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SCOPRIRE IL PASSATO, CAPIRE IL PRESENTE

n°158
dicembre

24 ottobre 79 d.C.
Il Vesuvio seppellisce uomini e cose,
consegnandoci intatto lo spaccato
di una città romana e di quei tragici momenti
40 - USA 1 T cino CH
Canton Ti
MENSILE – Austria, Belgio, Francia, Lussemburgo, Portogallo, Spagna € 8 - MC, Côte d’Azur € 8,10 - Germania € 12,00 - Svizzera CHF 10,80 - Svizzera C

16 NOVEMBRE 2019 - MENSILE


€ 4,90 IN ITALIA IL VELENO TERRORE NERO ATENE DEL NORD
L’ARMA PREFERITA LA STRAGE DI PIAZZA CRISTINA DI SVEZIA,
PER FAR FUORI FONTANA: UN CALVARIO LA REGINA CHE
Sped. in A.P. - D.L. 353/03 art.1, comma 1, DCB Verona
I NEMICI SCOMODI ANCHE GIUDIZIARIO RISVEGLIÒ STOCCOLMA
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Roma

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145° ,7$/,$12',
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Storia
CI TROOVI ANCHE SUU:

158
Dicembre 2019 focusstoria.it In copertina: l’eruzione
del 79 d.C. ricostruita.

BRIDGEMAN IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO


In un quadro dell’800, relax
a Pompei, prima dell’eruzione.

S otto la violenza del Vesuvio,


morivano, in modo orribile,
IN PIÙ...
uomini, donne, bambini. Più di
COOSTUME
mille le vite bruciate, quattro le città
sparite sotto una coltre di cenere e
18 L’arma invisibile
lapilli. Cinema e letteratura hanno Il veleno? Lo strumento
del delitto perfetto.
fatto rivivere più volte la Pompei
predistruzione. Ora tocca a noi DIETRO LEE QUINNTE
di Focus Storia: vi racconteremo
l’ultimo giorno di vita di un oste,
24 Sul set con
Michelangelo
di uno schiavo, di una matrona. Com’è nato il nuovo
Ci faremo accompagnare dagli film sul genio del
archeologi più accreditati fra le Rinascimento.
rovine della città. Faremo il punto
GUERRA
col direttore del sito sullo stato
di conservazione e sul futuro di
26 Eroi involontari
Gli animali sfruttati
Pompei. Ripercorreremo – storia sui campi di battaglia,
nella storia – le tappe che hanno dall’antichità a oggi.
portato al disvelamento della città
GUERRA
dopo secoli di nulla. Ma, soprattutto,
84 Midway
attingeremo a piene mani alla
incredibile mole di informazioni che QUEL GIORNO A decidere il conflitto
Pompei, con la sua fine improvvisa,
ci ha lasciato. La città vesuviana A POMPEI nel Pacifico fu la
prima battaglia navale
combattuta da forze
è un libro aperto sull’antichità
romana, sui suoi costumi, sulle sue 34 60 aeree.
C’era vita Istantanea
debolezze, sulla vita quotidiana e su
quella politica e artistica. Un tesoro
a Pompei
Nel cuore pulsante di Pompei
di un’epoca
Oggi Pompei è un libro aperto
86 LaPEERSONAGGI
prima
inestimabile per gli storici e per il
con una guida d’eccezione. su usi e costumi dei Romani. detective della
mondo intero. Anche per quei turisti Grande Mela
che spesso dimenticano di essere in
un luogo magico e delicato. 42
Per non perdersi
64
Enigmi (ancora)
La storia di Isabella
Goodwin.

ATTTUALITÀ
Emanuela Cruciano
caporedattore
tra le antiche mura
La pianta degli scavi del Parco
senza risposta
Di Pompei non sappiamo 92 Popolo senza
Archeologico di Pompei. ancora tutto... terra
All’origine della
RUBRICHE 44 60 “questione curda”.
Quando il Vesuvio Le 3 perle cancellate
4 FLASHBACK impazzì
Abbiamo ricostruito le ultime ore
dal Vesuvio
Anche Ercolano, Stabia e
96 DeARTEChirico
6 LA PAGINA DEI LETTORI di sei abitanti della città. Oplontis furono distrutte.
Una retrospettiva su
uno dei protagonisti
8 NOVITÀ & SCOPERTE del Novecento.

11 TECNOVINTAGE
50 72
12 MICROSTORIA
Risorta dalle
sue ceneri
Anche i muri parlano
Fatti di cronaca, sesso e politica,
102 LaANNIVERSARI
strage
Gli scavi iniziarono nel 1748, ma visti attraverso affreschi e graffiti. impunita
14 UNA GIORNATA DA... non tutto filò sempre liscio... Cinquant’anni fa
l’attentato di Piazza
16 CHI L’HA INVENTATO?
56 Fontana, a Milano.

Sorvegliata speciale GRANDE TEMA


78 DOMANDE E RISPOSTE
80 MONDI PARALLELI
Intervista a Massimo Osanna 106 L’Atene del Nord
direttore del Parco Archeologico Nel ’600, Stoccolma
di Pompei. divenne uno dei centri
112 AGENDA
della cultura europea.

3
S
FLASHBACK

4
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SZ PHOTO/AGF

1936
GERMANIA

Economia di guerra
A Stoccarda, tra il 1935 e il 1945, in pieno
regime autarchico, ogni espediente per
essere autonomi era il benvenuto.
Il razionamento dei carburanti imposto
dall’economia prebellica e poi dalla guerra
costrinse gli automobilisti a ricorrere a
un ingombrante gasogeno per
alimentare auto e camion al posto
del carburante, più costoso
e difficilmente
reperibile.

5
S
LA PAGINA DEI LETTORI
Inviateci opinioni, idee, proposte, critiche. Pubblicheremo le più interessanti oltre a una selezione dei commenti alla nostra pagina Facebook
(www.facebook.com/FocusStoria). Scrivete a Focus Storia, via Mondadori 1, 20090 Segrate o all’e-mail redazione@focusstoria.it
FINE ART IMAGES/HERITAGE-IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO

Il fratello “buono” ghigliottine, sciogliere processi farsa e A grande richiesta!


della Rivoluzione mettere nell’angolo i peggiori facinorosi. Rispondiamo a tutti quelli che ci hanno
Riguardo all’articolo “La decapitazione Durante la reazione di Termidoro del 9 luglio chiesto la possibilità di acquistare gli
francese” di Massimo Manzo, pubblicato 1794 avrebbe perciò potuto salvarsi dalla arretrati dei numeri speciali di Focus Storia Wars
su Focus Storia n° 157, vorrei ricordare che tra ghigliottina, anche perché era ritenuto dai dedicati ai soldati sul nostro store digitale. Tutte
le molte vittime della ghigliottina durante la membri della Convenzione solo il “fratello le riviste pubblicate finora si possono comprare
Rivoluzione francese vi fu anche il deputato sciocco”, tuttavia volle seguire ugualmente il su www.mondadoriperte.it/focusstoria a € 16,90
giacobino della Convenzione Nazionale fratello Maximilien finito sul patibolo. (per i tre numeri) o al prezzo di copertina
Augustin Bon Joseph de Robespierre (1763- Fabio Lambertucci, Roma di € 6,90 per i singoli volumi.
1794) detto “Bonbon”, ossia dolcetto, fratello
minore del celeberrimo Maximilien.
Lo storico Sergio Luzzatto dell’Università di
Torino ne ha rivalutato la figura negletta nel
suo saggio del 2009 Bonbon Robespierre. Il
Terrore dal volto umano (Einaudi). L’altro
Robespierre è ritratto come un giacobino
terrorista sconvolto però da una rivoluzione
ridotta a strage degli innocenti e che
S.O.SS.
intuendone imminente il tragico epilogo
Un dolce
d
provò a scuotere il potente fratello con i oggeetto
racconti delle miserie umane a cui dovette misteerioso
assistere nei suoi viaggi per la Francia.
Scrive lo storico: «Se si voleva salvare la
Rivoluzione, bisognava arrestare prima
possibile la macchina impazzita del Terrore.
V orreei conoscere la
datazione e il valore
di questo stampo
storico d
Aprire le porte delle prigioni. Riaprire le porte de, qualcuno è in
per ciald
delle chiese. Contenere gli energumeni col grado dii aiutarmi?
cappello frigio. Questa fu la lezione di
Augustin. Non fu un fatuo edonista, altro che Antonio Trovò,
Robespierre le petit» [...]. Cavarzerre (Ve)
Augustin continuò infatti, nonostante il
potente fratello, ad aprire celle, fermare

6
S
Ma quale Mombello?
Tra maggio e giugno 1797, Genova ABBONATI A FOCUS STORIA DIGITALE
vide la fine della Repubblica
oligarchica e aristocratica e la nascita della Vai su www.abbonamenti.it/Storiadigitale e scopri
tutte le offerte: puoi abbonarti alla versione
Repubblica Ligure democratica. Questo
digitale a partire da 7,99 euro per tre numeri e
grazie a Napoleone Bonaparte, il quale nel
leggere la rivista direttamente sul tuo tablet o
maggio 1797, terminata vittoriosamente la smartphone.
guerra con l’armistizio di Leoben, nell’attesa
di stipulare personalmente il trattato di pace Scarica gratis l’applicazione da AppStore o
decise di trasferire la propria residenza da Google Play e porta Focus Storia sempre con te! Potrai sfogliare le copie incluse
Milano alla verde campagna milanese delle nel tuo abbonamento effettuando il login con le tue credenziali oppure
Groane, nella splendida Villa Crivelli Pusterla acquistare un abbonamento o le copie singole direttamente dall’app, dove trovi
di Mombello di Limbiate (Monza Brianza). anche gli speciali di Focus Storia: Collection, Wars, D&R e Viaggi nel Tempo.
Ed è proprio a Villa Crivelli Pusterla che, tra il
5 e il 6 giugno 1797, Napoleone Bonaparte,
con l’aiuto del ministro plenipotenziario a
Genova Guglielmo Carlo Faipoult e alla
presenza di una delegazione di nobili
genovesi, composta dall’ex doge LA VOCE DELLA STORIA
Michelangelo Cambiaso, dal giurista Luigi
Carbonara e da Girolamo Serra, stese il testo
di un trattato che prese il nome di
I NOSTRI PODCAST
“Convenzione di Mombello”, con cui sanciva
la fine della Repubblica aristocratica di
Genova e la nascita della Repubblica
L a Cina ha appena
compiuto
settant’anni: il 1°
In occasione di questo
anniversario, lo scorso
primo ottobre, si è
celebrazioni con un
discorso sulla crescita
economica: «Nessuno
democratica ligure, approvata il 9 giugno ottobre 1949 il svolta a Pechino la più può mettere in
1797. rivoluzionario Mao grande parata militare discussione lo status di
A supporto di quanto detto sopra, la Zedong annunciava mai organizzata in questa grande nazione.
“Convenzione di Mombello” viene la nascita della Cina: 15mila soldati Non c’è una forza che
Repubblica Popolare e più di 500 mezzi possa fermare il popolo
dettagliatamente descritta dal nobile
Cinese, mettendo fine militari e armamenti cinese», ha affermato.
genovese Girolamo Serra, presente in quei a una lunga guerra hanno sfilato in piazza In redazione. Oltre
giorni a Villa Crivelli Pusterla di Mombello di civile combattuta Tienanmen e 160 ad approfondimenti
Limbiate nel volume Memorie per la storia negli anni precedenti aerei hanno sorvolato sull’attualità, ogni
di Genova. Dagli ultimi anni del secolo XVIII, tra comunisti e la manifestazione. Il mese la redazione
alla fine dell’anno 1814, pubblicate a cura nazionalisti. Si tratta presidente Xi Jinping propone i “dietro le
di una delle date ha dato inizio alle quinte” del giornale in
di Pietro Nurra e scritte proprio dal Serra in più importanti del edicola raccontando
tarda età. XX e addirittura del aneddoti e curiosità
Inoltre, nella mia continua ricerca di XXI secolo. La “Voce che non hanno trovato
notizie storiche sulla località di Mombello della Storia” analizza spazio nella rivista.
di Limbiate, ho visitato anche il sito i primi 70 anni della I podcast di Focus Storia
Cina e tutte le sue si possono ascoltare
del comune di Mombello Monferrato trasformazioni con dal sito www.focus.
(Alessandria). Alla voce “Cenni Storici”, Romeo Orlandi, it/storia/podcast ma
ho trovato la seguente informazione: “Il direttore di anche su Spotify
dominio dei luoghi passò alla dinastia Osservatorio Asia. (bit.ly/VoceDellaStoria).
dei Savoia, fino alla discesa di Napoleone,
che proprio nel palazzo oggi denominato
Palazzo Tornielli, firmò la Pace con Genova”,
affermazione verosimilmente riferita alla indicato: “Fu questa la dimora nobiliare in dubbio che ci troviamo di fronte a un
“Convenzione di Mombello”, senza citare cui, nel 1797, Napoleone firmò il trattato vero e proprio “svarione storico”. Quando
nessuna fonte. Sempre sullo stesso sito di pace che pose fine alla guerra tra la si parla di “Convenzione di Mombello”,
viene riportato: “In una sala del Palazzo Repubblica di Genova e quella francese”. infatti, ci si riferisce al piccolo comune di
Tornielli, nel 1797, Napoleone firmò la pace Le due affermazioni sono in assoluto Mombello di Limbiate in Lombardia e non
con la Repubblica di Genova” e, inoltre contrasto tra di loro, ma data la fonte verosimilmente al Mombello Monferrato
alla voce “Luoghi d’arte nel paesaggio”, autorevole di Girolamo Serra, secondo che si trova in Piemonte.
in riferimento a Palazzo Tornielli, viene la mia opinione, non vi può essere alcun Carlo Piu, Mombello di Limbiate (Mb)

7
S
NOVITÀESCOPERTE
A cura di Anita Rubini

FABRIZIO ANTONIOLI
GUERRA FREDDA

PRONTO?
“SIGNOR MINISTRO
SIAMO ATTACATI”
Negli Anni ’60, ecco come gli inglesi
risolsero il problema di contattare il
Sopra, resti trovati sull’isola di Marettimo premier Macmillan in caso di attacco...
(Sicilia): risalgono a 8.600 anni fa. Già
allora si navigava nel Mediterraneo.

PREISTORIA

I nostri avi, esperti


marinai dal Mesolitico
A rriva dall’Italia la conferma scientifica
di quello che da qualche tempo era
un sospetto: l’uomo preistorico era già in
grado di navigare nel Mediterraneo in età
mesolitica, 8.600 anni fa, vale a dire 1.600
anni prima di quanto fino a ora attestato.
I resti di un pasto trovato nel 2018 nella
Grotta del Tuono sull’isola di Marettimo,
in Sicilia, e composto da una mandibola
di cervo (nella foto) e vari molluschi, sono
stati analizzati presso il Cedad (Centro di
Fisica Applicata Datazione e Diagnostica)
dell’Università del Salento in uno studio
condotto dall’ente di ricerca Enea. Sempre in contatto
Datazione definitiva. Per prima cosa Harold Macmillan,
gli studiosi hanno ricostruito la morfologia Primo ministro
antica delle isole Egadi, stabilendo che britannico dal 1957 al
20mila anni fa alcune di esse (Favignana e 1963: sulla sua Rolls
Royce fu installato un
Levanzo) erano collegate alla terraferma,
collegamento radio.
mentre l’isola di Marettimo era già separata Lord Mountbatten
dalle altre da un braccio di mare. della Difesa (nella
I resti di quel pasto lontano sono stati poi pagina accanto)
datati tramite il metodo del radiocarbonio lo avvisava così di
GETTY IMAGES (2)

e l’utilizzo dell’acceleratore di particelle. mettersi in contatto


Risultato? Si è scoperto che su quell’isola i con lui da una cabina
nostri avi marinai erano sbarcati già nel VII telefonica.
millennio a.C. Aldo Bacci

FLASH EPOCA TARDO-ANTICA FLASH CINQUECENTO FLASH ETÀ DEL BRONZO

RELAZIONI SPECIALI PONTE D’ORO VITA ETERNA CON BIBERON


Erano due uomini i cosiddetti “Amanti di Testato all’Mit di Boston il ponte di 280 metri Anche i bebè di 3.000 anni fa avevano i loro
Modena”, vissuti 1.600 anni fa e trovati nel progettato da Leonardo per il sultano Bayesid biberon. Tracce di latte sono state rinvenute
2009 sepolti mano nella mano. Lo rivelano II, per unire le due sponde del Corno d’Oro. infatti in recipienti trovati in Germania vicino
nuove analisi dei denti. Parenti o amanti? Avrebbe resistito anche ai terremoti. a bambini morti tra il 1200 e il 450 a.C.
8
S
NORMA BEASLEY
DOPOGUERRA D’AMORE

Il lieto fine arriva


via Facebook
S tavano in solaio, in una scatola per
scarpe, e parlavano d’amore: sono le
lettere che si scambiarono due fidanzati
tra il 1948 e il 1949 e che, passate di
mano in mano, sono tornate a uno dei
mittenti dopo 70 anni. L’autrice del
ritrovamento è Kim Rowe, una signora

C
ome era organizzata la reazione
inglese che ha scovato la scatola e poi
britannica in caso di minaccia
postato su Facebook le foto di alcune
nucleare durante la Guerra
buste (in basso), con le date e i nomi degli
fredda? Dagli Archivi Nazionali è
autori: Norma Hall e Bob Beasley. Il social
emerso un documento dell’inizio
network ha fatto il resto grazie a 11mila
degli Anni ’60 che permette di
condivisioni e 1.500 reazioni.
ricostruire la procedura prevista.
Trovati! I nomi corrispondevano a quelli
Giusto quando la minaccia atomica
di una coppia di Lincoln (Inghilterra)
sovietica si faceva più intensa e stava
sposatasi nel 1951 (in alto). Kim ha deciso
per scoppiare la Crisi dei missili di
di contattarli per restituire le lettere.
Cuba (ottobre 1962), Primo ministro
A risponderle è stata Norma: 88 anni,
britannico era Harold Macmillan, che
vedova da poco, si era stupita che quelle
era molto spesso in giro per la città
missive fossero ancora nella scatola e
di Londra in automobile (una Rolls
nelle buste originali. Ha raccontato che
Royce, per la precisione). Visto che
ai tempi Bob svolgeva il servizio militare
non c’erano ancora i telefoni cellulari,
nel Vicino Oriente e che al suo ritorno,
il capo dello staff della difesa Lord
nel 1951, i due erano convolati a nozze.
Mountbatten aveva il serio problema
Dopo il matrimonio il plico era rimasto
di riuscire a raggiungere in tempo
nella casa dei genitori di Norma nel Kent
reale (i missili russi potevano arrivare
e dimenticato lì dopo un trasloco. Chissà
in Gran Bretagna in quattro minuti) il
come erano finite nel Somerset, a quasi
capo del governo in caso di attacco
200 km di distanza. Nel 1999 le aveva
nucleare o altre emergenze.
trovate un uomo, vicino di casa della
Uomo avvisato. Sull’auto fu
madre di Kim Rowe, che aveva pensato
stabilito un collegamento radio di
di buttarle, ma la donna le aveva prese in
quelli che l’Automobile Association
custodia per restituirle. È morta nel 2016
usava per contattare i suoi meccanici.
senza esserci riuscita. La figlia ha chiuso il
In questo modo si avvisava l’autista
cerchio. Giuliana Lomazzi
che doveva raggiungere al più
presto una cabina telefonica. Così
Macmillan avrebbe telefonato subito
a Whitehall. Unica accortezza: avere
sempre con sé 4 penny in monetine
per chiamare. •
KIM ROWE

Aldo Bacci

FLASH MEGALOPOLI FLASH MEDIOEVO

COME NEW YORK ALTO RANGO


Trovato in Israele un antico centro con In una tomba scozzese di 600 anni fa è
strade ortogonali, quartieri, un tempio e riemerso un paio di stivali di pelle con fibbie
fortificazioni, popolato da 6mila persone: in rame. All’epoca le salme erano sepolte al
risale a 5.000 anni fa. massimo con un semplice sudario.
NOVITÀESCOPERTE
MICHAEL EISENBERG (2)

SETTECENTO

A.A.A.
strega
cercasi
A inizio ’700,
nel paesino di
Torryburn (Scozia),
un’anziana donna,
Lilias Adie (a destra, in
I conti tornano una ricostruzione), fu accusata di
Sopra, il mosaico stregoneria dai suoi vicini. Torturata,
della Chiesa della confessò l’inconfessabile: si era unita
Moltiplicazione dove carnalmente con il diavolo e aveva
i pani sono 4. Quello praticato la magia nera.
ritrovato a Hippos Condannata al rogo, Lilias morì in
(Israele, a sinistra) prigione nel 1704, forse suicida.
risale al V secolo d.C. e La donna fu sepolta nei pressi del
ha il “giusto” numero di
suo villaggio, ma circa un secolo
EPOCA BIZANTINA pagnotte (5).
dopo i suoi resti furono riesumati e

IL MIRACOLO DEI
scomparvero. Di recente le autorità
scozzesi hanno lanciato un appello
per ritrovarli e darvi degna sepoltura,

PANI E DEI PESCI


in quanto appartenenti a una vittima
innocente della caccia alle streghe.
Ma che fine hanno fatto?
Senza pace. Nell’Ottocento la storia
In Israele, un mosaico direbbe dov’è avvenuto. di Lilias aveva suscitato un certo

C
interesse e nel 1852 la sua tomba era
“ ’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cosa sono per tanta
gente?”, chiedono gli apostoli a Gesù secondo i racconti dei Vangeli (Giov, 6:9). La
stata saccheggiata e le ossa vendute
in giro per il mondo a collezionisti
risposta fu uno dei miracoli più celebri, quello della moltiplicazione dei pani e dei pesci, di curiosità macabre. Rimase solo
con cui furono sfamate migliaia di persone, con persino dodici ceste di avanzi. Proprio pani e il teschio, che fu prima esposto nel
pesci sono i protagonisti del mosaico del V secolo d.C. scoperto dai ricercatori dell’Università di museo dell’Università di St. Andrews
Haifa nell’area archeologica di Hippos, nel Nord di Israele, vicino al Mare di Galilea (noto anche poi, nel 1938, a una mostra sulle
come Lago di Tiberiade). colonie dell’Impero britannico a
Prova definitiva? L’opera d’arte – in cui compaiono anche le dodici ceste del racconto Glasgow; nel corso del Novecento
– risale a 1.500 anni fa e si trovava in una antica chiesa che in seguito è andata a fuoco. Una anche questo scomparve, senza
delle particolarità è proprio l’esatta corrispondenza numerica degli elementi con il racconto lasciare traccia. Ritrovare il corpo
evangelico, cosa che fa sospettare agli studiosi di essere proprio di fronte al luogo dove il della “strega” non sarà un’impresa
miracolo sarebbe avvenuto. Finora infatti lo si era collocato a nord del Mare di Galilea, dove sorge facile e forse Lilias non potrà mai
la Chiesa della Moltiplicazione, ma il mosaico che si trova lì raffigura solo quattro pani. • riposare in pace. Simone Zimbardi
Aldo Bacci

OTTOCENTO
CORTESY OF FOREST AND LAND SCOTLAND

Distillare whisky nel bel mezzo della foresta


T ra le foreste scozzesi, a 30 km da Glasgow, sono stati scoperti i resti di due fattorie (a destra). Gli
edifici, usati fino alla prima metà dell’800, furono costruiti vicino a un corso d’acqua in una zona
di difficile accesso e al loro interno avevano forni per l’essiccazione del mais. Per l’archeologo Matt
Ritchie, attivo sullo scavo, non ci sono dubbi: erano distillerie illegali in cui si produceva whisky.
Di nascosto. Nel 1788, il governo scozzese aveva tentato di monopolizzare la produzione
di whisky, imponendo alle distillerie autorizzate una tassa sull’orzo maltato e vietando l’uso di
alambicchi che fabbricassero meno di 450 litri di whisky alla volta. Fino ad allora tanti agricoltori
locali avevano prodotto whisky in piccole quantità per poi rivenderlo. Le distillerie “ufficiali”, per
risparmiare, utilizzavano orzo non maltato realizzando whisky di pessima qualità, a differenza
di quello prodotto nelle distillerie illegali, che non pagavano la tassa sull’orzo. Queste ultime
riuscivano a vendere sul mercato nero whisky buono e a prezzo alto. Simone Zimbardi

10
S
TECNOVINTAGE [1974]
A cura di Eugenio Spagnuolo

ELETTRONICA

COME AVERE
AL POLSO...
UN COMPUTER
L’orologio della Casio negli Anni
’70 diventò uno status symbol.

U
n computer da polso”: con questo slogan nel
1974 arrivò nei negozi il Casiotron 03-502, uno
dei primi orologi digitali pensati per il mercato
di massa. Oggi, che con gli smartwatch si telefona e si
accendono le luci di casa, l’idea che si possa chiamare
computer un orologio solamente perché ha i numeri al
posto delle lancette fa sorridere. Ma negli Anni ’70 bastava
questo per essere hi-tech.
Il Casiotron 03-502, prodotto dall’azienda giapponese
Casio, per la verità, aveva anche due pulsanti che ne
amplificavano le funzioni: uno per la data, l’altro per la
luce. Sul quadrante Lcd apparivano l’ora e i minuti, ma
non i secondi, visualizzati come trattini, ciascuno dei quali
rappresentava 10 secondi. Il modulo dell’orologio era
prodotto dalla Nec (Nippon Electric Corporation), cassa
e bracciale erano invece made in Casio. Tre le versioni
previste: da uomo, da donna e laccato in oro.
Conviene comprarlo? Quando uscì sul mercato il
Casiotron era un bene di lusso: il costo superava i mille
euro di oggi. Questo non gli impedì di avere successo, Il Casiotron 03-502
soprattutto negli Usa. E oggi? Se ne parla soprattutto nei (1974): fu il primo
forum di appassionati di orologi, che gli riconoscono un orologio digitale
valore affettivo. E il prezzo difficilmente supera i 100 euro. prodotto dalla
Ma se ancora funzionante, si può indossarlo per concedersi giapponese Casio.
un tocco vintage. • Il quadrante era
a cristalli liquidi.

E NELLO STESSO ANNO...


PARAMOUNT TV/ALBUM/MONDADORI PORTFOLIO

EVERETT COLLECTION/MONDADORI PORTFOLIO

MONDADORI PORTFOLIO/ADRIANO ALECCHI

ALAMY/IPA
ALAMY/IPA

TELEVISIONE POLITICA ITALIA PALEONTOLOGIA


Negli Stati Uniti, sulla rete televisiva Richard Nixon si dimette dalla Una bomba esplode sull’Italicus, In Etiopia vengono scoperti
Abc, debutta Happy Days. E il carica di presidente degli Usa a l’espresso Roma-Monaco, mentre i resti fossili di una femmina
mondo fa la conoscenza di Fonzie. seguito dello scandalo Watergate. esce da una galleria dell’Appennino. di Australopithecus afarensis
In Italia il telefilm arriva solo 3 anni Si sottrarrà così all’ impeachment Muoiono 12 persone. E i colpevoli straordinariamente ben
dopo, ma il successo è travolgente. (la messa in stato di accusa). non saranno mai individuati. conservata. La chiameranno Lucy.

11
S
MICROSTORIA
A cura di Marta Erba, Paola Panigas e Daniele Venturoli

LA VIGNETTA

L’UNITÀ VISTA
IL MITO

Diogene e
Alessandro
L’ incontro tra i due è forse
l’aneddoto più noto
dell’antichità greca. Secondo il DAGLI INGLESI
V
racconto di Plutarco (la cui storicità uoi perché l’Italia era la patria del Grand Tour, vuoi per mero calcolo politico (i businessman
è dubbia), Alessandro Magno, della City non vedevano l’ora d’investire sul Belpaese) la Gran Bretagna si era schierata
conoscendo solo di fama il filosofo da sempre a favore della causa dell’unificazione italiana. Ma negli anni Cinquanta
Diogene di Sinope, decise di dell’Ottocento furono soprattutto le gesta del patriota Giuseppe Garibaldi (1807-1882) a far
andare di persona a fargli visita. battere il cuore degli inglesi. Quando il generale approdò a Londra, nel 1864, una folla di oltre
Diogene, disteso al sole, non mezzo milione di persone lo accolse festante. Del resto erano stati in molti, nel 1860, ad aver
dedicò la minima attenzione al re lasciato Inghilterra e Scozia per ingrossare le file dei volontari della Legione britannica schierata al
di Macedonia. Allora Alessandro gli fianco delle camicie rosse nella Spedizione dei Mille contro l’esercito borbonico.
si avvicinò ed espresse l’intenzione Un eroe romantico. In questa cartina pubblicata a Londra nel 1869 sull’enciclopedico
di esaudire un suo desiderio. volume Geographical Fun
Notando che il monarca gli faceva or Humorous Outlines of
ombra, Diogene rispose: “Stai Various Countries, dagli
fuori dal mio sole”. Alessandro editori Hodder e Staughton,
fu così colpito da questa frase, a “calzare lo stivale” è proprio
che commentò: “Se non fossi l’eroe dei due mondi.
Alessandro vorrei essere Diogene”. La caricatura, bastone e
Molto citato. Il racconto, che cappello frigio alla mano
proverebbe il disprezzo di Diogene (dove si legge appunto la
per l’onore e la ricchezza, è stato parola “Liberty”), lo tratteggia
oggetto di molte opere artistiche come strenuo difensore
(sotto, la scena rappresentata della libertà. Mentre davanti
in un quadro del 1782). a Garibaldi, un rassegnato
Pio IX (1792-1878), l’ultimo
papa-re (raffigurato al posto
della Sardegna) brandisce
un crocifisso e si limita a una
resistenza simbolica.
La Francia di Napoleone III
(1808-1873) che riconobbe
tardivamente il nuovo Regno
(solo il 12 luglio 1861, dopo
la Gran Bretagna,
MONDADORI PORTFOLIO/AKG

gli Stati Uniti e persino


dopo la Turchia) è

ALAMY STOCK PHOTO


rappresentata dalle tre
corone che cingono la
Corsica.

PAROLE DIMENTICATE

618
IL NUMERO

S C E R P E L L O N E Le mitragliatrici in
dotazione all’esercito
Probabilmente derivato da (s)cerpellino italiano all’inizio della

nel senso di “svista fatta da chi


Grande guerra, i tedeschi
potevano contare
non vede bene”, indica uno strafalcione, su 3.000 unità.

un grosso errore.
12
S
10 TO P T E N

PE-JO WIKIPEDIA
CHI L’HA DETTO?

THE PRINT COLLECTOR/HERITAGE-IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO


Tacito

I PIRATI PIÙ FAMOSI


Sine ira et studio JOHN HAWKINS [1532-1595] EDWARD TEACH [1680-1718]
1 Cugino di Francis Drake, fece fortuna 6 La lunga barba che terrorizzava gli
Q uesta espressione latina, che significa letteralmente
“senza ira né pregiudizio”, è stata usata dallo storico
latino Tacito (56-120, sopra, la scultura che si trova fuori
con il trasporto degli schiavi: il suo
stemma era un uomo nero in catene.
Nel 1573 divenne tesoriere della Marina
avversari gli procurò il soprannome di
“Barbanera”. Anche se in realtà era un
pirata anomalo perché evitò sempre,
dal parlamento di Vienna) negli Annales per dichiarare britannica (sopra, un ritratto del 1591). quando possibile, di usare la violenza.
la propria intenzione di esporre i fatti in modo obiettivo, SIR FRANCIS DRAKE [1540-1596] BLACK BART [1682-1722]
senza farsi condizionare da emozioni o preconcetti.
Equità. La locuzione serve dunque, ancora oggi, a
2 Alle dipendenze di Elisabetta I,
fu il primo inglese a circumnavigare il
7 Famoso per aver stilato un codice
dei pirati che prevedeva un sistema di
sottolineare la propria imparzialità di giudizio. Di recente, globo, attaccando e depredando tutti premi e punizioni. Il bottino per lui era
i vascelli spagnoli che incontrava. Nel un bene comune e proibiva di bere a
per esempio, è stata usata dal giornalista Enrico Mentana 1588 sconfisse l’Invincibile Armata. bordo al coperto dopo le otto.
per rimarcare l’obiettività del proprio telegiornale nei
YUSUF RAIS [1553-1622] MARY READ [1690-1721]
confronti di Matteo Salvini, che la metteva in dubbio. 3 Reclutato nella flotta inglese
scappò rubando un piccolo brigantino
8 Piratessa inglese nota per
indossare abiti maschili negli scontri
da 25 tonnellate. Nel Mediterraneo armati. Fin da bambina si vestiva da
conquistò una nave da guerra e la usò maschio e fu così infatti che riuscì ad
per assalire le navi mercantili nella zona. arruolarsi su una nave da guerra.
PIET HEIN [1577-1629] EDWARD LOW [1690-1724]
4 Dopo quattro anni passati da
rematore sulle galee spagnole si
9 Un
da raga
più temuti pirati inglesi
era un borseggiatore.
vendicò. Dopo essere diventato un Come assalì 140 navi nei Caraibi,
corsaro, combatté contro la Spagna ed è fa per aver inflitto ai suoi
nella Guerra degli ottant’anni. prigion rribili torture.
EMANUEL WYNNE [1650-1700] ANNE BONNY [1702-1782]
5 Primo a usare la Jolly Roger,
bandiera pirata pensata per incutere
10 Figlia illegittima di un famoso
avvocato degli Stati Uniti del Sud. Nel
timore agli equipaggi delle navi. E 1714 fuggì con il pirata John Rackam,
avvistata per la prima volta da una nave detto “Calico Jack”, nei Caraibi, sulla cui
inglese al largo di Capo Verde. nave divenne comandante in seconda.

L’OGGETTO MISTERIOSO
VOCABOLARIO
A che cosa serviva questo PAGLIACCIO
imbuto metallico, dotato Dal latino paleas (“paglia”). Secondo
di un lungo tubo (18 alcuni, il termine deriva dal francese
paillard che significa colui che dorme
cm) e di una manovella? sulla paglia, usato per indicare un uomo
di infima condizione. Altri ritengono
MONDADORI PORTFOLIO/AKG

È stato Angelo Bordoni di Brescia a indovinare provenga dall’abito di tela grezza usato
l’oggetto misterioso del numero scorso. Si
trattava di un tagliacoda da veterinario usato per acccorciare la
dalle prime maschere del teatro italiano
coda di animali, come cavalli e cani, a fini per lo più estetici. che ricordava la fodera di un pagliericcio.
A destra, il manifesto dell’opera Pagliacci
Aspettiamo le vostre risposte, indicando anche la località, a: Focus Storia, via di Ruggero Leoncavallo.
Arnoldo Mondadori, 1 – 20090 Segrate (Mi) oppure a redazione@focusstoria.it

13
S
UNA GIORNATA DA...
A cura di Maria Leonarda Leone. Illustrazione di Claudio Prati

PIRATA DEL ’600


HISPANIOLA 17 AGOSTO 1657

S
ono il capitano Steve Royal, signor armati fino ai denti, abbiamo tenuto in scacco del comandante. “Dove sono le chiavi?”, ho
giudice: sono un bucaniere da quasi l’equipaggio, barricato nella parte più alta del intimato ai prigionieri. Nessuna risposta. Allora,
30 anni, ma mi dichiaro innocente. ponte con moschetti e bombe improvvisate. lo ammetto, mi sono fatto prendere la mano:
Penserete che sono un ladro, un bugiardo, un Nel pomeriggio, la maggior parte degli ho strappato il cuore dal petto di uno di loro
temerario, uno di quei crudeli predoni dei mari spagnoli giaceva in fondo al mare. Riuniti sul e l’ho ficcato in bocca al suo vicino. Quello ha
che assalta vascelli e uccide innocenti soltanto ponte i pochi superstiti, abbiamo depredato cominciato a urlare, finendo per soffocarsi da
per denaro. Uno che beve tutto il giorno e si il galeone: tutte le merci, la preziosa cassetta solo, poco prima che il resto della loro flotta
ubriaca cantando, uno che nasconde forzieri di dei medicinali e un grosso forziere nella cabina venisse a farcela pagare. Ma io, vedete, mi
monete d’oro su isole deserte, uno che offre al
diavolo una ciocca di capelli in cambio di venti
favorevoli. Le conosco le storie che raccontate,
molte le ho messe in giro io... E sì, parecchie
sono vere. Ma non mi considero colpevole per
aver abbordato quel galeone spagnolo.
Quella mattina il mare era calmo: sottocoperta
la ciurma dondolava nelle amache, annoiata.
Da giorni non incontravamo terra o navi.
All’inizio avevo dato ordine ai miei uomini
di pescare: la carne di tartaruga era finita e
non sopportavamo più le gallette rinsecchite
infestate di insetti, anche se innaffiate col vino.
Almeno tre marinai avevano cominciato a
perdere i denti, a causa dello scorbuto: troppo
tempo in mare. Avevamo bisogno di frutta
e verdura fresca. Il malumore cominciava a
serpeggiare: non bastava più costringerli a
rammendare vele e a riparare funi.
Ripensavo, osservando il mare accanto al mio
timoniere, ai litigi del giorno prima: tre marinai
erano stati pizzicati a giocare d’azzardo. Le
leggi di bordo sono chiare: dieci frustate a testa
ed è passata a tutti la voglia di far baccano. Il
comandante deve farsi rispettare: la nostra è
una nave democratica, il bottino, come il cibo e
il vino, viene diviso. Ma in cambio i miei uomini
devono attenersi alle leggi del Codice Pirata che
hanno firmato quando si sono imbarcati.
In azione. Quella mattina, dunque, ero sceso
sottocoperta: un topo, fermo davanti alla
porta della cambusa, annusava l’aria. Dannata
bestiaccia! Ecco chi mangiucchiava le scorte
e le vele. Stavo per gettarmi su di lui quando...
“Capitano! Un galeone spagnolo! Che facciamo,
issiamo la bandiera fasulla?”. Va detto: il mozzo
John non è mai stato un tipo sveglio. “E cos’altro
vorresti fare, offrire del rum all’ammiraglio?”.
Questo è un trucchetto che usiamo spesso: se
la nave vede sventolare una bandiera amica,
ci lascia accostare senza timore. E quando è
abbastanza vicina, andiamo all’arrembaggio.
Così, quando quelli si sono accorti dell’inganno,
noi eravamo già a bordo, con asce, pugnali e
sciabole in pugno.
Se si fossero arresi non avremmo sparso
tutto quel sangue... forse! Ci siamo divertiti:
14
S
PIRATERIA TRA LEGGENDE E VERITÀ
■ La pirateria esiste fin tecnologie di navigazione e a un la guerra corsara nel ’600, nel Mar William Kidd (1645-1701) nascose
dall’antichità, ma conobbe il trattato fra nazioni che bandiva le delle Antille, per lo più contro gli davvero svariate tonnellate d’oro
suo apice a partire dal ’500. Le lettere di corsa. spagnoli. a Gardiners Island (New York).
bandiere nere cominciarono a Fu lui stesso a rivelare il punto
diminuire solo intorno alla metà ■ Esistono diversi tipi di pirati. Tra ■ Benché quelle sui tesori sepolti esatto alle autorità, durante il suo
del XIX secolo, grazie alle nuove questi, i bucanieri, che praticavano siano spesso leggende, il pirata processo. Poi fu impiccato.

considero innocente, come innocente era


la mia famiglia, quando vivevamo sull’isola
lo cercammo in mare, riuniti in bande di
bucanieri, pronti a lottare l’uno accanto
Mi sono fatto prendere
di Hispaniola, prima che gli spagnoli ci all’altro come Fratelli della Costa. E ora, Fratelli, la mano: ho strappato
massacrassero mogli e figli, distruggessero è a voi che mi rivolgo. Non rimanete qui,
i nostri accampamenti, razziassero i nostri a guardarmi penzolare dalla forca, fatelo per il cuore dal petto di uno
animali. Dicevano che eravamo cacciatori me: issate la bandiera nera sulle vostre navi di loro e l’ho ficcato in
di frodo e ci consideravano fuorilegge. e stasera fate festa in mio onore, a Tortuga, gola al suo vicino
Allora ciò che non trovammo più nei boschi con vino e belle donne!

15
S
CHI L’HA INVENTATO?
A cura di Matteo Liberti. Illustrazioni di Giampietro Costa

LA LAVATRICE
Dal cestello di cordame che veniva fatto
ruotare a mano sotto un getto d’acqua,
passando per il modello a manovella
fino a quello che scuoteva i panni:
ecco le tappe che ci hanno portato alla
lavapanni, strumento per eccellenza
dell’emancipazione femminile.
n recipiente girevole che, riempito di panni e inondato di acqua
e sapone, ruota all’interno di una struttura più grande, liberando i A partire dal Medioevo nei centri abitati si diffusero i grandi lavatoi
tessuti dallo sporco: in questo consiste la lavatrice, rivoluzionario pubblici che rimasero in uso fino all’Ottocento.
elettrodomestico che, più di ogni altro, ha contribuito ad aumentare il nostro
tempo libero, prima di tutto quello delle donne.
Nello specifico, i primi sistemi meccanici per lavare i panni videro la luce tra
Seicento e Settecento, ma è impossibile stabilire la“paternità”della lavatrice,
la cui genesi si deve a più inventori.
Si sa, per esempio, che uno dei
primi modelli fu messo a punto nel
1767 dal teologo tedesco Jacob
Christian Schäffern. Si trattava di un
catino di legno al cui interno c’era
una ruota dentata che, azionata
da una manovella, fungeva da
centrifuga. Per vedere in funzione
le prime lavatrici elettriche si
dovrà attendere il Novecento con
William l’ingegnere statunitense Alva John
Blackstone Fisher, i cui apparecchi entrarono in
commercio dal 1907. Ma ne dovrà Nel 1767 il teologo tedesco Jacob Christian Schäffern ideò

I l mercante americano
William Blackstone inventò
il suo prototipo di lavatrice
passare di acqua nei cestelli perché
questi elettrodomestici diventino
come li conosciamo oggi.
questo prototipo di catino di legno con centrifuga a manovella.

nel 1847 in occasione del Dai fiumi ai lavatoi. All’alba


compleanno della moglie. dei tempi, i panni venivano lavati
Era un barile di legno, sulle rive dei fiumi, sfregandoli
riempito di acqua calda contro i sassi e calpestandoli
e sapone. Al suo interno i coi piedi. Si passò poi all’uso di
panni venivano scossi da grandi vasche e si cominciò a far
un asse dotato di lunghi ricorso a elementi abrasivi, come
pioli, che si muoveva la sabbia, fino ad arrivare alla
manualmente in alto creazione di primordiali saponi
e in basso. Il suo modello (i ricettari più antichi risalgono
di lavatrice ebbe un alla Mesopotamia e all’antico
enorme successo, tanto che Egitto), realizzati impastando
Blackstone iniziò a vendere cenere e acqua (composto detto
le sue macchine a 2,50 “liscivia”) e aggiungendovi in
dollari e più tardi fondò una seguito grassi animali, oli vegetali,
sua azienda per produrle argille ed estratti di piante. Nel Nel 1797 l’americano Nathaniel Briggs depositò il primo brevetto di una
a New York. mondo romano, dove si diffusero washing machine costruita negli Usa, ma il documento è andato perso.

16
lavanderie artigianali i cui addetti erano chiamati fullones, spopolò inoltre
l’uso dell’urina, contenente ammoniaca e utile quindi come sbiancante.
La pipì veniva raccolta in recipienti dove erano immersi i tessuti per essere
calpestati e poi “ripassati” nella cenere. I tradizionali metodi di lavaggio in
tini e tinozze rimasero in uso per tutto il Medioevo, epoca in cui si diffusero
i grandi lavatoi pubblici e fu migliorata la qualità dei saponi, grazie a
innovazioni introdotte dagli arabi come l’uso della soda caustica.
Lavaggio meccanizzato. In epoca moderna, i primi strumenti per
fare il bucato vennero progettati cercando di riprodurre lo sfregamento
manuale dei panni. Nel 1677 l’inglese John Hoskins mise a punto un
sistema basato sull’uso di un cesto di corda da riempire con i vestiti sporchi
e poi far ruotare sotto a un getto d’acqua.
Nel 1767, giunse l’innovativo catino di legno con centrifuga a manovella di
Schäffern, mentre nel 1782 il britannico Henry Sidgier brevettò un modello
“a tamburo rotante”, dotato tra l’altro di due rulli esterni alla macchina utili a
strizzare i tessuti per asciugarli.
Nuovi contributi furono portati dall’americano Nathaniel Briggs (che nel
Nel XIX secolo entrarono in commercio lavapanni meccaniche. Solo con 1797 depositò il primo brevetto di una washing machine made in Usa)
l’elettricità, però, si trasformarono nelle antenate delle nostre lavatrici. e dall’imprenditore inglese Thomas Bradford, che nel 1860 progettò un
gabbiotto ottagonale di legno (l’odierno cestello) fissato all’interno di un
recipiente più grande, posto a sua volta su una struttura di ferro dotata
di manopole. Anche in questo caso il macchinario prevedeva dei rulli
per strizzare i panni. Tornarono poi protagonisti gli Usa, dove nel 1874 il
mercante William Blackstone realizzò un macchinario simile ai precedenti,
ma più leggero e maneggevole, al cui interno c’era un perno dotato di
pioli per scuotere meglio biancheria e vestiti. Questo modello riscosse un
discreto successo, e Blackstone divenne il primo produttore di lavatrici che
si ricordi. Negli anni seguenti subentrarono varie migliorie (per esempio il
legno fu sostituito dal metallo), ma la novità più importante giunse nel XX
secolo, quando Fisher, migliorando precedenti prototipi collegati a motori
a vapore (uno fu ideato nel 1851 dall’italiano Luigi Armingaud), progettò
quella che molti considerano la prima vera lavatrice elettrica, simile a una
piccola betoniera e lanciata sul mercato nel 1907 col nome di “Thor”.
Boom e nuove evoluzioni. Le lavatrici elettriche impiegarono un po’
di tempo prima di affermarsi, sia perché poco sicure (i motori andavano
spesso in cortocircuito), sia per la scarsa disponibilità di corrente elettrica
Nel 1874 William Blackstone realizzò un macchinario al cui interno
nelle abitazioni. La maggior parte delle massaie continuò perciò a lavare
c’era un perno dotato di pioli per scuotere meglio biancheria e vestiti.
i panni a mano, avvalendosi solo della tavola per il bucato (o washboard),
finché tra le due guerre mondiali le lavatrici, tra le prime quelle dell’azienda
americana Bendix, assunsero forme e caratteristiche odierne, andando
incontro a un successo travolgente durante il boom economico degli anni
Cinquanta e Sessanta. Molti produttori nacquero in Italia (dalla Candy alla
Indesit), e un po’ ovunque le campagne pubblicitarie promossero questi
elettrodomestici (affiancati intanto dalle lavastoviglie) come i migliori
amici delle donne, in grado di liberarle dalla secolare schiavitù del bucato
e contribuire alla loro emancipazione sociale. I nuovi modelli, dotati di
cestelli in acciaio e ammortizzatori oltre che di cassetti per ammorbidenti,
detersivi e sbiancanti, si diffusero in due versioni: con lo sportello sulla parte
superiore o con l’oblò centrale, più diffusa. In seguito apparvero manopole
per impostare temperature e tempi di lavaggio.
Nel nuovo millennio le lavatrici hanno infine migliorato le loro prestazioni
in termini di consumi energetici, a beneficio dell’ambiente, e oggi in molte
case sono presenti anche modelli “smart”, dotati di assistenza vocale e
connessi alla Rete, che possono essere azionati dallo smartphone.
E per chi non vuole rinunciare alla lavatrice neanche in viaggio o in
Durante il boom economico degli Anni ’50 e ’60 nacquero anche in Italia molti vacanza, esistono persino modelli portatili, in plastica, contraddistinti da
produttori di lavatrici: dai primi modelli Candy (a sinistra) alla Indesit (a destra). peso e dimensioni ridotte e utilizzabili con qualsiasi presa di corrente.
17
L’ARMA
COSTUME

INVISIBILE
ALBUM/MONDADORI PORTFOLIO

Troppo popolare
La morte di Germanico
(15 a.C.-19 d.C) in un
quadro del Seicento.
Germanico, figlio
adottivo dell’imperatore
Tiberio, morì fra grandi
sofferenze senza
una causa precisa: il
sospetto è che sia stato
avvelenato da Pisone,
uomo di Tiberio.
18
S
Il veleno è lo strumento del delitto
perfetto: garantisce discrezione e rende
difficile risalire al mandante. Nelle corti
imperiali romane tolse di mezzo più di
un personaggio scomodo. E nell’Italia
ALAMY STOCK PHOTO

del Rinascimento fece stragi. di Elisa Venco

19
S
P
er secoli il delitto perfetto si è servito
del veleno. Arsenico, cicuta, belladonna
hanno tolto di mezzo molti personaggi
scomodi, lasciando ai vivi poche prove
su cui indagare. Il veleno, infatti, rendeva difficile
risalire alla mano assassina. Inoltre, a piccole
dosi, molte sostanze causano una debilitazione
che, almeno fino al secolo scorso, era facilmente
interpretabile come malattia. «Il veleno è

MONDADORI PORTFOLIO/LEEMAGE
stata l’arma di chi agisce nell’ombra e vuole
nascondere la propria responsabilità», sostiene
lo storico francese Georges Minois, autore del
saggio Il pugnale e il veleno - L’assassinio politico
in Europa (Utet). Di conseguenza, mentre
«Chi uccide con il pugnale o con la spada lo fa

Agrippina e Nerone ricorsero ai


pubblicamente, assumendosene la responsabilità
e rivendicando i motivi dell’atto violento, nella

servigi di Locusta, abilissima nel


storia l’avvelenamento è considerato un mezzo
poco nobile, utilizzato da chi agisce per motivi

somministrare sostanze letali


abietti, in nome di una causa ingiustificabile».

COMPLICE LETALE. Per i Romani, infatti,


i venefici erano una faccenda da codardi o, dalla moglie Livia; quella dell’imperatore Claudio,
nella logica misogina dell’epoca, da donne. Una presunta vittima della consorte Agrippina;
Prove generali
Sopra, l’avvelenatrice
legge risalente all’imperatore Antonino Pio (II o quella di Germanico, probabilmente fatto Locusta, chiamata
secolo d.C.) enunciava chiaramente che “Plus assassinare dal governatore di Siria Pisone, dall’imperatore Nerone
est hominem extinguere veneno, quam occidere uomo di fiducia dell’imperatore Tiberio. Meno per uccidere il suo
gladio” (“È più grave uccidere un uomo con il dubbi sulla fine di Britannico, ucciso con una fratellastro Britannico,
veleno che con la spada”). Eppure nelle insidiose zuppa letale offertagli dal fratellastro Nerone, sperimenta un veleno
corti imperiali i veleni giravano, eccome. Solo che per i suoi delitti si serviva addirittura di su uno schiavo. Offrì i
suoi servigi anche alle
che era difficile distinguere gli avvelenamenti un’avvelenatrice professionista, la gallica due mogli di Claudio,
dai decessi provocati da qualche morbo o da Locusta. E sempre da Nerone arrivò l’“invito” a Messalina e Agrippina.
medicinali successivamente rivelatisi tossici. Seneca, filosofo e suo ex precettore, a suicidarsi: il Nell’altra pagina,
Col beneficio del dubbio, quindi, vanno malcapitato non ebbe alternativa che trangugiare Galeazzo II Visconti e
considerati la morte dell’imperatore Augusto, che una bella dose di cicuta e poi tagliarsi le vene. Benvenuto Cellini a letto
secondo lo storico Tacito sarebbe stato avvelenato Del resto anche Socrate era passato a miglior vita convalescente.

20
S
MONDADORI PORTFOLIO/AKG
ALAMY STOCK PHOTO

attraverso la cicuta: era la versione edulcorata Strozzi, capo militare di una fazione avversa, La sifilide
della pena capitale che i Greci riservavano a chiedendo “qualcosa che potesse avvelenare di Cellini
personaggi degni di rispetto. la sua acqua o vino, con le istruzioni su come

CORTI ASSASSINE. Durante il Medioevo


mescolarlo”. A Venezia, il Consiglio dei Dieci, uno
dei principali organi di governo della Repubblica N el 1529 il
29enne orafo e
scultore Benvenuto
gli avvelenamenti si ridussero perché, spiega dal 1310 al 1797, ordinò assassini con “mezzi Cellini si ammalò
Minois, «i potenti avevano altri mezzi per segreti, attenti e abili”, un chiaro riferimento al di sifilide. Si rifiutò
sopprimere gli avversari, a cominciare dalla veleno. Lo storico Matthew Lubin della Duke però di sottoporsi
guerra privata. Ma subito dopo, con la nascita e University ha fatto un po’ di conti: sono stati ben al trattamento
il rafforzamento degli Stati nazionali, nei quali 34 i casi di avvelenamento politico sponsorizzato all’epoca di prassi
inizia a delinearsi lo Stato di diritto, il potente dall’intelligence veneziana tra il 1431 e il 1767. a base di mercurio,
che voleva sbarazzarsi di un nemico non poteva Non che a Milano si andasse leggeri: di temendone i terribili
effetti collaterali tra
che utilizzare mezzi illegali, come il veleno, lo omicidio in omicidio, nell’arco di un secolo la cui sbalzi d’umore,
strumento che lascia meno tracce e rende più città vide avvicendarsi al comando della Signoria megalomania e
difficile l’identificazione del colpevole». (diventata Ducato nel 1395) diversi zii, nipoti e paranoia. Ma in un
A partire dal XV secolo, dunque, figli. Matteo II Visconti (1319-1355) morì come modo o nell’altro
l’avvelenamento diventò una pratica diffusa nelle suo padre Stefano: avvelenato. Mandanti furono il mercurio era
corti europee e italiane in particolare: a Firenze, i fratelli Galeazzo II e Bernabò, con i quali aveva destinato a prenderlo.
Seconda vita.
per esempio, nel 1548, il duca Cosimo I de’ già condiviso, anni prima, il tentativo di uccidere
Cellini aveva un
Medici ideò un complotto per avvelenare Piero lo zio Luchino Visconti, co-signore di Milano. carattere talmente
irascibile che
alcuni conoscenti,
MONDADORI PORTFOLIO/ELECTA

infuriati dal suo


comportamento,
decisero di ucciderlo.
Così durante una
cena gli offrirono
una salsa fatta con
sale di mercurio,
un composto
altamente tossico.
Cellini patì per
giorni atroci dolori
gastrointestinali,
ma non morì. In
compenso il veleno
uccise il Treponema
pallidum, il batterio
della sifilide. Cellini
guarì e si godette altri
42 anni di vita.

Morte a Venezia
Il Consiglio dei Dieci in
un quadro ottocentesco:
in tre secoli avrebbero
sponsorizzato, via veleno,
almeno 34 omicidi.
21
S
Oggetti micidiali
Il 13 febbraio 2017 all’aeroporto di
Kuala Lumpur si è registrato il primo
avvelenamento... via fazzoletto:
Kim Jong-nam, 45enne fratello del
dittatore nordcoreano Kim Jong-un,
venne avvicinato da due donne che gli
appoggiarono contemporaneamente una

DALLA MOSTRA VELENI E MAGICHE POZIONI. GRANDI STORIE DI CURE E DELITTI GABINETTO DISEGNI E STAMPE DEI MUSEI CIVICI DI VERONA.
GETTY IMAGES
pezzuola in faccia. Circa 15 minuti dopo Kim era
morto. La stoffa era imbevuta di VX (gas nervino
usato come arma chimica): il liquido tossico, inodore e
insapore, sconvolge la trasmissione degli impulsi nervosi, portando a
collasso respiratorio e insufficienza cardiaca. Una singola goccia del veleno
è sufficiente per uccidere un adulto. Se le due assassine non sono morte era
perché i due componenti di VX erano stati mescolati insieme direttamente
sul viso della vittima.
Profumo mortale. Un ombrello è stata l’arma con cui è stato eliminato
Georgi Markov, uno scrittore bulgaro anticomunista. Il 7 settembre 1978,
mentre stava aspettando un autobus a Londra, Markov fu colpito sul retro
della coscia destra con un ombrello. Morì dopo quattro giorni. I patologi
forensi trovarono sulla coscia del defunto una pallottola delle dimensioni di
una capocchia di spillo (foto) rivestita di cera per sciogliersi alla temperatura
di un corpo umano, rilasciando ricina (potente citotossina naturale) nel
sangue. Nel 2006 un tè arricchito di polonio bevuto in un hotel di Londra è
costato la vita all’ex spia Alexander Litvinenko, mentre per l’ex agente Sergei
Skripal e sua figlia Julia sarebbe stato usato gas nervino nascosto in una
falsa boccetta spray di profumo da donna.

Fra i veleni più moderni


(e più usati): cianuro, polonio,
gas nervino e ricina
In un clima del genere, non stupisce che i stessa trappola: nel corso di un pranzo presso la Killer digitale
Sopra, Cangrande
due assassini abbiano fatto a loro volta una dimora del cardinale Adriano Castellesi, della Scala (1291-1329)
brutta fine. Il figlio di Galeazzo, Gian Galeazzo Rodrigo Borgia bevve per errore il vino malefico accoglie Dante in esilio: il
Visconti (1351-1402), scippò il posto allo zio destinato al prelato. condottiero morì a causa
nel 1385, sette anni dopo la morte del proprio della digitale.
padre: imprigionò Bernabò con entrambi i suoi EFFETTI COLLATERALI. Il veleno poteva Sotto, l’imperatore
figli e lasciò che morisse poco dopo per una colpire anche indirettamente, come effetto Antonino Pio (86-161
scodella di fagioli avvelenati. I geni del primo collaterale di terapie mal dosate: arsenico, d.C.): per i Romani era più
di i
dignitoso l’l’uso d
della
ll spada
d
duca di Milano rispuntarono nel sadico Giovanni mercurio, digitale sono alcune delle sostanze con rispetto al veleno.
Maria Visconti (1388-1412): al potere dal 1402, proprietà terapeutiche che venivano usate come
avvelenò sua madre che gli faceva da reggente. medicine. Fra le tante vittime eccellenti, una
E poi c’è la spregiudicata famiglia dei Borgia, cura finita male fu quella che uccise Enrico VII
col papa Alessandro VI in testa, che conquistò di Lussemburgo, imperatore del Sacro romano
e conservò il potere anche attraverso l’omicidio. impero che l’8 agosto 1313 marciò a sud di Pisa
Fra pugnalate e strangolamenti, che non con il suo imponente esercito. Sedici giorni più
risparmiarono i loro stessi familiari (Giovanni fu tardi il sovrano, accolto con speranza da Dante
ALAMY STOCK PHOTO

fatto assassinare dal fratello Cesare), ricorsero che nella sua figura vedeva la fine della contesa
ancora più volentieri al più discreto veleno. tra guelfi e ghibellini, era morto: avvelenato
Leggenda vuole che avessero una predilezione col suo vino della comunione, si diceva. Ma i
per la cantarella, una pozione ottenuta facendo ricercatori dell’Università di Pisa che nel 2013
evaporare urina in un contenitore di rame e hanno analizzato il corpo del sovrano hanno
mescolando i sali così ottenuti con arsenico. trovato nelle sue ossa una quantità tale di
In questo modo nel 1503 fu tolto di mezzo il arsenico che solo mesi di assunzione avrebbero
cardinale Giovanni Michieli, i cui beni facevano potuto provocare. L’ipotesi è che, anziché dal
gola al solito Cesare. Nello stesso anno, però, vino, il sovrano sia stato ucciso da un farmaco,
a morire molto probabilmente avvelenato fu a base di arsenico e mercurio, usato contro
proprio il papa, vittima, secondo la tesi dello le lesioni cutanee da antrace (una malattia
storico coevo Francesco Guicciardini, della sua trasmessa da capre e cavalli).
22
S
Cure e
delitti
A lla radice di
leggende e
tradizioni legate
al mondo dei
veleni: questo il filo
conduttore della
mostra Veleni e
magiche pozioni. Grandi
storie di cure e delitti,
in corso al Museo
Nazionale Atestino
(Este) fino al 2 febbraio.
Un’archeologa
(Federica Gonzato) e
un’esperta di storia
della farmacia (Chiara
Beatrice Vicentini)
indagano su pozioni
e medicamenti.
E partono da
lontano: già nel
Paleolitico gli uomini
sperimentavano
sostanze utili alla

DALLA MOSTRA VELENI E MAGICHE POZIONI. GRANDI STORIE DI CURE E DELITTI ROVIGO, PINACOTECA DELL’ACCADEMIA DEI CONCORDI.
sopravvivenza,
tramandando la
memoria di cosa era
tossico e cosa no.
Fino a oggi. Poi arrivò
il medico-alchimista
Paracelso ((1493-1541),
che nel definire il
concetto di dosaggio
stabilì lo spartiacque
fra farmaco e veleno.
In mostra: confezioni
Il rimedio funzionò fin storiche di veleni e
troppo bene, uccidendo farmaci, dipinti e rare
tanto i batteri, quanto edizioni di testi (a
il corpo ospitante. sinistra) e manoscritti.
Ancora in dubbio se si
sia trattato di omicidio
o errore la morte del
condottierio Cangrande
della Scala, che nel 1329
passò a miglior vita a
causa della digitale,
sostanza benefica per il
cuore ma mortale in caso
di sovradosaggio.

AMORE LETALE.
Nelle corti europee avvenuta nel 1483, in isolamento nel castello
si affermarono nel Cinquecento le figure di Plessis-les-Tours, mangiando solo uova sode.
degli alchimisti, eruditi a caccia della “pietra Per uccidere il diffidente Ladislao I di Napoli,
ERICH LESSING/ALBUM/MONDADORI PORTFOLIO

filosofale” e grandi esperti, fra le altre cose, di detto il Magnanimo, che faceva assaggiare tutto
veleni. Fu anche a causa loro, e del pericolo che quello che ingeriva, secondo le voci fu infettata
rappresentavano, che in Europa si scatenò una l’unica cosa che non avrebbe mai fatto testare.
vera e propria psicosi, tanto che tra i personaggi Per quanto gli storici riconducano la sua morte a
più altolocati si diffuse l’usanza dell’assaggiatore un’infezione forse alla prostata, leggenda vuole
di corte (anche se i praegustatores esistevano già che il re morisse nel 1414, a 38 anni, dopo un
presso gli imperatori romani). Alcuni sovrani incontro con una sua amante di Perugia: sugli
furono particolarmente sospettosi: il francese organi genitali della donna era stata spalmata
Luigi XI passò gli anni prima della morte, una sostanza letale. • Paracelso
DIETRO LE QUINTE
Il marmo
Alberto Testone nei
panni di Michelangelo
(1475-1564) durante le
riprese nelle cave del
Monte Altissimo, sulle
Alpi Apuane.

Sul set con

Michelangelo Scenografie, costumi,


trucco: ogni scena
è il risultato di un
riscontro storico
preciso. Così è nato il
nuovo film sul genio
del Rinascimento.
di Fabrizia Sacchetti

H
anno ricreato strade, piazze, scelti tra la gente comune, e per le scene di un accurato riscontro storico. Così,
logge, cortili, osterie, mercati, nelle cave del Monte Altissimo hanno ogni scena del kolossal (nelle sale dal 28
case private, dimore nobiliari recitato alcuni cavatori esperti. Per Il novembre) rivela la vita vera dell’epoca
e stanze papali con i relativi peccato di Andrei Konchalovsky, che splendida e crudele in cui visse il grande
arredi. La Cappella Sistina è stata racconta sul grande schermo il genio di artista.
riprodotta in dimensioni naturali. Alcuni Michelangelo, tutte le scelte artistiche –
attori, molti figuranti e comparse, vestiti scenografia, oggetti, costumi, musiche, LA STORIA. Il film non è l’ennesimo
con costumi rinascimentali, sono stati acconciature, trucco – sono il risultato biopic sul genio del Rinascimento, ma
24
S
FOTO DI ANDREA DE FUSCO E SASHA GUSOV

Ciak, si gira!
Le riprese sono iniziate sul Monte Altissimo il
28 agosto 2017, sono continuate in Toscana e
Alto Lazio, e si sono concluse l’1 dicembre nei
teatri di posa degli Studios di via Tiburtina,
Roma. La preparazione de Il peccato, però,
è iniziata circa otto anni prima, quando
Konchalovsky ha cominciato a ideare il “suo”
Michelangelo. «Ho cercato di far luce sulla
coscienza del genio, uomo del Rinascimento
con le sue superstizioni ed esaltazioni, il suo
misticismo e la sua fede nei miracoli», ha
Si recita dichiarato il regista russo.
Alcuni attori provano
una scena sul set.
Al centro, Konchalovsky Abiti d’epoca
e Alberto Testone. Sotto, Sono stati necessari circa 600 costumi, un
comparse in una scena centinaio dei quali realizzati a mano. Per la
di ballo rinascimentale. creazione di abiti, calzature, accessori e anche
per il trucco e le acconciature, vi è stato uno
studio minuzioso degli artigiani basato su
riferimenti pittorici e disegni dell’epoca.

Street casting
Il regista ha cercato volti di attori e di
comparse che «restituissero un’umanità
autentica». Il casting è stato organizzato in
due squadre: mentre un gruppo procedeva
in modo più tradizionale, una squadra di
street casting ha reclutato persone comuni di
alcune città toscane e laziali.

Il volto del genio


Il protagonista Alberto Testone è stato scelto
dopo una lunga ricerca: non si cercava solo
un attore, ma «un Michelangelo in carne e
ossa». Per il trucco, ci si è ispirati al ritratto
dell’artista di Daniele da Volterra (1509-1566),
noto come “Il braghettone”.

La Cappella Sistina
Con un lavoro durato tre mesi, la Cappella
Sistina è stata fedelmente riprodotta in teatro
a dimensioni naturali da una trentina fra
scultori, falegnami, pittori, stuccatori, operai.
E sulla base di documenti d’epoca, a Santa
Severa è stato riprodotto il porto di Carrara,
luogo di raccolta dei marmi.

Le cave dell’Altissimo
La ricerca della location delle cave di marmo,
dove è stato girato gran parte del kolossal,
è stata fondamentale perché doveva essere
realisticamente un luogo impervio che
restituisse la fatica dei cavatori. Dopo una
lunga ricerca sono state individuate le cave
del Monte Altissimo nelle Alpi Apuane
anche per ragioni storiche: Michelangelo
l’affresco di un preciso periodo della della famiglia del pontefice defunto si Buonarroti le visitò nel 1517 e rimase
sua vita. Inizia nel 1512, quando fa pressante: deve portare a termine folgorato da quel marmo (“di grana unita,
Michelangelo ha già 37 anni, ha appena il lavoro. Così l’artista toscano parte omogenea, cristallina, ricorda lo zucchero”)
terminato di dipingere la volta della per Carrara dove trova un gigantesco che giudicò più bello e più prezioso di
quello di Carrara. Purtroppo, il sogno di
Cappella Sistina ed è al lavoro sulla monolito, e riesce a convincere i poterlo usare per realizzare i suoi capolavori,
tomba di papa Giulio II della Rovere. cavatori a trasportarlo fino a valle: “Su rimase tale a causa di varie vicissitudini.
Ma con la morte del papa e l’avvento di noi racconteranno leggende”, prevede Ma da allora, e ancora oggi, quel marmo
dei Medici in Vaticano, l’insistenza uno degli scalpellini... • rappresenta l’eccellenza italiana nel mondo.
25
S
GUERRA

EROI
L’uomo ha
sempre sfruttato
gli animali,
anche sui campi
di battaglia.
involontari di Maria Leonarda Leone
Dall’antichità
ai conflitti più
recenti.

S
u Park Lane, una delle grandi vie che costeggiano Hyde Park, a Londra,
due muli in bronzo trasportano il loro pesante carico attraverso un
immaginario campo di battaglia. Davanti a loro, un lungo fregio, scolpito
nel calcare bianco in memoria di tutti gli animali che persero la vita
partecipando alla Prima guerra mondiale, ricorda: “Non hanno avuto scelta”. E
così è stato, oltre che per cavalli e muli, da sempre sfruttati per i trasporti, anche
per molti altri animali, chiamati a dare il loro contributo sui campi di battaglia,
dall’antichità a oggi. •

A sinistra Conan,

SZ PHOTO/AGF
addestratissimo
cane-soldato rimasto
ferito durante
il raid contro il
leader dell’Isis Al
Baaghdadi. A destra,
unn cane portaordini
impiegato sul
onte nella Grande
fro
guerra salta sopra
una trincea per
consegnare un
messaggio.

C
Cani con la medaglia
H a rischiato la vita, lo scorso ottobre, braccando il leader dell’Isis Abu Bakr al Baghdadi:
sguinzagliata da uno dei Rambo della Delta Force americana durante il raid
statunitense nella provincia di Idlib (Siria), questa femmina di pastore belga ha infatti
inseguito il super ricercato nel suo nascondiglio, fino al tunnel senza uscita in cui l’uomo si
è fatto
f esplodere. Il presidente Trump ha twittato la foto dell’eroico quattrozampe, ma non
fatevi ingannare da quegli occhioni dolci: «Zero Bark Thirty», che secondo fonti non ufficiali
si chiamerebbe Conan, è un addestratissimo cane-soldato dell’unità speciale K9. Uno degli
innumerevoli fedelissimi amici dell’uomo trascinati in guerra dai loro umani già secoli fa.
Iggrossi molossi assiri e babilonesi, quelli in forza nell’esercito persiano di Ciro il Grande (VI
seecolo a.C.) e in quello macedone di Alessandro Magno (IV secolo a.C.), i mastini dei Celti
chhe accolsero i legionari di Giulio Cesare in Britannia (55 a.C.) e il “canis pugnax” romano
veenivano tutti addestrati per combattere come feroci guerrieri. Solo l’invenzione della
poolvere da sparo li relegò nelle retrovie, come ausiliari, portaordini e soccorritori, ma anche
coosì molti si guadagnarono la fama di eroi. Stubby, per esempio: questo pitbull terrier con
la coda mozzata, ex randagio di Boston, nel corso della Grande guerra si guadagnò sul
caampo il grado di sergente e diverse medaglie. Tra le sue imprese: aver catturato una spia
teedesca e aver salvato i commilitoni del 102° reggimento di fanteria americano da una
AP

seerie di attacchi con il gas mostarda, di cui riconosceva l’odore in larghissimo anticipo.
26
S
Soldati tedeschi con un
mulo dotato di maschera
antigas come loro (1916). Sul
fronte montano i muli furono
indispensabili per il trasporto
di provviste e obici.

BRIDGEMAN IMAGES

Equini in trincea
A lessandro Magno era
legatissimo al suo Bucefalo;
Marengo prese il proprio nome
cui aveva combattuto durante
i moti del 1848. I cavalli, e i
loro cugini muli, sono stati
travolgenti e prode compagno
di valorosi condottieri, con
l’impiego delle moderne e più
mondiale, ma in quel caso ben
più utile di loro si rivelò il mulo:
instancabile compagno di
dalla battaglia attraverso la da sempre gli animali da letali armi da fuoco il cavallo cordata degli alpini sul fronte
quale condusse incolume guerra per eccellenza: i primi finì per andare a far compagnia italiano, poteva trasportare fino
il suo cavaliere, Napoleone andarono in battaglia già a muli e asini come bestia da a 150 kg di carico. Per questo,
Bonaparte; il re di Sardegna 4mila anni fa, per tirare i carri soma e da tiro. Si stima che fin dalla metà del Settecento,
Carlo Alberto di Savoia non delle antiche popolazioni quasi dieci milioni di questi ha fatto parte dei reparti
volle staccarsi neppure durante mediorientali. animali fossero arruolati su vari speciali in dotazione a tutti gi
l’esilio dal suo Favorito, con Protagonista di cariche fronti durante il primo conflitto eserciti.
27
S
ALAMY/IPA
Nessun animale
è stato tanto
impiegato in
battaglia quanto
il cavallo. Da
4mila anni fa alla
Prima guerra
mondiale

Gli elefanti con cui


Pirro, re dell’Epiro,
sconfisse i Romani nel
III secolo a.C. A sinistra,
la targa in memoria
di Paddy, un piccione
che volò dalle spiagge
Il volo del piccione normanne a 90 km
all’ora, sfuggendo ai
falchi di Hitler, per
O ggi vorremmo solo sparissero dalle piazze, dai balconi e da sopra le
nostre teste, ma c’è stato un tempo, tra l’inizio della Prima e la fine
della Seconda guerra mondiale, in cui i piccioni erano considerati eroi.
portare agli Alleati
informazioni preziose
Come il giovane Paddy, che sfuggendo agli artigli dei falchi di Hitler, il per il D-day.
6 giugno 1944 comunicò agli Alleati preziose informazioni sullo sbarco
in Normandia, percorrendo quasi 370 chilometri tra la costa francese e
la base militare inglese di Hampshire nel tempo record di quattro ore e
cinquanta minuti. La coraggiosa Cher Ami fu invece il postino piumato
più famoso della Grande guerra. Entrò nella leggenda grazie alla sua
tredicesima missione, quando, durante la battaglia delle Argonne
(1918), in barba a una tempesta di proiettili tedeschi, con una scheggia
di piombo nel petto, un occhio accecato e una zampa quasi staccata,
volò per 40 chilometri per consegnare il messaggio disperato di un
battaglione statunitense. Salvò così la vita a 194 uomini, intrappolati
dietro le linee nemiche e bersagliati dal fuoco degli alleati, che ne
ignoravano la posizione. Con una protesi di legno al posto della zampa e
sul petto la Croix de Guerre francese, Cher Ami sopravvisse un altro anno,
prima di finire imbalsamata al National Museum of American History.

Scorpioni e api
P er la loro pungente caratteristica, entrambi questi stizzosi animaletti
vennero impiegati in battaglia fin dall’antichità. Risale al 198 d.C. una delle
prime testimonianze sull’impiego degli scorpioni sul campo. A farne le spese
furono i Romani di Settimio Severo: durante l’assedio di Hatra, un’importante
città fortificata allora appartenente all’Impero dei Parti, furono infatti respinti
da centinaia di questi velenosi artropodi rovesciati sulle loro teste dall’alto.
E dire che i Romani non erano nuovi a trucchi del genere: solo che loro
preferivano affidarsi alle api. Proprio come i Greci, che le impiegavano in
battaglia perché erano in grado di colpire gli avversari anche se indossavano
la corazza. Ancora secoli dopo, durante la Prima guerra mondiale (1914-1918)
e la guerra in Vietnam (1955-1975), alveari pronti ad aprirsi al passaggio dei
nemici, piazzati rispettivamente dai tedeschi e dai vietcong a mo’ di trappola,
rallentarono dolorosamente l’avanzata dei soldati.
28
S
La carica degli elefanti
C’ è quello che Carlo Magno ostentò contro
i Vichinghi danesi di re Göttrik (804) e
quello che l’imperatore del Sacro romano
legionari: durante la traversata uccise infatti
tutti gli animali tranne uno, Surus, che morì
di malaria poco dopo. I Latini non furono
impero Federico II sfoggiò quando prese comunque i primi “europei” a vedere gli
Cremona (1204). Ma i più famosi furono gli elefanti in azione: quel primato era toccato ai
elefanti con cui Pirro, re dell’Epiro, combatté soldati di Alessandro Magno, nella battaglia
e vinse i Romani, terrorizzati da quei “buoi di Gaugamela (331 a.C.). I 15 pachidermi
lucani”, nella battaglia di Eraclea (280 indiani dell’esercito persiano di Dario III
a.C.), nell’odierna Basilicata. Sessantadue
anni dopo, all’inizio della Seconda guerra
impressionarono moltissimo le truppe
macedoni: ma Alessandro, oltre a compiere
PRONTI
punica, quando il condottiero cartaginese un sacrificio al dio della paura, Phobos, A TUTTO
Annibale valicò le Alpi con l’esercito e 37 fece schierare la cavalleria lontana da quei
pachidermi, fu il freddo a dare una mano ai bestioni. E vinse.
C uccioli non ancora
svezzati, vestiti di
esplosivo, addestrati
a cercare il cibo sotto
la pancia dei panzer
tedeschi: opera dei russi.
Dobermann e pastori
alsaziani muniti di bombe,
spinti tra le file russe:
idea dei tedeschi (sopra,
disegno di un cane anti-
carrarmato).
Foche con cariche
esplosive fissate sul
dorso, inviate contro i
sommergibili nazisti:
creazione degli svedesi.
Gatti con ordigni fissati
alle zampe, paracadutati
sulle navi nemiche: trovata
statunitense, presto
abbandonata insieme
all’altra, non meno
brillante, di migliaia di
pipistrelli dotati di bombe
incendiarie a tempo, da
paracadutare sulle città
del Giappone. Ogni mezzo
era considerato lecito, per
vincere la Seconda guerra
mondiale: persino gli
animali kamikaze.
Vecchia storia. A dirla
tutta, la crudeltà verso gli
animali non appartiene
solo all’epoca moderna:
nel periodo della dinastia
Nan Song (1127-1279),
per sedare una ribellione
i soldati dell’esercito
imperiale cinese usarono
le scimmie come armi
incendiarie, spingendole
verso il campo nemico
dopo averle avvolte nella
paglia, immerse nell’olio
e incendiate. E già nel
266 a.C., i Megaresi erano
riusciti a infrangere
ALBUM/FINE ART IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO

l’assedio di Antigono II
Gonata cospargendo di
olio e resina dei maiali e
dandoli alle fiamme, prima
di indirizzarli verso gli
elefanti del re macedone.
Pochi scrupoli anche
allora...
Delfini coraggiosi
Un marinaio della Us Navy
allena un delfino nel Golfo
Persico: questi intelligenti
cetacei sono stati
utilizzati per localizzare e
disinnescare le mine poste
- . , , .
nelle acque, sia durante
scopo: trasformare questi innocui cetacei in micidiali specifico per localizzare e disinnescare le mine
la Guerra del Golfo sia in
ALAMY/IPA

assassini, pronti a tutto per proteggere basi e posizionate nelle acque del Golfo Persico durante la
quella in Iraq.
sottomarini nucleari dalle incursioni nemiche. Dotati Prima guerra del Golfo (1991) e quella in Iraq (2003).
30
S
L’orso vip
D opo averli sedati, li piazzavano sul
sedile di un aereo militare e poi li
scaraventavano fuori dall’abitacolo alla
stregua di manichini da crash-test, per
testare la procedura di espulsione: durante
la Seconda guerra mondiale, gli orsi non se
la passavano bene. C’è un orso bruno, però,
Animali in guerra.
che avrebbe sicuramente detto il contrario: Vittime innocenti,
il suo nome era Wojtek, diminutivo di Vincenzo Di Michele
Wojciech, che in slavo significa “colui a cui (Gli Archi).
piace la guerra” o “guerriero sorridente”.
Rimasto senza mamma nel 1942, ad
Hamadan (nell’attuale Iran), venne
adottato dai soldati polacchi della 22ª
Compagnia di rifornimento dell’artiglieria,
di stanza in quella zona. Li seguì in Iraq,
Siria, Palestina ed Egitto e cominciò a bere
birra e a masticare sigarette. Dormiva in
tenda con loro e restituiva il saluto militare,
ma divenne un vero soldato solo quando
1941. Wojtek, un la sua unità dovette unirsi all’8ª Armata In basso, Apopo
orso bruno adottato britannica nella campagna d’Italia: l’unico information Centre,
da una compagnia modo per imbarcarlo sulla nave militare, in Cambogia:
di soldati polacchi. infatti, fu arruolarlo nell’esercito polacco! qui si mostra
Dormiva in tenda con Wojtek si sdebitò durante i preparativi per come i ratti del
loro, faceva il saluto la battaglia di Cassino (1944), trasportando Gambia addestrati
militare e li seguì le casse dei proiettili di artiglieria. Finita la intercettano le
ALAMY/IPA

dall’Iraq all’Italia. guerra, venne accolto in Scozia, ospite vip mine grazie al loro
dello zoo di Edimburgo, dove morì nel 1963. eccezionale olfatto.

Nel 1914, tutti gli eserciti delle grandi potenze avevano


reparti di piccioni viaggiatori, con istruttori al seguito

ALAMY/IPA
Ratti antimina
I ncubo dei soldati in trincea, i ratti non
sono sempre nemici da combattere.
Soprattutto quando si tratta dei ratti
giganti del Gambia, i topi più grandi del
mondo. Questa particolare specie, con
la sua corporatura leggera e l’olfatto
eccezionale, si è rivelata un’incredibile
soluzione per bonificare le zone di guerra
dalle mine antiuomo. In Cambogia e
in diversi Paesi africani, ormai da un
ventennio i grossi roditori salvano
almeno 5mila vite all’anno: dopo 9 mesi
di addestramento, legati a un filo e
muovendosi lungo percorsi definiti, sono
infatti capaci di riconoscere l’odore del
metallo e della polvere da sparo di cui sono
composti gli ordigni bellici e di segnalarne
la presenza agli operatori. In cambio di un
po’ di cibo e senza rischiare la vita, dato che
sono troppo leggeri per far esplodere le
bombe, in questo modo possono ripulire
200 metri quadrati di territorio in soli venti
minuti: a un uomo con un metal detector,
invece, occorrerebbero fino a quattro
giorni.
PERCHÉ NON VEDIAMO
IL NOSTRO NASO?

PER CHI AMA FARSI SEMPRE TANTE DOMANDE.


Si può decidere cosa sognare? L’infinito è davvero infinito?
Perché non vediamo il nostro naso? È possibile smascherare
un bugiardo? Le risposte a queste e a molte altre domande le trovi
solo nel nuovo numero di Focus D&R. 250 domande e risposte sui fatti
più incredibili e curiosi, per soddisfare sempre la tua voglia di sapere.
PRIMO PIANO

Il 24 ottobre del 79 d.C. il mondo


qui si è fermato: ecco cosa rimane
della città sepolta dal Vesuvio.

QUEL GIORNO A


C’ERA VITA A POMPEI
pag. 34

PER NON PERDERSI
TRA LE ANTICHE MURA
pag. 42

QUANDO IL VESUVIO
IMPAZZÌ
pag. 44

RISORTA DALLE
SUE CENERI
pag. 50

SORVEGLIATA
SPECIALE
pag. 56

ISTANTANEA
DI UN’EPOCA
pag. 60

ENIGMI (ANCORA)
SENZA RISPOSTA
pag. 64

LE TRE PERLE
CANCELLATE Il giardino
DAL VESUVIO segreto
Affresco della casa
pag. 66 del Bracciale d’Oro.
■ Rinvenuto solo negli Anni
ANCHE I MURI ’70 del Novecento è stato
PARLANO ricomposto grazie a un
pag. 72 complesso restauro.

33
S
PRIMO PIANO

C’ERA VITA A
POMPEI
La città che faticosamente ha rivisto la
luce dopo duemila anni, pulsa ancora
di vita. Ci addentriamo nelle sue vie,
con una guida d’eccezione. di Carmelo Caruso
Per Giove
Il Tempio di Giove (sotto in
una ricostruzione e
a destra quel che resta
oggi) dominava la parte
settentrionale del Foro. In un
secondo momento venne
trasformato in Capitolium,
tempio dedicato alla Triade
Capitolina (Giove, Giunone
e Minerva).

«
L
asciare Pompei. Fuggire
una volta per tutte! E
poi, del resto, il coraggio
non mi è mai mancato.
Il mio nome è Celsino Faustus. Sono
un liberto ma rimango pur sempre
uno schiavo. Schiavo della famiglia
di Tito Popilio. La libertà me la sono
guadagnata salvandolo dalla rissa
scoppiata a teatro. Proprio quella che
ci è costata la messa al bando. Mi sono
preso al posto suo la coltellata. Poco
importa. Sono rimasto in vita.
Mi dicono che sono liberato, liberto
appunto. Ma è vera libertà dover
provvedere ai bisogni della sua casa? È
libertà dovergli rimanere sottomesso?
Da un mese la terra trema, il vulcano
si è incattivito. Oggi è il 15 ottobre. La
città da giorni sembra impazzita. Le
urla di buoi e cavalli si alzano fino al
cielo. Dal porto non vedo altro che navi
che si allontanano.
Il fuoco se dimora in qualche luogo
è sicuramente nei corpi degli abitanti
prima ancora che nella pancia del
Vesuvio. I nostri vicini di via Stabiana
hanno deciso di partire. Il mio padrone
non vuole saperne. Dice che il monte
si sfogherà e che alla fine tornerà quel
solito monte che ci fa ombra d’estate e
ci riscalda d’inverno. Ragiona di raccolti
e semine. Che la sorte se lo porti! La
catastrofe non lo spaventa.
Se solo potessi andare via, magari
a Roma, lasciare queste campagne di
cavoli e cavoli… Se solo potessi… ma
ALTAIR4 MULTIMEDIA ROMA ALTAIR4.IT (2)

poi perché no? Basterebbe una scossa


più violenta dell’altra, il timore e il
terrore. Scappare via nel tumulto,
abbandonare tutto e tutti. Al diavolo
la riconoscenza, le leggi di quest’impero.
Basterebbe un attimo brevissimo
per terremotare una vita. Un istante
e si potrebbe anche dimenticare
Pompei…». 

35
S
La data esatta
L a data del 24 agosto è stata
accettata da gran parte dei filologi,
soprattutto tedeschi, ma non è più
quella accreditata dagli scienziati. In
realtà, Pompei si è inabissata in autunno
quando il clima in Campania è più dolce
e la vita langue come il vino nelle botti.
La presenza del mosto nelle otri è stata

ALTAIR4 MULTIMEDIA ROMA ALTAIR4.IT


una, ma non certo l’unica, prova che
oggi consente di datare la catastrofe.
L’indagine degli studiosi è naturalmente
iniziata dalla ricerca di qualsiasi scrittura
esposta presente sui muri, di incisioni e
affreschi ma si è spinta fino alla cucina
e alla tavola. Dalle“briciole”e dai resti
del cibo è possibile stabilire, senza alcun
dubbio, che Pompei è stata coperta
dalla lava nel mese di ottobre.
Prove. Dagli scavi sono emersi resti in presa diretta. È il primo reportage
di frutti autunnali: melograni, fichi di una catastrofe raccontato da una
secchi e, come detto, poco lontano da grande firma, Plinio il Giovane». Ce lo
qui, a Boscoreale, le botti erano piene dice Grete Stefani, l’archeologa che di
di mosto. Chiaro segno che si era a Pompei è un po’ “la mamma”. Direttrice
ottobre. A supportare questa ipotesi
ci sono anche i bracieri di bronzo che dell’Ufficio Scavi da più di vent’anni, ci
sono stati ritrovati al centro delle case, accoglie e ci conduce nella Pompei che
prova del loro utilizzo. Per alcuni storici è rimasta ancora nel sottosuolo e nella
anche questo non sarebbe sufficiente Pompei che le mani dell’uomo hanno
ma ultimamente, il 16 ottobre 2018, a invece riportato in superficie.
farli capitolare è arrivata in soccorso una Era autunno o era estate, era giorno
frase in carboncino scoperta nella Casa
o era notte? Quando il Vesuvio ha
con Giardino dove, pochi giorni prima
dell’esplosione, si stavano effettuando sommerso Pompei e magari cambiato
dei lavori. È una sorta di data di inizio la vita del nostro Celsino? La comunità
cantiere e il giorno fatidico è il 17 scientifica, che per statuto è sempre
ottobre del 79 d.C. Sette giorni dopo, il severissima e prudente prima di Luogo sacro
24 ottobre, la tragedia. proclamare una verità, su Pompei Com’era, e che cosa
si è virtuosamente divisa ma forse resta oggi (sopra),
oggi ritrovata. Per molto tempo si è del Tempio di Apollo
(VI secolo a.C.): più
creduto che la violenta esplosione volte modificato,
si fosse consumata il 24 agosto del

15.000
al momento
79 d.C. È una data dedotta dallo dell’eruzione il
scambio di lettere fra Tacito e Plinio santuario stava
il Giovane, testimone sul campo della subendo l’ennesimo
tragedia, dove si parla di nonum kal restauro.
persone che il semptembres, che significa nove giorni
parco archeologico prima delle calende di settembre ovvero
può ospitare in il 24 agosto. «Ma chi ci assicura che non sono i veri nomi delle vie, la
contemporanea quelle lettere siano quelle originali di suddivisione che si vede oggi è stata
Plinio il Giovane? Sono fonti oggetto di fatta nell’800. I pompeiani non usavano
rimaneggiamenti e copiature e possono i numeri civici, si orientavano grazie ai
dunque contenere errori», spiega cognomi e ai graffiti, che campeggiavano
PLINIO SBAGLIAVA. E invece di Stefani. In effetti Pompei, dicono gli sui muri di ogni abitazione. «Anche
Pompei non si può dimenticare nulla, ultimi studi, si è inabissata il 24 ottobre, perché avevano il vizio di scrivere sui
al punto che si può raccontare tutto, in autunno (vedi riquadro a sinistra).
persino i pensieri e i desideri di un ex

3.649.374
schiavo. Come abbiamo fatto dando IL SIGNOR PROCULO. La via
voce a Celsino, un personaggio di dell’Abbondanza è il decumano della
fantasia ma pulsante di vita. Perché il città e si interseca con via Stabiana.
vulcano che ha travolto l’antica città Grazie alla sua pianta ortogonale,
romana in realtà l’ha conservata. Non a Pompei è impossibile perdersi i visitatori registrati
c’è mai stata una città più “morta” perché due rette, una orizzontale e nel 2018
di Pompei che abbia custodito la vita una verticale, tagliano la città e la
meglio di Pompei. «La terribile eruzione suddividono in quartieri razionali
(+6,75 rispetto al 2017)
è la prima a essere stata documentata e squadrati. Ma quelli che vediamo
36
S
A oggi sono stati scavati 44 ettari,
su un totale di 66: in quest’area,
hanno rivisto la luce 1.500 edifici

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muri. I cognomi più diffusi, i “signori di accedere al lupanare che, proprio Quasi ogni thermopolium (o popina)
Rossi” di allora, erano “Ceii”, “Vettii”, per evitare assembramenti, è l’unico pubblicizzava con graffiti, dal carattere
“Proculo”», spiega Stefani. Gli abitanti edificio dove la visita è contingentata. tipografico modernissimo, la corsa
erano circa 20mila, un dato a cui si è A smentire e confutare questo alla carica pubblica dei candidati.
risaliti in maniera originale: osservando stereotipo ha provveduto il libro di Erano insomma tribune politiche come
e calcolando i posti a sedere del teatro. Eva Cantarella e di Luciana Jacobelli il thermopolium di Asellinas dove
Si trattava dunque di una città di Pompei è viva (Feltrinelli) che spiega decidiamo di riprendere fiato. Magari
medie dimensioni ma al centro del bene la diffusione del pregiudizio: la era proprio qui che il nostro Celsino
traffico commerciale del Mediterraneo: città campana era simile a tutti i centri progettava la sua fuga. Ci sono delle
Pompei era il corridoio per gli abitanti romani dell’epoca, l’unica differenza cavità che corrispondono ai fornetti
di Nola, Acerra e Nocera, la tappa è che di Pompei si sono conservate e all’esterno leggiamo “Lolium”,
intermedia per giungere al porto di infinitamente meglio le tracce. nient’altro che il nome del candidato
Pozzuoli, centro di stoccaggio per sostenuto alle elezioni.
le merci che provenivano dall’Egeo. CAMPAGNA ELETTORALE. A Pompei si votava ogni anno. Il
Pompei si è meritata secondo Sempre lungo via dell’Abbondanza ci potere politico era condiviso da due
un’aneddotica stanca l’etichetta di imbattiamo nei thermopolia, osterie e uomini, i duoviri, mentre quello
città libertina. Lo si capisce dalle code bar dell’epoca. Erano spazi di socialità, amministrativo apparteneva agli edili.
interminabili di turisti che aspettano ma anche di propaganda politica. Si poteva essere eletti in base al reddito 
37
S
SCENE DAL PASSATO Dall’alto
A destra, una
ricostruzione della
La villa di lusso, l’osteria e poi la fine, città antica: attorno, la
fertile pianura dove i
raccontati in queste ricostruzioni. pompeiani coltivavano
frutta e ortaggi,
soprattutto cavoli
Nella casa del Fauno e cipolle.
Era una delle ville più lussuose di Pompei. Fu costruita
nel II secolo a.C. su una superficie di 3.000 m2. Le
dimensioni e le sontuose decorazioni la rendono
uno dei maggiori esempi di abitazione privata
dell’antichità. Qui è stato ritrovato il grandioso mosaico
raffigurante la battaglia di Isso fra Alessandro Magno e
il re persiano Dario, oggi al Museo archeologico
di Napoli.

4
Ci sono ospiti
La casa ha due atri (1 e 2)
e due peristili (3 e 4): tanti
spazi ampi e aperti servivano
a ostentare ricchezza.
Nell’atrio si ricevevano
i clientes che chiedevano
favori. Nell’attesa
ammiravano la statua
del Fauno danzante
(da cui il nome 3
della villa).

Il Fauno
Il Fauno danzante in bronzo
(al Museo archeologico
nazionale di Napoli) era
al centro dell’impluvio (la
2 vasca per raccogliere l’acqua
piovana). Oggi è il souvenir
più venduto. SOL 90

5 Invito a cena
Intorno all’atrio principale,
sui lati, c’erano due ambienti
triclinari e il tablino, la
sala dei ricevimenti. Qui si
accoglievano gli ospiti e si
organizzavano banchetti dove
si mangiava stando sdraiati
sul triclinio. Il vino era quello,
pregiato, di Pompei, servito
allungato con acqua.
Il “rosso
pompeiano”
in origine era
forse ocra

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che veniva verificato ogni cinque anni
dai duoviri. Molto frequentate erano
anche le fullonica, le lavanderie/tintorie
dell’epoca. La fullonica di Stephanus
era di sicuro tra le più gettonate anche
per vastità e pregio dell’edificio. I
Romani non si servivano di sapone ma
di urina, ricca di ammoniaca.
1 Sotto la cenere 2 La ricostruzione
I pompeiani che non riuscirono a fuggire Dal 1864, l’archeologo Giuseppe Fiorelli
Dagli affreschi (vedi articolo pagina
all’eruzione finirono seppelliti dalle ceneri ebbe l’idea di ricavare il calco dei corpi 74) è possibile anche ricostruire il loro
vulcaniche che poi si solidificarono attorno conservati nella roccia. Fece stemperare guardaroba. Gli uomini prediligevano
ai cadaveri. I corpi si decomposero, ma ormai del gesso e lo versò nella cavità. Una volta tessuti dai colori sobri mentre le donne
avevano lasciato nella roccia la loro impronta. asciutto, fece togliere la crosta di pomici e sfoggiavano vesti dalle tonalità calde;
cenere indurita, estraendone il calco. rosso e arancio. Anche se il “rosso
pompeiano” in origine era forse ocra.

1 IN CASA. Nel 79 d.C. Pompei era una


2 città florida e rampante. Ne è convinto
Massimo Osanna, direttore generale
del Parco Archeologico di Pompei, che
incontriamo a pochi passi dalla Schola
Armaturarum (edificio che ospitava
un’importante associazione di stampo
3 Il calco militare) finalmente riaperta dopo il
La tecnica dei calchi, ancora attuale,
ha permesso di ridare una fisionomia 3 crollo del 2010 che aveva indignato il
a uomini, donne e bambini colti nel mondo. «Dobbiamo pensare a una città
momento della morte, con il loro in cui i liberti erano arrivati al potere
muto grido di dolore e angoscia. speculando attraverso commerci, ma
anche grazie alle ricostruzioni dei vari
terremoti che si erano verificati in
Ci vediamo al thermopolium precedenza. Il filosofo tedesco Walter
Benjamin (1892-1940) sosteneva che
A Pompei, come nelle altre città romane, si mangiava molto fuori
casa: uno dei locali più diffusi, simile a un nostro fast food, era Napoli era una città europea, io credo di
il thermopolium. Un bancone a tre lati mostrava agli avventori poter dire che la Pompei del 79 d.C. era
la merce esposta in appositi contenitori incassati: c’erano cibi e molto simile alla mia Napoli».
bevande calde, oppure ortaggi, cibi freschi e affumicati. Di sicuro ad abitarci erano uomini di 

12.000 m2
di pavimenti

17.000 m2
di dipinti

20.000 m2
di intonaci

39
S
Cuore pulsante
Il Foro, qui in una
ricostruzione e
a sinistra oggi,
era il centro
sociale, religioso e
commerciale. C’erano
templi, la basilica, il
mercato della carne e
del pesce, botteghe...
SHUTTERSTOCK/YOUPRODUCTION

I turisti devono rispettare


una serie di divieti: niente
monopattino né droni.
E neppure abiti da cerimonia
addentriamo nell’hortus, il giardino dove

80.000
venivano coltivate erbe medicinali.
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I CALCHI. Vicino alla casa del


Sacerdos c’è un vetro di ossidiana
i reperti conservati appeso a un muro: era uno specchio. I
nei depositi tempietti in miniatura in alcuni angoli
archeologici degli edifici erano invece cappelle: «Qui
di Pompei venivano custodite le statue dei Lari,
le divinità, per questo si chiamavano
lararium», spiega Stefani. Poi, nella
casa degli Epidi, l’emozione più grande. erotica di Leda e il Cigno e un affresco,
gusto al punto da acquistare i mobili Dentro una teca di vetro riposa il calco più drammatico, di gladiatori. Pompei,
messi all’asta a Roma e appartenuti di gesso di una donna: sembra il corpo ci dice il direttore Osanna, è destinata
niente meno che a un cesaricida. Nella di una sirena che respira. Merito di una ancora a sconvolgerci e stordirci a
casa di Casca Longus è infatti possibile tecnica ottocentesca, utilizzata ancora distanza.
ammirare il tavolo requisito a uno dei oggi. I vuoti nella roccia lasciati dai Quel drammatico giorno furono
Romani che congiurò contro Cesare. corpi decomposti hanno conservato in molti a decidere di fuggire come
Come tutte le case di Pompei, anche la forma delle vittime, l’impronta: «Il voleva fare Celsino, altri cercarono
questa ha in comune l’atrio e il tablino vuoto si riempie con il gesso fino a riparo sui tetti ma la cenere offuscò
(sala del ricevimento), e sono molte ottenere le sembianze della vita che il cielo e sbarrò la vista. Quel giorno,
quelle ad avere pavimenti con marmi si è decomposta, cioè il calco», spiega morirono in mille: persero la vita ma si
policromi. Anguste e alte sono invece Stefani. È una tecnica sperimentata guadagnarono l’immortalità. Abbiamo
le camere da letto, che per ristrettezza dall’archeologo Giuseppe Fiorelli, primo dimenticato di dirlo, ma la protettrice
somigliano a cellette ma ingentilite con direttore ad aprire al pubblico, nel 1861, di Pompei era Venere, che nel mito è
decorazioni mirabili: scene di caccia, il sito archeologico (vedi pag. 50). Da la moglie di Vulcano. Tornate indietro
amplessi, scene omeriche dove a allora, su 66 ettari di superficie totale, allora. È il 24 ottobre del 79 d.C.
trionfare è l’azzurro degli azzurri, il più ne sono stati scavati 44. Ma i lavori, e Nessuno lo sa ma di Pompei quello è
ricercato, quello ottenuto con la pietra di le scoperte, non si fermano mai. Pochi l’ultimo giorno. O, forse, nient’altro che
lapislazzulo. Oltrepassiamo le stanze e ci mesi fa ha visto la luce un’immagine il suo primo. •
40
S
BRIDGEMAN IMAGES

La furia del vulcano


L ’eruzione che seppellì Pompei fu di “tipo
pliniano”, da Plinio, che per primo la descrisse
nei particolari. Fu un’esplosione catastrofica,
legata all’immissione di grandi quantità di gas
nella camera magmatica dove c’erano magmi
molto viscosi che impedivano loro di fuoriuscire.
L’aumento di pressione dei gas, però, arrivò al
punto da vincere la forza che riusciva a trattenerli
causando l’esplosione. Questa produsse una
colonna alta decine di chilometri composta da
ceneri, lapilli e gas. Quando il materiale ricadde,
formò delle enormi colate (chiamate “colate
piroclastiche”) che distrussero o ricoprirono tutto
ciò che incontrarono. Pompei fu sepolta soprattutto
da materiale grossolano, come pomici e lapilli,
mentre Ercolano da materiale più fine: polveri
ardenti, ceneri e vapore acqueo.
Luigi Bignami
PRIMO PIANO

La pianta degli scavi,


compilata e aggiornata
direttamente dal Parco
Archeologico di Pompei, è
lo strumento più utile per
orientarsi fra le ville e le
strade della città. A uso dei
turisti, e non solo.

Per non
perdersi fra
le antiche mura
Regio I 16 Orto dei Fuggiaschi Regio III Regio VI
La città commerciale 17 Casa con botteghe La città sepolta La città aristocratica
1 Casa del Citarista 1 Casa di Trebio Valente 1 Casa del Fauno
Regio II
2 Casa di Casca Longus o dei 2 Schola Armaturarum 2 Casa dell’Ancora
La città nel verde
Quadretti teatrali 3 Casa del Moralista 3 Casa della Fontana Piccola
3 Fullonica di Stephanus 1 Casa di Octavius Quartio 4 Porta Nola e cinta muraria 4 Casa del Poeta Tragico
4 Casa del Larario di Achille 2 Casa della Venere in Conchiglia 5 Necropoli di Porta Nola 5 Thermopolium
5 Casa del Criptoportico 3 Praedia di Giulia Felice 6 Casa di Pansa
6 Casa dei Ceii 4 Foro Boario Regio V 7 Casa del Forno
7 Casa del Menandro 5 Anfiteatro La città da scoprire 8 Casa di Sallustio
8 Casa di Paquius Proculus 6 Palestra Grande 9 Casa di Adone Ferito
1 Caserma dei Gladiatori
9 Casa dell’Efebo 7 Casa del Triclinio all’aperto o estivo 10 Casa dei Dioscuri
2 Casa di Marco Lucrezio Frontone
10 Casa di Fabius Amandio 8 Casa del Giardino di Ercole 11 Casa dei Vettii
3 Casa delle Nozze d’Argento
11 Casa del Sacerdos Amandus 9 Porta Nocera e cinta muraria 12 Casa degli Amorini Dorati
4 Casa di Cecilio Giocondo
12 Casa e Thermopolium di Vetutius 10 Necropoli Porta Nocera 13 Casa dell’Ara Massima
5 Necropoli di Porta Vesuvio
Placidus 11 Casa del Larario Fiorito 14 Castellum Aquae
6 Affresco dei Gladiatori da poco
13 Casa del Frutteto 15 Casa del Principe di Napoli
scoperto tra i vicoli dei Balconi e
14 Caupona di Sotericus 16 Porta Ercolano e cinta muraria
delle Nozze d’Argento.
15 Casa della Nave Europa 17 Necropoli di Porta Ercolano
42
S
6

PER GENTILE CONCESSIONE DEL PARCO ARCHEOLOGICO DI POMPEI


Carta alla mano
L a città di Pompei è divisa in 9 grandi quartieri chiamati
Regiones, segnalati in pianta con colori diversi e indicati da
numeri romani (da I a IX). Ciascuna Regio è a sua volta divisa
in vari isolati chiamati insulae e indicati con numeri romani. La
Regio III è stata solo parzialmente scavata, la Regio IV è ancora
intatta. Agli angoli di ogni isolato è posta una targa che indica la
Regio e l’insula in cui ci si trova. Per esempio: Reg-II-Ins-IV.

18 Villa di Diomede 9 Archi Onorari Regio VIII 14 Tempio di Iside


19 Villa dei Misteri 10 Terme del Foro La città sacra e la città profana 15 Casa dei Cornelii
20 Casa della Fontana Grande 11 Tempio della Fortuna Augusta 16 Casa del Cinghiale
1 Santuario di Venere
21 Casa del Labirinto 12 Macellum 17 Casa della Regina Carolina
2 Basilica
13 Santuario dei Lari Pubblici 18 Villa Imperiale
3 Comitium ed Edifici Municipali
Regio VII 14 Tempio del Genius Augusti 19 Antiquarium
4 Casa di Championnet
La città pubblica (Tempio di Vespasiano)
5 Casa dei Mosaici Geometrici
15 Portico della Concordia Augusta Regio IX
1 Terme Suburbane - SUBURBIO 6 Terme Private (“Palestra degli
(Edificio di Eumachia) La città che non ti aspetti
2 Porta Marina e cinta muraria Iuvenes”)
16 Terme Stabiane
3 Casa del Marinaio 7 Casa delle Pareti Rosse 1 Casa di Marco Lucrezio sulla Via
17 Casa di Sirico
4a Casa di Trittolemo 8 Foro Triangolare e Palestra Sannitica Stabiana
18 Lupanare
4b Casa di Romolo e Remo 9 Tempio Dorico - Santuario di Atena 2 Terme Centrali
19 Casa dell’Orso Ferito
5 Santuario di Apollo ed Eracle 3 Casa di Obellio Firmo
20 Panificio di Popidio Prisco
6a Foro 10 Teatro Grande 4 Casa dei Pigmei
21 Casa della Caccia Antica
6b Mensa Ponderaria 11 Caserma dei Gladiatori 5 Casa degli Epidii
22 Casa di Marco Fabio Rufo
7 Granai del Foro 12 Teatro Piccolo - Odeion 6 Thermopolium di Asellina
8 Tempio di Giove 13 Tempio di Esculapio o di Giove 7 Insula dei Casti Amanti
Meilichio 8 Casa di Giulio Polibio

43
S
PRIMO PIANO

Loro che erano


Buona parte
degli abitanti
di Pompei
morì durante
l’eruzione.
Abbiamo
ricostruito le
ultime ore di
sei di loro.
di Maria Leonarda Leone

I
l Sole appena spuntato
illumina via via le strade, le
case e le piazze di Pompei. I
riflessi dei suoi raggi guizzano
sull’acqua che le donne hanno
cominciato ad attingere dalle
fontane. Bottegai e negozianti
aprono i battenti dei loro locali
e sistemano le merci fin sul
marciapiede, dove ambulanti,
sfaccendati e mendicanti hanno già
conquistato un po’ di spazio per
le loro attività. Dagli ingressi delle
domus cola un rivolo d’acqua, segno
che gli schiavi hanno cominciato le
pulizie giornaliere.
Intanto a porta Ercolano si stanno In diretta
raggruppando i calessieri in attesa Nel disegno, Tito Suedio
di clienti, mentre i massicci carri Clemente, tribuno imperiale a
da carico trainati da muli e pieni di Pompei, vede l’eruzione dalla
prodotti agricoli si muovono rumorosi baia di Napoli: non si conoscono
sul lastricato di basalto, lungo i solchi esattamente i suoi spostamenti
ma si sa che non morì quel
tracciati da migliaia di altre ruote nel
giorno. L’anno dopo lasciò infatti
corso degli anni. Le strade si fanno la firma sul piede della statua di
sempre più animate, la città brulica Memnone a Tebe (Egitto) dov’era
di vita. Pompei si prepara a vivere stato inviato come praefectus
DISEGNI DI A.MOLINO

un’altra giornata. L’ultima. • castrorum.

44
S
lì quel giorno

IL TRIBUNO
IMPERIALE
L asciava Pompei a malincuore. Il
tribuno Tito Suedio Clemente si era
trasferito lì qualche anno prima, con
l’incarico dell’imperatore Vespasiano
di sistemare il catasto della città. Aveva
ridefinito confini, tracciato una nuova
mappa delle proprietà e vigilato perché
nessuno approfittasse delle ricostruzioni
seguite al terremoto del 62 d.C. per
allargarsi a spese dello Stato. Certo, era
stata dura, ma amicizie e doni non gli
erano mancati: non ultima quell’anfora
di pregiatissimo Clodaianum invecchiato
tre anni, regalo di Publio Clodius
Speratus. Salì sulla liburna, il vento
gonfiò le vele e la barca da guerra si
mosse verso Capo Miseno, nella baia
di Napoli. Era l’alba, ma gli uccelli non
cantavano.
Ultimo sguardo. Quando sbarcò, alcune
ore dopo, il mare era mosso. Una scossa
di terremoto lo fece quasi cadere dal
molo e allora la vide: un’impressionante
colonna di fumo a ridosso di Pompei.
Suedio notò che si faceva man mano
più scura e illuminata da lampi di
fuoco. La sera le scosse diventarono più
frequenti, l’aria si riempì di cenere e il
mare cominciò a ritirarsi dalla costa: così,
nel cuore della notte, il tribuno fuggì.
A piedi, insieme a una folla attonita e
piangente, mentre i pesci rimanevano in
secca sulla spiaggia, a soffocare.
LA MATRONA
E IL GLADIATORE
E ra dal giorno prima che la terra
tremava: Giulia aveva passato la notte
a un banchetto con il marito e all’alba
era rientrata a casa da sola, scortata da
uno schiavo. Dormiva da qualche ora,
quando la svegliò un boato che fece
tremare i muri. Si affacciò e vide una
strana nuvola sul Vesuvio. Qualcosa non
andava: doveva correre da Octavius.
Un altro boato, più forte: si buttò sulle
spalle un ampio mantello e vi nascose
una borsa piena di gioielli. Spettinata e
senza trucco, corse fuori di casa.
Separati per sempre. A destra,
in lontananza, poteva scorgere
l’anfiteatro: era lì che aveva visto
Octavius combattere per la prima volta
e si era innamorata. Se fosse andata da
quella parte, avrebbe avuto una chance
di salvarsi. Ma lei si buttò a sinistra,
verso la Caserma dei Gladiatori, dove il
suo amante si stava allenando. “Questo
dev’essere un segno degli dèi: fuggirò
con lui”, si disse Giulia. Fu allora che
calò un silenzio irreale: un istante dopo
cominciò la pioggia di enormi macigni
scuri. La donna si infilò nella Caserma:
di Octavius nessuna traccia. Continuò a
chiamarlo invano, finché una scossa più
forte la seppellì sotto a un muro.

46
S
L’OSTE
Che cosa decisero di fare Q uando il tappo del vulcano esplose,
Lucius Vetutius Placidus stava

quando tutto cominciò?


travasando nelle anfore il vino appena
giunto dalla campagna. Il liquido
si sparse sul selciato, mentre l’oste
Ci fu chi tentò si rifugiava nel thermopolium. Sua
moglie, impietrita, stringeva in mano
di fuggire e chi rimase una focaccia tiepida. Dall’interno della
loro tavola calda, osservarono per ore

nelle proprie case


i morti, i crolli, la vigna sotterrata dai
lapilli. Poi decisero di allontanarsi da
lì. Ma, prima, l’oste nascose l’incasso
della giornata tra i legumi secchi, in una
delle giare di terracotta incassate nel
suo bel bancone. “Torneremo a prenderli
IL RICCO MERCANTE più tardi”, disse a sua moglie. E, con due
cuscini sulla testa, cominciarono ad

S i era recato al porto in tarda mattinata: il mare era agitato. “Le navi non arrancare verso porta Stabia.
attraccheranno, oggi”, pensò Lucio Gaio Cecilio. Così tornò alla sua ricca domus. Oscurità. L’aria era irrespirabile: la
Era inquieto: non sopportava le continue scosse degli ultimi giorni. Era ora di lasciare cenere bruciava gli occhi, la gola e i
Pompei, come già avevano fatto notare molti suoi amici dopo il terremoto del 62. Li polmoni. Non si vedeva nulla. Stanchi,
avrebbe potuti raggiungere a Roma, facendo tappa a Napoli da suo fratello Quinto si fermarono sotto un portico. Passò
Sestio. Passeggiò per un po’ nel suo giardino, tra i ginepri, le piante di mirto e i piccoli la notte e spuntò un’alba opaca e
alberi da frutta. Sbadigliò: no, non aveva voglia di mettersi in viaggio. Sarebbe partito senza luce sulla città semisepolta. I
l’indomani. Ora gli ci voleva un pomeriggio alle terme del Foro: lì avrebbe trovato sopravvissuti riemergevano dai loro
qualcuno con cui discutere il da farsi o, almeno, stringere qualche buon affare. nascondigli: nessuno si accorse di
Vana speranza. Quando entrò nel frigidarium, la piscina era vuota. Scese quella valanga ustionante di cenere e
lentamente i gradini, si immerse nella vasca e... avvertì un boato. D’un balzo fu fuori gas velenosi che scendeva veloce dal
dall’acqua: il pavimento oscillava sotto i suoi piedi, sui muri comparvero delle crepe. Vesuvio. Silenziosa e letale, avvolse
Sentiva dei tonfi: ma che cos’era? Corse a ritroso nello spogliatoio e uscì nel cortile anche l’oste e la moglie, li seppellì,
porticato, nudo e a piedi scalzi. Ma prima che riuscisse a sbucare su via delle Terme, infine li asfissiò, catturando sulla cenere
un grosso sasso scuro e incandescente gli sfondò il cranio. i loro ultimi istanti.

47
S
LA PROSTITUTA
Q uella notte era stata dura: i clienti si
erano susseguiti uno dietro l’altro,
come le scosse di terremoto. Eutichia
si stiracchiò: la carnagione olivastra
tradiva la sua origine orientale. Era
una schiava, come tutte le ragazze nel
lupanare di Africanus e Victor, ma le sue
prestazioni erano le più quotate: 16 assi,
l’equivalente di 8 coppe di vino.
In fuga. Sentì un tramestio nel corridoio:
era un uomo, agitatissimo, forse uno
schiavo fuggiasco. Gli fece cenno di
entrare: là sarebbe stato al sicuro. Ha
l’affanno: arriva da una villa rustica sulle
pendici del Vesuvio. Le racconta che
stamattina lassù l’aria sapeva di zolfo e
una nebbia polverosa nascondeva ogni
cosa. Poi la terra aveva cominciato a
tremare come se volesse aprirsi: gli altri
si erano chiusi in casa col padrone, lui era
scappato. “Ti consiglio di fare altrettanto”,
la implora. Ma Eutichia dove può
andare? È ancora là che ci pensa, quando
il tappo del vulcano esplode. D’istinto la
donna corre in strada: intorno solo gente
che urla e fugge sotto una pioggia di
sassi. Un bambino piange disperato: ha
perso sua madre. Eutichia lo prende in
braccio e lo porta con sé al riparo: pochi
istanti dopo, la tettoia crolla su di loro.

Anche chi si diede alla fuga non ebbe scampo e fu inghiottito


LO SCHIAVO
C resto stava servendo un pasto frugale
alla sua padrona, quando udì il
boato. Il vassoio d’argento su cui aveva
sistemato la carne speziata del giorno
prima gli cadde, mentre la domina,
Lucrezia, si alzò per tranquillizzare le
figlie: Eumachia di 14 anni e Asellina di
8. Fuori il sole si era offuscato e si era
alzato un vento forte che spazzava le
strade. Arrivò la pioggia di fuoco: gli altri
schiavi fuggirono dal retro, ma Cresto
rimase. Era nato da una schiava in quella
casa, faceva parte della familia e Lucrezia
lo aveva sempre trattato bene. Non
l’avrebbe abbandonata.
Uniti. Per ore, tenne strette le tre
donne nell’atrium, mentre la vasca
di raccolta dell’acqua piovana si
riempiva di pomici e lapilli. Pregavano
e piangevano, tremando a ogni scossa.
All’alba, la pioggia cessò. I quattro
si arrampicarono sulla montagna
di pietre scure, sbucarono sul tetto
attraverso il compluvium e da lì scesero
sulla strada sepolta. “Verso il porto!”,
suggerì Cresto. Ma Asellina cominciò
a piangere: “La mia bambola! L’ho
dimenticata...”. Non c’era modo di farla
muovere. Cresto le spinse in un vicolo:
“Aspettatemi qui. Vado a prenderla”. Ma
prima che potesse muovere un passo,
una valanga bollente li inghiottì tutti.
  
   
 

In occasione dei 50 anni della scomparsa del grande maestro


del noir italiano una collana in 7 uscite con i 14 racconti
dell’antologia “I sette peccati e le sette virtù capitali”.
Ogni libro avrà da una parte un peccato e dall’altra
una virtù e la presentazione della figlia Cecilia.

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DA MERCOLEDÌÌ 13 NOVEMBRE
*oltre al prezzo del quotidiano

TERZA USCITA

“L'ACCIDIA E L'AMORE FRATERNO”


Ho scelto di presentare insieme queste due storie perché hanno
due protagoniste molto simili... sono giovani donne per bene – un
po’ pigra la prima, dolce e ingenua la seconda – che si lasciano
trasportare dalle loro esistenze, borghesi o popolari, senza porsi
problemi. Forse questi sono gli unici due racconti dell’intera
produzione di Scerbanenco ad avere un reale lieto fine.

Cecilia Scerbanenco
PROSSIME USCITE:
- 20/11 L’ira e La purezza - 4/12 L’avarizia e La speranza
- 27/11 La superbia e La generosità - 11/12 La lussuria e La volontà

Per informazioni tel. 051 6006069 (attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18) oppure mail libri@quotidiano.net
PRIMO PIANO

BRIDGEMAN IMAGES

Evoluzione
Gli scavi a Pompei in un quadro del 1799:
il primo cantiere era stato aperto mezzo
secolo prima. In alto, alcune operaie al
lavoro in un’opera dell’800. Gli interventi
archeologici furono razionalizzati solo
dal 1860.
Gli scavi a Pompei iniziarono nel 1748,
ma non tutto filò sempre liscio...

RISOR
SUE CENERI
DALLE

S
i trattava solo di vecchi muri e
di qualche moneta. Scrollò le
spalle, l’architetto Domenico
Fontana: non poteva perdere
tempo, aveva da finire un canale, per
condurre l’acqua dal fiume Sarno ai
pastifici del conte Muzio Tuttavilla,
a Torre Annunziata. Così non badò
troppo a quei ritrovamenti. Solo 150
anni dopo, nel 1748, gli ingegneri
militari borbonici, mandati a studiare
il terreno per la realizzazione di
un’opera idrica, si resero conto che
nella zona della cosiddetta Civita
giaceva una città in attesa di tornare
alla luce: il sogno mostruosamente
proibito di qualsiasi archeologo, ma
solo un déjà-vu per il re Carlo di
Borbone.
Il sovrano non era un grande
MONDADORI PORTFOLIO/AKG

estimatore d’arte e di antichità, ma,


complice la scoperta, dieci anni prima, 
51
S
Il tesoro Superficiale
di Boscoreale I primi scavi a Pompei
in un’incisione del
1776. Il via ai lavori era
Q ualche scoperta strepitosa
nell’area archeologica alle
pendici del Vesuvio la si deve,
avvenuto nel 1748. Già
a fine ’500 l’architetto
purtroppo, anche ai tombaroli. Domenico Fontana (a
Nel 1895, a Boscoreale, a nord di destra) aveva trovato
Pompei, dal ventre di una villa qualche reperto. Ma
rustica romana uscì un tesoro aveva sottovalutato la
sontuoso: 109 pezzi di argenteria, scoperta.
dai vasi alle coppe per i banchetti,
fino agli oggetti per la toeletta
quotidiana, cesellati finemente nel
I secolo a.C. A riportarli alla luce fu
Vincenzo De Prisco, proprietario
di un podere nel cui terreno si
trovavano i resti della villa della
HISTORICA GRAPHICA COLLECTION/HERITAGE-IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO

Pisanella, uno degli insediamenti


romani dove all’epoca
dell’eruzione si coltivava il fertile
ager (“agro”) pompeianus. Tra le
celle vinarie e i torchi per l’uva fu
rinvenuto il vasellame d’argento,
subito occultato e quindi affidato a
esperti antiquari.
Verso la Francia. Il tesoro finì
per buona parte nelle mani di
un famoso banchiere francese,
il barone Edmond James de
Rothschild, o disperso tra altri
collezionisti privati, americani,
napoletani e polacchi, che alla
fine ne fecero dono al Museo
del Louvre. I resti romani furono
nuovamente interrati.
Oggi nell’area è visitabile un’altra
dimora, villa Regina, ricostruita
Il primo a scavare sul sito di
nell’Antiquarium Nazionale di
Boscoreale, prezioso documento Pompei fu l’ingegnere militare
sulla vita degli antichi abitanti. Ma
il tesoro vero si trova al Louvre. de Alcubierre, mandato dal re
O nella magione
g di qualche
miliardario. Lidia Di Simone di Ercolano, si rendeva perfettamente sommersa da cenere e lapilli si rivelò
conto che per fare di Napoli una non solo una straordinaria finestra sul
capitale bisognava promuovere il passato, ma anche un caso speciale che,
mecenatismo. Perciò inviò sul colle nei secoli successivi, avrebbe stimolato
della Civita l’ingegnere militare la nascita dell’archeologia moderna
Roque Joaquín de Alcubierre, che già e dei suoi metodi di ricerca, tutela e
guidava gli scavi nell’altra città sepolta. conservazione.
Muovendosi come una talpa nei Per il momento, però, bisognava
punti in cui vedeva affiorare qualche accontentarsi di archeologi all’acqua
struttura, l’inviato spagnolo scoprì di rose come il povero Alcubierre e
pareti affrescate e parte di un anfiteatro. del suo corpo militare di ingegneri,
chiamati a vigilare su capomastri e
SVISTE. “È sicuramente il centro
ERICH LESSING/ALBUM/MONDADORI PORTFOLIO

operai armati di picconi, punteruoli di


abitato di Stabia”, pensò. Ma i reperti, ferro, carriole e seghe per l’estrazione
l’unica cosa che interessava a Carlo, dei dipinti murali. Più tombaroli che
non erano abbastanza preziosi per la studiosi, il loro opinabile metodo di
collezione borbonica: così il militare indagine, che procedeva con lo scavo di
fece ricoprire tutto e tornò a Ercolano. lunghe gallerie sotterranee (i cosiddetti
“Un uomo che si intende di archeologia “cunicoli borbonici”), era dettato dal
come la Luna dei gamberi”, lo definì volere del sovrano: recuperare reperti e
La coppa degli scheletri in modo acre, 14 anni dopo, lo storico opere d’arte da accumulare nel Museo
È conservato al Louvre questo pezzo dell’arte Johann Winckelmann. Perché della Villa Reale di Portici. Quel che
del tesoro di Boscoreale, scoperto nel diciamolo: a chi se ne intendeva, fin non serviva veniva lasciato sul posto e
1895 in una villa rustica romana. dal primo momento questa Atlantide ricoperto.
52
S
MONDADORI PORTFOLIO/ELECTA/MAURO MAGLIANI
Domenico Fontana

Questo sistema venne usato anche clamorosi ritrovaamenti, l’Euro opa fu


nella zona della Civita, quando le percorsa da un delirio
d di entu
usiasmo.
ricerche ripresero nel 1754, sull’onda La scoperta fece accorrere nelle città
dell’entusiasmante ritrovamento della vesuviane studio osi, intellettuaali e
villa dei Papiri a Ercolano. Ma per monarchi, ma i permessi
p per visitare

FINE ART IMAGES/HERITAGE-IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO


capire che quella città affiorante era gli scavi, elargitii dal re, erano
o molto
Pompei e non Stabia, ci vollero ancora rari e sui reperti c’era il più stretto
9 anni e il recupero di un’iscrizione, riserbo», notano la storica Ev va
che menzionava la “Res publica Cantarella e l’arccheologa Luciana
Pompeianorum”. Riavuta la propria Jacobelli, nel lorro saggio Pom mpei è viva
identità, l’anno dopo l’antico sito ebbe (Feltrinelli).
anche un nuovo direttore degli scavi: Insomma: anch he se l’iscrizione posta
l’architetto Francesco La Vega, che si all’ingresso recittava che il mu useo
rivelò una specie di sovrintendente di Portici era desstinato agli ammatori
moderno ante litteram, attento non delle antichità, di
d fatto a molti di loro
solo ai reperti, ma anche alla tutela e fu impedito di sttudiare, diseggnare e
alla conservazione degli edifici. persino osservarre la preziosa raccolta.
L’esposizione no on era stata crreata
MUSEO PRIVATO. Grazie a lui e per il pubblico e neppure per amor
alla passione per le antichità di Maria di cultura, ma so olo come presstigiosa
Carolina, la moglie del nuovo re di manifestazione di d potere. Nellla testa
Napoli Ferdinando IV di Borbone, dei regnanti di Napoli,
N Pompeei era, Con passione
Un ritratto di Carolina
le strutture che riemergevano e tale rimase fino al 1860, una
Bonaparte (1782-
cominciarono a essere lasciate a vista, sorta di museo privato,
p meta del 1839), moglie di
invece che reinterrate: come avrebbe Grand Tour di sp pesso snobbati Gioacchino Murat, re
scritto più tardi lo storico Pietro intellettuali romantici (tra gli di Napoli dal 1808 al
Colletta (1775-1831), “Pompei, coperta altri, anche Alexxandre Dumass 1815. Appassionata
di terre vegetali e di lapillo, si andava nel 1835), ma so oprattutto di di archeologia, prese
largamente scoprendo, e ne uscivano teste coronate e aristocratici il controllo delle
indagini a Pompei.
cose preziose di antico”. «Dopo i primi europei.
53
S
La città musa
di pittori e scrittori
D opo la sua incredibile scoperta, Pompe
non solo tappa obbligata, ma anche fo
ispirazione per letterati e artisti. Numerosi
quadri e i romanzi sulle ultime ore della cit
fra i racconti più singolari non si può non ri
Arria Marcella (1852) di Théophile Gautier:
ALBUM / FINE ART IMAGES / MONDADORI PORTFOLIO

protagonista l’impronta, realmente rinven


cenere, del seno di una giovane pompeian
Bellezza al bagno. Lo stesso décolleté co
sulla tela di Théodore Chassériau, nella ba
nuda raffigurata al centro del Tepidarium, l
dei Bagni di Venere Genitrice dove le donn
Pompei si asciugavano (a destra). Sull’ond
questa “calcofilia” si colloca anche Nerinda
il racconto noir dello scrittore inglese Nor
Douglas, sull’amore folle di un giovane per
femminile di una vittima dell’eruzione.

Coi Borbone, tra i resti della città ci fu una sorta di caccia


Per loro, i padroni di casa allestivano le rovine di Pompei, con l’intento poco “zappatori” e li incentivò con continue
visite speciali: come la cena e i nobile di recuperare quante più opere ricompense economiche, il tutto mentre
fuochi d’artificio fra le rovine per il d’arte possibile, imballarle e spedirle in il nuovo responsabile, l’antiquario
principe di Danimarca nel 1821 o la Francia (cosa che, almeno in parte, gli Michele Arditi, sostituì alla tecnica dei
“magnifica colazione” nella Caserma dei riuscì). “buchi a caso” in ricerca di rarità, un
Gladiatori approntata, nel 1829, per la piano di scavo razionale, che seguisse
granduchessa Elena di Russia, a pochi SCAVARE CON LA TESTA. Ma non le strade, casa per casa, dalla Porta
giorni di distanza dalla “cena con scavo” tutti i francesi vennero per nuocere. Ercolano verso l’interno della città.
di Ludovico I re di Baviera. Armato di Nel 1808, dopo un breve ritorno dei Ormai mancava solo un vero
zappa e piccone, in quell’occasione Borbone, sul trono di Napoli ci finì il archeologo sul campo: arrivò nel
l’appassionato sovrano disseppellì francese Gioacchino Murat, cognato 1860, quando il re Vittorio Emanuele
numerosi oggetti, poi “graziosamente di Napoleone: sua moglie Carolina II affidò l’incarico di direttore degli
donatigli” dal re di Napoli. Il generale Bonaparte, che era un’appassionata di scavi a Giuseppe Fiorelli (1823-1896).
francese Jean Étienne Championnet, archeologia, prese a cuore le indagini. “Sotto la sua amministrazione, i lavori
che nel 1799 conquistò Napoli a capo Aumentò il numero di operai e vigorosamente ripresi hanno impiegato
dell’Armée d’Italie, costringendo alla
fuga Ferdinando IV e proclamando la
breve Repubblica Partenopea, non fu
da meno. Si premurò di riversare un
paio di migliaia di braccia fresche fra
MONDADORI PORTFOLIO/LEEMAGE

Giuseppe Fiorelli

54
S
per ricostruire le fattezze delle vittime
dell’eruzione (vedi riquadro in basso).
Unificò inoltre tutti i vecchi cantieri,
Ripresa fino ad allora divisi da montagne di
In uno scatto del 1860, terra smossa, creando un percorso
Giuseppe Garibaldi unitario per i visitatori del sito. Che
(1807-1882), con il finalmente venne aperto al pubblico:
figlio e i suoi ufficiali, un biglietto che costava 2 franchi
in visita a Pompei: fece aveva sostituito il raro privilegio di un
destinare dei fondi per
far riprendere gli scavi lasciapassare del re.
che erano in stato di La sbrigativa caccia al tesoro
abbandono. del periodo borbonico, compiuta
con quelli che il famoso scrittore
tedesco Goethe, in visita agli scavi
nel 1787, non esitò a definire
“metodi briganteschi”, era finita. A

FOTOTECA GILARDI
fare di Pompei un moderno scavo
archeologico concorsero, sul finire
dell’Ottocento, la pubblicazione di

al tesoro con “metodi briganteschi”


tutti i diari di scavo dal 1748 al 1860,
la realizzazione della prima mappa
dell’area e, in tempi ben lontani
fino a settecento lavoranti per volta, laboratorio di ricerca e di studio per dalle ricostruzioni di Bruno Vespa,
che hanno dissotterrato, in tre anni, l’applicazione di nuove tecniche di un plastico in scala 1:100 dell’intero
più tesori di quanti se ne erano trovati scavo e di recupero: primo fra tutti, il sito (oggi conservato al Museo
nei trenta anni precedenti. Tutto è metodo “stratigrafico”. Oggi alla base archeologico nazionale di Napoli).
stato riformato, moralizzato nella città di qualsiasi indagine archeologica, Pompei, però, continuò a lottare per
morta”, annotava nel 1864 il letterato questo sistema, che procede raschiando la propria sopravvivenza: le bombe
svizzero Marc Monnier. dall’alto verso il basso singoli “strati” alleate della Seconda guerra mondiale,
Simbolo del “nuovo (post-unitario) di materiale, permise di comprendere il terremoto dell’Irpinia (1980) e le
che avanza”, formatosi proprio a cos’era successo a Pompei nel corso sempreverdi cattive politiche di scavo,
Pompei, Fiorelli, famoso archeologo e dei secoli. conservazione e gestione ne hanno
numismatico napoletano, introdusse messo a dura prova la resistenza. Ma
quella che oggi definiremmo una NUOVA VITA. Fu di Fiorelli anche come un’araba fenice lei è ancora lì,
moderna ricerca programmata, l’idea di dividere la città, come fosse da ammirare e, in parte, ancora da
trasformando quel parco giochi ancora viva, in Regiones e Insulae, e scoprire: sogno proibito di qualunque
per cercatori di tesori in un grande di usare il metodo dei calchi in gesso archeologo. •
MONDADORI PORTFOLIO/AKG

Rapiti alla morte


C
BETTMANN ARCHIVE

olti nel momento in cui hanno


esalato il loro ultimo respiro:
di un centinaio di persone e
animali di Pompei, investiti dalla
nube bollente di lapilli e gas, non
rimane che l’agonia, impressa
nei famosi calchi in gesso di
Giuseppe Fiorelli. L’archeologo
perfezionò questa tecnica,
già impiegata per recuperare
materiali organici come il legno,
e la utiizzò con successo il 3
febbraio 1863, per ottenere il
Decisivo calco dei resti di quattro persone
In una stampa (a destra, scavi negli Anni ’60).
ottocentesca, gli In eterno. Il gesso liquido
scavi coordinati (oggi sostituito dalla resina)
dall’archeologo riempiva il vuoto lasciato dalla
napoletano Giuseppe decomposizione dei corpi e
Fiorelli (a sinistra) ne riproduceva le fattezze,
incaricato dal re conservate come un’impronta
Vittorio Emanuele II sulla cenere solidificata intorno
nel 1860. alle vittime.
55
S
PRIMO PIANO

SORVEGLIATA
SPECIALE

U
n sito abbandonato a Meraviglia!
se stesso”: è questa A sinistra, Fanciulla
l’impressione che Pompei negli scavi di Pompei,
ha dato di sé per molto un quadro di Filippo
tempo, tra crolli, zone interdette Palizzi (1870). A
al pubblico, abusivismo e scarsa destra, veduta
dall’alto della città.
manutenzione, alimentando molte
campagne mediatiche di denuncia.
Da qualche anno, però, la situazione
sembra essere totalmente diversa:
nuove opere di scavo e interventi su
vasta scala hanno infatti salvato Pompei
dal degrado, e l’antica città vesuviana
ha “ricambiato” il favore restituendo
al mondo nuovi, preziosi tesori. Per
saperne di più sul rilancio del sito
archeologico più celebre del mondo e
© FINE ART IMAGES/HERITAGE-IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO

sulle sue prospettive future ci siamo


rivolti a Massimo Osanna, professore
di archeologia classica dell’Università
degli Studi di Napoli Federico II nonché
direttore generale del Parco archeologico.

Nel 2010 Pompei finì in prima pagina


per il crollo della Schola armaturarum,
evento che l’allora presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano definì
una “vergogna per l’Italia”. Come mai,
pur non essendo stato né il primo né
l’ultimo, quel cedimento scosse così
tanto le coscienze? cemento armato per la ricostruzione del l’impiego di strumenti tecnologici di
Perché fu il danno più grave tetto, appesantendo in questo modo la ultima generazione messi al servizio
nella storia di Pompei dal secondo struttura. dell’archeologia e il prezioso supporto
dopoguerra. Fino ad allora, lo stillicidio di un team interdisciplinare. Nello
di crolli settimanali di elementi A distanza di nove anni, che cosa è specifico, gli scavi si sono concentrati
architettonici privi di decorazioni non cambiato? su una superficie di oltre 1.000 m2 nella
aveva destato troppo scalpore. Ma il Il crollo del 2010 ha creato le premesse Regio V, sul confine settentrionale di
cedimento improvviso, nell’arco di per dare una svolta alla gestione del Pompei, e hanno riportato alla luce molti
una notte, di un’intera struttura, come sito archeologico. Nel 2012 sono stati nuovi ambienti e reperti.
la Schola armaturarum, non poteva stanziati i primi fondi per il “Grande
che avere un forte impatto mediatico. Progetto Pompei”, entrato nel vivo nel Quali sono le principali criticità?
Agli occhi di tutto il mondo quel 2014 e ormai prossimo alla conclusione. Pompei è una città fragilissima,
crollo divenne l’emblema della nostra Si tratta di un vasto programma di custode di pitture rimaste sepolte per
incapacità di amministrare il patrimonio. intervento straordinario basato sulla duemila anni, e la loro esposizione
Ad aggravare il tutto c’è il fatto che messa in sicurezza e manutenzione agli agenti atmosferici è il primo,
l’edificio aveva subìto un pessimo del sito. Inoltre sono state anche inevitabile fattore di rischio, anche
restauro in cui era stato impiegato avviate nuove campagne di scavo, con laddove affreschi e decorazioni siano
56
S
Pompei è un patrimonio inestimabile che tutto il
mondo ci invidia. Ma noi siamo in grado di tutelarla?
E in che modo lo facciamo? Il direttore del
Parco Archeologico di Pompei Massimo Osanna
ci spiega cosa cova oggi sotto la cenere.
di Federica Campanelli

sempre margini di miglioramento. La


sfida, adesso, è entrare nella “normalità”
e mantenersi all’altezza degli standard
faticosamente raggiunti in questi anni.
Continueremo a scavare, certo, ma
in modo più moderato, cercando di
investire sullo studio e sulla diagnostica
di quel che è già stato trovato. Inoltre è
fondamentale che il sito mantenga una
squadra di lavoro interdisciplinare che si
applichi quotidianamente per garantirne
la costante salvaguardia.

Nei suoi anni di direzione del Parco


archeologico, qual è stata l’esperienza
più emozionante?
Vedere le pitture riaffiorare dai lapilli.
Prima si studiavano i ritrovamenti di
Pompei attraverso gli archivi fotografici,
i pezzi nei musei e la grande mole di
documentazione prodotta in passato.
Adesso possiamo invece assistere dal
vivo alla sua “rinascita”. L’esperienza
diretta è un’assoluta novità. È come
SHUTTERSTOCK / GLF MEDIA

essere protagonisti del famoso dipinto


ottocentesco Fanciulla negli scavi di
Pompei, di Filippo Palizzi (vedi foto).

Per concludere, com’è percepito oggi il


sito dai visitatori che l’affollano?
ben monitorati. La città sorge inoltre su nella Regio V. La situazione generale Secondo lei sono pienamente coscienti
un’area a elevato rischio idrogeologico, può quindi considerarsi ottimale, ma del suo valore storico-artistico?
fattore a cui si aggiungono la mancanza non bisogna per questo abbassare la Un tempo avevamo a che fare con
pluridecennale di un sistema di guardia. Si può infatti tornare indietro visitatori più inconsapevoli. Penso ai
manutenzione e una serie di restauri in un attimo, perché le criticità insite turisti che si arrampicavano sulle rovine
impropri svolti nel passato, elementi nel sito di Pompei continuano a essere per fare foto, incuranti di calpestare un
decisivi nell’evoluzione del danno. molteplici. bene protetto. Qualcuno lo fa ancora,
ma il pubblico negli ultimi anni è
Si può affermare che oggi Pompei Questa esperienza può essere diventato più cosciente del reale valore
abbia superato il suo momento di crisi? considerata un esempio vincente di Pompei e soprattutto della sua
Sì, la fase emergenziale può dirsi di tutela del patrimonio? fragilità. È il risultato di un lungo lavoro
chiusa. Negli ultimi anni abbiamo E che cosa c’è ancora da fare? di “archeologia inclusiva”, che attraverso
riaperto al pubblico gran parte Sì, senza dubbio si tratta di un modello conferenze, mostre e progetti didattici
degli edifici, compresa la Schola positivo, applicabile a molti altri siti tende a sensibilizzare, ancor prima dei
armaturarum, entro il 2019 si che soffrono problematiche simili di turisti, i ragazzi delle scuole e i cittadini,
concluderanno gli ultimi progetti di manutenzione e messa in sicurezza. rendendoli orgogliosi e partecipi della
messa in sicurezza dei fronti di scavo Anche se, come in ogni cosa, esistono propria, preziosa storia. •
57
S
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PRIMO PIANO

ISTANTANEA
Qui il tempo si è fermato al 79 d.C. quando la città
fu sepolta dall’eruzione: una tragedia che si è
trasformata in miracolo perché oggi Pompei è un libro
aperto su usi e costumi degli antichi Romani. di Roberto Roveda
DI UN’EPOCA
C
ome era fatta una chiave secoli. L’archeologa Luciana Jacobelli,
della porta di casa nell’antica autrice, insieme a Eva Cantarella, del
Roma? Quali pentole venivano volume Pompei è viva conferma questo
usate dalla plebe? In che fenomeno straordinario e unico: «La
modo i candidati alle elezioni facevano città si fermò mentre era piena di
propaganda? Se possiamo rispondere vita e quindi con gli scavi si è trovato
a queste domande e a tante altre che veramente di tutto. Prima di studiare
riguardano la vita quotidiana dei Pompei sapevamo molto delle battaglie
Romani lo dobbiamo alla terribile e degli imperatori dell’antica Roma. Ci
tragedia che distrusse Pompei e le zone mancava il racconto della quotidianità
circostanti nel 79 d.C. L’esplosione di che oggi viene offerto dall’area
cenere e lapilli che inghiottì la città, ne pompeiana. Senza questo luogo
scattò al tempo stesso una straordinaria sapremmo meno di un quarto di ciò che
fotografia in cui uomini, cose e gesti conosciamo oggi sulla vita quotidiana ai
restarono fermi a quell’istante per tempi dell’antica Roma». 

CORBIS VIA GETTY IMAGES


Domus classe A
Vista di un interno della
casa del Menandro,
decorata con affreschi
e mosaici. Sopra, scena
ambientata in una
casa pompeiana in un
quadro ottocentesco.
BERTHOLD STEINHILBER/LAIF

61
S
BRIDGEMAN IMAGES
VIAGGIO NEL TEMPO. Basta anche
una rapida visita al sito archeologico
per rendersene conto. Solo a Pompei
è possibile camminare su una vera
strada cittadina dell’antica Roma come
la via dell’Abbondanza costeggiando
case, botteghe, taverne con banconi di
pietra dove gli osti mescevano il vino.
Mentre si passeggia sembra quasi di
sentire le voci e gli odori di quel tempo
antico o magari di imbattersi in Plinio il
Vecchio che nella città era di casa. Come
sosteneva Stendhal, Pompei consente di
fare un vero e proprio viaggio nel tempo.
E da questo punto di vista è unica al
mondo, come racconta Federica Guidi
del Museo Civico Archeologico di
DE AGOSTINI VIA GETTY IMAGES

Bologna: «In questa cittadina gli edifici


sono ancora interi, con pareti, tetti e
decorazioni. Possiamo entrarci come
facevano gli abitanti di un tempo».
Così a spasso per il sito scopriamo
quanto fossero anguste e spaartane le
abitazioni dei popolani, form mate daa
un’unica, buia stanza. E quaanto
invece spaziose e colorate daa
affreschi fossero le case dei ricchi.
r
A Pompei infatti ritroviamo piùp
che in ogni altro luogo una
romanità a colori che altrovee si è
Street food
persa per le ingiurie del temp po. Il thermopolium in un quadro
L’importanza di questo picco olo ottocentesco: un luogo di
centro, inoltre, è data da un altro ristoro dove acquistare cibi
elemento fondamentale che ricorda pronti per il consumo. A
Guidi: «Siamo abituati a conoscere sinistra, il cinabro: minerale da
la civiltà romana attraverso la gran nde cui deriva il rosso pompeiano.
mole di testimonianze che sii trovano
a Roma. L’Urbe, però, era la capitale
quindi una realtà fuori dall’ordinario.
Pompei invece fornisce uno spaccato L’eruzione del Vesuvio non ha
più autentico del mondo romano. Qui
scopriamo come veramente viveva chi cancellato domus, templi, strade
popolava le cittadine di provincia che
punteggiavano i domini dell’impero». e preziosi affreschi
SCRITTO NELLA PIETRA. oppure “Atimeto mi ha messa incinta”. una rissa allo stadio tra pompeiani e
Leggendo i tanti graffiti che sono stati Nelle iscrizioni, tracciate in un abitanti di Nocera (vedi a pagina 72),
rinvenuti, grazie al fatto che i muri latino popolare e spesso scurrile, ben scontro raccontato già da Tacito negli
delle case si sono conservati, scopriamo lontano da quello che si studia al Annali, e che ha trovato qui conferma.
che tante cose non sono cambiate in liceo, ritroviamo tutto il fermento della
duemila anni. Sappiamo che “Auge società romana dell’epoca, come spiega UNICA AL MONDO. Cose che
ama Allotenus” oppure che “Celado Guidi: «Grazie a Pompei sappiamo, accadono solo a Pompei, così come
fa sospirare le ragazze” e che l’amore per esempio, in che modo i candidati soltanto nella cittadina campana è
ispirava frasi un poco sopra le righe del alle elezioni e i magistrati in carica si possibile imbattersi nell’unico lupanare
tipo “Se puoi e non vuoi perché le gioie conquistavano i favori del pubblico: romano ancora integro, con loculi
rinvii e perché rinfocoli la speranza e mi scrivendo sui muri che avevano e letti in muratura dove venivano
rimandi sempre a domani? Obbligami organizzato intrattenimenti per tutti, di ricevuti i clienti e che vanta ancora i
dunque a morire, tu che mi imponi di tasca loro! Queste pratiche ci sono state tariffari in bella mostra. «Qui abbiamo
vivere senza di te”. I muri fungevano descritte anche da autori classici, ma capito come lavoravano artigiani e
anche da preziosi promemoria per i “toccarle con mano”, è un’altra cosa». maestranze dell’antica Roma per
posteri: “Giovinetta è nata sabato due Come quando gli archeologi hanno realizzare pavimenti e affreschi»,
agosto alla seconda ora della sera” rinvenuto un affresco che rappresenta spiega Jacobelli. La città, infatti, era in
62
S
Spa per tutti
Il bagno pompeiano del
napoletano Domenico Morelli
(1861). In basso, il bracciale
a forma di serpente ritrovato
negli scavi di Pompei risale
al I secolo a.C.

L’ultima scoperta
L’affresco dei Gladiatori, nella Regio V, è
importante perché il soggetto non era mai
stato “caricato” così nel mondo romano.

Cinquanta
sfumature di rosso
I ritrovamenti fatti a Pompei e le
tecnologie più moderne di indagine
sul Dna hanno permesso agli studiosi
di riportare in vita alcuni aspetti della
Pompei di duemila anni fa. Per esempio,

© FINE ART IMAGES/HERITAGE-IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO


partendo da alcuni vinaccioli (i semi
dell’uva) ritrovati negli anni Novanta
presso la villa dei Misteri è stato possibile,
con un’analisi genetica, capire quali uve
venivano coltivate prima dell’eruzione. Si
è scoperto che venivano prodotti vini da
varietà di uva Falanghina, Coda di Volpe,
Greco, Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso.
È nato allora un progetto per coltivare,
nell’area archeologica e con le tecniche
usate dai Romani, vitigni simili a quelli
presenti a Pompei in età imperiale per
“riprodurre”l’erede della bevanda che
allietava i banchetti pompeiani.

via di ricostruzione dopo essere stata semi di uva provenienti da vitigni molto e in provincia non ci si poteva
danneggiata da un terremoto nel 62 antichi di duemila anni, oggi, grazie permettere di farne strage, come
d.C. «A Pompei abbiamo scoperto come alla genetica, offrono la possibilità di avveniva a Roma, dove a finanziare tutto
venivano stesi i colori preparatori degli assaggiare un vino imparentato con era l’imperatore. Dai graffiti si evince
affreschi», prosegue Jacobelli. quello servito allora nei banchetti che in 40 combattimenti, ognuno con 20
A partire dal III secolo a.C., in (vedi riquadro). E poi ceneri e lapilli gladiatori, i morti sono stati solo tre».
Campania si usava rivestire le pareti hanno restituito i pompeiani stessi, le Come dimostra del resto anche il
DE AGOSTINI VIA GETTY IMAGES

con l’intonaco, se ne impiegavano da loro ossa e i calchi dei loro corpi, che recente ritrovamento dell’affresco dei
tre a sette strati per preparare i muri ad oggi acquistano un’identità grazie alle Gladiatori, venuto alla luce durante gli
accogliere l’affresco. «Inoltre», spiega tecniche di indagine con la Tac e il Dna.
Dna scavi del Grande
Grand progetto Pompei. I
l’archeologa, «la città ha svelato che Pompei è anche il luogo dove rivedere gli due gladiatori, ritratti nella fase finale
anche all’epoca venivano bloccate stereotipi sulla romanità, come racconta del combattimeento, con corpi sgraziati
le serrature delle porte dall’interno Jacobelli: «I miei studi sii sono e fferite che sprizzano sangue,
it ch
per evitare intrusioni. E che i Romani concentrati sui comb battimenti semb brano una caricatura
usavano grate per impedire ai ladri di dei gladiatori ed è em
merso che u oristica.
um o E proprio per
entrare nelle abitazioni dall’apertura del in un anfiteatro di prrov
vincia quuesto sono un ritrovamento
tetto che stava sopra gli impluvia, vasche come quello pompeiano mportante: danno l’idea
im
per la raccolta dell’acqua piovana». non vi è traccia di quuelle deel clima che si respirava in
d
cruente carneficine a ovincia, lontano dall’Urbe.
prro
CARTOLINE DA POMPEI. In ogni cui ci hanno abituatii Alla fine, Pompei racconta
A
angolo, quindi, ci si imbatte nella vita i film hollywoodiani. l’’universo dei Romani
quotidiana dell’epoca: pagnotte di pane Addestrare un coome neppure Roma stessa
pietrificate sembrano appena sfornate, gladiatore costava puòò fare. •
63
S
PRIMO PIANO

ENIGMI (ANCORA)
SENZA RISPOSTA
È uno dei siti archeologici più studiati
al mondo, eppure di Pompei non sappiamo
1 ancora tutto...
di Roberto Roveda

Vietatissimo
Affresco erotico 2
in una domus di
Pompei. Protetta da una
maledizione
L ’occasione fa l’uomo ladro. Così, ciclicamente
le cronache riferiscono di turisti che, visitando
il sito di Pompei, non resistono alla tentazione
di sottrarre reperti archeologici. Su questi ladri
improvvisati però penderebbe la mannaia della
malasorte (oltre a quella della giustizia). Non solo
Tutankhamon o Montezuma, infatti, avrebbero
lanciato la loro maledizione sugli incauti che si
appropriano dei loro tesori. Anche portare via
oggetti dall’area archeologica di Pompei pare
non porti bene.
Non solo sensi di colpa? Sono molti i turisti
che nel tempo hanno deciso di restituire i
reperti sottratti o perché colti da tardivi sensi
di colpa oppure adducendo come motivazione
le disgrazie in cui sono incappati dopo la
furtiva sottrazione. Così ogni anno giungono
negli uffici della Soprintendenza pacchetti con
frammenti di muro, pietre di pavimento o cocci di
ceramica accompagnati da biglietti del tipo: “Da
CORBIS VIA GETTY IMAGES

quando ho a casa questo reperto, la sfortuna mi


perseguita!”.
ANSA

Ritorno a casa
Il recente
ritrovamento di due
Città a luci rosse… affreschi trafugati.
ma neanche tanto
L a città distrutta dal Vesuvio nel 79 d.C. ha sempre avuto la fama di essere
una sorta di città delle delizie, soprattutto sessuali. A dare forza a questa
idea il ritrovamento durante gli scavi dell’unico lupanare dell’antichità romana
giunto fino a noi e di molti affreschi di contenuto erotico nelle case scoperte.
Risposta aperta. In realtà Pompei era un luogo di vacanza, ben
frequentato data la vicinanza con Roma, ma non esiste alcuna evidenza
che fosse molto diversa da qualunque altra ricca cittadina di provincia.
Era una città vitale, con un porto attivo e molte botteghe, quindi lontana
dall’immagine tanto diffusa di una Amsterdam o di una Las Vegas
dell’antichità. A meno che i 22 ettari della città ancora da scavare non ci
smentiscano un’altra volta.
64
S
3 5
Una dea indiana
sotto il Vesuvio?
C
“ he cosa ci fa una statuetta indiana in una
delle case di Pompei?”: fu probabilmente
questa la domanda che si fece l’archeologo
Amedeo Maiuri (1886-1963) quando
nel 1938 si ritrovò tra le mani uno strano
manufatto in avorio rinvenuto durante gli
scavi in una domus pompeiana. La statuetta,
oggi conservata al Museo Archeologico di
Napoli, rappresenta una figura femminile
nuda e riccamente adornata di gioielli con ai
lati, più piccole, due ancelle. Maiuri ipotizzò
Del mestiere che si trattasse di una raffigurazione della
I monili trovati in dea indù Lakshmi, divinità dell’abbondanza
una domus: alcuni e della prosperità, e che la statuetta fosse
utilizzata come manico di un oggetto di uso
ANSA

erano talismani.
quotidiano, forse uno specchio.
Oggi gli studiosi non sono più così convinti
La fattucchiera della delle conclusioni a cui giunse il grande
archeologo.
casa del Giardino Esotica. Quello che sappiamo è che
la statuetta è di sicura origine indiana
L a casa del Giardino è una domus pompeiana che solo di recente gli archeologi hanno
cominciato a studiare in maniera approfondita. E da questa ricca abitazione sono
emersi tesori e qualche punto interrogativo. Qui, infatti, è stata trovata l’iscrizione
e testimonia i contatti commerciali tra
Roma e l’Oriente in epoca imperiale, tanto
che vetri romani sono stati ritrovati in
datata 17 ottobre che è considerata da molti una prova che l’eruzione avvenne in Afghanistan. Difficile sapere come giunse
autunno inoltrato e non in agosto. Il fatto che però la data non sia corredata dall’anno a Pompei e quale era il suo uso originario.
non scioglie tutti i dubbi. Il mistero più recente emerso in questa domus riguarda il Probabilmente rispondeva al gusto per il
ritrovamento di uno scrigno di metallo e legno pieno di oggetti di uso femminile, tra cui lusso e l’esotismo tipico delle classi abbienti
gioielli e, soprattutto, amuleti. Si tratta, infatti, di un corredo di portafortuna dell’epoca: dell’epoca, che usavano mettere in mostra
scarabei, bamboline, campanelle, falli in miniatura e pugni chiusi. oggetti fuori dal comune in occasione di
Doppio lavoro. A chi apparteneva questo armamentario? Lo scrigno è stato trovato feste e ricevimenti pubblici. Spesso queste
nei locali riservati ai servi, non nelle stanze padronali. Gli studiosi hanno azzardato che “stranezze”venivano date in dono agli ospiti
tra il personale della casa vi fosse una schiava nota come fattucchiera, specializzata oppure erano il premio per i vincitori delle
nello scacciare il malocchio in cambio di doni. Molto popolare, a giudicare dalla partite a dadi che si organizzavano in queste
ricchezza del suo scrigno dei tesori. occasioni mondane.

DE AGOSTINI VIA GETTY IMAGES


Cristiani
4 oppure no?
In molti romanzi e film ambientati
a Pompei si parla della presenza
dei cristiani nella città poco prima
dell’eruzione del Vesuvio. Nella fiction
il loro ruolo è di solito quello di
denunciare la corruzione della società
pompeiana dell’epoca, punita per
questo dal vulcano. Prove sicure che ci
fosse una comunità cristiana, però, non
Mistero ce ne sono, mentre vi è la certezza che
La croce ritrovata a culti orientali ed egizi fossero molto
Ercolano nel 1938: diffusi. È stata ritrovata un’iscrizione
simbolo dei cristiani? che cita Sodoma e Gomorra, le città
bibliche distrutte dalla collera divina
perché ricettacolo di lussuria, ma
potrebbe essere stata realizzata anche da uno dei membri della comunità ebraica
presente a Pompei.
Tracce. Nell’800 sarebbe stato rinvenuto un rilievo in stucco a forma di croce che poi si
sarebbe deteriorato a causa delle intemperie. Rimane un disegno realizzato nel 1824,
ma non è abbastanza per sciogliere il mistero della presenza cristiana a Pompei. Così
come non è sufficiente neppure l’impronta a forma di croce rinvenuta da Amedeo Maiuri Fuori posto
nel 1938 in una casa di Ercolano (nella foto). Maiuri ipotizzò che si trattasse del segno La statua indiana in
lasciato sullo stucco del muro da una croce tolta prima dell’eruzione per evitare possibili avorio (I secolo d.C.):
persecuzioni da parte delle autorità romane, ma anche qui prove certe non ne esistono. è alta 24,5 cm.
3PERLE
PRIMO PIANO

LE
cancellate dal Vesuvio

Lusso sfrenato
La casa del Rilievo
di Telefo, a Ercolano.
Ampia 1.800 m2, era
collegata alle terme
da un accesso privato.
A destra, affresco
di una coppia con
maschere, rinvenuto
nella città vesuviana.
BRIDGEMAN IMAGES
Ercolano, Stabia e Oplontis erano esclusivi luoghi di
vacanza dove i ricchi Romani costruivano ville per
rilassarsi. Anch’esse furono distrutte dall’eruzione.
di Matteo Liberti

P
ompei era la più grande, la più OTIUM CITTADINO. Il centro
popolata e la più famosa. Ma più frequentato dei tre era Ercolano
non fu l’unica città a essere (che arrivò a contare circa 5mila
devastata dall’eruzione del abitanti), città fondata dagli Oscii,
Vesuvio, in quel maledetto giorno del un popolo italico, attorno al XII
79 d.C. La tragedia coinvolse infatti secolo a.C. e divenuta municipio di
anche tre rinomate località balneari Roma nell’89 a.C.: da quel momento
del Golfo di Napoli, meta vacanziera di si impose come prestigioso luogo
molti Romani. Si trattava di Ercolano, di villeggiatura. Adagiata su una
Stabia e Oplontis, diverse tra loro, collina sovrastante il mare e protetta
ma accomunate dai suggestivi scorci da mura, aveva strade pavimentate
marittimi e dal fatto di essere circondate affiancate da comodi marciapiedi e
da fonti termali e terre fertili. Quanto beneficiava di una struttura fognaria
bastava per indurre ricconi e potenti e di un sistema di pozzi e condotte
dell’Urbe a costruirvi lussuose residenze idriche. Era inoltre dotata di un
in cui dimenticare il caos e lo stress foro e pullulava di botteghe. Sotto
cittadino, come nei moderni resort, l’abitato, lungo la spiaggia, sorgeva
alternandosi tra banchetti e gite in l’area portuale, raggiungibile con
barca. Fin quando, per l’appunto, il rampe e contrassegnata dai fornici,
risveglio del vulcano non distrusse caratteristici ambienti a volta con
tutto, coprendo di grigio questi ridenti funzione di magazzino e rimessaggio
luoghi e relegando nell’oblio i loro fasti per le barche. A fare la felicità dei
vacanzieri. villeggianti, però, erano i luoghi dello 

MONDADORI PORTFOLIO/ELECTA/LUIGI SPINA

67
S
SHUTTERSTOCK / INU
BRIDGEMAN IMAGES

Il papiro svelato Ercolano era la più grande delle tre.


G razie a una nuova tecnologia svago, tra cui un teatro, una palestra vacanze, erano quelle affacciate sul
non invasiva (detta hyperspectral e un complesso termale. Quanto alle mare, ma chi voleva beneficiare di un
imaging), uno dei rotoli di papiri abitazioni, al pari di quelle pompeiane pieno relax, senza echi dell’attività
carbonizzati rinvenuti nella villa dei erano piene di affreschi, decorazioni cittadina, optava preferibilmente per
Papiri di Ercolano è stato parzialmente marmoree, mosaici e statue. In una una residenza presso le altre due perle
decifrato. Si tratta del testo greco di queste dimore, la villa dei Papiri, del golfo, dislocate rispettivamente
nascosto sul verso della Storia
sono stati tra l’altro ritrovati migliaia una decina e una ventina di chilometri
dell’Accademia di Filodemo di Caldara
(110-40 a.C.), e parte di un’opera più di testi, redatti appunto su papiro. più a sud: Oplontis e Stabia, la Miami
ampia, La Rassegna dei filosofi, la più Erano legati in buona parte al pensiero dell’antichità.
antica storia della filosofia greca in filosofico del greco Epicuro (IV-III
nostro possesso. Questo importante secolo a.C.), incentrato sulla ricerca TURISMO EXTRALUSSO. L’antica
risultato è stato ottenuto da un gruppo della felicità – al pari dell’otium Stabia si presentava come una vasta
internazionale di ricerca, guidato da praticato in questi luoghi – e di cui area costellata di aziende agricole e ville
Cnr-Iliesi, nella Biblioteca Nazionale
di Napoli, in cui ha sede l’Officina dei Ercolano fu centro di diffusione nel fiabesche. Popolatasi a partire dall’VIII
Papiri Ercolanensi. mondo romano. Le ville più lussuose, secolo a.C., anche questa zona divenne
oggetto di un mercato immobiliare un dominio romano al principio del I
simile a quello delle odierne case secolo a.C., affermandosi presto come
ALAMY/IPA
Ercolano, allora
Da sinistra,
ricostruzione del
Cardo IV e di una via
della città, tra case e
botteghe; ricostruzione
della villa dei Papiri: su
più livelli, a strapiombo
sul mare, al centro
del portico colonnato
aveva una piscina.
BRIDGEMAN IMAGES

Dalla villa provengono


58 statue di bronzo e
29 di marmo.

Pullulava di botteghe e aveva un teatro, palestre e terme


“buen retiro” più ambito di tutto il particolarmente celebre la raffigurazione di Stabia: godere del tempo libero
golfo, di gran moda tra i vip del tempo. di una “venditrice di Amorini” alternando momenti di svago ad altri
Come Ercolano, si articolava su due (rinvenuta a villa Arianna e custodita di dolce far niente. Anche questo
livelli: una parte bassa, con il porto e al Museo archeologico nazionale di Eden sul mare venne spazzato via
i suoi moli, e una alta, corrispondente Napoli, con moltissimi altri reperti dall’eruzione del 79 d.C. All’indomani
all’attuale collina di Varano, in cui dei centri vesuviani) e rievocata nel della quale, tentando di raggiungerne le
sorgevano gli edifici pubblici e le dimore Settecento da molti artisti neoclassici, sponde, perse la vita Plinio il Vecchio.
private (più all’interno c’erano le Antonio Canova in primis. Lo scrittore aveva assistito al risveglio
decine di fattorie che producevano vino Ambedue le ville erano inoltre dotate del Vesuvio mentre si trovava vicino
e altri beni destinati ai banchetti dei di impianti termali privati e avevano a Napoli assieme al nipote Plinio
vacanzieri). Le residenze signorili erano architetture molto raffinate, come nel il Giovane (che ne tramanderà le
veri e propri paradisi del lusso, con caso del grande cortile con piscina memorie). A differenza di altre località,
tanto di accessi privati alla spiaggia. Tra che contraddistingue villa San Marco, l’area riuscì più tardi a riprendersi,
quelle riportate alla luce spiccano oggi arricchito da un Ninfeo decorato con con la formazione di un nuovo tessuto
villa Arianna e villa San Marco, scrigni stucchi e mosaici. Tanta cura per gli urbano che diverrà il nucleo del
di meravigliose decorazioni, spesso a spazi comuni rispecchiava lo scopo comune di Castellammare di Stabia.
tema mitologico, tra le quali è divenuta per cui erano state erette le residenze
SOBBORGO PARADISIACO.
La terza perla del golfo, Oplontis,
Vista mare sobborgo di Pompei, sorgeva poco
Affresco di una a nord di Stabia, dov’è oggi Torre
lussuosa villa sul
mare a Stabia. Annunziata. Il suo nome appare per la
A sinistra, l’affresco prima volta nella Tabula Peutingeriana,
di Flora o della riproduzione medievale di una mappa
Primavera, rinvenuto del sistema viario romano, ma della sua
a Stabia, uno dei storia si sa pochissimo. Di certo, anche
simboli della pittura qui sorgevano grandi residenze in cui
romana.
poter godere di dolci momenti di otium,
come la cosiddetta villa A, o di Poppea,
celebre sia per la pianta articolata, in un
alternarsi di giardini e portici, sia per
i raffinati affreschi dai mille pigmenti,
tra i meglio conservati di tutto il golfo.
Degna di nota è anche la poco distante
villa B, o di Lucius Crassius Tertius
(attualmente non visitabile), che si
sviluppa su due livelli, uno abitativo
e uno con funzioni di deposito.
Nemmeno a Oplontis mancavano i
lussuosi spazi termali, tanto che
nella Tabula il suo nome è
accompagnato dal simbolo che
MONDADORI PORTFOLIO/AKG

indica proprio a questo genere


di strutture. 

69
S
GETTY IMAGES
Stabia era la
Miami della
costa vesuviana.
E il sobborgo
di Oplontis era
ambito dai vip
Oplontis è celebre per gli affreschi di animali, frutta, maschere che abbelliscono le pareti
della villa di Poppea e altri che creano giochi prospettici con finte porte e colonne.

VAPORIZZATI. I più suggestivi a venire alla luce nel XVIII secolo, in archeologi si è intensificato dal XX
centri balneari del golfo, già colpiti epoca borbonica, a partire da Ercolano, secolo, e le tre storiche perle del golfo
da pesanti scosse di terremoto – la cui scoperta, nel 1709 (vedi riquadro di Napoli, seppur oscurate dalla fama
“avvertimento” inascoltato – sparirono nella pagina accanto), fu salutata con di Pompei e ancora in buona parte
con l’eruzione vesuviana, durante entusiasmo in tutta Europa. Nel 1748 da esplorare, hanno ricominciato ad
la quale il cielo si riempì di nubi si cominciò a scavare anche a Stabia attirare numerosi visitatori, desiderosi
infuocate e il suolo fu bersagliato da (l’anno prima era toccato a Pompei), di scoprire la storia di quei paradisiaci
lapilli e pomici incandescenti. In un mentre la riscoperta di Oplontis luoghi di villeggiatura tanto amati dai
tale scenario, risultò particolarmente prese piede dal 1839. Il lavoro degli Romani di duemila anni fa. •
drammatico il destino di Ercolano,
situata a est del vulcano a differenza di
Stabia, Oplontis e Pompei, che erano
Eleganti colonne
a sud. Nelle prime fasi dell’eruzione, Lo spettacolare
la città rimase illesa, vi piovve solo un cortile della villa A, o
po’ di cenere, e gli abitanti ebbero così di Poppea, a Oplontis
modo di ragionare su come allontanarsi (oggi nel territorio
prima che la situazione peggiorasse, di Torre Annunziata,
decidendo di dirigersi sulla spiaggia per Napoli). Tutto il sito
è Patrimonio Unesco
fuggire via mare.
dell’Umanità.
Per molto tempo si è pensato che
quella decisione avesse salvato molte
vite. Ma negli anni Ottanta del secolo
scorso sono spuntati a grappoli i resti di
scheletri umani, concentrati nella zona
portuale e spesso drammaticamente
abbracciati l’uno all’altro. Le cose
erano dunque andate in modo diverso
da come ipotizzato. Nei fatti, accadde
che, ore dopo l’eruzione, la gigantesca
nube nera salita in cielo per molti
chilometri iniziò a “collassare”, e lungo
le pendici del Vesuvio si formò una
nuvola assassina – o colata piroclastica
– lanciata a 100 km/h e formata da gas
roventi e frammenti di magma. Chi era
sulla spiaggia, speranzoso che il peggio
fosse passato, si ritrovò quindi senza
scampo, “vaporizzato” a oltre 500 gradi
all’interno dei fornici o inghiottito dalle
ribollenti onde del mare.

RISCOPERTA. Quando il vulcano


si riaddormentò, i materiali caduti
si solidificarono sino a creare una
copertura naturale che aiutò a
conservare quanto rimaneva dei luoghi
martoriati dall’eruzione. Le vestigia
degli antichi centri abitati cominciarono
70
S
Casa di delizia
La villa di Poppea vista
dall’esterno. Si tratta
di una residenza tanto
grande da contenere
un piccolo complesso
termale. Al momento
dell’eruzione era
disabitata perché in
ristrutturazione.

MONDADORI PORTFOLIO/AGE
Una scoperta casuale
N el XVIII secolo la storia
dell’archeologia fu rivoluzionata
dalla scoperta di Ercolano, seguita
del pozzo “miracoloso” e per due anni
proseguì negli scavi, usando i reperti
ritrovati per abbellire la propria villa,
da campagne di scavi in tutta l’area nell’odierna Portici.
vesuviana. L’eccezionale evento fu Sotto controllo. Si scoprì in seguito

MONDADORI PORTFOLIO/DE AGOSTINI PICTURE LIBRARY


peraltro frutto del caso: nel 1709 che il contenuto della “razzia” veniva
capitò infatti che un contadino, dalle rovine dell’antica Ercolano,
scavando un pozzo, rinvenne alcuni dopodiché il re di Napoli Carlo di
marmi pregiati, che rivendette Borbone prese la situazione in mano
a un artigiano a libro paga del e avviò i primi scavi regolari, iniziati
duca Emanuele Maurizio d’Elbeuf. nel 1738 ed estesi poi alle altre località
Quest’ultimo acquistò quindi l’area colpite dall’eruzione del 79 d.C.

I primi scavi a Ercolano, fatti da


contadini del luogo, in un quadro
dell’Ottocento napoletano.
ROBERTHARDING/AGF
PRIMO PIANO
MONDADORI PORTFOLIO/LEEMAGE

PARLANO
Vi pubblica,
Vita bbli ffattii di cronaca, sesso e politica:
li i
il variopinto mondo di Pompei visto attraverso
gli affreschi e i graffiti riemersi dalle ceneri.
di Federica Campanelli
Maxi rissa

UFF. ST. PARCO ARCHEOLOGICO / AGF


tra tifoserie
I mmaginiamo che un tifoso
appenda alla parete della
propria casa un poster con una
scena di violenza allo stadio.
Esagerato? Non a Pompei.
Un affresco di questo genere
decorava infatti il peristilio
della casa di Actius Anicetus.
L’affresco (foto a sinistra), oggi
al Museo archeologico di Napoli,
racconta la sanguinosa zuffa tra
pompeiani e nocerini scoppiata
nel 59 d.C. durante i ludi gladiatori
dati da Livineio Règolo. Luogo
dello scontro, riportato anche
da Tacito negli Annales (II sec.
d.C.), fu l’anfiteatro di Pompei,
qui riprodotto minuziosamente
La cultura esibita
con tanto di rampe d’accesso e
palestra con piscina. Le tensioni
tra la città vesuviana e Nuceria
T ra i capolavori riaffiorati dagli ultimi
scavi pompeiani, uno in particolare,
rinvenuto in una domus di via del Vesuvio,
A chi appartenesse questa sensualissima
alcova, purtroppo, non è dato sapere.
Secondo gli archeologi potrebbe trattarsi
Alfaterna erano peraltro dovute ha fatto parlare di sé: si tratta di un di un ricco commerciante, forse un liberto
a controversie di tipo territoriale: affresco che ritrae l’amplesso tra Leda che attraverso lo “sfoggio” di cultura
nulla a che fare con i ludi e il cigno (sopra), ossia la leggendaria voleva elevare il proprio status sociale:
gladiatori. La competizione però regina di Sparta e il divino Zeus che, questa domus è infatti ricca di decori
contribuì a infiammare gli animi come narra il mito, assunse le fattezze e soggetti a tema mitologico e per gli
degli spettatori, che si lanciarono del bel volatile per unirsi alla donna. abitanti di Pompei più facoltosi ostentare
in una rissa così violenta da Data la carica erotica del soggetto, erudizione, attraverso riferimenti
indurre il Senato a chiudere non è un caso che l’opera decorasse il alla cultura greca, era un modo per
l’arena per dieci anni. cubiculum, vale a dire la camera da letto. distinguersi dalla massa.
MONDADORI PORTFOLIO

Nelle mani
del chirurgo
L a varietà dei soggetti
riscontrabili negli affreschi
di Pompei ci dà l’opportunità di
conoscere molti aspetti della vita
quotidiana della città. Questo
affresco, proveniente dal triclinium
della domus di Sirico (45-79 d.C.
circa), riproduce un particolare
episodio dell’Eneide di Virgilio,
quello in cui Enea viene assistito
dal suo medico Iapige, qui intento
nel rimuovere una punta di freccia
dalla coscia dell’eroe troiano. La
curiosità in questa scena non sta
però nel contesto mitologico.
L’immagine è interessante perché
ci mostra un antico strumento
chirurgico in azione: la “pinza
ercolanense”, speciale forcipe
multiuso impiegato per estrarre
schegge, estirpare denti e
persino clampare vasi sanguigni.
Nonostante il nome rimandi alla
vicina Ercolano, l’esemplare più
antico di questo strumento è stato
rinvenuto proprio a Pompei, dove
l’ars medica era evidentemente
una pratica avanzata.

73
S
I panni sporchi?
Alla fullonica
M olte attività commerciali
odierne si servono di locandine
e cartelli illustrati per evocare “con
le immagini” i servizi offerti. Anche i
nostri antenati facevano così. Ma al
posto di stampe e fotografie usavano
gli affreschi, come quelli rinvenuti sul
pilastro della bottega di Lucio Veranio
Ipseo, proprietario di una delle tante
antiche lavanderie di Pompei: le
cosiddette fullonicae. Grazie a queste
pitture (oggi al Museo archeologico
di Napoli), abbiamo la possibilità di
assistere alle diverse fasi del lavoro
svolto in una tipica fullonica. In
particolare, nei riquadri qui a fianco
sono descritti i trattamenti di finitura
a cui erano sottoposti gli abiti già
puliti. In una scena (a destra) vediamo
infatti un operaio spazzolare i tessuti
con un cardo, mentre un altro
personaggio sorregge una viminea
cavea, grande gabbia di vimini
dove si stendevano i panni per la
“solfonatura” (esposizione a vapori
di zolfo). Una volta asciutti, gli abiti
passavano infine sotto a un torchio
ALAMY STOCK PHOTO (5)

di legno (in alto a sinistra) per essere


ben stirati e compattati. A sinistra, tre
operaie stendono le stoffe.

Con gli affreschi, negozianti e artigiani pubblicizzavano i

L’eros ambiguo delle


Terme Suburbane
D elle tante
meraviglie di
Pompei, le pitture
ritrovano più spesso
nei lupanari, dove
avevano lo scopo di
erotiche sono mostrare le prestazioni
certamente le più offerte dalle prostitute
note. Molte di queste e stuzzicare la fantasia
sono state relegate nel dei clienti. Ma in un
Gabinetto Segreto del complesso termale
Museo Archeologico a cosa servivano?
di Napoli, spazio Alcuni studiosi
allestito nel 1819 per hanno ipotizzato
nascondere gli “oggetti che questi disegni
osceni” rinvenuti alludessero proprio
durante i primi scavi. alla presenza di un
Alcuni esemplari sono lupanare clandestino
però rimasti in loco, nelle terme. Secondo
come gli affreschi dello un’altra teoria
spogliatoio delle Terme invece, trovandosi
Suburbane (I secolo in uno spogliatoio,
d.C.): sedici quadretti gli affreschi erotici
raffiguranti ognuno servivano da “segna-
una diversa posizione posto” per aiutare i
sessuale. Un soggetto bagnanti a ricordare
insolito, perché dove avessero messo i
scene del genere si loro abiti.
74
S
I quattro stili
pompeiani
O ggi li chiamiamo
“quattro stili”,
ma gli antichi non
conoscevano questa
classificazione. Si tratta
infatti di un’invenzione
moderna messa a punto
dell’archeologo tedesco
August Mau, autore della
Storia della pittura murale
decorativa a Pompei
(1882), in cui lo studioso
ha tentato di classificare i
diversi schemi decorativi
prevalenti nella città
romana.
I stile. Diffuso a partire
dal II secolo a.C., tende
a imitare, attraverso
elementi in stucco
colorato, i muri in opus
quadratum (muro di
mattoni) o le pareti a
crusta, cioè rivestite con
lastre di marmo policromo.
II stile. Riscontrato dal I
secolo a.C., si caratterizza

ALAMY STOCK PHOTO


per l’illusionistica
dilatazione dello spazio
resa attraverso lesene,
finti colonnati e finestre,
oltre i quali si aprono
realistici paesaggi. Fanno
loro servizi descrivendoli minuziosamente parte di questo stile
anche le megalographiae,
schiere di personaggi di
grandi dimensioni dipinti
su sfondi omogenei
all’interno di quinte
architettoniche.
III stile. Compare nel I
secolo d.C., e si distingue
per la presenza di strutture
architettoniche piatte che
inquadrano campiture
monocrome o quadretti
a soggetto classico. Le
decorazioni perdono gli
effetti illusionistici del II
stile.
IV stile. Tipico dell’ultimo
periodo di vita di Pompei,
dove si è imposto dal
62 d.C., quando la città
fu colpita da un forte
terremoto. Questo
schema decorativo, ricco e
fantasioso, è una summa
degli stili precedenti, di
cui riprende molti stilemi,
dall’imitazione della crusta
agli effetti prospettici ai
quadretti con scene
di vario genere. Gli
ALAMY STOCK PHOTO (2)

affreschi di questo servizio


sono tutti in IV stile
decorativo.
Per nostra fortuna molti pompeiani erano grafomani:
così sono arrivati fino a noi slogan, poesie e motteggi

ALAMY STOCK PHOTO


In questo quadro
del pittore Fra poesie e
polacco Stepan
Bakalowicz (1857-
slogan elettorali
1947), un antico
pompeiano
affresca le pareti
I muri di Pompei conservano la più
ricca antologia di graffiti latini che
si conosca. Un universo variegato
di un edificio. di messaggi, alcuni colti e profondi,
altri sgrammaticati e osceni, che
riflette il genuino modo di esprimersi
di un’epoca passata. La “letteratura
di strada” pompeiana tocca i temi
più disparati: si passa infatti dai
comunicati ufficiali alle imprecazioni;
dalle tenere frasi d’amore agli insulti
più coloriti. Non mancano neanche
riflessioni filosofiche di cittadini presi
da improvvisa ispirazione, come il
graffito trovato in una taberna della
Regio IX (vedi riquadro in basso).
Particolarmente evidenti sono poi
i progràmmata elettorali, manifesti
dipinti ad affresco – rigorosamente da
scriptores specializzati – che riportano
il nome del candidato e vari slogan
elogiativi (vedi sopra). I progràmmata
non erano peraltro commissionati
dai politici, ma dai loro sostenitori:
influenti cittadini o commercianti
che si facevano ricoprire le facciate di
case e botteghe con scritte di grandi
dimensioni, affinché fosse chiaro a tutti
il loro orientamento politico.

Nulla può durare in eterno. Il Sole che già brillò torna


a tuffarsi nell’oceano. Decresce la Luna che già fu piena.
La violenza dei venti spesso diventa lieve brezza.
(tratto da Graffiti latini, a cura di Luca Canali e Guglielmo Cavallo, Rizzoli)
ALINARI
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LA LIBRERIA

PER SAPERNE DI PIÙ LA MOSTRA


Pompei e Santorini. L’eternità in
un giorno. Roma, Scuderie del
Pompei non finisce mai di stupire con nuovi Quirinale, fino al 6/1/2020.
Usciti per la prima volta dalla
ritrovamenti. I libri (e una mostra) per approfondire. Grecia, i tesori di Akrotiri, città
portuale sull’isola di Santorini
seppellita da un’eruzione
nel 1628 a.C., sono messi a
Pompei è viva Graffiti latini I diari di scavo di Pompei, confronto con le emblematiche
Eva Cantarella a cura di Luca Canali Ercolano e Stabiae vestigia di Pompei, travolta dalla
e Luciana Jacobelli e Guglielmo Cavallo di Francesco e Pietro stessa fine circa 1.700 anni dopo.
(Feltrinelli) (BUR Rizzoli) La Vega (1764-1810)
In questo brillante Come le nostre, Mario Pagano Copia
libro su Pompei è anche le mura (L’Erma di Bretschneider) del calco
il racconto a farla delle città romane Pietro e dell’uomo
da padrone. erano piene di Francesco La seduto.
Racconto sui “graffiti”: invettive Vega erano
modelli abitativi, personali e ingegneri militari
gli svaghi, i servizi politiche, missive ed eccellenti
pubblici, la vita familiare, i culti d’amore, poesie, avvisi. Oscene o cartografi
religiosi e le vestigia della feroci, tenere o letterariamente spagnoli. Nel
celeberrima città seppellita dalla interessanti, le incisioni ritrovate 1764 Ferdinando I di Borbone, re di
furia del Vesuvio. Ma non solo: le sui muri di piazze, case private, Napoli, nominò Francesco
due autrici, grazie a testimonianze taverne e bordelli rappresentano direttore degli scavi delle città
e documenti, ricostruiscono storie una testimonianza più viva ed vesuviane, e alla sua morte
di vita vissuta, relazioni eloquente di qualsiasi libro di l’incarico passò al fratello Pietro,
sentimentali, contese politiche. storia sulla vita quotidiana dei che nella sua attività di
In ultimo, un quadro dello stato di Romani. E ci parlano in particolare esplorazione annotò ogni minima
conservazione e di gestione del di quel popolino che si intravvede scoperta. In questo volume sono
patrimonio pompeiano. nel Satyricon di Petronio. Tutti i raccolti e studiati documenti
graffiti raccolti nel libro sono stati inediti dei due meticolosi e
Pompei e l’Europa scelti e tradotti dagli autori, che appassionati archeologi castigliani,
1748-1943 hanno curato anche introduzione riportati alla luce e commentati
a cura di M. Osanna, e postfazione. dall’autore.
M. T. Caracciolo, L. Gallo
(Electa)

FINE ART IMAGES


Gli ultimi giorni a Pompei, di
Il catalogo di Karl Pavlovič Brjullov (1833).
una grande
mostra, alle-
stita al Museo
Archeologico
Nazionale di
Napoli e a
Pompei dal 25
maggio 2015 al 16 gennaio 2016,
per raccontare la suggestione
evocata dal sito archeologico
sugli artisti europei, a partire
dall’inizio degli scavi nel 1748
sino al drammatico bombarda-
mento del 1943, effettuato dagli
americani. Con un ricco apparato
iconografico e una ventina di
contributi critici di studiosi ita-
liani e stranieri. Uno dei curatori,
Massimo Osanna, è poi il direttore
generale della Soprintendenza di
Pompei, intervistato nel nostro
Primo Piano.
77
DOMANDE&RISPOSTE
Queste pagine sono aperte a soddisfare le curiosità dei lettori, purché i quesiti siano di interesse generale.
Non si forniscono risposte private. Scrivete a Focus Storia, via Arnoldo Mondadori 1, 20090 Segrate o all’e-mail redazione@focusstoria.it

HERITAGE-IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO
NUOVO MONDO ESPLORAZIONI

CHE FINE HANNO FATTO


MONDADORI PORTFOLIO
LA NIÑA, LA PINTA E
LA SANTA MARIA? Domanda posta da
Cristian, Trento.

L
e tre navi utilizzate da Cristoforo Colombo nel 1492 nel suo primo viaggio in America ebbero un destino
molto diverso fra loro. La Santa Maria, l’ammiraglia della flotta di caravelle, già nel dicembre 1492
naufragò davanti all’isola di Haiti. Su cosa accadde subito dopo le interpretazioni degli studiosi divergono:
dai racconti si evincerebbe che il materiale superstite del relitto sia stato riutilizzato per la costruzione del fortino
di Navidad, sull’isola. Secondo altri una parte della nave si salvò, e sarebbe andata bruciata in seguito durante il
primo scontro con gli indigeni.
La longeva Niña. Negli anni scorsi l’archeologo marino americano Barry Clifford sostenne di aver individuato
il relitto della Santa Maria sui fondali prospicienti il forte di Colombo ad Haiti, ma oggi, alla luce di ulteriori
riscontri, pochi studiosi concordano. Per quanto riguarda la Niña, Colombo la riutilizzò nel suo secondo viaggio Scoperte
in America. Poi, dopo un intermezzo avventuroso in cui la nave fu catturata dai pirati in Sardegna e poi liberata, In alto, le tre caravelle
la Niña partecipò anche al terzo viaggio verso il Nuovo Mondo, e le ultime notizie che si hanno la collocano nel di Cristoforo Colombo
1501 al largo del Venezuela. Per quanto riguarda la Pinta, non è noto cosa le accadde: alcuni credono che sia e, sopra, l’archeologo
andata distrutta e abbandonata, mentre altri ritengono che sia tornata in America e lì affondata. Aldo Bacci americano Barry Clifford.
78
S
L’esecuzione di lady Jane Grey,
quadro di Paul Delaroche
del 1833.

SCIENZA E BUFALE TERRA

Quando è nato il
terrapiattismo?
ALBUM/FINE ART IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO

Domanda posta da
Emanuela, Milano.

L ’ idea che il nostro Pianeta


non sia un globo ma un
disco piatto risale alla metà
del XIX secolo. In particolare
all’opera dell’inglese Samuel
Birley Rowbotham, un curioso
personaggio, inventore e scrittore
autodidatta, nonché sedicente
medico, che si appassionò al
INGHILTERRA TRONO SCOMODO tema osservando la superficie
Perché il regno di Domanda posta da
di un canale rettilineo non
lontano da Cambridge. La sua,
Jane Grey durò solo 9 giorni? Antonella, Lodi. sbrigativa, considerazione era: se

A causa di una contesa, tra cattolici e anglicani, per il titolo di Regina d’Inghilterra.
Nel 1553, tre giorni dopo la morte del re Edoardo VI, salì al trono lady Jane Grey,
cugina del sovrano defunto. La sua proclamazione era frutto delle spregiudicate
l’acqua non si incurva seguendo
la forma del Pianeta, significa
che la Terra è piatta. Lo stesso
manovre politiche del duca di Northumberland, John Dudley, suocero di Jane. Dudley vale per l’orizzonte, che appare
aveva convinto il giovane Edoardo VI a nominare sua erede la nuora, di fede anglicana, come una linea retta senza segni
scavalcando di fatto la sorellastra Maria, prima in ordine di successione. La cattolicissima di curvatura. Come sottolinea
Maria, figlia di Enrico VIII e Caterina d’Aragona, non perse tempo e rivendicò Gianluca Ranzini, astrofisico
immediatamente i suoi diritti: secondo le volontà del padre, il trono spettava a lei. Nove e giornalista di Focus, nel suo
giorni dopo l’incoronazione Maria, forte anche del sostegno popolare, depose Jane Grey libro Perché dicono che la Terra
e la fece arrestare insieme al marito Guilford Dudley. John Dudley fu decapitato subito. è piatta (Centauria), anche le
Dopo otto mesi nella Torre di Londra, anche i due giovani prigionieri fecero la stessa fine: foto della Terra dallo spazio
Jane, che quel trono in fondo nemmeno lo voleva, aveva solo 17 anni. Emilio Vitaliano realizzate dai satelliti non hanno
fatto vacillare le convinzioni dei
I Vichinghi MEDIOEVO GENTE DEL NORD terrapiattisti, che considerano le
arrivarono anche missioni spaziali un clamoroso
in America (qui a Che lingua parlavano falso. Anzi, queste rientrerebbero
Terranova) nel X
secolo.
i Vichinghi? in una cospirazione a grande
scala, ordita da“poteri forti”
Domanda posta da
e“massoneria”, che intende
Cristina, Napoli.
nascondere la verità un po’su

I Vichinghi parlavano la lingua norrena, tutto, in particolare sui temi della


di ceppo germanico, diffusa in tutta la scienza. Achille Prudenzi
Scandinavia. Del resto il popolo vissuto
in quelle aree tra l’VIII e il XIV secolo e da
ALAMY STOCK PHOTO

lì diffusosi fino in Islanda, Gran Bretagna,


Normandia, Mediterraneo, Russia, Grecia
e anche altrove, si chiamava appunto
norreno (termine derivato dalla parola che
indica il nord), mentre i“Vichinghi”in senso
stretto erano solo gli abitanti delle coste. Il
norreno era strettamente imparentato con
le lingue della Germania Settentrionale e
con esse c’era la possibilità di comprendersi
Secondo Samuel
facilmente. La reciproca comprensione c’era
ALAMY STOCK PHOTO

Birley Rowbotham
anche fra norreno e anglo-sassone, l’antico (1816-1884, a destra),
inglese. Inoltre i norreni avevano elementi in la Terra è un disco
comune anche con le popolazioni e le lingue piatto (sopra).
finniche e baltiche. Aldo Bacci
79
S
MONDI PARALLELI
Cina (V secolo a.C.)
ABITANTI
43 milioni circa (stima)

LO STATO DI LU
T ra l’VIII e il V secolo a.C. la Cina era
uno spezzatino di oltre 150 Stati.
Fu proprio Confucio, o chi scrisse gli
Annali delle primavere e degli autunni
a lui attribuiti, a chiamare così quella
fase turbolenta della storia d’Oriente.
Una dozzina di grandi signori, più
simili ai nostri duchi feudali che a veri
re, esercitavano l’egemonia su questi
territori ed erano in guerra perenne
tra loro. Lo Stato di Lu corrispondeva
grosso modo all’attuale provincia dello
Shandong (Cina Orientale) ed era un
riottoso vassallo della dinastia Zhou
orientale.
Era una società complessa, con
funzionari e burocrati che formavano
la classe dirigente degli shi, alla quale
apparteneva Confucio. «Era un ambiente
meritocratico, un governo delle élite»,
spiega lo storico Michael Scott. «Uno
sviluppo impensabile ad Atene, dove
ogni cittadino doveva contribuire alla
gestione della democrazia».
Verso l’impero. Al suo apogeo, Lu era
un regno con città vivaci, abitate da
mercanti e nobili amanti della caccia e
dell’arte. Ma dal VI secolo a.C. il potere
fu sempre più spesso conteso tra i clan
che cercavano di imporsi nella carica di
“duca”, senza riuscirci stabilmente. Verso
il 250 a.C. lo Stato di Lu fu inglobato
in quello di Chu, ma presto il Regno di
Qin si prese tutta la Cina e il suo re, Shi
Huangdi, nel 221 a.C. fondò l’Impero
cinese.
ALAMY/IPA

CONFUCIO
Venticinque secoli fa si diffondevano le loro idee, separate da

C
irca 8mila km separano Atene dall’antico Stato e morale cinese. Una generazione più tardi, anche il
di Lu, in Cina. Circa 2.500 anni fa, in due filosofo greco Socrate (469/470-399 a.C.) si trovò a vivere
luoghi così lontani tra loro, Confucio e Socrate in un mondo inquieto. Erano gli anni della Guerra del
rivoluzionarono il pensiero delle rispettive civiltà. Peloponneso, con la quale Sparta stroncò l’imperialismo
In Cina era il “Periodo delle primavere e degli autunni”, ateniese, e della crisi della democrazia di Pericle.
un modo poetico per definire una lunga fase di anarchia Nel 1949, il filosofo tedesco Karl Jaspers diede un
permanente. Proprio cercando di capire come stabilizzare nome alla fioritura parallela del pensiero occidentale e
il potere per garantire pace e ordine senza rinunciare orientale, avvenuta tra l’VIII e il III secolo a.C.: la chiamò
alla giustizia, Confucio (551-479 a.C.) elaborò i suoi “era assiale”. In quel periodo, teorizzava cercando di dare
insegnamenti, ancora oggi alla base del pensiero politico un senso alla storia dell’umanità, le vicende delle grandi
80
S
Attica (V secolo a.C.)
ABITANTI
300mila circa (stima)

LA POLIS DI ATENE
N el VI secolo a.C., quando in Cina
nasceva Confucio, Atene era una
delle città-Stato di una Grecia divisa
e impegnata a fondare colonie nel
Mediterraneo. Solo dal 499 a.C. gli Elleni
misero da parte le rivalità per respingere
il pericolo che veniva da Oriente: i
Persiani. Ci riuscirono, e di quella vittoria
Atene si attribuì il merito. La fioritura
del V secolo a.C. si deve anche all’abilità
di Pericle, lo strategos (capo militare)
che guidava la polis quando vi nacque
Socrate. Fu lui a esaltare il primato della
way of life che si era affermata nella polis:
la democrazia. Anche se quella “alla
greca” non era la democrazia come la
intendiamo oggi, nata invece dagli ideali
illuministi.
Ascesa e caduta. Il consenso intorno a
Pericle si basava su una retorica efficace,
distribuzioni di denaro e grandi
opere, come il Partenone, finanziate
con fondi pubblici. L’altra colonna
del potere ateniese era la flotta
militare, con la quale Pericle tentò di
“esportare la democrazia” nell’Egeo,
entrando in collisione con Sparta, la
polis dell’oligarchia e dei re: da qui la
Guerra del Peloponneso. Verso la fine
del V secolo a.C. la democrazia sbocciata
all’ombra dell’Acropoli stava appassendo.
La sconfitta contro Sparta, l’oligarchia GRECIA

JOZEF SEDMAK/ALAMY/IPA
dei Trenta Tiranni, la guerra civile, una
CINA
contrastata restaurazione democratica e
infine la conquista macedone (IV secolo
a.C.) ne accompagnarono il declino.

una distanza di 8.000 km ma unite da un “asse” comune.


di Aldo Carioli
civiltà arrivarono a un punto di svolta, grazie allo sviluppo nazionalismo. Resta il fatto che confrontando la Grecia
di un pensiero nuovo, che rompeva con il passato. Questo antica, la Cina del primo impero e l’India ai tempi di
“asse della Storia” avrebbe unito l’Atene classica ed Buddha si cominciò a considerare la storia del mondo
ellenistica (dal VI al I secolo a.C.), l’India del VI secolo, come un tutt’uno e non come la somma delle singole
dove predicò Gautama Buddha, e la Cina di Confucio e vicende di popoli diversi. Lo dimostrano le “idee parallele”
Lao Tse (il semileggendario padre del taoismo). di Socrate e Confucio. Per lo studioso di world history
La comune ricetta del buon governo. Molti storici e divulgatore britannico Michael Scott, i due pensatori
oggi considerano l’era assiale la semplificazione di chi cercavano infatti, separati da 8mila chilometri ma in
voleva dare all’umanità una “storia comune universale”, contesti simili, la soluzione a uno stesso problema: la
all’indomani di due guerre mondiali scatenate dal ricetta del buon governo. •
81
S
LA VITA LE IDEE L’EREDITÀ

I l suo nome cinese è Kung-fu-tzu, ossia


“maestro Kung”. Quando nacque, nel
551 a.C., sua madre aveva vent’anni
C ome per Socrate, conosciamo il pensiero di
Confucio soprattutto grazie a un suo seguace,
il filosofo-girovago Mencio (370-289 a.C.). Fu
A l suo tempo, i consigli di Confucio
non ebbero molto seguito. Infatti,
quando si formò l’Impero cinese
e suo padre, Kung He, era un ufficiale lui a illustrare gli insegnamenti di Confucio in (221 a.C.), il sovrano Shi Huangdi
settantenne al servizio di una potente brevi argomentazioni e aforismi, i“detti”. «Quello preferì gli insegnamenti di Lao Tse,
famiglia: Confucio era un privilegiato ed elaborato da Confucio era un sistema etico- semileggendario padre del taoismo,
ebbe la migliore istruzione possibile. Si politico, più che religioso, per un buon governo e come bussola del suo governo. I due
sposò a 19 anni e per trent’anni lavorò una maggiore armonia sociopolitica», spiega lo sistemi in seguito si fusero e nel III secolo
come funzionario addetto ai granai storico inglese Michael Scott. d.C. Confucio diventò il referente degli
e ai pascoli statali. Diventò ufficiale Dice il saggio... La ricetta confuciana si basava imperatori delle dinastie Han e in seguito
di cavalleria, ma usò poco la spada, sull’idea che l’essere umano dovesse aspirare a anche dei Song e dei Ming.
preferendo la penna. un continuo perfezionamento di sé, rinunciando Rivalutato. Il rivoluzionario Mao, invece,
Maestro. Ormai cinquantenne, passò all’individualismo. Così, al centro del suo sistema inizialmente schedò Confucio come
all’insegnamento e si guadagnò presto pose alcune virtù fondamentali: ren (l’“amore”o reazionario impegnato a conservare
una fama di uomo saggio, esperto di “gentilezza”, il comportamento base da tenere tra lo status quo. Ma poi la Cina popolare
rituali e consigliere di regnanti. Amava il esseri umani), zhong (“lealtà”) e shu (“rispetto”, e soprattutto la“turbo-Cina”del XXI
tiro con l’arco e la pesca, ma soprattutto ossia il dovere di“non imporre agli altri ciò che secolo hanno rivalutato l’idea di“armonia
la musica (suonava bene il liuto), mezzo non si desidera per sé”). sociale”confuciana: secondo Confucio,
ideale per la concordia tra gli uomini. Il sovrano, va da sé, doveva essere migliore dei l’evoluzione della società deve essere
Si legò al“duca”di Lu, Ding, di cui suoi sudditi e seguire tre precetti fondamentali: pacifica, basata su relazioni di tipo
divenne uomo di fiducia, e nel 517 a.C. eccellenza morale, moderazione, osservanza gerarchico e fondata sulla sottomissione
lo accompagnò nel suo esilio. Rientrato di regole e rituali. Nelle intenzioni di Confucio, all’autorità. Musica, per le orecchie di
a Lu, raccolse attorno a sé un gruppo queste linee guida avrebbero civilizzato chi governa con pugno di ferro quasi un
di discepoli, ma nel 497 a.C. se ne l’umanità, limitato gli abusi di potere e assicurato
sicurato miliardo e mezzo di cinesi.
cinesi
andò sdegnato dopo che il duca aveva giustizia e prosperità al popolo. Quanto alla
accettato 80 fanciulle in dono dalle conoscenza, Confucio diceva: “In questo coonsiste
famiglie più potenti dello Stato. Tornò il sapere o la conoscenza. Ciò che sai, ammeetti di
a casa nel 483 a.C. e quattro anni dopo saperlo; ciò che non sai, di non saperlo”. Un motto
morì, ormai ultrasettantenne. che ricorda il “So di non sapere” di Socrate.

Campana Un contenitore
cerimoniale per il vino in
cinese risalente bronzo e rame
al V secolo a.C. (V secolo a.C.).

MONDADORI PORTFOLIO/AKG
ALBUM/QUINTLOX/MONDADORI PORTFOLIO

ALAMY/IPA

771 a.C. 517 a.C. 501 a.C.


Inizia il Periodo delle Primo esilio Primo
primavere e degli di Confucio incarico
autunni, con la dinastia 551 a.C. con Ding, governativo
Zhou orientale. “duca” di Lu. di Confucio.
STATO DI LU Confucio nasce nello Stato di Lu.

800 A.C. 70 60
00 500

ATENE 588 a.C.


Muore il
legislato
ore 492-490
Un uomo in Solone. 561-527 a.C.
Prima guerra persiana.
ginocchio in una Tirannia di
Pisistrato.
statua della Cina
dell’epoca.
82
S
LA VITA LE IDEE L’EREDITÀ

D ella vita privata di Socrate si sa poco.


Quando nacque ad Atene, nel 469/470
a.C., era iniziata l’irresistibile ascesa di
S ocrate credeva nel potere della parola e
del dialogo: è considerato infatti il padre
della dialettica. Per lui la filosofia era una
L ’eredità più importante di Socrate è
il suo metodo, che Platone chiamò
maieutica (dal greco maieutiké,
Pericle. Suo padre Sofronisco era uno ricerca continua e personale, non una dottrina “ostetricia”). Socrate insegnava infatti che
scultore, la madre Fenarete, levatrice. immutabile da tramandare come un kit per vivere la conoscenza si raggiunge soltanto con
Sposò Santippe – secondo gli antichi, meglio: perciò, non lasciò niente di scritto. Come il ragionamento, che“fa nascere”, come
l’unica capace di tenergli testa – ed ebbe per Confucio, conosciamo il pensiero di Socrate una levatrice, un punto di vista. Quanto
tre figli (due forse con una concubina). solo grazie a chi visse dopo di lui, in particolare al alla virtù, essa coincide con la conoscenza
Combatté come oplita durante la Guerra suo allievo più famoso, Platone. stessa e l’uso della ragione: chi compie
del Peloponneso e, come ogni ateniese, Professione, filosofo. Ai tempi di Socrate i il male lo fa soltanto perché non usa il
finì coinvolto nella vita politica. filosofi in voga erano i sofisti, gente che amava cervello come si deve.
Anticonformista. Durante il governo i paradossi, mentre i precedenti naturalisti Liberi di ragionare. Ma forse la più
deiTrentaTiranni non risparmiò le critiche ragionavano sull’origine dei fenomeni naturali importante eredità di Socrate è la libertà
ad alcune loro decisioni, in nome della e del cosmo. Socrate si distinse da entrambi: di pensiero: ognuno deve essere libero
giustizia. Con il ritorno della democrazia, si affidò al ragionamento e al libero pensiero, di sviluppare le proprie idee e di poterle
nel 399 a.C., fu accusato di empietà (non diffidando di ogni verità preconfezionata della confrontare, attraverso il dialogo, con
aveva onorato gli dèi) e di corrompere tradizione. quelle altrui
altrui. Nel mondo occidentale
occidentale,
i giovani con idee anticonformiste e Fu il primo a definirsi“filoosofo”, cioè“amante della se ragioniamo come
antidemocratiche. Socrate si difese da solo, conoscenza”e non“sapieente”, cioè depositario di ragioniamo il
rifiutò di chiedere clemenza e non fuggì un sapere. Considerava conoscenza
c e virtù una merito è anche di
da Atene. Accettò la sentenza di morte, cosa sola: nacque così an nche l’etica. Il suo motto, Socrate.
eseguita bevendo un infuso velenoso di preso a prestito dall’oracolo di Delfi, era “Conosci
cicuta. Aveva superato i settant’anni, la te stesso” e per lui il vero ffilosofo è chi“sa di non
stessa età di Confucio quando morì. sapere”. Aveva idee similii a quelle di Confucio
anche sulla politica: devee avere come scopo finale
la
l giustizia, confutare il faalso grazie alla dialettica
e definiree con la ragione le virtù che guideranno
l’azione dei
d governanti.

Tipico vaso
in ceramica a
figure rosse del

ALAMY/IPA
V secolo a.C.
ALBUM/METROPOLITAN MUSEUM OF ART, NY/
MONDADORI PORTFOLIO

ALBUM/METROPOLITAN MUSEUM OF ART,


NY/MONDADORI PORTFOLIO
N
A

497 a.C.
Secondo 481 a.C.
esilio di Fine del 289 a.C.
Confucio. Periodo delle Muore
483 a.C. primavere e Piatto greco in Mencio, che
Confucio degli autunni. argento del V
rientra a Lu. ha raccolto e 256 a.C. 221 a.C.
secolo a.C. tramandato gli Lo Stato di Chu Il re dello Stato di Qin, Shi
479 a.C. insegnamenti annette lo Stato Huangdi, sottomette gli altri
Muore Confucio. di Confucio. di Lu. regni e fonda l’Impero cinese.

400 300 200

480-479 a.C. 460 a.C. 429 a.C. 404 a.C. 338 a.C.
Seconda Ascesa al Pericle Inizia il Filippo II, re di Macedonia,
guerra potere di muore governo filo- conquista la Grecia.
persiana. Pericle. durante spartano dei La dea Atena
l’epidemia Trenta Tiranni. in una statua
di peste L’anno dopo 399 a.C.
469/470 a.C. che è restaurata Processo e condanna
in bronzo del
Socrate nasce colpisce
ad Atene.
la democrazia a morte di Socrate. IV secolo a.C.
Atene. ateniese.
431-404 a.C. 83
Guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta. S
GUERRA
A decidere il conflitto nel Pacifico fu la prima
p

MID
ALAMY/IPA
CORBIS VIA GETTY IMAGES

Giapponesi
180 navi, fra cui 8
portaerei, 11 navi da
4-6 giugno 1942 di Lidia Di Simone
battaglia, 22 incrociatori,

C’
65 cacciatorpediniere, 21 è un momento cruciale in cui si rovesciarono le sorti della guerra nel Pacifico,
sommergibili e numerose quando i giapponesi capirono di non essere più invincibili e gli americani
navi appoggio, per quasi iniziarono la loro vittoriosa controffensiva. Accadde tutto nel giugno del 1942,
100mila uomini imbarcati, durante la battaglia navale più importante della Seconda guerra mondiale. Per la prima
guidati da 20 ammiragli. volta nella Storia, due flotte si scontravano senza essere a portata di cannone. Era appena
Inoltre, una forza di 590
aeroplani. Alla fine, per gli successo nella battaglia del Mar dei Coralli (maggio 1942), si ripeté al largo delle isole
errori giapponesi solo una Midway. Non era necessario essere a vista dell’avversario: le portaerei si trovavano infatti
minima parte di queste a centinaia di miglia l’una dall’altra, mentre a combattere erano gli aerei che decollavano
risorse fu coinvolta nella dai loro ponti, bombardieri e aerosiluranti in grado di volare su vasti bracci d’oceano per
battaglia; fra queste, 4 portare a destinazione il loro carico di morte.
portaerei.
L’OBIETTIVO. Dopo il devastante attacco giapponese su Pearl Harbor del 7 dicembre
1941, le forze nipponiche avevano dimostrato attraverso una serie di folgoranti offensive
di poter dominare la guerra nel Pacifico. Ma l’avanzata era stata disturbata dal raid su
Tokyo dell’aprile di quell’anno – pianificato dal tenente colonnello Jimmy Doolittle –
e frenata a maggio, nel Mar dei Coralli, dove gli americani avevano impedito lo sbarco
nipponico nelle isole Salomone e nella base di Port Moresby. Le portaerei americane si
erano rivelate il vero nemico da battere. Andavano distrutte. Come?

LA TRAPPOLA. L’ammiraglio giapponese Yamamoto pianificò un’operazione per


conquistare l’atollo delle Midway, nel Pacifico Centrale, e le isole Aleutine, in Alaska.
Un piano ambizioso e dispersivo. Troppo. In questo disegno, l’isola di Midway era
l’esca per attirare le portaerei della US Navy in mezzo al fuoco incrociato delle flotte
dell’ammiraglio Nagumo e dello stesso Yamamoto.

LA RISPOSTA. Gli americani riuscirono a scoprire in tempo il piano grazie alle


intercettazioni condotte con Magic, la macchina che usavano per decrittare le
comunicazioni nipponiche. L’ammiraglio Chester Nimitz, comandante in capo della
Flotta del Pacifico, scrisse: “Ci stiamo preparando per sorprendere i nostri visitatori con
il tipo di accoglienza che meritano”. E in effetti scagliarono contro le navi da guerra
del Sol Levante ogni bombardiere e caccia imbarcato sulle portaerei Hornet, Yorktown
ed Enterprise, in tutto almeno 150 apparecchi. I bombardieri Dauntless volarono a
6.000 metri riuscendo a non farsi scorgere dai giapponesi, per lanciarsi indisturbati
in picchiata sulle portaerei Kaga, Akagi e Soryu, centrandole più volte. La Marina
imperiale giapponese non si riprese più da questa sconfitta.

Al cinema
Pilota della
Marina imperiale
I l regista Roland Emmerich ha
impiegato effetti speciali e prove
d’attore per rievocare la battaglia delle
Army Air Forces) che qualche mese
prima, il 18 aprile 1942, aveva
compiuto l’impresa di levarsi in volo
Midway in questo kolossal in uscita il dalla portaerei Hornet, al comando di
27 novembre. una squadra di 16 bombardieri B-25B
I protagonisti. Woody Harrelson veste Mitchell, per portare a termine un raid
i panni dell’ammiraglio Chester Nimitz. su Tokyo, una vera mission impossible.
Aaron Eckhart è il tenente colonnello Fra gli altri ci sono anche Luke Evans,
G. ALBERTINI (2)

Doolittle, il pilota della Usaaf (U.S. Dennis Quaid e Patrick Wilson.


84
S
batta lia navale combattuta da forze aeree.

WAY

THE LIFE PICTURE COLLECTION/GETTY IMAGES (2)


Americani
76 unità – con un
terzo dislocato nelle
isole Aleutine, che non
intervenne – divise
fra la Task Force 16
dell’ammiraglio Spruance,
con le portaerei Enterprise
e Hornet, e la Task Force 17
dell’ammiraglio Fletcher,
con la portaerei Yorktown.
Le navi erano attrezzate
con il radar, il vero punto
di forza, insieme con
l’intelligence.
Entra in scena
l’aviazione
Il 3 giugno i
giapponesi attaccano
le Aleutine. Il 4 inizia
il raid su Midway.
Ma i bombardieri
americani anticipano
la flotta di Nagumo:
gli aerei decollati da
Enterprise, Yorktown
e Hornet colpiscono
le portaerei nemiche
Aviazione Soryu, Kaga e Akagi,
che affondano. I piloti
Basi navali giapponesi centrano
Portaerei a morte la Yorktown,
Corazzate e l’unico obiettivo
incrociatori messo a segno
Sottomarini oltre alle Aleutine.
Nei tondi in alto: a
sinistra Yamamoto,
a destra Chester
Nimitz.

Pilota di
bombardiere

85
ALAMY/IPA

S
PERSONAGGI

Isabella Goodwin

La prima
detective
della
Grande
Mela
Nel 1912, a New York,
la poliziotta Isabella Goodwin
risolse il caso della “Rapina
del taxi” e diventò la prima
donna detective della città.
GETTY IMAGES

di Gian Domenico Iachini


Eddie Kinsman

Geno Montani

JOHN LANE COMPANY/ARCHIVE.ORG (3)


I protagonisti
Sullo sfondo, la Broadway
(New York) di inizio ’900.
In alto e a destra, alcuni
componenti della banda
della “Rapina del taxi”, tra
cui il capo Eddie Kinsman
e il tassista, Geno Montani,
rivelatosi suo complice. Gene Splaine

N
ew York, 15 febbraio 1912. Era il
solito lavoro del giovedì mattina: due
funzionari della East River National
Bank, come ogni settimana, dovevano
prendere un taxi per andare a prelevare dei
contanti alla Produce Exchange National Bank,
all’incrocio della Broadway con Beaver Street,
a due passi da Wall Street. Un servizio di
routine senza mai un inconveniente, almeno
fino a quel giorno. Era già iniziata la corsa di
ritorno quando un uomo sbucato dal nulla
costrinse il tassista a fermarsi. In un attimo due
complici spalancarono gli sportelli posteriori e si
avventarono sui due funzionari, pestandoli fino
a farli svenire. Un altro bandito salì a fianco del
tassista con una pistola in pugno e gli intimò
di sgommare via. Dopo una decina di isolati i
rapinatori fecero fermare l’auto e si dileguarono
con un bottino di 25mila dollari (oltre mezzo
milione di dollari di oggi).
Quella che è passata alla Storia come la
“Taxicab Robbery” (leggi: “Rapina del taxi”)
messa a segno nella Grande Mela più di un
secolo fa, suscitò l’indignazione pubblica per la
strafottenza dei malviventi, in azione in pieno
giorno, e finì per mettere in imbarazzo la stessa
polizia che brancolava nel buio. Almeno finché
non entrò in azione una poliziotta, Isabella
Goodwin... X

87
S
detective della Grande Mela.
La Goodwin da anni era impiegata
come agente sotto copertura e per
questo caso decise di “diventare”
la nuova donna delle pulizie nella
pensione in cui alloggiava Annie:
quando quest’ultima tornò da un giro
fuori città con un costoso cappello
nuovo e un bell’abito alla moda, la
poliziotta si insospettì e scoprì che
l’acquisto era stato fatto dal suo
fidanzato in un negozio della città
di Albany, nel Nord dello Stato di
DETROIT PUBLISHING CO./LIBRARY OF CONGRESS

New York. Il proprietario confermò


che si trattava del sospettato: “Eddie
spargeva soldi come un canarino perde
le piume nella stagione della muta”,
dichiarò.
Il cerchio si strinse: Isabella si
accorse che la coppia nel frattempo
era tornata a New York per
organizzare la fuga. Furono arrestati
alla Grand Central Station, assieme a
uno dei complici, tale Gene Splaine,
mentre stavano già comprando i
Mani in alto COPPIA IN FUGA. La rapina nel bel mezzo biglietti per il treno. Era la pista giusta: Eddie era
Sopra, la Grand Central del frequentatissimo Financial District aveva il capobanda della “Taxicab Robbery”. Arrivato
Station di New York in scatenato i giornalisti e diffuso il panico, tanto pochi mesi prima da Boston, aveva saputo del
una foto dell’epoca: qui che il giorno dopo una banca dell’East Side fu trasporto settimanale di denaro via taxi mentre
WA ROGERS/LIBRARYOFCONGRESS

fu fermato il capobanda
della rapina del 1912,
presa d’assalto dai risparmiatori preoccupati per lavorava in un caffè dove aveva conosciuto i
che si stava dando alla la sicurezza dei propri depositi. La polizia aveva suoi complici, tra i quali lo stesso tassista, Geno
fuga con alcuni complici. perso il controllo della città? La risposta delle Montani. Già il giorno dopo l’arresto di Eddie,
Sotto, in una vignetta forze dell’ordine fu assegnare una sessantina di Isabella fu promossa detective dal commissario
satirica pubblicata nel detective al caso. Sembrava non bastare: dopo della polizia, Rhinelander Waldo: la donna aveva
1912 sul quotidiano New diversi giorni di indagini, c’era appena il nome di sgominato la banda di criminali più ricercata
York Herald il problema qualche sospetto. Ma la svolta partì proprio da lì. della città. Ma era solo l’ultimo di molti successi.
della delinquenza in città.
La polizia – sbeffeggiata dalla stampa per gli
scarsi risultati – aveva individuato un certo Eddie DA “MATRONA” A DETECTIVE. Isabella
Kinsman, un poco di buono con un passato da aveva iniziato a lavorare per la polizia di New
pugile, con fidanzata al seguito, tale Annie Hull. York all’età di trent’anni, quando aveva perso il
Quando il vice-commissario George Dougherty marito, l’agente John W. Goodwin, che nel 1895
seppe che la donna aveva preso alloggio in una l’aveva lasciata vedova con quattro figli. Allora a
pensione della città pensò che bisognava metterle capo della polizia c’era il futuro presidente degli
qualcuno alle calcagna. Quel qualcuno era Usa Theodore Roosevelt: la Goodwin fu assegnata
Isabella Goodwin, che sarebbe diventata la prima a un’importante stazione della Grande Mela come

Isabella dava il meglio


quando lavorava sotto
copertura: si infiltrava
negli ambienti della
malavita senza destare
sospetti
GEORGE GRANTHAM BAIN COLLECTION/LIBRARYOFCONGRESS
Massime autorità
A sinistra, i due
uomini al vertice della
polizia nel 1912: il
commissario Rhinelander
Waldo e il suo vice,
George Dougherty.
Fu quest’ultimo a

ALAMY/IPA
coinvolgere nelle indagini
una poliziotta-matrona,
Isabella Goodwin.

Rhinelander Wa
ldo
George Dougher
“matrona” (vedi riquadro ultima pagina). Per ty
circa un decennio si era data da fare assistendo
in cella le donne della malavita, con le quali
riusciva a entrare in confidenza. Nei primi anni caotiche strade della città di New York. Tuttavia,
New entry
del ’900 arrivò la sua prima occasione quando nonostante il suo apprezzato servizio da Nel corso della
il capitano ebbe bisogno di una donna sotto detective, la svolta per la Goodwin arrivò solo “Rapina del taxi”
entrò in scena una

NATIONAL MOTOR MUSEUM / HERITAGE-IMAGES / MONDADORI PORTFOLIO


copertura da infiltrare in un giro di scommesse dopo il clamoroso caso del 1912: lo stipendio nuova protagonista:
clandestine. Anche in quel caso, il suo fu un raddoppiò e finì sotto i riflettori per le sue insolite l’automobile, che
ruolo determinante per le indagini. imprese al servizio della legge. A non cambiare fu sostituiva il cavallo,
Nel mirino dell’insospettabile signora finivano il suo aspetto: continuò a girare senza uniforme privilegiato dai
regolarmente truffatori, imbroglioni, ciarlatani e senza pistola. “Nessuno ha mai sospettato che delinquenti nel secolo
e falsi guaritori che allora popolavano le fossi un detective”, raccontava ai giornali. X precedente. All’inizio
del ’900 le auto in
circolazione erano
comunque poche e la
stessa polizia aveva a
disposizione solo sei
vetture di servizio. Una
novità erano anche
i taxi: a New York la
prima compagnia
nacque nel 1897 (nella
foto, tassisti newyorkesi
nel 1910 circa).

89
S
Arrivano
le matrone
N egli Stati Uniti le
donne si fecero
strada nelle stazioni di
polizia e nelle carceri
già nell’Ottocento: di
solito lo facevano in
maniera volontaria
e prestando servizi
di assistenza di vario
tipo, dalle pulizie delle
celle alla tutela delle
detenute e dei minori,
per evitare possibili
maltrattamenti.
Erano le cosiddette
“matrone”. Ma al
servizio della legge
c’erano state anche
donne che in qualche
sperduta località del
Paese assistevano il

ALAMY STOCK PHOTO


marito sceriffo o ne
prendevano il posto in
caso di morte.
Al timone. Isabella
Goodwin in realtà
non era stata la
prima“matrona”e
nemmeno la prima
detective americana: Per avere un capitano donna alla polizia
fu preceduta a
Chicago da Marie
Owens (1853-1927)
di New York bisognò attendere il 1971,
negli anni Novanta
dell’Ottocento.
quando fu nominata Gertrude Schimmel
Nonostante il
contributo delle donne
L’IMPAVIDA SIGNORA GOODWIN. Nel

MONDADORI PORTFOLIO/COLLECTION CHRISTOPHEL


nella storia della lotta
al crimine, non era 1921 un’altra promozione la condusse, assieme
scontato che avessero alla collega Mary Hamilton, alla direzione del
gli stessi poteri dei neonato “Women’s Bureau” del dipartimento.
colleghi maschi. Una divisione di oltre venti agenti donne che
Soltanto nel 1972
la legge stabilì si occupavano di reati minorili e di assistenza
formalmente che alle alle donne in difficoltà. In quello stesso anno la
agenti donna fosse signora Goodwin balzò agli onori delle cronache
attribuita la stessa per il matrimonio con un uomo più giovane
autorità e lo stesso di una trentina d’anni. Per lei nulla cambiò:
status dei maschi. mantenne il suo cognome e continuò il suo
Appena l’anno prima, servizio.
nel 1971, Gertrude
Schimmel (1918-2015) L’insospettabile signora dai modi gentili e dal
era diventata il primo volto materno, abituata a muoversi tra brutti
capitano donna della ceffi e i bassifondi della grande città, finì per
polizia di New York. servire il dipartimento di polizia di New York LA SERIE
per trent’anni. La sua vita da detective, che lei
stessa definì “emozionante come niente altro
nella fiction”, oltre a essere raccontata nel libro
Isabella in tv
The Fearless Mrs. Goodwin (2011, in inglese) Isabella Goodwin ha ispirato il
della scrittrice Elizabeth Mitchell, ha ispirato personaggio di Sara Howard,
Donne della legge il personaggio dell’investigatrice Sara Howard
In alto, le donne e gli interpretata dall’attrice Dakota
nella recente serie televisiva L’alienista, basata Fanning (sopra) nella serie tv
uomini del Women’s
Police Bureau, corpo sul romanzo poliziesco di Caleb Carr, scrittore poliziesca L’alienista (Netflix): da
di polizia femminile, ed esperto di storia militare, ambientato proprio segretaria del commissario, Sara si
in posa a Washington, nella New York in cui la Goodwin mosse i primi dà da fare per diventare la prima
negli Anni ’20. passi della sua sorprendente carriera. • detective donna di New York.
90
S
Storia
POPOLO
ATTUALITÀ

SENZA TERRA
All’origine della “questione curda” e delle
dinamiche storiche che da secoli costringono i
curdi a un’esistenza precaria e sventurata.
di Riccardo Michelucci
CORBIS VIA GETTY IMAGES

92
S

N
BRIDGEMAN IMAGES

MONDADORI PORTFOLIO/AKG
on abbiamo amici, solo
le montagne”, recita
un antico proverbio
curdo, che si riferisce
al drammatico destino di un popolo
la cui storia è segnata da illusioni,
delusioni e tradimenti. Un popolo di
circa 35 milioni di persone che non
è mai riuscito a fondare uno Stato
indipendente, perché ogni tentativo si è
infranto contro le esigenze geopolitiche
delle grandi potenze. Lo schema
“usati e abbandonati” si è appena
ripetuto. Sebbene la loro lotta sia stata
determinante per liberare il Nord-
est della Siria dalle forze dell’Isis, con
Combattenti e civili il ritiro delle truppe Usa dal confine
Battaglia fra curdi ed esercito persiano nel XVI della Siria il presidente americano
secolo, in una litografia. Sopra, un curdo del Trump ha di fatto dato il via libera
Nord dell’Iraq di religione yazida (1930 ca.) all’offensiva turca nel Kurdistan siriano,
e una donna curdo-iraniana nel 1896. Sotto finalizzata ad allontanare i curdi
a destra, una mappa del territorio curdo nel
1682, del cartografo Alain Manneson Mallet. dalla frontiera. È, questo, l’ultimo di
una serie di tradimenti iniziati con la
caduta dell’Impero ottomano. La fine
della Prima guerra mondiale inaugurò
infatti un secolo di sventure per i curdi.
Ma tutta la loro storia è costellata di
massacri e persecuzioni.

SULLE MONTAGNE. Dall’antichità


il popolo curdo vive sparso in una vasta
area montagnosa del Vicino e Medio
Oriente divisa tra Turchia, Siria, Iraq
e Iran, un territorio di frontiera ricco
di risorse naturali situato ai margini di
quattro mondi culturali, etnici e politici
da sempre in conflitto tra loro: arabi,
Persiani, turchi e russi. I curdi sono
in maggioranza musulmani sunniti
ma hanno caratteristiche culturali 
MONDADORI PORTFOLIO/AKG
GETTY IMAGES

e linguistiche che li differenziano Nel Medioevo tre grandi invasioni


dagli altri popoli dell’area. Le prime furono inoltre di ostacolo al loro
testimonianze certe della loro presenza sviluppo: quella dei turchi nel 1051,
risalgono all’Alto Medioevo. quella dei Mongoli nel 1231 e quella di
Nel X secolo lo storico arabo Al- Tamerlano nel 1402.
Masudi raccontò il primo genocidio
contro il popolo curdo, risalente CAMPO DI BATTAGLIA. Nel
all’epoca della conquista araba del XVI secolo il Kurdistan divenne poi
637. I curdi lottarono a lungo prima di il terreno di scontro tra l’Impero
convertirsi all’islam e di essere assimilati ottomano e quello persiano. I curdi si
alla civiltà islamica. Fin dai tempi allearono con il sultano ottomano Selim
antichi si erano dotati di una struttura I che si impegnò a riconoscere le loro
tribale molto forte ed erano conosciuti rivendicazioni ma tradì le sue promesse.
come valorosi combattenti. Non sono Dopo la decisiva battaglia di Cialdiran
però mai riusciti a gettare le basi per uno del 1514, gli Ottomani e la dinastia dei
Stato perché l’elemento sovranazionale Safavidi (fondata da Shah Ismail I), che
Il famoso Saladino dell’islam impedì a lungo la presa di
coscienza nazionalista.
governava l’Iran, si spartirono infatti
il Kurdistan. Nel XIX secolo l’intero

I l curdo più famoso della Storia è

FINE ART IMAGES/HERITAGE-IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO


senza dubbio Abu l-Muzaffar Yusuf
ibn Ayyub Salah al-din (sopra), meglio
noto come Saladino, capostipite della
dinastia curda degli Ayyubidi che tra il
1169 e il 1250 regnò in tutto il Medio
Oriente musulmano e fu protagonista
delle vicende decisive del confronto tra
Occidente e islam in Terrasanta. Nato nel
1137 a Tikrit (la città irachena che otto
secoli dopo avrebbe dato i natali a Saddam
Hussein), Saladino ricevette una rigorosa
educazione musulmana in una scuola sufi
e fin da giovane fu messo a servizio del
sultano turco Norandino, partecipando
alla conquista dell’Egitto. Dopo anni di
battaglie, gli eserciti del sultano ebbero la
meglio su quelli del califfato e sui crociati
loro alleati.
La conquista di Gerusalemme. Saladino
si mise in mostra soprattutto in occasione
dell’assedio di Alessandria e scalò
rapidamente i ranghi del governo fino a
essere nominato visir. L’elenco dei suoi
successi militari è impressionante: dopo
aver condotto incursioni contro i crociati
in Palestina, ordinò la fortunata campagna
di conquista dello Yemen e scongiurò
numerose ribellioni in Egitto. Poi avviò
la conquista della Siria sconfiggendo
l’esercito zengide e venne proclamato
sultano di Egitto e Siria. Ma la sua apoteosi
fu la riconquista di Gerusalemme. Sotto
la sua guida l’esercito ayyubide sconfisse
i crociati nella decisiva battaglia di Hattin
nel 1187, aprendo la strada alla riconquista
islamica di buona parte della Palestina.
Morì di malattia nel 1193, pochi mesi dopo
la conclusione della Terza crociata, ma
divenne ben presto una figura leggendaria
per aver lottato vittoriosamente contro i
crociati e per essere riuscito a porre le basi
di un vasto impero comprendente Egitto,
Siria, Mesopotamia e parte dell’Arabia.
Boccaccio lo celebrò nel Decamerone e
Dante lo ammirò al punto da inserirlo tra Giù la testa
i valorosi non cristiani ospitati nel limbo Shah Ismail I durante la battaglia
della Divina Commedia, testimoniando la di Cialdiran (1524), che portò
sua fama di uomo retto ed esempio di virtù alla spartizione del Kurdistan tra
cavalleresca. Ottomani e Persiani.

94
S
territorio passò poi sotto il dominio Il primo genocidio fu religioso, nel
VII secolo. I curdi lottarono a lungo
ottomano, la cui politica centralizzatrice
innescò decine di rivolte, tutte represse

contro l’islam dell’espansione araba


nel sangue. Ogni volta che l’impero
attraversava un momento di difficoltà –
in particolare durante le guerre russo-
turche dell’Ottocento – i curdi cercavano
di liberarsi dal suo controllo. Una delle impegni assunti con i curdi, ai quali LOTTA ARMATA. Nel XX secolo
più importanti rivolte ebbe luogo tra da allora venne a mancare qualsiasi la storia del Kurdistan è costellata di
il 1853 e il 1856, sotto la guida del appoggio internazionale. La Società delle falliti tentativi di indipendenza. Uno su
condottiero Yazdan Sher. Nazioni sancì la divisione del Kurdistan tutti la breve repubblica di Mahabad,
ottomano in tre Stati – Turchia, Siria fondata sotto l’egida sovietica nel 1946
VOGLIA DI STATO. La nascita del e Iraq – mentre quello persiano restò e abbattuta dagli iraniani dopo 11 mesi.
moderno nazionalismo curdo risale all’interno dei confini dell’Iran. I curdi sono stati anche emarginati e
invece a poco più di un secolo fa. Il progetto di uno Stato nazionale repressi dai governi degli Stati dove
«Fino alla fine dell’Ottocento i curdi curdo non fu bloccato solo dalla si sono ritrovati a vivere. In Turchia,
avevano vissuto nelle province orientali Turchia ma anche da altre potenze dopo essersi visti negare ogni forma di
dell’Impero ottomano, nonostante la che erano intenzionate a sfruttare le identità nazionale e linguistica, dagli
repressione», spiega Stefano Maria risorse naturali presenti nel territorio del Anni ’80 hanno scelto la lotta armata
Torelli, ricercatore dell’Ispi esperto di Kurdistan. «Londra scoprì che nell’area con il PKK, il Partito dei lavoratori del
questioni curde e curatore del saggio intorno a Mosul si concentravano i più Kurdistan, di ispirazione marxista. Sono
Kurdistan, la nazione invisibile (Oscar grandi giacimenti di petrolio del mondo stati perseguitati anche in Siria e in Iraq,
Mondadori). «All’inizio del XX secolo e per assicurarsene il controllo volle a dove furono tra le principali vittime del
e con la Prima guerra mondiale le tutti i costi unire il Kurdistan iracheno conflitto tra l’Iran e il regime iracheno
potenze occidentali – Gran Bretagna, a quello che sarebbe diventato il nuovo di Saddam Hussein (1980-1988). La
Francia e Russia – iniziarono a Stato dell’Iraq», prosegue Torelli. «I questione curda ha continuato a covare
influenzare la nascita di un senso di leader locali si ribellarono a lungo contro sotto la cenere fino ai giorni nostri,
appartenenza nazionale tra i curdi il progetto del tutto innaturale imposto riaccendendosi qualche settimana fa
poiché compresero che una delle chiavi dall’Impero britannico, che prevedeva di con l’attacco turco al territorio del
del conflitto in quell’area sarebbero accorpare i curdi agli arabi iracheni». Kurdistan siriano. •
state le comunità locali. Decisero quindi
di aizzarle contro l’Impero ottomano
per sfruttare il nazionalismo a proprio
vantaggio».
Durante la Grande guerra i curdi si
allearono con i russi contro l’Impero
ottomano e il territorio del Kurdistan
fu teatro di durissimi scontri fra turchi,
russi e inglesi che provocarono molte
vittime tra i civili. In quegli anni circa
700mila curdi furono deportati dalle
province orientali dell’Anatolia, e Oppressori
molti morirono di fame e di stenti nel Il turco Ismet
corso dei trasferimenti. Ma le potenze Pasha alla
Conferenza di
occidentali alimentarono le speranze Losanna (1922-
dei nazionalisti curdi, promettendo 23). Sotto, la
loro che se avessero contribuito tribù curda
alla sconfitta dell’Impero ottomano Reshwan che
BETTMANN ARCHIVE

avrebbero ottenuto l’assegnazione del combatté gli


territorio sul quale dar vita al Kurdistan. Ottomani, nel
1919.
«La nascita di uno Stato curdo era
prevista dal trattato di Sèvres che
nel 1920 ridisegnò l’assetto politico-
istituzionale dell’area», spiega Torelli.
«Ma nei due anni successivi all’accordo
i nazionalisti turchi guidati da Mustafa
Kemal Ataturk iniziarono una stagione
di guerre per sconvolgere questi
assetti e far cambiare idea alle potenze
europee, convincendole a sacrificare
la causa curda. Il trattato di Losanna
del 1923 segnò il tradimento degli
GETTY IMAGES

95
S
ARTE

Una grande retrospettiva su uno dei


protagonisti del Novecento:
il pittore del mistero che influenzò
tutti i successivi movimenti.
Pop Art compresa.
di Irene Me
L’enigma di una
giornata 1914.
Una piazza, un
monumento di spalle,
un portico, una
ciminiera, una torre, un
treno in corsa... Sembra
che qualcosa debba
accadere. E il senso di
mistero è rafforzato
dal gioco delle ombre:
quella della statua pare
persino uscire dalla tela.

97
S
“E cosa
dovrei
amare se
non
l’enigma?”,
scrisse
l’artista
sulla cornice
del suo
primo
autoritratto

Due figure
mitologiche
1927. I volti sono
realistici, ma i
corpi appaiono
pietrificati, come
se stessero
diventando di
gesso. E un’antica
colonna sembra
prolungarsi nel
mantello di una
delle due figure:
una visione quasi
allucinata.

Orfeo trovatore
stanco 1970.
Orfeo è un musico
mitologico che
incanta persino
gli animali. Ma
qui è spossato:
ha lasciato gli
strumenti, siede
scomposto su un
blocco di pietra in
un luogo a metà
tra la quinta di
scena e una piazza
come quelle dei
lontani esordi.
Mélancolie
hermétique
1918-1919.
Mercurio, ritratto
come un busto
classico, guarda
assorto gli oggetti
davanti a lui: la
scatola giocattolo, i
dolci. L’artista lascia
Ferrara e il dipinto
è metafora del suo
stato d’animo.

99
S
Ritorno al
castello 1969.
Come un
cavaliere solitario,
l’artista ricerca
l’inaccessibile
castello della vera
arte, sempre più
lontana dal mondo
moderno, per
recuperare l’antico
splendore della
pittura, quella dei
grandi maestri
del passato. E per
riscoprire i segreti
del mestiere
del pittore, che
secondo de
Chirico ha sempre
“qualcosa del mago
e dell’alchimista”.
Muse inquietanti 1925. Sullo
sfondo il castello di Ferrara e le
ciminiere della città, deserta e immersa
in uno spazio sospeso. Su un palco,
immobili, due manichini con corpi di
foggia classica: sono le Muse, divinità
greche. E sono inquietanti perché
inserite in un contesto urbano molto
posteriore, come in certi incubi.

Ettore e Andromaca 1923.


I due personaggi omerici sono ritratti
nell’ultimo gesto di affetto, alle Porte
Scee, qui dipinte come quinte teatrali.

Oggetti quotidiani accostati in modo Ettore, a metà tra il manichino e un


supereroe da fumetto, abbraccia una

illogico, o in spazi inusuali. Questo


possente, statuaria Andromaca. Sullo
sfondo, un’immaginaria Troia brucia

è il motivo che crea lo straniamento


tra nuvole di fumo.

LA MOSTRA
U na grande retrospettiva ricostruisce il mondo di Giorgio
de Chirico, una delle figure artistiche più complesse e
affascinanti del XX secolo, con oltre cento capolavori disposti in
le tre versioni de Le Muse inquietanti, I bagni misteriosi in dipinti
e in maquette, Ariadne e Gladiatori da New York, L’enigma di
una giornata da San Paolo del Brasile, L’incertezza del poeta
un percorso con confronti e accostamenti inediti. L’esposizione da Londra, Mélancolie hermétique da Parigi, L’inquietudine
de Chirico, infatti, sala per sala vuole offrire la chiave di accesso dell’amico o l’astronomo da Houston e numerosi, splendidi
a una pittura enigmatica, che affonda le radici in Grecia autoritratti (compreso il primo, del 1919). Mistero, ironia,
(dove l’artista era nato nel 1888), sboccia nella Ville Lumière enigma, malinconia che scandaglia fino all’infanzia sono le cifre
delle avanguardie, dando vita alla Metafisica (la visione al di Giorgio de Chirico, artista ancora da scoprire.
di là della fisica, di ciò che vediamo e conosciamo) e infine Dove, come, quando. Milano, Palazzo Reale. Fino al 19 gennaio
getta scompiglio con le rivisitazioni del Barocco. Quanto ai 2020. Info: 0292897740, www.dechiricomilano.it. Catalogo:
capolavori, solo per fare alcuni esempi, a Milano sono arrivati Marsilio/Electa (le opere nel servizio sono tutte in mostra).

101
S
ANNIVERSARI
Il 12 dicembre 1969, una bomba scoppiò nella
Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza
Fontana, a Milano, uccidendo 17 persone e
ferendone 88. A mezzo secolo da quell’eccidio,
non ha pagato nessuno. di Pino Casamassima
MONDADORI PORTFOLIO/ADRIANO ALECCHI

M
ilano, venerdì 12 dicembre 1969,
ore 16:37. In piazza Fontana una
violenta esplosione devasta la
Banca Nazionale dell’Agricoltura.
Più o meno contemporaneamente anche a
Roma esplodono degli ordigni. Nella capitale
si contano alcuni feriti. A Milano è strage: 17
morti e 88 feriti. Le vittime sono tutti esponenti
della piccola borghesia agraria delle campagne
padane: imprenditori agricoli, allevatori,
intermediari. Gli unici giovanissimi sono i
fratelli Patrizia ed Enrico Pizzamiglio, 16 e 12
anni. Sopravvivono, ma i loro corpi mutilati e
ustionati dall’ordigno dovranno subire un lungo
calvario di interventi e amputazioni. Oggi,
a distanza di 50 anni, dopo un contorto iter
investigativo e giudiziario, i colpevoli hanno
nome e cognome. Ma non hanno mai pagato.

STRATEGIA DELLA TENSIONE. Appena


cinque giorni prima della strage, il settimanale
britannico The Observer pubblicava un articolo
della giornalista Leslie Finer (1922-2010) che per
la prima volta usava l’espressione “Strategy of
tension” riferita all’Italia. Basandosi su documenti
dei servizi inglesi, tratteggiava un progetto
politico statunitense volto a destabilizzare l’area
mediterranea per estendere il modello dittatoriale
instaurato in Grecia nel 1967, con l’Italia come
perno centrale grazie alla sua posizione strategica.
Una teoria che, pur annoverando negli anni a
venire molti sostenitori, non avrebbe mai trovato
riscontri. Anche se il movente della strage,
organizzata da forze di estrema destra, era proprio
quello di favorire, attraverso una “strategia
della tensione”, l’insediamento di un governo
autoritario in Italia. Ma questo non era chiaro,
in quei giorni. Nell’immediatezza della strage,
l’opinione pubblica, sotto shock, reclamava
giustizia, subito. E la caccia al mostro ebbe inizio. X

102
S
LA STRAGE
Terrore
Il punto dove esplose
la bomba nella
banca. In alto, la
notizia della strage
sul Corriere della Sera:
il quotidiano, allora
diretto da Giovanni
Spadolini, sposò
inizialmente la tesi
della pista anarchica.

IMPUNITA
ANSA (3)

Delfo Zorzi
ALAMY/IPA

ANSA
Franco Freda e Giovanni Ventura Giuseppe Pinelli

IL CAPRO ESPIATORIO. La macchina notizia aumentò esponenzialmente il clima di


investigativa puntò dritto agli ambienti anarchici. tensione e gli occhi di tutto il Paese si puntarono
Pietro Valpreda (1933-2002), un ballerino, due sulla questura milanese. Quello di Pinelli è stato
giorni dopo la strage finì in prima pagina: era un suicidio, spiegavano. Il ferroviere si sarebbe
lui “il mostro” di piazza Fontana, inchiodato gettato gridando: “È la fine dell’anarchia!”.
dalla testimonianza di un tassista che si ricordò A questa versione ne seguì un’altra, secondo
di averlo accompagnato col suo taxi sul luogo la quale Pinelli si sarebbe sentito male per la
Carlo Maria Maggi della strage. In ballo c’era anche una taglia tensione e, dopo aver aperto la finestra per
da 50 milioni, promessa a chiunque fornisse prendere un po’ d’aria, avrebbe perso i sensi,
informazioni utili. Cornelio Rolandi, il tassista, precipitando. Per il settimanale comunista Vie
si presentò quindi spontaneamente per la sua nuove, l’uomo era stato malmenato e poi ucciso
denuncia e, subito dopo, per un confronto. con un colpo di karate alla nuca, con il corpo
Valpreda, barba lunga e occhiaie per i lunghi gettato dalla finestra per camuffare i segni della
interrogatori appena subiti, fu mostrato al violenza. Una ricostruzione priva di riscontri,
testimone accanto a quattro poliziotti in borghese ma sufficiente per esacerbare gli animi. A fare le
pettinati e ben vestiti. “L’è lù” disse Rolandi in spese del clima di odio innescato dall’episodio
dialetto milanese. Valpreda si fece tre anni a sarà nel 1972 il commissario Luigi Calabresi
Regina Coeli, dopo di che fu rimesso in libertà (tra l’altro nemmeno presente al momento della
(provvisoria) per decorrenza dei termini di tragedia) che venne assassinato da un commando
durata delle misure cautelari. Poi, dopo una di Lotta continua.
lunga stagione processuale, nel 1985 arrivò
Stefano delle Chiaie l’assoluzione per insufficienza di prove. Insieme
MONDADORI PORTFOLIO/SERGIO DEL GRANDE

a lui, ironia della sorte, venivano assolti anche


Franco Freda (oggi settantottenne) e Giovanni
Anni cupi Ventura (1941-2010): loro sì, colpevoli.
Sopra, i personaggi di
estrema destra indagati
a vario titolo per la ALTRE DUE VITTIME. Nuovo rewind:
strage: Ventura, Maggi e sempre nei giorni successivi la strage, si consumò
Delle Chiaie sono morti. un’altra tragedia. Il 15 dicembre 1969, mentre
A destra, i funerali delle in piazza Duomo si celebravano i funerali
vittime in piazza Duomo, delle vittime, il 41enne Pino Pinelli, ferroviere
il 15 dicembre 1969. Il anarchico del circolo XXII Marzo, viveva le sue
giorno dopo moriva in
questura Pino Pinelli, ultime drammatiche ore di vita. Anche lui era
indagato insieme a fra gli 84 sospettati tradotti in questura subito
Pietro Valpreda (1933- dopo l’eccidio. Era già al terzo interrogatorio
2002) nella logica della di fila sotto la direzione del commissario Luigi
pista anarchica (in alto Calabresi e la responsabilità di Antonino Allegra,
a destra). capo dell’ufficio politico della questura milanese.
Alle 21:30, una telefonata alla moglie di Pinelli
l’avvertiva di preparare il libretto ferroviario del
Piazza Fontana. marito: serviva a studiarne gli spostamenti. Il
Il processo
impossibile, libretto venne consegnato verso le 23. Un’ora
Benedetta Tobagi dopo, la signora Licia ricevette un’altra telefonata,
(Einaudi). stavolta di ben altro tenore: suo marito era caduto
da una finestra dell’ufficio. Al quarto piano. La
104
S
Pino Pinelli Bombe nere
e Valpreda L a strage di piazza Fontana
fu preceduta da una

pagarono –
serie di attentati, tra cui
le bombe del 15 aprile di

uno con la
Milano, alla Fiera e alla
stazione; e quelle di agosto
ai treni (dieci ordigni, dodici

MONDADORI PORTFOLIO/ARCHIVIO APG


morte, l’altro feriti). In entrambi i casi, la
responsabilità fu di Ordine
col carcere – nuovo. Il 22 luglio 1970,
un’esplosione provocò il
la loro fede deragliamento del treno
Palermo-Torino: 6 morti

anarchica
e 66 feriti. Il 31 maggio
Pietro Valpreda 1972, a Peteano, nei pressi
di Gorizia, un ordigno in
una Fiat 500 abbandonata
uccise tre carabinieri e ne
IL DEBUTTO DEI NEOFASCISTI. Dal I PROCESSI. Il primo processo si aprì a
ferì altri due. Il 17 maggio
Veneto arrivava intanto una notizia destinata Roma, nel 1972, e sul banco degli imputati 1973 il sedicente anarchico
a sconvolgere lo scenario investigativo. A vide i rappresentanti sia del filone anarchico Gianfranco Bertoli doveva
progettare la strage sarebbe stato Ordine nuovo, sia di quello fascista. L’iter giudiziario fu lungo, eseguire il progetto di
un’organizzazione neofascista. A scompaginare tormentato ed estenuante per i parenti delle Ordine nuovo di colpire il
le carte fu Guido Lorenzon, segretario trevigiano vittime, costretti a spostarsi da Roma a Milano, presidente del Consiglio
della locale sezione della Democrazia cristiana, a Catanzaro, dove andò a finire il processo per Mariano Rumor, recatosi
nella questura milanese
che accusò Giovanni Ventura, un neofascista “motivi di ordine pubblico e legittimo sospetto”. per scoprire un busto in
affiliato a Ordine nuovo già inquisito per un Il primo pronunciamento in corte d’Assise fu di onore di Luigi Calabresi.
attentato a un rettore ebreo dell’Università di condanna per Freda, Ventura e Guido Giannettini Il commissario dell’ufficio
Padova. Ventura venne arrestato il 13 aprile (collaboratore dei Servizi con il nome in codice politico della questura
1971 insieme a Franco Freda, un sedicente nazi- di Agente Zeta). Ma il nuovo dibattimento in milanese era stato infatti
maoista. In manette finì pure Marco Pozzan, il Appello, che si svolse a Bari nel 1985, si concluse ucciso un anno prima da
più stretto collaboratore di Freda nella sua casa con l’assoluzione di tutti, anarchici e neofascisti, Lotta continua perché
ritenuto colpevole della
editrice, che inguaiò tutti. Confessò infatti di per insufficienza di prove. Poi una nuova morte di Pinelli. La bomba
aver partecipato alla riunione in cui era stata istruttoria portò alla sbarra i neofascisti Stefano a mano lanciata da Bertoli
progettata la strage. Anarchici o neofascisti, Delle Chiaie (organizzatore) e Massimiliano uccise quattro persone e ne
allora? Da questo momento la macchina Fachini (esecutore): entrambi assolti. ferì 52. Il 28 maggio 1974,
investigativa e processuale avanzerà su un durante una manifestazione
doppio binario. ESECUTORE MATERIALE. Negli anni antifascista in piazza della
Loggia a Brescia, una bomba
Novanta il giudice Guido Salvini, avanzando
uccise 8 persone, ferendone
un sospetto di connessione fra il fallito golpe 102. Il 4 agosto 1974, un’altra
Borghese (tentativo di colpo di Stato del strage, questa volta sul
1970) e la strage, raccolse le testimonianze di treno Italicus, nei pressi di
Martino Siciliano e Carlo Digilio, due neofascisti Bologna: 12 morti e 48 feriti.
dell’ormai disciolto Ordine nuovo, che oltre a Il 2 agosto 1980, l’eccidio più
confermare la progettazione dell’eccidio da parte crudele: una bomba nella
sala d’attesa della stazione di
di Ventura e Freda, indicarono in Delfo Zorzi il Bologna uccise 85 persone e
neofascista che aveva materialmente piazzato ne ferì 200.
la bomba. Il nuovo processo iniziò a Milano nel La mafia. Oltre a tutte
febbraio del 2000 e nel giugno dell’anno dopo queste stragi riconducibili
vennero riconosciuti colpevoli Zorzi, Carlo Maria all’estrema destra, ce ne
Maggi (che sarà poi condannato all’ergastolo furono poi altre compiute
per la strage di Brescia del 1974) e Giancarlo dalla mafia: il 23 dicembre
1984, sul rapido che si
Rognoni come basista. Sentenze poi cancellate trovava nella galleria di San
dalla Cassazione. Alla fine del processo del Benedetto Val di Sambro
maggio 2005, i parenti delle vittime dovettero (la stessa della strage
pure pagare le spese processuali. La Cassazione dell’Italicus), una bomba
addebitò definitivamente l’eccidio a Ordine provocò la morte di 16
nuovo nelle figure di Freda e Ventura: peccato persone e il ferimento di 267;
nel biennio 1992-93, una
che a quel punto non fossero più processabili,
serie di attentati mafiosi, fra
in quanto già assolti con sentenza definitiva nel cui i più clamorosi contro
1985. Finiva così, dopo 36 anni, la più brutta Giovanni Falcone e Paolo
pagina di storia giudiziaria scritta in Italia dal Borsellino, causarono 21
Dopoguerra a oggi. • morti e 117 feriti.
105
S
I GRANDI TEMI CRISTINA DI SVEZIA

L’ATENE
FINE ART IMAGES/HERITAGE-IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO

DEL NORD
della cultura europea, grazie alle vittorie dell’esercito
svedese e all’ambizione di Cristina, regina inusuale.
di Roberto Roveda
T
erra fredda la Svezia,
soprattutto nel primo Seicento,
una delle epoche più rigide
che la storia europea ricordi.
I campi rendevano poco e molti per
sopravvivere si dedicavano al mestiere
delle armi, mettendosi al servizio del
miglior offerente un po’ in tutta Europa.
Le cose però cambiarono proprio
all’inizio del secolo XVII quando divenne
re Gustavo II Adolfo. Il nuovo sovrano
amava pensare in grande e decise di
puntare sulla forza della Svezia, i suoi
Minerva uomini, eredi dei terribili Vichinghi.
di Svezia Creò un esercito invincibile, basato
In un quadro del sulla leva obbligatoria, l’addestramento
’700, Cartesio dà e una durissima disciplina influenzata
lezione di geometria dall’austerità del luteranesimo. Inoltre
alla regina di Svezia diede ai suoi soldati e ai suoi ufficiali
Cristina (1626-1689),
terre con cui sostentarsi e il sogno di
seduta al tavolo di
destra. A destra, in ricchi bottini in tutta Europa. In breve
un quadro del 1654, tempo vennero poste le basi per il
la sovrana nei panni predominio svedese in Scandinavia e
della dea Minerva. nel Baltico.

MONDADORI PORTFOLIO/AKG

107
S
Cristina divenne regina a sei anni
nel 1632: ebbe pieni poteri dal 1644,
fino all’abdicazione nel 1654
Un destino tragico attendeva però l’esercito svedese aveva sbaragliato i
Gustavo Adolfo, che fu ucciso durante rivali e in Svezia erano arrivati bottini e
la Battaglia di Lützen, in Sassonia, nel tesori provenienti soprattutto dalle ricche
1632, nel bel mezzo della Guerra dei città tedesche. Gustavo Adolfo aveva
Trent’anni (1618-1648). Il suo Stato fatto incetta di quadri di Lucas Cranach
era solido, l’esercito era il più forte e di altri maestri tedeschi e olandesi con
d’Europa, però il trono spettava a sua cui dare vita a una prima collezione
figlia, una bambina di appena sei anni, d’arte svedese. Era arrivato al punto di
Cristina. La sua nascita nel 1626 aveva lasciare due dei suoi migliori generali in
lasciato nello sconforto molti svedesi, ostaggio in Baviera pur di tenersi due
che attendevano un erede maschio, dipinti di Hans Holbein di cui si era
ma non Gustavo Adolfo che non aveva innamorato. Il sovrano era celebrato non
nascosto la sua gioia e le sue speranze solo come il “leone del Nord”, per la sua
scrivendo: “Diventerà intelligentissima, perizia bellica, ma anche come “l’amante
ci sta rendendo tutti pazzi di lei!”. di tutte le arti e le scienze” grazie anche
al fatto di aver rivitalizzato l’antica
COME UN RE. Gustavo era sceso
Giuramento
Università di Uppsala. In un quadro
nell’arena della Guerra dei Trent’anni Poi arrivò la morte in battaglia e dell’800, il re Gustavo
nel 1630, schierandosi dalla parte dei il passaggio dello scettro all’amata Adolfo prima di
protestanti. Nel giro di un paio d’anni Cristina. Gustavo aveva voluto che fosse partire per la Guerra
educata come un principe, imparando dei Trent’anni
a tirare di scherma, ad andare a caccia, (1618-1648) impone
a discutere di politica e filosofia. Le all’assemblea degli
Stati generali il
fu data la migliore istruzione, proprio giuramento di
come spettava all’erede al trono. Cristina fedeltà alla figlioletta
studiava dieci ore al giorno, imparò il Cristina.
tedesco, l’olandese, il francese e anche
HERITAGE-IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO

l’italiano oltre al latino, al greco, alla


filosofia e alla teologia. imperfetta, ma affascinante come pochi
A guidare il Paese, mentre la anche quando vestiva abiti maschili e
regina cresceva, era il potentissimo lanciava insulti come il peggior soldato.
Alto Cancelliere Axel Oxenstierna Più di ogni altra cosa desiderava
(1583-1654) che si stupiva della proseguire l’opera del padre, ma voleva
“luminosa intelligenza” di Cristina farlo a modo suo, trasformando la Svezia
ma era anche sconcertato dalla sua da periferia dell’Europa a nuovo faro di
personalità eccentrica, stravagante e cultura e arte.
anticonformista. La giovane era barocca
come l’epoca in cui viveva: irregolare, INVASIONE D’ARTE. «Un certo
livello di vita culturale era necessario
per mantenere il prestigio nazionale
Alla sua corte della Svezia o addirittura per acquisirlo»,
A lato, un ritratto di Axel spiega Veronica Buckley, autrice della
Oxenstierna (1583-1654),
l’Alto ancelliere che biografia Cristina regina di Svezia
resse la Svezia accanto a (Mondadori). Per questa ragione la
Cristina, anche se spesso regina, ormai maggiorenne dal 1644,
in disaccordo con lei. fece di tutto perché le milizie svedesi
Nella pagina accanto, si impadronissero, nelle ultime fasi
il castello Tre Kronor di della Guerra dei Trent’anni, della
Stoccolma, dove nacque
città di Praga. Obiettivo: mettere le
Cristina nel 1626.
mani sulla favolosa collezione d’arte
dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo.
Fece pressioni affinché questo tesoro
le fosse assegnato una volta firmata la
Pace di Vestfalia (1648) che pose fine al
trentennale conflitto europeo. All’inizio
BRIDGEMAN IMAGES
del 1649 giunsero così a Stoccolma 760
dipinti, 170 sculture di marmo e 100 di
bronzo, 33mila tra medaglie e monete,
600 pezzi di cristalleria, 300 strumenti
scientifici, manoscritti medievali e libri
rari. Tiziano, Veronese, Tintoretto,
Polidoro da Caravaggio, Correggio
andarono a illuminare le stanze dei
palazzi reali facendo innamorare Cristina
dei colori del Rinascimento: «La regina
stava facendo il possibile per ravvivare
il grigiore della vita culturale svedese
importando dall’estero tocchi di colore»,
conferma la biografa.
Stoccolma doveva diventare l’Atene
WIKIPEDIA

del Nord. Cristina inviò suoi emissari


in tutta Europa e anche in Egitto perché
entrassero in possesso di biblioteche,
reperti, opere d’arte con cui arricchire del Nord, la nuova dea della saggezza che fissò, in pieno inverno, nella sua
le collezioni della Corona. Il tutto senza e, per una personalità egocentrica come biblioteca completamente priva di
pagare il conto perché da vera regina Cristina, era impensabile non avere tutti riscaldamento. In breve tempo Cartesio
pensava che tutto le fosse dovuto. ai suoi piedi. si ammalò di una polmonite fatale
Allo stesso modo intrecciava relazioni Si incaponì con Cartesio, che corteggiò (febbraio 1650). Ma Cristina era già
epistolari con i maggiori eruditi del per anni affinché diventasse parte della presa da altri progetti che riguardavano
tempo, come Pierre Gassendi e Blaise sua corte. Quando il grande filosofo l’introduzione in Svezia delle forme più
Pascal, e si irritava quando qualcuno di giunse però a Stoccolma Cristina si moderne di teatro, di balletto e di canto,
loro rifiutava i suoi inviti. Era la Minerva stancò ben presto delle sue lezioni, importate da Francia e Italia.
109
S
Ultime lezioni SPENDACCIONA. Tra feste, balletti,
In un quadro dell’800, circoli letterari e collezioni d’arte,
Cristina prende lezioni
da Cartesio nel suo
Cristina fu sempre meno regina di Svezia
studio di Stoccolma. dato che il governo del Paese diventò il
Proprio alla sua corte, suo ultimo pensiero. Molti erano anche
il filosofo si ammalò e preoccupati per la sua scelta di non
morì nel 1650. sposarsi – “i piaceri del matrimonio non
ne valgono le pene”, amava ripetere –
negando quell’erede di cui il Paese aveva
tanto bisogno per la sua stabilità. Inoltre
le spese per la corte erano quadruplicate
e gli svedesi erano stanchi di mantenere
artisti ed eruditi stranieri che venivano
considerati alla stregua di parassiti. «Per
la sua natura curiosa e sensibile, Cristina
era sempre alla mercé dell’ultima
nuova idea. Il suo bisogno di dominare
le situazioni peggiorava le cose e lei
sperperava tempo e denaro in progetti
che si susseguivano l’uno dopo l’altro
senza mai venire realizzati», conferma
Veronica Buckley. D’altronde era
impossibile far ragionare una sovrana
il cui motto era: “Attaccare me è come
attaccare il Sole”.
Dopo un tiramolla durato anni, fu al
solito Cristina a decidere, abdicando
nel 1654, non prima di essersi fatta
assegnare enormi rendite dallo Stato
svedese e aggiungendo come ultimo
BRIDGEMAN

dispetto la scelta di convertirsi al


cattolicesimo, abbandonando il
luteranesimo. Axel Oxenstierna, che le

Figlia di uno dei massimi difensori


era diventato fiero avversario nel corso
degli anni, disse che “nessun nemico era

del protestantesimo, Cristina nel


costato di più alla Svezia” ma è anche
vero che nessun sovrano aveva mai reso

1655 si convertì al cattolicesimo


tanto sfavillanti e alla moda i palazzi di
Stoccolma. •

Regina (anche) di Roma


D opo la sua abdicazione
(1654) Cristina non rinunciò
alla vita da regina. Si trasferì
riconosceva lo Stato svedese
cominciò a indebitarsi e
dovette vendere molti dei
per la conversione mandarono
quasi sul lastrico l’arciduca
Ferdinando Carlo d’Austria
Roma o di passaggio nella città.
Diede vita a un’accademia da
cui si sarebbe sviluppata nel
nei Paesi Bassi dove organizzò suoi tappeti pregiati e alcuni che si era offerto di finanziarli. 1690 l’Accademia dell’Arcadia.
banchetti con spettacoli gioielli. Nel 1655 si convertì al Alla fine di quell’anno giunse a I membri dovevano seguire gli
teatrali e danze. Nonostante cattolicesimo mentre si trovava Roma, accolta con tutti gli onori interessi della sovrana, cioè
il ricco appannaggio che le in Austria e i festeggiamenti da papa Alessandro VII che musica, teatro, letteratura
vedeva in Cristina un simbolo e lingue. Cristina però era
della riscossa del cattolicesimo troppo inquieta per fermarsi
SCALA

sul protestantesimo (nella per sempre in una città, fosse


foto, la Giostra dei Caroselli anche l’Urbe. Viaggiò in
del 1656: si svolse a Palazzo Francia, dove cercò di ottenere
Barberini in onore di Cristina). da Luigi XIV il trono di Napoli e
Nell’Urbe. L’ex sovrana fu di nuovo in Scandinavia nel
si insediò prima a Palazzo 1660-’62 e tra il 1666 e il 1668.
Farnese e poi a Palazzo Riario Ambì anche, senza successo, a
alla Lungara che divenne il ottenere il trono della Polonia.
centro della vita mondana e Ma alla sua morte fu sepolta
culturale del periodo: ogni nella Basilica di San Pietro, una
venerdì Cristina vi riceveva le delle poche donne a godere di
personalità più importanti di questo onore.
Svezia Altri Paesi Società e cultura

1609 Galileo Galilei (sotto) mette a punto


il primo telescopio.

Gustavo II Adolfo della dinastia Vasa


1611 diventa re. Inizia l’ascesa della Svezia
come potenza europea.

1618 Inizia la Guerra dei Trent’anni.

Il cardinale Richelieu diventa Primo


1624 ministro in Francia.

1625 Gli olandesi fondano, nella baia di


Manhattan, Nuova Amsterdam.
1626 Nasce Cristina, riconosciuta come
erede al trono svedese. Un quarantennio dopo passerà
definitivamente in mano inglese e Il medico inglese William Harvey
1628 prenderà il nome di New York. scopre la circolazione sanguigna.

La Svezia scende in campo nella


INTANTO NEL MONDO

1630 Guerra dei Trent’anni appoggiando


lo schieramento anti-imperiale e
anti-cattolico.
Galilei pubblica il Dialogo sopra i
due massimi sistemi del mondo in
Gustavo Adolfo ottiene una grande
cui sostiene le tesi di Copernico. Nel
1632 vittoria a Lützen ma rimane ucciso
in battaglia. Gli succede Cristina che
1633, la Chiesa cattolica inserisce il
testo nell’Indice dei libri proibiti.
ha solo sei anni.

1636 Viene fondata nel Massachusetts


l’Università di Harvard, il più antico
ateneo dell’America Settentrionale.

Muore Luigi XIII di Francia (sopra)


1643 e gli succede il figlio Luigi XIV, Torricelli inventa il barometro.
di cinque anni.
1644 All’età di diciotto anni Cristina
diventa ufficialmente regina di
Svezia. L’incoronazione viene
posticipata a causa delle guerre in
cui è coinvolta la Svezia.

1648 Pace di Vestfalia e fine della Guerra


dei Trent’anni.
Gian Lorenzo Bernini realizza la
Fontana dei quattro fiumi in piazza
Navona a Roma.
1649 Carlo I d’Inghilterra viene decapitato.
Per la prima volta in Europa un
1650 Cristina viene incoronata regina di
Svezia. monarca viene giustiziato per
Il filosofo Cartesio muore a
Stoccolma mentre è ospite della
volere del popolo. Il Parlamento regina Cristina.
Cristina rinuncia ufficialmente abolisce la monarchia e proclama la
1654 al trono di Svezia: il trono passa repubblica (Commonwealth).
al cugino Carlo X Gustavo, già
riconosciuto dalla regina come
legittimo erede nel 1649.

1655 Cristina abbandona il luteranesimo,


si converte al cattolicesimo e si
trasferisce a Roma.
Viene restaurata la monarchia in
Muore re Carlo X Gustavo e Cristina Inghilterra. Sale al trono Carlo II
cerca inutilmente di far valere i
1660 suoi diritti sul trono svedese. La
Stuart, figlio di Carlo I. Inizia l’epoca
della Restaurazione inglese.
corona però passa al figlio di Carlo
X, Carlo XI, che viene incoronato alla
I turchi assediano Vienna ma il loro Isaac Newton nei suoi Principia
1683 maggiore età, nel 1672.
esercito viene sconfitto. descrive la legge di gravitazione
1687 universale. È una delle leggi
fondamentali su cui si fonda la
Gloriosa rivoluzione (o Seconda
1688 rivoluzione inglese). Giacomo II
fisica moderna.
A Roma muore Cristina di Svezia.
1689 Viene sepolta in San Pietro.
fugge dall’Inghilterra.
AGENDA
A cura di Irene Merli

MOSTRA MILANO MOSTRA PADOVA

DALLA RUSSIA L’Egitto di Belzoni


Reperti, disegni e racconti illustrano la vita

CON AMORE
dell’esploratore/avventuriero che “scoprì”
l’Egitto. Giovan Battista Belzoni fece infatti 3
viaggi sul Nilo, tra il 1815 e il 1818, e contribuì
alla creazione della collezione egizia del
Torna a casa la Madonna Litta di Leonardo. British Museum e altre ancora.

Attorniata da altre opere del Da Vinci e allievi. Fino al 28/6/2020. Centro Culturale

D
Altinate San Gaetano. Info: 08204857,
opo quasi trent’anni ritorna a Milano una splendida Maternità leonardesca, custodita www.legittodibelzoni.it
all’Ermitage tra i suoi massimi capolavori. ll grande museo di San Pietroburgo l’acquistò infatti
nel 1865, da una collezione tra le più importanti della città lombarda: quella dei duchi Litta (da
qui il nome con cui è conosciuta in tutto il mondo). Ora questo quadro del grande genio fiorentino, EVENTO SIENA
uscito dall’Ermitage solo sei volte, è al centro dell’esposizione meneghina Leonardo e la Madonna Litta.
Non a caso: il dipinto fu realizzato proprio a Milano dove il Da Vinci operò al servizio di Ludovico il Moro Rinasce il Mercato
tra il 1482 e il 1499. E viene presentato al pubblico insieme a una ventina di opere sue e degli allievi nel Campo
lombardi a lui più vicini in quel periodo.
Maternità gioiose. Nel percorso, la Madonna Litta è affiancata dalla Madonna con il Bambino di La principale piazza della città vivrà una
specie di “tuffo” nel suo passato
Boltraffio (il miglior allievo di Leonardo a Milano), eseguita molto probabilmente sulla base di studi
più glorioso, come se ci si trovasse di
preparatori del Maestro, e dalla Madonna con il Bambino di D’Oggiono, di Napoletano e del maestro nuovo nel ’300, tra storia ed eccellenze
della Pala Sforzesca, per illustrare come il Da Vinci e i suoi seguaci abbiano affrontato in maniera nuova enogastronomiche
e originale questo diffusissimo soggetto. Tra i disegni, spicca uno studio di Leonardo con un profilo e artigianali. 160 i banchi allestiti.
femminile e un occhio ben delineato. Su alcune opere sono state effettuate analisi diagnostiche, grazie
al sostegno della Fondazione Bracco, che hanno evidenziato i diversi modi di realizzare studi e dipinti Dal 7 all’8/12. Piazza del Campo.
degli artisti della bottega milanese del Da Vinci. Info: Facebook: Siena – Mercato nel Campo.
LIBRO
Sino al 10/2/2020.
Museo Poldi Pezzoli.
Info: 02794889/6334,
www.museopoldipezzoli.it.

Come una fiction


Il 26 aprile 1478 la congiura dei
Pazzi eliminò Giuliano de’ Medici,
fratello di Lorenzo. Ma quali colpe
poteva avere un uomo di secondo
A sinistra, Madonna piano? E se a decidere la sua sorte
Litta, Leonardo da fosse stata una passione amorosa?
Vinci (1490 ca.). L’autrice, una storica, è anche
Sopra, Cristo consulente della serie tv sui Medici
bambino, attribuito in onda su Rai1 fino al 3 dicembre.
a Marco d’Oggiono
(1498-1500 ca.).
Cospirazione Medici, Barbara Frale,
Newton Compton, 9,90 €.

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