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N°3 Novembre 2010 d € 5,90 d www.focusstoria.

it

LEGIONE
SOLDATI E BATTAGLIE NEI SECOLI STRANIERA
Origini e
LA NASCITA modernità
NELLE STEPPE di un corpo
leggendario
ASIATICHE,
L’EPOCA D’ORO
DEL MEDIOEVO,
LE GRANDI
CARICHE E IL
LENTO DECLINO

L’EPOPEA
DELLA
CAVALLERIA
Sped. in A. P. - D.L. 353/03 art. 1, comma 1 NE/VR
Focus Storia Wars n° 2-3

CAPORETTO Fu una disfatta o PROPAGANDA La 2a guerra VESTIVANO COSÌ L’armatura


piuttosto una ritirata strategica? mondiale a colpi di manifesti del samurai pezzo per pezzo
WARS  SOMMARIO
Una lunga cavalcata fino al cielo
Abbiamo scelto di dedicare il dossier di questo numero a un’Arma. E la prima non poteva
che essere la più nobile di tutte: la cavalleria. Nobile nel vero senso della parola, perché
nel Medioevo i cavalieri costituivano la classe dominante della società (e ancora oggi il
titolo di “cavaliere” è conferito in molti Paesi europei come onorificenza). Fu quella l’epoca
d’oro della cavalleria: il cavaliere medioevale, armato di lancia e rivestito da una pesante
armatura, era il nerbo degli eserciti di quel periodo. E l’etica cavalleresca era un ideale
a cui gli uomini del tempo si ispiravano. Ma con l’apparire delle armi da fuoco iniziò un
lento declino, che porterà i cavalli a essere sostituiti da autoblindo e carri armati, e i loro
cavalieri a inseguire lo spirito di una volta a bordo dei primi aeroplani.
 Marco Casareto d direttore

Di corsa
1917: dopo Caporetto
truppe italiane si
ritirano oltre il Piave. DOSSIER CAVALLERIA
6 CAPORETTO:
RILETTURE
DISFATTA
O RITIRATA STRATEGICA?
20 DALLE STEPPE ALLE STALLE
LE ORIGINI

Tutto iniziò nelle grandi steppe asiatiche.


Cadorna subì a una disfatta rovinosa, come L’uomo imparò a inforcare un cavallo, a imporgli
ci insegna la Storia, o vi sono elementi fino una direzione e ad apprezzarne la velocità.
a oggi trascurati che possono farci vedere
questa sconfitta sotto una diversa luce?
C’è chi sostiene che quel 24 ottobre del 1917
l’esercito italiano fosse pronto a ripiegare
26 TI PROCLAMO CAVALIERE
L’EPOCA D’ORO

Era questa la formula con cui il signore feudale


secondo un piano preciso... creava il suo esercito di guerrieri scelti, l’élite di
un’epoca: il Medioevo.

14 L’ARMATURA
VESTIVANO COSÌ

DEL SAMURAI 34 CAVALCANDO IN GUERRA


L’EVOLUZIONE
Molto più di una corazza. Quella dei Razze equine, finimenti, protezioni... Per secoli
guerrieri giapponesi era espressione di una questi elementi si sono sviluppati di pari passo
filosofia di vita e di un codice etico. con l’impiego del cavallo sui campi di battaglia.

16 ICONFLITTO
UNA GUERRA AL CINEMA
FILM SUL SECONDO
MONDIALE
40 GRANICO,
LE GRANDI CARICHE
PAVIA,
WATERLOO...
La guerra più cruenta in una escalation di Alessandro Magno iniziò a usare la cavalleria in
grandi film, dal D-Day alle Ardenne, dal maniera innovativa, ma altri dopo di lui hanno
generale Patton al cecchino sovietico. fatto Storia con cariche vittoriose. O suicide.

WARS 
L’EVOLUZIONE DI UN’ARMA
RUBRICHE
PAG. 13
46 DAGLI LA FINE
ZOCCOLI
ALL’ACCIAIO
LIVING HISTORY PAG. 18 In pochi decenni, nel XX secolo, le nuove
APPUNTAMENTI PAG. 51
scoperte hanno segnato la fine della cavalleria,
decretando il passaggio dalle truppe montate
TRUPPE D’ÉLITE PAG. 78
ai reparti meccanizzati.
RECENSIONI PAG. 80

www.focusstoria.it S 3
WARS  SOMMARIO

Combatti
tovarich!
Nel 1941 l’Urss
spronava i suoi
figli in guerra con
l’esempio degli
eroi russi di
ogni tempo.

52 LE MEMORIE
ARMI DELLA
PROPAGANDA
68 COSÌ REPORTAGE
SI DIVENTA
FRATELLI D’ARMI
Messaggi subdoli o scoperti, linguaggio Ecco che succede a chi si arruola oggi nella
pubblicitario, richiamo agli antenati: sono i legione straniera, raccontato dalla prima
manifesti della Seconda guerra mondiale. reporter ammessa nel fortino di Gibuti.

60 ORIZZONTI DI SABBIA
CORPI LEGGENDARI

Gli uomini dal kepi bianco, tra leggenda,


76 I CORNUTI
UNIFORMOLOGIA

A noi il nome può apparire bizzarro, ma


episodi eroici e bagni di sangue, per saperne l’imperatore romano Costantino apprezzava
di più sul mito del legionario francese. molto questa unità di barbari.

WARS I NOSTRI ESPERTI


Giorgio Albertini Andrea Frediani Stefano Rossi
Milanese, 42 anni, Romano, 47 anni, Milanese, 51 anni,
laureato in Storia medievista, ha scritto già ufficiale degli
medievale, illustratore vari saggi di storia Alpini paracadutisti
professionista per militare e romanzi e reporter di guerra,
case editrici e riviste storici di successo collabora con
(giorgioalbertini.com). (andreafrediani.it). numerose testate.

4 S www.focusstoria.it
In edicola c
on
UNA ECCEZIONALE e
COLLANA DI
STORIA MILITARE
N
el 1862 il famoso generale colo nei cieli, dai brutali corpo a corpo
confederato Robert E. Lee affrontati con le armi bianche ai con-
scrisse: “Quello che è così ter- flitti guidati a distanza con le tecno-
ribile della guerra è che potremmo tro- logie più moderne. Una straordina-
varci ad amarla”. Una frase che ben ria opera enciclopedica, arricchita da
definisce le due emozioni contraddit- migliaia di foto di eccezionale qualità,
torie che la guerra ha sempre suscitato schemi tattici dettagliati, illustrazioni
nell’animo umano: fascino e repulsio- a colori e tavole cronologiche, per co-
ne. Focus Storia e Panorama presen- noscere e capire la guerra, i suoi effet-
tano oggi una straordinaria collana di ti sulla società e sull’economia, le te-
20 volumi illustrati, unici e spettacola- stimonianze dei protagonisti, i teatri
ri, dedicati alle guerre nella Storia, alle operativi, le armi e le strategie. Ecco il piano dell’opera Guerre e battaglie - Armi,
armi usate per combatterle e ai soldati Imperdibile. Il primo volume, dedi- soldati, strategie con i temi delle uscite settimanali.
che ne sono stati protagonisti. cato alla Seconda guerra mondiale, è Il primo volume è in offerta a € 4,90 (oltre al prezzo
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accompagnato l’uomo lungo tutto il della rivista). I successivi 6 volumi del-
1. Seconda guerra mondiale vol. 1  già in edicola
suo cammino sulla Terra, come me- la collana sono già disponibili in edico-
todo violento per risolvere le dispute. la. Gli altri usciranno con cadenza set- 2. Seconda guerra mondiale vol. 2 già in edicola
Già le prime comunità umane com- timanale, come indicato nel riquadro a 3. Prima guerra mondiale vol. 1 già in edicola
battevano tra di loro per il possesso destra. Per saperne di più o per acquisti 4. Prima guerra mondiale vol. 2 già in edicola
del cibo e il controllo del territorio. Ma da casa: www.mondadoriperte.it, www.
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di cui ci sia giunta traccia furono com- 6. L’arte della guerra vol. 2  già in edicola
AEREA
207
LA GUERRA

11:00 Pagina 206


8-09-2010
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era come
rgo, era affascinante:
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battute nel III millennio prima di Cri-


G_Mondiale

andosi ad Ambu
206-207-Seconda
di lampi.”
“La vista, avvicin un mare di luci e

già in edicola
si facesse strada in
206 L’ASSE SULLA
DIFENSIVA 1943-194

LA GUE RRA ESC HI


AER EA
4 se un fiume nero
TENENTE PILOTA
WOOD, DEL XII
SQUADRONE,
DESCRIVENDO
IL RAID SU AMBURGO
NELLA NOTTE

delle fabbriche
DEL 24 LUGLIO
1943

aeronautiche della 7. L’arte della guerra vol. 3


città,

sto tra le città-Stato sumere. Da allora,


mesi, ma molte della direttiva
a tappeto raggiunse o l’obiettivo principale Hammerbrook,
poiché
bombardamenti altrove dal mi-
LI TED destinarono considerevoli forze aeree ai bombardam su che costituivan
Eu-
enti strategici in Mosquito La campagna di 1943, con il raid rapidamente dislocate Mi diressi verso
NEI CIE
De Havilland come dove
in legno e progettato fine di luglio del Pointblank, furono Neppure la pro- e della scuola
l’Avro Lanca- Realizzato quasi interamente era più veloce di qualsiasi
i della RAF era il suo apice alla questa opera- i, Albert Speer. nella direzion base stava ancora
e Stati Uniti dal Comando bombardier i Consolidated
B-24 Li- bombardiere diurno,
il Mosquito città tedesca. Per nistro degli armament danni irreparabili.
Gran Bretagna
A partire dal 1942 maggiormente impiegato divisi tra con i venne infatti utilizzato
estremamente versatile: in picchiata, la caccia Amburgo, la seconda una nuova ar- avevamo la nostra era quasi

8. Soldati vol. 1 17/11/2010


subì cosa. L’aria
del 1944 l’aereo invece equamente potesse essere vinta caccia a pistoni ed bombardieri impiegò duzione di U-Boote
ropa. Entro la fine americana venivano alleata che la guerra i bombardamenti la zione il Comando : al fine di confon- bruciando ogni mi
dell’VIII Air Force La convinzione subirono pesantissim
e perdite anche per la ricognizione, nto notturno di precisione. Durante codice “Window” e le mie ferite
ster. I compiti operativi le cosiddette “Fortezze volanti”. americani e inglesi diurni e notturni notturna e il bombardamecirca 6700 esemplari. ma, dal nome in oltre un milio- DI B ERLINO irrespirabile d’inferno. Cadaveri
1943-1944, quando L A BATTAGL IA

raramente c’è stata una generazione


berator e i Boeing
B-17,
a dura prova nel a opera dei caccia costruiti vennero lanciate di Pointblank, facevano un male per la maggior
strategici fu messa
nei cieli tedeschi, periodo solo il 35% guerra ne furono alare 16,45 m
dere i radar tedeschi, chia- alle direttive
gli americani teoria fosse ligio
Apertura
Durante questo metalliche (che giacevano ovunque, i vestiti erano
1290 CV
bombardamenti della Luftwaffe. poteva aspettarsi Royce Merlin da Equipaggio 2 a Sebbene in dei bom-
i dell’VIII Air Force
Motori 2 Rolls 656 km/h ne di piccole strisce frumento). Grazie un convinto sostenitore nudi, poiché
Harris rimase sempre
Velocità massima
dei bombardier ciclo di 25 missioni
operative. Lunghezza 12,34
m
kg all’interno e
due sotto le ali; “Chaff”co me la pula del a co- città tedesche. Il 3 novembre parte del calore tutto
di concludere un bombe da 225 mavano Alleati riuscirono i a tappeto delle bruciati. A causa va sembrava
Armamento 4 notte del 24 gli er bardament «Se l’USAAF si
unisce allo sfor-
da 1800 kg
Window, nella la linea Kammhub
oppure una bomba
ente di sorpresa 1943 disse a Churchill: a noi costerà 400- ciò che mi circonda
gliere completam di pro- Berlino: o.
Postazione del
mitragliere
il raid provocò
incendi radere al suolo di Ber- essersi ristrett
centrale: nel modello
G,
e le difese di Amburgo; io- zo, possiamo la guerra». La battaglia Lan-

9. Soldati vol. 2 24/11/2010


ro le comunicaz

che, in qualche modo, non abbia co-


500 aerei, alla Germania
PROPOSITO
1943, DEL FUOCO, A
introdotto nell’autunnoda vetri , che interruppe con un raid di 440 GIOVANE VIGILE
porzioni devastanti
LA NOTTE
essa era spesso
chiusa i vigili del fuoco il 18 novembre HERBERT BRECHT,
DI FUOCO CHE
COLPÌ AMBURGO
interi isolati, mentre lino ebbe inizio attacchi sulla capitale DELLA TEMPESTA
ni e bloccarono il fuoco. primo di 16 importanti
1943
battaglia vana contro
DEL 27 LUGLIO
combattevano una la caster; fu il su altre città. Si
trattò dell’ul-
Torretta bombardieri colpì combinati con 19 su 795: questo
luglio il Comando no nel tedesca, con i bombar- abbattuti 95 velivoli
P-51D Mustangdi scortare i bombardieri su qualsiasi anteriore
La notte del 27 aerei provocaro per cercare di vincere berga, in cui vennero Berlino, duran-
Grazie alla capacità aveva serbatoi volta: oltre 700 timo grande sforzo della battaglia di
continentale poiché città una seconda fuoco che raggiunse determinò la fine le 600
obiettivo nell’Europa nella primavera del
1944 il Mustang una tempesta di damenti a tappeto. nte co- evento avevano ormai raggiunto
supplementari sganciabili, guerra aerea. Il P-51D non veniva settore orientale in un terrifi- molto lontano, perenneme raid di te la quale le perdite alleate che un si-
prime ore del mattino, Berlino era un obiettivo

nosciuto un conflitto. Tra il 1500 a. C.


della abbattere Boeing B-17G nelle e a difeso. Dopo i Harris fu costretto a riconoscere
cambiò l’andamento per individuare e Torretta
Fortezza volante bombardiere ne limitava il suo apice ripetuto a Dresda esteso e ben
i cac- unità. Perfino non era sostenibile.
Nel-
utilizzato solo come
scorta, ma anche Torretta ventrale difensivo di questo che si sarebbe perto da nubi, troppo nuove tattiche per delle operazioni
si rifugiò in cam-

10. Armi vol. 1  01/12/2010


di coda Il pesante armamento e, in assenza di scorta, non era sufficiente cante scenario avevano adottato mile andamento i suoi bom-
i caccia diurni nemici. CV il carico utile di bombe nemici. Entro la fine della guerra
ne
nel 1945. Un milione di persone a 600 agosto, i tedeschi guidati verso le for- egli considerò la possibilità di dotare
oltre
Motore Rolls Royce/Packard
Merlin da 1490
a tenere lontani i
caccia Tokyo
abitazioni andarono
distrutte, notturni bimotore
che venivano in- l’aprile 1944 volando con la prote-
Lunghezza 9,83
m
pagna; 215.000 subì altri cia al suolo. Queste di scorta. Anche
11,27 m
furono costruiti 13.000
esemplari.
oli officine. Amburgo
ri da controllori bardieri da caccia bombardieri britannico
sta-
Apertura alare
Equipaggio 1 da 1200 CV e innumerev agosto mazioni di bombardie particolare quando gli ae- il Comando
703 km/h Cyclone radiali fabbriche del 2 efficaci, in delle tenebre, avevano già
l’ultimo nella notte zione
Velocità massima kg,
bombe da 450 Motori 4 Wright
novazioni si rivelarono che non veniva di- lezione che gli americani
m
.50 pollici e due Lunghezza 22,8
Armamento 6
mitragliatrici da
Apertura alare
31,6 m due bombardamenti, provocarono l’in- sistema radar SN-2, va imparando una poter colpire il cuore
di 730 aerei. I raid rei erano dotati del

e il 1860 della nostra era si è calcolato


marzo 1944 il Co-
le ali
oppure 6 razzi
da 5 pollici sotto Comandante,
Velocità massima
486 km/h
Equipaggio 10
da una formazione per due la notte del 30 durante il giorno: prima di
Per appreso la Luftwaffe.
produzione industriale sturbato da Window.
navigatore,
mitragliatrici da
.50 pollici;
ne su Norim- occorreva sconfiggere
primo operatore Armamento 13
massimo carico
di bombe terruzione della ri organizzò un’incursio del Terzo Reich
radio, motorista 5800 kg come
Torretta del i raid mando bombardie
di bordo
mitragliere Amburgo dopo principali raid dei mesi di luglio

11. Armi vol. 2 08/12/2010


di coda Nel corso dei quattro sganciate
Amburgo furono
e agosto 1943, su bombe. Nonostante un livello
Torretta
del mitragliere
centrale 8334 tonnellate di precedenti, la città
di devastazione senza

ci siano stati tredici anni di guerra per


a rapidità.
si riprese con straordinari

B-24J Liberator di produrne ben 18.500


Consolidated del Liberator permise furono impiegati
La semplicità costruttiva dei quali Cupola del sistema
del conflitto, molti

12. Battaglie navali vol. 1  15/12/2010


esemplari nel corso a quella di qualsiasi radar H2S, sotto
di un’autonomia superiore

ogni anno di pace. Dunque si può ben


una la fusoliera
nel Pacifico. Dotato possedeva tuttavia Secondo operatore
guerra mondiale, fuoco radio/mitragliere
altro aereo della Secondain formazione e tendeva a prendere
volo
scarsa attitudine al veniva colpito.
velocemente quando
o a esplodere molto Wasp radiali da
1200CV Avro Lancaster
& Whitney Twin 1942, nel
Motori 4 Pratt
Lunghezza 20,5
m Introdotti nel marzo
i Lancaster del
Apertura alare
33,5 m corso del conflitto della RAF
Equipaggio 10
Velocità massima
483 km/h Comando bombardieri 609.000 tonnellate
.50 pollici; missioni, sganciando 1800 chilogrammi
mitragliatrici da compirono 156.000 Focke Wulf 190A-8 caccia del conflitto, dotato di un

dire che la storia del mondo è essen-


Armamento 10 di bombe in origine per portare al trasporto di
5800 kg come
massimo carico di bombe. Progettato venne in seguito adattato
uno dei principali
l’FW 190, o nella tarda
da il suo debutto in combattiment dello Spitfire V.

13. Battaglie navali vol. 2 22/12/2010


di bombe, il Lancaster come la “Grand Slam”, una bomba motore radiale, fece
carichi molto maggiori, notturno, il Lancaster eseguì anche agevolmente le prestazioni
estate del 1941, superando cacciabombardiere
9980 chili. Bombardiere le quali il raid su Augusta, i successo anche come in grado
missioni diurne, tra Venne utilizzato con al suolo: in quest’ultimo ruolo era
alcune temerarie Cross. Entro il 1945 e come aereo da attacco
meritarono due Victoria allargate, a “stormo chilogrammi di bombe.
dove i suoi piloti si di portare fino a 500
solitamente in formazioni
Lancaster volavano Motore BMW
radiale da 1700
CV
Bf 110C-4 di oche”. Lunghezza 9 m
Messerschmittsuccesso come caccia di scorta nella battaglia

zialmente la storia della guerra.


10,5 m
Royce Merlin da
1460 CV Apertura alare
Equipaggio 1
Il Me 110 non ebbe azioni notturne, in Motori 4 Rolls
Lunghezza 21,18
m 656 km/h
si rivelò efficace nelle e di due cannoncini 31,09 m Velocità massima
d’Inghilterra, ma Apertura alare mitragliatrici da
13 mm;
venne dotato di radar l’alto. Entro il 1945
Equipaggio 7 Armamento 2
particolare quando che sparavano verso Velocità massima
442 km/h
4 cannoncini da
20 mm

14. Aerei vol. 1 29/12/2010


.303 pollici;
montati dietro l’abitacolo 6000 esemplari. Armamento 10
mitragliatrici da
ordinario di bombe
circa
ne erano stati prodotti CV
6350 kg come
massimo carico
Benz da 1475
Motori 2 Daimler m
Lunghezza 12,07
16,25 m 323
Apertura alare NAM
DEL VIET

Il punto di forza di
Equipaggio 3
A
LA GUERR
560 km/h
Velocità massima mm;
mm e due da 20
cannoncini da 30
Armamento 2
da 7,92 mm
2 mitragliatrici
C I N A
Pagina 308
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m
17:56 eR
22-09-2010
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15. Aerei vol. 2 05/01/2011


Vinh Yen
PHONG
Dien Bien Hanoi
SALY
Haiphong

quest’opera, scritta
Phu Hoa Binh
I
1945-OGG
M ONDIALE
GUERRA
SAM Golfo
DA
LA SECON LAOS NEUA
del
T TI DOPO
322 I CONFLI Pianura VIETNAM Tonchino Hainan
di Jars 1965-69: DEL NORD ago. 1964: nord-vietnamit
a
dai supposto attacco iere USA.
aree controllate USA a un cacciatorpedin
del Golfo del Tonchino
PRIMA
dagli
comunisti bombardate La risoluzione le forze USA
potere aereo
L’indispensabile
porta in guerra
in Vietnam, per Vientiane mar. 1965: le prime

da autorevoli studio-
USA
usati largamente forze terrestri
Gli elicotteri furono
condusse 1966
Con Thien sett.

16. Aerei vol. 3 12/01/2011


Vietnam del 1954 storia della guerra,
sia in missioni arrivano in Vietnam,
La divisione del
1968 di
Dai Do apr-mag con il pretesto
al conflitto aperto,
quando la prima volta nella quantità di 1954: linea di Quang Tri
il trasporto di grandi
proteggere
entro un decennio il paese d’attacco sia per
tra Nord e Sud, Khe Sanh le basi aeree
cercò di riunificare furono anche le
missioni come demarcazione
Conferenza di
Ginevra
gen.-apr. 1965
Hue
il Nord comunista truppe; numerose
stabilita dalla
Hamburger Hill Da Nang
sotto il proprio governo. per i feriti. A mag. 1969 mar. 1968: famigerato
ambulanze volanti THAILANDI A Shau
massacro di 300-400da
civili sud-vietnamiti
mar. 1966 USA
parte dei soldati
IL VIETNAM DIVISO
del luglio 1954 misero
Dak To a My Lai
Gli accordi di Ginevra
Nov 1967

si e meravigliosamen-
(vedi pp.
francese in Vietnam
fine alla presenza Minh prese Pleiku
il paese. Ho Chi
Kontum Qui Nhon
318-319) e divisero Vietnam
Democratica del Ia Drang VIETNAM
la guida della Repubblica comunista. Ngo Dinh CAMBOGIA
nov. 1965

17. Navi vol. 1 19/01/2011


DEL SUD
M ek

Ban Me
controllo
del Nord, sotto il Thuot
on g

Kompong
del Vietnam del Sud.
Diem prese la guida
Thom
Tonle Bu Gia Map Mar
Sap mag. 1966 Phuoc Long
NORD Loc Ninh Cinese
IL VIETNAM DEL e ott.-nov. 1967
di Diem era repressivo

te illustrata, sta nel co-


Al Sud, il Governo autorizzò Phnom Penh
An Loc
Xuan Loc Merid.
il Vietnam del Nord Phan Thiet
corrotto. Nel 1956
a iniziare una guerra
Kompong Bien Hoa a
i comunisti del Sud
Som Saigon nord-vietnamitvengono
nel Sud quadri per apr. 1975: l’esercito
I civili americani
d’insurrezione, inviando Golfo di circonda la città.elicotteri dal tetto
nel 1959. Questi evacuati con gli . Resa finale
organizzare la guerriglia cong. Thailandia
Can Tho dell’ambasciata
detti viet

18. Navi vol. 2 26/01/2011


300 km
guerriglieri furono Legenda 0
Ca Mau 300 miglia
Vietnam del Nord N
0
SUD
IL VIETNAM DEL

prire più di 5 mila an-


degli Stati Vietnam del Sud
1955 il presidente La Guerra in Vietnam
Nel novembre del inviò 740 uomini Frontiere nel 1964 sotto il governo
comunista
Uniti Dwight D. Eisenhower l’Assistenza Militare Sentiero di Ho Chi
Minh La guerra per unificare nel Sud,
per fu combattuta soprattutto attraverso
del Gruppo Consiglieri Sentiero di Sihanouk l’intero Vietnam truppe
dell’esercito del Vietnam o USA rifornivano le loro
come addestratori guerra Principali battaglie
con coinvolgiment con i comunisti che e Cambogia.
segnò l’inizio ufficiale Le mappe per la dei neutrali Laos
del Sud. Il loro arrivo ti ai viet cong questi
contenitori Offensiva del Tet,
1968 i sentieri nella giungla nel Nord.
erano combatten bombardarono bersagli
to USA in Vietnam. Nord e i viet cong I cinesi fornirono
mappa mostra in Offensiva finale,
1974-75 Gli aerei americani
del coinvolgimen
ricevevano i loro

del Vietnam
per le mappe. Questa
disciplinati, che
armi dai
del nemico e le DOPO
dettaglio le posizioni del conflitto, nell’intento

ni di storia militare – 19. Grandi battaglie vol. 1 02/02/2011


rifornimenti di “vietnamizzazione” del Vietnam del Sud

La Guerra
Minh linee di trasporto.
sentieri di Ho Chi di rafforzare l’esercito con almeno parte
TECNOLOGIA deciso a Parigi prevedeva ma
sotto il controllo e di Siahnouk e di ritirare le truppeAllo stesso tempo, Il cessate il fuoco paese,
L’AGENTE ORANGE che il paese cadesse attraverso Cambogia colloqui tra i due
stati sul futuro del
Sud per evitare americane della dignità intatta. sulle anche dopo la partenza
era un defoliante
usato dagli nel Vietnam del che le truppe e Laos. Usavano
la i bombardamenti
Nixon aumentò rifornimento dei viet le ostilità continuarono
L’agente Orange la vegetazione in mandarono truppe e la meno popolare erano posti. del di
americani per distruggere dai bidoni in cui Gli Stati Uniti lunga, la più brutale obiettivi che si loro conoscenza basi e sulle linee e in Laos. Le truppe degli americani.
derivava guerra fu la più il fallimento degli territorio e il cong in Cambogia ite invasero anche
Vietnam; il nome comunista. La loro ritiro e con sostegno della UN VIETNAM RIUNIFICATO
to, e finì con il

dai Sumeri ai giorni


a strisce arancione. USA e sud-vietnam travolsero
veniva trasportato, nel 1970, nella i nord-vietnamiti
popolazione per
crescita
Nel marzo del 1975
L’agente Orange
induceva una rapida abbiano mai combattu e distruzione” nella brevemente la Cambogia le vie di rifornimen
to, Saigon in aprile e
mettendo
eliminando dal suolo missioni di “ricerca Sud controllate dai colpire di sorpresa speranza di tagliare misure ebbe successo. il Sud, prendendo
che uccideva le piante

20. Grandi battaglie vol. 2 09/02/2011


privando così il nemico aerei di rappresaglia del
aree del Vietnam bombavano il Nord. fine alla guerra.
la densa vegetazione, del Sud. Gli attacchi navali del Vietnam gli americani, ma nessuna di queste lanciò
Ne vennero sparsi
circa il presidente
contro i porti e
le basi mentre prima di sparire il Vietnam del Nordusando
el maggio del 1961 un al comunisti,

N
della sua copertura. nel marzo del 1965, le truppe sud- A Pasqua 1972
Il composto comprendeva
,
tutto il conflitto nella giungla. Sud su larga scala,
80.000 metri cubi. John Kennedy mandò speciali del Nord portarono, “Rolling Thunder”, Per il morale basso e
mal un’invasione del LA CAMBOGIA
Khmer Rossi assunsero
chimiche tossiche per
contingente delle
forze
lancio dell’operaz
ione vietnamite, con marginale. La loro abilità di Nel 1975 i guerriglieri inizio a una
però, anche sostanze
nel Vietnam del
Sud di bombardamento , ebbero un ruolo cecchini e le trappole
che Il numero di soldati Cambogia, dando

58.336
vietnamiti il controllo della
Dei 4,8 milioni di combattiva comandate l’esercito del Vietnam del
(“i berretti verdi”), della una campagna della società;

nostri – analizzando-
gli esseri umani. americani uccisi
con l’agente Orange,
l’esercito alle tattiche ad abbattere la volontàgli attacchi Al contrario, usavanofurono efficaci ristrutturazione rivoluzionaria oltre un milione
venuti a contatto per addestrarne dalla mirante USA, oltre un
era preoccupato
assassinati
o rimasero invalidi del Nord tramite contro le truppe durante la guerra.
Morirono anche nel processo furono di frontiera
400.000 morirono
mentre nacquero
500.000 guerriglia. Kennedycomuniste nel Sud-Est del Vietnam di trasporti, alle difese aeree non avvezze alla
guerriglia. tra civili e militari. di cambogiani. Nel
1978 alcune dispute
invase
sistema milione di vietnamiti, con il Vietnam, che
in qualche modo,
malformazioni. Anche
molti crescita delle forze Vietnam del Sud come al suo I primi marines
portarono a un conflitto
bambini con varie per il
asiatico e vedeva l’espansione. Alla sua e alle aree industriali. del Sud in marzo, del Tet e un governo filo-
soffrirono conseguenze sbarcarono nel Vietnam L’offensiva comandante forniti dall’Union la Cambogia installando
un bastione contro carri e artiglieria dapprima fu un
soldati americani aveva portato il per proteggere le basi da cui decollavano A metà del 1967
il
pubblica, che avevanon
il contatto con l’agente. Kennedy
morte, nel 1963, inVetnam 16.300 unità. mentre le prime generale Sovietica. L’attacco Nord ottenne il
vietnamita.
gli aerei della missione, americano nel Vietnam, alla Uniti. L’opinione ora riteneva che no successo e il Vietnam del Sud; poi fu di
numero delle truppecomunisti stavano truppe dell’esercito
, and, vedeva “la luce sostenuto la guerra, aree del LA CINA
LA GUERRA CON

ne tutti i diversi aspet-


i William Westmorel truppe vincerla e aumentaro controllo di ampie il
A metà del 1964 la 173esima Brigata e sperava che le fosse più possibile truppe luglio. Il mese seguente, Durante la sua guerra
contro gli Stati Uniti,
guadagnando terreno
nel fine del tunnel”
ritirate entro due
anni. chiedeva che le fatto arrestato nel sia dell’URSS
le proteste di chi crescente tributo di
306.183
Il numero
in aviotrasportata, potessero essere combattente americana Vietnam del Nord
ebbe il sostegno
Sud e sembravano di missioni in maggio. no che si sbagliava, Il
tornassero a casa. caduti nel solo 1968 l’ultima divisione bombardamenti dal 1978, si schierò
sempre
del arrivarono Gli eventi dimostrarodel 1968 i viet cong i
lasciò il Vietnam; alla fine di dicembre. che della Cina ma, L’invasione
grado di assumerne contro il Vietnam Le truppe americane, vite – più di 14.000 A marzo, Johnson fianco dell’URSS.
dei velivoli americani quando nel gennaio del Tet. Furono sul Nord cessarono più nettamente al a una breve
il controllo, a meno ne “Rolling Thunder”. a cui si erano aggiunte – fece salire la rabbia. Stati Uniti e il Cambogia portò
Nord nell’operazio lanciarono l’offensivatutto il Vietnam si sarebbe ripresentatodi Nel gennaio del 1973 gli vietnamita della nel
che gli USA non i da Australia, Nuova attaccati obiettivi
in annunciò che non
firmarono Accordi
gli
invasione del Vietnam
da parte cinese,
loro unità provenient Sud,Tailandia e una sollevazione di avviare colloqui Vietnam del Nord
aumentassero la del Sud per provocareriuscirono anche ad alle elezioni e cercò del Nord. I colloqui stabilendo un cessate
Il 2 agosto la USS Zelanda, Corea
del
di pace di Parigi, febbraio del 1979.

ti. Dal modo in cui sono


presenza militare. con alcune crebbero costantemente di Trappole viet cong popolare. I viet
cong pace con il Vietnam di quell’anno. americane lasciarono
“Maddox” si scontrò amite nel Golfo Filippine, massimo di 530.000 armi semplici. a americana a Saigon. iniziarono a Parigi nel maggio il fuoco. Le unità dopo.
numero, fino a un I viet cong costruirono attaccare l’ambasciat comuniste avessero di Richard Nixon, il paese due settimane
torpediniere nord-vietn alle coste del Vietnam uomini nel 1969. Consideran costosa e a
do
Tra queste, una placca
chiodata che
Sebbene le forze l’offensiva ebbe un L’amministrazione la
1968, introdusse
del Tonchino, vicino Lyndon Johnson e del Nord troppo con la si rompeva per penetrare
nella gamba
subito pesanti perdite, Stati eletto nel novembre
del Nord. Il presidente ione un’invasion uno scontro veniva fatta detonare psicologico negli
ottenere l’autorizzaz rischio di provocareamericani preferirono e una granata che grande impatto
usò l’incidente per
intraprendere i passi gli in un filo.
Cina e l’URSS, se si inciampava
dal Congresso “a l’uso delle forze fuoco per organizzare
necessarii, compresosostegno al Vietnam usare il potere di

state vinte e perse batta-


armate” per fornire

glie e campagne all’orga-


Alcune pagine della
nizzazione e all’equipaggiamento de- collana: aerei della II
gli eserciti, dai combattimenti per ma- GM, Vietnam, guerre
re dell’antichità a quelli dell’ultimo se- navali del ’700.

www.focusstoria.it S 5
I
l 7 giugno del 1916, nel pieno della Grande guerra, il pri-
mo ministro italiano Antonio Salandra ricevette, senza
forse badarci troppo, una missiva “riservatissima perso-
nale” dal capo di Stato maggiore Luigi Cadorna, un qua-
si settantenne che conduceva da mesi un violento botta e ri-
sposta con gli austriaci sul fiume Isonzo, le cui acque smeral-
dine attraversavano il fronte di guerra e trascinavano nel gol-
fo di Trieste rivoli rosso sangue. Quanto alla missiva, vi era
scritto: “Non è da escludersi che la necessità del ripiegamento
dall’Isonzo si imponga [...] per avvenimenti a noi sfavorevoli,
inaspettatamente incalzanti [...]. In simile frangente ritarda-
re il ripiegamento potrebbe travolgere l’esercito in un rove-
scio irreparabile”. Cadorna aveva così profetizzato quel che
sarebbe accaduto solo un anno, quattro mesi e diciasset-
te giorni dopo: lo sfondamento austro-tedesco sull’Isonzo
datato 24 ottobre 1917. Fu quello il giorno in cui iniziò la
battaglia di Caporetto (Karfreit per gli austriaci, Kobarid
per gli sloveni entro i cui confini si trova oggi), nella quale
il nostro esercito si cimentò in una rocambolesca ritirata
che in due settimane lo portò indietro di quasi 200 chi-
lometri, fino alle sponde del Piave. «L’evento entrerà nel
linguaggio come sinonimo di “disfatta”, ma l’epiteto è un
po’ immeritato» precisa Tiziano Bertè, curatore dell’ar-
chivio fotografico del Museo storico della guerra di Ro-
vereto e autore del saggio Caporetto: sconfitta o vitto-
ria? (Rossato Editore). «In fondo, per quale motivo Ca-
dorna si sarebbe dovuto far cogliere alla sprovvista da
qualcosa che aveva previsto e di cui conosceva i rischi?
La risposta sta nel fatto che forse, a Caporetto, non vi
fu alcuna rotta dell’esercito, ma una ritirata strategi-
ca». Per scoprire se andò così, partiamo da un conteg-
gio numerico e da un documento d’archivio.
Tutto previsto? Tra il 1915 (anno dell’entrata italiana in
guerra) e il 1916 Cadorna scatenò sull’Isonzo nove offensive
Giù dai monti che, pur non portando grossi cambiamenti del fronte, costa-
La conquista austriaca di rono la vita a quasi 100 mila soldati. Nella primavera-estate del
Santa Lucia d’Isonzo, durante 1917, il decimo e undicesimo scontro fecero rispettivamente
l’offensiva di Caporetto. 36 mila e 30 mila morti: per l’Italia fu però una quasi vittoria, ▸

LA CELEBRE BATTAGLIA PASSÒ ALLA STORIA COME UNA


DISFATTA. MA FORSE FU SOLO UNA RITIRATA STRATEGICA...

FU
DAVVERO UNA
CAPORETTO?
6 S
Perdite italiane
I corpi di alcuni
italiani caduti presso
Cividale del Friuli
in seguito all’attacco
delle potenze centrali
dell’ottobre 1917
austro-tedesco sull’Isonzo. In tale occasione confermò che non
escludeva affatto un prossimo ripiegamento e che meditava di
Xerit wis at. Giat Ut elesto odolo “concentrare le forze italiane dietro il Piave”. Ecco dunque i pri-
bore ea faciduip eummy nonse conse cte et adit mi elementi contrari alla “teoria della disfatta”: un epilogo che
velit nibh euguero consequis ad dunt iriuscin registra pochi morti (relativamente, s’intende) e un prologo che
ulputat veliqui scidunt aci tat illandre tisl ex eniat,
attesta come, già in tempi non sospetti, Cadorna pensasse a un
arretramento del fronte.
Rinforzi tedeschi. Gli austriaci dal canto loro, dopo la bato-
sta rimediata sulla Bainsizza, chiesero aiuto agli alleati tedeschi,
il cui capo di Stato maggiore, Paul von Hindenburg, inviò il gene-
rale Krafft von Dellmensingen a ispezionare il medio fronte ison-
tino. Questi individuò nell’area tra le località di Tolmino (Tol-
min, in sloveno) e Plezzo (Bovec) il tallone d’Achille del nostro
Un mese prima esercito, che qui vedeva schierata la 2ª Armata guidata dal gene-
Alcuni comandanti di rale Luigi Capello. Più nello specifico, l’area antistante Tolmino
pattuglia austriaci sul era presidiata dal corpo d’armata di Pietro Badoglio e a Plezzo
fronte dell’Isonzo nel agiva il corpo guidato da Alberto Cavaciocchi. Più a sud, verso il
settembre del 1917. mare Adriatico, c’era invece la 3ª Armata del duca Emanuele Fi-
liberto d’Aosta, e nella parte interna del fronte, in zona dolomi-
tica (quindi lontano dall’Isonzo) si dava da fare la 4ª Armata di
poiché ne uscì con il possesso dell’Altopiano della Bainsizza. Mario Nicolis di Robilant: un nome da tenere a mente.
«Di contro, quella che è considerata la madre di tutte le sconfitte, Da parte austro-germanica le truppe si organizzarono sotto
Caporetto, conterà poco più di 10 mila caduti. Un numero mo- la guida del generale tedesco Otto von Below, esercitandosi in
desto, se confrontato con quelli precedenti» chiosa Bertè. particolare nella “tattica dell’infiltrazione”, che prevedeva l’uso di
Ma torniamo alla lettera con la quale abbiamo iniziato: Cador- Luigi Capello Nel 1916 comandò il 6° Corpo d’armata che conquistò Gorizia. Nel
na pensava realmente a un “ripiegamento dall’Isonzo” o si trat- 1917, con la 2a Armata, contribuì alla presa della Bainsizza, ma dopo la disfatta di
tava di un’ipotesi buttata lì in un momento di sconforto? I do- Caporetto fu collocato a riposo. Nel 1925 aderì a un complotto contro Mussolini.
cumenti d’archivio dell’Ufficio storico dello Stato maggiore del-
Pietro Badoglio Tenente colonnello all’inizio della Grande guerra, all’epoca
l’Esercito dicono che, ancora sei mesi prima della battaglia, il di Caporetto era diventato per meriti comandante del 27° Corpo d’armata.
generale incontrò nel quartier generale di Udine il collega fran- Capo di Stato maggiore dal 1925, si dimise nel ’40 dopo i primi insuccessi della
cese Ferdinand Foch (Francia e Inghilterra erano i due principa- Campagna di Grecia nella Seconda guerra mondiale. Nel luglio ’43 fu chiamato
li alleati dell’Italia) e gli parlò dei possibili sviluppi di un attacco dal re a sostituire Mussolini e l’8 settembre proclamò l’armistizio con gli Alleati.

Il discusso
generale
A destra,
il generale
Luigi Cadorna
durante
un’ispezione
alle linee nel
luglio del 1917
e (a sinistra)
in un ritratto.

NUMEROSI INDIZI LASCIANO OGGI


PENSARE CHE CADORNA NON FU
AFFATTO COLTO DI SORPRESA
DALL’ATTACCO NEMICO
8 S
formazioni d’assalto (sturmpatroui-
len) capaci di muoversi rapidamente
tra le linee nemiche con compiti di in-
cursione e sabotaggio, aprendo brec-
ce per il passaggio dei fanti. «Di que-
sta strategia Cadorna probabilmente
non era a conoscenza, ma che l’offensi-
va si sarebbe svolta tra Plezzo e Tolmi-
no lo sapeva eccome» aggiunge Bertè.
«Le notizie di un’avanzata nemica pro-
prio in quella zona circolavano da tempo
grazie al lavoro svolto dai servizi segreti
dell’esercito e alle voci riportate da Radio
Scarpa». Alla fine dell’estate la “radio” di-
ceva che erano in corso strane manovre ne-
miche, il cui scopo fu rivelato l’11 settem-
bre da un disertore, che spifferò l’esistenza
di un piano d’attacco austro-tedesco.
Sulla difensiva. La Russia, altra grande
rivale degli imperi centrali che teneva im-
pegnata gran parte dei loro soldati, si appre-
stava nel frattempo ad abbandonare il teatro I “gassati” di Plezzo

V
di guerra a causa dei rivolgimenti interni che ariegato di cloro e fosgene: fu
avevano portato alla deposizione dello zar: te- l’antipasto della battaglia di
mendo un prossimo spostamento di forze av- Ripiegheremo Caporetto servito dagli austro-
versarie dal fronte russo a quello italiano, il 18 tedeschi la notte del 24 ottobre 1917, a
in questo modo Plezzo. In 30 secondi volarono in cielo
settembre Cadorna ordinò alla 2ª e 3ª Armata di stabilirsi quan-
Due pagine tratte 900 bombe dalle quali si sprigionò una
to prima su “posizioni difensive”. Inoltre, nella relazione ufficia- da uno studio nube inodore che asfissiò quasi mille
le dello stesso giorno riferirà che “le forze nemiche allontanano commissionato soldati, morti “come colpiti dal pugno
la possibilità di successo. Bisognerebbe ritirarsi su posizioni re- nel giugno 1917 da di un fantasma” disse un testimone.
trostanti che soddisfino due requisiti essenziali: minima esten- Cadorna: a sinistra si La minaccia chimica era stata peraltro
illustrano le modalità prevista, tanto che ai nostri furono
sione e massima resistenza”. di un eventuale distribuite maschere antigas pubbli-
«È chiaro che per soddisfare i suddetti requisiti c’era un so- ripiegamento dietro cizzate come “le migliori di tutti gli
lo modo: accorciare il fronte. Per esempio stringendolo lungo il il Piave e a destra eserciti”. Purtroppo non bastarono.
Piave» suggerisce Bertè. L’ordine difensivo di Cadorna fu preso si fa una stima del Ma ancor peggio era andata il 29 giu-
in considerazione dal solo duca d’Aosta, mentre Capello agì di tempo necessario. gno 1916 sul monte San Michele, nella
testa sua e schierò la 2ª Armata su un assetto controffensivo. Il sesta battaglia dell’Isonzo. Qui l’eser-
cito austriaco aveva infatti lanciato
4 ottobre Cadorna si recò a Vicenza per effettuare sopralluoghi 6 mila bombe di cloro-fosgene lascian-
lungo il fronte trentino. «Inoltre trasferì ospedali da campo e fe- do a terra 6.428 uomini.
riti oltre il fiume Mincio (nella Pianura Padana), ben lontano dal Incubo Ypres. Nel corso della Grande
fronte: manovra anomala prima di una battaglia, ma ovvia se ci guerra le armi chimiche fecero vittime
si voglia invece ritirare» spiega lo studioso. Il 2 ottobre un prigio- anche altrove: nell’ottobre 1914 la
Germania usò miscele lacrimogene sul
niero polacco aveva intanto indicato Tolmino quale luogo scel- fronte orientale e affinò la tecnica il
to dagli austro-tedeschi per attaccare, e il giorno 20 un soldato 22 aprile 1915 a Ypres (Fiandre), dove il
boemo fornì ai comandi italiani nuovi dettagli sul piano nemi- ▸ cloro tedesco “gassò” a morte 5 mila
francesi. L’uso dei gas si diffuse quindi
Radio Scarpa Era il nome che i soldati avevano dato all’insieme di brusii e sui vari fronti e nell’estate del 1917 com-
indiscrezioni che grazie al passaparola rimbalzava ogni giorno lungo il fronte. parve il più temibile di tutti: il solfuro di
etile biclorurato. Luogo del battesimo,
ancora Ypres, motivo per il quale la so-
stanza passò alla Storia come iprite.

Prove d’assalto
Settembre 1917: una pattuglia
d’assalto austro-ungarica
durante un’esercitazione.

S 9
UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA FU
ISTITUITA NEL 1918 PER INDAGARE
SULLE MODALITÀ DEL RIPIEGAMENTO
co. Ventiquattro ore dopo, due disertori rumeni confermarono
che l’attacco era imminente.
Sfondamento. Il 23 ottobre Cadorna scrisse al ministro del- Ritirata
la Guerra che “l’offensiva si dovrebbe sviluppare [...] con prepon- precipitosa
deranza di sforzo tra la conca di Plezzo e la testa di ponte di Tol- Due auto
mino”. «Mai una battaglia fu prevista con tanta precisione. Di mitragliatrici
Caporetto si può dire tutto, ma non che ci colse di sorpresa» è il Ansaldo
commento di Bertè. Alle 2:30 di notte del 24 ottobre le artiglierie (armate con tre
Maxim-Wichers
austro-tedesche diedero inizio all’offensiva con una lunga piog- da 6,5 mm)
gia di granate e gas (v. riquadro a pag. 9): le linee telegrafiche abbandonate a
(non interrate) smisero di funzionare impedendo le comunica- Polcenigo (Pn)
zioni, mentre la nebbia, accompagnata da pioggia e neve in quo- dagli italiani
ta, ostacolò l’uso di segnalatori luminosi. Le fanterie nemiche si in ritirata.
incunearono nel fondovalle e, sfondata l’area tra Plezzo e Tolmi-
no, già all’ora di pranzo giunsero nei pressi di Karfreit-Caporet- della 4ª Armata di Mario Nicolis di Robilant, al quale il 27 otto-
to. Da qui sarebbero poi dilagate nella pianura travolgendo tut- bre Cadorna aveva ordinato di lasciare l’area dolomitica e ripie-
to. “Ahi quanta gente venir giù / lasciare il tetto poi che il nemico gare verso il Piave per assestarsi sul monte Grappa. Ma questi,
irruppe a Caporetto”: è con queste parole che l’anno seguente la sicuro di resistere all’urto nemico, impiegò quasi una settima-
canzone La leggenda del Piave ricorderà quei momenti. na per schiodare dalle sue posizioni. «Così la 2ª e la 3ª Armata
Dopo il tracollo isontino, il 26 ottobre Cadorna diede l’ordi- dovettero ritardare il ripiegamento per coprire la discesa degli
ne di ritirata sul fiume Tagliamento. «Ma il vero obiettivo era il uomini del Robilant e sostarono più del dovuto sul Tagliamen-
Piave, dove non a caso fece inviare le artiglierie di medio e gros- to. Questo tergiversare risultò fatale e causò la perdita inutile
so calibro e oltre il quale trasferì il Comando supremo (che da di migliaia di soldati» spiega Bertè. Infine, il 3 novembre gli au-
Udine passò a Treviso)» aggiunge Bertè. stro-tedeschi oltrepassarono il fiume e sei giorni più tardi la co-
Ripiegare! La disposizione generale data da Cadorna ai solda- da della ritardataria 4ª Armata fu agganciata a Longarone (Bl)
ti fu quella di “salvare il maggior numero di artiglieria, interrom- dalle avanguardie tedesche guidate dalla futura “volpe del de-
pere strade e ponti [...] incendiare magazzini e baraccamenti”. serto” Erwin Rommel. Ma, giunta sulle pianure davanti al Piave,
«L’intenzione era quella di accorciare il fronte in maniera siste- l’avanzata nemica si affievolì grazie al graduale ricompattamen-
matica; se poi la ritirata risultò caotica, la colpa va forse cercata to del nostro esercito, che il 12 novembre era ormai schierato al
altrove» riprende lo studioso. Per esempio nel comportamento completo sul nuovo fronte. I requisiti della “minima estensione”
e della “massima resistenza” erano soddisfatti; ma ciò non val-
se a salvare Cadorna.
Destituito. Il generale pagò a caro prezzo la ritirata, che as-
sunse gli aspetti di una disfatta in quanto coinvolse la popolazio-
ne civile (si contarono centinaia di migliaia di profughi) e toccò
territori inviolati fino a quel momento. In ogni caso, il 9 novem- ▸

Mario Nicolis di Robilant Comandante del 4° Corpo d’armata e poi della 4a


Armata stanziata sul Cadore. Dopo Caporetto vinse la prima battaglia del Piave
e nel 1918 passò a guidare la 5a Armata. Dal febbraio 1917 era senatore del Regno.

1917: DALLA BAINSIZZA AL PIAVE


17-31 agosto L’undicesima san- tuare un sopralluogo sul fronte
guinosa battaglia dell’Isonzo tra dell’Isonzo. La missione individua
Nessuna austriaci e italiani vede gli uomi- nel settore tra Plezzo e Tolmi-
sorpresa ni della 2a Armata italiana guidati no il punto debole del nostro
La missiva del dal generale Capello conquistare schieramento.
23 ottobre con l’Altopiano della Bainsizza. Per 18 settembre Temendo un
la quale Cadorna gli austriaci è un duro colpo, che li imminente spostamento di forze
informava induce a chiedere l’aiuto tedesco. austro-tedesche dal fronte russo
il ministro 2-6 settembre In seguito alla a quello italiano, Cadorna ordina
della Guerra richiesta di Sos austriaca, giunge alla 2a e 3a Armata di stabilirsi su
dell’imminente in Italia il generale tedesco Krafft posizioni difensive. Il duca d’Aosta
offensiva nemica. von Dellmensingen per effet- obbedisce, ma Capello fa orecchie
La carta delle manovre linea del fronte prima di Caporetto (24 ottobre)
Gli austro-tedeschi irruppero a est da AU ST R I A linea del fronte dopo Caporetto (12 novembre)
Plezzo e da Tolmino. In previsione della temuta penetrazione austro-tedesca
penetrazione da nord (avvenuta poi 10ª ARMATA direzione di penetrazione austro-tedesca
a fine 1917) gli italiani spostarono la C ARINZ I A ritirata delle armate italiane
4a Armata verso il monte Grappa,
con la 2a e la 3a a coprirle le spalle.

Plezzo 14ª ARMATA

11ª ARMATA Longarone CAPORETTO


4ª ARMATA Tolmino
Belluno
ve

Tagliamento
2ª ARMATA
P ia
TR E N TIN O Udine
Monte Vittorio Veneto
Grappa o Gorizia
nz
Pordenone 3ª ARMATA Iso 2ª ARMATA

4ª ARMATA
1ª ARMATA Treviso
Trieste N
3ª ARMATA

0 10 20 30
2ª ARMATA Km
Venezia

I TA L I A

Sul Piave
A sinistra,
militari italiani
schierati sulla
linea del Piave.
A destra, le
nostre truppe
attraversano lo
stesso fiume,
dopo una ritirata
di 200 km.

da mercante rimanendo su un di Robilant viene invece coman- torio Emanuele Orlando, in seguito 12 novembre Le truppe italiane
assetto controffensivo. dato di muovere verso il Piave, alle dimissioni di Paolo Boselli. riescono a schierarsi completamen-
24 ottobre Le truppe austro-te- dove vengono inviate anche molte 3 novembre Gli austro-tedeschi te lungo il Piave. Questa nuova li-
desche, senza risparmiare l’uso di artiglierie. riescono a oltrepassare il corso del nea risulterà molto più compatta e
gas, sfondano il fronte dell’Isonzo 27 ottobre Inizia la ritirata italia- Tagliamento e Cadorna ordina il de- difendibile della precedente, tanto
e si incuneano in direzione di na, mentre il nemico dilaga verso finitivo ripiegamento sul Piave. che nella battaglia “del solstizio”
Caporetto grazie a una “tattica del- le pianure occupando Cividale del 9 novembre Nella battaglia di dell’estate 1918 ci sarà la prima
l’infiltrazione” che spiazza i nostri Friuli e, il giorno dopo, Udine. Longarone le avanguardie tedesche rivincita italiana sugli austriaci.
soldati. La battaglia ha inizio. 30 ottobre Mentre i soldati ita- colpiscono la 4a Armata, che aveva Il definitivo riscatto arriverà nel-
26 ottobre Cadorna ordina ai suoi liani si affannano a resistere lungo accumulato un pesante ritardo. Lo l’autunno dello stesso anno presso
uomini di ritirarsi in direzione del il Tagliamento, si forma a Roma il stesso giorno, Cadorna viene sosti- Vittorio Veneto, scenario della bat-
fiume Tagliamento. Alla 4a Armata nuovo governo del presidente Vit- tuito dal generale Armando Diaz. taglia conclusiva del nostro fronte.

S 11
I FRUTTI DELLA RITIRATA SUL PIAVE FURONO COLTI
L’ESTATE SUCCESSIVA, NELLA BATTAGLIA “DEL SOLSTIZIO”
bre, per volere del neo premier Vittorio Emanuele Orlando, Ca-
dorna venne sostituito dal generale Armando Diaz. «A conti fat- SAPERNE DI PIÙ
ti, però, quella di Cadorna non era stata una vera sconfitta» sug- Caporetto: sconfitta o vittoria?, Ti-
gerisce Bertè. «Uno spostamento di oltre un milione di uomini, ziano Bertè (Rossato Editore). Un rilettura
della dodicesima battaglia dell’Isonzo.
con i nemici alle calcagna, che costi la vita a un numero limita-
tissimo di individui è, anzi, un fatto quasi straordinario». Eppu- Corrispondenze da Caporetto, Arnaldo
Fraccaroli (Rizzoli). Le lettere riservate di
re qualche errore vi fu, come per esempio quello di Badoglio, che un inviato di guerra al suo direttore.
mancò ingenuamente di proteggere la riva destra dell’Isonzo e
offrì il fianco agli austriaci (qualcuno insinuò persino che fosse in
combutta con loro). Ma, più in generale, fu tutta la 2ª Armata di
Capello a tenere un assetto squilibrato. Non meno grave fu l’er-
rore del Robilant, la cui ritrosia a muoversi mise a rischio i suoi
uomini e quelli delle altre armate. Non a caso la commissione
d’inchiesta allestita nel 1918 lo inserì nella “lista dei cattivi” con
Cadorna, graziando però Badoglio (la diceria è che quest’ultimo
si fosse accordato con il presidente Orlando, che avrebbe fatto
sparire le carte che attestavano le sue responsabilità).
Misteri a parte, una certezza c’è: il fronte italiano si ritrovò
d’improvviso più compatto e solido. E quando nel giugno 1918
giunse l’ultima grande offensiva austriaca (la battaglia “del sol-
stizio”) la nuova disposizione permise di annientare quei nemici
che pochi mesi prima parevano invincibili. «A prescindere da-
gli errori commessi, si può affermare che se l’Italia uscì vincente
dal conflitto ciò fu forse dovuto proprio alla “ritirata” di Capo-
retto, con la quale perdemmo sì una battaglia, ma ci mettemmo
in condizione di vincere la guerra» sostiene Bertè. Come a dire
che, senza Caporetto, la La leggenda del Piave non si sarebbe
potuta concludere con la celebre strofa “sul patrio suolo vinti i
torvi Imperi / la Pace non trovò né oppressi né stranieri!”.d
Matteo Liberti

Armando Diaz Capo del Reparto operazioni presso il Comando supremo allo
scoppio della guerra, nel 1917 diresse il 23° Corpo d’armata sul Carso. Dopo
Caporetto divenne capo di Stato maggiore al posto di Cadorna. Nell’autunno 1918
guidò l’offensiva finale contro l’esercito austriaco. Senatore, fu ministro della
Guerra nel primo governo Mussolini e Maresciallo d’Italia nel 1924.

Profughi e prigionieri
Sopra, i nostri soldati catturati
ammassati in piazza Vittorio
Emanuele II a Udine. Sotto,
profughi italiani in fuga
dall’invasione austro-tedesca.
LA BOMBA A MANO
A cura di Stefano Rossi

D
opo l’invenzione della polvere ne- Una delle bombe
ra e la sua applicazione alle armi, a mano più
famose: la MKII a
attorno al XV secolo, ogni eser- frammentazione,
cito cercò di dotare i propri soldati di ordi- della Seconda
gni esplosivi che potessero essere agevol- guerra mondiale.
mente gettati a mano contro il nemico; i Per il suo aspetto
primi esemplari, rudimentali, erano in ter- fu ribattezzata
“ananas”.
racotta, legno od ottone, caricati con pol-
vere pirica e pallette di piombo (o di fer-
ro) o pezzi di vetro. La tipica “granata”, no-
me in uso fino al XIX secolo, poi soppian-
tato in Italia dal termine “bomba a mano”,
si diffuse a partire dalla fine del Cinque-
cento: era una sfera di ghisa pesante qua- La Stielhandgranate
si 2 kg, caricata con circa 200 grammi di mod. 15 della Prima
polvere nera e dotata di una miccia. Ordi- guerra mondiale.
gni di questo tipo furono impiegati con al- Aveva l’accensione a
strappo, tramite una
terne fortune, legate al mutare delle tatti- cordicella che era nel
che di guerra, fino all’Ottocento, quando manico, e una piattina
riapparvero in discreto numero durante la metallica per portare la
Guerra di secessione americana. bomba alla cintura.
Il vero boom. Fu però nella Prima guer-
ra mondiale, la tipica guerra di trincea,
che se ne registrò la massima diffusione:
da tutti i contendenti ne furono sviluppa-
ti e usati centinaia di modelli – tra i più fa-
mosi la Stielhandgranate mod. 15 tedesca,
con il manico di legno – sia per uso offen-
sivo negli assalti, sia difensivo (da lancia-
re dietro ripari). Ve n’erano di deflagran-
ti, incendiarie, a frammentazione, con
esplosione a tempo o all’impatto.
Nella Seconda guerra mondia-
le queste bombe ebbero anco-
ra un ampio uso, affianca-
te da modelli più moderni
o di nuovo impiego, co-
me quelle anticarro o
fumogene.
Fabbricate con nuo-
vi materiali, le bombe
a mano di oggi sono più
leggere (alcuni modelli
pesano poco più di mez-
zo chilo) e di dimensioni
ridotte (stanno nel palmo
della mano), ma soprattut-
to sono più sicure. Fanno an-
cora parte integrante delle dota- Una pesante granata di ghisa
in uso nel XVII secolo caricata a
zioni del singolo militare o, come polvere nera: era dotata di miccia
nel caso di quelle lacrimogene o stor- esterna, a lenta corsa, che la
denti (flashbang), delle forze di polizia. d faceva esplodere dopo 10 secondi.

www.focusstoria.it S 13
14
SPADE AFFILATISSIME E MASCHERE TERRIFICANTI. ERA IL CORREDO DEL...

S
Suigyu-no-wakidate: Decorazione
ornamento di di crine di
legno dorato cavallo
a forma di
corna di
bufalo
VESTIVANO COSÌ
A cura di Lidia Di Simone

SAMURAI el Giappone medioevale


diviso in innumerevoli pic-
do, somma di regole di vita, precetti re-
ligiosi e disciplina militare. In cima alla
coli potentati, i daimyō, si- piramide dei valori del samurai c’erano
La visiera
gnori dei feudi, chiamaro- il dovere e l’onore, regolato sul filo del-
(mabisashi) no a difesa dei loro possedimenti una la lama della spada tradizionale, la ka-
era spesso
N
casta di militari, i samurai, che per cen- tana, a cui una particolare forgiatura
placcata d’oro tinaia di anni, fino al XIX secolo, costi- garantiva resistenza e affilatezza. Col
Oltre alle frecce,
si usava anche
tuirono gli eletti di una società retta da tempo l’armatura crebbe di comples-
una lancia leggi arcaiche. Questi guerrieri si era- sità, fino a raggiungere il suo culmine
(yari), che si no dati un codice di condotta, il bushi- nella tosei gusoku del XVI secolo. d
estraeva da un
un anello posto Ressei mempo: era la maschera di Il manico della
sull’armatura
L’armatura
protezione con l’espressione furente katana (tsuka),
dietro la schiena Il samurai aveva bisogno
lungo 25 cm, era
di un’armatura (yoroi)
di legno ricoperto
che gli permettesse i
di pelle di razza
movimenti garantendo
e fettuccia di
la massima copertura
cotone o seta
difensiva. Più leggera
L’elmo (il kabuto) Lo shikoro delle armature medioevali
era dotato di ali proteggeva il collo europee, recava i colori
protettive rivestite di e i vessilli distintivi del
pelle (fukigayeshi) clan di appartenenza.

Yodare-kake:
protezione
iuscipisit euipis per la gola
adiamet utat.
Am in enisit

Sode: era il pannello che


ricopriva la spalla. Ogni

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singolo elemento poteva
essere indossato senza
aiuto, a differenza delle
armature occidentali
La tsuba, l’elsa della
spada, era riccamente
decorata e indicava il
rango del samurai.
È oggetto di culto tra
Kote: i collezionisti
protezione
del braccio

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Il corpo centrale
della corazza
(do) era un pezzo
unico oppure
era costituito da
placche di ferro
rivestite d’oro e Seppa
tenute insieme (spaziatore)
La spada
con nastri di seta corta
Tekko: protezione (wakizashi)
della mano era quella
usata nella
cerimonia
Il tantō, pugnale del seppuku
lungo fino a 30 cm, o harakiri
veniva tenuto (taglio del
dietro la schiena ventre),
Kusazuri: protezione dei il suicidio
fianchi, appesa al busto rituale dei
samurai
Bande di legatura
Il sune-ate era
il para-stinchi
a protezione
della parte
bassa delle
gambe

Le lame
del mito
La katana (la
spada lunga)
e il wakizashi
(la spada corta)
formavano La katana
insieme il daishō veniva
e costituivano le impugnata con
armi principali la lama verso
del samurai. l’alto, a due
Con il tantō mani o con la

S
rappresentavano tecnica a due
anche il suo spade (con

15
onore, il potere e impugnatura
la classe sociale. singola)
UNA GUERRA AL CINEMA

BASTOGNE (1949) IL GIORNO PIÙ


Fu il primo film prodotto dopo la LUNGO (1962)
guerra a dare un volto umano e Nel D-Day gli Alleati dilagano
vulnerabile ai soldati americani. sulle spiagge normanne.
Basato sui ricordi dello Dal romanzo di Cornelius Ryan,
sceneggiatore, ritrae la durezza una ricostruzione davvero
dei combattimenti sul fronte spettacolare, oscar alla
belga delle Ardenne nell’inverno fotografia e agli effetti speciali.
del ’44, con la 101a Divisione In uniforme nientemeno che
aviotrasportata impegnata John Wayne, Richard Burton,
a difendere Bastogne dalla Henry Fonda, Robert Mitchum,
controffensiva della Wehrmacht. Rod Steiger e Sean Connery.

IL CONFLITTO LA SECONDA GUERRA MONDIALE


È LA NOSTRA GUERRA. NOI L’ABBIAMO
FATTA (E SUBITA), VISSUTA IN FAMIGLIA
E POI RIVISTA SUL GRANDE SCHERMO

LA BATTAGLIA PATTON, GENERALE


DEI GIGANTI (1965) D’ACCIAIO (1970)
Grandiosa ricostruzione in Dopo la vittoria in Tunisia, la
Panavision e Technicolor 7a Armata americana passa alla guida
dell’offensiva delle Ardenne con di Patton e sbarca in Sicilia. Oscar
i divi Charles Bronson, Henry “In tutta la mia vita al protagonista George C. Scott
Fonda, Robert Shaw. In Belgio, ho sempre desiderato nel ritratto di un leader militarista,
nel dicembre del ’44, i tedeschi un combattimento violento e allucinato. Al film (tratto
in difficoltà stanno studiando un all’ultimo sangue!” dall’autobiografia dello stratega)
contrattacco veloce, ma sono a vanno 6 statuette, una delle quali alla
corto di benzina. Taglio epico e sceneggiatura di Francis Ford Coppola,
scene di battaglia da antologia. futuro regista di Apocalypse now.

LA CROCE IL GRANDE
DI FERRO (1977) UNO ROSSO (1980)
Sul fronte russo i tedeschi si difen- Una pattuglia della 1a Divisione di
dono con valore, ma gli equilibri fanteria americana (Big red one)
saltano con l’arrivo di un capitano attraversa fronti e fasi della guerra,
blasonato. Sam Peckinpah mostra fino ai lager nazisti. I sopravvissuti
drammi personali che intervengono sono anti-eroi (come Lee Marvin),
nel conflitto epocale. Nel cast James uomini segnati dagli orrori visti e
Coburn (foto). Famose le battute: “Ti commessi. La versione ricostruita
farò vedere come combatte un ufficiale del film recupera i tagli fatti dalla
prussiano”. “E io ti farò vedere come produzione e mostra la grandezza
ci si guadagna la croce di ferro”. del regista Samuel Fuller.

16 S
“Signori, la guerra I CANNONI DI
la incominciamo da qui” NAVARONE (1961)
Su un’isola greca un commando
inglese sta per evacuare i suoi,
ma deve prima neutralizzare i
cannoni costieri tedeschi scalando
l’erta scogliera e penetrando nel
forte nemico. Film mozzafiato con
tempeste e imprese alpinistiche,
oscar per gli effetti speciali.
Nel cast Anthony Quinn,
David Niven e Gregory Peck.

PIÙ GRANDE
L
a produzione cinemato- il conflitto in Africa e nel Pacifi- pellicole fino agli ultimi titoli, che
grafica sulla Seconda guer- co, la guerra sottomarina, la Resi- hanno aggiunto il taglio critico ed
ra mondiale è sterminata e stenza e lo spionaggio per presen- effetti ancor più speciali.  d
parte dalla fine degli Anni ’40 per tare una scelta dei film memora-  Lidia Di Simone
arrivare ai giorni nostri. Qui ab- bili sulla guerra in Europa. Ecco-
biamo tralasciato le battaglie aree, li, dalla visione eroica delle prime

QUELL’ULTIMO
PONTE (1977)
Richard Attemborough gira un «atto
d’accusa contro la stupidità degli
alti comandi» sull’operazione Market
garden con cui nel settembre 1944
Montgomery perse 8 mila uomini “Come facciamo a
(molti su quell’ultimo ponte sul Reno
ad Arnhem, in Olanda). Il bello del film superare il ponte?
sta nel realismo: carri armati (veri) che Con entrambi
bruciano e mortai davvero funzionanti. i piedi!”
Cast stellare (fra cui Robert Redford).

SALVATE IL IL NEMICO
SOLDATO RYAN (1998) ALLE PORTE (2001)
Spielberg si guadagna l’oscar Stalingrado sta per cadere in
alla regia (il film ne prende altri mano tedesca. La città ha bisogno
4, uno per il sonoro, davvero di un eroe, lo trova nel cecchino
impressionante) rielaborando la Zajcev (Jude Law, foto). Annaud
storia vera del salvataggio del omaggia Sergio Leone filmando
sergente Fritz Niland della 101a come un western il duello tra i
Divisione aviotrasportata, che nel cecchini rivali, che qui finisce 1 a 0
conflitto aveva perso tre fratelli: per l’Urss, ma in realtà non fu mai
nomination a Tom Hanks, che nel confermato da fonti ufficiali. La
film si sacrifica per la causa. guerra diventa dramma interiore.

S 17
LA LEGIO X RITORNA
A cura di Riccardo Tonani

Alle armi
Sopra, alcuni reenactors
della Legio Decima
schierati con le insegne:
si vedono a destra un
centurione e a sinistra
un optio. Qui a fianco,
la ricostruzione di una
balista. A destra, scontro
tra Celti e legionari.
Sotto, un centurione si
prepara alla battaglia.

S
i chiama S.P.Q.R. Legio Decima ed per esempio, l’associazione ha collabora-
è un’associazione culturale nata a to alla rievocazione dell’assedio portato
Roma nel 2004 con lo scopo di far ad Alesia, in Francia, dai Romani guida-
rivivere spaccati della vita romana del I ti da Giulio Cesare ai Galli di Vercinge-
secolo d. C. In particolare l’associazio- torige; inoltre ha fornito la sua consulen-
ne si propone di descrivere le attività dei za a un ente tunisino per la realizzazione,
reparti che formavano la Legio X Gemi- presso la località di El Djem, di un parco
na “Pia fidelis domitiana” – la decima le- archeologico nel quale sorgerà una ve-
gione al tempo dell’imperatore Domizia- ra arena per ospitare la ricostruzione di
no (51-96 a. C.) – ma ha anche altre aree combattimenti gladiatori. Uno dei pros-
di interesse, tra cui i combattimenti gla- simi progetti in programma è quello di
diatori, ricostruiti da atleti e attori della ricreare alcuni reparti della legione di
“scuola di gladiatura” Ludus Magnus, le epoca repubblicana, ai tempi delle spe-
danze dell’epoca, la vita delle vergini ve- dizioni galliche di Cesare.
stali e dei senatori. Inoltre, grazie al sup- spedizione tra i banchi. Parte del-
porto di archeologi e studiosi, gli asso- l’attività dell’associazione, infine, riguar-
ciati riproducono modelli (di di- da l’aspetto divulgativo: il gruppo incon-
mensioni reali e perfettamente tra periodicamente gli studenti delle
funzionanti) di alcune tormenta, scuole romane e del Lazio per spiegare
le antiche armi d’assedio, come la gli aspetti noti e meno noti della civil-
balista, l’onagro e lo scorpione. tà romana. Ma la grossa novità arriverà
romani in tunisia. Legio Decima, che a breve: una web-tv “a tema” che inizierà
è membro del Consorzio europeo di ri- a trasmettere entro fine anno.
costruzione storica, si avvale della con-
sulenza di un comitato scientifico com- • Associazione culturale •
posto da docenti universitari e studiosi. S.P.Q.R. Legio Decima
Partecipa alla rievocazione di eventi sto- indirizzo: via Montiglio, 9 - 00166 Roma
rici organizzati in diverse località italia- telefono: 335.1535878
e-mail: info@legiodecima.it
ne ed europee e supporta l’attività di do-
cumentaristi ed enti culturali. Di recente, • web: www.legiodecima.it •

18 S www.focusstoria.it
DOSSIER

LA CAVALLERIA
A FARE IL LAVORO SPORCO
IN BATTAGLIA SONO STATI
I FANTI, MA IL FASCINO LE ORIGINI
I PRIMI CAVALIERI
E LA GLORIA SONO SEMPRE
STATI DEI CAVALIERI, CHE
TANTE VOLTE HANNO
AVUTO IL MERITO DELLA
VITTORIA E IN ALCUNI CASI
HANNO SCRITTO LE PAGINE
pag. 20
EPICHE DEL SACRIFICIO
L’EPOCA D’ORO L’EVOLUZIONE
I SIGNORI DEL MEDIOEVO BARDATURE E FINIMENTI

pag. 26 pag. 34

LE GRANDI CARICHE LA FINE


DAL GRANICO A WATERLOO ZOCCOLI D’ACCIAIO

pag. 40 pag. 46

S 19
CAVALLERIA
LE ORIGINI

COME FU CHE, DOPO AVERLO


CACCIATO PER MILLENNI, L’UOMO
CAPÌ CHE IL CAVALLO POTEVA ESSERGLI
PIÙ UTILE IN BATTAGLIA CHE A TAVOLA

DALLE STEPPE
ALLE STALLE
G
uardare un cavallo correre e immaginare di se forse non solo per colpa dell’homo sapiens, ma probabil-
condividere con lui l’impeto del suo slancio, la mente anche per le mutate condizioni climatiche.
gioia di quella velocità, dev’essere stato comu- Il cavallo sopravvisse solo nelle infinite steppe tra i Car-
ne a molti cacciatori che tra Paleolitico e Neo- pazi e l’Asia Orientale, dove, grazie alla sua vista che copre
litico cercavano le loro prede nelle pianure europee o nelle un campo visivo di oltre 300 gradi, poteva scorgere un pre-
steppe asiatiche. Parecchi animali corrono con forza e po- datore anche a grande distanza. E dove aveva a disposizione
tenza, ma nessuno eguaglia il cavallo, anche quando si trat- per il suo sostentamento un illimitato mare d’erba. Non era
ta di quei tozzi cavallini selvaggi che agli occhi di noi mo- in grado di percorrere distanze troppo lunghe per raggiun-
derni sembrerebbero più pony che purosangue. gere fiumi e laghi, ma tra le basse colline di quelle regioni
Selvatici e prelibati. La ragione per cui gli uomini del- poteva galoppare da una fonte d’acqua all’altra indisturba-
l’Età della pietra seguivano le mandrie di cavalli era però tut- to e libero, avendo come unico limite le pendici nevose del-
t’altro che estetica: la carne equina era parte integrante del- le montagne che si stagliavano all’orizzonte. ▸
la dieta umana durante i lunghi secoli dell’ultima glaciazio-
ne. Tanto apprezzata che circa 12 mila anni fa il cavallo si Carpazi Sistema montuoso che disegna un arco di 1.300 km attraverso
estinse nel Nord America e nell’Europa Occidentale, anche Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Ucraina e Romania.

20 S
L’esercito cinese
Alcuni cavalieri di terracotta trovati nella
tomba di Liu Bang, imperatore cinese
della dinastia Han (III-II secolo a. C.).

S 21
NELL’ ANTICHITÀ IL CAVALLO, PER LA SUA FORZA E
VELOCITÀ, ERA CONSIDERATO UN ANIMALE DIVINO
Da cacciatori ad allevatori. Non sappiamo esattamen- indusse quei popoli ad adottare una vita nomade o semi-noma-
te quando il concetto di allevamento si fece strada nelle abitu- de per non esaurire le risorse di pascolo. Questa piccola spinta
dini dei piccoli gruppi di cacciatori delle praterie caucasiche tra innescò i grandi movimenti migratori che, fino al Medioevo,
il Mar Nero e il Mar Caspio, ma possiamo dire che questa idea coinvolsero le aree ai confini delle steppe: Europa e Cina.
rivoluzionaria era nota e praticata ben prima del 3000 a. C., Il carro non fu solo un mezzo di trasporto eccezionale, si sco-
quando la maggior parte della carne equina consumata dagli prì presto che poteva costituire anche una carta in più in guer-
abitanti della steppa proveniva ormai da cavalli d’allevamento, ra, fungendo da arma difensiva. Infatti, come le mura che cin-
come dimostra l’abbondanza di ossa equine ritrovate nelle fos- gono una città, il carro protegge il guidatore dagli assalti dei
se dei rifiuti dei siti archeologici della fine del IV millennio. guerrieri appiedati e gli permette di raggiungere velocemente
La pratica dell’allevamento arrivava da sud, da quelle ter- punti diversi in un campo di battaglia. Grazie a questo vantag-
re al di là dei monti, tra gli altopiani iranici e le valli alluviona- gio il cavallo fu reintrodotto in quei territori dai quali era scom-
li del Tigri e dell’Eufrate, dove si iniziavano ad addomestica- parso migliaia di anni prima, e la potenza di questo binomio si
re bovini e ovini, ma anche gli equini di quelle aree, ossia asi- propagò dalle foreste del Nord Europa fino alle ricche civiltà
ni e onagri che, oltre a fornire alimento, erano utili per il tra- del Sud, dove l’agile animale divenne un simbolo di potere.
sporto dei pesi o per il loro trascinamento su slitte. Intorno al Finalmente a cavallo! Dall’allevarli, usandoli come forza
3500 a. C. sempre in quella zona ha origine di un’altra scoper- trainante dei carri, al montarli il passo non fu però breve. Cer-
ta rivoluzionaria: la ruota. Un’idea che lentamente si propagò to fin dagli albori dell’allevamento
verso il resto dell’Asia e l’Europa, portata da pesanti carri con equino, tra V e IV millennio, non
le ruote di legno pieno trainati da buoi. I mercanti che anda- sarà mancato qualche temerario
vano a nord introdussero anche nelle pianure caucasiche que- che avrà tentato di cavalcare per
sta nuova tecnologia, che dal 2500 a. C. si trova diffusa nelle gioco o per spavalderia qualche
tombe di quell’area. vecchia giumenta. Ma utilizzare
Gli allevatori del Caucaso non riuscirono a utilizzare il ca- l’animale come arma ed estensio-
vallo come animale da traino fino all’invenzione della ruota a ne del proprio corpo era un’altra 69,6
raggi – avvenuta intorno al 2000 a. C. – ma da quel momen- cosa. Le prime esperienze di equi- È la velocità media di un
cavallo in km/h, che può
to le cose cambiarono. Anche se domare un cavallo richiede- tazione avvennero sicuramente in essere sostenuta per
va molto tempo, i vantaggi erano enormi: attaccando gli ani- Mesopotamia durante la seconda 40 km. La velocità di punta
mali a un carro leggero si poteva viaggiare a velocità mai rag- metà del III millennio a. C., quan- del ghepardo, l’animale più
giunte prima. do la presenza del cavallo non ave- veloce della Terra, è di 115,2
Inizia il nomadismo. La rivoluzione del carro fu tale da va assunto ancora dimensioni di km/h, ma per brevi tratti.
cambiare completamente la vita di quelle culture. Gli abitanti rilevanza storica e quest’esperien-
della steppa conquistarono la piena libertà di movimento, co- za riguardava asini e onagri. Bisognerà giungere alla fine di quel
me quella delle mandrie di cavalli che i cacciatori preistorici millennio prima di trovare una rappresentazione di un uomo
guardavano correre all’orizzonte. Nuovi spazi potevano essere chiaramente in groppa a un cavallo.
conquistati, molto più bestiame allevato, molte più risorse po- Le raffigurazioni di questi primi cavalieri, sotto forma di sta-
tevano sostenere tante più persone. Un’esplosione demografica tuette, sigilli e bassorilievi, ci sono di grande aiuto nel rico-
struire l’evolversi dell’equitazione. Le tecniche utilizzate ini-
Onagro (Equus hemionus): è un asino selvatico originario delle fasce desertiche zialmente per montare gli equini erano, infatti, tanto ingegno-
che vanno dalla Siria al Tibet, di dimensioni maggiori rispetto all’asino comune. se quanto inadatte ad avere un reale controllo dell’animale. I

I primi popoli a

A
ll’inizio dell’Età del ferro si
affacciarono alla Storia alcuni
popoli che legarono il pro-
prio nome alle scorrerie equestri.
Cimmeri e Sciti furono tra i primi a
usare il cavallo per compiere razzie.
Gli storici dell’antichità, soprattut-
to Erodoto, ce li descrivono come
cavalieri originari della Crimea che
dilagarono nel Vicino Oriente tra
VIII e VII secolo a. C. con azioni par-
ticolarmente crudeli ed efferate.
Guerrieri laziali Molto probabilmente le cronache
Le “terrecotte volsche” di Velletri (VI secolo
riconducono a questi due “etno-
a. C.) raffigurano guerrieri volsci montati:
nimi” (popoli) le predazioni che
la posizione è anteriore, e la briglia
consente di condurre bene l’animale.
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Egizi a cavallo Arcieri provetti
Attività equestre in un bassorilievo del XII I soldati a cavallo del re assiro Assurbanipal
secolo a. C. Il cavaliere monta in posizione attaccano gli Elamiti nel 635 a. C. Montano
molto arretrata, sulle natiche della bestia. agilmente, già in posizione anteriore.

cavalieri appaiono aggrappati con entrambe le braccia al col-


lo della bestia e seduti in posizione eretta sul garrese oppure
all’amazzone, o molto più spesso seduti in groppa in posizio-
ne molto arretrata, sulla punta delle natiche dell’animale. Que-
st’ultimo modo di cavalcare doveva essere molto diffuso, dal-
l’Egitto agli altopiani iranici, ed era un chiaro retaggio dell’uti-
lizzo dell’asino. Ai nostri occhi non pare molto
elegante, ma permetteva una certa stabilità tenen-
dosi con una mano a una cinghia sottopancia che
stringeva l’equino lì dove oggi è posizionata la sel-
la, mentre con l’altra mano si controllava un anello
nasale collegato a un pezzo di fune.
Questi primi cavalieri sono sempre raffigura-
ti privi di armi e in genere nudi, un tipo di ico-
nografia che ci fa pensare più a un utilizzo
“sportivo” e ludico dell’animale piuttosto
che militare. Lo scopo vero poteva dun-
que essere la velocità, confermato dai
documenti che in termini sumerici de-
nominano il cavallo letteralmente “asi-
no veloce”. I cavallerizzi, per quanto spericolati,
non erano ancora pienamente padroni della ca-
valcatura e, più che essere loro a guidare, si lascia-

Garrese Il punto più alto del dorso dei cavalli,


corrispondente alla zona di incontro tra collo e scapole.

All’amazzone Cavalcare seduti sul dorso con tutte e due


le gambe sullo stesso fianco del cavallo.

cavallo: Cimmeri e Sciti


gruppi di saccheggiatori a cavallo I loro attacchi giunsero
perpretarono in Anatolia e in Medio a mettere a ferro e fuoco
Oriente nel corso di quei secoli, Sardi, capitale del regno
muovendo dal Caucaso e dall’Iran di Lidia, e le ricche città
Nord-Occidentale armati di archi greche della costa anatolica, Ben stretto
e spade. ma rappresentarono una seria Balsamario di
Dammi lo scalpo. In particolare i minaccia anche per il potente re- ceramica etrusco-
Cimmeri “che mungono cavalle”, gno assiro. Evitavano lo scontro corinzia (VI secolo
come li definiva il poeta greco Cal- aperto per concentrarsi sull’assal- a. C.): la monta è a
limaco, assaltavano i propri nemici to a sorpresa di villaggi non forti- pelo e la posizione è
con un esercito “fitto come sabbia” ficati. Scorrerie più riconducibili raccolta sul davanti,
piombandogli addosso con forza, alla storia del crimine che a quella con le cosce strette.
colpendoli prima da montati, poi militare, che gettano una luce
smontando, per finirli tagliando lo- infausta sulla faticosa conquista
ro teste e scalpi, presi come trofei. delle tecniche ippiche.

www.focusstoria.it S 23
vano trasportare dall’animale, in un’at- passate in groppa si iniziò a fare uso di
tività priva di ogni finalità concreta. imbottiture di un certo spessore, giun-
Punto di svolta. Determinante per gendo presto all’introduzione della sel-
il pieno controllo degli equini fu l’intro- la e alla definitiva posizione anteriore.
duzione del morso, una tecnologia che Le rappresentazioni iconografiche di
consiste in un’imboccatura collegata a quegli anni, dal IX al VII secolo a. C.,
due montanti attraverso cui il condu- testimoniano questa rivoluzione eque-
cente può fermare o indicare all’anima- stre: il rapporto cavallo-cavaliere era
le la direzione da prendere. Venne pri- definitivamente mutato e l’uomo aveva
ma associato alla guida dei carri e in un acquisito il pieno dominio dell’anima-
secondo tempo legato all’affinarsi della le. Da una posizione goffamente rag-
tecnica ippica. Proprio questo è il nodo gomitolata sul dorso del cavallo mon-
essenziale dei progressi dell’equitazio- tato a pelo si giunse al cavaliere a suo
ne: dal cavallo vissuto come gioco alla agio sulla groppa. Anche il rapporto
pratica venatoria e militare passarono L’equilibrio in battaglia con l’animale si rafforzò, instaurando
cinquecento anni, durante i quali ven- una fiducia seconda solo a quella tra
Su questo pettine del V-IV secolo a. C. l’arte
ne scoperta la ruota e la si applicò a un orafa degli Sciti mostra un cavaliere in cane e padrone.
mezzo di locomozione. In quel lasso di battaglia. La staffa è ancora da inventare. Stile di vita. Con l’acquisizione di
tempo il carro conobbe il suo apogeo e un disinvolto controllo, si cominciò a
si perfezionarono le abilità che fecero dell’equitazione un’arte. utilizzare il cavallo nel lavoro, nella caccia e in guerra. Soprat-
All’inizio del I millennio a. C. gli aurighi, i conducenti dei car- tutto i popoli delle steppe caucasiche, che per primi avevano
ri, dovevano essere sempre pronti a montare sui cavalli da ti- addomesticato il cavallo, fecero dell’equitazione un’arte e un
ro nell’eventualità che il mezzo subisse gravi danneggiamenti modo di vivere. Raggruppare le mandrie e condurle per quel-
e dovesse essere abbandonato in battaglia, e fu in quelle occa- le distese in un rapporto quasi “alla pari” divenne l’abilità pe-
sioni che si testò la stabilità data dal morso. Negli anni oscuri culiare di quelle genti, e i piccoli archi dei cacciatori, capaci di
tra la fine dell’Età del bronzo e la prima Età del ferro la predo- scoccare una decina di frecce al minuto, divennero la naturale
minanza dei carri (testimoniata dai reperti archeologici) ce- estensione offensiva del binomio uomo-cavallo.
dette il posto alle cavalcature, non ancora sellate, ma piena- Una tecnica che si sviluppò in quegli anni e che mostra tutto
mente controllate con i finimenti a morso metallico. Con l’au- l’affiatamento tra i due è il cosiddetto “tiro parto”, ossia girarsi
mentare dell’abilità dei cavalieri e con il moltiplicarsi delle ore con il busto mentre la cavalcatura si allontana dal nemico, ber-

ANNIBALE, CHE SI SERVÌ DEI CAVALIERI NUMIDI PER


BATTERE I ROMANI A CANNE NEL 216 A. C., FU TRA I PRIMI
A CAPIRE L’IMPORTANZA DEL CAVALLO IN GUERRA

CAVALIERE CAUCASICO CATAFRATTO PARTICO CAVALIERE UNGARO


VIII SECOLO A. C. I SECOLO A. C. IX SECOLO D. C.

La velocità di spostamento, Negli eserciti persiani la cavalleria Le popolazioni delle steppe che invadono
accompagnata alla destrezza diventa pesante, sia il cavallo che il l’Europa nell’Alto Medioevo portano una
nell’utilizzo dell’arco, è la forza cavaliere si coprono di metallo. La nuova tecnologia, la staffa. D’ora in poi il
dei primi cavalieri delle steppe. velocità cede il posto alla potenza d’urto. cavaliere potrà ergersi ritto sulle gambe.

24 S
COM’È CAMBIATA NEL
Equitazione, sport sconveniente

A
differenza del carro interesse di molte persone stesso dava prova del nelle raffinate
da guerra, che ebbe rispetto al caracollare di proprio valore montando i città accadiche,
il predominio come asini e onagri. Inoltre, la cavalli più potenti. Tuttavia proprio per non
mezzo di trasporto veloce velocità del cavallo era quella era una pratica rite- esporsi a critiche
per tutta la tarda Età del sbalorditiva a quei primi nuta troppo frivola, quasi e derisione. Il re
bronzo (1700-1200 a. C.), sguardi. Ci voleva coraggio da esibizione circense, per veniva invitato a
l’equitazione venne consi- per salire sulla sua groppa essere degna di un re. spostarsi su un carro o,
derata per lungo tempo lanciandosi in una corsa Mulo regale. In un’i- se proprio lo desiderava,
solo una pratica sportiva. sfrenata. Ma il coraggio era scrizione del 1750 a. C. il a montare un mulo. Con il
Nonostante l’inadegua- la virtù per eccellenza degli consigliere di palazzo del suo placido incedere l’asi-
tezza tecnica, l’elegante antichi. Al tempo di Ham- sovrano di Mari lo esortava no era ritenuto un mezzo
galoppo del cavallo doveva murabi, nella Babilonia del a evitare di apparire in pub- più consono a preservare
attirare il compiaciuto XVIII secolo a. C., il sovrano blico montando un cavallo la dignità regale.

sagliandolo così a distanza di sicurezza. Questa specialità si af-


finò nelle pianure caucasiche e la potenza di tiro di questi pri-
mi cavalieri fu sostenuta dalla repentina possibilità di passa-
re allo scontro corpo a corpo. Ci si lanciava alla carica, si tem-
pestava il nemico di dardi e al momento propizio si sguainava
la spada per finirlo. Una tale rapidità di movimento permette-
va di compiere azioni di razzia. Le prime bande di cavalieri si
specializzarono proprio nel saccheggio. Temutissimi nei primi
secoli della loro affermazione, vennero presto inglobati negli
eserciti delle potenze di quel periodo. Il ruolo dei cavalieri di-
venne quello di unità di supporto, i cui compiti erano insegui-
re i nemici, finirli e razziare i loro accampamenti.
La storia della cavalleria militare era cominciata. Ma per Bronzo iberico
quanto determinanti fossero gli arcieri iranici, le cavallerie pe- Il guerriero di
santi persiane e i cavalieri ellenistici, nell’antichità il ruolo del Moixent (Spagna,
V-IV secolo a.C.)
guerriero a cavallo fu sempre secondario e meno decisivo di è un ex-voto
quello dei fanti. Erano i soldati a piedi a sostenere l’impeto dei iberico che mostra
nemici, determinando l’esito di una battaglia. Si dovrà arriva- in bell’evidenza il
re al Medioevo e all’introduzione della staffa, tra VIII e IX se- morso del cavallo.
colo, per invertire tale supremazia.  d
Giorgio Albertini

CAVALIERE RINASCIMENTALE DRAGONE SVEDESE CAVALLEGGERO TEDESCO


XV SECOLO XVII SECOLO PRIMA GUERRA MONDIALE

Nel Rinascimento l’armatura diventa Anche la cavalleria si adegua alle armi da La cavalleria è ormai al crepuscolo, anche
più protettiva: dalla cotta di maglia fuoco. Archibugieri a cavallo sfruttano la se cerca di adeguarsi ai tempi. La lancia
si passa alle pesanti corazzature. velocità animale per spostarsi sul campo e il cavallo, di stampo antico, si associano
Poi le armi da fuoco cambiano tutto. di battaglia, ma combattono a piedi. alle più moderne maschere antigas.

TEMPO LA CAVALLERIA S 25
CAVALLERIA
L’EPOCA D’ORO
ti proclamo
CAVALIERE NEL MEDIOEVO NACQUE
La devozione UNA CASTA DI GUERRIERI
dei prodi
Miniatura tratta dai ARISTOCRATICI▸ CON I SUOI
Cantigas de Santa
Maria, canzoniere CODICI E LE SUE REGOLE,
spagnolo del XIII
secolo, documento
importante per
L’ÉLITE DEL TEMPO IN CUI SI
ricostruire vita
e armamenti dei CANTAVANO “LE DONNE,
cavalieri medioevali.
A destra, una spada
tedesca da cavalleria
I CAVALLIER, L’ARME,
del 1150, con lama
a doppio taglio, e GLI AMORI, LE CORTESIE,
un grande elmo “a
staro” del XIII secolo. L’AUDACI IMPRESE”
S 27
CON LA CAVALLERIA NACQUE ANCHE L’ARALDICA, PER
CLASSIFICARE GLI STEMMI E RICONOSCERLI IN BATTAGLIA


V
oi coprite i vostri cavalli di seta; voi indossate sulle circondarsi di guardie del corpo barbariche a cavallo, i bucella-
vostre corazze chissà quali orpelli fluttuanti; voi rii, cosiddetti dalla galletta che costituiva il loro rancio.
imbrattate di colori le vostre lance, i vostri scudi, Il feudalesimo. Dai regni romano-barbarici all’impero ca-
le vostre selle; voi incastonate oro, argento e pietre rolingio, fino all’impero germanico, l’Occidente impiegò mez-
preziose sui morsi e gli speroni [...]. Vi lasciate crescere i capelli, zo millennio per emergere dalle macerie dell’Impero romano e
che vi cadono sugli occhi e vi impediscono di vedere; voi inciam- perfezionare un nuovo sistema sociale, il feudalesimo, che cri-
pate nelle pieghe delle vostre lunghe tuniche; voi seppellite le vo- stallizzava le gerarchie e delineava una piramide sociale al ver-
stre mani tenere e delicate sotto lunghe maniche ondeggianti”. tice della quale si trovavano il re, i signori e i loro vassalli diret-
Questa invettiva contro i cavalieri è opera di una delle più ti- ti: tutti cavalieri, senz’altra etica, almeno all’inizio, che quella di
taniche figure dell’Occidente medioevale, Bernardo di Chia- trarre il massimo vantaggio e potere dal proprio ruolo. Anche
ravalle. Lo stesso san Bernardo che, nell’Elogio della nuo- per chi, come i cavalieri subalterni, doveva solo rispondere alla
va cavalleria, legittimava l’ordine dei Templari afferman- chiamata del proprio signore.
do che “il cavaliere di Cristo dà la morte in tutta sicurez- Gli obblighi vassallatici si definirono meglio nell’XI-XII se-
za e la riceve con assicurazioni ancora maggiori. Se muore, colo. Un esempio: in cambio delle terre ricevute da Guglielmo
è per il suo bene, se uccide, è per Cristo [...]. Uccidendo un il Conquistatore dopo la conquista dell’Inghilterra (v. Wars
malfattore egli non commette un omicidio ma, se oso dir- n° 1, pag. 38) i baroni normanni erano tenuti a prestare ser-
lo, un malecidio”. vizio di cavalleria per due mesi all’anno in tempo di guer-
Da un lato, dunque, la fatuità, la frivolezza dei cavalieri ra, per 40 giorni in tempo di pace. Oltre i termini stabiliti, il
che inseguono solo onori e gloria, dall’altro nuovi cavalie- servizio era retribuito o volontario.
ri che associano le virtù del monaco a quelle del guerrie- Sotto Carlo Magno. Il mestiere delle armi rendeva li-
ro, il cui operato è perfettamente lecito perché sono solda- beri, nell’accezione comune. Fin dall’epoca carolingia, gra-
ti del Signore. In mezzo a questi due estremi, c’è il mondo zie alla diffusione della staffa, la cavalleria assunse un ruolo
medioevale della cavalleria secolare, perennemente in bili- tattico importante nelle battaglie, con manovre a tenaglia e
co tra la ricerca della gloria militare e la consacrazione agli cariche a ranghi serrati. Si trattava di cavalleria pesante, co-
ideali della Chiesa, l’imposizione della forza sui più deboli e razzata, la cui tecnica venne perfezionata nei secoli imme-
il rispetto dell’etica cavalleresca. È questa l’epoca d’oro della diatamente successivi dai Normanni. Tra gli uomini liberi,
cavalleria, con il cavaliere all’apice della società. solo i più ricchi potevano permettersi un cavallo, il costo del-
In principio era il comitatus. All’inizio i guerrieri a ca- l’equipaggiamento e il tempo libero per l’addestramento. Il
vallo costituivano lo stato maggiore, le guardie del corpo, i solo usbergo costava quanto due o tre cavalli da guerra. ▸
più stretti sodali e i compagni di baldoria del re o del signore.
Non c’era in questo alcuna continuità con la cavalleria roma- Usbergo Lunga cappa di maglia ad anelli di ferro che proteggeva fino alle
na, che non aveva un carattere tradizionale od onorifico né gambe, evoluzione della più antica e ridotta cotta di maglia.
il culto per la guerra e per le armi dei popoli barbarici, alcuni Cavallo da guerra Era un animale poderoso, in grado di sopportare il peso
dei quali arrivavano a inumare i cavalli nelle tombe dei prin- di 120 kg (si calcolava che il cavallo potesse reggere un quinto del proprio
cipi. Semmai, un legame con la tarda romanità lo si può rin- peso, e quindi un destriero doveva pesare almeno 600 kg). Il suo costo
tracciare nell’uso, da parte degli ultimi nobili dell’impero, di equivaleva a quello di parecchi buoi.

La lancia (ovvero l’arma)

I
l cavaliere medioevale mento: “Assicurare la lan-
poteva combattere cia contro il fianco, dopo
con la spada, l’ascia, la averla stretta saldamente
mazza di ferro, l’azza, il sotto il braccio, spronare
martello d’armi, ma la sua il cavallo, afferrarsi a lui
arma principale restava la e lasciargli fare il resto”.
lancia. Un’appendice mici- Questione di tecnica. In
diale – ed è questa la novi- altri termini, l’asta anda-
tà introdotta in particolar va tenuta stretta sotto
modo dai Normanni – non l’ascella destra oltre i tre
più usata come arma da quarti della sua lunghezza
getto, in affondo o, in e indirizzata orizzontal-
mischia, come un arpione, mente, sorretta dall’avam-
In combattimento bensì come arma d’urto. braccio e impugnata dalla
Duello tra Lancillotto e Tristano Un testimone musulmano, mano destra. La lancia
(miniatura del XIII secolo). il principe siriano Usama andava indirizzata obli-
In alto, una lancia medioevale. ibn Munqidh, descriveva quamente verso sinistra,
così la tecnica di combatti- appena sopra il collo del

28 S www.focusstoria.it
Rinforzi decisivi
La cavalleria francese sorprende
gli inglesi nella Battaglia di
Formigny (1450), episodio cruciale
della Guerra dei cent’anni.

La lancia (ovvero i compagni d’arme)


cavallo. Il punto naturale
dell’impatto era quindi la
parte sinistra, il che de-
terminò, con l’evoluzione
allungando, nel corso del
tempo, da due metri e
mezzo fino a tre metri e
mezzo e oltre, e si appe-
Q uando tra cavalieri
si parlava di “lancia”
non si intendeva solo
l’arma, ma un gruppo di
mento e cavalcature. Si arri-
vava anche a 6 uomini oltre
al cavaliere; ma in generale
la tendenza era di 2 uomini
al lato sinistro della sella
e una mazza a destra, un
cavallo munito di frontale e
di barda in grado di correre
della tecnica di combat- santirono fino a 20 chili. individui che facevano da e 2 cavalli nel XIV secolo, 3 in e di rompere la lancia; lo
timento, una certa asim- Talvolta, vicino alla punta contorno al combattente quello successivo. scudiero indosserà una
metria nelle armature, che c’era uno stendardo con pesante vero e proprio. Si La codifica del Temerario. brigantina o un corsetto
vennero maggiormente una punta a doppio filo, trattava di valletti, scudieri, La lancia venne istituziona- alla maniera tedesca, una
rinforzate da un lato. recante l’insegna del ca- paggi, montati anche su lizzata, tra gli altri, da Carlo celata, una gorgiera, dovrà
Più peso, più potenza. valiere. Per evitare il rin- ronzini o muli. Sono soprav- il Temerario, duca di Borgo- avere gambe e braccia
La forza dell’impatto non culo l’asta venne dotata di vissute dozzine di “condot- gna, nel suo regolamento protette, una partigiana
dipendeva da quella del una rondella d’arresto per te”, contratti stipulati tra militare del 1475: “l’uomo [...], una buona spada e una
colpo, ma dalla velocità e la mano e, nel XV secolo, un committente e il capo d’arme [...] dovrà avere lunga daga tagliente da am-
dalla solidità del sistema fu introdotto addirittura mercenario, o il semplice un’armatura completa, con bo i lati”. A essi dovevano
cavallo-cavaliere. Per que- un gancio sull’armatura, cavaliere, detto anche uomo celata e baviera o barbuta, aggiungersi un paggio con
sto le aste delle lance – di per ancorare la lancia d’arme, che stabilivano nei una gorgiera, uno stocco cavalcatura e, volendo,
legno di frassino, di melo alla corazza e alleggerire dettagli il numero di com- lungo, rigido e leggero, un un quarto cavallo per il
o di quercia – si andarono così il braccio. ponenti di una lancia, arma- coltello tagliente appeso bagaglio.

www.focusstoria.it S 29
LA CONQUISTA DELLA TERRASANTA, ERA QUESTO NEL XII
Ben presto i cavalieri più ricchi e più vicini al signore fini- sti ultimi sono solo una delle tipologie di combattenti a cavallo
rono per costituire l’aristocrazia, la nobiltà. E nel XIII seco- non nobili: gli eserciti erano pieni di cavalieri armati alla legge-
lo l’identità nobiltà-cavalleria sembrò pressoché acquisita, an- ra, come gli hobelars inglesi, gli jinetes spagnoli, gli stradioti ve-
che se non necessariamente un nobile era anche un cavaliere, neziani, la gens de cheval guascone e lombarda, i cranequiniers,
né un cavaliere doveva essere per for- ovvero i balestrieri, e gli stessi arcieri montati.
za nobile. Certi aristocratici trova- Quel che è certo è che la cavalleria costituiva una professione
vano talmente gravosi i costi del- prestigiosa, una categoria di guerrieri d’élite, che l’aristocrazia
la cavalleria da rinunciare all’in- tese a trasformare in una corporazione. Non a caso l’imperato-
vestitura e pagare al proprio si- re Federico II, nelle Costituzioni di Melfi, stabilì che solo i figli
gnore, piuttosto, lo scutagium, di cavalieri potevano diventare a loro volta cavalieri.
la tassa con cui ingaggiare cava- Tutta scena? Eppure, appare ormai evidente come il ruolo
lieri stipendiati. Molti figli di no- della cavalleria sia stato piuttosto sopravvalutato nelle fonti me-
bili non erano cavalieri ma dete- dioevali. Le battaglie campali, è assodato, nel Medioevo erano
nevano il titolo di donzelli, oppu- assai rare, ed è probabile che molti cavalieri non ne abbiano mai
re erano scudieri o sergenti. Que- combattute. E quando accadeva, l’attenzione degli autori delle
cronache, spesso chierici in cerca di benevolenza presso i signo-
Donzello Dal latino dominicèllus, ri, o essi stessi appartenenti a famiglie nobili, erano più interes-
diminutivo di dominus, signore, nome che
nel XII e XIII secolo si dava a un giovane
sati alle gesta dei cavalieri che a quelle della povera soldataglia,
nobile che non era ancora stato ordinato
Hobelar Cavaliere leggero o fante a cavallo, nato nel XIII secolo in Irlanda.
cavaliere.
Eccelleva nelle attività di ricognizione e pattugliamento.
Jinete (dal berbero zeneta, tribù nomade delle pianure del Maghreb): cavaliere
All’arma bianca leggero abile nelle azioni rapide e nelle scaramucce.
Da sinistra, mazza
Stradiota Era il mercenario greco o albanese che tra XV e XVI secolo formava le
medioevale con testa di
unità di cavalleria della Serenissima. Abile nella tattica del “colpisci e scappa”.
bronzo e azza da
cavallo del XVI Costituzioni di Melfi o Liber augustalis, vennero promulgate nel 1231
secolo, molto dall’imperatore Federico II di Svevia per limitare e rivedere i titoli e i privilegi
usate dai di cui godeva la feudalità.
cavalieri.

In nome di Cristo
Battaglia fra crociati e
musulmani tratta da
una miniatura francese
della chanson de geste su
Goffredo di Buglione, il
duca di Lorena che liberò
il Santo sepolcro (1099). ▸
SECOLO IL GRANDE OBIETTIVO DEL CETO CAVALLERESCO
che il celebre cronista del XIV secolo Jean Froissart non esitava Solenne
a definire, senza tanti giri di parole, “merdaille”. cerimonia
Questo non significa che la cavalleria non rivestisse impor- L’investitura del
tanza nelle operazioni belliche. Negli assedi le sortite dei cava- cavaliere (da
lieri erano frequenti e talvolta devastanti per gli assedianti. Le una miniatura
del Codice Metz,
scorrerie, le cosiddette “cavalcate” in territorio nemico, furo- 1290) era fatta
no la caratteristica principale della Guerra dei cent’anni (1337- secondo la
1453). Ma proprio perché le occasioni di distinguersi erano tan- formula di rito:
to rare, i cavalieri s’industriavano a creare occasioni di scontro “In nome di Dio,
anche in altri contesti. di san Michele
e di san Giorgio
In torneo. Da questa esigenza nacquero le prime sfide, talvol- ti proclamo
ta a singolar tenzone, talaltra in forma di battaglie simulate. Si cavaliere. Sii
trattava di ordalie, i “giudizi di Dio” per stabilire chi avesse ra- leale, forte
gione in una disputa, o di duelli d’onore o, più semplicemente, e generoso”.
di una manifestazione coreografata della concezione ludica che
caratterizzava la guerra cavalleresca. Perfino in battaglia, infat-
ti, i cavalieri dei due opposti schieramenti erano più interessati
a superarsi che a uccidersi, anche perché non era raro che aves-
sero già incrociato le loro lance in una giostra.
La profusione di tornei cui si assiste nelle pellicole hollywoo-
diane sul Medioevo rispecchia con accettabile correttezza l’at-
mosfera festiva e ludica che caratterizzava tali eventi, che san-
civano il trionfo dell’ideologia cavalleresca. L’imprecisione
più evidente è la presenza delle barriere tra i due conten-
denti, che non sembra abbia fatto la sua comparsa prima
del XV secolo. Corretta invece è la presenza degli araldi
che annunciano i partecipanti: si trattava, in origine, di
semplici giullari che, a furia di studiare i blasoni sem-

Gerusalemme libera
Cavalieri templari davanti
alle mura di Gerusalemme
(miniatura del XIV secolo).
La scena si riferisce alla
conquista della città nella
Prima crociata (1095-1099).

S 31
Orlando, Lancillotto & company

«
N
ello specchio della di cavaliere, che preferisce Ginevra. Quest’ultimo rientra
letteratura la socie- immolarsi pur di non chiama- nel mito arturiano diffuso a
tà cavalleresca si re i rinforzi. partire dai romanzi bretoni
contempla, o piuttosto essa Oh, mia Ginevra! I poemi di Chrétien de Troyes. Suo è il
guarda e ammira l’immagine successivi introducono l’ele- ciclo di poemi al quale più si
che vuol dare di sé» asserisce mento sentimentale: «L’amo- deve la definizione dell’etica
lo storico Jean Flori. La chan- re non è sempre esistito; è cavalleresca.
son de geste, genere letterario un’invenzione francese del Parsifal il puro. Proprio per
nato e fiorito nell’XI secolo, XII secolo» ha scritto Denis questo, la Chiesa si affretta a
ne è l’esempio più precoce: si de Rougemont. E così nasce “cristianizzare” il mito della
tratta di lunghi poemi rimati la figura del cavaliere che tavola rotonda e il mondo ar-
in endecasillabi, recitati da corteggia un dama sposata di turiano. Il cavaliere perfetto
giullari per celebrare epiche rango più elevato, perché, si (Parsifal o sir Galahad) e la ri-
gesta e perpetuarne il ricordo. pensava allora, il vero amore cerca del Santo Graal (divenu-
Eroe La pietra miliare del genere non può esistere nel matrimo- to, da generico bacile profano
cortese è senza dubbio la Chanson nio, ma solo al di fuori, perché qual era nel ciclo bretone, la
La morte di de Roland, che narra dell’im- non si può amare ciò che si coppa in cui era stato raccolto
Orlando a boscata dei Mori alla retro- possiede di diritto. Ecco dun- il sangue di Cristo in croce)
Roncisvalle in guardia dell’esercito di Carlo que affiancarsi nei romanzi sono i temi più ricorrenti nelle
una miniatura Magno, condotta dal paladino medioevali, accanto ai fatti opere del tedesco Wolfram
del XV secolo. Orlando, nel 778. Il protagoni- d’arme, gli amori fra Tristano von Eschenbach e del francese
sta è il primo modello ideale e Isotta, o tra Lancillotto e Robert de Boron.

IL RE DI FRANCIA ENRICO II MORÌ NEL 1559 PER LA FERITA


RIPORTATA IN UNA GIOSTRA CAVALLERESCA
Protezione totale pre più articolati dei cavalieri, finirono per assumere un ruolo
Elmo a bacinetto, specifico. Corretta è anche la grande abbondanza di insegne e
con visiera detta a araldiche: il corazzamento sempre più accentuato dei cavalieri,
“becco di passero”, protetti da elmi completamente chiusi, li rendeva di fatto irri-
di fabbricazione conoscibili se non mediante i simboli della loro casata.
germanica (1390).
Si vuol far risalire l’origine dei tornei a una battaglia simula-
ta organizzata, già in pieno IX secolo, da Carlo il Calvo e Ludo-
vico il Germanico. Ma per andare sul sicuro bisogna guardare
dopo il Mille: una cronaca riferisce che nel 1063 morì un tale
Goffredo di Preuilly, “che inventò i tornei”. Sulle prime, in realtà,
la competizione veniva definita conflictus gallicus, il che ne col-
loca incontestabilmente l’origine in Francia. Fin dai suoi esor-
di, questo genere di manifestazioni incontrò un grande consen-
so. Le autorità le favorirono, sia per indurre i signorotti a sfo-
gare così le loro turbolenze, sia perché costituivano occasione
di addestramento per i combattenti. Il pubblico le apprezza-
va, grazie a campioni come Guglielmo il Maresciallo, premia-
to e onorato sotto i Plantageneti. Le dame le consideravano
un’occasione per trovar marito. I ca-
valieri poveri vi vedevano la possibi-
lità di arricchirsi, anzi, per molti i tor-
nei erano la principale fonte di reddi-
to: lo stesso Guglielmo il Marescial-
lo ricordò, sul letto di morte, di aver
vinto 500 cavalieri e di averne tratte-
nuto armi e cavalli. 27,5
Gli incidenti e i decessi erano raris- Erano i gradi dell’angolo
simi: si tendeva a disarcionare l’av- che la lancia di un cavaliere
doveva avere rispetto alla
versario, più che a fargli del male.
traiettoria di corsa del
D’altronde, le armature diventava- cavallo per ottenere la
no sempre più robuste: se prima la maggior forza d’urto senza
maglia ad anelli ricopriva buona par- rompere l’arma.
te del busto e degli arti, in seguito su-

32 S www.focusstoria.it
In singolar tenzone
Un re (indossa la corona sopra
l’elmo) disarciona il rivale in un
episodio de Les quatre fils Aymon,
chanson de geste del XII secolo.

bentrarono le placche metalliche, che finirono per estendersi a


ogni parte del cavaliere, con la cosiddetta “armatura bianca”. Per
aumentare il grado di sicurezza, poi, venivano introdotte armi Inizialmente limitata alla sola benedizione delle armi, diventò
smussate e lance dette “di cortesia” (v. riquadro a pag. 28) la cui poi una vera cerimonia liturgica. Così lo storico Philippe Con-
punta era costituita da una corona a tacche. tamine ne riporta un esempio, tratto dal Pontificale del vesco-
In missione per conto di Dio. I tornei “cortesi” diventa- vo Guglielmo Durand: «Il pontefice prende la spada nuda dal-
rono lo specchio della letteratura “cortese” (v. riquadro a sini- l’altare e dice, stringendo con l’altra mano la destra del cavalie-
stra), nella quale i cavalieri assunsero un ruolo morale, svol- re: “Ricevi questa spada, in nome del Padre, del Figlio e dello Spi-
gendo uno speciale incarico per preservare l’ordine cosmico di rito Santo, e servitene per la difesa tua e per quella della Santa
fronte al caos. La missione dei cavalieri era ben definita nelle pa- Chiesa di Dio e della fede cristiana e della corona del Regno di
role di Giovanni di Salisbury: “La funzione della cavalleria re- Francia, a confusione dei nemici della croce di Cristo”. La spada
golare consiste nel proteggere la Chiesa, nel combattere la mal- viene riposta nel fodero; il futuro cavaliere la cinge, indi la sfo-
vagità, nel difendere i deboli dalle ingiustizie, nel far regnare la dera di nuovo e la brandisce per tre volte, virilmente. Il pontefi-
pace nel Paese e, come insegna l’origine del giuramento, nel ver- ce può allora segnare del “carattere cavalleresco” il richiedente
sare il sangue per i propri fratelli e, se necessario, nel dare la vi- dandogli il bacio della pace e dicendogli: “Sii un cavaliere paci-
ta per loro”. Questo era il cavaliere che la Chiesa avrebbe voluto fico, prode, fedele e devoto a Dio”. Segue un buffetto alle guance
cooptare, il combattente sul quale aveva messo gli occhi fin da- accompagnato dalle seguenti parole: “Risvegliati dal sonno del-
gli anni successivi al Mille, promuovendo un movimento paci- la malizia e veglia nella fede di Cristo, per guadagnare una fa-
fista per limitare, almeno in Europa, i danni prodotti dalle con- ma degna di lode”. I nobili presenti impongono quindi gli spe-
tinue lotte per la supremazia tra signori. roni al neo-cavaliere che, infine, riceve lo stendardo dalle ma-
Fu così che nacquero le crociate, spedizioni che convoglia- ni del pontefice».
vano l’aggressività delle classi dominanti verso l’infedele. Nac- È solo verso la fine del Medioevo e l’inizio dell’Era moderna che
quero anche gli ordini monastico-militari, come i Templari, gli il rituale torna a semplificarsi, a “laicizzarsi”. Cavalieri si diventa
Ospitalieri, i Teutonici, dapprima semplici confraternite per la durante una giostra, prima o dopo la battaglia, senza veglia d’armi,
difesa dei pellegrini, poi veri e propri Stati militari e commer- giuramento, bagno purificatore, ma solo attraverso adoubement
ciali i cui fratelli-cavalieri diventarono tra gli esponenti più in- collettivi, con tre leggeri colpi di piatto con la spada sulle spalle del
fluenti della cristianità. E già prima, in Occidente, erano state candidato. Ma è anche l’inizio del declino della cavalleria. d
istituite le Tregue di Dio, che imponevano ai cavalieri di non Andrea Frediani
combattersi almeno in certi periodi dell’anno.
Adoubement Nel Medioevo era la cerimonia d’investitura durante la quale si
La “clericalizzazione” della cavalleria, anche di quella regola- veniva consacrati cavaliere del re. Ogni uomo di alto lignaggio poteva diventare
re, si rispecchiò nelle progressive modifiche dell’adoubement, cavaliere dopo essere stato prima paggio (intendente del cavaliere) e poi scudiero
la vestizione che, col tempo, finì per assumere gli stessi trat- (il gentiluomo che portava il suo scudo). Di solito, all’età di 7 anni il bambino
ti della cerimonia con cui un vescovo incoronava un sovrano. veniva affidato a un méntore, un padrino che lo preparava alla missione.

www.focusstoria.it S 33
CAVALLERIA
EVOLUZIONE

Barda del cavallo di


fabbricazione tedesca
(XVI secolo). Questo
Testiera con guanciale: è il guardacollo
era la parte della barda
destinata a proteggere la
testa e il muso del cavallo
Nella parte centrale la
barda si suddivide in
fiancale destro e sinistro.
Sopra si collocava una
sella d’arme con le staffe

Sopragroppiera
con guardacoda

La barda posteriore si
Pettiera: solitamente chiama groppiera. Poteva
veniva arricchita con anche essere imbottita
medaglioni e decorazioni di velluto rosso, lo stesso
a sbalzo o cromatiche che rivestiva la sella

CAVALCANDO
RAZZE EQUINE, FINIMENTI, PROTEZIONI... PER SECOLI
QUESTI ELEMENTI SI SONO SVILUPPATI DI PARI PASSO CON
L’IMPIEGO DEL CAVALLO SUL TERRENO DI GUERRA


I
l mio regno per un cavallo!” invocò il re d’Inghilter- tore ed è meno testardo del suo parente da soma: tutte ca-
ra Riccardo III prima di essere ucciso sui campi di ratteristiche che lo rendono particolarmente affidabile nel
Bosworth, il 22 agosto 1485: parole che esprimono mezzo di una battaglia. È inoltre un luogo comune che nel-
il legame indissolubile che per secoli ha unito l’uo- l’antichità i cavalli fossero tutti di bassa statura e di picco-
mo con l’animale che lo ha portato in battaglia, aiutandolo a la costituzione. Intanto, con la domesticazione e l’alleva-
creare e conquistare Stati e imperi e a creare civiltà. mento si erano evoluti due tipi di pony: uno, originario del
I primi cavalli domesticati erano pony, e le dimensioni e Nord-Ovest dell’Europa, assomigliava all’attuale pony Ex-
il loro uso non erano poi molto diversi da quelli dell’asino, moor mentre l’altro, di struttura più grande e pesante, pro-
ma la velocità sì! Il cavallo ha spontaneamente tre andature veniva dal Nord dell’Eurasia ed era simile al pony Highland.
(passo, trotto e galoppo), risponde ai comandi del condut- Esistevano poi un cavallo vero e proprio, di struttura slan- ▸

34 S
Nel ’500
Questo modello
di bronzo in scala
ridotta riproduce
un’armatura
equestre tedesca
del XVI secolo, del
tipo a piastre, e la
“panoplia”, ovvero
l’insieme delle armi
del cavaliere.

IN BATTAGLIA

S 35
CON L’USO DEL MORSO SI ciata e leggera, adatto ai climi caldi, e un cavallo un po’ più
piccolo, precursore della razza Caspian.
TRASFERISCE ALLA BOCCA Diversificazione. Nel corso dei secoli, l’incrocio e la sele-
zione di queste tipologie fece sì che l’uomo avesse a disposi-
DEL CAVALLO LA TENSIONE zione cavalli adatti ai vari tipi di cavalieri e di combattimen-
ti equestri: pony piccoli e resistenti per i cavalieri delle step-
APPLICATA SULLE REDINI pe armati di arco; cavalli leggeri per gli arcieri e i lancieri del
Nord Africa e dell’Asia Minore; cavalli grossi e robusti per i
catafratti (v. a pag. 24) con lancia e armatura pesante.
Se gli eserciti greci e romani lasciarono alla cavalleria so-
lo compiti di esplorazione e di assistenza, con l’avvento del
Medioevo il cavallo divenne l’elemento essenziale in guerra,
grazie alla definitiva adozione della staffa e della ferratura.
Nel XIII-XIV secolo un cavalie- re doveva possedere
innanzitutto uno stallone gros- so, forte e vigoroso

Ussaro inglese del 10° Rgt.


“Prince of Wales”, 1808

Lanciere austriaco
del 1° Rgt. ulani, 1809

Cavalleggero francese del


1° Rgt. cacciatori a cavallo, 1809

LE SPECIALITÀ
DI CAVALLERIA
A cura di Giorgio Albertini

L
a cavalleria si è distinta per spe- di cavalleria si diversificarono ul- fin dalla fine del XVII secolo. Famosi leggera utilizzata soprattutto per
cificità tattiche fin dall’antichità teriormente per meglio affrontare per il loro abbigliamento sgargiante azioni di disturbo e di schermaglia.
dividendosi, nei primi millenni le nuove necessità strategiche dei nei colori e nella foggia, portavano Erano armati di un fucile corto che
della sua storia, sostanzialmente campi di battaglia. Durante le guer- allacciata alla spalla una giacca veniva sospeso a una bandoliera
in cavalleria leggera e cavalleria re napoleoniche si raggiunse l’apice dai vistosi alamari detta “dolman”. e di una sciabola curva.
pesante. La prima svolgeva soprat- della specializzazione. Armati di sciabola e fucile corto,
tutto compiti ausiliari come esplora- erano utilizzati per l’inseguimento Lancieri Nei lancieri risiedeva l’an-
zione (scouting), fiancheggiamento, Ussari Con i cacciatori, costituiva- delle truppe in ritirata o per compie- tico spirito della cavalleria: armati
inseguimento e razzia; la seconda no la specialità di cavalleria leggera re scorrerie. di lancia si gettavano sulle linee
serviva come forza d’urto per sbara- più comune. Di origine incerta, ma nemiche nel tentativo di sopraffarle,
gliare le fanterie nemiche. senza dubbio orientale, gli ussari Cacciatori I cacciatori a cavallo ma la cosa non era affatto semplice.
Tra XVII e XVIII secolo le specialità erano presenti negli eserciti europei erano una specialità di cavalleria Dopo l’avvento delle armi da fuoco

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con cui caricare il nemico, chiamato “destriero” perché era all’animale a combattere impennandosi, scalciando, morden-
condotto con la mano destra dallo scudiero; c’erano poi il pa- do, scartando il nemico.
lafreno, o cavallo da corsa, con il quale spostarsi normalmen- Anche i finimenti si evolsero col passare dei secoli. Tra que-
te, e il ronzino, o cavallo da sella. sti la sella, le staffe, la testiera, le redini e il morso. Le redini
Pesante e leggera. Con l’inizio dell’Età moderna la caval- primitive erano una semplice striscia di cuoio o di corda le-
leria riprese il suo ruolo di supporto e di esplorazione e non gata alle estremità del morso, e tali rimarranno – con poche
si parlò più di cavalieri ma di cavalleggeri. Venne distinta modifiche (come le fibbie per regolarne la lunghezza) – fino
in pesante (corazzieri, dragoni, lancieri) e leggera (ussari, alla fine del XVIII secolo e al periodo napoleonico; in quel-
cacciatori) in funzione dello specifico impiego in batta- l’epoca divennero più sofisticate, con l’introduzione delle
glia e del tipo di cavallo montato, di struttura pe- briglie doppie che usano contemporaneamente due imboc- ▸
sante per la prima, più rapido e leggero per la
seconda. L’addestramento dell’animale si fece più Finimenti Gli accessori indossati da un cavallo addomesticato per permettere
duro, per far sì che in battaglia, nonostante i rumo- all’uomo di cavalcarlo.
ri, i pericoli e l’agitazione, cavallo e cavaliere agis-
Testiera L’insieme di cinghie che abbracciano la testa del cavallo e che,
sero in perfetta coordinazione. Si insegnava mediante un’imboccatura, la collegano alle redini.

Gendarme a cavallo
francese, 1805

Corazziere francese del


14° Rgt. corazzieri, 1810

Dragone bavarese del


1° Rgt. dragoni, 1807
queste formazioni sparirono nell’Eu- a piedi, ed erano considerati unità
ropa Occidentale, ma continuarono di cavalleria media. Nell’esercito
a operare nell’Europa Orientale inglese esistevano anche i dragoni
distinguendosi per le loro tipicità leggeri.
etniche. I più famosi erano i lancieri
polacchi, così impressionanti che
Napoleone volle reintrodurre la
Corazzieri La cavalleria pesante
per eccellenza. Combattevano co-
Reggimenti a colori
specialità anche nella Grande armée. perti di corazza caricando i nemici

N
I lancieri erano la specialità più con lunghe e pesanti sciabole che el XVII secolo nacque l’uniforme così come la intendiamo oggi, e
leggera della cavalleria pesante. utilizzavano soprattutto di punta. anche il cavallo “indossò” la sua. Basta con animali dai manti di-
In Austria, Prussia e Russia venivano Erano insuperabili nel corpo a corpo versi: ogni reggimento aveva cavalli con lo stesso colore del pelo,
chiamati ulani (uhlan) dal nome del- all’arma bianca, ma erano dotati possibilmente scuro. Alcuni reggimenti famosi presero addirittura il
l’élite dei cavalieri mongoli. anche di pistole. nome dal colore dei propri cavalli, come gli “Scots Greys” (2nd Royal dra-
goons) che montano ancora oggi solo animali grigi, o i “Queen’s Bays”
Dragoni I dragoni costituivano la Gendarmi Cavalleria pesante (2nd Dragoon guards) che montano bai scuri.
specialità più antica. Già alla fine del utilizzata come guardia del corpo Per distinguersi. Unica eccezione si faceva per il trombettiere, che
XVI secolo venivano utilizzati nella dell’imperatore. Armati di sciabola montava un cavallo di colore diverso da quello della truppa (bianco
loro funzione di archibugieri a caval- lunga e carabina, erano, insieme a quando il colore dei cavalli reggimentali era scuro e viceversa) per po-
lo. Combattevano prevalentemente carabinieri e granatieri a cavallo, le terlo distinguere immediatamente in mezzo alla battaglia, dal momen-
con l’arma da fuoco sia montati che unità d’élite dell’esercito francese. to che in cavalleria gli ordini erano dati mediante squilli di tromba.

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LA STAFFA DIVENNE DI
USO COMUNE SOLO NEL IX
SECOLO, CON L’AUMENTARE
DEGLI ESERCITI MONTATI
cature. Nell’antichità e nel Medioevo notabili e cavalieri le
abbellivano con ricami o elementi metallici pregiati.
I cavalieri più abili non avevano bisogno di utilizzare mor-
si particolarmente severi; chi non si sentiva sicuro in sella,
invece, sceglieva di condizionare il cavallo mediante il do- Morso e testiera
lore che poteva infliggergli tirando le briglie. I Romani, per Il morso (sopra) agisce
nella zona della bocca
esempio, preferivano usare un morso molto rigido: bastava
del cavallo priva di
una leggera trattenuta delle redini per causare sofferenza al denti (sotto). Retto
palato dell’animale. dalle cinghie della
Montare a pelo. La prima vera sella risale probabilmente testiera, consente
all’inizio dell’Età del ferro: fino a quel momento si cavalcava a tramite le redini di
governare l’animale.
pelo, o semplicemente con una coperta appoggiata sul dorso
dell’animale. Senza staffe e finimenti rudimentali, stare a ca-
vallo e combatterci sopra era arduo e prevedeva un lungo ad-
destramento. I Romani, sempre loro, realizzarono un tipo di
sella di cuoio dotata di quattro corni alle estremità, che tene-
vano bloccate le cosce permettendo una maggiore stabilità.
Furono i Sàrmati a operare una vera rivoluzione, creando la
sella di legno rivestito in cuoio, ma anche diffondendo l’uso del-
lo sperone e introducendo nel III secolo d. C. quello delle staf-
fe. Con la staffa il modo di cavalcare cambiò completamente:
salire su un cavallo più alto non era più un problema, si poteva
tirare con maggiore precisione con l’arco stando ritti, si poteva
cavalcare più a lungo, magari dormendo in sella. Venne facilita-
to anche l’uso della lancia, che si poteva ora puntare e spingere
con forza, e divenne più agevole portare uno scudo pesante e
un’armatura completa. Inoltre, la staffa imbottita proteggeva il
piede dal freddo, quella “a gabbia” dai colpi del nemico.
Benedetto cuoio. Con l’uso sistematico della staffa cam-
biò anche la sella, su cui comparvero alti sostegni in legno da-
vanti e dietro chiamati arcioni. Questo tipo di sella, con vari
ritocchi, rimase lo stesso fin quasi alla metà del XVIII secolo,
quando venne introdotto il modello ungherese (oggi cono-
sciuto come “inglese”), leggero e di cuoio. Altro tipo di sella
in uso oggi è quella moresca, o “western”, con un corno ante-
riore a cui legare le redini.
Per quanto riguarda infine gli speroni, il tipo più diffuso al-
l’epoca di Sàrmati e Romani era quello semplice a punta di
ferro, con due braccetti metallici che si applicavano diretta-
mente ai sandali mediante un laccetto di cuoio. In epoca più Quante razze!
tarda lo sperone aderiva alla scarpa chiusa sempre mediante
un cinturino collegato ai braccetti, ma un ulteriore laccetto
avvolgeva la caviglia, facendolo aderire al calcagno mediante N el mondo esistono attualmente
oltre 350 differenti razze e tipi
di cavalli. Lo sviluppo e, in alcuni
Tipologie. Oggi i cavalli si identifi-
cano, in funzione della loro struttu-
ra, in esemplari di tipo brachimorfo
un piccolo uncino a esso fuso. In seguito vennero introdotti
speroni a stella, ma il tipo oggi più diffuso è quello cosiddetto casi, la creazione di queste razze (idonei a esercitare forza, con
è stato influenzato dall’uomo muscolatura e struttura più svilup-
“all’inglese”, con la parte terminale a goccia e non più a punta, attraverso l’addomesticamento e pate, adatti al tiro e al lavoro),
in modo da non ferire, se non lievemente, l’animale.  d l’allevamento selettivo: un’alimen- mesomorfo (capaci di unire resi-
Marco Lucchetti tazione più nutriente e il lavoro stenza e velocità a una struttura
particolare che gli uomini hanno potente e compatta) e dolicomorfo
Sàrmati Antica popolazione nomade affine agli Sciti, abitante inizialmente
richiesto ai cavalli hanno portato (idonei alle andature veloci e allun-
nelle vaste pianure della Russia Meridionale. Biondi, piccoli e di corporatura
all’incremento della loro taglia e gate, di figura agile, leggera e slan-
massiccia, erano abili cavalieri e arcieri.
delle loro qualità specifiche. ciata, come il purosangue inglese).

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Morello Baio Grigio Pezzato

Il manto

I mantelli dei cavalli si suddividono in


quattro tipologie:
1) semplice, con pelo e crine dello
3) a due colori mescolati, come il
diffusissimo grigio (peli e crini bian-
chi e neri mescolati) e il raro ubero
stesso colore, come il morello (nero), (peli e crini bianchi e giallo-rossicci
il sauro (rosso-fulvo, di gradazioni mescolati);
variabili) e il bianco; 4) a tre colori mescolati, come il roa-
2) a due colori separati, con pelo e cri- no, con peli e crini bianchi, rossicci e
ne monocromatici ma di colore diverso neri mescolati.
tra loro: il più diffuso è il baio (pelo All’interno di queste tipologie esiste
marrone chiaro o scuro sfumato di una serie di mantelli pezzati, a due
nero sugli arti e crini neri), ma vi sono colori che restano separati tra loro.
anche il sorcino (color piombo con Segni distintivi sono peli bianchi sul
sfumature scure all’estremità e crini muso (stella, fiocco, lista, faccia bianca
neri), l’isabella (pelo giallognolo con ecc.), sulle gambe (balzane o stivali) e
estremità e crini neri) e il falbo (come il colore della parte della cornea degli
l’isabella ma con pelo giallo camoscio); zoccoli (dal blu-nerastro al bianco).

La sella
A destra, una sella
giapponese in legno
del XIV-XVI secolo con
alti sostegni davanti
e dietro: gli “arcioni”.
Sopra, una più moderna
sella “all’inglese”,
leggera e in cuoio.

Sperone e staffa
Lo sperone (sotto),
applicato sul retro
Il ferro dello stivale, serve a
stimolare il cavallo nei
Serve a proteggere lo fianchi. La staffa, oltre
zoccolo del cavallo, che al piede, può dare
cioè la parte del piede sostegno alla lancia del
paragonabile alla nostra cavaliere (a destra).
unghia. Ma anche a
correggere eventuali
difetti mediante forme
apposite come queste.

I primi
Le prime razze
da cui poi, con la
domesticazione
e l’allevamento,
sono state
selezionate
quelle più adatte
ai diversi usi
(tiro, guerra,
Exmoor Highland Caspian Arabo corsa, svago...).

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CAVALLERIA Sul Granico, come un martello
LE GRANDI AZIONI “L a battaglia si svolgeva sui cavalli ma assomigliava di più
a uno scontro di fanti; lottavano infatti i cavalli stretti ai
cavalli, gli uomini agli uomini, gli uni, i Macedoni, per allonta-
nare a ogni costo i Persiani dalla sponda e spingerli a forza nel-
la piana, gli altri, i Persiani, per impedirne l’uscita e ricacciar-
DA ALESSANDRO MAGNO li nel fiume”. Così Arriano descrisse il primo scontro in Asia di
Alessandro Magno. Il macedone si trovava con il suo esercito
AI 600 DI BALAKLAVA, DA sul Granico (l’odierno Kocabas), nella Troade, ultimo lembo
occidentale dell’Asia Minore, nella primavera del 334 a. C. Al
WATERLOO A MONTEBELLO, di là del fiume attendevano in armi le schiere persiane, la pos-
sente cavalleria in prima fila, la fanteria di riserva. Alessandro
ECCO LE IMPRESE A CAVALLO arrivò sulla sponda sinistra nel pomeriggio inoltrato e dispo-
se immediatamente l’esercito a battaglia. Al centro, la grande
DI UOMINI CHE HANNO forza d’urto rappresentata dalla falange, alle ali la cavalleria: a
CARICATO PER DIVENTARE
LEGGENDA. O PER MORIRE

ALLA CARICA!
I
nfinite sono le varianti
che un comandante può
adottare con la cavalleria
in battaglia. Nel corso
della Storia, la disponibilità
di truppe a cavallo, la loro
tipologia, l’immaginazione
e la preparazione di un
condottiero, le circostanze e,
anche, la follia degli uomini,
hanno determinato un numero
spropositato di episodi che
sono rimasti nella memoria
per la loro epicità, fin quasi
a trasformarsi in leggenda,
indipendentemente dall’esito
dell’azione. Quelli che seguono
sono solo 5 dei tanti esempi che
si potrebbero fornire sull’utilizzo
tattico della cavalleria: 1) la
combinazione con la fanteria; 2)
l’azione coordinata tra cavalleria
leggera e pesante; 3) l’assalto a
postazioni difensive in linea; 4)
la carica diretta contro i quadrati
di fanteria; 5) la cavalcata in
mezzo ai cannoni nemici. A
chiudere, due esempi italiani: i
carabinieri reali a Pastrengo e la
carica di Montebello.
Andrea Frediani

40 S
sinistra quella tessala condotta da Parmenione, a destra quella poi, sarebbero stati i Compagni del re a costituire un diversivo
pesante dei nobili Compagni, gli hetairoi, alla cui testa si pose per permettere alla falange di avanzare al centro.
lo stesso Alessandro. Strategia vincente. Ed ecco realizzato il piano di Alessan-
Le due ali avevano funzioni opposte: la prima di contenimen- dro: i Persiani sguarnirono il centro per mandare rinforzi al-
to, la seconda di attacco. Inaugurò l’azione una colonna di un l’ala aggredita e non furono in grado di contrastare l’avanzata
migliaio di cavalieri, che attraversò il fiume e si aprì a venta- della fanteria. La cavalleria macedone divenne il martello che
glio per presidiare i guadi. Questa fragile testa di ponte funge- aggredì sul fianco il nemico, spingendolo verso l’incudine rap-
va da diversivo per l’attacco di cavalleria vero e proprio, ope- presentata dalla falange. Nel frattempo, l’ala opposta dei Ma-
rato con movimento obliquo, per assecondare la corrente e ag- cedoni avanzò con prudenza, per scongiurare eventuali rischi
girare lo schieramento nemico sul fianco. Al di là del Granico, di aggiramento sulla sinistra. Alessandro combatté sempre in
prima fila, scampando per un soffio alla morte grazie a uno dei
Falange Nell’antica Grecia, formazione di combattimento composta da fanteria suoi Compagni, Clito il Nero, ma sgominò i Persiani, che furo-
pesante armata di lancia e disposta compattamente. Fu perfezionata dal no costretti a ripiegare. Solo i mercenari greci rimasero in pri-
sovrano macedone Filippo II, padre di Alessandro Magno. ma linea, e finirono per essere quasi tutti massacrati.

In prima fila
Nel 334 a. C. Alessandro
Magno passa il fiume
Granico e infligge la
prima grande sconfitta
ai Persiani (in un quadro
seicentesco di Le Brun).


La cavalleria di
Francesco I
di Francia a
Pavia nel 1525.

Scena di battaglia sul


“sarcofago di Portonaccio”
(180 d. C. circa, Roma,
Museo di Palazzo Massimo).

Carre: l’abbinata di Surenas Pavia: cavalieri contro archibugi


N essuna pietà per un invasore che, senza alcun pretesto o
provocazione, aveva scatenato una guerra per pura ambi-
zione. Questo dovette pensare Surenas, il comandante dei Par-
L’ arrivo delle armi da fuoco produsse un effetto rilevante
non solo sulle fortificazioni, che vennero modificate per
resistere al tiro di colubrine e cannoni, ma anche sulla caval-
ti, il 9 giugno del 53 a. C. vedendo avvicinarsi nei pressi di Car- leria, che divenne sempre più corazzata, con inevitabili effet-
re (l’odierna Harran, in Turchia) la lunga colonna dei legiona- ti sulle capacità di movimento e di resistenza degli uomini, co-
ri condotti da Crasso, prostrati dal caldo e dalla marcia nel de- stretti a essere issati in sella mediante argani, e degli animali.
serto. E subito fece affiorare dalle dune solo una parte dei suoi Molti combattevano però come se avessero dovuto anco-
11 mila uomini, illudendo il proconsole di poter cogliere una ra affrontare arcieri e picchieri. Francesco I, re di Francia, era
facile vittoria. Crasso abboccò e si dispose precipitosamente fra questi. D’altronde, nel 1515 la sua cavalleria era stata capa-
a battaglia, obbligando i soldati a consumare il rancio in pie- ce di sgominare le temibili fanterie svizzere a Marignano. Così
di. Distribuì quindi le legioni in un grande quadrato, con la ca- quando dieci anni dopo, davanti alle mura di Pavia assediata,
valleria gallica del figlio Publio a presidio dei fianchi, e attese venne circondato da un esercito di soccorso, pensò di poter fa-
la carica della cavalleria nemica. re altrettanto con i tercieros spagnoli e i lanzichenecchi.
Il suono dei tamburi introdusse l’attacco partico, ben più ter- Falsa sicurezza. Il 24 febbraio 1525 lo scontro venne inau-
ribile e massiccio di quanto il proconsole si aspettasse. Com- gurato dai movimenti degli imperiali, al comando del viceré di
parirono migliaia di arcieri a cavallo, che si avvicinarono alle Napoli, Carlo di Lannoy, che sottrassero terreno e posizioni ai
linee romane quel tanto che bastava loro per scagliare le frec- francesi. Poi toccò alle artiglierie. Francesco doveva attendere
ce; poi fecero dietrofront e ripeterono l’operazione, evitando e lanciare la carica dopo che il nemico era stato indebolito dal
sempre il corpo a corpo. Comparve anche la cavalleria pesan- fuoco dei cannoni, ma non seppe aspettare: ordinò di sospen-
te: migliaia di catafratti, completamente corazzati perfino nei dere il tiro d’artiglieria, si pose alla testa dei suoi 3.600 cavalieri
cavalli, che si allargarono per accerchiare le ali romane. (i gendarmi appartenenti al fior fiore della nobiltà, armati pe-
Una pioggia di frecce. Mentre i legionari continuavano a santemente, e gli armati alla leggera, i coustillier) e partì all’at-
essere implacabilmente bersagliati dalle frecce nemiche, che tacco su quattro file. Dapprima il re si trovò a dover affrontare
sembravano non esaurirsi mai, il giovane Crasso tentò di con- la cavalleria nemica che fiancheggiava l’esercito imperiale, ma
trattaccare sull’ala; ma i catafratti ripiegarono, sollevando un la sgominò in tre minuti. Poi vide gli spagnoli ripiegare entro i
gran polverone e confondendo i Galli al loro inseguimento, boschi e si convinse di avere ormai vinto. Ma non si rese conto
staccandoli dal resto dello schieramento e massacrandoli uno che sul posto stavano affluendo anche i lanzichenecchi. Si ri-
dopo l’altro con le loro lance più lunghe. A nulla servì il corag- trovò in inferiorità numerica, isolato dal grosso del suo eser-
gio dei Celti che, una volta disarcionati, riuscirono comunque cito e minacciato sui fianchi. Ciononostante attaccò ancora.
a squarciare le pance di molti cavalli gettandosi tra i loro zocco- I picchieri e gli alabardieri spagnoli sembravano indifesi di
li. La testa di Publio finì su una picca, e lo spettacolo non ven- fronte alla carica, eppure si mossero solo all’ultimo. Quando
ne risparmiato al padre. i francesi al galoppo furono loro quasi addosso, i quadrati si
Crasso contava sul fatto che gli avversari prima o poi avreb- aprirono e dietro comparvero gli archibugieri. Il loro fuoco
bero esaurito le frecce per poter passare al contrattacco con la fu micidiale, ravvicinato, mirato sui cavalieri più prestigiosi.
fanteria. Ma poi venne a sapere che dietro le dune si trovava Molti comandanti caddero ancor prima di infilarsi nei ran-
un’interminabile carovana di cammelli, con riserve pressoché ghi della fanteria iberica, che circondò i superstiti e li finì con
inesauribili di dardi. La pioggia di proietti, infatti, non si inter- i coltelli o, come successe al re, li fece prigionieri.
ruppe mai, se non a sera, quando ormai i Romani erano scon- Era finita. Da quel momento in poi, in guerra, le cariche di
fitti, decimati, in fuga, circondati, le unità isolate le une dalle cavalleria rivestirono solo un ruolo romantico, senza essere
altre, il loro capo scorato. più risolutive come lo erano state un tempo.
Entro il mattino seguente, tra morti e prigionieri, tre quarti
dell’armata romana finì distrutta dalla micidiale tattica combi- Picchieri Fanti che combattevano all’arma bianca con la picca, una punta
nata di cavalleria leggera e pesante adottata da Surenas. metallica di varie forme montata su un’asta di legno. Le formazioni di cavalleria
si infrangevano spesso contro i picchieri, chiusi a cerchio o a quadrato.
Crasso (114 a. C. ca.-53 a. C.): generale e politico romano, formò il 1° triumvirato Tercieros Durante il Rinascimento i tercios spagnoli, fanteria composta da
con Pompeo e Cesare. Sconfisse l’esercito del ribelle Spartaco sul fiume Sele. picchieri e moschettieri, furono molto utilizzati in Italia; erano per lo più soldati
di professione, disciplinati e noti per la loro abilità in combattimento.
Catafratti Cavalieri equipaggiati con armamento pesante che combattevano
lancia in resta; erano interamente coperti da un’armatura di ferro, così come Lanzichenecchi Soldati mercenari di fanteria, reclutati nelle regioni tedesche del
il cavallo, protetto da lamine di ferro. Sacro romano impero, operanti tra la fine del XV e la fine del XVII secolo.

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Il fango di Waterloo
I l 18 giugno 1815 fu una delle date più memorabili della Sto-
ria. Anche per il ruolo che ebbe la cavalleria sul campo di
Waterloo, in Belgio. Era su di essa, infatti, che Napoleone fon-
seguivano. Fu una carneficina, un
ammasso indistinto di cavalli e
cavalieri. Poi iniziò l’azione di
dava gran parte delle proprie speranze di sgretolare i quadra- fuoco dei quadrati inglesi con-
ti inglesi, belgi e olandesi prima dell’arrivo dei prussiani di tro i reparti superstiti. I coraz-
Blücher. Ed era al maresciallo Ney che aveva affidato il delica- zieri, tuttavia, non si dettero per
to compito, per poi arrivare a rimpiangere l’assenza di Murat vinti, e riuscirono, nonostante
dopo l’esito fallimentare delle sue tre cariche. tutto, ad aprire delle brecce
Ma per quanto disastrose, quelle cariche sarebbero rimaste nelle formazioni nemiche.
nella storia della guerra. La battaglia si aprì solo alle 13, quan- Ma poi arrivarono anche le ca-
do il campo si fu parzialmente asciugato dopo le piogge not- vallerie inglese, tedesca, belga, che
turne. Gli inglesi attendevano, disposti in quadrati, su un al- attaccarono i corazzieri alle spalle. Ney
topiano, il Mont Saint-Jean, oltre una cresta che impediva lo- riuscì a riorganizzare i suoi e a condurre una nuova carica, ma
ro di vedere l’avanzata nemica, ma anche ai francesi di vedere lo spazio sull’altopiano era troppo ristretto per la cavalleria, e
la loro disposizione. non c’era l’abbrivio sufficiente per ottenere un effetto migliore
L’artiglieria e il successivo assalto della fanteria francese non del precedente. E allora Ney ci riprovò ancora, con nuovi effet-
sortirono alcun effetto. Toccò alla cavalleria di Ney: 3.500 co- tivi: altri corazzieri, i dragoni della Guardia e i granatieri a ca-
razzieri, 1.200 cacciatori e 800 lancieri si lanciarono all’attacco vallo: l’intera riserva di cavalleria di Napoleone. In tutto, circa
lungo il vallone che separava gli eserciti, divisi in due colonne. 10 mila uomini, che riuscirono a impadronirsi della cresta e a
“Da lontano appaiono come due immense colate di acciaio che tenere sotto controllo il pendio, ma non ancora a infrangere la
si allungano verso la cresta dell’altipiano” scrisse Victor Hugo saldezza dei quadrati inglesi.
nel suo capolavoro I miserabili (1862). Erano ormai le 17, e i contendenti erano stremati, entrambi
Un carnaio. Quando i corazzieri giunsero a ridosso degli decimati. La resistenza degli inglesi era al limite, quando com-
inglesi, senza movimenti aggiranti, con un puro attacco fron- parvero all’orizzonte le avanguardie prussiane. Eccola la svolta
tale, improvvisamente si trovarono di fronte un baratro: oltre del combattimento: Napoleone fu costretto a distaccare parte
la cresta, infatti, c’era una strada infossata. Vi caddero dentro, delle proprie forze verso il fianco minacciato da Blücher, espo-
oppure si bloccarono, solo per essere investiti da quelli che li nendosi al contrattacco inglese. E per i francesi fu la fine.

NEY ERA “SANGUINANTE E MAGNIFICO” SCRISSE VICTOR


HUGO, MENTRE GRIDAVA “VENITE A VEDERE COME MUORE
UN MARESCIALLO DI FRANCIA”. SI SALVÒ E FU PROCESSATO

Siamo perduti
Il maresciallo Ney a
Waterloo nel 1815.
Sopra, un cimelio della
battaglia: la corazza
del carabiniere François
Antoine Fraveau, del
2° Reggimento, colpito
da una cannonata.

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Balaklava: la carica dei 600
C rimea, 25 ottobre 1854. Mentre i franco-turco-inglesi as-
sediavano Sebastopoli, i russi avevano risposto puntan-
do su Balaklava, la base portuale degli alleati. La mossa russa
Incomprensione fatale. I due ebbero un alterco, non si ca-
pirono, e la catena di equivoci gettò allo sbaraglio 666 uomini
(tra cui due ufficiali del Regno di Sardegna, il maggiore Giu-
aveva provocato la fuga dei turchi a presidio delle ridotte con i seppe Govone e il tenente Giuseppe Landriani) guidati dal ge-
cannoni portuali, e aveva sorpreso anche gli inglesi, che a dife- nerale della Brigata leggera, lord Cardigan.
sa del porto disponevano solo di 550 highlanders. Gli scozzesi I cavalleggeri si disposero su tre file, il 13° Dragoni e il 17°
respinsero un attacco, poi vennero raggiunti dalla Brigata pe- Lancieri in prima, l’11° Ussari in seconda, il 4° Dragoni e l’8°
sante della Divisione di cavalleria, guidata dal generale Scar- Ussari in terza, e puntarono non sulle ridotte, ma al fondoval-
lett. Questi approfittò di una pausa dei russi e attaccò a briglia le, distante due chilometri: due chilometri, ovvero mezza lega
sciolta. Lo scontro si risolse a favore degli inglesi, grazie anche circa, con il fuoco sui fianchi e di fronte! La brigata procedet-
all’intervento del 4° Dragoni della Brigata leggera, mandato a te al trotto perfino quando le artiglierie russe cominciarono a
sostegno dal comandante della divisione, lord Lucan. sparare. Perfino quando Nolan, che aveva raggiunto Cardigan
Gli inglesi rinunciarono tuttavia a inseguire i russi, permet- forse perché si era reso conto dell’equivoco, venne spazzato via
tendo loro di attestarsi sulle colline intorno alla gola di Bala- da un colpo di cannone. Il tiro incrociato dei russi continuò a
klava e di impossessarsi delle ridotte. Ma quando il comandan- mietere vittime, ma Cardigan lanciò i suoi al galoppo solo a ri-
te del corpo di spedizione inglese, lord Raglan, venne a saperlo, dosso del nemico sul fondovalle. Una scarica d’artiglieria a 70
ordinò che la Brigata leggera andasse subito a riconquistare le metri abbatté molti cavalleggeri, ma senza fermare la brigata.
batterie e a tale scopo emanò due ordini consecutivi, anche se Gli inglesi oltrepassarono la linea degli artiglieri, si imposses-
solo nel primo si parlava di fanteria in appoggio all’unità di ca- sarono delle batterie, poi affrontarono la cavalleria nemica in
valleria. Lucan ne venne informato dall’aiutante di campo del retroguardia e la costrinsero a ripiegare.
comandante supremo, il capitano Nolan. Cardigan tornò incredibilmente illeso presso le proprie linee.
Non così la gran parte dei suoi: solo in 195 erano ancora in grado
Highlanders I membri dei reggimenti custodi delle tradizioni e dei costumi delle di combattere. Il maresciallo francese Bosquet, testimone del-
Highlands scozzesi, integrati dal Seicento nell’esercito britannico. l’evento, affermò: “È stato magnifico, ma questa non è guerra”.

Mezza lega, mezza lega,


mezza lega avanti,
nella Valle della morte
cavalcarono tutti i seicento.
“Avanti la Brigata leggera!
Caricate su quei cannoni!” disse:
nella Valle della morte
cavalcarono i seicento.
(da La carica della Brigata leggera,
di Alfred Tennyson, 1855)
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Visti da vicino
La carica dei carabinieri a Pastrengo nel 1848
(Museo dell’Arma, Roma) di Sebastiano De
Albertis, pittore garibaldino che partecipò
a molte battaglie risorgimentali. Per il re e per l’Italia

3O aprile 1848,
Prima guerra
d’indipenden-
za: Pastrengo, testa di
Leggendari. Undici anni
dopo a Montebello, du-
rante la Seconda guerra
d’indipendenza, il 20
L’8° REGGIMENTO “LANCIERI DI ponte austriaca oltre
l’Adige, fu investita dal
maggio 1859 il campo di
battaglia era occupato in
fuoco piemontese fin gran parte da austriaci e
MONTEBELLO” È L’UNICO REPARTO dalle 11 del mattino. Ma francesi. Ma con questi
l’avanzata delle truppe ultimi vi erano i 750 ca-
ITALIANO DI CAVALLERIA CON UN sabaude procedeva
lentamente, provocando
valleggeri del colonnello
Maurizio de Sonnaz, sud-
l’impazienza del re Carlo divisi in due squadroni
NOME LEGATO A UN FATTO D’ARMI Alberto, che si era por- del Monferrato, uno di
tato in prima linea, su Novara e uno di Aosta.
un’altura a ridosso del Al culmine dello scontro,
villaggio, per osservare che si sviluppò tra ca-
meglio l’azione. seggiati e orti, un’altra
Pericolo. La sua presenza colonna austriaca si
venne notata dai caccia- avvicinò a minacciare
tori tirolesi, che avanza- il fianco francese. Ma i
rono per averlo a portata cavalleggeri piemontesi
di tiro. La scorta del vi si lanciarono contro in
sovrano, costituita da tre una carica entrata nella
squadroni di carabinieri Storia e ne rallentarono
a cavallo al comando del l’avanzata, fino a obbli-
maggiore Alessandro Ne- gare le forze nemiche
gri di Sanfront, si avvide alla ritirata.
del pericolo e accorse a
sua difesa. Il fuoco nemi-
co li investì e ne provocò
lo sbandamento, ma non
li arrestò. I cavalleggeri
reali riuscirono a tornare
in testa allo schiera-
mento piemontese e si
lanciarono perfino alla
carica contro le postazio-
ni austriache, seguiti dal-
lo stesso Carlo Alberto.
La loro azione provocò lo
sfondamento delle linee
nemiche e impedì agli
avversari di opporsi con
efficacia all’avanzata dei
Impresa suicida piemontesi.
La carica della Brigata
leggera (lancieri, dragoni Elmetto da
e ussari) contro i cannoni cavalleria del
russi a Balaklava (Crimea) Regio esercito
il 25 ottobre 1854 (in una sabaudo (1840).
litografia di Woodville).

www.focusstoria.it S 45
CAVALLERIA
LA FINE

DAGLI
ZOCCOLI
ALL’ACCIAIO

Il passaggio
di testimone
Due foto degli Anni ’30.
Sopra, un’esercitazione di
cavalieri della Scuola di
Brandeburgo (Germania).
Sotto, un carro armato
tedesco Panzer I
“salta” un fossato.
CON IL SUO AVVENTO IL CARRO ARMATO SEGNÒ IL
DESTINO DELLA CAVALLERIA, MA NE EREDITÒ
LO SPIRITO. POI ARRIVARONO I “CAVALLI VOLANTI”...

C
i sono voluti pochi decenni per mandare il ca-
vallo in pensione. Quello che non era successo
in migliaia di anni si è verificato nel corso del
XX secolo: un cambiamento radicale, dall’ulti-
ma carica di cavalleria, passando per le truppe meccaniz-
zate, per finire con gli elicotteri, che fecero il loro debutto
nella guerra del Vietnam.
Durante la Prima guerra mondiale la cavalleria di tutti gli
eserciti coinvolti, pur continuando a scrivere pagine di glo-
ria e di sacrificio, visse l’inizio di una crisi d’identità: la sta-
tica guerra di trincea sul fronte europeo – con poche batta-
glie in campo aperto – e l’avvento di nuove armi letali come
la mitragliatrice, costrinsero spesso i comandi a usare i re-
parti a cavallo non già più come forza d’urto, in passato ri-
solutiva, ma con compiti ausiliari di esplorazione, collega-
mento o di pattugliamento delle retrovie. Sul fronte italiano
ben quattro divisioni di cavalleria del Regio esercito venne-
ro addirittura temporaneamente appiedate per combattere,
con un veloce addestramento, come fanti in trincea.
Fu soprattutto su fronti minori extra-europei, dove il ter-
reno era più aperto, che i soldati montati poterono operare
come in passato. Rimase famosa, per esempio, la carica della
4th Light horse brigade australiana a Beersheba contro i tur-
chi, il 31 ottobre 1917, durante la campagna di Palestina.
Arrivano i carri. Nella stessa guerra stava nascendo una
nuova arma che avrebbe assicurato grande mobilità sul mo-
derno campo di battaglia, come le unità a cavallo, capace pe-
rò di un enorme volume di fuoco: era il carro armato, che en-
trò presto a far parte della storia della cavalleria. ▸

S 47
I cavalieri del cielo

P
rovenivano in gran parte Erano ristabilite le nobili leggi del
dalla cavalleria gli ufficiali passato, quando ci si giocava la
piloti che, nella Prima guerra vita con onore, e il nemico, salvo
mondiale, si misero alla guida di eccezioni, era molto rispettato.
un nuovo mezzo: l’aeroplano. Ani- Un pilota colpito poteva anche
mati da spirito avventuroso, affa- essere lasciato libero di rientrare.
scinati da quest’arma agli esordi, E se precipitava, succedeva per-
furono i primi a capire l’utilità di sino che il nemico atterrasse per
un mezzo che, con i suoi compiti conoscere il destino del rivale. Un
iniziali di ricognizione e avansco- paradosso per una guerra dove, a
perta, ricordava le missioni della terra, i combattenti si riservavano
cavalleria stessa. Nei primi duelli tutt’altro trattamento.
aerei questi uomini videro anche L’asso degli assi. Gli aviatori in
un modo per tornare alla “singolar guerra avevano dunque fatto Contro i carri
tenzone” di una volta. Lassù dove propri gli ideali della cavalleria La cavalleria polacca affronta
l’aria è rarefatta, “montando” medioevale e un “codice” che, seb- i carri armati tedeschi tra
un destriero di legno e tela, il bene in tono minore, sopravviverà Varsavia e Kutno, nel 1939.
pilota era solo contro l’avversario. nei piloti da caccia anche nel con-
flitto mondiale successivo.
Dal Piemonte reale cavalleria
(reggimento nato nel XVII
NELL’800 IL REGGIMENTO SAVOIA
secolo) proveniva per esem-
pio Francesco Baracca (nella di Alessandria che il 17 ottobre 1942 a Poloj, in Croazia, cari-
foto, il suo brevetto di volo), carono per aprirsi un varco tra le formazioni di partigiani del-
con 34 vittorie il nostro asso l’allora Iugoslavia: fu l’ultima vera carica della cavalleria del Re-
della Grande guerra, che
gio esercito (v. riquadro a destra). La nostra cavalleria colonia-
volle sull’aereo il “cavallino
rampante” simbolo del suo le aveva concluso le sue gesta di gloria un anno prima a Cheru
reggimento. La madre lo (Eritrea) il 21 gennaio 1941, quando il Gruppo bande cavalleria
donò poi come portafor- Amhara, al comando del leggendario tenente Amedeo Guillet,
tuna a Enzo Ferrari, che lo aveva caricato per un’ultima volta le fanterie e i carri armati in-
adottò per la sua scuderia.
glesi della Gazelle force, ritardandone di 24 ore l’impiego nel-
la battaglia di Agordat.
Tra le due guerre mondiali i reparti a cavallo ebbero ancora Durante il conflitto unità a cavallo vennero in qualche caso
il loro spazio negli eserciti di tutto il mondo (nella Guerra di impiegate ancora con successo, benché con compiti di secon-
Spagna, nel conflitto cino-giapponese, nella Guerra d’Etiopia e do piano, come nel caso dei cosacchi della cavalleria sovietica,
in altre operazioni coloniali vi furono scontri con protagonisti che crearono grande disturbo dietro le linee dell’Asse. O come
i cavalieri) ma il vento del rinnovamento stava soffiando forte. i reparti a cavallo della divisione Ss Florian Geyer, che furono
Molte nazioni stavano avviando una progressiva sostituzione utilizzati, sempre sul fronte orientale, in funzione anti-parti-
dei quadrupedi con mezzi meccanizzati: carri armati e auto- giana. Questo a dimostrazione che i reparti a cavallo erano an-
blindo. L’esercito più all’avanguardia in questo campo, comple- cora la soluzione più valida per controllare un terreno tattica-
tamente rimodernato dopo l’ascesa di Hitler al potere, era il te- mente e morfologicamente complesso.
desco. Curiosamente quello americano, che in seguito mostrò Dopo la Seconda guerra mondiale. Con le vicende del-
tutta la sua potenza, in questa rincorsa tecnologica arrivò tra la guerra del 1939-45 si chiuse l’epoca storica della cavalleria
gli ultimi: basti pensare che nel 1921 era stata creata la 1ª Divi- montata. Nel dopoguerra, infatti, la conversione dei reparti di
sione di cavalleria con reparti montati ancora su equini. cavalleria in reparti corazzati fu quasi totale; furono ben poche
Confronto impari. La Seconda guerra mondiale vide con- le unità non trasformate che combatterono ancora a cavallo,
vivere sia unità a cavallo sia reparti di cavalleria corazzata, or- come qualche reparto di obsoleti eserciti sudamericani, prin-
mai “montati” su carri. Qualche volta si trovarono a combatte- cipalmente impiegati con compiti antirivoluzionari. In seno ai
re gli uni contro gli altri, come in Polonia nel 1939, quando con vari eserciti sopravvissero alcune unità a cavallo, ma solo con
enorme spreco di vite, cadendo prima ancora di essere a contat- compiti scenici e più di rappresentanza che altro: è il caso, per
to col nemico, i cavalieri polacchi si lanciarono disperatamen- esempio, dei due reggimenti della Household cavalry britan-
te al galoppo contro i reparti meccanizzati tedeschi impegnati nica (Life guards e Blues and royals, le guardie montate della
nella “guerra lampo”. regina d’Inghilterra) o dei nostri corazzieri e del Reggimento
Cavalli contro carri armati, sciabole contro mitragliatrici, lan- carabinieri a cavallo.
ce contro cannoni: era il nuovo modo di combattere contro quel-
lo vecchio, e non c’era più spazio per staffe e squilli di tromba. I Amedeo Guillet Ufficiale italiano distintosi in Africa Orientale. I soldati indigeni
grandi scontri di cavalleria del passato si trasformarono in ma- del Gruppo bande Amhara lo soprannominarono “comandante diavolo” e lo
ritenevano immortale. Abile a cavallo (era stato olimpionico di equitazione) e nelle
stodontici scontri di truppe corazzate. Furono i tempi delle ulti-
azioni di guerriglia, riuscì a nascondersi al nemico mimetizzandosi con i locali.
me cariche anche per la cavalleria italiana, come quella celeber-
rima che il Reggimento Savoia fece il 24 agosto 1942 a Isbushen- Asse o “potenze dell’Asse”, era la definizione usata nella Seconda guerra mondiale
skij (Russia) durante la marcia verso il Don, contro le avanguar- per indicare le nazioni schierate contro gli Alleati. Fu Benito Mussolini nel 1936 a
die di due battaglioni sovietici. O ancora quella dei Cavalleggeri definire “Asse Roma-Berlino” l’intesa tra la Germania nazista e il Regno d’Italia.

48 S
Poloj, l’ultima carica

P
oco nota ai più, quella vennero violentemente at- attaccati nuovamente con
effettuata a Poloj fu taccati da più parti. Impos- violenza. Non restò loro
realmente l’ultima sibilitato a ripiegare per che caricare per passare.
carica a cavallo dell’Eser- il forte fuoco nemico, Cat L’epilogo. Gli squadroni,
cito italiano. A metà decise di schierarsi a difesa a ranghi compatti, furono
dell’ottobre 1942 il 14° per la notte, ma un ordine investiti dal fuoco di armi
Reggimento cavalleggeri del comando superiore gli automatiche e bombe a
di Alessandria, al comando intimò di ripiegare comun- mano, ma superarono di
del colonnello Aimone Cat, que, nonostante il fuoco Duis slancio ben tre linee di Il Savoia cavalleria a Isbushenskij (Russia)
lorema nel 1942, penultima carica italiana.
era in Croazia, nella zona e l’oscurità imminente. posizioni nemiche. Solo
di Perjasica, insieme a una Amolor
Alle 18:30 i vari squadronisi bla adunatie commy
grande preparazione
colonna di reparti italiani nit lor Equatin
iniziarono ad arretrare, il utetuercing
di cavalli e cavalieri evitò anche due reggimenti di uccisi dai titini) perse circa
impegnati in combatti- 1° in avanguardia, duis
enisil 2° sul-diatieunfeu facing Con la ra-
massacro. fanteria e uno di Camicie 170 uomini. Ai partecipanti
menti contro formazioni di la destra, il 3° a sinistra ed pidità della loro azione i nere, che subirono poche furono assegnate 12 meda-
partigiani regolari titini. il 4° a difesa della sezione Cavalleggeri di Alessandria perdite. Il reggimento, tra glie d’argento al valor mili-
Raggiunta Poloj, alle 14:45 di artiglieria; ma dopo spezzarono un accerchia- morti, feriti e dispersi (tut- tare e svariate medaglie di
del giorno 17 i cavalleggeri un chilometro vennero mento che coinvolgeva ti i prigionieri vennero poi bronzo e croci di guerra.

CAVALLERIA FU IMPIEGATO ANCHE CONTRO I BRIGANTI DEL SUD


Un’ulteriore trasformazione della cavalleria avvenne negli intensità, contro eserciti di guerriglieri o in aree di difficile ac-
Anni ’60 nell’esercito americano, che stavolta fu il precursore: cesso da parte di mezzi più moderni e facilmente visibili, pare
durante la Guerra del Vietnam alcune unità di cavalleria, fino che qualche impiego a cavallo ci sia ancora, sebbene non certo
ad allora corazzate, vennero trasformate in unità elitrasportate, a “squadroni” interi come una volta. Ne è stato un esempio, tra
ampliandone così notevolmente la mobilità. Nacque la “caval- il 1973 e il 1980, quello degli Grey’s scouts, un reparto esplo-
leria dell’aria”, che con questi nuovi versatili mezzi ad ala rotan- rante a cavallo di circa 200 uomini che faceva parte delle uni-
te poté essere di nuovo impiegata sul campo di battaglia con le tà delle forze speciali rhodesiane, nate per contrastare i guer-
modalità del passato: velocemente e dove vi era immediato bi- riglieri dei movimenti nazionalisti rivoluzionari del Paese. For-
sogno. Proprio la 1st Cavalry division, ora Airmobile (celebra- mata da uomini bianchi e neri provenienti dalle zone rurali, già
ta anche da pellicole famose come Apocalypse now), fu la prin- esperti cacciatori, questa unità,
cipale unità di questo tipo impiegata in Vietnam ed ebbe gran- sottoposta a un duro addestra-
di scontri durante tutto il conflitto; il primo e più noto fu nella mento alla controguerriglia,
battaglia della valle di Ia Drang, anch’esso descritto in un cele- era capace di agire in comple-
bre film: We were soldiers, con Mel Gibson. ta autonomia, in piccoli grup-
L’uso dei cavalli oggi. La moderna cavalleria assolve oggi pi, con compiti di ricognizione
i compiti di un tempo con veloci reparti montati su mezzi co- e combattimento.
razzati cingolati o ruotati, oppure su elicotteri da ricognizione, Anche di recente pare che al-
trasporto o attacco. Ma c’è ancora spazio nel nostro tempo per cuni nuclei delle forze speciali
unità operative montate sui tradizionali quadrupedi? Con la americane – che nel 2001 han-
trasformazione delle guerre in conflitti limitati, spesso a bassa no operato in Afghanistan in

In addestramento
A destra, nel 1912 i soldati francesi si
allenavano al tiro puntando la cavalleria
in un filmato. Sotto, una carica durante le
grandi manovre in Irpinia del 1936.

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SAPERNE DI PIÙ
Gli Sciti. L’oro della Siberia e del Mar
Nero, Schiltz Veronique (Electa Gallimard).
Nel I millennio a. C., nel territorio
compreso tra il Danubio e i monti Altai,
emerse una civiltà nomade di arcieri a
cavallo: i primi cavalieri.
Cavalli e cavalieri. Le grandi cariche
di cavalleria: dagli Ittiti alle guerre
mondiali, Giorgio Vitali (Mursia). L’epopea
dei guerrieri a cavallo, dai popoli antichi
alle ultime cariche del
Novecento.
Cavalieri volanti
Gli ordini cavallereschi,
Una formazione di elicotteri Claudio Rendina (Newton
americani trasporta le truppe Compton). I Cavalieri di Malta,
nel cuore della giungla, i Templari, i Teutonici, fino
nella Guerra del Vietnam. agli ordini costituitisi nell’800
Sotto a destra, il distintivo in alcuni Paesi extraeuropei.
della 1st Air cavalry division.
Cavalieri e cavalleria nel Medioevo,
Jean Flori (Einaudi). Chi erano i cavalieri
medioevali? Perché “cavaliere” divenne
IL 4° REGGIMENTO un titolo nobiliare? Che cos’è l’ideale
cavalleresco? Le risposte in questo libro.

CARABINIERI È TUTT’OGGI Operazioni speciali al


tempo della cavalleria,
Yuval Noah Harari (Leguerre).
MONTATO A CAVALLO Spionaggio, sabotaggio
e controinformazione. Le
tecniche di guerra non
stretta cooperazione con le forze dell’Alleanza del Nord – abbia- convenzionale del Medioevo.
no svolto a cavallo alcune missioni di ricognizione in zone diffi-
Le armi, i cavalli, l’oro,
cili da raggiungere con i mezzi convenzionali. E anche da parte
Duccio Balestracci (Laterza).
di alcuni movimenti di guerriglia o reparti paramilitari, la scel- Attraverso la biografia di
ta di muoversi a cavallo è tornata in auge: è il caso dei janjaweed Giovanni Acuto (XII secolo),
sudanesi. Ma forse questa non è più la vera cavalleria. temutissimo cavaliere al
In missione anti-sommossa. Diversamente, un nuovo im- soldo di Firenze, l’autore
narra la vita e la formazione
piego per reparti a cavallo si è delineato nel tempo, anche in
dei mercenari dell’epoca.
Paesi tecnologicamente avanzati, nell’ambito delle forze di po-
lizia: prima fra tutte, con compiti di controllo del territorio, fu Francesco Baracca. Luci e ombre di
un grande italiano, Enio Iezzi (Walberti).
la Royal canadian mounted police, le cele- La vita dell’asso dell’aviazione ricostruita
berrime “giubbe rosse” dei film, ma repar- dall’autore dopo un attento studio in
ti a cavallo sono impiegati negli Usa contro diversi archivi storici italiani e non.
l’immigrazione clandestina al confine con il L’ultima carica. Dolnij
Messico o, anche da noi, per il monitoraggio Poloj 17 ottobre 1942,
di parchi o, ancora, di vaste aree boschive per Raffaele Arcella (Bonanno).
la prevenzione di incendi, oppure in funzione La storia dell’ultima carica
antisommossa. Il deterrente che crea l’impat- 3.807 della cavalleria italiana e del
suo sacrificio.
to visivo e fisico di un cavaliere è sicuramente È la potenza, in cavalli
più forte di quello di un singolo uomo appie- vapore, sprigionata da un Trotto, galoppo... Caricat!
singolo elicottero CH-47 Storia del raggruppamento
dato, anche se armato di scudo e manganel- Chinook, utilizzato dalla truppe a cavallo. Russia 1942-1943,
lo. Più di 26 Paesi nel mondo, tra cui la mag- 1a Divisione di cavalleria Giorgio Vitali (Mursia). La storia dell’ultima
gior parte di quelli europei, hanno oggi unità dell’aria americana durante brigata con cui si chiuse nella steppa
a cavallo con compiti di polizia. la Guerra del Vietnam. ucraina l’epopea della cavalleria italiana:
Anche se non ci saranno più le grandi cari- uomini e quadrupedi si muovono sullo
che, la figura del soldato a cavallo non è quindi morta del tutto, sfondo di un Paese immenso e sconfinato
e combattono con slancio ed entusiasmo.
ma solo mutata nel tempo, sempre legata a questo quadrupede,
uno degli animali più presenti nella vita stessa dell’uomo fin dal- La guerra del Vietnam. La guerra
l’antichità.  d aerea, D. Clark e W. Stephen (Hobby &
Work Publishing). Negli anni Sessanta,
 Stefano Rossi in Vietnam, i soldati della cavalleria
cominciarono a “montare” gli elicotteri
Janjaweed A metà tra miliziani filogovernativi e predoni, vessano le popolazioni al posto dei cavalli e dei mezzi corazzati.
del Darfur (Sudan). Il nome significa “uomo armato a cavallo”.

50 S www.focusstoria.it
WARS  APPUNTAMENTI
GUERRE IN MOSTRA
A cura di Giorgio Albertini

NOVEMBRE DICEMBRE GENNAIO


12-14 Giornate della carboneria 3-5 Austerlitz 2010 6 La messa dello spadone
Fratta Polesine (Rovigo) Slavkov u Brna (Repubblica Ceca) Cividale del Friuli (Udine)
Una tre giorni Nel duomo della cittadina si celebra un
in cui sarà rito che rievoca l’insediamento nel 1365
possibile del patriarca di Aquileia Marquardo von
visitare le ville Randeck. Dopo la cerimonia si svolge
dei carbonari, la rievocazione
assistere alle storica della sua
rievocazioni entrata in città,
con figuranti con la sfilata
e ascoltare L’evento commemorativo del 205° di cavalieri,
musica d’epoca nel centro storico. anniversario di questa grande vittoria balestrieri,
Previsto un banchetto carbonaro a Villa di Napoleone si svolgerà nei luoghi della falconieri e
Grimani Molin, ora Avezzù Pignatelli, battaglia. Migliaia di comparse in divisa autorità civili.
con menu d’epoca, drammatizzazione permetteranno di rivivere quei giorni di Info: tel. 0432 700652
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www.austerlitz.org di una Rivoluzione
12-14 Magenta alla Roma
corte di Arrigo VII 4-5 Mostra-mercato Al Palazzo delle
Magenta (Milano) del collezionismo storico Esposizioni
La cittadina Borgo Faiti (Latina) un’inedita selezione
lombarda celebra di fotografie
i 700 anni dal sulla Rivoluzione
passaggio di Arrigo messicana racconta
VII di Lussemburgo, la storia degli
che la elevò da eventi politici e dei
villaggio a borgo. movimenti armati nel Paese dal 1910 al
Sono previsti la 1920. Con le immagini di Pancho Villa, di
ricostruzione di un Emiliano Zapata e di gente comune, si
mercato medioevale comprendente i Presso il Museo storico Piana delle Orme mette a fuoco un conflitto che anticipò i
banchi dello scudaio, dell’armaiuolo e dei una mostra-mercato tra le centinaia di grandi rivolgimenti del XX secolo.
giochi, l’investitura di un cavaliere e la mezzi militari che ne compongono la Info: tel. 06 39967500
rievocazione di una singolar tenzone. collezione. www.palazzoesposizioni.it
Info: Associazione culturale Italia Info: tel. 338 3891320
medievale, tel. 02 45329840 www.pianadelleorme.it Fino al 16 I pittori
www.italiamedievale.org del Risorgimento
Fino al 5 De re militari Roma
Fino al 15 Volturno 1860: Milano
l’ultima battaglia dei Mille Quinta
Caserta esposizione dei
Nell’ambito delle fogli tratti dal
celebrazioni del Codice atlantico.
150° anniversario Questa volta
dell’Unità d’Italia, si tratta di
questa esposizione una selezione Una mostra che descrive come la
illustra le fasi di disegni pittura italiana abbia in qualche
della battaglia del che Leonardo realizzò per progettare modo partecipato alle guerre
Volturno, dove 24 macchine belliche: tante prove di alta risorgimentali, mostrandone gli eventi
mila garibaldini si competenza tecnica insieme a qualche in rappresentazioni grandiose. Una
scontrarono con 25 progetto visionario. La mostra è straordinaria raccolta dei più conosciuti
mila borbonici. Nel suggestivo contesto distribuita su due sedi: la Sagrestia del artisti dell’epoca, testimoni e talvolta
della reggia vanvitelliana sono in mostra Bramante a Santa Maria delle Grazie e protagonisti in armi loro stessi, come
carte della battaglia, armi, divise, cimeli la Sala federiciana presso la Pinacoteca Gerolamo Induno.
e fotografie d’epoca. ambrosiana. Info: Scuderie del Quirinale,
Info: tel. 0823 277111 Info: tel. 02 806921 tel. 06 39967500
www.italiaunita150.it www.ambrosiana.eu www.scuderiequirinale.it

www.focusstoria.it S 51
“TACI! IL NEMICO TI ASCOLTA” DICEVA LA CAMPAGNA IDEATA
PER MUSSOLINI DAL GIORNALISTA LEO LONGANESI. LA 2A GUERRA
MONDIALE FU COMBATTUTA ANCHE A COLPI DI MANIFESTI

MURI
PARLANTI

← IL NEMICO Per gli americani l’avversario è un ufficiale tedesco con ↑ POCO RACCOMANDABILI Dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia nel luglio
il monocolo in cui si riflette l’immagine di un impiccato. Dal 1941, dopo del ’43 e sulle coste del Lazio nel gennaio del ’44 circolano voci (in parte
l’attacco giapponese a Pearl Harbor, anche gli Usa sono in guerra. fondate) di stupri e violenze sui civili. È ciò a cui allude questo manifesto.

S 53
CON I POSTER SI FACEVA LA GUERRA PSICOLOGICA
O “PSYOP”, IN INGLESE PSYCHOLOGICAL OPERATIONS

IN GUERRA CON LA CUFFIETTA La propaganda a stelle SLOGAN IN CIRILLICO I sovietici assicurano: “La nostra
e strisce cerca di reclutare infermiere. Con successo: oltre potenza è infinita, le nostre forze innumerevoli”. L’Urss deve
59 mila americane entreranno negli army nurse corps. resistere al blitzkrieg, l’invasione nazista del 1941.

RAGGIRI Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la nascita COMUNISTI! Nel 1942 il Belgio, occupato dai nazisti, agita lo
della Repubblica sociale italiana i fascisti fanno balenare spauracchio dei bolscevichi, pronti a distruggere la cristianità,
ai connazionali il pericolo di smembramento della Penisola. per arruolare volontari nella Legione fiamminga delle Waffen Ss.

54 S www.focusstoria.it
SPEGNI LA LUCE “Il nemico vede la tua luce! Spegnila!” scrive
questo manifesto di propaganda tedesco rivolto alle popolazioni
delle città. Nell’autunno del 1940 gli aerei inglesi della Raf
avevano iniziato i primi bombardamenti notturni di Berlino.
C’ERA ANCHE LA “PROPAGANDA NERA”, PROVENIENTE DA
UNA FONTE APPARENTEMENTE AMICA, IN REALTÀ OSTILE

TRA L’INCUDINE E IL MARTELLO Un poster del 1942 riporta LA GRAFICA DEL REGIME 1943: il ministero della Guerra usa
la croce di Lorena, simbolo delle Ffl (le Forze della Francia i manifesti di un noto pittore pubblicitario, Gino Boccasile,
libera guidate da De Gaulle), contrapposta alla croce uncinata. per mostrare la forza delle donne e dei combattenti italiani.

IL NAZI-VICHINGO Dopo l’aggressione della Germania alla ATTENTI AL LUPO “Il comunismo è nemico della Francia”
Norvegia, le gerarchie tedesche sfruttano il mito del guerriero si legge nel 1942 sulla propaganda del Ppf, il Partito popolare
normanno per la propaganda delle Waffen Ss diffusa a Oslo. francese, formazione fascista collaborazionista.

56 S www.focusstoria.it
VERSA UN OBOLO L’Impero giapponese cerca soldi: “Spara un PERFIDO MOSTRO Il manifesto tedesco diffuso nel 1943
colpo perché la guerra finisca! Puoi sostenere il debito pubblico nell’Olanda occupata invita a partecipare all’attacco
e la guerra contro la Cina. Quote presso gli uffici postali”. all’Inghilterra, rappresentata sotto forma di drago marino.

EPICA SOVIETICA Nel 1941 l’Urss incita le truppe al combattimento


scomodando gli eroi di ogni tempo: da sinistra, il principe
Aleksandr Nevskij (1220-1263), il generale Aleksandr Suvorov (1729-
1800) e il soldato dell’Armata Rossa Vasilij Chapaev (1887-1919).

S 57
SEGRETEZZA Dopo Pearl Harbor e l’allargamento della guerra al
Pacifico, anche sull’Australia incombe il pericolo di un’invasione
giapponese: “Il nemico ascolta: le vostre parole sono le sue armi”.
ALCUNI DI QUESTI VOLANTINI VENIVANO LANCIATI DA
PALLONI IN VOLO SULLE TRUPPE NEMICHE AL FRONTE

USURPATORI La propaganda tedesca si rivolge ai soldati UN ULTIMO SFORZO Il manifesto inglese incita la
inglesi toccando il tasto della gelosia: quel che fanno popolazione ad appoggiare le truppe al fronte: “Aiutali a finire
gli americani in Inghilterra “mentre tu sei via” è chiaro. il lavoro”. L’obiettivo è ottenere prestiti di guerra.

ALLE ARMI Nel ’44 la guerra è ormai persa, ma la TRADIMENTO In Francia i nazisti fanno propaganda usando
Repubblica di Salò diffonde un manifesto per l’arruolamento il massacro di Katyń: attenti ai sovietici, vi getteranno nelle
nelle Ss italiane facendo leva sull’onore del Paese. fosse comuni (il “paradiso sotto terra”) come il soldato polacco.

www.focusstoria.it S 59
CORPI LEGGENDARI

ORIZZONTI
DI SABBIA
LE SUE GESTA NEL DESERTO
NORDAFRICANO L’HANNO
RESA CELEBRE. MA LA
LEGIONE STRANIERA NON
È SOLO UN AFFASCINANTE
RACCONTO D’AVVENTURA.
ECCO LA SUA STORIA

D
a lontano, sugli Champs-Élysées, sulle note del-
l’inno Le boudin si avvicinano perfettamente in-
quadrati i reparti col kepi bianco; davanti sfila-
no gli “zappatori”, che la tradizione vuole barbu-
ti, con ascia e grembiule di cuoio. La Legione straniera avanza
nella sfilata del 14 luglio, per ultima, a passo lento, impeccabi-
le, imperturbabile, trasmettendo un senso di concretezza. An-
che per le stesse forze armate francesi è un mondo a sé stante
che al Paese ha dato migliaia di caduti, uomini presenti ovun-
que la patria d’elezione li chiamasse a battersi.
Le origini. Nel corso dei secoli la Francia ha sempre avuto
truppe straniere al suo servizio: i reggimenti tedeschi, la guar-
dia scozzese dei Valois, i leggendari uomini della guardia sviz-

zera (ultimi difensori di Luigi XVI alle Tuileries durante la Ri-
voluzione) o le legioni tedesca e italiana della Prima repubbli-
ca. E ancora i celebri lancieri polacchi e i reggimenti svizzeri,
italiani, olandesi, portoghesi, spagnoli, croati e hannoveria-
ni delle armate di Napoleone, tutti soldati animati più che dal
senso di patria, da quello del dovere. Ecco, il dovere, è questa
la caratteristica fondamentale della Legione straniera duran-
te tutta la sua storia.
Una prima vera legione di soldati stranieri, forte di sette reg-
gimenti, nacque il 9 marzo 1831 per volere di Luigi Filippo
d’Orléans, il “re borghese”, ultimo sovrano di Francia, che in
questo modo intendeva riunire tutti gli stranieri già presenti
nelle file delle armate francesi. Si formò con soldati di mestie-
re, rimasti senza lavoro dopo le guerre napoleoniche, e con ri-
voluzionari arrivati in Francia da tutta Europa.
Al fine di facilitare l’ingaggio a chi era privo di documenti (in
quanto fuggitivo o espulso) i volontari potevano presentar-
si semplicemente dichiarando la propria identità. Condizione
che per molti significava la possibilità di crearsi una nuova vita,
una seconda chance offerta dalla legione a chi avrebbe accetta-
to le sue regole. Le origini incerte, a volte losche, finirono per
attribuire ai legionari di ogni epoca un fascino misterioso.
Questa prima legione ebbe vita breve: dopo aver avuto il bat-
tesimo del fuoco il 27 aprile 1832 in Algeria (un punto dell’atto
In parata di costituzione prevedeva esplicitamente che i legionari fosse-
Gli “zappatori” della ro impiegati solo fuori dal territorio nazionale) fu ceduta nel ▸
Legione straniera
durante la parata
del 14 luglio a Parigi, Kepi O chepì, dal francese képi, copricapo militare a forma di cilindro o di tronco
negli Anni ’30. di cono, usato dai principali eserciti nell’Ottocento e fino ai primi del Novecento.

S 61
Una stoccata e via
Legionari di stanza in Africa
Settentrionale, nel 1921,
tirano con il fioretto durante
un momento di pausa.

LI CHIAMAVANO “SOLDATI-COSTRUTTORI” PERCHÉ


FONDAVANO CITTÀ. NEL 1843 EDIFICARONO SIDI-BEL-ABBÈS
giugno 1835 alla Spagna, dove perse quasi tutti i suoi effettivi tierate a Sidi-bel-Abbès, a sud di Orano, che da semplice bivac-
durante la guerra contro le truppe carliste. co diventò una fiorente cittadina e “casa madre” della legione.
Una nuova legione, quella definitiva, sempre formata da stra- Il corpo, nonostante i vari rivolgimenti politici nazionali, era
nieri e rigorosamente preclusa ai cittadini francesi, venne co- ormai parte integrante delle forze francesi e i suoi reparti ve-
stituita nel dicembre 1835. Era formata da reparti misti e non nivano inviati ovunque ce ne fosse bisogno. I legionari com-
di singola nazionalità come all’inizio. Cosa che ebbe due con- batterono in Crimea nel 1854-56, distinguendosi nella batta-
seguenze: si rese necessario l’uso del francese per tutti e, so- glia dell’Alma e nella presa di Sebastopoli, e nuovamente in Ita-
prattutto, tra i soldati si generò una coesione che non sarebbe lia nella campagna del 1859 contro l’Austria: il 4 giugno a Ma-
mai più andata persa nel corso della sua storia. genta i legionari, come furie, attaccarono alla baionetta
La legione diede nuovamente buona prova di sé nel gli austriaci, mettendoli in fuga. Il giorno dopo Mila-
1843 in Algeria, dove venne inviata a combattere i ri- no venne liberata e la legione vi entrò alla testa
belli dell’emiro Abd-el-Kader. E a quel Paese fi- delle truppe.
nì per legarsi quasi indissolubilmente: fino
al 1962, infatti, le truppe rimasero acquar-
Reliquia da museo
La mano di legno del capitano Danjou,
Carlisti I sostenitori del diritto al trono di Carlo eroe della battaglia di Camerone
Maria Isidro di Spagna, fratello di Ferdinando VII, (Messico), è conservata nel Museo
in contrapposizione alla nipote Isabella. della Legione ad Aubagne (Francia).

62 S www.focusstoria.it
Alla conquista
del colle
Giugno 1925: in azione
per la conquista
delle alture di Astar.
Qui la legione
affiancava l’esercito
francese contro
le tribù berbere
nella guerra del Rif,
catena montuosa
del Marocco.

Ieri e oggi
Sopra, la
In attesa dei tedeschi bandiera della
legione e le
Legionari a Fez (Marocco) nel 1937. I francesi,
decorazioni
che amministravano parte del Paese,
conquistate
minacciarono l’intervento armato se i tedeschi
nella Grande
avessero occupato l’altra parte, spagnola.
guerra. Di lato,
un legionario
di ieri pieno di
tatuaggi, pratica
comune anche
tra i legionari
di oggi.

Mentre, come dopo ogni spedizione, i legionari ritornava-


no alla loro Sidi-bel-Abbès per riorganizzarsi, si profilavano
già altri interventi in terre lontane, tra cui quella dove la legio-
ne avrebbe scritto una delle pagine più eroiche della sua sto-
ria: il Messico.
Camerone. Nel Paese del debole sovrano imposto ai messi-
cani, l’imperatore Massimiliano, dove dominavano l’anarchia
e i ribelli di Benito Juárez, la Francia inviò in aiuto un contin-
gente. Dapprima la partecipazione della legione a questa cam-
pagna non era prevista, poi gli ufficiali subalterni scrissero da
Sidi-bel-Abbès una petizione a Napoleone III perché potes-
se rivedere la decisione, e così fu. Un reggimento “di marcia” ▸

Benito Juárez (1806-1872), eroe nazionale messicano, guidò le forze della


resistenza durante l’occupazione francese che si concluse con la cattura e la
fucilazione dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo, nel 1867.

Reggimento di marcia Si definisce così un’unità formata per un tempo limitato,


come la durata di una campagna, o per rispondere a esigenze particolari.

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Un caffè nel deserto
1939: sottufficiali della Legione
straniera mangiano a una
mensa di fortuna improvvisata
nel deserto nordafricano.

35.000
Sono i legionari caduti sul
campo dal 1831. Durante la
Seconda guerra mondiale
la legione contribuì
a liberare l’Europa
sacrificando 9.000 dei
suoi 45.000 effettivi.

L’INTERVENTO IN MAROCCO CREÒ IL MITO


sbarcò a Veracruz nel marzo 1863 col compito di garantire la
sicurezza sulla strada verso Puebla, una delle zone più ino-
spitali del Messico. Nelle prime ore del 30 aprile, durante una
missione di ricognizione prima del passaggio di un importan-
te convoglio, la 3a compagnia del 1° battaglione – comandata
per l’occasione dall’aiutante maggiore, capitano Danjou, un
ufficiale quarantenne che aveva perduto una mano in Al-
geria – fu attaccata dalla cavalleria di Juárez: 65 uo-
mini contro 800, ai quali si aggiunsero poi i fanti,
per un totale di quasi 2 mila ribelli. Rifugiatisi in
Simboli una fatiscente hacienda a Camerone, i legionari,
A sinistra, un a cui Danjou – colpito a morte – aveva fatto giu-
legionario dei rare di non arrendersi, resistettero per più di dieci
primi del ’900. ore, finché gli ultimi 6 ancora in grado di combatte-
A destra, un re caricarono il nemico in uno slancio finale. So-
distintivo con lo 16 soldati, feriti, sopravvissero alla prigionia,
kepi, granata
a sette fiamme ma il convoglio fu salvo.
e spalline con L’episodio entrò nella leggenda e da allora,
i tipici colori.

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Contro la “Volpe” Sulla gobba
Bir Hakeim (Libia), 1942: uomini della Truppe cammellate nel
13a mezza brigata della Legione straniera deserto nordafricano,
impegnati nella battaglia contro gli nel 1939. Questi reparti,
italo-tedeschi guidati da Rommel. montati su mehàri
(dromedari), sopravvissero
fino agli Anni ’60.

Missione
fatale
Lancio di
paracadutisti
a Dien Bien
Phu (Indocina)
nel ’54. Questa
campagna
causò 11 mila
caduti tra
i legionari.

DEL LEGIONARIO NEL DESERTO, TANTO CARO AL CINEMA


tra i legionari, l’espressione “fare Camerone” prese a significa- la legione nel Tonchino, a Formosa, in Sudan, Dahomey, Ma-
re l’atto estremo, dimostrare il proprio senso del dovere fino dagascar e Marocco: è qui che tra il 1900 e il 1930 nacque l’im-
al sacrificio, anche trovandosi in circostanze di lotta ormai in- magine del legionario del deserto, tanto cara a molte pellico-
sostenibili. La mano di legno del capitano Danjou fu recupe- le cinematografiche.
rata e conservata al Museo della Legione, diventando una ve- Durante la Grande guerra si crearono le condizioni per un
ra reliquia. Da allora il 30 aprile è la festa del corpo, celebrata nuovo intervento in terra francese. Nel 1914, dopo lo scoppio
sempre solennemente ovunque vi siano di stanza i legionari. del conflitto, i volontari stranieri si moltiplicarono a dismisu-
In terra di Francia. Nel 1870, nonostante fosse vietato dal ra e vennero formate quasi due legioni: una che si batté a dife-
suo statuto costitutivo, la legione combatté per la prima volta sa del suolo francese e un’altra, rimasta nel Nord Africa, com-
sul suolo francese: l’imperatore Napoleone III era nei guai con posta quasi tutta da uomini di lingua tedesca, che mai sareb-
la Prussia e, dopo la sconfitta di Sedan, i legionari furono chia- bero potuti rimanere in Francia dove avrebbero dovuto lottare
mati ad arginare i tedeschi sulla Loira. Lo fecero con valore, ma contro i loro compatrioti. Infatti, in base a una tradizione tut-
questo non bastò a impedire la disfatta francese, malgrado per t’oggi in vigore, ai legionari è consentito non combattere con-
la prima volta fossero stati incorporati nei ranghi anche volon- tro i propri concittadini. ▸
tari a statuto particolare, solo per la durata della guerra.
Da quel momento la storia del corpo, la cui bandiera venne Légion d’honneur È la massima onorificenza attribuita dalla Repubblica
decorata con la Légion d’honneur nel 1906, fu un tutt’uno con francese. Istituita da Napoleone Bonaparte nel 1802 in sostituzione degli ordini
quella della Francia. Normalizzata la situazione e tornato al- cavallereschi, viene conferita per meriti straordinari conseguiti nella vita
le sue conquiste coloniali, il Paese mandò ancora a combattere militare o civile da parte di uomini e donne di cittadinanza sia francese che non.

www.focusstoria.it S 65
NEL 1978 IL LANCIO DEI PARÀ DELLA LEGIONE NELLO ZAIRE
La Somme, Verdun, l’Aisne, Soissons, la Marna, sono solo
alcuni dei luoghi dove il reggimento di marcia della legione si La salvezza dal cielo
guadagnò la fama che ne avrebbe fatto l’unità più decorata del- Il 22 maggio 1978, truppe della legione furono
paracadutate a Kolwezi (nell’ex Zaire) per
l’esercito francese, perdendo sul campo 139 ufficiali, 349 sot- liberare alcuni europei, ostaggi del Fronte
tufficiali e 3.628 legionari. di liberazione nazionale congolese (Flnc).
Negli anni a seguire i legionari furono nuovamente impe-
gnati in varie campagne nell’irrequieto Nord Africa. Fu qui che
molte unità del corpo vennero colte dallo scoppio della Secon-
da guerra mondiale: la legione combatté in Norvegia e poi si
schierò con De Gaulle e gli Alleati. Si batté in Siria, in Eritrea,
in Libia, in Egitto contro l’Africa Korps di Rommel e i parà ita-
liani della Folgore, e in Tunisia contribuendo alla resa delle for-
ze dell’Asse in Africa. I suoi reparti combatterono poi ancora in
Italia, sbarcarono sul suolo francese e parteciparono alla libera-
zione della Francia e all’occupazione della Germania.
Fine del colonialismo. Il secondo dopoguerra fu un pe-
riodo caratterizzato da un gran numero di arruolamenti, so-
prattutto di tedeschi. Con questi soldati, già veterani, la legio-
ne affrontò uno dei suoi periodi più critici: la fine del coloniali-
smo. Furono i giorni dell’Indocina (1946-54), la campagna più
sanguinosa per i kepi bianchi – più di 11 mila caduti contro i
9 mila del precedente conflitto mondiale – che dovettero fa-
re i conti con imboscate, mine e tattiche di guerriglia: culminò
con la battaglia di Dien Bien Phu, dove i legionari si batterono
senza speranza dal marzo al maggio 1954.
Il vento dell’indipendenza soffiava anche in Africa, dove la
legione cercò, come sempre, di difendere gli interessi france-
si: in particolare avvenne in Madagascar, Marocco e Algeria.
Qui combatté per sei lunghi anni una sanguinosa lotta contro
l’ala armata del Fln. Il 1962 vide, oltre all’indipendenza algeri-
na, la fine della presenza legionaria a Sidi-bel-Abbès dopo 119
anni: la legione era ormai senza casa. Si impose così una gran-
de ristrutturazione, che vide rinascere la legione con la strut-
tura che conosciamo oggi. La “casa madre” ven-
ne fissata ad Aubagne, in terra francese, con al-
tre basi nella Francia continentale e in Corsica,
mentre i reggimenti rimasti – spariti i repar-
ti sahariani – furono inviati di stanza ai quat-
tro angoli del mondo, ovunque ci fossero ancora
interessi francesi: Guyana, Polinesia, Gibuti, Como-
re, Madagascar.
Fino ai giorni nostri. Da allora i legionari sono
stati impiegati sia in operazioni militari, sia in aiuto
alle popolazioni: in Ciad (1969-70 e 1978-88), nel-
lo Zaire (dove, nel 1978, un lancio di parà consentì
di salvare la popolazione europea da un massacro),
in Libano (1983), nel Golfo Persico (nell’operazio-
ne Desert storm del 1991) e in Cambogia, Somalia,
Ruanda, ancora Zaire, Gabon, Congo, Repubblica
Centrafricana, ex Iugoslavia, Costa d’Avorio e di
nuovo nel Ciad, fino agli ultimi recenti interventi
in Afghanistan.  d
Stefano Rossi

Fln Acronimo di Front de libération nationale (“Fronte di


liberazione nazionale”), partito politico algerino nato nel
1954 allo scopo di conseguire l’indipendenza dalla Francia.

66 S
EVITÒ UN BAGNO DI SANGUE PER I CITTADINI EUROPEI

In auto nel deserto


A sinistra, legionari in azione presso
N’Djamena (Ciad) durante la crisi del
1984. Sopra, distintivi delle compagnie
sahariane autotrasportate.

Legionari d’Italia

S
Prove di arà per la vicinanza geo- era ancora neutrale). Alla
grafica con la Francia o Francia si poneva però il pro-
guerra forse anche per un certo blema di come inquadrarli.
Alcuni legionari si spirito romantico che ci con- I fratelli Garibaldi. Si ap-
esercitano su un traddistingue, fatto sta che profittò allora della Legione
percorso di guerra l’Italia da sempre ha fornito straniera e fu formato il
nel Nord Africa un gran numero di uomini alla IV reggimento di marcia del
durante la Seconda Legione straniera: circa 60 1° Reggimento straniero (uffi-
guerra mondiale. mila finora (il 10% del totale), ciosamente “Legione garibal-
che valgono il secondo posto dina”) con circa 2.500 uomini,
in questa classifica guidata dai tra cui gli altri fratelli Gari-
tedeschi con 210 mila soldati. baldi Ezio, Sante, Bruno e
Saranno famosi. Tra gli italia- Costante (questi ultimi
ni celebri che militarono nella due caddero sul cam-
legione ci furono lo scrittore po). Inquadrato da
e giornalista Curzio Mala- ufficiali francesi e ita-
parte (foto), che si arruolò in liani (Peppino ebbe
occasione della Prima guerra il grado di tenente
mondiale, e Giuseppe Bottai, colonnello), il
già ministro dell’Istruzione IV reggimento
e membro del Gran consiglio combatté nelle
del fascismo, condannato a Argonne fino
morte da Mussolini. Pochi però al marzo 1915. Al-
sanno che nel 1914 un intero l’entrata in guerra
reggimento della legione era dell’Italia il reparto
formato tutto da italiani. Nel- fu sciolto e i volontari
l’ottobre di quell’anno due dei inquadrati nell’Esercito
nipoti di Giuseppe Garibaldi, italiano, per la maggior
Peppino e Ricciotti, offrirono al parte nella Brigata Alpi,
governo francese di costituire erede della tradizione
un corpo di volontari contro garibaldina dei Cacciato-
l’aggressore tedesco (l’Italia ri delle Alpi.

SAPERNE DI PIÙ
Legionario, Simon Murray (Mursia). La testi- La Legione straniera, Giorgio Coianiz
monianza di un ragazzo inglese che nel 1960 (Aviani). La guerra e la prigionia in Indocina
entrò nella legione e combatté in Algeria. nel 1954 di un legionario friulano.

S 67
REPORTAGE

LA PRIMA REPORTER AMMESSA AL SEGUITO DEI LEGIONARI RIVELA

COSÌ SI DIVENTA
FRATELLI
D’ARMI
G
ibuti, Corno d’Africa, ore 4:45 – «Reveille!». Nel-
le camerate della 13a Dble (Demi-brigade de la
Légion étrangère) il caporale di guardia butta
tutti giù dalle brande. Le giornate dei legiona-
ri iniziano presto, perché a Gibuti, già alle 10 del mattino,
il caldo non dà tregua: di giorno si toccano anche i 45 gra-
di e di notte, comunque, non si va quasi mai sotto i 20. Per
questa ragione le attività terminano prima del pomeriggio.
E sarà anche per queste condizioni ambientali che il centro
d’addestramento della Legione straniera che c’è qui, il Cecap
(Centre d’entraînement au combat d’Arta plage), è conosciu-
to dai militari di ogni esercito e ritenuto uno dei più “tosti”
in circolazione.
Sbagliando s’impara. Qualche giro di lancetta sull’oro-
logio e il comandante del centro, il capitano Alliot, è già sul-
la spiaggia, pronto per l’esercitazione. Oggi due plotoni si-
muleranno una manovra per aggirare il nemico e attaccarlo
ai lati, via mare. Gli uomini del primo plotone sono in atte-
sa sui gommoni, non lontano dalla riva. Quelli del secondo
sono posizionati sulla sommità della collina di fronte. Al se-
gnale, da due gommoni sbarcano i primi legionari, si avven-
tano sulla spiaggia e lanciano l’attacco, mentre i soldati dalla
collina forniscono il fuoco di repressione. Dopo dieci minu-
ti, durante i quali i fucili Famas sparano migliaia di colpi, il Legionari
capitano ferma tutti: «Ditemi» urla «lo sapete perché si lan- d’acqua dolce
cia una granata fumogena? Per nascondersi agli occhi del ne- Due legionari del
mico! E invece ho visto gente lanciare e poi muoversi imme- 1° Reg (Reggimento
diatamente, senza aspettare il fumo: il nemico così vi vede e straniero del
genio) durante
spara! Senza contare che il sergente ha dovuto lanciarne altre un’esercitazione
per coprirvi. Quante granate saranno rimaste adesso?». ▸ sul fiume Lauch, in
Alsazia (Francia).

68 S
COME SI FORMANO QUESTI SOLDATI DAL CODICE D’ONORE FERREO
Il capitano Alliot è un tipo sulla cin-
C’è pure quantina, corpulento e abbronzato. Co-
l’aperitivo me la maggior parte degli ufficiali qui,
A destra, uomini del lui non è un legionario. Ma i legionari
1° Rec (il reggimento lo ascoltano attentamente, sotto il so-
di cavalleria) in le, nelle divise inzuppate d’acqua e sal-
addestramento.
Sotto, l’apéritif,
sedine. Perché queste sono lezioni che
l’“aperitivo”, il potranno loro salvare la vita un gior-
rito prima della no, quando si troveranno di fronte un
ginnastica: un nemico vero, magari in Afghanistan, in
legionario cammina Libano o in Costa d’Avorio.
sugli addominali
degli altri.
Disciplina ferrea. «Il giorno che
la legione arruolerà le donne» dicono
i soldati «sarà la fine della legione». Questo tanto per chiari-
re che non si tratta propriamente di un posto per signore. Co-
me ci sono finita dentro io, allora, che sono regista e scrittri-
ce? È andata così: mio fratello decise di arruolarsi nel 1999,
era un ragazzo di 23 anni con già tanti sogni alle spalle e più
d’un problema con la famiglia e la società. Credevo che la le-
gione fosse un posto per assassini e fuorilegge ed ebbi paura
che sarebbe finito male. Invece lui scoprì (e io con lui, grazie
ai suoi racconti) un mondo dove si cancella ciò che è passato,
dove la lealtà e il sacrificio sono valori più forti di un legame
di sangue. Decisi allora di realizzare un documentario sui le-
gionari: mi fu data la possibilità di seguirli da vicino nei centri
addestramento in Africa Orientale, nei bivacchi sulle monta-
gne francesi, durante una missione di peace keeping in Costa
d’Avorio. La prima cosa che ho capito è
che questi sono uomini d’acciaio, con
una capacità incredibile di superare i li-
miti e di sottostare a una disciplina rigi-
Non solo dissima. E se capita che qualcuno faccia
training fatica a stare dentro alle regole della vi-
A destra, una ta di caserma, «Puni!», è punito, e viene
lezione di francese, sottoposto a quello che a me sembra un
la lingua usata rito purificatorio, più che una punizio-
nella Legione
ne. Cosa succede al “colpevole”? Sem-
straniera. Sotto,
un legionario plice: prima di tutto viene rasato a ze-
provvede a stirare ro con una lametta – e non è certo so-
personalmente lo una questione estetica, visto che l’el-
la sua divisa, metto non ha alcuna fodera all’interno
come previsto dal
– e dopo aver indossato uno zaino pie-
regolamento.
no di pietre, viene costretto a cammina-
re lungo un cerchio di una cinquantina di metri di diametro.
Lo fa strisciando i piedi, visto che nel frattempo gli hanno fat-
to anche togliere i lacci dagli anfibi. Un istruttore gli dà ordi-
ni con un fischietto: un fischio per invitarlo a fare un piega-
mento in avanti e iniziare a correre, due per marciare al pas-
so dell’oca, tre per costringerlo a strisciare sul ventre. Tutto
questo va avanti per un paio d’ore, fino allo sfinimento. Uffi-
cialmente, la “puni” non sarebbe prevista dal regolamento,
ma prima o poi capita a tutti. Come capita a tutti di passare
qualche giorno nella prigione, nella maggior parte dei casi in
seguito a scaramucce con i civili del posto. ▸

Anfibi Particolari scarponi impermeabili in dotazione a molti eserciti moderni.

70 S
L’arruolamento? Avviene così

N
onostante negli località francese) per l’ad-
eserciti professionali destramento di base: dopo
il reclutamento sia in le prime 4 dure settimane di
ribasso, la Legione straniera preparazione alla vita militare
non conosce crisi. Se ci state e di studio della cultura legio-
facendo un pensiero, sappiate naria, arriva l’agognato kepi
che ancora oggi ci si può (in una cerimonia notturna).
arruolare con un’identità Seguono circa 3 mesi di adde-
fittizia, ma quella vera va do- stramento tecnico-pratico e
cumentata; inoltre non sono poi inizia la vita operativa.
più ammessi coloro che si Al lavoro. I legionari vengo-
siano macchiati di reati gravi. no inviati nelle destinazioni:
Sono state aperte le porte presso i reggimenti di fante-
ai cittadini francesi (purché ria in Francia (1°, 2° o 4° Rei)
dichiarino una nazionalità od oltremare (in Guyana, al 3°
diversa) ma non alle donne. Rei, che garantisce la sicurez-
Se avete tra i 17 e i 40 anni za del Centro spaziale fran-
e superate le preselezioni cese); al 2° Rep dei paracadu-
fisiche e psicologiche in uno tisti di stanza in Corsica; nel
dei centri di reclutamento, vi reggimento di cavalleria (1°
aspetta la selezione ad Au- Rec, a Orange, Francia); nei
bagne, vicino a Marsiglia. Da due reggimenti del genio (1°
qui, dopo aver dimostrato le e 2° Reg); nei reparti della 13a
attitudini sportive e la moti- Dble a Gibuti; al distaccamen-
vazione richieste, si è inviati a to di Mayotte, nell’Oceano
Castelnaudary (o in un’altra Indiano. Le norme disciplinari
sono le stesse dell’Esercito
francese con qualche regola
in più, anche particolare,
come il divieto di acquistare
un’auto nei primi cinque
anni di servizio. La durata
della ferma è di 5 anni, ma è
prorogabile di sei mesi in sei
mesi o di anno in anno. A fine
servizio c’è la possibilità di
diventare cittadini francesi.
Tutte le informazioni su
www.legion-etrangere.
com (foto in alto). (s. r.)

LA DISCIPLINA È RIGIDISSIMA.
E CHI VIENE PUNITO DEVE
Vigilanza
armata CORRERE SENZA LACCI ALLE
Un legionario del
2° Rei (reggimento
di fanteria) con
SCARPE E CON UNO ZAINO
una mitragliatrice
leggera FN Minimi PIENO DI PIETRE SULLE SPALLE
durante un servizio
di vigilanza.
LA PROVA DEL TUNNEL
NEL FILO SPINATO SERVE
A MIGLIORARE NEI
LEGIONARI LA CAPACITÀ
DI COOPERARE

Il turno
di guardia
Un legionario del
2° Reggimento di
fanteria ritratto
durante un turno
di guardia in
Costa d’Avorio, ex
colonia francese.
Tutti per uno. Un legionario deve essere sempre pronto a
combattere. Per questo deve sentirsi sempre al top, fisicamen-
te oltre che mentalmente. E poi deve avere una spiccata ca-
pacità di cooperare, anche perché è necessario che si fidi cie-
camente dei colleghi. Del resto il secondo articolo del codice
d’onore dice che i legionari devono considerarsi fratelli d’ar-
mi. E una regola non scritta ribadisce che “non c’è anello del-
la catena che sia più debole del più forte”.
Parte del training si svolge vicino al Cecap, su una collina
rocciosa disseminata di ostacoli. Un gruppo di legionari deve
attraversare un tappeto formato da filo spinato. Per farlo, de-
cidono di costruire un tunnel umano. Due uomini si sdraia-
no e, con la schiena a terra, sollevano il filo con i piedi. Ten-
gono le gambe alzate, formando così un arco col filo spinato.
Un’altra coppia si siede vicino alla prima e ne solleva un’al-
tra parte, e così via, finché tutto il gruppo è schierato a terra,
reggendo il tunnel con i piedi. I primi due, allora, si infilano e
lo attraversano strisciando, il resto del gruppo a seguire. Far-
lo al mattino, col sole che incendia la collina, è la prima me-
tà della prova. La seconda viene di notte, quando tutto viene
replicato al buio, ripetendo i movimenti a memoria, senza la
possibilità di usare torce, né di parlare con nessuno, cercan-
do di “sentire” i compagni attraverso il rumore dei loro scar-
poni. Altre esercitazioni prevedono sessioni di corsa in sali-
ta, arrampicata senza attrezzature, prove di orientamento: le
valutazioni finali riguardano sempre il gruppo e non il singo-
lo individuo. Se anche uno solo si attarda o si perde, tutto il
gruppo viene penalizzato.
C’è anche la paura. La piccola Re-
pubblica di Gibuti si trova tra il Mar Nei vari
Rosso e il Golfo di Aden, al confine con scenari
Eritrea, Etiopia e Somalia. È stata domi- Sopra, una prova
di galleggiamento
nio francese fino al 1977, ma anche do- con il Gav,
po l’indipendenza la Francia vi ha man- giubbotto ad
tenuto una presenza militare. La sua po- assetto variabile.
sizione è infatti di grande importanza A sinistra, uomini
strategica, perché le navi che attraver- del 2° Rei con uno
dei loro 14 “cani da
sano il canale di Suez passano poi qui guerra”. Sotto, una
davanti. E sempre da questa postazio- coppia di sniper,
ne le truppe possono essere facilmente cioè un tiratore
spostate nei teatri di guerra del Medio scelto con il suo
Oriente o dell’Africa Centrale. Per que- osservatore.
sto motivo Gibuti è la seconda casa dei
paracadutisti del 2° Rep, che di norma sono stanziati in Cor-
sica: in caso di necessità, in pochi minuti, questi uomini pos-
sono essere lanciati al di là delle linee nemiche e posiziona-
ti in zone altrimenti irraggiungibili via terra. Una mossa che
può cambiare il destino di una battaglia.
Per adesso, i parà si esercitano soltanto. Imparano, per
esempio, che nella concitazione che precede il lancio non
avranno il tempo di controllare il paracadute: sarà l’istrutto-
re a farlo. Loro devono fidarsi e concentrarsi soltanto sul lan-
cio. Perché non c’è il minimo spazio per un errore. ▸

Rep Acronimo di Régiment étranger de parachutistes (“Reggimento straniero


paracadutisti”), una delle specialità della Legione, che comprende anche quattro
reggimenti di fanteria, uno di cavalleria, due del genio e una mezza brigata.

S 73
«Le prime sei volte che sono salito su
un aereo» mi racconta un legionario in-
glese di 22 anni sotto lo sguardo di due
ufficiali che proteggono la sua identità
ma vigilano anche su quanto dice «non
In pausa e
sono mai atterrato, sono sempre saltato
in servizio
col paracadute». Paura? «La prima vol-
A destra, zaini
affardellati e fucili
ta ce l’avevo eccome. Non sei un codar-
d’assalto Famas F1, do se hai paura. Tutti hanno paura, non
in dotazione ai ci si può fare niente. Anche se ti trovi da-
legionari. Sotto, un vanti a uno che ti vuole ammazzare hai
servizio di pattuglia paura. Ma non per questo puoi evitare
in un villaggio della
Costa d’Avorio.
di affrontarlo. Io ho imparato a concen-
trarmi sul gesto, sul momento del lan-
cio, per eseguirlo al meglio. Gestire l’emozione è una conqui-
sta che ti dà la consapevolezza che, in un modo o nell’altro,
puoi superare qualsiasi limite. Specialmente in guerra». Già,
la guerra. Perché oltre alla teoria c’è anche la pratica. Che si
può presentare in tutta la sua crudezza.
A ognuno il suo finale. Un legionario con la faccia se-
gnata da cicatrici ricorda: «Nel 1997 ero in Congo, impegna-
to nella missione Pelican. Era la mia seconda missione dopo
il Kosovo. Il Paese era nell’anarchia, i ribelli attaccavano l’ae-
roporto di Brazzaville: perderlo avrebbe significato abban-
donare la speranza di mettere in salvo i civili» racconta. «Ri-
cordo che durante un’operazione di recupero di civili ci ri-
trovammo dentro a un negozio. I ribelli iniziarono a spara-
re, sentivamo proiettili dappertutto, non capivamo da dove
arrivassero. Un legionario cadde ferito.
Non potevamo lasciarlo lì. Uno di noi si
precipitò per trascinarlo in salvo, ma fu
subito colpito a morte. Il fuoco nemico
si faceva intanto sempre più fitto: un le-
gionario neozelandese vicino a me ven-
ne preso alla bocca, gli si spaccò mezza
Evacuazione mandibola, ma sopravvisse, un altro fu
rapida centrato alla nuca da un cecchino. Fu un
Due legionari in
brutto giorno per la legione, ma sono
attesa di essere
recuperati da un questi i legionari che le nuove reclute
Puma, elicottero ammirano: quelli che combattono per
da trasporto in uso la Francia, sì, ma soprattutto per gli al-
tanto alla Legione tri legionari».
quanto all’Esercito
Attualmente l’unico teatro di guerra
francese.
che vede protagonisti i legionari è l’Af-
ghanistan, dove sono impegnati nella missione di pace inter-
nazionale. Poi ci sono le altre operazioni, quelle di prevenzio-
ne e di protezione degli interessi francesi, dentro e fuori dai
confini del Paese. Troppo poco per molti di loro che, confes-
L’autrice sano, sognavano ben altri scenari di guerra. Eppure non tut-
Elisabeth Nord (35 anni) è una ti i legionari sono fedeli a questo stereotipo. Un giorno, men-
regista e scrittrice norvegese. tre mangio insieme a loro, realizzo che da mesi vedo sempre e
Nell’arco di 8 anni ha trascorso
soltanto cinesi assegnati ai servizi di cucina e mi pare che non
lunghi periodi con la Legione
straniera francese. Da questa siano nemmeno mortificati per questo, anzi. Il perché me lo
esperienza ha tratto la serie di spiega un ufficiale: «L’unico motivo che li spinge a sopporta-
documentari The Legion, trasmessa re cinque anni di legione è la possibilità, dopo, di prendere la
da National Geographic channel cittadinanza francese e aprirsi un ristorante in Francia». d
e da Discovery channel, e un libro
 Elisabeth Nord
per l’editore Schibsted.

74 S
ALCUNI LEGIONARI SOGNANO
SCENARI DI GUERRA,
ALTRI SEMPLICEMENTE DI
Servizio di
pattuglia OTTENERE UN GIORNO LA
Un legionario
di pattuglia
con il suo fucile
CITTADINANZA FRANCESE
semiautomatico
Famas e il
caratteristico
basco verde.
24

B 23 C
8

A NOI IL NOME SUONA BIZZARRO, MA 2


5

19
COSTANTINO APPREZZAVA MOLTO 4

QUESTA UNITÀ DI BARBARI

Cornuti
3

19

U
un tempo l’aggettivo “cornuto” non aveva un si-
gnificato offensivo o imbarazzante. Succedeva
tra i Romani della tarda antichità, quando era un
appellativo portato con onore, ammirato e temu-
to, forse perché riecheggiava un’esoticità nordica, fatta di ter-
re nebbiose, oscure foreste e coraggiosi guerrieri.
Cornuti era infatti il nome di un’unità d’élite degli auxilia
palatina, i corpi scelti utilizzati come guardie degli imperato- 16
ri romani. Fu Costantino il Grande a decidere di sostituirli alla
vecchia guardia pretoriana: preso il potere dopo la battaglia di
Ponte Milvio del 312 d. C., dove si sbarazzò del rivale Massen-
zio, Costantino emanò una serie di riforme militari. Tra queste
una con cui affidò il ruolo di nuova guardia imperiale ai Palati- 10
ni, soldati divisi in unità chiamate vexillationes, legiones e – ap- 13 7
punto – auxilia. Questi ultimi erano reggimenti di fanteria au-
siliaria composti prevalentemente da soldati di origine germa-
nica o celtica: in poche parole, erano formati da barbari.
Un esercito di nomi. Agli inizi del IV secolo il valore guer-
resco di tali popoli era molto apprezzato dai vertici militari
romani e proprio l’integrazione di queste etnie nei ranghi del-
l’esercito fu determinante per la stabilità dell’impero. Le unità
di auxilia palatina erano decine e avevano tutte nomi esoti-
ci, come i Pannoniciani, tribali, come gli Heruli o i Mattiaci, o
comunque abbastanza eccentrici, come i Petulanti. Tra le più

U
antiche formazioni c’erano proprio i Cornuti che, insieme al- n cornuto in subarmalis in cuoio imbottito
l’unità gemella dei Brachiati (i portatori di bracciali), formava- equipaggiamento (6). Nel disegno sopra il soldato
no un binomio famoso per le loro gesta. leggero (A) non ha in mano uno spangenhelm
indossava l’armatura, ma (7), un elmo tardoantico, ed
L’appellativo era forse dovuto più alle caratteristiche corna si proteggeva con scudo ed è armato oltre che di spada
rappresentate in effigie sui loro scudi che non a quelle porta- elmo. Era armato di spada e di anche di lancia (8), arma che
te sugli elmi. Queste ultime infatti, a ben guardare, sembrano giavellotti (1) che sostituivano permetteva di combattere in
piuttosto la stilizzazione metallica di piume d’uccelli. come arma da lancio i pila dei formazione compatta come
Decisivi in prima linea. I Cornuti furono protagonisti legionari dei secoli precedenti. una falange greca.
Se esercitava la funzione Lo scudo (9) del IV secolo era
delle campagne grazie alle quali Costantino salì al potere. Ol- di centenario (B), ossia piatto, di grandi dimensioni,
tre al già citato Ponte Milvio, nello stesso anno combatterono comandante di una centuria per lo più circolare, a volte
in prima linea nella battaglia di Verona. A metà del IV seco- (evoluzione del centurione), ovale. Era composto da listelli
lo erano di stanza in Gallia, lungo i confini settentrionali, do- portava un’armatura di legno verticali sovrapposti
ve combatterono con successo contro gli Alamanni nella bat- muscolare in cuoio (2) sopra e incollati l’uno all’altro,
a un subarmalis in lino rivestito in cuoio cucito e
taglia di Strasburgo, sotto il comando del futuro imperatore stratificato (3) e sulle spalle un rinforzato sul profilo. Lo scudo
Giuliano l’Apostata. sagum (4), il mantello militare era dipinto e decorato con i
Con la suddivisione in Impero romano d’oriente e d’occiden- di forma quadrangolare che colori dell’unità. Al centro si
te (395) anche i Cornuti si divisero in seniores e iuniores per es- ne definiva ulteriormente lo trovava un umbone metallico
sere presenti sia nell’una sia nell’altra parte. Ancora oggi li pos- status. I cornuti della fanteria (10) che, oltre a deviare i
pesante (C) avevano una lorica fendenti nemici, serviva ad
siamo vedere rappresentati, con le loro caratteristiche piccole hamata: una cotta di maglia assestare colpi nella mischia.
“corna”, sui fregi dell’Arco di Costantino, a Roma.d di ferro (5) portata sopra a un All’interno dello scudo veniva
Giorgio Albertini

76 S
11 9
2
A 24
6

10
23

25

18

1
12
21

19
2b

14 22 20

15
17
10

segnato il nome protetta da un semplice panno lorica hamata (5) o la lorica


del proprietario arrotolato e fermato da lacci di squamata, formata da piccole
e il suo reparto di cuoio (15) o da una fasciatura placche di metallo dette
appartenenza (11). di lino (16). Le classiche caligae squame. Intorno alla vita
Il soldato del IV del legionario erano sostituite si indossava un cingolum,
secolo indossava da scarpe in cuoio o in feltro di una cintura (19), a cui erano
come indumento foggia più moderna (17). agganciati spada e borsellino;
principale una tunica Con l’armamento pesante, rinforzata da placche di
militaris (12) portata sopra i vestiti e sotto l’armatura ferro metalliche serviva
in genere sopra una vera e propria si indossava come ulteriore protezione.
seconda tunica detta il corsetto imbottito, detto Quando non era agganciata
camisia. Le dimensioni subarmalis o thoracomacus (6). al cingolum, la spada (20) era
della tunica militaris erano Questo permetteva di assorbire sospesa a un balteo (21) da
molto ampie, potevano i colpi e di proteggere i vestiti cui pendeva il fodero (22).
raggiungere il metro e e il corpo dagli sfregamenti Il caratteristico elmo dei
quaranta di altezza per un dell’armatura metallica. Cornuti (23) era di forma
metro di larghezza. Le gambe Dal corsetto pendevano attica con una piccola visiera
erano coperte da bracae che strisce di cuoio dette pteryges ribattinata a cui erano fissate
potevano essere femoralia, (18) che proteggevano spalle le “corna” metalliche (24) che,
cioè corte al ginocchio (13), e basso ventre. Sopra il insieme a quelle rappresentate
o lunghe a coprire anche il subarmalis si portava sullo scudo, erano il simbolo
piede (14), di foggia nordica. l’armatura, che poteva essere dell’unità. Le paragnatidi
La parte inferiore delle gambe di cuoio bollito multistrato (25) erano mobili, fissate alla
poteva essere ulteriormente (2) o in metallo, come la calotta e imbottite di pelle.

S 77
WARS  TRUPPE D’ÉLITE
I “DIAVOLI BIANCHI” DEL
A cura di Stefano Rossi

U
na medaglia d’oro e una d’argento
al valor militare al reparto, 3 me-
daglie d’oro, 42 d’argento, 69 di
bronzo, 81 croci di guerra e 12 encomi
solenni a singoli militari sono l’impres-
sionante numero di decorazioni guada-
gnate dal battaglione autonomo sciato-
ri “Monte Cervino” nei soli tre anni della
sua esistenza, tra il 1940 e il 1943.
Concepito come reparto all’avanguar-
dia, il “Monte Cervino” (che prese il nome
da un battaglione sciolto dopo la Grande
guerra) fu istituito nel dicembre 1940 in
seno alla Scuola militare centrale di alpi-
nismo di Aosta per rispondere all’esigen-
za di avere un battaglione di sciatori d’as-
salto. Si trattava di uomini dotati di gran-
de mobilità e di spiccate capacità tattiche
su terreni innevati, chiamati a svolgere
servizi di collegamento e di ricognizio-
ne, pattugliamenti ad ampio raggio, velo-
ci azioni offensive e colpi di mano.
Campioni di sci e di roccia. Ai com-
ponenti, tutti volontari e scapoli, veniva-
no richieste – oltre a una notevole pre-
stanza fisica – grande padronanza nello
sci e nelle tecniche alpine; questo vale-
va anche per gli ufficiali, medico e cap-

Sul carro tedesco


Da una rivista dell’epoca, alpini del
“Cervino” contrattaccano i russi.

Sulla via del


non ritorno
A sinistra, il
principe Umberto
di Savoia in visita
al “Monte Cervino”
prima della
partenza per la
Russia. Di spalle,
il comandante,
tenente colonnello
Mario D’Adda.
A destra, i
“cervinotti”
consultano una
cartina sul fronte
russo. La maggior
parte degli uomini
del battaglione
non fece mai più
ritorno da lì.

78 S www.focusstoria.it
MONTE CERVINO
pellano inclusi. Si creò così un particola-
re reparto formato dai massimi esponen-
ti dell’alpinismo dell’epoca, tra cui cam-
pioni sportivi, guide alpine e maestri di
sci. Anche le dotazioni erano le migliori
in circolazione e prevedevano capi di ve-
stiario ed equipaggiamenti ad hoc, come
gli scarponi di gomma Vibram, calzature
all’avanguardia in campo alpinistico. Sulla vetta Freddo pungente
Al fronte. Inviato in Grecia nel gen- Nel 1941 nella Campagna
Sopra, il distintivo del “Monte
naio 1941, il “Cervino” fu subito impie- di Grecia, dove il “Cervino”
Cervino” nel 1940-41. A lato, una
operò sul famigerato Golico.
gato in durissimi scontri sulla catena del cartolina celebrativa del battaglione.
Trebeshines e del Golico. Sempre sot-
to pressione, il reparto perse più di due si come spettri ovunque ce ne fosse bi- re non si contarono, ma alla fine gli alpi-
terzi dei suoi effettivi e al rientro in Ita- sogno. A fine dicembre, stremati, feriti ni, quasi tutti, caddero o furono cattura-
lia, nel maggio del 1941, venne sciolto e congelati rientrarono a Rossosch, se- ti, e il resto del reparto fu sciolto subito
per essere ricostituito a dicembre con de del comando del Corpo d’armata al- dopo il ritorno in Italia.
le stesse caratteristiche e con dotazio- pino, per una pausa. Qui, il 15 e 16 gen- Nel 1990 il nome di “Monte Cervino”
ni ancora migliori. Destinazione, la Rus- naio 1943, vennero investiti dall’offensiva fu assegnato alla compagnia alpini para-
sia. Dal febbraio 1942 non passò giorno russa. Il battaglione si frazionò in picco- cadutisti. Il reparto speciale, elevato poi
in cui i “cervinotti” non furono impegna- li gruppi che continuarono a combattere a organico di battaglione e reggimento –
ti in combattimenti, durante i quali fu- per aprirsi dei varchi; gli episodi di valo- unica unità “ranger” delle forze armate
rono soprannominati dai russi satanas italiane – ha ereditato così le tradizioni e
bjelye (“diavoli bianchi”) per le candide Rossosch Località russa, 600 km a sud di Mosca, che la bandiera di guerra del “Monte Cervi-
tute mimetiche e il loro materializzar- insieme con la cittadina di Ostrogorzk diede il nome no” di Grecia e di Russia. d
alla manovra di accerchiamento sferrata dall’Armata
Trebeshines e Golico Monti situati nella parte Rossa sul fronte del Don, tra il 13 e il 27 gennaio 1943, Ranger Unità specializzate in operazioni e
meridionale dell’attuale Albania. Durante la Seconda che si concluse con la ritirata degli alpini. ricognizioni a lungo raggio in territorio ostile.
guerra mondiale furono teatro di aspre battaglie nel
corso della Campagna di Grecia.

Appostamento sotto zero


Due tiratori scelti (snipers) del moderno
Battaglione alpini paracadutisti “Monte
Cervino” appostati dentro una buca di neve.

www.focusstoria.it S 79
WARS  RECENSIONI
PILOTI, RE E CROCIATI
dell’epopea risorgimentale, in una
SAGGISTICA rapida ed esauriente disamina,
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www.libreriamilitare.com Il nemico alle porte Nel terzo capitolo
di Andrew Wheatcroft della trilogia, per
Le campagne d’Africa Cesare è ancora
L’assedio di Vienna,
e d’Italia della 5a culmine delle
tempo di guerra
armata americana secolari lotte
civile. I suoi
oppositori lo
di Mark W. Clark tra i due eredi
costringono a una
Dopo le memorie dell’Impero romano
dura campagna
di Kesselring e – gli Asburgo
in Africa, dove il
Montgomery, in Europa e gli
dittatore ha la
sempre pubblicate Ottomani in Oriente
meglio, grazie anche alla buona sorte.
dalla stessa casa – è qui descritto
Ma dopo anni di guerre e di lotte, iniziano
editrice, arrivano con il piglio del
a trasparire i primi segni di logorio e, in
anche quelle del grande storico.
Spagna, lo attende la resa dei conti.
generale americano Si tratta di un imponente affresco,
Clark. Svelano dove gli eventi militari fanno da Pagine 336, Newton Compton, € 14,90
le vicende della onnipresente sfondo, che mostra
campagna d’Africa episodi di una vita quotidiana percepita Il signore della guerra
e di quella d’Italia colte attraverso il dai testimoni dell’epoca. In un tempo in di Bernard Cornwell
punto di vista di uno dei protagonisti cui l’antagonismo tra Europa e Oriente, L’Inghilterra del
assoluti di quegli eventi. Si possono o meglio tra croce e mezzaluna, si IX secolo, divisa
così comprendere le motivazioni dei ripropone con prepotenza, questa è una tra piccoli regni
successi, ma anche di quelli che poi lettura appagante e originale, e oggetto di
vennero considerati errori strategici, che mette anche in discussione diversi incursioni da parte
operazioni inconcludenti o controverse: pregiudizi storici. dei Vichinghi, è
tra questi, per esempio, troviamo lo Pagine 388, Laterza, € 24 lo scenario della
sbarco di Anzio e il bombardamento vicenda di Uhtred,
dell’Abbazia di Montecassino. Perché se La resa di Roma capo militare legato
è vero, per dirla con Bertolt Brecht, che di Giusto Traina ad Alfredo il Grande
i protagonisti della Storia in fin dei conti da un giuramento
Un volume
sono i soldati, è pur vero che le decisioni di fedeltà. Condita da tradimenti,
illuminante,
le prendono sempre i generali. omicidi e accuse di stregoneria, la trama
ottimamente
Pagine 522, Libreria Editrice Goriziana, € 30 vede Uhtred chiedere aiuto proprio ai
documentato, su
nemici, i Vichinghi, per conquistare il
una delle peggiori
Italia sia! sconfitte di Roma,
regno di Alfredo. Ma alla fine il senso
dell’onore lo spinge a rivedere i piani.
a cura di Enrico Dei il giorno 9 giugno
È il catalogo dell’anno 53 a. C. Pagine 350, Longanesi, € 18
dell’omonima a Carre, nell’Alta
mostra tenutasi Mesopotamia. In In fuga dal cielo
a Seravezza, in quell’occasione di Paola Tosi
provincia di Lucca, trovarono la morte Marco Licinio Crasso Ottobre 1918: un
nell’estate del 2010 e quasi 30 mila legionari (una cifra valoroso pilota
per anticipare le spaventosa per quei tempi), con 20 mila italiano, il principe
celebrazioni dei romani deportati in schiavitù e le aquile Fulco Ruffo di
150 anni dell’Unità delle legioni finite nelle mani del nemico, Calabria, compie
d’Italia. Offre testimonianza, quest’ultima, della un atterraggio
l’occasione per gravità della disfatta. Di grande interesse di fortuna in
trovare riunite in un unico volume è la valutazione delle tattiche dei Parti, territorio nemico.
decine di opere del nostro Risorgimento uno dei pochi popoli temuti dai Romani, Un evento che lo
– tra cui quelle di Fattori, Ademollo, e del loro impatto su quelle della legione porta a riflettere
De Albertis e dei fratelli Induno – che romana. Notevole, infine, la ricostruzione sui tragici fatti della guerra e sui suoi
furono espressioni di elevato senso della memoria della battaglia presso gli orrori, sulla morte e sulla sofferenza. Da
artistico, oltre che testimonianza stessi Romani e delle manovre politiche quel momento si trasforma: da militare
di spirito patriottico. Le opere dei triumviri superstiti, che sfociarono disposto ad affrontare ogni missione
costituiscono inoltre lo spunto per poi nella guerra civile. diventa un uomo pieno di umanità.
la narrazione delle principali vicende Pagine 212, Laterza, € 18 Pagine 112, Marsilio, € 15

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GIOCHI DA TAVOLO VIDEOGAME
A cura di Spartaco Albertarelli A cura di Paolo Paglianti

Axis & Allies 1942


È forse il più popolare tra i
giochi di “simulazione”. Si
propone di replicare la Seconda
guerra mondiale, offrendo ai
giocatori l’opportunità di prendere le miniature, raffiguranti soldati e
parti delle forze dell’Asse o di quelle mezzi militari di vario genere, che
degli Alleati. Edizione celebrativa contribuiscono a rendere il gioco più
dell’originale uscito più di 25 anni fa, divertente e spettacolare. È stato
questo titolo è abbastanza semplice pensato per un massimo di 5 giocatori,
da considerarlo un “gioco di massa”, ma Axis & Allies è perfetto in due,
ma al tempo stesso la sua dinamica scelta che consente tra l’altro di
è sufficientemente articolata da ridimensionare la durata della partita,
premiare la strategia rispetto alla che altrimenti rischia di essere molto Civilization V
fortuna, e questo nonostante in lunga. Se non lo trovate nei negozi, Creare un impero partendo da un piccolo
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un regno dell’Ovest: è l’inizio di una americano della Seconda guerra
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più famosa della storia cinese, che di Alan il quale, più testimone che Le guerre in Terrasanta tornano alla
prende il nome dalla scogliera rossa, Red protagonista, non è mai motore della carica sul pc. Questa volta avrete il
Cliff, sul fiume Yangtze, dove l’esercito Storia con la esse maiuscola. Il nemico è controllo di un leader cristiano alla
han (quasi un milione di uomini) si era lontano, intangibile, conquista di Gerusalemme e delle
accampato. i pericoli quando si zone mediterranee del Medioriente.
Eagle Pictures presentano vengono Vi batterete contro
Dvd (€ 9,90) e Blu-ray (€ 24,90) dalla disattenzione, gli infedeli, che
dal caso. Ma la Storia difenderanno
Apocalypse è sempre presente strenuamente le loro
A 70 anni dagli eventi, questo sullo sfondo, negli terre, e affronterete
documentario offre prospettive inedite incontri o nei volti le diatribe interne dei
sul secondo conflitto mondiale. Sei ore dei compagni. crociati, favorendo di
di filmati storici, in gran parte inediti, Pagine 303, volta in volta il re di
per sei episodi che raccontano le varie Coconino Press, € 33 Francia, i Templari o
fasi della guerra, dall’aggressione alla il papa. Le battaglie,
fine dell’incubo, viste da uomini e donne dalla grafica curata anche se non
comuni. Una particolare proprio spettacolare, sono complesse e
tecnica di restauro delle ben studiate, nonostante non manchi
immagini ha riprodotto qualche imprecisione storica e militare.
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Cofanetto di 3 dvd (€ 39,90) 1 GB di Ram, scheda video 3D 128 MB,
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NEL PROSSIMO NUMERO
LE BATTAGLIE
CHE HANNO FATTO
L’ITALIA UNITA
Gruner+Jahr/Mondadori S.p.A. - Via Battistotti Sassi, 11/A - 20133 Milano

Direttore responsabile Marco Casareto


Coordinamento Lidia Di Simone (caporedattore)
Progetto grafico Massimo Rivola (caposervizio)
Photo editor Marco Casali (vicecaporedattore),
Alessandra Picozzi (caposervizio)
Redazione Federica Ceccherini, Roberto Graziosi
Redazione grafica Francesca Abbate, Barbara Larese
Assistente di direzione Rossana Caccini
Segretaria di redazione Maria Zambon In un dipinto di Giovanni Fattori, la
Hanno collaborato a questo numero Battaglia del Volturno tra garibaldini
S. Albertarelli, G. Albertini, A. Frediani, M. Liberti, e truppe borboniche (1860).
M. Lucchetti, F. Mazzoldi, E. Nord, P. Paglianti,
A. L. Pirocchi, S. Rossi, R. Tonani

Senior Business Manager Michela Lupi


Advertising Manager Emanuela Biano
Coordinamento Tecnico Roberto Borroni Legenda: a = alto; b = basso; c = centro; d = destra; s = sinistra.
COPERTINA: C. Balossini, elaborazione P. Ghi- Easy Star, (cd) Photoservice Electa/Akg, (c) Uff.
salberti, (ad) S. Rossi, (bs) cortesia G. Rossato Ed., storico Sme e Museo storico dell’Arma di caval-
(bc) De Agostini/Alinari, (bd) Board of Trustees of leria, Pinerolo/T. Spagone/Realy Easy Star (4),
the Royal Armouries/Dorling Kindersley. (b) archivio (4).
SOMMARIO: pag. 3 S. Rossi; pag. 4 (a) Getty ALLA CARICA!: pag. 40-41 Rmn/Alinari; pag.
Amministratore delegato e Direttore generale Images, (b) archivio (3). 42 (as) De Agostini/Alinari, (ad) Bridgeman/Alina-
Giacomo Moletto FU DAVVERO UNA CAPORETTO?: pag. 6- ri; pag. 43 (ad) C. Balossini, (b) Bridgeman/Alinari;
Direttore del personale, Affari legali e societari 7 Ullstein/Alinari (2); pag. 8 (a) Museo storico pag. 44-45 Bridgeman/Alinari; pag. 45 (a) Scala,
Francesca Castellano italiano della guerra, Rovereto, (bs) Bridgeman/ (b) C. Balossini.
Chief Operating Officer Roberto De Melgazzi Alinari, (bc) cortesia Gino Rossato Editore; pag. DAGLI ZOCCOLI ALL’ACCIAIO: pag. 46-47
Direttore controllo di gestione Paolo Cescatti 9 (a) cortesia Gino Rossato Editore (2), (b) Museo Interfoto/Alinari; pag. 48 S. Rossi (2); pag. 49 (ad,
Direttore produzione e logistica Franco Longari storico italiano della guerra, Rovereto; pag. 10 c) Scala (2), (b) Cinecittà Luce/Scala; pag. 50 (a)
Web Publisher Enrico Ciampini cortesia Gino Rossato Editore (2); pag. 11 (a) ar- Getty Images, (c) S. Rossi, (d) archivio (4).
chivio, (b, bd) S. Rossi; pag. 12 (c) cortesia Gino GUERRE IN MOSTRA: pag. 51 archivio (9).
Rossato Editore, (b) Museo storico italiano della MURI PARLANTI: pag. 52 Getty Images; pag.
Focus Storia Wars: Pubblicazione bimestrale registrata presso il Tribunale
di Milano, n. 162 del 31/03/2010. Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica guerra, Rovereto. 53 Scala; pag 54 (as) Alinari, (ad) Getty Images,
sono riservati. Il materiale ricevuto e non richiesto (testi e fotografie), anche LA BOMBA A MANO: pag. 13 illustrazioni Ted (bs) Scala, (bd) Getty Images; pag. 55 Fototeca
se non pubblicato, non sarà restituito. Williams. Storica Gilardi; pag. 56 (as) Getty Images, (ad)
Direzione, redazione, amministrazione: Via Battistotti Sassi, 11/A - 20133 SAMURAI: pag. 14-15 Board of Trustees of the Scala, (bs) Fototeca Storica Gilardi, (bd) Getty
Milano. Telefono: 02/762101. Fax amministrazione: 02/76013439. Fax redazio- Royal Armouries/Dorling Kindersley. Images; pag. 57 (as) De Agostini/Alinari, (ad)
ne: 02/76028684. E-mail: redazione@focusstoria.it.
IL CONFLITTO PIÙ GRANDE: pag. 16-17 Eve- Fototeca Storica Gilardi, (b) Getty Images; pag.
Stampa: Nuovo Istituto Italiano Arti Grafiche Arvato, via Zanica, 92 - 24126
Bergamo. rett/Contrasto (9); pag. 17 Olycom (2). 58 De Agostini/Alinari; pag. 59 (as) Scala, (ad)
Distribuzione: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia s.r.l. - 20090
LA LEGIO X RITORNA: pag. 18 cortesia Asso- Olycom, (bs, bd) Fototeca Storica Gilardi (2).
Segrate (Mi). ciazione culturale S.P.Q.R. - Legio X Gemina. ORIZZONTI DI SABBIA: pag. 60-61 Rex/
Abbonamenti: 6 numeri € 28,30 + spese di spedizione. Non inviare denaro. LA CAVALLERIA: pag. 19 (ad) Photoservice Olycom; pag. 62 (a) Ullstein/Alinari, (b) S. Rossi;
Per informazioni o per comunicare il cambio di indirizzo telefonare esclusi- Electa/Akg, (cs) Photoservice Electa/Leemage, pag. 63 (as, c) Corbis (2), (ad) Scala, (bd) Olycom;
vamente ai numeri: 199/111999 (costo da telefono fisso € 0,12 + Iva al minuto (bs) Rmn/Alinari, (bd) Interfoto/Alinari (2). pag. 64 (a) Corbis, (bs, bc) S. Rossi; pag. 65 (a)
senza scatto alla risposta, costo da cellulare in funzione dell’operatore) e DALLE STEPPE ALLE STALLE: pag. 20-21 (as) Olycom, (c) S. Rossi, (ad) Alinari; pag. 66-67 Ro-
02/66814363 (solo Milano e provincia); fax 030/3198202. Il servizio telefonico
è in funzione da lunedì a venerdì dalle 8:30 alle 18:30. Oppure scrivere a A. De Luca, (d) Photoservice Electa/Akg; pag. 22 ger-Viollet/Alinari, (as) Corbis; pag. 67 (as) Corbis,
Press-Di Servizio Abbonamenti - Milano Oltre - Via Cassanese, 224 - 20090 Araldo De Luca; pag. 23 (as) De Agostini/Alinari, (ad) S. Rossi, (b) Ullstein/Alinari.
Segrate (Mi); e-mail: abbonamenti@mondadori.it. Internet: www. (ad) Lessing/Contrasto, (b) De Agostini/Alinari; COSÌ SI DIVENTA FRATELLI D’ARMI: pag.
abbonamenti.it/gruner.
pag. 24 (a) archivio; pag. 24-25 (b) illustrazioni G. 68-69 Corbis; pag. 70 (as) Olycom, (ac) F. Zizola/
Servizio collezionisti: i numeri arretrati possono essere richiesti direttamen-
te alla propria edicola al doppio del prezzo di copertina, salvo esaurimento Albertini; pag. 25 De Agostini/Alinari. Luz Photo, (bs) Magnum/Contrasto, (bc) Gam-
scorte. Per informazioni: tel. 199/162171 (il costo della telefonata è di 14,25 TI PROCLAMO CAVALIERE: pag. 26-27 Pho- ma/Contrasto; pag. 71 (c) F. Hills/Corbis Outline,
cent al minuto Iva inclusa); fax: 02/95103250; e-mail: collez@mondadori.it. service Electa/Leemage; pag. 27 (c) The Wallace (ad) archivio; pag. 72-73 F. Hills/Corbis Outline;
Garanzia di riservatezza per gli abbonati. L’editore garantisce la massima Collection, (ad) Bridgeman/Alinari; pag. 28-29 pag. 73 (ad) F. Zizola/Luz Photo, (c) Olycom, (b)
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scrivendo a: Press-Di s.r.l. Ufficio Privacy - Milano Oltre - Via Cassanese, 224 man/Alinari (2); pag. 31 Bridgeman/Alinari (2); Outline (5).
- 20090 Segrate (Mi); fax 02/21622232; e-mail: abbonamenti@mondadori.it pag. 32 (a) Rmn/Alinari, (b) Bridgeman/Alinari; CORNUTI: pag. 76-77 illustrazioni G. Albertini.
pag. 33 Scala. I “DIAVOLI BIANCHI” DEL MONTE CERVI-
Pubblicità: Promedia 2000 s.r.l. CAVALCANDO IN BATTAGLIA: pag. 34-35 NO: pag. 78-79 S. Rossi (6); pag. 79 (ac) archivio.
Via Giulio Carcano, 34 - 20141 Milano. Photoservice Electa/Leemage (2); pag. 36-37 il- PILOTI, RE E CROCIATI: pag. 80-81 archivio.
Tel. 02/89079601; fax 02/89079619; e-mail: info@promedia2000.com lustrazioni G. Albertini; pag. 38 Uff. storico Sme e PROSSIMAMENTE: pag. 82 (ad) Scala.
Museo storico dell’Arma di cavalleria, Pinerolo/T.
Periodico associato alla FIEG Codice ISSN: Spagone/Realy Easy Star (2); pag. 39 (a) archivio
(Federaz. Ital. Editori Giornali) 2038-7202 (4), (ad) Uff. storico Sme e Museo storico del- L’editore è a disposizione degli eventuali detentori
l’Arma di cavalleria, Pinerolo/T. Spagone/Realy di diritti che non sia stato possibile rintracciare.

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