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Il cognitivismo

Il cognitivismo si riferisce allo studio dei processi mentali umani e al loro ruolo nel pensare, sentire
e comportarsi. Esso si focalizza su come gli esseri umani processao le informazioni, considerando il
modo in cui questi trattano le informazioni che percepiscono (quelle che i comportamentisti
chiamerebbero “stimoli”) e come poi questo trattamento porti a delle risposte. In altre parole, i
cognitivisti sono interessati alle variabili che mediano tra stimolo/input e la risposta/output. Inoltre,
studiano i processi interni tra cui la percezione, l’attenzione, il linguaggio, la memoria e il pensiero.
La prospettiva cognitiva applica un approccio nomotetico per scoprire i processi cognitivi umani, ma
ha anche adottato tecniche idiografiche attraverso l’utilizzo di case studies (ad esempio KF e HM).
La psicologia cognitiva è anche un approccio riduzionista. Ciò significa che tutti i comportamenti, a
prescindere dalla loro complessità, possono essere ridotti a semplici processi cognitivi, come la
memoria o la percezione.
In genere gli psicologi cognitivisti utilizzano l’esperimento di laboratorio per studiare il
comportamento, in quanto l’approccio cognitivo è di tipo scientifico. Ad esempio, i partecipanti
possono prendere parte a test di memoria in condizioni rigorosamente controllate. Tuttavia,
l’esperimento di laboratorio può essere criticato per la mancanza di validità ecologica (una delle
principali critiche alla psicologia cognitiva).
Le origini del cognitivismo possono essere fatte risalire alla scuola di Würzburg, fondata da O. Külpe,
che si è occupato della sensazione come elemento dell’esperienza e delle strutture indipendenti
rispetto all’attività psichica.
Un filone di sperimentazioni inaugurato da Sir Frederic Charles Bartlett è quello relativo alla
trasformazione dei ricordi; per lo psicologo inglese la memoria non è immagazzinamento (storage),
ma una costruzione (construction), che produce una reinterpretazione, secondo schemi di
riproduzioni successive delle informazioni. Anche David Richard Olson usa la nozione di schema,
ma ne ipotizza la sostituzione a fronte di anomalie o inadeguatezze. Finanche all’interno del
comportamentismo (behaviorismo) più volte si è fatto ricorso a ‘costrutti ipotetici’ estranei al
comportamento direttamente osservabile: esempi notevoli sono stati dati dalla mappa cognitiva
di Edward Chace Tolman e dalle variabili intervenienti di Clark Leonard Hull.
La psicologia cognitiva iniziò ad assumere notevole importanza a metà degli anni Cinquanta del
Novecento a causa di vari motivi:

 l’insoddisfazione verso l’approccio comportamentista per la sua enfasi sul comportamento


esterno piuttosto che sui processi interni;

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 lo sviluppo di metodi sperimentali migliori;
 il confronto tra il trattamento umano e l’elaborazione computazionale dell’informazione.

L’enfasi della psicologia si spostò dallo studio del comportamento condizionato e delle nozioni
psicoanalitiche sullo lo studio della mente alla comprensione dell’elaborazione umana delle
informazioni, utilizzando una rigorosa ricerca di laboratorio.
L’approccio cognitivo iniziò a rivoluzionare la psicologia tra la fine degli anni Cinquanta e i primi
anni Sessanta del XX secolo, diventando l’approccio dominante in psicologia verso la fine della
decade successiva. L’interesse verso i processi mentali era stato gradualmente ripristinato grazie al
lavoro di Piaget e Tolman.
Ma fu l’avvento del computer che diede alla psicologia cognitiva la terminologia e la metafora di cui
aveva bisogno per indagare la mente umana. L’inizio dell’uso del computer permise agli psicologi di
cercare di comprendere le complessità della cognizione umana attraverso il confronto di quest’ultima
con qualcosa di più facilmente comprensibile, cioè un sistema artificiale quale il computer.
L’uso del computer come strumento per studiare il modo in cui la mente umana gestisce le
informazioni è noto come l’“analogia del computer”. In sostanza, un computer codifica, immagazzina
e utilizza delle informazioni per poi produrre un output. Il concetto di elaborazione delle informazioni
fu adottato dagli psicologi cognitivi come un modello per capire il funzionamento del pensiero
umano. L’approccio dell’elaborazione delle informazioni si basa su una serie di ipotesi:

1. l’informazione proveniente dall’ambiente esterno viene processata da una serie di sistemi di


elaborazione (ad esempio l’attenzione, la percezione e la memoria a breve termine);
2. questi sistemi di elaborazione, successivamente, trasformano o alterano le informazioni in
modi sistematici;
3. l’obiettivo della ricerca è quello di specificare i processi e le strutture che sono alla base delle
performance cognitive;
4. l’elaborazione delle informazioni negli esseri umani è simile a quella dei computer.

I comportamentisi considerano solo il comportamento esterno osservabile (stimolo e risposta) che


può essere oggettivamente misurato. Essi ritengono che il comportamento interno non possa essere
studiato perché non è possibile osservare cosa succede nella mente di una persona (e quindi non può
essere misurato oggettivamente).

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Al contrario, secondo l’approccio cognitivo il comportamento mentale interno può essere
scientificamente studiato attraverso degli esperimenti. La psicologia cognitiva presuppone che
avviene un processo di mediazione tra stimolo/input e risposta/output.
Gli elementi di mediazione potrebbero essere la memoria, la percezione, l’attenzione o la soluzione
dei problemi. Questi sono conosciuti come processi di mediazione perché mediano tra lo stimolo e la
risposta e vengono dopo lo stimolo e prima della risposta.
Pertanto, gli psicologi cognitivi sostengono che se si vuole comprendere il comportamento, si devono
comprendere questi processi di mediazione.
Il cognitivismo fu oggetto di critiche da parte di vari studiosi. Lo psicologo statunitense Burrhus
Frederic Skinner criticò l’approccio cognitivo perché credeva che solo il comportamento esterno di
stimolo/risposta dovrebbe essere studiato in quanto scientificamente misurabile. Dunque riteneva che
i processi di mediazione (tra stimolo e risposta) non esistono in quanto non possono essere osservati
né misurati.
Carl Rogers, uno dei fondatori della psicologia umanistica, sosteneva che gli esperimenti di
laboratorio dei cognitivisti avessero scarsa validità ecologica e creassero un ambiente artificiale a
causa del controllo sulle variabili.
Il paradigma dell’elaborazione delle informazioni della psicologia cognitiva considera la mente
umana come un computer. Tuttavia, ci sono importanti differenze tra uomo e computer: il nostro
cervello non elabora le informazioni come lo fa un computer; i computer non hanno emozioni né si
stancano come gli esseri umani. Il cognitivismo presuppone che le persone nascano come una tabula
rasa e dunque privi di funzioni cognitive quali schemi, memoria o percezione; esso non sempre
riconosce i fattori fisici e ambientali per la determinazione del comportamento.
La psicologia cognitiva ha influenzato e si è integrata con molti altri approcci e aree di studio, dando
vita, ad esempio, alla teoria dell’apprendimento sociale, alla neuropsicologia cognitiva e
all’intelligenza artificiale.
Siccome il cognitivismo abbraccia molte altre discipline, questo ramo della psicologia è spesso
studiato in campi diversi. Sono molti a poter beneficiare dello studio della psicologia cognitiva:

 gli studiosi interessati alla neuroscienza comportamentale, alla linguistica, all psicologia
industriale-organizzativa, all’intelligenza artificiale e ad altre discipline correlate;
 gli insegnanti, gli educatori e i progettisti di curriculum possono imparare di più su come le
persone elaborano, apprendono e ricordano le informazioni;
 gli ingegneri, gli scienziati, gli artisti, gli architetti e i designer possono comprendere gli stati
e i processi mentali interni.
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