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N°16 Marzo 2015 d € 6,90

IN REGALO
IL MEGA-POSTER
DELLA GRANDE
GUERRA IN
ITALIA
d
TUTTE LE ARMI
E LE DIVISE DEI
FANTI
d
LE MAPPE DELLE
BATTAGLIE
SOLDATI E BATTAGLIE NEI SECOLI

ANTICHITÀ
d AEREI
Sargon il Grande: il generale
d SOMMERGIBILI che sconfisse i Sumeri e
d TANK conquistò la Mesopotamia
d MITRAGLIATRICI
d GAS

1915-18
LA PRIMA ROMA
L’Urbe piegò Mitridate,

GUERRA
il suo nemico più ostinato

MODERNA
d MONTE NERO. LA VITTORIA DEGLI ALPINI
d SFIDA MORTALE IN ATLANTICO
d IL RAID DI AISOVIZZA
d LA 2A BATTAGLIA DI YPRES
d L’OFFENSIVA DI GORLICE-TARNÓW
d I TEDESCHI NELL’AFRICA ORIENTALE SAMURAI
Sped. in A. P. - D.L. 353/03 art. 1, comma 1 NE/VR
Così vestivano
gli spettacolari guerrieri
del Giappone feudale
O
LIBR

Un romanzo che racconta quell’epoca sanguinosa e

corrotta, immediatamente successiva all’unità d’Italia,

vissuta tra illusioni e disillusioni continue, nate da scon-

tri tra detentori del potere e cafoni, notabili e contadini,

soldati italiani e sbandati borbonici…

“1861” si propone come un saggio dallo stile dichiara-

tamente divulgativo, con l’intento di dar rilievo a un pe-

riodo della nostra storia ancora poco analizzato e cono-

sciuto. Ripercorrendo Ie gesta dei reali protagonisti del

“brigantaggio post-unitario” e intrecciandole a quelle

di personaggi inventati ma verosimili il romanzo ripro-

duce situazioni e scenari, basando le proprie ricostru-

DISPONIBILE ANCHE zioni su rigorose ricerche, documenti e pubblicazioni.

IN FORMATO E-BOOK

NON PERDERE I PROSSIMI APPROFONDIMENTI. CHIEDI IN EDICOLA I LIBRI DI FOCUS STORIA!


WARS SOMMARIO
La Prima 4 PROTAGONISTI

guerra moderna SARGON IL GRANDE


Si dice che con il re guerriero che unificò le città-Stato della
Mesopotamia sia nato il primo impero della Storia.
Da secoli ormai sui campi di battaglia non
serviva più guardare in faccia il nemico,
e ci si affrontava a distanza con l’uso di
10 SUI CAMPI DI BATTAGLIA
FINISCE QUI IL VOLO DELL’AQUILA
Due secoli fa, il 18 giugno 1815, Napoleone veniva sconfitto nella
proiettili e granate. Né erano sconosciuti gli campagna belga. Ecco i luoghi della Storia.
eserciti popolari e di massa, basta pensare
alle campagne napoleoniche. Ma nel 1915
(1914 per gli altri belligeranti) le nuove 16 PRIMO PIAN
PR ANOO
191518 LA PRIMA GUERRA MODERNA
armi tecnologiche, la leva e un formidabile Inizia come una battaglia dell’800, poi si trasforma in un conflitto
nuovo, con aerei, tank e armi chimiche.
apparato industriale si allearono per
cambiare radicalmente le regole, le tattiche
e le strategie belliche. Addio copricapi
22 TETECNOLOG
OGIA
ARMI SEMPRE PIÙ LETALI
Il modo di combattere cambia e si affacciano in battaglia nuovi
piumati, addio uniformi variopinte, addio strumenti di morte.
cavalli e cavalieri. Era arrivato il momento
26 MO
MONTE NE
NERO
RO - LA
A 1 BATTA
TAGL
GLIA DEL
ELL’ISON
ONZO
ZO
A

degli elmetti di ferro, di camion, aerei e LA PRIMA VITTORIA


sommergibili. Era arrivato il momento Nel giugno del ’15 il conflitto si sposta anche in quota e gli alpini
dei gas, dei tank e delle mitragliatrici. vengono impiegati sul loro terreno, la lotta in montagna.
Era scoppiata in tutto il mondo la Prima
guerra moderna.
32 LA BATTAGL
GLIA
IA DEL
ELL’ATLANT
IL FRONTE MARINO
NTIC
ICO

Compare un nuovo protagonista, il sommergibile, che nel secondo


Jacopo Loredan ! direttore anno del conflitto sostiene la sua prima battaglia negli abissi.

38 IL RAID DI AIS
ISOVIZ
CIELI IN FIAMME
IZZA

WARS I NOSTRI ESPERTI Con lo sviluppo del mezzo aereo, nel ’15 la lotta si sposta anche
fra le nuvole.
GIORGIO ALBERTINI
44 LAIL NEMICO
2 BAT
ATTA
TAGL
GLIA D
DI YPRES
S
A
Milanese, 46 anni, laureato in Storia
medievale, illustratore È NELL’ARIA
professionista per case editrici
Entra drammaticamente in scena una nuova arma: il letale cloro
e riviste (giorgioalbertini.com). viene impiegato in Belgio, dove i tedeschi usano il gas su larga scala.
GASTONE BRECCIA
Livornese, 52 anni, bizantinista e 52 L’OFFENSIV
L’ IVA DI GOR
ORLICE-TAR
SUL FRONTE ORIENTALE
ARNÓW
AR

storico militare, ha pubblicato saggi A partire dalla maggiore operazione a est del ’15, si inizia a usare
sull’arte della guerra, sulla guerriglia l’artiglieria in appoggio alle truppe.
e sulla missione ISAF in Afghanistan.

ANDREA FREDIANI 58 LA CAMPA


PAGN
GNA DELL
LL’AFRICA ORIENT
SAFARI CON I TEDESCHI
NTALE

Romano, 51 anni, medievista, La lotta si sposta su un nuovo terreno, le colonie, dove la guerriglia
ha scritto vari saggi di storia militare entra nella strategia delle grandi potenze.
e romanzi storici di successo
(andreafrediani.it).

STEFANO ROSSI
Milanese, 55 anni, già ufficiale 64 UNIFORMOLOGIA
LA CASTA DEI SAMURAI
degli Alpini paracadutisti. Reporter I guerrieri del Giappone feudale vivevano di rituali, curando la spada
di guerra, collabora con molte come la loro anima.
testate giornalistiche.

70 PROTAGONISTI
IL GRAN CAPITANO
WARS RUBRICHE Gonzalo Fernández de Córdoba eccelleva nell’arte della guerra,
che mise al servizio degli spagnoli contro i francesi nella conquista
del Regno di Napoli.
LIVING HISTORY PAG. 79
TRUPPE D’ÉLITE
RECENSIONI
PAG. 80
PAG. 82
74 APPROFONDIMENTI
MITRIDATE SFIDA ROMA
Con una lunga serie di battaglie il re del Ponto si rivelò per un
quarto di secolo il nemico più ostinato, intelligente e velenoso
IN COPERTINA dell’Urbe.
Getty Images/MILpictures by Tom Weber

S 3
PROTAGONISTI

ulle mura di mattoni cotti al sole della città di Uruk le


guardie, dagli elmi rossi di bronzo e dalle lunghe tuni-
che di pelo di pecora, stavano gomito a gomito scru-
tando l’orizzonte. Un vasto esercito si avvicinava velo-
ce da nord, lungo il corso dell’Eufrate, con le armi scintillanti
alla luce della divinità solare, il potente Shamash. Erano i sol-
dati del nuovo re.
Non s’erano mai visti così tanti guerrieri. Quel mondo anda-
va avanti sempre uguale dall’inizio dei tempi: si seminavano i
campi e si raccoglievano i frutti del lavoro utilizzando le acque
incanalate dei grandi fiumi sacri, del Tigri a Oriente e dell’Eu-
frate a Occidente. In quell’angolo di terra che cominciava po-
co più a nord dell’odierna Baghdad e finiva a sud sulle coste del
Golfo Persico si aspettavano le piene dei fiumi, così come fa-
cevano i contadini egiziani millecinquecento chilometri più a
ovest sulle rive del Nilo. Con la differenza che la vita nell’Egitto
di 45 secoli fa era organizzata in un modo diverso. Nonostan-
te il Paese fosse distinto in Alto e Basso, l’Egitto aveva pur sem-
pre un’omogeneità culturale che ne faceva un unico corpo: città
e villaggi erano governati da un re-dio, il faraone. Non era così
nella terra tra i due fiumi: in Mesopotamia le città erano signore
di loro stesse, o meglio i loro dèi erano signori assoluti di quelle
città e le governavano disputandosi il potere con le loro vicine.

SI DICE CHE CON LUI


SIA NATO IL PRIMO
IMPERO DELLA STORIA.
DE AGOSTINI/GETTY IMAGES (2)

IL SIGNORE DI AKKAD
SCONFISSE I SUMERI E
RIUNÌ SOTTO DI LUI
IL VICINO ORIENTE
La città mesopotamiche – così come lo sarebbero state quat- che avrebbe portato l’umanità verso qualcosa di completamen-
tromila anni dopo, alla fine del Medioevo, le città italiane – vi- te nuovo. E quel cambiamento arrivò dal deserto.
vevano con orgoglio ed esclusività il proprio nome e le proprie A

  . Ai confini con la terra dei due fiu-
 
rivalità. Ur, Uruk, Lagash, Eridu, Kish, Mari, Larsa, Isin, Adab e mi c’è una regione arida, il Deserto siriaco, dove all’epoca si era-
Nippur fiorirono proprio all’insegna del pluralismo, della com- no insediate tribù semitiche che arrivavano da una zona anco-
petizione. L’egemonia sulle altre inevitabilmente passava da una ra più aspra, il Deserto arabico. Nel corso del III millennio a.C.
all’altra, cedendo di volta in volta al dio protettore la gloria della queste genti cominciano a penetrare in Mesopotamia, all’altez-
vittoria, e attraverso di lui, al suo mediatore terreno, il sacerdo- za dei centri di Assur, Kish e Mari. Parlavano una lingua diversa
te-re ( Ensi ) che era a capo di quella città ma non ne era il capo. dal sumero e si distinguevano da loro anche per alcune differen-
Era come se ci fosse stato solo un sub-comandante perché al- ze fisiche: per esempio, le lunghe e ricciolute barbe.
la fine tutto doveva tornare alla divinità. Imporre la superiorità È soprattutto a Kish che ritroviamo molti nomi semitici tra
del proprio dio corrispondeva a imporre la propria superiorità. i capi della città. Sargon sarebbe stato uno di questi. Ma in re-
E gli dèi erano tanti, come le città, più delle città: Enlil, che ave- altà ignoriamo come si chiamasse. Ci è noto solo l’appellativo
va in mano il destino dell’universo; Inanna (Ishtar per i Semiti) con cui si sarebbe fatto conoscere prima di tutto dai suoi sud-
la feconda, che all’universo assicurava continuità; Anu che co- diti, poi dai suoi avversari, infine dalla posterità: Sharru-kin.
mandava il cielo; Enki che comandava le acque. Tanti dèi, tanti Nella lingua di queste tribù l’espressione significava “il re è
governatori, tante città, ma nessun re. legittimo”. Sargon era la variante greca di quell’appellativo e noi
Poi arrivò il momento di rompere questo gioco delle parti: in così lo conosciamo. Ma prima di essere “il vero re”, alla fine del
quel mondo lontanissimo, che ai nostri occhi apparirebbe in- IV secolo del terzo millennio a.C., Sargon era stato qualcos’al-
finitamente primitivo, esisteva la scintilla di un cambiamento tro. La sua vita prima di allora ci è nota solo attraverso testi nar-
rativi, leggende compilate varie centinaia di anni dopo la sua
Ensi Erano i governatori delle città sumeriche e spesso grandi sacerdoti della divinità tutelare scomparsa. La narrazione epica e fantastica di quei testi supe-
della città e suoi vicari in terra.
ra le vicende terrene dell’uomo. La leggenda vuole che Sargon

IL SUO DOMINIO
Testa bronzea solitamente identificata come
Sargon di Akkad (2335-2279 a.C). Sullo sfondo,
uno ziggurat di Nippur (Iraq), una delle città-
Stato della civiltà sumera conquistate da Sargon.

SARGON
IL GRANDE
5
FREGIA
ANDOSI DEL TITO
OLO DI “RE
E DEL
LLE 4 PART
TI” ASSSUM
MEV
VA
IL RUOLO DI SOVR
R ANO
O DEL MON ND O CONOOSCIIUTO O
fosse figlio di una sacerdotessa entu (le Entu erano le spose de- Magari a noi sembrerà poco, ma Sargon era uno dei coppie-
gli dèi) di alto lignaggio, destinata a rimanere vergine. Costret- ri del sovrano, cioè coloro che gli mescevano vino e birra, e che
ta a nascondere la nascita, la madre di Sargon affidò il neona- quindi stavano molto vicino al potere regale. È probabile che i
to alla volontà del fiume. Il piccolo venne quindi posto in una saggi formassero la guardia del corpo del re, i suoi soldati più fe-
cesta di giunchi, impermeabilizzata con del bitume e lasciato deli, destinati ai ranghi più alti del comando di una città-Stato.
alle acque, come successe a Mosè o a Romolo e Remo dopo di Ma da coppiere a dominatore del mondo allora conosciuto ce
lui. Il fiume fu benevolo e portò il bambino da Akki, un uomo ne corre. E il trovatello Sharru-kin non fu il primo ad avere vel-
semplice, un frutticoltore che lo allevò e ne fece un giardiniere. leità di sovrano universale. Un altro prima di lui si stava distin-
Questo doveva essere solo il primo gradino di una lunga asce- guendo per il suo disegno di supremazia: Lugazaggesi.
sa. Secondo la leggenda Sargon era infatti destinato a un felice L’
   
.. Negli anni intorno al 2350 a.C.,
destino: diventare l’amato di Ishtar, la dea della fertilità (che per che corrispondono all’ascesa politica e alla definitiva afferma-
i Semiti era anche la divinità della guerra, un po’ come Atena zione di Sargon come leader militare, l’equilibrio tra le città me-
per i Greci). Conquistando un favore divino dopo l’altro, questa sopotamiche si andava spezzando. Quel mondo che sembrava
figura leggendaria divenne dapprima soprintendente di Ishtar, immutabile venne percorso da tensioni interne, alcune di ca-
cioè suo sommo sacerdote, poi sagi.mah, ossia alto dignitario rattere politico-militare, altre di carattere sociale. E il re di Um-
della corte di Ur-Zababa, il re di Kish. ma, Lugalzaggesi, progettava di prendersi tutto.
Di lui ci sono pervenute poderose autocelebrazioni, iscri-
Frammento di stele della vittoria: zioni ricche di titoli pomposi. È chiaro che la percezione del
mostra un guerriero accadico, con
ascia di bronzo sulla spalla,
ruolo regale stava cambiando: eccoci di fronte alla costru-
che spinge i prigionieri zione di una nuova figura di sovrano-condottiero che guida-
catturati in battaglia. va i suoi uomini (ancora poco più di una tribù o di un clan)
all’aggressione delle città vicine: Lugalzaggesi riuscì a costru-
ire il primo nucleo di un impero conquistando alcune città-
Stato, e fra queste Uruk, dove stabilì la sua nuova capitale.
Certo, la lotta politica rimaneva ancora un fatto interno al mon-
do sumerico, ma i nuovi arrivati premevano per emergere.
E uno di questi era proprio Sargon, che alla morte di Ur-
Zababa divenne sovrano di Kish. Proprio per la sua origi-

L’esercito di Sargon

L
e fonti raccontano che Anche gli alleati o i mercenari
Lugalzaggesi scese in stranieri aiutavano a chiudere
battaglia contro Sargon gli organici accadici. I soldati
accompagnato da 50 Ensi. erano retribuiti con misure di
Quanto potevano essere grandi orzo o birra, i più specializzati e
tali eserciti? Possiamo supporre gli ufficiali integravano la paga
che raggiungessero almeno i con razioni di pesce e sale. Nel
20.000 uomini. Sappiamo però XXIV secolo a.C. pur esistendo
che l’esercito di Sargon era una complessa rete di scambi
costituito da un nucleo di fede- anche tra aree lontanissime,
lissimi che facevano parte del ancora non esisteva la moneta.
suo clan, soldati di professione L’esercito di Lugalzaggesi era
chiamati gurush: erano in 5.400. forte di un’élite di guerrieri su
Il resto era composto da milizie carri, cosa che pare mancasse
cittadine, detti lu-uru, armati di a Sargon. Questa mancanza
lancia e grossi scudi. Spade an- rendeva però l’esercito acca-
cora non ne esistevano, l’arma dico più mobile. I carri erano
per il corpo a corpo era l’ascia o lenti, a ruote piene, trainati da
la mazza da guerra. onagri (piccoli asini selvatici).
Come mosche. Completavano Gli uomini di Sargon non si
gli schieramenti le truppe distinguevano nel costume dai
leggere, che in sumerico veni- loro avversari ma portavano
vano chiamate nim, le mosche, un’arma tipica dei nomadi se-
composte forse dai più giovani miti, il potente arco composto
armati di frombole e giavellotti a lunga gittata, rivoluzionario
che sciamavano veloci e indi- allora come lo furono 4.000 an-
sciplinati come gli insetti. ni dopo le armi da fuoco.
Miniere
L’impero accadico
d’argento Prima che Sargon divenisse il signore della
Mesopotamia, raggruppando sotto il suo
potere le città-Stato fino ad allora nemiche,
REGNO URRITA questa regione del Vicino Oriente era stata
Vittorie di Sargon Ebla governata dai Sumeri, una delle prime
2300 a.C.
Città-Stato REGNO popolazioni stanziali al mondo. Era quello
AMORREO Mari Rivolte fomentate
Spedizioni da Elam che si definisce il periodo proto-dinastico.
commerciali SUMER La fondazione. Durante la prima fase delle
Foresta dei cedri Akkad
Spedizioni (posizione ignota)
sue conquiste, Sargon, fondò una sua
militari Babilonia Kish capitale, Akkad (per estensione la parola
NOMADI Susa denomina il popolo di lingua semitica
SEMITI Nippur che dominò durante la dinastia del “vero
EGITTO Lagash re”). La regione dei Sumeri (detta Sumer)
2280 a.C. Uruk Ur ELAM corrispondeva più alla Bassa Mesopotamia,
Rivolte scoppiate mentre gli Accadi diedero vita nell’area
dopo la morte della Media Mesopotamia a un impero che
di Sargon sarebbe durato circa un secolo e mezzo e
P. GHISALBERTI

0 500 chilometri che è stato definito il primo della Storia.

ne straniera aveva bisogno di definire se stesso come “vero re”: ra della loro città così presto. In un modo che ci fa pensare alla
Sharru-kin. Era il capostipite di una dinastia fatta di genti nuo- guerra lampo, Sargon conquistò la città e ne distrusse le mura.
ve, più vigorose, ma ambiva a ben altro e aveva già un modello Stava cercando il suo rivale, ma il legittimo re di Ur Lugalzag-
da seguire. La strada gli era stata mostrata da Lugalzaggesi: se gesi non si trovava nella capitale. Era in viaggio tra le città su-
voleva conquistare Sumer doveva battere il nuovo re di Uruk . meriche meridionali, a lui soggette, per organizzare una gran-
Così Sargon gli scatenò contro il suo esercito. de armata da contrapporre al nuovo re di Kish.
G . Negli anni Trenta del XXIV secolo a.C. Il successo di Sargon fu straordinario: Lugalzaggesi venne
(convenzionalmente nel 2334) i soldati che, come dicono i do- sconfitto in campo aperto e umiliato, condotto prigioniero con
cumenti, sugli spalti “ornati da una cornice che brillava dello altri in una rete, o forse in una gabbia come una belva feroce as-
splendore del rame” della città di Uruk, osservavano avvicinarsi soggettata a un serraglio, ed esposto in ceppi di fronte alle por-
minaccioso l’esercito di Sargon sapevano chi avevano di fronte, te di un’altra delle belle sittà sumere, Nippur. Ma non era finita:
ma non immaginavano che si sarebbe presentato sotto le mu- Sargon doveva affrontare ancora 34 battaglie e molti assedi pri-

AKG/MONDADORI PRTFOLIO
LESSING/CONTRASTO (2)

UNA RICCA CIVILTÀ


Pugnale sumero ed elmo d’oro del “Re di
Kish”, titolo onorifico attribuito a un sovrano
sumero o accadico, provenienti da Ur. A lato, lo
LUISA RICCIARINI/LEEMAGE

Stendardo di Mari (Siria), frammento di mosaico


di conchiglie ritrovato in una delle città
mesopotamiche distrutte da Sargon. Mostra i
soldati in una scena di vittoria.

7
CON L’AFFERMA ARSI DELL’IIMPE
ERO AC
CCA
ADICOO
SI FA STRADDA L’IDE
EA DI UN MON NARCA UNIIVERSSALE
E
ma di potersi impadronire del sud della Mesopotamia. Il gran- e la sua leggenda avrebbero influenzato ogni signore a venire.
de conquistatore volle affermare ancora di più la nascita del suo Gli ultimi anni del suo impero, che ne durò 56, videro il so-
regno fondando la città di Akkad (di cui non conosciamo an- vrano volgere i suoi eserciti verso Oriente, verso il potente Pae-
cora l’esatta posizione), che avrebbe dato il nome alla sua dina- se di Elam, che si estendeva nell’attuale Iran Meridionale e an-
stia e ai Semiti mesopotamici, gli Accadi. La sua corsa si fermò cora più a est verso i confini dell’odierno Pakistan, dove con-
solo sulle rive del Golfo Persico dove, così citano le fonti, “lavò quistò e assoggettò altre città.
le sue armi” nell’acqua del mare. Durante gli anni Ottanta del XXIII secolo a.C. Sargon dovet-
Dalla nuova capitale Akkad, Sargon volse la sua volontà ege- te affrontare una serie di ribellioni interne all’impero. Una co-
monica verso Nord: estese il suo territorio sul Medio Eufrate alizione di città soggette si ribellò al potere centrale arrivando
verso la città di Mari, poi portò guerra sempre più a monte del ad assediare la stessa capitale Akkad ma, come ci racconta una
fiume, assoggettando parte della Siria, occupando l’importan- cronaca neo-babilonese, “Sargon eseguì una sortita e li sconfis-
te centro di Ebla. se, li batté e spezzò il loro grande esercito”. L’invincibilità di Sar-
F    . Anche allora erano le materie prime a muo- gon il Grande gli sopravvisse e ne creò la leggenda rendendolo
vere un popolo alla guerra: Sargon portò i suoi veloci eserciti a immortale. "
nord, verso il Mediterraneo, verso i monti del Libano per il le- Giorgio Albertini
gno, per le sue imponenti foreste di cedri, querce e cipressi, e sul
fiume Tauro (nell’odierna Turchia) per le sue miniere d’argento. DIO E RE
Fonti più tarde ci raccontano di imprese militari leggenda- La Stele della vittoria di
rie quanto improbabili del grande re fino all’Anatolia e all’isola Naram-Sin, 4° sovrano
della dinastia (era
di Creta. Nella complessa selva di questi testi posteriori alla vi-
nipote di Sargon): regnò
ta di Sargon è indubbio che gli si attribuissero capacità superu- dal 2254 al 2218 a.C.
mane, anzi divine, arrivando a conferirgli il titolo di “colui che Con la tiara cornuta
governa le quattro parti” (della Terra), definizione prima di al- della divinità, qui
lora riferita solo alle grandi divinità sumeriche. appare come il dio-re
che domina sui vinti
Il suo lavoro era compiuto. Un’idea d’impero universale era
Lullubi. Sotto di lui
ormai costituita, gli uomini del l’Impero accadico
SAPE
SA PERN
PE RNE DI PPIÙ IÙ mondo allora conosciuto avevano raggiunge il
Armies of the ancient Near East, un esempio da seguire se volevano suo massimo
Nigel Stillman e Nigel Tallis (WRG ambire in alto, al cielo, alla divinità. splendore;
dopo viene
pubblication). L’ideale mesopotamico della rega-
Antico Oriente. Storia, società, abbattuto
lità universale dilagò tra gli impe- dalle razzie dei
economia, Mario Liverani (Laterza).
ri, tanto che il progetto di Sargon nomadi Gutei.
BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO (2)

PRIMA DI LUI
La Stele degli avvoltoi mostra la vittoria della città-
Stato di Lagash su Umma, con la falange di soldati,
guidata dall’Ensi, che calpesta i nemici.

8
SUI CAMPI DI BATTAGLIA

1 La collina del leone


Il poggio artificiale eretto nel
1826 segnala il punto dove
fu ferito il principe d’Orange,
che combatté a Waterloo nella
coalizione antifrancese. Nel piano
della battaglia, disegnato dal
cartografo francese Ambrose
Tardieu e pubblicato con la
relazione inglese degli eventi nel
settembre 1815, sono segnati i
luoghi più emblematici di quella
giornata di guerra che interruppe
il “volo dell’aquila” (così come
venne chiamato il ritorno in
Francia di Napoleone dopo la
fuga dall’Elba).

E SECO
DUE OLI FA, IL 18 GIUGGNO 188155,
POLEO
NAP ONE VEENIV VA SCO ONFIT
T TO
NELL
L A CA
A MPPAG
GNA A BE
ELGGA..
ECCO I LU
UOGGHI DEL LL A ST
TORIA
A

Finisce qui il
volo dell’aquila
A cura di Lidia Di Simone. Immagini di Paolo Curto

2 La Haie Sainte 3 La Belle Alliance


Lo schieramento britannico sotto la guida La foto mostra la veduta generale del campo di battaglia dalla parte
del duca di Wellington era disposto davanti delle linee inglesi. Bisogna immaginarselo sotto la pioggia. Il terreno
alla foresta di Soignes. Gli inglesi avevano è ondulato, ma anche se i dislivelli sembrano poco marcati ebbero
occupato come avamposto la fattoria della un ruolo importante. A sin. e all’estrema destra erano posizionate
Haie Sainte (qui sotto), oggi ancora in attività, le forze di Wellington, nel mezzo la Grande Armée. Al centro del
che alla fine della giornata fu per breve tempo dispositivo francese si trovava la taverna della Belle Alliance (qui in
conquistata dal maresciallo di Francia Ney. basso nella foto), dove Napoleone impartì gli ultimi, disperati ordini.
W

W Il quartier generale
di Wellington
Il 17 giugno Wellington aveva il suo
quartier generale nella stazione di
posta che oggi ospita il museo a
lui dedicato, al centro del paese di
Waterloo. Per informazioni e visite:
www.museewellington.be.

1
2

N N Il Caillou, quartier
generale di Napoleone
La notte del 17, sotto una pioggia
battente, nella fattoria del Caillou
l’imperatore studiava i piani di
battaglia per l’indomani.

4 Hougoumount
Ecco l’altro avamposto inglese, il
castello di Hougoumont (qui sotto nella
foto): più una dimora di campagna,
per la verità. Era la chiave della difesa
inglese: Wellington lo fece fortificare
per tutta la notte del 17 e lo affidò a tre
compagnie della Guardia britannica.

11
1 L’assalto alla
porta sud
A lato, nel dipinto
(1), si vede l’assalto
alla porta sud
della fattoria di
Hougoumont nella
rappresentazione di
un testimone oculare.
Basta confrontare il
dipinto con la foto
scattata novant’anni
dopo la battaglia (2) e
con quella fatta oggi
dal nostro fotografo
(3) per vedere che
dal 1815 tutto è
rimasto immutato.
L’accanito e lungo
combattimento
fece sprecare ai
francesi tempo e
uomini. Al proposito,
si attribuiscono a
Wellington queste
parole: “La vittoria
della battaglia è dipesa
dalla chiusura delle
porte di Hougoumont”.

2
IL CA
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CHA ARLERROI ED È RIM
M ASTOO QUASI
IMMMUTAT TO DA DUE ECE
ENTTO ANNNI

3 Hougo
12
A difesa della 1
porta nord
Dall’alto, il tenente
francese Legros
(1), che muore in
quest’azione, riesce a
penetrare le mura di
cinta della fattoria di
Hougoumont e tenta
invano di sfondare la
porta nord. Nel
secondo dipinto (2),
la difesa della porta
nord, che appare
perfettamente
preservata sia nella
cartolina di inizio
’900 (3) che oggi (4). 2
Su questo lato inizia,
verso le 11:30, la
battaglia di Waterloo.
Al punto culminante
del combattimento,
i francesi riescono
a penetrare per la
porta nord, che non
è stata fortificata, ma
vengono ricacciati
subito indietro.

La resistenza del duca 3


In alto, Hougoumont in fiamme con i suoi
filari di alberi come doveva apparire a
Wellington dal suo punto di osservazione.
Sopra, la fattoria e il boschetto oggi, dallo
stesso punto di vista del duca. Per informazioni
sul reenactment e sulle manifestazioni del
bicentenario: www.waterloo2015.org.

umont L’errore
del princip
principe
A fianco, le mura sud di
Hougoumont, munite di
4

feritoie fatte dai soldati.


A sinistra, la stradina
dalla quale venivano
all’assalto i fanti francesi.
Il principe Gerolamo,
fratello di Napoleone,
sbagliando mossa
attaccò qui per sguarnire
il centro inglese.

13
Haie Sainte
1

2
Scontro alla
Haie Sainte
Alle 15 Napoleone
ordina a Ney di
prendere la fattoria
della Haie Sainte,
che viene difesa
tenacemente da un
battaglione di fanteria
leggera britannico
della King’s German
Legion, composta
da esiliati di origine
tedesca. Il dipinto
(1) mostra l’edificio
visto dalle linee
3 inglesi durante il
combattimento. Nelle
foto di oggi (2 e 4) si
riconosce la stessa
struttura, attualmente
una dimora privata
perfettamente
restaurata. Ma come
si vede nel quadro
(3), qualche danno la
fattoria deve averlo
subito. Il maresciallo
Ney riceve l’ordine
perentorio di
conquistarla, ma ci
riesce solo alle 18.

Carica sul Mont Saint-Jean


Come si vede, è un leggero pendio, non un monte:

La
il nome deriva dalla fattoria, la maison Saint-Jean
(sulla linea dell’orizzonte), che servì da ospedale
agli inglesi. Dai campi in fondo partivano le cariche
dei lancieri rossi della Guardia francese (nel dipinto
in alto) contro i quadrati della fanteria britannica.

14
L’UN
NICO MON NUME ENTTO AI
FRAN NCESSI, L’AQUUIL
L A IMPER
RIA
ALE
E
FERIITA A MO ORTTE, SI TROVA
A 1
VICIINO ALLA A TA
AVEERNNA

Incontro
alla Belle
Alliance
La mattina del 18
giugno la taverna
funge da avamposto
di Napoleone, che
qui ha piazzato una 2
batteria di 80 cannoni.
La sera, dopo la
battaglia, diventa la
sede di uno storico
incontro: Wellington
e il prussiano Blücher
qui (1) si salutano
reciprocamente come
vincitori. Ecco in una
vecchia cartolina la
stanza dove si svolse
il colloquio (2). Il
nome Belle Alliance
non si riferisce allo
storico incontro, ma
pare sia stato coniato
con una certa ironia
dalla gente del posto
dopo il matrimonio
della proprietaria
della taverna (3, com’è
oggi) con il garzone. 3

Belle Alliance
PRIMO PIANO

INIZIA COME UNA BATTAGLIA DELL’800, POI SI TRASFORMA IN


i dice che gli eserciti si addestrano come se dovesse- golo uomo, garantendo un vantaggio decisivo alla difesa. Era
ro combattere l’ultima guerra, ma sono poi costretti a un suicidio avanzare verso un reparto nemico dotato di armi
scendere in campo nella prossima. Non sempre è ve- capaci di sparare ogni cinque secondi, con una gittata utile di
ro: anche i vertici militari, talvolta, sono capaci di im- circa 1.000 metri.
maginare il futuro. Ma fu certamente quel che accadde all’ini- I  . Anche l’artiglieria aveva fatto enormi passi avan-

zio del primo conflitto mondiale, tra l’agosto e il dicembre del ti: l’invenzione di esplosivi più stabili e potenti, la fusione di
1914: tedeschi, austriaci, russi, francesi e britannici entrarono componenti in acciaio capaci di sopportare la forza sprigiona-
in battaglia seguendo istruzioni tattiche ispirate ai conflitti ot- ta dalle cariche di lancio, i meccanismi idropneumatici che as-
tocenteschi, e vennero falciati a centinaia di migliaia. Non c’e- sorbivano il rinculo senza dover rimettere in punteria il pezzo
ra scampo per chi si ostinava a combattere alla vecchia manie- dopo ogni colpo sparato erano innovazioni recenti, che aveva-
ra: il progresso tecnologico aveva dotato gli eserciti europei di no migliorato esponenzialmente l’efficacia di tutti i tipi di obici
armi micidiali, che rendevano quasi certo il sanguinoso falli- e cannoni. Nel 1897 era entrato in servizio il “soixante-quinze”
mento degli attacchi in massa tipici del XIX secolo. Si pensa su- francese (75 mm), forse il più celebre pezzo da campagna del-
bito alle mitragliatrici, ma già il fucile a ripetizione aveva enor- la Storia, che tirava fino a 20 proiettili al minuto a oltre 6 chilo-
memente aumentato il volume di fuoco prodotto da ogni sin- metri di distanza, con effetti devastanti sui reparti nemici che

LA PRIMA GUERRA
MODERNA
UN CONFLITTO NUOVO, CON AEREI, TANK E ARMI CHIMICHE
si fossero fatti sorprendere allo scoperto. Non si era del tutto al
sicuro nemmeno quando ci si sottraeva al tiro diretto dell’ar-
tiglieria, perché gli obici di medio e grosso calibro a traiettoria
arcuata potevano colpire bersagli nascosti da ostacoli naturali
o artificiali a una distanza anche maggiore.
G . Le grandi offensive del 1914 si risolsero dunque
in un sanguinoso fallimento; sul fronte occidentale, gli eserci-
ti si trincerarono dalla Svizzera al Mare del Nord, bloccati dal-
la superiorità del fuoco nemico. Bisognava trovare a tutti i co-
sti soluzioni innovative che permettessero di superare lo stal-
lo. Così la guerra mostrò ben presto la tendenza ad ampliare il
proprio orizzonte oltre i confini dell’arte militare conosciuta. Il
31 gennaio 1915 i tedeschi usarono per la prima volta gas tossici
sul fronte orientale, con scarsi risultati per la temperatura trop-
po rigida; quando il tentativo venne ripetuto il 22 aprile 1915 in

ARTIGLIERIA
SU ROTAIE
Ottobre 1916,
cannone ferroviario
BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO

francese. I francesi
ordinarono centinaia
di locomotive a
vapore appositamente
concepite per
trainare l’artiglieria
pesante su rotaie.

17
MASCHERE
ANTIGAS
Soldati tedeschi
con maschera
antigas e corazza
da trincea
nell’agosto del
1917. Solo fino a
pochi anni prima la
guerra chimica era
LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO

impensabile.

Belgio, nei pressi del villaggio di Langemarck, una spessa nube S’’ . Non era ancora tutto. Quindici giorni dopo


giallastra oscurò il cielo sulle trincee francesi. “Le conseguenze l’attacco tedesco a Langemarck, alle ore 2:10 pomeridiane del 7
[…] sono state spaventose, ma l’idea di avvelenare delle perso- maggio 1915, il transatlantico RMS Lusitania venne silurato e
ne mi piace poco. Riusciremo certamente ad attirarci le ire del affondato dal sommergibile U-20 quando era ormai in vista del-
mondo intero, anche se poi tutti finiranno per imitarci”: sono pa- la costa irlandese. La splendida nave – partita il primo del mese
role tratte dal diario di un ufficiale tedesco. Previsione lucidis- da New York con 1.388 passeggeri e 574 uomini d’equipaggio –
sima, perché la Germania aveva offerto alla propaganda nemi- affondò in 18 minuti trascinando con sé 1.198 uomini, donne e
ca un’arma efficace, inasprito il conflitto, allontanato la possi- bambini; 128 di loro erano cittadini statunitensi, prime vittime
bilità di una pace di compromesso. E l’uso dei gas, naturalmen- civili della “guerra sottomarina senza restrizioni”, altra innova-
te, si diffuse ben presto ovunque. zione del 1915. La Germania si era risolta a tale misura estre-

LA PROPULSIONE, L’AUMENTATA GITTATA DEI


PROIETTILI E LE NUOVE LEGHE DI ACCIAIO
CAMBIARONO ANCHE LA GUERRA NAVALE

18
ma sotto la pressione del blocco navale britannico, e dopo che violento finalizzato a spezzare la volontà del nemico: “E la vio-
la Battaglia del Dogger Bank (24 gennaio 1915) aveva definiti- lenza si arma con le invenzioni delle arti e delle scienze per far
vamente convinto i vertici politici e militari di Berlino dell’im- fronte alla violenza. La accompagnano limitazioni irrilevanti,
possibilità di sconfiggere la Royal Navy in uno scontro tra uni- che prendono il nome di convenzioni di diritto internazionale,
tà di superficie. Il 5 febbraio 1915 l’ammiragliato tedesco aveva senza che esse indeboliscano sostanzialmente la sua forza. […]
diffuso una nota ufficiale in cui si dichiarava che “tutte le acque Nella teoria della guerra non può essere mai introdotto un prin-
attorno alla Gran Bretagna e all’Irlanda, incluso l’intero cana- cipio di moderazione senza incorrere in un’assurdità”.
le della Manica, sono dichiarate zona di guerra. Dal 18 febbra- È illogico per i belligeranti astenersi dall’usare tutti i mezzi
io in avanti ogni nave mercantile nemica sorpresa in queste ac- disponibili fino all’estremo; è un carattere proprio dell’essenza
que sarà distrutta”. della guerra, in ogni epoca, ma nel 1915 la scienza e la tecno-
Anche i mercantili neutrali che fossero stati sorpresi nella “zo- logia avevano enormemente aumentato la potenza distruttri-
na di guerra” avrebbero corso il rischio di essere affondati sen- ce delle armi allora in uso, ampliandone il campo d’azione alle
za preavviso. Lo Stato Maggiore della Marina assicurò al Kaiser profondità del mare e alla vastità del cielo.
che la campagna degli U-Boote contro il commercio marittimo L’
, 

  .. Dopo la terra e l’acqua, anche
avrebbe messo in ginocchio la Gran Bretagna in sei settimane, l’aria era diventata infatti un campo di battaglia. Le “macchine
costringendola a chiedere la pace. Era un calcolo del tutto privo volanti” erano l’ultima frontiera del progresso: il loro contri-
di fondamento: la Germania, nel febbraio 1915, poteva schiera- buto alle operazioni militari si rivelò subito fondamentale nel-
re soltanto 21 sottomarini, penosamente insufficienti a “stran- le missioni di ricognizione. Osservare il nemico oltre le linee,
golare” l’Inghilterra, i cui porti registravano un traffico medio, scoprire i suoi movimenti e sfruttarne gli errori: l’arma aerea
tra arrivi e partenze, di 1.500 navi mercantili a settimana. A fine poteva squarciare la “nebbia della guerra” che da sempre tor-
settembre 1915 gli U-Boote avevano mandato a fondo poco più mentava i generali, con effetti decisivi sulla condotta delle ope-
di 750.000 tonnellate di naviglio britannico e alleato, ovvero cir- razioni terrestri. Il passo immediatamente successivo fu quel-
ca il 4% del totale. Quantità non trascurabile, ma ci voleva ben lo di trovare un modo per impedire agli aerei di svolgere que-
altro per creare seri problemi all’economia britannica. E intan- sto ruolo: visto che era difficilissimo colpirli da terra, all’inizio
to la distruzione del Lusitania, senza apportare alcun vantaggio del 1915 si cominciò a contrastare in cielo l’azione dei velivo-
concreto alla causa degli Imperi centrali, aveva suscitato sdegno li avversari. Dopo i ricognitori nacquero così gli aerei destinati
ovunque, rafforzando la determinazione di chi li combatteva. ad abbatterli: nell’estate del 1915 entrò in linea il Fokker Einde-
A prescindere dai calcoli errati, si deve riconoscere una logi- cker, primo vero velivolo da caccia dotato di una mitragliatri-
ca nell’uso senza restrizioni dell’arma sottomarina. Come aveva ce capace di sparare attraverso il cerchio dell’elica. L’arma ae-
già intuito von Clausewitz, la guerra è nella sua essenza un atto rea stava già lasciandosi alle spalle la sua breve età pionieristi-

AGGUATO IN
ALTO MARE
Un Untersee-
Boot (solitamente
abbreviato in U-Boot,
o U-Boote al plurale),
sommergibile vanto
della Kaiserliche

BPK/SCALA
Marine, la Marina da
guerra tedesca.
LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO (3)

PRODUZIONE
RECORD
In alto, trincea
francese nel
dicembre del
1915. A sinistra,
le munitionettes,
le donne al lavoro
nelle fabbriche
di proiettili
inglesi. Questa
in particolare,
la Kilnhurst
Steelworks, arrivò a
produrre più di sei
milioni di proiettili
per artiglieria
pesante. A destra,
nel combattimento
aereo ha la meglio
il Breguet francese
sul tedesco.

ca, e diventava componente essenziale della guerra moderna, liberale di Herbert Henry Asquith, che do-
tecnologica e industrializzata. vette aprire all’opposizione conservatrice e
T    . Le dimensioni del conflitto e la istituire un nuovo Ministry of Munitions (mi-
sua meccanizzazione costituiscono la più importante novità del nistero responsabile della produzione di munizioni), affidato a
1915. Nessuna delle potenze in lotta era preparata a produrre la David Lloyd George. Mentre in Francia, il primo di giugno, ol-
quantità di armi e munizioni che servivano ad alimentare la for- tre un milione di reclute in attesa di essere inviate al fronte ve-
nace della guerra. C’erano più uomini che mezzi per farli com- nivano dirottate verso le fabbriche di munizioni, in Inghilterra
battere: dopo la disastrosa battaglia della cresta di Aubers (14 si presentavano al lavoro le prime operaie addette alla produ-
maggio 1915), il Times di Londra uscì con un titolo che non la- zione di granate per l’artiglieria. Due giorni dopo Lloyd Geor-
sciava dubbi sulla causa della sconfitta: “Mancanza di granate: ge dichiarò che il più importante dovere di ogni cittadino era di
respinti gli attacchi britannici a causa della disponibilità limi- mettere a disposizione dello Stato la propria vita e la propria
tata”. Era un esplicito atto d’accusa nei confronti del governo capacità lavorativa. Alle sue parole fece eco il giorno seguente

20
NEL 1915 GLI ESERCITI RIMASERO
BLOCCATI NELLE TRINCEE.
LA GUERRA DI MOVIMENTO
RICOMPARVE ALLA FINE DEL 1917

Churchill, Primo Lord dell’Ammiragliato: “L’intera nazione de- ni di massa. Il 15 aprile 1915 gli armeni chiesero ufficialmente
ve essere organizzata o, se preferite, collettivizzata e mobilitata”. all’ambasciatore tedesco a Costantinopoli la protezione della
P  

 . Tutte le energie, tutte le risorse, tutta la Germania, che non venne accordata per non offendere l’allea-
forza morale e materiale. La guerra era ormai capace di abbrac- to; nove giorni dopo un disperato appello al presidente Wilson
ciare la società intera, squassandola e trasformandola sotto la rimase ugualmente senza risposta. Non vi fu alcun interven-
pressione di forze immani: era un’altra delle grandi novità del to esterno per scongiurare lo sterminio: così, nella tarda pri-
1915, da cui il mondo sarebbe uscito trasformato per sempre. mavera del 1915, i turchi continuarono indisturbati a uccidere
Ma la guerra totale era anche un mostro che divorava territo- e deportare gli armeni. Era forse la più tragica e sconvolgente
ri, popoli e civiltà. Di fronte all’avanzata russa nel Caucaso, i delle “innovazioni”: la “guerra che doveva porre fine alla guer-
turchi si convinsero che gli abitanti di etnia armena e religio- ra” stava spalancando sul cammino dell’uomo l’abisso del ge-
ne cristiana fossero pronti a collaborare col nemico, e scate- nocidio. $
narono di conseguenza una serie feroce di eccidi e deportazio- Gastone Breccia

21
LA GRANDE GUERRA 1915
TECNOLO
OGIA
A

IL MODO DI COM MBATT TER


RE
IN VIA DI CAMMBIA
A E SI AFF
FACCIA
AN O
ESTINZIONE
IN BATT
TAGGLIIA NUOVVI
STRRUME
ENTTI DI MORTTE

ARMI
ELMI
EL MI
LUC
UCCI
CICA
CI CANT
CA NTII
Copricapi così
appariscenti, come
questo elmo da
dragone della

SEMPRE
cavalleria italiana,
sono via via sostituiti
dai più pratici elmetti.

PIÙ
LETALI
SIERRA (2)

a Grande guerra non fu solo il primo conflitto globale


tra i popoli di buona parte del mondo, ma dal punto
di vista tecnologico rappresentò, in molteplici forme,
INTERFOTO

una transizione tra l’antico e il moderno: tra le guer-


re dei secoli passati combattute da limitati eserciti in unifor-
mi colorate e una nuova guerra di massa che vedeva sul cam-
po uomini dotati di armi sempre più distruttive.
L    . Fu pure la prima guerra scientifica e
industriale del mondo, in cui non contarono solo la preparazio-
SCIA
SC IABO
BOLA
BO LA CORA
CO RAZZ
ZZEE OB
ZZ OBSO
SOLE
LETE
TE ne e il coraggio dei singoli soldati o il numero delle armi, ma an-
Retaggio del La cavalleria francese aveva
che la qualità delle armi stesse. I progressi scientifici legati alla
passato, armi da ancora corazze risalenti all’800,
taglio come questa, tanto vistose quanto inutili in rivoluzione industriale si unirono infatti per la prima volta alla
una sciabola da una guerra moderna. produzione legata agli armamenti, andando a creare una sorta
ufficiale di artiglieria di Dna della futura macchina bellica così come oggi noi la cono-
sassone, spariranno sciamo. Una spirale che da quel momento in poi avrebbe legato
presto dai campi
in modo indissolubile lo sviluppo scientifico e tecnologico civi-
di battaglia.
le a quello bellico con cause ed effetti reciproci: attraverso il con-
nubio tra le trincee e i laboratori di ricerca, da allora ognuno dei
due settori avrebbe consentito all’altro di prosperare.
Tutto ciò avvenne nei campi più disparati: da quello meccani-
co a quello aeronautico, dalla chimica all’elettricità, alla medici-
na. Il grande conflitto fu quindi anche combattuto impegnando
SPIE
SP IEDI
DI ING
NGOM
OMBR
OM BRAN
ANTI
AN TI grandi risorse per lo studio di nuovi materiali o di “surrogati” di
Lancia mod. 900 della cavalleria quei materiali non facilmente approvvigionabili proprio a cau-
italiana. Ancora in servizio fino
alla fine della guerra, rimarrà
sa della guerra. Per la prima volta si combatté prima nei labora-
poi solo per le parate. tori di ricerca e poi al fronte. Era nata l’industria della difesa. „
S. R.

22
AFFIDABILE
SIERRA (2)

BAR (Browning Automatic Rifle) M1918


in calibro .30-06 (7,62 × 63 mm). Robusto
e affidabile, fu adottato dagli Usa e
rimase in servizio fino agli Anni ’60.

A RIPETIZIONE
Fucile mitragliatore francese CSRG
mod. 1915 “Chauchat”; la cadenza
di tiro era di 240 colpi al minuto.

COMPATTA
La Maschinenpistole
18.I tedesca fu
adottata nel 1918.
Sparava a raffica
colpi da 9 mm
PROTEZIONE per pistola, fino
Un elmetto tedesco mod. 1916, a 200 metri.
mimetico. Da quell’anno tutti i
contendenti dotarono di protezioni
similari le loro truppe.

RAGANELLA MORTALE
Mitragliatrice Vickers Mk1
britannica. In calibro .303
British (7.7 mm) era raffreddata
ad acqua e aveva una
gittata utile fino a 2 km.
INTERFOTO (3)

ELMETTI E DIVISE
Cambiarono anche le uniformi dei soldati:
le divise colorate ed eleganti della Belle
époque, più adatte alle parate che alla
guerra moderna, sparirono, sostituite da un
abbigliamento che si mimetizzava meglio
col terreno circostante. Le antiche uniformi
vennero mandate in pensione insieme MITRAGLIATRICI
con le corazze di cavalleria o i vecchi elmi e Le mitragliatrici, nate a fine ’800, ebbero
kepì. Questi fecero posto a nuovi copricapi, un impulso enorme durante la Grande
sicuramente più brutti, ma decisamente più guerra. Di pari passo vennero studiate e
protettivi: gli elmetti. sviluppate altre armi portatili con tiro a
raffica destinate a rivoluzionare nel tempo
i campi di battaglia, come i fucili mitra-
gliatori e le pistole mitragliatrici. Queste
ultime, compatte, sparavano proiettili da
pistola. La prima fu sviluppata in Italia (ini-
zialmente studiata per l’uso sugli aerei): la
Revelli-Villar Perosa mod. 1915.

23
,
MULI
MECCANICI
Un autocarro
italiano Fiat
18BLR. La R sta
per rinforzato,
utilizzabile anche
come traino
d’artiglieria.

SIERRA
PORTAORDINI
Una moto Harley Davidson mod.
F1 del 1915, usata dalle truppe
americane nel 1917.

CARRI E TRINCEE
Nel 1916, sulla Somme, apparvero i primi
carri armati, i Tanks inglesi Mark I. Nati inizial-
mente per avanzare nella terra di nessuno tra
le trincee, a protezione delle fanterie in at-
tacco, questi mezzi cingolati, che nei decenni
successivi sarebbero divenuti il perno di
ogni esercito, allora erano talmente enormi DAI TANK
K AGLI AERE
EI, LA GU
UERRA APPLIC
CA
e sgraziati da far esclamare al ministro della
Guerra britannico lord Kitchener, con poca
lungimiranza: “Con questi giocattoli non si
vincerà mai una guerra!”.

MASTODONTI
Un tank MkIV britannico,
nella versione “male” con
cannoni da 57 mm. Nella foto
sopra, Francia 1917: i tank in
azione sotto il fuoco nemico.

24
POSTAZIONI MOBILI
CAMION E BLINDO Autoblindo inglese Mk1 su chassis
Rolls Royce Silver Ghost (qui in una
Cambiò la mobilità sul campo di battaglia: versione migliorata del 1920), armata
con le scoperte nel campo della metallurgia e con mitragliatrice Vickers.
dei motori, il traino animale – pur rimanendo
vitale – venne affiancato dai primi trattori (o
trattrici, come venivano chiamate). Apparve-
ro gli autocarri, mentre le motociclette sosti-
tuirono i cavalli per fare da collegamento tra
le truppe e portare ordini. Le prime automo-
bili furono corazzate, armate e trasformate in
autoblindo per la ricognizione armata delle
strade carrozzabili e delle retrovie.

ALAMY/IPA
ANTIGAS
È di tecnologia tedesca
LE NUO
OVE TE
ECNO
OLOGIE questa maschera antigas
con il suo contenitore, usata
durante il conflitto.

BOMBE E
LANCIAFIAMME
Per “ripulire” le trincee e le opere difensive
vennero studiati lanciafiamme portatili e si
diede sviluppo allo studio di nuove bombe
a mano e bombe da fucile, una specie di ar-
tiglieria a disposizione del singolo combat-
tente. Ormai vi erano bombe deflagranti,
a frammentazione, a esplosione a tempo o
all’impatto. Per interdire il passaggio
tra le linee, oltre ai reticolati di filo spinato

INTERFOTO
fecero capolino anche le mine terrestri.

GAS E ARTIGLIERIA
Furono studiati nuovi pezzi e calibri per
l’artiglieria, grandi e piccoli, adatti a tutte
le esigenze del campo di battaglia. Via via
caddero in disuso le obsolete bombarde
e apparvero i primi mortai come quelli
LETALI attuali, leggeri e trasportabili, in grado
Bombe a mano di appoggiare le truppe anche negli spo-
usate nel conflitto: stamenti. Intanto nei laboratori di ricerca
una Mills inglese tedeschi, ma non solo, si sviluppavano e
e (a fianco) una producevano nuovi letali strumenti di di-
SIERRA (2)

Stielhandgranate struzione di massa: i gas.


17 tedesca.

25
LA GRANDE GUERRA 1915
A 1A BATTAG
MONTE NERO LA GLIA DELL’IS
SONZO
l Monte Nero fa parte dell’omonimo massiccio, posto tra
le valli di Plezzo e Tolmino a nord di Gorizia, e con i suoi
2.245 metri ne rappresenta la quota più elevata. È una ca-
tena di aspri monti che comprende anche Ursic, Vrata, Ba-
tognica (Monte Rosso), Sleme e Mrzli: un vero bastione natura-
le di difesa che sovrasta la media valle dell’Isonzo, a soli 8 chi-
lometri dal confine.
I   . All’inizio delle ostilità, nel maggio
NEL
L GIUUGN NO DEL L ’155 IL 1915, le truppe italiane avevano occupato di slancio la valle
CONNFLIITTTO SI SPOSTA A dell’Isonzo da Saga fino a sud di Caporetto, stabilendo una te-
sta di ponte per un’eventuale avanzata in profondità; ma ora si
ANCCHE E IN
N QUUOTA E PER R LA trovavano di fronte il massiccio. Fu subito chiaro che per pre-
servare il tergo delle nostre truppe nelle operazioni verso Tol-
M A VO
PRIM OLTTA GLI ALP PIN
NI mino era necessaria l’occupazione del Monte Nero e dei mon-
VEN
NGO ONO O IMMPIEEGATI SUL ti vicini, su cui gli austriaci avevano schierato unità della 58a e
3a brigata da montagna, oltre a reparti bosniaci e ungheresi.
LORRO TERR RENO O, POTE EN D O Monte Nero In sloveno Krn, in friulano Lavadôr o Crèn. Il nome usato invece nella toponomastica
COSSÌ AP
PPLLICAAR E LE italiana deriva da un errore di trascrizione: il cartografo, ai tempi, scambiò il nome di “krn” (Corno),
con “crn” (Nero) e il Monte Corno, nome che più gli si addice per la sua conformazione, diventò per
REG
G OLE E DE
ELLL A LOT TA IN gli italiani il Monte Nero.
Testa di ponte Zona di territorio di ampiezza limitata presente nell'area controllata dal nemico
MOONTA AGN NA e posta al di là di un ostacolo naturale (fiumi, ecc.) o artificiale (campi minati, ecc.), acquisita per
proteggere il passaggio delle truppe.

TRA LE ROCCE
SIERRA (3)

A sinistra, mitraglieri
alpini in posizione per
coprire le truppe. Qui,
sullo sfondo, resti di
trinceramenti sul Monte
Nero, come appaiono
oggi. A destra, vedetta
italiana sul massiccio
nell’inverno del 1916.

LA PRIMA
VITTORIA
26
In realtà gli italiani erano già in ritardo: la conquista delle po-
sizioni austriache sul massiccio, inizialmente sguarnite, avreb-
be potuto essere compiuta sin dai primissimi giorni di guerra,
di slancio e sfruttando l’elemento sorpresa, ma il generale Ni-
colis Di Robilant, comandante del IV corpo d’armata, aveva da-
to un’interpretazione restrittiva e timorosa agli ordini d’opera-
zione e aveva scarsamente utilizzato i 14 battaglioni alpini alle
sue dipendenze. Solo il 31 maggio il btg. Susa, entrato in linea,
era riuscito a conquistare con una brillante azione la cresta Ur-
sic/Vrata, ma il successo non fu comunque sfruttato e gli au-
striaci poterono rafforzarsi.
Gli alpini erano ora per la prima volta chiamati a operare sui
nostri confini montani, motivazione per la quale erano nati 43
anni prima, nel 1872. Fino a questo momento, pur addestran-
dosi duramente in montagna, erano stati mandati a combatte-
re in Eritrea (ad Adua, nel 1896, ebbero il battesimo del fuoco)
e in Libia nella recente Guerra italo-turca.
I primi impatti col nemico ne rivelarono la buona preparazio-
ne e l’accanita resistenza, tanto che inizialmente fu previsto so-
lo l’accerchiamento del Monte Nero. La conquista delle posi-
zioni a nord-ovest fu affidata al 3° rgt. alpini, mentre a sud-est,
sullo Sleme e Mrzli, altri battaglioni alpini e battaglioni di fan-
teria attaccavano il nemico.
LA BATTAGLIA N

DEL MONTE NERO 19


915
24 magaggio 1915: entrata in guerra dell’Italia; O E
le truppe austriache si ritirano dal confine per
ridispiegarsi in posizioni più difendibili, mentre la Uřsič 1.897 m
S
2a armata italiana occupa Saga, lo Stol, la conca di
Caporetto e la dorsale tra Isonzo e Iudrio. 0 1 2 Vrata 2.014m
102° 85° L. di Montenero
29 magaggio: iniziano i tentativi (poi falliti) di fanti, km 1.393 m
Btg. Susa 35° 36°
alpini e bersaglieri per conquistare lo Sleme e il Mrzli. Potoce 1.845 m
31 magaggio: il battaglione alpini Susa occupa il 2.138 m Smogar 1.931 m
contrafforte Ursic/Vrata a nord del Monte Nero.
2.133 m
2 giugno: un plotone di volontari, sempre del Susa,
occupa quota 2.102, sulla cresta Vrata-Monte Nero.
M. Nero (Krn) 2.245m
5 giugno: 50 uomini del sergente Vallero, calatisi da D M. Rosso 2.033 m
un canalone nevoso occupano quota 2.076, tra quota 553 m
2.012 e il Potoce.
Btg. Exilles 84° 31°
gno: alle ore 23:30 le compagnie 102a e 85a del
15 giugn Kozljak
btg. Susa, a nord, si muovono verso 1.602 m
il Potoce, conquistando dopo poche ore
le quote 1.996 e 1.976.
Pleca
Ore 24:00, a sud, su due diverse direttrici, 1.304 m
si muovono dalla Selletta Kozljak verso Sleme
la cima del Monte Nero l’ 84a e la 31a 1487 m
compagnia del btg. Exilles.
gno: ore 2:45, la 35a cp. del Susa
16 giugn
a nord muove dal Vrata verso quote Mrzli
1.360 m
2.138 e 2.133, che prenderà un’ora dopo.
Poi con il rinforzo della 36a cp, si porta
verso la cima del Monte Nero.
Ore 3:15, la 31a cp. dell’Exilles arriva
a ridosso delle prime trincee
nemiche e attacca. Isonzo

P. GHISALBERTI
T
Ore 4:00, l’84a cp. del
capitano Arbarello (Exilles)
attacca di sorpresa la
cima del Monte Nero.
Ore 4:45, il Monte
Nero è conquistato.

ALPINO 1915-18
Gli alpini entrano in guerra
Il conquistatore
equipaggiati con le divise della montagna
grigioverdi adottate pochi

SIERRA
V
incenzo Arbarello (nella
anni prima, nel 1909.
foto), 2 medaglie d’ar-
Il cappello alpino
gento e una di bronzo
di feltro, già usato
al valore, era nato a Torino nel
nella guerra di Libia,
1874. Animo d’artista, era però
diventa con la
entrato all’Accademia di Mode-
Grande guerra il
na uscendone nel 1896 ufficiale
simbolo del Corpo.
degli alpini, assegnato al 2° Granero col quale si distinse
reggimento. Nel 1911, capitano sul Pal Piccolo e sul Freikofel.
in forza al 3° rgt, portò i suoi La sua fine fu oltremodo tra-
uomini a combattere in Libia. gica e beffarda: nel 1917, in
Paterno. Biondo, occhi azzurri Carnia, una valanga coprì sotto
e baffoni brizzolati sempre dieci metri di neve la baracca
arruffati, incarnava già la figura dove si trovava. Arbarello e un
del vecchio soldato, tenace, ma suo ufficiale morirono soffocati
amato dai suoi uomini, che lo dal gas fuoriuscito dalla lam-
chiamavano “il padre”. Nel 1915 pada ad acetilene rovesciata
comandava l’84a cp. dell’Exilles; nell’urto. Riuscì a scrivere un
dopo la conquista del Monte biglietto: “Credevo di morire di-
Nero e la nomina a cavaliere versamente: ho cercato di aiuta-
G. RAVA

dell’Ordine militare di Savoia, re il mio tenente Bottasio in tutti


promosso maggiore, fu al i modi, ma inutilmente. Muoio
comando del btg. Monte asfissiato nel nome d’Italia”.
Le 12 battaglie dell’Isonzo

MONDADORI PORTFOLIO
S
u questo fiume, muto le 15 divisioni (poi salite a 22) del
testimone della conquista generale Svetozar Boroevic von
del Monte Nero – come già Bojna, detto il “Leone dell’Isonzo”,
lo era stato nel 489 degli scontri avvantaggiate da un terreno
tra il re degli Ostrogoti Teodorico più favorevole e da una migliore
e Odoacre, poi sconfitto – furono artiglieria.
combattute dal 1915 al 1917 ben 12 Rive di sangue. Fu il fronte
sanguinose battaglie. L’Isonzo (che principale e più cruento della guerra
dalla Val Trenta raggiunge il Mare tra italiani e austro-ungarici: tutti i
Adriatico, a sud di Monfalcone, paesi attorno furono distrutti e sulle
dopo circa 140 km) era infatti una sue sponde caddero centinaia di
linea di difesa naturale sulla quale migliaia di soldati. Solo nelle prime
si attestarono i due eserciti in lotta. 4 battaglie (da giugno a dicembre
Da una parte le truppe italiane del 1915) le perdite dei due eserciti, tra
generale Cadorna, che all’inizio vi caduti, feriti e prigionieri, furono di
ammassò 35 divisioni, dall’altra quasi 450.000 uomini. Agosto 1915, Luigi Cadorna visita gli alpini reduci dal Monte Nero.

GLI ALP
PINI SI MOOSSEROO IN ARRAM
MPIC
CATA, DI NOTT TE,
CON LEE SCARPE E FASCIA
ATE PER NO
ON ALLERT
TAREE IL NEM
MICO
O
Da fine maggio si susseguirono attacchi e contrattacchi con Poco dopo le due di notte del 16, gli alpini della 35a compa-
quote prese, perse e di nuovo riprese a costo di gravi perdite; a gnia del Susa si mossero nel buio arrampicandosi in fretta sul
queste si sommavano quelle causate dai continui fulmini atti- pendio ancora ghiacciato, cercando di far poco rumore con gli
rati dal monte. In questa situazione di stallo, i disagi del tempo scarponi chiodati. Quando arrivarono al loro primo obietti-
inclemente e la mancanza di acqua da bere rischiavano di cre- vo, le postazioni di quota 2.138, il nemico non si era accorto di
are seri problemi di morale alle truppe. La decisione di accer- nulla. Al grido di “Savoia!” iniziò l’attacco, subito contrastato
chiare il monte fu perciò abbandonata: bisognava attaccarlo e dagli austriaci con tutte le armi a disposizione. Gli uomini del
conquistarlo direttamente al più presto. capitano Varese, appoggiati poi anche da quelli della 36a com-
U  . . Sulla catena, ai primi di giugno, erano schie- pagnia del capitano Bianco, nonostante molte perdite conqui-
rati i battaglioni Val Cenischia e Ivrea (sul Vrata), Pinerolo (Ur- starono le posizioni catturando 300 nemici, tra cui 17 ufficiali.
sic), i btg. Susa e Val Dora (cresta Ursic-Vrata) e il btg. Exilles (a Poco più a est, nel frattempo, erano arrivate alle posizioni ne-
sud, sulla selletta Kozliak). Da queste posizioni, l’unica via uti- miche anche la 102a e l’85a compagnia sempre del Susa. Presa
lizzabile per l’attacco da nord alla cima del Monte Nero, pre- quota 1.996, vi si erano sistemati a difesa.
sidiata da un’intera compagnia, era un impervio pendio il cui Alle ore 24:00, gli alpini dell’84a compagnia del battaglione

SIERRA
sbocco era sbarrato dalle trincee nemiche in posizioni domi- Exilles comandati dal capitano Vin-
nanti. E se da qui l’attacco sembrava difficilissimo, da sud era cenzo Arbarello, ai cui ordini erano
quasi impossibile: gli alpini avrebbero dovuto risalire, senza al- anche gli esploratori di altre com-
cun riparo, un declivio ripidissimo ed esposto al tiro dalle mi- pagnie – in totale 130 uomini su
cidiali mitragliatrici austriache Schwarzlose cal. 8 mm. tre plotoni – erano intanto par-
L’unico modo per arrivare alla cima era superare inosserva- titi dalle posizioni sulla Sellet-
ti i circa 750 metri di dislivello su un costone inclinato, oltre ta Kozljak per la conquista del-
il quale vi era un precipizio di centinaia di metri. Nonostan- la difficile cima. L’equipaggia-
te questo, il Generale Donato Etna , vedendo un certo arre- mento era ridotto al mi-
sto nell’attività nemica, programmò l’operazione per la notte nimo indispensabile:
tra il 15 e il 16 giugno: il btg. Susa, da nord, e il btg. Exilles, da arma, munizioni, borrac-
sud (entrambi del 3° rgt., formato da alpini piemontesi) sareb- cia, mantella a tracolla e un
bero dovuti convergere verso le postazioni nemiche del Mon- sacchetto di terra a testa per
te Nero. All’Exilles toccava il duro compito di attaccare le po- il consolidamento delle po-
sizioni sulla cima. stazioni. La scalata del sottile
Nel suo ordine di operazioni del 14 Etna scrisse: “È necessa- e ripido costone sud-ovest era
rio evitare qualsiasi rumore, non si deve rispondere al fuoco che
i posti nemici facessero, non è col fuoco, in simili casi che si può IN CORDATA
pensare di riuscire, ma con la ferma volontà di vincere a qualun- Squadra di alpini in
que costo, col cuore saldo e con la baionetta. Raggiunto l’obietti- arrampicata. La Grande
vo, rafforzarvisi e non abbandonarlo a nessun costo”. guerra vede le nostre
truppe da montagna
Donato Etna (1858-1938) Nato a Mondovì (Cn), figlio naturale di Vittorio Emanuele II, intraprese la combattere e vivere
carriera militare negli alpini nel 1879. Tra i padri dell’uniforme grigioverde, nel 1915 comandava i in terreni asprissimi,
Gruppi alpini A e B (di cui faceva parte il 3° rgt. che conquistò il Monte Nero). Comandò poi la 17a e anche a quote che
28a divisione e il XVIII, XXX e XXIII corpo d’armata. Fu senatore del regno dal 1933. superano i 3.000 metri.
NEEI PRIMM I M E SI aperta dal sottotenente Alberto Picco con 5 esperte guide, se-
guiti da Vincenzo Arbarello con un plotone di 50 alpini scelti;
DII GUERR A seguivano poi gli altri due plotoni al comando dei sergenti Vio-
la e Trebbia. Cercando di mantenere il contatto tra le unità, gli
LE
E NOSTR RE alpini dovevano salire in arrampicata – sul bordo del pre-
TR
RUPP PE cipizio e nel più assoluto silenzio – il costone ghiacciato
e in alcuni tratti ancora innevato. I rischi erano vera-
AV
VANZ Z A RO N O mente enormi. Non vi era possibilità di ritirarsi, per-
ciò tutto doveva essere perfetto e senza margine di
N TER
IN RRITORIO errore. Agli scarponi furono legati degli stracci per
NEEMIC CO, M A evitare ogni rumore.
D . Il nemico, che nel buio di una notte
LA
A LOT TA senza luna stava facendo lavori sulle postazioni, non
sentì nulla e verso le 4:00 si vide piombare addosso gli
R A APPE
ER E NA uomini dell’84a compagnia. Ne seguì un violento combat-
IN
NIZZ IA
ATA timento corpo a corpo in cui caddero due alpini e il sottote-
nente Picco (ferito due volte, l’ufficiale morì tra le braccia del
UOMINI DURI capitano Arbarello), ma dopo una breve resistenza gli austria-
Sopra, il sottotenente
Alberto Picco, che con ci furono sopraffatti. Lasciando sul terreno 18 morti, fuggiro-
il capitano Arbarello no giù dai costoni inseguiti dal fuoco degli alpini e delle batte-
ALINARI (2)

guidò l’assalto alla cima


del Monte Nero. Sotto, Alberto Picco (1894-1915) Giovane ufficiale degli alpini e alpinista, era un appassionato sportivo
osservatorio italiano (tra i fondatori e capitano della Spezia Calcio nel 1906). Nei primi giorni di guerra guadagnò una
sul massiccio, a 2.000 medaglia di bronzo al valore, alla quale si aggiunse quella d’argento concessa motu proprio dal re
metri di quota. per l’attacco al Monte Nero, dove Picco cadde.
SIERRA (3)
rie di artiglieria da montagna che, per mantenere la sorpresa,
solo allora avevano iniziato il fuoco. L’arrivo della 31a compa-
gnia in rinforzo, prima impegnata in un’azione diversiva, pose
fine alle ultime resistenze: alle ore 4:45 il temibile Monte Nero
era finalmente conquistato.
Arbarello, vista la strada libera, avrebbe voluto proseguire l’at-
tacco verso il Monte Rosso, ma era necessario consolidare e te-
nere la posizione con le poche forze e le poche munizioni a di- IN QUOTA
sposizione, in vista di un contrattacco. A lato, alpino al tiro
U     . In tutta l’operazione del
  S da una cresta innevata
16 giugno gli alpini persero 3 ufficiali e 136 uomini, tra mor- nell’inverno del 1915.
Sotto, artigliere
ti e feriti, ma presero prigionieri quasi una trentina di ufficiali
da montagna con
e circa 600 soldati austriaci, oltre a provocare gravissime per- il suo pezzo, in
dite. Ai battaglioni alpini Exilles e Susa fu concessa la medaglia una caverna del
d’argento al valor militare. Monte Nero nel 1916.
La conquista del Monte Nero fu la prima vera vittoria italiana
nel grande conflitto che andava delineandosi. Una grande azio-
ne tattica alla quale però purtroppo non seguì un’azione strate-
gica nel resto del fronte. Gli italiani, rafforzate le posizioni, ri-
masero padroni dell’intero crinale nord del Monte Nero fino al
1917, non riuscendo però ad andare oltre, nonostante i molti
duri scontri; ricoveri, trincee e reticolati cominciarono anche
qui a imporre la dura legge della guerra di posizione.
Con lo sfondamento nemico a Caporetto, le nostre truppe do-
vettero poi ritirarsi definitivamente dal massiccio.
La conquista di una posizione così importante – apparente-
mente imprendibile – nelle prime settimane di guerra, in un’o-
perazione così ardita e in condizioni ambientali proibitive con
solo 6 compagnie di due battaglioni alpini, suscitò interesse e
orgoglio nell’opinione pubblica italiana, contribuendo forte- rante tutta la Grande guerra: in piccoli reparti che operavano in
mente a far nascere quell’aura di leggenda che rimase poi sem- autonomia, da e verso posizioni apparentemente inespugnabi-
pre legata ai nostri alpini. Ma creò viva ammirazione negli stessi li arroccate ad alte quote, sferzate da vento e neve. E spesso con
nemici: nel suo libro Am Isonzo, riferendosi all’attacco sul Mon- azioni di sorpresa su percorsi ardui e insospettabili, impossibi-
te Nero, la nota cronista austriaca Alice Schalek scrisse la frase li per soldati non abituati alle dure condizioni della montagna.
poi rimasta come una specie di insegna del Corpo: “Giù il cap- Rispetto alle obsolete operazioni della fanteria, ancora legate
pello davanti agli Alpini! Questo è stato un colpo da maestro”. agli attacchi di massa preceduti da bombardamento d’artiglie-
Il generale Rhor, comandante austriaco del settore, biasimò le ria (le “spallate” poi tanto care a Cadorna ), l’utilizzo di piccole
proprie truppe, colpevoli “per la loro insufficiente vigilanza, pur unità di personale scelto era un’innovazione tattica non da po-
sapendo di aver contro gli alpini, dei quali era ben noto il valore”. co, poi ripresa anche in seguito da molti eserciti per sviluppare
E proprio la conquista del Monte Nero fu uno dei primi esem- le azioni delle truppe d’assalto. $
pi di come le truppe da montagna avrebbero combattuto du- Stefano Rossi

Alice Schalek Giornalista austriaca, redattrice della testata Neue Freie Presse, fotografa, scrittrice.
Sportiva e intraprendente, fu una delle pochissime donne corrispondenti di guerra del tempo. Nel Cadorna (1850-1928) Il generale Luigi Cadorna fu il controverso capo di Stato maggiore del
corso della guerra fu inviata dal Kriegspressequartier (l’ente preposto alla propaganda bellica) in regio esercito italiano dal 1914 fino al disastro di Caporetto del 1917, quando venne sostituito da
Galizia, Serbia, sul fronte del Tirolo e sull’Isonzo. Armando Diaz.

In versione popolare

Q
uando chiesero a un alpino Nella hit parade dell’epoca. Molto
come avessero fatto a rag- più reale e toccante la canzone
giungere il nemico senza far- scritta, subito dopo la battaglia,
si sentire, questi disse: “Tutti scalzi, da un alpino lombardo, Domenico
compreso il capitano!”. Ci fu chi prese Borella: “Spunta l’alba del sedici
per buona la battuta. Iniziarono così giugno… il 3° alpini è sulla via, Monte
a fiorire descrizioni della battaglia, Nero a conquistar…”.
addirittura destinate alle scuole, im- Il motivetto divenne una delle can-
magini satiriche (come nel disegno) zoni più belle della Grande guerra;
o fantasiose in cui la conquista del anzi, come scrisse Paolo Monelli,
monte era fatta da alpini su bei prati giornalista e ufficiale alpino: “La
soleggiati e con ufficiali... a cavallo! canzone più bella nata dalla guerra”.

31
LA GRANDE GUERRA 1915
LA BATT
TAGLLIA DE
ELLL’A
ATLL ANT
TIC
CO
CON L’AFFONDAMENTO DEL LUSITANIA COMPARE
UN NUOVO PROTAGONISTA, IL SOMMERGIBILE,
CHE NEL SECONDO ANNO DEL CONFLITTO SOSTIENE
LA SUA PRIMA BATTAGLIA NEGLI ABISSI

U-BOOT
IL FRONTE
MARINO

L’EQUIPAGGIO
Un U-Boot tedesco in emersione e il distintivo
d’onore dei sommergibilisti della Kaiserliche
Marine, la Marina imperiale tedesca: istituito
a febbraio 1918, era dato agli equipaggi che
SIERRA

avevano fatto almeno 3 crociere di guerra.


A destra, l’interno della sala macchine di
un sommergibile durante la Grande guerra.
Sopra, un manifesto di propaganda mostra
l’equipaggio di un U-Boot.
GETTY IMAGES

32
ll’inizio della guerra, do- re, a una realtà molto più comples-
vendo sfidare l’enorme sa, e non solo per la rapida evolu-
potenziale marittimo an- zione del naviglio d’altura. In gioco
glo-francese, la Germania infatti entravano due sistemi d’ar-
si era affidata alle incursioni di un pu- ma che li costringevano a guardare
gno di veloci e bene armati incrocia- in alto e sotto la superficie del ma-
tori, distaccati oltremare in tempo di re. Il pericolo dal cielo era una no-
pace, e alle crociere di alcuni mercan- vità assoluta, visto che il primo ae-
tili armati come navi corsare. Entro reo aveva volato nel 1903 e solo at-
la fine del 1914, tuttavia, buona par- torno al 1910 aveva iniziato a inte-
te di queste unità era andata perduta: ragire con le unità navali, arrivando
la Royal Navy non aveva esitato a lan- a compiere alcune azioni di attacco
ciare operazioni complesse e costose con bombe e siluri durante il primo
per eliminare dai mari la bandiera te- anno di guerra, ma senza ottene-
desca, come quando per mesi aveva re risultati decisivi (v. riquadro alla
assediato l’incrociatore Königsberg, pag. successiva). La seconda minac-
che dopo aver affondato una nave da cia, quella subacquea, non era inve-
guerra inglese si era rifugiato in Afri- ce una novità assoluta: sin dal XVII
ca, nel delta del Rufiji, smantellando- secolo si era tentato di impiegare

SIERRA
lo infine a cannonate nel luglio 1915. mezzi capaci di navigare sott’acqua
Le unità di superficie corsare tedesche, seppur relativamen- per colpire di sorpresa. E dopo l’esperimento dell’American
te poche nel contesto del conflitto, ottennero notevoli successi, Turtle nel 1776, sempre nel Nuovo Mondo era infine stato re-
con circa 130 mercantili e alcune navi da guerra affondate, ob- gistrato (17 febbraio 1864) il primo affondamento di una nave
bligando le forze navali alleate a disperdersi sui mari del mondo da guerra da parte di un sommergibile, l’Hunley, costruito dai
per dar loro la caccia. Un’altra arma impiegata con successo dai Confederati durante la guerra di Secessione. Tuttavia il dram-
tedeschi furono le mine, posate in oltre 250.000 esemplari, che matico destino del precursore, affondato con la sua vittima a
affondarono 588 mercantili e decine di navi da guerra alleate. causa dell’onda d’urto dell’esplosione, per molto tempo scorag-
M
   
  
 
 . La Grande guerra rap-
. giò ulteriori tentativi, anche se dopo il 1870 la rapida evoluzio-
presentò, per la strategia navale, il passaggio da uno scenario ne tecnologica mise a disposizione dei progettisti un’arma più
bellico monodimensionale, che obbligava gli ammiragli a pre- affidabile della suicida torpedine ad asta impiegata dall’Hunley:
occuparsi delle minacce provenienti dalla superficie del ma- il siluro autopropulso, realizzato nel 1866 dall’ingegnere anglo-

MONDADORI PORTFOLIO/AKG-IMAGES
MINE E SILURI
La finitura delle teste dei siluri. A destra:
1918, una nave posamine italiana. L’altra
grande novità del conflitto fu la presenza
di campi navali minati.

MARY EVANS
SIERRA
ALLA FINE DEL 1914 IL MARE DEL NORD E IL MAR DI NORVEGIA
ERANO DIVENTATI ZONA DI CACCIA DEGLI UBOOTE
austriaco Robert Whitehead .Un ulteriore passo avanti fu fatto lizzata che ha realizzato 150 battelli per una ventina di Paesi),
introducendo nei sommergibili, sino ad allora spinti dalla forza inizialmente si era mostrata scettica verso il sommergibile. Lo
fisica degli uomini imbarcati, la propulsione prima a vapore, poi Untersee-Boot (più conosciuto col suo abbreviativo, U-Boot )
con più efficaci motori elettrici, diesel e a benzina. I sommergi- ebbe un inizio stentato: il prototipo U-1 del 1906 fu subissato di
bili iniziarono così a far parte della panoplia di armi navali a di- critiche per i suoi difetti, come l’inaffidabile motore a benzina.
sposizione delle grandi potenze, ma anche di marine più picco- La svolta tuttavia arrivò presto: nel 1908 furono introdotti nuovi
le costrette a confrontarsi con avversari di taglia maggiore, co- motori diesel e irrobustiti gli scafi resistenti che, collaudati fino a
me quelle spagnola, turca e peruviana. 50 metri, in guerra ressero sino a “quota 80”. Inoltre, per meglio
I 
  “ ”. Come sottolinea l’ammiraglio e sto- impiegare gli U-Boote furono realizzate una scuola e un centro
rico Arthur Hezlet “nel 1900 sei marine possedevano comples- di addestramento per sommergibilisti, esercitandoli non solo a
sivamente 10 sommergibili e ne avevano altri 11 in cantiere”: le coordinare le proprie operazioni con quelle delle unità di super-
flotte di Russia e Giappone, che durante la guerra del 1904 -1905 ficie – dottrina accettata anche in altre nazioni – ma anche tra
disponevano entrambe di battelli subacquei, non li usarono, li- gruppi di battelli. Come ricorda lo storico navale Giorgio Gior-
mitandosi alla semplice minaccia. E c’era almeno una grande gerini, nel 1912-1913 fu compiuta in pieno inverno “un’impor-
potenza emergente che nel 1900 non aveva ancora fatto appie- tante esercitazione nel mare del Nord [con] un’intera flottiglia
no i conti con la nuova arma. Può sembrare infatti paradossale, di U-Boote, partita dalla base di Helgoland [navigando] per 300
ma la Germania, che più di tutte le altre nazioni avrebbe lega- miglia fino alle coste britanniche restandovi il più a lungo pos-
to il proprio nome alla guerra subacquea (e con una preminen- sibile, pronta per l’attacco”, e aprendo di fatto la strada alla futu-
za che arriva sino ai giorni nostri, grazie a un’industria specia- ra tattica dei “branchi di lupi” della Seconda guerra mondiale.
Robert Whitehead La sua azienda, nata nel 1875 a Trieste e nota come WASS-Whitehead Sistemi U-Boote Ai battelli in servizio nel 1914 se ne aggiunsero durante la guerra altri 349. Ne andarono
Subacquei (Finmeccanica), è ancora leader nella realizzazione di siluri e apparecchiature subacquee. perduti 186.

Nel Mare del


Nord il 24
gennaio 1915
ci fu la prima
Dogger Bank: le flotte da battaglia vera battaglia
navale della
inglese e tedesca incrociano le lame Grande guerra
fra inglesi e

D
opo gli scontri com- le ancore per compiere una taglia. Ne nacque un furioso tedeschi.
battuti tra incrociatori ricognizione in forze nell’area combattimento ad alta velo-
inglesi e tedeschi nel del Dogger Bank (a destra), al cità e a grandi distanze, con-
1914, il 24 gennaio 1915, per centro del Mare del Nord. clusosi quando, sacrificando
la prima volta arrivarono a Scontro furioso. Scoperta il più anziano incrociatore
tiro di cannone le navi da dai crittografi della celebre corazzato Blücher, immobi-
battaglia delle due più po- Room 40 dell’Ammiragliato lizzato e poi affondato dal
tenti flotte del mondo. Una inglese, fu intercettata dal tiro inglese, Hipper riuscì ad
squadra con 4 incrociatori Battlecruiser Squadron del aprirsi la strada verso casa,
GETTY IMAGES

da battaglia del viceammi- viceammiraglio Beatty, che sfuggendo alla trappola tesa-
raglio Hipper aveva salpato disponeva di 5 unità da bat- gli dalla Royal Navy.

34
FEBBRAIO 1915 LA GUE
ERRA SOTT
TOMA
ARINA IND
DISCR
RIMINAT
TA

A
dispetto di ogni convenzione, il 18
febbraio 1915 la Germania proclamò
zona di guerra la Manica e il braccio
N
di mare che circondava le isole britanniche
SHETLAND
O E
e la Francia del Nord. Iniziò così la “guerra
sottomarina indiscriminata” (o illimitata), in
S cui gli U-Boote tedeschi affondavano senza
EBRIDI preavviso le navi mercantili dei Paesi nemici,
ORCADI ma anche di quelli neutrali.
Casus belli. Era il caso della petroliera
O C E A N O americana Gulflight, silurata dai tedeschi il 1°
maggio: l’episodio portò gli Stati Uniti a un
A T L A N T I C O Aberdeen pelo dalla dichiarazione di guerra, anche per
SCOZIA il precedente del 28 marzo, quando era stato
affondato il cargo britannico Falaba, con a
Glasgow bordo un ingegnere americano. Il 7 maggio,
Edinburgo poi, toccò al Lusitania.

Belfast MARE
Sunderland DEL
Isola di
Man NORD
IRLANDA MARE
Leeds
Dublino D’IRLANDA
Queenstown Manchester Hull
Lusitania
affondato Birmingham
GALLES Yarmouth
il 7 maggio
1915 Cardiff INGHILTERRA
Amsterdam
Falaba Londra
Plymouth L’Aia
affondato Ta m ig i Dover
il 28 marzo Portsmouth OLANDA
1915 BELGIO
LA MANICA Calais
Rhin
Gulflight Cherbourg Bruxelles e
affondata Brest Le Havre
il 1° maggio Se
1915 nn
a Parigi

Nantes
Loir
a
0 200
FRANCIA
P. GHISALBERTI

Km

BAIA

L’UFFICIALE
Le innovazioni nella guerra navale 1914-1918 Un Kapitänleutnant
di sommergibile

L
a Grande guerra non di raggiungere velocità su- nel 1916. Tuttavia sin dal (tenente di vascello).
rappresentò solo l’oc- periori ai 30 nodi, mentre la 1914 inglesi e giapponesi La flotta della
casione per il sommer- loro alimentazione vedeva impiegarono unità da Kaiserliche Marine,
gibile di divenire un sistema il carbone lasciare il passo guerra che trasportavano la sconfitta Marina
d’arma maturo. Durante il alla nafta. Sulle navi a grande un nuovo mezzo bellico: l’a- imperiale tedesca,
conflitto, infatti, si misero in autonomia e i sommergibili, ereo, col quale effettuare le fu in gran parte
luce i due modelli di navi da invece, particolarmente effi- prime incursioni contro basi distrutta dai suoi
guerra destinate a dominare caci si dimostravano i diesel e porti nemici e gli attacchi stessi ufficiali nel
il XX secolo, e diverse nuove e i motori elettrici. con bombe e siluri contro le 1919 per non
tecnologie sino ad allora solo Il progresso. La Grande navi. Dopo gli esperimenti consegnarla ai
testate. Dalla fine dell’800, guerra rappresentò lo zenith avviati sin dal 1912, la prima vincitori.
per esempio, la propulsione delle corazzate monocalibro riuscita azione aerosilu-
delle navi, per decenni carat- (e dei battlecruiser, altret- rante data 12 agosto 1915,
terizzata da caldaie a vapore tanto armati ma più veloci quando uno Short Type 184
e macchine alternative a e meno protetti) introdotte lanciato da una porta idro-
espansione, iniziò a essere col prototipo Dreadnought volanti inglese affondò un
incentrata sulle turbine a nel 1906, e protagoniste mercantile turco nel Mar di
vapore, che permettevano della Battaglia dello Jutland Marmara.
G. RAVA
La Belle époque affonda

C
ome accaduto sul Tita- gio, e citando l’eroe dell’Isola
nic, che il 15 aprile 1912 che non c’è. Accanto a lui, il
trascinò con sé, tra le milionario e filantropo Alfred
1.518 vittime, magnati ame- Vanderbilt.
ricani come Astor e Guggen- Una lunga lista. Nell’affonda-
heim, e membri dell’aristocra- mento rimasero uccisi anche
zia europea, il micromondo lo scrittore Elbert G. Hubbard,
affondato col Lusitania (nel autore del bestseller Messag-
manifesto) comprendeva di- gio a Garcia, e la moglie Alice,
versi vip e personaggi famosi, che si batteva per i diritti po-
come l’impresario teatrale litici delle donne, il popolare
americano Charles Frohman, commediografo Charles Klein,
che nel 1904 aveva prodotto e il re della produzione di

GETTY IMAGES
Peter Pan: se ne andò cedendo energia idroelettrica Frederick
il suo giubbotto di salvatag- Stark Pearson.
GETTY IMAGES

CACCIATORI E PREDE
1915, U-Boot apre il fuoco
col cannone navale su un
mercantile degli Alleati.
I sommergibili dovevano
tornare in superficie a
ricaricare aria e motori ed
erano dotati di armamento
cannoniero sul ponte, che
usavano per combattere in
emersione. La differenza con
i sottomarini (quelli nucleari,
che arriveranno dopo la
Seconda guerra mondiale) è
che questi sono studiati per
restare sempre in immersione.

L’UBOOT DIVENNE STRATEGICO NEL 1917, QUANDO


CONTRIBUÌ A ROMPERE IL BLOCCO NAVALE INGLESE
::    .. Nei primi mesi di guerra gli U-Bo- di Gallipoli – e gli incrociatori corazzati Gambetta (francese,
ote si concentrano contro la Royal Navy, con l’obiettivo di ero- affondato con l’ammiraglio Victor Baptistin Senes) e gli italia-
derne il (ridotto) margine di superiorità che vantava sulla ma- ni Amalfi e Garibaldi.
rina tedesca; e dopo l’affondamento dell’incrociatore leggero Complessivamente, nel ’14-’18 gli U-Boote affondarono con
Pathfinder, prima nave da guerra distrutta da un sommergibi- siluri o mine 11 corazzate e 18 incrociatori, compreso l’Ham-
le a mezzo secolo dall’impresa dell’Hunley, il 22 settembre 1914 pshire, perduto il 5 giugno 1916 con a bordo il potente ministro
l’U-9 di Otto Weddigen , primo “asso” sommergibilista tedesco, della Guerra inglese lord Kitchner. Ancora più letale fu il con-
in meno di un’ora silura tre grandi incrociatori corazzati inglesi, tributo degli U-Boote alla guerra al traffico: in poco più di 4 an-
affondati con 1.459 vittime, per eliminare poche settimane do- ni, infatti, affondarono 5.234 mercantili, per 12.185.832 tonnel-
po due incrociatori più piccoli. late. Un risultato impressionante, se si considera che durante la
Il 1915 fu però l’anno della definitiva prova del fuoco per i Seconda guerra mondiale un numero quasi triplo di U-Boote
sommergibili, apertosi il 1° gennaio col siluramento della coraz- affondò, in 6 anni, 2.828 mercantili, pari a 14.687.000 tonnel-
zata inglese Formidable, affondata nella Manica con 547 vitti- late. La “prima battaglia dell’Atlantico”, dopo un inizio stentato
me. Nel Mediterraneo, in scenari operativi ideali, i battelli au- (col primo affondamento di un mercantile risalente al 20 ottobre
striaci e tedeschi affondarono in pochi mesi le corazzate Maje- 1914), ebbe avvio il 18 febbraio 1915, quando fu dichiarata “zo-
stic e Triumph – colpite nell’arco di 48 ore durante la campagna na di guerra” un’ampia fascia di mare intorno alle isole britan-
niche, all’interno della quale tutte le navi mercantili, comprese
Otto Weddigen Il comandante degli U-Boote morì il 18 marzo 1915, quando il suo sommergibile quelle neutrali, avrebbero potuto essere affondate, anche senza
fu speronato e affondato dalla corazzata inglese Dreadnought. preavviso. Era la prima campagna di guerra subacquea (quasi)

36
Il Piave mormorava, e l’Adriatico si agitava

S
e il 24 maggio 1915 Thaon di Revel (1859-1948), la a una grande battaglia tra
l’Italia entrò in guerra flotta italiana contava 5 mo- corazzate per lavare l’onta
con un esercito ancora derne corazzate monocalibro di Lissa, grande attenzione
impreparato, la Regia marina, (più una sesta in allestimento) fu posta nello sviluppo del
pur attraversando una fase di e 4 incrociatori corazzati naviglio leggero e insidioso,
transizione simile a quella che ultimo modello, cui si aggiun- più adatto al complesso teatro
interessava le potenze navali gevano una decina di navi da bellico adriatico. Esso favoriva
dell’epoca, rappresentava un battaglia più obsolete. da parte austriaca una guerri-
valido strumento bellico. E da Da leggenda. Anche se alcuni glia navale con unità veloci e
poco testato con successo nel- carismatici ammiragli (il Duca U-Boote. La modernizzazione
la Guerra italo-turca. Guidata degli Abruzzi, e i due eroi della Regia Marina passò così
da uno dei più abili ammiragli della guerra del 1911-1912 attraverso la costruzione di
della nostra Marina, Paolo Cagni e Millo) puntavano veloci incrociatori-esploratori,
cacciatorpediniere, som-
mergibili, posamine, mentre
venivano introdotti un reparto
aeronavale, gli apparati radio,
e dei piccoli motoscafi armati
di siluri: i Mas (nella foto). I due
prototipi di Motobarca Arma-
ta Svan furono costruiti nel
marzo 1915; primi di oltre 400
Mas di vario modello destinati
a divenire la leggendaria arma
della vittoria italiana sul mare
ALINARI

nel 1915-1918.

senza restrizioni: nel primo mese 29 mercantili, per quasi 90.000


AL MERITO tonnellate, furono affondati.
Il medagliato ufficiale
I L
   
 
  
 . Gli attacchi
tedesco Otto Weddigen,
comandante dei contro navi neutrali, o alleate ma con a bordo cittadini stranie-
sommergibili U-9 e U-29. ri, provocò forti tensioni soprattutto con gli Usa, che dispone-
vano di un esercito troppo minuscolo per impensierire i gene-
rali del Kaiser, ma avevano un’eccellente marina militare. Il 7
maggio 1915 l’U-20 silurò il transatlantico Lusitania della Cu-
nard Line, famoso quasi quanto il Titanic, col quale condivise
una sorte tanto tragica (la nave affondò con 1.198 vittime) quan-
to controversa, essendo impiegato anche come nave ausiliaria
della flotta inglese. Soprattutto, tra i passeggeri scomparsi sot-
to le onde, oltre a personaggi famosi e del bel mondo si conta-
vano 128 cittadini americani. Washington protestò immedia-
tamente, e la minaccia di una possibile entrata in guerra degli
Stati Uniti comportò una revisione delle “regole d’ingaggio” de-
gli U-Boote, che nello stesso periodo dovevano anche far fron-
te alla minaccia delle Q-Ships, navi-civetta mercantili, armate
con cannoni a tiro rapido e cariche di profondità, che ottenne-
ro il loro primo successo il 23 giugno 1915. La prima campagna
di guerra subacquea senza restrizioni si andò esaurendo nel set-
tembre 1915, nonostante avesse portato all’affondamento di 370
navi (per 750.000 t.), contro la perdita di 11 U-Boote. Ripresa
per altri due brevi periodi nel 1916, e sospesa sempre per le mi-
nacce americane, la guerra subacquea divenne totale a partire
dal 1° febbraio 1917, quando la Ger-
mania, impiegando 150 sommergi- SAPE
SA PERN
PE RNE DI PPIÙ IÙ
bili, sfidò apertamente gli Stati Uni- Uomini sul fondo, Giorgio
ti (entrati in guerra due mesi dopo) Giorgerini (Mondadori). r Storia
arrivando quasi a bloccare il traffico delle battaglie sul mare,
G. Da Frè (Odoya). r Storia dei
marittimo inglese. $
SCALA

sommergibili, A. Hezlet (Odoya).


Giuliano Da Frè

37
LA GRANDE GUERRA 1915
IL RA
AID DI AISO
OVIIZZ
ZA

CON LO
O SVILUP PPO DE
EL ME
EZZO AERREO, NE
EL ’115
LA LOT
T TA SI SP
POSTA ANCHHE FR
R A LE
E NUV
VOLE E

CIELI
opo i primi utilizzi in Libia nel 1911 da parte degli
italiani, l’aereo divenne un mezzo bellico a tutti gli
effetti. All’inizio della Grande guerra fu utilizzato da
tutti i belligeranti per lo più come ricognitore, per
allargare con la visione dall’alto i compiti normalmente affida-
ti, a terra, alla cavalleria. In seguito si passò a utilizzarlo anche
per bombardare o per colpire altri aerei. E questo segnò la na-
scita dell’aviazione da caccia.
Nel 1915 le macchine erano ancora fragili, sperimentali, qua-
si degli aquiloni. I piloti manovravano alettoni e timoni con una
barra a volantino e una pedaliera, come negli aerei moderni, ma
con strumenti spartani: contagiri, manometro del carburante,
manette dei motori e bussola. Si pilotava più “sentendo” le vi-
brazioni che guardando le lancette. E agli aviatori di cent’an-
ni fa, senza paracadute, intirizziti e imbacuccati in pellicciotto,
sciarpa e occhialoni, in cabine aperte col vento in faccia, ci vo-
leva un bel coraggio per arrampicarsi a 2.000 metri aggrappati
a un groviglio di stoffa, cavi e stecche di legno. Scarne istruzio-
ni tecniche erano frammiste all’istinto.
Per far decollare il Caproni Ca.300 HP , fiore al’occhiello del-
la nostra tecnologia, per esempio, si accendevano i motori con
una miscela benzina-olio, per non grippare i cilindri a secco.
Aperto poi il rubinetto della benzina normale, si scaldavano i
motori tenendo fermo l’aereo con picchetti o con una trentina
di uomini che lo afferravano per ali e coda, essendo le ruote pri-
ve di freni! Prima di accelerare si metteva il muso controvento,
poi, con i motori a pieno regime, si liberava il velivolo. Se tutto
filava liscio, questo si staccava da terra in soli 150 metri di cor-
sa. Dati i bassi margini di potenza, le istruzioni andavano segui-
te alla lettera per non schiantarsi.
. L’Italia entrò nella Prima guerra mondiale con
I 
un’aviazione impreparata che almeno inizialmente subì l’inizia-
tiva austro-ungarica. Quasi tutti i velivoli usati erano prodotti
su licenza straniera, se non addirittura copiati dal nemico. Fa-
cevano eccezione i bombardieri pesanti progettati dal trentino
Gianni Caproni, che cominciarono dal 20 agosto 1915 le mis-
sioni d’attacco contro le basi nemiche oltre l’Isonzo. Aperte le
ostilità fra Italia e Austria-Ungheria, già il 24 maggio 1915 due
aerei austriaci si avventurarono su Venezia sganciando 15 bom-

Ca.300 HP Era il prototipo dell’aereo italiano che si distinse nella Grande guerra, il Ca.32, un bipla-
no da bombardamento dell’azienda aeronautica fondata da Giovanni Battista “Gianni” Caproni.

38
LE AQUILE
ITALIANE
Primo piano di un
bombardiere Caproni
300 HP della prima
serie produttiva,
l’esemplare matricola
Ca.488. Oltre alla
mitragliatrice
brandeggiabile
a prua, si notano
alcune bombe
M. MOLTENI

agganciate alla
rastrelliera ventrale.

39
OBIETTIVO
A FUOCO
A fianco, bomba
di grosso calibro
sganciabile dai
Caproni (erano
trattenute da
ganasce aperte da
un meccanismo
con una leva);
sostituì i primi
ordigni di pochi kg
che venivano buttati
a mano. A sin., alla
ricognizione visiva,
fu abbinata anche
l’aerofotografia, per
studiare le posizioni
del nemico.
SIERRA

NEL ’17 ENT


TRA IN AZIO
ONE
E IL PRIM
MO
RICO
O GNITOORE ARMM AT
TO ITALIANNO
Monza, copie di Aviatik nemici. Italiano era però il progetto
M. MOLTENI (2)

di un bombardiere trimotore, il Caproni 300 HP, disegnato da


Gianni Caproni sulle teorie del colonnello Giulio Douhet circa
un “aereo da battaglia”. Colosso da 22 metri d’apertura alare, 11
metri di lunghezza e tre motori Fiat a 6 cilindri da 100 cavalli
l’uno, aveva nome “300 HP” per la potenza totale. Due motori
sulle ali a eliche trattive, il terzo spingente fra le code gemelle,
l’aereo portava 450 kg di bombe e benzina per 600 km a una ve-
locità di 115 km/h. Pesava 3.000 kg, grazie a una struttura leg-
gera. Nelle ali uno scheletro in legni selezionati d’abete, piop-
po e frassino, nella carlinga tubicini d’acciaio misti a noce, tut-
to rivestito da tela verniciata.
Il prototipo del bombardiere Caproni aveva volato già il 6 ot-
tobre 1914, ma per le titubanze dello Stato Maggiore al mag-
gio 1915 ancora nessun Ca.300 HP era operativo. Sulle oc-
casioni perdute scrisse il colonnello Douhet: “Avremmo po-
tuto lanciare il giorno stesso della dichiarazione di guerra un
bette sull’Arsenale, pochi i danni. L’Italia, prima nazione a usa- gruppo di squadriglie Caproni sul castello di Schönbrunn”.
re aerei militari nella guerra di Libia del 1911, era stata supera- E Cadorna, nelle sue memorie: “Abbiamo dovuto entrare in
ta. Gli 89 velivoli del Regio Esercito e i 29 idrovolanti della Re- guerra in condizioni assai infelici sotto il punto di vista aero-
gia Marina erano quasi tutti di origine francese, come i bipla- nautico, di fronte a un nemico meglio fornito di apparecchi,
ni Caudron e Farman o i monoplani Bleriot, che osservavano e tale differenza non poté essere che in parte compensata dal
le trincee nemiche e dirigevano il tiro d’artiglieria. C’erano poi grande ardimento dei nostri aviatori. Solo più tardi fu pos-
tre dirigibili dell’Esercito e tre della Marina, per raid sporadici.
P  . Le squadriglie austriache si spinsero su- NASCONO LE SQUADRIGLIE
bito in profondità nell’entroterra italiano. Biplani Aviatik furo- Sotto, l’idrovolante austro-ungarico
no avvistati su Udine, sede del Comando supremo del genera- Lohner L. A sinistra, in alto, ricognitori
le Luigi Cadorna, nonché su Verona e Brescia. Più a sud, idro- Farman MF.11 della 4° Squadriglia,
distaccata nel 1915 a Padova, poi
volanti Lohner violavano Cervia, Ancona, Bari. L’antiaerea era trasferita in zona d’operazioni
improvvisata, la caccia inesistente. Ma la notte dal 27 al 28 mag- ad Aviano, in Friuli.
gio l’idro Lohner dei tenenti Willi Bachich e Wenzel Woschik
ammarò in avaria a Porto Corsini, foci del Po. Una ronda della
Guardia di finanza catturò i piloti. L’aereo finì bottino alla fab-
brica aeronautica Macchi di Varese, che lo copiò come “Mac-
chi L.1”. Intanto arrivavano ai piloti italiani ricognitori Voisin
a elica spingente fra le travi di coda, costruiti su licenza fran-
cese dalla SIT di Torino. Stranieri pure gli aerei della SAML di

Macchi Oggi Alenia Aermacchi (Finmeccanica), nata nel 1913 da un accordo con la francese Nieu-
SIERRA

port, nel 1915 fu incaricata dalla stessa Marina di copiare il progetto del Lohner catturato intatto.

40
BATTAGLIA AEREA L’ATTACCO
I piloti da caccia
Un Caproni Ca.33, diretto successore del attaccavano gli
Ca.300 HP, sostiene uno scontro con un aerei nemici
caccia austro-ungarico Albatros, una scena tenendosi con il
frequente dopo il 1916. sole alle spalle,
per ostacolare
l’avvistamento
da parte
dell’avversario.
Dopo un
passaggio
sparando a
raffica, ci si
allontanava per
un largo giro e un
nuovo attacco.

I MITRAGLIERI
Mentre i piloti cercano
di mantenere la rotta LE ALI
verso l’obiettivo Erano fatte con longheroni in
da bombardare, il legni di pioppo e abete, mentre
mitragliere di prua i supporti fra ala superiore
e quello dorsale si e inferiore erano in frassino.
prodigano alle armi Alcune parti erano fissate
L. CRISTINI

brandeggiabili (cioè con la colla, altre con spinette


orientabili sull’obiettivo). d’acciaio.

sibile dare alla nostra aviazione lo sviluppo che era richiesto


dalle necessità della guerra. Ma intanto, e per tutto il 1915,
le nostre condizioni rispetto al nemico furono molto difficili”.
Il 16 luglio Gianni Caproni andò a Udine a parlare con Cador-
na. A rilento, si muoveva qualcosa. I primi tre Ca.300 HP furono
distaccati come “Sezione Biplani Caproni” presso la 21a squa-
driglia sul campo di La Comina, fuori Pordenone. Li comanda-
va il capitano Luigi Bailo. Cadorna ordinò di attaccare il campo
d’aviazione austro-ungarico di Aisovizza, già colpito da inadat-
ti Farman. Oggi è chiamata Ajsovica, in Slovenia. Il 19 agosto si
IL PILOTA
ITALIANO prepararono due Caproni che sotto il ventre portavano “grana-
Sotto al giaccone te-torpedini” di due tipi, da 26 kg o 15 kg l’una.
in pelle foderata A  . L’aereo capoformazione era pilo-
 
d’agnello gli tato da Bailo e dal capitano Carlo Graziani, con osservatore il
aviatori portavano maggiore Alfredo Barbieri. Sull’aereo gemello, i piloti tenente
la normale divisa
grigioverde dell’arma Ercole Ercole e sottotenente Giulio Laureati, più l’osservatore
di provenienza, capitano Pico Teodato Cavalieri. Per difesa, ogni Caproni aveva
in questo caso da una mitragliatrice Revelli calibro 6,5 mm brandeggiabile dall’os-
ufficiale di cavalleria. servatore a prua. I piloti avevano pistole Mauser con 5 carica-
Il casco è del modello tori. L’assenza nel primo anno di guerra di una vera aviazione
Roold, di produzione
francese. Mancava
ancora il paracadute Pistole Mauser All’inizio gli aerei non avevano alcun armamento. In Libia, nel 1911, gli italiani lan-
G. RAVA

d’ordinanza. ciarono granate da un velivolo nella loro prima azione di bombardamento aereo.

41
DEA/ANSA
E ill po
oetaa misee lee alli

G
abriele D’Annunzio (nella foto) com- per un proiettile di mitragliatrice antiaerea.
pì raid aerei già nel primo anno di L’Austria beffata mise sulla testa del poeta
guerra sulle irredente Trieste e Tren- una taglia di 20.000 corone.
to, tappe verso la sua più celebre impresa In volo su Vienna. Il 20 settembre D’An-
su Vienna del 1918. Il poeta abruzzese si ar- nunzio volò su Trento con un biplano
ruolò volontario a 52 anni. Non pilotava, ma Farman del Regio Esercito pilotato dal cap.
era osservatore; la qualifica ufficiale gli fu Ermanno Beltramo della 12° squadriglia.
concessa dopo il primo volo autorizzato dal Partiti da Asiago, si alzarono a 3.200 metri
governo. Il Vate entrò in azione il 7 agosto per superare le Alpi. Una coltre nuvolosa
1915 su un idrovolante FBA della Regia Ma- rendeva cieca la contraerea austriaca di
rina pilotato dal tenente Giuseppe Miraglia. Monte Verena e l’aereo italiano poté ab-
Decollati da Venezia, diressero a bussola bassarsi su Trento lanciando altri proclami
fino all’irredenta Trieste e sganciarono irredentisti e rientrando incolume. Imbal-
una piccola bomba sul Molo della Sanità, danzito, già il 28 settembre 1915 scriveva
facendola scivolare da un tubo. D’Annunzio all’amico Annibale Teneroni: “Non dispero
gettò a mano 21 copie di un proclama che di volare su Vienna”. L’idea già c’era, ma
prometteva: “La bandiera d’Italia sarà pian- si realizzò dopo tre anni, quando furono
tata sul grande Arsenale e sul Colle di San disponibili nuovi aerei, gli Ansaldo a lunga
Giusto”. L’aereo soffrì solo un buco in coda autonomia.

CONTRAEREA
Sulle Alpi, nel 1916, soldati ungheresi

SIERRA
difendono le posizioni sul fronte italiano
con un fuoco di contraerea. A lato, il
brevetto da pilota militare italiano, istituito
con la circolare n. 339 del 1912.

LA GRA ANDDE NOVIITÀ


ARRRIVÒÒ NEEL ’18, QUANDOO
GLII AER
REI ITA
ALIA AN I
FUR
RONO O IM
MPIEG GATI IN
N
FORR MAAZIO
ONI M ASSIICCCE
da caccia rendeva però minimo il rischio di lotte con altri aerei.
Si sperimentava una macchina nuova, ancora imperfetta, oltre
la linea del fronte. La distanza non era molta, 80 km, ma pre-
occupava il comportamento bizzoso dei motori Fiat, che per la
casa di Torino rappresentavano i primi cimenti in campo ae-
ronautico. Quel motore era stato copiato dal tedesco Daimler.
D. All’alba del 20 agosto 1915 i trimotori decolla-
rono dalla base friulana. Alle 5:55 si alzò l’aeroplano di Bai-
lo, alle 6 quello di Ercole, rotta a Est. Si avvicinarono all’Ison-
zo da direzioni diverse, uno da Monfalcone, l’altro da Gori-
zia. Il trimotore di Bailo toccò i 2.800 metri di quota, quello
di Ercole non passò i 2.500. Su Aisovizza i bombardieri ita-
liani furono accolti da cannoni antiaerei, ma così impreci-
si che orbitarono incolumi piazzando gli ordigni nel perime-
tro. I Caproni volsero poi verso casa. Scavalcando la linea del
fronte avvistarono un pallone frenato Draken nemico. Con
le armi di bordo spararono colpi intimidatori, costringendo
gli austriaci a riportarlo a terra. Atterrò per primo a La Co-
mina l’aereo del tenente Ercole, dopo un tempo di volo di 140
BRIDGEMAN/ANSA

Pallone frenato Draken Per dirigere dall’alto il tiro dell’artiglieria tutti gli eserciti usavano, oltre
agli aerei, anche palloni aerostatici trattenuti da cavi e gonfiati a idrogeno.
I caavallierri deelll’arria

N
ella Grande guerra il mestiere del ke codificò le prime regole tattiche: tenere
pilota era da inventare, ma quasi il sole alle spalle, mai volare su traiettorie
subito si sviluppò un minimo di prevedibili per lunghi periodi, guardarsi
metodica. Molti aviatori militari, come sempre alle spalle. Sul fronte francese i
l’italiano Francesco Baracca e il tedesco duelli fra caccia monoposto erano comin-
Manfred von Richthofen, il famoso “Barone ciati già nel ’15, ma sul fronte italiano si
Rosso”, provenivano dall’arma della caval- affermarono l’anno dopo. Proprio Baracca
leria e tale esperienza li aiutò a inventare ottenne la prima vittoria di un cacciatore
le prime manovre di combattimento aereo italiano il 7 aprile 1916 abbattendo un
con predilezione per l’aggiramento e l’ag- aereo austriaco vicino a Udine. Lo centrò
guato, anche sfruttando le nuvole come dopo essersi avvicinato a soli 50 metri
copertura, per avvicinarsi di soppiatto. dietro di lui, tenendosi al coperto sotto la
Volare in tondo. In aria, però, si mano- sua coda per evitare le raffiche difensive
vrava anche in senso verticale. Il famoso sparate all’indietro dal secondo uomo d’e-
“looping” o “cerchio della morte” fu ese- quipaggio e sbucando infine all’improvvi-
guito per primo dal russo Piotr Nesterov. so. Molto si lasciava ancora al caso, anche
Nel 1915 il pilota tedesco Max Immelmann perché gli aerei non imbarcavano apparati
creò la ben nota “virata Immelmann”, poi radio per coordinarsi con precisione, ma la
imitata da tutti. Il suo amico Oswald Boelc- tattica stava maturando in fretta.

SAPE
SA PERN
PE RNE DI PPIÙ

Un secolo di battaglie aeree,
di Mirko Molteni (Odoya).
La lunga evoluzione della guerra
aerea nel ’900.
L’aviazione italiana nella
Grande guerra, di B. Di Martino
(Mursia). La parabola delle nostre
squadriglie su Alpi e Adriatico.
I bombardieri Caproni nella
Grande guerra, di P. Miana (Mac-
chione). Analisi tecnica degli
IL CAVALLINO RAMPANTE aeroplani impiegati dall’Italia.
Francesco Baracca nel 1918 con il suo Nel segno del cavallino ram-
Spad VII. Sulla fusoliera l’emblema pante, mostra su Francesco
del cavallino rampante preso dallo Baracca, Museo dell’aeronautica
stemma araldico del suo reggimento, Caproni di Trento, fino al 12/5.
Piemonte Cavalleria.

minuti, tallonato dall’aereo del capitano Bailo, con 147 mi- me passeggero insieme al generale Carlo Porro su un Caproni.
nuti. I danni non furono molti, gli ordigni venivano sgancia- Dopo altre azioni in coppia, il 19 ottobre ecco la prima missio-
ti a occhio, senza precisione. In sé il raid non ebbe colpi di ne con tre aerei, ancora su Aisovizza. L’indomani l’aereo di Bai-
scena, ma poteva dirsi un successo. Era il debutto del primo lo e quello di Ercole si spartirono obiettivi distinti, colpendo la
bombardiere pesante italiano, il secondo al mondo. A prece- stazione ferroviaria di Castagnevizza e le postazioni di Nabre-
dere i Caproni erano stati aeroplani della Russia zarista, ma sina. Sopra la ferrovia, uno Shrapnell schiantò la struttura dei
solo di pochi mesi. Il 15 febbraio 1915 era entrata in azione timoni di coda, ma con le sue doti di robustezza il Caproni tor-
la Eskadra Vozdusnich Korablei, cioè “Squadra Navi Volan- nò alla base. Le difese di Castagnevizza si riconfermarono pe-
ti”, del generale Mikhail Shidlovski, formata da quadrimoto- ricolose il 24 ottobre, quando l’aereo di Bailo fu danneggiato da
ri Ilya Muromez: 30 metri d’apertura alare e 17 di lunghezza. una granata che gli fece perdere il controllo. Il Caproni scivo-
Per ritorsione gli austriaci inviarono tre aerei su Udine. Get- lò a sinistra e precipitò per 400 metri prima che Bailo e Grazia-
tarono ordigni mirando alla stazione e a un impianto gasifero, ni riprendessero i comandi. Intanto, il Ca.300 HP dell’equipag-
ma coinvolsero case uccidendo cinque civili e tre carabinieri. gio Pellegrino-Marazzi-Agosti si imbattè in un Aviatik nemico
N  . Il 21 agosto 1915 scattò un secondo raid di due e cercò di mitragliarlo, ma quello fuggì. Lo stesso aereo, bom-
Caproni. Levatisi da La Comina, passarono su Doberdò, dove bardate il 29 ottobre postazioni d’artiglieria a S.Lucia-Monte
l’antiaerea li avvistò e sparò vani colpi. Sorvolata la valle del fiu- Kuk, avvistò un altro Aviatik e sparando con la Revelli lo fece
me Vipava, arrivarono su Aisovizza, s’abbassarono a 1.500 me- scappare. I duelli di caccia sarebbero arrivati solo nel 1916, con
tri e colpirono alcuni hangar descrivendo circuiti a “8” per di- assi come Francesco Baracca. Entro il 22 novembre 1915 erano
stribuire gli ordigni. Da terra l’artiglieria mirava un po’ meglio, nate ormai cinque squadriglie di Caproni: tre di base a La Co-
ma l’unico danno agli aerei italiani fu uno squarcio nella tela ala- mina, una ad Aviano e una a Verona. Erano ancora in “rodag-
re dell’aereo di Bailo, fatto da una granata Shrapnell. A Pordeno- gio” ma preannunciavano i successi mietuti dal 1916 al 1918. #
ne, Cadorna si complimentò con gli equipaggi e volle volare co- Mirko Molteni

43
LA GRANDE GUERRA 1915
LA 2A BAT
T TAG
GLIA
A DII YPRE
ES
ULLSTEIN/ALINARI

ENTRA DRAMMAATICAMENTE IN SCCENA UNA NUOV VA ARMA:


FRONTE OCCIDE
ENTALE. IN BELGIO I TEDESCHI MO
OSTRANO

IL NEMICO
GETTY IMAGES (2)
STERMINATI
Sopra, zuavi francesi uccisi dal gas a
Ypres il 22 aprile 1915. A sinistra, in quella
primavera, i soldati tedeschi in trincea sul fronte
occidentale con le prime rudimentali maschere.

IL LET
TALE CLO
ORO
O VIENE IMPPIEGATO SU LARGA SCALA SUL
AL MOONDO IL PRIIMO USO EF
FFICACE DEI GAS

È NELL’ARIA
IL TERRENO
La Hill (collina) 60, emblematica del paesaggio
vicino a Ypres. Fortemente contesa tra britannici
e tedeschi, fu una delle zone dove vennero
impiegati i gas di cloro. Era incominciata l’era
della guerra chimica.

45
TUTTI
COLLEGATI
Soldati tedeschi
preparano i cavi dei
lanciatori di gas,
interrati fuori dalla
trincea. Arrivarono
a essere centinaia
collegati insieme.

Lo scienziato
maledetto

F
ritz Haber (1868-1934, sopra) era
un valente chimico tedesco che
nel 1909 era riuscito a sintetizzare
l’ammoniaca (di non facile estrazione)
per produrre fertilizzanti sintetici per
l’agricoltura. Considerando doveroso
aiutare la Patria, scoppiata la guerra
applicò le sue ricerche al campo degli
armamenti per studiare nuovi esplosivi
e armi chimiche, convinto assertore
presso i comandi tedeschi che tali armi
letali potevano accelerare il corso della
guerra e risparmiare vite. Pare abbia
supervisionato di persona l’attacco col
gas cloro del 22 aprile 1915; di sicuro
commentò i 5.000 morti così: “La pros-
sima volta usatene di più”. La moglie e
collega si suicidò per il rimorso. Haber
sviluppò poi altri gas come il fosgene e
la famigerata iprite.
Antesignano. Nel 1919, con grandi
polemiche, fu insignito del Nobel per
SIERRA (2)

le sue scoperte anteguerra. Fu poi lui,


DUE DIVISIONI FRA
ANCEESI F URO
ONO PRE ESE
E ebreo, a mettere a punto in una ricerca
sui pesticidi il micidiale zyklon B su ba-
DAL PANICO E L ASC
CIAR
RON NO IL
L CAM
MPO O se di acido cianidrico, usato in seguito
dai nazisti nelle camere a gas.
LIBER
RO ALL
L A PE
ENET
TRAZZ IO
ONE TEDDESSCA
A
ll’inizio del 1915, gli eserciti tedesco e francese sul tempo si diffonde il panico: ovunque ci sono soldati naziona-
fronte orientale si equivalevano per coraggio e pe- li e di colore che, gettati i fucili, fuggono disordinatamente, si
rizia; quanto ad armamenti, se i primi avevano fu- contorcono per terra cercando di respirare, si sbottonano le di-
cili e cannoni di grosso calibro migliori, i secondi vise, implorano acqua. Zuavi, fanti, artiglieri fuggono dal fron-
contavano su una delle più versatili bocche da fuoco del con- te tossendo, con gli occhi strabuzzati, sputando sangue. In po-
flitto per l’appoggio alla fanteria: il cannone da 75 mm a tiro ra- co tempo nessuna arma spara più e quasi cinquemila uomini
pido. Il labile equilibrio tra le forze si sarebbe spezzato in apri- agonizzano a terra. Due ore dopo i tedeschi del generale von
le nella zona a nord della cittadina di Ypres, in Belgio, dove nel Falkenhayn occupano le trincee nemiche attraverso il profon-
1914 erano stati fermati i tedeschi in una sanguinosa battaglia do varco di oltre sei chilometri, lasciato libero dai francesi col-
e dov’erano ora attestate l’87a divisione territoriale francese e piti da questa nuova terribile arma: il gas asfissiante.
la 45a formata da truppe coloniali algerine. Così inizia la seconda battaglia di Ypres, che verrà ricordata per
. Sono circa le 17 quando un pilota inglese in volo
L  il primo utilizzo efficace dei gas accanto alle armi convenziona-
di ricognizione, il capitano Strange, vede una insolita nube ver- li. I tedeschi hanno usato una nube di cloro . Per la Francia è una
de-giallognola che si muove lentamente verso le linee francesi. botta inaspettata: con l’uso di questa nuova arma all’indomani del
La nuvola è pesante, sembra attaccata al terreno e pare quasi 22 aprile la sconfitta sembra inevitabile.
rotolare. Anche dalle trincee francesi si vede avanzare questo I . . In realtà non era la prima volta che si usava-
nugolo che si ingrossa a dismisura e copre sempre più terreno. no componenti chimici: nell’ottobre 1914 avevano iniziato pro-
Pensando a una cortina fumogena che maschera un attacco, i Erich von Falkenhayn (1861-1922) Fu uno dei migliori comandanti tedeschi della Grande guerra.
poilus si dispongono a respingerlo alla baionetta, ma in poco Emblema del generale prussiano dotato di grandi competenze politiche e militari, all’inizio della
guerra era capo di Stato maggiore. Nel 1916, però, dopo il fallimento di Verdun fu sostituito dal
Poilus Letteralmente “i pelosi”: era un termine informale con cui venivano chiamati i fanti francesi feldmaresciallo Hindenburg, che aveva assunto la guida militare di tutte le forze del Reich.
sin dall’epoca napoleonica ed evocava l’immagine del tipico soldato di estrazione contadina, roz-
zo, spesso baffuto e barbuto. Divenne poi molto popolare nella trincee della Grande guerra, dove Cloro Elemento chimico dalle proprietà soffocanti e tossiche, che a contatto con le mucose umide
necessariamente la cura della persona lasciava un po’ a desiderare. forma acido cloridrico, fortemente caustico.

46
Poelcappelle N

Langemark O E

Ca
nal
e
Stroo
Pilckem Keerselaere mbee
k Passchendaele

St
ee
nb
Boesinghe

ee
k
Haanebeek
St. Julien
Elverdinghe

Zonnebeke
Wieltje Zonnebeke
Brielen
Frezenberg
Verlorenhoek
St. Jean

Potijze
Vlamertinghe

YPRES

Linea britannica Hooge Becelaere

Divisione “A” britannica


Linea francese
Linea canadese
P. GHISALBERTI

Corpi di cavalleria britannici


0 1
Area conquistata dai tedeschi col gas il 22 aprile
Km

LA SECONDA BATTAGLIA
DI YPRES Le 5 battaglie

L
a città belga di Ieper (Ypres, in francese)
22 aprilele 1915: alle ore 17 circa i tedeschi scatenano la nelle Fiandre Occidentali, durante la Gran-
prima offensiva del 1915 sul fronte occidentale, lanciando tra de guerra importante nodo ferroviario del
Bixschoote e Langemark, a nord di Ypres, un attacco con gas fronte, fu teatro di ben 5 battaglie, in una sorta
a base di cloro. Attorno alle 20 i tedeschi sono penetrati di sanguinosa pièce teatrale in più atti.
di oltre 3 chilometri nel varco francese, ma inglesi e La prima (ottobre-novembre 1914) vide la
canadesi riescono a creare una barriera difensiva. corsa tedesca verso il mare arrestarsi davanti
23 aprilele: contrattacchi alleati, seppur limitati, a inglesi e francesi. Un ulteriore attacco fu
tengono i tedeschi impegnati. fermato con grandi perdite da entrambe le
24 aprilile: nuovo attacco con i gas stavolta parti; da quel momento iniziò la guerra di
contro i canadesi che però non cedono posizione.
le posizioni. La terza, detta anche Battaglia di Passchenda-
ele, fu la più aspra: tra luglio e novembre 1917
25 apri
rile: la 2a armata britannica inglesi e tedeschi si scontrarono a più riprese
non riesce a mantenere le posizioni all’infinito. per conquistare pochi chilometri di fronte; il
G. RAVA

27 aprilile: il generale sir Horace Smith Dorren suggerisce 12 luglio fu utilizzato per la prima volta il gas
un arretramento di 4 km, ma per questo viene destituito e che sarebbe diventato noto come iprite. Il
sostituito dal generale sir Herbert Plumer. campo di battaglia divenne un desolato mare
1 maggggio: Plumer, che ribadisce l’idea di arretrare (stavolta di fango e buche; la bolgia infernale, che fece
accettata), inizia il ripiegamento. 500.000 vittime, si fermò il 6 novembre quan-
do unità canadesi, sotto il diluvio, conquista-
2-3 magg ggio: La BEF (British Expeditionary Force) si ritira
rono la frazione di Passchendaele, ormai in ro-
contrastando i tedeschi.
vina. Le ultime due battaglie si combatterono
4-25 mag aggio: gli attacchi tedeschi sulle nuove posizioni nell’aprile e nel settembre-ottobre del 1918.
alleate si susseguono (particolarmente violenti tra l’8 e il 14
maggio sull’altura di Frenzenberg).
25 magaggio 1915 15: fine della battaglia. Il vantaggio tedesco IL POILU FRANCESE
è quasi insignificante in termini di terreno. Gli alleati hanno Nell’aprile 1915 era vestito con la divisa in
perso circa 60.000 uomini e i tedeschi tra 35 e 47.000 (a panno colore bleu horizon, ma ancora non
seconda delle fonti). aveva l’elmetto, che apparirà di lì a poco.

47
San Michele, la Ypres italiana

È
l’alba del 29 giu- no a indossare le ma- penetrano nelle trincee
gno 1916 quando schere; molti, sorpresi e finiscono i moribondi
le trincee italiane nel sonno, non si risve- uccidendoli barba-
del Monte San Michele, glieranno. A colpire, ol- ramente con mazze
sul Carso, dove sono in tre ai vapori di cloro, è il ferrate dalle punte
linea i fanti delle briga- terribile fosgene, letale acuminate; non vale
te “Pisa” e “Regina”, ven- gas soffocante contro neppur la pena di spre-
gono investite da una il quale servono a poco care munizioni. I nemici
nube di gas lanciata anche le rudimentali saranno poi respinti,
con apposite bombole maschere in dotazione, ma in questo primo
dai nemici ungheresi poco più che garze. attacco con i gas sul
che le fronteggiano. Finiti. Gli ungheresi, fronte italiano caddero
”Gas, gas!”: nonostante coi volti coperti dalle quasi 7.000 uomini, di
l’avvertimento delle maschere in guttaperca cui 2.000 circa passati
sentinelle pochi riesco- (un tipo di gomma), dal sonno alla morte.
SIERRA

Fante italiano gassato in una trincea del San Michele.

DOPO YPRES ENTTRAMBBE LE PARTI SVIL


LUPPA
ARON
NO GA
AS
R A PIÙ LET
ANCOR TALI
prio i francesi (in barba alla Convenzione dell’Aja ), con un limi-
tato uso di proiettili d’artiglieria carichi di gas lacrimogeni. Una
grave imprudenza la loro, essendo la Germania il massimo pro-
duttore di prodotti chimici. Gli stessi tedeschi li avevano impie-
gati nel gennaio 1915 contro i russi, ma il freddo aveva impedi-
to la vaporizzazione dei componenti.
L’ . Anche a Ypres l’uso è ridotto perché il co-

mando tedesco lo ritiene ancora un esperimento e non ha gran- DEMONI
de fiducia in queste armi, dipendenti dal vento e dunque diffi-
TEDESCHI
“Diavoleria, il tuo
cilmente controllabili. È un bene per gli alleati, perché non sono nome è Germania!”,
previste grandi riserve da lanciare nel varco aperto tra i france- scrivono i giornali
si. I tedeschi, avanzati solo tre chilometri, una volta raggiunto britannici nel
il loro stesso gas si arresteranno, anche per la paura di cader- maggio 1915,
pubblicando le
ne a loro volta vittime. foto dalle trincee
Il comandante della 2a armata inglese, Smith-Dorrien, belghe. A lato,
riesce a tamponare le falle creando una barrie- RASTO
uno Small Box
ra difensiva con la 1a divisione canadese , Respirator per la
OCK / CONT

schierata a est, che tiene impegnati i ne- protezione dai


gas, introdotto dai
mici pure il giorno successivo. Il 24 an-
AGE FOTOST

britannici nel 1916.


che i canadesi sono attaccati con i gas,
ma usando fazzoletti e stracci imbevu-
ti di acqua e urina riescono a far fronte al di Smith-Dorrien, che French è costretto
cloro e restano sulle loro posizioni. Perdono ad accettare: i primi di maggio gli alleati ri-
circa 7.000 uomini, ma resistono tenacemente piegano su una linea poco a est di Boesinghe,
SIERRA

evitando il collasso di tutto il fronte. sfruttando per la difesa anche un largo canale.
Sotto continui attacchi, il saliente di Ypres, ampio 16 Sulle nuove posizioni i tedeschi, senza più usare i gas,
km, il giorno 25 è ridotto a soli 5, battuti in continuazio- premono con tutte le armi convenzionali in dotazione fino
ne dalla preponderante artiglieria tedesca. È chiaro che non al 25 maggio, quando desistono senza essere riusciti a sfondare.
si può resistere oltre e Smith-Dorrien propone un ripiegamen- Nonostante le grandi polemiche internazionali seguite all’uso
to di circa 4 km su posizioni migliori, ma il generale French lo del gas, a Ypres i tedeschi dimostrano la valenza tattica di que-
destituisce e mette al suo posto il generale Plumer. Questi, con- ste nuove terribili armi, però sprecano, con un’offensiva limita-
statata la situazione, non fa altro che seguire alla lettera il piano ta, l’opportunità di utilizzarle in modo strategico più massiccio
travolgendo il fronte. Ma ormai la guerra è cambiata ed è inizia-
Convenzione dell’Aja Le due Convenzioni dell’Aja (1899 e 1907) furono tra i primi tentativi di for- ta l’era delle armi chimiche. L’industria chimica svilupperà so-
malizzare leggi per i tempi di guerra e definire il concetto di crimine di guerra all’interno del diritto
internazionale. Riguardo alla guerra chimica le parti si impegnavano “a non usare proiettili il cui
stanze sempre più tossiche, capaci di inabilitare o di uccidere
unico scopo è quello di spandere gas asfissianti o deleteri”. In particolare l’impiego di “veleni o armi quasi all’istante.
avvelenate” e di “armi, proiettili o sostanze capaci di provocare dolori superflui”.
French John Denton Pinkstone French (1852-1925), primo conte di Ypres, fu un generale britanni-
1a divisione canadese Dopo la dichiarazione di guerra britannica del 1914, il Canada offrì un con- co. Brillante comandante di cavalleria, nell’agosto 1914 ottenne il comando della BEF (British Expe-
tingente di 25.000 uomini. A febbraio del 1915 combatteva già in Francia la 1a divisione. La CEF (Ca- ditionary Force). In disaccordo con altri comandanti, la dispiegò in Belgio e ne rimase al comando
nadian Expeditionary Force) arrivò nel 1918 a contare 4 divisioni più i supporti (500.000 uomini). nel periodo in cui iniziò la guerra di trincea. Nel dicembre 1915 fu sostituito da sir Douglas Haig.

48
IL TRIBUTO
Attacco con i gas visto
da un aereo: la fanteria
segue a breve distanza
la nube tossica per
sorprendere il nemico.
Sotto, il Canadian
Memorial a Saint-
Julien (Ypres). Duemila
su 18.000 canadesi
morirono tra il 22 e il
24 aprile, riuscendo a
mantenere le posizioni
nonostante i ripetuti
attacchi col gas.
ULLSTEIN/ALINARI

L  . . Fu subito chiaro che, di pari passo con l’ap-


parire di queste armi, l’esperienza e l’addestramento dei solda- L’iprite
ti dovevano essere supportati anche da nuovi mezzi di difesa

Y
pres dà il nome an-
e furono approntate le prime protezioni antigas: inizialmente che a uno dei gas
semplici tamponi di più strati di garza e poi vere e proprie ma- più terribili impie-
schere nelle quali l’aria contaminata passava attraverso apposi- gati nel conflitto: l’iprite, detto anche
ti filtri prima di essere respirata. Ne esistevano di svariati tipi, “gas mostarda” per il suo caratteristico
odore di senape. Impiegato dai tedeschi
sia per uomini sia per gli animali presenti sui campi di battaglia, nel luglio 1917, è un vescicante di grande
ma era difficile disporre di maschere e filtri capaci di annullare potenza a base di tioetere di cloroetano:
tutti i diversi agenti chimici, tanto più non sapendo quali il ne- 0,15 mg per lt/aria sono letali in 10 minuti.
mico avrebbe usato. In questa spirale di offesa-difesa apparvero Liposolubile, entra nella pelle aprendo
nuovi gas sempre più aggressivi come il fosgene, un soffocante, piaghe devastanti e provocando gravissimi
danni anche all’apparato respiratorio. È sub-
o l’iprite, terribile vescicante. Fu proprio questa, usata negli ul- dolo, perché non fa male al contatto, e for-
timi due anni di guerra, a causare la maggior parte delle vittime temente penetrante: passa anche attraverso
con armi chimiche. I tedeschi ne erano i principali produttori tessuti, cuoio e gomma. L’elevata persisten-
e utilizzatori: nel 1918 il 50% dei proiettili delle artiglierie tede- za e stabilità nell’aria e le gravi lesioni che
sche era caricato con Gelbkreuzkampfstoff (materiale da com- provoca lo rendono da subito innovativo.
Conseguenze. Il 12 luglio gli inglesi, col-
battimento a croce gialla), come i tedeschi definivano l’iprite. piti da migliaia di proiettili con questo
Furono studiati anche metodi sempre più facili e sicuri per gas, perdono circa 3.000 uomini. Quelli
spargere i gas: dai proietti d’artiglieria a bombole con asperso- colpiti agli occhi diventano ciechi
ri, fino ai proiettori Livens ideati dagli inglesi e poi adottati an- in pochi minuti, altri sono mu-
che dal nemico, da usarsi in vere e proprie “batterie” con cen- tilati dalle piaghe o muoiono
dopo che i vapori, entrati nel
tinaia di pezzi. Ma neanche le armi chimiche di distruzione di circolo sanguigno, distruggono
massa salveranno gli Imperi centrali dal tracollo. ! i globuli rossi.
Stefano Rossi
SAPE
SA PERN
PE RNEE DI PPIÙ

Livens Inventati dal capitano del genio inglese William H. Livens, erano tubi di lancio da 18 cm Le battaglie di Ypres, Alessandro
interrati con inclinazione di 45°, con accensione elettrica che dava l’impulso per lo scoppio. Per il Gualtieri (Mattioli 1885 Ed.). Come le nuove
lancio simultaneo delle bombole di gas se ne potevano interrare parecchie centinaia, collegati tut-
ti tra loro sempre elettricamente. Le batterie Livens potevano lanciare alte concentrazioni di gas a
tecnologie entrano in campo sterminando
grandi distanze e furono subito copiate dai tedeschi, con i Gaswurfminen. un quarto di milione di soldati.
GETTY IMAGES
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LA GRANDE GUERRA 1915
L’OFF
FENSIVA DI GOR
RLIC
CE--TA
ARN
NÓW

IN TRINCEA
Fanteria tedesca in
trincea sul fronte
orientale agli inizi
del 1915. Dopo fasi
alterne, la grande
offensiva di Gorlice-
Tarnów ricacciò le
truppe russe da tutti
i territori conquistati
l’anno prima.
A destra, il generale
tedesco August
von Mackensen,
comandante dell’11a
armata, qui in divisa
del Leib-Husaren-
Regiment, gli “ussari
della morte”.
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RTIREE DAL
LL A MAAGGIOORE OP PERAZ
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INIZIIÒ A USARE L’ART
TIGLIIERIA IN
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POGGGIO
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UPP PE

SUL FRONTE
ORIENTALE in dall’inizio della guerra, per gli Imperi centrali era
chiaro che il fronte principale sarebbe stato quello oc-
non aveva più scelta: doveva puntellare le fragili posizioni
dell’alleato e modificare la strategia con cui gli Imperi centra-
cidentale, dove le forze francesi e quelle del BEF (Bri- li avevano intrapreso e condotto la guerra per tutto il 1914. Si
tish Expeditionary Force) erano reputate avversari ben trattava di una decisione gravida di conseguenze, che impli-
più temibili dei russi. Quello orientale era giudicato dal capo cava una dispersione di forze e un automatico prolungamen-
di Stato Maggiore tedesco, il generale von Falkenhayn , di pu- to del conflitto, e si capisce come il comandante supremo te-
ro contenimento. Non era così, tuttavia, per il suo omologo au- desco abbia a lungo esitato a prenderla.
striaco, Conrad von Hötzendorf, né per i due responsabili del Ma in guerra, spesso, la politica e le rivalità personali preval-
settore, von Hindenburg e il suo capo di Stato Maggiore von gono sulle necessità puramente militari, e il capo di Stato Mag-
Ludendorff: costoro avevano invece buoni motivi per preme- giore tedesco non intendeva semplicemente darla vinta a Hin-
re affinché sul fronte orientale si compissero sforzi maggiori. denburg. Destinò pertanto otto divisioni di rinforzo alla costi-
All’inizio del 1915 si arrivò a una soluzione di compromes- tuzione di una nuova armata, la 11a, che combinò con la 3a di
so: una doppia offensiva contro i russi, i tedeschi Boroevic e la 4a dell’arciduca Giuseppe Ferdinando, entrambe
a nord nella Prussia Orientale, e gli austriaci a austriache, sotto il comando indipendente di von Ma-
sud in Galizia, ma senza i rinforzi auspica- ckensen; pose così le operazioni e ben 300.000 uo-
ti dai comandanti, che Falkenhayn non mini sotto il controllo tedesco, ma non sot-
intendeva sottrarre al fronte occiden- to l’egida del duo Hindenburg/Luden-
tale. E andò come era prevedibile: i te- dorff. Il gruppo di armate Mackensen,
deschi ottennero un successo limitato schierato nella zona di Cracovia, dove-
nella seconda battaglia dei Laghi Ma- va sfruttare la superiorità numerica ot-
suri mentre, nel meridione, agli austria- tenuta sulla 3a armata russa del genera-
ci andò anche peggio. Conrad fallì nel suo le Dimitriev, costituita da 56.000 effettivi,
tentativo di avanzare attraverso i valichi per sfondare nel settore tra Gorlice e Tarnów.
dei Carpazi, dove i soldati non furono nep- G    . Anche i russi, d’altra
.
pure in grado di sparare per il gelo che bloc- parte, avevano le loro beghe interne. Dopo la
cava gli otturatori dei fucili, e in quello di libe- caduta di Przemyśl, infatti, pianificavano un’of-
rare dall’assedio la fortezza di Przemyśl in Gali- fensiva sul fronte meridionale, nei Carpazi, senza
zia, la cui guarnigione dovette arrendersi a mar- riuscire a mettersi d’accordo sulle modalità. Ciascu-
zo. Le operazioni austriache offrirono ai russi no dei due comandanti, Alekseev nel settore nord,
perfino la possibilità di un contrattacco, che pe- Ivanov in quello sud, considerava il proprio come
rò abortì a metà aprile per le alluvioni provocate dal il fronte principale, e quando la Stavka, il
gelo primaverile. quartier generale delle forze armate
Tuttavia, dall’inizio dell’anno gli austria- russe, guidato dal granduca Ni-
ci avevano perso ben 750.000 uomini tra cola , decise di concentrare gli
morti e feriti, e la prospettiva dell’entra- sforzi nel meridione, il primo
ta in guerra dell’Italia lasciava prevede- non ne volle sapere di privar-
re un imminente collasso dell’Austria- si di truppe a favore del se-
Ungheria. A quel punto, Falkenhayn condo. Questo era uno dei

Erich von Falkenhayn (1861-1922) Capo Granduca Nicola Romanov (1856-


di Stato Maggiore tedesco, sostenne la 1929), cugino dello zar Nicola II, era il
preminenza del fronte occidentale fino al comandante in capo dell’esercito russo,
massacro di Verdun (inizio del 1916), un incarico perso dopo Gorlice e la cosid-
fallimento che causò la sua sostituzione detta “Grande ritirata”, in seguito allo
con Hindenburg. sfondamento tedesco del fronte est.
SIERRA

53
IN LINEA
Artiglieria
tedesca sul
fronte orientale
nel 1915.

Che cosa cambia: il bombardamento preventivo

I
l 1914 moltiplica esponenzialmen- spinato ai crateri provocati dalle gra- Ma nei primi tempi la disponibilità di incidere sulle capacità di difesa dei
te il numero dei caduti durante nate. L’evidente sbilanciamento tra bocche da fuoco è insufficiente per russi solo perché le loro trincee sono
l’attacco a una posizione nemica. offesa e difesa (in pochi minuti pote- un bombardamento a tappeto e l’ar- molto semplici e lineari. Sul fronte
All’inizio della guerra, nel 1914, va essere annientato un battaglione tiglieria è spesso difettosa, con pro- occidentale ci vuole ben altro. Con
questa era ancora giocata sul movi- di un migliaio di uomini) suggerisce iettili che non esplodono; se anche il trascorrere del tempo le potenze
ULLSTEIN/GETTY IMAGES

mento. Solo dopo la Prima battaglia ai comandi di utilizzare l’artiglieria consente agli attaccanti di conqui- dell’Intesa e degli Imperi centrali si
di Ypres (ottobre-novembre 1914) le pesante per bombardare le posizioni stare la prima linea di trincee, spesso rendono sempre più conto dell’utili-
linee si impantanarono nelle trincee nemiche prima dell’attacco, dimi- non impedisce alle riserve dalle re- tà del bombardamento preventivo;
della guerra di logoramento, con i nuendo così le loro capacità di difesa. trovie nemiche di contrattaccare con gli inglesi iniziano il conflitto con 6
sistemi fortificati da filo spinato, con Nuova tattica. Nel corso del 1915, successo. Solo in seguito la potenza cannoni ogni 1.000 fanti e lo conclu-
la fanteria che andava all’attacco gli attacchi di fanteria iniziano per- del fuoco di sbarramento si estende dono con 13, i francesi passano da 4
senza alcuna protezione o copertura, tanto a essere preceduti dal fuoco anche alle linee di difesa successive, a 13, i tedeschi da 6 a 11.
contro avversari ben protetti e in costante e martellante di cannoni, incrementando le tecniche di fuoco Anche i tempi si incrementano di
grado di sparare 15 colpi al minuto obici e mortai per aprire vuoti tra i indiretto, ovvero su obiettivi al di là offensiva in offensiva: già nel 1916,
con i fucili, 600 con una mitragliatrice difensori nelle trincee, ma anche per della linea di visibilità. la Battaglia della Somme verrà
e 20 con un pezzo di artiglieria; oltre distruggere nidi di mitragliatrice e Il fuoco di sbarramento che intro- inaugurata dal fuoco di quasi 3.000
a questo, si avanzava su un terreno filo spinato, consentendo agli attac- duce l’Offensiva di Gorlice-Tarnów cannoni anglo-francesi per una setti-
pieno di ostacoli, dallo stesso filo canti di avanzare più speditamente. dura solo quattro ore, ma riesce a mana di fila.

GLI IMP
PERI CENTTRALI MISERO O IN CA
A MPO
O 334 CANN
NONII PESANTTI
CONTR RO I 4 RUSSSI, 1.272 CANN
NONI DA CA MPAG GNA
A CON
N TRO
O 6755
motivi per cui era fallita la controffensiva russa di aprile; ma sommato lo erano già più che a sufficienza. Poi toccò all’arti-
l’atteggiamento poco collaborativo del responsabile del fron- glieria, che il 1° maggio 1915, per quattro ore, riversò sulle po-
te settentrionale avrebbe pesato ancor di più in termini difen- sizioni nemiche un impressionante sbarramento di fuoco su
sivi, lasciando virtualmente sola la 3a armata a sostenere il pe- un fronte di 50 chilometri. In poche ore le inconsistenti trin-
so dell’attacco austro-tedesco. E come se non bastasse, i russi cee russe si ridussero a un ammasso di macerie, detriti e corpi
ignorarono il concentramento di forze nemiche nella zona di dilaniati. I difensori erano così a corto di munizioni che i loro
Cracovia per perseguire i loro piani offensivi nei Carpazi; Di- artiglieri vennero autorizzati a sparare non più di due colpi al
mitriev rinunciò quindi a incrementare le difese dei suoi uo- giorno per ciascuno dei 145 cannoni disponibili. I poveri fan-
mini, esponendoli di fatto al micidiale fuoco dell’enor- ti non avevano altra scelta che ritirarsi, ma neppure questo ga-
me parco artiglierie di Mackensen (v. riquadro nella rantì loro la salvezza: molti vennero raggiunti dagli Shrapnel
GETTY IMAGES

pagina di destra). dei cannoni da campo.


F  
    .. L’offensiva ini-
ziò con una serie di attacchi diversivi lungo tutto Shrapnel Proiettile di artiglieria progettato con funzioni antiuomo, formato da un’ogiva metallica
il fronte orientale per confondere i russi, che tutto contenente un gran numero di sferette annegate in esplosivo ad alto potenziale.

ASSEDIO
INUTILE
Batteria russa
nell’assedio della
fortezza austriaca
di Przemyśl (Galizia,
dall’autunno 1914 al
marzo 1915). I russi
la conquistano, per
abbandonarla però
a giugno, dopo lo
G.ALBERTINI (2)

sfondamento
austro-tedesco di
Gorlice-Tarnów.
GORLICE-TARNÓW
GOLFO
0 300 chilometri
19115
DI
RIGA N
Sproporzione di forze. All’i- La battaglia. Il bombar-
M A R nizio dell’offensiva Macken- damento a tappeto del 1°
RIGA sen comandava l’11a arma- maggio devastò le trincee
O E
B A L T I C O ta tedesca e controllava russe per un fronte di 50
D
v pure la 4a armata austriaca. km, costringendo i difen-
Libava S

in
A giugno prese il controllo sori a ripiegare e aprendo

a
della 2a armata austriaca e il giorno seguente la strada
DVINSK della neonata Bug-Armee all’attacco della fanteria
(dal nome del fiume Bug, austro-tedesca. In due
che scorre fra Ucraina e Po- giorni gli Imperi centrali
N j eme n
Kovno lonia), che fu formata dalle guadagnarono una fascia
L.Narocz
KÖNIGSBERG ceneri dell’Armata del Sud di 25 km di profondità, che
Vilna l’8 luglio del 1915, per con- si estese a 130 nell’arco di
DANZICA P R U S S I A Gumbinnen trastare la Russia sul fronte due settimane, sfondando
O R I E N TA L E orientale. Gli Imperi centrali il 14 le difese russe sul
Marienburg Lautern
asu
ri MINSK disponevano di 334 can- fiume San e penetrando
Allenstein hi M Augustovo
La g noni pesanti contri i 4 della in Galizia. Il 4 giugno gli
Hohenstein
Tannenberg Russia, di 1.272 cannoni da austro-tedeschi raggiun-
Bialystok campagna contro i 675 rus- sero Przemyśl e il 22 si
THORN si e di 95 mortai da trincea spinsero fino a Lemberg,
Vi
POSEN st o Bu contro nessuno. Secondo concludendo di fatto l’of-

A
la
g
PINSK lo storico scozzese Hew fensiva partita nel settore
VARSAVIA
BRESTLITOVSK Strachan si trattava «del di Gorlice-Tarnów.
Bzu

I
ra Paludi del concentramento di artiglie- La seconda fase. La de-
Pripjat
ria più massiccio mai visto bolezza delle difese russe
LODZ fino ad allora: un cannone
S
spinse gli austro-tedeschi
BRESLAVIA P O L O N I A pesante ogni 120 metri e
Kovel
a proseguire l’offensiva sul
Lubino
S un cannone da campagna fronte settentrionale in lu-
Lutsk ogni 41». glio. Il 7 i russi evacuarono
LE
N ida

SIA la riva sinistra della Vistola


la
U

o
st e nell’arco di un mese
Sa

Vi Jaroslav Brody
n

dovettero abbandonare
CRACOVIA Tarnów LEMBERG Bu
g
l’intera Polonia. Il 5 agosto
R

Gorlice
c

je Przemyśl
D un
a
GALI Tarnopol gli avversari entrarono a
ZIA Dn Varsavia.
jes
C tr
A Stanislav
R
Linea all’inizio dell’offensiva P
A
tedesca, maggio 1915 Z
I
Linea all’inizio della seconda fase, luglio 1915 Czernowitz
Linea al sopraggiungere dell’offensiva principale,
primi giorni del settembre 1915
P. GHISALBERTI

Pr

Direzione dei principali attacchi tedeschi


fu

ROMANIA

RUSSI E TEDESCHI
Sopra, un fante russo del 1915 e, a lato, un
fante prussiano con l’uniforme del 1914 e
l’elmo chiodato Pickelhaube. Fu sostituito
dallo Stahlhelm (l’elmetto d’acciaio usato
anche nella Seconda guerra mondiale) nel
1916, dopo uno studio sulle ferite alla testa
nella guerra di trincea. A sinistra, i russi con la
G. ALBERTINI (2)

mitragliatrice pesante PM M1910 su affusto


Sokolov, la loro versione della famosa Maxim.
SIERRA

Funzionava con raffreddamento ad acqua.

55
SIERRA (2)
ÜBER ALLES
A lato, fanti tedeschi appostati.
Il fucile è l’ottimo Mauser
Gewehr 98. Sopra, l’arciduca
Giuseppe Ferdinando
durante la guerra. Sotto,
Pickelhaube (elmo
chiodato) prussiano, in
feltro pressato. Il chiodo
poteva essere rimosso
in combattimento.
GETTY IMAGES

L’O
OFFEN
NSIVVA AUSTTROOTEEDESC CA
PROOVOCCÒ IL CR
ROLL LO DELLL’IINTTER
RO
FRONN TE RUSSSO E LA
A PE
ERD DIT
TA
DAPPRIIMA DE ELLA
A GALIZ Z IA
A, POII
DELLLA
A POLLONIA A
Il 2 maggio fu il turno dei soldati. I tedeschi, preceduti dai gas cuore della Galizia, a quella stessa Przemyśl perduta solo il 22
collaudati a Ypres, costituirono il cuneo, avanzando e spazzan- marzo, poco più di due mesi prima. Il 4 giugno la sua guarni-
do via la debole resistenza del nemico, mentre gli austriaci pro- gione fu costretta alla resa senza poter fare resistenza: ormai
teggevano loro i fianchi. In due giorni i russi furono costret- neppure l’entrata in guerra dell’Italia, avvenuta nella settimana
ti a retrocedere di 25 chilometri, e a poco valse il tentativo di precedente, poteva salvare i russi dalla disfatta. Con la caduta
intervento delle armate più vicine, la 4a e la 8a. Il granduca au- di Lemberg il 22 giugno, la battaglia passata alla Storia col no-
torizzò l’utilizzo delle riserve, ma molti soldati erano privi di me di Gorlice-Tarnów poteva dirsi conclusa, al costo di un mi-
munizioni e perfino di fucili, e potevano solo sperare di racco- lione di perdite per i russi e di 90.000 caduti tra gli austro-tede-
gliere l’arma di un commilitone caduto. Il loro afflusso al fron- schi; il granduca Nicola non poté far altro che evacuare la Ga-
te non fece che incrementare il numero delle perdite, gettando lizia per proteggere almeno la Polonia, sancendo la perdita di
allo sbaraglio altre decine di migliaia di combattenti mal diret- tutti i territori acquisiti dall’esercito zarista nel 1914.
ti e peggio organizzati. I russi provarono ad attestarsi sul Du- Fosse stato per Falkenhayn, era già tanto. Il capo di Stato Mag-
najec e sul Biala, ma persero anche queste posizioni e dovette- giore tedesco, ben sapendo quanto fosse difficile arrivare nel
ro ripiegare lungo il fiume San, ben 130 chilometri più indietro cuore della Russia e rimanervi, ritenne di aver fatto sufficien-
rispetto alla linea tenuta all’inizio della battaglia. C’era spazio temente male al nemico. Tanto da indurlo a una pace separa-
solo per sporadiche dimostrazioni di coraggio da parte della ta, magari con qualche concessione territoriale. Ma il clamoro-
cavalleria, come quella avvenuta il 10 maggio per opera dei 90 so successo della sua offensiva spinse la Germania a perseguire
squadroni del III corpo a Balamutovka-Ržavency, quando una piani più ambiziosi: d’altra parte, visto lo sbandamento russo,
carica con le sciabole protese in avanti procurò ai russi la cat- la Polonia e le province baltiche sembravano a portata di mano.
tura di 4.000 nemici e 10 cannoni. Non a caso, ai tedeschi bastò concentrare le forze sul fronte
I  “
  ””. Ma il caos generale che re- settentrionale, con due direttrici di avanzata, da nord e da sud,
gnava tra le loro file consentì agli austro-tedeschi già il 14 mag- per penetrare in Polonia. Sotto la pressione avversaria, il 7 lu-
gio di sfondare anche la linea del San a Jaroslav e di puntare al glio i russi sono costretti a evacuare la riva sinistra della Visto-

56
SIERRA (2)
GLI SCONFITTI
Sopra, prigionieri russi dopo
l’offensiva. A destra, il bulgaro
Radko Dimitriev (1859-1918): fu
capo di Stato Maggiore dell’esercito
bulgaro a inizio secolo e poi
generale dell’esercito russo durante
la Grande guerra.

la e meno di un mese dopo dovettero sgombrare l’intera Polo-


nia, pur riuscendo a salvare gran parte delle truppe dal tenta-
tivo di accerchiamento nemico; il 5 agosto i tedeschi entraro-
no a Varsavia. A settembre i russi avevano perso una fascia di
territorio profonda 500 km e subito due milioni di perdite. Lo
zar Nicola II destituì il granduca Nicola assumendo personal-
mente il comando delle operazioni e mettendo Alekseev a ca-
po della Stavka; il nuovo capo di Stato Maggiore costituì un al-
tro fronte, da Riga fino alla Romania, privo di salienti diffici-
li da difendere, come in precedenza, e accorciato di 800 km ri-
spetto ai 1.800 di maggio.
S 
 . Per i tedeschi, che hanno subito a
loro volta centinaia di migliaia di perdite, è lecito chiedersi se
ne sia valsa la pena. Il loro sforzo ha solo reso il fronte nemico
più stabile e difendibile, prolungando oltre misura il conflitto SAPE
SA PERN
PE RNEE DI PPIÙ

a Oriente. In guerra capita spesso che una vittoria, pur netta, La prima guerra mondiale,
non consenta a chi l’ha ottenuta di raggiungere i risultati pre- Hew Strachan (Mondadori). Lo
fissati; pertanto, Gorlice-Tarnów si potrebbe considerare una storico militare scozzese parte
sconfitta per gli Imperi centrali. Ma ciò è vero per molte del- dall’excursus generale per esa-
le offensive “vincenti” nella Grande guerra che, a fronte di un minare anche il conflitto a est.
enorme dispendio di risorse materiali e umane, hanno conse-
guito obiettivi minimi e perfino controproducenti. %
Andrea Frediani
LA GRANDE GUERRA 1915
LA CAMPAGNA DELL’AFRICA ORIENTALE

CON I
l conflitto scoppiato tra i grandi imperi europei ai pri-
mi di agosto del 1914, che aveva finito per coinvolgere
nel novembre successivo anche l’Impero ottomano, per
la natura stessa dei belligeranti non poteva che assume-
re una dimensione mondiale. Il cuore della potenza britanni-
ca era il controllo esercitato, grazie alla Royal Navy, sulle rot-
te commerciali transoceaniche; l’unica minaccia possibile a
tale dominio marittimo – a parte la guerra sottomarina, so-
stanzialmente limitata alle acque più prossime ai porti ingle-
si e francesi – poteva venire dall’azione delle navi corsare, che
avevano però bisogno di basi amiche dove rifornirsi di carbo-
ne, acqua, viveri e munizioni. Il valore strategico delle poche
e isolate colonie germaniche era limitato a questo, all’inizio
delle ostilità, di conseguenza la minaccia costituita dalla pre-
senza dell’incrociatore leggero SMS Königsberg nel porto di
Dar es-Salaam fu sufficiente ad attirare l’attenzione di Lon-
dra sull’Africa Orientale Tedesca, un territorio altrimenti del
tutto privo di importanza nel quadro comples-
sivo della guerra.
L
 
  . Nel titanico orizzon-
.
te del conflitto mondiale la lotta per l’A-
frica Orientale Tedesca può sembrare un
episodio del tutto secondario. Il territo-
rio della colonia – corrispon-
dente, grossomodo, agli at-
tuali stati di Ruanda, Burundi
e Tanzania – era vastissimo, so-
stanzialmente privo di risorse, com-
SIERRA

pletamente isolato dalla madrepatria e di-


feso da una minuscola Schutztruppe (“for-
za di protezione”) di 14 Feldkompanien , per
un totale di 260 tra ufficiali e sottufficiali te-

Schutztruppe e Feldkompanien La S. era l’esercito coloniale germa-


nico, suddiviso in compagnie indipendenti costituite da 7 o 8 uf-
ficiali e sottufficiali tedeschi e circa 160 ascari. Prima del 1914
l’unità Schutztruppe di base nelle colonie africane era una
Feldkompanie di 7 o 8 ufficiali e sottufficiali tedeschi con
circa 160 ascari.

SCHUTZTRUPPE
Ufficiali imperiali in
tenuta coloniale, ascari
e un marinaio della
Kaiserliche Marine a una
stazione per segnalazioni
con l’eliografo. A sinistra,
Paul Emil von Lettow-
Vorbeck, capo della
Schutztruppe dell’Africa
Orientale Tedesca.
TEDESCHI

WZ-BILDDIENST/ANSA
L A LO
OT TA
A SI SPO
OSTAA SU UN NUOVO TER RRENO,
LE
E COLONIE, D OVE E LA
A GUERRRIG
GLIA
A ENT
TR A NELLA
A
STR ATE
EGIA DEL LLE GR AN
NDI POTEENZ E

59
RUGARUGA
1914, ascari dell’Africa Orientale
Tedesca (l’attuale Tanzania) fanno
esercitazioni di tiro. Erano soggetti
a una rigorosa selezione. Sotto,
irregolari tribali. I tedeschi fecero
spesso ricorso a questi mercenari
indigeni dell’Africa Orientale, i
rugaruga.

AKG/MONDADORI PORTFOLIO
deschi e circa 2.500 ascari, di-
spersi su quasi un milione di
chilometri quadrati. La situa-
zione sembrava talmente pri-
va di speranza, dal punto di vista militare, che il governato-
re Heinrich Schnee si adoperò per evitare ogni inutile spar- IL GENERALE VON LETTOW
gimento di sangue, tentando inizialmente di mantenere la
colonia fuori dal conflitto, e preparandosi poi a trattare una
SI ARRENDE SOLO DUE
resa onorevole. Non aveva però fatto i conti con il carattere SETTIMANE DOPO LA FINE
del colonnello Paul von Lettow-Vorbeck, comandante della
Schutztruppe, in teoria suo subordinato, convinto di dover DELLE OSTILITÀ IN EUROPA
compiere fino in fondo il proprio dovere impegnando il mag-
gior numero possibile di forze nemiche finché avesse avuto un
solo reparto efficiente ai propri ordini. Contro ogni aspettati-
va, e probabilmente contro le più ottimistiche previsioni dello
stesso von Lettow, cominciò allora quella che è stata definita

SIERRA (2)
dallo storico britannico Edwyn Hoyt “la più vasta operazio-
ne di guerriglia della Storia, e la più riuscita”: la Schutztrup-
pe riuscì a tenere il campo fino all’autunno del 1918, e depo-
se le armi solo quando von Lettow venne informato, dai suoi
stessi nemici, che la guerra in Europa era ormai terminata e
la Germania si era arresa.
LA BB   T . Il primo episodio di rilievo del-

la campagna fu l’attacco britannico contro la cittadina co-
stiera di Tanga, secondo porto dell’Africa Orientale Tede-
sca e capolinea di una delle due ferrovie della colonia. Il cor-
po di spedizione agli ordini del generale Aitken, proveniente
dall’India e forte di circa 8.000 uomini, prese terra senza in-
contrare opposizione il 3 novembre 1914; ma quando, il gior-
no successivo, Aitken diede ordine di conquistare il piccolo
insediamento, gli uomini dell’ Indian Army vennero colti di
sorpresa dall’ostinata resistenza di sole sei compagnie della
Schutztruppe (un migliaio di uomini), e falciati dal preciso
fuoco di fucileria e mitragliatrici. Alcuni reparti della 27a Ban-
galore Brigade si fecero prendere dal panico quando gli ascari
germanici contrattaccarono alla baionetta lanciando le loro
grida di guerra; ben presto la fuga divenne generale, e Aitken
ordinò alle truppe di reimbarcarsi, abbandonando a terra in-
genti quantità di armi e munizioni. La vittoria ebbe l’effet-
to di rafforzare enormemente il morale della Schutztruppe;
cosa ancora più importante, con il bottino catturato a Tanga
von Lettow riuscì a equipaggiare numerose nuove Feldkom-
panien, portando attorno alla metà del 1915 il piccolo eser-
cito della colonia alla sua forza massima di circa 11.000 asca-
ri e 3.000 europei.
Il comandate tedesco aveva ben chiari quelli che potevano
essere, realisticamente, gli obiettivi della sua campagna: non
solo organizzare la difesa della colonia, ma prolungare la lot-

Indian Army L’armata dell’India al tempo del Raj britannico, l’Impero anglo-indiano (1858–1947):
era composta da brigate miste di battaglioni indiani e britannici.

60
1914-1918 LA
A GUER
RR A IN
N AFRICA
A
IMPERO
TUNISIA OTTOMANO
MAROCCO

RIO DE ALGERIA
ORO LIBIA
EGITTO

PENISOLA
ARABA

AFRICA OCCIDENTALE FRANCESE


N
AFRICA SUDAN
ERITREA ADE
GUINEA
PORT. EQUATORIALE ANGLO
FRANCESE EGIZIANO SOMALIA FR.
NIGERIA
SIERRA COSTA SOMALIA BR.
LEONE D’ORO ABISSINIA
Kamina .
LIBERIA
TOGO IT
I A
6-8 agosto 1914
Douala
AFRICA AL
CAMERUN M
Invasioni di francesi e inglesi; RIO MUNI ORIENTALE S O
spagnola INGLESE
il 26 resa dei tedeschi
CONGO CONGO L’Afririca aall’ini
nizioo de
del ’9’900
00 era
Settembre 1914 FRANCESE
BELGA Oceano suddivisa in zone di influenza
Gli Alleati prendono Douala, AFRICA sotto l’egida delle grandi potenze
ORIENTALE Indiano
segue una lunga campagna. europee. L’obiettivo delle potenze
TEDESCA
Resa dei tedeschi il 18 febb. 1916 Dar es-Salaam alleate era quello di conquistare le
colonie dell’Impero tedesco. Ecco
Possedimenti francesi ANGOLA perché la Prima guerra mondiale
AFRICA ebbe la sua estensione africana
Impero ottomano N. RODESIA ORIENTALE
PORT. in una serie di azioni belliche
Possedimenti tedeschi che si concentrarono sul Togo, il
Possedimenti belgi AFRICA S. RODESIA Camerun, l’Africa Sudoccidentale
Oceano SUDOCC. Tedesca (l’odierna Namibia)
TEDESCA BECHUANALAND
Possedimenti italiani MADAGASCAR e l’Africa Orientale Tedesca
Atlantico Windhoek
Impero britannico (corrispondente agli attuali stati di
Tanzania, Ruanda e Burundi). Solo
Possedimenti portoghesi
1914-1918 la vasta Africa Orientale resistette
UNIONE DEL fino al 1918, le altre colonie
Zona di conflitto SUDAFRICA Lunga campagna,
Agosto 1914 combattuta dalle forze vennero occupate nei primi due
I tedeschi si ritirano nella capitale tedesche fino nell’Africa anni di guerra. Azioni minori ci
P. GHISALBERTI

Windhoek. I sudafricani la prendono il orientale portoghese furono anche in Libia e in Marocco.


20 maggio 1915; resa tedesca il 9 luglio
La CaCampmpagagnana ddell’l’Af
Afri
rica
ca
Orienentalele Ted
edesesca si risolse in
un’azione di guerriglia guidata dal
colonnello Paul Emil von Lettow-
Vorbeck. Durò fino alla fine del
conflitto e registrò due battaglie
con un alto numero di perdite
(quella di Tanga, di cui parliamo
nell’articolo, e quella di Jassin).
Il comandante tedesco si
ispirò alle tattiche utilizzate dai
boeri in Sudafrica all’inizio del
secolo, dove pochi combattenti
irregolari avevano messo
in grave difficoltà l’esercito
britannico.
Anche se la fase africana del
SIERRA

conflitto fu marginale, lo fu
molto meno l’apporto del
GLI ASCARI continente alla Prima guerra
Nella foto, artiglieri coloniali tedeschi. In Africa le Schutztruppen mondiale: circa 200mila africani
ALBERTINI (3)

avevano una miscellanea di pezzi d’artiglieria, spesso obsoleti. furono inviati a combattere nelle
A lato, un ascaro (o askari, termine arabo che significa “soldato”) trincee in Europa e altri 300mila
del Mozambico, allora colonia portoghese, del 1915 e (quello furono impegnati nella contesa
calzato) un ascaro dell’Africa Orientale Tedesca (oggi Tanzania) per le colonie tedesche. In
del 1914. In alto, un fuciliere dei King’s African Rifles, i reparti definitiva, i soldati africani, gli
britannici reclutati nei possedimenti subsahariani inglesi ascari, pagarono anch’essi un
Nyasaland, Kenya, Uganda e Somalia britannica. pesante tributo di sangue.

61
AKG/MONDADORI PORTFOLIO
ta il più a lungo possibile, e così facendo indurre i britannici Il disaastrro di Galllipo
olii
a inviare in quel teatro di guerra secondario uomini e mate-

A
ll’inizio del 1915, nel tentati- L’idea era di sbarcare un forte corpo
riali in quantità sempre maggiore, privandosi di risorse che vo di trovare una soluzione di spedizione sulla penisola di Gal-
sarebbero state molto più utili altrove. Per riuscire in un si- strategica alternativa allo lipoli, all’imboccatura occidentale
mile intento, come leggiamo nelle sue memorie, “bisognava stallo sul fronte occidentale, il Primo dei Dardanelli, da dove poi puntare
Lord dell’Ammiragliato Winston su Istanbul: la Turchia sarebbe stata
considerare che le forze avversarie si sarebbero lasciate trat-
Churchill riuscì a far approvare dal costretta in breve a chiedere la pa-
tenere solo se noi avessimo attaccato, o almeno minacciato il War Cabinet britannico il piano ce, garantendo alle forze dell’Intesa
nemico in qualche punto per lui davvero importante”, come per un ambizioso attacco anfibio un successo di enorme prestigio e
la Uganda railway – l’arteria principale dell’Africa britannica al “ventre molle” della coalizione grandi prospettive di ulteriori svi-
– che correva a poche giornate di marcia dal confine, e quin- nemica, l’Impero ottomano. luppi favorevoli nei Balcani.
Fiasco. Ma l’operazione, lanciata il
di alla portata delle mobilissime compagnie di ascari della 25 aprile del 1915, non andò secon-
Schutztruppe. Per questo, durante buona parte del 1915, le do i piani. Errori umani (il contin-
Feldkompanien tennero un atteggiamento aggressivo, met- gente australiano e neozelandese,
tendo continuamente in pericolo la sicurezza della vitale li- per esempio, venne portato a terra
nea di comunicazione che univa Mombasa, sull’Oceano In- in un luogo sbagliato) ed enormi
difficoltà logistiche giocarono la lo-
diano, al Lago Vittoria, e costringendo i britannici a presi- ro parte; ma fu la tenace resistenza
diare o pattugliare centinaia di chilometri di strada ferrata.

GETTY IMAGES
della V armata ottomana, guidata
S   . Von Lettow sapeva di non poter dal generale tedesco Otto Liman
vincere; come molti altri combattenti irregolari prima di lui, von Sanders, e soprattutto della
era consapevole che la sua vittoria dipendeva da ciò che fos- 19a divisione agli ordini di Mustafa
Kemal – il futuro Atatürk (nella foto),
sero riusciti a fare altri eserciti su altri fronti di guerra. Ma po- il creatore del moderno Stato turco
teva impegnare il nemico e imporgli costi umani ed econo- – a rendere vani tutti gli sforzi bri-
mici altissimi, comunque del tutto sproporzionati all’impor- tannici. Dopo otto mesi e mezzo, gli
tanza della posta in gioco. Per riuscire nel suo compito, von ultimi reparti del corpo di spedizio-
Lettow utilizzò a proprio vantaggio tutte le possibilità del- ne vennero reimbarcati tra il 7 e l’8
gennaio 1916, ponendo fine a una
la guerriglia, basata sulla mobilità e sulla sorpresa, e soprat- delle più dure e controverse campa-
tutto, nel suo caso, sullo sfruttamento dello spazio. Durante gne della Grande guerra – oltre che,
quattro anni di lotta costrinse gli Alleati a mettere in campo momentaneamente, alla carriera
oltre 100.000 uomini: ma ne sarebbero stati necessari molti di politica di Winston Churchill.
più per limitare davvero la libertà di movimento degli ascari
della Schutztruppe nella vastità selvaggia del bush africano.
È interessante notare come von Lettow non fosse un guer-
rigliero per vocazione, ma in un certo senso avesse fatto di
I SOLDATI DELLE COLONIE
necessità virtù. Colse perfettamente le possibilità strategi- DANNO ALLE POTENZE
che della campagna in Africa Orientale, ma non fu altret-
tanto abile e coerente sul piano tattico: troppo spesso, in- EUROPEE UN CONTRIBUTO
fatti, cercò soluzioni di forza, per le quali non aveva né uo-
mini né mezzi adeguati, andando incontro a perdite diffici-
ALTISSIMO IN VITE UMANE
li da rimpiazzare. Mentre negli stessi anni Thomas Edward
Lawrence , in Arabia, rifuggiva sempre dal combattimen- LA FORZA AEREA
1915, ascari delle truppe
to, ritenendo del tutto inutile “uccidere turchi”, von Lettow
coloniali tedesche davanti a
continuava a considerare lo scontro campale come il mez- un aeroplano. La Schutztruppe
zo migliore, e forse insostituibile, per tenere in costante ap- poteva contare su una forza
prensione il nemico; restava convinto anche della necessità aerea di due biplani, un Aviatik
morale di affrontarlo a viso aperto, sia per mantenere vivo e un Roland al comando
del tenente Alexander von
lo spirito marziale delle proprie truppe, sia per intimidire
Scheele.
quelle avversarie. In questo, dimostrava di essere un uffi-
ciale europeo di vecchia scuola: un maestro della guerra ir-
regolare, ma professionalmente incline all’uso diretto della
forza, quando si fosse presentata l’occasione.
La campagna della Schutztruppe resta comunque un mo-
dello di risolutezza e di efficacia: poche altre volte, nella sto-
ria militare, si può osservare una così evidente sproporzio-
ne tra le risorse disponibili e i risultati ottenuti applicando
i principi fondamentali della guerriglia. (
Gastone Breccia

Thomas E. Lawrence O Lawrence d’Arabia (1888-1935), l’ufficiale inglese della guerriglia contro i
turchi condotta nella Penisola Arabica dagli arabi di re Faisal. Cacciò gli ottomani da Suez e appog-
giò la campagna di Allenby in Palestina, entrando per primo con i suoi beduini a Damasco (1918).

62
Cacccia allla naave co
orsaraa

L’
incrociatore leggero il cargo City of Winchester, grave minaccia per il nemi-
SMS Königsberg – vara- una delle prime vittime di co; soltanto nel luglio 1915,
to nel 1905, 3.600 ton- una nave corsara tedesca; quando arrivarono in Africa
nellate di stazza, 10 cannoni in seguito non ebbe molta Orientale due pontoni co-
da 105 mm e 322 uomini fortuna, tanto che il 20 razzati a basso pescaggio,
di equipaggio, capitano di settembre 1914 il capitano armati con due cannoni da
fregata Max Loof – venne Loof decise di attaccare 6 pollici ciascuno, l’incro-
inviato a Dar es-Salaam nel il porto di Zanzibar, dove ciatore Königsberg venne
giugno del 1914 in vista di sorprese e affondò il piccolo raggiunto e danneggiato
una possibile missione cor- incrociatore britannico al punto da costringere il
sara nell’Oceano Indiano. HMS Pegasus. capitano Loof a ordinarne
Soprannominato dagli abi- In trappola. A corto di l’autoaffondamento. Non
tanti del luogo “Manowari carbone e con una caldaia prima però di aver trasferito
no bomba tatu”, “la nave danneggiata dopo lo scon- a terra i pezzi d’artiglieria
da guerra dai tre fumaioli”, tro vittorioso, il Königsberg ancora efficienti, metten-
immediatamente prima fu costretto a rifugiarsi doli a disposizione della
dello scoppio delle ostilità nell’estuario del fiume Schutztruppe del generale
l’incrociatore prese il mare Rufiji, dove venne bloccato von Lettow, con la quale
per sottrarsi alla sorveglian- dalla squadra navale del i marinai superstiti conti-
za britannica. Il 6 agosto contrammiraglio King-Hall. nuarono a combattere fino
il Königsberg intercettò e La sua semplice esistenza alla fine della campagna in
IN AZIONE affondò al largo di Aden continuava a costituire una Africa Orientale.
Sopra, pattuglia di ascari che
aveva partecipato agli
attacchi contro la Uganda
Railway nel luglio 1915. Lo
stesso mese l’incrociatore
Königsberg (a destra),
dislocato nell’Africa Orientale
Tedesca, viene affondato da
unità britanniche nel delta del
fiume Rufiji. A lato, berretto
da sottufficiale della
Schutztruppe dell’Africa
Sudoccidentale e (sotto)
Seitengewehr (baionetta)
1871/84 istoriata, con fodero.
SIERRA (2)

SAPE
SA PERN
PE RNE DI PPIÙ

Guerrilla, E. Hoyt (Res Gestae).
L’arte della guerriglia,
G. Breccia (Il Mulino).

AKG/MONDADORI PORTFOLIO (2)


UNIFORMOLOGIA

I GUERR
RIERRI DE
EL GIA
APPOONE
E FEU
UDAL
LE VIVEVANO DI RITUALI
C UR ANNDOO LA SP
PAD
DA CO
OME LA LORO ANIMA

LA CASTA DEI

aburau, “servire”. Da questo


verbo deriva il nome samurai, i
“servi” guerrieri delle isole giap-
ponesi. I loro costumi e le loro
armi avevano una unicità che li distingue-
va da altri guerrieri medievali.
Al pari dei popoli delle steppe, dei
Mongoli e dei Cinesi, anche per questi
cavalieri del Sol Levante un singolo ele-
1 mento era alla base dell’armamento di di- 2
fesa: un piccolo pezzo di metallo, in ge-
nere di forma rettangolare, che andava
a comporre le strutture lamellari di ar-
mature e protezioni leggere e flessibili,
adatte a correre contro il nemico con la
spada sguainata (la tipica katana giap-
ponese) o a scoccare frecce in sel-
la a un cavallo in corsa.

L  . Ma poi la classe


guerriera del Giappone mutò le for-
me del suo vestire introducendo varianti
estetiche. L’armatura lamellare, che dal V
secolo d.C. aveva fornito l’elemento pri-
mario del vestito militare, andò evolven-
dosi integrando parti metalliche con ele-
ganti e coloratissimi lacci e stringhe di se-
ta; o ancora con imbottiture di cuoio tra-
puntato, o ricoperte di anelli metallici.
Un’evoluzione che si fermò solo in pie-
na età moderna, nell’epoca Edo (1603-
1868), quando il samurai perse di centra-
lità sul campo di battaglia (proprio come
avveniva allora con la cavalleria europea),
lasciando il posto alle fanterie armate di
archibugi, i teppou-ashigaru, meno bla-
sonati ma più efficaci dei nobili combat-
tenti con spada e arco. #
Giorgio Albertini

64
4 HAR
ARAA
AATE K
KAM
AMAK
AKUR
URA XI
UR XIII SSEC
EC.
Nel periodo Kamakura (XIII-XIV sec.), le classi
di samurai meno agiate indossavano semplici
armature dette haraate. Queste proteggevano
solo la parte frontale del corpo e i fianchi,
lasciando libere la schiena, le braccia e le
gambe. Il capo è coperto con un tradizionale
tate-eboshi (il copricapo nipponico) e, oltre a
una naginata (lancia), il samurai è armato con
3 grosse frecce simili a giavellotti.

1 HA
HATA-S
-SAS
ASHI
HIMO
MONO
NO XVI
VI SEC
EC.
EC 2 TTEN
ENKO
KOU
U IV SEC
EC.. 3 TAR
ARDO
DO H
HEIAN
AN X
XII
II SSEC
EC.
Tra fine ’500 e inizio del ’600 l’armatura Tra IV e V secolo, Per secoli, fino quasi alla fine del
tousei-gusoku si arricchisce di accessori, l’influenza delle armature Medioevo, il samurai è principalmente
come gli hata-sashimono, stendardi continentali, soprattutto un arciere a cavallo. Nel tardo periodo
di forme variabili: dagli ombrelli alle coreane, penetra nella Heian, XII secolo, l’armatura ooyoroi
ali di farfalla, dai palloni di stoffa alle produzione giapponese. è alta dal collo al ginocchio tra gli 80
bandiere con il simbolo del proprio Un nuovo modello di e i 90 cm e la parte alta del braccio è
signore. Per aumentare l’effetto protezione, il tenkou, protetta da ampie oosode (spallacci).
coreografico, il kabuto (l’elmo) di questo l’armatura a grosse piastre, L’elmo, il kabuto, è composto da
samurai è ornato con corna di bufalo si impone abbinato con placche metalliche rivettate. Un foro al
d’acqua e associato con una maschera manopole e schinieri in culmine permette al copricapo
facciale detta menoshitabou. cuoio cotto. eboshi di fuoriuscire.
5 MO
MONACO
CO GUE
UERR
RRIE
IERO
RO XII
II SSEC
EC. 7 ME
MEN-N-OU
OU-K
-KOU
OU N
NAR
ARA
AR A
Nel Giappone medioevale anche preti e monaci VIII
II SEC
EC.
combattevano. Il monaco buddista guerriero, Il periodo Nara, VIII secolo,
Sohei, indossava una successione di indumenti vede la prima unificazione
tradizionali: pantaloni, kimono e veste del Giappone, centralizzato
monacale kesa (in grigio). Il corpo è protetto da seguendo il modello cinese.
un’armatura lamellare doumaru legata da lacci A questo modello si rifanno
di pelle di cervo. L’arma in asta è una naginata. 6 anche le armature men-ou-kou
create per i soldati di truppa,
6 KAM
AMISHI
HIBA
BA IV
V SE
SEC.
C. in cuoio imbottito e forse
Nel IV secolo d.C., nel periodo Kofun, rinforzate al loro interno da
l’industria produttiva del ferro rivoluziona il lamelle metalliche.
modo di difendersi dei guerrieri nipponici.
Grossi elmi in metallo pesante vengono
associati ad armature in cuoio imbottito
come quella riprodotta su una statua nel sito
archeologico di Kamishiba.

5 7

66
FRA
A TAN TE 10 TOU
OUSE
SEI-GU
GUSO
SOKU
KU X
XVI SSEC
EC.
Nel XVI sec. nasce “l’armatura moderna”, il
DIFFEER ENZ E , I tousei-gusoku. Il dou (protezione del torace)
diventa un corpo unico al quale sono appese
SAMURA AI AVEVANO con lunghe stringhe le kusazuri (protezioni
lamellari del ventre). Ampie haidate
UN’UNICA A COST TAN TE: 9
proteggono le gambe, mentre le mani sono
protette da yubinuki-gote (manopole). I kabuto
L’ARM
M ATT U R A DI di questo periodo conoscono una varietà
infinita di forme; questo generale ha un
PICCOLE E PL
L ACCHE DI eboshi-nari-kabuto, perché nella forma ricorda
il tradizionale copricapo eboshi.
FERRO O L ACCATO

8 10

8 MU
MURROM
OMAC
ACHI
AC HI X
XVV SE
SEC.
C.
Un potente samurai del
periodo Muromachi indossa
un’armatura pesante doumaru.
La struttura lamellare delle
protezioni viene estesa anche
alla parte superiore delle
gambe con le houdou haidate
(paracosce dalle placche
metalliche) e al collo con il
nodowa (gorgiera). Sempre
in metallo anche gli schinieri,
shinosuneate, e le manopole,
shinogate. Il grande elmo
kabuto aumenta di dimensione
e si arricchisce di un triplice
corno, il mistukuwagata.

9 MI
MINA
NAMI
MIKKAT
ATA
A II SSEC
EC.
EC
Non tutti i guerrieri del
Giappone antico erano
samurai. Nel II secolo d.C. le
armature delle élite guerriere
erano composte da piastre
di legno legate tra loro da
lacci, in un modo che già
anticipa la struttura delle
armature medievali. Il modello
rappresentato è stato trovato
nel sito archeologico di
Minamikata.
11 HEIA
IAN IX
X SE
SEC.
C. 13 NA
NANB
NBOK
OKUC
UCHO
HOU
HO UX
XIV
IV SSEC
EC.
È all’inizio del periodo Heian, tra Durante il periodo Nanbokuchou,
VIII e IX secolo, che si incomincia a verso la fine del XIV secolo, l’armatura
definire la classe di guerrieri legati si accorcia, arrivando a essere alta
alla corte imperiale con il termine circa 60 centimetri. Il kabuto, l’elmo,
samurai. L’armatura lamellare si allarga e il grosso kuwagata, la
ooyoroi si contraddistingue dalla caratteristica decorazione a corna
presenza di quattro parti (fronte, di cervo stilizzate, diventa comune.
retro, lato destro e sinistro) legate Accorciandosi l’armatura è necessario
tra loro con un sistema di lacci. La 11 per i samurai una protezione per le
parte toracica, tsurubashirigawa, è gambe; dunque ai calzoni vengono
ricoperta di cuoio e seta. cucite placche metalliche dette
haidate. Si calzano ancora le antiche
scarpe di pelo tsuranuki.

12 13

12 KE
KEIK
IKOU
OU V
VII SSEC
EC.
EC
Le armature keikou si
rafforzano di elementi
fino a diventare
pesantissime. Lamelle
e piastre si alternano –
sempre legate da lacci
di cuoio – a coprire
ogni parte del corpo.
L’arma per eccellenza
non è ancora la spada
katana ma lo shigetou,
l’arco lungo asimmetrico
giapponese fatto di legno
laminato e laccato.

68
NELLAA PAANOPLIA 14 TE
TEPPOU
OU-H
-HAS
ASHIGA
GARU
GA RU XVI
VI SSEC
EC.
Durante la metà del XVI secolo gli Ashigaru
C’ERAN
NO K ATAN A, diventano la parte rilevante delle armate
giapponesi divisi in yari-ashigaru, picchieri;
WAK Z A SH I E
KIZ yumi-ashigaru, arcieri, e teppou-ashigaru,
archibugieri. Si difendevano con una semplice
GIN ATA,
NAG armatura gusoku e un copricapo in metallo,
il kasa. I teppou-ashigaru usavano un fucile
MA ANCHE 14
a miccia introdotto dai portoghesi in quegli
anni e che non subì migliorie fino alla seconda
ARRC O E metà dell’800. Alcuni bastoni detti karuka
erano usati per pulire e caricare la canna.
ARCHH I BU G I O

15 16

15 TOM
OMOE
OE G
GOZ
OZEN
OZ EN,
EN
KAM
AMAKAKUR
URA
UR A XI
XIII
II SSEC
EC..
EC
Sui campi di battaglia del
Giappone medievale non era
insolito incontrare donne
samurai. Molte sono famose
eroine, come Tomoe Gozen
che si guadagnò un posto
nella letteratura epico-
cavalleresca nipponica.
L’armatura doumaru del
periodo Kamakura è più
corta di quella del periodo
precedente di una decina
di centimetri. La katana è
custodita in un saya (fodero)
rivestito di pelle di tigre.

16 KEIK
IKOU
OU V
VI SE
SEC.
C.
Nel VI secolo, un altro modello
si affianca al tenkou, è il
keikou, l’armatura lamellare. È
una tipologia che arriva sulle
isole nipponiche dalla Cina
ed è un sistema difensivo di
successo universale. Negli
stessi anni le popolazioni
migranti delle steppe, i
barbari, lo portano fin sotto
le mura di Roma. È una vera
globalizzazione. Tutto ormai
è diventato di metallo, anche
manopole e schinieri.
PROTAGONISTI

IL GRAN
CAPITANO

IL VINCITORE
Gonzalo Fernández
de Córdoba (1453-
1515), detto
il “Gran Capitano”,
osserva il cadavere
del duca di Nemours
che ha affrontato
nella Battaglia
di Cerignola (28
aprile 1503).
enza le Guerre d’Italia , il terreno di confronto militare
GONZALO FERNÁNDEZ più prestigioso dell’età rinascimentale, un condottiero
DE CÓRDOBA ECCELLEVA come Gonzalo Fernández de Aguilar de Córdoba non sa-
rebbe stato che un generale di secondo piano nell’epopea
NELL’ARTE DELLA GUERRA, della Reconquista , terminata nel 1492 con la caduta del regno
moresco di Granada. All’epoca aveva già 39 anni e si era dimo-
CHE MISE AL SERVIZIO strato un valido e affidabile subalterno. Rampollo di una nobile
DEGLI SPAGNOLI CONTRO I famiglia castigliana, aveva iniziato la carriera come paggio della
corte reale e si era guadagnato l’attenzione generale nell’assedio
FRANCESI NELLA CONQUISTA di Montefrío, roccaforte mora di cui aveva scalato le mura alla
testa dei suoi uomini, mostrando uno straordinario sprezzo del
DEL REGNO DI NAPOLI pericolo. Fu dunque a lui che il re Ferdinando il Cattolico pensò
di affidare il contingente di intervento in Italia, forte di 21.000
uomini, a sostegno di Alfonso d’Aragona, re di Napoli, spode-
stato dall’invasione delle truppe francesi di Carlo VIII nel 1494.
Iniziava la seconda e più prestigiosa fase della carriera di Gon-
zalo, che nella penisola italiana si sarebbe guadagnato il sopran-
nome di “Gran Capitano”. Spostatosi in Sicilia nel maggio 1495,
dove si riunì all’erede del trono napoletano, Ferdinando d’A-
ragona, mise subito alla prova le sue capacità tattiche contro i
francesi di Stuart d’Aubigny, luogotenente generale del sovrano
transalpino, che affrontò il 21 giugno a Seminara, vicino a Reg-
gio Calabria. Finì in un disastro a causa di un’incomprensione
con Ferdinando: quando i francesi attaccarono, de Córdoba fe-
ce arretrare i suoi per consentire loro di schierarsi; i napoleta-
ni interpretarono i movimenti degli alleati come una ritirata e,
presi dal panico, si diedero alla fuga, lasciando gli spagnoli pri-
vi di appoggio e costringendoli al ripiegamento.
U     

. Il condottiero si rese conto che
il motivo principale della sconfitta era stata la scarsa preparazio-
ne delle armate alleate: i napoletani erano più deboli dei transal-
pini, e gli iberici erano ormai fiaccati da decenni di blanda guerra
contro i mori, caratterizzata soprattutto dalla guerriglia. Per af-
frontare gli eserciti dei regni europei, temprati da lunghe guer-
re fatte di battaglie campali senza esclusione di colpi, ci voleva
ben altro. Si concentrò pertanto sull’addestramento delle trup-
pe, per renderle più coese e determinate in campo aperto, e co-
struendo le basi per quella formazione inarrestabile che sareb-
be stata il tercio spagnolo nel XVI e XVII secolo. A suo merito
va ascritta l’intuizione delle potenzialità dell’artiglieria non solo
negli assedi, dove era stata usata in prevalenza fino ad allora, ma
anche negli scontri campali. Ciò lo avrebbe portato a sviluppare
come nessun altro l’unità tattica definita coronelía , composta
da dodici compagnie, che combinava la coesione della falange,
riportata in auge dopo l’età antica dagli svizzeri, con la poten-
za di fuoco degli archibugieri; questi ultimi ammontavano a un
quinto della formazione, per il resto composta in massima parte
di picchieri e anche di combattenti dotati di spadoni a due mani.
Contemporaneamente, però, de Córdoba mise a frutto quan-
to aveva appreso dai mori durante la Reconquista, ostacolando
con una costante guerriglia le operazioni di approvvigionamen-
Guerre d’Italia Gli otto conflitti combattuti nella penisola dal 1494 a 1559 che si spostarono dalla
scala locale (le rivendicazioni francesi sul Regno di Napoli e sul Ducato di Milano) a quella della
supremazia in Europa (per il coinvolgimento di Spagna e Sacro romano impero).
Reconquista Riconquista dei Regni moreschi musulmani di al-Andalus (Spagna e Portogallo) da
parte dei sovrani cristiani spagnoli.
Coronelía Evoluzione delle vecchie compagnie di milizia, era composta da 6.000 uomini all’ordine
MUSEO NACIONAL DEL PRADO

di un colonnello. Fra questi c’erano 3.000 picchieri, 1.000 archibugieri e 2.000 fanti armati di spada
e targa (piccolo scudo in legno curvato, carta pressata e metallo, quadrato o trapezoidale, si impu-
gnava con la sinistra per difesa e si accompagnava alla spada da lato).

71
UOMINI, A ME!
1486, Gonzalo
guida per primo
l’assalto a Montefrío,
in Andalusia. È un
episodio cruciale
della guerra contro il
sultanato di Granada,
che Isabella di
Castiglia e suo marito
Ferdinando d’Aragona
condussero per
la riconquista dei
territori dominati dal
sultano dei Nasridi
Boabdil.
IBERFOTO/ARCHIVI ALINARI M.C.ESTEBAN/IBERFOTO
La Battaglia di Cerignola

I
l Gran Capitano decide di la- scoramento nei suoi uomini,
sciare Barletta e di trasferirsi si affretta a definirlo un segno
a Cerignola, a una quindi- divino, un annuncio di vittoria
cina di chilometri di distanza. così certa che non c’è bisogno
Quando i francesi lo vengono di artiglierie di riserva.
a sapere, muovono a loro volta In rotta. Intanto l’assalto
verso la città. Vi arriva prima francese si infrange nel fossato
il de Córdoba, che dispone davanti al campo iberico, e lo
di 10.000 uomini. Decimati stesso Nemours è ferito a mor-
dall’arsura e dalle imboscate te. La caduta del comandante
della cavalleria nemica di determina la fuga dei francesi,
Prospero Colonna, i francesi che il Gran Capitano trasforma
arrivano in 11.000 a Cerignola ben presto in una rotta ordi-
nel pomeriggio del 28 aprile nando l’immediato contrattac-
1503. Il loro comandante, il co; ma la notte sta già calando,
duca di Nemours, decide di e non può condurre a lungo
attaccare subito, mandando l’inseguimento. La vittoria gli
all’assalto gli svizzeri. Qualche frutta comunque le salmerie
colpo finisce sulle munizioni e l’artiglieria che i nemici si
spagnole facendole scoppiare, lasciano dietro insieme a 3.000

AKG-IMAGES
e de Córdoba, per evitare lo tra morti, feriti e prigionieri.
I tercios spagnoli a Cerignola.

to del nemico, che aveva allungato a dismisura le proprie linee ire un ponte, con il quale poter effettuare sortite o sferrare una
di comunicazione. Costrinse pertanto i transalpini ad abban- controffensiva per riguadagnare Napoli. Tra i francesi, poi, mi-
donare tutte le loro posizioni più meridionali, assumendo gra- litava il celebre cavalier Baiardo, un pezzo d’uomo che le crona-
dualmente il controllo dell’intera Calabria senza bisogno di af- che hanno definito in grado di tenere a bada 200 nemici da so-
frontarli in campo aperto. Quando tuttavia apprese che il nemi- lo. Non sembrava esserci modo di ribaltare la situazione, sem-
co stava preparando una controffensiva per obbligarlo allo scon- pre più favorevole ai transalpini. I suoi subalterni consigliaro-
tro, lo anticipò con una brillante azione notturna: muovendo da no al condottiero spagnolo di ripiegare, ma de Córdoba rispose
Castrovillari attraverso uno scacchiere irto di difficoltà, piom- di preferire “al presente, la sua sepoltura un palmo avanti che,
bò sui francesi che si andavano radunando a Laino sul Sapri. L’i- col ritirarsi indietro poche braccia, allungare la vita cent’anni”.
niziativa gli valse la cattura di diversi personaggi di spicco, che I suoi uomini, consapevoli che il condottiero ascoltava anche
decapitò l’armata francese più meridionale. Poté così avanza- il parere del più umile dei fanti e si esponeva al pericolo in prima
re verso Atella, per partecipare al blocco che aragonesi e vene- linea, avevano imparato a venerarlo; ma lo spettro della sconfit-
ziani stavano ponendo al d’Aubigny, costretto alla resa nel giu- ta stava diffondendo lo sconforto tra le file iberiche. Il Gran Ca-
gno 1496. Restavano da spazzare gli ultimi rimasugli dell’armata pitano era quindi obbligato a un’azione di forza per rompere lo
francese nello Stato della Chiesa. De Córdoba conseguì l’obiet- stallo e ridare fiducia alla truppa; tentò il tutto per tutto quan-
tivo entro il 1498, quando conquistò il castello di Ostia ed entrò do ricevette i rinforzi da Venezia e dagli Orsini, che portarono
trionfalmente a Roma. le sue truppe ad assommare 900 uomini d’arme, 1.000 cavalieri
M  . . La prima fase delle guerre franco-spa- leggeri e 9.000 fanti. Come a Laino, fu ancora una volta un’opera-
gnole era conclusa. Il Gran Capitano se ne tornò a casa, guada- zione notturna a guadagnargli la vittoria, frutto anche della sua
gnandosi altre benemerenze due anni dopo, quando aiutò Ve- grande elasticità mentale: in un’epoca in cui i comandanti non
nezia a sottrarre Cefalonia agli ottomani. Ma nel 1502 in Italia si concepivano altro che i grandi attacchi di massa, de Córdoba era
combatteva di nuovo per il Regno di Napoli, preso ancora una capace di ricorrere a reparti di manovra. Il 27 dicembre, appro-
volta di mira dal nuovo re francese Luigi XII. Ferdinando il Cat- fittando dell’oscurità, il suo subordinato Bartolomeo d’Alviano
tolico inviò il suo uomo migliore nella penisola, ma senza una costruì un ponte di barche sul fiume, a monte di quello francese.
quantità adeguata di truppe; de Córdoba non poté far altro che Così gli spagnoli poterono transitare sull’altra sponda e aggredi-
asserragliarsi a Barletta, dove sostenne Ettore Fieramosca nella re da tergo il nemico. I francesi badarono solo a sottrarsi all’ac-
famosa “disfida”. Le condizioni delle sue truppe, oppresse dalla cerchiamento, e lo stesso Ludovico II riparò a stento a Gaeta.
fame e dalla peste, si fecero via via più drammatiche, ma il con- La vittoria spagnola si rivelò decisiva, inducendo i transalpini a
dottiero poté muoversi solo in primavera, dopo aver ricevuto i richiedere una tregua e infine a rinunciare alle loro mire sul Re-
rinforzi, con i quali ottenne la sua più celebrata vittoria, nell’apri- gno di Napoli. Il Gran Capitano ne divenne il temporaneo viceré,
le 1503 a Cerignola (v. riquadro sopra). La sua avanzata fu inarre- finché Ferdinando non lo sostituì col proprio nipote richiaman-
stabile e gli valse la conquista di Napoli, Aversa e Capua, costrin- dolo in Spagna per provvedere alla riorganizzazione dell’eser-
gendo i francesi a ripiegare lungo il fiume Garigliano. Il fronte si cito. Nella penisola iberica de Córdoba sarebbe morto nel 1515
stabilizzò lì, dove i francesi, attestati sulle alture del Traetto, oc- di malaria, che si portava dietro fin dalle Guerre italiche. La sto-
cupavano le posizioni migliori, che consentivano loro di bersa- riografia militare lo avrebbe ricordato come il vero artefice del
gliare gli spagnoli a piacimento. Sotto la copertura dell’artiglie- trapasso dall’età medioevale a quella moderna. !
ria, il comandante Ludovico II di Saluzzo fu in grado di costru- Andrea Frediani

73
APPROFONDIMENTI

SFIDA ROMA
lutarco racconta una storiella poco credibile ma assai
suggestiva su Gaio Mario , che nel 98 a.C., ormai vec-
chio eppure mai sazio di onori e gloria, non trovan-
do a Roma una carica politica degna del suo passato,
se ne andò in Oriente in una sorta di esilio volontario. Secon-
do il biografo, il trionfatore di Cimbri e Teutoni, che puntava a
conseguire un nuovo comando in guerra, non si sarebbe fatto
scrupolo di aizzare contro Roma il sovrano più potente dell’A-
sia Minore. Si trattava di Mitridate VI Eupatore, a capo di un
grande regno di matrice persiana, il Ponto, che aveva il suo ful-
cro sul Mar Nero: il suo espansionismo rappresentava da tem-
po una minaccia per gli Stati satelliti di Roma nello scacchiere,
in particolare per il re della Bitinia Nicomede III.
Al di là delle presunte trame del vecchio condottiero, gli in-
teressi di Roma e del Ponto erano destinati a entrare in rot-
ta di collisione. Non a caso, i governatori che si succedettero
in Oriente in quegli anni avevano il preciso compito di tene-
re d’occhio Mitridate; toccò anche a Silla che, sul finire degli
anni ’90, da propretore della Cilicia tolse il trono della Cappa-
docia al figlio del re pontico restituendolo al filoromano Ario-
barzane. Poi però arrivò la Guerra sociale, il conflitto che Ro-
ma fu costretta a combattere con i suoi alleati italici, e il fronte
orientale passò in secondo piano; almeno fino a quando i vena-
li commissari romani d’Asia, nella prospettiva di un ricco bot-
tino, non indussero il nuovo re della Bitinia, Nicomede IV, lo-
ro creditore, ad attaccare il Ponto.
L 
    
 . Fu come svegliare il can
.
che dorme: fino ad allora, infatti, Mitridate si era mosso con una
certa cautela, nel timore di fare la fine dei precedenti sovrani el-
lenistici che avevano osato sfidare i Romani, come Filippo V e
Perseo di Macedonia, o Antioco il Grande di Siria. Ma una vol-
ta provocato, passò decisamente all’offensiva, travolgendo con
disarmante facilità le truppe di Nicomede e gli scarsi effettivi a
disposizione del governatore d’Asia sul fiume Amnias, e con-
quistando subito la provincia; si disse che, per dare un esempio
della rapacità dei Romani, il re avesse fatto versare dell’oro fu-
so in gola al capo della commissione, Manio Aquino. Nell’Urbe
ancora non lo si sapeva, ma era appena scoppiata la guerra con-
tro il più irriducibile avversario che Roma avrebbe mai avuto.

Gaio Mario (157-86 a.C.), fu sette volte console. Celebrato vincitore di Giugurta, di Cimbri e Teu-
J. CABRERA

toni, condusse una tenace guerra civile contro Silla, ma morì subito dopo aver prevalso sui suoi
luogotenenti e riconquistato Roma, mentre il rivale era in Oriente.

74
RMN/ALINARI
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BEN BARDATI
Cavalleria pesante del
re del Ponto, che poteva
contare su formazioni
di catafratti, i “corazzati”
dell’antichità. Sopra,
testa in marmo di
Mitridate VI Eupatore
(132-63 a.C.).

75
LAA RE
EPUB BBLICCA
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IL SOGGNO O DI MITR RIDA ATE
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LA FANTERIA
L’esercito di Mitridate
era costituito da una
fanteria falangitica di
modello ellenistico,
oltre che dalla cavalleria
leggera e pesante
e dai carri falcati.
J. CABRERA
A Roma, nell’88 a.C., Mario e Silla iniziarono subito a liti- Silla rinnovò la pressione sul Pireo alle porte della primavera,
gare su chi dovesse rivestire il comando della guerra contro il lanciando un attacco in forze contro le mura. L’azione sembrò
Ponto: si prospettava un conflitto contro un regno prospero, riuscire quando una torre prese fuoco, un tratto di muro crol-
che avrebbe potuto arricchire a dismisura i soldati, legandoli lò sotto i colpi degli arieti e un altro si sbriciolò perché minato
al loro generale e facendone il suo esercito privato in un’epo- con zolfo, stoppa e pece. Ma durante la notte Archelao riuscì a
ca in cui la democrazia stava dando segni di logoramento. Ma riparare le brecce e il giorno seguente a respingere l’assalto. Il
prima che Silla prevalesse e partisse per l’Oriente, Mitridate condottiero romano si risolse allora a concentrare i propri sfor-
aveva rotto gli indugi e fatto massacrare 80.000 Italici in po- zi sulla città, che circondò tagliandole le comunicazioni dal Pi-
che ore, poi era avanzato in Tracia e Macedonia minacciando reo e, quindi, dal mare. Poi si limitò ad attendere la resa per fa-
la Grecia. Un valoroso legato propretore, Bruttio Sura, aveva me: col trascorrere del tempo, girò voce che gli Ateniesi si nu-
arginato l’invasione sconfiggendo il generale pontico Archelao trissero di un’erba simile alla camomilla che cresceva sull’Acro-
in tre successive battaglie in Beozia. Ma l’Attica e Atene si era- poli e perfino di cadaveri, e che bollissero pelli bovine e cuoio.
no consegnate a Mitridate, eleggendo a dittatore il filoponti- D. Alla fine, il condottiero approfittò della scarsa
co Aristione. Silla, che disponeva di 5 legioni e 6.000 cavalie- sorveglianza delle mura del quartiere Ceramico per irrompere
ri, pose l’assedio alla città nell’estate dell’87, senza ricevere al- in città la notte del 1° marzo dell’86 a.C. e metterla a sacco. Poco
cun aiuto da Roma, dove nel frattempo era tornato a prevale- dopo espugnò anche il Pireo, quindi andò in Beozia ad affron-
re il partito mariano. tare Archelao, che vinse a Cheronea, costringendolo a sgom-
O. L’impossibilità di ricevere rinforzi era solo uno brare la Grecia. I nemici si attestarono nell’Eubea, che usarono
degli ostacoli che rendevano straordinariamente complicata come testa di ponte per una nuova invasione in estate, quando
l’impresa. I Greci detenevano l’isola di Eubea, lì di fronte, e il sulla Grecia piombò un nuovo esercito di 80.000 uomini, con
porto del Pireo: pertanto avevano il controllo del mare, dal qua- 15.000 cavalieri e 70 carri, al comando di un amico d’infanzia
le ricevevano i vettovagliamenti sufficienti a prolungare all’infi- di Mitridate, Dorileo, che si congiunse alle forze di Archelao.
nito la resistenza; la chiave della conquista era quindi il porto. Era una minaccia seria, per Silla. Tanto più che da Roma ave-
Ma Silla aveva dovuto disperdere le proprie forze presidiando vano inviato Valerio Flacco a sostituirlo. In autunno il condot-
Beozia e Tessaglia, e gli uomini che aveva a disposizione erano tiero marciò contro lo sterminato esercito nemico in Beozia, a
perfino di meno di quelli che costituivano la guarnigione gui- Orcomeno. Una volta nei pressi del campo avversario, diede or-
data da Archelao. Lasciati pochi effettivi davanti alla città, pun- dine ai propri sterratori di scavare buche davanti allo schiera-
tò dunque tutto sul Pireo, utilizzando 10.000 coppie di muli per mento per vanificare la carica dei temibili carri nemici. I cava-
azionare le sue macchine belliche e allestendo terrapieni su cui lieri pontici cercarono di impedirlo attaccando prontamente e
far operare le catapulte lungo i resti delle Lunghe Mura, lo sbar- sgominando l’ala sinistra della cavalleria romana; ma i legiona-
ramento di 11 km che univa Atene al porto. ri, esortati da Silla, che raggiunse subito la prima linea, riusci-
Ma prima di andare a svernare a Eleusi, il comandante rono a metterli in fuga. Partì un secondo assalto con la falange
romano colse solo un paio di vittorie interlocuto- asiatica, ma il comandante romano aveva ormai schiera-
rie, respingendo altrettante sortite ateniesi gra- to il proprio esercito, su tre linee con ampi spazi tra
zie alla collaborazione di due schiavi del Pi- le unità. Quando ebbe inizio la carica dei carri, la
reo, che per mezzo di fionde scagliarono prima fila romana arretrò dietro alla seconda,
nel suo campo dei proiettili su cui erano davanti alla quale comparvero dei pali pianta-
scritte le date degli attacchi. Alla prima ti nel terreno, contro cui si andarono a infran-
occasione, accolse il nemico con un’im- gere i cocchi; subito dopo, la fanteria leggera e
boscata, assalendo sul fianco la cavalleria la cavalleria romana uscirono dai varchi dello
pontica lanciata contro i suoi sterratori; il schieramento e i cavalli dei carri, spaventati,
secondo successo gli derivò dall’interven- fecero marcia indietro andando a scompagi-
to decisivo di un gruppo di soldati degrada- nare la falange. L’attacco della cavalleria capi-
ti per indegnità, che di ritorno dall’approv- tolina proseguì costringendo al ritiro quella di
vigionamento di legna aggredirono da tergo Archelao: gli arcieri, incalzati dai Romani, fu-
l’armata di Archelao, costringendola alla fuga. rono obbligati a usare mazzi di frecce a mo’ di
Il generale pontico rimase perfino chiuso fuo- spada, e infine a ritirarsi nell’accampamento. La
GETTY IMAGES

ri e dovette essere issato sugli spalti con le corde. pianura si coprì di 15.000 caduti pontici, mentre

Silla, da spietato stratega a dittatore

L
ucio Cornelio Silla (138-78 a.C., nel busto e Orcomeno, ma anche nel difficile assedio di Vincitore. Tornato in Italia, colse facili vittorie
sopra) costruì la sua carriera militare dap- Atene (87-86 a.C.). Si dice che a una delega- contro il resti del partito mariano e italico,
prima come subordinato di Gaio Mario zione di Ateniesi venuta da lui a sciorinare la culminate nel successo di Porta Collina (di
durante la Guerra giugurtina e quella germani- gloria passata della città, Silla abbia risposto: fronte alle mura di Roma), prima di conquista-
ca, poi come legato durante la Guerra sociale, “Tornatevene da dove siete venuti, cari, e porta- re il potere assoluto con liste di proscrizione
e infine come console nella Guerra mitridatica, tevi dietro questi discorsi; se i Romani mi hanno e dittatura. Indicò la strada a Giulio Cesare ma
durante la quale agì sul fronte greco. Dimostrò mandato ad Atene non è per istruirmi, ma per non andò fino in fondo, lasciando la sua carica e
la sua abilità tattica nelle Battaglie di Cheronea sottomettere i ribelli”. ritirandosi poco prima della sua morte.

77
ALLA FINE,, FU
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Silla si portava a ridosso del campo nemico, ordinando per il
giorno dopo un attacco che non trovò grande resistenza: molti
asiatici morirono annegati nel vicino lago di Copaide.
T . La clamorosa sconfitta contribuì a spingere Mitri-
date a stipulare la pace. Il trattato arrivò nell’agosto dell’85 a.C.
(a Dardano, nella Troade, dove si tenne un incontro tra i due
LA LEGIONE protagonisti), mentre Flacco era stato eliminato dal suo stesso
Legionario in lorica legato, il mariano Fimbria, che avanzava con l’esercito in Asia
hamata, la cotta di
maglia rinforzata
mietendo stragi e devastazioni. Mitridate era scampato per un
sulle spalle con pelo alla cattura presso Pitane, e solo grazie al mancato accor-
l’humeralis, ed elmo do tra Fimbria, che lo aveva bloccato da terra, e il sillano Lu-
montefortino, pilum cio Licinio Lucullo, capo della flotta, che non aveva fatto altret-
(il giavellotto), scudo tanto dal mare per non sottrarre gloria al proprio comandante.
e gladio.
Il sovrano, in difficoltà su più fronti e ancora in auge solo gra-
zie ai dissidi interni tra i Romani, fu costretto ad accettare le
condizioni imposte da Silla, che tutto sommato non erano trop-
po onerose: ritorno entro i propri confini abbandonando tut-
te le conquiste dall’inizio del conflitto, oltre alla consegna di 70
navi e 500 arcieri. I legionari rimasero molto scontenti di non
aver racimolato il bottino di cui si favoleggiava; ma la realtà era
che Silla aveva fretta di procedere contro i suoi nemici interni:
di lì a poco, infatti, marciò contro Fimbria, che si suicidò prima
di incontrarlo, e poi tornò in Italia a restaurare il proprio potere.
Nessuno si illuse che la pace di Dardano fosse qualcosa di più
di una tregua: i Romani avevano la sensazione di non aver ven-
dicato i massacri subiti, e Mitridate non aveva digerito la rinun-
cia alle sue conquiste. Sarebbe toccato a Lucullo raccogliere il
testimone del dittatore, lavorando ai fianchi il re pontico e il suo
genero Tigrane, re dell’Armenia, per una serie di dure campa-
gne, che lasciarono infine l’avversario senza alleati né truppe.
A Pompeo Magno , giunto in Asia nel 66 d.C. per sostituirlo,
sarebbe bastato il minimo sforzo per raccogliere il Ponto su un
piatto d’argento, dopo che il tenace sovrano era stato costret-
to al suicidio dal suo stesso figlio Farnace. Nel corteo trionfa-
le, il conquistatore avrebbe mostrato ai Romani solo lo scettro
dell’uomo che aveva costretto l’Urbe a una serie di guerre dura-
te ben un quarto di secolo, forse il terzo conflitto per importan-
J. CABRERA

za nella sua storia, dopo le Guerre puniche e quelle daciche. %


Andrea Frediani

Gneo Pompeo Magno (106-48 a.C.) Uno dei più titolati generali romani. Raccolse vittorie contro
Sertorio in Spagna, gli schiavi di Spartaco in Italia, popoli asiatici e pirati cilici. Ma Cesare lo ridi-
mensionò sconfiggendolo a Farsalo.

La Battaglia di Cheronea, 86 a.C.

l
comandante pontico Archelao si attesta in posi- romano ne approfitta conducendo un attacco con ta, e ordina al generale Ortensio di aiutare Murena;
zione difensiva su un terreno frastagliato, nono- la cavalleria, che impedisce ad Archelao di lanciare poi preleva unità in vari settori e si lancia a dare
stante disponga del triplo degli effettivi di Silla la carica dei carri falcati. Ne partono solo 60 su 90, manforte alla sua ala destra, che ricaccia Archelao
(da 60.000 a 120.000 per le fonti). Silla lascia il suo che finiscono facilmente preda dei Romani. Ma in- oltre il fiume Cefiso. Anche Murena prevale e così
luogotenente Murena, all’ala sinistra, a controllare tanto la falange avanza, mentre 2.000 cavalieri pon- l’esercito romano riunito insegue il nemico in rotta,
la falange pontica e piomba su un avamposto nemi- tici tentano l’aggiramento sulla sinistra di Murena. facendone strage alla soglia dell’accampamento, le
co i cui superstiti fuggono nel campo di Archelao, Oltre il fiume. Silla vorrebbe correre in aiuto al suo cui porte Archelao aveva fatto sbarrare per indurre i
scompaginando i ranghi dell’armata. Il comandante luogotenente, ma anche la sua ala destra è attacca- propri uomini a proseguire il combattimento.

78
WARS LIVING HISTORY

REGOLE TEMPLARI
A cura di Camillo Balossini

olto si è detto e scritto sui MONACI


GUERRIERI
templari, dando luogo a leg- A lato, cappella
gende che ben poco hanno a di un castello
che vedere con la loro storia e che, spesso, templare in
sconfinano nell’esoterismo o nel fantasti- Terrasanta: fratelli
co. L’ordine cavalleresco nato per difen- cavalieri e sergenti
a messa prima
dere e scortare i cristiani durante il pel- della battaglia.
legrinaggio in Terrasanta ha generato da Sotto, sergente
sempre miti e leggende. Colpiti da queste balestriere, con
contraddizioni e mistificazioni sul mon- cappello d’arme e
do delle Crociate, un gruppo di appas- cotta d’arme nera;
pausa di riposo
sionati di storia medioevale ha riporta- durante l’assedio di
to in vita usi e costumi dell’ordine mona- S. Giovanni d’Acri.
stico. La Mansio templi parmensis, que-
sto il nome dell’Associazione che ha sede ci hanno abituato cinema e letteratura t t
a Parma ed è attiva dal 1998, basa la sua di genere. Si cura persino l’arte culina- WEB
WE B
attività di living history su testimonianze ria dell’epoca, con le sue pietanze sia oc- mansiotempliparmensis.wordpress.com
storiche e ha come punto di riferimento cidentali che orientali, in una cucina da m.facebook.com/MansioTempliParmensis?_rdr
la Regola del Tempio, il documento ap- campo medioevale perfettamente attrez- t t
provato nel Concilio di Troyes del 1129 zata. Capita dunque di vedere un templa-
che, con l’approvazione di Bernardo di re inginocchiato davanti all’altare della
Chiaravalle, istituiva i monaci guerrieri. tenda cappella, nell’atto della preghiera e
P  
P  . Lo studio di tali
 poco distante un sergente nell’atto di lu-
fonti ha permesso di ricostruire un cam- cidare il proprio elmo pentolare, o un al-
po con 8 tende, e fra queste la tenda usa- tro assistere alla cerimonia di investitu-
ta dal tesoriere dell’Ordine, il commen- ra di due nuovi cavalieri, che si conclude
datario, e la tenda cappella, il luogo adi- con l’abbraccio fraterno di tutto l’Ordine.
bito alla recita del mattutino, fulcro del La Mansio parmen-
tempio in movimento. Uno spaccato di se porta la sua mis-
vita quotidiana della metà del XIII seco- sione anche nelle
lo, con i suoi risvolti civili, militari e re- scuole per dare una
ligiosi, riproposto al pubblico in un sus- lettura corretta di ciò che ha rappresen-
seguirsi di tableaux vivants coinvolgen- tato l’Ordine dei cavalieri templari
ti per sfatare quelle credenze alle quali nel mondo delle Crociate. #

t t C. Balossini (3)

79
WARS TRUPPE D’ÉLITE

ROYAL MARINES
A cura di Stefano Rossi

el 1942 l’Inghilterra contrasta- che i primi reparti di Commandos dei presero parte attiva a tutte le operazioni.
va con tutti i mezzi i tedeschi Royal Marines, le truppe da sbarco di Alla fine della guerra i RM assunsero
in Europa e uno dei modi era Sua Maestà. Dopo un addestramento tutta la responsabilità delle unità Com-
quello di inviare piccoli gruppi di spe- durissimo sulle montagne scozzesi i RM mandos e furono mantenuti in servizio
cialisti ben addestrati a compiere raid Commandos furono presto impiegati solo 3 dei 9 Commando operativi. Per
e incursioni limitate nei Paesi occupati in battaglia. Da Dieppe al Nord Afri- mantenere tradizioni e onori ne fu scel-
“per creare un regno di terrore sulle co- ca, dall’ Operazione Husky allo sbarco to uno per ogni teatro di operazioni: il
ste nemiche”, come diceva Churchill. Già a Salerno, dalle montagne dei Balcani al- 40° per il Mediterraneo Medio Orien-
nel 1940 erano nati in tal senso i Com- le paludi delle valli di Comacchio, dal- te, il 42° per l’Estremo Oriente e il 45°
mandos dell’esercito e ora in seno alle le spiagge della Normandia all’Estremo a rappresentare gli scontri in Europa. I
Combined Operations si crearono an- Oriente, gli incursori dei Royal Marines RM Commandos, ora riuniti in una bri-
gata (la 3a), furono chiamati ancora in
Combined Operations Operazioni combinate: comando Dieppe Fu il primo tentativo di sbarco in forze (7.000 uomini)
interforze che riuniva varie unità britanniche per compiere in Francia, compiuto il 19 agosto 1942 da forze congiunte azione ovunque ci fosse bisogno: in Ma-
sbarchi e particolari operazioni sul suolo nemico. anglo-canadesi e in piccola parte Usa. L’esito fu disastroso. lesia nel 1950, in Corea (con un Com-
Operazione Husky L’operazione alleata di sbarco in Sicilia, mando indipendente, il 41°), a Suez nel
iniziata il 10 luglio 1943, primo attacco diretto all’Europa 1956, nel Brunei (1962), nelle Falklands
nazifascista. (dove il 42° riconquistò la Georgia del
Sud con l’Operazione Paraquet), in Iraq
(dove giocarono un ruolo chiave per la
conquista) o nell’attuale dispiegamento
in Afghanistan. Oggi la 3a Brigata Com-
mando è la punta di diamante della Fan-
teria di marina della Royal Navy. Oltre
ai 3 battaglioni, ne fanno parte anche gli
Commando Oltre a indicare il singolo incursore, in questo
caso il termine ha anche una connotazione organica: in
questi reparti speciali un Commando è un’unità a livello di
battaglione.

80 S
COMMANDOS
IN AZIONE
Nella pagina di
sinistra (in alto),
i Royal Marines
Commandos a
Comacchio nel
1945 e (in basso) in
un’azione nel 1944.
Sotto, il fregio del
loro basco verde. A
lato, addestramento
anfibio oggi e (foto
centrale) negli Anni
’60. Sotto, il Crest del
42° RMC. In basso,
incursore armato di
Bren, 1943.

specialisti dell’ SBS , la controparte “ma- mane al Commando Training Centre di


rina” del SAS , e gli uomini del 43° Com- Lympstone, nel Devon, dove, attraverso
mando Fleet Protection Group (già Co- quello che gli istruttori chiamano “State
macchio Group), nato nel 1980 a pro- of mind”, con corsi durissimi si forma-
tezione di armi nucleari navali e parti- no combattenti d’élite pronti all’azione.
colari installazioni, anche in funzione Le prove finali del corso basico, da ef-
antiterrorismo. Ogni battaglione ha poi fettuare tutte con arma ed equipaggia-
in organico specialisti di guerra in am- mento al completo, sono un esempio: 4
biente montano e artico, tutti istruttori miglia di percorso di guerra di corsa, a
di roccia, sci e combattimento in quota. tempo, e alla fine un test di tiro con al-
I 
.. L’addestramento è uno meno 6 centri su 10; un percorso aereo
dei più lunghi e duri al mondo: 32 setti- su funi, muri, discese in corda doppia
da fare in 13 minuti; una corsa di 9 mi-
SBS Special Boat Service, erede dello Special Boat Squadron. glia e infine una marcia di 30 miglia da
Unità per operazioni speciali in ambiente marino e fluviale.
compiere in 8 ore (6 per gli ufficiali). Ed
SAS Special Air Service. È uno dei reparti più addestrati al è quasi solo l’inizio della vita di un RM
mondo per operazioni speciali e di antiterrorismo.
Commando. &

Pugnali Fairbairn-Sykes (in basso, uno del 1942),


simbolo dei Commandos. Fra le armi da
fuoco oggi in dotazione, il fucile d’assalto L85A2
(sopra) e la mitragliatrice leggera L86A1.
SIERRA (11)

S 81
WARS RECENSIONI

LETTURE Gruner+Jahr/Mondadori S.p.A.


Via Battistotti Sassi, 11/a - 20133 Milano

DIRETTORE RESPONSABILE Jacopo Loredan


COORDINAMENTO Lidia Di Simone (caporedattore)
ART DIRECTOR Massimo Rivola (vicecaporedattore)
storia del Corpo. Fatti di guerra, imprese eroiche,
SAGGISTICA
UFFICIO CENTRALE Aldo Carioli (caporedattore),
abnegazione e sacrificio, generosità ed efficacia Marco Casali (photo editor, vicecaporedattore),
A cura della Libreria Militare degli interventi a favore della popolazione civile Andrea Parlangeli (caporedattore centrale)
Via Morigi, 15 - 20123 Milano - tel/fax: 02 89010725 rivivono e vengono consegnati alla memoria col- REDAZIONE Federica Ceccherini, Marta Erba,
e-mail: libmil@libreriamilitare.com lettiva grazie anche ai commenti del curatore, già Irene Merli (caposervizio),
www.libreriamilitare.com autore di una storia delle Penne Nere. Giuliana Rotondi, Anita Rubini
PHOTO EDITOR
Gaspari editore, pag. 127, € 24 Patrizia De Luca (caposervizio), Rossana Caccini
Eredità di Roma. Storia d’Europa REDAZIONE GRAFICA Katia Belli,
dal 400 al 1000 d.C.
VARIA
Mariangela Corrias (vicecaporedattore),
di Chris Wickham Barbara Larese, Vittorio Sacchi (caposervizio)
A cura di Lidia Di Simone SEGRETARIA DI REDAZIONE Marzia Vertua
Questo interessante saggio
HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO
contribuirà a gettare luce su Giorgio Albertini, Camillo Balossini, Gastone Breccia,
quelli che vengono comune- Guerra e trementina Giuliano Da Frè, Andrea Frediani, Fernando Mazzoldi,
mente definiti “tempi bui”. La di Stefan Hertmans Mirko Molteni, Angelo Pirocchi, Stefano Rossi
storiografia contemporanea L’orrore delle trincee delle
ha già ampiamente rivalutato Fiandre Occidentali nei ricordi
il Medioevo e spiegato le di un novantenne che conse- BUSINESS MANAGER Barbara Ferro
ragioni che hanno causato la SUBSCRIPTION MANAGER Alessandro Scampini
gna al nipote il diario di quegli
fine dell’Impero romano, ma questo libro docu- COORDINAMENTO TECNICO Valter Martin
anni tremendi. Le pagine par-
mentato e scorrevole aggiunge qualcosa in più. lano di un ragazzino di Gand
Intanto, ci permette di comprendere le complesse che sognava di fare il pittore
dinamiche che governarono l’immenso vuoto e che lo scoppio della Prima guerra mondiale
di potere lasciato dallo sgretolarsi della potenza trascina su uno dei fronti più crudeli del conflitto.
romana; ma soprattutto evidenzia la preziosa Come si può riuscire a conservare la propria uma-
eredità che la civiltà greco-latina ha consegnato nità mentre il mondo intorno cade in pezzi? Lo AMMINISTRATORE DELEGATO E CHIEF OPERATING OFFICER
al nostro continente. aiuterà la passione per l’arte. Un romanzo toccan- Roberto De Melgazzi
Laterza, pag. 755, € 38 te, un altro punto di vista sulla Grande guerra. PUBLISHER MAGAZINE Elena Bottaro
DIRETTORE DEL PERSONALE E AFFARI LEGALI Lucio Ricci
Marsilio, pag. 306, € 18,50
DIRETTORE CONTROLLO DI GESTIONE Paolo Cescatti
Veicoli dei Carabinieri.
200 anni di storia Il mistero della corazzata russa Focus Storia Wars: Pubblicazione trimestrale registrata presso il
di Giuseppe Thellung di Luca Ribustini Tribunale di Milano, n. 162 del 31/03/2010. Tutti i diritti di proprietà
di Courtelary e Sergio Puttini Si tratta di un’inchiesta ma si legge come un gial- letteraria e artistica sono riservati. Il materiale ricevuto e non richiesto
(testi e fotografie), anche se non pubblicato, non sarà restituito.
Il duecentesimo anniversario lo questo libro sulla più grande corazzata della Direzione, redazione, amministrazione: Via Battistotti Sassi, 11/a -
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ghiotta occasione per pas- 28 e il 29 ottobre 1955 affondò nelle acque gelide e-mail amministrazione: infoamministrazione@gujm.it
sare in rassegna la storia dei del porto di Sebastopoli (Crimea). Nel luglio del Stampa: Nuovo Istituto Italiano Arti Grafiche Arvato, via Zanica, 92 -
mezzi della Benemerita, in un 2013 un ex incursore del gruppo Gamma della 24126 Bergamo.
volume di pregio illustrato con centinaia di foto Xa Mas rivela all’autore di essere il responsabile Distribuzione: Press-di Distribuzione Stampa & Multimedia Srl - 20090
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d’epoca e attuali. Sia l’appassionato che il curioso dell’esplosione. Ribustini ricostruisce gli eventi Abbonamenti: 4 numeri € 19,90 + spese di spedizione. Non inviare
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piego di tutti i veicoli dei Carabinieri, da quelli militari, civili e dei servizi segreti. La nave batteva telefonare esclusivamente ai numeri: dall’Italia 199 111 999 costo da
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nifesti, mappe, riviste e giornali recuperati dagli L’editore è a disposizione degli eventuali detentori di diritti
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agli alpini vengono raccolte archivi storici.
e presentate cronologicamente a ricostruire la Castelvecchi, pag. 176, € 35 Periodico associato alla FIEG (Fede- Codice ISSN:
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In questo numero, tutte le verità sul 1945: gli ultimi giorni di Mussolini e tutte le ipotesi sulla sua morte, il piano di fuga dei gerarchi nazisti
e di Hitler, l’Italia e l’Europa nell’anno zero, le atomiche su Hiroshima e Nagasaki. E inoltre: nel regno degli armeni, la storia della satira
prima di Charlie Hebdo, le prime donne a compiere un’impresa, sesso nel Medioevo, Gerusalemme, crocevia del mondo.

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