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Riassunto testo di Estetica (Tatarkiewicz)

Cenni sull’Introduzione

Nella storia della cultura europea si sono sempre, sin dall’antichità, compiute delle
suddivisioni di gruppi di fenomeni in categorie generali, questo per mettere ordine e fare chiarezza
nei vari settori specifici dei fenomeni stessi.
I tre generi supremi di valori allora distinti erano, e sono tuttora, il bene, il bello e il vero, tra
cui il bello da sempre considerato la massima espressione dei valori fondamentali. Da lì nacque
l’interrogativo del bello oggettivo o soggettivo che divenne la questione principale in alcuni
momenti della storia dell’ estetica.
I fattori che distinguono un essere sono due, ovvero il componente e la composizione, che
potremmo tradurre come l’ elemento e la forma. La classificazione avviene in base alle proprietà
possedute quindi in base agli elementi comuni a più oggetti. Per far sì che si possano considerare
più oggetti appartenenti alla stessa categoria, bisogna che le proprietà comuni siano riconoscibili e
sia sempre possibile definire se un dato oggetto possa farne parte.
Le classi di cui si occupa lo studioso di estetica sono di oggetti fisici, quali le opere di
architettura e di pittura (collocate nello spazio), ma anche classi di fenomeni psicologici, ad es. le
opere che destano piacere estetico e piacere in se come la danza, la musica, il canto (realizzate nel
tempo). Queste ultime, lo studioso di estetica, le inserisce non tanto nella classe di oggetti quanto
nella classe delle capacità. In generale si può affermare che esistono svariati nomi con cui definire
gli oggetti e che, secondo il loro uso, una stessa parola può appartenere all’una o all’altra categoria.
Esempi di nomi di categorie:
 Oggetti fisici: opera d’arte;
 Oggetti psicofisici: artista, spettatore;
 Oggetti psichici: esperienza estetica;
 Nomi collettivi: l’arte(quanto eseguito dall’artista);
 Azioni, processi: danza, rappresentazione teatrale;
 Capacità: immaginazione, talento, gusto;
 Strutture: forma;
 Rapporti: simmetria;
 Proprietà: bello;

Capitolo 1° L’arte: storia del concetto


1- Il concetto di arte nell’antichità
Il concetto di arte si è modificato durante i secoli. Agli antipodi la sua definizione
riguardava l’azione generale di creare degli oggetti( navi, statue, edifici) e in seguito anche la
capacità di condurre un esercito, misurare un campo, persuadere gli ascoltatori. L’ arte è quindi la
capacità di fare qualcosa, tutto ciò che nasce dalla fantasia dell’uomo e dall’ispirazione umana non
può essere considerata tale. Per poter essere chiamata arte una creazione doveva avere delle regole
per ciò era definita tale anche la geometria, la matematica, la grammatica e la logica.
Bisognava però fare una distinzione tra le arti, ma né gli stoici né gli antichi riconobbero
pittura e scultura come “belle”. Spartirono, invece, le “liberales” ossia liberali e le “vulgares”
ovvero comuni che nel medioevo furono chiamate “meccaniche” e considerate inferiori. Sempre nel
medioevo con “ars” s’intendevano le arti liberali (maggiori) arti che non impiegavano uno sforzo
fisico, ad es. le già citate geometria matematica logica grammatica; le arti meccaniche erano
chiamate così perché per esercitarle necessitava sforzo fisico, per questo anche la pittura e la
scultura furono classificate arti comuni.
Nel Medioevo si contavano sette arti liberali. Per quanto riguardò le arti meccaniche,
essendo numerose, si cercò di riportare anche loro al numero di sette, per una perfetta simmetria
delle stesse. Fu così che grandi uomini cercarono una soluzione spesso discordante. Rodolfo detto
l’ardente stilò un primo elenco: l’ars victuaria, che ha per fine il nutrire la gente; lanificaria, che
serve a vestirla; architectura, che offre loro riparo; suffragatoria, che offre i mezzi di trasporto;
medicinaria, che cura le malattie; negotiatoria, costituita dalla capacità di scambiare merci;
militaria, l’arte di difesa contro il nemico. L’elenco di Ugo di San Vittore, invece, comprende:
lanificium; armatura; navigazio; agricultura; venazio; medicina; theatrica (arte di intrattenere il
pubblico). Tra quelle che noi consideriamo belle arti solo la musica venne considerata arte liberale
(poiché teoria dell’armonia). La poesia invece fu scartata dalle arti perché ritenuta come un genere
di filosofia e di profezia, il poeta era un vate e non un artista. Se secondo gli antichi la pittura e la
scultura dovevano essere inserite tra le arti meccaniche, in quanto richiedenti sforzo fisico, ma nel
medioevo furono omesse poiché l’elenco delle stesse non poteva superare le sette categorie e per di
più doveva contenere solo le arti di maggiore utilità.

2-La trasformazione nell’età moderna


Lo stesso sistema concettuale venne applicato anche nell’età moderna e nel rinascimento, ma
fu proprio allora che ebbe inizio la trasformazione. I presupposti per il cambiamento erano due: non
considerare l’artigianato e le scienze in qualità di arte e inserire la poesia al loro posto; considerare
le arti rimanenti una unità compatta.
Il compito più facile era includere la poesia fra le arti, poiché è stata da sempre considerata
da Aristotele come tale in quanto la tragedia possedeva delle regole, era quindi un’abilità. Più arduo
si presentava il compito di separare le belle arti dall’artigianato. Un evento in particolare favorì
l’ascesa delle belle arti, ossia la situazione disagiata dell’economia durante il rinascimento. Mentre
il commercio, l’artigianato e l’industria erano in crisi gli artisti iniziavano a prendere posizione. Si
cominciò a considerare le opere d’arte come un possibile investimento, che portò pittori e scultori a
una riconsiderazione seppur graduale (i pittori prima degli scultori) di se. Da qui nacque poi
l’aspirazione a separare le belle arti dalle scienze e costituire una categoria a se.

3-Le belle arti


Alcuni scrittori cercavano di distinguere tra le arti quelle “dell’ingegno”, altri le “musicali”,
le “nobili”, le “mnemoniche” le “pittoriche”, le “poetiche” e infine le “belle”.
Le arti dell’ingegno o dell’intelletto furono definite tali da Giuseppe Manetti e intendeva
racchiudere le arti prodotte dalla mente e rivolte alle menti, ma come prima non comprendeva la
poesia e includeva le scienze.
Le arti musicali con Marsilio Ficino rispettarono nel nome le arti liberali ma ne modificarono
il contenuto, aggiunsero cioè l’architettura, la pittura, la scultura e la poesia, considerando la musica
il loro filo conduttore o meglio elemento comune in quanto definivano le arti dei suoni, e ancora
ritenevano le arti “al servizio delle muse”.
Le arti nobili secondo Giovanni Pietro Capriano erano quelle che si distinguevano per la loro
durevolezza perfezione e nobiltà, erano quindi selezionate in base alla loro valutazione.
Le arti mnemoniche erano state descritte da Lodovico Castelvetro con le qualità di arti
commemorative della memoria, che servivano cioè a mantenere nella memoria cose ed eventi. Esse
comprendevano la pittura, la scultura, la poesia, ma a differenza delle musicali non ne faceva parte
l’architettura.
Le arti dell’immagine. Rappresentante di questa classificazione fu un teorico d’arte francese
Claude-François Menestrier che sostenne l’importanza della distinzione delle arti attraverso la loro
figuratività e la realizzazione di immagini concrete. Le immagini legano le arti come ad esempio la
pittura e la poesia.
Le arti poetiche. La parola d’ordine della poesia era ,nel XVII e XVIII secolo, metafora.
Sostenitore ne fu Emanuele Tesauro ed affermava che la perfezione nell’arte sta nell’arguzia, nella
sottigliezza, e ogni arguzia è un parlar figurato. La metafora è presente nelle opere teatrali, nella
danza, nei quadri e nelle sculture, il loro carattere è comune.
Le belle arti. Gia menzionata casualmente da Francisco De Hollanda la parola bella arti fu
riutilizzata parecchio tempo dopo per indicare nuovamente le arti figurative. Ma ancor prima di
definirle belle arti François Blondel espresse il concetto nel suo trattato di architettura del 1675.
Egli espose sul suo scritto il motivo per cui architettura, poesia, eloquenza, commedia, pittura,
scultura, musica e danza fossero strettamente collegate le une alle altre. È la loro armonia che li
unisce e la bellezza, fonte di piacere, che li accomuna. Tuttavia non erano ancora state definite con
il termine con cui noi le conosciamo, ovvero “belle arti”.
Le arti eleganti e piacevoli. Nel 1744 Gianbattista Vico aveva proposto di chiamare le arti
accomunate da Blondel “arti piacevoli”, nello stesso anno James Harris le chiamò “arti eleganti”,
tre anni dopo Charles Batteaux le diede il nome di “belle arti”. Apparve per la prima volta sul titolo
del suo libro e da allora si diffuse e insieme al nome il suo concetto.
Charles Batteaux enumerava cinque belle arti ossia pittura, scultura, poesia, musica danza,
insieme a queste ne aggiunse due, architettura e eloquenza, formando così il numero di sette già
usato nel medioevo. Dal momento in cui l’ artigianato non era più arte e la scienza era
semplicemente scienza, si decise di chiamare, dall’ottocento in poi, col nome arte le sole a
possedere quell’appellativo cioè le belle arti. Il concetto fu basato sull’imitazione della realtà, ma
come prima teoria non ebbe molto successo, altri verso il 1750 basarono la teoria sul bello che fu
universalmente accettata e destinata a durare 150 anni. Purtroppo all’inizio del 1900 crebbero forti
dubbi sulla validità della teoria del bello poiché si ebbero enormi discordanze sul concetto stesso e
in più si stava pian piano modificando il modo di fare arte non rispondendo più ai canoni di bellezza
fino a quel momento universalmente concordati.

4-Nuove dispute sull’estensione dell’arte


La soluzione trovata da Batteaux sulle sette categorie d’arte non fu definitiva. Sorsero dei
dubbi sull’appartenenza della poesia alle belle arti, attribuendola alle “belles lettres”. Altro dilemma
si sviluppò sul nascere della fotografia, oggi considerata arte ma, allora era descritta come tale
qualsiasi attività prodotta interamente dall’uomo, e questa lo era a metà a causa dell’intervento della
macchina. Altri soggetti fecero sorgere perplessità sulla loro classificazione come per esempio il
giardinaggio, i cui elementi sono creati dalla natura, l’architettura industriale, i manifesti essendo
commerciali e di massa oppure ancora gli oggetti per la casa.
I criteri di appartenenza all’arte erano molteplici e variabili, in teoria era il bello ma in
pratica anche la presenza del pensiero e dell’espressione, il livello di moralità e di serietà, il lavoro
individuale e lo scopo non commerciale. Nell’ottocento però il concetto di arte fu ampliato,
divenendo sempre più liberale, permettendo quindi anche ad altri soggetti di entrare a far parte
dell’arte, quali ad esempio quelli sopra menzionati e in più la cinematografia, l’oggettistica, le arti
meccaniche, l’artigianato e le arti applicate. In conseguenza la cultura materiale non ne fu esclusa,
includendo nel termine arte tutti gli oggetti anche di uso comune come sedie o piatti che oltre a
essere utili venivano prodotte con l’intenzione di essere arte. Anche i mezzi di comunicazione di
massa ebbero il loro ruolo all’interno di questo sconvolgimento. L’ottocento quindi se li annovera
tra le arti ma discerne tra le arti pure e quelle applicate, considerandoli un’arte non completa dunque
minore. Nel susseguirsi del tempo la nozione cambiò nuovamente per cui venne annullata quella
distinzione a favore dell’omogeneità delle arti pure senza più inserire al suo interno gli oggetti della
cultura materiale. In definitiva non si riscontrava un generale consenso riguardo all’estensione
dell’arte.
5-dispute sul concetto di arte
Il genere a cui appartiene l’arte in generale si può concentrare sull’attività umana cosciente o
sul prodotto di tale attività. Definire il concetto è un po’ più difficile, si tratta di individuare le
caratteristiche che la riguardano.
Caratteristica distintiva dell’arte è che produce bellezza ma bello è tutto ciò che reputiamo
meraviglioso o che desta stupore, mentre se si parla dell’univocità della bellezza dobbiamo fare
riferimento a dei punti precisi quali la perfezione, l’equilibrio e la chiarezza delle forme.
Caratteristica principale dell’arte è che riproduce la realtà in passato era la formula per
definire l’arte, applicabile secondo Batteaux a svariati elementi (purché imitassero la natura).
Questa teoria si rivelò poco efficace di fatti fu subito tralasciata.
Caratteristica principale dell’arte è che da forma alle cose dà una struttura alla materia. La
parola forma era intesa in due modi: secondo Witkiewicz forma è costruzione ma intesa come
creazione astratta, altri invece vedevano come costruzione qualsiasi oggetto astratto e concreto,
possibilmente anche riprodotto. La prima definizione era quindi troppo ristretta e la seconda troppo
ampia.
Caratteristica principale dell’arte è l’espressione anche questa era troppo ristretta poiché
non tutte le opere erano considerate espressive, come per esempio l’arte costruttivista.
Caratteristica principale dell’arte è che suscita esperienza estetica, questa definizione è
considerata da un lato troppo ampia perché non soltanto l’arte suscita esperienze estetiche, e
dall’altro troppo ristretta perché l’arte non suscita solo esperienza estetica.
Caratteristica principale dell’arte è che suscita emozione scopo dell’arte oggi è quindi dare
delle emozioni forti, non emozionare ma, impressionare. Lo shock è il fine ultimo. Definizione
corrispondente agli artisti d’avanguardia ma, che non si può applicare all’arte classica. Rimane
quindi, sempre troppo ristretta.
Altre affermazioni sull’arte sono state avanzate ma prive comunque di validità. Si era presa
in considerazione il termine creatività, perfezione, produzione priva di regole,produzione di cose
irreali, ma tutte risultarono come le precedenti o troppo ampie o al contrario troppo ristrette
arrivando alla conclusione che sia impossibile trovare una soluzione.

6-La rinuncia alla definizione


Morris Weitz scrisse <<E impossibile proporre dei criteri necessari e sufficienti rispetto
all’arte, quindi ogni teoria dell’arte è un’impossibilità logica, e non soltanto qualcosa difficile da
realizzare in pratica.>> L’arte è creatività <<gli artisti possono sempre creare oggetti che non sono
mai stati creati prima , quindi i requisiti dell’arte non possono mai essere esplicitati in maniera
esauriente. Un anno dopo Kennick scrisse che l’estetica tradizionale poggia su un errore, cioè voler
definire l’arte <<non esiste una caratteristica comune a tutte le opere d’arte.>>

7-Una definizione alternativa


Gli oggetti che facciamo rientrare nell’arte rappresentano cose che esistono, ma costruiscono
anche quelle che non esistono. Sono oggetti esterni all’uomo ma anche esprimono la sua vita
interiore, e sollecitano la vita interiore del destinatario, così facendo lo commuovono, lo
arricchiscono,approfondiscono la sua vita. Tutte queste sono funzioni dell’arte. Allo stesso modo
non si può ridurre la stessa ad alcune di queste funzioni.
In qualsiasi modo definiremo l’arte ci troveremo sempre di fronte ad un’alternativa.
Definendo l’arte per mezzo dell’intenzione dovremmo dire che essa è costruita o dall’esigenza di
fissare una realtà o da quella di creare una forma o da quella di esprimere qualcosa. Si tratterà
quindi di una definizione tramite alternative. Da ciò deriva l’attuale punto d’arrivo del concetto di
arte: “l’opera d’arte è riproduzione di oggetti o costruzione di forme o espressione di esperienze, ma
soltanto di quelle capaci di destare meraviglia, commuovere, scuotere.”
8-Definizione e teorie
Abbiamo diverse risposte alla domanda perché riproduciamo il reale, costruiamo forme,
esprimiamo esperienze. La prima è perché è un impulso naturale, la seconda è perché ci piace e
vogliamo trasmettere questo piacere anche agli altri, la terza è ammettere la propria ignoranza
(Quintilliano diceva che i sapienti comprendono l’arte con la teoria mentre gli insipienti con il
piacere). Si hanno del resto delle ipotesi di teorie e qui ne elenco quattro: la realtà interiore è lo
scopo dell’arte che serve a fissare e ritrovare e descrivere le esperienze, a proposito Witkiewicz
diceva che l’arte non è espressione ma conoscenza della vita interiore; la seconda è che l’arte è
riproduzione di tutto ciò che nel mondo è eterno, è ricerca quindi l’essenzialità, l’anima, la vita
dell’anima nelle sue varie manifestazioni; la terza sostiene l’arte come mezzo per cogliere
l’inafferrabile, ovvero tutto ciò che non fa parte del mondo dei sensi ma che si possono solo
percepire; la quarta enuncia “l’arte è libera volontà del genio” come scrisse Adolf Loos, libero di
creare e non schematicamente predefinito.

9-Il presente
La nuova arte è sorta in contrapposizione alla precedente, con caratteristiche totalmente
opposte, l’una proclamava il bello l’altra il nuovo, la prima mirava ad allietare i destinatari la
seconda ad impressionarli. La nuova arte si chiamò d’avanguardia e si divise in tre fasi:
avanguardia maledetta, militante e vittoriosa.
La prima fase si sviluppò nell’ottocento, in un epoca dove dominava ancora l’arte
convenzionale, e proprio per la non curanza del giudizio pubblico scrittori ed artisti furono
considerati maledetti (esempio furono gli scrittori francesi Baudelaire, Lautréamont, Rimbaud e
Poe), in quel periodo si formarono anche le scuole simboliste ed impressioniste. Quando questa
corrente nel XX sec. cominciò ad essere sempre più apprezzata nacque il movimento surrealista e
futurista e poi ancora il cubismo, l’astrattismo e l’espressionismo. Dopo la Prima e la Seconda
Guerra Mondiale l’avanguardia divenne ricercata, gli artisti finirono per convertirsi alla nuova arte
per non essere respinti dalla società. Gli avanguardisti divennero molto importanti grazie alla
diversità dei loro programmi e alla loro arte alla continua ricerca del nuovo.
I caratteri dell’avanguardia erano diversi e talvolta anche opposti, si aveva quindi costruzione
ed espressione, regole e temperamento, tecnica e metafisica, era dunque , novità e radicalismo
insieme. Il concetto di arte si era modificato ed esteso, l’arte era parte della cultura, essa sorgeva
grazie all’abilità, e grazie alle sue qualità costituiva un’area distinta del mondo. L’arte come
professione era ormai abolita, tutti potevano fare arte, poiché l’arte è per la strada chiunque può
praticarla. In contrapposizione alla vecchia teoria che la cornice serviva a isolare l’opera per darle
più rilevanza, nacque l’idea che l’opera non doveva avere confini ma doveva essere completamente
immersa nella realtà per realizzarsi al meglio. Nel tempo avanguardista gli artisti si dichiararono
inclini a musei, all’estetica, alla forma, alla distinzione dei generi, contro l’artista (chiunque può
esserlo), contro lo spettatore (considerato superfluo), contro il concetto di autore.

Capitolo 2° L’arte storia della classificazione

1-Suddivisione di tutte le arti (Antichità)


Nell’antichità per arte si intendeva l’abilità di produrre oggetti di ogni genere. Platone ed
Aristotele classificavano con tale termine la realizzazione materiale secondo norme, metodi e regole
e la definivano “una disposizione creativa accompagnata da ragione”. Lo stesso affermarono
Quintilliano e gli stoici, fu per questo che le diedero il nome di <<sistema>>. Facevano quindi parte
di questo settore anche abilità come il falegname, l’artigiano o il tessitore, ma anche la grammatica,
la geometria e la scienze. In seguito però Cicerone escluse dal novero la scienza in quanto non
produceva oggetti materiali ma li comprendeva solo nella mente.
Occorreva fare una distinzione fra le innumerevoli arti comprese nella definizione, quindi, si
cercò di riorganizzarle in quelle utili e in quelle che procurano piacere. Questa classificazione fatta
dai sofisti riscontrò delle approvazioni ma si andò comunque avanti nella ricerca della suddivisione
infatti Platone le distinse in produttive e imitative. Aristotele si adoperò per dividerle in arti che
integrano la natura e arti che la imitano.
I greci contrapponevano invece arti liberali e arti ordinarie, quest’ultime più tardi vennero
chiamate col termine meccaniche. Le arti liberali erano quelle intellettuali, quelle ordinarie invece
necessitavano di lavoro manuale. Le prime vennero successivamente chiamate dai greci anche
“encicliche” che rendeva il nome moderno di enciclopedico e che significava “circolo formativo”
cioè che era di fondamentale importanza per una persona colta conoscerne il contenuto.
Quintilliano le classificò in tre gruppi: Teoretiche (Arti consistenti lo studio, ad es.
l’astronomia); Pratiche (gruppo di cui facevano parte le azioni ad es. la danza); Poietiche o
apotelestiche (che in greco significava produttive ad es. la pittura). Cicerone le suddivise a sua volta
in maggiori medie e minori. Tra le maggiori inseriva la politica e l’arte militare, le medie erano
riservate a quelle intellettuali come la scienza, la poesia e la retorica, fra le arti minori tutte quelle
non entranti a far parte delle prime due, quindi anche la pittura. Sempre ciceroniana fu la
suddivisione in arti quasi mute e della parola. Plotino ripartì le arti in cinque categorie: (1) arti che
riproducono oggetti fisici (tra cui l’architettura); (2) arti che lavorano a fianco della natura (la
medicina o l’agricoltura); (3) arti che imitano la natura (come la pittura); (4) arti che perfezionano e
adornano le azioni umani (la retorica, la politica); (5) arti puramente intellettuali (la geometria).
Nessuna di queste ripartizioni riconosceva però le odierne belle arti come gruppo omogeneo.

2-La suddivisione delle arti liberali e meccaniche (Medioevo)


Nel medioevo insieme all’antico concetto di arte si mantenne anche l’antica classificazione
tra arti liberali e arti ordinarie. Le arti che nell’antichità erano state considerate inferiori cioè quelle
manuali, vennero nel medioevo riconsiderate e destate di maggiore attenzione. Fu in quel periodo
che gli venne dato il nome di meccaniche andando a sostituire il nome dispregiativo di “ordinarie”
dato dai greci.
Le arti liberali erano sette divise in due branche: arti umanistiche dette del trivio (artes
rationales); arti naturali o reali dette arti del quadrivio (artes reales). Le arti razionali erano tre,
grammatica retorica e dialettica, mentre le arti reali erano quattro, aritmetica, geometria,
astronomia, musica, in poche parole le scienze e la musica veniva compresa intesa come
musicologia conoscenza dei rapporti armonici tra i suoni.
L’elenco delle arti meccaniche venne ridotto a sette, eliminando le arti meno importanti, per
essere in linea con le arti liberali. Il primo elenco venne stilato da Rodolfo di Longo Campo detto
ardens l’ardente, e comprendeva: ars victuaria( alimentare), lanificaria, architectura, medicina,
suffragatoria (concernente il voto), negotiatoria, militaria.
Un secondo elenco compare nel didascalicon di Ugo di San Vittore dove le arti sono divise
in: lanificium (indumenti), armatura (fornisce riparo e strumenti di lavoro), agricoltura, venatio
(caccia), navigatio, medicina, theatrica.
Entrambe le ripartizioni possono considerarsi incomplete poiché all’una manca qualcosa
dell’altra, non si può dunque considerarle delle classificazioni, bensì delle selezioni come già detto,
delle arti più importanti effettuata secondo un punto di vista di rilevanza pratica.

3-Ricerca di una nuova suddivisione (Rinascimento)


Il Rinascimento mantenne le linee generali di quelle caratteristiche dell’arte stabilitesi
nell’Antichità, quindi l’arte intesa come creazione secondo regole. In quel periodo però si tentò di
accrescere il numero delle classificazioni, infatti, Johann Heinrich Astled , nel XVII sec., nella sua
Encyclopædia elencò fino a 17 tipi di suddivisione delle arti: intellettuali, manuali, facili, difficili,
additive, sottrattive, antiche, moderne, indispensabili, superflue, oneste e disoneste. Dal
rinascimento al barocco fu un periodo molto importante perché fu allora che si riconobbe il
prestigio delle attuali belle arti, quali la pittura, la musica, la scultura, la poesia, ma purtroppo non si
riuscì a dare il giusto peso alla loro importanza nella scala delle classificazioni. Già Manetti aveva
provato a fare una distinzione delle arti, con poca utilità pratica ma con tanta ammirazione da parte
del pubblico, tuttavia con scarsi risultati. In seguito Lorenzo Valla e molti altri ci provarono a loro
volta ottenendo sempre lo stesso risultato di Manetti, ma nota positiva, fra tutti, era l’aver trovato in
quelle arti il tratto comune che consisteva nella bellezza, furono quindi ammesse solo le arti che la
comprendevano.
Francesco Bacone individuò un gruppo di arti che non erano basate né sulla memoria né sulla
ragione ma bensì sull’immaginazione. Grazie a questa individuazione si ebbe la separazione delle
belle arti dalle scienze e dall’artigianato. Tuttavia egli assegnò alla sfera dell’immaginazione
soltanto la poesia,poiché solo in essa vedeva l’espressione della fantasia umana.

4-Suddivisione delle arti in belle e meccaniche (illuminismo)


Soltanto nel periodo illuministico venne definito il termine belle arti. Già Francisco De
Hollanda aveva utilizzato la definizione in modo casuale, nel titolo di un suo libro, per identificare
la poesia e le arti figurative, ma non ebbe alcuna risonanza. Verso la metà del XVIII sec. Charles
Batteaux distinse quelle stesse arti dalle altre e le suddivise in belle e meccaniche in un suo libro
“Les Beaux-Arts réduits à un même principe”. Il suo gruppo comprendeva 5 arti: musica, poesia,
pittura, scultura e danza (o più precisamente l’arte gestuale). Compito delle belle arti era sia il
piacere che l’imitazione della natura, per quanto riguarda, invece, le arti meccaniche il loro scopo
era l’utilità. Egli aggiunse un terzo gruppo che comprendeva le arti piacevoli e quelle utili, era
formato cioè da architettura ed eloquenza. Batteaux e la sua definizione di belle arti ebbe subito
successo, e la comunità scientifica la accolse ma con una variazione: non riconobbe il terzo gruppo
ed inserì l’architettura e l’eloquenza tra le belle arti.
Dopo quindi questa riconosciuta separazione delle arti, tutte quelle che non rientravano tra le
“belle” furono etichettate come ordinarie, e fu dopo questa scissione che si arrivò a escludere dal
novero delle arti tutte quelle considerate ordinarie, di conseguenza la classificazione dalle arti era
relativa solo alle “belle”.
L’illuminismo si occupò in seguito della ripartizione delle arti cioè di tutta la produzione
umana ripartita in conoscenza, azione e produzione (scienza, moralità, belle arti). Gli inglesi
accettarono questa suddivisione e Kant contribuì largamente alla sua diffusione e consolidamento.
L’illuminismo si occupò poco della ripartizione delle belle arti tuttavia ne separò le arti letterarie da
quelle visive, dividendo la produzione di parole da quelle di oggetti. Sostenitori di ciò furono
Richardson, Dubos, Harris e Diderot, ma il più efficace fu Lacoonte: diceva che la pittura come la
poesia si avvale di vari segni, per la pittura sono i colori e le figure nello spazio, per la poesia sono
suoni articolati nel tempo.
La ripartizione di Kant fu più complessa. Nella critica del giudizio egli propose una
distinzione delle arti in meccaniche ed estetiche e quest’ ultime in piacevoli e belle. A sua volta
ripartì le belle in arti della verità e dell’ apparenza, tra le prime menzionò l’architettura e tra le
seconde la pittura, e ancora tra arti che presentano oggetti già esistenti in natura e arti che
presentano oggetti già prodotti dall’arte. In un’ulteriore suddivisione distinse tanti tipi di arte,
quanti sono i modi di esprimere e trasmettere pensieri e sentimenti. Egli riteneva che i mezzi erano
tre: parole (si servono della poesia e dell’ eloquenza), suoni (la musica), e gesti (la pittura, la
scultura e l’architettura).
5-Suddivisione delle belle arti (Età contemporanea)
I. Arti -dà forma all’ideale del bello
Architettura
forma -dà forma all’ideale del vero
Intaglio o scultura Nello spazio
li o -dà forma all’ideale del bene
Pittura
visive
II. Arti -dà forma all’ideale del bello
Musica
narrat -dà forma all’ideale del vero
Poesia Nel tempo
ive o -dà forma all’ideale del bene
Eloquenza
visive
III. Arti Idealizzazione della natura -dà forma all’ideale del bello
social Educazione estetica -dà forma all’ideale del vero Nella vita
i Idealizzazione sociale -dà forma all’ideale del bene
Libelt nel suo libro Estetica ovvero scienza del bello suddivise le arti secondo l’ideale verso
cui tendono che può essere un ideale di bellezza, di verità o bene, inoltre le suddivise a seconda se a
tale ideali danno forma nello spazio nel tempo o nella vita.
Nella seconda metà del XIX sec. Si fecero tante distinzioni come ad es. arti che si rivolgono
all’udito, altre alla vista, quelle che esigono degli esecutori (musica) e altre no (pittura). In seguito
si cominciò a dividere le arti figurative e quelle non figurative, oppure concrete ed astratte,
semantiche e asemantiche, ma la più diffusa fu quella tra arti pure e applicate. Vennero applicati
vari principi di divisione come a seconda dei sensi a cui si rivolgono, ai metodi di esecuzione,
all’uso che se ne fa, degli elementi artistici. Nonostante però i vari principi da cui partivano la
conclusione era per lo più univoca cioè le arti si suddividevano negli stessi gruppi e l’unica cosa che
li divideva fosse il principio di base.

Dessoir descrisse la sua teoria in una tabella del 1906.


Arti spaziali Arti temporali Arti imitative
Arti immobili Arti gestuali Arti rappresentative
Arti che si servono Arti che si servono di movimenti e suoni Arti che ispirano associazioni
di immagini determinate
Scultura Poesia
pittura danza
architettura musica Arti produttive
Arti astratte
Arti che ispirano associazioni
indeterminate

In oltre Dessoir aggiunse che “pare non esista un sistema delle arti tale da soddisfare tutte le
esigenze”
Altri tentativi di classificazione furono avanzati da Volkelt nel 1909, distinguendo arti di
contenuto oggettivo e soggettivo, formali e gestuali, effettivamente corporee e apparentemente tali.
Anche WIze propose una distinzione tra arti visive sonore e gestuali.
Tra le classificazioni contemporanee si distinguono due tipi massimalista e minimalista,
massimalista fu quella di Souriau che divise quelle che operano con la linea , la luce, il colore, il
volume, il movimento, i suoni articolati e inarticolati, riproponendo il numero sette caro al
medioevo, ma realmente era il doppio poiché ognuna ammetteva due possibilità es. : arte astratta e
arte che imita la realtà. Maggiormente accettata fu la concezione minimalista che mette in dubbio
qualsiasi tentativo di classificare le arti perché non viene ben determinato il loro ambito, in generale
si annoverano tra le arti quelle che hanno un loro esecutore, una propria denominazione autonoma,
una propria tecnica.
Tra queste numerose classificazioni alcune possono essere prese come la classificazione tra
arti oggettuali e arti verbali.

Capitolo 3° L’arte: storia del rapporto tra arte e poesia

1-le idee nostre e quelle dei Greci sull’arte


I termini poesia musica architettura e plastica sono tutti di origine greca ma venivano
originariamente usati con altro significato di genere più ampio, ed es. poesia indicava una
produzione in genere e poeta era una qualsiasi produttore. Solo col tempo assunsero un significato
più ristretto, pari a quello odierno. Ciò non voleva dire che non esisteva affatto la concezione di arte
ma differiva dalla nostra. Lo schema delle arti era diverso: la poesia era solo parlata e la musica era
essenzialmente vocalica, all’architettura appartenevano templi, porte di città e edifici pubblici, ma
non comprendevano abitazioni civili. Il loro concetto di arte era diverso da quello moderno,
rientravano a far parte di un unico concetto sia la musica che la danza che l’arte della parola
accomunate tutte dalla lingua come mezzo, connessa questa alla melodia e al ritmo. Quelle che noi
riteniamo far parte di uno stesso settore artistico era obiettato dai greci, che dividevano quindi arte
visiva da poesia.

2-Il concetto di arte


Gli artisti erano considerati artigiani mentre i poeti una specie di filosofi e vati.
I greci definivano arte qualsiasi produzione esperta eseguita secondo principi e regole (erano
artisti quindi anche architetti, scultori, carpentieri e tessitori allo stesso livello. Aristotele definiva
l’arte come la capacità di eseguire qualcosa con adeguata perizia “un sapere produttivo”, per questo
i greci consideravano l’arte un’attività intellettuale. Le belle arti non facevano per niente parte di
una loro suddivisione semmai le arti furono divise in liberali e servili a seconda dello sforzo che
richiedevano. I greci a dire i vero distinguevano arti “superiori” e “inferiori” e lo scultore era
inserito tra le arti inferiori per lo sforzo fisico che doveva affrontare, considerato cosa degradante.

3-Il concetto di poesia


Il concetto di poesia era diverso da quello di arte per i greci perché la poesia era fatta di
regole mentre l’arte era pura invenzione individuale.
Il legame invece era con la profezia poiché il poeta era considerato vate e animato da spirito
divino, capace di guidare gli animi dal momento che non era sapere tecnico ma intuitivo.
Gli antichi vedevano il rapporto dell’uomo con le cose diviso tra chi le cose le conosce e chi
le produce, la poesia , dal momento che non produce apparteneva alla categoria conoscitiva. I greci
suddividevano la poesia in contenuto e forma, il contenuto è la fonte di ispirazione mentre la forma
è l’espressione in versi. Nacque da qui una concezione dubbia di poesia perché se l’espressione
poesia indica la formulazione di versi allora manca un termine per indicare la poesia in senso
proprio. Aristotele sciolse i dubbi distinguendo la poesia in ispirazione poetica da in lato e arte
versificatoria dall’altro.
Per i greci poesia e musica venivano incluse nello stesso gruppo perché la poesia veniva
cantata e la musica era allora vocalica, erano dunque entrambe produzioni acustiche.
La poesia veniva distaccata dalle arti visive poiché la prima apparteneva ad un livello alto
mentre le seconde ad uno basso, parimenti al lavoro del carpentiere o del cavapietre, considerati
lavori manuali che constano fatica. Oggi questa due categorie sono unite da un punto comune che è
quello estetico.

4-Il concetto di bello


I greci non davano molta importanza al bello, il termine bello era l’equivalente di
“apprezzabile” o “buono”, a differenza del significato che gli attribuiamo noi oggi, Platone ad
esempio usava il termine bello “morale” per indicare il carattere. Potrebbe avere una certa
equivalenza con simmetria ma i greci la intendevano come regolarità non percepita ma conosciuta
dettata dalle regole.
Questo concetto non contribuì al nascere dell’odierno concetto di belle arti perché quel
concetto era più tendente alla matematica e alla metafisica che all’estetica. Il concetto, invece più
prossimo fu quello di euritmia, che affermava sì la regolarità ma non matematica piuttosto sensibile
ottica e acustica. L’euritmia è calcolata appositamente per la percezione sensoriale ed è per questo
che soltanto essa si lega all’arte.
I greci quindi si divisero tra coloro che sostenevano la simmetria (gli architetti più antichi) e
quelli che approvavano l’euritmia che sostenevano cioè l’idea di trovare dei rapporti che parevano
belli ai sensi (arte illusionistica)

5-Il concetto di creatività


Nel periodo moderno si accostò la poesia alla musica e alle arti visive unite dal fattore realtà
che l’artista riproduce in esse, ma l’originalità non fu molto apprezzata poiché persisteva l’idea che
l’arte non dovesse uscire fuori dagli schemi classici.
La produzione artistica era ritenuta un’attività ripetitiva in cui figuravano sempre 3 fattori: il
materiale, cioè la natura; il lavoro che non si differenzia da quello dell’artigiano; e la forma, una ed
eterna. Mancava un quarto fattore ovvero l’artista libero e creativo.

6-Apate, katarsis, mimesis


I greci si accorsero presto che l’arte non suscitava solo percezione, ma anche illusione,
azione emotiva, scoperta d cose irreali sebbene simili alle reali. I tre concetti corrispondenti sono
illusione, purificazione delle passioni e riproduzione o imitazione, esistenti gia in Grecia apatetica,
catartica e mimetica, formulate però pensando alla poesia e non alle arti visive.
La teoria apatetica o illusionistica crea situazioni apparenti facendole credere reali (forza
incantatrice dalla parola) è una sorta di magia sullo spettatore. Si può dire con certezza che fosse
opera di Gorgia, nell’encomio di Elena egli cita l’illusione e la magia come basi dell’arte.
La teoria catartica. Poesia e musica inducono a sensazioni forti che scuotono, ciò provoca lo
sfogo delle emozioni e l’uomo con ciò si purifica, per Gorgia quindi la poesia è uno sconvolgimento
emotivo. I primi espositori del concetto furono probabilmente i pitagorici il quale motto affermava
che per la purificazione del corpo ci pensava la medicina mentre per quella dell’anima ci pensava la
musica.
La teoria mimetica. La base di questa teoria era la creazione dell’illusione, di oggetti irreali,
di immagini, di fantasmi. Si chiama mimetica perché è imitazione della realtà cioè l’illusione della
riproduzione di oggetti reali. Questa teoria, come anche la precedente, fu inizialmente applicata solo
alla poesia.

7-Platone: due generi di poesia


Platone asserì che esistono due generi di poesia ovvero una ispirata e una artigianale. La
prima scaturisce dal furore poetico ed è astratta ed elevata, la seconda dalla capacità dello scrittore
ed è concreta messa però al livello delle attività artigianali. È qui presente la radicale
contrapposizione tipicamente platonica, delle due sfere d’azione, semidivina e meramente umana.
8-Aristotele: primo avvicinamento di poesia e arte
Aristotele rifiutò la concezione platonica di livello superiore ed inferiore dell’arte e
mantenne un livello inferiore valido sia per la poesia che per l’arte. Venendo meno la creatività
ispirata restò solo un genere di poesia ovvero quella mimetica. Furono quindi uniti i due campi fin
ora concettualmente opposti, arti visive (architettura scultura e pittura) e acustiche ( poesia musica e
danza) pose tutte ad uno stesso livello verso il basso. Ciò che li accomunava era quindi l’imitazione
e la riproduzione della realtà che non era somiglianza con essa ma il piacere provocato dal ritmo e
dall’armonia. Questo includeva il concetto di catarsis, e rendeva a volte la teoria antitetica.

9-L’ellenismo: secondo avvicinamento di poesia e arte


Si cominciò nell’epoca ellenistica a ricercare elementi nell’arte fino ad allora appartenuti
esclusivamente alla poesia, come per esempio elementi spirituali, creativi e divini. Le caratteristiche
di saggezza e ispirazione venivano ora attribuite anche ad artisti e scultori.
Cicerone incluse tra gli uomini eccellenti soltanto i poeti perché disse che la poesia dipende
solo da una capacità innata, essa è il prodotto di un’attività puramente spirituale ed è evocata da uno
strano soffio divino. Ma la sua tesi ebbe pochi risvolti.
Secondo la nuova concezione il lavoro degli artisti è: spirituale; individuale, non ripetitivo;
libera creazione; ispirazione divina; raggiunge gli animi. Scomparve quindi il tradizionalismo e si
diede il vi alle novità, la poesia fu dunque libera di esser creata a immaginazione del poeta. Insieme
alla crescita del culto dell’arte crebbe anche la posizione sociale dell’artista, tant’è che la pittura fu
inclusa nell’educazione ai giovani. Nell’arte il nuovo concetto fu l’immaginazione e non più
l’imitazione.

10-Il medioevo: rinnovata separazione di poesia e arte


Il cristianesimo privò l’arte del significato raggiunto in Grecia, essi dicevano che la
spiritualità non poteva provare simpatia per il bello sensibile perché essa appartiene solo alla natura
creata dal signore e no all’arte. Si ebbe così un ritorno alla tradizione e l’originalità non venne più
vista di buon occhio e non contò più nulla. Ritornò con essa la superiorità intellettuale rispetto
all’arte manuale e la suddivisione di arti liberali e meccaniche secondo l’antico modello della
Grecia classica in cui la pittura era inferiore alla poesia in quanto meno utile da un punto di vista
morale. E non solo, né poesia né pittura rientravano a far parte della categoria arte, criterio di scelta
era l’utilità e entrambe non risultavano esserlo rispetto al tessitore, all’agricoltore o al soldato.
L’utilità della pittura era molto scarsa e la poesia era considerata una preghiera o una confessione
piuttosto che un’arte.

11-L’età moderna: avvicinamento definitivo di poesia ed arte


Un cambiamento fu portato dal rinascimento dove l’arte venne liberata da restrizioni imposte
da scopi morali e divenne di nuovo fine a se stessa e bella. Il promotore fu Marsilio Ficino che
abbattè i canoni della tradizione e fece rinascere la libera creatività, l’individualità,
l’immaginazione, l’ispirazione. L’arte venne quindi connessa al bello consapevolmente, infatti
come affermarono anche grandi artisti quali Leonardo Da Vinci e Leon Battista Alberti l’essenza
delle arti è pensiero cosciente. Arte e bello furono finalmente uniti. Ritornò il motto graziano ut
pictura poësis (la pittura è come la poesia) ma con una modifica, pittura e poesia non erano
analoghe perché la poesia doveva costruirsi sulla base della pittura, facendo emergere dunque il
valore della stessa, ed elevandola rispetto alla poesia.

12-Nuova separazione di poesia e arte


Una voce rilevante si fece sentire a favore della separazione di poesia e arte visiva. Lessing
nel 1766 separò la pittura dalla poesia in quanto la prima apparteneva all’arte spaziale e la seconda
all’arte temporale, ciò significava per lui che era sbagliato unirle.
Schelling nei primi dell’800 sosteneva anch’egli la separazione di arte e poesia perché la
prima era tecnica ottenuta per mezzo di lavoro ed esercizi coscienti mentre la poesia era un dono
innato, pari a quanto affermavano i greci. Anche Goethe era dello stesso parere per cui l’arte era
dovuta al pensiero mentre la poesia all’ispirazione. Bonnard e Matisse distaccarono anche loro
poesia ed arte dicendo che quest’ultima si fosse dovuta limitare alle forme che le sono proprie e
volendo citare una formula latina “ut pictura pictura” “ut poësis poësis”. Agostino aveva già posto
questa dualità e anche il 700 aveva già distinto beaux arts da belles lettres.
Le differenze fondamentali gia affermate dai greci furono: le arti visive mostrano cose, sono
immediate, sono concrete ed offrono immagini; mentre la poesia mostra dei segni, non è immediata
e opera solo con astrazioni.

Capitolo 4° Il bello: storia del concetto

1-Evoluzione del concetto


Il termine latino per indicare bello era pulchrum usato nell’antichità e nel medioevo ma
scomparve per dar posto al nuovo termine ovvero bellum che deriva da bonum che poi fu sostituito
dal diminutivo bonellum abbreviazione di bellum.
Il concetto greco di bello comprendeva non solo cose belle, forme, suoni, colori, ma anche
pensieri ed abitudini. I filosofi classici greci definivano bello morale quello del carattere, bello
intellettuale quello del pensiero e il più autentico il bello spirituale. I sofisti ateniesi restrinsero il
concetto; nel V sec., definendo il bello “cosa gradevole alla vista e all’udito”.
I greci poterono inizialmente fare a meno del termine bello poiché avevano altre parole con
la quale sostituirlo, ovvero proporzionalità il bello visibile e coordinazione sonora il bello udibile.
Nel corso della storia le teorie del bello sono state tre: bello in senso ampio che era la
concezione greca originaria in cui il bello era competenza non solo estetica ma anche etica; bello in
senso puramente estetico includeva tutto ciò che evocava esperienze estetiche; bello in senso
estetico ma limitato alla sfera del visivo in questa accezione potevano essere belli soltanto la forma
ed il colore. Delle tre concezioni la più attuale è solo la seconda.
Ogden e Richard hanno fornito una trattazione ampia dell’argomento bello elencando 16
modi differenti di utilizzo del termine, esse sono tutt’al più osservazioni parziali ma in nessun caso
definizioni. Ma resta comunque un elenco incompleto perché non comprende fra le sedici le
definizioni di Tommaso d’Aquino, Aristotele e Kant.

2-La grande teoria


L’antica teoria del bello affermava che esso consiste nella proporzione delle parti. Questa
teoria si è mantenuta nei secoli sia in forma ampia (qualitativa) sia in forma ristretta (quantitativa).
La versione ristretta riteneva che la relazione tra le parti, determinante per la produzione del bello,
possa essere espressa in forma numerica. In forma ancor più ristretta essa asserisce che il bello si
trova solo negli oggetti le cui parti sono in relazione come numeri semplici: 1:1, 1:2, 2:3, ecc.
Fu chiamata questa la “Grande Teoria” dell’estetica europea poiché ottenne un gran
consenso e riconoscimento. I primi a formulare questa teoria furono i pitagorici, nella versione
ristretta, e nacque nel campo della musica come osservazione dell’armonia dei suoni. Si estese in
seguito alle arti visive, architettura e scultura, e alla bellezza del corpo umano.
Vitruvio considerava bellezza tutto ciò che avesse un rapporto tra altezza e larghezza,
larghezza e lunghezza, ovvero fosse simmetrico, anche in natura es. in un corpo umano la testa è
1/10 della lunghezza. Platone Aristotele e gli stoici vedevano la bellezza nella misura quindi nella
proporzione.
Plotino espose una critica alla Grande Teoria cioè contestò l’affermazione che tutto ciò che
ha proporzione è bello, dicendo che la luce e stelle e l’oro non hanno una proporzione fra parti ma
sono ugualmente belle. Fu accettata e sostenuta questa teoria tanto da poter coesistere insieme alla
grande teoria.
Nel medioevo quindi abbiamo due affermate teorie che proseguono di pari passo. Nel
rinascimento la grande teoria continua ad esistere e ad essere sostenuta anche da grandi artisti quali
l’architetto e scrittore Leon Battista Alberti e lo scultore Lorenzo Ghilberti.
Solo nel 700 si videro dei cambiamenti grazie all’influsso del romanticismo e delle correnti
empiristiche in filosofia. Tuttavia no cessò mai d’esistere e lo dimostrarono Leonardo Da Vinci e
Michelangelo, e ai giorni nostri anche l’architetto Le Corbusier.

3-Tesi supplementari
Tesi integranti alla grande teoria ve ne furono parecchie.
La prima riguardava la conoscenza del bello che non avveniva tramite i sensi ma attraverso
la ragione.
La tesi del carattere quantitativo del bello era relativo alla proporzione ( teoria risalente ai
pitagorici).
La tesi metafisica cioè vedevano nei numeri e nelle proporzioni il principio dell’essere
ovvero la legge della natura.
La tesi dell’oggettività, Platone ed Aristotele presupponevano che il bello fosse insito nelle
cose, fosse una loro caratteristica oggettiva, di conseguenza la Grande Teoria fu definita una teria
oggettivistica. Anche Tommaso d’Aquino, come del resto Platone (ciò che è bello, è bello di per se)
affermò che una cosa ci piace perché è bella. Platone poneva accanto al bello il bene,
considerandoli insieme al vero, i tre valori supremi.

4-Riserve
Nacquero dei dubbi sull’oggettività del bello innanzitutto tra i sofisti. Già Socrate disse che
esiste una bellezza che consiste nell’adeguatezza, cioè nelle conformità dell’oggetto al suo fine,
questa affermazione ebbe come risvolto la relatività del bello stesso.
Altri sostenevano che esistono 2 tipi di bello: bello in quanto proporzione e bello in quanto
adeguatezza. Come fece anche Socrate dicendo che esiste il bello di per se e il bello per un fine.
L’età moderna restrinse il campo del bello, riducendo il concetto a “sottigliezza” sostenendo
che procura lo stesso piacere del bello ma è più complessa e non è immediata. Lo stesso con il
concetto di “grazia”, essa sembrava non essere una questione di numeri: si doveva però scegliere tra
2 strade ovvero affermarlo come concetto indipendente, oppure ridurre il bello alla grazia. Si scelse
una strada intermedia ossia la distinzione tra bello della regola e della grazia.
Petrarca osservò che il bello è un “non so che” espressione che diede spazio ala
soggettivizzazione e relativizzazione del bello.

5-Altre teorie
Tentarono in seguito di soppiantare la Grande Teoria con altre teorie, ma ne costituirono
soltanto il completamento di essa.
Altre teorie erano: Il bello consiste nell’unità e molteplicità ; nella perfezione, la quale
avvalorava la tesi degli antichi greci, di Platone e della grande teoria; il bello è adeguatezza cioè
tutto ciò che è ben fatto; è espressione della psiche, della forma interiore che dà vita alle cose
materiali; esso risiede nella misura, tesi che consiste in una flessione della grande teoria; il bello
consiste nella metafora, nel “parlar figurato”, dicendo che esistono tante belle arti quante sono le
metafore.

6-Crisi della Grande Teoria


Nel XVIII sec. Si ebbe una prima crisi della Grande Teoria, cambiarono i gusti e con
l’avvento dell’arte e la letteratura tardo barocca e romantica, di aspirazione anticlassiche.
Filosofi e pubblicisti si dedicarono allo studio del bello rovesciando l’antica teoria. Il
risultato fu la constatazione che il bello non consiste in determinate proporzioni ma al contrario ciò
che è senza regole, vitale, pittoresco, risulta essere più bello.
Altri critici affermano che il bello è solo un’impressione soggettiva, ad esempio Alison dice
che “la bellezza delle cose ha origine nelle associazioni, e cioè la bellezza di una cosa dipende da
ciò a cui è associata.

7-Altre teorie del Settecento


Tra le varie suddivisioni del bello spicca quella di Hutcheson tra bello primario (assoluto) e
relativo, e quella introdotta dagli inglesi ma espressa da Kant ossia quella tra bello libero e
subordinato. A differenza della prima la seconda presuppone la nozione di che cosa dovrebbe essere
l’oggetto.
Il settecento non si allontanò comunque da quelli che si definivano i canoni classici, cioè il
bello tendente alla perfezione infatti in Germania Wolf definì il bello come perfezione della
conoscenza sensibile, Mendelssohn come vaga immagine della perfezione, Mengs come idea
visibile della perfezione, Sulzer scriveva che solo menti deboli possono non accorgersi che in natura
tutto tende alla perfezione, infine Kant scrive il giudizio del gusto è del tutto indipendente dal
concetto della perfezione.
Nel Romanticismo con Alison la teoria del bello acquistò importanza perchè egli attribuiva la
bellezza al fatto che tramite suoni colori e lessico si possono esprimere dei sentimenti.
8-Dopo la crisi
Nella prima metà dell’800 ritornò in auge la Grande Teoria anche se non fu in posizione
predominante e con alcune modifiche, ovvero la proporzione si chiamò “forma”.
Nella metà del secolo si attenuò l’interesse per il bello e si diede più importanza all’arte e
all’estetica. La base dell’esperienza estetica fu l’empatia, l’illusione consapevole, il funzionamento
potenziato della mente, sentimenti apparenti, espressione e contemplazione.

9-La seconda crisi


Il secolo XVIII aveva avviato la critica del concetto stesso del bello. Il grande evento
dell’estetica fu l’affermazione di Kant che la bellezza si constata singolarmente in ogni oggetto e
non si deduce da enunciati. Da queste critiche il XIX sec. Trasse poco profitto e continuò a cercare
una definizione di bello, ma solo nel 900 si arrivò ad una conclusione, era impossibile poter
formulare una teoria. Si arrivò al punto di non considerare più la bellezza una qualità tanto
pregevole, dando sempre più valore allo shock provocato da un’opera .
È questo il periodo in cui decade la Grande Teoria. Il termine bello non viene più utilizzato
nei testi di estetica del ‘900, si preferisce usare come sostituto il termine “estetico”, e bello invece
usato solo nelle conversazioni.

Capitolo 5° Il bello: storia della categoria

1-Le varietà del bello


Gli studiosi distinguono il bello di natura dal bello d’arte, il bello musicale dal bello delle arti
visive, quello delle forme reali da quello delle forme astratte,il bello proprio degli oggetti da quello
che ad essi deriva per associazione. Altre varietà del bello che non appartengono ad una regolare
classificazione sono grazia sottigliezza ed eleganza che si possono quindi definire varianti e qualità
estetiche.
Goethe formulò un elenco molto ricco di varietà del bello, ma non risultò esauriente poiché è
impossibile cioè un compito irrealizzabile. Quelle qualità contribuiscono ma non garantiscono la
bellezza . Le varietà di bello, ma solo le più generali non considerando le varianti, si chiamano
categorie (Kant), quindi grazia sottigliezza e decoro sono delle categorie.
Il rinascimento apprezzò di più la grazia, il manierismo la sottigliezza e l’estetica accademica
del XVII sec il decoro, il 700 l’eleganza, nel 1749 si cominciò ad apprezzare il pittoresco, e infine
lo splendore nel XX secolo. Addison diffuse agli inizi del 700 un elenco tripartito di categorie, il
grande, l’inconsueto e il bello, Burke invece chiuse il secolo con un binomio il bello e il sublime.
Agli inizi dell’800 vi fu un repertorio più ricco di categorie dove Kant contestò il fascino dicendo
che non faceva parte delle categorie perché davanti ad esso non si può avere un atteggiamento
disinteressato, per cui secondo lui non faceva parte dell’estetica. Lo stesso successe con le categorie
del tragico e del comico perché sostenevano appartenessero più all’etica che all’estetica.
Souriau giunse ad una conclusione ovvero che non si possono stabilire delle categorie perché
nel tempo se ne aggiungono sempre delle nuove.

2-L’aptum
Nell’antichità si considerava l’adeguatezza una delle varietà del bello. I romani la
chiamarono decorum ma poi venne più frequentemente chiamata aptum, solo nel rinascimento
ritornò il termine decorum.
Socrate parlava di adeguatezza così come anche gli stoici. Ugo di San Vittore distingueva
aptum e gratum dove la seconda era intesa come bello in sensu stricto, il bello della forma.
Nella teoria classicista francese del 600 il termine variò il suo concetto in qualità un
individuo rispetto alla sua posizione sociale e si chiamò convenente.
Nel 900 si accolse il principio di funzionalità grazie ad architetti del Bauhaus, Van de Velde e
Le Corbusier. Nell’età della macchina qualsiasi forma di bello venne ridotta all’adeguatezza, fino a
metà del secolo. Nella nuova fase si affermò la ricerca del nuovo, la permissività, l’accettazione di
tutte le forme (i principi che li regolavano erano immaginazione, inventiva, impatto emotivo) suo
fine sono i sentimenti e gli stati d’animo che l’architettura può destare.

3-L’ornamento
L’architettura durante l’Antichità e il Medioevo mantenne un certo equilibrio tendente però
ad una moltiplicazione dell’elemento decorativo. I termini applicati per definire il bello strutturale e
le decorazioni furono formositas e ornamentum oppure venustas.
L’800 fu dunque un epoca di decorazioni, verso la fine dell’800 si sviluppò un’avversione
per il decoro neorinascimentale e neorococò. Con Adolf Loos si ritenne superata la componente
ornamentale degli oggetti utili (architettura mobili e vestiti). Lo appoggiarono il Bauhaus, Le
Corbusier, Werkbund. Le forme devono essere funzionali, regolari, semplici e geometriche. La
conseguenza fu diretta e cambiò in poco tempo l’aspetto delle città. Ma ad un certo punto si sentì
nuovamente l’esigenza di ornamento.

4-La venustas
La Roma antica distingueva dignitas ( bello dignitoso) e venustas (avvenenza). Nel
Medioevo si mantenne questa concezione ma con una modifica, vanne aggiunta un’altra
contrapposizione l’eleganza (avvenenza femminile) dove venustas cambiò il suo significato da
bellezza esteriore a bellezza interiore.

5-La grazia
La grazia ebbe un ruolo importante. Le cariti, dette grazie nella mitologia greca, divennero
personificazioni del bello nel simbolismo e nell’arte.
In latino prese il significato di grazia divina nel linguaggio religioso e filosofico. Nelle lingue
moderne e nell’Italia rinascimentale moderna tornò a significare bello.

6-La subtilitas
Il termine subtilus nell’antichità stava a significare acuto, minuto, esile. Nel Medioevo si
parlò di sottigliezza solo quando Dlugosz specificò che volesse una tenda più sottile dell’originale,
volendo dire che doveva essere più delicata e accurata.
Il termine divenne popolare solo nel periodo manieristico (fine XVI sec.) col significato
moderno, cioè capire spiegare conoscere cose complicate difficili e confuse.
7-Il sublime
Il termine sublime nacque nell’antichità col significato di grande, austero. Sul tema vennero
fatti diversi trattati che gli antichi considerarono trattati di retorica, mentre ora veniva letto come
trattato d’estetica.
Il sublime e il grande si aggregarono al bello. Successivamente nel 700 gli si accostarono
elementi quali il silenzio, l’oscurità e il terrore.
Il sublime, prima considerato valore parallelo e diverso dal bello,nell’800 divenne categoria
del bello.

8-Duplicità del bello


Il bello in senso lato comprende grazia e sottigliezza, il bello in senso stretto si contrappone
loro. Il bello in sensu stricto è una categoria del bello in senso largo.
Tra i classicisti e i romantici i secondi vedevano il bello nelle spiritualità e nella poeticità,
mentre i primi lo vedevano nella forma.

9-Ordini e stili
Gli antichi nelle arti contrapponevano vari ordini: in musica distinguevano tre tonalità, la
dorica la ionica e la frigia; nell’eloquenza distinguevano i generi grave medio e semplice; in
architettura distinguevano gli ordini dorico ionico e corinzio; nel teatro separavano tragedia e
commedia. Questi ordini furono tramandati di generazione in generazione e gli artisti ne facevano
un uso svariato a seconda dei loro intenti artistici.
Lo stile invece è inconsapevole e non si può tramandare e rappresenta le varie epoche perché
muta insieme alla vita e alla cultura sotto l’influsso di fattori sociali economici e psicologici.
Nella 2° metà dell’800 il termine stile sostituì la rinascimentale “maniera” intesa come stile
di un artista. Diversi stili si sono alternati nei diversi secoli esempio la contrapposizione tra
romanticismo e classicismo, forme gotiche e classiche, tra classiche e barocche, tra classiche e
manieristiche, tra primitive e classiche. In tutte le contraddizioni c’è presente il classicismo come
formazione stilistica, questo lascia intendere come ci sia stato nel tempo via via un allontanamento
dal classicismo ma anche un consecutivo ritorno ad esso.

10-Il bello classico


Classicismo deriva da classico, in latino classicus.
Nell’antica Roma il termine classicus veniva utilizzato nel campo delle relazioni sociali,
amministrativo, finanziario, in letteratura e nell’arte, e veniva detto classicus chi apparteneva alla
classe più alta di reddito, e per gli scrittori che gli appartenevano purché fossero eccellenti. Da lì
l’equazione scrittore classico uguale scrittore eccellente, e venne mantenuta anche nel rinascimento,
ma in quel periodo si ritenevano tali solo gli scrittori antichi e quindi si ebbe una nuova equazione
ovvero scrittore classico uguale scrittore antico.
Dal XV secolo cominciò la tendenza di imitarli e di conseguenza si cominciò ad applicare il
termine classico anche a coloro le cui opere sono simili a quelle degli antichi. Per i moderni classico
erano gli scrittori che si attenevano alle regole della scrittura. Nel XIX e XX secolo definivano
classica l’arte e la letteratura che possedevano determinate caratteristiche quali semplicità armonia
ed equilibrio.
Sei diversi significati del termine classicismo:
1. Perfetto, esemplare, universalmente riconosciuto (anche per la scienza e per gli studiosi). Il
termine classico assunse nel 1964 un significato valutativo mentre nel 1835 significa che
funge da modello. Questo significato si riscontra ancora ma più nel linguaggio corrente che
in quello scientifico.
2. Antico, (parlando di greco e latino) arte di cultura materiale degli antichi. Questo significato
è in decadenza perché filologi e archeologi preferiscono avvalersi di termini meno ambigui,
non parlano di scienza e arte classiche ma antiche.
3. Che imita modelli antichi (cioè che è simile ad essi). In questo significato il nome non è del
tutto univoco ma rimane attualmente in uso in due significati (punto 3 e 4) si tratta quindi
sia del nome proprio di un fenomeno storico che di un termine generico.
4. Conforme a regole e precetti conformi in arte e letteratura. Il termine in questa accezione è
passato in disuso.
5. Canonico, tipico, accettato, usato in passato, con una tradizione alle spalle. Anche questo
significato è uscito dall’uso.
6. Avere caratteristiche quali armonia serenità misura equilibrio. Designa un certo tipo
di letteratura e arte a prescindere dall’epoca in cui sono comparse.
Gli elementi essenziali del classicismo messi in luce dagli autori del Rinascimento:
 Il bello dipende da proporzioni opportune.
 Il bello è nella natura delle cose.
 Il bello è materia di conoscenza.
 Il bello proprio dell’arte è un bello a misura d’uomo.
 Il bello classico è soggetto a regole generali.
11-Il bello romantico
Il termine romantico nasce come aggettivo nel 500, ma si afferma nel 600 e fu usato per
evocare paesaggi, luoghi, incontri avvenimenti. All’epoca non aveva niente a che fare con l’arte.
Deriva da romanzo e venivano dette romantiche le scene rese familiari dai romanzi. Il
termine entrò nell’arte e nella letteratura nel 1798, in Germania con i fratelli Schlegel.
Le caratteristiche del romanticismo nella letteratura erano prevalenza di motivi individuali e
filosofici, il gusto per la pienezza e la vita, indifferenza per la forma e le regole, accettazione del
grottesco e del brutto, contenuto sentimentale presentato in forma fantastica. Estese questa
definizione a tutta la letteratura moderna, ma si ridusse poi a designare solo i contemporanei.
Questa si diffuse in Francia Polonia e in altri Paesi. Il gruppo o famiglia di romantici furono attivi
soprattutto tra il 1800 e il 1850.
L’ambito concettuale del romanticismo si estese rapidamente e fu per questo che man mano
cambiò il suo significato.
 Inizialmente designava singoli che si erano autodefiniti romantici, ma poi si
aggiunsero anche gli amici.
 Si inclusero poi scrittori precedenti con tendenze analoghe.
 Si inclusero scrittori successivi con tendenze analoghe
 Si estese anche ad altre arti
 Infine si inclusero scrittori e artisti le cui opere erano affini per forma e contenuti.
 Questi ampliamenti resero il termine molto ambiguo
Si diedero diverse definizioni per il romanticismo, ben 25 di cui ne elencherò soltanto le
prime 10.
1. Arte basata sul sentimento, intuizione, istinto, sulle funzioni irrazionali della mente.
2. Arte basta sull’immaginazione.
3. Riconoscimento della poeticità come sommo valore dell’arte
4. Sottomissine dell’arte ai teneri sentimenti
5. L’arte ha una natura spirituale
6. Predominio dello spirito sulla forma
7. Predominio degli interessi etici su quelli estetici
8. Ribellione alle formule precostituite
9. Ribellione a tutte le regole
10. Liberismo nella letteratura e nell’arte
In conclusione il romanticismo è l’opposto del classicismo, poiché il bello nel classicismo è
bello in stricto sensu mentre nel romanticismo rientra nella concezione più ampia di esso.

Capitolo 6° Il bello: la disputa tra oggettivismo e soggettivismo

La disputa tra oggettivismo e soggettivismo è di antica data, si tratta di stabilire se un oggetto


è bello di per se oppure se può esserlo per uno ma non per tutti. Si può dire che nell’antichità e nel
medioevo sia prevalso l’oggettivismo, mentre nell’estetica moderna il soggettivismo.

1-L’antichità
I pitagorici sostenevano che tra le proprietà oggettive delle cose ce n’è una che dà origine al
bello, la proporzione. Sotto il loro influsso i greci cominciarono a definire il bello simmetria, la loro
estetica era dunque cosmocentrica ovvero il bello è una peculiarità dell’universo, l’uomo deve
semplicemente scoprirla. I sofisti invece avevano una concezione antropocentrica poiché erano
relativisti e affermavano che l’uomo crea la bellezza e la bruttezza.
L’adesione di Platone alle teorie pitagoriche favorì la diffusione della concezione
oggettivistica del bello. Aristotele, altro grande filosofo, invece non si espresse in merito, e ciò
favorì l’influsso platonico. Anche gli stoici furono in estetica oggettivisti, ma due scuole vi si
opposero, gli Epicurei (più moderati) e gli scettici. Ciò nonostante il loro intervento fu
insignificante perché erano una minoranza all’opposizione.
Gli scettici consideravano soggettivi tutti i giudizi sul bello perfino nella musica. Da lì i
teorici si resero conto che effettivamente la musica implica un rapporto soggettivo con l’uomo e in
modo analogo anche la poesia ( gli scettici affermavano che la parola non è né bella né brutta). La
disputa vi fu anche nelle arti visive: fu fatta una distinzione tra bello oggettivo che equivaleva a
simmetria e bello soggettivo che equivaleva a euritmia (che consiste nell’impressione di armonia
che l’oggetto procura, secondo la definizione di Vitruvio).

2-Il medioevo
Il concetto di bello nel medioevo era in linea di massima oggettivo ma con riserve e
limitazioni. Il medioevo introdusse due distinzioni concettuali sulla questione oggettivismo. La
prima di Agostino che contrappose pulchrum e aptum, ovvero bello e adeguato, secondo i quali le
cose belle sono tali di per se stesse e quelle adeguate lo sono sempre in rapporto a qualcosa o a
qualcuno. La seconda di Basilio il grande trovò una soluzione intermedia secondo la quale il bello
non è una qualità bensì un rapporto di un oggetto che piace con il soggetto a cui piace. Tale
concezione si può definire “relazionismo”. Anche Tommaso espresse una teoria relazionistica
secondo la quale non esiste il bello senza un oggetto che possa piacere, ma neanche senza un
soggetto a cui possa piacere.

3-Il rinascimento
Il rinascimento partì dal soggettivismo ma non riuscì ad affermarsi lasciando quindi ampio
spazio all’oggettivismo, infatti per l’Alberti soggettivismo e relativismo nell’arte erano sintomo
d’ignoranza, Ficino si rivelò della stessa opinione. Anche in poetica Scaligero affermava che in essa
vi è un’unica norma oggettiva.
Per ritornare al soggettivismo nel rinascimento bisogna arrivare a Giordano Bruno, il quale
sosteneva che non c’e nulla tale che possa piacere a tutti. Del resto anche Shakespeare nel 1601
scrisse nell’amleto che non c’è nulla di buono o di cattivo solo il pensiero lo rende tale, dove buono
stava per bello e cattivo per brutto.

4-Il barocco
Il periodo barocco non fu un periodo di cambiamenti anzi piuttosto vennero riconfermate le
concezioni oggettivistiche dell’antichità e del medioevo, e trasmesse alla poesia e alla pittura. Le
parole chiave dell’estetica secentesca furono regola e ragione. Cominciarono tuttavia a sorgere dei
dubbi. Verso la fine del secolo si ebbero le prime conseguenze, ovvero il distacco graduale dalle
concezioni oggettivistiche del bello, e il primo a cominciare fu proprio l’architettura, sebbene è
proprio lì che servono numeri e proporzioni. Promotore del cambiamento fu Claude Perrault col
colonnato del Louvre.

5-L’illuminismo
Gia in passato gli avversari dell’oggettivismo avevano posto l’accento sul relativismo, ora
nell’età illuministica, si pose direttamente l’accento sul soggettivismo. Venne anche introdotto il
concetto particolare del bello ma questo diede agli oppositori motivo di rivalsa perchè Hutcheson
osservò che tale senso ha carattere passivo, cioè significa dunque che registra lo stato oggettivo
delle cose.