essere menzionata subito: 6
__
dalle altre caratteristiche
-- -----
fisiche della
. zi%azi_qne< percettuale-jn -cyi
Foggetto vienegerczito. Per esernpio, da una certa posizione non
abbastanza facile vedere come identiche esperienze visive possano possoA?ed~r6'Ec'fie 3lato3nistro della giardinetta. Per vedere la mac-
avere differenti condizioni di soddisfazione e percib differenti conte- china sotto qualche altro aspetto, dovrei alterare le caratteristiche
nuti Intenzionali. Due esperienze 'fenomenologicamente' identiche fisiche della situazione percettuale, per esempio camrninando attor-
possono avere contenuti diversi perch6 ogni esperienza t autorefe- no alla macchina oppure spostandola.
renziale. Supponiamo, per esempio, che due gemelli identici abbia- Inoltre, nei casi non percettuali, anche se l'oggetto Intenzionale
trpprcsentato sotto qualche aspetto, P comunque l'og-
wnir rappresentato e non solamente un suo aspetto.
l' ,y i o n a l e di una credenza o di qualche altro atteggiamento psicolo-
'> g ~ c ocome l'amore. E analogamente non c'P niente che impedisca a
aggio, questo P il motivo per cui non c'P niente di
icamcntc sospetto riguardo agli oggetti Intenzionali nel mio
considcrare il problema. L'aspetto sotto cui un oggetto vie-
nc rapprescntato non P qualcosa che sta tra noi e l'oggetto. Eppure
almcno in alcuni casi di percezione visiva la situazione non sembra
csscre affatto cosi semplice. Prendiamo in considerazione, per esem-
pio, il familiare esempio dell'oca/coniglio di Wittgenstein.6
I
(
un aspetto di essere un oggetto Intenzionale della percezione visiva.
Con l'accettare che un aspetto possa essere un oggetto Intenzionale,
sebbene tutta l'Intenzionalitd, compresa quella della percezione, sia
tale sotto qualche aspetto, possiamo capire come l'aspetto sia essen-
ziale ai fenomeni Intenzionali, anche quando non sia esso stesso
l'oggetto Intenzionale.
Un modo di riassumere l'approccio al171ntenzionalitddella perce- R,coKbo
zione sino ad ora descritto P quello di presentare una tavola dove= I
siano comparate le caratteristiche formali dei vari tipi di Intenziona-
litd discussi. A credenza, desiderio, e percezione visiva aggiungerb il
ricordo degli eventi del proprio passato, visto che condivide alcune
caratteristiche della percezione visiva (come il vedere, P causalmen-
te autoreferenziale) e alcune della credenza (come la credenza P una
In questo caso siamo portati a &re che in un certo senso l'oggetto rappresentazione invece che una presentazione). I verbi "vedere" e
Intenzionale P lo stesso sia nella nostra percezione dell'oca che nella "ricordare", a differenza di "desiderare" e "credere", non solarnente
nostra percezione del coniglio. Cid, sebbene abbiamo due esperienze implicano la presenza di un contenuto Intenzionale, ma anche che
visive con due diversi contenuti presentazionali, c'P soltanto un'im- quel contenuto sia soddisfatto. Se io vedo veramente uno stato di
magine sulla pagina davanti a noi. Ma in un altro senso diremmo che cose, ci deve essere qualcosa di pih della mia esperienza visiva; lo
il contenuto Inrenzionale dell'esperienza visiva P diverso nei due casi. stato di cose che P la condizione di soddisfazione dell'esperienza vi-
In un caso quello che vedo P un'oca disegnata, e nell'altro un coni- siva deve esistere e deve esserne la causa. E se veramente ricordo un
glio disegnato. Wittgenstein tiene testa a questa difficoltd- o piutto- evento l'evento deve esserci stato, e il suo esserci stato deve essere la
sto cerca infruttuosamente di tenerle testa - dicendo semplicemente causa del mio ricordarlo.
che questi sono usi differenti del v e r b "vedere". Questo non sembra Comparazione di alcune deNe carattmjtiche / o d i delPlntenzionalitd di ~sdwe,c h , deciderare e
tuttavia esserci di grande aiuto nel fare luce sulla relazione tra l'aspet- ricordare
e l'oggetto Intenzionale. 10 credo che la soluzione del nostro enig- Vedere Credere Desiderate Ricordare
stia nel notare che come possiamo letteralmente vedere oggetti,
bene li vediamo sempre sotto un certo aspetto, cosi possiamo let- N a m deb comp esperienza credenza desiderio ricordo
mente vedere aspetti di oggetti. Vedo letteralmente l'aspetto di nente Intenionale visiva
ca, e vedo letteralmente l'aspetto di coniglio del disegno che mi sta rappresen- rappresen-
Presenrazione o rap presentazione rappresen-
avanti. Seguendo il mio approccio, questo ci impegnerd a sostenere presentazione tazione tazione tazione
oi vediamo quegli aspetti sotto certi aspetti. Ma perch6 questo
dovrcbbe infastidirci? In realti accettando questa posizione si censer-
va il parallelismo con gli altri stati Intenzionali. Come gid abbiamo
visto, quando John ama Sally o crede qualcosa a proposit0 di Bill, P
DirQione di adam- mente-a-mondo mente-a-mondo mondo-a-mente mente-a-mondo
sempre sotto qualche aspetto cheJohn ama Sally, ed P sotto qualche mento
aspetto che John crede qualcosa a proposito di Bill, anche se non P

I
un aspetto l'oggetto dell'amore di John o quello della sua credenza. Diraione di causazio monba-mente nessuna nessuna mondea-mente
Ma bisogna aggiungere che niente gli impedisce di amare un aspet- ne m e d m i n a t a
to di Sally, o di credere qualcosa a proposito di un aspetto di Bill. dal contenuto Inten-
zionale
Vale a dire, niente impedisce a un aspetto di essere un oggetto In-
-
nostro aver padroneggiato una serie di capaciti culturali impregnate
di linguaggio. Per esempio, non t una mancanza de117apparatootti-
Nel mio sforzo di dare una descrizione del171ntenzionalitidella co del mio cane a impedirgli di vedere questa figura come la parola
percezione visiva spero di non farla sembrare pih semplice di quello "TOOT". In questo caso si direbbe che una certa padronanza con-
che realrnente 2. In questa sezione vorrei percib richiamare I'attenzio- cettuale k una precondizione dell'avere esperienza visiva; e casi co-
ne su alcune delle complessiti, anche se i casi di cui parlerb qui sono me questo suggeriscono che 171ntenzionalitidella percezione visiva
soltanto alcuni tra i rnolti enigmi della filosofia della percezione. t collegata in tutti i modi pi\i complicati ad altre forme di Intenzio-
P F P w z i o b ~ ~ Siamo di solito tentati di pensare, a1 modo di Hume, che le per-
& LI U G O W ~ ~ O naliti, come credenza e aspettativa, e anche ai nostri sistemi di rap-
cezioni ci arrivino immacolate e pure ris etto al linguaggio, e che
P
poi noi attacchiamo etichette tramite de inizioni ostensive ai risul-
tati dei nostri incontri percettivi. Questa immagine della situazione
presentazione, primo tra tutti il linguaggio. Sia la Rete degli stati
Intenzionali, che lo Sfondo delle capaciti mentali non-rappresenta-
zionali influiscono sulla ercezione.
6 2 invece falsa sotto molti aspetti. Prima di tutto c7til fatto familiare
'* che la percezione t una funzione dell'aspettativa, e le aspettative de-
f
Ma se la Rete e lo S ondo influiscono sulla percezione,
ppSS~~J~JTfiTqondizioni di so-zione
&Fi__:i;"__
. ---
--'--- come

siano determinate da1l'e-


$
f 1~312098
_
(PM
k b gli esse6 umani vengono di solito come minimo rese reali tramite il
a4 p&'kv% linguaggio. Cosi il linguaggio stesso influisce sull'incontro percetti-
-- Ci sono almeno tre tipi di casi che dovremo discu-
. . ___ visiva?
sperienza P--

iere. Per prima---2-cosa


,--_. ci sono casi in__
cui la Rete dbgfedg,~u+
-=- A Q
vo. Pih di un quarto di secolo fa Postman e Bruner7 conlpirono al- .---.-.- re_almente~~-contenuto
Sfondo influiscono dezesperienga-piska. c e : ~ B
cuni esperimenti che mostravano come variava la soglia del ricono- ~onsideriamo,per esempio, la differ&%i Ehe9?t tra il guardare la -!'> 'P*
scimento per quello che riguarda le caratteristiche, dipendendo am- facciata di una casa quando la si considera facciata di una Vera casa,
piamente dalla presenza o meno del17aspettativadella particolare ca- e il guardare la facciata di una casa quando la si prende solo come
ratteristica in quella situazione. Se il soggetto si aspetta che il pros- tale, come per esempio una facciata di casa per un film, senza una
simo colore stia per essere il rosso, lo riconosceri molto pih veloce- Vera casa dietro. Se si crede di vedere una Vera casa, la facciata appa-
mente che se non avesse nessuna aspettativa di quel tipo. re veramente differente da come appare se si crede di vedere una
Q m*;. (3 .
. vista, In secondo luogo, ma molto pih importante dal nostro punto di falsa facciata, sebbene gli stimoli ottici possano essere gli stessi nei
a
.I.;\Z..C+. molte delle nostre esperienze visive non sarebbero neppure due casi. E questa differenza nel carattere reale delle esperienze visi-
possibili senza la padronanza di certe capaciti di Sfsndo, e impor- ve si riflettt. nelle differenze ua i due insiemi di condizioni di soddi-
tanti tra loro sono le capaciti linguistiche. Si consideri la figura che sfazione. 6 parte del contenuto della mia esperienza visiva, quando
segue: guardo un7intera casa, che io mi aspetti the il resto della casa sia la,
se per esempio le vado dentro o vado verso il retro. In questi tipi di
casi il carattere dell'esperienza visiva e le sue condizioni di soddisfa-
zione saranno influenzati dal contenuto delle credenze che si hanno
sulla situazione percettuale. Non vado oltre il contenuto della mia
esperienza visiva se dico "Vedo una casa" invece di "Vedo la faccia-

Questa figura pub essere vista come la parola "TOOT", come


una tavola con sotto due grossi palloni, come il numerale 1001 con
una linea che lo sovrasta, come un ponte con due tubature che lo
attraversano di sotto, come gli occhi di un uomo col cappello e una
cordicella penzolante da entrambi i lati, e cosi via. In ciascun caso
abbiamo un7esperienzadiversa anche se lo stimolo visivo puramente
fisico - le linee sulla carta davanti a noi e la luce da loro riflessa - t quando t in alto nel cielo. Ma sebbene le esperienze visive siano
costante: queste esperienze e le differenze. tra loro dipendono dal differenti nei due casi non c't nessun cambiamento nel contenuto
della propria credenza. Non crediamo che la luna sull'orizzonte sia Nel caso della costanza del colore, il colore sembra lo stesso sia nel-
cresciuta, o che in alto nel cielo si sia ristretta. Nel primo tip0 di la luce che nell'ombra, anche se la luce che ne viene riflessa t abba-
esempio possiamo vedere che non c'era alcun mod0 di tagliare via il stanza differente; percib il contenuto della credenza e il contenuto
contenuto dell'esperienza visiva dalle credenze che se ne avevano. dell'esperienza percettiva sono consistenti, a differenza che nei casi
La casa appare dawero diversa, a seconda del tip0 di credenze che precedenti.
abbiamo su di lei. Ma nel secondo tip0 di caso diremo che l'espe- Un term tip0 di caso si ha quando l'esperienza visiva P diversaq~;v&
rienza visiva della dimensione della luna cambia chiaramente con la ma le condizioni di soddisfazione sono le stesse. L'esempio di "TO- &
sua posizione, e ciononostante le nostre credenze rimangono costan- OT" P di questo tipo. Un altro esempio dello stesso tipo sarebbe
ti. E che dire delle condizioni di soddisfazione delle esperienze visi- vedere un triangolo prima con un certo punto come apice e poi con
ve? I1 carattere olistico della Rete dei nostri stati Intenzionali ci in- un altro punto. In questi ultimi due esempi non siamo per nulla
duce a pensare che le condizioni di soddisfazione rimangano le stes- portati a pensare che ci siano differenze nel mondo reale in corri-
se. Visto che non siamo per nulla portati a credere che la luna abbia spondenza con le differenze nell'esperienza.
cambiato dimensione, supponiarno che le due esperienze visive ab- Abbiamo percib una varieth di modi in cui la Rete e lo Sfondo
biano le stesse condizioni di soddisfazione. Credo perb che di fatto dell'Intenzionalith sono correlati a1 carattere dell'esperienza visiva, e
questo non sia il giusto modo di descrivere la situazione. Piuttosto, in cui il carattere dell'esperienza visiva P correlato alle proprie con-
mi sembra che anche quando il contenuto Intenzionale della nostra dizioni di soddisfazione.
esperienza visiva sia in conflitto con le nostre credenze, e quando le 1. L'esempio della casa: differenti credenze causano differenti
credenze scavalchino l'esperienza visiva, noi continuiamo tuttavia esperienze visive con differenti condizioni di soddisfazione, anche
ad avere il contenuto Intenzionale originale dell'esperienza visiva. quando si diano i medesimi stimoli ottici.
Le esperienze visive certamente hanno come parte del loro contenu- 2. L'esempio della luna: le stesse credenze coesistono con diffe-
to Intenzionale che la luna sia pi6 piccola quando k in alto nel cielo renti esperienze visive con differenti condizioni di soddisfazione, an-
che quando 2 sull'orizzonte; e la dimostrazione di questo P che se che se il contenuto delle esperienze P inconsistente con il contenuto
immaginiamo che le esperienze visive rimangano come sono, ma delle credenze e viene scavalcato dalle credenze.
che siano assenti le credenze, cioP che semplicemente non abbiamo 3. Gli esempi del triangolo e di "TOOT": le stesse credenze, con
credenze rilevanti a1 proposito, saremo veramente portati a credere l'aggiunta di differenti esperienze visive, mantengono le stesse con-
che la luna ha cambiato dimensione. fi soltanto perch6 indipenden- dizioni di soddisfazione delle esperienze visive.
temente crediamo gih che la luna rimanga di dimensione costante, Si pub forse pensare che ci dovrebbe essere una sistemazione teo-
che lasciamo che l'IntenzionalitA della credenza scavalchi l'Intenzio- rica delle relazioni tra questi vari parametri, ma io non so quale sia.
naliti della nostra esperienza visiva. In simili casi crediamo che i
nostri occhi ci ingannino. Un esempio dello stesso tip0 P dato dalle
linee di Miiller-Lyer:

L'approccio alla percezione visiva di cui ho parlato sino ad ora 2, ~ ~ Q , Q Q

suppongo, una versione del realism0 "ingenuo" (diretto, secondo il ,.I~JGFMUO*


senso comune) e pub essere rappresentata in un diagramma come
segue:
Esperienza visiva
.
.
-U
Soggetto che
dove il contenuto Intenzionale dell'esperienza visiva 2 in conflitto percepisce
con, e viene scavalcato dal, contenuto Intenzionale delle nostre cre- (I'oggettoOggetto
causa I'esperienza
percepito visiva)
denze. Questi casi sono in forte contrast0 col fenomeno della co-
stanza dei colori percepiti sotto diverse condizioni di illuminazione. Fig. 1
causa il movimento, io non porto in realti a compimento la mia
intenzione precedente. Queste relazioni possono essere rese esplicite
espandendo la nostra tavola precedente (pag. 36). (Le tavole sono,
di solito noiose, ma poichk questa contiene un riassunto di gran.
parte della teoria dell'IntenzionalitA, chiederei a1 lettore di osservar-
la attentamente. 1
C't? qualcosa a proposito di questa tavola che vale la pena di esse- Abbiamo parlato sinora soprattutto di casi molto semplici, come
@ re detto. Primo, nC il ricordo nC l'intenzione precedente sono eswn- il sollevare il braccio, e vorremmo dare ora un brevissimo abbozzo
ziali rispettivamente alla percezione visiva o all'azione intenzionale. di come questa teoria potrebbe essere estesa fino a spie are inten-
Posso vedere un mucchio di cose delle quali non ho alcun ricordo
di averle viste, e posso compiere un mucchio di azioni intenzionali
B
zioni complesse e relazioni tra intenzioni complesse, l'e fetto fisar-
monicalz e le azioni di base.13
senza nessuna intenzione precedente di compiere quelle azioni. Se- Prendiamo'.in considerazione Gavrilo Princip e il suo assassinio
@ condo, la asimmetria della direzione di adattamento e della direzio- dell'arciduca Francesco Ferdinand0 a Sarajevo. Di Princip possiamo
ne di causazione k troppo chiara per essere accidentale. La spiegazio- dire che:
ne intuitiva t? questa: quando cerco di far si che il mondo sia nel
modo che intendo che sia, io riesco se il mondo viene ad essere nel premette il grilletto
modo in cui intendo che ~ i a(direzione di adattamento mondo-a- spar6
mente) soltanto se sono io a fare si che sia in quel modo (direzione colpi l'arciduca
uccise l'arciduca
di causazione mente-a-mondo). Analogamente io vedo il mondo nel
diede un colpo all'Austria
modo in cui realmente 2 (direzione di adattamento mente-a-mondo)
vendicb la Serbia
solo se il mod0 in cui t? il mondo fa si che io lo veda in quel mod;,
(direzione di causazione mondo-a-mente). Terzo, ho lasciato per Inoltre, ciascun membro di questa lista k sistematicamente correlato
@ sempliciti fhori della tavola il fatto che le condizioni di soddisfazio- a quelli che lo precedono e lo seguono: Princip, per esempio, spar6
ne delle componenti Intenzionali conterranno diversi dettagli su co- per mezzo del premere il grilletto, e colpi l'arciduca per mazo dello
me appare il fiore e su come viene compiuto il sollevamento del sparare. Alcune di queste relazioni, ma non tutte, sono causali. Pre-
braccio. Non ho cercato di includervi tutto. Quarto, la struttura for- mere il grilletto causa che l'arma spari; ma uccidere l'arciduca non
@ male del quadro non vuole suggerire che percezione e azione fun-
zionino indipendentemente l'una dall'altra. Per compiere azioni pih
caum che si dia un colpo all'Austria, nel caso particolare 2 semplice-
mente un dare un colpo alpAustria. I membri della lista, insieme
complesse, come guidare un'automobile o pranzare, devo essere in con le relazioni causali (e di altro tipo) tra loro, costituiscono le
grado di percepire quello che sto facendo; e analogamente c'k un condizioni di soddisfazione di una singola intenzione in azione
elemento intenzionale nelle percezioni pih complesse, come quando complessa da parte di Princip. La prova di questo sta nel fatto che
guardo un quadro o sento la tessitura di un tappet0 Quinto, per via la descrizione di uno qualsiasi o di tutti loro potrebbe essere stata
@ della transitiviti della causazione, mi sono permesso di oscillare tra valida come risposta alla domanda "Che cosa stai facendo in questo
il dire che il ricordo di aver visto il fiore t? causato dall'evento di momento?" quando k intesa come "Quale azione intenzionale stai
vedere il fiore, e il dire che il ricordo di aver visto il fiore t? causato compiendo o cercando di compiere in questo momento?". E, lo ri-
dall'esperienza visiva, che t? a sua volta, quando soddisfatta, causata petiamo, la prova che li mostra parte del contenuto dell'intenzione
dalla presenza del fiore. Analogamente oscillo fra il dire che l'inten- in azione k: "Che cosa conta come riuscita o fallimento?", ciot?,qua-
zione precedente causa l'azione e il dire che l'intenzione precedente li sono le condizioni di soddisfazione del contenuto Intenzionale?
causa l'intenzione in azione che causa il movimento. PoichC in ogni Stavano accadendo in quel momento cose d'ogni tipo, in gran
caso l'evento complesso contiene una componente che k sia Inten- Par"
note a Princip, che non erano parte delle condizioni di soddis azio-
zionale che causale, e poichk in ogni caso la componente Intenzio- ne e non erano percib parte dell'intenzione complessa. Intenzioni
nale sta in particolari relazioni causali con un altro stato Intenziona- complesse sono quelle in cui le condizioni di soddisfazione non in-
cludono soltanto un movimento del corpo a, ma anche alcune altre ni dell'intenzione complessa; e abbiamo dawero l'effetto fisarmoni-
componenti dell'azione, 6, c, d, ..., che intendiamo compiere tramite ca per le azioni intenzionali perchi. abbiamo intenzioni complesse
il (o per mezzo del, o nel, o col ecc.) compiere a, 6, c... e le relazioni del t i p che ho descritto. Tuttavia le intenzioni complesse non sta-
tra loro sono incluse nel contenuto dell'intenzione complessa. un biliscono in maniera assoluta i confini dell'azione, perchi. dobbiamo
fatto interessante ma poco notato dell'evoluzione umana e animale sempre tener presente la possibiliti di azioni inintenzionali.
che noi possediamo la capaciti di compiere movimenti intenzionali Se vogliamo avere un qualche uso per il concetto di azione di
del corpo in cui le condizioni di soddisfazione delle nostre intenzio- base, possiamo dire che il membro di testa di qualsiasi fisarmonica
ni vanno oltre i movimenti del corpo. Princip mosse solamente il simile 2 una azione di base; e potremmo certo definire una azione di
dito, ma la sua Intenzionaliti copriva l'impero austro-ungarico. base t i p come segue: A 2 un'azione di base t i p per un agente S se
Questa capaciti di avere condizioni addizionali di soddisfazione a1 e solo se S & in grado di compiere atti di t i p A, e S pub intender
di l i dei nostri movimenti del corpo 2 una chiave per la compren- compiere un atto di tip0 A senza intender compiere alcuna altra
sione dei problemi di significato e causazione, come vedremo nei azione per mezzo della quale intenda compiere A. Si noti che que-
capitoli successivi. sta definizione renderebbe un'azione di base relativa a un agente e
La nostra capaciti di espandere le descrizioni vere di azioni nei alle sue capaciti; quello che 2 di base per un agente potrebbe non
modi mostrati dalla nostra lista viene talvolta chiamata l'effetto fi- essere di base per un altro. Questo potrebbe essere un modo utile di
sarmonica. Cominciando dal centro possiamo estendere la fisarmo- descrivere i fatti. Per un buon sciatore, eseguire una curva a sinistra
nica verso l'alto o verso il basso per mezzo di membri precedenti o pub essere un'azione di base. Egli semplicemente intende compierla
posteriori della sequenza di intenzioni. Ma si noti che non possiamo e la compie. Perchi. un principiante possa voltare a sinistra, egli de-
proseguire all'infinito. Per quello che riguarda la storia causale del- ve spostare il suo peso sullo sci a valle mentre lo mette di traverso
l'evento, cYPuna gran quantiti di cose che accadono fuori, sopra, a1 pendio, allargare lo sci a monte, e poi spostare il peso dallo sci
sotto o a lato della lista, che non sono parte della fisarmonica dell'a- sinistro a1 destro, e cosl via, ciascuno dei quali passaggi i un riferi-
zione intenzionale. Potremmo percib accrescere la lista come segue: mento del contenuto delle sue intenzioni in azione. Per due agenti i
Princip provocb combustione di neuroni nel suo cervello movimenti fisici potrebbero essere indistinguibili anche se l'uno
contrasse certi muscoli del braccio e della mano stesse compiendo una - per lui - azione di base, e l'altro la stessa
azione ma per mezzo del compiere un'azione di base. Inoltre, questa'
premette il grilletto definizione sembra avere la conseguenza che per ogni agente po-
sparb trebbe non esserci nessuna linea divisoria netta tra le sue azioni di
colpi l'arciduca sposti, un mucchio di base e non di base. Eppure, di nuovo, potrebbe essere questo il mo-
uccise l'arciduca molecole d'aria do giusto di descrivere i fatti.
diede un colpo allyAustria
vendicb la Serbia
rovinb la stagione estiva di Lord Grey VI.
convinse I'imperatore Francesco Giuseppe che Dio stava punen-
do la famiglia Vorrei in questo paragrafo affrontare alcune questioni di minore
irritd Guglielmo I1 importanza, prima di proseguire e mostrare come i paradossi del pa-
inizib la prima guerra mondiale ragrafo I1 vengano risolti nel nostro approccio a1 problema.
Azioni inintenzionali. Che cosa si intende quando si dice che un'a-
Eppure nessuna di queste cose sopra, sotto, o a lato, 2 un'azione zione pui, essere "intenzionale sotto una descrizione ma non inten-
intenzionale di Princip, e ho il forte sospetto che nessuna di loro sia zionale sotto un'altra"? E che cosy&in ogni modo un'azione ininten-
in assoluto un'azione. Si tratta soltanto di occorrenze non intenzio- zionale? Un'azione intenzionale consiste di due componenti, una
nate, accadute come risultato della sua azione. Per quello che ri- componente Intenzionale e un evento che 2 il suo oggetto Intenzio-
guarda le azioni intenzionali i confini della fisarmonica sono i confi- nale; l'intenzione in azione & la componente Intenzionale e presenta
l'oggetto Intenzionale come propria condizione di soddisfazione. to a dire che lo sposare sua madre, per quanto fosse qualcosa fatto
Ma l'evento complesso che costituisce l'azione a v d anche tutt'altri da lui inintenzionalmente, continuava a essere un'azione, un'azione
tipi di caratteristiche non presentate dal contenuto Intenzionale del- inintenzionale. Dov'Z: la differenza? Non conosco un criterio chiaro
l'intenzione in azione. Edipo intendeva sposare Giocasta, ma quan- per distinguere tra quegli aspetti delle azioni intenzionali sotto cui
do sposb Giocasta stava sposando sua madre. "Sposare sua madre" esse sono azioni inintenzionali, e quegli altri aspetti sotto cui l'e-
non era parte del contenuto Intenzionale dell'intenzione in azione, vento non ?I affatto un'azione. Un possibile criterio approssimativo
ma accadde comunque. L'azione era intenzionale sotto la descrizio- suggerito da Dascal e Gruengardlr Z: che consideriamo inintenziona-
ne "sposare Giocasta", mentre era non intenzionale sotto la descri- le un'azione sotto quegli aspetti che, sebbene non intenzionali, so-
zione "sposare sua madre". Turto cib che questo significa ? che l'a- no, per cosi dire, dentro il c a m p di possibilita delle azioni intenzio-
zione totale aveva elementi che erano parte delle condizioni di sod- nali dell'agente in quanto viste dal nostro punto di vista. Cosi, spo-
disfazione dell'intenzione in azione e altri elementi che non lo era- sare sua madre si trova nel c a m p di possibilitd per essere un'azione
no. fi fuorviante spiegare questi fatti sulle azioni in termini di de- intenzionale di Edipo, mentre spostare molecole no.
scrizioni di azioni perch6 questo suggerisce che cib che importa non Atti mentali e tratteneni. H o discusso finora solo casi in cui l'azio-
sia l'azione ma il mod0 in cui la descriviamo, mentre, secondo la ne comporta un movimento del corpo, ma credo sia facile estendere
mia ipotesi, cib che importa sono i fatti che le descrizioni descrivo- l'ipotesi ad azioni dove non c'? nessun movimento del corpo, o do-
no. La distinzione risulterd pih chiara se prendiamo in considerazio- ve venga compiuto soltanto un atto mentale. Se, per esempio, mi
ne azioni intenzionali compiute dagli animali; detto di passaggio, viene detto di star fermo e io accondiscendo, il contenuto rilevante
non 2 pih problematico attribuire azioni intenzionali agli animali di della mia intenzione in azione sard:
quanto non sia attribuir loro percezioni visive. Supponiamo che il (che questa intenzione in azione causi che si dia il caso che non
mio cane stia correndo nel giardino inseguendo un pallone; il cane ci sia nessun movimento del corpo).
sta compiendo l'azione intenzionale di inseguire il pallone e l'azione Cosi l'assenza di movimento del corpo pub essere una parte delle
inintenzionale di sradicare le lobelie, ma questo non ha niente a che condizioni di soddisfazione di un'intenzione in azione causalmente
fare con le descrizioni di chiunque. Certo il cane non pub descrivere autoreferenziale, tanto quanto lo 1. un movimento del corpo. Consi-
se stesso, e i fatti rimarrebbero gli stessi sia nel caso che qualche derazioni simili si applicano alle azioni negative. Se mi si dice di
umano li abbia mai descritti o abbia potuto farlo, sia nel caso oppo- smettere di fare tanto rumore, o di smettere di insultare Smith e io
sto. I1 senso in cui uno e lo stesso evento o sequenza di eventi pub lo faccio, l'intenzione in azione deve causare l'assenza di un fenome-
essere sia un'azione intenzionale sia un'azione inintenzionale non ha no per essere soddisfatta.
intrinseco rapport0 con la rappresentazione linguistica bensi piutto- Gli atti mentali sono formalmente isomorfi ai casi di atti fisici
sto con la presentazione Intenzionale. Ci sono aspetti degli eventi che abbiamo preso in considerazione. La sola differenza sta nel fatto
che possono essere condizioni di soddisfazione del contenuto Inten- che a1 posto di un movimento del corpo come condizione di soddi-
zionale, ce ne sono altri che non possono; e sotto il primo insieme sfazione, abbiamo un evento purarnente mentale. Se, per esempio,
di aspetti l'azione 2 intenzionale, sotto il secondo no; e non c'Z: co- mi si chiede di formare un'immagine mentale della Torre Eiffel e io
munque niente di linguistic0 nel mod0 in cui un contenuto Inten- lo faccio, la porzione rilevante dell'intenzione in azione sard
zionale presenta le proprie condizioni di soddisfazione. (che questa intenzione in azione causi che io abbia un'immagine
Come distinguiamo tra quegli aspetti dell'evento complesso sot- mentale della Torre Eiffel).
to cui l'evento 2 un'azione inintenzionale e quegli aspetti talmente Intenzioni e preconoscenza. E una confusione diffusa il supporre che
lontani dell'intenzione che sotto di loro l'evento non P per niente se qualcuno sa che qualcosa sarh una conseguenza della ropria azio-
un'azione? Quando Edipo sposb sua madre mosse un mucchio di !
ne deve intenzionare quella conseguenza. E comunque acile vedere
molecole d'aria, causb alcuni cambiamenti neurofisiologici nel suo nella mia prospettiva il motivo per cui questo 2 falso. Si pub sapere
cervello, e alter6 la sua relazione spaziale rispetto a1 polo nord. che qualcosa accadrd come risultato della propria azione anche quan-
Queste sono tutte cose che egli fece inintenzionalmente, e nessuna do la sua occorrenza non sia parte delle condizioni di soddisfazione
di loro ? una sua azione. Nonostante questo mi sento ancora porta- dell'intenzione. Se per esempio un dentista sa che una conseguenza
del trapanare il dente di un paziente sari dolore, non ne consegue
t
che egli intenzioni quella conseguenza; e lo dimostra il fatto che se disfazione e che credo che lo stato funzionerh causalmente verso la
roduzione delle pro rie condizioni di soddisfazione. Come ho gih
non viene seatito dolore egli non diri "Non sono riuscito", bensi
"Mi ero sbagliato". Nel mio linguaggio questo equivale a dire che a \
&tto notare, non c7P isogno che la mia intenzione abbia successo;
basta che il successo sia semplicemente possibile. L'intero stato ha
essere insoddisfatte erano le condizioni di soddisfazione della sua
percii, le seguenti implicazioni:
credenza, noa quelle della sua intenzione. Collegato a uesto P l'er-
7
rore di supporre che ci sia qualche stretta connessione, orse addirit-
tura identiti, tra intenzione e responsabiliti. Eppure riteniamo le Int (Fari, A ) +
persone respoasabili di molte cose di m i non hanno intenzione, e C'P qualche stato intenzionale x tale che x contiene
Be1 ( 0 fari,A)&
non le riteniamo responsabili per molte cose di cui invece hanno
Des (Fari, A) &
intenzione. Un esempio del primo tip0 P l'autista che sconsiderata-
Be1 (x funzionerh causalmente verso la produzione di: Fari, A) &
mente investe un bambino. Certo non intendeva investire il bambi-
Des (x causerh: Fari, A)
no ma ne P ritenuto responsabile. E un esempio del second0 P l'uo-
mo che P costretto da un fucile puntato a firmare un contratto. Egli
intendeva firmare il contratto ma non ne P ritenuto responsabile. Ora, tutto questo aggiunge qualcosa all'intenzione? Credo di no.
La riduzione delle intenzioni a credenze e hideb. E possibile ridurre Per costruire un controesempio dovremmo semplicemente costruire
le intenzioni precedenti a credenze e desideri? Ne dubito, e il moti- un caso in m i qualcuno soddisfacesse tutte queste condizioni senza
vo ha a che vedere con la speciale autoreferenzialith causale delle con cii, essersi ancora in realth formato un'intenzione di fare A. In
intenzioni. 2 per6 istruttivo vedere quanto avanti si possa andare. realth, quello che l'analisi di questo capitol0 e il Capitolo 2 suggeri-
Se ho un'intenzione precedente di compiere un'azione A, devo cre- scono P che P un errore pensare a credenza e desiderio come le for-
dere che sia ossibile fare A e devo avere un desiderio di fare A. I1 me primarie di cognizione e volizione, ed & sbagliato perchi. en-
P
desiderio di are A pui, essere un desiderio 'secondario' e non 'pri-
mario7,come quando per esempio voglio fare A come mezzo per un
trambi mancano dell'autoreferenzialith causale che connette cogni-
zione e volizione con le lor0 condizioni di soddisfazione. Biologica-
altro fine, e non 'per amor SUO'.Si noti inoltre che non devo credere mente parlando, le forme primarie di Intenzionalith sono percezione
che riusciri, dawero a fare A, ma devo almeno credere che mi sia e azione, perch6 proprio grazie a1 lor0 contenuto esse coinvolgono
l'organismo in relazioni causali dirette con l'ambiente da m i dipen-
possibile riuscire. Questa ultima condizione spiega perch6 si possa
de la sua soprawivenza. Credenza e desiderio sono cii, che resta se
in modo consistente avere desideri che si sanno inconsistenti, men-
si sottrae l'autoreferenzialith causale dai contenuti Intenzionali degli
tre non si possono avere in mod0 consistente intenzioni che si san-
stati Intenzionali rappresentazionali cognitivi e volitivi. Una volta
no inconsistenti. Sebbene sappia che P impossibile essere in entram-
sottratta questa caratteristica gli stati risultanti sono molto pi6 fles-
bi i posti a1 medesimo tempo, posso desiderare di trascorrere tutto il
sibili. La credenza, a differenza del ricordo, pui, riguardare qualsiasi
mercoledi a Sacramento e desiderare anche di trascorrerlo a Berke-
cosa, e non solamente cii, che potrebbe averla causata; il desiderio, a
ley. Ma non posso in mod0 consistente intender trascorrere tutto il
differenza dell'intenzione, pui, riguardare qualsiasi cosa, e non sola-
mercoledi a Berkeley e al contempo intendere trascorrerlo a Sacra-
mento. Poichi. le intenzioni, come i desideri, vanno chiuse sotto mente cii, che pui, esserne causato.
congiunzione, le due intenzioni implicherebbero un'intenzione che Perchi. le mie intenzioni sono limitate a quei contenuti proposi-
so impossibile da realizzare. zionali che fanno riferimento a mie azioni successive? Perchi. non
posso, per esempio, intendere che pioverh? La risposta a questo pro-
Finora, percib, abbiamo blema P un'immediata conseguenza della nostra ipotesi: l'autorefe-
Int (Fari, A) + Be1 ( 0 far13 A ) & Des (Far6 A ) renzialiti causale delle intenzioni fa si che io possa intendere soltan-
to quello che le mie intenzioni possono causare. Se potessi causare
A questo bisogna aggiungere la caratteristica autoreferenziale che io la pioggia come azione di base, cosi come posso, per esempio, cau-
desidero che lo stato in questione causi le proprie condizioni di sod- sare che il mio braccio vada su, allora potrernmo dire, per esempio,
"Intendo piovere", cosi come diciamo "Intendo sollevare il brac-
cio", e potremmo dire "Piowi" come diciamo "Sollevai il braccio". contenuto proposizionale di uno stato Intenzionale che funzioni
Zntenzioni e spiegazioni di azioni. Se veramente le intenzioni causa- causalmente, per causazione Intenzionale, nella produzione del com-
no le azioni nel mod0 descritto, allora perch6 mai non possiamo portamento. Questi stati che funzionano causalmente possono o es-
normalmente spiegare un'azione esprimendo la sua intenzione? Se sere intenzioni oppure stati antecedenti, come desideri, credenze, ti-
mi si chiede "Perch6 ha sollevato il braccio?", sembrerebbe un po' mori, speranze ecc. che causino intenzioni per via di una ragione
stupido rispondere "Perch6 intendeva sollevare il braccio." I1 moti- pratica. In entrambi i casi tuttavia, se la spiegazione veramente spie-
vo per cui sembra stupido & perch6 identificando l'azione come ga, il suo contenuto proposizionale deve essere lo stesso del conte-
"sollevare il braccio" l'abbiamo gih identificata nei termini dell'in- nuto proposizionale dello stato Intenzionale funzionante per causa-
tenzione in azione. Riveliamo ciol: di avere g i i una conoscenza im- zione intenzionale.
plicita del fatto che la causa del salire del braccio era la componente Che cosa stai facmh ora? I1 contenuto dell'intenzione in azione fa
Intenzionale dell'azione di sollevarlo. Ma si noti che non sembra riferimento a se stesso. Questo & il motivo per cui ha perfettamente
affatto stupido descrivere l'intenzione in azione come causa del mo- senso rispondere alla domanda "Che cosa stai facendo ora?" con
vimento: perchi. il suo braccio k andato su? L'ha sollevato. N6 sem- "St0 sollevando il braccio", e non con "Sto causando che il mio
bra stupido dare qualche intenzione uItmmwecome causa dell'azione. braccio vada su", anche se quest'ultima espressione articola la com-
Perch6 ha sollevato il braccio? Stava votando / salutando / cercan- ponente non-autoreferenziale dell'intenzione in azione. Eppure l'a-
do di raggiungere un libro / esercitandosi / cercando di toccare il zione intera P un'intenzione in azione a cui si aggiunge un movi-
soffitto. E qui che la gente vuole arrivare quando dice che spesso mento del corpo causato dall'intenzione in azione, e che P il resto
possiamo spiegare un'azione ridescrivendola. Ma se la ridescriviamo delle condizioni di soddisfazione di quell'intenzione in azione. Per-
veridicamente ci devono essere alcuni fatti che stiamo ridescrivendo cib il parlante stabilisce il contenuto dell'intenzione in maniera
che erano stati esclusi dalla nostra prima descrizione, e questi fatti piuttosto precisa quando dice "Sto sollevando il braccio"; oppure,
sono che l'azione ha una componente Intenzionale che era esclusa volendo separare il contenuto Intenzionale dalla sua soddisfazione,
dalla prima descrizione e che causa I'altra componente; per esempio, pub anche dire "Sto cercando di sollevare il braccio".
la sua intenzione precedente di votare sollevando il braccio causa la
sua intenzione in azione di sollevare il braccio, la quale a sua volta
causa che il suo braccio vada su. Si ricordi che nella nostra ipotesi VII.
tutte le azioni consistono di una componente Intenzionale e di una
componente di oggetti Intenzionali 'fisici' (o di qualche altro tipo). In questo paragrafo vorrei cercare di mostrare come questa teoria
Possiamo sempre spiegare questa componente non-Intenzionale tra- dell'azione risolve i paradossi del paragrafo 11.
mite la componente Intenzionale, e la componente Intenzionale Per prima cosa, la ragione per cui c'P una connessione pi6 stretta
pub essere tanto complessa quanto si vuole. Perch6 quell'uomo si tra azioni e intenzioni piuttosto che, diciamo, tra credenze e stati di
agita cosi? Sta affilando una scure. Ma dire che sta affilando una cose, & che le azioni contengono intenzioni in azione come una del-
scure P dire che la sua azione ha almeno due componenti, un'inten- le loro componenti. Un'azione 2 un'entiti composita una delle cui
zione in azione di affilare la scure, e la serie di movimenti che l'in- componenti 2 un'intenzione in azione. Se I'entiti composita contie-
tenzione causa. Tuttavia non possiamo rispondere alla domanda ne anche elementi che costituiscono le condizioni di soddisfazione
"Perch6 sta affilando una scure?" identificando quella stessa inten- della componente Intenzionale nel modo descritto sopra, l'agente
zione, perch6 abbiamo giA identificato l'intenzione di affilare la scu- riesce nel compimento di un'azione intenzionale. Altrimenti, tenta
re nel presentare la domanda. Invece possiamo dire, per esempio: senza successo. Cosi, per tornare al nostro supersfruttato esempio,
"Sta preparandosi ad abbattere un albero." l'azione di sollevare il braccio consiste di due componenti, l'inten-
Discutere ulteriormente la spiegazione del comportamento 2 for- zione in azione e il movimento del braccio. Togline la prima e non
se giA materia per un altro libro, ma nella mia ipotesi & gih implici- avrai pih un'azione ma solo un movimento; togline la seconda e
ta la seguente limitazione: nella spiegazione Intenzionale delle azio- non avrai riuscita, ma solo un tentativo fallito. Non esistono azio-
ni, il contenuto proposizionale della spiegazione deve esser lo stesso ni, e neppure azioni inintenzionali, senza intenzioni, perch6 ogni
azione ha un'intenzione in azione come una delle sue componenti. te causa il rnovirnento causando l'intenzione in azione, la quale cau-
I1 senso in cui diciamo che un'azione intenzionale t causata da sa e presenta il movirnento come propria condizione di soddisfazio-
un'intenzione o che sernplicernente 2 la condizione di soddisfazione ne. Ma nell'esernpio dello zio lo stadio intermedio veniva trascura-
di un'intenzione, pub ora essere reso pih preciso. Parte delle condi- to. La rnorte dello zio non era condizione di soddisfazione di nessu-
zioni di soddisfazione di un'intenzione precedente 2 veramente rap- na intenzione in azione, e questo 8 il rnotivo per cui la sua uccisione
presentata dal compirnento di un'azione, ma non tutte le azioni era inintenzionale.
vengono cornpiute come risultato di intenzioni precedenti. Come L'esempio di Davidson 2 forrnalrnente analog0 a quello di Chi-
g i i abbiamo visto, possono esserci azioni senza intenzioni preceden- sholrn: il rnotivo per cui 2 inintenzionale il fatto che lo scalatore
ti corrispondenti; come per esernpio quando sono fuori di me e col- abbia lasciato la presa, nel caso descritto t che egli non aveva nessu-
pisco qualcuno senza alcuna intenzione precedente di colpirlo. Ma na intenzione in azione di lasciarla. Non vi i. alcun rnomento in cui
non ci sono azioni, neppure inintenzionali, senza intenzioni in azio- egli avrebbe potuto dire "Ora sto lasciando la presa", come modo di
ne. Le azioni contengono percib necessariamente intenzioni in azio- articolare il contenuto della sua intenzione in azione, vale a dire co-
ne, rnentre non sono necessariamente causate da intenzioni prece- me rnodo di rendere esplicite le condizioni di soddisfazione della
denti. I1 contenuto Intenzionale dell'intenzione in azione non t pe- sua intenzione, anche se avrebbe potuto dirlo semplicemente come
rb che essa debba causare l'azione, bensl' piuttosto che debba causare rnodo di esprirnere quello che gli stava succedendo. Anche se sulla
il movirnento (o lo stato) dell'agente che 2 la sua condizione di base della sua credenza e del suo desiderio si 2 formato un desiderio
soddisfazione, e le due cose insierne, intenzione in azione e movi- secondario di lasciare la presa, e questo desiderio ha causato che la
rnento, costituiscono l'azione. Di conseguenza non era affatto cor- lasciasse, tuttavia se egli non ha un'intenzione in azione di lasciare
retto dire che un'azione intenzionale non t che la condizione di sod- la presa questa non 2 ancora un'azione intenzionale. In un'azione
disfazione di un'intenzione; ed era sbagliato er due rnotivi: le azio-
B
ni non richiedono intenzioni precedenti, e se bene richiedano inten-
zioni in azione la condizione di soddisfazione dell'intenzione in
intenzionale il modo standard di funzionare della sequenza di stati
Intenzionali sarebbe:
Voglio che (mi libero del peso e del pericolo)
azione non 2 l'azione ma piuttosto il rnovimento o lo stato dell'a- Credo che (il mod0 rnigliore di liberarrni del peso e del pericolo
gente in quanto causato dall'intenzione in azione. Un'azione, ripe- 2 lasciare la presa).
tiamo, 2 qualsiasi evento o stato cornposito che contenga l'occorren- E per un rnotivo pratico questo porta a un desiderio secondario
za di un'intenzione in azione. Se quell'intenzione in azione causa la Voglio che (lascio la presa).
base delle proprie condizioni di soddisfazione, 2 un'azione intenzio- E questo porta, con o senza intenzione precedente, a un'intenzione
nale cornpiuta con successo, altrirnenti t non riuscita. Un'azione in azione: lo scalatore dice a se stesso "Ora!". E il contenuto della
inintenzionale 2 un'azione intenzionale, riuscita o no, che contiene sua intenzione in azione 6
aspetti che non erano stati intenzionati, owero che non erano stati In questo rnomento sto lasciando la presa.
presentati come condizioni di soddisfazione dell'intenzione in azio- Vale a dire,
ne. Ciononostante ci sono rnolte cose che io compio inintenzional- Questa intenzione in azione causa che la mia rnano lasci la presa
rnente, come per esernpio lo starnutire, che non sono per niente della corda.
azioni perch;, sebbene siano cose da me causate, non contengono L'intera struttura 2 a1 contempo Intenzionale e causale; la se-
nessuna intenzione in azione. quenza degli stati Intenzionali causa il rnovimento del corpo. L'e-
In secondo luogo, possediamo ora una spiegazione rnolto sernpli- sernpio di Bennett 2 genuinamente differente dagli altri due in
ce dei controesempi in stile Chisholrn alla posizione secondo cui le I uanto l'assassino potenziale ha veramente un'intenzione in azione
azioni causate da intenzioni sono azioni intenzionali. Nell'esempio
dello zio l'intenzione precedente causava l'uccisione dello zio, ma
1
I
1 uccidere la vittima, e veramente ne causa la morte. Perch6 siamo
allora cosi riluttanti a dire che l'intenzione i. stata soddisfatta? Cre-
l'uccisione dello zio era inintenzionale. Perch;? Nella nostra analisi do che il motivo sia owio: noi assumiamo che l'assassino aveva
abbiamo constatato l'esistenza di tre piani: l'intenzione precedente, un'intenzione cornplessa che comprendeva una serie specifica di re-
l'intenzione in azione, e il rnovirnento fisico. L'intenzione preceden- lazioni per-mezzo-di. Egli intendeva uccidere la vittirna per mezzo
del colpirla con la pistola ecc. e queste condizioni non sono state zarro. Anche se a mia insaputa il mio braccio k attrezzato di un
soddisfatte. La vittima L. stata al contrario uccisa da una carica non intero apparato di fili elettrici che vanno attraverso Mosca e ritorna-
intenzionata di maiali selvatici. no via San Diego e quando cerco di sollevarlo tutto l'apparato si
Qualcuno ha pensato che il problema in tutti questi casi avesse a attiva in modo che il braccio vada su; nonostante tutto questo, io
che fare con la stranezza delle sequenze causali, ma tale stranezza ha non faccio altro che sollevare il braccio. Certamente, per quello che
una qualche importanza solamente quando il fatto che essa non riguarda alcune azioni complesse, permettiarno addirittura che si
debba essere strana fa parte del contenuto Intenzionale dell'inten- compia un'azione facendo si che altri la compiano. Diciamo, per
zione in azione. Per capire questo fatto possiamo variare l'esempio esempio, "Luigi XIV costrui Versailles", anche se in realti la co-
di sopra come segue: l'assistente del killer, sapendo dell'avanzata dei struzione materiale non fu eseguita da lui.
maiali, gli dice "Spara in quella direzione e l'avrai ucciso". I1 killer I controesempi discussi finora sono percib facilmente risolti da
segue il consiglio, e ottiene la morte della vittima come risultato una teoria del171ntenzionalitidi intenzione e azione, e in particolare
finale; in questo caso l'omicidio sari intenzionale, anche se abbiamo dall'ipotesi delle intenzioni in azione. Questa ipotesi k tuttavia an-
la stessa sequenza causalmente bizzarra dell'esempio originario di Cora incompleta, perch6 esiste una classe di controesempi possibili
Bennett. che non ho ancora discusso, quei casi in cui l'intenzione precedente
fi possibile trovare controesempi simili dove qualcosa sta tra l'in- causa qualcosa d'altro che a sua volta causa l'intenzione in azione.
tenzione in azione e l'evento in mod0 tale che, sebbene si possa dire Supponiamo er esempio che l'intenzione di Bill di uccidere lo zio
che l'intenzione in azione ha causato l'evento fisico, l'azione non era
intenzionale? Una classe di potenziali controesempi 2 quella dei casi
P
gli causi un orte ma1 di stomaco, e che questo mal di stomaco lo
renda cosi furioso da fargli dimenticare completamente la sua inten-
in cui qualche altra intenzione in azione interviene a portare a com- zione originaria; nella sua rabbia Bill uccide il primo che vede, che
pimento 17evento.Supponiamo che a mia insaputa il mio braccio sia riconosce poi essere lo zio. Per l'eliminazione di questi controesem-
attrezzato in modo tale che ogniqualvolta cerco di sollevarlo qual- pi, insieme con qualche altro controesempio sull'Intenzionaliti del-
cun altro causa il suo andare su; in questo caso l'azione L. sua e non le esperienze percettive, dovremo attendere fino a quando potremo
mia, anche se io avevo l'intenzione in azione di sollevare il braccio e dare una spiegazione della causazione Intenzionale nel Capitolo 4.
in qualche senso quell'intenzione ha causato l'alzarsi del mio brac-
cio. (I1 lettore riconosceri questa come il nocciolo della soluzione
occasionalista a1 problema mente-corpo. Dio compie tutte le nostre
azioni per noi.)
Questa classe di controesempi potenziali viene per6 eliminata
semplicemente costruendo la relazione tra l'intenzione in azione e le
sue condizioni di soddisfazione come precludente l'intervento di al-
tri agenti o di altri stati Intenzionali. E che sia questo il giusto mo-
do di costruire le intenzioni in azione t indicato almeno dal fatto
che quando le mie intenzioni in azione fanno esplicito riferimento
alle intenzioni di altri agenti, in generale le azioni diventano allora
azioni di quegli agenti. Supponiamo percib che io sappia come t
attrezzato il mio braccio e che voglia che vada su. La mia intenzione
in azione sari allora di far sr' che l'altro agente lo solhi, non di solle-
varlo. La mia azione L. far si che lui lo sollati, la sua azione t solle-
varlo.
Ma fino a quando non ci sia nessuna Intenzionaliti che interven-
ga, e fino a quando il suo funzionamento sia regolare e attendibile,
non ha alcuna importanza quanto l'apparato fisico possa essere biz-
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ripetizione di simili coppie di eventi, e la loro ripetizione costante termini in cui era stata espressa l'affermazione singolare. Cosi, per
ci d i il diritto di dire che i due membri delle coppie sono causal- esempio, l'affermazione "La cosa che Sally fece c a u d il fenomeno
mente collegati anche se non si pub osservare nessuna relazione che John vide", potrebbe essere Vera anche quando non ci sia nessu-
causale. na legge causale riguardo quello che Sally fa e quello che John vede
C't una teoria metafisica a1 fondo di questa breve spiegazione; e sotto queste descrizioni. Supponiamo che Sally abbia acceso il gas
anche se le teorie della causazione variano moltissimo da un filosofo sotto la pentola piena d'acqua e John abbia visto l'acqua bollire.
all'altro, certe proprieti formali sono cosi largamente accettate co- L'affermazione causale di partenza potrebbe essere Vera ed esempli-
me caratteristiche della relazione causale da costituire il nocciolo ficare una o pi3 leggi causali anche quando la legge fosse stabilita
della teoria; i suoi principi pi3 importanti sono degni di una esposi- in termini di energia cinetica delle molecole d'acqua nell'atmosfera,
zione particolare. e non nei termini del fare di Sally e del vedere di John.2
1. I1 nesso causale non t di per sC. osservabile. Si possono osserva- Inoltre, in alcune versioni di questa teoria della causazione come
re regolariti causali; vale a dire, si possono osservare certe specie di regolariti si richiede che le leggi causali giustifichino le rivendica-
s uenze regolari di eventi in cui eventi di un.certo tipo sono segui- zioni controfattuali che consideriamo normalmente associate alle af-
(3
ti a eventi di un altro tipo; ma oltre alle regolariti non & possibile
osservare anche una relazione di causazionP tra gli eventi. In quel
fermazioni causali. 'La rivendicazione che in un caso particolare, se
non fosse occorsa la causa non sarebbe occorso l'effetto, rimanendo
modo in cui vedo letteralmente che il gatto 2 sul tappeto, o che un uguali le altre condizioni, deve essere giustificata da una correlazio-
- evento ha seguito un altro evento, non posso vedere letteralmente ne universale tra eventi del primo t i p ed eventi del secondo sotto
che un evento ha causato un altro evento. Nell'esempio della palla una qualche descrizione.
da biliardo vedo eventi che sono di fatto causalmente collegati, ma 3. Le regolariti causali sono distinte dalle regolariti logiche. Esi-
non vedo nessuna relazione causale che si aggiunga alla regolariti. stono molte regolariti che non sono nemmeno lontanamente candi-
2. Ogniqualvolta ci sia una coppia di eventi tra loro collegati co- dati possibili per essere regolariti causali perch; i fenomeni in que-
me causa ed effetto, la coppia deve esemplificare qualche regolariti stione sono logicamente correlati. Per esempio, l'essere un triangolo
universale. Per ogni caso individuale in cui un evento causa un altro t sempre associato con l'avere tre lati, eppure il fatto che qualcosa
evento ci deve essere qualche descrizione del primo evento e qual- sia un triangolo non potrebbe mai causare il suo avere tre lati, poi-
che descrizione del secondo evento tali che ci sia una legge causale chi la correlazione 2 per necessiti logica. Gli aspetti sotto cui un
che mette in relazione gli eventi che si adattano alla prima descri- evento causa un altro evento devono essere aspetti logicamente in-
zione con quelli che si adattano alla seconda. dipendenti. Di nuovo, questa tesi metafisica ha un correlato lingui-
L'idea che ogni relazione causale particolare esemplifica qualche stico nel modo formale. La legge causale deve stabilire regolariti
regolariti universale k, credo, il cuore della moderna teoria della sotto descrizioni logicamente indipendenti, e deve di conseguenza
causazione come regolariti. Stabilendo questa idea 2 importante di- affermare una veriti contingente.3
stinguere tra le sue versioni metafisica e linguistica. Nella versione Questo approccio alla causaliti va soggetto a numerose obiezio-
metafisica ogni relazione causale particolare t di fatto un esempio ni. Eccone alcune. In primo luogo, questo approccio va contro alla
di una regolariti universale. Nella versione linguistica 2 parte del nostra convinzione, basata sul senso comune, che di fatto noi perce-
concetto di causazione che ogni affetazione singolare causale impli- piamo continuamente relazioni causali. L'esperienza di percepire un
citi che ci sia una leggel causale che mette in relazione eventi dei evento che ne segue un altro t veramente del tutto diversa dall'espe-
due tipi sotto una qualche descrizione. La posizione linguistica t rienza di percepire il secondo evento come causato dal primo, e le
pi3 forte di quella met~fisica,nel senso che la implicita senza esser- ricerche di Michotte e di Piagets sembrerebbero sostenere la posi-
ne implicitata. zione del nostro senso comune. In secondo luogo, k difficile capire
Le versioni contemporanee della tesi della regolariti non sosten- come questo approccio possa distinguere le regolariti causali da al-
gono che un'affermazione causale singolare impliciti qualsiasi legge tri tipi di regolariti contingenti. Perchi, tanto per riprendere un'e-
particolare, ma semplicemente che cbe ci sia una hge. E, naturalmen- sempio famoso, non diciamo che la notte causa il giorno? In terzo
te, non c't bisogno che la legge debba essere formulata negli stessi luogo, t difficile far quadrare questo approccio con il fatto apparen-
te che nel compiere le azioni umane sembriamo essere consapevoli senso comune che le relazioni causali siano veramente "la fuori"
del lor0 effetto causale su cib che ci circonda. Alcuni filosofi sono nella natura in aggiunta alle regolarith.
rimasti cod impressionati dalla peculiarita dell'azione umana da po- In quinto luogo, questo approccio non riesce a distinguere tra il
stulare un tip0 particolare di causazione che riguarda gli agenti. se- causare, dove, per esempio, qualche evento causa un altro evento o
condo lor0 esistono dawero due tipi diversi di causazione, uno per un cambiamento, e altri tipi di rekzzioni causaIi, che possono esistere
gli agenti e uno per il resto dell'universo; percib essi distinguono tra stati permanenti di cose o di caratteristiche di oggetti. ,La palla
tra causazione da "agente" e causazione da "evento", o causazione da biliardo A che colpisce la palla da biliardo B causandone cosi il
<<.
~mmanente"e causazione "transeunte9'.6 In quarto luogo, questo movimento P un esempio di un causare. Non tutte le relazioni cau-
approccio P ambiguo riguardo a quella che deve essere la questione sali sono perb esempi di causare. Se le palle da biliardo rimangono
cruciale: le cause sono veramente la fuori nel rpondo oppure no? immobili sul tavolo verde, ci sono forze causali che stanno conti-
Sicuramente, si vorrebbe dire, cosi come gli eventi individuali pos- nuamente agendo su di loro, come la forza di gravid per esempio.
sono veramente essere collegati l'un l'altro nello spazio e nel tempo, Tutte le affermazioni di causare sono affermazioni di relazioni cau-
essi possono essere collegati anche come causa ed effetto, oltre al- sali, ma non tutte le affermazioni di relazioni causali sono afferma-
l'essere collegati dalle co-occorrenze regolari di altri individui dei zioni di causare. "L'evento x ha causato l'evento y" P una forma
tipi da lor0 esemplificati. Ma P difficile capire come ci possa essere caratteristica dell'affermazione di un causare, ma in nessun senso
nella teoria tradizionale una qualche simile relazione in aggiunta al- l'unica forma di affermazione di una relazione causale. "La palla da
la regolarita. Hume, il quale piti o meno invent6 questa teoria, ebbe .r biliardo P gravitazionalmente attratta verso il centro della terra" af-
l'accortezza di capire che non la si pub accettare e continuare a esse- I ferma una relazione causale, ma non si tratta di una relazione tra
I
re un realista in causaliti. Oltre alla priorita, contipita, e congiun- i eventi e l'affermazione non descrive nessun causare. Credo che sia
zione costante, non c'P nient'altro per la causazione nel mondo rea- 1 perch6 confondono la relazione causale con il causare che i seguaci
le, soltanto un'illusione della mente. Kant pensava addirittura che il della posizione standard sono portati a trattare le relazioni causali
problema non avesse senso, poich6 i principi causali formano cate- soltanto come occorrenti tra eventi, mentre le relazioni causali sus-
gorie necessarie della comprensione, senza le quali sarebbero impos- sistono anche tra cose che non sono eventi, come palle da biliardo e
sibili l'esperienza e la conoscenza del mondo. Molti filosofi hanno pianeti.
pensato che si potrebbe ottenere la nozione di causazione osservan- Inoltre, sebbene si sia soliti distinguere tra quelle affermazioni di
do le azioni umane; resta anche per lor0 tuttavia un serio problema forma " x ha causato y" che costituiscono spiegazioni causali e quelle
su come si possa poi generalizzare quella nozione anche a cose che che no, non P mai stato messo l'accento in maniera adeguata, per
non siano azioni umane, e su come si possa concepire la causazione quello che ne so, sul fatto che il potere esplicativo di una afferma-
come una relazione reale nel mondo indipendente dalle nostre azio- zione di forma x ha causato y dipende dalla misura in cui le descri-
ni. Von Wright, per esempio, il quale pensa che si ottenga l'idea di zioni di x e di y li descrivono sotto aspetti causalmmte rilwanti. Nel
necessiti causale "dalle osservazioni che effettuiamo quando interfe- nostro primo esempio la cosa che Sally faceva causava il fenomeno
riamo e ci asteniamo dall'interferire con la natura", configura que- che John vedeva, ma l'essere fatto da Sally e l'essere visto da John
sto problema come segue: non sono aspetti sotto i quali i due eventi sono causalmente correla-
Si potrebbe dire che sia nella posizione di Hume sia nella nostra, ti. Aspetti causalmente rilevanti di questo tip0 sono che l'acqua ve-
la necessita causale non deve essere trovata "in natura". In natura niva scaldata e che bolliva. C'P ben poco potere esplicativo nel dire
ci sono solamente sequenze regolari.7 che la cosa che Sally ha fatto ha causato il fenomeno che John ha
Von Wright prosegue sostenendo che questo non rende il nostro visto, perch6 l'essere fatto da Sally non P un aspetto causale che sia
discorso sulla causazione puramente "soggettivo" perch6 ci sono ve- responsabile per l'evento che dev'essere spiegato, e l'essere visto da
ramente certe caratteristiche della natura che corrispondono al no- John non P un aspetto dell'evento sotto cui esso sia spiegato tramite
stro discorso causale, vale a dire la ricorrenza regolare di esemplifi- gli aspetti causali dell'evento che l'ha causato.
cazioni discrete di stati generici di cose; eppure l'approccio di von Dall'articolo di Fallesdals sul soggetto in poi, P stato largamente ~ S I C P I I I Q ~ !
Wright, come quello di Hume, finisce per negare la posizione del accettato che certe forme di affermazioni causali siano intensionali. :::::: Llfa
Per esernpio, rnentre le afferrnazioni di forrna " x ha causato y" sono irnprobabile che ci siano leggi puramente sicologiche rilevanti:
estensionali, quelle di forrna " x spiega causalrnente y" sono inten-
sionali. Gedo che la spiegazione per questo fatto linguistic0 sia che
f
supponiamo che tutti i fattori psicologici ossero ripetuti esatta-
rnente (qualsiasi cosa questo significhi); supponiamo che io abbia
a . a r w ~ soltanto certe caratteristiche di eventi sono aspetti causalrnente rile- lo stesso grado di sete, che l'acqua abbia lo stesso grado di accessibi-
:&d$&a6~96
RId~ANqI vanti; e di conseguenza, poich6 l'afferrnazione vuole avere potere liti conosciuta ecc. La rnia posizione originale mi irnpegna forse a
esplicativo, la veriti non t conservata quando vi sia sostituzione di sostenere che in una situazione esattamente simile mi sarei cornpor-
altre espressioni che non descrivono x e y sotto aspetti causalrnente tat0 nello stesso rnodo? Ne dubito. Nel secondo cam potrei aver
rilevanti. Per esernpio, se il fatto che Jones abbia rnangiato il pesce bevuto e potrei non aver bevuto. Questo dipende da me. Forse ci
awelenato spiega causalrnente la sua rnorte, e questo fatto t lo stes- sono leggi fisiche a live110 neurofisiologico o addirittura molecolare
so che l'evento del suo rnangiare trota arcobaleno in salsa bernese che descriverebbero questo caso, ma sicuramente io non ho alcuna
per la prima volta nella sua vita, non ne consegue che il suo rnan- certezza che esistano leggi sirnili, e ancor rneno so come potrebbero
giare trota arcobaleno in salsa bernese per la prima volta nella vita essere; e sostenendo la rnia posizione originaria non mi irnpegno
spieghi causalrnente la sua rnorte. La nozione di aspetto causalrnen- alla loro esistenza. Come figlio dell'era rnoderna credo che esista
te rilevante e la sua relazione con la spiegazione causale sono fonda- ogni sorta di leggi fisiche, sia conosciute sia sconosciute, ma questo
rnentali per l'argornentazione del resto di questo capitolo. non 2 cib che volevo dire, n6 parte di cib che volevo dire asserendo
che ho bevuto un goccio d'acqua perch6 avevo sete. Che cosa vole-
vo dire, dunque?
Consideriamo qualche altro esernpio. Nei cnsi di percezioni e
azioni ci sono due tipi di relazioni causali tra gli stati Intenzionali e
Vorrei richiamare ora l'attenzione sul fatto che ci sono certi tipi i loro oggetti Intenzionali. Nel cam della percezione, la rnia espe-
di spiegazioni causali rnolto ordinarie aventi a che fare con gli stati rienza visiva t tipicamente causata da un incontro con qualche og-
mentali, le esperienze, e le azioni urnane, che non vanno rnolto d'ac- getto del rnondo, e, per esernpio, se qualcuno mi chiedesse "Che
cordo con l'approccio ortodosso alla causaliti. Supponiamo per cosa ha causato che tu avessi l'esperienza visiva del fiore?", la rnia
esernpio che io abbia sete e che beva un goccio d'acqua. Se mi si risposta naturale sarebbe sicuramente "Ho visto il fiore". E nel caso
dornanda perchi. ho bevuto, conosco la risposta senza nessuna osser- dell'azione il mio stato Intenzionale causa qualche rnovirnento del
vazione aggiuntiva; avevo sete. In questo tip0 di casi sernbra inoltre rnio corpo. Cosi che, se per esernpio mi venisse chiesto "Che cosa
che io conosca la veriti del controfattuale senza ulteriori osservazio- ha causato che il tuo braccio sia salito", la risposta naturale sarebbe
ni o senza appello a leggi generali. 10 so che se non avessi avuto "L'ho sollevato". Si noti che entrambe queste spiegazioni causali
sete proprio l i e allora, non avrei bevuto proprio quel goccio d'ac- piuttosto cornuni sernbrano esibire le stesse caratteristiche irnbaraz-
qua. Quando dunque pretend0 di conoscere la veriti di una spiega- zanti dell'esernpio del bere l'acqua, quando si cerchi di assirnilarle
zione causale e di un controfattuale causale di questo tipo, 6 forse alla teoria ufficiale. Si conosce senza bisogno di alcuna osservazione
perch6 so che c't una legge universale che rnette in relazione eventi ulteriore la risposta alle dornande "Che cosa ha causato che il tuo
del prirno tipo, il rnio aver sete, con eventi del secondo tipo, il rnio braccio si sia rnosso e che cosa ha causato che tu abbia avuto l'espe-
bere, sotto una qualche descrizione? E quando dicevo che il rnio rienza visiva del fiore?", e si conosce anche senza ulteriore osserva-
aver sete aveva causato che io bevessi l'acqua, era forse parte di zione la veriti dei corrispondenti controfattuali; inoltre la veriti
quello che intendevo dire che esista una legge universale? Sono for- dell'afferrnazione causale e dei controfattuali corrispondenti non
se impegnato all'esistenza di una legge grazie a1 puro significato delle sernbra dipendere dall'esserci leggi universali che li coprano. E per
parole che ho ernesso? Parte delle rnie difficolti nel dare risposte quanto io sia convinto che probabilrnente esistano alcune leggi uni-
afferrnative a queste dornande sta nel fatto che confido rnolto di pih versali della ercezione e dell'azione intenzionale, non 2 affatto ov-
nella veriti della rnia afferrnazione causale di origine e nel corri- P
vio che nel are queste asserzioni causali singolari io mi irn egni
P
all'esistenza di tali leggi universali, o che sia parte del signi lcato
spondente controfattuale causale, che non nell'esistenza di qualsiasi
regolariti universale che coprirebbe il caso. Mi sernbra piuttosto delle asserzioni stesse che esistano queste leggi.
Un caso leggermente pih complesso potrebbe essere del tip0 se- I Se ci si pensa un momento, sembra che la posizione tradizionale,
guente. 10 sto passeggiando, quando d'improwiso un uomo che mi almeno nella sua versione linguistica, faccia una richiesta straordi-
viene incontro inciampa accidentalmente contro di me, spingendo- nariamente forte e non comprovata; vale a dire, che ogni afferma-
mi nel fango. Di nuovo, allucinazioni e cose simili a parte, conosco zione del tip0
senza osservazione ulteriore la risposta alle domande "Che cosa ha
causato che tu finissi nel fango?" L'uomo mi ha urtato e spinto nel La mia sete ha causato il mio bere
fango. In questo caso, si P ortati a dire "So tutto di questo perchi.
P
mi sono sentito spingere nel ango, e ho visto I'uomo che lo faceva".
Ciascuno di questi quattro casi comporta Intenzionaliti in una
impliciti un'affermazione della forma
Esiste qualche legge L tale che c'P qualche descrizione cp della
qualche forma, e le loro spiegazioni sembrano nascere dalla teoria mia sete e qualche descrizione J/ del mio bere, e L asserisce una
standard di come dovrebbe essere la spiegazione causale. Chiamere- correlazione universale tra eventi del tip0 cp ed eventi del tip0 J/.
mo questi casi, e altri a lor0 simili, casi di causazione Intenzionale, ed Questo L. sicuramente non intuitivamente plausibile; come dovreb-
esploreremo in che modo, esattamente, la forma della spiegazione be dunque essere l'argomento che lo dimostri? La sola dimostrazio-
nella causazione Intenzionale differisce da quella prescritta dalla ne che io conosca P quella di Hume, secondo cui poichk non esiste
consueta teoria della causazione come regolariti. nulla riguardo alla causazione eccetto la regolariti, allora per ogni
In primo luogo, in ciascuno dei casi si conosce sia la risposta alla affermazione causale Vera deve esistere una regolariti. Se neghiamo
domanda causale che la verith del controfattuale corrispondente sen- il realism0 causale allora un'affermazione causale non pu6 riguarda-
za bisogno di nessuna osservazione aggiuntiva rispetto all'esperien- re nulla se non delle regolariti. Ma se siamo realisti causali, se cre-
za dell'evento in questione. Dicendo che conosco la risposta alla do- diamo, come io credo, che "causa" nomini una relazione reale nel
manda causale senza ulteriori osservazioni, non intendo sostenere mondo reale, allora l'affermazione che quella relazione esista in un
che simili pretese di conoscenza non siano passibili di correzione. esempio particolare non implicita di per sk nessuna correlazione
Potrei certo stare avendo un'allucinazione quando dico che questa universale di esempi simili.
esperienza visiva P stata causata dal vedere un fiore, eppure la giu- In terzo luogo, sembra esserci in ogni caso una connessione in-
stificazione della pretesa iniziale non dipende da osservazioni ulte- terna o logica tra causa ed effetto. E non intendo semplicemente
riori. dire che ci sia una relazione logica tra la hcrizione della causa e la
In secondo luogo, queste asserzioni causali non mi impegnano dacrizione dell'effetto, sebbene anche questo fosse vero nei nostri
all'esistenza di nessuna legge causale rilevante. 10 potrei in aggiun- esempi; bensi piuttosto che la causa stessa del tutto indipendente-
ta, e in realti lo faccio, credere che probabilmente esistano leggi mente da qualsiasi sua descrizione P logicamente correlata all'effetto
causali che corrispondono a questi quattro tipi di eventi, tuttavia stesso, del tutto indipendentemente da ogni sua descrizione. Come P
non P questo che io v o h o dire in ciascuno dei casi dando risposta possibile che questo sia vero? In ciascuno dei casi la causa era una
alla domanda causale. Sostenere che ci siano leggi causali corrispon- presentazione o una rappresentazione dell'effetto, oppure l'effetto
denti a questi eventi non P una conseguenza logica di queste affer- era una presentazione o una rappresentazione della causa. Ritornan-
mazioni causali singolari. La dimostrazione di questa indipendenza do agli esempi: la sete, a prescindere da come sia descritta, contiene
P che P logicamente consistence insistere sulla veriti di queste spie- un desiderio di bere, e quel desiderio ha come condizione di soddi-
gazioni causali, negando nonostante questo la credenza nelle corri- I
sfazione che si beva; l'intenzione in azione di sollevare il braccio, a
spondenti leggi causali. 10 so, per esempio, che cosa ha fatto si che I prescindere da come sia descritta, ha come parte delle sue condizio-
bevessi un goccio d'acqua: avevo sete; ma nel dire questo non mi ni di soddisfazione che il proprio braccio vada su; l'esperienza visiva
impegno all'esistenza di nessuna legge causale, anche se difatto credo I
di un fiore, a prescindere da come viene descritta, ha come condizio-
che simili leggi esistano. Inoltre, in ciascuno dei casi la mia cono- ni di soddisfazione che l i ci sia un fiore; l'esperienza tattile e visiva
scenza della veriti dei controfattuali non deriva dalla mia conoscen- di essere spinti da qualcuno, a prescindere da come sia descritta, ha
za di una qualsiasi legge corrispondente, ni. tantomeno dal sapere come parte delle sue condizioni di soddisfazione che si sia spinti da
che esistano simili leggi. qualcuno. La ragione per cui c'P una relazione logica o interna tra la
descrizione della causa e la descrizione dell'effetto nei nostri esempi
t che in ciascun caso c't una relazione logica o interna tra la causa e
1' toriferimento causale nelle intenzioni precedenti e nei ricordi di
eventi. Tuttavia, non tutti i casi di causazione Intenzionale compor-
l'effetto stessi, visto che in ogni caso c't un contenuto Intenzionale tan0 contenuti Intenzionali autoreferenziali: per esempio, il deside-
che t causalmente correlate alle sue condizioni di soddisfazione. La rio di compiere un'azione pub causare un'azione anche quando non
I descrizione della causa e dell'effetto sotto quegli aspetti causalmen- t parte del contenuto Intenzionale del desiderio che esso debba cau-
te rilevanti che comportano 171ntenzionalitie le condizioni di soddi- sare l'azione. Ma in ogni cam di causazione Intenzionale, almeno
sfazione di quella Intenzionaliti, ci darA descrizioni logicamente un termine t uno stato o evento Intenzionale, e quello stato o even-
correlate di causa ed effetto precisamente perch6 causa ed effetto to causa o 2 causato dalle proprie condizioni di soddisfazione.
stessi sono logicamente correlati; non tanto logicamente correlati Pih precisamente, se x causa y, x e y stanno in una relazione di
per implicitazione, bensi piuttosto per contenuto Intenzionale e causazione Intenzionale se e solo se
condizioni di soddisfazione. 10 credo che riveli una confusione fon- 1. 0 (a) x I? uno stato o evento Intenzionale e y E (o 2 parte
damentale il supporre che gli eventi possano essere logicamente della) condizione di soddisfazione di x
correlati solamente sotto una descrizione; infatti gli eventi stessi 2. oppure (b) y 2 uno stato Intenzionale o evento e x k (o 8 parte
possono avere contenuti Intenzionali che li correlano logicamente a della) condizione di soddisfazione di y
prescindere da come sono descritti. 3. se (a), il contenuto Intenzionale di x 2 un aspetto causalmente
Quale sarA dunque la nozione di causazione second0 la quale rilevante sotto il quale esso causa y;
queste forme di spiegazione piuttosto comuni sono possibili? Poi- se (b), il contenuto Intenzionale di y t un aspetto causalmente
ch6 queste forme non sembrano osservare la descrizione modello di rilevante sotto il quale t causato da x.
Hume di come si suppone debba apparire una spiegazione causale, Per via del funzionamento del contenuto Intenzionale come aspetto
dobbiamo rispondere alla domanda su come simili forme di spiega- causalmente rilevante, le affermazioni di causazione Intenzionale sa-
zione possano essere possibili. La struttura formale del fenomeno di ranno, in generale, intensionali.
causazione Intenzionale per i casi semplici di percezione e azione t La precedente definizione ci lascia ancora la nozione di causa co-
come segue. In ogni caso c'2 uno stato o evento Intenzionale auto- me un concetto non spiegato. Che cosa si suppone significhi "cau-
referenziale, e la forma dell'autoriferimento (nel caso dell'azione) t say'quando dico che nella causazione Intenzionale uno stato Inten-
che sia parte del contenuto dello stato o evento Intenzionale che le zionale causa le pro rie condizioni di soddisfazione oppure che le
sue condizioni di soddisfazione (nel senso del richiedere) richiedano
che esso causi la base delle sue condizioni di soddisfazione (nel sen-
P
condizioni di soddis azione causano lo stato? La nozione basilare di
causazione, la nozione che occorre nelle affermazioni causali e da
so della cosa richiesta) oppure (nel caso della percezione) che la cui dipendono tutti gli altri vari usi di "causa", la nozione di far
base delle sue condizioni di soddisfazione causi lo stato o l'evento accadere qualcosa: nel senso pih primitivo, quando C causa E, C fa
stessi. Se sollevo il braccio la mia intenzione in azione ha come sue accadere E. La peculiariti della causazione Intenzionale t che faccia-
condizioni di soddisfazione che sia proprio essa stessa a causare il mo esperienza diretta di questa relazione in molti casi in cui faccia-
salire del braccio; e se vedo che l i c't un fiore, il fatto che ci sia un mo accadere qualcosa, oppure qualcos'altro fa accadere qualcosa a
fiore Al deve causare proprio quell'esperienza visiva le cui condizio- noi. Quando, per esempio, sollevo il braccio, parte del contenuto
ni di soddisfazione sono che l i ci sia un fiore. In ciascun caso, causa della mia esperienza L. che uesta esperienza 6 cib che fa andar su il
ed effetto sono correlati come presentazione Intenzionale e condi-
zioni di soddisfazione. Direzione di adattamento e direzione di cau-
9
braccio; e quando vedo un iore, parte del contenuto dell'esperienza
2 che questa esperienza 2 causata dal fatto che c't un fiore li. In
sazione sono asimmetriche. Quando la direzione di causazione t
mondo-a-mente, come nel caso della percezione, la direzione di
adattamento t mente-a-mondo; e quando la direzione di causazione
r
simili casi noi facciamo es rienza diretta della relazione causale, la
relazione di qualcosa che a accadere qualcos'altro. Non ho bisogno
di una legge sovrastante che mi dica che quando ho sollevato il
t mente-a-mondo, come nel cam dell'azione, la direzione di adatta- braccio ho causato che il braccio andasse su, perch6 quando ho sol-
mento t mondo-a-mente. Come abbiamo visto nel Capitolo 3, con- levato il braccio ho avuto esperienza diretta del causare: non ho os-
siderazioni analoghe si applicano ai casi rappresentazionali dell'au- s m a t o due eventi, l'esperienza dell'agire e il movimento del braccio;
I del fenomeno reale dell'azione. In questi mi non c't nessun proble-
era invece parte del contenuto Intenzionale dell'esperienza di agire
che proprio quell'esperienza stesse facendo andar su il braccio. Cosl ma su come passare dall'esperienza alla causazione, l'esperienza stes-
come posso avere esperienza diretta di un oggetto rosso vedendolo, sa compie il causare; quando coronata da successo, l'esperienza cau-
posso anche avere diretta esperienza della relazione di una cosa che sa quello verso cui 2 direzionata. E dire questo non t dire che l'espe-
rienza 2 infallibile; si pub avere l'esperienza e nsare che sia stata
ne fa accadere un'altra o facendo accadere qualcosa, come nel caso
dell'azione, oppure subendo che qualcosa faccia accadere qualcosa a =!
lei la causa dell'alzarsi del braccio e tuttavia s agliarsi - un argo-
me, come nel caso della percezione. mento su cui torneremo ancora brevemente.
Si potrebbe stabilire una differenza tra la teoria tradizionale e la Secondo, nella rnia idea siamo altrettanto direttamente consape-
rnia dicendo che mentre per la teoria tradizionale non si ha mai voli della causazione nella percezione quanto lo siamo nell'azione.
un'esperienza di causazione, second0 la rnia non 2 soltanto che si Non c'L. niente di privilegiato nell'azione, per quello che riguarda
abbia spesso esperienza della causazione, ma proprio che ogni espe- l'esperienza della causazione. Nell'azione le nostre esperienze causa-
rienza del percepire o dell'agire t precisamente un'esperienza di cau- no movimenti del corpo e altri eventi fisici; nella percezione, eventi
sazione. Questa affermazione sarebbe fuorviante se suggerisse che la e stati fisici causano la nostra esperienza. Ma in entrambi i casi sia-
causazione 6 l'oggetto Intenzionale di queste esperienze; l'idea sog- mo direttamente consapevoli del nesso causale perch; in entrambi i
giacente a questo modo di porre il problema t che ogniqualvolta casi parte del contenuto dell'esperienza & che essa stessa & l'esperien-
percepiamo il mondo o agiamo sul mondo abbiamo stati Intenzio- za di qualcosa che causa o che viene causato.
nali autoreferenziali del tip0 che ho descritto, e la relazione di cau- I1 problema di Hume era come possa il contenuto delle nostre
sazione t parte del contenuto, e non 6 l'oggetto, di queste esperienze. esperienze dirci che c't una relazione di causa ed effetto l i fuori; e
Se la relazione di causazione 6 una relazione di fare accadere qualco- la sua risposta era che non pub. Ma se & parte di un'esperienza che
sa, t allora una relazione di cui facciamo esperienza ogniqualvolta essa stessa causi qualcosa o sia causata da qualcosa, non ci pub allo-
percepiamo o agiamo, vale a dire, pih o meno continuamente.9 ra essere nessun problema su come un'esperienza possa darci consa-
Secondo me gli humeani stavano indagando nel posto sbagliato. pevolezza &a causazione poich6 una tale consapevolezza 2 giA par-
Cercavano la causazione (forza, potere, efficacia ecc.) come l'oggetto te dell'esperienza. I1 nesso causale & interno all'esperienza e non ne
dell'esperienza percettiva, e non riuscirono a trovarla. 10 suggerisco 6 l'oggetto.
che si trovava l i fin dal principio come parte del contenuto sia delle Terzo, la rnia idea differisce da quelle di Reid e von Wright per-
esperienze percettive sia delle esperienze di agire. Quando vedo un chC essi non ci dicono esattamente come l'osservazione dell'azione
oggetto rosso o sollevo il braccio non vedo nk sollevo causazione; venga a darci conoscenza della causazione; ed & infatti difficile capi-
semplicemente vedo il fiore e sollevo il braccio. N6 il fiore n; il movi- re come mai potrebbero, perch; se le azioni in questione sono even-
mento sono parte del contenuto dell'esperienza, perch6 ciascuno & piut- ti, e io ho conoscenza della causazione con l'osservare questi eventi,
tosto l'oggetto dell'esperienza relativa. Ma in entrambi i casi la causa- allora pare proprio che tutti gli argomenti humeani contro la possi-
zione t parte del contenuto dell'esperienza di quell'oggetto. biliti di un'esperienza della connessione necessaria restino decisa-
Credo che questa idea sari pi6 chiara se la metteremo a confront0 mente validi, perch6 tutto cib che potrei osservare sarebbero due
con l'idea di molti filosofi, da Reid a von Wright, che la nozione di eventi: la rnia azione e qualsiasi evento le fosse precedente o succes-
causazione sia una nozione che deriva dall'osservazione che facciamo sivo. Nella rnia idea non si osserva una "connessione necessaria" tra
di noi stessi quando compiamo azioni intenzionali. La rnia idea differi- eventi; accade piuttosto che un evento, e c i d la rnia esperienza di
sce da questa almeno per tre aspetti. Primo, non t nell'osmazione del- agire, sia una presenrazione Intenzionale causale dell'altro evento, e
le azioni che diveniamo consapevoli della causazione, 6 nel compi~ele ci& il movimento del mio braccio; e i due assieme costituiscono
azioni, perch; parte del contenuto Intenzionale dell'esperienza di agire l'evento composito, il mio sollevare il braccio.
quando compio azioni intenzionali 6 che questa esperienza causa il Rispetto almeno a una interpretazione dei principi della teoria
movimento del corpo. Si noti che cib che sto cercando di dimostrare tradizionale con cui ho incominciato questo capitolo, ho mutato
qui non 6 soltanto che il concetto di causazione entra nella descrizione tutti e tre i principi. Perch;, nel caso della causazione Intenzionale:
dell'azione, bensl piuttosto che l'esperienza della causazione 6 parte 1. Sia nella percezione che nell'azione si fa esperienza della relazio-
ne causale. La relazione causale non viene inferita dalla regolariti. ' Prima obiezione. Supponiamo per sempliciti che si possa diven-
2. Non si d i il caso che ogni affermazione singolare causale im- tare consapevoli delle relazioni causali come parte dei contenuti del-
pliciti che esiste una corrispondente legge causale universale. Per le nostre esperienze; questo ci darebbe comunque ancora conoscen-
esempio, l'affermazione che la rnia sete ha causato che io bevessi za soltanto di quelle relazioni causali dove uno dei termini 6 un'e-
non implicita che ci sia una legge universale che mette in relazione sperienza, mentre la maggior parte dei casi interessanti di causazio-
eventi dei tipi rispettivi sotto una qualche descrizione. Inoltre, si sa ne sono casi dove nessuno dei termini 6 un'esperienza. E in che mo-
spesso che un'affermazione causale singolare 2 Vera senza che si co- do la rnia ipotesi tiene conto anche della Inera possibiliti di cono-
nosca l'esistenza di nessuna legge corrispondente; e infine, si cono- scenza di quel tip0 di relazione o addirittura della sua esistenza? Co-
sce spesso la veriti del controfattuale corrispondente senza basare la me 2 possibile, per esempio, sapere nella rnia ipotesi che l'evento
propria conoscenza su nessuna legge simile. della palla da biliardo A che colpisce la palla da biliardo B ha causa-
3. Esiste una relazione logica di un qualche tipo (molto pih de- to l'evento della palla da biliardo B che si muove; e ancora, come 2
bole che la relazione di implicitazione tra affermazioni) tra causa ed possibile nella rnia ipotesi che ci sia qualcosa in questa relazione a1
effetto nei casi di causazione Intenzionale, perchk, per esempio, nel di l i della ricorrenza regolare di esempi che si assomigliano? Per
caso dell'intenzione precedente e dell'intenzione in azione la causa metterla duramente, non ho per caso mantenuto la causazione anco-
contiene una rappresentazione o presentazione dell'effetto nelle pro- ra come una proprieti del sentire nella mente, e non come una ca-
prie condizioni di soddisfazione, e nella percezione e nel ricordo ratteristica del mondo reale al di fuori della mente?
l'effetto contiene una rappresentazione o presentazione della causa Quest7ultima sembrerebbe essere un'obiezione piuttosto efficace
nelle proprie condizioni di soddisfazione. In tutti i casi di causazio- e il nostro approccio dovrebbe essere esteso fino a comprenderla. In
ne Intenzionale, quando il contenuto Intenzionale 6 soddisfatto c76 quello che segue parlerb frequentemente in termini ontogenetici;
una relazione interna tra causa ed effetto sotto aspetti causalmente non bisogna perb intendere quello che segue come un'ipotesi empi-
rilevanti. E, ripeto, non sto semplicemente dicendo che la descrizione rica su come vengono acquisiti i concetti causali. 10 penso che siano
della causa 6 internamente correlata alla descrizione dell'effetto, probabilmente acquisiti nel modo che dirb, ma 6 perfettamente con-
bend proprio che gli stessi cause ed effetti sono in tal modo inter- sistente con la rnia ipotesi il supporre che non lo siano, e certo, per
namente correlati, poicht gli uni sono presentazioni o rappresenta- quello che ne so potrebbero anche essere idee innate. I1 problema
zioni degli altri. non 6 come entriarno in possesso della credenza che la causa 6 una
relazione reale nel mondo reale, ma come potremmo essere gzu~tlfi-
cat; nel mantenere una simile credenza, come potremmo in quanto
empiristi credere razionalmente che la causazione 6 una caratteristi-
ca del mondo reale in aggiunta alla ricorrenza regolare. Abbiamo
Anche se decidiamo di accettare per buono quello che ho detto visto che possiamo essere giustificati razionalmente nel credere che
sino ad ora, ci sono diversi seri problemi e obiezioni che ci riguarda- in quanto agenti agiarno causalmente, e in quanto percipienti si agi-
no. In primo luogo, come potremmo mai seguendo la rnia ipotesi sce su di noi causalmente; ma ora il problema 8, come possiamo
essere giustificati quando supponiamo che entiti esterne alla nostra essere giustificati nel supporre che qualcosa privo di Intenzionaliti
esperienza possano essere cause ed effetti? In second0 luogo, non possa stare nelle medesime relazioni in cui stanno i nostri stati ed
porta per caso la rnia ipotesi all'assurdo risultato che l'esperienza di eventi Intenzionali ?
causazione dell'agente 6 in qualche modo autoverificantesi? E in ter- Una delle tesi che gli esperimenti di Piaget sembrano convalida-
zo luogo, che ruolo gioca la regolarith nella rnia ipotesi? Dopo tut-
to, in qualche senso che non ho finora spiegato, sembra che la rego-
, re 6 che il bambino acquista molto presto una conoscenza della rela-
zione per-mezzo-di (quella che Piaget chiarna "transitivita").lo An-
lariti debba essere una parte essenziale della nostra nozione di cau- che bambini molto piccoli scoprono che per mezzo dello spingere
sazione. Svilupperb per ora le prime due di queste obiezioni, e cer- con le mani un oggetto sospeso possono muoverlo avanti e indietro.
cherb di dar lor0 risposta; discuterb la terza obiezione nel prossimo Che C O S ' ~esattarnente che un bambino di questo genere ha scoper-
paragrafo. to, dal punto di vista del171ntenzionaliti?Prendiamo un caso legger-
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visibile. Non dico che non ci siano problemi riguardo a questi feno- Che ci sia o no in ciascuno dei casi un oggetto rosso davanti a me P
meni - l'esistenza di caratteristiche del mondo in momenti in cui un problema diverso, indipendente da quello di come mi sia possi-
non siano osservate e la capaciti di vedere le cose come qualcosa bile acquisire il concetto del rosso sulla base delle mie esperienze.
che va aggiunto a cib che si presenta otticamente - quello che dico Un argomento esattamente analog0 t che si ottiene l'idea della cau-
P che il realism0 rispetto alla causalith, la posizione second0 cui le sazione dal farne esperienza come parte della propria esperienza di
cause sono relazioni reali nel mondo reale, non pone nessun proble- agire o di percepire. Ma che la rnia esperienza in ogni caso dato mi
ma particolare. Non vi P nessun problema scettico particolare ri- stia ingannando o no, che io stia veramente oppure no in relazione
spetto all'esistenza delle relazioni causali di cui non si P fatta espe- causale con l'oggetto Interizionale del contenuto Intenzionale della
rienza, che non sia il problema generale dell'esistenza di aspetti del mia esperienza, t semplicemente irrilevante.
mondo in momenti in cui non siano osservati. Tuttavia, sebbene questa obiezione non sia valida, essa mette in
Seconda obiezione: l'esperienza di agire e l'esperienza di percepi- luce una asimmetria cruciale tra la causazione e gli altri contenuti
re non possono contenere l'esperienza della causazione perchk, per Intenzionali. La rossezza non t una caratteristica della rnia esperien-
esempio, P sempre possibile che sia qualcos'altro a causare il movi- za visiva bens? parte delle condizioni di soddisfazione; l'esperienza P
mento del corpo che noi crediamo causato dall'esperienza. ii: sempre di qualcosa di rosso, ma non P di per sk un'esperienza rossa. Eppure
possibile che io possa pensare di star sollevando il braccio quando la causazione P parte del contenuto della rnia esperienza. L'esperien-
di fatto P qualche altra causa che lo solleva. Non c'P nulla di conse- za P soddisfatta se essa stessa causa (nel caso dell'azione) la base
guenza nell'esperienza di agire che garantisca di fatto il suo essere delle proprie condizioni di soddisfazione, o se i? causata (nel caso
causalmente efficiente. La risposta a questo P che P vero ma irrile- della percezione) dalla base delle proprie condizioni di soddisfazio-
vante che io ottenga esperienza diretta della causazione dal fatto che ne. L'esperienza di qualcosa di rosso, quando soddisfatta, non P let-
parte del contenuto Intenzionale della rnia esperienza di agire t che teralmente rossa, ma i. letteralmente causata. E l'aspetto paradossale
essa causa il movimento del corpo, vale a dire, P soddisfatta soltanto della asimmetria P questo: nella rnia prospettiva il concetto di realth
se il movimento del corpo P causato da lei; ed P vero ma irrilevante P un concetto causale. Parte della nostra nozione di come il mondo
che io ottenga esperienza diretta della causazione dal fatto che parte veramente P, P che il suo essere a1 modo che i: causa che noi lo
del contenuto Intenzionale della rnia esperienza di percepire P cau- percepiamo come fatto a quel modo. Le cause sono parte della real-
sat0 dall'oggetto percepito, vale a dire, L. soddisfatta soltanto se P t i e ciononostante i1 concetto di realth & esso stesso un concetto
causata dalla presenza e dalle caratteristiche dell'oggetto. Quello causale.
che conta come condizioni di soddisfazione del mio evento Inten- C'P una variazione a questa obiezione che pub essere formulata
zionale P certamente determinato dall'evento Intenzionale stesso, come segue. Se l'esperienza P qualcosa di quel tip0 che sia la tradi-
ma che l'evento Intenzionale sia di fatto soddisfatto non t di per sk zione empirista sia quella razionalista ci propongono, allora P
parte del contenuto. Azioni e percezioni sono nella rnia ipotesi tran- difficile capire come le esperienze possano avere le caratteristiche
sazioni causali e Intenzionali tra la mente e il mondo, ma che le che io attribuisco loro. Se l'esperienza & una sequenza di impres-
transazioni abbiano veramente luogo non riguarda la mente. E di sioni "tutte sulla stessa base", come dice Hume, allora sembra che
certo questo & una conseguenza del fatto che non c't nulla di sog- nessuno potrebbe fare esperienza di un'impressione in quan-
gettivo riguardo alla causazione. La causazione P veramente lh. L'o- to causale come parte del contenuto di un'impressione. Ma Kant
biezione che si pub avere l'esperienza, e che ciononostante la rela- e i razionalisti avevano ragione nel pensare che le esperienze arriva-
zione sia di fatto non causale P esattamente dello stesso tip0 dell'o- no a noi come causali perch6 noi possediamo gih il concetto di cau-
biezione all'ipotesi che si ottenga l'idea del rosso vedendo cose ros- sazione come un concetto upriori Sari owio per il lettore che io
se, obiezione che dice che si potrebbe, in tutti i casi in cui si sta rigetto entrambe le posizioni sull'esperienza. Entrambe le posizioni
vedendo una cosa rossa, stare avendo una allucinazione: vero ma non riescono a descrivere 1'Intenzionalith delle nostre esperienze
irrilevante. Che un oggetto rosso stia causando il mio avere un'espe- dell'agire e del percepire. Entrambe non sono in grado di dare spie-
rienza visiva P parte delle condizioni di soddisfazione dell'esperien- gazione a1 fatto che le condizioni di soddisfazione sono determinate
za, e questo P sufficiente a darmi un'esperienza di qualcosa di rosso. dall'esperienza e che parte delle condizioni di soddisfazione P che
l'esperienza t esperienza di far accadere il proprio oggetto Intenzio- ad alcuni tentativi, per esempio quello di Mill, di stabilire un prin-
nale oppure esperienza dell'esser fatta accadere dal proprio oggetto cipio generale di regolaritd che "giustificherebbe l'induzione". Mi
Intenzionale. Per questo motivo possiamo fare esperienza della cau- sembra di stare dando un'immagine falsa del modo in cui la suppo-
sazione, ma non c'C bisogno che abbiamo un concetto a priori di sizione di regolaritd gioca un ruolo nel nostro uso del vocabolario
causa perch6 questo sia possibile, non pih almeno di quanto abbia- causale e nelle nostre attivitd di azione e percezione. Consideriamo
mo bisogno di un concetto apriori del rosso per fare esperienza del- l'esempio che segue. Supponiamo che sollevando il braccio scopra
la rossezza. con sorpresa che la finestra dall'altra parte della stanza si sta apren-
do. E supponiamo che quando abbasso il braccio la finestra si chiu-
da. In un caso simile mi chiederei se il mio alzare e abbassare il
braccio provochi l'aprirsi e chiudersi della finestra. Per scoprirlo
prover6 di nuovo. Supponiamo che funzioni anche la seconda volta.
Abbiamo ora due elementi nel nostro approccio alla causalitd: I1 mio contenuto Intenzionale sard mutato nelle occasioni successi-
l'esperienza primitiva della causazione in percezione e azione e l'esi- ve. 10 non sto pih semplicemente sollevando il braccio; sto piutto
stenza di regolaritd nel mondo, alcune delle quali sono causali, altre sto cercanab di aprire e chiudere la finestra alzando e abbassando il
no. Possiamo estendere l'esperienza primitiva della causazione oltre braccio. Una relazione causale tra il movimento del braccio e il m o
i confini del nostro corpo scoprendo regolaritd causali manipolabili vimento della finestra t ora parte del contenuto Intenzionale dell'in-
nel mondo. Quello che scopriamo quando scopriamo una simile re- tenzione in azione. Ma l'unico modo in cui posso dire se quel conte-
golaritd manipolabile 2 cib di cui facciamo esperienza nell'esperien- nuto Intenzionale t veramente soddisfatto, vale a dire, l'unico modo
za primitiva della causalitd, la relazione di un evento che fa accadere in cui posso dire se il mio movimento del braccio ha veramente
un altro evento. k una conseguenza di questo approccio che un es- effetto oppure no sulla finestra 2 per prova ed errore. I1 criterio di
sere incapace di azione e di percezione non potrebbe avere la nostra prova ed errore ha tuttavia un valore solamente contro una supposi-
esperienza della causalitd. zione di Sfondo di regolariti generali. Non L. che io abbia un'ipot6i
Ma ci resta ancora un rompicapo, la nostra terza obiezione. Qua1 che il mondo sia fatto in modo tale che le relazioni causali manife-
6 esattamente la relazione tra l'esperienza primitiva della causazione stano regolaritd generali; direi piuttosto che una condizione della
e le regolaritd nel mondo? L'affermazione che qualcosa ha causato possibilitd dell'applicare da parte mia la nozione di far accadere
qualcos'altro, c i d lo ha fatto accadere, insieme con l'affermazione qualcosa t la mia capacitd di distinguere in qualche modo tra i casi
che si t avuta esperienza di questo far accadere nell'azione e nella in cui qualcosa fa veramente accadere qualcos'altro e i casi in cui
percezione, non implicitano di per loro l'esistenza di nessuna rego- solamente sembra che lo faccia accadere; e una condizione della pos-
laritd. Un mondo in cui qualcuno fa accadere qualcosa, ma dove la sibilith di questa distinzione t: almeno la supposizione di qualche
sequenza dl eventi non esemplifica nessuna relazione generale di c o grado di regolaritd. Nell'indagare sulla distinzione tra casi reali e
occorrenza t un mondo logicamente possibile. Tuttavia, a110 stesso apparenti di relazioni causali, come in ogni indagine si adotta una
tempo sentimo che ci deve essere qualche connessione importante particolare posizione di gioco. L'avere questa posizione di gioco non
tra l'esistenza delle regolaritd e la nostra esperienza della causazione. consisterd solamente nell'avere un insieme di credenze: la posizione
Che cosa? Una tentazione t quella di supporre che in aggiunta alla di gioco t in parte questione di capacitd di Sfondo. Nell'indagare su
reale esperienza di cause ed effetti noi manteniamo un'ipottrri di re- come il mondo realmente lavora con cause ed effetti la supposizione
golaritd generale nel mondo. E lungo questa linea siamo portati a di regolaritd t parte dello Sfondo.
nsare che questa ipotesi sia messa in dubbio da quelle parti della Qualcosa di simile emerge quando esaminiamo casi in cui sem-
Eica che negano il determinism0 generale. Secondo questa posizio- bra esser presente un elemento di accidentalitd. Quando cerco di
ne noi manteniamo la teoria che le relazioni causali esemplificano fare canestro dalla linea dei tiri liberi talvolta ci riesco e talvolta no,
leggi generali, e questa teoria 2 presumibilmente una teoria empiri- anche se tutte le volte tento di fare la stessa cosa sempre a1 massimo
ca come qualsiasi altra. delle mie possibilitd. Per casi come questo t: pih che una semplice
Questa concezione ha una lunga storia nella filosofia e soggiace ipotesi che effetti diversi derivino da cause diverse, perch6 se si trat-
tasse soltanto di un'ipotesi l'evidenza suggerirebbe che t falsa. Per sizione di regolaritd causali, percht 2 solamente grazie alla riuscita o
quello che posso dire, capita di fare la stessa cosa con risultati diver- al fallimento di queste regolariti che si pub vagliare il caso indivi-
si in occasioni diverse. La supposizione di regolariti sottostd o dd duale.
fondamento a1 mio tentativo di fare canestro, e non t un'ipotesi in- Dopo tre secoli di fallimenti nei tentativi di analizzare il concet-
vocata per spiegare il successo o il fallimento di questo tentativo. to di causazione in termini di regolaritd, dovremmo essere in grado
Semplicemente non posso applicare l'idea del fare accadere qualcosa di spiegare percht questi tentativi sono falliti. La semplice risposta
- in quanto opposta a1 semplice sembrare che si dia il caso che fac- t che la nozione di far accadere qualcosa 8 differente dalla nozione
cio accadere qualcosa - senza che le mie capacitd di Sfondo manife- di regolariti, cosiccht ogni tentativo di analizzare la prima nei ter-
stino una supposizione di almeno qualche grado di regolarita. Si no- mini della seconda t destinato a1 fallimento. E anche se siamo d'ac-
ti che se nel nostro esempio la palla si muovesse completamente a cordo sul fatto che la regolaritd t necessaria per la applicabilitd del
caso, io avrei letteralmente perduto il suo controllo, e non potrem- concetto di causazione, tuttavia le sole regolariti che importino so-
mo dire che la mia intenzione in azione ha causato il suo finire nel no quelle causali, e qualsiasi tentativo di analizzare la causazione in
canestro neanche se io avessi avuto esattamenre quella intenzione e termini di regolaritd precedentemente identificate come causali t
la palla fosse finita nel canestro. destinato alla circolaritd.
Per chiarire un po' di pih tutto questo bisogna distinguere tra la Un altro risultato della nostra discussione sulla relazione tra cau-
credenza in leggi causali particolari e la supposizione che esista sazione Intenzionale e regolaritd t questo: non ci sono due tipi di
qualche grado generale di regolaritd causale nel mondo. Si hanno causazione, causazione per regolaritd e causazione Intenzionale. C't:
molte credenze riguardo alle regolaritd causali particolari, per esem- soltanto un t i p di causazione, ed t la causazione efficiente; la cau-
pio, riguardo alle proprietd liquide dell'acqua, a1 comportamento di sazione t una questione di qualcosa che fa accadere qualcos'altro.
automobili e di macchine da scrivere, e alla tendenza degli sci a vol- Tuttavia, in una sottoclasse particolare della causazione efficiente, le
tare quando li si metta di traverso. Ma in aggiunta alle credenze relazioni causali coinvolgono stati Intenzionali, e questi casi di cau-
nelle regolariti specifiche non c't nessun bisogno che io mantenga sazione Intenzionale sono particolari sotto mol ti aspetti : in alcuni
anche una ipotesi generale di regolariti. Analogamente, la tribh che di questi casi possiamo essere direttamente consapevoli del nesso
accumula cibo per l'inverno non ha bisogno di nessuna teoria del- causale, c't una connessione 'logica' tra causa ed effetto, e questi
l'induzione, mentre ha bisogno di certi concetti generali delle con- casi sono le forme primitive di causazione per quello che riguarda le
dizioni della nutrizione, e di qualche idea del ciclo delle stagioni. nostre esperienze. Le affermazioni causali singolari non implicitano
La risposta che sto dunque proponendo alla domanda "Qua1 t la che ci sia una regolaritd causale universale da lor0 esemplificata, ma
relazione tra l'esperienza primitiva di causazione in azione e la per- il concetto di causazione efficiente, che sia Intenzionale o no, pub
cezione da una parte e l'esistenza di regolaritd nel mondo dall'al- essere applicato soltanto in un universo dove sia presupposto un
tra?" 2 questa che segue: n t le affermazioni che asseriscono l'esi- alto grado di regolaritd causale.
stenza dell'esperienza di causazione, n t I'esistenza stessa di esempi
di causazione implicitano che ci siano leggi causali generali. Nondi-
meno, le leggi causali esistono, e una delle condizioni della possibi-
l i d di applicare la nozione di causazione nei casi specifici & una sup-
posizione generale di regolariti nel mondo. A meno che non si pre- La nostra discussione sulla causazione Intenzionale ci ha ora
supponga qualche live110 di regolaritd - e non c'i. bisogno che sia aperto la via a un esame delle cosiddette catene causali devianti nel-
universale - non si pub incominciare a distinguere tra il sembrare l'azione e nella percezione, esame che abbiamo cominciato ma non
che si dia il caso che le proprie esperienze stiano in relazioni causali completato nel Capitolo 3. Per quanto stretti si possano rendere i
in quanto parte delle lor0 condizioni di soddisfazione, e il darsi ve- vincoli tra i diversi stadi dell'analisi Intenzionale di percezione e
ramente il caso che stiano in queste relazioni. L'unica nozione ap- azione, sembra nondimeno che siamo destinati a rimanere in grado
plicabile t quella del qualcosa che fa accadere qualcos'altro - come di produrre controesempi che coinvolgano "catene causali devian-
opposta a1 semplice sembrare che questo accada - sopra una suppo- ti". In ciascuno di questi casi il requisito formale dell'autoriferimen-
to causale Intenzionale sembra essere soddisfatto, e tuttavia non po-
viante che abbiamo visto, esibiscono certe caratteristiche comuni: o
tremmo dire, o saremmo almeno riluttanti a dire, che lo stato Inten- comportano qualche impossibilith del contenuto Intenzionale di es-
zionale t soddisfatto. Nel caso della percezione ci sono esempi in
sere aspetto causale, oppure comportano qualche mancanza di rego-
cui, sebbene l'esperienza visiva sia causata dall'oggetto, nonostante laritd pianz$cabik nelle relazioni causali dello stato Intenzionale. I1
questo 17agentenon "vede" in senso letterale l'oggetto; ed esempi mod0 per eliminare questi esempi t capire che la causazione Inten-
nel caso dell'azione in cui, sebbene ci siano casi in cui l'intenzione zionale deve funzionare sotto aspetti Intenzionali, e che perch6 que-
precedente causa l'intenzione in azione e casi in cui l'intenzione in sto accada devono esistere regolarich pianificabili. Prendiamo in
azione causa il movimento, non potremmo dire che l'intenzione in considerazione l'esempio 1. Supponiamo che l'uomo sappia del ma-
azione t stata realizzata o che l'azione era intenzionale. Consideria- gnete, e che sappia che pub sollevare il braccio con la semplice atti-
mo ora alcuni esempi di ciasmn t i p . , vazione del magnete premendo il pulsante. Se facesse questo su base
Erempio 1.11 Supponiamo che un uomo non sia in grado di solle- regolare e sapesse che cosa sta succedendo, non avremmo esitazioni
vare il proprio braccio perch6 gli sono stati tagliati i nervi. Per
nel dire che egli ha sollevato il braccio intenzionalmente, sebbene
quanto egli provi, non t capace di spostare il braccio dal suo fianco.
Continua cosi a provare e riprovare senza successo; tuttavia a un questa non possa essere un'azione di base. La sua intenzione in azio-
ne sarebbe di spostare l'interruttore, e questo farebbe parte della re-
certo punto prova cosi intensamente che il suo sforzo lo fa cadere
su un interruttore che attiva un magnete nel soffitto il quale attrae lazione da lui intenzionata per-mezzo-di, che avrebbe come risultato
l'alzarsi del braccio. Supponiamo poi che in un'altra variance dell'e-
il metallo del suo orologio da polso facendogli sollevare il braccio.
sempio l'uomo sia attrezzato in modo tale che a sua insaputa ogni-
In un cam simile la sua intenzione in azione ha causato che il suo qualvolta cerca di sollevare il braccio attiva qualche magnete sopra
braccio andasse su, ma non l'ha causato "nel modo giusto". In un I
1 la sua testa e il suo braccio va su. In un cam come questo diremmo
caso simile siamo riluttanti a dire che egli ha sollevato il braccio semplicemente che ha sollevato il braccio, sebbene la forma della
intenzionalmente o addirittura che lo ha sollevato. sequenza causale sia alquanto differente da quella del caso standard.
Erempio 2. Bill intende uccidere suo zio. L'intenzione precedente Di certo, in questo caso il sollevare il braccio sarebbe una azione di
lo sconvolge a1 punto da procurargli un forte ma1 di stomaco e da base. L'aspetto del caso originale che ci preoccupa & il suo carattere
fargli di conseguenza dimenticare tutto cii, che riguarda la sua in- accidentale e non previsto: quando il braccio va su le cose non stan-
tenzione; ma il mal di stomaco lo rende talmente furioso da fargli no andando second0 i piani. Nell'esempio, t puramente accidentale
uccidere il primo uomo che vede, uomo che solo poi viene da lui che il braccio dell'uomo vada su in quella particolare occasione.
riconosciuto come lo zio. In questo caso l'intenzione precedente ha
Quando invece sia in gioco qualche forma di efficacia Intenzionale
causato l'intenzione in azione causando il ma1 di stomaco che ha a
consistente, non abbiamo alcuna esitazione a dire che lo stato Inten-
sua volta causato la furia omicida, e l'intenzione in azione ha causa-
zionale era soddisfatto.
to le proprie condizioni di soddisfazione. Nonostante tutto questo,
Consideriamo ora l'esempio 2. Era essenziale per questo esempio
e sebbene si trattasse di un omicidio intenzionale, questo non t un
che l'uomo si dimenticasse completamente della sua intenzione ori-
caso in cui sia stata portata a compimento l'intenzione precedente.
ginaria. Quello che causava l'assassinio dello zio era la sua rabbia, e
Erempio 3. Supponiamo che un uomo stia guardando un tavolo, e non l'intenzione precedente. Se non ci fosse la caratteristica della
supponiamo anche che a sua insaputa non lo stia in realth vedendo.
dimenticanza dell'intenzione, ed egli invece la ricordasse ancora,
Supponiamo invece che il tavolo produca un certo odore, e che sia
agendo quindi sulla sua base, persino se agisse sulla sua base soltan-
questo odore a causare una sua allucinazione visiva qualitativamen-
to per via della rabbia, questo sarebbe ancora un caso in cui quella
te indistinguibile dall'esperienza visiva che egli avrebbe avuro se ve-
intenzione viene portata a compimento, Quello che in questo esem-
ramente avesse visto il tavolo. In un cam come questo il tavolo cau- pio t assente t l'operare causale dello stato Intenzionale sotto il ro-
sa l'esperienza visiva, le cui condizioni di soddisfazione sono di fatto prio aspetto intenzionale; 17intenzioneprecedente non arriva a Rn-
soddisfatte, vale a dire, c't veramente il tavolo in quella posizione, zionare causalmente fino al momento della produzione dell'inten-
ma a parith di condizioni l'uomo non lo vede. zione in azione, e di conseguenza quando l'agente agisce, non agisce
Tutti questi esempi, cosi come gli altri esempi di causazione de- portando a compimento la sua intenzione precedente. Una condizio-
ne necessaria della soddisfazione del contenuto Intenzionale di agiamo, i casi non sono pih controesempi. Cii, suggerisce che sia
un'intenzione precedente L. che il contenuto Intenzionale deve fun- vero quello che penso: non esistono cose come una catena causale
zionare causalmente come aspetto causale della produzione delle devianteper sL Una catena causale I2 deviante soltanto relativamente
proprie condizioni di soddisfazione, e in questo caso questa caratte- alle nostre aspettative e in generale relativamente alla Rete e allo
ristica va perduta. I1 contenuto Intenzionale originario produce so- Sfondo dell'Intenzionaliti.
lamente un ma1 di stomaco. Sebbene queste due condizioni - che la causazione Intenzionale
Consideriamo ora l'esempio 3. Come l'esempio I, l'esempio 3 L. debba stare sotto aspetti Intenzionali e che debba manifestare rego-
un caso di sequenza causale regolare accidentale invece che pianifi-. lariti pianificabili - siano sufficienti a eliminare i controesempi che
cabile, e questo L. il motivo per cui non si tratta di un caso di effetti- : abbiamo preso in considerazione, non mi ritengo ancora completa-
va visione del tavolo. Questo risulta chiaro se modifichiamo l'esem- mente soddisfatto. Le condizioni sono ancora stabilite in modo vago
pio in modo che manifesti una regolariti pianificabile. Supponiamo e il mio istinto I2 di pensare che si possano ancora trovare altri tipi
che 1' 'allucinazione' che l'uomo ha del tavolo non sia un evento che di controesempi. Qualcosa potrebbe ancora sfuggirci. Credo tutta-
si verifica una trolta tanto, ma che a1 contrario egli possa consisten- via che possiamo apprezzare la forza della risposta data sin0 ad ora
temente avere dai terminali dei suoi nervi olfattivi lo stesso tipo di se ci poniamo la domanda di Peacocke:12 perchk ha importanza per
esperienza visiva di tavoli, sedie, montagne, arcobaleni ecc. che, di noi il modo in cui la catena causale funziona? Quando abbiamo il
solito, abbiamo tramite il nostro apparato visivo. In un caso simile tip0 giusto di movimento del corpo, o il giusto tip0 di esperienza
diremo allora che costui vede tutto cit, che noi vediamo ma non lo visiva, perchk dovremmo preoccuparci se sia causato "nel modo
vede nel modo normale. Quello che non funziona nell'esempio ori- giusto" oppure no? Suggerirei che un principio di risposta debba
ginario L. in breve la mancanza di consistenza pianificabile. seguire le seguenti linee. I nostri modi fondamentali di tener testa
Possiamo ora stabilire le condizioni necessarie per correggere la a1 mondo passano attraverso azione e percezione, e questi modi
nostra ipotesi in modo da eliminare tutte le catene causali devianti comportano essenzialmente la causazione Intenzionale. Quando si
che abbiamo preso in considerazione. Una prima condizione L. che arriva a formare concetti per descrivere le relazioni Intenzionali di
ci dovrebbe essere efficacia continua di contenuto Intenzionale sot- base, concetti come vedere zm oggetto, oportare a cornpimento un'inten-
to tutti i suoi aspetti Intenzionali. Questo elimina tutti i casi di zione, o provare e rizxm're, abbiamo bisogno per l'applicazione del
Intenzionaliti intervenente o intermittente. Una seconda condizione concetto di qualcosa di pih della semplice presenza di un incontro
L. che ci dovrebbe essere almeno un grado ragionevole di consistenza corretto tra il contenuto Intenzionale e lo stato di cose che lo causa
o regolaritd pianificabile. Quando uso espressioni come "consisten- o che ne L. causato. Facciamo la richiesta ulteriore espressa dai filo-
za" e "regolariti" non le consider0 in nessun senso statistico. Per sofi dicendo che l'incontro deve awenire "nel modo giusto". Ma
esempio, nei normali esempi non devianti, non sempre abbiamo perchk facciamo questa richiesta, e di che cosa si tratta esattamente?
consistenza statistics. Quando si fanno dei tiri liberi dalla linea, non Facciamo questa richiesta perchk vogliamo clie i nostri concetti
sempre si fa canestro. Ma ci6 che conta L. che, quando ci si riesce, le esprimano la condizione che in azione e percezione 1'Intenzionaliti
cose vanno-seconh ipiani. Se la palla finisse nel canestro per un im- deve veramente avere un ruolo: in questo modo insistiamo sul fatto
prowiso colpo di vento, non pianificato e non previsto, non attri- che 1'Intenzionaliti non deve essere epifenomenica. E insistiamo sul
buiremmo il successo alle nostre intenzioni. fatto che 1'Intenzionaliti deve lavorare con regolaritd e consistenza
Sia nell'esempio 1 che nell'esempio 3, entrambi nella formulazio- sufficienti ad accordarsi con i nostri piani e le nostre aspettative. Ho
ne originaria, le cose non vanno second0 i piani, e in entrambi i casi espresso queste due condizioni come un modo di spiegare il signifi-
questo accade per via di qualche caratteristica accidentale o non pre- cat0 di "nel modo giusto" dicendo che il contenuto Intenzionale
vista che sta al di fuori della Rete e dello Sfondo di aspettative del- deve essere un aspetto causalmente rilevante e deve esemplificare
l'agente. Appena rivediamo queste caratteristiche in modo che la una regolariti pianificabile.
caratteristica bizzarra sia sotto controllo nella misura in cui put, di-
ventare parte del piano, vale a dire, in cui put, venire rappresentata
dalla nostra Rete di come funzionano le cose quando percepiamo o
Gli stati Intenzionali con direzione di adattamento hanno conte-
nuti che determinano le loro condizioni di soddisfazione. Tuttavia
essi non funzionano in un modo indipendente o atomizzato, per-
cht ogni stato Intenzionale ha contenuto proprio e determina le
proprie condizioni di soddisfazione soltanto in relazione a nume-
rosi altri stati Intenzionali.1 Lo abbiamo visto nel caso dell'uomo
che si forma l'intenzione di concorrek alla presidenza degli Sta-
ti Uniti. Egli dovrebbe infatti normalmente credere, per esem-
pio, che gli Stati Uniti sono una repubblica, che hanno elezioni pe-
riodiche, che nel corso di queste elezioni i candidati dei due partiti
maggiori gareggiano per la presidenza, e cod via. Ed egli dovrebbe
normalrnente desiderare di ricevere la nomination del proprio parti-
to, che ci ~ i gente
a che lavora per la sua candidatura, che i votanti
votino per lui, e cosi via. Forse niente di tutto questo 2 essenziale
per l'intenzione di quest'uomo, e sicurarnente nessuna di queste co-
se t implicitata dall'affermazione che quest'uomo ha intenzione di
concorrere alla presidenza degli Stati Uniti. Nondimeno, senza una
siffatta Rete di stati Intenzionali quest'uomo non potrebbe essersi
formato quello che noi chiameremmo "l'intenzione di concorrere al-
la presidenza degli Stati Uniti". Si potrebbe dire che la sua intenzio-
ne 'si riferisce' a questi altri stati Intenzionali, nel senso che pub
avere le condizioni di soddisfazione che ha, e pu2, di conseguenza
essere l'intenzione che 2, soltanto perch6 2 collocata in una Rete di
d u e credenze e desideri. Inoltre, in qualsiasi situazione di vita reale,
credenze e desideri sono semplicemente una parte di un complesso
pid vasto di altri stati psicologici ancora; vi saranno intenzioni sup-
plementari cosi come speranze e timori, ansied e aspettative, senti-
menti di frustrazione e di soddisfazione. In breve, ho 5hiamato que-
sta intera rete olistica la "Rete". libri, che uso un tavolo come banco di lavoro, e cosi via. E nel fare
Comprendiamo perfettamente che cosa sia per un uomo intender ciascuna di queste cose, in aggiunta non penso inconsciamente tra
diventare presidente, ma non abbiamo nessuna idea chiara di che me e me "offre resistenza a1 tatto".
cosa sarebbe per un uomo intender diventare una tazza da caffP op- Credo che chiunque possa cercare seriamente di seguire i fili nel-
pure una montagna, perch6 - tra le altre ragioni - non sappiamo la Rete raggiungeri alla fine un fondale di capaciti mentali che non
come adattare un'intenzione simile nella Rete. Supponiamo ora, consistono di per si. di stati Intenzionali (rappresentazioni), eppure
considerando seriamente l'ipotesi della Rete, di incominciare a cer- formano nondimeno le precondizioni per il funzionamento degli
care di seguire i diversi fili che connettono l'un l'altro gli stati In- stati Intenzionali. Lo Sfondo t "preintenzionale" nel senso che seb-
tenzionali; supponiamo di cercare di sbarazzarci di quei "e cosi via" bene non sia una forma o forme di Intenzionaliti, P comunque una
del paragrafo precedente definendo con esattezza ogni stato Inten- precondizione o un insieme di precondizioni dell'Intenzionaliti.
zionale all'interno della Rete. Ci accorgeremmo presto che il nostro Non so come si possa dimostrare questa ipotesi in maniera conclu-
compito P impossibile per una quantiti di ragioni. In primo luogo, siva, ma in questo capitolo la esplorerb e cercherb di presentare al-
perchi. gran parte, se non la maggior parte, della Rete P sommersa cuni argomenti a suo favore.
nell'inconscio, e non sappiamo a sufficienza come tirarla fuori. In
second0 luogo, perchi. gli stati nella Rete non sono individuabili;
non sappiamo, per esempio, come contare le credenze. Ma in terzo I. CHE COSA ESATTAMENTE SI INTENDE CON "LO SFONDO"?
luogo, se cercassimo veramente di ortare a termine il nostro com-
P
pito ci ritroveremmo ben presto a ormulare un insieme di proposi-
zioni che ci apparirebbero sospette se le aggiungessimo alla nostra
Lo Sfondo P un insieme di capaciti mentali non-rappresentazio-
nali che rende possibile l'aver luogo di tutti gli atti di rappresenta-
lista di credenze nella Rete; "sospette" perchi. in un certo senso zione. Gli stati Intenzionali hanno le condizioni di soddisfazione
troppo fondamentali per essere qualificate come credenze, perfino co- che hanno, e sono di conseguenza gli stati che sono, soltanto contro
me credenze inconsce. Consideriamo le proposizioni che seguono: uno Sfondo di capaciti che non sono di per si. stati Intenzionali.
le elezioni si tengono sopra o vicino alla superficie della terra; le Perchi. io possa avere ora gli stati Intenzionali che ho devo avere
cose sopra cui si cammina sono generalmente solide; la gente vota certi tipi di sapere-come: devo sapere come le cose sono e devo sa-
soltanto quando t sveglia; gli oggetti offrono resistenza a1 tatto e pere come fare le cose, ma i tipi di "sapere-come" in questione non
alla pressione. Come contenuti di credenze, queste proposizioni non sono, in questi casi, forme di "sapere che".
stanno facilmente a fianco di credenze come quella che gli USA han- Per illustrare questo punto prendiamo in considerazione un altro
no elezioni presidenziali ogni quattro anni, o quella che gli stati pih esempio. Si pensi a che cosa P necessario, che cosa deve accadere,
grandi hanno pih voti elettorali degli stati piccoli. Di certo si po- perchi. io possa ora formare l'intenzione di arrivare a1 frigorifero e
trebbe credere inconsciamente (e in questo senso si vuol dire soltan- prendere una bottiglia di birra gelata da bere. I mezzi biologici e
to che non si pensa mai a questa propria credenza) che gli stati culturali da produrre per portare a compimento questo compito, o
grandi hanno pih voti elettorali di quelli piccoli, ma non sembra anche solo per formare l'intenzione di com iere l'azione, sono (con-
affatto giusto dire che in quello stesso senso io credo anche che il
tavolo su cui sto lavorando offriri resistenza a1 tatto. Di sicuro sarei
[
siderati in una certa luce) decisamente tra allanti. Ma senza questi
mezzi non potrei affatto formarmi l'intenzione: alzarmi in piedi,
sorpreso se non accadesse, e questo ci suggerisce almeno che abbia- camminare, aprire e chiudere porte, manipolare bottiglie, bicchieri,
mo qualcosa come le condizioni di soddisfazione. Inoltre, 2 certa- frigoriferi, stappare, versare e bere. L'attivazione di queste capaciti
mente possibzh avere la credenza che il tavolo offriri resistenza a1 comporterebbe normalmente presentazioni e rappresentazioni; per
tatto, ma nel corso di questo capitolo dimostrerb che questo non P esempio io devo vedere la porta per poterla aprire, eppure la capaci-
il modo corretto di descrivere l'atteggiamento da me tenuto, per t i di riconoscere la porta, e la capaciti di aprirla non sono di per si.
esempio, verso questo tavolo e altri oggetti solidi. Per me, la durez- ulteriori rappresentazioni. Sono queste capaciti non-rappresentazio-
za dei tavoli si manifesta nel fatto che io so come sedere a un tavo- nali che costituiscono lo Sfondo.
lo, che posso scrivere su un tavolo, che rnetto su un tavolo pile di Una geografia minimale dello Sfondo dovrebbe comprendere al-
t dello Sfondo t di spiegare a1 lettore il modo in cui io stesso ne sono
meno quanto segue: e necessario distinguere tra quello che potrem-
rimasto convinto. Questa convinzione 6 stata il risultato di una se-
mo chiamare lo "Sfondo di profondith", che includerebbe almeno
tutte quelle capaciti di Sfondo comuni a tutti gli esseri umani in rie di ricerche pih o meno indipendenti, il mi effetto mmulativo t
v i r d delle loro fattezze biologiche - capaciti come camminare, stato di produrre una credenza nell'ipotesi dello Sfondo.
mangiare, afferrare, percepire, riconoscere, noncht la posizione
preintenzionale che tiene conto della soliditi delle cose e dell'esi-
stenza indipendente di oggetti e altre persone - e quello che po- (i) La comprensione del signifltato l e t t d
tremmo chiamare lo "Sfondo locale" o "pratiche culturali locali",
che includerebbe cose come l'aprire porte, il bere birre da bottiglie, La comprensione del significato letterale di enunciati, da quelli pih
noncht la posizione preintenzionale che teniamo verso quel tipo di semplici, come "I1 gatto t sul tappeto" agli enunciati pih complessi
oggetti come automobili, frigoriferi, denaro e cocktailparty. delle scienze fisiche, richiede uno Sfondo preintenzionale. Per esem-
All'interno sia dello Sfondo di profonditi che di quello locale e pio, l'enunciato "I1 gatto e sul tappeto" determina un insieme definito
necessario distinguere tra quegli aspetti che hanno a che fare con di condizioni di veriti soltanto contro uno Sfondo di assunzioni preiri-
"come le cose sono" da quelli che hanno a che fare con "come fare tenzionali che non sono parte del significato letterale dell'enunciato.
cose", sebbene sia importante porre l'accento sul fatto che non c'e Questo 6 mostrato dal fatto che, se alteriamo lo Sfondo preintenziona-
le, lo stesso enunciato con lo stesso significato letterale determined
nessuna linea divisoria netta tra "come le cose sono per me" e "co-
diverse condizioni di veriti e diverse condiziorii di soddisfazione anche
me io faccio cose". f2 per esempio parte della mia posizione prein-
tenzionale verso il mondo che io riconosca i gradi di durezza delle i quando non vi sia nessun cambiamento nel significato letterale dell'e-
cose come parte di "come le cose sono", e che abbia numerose abili- nunciato. Questo ha come conseguenza che la nozione di significato
t i fisiche come parte di "come fare cose". Non posso per6 attivare letterale di un enunciato non t una nozione slegata dal contesto; ha
la mia capaciti preintenzionale di, diciamo, sbucciare le arance, in- infatti applicazioni soltanto relativamente a un insieme di assunzioni
dipendentemente dalla mia posizione preintenzionale riguardo alla e pratiche preintenzionali di Sfondo.2 I1 modo forse migliore di di-
durezza delle cose. Posso, per esempio, intender sbucciare un'aran- mostrare questo punto e mostrare come lo stesso significato lettera-
cia, ma non posso nello stesso modo intender sbucciare una roccia o le determineri differenti condizioni di veriti, dati Sfondi differenti;
un'automobile; e questo non tanto perch6 io abbia una credenza in- e come, dati almni Sfondi, enunciati semanticamente impeccabili
conscia del t i p "puoi sbucciare un'arancia ma non puoi pelare una dal punto di vista classic0 diventino semplicemente incom rensibi-
roccia o un'automobile", ma piuttosto perch6 la posizione preinten- li, non potendo determinare nessun insieme chiaro di conlzioni di
zionale che prendo verso le arance (come le cose sono) tiene conto veriti. Consideriamo l'occorrenza del verbo "aprire" nelle seguenti
di un ambito di possibiliti (come fare cox) completamente diverso cinque frasi italiane, ciascuna delle quali e un esempio per sostitu-
da quello che prendo verso rocce o automobili. zione dell'enunciato aperto "X ha aperto Y":
Tom ha aperto la porta.
Sally ha aperto gli occhi.
11. QUALI S O N 0 GLI ARGOMENTI A FAVORE DELL'IPOTESI D E W SFON-
I muratori hanno aperto il muro.
DO?
Sam ha aperto il suo libro a pagina 37.
I1 chirurgo ha aperto la ferita.
Sia 1' "ipotesi dello Sfondo" la supposizione che sottostanti agli Mi sembra piuttosto chiaro che la parola "aprire" ha lo stesso signi-
stati Intenzionali ci, siano capaciti nonrappresentazionali, preinten- ficato letterale in tutte e cinque queste occorrenze. Chiunque negas-
se questo sarebbe ben presto costretto a sostenere la posizione che
zionali, nel modo abbozzato sopra. Come si potrebbe mostrare la
veriti di una supposizione simile? E ad ogni modo quale differenza la parola "aprire" 6 indefinitamente o forse addirittura infinitamen-
empirica provocherebbe una simile supposizione? 10 non conosco te ambigua, visto che t possibile continuare questi esempi; e I'm-
nessun argomento dimostrativo che possa provare l'esistenza dello biguiti indefinita sembra essere un risultato piuttosto assurdo. Inol-
Sfondo. I1 miglior modo forse di dare ragioni a favore dell'ipotesi tre questi esempi contrastano con altre occorrenze di "aprire" in cui
2: come minimo possibile sostenere che la parola abbia un senso o Non c'i. nulla di grammaticalmente erroneo in nessuno di
significato differente. Consideriamo gli esempi che seguono:
I1 presidente ha aperto il convegno.
enunciati. Sono tutti enunciati perfettamente buoni, ed i. acile Yti
comprendere ciascuna delle parole. Ma non abbiamo assolutamente
L'artiglieria ha aperto il fuoco. nessuna chiara idea di come interpretare questi enunciati. Sappiarno
Bill ha aperto un ristorante. per esempio che cosa significa "aprire" e sappiamo che cosa signifi-
Quello su cui vorrei porre l'accento 2: sebbene il contenuto seman- ca "montagna", ma non sappiamo che cosa significhi "aprire la
t i c ~fornito dalla parola "aprire" sia lo stesso in ogni membro del montagna". Se qualcuno mi ordina di aprire la montagna io non ho
primo insieme, il modo in cui viene compreso quel contenuto se- la pih pallida idea di quello che dovrei farc. Potrei naturalmente
m a n t i c ~i. piuttosto differente in ciascuno dei casi. In ciascuno dei inventare un'interpretazione per ciascuno di questi enunciati, ma
casi le condizioni di veriti legate alla parola "aprire" sono differen- per farlo dovrei fornire qualcosa di pih alla comprensione di quanto
ti, anche se il contenuto semantic0 2 lo stesso. Cib che costituisce sia fornito dal significato letterale.
l'aprire una ferita i. piuttosto differente da cib che costituisce l'apri- Dobbiamo percib spiegare due insiemi di fatti: in primo luogo
re un libro, e il comprendere questi enunciati in modo letterale ri- che comprendiamo lo stmo significato letterale in mod0 diffwente in
chiede il comprendere ciascuno di loro in modo differente, anche se ciascun caso del primo insieme di esempi; e in second0 luogo che
"aprire" ha il medesimo significato letterale in ognuno dei casi. Si nell'ultimo insieme di esempi non comprendiamo affatto gli enun-
pub capire che le interpretazioni sono differenti immaginando come ciati, bench6 non abbiamo alcuna difficolti ad afferrare i loro signi-
si possano mettere in pratica istruzioni letterali che contengano la ficati letterali componenti.
parola "aprire". Supponiamo che in risposta all'ordine "Apri la por- La spiegazione i., credo, semplice e owia, ma ha conseguenze di
ta" io incominci a inciderla con un bisturi; ho forse aperto la porta, larga portata per la teoria classica del significato e della comprensio-
allora? vale a dire, ho forse letteralmente 'obbedito' all'ordine lette- ne. Ciascuna delle frasi del primo gruppo viene compresa all'interno
rale "Apri la porta"? Credo proprio di no. Per comprendere l'enun- di una Rete di stati Intenzionali e contro uno Sfondo di capaciti e
ciazione letterale della frase "Apri la porta" si richiede qualcosa di consuetudini sociali. Sappiarno come aprire porte, occhi, libri, ferite
pih che non il semplice contenuto semantico delle espressioni com- e muri; e le differenze nella Rete e nello Sfondo di consuetudini
ponenti insieme alle regole per la loro combinazione in enunciati. E producono comprensioni differenti dello stesso verbo. Inoltre, sem-
inoltre, l'interpretazione 'corretta' non i. forzata dal contenuto se- plicemente non abbiamo abitudini comuni di aprire montagne, erba
m a n t i c ~delle espressioni che sostituiamo a "2'e "y", perch6 sareb- o soli. Sarebbe facile inventare uno Sfondo, vale a dire, immaginare
be facile immaginare consuetudini di Sfondo in cui queste parole una consuetudine, che dia un senso chiaro all'idea di aprire monta-
mantengono i loro medesimi significati mentre gli enunciati vengo- gne, erba e soli, ma non abbiamo al momento un simile Sfondo
no compresi in maniera del tutto differente: se le palpebre si evol- comune.
vessero in porte su cardini di ottone con grossi lucchetti di ferro Riguardo alla relazione tra lo Sfondo e il significato letterale vor-
comprenderemmo l'enunciato "Sally apri gli occhi" in maniera del rei prendere ancora in considerazione due problemi collegati. In pri-
tutto diversa da come lo comprendiamo ora. mo luogo, anche se le porzioni relative dello Sfondo sono gih esclu-
H o cercato sinora di mostrare che c'P qualcosa di pih nel com- se dall'essere parti del contenuto semantico, perch; non P possibile
prendere che il semplice afferrare il significato, perch;, per metterla renderle parti di questo contenuto con un semplice ordine? In se-
gih dura, .cib che viene compreso va oltre il significato. Un altro condo luogo, se lo Sfondo 2 una precondizione di rappresentazione
modo di porre l'accento sulla stessa questione i. mostrare che i. pos- - che sia rappresentazione linguistica o di altra forma - perch6 mai
sibile afferrare tutti i significati componenti e tuttavia non com- non pub anche lo stesso Sfondo consistere di stati Intenzionali co-
prendere ancora la frase. Consideriamo le tre frasi seguenti, anche me credenze inconsce?
loro contenenti il verbo "aprire": In risposta a1 primo problema: se cercassimo di descrivere le par-
Bill ha aperto la montagna. ti relative dell0 Sfondo come un insieme di enunciati che es rimano
Sally ha aperto l'erba.
Sam ha aperto il sole. I g
altri contenuti semantici, questo semplicemente richiedereb e anco-
ra altro Sfondo per la loro comprensione. Supponiamo per esempio
di trascrivere tutti i fatti che riguardano le porte e l'aprire, tali che h e dopo che l'ascoltatore cha capito che l'enunciato va inteso meta-
secondo noi dovrebbero fissare la comprensione corretta di "aprire foricamente. Inoltre - e questo t forse pih interessante per il nostro
la porta". Questi fatti sarebbero stabiliti all'interno di un insieme di caso - ci sono molte metafore la cui interpretazione non fa assegna-
enunciati, ciascuno con il proprio contenuto semantico. Ma a que- mento su qualsiasi percezione di similarith leeterale tra l'estensione
sto punto anche quegli stessi enunciati dovrebbero essere compresi, del termine Y e il referente del termine X. Considerimo per esem-
e questa comprensione richiederebbe ancora pih Sfondo. Cercando pio le metafore di sapore per tratti della personaliti, o le metafore
di descrivere lo Sfondo come parte del contenuto semantico non po- di temperatura per gli stati emotivi. Cos?, per esempio, si parla di
tremmo mai sapere quando fermarci, e ogni contenuto semantico da una "perscpa day, di un ''cantiere aci$09', e di una "per-
noi prodotto richiederebbe ancora pih Sfondo per la propria com- sona2td amya. Si parla anche di un "calcJo benve~uto", di
prensione. Riguardo a1 secondo problema: se la rappresentazione
presuppone uno Sfondo, allora lo-stesso Sfondo non pub consistere una L'accog&za fredy', di una "amic$ia tiepi$", di una
di rappresentazioni senza generare un infinito regresso. Sappiamo discussione
x fo;osa9', di una L'co$ente s t ~ r i a d'amore" e di
che l'infinito regresso 2 empiricamente impossibile perch6 le capaci- frigr;ditA sess~ale". Ma ria nel caso delle metafore di sapo-
t i intellettuali umane sono finite. La sequenza dei passi cognitivi re che in quello delle metafore di temperatura non c'@nessuna simi-
nella comprensione linguistica arriva a una fine. Secondo la conce- lariti letterale tra l'estensione del termine Y e il referente del termi-
zione presentata qui, non arriva a una fine con la padtonanza del ne X che sia sufficiente a dar conto del significato dell'enunciato
contenuto semantico preso isolatamente, e nemmeno con il conte- metaforico. Per esempio il significato dell'enunciato metaforico che
nuto semantico associato a un insieme di credenze presupposte; il troviamo nell'espressione "un'accoglienza tiepida" non P basato su
contenuto semantico funziona piuttosto solamente contro uno Sfon- nessuna similarid letterale tra le cose tiepide e il carattere dell'acco-
do che consiste di sapere-come culturali e biologici, ed 2 questo sa- glienza descritto a questo modo. Certarnente esistono principi di si-
pere-come di Sfondo che ci rende capaci di comprendere i significati milariti su cui funzionano certe metafore; ma cib che conta in que-
letterali. sti esempi 2 che ci sono anche certe metafore, e sicuramente anche
intere classi di metafore, che funzionano senza che ci sia nessun
principio soggiacente di similariti. Sembra semplicemente un fatto
che riguarda le nostre capaciti mentali che noi si sia in grado di
interpretare certi tipi di metafora senza l'applicazione di nessuna
6 attraente pensare che debba esistere qualche insieme definito di "regola" o "principio" soggiacente diverso dalla pura capacitA di fa-
regole o principi che metta gli utenti di una lingua in grado di pro- re certe associazioni. Non conosco modo migliore di descrivere que-
durre e comprendere enunciati metaforici, e che queste regole e ste capacith che dire che sono capaciti mentali non-rappresentazio-
principi debbano avere qualcosa di simile a un carattere algoritmi- nali.
co, tale che, data una stretta applicazione delle regole, si poqebbe Sia il carattere non algoritmico delle regole sia il fatto che alcune
ottenere l'interpretazione corretta di qualsiasi metafora. Tuttavia, delle associazioni non sono affatto determinate da regole suggeri-
appena si cerchi di stabilire questi principi di interpretazione si ven- scono che siano coinvolte capaciti non-rappresentazionali; questa
gono a scoprire alcuni fatti interessanti. Le regole che t possibile pretesa sarebbe perb fuorviante se fosse presa a implicare che un
ragionevolmente addurre non sono in nessun modo algoritmiche. insieme di regole completo e algoritmico per la metafora dovrebbe
Esistono sicuramente dei principi che t possibile scoprire, i quali mostrare che non esiste un simile Sfondo; infatti, come vedremo,
mettono in grado gli utenti della lingua di capire che quando un perfino regole di questo tipo richiederebbero uno Sfondo per la pos-
parlante dice metaforicamente che X t Y egli intende dire che X t sibiliti della loro applicazione.
come Y relativamente a certe caratteristiche P. Eppure regole di
questo tip0 non funzionano in modo meccanico: non esiste nessun
algoritmo per scoprire quando si debba intendere metaforicamente
un enunciato, e nessun algoritmo per calcolare il valore di P, neppu-
una varietd di situazioni rendano non necessario il funzionamento
causale della rappresentazione nell'esercizio della capacith. Lo scia-
Prendiamo in considerazione come si impara a sciare. Si fornisce tore provetto non segue meglio le regole, scia piuttosto in un tip0
a110 sciatore principiante un insieme di istmzioni verbali riguardo a di modo completamente diverso. I suoi movimenti sono scorrevoli
quello che dovrebbe fare: "inclinati in avanti", "piega le caviglie", I
e armoniosi; mentre lo sciatore principiante, concentrato inconscia-
"porta il peso sullo sci a valle" ecc. Ciamna di queste 2 una rappre- mente o consciamente sulle regole, compie movimenti irregolari,
sentazione esplicita e, nella misura in cui lo sciatore sta seriamente bruschi e inadatti. Lo sciatore esperto t flessibile e risponde in mo-
cercando di imparare, ciascuna funzionerh causalmente come parte do diverso a diverse condizioni di terreno e di neve; il principiante
del contenuto Intenzionale che determina il comportamento. Lo non 2 flessibile, e quando si presentano situazioni differenti o insoli-
sciatore cerca di portare il peso sullo sci a valle con l'obbedire all'i- te tende semplicemente a cadere. Uno sciatore sportivo in corsa si
struzione di portare il peso sullo sci a valle. Abbiamo qui un perfet- muove molto rapidamente, a oltre 60 miglia all'ora, su un terreno
to caso standard di causazione Intenzionale: le istmzioni hanno di- accidentato e irregolare. I1 suo corpo compie migliaia di rapidissimi
rezione di adattamento mondo-a-parola, e direzione di causazione aggiustarnenti alle variazioni del terreno. Che cosa 2 dunque pih
parola-a-mondo. Sciare 2 una di quelle abilitd che si imparano con plausibile? Quando il suo corpo compie questi aggiustamenti t sol-
l'aiuto di rappresentazioni esplicite. Ma dopo un poco lo sciatore tanto perch6 egli sta facendo una rapidissima serie di calcoli incon-
migliora; non ha pih bisogno di ricordarsi le istmzioni, semplice- sci applicando regole inconsce; o 2 piuttosto che il corpo dello scia-
mente esce e scia. Secondo la tradizionale posizione cognitivista, le tore 2 cosi allenato che queste variazioni nel terreno vengono af-
istruzioni sono diventate interiorizzate, e ora funzionano inconscia- frontate automaticamente? Nella mia ipotesi, il corpo subentra, e
mente ma ancora come rappresentazioni. Secondo alcuni autori, per 1'Intenzionalitd dello sciatore 2 concentrata nel vincere la gara. Dire
esempio Polanyis, 2 essenziale per il loro funzionamento che questi questo non equivale a negare che ci siano forme di Intenzionalith
contenuti Intenzionali debbano agire inconsciamente; infatti se si coinvolte nell'esercizio delle abilith, e nemmeno a negare che alcune
pensa a lor0 o si cerca di portarli a coscienza, essi si intromettono e di queste Intenzionalith siano inconsce.
non si 2 pih capaci di sciare. Simile al proverbiale millepiedi che Nessuno di questi tre gruppi di considerazioni 2 comunque deci-
pensa quale zampa debba muovere a questo punto e finisce per re- sivo, e nessuna dimostrazione formale 2 certamente stata presentata
stare paraiizzato, lo sciatore resterh impacciato se cercherh di ricor- per provare l'ipotesi dello Sfondo. Nondimeno sta cominciando a
dare le regole dell'istruttore; sari meglio che le lasci funzionare in- emergere una certa immagine: noi abbiamo effettivamente stati In-
consciamente. tenzionali, alcuni consapevoli, molti inconsapevoli; ed essi forma-
Trovo che questa ipotesi su ci6 che accade quando lo sciatore no una complessa Rete. La Rete sfuma in uno sfondo di capacith
migliora sia assai poco plausibile, e vorrei suggerirne una alternati- (che comprende varie capacitd, abilitd, assunzioni preintenzionali
va. Man mano che lo sciatore migliora non interiorizza meglio le e presupposizioni, posizioni, e atteggiamenti non rappresentazio-
regole, bensi piuttosto le regole diventano progressivamente irrile- nali). Lo Sfondo non 2 lapenymh dellYIntenzionalith,mapermed l'in-
vanti. IR regole non divengono "internamente legate" come conte- tera Rete degli stati Intenzionali; poich6 senza lo Sfondo gli stati
nuti Intenzionali inconsci, ma le esperienze ripetute creano capacith non potrebbero funzionare, non potrebbero determinare condizioni
fisiche, presumibilmente realizzate come sentieri neurali, che rendo- di soddisfazione. Senza lo Sfondo non ci potrebbe essere nessuna
no le regole semplicemente irrilevanti. "La pratica rende perfetti" percezione, azione, memoria; vale a dire, non ci potrebbe essere nes-
non perch6 la pratica abbia come risultato una perfetta memorizza- sun0 stato Intenzionale simile. Data questa immagine come ipotesi
zione delle regole, ma perch6 la pratica ripetuta mette il corpo in di lavoro, l'evidenza per lo Sfondo si accumula da qualsiasi parte si
grado di subentrare, e le regole di recedere nello Sfondo. guardi. Per esempio, le regole per eseguire atti linguistici, oppure le
Siamo in grado di spiegare i dati con un apparato esplicativo pid regole per interpretare atti linguistici indiretti, hanno una applica-
economico se non dobbiamo supporre che a ogni capacith fisica sia zione tanto dipendente dallo Sfondo quanto le "regole" della meta-
soggiacente un largo numero di rappresentazioni mentali inconsce, fora.
e piuttosto supponiamo che la pratica ripetuta e l'allenamento in In definitiva, queste considerazioni suggeriscono un argomento
s
per lo Sfondo che suona i3 tradizionale (sebbene io debba confes-
sare di trovare le "consi erazioni" pih convincenti del1"'argomen-
to"): supponiamo che l'inverso dell'ipotesi dello Sfondo sia vero,
sequenza di rappresentazioni un fondale di capacitd. Come suggeri-
sce Wittgenstein, semplicemente agiamo.
Supponiamo di trascrivere sopra un enorme rot010 di carta tutte
vale a dire, supponiamo che tutta la vita mentale di tip0 Intenziona-
le cose che si sono credute. Supponiamo di includervi tutte
le e tutte le capacith cognitive possano essere interamente ridotte a
credenze che sono in effetti assiomi che ci mettono in grado
rappresentazioni: credenze, desideri, regole interiorizzate, conoscen-
nerare ulteriori credenze, e di trascrivervi qualsiasi "principio di In-
ze che le cose stanno cosi e cosi ecc. Ciascuna di queste rappresenta-
ferenza" di cui si possa aver bisogno per metterci in grado di deriva-
zioni sarebbe esprimibile come un contenuto semantico esplicito
re altre credenze a partire da quelle precedenti. Cosi, non ci sarebbe
(anche se, naturalmente, molte di loro sarebbero inconsce e di con-
seguenza irraggiungibili all'introspezione dell'agente), e i processi bisogno di trascrivere che "7 + 1 = 8" e "8 + 1 = 9"; un'afferma-
zione dei principi aritmetici alla maniera di Peano sarebbe sufficien-
mentali consisterebbero nell'andare da un contenuto semantico al-
te per la infinita capacith generativa delle proprie credenze aritmeti-
l'altro. Ma questa immagine comporta diverse difficolth. I contenuti che. Supponiamo ora che a questo modo si trascriva ciascuna delle
semantici di cui questa concezione ci fornisce non possono essere proprie credenze. Vorrei dire riguardo a questa lista, che se tutto cib
applicati a se stessi. Anche una volta che i contenuti semantici sia- che abbiamo t un'espressione verbale del contenuto delle nostre cre-
no dati, dobbiamo ancora sapere che cosa fare di loro, come appli- denze, fino a questo punto allora non abbiamo assolutamente nessu-
carli, e che la conoscenza non pub consistere di altri contenuti se- na Intenzionalith. E questo non tanto perch6 cib che si t trascritto
mantici senza provocare un infinito regresso. Supponiamo, per siano marche 'senza vita', senza significato, quanto piuttosto perch6
esempio, che la mia capaciti di camminare consista veramente nel anche se le costruissimo in modo khe esprimano entith semantiche
mio aver interiorizzato un insieme di regole per camminare. A che
fregeiane, e c i d come contenuti proposizionali, le proposizioni non
cosa potrebbero assomigliare queste regole? Be', tanto per comincia- sarebbero applicabili a se stesse. E ancora necessario sapere che fare
re, supponiamo di provare quella che segue: "Prima muovi avanti il
degli elementi semantici, prima che essi possano funzionare; biso-
piede sinistro, poi il iede destro, poi il sinistro, e continua a questo
modo". Ma come giaP abbiamo visto, qualsiasi contenuto semantico
gna essere in grado di applicare i contenuti ~ m a n t i c perch;
i possa-
no determinare condizioni di soddisfazione. E proprio questa capaci-
' del tip0 che abbiamo appena espresso va soggetto a una varieth di
th di applicare o interpretare i contenuti Intenzionali che sto soste-
interpretazioni. Che cosa esattamente deve valere come "piede", co-
nendo essere una funzione caratteristica dello Sfondo.
me "movimento", come "avanti", che cosa vale come "continuare a
questo modo"? Date differenti assunzioni di Sfondo potremmo in-
terpretare questa regola in un numero indefinito di modi, sebbene 111. IN CHE SENSO LO SFONDO & MENTALE?
per come stanno di fatto le cose conosciamo tutti l'interpretazione
'corretta'. Questa conoscenza non pub essere rappresentata come un Si potrebbe dimostrare, e l'ho visto dimostrato, che quello che
ulteriore contenuto semantico, perch6 in questo caso si continuereb- ho chiamato lo Sfondo t veramente sociale, un prodotto dell'intera-
be a ripresentare il medesimo problema all'infinito: avremmo biso- zione sociale, oppure che t primariamente biologico, oppure addi-
gno di un'altra regola per la corretta interpretazione della regola di rittura che consiste di oggetti reali come sedie e tavoli, martelli e
interpretazione per la regola del camminare. I1 modo per uscire dal chiodi - "la totalith referenziale della cassetta degli attrezzi", in una
paradosso sta nel capire che non c't nessun bisogno della regola del vena heideggeriana. Vorrei dire che c't almeno un elemento di veri-
camminare a1 primo posto; noi semplicemente camminiamo.4 E in
th in tutte queste concezioni, ma questo non toglie nulla al senso
. quei casi in cui di fatto agiamo second0 una regola, in cui seguiamo
fondamentale in m i lo Sfondo consiste di fenomeni mentali.
una regola, come nel caso delle regole degli atti linguistici, sempli- Ciascuno di noi t un essere biologico e sociale in un mondo di
cemente agiamo nella regola, senza che si abbia bisogno di nessuna
esseri biologici e sociali, circondato da manufatti e oggetti naturali.
altra regola per interpretare le regole. Esistono sicuramente rappre-
sentazioni, alcune delle quali funzionano causalmente nella produ- Cib che ho chiamato lo Sfondo t sicuramente derivato dall'intera
congerie di relazioni che ogni essere biologicesociale ha rispetto al
zione del nostro comportamento, ma alla fine raggiungiamo nella
mondo attorno a lui. Senza la mia costituzione biologica, e senza
l'insieme di relazioni sociali in mi sono inserito, non potrei avere lo Sfondo. Non P che io abbia sempre avuto una credenza - consape-
Sfondo che ho. Ma la totaliti di queste relazioni, bioIogiche, sociali, vole o inconsapevole - che non ci fossero crepacci dall'altra parte
fisiche, tutto questo inserimento, P rilevante per la produzione dello della porta, o che addirittura io abbia sempre creduto che il mio
Sfondo soltanto per gli effetti che ha su di me, e specificamente per pavimento fosse 'normale'; diciamo piuttosto che l'insieme di abitu-
gli effetti che ha sulla rnia mente-cervello. I1 mondo P rilevante ri- dini, pratiche, e assunzioni preintenzionali che faccio rispetto a1
spetto al mio Sfondo solamente a causa della rnia interazione con il mio ufficio quando cerco intenzionalmente di entrarvi hanno fallito
mondo; e possiamo far ricorso alla solita storia del "cervello-nel- in questo caso, e per questo motivo la rnia intenzione P frustrata.
barattolo" per illustrare questo punto. Anche se io sono un cervello Un secondo tip0 di casi concerne l'esercizio di capacith fisiche. Sup-
in un barattolo - vale a dire, anche se tutte le mie percezioni e azio- poniamo che quando cerco di nuotare improwisamente scopra che
ni nel mondo sono allucinazioni, e le condizioni di soddisfazione di non ne sono capace. Pur essendo stato capace di nuotare fin da
tutti i miei stati Intenzionali con riferimento esterno sono di fatto quando ero bambino, improwisamente scopro che non sono capace
insoddisfatte - nondimeno io continuo ad avere il contenuto Inten- di fare nemmeno una bracciata. In questo caso si potrebbe dire che
zionale che ho, e di conseguenza ho necessariamente lo stesso iden- due stati Intenzionali sono stati frustrati. In primo luogo, P stata
tic0 Sfondo che avrei se non fossi un cervello in un barattolo e aves- frustrata la rnia intenzione di nuotare, e in secondo, la rnia credenza
si quel particolare contenuto Intenzionale. Che io abbia un certo in- di essere capace di nuotare P stata falsificata.Ma la reale capacita di
sieme di stati Intenzionali e the abbia uno Sfondo non richiede logi- nuotare non P nt un'intenzione n t una credenza. La reale capaciti di
camente che io stia di fatto in certe relazioni con il mondo intorno nuotare, la rnia capaciti di realizzare certi movimenti fisici, in que-
a me, anche se non potrei, per quello che riguarda il fatto empirico, sto caso mi ha semplicemente bocciato. Cib che abbiamo nel primo
avere lo Sfondo che ho senza una specifica storia biologica, e uno caso, si potrebbe dire, P un fallimento in "come sono le cose", e cib
specific0 insieme di relazioni sociali rispetto ad altre persone e di che abbiamo nel secondo P un fallimento in "come fare cose". In
relazioni fisiche verso oggetti naturali e manufatti. Lo Sfondo, di entrambi i casi abbiamo una rottura, e la rottura si manifesta nel
conseguenza, non P un insieme di cose n t un insieme di misteriose mancato ottenimento delle condizioni di soddisfazione di alcuni sta-
relazioni tra noi e le cose; P piuttosto semplicemente un insieme di ti Intenzionali; eppure il motivo del fallimento in ognuno dei casi
capaciti, di posizioni, di assunzioni e presupposizioni preintenzio- non P un ulteriore fallimento dell'Intenzionaliti, bensi piuttosto
nali, pratiche e abitudini. E tutto cib, per quello che ne so, viene una rottura nel funzionamento delle capaciti preintenzionali che
realizzato nei cervelli e nei corpi umani. Non c'P nulla che riguardi sottostanno agli stati Intenzionali in questione.
lo Sfondo che sia in qualche modo "trascendentale" o "metafisico",
almeno nel modo in cui sto usando questi termini.
V. PERCH^ STIAMO AVENDO TANTI PROBLEM1 NEL DESCRIVERE LO
SFONDO 0 ANCHE SOLTANTO NEL TROVARE UNA TERMINOLOGIA
IV. COME POSSIAMO STUDIARE LO SFONDO NEL MODO MIGLIORE? NEUTRALE PER DESCRIVERLO? E PERCHB I N R E A L T ~LA NOSTRA TER-
MINOLOGIA SEMBRA SEMPRE 'RAPPRESENTAZIONALE'?
Trovo sia estremamente utile studiare lo Sfondo nei casi di rottu-
ra, i casi in mi gli stati Intenzionali non riescono a ottenere le lor0 I1 lettore avri ormai notato che esiste una reale difficolth nel tro-
condizioni di soddisfazione per via di qualche mancata riuscita nel- vare termini del linguaggio ordinario per descrivere lo Sfondo: si
l'insieme delle condizioni preintenzionali di Sfondo dell'Intenziona- parla in modo vago di "pratiche", "capaciti", e "posizioni", oppure
liti. Consideriamo due tipi di esempi. Supponiamo che entrando in si parla in maniera suggestiva ma fuorviante di "assunzioni" e "pre-
ufficio scopra improwisamente un enorme crepaccio dall'altra parte supposizioni". Questi ultimi termini poi devono essere let'teralmen-
della porta. I miei sforzi di entrare in ufficio sarebbero certamente te sbagliati; infatti essi implicano l'apparato di rappresentazione
frustrati, e questo sarebbe un fallimento nell'ottenere le condizioni con i suoi contenuti proposizionali, le sue relazioni logiche, i suoi
di soddisfazione di uno stato Intenzionale. Ma il motivo del falli- valori di veriti, le sue direzioni di adattamento ecc.; e questo P il
mento ha a che fare con una rottura nelle mie presupposizioni di motivo per cui faccio normalmente seguire "assunzione" e "presup-
'1
posizione" dall'apparenternente ossimoro reintenzionale", poicht
il senso in questione dei due termini non rappresentazionale. Le
mie espressioni preferite sono "capacith" e "pratiche", poicht que-
ra dalla sua quasi assenza di peso. Una piccola ispezione rivela che il
duro boccale non t di vetro ma di lastica. Diremmo normalmente
P
che io creho che il boccale fosse atto di vetro, e che mi aspetlrlvo
ste possono riuscire o fallire, ma soltanto nel loro esercizio; e posso- che fosse pesante. Eppure questo t sbagliato. Nel senso in cui io ho
no riuscire o fallire senza essere di per s6 rappresentazioni. Nono- realmente una credenza, pur senza aver mai esplicitamente riflettuto
stante questo. anch'esse sono inadeguate, perch6 non riescono in sull'argomento, che il tasso di sconto ribasserh, e in cui realmente
maniera appropriata a implicare che i fenomeni siano esplicitamen- mi aspetto un'interruzione dell'attuale ondata di calore, non ho
te mentali. I1 fatto che non abbiamo nessun vocabolario naturale aspettative o credenze simili rispetto a1 boccale; ho semplicemente
per discutere i fenomeni in questione e il fatto che tendiarno a sci- agito. L'uso comune ci invita - e cosi facciamo - a trattare gli ele-
volare in un vocabolario di t i p Intenzionalistico dovrebbe suscitare menti dello Sfondo come se fossero rappresentazioni, ma non ne
il nostro interesse. Percht le cose stanno cosi? consegue, n t si dh il caso, che quando questi elementi stanno fun-
La funzione principale della mente t quella, nel nostro senso par- zionando essi funzionino come rappresentazioni. I1 prezzo che pa-
ticolare della parola, di rappresentare; e non t affatto sorprendente ghiamo per andare deliberatamente contro il linguaggio ordinario t
che lingue come l'inglese ci forniscano di un vocabolario piuttosto la metafora, l'ossimoro, e l'aperto neologismo.
ricco per descrivere queste rappresentazioni, un vocabolario di ricor-
domeintenzione, di credenza e desiderio, di percezione e azione. Ma
cod come il linguaggio non 2 ben progettato per parlare di se stes- VI. COME LAVORA LO SFONDO?
so, anche la mente non t ben progettata per riflettere su di sk: ci
sentimo pih a casa con stati Intenzionali del primo ordine, e pih a Lo Sfondo procura un insieme di condizioni abilitanti che rendo-
casa con un vocabolario del primo ordine rispetto a questi stati, vale no possibile a particolari forme di Intenzionaliti di funzionare. Cosi
a dire, d m che abbia smesso di piovere, &i&rlmo prendere come la costituzione degli Stati Uniti mette in grado un certo can-
una birra fredda, e siamo dispi*uti che sia sceso il tasso di sconto. didato potenziale di formare l'intenzione di diventare presidente, e
Quando arriva il momento di fare ricerche del secondo ordine sui cosi come le regole di un gioco rendono possibile che certe mosse
nostri stati del primo ordine, non abbiamo sotto mano nessun voca- siano compiute nel gioco, analogamente lo Sfondo ci mette in gra-
bolario eccetto il vocabolario del primo ordine. Le nostre ricerche do di avere particolari forme di Intenzionalith. Queste analogie in-
del secondo ordine fanno in modo abbastanza naturale uso del voca- cominciano tuttavia a zoppicare quando riflettiamo sul fatto che sia
bolario del primo ordine; si pub percib dire che noi in modo abba- le regole del gioco che la Costituzione sono ambedue insiemi di
stanza naturale niflettiamo sulla riflessione, o abbiamo &ze sul 'rappresentazioni, e in particolare insiemi di regole costitutive. Lo
credere, o addiritturapmappmirlmo il presup rre. Quando tuttavia Sripetiamo, lo Sfondo non 2 un insieme di rappresentazioni, tuttavia
I?
si arriva a esaminare le condizioni della possi ilith del funzionmen-
to della mente, ci ritroviamo ad avere in mano un vocabolario pic-
?analogamente alla struttura del gioco o della Costituzione procura
@ondimeno un insieme di condizioni abilitanti. Lo Sfondo funziona
colissimo, a eccezione del vocabolario degli stati Intenzionali del in modo causale, ma la causazione in questione non t determinante.
primo ordine. Semplicemente non esiste nessun vocabolario del pri- In termini tradizionali, lo Sfondo procura condizioni necessarie ma
mo ordine per lo Sfondo, perch6 lo Sfondo non ha Intenzionalith. non sufficienti per la comprensione, la credenza, il desiderio, l'in-
Come precondizione dell'Intenzionalit4, lo Sfondo 2 tanto invisibile tender fare ecc., e in questo senso t abilitante e non determinante.
all'Intenzionalith quanto l'occhio che vede t invisibile a se stesso. Non c'2 nulla che mi costringa alla comprensione appropriata del
Inoltre, poich6 il solo vocabolario a nostra disposizione t il voca- contenuto semantic0 di "Apri la porta", ma senza lo Sfondo la com-
bolario degli stati mentali del primo ordine, quando riflettiamo sul- prensione che ne ho non sarebbe possibile, e assolutamente ogni
lo Sfondo la tentazione t di ra presentare i suoi elementi sul model- comprensione richiede un qualche Sfondo. Sarebbe di conseguenza
lo di altri fenomeni mentali, d!pensare che le nostre rappresentazio- scorretto pensare a110 Sfondo come a qualcosa che forma un ponte
ni siano di rappresentazioni. Che altro potrebbero essere? Pranzan- tra il contenuto Intenzionale e la determinazione delle condizioni di
do al ristorante, rimango sorpreso quando alzo il boccale per la bir- soddisfazione, come se il contenuto Intenzionale stesso non potesse
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SIGNIFICATO

I. SIGNIFICATO E INTENZIONALITA

.
L'approccio all'Intenzionalith che questo libro .
A . P decisa- w ? e o c c ~
propone
mente naturalistico; io penso a stati, processi ed eventi Intenzionali v * l ~ t k
LL w l c o
come
r
parte della storia della nostra vita. biolo~ica
. . nello stesso
. .. modo
in cui dieestione. crescita e Screzione di bile sono Darte della storia
V 1

della nostra vita biologica. Da un punto di vista evoluzionistico,


cosi come c'k un ordine di priorith nello sviluppo di altri processi
biologici, c'k anche un ordine di priorith nello sviluppo dei fenome-
ni Intenzionali. In questo sviluppo, linguaggio e significato, alme-
no nel senso in cui gli umani hanno linguaggio e significato, ven-
gono molto tardi. Molte altre specie oltre agli umani hanno perce-
zione sensoriale e azione intenzionale, e numerose specie, e i prima-
ti sicuramente, hanno credenze, desideri e intenzioni; ma pochissi-
me specie, forse soltanto gli umahi, hanno uella forma di Intenzio-
9
nalith peculiare ma anche biologicamente ondata che si associa a
linguaggio e significato.
L'Intenzionalith differisce da altri tiDi di fenomeni bioloeici nel rrre~stq
1 V
tJA~.trr(
e cosi come ci sono priorith evolu- aTAJncr a
4
fatto
zioni h logiche. Una conseguenza natura- L W G C C ~
le della posizione sostenuia in libro P di consaerare il si ni
ficamxnel senso in cui i parlanti intendono significare qualcosa tra-
A-
mite le loro enunciazioni, !g?-?T!s
pi$$$m$iye &$~poi.na ~ficatoespres-
so a un ~arfantedovrebr; &sere interamente definibile a Dartire da 1

forme 1DiG 1~rimitivedi Intenzionalith. E la definizione k non banale


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in questo senso: definiamo
-sL-..-.,.-.il significato
'-. ., espresso_da u_ng%!lante i?
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termini di forme di Intenzionalith che non sonoa ,,intrin~ecamente~
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1. C't un doppio livello di Intenzionalith nell'esecuzione dell'atto affatto ottenere la loro comprensione. Ci sono di conseguenza due
linguistico, un livello dello stato psicologico espresso nella esecu- aspetti nelle intenzioni significanti, l'intenzione di rappresentare e
zione dell'atto, e un livello dell'Intenzione con cui l'atto t eseguito l'intenzione di comunicare. La discussione tradizi
che lo rende l'atto che t. Li chiameremo rispettivamente la "condi-
zione di sincerita" e la "intenzione signific'anteY7. Nella sua forma iflj/
pi6 generale il nostro compito t di c&tterizzare l'intenzione signi-
ficance, e una condizione di adeguatezza di tale caratterizzazione t
che dovrebbe spiegare questo doppio livello di Intenzionaliti.
2. Le condizioni di soddisfazione dell'atto linguistico e le condi-
zioni di soddisfazione della condizione di sincerith sono identiche. I1 ntazioni, ma si pub intender rappresen-
nostro approccio all'intenzione significante deve mostrare come comunicare. E per gli atti linguistici
questo venga ad accadere anche se le condizioni di soddisfazione con contenuto proposizionale e direzione di adattamento non t vero
dell'intenzione significante sono differenti sia dalle condizioni di l'inverso. Si pub intender rappresentare senza intender comunicare,
soddisfazione dell'atto linguistico sia dalle condizioni di sinceriti. ma non si pub intender comunicare senza intender rappresentare. 10
L'intenzione di fare un'affermazione, per esempio, t diversa dall'in-
tenzione di fare un'affermazione vera, e tuttavia l'intenzione di fare
un'affermazione deve g i i impegnare il parlante a fare un'affermazio-
P
non posso per esempio intendere informarti che sta iovendo senza
intendere che la mia enunciazione rappresenti, veri 'camente o fal-
samente, le condizioni del tempo.?
ne vera, e a esprimere la credenza nella veriti dell'affermazione che
sta facendo. In breve, la nostra seconda condizione di adeguatezza 2
che il nostro approccio all'intenzione significante deve spiegare co-
.I
4. H o dimostrato altrovd che ci sono cinque e solo cin ue cate-
gorie di b a a di atti illocutivi: assertivi, dbve diciamo (verr icamen-
te o falsamente) ai nostri ascoltatori come stanno le cose; direttivi,
me accada che, sebbene le condizioni di soddisfazione dell'intenzio- dove cerchiamo di fare in modo che essi facciano cose; commissivi,
ne significante non siano le stesse che le condizioni di soddisfazione dove ci impegniamo a fare cose; dichiarazioni, dove procuriamo
dell'atto linguistico o dello stato psicologico espresso, nondimeno il cambiamenti nel mondo con le nostre enunciazioni; ed espressivi,
contenuto dell'intenzione significante deve determinare sia che l'at- dove esprimiamo i nostri sentimenti e atteggiamenti. Questi cinque
to linguistico e le condizioni di sincerith abbiano le condizioni di tipi di punti illocutivi vengono trovati, per cosi dire, 'empiricamen-
soddisfazione che hanno, sia che essi abbiagio identiche condizioni te'. Gli atti linguistici che eseguiamo e incontriamo esibiscono esat-
di soddisfazione. Perch6 si d i il caso, per esempio, che la mia inten- tamente questi cinque tipi. Ma se veramente ci sono i cinque tipi di
zione di affermare che sta piovendo, che pub essere soddisfatta an- base, ci deve essere allora qualche ragi~nepi6 profonda per questo
che se non sta piovendo, determini nondimeno che il mio atto lin- 'Sc il modo in cui il.linguaggio rappresenta il mondo gur;'estensiq\
g u i s t i c ~sari soddisfatto se e solo se sta piovendo, e sari l'espressio- ne e realizzazione del modo in cui-la mente rappresenta il mondo,!
ne di una credenza che sari soddisfatta se e solo se sta piovendo? I allora questi cinque devono derivare da alcune caratteristiche fonda-
3. Abbiamo bisogno di una distinzione chiara tra rappresentazio- I
mentali della mente.
, ne e comunicazione. normale che un uomo che faccia un'afferma- L'IntenzionalitA della mente non solamente crea la possibiliti del
zione intenda sia rappresentare qualche fatto o stato di cose sia co- significato, ma limita anche le sue forme. Perchi mai, per esempio,
, municare questa rappresentazione ai suoi ascoltatori. Ma la sua in- abbiamo enunciazioni performative per scusarci, affermare, ordina-
tenzione di rappresentare non t la stessa cosa della sua intenzione di re, ringraziare, e congratularci - tutti casi in cui possiamo compiere
comunicare. I1 comunicare 2 qudcosa che riguarda il produrre certi un atto semplicemente dicendo che lo stiamo compiendo, vale a di-
1 effetti sui propri ascoltatori, ma si pub intender rappresentare qual- re rappresentando noi stessi nel compierlo - mentre non abbiamo
/ cosa senza preoccuparsi affatto degli effetti sui propri ascoltatori. Si
pub fare un'affermazione senza intender produrre convinzione o cre- ,I n6 potremmo avere un performativo, per esempio, per friggere un
uovo? Dicendo "Mi scuso" t possibile con questo fare l'atto di scu-

I denza nei propri ascoltatori o senza intender portare loro a credere


che il parlante crede in ci6 che dice, o addirittura senza intendere
sarsi, ma dicendo "Friggo un uovo"'non ne risulta fritto nessun uo-
vo. Forse Dio potrebbe friggere un uovo semplicemente pronun-
mia intenzione sono che il rnio braccio vada su, e che questo andar
ciando un simile enunciato performativo, ma noi non ossiamo. E
P
perch6 no? Un altro scopo, percib, dell'analisi del signi icato P mo-
strare come le possibilith e le limitazioni del significato derivino
su abbia condizioni di soddisfazione, nel caso particolare condizioni
di verith. 11 primo insieme di condizioni di soddisfazione P causal-
mente correlato all'intenzione: l'intenzione deve causare che il rnio
dall'Intenzionaliti della mente. braccio vada su. In questo caso assertivo il second0 insieme di con-
Abbiamo bisogno di un esempio su cui lavorare; prendiamo per- dizioni di soddisfazione - che il nemico si sia ritirato - non k causal-
cib in considerazione un caso in cui un uomo esegue un atto lingui- mente correlato all'intenzione. L'enunciazione P intesa avere direzio-
stico compiendo qualche semplice azione di base come il sollevare il ne di adattamento mente (o enunciazione)-a-mondo.
braccio. Supponiamo che tu e io ci siamo precedentemente accorda-
ti che il rnio atto di sollevare il braccio valga come segnale che si dA
il caso che questo e quest'altro. Supponiamo che in un contest0 mi-
litare, io ti segnali da una collina, mentre tu sei sopra un'altra colli-
na, che il nemico si P ritirato, e che per accord0 precedente io segna-
li questo alzando il braccio. Come funziona cib? L'intenzione in
azione complessa ha il contenuto che segue, per quello che concer-
ne la rappresentazione:
(I1 rnio braccio va su come risultato di questa intenzione in azio-
ne, e l'andar su del rnio braccio ha come condizioni di soddisfa- l'andar su del rnio braccio ha come condizioni di soddisfazione
zione con direzione di adattamento mente (o enunciazione)-a- con direzione di adattamento mente (o enunciazione)-a-mondo
mondo che il nemico si stia ritirando.) che il nemico si stia ritirando, e che il rnio pubblico riconosca sia
Questo pub sembrare strano, ma credo che siamo sulla buona stra- che il braccio sta andando su, sia che il suo andar su ha quelle
da. I1 problema del significato k come accada che la mente imponga condizioni di soddisfazione.)
Intenzionaliti sopra entith che non sono intrinsecamente Intenzio- Si noti che questa s iegazione compie una chiara separazione tra
nali. Come P atp!ese2tare? E
n c 1 a z l o n e Z\
P P
quella parte del signi lcato che ha a che fare con la ra presentazione
che, come ho gih detto, credo sia il cuore del signi lcato, e quella
parte che ha a che fare con la cornunicazione. In 2econdo luogo,
$2- non ha il difetto di farci confondere l'intenzione di fare un'afferma-
zione con l'intenzione di fare un'affermazione vera, o l'intenzione di
un atto Intenzionale. I1 motivo percib, per cui l'esecuzione dell'atto fare un'affermazione con l'intenzione di produrre certi effetti del ti-
linguistico, vale a dire in questo caso il sollevamento del braccio, po di credenza o convindone sul nostro pubblico. 2 tipico che
potrebbe contare come un'espressione della credenza che il nemico quando facciamo un'affermazione intendiamo fare un'affermazione
sta arretrando, k che viene eseguita con l'intenzione che le sue con- Vera e di fatto intendiamo produrre certe credenze nel nostro pub-
dizioni di soddisfazione siano esattamente uelle della credenza. Si-
?.
curarnente cib che la rende un'azione signi Icante, nel senso lingui-
blico, ma l'intenzione di fare un'affermazione resta tuttavia differen-
te dall'intenzione di produrre convinzione e dall'intenzione di dire
stico di azione significante, P che ha quelle condizioni di soddisfa- la veriti. Qualsiasi teoria del linguaggio deve permettere la possibi-
zione imposte intenzionalmente sopra di lei. L'elemento chiave nel- lith della menzogna, e deve permettere che sia possibile fare un'af-
l'analisi delle intenzioni significanti P semplicemente questo:
maggior parte dei tipi di atti linguistici, le intenzioni signi rcantl)= la fermazione mentendo. E qualsiasi teoria del linguaggio deve per-
mettere che si possa perfettamente riuscire nel fare una affermazio-
sono almeno in parte intenzioni di rappresentare, e un'intenzione di ne mentre al contempo si fallisce nel fare una affermazione vera.
rappresentare P un'intenzione che gli eventifisin' cbe costicuisconoparte Inoltre, qualsiasi teoria del linguaggio deve permettere che una per-
delle cona'izimi di soddisfazione (nel senso M e cose ricbiute) delI'intenzio- sona possa fare un'affermazione ed essere del tutto indifferente ri-
ne hrebbero mere ancb'tmi condizioni di sdiisfuzione (nel senso del ri- spetto al fatto che il suo pubblico le creda oppure no, o addirittura
cbiedwe). Nel nostro esempio, le condizioni di soddisfazione della
che il suo pubblico la comprenda. La nostra teoria permette che si
realizzino ueste condizioni, perch6 nella sua prospettiva l'essenza lasciare la stanza in ogni modo, ma non l'avrei fatto soltanto per il
4
di fare un'a fermazione P il rappresentare qualcosa come vero, e non
il comunicare le proprie rappresentazioni ai propri ascoltatori. Si
tuo ordine". Ho obbedito all'ordine se a questo punto io lascio la
stanza? Sicuramente non ho disobbedito; ma in senso pieno non po-
pub rappresentare qualcosa come vero anche quando non si crede tremmo neanche dire che gli ho obbedito. Sicuramente, per esem-
che sia vero (una menzogna); anche quando si crede che sia vero pio, sulla base di una serie di casi simili non descriveremmo l'ascol-
mentre non lo 6 (un errore); e anche se non si 2: affatto interessati a tatore come una persona "obbediente". Considerazioni analoghe si
convincere qualcuno che L. vero, oppure a fare in modo che qualcu- applicano a1 prornettere. Quello che esempi di questo t i p devono
no riconosca che si sta rappresentando quel qualcosa come vero. mostrare, per il nostro discorso, t che, in aggiunta a1 carattere auto-
L'intenzione rappresentante t indipendente dall'intenzione di comu- referenziale di ogni intenzione, l'intenzione di fare una promessa o
nicazione e il suo problema t il problema di imporre le condizioni di dare un ordine deve imporre sull'enunciazione una condizione di
di soddisfazionedi uno stato Intenzionale sopra un atto palese, e di soddisfazione autoreferenziale addizionale. Le promesse e gli ordini
conseguenza esprimere quello stato Intenzionale. sono autoreferenziali perch6 le loro condizioni di soddisfazione fan-
Un altro modo di affrontare il problema t domandarsi quale sia no riferimento alle promesse e agli ordini stessi. Nel senso pi6 com-
la differenza ua il dire qualcosa in modo significativo e il dirlo in pleto si mntiene una promessa o si obbeu'isce a un ordine soltanto se
modo non significativo. Wittgenstein ci pone spesso questo tipo di si fa quello che si fa per via del mantenimento della promessa o del-
questione per ricordarci che "significazione" non t il nome di un l'obbedienza all'ordine.
process0 introspettivo; e nonostante questo c't differenza tra il dire I Un altro modo di vedere questa stessa caratteristica t notare che
qualcosa in modo significativo e il dirlo in modo non significativo. le promesse e gli ordini creano ragioni per le condizioni di soddisfa-
Quale sarebbe esattamente questa differenza? Almeno questa: quan- zione in un mod0 che t del tutto diverso dalle affermazioni. Cosi,
do dico qualcosa in mod0 significativo la mia enunciazione ha con-
I fare un'affermazione non crea di per s6 evidenza per la veriti dell'af-
I fermazione. Ma fare una promessa crea una ragione per fare la cosa
dizioni di soddisfazione che non avrebbe assolutamente dicendolo
in modo non significativo. Se dico "Es regnet" per fare pratica di promessa, e domandare a qualcuno di fare qualcosa crea una ragione
pronuncia tedesca, allora il fatto che stia splendendo il sole quando I perch6 lui lo faccia.
I Qua1 t dunque la struttura dell'intenzione significante nel pro-
pronuncio uesto enunciato & irrilevante. Ma se dico "Es regnet" in
9
modo signi icativo, allora il fatto che il sole stia splendendo t rile-
vante, e diventa rilevante perch6 dire qualcosa in modo significativo
durre un ordine? Supponiamo che nella nostra precedente situazio-
ne io sollevi il braccio per segnalarti che ti devi ritirare, ci& per
L. dirlo con le condizioni di soddisfazione imposte intenzionalmente I ordinarti la ritirata. Se io intendo far valere il sollevare il braccio
sopra l'enunciato. come un direttivo allora la mia intenzione L. almeno quella che se-
Credo che miglioreremo la nostra comprensione di questi argo- I
gue:
menti se mostreremo come si applichino ad altri tipi di atti lingui- (I1 mio braccio va su come risultato di questa intenzione in azio-
ne, e l'andar su del braccio ha come condizioni di soddisfazione,
stici. Esaminando direttivi e commissivi troviamo che, a differenza
delle affermazioni, essi hanno direzione di adattamento mente-a-
mondo, e che la loro analisi vi cata dal loro
I con direzione di adattamento mondo-a-mente(o enunciazione),
che tu ti ritiri, e che ti ritiri perch6 l'andar su del braccio ha que-
avere una forma addizional ste condizioni di soddisfazione.)
Nel cam di Cib che io ordino t la tua obbedienza, ma per obbedire al mio ordine
un ordine, l'ordine viene o t stato ordi-
nato all'ascoltatore di compiere viene realizzato obbedendo all'ordi- devi fare la cosa che ti ho ordinato di fare, e il mio ordine deve
ne; e nel caw di una promessa, la promessa t mantenuta soltanto se essere un motivo per il tuo farla. I1 mio ordine viene obbedito sol-
l'azione promessa viene compiuta realizzando la promessa. Questo tanto se tu compi quell'attopw via del tuo obbedire all'ordine.
pub essere illustrato dal tip0 di esem io che abbiamo'preso in con- L'intenzione di comunicazione 6 semplicemente l'intenzione che

1 4‘'
siderazione nel Ca it010 3 (derivato a Wittgenstein). Supponiamo
che tu mi ordini lvciare la stanza. 10 potrei dire "Be', stavo per
1~1~1~121~3f
&nuv~cm
7 i VA
questa intenzione
l'ascoltatore. Vale di rappresentazione
a dire, debba
tutto quello che essere riconosciuta
l'intenzione dal-
di comunica-
zione aggiunge a cib che 2 stato stabilito fino ad ora 2:
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causasse lo stato di cose che rappresenta. Nel caso dei direttivi, dei sione di quello stato, sebbene owiamente io possa anche non riusci-
commissivi e delle dichiarazioni, invece, l'enunciazione funzioneri re a comunicare quella espressione; c i d , t possibile che il rnio
causalmente, se soddisfatta, in vari modi nella produzione dello sta- ascoltatore riconosca oppure no le mie intenzioni.
to di cose che rappresenta. Questa asimmetria t una conseguenza Supponiamo che parlante e ascoltatore abbiano convenuto che
della differenza nella direzione di adattamento. In una versione pre- quando il parlante solleva il braccio, questo deve valere come un
cedente di questa analisir usavo queste differenze causali invece di espressivo, vale a dire, come uno scusarsi per qualche stato di cose
trattare la direzione di adattamento come una caratteristica primiti- p. In questo caso le condizioni di soddisfazione dell'intenzione si-
va dell'rmrllysrmr. gnificante sono semplicemente e tautologicamente:
Lo specifico illocutivo di espressivi come scusarsi, ringraziare e (Questa intenzione in azione causa che il rnio braccio vada su e
congratularsi, t semplicemente di esprimere uno stato Intenzionale, l'andar su del rnio braccio t un'espressione di rimorso che pre-
la condizione di sinceriti dell'atto linguistico, rispetto a qualche sta- suppone chep.)
to di cose che si presuppone esistere. Quando per esempio mi scum L'intenzione di comunicazione, di nuovo, 2 semplicemente che que-
per averti pestato un alluce, esprimo il rnio rimorso per averti pesta- sta intenzione significante dovrebbe essere riconosciuta dall'ascolta-
to un alluce. Abbiamo visto nel Capitolo 1 che il rnio rimorso con- tore sul modello dei nostri casi precedenti, tranne che in questo ca-
tiene le credenze che ti ho pestato l'alluce e che sono responsabile so non c't nessuna intenzione di rappresentare, e di conseguenza
dell'averti pestato l'alluce, e il desiderio di non averti pestato l'allu- nessun problema sul riconoscimento da parte dell'ascoltatore delle
ce. Ma lo specifico dell'atto linguistico non t di esprimere le mie condizioni addizionali di soddisfazione imposte sull'enunciazione.
credenze e il rnio desiderio; I. di esprimere il rnio rimorso, presup- Possiamo ora brevemente stabilire come il nostro approccio af-
ponendo la veriti delle credenze. Sebbene le credenze abbiano con- fronti le nostre quattro condizioni di adeguatezza.
dizioni di soddisfazione con direzione di adattamento (condizioni di 1. e 2. In ciascuno dei primi quattro tipi di casi, in cui abbiamo
veriti) e il desiderio abbia condizioni di soddisfazione con direzione una distinzione tra la condizione di sinceriti sull'atto linguistico e
di adattamento (condizioni di realizzazione), l'atto linguistico, per l'intenzione con cui l'atto viene eseguito, la caratterizzazione dell'in-
quello che riguarda il suo specifico illocutivo, non ha nessuna dire- tenzione significante 2 tale da determinare che la stessa enunciazio-
zione di adattamento. Non sto nk cercando di sostenere che il tuo ne avri condizioni di soddisfazione. Ma in ciascun caso le condizio
alluce t stato calpestato, n t cercando di far si che sia stato calpesta- ni di soddisfazione dell'enunciazione imposte dall'intenzione signi-
to. Sebbene le presupposizioni abbiano condizioni di veriti, l'atto ficante sono le stesse delle condizioni di soddisfazione delle condi-
linguistico in quanto tale non ha nessuna direzione di adattamento zioni di sinceriti espresse. Nel caso degli assertivi, per esempio, si
e nessuna condizione addizionale di soddisfazione i m p ~ s t asu di lui. esegue un atto intenzionale di enunciazione e si intende anche che
Ma a questo punto, come analizzeremo la presupposizione? Esiste quella enunciazione abbia certe condizioni di soddisfazione. Ma
nella letteratura filosofica e linguistica un vasto numero di tratta- quelle condizioni di soddisfazione sono identiche alle condizioni di
menti della presupposizione, e io non sono in realti soddisfatto di soddisfazione della credenza corrispondente. Percib, si t compiuta
nessuno di quelli che conosco. Pu6 darsi che la presupposizione non un'azione che ci impegna ad avere una certa credenza. Non esiste
sia che un primitivo psicologico e che non possa essere analizzata alcun modo di produrre quell'enunciazione con quelle condizioni di
n t come una condizione di feliciti nell'esecuzione di un atto lingui- soddisfazione senza esprimere una credenza, perch: l'impegno del-
s t i c ~ n, t come un t i p di relazione logica simile ma non identico l'enunciazione t esattamente lo stesso che l'impegno di un'espres-
all'implicitazione. In ogni caso, per i fini della nostra discussione, la sione di credenza. Considerazioni simili si applicano ai direttivi, ai
tratterb semplicemente come una nozione primitiva. commissivi e alle dichiarazioni. Nel caso degli espressivi, l'intenzio
PoichC non c't, in generale, nessuna direzione di adattamento ne- ne significante 2 semplicemente di esprimere lo stato Intenzionale,
gli espressivi, non ci sono nemmeno condizioni di soddisfazione che cosi che non c't nessun problema a spiegare come l'enunciazione sia
non siano quella che l'enunciazione dovrebbe essere un'espressione un'espressione delle sue condizioni di sincerith. In ciascuno dei cin-
dello stato psicologico attinente. Se intendo che la mia enunciazio- que casi l'intenzione significante t diversa dalla condizione di since-
ne sia un'espressione di uno stato cosi e cosi, allora sari un'espres- riti (da cui il doppio live110 di Intenzionaliti), tuttavia, dove c't
una direzione di adattamento l'intenzione significante determina le
condizioni di soddisfazione dell'atto linguistico e che quelle condi- le espressioni di desiderio, del t i p "Se solo John venisse!", ma an-
zioni di soddisfazione siano le stesse che le condizioni di soddisfa- che in questi casi lo specifico illocutivo non & di ottenere l'adatta-
zione della condizione di sincerith. mento, ma semplicemente di esprimere lo stato.
3. In tutti i casi abbiamo esplicitamente isolato l'intenzione si- I casi pih complicati sono le dichiarazioni. Perchk non i? possibile
avere una dichiarazione del tipo "Con questo friggo un uovo" che
- 4. ~ o i cprimaria
gnificante dall'intenzione di comunicazione.
g kil significato linguistico 2 una forma di Intenzionalith produca la frittura di un uovo? Perchk qui si sono sorpassate le ca-
1 .c.-=x
derivata. le s ~ F j Z ~ s i t j isue
C-,&.7-l--c

l ~ Gm~tauon~
P
.-TP-TP

sonae-a1- pacith di rappresentazione. Un essere soprannaturale potrebbe fare


questo perchk un tale essere potrebbe procurare intenzionalmente
stati di cose semplicemente rappresentandoli come procurati. Noi
non possiamo farlo. Possediamo perb una forma pih umile, sebbene
ancora divina, di magia della parola: possiamo accordarci in antici-
1
tenzionalmente, per cosi dire, che lo siano. Ma le limitazioni sul po che certi tipi di atti linguistici possano procurare stati di cose
linguaggio sono precisamente le limitazioni che vengono dall'Inten- rappresentandoli come procurati. Gli atti linguistici di questo tip0
hanno entrambe le direzioni di adattamento, ma non separatamente
2
,? zionalith. Wittgenstein parla spesso come se si potesse inventare un
~ ~ * ~ " l s r gioco
l c l nlinguistic0
~ ~ ~ ~ a volonth, ma provando veramente ci si
rende conto che i nuovi giochi linguistici sono es ressioni di forme
nk indipendentemente. Non possiamo friggere uova a questo modo,
ma possiamo aggiornare riunioni, presentare dimissioni, dichiarare
preesistenti di Intenzionalith. E la tassonomia I. ondamentalmente f marito e moglie, e dichiarare guerra.
un riflesso dei vari modi in cui le rappresentazioni possono avere
direzione di adattamento. La direzione di adattamento mente-a-
111. INTENZIONALITA E ISTITUZIONE DEL LINGUAGGIO
mondo corrisponde agli assertivi, e poicht questa direzione di adat-
tamento i? preminentemente asseribile come Vera o falsa, & una ca-
ratteristica definiente degli assertivi che essi ammettano dei valori Abbiamo fino ad ora descritto la struttura delle intenzioni signi-
di verith. In corrispondenza della direzione di adattamento mondo- ficanti per persone che possiedono gih un linguaggio, e abbiamo
a-parola stanno direttivi e commissivi. La divisione delle enuncia- cercato di isolare il carattere specifico dell'intenzione significante
zioni che hanno questa direzione di adattamento in due categorie di immaginando che l'intero atto linguistico fosse eseguito con il com-
atti linguistici & motivata dalla preminenza di parlante e ascoltatore piere qualche 'enunciazione' semplice come sollevare il proprio
come dramah per~onae nella esecuzione degli atti linguistici. Nei braccio. I1 nostro problema era: che cosa aggiunge l'intenzione all'e-
commissivi & il parlante che & responsabile dell'ottenere l'adatta- vento fisico per renderlo un caso di significazione attraverso la pro-
mento; nei direttivi & l'ascoltatore. Entrambi comportano anche duzione intenzionale dell'evento fisico? Data l'esistenza del linguag-
causazione Intenzionale derivata; vale a dire, & parte delle condizio- gio come istituzione, qua1 & la struttura delle intenzioni significanti
ni di soddisfazione sia dei commissivi che dei direttivi che essi deb- individuali?
ban0 funzionare causalmente nel provocare la base delle proprie Ma questo lascia ancora irrisolto il problema della relazione tra
condizioni di soddisfazione. La lor0 Intenzionaliti derivata & simile istituzione e Intenzionalith. Dando per buono che queste istituzioni
nella struttura a certe forme di Intenzionaliti intrinseca nel fatto di siano insiemi di regole costitutive, in che relazione sono con le for-
mostrare la caratteristica dell'autoriferimento causale. Inoltre, cosi me prelinguistiche di Intenzionalith?
come ci sono stati Intenzionali senza direzione di adattamento, ana- Supponiamo che sia esistita una classe di esseri in grado di avere
logamente ci sono atti linguistici non rappresentazionali, la catego- stati Intenzionali come credenza, desiderio, e intenzione, ma che
ria degli espressivi. La forma pih semplice di atto linguistico i? cer- non avevano un linguaggio; di che cosa avrebbero avuto bisogno in
tamente quella il cui specifico illocutivo & semplicemente di espri- pih per essere in grado di eseguire atti linguistici? Si noti che non
mere uno stato Intenzionale. Ci sono alcuni espressivi che sono c't niente di fantastic0 nel supporre l'esistenza di esseri in uno stato
espressioni di stati con direzione di adattamento, come per esempio simile, perchk per quanto ne sappiamo la specie umana si & trovata
una volta in questo stato. Si noti anche che il problema 2 concettua-
le e non storico o genetico. Non sto domandando quali aggiunte si richiesta fa qualcosa di piii del semplice far sapere che w o l e qualco-
sarebbero dowte fare ai loro cervelli, o come il linguaggio si sia di sa; un uomo che faccia una promessa fa qualcosa di pi; del sempli-
fatto evoluto nella storia della razza umana. ce far sapere che intende fare qualcosa. Ma che cosa di piii? Ciascu-
Quando abbiamo attribuito ai nostri esseri la capaciti di avere na delle categorie di atti linguistici, anche quella degli espressivi,
stati Intenzionali, abbiamo anche attribuito loro la capaciti di met- serve propositi sociali che vanno oltre la semplice espressione della
tere in relazione i loro stati Intenzionali con oggetti e stati di cose condizione di sinceriti. Per esempio, il proposito extralinguistico
primario dei direttivi t di far si che le persone facciano cose; un
proposito extralinguistico primario degli assertivi 2 di trasmettere
informazione; un proposito primario dei commissivi 6 creare aspet-
tative stabili di comportamento.
Questi fatti, credo, forniranno un indizio sulle relazioni tra i tipi
di atti linguistici e i corrispondenti tipi di stati Intenzionali. Come
o frustrazione delle proprie intenzioni. E questo pub essere genera- formulazione preliminare si potrebbe dire che i nostri esseri sareb-
lizzato: per ogni stato Intenzionale con direzione di adattamento, bero capaci di produrre una forma primitiva di asserzione quando
un essere che abbia questo stato deve essere in grado di distinguere potessero compiere azioni che fossero espressioni di credenza con il
la soddisfazione dalla frustrazione di quello stato. Questo segue dal proposito di dare informazione; i direttivi (in questa forma primiti-
fatto che uno stato Intenzionale 8 una rappresentazione delle condi- va) sarebbero espressioni di desiderio con il proposito di far si che
zioni della propria soddisfazione. Questo non significa che esseri di persone facciano cose; i commissivi (ancora nella forma primitiva)
questo t i p non daranno mai o quasi mai errori; significa piuttosto sarebbero espressioni di intenzione con il proposito di creare aspet-
che devono possedere la capaciti di riconoscere che cosa sia non tative stabili in altri rispetto al corso futuro del proprio comporta-
farli. mento.
Torniamo ora a1 nostro problema. Che cosa dovrebbero avere in I1 passo successivo sarebbe quello di introdurre procedure con- P K O C B D O P ~
piii esseri di questo t i p per avere un linguaggio? I1 problema deve venzionali per fare ciascuna di queste cose. Tuttavia, non c'6 nessun 69 WWJ
essere reso pih preciso, perch; ci sono molte caratteristiche dei lin- modo in cui questi propositi extralinguistici possano essere realizza- 216 N f i b )
guaggi reali che sono irrilevanti per la nostra attuale discussione. ti attraverso una procedura convenzionale. Tutti hanno a che fare
Presumibilmente, esseri di questo tipo avrebbero bisogno di un si- con gli effetti perlocutivi che le nostre azioni hanno sul nostro pub-
stema ricorsivo capace di enerare un numero infinito di frasi; blico, e non c'6 modo che una
I
avrebbero bisogno di quanti ~catori,di connettivi logici, di operato-
ri modali e deontici, di tempi, di parole di espressione, e cosi via. I1
tire che questi effetti saranno

problema che sto ponendo 6 piii stretto. Di che cosa avrebbero bi-
sogno per arrivare dall'avere stati Intenzionali all'eseguire atti illo-
cutivi?
La prima cosa di cui i nostri esseri avrebbero bisogno per esegui-
aK'qq"T(
trcr q a -
re atti illocutivi 6 qualche mezzo per manifestare, per rendere pub-
,u6U,rll(, blicamente riconoscibili ad altri, le espressioni dei loro stati Inten-
zionali. Un essere che possa fare questo di proposito, vale a dire, un zione (per esempio, il modo indicativo) sari un sistema che per
essere che non esprima semplicemente i propri stati Intenzionali, convenzione impegni il parlante all'esistenza dello stato di cose de-
ma esegua atti con il pro osito di far conoscere ad altri i propri stati scritto nel contenuto proposizionale. La sua enunciazione, di conse-
P
Intenzionali, ha g i i una orma primitiva di atto linguistico. Ma non
ha ancora niente di cosi ricco come le nostre affermazioni, richieste,
guenza, procura all'ascoltatore un motivo per credere a quella pro-
posizione, ed esprime una credenza da parte del parlante in quella
o promesse. Un uomo che faccia un'affermazione fa qualcosa di piti proposizione. Ogni sistema convenzionale per indicare che l'enun-
del semplice far sapere che crede qualcosa; un uomo che faccia una ciazione deve avere la forza di un direttivo (ad esempio, il modo
imperativo) sari un sistema che per convenzione valga come un 7.
tentativo da parte del parlante di far si che I'ascoltatore compia l'at- RIFERIMENTI INTENSIONAL1 D I STAT1 INTENZIONALI
to descritto nel contenuto proposizionale. La sua enunciazione, di E A l T I LINGUISTIC1
conseguenza, procura un motivo all'ascoltatore per compiere l'atto,
ed esprime un desiderio del parlante che l'ascoltatore compia l'atto.
Ogni sistema convenzionale per indicare che I'enunciazione deve
avere la forza di un commissivo vale come un impegno da parte del
parlante a compiere l'atto descritto nel contenuto proposizionale. La
sua enunciazione, di conseguenza, crea un motivo al parlante per
compiere quell'atto, crea un motivo all'ascoltatore per aspettarsi che
il parlante compia l'atto, ed esprime un'intenzione da parte del par-
lante di compiere l'atto.
I passi necessari, dunque, per arrivare dal possesso di stati Inten-
zionali all'esecuzione di atti illocutivi convenzionalmente realizzati
sono: primo, la deliberata espressione di stati Intenzionali col pro- Nel Capitolo 1 facevo una distinzione tra 1'1ntenzionaliti-con-la-
posito di far sapere ad altri di averli; secondo, l'esecuzione di questi z e l'intensionaliti-con-la-s. Sebbene 1'IntenzionalitA sia una caratte-
atti per il raggiungimento degli scopi extralinguistici che gli atti ristica sia degli atti linguistici che degli stati mentali, e l'intensiona-
illocutivi normalmente servono; e terzo, l'introduiione di procedure lit; sia una caratteristica di alcuni stati mentali e di alcuni atti lin-
convenzionali che convenzionalizzino gli specifici illocutivi che cor- guistici, c'P una netta distinzione tra le due. Dimostravo inoltre che
rispondono ai vari scopi perlocutivi. P un errore confondere le caratteristiche dei riferimenti' di stati In-
tenzionali con le caratteristiche degli stati Intenzionali stessi, e in
particolare che P un errore supporre che poiche i riferimenti di stati
Intenzionali sono intensionali-con-la-s anche gli stati Intenzionali
stessi debbano essere intensionali-con-la-s. Questa confusione P par-
te di una confusione pih dilagante e fondamentale, e c i d la creden-
za che si possa analizzare il carattere dell'Intenzionaliti soltanto
analizzando le peculiariti logiche dei riferimenti di stati Intenziona-
li. 10 credo, a1 contrario, che tradisca una confusione fondamentale
il cercare di far luce sull'Intenzionaliti analizzando l'intensionalita.
fi importante tenere a mente che ci sono almeno tre differenti grup-
pi di problemi rispetto agli stati Intenzionali e rispetto a come essi
venpono riferiti nella ~roduzionedi enunciati intensionali: in primoL3
- 0 -
luogo, quali sono le ckatteristiche degli stati Intenzionali? (i capi-
w
toli 1-3 s6no stati dedi&ti a dscutere questo problema) ;fn secondo
delle parole che seguono "che" in contesti come "disse che", "crede Howard t un uomo onesto t asserita, mentre in una enunciazione
che", "teme che" ecc.; delle parole che seguono "se" in "si chiede seria e letterale della 1 la proposizione non 2 asserita. In breve, se il
se", "domanda se" ecc.; dello statuto delle parole che seguono il significato dell'intero t una funzione del significato delle parti, e se
v e r b in "vuole", "intende", "promette di" ecc. Nella discussione le parti rilevanti in 1 e 2 hanno lo stesso significato, e se le proprie-
che segue 6 importante tenere a mente la distinzione tra enanciati t i logiche di una enunciazione seria e letterale sono determinate dal
(che sono entiti sintattiche a cui si attacca normalmente un signifi- significato della frase enunciata, come u6 allora succedere che la 1
cat0 letterale), enunciazioni di enunciati (che sono atti linguistici di
un certo t i p minimale, c i d atti enunciativi), ed enunciazioni serie
P
e la 2 abbiano proprietd logiche cosi di ferenti?
Questo t un modello caratteristico di problemi filosofici: da una
e letterali di enunciati (che sono, quando hanno successo, atti lin- parte, intuizioni linguistiche molto potenti ci inducono a certe posi-
guistici di un t i p molto pih ricco, c i d atti iIIomtivi la cui forza zioni da senso comune, in questo caso che ci sia una perfetta sinoni-
illocutiva e contenuto proposizionale
m l c dipendono
i f p i &a d let-
- @ terale della frase che t stat2 enunciata). Tutti gli atti 11ocutivl sono
mia tra la parte che ci interessa della 1 e la 2; mentre, dall'altra
parte, argomenti molto forti sembrano militare contro il senso co-
a"i;: enunciativi, ma non l'inverso. E a ciascuno dei tre termini di mune. Credo che un'ap licazione della teoria degli atti linguistici ci
queste distinzioni si applica I'usuale differenziazione tipo-occorren- metteri in grad0 di sadhisfare le nostre intuizioni linguistiche dan-
za. do tuttavia una spiegazione delle diverse proprieti logiche di 1 e 2.
Qua1 6 esattamente lo statuto delle parole che seguono "chew nel A rischio di qualche ripetizione render6 ora esplicite quelle che
riferimento consider0 essere le varie condizioni di adeguatezza in qualsiasi ap-
1. Lo sceriffo crede che Mr. Howard sia un uomo onesto proccio ai riferimenti intensionali di stati Intenzionali. Ai fini della
e che cosa esce dal confront0 con lo statuto delle parole nell'affer- presente discussione ignorer6 i problemi dell'intensionaliti all'inter-
mazione no dei contesti modali, perch6 sollevano discorsi particolari che I O ~D ~I , ~ L O ~ J
2. Mr. Howard 2 un uomo onesto. v a R oltre lo scopo di questo libro. ADr6tJq1t7f H
.
%
:
.:
P.
%. ,

h %
?
Si potrebbe dire: perch6 mai dovremmo pensare di trovarci di fron-
rte a un problema? Non t forw owio che le vole che seguono
db
che" nella 1 significano esattamente lo stesso quello che signifi-
A. L'analisi dovrebbe essere consistente con il fatto che -ifi-
cati delle parole condivise
--.r--.-.-C--,-=.." . .S
in coppie
r=- -,
come 1
v ,-=--.
e--
2 sianogli steisre
- --- --w-g
che ~n enunciazioni serie e Tetterali dE clascuna esse siano usate con
@
C l ~ r Fl 10111

e~swcano nella 2? I1 motivo per cui esiste un problema particolare ri- ue li stessi significati. If;>.
spetto a casi come questi t che, da una parte, siamo ortati a dire
!
che le parole nella proposizione dipendente nella 1 mono essere
f%fDovrebbe dare una spiegazjpnqllcf+gpche nella 1 l'enunciato
- - -- F;roprieti
inserito non ha le* -stege -=-.
, r r 1r r n
- -*-., logigiche ha nella 2, vale a dire, (,uclcnF
usate e devono avere lo stesso significato con cui sono usate e che la 2 P esGsion2e, la 1 & intenslonale.
hanno nella 2 (come potremmo altrimenti essere capaci di com- (CJ~ovrebbeessere consistente con il fatto che t parte dei signi-p,,,,, .
prendere la I?); ma, d'altra parte, siamo anche portati a dire che in ficati di 1 e 2 che, in enunciazioni serie e letterali della 1, la proposi-
casi di questo t i p esse non possono essere usate con i loro signifi- zione che Mr. Howard 2 un uomo onesto non t asserita, mentre
cati ordinari perch6 le proprieti logiche delle parole che seguono nella 2 lo 2.
"che" nella 1 sembrano essere abbastanza differenti dalle proprieti (In una interpretazione naturale, Frege2 e i suoi seguaci rigettano
delle stesse parole nella 2. Secondo entrambi i nostri criteri, la 2 t la condizione A accettando invece la B e la C; Davidson3 e i suoi
estensionale, la 1 P intensionale. La generalizzazione esistenziaIe P seguaci accettano la condizione A rigettando invece la B e la C. 10
una forma valida di inferenza nella 2 (se la 2 t Vera allora ( 3 x ) ; dimostrerh che t possibile accettarle tutte e tre.)
( x t un uomo onesto)]; e la sostituzione di altre espressioni che si D. L'analisi dovrebbe fornire una spiegazione per altri tipi di@ &+rrrLlr;
riferiscono a110 stesso oggetto preserveri il valore di veriti nella 2 enunciati contenenti subordinate rette da "che", incluse quelle in
(per esempio, se Mr. Howard t un uomo onesto e Mr. Howard t cui vengono mantenute alcune e tutte le propried logiche, cosi co-
Jesse James, allora Jesse James P un uomo onesto). Nessuna di que-
ste condizioni tiene in generale per enunciati della forma 1. Inoltre, 3. g un fatto che Mr. Howard sia un uomo onesto
in una enunciazione seria e letterale della 2 la proposizione che Mr. (la 3 ammette sia generalizzazione esistenziale che sostituzione)
4. Lo sceriffo sa che Mr. Howard P un uomo onesto ginare una qualsiasi catena di ragionamento che possa convincermi
(la 4 implicita l'esistenza di Mr. Howard ma non permette sostitu- che le parole tra virgolette in 9 non siano esattamente le stesse pa-
zione) . role che occorrono dopo il numerale "2" nella 2, o che ci sia qual-
,,,,Q@ Intenzionali E. L'analisi dovrebbe applicarsi ad altri tipi di riferimenti di stati che nome proprio nella 9 oltre a1 nome "Howard". Ciononostante,
e atti linguistici che non impieghino subordinate rette r quanto possa sembrare una pura ostinazione da parte mia, mi
da "che" che includano un enunciato, ma usino infiniti, pronomi $merb per prendere in considerazione la posizione ortdossa. La us-/
interrogativi, il congiuntivo, cambi di tempo, e COS; via. Inoltre l'a- sola motivazione a questo mod0 di considerare le cose che io sia "6"2'01'G
nalisi dovrebbe funzionare non soltanto per l'inglese ma per qual- mai stato in grado di approfondire P il principio secondo cui se vo- &t-,
siasi linguaggio che contenga riferimenti di stati Intenzionali e atti gliamo parlare di qualcosa non possiamo mai mettere la cosa stessa
linguistici. Alcuni esempi sono: dentro un enunciato, ma dobbiamo metterci il suo nome o qualche
5. Bill vuole che Mr. Howard sia un uomo onesto altra espressione che le si riferisca. Eppure questo principio P, a mio
6. Bill disse a Sally di far si che Mr. Howard sia un uomo onesto parere, chiarissimamente falso. Se, per esempio, ti si domanda che
7. Sally teme che Mr. Howard sia un uomo onesto. s u ~ k c e v l'uccello
a che hai visto ieri, puoi dire "L'uccello faceva
(In molte lingue, come per esempio il francese, la copula in 7 do- questo suono: -", dove lo spazio va riempito con un suono e non
vrebbe essere a1 congiuntivo.)4 con il nome del suono. In un caso di questo tip0 un'occorrenza del
8. Mr. Howard disse che sarebbe diventato un uomo onesto suono stesso P parte dell'occorrenza dell'enunciazione e una consa-
(dove il "sarebbe" P in inglese a1 congiuntivo).5 pevolezza di quell'occorrenza di suono P parte della proposizione
Come primo passo verso un'analisi del discorso indiretto inco- espressa dal parlante e compresa dall'ascoltatore. Owiamentepossia-
minciamo considerando un tip0 pih semplice di riferimento. mo usare parole per riferirci ad altre parole. Possiamo dire "John ha
9. Lo sceriffo enuncib le parole "Mr. Howard P un uomo onesto". enunciato le parole che sono le ultime tre della riga 7 a pagina 11
, , , a Q o ~ a n ~Qua1 6 lo statuto delle parole tra virgolette nella 9? H o lungamente del libro", e usiamo qui una descrizione definita per riferirci a paro-
discusso in altro luogo6 contro la posizione (ancora!) ortdossa se- le; ma quando parliamo di parole raramente P necessario usare nomi
TE"'l''L
CLASSI C R
condo cui le virgolette attorno a una parola servono per farne una o descrizioni definite, perch6 possiamo quasi sempre prdurre le pa-
parola completamente nuova, il nome proprio della o delle parole role stesse. Le uniche eccezioni che io conosca a questo principio
tra virgolette. Secondo me, le parole che occorrono dentro le virgo- sono quei casi in cui P osceno, o sacrilego, oppure tab6 pronunciare
lette nella 9 sono esattamente le stesse parole che occorrono nella 2. le parole stesse; per esempio "la parola di Cambronne". In casi di
Se dovessi avere ualche dubbio a1 riguardo, una semplice ispezione questo tip0 abbiamo bisogno di un nome per la parola, ma normal-
9
visiva sarebbe su ficiente a rassicurarmi. Secondo la posizione tradi-
zionale, tuttavia, le parole della 2 non occorrono dentro le virgolette
mente non c'P bisogno di nessun nome, semplicemente ripetiamo la
parola.
nella 9 perch6 l'intera espressione, virgolette incluse, P un nuovo C'P un altro argomento contro la posizione secondo cui quando
nome proprio, il nome proprio dell'enunciato che occorre nella 2. mettiamo un'espressione tra virgolette creiamo un nuovo nome.
Secondo questa posizione arsofutamente nessuna parofa occorre dentro Spesso la posizione del passo virgolettato non permette nemmeno
le virgolette nella 9. A un occhio ingenuo, non awezzo alle sotti- l'inserzione di un nome o di qualche altro sintagma nominale. Si
gliezze dei testi di logica elementare, di certo numerose parole sem- noti percib la differenza tra "Gerald disse 'Prenderb in considera-
brerebbero occorrere tra le virgolette nella 9, come per esempio zione di concorrere per la presidenza"' e "Gerald disse che
<<Mr.","Howard", "*"e , e cosi via; ma, secondo la posizione ortdos- avrebbe 'preso in considerazione di concorrere per la presidenza' ".
sa, questo P un semplice accidente ortografico, nello stesso m d o in Nella seconda forma, se considerassimo la parte tra virgolette co-
cui P un accidente ortografico che "strofe" sembri occorrere in "ca- me formante un nuovo nome, un sintagma nominale, l'enuncia-
tastrofe". Secondo la posizione ortdossa, l'intero oggetto P un no- to diventerebbe non grammaticale, perch6 il contest0 "Gerald disse
me proprio, non contiene parole componenti e non ha nessuna che avrebbe" non permette un sintagma nominale dopo "avrebbe".
struttura interna. Secondo la posizione ortdossa l'originale sarebbe equivalente a un
10 trovo questa posizione francamente ridicola. 6 difficile imma- enunciato con la forma grammaticale di, per esempio

188
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22. The sheriff ordered Mr. Howard to be an honest man.
Ma la Dersona che riferisce (rebort) che faccia un'enunciazione seria
Lo sceriffo ordinb a Mr. Howard di essere un uomo onesto. , 1

e letteiale della 11 t impegna~asdltanto ad esprimere la stessa pro-


In questa coppia il modo imperativo della 21 t rimosso nella 22, posizione del parlante originario mentre non t impeanata ad a s s i r -
rimpiazzato con l'infinito e riferito tramite il verbo "ordinb". la. Le condizioni di veriti a cui si impegna includono la condizione
Cib che vediamo in ciascuna di queste coppie, 19/20, 21/22, t r-
che
. ... il riferimento (rebort) debba contenere un'espressione della stes-
che colui che riferisce ripete il contenuto proposizionale, ma nferi~ce \ 1I

sa proposizione espressa dal parlante originario, ma poichC egli non


la forza illocutiva. In questi casi esiste una varieti di sistemi sintat- sta asserendo quella proposizione, e non t percib impegnato alle sue
tici per segnalare all'ascoltatore che la proposizione ha nel riferi- condizioni di veriti, la 11 pub essere Vera anche se non c't nessun
mento uno statuto illocutivo differente da quello che aveva nella oggetto che corrisponda all'espressione che gli fa riferimento (re-
sua occorrenza originaria. f ~ )e ;questo L. il motivo per cui la generalizzazione esistenziale non
In sintesi dunque, la nostra risposta a1 problema che riguarda la t una forma valida di inferenza per la 11.
condizione C 2 che le parole e gli altri elementi ripetuti nei riferi- Perch6 la sostituzione fallisce per la 11 e non per la 2, se la pro- susr rytr
menti di contenuto come 1 e 11 mantengono i lor0 significati origi-
nari, ma quei significati determinano contenuto proposizionale e
-
posizione in entrambe t la stessa? La sostituzione fallisce perch6 la " T A
forma della 11 impegna colui che riferisce a ripetere la stessa propo-
r non forza illocutiva. La forza illocutiva dell'originale non viene ri- sGG&33 parlante: presa strettamente, l'espressione "disse che"
petuta, bensi riferi'ta; e 'l'inglese e le altre lingue possiedono una hella 11 impegna cdui che riferisce a ripetere la proposizione cosl
varieti di sistemi sintattici per segnalare all'ascoltatore che la forza come era stata originariamente espressa dal parlante, e di conse-
illocutiva dell'originale non t pi6 associata alla proposizione nel ri- guenza ogni sostituzione che alteri la proposizione pub alterare il
ferimento.

.
V F R k'~ ~ Poichi la forza illocutiva assertiva L. rimossa dal contenuto pro-
r ', T ; Jpo~zionale
IrTerSlO
..- nella 1.s .
.__m_-U-s a 11, e poichi
----L -
.----- t l'impegno
--,comportato---nel-
Sl'menre la proposizione. e non soltanto la ~ r o ~ o s i z i o ncome
e tale.
valore di veriti del riferimento. Come Frege sapeva bene, in genera-
Y le, le sostituzioni che mantengano non soltanto lo stesso riferimen-
to ma anche lo stesso senso manterranno il valore di veriti anche in
contesti intensionali: fino a quando il contenuto proposizionale t
mantenuto dalla sostituzione, il valore di veriti rimane costante. Ma
l i dove due termini vengono normalmente usati per fare riferimen-
to (reference) a110 stesso oggetto e il senso dei due t differente, la
sostituzione dell'un termine all'altro pub alterare il contenuto della
proposizione e percib alterire il valore di veriti del riferimento (re-
* port) della proposizione. I1 valore di veriti della 2, d'altra parte, non
dipende da come viene identificato l'oggetto; altre identificazioni
man;enere si'a 1; condizione A chi la B, pr~ndiamoin considerazio- dello stesso oggetto preserveranno il valore di veriti.
ne prima la generalizzazione esistenziale e poi la sostituibiliti. Abbiamo spesso riferimenti parziali di contenuto, in cui colui
6EwF Pqkr:- Se le parole che ci interessano hanno lo stesso significato nella 2 che riferisce non si impegna alla totaliti della proposizione origina-
:Arlaw;
F.slr.rf
e nella 11 e la proposizione nella 2 viene ripetuta nella 11, come
le. Percib diciamo cose della forma
I ~ ~ L Fmai la generalizzazione esistenziale 6 una forma valida di inferenza
23. Non ti dirb esattamente quello che disse, ma lo sceriffo disse
nella 2 ma non nella 11?I1 parlante che fa una enunciazione seria e che Mr. Howard era un certo tip0 di uomo.
letterale della 2 non solamente esprime il contenuto proposizionale, Qui la forma del riferimento rende chiaro che colui che riferisce
ma lo mmice anche. L'asserzione lo impegna alle condizioni di veri-
non si impegna a ripetere la totaliti dell'originale.
t i della proposizione, e quelle condizioni di veriti includono l'esi- L'analisi che sto offrendo qui t in realti semplicemente un'espan- ~ r , , ~
stenza di un oggetto a cui ci si riferisce(refw) di proposito tramite sione degli appunti del Capitolo 1. Nei riferimenti di stati Intenzio- 01
l'enunciazione dell'espressione che gli fa riferimento ( refmce). Se nali si rappresenta una rappresentazione. E poichC il riferimento (re- h f ~
la 2 t Vera deve esistere un oggetto simile, e questo t il motivo per port) t della rappresentazione di base e non di cib che 2 rappresenta-
cui la generalizzazione esistenziale t una forma valida di inferenza. to da lei, gli impegni della rappresentazione di base possono essere
assenti dal riferimento; di conseguenza gli impegni ontologici della riguarderebbe in realti i linguisti pih che i filosofi del linguaggio:
prima possono essere assenti dal secondo. E visto che il riferimento come si regola il nostro approccio di fronte alla varieti di sistemi in
si costruisce ripetendo il contenuto proposizionale della rappresen- inglese e nelle altre lingue per indicare l'intensionaliti? Ho gii pre-
so in considerazione alcuni dei modi in cui l'inglese riferisce gli atti
* tazione originale, ogni sostituzione che alteri quel contenuto propo-
sizionale pub alterare il valore di veriti del riferimento, giacchi ver- linguistici indicativi, interrogativi e imperativi, e in ciascuno dei ca-
rebbe allora in esso presentata una rappresentazione differente.
Condizione D: viste le nostre risposte ai problemi che riguarda-
no le condizioni A, B, c C, come presentiamo una spiegazione unifi-
r=
si abbiamo visto, sebbene pih singolarmente r i riferimenti di in-
terrogativi e imperativi, una separazione tra orza illocutiva +#a
e contenuto proposizionale nletuto. Per estendere - e percib mettere
cata delle subordinate rette da "che" ecc.? Vale a dire, se le subordi- alla prova - l'approccio di questo capitolo, si vorrebbe conoscere
nate rette da "che" sono in generale presentazioni dimostrative di come la forza illocutiva e il contenuto proposizionale vengano indi-
contenuti proposizionali, allora come spieghiamo il fatto che alcune cati in una varieti di altre lingue, e come la distinzione tra contenu-
to proposizionale e forza illocutiva venga ra presentata nei riferi-
sono intensionali e altre estensionali?
Che la subordinata sia estensionale o intensionale dipende com- P
menti di enunciazioni in quelle lingue. Una orma sintattica parti-
colarmente interessante, che esiste in inglese e in molte altre lingue,
pletamente dal contenuto semantic0 del resto dell'enunciato. Percib
le differenze tra enunciati delle forme 2 la forma che il francese chiama "style indirecte libre". Consideria-
1. Lo sceriffo crede che Mr. Howard sia un uomo onesto mo
e- She (Louisa) could not bear to think of her lofty, spiritual sister
3. fi un fatto che Mr. Howard sia un uomo onesto degraded in the body like this. Mary was wrong, wrong, wrong:
dipendono completarnente dalla differenza in significato tra "Lo she was not superior, she was flawed, incomplete.
sceriffo crede chewe "fi un fatto che". Entrambi gli enu~ciatiyen- (D.H. Lawrence, Daughters ofthe Vicar)g
gono usati letteralmente per fare asserzioni, ma mentre "E un fatto I1 secondo enunciato 2 il riferimento di uno stato Intenzionale; l'au-
c F----
._- i m p j g n a i1 parlante all'asserzione della roposizio~esubordj- tore non ci sta dicendo che Mary aveva torto, torto, torto, ma che
nata, "Lo sceriffo crede che" non lo fa. La f;- di erenza tra lo statuto Louisa pensava che lei avesse torto, torto, torto. La complessiti dell'e-
ZeIra prop&s<zionEP S p r w F u T g ; - c ' a s oe nell'altro dipende unica- sempio deriva da tre aspetti: primo, sebbene l'enunciato sia un riferi-
mente dal resto dell'cnunciato, e non ci richiede di postulare due mento di stato Intenzionale, sta da solo e non 2 inserito in un'altra
tipi differenti di subordinate rette da "chew. Ulteriore evidenza sul proposizione (da cui "libre" in "style indirecte libre"); in secondo
fatto che lo statuto dell'occorrenza della subordinata 2 il medesimo luogo, ha alcune caratteristiche del discorso diretto - dobbiamo pren-
2 data dal fattp che i due enunciati permettono riduzioni congiunti- ' dere il "torto, torto, torto" come cib che con quelle parole Louisa sta
ve del t i p "E un fatto che, e Jones crede che Mr. Howard sia un pensando tra & e &; ma in terzo luogo ha anche alcune caratteristi-
uomo onesto". che del discorso indiretto come il cambiamento di tempo - dobbiamo
~ F H\R a1 Un caso intermedio ci viene dato dalla 4. "Sa che", cosi come pensare che Louisa si dica "Mary ha torto, torto, torto", ma questo
S W C as.^.
~ cc viene riferito come "Mary aveva torto, torto, torto".
prova che" e "vede che" sono sicuramente verbi Intenzionali, ma
oltre a caratterizzare 1'Intenzionaliti dello stato o atto della persona Questo capitolo ha preso in considerazione soprattutto i riferi-
di cui si riferisce, essi sono tutti verbi di 'successo'. Per questi con- menti intensionali di stati Intenzionali e atti linguistici, i cosiddetti
testi t valida la forma di inferenza che arriva all'esistenza degli og- riferimenti de dido. Ma che dire di quei riferimenti dove l'occorren-
etti a cui ci si riferisce (refer) di proposito nella subordinata; e af- za di alcune delle espressioni a1 loro interno t estensionale, i cosid-
fermazioni della forma "X sa chep, X vede chep, X ha provato detti riferimenti da re? "Bush crede che Reagan sia presidente" 2 da
che p" tutte implicitano p. Per questi contesti, tuttavia, la sostitu- i dcto e intensionale. Pub essere vero anche se salta fuori che Reagan
zione non mantiene il valore di veriti perch6 l'identiti del contenu- non t mai esistito. Ma che dire di
! Reagan t creduto da Bush essere presidente
to di cib che 2 saputo, rovato, o visto dipende almeno in parte
f
dall'aspetto sotto cui i re erenti sono saputi, provati o visti. 1
i
odi
Reagan 2 tale che Bush crede che lui sia presidente?
Una risposta completa alla domanda che riguarda la condizione E
Riferimenti come questi sono de re, e a1 loro interno l'occorrenza di 8.
I SIGNIFICATI S O N 0 NELLA TESTA?

di analizzare enunciati usati per compiere riferimenti de dicto. La


confusione parallela nel caso dei riferimenti de re i stata di inferire
dal fatto che ci sono due tipi di riferimenti, de re e de dicto, che di
ci siano due tipi di stati riferiti, ci& che gli stati siano
de re o de dicto. Ma semplicemente non consegue dal
differenti tipi di riferimenti, e non si d i il
due differenti tipi di stati. Ci rivolgeremo a questa
correlate nel corso del prossimo capitolo.
I1 problema fondamentale della filosofia del linguaggio i sempre
stato: come si collega il linguaggio alla realth? La soluzione da me
proposta in Atti Linguistici era che il linguaggio si collega alla real-
th in vird del fatto che i parlanti lo collegano in tal mod0 nella
esecuzione degli atti linguistici. I1 problema originale si riduce allo-
ra a quello di analizzare la natura e le condizioni della possibilith di
questi atti. H o cercato in questo libro di spingermi pih in l i per
dare a questa analisi una base nell'Intenzionaliti della mente: il pro-
blema "Come si collega il linguaggio alla realth?" t soltanto un ca-
so particolare del problema "Come si collega la mente alla realti?",
e cosi come il problema del linguaggio si riduce a quello dei vari
tipi di atti linguistici, analogamente il problema della mente si ridu-
ce a quello delle varie forme di Intenzionaliti, poich6 le capaciti
rappresentative degli atti linguistici sono semplicemente un caso
particolare di Intenzionaliti derivata.
In almeno una interpretazione di Frege, il mio approccio genera-
le al171ntenzionalitidipende dal rivedere ed estendere la concezione
fregeiana di "Sinn" all'Intenzionaliti in generale, includendo la per-
cezione e le altre forme di autoriferimento; e il mio approccio a1
problema particolare del riferimento i in qualche rispetto fregeiano
nello spirito, sebbene, owiamente, non nel dettaglio. In particolare,
& possibile distinguere almeno due percorsi indipendenti nell'ap-
proccio di Frege alle relazioni tra espressioni e oggetti. In primo
luogo, nella sua spiegazione del Sinn e della Bedeutung degli Eigen-
namen, un'espressione si riferisce a un oggetto perch6 l'oggetto si
adatta a, o soddisfa, il Sinn associato all'espressione. In second0 luo-
go, nella sua battaglia contro lo psicologismo, Frege ha sentito ne-
cessario postulare 17esistenzadi un "terzo reame" di entiti astratte:
sensi, proposizioni ecc. La cornunicazione nell'enunciazione di un'e- 2. Ci dovrebbe essere una distinzione :ondamentale tra l'uso "re-
spressione 2 possibile soltanto percht sia il parlante che l'ascoltatore ferenziale" e "attributivo" delle descrizioni definite. Soltanto nel ca-
possono afferrare un senso cornune astratto associato all'espressione. so degli usi attributivi delle descrizioni definite un parlante "si rife-
I1 rnio approccio P fregeiano nel senso che accetto il prirno di questi
risce" a un oggetto in v i r d del fatto che il suo contenuto Intenzio-
due percorsi, rnentre rigetto il secondo. I1 riferirnento linguistic0 nale stabilisce condizioni che l'oggetto soddisfa, ma questi non sono
(reference) t un caso particolare del riferirnento Intenzionale, e il ri- affatto casi genuini di riferirnento; nell'uso referenziale delle descri-
ferirnento Intenzionale funziona sernpre per mezzo della relazione zioni 'definite non si richiede a1 parlante di usare un'esprasione che
di adattamento o di soddisfazione. Se tu pensi alla Stella della Sera l'oggetto a cui ci si riferisce soddisfi.1
sotto il rnodo di presentazione "Stella della Sera", e io penso al rne- 3. Dovrebbe essere irnpossibile per una teoria internalista spiega-
desirno pianeta sotto il rnedesirno rnodo di resentazione, il senso
in cui abbiamo un'entiti astratta in cornune eP il senso assolutamen-
re espressioni indessicali come "io", "tu", "guest::, "quello",
"qui", "ora", percht la loro enunciazione rnanca I un senso frege-
te banale in cui, se io vado a passeggio sulle Rerkelgr bilk e anche tu iano finito".
fai esattamente la stessa passeggiata, noi condividiamo un'entiti 4. Gli esponenti delle cosiddette teoria causale dei norni e teoria
astratta, la stessa passeggiata. La possibiliti di condividere contenuti causale del riferirnento dovrebbero aver confutato qualcosa chiama-
Intenzionali non richiede un apparato rnetafisico pih pesante che la to "teoria descrittivista" dei norni e del riferirnento, avere di conse-
possi bili t i di passeggiate condivise. guenza confutato qualsiasi approccio internalista o fregeiano, e aver
Sia l'approccio al significato di Frege sia il rnio sono internalisti rnostrato che il riferirnento t ottenuto in v i r d di qualche relazione
nel senso che t in v i r d di alcuni stati rnentali nella testa di un par- causale aterna.
lante o di un ascoltatore - lo stato rnentale di afferrare un'entitd 5. La teoria causale del riferirnento dovrebbe essere applicabile a
astratta o sernplicernente di avere un certo contenuto Intenzionale - una larga classe di termini generali, i termini di generi naturali, e
che parlante e ascoltatore possono cornprendere i riferirnenti lingui- forse ad altri; e per questi termini ci dovrebbero essere argornenti
stici (reference). All'epoca del presente scritto, le teorie pih influenti decisivi che rnostrino che conoscere i lord significati non pub consi-
del riferirnento e significato rigettano un'analisi fregeiana o interna- stere nell'essere in un qualsiasi t i p di stato psicologico, ma deve
lista. Ci sono diversi rnotivi per cui la posizione anti-internalista 4 coinvolgere qualche relazione causale pih diretta con il rnondo. Do-
diventata di rnoda, e c't un disaccordo considerevole tra gli anti- vrebbe essere stato rnostrato che "i significati non sono nella testa".
internalisti su quale sia l'analisi corretta di riferirnento e significato. 10 credo che tutte queste posizioni siano false. Condividono ol-
In questo capitol0 e nel prossirno prenderb in considerazione e darb tretutto una sorniglianza di farniglia; suggeriscono un'irnrnagine di
risposta ad alrneno alcuni degli attacchi pih importanti contro la riferirnento e significato in cui il contenuto Intenzionale interno del
tradizione internalista, fregeiana, o Intenzionalistica. Questi capitoli parlante t insufficiente a deterrninare a che cosa egli si stia riferen-
saranno di conseguenza pih argornentativi di quelli che li hmno do, o nei suoi pensieri o nelle sue enunciazioni. Condividono la po-
preceduti: il rnio scopo non t soltanto di presentare una spiegazione sizione che per spiegare le relazioni tra parole e rnondo dobbiamo
Intenzionalistica del riferirnento, ma di farlo dando risposta a quella introdurre (per alcuni? per tutti? i casi) relazioni contestuali ester-
che 4, a parer rnio, una famiglia di dottrine errate nella filosofia ne, non concettuali, causali, tra le enunciazioni delle espressioni e le
conternporanea. Qui di seguito, in nessun ordine particolare; ci so- caratteristiche del rnondo riguardo alle quali t l'enunciazione. Se
no alcune delle tesi pih influenti sollevate contro l'irnrnagine inter- queste posizioni sono corrette, allora deve essere sbagliata la spiega-
nalista. zione che ho dato dell'Intenzionaliti. A questo punto, non vedo
1. Ci dovrebbe essere una distinzione fondamentale tra le creden- nessuna alternativa a1 costruire una serie di argornenti filosofici
ze de re e de dicto e gli altri tipi di atteggiamenti proposizionali. Le adatti. La giustificazione del fare un tale chiasso per posizioni che io
credenze de re sono relazioni tra agenti e oggetti; e non possono consider0 false in ogni rnodo ha a che fare con l'entiti delle discus-
essere individuate sernplicernente nei termini dei loro contenuti sioni coinvolte. Se non siamo in grado di spiegare la relazione di
rnentali (de dicto), perch6 l'oggetto stesso (m) deve essere parte del riferirnento in termini di contenuti Intenzionali interni, o di conte-
principio di individuazione della credenza. nuti del parlante individuale, o della cornuniti linguistica di cui egli
ma

(! ;
drebbe pih o meno a questo modo: fino al 1750 "acqua" aveva lo
2. L'estensione di "olmo" nel mio idioletto # l'estensione di ;stesso significato sia sulla terra che sulla terra gemella e aveva la
"faggio" nel mio idioletto. stessa estensione. Dopo che fosse stata scoperta l'esistenza di due
Come so che la 2 P vera? Owiamente perch6 differenti composizioni chimiche, una per la terra e una per la terra
3. 10 so che i faggi non sono olmi e che gli olmi non sono faggi. gemella, ci ritroveremmo a dover scegliere. Potremmo definire "ac-
E come so questo? Lo so perch6 so che olmi e faggi sono due divwse qua" come H 2 0 , che P quello che abbiamo in realti fatto; oppure
specie di alberi. Per quanto imperfetta sia la mia presa dei rispettivi potremmo dire semplicemente che ci sono due ti i di acqua, e che
concetti, ho almeno abbastanza conoscenza concettuale da sapere
che sono due specie distinte. Ma proprio per questa ragione,
P
l'acqua sulla terra gemella P costruita in modo di ferente dall'acqua
sulla terra. C'P indubbiamente qualche sostegno a queste intuizioni.
4. La numero 3 esprime conoscenza concettuale. Supponiamo per esempio che ci sia stato un gran viavai tra la terra
Se una simile conoscenza non 2 conoscenza concettuale, niente lo 2. e la terra gemella, cosi che probabilmente i parlanti hanno cono-
Di conseguenza, sciuto entrambe. Sembra allora probabile che costruiremmo l'acqua
5. Contrariamente alla 1, il mio concetto di "olmo" # il mio come ora costruiamo la giada. Cosi come ci sono due tipi di giada,
concetto di "faggio". nefrite e giadeite (esempio di Putnam), ci sarebbero due tipi di ac-
Nella sua pih importante e influente seconda dimostrazione Put- qua, H 2 0 e XI'Z. Sembra inoltre che pagheremmo un prezzo mol-
VkFF nam cerca di mostrare che anche la collettivitl degli stati Intenzio- to alto per accettare le sue intuizioni. Un numero molto grande di
nali dei parlanti potrebbe essere insufficiente per determinare l'e- cose ha l'acqua come una delle sue componenti essenziali, cosi che
stensione, perch6 ci potrebbero essere due comuniti con lo stesso se la sostanza sulla terra gemella non P acqua presumibilmente allo-
insieme di intensioni collettive ma con estensioni differenti. Imma- ra il loro fango non P fango, la loro birra non t birra, la loro neve
giniamo che in una lontana galassia ci sia un pianeta molto simile non P neve, il loro gelato non 2 gelato ecc. Se prendiamo la cosa in
a1 nostro con persone simili a noi che parlano una lingua indistin- mod0 veramente serio, sembra allora che la loro chimica debba esse-
guibile dall'inglese. Immaginiamo tuttavia che su questa terra ge- re radicalmente differente. Quando guidiamo l'auto sulla nostra ter-
mella la sostanza che essi chiamano "acqua" sia percettivamente in- ra otteniamo H 2 0 , CO e C 0 2 come prodotti della combustione di
distinguibile da quella che noi chiamiamo "acqua", ma che abbia di idrocarburi. Che cosa dovrebbe uscire dalla macchina sulla terra ge-
fatto una composizione chimica diversa. Cib che viene chiamato mella? Penso che un difensore della posizione tradizionale potrebbe
"acqua" sulla terra gemella P un composto chimico molto comples- anche far notare che P singolare che Putnam assuma che "H20" P
so, la cui formula sari abbreviata con "XYZ". Secondo le intuizioni fisso e che "acqua" t problematico. Potremmo ugualrnente bene
di Putnam, l'espressione "acqua" sulla terra nel 1750, prima che immaginare casi in cui H 2 0 P leggermente diversa sulla terra e sul-
nulla fosse scoperto sulla composizione chimica dell'acqua, si riferi- la terra gemella. Non voglio tuttavia portare avanti queste intuizio-
va ad H 2 0 ; e "acqua" sulla terra gemella nel 1750 si riferiva a ni alternative a quelle di Putnam; accetterb invece le sue intuizioni
XYZ. Di conseguenza, anche se sia sulla terra sia sulla terra gemel- per gli scopi della dimostrazione e continuer6 con la sua spiegazio-
la t u t u la gente era nel medesimo stato sicologico rispetto alla ne positiva di come venga determinata l'estensione.
parola "acqua", essi avevano estensioni dif /'erenti, e perci6 Putnam Secondo la teoria di Putnam l'estensione di un termine generale
conclude che gli stati psicologici non determinano l'estensione. come "acqua" - e quindi nella sua teoria questo P vero di tutti i
L O T RQ
La maggior parte di coloro che hanno criticato l'argomento di termini generali - viene determinata indessicalmente come segue.
pS p R q Putnam hanno messo in dubbio le sue intuizioni rispetto a quello Noi identifichiamo un tip0 di sostanza come acqua grazie a certe
GGrlg,L5 che potremmo dire sull'esempio della terra gemella. La mia strate- caratteristiche di superficie. Esistono cose del t i p che l'acqua P un
gia sari invece di accettare comvletamente le sue i n t u i w i liquid0 chiaro, insapore, incolore ecc. I1 punto cruciale P che l'esten-
sione della parola "acqua" viene percib determinata come qualsiasi
*I---P__I- cosa sia identica in struttura con la sostanza cosi descritta, qualsiasi
piccola digressione e p r e n r considerazione quello che i teorici cosa questa struttura sia. Percib, second0 la sua spiegazione, il moti-
tradizionali direbbero sull'esempio qui presentato. Penso che an- vo per cui "acqua" sulla terra gemelh ha un'estensione differente da
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dobbiamo ora esplorare. Le assunzioni emergono quando dice: tica in struttura con questa sostanza, e poich6 stanno avendo espe-
Per queste parole (indessicali) nessuno ha mai suggerito la teoria rienze assolutamente identiche, Putnam suppone che non possiamo
spiegare nei termini dei loro contenuti mentali come mai "acqua"
tradizionale che "l'intensione determina l'estensione". Prendendo
abbia sulla terra un'estensione differente da quella che ha sulla terra
il nostro esempio dePla terra gemella: se io ho un DoppeLganger
gemella. Se le loro esperienze sono le stesse, come possono i loro
sulla terra gemella, allora quando io penso "Ho ma1 di testa", egli contenuti rnentali essere differenti? Secondo la spiegazione dell'In-
pensa "Ho ma1 di testa". Ma l'estensione della particolare occor-
tenzionaliti proposta in questo libro, la risposta al problema 1. sem-
renza di 'io' nel suo pensiero verbalizzato 1. egli stesso (o la sua plice. Setlbene essi abbiano esperienze visive assolutamente identi-
classe uniti, per essere precisi), mentre l'estensione dell'occorren-
che nella situazione in cui "acqua" 1. per ognuno identificata indes-
za di 'io' nel mio pensiero verbalizzato 2 me (o la mia classe uniti,
sicalmentr, essi non hanno contenuti Intenzionali assolutamente
per essere precisi). Percib la stessa parola, 'io', ha due estensioni
identici. A1 contrario, i loro contenuti Intenzionali possono essere
differenti in due idioletti differenti; ma non ne consegue che il
differenti perch6 ogni contenuto Intenzionale 1. causalmente autore-
concetto che io ho di me stesso sia in qualche mod0 differente
ferenziale nel senso che ho g i i spiegato. La definizione indessicale
dal concetto che il mio Doppelganger ha di se stesso.4
Questo passaggio rende chiaro che Putnam suppone sia che la posi- di "acqua" data da Jones sulla terra pub essere analizzata come se-
gue: "acqua" 1. definita indessicalmente come qualsiasi cosa sia
zione tradizionale, che cib che 1. nella testa determina l'estensione,
identica in struttura con la sostanza che causa querta esperienza visi-
non possa essere applicata agli indessicali, sia che se due parlanti, io
e il mio Dopplganger, hanno stati mentali assolutamente identici, i va, qualunque ne sia la sr.ruttura. E l'analisi per Jones gemello sulla
terra gemella 1.: "acqua" 1. definita indessicalmente come qualsiasi
loro stati dwono avere le stesse condizioni di soddisfazione. Credo
cosa sia identica in struttura con la sostanza che causa querta espe-
che entrambe queste assunzioni siano false. Vorrei dimostrare, pri-
rienza visiva, qualunque ne sia la struttura. Cosi in entrambi i casi
mo, che se per "intensione" intendiamo il contenuto Intenzionale
abbiamo esperienze assolutamente identiche, enunciazioni assoluta-
allora l'intensione di un'enunciazione di un'espressione indessicale mente identiche, ma di fatto in entrambi i casi viene significato
precisamente determina l'estensione; e, secondo, che nei casi percet- qualcosa di differente. Vale a dire, in ciascun caso le condizioni di
tivi due persone possono essere in stati mentali assolutamente iden- soddisfazione stabilite dal contenuto mentalc (nella testa) sono dif-
tici, e ciononostante possiamo sempre supporre che un uoma e il ferenti per l'autoreferenzialiti causale delle esperienze percettive.
suo Doppelgnger possano essere assolutamente identici fino all'ulti- Questa spiegazione non ha la conscguenza che parlanti diversi sul-
ma microparticella, e che tuttavia i loro contenuti Intenzionali pos-
la terra debbano voler dire qualcosa di diverso con "acqua". La mag-
sano ancora essere differenti; essi possono infatti avere differenti gior parte delle persone non va in giro battezzando generi naturali;
condizioni di soddisfazione. Sia 1'IntenzionalitA percettiva che l'in-
esse intendono semplicemente usare le parole per significare e riferir-
dessicalitd sono casi di autoreferenzialiti del contenuto Intenzionale si a qualsiasi cosa la comuniti in senso largo, cornpresi gli esperti, usi
o semantico. Esploreremo l'autoreferenzialiti delle proposizioni in-
le parole per significare e riferirsi. E anche quando ci sono simili bat-
dessicali piti avanti in questo capitolo. Per gli scopi del momento 2
tesimi pubblici essi comportano normalmente che i artecipanti con-
sufficiente ricordarci dell'autoreferenzialiti causale dell'esperienza
percettiva che abbiamo esplorato nei Capitoli 2 e 4, e mostrato
l
dividano esperienze visive e d'altro t i p , dei generi scussi nel Capi-
tolo 2. Ma la spiegazione non ha la conseguenza che, nel dare defini-
quanto sia importante per l'argomento della terra gemella. zioni identiche, parlanti diversi possano significare qualcosa di diverso
Supponiamo che Jones sulla terra nel 1750 identifichi indessical- perch6 i loro contenuti Intenzionali sono autoreferenziali all'occor-
mente e poi battezzi qualcosa come "acqua", e che anche Jones ge- renza delle esperienze Intenzionali. Concludo percib che anche accet-
me110 sulla terra gemella identifichi qualcosa indessicalmente e lo tando tutte le sue intuiziorii - e molte non le accetteremo - gli argo
battezzi come "acqua". Supponiamo anche che essi abbiano conte- menti di Putnam non mostrano che i significati non sono nella testa.
nuti mentali assolutamente identici ed esperienze visive e di altro A1 contrario, egli ci ha offerto una spiegazione Intenzionalistica alter-
tip0 assolutamente identiche quando compiono l'identificazione in- nativa, basata sulle presentazioni indessicali, dei significati di una cer-
dessicale. Ora, poich6 essi danno le stesse assolutamente identiche ta classe di termini generali.
definizioni, c i d "acqua" viene definita come qualsiasi cosa sia iden-
11. ESISTONO CREDENZE DE RE IRRIDUCIBILI?5
re irriducibili. In primo luogo sembra proprio esserci una classe di
Non ho mai visto un'espressione chiara e precisa di che cosa credenze che siano irriducibilmente relative a oggetti, ci& credenze
esattamente debba essere la distinzione de dictolde re quando appli- che mettono in relazione il credente con un oggetto e non semplice-
cata agli atteggiamenti proposizionali. Esistono forse tante sue ver- mente con una proposizione, e sono in questo senso de re piuttosto
sioni quanti autori sull'argomento, e sicuramente le nozioni sono che de dicto. Per esempio, supponiamo che George Bush creda che
andate assai oltre i significati letterali latini, "di parole" e "di cose". Ronald Reagan sia presidente degli Stati Uniti. Questo t chiara-
Supponiamo di credere, come faccio io, che tutti gli stati Intenzio- mente un fatto che riguarda Bush, ma nelle circostanze adatte non i.
nali siano interamente costituiti dal lor0 contenuto Intenzionale e forse altrettanto chiaramente un fatto che riguarda Reagan? Non 6
dal lor0 mod0 psicologico, entrambi i quali sono nella testa. In una. un semplice ed evidente fatto che riguarda Reagan che Bush creda
spiegazione di questo tipo tutte le credenze saranno de dicto. Esse che lui sia presidente? Non c't inoltre nessun modo di spiegare il
sono completarnente "Yndividuate dal lor0 contenuto Intenzionale e fatto nei semplici termini di fatti che riguardano Bush, compresi i
dal lor0 modo psicologico. Alcune credenze, tuttavia, riguardano in fatti che lo mettono in relazione con le proposizioni. I1 fatto in que-
veriti anche oggetti reali nel mondo reale. Si potrebbe dire che si- stione viene espresso da una proposizione del tipo
mili credenze siano credenze de re, nel senso che si riferiscono a og- Riguardo a Reagan, Bush crede che lui sia il presidente degli Sta-
getti reali. Le credenze de re sarebbero percil, una sottoclasse delle ti Uniti
credenze de dicto, nello stesso senso in cui le credenze vere sono una o, piii pretenziosamente,
sottoclasse delle credenze de dicto, e il termine "credenza de ditto" Reagan t tale che Bush crede di lui che sia il presidente degli
sarebbe ridondante perch6 significherebbe semplicemente credenze. Stati Uniti.
In una posizione di questo tipo, la credenza che Babbo Natale Proposizioni di questo tipo, che descrivono credenze de re, permet-
venga la notte di Natale, e la credenza che De Gaulle sia stato pre- tono la quantificazione all'interno dei "contesti di credenza"; vale a
sidente della Francia sono entrambe de dicto e la seconda 6 anche de dire, ciascuna permette un'inferenza verso
re perch6 riguarda oggetti reali, De Gaulle e la Francia. ( 3 X) (Bush crede (3~t presidente degli Stati Uniti) di x )
Con un approccio di questo genere alla distinzione de re / de dicto Secondo opinioni accettate, sia la nostra teoria logica che la nostra
non avrei nulla da obiettare. Ma molti approcci a1 problema nella teoria della mente ci spingono a una analisi di questo tipo.
letteratura filosofica dall'articolo iniziale di QuineG in poi avanzano In secondo luogo, c't chiaramente una distinzione tra gli at-@
una tesi molto piii forte: l'idea intuitiva t che in aggiunta alla classe I r t t l u r 1 teggiamenti proposizionali diretti verso oggetti particolari e quelli
delle credenze de dicto che sono completamente individuate dal lor0 che non lo sono. Nell'esempio di Quine, 6 necessario fare una di-
contenuto e modo, esista una classe di credenze per le quali quello stinzione tra il desiderio che un uomo potrebbe avere di uno sloop,
che sta nella testa t insufficiente a individuare le credenze, perch6 che un qualsiasi vecchio sloop potrebbe soddisfare, e il desiderio che
credenze di questo tipo comportano relazioni tra i credenti e gli og- un uomo potrebbe avere diretto verso uno sloop particolare, lo sloop
getti come parte dell'identiti della credenza. Credenze di questo ti- Nellie ormeggiato nel porto degli yacht di Sausalito. Nel primo de-
po non sono una sottoclasse delle credenze de dicto, ma sono irridu- siderio (de dicto), l'uomo cerca - come dice Quine - un semplice
cibilmente de re. Credenze puramente de dicto potrebbero essere pos- "ristoro dalla mancanza di slooppiti", nel secondo desiderio (de re)
sedute anche da un cervello dentro un barattolo; sono indipendenti il desiderio dell'uomo lo mette in relazione con un oggetto partico-
da come il mondo t di fatto. Ma le credenze de re, secondo questa lare. La differenza secondo Quine 2 espressa nei due enunciati che
posizione, sono relazioni tra i credenti e gli oggetti; per loro, se il seguono:?
mondo fosse per certi aspetti differente, le credenze stesse sarebbero de dicto: Desidero che ( 3 x) (x 6 uno sloop & ho x)
differenti, anche quando quello che sta nella testa rimanesse immu- de re: ( 3X) (X t uno sloop & desidero che io abbia x )
tato. Terzo, e credo piii importante, ci dovrebbe essere una classe di cre-@
Ci sono, per quello che posso dire, tre gruppi di considerazioni denze che contengano un elemento "contestuale", "nonconcettua-
che possono rendere inclini alla posizione che esistano credenze de ley', e che per questa ragione non sono soggette a una spiegazione
@l1r4linternalista o de dicto. Come scrive Tyler Burge: "Una credenza de
re 2 una credenza la cui corretta attribuzione pone un credente in sando un cappello rosso, ma non vediamo l'uomo abbastanza bene
un'appropriata rclazione nonc~nc~ttuale contestuale con gli oggetti da descriverlo o immaginarlo in mod0 tale da individuarlo piena-
che essa riguarda... I1 punto cruciale i. che la relazione non i. sempli- mente. Naturalmente, potremmo individuarlo ostensivamente con
cemente quella di concetti che siano concetti deII'oggetto - concetti l'aiuto delle descrizioni che possiamo applicare, ma non c'i. nessuna
che lo denotano o gli si applicano" (il primo corsivo i. mio). Secon- ragione di credere che possiamo sempre descrivere o concettualizza-
do Burge simili credenze non possono essere caratterizzate comple- re le entith o posizioni spazio-temporali su cui confidiamo nella no-
tamente o esaustivamente nei termini dei lor0 contenuti Intenziona- stra dimostrazione."
li perch;, per come la mette lui, ci sono elementi contestuali, non- Trovo questo passaggio estremamente rivelatorio, perch6 non di-
concettuali, che snno cruciali per l'identith della credenza. ce assolutamente niente sul contenuto Intenzionale dell'esperienza
10 credo che a tutte e tre queste ragioni si possa dare risposta visiva stessa che in questo caso 2 parte del contenuto della credenza.
Una volta che tu abbia capito che l'es erienza visiva ha un contenu-
piuttosto vclocemente, e che tutte e tre comprendano varie nozioni
confuse di Intenzio~lalith.Incomincio con il terzo gruppo di ragio- P
to proposizionale causalmente putore erenziale, non c'i. bisogno che
ti preoccupi del "descrivere" o del "concettualizzare" alcunch6 in
ni, perch6 una discussione su di loro prepara la via per una discus-
sione sui primi due gruppi; e limiterb le mie note a Burge perch6 parole per poter individuare l'uomo: il contenuto Intenzionale del-
egli dA l'esposizione pih forte da loe conosciuta dalla tesi de re. l'esperienza visiva lo ha gih fatto. Nella mia prospettiva il contenu-
fi implicit0 nell'approccio di urge un contrast0 tra il concettua- to Intenzionale (de dicto) dell'esperienza visiva individua l'uomo, e
quel contenuto 2 parte del contenuto (de dicto) della credenza. I1
le e il contestuale. Una credenza pienamente concettuale i. de dicto e
completamente analizzabile in termini generali. Una credenza con- contenuto Intenzionale de dicto rilevante della credenza pub essere
testuale i. parzialmente identificata tramite relazioni tra il credente e espresso come segue:
gli oggetti nel mondo, ed 2 di conseguenza 'te re. La sua strategia 2 (C'2 un uomo lh che causa questa esperienza visiva e quell'uomo
di dimostrare tramite esempi che ci sono credenze che non sono indossa un cappello rosso.)
pienamente concettuali, ma sono contestuali. Concordo sul fatto In un caso come questo gli elementi "contestuali" sono certamente
che ci siano credenze che non sono pienamente conccttuali nel sen- presenti, ma sono pienamente internalizzati nel senso che sono par-
so che non consistono di descrizioni vcrbali in termini generali, ma te del contenuto Intenzionale. Si noti che questa credenza de dicto ?
questo non mostra che esse siano contestuali o de re nel suo senso. del tutto sufficiente a individuare qualsiasi presunta analoga de re,
In aggiunta alle due opzioni di "concettuale" o "contestuale" esiste ma 2 a110 stesso tempo consistente con l'ipotesi che lh non ci sia
una terza possibi1ith;-ci sono forme di Intenzionalith che non sono assolutamente nessun uomo. Potrebbe avere una credenza di questo
generali ma particolari e sono tuttavia interamente nella testa, inte- tip0 anche un cervello in un barattolo. Si potrebbe obiettare che
ramente interne. L'IntenzionalitA pub contenere elementi autorefe- questa analisi ha la conseguenza che 2 per principio impossibile che
renziali sia del tip0 causale che abbiamo considerato nella nostra due diverse persone abbiano la stessa credenza percettiva. In realth
discussione su percezione, memoria, percezione e azione, sia del tip0 non abbiamo affatto una conseguenza come questa, perch6 lo stesso
indessicale a cui ho alluso brevemente nella discussione su Putnam, uomo pub essere parte delle condizioni di soddisfazione di due cre-
e di cui parlerb ancora nel seguito di questo capitolo. Una compen- denze percettive differenti; e pub anche essere parte del contenuto
sione apgropriata dell'autorcferenzialith di ccrtc forme di- ~rGenzio- di due credenze percettive che esse debbano avere esattamente lo
naliih R, ~ ~ e dsufficiente
o, a spiegare p t t i gli esempi fatti da Burge stesso uomo come parte delle loro condizioni di soddisfazione. Per-
di pretese credenG7dere, perch6 in ciasiun caso si"pu4 mostrare
w - - - che t
cib, nel caso di esperienze visive condivise, posso credere non sol-
sil contenuto Intenzionale spiega completamente il contenuto-della tanto che io v e d ~un uomo e che tu vedi un uomo, ma anche che
cre'idE~za."Bquesfonon i. che un altro modo di dire che, nel senso stiamo entrambi vedendo lo stfiso uomo. In un caso di questo t i p ,
pertinente, la credenza i. de dicto. le condizioni di soddisfazione non richiederanno soltanto che ci sia
Nel suo primo esempio c'i. un uomo che viene visto arrivare da un uomo che causa la mia esperienza visiva, ma anche che quello
lontano in una nebbia vorticosa. Di questo esempio dice "Si pub stesso uomo stia causando la tua esperienza visiva. Naturalmente le
I
dire plausibilmente di noi che crediamo di lui che egli stia indos- nostre credenze saranno diverse nel senso banale che ogrii contenuto
percettivo autoreferenziale fari riferimento a una particolare occor-
renza e non a occorrenze qualitativamente simili; ma questo P un
' dizioni di soddisfazione, ma non lo fanno formando condizioni pu-
ramente generali bensi piuttosto indicando relazioni in cui la base
risultato che vorremmo comunque, perch6 uando tu e io condivi- delle condizioni di soddisfazione deve stare con lo stato o evento
1
diamo un'esperienza visiva, quello che con vidiamo P un insieme
comune di condizioni di soddisfazione e non le stesse occorrenze di
Intenzionale stesso.
La diagnosi, percib, dell'errore compiuto dai teorici del de re che
esperienze visive. La tua esperienza sari numericamente differente si basano su credenze percettive o indessicali & questa che segue:
dalla mia anche se esse possono essere qualitativamente simili. essi capiscono in modo corretto che esiste una classe di credenze che
La classe successiva che Burge prende in considerazione P quella non possono essere spiegate in termini puramente generali. Capi-
degli indessicali. I1 suo esempio P di un uomo che creda del mo- scono anche che queste credenze dipendono da caratteristiche conte-
mento attuale che esso P nel ventesimo secolo. Ma questo va sog- stuali, e a questo punto suppongono erroneamente che queste carat-
getto a un'analisi Intenzionalistica formalmente simile a quella che teristiche contestuali non possano di per s6 essere completamente
abbiamo dato nel caso percettivo. I1 metodo qui come sopra P sem- rappresentate come parte del contenuto Intenzionale. Avendo con-
pre di domandarsi di che cosa debba darsi il caso perch6 il contenu- trapposto il concettuale (nei termini generali) a1 contestuale (com-
to Intenzionale sia soddisfatto. Nel caso della percezione visiva, l'e- prendente il mondo reale) ignorano di conseguenza la possibilitii di
sperienza visiva stessa deve figurare causalmente nelle condizioni di una spiegazione del tutto internalista delle credenze non concettua-
soddisfazione. Nel caso degli indessicali c'P un'analoga autoreferen- i li. 10 sto invece sostenendo forme di Intenzionalitii che non sono
zialiti, sebbene questa volta non sia causale. Le condizioni di veritii ' concettuali, ma nemmeno de re.
di "Questo momento P nel ventesimo secolo" sono che il momento Parte della difficolti, ne sono convinto, deriva qui dalla termino-
di questa enunciazione sia nel ventesimo secolo. Cosi come il caso losia arcaica che ci costringe apparentemente a scegliere tra la posi-
percettivo P autoreferenziale all'esperienza, il caso indessicale P au- zione che tutte le credenze siano nelle parole (dicta), e quella che
toreferenziale all'enunciazione. Mi affretto ad aggiungere che questa alcune coinvolgano cose (res). Possiamo dare un ordine a tutto cib
espressione delle condizioni di soddisfazione non va intesa come se distinguiamo tra numerosi problemi diversi. I1 problema "Le cre-
una traduzione dell'enunciato originale: non sto dicendo che "que- denze sono tutte de dicto?" tende a oscillare tra almeno quattro di-
s t ~momento" semplicemente signz>chi "il momento di questa verse interpretazioni.
enunciazione". Quello che sto sostenendo P piuttosto che l'operato- 1. Tutte le credenze possono essere espresse usando termini pura-
re indessicale nell'enunciato indica, sebbene non rappresenti o de- mente generali?
scriva, la forma dell'autoreferenzialith. L'autoreferenzialiti delle 2. Tutte le nostre credenze ci vengono in parole che sono suffi-
espressioni indessicali P in questo senso mostrata ma non &a, cosi cienti a esaurire il loro contenuto?
come l'autoreferenzialith dell'esperienza visiva P 'mostrata' ma non 3. Tutte le nostre credenze consistono interamente di un conte-
'vista'. Nel caso dell'espressione delle condizioni di soddisfazione, io nuto Intenzionale?
descrivo o rappresento o dico cib che veniva indicato o mostrato 4. Alcune credenze collegano direttamente il credente a un og-
nell'originale. getto senza la mediazione di un contenuto Intenzionale che sia
Concludo percib che non c'P nulla di irriducibilmente de re per sufficiente a individuare l'oggetto? Ed esse sono tali che un
quello che riguarda sia le credenze percettive che quelle indessicali. cambiamento nel mondo comporterebbe necessariamente un
Esse vanno soggette a una analisi Intenzionalistica o de dicto, e& cambiamento nella credenza anche se cib che 1. nella testa ri-
rore di supporre che debbano esistere insiemi irriducibilmente de re
--A ,a
manesse costante?
Gedenze *.-percettive
diB-..-..-....z.. - o indessicali sembra formarsi quando si assu- La risposta alle prime due domande 6 no: la prima, perch6 molte
ma che tutte le analisi Intenzionalistiche de dicto debbano essere credenze contengono essenzialmente termini singolari, come vedre-
c o m ~ i ~ ~ ~ ~ uparole s a n d puramente
o generali. Una volta che siano mo nella nostra discussione sugli indessicali; e la seconda, perch6
state spiegate le forme di indessicalitii e di esperienza percettiva, P molte credenze contengono, per esempio, un contenuto percettivo,
facile capire che ci sono forme di Intenzionaliti i cui contenuti In- come abbiamo visto nel caso gii considerato in cui una credenza
tenzionali sono sufficienti a determinare l'intero insieme delle con- contiene un'esperienza visiva come parte del proprio contenuto. Ma
una risposta negativa alle prime due domande non implica una ri- per un oggettoparticolare senza rappresentarsi quell'oggetto in qual-
sposta negativa alla terza: una credenza pui, essere esaustivamente che modo, e la formalizzazione di Quine non ci dice come l'oggetto
caratterizzata dal proprio contenuto Intenzionale, ed essere in quel venga rappresentato. Nell'esempio cosi espresso l'agente dovrebbe
senso una credenza de dicto, anche quando non sia caratterizzabile in avere una credenza nell'esistenza di uno sloop particolare e un desi-
termini generali e contenga forme non verbali di Intenzionaliti. Se derio di avere proprio quello sloop. L'unico modo di esprimere la
con de dicto intendiamo verbale, in parole, allora non tutte le credenze relazione tra la credenza nell'esistenza di uno sloop particolare e il
sono de dicto, ma non segue da questo che esistano credenze irriduci- desiderio di possederlo nella notazione con quantificatori t di per-
bilmente de re, perch6 una risposta negativa alle prime due doman- mettere che l'arnbito del quantificatore si incroci con l'ambito degli
de non implica una risposta affermativa alla quarta. Se la risposta operatori Intenzionali. Che questo sia il mod0 corretto di rappre-
alla 3 t si, c i d se, come credo, tutte le credenze consistono intera- sentare i fatti viene suggerito almeno dal fatto che esprimeremmo
mente del loro contenuto Intenzionale, allora 2 consistente richiede- cosi lo stato mentale dell'uomo nel linguaggio ordinario. Supponia-
re che le risposte alla 1, alla 2 e alla 4 siano no. In un senso di de mo che l'uomo che vuole uno sloop particolare dia espressione al suo
dicto, ci sono alcune credenze che non sono de dicto (in arole), ma intero stato mentale includendo la sua rappresentazione dello sloop.
!
questo non dimostra che ci sia alcuna credenza irriduci ilmente de
re, perch6 in un altro senso di de dicto (contenuto Intenzionale) tut-
Egli potrebbe dire
C't un bellissimo sloop nel porto degli yacht e sicuramente desi-
te le credenze sono de dicto (il che mostra, tra le altre cose, che que- dero averlo.
sta terminologia t confusa) . Gli stati mentali da lui qui espressi sono, primo, una credenza nel-
Usando questi risultati possiamo ora rivolgerci agli altri due ar- l'esistenza di uno sloop particolare, e poi, un desiderio di avere quel-
gomenti per la credenza in atteggiamenti irriducibilmente de re. I1 lo sloop. In italiano:
primo argomento dice correttamente che t un fatto che riguarda Creh che ci sia un bellissimo sloop nel porto degli yacht e desidero
Ronald Reagan che Bush creda di lui che t presidente. Ma in che averlo.
cosa consiste questo fatto? Secondo la mia prospettiva, consiste Si noti che in questa formulazione l'ambito del quantificatore nel
semplicemente nel fatto che Bush crede la proposizione de dicto che contenuto della credenza si estende a1 contenuto del desiderio anclle
Ronald Reagan t presidente degli Stati Uniti, e che Ronald Reagan se il desiderio non sta dentro l'ambito della credenza. Percii,, usando
soddisfa il contenuto Intenzionale associato con l'uso che Bush fa parentesi quadre per l'ambito dei verbi Intenzionali, parentesi tonde
del nome "Ronald Reagan". Parte di questo contenuto t percettivo, per il quantificatore e F per il contenuto Intenzionale che identifica
parte indessicale, gran parte causale; ma tutto t de dicto nel senso lo sloop in questione, abbiamo: ,- ,
che consiste interamente di un contenuto Intenzionale. Bush po-
trebbe aver avuto esattarnente la stessa credenza anche se Ronald Bel[(3 x) ( ( s h p x & F x ) & ( V y ) ( ~ b o P y & F / + y = x > l &
Des [io' ho x))
'I
Reagan non fosse mai esistito e l'intero affare, percezioni e tutto,
non fosse stato altro che un'allucinazione di massa. In questo caso Questa forma de dicto rappresenta l'intero contenuto del desiderio
Bush avrebbe avuto un mucchio di contenuti Intenzionali percetti- diretto verso un oggetto particolare.
vi. indessicali e causali non soddisfatti da niente. Abbiamo sinora considerato e rigettato alcuni argomenti a favore
Credo che l'areomento di Ouine si basi sul confondere la distin- della credenza in atteggiamenti proposizionali de re. Vorrei conclu-
dere con una diagnosi wittgensteiniana di quelli che credo essere i
motivi pih profondi bench6 inespressi per la credenza in atteggia-
menti irriducibilmente de re. La credenza in due tipi fondamental-
mento a un oggetto particdlarG e quelli che no. Ma in ogni caso lo mente differenti di atteggiamenti proposizionali, de re e de dicto, de-
stato t de dicto. In questa prospettiva, l'enunciato che second0 Qui- riva dalla possibiliti che il nostro linguaggio ci fornisce di dare due
ne esprime l'atteggiamento de re non pu6 essere corretto, perch6 l'e- diversi tipi di riferimenti di atteggiamenti proposizionali, i riferi-
nunciato che esprime il desiderio per uno sloop particolare t incom- menti de Q, e i riferimenti de dicto. Supponiamo, per esempio, che
pleto: non c'2 alcun modo in cui un agente possa avere un desiderio Ralph creda che l'uomo dal cappello marrone sia una spia.B Della
111. ESPRESSIONI INDESSICALI
credenza di Ralph possiamo dire o "Dell'uomo dal cappello marro-
ne, Ralph crede che sia una spia", oppure "Ralph crede che l'uomo
Sia nella nostra discussione sull'attacco di Putnam all'internali-
dal cappello marrone sia una spia". I1 primo riferimento impegna
smo in semantica sia nella discussione sulla connessa esistenza di
noi, coloro che riferiscono, all'esistenza dell'uomo dal cappello mar-
credenze irriducibilmente de re, abbiamo suggerito un approccio alle
rone. I1 secondo riferimento ci impegna soltanto a riferire il conte-
cspressioni indessicali, ed & ora giunto il momento di rendere que-
nuto della credenza di Ralph. Ora, visto che gli enunciati sulle cre-
sto approccio pienamente esplicito.
denze possono differire a questo modo, e possono sicuramente avere
@& almeno una grossa differenza tra il problema degli atteggia-
diverse condizioni di verita, siamo portati a pensare che ci debba
essere una differenza nei fenomeni riferiti. Ma si noti che la distin- menti de re e il problema degli indessicali: non esistono cose come
zione che noi possiamo fare tra il riferimento de re della credenza di gli atteggiamenti proposizionali irriducibilmente de re, mentre inve-
Ralph e il riferimento de dicto non & una distinzione che Ralph pos- ce esistono veramente espressioni indessicali e proposizioni indessi-
cali. La strategia in questo paragrafo differiri percib dalla strategia
sa fare. Supponiamo che Ralph dica "Dell'uomo dal cappello mar-
dei paragrafi precedenti. Prima di tutto, abbiamo bisogno di svilup-
rone, credo che sia una spia", oppure che dica "Credo che l'uomo
pare una teoria degli indessicali; in secondo luogo, dobbiamo farlo
dal cappello marrone sia una spia". Dal punto di vista di Ralph
in modo tale da mostrare come questa teoria si accordi all'approccio
queste equivalgono esattamente alla stessa credenza. Si immagini la generale all'Intenzionaliti sviluppato in questo libro; e in terzo luo-
follia della seguente conversazione:
go, dobbiamo cod facendo rispondere a quelle spiegazioni degli in-
Quine: Dell'uomo dal cappello marrone, Ralph, tu credi che sia dessicali che sostengono che & impossibile assirnilare gli indessicali
una spia. a una spiegazione del linguaggio internalista o fregeiana. Incomin-
Ralph: No, Quine, tu mi hai chiesto se io ho una credenza de re,
cerb con alcuni degli argomenti all'opposizione.
mentre non si d i il caso che riguardo all'uomo col cappello mar-
Diversi autori, e in particolare Perry10 e Kaplanll, sostengono
rone io creda che lui & una spia. Piuttosto, io ho la credenza de
che esistono contenuti di pensiero che sono essenzialmente indessi-
dicto, io credo cbe l'uomo dal cappello marrone sia una spia.
cali. Prendiamo per esempio in considerazione la credenza che po-
Cod come la credenza che gli stati Intenzionali-con-la-z siano in
trei avere se venissi a credere che sto inawertitamente facendo un
qualche mod0 entiti intrinsecamente intensionali-con-la-s & fondata
guaio in un supermercato versando zucchero dal mio pacchetto. Se
sulla confusione tra le proprieti logiche dei riferimenti (reports) di
stati Intenzionali e le proprieti logiche degli stati Intenzionali stes- vengo a credere che sto facendo un guaio, il contenuto del mio sta-
si, anche la credenza che ci siano due tipi diversi & stati Intenziona- to Intenzionale sembra contenere un elemento indessicale essenzia-
I, li, de re e de dicto, & fondata sul confondere due tipi diversi di riferi- le; e questo & mostrato dal fatto che nessuna parafrasi della mia cre-
denza in qualsiasi termini non indessicali catturerebbe esattamente
menti di stati Intenzionali, i riferimenti de re e de dicto, con le carat-
la credenza che ho quando credo di stare facendo un guaio. Se cerco
: teristiche logiche degli stati Intenzionali stessi. Concludo percib di- di descrivere la credenza usando coordinate spaziotemporali, non sa-
cendo che una distinzione genuina de re/& dicto esiste veramente,
rb in grado di descrivere il contenuto della mia credenza. Per esem-
ma & soltanto una distinzione tra tipi di riferimenti. Se gli atteggia-
pio, il mio possesso della credenza che la personap sta facendo un
menti proposizionali de re devono essere quelli in cui il contenuto
guaio nel luogo I e al tempo t non spiegherebbe come cambia il
Intenzionale non & sufficiente a individuare lo stato mentale, allora
mio comportamento quando scopro che sono io che sto facendo il
cose come gli atteggiamenti proposizionali de re non esistono; seb-
guaio, perchi. io potrei avere la credenza che una certa persona che
bene invece esistano riferimenti de re di atteggiamenti proposizionali
soddisfa certe coordinate spaziotemporali sta facendo un guaio sen-
nel senso che ci sono riferimenti che impegnano la persona che rife-
za capire che si tratta di me. Annotazioni analoghe si applicano alle
risce all'esistenza degli oggetti a cui gli atteggiamenti proposiziona-
descrizioni definite e ai nomi propri: la credenza che io sto facendo
li sono relativi.
un guaio non & la stessa della credenza che l'unico filosofo senza
barba nella Berkeley Co O p sta facendo un guaio, o della credenza
che JS sta facendo un guaio, perchi. io potrei avere queste ultime
credeilze senza sapere che io sono l'unico filosofo senza barba nella ' do loro, in casi di questo tip0 la proposizione non 4 il contenuto
Berkeley Co O p o che io sono JS. I1 contenuto della mia credenza2 Intenzionale nella mente del parlante, bensi piuttosto la proposizio-
sembra percib essere essenzialmente indessicale. ne deve contenere gli oggetti reali a cui essa si riferisce. La proposi-
Sono sicuro che sia Perry che Kaplan sono consapevoli del fatto zione di Hume contiene Hume, l'uomo reale, e non qualche sua
che non c't nulla fino ad ora di antifregeiano o di antiinternalista rappresentazione, e la proposizione di Heimson contiene Heimson,
rispetto a questo. I1 nostro sembra infatti un esempio paradigmatic0 l'uomo reale, e non qualche sua rappresentazione. Le espressioni
della distinzione di Frege tra senso e riferimento. Cosi come la pro- che (come i nomi logicamente propri di Russell) introducono gli
posizione che la Stella della Sera splende vicino all'orizzonte t di- oggetti stessi nelle proposizioni sono dette "direttamente referenzia-
versa dalla proposizione che la Stella del Mattino splende vicino al- li", e le proposizioni in questione sono (fuorviantemente) dette
l'orizzonte, analogamente la proposizione che io sto facendo un "proposizioni singolari".
guaio t diversa dalla proposizione che JS sta facendo un guaio. Fino 10 sono francamente incapace di trovare alcun senso nella teoria
ad ora, perfettamente fregeiano. del riferimento diretto e delle proposizioni singolari, ma per i pro-
I1 punto antifregeiano arriva subito dopo. Secondo Perry12 e Ka- siti di questa dimostrazione non sto attaccando la sua intelligibi-
plan13 non c't nessun modo in mi un fregeiano possa dare spiega-
a
9",
l ~ t abensi la sua necessitd per spiegare i dati: io penso che gli argo-
zione a simili contesti Intenzionali essenzialmente indessicali, per- menti a suo favore siano inadeguati e che essa si basi su un equivo-
chi. in casi di questo genere non c't nessun "senso fregeiano com- ; co sulla natura dell'Intenzionaliti e sulla natura del funzionamento
pleto" che sia sufficiente di per sk a determinare le condizioni di * degli indessicali.
soddisfazione. Per illustrare e sostenere questa posizione Perry in- ,
troduce il seguente tip0 di esempi. Supponiamo che David Hume
creda "10 sono David Hume". Supponiamo che anche Heimson (i) Comefunzionano le apreuioni inchoicali?
creda "10 sono David Hume", e giusto per avere il caso pib forte .
supponiamo che Heimson sia il Doppelganger di David Hume sulla Ci6 di m i abbiamo bisogno t sviluppare un approccio agli indes-
terra gemella, e che egli abbia stati mentali assolutarnente identici a sicali che mostri come l'enunciazione di un'espressione indessicale
quelli di David Hume; e supponiamo ancora che egli sia as possa avere un "senso fregeiano completo":l4 vale a dire, abbiamo
mente identico a Hume fino all'ultima microparticella. A bisogno di mostrare come nell'enunciazione di un'espressione indes-
punto l'enunciato che Hume e Heimson emettono (o pensano) en- sicale un parlante possa esprimere un contenuto Intenzionale suffi-
trambi, "10 sono David Hume", ha lo stesso senso fregeiano in en- ciente a identificare l'oggetto a cui si sta riferendo in vird del fatto
trambe le occasioni e Heimson e Hume sono in stati mentali asso- che l'oggetto ooddiJfao oi adatta a quel contenuto Intenzionale.
lutamente identici. Ma le proposizioni espresse devono essere diver- In quello che segue limiter6 la discussione alle espressioni con
se perchi. hanno diversi valori di veriti. Quella di Hume t Vera, nfetl'mento indessicale come "io", "tu", "questo", "quello", "qui",
quella di Heimson t falsa. C'h un senso fregeiano nell'enunciato "10 "ora", "lui", "lei" ecc. Ma t importante far notare che il fenomeno
sono David Hume", ma non 2 sufficiente a determinare quale pro- dell'indessicaliti - il fenomeno per cui le condizioni di soddisfazio-
posizione venga espressa. Kaplan e Perry concludono da questi ne sono determinate in vird delle relazioni che le cose hanno con la
esempi che 1a.spiegazione fregeiana di senso e riferimento e la spie- realizzazione del contenuto Intenzionale stesso - t affatto generale e
gazione fregeiana delle proposizioni devono essere inadeguate per si estende oltre le semplici espressioni con riferimento, e anche oltre
spiegare gli indessicali. Poicht quello che viene espresso in simili i casi di apraoioni indessicali. Diverse forme di indessicaliti sono
enunciazioni 6 essenzialmente indessicale e poicht non vi t nessun parte dello Sfondo non rappresentazionale. Per esempio, io credo
senso fregeiano completo, abbiamo bisogno di un'altra teoria delle ' ora che Benjamin Franklin sia stato l'inventore delle lenti bifocali.
proposizioni almeno per questi casi. Supponiamo che venga scoperto che 80 miliardi di anni prima della
A questo punto essi adottano quello che a me sembra essere un scoperta di Benjamin Franklin, in una lontana galassia, popolata da
espediente disperato, la teoria del "riferimento diretto" (direct refe- -. organismi in qualche modo simili agli umani, qualche umanoide
mce) e delle "proposizioni singolari" (oingukzr propositions). Secon- ' aveva inventato l'equivalente funzionale delle bi focali. Penserei al-
lora che la mia idea (:he 2 stato Benjamin Franklin a inventare le il significato lessicale dell'espressione non determina di per s t a s I6 v IF! L ~ T J
bifocali P falsa? Non credo. Quando dico che Benjamin Franklin ha quale oggetto esso possa fare riferimento; bensi piuttosto il signifi- GGTtCA&
inventato le bifocali c't un indessicale nascosto nello sfondo: il fun- cato lessicale dh una regola per determinare il riferimento relativa-
zionamento dello Sfondo in casi di questo genere assegna un'inter-
pretazione indessicale all'enunciato. Relativamente alla nostra terra
e alla nostra storia, Benjamin Franklin ha inventato le bifocali; l'af-
fermazione che Benjamin Franklin ha inventato le bifocali 2, di con-
seguenza, come la maggior parte delle affermazioni, indessicale; an-
che se non ci sono erprersimi indessicali (oltre al tempo del verbo)
contenute nell'enunciato usato per fare l'affermazione.
Cominciamo con il domandare che cosa abbiano in comune le
E S ~ Z , , ~ ~espressioni con riferimento indessicale che le renda indessicali. Qual
r.rscctca~~-i;. t l'essenza dell'indessicalith? I1 tratto definiente delle espressioni ziale proprio rispetto a quella enunciazione, e il senso espresso dalla ? L * P -3 ~
-) vnatAz
~ " r o ~ ~ 6con
Z I 4 L l {i
e f riferimento
~ indessicale P semplicemente questo: nell'enunciare tua enunciazione 2 autoreferenziale alla tua enunciazione: in qual- ;gz h m r r n l
(RLSVC~T espressioni con riferimento indessicale, i parlanti fanno riferimento siasi enunciazione "io" si riferisce alla persona che lo enuncia.
R"L'dY""aWi)indicando relazioni in m i l'oggetto a cui ci si riferisce sta con l'e- Ci sono percid tre componenti nel senso fregeiano espresso da un
nunciazione dell'espressione stessa. "10" si riferisce alla persona che parlante nell'enunciazione di espressioni indessicali: la caratteristica
enuncia l'espressione, "tu" si riferisce alla persona indirizzata nell'e- autoreferenziale che t il tratto definiente o essenza dell'indessicaliti;
nunciazione dell'espressione, "qui" si riferisce a1 luogo dell'enuncia- la base del significato lessicale, che pud essere espressa in termini
zione dell'espressione, "ora" si riferisce a1 momento dell'enunciazio- generali; e, per molte enunciazioni indessicali, la consapevolezza da
ne dell'espressione, e cosi via. Si noti che in ciascuno dei casi il par- parte del parlante e dell'ascoltatore delle caratteristiche rilevanti del
lance si riferirh a un'entiti particolare, perch; la sua enunciazione contest0 reale dell'enunciazione, come, per esempio, nei dimostrati-
esprime un contenuto Intenzionale che indica relazioni che l'ogget- vi percettivi del tip0 "l'uomo lassh". Dovremo esplorare queste ca-
to a cui egli si sta riferendo ha con l'enunciazione stessa. L'enuncia- ratteristiche una per una.
,$one di espressioni indessicali, di conseguenza, ha una forma di au-
ftoreferenzialith che t simile all'autoreferenzialith di certi stati ed Autor~erenziditci.Come funziona? Si ricordi che per le esperienze
' eventi Intenzionali, e dovremo esplorarla pi6 dettagliatamente. Ma visive la descrizione delle condizioni di soddisfazione fa riferimento
a questo punto abbiamo soltanto bisogno di notare che questa ca- all'esperienza visiva stessa. Se vedo la mia mano davanti alla mia
ratteristica autoreferenziale t sufficiente a spiegare come l'enuncia- faccia le condizioni di soddisfazione sono
zione di un'espressione indessicale possa avere un senso fregeiano
,,complete. I1 problema per un approccio fregeiano (internalista o Esp vis (c't una mano qui e il fatto che ci sia una mano qui sta
,iIntenzionalista) a1 riferimento 2 mostrare in tutti i casi come il rife- causando questa Esp vis).
$rimento abbia successo in v i r d del fatto che l'enunciazione forma
f
?ccondizioni di soddisfazione. e come ci si riferisca a un ogeetto in
"virtd del fatto che esso incoktra queste condizioni3n ali non t causale. I1
coggetto di rzerimento in virtu cielEGG3ihsfazione di un conten senso in cui i casi indessicali sono autoreferenziali, come il caso del-
!Intenzionale. .. I'autoriferimento Intenzionale, non implica che nel compiere l'e-
&nedi un'esp;'essione. Questa $ l'idea di bae: della nozione di Frege nunciazione il parlante esegua un atto linguistico di nym'mento all'e-
del "Sinn" degli "~i~ennamd"'I suoi esempi preferiti sono casi &- nunciazione, n t l'enunciazione viene esplicitamente rappresentata in
me "la stella del mattino", dove il significato lessicale dell'espressio- se stessa. Piuttosto, la descrizione delle condizioni di soddisfazione,
ne dovrebbe essere sufficiente a determinare a quale oggetto ci si ciot le condizioni di verith, richiede riferimento all'enunciazione
riferisca. Quello che t particolare nelle espressioni indessicali 2 che stessa. Consideriamo una qualsiasi enunciazione della frase "10 ho
fame ora". Questa enunciazione rappresenteri la produzione di sione. Ho g i i detto che tutte le espressioni indessicali di riferima-
un'affermazione Vera se e solo se la persona che enuncia la frase sari to hanno riferimento indicando relazioni in cui l'o~getto a mi
affamata a1 momento dell'enunciazione della frase. Le condizioni di cTCT~ieriscesta con l'enunciazione ,LL--&~~
. dell es resslone Questo sol-
soddisfazione possono percici essere rappresentate come segue: l w ~ t u r a l m e n t eil problema iL qua21 t ~ pI ~re azioni venga-
(la persona che fa l'enunciazione "io" 2 affamata a1 momento no indicate in questo'modo. In 1n;lese e &lle altre lingue a h e
dell'enunciazione "ora"). note ci sono sicuramente quattro, o forse cinque, relazioni indicate
Questa analisi non implica che "io" sia sinonimo di "la persona che dal significato letterale delle espressioni indessicali. Queste quattro
fa questa enunciazione", nC che "ora" sia sinonimo di "il momento sono:
di questa enunciazione". Non potrebbero essere sinonimi perchi. (I) tempo: esempi di queste espressioni sono "ora", "ieri", "do
l'autoreferenzialiti dell'originale t? mostrata ma non affermata, e mani" e "pih tardi";
nell'espressione delle condizioni di veriti l'abbiamo affermata e non (2) luogo: per esernpio, "qui" e "la";
mostrata. Cosi come non vediamo l'esperienza visiva anche se l'e- (3) direzionaliti dell'enunciazione: "tu" si riferisce alla persona
sperienza visiva t? parte delle proprie condizioni di soddisfazione, ed indirizzata nell'enunciazione, "io" si riferisce alla persona
2 in quel senso autoreferenziale, analogamente non ci riferiamo (nel enunciante;
senso degli atti linguistici) all'enunciazione dell'espressione indessi- (4) relazioni nel discorso: pronomi anaforici ed espressioni come
cale, anche se l'enunciazione t? parte delle proprie condizioni di veri- "l'uno" e "l'altro" si riferiscono a qualcosa in vird della sua
t i ed t? in questo senso autoreferenziale. L'autoreferenzialiti dell'e- relazione con il resto del discorso in cui l'enunciazione indes-
sperienza visiva viene mostrata ma non vista; l'autoreferenzialiti del- sicale 8 inserita.
l'enunciazione indessicale viene mostrata ma non affetmclta. Se voles- Si noti che in ciascuno di questi esempi il significato lessicale de-
simo introdurre un sinonimo che mostrase l'indessicaliti potremmo scrittivo non indessicale contiene due elementi: un senso che espri-
introdurre un dispositivo arbitrario, come il simbolo di asterisco me la forma determinata particolare della relazione determinabile
(*), per indicare l'indessicnliti, ci& per esprimere senza affermarlo indicata, e un senso che esprime il tip0 di entiti a mi si fa riferi-
il fatto che l'espressione veniva usata per fare riferimento indicando mento. Cosi "ieri" esprime l'indicazione di tem o determinato "un
le relazioni in cui l'oggetto a cui si faceva riferimento stava con P
giorno prima", e il t i p di entiti a cui ci si ri erisce 2 un giorno.
l'enunciazione dell'espressione stessa. Una simile forma di espressio- Cosi, l'intero insieme di condizioni di soddisfazione espresso da "ie-
ne ci darebbe una notazione canonica per isolare l'dutoreferenzialiti ri" 2: i1 giorno che t? un giorno prima del giorno di questa enuncia-
delle espressioni indessicali: zione. Non tutti gli indessicali hanno un significato lessicale a que-
io = *persona enunciante sto modo completo; per esempio, i dimostrativi "questo" e "quello"
tu = * persona indirizzata richiedono solitamente un'espressione ulteriore ("quest'uomo" o
qui = *cospaziale "quell'albero"), cosi come una consapevolezza del contest0 per po-
ora = *cotemporale ter esprimere un senso fregeiano completo in una enunciazione da-
e cosi via. L'insieme di queste equivalenze ci fornisce una m s a in ta. Ne riparleremo pih a lungo pih avanti.
luce del significato delle espressioni, e di conseguenza una messa in Queste quattro sono sicuramente forme di relazioni indessica!
luce dei significati degli enunciati che contengono queste espressio- espresse nel significato letterale di espressioni indessicali inglesi. E
ni. Cosi, per esempio, il significato dell'enunciato "lo sono affama- stato argomentato che un'altra relazione 2 indicata da parole come
to" 2 dato da "vero" e "reale", dove l'idea 12 che la arola "reale" esprime il pro-
*persona enunciante 2 affamata a *cotemporale. f
prio senso indessicalmente facendo ri erimento a1 monub in cui vie-
ne enunciata; e cosi il mondo reale viene estratto indessicalmente tra
Contenuto hcrittivo non inhsicale. Approfondiremo la nostra com- i mondi possibili. Credo che questa posizione sia completamente fal-
prensione dell'aspetto autoreferenziale delle espressioni indessicali sa; tuttavia, poichi. comporta problemi modali che vanno oltre l'ar-
se riusciremo a capire come esso si associ alla base del significato gomento di questo libro non ne discuterci in questa sede.15
lessicale - il contenuto descrittivo non indessicale - dell'espres- Sebbene ci siano soltanto quattro (o forse cinque) forme di rela-
zioni indessicali indicate nel significato lessicale di espressioni nei L'uomo che sta nella relazione R con questa enunciazione t
linguaggi reali come l'inglese, non c't nessun limite di principio ubriaco.
al17introdurrenuove forme di indessicaliti. Potremmo per esempio E, nel caso cosi descritto, R t percettiva e temporale; l'uomo a cui
avere un'espressione che, quando enunciata con un certo tono, indi- facciamo riferimento t l'uomo che stiamo v&do al m m t o di que-
cherebbe suoni di un tono pih alto o pih basso o dello stesso tono. sta enunciazione. Ma se stiamo vedendo qualcuno al momento di
Vale a dire, potremmo immaginare una classe di espressioni indessi- questa enunciazione ciaxvno di noi avri anche un'esperienza visiva
cali che siano usate per riferirci a qualiti tonali indicando relazioni con il proprio contenuto proposizionale al presente:
in cui le qualiti tonali stanno con le qualiti tonali dell'enunciazio- Esp vis (c7tun uomo l i e il fattd che la ci sia un uomo sta cau-
ne, analogamente al modo in cui "oggi", "ieri" e "domani" si riferi- sando questa esperienza visiva).
scono a giorni indicando relazioni in cui essi stanno a1 giorno dell'e- Questo contenuto Intenzionale non fa altro che inmirsi nel conte-
nunciazione dell'espressione stessa. nuto Intenzionale del resto dell'enunciazione per darci il senso fre-
geiano completo, che identifica l'uomo unicamente in virth dell'au-
Comapevoalezza Ltel contato Alhunciazione. Spesso l'enunciazione let- toreferenzialita dell'enunciazione e dell'autoreferenzialiti dell'espe-
terale di un'espressione indessicale non porteri di per s6 un senso rienza visiva. Le condizioni di soddisfazione globali dell'intera pro-
fregeiano completo, ma il senso fregeiano completo sard fornito dal posizione (in corsivo le parti autoreferenziali) sono esprimibili co-
contenuto Intenzionale dell'enunciazione indessicale insieme col me segue:
contenuto Intenzionale della consapevolezza da parte del parlante e [(c7t un uomo, x, li, e il fatto che x sia la sta causando quata ap
del17ascoltatore del contesto dell'enunciazione. I1 discorso diventa vis) e x 8 l'uomo di cui si ha esperienza visiva a1 momento di
pih chiaro esaminando il cam dei dimostrativi "questo" e "quello". quata enunciazione e x t ubriaco) 1.
Supponiamo che vedendo un uomo comportarsi stranamente a una Questo pu6 xmbrare strano, ma credo che il lettore che sia prepa-
festa io dica "Quell'uomo L. ubriaco". In questo caso il contenuto rato a riconoscere 171ntenzionalitidell'esperienza visiva, il suo ruolo
descrittivo di "uomo" insieme con l'indessicale non fornisce il senso nell'IntenzionalitA della proposizione espressa dall'enunciazione,
fregeiano completo perch6 l'enunciazione I. significativa e viene l'autoreferenzialiti dell'esperienza visiva, e l'autoreferenzialiti del-
compresa solo nel contesto di una percezione visiva accompagnante l'enunciazione indessicale, capiri che qualcosa di simile a questa
di quale uomo si intenda, e la proposizione espressa deve contenere formulazione deve essere giusto. Si vorrebbe catturare sia il conte-
il contenuto Intenzionale dell'esperienza percettiva che accompa- nuto indessicale che quello percettivo della proposizione e le rela-
gnava l'enunciazione. La dimostrazione di questo t semplicemente zioni tra loro. Nel caso dell'uso percettivo dei dimostrativi, sia il
che qualcuno che non abbia le rispettive esperienze percettive, per senso dell'espressione indessicale sia il contenuto Intenzionale con-
esempio perch6 sta parlando con me a1 telefono, o perch6 t cieco, o tenuto nell'esperienza percettiva che accompagna l'enunciazione
perch6 mi ascolta casualmente dalla stanza accanto, non potri affer-
rare pienamente la proposizione da me espressa; senza 17esperienza
percettiva egli letteralmente non capisce l'intera proposizione anche
r
contribuiscono al contenuto pro sizionale espresso nell'enuncia-
zione. Si noti che in questi casi ab iamo un senso fregeiano comple-
to sufficiente a identificare l'oggetto. Si noti inoltre che non esiste
se capisce tutte le parole enunciate. nessun problema di terra gemella in questi casi. 10 su questa terra, e
In casi come questo un'analisi completa della proposizione che il mio Doppelganger sulla terra gemella esprimeremo diversi sensi
renda pienamente esplicito il senso fregeiano completo dovrebbe in- fregeiani nel nostro uso del dimostrativo "Quell'uomo", anche
cludere sia il contenuto Intenzionale dell'enunciazione che il conte- quando le nostre enunciazioni e le nostre esperienze siano qualitati- ,
nuto Intenzionale dell'esperienza visiva, e dovrebbe mostrare come vamente assolutamente identiche. La sua percezione e la sua enun- :
il second0 sia annidato nel primo. Ecco come funziona. L'espressio- ciazione sono entrambe autoreferenziali, come lo sono le mie.
ne indessicale fa riferimento indicando relazioni in cui l'oggetto sta Riassumiamo dunque la situazione. Abbiamo bisogno di distin-
con l'enunciazione dell'espressione stessa. In questo cam, allora, c't guere tra un'espressione indessicale con significato letterale, l'enun-
qualche relazione R tale che le condizioni di veriti dell'enunciazio- ciazione letterale di un'espressione indessicale, e il senso espresso da
ne sono esprimibili come un parlante nell'enunciazione letterale dell'espressione. Analoga-
mente abbiamo bisogno di distinguere l'enunciato indessicale (ci&
qualsiasi enunciato che contenga un'espressione indessicale o un
1' nata dalla regola per l'uso dell'espressione indessicale, forma le con-
dizioni a cui un oggetto deve andare incontro per poter essere il
morfema indessicale, come i! tempo di un verbo) con significato referente di quella enunciazione. Perry argomenta correttamente che
letterale, l'enunciazione letterale di un enunciato indessicale, e la ci sono contenuti di pensiero essenzialmente indessicali (proposizio-
proposizione espressa dal parlante in un'enunciazione letterale di un ni, nel mi0 senso), ma argomenta anche, e secondo me scorretta-
enunciato indessicale. I1 significato dell'espressione indessicale non :+
P
mente, che non c'P nessun senso fregeiano completo per i contenuti
P di per s t sufficiente a fornire il senso fregeiano completo, perch; d di pensiero essenzialmente indessicali. E da queste due premesse
la stessa espressione con lo stesso significato pub essere usata per conclude che le proposizioni espresse in questi casi possono essere
riferirsi a diversi oggetti; per esempio, persone differenti si riferisco- spiegate soltanto in una teoria del riferimento diretto. 10 accetto la
no a se stesse enunciando "io". Ma il significato indessicale letterale prima delk sue premesse ma rigetto la seconda e la sua conclusione.
P tale da determinare che quando un parlante compie un'enuncia- Le espressioni indessicali non sono conuoesempi alla posizione del-
zione di quell'espressione il senso da lui espresso sari relativo a la teoria dell'Intenzionaliti secondo cui ci si riferisce agli oggetti
quella enunciazione. Cosi il senso dell'espressione pub diventare un tramite enunciazioni grazie a1 semplice senso dell'enunciazione, in
senso fregeiano completo relativamente a una enunciazione, perch; virth del semplice fatto che l'enunciazione forma condizioni di sod-
il senso lessicale determina che ogni enunciazione sia autoreferen- disfazione a cui l'oggetto del riferimento deve andare incontro.
ziale proprio a quella enunciazione. E questo spiega come due di- Due note conclusive: primo, ho definito il mio approccio agli in-
versi parlanti possano enunciare la stessa frase con il medesimo si- dessicali "fregeiano" nello spirit~,bench6 sia piuttosto differente dal-
gnificato, come "10 ho fame", ed esprimere tuttavia roposizioni le in realti poche note di Frege sugli indessicali. I1 poco che Frege ha
f
fregeiane diverse: ogni proposizione espressa P autore erenziale al- detto sembra tan to sbagliato quanto inconsistente con il suo approc-
l'enunciazione in cui viene espressa. E il senso fregeiano completo cio generale a senso e riferimento. Riguardo a "io" dice che poichi
espresso che determina il riferimento, ed P il senso fregeiano e non ciascuno di noi i consapevole di se stesso in un modo speciale, priva-
il riferimento che P una costituente della proposizione. Non si pu8 to, "io" ha sia un senso pubblico che uno privato. Riguardo a "ieri" e
porre un accent0 troppo forte sul fatto che non c'P nulla di riduzio- "oggi" dice che se vogliamo esprimere oggi la stessa proposizione
nista o eliminativo in questa spiegazione dell'indessicaliti. Non sto che era stata espressa ieri tramite un'enunciazione che conteneva "og-
cercando di dimostrare che l'indessicaliti 1. veramente qualcosa d'al- gin, dobbiamo usare la parola "ieri9';16 Frege sembra percib adottare
tro; sto piuttosto cercando di mostrare che cosa sia e come funzioni un ~pprocciode re a queste proposizioni indessicali. Che cosa biso-
nelle enunciazioni per esprimere contenuti Intenzionali. gna fare di queste note? L'idea di sensi incomunicabili di espressio-
ni 1. profondamente antifregeiana, poich; la nozione di senso fu, in
parte, introdotta per fornire un contenuto pubblicamente afferrabile
(ii) Came il nostro approccio spiega Pobiezione a un approccio internalzita da poter essere condiviso da parlante e ascoltatore. E l'esempio di
agli inhsicali "ieri" Uoggi" sembra un esempio banale del tip0 di casi in cui
sensi differenti possono determinare lo stesso riferimento. Cosl co-
Nel corso dello sviluppo di un approccio autonomo agli indessi- me "la stella della sera" e "la stella del mattino" ossono avere lo
cali abbiamo risposto di passaggio alla obiezione di Perry e Kaplan P
stesso riferimento con sensi differenti perch6 il re erente viene pre-
jche nessun approccio agli indessicali di tip0 fregeiano pub fornire sentato in ciascun caso con un differente "modo di presentazione",
'un senso fregeiano completo. Hume e Heimson pronunciano-b anche "oggi" detto ieri e "ieri" detto oggi hanno sensi differenti e
fstesso
- enunciato con lo stesso significato letterale, ma ciascuna
i:*r
sono percib parti dell'espressione di proposizioni fregeiane differen-
enunciazione esprime un diverso contenuto Intenzionale; e ciascuna ti, anche se entrambi sono usati per riferirsi allo stesso giorno. Cre-
:ha, di conseguenza, un diverso senso fregeiano completo, perch6 do che Frege non sia riuscito a capire che era possibile dare una
'ciascuna proposizione espressa 8 autoreferenziale all'enunciazione spiegazione fregeiana degli indessicali perchk non era riuscito a ca-
che esprime la proposizione. Abbiamo mostrato come in tutti i casi pire il lor0 carattere autoreferenziale, e questo fallimento 2 parte di
l'autoreferenzialiti dell'enunciazione indessicale, in quanto determi- un fallirnento pi6 largo nel capire la natura dell'Intenzionaliti.
Secondo, discorsi come questo tendono a degenerare in un t i p
di scolasticismo puntiglioso che nasconde le assunzioni 'metafisi-
the' di base in discussione, mentre noi dovremmo, credo, per quan-
to t possibile, portare queste assunzioni a superficie. La mia assun-
zione di base t semplicemente questa: le relazioni causali e gli altri
tipi di relazioni naturali con il mondo reale sono rilevanci per il
linguaggio e per gli altri tipi di Intenzionaliti solo per quello che
riguarda il lor0 impatto sul cervello (e sul resto del sistema nervoso
centrale), e i soli impatti che importino sono quelli che producono
Intenzionaliti, inclusa la Rete e lo Sfondo. Una qualche forma di
incernalismo deve avere ragione, percht non c'& nient'altro che
6"
sa compiere questo tipo di lavoro. I1 cervello 2 tutto cib che ab la-
mo a110 scopo di rappresentarci il mondo, e qualsiasi cosa noi pos-
siamo usare deve stare dentro a1 cervello. Ciascuna delle nostre cre-
denze deve essere possibile per un essere come un cervello in un I. LA NATURA DEL PROBLEMA
barattolo perch6 ciascuno di noi t esattamente un cervello in un
barattolo; il barattolo t un cranio, e i 'messaggi' che entrano arriva- I1 problema dei nomi propri dovrebbe essere semplice, e a un
no tramite impatti sul sisterna nervoso. La necessiti di questo inter- certo live110 penso che lo sia: abbiamo bisogno di compiere ripetuti
< nalismo pud esserci nascosta in molte di queste discussioni dall'ado- riferimenti a110 stesso oggetto, anche quando l'oggetto non I. pre-
.,
k
zione di un punto di vista di terza persona. Adottando un punto di
vista da occhio di Dio, pensiamo di poter vedere quelle che sono le
sente, e cosi diamo all'oggetto un nome. Da qui in poi questo nome
i viene usato per fare riferimento a quell'oggetto. Sorgono tuttavia
reali credenze di Ralph anche se lui stesso non puh Ma uello che dei problemi quando riflettiamo sui seguenti tipi di considerazioni:
1
dimentichiamo quando cerchiamo di costruire una cre enza che gli oggetti non ci sono dati precedentemente a1 nostro sistema di
non P interamente nella testa di Ralph t che noi l'abbiamo sempli- rappresentazione; quello che conta come uno o lo stesso oggetto &
;,cemente costruita nella nostra testa. Oppure, per metterla in un al- una funzione di come noi suddividiamo il mondo. I1 mondo non ci
tro modo, anche se ci fosse un insieme di concetti semantici esterni arriva gii diviso in oggetti; noi dobbiamo dividerlo; e il modo in
essi dovrebbero essere parassitici e interamente riducibili ad un in- cui lo dividiamo dipende dal nostro sistema di rappresentazione, e
sieme di concetti interni. in quel senso dipende da noi, anche se il sistema 2 biologicamente,
Paradossalmente percib, il punto di vista da cui io difendo un culturalmente e linguisticamente regolato. Inoltre, percht qualcuno
approccio 'fregeiano' a1 riferimento 2 un punto di vista che Frege possa dare un nome a un certo oggetto o sapere che un nome 2 il
avrebbe trovato completamente estraneo, un tip0 di naturalism0 nome di quell'oggetto, deve avere qualche altm rappresentazione di
biologico. L'Intenzionaliti 2 un fenomeno biologico ed t parte ,del quell'oggetto indipendente dal semplice averne il nome.
mondo naturale come ogni altro fenomeno biologico. Per gli scopi del presente studio abbiamo bisogno di spiegare co-
me l'uso dei nomi propri trovi posto nel nostro approccio generale
all'Intenzionaliti. Sia le descrizioni definite sia gli indessicali servo-
no a esprimere almeno una certa fetta di contenuto Intenzionale.
L'espressione pub non essere di per s t sufficiente a identificare l'og-
getto a cui ci si riferisce, ma nei casi in cui il riferimento ha succes-
so c'2 abbastanza altro contenuto Intenzionale utilizzabile dal par-
lante per fissare il riferimento. Questa tesi tiene anche per gli usi
"referenziali" delle descrizioni definite, in cui il contenuto Intenzio-
nale che t realmente espresso nell'enunciazione potrebbe anche non
essere vero dell'oggetto a cui ci si riferisce.1 Ma che dire dei nomi denti scritti sull'argomento4 ho sottolineato che in alcuni casi la so-
propri? Mancano owiamente di un contenuto Intenzionale esplicito la "descrizione identificante" che un parlante possa avere e che asso-
- ma servono forse a focalizzare in qualche modo 1'Intenzionaliti di ci con il nome t semplicemente la capaciti di riconoscere l'oggetto.
parlante e ascoltatore - o fanno semplicemente riferimento a ogget- Terzo, alcuni autoris pensano che i descrittivisti sostengano che i 3
ti senza l'intervento di nessun contenuto Intenzionale? Secondo la nomi propri sono associati con un 'dossier' nella mente del parlante
mia prospettiva la risposta t owia. Poichi. il riferimento (reference) e che il dibattito sia tra la concezione del dossier e la concezione
linguistic0 P sempre dipendente da, o P una forma di, riferimento dell'uso del nome roprio come analog0 ad un puntatore. Ma que-
mentale, e poichi. il riferimento mentale esiste sempre grazie a1 con- P
sto t di nuovo un raintendimento del descrittivismo. Secondo l'ap-
proccio descrittivista il puntare 2 precisamente un esempio che va
tenuto Intenzionale inclusi Sfondo e Rete,2 i nomi propri devono in
qualche mod0 dipendere dal contenuto Intenzionale, ed t giunto il d'accordo con la tesi, perch6 il puntare ha successo solo in v i d
momento di spiegare in che mod0 - o in quali modi. delle intenzioni di colui che punta.
Si t soliti porre il problema dei nomi propri nella forma "I nomi Quarto, Kripke sostiene che secondo il quadro descrittivista 9
propri hanno sensi?", e nella filosofia contemporanea ci dovrebbero "qualche uomo attribuisce veramente un nome entrando nella pri-
essere due risposte alternative a questo problema: una risposta affer- vatezza della propria stanza e dicendo che il referente deve essere
mativa data dalla teoria "descrirtivista", secondo cui un nome ha l'unico oggetto con certe proprieti identificanti".~Ma questa t una
riferimento perchi. 2 associato a una descrizione o forse a un grap- posizione che nessun descrittivista a me noto ha mai esposto, e non
polo di descrizioni, e una risposta negativa data dalla teoria "causa- sorprende che Kripke non citi alcuna fonte per questa strana posi-
le" secondo cui un nome ha riferimento per via di una "catena cau- zione.
sale" che connette l'enunciazione del nome a1 portatore del nome o Ma se queste quattro descrizioni rappresentano falsamente il de-
almeno alla cerimonia di nominazione in cui il portatore del nome scrittivismo e le discussioni tra le teorie descrittivista e causale, qua-
ottenne il nome. Credo che nessuna delle due parti sarebbe soddi- li sono esattamente queste posizioni e le discussioni tra loro? I1 di- f'Ro*L6FCA
battito t sem~licementecluesto: i nomi ~ r o ~ hanno
1 1 1
ri riferimento
formando condizioni di soddisfazione int&e in un modo che 2 COT-
slstente con l ' a ~ ~ r o c c ieenerale
o all'Intenzionaliti che ho Dresenta-

scusslone. __O

fEfiaftrvreu~, Etichette a parte, t importante avere ben chiaro all'inizio quale controversla un p m ~ s a m e n t e I1. descrittivista si impegna D E S ( ~
sia esattamente l'argomento della disputa tra queste due teorie. alla posizione chi pe; spikgare come un nome proprio si rifeiisca a v L S ~ *
A ~ G - J IQuasi
~ senza eccezione, le spiegazioni da me sentite della teoria de- un oggetto abbiamo bisogno di mostrare come l'oggetto soddsfi o si
scrittivista sono sue distorsioni pih o meno crude, e vorrei rendere adatti a1 contenuto Intenzionale "descrittivo" che P associato con il
espliciti qui quattro dei pih diffusi fraintendimenti della discussione nome nella mente dei parlanti; parte di questa Intenzionaliti sari
in mod0 da poterli mettere da parte quando arriveremo ai problemi normalmente espressa o almeno esprimibile in parole. I1 teorico tcosta
reali. causale si impegna alla posizione che nessuna analisi Intenzionalista CA"sfiLE
Primo, il dibattito non t soprattutto riguardo a1 problema se i di questo tip0 sari mai sufficiente, e che per spiegare la relazione di
nomi propri debbano essere esaustivamente analizzati in termini riferimento riuscito tra l'enunciazione di un nome e l'oggetto a cui
completamente generali. 10 non conosco nessun teorico descrittivi- esso si riferisce abbiamo bisogno di mostrare qualche tip0 di con-
sta che abbia mai tenuto questa posizione, sebbene Frege parli qual- nessione causale esterna tra l'enunciazione di un nome e l'oggetto.
che volta come se gli potesse essere simpatica. In ogni caso non t Entrambe le teorie sono tentativi di rispondere alla domanda "Co-
mai stata la mia posizione, nt, credo, P mai stata la posizione di me riesce il parlante con l'enunciazione di un nome a riferirsi a un
Strawson, o di Russell. oggetto?". La risposta fornita dal descrittivista P che il arlante si
2) Secondo, per quello che mi riguarda il dibattito non ha niente a i'
riferisce all'oggetto perchi. e solo perchi. l'oggetto soddis a il conte-
nuto Intenzionale associato al nome. I1 teorico causale risponde che
che vedere con l'analizzare i nomi propri in parole. Nei miei prece-
il parlante si riferisce a un oggetto percht e solo percht c'k una me, e da quel punto in poi cib che fissa il riferimento t un contenu-
catena causale di comunicazione che connette l'enunciaxione del to Intenzionale che pub avere e pu6 anche non avere una connessio-
parlante con l'oggetto o almeno con il battesimo dell'oggetto - una ne causale esterna con l'oggetto. Molti, forse la maggior parte dei
qualificazione importante a cui arriveremo pi3 avanti. filosofi, pensano alla teoria causale dei nomi come asserente una
connessione causale tra l'uso di riferimento dei nomi e l'oggetto che
essi nominano, ma almeno nel caso di Kripke questo non t real-
11. LA TEORIA CAUSALE mente vero. Un argomento interessante su cui ritorneremo pih
avan ti.
Esistono diverse versioni della teoria causale e non cercher6 di Alcuni autori, come per esempio Devittt sono delusi da questa ~ $ . ~ g ~
discuterle tutte. Le pih influenti sono state quelle di Kripke e Don- caratteristica dell'approccio di Kripke e vogliono riservare la nozio-
nellan, e limiter6 la maggior parte della mia discussione alle loro ne di nomi genuinamente "designazionali" a quei nomi che sono
posizioni. Esse non sono identiche, ma richiamer6 l'attenxione sulle causalmente connessi con l'oggetto stesso. Ma questo sembra del
. differenze tra loro soltanto quando necessario a evitare confusione. / tutto arbitrario. Non c'P nulla che ci impedisca di introdurre un
iL.----- f Incomincio con la versione di Kripke. I nome tramite descrizione e di usarlo per fare riferimento, perfino
come "designatore rigido"; e in ogni caso esistono un mucchio di
Una descrizione approssimativa di una teoria potrebbe essere nomi propri di entiti astratte - per esempio, i numerali sono nomi
quella che segue. Ha luogo un battesimo iniziale. Qui l'oggetto di numeri - e le entita astratte non possono iniziare catene causali
pui, essere nominato per ostensione, oppure il riferimento del
- nome pu6 essere fissato da una descrizione. Quando il nome vie-
1 fisiche.
ne "passato da anello ad anello", colui che lo riceve deve, penso,
Una seconda caratteristica da notare dell'approccio di Kripke t
che la catena causale non 2, per cosi dire,pura. Oltre alla causazione
0
quando l'ascolta, intendere usarlo con lo stesso riferimento con
cui lo usava l'uomo da cui lo ha ascoltato.7 I e a1 battesimo, viene lasciato insinuarsi un elemento Intenzionalisti-
co ulteriore: ogni parlante deve intendere riferirsi a110 stesso ogget-
to a cui si riferiva la persona da cui egli ha imparato il nome. Que-
Ci sono molte cose da notare in questo passaggio. In primo luogo,
la spiegazione dell'introduzione del nome nel battesimo t intera- sto ci fornisce perci6 un qualche contenuto Intenzionale associato a
mente descrittivista. I1 battesimo o ci dd un contenuto Intenzionale ogni uso di un nome "N" nella catena causale, vale a dire, "N t
in forma verbale, una descrizione definita (Kripke ci d i l'esempio l'oggetto a cui si riferiva la persona da cui ho avuto il nome". Que-
dell'iwroduzione del nome "Nettuno" per un pianeta allora non an- sta 1. una richiesta singolare per il motivo che segue: se ciascuno
Cora percepito), oppure ci d i il contenuto Intenzionale di una er- nella catena causale veramente avesse questa intenzione ristretta, e
cezione quando un oggetto viene nominato ostensivamente. Ne ca- f
so percettivo, c't sicuramente una connessione causale, ma poicht si
se il contenuto Intenzionale fosse di fatto soddisfatto, ci& se ogni
parlante avesse realmente successo nel riferirsi a1 medesimo ogget-
tratta di causazione Intenzionale, interna al contenuto percettivo, t to, allora conseguirebbe banalmente che il riferimento ritornerebbe
inutile al teorico causale per il suo sforzo di dare una spiegazione direttamente all'obiettivo del battesimo iniziale, e parlare di causa-
causale esterna della relazione di nonie e oggetto. Naturalmente ci zione diventerebbe ridondante. Ma questa presumibilmente non t
sari in questi casi anche una spiegazione causale esterna nei termini l'idea di Kripke, poicht essa non avrebbe nessun potere esplicativo,
e sarebbe di fatto circolare. Spie heremmo infatti il riferimento riu-
dell'impatto dell'oggetto sul sistema nervoso, ma i fenomeni causali
esterni non daranno di per s t una definizione ostensiva del nome. B
scito in vird di una catena di ri erimenti riusciti. L'idea di Kripke t
Per avere la definizione ostensiva colui che percepisce deve percepi- chiaramente questa: si spiegheri come sia soddisfatto il contenuto
re l'oggetto, e questo comporta qualcosa di pih dell'impatto fisico Intenzionale, ci& come sia riuscito il riferimento, nei termini di
dell'oggetto sul suo sistema nervoso. perci6 una caratteristica sin- causazione esterna pih l'intenzione che essa debba essere riuscita.
golare della versione di Kripke della teoria causale che la catena Cosi Kripke stabilisce tre condizioni per spiegare come ogni occor-
causale esterna non raggiunge in realti l'oggetto; essa arriva soltan- renza di enunciazione si riferisca all'obiettivo iniziale: battesimo ini-
to a1 battesimo dell'oggetto, alla cerimonia di introduzione del no- ziale, catena causale, contenuto Intenzionale ristretto. E la spiega-
zione 2 ancora esterna in questo senso: sebbene ogni anello della Evans." "Madagascar" era originariamente il nome di una parte del-
catena di comunicazione venga percepito sia dal parlante che dall'a- l'Africa. Marco Polo, sebbene presumibilmente soddisfacesse la con-
scoltatore, "Cib che L. rilevante non k come il parlante pensa di aver dizione di Kripke di intendere usare il nome con lo stesso riferi-
ottenuto il riferimento, ma la catena reale di comunicazione".9 mento usato da "l'uomo da cui lo ha ascoltato", si riferiva nondime-
Prima di criticare I'approccio di Kripke, vediamo quello di Don-
3
nellm.
no a un'isola a1 largo della costa dell'Africa, e quest'isola 2 cib che
ora intendiamo con "Madagascar". Cosi, l'uso del nome "Madaga-
L'idea di base 2 che quando un parlante usa un nome intendendo scar" soddisfa una condizione causale che lo connette con la terra-
riferirsi a un individuo e predicare qualcosa di lui, avremo un ferma africana, ma non e sufficiente a metterlo in grado di riferirsi
riferimento riuscito quando ci sia un individuo che entri nella alla terraferma africana. I1 problema a cui dovremo tornare 2 come e
spiegazione storicamente corretta di chi [~ic)sia colui di cui il perch6 esso si riferisca a1 Madagascar invece che alla terraferma afri-
parlante intendeva predicare qualcosa. Questo individuo sari al- cana, dato che la catena causale arriva alla terraferrna.
lora il referente, e l'affermazione fatta sari Vera o falsa a seconda Se un'immagine di catena causale kripkiana non ci fornisce una
che esso abbia la proprieti designata dal predicato oppure no.10 condizione sufficiente, ci fornisce almeno una condizione nece2sa-
ria? Qui di nuovo la risposta mi sembra essere chiaramente no. E in
I1 passaggio ha due elementi chiave: (a) "spiegazione storicamente generale una buona idea quella di usare esempi che sono stati pre-
corretta di" (b) "chi sia colui di cui il parlante intendeva predicare sentati contro qualcuno come esempi che in realth funzionino a suo
qualcosa". Per aiutarci rispetto ad (a) Donnellan introduce l'idea di favore; prendiamo percib in considerazione quello che segue da Ka-
un "ossematore onnisciente della storia". L'ossematore onnisciente plan.12 Egli scrive che la teoria descrittiva non potrebbe essere giu-
vedrh chi o che cosa intendevamo anche se noi non possiamo dare sta perch;, per esempio, dice nel Concise Biographical Dictionary
nessun contenuto Intenzionale che si adatti a chi o a che cosa inten- (Concise Publications: Walla Walla, Washington) che "Ramsete
devamo. Ma allora, in che cosa consiste il nostro soddisfare (b)? VIII" 2 "uno tra un certo numero di antichi faraoni dei quali non si
Quale fatto che riguardi noi fa si che si dia il caso che quando dice- sa nulla". Eppure sicuramente noi possiamo riferirci a lui anche se
vamo, per esempio, "Socrate ha il naso camuso", era Socrate "di cui non soddisfacciamo la teoria descrittiva per usare il suo nome. In
intendevamo predicare qualcosa"? Evidentemente, secondo la spie- realth quello che I'esempio mostra ;che si sanno un mucchio di
gazione di Donnellan, assolutamente nessun fatto che riguardi noi - cose riguardo a Ramsete VIII, e infatti questo k un caso piuttosto
a parte la catena causale che connette la nostra enunciazione a So- ideale anche per la versione pih ingenua della teoria descrittiva, vi-
crate. Ma allora, qual k la natura di questa catena; che cosa cerca sto che ci sembra di avere una descrizione identificante perfetta.
l'osservatore onnisciente, e perch;? Rorty ci assicura che la teoria Ramsete VIII 2 il faraone chiamato "Ramsete" che govern6 1'Egitto
causale ha bisogno soltanto di "causazione fisica ordinaria", lo sbat- dopo un faraone chiamato "Ramsete VII".13 Vale a dire, immagi-
tere di oggetto contro oggetto, comunque essa sia. 10 penso che niamo, come suppongo sia il caso, di avere almeno qualche cono-
l'ossematore di Donnellan finiri per dover cercare causazione Inten- scenza della storia dell'antico Egitto, compresa la conoscenza del
zionak e contenuto Intenzionale. Ritorner6 su questo punto. fatto che faraoni con lo stesso nome venivano numerati sequenzial-
Kripke insiste, e consider0 che Donnellan sarebbe d'accordo, che mente. Supponiamo per sempliciti di argomento di sapere qualcosa
la teoria causale non va intesa come una teoria completa, bensi piut- di Ramsete VII e di Ramsete IX. Potremmo allora usare, senza al-
tosto come un'"immagine" di come funzionano i nomi propri. Tut- cuna esitazione, il nome "Ramsete VIII" per riferirci al Ramsete
tavia, noi vorremmo sapere se essa sia un'immagine accurata, e un che venne tra Ramsete VII e Ramsete IX, anche se le varie catene
modo di procedere 2 cercare di trovare controesempi, esempi di no- causali che si distendono da noi all'antico Egitto mancano di Ram-
mi che non funzionano secondo questa immagine. Per esempio, la sete VIII. Quello che abbiamo in questo caso ;un esempio della
teoria (o immagine) causale cosi espressa da Kripke ci d i condizio- Rete in opera; in questo caso, si tratta di quella parte della Rete che
ni sufficienti di riferimento riuscito usando i nomi propri? La rispo- contiene conoscenze riguardo al passato.
sta, penso, 6 chiaramente no. Esistono nurnerosi controesempi nella Si pub dire in generale che l'intera Rete dell'Intenzionaliti 2 fis-
letteratura, ma quello forse pih pittoresco 2 dovuto a Gareth sata causalmente, via causazione Intenzionale, a1 mondo reale in di-
versi punti, ma sarebbe un errore serio supporre che la Rete debba credo che dovremmo cercare il carattere essenziale dell'istituzione e
fissarsi, tramite ualsiasi tip0 di causazione, a ogni singolo punto a non farci troppo colpire, dagli esernpi strani, e credo che i controe-
9
cui si sia fatto ri erimento usando un nome proprio.14 Gedo che il
motivo per cui i teorici causali compiono questo errore 2 che esage-
sempi siano interessanti soltanto se spalleggiati da una teoria che li
spieghi. Tuttavia, mi piacerebbe vedere trattati con questi stessi at-
rano l'analogia tra riferimento e percezione, un'analogia che 8 resa teggiamenti i controesempi sia alla teoria causale che a quella de-
esplicita da Donnellan.15 La percezione si fissa a1 mondo in questo scrittivista. La difficolti 8 che i controesempi che io ho presentato
mod0 a ogni punto, perchi- ogni esperienza percettiva ha la autore- sembrano sollevare difficolti serie per la teoria (o immagine) causa-
ferenzialiti causale del contenuto Intenzionale che abbiamo discus- le, ed essi sono spalleggiati da una teoria dell'Intenzionalitd. Nel
so in precedenza. Ma i nomi propri non portano quel tip0 di causa- caso del Madagascar l'Intenzionalitd associata a1 nome sposta il rife-
zione, e neppure di causazione Intenzionale. B possibile soddisfare rimento dal capolinea della catena causale all'oggetto che soddisfa il
le condizioni per usare con successo un nome proprio anche se non contenuto Intenzionale associato, e nel caso dei nomi allocati in si-
c'P nessuna connessione causale, nC Intenzionale n; esterna, tra l'e- stemi di nomi la posizione di un nome come elemento nella Rete
nunciazione del nome e l'oggetto a cui ci si riferisce. Inoltre, le cose dd Intenzionalitd sufficiente ad assicurare a1 nome il riferimento
staranno cosi per qualsiasi sistema di nomi in cui si possa identifica- senza nessuna catena causale.
re il portatore del nome dalla posizione del nome nel sistema. Pos- Passiamo ora a1 problema pih importante: la teoria o immagine
so, per esempio, riferirmi a M Street a Washington perch; so che causale fornisce il carattere essenziale dell'istituzione dei nomi pro-
c'P in quella citti una sequenza alfabetica di nomi di strade, "A", pri? 10 credo che la risposta sia chiaramente no. Per capire questo,
"B", "C" ecc. Non c'i. nessun bisogno che io abbia una qualche immaginiamo una comunitd primitiva di cacciatori-raccoglitori con
connessione causale con M Street per poter fare questo.16 E la cosa un linguaggio che contenga nomi propri. (E non 8 affatto implausi-
diventa ancora pih chiara se consideriamo nomi di entitd astratte: se bile immaginare un linguaggio usato da una comuniti primitiva;
io conto fino a 387, il numerale nomina il numero senza nessuna per quello che ne sappiamo 15 stato in comuniti di questo tipo che
catena causale che connetta me e qualsiasi cerimonia battesimale in primo luogo si sono evolute le lingue umane.) Immaginiamo
collegata a quel numero. che tutti nella tribh conoscano tutti, e che i nuovi nati membri del-
C'2 abbondanza di controesempi conosciuti alla posizione che la la tribh vengano battezzati in cerimonie alla presenza dell'intera tri-
teoria causale ci dia condizioni necessarie o sufficienti per l'uso di bh. Immaginiamo, inoltre, che quando i bambini crescono, impari-
un nome proprio che si riferisce a1 suo portatore. Perch; gli autori no i nomi delle persone cosi come i nomi locali di montagne, laghi,
di queste teorie non sono colpiti da questi esempi? C'2, detto di strade, case ecc., per ostensione. Supponiamo inoltre che ci sia un
passaggio, una singolare asimmetria nel ruolo dei controesempi in tabh molto forte rispetto a1 parlare dei morti, cosi che il nome di
queste discussioni: i controesempi collegati alla teoria descrittivista nessuno viene mai menzionato dopo la sua morte. Cib che ci inte-
vengono in generale considerati come disastrosi per la teoria; i con- ressa nell'esempio 8 semplicemente questo: per come l'ho descritta,
troesempi alla teoria causale sono allegramente accettati come se questa tribh ha un'istituzione dei nomi propri usati per il riferimen-
non avessero importanza. La ragione per cui i teorici causali non to esattamente nello stesso modo in cui i nostri nomi sono usati per
sono colpiti 2, sospetto, che essi sentono, come Kripke ha detto il riferimento, eppure non c'e' un singolo u o di un nome nefka tribiZ che
esplicitamente, che la teoria causale offre un'immagine pih adeguata s d i s f ; fa catena c a u d e deffateorid deffa mlmicazione. Per come l'ho
di come funzionano i nomi anche se non pub spiegare tutti i casi. descritta non c'2 una singola catena di comunicazione del tip0 pre-
Dopo tutto, i controesempi possono essere semplici casi singolari e ferito da Kripke, Donnellan, e altri. Ogni uso del nome in questa
marginali, e quello che noi vogliamo veramente sapere 2 cib che 2 tribh per come l'ho descritta soddisfa la richiesta descrittivista che
centrale ed essenziale per l'operazione dell'istituzione dei nomi pro- ci sia un contenuto Intenzionale che associa il nome all'oggetto. In
pri. Inoltre, i controesempi non sono in realtd molto importanti per questo caso dobbiamo supporre che i nomi siano insegnati alle per-
noi teoricamente, a meno che non siano spalleggiati da qualche teo- sone per ostensione e che essi imparino a riconoscere i loro compa-
ria indipendentemente motivata, una qualche spiegazione di perch; gni membri della tribh, le montagne, le case ecc. L'insegnamento
essi siano controesempi. 10 condivido entrambe queste tendenze e stabilisce un contenuto Intenzionale che l'oggetto soddisfa.17
Mi sembra che il teorico causale potrebbe fare la seguente repli-
-
noti che n t in Donnellan n6
ca: lo spirit0 della teoria causale viene mantenuto in questo esem- sentata come risultato di qual-
pio, percht sebbene non ci sia nessuna catena di comunicazione c'P ! che adproccio indipendentemente'motivato all'uso dei nomi. densi I
nondimeno una connessione camale tra l'acquisizione del nome e
l'oggetto nominato, percht l'oggetto viene presentato ostensiva-
mente. La risposta a questo P duplice. In primo luogo, il tip0 di 1

connessione causale che insegna l'uso del nome & semplice causazio- sa stia accadendo in questa disputa dobbiamo ora rivolgerci a questa
ne Intenzionale; non & assolutamente esternalista. Vale a dire, il ti- teoria.
po di connessione causale che viene stabilito in questi casi & una
connessione causale descrittivista. Quando dico "Baxter", intendo
l'uomo che io sono in grado di riconoscere come Baxter, oppure l'uo- 111. L'APPROCCIO DESCRITTIVISTA A1 NOMI PROPRI
mo che mi P statopresmtato come Baxter, oppure l'uomo che ho visto
battezzato come Baxter, e in ciascuno di questi casi l'elemento cau-
sale implicato dal termine in corsivo P causazione Intenzionale. In
tutti i casi la condizione causale P parte del contenuto Intenzionale
associato a1 nome. E si noti che cib che importa non P il fatto che io
dia una descrizione verbale, ma che ci sia un contenuto Intenzionale.
Non si comprenderi la teoria descrittivista se non si comprendono

si "Nomi propri"l8, nel 1955, esistevano tre posizioni standard sui


nomi nella letteratura filosofica: l'idea di Mill che i nomi non hanno
affatto una connotazione ma semplicemente una denotazione, l'idea
a
le posizioni che le venivano opposte in origine. All'epoca in cui scris- ~ G R rE
R

Se la teoria causale vuole essere un'alternativa alla teoria descrit- di Frege che il significato di un nome & dato da una singola descrizio-
tivista, la causazione in questione non deve essere descrittivista, non ne definita associata, e quella che potrebbe essere chiarnata l'idea co-
deve essere interna, altrimenti la teoria causale P una semplice va- mune dei libri di testo di logica che il significato di un nome "N" P
riante della teoria descrittivista. Questo equivale semplicemente a semplicemente "chiamato N". La prima e la terza di queste posizioni
chiedere che il descrittivismo includa alcuni elementi, per esempio sembrano essere palesemente inadeguate. Se il problema di una teoria
percettivi, nel contenuto Intenzionale associato all'uso del nome. I dei nomi propri P di rispondere alla domanda "In virt; di che cosa il
Ma, in second0 luogo, non abbiamo nemmeno bisogno di supporre parlante nell'enunciazione di un nome riesce a riferirsi a un oggetto
che tutti i nomi nella comuniti vengano introdotti per ostensione. particolare?", allora l'approccio di Mill 2 semplicemente un rifiuto di
Come Kripke concede, possono esserci nomi nella comuniti intro- rispondere alla domanda; semplicemente dice che il nome si riferisce
dotti puramente per descrizione. Supponiamo che gli astronomi e i all'oggetto, e questo P tutto. Ma anche la terza risposta P difettosa.
meteorologi della comuniti siano in grado di predire tempeste ed Come ho scritto in Atti linguistici,
eventi astronomici nel futuro, e che essi associno nomi propri a la descrizione "L'uomo chiamato X' non pub naturalmente, o
questi futuri eventi e fenomeni. Questi nomi vengono insegnati a comunque non pub da sola, soddisfare il principio di identifica-
tutti i membri della comuniti puramente per descrizione, e non c'& I
zione. Perch6 se mi chiedete "Chi vuoi dire con X?"e io rispon-
nessuna uestione degli eventi che causano i nomi perch6 gli eventi
3
sono nel uturo. Mi sembra che abbiamo qui una comuniti che sod- I
do "L'uomo chiamato X ' , anche se fosse vero che c'P un solo
uomo chiamato X , io starei semplicemente dicendo che egli &
disfa tutte le condizioni essenziali per avere dei nomi propri e per
avere l'istituzione di nomi propri che riescano a riferirsi nel modo
I l'uomo a cui gli altri fanno riferimento con il nome "X'. Ma se
essi fanno riferimento a lui con il nome "X', devono anche esse-
in cui i nostri nomi propri riescono a riferirsi, eppure non c'P un re pronti a sostituire "X' con una descrizione identificante, e se
singolo uso di nome proprio che soddisfi la storia, immagine, o teo- essi a lor0 volta lo sostituiscono con "l'uomo chiamato X ' , la
ria dei teorici causali. questione P stata solo fatta avanzare di un passo, e non potrebbe
Se P cosi facile descrivere un esempio di un'intera comuniti che andare avanti indefinitamente senza cadere nella circolariti o nel
soddisfa le condizioni per l'uso dei nomi propri ma non soddisfa le regress0 all'infinito. I1 mio riferimento a un singolo potrebbe es-
condizioni poste dalla teoria causale, come dobbiamo spiegare il fat- sere parassitario o essere quello di qualcun altro, ma questo pa-
to che la teoria sia sembrata cosi plausibile a tanti filosofi? Che cosa rassitismo non pub essere protratto all'infinito se si vuole avere
le di una montagna con il nome "N" e successivamente una catena mente alla stessa persona a cui si riferiva la persona (chiunque essa
con dieci anelli, ciascuno di una persona che enuncia "N" intenden- fosse) da cui ho avuto il norne, in accord0 con la versione di Kripke
do usarlo per riferirsi a qualsiasi cosa la persona da cui lo ha avuto del descrittivismo.
lo usava per riferirsi. Assumiamo che non intervenga nessuna Inten- Ma erchk ha irnportanza questo? Che differenza fa se la catena
zionaliti, nessun'altra credenza ecc., riguardo N, il quale P di per d
sufficiente a garantire che ogni persona si riferisce all'oggetto ini-
B
viene escritta per via di contenuto Intenzionale o di causazione fi-
sica esterna? Perch6 il dibattito, ripetiamo, P se il riferimento abbia
ziale del battesimo unicarnente in virth del fatto che c'P uno e sola- successo in virtb del fatto che l'oggetto a cui ci si riferisce si adatta
mente un oggetto che soddisfa o si adana a1 suo contenuto Inten- a o soddisfa alcune descrizioni associate, oppure se si ottenga il rife-
zionale. Dopo il parlante che ha fatto il battesimo iniziale, i conte- rimento in virtb di alcuni fatti che riguardano il mondo in modo
nuti Intenzionali successivi sono parassitari rispetto a quelli prece- del tutto indipendente da come questi fatti vengono rappresentati
denti per ottenere il riferimento. Ci sari naturalmente una caratte- nella mente: qualche condizione che l'enunciazione dell'espressione
rizzazione causale esterna della catena, e un osservatore onnisciente rispetta che sia indipendente dai contenuti di qualsiasi descrizione
potrebbe osservare Mr. Uno che parla a Mr. Due e cosi via fino a1 associata. Kripke e Donnellan sostengono di dare argomenti contro
Mr. Dieci, e potrebbe descrivere una sequenza di eventi senza men- la concezione del riferimento per contenuto Intenzionale associato,
zionare nessuna Intenzionaliti, senza nessuna rnenzione di contenu- e a favore delle condizioni causali esterne. 10 sto dimostrando che
to descrittivo. Ma non P la sequenza di aspetti caratterizzati dall'os- nei limiti in cui la loro spiegazione funziona, funziona perch; P de-
servatore esterno che assicura il riferimento. I1 riferimento, per scrittivista: la catena causale esterna non gioca nessun ruolo esplica-
Kripke, viene assicurato interamente dal contenuto descrittivo. tivo. E non sto dicendo che il loro approccio pub essere costretto
I1 mod0 per verificare quale aspetto stia compiendo il lavoro, se nel modello descrittivista ma che, se lo analizziamo attentamente,
il contenuto descrittivo o la catena causale, consiste nel variare una l'approccio da loro offerto ha precisamente un aspetto descrittivista.
costante tenendo ferma l'altra, e vedere che cosa accade. Supponia- Non ci dovrebbe sorprendere che abbiano cosi poco da dire sulla
mo che Miss Sette decida di usare il nome non per riferirsi alla stes- causazione. In realti essa non gioca nessun ruolo nelle loro spiega-
sa cosa a cui si riferiva la persona da cui lo ha ricevuto, ma per zioni. Per capire meglio questo, torniamo a Donnellan.
riferirsi invece a1 suo barboncino prediletto. Descritta dal di fuori,
la catena di cornunicazione pu6 essere esattamente la stessa: il nome Supponiamo che qualcuno dica 'Socrate aveva il naso camuso' e
"N" va da Uno a Dieci, ma lo spostamento del contenuto Intenzio- noi gli domandiamo a chi si stia riferendo. L'idea centrale P che
nale significa che Sette, Otto, Nove e Dieci si stanno riferendo a un questo richieda una spiegazione storica; non stiamo cercando un
barboncino e non a una montagna, unicamente perch; il barbonci- individuo che potrebbe adattarsi nel mod0 migliore alla descri-
no e non la montagna soddisfa la lor0 descrizione identificante zione del parlante dell'individuo a cui considera di stare riferen-
(questo P molto simile all'esempio del Madagascar). Immaginiamo, dosi ... bensl piuttosto un individuo storicamente correlate a1 suo
d'altra parte, che la catena abbia contenuto descrittivo costante, e uso del nome 'Socrate' in questa occasione. Potrebbe darsi che
ciascuno sia parassitario del parlante precedente fino a1 battesimo un osservatore onnisciente della storia veda un individuo collega-
iniziale; variamo la storia causale esterna a piacere e tuttavia questo to a un autore di dialoghi, tale che uno dei personaggi centrali di
non inficierh il riferimento. Che cosa dunque sta compiendo il lavo- questi dialoghi era modellato su quell'individuo, che questi dialo-
ro, l'Intenzionaliti o 1"'ordinaria causazione fisica"? I
ghi sono stati tramandati e che il parlante ha letto loro traduzio-
In risposta a1 suggerimento che il descrittivista pu6 facilmente
accogliere la loro spiegazione, Kripke, Donnellan e Devitt insisto-
no tutti che staado alla posizione descrittivista il parlante dovrebbe
~ ni, che il predicare da parte del parlante la camusiti di qualcuno
P Jpiegatodal suo aver letto queste traduzioni... 'Quale individuo,
nel caso ce ne sia uno, il parlante descriverebbe in questo modo,
forse anche erroneamente? [corsivi miei).21
ricordare da chi ha avuto il nome. Ma questo mi sembra chiaramen-
te falso. 10 posso per esempio (e lo faccio) fare riferimenti parassi- 1 Questo passaggio mi sembra fornire una spiegazione molto ragio-
tari usando il nome "Plotino" nel modo considerato sopra, senza nevole - il problerna che ci lascia P: che cosa dovrebbe cercare l'os-
ricordare da chi ho avuto il nome. 10 intendo riferirmi semplice- servatore onnisciente, e perch;? Quali considerazioni fa nel decidere
"quale individuo, nel caso ce ne sia uno, il parlante descriverebbe in IV. DIFFERENZE TRA I DUE APPROCCI
questo modo"? Visto che ci sono un numero infinito di "relazioni
storiche" deve esserci qualche principio per selezionare quelle rile- Sebbene entrambe le teorie "descrittivista" e "causale" siano di
vanti. Quale? Credo che la risposta sia implicita nel passaggio. base descrittiviste, esistono tuttavia numerose differenze importanti
Dobbiamo prendere due insiemi di contenuti Intenzionali come de- tra loro.
cisivi. Primo, l'autore dei dialoghi m d l h uno dei personaggi cen- 1. Secondo la teoria causale il trasferimento di Intenzionaliti nel-
trali su un individuo reale, vale a dire, l'autore aveva una rappresen- la catena di comunicazione t veramente l'essenza dell'istituzione dei
tazione dell'individuo in questione e intendeva che il nome "Socra- nomi propri. Secondo il descrittivista questa P semplicemente una
te" nel dialogo si riferisse a lui. Secondo, il parlante, avendo letto i caratteristica accidentale. Non t in nessun modo il tratto essenziale
dialoghi, intendeva che il suo uso di "Socrate" si riferisse alla stessa o definiente dell'istituzione. E il proposito della parabola della co-
persona a cui l'autore dei dialoghi si riferiva. I1 parlante, a sua volta, muniti di cacciatori-raccoglitori era di mettere in evidenza esatta-
estrarrh un mucchio di descrizioni ulteriori dai dialoghi, e queste mente questo: la tribh possiede l'istituzione dei nomi propri per fa-
potranno essere vere oppure no dell'uomo a cui si sta riferendo. re riferimento, ma non esiste nessuna catena di comunicazione, nes-
Ora, se noi gli domandiamo "Chi intendi con 'Socrate'?", egli ci sun riferimento parassitario. Un altro modo di dire la stessa cosa 6
diri alcune di queste descrizioni e, come fa notare Donnellan, que- di vedere come, sebbene il riferimento parassitario sia sempre pos-
ste descrizioni potrebbero non essere vere dell'uomo a cui l'autore sibile per i nomi propri, questo tip0 di parassitismo sia sempre
dei dialoghi si riferisce come "Socrate" bensi vere di qualcun altro, possibile per qualsiasi parola che esprima un contenuto Intenzio-
diciamo l'autore stesso. Supponiamo che il parlante dica "Con nale, compresi i termini generali. Prendiamo, per esempio, le pa-
'Socrate' intendo l'uomo che ha inventato il metodo del dialogo", e role "strutturalismo" e "strutturalista". Per un lungo period0 io ho
supponiamo che l'autore dei dialoghi abbia in realth inventato lui avuto solamente un'idea confusissima di che cosa queste parole si-
questo metodo e ne abbia per modestia attribuito l'invenzione a So- gnificassero. Sapevo che lo strutturalismo era un qualche t i p di
crate. Se perci6 diciamo "A parith di condizioni il parlante si stava teoria di moda, ma che stava oltre il limite della mia conoscenza.
in realth riferendo alla persona a cui l'autore si riferiva come 'Socra- Tuttavia, date la mia Rete e il mio Sfondo, ero in grado di usare la
te' e non all'uomo che di fatto invent6 il metodo del dialogo", ci parola "strutturalismo" in un modo parassitario; potevo per esem-
impegniamo alla posizione che il contenuto Intenzionale del parlan- pio domandare "Ci sono ancora un mucchio di strutturalisti in
te, "Mi sto riferendo a110 stesso uomo a cui si riferiva l'autore dei Francia?", oppure, "Pierre P uno strutturalista?". E si noti che que-
dialoghi", abbia la precedenza sopra il contenuto, "Mi sto riferendo sto parassitismo non P ristretto ai termini di generi naturali di cui
all'inventore del metodo del dialogo". Quando dava l'ultima rispo- parla Putnarn. Questo non era un cam in cui si identificano gli
sta, assumeva che uno e lo stesso uomo soddisfacesse entrambe le sue strutturalisti di passaggio ostensivamente per la loro apparenza su-
risposte. Se esse venissero separatamente, vale a dire, se ciascun con- perficiale, e si spera che un giorno la ricerca scientifica ci riveleri la
tenuto Intenzionale fosse soddisfatto da una persona differente, sareb loro Vera natura. Per quello che riguarda questa differenza tra la
be owio per il parlante che una delle due avrebbe la precedenza. I1 teoria causale e quella descrittivista, l'argomento apparirebbe a fa-
parlante esprimeva un frammento della sua Rete di contenuti Inten- vore dell'idea descrittivista che le catene di comunicazione non sono
zionali. Se questo frammento non si adattasse all'oggetto che soddisfa la caratteristica essenziale dell'istituzione di nomi propri, sebbene
il resto della Rete, l'osservatore onnisciente supporrebbe, ragionwol- entrarnbe le parti sarebbero d'accordo sul fatto che queste catene
mente, che il resto della Rete abbia la precedenza. Egli si starebbe comunemente esistano.
riferendo al Socrate storico anche se ne desse una descrizione falsa, 2. I1 descrittivista trova estremamente implausibile supporre che
ma questa supposizione P una supposizione su come il contenuto In- nelle catene di comunicazione, quando occorrono, l'unica Intenzio-
tenzionale dell'uomo determina il riferimento. Percid in entrambi gli nalith che assicuri il riferimento P che ogni parlante intenda riferirsi
approcci di Kripke e di Donnellan le condizioni del riferimento riu- a110 stesso oggetto del parlante precedente. Nella vita reale moltissi-
scito sono descrittiviste fino alle fondamenta. me informazioni vengono trasferite nella catena di comunicazione e
alcune di queste informazioni saranno rilevanti per assicurare il rife-
rimento. Per esempio, il tip0 della cosa nominata dal nome - che sia Intenzionale del primo ordine e quello parassitario normalmente
una montagna o un uomo o un alce o qualsiasi cosa - viene general- preferiamo il secondo. Perchk? Perch6 la catena di Intenzionaliti
mente associato a1 nome anche nei casi parassitari; e se il parlante parassitaria ci riporteri all'oggetto originale del battesimo, e che noi
va decisamente fuori strada rispetto a questo siamo poco portati a siamo portati normalmente, sebbene non sempre, a pensare a questo
dire che stia veramente avendo successo nel suo riferimento. Suppo- modo P cib che importa. In questo aspetto i nomi propri differisco-
niamo, per esempio, che egli ascolti un discorso sulla filosofia della no dai termini generali. Poichk l'importanza di avere i nomi propri
matematica di Socrate, e supponga confusamente che "Socrate" sia sta soltanto nel riferirsi a oggetti, non nel descriverli, spesso non ci
il nome di un numero dispari. Supponiamo che dica "Penso che importa realmente molto uale contenuto descrittivo venga usato
Socrate non sia primo ma sia divisibile per 17". Egli soddisfa la ver- per identificare l'oggetto, %no a quando esso identifichi l'oggetto
sione di Kripke della teoria causale, ma non ha successo nel riferi- giusto, dove per "oggetto giusto" si intende semplicemente quello
mento a Socrate. Inoltre, quando l'oggetto iniziale del battesimo a cui le altre persone si riferiscono usando quel nome.
non P identico all'oggetto che soddisfa il contenuto associato non
parassitario, non sempre costruiamo il riferimento come risalente al-
l'oggetto iniziale. Nel caso del Madagascar, supponiamo che ogni V. CONTROESEMPI AL DESCRITTIVISMO
parlante intendesse riferirsi a110 stesso oggetto del parlante prece-
dente, ma Marco Polo introdusse qualche nuovo contenuto Inten- Con in mente questa discussione passiamo ora ai controesempi. I
zionale che prese la precedenza sulla catena di comunicazione. Egli controesempi a me noti alla teoria descrittivista in generale fallisco-
identificb un'isola e non una parte del continente africano. no perchk gli autori guardano solamente a quello che l'agente po-
una conseguenza poco notata ma assurda dell'idea di Kripke trebbe dire e non a1 contenuto Intenzionale totale che egli ha nella te-
che egli non stabilisca assolutamente nessuna limitazione su quello sta, e anche perch6 trascurano il ruolo della Rete e dello Sfondo.
a cui il nome potrebbe arrivare a riferirsi. Cosi, per esempio, potreb- Ogni controesempio P destinato a mostrare che un parlante si riferi-
be saltar fuori che con "Aristotele" mi sto riferendo a uno sgabello r i a un oggetto con l'enunciazione di un nome anche quando la
da bar nella pizzeria da Joe a Hoboken nel 1957, se questo fosse cib descrizione definita associata non sia soddisfatta da quell'oggetto o
a cui P accaduto che la catena causale portasse. Voglio dire: con sia soddisfatta da qualcos'altro oppure da niente. Mostrerb che in
"Aristotele" non potrei stare riferendomi a uno sgabello da bar, per- ognuno dei casi si ottiene il riferimento solamente perchk l'oggetto
chk non ;questo quello che intendo con "Aristotele". E le note di soddisfa il contenuto Intenzionale nella rnente del parlante.
Kripke sull'essenzialismo non sono sufficienti a bloccare questo ri-
sultato, poichk si tratta sempre di necessiti de re associate agli og-
getti stessi ma che non associano nessun contenuto Intenzionale re- Erempio 1: Il caro Godel/Scbmidt(Kripke)
strittivo all'uso del nome. Percib, sebbene sia una necessiti metafisi-
ca de re che l'uomo attuale avesse una certa madre e un certo adre, L'unica cosa che Jones sa o pensa di sapere di Kurt Gijdel P che
P
questo non ci dice assolutamente nulla su come il nome si ri erisca
a quell'uomo e non a uno sgabello da bar.
egli P l'autore della famosa prova di incompletezza. Ma supponiamo
che, di fatto, la prova sia stata scritta da un altro uomo, Schmidt.
3. In generale il descrittivista P portato a preferire il contenuto Quando allora chiediamo a Jones una descrizione identificante di
Intenzionale del primo ordine, e vede i casi parassitari come meno Giidel, egli dice "l'autore della prova dell'incompletezza dell'aritme-
importanti ; il teorico causale d i maggiore en fasi alla descrizione tica". Ma di fatto quando Jones usa "Giidel" si sta riferendo a Go-
identificante parassitaria. I1 germe di veriti nella teoria causale mi del e non all'uomo che soddisfa la sua descrizione.
sembra questo: per quello che riguarda i nomi di oggetti con i quali~ i;, ovvio da quanto detto che la spiegazione corretta di questo
non arriviamo direttamente all'oggetto tendiamo spesso a dare la caso P che Jones ha molto pih contenuto Intenzionale che non la
precedenza a1 contenuto Intenzionale parassitario. Per esempio, per semplice descrizione da lui data. Come minimo ha "l'uomo chiama-
nomi di figure storiche remote, come Napoleone o Socrate, o di to 'Godel' nella mia comuniti linguistica, o almeno da quelli da cui
persone famose, come Nixon, se si d i un conflitto tra il contenuto ho avuto il nome". I1 motivo per cui non d i questa come risposta
quando gli si domandi una descrizione identificante P che assume doto si stessero riferendo a uno scavatore di pozzi che disse "Vorrei
che si voglia qualcosa di pi6 di questo. Questa Intenzionaliti i. in- che tutto fosse acqua cosi che non dovrei scavare questi dannati
fatti giA posseduta da chiunque gli domandi la descrizione identifi- pozzi". In un caso simile, secondo Donnellan, quando il parlante
cante. usa il nome "Talete" si sta riferendo a quello scavatore di pozzi.
caratteristico di queste discussioni che gli autori ci diano trop- Supponiamo inoltre che sia esistito un eremita che non ha mai avu-
po raramente le frasi in cui dovremmo immaginare che il nome oc- to nessun contatto con nessuno, il quale veramente riteneva che tut-
corra; ma se prendiamo in considerazione frasi reali, questo esempio to fosse acqua. Tuttavia, quando diciamo "Talete" stiamo chiara-
potrd andare in entrambe le direzioni. Supponiamo che Jones dica mente non riferendoci a quell'eremita.
"Alla linea 17 della sua prova, -el fa secondo me un'inferenza Ci sono in realti due aspetti in questo argomento: uno riguardo
sbagliata", e supponiamo di domandargli chi intenda con Gijdel. all'eremita, l'altro riguardo a110 scavatore di pozzi. Superficialmente
Egli risponderi "Intendo l'autore del famoso teorema di incomple- il caso dello scavatore di pozzi P formalmente simile a1 caso Gijdel/
tezza", e noi diremo allora "Be', di fatto Gijdel non ha provato quel Schmidt. I1 parlante'ha sempre il suo contenuto Intenzionale paras-
teorema, fu provato in origine da Schmidt". Che cosa diri allora sitario su cui ricadere se la sua descrizione associata viene soddisfat-
Jones? Mi sembra che potrebbe benissimo dire che con "Gijdel" in- ta da qualche oggetto che non si adatta a1 resto del suo contenuto
tende semplicemente l'autore della prova di incompletezza, indipen- , Intenzionale. Tuttavia, questo caso solleva anche il problema sepa-
dentemente da come egli si chiamasse di fatto. Kripke concede che rato di come la Rete delle credenze del parlante stabilird alcune li-
ci possano essere usi di questo genere. Essi comportano quello che mitazioni ulteriori alla catena dell'Intenzionaliti parassitaria. Sup-
io ho chiamato usi di aspetto secondario dei nomi propri.22 Ma non poniamo che Erodoto abbia sentito una rana gracidare dal fondo di
c'i. bisogno che Jones dica questo. Potrebbe dire "Mi stavo rifererl- un pozzo in un modo che suonava simile a1 greco per "tutto t ac-
do all'uomo che ho sentito chiamare 'Kurt Giidel', indipendente- qua"; supponiamo inoltre che questa rana fosse una mascotte di fa-
mente dal fatto che egli abbia provato oppure no l'incompletezza miglia chiamata "Talete", e che questo incidente sia all'origine del-
dell'aritmetica". Supponiamo d'altra parte che Jones dica "Kurt Gij- l'idea che qualcuno ritenesse che tutto i. acqua. Quando uso il nome
del viveva a Princeton". In questo caso, mi sembra molto pi6 pro- "Talete", pensando di stare riferendomi a un filosofo greco, mi sto
babile che se egli scoprisse che Gijdel non soddisfa la descrizione ' forse riferendo a quella rana? 10 penso di no. Dubbi simili potreb-
definita non parassitaria da lui associata a1 nome ricadrebbe sempli- bero essere sorti riguardo a110 scavatore di pozzi: posso pensare a
cemente nel contenuto Intenzionale parassitario da lui associato a1 frasi in cui sarei incline a dire che mi stavo riferendo a uno scavato-
nome. Ma in entrambi i casi P il contenuto Intenzionale del parlan- re di pozzi, e ad altre frasi in cui sarei incline a dire che non riuscivo
te che determina il riferimento. Non P sufficiente guardare sempli- I a riferirmi a nessuno perch6 non P esistita nessuna persona come
cemente a quello che un parlante dice in risposta a una particolare f Talete il filosofo. Ma nei casi in cui mi sto riferendo a uno scavato-
domanda; bisogna guardare a1 suo contenuto Intenzionale totale, re di pozzi le cose stanno cosi perch6 lo scavatore di pozzi soddisfa
cosi come alle capaciti di Sfondo associate a un nome e a quello che abbastanza il mio contenuto descrittivo; in particolare, soddisfa il
direbbe se venisse informato che parti diverse di quel contenuto era- contenuto "La persona a cui si riferisce come Talete la gente da cui
no soddisfatte da oggetti diversi. Non mi sembra che ci sia nulla in ' ho avuto questo uso del nome", vale a dire, soddisfa il contenuto
questo esempio che possa infastidire il descrittivista. Intenzionale parassitario del tip0 menzionato prima. Nel caso del-
l'eremita il motivo per cui non ci sentimo affatto portati a dire che
ci stiamo riferendo a lui con il nome "Talete" P che egli non soddi-
Erempio 2: Tdete lo scavatore di pozzi (Dont2eI&an)23 sfa la condizione di adattarsi nella rispettiva Rete di Intenzionalitd.
Quando diciamo "Talete P il filosofo greco che ritiene che tutto sia
Supponiamo che tutto quello che un certo parlante sa o pensa di acqua", non intendiamo semplicemente chiunque abbia ritenuto che
sapere di Talete P che Talete P il filosofo greco che disse che tutto 6 , i tutto P acqua, intendiamo quella persona che era conosciuta ad altri
acqua. Ma supponiamo che non ci sia rnai stato un filosofo grecol filosofi greci come uno che argomentava che tutto 2. acqua, a cui ci
che abbia detto una cosa simile. Supponiamo che Aristotele ed Ero- I'' si riferiva nel suo tempo o successivamente con qualche variante o

252
predecessore greco dell'espressione che noi pronunciamo ora come
6'
Talete", i cui lavori e idee ci sono arrivati postumi attraverso gli
scritti di altri autori e cosi via. Dunque, ripetiamo, in tutti questi La spiegazione corretta di come un nome assicuri il riferimento
casi ci sari una spiegazione causale esterna di come abbiamo ottenu- per noi qui su!!a terra non pub essere che lo fa trarnite un contenu-
to questa informazione, ma quello che assicura il riferimento non 2 to descrittivo associato, percht se ci fosse una terra gemella i nostri
la catena causale esterna, bensi la sequenza del trasferimento dei nomi continuerebbero a riferirsi a oggetti sulla nostra terra e non a
contenuti Intenzionali. I1 motivo per cui non siamo tentati di la- oggetti sulla terra gemella, anche se qualsiasi descrizione di un'og-
sciare che l'eremita si qualifichi come Talete 6 che egli semplice- getto sulla terra si adatterebbe altrettanto bene al suo Doppelgiinpr
mente non si adatta nella Rete e nello Sfondo. Questo esempio i in sulla terra gemella. Per poter spiegare come il riferimento riesca
qualche mod0 analog0 all'esempio dell'umanoide che inventb le senza ambiguiti sulla terra dobbiamo riconoscere il ruolo degli
lenti bifocali 80 miliardi di anni prima che esistesse Benjamin Fran- anelli causali esterni tra enunciazioni e oggetti.
klin. Quando dicevamo che Franklin ha inventato le bifocali inten- Ho g i i considerato questo tip0 di obiezione nel Capitolo 2 ri-
devamo: relativamente alla nostra Rete e a1 nostro Sfondo. I
guardo alla percezione, e nel Capitolo 8 riguardo alle espressioni
I
indessicali. Nel caso dei nomi propri k sufficiente dire che l'autore-
ferenzialitd causale di tutte le forme percettive di Intenzionaliti,
Erempio 3: I due ttlrsuti (Donnellan)24 I l'autoreferenzialiti delle forme indessicali di Intenzionalith, e in ge-
1 nerale il modo in cui siamo indessicabilmente correlati ai nostri
Supponiamo che un uomo veda su una parete due tessuti identica- contenuti Intenzionali, Rete e Sfondo compresi, k sufficiente a bloc-
mente colorati, uno sopra l'altro. Supponiamo che chiarni quello di care ogni possibile ambiguiti del tip0 terra gemella. Possiarno vede-
sopra "A" e quello di sotto "B". L'unica descrizione identificante che re questo persino nei casi parassitari. Quando per esempio dico che
egli possa dare di A i "quello di sopra". Ma supponiamo che, a sua I
1
l'unica descrizione che associo a "Plotino" i "chiamato Plotino",
insaputa, gli abbiamo messo lenti invertenti, cod che quello che lui non intendo semplicemente qualsiasi oggetto che sia mai stato chia-
pensa sia sopra k in realti sotto e viceversa. La descrizione identifi-
cante che egli pub dare dell'oggetto a cui si riferisce t in realti falsa,
1 mato "Plotino" da qualcuno. Intendo piuttosto, tra le altre cose, la
I penona a cui io ho udito e letto riferirsi come Plotino. I1 fatto che
tuttavia il suo riferimento ad A continua a essere riuscito. anche un Dopelganger sulla terra gemella possa essersi chiamato
Tratterb questo esempio piuttosto velocemente. A i il tessuto "Plotino" i tanto irrilevante quanto il fatto che qualcuno possa ave-
che in realti egli vede proprio h.2 quello che sta causando questa I re (e indubbiamente qualcuno l'avri fatto) chiamato il suo cane
esperienza visiva. Non si potrebbe chiedere una 'descrizione identi- "Plotino", o che molte altre persone siano state chiamate "Plotino".
ficante' migliore di questa. Espressioni come "quello di sopra" sono
strettamente di consumo pubblico, e sebbene si possano immagina-
re casi in cui avrebbero la precedenza rispetto alla presentazione In- VI. ARGOMENTI MODAL1
tenzionale, nella maggior parte dei casi il contenuto presentazionale
2 primario. In breve, il suo contenuto Intenzionale, o nella percezio- Questo libro riguarda l'Intenzionaliti e non la modaliti, e ho
ne o nella memoria, i sufficiente a estrarre A. Ma supponiamo che percib evitato fino a questo punto i problemi modali. Alcuni filoso-
egli dimentichi di averlo visto. Supponiamo che dimentichi perfino fi pensano tuttavia che gli argomenti modali di Kripke siano decisi-
che pensava che fosse di sopra. Egli semplicemente ricorda che il vi contro qualsiasi versione del descrittivismo, e far6 percib una pic-
nome nominava un tessuto. Pub ancora usare il nome per riferirsi a1 cola digressione per poterli prendere in considerazione.
tessuto? Naturalmente si. Non c't nessuna ragione per cui un con- Frege ha argomentato che la descrizione definita che un parlante
tenuto Intenzionale parassitario non possa dipendere dai propri con- associa a un nome proprio fornisce il "senso", nel suo significato
tenuti Intenzionali precedenti. Ora A viene semplicemente identifi- tecnico di questa parola, del nome proprio per quel parlante. Ho
cat0 come "quello che ero una volta in grado di identificare come dimostrato contro Frege che la descrizione definita associata non
'A'", forse un caso limite, ma sicuramente un caso possibile. pub fornire un senso o definizione del nome proprio percht questo
avrebbe come conseguenza che, per esempio, sarebbe una necessitd t in grado di spiegare problemi di questo genere avanzando all0
analitica che Aristotele fosse il pih famoso insegnante di Alessan- stesso tempo la teoria come una spiegazione di come venga assicu-
dro, se un parlante associasse la descrizione definita "il pi6 famoso rato il riferimento, e non come una spiegazione del significato nello
insegnante di Alessandro Magno" come il senso del nome proprio stretto senso fregeiano.
"Aristotele." H o dimostrato che il grappolo di contenuti Intenzio- La spiegazione che sto fornendo suggerisce la direzione per una p uzr 1 E&
nali che i parlanti associano a un nome proprio I? collegato al nome soluzione del "problema della credenzap'di Kripke26. Ecco il proble-
da una relazione molto pih debole della definizione, e che questa ma: supponiamo che un parlante bilingue, non sapendo che "Lon-
spiegazione manterrebbe le virth dell'approccio di Frege evitando le dres" e a "Londra" nominao la stessa citti, asserisca sinceramente I
sue assurde conseguenze. Kripke inizia la sua critica a1 mio approc- in francese "Londres est jolie" e asserisca sinceramente in italiano
cio distinguendo il descrittivismo costruito come una teoria del rife- anche "Londra non t bella". Crederi o non crederi che Londra t
rimento dal descrittivismo costruito come una teoria del significato, bella? I1 ~\,r i m o z y s onella
. ..
+ ,%,
A.-+ - e,.-S-
,.- risoludone delprobklesta nel not
-"*.
e sostenendo che se il descrittivismo I? costruito solo come una teo- che siccome 11 p a r h t e associa contenuti Etenz~onalidiversi a
ria del riferimento, una teoria di come si assicuri il riferimento con i "Londres" e "Londra" il contributo che ciascuna parola porta alla
nomi ropri, sari allora incapace di fornire una soluzione fregeiana sizione nella testa dell'uomo 6 diverso, ed egli di consegue
1
al pro lema dei nomi propri nelle affermazioni di identitd, nelle af-
fermazioni esistenziali, e nelle affermazioni che riguardano atteggia-
cre e due proposizioni che, sebbene non possano essere entr
vere (poichi. si riferiscono a110 stesso oggetto e gli attribuiscono
menti proposizionali. Kripke non dice nulla per sostenere quest'ul- proprieti inconsistenti), non sono contraddittorie. I1 caso t analog0
tima posizione, e in ogni caso essa mi sembra evidentemente falsa. all'esempio di Espero e Fosforo.27
10 cerco di mostrare che i nomi propri non hanno definizioni nel L'argomento modale principale usato contro il mi0 approccio 6 & a ~ o r ~ w r
senso comune, ma che il riferimento viene assicurato da un conte- l'argomento del designatore rigido. Nella sua versione pih roua , ;frRL,Vd
nuto intenzionale associato. Percib, nei termini di Kripke, sto for- l'argomento procede come segue: k- -/--J

nendo una teoria del riferimento ma non una teoria del significato.
(1) I nomi propri sono designatori rigidi
Tuttavia, per le ragioni che seguono, la sua distinzione non I? cosi
(2) Le descrizioni definite non sono designatori rigidi; e, per pa-
netta come lui suggerisce: il contenuto Intenzionale associato a un
riti di ragionamento, i contenuti Intenzionali non sono desi-
nome proprio pub figurare come parte del contenuto~r~osizionaIe di
gnatori rigidi,
un'affermazione fatta da un parlante usando quel nome, anche se il
corltenuto Intenzionale associato del parlante non t parte della 4- di conseguenza,
,.-nizzone del nome. E questo I? il motivo per cui si pub fornire una (3) I nomi propri non sono equivalenti in significato o senso o
teoria descrittivista di come i nomi propri assicurano il riferimento funtionamento alle descrizioni definite o ai contenuti Inten-
;(e da qui dare una teoria del riferimento e non una teoria del signi- zionali di qualsiasi t i p .

b
<
'4
ficato per i nomi propri) mostrando a110 stesso tempo che i metodi Anche se ammettiamo la prima premessa per amor di discussione,
, tramite cui i nomi propri assicurano il riferimento spiegano come il mi sembra che l'argomento fallisca per due ragioni. Primo, alcune
<,
/ significato di enunciazioni compiute usando quei nomi contenga descrizioni definite sono, in realti, designatori rigidi. In realti, qual-
4 contenuto descrittivo (e da qui dare una spiegazione dei nomi che siasi descrizione che esprima condizioni di identiti per l'oggetto,
5 abbia conseguenze per il significato delle proposizioni che conten- vale a dire, qualsiasi descrizione che determini l'identiti dell'ogget-
r gono quei nomi). Per esempio, secondo l'approccio descrittivista un to sari un designatore rigido. Qualsiasi descrizione che esprima p r e
parlante pub credere che Espero splenda vicino all'orizzonte mentre prieti necessarie e sufficienti per, ad esempio, essere identici ad Ari-
non crede che Fosforo splenda vicino all'orizzonte, sebbene Espero e stotele, sari un designatore rigido. In realti era a questa caratteristi-
Fosforo siano identiche. Un parlante pub credere in modo consi- ca che stavo cercando di arrivare nella mia precedente discussione
stente questo se associa contenuti Intenzionali indipendenti a cia- sui nomi propri, quando dicevo che il problema della regola
scun nome, anche se in nessuno dei casi il contenuto Intenzionale
fornisce una definizione del nome. La cosiddetta teoria del grappolo
usare un nome deve essere correlate al problema dell'idmtit2
l'oggetto.28 E, secondo, e pih importante per questa discussione, as-
I!:
solutamente qualsiasi descrizione definita pub essere trattata come certato che essi non hanno nessun contenuto Intenzionale decisa-
un designatore rigido indessicalizzandola al mondo reale. 10 posso, mente inconsistente con i fatti che riguardano l'oggetto, il lor0 solo
con una semplice decisione, stabilire di usare l'es ressione "L'inven- contenuto Intenzionale potrebbe essere che stanno usando il nome
tore delle lenti bifocali" in modo tale che si ri /'erisca alla persona
reale che ha inventato le bifocali e continui a riferirsi proprio a
quella persona in qualsiasi mondo possibile, anche in un mondo
possibile in cui egli non ha inventato le bifocali.29 Un simile uso
della descrizione definita avri sempre ambito largo, oppure sari in
un certo senso senza ambito nel mod0 che t caratteristico dei nomi
propri. Poicht qualsiasi descrizione definita pub essere resa un desi-
gnatore rigido, mostrare che i nomi propri sono sempre (o quasi
sempre) designatori rigidi mentre le descrizioni definite in generale to per fargli riferimento. Nel caso limite queste condizi0n.i possono
non lo sono non dimostra che il lor0 funzionamento sia diverso. essere semplici capaciti di riconoscimento di Sfondo, come, per
esempio, nel caso da noi considerato nel Capitolo 2 in cui il solo
contenuto Intenzionale che un uomo aveva associato a1 nome era la
VII. COME FUNZIONANO 1 NOMI PROPRI? sua semplice capaciti di riconoscerne il portatore; oppure possono
essere contenuti Intenziqnali ~arassitaridel tip0 descritto nel princi-
H o detto all'inizio che la risposta a questa domanda dovrebbe e 2 sono semplici a p p l i c v >
essere piuttosto facile, e penso sia ormai stabilito che manteniamo come oggetto, e percib come possibile obiet-
certi principi nella mente. I fatti che cerchiarno di spiegare sono: i tivo di nominazione e riferimento 6 sempre determinato relativa-
nomi vengono usati per riferirsi agli oggetti. In generale, il contri- mente ad un sistema di rappresentazione. Dato che abbiamo un si-
but0 dato da un nome alle condizioni di veriti delle affermazioni 2 t stema ricco abbastanza da individuare oggetti (vale a dire, ricco ab-
semplicemente che il nome 2 usato per fare riferimento a un ogget- bastanza da contare un cavallo, un second0 cavallo, un terzo caval-
to. Ma esistono alcune affermazioni in cui il contributo del nome , lo...) e da identificare e reidentificare oggetti (vale a dire, ricco ab-
non 2, o non t soltanto, che viene usato per fare riferimento a un bastanza da determinare che cosa debba essere il caso perch6 quello
oggetto: sono le affermazioni di identiti, le affermazioni esistenzia- sia lo sffisocavallo che quello che ho visto ieri), noi possiamo asso-
li, e le affermazioni ri uardo a stati Intenzionali. Inoltre, un nome ciare nomi a oggetti in modo tale da conservare l'associazione degli
f
viene usato per fare ri erimento a110 stesso oggetto in mondi possi-
bili diversi in cui ha proprieti diverse da quelle che ha nel mondo '
stessi nomi agli stessi oggetti, anche in situazioni controfattuali in
cui il contenuto Intenzionale associato al nome non sia pid soddi-
reale. l
sfatto dall'oggetto. I principi 1, 2, e 3 hanno applicazione soltanto
I principi che dobbiamo ricordare quando spieghiamo questi fat- in un sistema rappresentazionale che soddisfi il principio 4.
ti sono:
1. Perch; un nome possa arrivare a essere usato Der fare riferi-
- 1
ualche rappresen-
cadere per perce-
eve essere comunque
abbastanza contenuto Intenzionale da identificare a quale oggett; il
nome sia associato.
2. Urla volta stabilita la connessione tra nome e oggetto, i parlan-
ti che si siano impadroniti della pratica di Sfondo di usare i nomi
possono fare uso del f a t t o . & e _ l ~ o ~ s s i o nae n o e o m G
-
stata s t a b i l i t a , T n i r e niente di pid riguardo all'oggetto. Ac-
spiegazione del fatto che i nomi p s s o n o essere introdotti da, e usa- nuto Intenzionale che si possa qualificare come conoscenza riguardo
ti con un contenuto Intenzionale che non t un designatore rigido, all'oggetto. Potrebbe addirittum darsi che di solito non ci si riferi-
mentre tuttavia il nome put, essere usato come un designatore rigi- sca all'oggetto con il nome che il parlante ha acquisito per lui. Un
do, t semplicemente che abbiamo una nozione dell'identita di un nome di questo genere sarebbe per me "Plotino". Anche in questi
oggetto che t separabile da quei particolari contenuti Intenzionali casi il limitato contenuto Intenzionale pone alcune limitazioni sul
che sono usati per identificare l'oggetto. Cosi, per esempio, abbia- tip0 dell'oggetto nominato. Nel mio uso, non potrebbe mai essere
mo una nozione dello ~ t m ouomo che I. indipendente da tipi di de- saltato fuori che Plotino P un numero primo.
scrizioni come l'autore dell'odi~~ecl.Possiamo di conseguenza usare
il nome "Omero" per riferirci all'uomo che t stato il reale autore
dell'odi~~eu anche in quei mondi possibili in cui Omero non ha
scritto l'0di~~eu.
Parte della sensazione che ci sia qualcosa di particolarmente pro-
blematic~in queste spiegazioni cosi semplici deriva dal fatto che c't
una famiglia di diversi tipi di casi in cui questi principi operano.
,, Prima di tutto, i casi centrali. L'uso pih importante ed estensivo dei
E ~ ~ nomi
~ ~ per
f ciascuno
i ~ ~ di noi 2 per persone, luoghi ecc., con i quali sia-
mo in contatto personale quotidianamente, o almeno frequentemen-
te. Battesimo a parte, si imparano inizialmente questi nomi da alue
persone ma, una volta che lo si t imparato, un nome viene associato
a una collezione talmente ricca di contenuti Intenzionali nella Rete
che non si dipende pih da altre persone per determinare a quale
oggetto ci si stia riferendo. Si pensi, per esem io, ai nomi dei nostri
P
amici pih stretti e dei membri della nostra amiglia, della citta in
cui viviarno o delle strade qui attorno. In questi casi non c't nessun
problema di catena di comunicazione. Esempi di questo t i p sareb-
bero per me "Berkeley, California" o "Alan Code".
cpSt Q'
In second0 luogo, ci sono nomi che hanno usi principali in cui
Lab~afr<P.f:F
-=.+! f ch:,?,
-gli usi non sono basati sulla conoscenza diretta dell'oggetto. I1 con-
tenuto Intenzionale associato a questi nomi t in massima parte deri-
vat0 da altre persone, ma t ricco abbastanza da qualificarsi come
conojcenzu riguurdo l'oggetto. Esempi di questo t i p sarebbero per
me nomi come "Giappone" o "Charles de Gaulle". In questi casi il
contenuto Intenzionale t abbastanza ricco da stabilire limitazioni
molto forti sul tip0 di cose a cui ci si pub riferire con il mio uso di
' quei nomi. Per esempio, a prescindere dalla catena di comunicazio-
ne, non potrebbe saltar fuori che con "De Gaulle" mi sto riferendo
a un arazzo fiorentino, o che con "Giappone" mi sto riferendo a
una farfalla.
~ 4 1 ; ~ In terzo luogo, ci sono usi di nomi in cui si t quasi completa-
r k 4 ~ 2 1 mente dipendenti dall'uso precedente da parte di altre persone per

assicurare il riferimento. Sono questi casi che ho descritto come pa-


l
rassitari, perchi- in questi casi il parlante non ha abbastanza conte-
10.
EPILOGO: INTENZIONALITA E CERVEILO

H o evitato nel corso di questo libro di discutere quei problemi


che si incontrano pih spesso nel dibattito contemporaneo della filo-
sofia della conoscenza. Non ho detto pressocht nulla di comporta-
mentismo, funzionalismo, fisicalismo, dualismo, o di nessurio degli
altri tentativi di dare soluzione a1 problema cosiddetto "mente-cor-
PO" o "mente-cervello". C'k tuttavia nel mio approccio un'implicita
posizione sulla relazione tra fenomeni mentali e cervello, e vorrei
concludere il mio discorso rendendola esplicita.
I1 mio approccio agli stati ed eventi mentali k stato completa-
mente realistico, nel senso che io credo che esistano veramente cose
come fenomeni intrinsecamente mentali che non possono essere ri-
dotti a qualcosa d'altro, o eliminati con qualche tip0 di ri-definizio-
ne. Esistono realmente i dolori, i solletici e i puriti, le credenze, le
speranze, i timori, i desideri, le esperienze percettive, le esperienze
di agire, i ?ci,sieri, le sensazioni, e tutto il resto. Si potrebbe pensare
che una posizione di questo genere sia talmente owia da non avere
nessun valore, ma la cosa stupefacente t che essa viene regolarmen-
te negata, anche se di solito in forma nascosta, da molti e forse la
maggior parte dei pensatori pih avanzati che scrivono su questi ar-
gomenti. H o visto sosrenere che gli stati mentali possono essere
completamente deiiniti nei termini delle loro relazioni causali, o
che i dolori non sono altro che stati da tavolino di certi tipi di siste-
mi computazionali, o che le attribuzioni corrette di Intenzionalitl
dipendono semplicemente dal successo predittivo da ottenersi -
dendo un certo tip0 di "posizionamento intenzionale" nei con ronti plcn
dei sistemi. Non credo che nessuna di queste posizioni si awicini
alla veritd e ho dato molte prove contro di loro in altri luoghi.1
Non k questo il luogo per ripetere quelle critiche, ma vorrei richia-
mare Pattenzione su alcune caratteristiche particolari di queste posi- o l'efficacia causale degli aspetti specificamente mentali dei fenome-
zioni che dovrebbero risvegliare i nostri sospetti filosofici. In primo ni mentali? 10 credo di $. Per poter capire che c't, dobbiamo sba-
luogo, nessuno t mai arrivato a queste posizioni attraverso uno razzarci di diverse immagini a pri0t.i di come i fenomeni 'mentali
stretto esame dei fenomeni in questione. Nessuno ha mai considera- devono essere collegati ai fenomeni fisici, in modo da poter descri-
to il proprio terribile dolore o la propria profonda preoccupazione vere come, per quello che ne sappiamo, essi siano in realtii collegati.
concludendo che si trattava semplicemente di stati della macchina (' E, come di solito accade in filosofia, il nostro problema 2 quello di
di Turing, o che potevano essere completamente definiti nei termi- rimuovere un insieme di modelli o paradigmi inadeguati della rela-
ni delle loro cause ed effetti, o che l'attribuire a se stessi questi stati I zione in questione e sostituirli con modelli e paradigmi pih adegua-
dipendeva semplicemente dal prendere un certo posizionaento nei ti. Come primo passo in questa direzione vorrei cercare di stabilire,
confronti di se stessi. In secondo luogo, nessuno penserebbe di trat- con tutta la forza possibile, quali dovrebbero essere alcune delle dif-
tare altri fenomeni biologici in questo modo. Se si stesse facendo ficolth tradizionali per una posizione come la mia.
uno studio sulle mani, o sui reni, o sul more, si assumerebbe sem- Secondo la mia prospettiva, gli stati mentali sono tanto reali
plicemente l'esistenza delle entiti in questione, e si andrebbe poi 1 quanto ogni altro fenomeno biologico, tanto m l i quanto l'allatta-
avanti con lo studio della loro struttura e funzione. A nessuno ver- 1 mento, la fotosintesi, la mitosi o la digestione. Come uesti altri
rebbe in mente di dire, per esempio, "I1 possedere una mano t sem-
plicemente l'essere disposti verso certi tipi di comportamento come
1 fenomeni, gli stati mentali vengono causati da fenomeni%iologid e
causano a loro volta altri fenomeni biologici. Se le si volesse dare
l'afferrare" (comportamentisrno manuale), oppure "kmani posso- un nome, potremmo chiamare una posizione di questo t i p "natu-
no essere completamente definite nei termini delle loro cause ed ef- I ralismo biologico". Ma come tratterebbe questo naturalism0 biolo-
fetti" (funzionalismo manuale), oppure "Per un certo sistema l'ave- g i c ~il famoso problema mente-corpo? Be', non esiste soltanto un
re una mano 8 semplicemente per lui l'essere in un certo stato com- problema mente-corpo ma ce ne sono parecchi - uno riguardo alle
putazionale con i giusti tipi di input e di output" (funzionalismo altre menti, uno sul libero arbitrio, e cosi via - ma quello che 2
manuale da macchina di Turing), oppure "Dire che un sistema ha
mani 2 semplicemente adottare un certo posizionamento nei suoi
confronti" (il posizionamento manuale).
r.
sembrato piG preoccupante ri arda la possibiliti delle relazioni
causali tra fenomeni mentali e isici. Dal punto di vista di qualcuno
che prende seriamente il problema, l'obiaione alla mia posizione
Come spieghiamo allora che i filosofi abbiano detto cose appa- potrebbe venire esposta come segue: "Tu dici, per esempio, che
rentemente cosi strane sul mentale? Una ris sta adeguata a questo un'Intenzione in azione causa un movimento del corpo, ma se la
P"
problema traccerebbe la storia della filoso ia della conoscenza da
Descartes in poi. La risposta breve t che ciascuna di queste posizio-
prima t mentale e il secondo 2 fisico come potrh mai esserci una
qualsiasi relazione causale tra loro? Dobbiamo forse pensare che l'e-
ni non era stata progettata tanto per adattarsi ai fatti quanto per vento mentale spinge contro gli assoni e i dendriti o che in qualche
evitare il dualismo e per fornire una soluzione all'apparentemente modo striscia all'interno delle pareti delle cellule e ne attacca i nu-
irrisolvibile problema mente-corpo. La mia diagnosi breve della per- clei? I1 dilemma a cui ti trovi di fronte t semplicemente questo: se
sistente tendenza antimentalistica nella recente filosofia analitica t l'aspetto specificamente mentale degli stati ed eventi mentali fun-
che essa 2 largamente fondata sulla tacita assunzione che, a meno ziona causalmente come tu ritieni, allora la relazione causale t total-
che non ci sia un qualche modo per eliminare i fenomeni mentali, mente misteriosa e occulta; se, d'altra parte, impieghi la nozione
concepiti in senso ingenuo, rimarremmo con una classe di entith familiare di causazione, secondo la quale gli aspetti di eventi che
che si trovano al di fuori del c a m p della scienza seria, e con il sono causalmente rilevanti sono quelli descritti da leggi causali, e
problema impossibile di mettere in relazione queste entith con il secondo la quale tutte le leggi causali sono leggi fisiche, allora non
mondo reale degli oggetti fisici. Rimarremmo in breve con tutta ci pub essere nessuna efficacia causale negli aspetti mentali degli
l'incoerenza del dualismo cartesiano. stati mentali. A1 massimo ci sarebbe una classe di eventi fisici che
Esiste forse un altro approccio che non ci impegni alla posizione soddisfano alcune descrizioni mentali; ma queste descrizioni non so-
che esiste una qualche classe di entith mentali che continuano a re- no le descrizioni sotto cui gli eventi esemplificano leggi causali, e di
stare fuori del mondo fisico, e non neghino tuttavia l'esistenza reale conseguenza non colgono gli aspetti causali degli eventi. 0 hai un
dualism0 e una spiegazione incomprensibile della causazione, oppu-
re hai una s iegazione comprensibile della causazione e abbandoni
P
l'idea dell'ef icacia causale del mentale a favore di qualche versione
1
I

I
la, puoi lavartici ecc. Realizzate in: la liquiditi di un secchio d'acqua
non P un qualche succo secret0 dalle molecole di HzO. Quando
descriviamo il complesso come liquido stiamo soltanto descrivendo
della tesi di identiti con un relativo epifenomenismo degli aspetti uelle stesse molecole a un live110 di descrizione pih alto di quello
mentali degli eventi psicofisici." Ielle singole molecole. La liquiditi, sebbene non sia epifenomenica,
L'immagine che sono andato suggerendo, e l'immagine che credo viene realizzata nella struttura molecolare della sostanza in questio-
porteri definitivamente a una risoluzione del dilemma, t quella se- I ne. Percib, se si domanda, "Come pui, esserci una relazione causale
condo cui gli stati mentali sono sia causati d?lk operazioni del cer- tra il comportamento molecolare e la liquiditi se lo stesso comples-
vello che realizzati nelle strutture del cervello (e del resto del siste- so P a1 contempo un liquido e una collezione di molecole?", la ri-
ma nervoso centrale). Una volta compreso che P possibile che i fe-
nomeni mentali e fisici stiano in entrambe queste relazioni abbiamo
11 1 sposta sari che ci possono essere relazioni causali tra fenomeni a
livelli diversi proprio nello stesso complesso soggiacente. Infatti,
rimosso almeno uno dei pih grossi ostacoli a1 capire come gli stati una simile combinazione di relazioni P molto comune in natura: la
mentali che sono causati da stati cerebrali possano anche causare soliditi del tavolo su cui sto lavorando e l'elasticiti e la resistenza
altri stati cerebrali e stati mentali. Una delle assunzioni condivise da alle forature delle gomme della mia mac5hina sono entrarnbi esem-
fisicalisti e dualisti tradizionali P che garantendo la realti e l'effica- pi di proprieti causali che sono precisarnente causate da, e realizzate
cia causale del mentale dobbiamo negare qualsiasi relazione di iden- in, una microstruttura soggiacente. Generalizzando, potremmo dire
titi tra fenomeni mentali e cervello; e viceversa se asseriamo una che due fenomeni possono essere messi in relazione sia per causa-
relazione di identiti dobbiamo negare qualsiasi relazione causale tra zione che per realizzazione, una volta appurato che siano correlati a
fenomeni mentali e fisici. Nel confront0 di JJ.C. Smart, se lo scassi- diversi livelli di descrizione.
natore P jdentico a Bill Sikes, allora lo scassinatore non pub essere Applichiamo ora quc!lo che abbiamo imparato da questi sempli-
caualmente correlato con Bill Sikesz (ma confronta: la tendenza a1 ci esempi a1 problema mente-corpo. Consideriamo, per iniziare, la
crimine dello scassinatore pui, essere causalmente correlata con l'e- spiegazione contemporanea usuale della neurofisiologia della perce-
ducazione di Bill Sikes). Come primo passo per risolvere il dilemma zione visiva. Naturalmente la spiegazione P a1 momento incomple-
dobbiamo mostrare come i fenomeni mentali possano soddisfare en- ta, e la teoria su cui si basa potrebbe essere sbagliata in tutte le
trambe le condizioni. direzioni fondamentali. Ma le difficolti nel dare una spiegazione
Allo scopo di demitizzare un poco l'intero problema mente-cor- corretta sono le incredibili difficolti empiriche e concettuali che
po vorrei iniziare col considerare alcuni esempi assolutamente bana- sorgono nella comprensione delle operazioni di un sistema tanto
li e familiari di questi stessi tipi di relazioni. Questi esempi sono complesso come il cervello umano (o dei mammiferi); non c'P in
stati scelti deliberatamente per la loro banaliti. Si consideri la rela- aggiunta nessun ostacolo metafisico percht una spiegazione di que-
zione tra le pmprieti liquide dell'acqua e il comportamento delle sto tipo possa essere corretta, o almeno cercherb di dimostrarlo. La
molecole individuali. Non possiamo dire di nessuna molecola indi- storia inizia con I'assalto dei fotoni alle cellule fotorecettrici della
viduale che P bagnata, ma possiamo dire sia che le proprieti liquide retina, i familiari bastoncelli e coni. Questi segnali vengono elabo-
dell'acqua sono camate dal comportamento molecolare, sia che esse rati attraverso almeno cinque tipi di cellule in fotorecettori, orizzon-
sono realizzate nella collezione delle molecole. Consideriamo una re- tali, bipolari, amacrini e gangli. Passiamo poi attraverso il nervo ot-
lazione alla volta. Caurate d?: la relazione tra il comportamento mo- tic0 a1 nucleo genicolato laterale, e da li i segnali vengono trasmessi
lecolare e le caratteristiche fisiche di superficie dell'acqua 2 chiara- alla corteccia striata e poi diffusi attraverso le cellule altamente spe-
mente causale. Se, per esempio, alteriamo il comportamento mole- cializzate del resto della corteccia visiva, le cellule semplici, com-
colare causiamo il cambiamento delle caratteristiche di superficie; plesse, ipercomplesse almeno delle tre zone 17 (area striata), 18
otteniamo ghiaccio oppure vapore a seconda che il movimento mo- (area visiva II), e 19 (area visiva 111).
lecolare sia stato reso sufficientemente pih lento o pih veloce. Inol- Si noti che questa storia P una spiegazione causale; essa ci raccon-
tre, le stesse caratteristiche di superficie dell'acqua funzionano cau- ta come l'esperienza visiva sia causata dal bombardamento da parte
salmente. Nel suo stato liquido l'acqua P bagnata, scorre, puoi ber- di un vasto numero di neuroni a letteralmente milioni di sinapsi.
mondo fisico. Ma se pensiamo di vivere in un mondo che contiene 1 dei quanti sono differenti dai principi della meccanica newtoniana;
cose mentali nel senso in m i contiene cose liquide e cose solide, ma qualsiasi principio, per poterci dare una spiegazione adeguata
non ci sono allora ostacoli metafisici a una spiegazione causale di del cervello, dovri riconoscere la realti, e spiegare le capaciti causali
cose di questo tipo. Le mie credenze e desideri, le mie seti ed espe- dell'Intenzionalitii del cervello.
rienze visive, sono caratteristiche causali reali del mio cervello, cosi
come la soliditi del tavolo su m i lavoro e la liquiditi dell'acqua che
bevo sono caratteristiche causali di tavoli e acqua.
I1 second0 corno del dilemma articola l'idea largamente diffusa
che una spiegazione causale ideale del mondo deve sempre fare rife-
rimento a leggi causali (strette) e queste leggi devono sempre esse-
re stabilite in termini fisici. Esistono molti argomenti diversi per
queste posizioni e non ho nemmeno incominciato a dar lor0 rispo-
sta, ma ho cercato di fornire alcune ragioni per pensare che le con-
clusioni siano false: la nostra spiegazione della causazione Intenzio-
nale fornisce sia gli inizi del quadro teorico sia molti esempi in m i
gli stati Intenzionali funzionano causalmente come stati Intenziona-
li. E mentre non ci sono leggi 'strette', ci sono moltissime regolariti
causali nel funzionamento della causazione Intenzionale; per esem-
pio, le intenzioni precedenti causano le azioni, la sete causa il bere,
le esperienze visive causano le credenze. Rimane aperto il problema
empirico di come questi stati di alto livello vengano realizzati nelle
e causati dalle operazioni del cervello, e il problema di quali delle
realizzazioni siano "tipo-tipo" e quali "occorre~?za-occorrenza".Gli
argomenti a priori che ho visto contro la possibiliti delle realizza-
zioni di tipo, piuttosto che di occorrenza, tendono a trascurare un
punto cruciale: cib che conta come tipo 2 sempre relativo a una
descrizione. I1 fatto che non possiamo avere realizzazioni tipo-tipo-
stabilite, per esempio, in termini chimici, non implica che non pos-
siamo avere in nessun mod0 realizzazioni tip-tipo. Se insistessimo
sempre sulle realizzazioni in termini chimici la riduzione della legge
di Boyle-Charles alle leggi della meccanica statistica - uno dei suc-
cessi di tutti i tempi di riduzione di tip0 - fallirebbe perch6 la ridu-
zione non fa nessuna menzione di qualsiasi composizione chimica
specifica dei gas. Per quello che ne sappiamo i tipi di realizzazioni
che gli stati Intenzionali hanno nel cervello possono essere descrivi-
bili a un livello funzionale molto pih alto di quello della biochimica
specifica dei neuroni coinvolti. La mia supposizione, e a1 momento
attuale delle nostre conoscenze di neurofisiologia pub essere soltan-
to una supposizione, 2 che se arriviamo a capire le operazioni del
cervello nel produrre Intenzionaliti, P possibile che questo accada
sulla base di principi che sono del tutto differenti da quelli che im-
pieghiamo ora, tanto differenti quanto i principi della meccanica