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PASCAL (CLERMONT FERRAND 1623 PARIGI 1662)

Chateaubriand riassunse cos la sua biografia : "Ci fu un uomo che a 12 anni, con aste e cerchi, cre la matematica; che a 16 compose il pi dotto trattato sulle coniche dallantichit in poi; che a 19 condens in una macchina una scienza che dellintelletto; che a 23 anni dimostr i fenomeni del peso dellaria ed elimin uno dei grandi errori della fisica antica; che nellet in cui gli altri cominciano appena a vivere, avendo gi percorso tutto litinerario delle scienze umane, si accorge della loro vanit e volse la mente alla religione;[] che infine, nei brevi intervalli concessigli dal male, risolse quasi distrattamente uno dei maggiori problemi della geometria e scrisse dei pensieri che hanno sia del divino che dellumano. Il nome di questo genio portentoso B. Pascal".

BIOGRAFIA - SCIENZA 1639: (16 anni Trattato sulle sezioni coniche): teoremi-base della teoria delle coniche, definito uno dei pi brillanti lavori di geometria dal tempo dei greci; 1641: (18 anni) progett e costru circa cinquanta esemplari di un calcolatore meccanico, detto Pascalina, capace di eseguire addizioni e sottrazioni; 1650: Triangolo o teorema di Pascal, di cui fece uso negli studi sul calcolo delle probabilit. Qui un video che mostra la pascalina e i suo funzionamento dimostr lesistenza del vuoto e chiar il concetto di pressione (la cui unit di misura porta il suo nome) confutando sia la fisica di Aristotele che quella di Cartesio che ne negavano l'esistenza; Invenzioni: Pressa idraulica e siringa; Principio di Pascal: basandosi sugli esperimenti intorno al vuoto formula il principio che prende il suo nome e secondo cui la pressione esercitata in un punto qualunque di un liquido incomprimibile, si trasmette inalterata in tutti gli altri punti di tale liquido.

Machine aritmetique o pascalina

1654: prendendo spunto dai giochi d'azzardo si interessa di probabilit compone un saggio sulla teoria della probabilit ponendo le basi del moderno concetto matematico di probabilit. 1658: nel corso di una notte scopre alcune propriet della cicloide

Teorema di Pascal

Triangolo di Pascal

BIOGRAFIA - VOCAZIONE RELIGIOSA 1646: "prima conversione" , continua la sua via mondana e le ricerche scientifiche. 23 novembre 1654: ha una esperienza religiosa che lo porter a maturare la sua "seconda conversione": descrive in un Memoriale l'esperienza da lui vissuta e cucir il documento nella sua veste portandolo addosso fino alla morte abbandona definitivamente vita mondana e ricerca scientifica e si ritira nellAbbazia di Port Royal, diventer uno dei solitari di Port Royal; si dedica alla religione e alla ricerca teologica cercando di realizzare il suo ultimo progetto: l'Apologia del cristianesimo che non terminer per il sopraggiungere della morte nel 1662 CONTROVERSIA SULLA GRAZIA TRA GESUITI E GIANSENISTI 1656 - 1657: pubblicazione delle lettere provinciali con cui partecipa alla disputa in difesa dei giansenisti dalle accuse di eresia loro mosse Port Royal Giansenismo: dottrina religiosa sulla grazia e la salvezza 1. Giansenio: Augustinus (1641): dottrina peccato originale priva luomo della libert lo rende incapace di compiere il bene e lo inclina necessariamente al male solo possibilit di salvezza la grazia divina che dio concede solo a pochi eletti salvandoli dalla dannazione 2. Chiesa cattolica gesuiti: luomo pu sempre salvarsi se vive secondo i precetti della chiesa cattolica possiede una grazia sufficiente questa gli garantisce la salvezza se egli mostra buona volont 3. Innocenzo X condanna come eretiche 5 proposizioni in cui viene riassunta la dottrina di Giansenio i giansenisti accettano la condanna ma negano che quelle proposizioni si trovino nel giansenismo nel 1656, presso la Sorbona riprende il processo al giansenismo; Pascal scrive le 17 lettere provinciali in cui difende il giansenismo e polemizza col teologo gesuita Molina:

Ma infine, padre, questa grazia data a tutti gli uomini sufficiente? si. Egli disse. E
tuttavia essa non ha effetto senza la grazia efficace? Questo vero, egli disse. E tutti gli uomini hanno la sufficiente, continuai io, e non tutti hanno lefficace? vero, egli disse. Vale a dire, gli dissi io, che tutti hanno abbastanza grazia e che tutti non ne hanno abbastanza; vale a dire che questa grazia basta, sebbene essa non basta affatto; vale a dire che essa sufficiente di nome e insufficiente di fatto

4. Pascal cercher di risolvere il problema trovando una soluzione di compromesso tra: Lutero e Calvino: negazione libero arbitrio e elezione divina (predestinazione) Molina: teoria grazia sufficiente Difendendo il libero arbitrio ma asserendo che il libero arbitrio nasce dalla grazia divina:
noi facciamo ci che vogliamo ma dio che ci fa volere ci che facciamo

IL PROBLEMA DEL SENSO DELLA VITA 1. Problema decisivo: interrogativo esistenziale sul senso della vita: che cos luomo? Non so chi mi abbia messo al mondo, n che cosa sia il mondo, n che cosa io stesso. Sono in unignoranza spaventosa di tutto. Non so che cosa siano il mio corpo, i miei sensi, la mia anima e questa stessa parte di me che pensa quel che dico, che medita sopra di tutto e sopra se stessa, e non conosce s meglio del resto. Vedo quegli spaventosi spazi delluniverso, che mi rinchiudono; e mi trovo confinato in un angolo di questa immensa distesa, senza sapere perch sono collocato qui piuttosto che altrove, n perch questo po di tempo che mi dato da vivere mi sia assegnato in questo momento piuttosto che in un altro di tutta leternit che mi ha preceduto e di tutta quella che mi seguir. Da ogni parte vedo soltanto infiniti, che mi assorbono come un atomo e come unombra che dura unistante, e scompare poi per sempre. Tutto quel che so che debbo presto morire; ma quel che ignoro di pi , appunto, questa stessa morte, che non posso evitare 1.1. Indifferenza della maggior parte degli uomini di fronte a tale problema 1.2. polemica contro il rifiuto di tale problema 1.2.1. Studio delluomo, di dio e dellanima sono i soli che contano 1.2.2. tutto il resto libido sciendi, inutile curiosit 1.3. curvatore religiosa: enigma delluomo e del senso della vita pu essere risolto solo dalla fede 2. Strategia filosofica: 2.1. mostrare il fallimento della mentalit comune di fronte al problema del senso dellesistenza; 2.2. anche scienza e filosofia non riescono a dare una risposta 2.3. solo il cristianesimo ne capace 2.4. Obiettivo: apologia del cristianesimo rivolta al filosofo miscredente e al libero pensatore razionalista tesa a mostrare la ragionevolezza del cristianesimo B. LIMITI MENTALIT COMUNE: DIVERTISSEMENT 1. atteggiamento esistenziale della mentalit comune: divertissement 1.1. distrazione, divertimento: non pensare ricercando una distrazione nelle occupazioni quotidiane, nel lavoro, nel piacere, nellattivit sociale, ecc. 1.2. dal latino devertere: "cambiare strada", "rivolgersi altrove" 1.3. fuga da s "oblio e stordimento di s" 1.4. dalla ricerca dello scopo della propria esistenza 1.5. da cosa fugge luomo? 1.5.1. dallangoscia provocata dalla propria condizione di infelicit e dagli interrogativi sulla vita e la morte Per sfuggire l'angoscia di questa situazione lacerata gli uomini hanno due possibilit. La prima non pensarci, distrarsi, lasciarsi afferrare e trascinare dalle circostanze. per una strada senza uscita: al fondo si trova soltanto, inevitabilmente, la noia, che la conseguenza e il segno della rinuncia a ci che profondamente umano. Nonostante queste miserie, vuole essere felice, non vuole che essere felice, non pu non voler esserlo; ma che cosa pu fare? Bisognerebbe, per raggiungere questo fine, che si rendesse immortale; ma, non potendolo, si risolto a impedirsi di pensarci. (169) Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l'ignoranza, si sono risolti, per procurarsi di essere felici, a non pensarci. (168) 1.5.2. noia: nella totale assenza di attivit luomo avverte la sua insufficienza, impotenza e nullit, miseria e colto dallangoscia 1.5.3. cos luomo si disperde in mille attivit cercando non le cose ma la ricerca delle cose

Distrazione. A volte mi sono messo a considerare le diverse forme di distrazione degli uomini, e i pericoli e le fatiche a cui si espongono, a corte come in guerra, e donde nascano tante contese, passioni, imprese audaci e spesso dissennate: ho scoperto che l'infelicit degli uomini deriva da una sola cosa, che quella di non riuscire a starsene tranquilli in una stanza. Un uomo che ha mezzi sufficienti per vivere, se sapesse stare a casa sua traendone piacere, non uscirebbe per mettersi in mare o all'assedio di una postazione. Ma quando ci ho maggiormente riflettuto e, dopo aver trovato la causa di tutti i nostri mali, ne ho voluto scoprire la ragione, mi sono reso conto che ce n' una molto concreta, che consiste nell'infelicit intrinseca della nostra condizione debole e mortale, e cos miserabile che niente ce ne pu consolare, quando ci soffermiamo a pensarci. [...] Da ci si desume perch il gioco e la ricerca della compagnia femminile, la guerra, le alte cariche siano mete tanto ambite. Non che vi si trovi effettivamente della felicit, n che ci si immagini che la vera beatitudine consista nel denaro che si pu vincere al gioco, o in una lepre che corre: non si accetterebbero come doni, se ci fossero offerti. Non questo possesso, molle e placido, e che ci lascia pensare alla infelicit della nostra condizione, che si ricerca, n i pericoli della guerra, n gli affanni delle cariche, ma il frastuono che ci toglie dai pensieri e ci distrae. Ragion per cui si ama di pi la caccia che la preda. 1.6. divertimento: il suo fallimento consiste nellimpossibilit di pervenire a un completo appagamento del desiderio 1.6.1. quindi non produce felicit, ma infelicit 1.6.2. rende luomo schiavo delle cose e anzich consolarlo 1.6.3. cerchiamo di sfuggire alla noia ed alla sua angoscia, col divertimento, ma questo non porta a nulla, se non ad arrivare alla morte senza avere mai vissuto "Ciascuno esamini i propri pensieri: li trover sempre occupati del passato e dell'avvenire. Non pensiamo quasi mai al presente, o se ci pensiamo, solo per prenderne lume al fine di predisporre l'avvenire. Il presente non mai il nostro fine: il passato o il presente sono i nostri mezzi; solo l'avvenire il nostro fine. Cos, non viviamo mai, ma speriamo di vivere, e, preparandoci sempre ad esser felici, inevitabile che non siamo mai tali"
1.7. Soluzione: accettare la propria condizione senza cercare di sfuggirvi: "Luomo manifestamente nato per pensare; qui sta tutta la sua dignit e tutto il suo pregio; e tutto il suo dovere sta nel pensare rettamente" (cfr. 146 B)

C. LIMITI DEL PENSIERO SCIENTIFICO ESPRIT DE GEOMETRIE ED ESPRIT DE FINESSE 1. La scienza e i suoi limiti: La scienza non capace di risolvere i problemi esistenziali e di dare una risposta alla domanda sul senso della vita 2. Scienza si basa sulla ragione (raison) ed limitata in se stessa perch: 2.1. ha come limite lesperienza: la scienza non pu procedere senza lesperienza e oltre lesperienza a differenza di quanto pensava Cartesio 2.2. la scienza si fonda su principi che non pu dimostrare ma che assume come postulati di per se evidenti 2.3. Entro questi limiti la scienza e la ragione scientifica, sono sovrani: 2.3.1. rifiuto dogmatismo e principio di autorit; 2.3.2. rifiuto sottomissione della scienza alla fede 2.4. Esprit de geometrie: costituisce il modo di procedere proprio della ragione, ed ha: 2.4.1. per oggetto la realt fisica e sensibile (mondo naturale) e gli enti matematici astratti; 2.4.2. per metodo il procedimento dimostrativo 3. il Cuore e lEsprit de Finesse 3.1. cuore - coeur: facolt intuitiva su cui si fonda lesprit de Finesse che ha:

3.1.1. oggetto luomo e la sua realt esistenziale, il mondo umano (morale, religione, sentimento) 3.1.2. si fonda sullintuito (cuore), sul sentire
Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce (177) "Il cuore, e non la ragione, sente Dio. E questa la fede: Dio sensibile al cuore e non alla ragione" (278)

D. I LIMITI DELLA FILOSOFIA IL PROBLEMA DI DIO 1. Filosofia: superiore alla scienza in quanto si pone i problemi fondamentali sullesistenza e il suo senso, ma non in grado di risolverli 2. Dimostrazione dellesistenza di dio: fallisce nel suo tentativo di dimostrare con la ragione lesistenza di dio 2.1. nessuna delle prove elaborate per dimostrare lesistenza di dio riesce nel suo intento 2.2. la ragione umana non pu dimostrare ne che dio esiste, ne che non esiste
Esaminiamo dunque questo punto, e diciamo: Dio , Dio non . Ma da quale parte propenderemo? La ragione in ci non pu determinare nulla: c di mezzo un caos infinito

2.3. oppure la ragione riesce a dimostrare un dio astratto, una entit razionale e geometrica, del tutto inutile alluomo Non posso perdonare Cartesio, il quale in tutta la sua filosofia avrebbe voluto poter fare a meno di Dio, ma non ha potuto evitare di fargli dare un colpetto al mondo per metterlo in moto; dopodich non sa pi che farne di Dio. Il Dio dei Cristiani non un Dio semplicemente autore delle verit geometriche e dell'ordine degli elementi, come la pensavano i pagani e gli Epicurei. [...] il Dio dei Cristiani un Dio di amore e di consolazione, un Dio che riempie l'anima e il cuore di cui Egli s' impossessato, un Dio che fa internamente sentire a ognuno la propria miseria e la Sua misericordia infinita, che si unisce con l'intimo della loro anima, che la inonda di umilt, di gioia, di confidenza, di amore, che li rende incapaci d'avere altro fine che Lui stesso. [...] E. I LIMITI DELLA FILOSOFIA LA CONDIZIONE UMANA 1. Condizione Umana: anche in questo caso la filosofia non capace di spiegare la condizione delluomo nel mondo misto di grandezza e miseria caratterizzata dalla mediet: 1.1. luomo una via di mezzo tra linfinitamente grande e linfinitamente piccolo 1.2. un tutto rispetto al nulla e un nulla rispetto al tutto 2. Ambito Ontologico (essere): luomo compreso tra linfinitamente grande e linfinitamente piccolo 3. Ambito Conoscitivo (sapere): la sua conoscenza una via di mezzo tra ignoranza e sapienza 3.1. ha un desiderio illimitato di sapere ma non in grado di conoscere ne il principio ne il fine delle cose 3.2. i suoi sensi sono incapaci di cogliere linfinitamente grande e linfinitamente piccolo 4. Ambito dellagire (volere): tende alla ricerca del bene e della felicit assolute ma non mai in grado di raggiungere ne luno ne laltra, Tutti gli uomini, nessuno eccettuato cercano di essere felici: per quanto impieghino mezzi diversi, tutti tendono a questo fine. Quel che spinge alcuni ad andare alla guerra ed altri a non andarci sempre questo desiderio. La volont non f mai il minimo passo se non verso quest'oggetto il movente di tutte le azioni di tutti gli uomini anche di quelli che s'impiccano (425) 4.1. la felicit, non il piacere, ci che tutti gli uomini ricercano Non occorre avere un'anima molto elevata per comprendere che quaggi non esiste alcuna soddisfazione veritiera e solida, che tutti i nostri piaceri non sono che vanit, che i nostri mali sono infiniti, e che infine la morte, che ci minaccia ad ogni istante,

deve infallibilmente entro pochi anni metterci nell'orribile necessit di essere per l'eternit o annientati o infelici. (194) Tutti si lamentano: principi, sudditi; nobili, plebei; vecchi, giovani; forti, deboli; dotti, ignoranti; sani, malati; di ogni paese, di tutti i tempi, di tutte le et e di tutte le condizioni (425) 5. Miseria della condizione umana: 5.1. scarto incolmabile tra ci che luomo vuole e la sua realt, tra il volere e il non potere; 5.2. luomo un desiderio frustrato condannato allinfelicit in quanto non si accontenta di quel che e non pu divenire ci che vuole Desideriamo la verit, e non troviamo in noi se non incertezza. Cerchiamo la felicit, e non troviamo se non miseria e morte. Siamo capaci di non aspirare ala verit e ala felicit, e siamo incapaci di certezza e di felicit. (437) "Noi vaghiamo in un vasto mare, sospinti da un estremo all'altro, sempre incerti e fluttuanti. Ogni termine al quale pensiamo di ormeggiarci e di fissarci vacilla e ci lascia; e , se lo seguiamo, ci si sottrae, scorre via e fugge in un'eterna fuga. Nulla si ferma per noi. E' questo lo stato che ci naturale e che, tuttavia, pi contrario alle nostre inclinazioni. Noi bruciamo dal desiderio di trovare un assetto stabile e un'ultima base sicura per edificarci una torre che s'innalzi all'infinito; ma ogni nostro fondamento scricchiola e la terra si apre sino agli abissi." (72) 6. Grandezza della condizione umana 6.1. il fatto che aspiriamo al bene, alla felicit, alla verit assoluti 6.2. che abbiamo il pensiero che ci rende consapevoli e unici rispetto a tutte le creature 6.3. significa che nelluomo vi anche grandezza 7. Luomo un mostro incomprensibile in cui convivono miseria e grandezza, La grandezza dell'uomo grande in questo: che si riconosce miserabile. Un albero non sa di essere miserabile. Dunque essere miserabile equivale a conoscersi miserabile; ma essere grande equivale a conoscere di essere miserabile. (fr. 397). se si esalta, l'abbasso; se s'abbassa, lo esalto; lo contraddico sempre fino a che comprende che un mostro incomprensibile.(fr. 420) L'uomo non che una canna, la pi debole della natura; ma una canna pensante. Non c' bisogno che tutto l'universo s'armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d'acqua basta a ucciderlo. Ma, anche se l'universo lo schiacciasse, l'uomo sarebbe ancor pi nobile di chi lo uccide, perch sa di morire e conosce la superiorit dell'universo su di lui; l'universo invece non ne sa niente. Tutta la nostra dignit consiste dunque nel pensiero. E' con questo che dobbiamo nobilitarci e non gi con lo spazio e il tempo che potremmo riempire. Studiamoci dunque di pensare bene: questo il principio della morale (fr. 347). 7.1. la filosofia incapace di spiegare la costitutiva contraddittoriet delluomo 7.2. oscilla tra lesaltarne la grandezza (ottimisti) o sottolinearne la miseria (pessimisti), ma luna non esiste senza laltra F. I LIMITI DELLA FILOSOFIA LA MORALE 1. Tesi Pascal: anche in campo morale gli uomini non sono stati in grado di determinare dei valori assoluti (il bene, il giusto, ecc.) capace di fondare unetica universale e immutabile 1.1. la Ragione non in grado di fissare regole di comportamento universali e immutabili 1.2. nel campo del comportamento domina il relativismo

1.3. anche i filosofi non sono riusciti a dare una definizione univoca del bene e degli altri valori non si vede nulla di giusto o di ingiusto che non muti qualit con il mutare del clima ; tre gradi di latitudine sovvertono tutta la giurisprudenza, un meridiano decide della verit; nel giro di pochi anni le leggi fondamentali cambiano; il diritto ha le sue epoche []. Singolare giustizia, che ha per confine un fiume! Verit al di qua dei Pirenei, errore al di l []. Il furto, lincesto, luccisione dei figli o dei padri, tutto ha trovato posto tra le azioni virtuose. Si pu dar cosa pi spassevole di questa: che uomo abbia il diritto di ammazzarmi solo perch abita sullaltra riva del fiume e il suo sovrano in lite con il mio, sebbene io non lo sia con lui? (294) 2. Relativismo: Pascal utilizza il relativismo non per giustificare la libert dei costumi e degli usi rispetto alla tradizione, ma per dimostrare i limiti della ragione umana nel definire regole enorme assolute e quindi la necessit di ricorrere alla fede. G. LA META - FILOSOFIA DI PASCAL E LA "RAGIONEVOLEZZA" DEL CRISTIANESIMO 1. Filosofia - Ragione 1.1. chiarisce la miseria della condizione umana e si contrappone al divertissemant 1.2. valuta la capacit del cristianesimo di render conto della miseria e grandezza della condizione umana 1.3. consapevolezza dei propri limiti, della propria incapacit di rispondere all'enigma uomo "beffarsi della filosofia filosofare davvero" (Pensieri, 4) "il supremo passo della ragione sta nel riconoscere che c' un'infinit di cose che la sorpassano" (pensieri, 267)

Il realismo tragico cui la filosofia conduce porta a cercare gemendo quel deus absconditus che si rivela con la fede 2. cristianesimo come meta-filosofia 2.1. consapevolezza dei limiti della filosofia 2.2. mediazione tra ragione e religione 2.3. funzione dialettica: mostra dialetticamente i limiti della ragione conduce a cercare nella religione la soluzione al senso dell'esistenza assumendola come messaggio sovra razionale che risolve l'enigma uomo l'uomo un problema la cui soluzione Dio 3. Religione cristiana unica vera, esistenzialmente vera 3.1. perch unica a dare una risposta al problema uomo 3.2. problema uomo > contraddittoriet natura umana percepisce se: come miserabile, ignorante, malvagio e infelice vuole la grandezza, sapienza, bont e felicit) finito e vuole l'infinito "perch una religione sia vera, necessario che abbia conosciuto la grandezza e la miseria, e le cause dell'una e dell'altra. Chi, tranne la religione cristiana, l'ha conosciuta? (433) " 3.3. dottrina peccato originale

caduta da una condizione di felicit (corruzione e infelicit dell'uomo) desiderio di tornarvi (ricerca dell'infinito nell'uomo) "Se l'uomo non fosse mai stato corrotto, godrebbe sicuro, nella propria innocenza, della verit e felicit. E se fosse sempre stato corrotto, non avrebbe nessuna idea della verit e della felicit. Ma, sventurati che siamo ( molto pi che se nel nostro essere non ci fosse nessun vestigio di grandezza), noi abbiamo un'idea della felicit, e non possiamo conseguirla; c' in noi un'immagine della verit, e possediamo soltanto la menzogna: egualmente incapaci di ignorare in modo assoluto e di conoscere con assoluta certezza, tanto manifesto che siamo vissuti in un grado di perfezione, dal quale siamo sventuratamente caduti! (434)" 4. ragionevolezza del cristianesimo: 4.1. spiega la duplice e contraddittoria natura dell'uomo spiega perch un desiderio frustrato eterna inquietudine, eterna insoddisfazione 4.2. Cristianesimo: non razionale > dimostrabile tramite procedure razionali e/o deduttive ma ragionevole > compatibile con la ragione > non irrazionale chiarisce ci che la ragione non in grado di comprendere autonoma sottomissione della ragione alla fede 4.3. fede: non fuga nell'irrazionale 4.4. ma spiegazione meta - razionale di ci che va oltre la ragione H. LA "SCOMMESSA" SU DIO 1. La scommessa: scommettere sulla esistenza o non esistenza di Dio 1.1. vivere come se dio ci fosse o come se dio non ci fosse 1.2. rivolto ai "liberi pensatori" coloro che trovano altrettanto incomprensibile l'esistenza come l'inesistenza di Dio 1.3. necessit di compiere una scelta non scegliere gi una scelta, quella negativa perch "non questione di volont, siete tutti nella barca" 2. scommettere su dio 2.1. se dio c' guadagniamo l'infinito 2.2. se non c' perdiamo il finito 3. scommettere contro dio 3.1. se c' perdiamo l'infinito 3.2. se non c' guadagniamo il finito 4. gioco d'azzardo 4.1. si rischia il finito 4.2. per guadagnare una posta finita pi grande nel caso di dio si rischia il finito per guadagnare una posta infinita 4.3. quindi la scelta pi razionale scommettere su Dio se vinciamo, vinciamo tutto, se perdiamo non perdiamo nulla "Dovunque ci sia l'infinito e non ci sia un'infinita probabilit di perdere contro quella di vincere, non c' da esitare" 5. argomento pragmatico basato sull'utilitas credendi 5.1. calcolo utilitario basato sulla scelta per noi pi conveniente 5.2. probabilmente dedicato a un amico, il cavaliere di Mr, giocatore d'azzardo 5.3. finalit non dimostrare esistenza dio ma

risvegliare in chi privo di fede la nostalgia dell'infinito disponendolo all'attesa del dono della fede all'apertura alla dimensione del divino