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editoriale

il mondo sorprendente
dei nostri antenati

G
li ambienti domestici miracolo- Duemila anni non sono passati invano. Leg- QUEI ROMANI
samente conservati di Pompei ed gendo le pagine che seguono avremo modo di SIAMO NOI
Dal Rinascimento fino a
Ercolano, le dozzine di film e tele- capire quanto diversa fosse la giornata di un oggi, un’infinità di artisti
film dedicate ai fasti dell’Impero, i romano dei tempi di Cesare rispetto alla nostra. ha cercato di riportare in
documentari, i romanzi storici, i fumetti, le illu- E non solo in quanto i costumi, le credenze, la vita il mondo dell’Urbe.
Ogni epoca, tuttavia, non
strazioni, le rievocazioni in costume: Roma anti- tecnologia dell’epoca risultano del tutto diffe- ha fatto altro che ritrarre
ca ha così tante occasioni per sedurre la nostra renti da quelli di oggi, ma soprattutto perché, se stessa in abiti antichi:
togliamo le toghe a questi
fantasia che ci sembra di averla già visitata mil- in venti secoli, l’approccio verso il mondo e la Romani dipinti da Ettore
le volte. Eppure, che cosa sappiamo veramente di società è profondamente mutato. Forti e scopriremo una
tipica famiglia borghese
come vivevano i suoi abitanti? Condividevano i Facciamo piazza pulita di quello che pensia-
della Belle Époque.
nostri stessi gusti, le aspirazioni e le paure di un mo di conoscere, dunque, e lasciamo che i nostri
uomo o di una donna di oggi? Verrebbe da rispon- antenati ci parliano attraverso le leggi, i libri e le
dere di sì, ma si tratterebbe di una mezza bugia. opere che hanno voluto consegnare alla Storia. n

3
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introduzione6
cronologia8
la famiglia 10
le tappe della vita 18
l’abbigliamento26
la casa 34
la cucina 42
la vita pubblica 50
l’economia e il lavoro 62
la guerra 70
i riti e le festività 80
la magia 90
cultura ed educazione 94
i divertimenti 102
il sesso 112
salute e cura del corpo 116
le rievocazioni 124
detti e proverbi 130

sommario
Testi di MARIO GALLONI ED ELENA PERCIVALDI
introduzione

UN GIORNO
NELL’ANTICA
ROMA
Pubblico e privato degli antichi Romani,
tra domus e Foro, terme e mercati.
La vita dei patrizi non somiglia per nulla
a quella dei poveri o degli schiavi, eppure
tutti quanti si sentono figli dell’Urbe

L
e straordinarie conquiste militari, le mirabolanti opere d’ingegneria
e di architettura, l’efficienza amministrativa, la capacità di assorbire
il meglio dai popoli soggiogati: sono queste, in genere, le doti univer-
salmente riconosciute alla civiltà romana. Una cultura fondata non
sulle teorie di filosofi o grandi sapienti, ma sull’esempio dei padri: pastori, con-
tadini, rozzi guerrieri. La città che per secoli è stata il cuore del Mediterraneo
e del mondo intero affonda le sue radici nel culto degli avi: il romano non è
nulla senza la sua famiglia, la sua gens, il suo popolo. Grazie a questo collan-
te, Roma dà vita a uno Stato straordinariamente coeso, in cui tutti, dai patri-
zi ai plebei e perfino agli schiavi, si sentono coinvolti nel sogno di potenza
incarnato da Romolo. Un destino costruito giorno dopo giorno sui campi
di battaglia e nel privato delle domus, dove i valori dei padri si trasmettono
ai figli; nel tumulto delle assemblee elettive di una democrazia sicuramen-
te imperfetta, ma certamente inclusiva; nei riti domestici e nelle celebrazio-
ni corali di una religione di Stato che unisce la devozione agli dei a quella
per la patria, dandole il nome di religio. Pubblico e privato si fondono nel
clamore di una città che, da piccolo villaggio rurale, diventa una metropo-
li multietnica, brulicante di vita, commerci, culti esotici.
Dalla domus come dal piccolo appartamento popolare, il romano esce
ogni mattina all’alba per recarsi al lavoro: nei campi, in bottega, nel Foro,
nella caserma o negli uffici amministrativi. Escono presto anche i suoi figli
per raggiungere il maestro che tiene lezione in una taverna o sotto i por-
tici. A casa rimangono le matrone, custodi del focolare e della prole, per-
tanto anch’esse partecipi della grandezza di Roma.
Nel pomeriggio c’è tempo per recarsi alle terme od oziare, ma attenzione: l’o-
tium romano non è mai “passatempo” o puro svago, ma una pausa dal lavoro
vero e proprio per dedicarsi all’attività intellettuale, alla scrittura, alla coltiva-
zione delle proprie vocazioni naturali, siano esse rivolte alla poesia o all’agri-
coltura. Il romano sa anche divertirsi, beninteso, e per farlo ha a disposizione
teatri di ogni genere, il circo per assistere alle corse dei cavalli e l’anfiteatro
dove si battono i gladiatori. Ma quando Roma chiama, lui non si fa attende-
re, ed è capace di dedicare un giorno su due alla vita politica. Perché sa che
il suo destino e la sua libertà sono legati a doppio filo alle sorti della città. n

6
SOTTO L’EGIDA
DI ERCOLE
Ercole (sotto, in un bronzo
dorato del II secolo a.C.) è
legato alle origini dell’Urbe
per aver sconfitto Caco, il
mostro che tiranneggiava i
primi abitanti del Lazio.
A sinistra, la città imperiale
nella sua massima
espansione, ricostruita in
un plastico all’Eur.
Si stima che
la Roma di
Augusto
contasse oltre
2 milioni di
abitanti.

7
cronologia

DAI SETTE RE
ALL’IMPERO
La Roma leggendaria dei sovrani è una città piccola e bellicosa:
diventerà grande sconfiggendo Annibale, potente grazie alle conquiste
di Cesare e sconfinata per mezzo delle campagne militari di Traiano

D
a ll’austera morigeratezza contadi-
na dei padri fondatori, alla raffina- DA PRINCIPI NEL SEGNO
ta prodigalità dei patrizi di A IMPERATORI DI CESARE
età imperiale; dalle casti- Alla morte di Cesare, il potere La seconda metà del I secolo a.C.
gate matrone del tempo dei re, viene offerto al suo figlio è dominata dalla figura di Giulio
alle spregiudicate donne prota- adottivo, Ottaviano, Cesare. Grande condottiero e
goniste dei secoli d’oro; dalla che assume il titolo di soggiogatore delle Gallie, sfrutta la
dieta contadina tutta verdu- Augusto e instaura (27 sua ambizione per governare in un
ra e cereali, alle gozzoviglie a.C.) il principato, che triumvirato con Pompeo e Crasso,
del triclinio. I Romani del- segna il passaggio ma poi passa il Rubicone in armi e
le origini hanno plasmato dalla Repubblica dichiara la guerra civile. Dopo aver
l’Urbe su solidi valori con- all’Impero. sbaragliato gli avversari a Munda
tadini, poi hanno comin- Augusto non (45 a.C.), resta padrone unico di
ciato a modificare i propri abolisce le istituzioni Roma, ma viene assassinato in una
costumi seguendo il desti- repubblicane, ma congiura, il 15 marzo 44 a.C.
no della città. Che da villaggio assume la guida dello
si è fatta potenza regionale, poi Stato, diventandone il
nazionale, infine impero. perno politico.
Nel frattempo, sul piano politico, alla
monarchia dei primi secoli è seguita la Repub-
blica; ma tornerà, attraverso il principato, il domi-
nio di un uomo solo. Intanto le conquiste regalano
una ricchezza mai vista, e l’incontro con il mondo PAX ROMANA QUATTRO UOMINI
ellenistico un fremito culturale e artistico scono- E MASSIMA ESPANSIONE PER UN IMPERO
sciuto. Roma tardo-repubblicana e imperiale è un Con Augusto, Roma conosce un Terminata la fase espansiva, Roma
emporio a cielo aperto, dove si assiepano prodot- lungo momento di pace, che dura fino ristagna e i barbari premono alle
ti e genti provenienti da tutto il mondo, mentre al 180 d.C., ossia alla morte di Marco porte. Il III secolo d.C. è ricco di colpi
lo Stato, con i forzieri pieni e attento al consenso, Aurelio. Durante l’impero di Traiano di Stato militari. Nel 284, Diocleziano
riempie il calendario di festività civili. Tra corse (53-117) la città raggiunge la sua cerca di riorganizzare le strutture
dei carri e combattimenti gladiatori, celebrazioni massima espansione territoriale, imperiali tramite la tetrarchia,
in onore dell’imperatore e periodiche elargizioni, pari a oltre 6 milioni di kmq, suddividendo i territori in
gli austeri padri fondatori e i loro costumi (mos e il momento di maggior quattro sfere di influenza
maiorum) appaiono soltanto una zavorra. Anche i ricchezza nella sua controllate da due
riti della religione di Stato si svuotano, diventan- storia plurisecolare. Augusti e due Cesari.
do simulacri pubblici di una devozione perduta. Ma l’esperimento
Quando questa folle corsa rallenta e appare all’o- non si rivela efficace.
rizzonte il declino, nessuno può più invertire la ETÀ IMPERIALE
rotta: le virtù delle origini, quelle che hanno fat-
to grande Roma, sono scomparse per sempre. n
8
LA FONDAZIONE SETTE RE
DELL’URBE PER LA CITTÀ
DODICI TAPPE, La data ufficiale della fondazione viene Romolo, Numa Pompilio,
UNA SOLA STORIA fissata da Marco Terenzio Varrone: 21 Tullo Ostilio, Anco Marzio,
Dalla mitica fondazione fino alla aprile 753 a.C. Protagonista è Romolo, Tarquinio Prisco, Servio
caduta dell’Impero Romano che subito dopo uccide il fratello Remo Tullio e Tarquinio
d’Occidente, Roma è stata una per avere oltrepassato senza permesso il il Superbo: sono
presenza fondamentale nella recinto sacro del pomerio. Le prime tracce i sette sovrani
Storia d’Europa e del mondo. archeologiche di occupazione dei colli e della città, figure
La civiltà latina in tutte le sue delle aree intorno al Tevere risalgono però a metà tra Storia
espressioni, morali e materiali, ha più indietro, già al X secolo a.C. e leggenda, che
lasciato un’impronta indelebile, tra il 753 e il 509
chiaramente visibile ancora oggi. a.C. reggono le
sorti di Roma nell’età
ETÀ MONARCHICA regia. Sotto di loro
Roma diventa una piccola
potenza dell’Italia centrale.

SIGNORA IL SACCO RES PUBLICA,


DEL MEDITERRANEO DI BRENNO IL GOVERNO DI TUTTI
Debellate una dopo l’altra le Mentre Roma inizia a farsi largo ai danni Nel 509 a.C., l’odiato Tarquinio il Superbo
popolazioni circostanti, Roma degli Etruschi e delle genti italiche, viene cacciato da una rivolta condotta da Lucio
sconfigge, con tre lunghe dal Nord piombano i Galli di Giunio Bruto. Nasce la Repubblica e con essa il
guerre, la potenza di Brenno: è il 390 a.C. e la città consolato: il potere è retto da una magistratura
Cartagine: la battaglia viene saccheggiata dai collegiale (i consoli, a cui presto si affiancano
più celebre è del barbari. Il trauma della altri magistrati) insieme al Senato e alle
202 a.C., a Zama, sconfitta sul fiume Allia e assemblee dei cittadini. Il pontefice massimo,
dove Scipione ha del conseguente oltraggio invece, sovrintende al culto, coordinando i
ragione di Annibale. all’Urbe (che riecheggia sacerdoti che garantiscono la concordia degli
Roma diventa così la nel lugubre “Guai ai vinti” dei e, con essa, la prosperità di Roma.
dominatrice assoluta pronunciato dal capo
del Mediterraneo. gallico) diventa proverbiale.
ETÀ REPUBBLICANA

LA SVOLTA DUE IMPERI, L’ULTIMO


CRISTIANA DUE CAPITALI IMPERATORE
Nel 313 d.C., a Milano, Costantino Già Costantino aveva costruito Nel 476 d.C.,
apre alla nuova religione che si sta un’altra capitale, la “Nuova Roma”, a l’impero Romano
diffondendo nell’Impero dall’Oriente: Costantinopoli, sul Bosforo, preludendo d’Occidente,
il cristianesimo. La svolta è epocale: a una separazione effettiva dell’Impero assediato dai barbari,
oltre all’impatto sul piano culturale, in due tronconi: quello orientale e cessa di esistere.
nasce una struttura ecclesiastica quello occidentale, ormai solcati da L’ultimo sovrano,
che in teoria dovrebbe differenze sempre più marcate. il giovinetto Romolo
aiutare il governo La divisione diviene effettiva Augustolo (curiosamente si
centrale a controllare le nel 395 d.C., alla morte di chiama come il fondatore) viene
periferie, ma in realtà Teodosio I: l’Oriente va al deposto dal generale erulo Odoacre.
si sostituisce spesso figlio Arcadio, l’Occidente Le insegne imperiali sono inviate a Zenone,
ad esso. spetta a Onorio. imperatore d’Oriente: è la fine di un’epoca.

9
LA famiglia
ECCO I MIEI
GIOIELLI
La matrona era un
esempio di dignità e
virtù per tutta la famiglia
(qui uno scorcio di vita
quotidiana in un dipinto
ottocentesco). Proverbiale
l’atteggiamento che tenne
Cornelia, figlia di Scipione
Africano, il vincitore di
Annibale: a una matrona
che ostentava le proprie
pietre preziose, rispose
“ecco i miei gioielli”,
mostrandole i suoi figli
Tiberio e Caio, destinati a
ricoprire un ruolo decisivo
nelle vicende della
Repubblica.
LA famiglia

Padre
e padrone
Nucleo della società romana antica,
la famiglia è soggetta al potere assoluto
del suo pater, garante di tutti i consanguinei
nei confronti della patria e degli dei

P
otere di vita e di morte su tutti i mem-
bri del gruppo ed esclusiva disponibili-
tà del patrimonio fino alla fine dei suoi
giorni: proprio come Romolo, fondatore
della città di Roma, il pater familias è il signore
UN AMABILE indiscusso della famiglia, a sua volta architra-
TIRANNO ve dell’intera società. È lui il garante di tutti
Sul pater familias (sotto, gli altri componenti al cospetto degli dei e della
un busto idealizzato) patria; spetta al pater familias approvare e con-
si incardinavano tutte le cludere i contratti, anche quelli matrimoniali,
istituzioni della società così come punire i membri e perfino accettare
romana. A destra, o meno i nuovi nati. Non è un caso che il voca-
una rappresentazione bolario latino, dovendo coniare il termine fami-
familiare a bassorilievo. lia, abbia preso a prestito il sostantivo famulus,
usato dagli antichi Osci per indicare il servo. La
famiglia romana, insomma, è molto differente
da quella che conosciamo oggi.

Potere di vita e di morte


Il gruppo familiare è unito da vinco-
li di servitù e subordinazione. Ciò che
unisce i membri della famiglia fra loro,
ancor più che il sangue, è però l’essere
soggetti alla potestà del pater familias,
che è detentore di un potere assoluto,
senza eguali in tutta l’antichità. Tocca
esclusivamente a lui gestire il comples-
so di beni mobili e immobili che co-
stituiscono il patrimonio della famiglia.
Al suo volere sono assoggettati schiavi
e schiave che lavorano nella casa urba-
na o in quella di campagna. Lo stesso
destino è riservato ai figli che, rispetto
agli schiavi, hanno perlomeno una pro-
spettiva di libertà nell’età adulta. Sono
soggette al dominio del marito anche
la moglie e perfino le mogli dei figli.
Il pater familias è quindi il sovrano as-
soluto di un microcosmo i cui confini ”
12
In epoca classica, alla morte del pater familias il potere
andava ai suoi figli. Qualora il capostipite morisse
ancora giovane, poteva capitare che il nuovo pater fosse
solo un adolescente, o addirittura un infante.

13
La madre di famiglia dirige servi
e schiavi. Viene chiamata domina
(padrona), e la sua festa è alle calende
di marzo, durante i Matronalia.

restano parzialmente inviolabili anche al potere PADRE


pubblico, che gli riconosce una piena autono- E FIGLIO
mia: la legge romana fatica a entrare nelle case La paternità generava
private, perché, sostanzialmente, si occupa della una relazione complessa:
relazione fra cittadini appartenenti a famiglie il figlio dipendeva dal
diverse. Varcata la soglia di casa, dove regnano genitore finché questo
i dettami del padre, unico rappresentante del non moriva; godeva,
gruppo nei rapporti con la comunità e con le di- quindi, di un raggio di
vinità (spetta a lui fare sacrifici a favore degli dei azione molto limitato, che
e agli antenati protettori), vige un rigore morale dava vita a forti tensioni.
assoluto che non ammette poligamia, adulterio
e nemmeno il celibato, perché la procreazione
è ritenuta un dovere morale nei confronti della
14
LA famiglia

Donna e matrona
S i chiama matrona la nobildonna sposa-
ta, dai costumi irreprensibili, fedele al
suo uomo anche dopo la morte, attenta alla
gestione della casa, alla salute e all’educa-
zione dei pargoli: il prototipo della donna
perfetta, feconda generatrice di quella di- FORME stirpe e della patria. Ciò per dare un seguito
scendenza che permette il proseguimento “SOLIDE” alla gens di appartenenza, ossia l’unione di quel-
della stirpe e della patria. L’ideale della matrona le famiglie che si riconoscono discendenti dal
Tanta morigeratezza e dedizione alla (sopra, una tela di Dante medesimo antico patriarca.
causa viene ripagata con un assoluto ri- Gabriel Rossetti) si
spetto in società, tanto che per strada le si accompagna a quello Il neonato: accettato o esposto
deve cedere il passo. Tra l’altro è impossi- della solidità e della Quando una donna partorisce, sia essa moglie,
bile non riconoscerla: solo alle matrone è morigeratezza. Ancor oggi figlia o nuora, il nascituro viene deposto nell’a-
permesso vestire la stola, una sopravveste il termine designa una trio della domus, ai piedi del pater familias, in-
che dal collo scende fino ai piedi, indossa- donna imponente, ma vitato a esercitare il primo atto della sua potestà
re gioielli preziosi e coprirsi il capo con un dignitosa nel portamento. assoluta: deve decidere se quella creatura può en-
particolare scialle che ricade sulle spalle. trare a far parte del gruppo, e in tal caso la pren-
de in braccio; se invece la lascia sul pavimento, ”
15
I Romani avevano
Il lusso dei tre nomi
molti animali
N elle famiglie di antica origine, il dies lustricus,
il giorno in cui il neonato viene purificato con
l’acqua e per lui si invocano le divinità che presie-
domestici: non solo
cani e gatti, ma
dono al destino degli uomini, è anche quello in cui
gli si impongono i suoi tre nomi: il praenomen, ossia anche bestie esotiche,
il nome proprio; il nomen della gens a cui la famiglia come le scimmie.
appartiene (Cornelia, Iulia), ecc.; il cognomen della fa-
miglia, che può fare riferimento a professione, provenienza o Secondo l’erudito
caratteristiche di un antenato, cui fu affibbiato per primo.
Già al momento di scegliere il nome, appare netta la
Varrone, ideale era
differenza tra maschi e femmine: queste, infatti, prendono avere due cani: uno
semplicemente il nome del padre volto al femminile,
che è quello della gens (Tullia, Claudia): se sono da caccia e uno da
più di una si distinguono tra Maior e Minor, o con guardia. Diffusi
dei numeri: Tertilla, Quartilla, ecc.
Qui sotto, l’esempio riguardante Giulio Cesare: erano anche i volatili.
Lesbia, amante di
IULIA MINOR
CORNELIA MINOR
(figlia di Lucio Cornelio (prende il nome dal padre; Catullo, teneva un
è detta Minor per distinguerla
Cinna, da cui prende il nome) generano da una zia, Iulia Maior passerotto: quando
sposa morì, gettando
la ragazza nello
CAIUS IULIUS CAESAR
preaenomen nomen cognomen sconforto, il poeta gli
(forse “felice”) (appartenente (forse significa
alla gens Iulia) “dai molti capelli”) dedicò un accorato
adotta componimento.
CAIUS IULIUS CAESAR OCTAVIANUS
(il figlio adottato assume l’intero nome del padre,
a cui aggiunge la forma declinata
dal nome originale di famiglia, Octavianus

allora ne ordina implicitamente l’esposizione, Ma il tratto forse più originale dell’esercizio


cioè l’abbandono. È un giudizio inappellabile della patria potestà nell’antica Roma sta nel fat-
e il bambino potrà essere salvato soltanto dagli to che il pater familias resta tale fino alla sua
dei, che possono mettere sulla strada del neona- morte. Ciò riduce gli eredi maschi, anche in
to un adulto caritatevole intenzionato ad adot- età adulta, a una penosa condizione di parziale
tarlo prima che fame o freddo lo uccidano. incapacità giuridica e, soprattutto, economica,
Lo ius vitae ac necis, cioè il diritto, proprio NOMI rimanendo infatti il solo pater familias l’unico
del pater familias, di mettere a morte i com- PARLANTI autorizzato a concludere i contratti e gli affari
ponenti del gruppo, trova nel caso dei neonati Gli appellativi traevano stabiliti al di fuori del nucleo familiare. Questa
un parziale freno in una legge, da far risalire spesso spunto da condanna a una lunga subordinazione, contro le
a Romolo, che impone la confisca della metà caratteristiche fisiche: cui storture, nel tempo, si cercò di rimediare con
del patrimonio nel caso di esposizione di un fi- Claudio significava zoppo, leggi apposite, si affianca ad altre tradizioni e
glio maschio o della primogenita femmina. Dal Cicerone derivava da norme che concentrano nel pater familias tutto il
che si deduce che a rischiare l’abbandono fos- cicer, cece (forse aveva potere. Spetta sempre a lui la facoltà di vendere
sero soltanto le figlie minori. L’orribile pratica una verruca sul naso), un figlio a un altro capofamiglia, di fatto rele-
dell’esposizione, in particolare per le femmine Flavio voleva dire biondo. gandolo in una condizione simile alla schiavitù,
e i neonati deformi o malati, trova una sua ra- Sopra, Giulio Cesare, il cui oppure cederlo alla parte lesa per rifondere un
gione nella natura agricola della prima società cognome, probabilmente, danno procurato dallo stesso figlio.
romana: la famiglia non può aspettarsi molto significava “capelluto”. I maschi possono essere uccisi nel caso si mac-
aiuto materiale da una figlia, per di più destina- chino di delitti contro lo Stato e, in tal caso, il
ta ad andare sposa e quindi a esigere una dote. rispetto delle prerogative del pater familias è tale
16
LA famiglia

che perfino l’autorità pubblica gli cede l’esclusi- NON DIRE la vita sotto il dominio di un uomo. La giovane
va dell’esercizio della giustizia: a dare la morte GATTO... romana si svincola dal patrocinio paterno quando
non sarà un magistrato, ma il padre stesso del Mentre il cane era già va sposa a un uomo che non ha scelto (ci ha pen-
reo. Le figlie sono passibili di pena capitale nel compagno fedele dei sato, ovviamente, il pater familias), ma solo per
caso perdano la verginità prima del matrimonio. pastori che avevano cadere sotto una nuova potestà maschile. Soltanto
fondato la città, il gatto l’uomo gode dei diritti politici (votare, eleggere
Dal padre al marito (sopra, in un mosaico e farsi eleggere, percorrere la carriera politica),
Se tale e tanto è il potere esercitato dal pater fa- di Pompei) tardò ad mentre la donna ne è del tutto esclusa.
milias nei confronti dei suoi stessi congiunti, si può affermarsi come animale Anche per esercitare i diritti civili, come spo-
facilmente comprendere come un’altra potestà che da compagnia. Si diffuse sarsi, ereditare, fare testamento, la donna neces-
gli spetta e che riguarda gli schiavi, la dominica po- solo dopo che l’Urbe ebbe sita del consenso di un tutore: prima il padre,
testas, sia di diritto affidata esclusivamente al suo stretto rapporti duraturi poi il marito e, all’eventuale morte di quest’ulti-
arbitrio. Almeno nei primi secoli (le cose cambia- con l’Egitto e l’Oriente. mo, il parente maschio più prossimo.
no parzialmente durante l’età imperiale), lo schia- Casta, pudica e pia, la donna sposata si occupa
vo può essere percosso, venduto e ucciso. Diverso della casa e sovrintende al lavoro degli schiavi.
e più articolato è il diritto esercitato sulla moglie, Quando è virtuosa, tesse con le ancelle, e soprat-
per quanto anche in questo caso il termine giuridi- tutto attende alla crescita e all’educazione dei
co usato, manus, richiami l’appartenenza e il pos- figli. Al di là del profilo giuridico, la matrona
sesso dell’uomo sulla donna. Senza raggiungere la romana svolge comunque un ruolo centrale nella
misoginia dei Greci, i Romani antichi ritengono la famiglia e al fianco del marito, e per questo gode
donna un essere inferiore, tanto da porla per tutta di grande rispetto all’interno della comunità. n
17
Le tappe della vita

18
Dalla culla
al talamo
alla pira
Il parto e le nozze sono momenti privati, celebrati
all’interno delle mura domestiche. Il funerale, invece,
è un evento pubblico, con il corteo che sfila per le strade
della città: sono presenti tutti, perfino gli antenati (in effigie)

L
a vita media nell’antica Roma non regala mani e si copre il capo invocando Giunone Lu-
molti anni. Impone un’esistenza a tappe cina, protettrice delle puerpere. Se è una ragazza
forzate che contrae le diverse età e obbliga facoltosa, le schiave le portano ampolle d’olio d’o-
ad anticipare i tempi, a partire dal matri- liva, catinelle con acqua calda, spugne, coperte di
monio, verso il quale le donne sono avviate poco lana. La levatrice la spoglia e la fa accomodare su
più che bambine: si nasce, ci si sposa e si muore un’apposita sedia da parto, forata per far colare i
nell’arco di quarant’anni o poco più. Già venire al liquidi e dotata di maniglie cui aggrapparsi du-
mondo è molto pericoloso. Servono buona tempra, rante la spinta. Un’ancella abbraccia da dietro la
tanta fortuna (o la benevolenza degli dei, come partoriente, così da sostenerla nello sforzo, men-
avrebbero detto i Romani) e l’arte di un’ostetrica tre l’ostetrica siede su un basso sgabello e altre
che sappia il fatto suo. Sopravvivere ai primi anni donne praticano impacchi con olio d’oliva, al fine
di vita è un’impresa ancora più dura: su 10 bam- di rendere più elastica la pelle, e pongono sul ven-
bini, 3 o 4 muoiono entro i primi dodici mesi dal tre panni caldi. Nato il bambino, dopo aver veri-
parto, mentre altrettanti se ne vanno sen- ficato che sia in buone condizioni, la levatrice
za aver compiuto il decimo compleanno. taglia il cordone ombelicale, lava la creatura e
la depone nella culla. Il più è fatto.
Lo spauracchio del parto Per il neonato comincia una corsa a osta-
Come in tutte le civiltà antiche, il coli, il primo dei quali è il più arduo: deve
parto è un vero spauracchio per le don- guadagnarsi il gradimento del pater
ne che, nel dieci per cento dei casi, non familias, ossia il padre, il nonno
“MUTO” sopravvivono a causa di lacerazioni e lesioni o un altro maschio cui spetti la
PER LEGGE irreparabili, a volte dovute all’estrema gio- potestà assoluta su tutti i mem-
A Roma si era bambini vinezza delle spose, o a un’emorragia che bri del gruppo. Il piccolo fardel-
fino ai 7 anni, quando non si riesce a contrastare. Per questo la lo con il neonato viene deposto
il bimbo (qui una tela donna, in età imperiale, cerca di limita- nell’atrio ai piedi del pater fami-
di Lawrence Alma- re le nascite, specie nelle classi più elevate, lias, che lo accoglie attirandolo
Tadema) era definito soprattutto se ha già partorito tre a sé e abbracciandolo se è un
infans, cioè “incapace figli maschi (in base alla legge maschio, attaccandolo al seno
di parlare”. Dopo, voluta da Augusto alla fine materno se è una femmina. Ma
il diritto romano lo del I secolo a.C., ciò se il pater familias rimane indif-
considerava capace di porta cospicui bene- ferente, la sentenza per il neonato
parlare “a ragione”. fici alla famiglia). è nefasta: esposizione (come nar-
A destra, statua di Venuto il giorno rato a pag. 15) o addirittura
bimba che gioca agli del parto, al presen- morte. Sarà solo l’imperatore
astragali, sorta di dadi tarsi delle doglie la cristiano Costantino, nel 318,
(140 d.C. ca.) puerpera si lava le a bandire la pratica dell’infan- ”
19
La dura vita dei neonati
Inuovi nati che venivano accettati dal pater
familias venivano allattati fino ai tre anni,
quando cominciava lo svezzamento. Per i
versi, con delle stecche che costringevano le
gambe a rimanere tese. La pressione delle
fasce si allentava un po’ dopo il secondo
rirlo al sinistro. Perfino il bagno non era una
passeggiata di piacere, per i bebè: i Romani
credevano che il caldo rendesse fiacchi, per-
primi due mesi, il neonato rimaneva bendato mese, quando veniva liberato il braccio de- ciò lavavano i bambini nell’acqua fredda.
come una mummia, impossibilitato a muo- stro, affinché il piccolo si abituasse a prefe- Sotto, gioco di bimbi da un sarcofago.

ticidio fra le mura domestiche. La prassi non è


così rara, specie nei confronti delle bambine, con-
siderate più un fardello che una fonte di ricchezze
per una famiglia poco abbiente, cui spetterebbe
l’onere di provvederle di una dote matrimoniale.

Matrimonio combinato
Una volta accettato dal pater familias, il neonato
entra a tutti gli effetti nella comunità della domus.
Per i primi sette anni cresce tra le mura domesti-
che giocando con i fratelli, poi riceve un’educa-
zione diversificata in base al sesso. Almeno al di
fuori delle mura domestiche, i maschi adulti non
dimostrano segni di affetto nei confronti di figli,
nipotini e cuginetti, così come ancora accadeva
fra i nostri bisnonni nell’Ottocento.
Sottoposti alla ferrea volontà del padre, i pic-
coli crescono ignari di un futuro che è già stato
in gran parte scritto dalle famiglie, spinte da ra-
gioni economiche e di prestigio sociale a scam-
biarsi promesse di matrimonio quando ancora
gli eredi, soprattutto le femmine, sono in tenera
età. Per le bambine l’infanzia termina precoce-
mente, raramente oltre i 12 anni, quando sono
ritenute fertili e quindi pronte a diventare mogli, TUTTI I RISCHI rimonia degli sponsalia, i giovani si scambia-
spesso di uomini maturi per l’epoca (intorno ai DEL PARTO no ufficialmente l’impegno reciproco a unirsi
trent’anni) e che ovviamente non hanno potu- Il parto (sopra, in un in matrimonio, e lo fanno davanti ai rispettivi
to scegliersi. D’altronde, il matrimonio non è, bassorilievo) era rischioso, padri e a un certo numero di testimoni, tutti
per i Romani, la culla dell’amore passionale (per sia per la madre che per il parenti prossimi, che poi chiudono il solenne
quello, e solo per i maschi, ci sono serve e me- nascituro, specie in assenza avvenimento con un banchetto.
retrici), bensì un vincolo il cui fine principale è di una provetta levatrice. Quando si alzano i calici, il fidanzato ha già
quello di apportare prole e discendenza alla gens consegnato alla promessa sposa alcuni regali e
di appartenenza e a Roma stessa. un anello simbolico che la giovane avrà cura di
Il giorno del fidanzamento, seguendo la ce- infilarsi all’anulare sinistro: secondo la medici-
20
Le tappe della vita

Tre tipi di matrimonio


A Roma esistevano tre diverse cerimonie nuziali
con le quali ci si poteva unire in matrimonio.
La più antica era la confarreatio, un’offerta solenne
da parte degli sposi di una focaccia di farro a Giove
Capitolino, che prevedeva la presenza del pontefi-
ce massimo (la più alta figura religiosa dell’Urbe) e
del sacerdote del dio Giove: era un rito dispendio-
so, riservato ai patrizi, e che cadde presto in disuso.
Vi era poi la coemptio, una specie di vendita
fittizia da parte del padre della sposa, il quale pas- IL PANE na dell’epoca, è il solo dito da cui parta una vena
sava la figlia dalla propria potestà a quella del ma- CHE UNISCE che arrivi direttamente al cuore. Accettando l’a-
rito. Tipico della plebe, questo rito si allargò alla I due sposi (sopra, in nello, la ragazza si impegna a rispettare il patto
classe patrizia e ai ricchi quando la confarreatio un mosaico di Pompei) di fedeltà nei confronti del fidanzato che, a sua
venne quasi del tutto abbandonata. mangiavano, insieme, una volta, vede in quella semplice fede una sorta di
Infine, vi era l’usus, il quale non era propria- focaccia di farro in onore catena con cui legare a sé la sposa per sempre.
mente una cerimonia, ma la presa d’atto di una di Giove, come simbolo Firmato il contratto nuziale, nel quale sono
sorta di usucapione, intervenuta dopo un anno della vita coniugale. indicati con precisione l’ammontare della dote
di convivenza ininterrotta fra uomo e donna. portata dalla ragazza e la data delle nozze, la
cerimonia degli sponsalia si può dire conclusa. ”
21
Le tappe della vita

Non resta che attendere il giorno del matrimo-


nio, che è un rito strettamente privato: poiché i
due sposi dipendono dalla volontà dei rispettivi
patres familias, l’intervento di un’autorità ester-
na a garanzia del nuovo vincolo appare inutile.

Il corteo nuziale
La vigilia delle nozze, data che viene stabilita
evitando i giorni infausti, di cui è pieno zeppo
il calendario romano, la sposa consacra a una
divinità i balocchi della sua infanzia, quindi co-
mincia la vestizione: una tunica bianca senza orli,
chiusa da un nodo speciale che il marito scioglierà
la prima notte di nozze, sovrastata da un mantello
color zafferano; ai piedi, calzari dello stesso colo-
re. I capelli vengono raccolti in una reticella rossa
e, così agghindata, la giovane si corica. Il grande
giorno è arrivato, la casa è
ornata di fasce colorate e
piante sempreverdi, nell’a-
trio sono stesi i tappeti più
Romolo preziosi. Alla promessa
ordinò di non sposa resta il tempo di far-
uccidere i figli, si sistemare la capigliatura
a meno che in sei trecce fermate da
non fossero bende intorno alla fronte,
deformi avvolgere il viso con un
oppure drappo arancione e sul-
mostruosi. la testa porre una corona
intrecciata di verbena e
maggiorana (più tardi sarà
di mirto e fiori d’arancio). Quindi, splendida e ti-
morosa, può accogliere lo sposo e i suoi familiari.
Il rito nuziale comincia nell’atrio della domus,
o in un santuario nei paraggi, con il sacrificio of-
ferto agli dei. Le viscere dell’animale ucciso sono
esaminate dagli aruspici e, salvo che nel caso in
cui se ne traggano auspici sfavorevoli, il matrimo-
nio può proseguire con i due giovani seduti fianco
a fianco che mangiano una focaccia di farro, a
simboleggiare la vita e l’unità coniugale. A questo
punto compare la pronuba, una matrona “univi-
ra”, rimasta cioè fedele per tutta la vita a un solo
uomo: tocca a lei unire le mani destre degli sposi
tra le sue e sancire il culmine della cerimonia, il
momento solenne in cui i due giovani diventano “DOVE SEI TU, buisce ai fanciulli accorsi alcune noci, simbolo
idealmente una sola persona. Segue l’immancabi- LÌ SONO IO” di fertilità. Non mancano le invocazioni alle di-
le banchetto, che prosegue fino al calare del sole. Giunta sulla soglia di verse divinità protettrici del matrimonio e anche
Al crepuscolo, infatti, va in scena la deductio, casa, la novella sposa qualche canzone licenziosa. Giunta alla porta di
ossia il trasferimento della sposa dalla casa pa- rispondeva alla domanda casa, la sposa viene sollevata di peso da due ami-
terna a quella del marito che, forse in ricordo del marito, “Qui es?” (chi ci che le fanno finalmente varcare l’uscio. Reci-
del ratto delle Sabine, finge di strappare dalle sei?), con la formula di tate le preghiere alle diverse divinità domestiche,
braccia materne un’atterrita consorte. Illumi- rito: “Ubi tu Gaius ego il corteo si scioglie, gli sposi restano soli insieme
nato dalle fiaccole e allietato da suonatori di Gaia” (dove sei tu, Gaio, alla pronuba che, come ultimo atto del suo uffi-
flauto, ha inizio il corteo nuziale che accompa- lì sono io, Gaia). Sopra, cio, accompagna la sposa verso il talamo nuziale.
gna la sposa, scortata da tre fanciulli, verso la un sarcofago mostra i due
nuova residenza. Le ancelle recano gli strumenti sposi che congiungono le Una morte pubblica
dell’arte della filatura, un fanciullo illumina la mani (dextrarum iunctio). Mentre il matrimonio è un rito privato, il fune-
sera con le fiamme di una torcia fatta di be- rale romano è un affare pubblico, che la famiglia
naugurante biancospino, mentre lo sposo distri- del defunto si premura di organizzare in manie-
22
Quando qualcuno entrava in agonia,
si chiamava al capezzale il pater familias,
che aveva il compito di raccogliere
l’ultimo alito di vita del moribondo.

L’ULTIMO ISTANTE, ra fastosa e partecipativa per l’intera comunità.


La pompa funebre TRA LA FOLLA Ovviamente, anche di fronte alla morte il censo
L’agonia e la morte dei ha il suo peso, perché il funerale è a spese del-

D al termine latino pompa, solenne proces-


sione, nasce la moderna definizione delle
impresa di pompe funebri. Anche nella Roma
personaggi pubblici
avvenivano di norma
davanti a un ampio
la famiglia (lo Stato si occupa solo delle esequie
dei nullatenenti, che si svolgono generalmente di
notte e in maniera piuttosto sbrigativa). Non si
antica c’erano professionisti del funerale che si pubblico: familiari, servi e, cerca di risparmiare: ne va del prestigio della gens
occupavano dell’intera organizzazione del rito, nel caso degli imperatori, cui il defunto apparteneva e anche della tranquil-
dai paramenti al corteo, dalla bara alla pira. anche funzionari e lità dei familiari, perché si ritiene che un’anima
Si chiamavano libitinarii e prendevano nome cortigiani. Sopra, la Morte non possa trovare pace e perseguiti i viventi se le
dalla dea Libitina, preposta ai riti che si tributa- di Germanico, secondo esequie non si siano svolte secondo il rituale. Ciò
vano ai morti. Accanto al suo santuario, presso Nicolas Poussin (1628). a partire dall’esposizione del cadavere, nell’atrio
la Porta Esquilina, si riunivano questi antichi im- della casa, vestito con il suo abbigliamento mi-
presari di onoranze funebri. gliore, lavato e profumato. Quindi con il corteo,
che insieme all’elogio funebre rappresenta il mas- ”
23
Le tappe della vita

simo della magnificenza e della solennità: aperto FUNERALE


da danzatori e musici, è animato dalle alte grida ECCELLENTE La paga di Caronte
di un gruppo di donne, le préfiche, che con i loro Indimenticabile fu il
pianti disperati rappresentano pubblicamente lo
straziante dolore dei familiari (quest’usanza era an-
cora viva in molti luoghi del nostro Mezzogiorno
funerale riservato a Cesare.
Il corpo, consegnato
alla moglie Calpurnia, fu
M olto diffuso era il rito di mettere in bocca
del morto una moneta, l’obolus Charontis,
per pagare a Caronte (per Greci, Etruschi e Ro-
fino a pochi decenni fa). Al morto viene preso un preparato dai servi con mani, il vecchio nocchiero che traghetta le anime
calco del viso, così che la famiglia possa custodirlo unguenti e rivestito della dall’una all’altra riva dell’Acheronte) il passaggio
in appositi tabernacoli assieme alle maschere degli toga praetexta. Portato ai nell’Ade, il mondo dell’oltretomba. Qui, il noc-
antenati. Il giorno del funerale queste maschere ven- Rostri del Foro, fu cremato chiero infernale in un’incisione di Gustave Doré.
gono portate, a volte sopra realistici busti scolpiti, da sulla pira dopo un’accorata
un gruppo di uomini che precedono la bara e rap- orazione funebre di Marco
presentano gli antenati del defunto, riuniti per ac- Antonio (sopra, in una tela
compagnarlo nel suo ultimo viaggio. Se si tratta ottocentesca). Il popolo
di un personaggio di spicco della comunità, in- voleva dar fuoco alle case
torno al suo feretro procedono i littori, vestiti a dei suoi assassini e fu
lutto, e i familiari. Chiudono il corteo i porta- fermato a stento.
tori di cartelli: grandi scritte ricordano a tutti le
virtù del defunto. Nel caso la persona sia morta
lontano da Roma, come per esempio accadeva ai
soldati, il funerale si svolge in effigie, con una
24
I Romani si facevano
seppellire fuori città, lungo
le grandi vie consolari.

ANATEMA statua del morto al posto del suo corpo reale.


SULLA TOMBA Il lusso del rogo Il corteo attraversa le vie dell’Urbe e sosta nel
I Romani ereditarono il Foro, dov’è previsto l’elogio funebre, generalmente
gusto per i monumenti
funebri dagli Etruschi
(sopra, un sarcofago
I più ricchi sarcofagi dell’età
imperiale testimoniano
bene come il rito dell’i-
pronunciato da un parente, quasi sempre un figlio.
Si tratta di un discorso solenne, incentrato sul-
le imprese compiute dal padre durante la vita:
conservato nel British numazione si fosse parole commoventi, che hanno lo scopo di
Museum). A volte, esteso, negli ultimi coinvolgere sentimentalmente i presenti.
le epigrafi erano secoli di Roma, an- Viene ora il momento del rogo. Tra le
accompagnate da che ai personaggi fiamme appiccate da un parente, bruciano
maledizioni, come: illustri, per i quali anche alcuni oggetti cari al defunto, le sue
“Chiunque danneggi la nell’età repubblica- armi, i suoi vestiti. I familiari gettano sulla
mia tomba o rubi i suoi na e nei primi secoli pira balsami e fiori; poi le ceneri vengono
ornamenti, che possa egli dell’Impero si ricorre- spente con il vino e, ancora calde, raccolte in
veder la morte di tutti i va più frequentemente un’urna sistemata in un colombario, dove un’i-
suoi familiari”. all’incinerazione. scrizione riporta il nome del defunto. La sepoltu-
I poveri e gli schiavi, in- ra è seguita da un banchetto offerto a tutti i parte-
vece, non potendo permettersi cipanti alle esequie: primo fra tutti il defunto, alla
l’onere e l’onore del rogo, finivano per trovare cui memoria il pranzo è dedicato e nella cui tomba
sepoltura nei cimiteri destinati ai meno abbienti. vengono lasciati manicaretti. L’addio è quindi me-
sto, ma non manca una certa dose di speranza. n
25
L’abbigliamento

Maestri di eleganza

Gli antichi Romani distinguevano tra indumenta,


che si portavano sia di giorno che di notte,
e abiti indossati solo di giorno. Non esisteva
alcun abbigliamento per il sonno: si dormiva
con l’abito di giornata e lo si cambiava l’indomani.

26
Dagli abiti castigati dell’età repubblicana ai lussi di quella imperiale:
ecco come la moda cambia i costumi di un popolo

U
n roma no dei tempi della prima
Repubblica sarebbe rimasto sconcer-
tato osservando le vesti indossate dai
suoi concittadini (e ancora più dalle
concittadine) qualche secolo dopo. Dai costumi
semplici e severi all’uso greco dei primi secoli si
giunge, pian piano, allo sfarzo e alle stravaganze
dell’età imperiale. Dall’ab-
bigliamento prodotto in
casa con la lana grezza, si
passa a stoffe fini in coto-
ne indiano, lino egiziano e «In gran
seta importata addirittu- parte d’Italia,
ra dalla lontanissima Cina nessuno più
(che i Romani chiamavano indossa la toga,
per questo Serica). Infine, tranne
dai colori naturali si arri- i defunti.»
va alle bizzarrie cromatiche Il poeta Giovenale,
concesse da nuove sostanze parlando della moda

coloranti, prima fra tutte la


porpora, all’inizio riserva-
ta alle sole vesti delle persone di altissimo ran-
go. L’evoluzione dello stile segue i tempi politici
dell’Urbe: a ciascuna conquista territoriale fanno
seguito nuovi prodotti disponibili sul mercato,
nonché l’ingresso di popoli e culture diverse nel-
la sfera d’influenza dell’Impero, che “fanno ten-
denza” e influenzano il gusto della popolazione.

Sfumature di porpora
L’eleganza, in età imperiale, è costosa. Solo
pochi fortunati appartenenti alle classi domi-
nanti possiedono un assortimento alla moda.
Per fare di necessità virtù, signore non proprio
ricche, ma che del cambio d’abito fanno un pun-
to d’orgoglio, si ingegnano con i colori per va-
riare il guardaroba. Le tintorie sono così diffuse
e prospere da riunirsi in apposite corporazioni,
divise in base ai colori e alle sostanze usate per
colorare i vestiti. Un capo naturale può essere
caricato di colore e apparire nuovo; allo stesso
modo, uno già colorato può cambiare tonalità
UN LAVORO e alla fine basta una balza di seta per ritrovarsi
DA ANCELLA in mano un modello apparentemente “inedito”.
Le donne di rango A queste nuove mollezze indugiano anche i ma-
disponevano di schi, fino al punto da presentarsi in pubblico
varie ancelle che con vesti damascate, fino ad allora impensabili,
le abbigliavano e qualcuno addirittura adorno di gioielli.
adornavano. Non tutti, però, si arrendono facilmente all’al-
Quello della vestizione lentamento degli austeri costumi delle origini.
era un vero rito, Augusto decide di porre un freno a quest’esibi-
come viene dipinto zione di lusso e stravaganza, imponendo il ritorno
da Lawrence Alma- alla sobria toga dei tempi andati, che diventa la
Tadema nel 1890. divisa obbligatoria per senatori e uomini di alto ”
27
censo. Capo simbolo dell’abbigliamento maschi-
Le vesti di Augusto le romano, con i suoi eleganti drappeggi, la toga
designa il rango elevato e insieme obbliga a una
certa semplicità, priva di ostentazioni. Non da ul-
IL PALLIO
Generalmente di forma timo impedisce gesti scomposti e contribuisce a
rettangolare, era in lana bianca conferire un aspetto dignitoso e controllato.
e veniva indossato sopra la È in occasione della festa di Bacco, il 17 mar-
LA TUNICA tunica dai filosofi e da coloro
Se ne indossavano varie, che esercitavano professioni zo, che nelle famiglie nobili si celebra il passaggio
una intima (subucula) e legate alla cultura greca. alla maggiore età del giovane, tra i 15 e i 17 anni.
un’altra esterna (tunica Divenne di moda durante
exterior). Ma il freddoloso l’Impero e sostituì la toga. In particolare, il ragazzo smette la toga praetexta
Augusto (qui ritratto nel (orlata di porpora, è il vestito romano per eccel-
ruolo di pontefice lenza, quello che si riteneva indossato dagli an-
massimo)
ne portava LA TOGA tichi re e che ancora viene esibito dai magistrati
addirittura Distintiva del cittadino di più alto grado; gli adolescenti ne usano una
quattro. romano, di lana o di lino, era
costituita da un semicerchio di
versione ridotta) e acquisisce il diritto di vestire
stoffa portato sopra alla tunica la toga virilis, una sorta di mantello color bianco
e fissato sulla spalla con una avorio, entrando così a far parte della comunità
fibula (spilla). Un braccio
restava sempre scoperto. dei cittadini romani. Anche chi vuole accedere
alle cariche pubbliche indossa una toga particola-
re, quella candida, così chiamata per il suo colore
particolarmente sbiancato (da cui il termine “can-
didato”). Viceversa, chi ha subito un lutto veste la
toga pulla di colore grigio o marrone scuro.
La fascia purpurea che orna la toga dei senatori
è larga (latus clavus), mentre più stretta è quella
destinata al rango dei cavalieri (angustus clavus).
Soltanto il comandante di una legione vittoriosa,

Trionfo di colori e di fogge


SOBRIA BORCHIE
ELEGANZA DI METALLO
Le donne indossavano abiti I soldati portavano il cingulum,
di colori vivaci. I capi non un cinturone di cuoio
erano solo a tinta unita ma borchiato di metallo. Sul
presentavano strisce, fiori e davanti si applicavano strisce
motivi geometrici. Il capo, di cuoio pendenti, decorate
le spalle e il corpo erano con borchiette e rifinite con
coperte dalla palla. Per puntali metallici.
partecipare ai riti si indossava
invece la rica, una lunga
sciarpa ornata di frange.
Foto di Luciano Verzola

Foto di Luciano Verzola

28
L’abbigliamento

IL COLORE infine, ha il diritto di sfoggiare la toga picta, colo-


La moda del rosso DEL POTERE rata vivacemente e spesso ricamata. Ma i soldati
Il colore rosso, sacro agli non amano portare la toga, troppo ingombrante,

S coperto dai Fenici, che lo ottenevano dalla


bava dei murici, un tipo di mollusco, il rosso
porpora era il colore preferito dai Romani. La
dei, veniva indossato dai
comandanti durante il
trionfo. Gli imperatori del
e le preferiscono la più comoda clamide, di ori-
gine greca, una specie di mantello corto di lana.
Bella ma impegnativa, la toga è un semicer-
porpora era molto preziosa: all’epoca di Giulio tardo periodo usavano chio di lana bianca di 2,70 m di diametro (o
Cesare, un piccolo panno della grandezza di un scarpe rosse, le stesse più, nel caso della pomposa toga sinus, che forma
foulard poteva costare come il salario mensile di usate dai pontefici ampi panneggi e il cui lembo è talmente lungo
un funzionario di livello medio. (qui sotto). da poter essere ripiegato sul capo) e viene avvolto
Il porpora era l’emblema del po- intorno all’intera persona. Soprattutto durante
tere politico e militare (fino a l’impero, è riccamente drappeggiata sul davanti.
papa Ratzinger, i pontefici Nelle domus più ricche, alla vestizione del pater
calzavano scarpe rosse, così familias assiste un servo che, già dalla sera prece-
come i re medievali dipin- dente, ha provveduto a mettere in forma l’abito
gevano di rosso il tacco perché mantenga i dovuti drappeggi.
di scarpe e stivali), pre-
sente in una fascia che Addio alla toga
correva lungo la toga Non stupisce che i Romani, durante l’impero,
di senatori e cavalieri. releghino la vecchia e scomoda toga tra gli oggetti
Trattandosi di un pigmen- della tradizione, preferendo indossare la più prati-
to animale, risultava più ca tunica e, sopra di essa, il pallium, un soprabito
persistente e durevole che di forma rettangolare. Tra gli indumenti intimi
non altri colori, come il verde troviamo il subligaculum, una sorta di perizoma
o l’azzurro, ottenuti dalla lavora- in lino annodato alla vita. Sotto la toga va messa
zione di varie fibre vegetali. una prima tunica, la subucula, quindi la tunica
exterior: è indossata in modo che, una volta le- ”

CINTE IL PIACERE INFLUSSI


IN VITA DI SEDURRE BARBARICI
Uno dei capi più importanti Le donne drappeggiavano Negli ultimi secoli
era la stola, una lunga veste gli abiti sapientemente, in dell’Impero, aumentando
fermata in vita dal cingulum modo che mettessero in i contatti con il mondo
(cintura): ne era dispensata risalto il fondoschiena, il barbarico, comparvero le
la donna gravida, che perciò seno e i fianchi: la scelta del bracae (pantaloni) e, al posto
era incinta, “priva di cintura”. vestito era fondamentale della toga, tuniche corte
come arma di seduzione. sopra il ginocchio.

Foto di Luciano Verzola

29
L’abbigliamento

gata in vita, la parte posteriore risulti più lunga


di quella anteriore. I tipi freddolosi, come lo era
l’imperatore Augusto, indossavano anche quattro
di queste tuniche, una sopra l’altra, riuscendo a
difendersi dai rigori invernali, ma dovendo por-
tarsi addosso una notevole zavorra.
L’abbigliamento è completato dalle scarpe: le
più semplici sono le solae, che consistono in una
suola legata con lacci al piede, ma vi sono anche
le crepidae, sandali di cuoio intrecciato, e i calcei,
stivaletti molto apprezzati in città. Infine le cali-
gae, calzari con corregge di cuoio, usate prevalen-
temente dai contadini e dai legionari. Il terzo im-
peratore di Roma le amò a tal punto da prendere
nome da esse: Caligola.

La grande bellezza
Nemmeno a Roma, dunque, la vanità è esclusi-
va femminile, anche se è il gentil sesso a detenere
lo scettro dello stile, con un modello di riferimen-
to a cui costantemente, almeno nei primi tempi,
aspirano tutte le cittadine: la raffinata eleganza
delle etrusche.
Ci sono voluti secoli per riuscire a gettare alle
ortiche la toga, nei primi tempi imposta come UNA SQUADRA
capo unisex. Ai tempi dell’impero, i vestiti fem- DI PETTINATRICI
minili si sono fatti complessi e seducenti. Le don- L’acconciatura dei
ne indossano un perizoma simile a quello ma- capelli era decisiva per
schile, mentre il seno è coperto e sorretto da una “dichiarare” lo status
fascia, lo strophium, o da una guaina, il capetium. symbol della donna.
Una o più tuniche di lana, generalmente prive di A provvedere era
maniche e lunghe fino ai talloni, difendono dal una squadra di serve
freddo. Una sopravveste copre gli indumenti in- pettinatrici (ornatrices),
timi e sopra di essa trova posto la stola, esclusiva come in questa
delle matrone. Si tratta di un tubo di stoffa senza raffigurazione del
cuciture, lungo fino ai piedi, che l’uso sapiente pittore Juan Gimenez y
del cingulum, una lunga cintura di stoffa o cuoio, Martin, del 1895.
riesce a trasformare in un capo capace di esal-
tare le forme del corpo. Chiusa sul petto da
una fibbia, fissata alle braccia e alle spalle da ”

Le acconciature LA SOBRIETÀ
DEL TUTULUS

A nche il modo di portare i Semplice e antico, il tutulus


era una fascia di feltro che
capelli cambiava con i tem- formava una sorta di cono
pi e rifletteva le tendenze del aperto: rivestito di seta e altre
stoffe preziose, teneva in ordine
costume. Se nella sobria epoca i capelli in modo elegante
repubblicana la donna divideva
semplicemente i capelli a
metà con una scriminatu-
ra e poi li legava dietro LA CRESTA
la nuca o in trecce sulla “ALLA MARCIANA”
Ulpia Marciana, sorella di Traiano,
fronte, con l’Impero le nel I secolo raccoglieva i capelli
acconciature si fanno sulla nuca in una crocchia piatta,
più elaborate, rasen- mentre sul davanti le ciocche
erano crestate e, talvolta, sorrette
tando la stravaganza. con l’ausilio di un diadema.

30
LE ONDE
ANTONINE
Nel periodo Antonino (II secolo d.C.)
prevalse l’acconciatura a onde.
I capelli erano raccolti in una lunga
treccia disposta intorno al capo e
fissata sulla sua sommità.

UNA MONTAGNA
DI RICCIOLI
In età Flavia (fine del I secolo
d.C.), le donne acconciavano i
capelli in complicate montagne
di riccioli o trecce. Tali eccessi
scatenarono l’ironia dei poeti
satirici, come Giovenale.

31
cammei, la stola è stretta in vita da una o due cin- BIONDE
ture, di cui una più alta, intorno ai fianchi oppure DI SICILIA Il bikini delle romane
incrociate sui seni. La loro funzione è quella di Il celebre mosaico di
dare slancio alla figura, sottolineandone le forme.
I drappeggi dell’abito sono fondamentali, soprat-
tutto nella palla, un ulteriore taglio di stoffa di
Piazza Armerina (sotto) è
anche interessante per via
del fatto che la gran parte
V entre, spalle e gambe nude: le giovani atle-
te ritratte negli splendidi mosaici della villa
romana di Piazza Armerina, in Sicilia, giocano a
forma rettangolare che copre anche il capo della delle ragazze ha i capelli palla e scaldano i muscoli, coperte soltanto dal
donna e scende sul corpo, avvolgendolo. Le signo- biondi: probabilmente reggiseno, lo strophion di origine greca, e dal su-
re più facoltose, quando vanno a passeggio in cit- si trattava di una tintura, bligar, un paio di mutandine che consentivano di
tà sono seguite da una schiava addetta esclusiva- piuttosto diffusa tra il III muoversi agevolmente durante gli esercizi fisici.
mente a sistemare e ravvivare le pieghe del vestito. e IV secolo, data della Siamo di fronte a una sorta di bikini di quasi
Completano la mise della matrona uno scialle realizzazione del mosaico. duemila anni fa che, oggi come allora, consen-
damascato in seta o in velo ricamato, dai colori tiva la più ampia libertà di movimento, ma senza
spesso sgargianti, che si porta intorno ai fianchi, rinunciare all’estetica: anche per questo il “due
annodato sul davanti e fermato con pietre e spille pezzi” risulta sorprendentemente moderno.

32
L’abbigliamento

LA “MISE” PERFETTA (l’effetto fasciante esalta fianchi e fondoschiena).


DELLA MATRONA S.P.Q.R. sulla pelle Strisce di stoffa purpurea decorano la scollatura
Stola, palla, drappeggi: e orlano il vestito nella parte inferiore.
la statua di Livia Drusilla
esibisce la raffinata
eleganza delle matrone
I tatuaggi erano considerati cosa barbarica o con-
trassegno (si chiamavano stigmae) di categorie
come schiavi, gladiatori e criminali. Un nobile
Ocra, porpora, giallo nelle sue molteplici
sfumature, e ancora i blu e i lilla: incontrare
a passeggio le signore della Roma “bene” vuol
del primo Impero. non si sarebbe mai fatto tatuare, mentre dire immergersi in un caleidoscopio di colori,
Nel tondo, la pratica prese piede tra i legionari spesso tinta su tinta, in una sofisticata scala di
l’acconciatura per indicare l’appartenenza a una gradazioni, oppure con spericolati contrasti, tra
perfetta in un determinata legione, la fedeltà a un lo svolazzo di nastri e scialli colorati.
quadro di John comandante e all’imperatore. E l’or- I piedi delle donne romane sono protetti da
W. Godward goglio di essere romano, sintetizza- stivaletti stringati o sandali (usati anche in casa,
del 1915. to dalla sigla S.P.Q.R., con cui si indi- dove però volendo si cammina a piedi nudi):
cava il Senato e il popolo dell’Urbe . sono calzari non dissimili da quelli degli uomi-
ni, a parte la scelta dei pellami e le decorazioni
più fantasiose e ricercate. Ma alcune
matrone esibiscono ardite scar-
pe con zeppa alta.
Mentre gli uomini non
portano copricapo e si
riparano dal sole alzan-
do un lembo del man-
tello, la donna roma-
na infila tra i capelli
un nastro di colore
rosso porpora, o un
tutulus, ossia una
larga benda collocata
a forma di cono sulla
fronte. I capelli ven-
gono raccolti dietro, a
crocchia, mentre i riccioli
ricadono sciolti sul davanti.
In genere, la matrona porta an-
nodato al braccio un fazzoletto, la
mappa, per pulire il viso dalla polvere e dal su-
dore (il muccinium, destinato a soffiarsi il naso,
compare solo alla fine del III secolo d.C.). Non
manca un ventaglio per rinfrescarsi e cacciare
le mosche, e un ombrello (non richiudibile)
per ripararsi dal sole. Le donne si adornano
poi con pettini, spille ( fibulae) e, se possono
permetterselo, esibiscono numerosi gioiel-
li, anche di fattura straniera, specialmente
orientale: collane, catenelle intorno al collo,
al braccio e alle caviglie, anelli alle dita. Ma
sono soprattutto gli orecchini a entusiasma-
re le signore romane, che ne portano anche
più di uno per orecchio, perché adorano
farli tintinnare mentre camminano.
La matrona si ingioiella con l’aiuto delle
ornatrices, serve che sapientemente studiano
l’effetto dell’insieme e dove meglio collocare
i gioielli per farli risaltare e per valorizzare le
grazie della padrona. Plinio il Vecchio affer-
ma che Lollia Paulina, moglie del terzo im-
peratore di Roma, Caligola, portava addos-
so gioielli e gemme preziose per un valore
totale di ben 40 milioni di sesterzi, qualcosa
come circa 42 milioni di euro odierni. n
33
La casa

Il focolare
domestico
Dalle prime sobrie domus ai lussi dell’età
imperiale, il romano facoltoso fa del proprio
domicilio lo specchio del successo personale.
I ceti meno abbienti, invece, si accalcano
vociando nei giganteschi caseggiati popolari

L
a città di Roma possiede un focolare UN PICCOLO
pubblico, situato nel tempio di Vesta, PARADISO
la cui fiamma perpetua viene inces- Il giardino della casa
santemente alimentata da sacerdotesse romana (a destra, la
vergini, le Vestali. Allo stesso modo, ogni casa ricostruzione del giardino
romana vanta il suo “fuoco sacro”, il focolare a della Casa dei Vettii di
cui attendono le donne di casa: la moglie e le Pompei) era allietato da
figlie. Intorno alla fiamma domestica, il pater piante e giochi d’acqua,
familias rinsalda i legami con la terra e con gli riproponendo l’idea
antenati, perché la casa è un luogo religioso, un del locus amoenus,
piccolo regno dove si venerano tre tipi di divi- un luogo di piacere e
nità, a cui si offrono il fuoco, il vino puro, l’in- svago a contatto con la
censo: Lari, Genio e Penati. Stiamo parlando natura. Sotto, un interno
delle ricche domus dei patrizi, splendide dimo- domestico da una tela di
re dotate di ambienti affrescati e decorati a Ettore Forti (1900 ca.).
mosaico, così articolate da ricordare davvero
una Roma in miniatura, nella quale lavorano e
vivono decine di persone, tra patrizi e schiavi. Si
tratta, però, di poche dimore prestigiose; mol-
to diversa è la situazione nelle ben più numero-
se insulae popolari, caseggiati dove si concentra
la massa della popolazione romana. Gli appar-
tamenti erano piuttosto angusti, mentre invece
i ricchi e i patrizi, pur disponendo delle ampie
domus, spesso disponevano anche di una villa
suburbana, sita appena fuori le mura.

Per piccina che tu sia...


Durante i primi secoli della storia romana,
le ville sono strutturate attorno a un grande
ambiente scoperto, l’atrium, quadrato o ret-
tangolare, coperto ma dotato di un’apertura
centrale (compluvium) che rispondeva a diverse
esigenze: garantire l’illuminazione e l’aerazio-
ne dei locali, e raccogliere in un’apposita vasca
(impluvium) l’acqua piovana. Sull’atrium si af-
facciano tutte le stanze della casa, dotata di un ”
34
Ozio e negozio convivevano
anche in casa: le stanze
delle ville che davano
direttamente sulla strada
erano affittate
ad artigiani e bottegai.

35
piccolo giardino, l’hortus, nella parte posterio- Per ricevere gli ospiti si usavano
re. L’atrio è il luogo intorno al quale la famiglia di solito i più pratici sgabelli,
lavora, mangia e dorme, l’epicentro dell’attività
domestica. In epoca più tarda, lungo tutto il spesso pieghevoli e trasportabili.
perimetro dell’atrio vengono aperte delle stan-
ze adibite a usi particolari: cubicula (camere da
letto), piccoli locali in cui conservare le imma-
gini degli antenati, una bella stanza a ridosso
dell’atrio destinata al padrone di casa. Ciò che
rimane delle antiche domus presenta locali di di-
mensioni ridotte, spesso privi di finestre: dall’e-
sterno l’edificio appariva quasi come una fortez-
za. Alcuni vani sono particolarmente angusti e
probabilmente usati come dispense e ripostigli,
che sopperiscono alla ca-
renza di armadi e creden-
ze. I Romani del periodo
più antico, anche quando
«Vi ammiro, sono persone agiate, si
o mura, che accontentano di stan-
non crollaste ze piccole e buie. Non è
sostenendo solo un fatto di frugalità:
tante scritte non hanno ancora risolto
noiose.» il problema del riscalda-
mento e dell’isolamento
Graffito anonimo
termico garantito dagli
infissi alle finestre. Ri-
scaldare la domus d’inver-
no è difficile e dispendioso, tanto che anche nel-
le case più ricche l’aria calda sotto il pavimento
passa soltanto nella zona di rappresentanza e nei
bagni. Le rare e piccole finestre vengono pro-
tette da teli o pelli, agitate dal vento e battute
dalla pioggia; come serrande si usano sportelli
di pietra o di legno, raramente lastre di ardesia,
alabastro o vetro. Senza dimenticare, inoltre, che
i grandi spazi domestici sarebbero un inutile spre-
co di metratura, perché l’antico romano in casa ci
resta lo stretto necessario: la mattina sbriga i suoi
impegni politici, economici e privati nel Foro; il
pomeriggio è alle terme o va agli spettacoli.
In casa si serve e si consuma il pasto principa- SEDUTE peristilium, uno spazio erboso cinto di porticati
le, la cena, dopo la quale si va a dormire. Solo “SCOMODE” a colonne, sul quale si aprono da ogni lato am-
le donne trascorrono gran parte della giornata I Romani facoltosi bienti di varia grandezza. I più grandi e decora-
all’interno delle mura domestiche; ma la ma- mangiavano sdraiati e per ti sono anche i più lontani dall’atrio.
trona romana è una donna che gode di una cer- le altre pause usavano i In pieno Impero, la domus assume caratteri
ta libertà, specie se paragonata a quella greca, letti: ecco perché nelle decisamente signorili: è spaziosa e si sviluppa su
e spesso trascorre anche lei molte ore fuori di loro case sedie e poltrone 800 o 900 mq, un lusso che si possono permet-
casa: per la strada, nei negozi, alle terme. erano rare. La sedia con tere quasi solo i ricchi cittadini di Roma o gli
Con il passare dei secoli, anche la casa si spalliera (cathedra) era a abitanti dell’opulenta Pompei. Questi sontuosi
evolve, adattandosi a rispecchiare il destino e volte usata dalle grandi edifici sono suddivisi in vari ambienti, sempre
la fortuna economica di chi la abita. Quando dame romane, ma ciò disposti intorno all’impluvium. Vi si accede at-
i Romani, arricchiti dalle guerre di conqui- attirava i lazzi dei poeti traverso un vestibolo che affaccia sull’atrium,
sta in Oriente, decidono che è il momento di satirici, che le accusavano che a sua volta introduce allo spazio sacro del
ostentare il benessere raggiunto, pensano su- di mollezza. Sopra, due lararium: si chiama così l’edicola che contiene
bito a dotare il focolare di ogni comodità e patrizi seduti a colloquio le statue dei lari e dei penati, divinità protettori
prendono spunto dal raffinato gusto ellenistico secondo il pittore della casa e della famiglia, e quelle dei mani,
per ampliare la dimensione dell’abitazione. La Lawrence Alma-Tadema. le anime dei defunti. Intorno all’atrio corrono
casa conserva l’impostazione tradizionale, ma le camere da letto, i cubicula. Al centro c’è il
si allunga. Dal primitivo hortus si sviluppa il tablinum (studio), mentre attraverso un disim-
36
La casa

Nella domus dei patrizi


L a classica domus di
età imperiale è una di-
mora di grandi dimensio-
ni, ma caratterizzata da
ambienti singolarmente
angusti. Le stanze private
sono piccole e quasi sen-
za aperture all’esterno,
per evitare al massimo la
dispersione di calore.

1. Vestibulum e fauces
ingresso

2. Tabernae
botteghe artigiane

3. Atrium
atrio

4. Impluvium
6 7 cisterna per l’acqua
8
5 5. Tablinum
9 studio/soggiorno
10 9 6. Hortus/peristilium
10 4 giardino porticato
8 3 2 7. Triclinium
9 sala da pranzo
1 8. Alae
9 ambienti laterali
2
9. Cubiculum
camera

10. Cellae servorum


stanze della servitù

NON SOLO pegno si accede alla “zona giorno”, raccolta


Tepore dal pavimento MATTONI intorno all’hortus, circondato da un portico
Le domus erano erette in (peristilium). Su di esso si affacciano le sale da

L e terme e le ville più lussuose erano dotate


di un sistema di riscaldamento mutuato dai
Greci, detto ipocaustum, che consisteva nella
mattoni o calcestruzzo. I
pavimenti erano rivestiti
di cocciopesto, mosaici e
pranzo (triclinia) e le stanze per la servitù.

Ville per i ricchi, soffitte per i poveri


circolazione di aria calda all’interno di cavità po- piastrelle di terracotta o Lontano dall’Urbe, il tipo di abitazione pa-
ste sotto il pavimento (nel tondo, un esempio). marmo pregiato. trizia più diffusa è la villa rustica, un’ampia
Il circuito era alimentato da un grande forno dimora costruita tenendo conto delle esigenze
(praefurnium) che produceva aria ad alta pratiche di un’azienda agricola e quindi desti-
temperatura, fatta poi defluire in uno nata ad accogliere numerose famiglie di servi
spazio vuoto sotto la pavimentazione che, sotto la sorveglianza del fattore, svolgo-
(suspensura) e, nel caso delle ter- no i lavori nei campi e nelle stalle. Ambienti
me, attraverso particolari tubi che ben più accoglienti sono destinati al signore,
passavano dentro alle pareti. quando decide di trascorrere qualche giorno
Con questo ingegnoso siste- in campagna per diletto o per sovrintendere
ma i locali riscaldati potevano ai lavori e agli affari agricoli.
raggiungere perfino i 30 °C. Diversa ancora è la villa urbana che, nel-
la pace delle campagne, offre al padrone le ”
37
Nel tablinum, l’“ufficio” dove il padrone stesse comodità della vita cittadina: è quella
porzione di villa dove la famiglia dei signo-
di casa riceveva gli ospiti, un tempo era ri dimora per un periodo più o meno lungo,
collocato anche il talamo nuziale. Il letto come in vacanza. Anche in questo caso, a de-
cidere la natura della casa è il censo del pro-
fu poi spostato per favorire la privacy. prietario. Solo pochi fortunati possono per-
mettersi la villa urbana; gli altri si accomoda-
no nell’appartamento padronale ricavato dalla
villa rustica. Così fa, nel I secolo a.C., il poeta
Orazio, che vive nell’edificio dei servi e del
fattore, al contrario dei più fortunati Cicero-
ne e Plinio, che invece dispongono di lussuose
ville di proprietà. Queste meraviglie archi-
tettoniche sono sempre circondate da parchi
e terreni adibiti a orto. Il proprietario, la sua
famiglia e gli ospiti possono passeggiare lungo
viali alberati o fiancheggiati da siepi sagomate
a motivi geometrici, godendo delle aiuole fio-
rite, dello zampillo dei giochi d’acqua e delle
numerose statue disseminate nel verde.
Lo scenario cambia repentinamente quando si
rientra tra le mura della città: frastuono, calca e
cattivi odori sostituiscono la quiete agreste della

38
La casa

villa. Nei quartieri popolari, sovraffollati, a do- PREZIOSI di mosaici e dotato di acqua corrente. Il censo
minare sono le insulae, ormai trasformate in veri MOSAICI degli inquilini cala man mano che si salgono le
condomini disposti in file o attorno a un cortile I pavimenti delle domus scale: in ogni appartamento dei piani superiori
centrale, il cavaedium. I materiali da costruzio- più ricche avevano vivono mediamente 5 o 6 persone; all’ultimo
ne sono in genere il mattone e il legno; l’esterno splendide decorazioni piano si arrangiano i più poveri che, a causa
sfoggia colori chiari, ma la base è rivestita di in- musive. Nella foto qui dei subaffitti a catena, si suddividono pochi
tonaco scuro per dissimulare la sporcizia. sotto si possono ammirare metri quadrati. Le condizioni di sicurezza sono
Per ospitare una popolazione in costante cre- i mosaici dell’atrio precarie: oltre al costante pericolo di incendio
scita, la scelta è obbligata, come spiega il grande della casa attribuita dovuto alla larga quantità di legno impiega-
architetto Vitruvio, vissuto all’epoca di Cristo: al panettiere (pistor) to (i pur numerosi pompieri presenti in città
occorre «cercare un rimedio nell’altezza degli Paquio Proculo, duoviro sono chiamati a spegnare molti principi d’in-
edifici», privilegiando uno sviluppo urbanisti- di Pompei e cittadino cendio ogni giorno), le strutture sono sempre
co verticale. Le insulae raggiungono in media molto ricco e influente: a rischio di crollo. Gli speculatori, infatti,
i quattro piani, con punte di sei e anche più, sono suddivisi in pannelli, non esitano a ricorrere a materiali scadenti e,
per un’altezza che può superare i 20 metri. Gli ciascuno rappresentante quando si verifica un incidente, ricomprano a
inquilini più facoltosi stanno al pianterreno, un diverso tipo di animale. prezzo bassissimo i terreni dove sorgevano le
dove il costo dell’affitto è molto più alto, talvol- Nella pagina a fronte, case distrutte per erigervi condomini nuovi,
ta persino esorbitante; i più poveri si acconten- un interno secondo la altrettanto precari, da rivendere a prezzo di
tano di cenacula, ossia stanze dove consumare fantasiosa interpretazione mercato. Rischi e speculazioni sono ben chiari
la cena e dormire, ai piani superiori. Se non lo di Lawrence Alma-Tadema. a tutti: il poeta Giovenale, che tra I e II secolo
ha diviso per ricavarne tabernae (botteghe), è d.C. abita al terzo piano di un’insula sul Qui-
lo stesso proprietario dello stabile a occupare il rinale, punta il dito sulla pratica di costruire
pianterreno, in un appartamento a volte ornato case altissime che si reggono “su esili puntel- ”

Pompieri all’erta
N ell’Urbe, il terreno edificabile costava carissimo
e l’appetito degli speculatori era tale che, per
massimizzare il profitto e andare incontro alla cre-
scente richiesta di case, gli architetti si ingegnava-
no a progettare casermoni sempre più alti. Costru-
iti soprattutto in legno e con materiale di risulta,
erano frequentemente soggetti a crolli e incendi.
Per correre ai ripari, nel 6 d.C. l’autorità decise
di dar vita a un corpo dei pompieri, i vigiles: 7.000
uomini, divisi in 7 coorti. Con getti di acqua, aceto
e persino urina, e aiutandosi con pertiche, scale e
coperte, lavoravano notte e giorno a spegnere le
fiamme. Tra loro trovavano posto diversi liberti, ex
schiavi che dopo 6 anni di questo servizio potevano
finalmente ottenere la cittadinanza romana.

39
li”. Gli stessi imperatori provano a più riprese QUARTIERI
a introdurre provvedimenti per migliorare la POPOLARI Rumori nell’aria
sicurezza delle abitazioni popolari, ma senza Le case di Roma, specie
ottenere risultati apprezzabili. Augusto, per
esempio, vieta di costruire case che superino
i 70 piedi (ca. 21 m), limite abbassato in se-
nei quartieri popolari,
brulicavano di attività
e ospitavano negozi e
Il filosofo Lucio Anneo Seneca (nel busto in
basso a sinistra), vissuto nel I secolo d.C., abi-
tava sopra una struttura termale, lamentandosi
guito da Traiano a 60 (18,5 m). Ma le dispo- botteghe, riconoscibili dei rumori molesti che giungevano fino al suo
sizioni vengono facilmente aggirate perché i dal titulus (insegna). appartamento: «Mi circonda un chiasso, un gri-
controlli non sono mai rigorosi. Nel II secolo, Sotto, un venditore di dare in tutti i toni che ti fa desiderare di essere
sotto Settimio Severo, viene innalzata l’insula tappeti secondo Ettore sordo. Sento il mugolio di coloro che si esercita-
Felicles, un edificio talmente alto che, dall’A- Forti (1900 ca.). A sinistra, no affaticandosi con i pesi di piombo. Quando
frica, l’apologeta cristiano Tertulliano lo pa- ricostruzione di tricliniari in poi arriva uno di quelli che non sanno giocare a
ragona a una nuova Torre di Babele. una sala da pranzo. palla senza gridare, e comincia a contare i punti
Esistono anche condomini di lusso per in- fatti ad alta voce, allora è finita. C’è il venditore
di bibite, il salsicciaio, il pasticciere e tutti gli
inservienti delle bettole, ognuno dei quali va in
giro offrendo la sua merce con una speciale e
Il trasloco di Vacerra caratteristica modulazione della voce».

L e famiglie che assiepavano i piani alti delle in-


sulae, le case popolari, vivevano in condizioni
pessime. Lo racconta il poeta Marziale (I secolo
d.C.; nella pagina a fronte, un busto) nei suoi Epi-
grammi, quando annota, non senza perfidia, il mi-
sero arredo che il povero Vacerra, sfrattato perché
moroso di due annualità, è costretto a portar via:
«Ti ho veduto, ho visto i tuoi miseri bagagli,

che non sono stati trattenuti in cambio di due


anni di pigione. Sfilava un lettuccio con tre pie-
di, un tavolino con due soli piedi e, con una
lanterna e una scodella di legno di corniolo, un
orinale rotto e slabbrato gocciolava nella via;
seguiva uno scaldino cosparso di verderame e
sostenuto da un collo d’anfora. L’odore nause-
ante di una tazza, che non si potrebbe neppu-
re comparare con quello di un vivaio di acque
marine ristagnanti, attestava di aver contenuto
acciughe o immangiabili sardine».

40
La casa

quilini facoltosi, di aspetto molto scaletta mobile fatta di legno.


gradevole, decorati di stucchi e do- L’arredamento delle case è
tati di balconi, che Plinio il Gio- semplice ed essenziale. Men-
vane descrive adornati da fiori e tre le dimore umili si limitano
piante rampicanti, come se fossero a o più pagliericci, spesso get-
minuscoli giardini pensili. tati su giacigli di mattoni, un
tavolo (mensa) e qualche suppel-
Pochi comfort, molti disagi lettile di argilla, in quelle dei più
La maggior parte delle insulae, però, facoltosi si trovavano oggetti pre-
come quelle di Ostia Antica, presentano ziosi e forzieri, ma soprattutto letti
al pianterreno numerose tabernae, in cui gli di vari tipi e dimensioni, riccamente
artigiani o i negozianti espongono durante il decorati e usati per dormire, mangiare e
giorno la loro merce, trascorrendo la notte in intrattenere gli ospiti. Per sedersi si ricorre
un angusto soppalco, accessibile tramite una alle sellae, sgabelli pieghevoli senza spalliera,
o a banchi di legno. Il mobilio è ridotto a
qualche cassapanca e alcuni armadi. Per con-
COME L’OCRA servare indumenti e oggetti ci si serve soprat-
DIVENNE ROSSO tutto di nicchie nei muri, ripostigli e stanze
Le domus patrizie di apposite. Il romano attribuisce grande impor-
Pompei erano ricoperte tanza a tappeti e tendag-
di raffinati affreschi con gi, ma sono soprattutto
scene mitologiche e di vita le suggestive pitture pa-
quotidiana (sopra). Studi rietali ad arricchire gli
recenti hanno evidenziato ambienti e spesso, con i Nelle case
come il famoso “rosso loro giochi prospettici, l’illuminazione
pompeiano” sia in realtà a dilatare lo spazio an- era fornita da
ocra modificato a causa gusto. Agli affreschi si lucerne, torce
del calore dell’eruzione aggiungono i mosaici e, e bracieri.
vesuviana del 79 d.C. nelle domus più sontuose, Per questo gli
i preziosi intarsi realizza- incendi erano
ti con marmi policromi. frequenti.
Nella maggioranza dei
casi, comunque, le abi-
tazioni non sono particolarmente confortevo-
li. Il riscaldamento è presente solo nelle terme
e nelle ville, non certo nelle insulae, dove gli
inquilini si arrangiano con semplici fornelli
o bracieri portatili. L’aria degli interni risulta
quindi insalubre: non esistendo i vetri, le poche
finestre sono chiuse da pelli, tele cerate e impo-
ste di legno. Ai piani superiori manca l’acqua
corrente, quindi per le abluzioni ci si deve re-
care ai balnea e alle terme, mentre per i bisogni
fisiologici ci sono i pitali e le latrine pubbliche.
Il servizio idrico è totalmente pubblico e le
allacciature che consentono ai privati di pre-
levare acqua dai 14 acquedotti che portano in
città la stupefacente cifra di 1 miliardo di litri al
giorno sono costosissime, riservate a pochi pri-
vilegiati. Costoro si godono la comodità dell’ac-
qua corrente, inconsapevoli del lento processo
di intossicazione a cui sono sottoposti giorno
dopo giorno: una recente ricerca universitaria
ha evidenziato, infatti, come l’acqua che giun-
geva a Roma contenesse un livello di piombo
circa cento volte superiore rispetto alla fonte, a
causa del contatto prolungato con le tubature
(fistulae); non era abbastanza per avvelenare la
popolazione, ma sufficiente per favorire malat-
tie diffuse, come ad esempio la gotta. n
41
La cucina

Dalle braciole
del padre Enea
ai manicaretti
degli imperatori

42
C
olazione ricca ma veloce e consumata in
piedi; a pranzo uno snack in taverna o
Sobri consumatori di carne, una focaccia acquistata da un vendito-
re ambulante; soltanto a cena un pasto
verdura, frutta e cereali, completo e qualche concessione al palato. Questo
è il regime alimentare del romano medio ai tempi BANCHETTO
i Romani scoprono le gioie della Repubblica. Ma, durante il periodo imperiale,
gli sfizi gastronomici diventano un inno alla smo-
E SIMPOSIO
Nei banchetti si discuteva
del palato quando, data gozzoviglia anche se ciò non accade in tutte le
case, ma solo nelle domus più ricche e importanti.
di attualità, ma anche
di politica e cultura:
dalle province conquistate, Le abitudini alimentari dell’antico romano sono Nerone, per esempio,
sorprendentemente moderne, disegnate su uno usava intrattenere i suoi
arrivano nuovi prodotti stile di vita metropolitano, quasi frenetico, che ospiti recitando versi da
permette di tirare il fiato soltanto a sera inoltrata, lui stesso composti e
e condimenti. E tra i ricchi quando le attività sociali e lavorative sono state or- musicati. Nell’immagine,
mai compiute. Al suo massimo splendore, l’Urbe il simposio secondo
c’è davvero chi esagera... è una metropoli, e i Romani, per scelta o per ne- ” Lawrence Alma-Tadema.

Svetonio narra che un senatore, per compiacere


Nerone, spese più di 4 milioni di sesterzi per decorare
un banchetto di diademi, e un altro patrizio ancora
di più per adornarlo di rose. Il ghiottone Apicio
si rovinò per i suoi bagordi e morì suicida.

43
cessità, trascorrono quasi tutta la giornata fuo- UNA CUCINA
ri casa. Sono ormai lontani i ritmi e i costumi ECONOMICA Abbasso la birra
della Roma monarchica o repubblicana, quan- Stoviglie e utensili da
do sul desco non c’era nemmeno il profumo dei
pantagruelici convivi imperiali e la dieta era un
esempio di morigeratezza contadina, declinata
cucina il più delle volte
erano in terracotta: il set
qui sotto è esposto al
T anto vino, poca birra. Scura, amara e “bar-
barica”, per i Romani la cervesia non era il
massimo come bevanda. Ciononostante, conti-
tra cereali, legumi, formaggi e frutta. Museo di Delo; si noti nuò a essere prodotta in tutto il mondo celti-
la griglia per cuocere co-germanico, dove aveva anche un utilizzo di
La dieta repubblicana le carni, in ferro, come i tipo rituale e laddove risultava difficile, per ra-
Per secoli, gli ingredienti base della dieta roma- barbecue odierni. gioni climatiche, coltivare le viti.
na restano pochi. Gli antichi preparano zuppe e Ritenuta poco virile, in quanto meno alcolica
farinate utilizzando tutti i cereali disponibili, inol- del vino, la birra era data da sorbire agli anzia-
tre mangiano pane e focacce. Si coltivano sin dai ni e ai bambini, ed era apprezzata dalle donne,
tempi antichi orzo, grano duro (farro o spelta), che sulla scorta degli Egizi credevano favorisse,
segale, avena, miglio e panico. Proprio l’orzo, in se bevuta in gravidanza, la produzione di latte.
considerazione della sua adattabilità e resistenza, La birra tornò a diffondersi gradualmente con
è stato il primo cereale a essere coltivato ed è alla l’arrivo dei barbari verso il tardo Impero. Sotto,
base dell’alimentazione dei soldati. Il farro, o una coppa diatreta, lussuoso recipiente di vetro
spelta, troppo duro per venire macina- elaborato intorno al IV secolo d.C.
to, è frantumato e cotto in semolini o
farinate. Soltanto nel V secolo a.C.
l’introduzione del grano nudo, o
triticum, consente di produrre fa-
rina e quindi di impastare pane
e focacce. L’avena è destinata
perlopiù all’alimentazione ani-
male, mentre miglio e panico
sono usati per ottenere il puls,
una sorta di polenta o farinata.
Poco considerata è la segale, spes-
so mischiata con il farro per il puls,
mentre il riso, importato dall’Orien-
te, è un prodotto di lusso, utilizzato
come legante per i cibi e in medicina.
Per quanto riguarda il pane, c’è solo l’im-
barazzo della scelta: i Romani lo mangiano
bianco, nero, lievi-
tato; si producono
gallette secche per
i marinai, panini
«Se ti ha fatto raffinati ai semi di
male una papavero, anice, fi-
bevuta serale, nocchio, sedano e
bevi ancora al cumino. Il panettie-
mattino: sarà re (pistorius triticari- locale pubblico (in semplici osterie,
per te una us, se fa anche le focac- come le popinae o thermopolia, o in
medicina.» ce è invece placentarius) locande, come le cauponae) o compra-
Scuola Salernitana può panificare con tre tipi re qualcosa dai venditori ambulanti, tra i
di farina dalla diversa se- quali non manca mai la torta di ceci.
tacciatura e usare o meno Quando si diffondono le terme, subentra l’usan-
lieviti: quello di birra arriva dalla Spagna e dalla IL PANE za di mangiare un boccone dopo il bagno negli
Gallia, ma il più apprezzato è quello di miglio. DI POMPEI stabilimenti. Il pranzo (prandium) è comunque un
La colazione (jentaculum) è consistente: pane C’erano tipi di pane per pasto molto ridotto, una specie di spuntino veloce,
e focacce, latte e miele, frutta, formaggi, vino e tutti i gusti. Sopra, una generalmente freddo, a base di pesce, pane, frut-
carne. Gli adulti consumano gli avanzi della sera pagnotta carbonizzata ta, legumi e vino. Ed eccoci finalmente a cena. La
prima (olive, capperi, uova, un po’ di formag- a Pompei, durante cucina più antica si accontenta, anche all’imbru-
gio, pane, miele); i bambini latte e focaccette, l’eruzione del 79 d.C.: era nire, di offrire cereali, legumi, formaggi e frutta,
dolci o salate. A mezzogiorno, la regola prevede stata appena sfornata. ma con la conquista dell’Oriente il ricettario ro-
una sosta generale: non c’è tempo per rientrare mano acquista profumi e aromi sconosciuti. Nelle
a casa e si preferisce mangiare qualcosa in un domus patrizie, la cena viene inizialmente consu-
44
La cucina

Pratiche stomachevoli
I Romani «vomitano per mangiare, mangiano
per vomitare», scrive Seneca per stigmatizzare
gli eccessi gastronomici raggiunti in alcuni ban-
chetti e la disgustosa pratica di indurre il vomito
per svuotare lo stomaco e riprendere ad abbuf- mata nell’atrio; quando le case di-
farsi. L’abitudine era piuttosto diffusa all’interno ventano più grandi e articolate e la
di quella ristretta cerchia di ricchissimi (si calcola ricchezza del pater familias lo rende
non più dello 0,2% della popolazione) che po- possibile, ecco comparire l’emblema
tevano permettersi costosi stravizi. Il banchetto del convivio romano, il triclinio. È in
(sopra, un dipinto di Roberto Bompiani) era at- questa sala da pranzo che il padrone di casa
tentamente pianificato: che cosa servire, in quale fa disporre i tricliniari, letti o divani sui quali pos-
ordine, e quando invitare gli invitati al vomito. MAGNIFICI CALICI sono sdraiarsi i convitati. Si mangia in posizione
Per evitare che tutti i commensali svuotassero lo DI VETRO procumbente, ossia semidistesi, appoggiandosi la-
stomaco contemporaneamente, venivano serviti I bicchieri di vetro colorato teralmente sul braccio sinistro e tenendo libero il
gli emetici, disciolti nel vino, un settore della tavo- (sopra, un esemplare destro per afferrare il cibo dai bassi tavolini ricca-
lata per volta. Quando l’invitato decideva di libera- gallo-romano) erano mente apparecchiati. L’ospite di riguardo ha diritto
re lo stomaco, uno schiavo accorreva con l’ingrato appannaggio dei ricchi; gli al posto d’onore, il “consolare”, che si trova alla de-
compito di raccogliere la deiezione dentro appo- altri usavano recipienti di stra del tricliniare centrale, posto frontalmente alla
siti vasi che portava appesi alle spalle e al collo. terracotta o legno. porta, in modo che un messaggero possa recargli
con facilità dispacci urgenti durante il banchetto. ”
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Si racconta che durante una
cena l’imperatore Eliogabalo
fece cadere sui suoi ospiti
petali di rosa in quantità tale
che alcuni morirono soffocati.

Concesso usare le mani


I Romani di solito mangiano con le mani, che poi ri-
sciacquano in bacinelle di acqua profumata. Qualcu-
no degli invitati al banchetto si porta da casa dei ditali
per evitare d’insozzarsi le dita. I coltelli si usano solo
L’etichetta vuole che il padrone di casa si acco- BAGORDI nelle taverne, non nei banchetti, dove sono inutili, vi-
modi alla sinistra dell’ospite più importante. Le INFINITI sta la posizione sdraiata dei commensali e la presenza
dimore più ricche prevedono addirittura più Nei secoli dell’impero, di schiavi che tagliano gli alimenti in piccoli pezzi.
camere da pranzo: il triclinio estivo, orientato a sprechi e bagordi Per sorbire le zuppe c’è il cucchiaio, che in una
nord, e quello invernale, orientato a ovest, acca- erano all’ordine del particolare versione può essere usato sia come por-
rezzato fin dall’ultimo raggio di sole. giorno. Stando alle tauovo che per estrarre lumache dal guscio (in bas-
fonti, i banchetti di so). La forchetta, rigorosamente a due rebbi, venne
Eccessi à la carte Nerone duravano introdotta solo in tarda età imperiale.
In età imperiale l’alimentazione smette di essere da mezzogiorno a
un semplice bisogno primario per diventare, sem- mezzanotte mentre
pre di più, un’esperienza culturale, uno status sym- quelli di Trimalcione non
bol, un modo per ostentare raffinatezza e ricchezza. finivano prima dell’alba.
E gli Apicio di turno (il corpus stravagante delle ri- Sopra, I Romani della
cette a lui attribuite, il De re coquinaria, risale però decadenza di Thomas
al IV secolo d.C. circa ed è frutto di una compila- Couture.
zione posteriore) si elevano a protagonisti dell’ar-
46
La cucina

te di meravigliare prima ancora che di nutrire. I STRUMENTI gati. Si parte con uova, verdure, insalate, funghi e
ricchi romani spendono fortune per allestire ban- RAFFINATI tartufi, ostriche, frutti di mare, formaggi alle erbe,
chetti in cui si passano intere giornate a discutere Le stoviglie (sotto, un olive, salsicce, sformati, pasticci di carne. Zuppe e
di politica, guardare spettacoli, discettare di po- recipiente decorato in minestre, emblema degli austeri tempi che furono,
esia, filosofia e letteratura, e anche a fare sesso. argento) potevano essere restano la base dell’alimentazione dei ceti più po-
Il banchetto-tipo prevede almeno sette porta- vere opere d’arte, con veri e fanno capolino sul desco del padrone solo
te (fercula). I senatori fanno a gara per assoldare parti in metallo nobile e quando non ci sono ospiti. Quando invece si ban-
cuochi capaci di virtuosismi gastronomici, come decorazioni pregiatissime. chetta in compagnia, carne e selvaggina abbonda-
quello di Trimalcione che era in grado, come no. Soprattutto in città, i ceti privilegiati ne con-
scrive Petronio nel Satyricon, di «tra- sumano molta, anzi troppa, ragione
sformare un pezzo di lardo in un pic- per cui la gotta diviene la malattia dei
cione, un prosciutto in una tortora e ricchi. Per conservare la carne si ricor-
uno zampone di maiale in una gallina». re alla salatura e all’affumicatura, inol-
Quanto più un cibo è strano ed elabo- tre si preparano prosciutti e insaccati
rato, tanto più viene apprezzato. di vario tipo e il maiale rimane di gran
I banchetti si aprono con antipasti ricchi e varie- lunga l’animale da carne più apprezzato. L’unico ”
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Sapori decisi A tavola con Apicio
S alsa liquida ottenuta dalla macerazione di in-
teriora di pesce e pesce sotto sale, il garum è
uno dei condimenti preferiti nell’antica Roma. Dal
A l di là dell’immagine resa popolare dall’iconografia e da molti film, la realtà
quotidiana di Roma non era quella degli sfarzosi e interminabili banchetti, che
rappresentavano una costosa eccezione per ricchissimi, bensì quella di pasti fru-
sapore decisamente forte, paragonabile alla pasta gali consumati su normalissime panche (raramente su sedie) e attorno a un tavolo,
d’acciughe ma decisamente più aromatico, viene esattamente come facciamo noi. Ciò che è cambiato molto, da allora, è invece il
versato a gocce per insaporire svariate pietanze. gusto, tanto che se oggi dovessimo accostarci a un desco romano, probabilmente
La parte solida che rimane dopo aver estratto, mangeremmo ben poco o nulla: il nostro palato non è più avvezzo al contrasto tra
per pressione, il garum, è invece utilizzata per ac- sapori forti e contrapposti, il dolce e il salato, lo speziato e il piccante.
compagnare gli antipasti e, nella sua versione eco- Ecco alcune ricette giunte dall’antichità, liberamente tratte da quelle di Apicio, e
nomica, viene spalmata sul pane dai poveri. rielaborate in modo da poter essere gustate anche ai giorni nostri.

ONNIPRESENTE retaggio dell’origine contadina dei ricchi patrizi è


GARUM la scarsa presenza sulla tavola di carne bovina: sag-
Il garum, la salsa ottenuta giamente, si preferisce destinare i buoi al lavoro nei
mettendo a fermentare gli campi e le vacche alla mungitura piuttosto che alla
scarti del pesce (a sinistra, macellazione. Ma i Romani hanno un debole par-
il classico contenitore in ticolare per il pesce, sia di acqua dolce che di mare,
un mosaico), era di diverse che, allora come oggi, ha prezzi elevati. Chi può
qualità: la peggiore era permetterselo lo alleva direttamente in villa,
destinata alla razione all’interno di apposite piscine da cui pescarlo in
giornaliera per gli schiavi. prossimità dei banchetti. Viene consumato fre-
sco e tenuto sotto sale, in conserva e affumicato;
lo si cucina alla griglia o bollito, fritto e farcito,
spesso accompagnandolo con il formaggio.
È notte fonda, il pantagruelico banchetto vol-
ge al termine, ma per i più ingordi e resistenti
c’è ancora la possibilità di fare onore a una ricca
48
La cucina

CONCHICLA lato. Sgocciola con cura e frulla riscaldato a 130 °C in una teglia cottura, aggiungi qualche filetto
COMMODIANA con mezzo cucchiaino di pepe unta di olio (o di burro, come di aringa affumicata, tagliato a
(CONCHIGLIE macinato, un pizzico di sale e preferisci), coperta e strisce traversali. Di-
DI COMMODO) un goccio di brodo di cottura, sigillata, per circa sponi le strisce di
Tieni in ammollo 250 g di a piacere. Aggiungi da 2 a 10 un’ora, finché aringa in modo
piselli secchi per una notte, poi cucchiai di olio, fino a ottene- il composto decorativo
sciacquali con cura sotto l’acqua re la consistenza desiderata. non risul- tra un ci-
corrente. Cuoci in poca acqua Ungi uno stampo a forma di terà sodo. pollotto
e, quando schiumano, toglili dal pesce con lo strutto e schiac- Lascia e l’altro,
fuoco. Polverizza 6 grani di pepe, cia bene con le mani la purea raffred- s e n z a
6 di ligustico, 1 cucchiaio di aneto di fegato, per non lasciare aria. dare nel- mesco-
secco e 2 cipollotti freschi senza il Copri e fai cuocere coperto la teglia, lare: per
verde (o 1 cipolla media). Mesco- per circa mezz’ora nel forno a ro v e s c i a distribuire
la con 3 cucchiai di salsa di soia e 110 °C, oppure a bagnomaria. su un piatto il sugo, ba-
3 cucchiaini di pasta d’acciughe, Lascia raffreddare e poi metti di portata e sta scuote-
emulsiona con un altro in frigorifero per far fai riposare per re e inclinare
cucchiaio di salsa di compattare bene almeno mezz’ora. leggermente la
soia, 1 cucchia- il tutto. Scalda Elimina il latticello che pirofila. Prima di com-
ino di pasta leggermente lo si è eventualmente formato, pletare la cottura, sciogli 2
d’acciughe e stampo prima guarnisci con una generosa spol- cucchiai di miele in 2 cucchiai di
4 cucchiai di di rovescia- verata di pepe e servi. Marsala secco e versali sulla zup-
Marsala secco. re il pesce su pa di cipolle e aringhe. Se risulta
Fai scaldare a un piatto di PATELLA LUCRETIANA dolce, correggi con altra salsa di
fuoco dolce, portata, irrora (ZUPPA DI LUCREZIO) soia e pasta d’acciughe, se è sala-
mescolando, con un filo d’olio Pulisci 500 g di cipollotti, scar- ta con un po’ di miele. Spolverizza
e togli dal fuoco verde e servi. tando il verde ma lasciando qual- con la santoreggia e fai bollire per
prima dell’ebollizio- che centimetro di foglia sopra il qualche minuto. Servi tiepido.
ne. Sgocciola con cura i TYROPATINAM bulbo. Metti in una pentola an-
piselli, sbatti la salsa con 4 uova, (CREMA AL FORMAGGIO) tiaderente 1 cucchiaino di pasta APOTHERMUM
aggiungi ai piselli sgocciolati Impasta con la forchetta 2-6 d’acciughe, 1 cucchiaio di salsa di (DOLCE DI FARRO)
e rimetti sul fuoco in una pen- cucchiai di miele (a piacere) con soia, 3 cucchiai d’olio e mezzo bic- Lascia in ammollo 200 g di farro
tola bassa con il fondo spesso, 5 uova e 250 g di formaggio fre- chiere d’acqua, mescolando bene per tutta la notte. Lava, spezzet-
mescolando finché il composto sco. Diluisci un po’ per volta con il tutto a fuoco dolce. Taglia i ci- ta e aggiungi 50 g di pinoli e 50 g
non si sarà addensato. 600 ml di latte crudo e pollotti in 2 per il lungo e di mandorle spellate, poi lessa
poi cola il tutto per disponili con ordine il tutto finché il farro non si sarà
SALSUM SINE SALSO eliminare even- nella pirofila. Alza ammorbidito. Aggiungi 50 g di
(PESCE DI FEGATO) tuali grumi e un po’ la fiam- uva passa e mezzo bicchiere di
Cuoci 250 g di fegati misti di bolle d’aria. ma, porta a Marsala all’uovo, mescola con
pollo, vitello e agnello in poca Cuoci nel ebollizione cura, versa in ciotoline e cospargi
acqua o brodo leggermente sa- forno pre- e, a metà di pepe spezzato. Servi freddo.

portata di dolci, frutta fresca e secca, fo- Grecia (per il Cnosso e i vini di Chio, Cos
cacce salate e, a volte, salsicce e formaggi. I e Rodi). Persino in Inghilterra si coltiva la
dolci hanno come ingredienti base perlopiù vite e vini di qualità arrivavano anche dalla
farina, cacio e miele. Ma si fanno anche sfor- Mosella e dal Reno, in Germania.
mati di frutta, omelette dolci e creme all’uovo. Il vino antico si conserva male e per ovviare al
Prima di salutare il munifico ospite e fare ritor- problema vengono aggiunti stabilizzanti e con-
no, barcollanti, alla propria domus, non resta RICETTE servanti (in Grecia acqua di mare, ma anche re-
che commentare le abbondanti libagioni che IMMORTALI sina, catrame, radice di ireos e di giaggiolo, cal-
hanno accompagnato il banchetto. Il più noto e diffuso cio e sali di piombo), che ne mutano l’abboccato
manuale di cucina originale. Ne viene fuori un vino robusto, forte,
In onore del dio Bacco dell’antichità è che non viene mai bevuto puro (solo i barbari,
Nessuna cena o convivio ignora il dio Bac- sicuramente il De re ritenuti degli alcolizzati, lo fanno), bensì filtrato
co. Le zone di produzione vinicola più cele- coquinaria di Marco e annacquato. Il vino viene anche aromatizzato
bri sono la Campania (per il vino Falerno e Apicio (sopra, in un con pepe, erbe, radici o essenze di fiori, miele e
il Massico), la Gallia (per i vini aromatici e manoscritto medievale). cannella. Infine, ad accompagnare il dessert, il
affumicati, come il Marsiglia), la Spagna, la vino mielato, antenato del nostro passito. n
49
LA vita pubblica
SUGGERITORI
CONTRO LE AMNESIE
I ricchi, e soprattutto
gli uomini di potere,
avevano speciali servi
chiamati nomenclatori:
grazie a una prodigiosa
memoria, sapevano
sempre suggerire il nome
delle persone incontrate
durante le passeggiate o
nei luoghi pubblici.
La vita pubblica

Il dovere
della politica
Un buon cittadino partecipa alle assemblee per eleggere i magistrati e approvare
le leggi dello Stato. I doveri pubblici impegnano fino a due mesi all’anno,
ma mentre Roma cresce, la politica diventa una professione per pochi

I senatori indossavano la tunica


con il laticlavio, il calceus senatorius
(un particolare tipo di calzare)
e portavano un anello d’oro.

52
L’
importanza della partecipazione: il cit- siano dotati di cittadinanza romana e che sia-
tadino romano dedica alle assemblee no in grado di esercitare responsabilmente i loro
per l’elezione dei magistrati moltissi- diritti. Tutte le magistrature sono elettive, tem-
mo tempo, da 40 a 60 giorni all’anno. poranee (generalmente della durata di un anno)
Il voto non è obbligatorio, ma l’impegno in poli- e accessibili a qualunque cittadino disponga dei
tica viene considerato un dovere civico. Dall’età ARRINGHE requisiti necessari. Il Senato non è composto da
repubblicana fino all’instaurazione del principa- IN SENATO una casta chiusa di oligarchi, ma costituito dagli
to di Augusto (secondo alcuni storici fino a Dio- Il Senato romano era la ex magistrati, dunque persone elette dal popolo.
cleziano, cioè alla fine del III secolo d.C.), Roma “palestra” degli oratori
vive un lungo periodo di politica condivisa. Non più agguerriti: celebri Democrazia per pochi
una democrazia in senso moderno, ma un’attivi- le infuocate arringhe di Alle spalle del Senato, già in epoca regia, vi sono
tà partecipativa, capace di coinvolgere la cittadi- Cicerone contro Catilina, i comizi curiati: il numero delle curie, gruppi in cui
nanza in tutti i gradi delle magistrature. qui rappresentate nel è suddiviso il popolo, è fissato a 30, 10 per ognuna
La volontà dello Stato è espressa dalle assem- famoso quadro di delle tre tribù originarie, e ciascuna curia è a sua
blee popolari, alle quali accedono tutti coloro che Cesare Maccari (1880). volta composta da 10 gruppi gentilizi. Almeno in ”

53
DITTATORE
PERPETUO
Fuori dal cursus
honorum era la carica
di dittatore, invocata
in caso di estrema
emergenza militare, o
per altri gravi motivi, e
valida solo per sei
mesi. Il potere
del dittatore

era assoluto e non


poteva essere limitato
da nessuna istituzione o
altro magistrato. Giulio
Cesare fu nominato
dal Senato dittatore
perpetuo: a lui
Cicerone (nella statua
a destra) indirizzò varie
orazioni. Alla morte
di Cesare, la carica
fu offerta ad Augusto
che però, come scrisse
Svetonio, «dopo essersi
inginocchiato, fece
cadere la toga dalle
spalle e, a petto nudo,
supplicò che non gli
fosse imposta».

età monarchica, non sono davvero assemblee po- re per indicare la sua risposta affermativa, o a
polari, dato che vi trovano rappresentanza soltanto sinistra per la negativa: la proposta è approva-
i patrizi, mentre la plebe ne è totalmente esclusa. ta se almeno 16 curie danno voto favorevole.
Prima funzione delle curie è quella di Questa assemblea perde d’im-
contribuire all’esercito: ognuna forni- portanza con l’avvento della Re-
sce 100 fanti e 10 cavalieri. Sempre le pubblica. Al re subentrano i con-
curie eleggono i senatori (ogni curia soli, due cittadini che si dividono
10 senatori, per un totale di 300) e Il Senato il potere per un anno, dando così
ai comizi è demandato il compito di era ospitato avvio all’anno politico, che da loro
deliberare sulle decisioni del Senato, nel Foro, prende nome. Roma è ancora un’o-
come per esempio dichiarare guerra. all’interno ligarchia, con il potere saldamente
Già a partire dall’ultimo quarto della Curia in mano al patriziato, e la tensio-
del VII secolo a.C., l’assemblea si Iulia, edificio ne tra le due classi si acuisce fino
riunisce in uno spiazzo presso il ancora oggi a culminare nella secessione della
Foro, il comitium, dove sono pre- esistente. plebe sull’Aventino, nel 494 a.C.
disposti 30 settori rettangolari, Alla fine, viene istituito il tribuno
delimitati da funi e pali, riservati della plebe, eletto dai concili della
ciascuno a una curia. Annunciata la questio- plebe. Dopo circa un secolo dall’istituzione di
ne proposta dal re o dal Senato, ogni membro questa magistratura, anche i plebei acquisisco-
della curia si sposta a destra del proprio setto- no i pieni diritti civili e politici. I comizi curiati
54
La vita pubblica

Una carriera a tappe Giurare a cuor leggero


Prima di aspirare al consolato, il cittadino romano deve aver fatto
pratica, occupando tutte le magistrature minori: una carriera scan-
dita da cariche sempre più importanti, chiamata cursus honorum. C on il passare dei secoli, il sacro rispetto con
cui i Romani ricorrevano al giuramento venne
meno, finché questa pratica divenne molto co-
CENSORE
Meno potenti dei consoli, ma mune. Si giurava su se stessi, sulla propria mano
dalla carica altrettanto pre- destra, sui genitori, su questo dio e sull’altro.
stigiosa, i due censori sono Per formulare un impegno più vincolante, ma-
preposti al censimento ogni 5 gari in occasione di un patto economico o politi-
anni. In quell’occasione pos-
sono nominare nuovi senatori co, ci si recava presso il tempio di Giove a formu-
o eliminarne di vecchi. Questa lare il giuramento. Nonostante questo, la legge
magistratura rimane in carica non puniva gli spergiuri, a meno che la formula
18 mesi e solitamente è riser- non fosse “giuro in nome dell’imperatore”, nel
vata agli ex consoli.
qual caso subentrava il delitto di lesa maestà,
CONSOLE punibile anche con la morte. Sotto, Il giuramento
La carica più potente fra tutte
è il consolato: l’età minima
degli Orazi di Jacques-Louis David (1785).
per aspirarvi è 42 anni (33,
dopo la riforma di Augusto).
I due consoli detengono il su-
premo potere, sia in materia
civile che militare.
PRETORE
Questo ruolo, riservato agli
uomini di almeno 39 anni
(con la riforma di Augusto
ne bastano 30), concerne le
responsabilità giudiziarie. Il
pretore poteva anche coman-
dare le armate provinciali e
presiedere i tribunali.
EDILE
A 36 anni, gli ex questori si pos-
sono candidare per l’elezione a
una delle quattro cariche di edi-
le, magistrato che conduce gli
affari interni di Roma e spesso
collaborava con le più alte cari-
che cittadine.
TRIBUNO DELLA PLEBE
Costituisce il passo fonda-
mentale nella carriera poli-
tica di un plebeo. Viene in-
trodotto nel cursus honorum
solo all’epoca di Augusto. perdono così d’importanza a favore dei comizi
Eletto dal concilium plebis, centuriati, formati da tutti i cittadini che posso-
il tribuno è considerato un no combattere e che hanno più di 17 anni. Essi
rappresentante del popolo.
vengono divisi in sei classi, a seconda del censo,
QUESTORE e poi ancora in 193 centurie, unità militari di
Grado più basso di tutte le 100 uomini destinati all’esercito. Di queste cen-
cariche elettive, il questore
deve avere almeno 30 anni e turie, 18 sono cavalieri, 170 fanti e 5 civili.
si occupa di vari compiti, sia
amministrativi che finanziari. Propaganda e clientele
VIGINTIVIRO Le riunioni si spostano a Campo Marzio, fuori
fa parte di un collegio di 20 dal pomerio (il perimetro sacro, entro il quale è
(poi 26) magistrati minori. vietato portare le armi), e provvedono all’elezione
DIECI ANNI dei magistrati maggiori e all’approvazione delle
DI SERVIZIO MILITARE leggi. Questi nuovi comizi hanno anche un po-
A partire dai 17 anni. Il servizio tere decisionale in tutte le cause penali che com-
si svolge tra i cavalieri e, pos-
sibilmente, agli ordini di un portano la perdita dei diritti civili per il cittadino,
generale. Attorno ai 20 anni si e servono a ratificare gli accordi internazionali,
può ambire a ricoprire la cari- le dichiarazioni di guerra e i trattati di pace. Ma
ca di tribuno militare.
l’apparente apertura democratica trova un limi-
te nel sistema di attribuzione dei voti: le centu- ”
55
rie della prima classe, composta dai più ricchi,
dispongono da sole di un numero di voti (98) Il Foro, “ombelico” di Roma
maggiore delle altre cinque classi sommate as-
sieme, che in tutto raccolgono 95 voti. Così,
nonostante le cinque classi successive alla pri-
ma siano costituite da un numero di cittadini
N ella Roma antica, la vita pubblica
ruota attorno a un luogo cardine,
punto di riferimento di ogni attività com-
i templi di Saturno, dei Dioscuri e della
Concordia, le basiliche (i tribunali) e la tri-
buna dei Rostri (che esibisce i rostri delle
notevolmente superiore, i più abbienti restano merciale, politica e religiosa, pubblica e navi nemiche, sottratte ai Volsci nel 340
detentori di un maggior potere. privata: il Foro. Leggenda vuole che il a.C.), dove gli oratori arringano le folle.
L’impegno elettorale del cittadino non finisce primo Foro sorga sul luogo dello scontro Con l’avvento dell’Impero, Augusto
qui. Seppur di rango inferiore, anche i comizi tri- tra Romani e Sabini, la battaglia del lago erige nel Foro nuovi templi (anche in
buti, che tengono le loro assemblee nel Foro, re- Curzio: Romolo fa voto a Giove di eriger- onore del patrigno Cesare, ormai divi-
clamano un certo grado di partecipazione. Spetta gli un tempio in caso di vittoria. L’area, nizzato), mentre altri maestosi lavori sono
a loro eleggere i magistrati minori, cioè gli edili e una valletta paludosa e inospitale dove già stati compiuti da Pompeo. L’area vie-
i questori, e danno luogo a un’assemblea più com- si seppelliscono i morti, viene bonificata ne ampliata anche in seguito, con nuovi
pleta, formata da tutti i cittadini suddivisi in tri- con la costruzione della prima fognatura, santuari, ulteriori e più imponenti basili-
bù, in base al luogo in cui abitano. Inizialmente la Cloaca Maxima. Pavimentata in tufo, che e archi di trionfo, simbolo di vittoria
vi partecipano solo i plebei, poi, al crescere della diventa sede del primo mercato. In breve dei vari imperatori. Perché il tempo e le
loro importanza, entrano in scena anche i patrizi. vi sorgono la regia, dove risiede il ponte- mode passano, ma è sempre nel Foro
Complessa e articolata, la politica dell’Urbe fice massimo, il tempio di Vesta e la Curia che i Romani si incontrano per discute-
non sfugge ai vizi e ai giochi tipici della conte- Hostilia, la prima aula del Senato in età re di affari, ostentare potere e ricchezza,
sa elettorale. Poiché la votazione dell’assemblea monarchica. Tutti questi edifici affacciano parlare di politica, contrattare e acqui-
avviene centuria dopo centuria, fino al conse- sulla Via Sacra, la strada principale, dove stare beni mobili e immobili, assistere ai
guimento della maggioranza, i candidati hanno convergono le altre che attraversano processi, ascoltare le ultime novità, par-
tempo e possibilità di manovrare i diversi grup- Roma. In età repubblicana si aggiungono tecipare ai riti religiosi più importanti.

TEMPIO TEMPIO ARCO TRIONFALE


DELLA CONCORDIA DI VESPASIANO DI SETTIMIO SEVERO
Fu costruito per Iniziato da Tito e Fu dedicato a Settimio
commemorare la completato da Domiziano, Severo e ai figli Caracalla
riconciliazione tra patrizi è dedicato a Vespasiano, e Geta per celebrare la
e plebei. divinizzato dopo la morte. vittoria sui Parti.

56
La vita pubblica

pi di voto. Per raggiungere l’obiettivo è fonda-


Le basiliche mentale assicurarsi che i propri sostenitori siano
equamente rappresentati nelle diverse centurie;

D iffusa a Roma durante il


periodo repubblicano su
imitazione delle strutture nate
altrettanto decisivo, dato che l’ordine progres-
sivo di voto tra le centurie è estratto a sorte,
è disporre di un adeguato numero di elettori
nel Mediterraneo orientale, la nella prima chiamata a votare, così da poter
basilica era un edificio pubbli- contare sull’effetto di “trascinamento”.
co a pianta rettangolare, sud- Candidarsi non è difficile. Inizialmente, è
divisa in 3 o 5 navate, con colon- il magistrato uscente a chiedere al popolo di
nati e un’aula centrale. Ospitava esprimersi su una rosa di nomi, ma già in epoca
le assemblee e i processi, i mercati repubblicana è sufficiente che i singoli aspiranti
e le esercitazioni militari. Vi trovava- si iscrivano in apposite liste affisse nel Foro. Le
no posto anche negozi e uffici. elezioni sono un punto d’arrivo, il cui esito è de-
Spesso in comunicazione con il Foro, era terminato dall’attività di propaganda dispiegata
il luogo coperto dove, durante la stagione inver- nei mesi precedenti il voto. Il candidato (così
nale, si svolgeva gran parte della vita pubblica LO “SKYLINE” chiamato perché veste una toga immacolata,
romana. La sua funzione mutò quando i cristiani DEI FORI IMPERIALI sbiancata con la calce) comincia con il “porta a
si trovarono a dover scegliere un luogo adatto I Fori Imperiali (sotto), porta”: un giro promozionale tra gli elettori, solle-
al loro culto, in seguito all’Editto di Milano del risultato di secoli di citati personalmente, fino a organizzare incontri
313 d.C., emesso dall’imperatore Costantino, e ampliamenti, furono pubblici nel Foro, dove viene spiegato il progetto
si orientarono su questo tipo di edificio, adatto a scavati e risistemati tra di ognuno. Qui l’aspirante magistrato va incon-
contenere la massa dei fedeli di Cristo. il 1924 e il 1932. tro ai cittadini, stringe loro la mano uno a uno,
li chiama per nome (i più ricchi dispongono dei
(Segue a pag. 60)

TEMPIO COMIZIO TEMPIO COLLE


DI SATURNO E BASILICA GIULIA DEI DIOSCURI PALATINO
È il più antico luogo sacro Nel comizio si svolgevano Primo tempio romano Sede di culti antichi, fu
di Roma dopo il Tempio di le assemblee dei cittadini; dedicato a divinità scelto da Augusto come
Vesta e quello di Giove, e nella basilica avevano elleniche, era legato alla residenza: da allora ospitò
sede del tesoro di stato. invece sede i tribunali. classe equestre. i palazzi imperiali.

57
Sveglia all’alba
e a letto presto
I l romano medio costruisce la sua giornata sul
ciclo del sole. Sveglia all’alba, anzi almeno
un’ora prima, per poter essere in bottega, in
taverna, o raggiungere il lavoro quando i primi
raggi del sole segnano l’inizio dell’attività. Re-
sta soltanto il tempo per una frugale colazione,
spesso con gli avanzi della cena, e una somma-
ria abluzione: l’acqua in casa è privilegio di po-
chi. Chi vuole cominciare la giornata in ordine
va dal barbiere a farsi regolare barba e capelli.
Nella domus patrizia, a meno che il padrone
non abbia fatto tardi la sera prima, gli orari sono
pressoché gli stessi, ma cambia il ritmo del ri-
sveglio. Prima tocca agli schiavi, già impegnati
all’alba nelle faccende domestiche, poi ai si-
gnori, che indugiano nella toilette e nella vesti-
zione, sempre coadiuvati da servitori o ancelle.
Al sorgere del sole, l’Urbe è già in piena atti-
vità. Tanto il patrizio quanto il plebeo sono sul
posto di lavoro, le botteghe tutte aperte e i con-
tadini all’opera nei campi. Poco dopo, le strade
brulicano di persone, dai mercati in piena atti-
vità giungono le voci dei venditori che tessono
le lodi della loro mercanzia, nei cantieri gli ope-
rai sono al lavoro e nel Foro c’è chi passeggia,
chiacchierando di politica, stringendo accordi
commerciali o presenziando a qualche processo.
Escono dalla domus anche le matrone, per fare
spese o visitare i familiari. La mattina si chiude
intorno a mezzogiorno con una pausa generale
per il pranzo. Pochi rientrano a casa: la maggior
parte si concede uno spuntino nelle taverne o
compra una focaccia da un venditore ambulante.
Nel primo pomeriggio, i più fortunati, dopo
essersi concessi un sonnellino, accorrono alle
terme per rilassarsi e socializzare. È ora di ri-
temprare il corpo con esercizi ginnici, bagni
di sudore, una salutare nuotata, un massag-
gio. Inoltre, negli stabilimenti balneari si può
riprendere il discorso interrotto nel Foro, di-
scettando di politica e affari, ma anche con-
cedersi il lusso di assistere a uno spettacolo,
oppure semplicemente leggere un libro.
Poco prima del tramonto si rientra a casa per
riunirsi intorno al desco con l’intera famiglia per
il pasto più importante e ricco dell’intera gior-
nata. Al calare delle tenebre gli svaghi sono
pochi, le strade buie e pericolose, pertanto la
maggior parte dei Romani si ritira subito dopo
la cena. A meno che nella domus non si accol-
gano degli ospiti: in tal caso la cena si protrae
e diventa banchetto, tanto più ricco e duraturo
quanto maggiore è il rango dell’ospite.

58
La vita pubblica

I Romani suddividevano il giorno in 12 horae, a partire dall’alba


fino al tramonto. Sia la durata che il momento d’inizio si adeguavano
al variare delle stagioni. La notte era invece divisa in 4 vigiliae
(turni di sorveglianza notturna) della durata di circa 3 ore ciascuna.

59
“Civis Romanus sum”, sono
un cittadino romano: è un’espressione
di orgoglio che sottolineava i diritti
e i doveri connessi a tale stato.

nomenclatores, schiavi dalla memoria di ferro, che QUESTIONE preferiscono soppesarne il curriculum e la vici-
sussurrano al padrone il nome degli altri cittadi- DI DIGNITÀ nanza finora dimostrata ai cittadini e ai problemi
ni), chiede o supplica il voto, lascia cadere vaghe Il cittadino era tenuto a dello Stato. Alla propaganda orale si accompa-
o circostanziate promesse riguardo ai favori da mantenere un contegno gna quella scritta: ogni muro della città diventa
riscuotere a elezione avvenuta. Un programma dignitoso nell’aspetto preda degli scriptores, che scrivono gli slogan dei
elettorale ricco di potenziali benefici per i votan- e nelle azioni. Sopra, La candidati lungo le vie più importanti e nei luoghi
ti risulta spesso la carta decisiva per assicurarsi partenza di Caio Gracco di maggiormente frequentati, senza troppo rispet-
il posto. Non tutti, però, prestano orecchio alle P.N. Brisset, del 1840. to per monumenti, immagini sacre, botteghe e
facili lusinghe dei candidati: i più disincantati sepolcri. Qualunque spazio libero sui muri delle
60
La vita pubblica

potere personale eccessivo, a discapito


del bene pubblico. Un altro principio
inderogabile è quello della collegia-
lità, evidente conseguenza dell’av-
versione nutrita per la figura del
re: i magistrati dello stesso tipo,
a cominciare dai due consoli,
devono agire di concerto.

Magistrati e cittadini
Le magistrature non generano
compensi. Alle cariche pubbliche
(non per nulla chiamate honores),
il cittadino deve aspirare solamente
per il prestigio che ne deriva, senza
alcun profitto materiale, in applica-
zione del principio di gratuità: un cri-
terio apparentemente giusto, ma in realtà
iniquo, dal momento che rende il cursus hono-
rum, ossia la carriera politica, accessibile quasi solo
ai ricchi. Anche le onerose spese elettorali rappre-
CITTADINI SI NASCE sentano un ostacolo all’equa partecipazione della
E SI DIVENTA cittadinanza alla vita politica. Tuttavia, dalla fine
In età repubblicana, il del II secolo a.C., a queste cariche riescono ad ac-
titolo di civis spettava cedere anche uomini di non illustri natali, chiama-
per diritto ai cittadini ti appunto homines novi: tra questi, Catone il Cen-
originari dell’Urbe, figli sore, Gaio Mario, Cicerone, Agrippa e Sallustio.
di genitori romani, e ai Un altro aspetto rilevante delle magistrature è
fondatori delle colonie la responsabilità dopo la scadenza del mandato.
di Roma che si fossero Ogni magistrato risponde dei suoi atti non solo
trasferiti all’interno della politicamente, ma anche amministrativamente,
città. La cittadinanza nel caso abbia gestito denaro pubblico, e penal-
poteva essere anche mente se ha commesso
donata come premio illeciti nell’esercizio delle
agli stranieri che si sue funzioni. Può essere
fossero distinti per però processato soltanto
particolari benemerenze allo scadere della sua ca- «Quando
o servigi resi, oppure ai rica, quando ridiventa un i buoni valgono
magistrati di comunità cittadino qualunque. più dei molti,
amiche dell’Urbe. Nel diritto privato ro- i cittadini
Sopra, un particolare dal mano, lo status di civis si devono
Trionfo di Tito di Lawrence (cittadino) è la condizio- pesare,
Alma-Tadema. ne richiesta per la piena non contare.»
libertà del singolo. Com- Cicerone
porta il diritto elettorale
e una serie di privilegi in
sede giudiziaria, in particolare quello di esse-
re giudicati secondo le norme dello ius civile,
di non essere condannato senza processo, di
non subire punizioni corporali o infamanti. La
cittadinanza si acquisisce in base alla discen-
arterie di accesso alla città rappresenta una buo- denza, ma anche con l’acquisto della libertà o
na tribuna per diffondere il messaggio elettorale. per concessione dello Stato. Nel I secolo a.C.,
Una volta eletto, il nuovo magistrato ha, in la cittadinanza romana viene concessa con lar-
genere, 12 mesi per dar corpo alla sua politica. ghezza a Latini e Italici; poi, nel III secolo d.C.,
Scottati dalla precedente esperienza monarchi- è estesa a tutti i sudditi in forza di una costitu-
ca, i Romani dei secoli repubblicani si cautelano, zione imperiale emanata da Caracalla. Da qui
con questo limite temporale, contro la minaccia l’espressione “civis romanus sum”, sono citta-
che la gestione di una carica, protraendosi trop- dino romano: pronunciandola, si esprime ap-
po, possa dar modo a chi la occupa di crearsi un partenenza e orgoglio alla civiltà dell’Urbe. n
61
L’economia

Dal lavoro
dei campi
alla conquista
del mondo
Mercati, taverne e botteghe offrono merci provenienti da tutto il mondo
conosciuto. Il commercio, sostenuto dalla rete viaria e dalla flotta, è florido.
Ma per il romano la dignità risiede nella terra coltivata e nei suoi frutti

62
C
ittadino e agricoltore: su questo con- L’ARATRO TRACCIA efficiente rete stradale. Altrettanto redditizi ri-
nubio indissolubile Roma fonda la sua IL SOLCO... sultano gli scambi via mare, sebbene l’Urbe non
originaria grandezza. Anche in piena L’unica attività manuale nasca come potenza marittima. Il Mediterraneo
età imperiale, quando l’Urbe diventa la ritenuta dignitosa, per un è solcato senza sosta da navi stivate di manu-
città più importante del pianeta, le radici rura- patrizio, era l’agricoltura. fatti, spezie, tessuti, profumi, ma anche grano
li continuano a essere trasmesse nei valori della L’esempio di Cincinnato, e cereali, olio e vino, che viaggiano da Roma
civiltà romana attraverso le leggende e gli esem- senatore della prima verso le province più lontane, e viceversa, in un
pi dei grandi uomini del passato. Il calendario è età repubbblicana, è flusso incessante che, con l’espansione dell’Im-
saturo di festività legate ai cicli della terra, per eloquente: dopo aver pero, fa circolare fortune immense. Roma in-
coltivare la quale Romolo, all’atto della fonda- servito Roma, due volte centiva i commerci, ma non ama i mercanti.
zione, ha assegnato un appezzamento a ciascu- anche come dittatore, egli Per quanto possano accumulare ingenti fortu-
no dei suoi concittadini. E quando, al termine tornò al lavoro nei campi ne, è risulta sempre difficile, per loro, accedere
dell’età monarchica, viene ridisegnata l’architet- senza nulla pretendere, alle magistrature più importanti, occupate dai
tura sociale e politica di Roma attraverso il cen- soddisfatto per il solo proprietari terrieri, gelosi delle proprie antiche
sus, sono i proprietari terrieri a collocarsi nella fatto di aver compiuto prerogative. Sono i figli dei patriarchi, gli eredi
prima classe, quella destinata a tenere, per i seco- il suo dovere. Sotto, un di coloro che hanno fondato la città.
li a venire, le redini del potere. bassorilievo gallo-romano Ancora alla fine dell’età repubblicana, per
con scene di lavori agricoli. il romano medio la dignità e la libertà, intesa
La libertà del proprietario come assenza di servitù, risiedono nella pro-
Già in epoca arcaica, tuttavia, Roma stabilisce prietà fondiaria, mentre tutte le altre professioni
un florido commercio con le altre città italiche, rivestono un rango inferiore. Cicerone su questo
traffici che vengono implementati al seguito è perentorio: «Ignobili e abietti sono i guadagni
dello straordinario allargamento dei confini e di tutti quei braccianti che vendono non l’ope-
agevolati dalla costruzione di una capillare ed ra della mente, ma del braccio: nel loro caso il ”

63
L’economia
Il più importante mercato
salario è per se stesso prezzo di servitù. Abietti degli schiavi nel I secolo a.C.
sono da reputarsi anche coloro che acquistano
dai grossi mercanti cose da rivendere subito al era quello dell’isola di Delo: secondo
minuto. Tutti gli artigiani, inoltre, esercitano un
mestiere volgare: non c’è ombra di libertà in una lo storico e geografo greco Strabone
bottega. Ancora più in basso sono quei mestieri vi si vendevano 10 mila
che servono al piacere: pescivendoli, macellai,
cuochi, salsicciai, pescatori. Ma tra tutte le oc- individui al giorno.
cupazioni da cui si può trarre qualche profitto,
la più nobile, la più fe-
conda, la più degna di un
vero uomo e di un libero
cittadino è l’agricoltura».
Una volta Le continue conqui-
guadagnata ste militari assicurano
la libertà, all’Urbe nuovi territori
gli schiavi più sottratti ai vinti, e l’af-
abili e operosi flusso in città di decine
divennero di migliaia di schiavi
ricchi mercanti che lo Stato vende al
o affaristi. miglior offerente: acqui-
stati dai possidenti, rap-
presentano il volano per
l’estensione dell’attività agricola, che passa dal
piccolo appezzamento, spesso gestito a livel-
lo familiare, fino alla grande villa suburbana,
eretta al centro di immensi latifondi.

Il consumo dell’Urbe
Agli ordini di un fattore, schiavi e manodo-
pera libera coltivano la vite e l’ulivo, sempre
meno i cereali. Per due motivi: Roma, per mez-
zo delle legioni e dei coloni, esporta il suo stile
di vita, anche gastronomico, e i popoli
sottomessi vengono rapidamen-
te assimilati, diventando, ap-
punto, consumatori di olio
e vino; per i cereali, invece,
il mercato è saturo, perché
l’Urbe se ne assicura il
fabbisogno tassando in
natura i territori sotto-
messi. Durante l’Impe-
ro, il granaio di Roma
diventa l’Egitto.
L’Urbe è come una
spugna che assorbe e con-
suma ogni genere di merce
proveniente da tutto l’Im-
pero. Oltre ai mercati al
coperto e a quelli all’aperto,
che si tengono in grandi piaz-
ze circondate da portici, botteghe di
ogni tipo si aprono su strade e vicoli ingombri
di mercanzia. Di giorno il traffico è caotico
e i pedoni devono farsi largo a spintoni fra le
grida dei venditori. Anche il riposo notturno
è rotto dai rumori dei carri che trasportano
le merci ai mercati. Nella Roma arcaica agri-
coltori e allevatori scendono personalmente in ”
64
IL MERCATO
DEGLI SCHIAVI
Alimentato dai continui
arrivi di barbari fatti
prigioneri durante le
conquiste militari, il
mercato degli schiavi (qui
in un’interpretazione di
Gustave Boulanger, del
1882) era tra i settori più
floridi dell’economia.
Gli schiavi non avevano
capacità giuridica ed
erano “oggetti” a
disposizione del padrone
che, volendo, poteva
liberarli, trasformandoli
in liberti. A sinistra, nel
tondo, una moneta di
Traiano, coniata dopo la
conquista della Dacia.

65
Affollata ed economica, la popina è il desco dei poveri,
quelli che in casa non hanno spazio per cucinare.
I patrizi, invece, tornano nella loro domus
dove, dopo pranzo, si concedono un pisolino
prima di raggiungere le terme e svagarsi fino a sera.

città per vendere i loro prodotti, ma più avan- SERVIZIO AL BANCO, nizzarsi in corporazioni di mestiere: chi lavora
ti si forma una catena commerciale affidata a COME AL BAR il ferro, fabbrica aratri, spade o coltelli ricorre
vari mediatori che, a loro volta, si riforniscono Poste al piano terra delle allo stesso grossista e applica, almeno in parte,
dai grossisti del Foro Boario per la carne o del insulae, le tabernae si gli stessi metodi di lavorazione. A Roma le cor-
Foro Olitorio per la frutta e la verdura. aprono sulla strada: porazioni sono antichissime: la tradizione le fa
Per edificare le grandi opere pubbliche, lo Sta- c’è solo un bancone e risalire al secondo re, Numa Pompilio, il quale
to ricorre ad appaltatori che provvedono al lavo- qualche sgabello per un ne avrebbe istituite otto: flautisti, orefici, legna-
ro con i propri operai e schiavi. La concorrenza consumo rapido, una ioli, tintori, calzolai, cuoiai, ramai, pentolai.
della manodopera servile frena l’attività e l’ini- pausa durante la mattinata Quale moneta supporta tutto questo poderoso
ziativa dell’operaio libero. Costui, alle dipenden- lavorativa. Sopra, una scambio di beni e servizi? Nella Roma arcaica, e
ze di un industriale, lavora per una paga fissata tipica taberna vinaria (la ancora per parte di quella repubblicana, il com-
liberamente, a cottimo o a giornata. Quanto alla nostra osteria) di Pompei. mercio si basa su una forma di baratto evoluto:
giornata di lavoro, dura sinché il sole è nel cielo, passano di mano in mano scarti di lavorazione
anche se generalmente si fissa un orario minimo. del piombo, con un valore stabilito in base al
Gli artigiani che hanno in comune procedi- peso che, quindi, dev’essere riconfermato a ogni
menti tecnici e materie prime tendono a orga- transazione. La prima moneta standard, un conio
66
L’economia

Vino, cibo e shopping La difficile arte della misurazione


L a variopinta umanità che si accalca nelle strade e
nei vicoli di Roma ama frequentare locali mode-
sti che diventano punti d’incontro, per una bevuta o
C ome quasi tutti i sistemi di misurazione che hanno preceduto il sistema
decimale, anche quello romano era piuttosto difficile da applicare. Ven-
ne tratto dal sistema in uso in Grecia, con influenze egizie e mesopotamiche.
un pasto caldo. Spesso si tratta di un semplice ban-
cone di pietra rivolto verso la strada, dove sono mu- Misure di lunghezza
rati dei contenitori; c’è anche un fornelletto e, sotto Unità romana Piede Sistema decimale
la volta a botte, qualche panca o sgabello. Si tratta
pollice (digitus) 1/16 1,85 cm
della taberna vinaria, di fatto una bottiglieria con me-
scita, il locale pubblico più comune, dove si beve e oncia (uncia) 1/12 2,47 cm
si mangia uno spuntino frugale ed economico. Per palmo (palmus) 1/4 7,41 cm
lo shopping e i servizi, dal ciabattino al medico, dal
fabbro al vetraio, c’è solo l’imbarazzo della scelta, piede (pes) 1 29,65 cm
con intere strade riservate a botteghe della stessa cubito (cubitus) 1½ 44,47 cm
tipologia. Si può trovare di tutto, merce locale come passo (gradus) 2½ 74 cm
d’importazione: dall’olio al vino, dai fichi alle pesche,
dai datteri africani ai pesci di fiume o di mare. passo doppio (passus) 5 1,48 m
Mettere su bottega è semplice, non c’è bisogno pertica (pertica) 10 2,96 m
di nessuna autorizzazione, serve un po’ d’iniziati-
atto (actus) 120 35,52 m
va, e nella gestione viene generalmente coinvolta
tutta la famiglia. In città si riversa anche un flusso stadio (stadium) 625 185 m
di materie prime che alimenta il lavoro delle bot- miglio (militarium) 5.000 1,48 km
teghe artigiane. Insieme a fabbri, sarti e cordai,
nei fondi che si affacciano sul viavai della strada lega (leuga) 7.500 2,22 km
lavorano argentieri e gioiellieri, candelai, mani-
Pesi
scalchi e falegnami; i conciatori forniscono pelli ai
cuoiai che le trasformano in borse e scarpe. I ve- Unità romana Dracma Sistema decimale
stiarii vendono tessuti e abiti di lana, lino, cotone o chalco (chalcus) 1/48 71 mg
seta che proviene dalla lontanissima Cina. Tintori
e lavandai, infine, trattano stoffe e abiti, li tingono
siliqua (siliqua) 1/18 189⅓ mg
(usando anche l’urina), li lavano con acqua e soda, obolo (obolus) 1/6 0,568 g
li candeggiano e li stirano a dovere. scrupolo (scrupulum) 1/3 1,136 g
dracma (drachma) 1 3,408 g
siclo (sicilicus) 2 6,816 g
oncia (uncia) 8 27,264 g
libbra (libra) 96 327,168 g
mina (mina) 128 436,224 g

DAL PRODUTTORE dello stesso peso, è l’aes grave “bronzo pesante”,


AL CONSUMATORE pari a una libbra romana (327 g), denominata
Nelle botteghe asse. Multipli dell’asse sono il dupondio (2 assi),
artigiane (a sinistra, il tripondio (3 assi) e il decusse (10 assi); le fra-
un bassorilievo che zioni sono invece il semisse (mezzo asse), il trien-
rappresenta il negozio di te (un terzo), il quadrante (un quarto), il sestante
un venditore di utensili e (un sesto) e l’oncia (un dodicesimo di asse).
coltelli) si trovano prodotti
finiti, pronti per la vendita, Per le vie dell’Impero
ma è anche possibile Ma l’ossatura dell’economia romana, specie
ordinare pezzi su misura. nel commercio di alto livello, è rappresentata
dal denario, una moneta d’argento battuta per
la prima volta intorno al 211 a.C., che conosce
grande fortuna. Del valore iniziale di 10 assi, pari
a 1/72 di libbra (4,55 g), ha come frazioni il qui-
nario (1/2 denario) e il sesterzio (1/4 di denario). ”
67
TUTTE LE STRADE
Cammin facendo PORTANO A ROMA
Lungo le vie consolari, le

F iore all’occhiello dell’ingegneria romana, le stra-


de lastricate si estendono per un totale di 100
mila km, affiancate da altri 150 mila km di strade
pietre miliari forniscono
al viaggiatore alcune
informazioni sul tragitto.
in terra battuta: un imponente sistema viario che A partire dalla distanza
tiene unito l’Impero. Ingegnoso ed efficace (alcuni che lo separa da
tratti sono giunti fino a noi) il sistema con cui si co- Roma, precisamente
struiscono. Per prima cosa vengono definiti i mar- dal Miliarium aureum,
gini e scavata profondamente la terra per creare la una colonna di bronzo
base. Quindi, all’interno dello scavo, si sistemano dorato che si erge
quattro strati sovrapposti di materiali diversi. nel Foro e da cui,
Il primo strato, lo statumen, una massicciata di idealmente, si dipartono
base, è composto di blocchi molto grandi ed è tutte le strade. Sotto,
profondo almeno 30 cm; su di esso si stende la una via di Pompei.
ruderatio, fatta di pietre tondeggianti legate con
calce, il cui spessore non è mai inferiore a quello
della massicciata; il terzo strato prende il nome
di nucleus, ed è composto di grossa ghiaia livel-
lata con l’ausilio di pesantissimi cilindri; ultima
arriva la pavimentazione, il pavimentum, ge-
neralmente in grossi massi di silex, una pietra
basaltica di eccezionale durezza.
Alla parte centrale della carreggiata viene
data una forma a schiena d’asino, per favorire il
deflusso di acqua piovana lungo i marciapiedi,
attraverso cunicoli e canalette di scolo. La lar-
ghezza media della strada va dai 4 ai 6 m, per
permettere il passaggio di due carri.
Se Roma pullula di botteghe artigiane, mer-
cati e giganteschi magazzini è solo grazie a un
incomparabile sistema viario. Le strade romane,
nate per scopi militari, diventano con il tempo
grandi vie di comunicazione, offrendo un con-
tributo decisivo allo sviluppo dei commerci.
La prima via a essere completata è l’Appia:
collega Roma a Brindisi, passando attraverso
Capua e Benevento. Numerose altre strade ven-
gono disegnate in tempi successivi per raggiun-
gere la costa adriatica, come la Claudia Valeria,
che collega Tivoli con Pescara, valicando gli
Appennini. Nel II secolo a.C. si sviluppano le
comunicazioni con l’Italia settentrionale: la via
Flaminia fino a Rimini, l’Emilia fino a Piacen-
za; quindi la Postumia che collega Genova con
Verona e Aquileia. In Gallia, i Romani trovano
una rete stradale già tracciata dalle popolazioni
celtiche, e la consolidano, potenziando le co-
municazioni transalpine e quelle dirette verso il
Reno, per i contatti con il mondo germanico.
In Britannia, il più importante centro stradale
e portuale diventa Londra, da cui partono le vie
che giungono, a nord, fino in Scozia.

Traffico navale
Nel tempo, il trasporto marittimo diventa
sempre più importante. È più veloce ed econo-
mico (non c’è confronto tra la capacità di carico
delle navi e quella dei carri), benché soggetto a
68
L’economia

Una villa rurale


C onsiderata la forma produttiva più originale e razio-
nale che l’economia romana abbia prodotto, la villa
romana (a sinistra, una ricostruzione) è una fabbrica rura-
le, creata per la coltivazione di piantagioni di ulivo, vite,
cereali ed è affiancate da orti, pascoli, impianti di trasfor-
mazione, depositi, mezzi di trasporto. È costruita intorno
a due corti, una interna e l’altra esterna, dotate ciascuna
di una vasca: quella della corte interna serve per abbe-
verare gli animali, l’altra per alcune operazioni agricole.
Attorno alla corte interna sorgono le costruzioni in mu-
ratura che formano la villa rustica, cioè la parte della fatto-
ria dove abitano i servi. Al centro c’è una spaziosa cucina
e a fianco, così da godere del suo calore, trovano posto
le stanze da bagno per i servi, la cantina, le stalle dei buoi
e dei cavalli, il pollaio. Lontani dalla cucina e rivolti verso
nord, ci sono granai, essiccatoi, stanze per la conserva-
zione della frutta. Più esposti al pericolo d’incendio, i ma-
gazzini costituiscono un edificio separato. Vicino alla villa
c’è l’aia, su cui si aprono alcuni capannoni per il rimessag-
gio dei mezzi agricoli. La villa romana restò per secoli il
cardine dell’economia imperiale: grazie alle sue capaci-
tà produttive garantiva ai mercati l’approvvigionamento
delle merci e alla classe dirigente proprietaria le rendite
necessarie per mantenere un tenore di vita elevato.

GLI ANTENATI rischi (i naufragi non sono infrequenti e i pirati


I postini di Augusto DEI CORRIERI sempre in agguato, specialmente sulla costa dal-
Veloci e affidabili, e mata e in Oriente) e alla praticabilità soltanto

C arri a due o a quattro ruote, cavalli, muli e


asini: è il “parco macchine” del cursus pu-
blicus, il servizio postale romano. Nato in età
sempre in servizio, erano
i “postini” del tempo
(sotto, una ricostruzione
stagionale delle rotte più importanti. Da metà
marzo a metà novembre, durante i quattro mesi
invernali definiti “mare clausum”, la navigazione
repubblicana e affidato inizialmente a messi del calesse romano). viene interrotta. Sul mare viaggiano grano, vino,
privati, schiavi o soldati, sotto Augusto olio, garum e metalli, soprattutto sotto forma di
diventa un servizio di Stato che im- barre e di lingotti; sempre sulle navi giungono a
piega speciali corrieri a cavallo, Roma alcuni prodotti di lusso: animali rari per
chiamati tabellarii. Sono loro i giochi del circo, marmi policromi dall’Africa
a percorrere notte e gior- e dall’Asia Minore, graniti dall’Egitto, spezie e
no l’intera rete stradale sete dall’Oriente, sculture dalla Grecia.
dell’Impero per recapi- È molto diffusa anche la navigazione fluvia-
tare dispacci, missive le e lacustre: i traffici maggiori si svolgono su
e corrispondenza. molti tratti di Rodano, Reno, Danubio, Nilo
Per dare maggiore e su alcuni dei maggiori laghi dell’Italia Set-
celerità al servizio, si tentrionale, oltre che lungo il Po. Non esiste
provvede a frequen- un’unica organizzazione che si occupa dei
ti cambi di cavallo trasporti navali e del commercio; spesso il
presso le mansiones, carico viene affidato a singoli armatori, detti
stazioni di sosta prov- navicularii, che a loro volta trovano i neces-
viste di locande per il sari finanziamenti rivolgendosi a grandi im-
ristoro, magazzini e scu- prenditori. In epoca imperiale, anche lo Stato,
derie, distribuite a circa monopolista per alcune forniture importanti, si
un giorno di viaggio l’una appoggia sulla navigazione privata: gli armatori
dall’altra. Vi sono anche tap- godono così di alcuni privilegi, come il ricono-
pe intermedie, dette mutatio- scimento di particolari diritti o della cittadinan-
nes, dislocate ogni cinque miglia. za romana, la garanzia di una sorta di assicura-
zione gratuita e l’esenzione da alcune tasse. n
69
LA guerra

70
SOLDATI
E IMPERATORI
Durante l’Impero, le
truppe si trovarono
spesso a decidere le sorti
di Roma, scegliendo
e deponendo (a volte
uccidendoli) i sovrani. Ciò
accadde soprattutto nel III
secolo d.C., detto secolo
dell’“anarchia militare”.
In queste pagine,
Lawrence Alma-Tadema
illustra l’episodio della
proclamazione di Claudio:
secondo Svetonio, dopo
l’uccisione di Caligola,
il suo timoroso nipote
Claudio si era nascosto
dietro una tenda. Un
legionario vide i suoi
piedi spuntare da sotto
e lo tirò fuori; Claudio
s’inginocchiò, impaurito,
ma il soldato lo riconobbe
e lo salutò imperatore.

71
La guerra

Il mestiere
delle armi
Dalla leva circoscritta ai soli patrizi
all’esercito aperto a tutti: le riforme
cambiano la natura del servizio militare
ma non la sua efficienza, e la legione
resta il fulcro dell’espansionismo romano

O
rganizzazione, disciplina e patriot-
tismo: quello romano è l’esercito
perfetto, esempio militare insu-
perato nell’antichità, punto di
arrivo e fonte d’ispirazione per tutti i
grandi condottieri del futuro. Diffici-
le elencare i singoli punti di forza di una
struttura capace di dominare per quasi un
millennio gran parte del mondo cono-
sciuto. Importantissime sono l’esercita-
zione continua e l’adozione di tattiche
consolidate, ma anche l’umiltà e l’in-
telligenza metodica che permette di
imparare dalle sconfitte e di adeguar-
si ai diversi terreni di battaglia, così
come la capacità di mutuare dal nemi-
co armi e tecniche efficaci. Sono solo
alcune delle caratteristiche che fanno
delle milizie dell’Urbe una macchina da
guerra pressoché invincibile. Ma le legioni
sono soprattutto un capolavoro di fratellan-
za, orgoglio nazionale e senso di appartenen-
za: i Romani sotto le armi si sentono come figli
legati indissolubilmente ai destini della madre-
patria, non mercenari avidi di bottino. L’ELMO
DEL LEGIONARIO
Un esercito di volontari L’elmo classico aveva
Una data e un nome cambiano per sempre la calotta metallica
fisionomia e il destino dell’esercito dell’Urbe, tonda, paraguance
e probabilmente ne determinano la grandezza e protezione sulla
e il rilevante peso sociale occupato nell’archi- nuca, ma i modelli
tettura politica che regge prima la Repubblica variavano secondo
e poi l’Impero: nel 107 a.C., Caio Mario, elet- l’epoca e i luoghi. A
to console e incaricato di continuare la guerra destra, la formazione
contro il berbero Giugurta, adotta un principio a testuggine, in
rivoluzionario nel reclutamento di nuove leve. un’incisione secentesca.
D’ora in poi, per arruolarsi nelle legioni non è ”
72
La guerra
L’arruolamento era aperto a tutti i cittadini
romani che avessero compiuto i 17 anni
e non si fossero macchiati di alcun reato.
Prima di essere ammessi come reclute,
si veniva sottoposti a un esame (probatio).

73
più necessario essere ricchi. Viene così superato IL FRUTTO
il rigoroso principio che il soldato (miles) roma- DELLA DISCIPLINA La riforma di Mario
no debba possedere un determinato censo, e che Nessun altro esercito
era fondato sulla convinzione aristocratica che
chi non aveva beni da difendere non poteva es-
sere un buon combattente. Questa rivoluzione
sapeva dar vita a tante
formazioni diverse come
quello romano, affinatosi
D opo la riforma militare introdotta da Caio
Mario (a sinistra) nel I secolo a.C., la legione
risultava composta da 10 coorti, ciascuna di 480
apre le legioni a tutto il popolo, plebe compre- nei secoli. uomini (a eccezione della prima, che ne contava
sa, disegnando un esercito moderno, basato sul 800). Ogni coorte era suddivisa in tre mani-
volontariato e non sulla leva; una forza militare poli (la prima in cinque) e ciascun ma-
che assume le caratteristiche di struttura per- nipolo comprendeva due centurie,
manente, in grado di sottoporre le truppe a ri- ciascuna formata da 80 uomini.
petute esercitazioni quotidiane anche in tempo Dieci squadroni di cavalleria,
di pace. Non cambiano le altre condizioni per per un totale di 120 cavalieri,
essere arruolati (cittadinanza romana, prestanza erano a disposizione per compiti di
fisica, moralità), bensì la qualità del servizio del ricognizione e staffetta. Il grosso
milite: prima è un patrizio impegnato più volte, dell’esercito, però, si ba-
per un tempo limitato, a imbracciare le armi; ora sava su forze di fan-
è un cittadino che si vincola all’esercito per un teria e ausiliari
periodo che varia dai 16 ai 20 anni. Quello del provenienti da
soldato diventa un mestiere, una scelta di vita. tutte le zone
Anche dopo la riforma di Mario, i giovani pa- dell’Impero.
trizi continuano a sottoporsi alle durezze della

74
La guerra

UOMINI DI FERRO vita militare se vogliono dare avvio al cursus ho-


IN ABITI DI FERRO norum, ossia la carriera politica che consente di
I legionari (a sinistra, un occupare le magistrature più alte e prestigiose.
soldato del I secolo d.C.) Tuttavia, all’arruolamento arrivano in maggior
indossavano vari tipi di numero ragazzi di campagna, più affamati dei
corazza (lorica) di metallo. cittadini, attratti dal posto fisso e dal riscatto
di maglia metallica o sociale garantito dall’appartenenza alle legioni.
di cuoio. Nel tondo,
un soldato del tardo Da recluta a veterano
Impero, V secolo d.C., con Per entrare nei ranghi basta essere di ro-
equipaggiamento già di busta costituzione, non aver avuto problemi
tipo “barbarico”. con la giustizia e aver compiuto i 17 anni. Per
schierarsi nelle prime coorti, più prestigiose,
e nella cavalleria occorre essere alti almeno
1,72 m, una misura notevole per l’epoca. Sod-
disfatte tutte queste condizioni, l’aspirante
legionario viene arruolato e diventa tiro, re-
cluta, e porta al collo la piastrina di ricono-
scimento; più avanti, in età imperiale, si dif-
fonde la pratica di segnare a fuoco la mano o
il braccio del miles con il nome della legione
di appartenenza o dell’imperatore regnante. ”

Armi e bagagli
I l legionario del periodo imperiale indossava, sopra
la tunica, una pesante lorica, sotto la quale vesti-
va un’imbottitura (subarmalis). In testa portava un
elmo metallico e, all’altezza della vita, il cingulum,
un cinturone di cuoio con strisce pendenti e borchie,
a volte accompagnato da un altro cinturone per ap-
pendervi il gladio: l’arma veniva portata
al fianco destro per consentire di
impugnarla senza disturbare
il braccio sinistro, che im-
bracciava lo scudo.
Tra le armi in
dotazione vi era
il pilum, un gia-
vellotto con la
punta in ferro
dolce che, una
volta penetra-
ta nello scudo
avversario, si
deformava,
rendendo diffi-
cile l’estrazione.
Oltre alle armi, il
legionario portava
con sé un carico di
circa 20 kg compren-
dente il bagaglio perso-
nale, un paletto (un elemen-
to della palizzata da erigere attorno
all’accampamento) oltre alla razione di frumento (o
di farina o di pane) sufficiente per qualche giorno.

75
È arrivato il momento del giuramento di fe- A CIASCUNO
deltà, il sacramentum militiae, tutt’altro che una LA SUA INSEGNA Tre file per trionfare
formalità: con quest’atto il militare stringe un Ogni legione aveva il
patto religioso e civile che lo impegna nei con-
fronti del comandante e dei commilitoni per
tutto il periodo del servizio. Un soldato della
suo emblema: si trattava
di animali reali come il
toro, l’aquila, l’ariete, il
A partire dalla tattica oplitica adottata dalla
legione del periodo arcaico, con legionari
pesantemente armati che combattevano fianco
legione legge a voce alta il testo del giuramento cinghiale, la lupa, il leone, a fianco in schieramento serrato, la tecnica mi-
e la recluta, chiamata per nome, esce dai ran- o mitici come il capricorno, litare romana si è evoluta costantemente. In età
ghi e pronuncia la formula del consenso; una il centauro, il grifone; repubblicana, l’adozione del manipolo consentì
volta compiuto il rito le è permesso di usare le oppure divinità quali alla legione di schierarsi in profondità su tre linee
armi, che le vengono consegnate quando rag- Marte, Apollo, Minerva, distanziate di circa 40 m: su ciascuna linea si di-
giunge il corpo al quale è stata assegnata. Nettuno, Ercole, mentre sponevano i manipoli nel numero di dieci: prima
Giove era simboleggiato gli hastati, poi i principes e infine i triarii.
La vita grama del legionario da una saetta. Se gli hastati, dopo il lancio dei giavellotti e
La recluta comincia un durissimo tirocinio la successiva mischia con il nemico, avevano la
che lo porta a un livello di preparazione e re- peggio, potevano ripiegare ordinatamente pas-
sistenza pari a quello dei commilitoni, abitua- sando attraverso gli intervalli lasciati dai prin-
ti a sopportare un ritmo di lavoro quotidiano cipes, che a loro volta raggiungevano la prima
massacrante. Ecco un esempio di esercitazione linea passando tra gli spazi liberi lasciati dagli
dedicata ai novizi: il primo giorno, una marcia hastati. Nell’ultima fase della battaglia, quando
a passo di corsa della durata di 30 stadi (circa occorreva vincere la resistenza del nemico o ri-
5,5 km); il secondo giorno, pulizia e riparazio- baltare le sorti dello scontro, intervenivano i tria-
rii, mantenutisi freschi, la cui onda d’urto poteva
rivelarsi decisiva. In età imperiale, la disposizione
a scacchiera venne mantenuta, anche se la legio-
La macina del milite ne, divisa ora in coorti, si disponeva non su tre
ma su due file. Lo schieramento così descritto da

P rima del III secolo d.C., il soldato riceveva una


razione giornaliera di frumento (prima ancora
era orzo) che egli stesso provvedeva a trasforma-
Polibio cambiò radicalmente durante l’Impero.

re in farina: tostava i chicchi, quindi li polverizzava


usando macine a braccia, oppure due pietre; infi-
ne, con l’aggiunta di un po’ d’acqua e
di sale, formava una farinata da
cuocere in acqua bollente o
su una pietra arroventata.
Quando possibile, la
razione alimentare era
completata da carne
suina o di montone
(uno spiazzo vicino
all’accampamento
era riservato agli
animali da macel-
lare), oltre ai vari
tipi di legumi.
Per molto tem-
po, l’unica bevanda
consentita dal duro
codice di disciplina al
soldato romano era una
mescolanza di acqua e vino
acido, chiamata posca, ma in età
imperiale venne ammesso anche il vino
vero e proprio. I legionari mangiavano due volte
al giorno: all’ora sesta, cioè tra le 10,45 e mez-
zogiorno, e alla sera, poco prima del tramonto.
Come in tutti gli eserciti, dissenteria e problemi
intestinali costituivano la prima causa di morte.

76
La guerra

LEGIONARI ne delle armature che vengono poi passate in rendere sopportabile. La sveglia suona prima
IN RIGA rassegna; il terzo giorno è di riposo; il quarto, dell’alba; alle prime luci del sole, seguendo una
I soldati (sotto, in esercitazione con le armi: duelli con spade di rigida successione, si smontano le tende dell’ac-
alcune rievocazioni legno ricoperte in cuoio e lancio del giavellot- campamento, che vengono caricate sui carri.
storiche) marciavano to. Dal quinto giorno si ricomincia daccapo. Terminata l’operazione, il legionario si mette
con le insegne, che Gli scontri e le manovre militari, per quan- in marcia, caricandosi di un bagaglio perso-
distinguevano le unità to incruenti, sono simulati con la stessa foga e nale di circa 20 kg, oltre alle armi. Si marcia
di fanteria e cavalleria. determinazione richiesta in battaglia, tanto che per 7 ore, fino al primo pomeriggio, coprendo
Oltre all’aquila, simbolo lo storico ebreo Giuseppe Flavio, nel I secolo una distanza di circa 6 km in un’ora: tenendo
dell’intero esercito e d.C., afferma che «non sbaglia chi dice che le conto delle soste e del pranzo, mediamente ci
portata da un aquilifer, loro esercitazioni sono battaglie incruente e che si sposta di 30 o 35 km al giorno.
c’erano il signum (corte le battaglie sono esercitazioni cruente». Il duro Una volta raggiunta la meta, occorre impian-
o manipolo) e il vexillum addestramento forgia vigorosi combattenti e in- tare il nuovo accampamento, cioè scaricare i
(distaccamento). faticabili marciatori ed evita alla truppa le ore di carri, scavare il fossato, erigere la palizzata di-
ozio che, come affermano i comandanti roma- fensiva, montare le tende. Una volta sistemato
ni, genera rilassatezza e indisciplina. Anche per il campo in modo perfetto, viene predisposto il
questo in tempo di pace, terminate le esercita- servizio di vigilanza, sia diurno che notturno.
zioni, le legioni vengono impegnate in lavori di Per i turni dopo il tramonto, a ciascun posto di
consolidamento di fossati e palizzate. guardia sono comandati quattro uomini: poi-
In tempo di guerra, ai militari romani è ri- ché la notte è divisa in quattro archi temporali,
chiesto uno sforzo che solo una continua e le vigiliae, ciascuno dei soldati svolge un turno
ferrea preparazione può che copre un quarto dell’intera nottata. ”

77
Gli altri soldati, assolti gli impegni di servizio, ACCAMPAMENTI sul soldo, probabilmente non ci sarebbe la fila per
poco prima del tramonto sono finalmente liberi PER OGNI USO arruolarsi, benché il tenore di vita nell’esercito sia
di consumare la cena e ritagliarsi un po’ di tempo C’erano vari tipi di castra, sicuramente maggiore di quello di buona parte
per lo svago: giocare a dadi, chiacchierare, scri- con significative differenze, della popolazione romana. Ma il miles può spera-
vere alla famiglia o riposare. Dieci uomini dello a seconda se si trattasse di re anche in introiti straordinari: cospicue integra-
stesso reparto occupano una tenda, all’interno accampamenti da marcia zioni che consistono nelle donazioni di generali
della quale si sviluppa uno stretto cameratismo, (aestiva, cioè possibili in e imperatori, nonché nel bottino di guerra, una
che contribuisce a cementare l’intesa in battaglia. estate, quando il clima parte del quale, in una proporzione decisa dal
era più mite), permanenti comandante, finisce nelle tasche dei legionari.
La paga del soldato (stativa) o semipermanenti Inoltre, l’impegno sotto l’esercito garantisce una
Anche Augusto, il primo imperatore, compie (hiberna, invernali, stabilità, praticamente un posto fisso, sconosciuta
una riforma dell’esercito. Sotto di lui, la paga del quando le truppe si a tante altre professioni. Le prospettive di carrie-
legionario, il soldo, comincia a essere versata a acquartieravano in attesa ra, per chi parte dal gradino più basso, non sono
scadenza quadrimestrale. Già nell’età di Giulio di riprendere le ostilità molto allettanti: la massima aspirazione di un
Cesare lo stipendium giornaliero del milite può con la bella stagione). miles è arrivare al grado di centurione primipilo,
essere equiparato a quello di un esperto mano- Tutti avevano sviluppo trafila lunga e raramente coronata dal successo.
vale. Ma occorre considerare che, dalla somma ortogonale e, quasi Per abbreviare la strada ci si può mettere in luce
percepita, al soldato viene trattenuto il costo del sempre, un fossato. con particolari atti di valore, oppure prestarsi a
vestiario. Se il legionario dovesse contare soltanto operazioni delicate o pericolose. Tra milite e cen-

Il castrum, una città mobile


PORTE BARACCAMENTI

F iore all’occhiello dell’organizzazione militare, il castrum, l’ac- DEL CASTRUM DEI SOLDATI
Regolavano l’accesso Vi alloggiano le truppe,
campamento, era un’istituzione tipicamente romana, che non all’accampamento ed divise in centurie di
trovava riscontro in alcun altro esercito dell’antichità e rappre- erano quattro, una per legionari, pari a circa 80
sentò uno dei segreti del successo delle legioni. Si trattava di ogni incrocio. uomini ciascuna.
una vera e propria cittadella, che i militari fino all’epoca augu-
stea, quando si spostavano quotidianamente per ragioni belli-
che, montavano alla sera e smontavano la mattina seguente.
Il tipico castrum formava un quadrato di 650 m di lato che,
una volta ultimato, assumeva l’aspetto di una vera città fortifi-
cata, popolata da circa 20 mila abitanti e attraversata dalle due
arterie principali, perpendicolari tra loro, dette cardo e decu-
mano. Da esse si dipartivano altre strade parallele, larghe da 15
a 30 m, lungo le quali si allineavano le tende dei soldati, dei
sottufficiali, degli ufficiali e quella del dux,
il comandante, eretta nel cuore
dell’accampamento.
Nei pressi della ten-
da del comandante
c’era l’altare sul
quale egli offriva
i sacrifici, la tri-
buna dalla quale
arringava i legio-
nari e il foro dove
costoro si riunivano
per ascoltarlo.
Quattro porte d’accesso
corrispondevano agli sbocchi
delle due strade principali.

78
La guerra

turione esistono una trentina di mansioni e gradi PORTE APERTE non particolarmente pregiate. La prospettiva di
intermedi, a cui corrispondono altrettanti piccoli E PORTE CHIUSE trovarsi catapultati in province remote e quella,
aumenti di stipendio. Particolare attenzione va Le porte dei castra ancora meno rosea, di passare gli ultimi anni a
anche dedicata al momento del congedo, quando potevano aprirsi in varie dissodare terreni poco produttivi, spesso indu-
a tutti i militari, dal soldato semplice al centu- direzioni: verso l’esterno, ce i veterani a rivendere il terreno assegnato.
rione, spetta l’honesta missio: vengono designati a mo’ di sbarramento (a Sotto Augusto, l’esercito svolge compiti prin-
come veterani e tale qualifica non ha soltanto un titulum); sia verso l’interno cipalmente difensivi e la vita del militare diven-
valore morale, ma comporta alcuni vantaggi di che l’esterno, a mo’ di ta più stanziale rispetto a quella dei suoi prede-
carattere finanziario, il più delle volte una som- sportello (a clavicula); cessori, impegnati durante i secoli dell’espan-
ma di denaro versata all’atto del congedo. A cau- verso l’esterno, ma a sionismo romano. Gli stessi accampamenti
sa della difficoltà nel pagare il premio in denaro, imbuto (così da far entrare assumono il carattere dell’insediamento stabi-
Augusto e i suoi successori, fino ad Adriano, si solo un uomo per volta) le: intorno all’acquartieramento della legione,
vedono costretti a sostituirlo con assegnazioni di come quelle che usò dotato ora di infermeria e stabilimenti termali,
terre, in Italia o nelle province, generalmente in il generale Agricola in si forma un conglomerato di baracche che atti-
località diverse da quelle in cui i veterani hanno Britannia nel I secolo d.C. ra una serie di persone che, tradizionalmente,
servito per tanti anni. La localizzazione dei ter- si spostano al seguito degli eserciti: venditori,
reni da assegnare risponde spesso a logiche mili- giocolieri, prostitute, ma anche le famiglie dei
tari, favorendo la nascita di nuovi insediamenti, soldati. Proprio qui, al momento del congedo,
oppure di economia, con la distribuzione di aree molti veterani trasferiscono il loro domicilio. n

VIA PRINCIPIA VALETUDINARIUM VIA


PRAETORIA E PRAETORIUM (O OSPEDALE) PRINCIPALIS
Tagliava longitudinalmente Posti al centro, erano gli Costruito lungo il confine, Lungo questa strada
in due il castrum e univa la edifici amministrativi e si trovava all’interno di si trovavano la Porta
Porta Praetoria alla Porta gli alloggiamenti del ciascun castrum legionario principalis dextera e la
Decumana. comandante della legione. o ausiliario. Porta principalis sinistra.

79
I riti e le festività

queI Romani,
tutti
casa e tempio

Si celebravano ben 45 feste maggiori


(feriae publicae). Tra le più importanti,
i Saturnalia di dicembre,
quelle dedicate ai defunti, in febbraio,
e tutte quelle connesse al ciclo agrario.

80
Le divinità sono dovunque
e inviano segnali
da decifrare: solo la loro
Q uando, nel 390 a.C., l’Urbe è un
ammasso di macerie, violata e distrut-
ta dalla furia di Brenno e dei suoi
Galli, il popolo affranto vuole
abbandonare la città al suo destino e trasferirsi a PROCESSIONI
Veio. A impedirglielo è la perorazione del gene- E LIBAGIONI
benevolenza può garantire rale Marco Furio Camillo, che ribadisce l’im- Non c’era festa che non
possibilità di costruire un’altra Roma lontano da prevedesse la presenza
pace e prosperità. Roma: «Che ne sarebbe degli dei abbandonati in di abbondanti libagioni e
una città deserta, senza più nessuno che attende banchetti, parte integrante
Per ingraziarsele, la città ai loro riti? E soprattutto, quale sarebbe il desti- della religiosità antica.
no dei Romani senza il presidio delle loro antiche Sotto, i Vinalia secondo
organizza sacrifici e feste divinità?». Perché soltanto lì, in riva al Tevere, ” Lawrence Alma-Tadema.

81
82
I riti e le festività

QUEL GENIO attorno e dentro al pomerio tracciato da Romo-


Le divinità DI UN SERPENTE lo, abitano gli dei romani: a fianco del popolo, in
A sinistra, il larario della uno spazio urbano incentrato sull’ordinamento
del focolare Casa dei Vettii a Pompei. religioso, prima causa della grandezza dell’Ur-
I lari erano raffigurati be. A cominciare dalla Triade capitolina, le tre

I l pater familias è il sacerdote


domestico cui spetta il compito
di celebrare i riti in onore delle
come due giovinetti
che, danzando, alzavano
bicchieri a forma di corno,
divinità più importanti del pantheon romano:
Giove, Giunone e Minerva, versione repubblica-
na di quella arcaica formata da Giove, Marte e
divinità della casa. Il focolare è chiamati rhyton. La figura Quirino. A loro i Romani innalzano un tempio
la sede dei Lari, gli spiriti degli centrale è il genio del sul Campidoglio, nel luogo un tempo ricoper-
antenati defunti: la loro effigie in capostipite della famiglia. to da un bosco di querce, pianta sacra a Giove.
terracotta, legno o cera è collo- Sotto le tre figure sta Il tempio è fornito di tre celle, nelle quali sono
cata in un’apposita edicola do- il serpente sacro, che poste le statue delle divinità: al centro Giove,
mestica, il larario. Accanto ai lari, rappresenta il genius loci, assiso sul trono, contornato da fulmini; alla sua
i Romani venerano i penati, spiriti ovvero il genio del luogo destra Minerva; a sinistra Giunone. Altre nove
protettori della famiglia e della in cui la famiglia vive. divinità concorrono con loro a formare i 12 dei
casa. Infine, praticano il culto dei consenti, il consiglio dei numi: Marte, Nettuno,
mani, le anime dei defunti. Apollo, Mercurio, Vulcano, Vesta (poi sostitui-
Ai riti domestici si accompagna- ta da Bacco), Cerere, Venere e Diana.
no quelli del crocicchio, all’ester-
no della casa, anello di congiun- Sacerdoti specializzati
zione tra la dimensione privata Le divinità presiedono e sorvegliano ogni at-
e quella pubblica, tra la famiglia tività, e i Romani, tra le mura domestiche o
e la comunità. Nel vicus si incro- nei templi, alimentano la benevolenza dei
ciano le strade e qui, tra la fine di numi con un fitto calendario di festi-
dicembre e l’inizio di gennaio, su vità e celebrazioni. Quella romana è
un piccolo altare si celebrano i sa- una religione civile e di Stato, le cui
crifici in onore dei lares compita- pratiche di culto sono dettate dal-
les, i lari dei crocicchi. la legge. Lo scopo è man-
tenere la pax deorum,
la “pace degli dei”,
ossia il loro atteg-
giamento di favo-
re, che garantisce
pace e prosperità.
Al centro della
ritualità c’è il sacri-
ficio. Oltre ai sacerdoti,
spesso riuniti in collegi, che
presiedono i singoli culti, c’è il pontefice
massimo, che da Augusto in poi coincide con
l’imperatore. Primo dei sacerdoti, egli detiene
VISCERE il potere e l’autorità su tutti gli aspetti della vita
PARLANTI pubblica, anche quello religioso.
Alcuni sacerdoti traevano Accanto alle divinità ufficiali ci sono anche
auspici dal volo degli quelle domestiche, non meno importanti: i lari,
uccelli (àuguri) e dalle gli spiriti ancestrali della famiglia, e i penati,
viscere degli animali che sovrintendono alle provviste domestiche.
(aruspici). L’organo più La religione è presente in ogni momento della
consultato era il fegato giornata: gli dei mandano segnali che occorre de-
(qui sopra, un modello in cifrare attraverso la divinazione, e mai una deci-
bronzo del II secolo a.C., sione, privata o pubblica, viene presa senza averne
rinvenuto a Piacenza): ottenuto la preventiva approvazione dai numi.
era diviso in due parti, Il calendario è suddiviso in giorni fasti e gior-
una usata per i vaticini ni nefasti: i primi sono propizi alle attività per-
su Roma, l’altra per le ché godono del favore degli dei, quindi si tratta
predizioni su altri popoli. di giorni feriali; i secondi no, per cui tutto si
ferma. Fondamentali nel mantenimento del-
la pax deorum sono le festività, che prevedono
particolari riti a seconda dei momenti dell’anno ”
83
I riti e le festività

e sono dedicate a un ricco pantheon di divini-


tà: gli dei vanno via via aumentando, anche per
via dei nuovi culti stranieri che si aggiungono a
quelli nostrani, al punto che, in età imperiale,
la metà dei giorni dell’anno è dedicato alle fe-
ste. La religione è ritualistica, perché è nel rito,
nella ripetizione di gesti e liturgie, che si esplica
il credo romano: l’uomo ripete ciò che i numi
gli hanno insegnato a fare, contribuendo così al
mantenimento dell’ordine nel cosmo.
Depositari dell’esatto formulario con il quale
perorare il favore delle divinità sono i sacerdoti.
A cominciare dal pontefice, pontifex, dal latino
pontem facere, “costrutto-
re di ponti” con il mondo
divino. È il più antico sa-
cerdote di Roma, esperto
«Religione di tutto ciò che è connes-
è la cura e so al sacro, ed elargisce
la venerazione consigli a cittadini privati
di un essere e autorità pubbliche sugli
la cui natura obblighi da adempiere
definiamo per mantenersi in accor-
divina.» do con gli dei. I pontefici
Cicerone supplicano le divinità per
conto del popolo, seppel-
liscono la folgore di Gio-
ve, consacrano gli imperatori dopo la morte e
curano il calendario, le magistrature, gli avve-
nimenti dell’anno e gli archivi sacri e giuridici.
Al di là della gerarchia ufficiale, a Roma ci sono
due figure di sacerdoti, gli àuguri e gli aruspici,
senza il benestare dei quali non si muove foglia,
dai matrimoni alla guerra. Di eredità etrusca,
gli àuguri possono fregiarsi di essere nati, come
collegio, addirittura per volere di Romolo. Sono
capaci di leggere i signa, i segni attraverso i quali
gli dei manifestano la propria volontà. Vi riesco-
no scrutando il cielo e osservando il volo degli
uccelli, dopodiché consegnano gli auspici, ossia
l’interpretazione del volere dei numi. Non sta-
biliscono quale sia la cosa migliore da fare, ma
sono in grado di “leggere” se ciò che è stato in-
trapreso incontra il favore degli dei. L’altra for-
ma molto importante e seguitissima di divina-
zione è l’aruspicina, cioè l’esame delle interiora
di animali sacrificati, in particolare del fegato.
Con i flàmini si torna invece nel campo della
devozione: sono sacerdoti assegnati al culto di
una specifica divinità, da cui prendono il nome
e della quale celebrano il rito e le festività. Si di-
vidono in 3 maggiori e 12 minori. I primi sono
nominati dal collegio pontificio e scelti, almeno
inizialmente, tra i patrizi: sono il flàmine Diale,
il flàmine Marziale e il flàmine Quirinale, pre-
posti rispettivamente ai culti di Giove, Marte e
Quirino (la cosiddetta “Triade Capitolina”: in
seguito, Marte e Quirino vengono sostituiti da
Giunone e Minerva). Il flàmine Diale dedica la
propria casa al culto di Giove e deve rispettare ”
84
ODOROSI FUMI
D’INCENSO
L’incenso, il prezioso
lattice estratto due volte
all’anno da un albero
orientale, era impiegato
in profumeria e medicina
per preparare balsami o
fumigazioni. Soprattutto,
però, veniva bruciato
durante le cerimonie
e i funerali (qui, in una
rievocazione moderna).
Pare che Nerone, ai
funerali della seconda
moglie Poppea, abbia
fatto bruciare una quantità
d’incenso superiore alla
produzione di un intero
anno in Arabia.

Lo spazio sacro era il templum,


un luogo consacrato e orientato
secondo i punti cardinali
durante il rito dell’inaugurazione.

85
numerosi tabù: indossare sempre le vesti rituali, UNA FESTA
non uscire dall’Italia, non dormire fuori casa per SELVAGGIA
più di due notti e non rivestire altre cariche. La Alcuni intellettuali
moglie diventava flaminica di Giunone e i figli giudicavano i Lupercali (a
camilli, cioè assistenti. Anche i flàmini di Marte destra, un’interpretazione
e Quirino sono legati a una serie di tabù, seppur ottocentesca) eccessivi.
meno severi. Durante l’anno, tutti e tre svolgono Cicerone li bollò come
sacrifici e cerimonie, anche con altri sacerdoti. “selvaggi” e Valerio
Massimo li ritenne
Il banchetto degli Epuloni «promossi dall’ilarità e
All’arcaico rito di purificazione dei campi per dall’eccesso di vino». I riti
propiziarne la fertilità, gli ambarvali, è delegato cambiarono nel tempo: in
un collegio di sacerdoti, gli Arvàli, voluto addi- origine le donne offrivano
rittura da Romolo. Durante la cerimonia pub- il proprio ventre alle
blica, per tre giorni i sacerdoti danzano lungo scudisciate dei Luperci
il perimetro delle terre coltivate per scacciare le per garantirsi la fertilità; in
presenze malevole che potrebbero pregiudicare il seguito porsero loro il solo
raccolto. Più intellettuale il compito dei quinde- palmo delle mani.
cemviri, cui spetta decifrare i responsi oracolari,
tra i quali gli antichissimi Libri sibillini (con-
sultati quando Roma si trova in grave pericolo,
come accade durante la guerra contro Annibale,
del III secolo a.C.), di cui rimane segreto il con-
tenuto ma viene resa pubblica l’interpretazione.
Sono anche responsabili della sorveglianza dei Quei giorni “no”
culti stranieri. Per loro iniziativa si celebrano i
Ludi Apollinares, durante i quali i sacerdoti of-
frono un sacrificio ad Apollo secondo il rito gre-
co, e i Ludi saeculares, organizzati con spettacoli
I l calendario romano organizzava la
vita dei cittadini indicando la natura
politica e religiosa di ogni singolo gior-
tivano lo svolgimento dell’attività pub-
blica, dei tribunali e dei lavori agricoli;
nei secondi, ciò era in parte proibito,
e giochi: durano tre giorni e tre notti, tra la fine no. Era diviso in 12 colonne (corrispon- anche se gli uomini non rimanevano
di un saeculum (periodo oscillante tra i 100 e denti ai 12 mesi), e i giorni venivano completamente inattivi; i dies comitia-
i 110 anni) e l’inizio del successivo. Il collegio indicati con sigle in lettere maiuscole: les, infine, erano giorni fasti e davano
degli epuloni è preposto alla preparazione e alla F (fasti), N (nefasti) e C (comitiales); i anche la possibilità di riunire i comizi,
celebrazione dell’epulum Iovis, il sacrificio in for- primi, erano propizi agli dei e consen- ossia le assemblee popolari.

86
I riti e le festività

Feziali, veri e propri ambasciatori della città. Si


occupano di tutte le questioni di politica estera,
dalla soluzione degli incidenti diplomatici alla
firma dei trattati, fino alla solenne dichiarazione
di guerra. Il collegio è composto da 20 mem-
bri, tutti patrizi ed eletti a vita, rappresentati dal
pater patratus, l’unico ad avere diritto di parola
di fronte ai popoli nemici. Viene chiesto il loro
parere per firmare o sciogliere un patto e sono
inviati in terra straniera come diplomatici.
Giovani, belli, di nobili natali, i salii sono i
sacerdoti di Marte che, nei mesi di marzo e otto-
bre, portano in processione per la città 12 scudi:
l’ancile originale fatto recapitare dal dio Marte
al re Numa Pompilio e le 11 copie che il sovra-
no ha fatto forgiare al fabbro Mamurio Veturio
per scongiurare possibili furti. La processione si
ferma in luoghi prestabiliti, dove i giovani sa-
cerdoti intonano il Carmen Saliare ed eseguono
una danza di guerra su tre tempi. Impugnano la
spada e vestono un costume composto da una
tunica bordata di rosso e affibbiata alla spalla, la
trabea; sopra, hanno una pettorina corazzata in
ma di banchetto che ogni anno commemora la A OGNI MESE bronzo e un mantello, in testa un caschetto che
fondazione del tempio di Giove Capitolino, il I SUOI ATTRIBUTI termina con una punta in legno d’ulivo.
più importante dell’Urbe. Un banchetto simile Ciascun mese era
si tiene il 13 novembre, durante i Ludi Plebeii, consacrato a una divinità I Saturnali, il mondo alla rovescia
e il 13 settembre, in coincidenza con i Ludi Ro- che ne proteggeva le Ma fra tutti i riti cui i Romani attendono con
mani. Far parte del collegio dei 7 epuloni (ini- tipiche occupazioni. Sotto, scrupolo e devozione, due feste spiccano per par-
zialmente 3) è motivo di grande prestigio anche alcuni mesi del ciclo dalla tecipazione collettiva e particolare modalità di re-
nell’età imperiale, tanto che, spesso, è il sovrano villa di El Jem, in Tunisia. alizzazione: i Saturnali, che ribaltano i rapporti
o un altro membro della sua famiglia a ricopri- L’iconografia sopravviverà sociali e sconvolgono l’Urbe in uno sfrenato car-
re tale carica. Dedicano il loro impegno a una nell’arte medievale. nevale, e i Lupercali, durante i quali si mette in sce-
ritualità “politica” e fondamentale per l’Urbe i na un rito arcaico che rievoca il caos primordiale. ”

87
Celebrati tra il 17 e il 23 dicembre, i Saturnali
Libertà di culto paralizzano le attività cittadine: tribunali chiusi,
sospese le condanne a morte, vietato combattere;

R oma era tollerante verso i culti profes-


sati da tutti i popoli dell’Impero, tan-
to da accoglierli in città. Ciò avvenne fin
cadde al cristianesimo, i cui adepti si rifiu-
tavano di sacrificare alle divinità romane,
turbando così l’ordine pubblico, compro-
è invece permesso giocare d’azzardo e ubriacar-
si, cose proibite (almeno ufficialmente) nel resto
dell’anno. Si festeggia Saturno, il dio contadino,
dall’antichità, quando, durante le guerre, mettendo il favore divino e, in ultima ana- rappresentato con la falce, ma anche benevola
i Romani promettevano agli dei adorati lisi, mettendo in discussione i fondamenti divinità errante cacciata dall’Olimpo da Giove e
dal nemico di erigere templi in loro favore stessi dell’autorità imperiale. Solo nel IV rifugiatasi sul colle del Campidoglio. Divenuto
in cambio dell’aiuto in battaglia. secolo, con Costantino, il nuovo culto fu re del Lazio, Saturno ha dato avvio alla felice
Molte divinità orientali ebbero partico- dichiarato religio licita, ossia liberamente Età dell’Oro, durante la quale gli uomini vive-
lare fortuna in età imperiale, come Iside e professabile. Ciò avvenne anche grazie vano nell’abbondanza, in perfetta eguaglianza e
Serapide, “importati” dall’Egitto, Cibele alla sovrapposizione della figura di Cristo fraternità. Una condizione felice che ritorna una
dalla Turchia, Mitra dalla Persia. L’impor- con quella di Mitra (sotto, in un bassorilie- volta all’anno mediante il sovvertimento dell’or-
tante era che tali culti non turbassero gli vo del Louvre) e del Sol Invictus, divinità dine sociale: gli schiavi possono considerarsi
dei nazionali, esponendo Roma a cata- molto popolari fra i soldati romani e col- temporaneamente uomini liberi e comportarsi
strofi, disordini e sventure. Fu ciò che ac- legate ad ancestrali culti solari.

88
I riti e le festività

come tali, mentre i padroni li servono e imban-


discono per loro banchetti succulenti. Tramite
estrazione a sorte viene eletto un princeps a cui si IN ALTO
assegna ogni potere. Indossa una buffa maschera LA DESTRA
e colori sgargianti, tra cui prevale il rosso (tinta L’usanza di alzare la
cara agli dei, la stessa con cui viene dipinto il mano destra durante
volto del generale in trionfo). Per una settima- il giuramento (qui, nel
na, Roma è in preda al caos: gli schiavi vanno corso della rievocazione
in giro mascherati e con moderna di un rito
in testa il berretto frigio sacro) è antichissima.
(posto sul capo al mo- Non va confusa con
mento della liberazione), il “saluto romano”,
Era vietato e si abbandonano alla più che mostrava la mano
pregare a mani sfrenata baldoria, mentre disarmata, a palmo
giunte e dita musici e danzatrici, attori in avanti: ostentato
intrecciate: e saltimbanchi improv- nelle parate e nei riti
si riteneva che visano ovunque i loro pubblici militari, era solo
ciò bloccasse spettacoli e si organizza- accennato tra i civili.
la potenza no scherzi di ogni genere, Una stretta di mano
del rito. anche osceni. Tipico del- simile a quella odierna
la festa è lo scambio dei era comune soltanto tra
doni, perlopiù candele e i seguaci del dio Mitra.
statuette di terracotta, cera o mollica di pane:
alludono agli esseri umani soggetti alla sorte,
pupazzi mossi a loro insaputa dal “gioco” degli
dei. Le strenne natalizie di oggi
derivano da quei doni.
Meno festosa, ma di
forte impatto emoti-
vo e simbolico, la corsa
sfrenata intorno al colle
Palatino dei Luperci, giovani
sacerdoti che ogni anno, il 15
febbraio, ricordano alla città il
miracolo dell’allattamento di Ro-
molo e Remo da parte di una lupa. Si
festeggiano proprio nella grotta Luper-
cale dove, secondo la tradizione, la fiera
avrebbe accudito i due gemelli. Seminudi,
con le membra spalmate di grasso e una ma-
schera di fango sul volto, coperti solo sulle anche
da una pelle, i giovani officianti il rito, diretti
da un unico magister, sacrificano nella grotta
alcune capre, con il cui sangue segnano la fron-
te di due nuovi adepti, asciugati poi con lana
bianca intinta nel latte caprino. Si tratta di un
simbolico atto di morte, seguito dalla rinascita
per mezzo del medesimo latte che ha nutrito
Romolo e Remo. Quindi, i novizi vestono le
pelli degli animali uccisi nella grotta, da cui
vengono ritagliate delle strisce da usare come
fruste. I Luperci cominciano a correre intorno
al colle, colpendo con le fruste il suolo e chiun-
que incontrino per favorirne la fertilità.
Tutti questi riti, già in declino verso la fine
dell’Impero, vengono spazzati via dall’avvento
del cristianesimo. Tuttavia, alcune suggestioni re-
steranno vive nel folclore e nella religiosità popo-
lare per secoli, e sono riconoscibili ancora oggi in
moltissime feste popolari italiane ed europee. n
89
La magia

Poteri
occulti
Non ci sono solo i rituali
della religiosità ufficiale:
l’Urbe è attraversata
da un culto segreto,
spesso proibito, che propone
malefici, incantesimi,
filtri d’amore e malocchio

P
ratici e timorati degli dei, gli antichi Roma-
ni hanno però un debole per il magico,
l’occulto e il mistero. Sono superstizio-
si e scaramantici: è presagio di sventura il
cane nero che entra in casa, un topo che fa un buco
in un sacco di farina, una serpe che dal tetto cade
nella corte, la trave che si rompe senza motivo, il
rovesciare vino, olio o acqua; al mattino si scende
dal letto rigorosamente con il piede destro, lo stes-
so che si usa per varcare la soglia di casa, altrimen-
ti è obbligatorio ripetere l’atto con il piede giusto.
Al contrario, gli eserciti abbandonano la città con il
piede sinistro. Anche i lampi fanno paura, perché la
città è costantemente esposta agli incendi, e quan-
do ne cade uno troppo vicino bisogna immediata-
mente fischiare per neutralizzarne gli effetti nefasti.
Gli amuleti contro la sfortuna, gli incantesimi, i
malefici e le malattie sono molto diffusi, così come
gli scongiuri. Non solo tra il popolino ma anche
nella classe dirigente e tra le persone più colte.

Fatture magiche fatte in casa


Per i Romani delle origini, come per tutte le civiltà
arcaiche, la magia è parte integrante della vita e i
riti propiziatori non sono altro che una strategia per
ingraziarsi le potenze divine. Di seguito, la religione
romana, poco emotiva e molto pragmatica, costru-
isce una fitta rete di celebrazioni a favore degli dei,
che assorbe i riti a carattere apotropaico (ossia desti-
nati ad esorcizzare un potere magico) nella religione
ufficiale. Quella che in latino si chiama pietas riuni-
sce, sotto il concetto di dovere, verso lo Stato e verso
gli dei, le due sfere del mondo civile e di quello divi- ”
90
LA MORTE
CHE INCOMBE Le fave dei fantasmi
Il mosaico di Pompei con
il teschio (a sinistra) esprime
la caducità della vita e
l’incombenza della morte.
I l primo spettro ad aggirarsi per le vie dell’anti-
ca Roma sarebbe stato quello di Remo, torna-
to a turbare i vivi, ragione per cui Romolo istituì
L’archipendolo (libella) le feste chiamate Lemuria (da lemures, spiriti
serviva a controllare della notte) per placare l’anima del fratello ucci-
il livellamento di un so. I lemuri erano anime che non trovavano pace
edificio, e ricordava che a causa di una morte violenta o prematura (so-
la morte “tutto eguaglia”. prattutto se erano morti senza prole), e tornava-
Il mosaico pavimentava no tra i vivi con il preciso intento di perseguitarli
un triclinio, la stanza da e condurli alla follia. Durante i Lemuria, spettava
pranzo, per suggerire ai al pater familias il compito di sloggiare dalla do-
commensali di godersi la mus gli spiriti irrequieti degli antenati.
vita finché potevano. Esisteva, a tal propoisito, un preciso cerimo-
niale da eseguire in piena
notte, quando tutte le voci
si erano placate. Dopo

essersi lava-
to tre volte le
mani con acqua
di fonte, il pater fami-
lias cominciava a cam-
minare gettando dietro di
sé delle fave nere, badando a
INVOCARE non voltarsi mentre i fantasmi, alle
LARI E PENATI sue spalle, le raccoglievano. Al
Ogni famiglia aveva termine del rito, l’uomo recitava
le sue divinità tutelari: per nove volte una formula che
i penati (da penus, invitava gli spettri ad abbandona-
la raccolta annua di re definitivamente la casa.
provviste della famiglia) e i L’utilizzo delle fave rimandava alla
lari, come quello a destra, convinzione, diffusa in molte civiltà
che proteggevano lo antiche, a partire dall’Egitto, del-
spazio della casa. la stretta correlazione tra quella
pianta e il mondo dell’aldilà.

91
no. Il confine tra la ritualità magica delle origini I maghi levantini, così,
e i culti officiati in nome della religio è sfumato. sbarcano nell’Urbe. Fan-
Una cosa ben diversa, però, è considerata la ma- no faville soprattutto
gia vera e propria che viene sempre condannata i cultori della magia
dalle leggi, a partire dalle Dodici tavole (ca. 450 persiana, mentre quel-
a.C.), dove sono previste sanzioni per chi reci- la egizia si concentra
ta incantesimi allo scopo di nuocere. Nell’81 sugli aspetti pratici,
a.C. viene emanata una legge che punisce chi legati al parto e alla
pratica fatture e malocchio e nel 33 a.C., ven- salute del nascituro e
gono cacciati da Roma astrologi e geomanti, in della puerpera. Si pre-
seguito anche maghi e matematici (legati ai riti parano filtri d’amore,
pitagorici, che sfociano nel misticismo). Nel- fatture, pozioni come
lo stesso periodo il reato di magia comincia a panacea contro qualsiasi
essere punito con la pena capitale, punizione dolore, e vengono celebrati
confermata anche in età imperiale. riti di propiziazione e fertili-
Ma nonostante le proibizioni, la magia conti- tà. L’Urbe pullula di fattucchie-
nua a essere largamente diffusa, e lo sarà sem- re e imbroglioni di ogni tipo.
pre di più. Le Guerre puniche, infatti, fanno
vacillare la fiducia riposta nei riti ufficiali della Intrugli letali e piombi infernali MALEDIZIONI
religione di Stato; il cittadino romano, sgomen- La tradizione riporta l’episodio di tre ma- ROMANE
to di fronte alle rovinose sconfitte subite dalle trone, fresche vedove, sorprese a rimestare dei Gli spettri (sopra, Bruto
legioni, soprattutto quella di Canne per mano liquidi in un calderone. Al rifiuto delle donne vede il fantasma di
di Annibale, del 216 a.C., mette in dubbio lo di svelare di quale pozione si tratti, le autorità Cesare) erano presenze
stesso concetto di pietas e si rifugia in un mi- rispondono obbligandole a bere l’intruglio, che molto temute dai Romani.
sticismo diverso ed esasperato. È la nascita di risulta letale per tutte e tre. Terribile il racconto Assai diffuse erano le
una religiosità “fai da te”, individualista e non di Orazio che riferisce di macabri riti che coin- formule di maledizione
più collettiva, ritenuta più funzionale per assi- volgono bambini rapiti, sepolti vivi e condanna- (sotto, a sinistra, una
curarsi il benvolere delle divinità. La diffusione ti a morire di stenti per fornire midollo e fegato tavola di bronzo piena di
della magia si completa nell’incontro con una alla fabbricazione di filtri d’amore. scongiuri in grafia greca).
cultura che ne è permeata, quella ellenistica. Anche la defixio è una pratica di magia nera,

Priapo al collo
T utta l’antichità pagana identificava nel
fallo un simbolo di forza, potere, fer-
tilità. A Roma si venerava Priapo, dio dal
fallo spropositato, la cui effigie
in affreschi e mosaici si trovava
all’entrata di molte dimore e
ville patrizie e perfino negli
ambienti pubblici.
Grande diffusione ave-
vano anche piccole statue
(a destra, un esempio con
parte mobile, ritrovato in
Francia) e altri manufatti
che rappresentavano Pri-
apo in diverse posture, o
direttamente il suo fallo.
Le matrone si facevano
cesellare monili raffiguran-
ti il pene eretto del dio, da
mettere al collo o ai polsi:
lo ritenevano un ottimo tali-
smano contro invidia e ma-
locchio e in grado di pro-
piziare la loro fecondità.

92
La magia

GLI INCANTESIMI di origine greca, che trova grande diffusione a


Pazzi d’amore DI CLEOPATRA Roma. Il termine significa “piantare un chiodo”
Secondo voci che e, per estensione, passa ad indicare il concetto

P otevano far impazzire d’amore la persona che lo


ingeriva o riaccendere in lei una passione sopita.
Sono gli amatoria pocula, le pozioni d’amore che gli
correvano a Roma,
riportate dalla penna
velenosa di Plutarco,
di arrecare del male ad un rivale generico, in
questioni sentimentali, economiche o politiche.
La pratica del maleficio consiste nell’incidere su
antichi Romani facevano preparare alle fattucchiere, Cleopatra ricorse a una lamina di piombo (tabella) il nome della
nonostante le norme lo proibissero. Nella dispensa filtri magici per legare vittima da colpire, accompagnato da un preci-
delle maghe (sotto la Circe di J. W. Waterhouse) non a sé Marco Antonio, so formulario, così da consegnare il malcapitato
mancavano mai viscere di rana e di rospo, piume di «manipolandolo come se agli dei degli inferi perché lo colpiscano o, più
gufo e barbagianni, serpenti ed erbe raccolte intorno fosse un ragazzo». Erano raramente, lo uccidano. Occorre però fare at-
ai sepolcri, ingredienti indispensabili per gli intrugli calunnie fatte circolare tenzione nel tracciarne il nome chiaramente,
che bollivano nei pentoloni. Risultavano efficaci an- dai nemici del generale, pena il fallimento del maleficio, o, addirittura,
che vino, pepe nero e semi di ortica. che volevano farlo che il rito si ritorca contro chi l’ha formulato
Quello che rendeva la pozione infallibile era il passare per un debole. (a volte, per non sbagliare, viene inciso anche
carmen, la formula: un canto terrificante, che ac- il nome della madre della persona da colpire).
compagnava e concludeva l’intero rituale. Una volta completata l’iscrizione, le lamine di
piombo vengono arrotolate su se stesse e tra-
fitte da un chiodo, quin-
di nascoste in luoghi che si
ritiene possano stabilire un
rapporto tra mondo terre-
no e ultraterreno: grotte, Si riteneva che
fontane, templi e tombe di alcuni uomini,
individui morti prematu- nottetempo, si
ramente o violentemente. trasformassero
Nel tardo Impero, le ta- in lupi hominari,
bellae sono utilizzate per ossia licantropi,
riti di magia nera anche che facevano
intorno alla fontana di stragi negli ovili.
Anna Perenna, antichissi-
ma dea, il cui culto, con il
passare dei secoli, è divenuto sempre più miste-
rioso. Festeggiata alle idi di marzo, il primitivo
capodanno di Roma, la dea (secondo la leg-
genda, sorella di Didone, la regina cartaginese
amata e abbandonata da Enea) ha un bosco a
lei sacro sulla via Flaminia. Il suo culto è l’oc-
casione per lasciarsi andare a grande allegria
che le abbondanti libagioni contribuiscono a
trasformare in licenziose danze sessuali, se non
orge. La fontana della dea, scoperta soltanto
nel 1999, racconta però una storia più “nera”.
Nei suoi pressi sono state ritrovate, oltre alle
defixiones, anche figure antropomorfe, costru-
ite in cera e altri materiali organici, inserite a
testa in giù all’interno di contenitori di piom-
bo. Anche in questo caso si trattava di scagliare
maledizioni con l’aiuto delle potenze misterio-
se. Secondo la ricostruzione, il rito funzionava
così: ci si recava dal mago con i tre conteni-
tori inseriti uno dentro l’altro, come fossero
matrioske, quindi l’officiante provvedeva a
modellare la statuetta sulle sembianze della
persona da colpire, la collocava nel contenitore
più piccolo e, a seguire, negli altri più grandi,
sigillati uno per uno all’estremità con resina.
Poi gettava il tutto nella fontana in modo che,
attraverso i canali di scolo, le maledizioni rag-
giungessero le tenebrose viscere dell’aldilà. n
93
cultura ed educazione

94
Guardando
ad Atene
La cultura ellenistica resta l’esempio più alto
a cui ispirarsi, cominciando dall’educazione,
che inizialmente i Romani considerano
un affare di famiglia. Dopo le Guerre
puniche, tutto cambia grazie ai maestri greci

T
avoletta incerata, lo stilo per scrivere, DONNE
un fagotto con il pranzo e una lanter- DI PENNA
na per illuminare la strada: il bambino Molte donne di alto
romano esce di casa all’alba, le lezioni rango sapevano scrivere
cominciano prestissimo e guai a far tardi, perché e poetare. L’affresco
in quanto a disciplina i maestri non scherzano: in pompeiano qui sotto
aula, così come in famiglia, le punizioni corpora- mostra una fanciulla in
li sono all’ordine del giorno. La scuola pubblica atteggiamento pensieroso,
non esiste, il magister è quasi sempre un liberto, con le tavolette cerate
un ex schiavo, meglio se greco, stipendiato dal- e lo stilo. A sinistra, un
le famiglie (all’inizio soltanto in natura) che in mosaico ritrae Virgilio
un’aula in affitto impartisce le sue lezioni. mentre compone l’Eneide,
attorniato dalle muse Clio
Il povero magister e Melpomene.
Non c’è nessun controllo pubblico o piano
educativo da seguire: occorre soltanto trovare
le famiglie disposte a pagare e alunni non
troppo indisciplinati. Cosa non faci-
le, perché in una società fortemente
classista come quella romana il fat-
to che il maestro sia un ex schiavo
può già minare il suo ascenden-
te sui ragazzi. L’anno scolastico
inizia alla fine del mese di mar-
zo e dura 8 mesi. Ogni giorno
gli alunni devono seguire sei
ore di lezione, con una breve
pausa per il pranzo. Al magister
spetta la sedia con schienale, la
cathedra, mentre gli alunni sie-
dono sulle panche e scrivono con le
tavolette in equilibrio sulle ginocchia:
tra lo scarso mobilio non è previsto il
banco. Non è raro che le lezioni si tengano
all’aperto, sotto i portici o nel soppalco di una
taverna, con il problema di mantenere desta
l’attenzione nel bel mezzo dei rumori di una ”
95
città caotica come l’Urbe. Scuola privata, dun-
que, quindi non alla portata di tutti, sebbene i LA CETRA
magistri più popolari abbiano prezzi abborda- DI NERONE
bili. Il primo grado di insegnamento è il ludus A suonare erano spesso
letterarius, aperto a bambini di entrambi i sessi, gli schiavi, anche se
dai sette agli undici anni. L’obiettivo è portare alcuni strumenti, specie
gli allievi a saper leggere, scrivere e contare: per quelli a corda, associati
agevolarli nei conti si usa l’abaco. ad Apollo, erano amati
Nelle domus patrizie, invece, il giovane erede dai nobili. Pare che
viene seguito da un pedagogo personale, schia- Nerone,amasse recitare
vo o liberto, ovviamente greco e ancor meglio cantando poemi epici
se famoso, che accompagna il ragazzo pratica- da lui stesso scritti,
mente tutto il giorno, impartendogli lezioni di accompagnandosi con
cultura generale, ma anche insegnamenti morali la cetra (qui raffigurata in
tratti dalla lettura dei classici. Durante tutta l’e- un affresco pompeiano).
poca regia, e ancora in periodo repubblicano, i
Romani, a differenza dei Greci, non assegnano
all’istruzione un posto di riguardo tra le priori-
tà dello Stato. L’educazione dei figli è delegata
interamente alla famiglia, per tradizione quella
dei maschi spetta direttamente al pater familias
che insegna al figlio a leggere, scrivere e far di
conto, e soprattutto tramanda i valori fonda-

Un mondo musicale
L a musica a Roma era molto apprezzata. Fi-
losoficamente, come avveniva per i Greci, si
riteneva che la musica riflettesse le leggi del co-
smo ed era dunque associata alla matematica.
Nella pratica era eseguita in ogni occasione, dai
funerali alle nozze, durante i trionfi e nei ban-
chetti, nei ludi e persino in guerra.
Ad alcuni strumenti, come la tibia
(una sorta di flauto), si attribuiva il
potere di allontanare gli influs-
si negativi. Vi era poi la tuba,
una tromba di bronzo lunga
e dritta con un bocchino
conico staccabile come
quello del moderno corno
francese, utilizzata, così
come la buccina, in ambi-
to militare. Esistevano poi
i classici strumenti a corda,
dalla lira alla cetra, e quelli a
percussione, come i cymbali e
i timpani (a destra, nel tondo).
Strumenti come il sistrum, un so-
naglio composto da anelli infilati attra-
verso un telaio metallico, avevano anche uno
scopo rituale ed erano associati alle cerimonie
religiose, in particolare quelle legate alla dea
Iside, il cui culto, di origine egizia, trovò molto
favore a Roma. Gli strumenti a percussione, inve-
ce, avevano scopi più pratici, tra cui far uscire le
prede dalle tane e controllare le api negli alveari.

96
Cultura ed educazione

mentali della romanità


delle origini: onore, L’OZIO, PADRE
sacrificio, lealtà, pa- DELLE VIRTÙ
triottismo. Quan- L’occupazione intellettuale
do è culturalmente (otium) era considerata la
svezzato, il bambino più nobile fra tutte, purché
segue il padre al lavo- esercitata gratuitamente.
ro, in taverna, al mercato (se Sotto, la lettura in una tela
di ceto superiore va con lui al di Alma-Tadema. A sinistra,
Foro) e impara i rudimenti di come appariva il volumen,
quel mestiere a cui è destinato. un rotolo di papiro.
La svolta nella pedagogia viene al
seguito delle Guerre macedoniche
del II secolo a.C., quando Roma viene
messa in contatto diretto con il raffinato
mondo ellenistico, i cui modelli culturali, im-
portati in città, diventano da subito un punto di
riferimento. Finalmente si inizia a considerare
l’importanza di creare una classe dirigente che
sappia non solo leggere, scrivere e far di conto,
ma destreggiarsi con materie più raffinate, come
la retorica, ossia l’arte di convincere con la pa-
rola. Nello stesso periodo nasce la letteratura la- ”

Nel nome di Mecenate


A dargli il nome fu Gaio Cilnio Mecenate,
uomo colto e amico personale di Ottaviano
Augusto. Ma la pratica di proteggere artisti e
letterati, che oggi chiamiamo “mece-
natismo”, non fu certo inventata da
lui. Già gli Scipioni, la famiglia cui
apparteneva il grande generale
che sconfisse Annibale a Zama,
due secoli prima (siamo tra il III
e II secolo a.C.) avevano dato
vita a un importante circolo che
radunava poeti e letterati aman-
ti della cultura ellenistica, con-
tribuendo in maniera sostanziale
alla sua diffusione a Roma.
Mecenate (nel busto a destra), di
origine etrusca, radunò attorno a sé
Orazio, Virgilio e Properzio, poeti e
letterati destinati a fare la storia della
cultura occidentale. Naturalmente,
al di là dell’amore per l’arte, non
si trattava di buone azioni fini a
se stesse. Gli intellettuali ave-
vano un ruolo primario nel fare
propaganda in favore del pote-
re, in questo caso di Augusto: Il tempo delle élite si divideva tra otium,
molte delle opere prodotte con
il sostegno di Mecenate contri- lo studio o gli impegni domestici,
buirono a rendere illustre l’immagi- e negotium (negazione dell’otium),
ne di Roma e quindi dell’imperatore,
rendendolo immortale per i posteri. ossia gli affari pubblici o politici.

97
Cultura ed educazione

tina e aumenta la richiesta di cultura. Cresce il L’ESIBIZIONE modo corretto, ma anche alla lettura, soprat-
numero degli insegnanti, ma il povero magister DELLA CULTURA tutto dei poeti. Prima si legge un testo (lectio),
continua a far fatica a sbarcare il lunario; se la La cultura era uno status che poi viene spiegato tramite l’enarratio, cioè il
cava un po’ meglio il grammaticus, una via di symbol: anche chi si era commento delle parole (verborum interpretatio) e
mezzo tra il maestro e il professore di oggi. arricchito, per quanto dei fatti (historiarum cognitio). Infine si passa alla
non nobile, aveva correzione (emendatio) e al giudizio del maestro.
Il successo del retore interesse a mostrare la sua Tra gli educatori, chi se la passa meglio in
Il grammaticus si occupa dell’educazione di se- raffinatezza, ostentando, questo periodo di risveglio culturale è il retore,
condo livello. Arriva generalmente dalla Grecia per esempio, i simboli un insegnante di eloquenza, ricercatissimo dalle
o dall’Egitto, e prende in carico classi compo- della scrittura, come famiglie patrizie che, in una società che cambia
ste da maschi di dodici anni, che seguirà fino fanno i coniugi del ritratto rapidamente e ha ormai voltato le spalle alle sue
ai sedici. Insegna letteratura greca e latina, ma pompeiano qui sotto. radici rurali, pretendono per la prole un’educa-
anche geografia, storia fisica e astronomia. Il suo zione da futura classe dirigente. Al retore è af-
corso di studi equivale all’attuale scuola media. fidato l’ultimo livello dell’istruzione romana,
Durante le lezioni, largo spazio è dedicato ad quello più prestigioso, di fatto aperto soltanto ai
accrescere la capacità di esprimersi e scrivere in figli dei ricchi, che deve preparare l’allievo alla

I Romani visti da vicino


I l gusto di farsi ritrarre in bronzo o in marmo, ti-
pico del mondo ellenistico, si diffuse a macchia
d’olio in età imperiale. Altrettanto importante,
per l’arte romana, era la narrazione delle impre-
se militari, per uno scopo che sarebbe riduttivo
definire puramente trionfalistico, ma che faceva
della rappresentazione delle vittorie nazionali un
formidabile collante sociale, e che trova la massi-
ma espressione nella Colonna Traiana.
Sempre al modello greco
va accostata la pittura, che
ci è nota soprattutto grazie
alle testimonianze di Pom-
A Roma, pei ed Ercolano, preserva-
le sculture te dalla disastrosa eruzione
di marmo vulcanica del 79 d.C., e che
e di bronzo nei suoi stili differenti rag-
erano colorate, giunse risultati di eccezio-
in modo da nale raffinatezza, sia tecni-
accentuarne ca che espressiva.
il realismo. Tra le forme d’arte, è il ri-
tratto quella più congenia-
le ai Romani, forse perché
era in grado di rappresentarne virtù e vizi. A parte
la parentesi “idealizzante” di Augusto (che per ra-
gioni propagandistiche si fa ritrarre il più possibi-
le algido e ieratico, simile agli dei della religione
di Stato), i ricchi patrizi così come gli imperatori
sono rappresentati nelle loro fattezze reali. Anzi,
con una predilezione per il particolare, le accon-
ciature, le rughe, persino le imperfezioni della
pelle. Il “verismo” romano, con il tempo, finisce
per risultare più di maniera che non aderente alla
realtà, ma ci permette comunque di riconoscere
e distinguere imperatori, poeti e senatori uno per
uno, come se guardassimo una fotografia.
Un esempio formidabile è quello della coppia
di borghesi pompeiani, quasi certamente mari-

98
Cultura ed educazione

vita pubblica. Vi si studia l’arte della parola, la UNO STILE nella seconda parte del I secolo d.C., che l’edu-
capacità di parlare in pubblico e di tenere in pu- IMMORTALE cazione diventa, per la prima volta, un affare
gno l’uditorio: un talento che si affina attraverso Grazie al vivido realismo di Stato, con l’istituzione di scuole superiori e
prove scritte e orali, in particolare sostenendo dei ritratti romani professori pagati con soldi pubblici. Tuttavia, a
dei veri duelli verbali, oppure lunghi monolo- possiamo apprezzare questa scelta meritoria non è estranea la volontà
ghi. A Roma, è il retore a incontrare il successo, pettinature, trucco, barbe di istituzionalizzare i retori per sottrarre una
assai meno il filosofo: troppo lontana la pratica e baffi, fogge di abiti, poderosa arma all’opposizione politica.
operosità dell’Urbe dagli esercizi di logica e dal gioielli. La modernità
pensiero speculativo tipico ateniese. dello stile e dei volti è Il libro di Cesare
Con l’avvento dell’Impero, l’educazione si stupefacente. A lezione si continua a scrivere su tavolette in-
avvicina ancora di più al modello ellenistico. cerate, il metodo più economico: legate tra di loro
Augusto si fa promotore della letteratura la- con lo spago, assumono l’aspetto di un libro, chia-
tina, ordinando la costruzione di biblioteche mato codex. Lo stilo per incidere la cera reca, a una
pubbliche all’interno delle quali si trovano an- delle estremità, una specie di spatola per cancella-
che, e per la prima volta, volumi di autori latini re lo scritto precedente e permette di lavorare dac-
insieme a quelli greci. Ma è con Vespasiano, capo, facendo tabula rasa, come diciamo ancora ”

to e moglie, indicati come “Paquio Proculo e sua RITRATTI La tecnica di pittura di questi ritratti denota
moglie” (in realtà si tratterebbe del panettiere Te- AFRO-ROMANI l’influenza dei modelli ellenistici (nella zona risie-
rentius Neo e della consorte): sono rappresentati Sopra, tre dei 600 ritratti deva una folta comunità greca). Ciò che li rende
come persone in carne e ossa e non, come avveni- di cittadini romani del straordinari è la qualità pittorica e l’attendibilità
va in Grecia, secondo fattezze idealizzate. Inoltre, Fayyum, in Egitto. Quella documentaria. Le persone ritratte appartene-
l’aspetto fisico suggerisce, nell’espressività, le vir- al centro è Aline, madre vano a ceti facoltosi e sono perlopiù bambini e
tù (e i vizi) di carattere morale. di due bambini e sepolta giovani, di età inferiore ai 35 anni: un risultato
Il caso forse più eccezionale è rappresentato dai con loro e il marito. Nella confermato dall’analisi delle rispettive mummie.
600 ritratti funebri del Fayyum, alcuni dei quali sono pagina a fronte, il doppio La vivacità dei particolari, soprattutto le accon-
riprodotti in questa pagina. Conservatisi per lo più ritratto cosiddetto di ciature femminili, e l’espressione dei soggetti
su tavole lignee, furono realizzati tra la fine del I se- Paquio Proculo e della rappresentati accosta queste raffigurazioni a una
colo a.C. e la metà del III secolo d.C. per ricoprire i moglie, rinvenuto negli sensibilità che potremmo definire assolutamente
volti di alcune mummie. Il nome deriva dall’oasi del scavi di Pompei. moderna e che, dopo il tramonto di Roma, sa-
governatorato romano del Fayyum, in Egitto, all’e- rebbe stata recuperata soltanto dai grandi artisti
poca sotto influenza romana ormai da secoli. del Rinascimento italiano e fiammingo.

99
oggi. I Romani conoscono l’inchiostro, ottenuto LA FORZA
mischiando fuliggine, feccia di vino o nero di sep- DELLA POESIA Tutti in biblioteca
pia, e lo utilizzano intingendo una penna d’uccel- L’epica cantava Roma e
lo, o una cannuccia, in calamai di vetro o bronzo.
Papiro e pergamena restano di uso marginale
perché troppo costosi. Quando si vuole ottenere
le imprese degli eroi, e,
attraverso di esse, quelle
degli imperatori che da
I Romani amavano leggere e scrivere, e la quantità e
qualità delle opere letterarie lasciate pone a buon
diritto la letteratura latina tra le più importanti espres-
un libro, si incollano tra loro le estremità delle loro discendevano. Sotto, sioni culturali di tutti i tempi. Le biblioteche erano una
diverse pagine che poi vengono arrotolate intor- Virgilio legge l’Eneide ad presenza diffusa nelle città imperiali: testi da leggere
no a un pezzo di legno per formare un rotolo, il Augusto e Ottavia di Jean- e consultare erano presenti anche alle terme. Il primo
liber. Rotoli che, nelle biblioteche, sono riposti Baptiste Wicar (1793): vinta a voler dotare Roma di una biblioteca pubblica (divisa
in apposite nicchie all’interno di armadi. Il let- dalla potenza dei versi, la in due, tra testi greci e latini) fu Giulio Cesare: affidò
tore può consultare il rotolo su un tavolo posto sorella del sovrano sviene. il progetto al celebre erudito Marco Terenzio Varrone,
al centro dell’ambiente. Pratico e geniale, inten- ma il suo assassinio gli impedì di realizzare il sogno. Ci
pensò, poco dopo, Asinio Pollione, che circondando-
si di poeti come Catullo, Orazio e Virgilio, diede vita
anche a un importante circolo letterario.
Alla morte di Augusto, nel 14 d.C., Roma aveva solo
tre biblioteche pubbliche: quella di Pollione, vicina
al Foro; quella del Portico di Ottavia, poco lontano;
e quella di Augusto stesso, sul Palatino. Altre biblio-
teche furono erette da Tiberio e Vespasiano. A farle
funzionare erano i bibliothecarii, liberti molto colti che
coordinavano uno staff di impiegati, tra cui restaurato-
ri di rotoli di papiro e copisti. A differenza delle enor-
mi biblioteche orientali (quella di Alessandria contava
490 mila rotoli, quella di Pergamo almeno 200 mila),
si trattava di depositi più ristretti: la biblio-
teca del Foro di Traiano, la più grande di
Roma, aveva spazio per soli 10 mila rotoli
nella sala greca, molti di meno
in quella latina.

100
Cultura ed educazione

to tutte le sere dopo la battaglia a redigere il suo CAPITALE CORSIVA portati direttamente dagli autori in una sorta di
De bello gallico, Cesare toglie i bastoni dal rotolo E GRAFFITI “marketing porta a porta”: il loro intento non è
e piega i fogli di pergamena a quaterna: il suo Le scritte dipinte sono in infatti vendere delle copie, ma far circolare il te-
intento è quello di alleggerire il peso dell’opera genere in caratteri capitali sto e diventare apprezzati e famosi, eventualità
per non gravare sui carri, e non sa che invece ha corsivi (foto sotto). Esistono che vale già una fortuna economica. In libreria,
anticipato il libro moderno. anche i graffiti, incisi sulle come in biblioteca, si può solo sfogliare il libro;
I libri sono una costosa rarità, sempre più ri- pareti con una punta. Ne chi intende goderselo nella propria domus, e of-
chiesta in una città che si è gettata alle spalle sono stati ritrovati anche frirne la lettura agli amici sul triclinio durante
l’origine agraria e sta per diventare la capitale, nel palazzo di Augusto, il banchetto, deve ordinarlo, cioè chiedere al li-
anche culturale, di un impero sconfinato. Le li- vergati dagli schiavi. Uno brario di mettere all’opera un suo copista. Anche
brerie del tempo assomigliano più alle nostre co- recita: Ursa hic dor(mit), per questo, è “roba da ricchi”. Nulla, però, in
pisterie: vi si trovano manoscritti originali, tan- “Ursa ha dormito qui”. confronto ai costosissimi manoscritti miniati che
to di scrittori classici quanto di contemporanei, avrebbero caratterizzato l’epoca medievale. n

Propaganda (e insulti) sui muri


I Romani sono abituati alle “pasquina-
te”. Ma la prassi di affidare alle statue
e ai muri pensieri irriverenti, vanaglorie,
ragazze”. Lo segue il sodale Crescens,
che si autoproclama «signore delle fan-
ciulle notturne, mattutine e di tutte le
apprezzamenti e insulti risale già all’Ur- altre». Il suo fallo, si legge, è «duro e
be antica. Pompei, così come la Città immenso»; così, per invidia, qualcun
Eterna, ha restituito molti murales inte- altro lo accusa di intendersela con gli
ressanti, come quello in basso. Qualcu- uomini, apostrofandolo con il volgare
no concerne la propaganda elettorale: epiteto di cinaedus.
«Votate per la nomina di Vezio Firmo a Il giudizio dei Romani nei confron-
edile: ne è degno», ma c’è chi decanta ti di queste scritte era sarcastico. Ce
le proprie virtù amatorie, come il gio- lo conferma un anonimo pompeiano,
vane gladiatore Celadus che sostiene, che su una parete già colma di scrit-
scrivendolo nella palestra grande di te aggiunge: «Mi meraviglio, o muro,
Pompei, di essere decus e suspirium che tu non sia crollato sotto il peso di
puellarum, “orgoglio e sospiro delle tante sciocchezze».

101
i divertimenti

CAVALLI SÌ,
GLADIATORI NO
Quando il cristianesimo
conquista l’Impero,
i cruenti spettacoli
gladiatori vengono
proibiti. Rimane viva,
invece, la passione per
le corse dei cavalli al
circo (qui, in una tela di
Alexander von Wagner,
del 1882), che verrà
ereditata dai Bizantini.
Divertimenti

Panem et Circenses
Il calendario romano in epoca imperiale è pieno di festività. In tali
occasioni i Romani si svagano assistendo ai combattimenti dei gladiatori
e alle corse dei carri, andando a teatro o dedicandosi all’ozio e ai giochi

S
ei, massimo sette ore di lavoro al gior- SPENSIERATI, no, in età arcaica, con i riti propiziatori o di
no e un fitto calendario di festività (ai MA NON TROPPO ringraziamento rivolti a una divinità; mal-
dies festi, dedicati agli dei, si aggiungono L’immagine di Roma grado la natura prettamente religiosa, sono
molte feriae publicae, celebrazioni civili) come una civiltà dedita sempre associati a spettacoli pubblici. Anche
che in periodo imperiale garantisce un como- solo ai piaceri nasce e si quando la religiosità viene meno e prevale
do rapporto di “uno a due” tra giorni lavora- diffonde nell’Ottocento l’aspetto ludico, resta comunque, almeno for-
ti e festivi. Schiavi a parte, nell’Urbe pochi si (sotto, divertimenti romani malmente, il carattere sacro della festa, aperta
ammazzano di fatica. Spetta al poeta Giove- nella rappresentazione di sempre dalla processione con i sacerdoti.
nale la paternità del motto “panem et circen- Sebastian Lucius). Si tratta,
ses”, che fotografa le necessità fondamentali del naturalmente, di un’idea Tutto gratis
popolo e, di riflesso, gli imperativi della politi- falsata, diffusa sulla base di Con il passare dei secoli, l’organizzazione
ca per ingraziarselo: da una parte l’elargizione romanzi e opere pittoriche passa di mano: dai pontefici, cui spetta sta-
di generi di prima necessità, dall’altra l’organiz- che esaltavano il lato bilire data e cadenza dei ludi, va ai magistrati
zazione di giochi fastosi a spese dello Stato o di gaudente dell’Urbe. edili e pretori, ai quali fa capo la logistica e,
qualche potente, in alcuni casi anche dell’im- tavolta, il finanziamento. A seconda del luogo
peratore che voglia dar lustro al proprio nome. in cui si tengono, i giochi pubblici si dividono
Le pubbliche celebrazioni, i ludi, coincido- in ludi circensi e ludi scenici: i primi sono com-

104
Divertimenti

battimenti o gare ginniche ospitati nel circo,


Dadi, che passione! così chiamato per via della forma ad anello; i
secondi sono recite teatrali o gare di poesia da

I Romani andavano pazzi per il gioco. Quando non si re-


cavano ad assistere alle corse di bighe o ai combat-
timenti tra gladiatori, i loro intrattenimenti non erano
svolgersi in teatri temporanei, realizzati
in legno. Ci sono giochi istituziona-
li, inseriti nel calendario ufficiale, e
troppo diversi da quelli di oggi. A cominciare dai primi altri privati, organizzati per celebra-
anni di vita, i maschietti giocavano per strada rincor- re un trionfo, oppure la cerimonia
rendosi, nascondendosi negli anfratti e sotto i portici, funebre di un cittadino influente.
sfidandosi con biglie di argilla o semplici noci, facendo All’inizio, i giochi gladiatori ven-
ruotare trottole di legno azionate con spaghi, oppure gono proposti, su iniziativa priva-
salendo su cavallucci immaginari ricavati da steli e can- ta, a seguito di un funerale. Questi
ne. Le bambine, più tranquille, si intrattenevano con combattimenti sono gli spettacoli
bambole (pupae) di stoffa, legno o terracotta, che in preferiti dal popolo, insieme alle
certi modelli costosi avevano braccia e gambe snodate. corse dei carri: il Circo Massimo,
Gli adulti concentravano i divertimenti nelle tabernae che le ospita, viene progressiva-
(osterie) o per strada, giocando ai dadi (a destra, la tor- mente ingrandito, fino a contene-
re di Vettweiss-Froitzheim, IV secolo), alla morra (mica- re ben 250 mila spettatori. Lungo
tio) o a navia aut capita (“testa o nave”, secondo il conio 650 m e largo 125 m, l’impianto
generalmente riportato sulle due facce delle monete). più grande mai costruito per spet-
Molto amati erano anche i giochi in cui le pedine scor- tacoli all’aperto è ornato di statue
revano sul tabularium (tavola), come le “dodici scritte” e marmi preziosi. Mutuate dagli
(duodecim scripta), simile al moderno backgammon. Etruschi e dai Greci, le corse di bi-
Scommesse e gioco d’azzardo, ufficialmente vie- ghe e quadrighe trovano, a Roma,
tati, erano praticati nei retrobottega, dove il gio- un precedente storico importante.
co dei dadi (taxilla) andava per la maggiore. Il Tradizione vuole che la prima corsa
clima era incandescente: bastava qualche sia stata organizzata su iniziativa di Ro-
poculum di vino di troppo e si arrivava alle molo per distrarre i Sabini e permettere il
mani o ai coltelli. Nella foto, un attrezzo famoso ratto delle loro fanciulle da parte dei
usato per lanciare i dadi, del IV secolo d.C. Romani. Anche nell’Urbe, come già in Gre-
cia, sulla pista ci sono barriere che trattengono
il carro fino al momento della partenza, che ”

105
avviene quando l’imperatore, o il personaggio
più influente presente in tribuna, lascia cade-
re un drappo (mappa). Durante i sette giri di
pista, poi ridotti a cinque, vale tutto: l’auriga
alla guida del carro può scegliere liberamen-
te le traiettorie e danneggiare la corsa altrui,
fino a provocare incidenti spettacolari. Le due
curve del circuito rappresentano i passaggi
più ardui, dov’è sempre possibile che i carri
si tocchino e finiscano in pezzi. Nonostante
indossi un caschetto protettivo, l’auriga può
restare malamente ferito. Nella maggior parte
dei casi si tratta di schiavi che, se particolar- CACCE ESOTICHE
mente abili, possono guadagnare forti somme, E SPETTACOLARI
tanto da potersi comprare la libertà. Ma per Gli spettacoli gladiatori si
loro l’aspettativa di vita è piuttosto bassa, per- tenevano nel pomeriggio
ché il ritmo delle corse è infernale: in una sola ed erano introdotti, al
giornata se ne possono tenere anche dodici. mattino, dalle venationes,
cacce di animali selvatici
Combattere al limite ed esotici (a destra) fatti
L’anfiteatro è pensato per mettere in scena i arrivare apposta dalle parti
combattimenti di fronte a un numeroso pub- più remote dell’Impero.
blico seduto. Quello Flavio, detto Colosseo Leoni, elefanti, tigri, cervi,
perché sorgeva vicino a una grande statua di orsi e cammelli erano
Nerone, ha una capienza di 50 mila persone. affrontati e uccisi da
Nell’arena si sfidano i gladiatori, vengono or- gladiatori appositamente
ganizzate cacce e combattimenti con animali, addestrati, i bestiarii.

Sangue e arena
MIRMILLONE TRACE

I n epoca repubblicana, l’equipag-


giamento del gladiatore non era
regolamentato ed era sostanzial-
Combatteva con la spada
corta (gladius) e un grande
scudo rettangolare (scutum). Le
protezioni erano costituite da
Così chiamato perché
l’armamento ricordava
quello dei Traci, sfoggiava
un grande elmo piumato
mente uguale a quello utilizzato dai un parabraccio (lorica manica) e con visiera a testa di grifone,
uno schiniere (ocrea), entrambi parabraccio e, su entrambe
legionari dell’esercito. Da Augusto portati sul lato sinistro. L’elmo, le gambe, le ocreae.
in poi, oltre all’armatura ogni cate- decorato con il murma, un Usava una corta
pesce (da qui il nome). spada a lama ricurva
goria portava armi differenti: elmi, era dotato di visiera (sica) e un piccolo
scudi, gladii, lance, schinieri per le e cresta diritta con scudo rettangolare
gambe e protezioni per le braccia. piume colorate. Il incurvato. Il suo
suo avversario era avversario era il
Quasi tutti combattevano con il pe- solitamente il trace. mirmillone.
rizoma (subligaculum). Non era però
un “tutti contro tutti” come si vede in
molti film: a seconda delle tipologie
di armi e protezioni utilizzate, infatti, i
“duelli” avvenivano secondo accop-
piate precise, così da aumentare
la spettacolarità e la durata degli
scontri. Oltre ai gladiatori classici
c’erano i paegniarii, buffoni che
si esibivano armati di bastoni e
pedum, la verga ricurva dei pastori.
Di seguito, ecco le categorie
principali, rievocate dal gruppo Ars
Dimicandi di Cisano Bergamasco (al-
cune informazioni riguardanti la vita
gladiatoria sono di Elisa Croce).
www.arsdimicandi.net

106
Divertimenti

ECATOMBI perfino naumachie, ossia scontri fra navi.


DI ANIMALI Tra i primi giochi di cui si abbia notizia vi
Durante i Ludi avvenivano sono quelli di Capua nel 310 a.C.; al 264 a.C.
massacri incredibili: nei risale il primo spettacolo gladiatorio nella cit-
soli giochi tenuti da tà di Roma: si tiene nel Foro Boario, sotto
Traiano per celebrare l’egida dei tre figli del console Marco Emilio
l’inizio del suo impero Lepido in memoria del padre defunto; dura-
furono uccisi oltre 9.000 no tre giorni e vedono fronteggiarsi 22 coppie
animali. Quando Tito di gladiatori. Nel 105 a.C. i munera gladia-
inaugurò il Colosseo, toria diventano, per volontà di Gaio Mario,
nell’80 d.C., si calcola parte dei ludi pubblici: da quel momento in
che, durante 100 giorni poi, persa ogni connotazione rituale, si può
di spettacoli, perirono parlare di spettacoli, per quanto cruenti, di
oltre 10 mila persone e carattere sportivo a tutti gli effetti.
altrettante bestie esotiche. Due sono le figure principali che concorrono
all’organizzazione: l’editor, che offre
l’evento e il curator, responsa-
bile dell’ufficio municipale
che controlla la spesa
pubblica per i giochi.
Nell’arena scendono
combattenti profes-
sionisti, addestrati
in speciali scuole, i
ludi, gestite dai la-
nisti. Costoro reclutano gli uomini,
li addestrano e poi ne “affittano” le ”

PROVOCATOR
Brandeggiava una specie
di mazza e, armato anche
REZIARIO di gladio e scudo, come
Dotato di tridente (fuscina), il secutor, era dotato di
pugnale (pugio) e rete da elmo senza cimiero ma
lancio, non aveva scudo con visiera. Gli arti erano
né elmo, ma proteggeva protetti e il torace difeso
il braccio sinistro con il da un pettorale di metallo a
paraspalla (galerus) e il forma di mezzaluna.
parabraccio. Il suo avversario
era, normalmente, il secutor.

SECUTOR
Letteralmente “inseguitore”,
combatteva contro il
reziario: per questo aveva
un elmo liscio e ovale, HOPLOMACHUS
che impediva alla rete di Molto simile al trace, portava
attaccarsi, con due fessure però, oltre al gladio, anche
per gli occhi per evitare una lancia corta (hasta).
che i colpi del tridente Di solito combatteva contro
arrivassero al volto. Le sue il mirmillone, ma a volte si
armi erano il gladio e lo scontrava anche con il trace.
scutum, come il mirmillone.

107
Luoghi comuni in campo
SEGNO EQUIVOCO
Il gesto oggi riconosciuto
IL GIUDIZIO DEL PUBBLICO come “pollice verso” è un
Un gladiatore non può falso storico. Era chiamato
uccidere l’avversario senza pollex il pugnale porto
il consenso del pubblico. al gladiatore sconfitto:
Nel momento del giudizio, se era rivolto verso di lui,
il perdente è inginocchiato, il verdetto era di morte
a volto scoperto, la mano IL TRACE (pollex versus); se era
protesa a chiedere il verdetto. Il gladiatore in primo riposto nel fodero, aveva
piano è sicuramente un salva la vita (pollex pressus).
trace: la sua panoplia è
riprodotta fedelmente.
Scendeva nell’arena
munito anche di lancia.

CODICE D’ONORE
Il rispetto dell’avversario
era un valore fondamentale,
dunque calpestare la
gola del compagno non
poteva essere considerato
un comportamento
onorevole. Se un
gladiatore finiva a terra,
ferito o stordito, l’altro
faceva un passo indietro e
aspettava che si rialzasse.

SOLO DI PUNTA COPPIE FISSE


Le armi dei gladiatori, Nella gladiatura le coppie
chiamate mucrones, sono fisse: qui vediamo
avevano la punta ma non due traci, dunque la
il filo, così da evitare ferite presenza di un reziario
mortali. Il colpo inferto (rete e tridente), non ha
doveva ferire, mostrare il fondamento. Il reziario
sangue, ma non uccidere. affrontava quasi sempre un
secutor, mai un trace.

108
Divertimenti

UN SALUTO prestazioni all’editor, il quale si impegna a pa-


ASSAI DUBBIO garne l’ingaggio e a risarcirne il valore in caso
Pochi studiosi ritengono di perdita. La scelta del lanista non può che ri-
che i gladiatori salutassero cadere su personaggi ai margini della società,
davvero l’imperatore con la gente che non ha nulla da perdere, come i ga-
frase “Ave Caesar, morituri leotti, o non ha voce in capitolo, come schiavi
te salutant” (Ave, Cesare, e prigionieri di guerra. C’è anche chi finisce
coloro che vanno a morire nelle mani del lanista per debiti, vendendosi
ti salutano). Solo Svetonio, pur di tacitare i creditori. Qualcuno sceglie
biografo dei Cesari, fa liberamente la professione, attratto dalla fama
pronunciare una frase e dai guadagni, come gli ex legionari, che
simile, rivolta a Claudio, calcano l’arena con alle spalle una vita spesa
da alcuni condannati a combattendo per conto di Roma.
morte: si accingevano a In città, la scuola più importante è il Lu-
partecipare alle naumachie dus Magnus, adiacente e collegata al Colosseo
indette per celebrare la tramite una galleria sotterranea. Poi ci sono
bonifica del lago Fucino. il Ludus Gallicus e il Dacicus, che allenano
combattenti provenienti dalle rispettive natio-
nes, Galli e Daci; infine il Matutinus, per chi ”

Appuntamento con la morte


G li scontri gladiatori sono duri, ma
non necessariamente impronta-
ti alla bruta violenza: esistono regole
in comune, e sono entrambi consape-
voli della possibilità di morire. L’unico
modo per salvarsi è combattere senza
e la presenza di un arbitro per farle esclusione di colpi, per far sì che il pub-
rispettare. La gladiatura non è la car- blico, ammirato, conceda la vita al per-
neficina incontrollata che mostrano dente, chiunque egli sia. Infatti, la vera
i film di oggi, ma una lotta codificata vittoria consiste nell’uscire dall’arena
con precisione per creare un incontro in due. Il combattimento è a oltranza,
equilibrato tra i due contendenti. In e a ogni colpo ricevuto il gladiatore si
questo modo il combattimento si pro- deve inginocchiare: è il pubblico a de-
La nostra idea trae nel tempo, sopraggiunge la stan- cidere se può rialzarsi. In questo caso, il
dei gladiatori deve molto chezza, e con essa le prime ferite: solo più frequente, il combattente si rialza e
allora scatta il meccanismo psicologi- affronta di nuovo l’avversario, anche se
all’iconografia ottocentesca co che consente al pubblico di imme- sanguinante, ferito e stanco.
e ai colossal cinematografici desimarsi nel combattente, di cadere Quando la folla decide che un gla-
e rialzarsi insieme a lui. diatore ha combattuto abbastanza, di-
(i cosiddetti “peplum”) Quello che gli spettatori possono am- mostrando il suo valore, allora si va in
mirare in arena è il trionfo della volontà: giudizio. I gladiatori si tolgono gli elmi,
diffusi nella prima metà il gladiatore lotta per incarnare Ercole e cosicché il pubblico possa vederne i vol-
del secolo scorso. Benché il suo eroismo, e per questo si è alle- ti; il vincitore è in piedi, lo sconfitto è a
nato duramente per anni, giorno dopo terra, in ginocchio, in silenziosa attesa
spettacolari, traboccano giorno, al fianco di quello che oggi è del verdetto. Se si è mostrato eroico e
di imprecisioni e hanno il suo avversario. Le coppie che si af- degno di incarnare Ercole, il pubblico
frontano nell’arena non sono casuali, sarà magnanimo, altrimenti lo aspetta la
dato vita a molti luoghi ma fisse: un trace affronta un murmil- morte. In caso di verdetto sfavorevole,
lo, un provocator un altro provocator, al perdente viene portato il tinctorium,
comuni, diffusi ancora oggi. un secutor trova un reziario. Dopo la il pugnale sacrificale in bronzo, ed egli,
Analizziamo qui il celebre caena libera della sera precedente lo silenziosamente, lo avvicina al collo
scontro, il gladiatore fa testamento ed e si uccide. Il silenzio in punto di mor-
Pollice verso dipinto da entra in una sorta di limbo giuridico: te è l’ultima occasione per dimostrare
Jean-Léon Gérôme del 1872, per la legge romana è morto, perché al pubblico il suo eroismo. Ma accade
è impossibile sapere se sopravvivrà allo raramente che il gladiatore venga con-
ricco di particolari inventati scontro che lo attende. Nell’arena, in- dannato: la maggior parte di loro riesce
contra un compagno di allenamento, a incarnare le virtù di Ercole, inducendo
e di altri, invece, rispondenti con il quale ha condiviso anni di vita il pubblico a risparmiargli la vita.
alla verità storica.
109
deve affrontare le belve. Quando entra nel lu-
dus, il combattente giura obbedienza al lanista,
il quale lo adotta simbolicamente nella familia,
ossia la squadra dei gladiatori. Tale sacramen-
tum lo vota a una completa obbedienza. Se è
libero, rinuncia alla sua libertà diventando au-
ctoratus, cioè proprietà del lanista. Il contratto
stabilisce la frequenza dei combattimenti e an-
che gli eventuali guadagni in caso di vittoria.
Poco dopo il suo ingresso, il novizio viene
sottoposto a una serie di prove e assegnato alla
categoria più idonea da un’apposita commis-
sione composta, oltre che dal lanista, anche
dai magistri o doctores (istruttori) e dal medi-
cus, una specie di “medico sportivo”, specializ-
zato nella cura delle ferite e responsabile della
buona salute dei gladiatori. Da quel momento
in poi, ogni dettaglio della vita del nuovo arri-
vato viene stabilito in maniera ferrea.

Prigioniero del ludus


La sua giornata tipo è massacrante e as-
sume tratti quasi monacali. Il ludus è come
una caserma, da cui si esce solo per combat- MEGAFONI
tere. Quando il gladiatore non si allena, dor- SUL VOLTO
me in celle (cubicula) piccole e buie, dotate Le maschere teatrali
di un’unica uscita, costantemente sorvegliata (qui in un dipinto
da guardie armate. L’addestramento avviene pompeiano) erano di
per gradi: dapprima la pratica contro sagome terracotta e avevano la
umane (palum), poi i combattimenti contro funzione di amplificare
avversari in carne e ossa. In questa fase, le la voce degli attori.
armi sono di legno o spuntate. Se il gladiatore

Teatri sempre pieni


U na passione tutta romana, ma ereditata dai
Greci, era quella per il teatro. Si andava ad
applaudire spettacoli di ogni tipo, recitati dappri-
ma in semplici strutture di legno (temporanee e
non fisse, e per questo pericolose), poi negli im-
ponenti teatri in pietra costruiti a partire dall’88
a.C. (a destra, quello di Palmira) I generi variavano
dai più popolari fescennini, atellane, mimi e satire
(tutti caratterizzati da una spiccata espressività po-
polare e piene di doppi sensi e personaggi stere-
otipati da cui deriva la nostra commedia dell’arte)
alle vivaci commedie di Plauto e Terenzio.
Più seriosa era la tragedia, inscenata con co-
stumi e calzature diverse a seconda del tenore e
dell’argomento: nella fabula cothurnata gli attori
aumentavano la loro presenza scenica grazie a
scarpe con zeppe (i cothurni), dando vita a intrecci
drammatici di ambientazione greca. Nella praetex-
ta (dal nome della tipica toga), gli attori affrontava-
no invece argomenti di scottante attualità romana.

110
Divertimenti

prova a fuggire o si ribella, le punizioni variano


Amazzoni nell’arena dai ceppi alla fustigazione, dalla tortura con fer-
ri roventi alla reclusione in cella d’isolamento.

P er quanto raramente, anche le donne scendevano nell’arena: lo testimoniano


Giovenale e Petronio, il quale scrive di una guerriera che combatteva sul carro
come Boudicca, la bellicosa regina degli Iceni di Britannia. Tacito narra invece di
Nei casi più gravi è prevista anche la pena capi-
tale. Se tutto fila liscio, raggiunta l’età matura, il
gladiatore può riscattarsi e mettersi a riposo. Ri-
come Nerone offrì a Roma ceve una buonuscita e il rudis, la spada di legno
e a Pozzuoli spettaco- che, insieme al rango di rudiarius, gli consegna
li in cui le gladiatrici l’agognata libertà. Ferite, anche gravi, segnano il
combattevano fra loro viso e il corpo del gladiatore, ma la proba-
e donne di colore lot- bilità di rimanere ucciso nell’arena non è
tavano contro i nani. alta come oggi si pensa. Non bisogna cre-
Le citazioni dere che l’editor dei giochi sia propenso a
letterarie trovano decretare con leggerezza l’uccisione di un
riscontro nei ritrova- uomo sconfitto ma ancora vivo, magari
menti archeologici, solo per compiacere il pubblico. In caso
a cominciare da di morte, infatti, sarà lui a dover risar-
un’iscrizione di Ostia cire il lanista. E anche per quest’ultimo,
in cui un certo Osti- il gladiatore rappresenta un investimento
liano si vanta di essere oneroso, visto quanto costa addestrarlo e
il primo nella storia provvedere al suo mantenimento.
romana ad avere La dieta dei combattenti è ricca e varia:
offerto giochi con anche se basata prevalentemente su legumi
la presenza di “mu- e vegetali (molti dei quali assai energetici,
lieres ad ferrum”, come frutta secca e fichi), comprende latti-
“donne armate”. cini, cereali, carne, olio, miele e vino. La sera
Un’altra stele, prove- prima del combattimento, ogni gladiatore ha
niente da Alicarnasso, in Asia Minore (nell’immagine), mostra due donne, Amazon e diritto a una cena con la propria famiglia e con
Achillia, affrontarsi con il gladio a petto nudo, senza elmo, ma con scudo e parabrac- i tifosi, dove lasciarsi andare a cibi sostanziosi
cio. L’iscrizione fa sapere che entrambe ottennero la missio, quindi a sopravvissero. come focacce d’orzo speziate, arricchite di miele
Sarà Settimio Severo, nel 200 d.C., a vietare alle donne di scendere nell’arena. e infusi di fieno greco. Una cena che, il gladiato-
re lo sa bene, potrebbe anche essere l’ultima. n

A Roma, il teatro perde presto


la connotazione rituale
posseduta in origine
e diventa puro intrattenimento.

111
Il sesso

Vizi privati
e pubbliche virtù
La vita sessuale degli uomini
romani non si svolge
fra le mura domestiche,
ma nei lupanari, dove ogni
fantasia può trovare sfogo.
Per le donne, invece, la casa
è una prigione; almeno
fino al basso Impero,
quando anche le matrone...

O
mosessualità liberamente accettata, pro-
stituzione dilagante e tassata dallo Sta-
to, spettacoli e spogliarelli per accendere
i sensi, affreschi espliciti nei bordelli
e nelle dimore private: il romano vive la sessuali-
tà senza tabù. Deve solo fare attenzione, specie nei
primi secoli, a non scambiare effusioni fuori dalle
mura domestica, nemmeno con la moglie. Perfino
camminare mano nella mano darebbe scandalo.

L’importante è dominare
Se è vero che non si fanno distinzioni tra rappor-
ti omosessuali ed eterosessuali, se ne fanno invece
tra parte attiva e passiva. L’uomo romano non deve
dominare solo le donne (la posizione sessuale che
vede la donna sopra l’uomo, chiamata mulier equi-
tans, è ritenuta disdicevole), ma anche gli eventuali
uomini con cui si apparta. La bisessualità di Cesa-
re e i suoi rapporti con Nicomede sono noti a tutti,
tanto che i soldati ne celebrano scherzosamente il AMARE
trionfo così: Caesar Gallia subegit, Nicomedes Cae- È RESPINGERE
sarem (“Cesare ha sottomesso la Gallia, ma Nico- Ambiguità, erotismo e
mede ha sottomesso Cesare”). Il grande condottie- seduzione erano parte
ro può infischiarsene dei commenti della truppa e integrante della vita
delle malelingue, ma il romano medio deve stare quotidiana. In questo
attento a non apparire effeminato. Il matrimonio, affresco pompeiano,
nell’antica Roma, non è il tempio dell’eros. All’in- Ermafrodito è colto
terno delle mura domestiche, in teoria, l’uomo può mentre lotta con un
esercitare un dominio assoluto su servi e serve, ma satiro, simbolo di
la moglie, la matrona, esercita un potere tradi- ” sessualità sfrenata.

112
Anticoncezionali
fatti in casa
T amponi di lana impregnati
di sostanze come olio d’o-
liva rancido, miele o persino
allume, applicati sul collo
dell’utero: oltre al tradizio-
nale e rischioso coito inter-
rotto, erano questi gli an-
ticoncezionali in voga nella
Roma antica.
Le donne, inoltre, assumeva-
no pozioni preparate con diversi
elementi sciolti nel vino, come cor-
teccia di salice con miele, solfato di
rame o foglie di zucca. Da parte loro gli
uomini si spalmavano, o bevevano, aneto,
semi di canapa e ninfea gialla, che si pensava
potessero disattivare il liquido spermatico.

L’INTELLETTO
E I SENSI
Il piacere fisico non
si disgiunse mai,
nemmeno a Roma, da
quello intellettuale,
come mostra la
metafora di Amore
e Psiche (qui, in un
affresco di Pompei).
Sopra, un amuleto
fallico in bronzo che
doveva favorire la
fertilità della donna
che lo portava.

113
zionalmente molto forte seppure non supportato
dalle leggi. In genere prevale il rispetto dovuto alla
consorte, simbolo del focolare domestico, sebbe-
ne i matrimoni siano generalmente combinati e
le coppie non siano necessariamente ben assortite
dal punto di vista sessuale. Spesso il marito è un
cittadino maturo che si sposa dopo aver ereditato
la fortuna di famiglia, mentre la giovane moglie in
genere è un’adolescente che da poco ha raggiunto
la pubertà. La differenza di
età facilita la sottomissio-
ne della moglie, mentre il
marito può allacciare libe-
«Che una bella ramente relazioni fuori di
donna conceda casa. L’antico diritto roma-
o neghi no comprende severe leggi
i suoi favori, contro l’adulterio, ma solo
gradisce sempre nei confronti della donna.
che le vengano Spiega Catone agli inizi del
richiesti.» II secolo a.C.: «Se sorpren-
Ovidio di tua moglie in adulterio
puoi ucciderla senza essere
punito in giudizio; se sei
stato tu a commettere adulterio, che ella non osi
toccarti con un dito, non ne ha diritto!». La con-
danna a morte è soprattutto una minaccia teori-
ca, ma il ripudio della consorte è assai frequente.
Soltanto dopo Augusto la disparità fra uomini e
donne si riduce, almeno in questo campo. Le rela-
zioni femminili extraconiugali vengono tollerate,
purché condotte con discrezione, e le matrone
cominciano a esplorare un territorio scono-
sciuto. Le più disinibite arrivano al pun-
to di pagare per godere della virilità dei
gladiatori, i sex symbol dell’epoca. Ma
quello della libertà sessuale femmini-
le è un breve intermezzo (per altro
avversato da numerosi moralisti,
come il poeta Giovenale, vissuto fra
I e II secolo d.C.): accompagna la
decadenza dell’Impero e si spegne
con l’avvento del cristianesimo.

Nel buio del postribolo


Per gli uomini è vergognoso presen-
tarsi al matrimonio senza aver mai fatto
sesso, ma per le donne vale il contrario: la
donna, specie ai tempi rigorosi della Repubbli-
ca, deve arrivare vergine al matrimonio. E se spesso
sono i padri a portare i propri ragazzi nei lupana-
ri, le ragazze vengono sorvegliate quando escono
di casa. Dopo aver svolto i suoi impegni pubblici
nel Foro ed essersi ritemprato alle terme, l’uomo fa
spesso una capatina nel bordello prima di rientrare
fra le mura domestiche per la cena. Nei lupanari
pretende prestazioni che non oserebbe richiedere
alla consorte, che è anche madre dei suoi figli.
Le prostitute non sono sempre schiave, ma anche
donne libere, dotate di scarsi mezzi economici. Na-
turalmente, oltre alle donne di strada o da lupanare
114
Il sesso

BACI CASTI
E BACI BOLLENTI Bacio rivelatore
Il bacio aveva vari nomi,
a seconda del modo in
cui si dava e della sua
funzione. A destra,
U na particolare legge romana, lo ius
osculi, dava il permesso non solo al
marito e al pater familias, ma a qualun-
un casto bacio secondo que altro collaterale maschio di baciare
il pittore Lawrence sulla bocca le femmine di casa.
Alma-Tadema. A Roma La tradizione, che risaliva ai tempi di Ro-
come a Pompei (nella molo, non aveva finalità pec-
pagina a fronte, sopra caminose: doveva servire
e sotto), affreschi e per accertarsi che le
mosaici a tema erotico, donne non avesse-
con satiri e ninfe ripresi ro bevuto vino, be-
ad amoreggiare e vanda che era loro
amanti focosi in azione, interdetta in modo
sono diffusi ovunque. assoluto. Ma si narra
che la focosa Agrip-
pina invocasse di venire
sottoposta a questa umilian-
te verifica pur di strappare un
segno d’affetto all’imperatore
Claudio, suo marito.
Gli antichi Romani riteneva-
no che il vino facesse perdere il
pudore e il controllo di sé al ge-
nere femminile, ritenuto preda
dei sensi e delle emozioni. L’o-
sculum, comunque, è un bacio
piuttosto casto, dato a bocca
chiusa e privo di passionalità.

vi sono anche colte cortigiane, capaci di guadagnar-


Gettone per il bordello si fama e posizione sociale. Prima di cominciare il
mestiere, le meretrici sono tenute a iscriversi in un

S i chiamava spintria, veniva


coniata in bronzo od ot-
tone e aveva il diametro
apposito registro nell’ufficio del magistrato edile,
che registra nome, data di nascita e pseudoni-
mo della professionista. Nel tardo Impero, far
di una comune moneta. parte della lista non è disonorevole, tanto che
In effetti era un mezzo su questi albi si iscrivono, in segreto, molte
di pagamento, ma solo insospettabili matrone: lo fanno per evitare
per un certo tipo di ser- il pericolo di essere incolpate di adulterio,
vizio. Lo si evince dalle nel caso che la loro relazione extraconiugale
scene esplicite di sesso venga scoperta. Grazie a questo espediente, se
stampate su una fac- colte in fallo, rischiano di essere messe alla por-
cia, mentre sull’altra ta dal marito, ma evitano l’incriminazione.
vi sono dei numeri Anche sul fronte della prostituzione, le cose
che (così si suppo- cambiano mano a mano che Roma arriva a co-
ne) indicavano il noscere la grande ricchezza e il benessere diffu-
prezzo della pre- so. A quel punto sorgono, una dopo l’altra, delle
stazione sessuale a case di piacere private, dove le signore disponibili
cui il gettone dava sono di alto rango, decisamente più belle e sofi-
diritto (immagine qui sticate delle comuni meretrici. Si possono incon-
a destra). Esattamente trare matrone sposate a uomini facoltosi che però
come accadeva con le fa- trascurano le giovani consorti, oppure le figlie di
mose “marchette” dei bordelli di età moderna, famiglie importanti, che, forse per concedersi un
fino alla definitiva chiusura delle “case chiuse”. vestito o un profumo in più, o forse per voglia di
trasgredire, arrivano a vendere le proprie grazie. n
115
Salute e cura del corpo

I Romani amavano fare il bagno in acqua profumata


con essenze e vini speziati. Sfregavano la pelle
con pietra pomice e cenere di faggio, oppure usavano
una pasta composta da polvere d’equiseto
(blandamente abrasiva), argilla e olio d’oliva.

116
Belli
come
dèi
Abbandonati gli austeri
costumi antichi, i Romani
si scoprono salutisti
e affollano le terme.
Dalla Grecia, intanto, arriva
una nuova medicina
(ma solamente per i ricchi)

I
l rapporto dei Romani con l’igiene e la
cura di sé cambia radicalmente dall’età
repubblicana a quella imperiale. Si passa
dal pudore di esibire il corpo nudo o di
fare il bagno in gruppo all’esaltazione del fisi-
co perfetto da esibire nei bagni pubblici. Le
sbrigative (e saltuarie) abluzioni dell’antichità
si trasformano in lunghissime sedute terma-
li mano a mano che lo stile di vita ellenisti-
co penetra nella quotidianità dell’Urbe. Con
il benessere, i Romani scoprono l’estetica del
corpo, che in pochi anni diventa una mania,
soprattutto per gli uomini, ormai dimentichi
dei morigerati costumi delle origini. Ai tempi
di Augusto, un cittadino di buon livello si reca
UNA SANA alle terme almeno un volta al giorno.
SUDATA
Alle terme, le donne Lavarsi è una mania
prediligevano le zone Sia i maschi che le femmine sono attentissi-
più confortevoli, mi all’immagine. Gli uomini si radono ogni
come il calidarium e il giorno dal barbiere, il tonsor, e regolano con
tepidarium. Qui, una pinzette i peli superflui che escono da naso e
matrona al tepidarium orecchie, si rifanno le sopracciglia, si depila-
regge lo strigile con no petto, ascelle, braccia e gambe, si tagliano
cui detergere il sudore, i capelli alla moda e non disdegnano di fre-
considerato depurativo quentare manicure e pedicure. La ricca matro-
per l’organismo (da un na non è da meno e si fa accudire da un gran
dipinto di Lawrence numero di ancelle che sanno come esaltarne
Alma-Tadema). la bellezza. Le acconciano i capelli pettinan- ”
117
doli con preziosi pettini d’avorio, adornandoli
di spilloni, oppure coprendoli con elaborate
parrucche. Poi le esaltano lo sguardo con pig-
menti e nerofumo, nutrendo e levigando la
pelle con maschere e unguenti, e cospargen-
dola di un fondotinta a base di biacca, che
rende uniforme e luminoso l’incarnato. Le
labbra sono colorate di rosso vivace ottenu-
to dal cinabro. La toletta viene completata
da costosi balsami e profumi orientali,
cosparsi su base di burro.
I denti, vengono puliti con
stuzzicadenti e sfregati con
l’ausilio di dentifrici a base di
bicarbonato di sodio, oppu-
re con l’urina, che è sbian-
cante. Per avere un alito
fresco si mastica una foglia
di salvia o una pasticca alle
spezie, che ha anche potere
dissetante e digestivo.
Ma i templi del corpo
sono fuori di casa. Si va dai
semplici balnea, bagni pub-
blici, ai grandiosi stabilimenti
termali. Si tratta di veri e propri
“centri benessere” dove, oltre a curare
l’igiene, si possono praticare sport, assistere a
spettacoli, conversare e discutere di affari e di
politica. L’acqua e gli ambienti sono regolati
a differenti temperature (calidarium, tepida-
rium, frigidarium). Le abluzioni costituiscono
un vero rito sociale che dura ore, e terminano
quasi sempre con un massaggio.

I bisogni in pubblico
I bisogni fisiologici vengono espletati in una
delle circa 150 latrine pubbliche di cui Roma
è disseminata. Sono vasti ambienti funzionali,
ben organizzati, riscaldati e decorati con gusto.
Di forma rettangolare, presentano lun-
go due lati una serie di sedili fora-
ti disposti sopra un canale dove
scorre l’acqua, che raccoglie le
deiezioni e le porta fino alla
cloaca più vicina. Roma si
giova di molti pozzi neri ma
anche di un ottimo sistema
fognario, il cui asse centra-
le è costituito dalla celebre
Cloaca Maxima che, in
esercizio già a partire dal
VI secolo a.C., viene con-
tinuamente implementata:
partendo dalla Suburra passa
sotto l’Argileto, il Foro, il Velabro
e il Foro Boario, per scaricarsi infine
nel Tevere nei pressi di Ponte Emilio.
Nei bagni pubblici, al centro della latrina,
scorre un’ulteriore piccola canalina dotata di
118
Salute e cura del corpo

Un pomeriggio alle terme


L a giornata lavorativa del romano be-
nestante si concentrava nella mattina-
ta. Il pomeriggio era dedicato alla cura
ità è un’eccezione frequente. Il cittadino
romano arriva alle terme all’ora ottava,
circa le due del pomeriggio, dopo il son-
del corpo e agli svaghi offerti dagli stabi- nellino pomeridiano; si spoglia nell’apo-
limenti termali. Le grandi terme nascono dyterium, dove trova panche e nicchie
con Nerone, alla metà del I secolo a.C., e per riporre gli indumenti (il guardaroba,
da allora la loro popolarità non conosce a pagamento, è consigliato, perché i furti
crisi, tanto che, tre secoli più tardi, Roma sono frequenti). Quindi si segue un ciclo
può vantare 170 grandi stabilimenti ter- di esercizi fisici e bagni a diversa tempe-
mali e altri 900 più modesti. ratura, secondo una successione ritenuta
Il pomeriggio alle terme è l’appunta- ideale per ritemprare il corpo e lo spirito.
mento immancabile del cittadino roma- Per cominciare si entra nella palestra
no di età imperiale, sia esso facoltoso scoperta, dove ci si unge e si compiono
oppure di ceto modesto, perché il gli esercizi; ci sono anche alcuni ambien-
prezzo per entrarvi è minimo ti coperti utilizzati per massaggi e alle-
e gli adolescenti non pa- namenti al chiuso e una zona riposo. Si
gano. Ci si va per to- passa poi ai locali destinati alla sauna e
nificare il corpo ma al bagno turco: le prime stanze riscaldate
anche la mente. Le si chiamano sale di raschiamento (destri-
grandi terme sono ctaria), e sono concepite per strofinare e
attrezzate con bi- massaggiare il corpo prima della sauna
blioteche e stan- (laconica o sudatoria). Dopo il bagno di
ze di lettura, e si sudore si arrivava alla grande vasca circo-
può socializzare lare con acqua calda, il calidarium: è un
parlando di poli- ambiente rotondo, illuminato da finestro-
tica o stringendo ni a vetri che sfruttano la luce e il calore
affari. Le botteghe del sole. L’immersione in vasca calda dura
sono molte, similmen- pochi minuti; si passa subito nel tepida-
te a un moderno centro rium, un ambiente piccolo, con due va-
commerciale. È quindi possi- schette di acqua tiepida, e infine nel frigi-
bile fare uno spuntino, dedicarsi agli darium, una grande sala decorata e non
acquisti o sollazzarsi con una prostituta. riscaldata. L’itinerario è completato da un
Il look termale è il più vario: gli uomini tuffo nella piscina scoperta (natatio). Do-
indossano una tunica leggera, oppure il podiché, finalmente ristorati e profuma-
solo subligaculum, il perizoma; anche le ti, ci si può dedicare agli intrattenimenti
donne vestono una tunica, mentre le più offerti dalle terme, compresi spettacoli
spregiudicate possono comparire con un di danza e musica, o passeggiare tra le
semplice due pezzi, che agevola il movi- opere d’arte che decorano le gallerie.
menti in palestra. Gli spazi tra maschi e A sinistra, le matrone alle terme di Ca-
femmine sono separati, ma la promiscu- racalla in un quadro dell’Ottocento.

“LAVARTI acqua pulita in cui si può intingere una spu-


TI FA BENE” gna montata su un bastoncino: finita l’ablu-
Le terme esibivano zione, la spugna viene gettata in un apposito
insegne come quella recipiente, da cui i servi la recuperano, la la-
sopra, rinvenuta nella vano e la preparano per essere riutilizzata. Chi
città libica di Sabratha, non desidera o non può uscire di casa usa il
che afferma: «Lavarti ti pitale: lo svuotamento avviene in appositi re-
fa bene». Nella pagina cipienti, i lasana, collocati nei condomini, che
a fronte: sopra, ragazza sono periodicamente svuotati dagli addetti alla
in due pezzi con pesi (da lavorazione e al commercio dei concimi. Un
Piazza Armerina); sotto, po’ ovunque, per la città, si incontrano anfore
una ricostruzione di latrine. da usare come orinatoi: sono i dolia, e vengono
svuotati da servi che portano l’urina nelle ful-
lonicae, le tintorie, dove costituisce la materia ”
119
Le terme non generavano solo salute:
gli sbalzi di temperatura causavano
escrescenze ossee nel naso
e nelle orecchie, come ancora oggi
può accadere ai nuotatori.

prima per lavare e sbiancare i panni. Ma ci sono PAESE CHE VAI, infettive: non solo la peste, il tifo, il colera, ma
anche edicole apposite, che oggi chiamiamo TERME CHE TROVI anche la semplice influenza, che ogni inverno
“vespasiani” proprio perché, secondo lo storico I Romani eressero terme miete molte vittime. Per i più poveri, le dure
Svetonio, è proprio l’imperatore Vespasiano a in ogni regione che condizioni di vita, l’alimentazione inadeguata
sottoporle a tassazione, nel I secolo d.C. Non occuparono, diffondendo e lo stress da lavoro provocano fragilità ossea,
mancano, ovviamente, i maleducati che getta- anche nelle province fratture e artrosi. Le condizioni igieniche pre-
no rifiuti e liquami dalle finestre di casa diret- più remote il gusto e la carie all’interno delle insulae diffondono legio-
tamente in strada: una pratica disdicevole che, ritualità delle abluzioni ni di pidocchi e altri parassiti, che concorrono
in flagranza di reato, viene punita dalla legge. pubbliche. Sopra, l’interno anch’essi al diffondersi delle malattie. I più ric-
delle terme romane di chi, invece, sono insidiati dalla gotta.
Pidocchiosi e gottosi Bath (“bagno”, in inglese), A Roma non esistono vere e proprie scuo-
Nonostante l’igiene del corpo occupi un po- a sud di Bristol. le di medicina e la pratica si fa sul campo. I
sto di riguardo nella vita del cittadino romano, medici, però, sono tenuti in gran considera-
le malattie non mancano. Prima di tutto quelle zione e lautamente pagati, al punto che alla
120
Salute e cura del corpo

Da chirurgo a carnefice
T ra i medici greci che cominciarono
a praticare nell’Urbe, molti si rivela-
rono ciarlatani o truffatori, provocando
to di cittadinanza e il permesso di gesti-
re una bottega dove svolgere la sua pro-
fessione. All’inizio fu molto apprezzato
una reazione di difesa che indusse alla e salutato con l’appellativo di vulnera-
nostalgia per il buon tempo antico. rius, ossia chirurgo. Ma presto, per la
Plinio il Vecchio cita l’esempio di Ar- disinvoltura con cui tagliava e bruciava,
cagato, il primo medico greco, giunto a l’appellativo venne mutato in carnifex,
Roma nel 218 a.C., ai tempi della guerra carnefice. Sotto, la lezione di medicina
contro Annibale. Gli fu concesso il dirit- di Galeno in un’incisione ottocentesca.

loro morte possono lasciare immen- alle altre botteghe, solo grazie FERRI (GRECI)
si patrimoni. Il primo “ospeda- ai ferri chirurgici rinvenuti DEL MESTIERE
le”, un santuario dedicato al dio durante gli scavi. L’anestesia Gli strumenti per operare
greco Esculapio, viene allestito viene praticata per mezzo di (nel tondo, una pinza)
sull’Isola Tiberina nel 290 a.C. oppiacei che ottundono la co- erano quasi tutti di
come ex voto per la fine del- scienza del paziente. Le ferite derivazione greca, così
la peste che ha appena afflitto sono cauterizzate con il fuoco e come greco era Esculapio,
Roma. Molto più frequenti sono disinfettate con aceto: misure in- il dio della Medicina (a
i semplici lazzaretti, dove i ma- sufficienti, che non scongiurano sinistra). Il suo culto fu
lati attendono la guarigione (o infezioni, cancrena e setticemia. introdotto a Roma nel 293
la morte) dopo aver subito un La medicina tarda ad affer- a.C.: da allora fino a oggi,
intervento. Gli ambulatori non marsi in Roma come disciplina l’Isola Tiberina ha sempre
sono ben attrezzati, tanto che propria, distaccata dal ruolo di accolto ospedali.
si è potuto identificarli rispetto pratica domestica. Nella Roma
121
Dopo il bagno alle terme
occorreva rifarsi il trucco: Per una pelle perfetta
le donne portavano con sé
un bauletto (capsa) P er pulirsi si usavano soda, liscivia e pietra po-
mice: tutte materie abrasive, che, se adoperate
con troppo vigore, rischiano di rovinare irreparabil-
con tutto il necessario. mente la pelle. Per evitarlo, le matrone, soprattutto
quelle di rango elevato, rimediavano cospargendo
interamente il corpo con oli e unguenti profumati,
che lasciavano la pelle liscia e morbida.
Per detergere il corpo dal sudore e dagli unguenti in
eccesso si usa lo strigile greco in bronzo
(qui sotto e nel dipinto a sini-
stra, di Alma-Tadema).

repubblicana, fra le
molteplici funzioni
del pater familias
c’è anche quel-
la della cura della
salute dei familiari.
Depositario di una lunga tradizione, nella
quale si intrecciano superstizione, magia, cre-
denze popolari e rituali di varia provenienza,
egli esercita la funzione di curatore, facen-
do ricorso a rimedi naturali, accompagnati
da formule magiche e dalla preparazione di
amuleti. Accanto alla medicina domestica c’è
quella praticata dai sacerdoti-medici, che of-
frono rimedi tradizionali, non molto diversi
da quelli preparati dal pater familias.

Dal medico greco


Solo a contatto con il mondo greco inizia a
farsi strada, pur tra lo scetticismo e l’aperta osti-
lità dei tradizionalisti, una medicina improntata
a caratteri più scientifici. I medici greci e i loro
seguaci (costosissimi e quindi alla portata sol-
tanto dei romani facoltosi) si basano sulla teoria
dei quattro umori: sangue, bile gialla, bile nera,
flegma. Il loro equilibrio (eucrasia) mantiene la
salute, mentre il prevalere dell’uno o dell’altro
(discrasia) induce la malattia. All’insorgere di
TITOLO un malanno, generalmente si rimuove l’umore
DIDASCALIA dominante in eccesso, ossia il sangue, tramite
testo.Genda ipsuntus salasso. Poi si ricorre a piante ed erbe. Il cavolo
ea sum quos nonet re è ritenuto panacea di tutti i mali, dalla cattiva
dolenda volut et debis digestione all’insonnia, dai dolori articolari alla
idunt aped qui de stitichezza; l’argilla cura le malattie della pel-
dolupta sunt doluptis le; lo zafferano lenisce le ulcere; da una pianta
resequi nonsent. oggi estinta, il laserpicium, si estrae un succo,
Rum voluptatem. ritenuto un toccasana per qualunque acciacco.
122
Salute e cura del corpo

Riporto “alla romana”


V anesi almeno quanto le donne, gli uomini di età
imperiale curavano il proprio corpo e avevano
una vera mania per i capelli, che sfociava in ossessione
quando questi cominciavano a diradare. Spettava al-
lora ai tonsores (barbieri) il compito di studiare accon-
ciature eccentriche ma in grado di coprire l’incipiente
calvizie (a sinistra, un busto di Traiano). Là
dove ancora c’erano, le chiome ve-
nivano portate in avanti, oppure
di lato, per ottenere quelli che
oggi chiamiamo “riporti”.
C’era anche chi preten-
deva la tintura con i colori
più in voga, tra le quali un
costante successo incon-
trava quella “alla germa-
na”, cioè il biondo.

dotti fino a quel momento


sconosciuti, oltre a ingenti
quantità di spezie. Lo stile di
vita sobrio e morigerato degli
avi, già minacciato da tempo,
viene dimenticato del tutto
e l’Urbe si apre al trionfo
di cibi esotici e inconsueti,
speziati, abbinati in modo
tanto fantasioso quanto
insalubre. È l’epoca in cui
il celebre Marco Gavio
Apicio, cuoco e ghiottone
vissuto sotto Tiberio, delizia
i suoi aristocratici ospiti offren-
UN OCCHIO Gli strumenti chirurgici sono nume- do pietanze fantasiose ed elaborate:
ALLO SPECCHIO rosi, realizzati perlopiù in bronzo e ferro, e la pappagallo arrosto, ghiri farciti, lingue di usigno-
Pur se imparagonabili, chirurgia è in grado di affrontare molti inter- lo e fenicottero, creste di
per nitore e precisione venti diversi, anche alla testa: per la trapana- gallo strappate quando l’a-
del riflesso a quelli dei zione del cranio vengono praticati fori intorno nimale è ancora vivo, cal-
nostri giorni, gli specchi all’osso da recidere, poi si completa l’apertura cagni di cammello. Pur di
erano indispensabili alla con lo scalpello. Sono frequenti anche gli in- procurarsi il raro e gusto- Le ricche
toeletta delle signore: terventi di plastica facciale per labbra, naso, so silfio, una pianta simile matrone
di rame, argento o vetro palpebre e orecchie. Si operano tumori alla all’asparago che cresce nei disponevano
ricoperto di piombo, mammella, fistole del torace e dell’addome. deserti libici, i Romani ne spesso di vasche
non mancavano mai nel La rimozione dei calcoli alla vescica per via provocano l’estinzione. personali
corredo muliebre. Sopra, chirurgica viene descritta per la prima volta Nonostante i medici per evitare
donna allo specchio in un da Celso, nel II secolo d.C., e verrà praticata raccomandino di osserva- i bagni pubblici.
affresco di Pompei. Nella con la sua tecnica per secoli, fino all’Ottocen- re una corretta igiene ali-
pagina a fronte, Strigili e to. I chirurghi conoscono bene la cataratta, mentare e di ricorrere pe-
spugne, di Lawrence Alma- che viene operata con la reclinazione del cri- riodicamente al digiuno,
Tadema (1879). stallino mediante un ago sottile. manicaretti sempre più ricchi e stravaganti fa-
In buona parte, responsabile della cattiva con- voriscono la diffusione esponenziale di patologie
dizione di salute è l’alimentazione. Con la vitto- gastrointestinali, alterazioni del metabolismo,
ria navale su Antonio e Cleopatra ad Azio, nel 31 obesità e altre malattie, come calcolosi e gotta.
a.C., Ottaviano spalanca a Roma le porte dell’E- Al punto che la sovralimentazione diventa, non
gitto e dell’Oriente, favorendo l’ingresso di pro- diversamente da oggi, una vera piaga sociale. n
123
Le RIEVOCAZIONi

Roma,
mito
eterno
Eventi spettacolari,
archeologia sperimentale,
didattica: il fascino
della civiltà antica rivive
oggi attraverso tanti eventi
per il vasto pubblico

I
l mito non muore. Il fascino della Cit- LE IDI
tà Eterna con i suoi mille anni di storia, DI MARZO
di quel villaggio di contadini che si fece Tra gli eventi più
metropoli e poi impero, riluce ancora nel- spettacolari e suggestivi,
le poderose architetture che hanno attraversato la rievocazione delle Idi
il tempo, affascina con il mistero di un lavoro di Marzo con l’assassinio
archeologico mai concluso, ammalia per la sedu- di Cesare, messo in
cente modernità delle figure eternate in affreschi, scena dal Gruppo
mosaici e statue che adornano le domus patrizie. storico romano presso
Lo stesso mito rivive anche nel lavoro appas- l’Area sacra di Largo di
sionato e nella ricerca quotidiana di migliaia di Torre Argentina.
rievocatori (non sempli-
ci figuranti), che tutti gli
anni, in Italia e in Europa,
ricostruiscono e riproduco-
no, in appuntamenti sem-
Il castrum pre più partecipati e con
con museo del filologica perizia, vita quo-
Gruppo Storico tidiana e battaglie dell’im-
Romano pero più forte di sempre.
è visitato ogni Ogni toga perfettamente
anno da 10
drappeggiata, ogni pilum
mila studenti.
e gladio maneggiati con
destrezza, al pari di un
accampamento di legio-
nari ricostruito nei minimi particolari, richiedo-
no studio e aggiornamento. Occorre basarsi sulle
fonti, a fianco degli archeologi e sotto il patroci-
nio degli accademici. Un lavoro oscuro, che non
andrà in scena, ma senza il quale la rappresenta-
zione non sarebbe che una festa in costume. Occhi
esperti sono in grado di giudicare l’accuratezza di ”
124
Dietro ogni evento c’è uno studio accurato
e lungo, condotto sulle fonti, sui reperti
archeologici e sulll’iconografia: un materiale
immenso, prodotto lungo mille anni di Storia.

125
una rievocazione. Anche in Italia, finalmente, il IL PARCO
fenomeno è in forte crescita, e un pubblico ormai DI OTRICOLI Ocriculum 168
fattosi più smaliziato e curioso non ricerca più il La rievocazione
facile incanto del passato a portata di mano, ma
un’emozione più raffinata, che passa attraverso la
coerenza storica di quanto viene proposto.
“Ocriculum” (sotto) è
curata dall’associazione
culturale omonima in
O gni anno, a maggio, Otricoli (Terni) torna al
tempo dell’imperatore Marco Aurelio con
la rievocazione “Ocriculum 168”, ospitata nel
collaborazione con parco archeologico omonimo. Già il cambio mo-
Studiare e raccontare il passato Anticae Viae e con la neta all’ingresso permette al visitatore di fare un
La rievocazione non è lo sventolio di qualche presenza dei migliori salto indietro nel tempo ed entrare al castrum,
bandiera, il clangore delle armi durante un duello gruppi storici. dov’è possibile aggirarsi nell’emporium per
o il profumo delle spezie che sale dalle bancarelle. contrattare e fare acquisti, assistere a spettacoli
È, invece, un percorso divulgativo e pedagogico, di danze e ginnasti, recarsi ai ludi nell’anfiteatro
un tragitto che usa lo spettacolo ma senza farne e ascoltare un concerto di musica romana.
il fine ultimo del suo operato. Nel caso dell’anti- Intanto, al porto, diversi tipi di artigiani e di
ca Roma, il campo d’azione è pressoché illimitato: commercianti brulicano attorno alle imbarcazio-
dalla Repubblica all’Impero passano centinaia di ni che solcano il sacro fiume Tevere.
anni, cambia la struttura politica dell’Urbe, la stes-  www.ocriculumad168.it

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Le RIEVOCAZIONi

CELTI E ROMANI sa vita quotidiana, così come si evolvono equipag-


Tempora in Aquileia A CONFRONTO giamenti, strategie e la composizione delle legioni.
L’accurato evento di La specializzazione è sempre d’obbligo.

C inquecento rievocatori, tra Celti e Romani,


si radunano ogni anno, a giugno, ad Aquile-
ia (Udine) per rivivere lo spirito delle origini del-
Aquileia (sotto) consente
anche di confrontare
le tattiche belliche e le
Facciamo qualche esempio tra i tanti, senza
la pretesa di essere esaustivi. La Decima Legio
focalizza la sua attività sullo studio e la ricostru-
la città, fondata nel 181 a.C. come colonia di di- norme di vita quotidiana zione dell’esercito romano repubblicano tra le
ritto latino e poi cruciale base militare per le dei Romani e dei Celti. Guerre puniche e le conquiste di Cesare. Marce,
campagne contro gli Istri e altri barbari, nonché addestramento, l’edificazione di un castrum, la
base per l’espansione romana verso il Danubio. pratica dei mestieri e delle specializzazioni mili-
La rievocazione si svolge nel parco archeolo- tari: tutte attività che i componenti dell’associa-
gico, che conserva tracce imponenti del glorioso zione vivono in prima persona, e che permetto-
passato romano: Aquileia fu anche a capo di uno no di far rifiorire l’efficienza e la metodica arte
dei più importanti patriarcati cristiani, e l’area ar- militare delle legioni di Roma.
cheologica, così come la Basilica, è stata dichia- La Vicus Italicus ricrea, invece, un vicus di una
rata “patrimonio dell’umanità” dall’Unesco. classica città romana per mezzo di moduli stu-
www.temporainaquileia.eu diati appositamente, arredati e correlati in tut- ”

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ti i loro particolari, cercando di coinvolgere lo
spettatore nelle attività giornaliere di una strada Sentinum, la battaglia delle nazioni
urbana di 2000 anni fa. Passeggiando, si posso-
no incontrare senatori seguiti dai propri schiavi,
milites che vigilano sulla sicurezza del vicus, op-
pure si può far tappa tra le tabernae dell’ornatrix o
S assoferrato, in provincia di Ancona, a luglio ridiventa il teatro di uno
degli scontri bellici più cruenti dell’antichità: la “battaglia delle na-
zioni” del 295 a.C., in cui l’esercito legionario romano ebbe la meglio
del figulus (ceramista), assistere a una lezione alla sulla Lega dei Gallo-Sanniti. Nello scontro perirono 25 mila nemici di
taberna libraria, alla vendita degli schiavi o alla Roma, furono fatti prigionieri 8.000 combattenti e si assistette alla de-
formazione di giovani reclute per l’esercito. votio del comandante romano Publio Decio Mure, il sacrificio rituale ce-
Nella sede del Gruppo storico romano, sulla via lebrato per assicurare la vittoria alle legioni a prezzo della propria vita.
Appia, sono stati ricostruiti un piccolo castrum e Un evento che vede in campo oltre 200 rievocatori, impegnati per due
giorni su un’area di 15 ettari adiacente al parco archeologico. Tra i gruppi
presenti, la Decima Legio è artefice della ricostruzione accurata non solo
delle tecniche e delle strategie di combattimento, ma anche degli aspetti
della vita militare sul campo. Importanti, da questo punto di vista, le ricer-
che (pubblicate in numerosi volumi editi da Il Cerchio) di Giuseppe Cascari-
no, co-fondatore, con Gioal Canestrelli, del progetto “Ad pugnam parati”,
focalizzato sulla rievocazione delle più importanti battaglie dell’evo antico.
www.adpvgnamparati.eu

Natale di Roma
L etture, concerti, mostre e rievocazioni stori-
che: ogni anno, in corrispondenza dell’anni-
versario della fondazione dell’Urbe (che avvenne, Gli eventi rievocativi hanno un impatto
secondo la tradizione, il 21 aprile 753 a.C.), l’inte- importante anche sul turismo: richiamando
ra città festeggia il “Natale di Roma”, con decine
di appuntamenti, visite guidate, laboratori nei migliaia di visitatori, costituiscono
musei e sul territorio. Tra gli organizzatori c’è il un’opportunità per rilanciare il territorio.
Gruppo storico romano, una delle più importanti
realtà rievocative di questo settore in Italia.
www.natalidiroma.it

128
Le RIEVOCAZIONi

un’arena, dove si tengono numerose manifestazioni LA DEVOTIO quelli promossi da Anticae Viae e Romanitas.
culturali. Vi trova posto anche la Scuola gladiatori, DI DECIO MURE Strategie, tattiche, schieramenti, armamento,
strutturata con corsi teorici e pratici. All’interno Sul campo di Sentinum equipaggiamento, addestramento e combattimen-
dell’associazione, nata nel 1994, convivono diver- (sotto) va in scena il to rappresentano infine il terreno fertile per studi
se sezioni di rievocazione, da quella dei legionari sacrificio di Decio Mure, e sperimentazioni sempre più approfondite sulle
a quella dei gladiatori, dalle vestali ai pretoriani, momento clou della quali ha costruito le sue fortune la Legio I Italica:
dai senatori al popolo, per finire con le danzatrici e battaglia che vide i la vita del soldato interpretata non solo dal punto
il pancrazio: ciascuna di esse studia e approfondi- Romani opposti ai Sanniti di vista militare, ma anche allargando la prospetti-
sce gli aspetti dei temi di proprio interesse, oltre a e ai loro alleati, i Galli. va ad altri aspetti: religione, tradizione, medicina,
quello generale sull’antica Roma. Vi usi, costumi e credenze. Perché Roma non fu solo
sono poi format di eventi come guerra, ma un cosmo complesso e articolato. n

129
tutti quanti parliamo latino

T ra i lasciti più vistosi della cultu-


ra romana ci sono i motti, i pro-
verbi, le frasi ancora popolari dopo
dall’ambito giuridico (in questo caso
sono chiamate “brocardi”, forse dal
nome del vescovo e canonista Burchar-
tura latina di tutti i tempi e i generi.
Qui sotto, una piccola selezione di
sentenze molto conosciute e di uso
duemila anni, che tutti noi usiamo dus di Worms, autore di compendi di comune, ma la cui origine e paternità
quotidianamente. Alcune provengono diritto canonico), altre dalla lettera- ci sono spesso del tutto oscure.

AD KALENDAS GRAECAS CAPTATIO LABOR LIMAE QUIS CUSTODIET


Alle calende greche, ossia BENEVOLENTIAE Un lavoro certosino e IPSOS CUSTODES?
mai, in quanto il calendario La conquista del favore di paziente “di limatura”: lo Chi controllerà i controllori?
greco non contemplava le un potente, insinuata da cita Orazio nell’Ars poetica. È il quesito che si pone
calende, nome romano del Cicerone nel De inventione. Giovenale in una satira.
primo giorno del mese. O TEMPORA! O MORES!
CUI PRODEST? “Che tempi e che REM TENE, VERBA
ALEA IACTA EST A chi giova tutto questo? abitudini!”, si scandalizza SEQUENTUR
Cesare esclamò “Il dado Se lo chiede Medea, in una Cicerone nella sua prima Impara l’argomento e
è tratto!”, passando il tragedia di Seneca. orazione Contro Catilina. le parole seguiranno,
Rubicone prima di calare prometteva l’oratore Catone.
in armi su Roma. CUM GRANO SALIS OBTORTO COLLO
Con un solo granello di sale, La formula giuridica per SI VIS PACEM
APERTIS VERBIS ossia prudentemente, come significare un’azione eseguita PARA BELLUM
Senza giri di parole, come suggerisce Plinio il Vecchio contro la propria volontà. Se vuoi la pace, preparati alla
pretende Cicerone nelle sue nella sua Storia naturale. guerra: un detto riportato da
Lettere ai familiari. PECUNIA NON OLET Vegezio ma preso da Platone.
DO UT DES Il denaro non puzza: pare
AUREA MEDIOCRITAS Ti do una cosa affinché che lo abbia confessato VENI, VIDI, VICI
Un’ottimale condizione tu me ne dia un’altra: una l’imperatore Vespasiano a “Sono arrivato, ho visto, ho
intermedia, auspicata dalle formula tratta dall’antica chi lo rimproverava di aver vinto” disse Giulio Cesare
Odi di Orazio. giurisprudenza romana. tassato gli orinatoi pubblici. dopo aver sconfitto Farnace.

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VIVERE AL TEMPO DEI

ROMANI
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