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N°5 Gennaio 2012 d € 6,90 d www.focusstoria.

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GUERRA
SOLDATI E BATTAGLIE NEI SECOLI ITALO-TURCA
Un secolo fa
la sfida per
la Libia

BERSERKIR
HASHISHIYYIN
IRONSIDES

GUERRIERI
MAHDISTI
KAMIKAZE...

FANATICI
PERCHÉ OGNI EPOCA HA AVUTO I SUOI
Sped. in A. P. - D.L. 353/03 art. 1, comma 1 NE/VR
Focus Storia Wars n° 5

BARBAROSSA Il pervicace COLONNA TRAIANA La ESERCITI MODERNI Alle


imperatore che bramava l’Italia conquista della Dacia... a fumetti origini dei soldati di professione
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Qualcuno che non La portaerei americana

vorreste incontrare Uss Hornet sotto attacco


dei kamikaze nel 1945.

Oggi dirsi “devoti” significa solo venerare profondamente


un santo o una divinità. Nell’antica Roma, invece, la
devotio era un rituale religioso con cui, nell’imminenza
di una battaglia, un comandante militare, o anche un
semplice soldato, si votava al sacrificio agli dèi degli
inferi facendosi uccidere dal nemico in cambio della
vittoria. Immaginate cosa voleva dire vedersi arrivare
addosso uno di questi devoti, animati da sacro furore e
assolutamente incuranti della morte. Se poi, come nel
caso dei guerrieri-orso e dei guerrieri-lupo vichinghi,
indossavano una pelle animale ed erano in preda a
sostanze allucinogene, l’effetto doveva essere terrificante.
Di esempi di combattenti fanatici come questi la storia
militare è piena. Che abbiano poi davvero cambiato
DOSSIER FANATISMI
i destini di una battaglia è dubbio. La razionalità BERSERKIR
umana resta sempre la migliore arma. Anche al fine 26 SPIRITO ANIMALE
Venivano dal Nord Europa e si ispiravano a belve
di non dover usare quelle vere.
di cui acquisivano la ferocia e l’aspetto grazie a
Marco Casareto direttore
cruenti riti iniziatici. Erano i guerrieri-orso...

HASHISHIYYIN
6 BARBAROSSA IN ITALIA
L’imperatore tedesco voleva imporsi sullo
32 LA SETTA DEGLI ASSASSINI
Passarono alla Storia per il loro capo, il “Vecchio
Stivale, e per questo varcò le Alpi sei volte. della montagna”, per il loro vizio (presunto),
Ma il potere papale e pochi uomini male armati l’hashish, e per la loro missione: uccidere.
su un “carroccio” lo fermarono.
IRONSIDES

14 IL POILU FRANCESE 38 L’IRA DEL SIGNORE


Disciplinati, animati da zelo religioso e spietati: i
Cappotto blu e pantaloni rossi, nella Grande cavalieri di Oliver Cromwell caricavano cantando
guerra il fante d’oltralpe si riconosceva da inni al Signore, certi che Dio fosse al loro fianco.
lontano. Diventando però un facile bersaglio.
MAHDISTI

16 LA NASCITA DEGLI
44 L’ESERCITO DEL MAHDI
Usavano ancora lance, spade e scudi. Ma avevano
ESERCITI MODERNI grande sprezzo della vita: la propria e l’altrui.
Piero Del Negro spiega come si passò da
KAMIKAZE
un esercito di cittadini-volontari a uno di
professionisti della guerra. E il ruolo, in questa
trasformazione, della leva obbligatoria.
52 GUERRIERI A PERDERE
Giovani che scelsero di andare a morire per
salvare l’onore di una nazione ormai sconfitta.

22 LA COLONNA TRAIANA
Trenta metri di altezza, 800 tonnellate di peso,
GLI ALTRI
60 COMBATTENTI ESTREMI
2.500 figure scolpite... Tutto per celebrare L’elenco dei gruppi armati che hanno fatto
la vittoria dell’imperatore Traiano sui Daci. del fanatismo la loro bandiera è lunghissimo.
Raccontandola a “fumetti”.

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UNIFORMOLOGIA Avventura coloniale
64 I CARRISTI CELTI
La nobiltà guerriera usava i carri da guerra
Bersaglieri sparano al riparo di una
trincea durante la Guerra italo-turca
per il possesso della Libia (1911-1912).
per spostarsi velocemente sul campo di
battaglia, ma al momento di combattere
scendeva per affrontare l’avversario alla pari.
WARS RUBRICHE
COLONIALISMO
66 LA QUARTA SPONDA
Giusto un secolo fa l’Italia sbarcava in Nord
APPUNTAMENTI
TRUPPE D’ÉLITE
PAG. 24
PAG. 76
LIVING HISTORY PAG. 78
Africa per strappare all’Impero ottomano il
L’EVOLUZIONE DI UN’ARMA PAG. 79
controllo della Tripolitania e della Cirenaica:
era l’inizio della Guerra italo-turca. RECENSIONI PAG. 80

WARS I NOSTRI ESPERTI


Giorgio Albertini Andrea Frediani Stefano Rossi
Milanese, 43 anni, Romano, 48 anni, Milanese, 52 anni,
laureato in Storia medievista, ha scritto già ufficiale degli
medievale, illustratore vari saggi di storia Alpini paracadutisti
professionista per militare e romanzi e reporter di guerra,
case editrici e riviste storici di successo collabora con
(giorgioalbertini.com). (andreafrediani.it). numerose testate.

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diale, Apocalypse Ë una grandiosa di ricerche, WWII raccoglie filmati
produzione che offre una pro- in pellicola, restaurati e trascritti in
spettiva nuova e impressionante Alta Definizione. Alle immagini si
Visto dellíultimo conflitto mondiale, ca- affiancano le parole dei soldati che
i n TV ratterizzata da un senso della realt‡ affidarono ai loro diari i pensieri
senza precedenti. pi˘ intimi sulle esperienze vissute
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LE GRANDI ASCESA E
BATTAGLIE CADUTA
DELLA STORIA DEL TERZO
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Lingue e sottotitoli: italiano Durata: 3 ORE - Video: 16:9
Negli ultimi 250 anni vi sono state bat- Lingue e sottotitoli: ita/ingl
taglie che hanno segnato il corso della Questíopera descrive la drammati-
storia: conflitti dalle cui sorti sono dipesi ca ascesa e caduta del Terzo Reich
i destini del mondo. Questa produzione grazie a uníaccurata ricerca di do-
ricostruisce, attraverso immagini di re- cumenti video, in gran parte a co-
pertorio e animazioni in computer grafi- lori, reperiti negli archivi ufficiali
ca, le fasi cruciali di 16 grandi battaglie, e in quelli privati di videoamatori
da Balaclava a Waterloo, da El Alamein dellíepoca. Accanto ai film di pro-
alla Guerra del Golfo. paganda e alle scene delle adunate
Contiene il libro di 128 pagine oceaniche, compaiono filmati fa-
ìLE GRANDI BATTAGLIE miliari, di vacanze e compleanni,
DELLA II GUERRA MONDIALEî che rivelano un altro volto della
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Presi per sete


L’assedio di Tortona
(Al) del 1155 da
parte di Federico III
Hohenstaufen, detto
“il Barbarossa” (a
destra una sua statua
a Goslar, in Bassa
Sassonia). I tortonesi
si arresero solo dopo
due mesi, stremati
dalla fame e dalla sete,
dopo che l’imperatore
aveva fatto inquinare
le loro fonti.

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MALE
E ARMATI SU UN “CARROCCIO”
CARROCCIO LO FERMARO
FERMARONO

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ella sterminata serie di invasori della nostra peni-
PROOVÒÒ PER SEII VO
OLTTE A sola, un posto di rilievo merita senza dubbio Fede-
rico III di Hohenstaufen (1125 ca.-1190) detto “il
SOTT TO
OMET T TE
ERE L’IT
TALIIA, Barbarossa”, non fosse altro per la pervicacia con
la quale ha cercato di imporre la propria sovranità sui Comuni
M A FAALLÌ PE
ER AVEER SCELTOO italici e per la frequenza delle sue puntate a sud delle Alpi. Si po-
trebbe dire, anzi, che l’imperatore si sia conquistato la sua fama
L A VIA
A DEL RICCORR SO
O militare – non eccelsa, in verità – proprio sul suolo italico, ren-
dendo marginale il fronte germanico, nel quale, pure, dovette
ALLL A FORZAA E DEELLOO
SCOONT TRO FROONT TALLE
CON I COMU UNI

Roma è mia!
Barbarossa scende in
Italia per la quarta
volta e occupa Roma
nel 1167 (nell’affresco
di Spinello Aretino),
costringendo papa
Alessandro III a
fuggire travestito
da pellegrino.

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faticare per imporre il proprio imperio; la sorte, infine, e, e l’età, nuovo sovrano
so
s era rappresentata dal papato. Al pontefice, in-
gli impedirono di conquistare la gloria militare nelle crociate,roociate, fatti, fin
fiin dai tempi dell’istituzione del Sacro romano impero
facendolo annegare in un fiume della Cilicia (nell’attua-- nell’800, spettava incoronare l’imperatore, una proce-
n
le Turchia) prima ancora di arrivare al fronte. dura cui tutti i monarchi si erano mostrati insofferen-
du
M  ,  . Pochi condottierii tti – a cominciare dallo stesso Carlo Magno – e di cui i
hanno dovuto specchiarsi quanto Barbarossa nei modesti deesti papi
pap pi avevano cercato di approfittare per condizionare la
risultati conseguiti con i propri sforzi rispetto alle spropo- rop po- politica
polititic imperiale.
sitate ambizioni di partenza. Il sovrano sognava un impero mpeero S
S    . Col tempo, il fronte unico costi-
universale che comprendesse l’Italia, la Germania ed est esten-
ten- tuitoo dald papato e dai Comuni settentrionali si sarebbe ri-
desse la sua influenza su Bisanzio. Dovette accontentarsi ntaarsi velatoto u un ostacolo insormontabile per Federico. Ma al mo-
invece di una generi
generica sovranità sull’Italia Settentrionale nalle e mento della sua ascesa al trono, parve al
di una egemonia condizionata
co in Germania. E la solaa con-
coon- Sul filo sovrano di poter approfittare di una se-
quista di rilievo che ottenne fu postuma e puramente te di- della lama rie di fattori favorevoli al suo intervento:
plomatica, tramite il matrimonio di suo figlio Enrico VI con c Spada di ferro il papa, intanto, aveva bisogno di lui per
l’erede del regno no normanno di Sicilia, Costanza d’Altavilla.
aviilla. (XI secolo) con contrastare le velleità autonomistiche dei
Quando Federico,
Federico nel 1152, ereditò la corona dallo lo zio il fornimento in romani guidati da Arnaldo da Brescia; i
oro e la firma di
Corrado III (prende
(prenderà il nome di Federico I del Sacro roma-rom ma- uno dei maestri
baroni pugliesi reclamavano il suo aiuto
no impero solo dopo dop l’incoronazione papale) la sua autori- utoori- forgiatori di per svincolarsi dall’egemonia del re nor-
tà non si estendeva al di là della Germania, e anche entr entroro i allora, Ingerlii. manno di Sicilia; ma, soprattutto, invo-
territori tedeschi, d dilaniati dalle lotte tra guelfi e ghibellini
belllini cavano la sua presenza certi Comuni del
((v.
v. riquadro qui sottsotto), era tutt’altro che stabile. Il possesso
ssessso Nordrd ch che si ritenevano danneggiati dall’espansione di altri.
puramente
puuramente nominal
nominale dell’Italia marcava la più evidente te dif-
d La sfera
ssfe di controllo di Milano, in particolar modo, era
ferenza
feren
enza con le precedenti
prece dinastie imperiali, i Carolingi,
ngii, la cresciuta
cresc ciut in misura tale da sollevare le proteste delle limi-
casata
casaata di Sassonia e quella di Franconia, che sulla Peniso- eniiso- trofee LoLodi e Pavia. Queste non esitarono a schierarsi a fa-
la av
avevano
vevano eserci
esercitato un potere ben più che simbolico. licoo. vore d del
dell’imperatore in pectore, quando questi scese in Ita-
See l’Italia del Sud era in mano ai Normanni e quella queella lia per
pe la prima volta, nel novembre 1154, convocando una
Centrale
Cen ntrale sott
sotto il controllo del papato, quella Setten-
etteen- dieta a R Roncaglia (Piacenza) per imporre la propria autorità.
trionale,
trioonale, almeno
alm in teoria, era parte integrante
nte del Ci fu f bisogno
b di una dimostrazione di forza. Dopo due
regno
reggno germ
germanico. Tuttavia, dopo decenni di indi- in
ndi- mesi d’a d’assedio, Federico rase al suolo Tortona, alleata di
pendenza
pe
endenz di fatto, i Comuni della Pianuraa pada- pad
ada- Milano,
Milan no, per costringere quest’ultima ad accettarlo come si- ▸
naa avevano
avev consolidato le loro prerogativee auto-
auuto-
nomistiche e alcuni erano poco dispostii ad ac-
no
nomis Arnaldo da Brescia (1090 ca.-1155): canonico e riformatore religioso, giudicato
eretico dal Concilio lateranense II, promosse l’esperienza dei liberi Comuni.
ccettare il ripristino delle ingerenze imperiali.
cetta periiali.
Un’altra pesante limitazione all’autorità
U oritàà del Dieta (da dies, “giorno”): l’assemblea dei feudatari del Sacro romano impero.

Guellfi e ghiibeelliinii

I maledetti nomi di parte
guelfa e ghibellina si dice
si criarono prima in Ala-
magna, per cagione che due
grandi baroni di là avevano
Le fazioni. Villani descriveva
la lotta per il trono tedesco
e la corona del Sacro romano
impero, che si scatenò dopo
la morte di Enrico V con la
guerra insieme, e avevano cia- caduta della casata di Fran-
scuno un forte castello, l’uno conia, tra gli Hohenstaufen,
incontro all’altro, che l’uno duchi di Svevia imparentati
aveva nome Guelfo e l’altro con i regnanti, e i Welfen,
Ghibellino, e durò tanto la duchi di Baviera e Sassonia,
guerra, che tutti gli Alemanni che avevano il sostegno
se ne partiro, e l’uno tenea della Chiesa tedesca e del
l’una parte, e l’altro l’altra; papato. Da qui anche i nomi
e eziandio infino in corte di “ghibellini” (da Weiblingen,
Roma ne venne la questione, e il castello degli Hohenstau-
tutta la corte ne prese parte, e fen) e “guelfi” (da Welf I, il
l’una parte si chiamava quella capostipite). In realtà, in
di Guelfo, e l’altra quella di Italia col passare dei secoli,
Ghibellino: e così rimasero in sotto le due denominazioni
Italia detti nomi”. Così scrive- sarebbero poi confluiti
va il cronista Giovanni Villani motivazioni e protagonisti
a proposito dell’origine del diversi, interessi campanili- Barbarossa e i suoi figli (il futuro re di
famigerato conflitto che stici e faide familiari, lotte di Germania e imperatore Enrico VI e il
caratterizzò una parte cospi- indipendenza e conflitti per duca Federico) nella Cronaca dei guelfi
cua dell’età medioevale. la supremazia. del XII secolo.

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gnore. Servì a poco, ma al sovra-
no, in quella fase, premeva soprat-
tutto la corona imperiale. Impiegò
sei mesi a mettersi d’accordo con il
papa, Adriano IV, ma quando l’in-
100
Erano i carri falcati detti
coronazione ebbe luogo, i roma- “plaustrella”, ideati da
ni la presero male; Federico fu co- Guintelmo, che i milanesi
stretto a scappare dall’Urbe e a ri- schierarono contro gli
salire Oltralpe lasciandosi dietro imperiali: chiusi, trainati da
un altro borgo, Spoleto, messo a buoi, erano circondati da falci
fienaie mosse come remi.
ferro e fuoco.
Con la prima discesa, dunque, il
nuovo imperatore aveva conseguito un risultato minimo, spre-
cando tempo e risorse, e alienandosi molte simpatie con una
gratuita politica del pugno di ferro. Non a caso, i milanesi rea-
girono ricostruendo subito Tortona e riservando a Lodi la stes-
sa sorte di Spoleto, mentre il papa si riavvicinava ai Normanni.
Insegne regali L   . Federico dovette attendere il 1158
per tornare a occuparsi delle faccende italiche. E stavolta non
Sigillo di Federico
Barbarossa, che tiene nella volle lasciare nulla di intentato, marciando alla testa di un im-
mano destra lo scettro gigliato ponente esercito. Il suo contingente boemo occupò Brescia,
e nella sinistra il globo crucigero. poi lo stesso imperatore sottopose a blocco Milano, che dovet-

AV
VEVA A A MOD DELL
LO CA
ARLO O MAAGN
NO
E MIIR AV
VA A DIV
VENT
TARE E UN RE
GIUSSTO
O E INN TEG
GRO
O, MA
A LE SCONFITT TE
MILLITA
ARI NE MINA ARONNO L’AU TORITTÀ

Como
Bergamo
Legnano
Vicenza
Milano Brescia
Verona Venezia
Lodi Crema Padova
Susa Pavia
Asti Alessandria Roncaglia
Piacenza
Tortona

Bologna

Città di Castello Ancona


Siena

Spoleto
Le seii disccesse in
n Ittaliia
1154-55 prima discesa Sutri
1158-62 seconda discesa
1163-64 terza discesa
1166-68 quarta discesa
Roma
1174-78 quinta discesa
1184-86 sesta discesa

10 S
te arrendersi per fame dopo un mese. Sembrò che la sua auto- L    M . A quel punto, tuttavia, l’imperatore si
rità, di nuovo confermata a Roncaglia, fosse ripristinata, ma le concentrò su Milano, che assediò nuovamente a partire dalla
sue anacronistiche disposizioni – che, tra le altre cose, riesu- primavera del 1161. Dopo un anno ne ebbe ragione, la rase al
marono addirittura gli antichi diritti feudali – gli sottrassero suolo e obbligò gli abitanti a emigrare. Anche Piacenza e Bre-
perfino il consenso di Comuni, come le Repubbliche marinare, scia dovettero abbattere le mura. Ma ancora una volta i suoi
che si erano schierati con lui. pesanti tributi provocarono rivolte, e nel 1163 Federico com-
Successivamente anzi, durante i sette mesi dell’assedio di parve di nuovo in Italia, senza poter fare nulla di più che rinfor-
Crema, al termine del quale Federico avrebbe annoverato nel zare le posizioni nelle città a lui fedeli, come Pavia, Mantova e
suo curriculum un’altra città cancellata dalla faccia della Terra, Ferrara. Tuttavia, erano sempre di più i Comuni che cacciava-
si costituì un primo abbozzo di lega, di cui fecero parte Mila- no i suoi rappresentanti e si legavano l’uno all’altro per fronteg-
no, Piacenza, Brescia e il papa Adriano IV. Quest’ultimo, però, giare le sue pretese. Nacque la Lega veronese tra le città di area
venne a morte nel settembre 1159, lasciando il posto a un suc- veneta, e poi, nell’aprile 1167, un’altra lega tra città lombarde,
cessore ancor più determinato, Alessandro III. Federico tentò che comprendeva anche Cremona, di tradizione filoimperiale.
di disconoscerne l’elezione, provocando uno scisma e facendo L’ennesima campagna partì con buoni auspici, permetten-
eleggere a sua volta un antipapa; ma né quest’ultimo né i suc- do al Barbarossa di cogliere la vittoria di Monteporzio con-
cessori sarebbero mai riusciti a scalfire l’autorità e il con- tro i romani, di espugnare e saccheggiare Roma e di punta-
senso di quello che si sarebbe rivelato uno dei pontefici re al Sud, nelle mani di un re bambino. Ma
più coraggiosi della Storia. la peste decimò il suo esercito, costringen-
dolo a tornare a nord delle Alpi. I contem-
Repubbliche marinare Liberi Comuni rivieraschi dediti al poranei vi videro una punizione divina
commercio marittimo, i più
p importanti dei quali per aver violato e saccheggiato la Cit-
furono Amalfi, Pisa,
Pi Genova e Venezia. tà eterna: la logica conseguenza fu ▸

Umiliato
dal popolo
Il fallito assedio di
Alessandria del 1174:
dopo che Barbarossa
aveva distrutto
Milano nel 1162, fu
il popolo a umiliarlo
costruendo una
trappola, una città
circondata da paludi,
difficile da assediare
e da espugnare.

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storia
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ria .it S 1111
l’estensione del fronte antimperiale, che portò alla fusione del-
le leghe veneta e cremonese nella Societas Lombardiae: ben 35
città nell’area tra Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Lom-
bardia e Veneto.
Preceduto dai suoi luogotenenti, che per sei mesi assediaro-
no invano la bizantina Ancona, Federico scese ancora in Italia
nel settembre 1174, aggiungendo Susa alla lista delle città di-
strutte; l’esempio, se non altro, gli valse il pronto recupero dei
Comuni filoimperiali di cui aveva perso l’appoggio. Poi sareb-
be dovuto toccare ad Alessandria, la nuova città costruita dalla
Lega lombarda in onore del papa. La resistenza della città diede
modo ai membri della lega di allestire un forte esercito, men-
tre Federico stazionava davanti alle mura; ma quando i difen-
sori utilizzarono le gallerie scavate dagli assedianti, nell’aprile
1175, per raggiungere e incendiare le macchine d’assedio, l’im-
peratore ne ebbe abbastanza e si ritirò, rinunciando anche al-
lo scontro con l’armata comunale.
D   . Il sovrano trascorse l’intero inver-
no a cercare alleati dovunque ma, all’inizio della nuova stagio-
Spaventoso ne bellica, poteva fare affidamento solo su un migliaio di ca-
Bassorilievo valieri tedeschi, sui contingenti forniti dalle città alleate – Co-
con la faccia del mo e Pavia più delle altre – e da alcuni feudatari. Troppo pochi
Barbarossa. Fu per una campagna in grande stile; per di più, quando la mattina
soprannominato del 29 maggio 1176 Federico si imbatté quasi casualmente nelle
così
così dagli
dag
d li italiani
agli iita
t li
ta lian
anii
per il colore del
pelo e per il timore Macchine d’assedio Nate all’epoca dei primi grandi assedi (IV secolo a. C.)
che incuteva. comprendevano catapulte, mangani, baliste, arieti e torri mobili.

LO GIOCÒÒ L’O
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NAZIOONE,,
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UANDO SI DE ECISE A UT
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A CONNCLUU SE U N
Il Carrrocccio VAN
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OSO ACCOORDO O CO
ON IL PAPAT
TO

N
ei secoli centrali del Me-
dioevo il “carroccio” era
piuttosto diffuso nei Comu-
ni dell’area centro-settentrio-
nale d’Italia. Aveva sicuramente
un’alta valenza simbolica, ma
anche funzioni pratiche: traspor-
tava i medicamenti per i feriti, i
trombettieri che trasmettevano
gli ordini, il vescovo che imparti-
va la benedizione ai combattenti
in battaglia, e costituiva il punto
di raccolta della fanteria durante
le manovre di ripiegamento.
Vessillo. I cronisti lo descrivono
come un carro a quattro ruote,
trainato da tre coppie di buoi e
con piastre di ferro sulle fianca-
te. Dal carro si ergeva un’asta
culminante – almeno nel caso
milanese – in una croce d’oro e
La batosta
in un vessillo con la croce rossa di Legnano
e l’immagine di sant’Ambrogio o Alla quinta discesa,
del Signore. Si dice che lo abbia nel 1176 Barbarossa
creato l’arcivescovo Ariberto viene sconfitto: la
da Intimiano nell’XI secolo per vittoria viene decisa dai
difendere Milano dagli assalti fanti lombardi e dalla
dell’imperatore Corrado il Salico. superiorità numerica.

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storia
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ria.it
Milano rivive
In un fregio del 1171,
i milanesi tornano
a occupare la città
dopo che Barbarossa
l’aveva rasa al suolo
nella sua seconda
discesa in Italia.

avanguardie dell’esercito della lega a Legnano, molti alleati non ti sul campo, trafitti dalle spade, o condotti vergognosamen-
lo avevano ancora raggiunto. Neanche i collegati erano molti, te in prigionia”.
ma anche quando divenne chiaro che erano in netta superio- Dopo vent’anni di sforzi per imporre l’egemonia sull’Italia,
rità numerica, l’imperatore decise comunque di combattere, l’imperatore si ritrovava ancor più indietro rispetto al punto di
“ritenendo indecoroso per la dignità imperiale fuggire di fron- partenza. Se non altro, l’insuccesso di Legnano spinse Federico,
te al nemico” come scrisse in seguito un annalista di Colonia. una volta per tutte, a cercare un accomodamento con il papa, si-
C       . Fu un grave errore. La glato l’anno seguente a Venezia. Per la pace vera e propria, pe-
sconfitta, netta e attestata anche dalle fonti di parte imperia- rò, si sarebbe dovuto aspettare il Trattato di Costanza del 1183,
le, intaccò gravemente il suo prestigio, nonostante il combat- che avrebbe sancito la larga autonomia dei Comuni italici, pur
timento avesse coinvolto poche migliaia di armati. Soprattut- riconoscendo i diritti imperiali. Ma le lotte tra guelfi e ghibelli-
to perché, inequivocabilmente, furono proprio i filoimperia- ni nella Penisola erano appena all’inizio.
li a subire le maggiori perdite. “Tutta la popolazione di Como Andrea Frediani
rimase soccombente” registrò un annalista milanese, mentre
il cronista Goffredo di Viterbo arrivò addirittura a scrivere: SAPE
ERN
NE DII PIÙ
“Como, dolente, piange lo sterminio del suo popolo”. Il cardi- La vera storia della Lega lom- Federico Barbarossa, Ernst W.
nal Bosone, poi, sentì il bisogno di specificare: “Quei barda, Franco Cardini (Mondadori). Wies (Bompiani). La vita dell’impe-
perfidi comaschi che in maniera irriguardosa e paz- Uno dei più autorevoli medievisti ratore tra mito e realtà. Era nobile
zesca si erano staccati dall’unione colla Chiesa italiani ricostruisce la nascita o spregevole, fedele a un ideale o
dell’alleanza dei Comuni lombardi. solo alla ragion di Stato?
e dall’alleanza coi lombardi, rimasero quasi tut-

La Compagniaa
della morte

I
l Carroccio ha reso famosoo anche
il contingente cui era assegnata
asseegnata
la sua protezione, sebbenee di
esso parli un solo cronista, G Gal-
vano Fiamma (peraltro vissuto
vissuuto
oltre un secolo dopo la Batta aglia
Battaglia
riteenuto
di Legnano e, in genere, ritenuto
modoo, la
poco credibile). A ogni modo,
Fiamm
tradizione risalente al Fiamma ma
attesta l’esistenza di 900 cavalieri
caavalieri
vincolati a un giuramento comu-coomu-
ne, che li impegnava a non fuggire
fu
mai davanti all’imperatore, pena
la morte con la scure.
Mitico Alberto. Soprannominati
Soprannom minati
“la Compagnia della morte”” e
contrassegnati da un anelloo d’oro
che il Comune aveva donatoo a
ciascuno di essi, erano guidati
guidaati da
Alberto da Giussano (foto),
(foto), che
c
non tutti gli storici ritengono
ritengonno sia
cavalieeri
realmente esistito. Ai cavalieri
si sarebbero aggiunte altre due d
soldaati di
compagnie, una di 300 soldati
piuttostto im-
fanteria, e un’altra, piuttosto
falcatti.
probabile, di 300 carri falcati.

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13
ALLA GRANDE GUERRA IL
I FANTE D’OLTRALPE ARRIVÒ “VESTITO ALL’ANTICA”

IL POILU FRANCESE
A cura di Lidia Di Simone

ra il soprannome dato ai fanti fran- Kepi di tela color rosso Sul colletto c’era
cesi durate la Prima guerra mondia- di garanza, una specie ricamato il numero
le. Poilu, in argot, il dialetto france- di vinaccia. del reggimento.
se, significava “coraggioso, col pelo
sullo stomaco”. Veniva utilizzato per definire
l’uomo d’attacco. Ma alludeva anche ai peli di
barba veri e propri perché in trincea, al fred-
do e nel fango, di certo non era facile rasar-
si. Infatti nei manifesti d’epoca i poilus veni-
vano ritratti con lunghi moustaches (baffi).
I coscritti di fanteria erano male equipag-
giati e, all’inizio della guerra, forniti di uni-
formi dai colori brillanti, che al fronte ne fa-
cevano un bersaglio perfetto. Dopo il massa-
cro di Verdun (1916) e le offensive del 1917 ci
furono parecchie defezioni tra i fanti, strema-
ti dal vitto scarso e dalle condizioni peggio- Nel 1914 la divisa
del poilu era ancora
ri di quelle dell’alleato inglese e del nemi-
pressoché identica a
co tedesco. Ma i poilus furono determi- quella della Guerra
nanti per la vittoria del 1918. franco-prussiana
del 1870, con la
giacca (vareuse) blu
e i pantaloni rossi.
Purtroppo era visibile
Fucile Lebel modello da lontano! Nel 1915
1893: era una fu adottata la divisa
versione modificata Al cinturone erano bleu horizon, un tono
del modello del 1886 agganciate le giberne di azzurro smorto che
e rendeva obsoleti e la baionetta. divenne il simbolo del
i fucili utilizzati Il poilu portava un poilu: rappresentava
fino ad allora. Era equipaggiamento di la linea blu dei Vosgi,
alimentato da un 27 chili di peso (uguale a il confine alsaziano
caricatore fisso inglesi e tedeschi) con lo che separava Francia
tubolare da 8 colpi. zaino modello 1893 (quello e Germania.
del Secondo impero),
il capace as de carreau:
struttura rigida in legno
ricoperta di cuoio.
L’uniforme veniva
completata da un
Cartucce caricate a tascapane di tela, da
poudre B, un nuovo una borraccia da
tipo di polvere da 1 litro e da un elmetto
sparo inventata Adrian, casco di
nel 1884. Era la Baionetta a lama protezione con
prima infume, triangolare per cresta metallica.
cioè, a differenza fucile Lebel Mod. Era di acciaio dolce,
della polvere nera, 1886: era lunga pesava circa
produceva solo 55 cm, ed era 7 etti e abbassava
scorie gassose. soprannominata di parecchio la
“Rosalie”. Qui a mortalità in trincea.
destra, da sotto il
tascapane spunta
la dragona, il fodero
dove si riponeva
la baionetta
dopo l’uso.
Coltello
da tasca

I pantaloni erano
quelli modello
Scarponi chioda
S chiodati: 1867 rosso di
con queste calzatu
calzature garanza. Il ministro
insufficienti si combatte
combatteva della Guerra
spes
anche in quota, spesso Eugène Etienne
proibitiv
in condizioni proibitive. nel 1913 tuonò in
fante
Di solito la fanteria parlamento: “Abolire
non veniva dotata di i pantaloni rossi?

S
abbigliamento
abbigliamen Mai! I pantaloni rossi
montagna.
da montagn sono la Francia!”.

15
UN TEMA
DI STORIA
MILITARE
ANALIZZATO
CON L’AIUTO
DI UNO
STUDIOSO

La nascita
degli eserciti
Piero Dell Negro, 70 anni, è
professore

Ha dedicato
soprattutto
e emerito di Storia
militare all’Università
ll’Università di Padova.
to la sua attività di ricerca

in Età moderna
o alla storia di Venezia
rna e alla storia militare
italiana dal Cinquecento
inquecento alla Prima
moderni
Il “mestiere delle armi” è nato alla fine del Medioevo,
guerra mondiale. ale. Fra i volumi da
lui pubblicati, Guerra ed eserciti da quando alla guerra smisero di andarci i popolani,
Machiavelli a Napoleone
poleone (Laterza),
La storiografia militaretare in Francia
uomini comuni che scendevano in battaglia da
e in Italia negli ultimii vent’anni volontari per difendere le proprie terre dall’invasore,
(Edizioni scientifiche italiane),
taliane),
Giuseppe Garibaldi tra guerra erra e pace e i campi d’Europa si riempirono di professionisti
(Unicopli), Al di qua e al di là del
Piave. L’ultimo anno della Grande nde
e condottieri di ventura. Lo storico militare
guerra (Franco Angeli). Piero Del Negro ci spiega questa trasformazione.
16 S
Armi
combinate
Molti storici
considerano Pinkie
Cleugh (1547) come
la prima battaglia
moderna delle isole
britanniche; gli
inglesi utilizzarono
all’unisono fanteria,
cavalleria e
artiglieria; persino
le unità navali
bombardarono
gli scozzesi, che
ruppero le file e
fuggirono.

Attraverso i millenni le organizzazio- bilitato solo quando gli interessi cittadini il console Mario avevano ceduto il pas-
ni militari hanno subito un’evoluzio- (o statali) erano colpiti, in pratica quan- so al modello professionale. A quell’epo-
ne. Ci può tracciare una storia di que- do c’era un’invasione del proprio territo- ca presero piede forze armate di solda-
sti cambiamenti? rio. La caratteristica principale di questa ti di mestiere che favorirono il passaggio
«Gli eserciti sono sempre stati il rifles- forma di organizzazione militare era che del potere agli imperatori. La stessa cosa
so delle società in cui nascevano. È per a farne parte non c’erano professionisti, successe con la Rivoluzione francese, che
questo che fin dall’antichità si polarizza- se non in minima parte. C’è una distin- partì con un esercito cittadino, ma do-
rono in due modelli prevalenti: l’esercito zione importante da fare: l’esercito par- po alcune campagne vide il prevalere di
dei professionisti e l’esercito dei cittadini- tecipativo, di cittadini, è per la sua stes- quelle formazioni più strutturate che ri-
soldato. Quest’ultimo contraddistinse, sa essenza schierato a difesa di forme di conobbero come proprio leader Napole-
per esempio, le pólis greche, l’antica Ro- governo allargate; l’esercito composto da one Bonaparte, l’uomo che fece fare il sal-
ma e i Comuni italiani di epoca medio- professionisti risponde, invece, a tipi di to di qualità alla leva militare, trasforman-
evale; con la Rivoluzione francese pre- governo più autoritari, oligarchici e mo- dola da espressione della nazione armata
se la forma dell’“esercito di leva”. Il mo- narchici, o alle tirannie». in un’istituzione destinata ad alimentare
dello dell’esercito cittadino ha avuto una un esercito a forte connotazione profes-
vita duratura, arrivando fino all’età mo- Ma il secondo modello, quello dell’e- sionistica. Ci furono anche situazioni più ▸
derna. Persino quando le città-Stato ven- sercito di leva, quando si forma?
nero sostituite dai primi Stati nazionali, «Un passo avanti importante lo si eb- Gaio Mario (157-86 a. C.) riformò l’arruolamento
a operare c’era un esercito che si basava be già nella Roma antica, dove gli eser- delle legioni: prima riservato ai proprietari terrieri,
sulla fanteria, faceva una guerra tenden- citi all’inizio erano di tipo partecipativo, fu aperto anche ai più poveri, legati così ai successi
zialmente di difesa e poteva essere mo- composti quindi da cittadini, ma già con del proprio generale per l’ottenimento di terre.

S 17
difficilmente classificabili: come la Prus- valieri di alto lignaggio, quei nobili come “condottiero”, “soldato”, “fanteria”, “caval-
sia che, più che disporre di un esercito di lo stadtolder Guglielmo il Taciturno che leria” e forse anche “cannone” e “bom-
massa, poteva contare su una nazione ar- si batterono stavolta contro la domina- barda” (che in Spagna fu ribattezzata
mata, pronta a consolidare un regime re- zione spagnola nei Paesi Bassi». “lombarda”) sono emigrate nei vocabo-
azionario; nel secondo Reich, pur in pre- lari di tutta Europa. Dalla metà del ’300
senza di una politica sociale molto avan- Lei scrive, nel suo saggio Guerra ed alla metà del ’600 il nostro Paese fu sul-
zata, l’esercito serviva per mantenere al eserciti da Machiavelli a Napoleone, la cresta dell’onda in materia bellica. Sul
potere un impero conservatore e un’oli- che l’Italia fu il banco di prova della ri- nostro territorio si svilupparono i feno-
garchia, quella degli junker». voluzione militare. In che senso? meni che andarono a formare il “model-
«All’alba dell’età moderna tutti ci pro- lo italiano”: l’architettura bastionata e le
Ci fu un momento, un passaggio si- varono a inventarsi nuovi format mili- compagnie di ventura. Geoffrey Parker,
gnificativo, in cui la tradizione caval- tari, ma quanto fu importante l’apporto lo storico che ha studiato la rivoluzio-
leresca medioevale lasciò il passo agli dell’Italia in materia di arte della guer- ne militare dell’età moderna, ha costrui-
eserciti dell’età moderna? ra lo dimostra il fatto che furono i nostri to una cronologia e una mappa della dif-
«Il momento di rottura va trovato nel- condottieri a coniare una quota signifi- fusione della modernizzazione militare
la storia militare degli svizzeri, che per cativa del lessico militare europeo: paro- a partire dall’affermazione della struttu-
combattere le guerre di indipendenza le come “esercito”, “compagnia”, “banda”, ra bastionata prima in Italia, a fine ’400,
contro i loro potenti signori, gli Asbur- e poi nell’intera Europa. Questo per di-
go, e i loro ambiziosi vicini, i duchi di Mi- Stadtolder Carica militare e politica dei Paesi Bassi; re quanto fu importante per contrasta-
lano e di Borgogna, formarono le loro mi- con Guglielmo il Taciturno assunse le prerogative re l’artiglieria d’assedio l’introduzione di
lizie prendendo a modello l’esercito
rciitot ccitta-
itta
it taa- di capo dell’esecutivo. questo
qu
q ues
e to
t nnuovo
uovo
uo voo m
mod
modello
od
del
ello
lo d
dii fortificazione
fort
fo rtif
rt ifficcaz
azio
ioone
dino tipico dell’antichità. Tuttavia
avviaa quelle
que
q uellllllee
ue
bande di montanari, che erano riusciterius
ri ussci
citete a
te
trasformarsi in soldati pronti a ccombat- ommba batt--
bat- In affitto
tere per la patria, divennero alla laa fine
fin
i e de d
dell Due lanzichenecchi,
mercenari al soldo del
’400 un esercito di mercenari. P Per
Però,
e ò,
er ò non
non
miglior offerente. Con le
vi fu nulla di lineare in questa evoluzio-
evo
evo volulu
luzi
uzi z o- loro picche riuscivano
ne: per esempio a Courtrai, nel 13021302,
13 30202,, ci fufu a fermare le cariche
uno scontro molto simile a quello ueelllloo di Le-Le- e della cavalleria pesante.
gnano in cui le milizie comunali ali affron-
affro
aff
fffroon-
tarono il Barbarossa (v. articoloo a pag. pag. 6).
g. 6).
In quella battaglia i fiamminghi hii si
si schie-
schi
sc hie-
hi e-
rarono contro la nobiltà (in questouest
ue stto ca
sto caso so
il re di Francia) e vinsero: gli sstraccioni
ttrrac
rac
accicion
ci on ni
in armi, i fanti con la picca, avevano
vaano bat- bbat
at-
at
at-
tuto la cavalleria medioevale. Ma Ma ill vec-vvec
ec--
ec
chio modello militare era duro a m morire,
orriri e,e
visto che sempre in ambito fiammingo
mmin
mm ingo
in go a
riprendere l’iniziativa furono ancora
nccor oraa i caca--
Junker Aristocratici terrieri prussiani, fornivano
ufficiali all’esercito e alti burocrati alla macchina
amministrativa dello Stato.

I PRO
OFESSSIIONN I ST I
DELLL A GUERRA A
NACQUE E RO
D OPO LA A PREESA
SA
DELLL A BASSTIIGL
GLIA,
DUR AN TE LA A
RIVVOLUZ Z IO
ON E
FR AN
NCESE E
d
Istruzioni per l’uso
I primi manuali di guerra spiegavano
anche come si dovevano posizionare le
artiglierie dentro una fortificazione e
come si ricaricava una bocca da fuoco.

(trace italienne, “traccia italiana”, la ribat--


tezzarono i francesi) che dobbiamo allee
conoscenze dei geni-artisti del Rinasci--
mento: Giuliano da Sangallo, Francesco coo
di Giorgio Martini e, ovviamente, Leo--
nardo. Quanto alle compagnie di ventu--
ra, erano formazioni militari che basa--
vano la loro azione sull’uso contempora--
neo e complementare di più armi: caval--
leria pesante, fanteria dotata di balestre,,
archi, ma anche di armi da fuoco e, in--
fine, una vera novità, l’artiglieria cam--
pale. Nel 1387 a Castagnaro, tra Vero--
na e Padova, si verificò uno dei primi ca- sistema comunale e si affacciarono al po- soldati che avevano combattuto per loro?
si noti di utilizzo dell’artiglieria campa- tere le varie signorie. In quella situazione Nel ’400 Carlo VII di Francia aveva cer-
le. Non solo: ai condottieri di ventura si occorreva uno strumento per mantene- cato di non sciogliere le sue truppe. L’o-
deve la rinascita della cartografia milita- re l’ordine interno e per avviare una poli- biettivo era quello di dotarsi di un esercito
re, caduta in disgrazia dopo gli splendo- tica di conquista all’esterno. Ecco quindi permanente basato sulle compagnies d’or-
ri di epoca romana e rimasta in uso so- che i signori del Medioevo iniziarono ad donnance, le prime unità militari perma-
lo per quanto riguardava la cartografia assoldare le compagnie di ventura orga- nenti (nate nel 1445), che avrebbero dovu-
marittima (i portolani). Nel ’400, perso- nizzate, all’inizio, da stranieri, come John to assorbire i militari rimasti disoccupa-
naggi come Colleoni e il Gattamelata fa- Hawkwood. Si trattava per lo più di nobi- ti in periodo di pace. Ci provarono anche
vorirono lo sviluppo di una cartografia li, anche perché sempre di cavalleria pe- a Venezia, dove le lance spezzate furono
terrestre che per la prima volta assunse sante si sta parlando, quindi uomini for- assoldate dai dogi. Iniziative che non eb-
un’impronta scientifica. Così come prese niti di un armamento costoso». bero successo perché mantenere le trup-
i connotati moderni di vero business l’ar- pe in tempo di pace è cosa estremamente
te della guerra: questi uomini non com- Quindi le compagnie di ventura non costosa: nel corso della prima età moder-
battevano più per il loro sovrano, secon- furono un fenomeno solo italiano? na, tra la metà del ’400 e la metà del ’500,
do un’etica cavalleresca, ma lo facevano «Certo, e non rimasero circoscritte al gli esigui eserciti di pace si moltiplicavano
per profitto. Erano pagati per raggiun- Medioevo. Per esempio, famosi furono anche per 5 in tempo di guerra. Solo dopo
gere gli “obiettivi”, così come farebbe un nel XV secolo i cadetti di Guascogna, la Guerra dei trent’anni (1618-1648) di-
manager di oggi. Questo innescò il mec- terra povera, isolata linguisticamente, vennero permanenti. Fu allora che spari-
canismo che condusse alla nascita degli che favorì importanti fenomeni di mer- rono gli “imprenditori della guerra”, i mer-
eserciti di professionisti». cenariato. Ma anche altre comunità mar- cenari, e lo Stato prese a gestire in prima
ginali come quella scozzese, irlandese e persona le sue risorse militari».
Capitani di ventura, mercenari... Qual svizzera alimentarono le file di chi si da-
è la loro genesi? va al mestiere delle armi. I tercios spa- Ma esiste uno scenario preciso – una
«Esistevano fin dall’Alto Medioevo, in- gnoli venivano dall’interno della Casti- guerra, una battaglia – in cui nasco-
torno all’Anno Mille, quando le guerre glia. La maggior parte dei conquistadores no gli eserciti moderni? E c’è un de-
feudali lasciavano senza lavoro i cavalieri che sbarcarono nel Nuovo Mondo erano miurgo a cui si possa attribuire que-
che avevano partecipato alle campagne, della Castiglia o dell’Estremadura». sta evoluzione?
di solito molto brevi. Questi non sem- «Nella seconda metà del ’400 l’esercito
pre tornavano al castello paterno, prefe- Nei suoi studi fa anche riferimento al- più avanzato era quello di Carlo il Teme-
rendo trasformarsi in briganti o in mer- le compagnies d’ordonnance... rario, un vero sperimentatore in campo
cenari pronti a vivere di guerra, a offrire «Alla fine della Guerra dei cent’anni ai militare. Il duca di Borgogna era un cul-
i propri servigi ai vari signorotti. Poi, nel sovrani si pose un problema: che fare dei tore della tradizione cavalleresca, ma ave-
’300 in modo particolare, venne meno il va messo a frutto la lezione di Azincourt
John Hawkwood (1320-1394): capitano di ventura (dove gli archi lunghi avevano stracciato
Artiglieria campale L’insieme dei pezzi di artiglieria inglese, noto in Italia come Giovanni Acuto. Con la la cavalleria) dotandosi di una fanteria ar- ▸
che affiancano le truppe sul campo di battaglia. sua compagnia partecipò alla Guerra dei cent’anni
e poi prestò la sua opera a Pisa, Milano e Firenze.
Colleoni e Gattamelata Bartolomeo Colleoni (1400- Lance spezzate Nel Medioevo la “lancia” era l’unità
1475) ed Erasmo da Narni detto “il Gattamelata” Guerra dei cent’anni Conflitto sorto nel 1337 dalle tattica di base, composta da un cavaliere, uno
(1370 ca.-1443) furono due capitani di ventura che rivendicazioni inglesi sulla corona di Francia. scudiero e un paggio al servizio di un condottiero.
militarono al soldo di repubbliche e signorie italiane. Al termine, nel 1453, agli inglesi rimase solo Calais. Senza il quale diventava una “lancia spezzata”.

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Il maestro delle fortificazioni
Una pagina di un manuale di guerra
di Vauban, che mostra in modo
“matematico” e “geometrico” come
realizzare delle trincee efficaci.

ccorpo del “genio militare”, che fu appun-


tto costituito con lui. Fino ad allora arti-
gglieria e genio erano considerati non veri
ccorpi militari, ma elementi ausiliari. Con
Vauban tutto cambia. L’importanza dei
V
ccorpi tecnici nella gerarchia degli eser-
cciti cresce anche durante la Rivoluzione
ffrancese: Lazare Carnot, il grande capo
di stato maggiore dell’esercito rivoluzio-
d
nario, proveniva dal genio militare, Na-
n
poleone stesso arrivava dall’artiglieria. I
p
L A FORZ
Z A DELLL’ESE
ERCITTO PRU
USSSIAN
NO corpi tecnici, le “armi dotte”, hanno il so-
pravvento sulle armi tradizionali. In Ita-
ERAA NEL
LLE RISERRVEE DI UOM
MINNI PRON
N TI lia i medici militari, per esempio, vengo-
no riconosciuti tali solo nel 1870, così co-
ALL’’AZIO
ONEE, NE
ELL’O
ORGA ANIZ
ZZ AZZION
NE E me in quell’epoca entrano a far parte ef-
fettiva delle forze armate anche i militari
IN UNO STTATO M AG G GIOORE PREP
PARAATO dell’amministrazione. È nel XIX secolo
che l’esercito si burocratizza, avviando il
mata di picche, una cavalleria pesante, ar- riti in una struttura statale. Quando il so- grande cambiamento dell’età moderna:
cieri e balestrieri a cavallo e a piedi, e un vrano impose agli aristocratici l’uniforme la dilatazione della sfera militare fino a
formidabile parco di artiglieria che usava – dettaglio non da poco, che oggi ci sem- comprendere tutti coloro che prendeva-
in maniera integrata con le altre armi. Il bra scontato – loro in un primo momento no parte ad attività belliche».
suo fu il primo esercito interarmi. Parti- si rifiutarono di indossare quella che defi-
va dall’esempio delle compagnie di ventu- nivano la “livrea del re”. I nobili considera- Ma nell’Ottocento accade ancora
ra che si erano fatte le ossa in Italia e, sul- vano il sovrano solo un primus inter pares qualcosa di nuovo...
la loro scorta, dalle gens d’armes assolda- (il primo fra pari), Luigi XIV ruppe invece «Dopo essere stati sconfitti da Napole-
te da re Carlo VII, per poi superarlo. Inol- con il passato e formò un esercito perma- one, i prussiani costituiscono uno stato
tre, il borgognone fu tra i primi a dare alle nente, trasformando gli aristocratici in uf- maggiore assai professionale e moderno,
sue truppe le ordinanze militari, indubbia ficiali dello Stato (e ridando lustro alla ca- quello stesso che poi sarà vincitore con-
dimostrazione di modernità. È vero, pe- rica di maresciallo di Francia)». tro austriaci e francesi rispettivamen-
rò, che subì una sconfitta dietro l’altra e fu te a Sadowa e Sedan nella seconda metà
annientato dai quadrati di picchieri sviz- Quello del Re Sole è dunque il primo del secolo. All’epoca, nell’Europa conti-
zeri. La fine del Temerario costituì un ve- esercito moderno? nentale, dominava il modello dell’eserci-
ro momento di svolta: lui morì in batta- «Proprio così. Alla Francia serviva al- to di leva, un esercito di massa di forma
glia, a Nancy, segno evidente che le inno- lora una forza in grado di condurre una e dimensione variabili, di regola a ferma
vazioni potevano anche non essere coro- campagna militare aggressiva per conso- lunga (a vita in Russia, 7 anni in Francia,
nate dal successo, e la vittoriosa fanteria lidare i confini e ampliare il Paese a nord 5 in Italia e via dicendo), quindi con una
d’urto dei picchieri svizzeri affermò, do- (verso i Paesi Bassi) e a sud-est (nella Sa- riserva alquanto ridotta. Ma dopo le vit-
po secoli di eclisse, la centralità dei fan- voia). Sotto Luigi XIV nasce l’abbozzo di torie prussiane degli anni Sessanta e Set-
ti sui campi di battaglia e il definitivo de- un moderno stato maggiore, questa cor- tanta dell’800 prese piede anche in Ita-
clino della cavalleria pesante. Per decen- te di militari aristocratici. Ma con lui si lia, in Austria-Ungheria e in Francia il
ni i picchieri elvetici furono i mercenari ha un altro salto di qualità, quello svilup- modello prussiano (con ferma biennale)
meglio pagati». po tecnologico che si può attribuire al che è poi quello con il quale ci si ritrovò
marchese di Vauban, l’architetto milita- a combattere la Prima guerra mondiale».
In quale Stato nacquero i primi organi- re progettista di fortezze, bastioni e tec-
ci permanenti? E com’erano composti? niche di assedio e difesa, il primo mare- Quindi la leva militare è un po’ la chia-
«Si può già definire “permanente” l’e- sciallo di Francia che non proveniva dalla ve di tutto?
sercito di Luigi XIV dopo la Guerra dei cavalleria o dalla fanteria. Vauban debut- «Come intuì Napoleone, la leva era un
trent’anni e le due fronde: nei ranghi degli tò in azione come vicecomandante del mezzo molto economico per alimen-
ufficiali era composto da nobili, ma inse- tare un esercito di professionisti. For-
Fronda Movimento politico attivo in Francia me di coscrizione c’erano già a Roma o
Ordinanze militari Comandi, regolamentazioni e fra il 1648 e il 1653 nato dal malcontento per la nell’antica Grecia; se poi andiamo agli
disposizioni emanati da un’autorità militare. partecipazione francese alla Guerra dei trent’anni. albori dell’età moderna, con la nascita

20 S www.focusstoria.it
degli Stati regionali, agli inizi del ’400, po militare. L’esercito svedese era mol- Qualcosa cambiò anche con la Restau-
nacquero le “milizie”, formazioni costi- to piccolo, ma permise comunque a Gu- razione?
tuite da cittadini, o da contadini, inclusi stavo II Adolfo, durante la Guerra dei «La leva obbligatoria fu inizialmen-
in ruoli predefiniti, obbligati a fare eser- trent’anni, di conquistare mezza Ger- te soppressa, ma poi venne man mano
citazioni e a prestare servizio in caso di mania. La leva svedese fu poi copiata in ripristinata ovunque, perché ricorrere
guerra. Spettava ai Comuni fornire que- Prussia, nel ’700, da Federico II, che usò nuovamente ai mercenari fu considera-
ste milizie e aggiornare periodicamente ancora le milizie, ma bene addestrate e to troppo oneroso e poi non esisteva più
le liste degli “abili”. Da parte del singolo guidate dagli junker. Gli ufficiali mobi- un mercato di professionisti della guer-
c’era un certo interesse a entrarvi perché litati venivano regolarmente pagati dal ra. Solo la Gran Bretagna mantenne l’e-
riceveva un indennizzo per i giorni dedi- sovrano, e in cambio avevano l’obbligo sercito su base volontaria fino al 1916,
cati alle esercitazioni e poteva godere di di servire lo Stato. Ma l’istituzione del- quando fu costretta – dopo due anni di
alcuni privilegi, come quello di portare la leva obbligatoria avvenne nel 1799 in conflitto – ad allestire in fretta un eserci-
un’arma o di ottenere esenzioni fiscali. Francia, con l’entrata in vigore della leg- to di leva. D’altra parte, allo scoppio del-
In Italia le milizie territoriali più efficien- ge Jourdan del ’98: il nuovo esercito rivo- la Grande guerra in un solo mese si ar-
ti, almeno all’inizio, furono le cernide luzionario risultò così composto per un ruolarono ben 800 mila volontari inglesi,
veneziane, armate di archibugi fin dal terzo da professionisti veterani (l’Arma- quando invece Cadorna in Italia ci mise
’500, nate per poter essere mobilitate più ta d’Italia di Napoleone, in servizio già dieci mesi per mandare al fronte lo stes-
in fretta di un normale esercito». da anni) e per due terzi da guardie nazio- so numero di soldati di leva».
nali e nuove milizie. La coscrizione ob-
Ma a quando risale la coscrizione bligatoria serviva per alimentare, in mo- E nel nostro Paese dunque?
obbligatoria? do economico, l’esercito di professioni- «Dopo l’Unità, lo Stato obbligò i man-
«Ci fu una prima evoluzione delle mi- sti e prevedeva 5 anni di ferma, salvo che damenti militari, e quindi i Comuni, a
lizie in Svezia, dove i Comuni adottaro- la nazione si trovasse in stato di guerra. fornire un certo numero di uomini. Si
no un sistema curioso per fornire uomi- Visto che Bonaparte era sempre in azio- selezionavano gli abili alla leva a livel-
ni all’esercito professionista: ogni 10 uo- ne, trattenne i soldati a tempo indefinito. lo locale e poi si procedeva a un sorteg-
mini residenti, uno era mandato a fare il L’esercito rimase professionale fino alla gio fino a raggiungere il numero di solda-
soldato e gli altri 9 erano obbligati a la- Campagna di Russia, quando la Grande ti previsti. Questi ricevevano un salario
vorare nei campi per mantenere il cor- armée fu distrutta. L’imperatore, persi i (quindicina) ma si trattava di poca cosa,
suoi veterani, dovette ricorrere alle nuo- visto che dovevano provvedere personal-
Cernida o cernita, dal latino tardo cerníto (“scelto”). ve reclute, evento che forse influì sulle mente a diverse spese. Nel 1882 vennero
Erano truppe contadine obbligate a prestare sconfitte di Lipsia e poi, quella disastro- istituiti gli ufficiali di complemento, che
servizio per la difesa del territorio. sa, di Waterloo». potevano essere richiamati in servizio in
caso di bisogno».

Dopo due guerre mondiali, siamo forse


tornati a un modello quattrocentesco?
«In effetti, la recente spinta alla pro-
fessionalizzazione ha congelato un po’
ovunque la leva. In Italia il servizio mili-
tare obbligatorio è cessato nel 2005, negli
Usa l’opinione pubblica ne aveva provo-
cato la soppressione dopo la Guerra del
Vietnam. Con la fine delle guerre nazio-
nali, mantenere un esercito numeroso è
diventato un costo inutile. La Guerra del
Golfo ha visto nascere il fenomeno dei
contractors, un vero ritorno al mercena-
riato, ma gli interventi militari di oggi e
le stesse missioni di pace sono macchine
belliche complesse che richiedono una
grande specializzazione. Un “mestiere”
che si paga».
Ogni cittadino Lidia Di Simone
nasce soldato
Con la leva, si rende SAPER
RNE DI PIÙ
necessario spiegare Soldati e ufficiali. L’esercito italiano dal
esaurientemente Risorgimento a oggi, Gianni Oliva (Mondadori).
anche come caricare Un viaggio nella storia dell’esercito del nostro
il moschetto. Paese, tra guerre mondiali, organizzazione e
riforme fino agli impegni come forza di pace.

S 21
UN MON
NUMENTO
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ATO PER IMMO
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RE LE IMPRE
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RE

Le caraatteristiiche priincipali
In
n cima
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c’è...
.
san Pi
sa Piet
e ro
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Originariamente
sulla sommità del
monumento si trovava
una statua di Traiano,
ell’anno 98 d. C. a Roma sa- Così Traiano decise di attaccarlo. La con- che è andata perduta.
lì al potere un generale na- quista avvenne in due tempi: il primo nel Nel 1588 papa Sisto V
to in Hispania, l’attuale Spa- 101-102 e il secondo nel 105-106. Di que- vi collocò una statua
gna. Era Marco Ulpio Ner- sta campagna militare, scarsamente do- in bronzo di san Pietro,
tuttora presente.
va Traiano (53-117). Tagliato per la guer- cumentata, Traiano ci ha lasciato una te-
ra, Traiano intendeva rafforzare i confini stimonianza piuttosto insolita: una co-
Scene
Sc ne vi
v va
v ci
c
dell’Impero romano. Con lui, per l’ultima lonna di pietra che fu inaugurata nel 113
Oggi è difficile
volta nella storia dell’impero, Roma attuò di fronte ai Fori Imperiali, dove si trova distinguere le scene
una politica di espansione il cui obiettivo tuttora. In quest’opera, le immagini dei a occhio nudo, ma in
principale era il Basso Danubio. Lì, dove momenti salienti della guerra sono ripor- passato era molto più
oggi ci sono la Romania e l’Ungheria, vi- tate in bassorilievo, susseguendosi come semplice. Perché le
vevano i Daci. Questo popolo fiero e te- scene di un fumetto che si avvolgono a figure erano colorate,
come in molti altri
muto abitava terre fertili ricche di oro e spirale. Offrendo, ovviamente, il punto monumenti in pietra
di argento, e aveva le risorse economi- di vista dei vincitori. della Roma antica.
che e militari per rivaleggiare con Roma. Celso Miranda
C me
Come ssi leegge
g
La storia si legge
La conquiista della Dacia in 5 atti dal basso verso
l’alto e da sinistra
a destra. L’altezza
Il nem
emico
co del fregio aumenta
gradualmente da
I Daci, come gli altri 0,89 a 1,25 metri
popoli barbari d’Europa, per correggere
non avevano un esercito la deformazione
permanente. Al tempo prospettica di chi la
di Giulio Cesare, il re osserva dal basso.
Burebista (82-44 a. C.) Traiano vi appare 60
aveva raccolto i vari volte, mentre conduce
popoli della regione in e arringa i suoi soldati.
una sorta di federazione
di tribù. Il suo esercito
contava la bellezza di
200 mila uomini.
I nu
ume
merii del
e la
a col
o on
onna
a
■ 30 metri di altezza
(40 con il basamento)
pari a 100 piedi romani
■ 3,7 metri di diametro
■ Circa 2.500 le figure
scolpite nel fregio
■ 19 i blocchi di marmo di
Prrimo
mo co
conf
n liitt
tto Vitttorria
Vi a Carrara che la costituiscono
I Daci erano visti I Romani sconfissero ■ 40 le tonnellate di peso
dai Romani come una l’esercito dacico, e il regno di ciascun blocco
minaccia per la frontiera di Decebalo fu ridotto ■ 200 metri la lunghezza
lungo il Danubio. Nell’86 a uno Stato vassallo completa della storia
d. C., agli ordini del re dell’Impero romano. ■ 23 gli avvolgimenti della spirale
Decebalo, si scontrarono
una prima volta con i All’interno della colonna
Romani. Seguì una tregua. una scala di 185 gradini
conduce alla sommità.
L’autore dell’opera
(il primo monumento
trionfale di questo
genere) fu probabilmente
l’architetto Apollodoro
di Damasco, che realizzò
anche il Foro di Traiano.

La
a Daccia
a è rom
omana
n
La conquista completa
avvenne tra il 105 e il 106,
quando Traiano sconfisse
i nemici con nuove
battaglie. Solo allora la
Dacia fu trasformata in
una provincia romana.

I luoghii della cam


a pagna
n

PANNONIA
DAC I A
Dentro al basamento
Sarmizegetusa fu posta un’urna d’oro
con le ceneri di Traiano,
accanto a quelle di sua
bio
In
n sup
uperiori
r r tàà nu moglie Plotina. Fu trafugata
Da
Ma la tregua servì dai Visigoti durante il
soltanto a rinviare la Mar sacco di Roma del 410.
ME SI A Nero
guerra, che ricominciò
nel 101. Traiano poteva

S
contare su 120 mila soldati,
i Daci solo su 40 mila.

23
TEMPO DI FIERE
A cura di Giorgio Albertini

21-222 MiliToscana: ai piedi 17-119 Festival


della Linea gotica international des jeux
Fino al 31 Garibaldi fu ferito… Empoli (Firenze) Cannes (Francia)
Mostra sul medico che lo curò È ospite del Palazzo Oltre 170 mila
Firenze delle Esposizioni visitatori hanno
Una mostra la manifestazione partecipato alla
singolare dedicata a scorsa edizione
che riunisce collezionisti e di una delle
documenti appassionati del manifestazioni
e cimeli per mondo storico- più ricche a livello
raccontare militare, arricchita europeo dedicata
l’avventura da convegni e da gruppi di rievocazione al gioco da tavolo declinato in tutte le
umana e professionale di Ferdinando storica. sue possibili varianti, con un’attenzione
Zannetti (1801-1881), il medico patriota Info: 0571 22266 particolare al gioco di strategia e al
celebre per aver estratto la pallottola www.prometeo.tv/militoscana wargame. Si svolge, come di consueto,
dal piede di Garibaldi ferito in nei luoghi abitualmente legati al
Aspromonte nel 1862. 22 68° anniversario dello Festival del cinema di Cannes.
Info: 055 2760340 sbarco di Anzio e Nettuno Info: 0033 4 92993383
www.palazzo-medici.it Anzio (Roma) www.festivaldesjeux-cannes.com
Il club “Highway 25-26 Hobby Model Expo
Fino al 20 ap
prilee Piceni e six”, con la
Celti lungo le rive del Giano collaborazione
Spring Edition
Fabriano (Ancona) del Museo Novegro (Milano)
Preziose dello Sbarco di Si tiene nel Parco
testimonianze e Anzio, organizza esposizioni di
importantissimi il raduno in Novegro, alle porte
reperti ci ricordo degli di Milano, l’edizione
accompagnano in eventi accaduti sul litorale romano il primaverile della fiera
una mostra che 22 gennaio del 1944. Mostre, simulazioni di modellismo più
percorre i secoli dello sbarco, sfilate di reenactors in importante d’Italia.
dell’antichità pre- costume, di mezzi e di attrezzature; Soldatini, modellismo aereo, navale
romana del territorio di Fabriano. Dal il tutto culminante con dimostrazioni e ferroviario presentati con le ultime
VIII al III secolo a. C. le società guerriere di volo di aeroplani d’epoca. novità del settore. In questa occasione,
di Piceni e Celti sono raccontate nelle Info: www.lineacaesar.it in collaborazione con Dadi&Piombo,
sale del monumentale complesso si terrà la manifestazione Milano
quattrocentesco dello Spedale di Santa Wargames.
Maria del Buon Gesù oggi sede della Info: 02 70200022
Pinacoteca civica “Bruno Molajoli”. 11-112 Ferrara Militaria www.parcoesposizioninovegro.it
Info: 0732 250658 Ferrara
25-26 San Benedetto e
15 Militaria Land la battaglia del 1625
Faenza (Ravenna) Taggia (Imperia)
Negli spazi della Fiera di Faenza si terrà I festeggiamenti
l’appuntamento con la mostra mercato in onore di san
di collezionismo militare con espositori Benedetto sono
nazionali e internazionali di militaria l’occasione per
d’epoca e da collezione. rievocare un
Info: 0545 27548 episodio della
www.expositionservice.it Guerra dei
trent’anni che
vide la città di
N quartieri fieristici l’ormai tradizionale
Nei Taggia coinvolta
grande mostra mercato di militaria
g nel conflitto
d’epoca e moderna. In contemporanea
d tra il Ducato di Savoia e la Repubblica
ssi terranno rievocazioni storiche, di Genova. Nel programma: cortei,
esposizioni di mezzi militari e la “Soft air
e mercato storico e rievocazione della
ffair”, la fiera nazionale del soft air. grande battaglia.
Info: 02 7380862
In Info: 0184 475421
www.ferrara-militaria.com
w www.sanbenedettotaggia.com

24 S www.focusstoria.it
FANATICI IN ARMI
INCU
URANTII DELLA A MORRTE IN NOME DI UN CREDO O SUPER
RIORE,
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UICIDEE INEBR
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BERSEERKIR HASHISSHIYYIN
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pag. 26 pag. 32

IRON
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IL TERR
RORRE DEI CATT
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pag. 38 pag. 44

KAMIIKAZE ALTRI INN VASATII


L’O
ONO
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ACRIIFIC
CIO DA
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E SS AI KHMMERR ROSSI

pag. 52 pag. 60

S 25
SPIRITO
26 S
VENIVANO DAL NORD EUROPA E SI ISPIRAVANO A BELVE
DI CUI ACQUISIVANO LA FEROCIA E L’ASPETTO GRAZIE A
CRUENTI RITI INIZIATICI. LI CHIAMAVANO BERSERKIR

Combattivi
come orsi
Alcuni reenactors
nei panni di
feroci Berserkir,
i guerrieri-orso
cantati nelle
saghe vichinghe.

a lontano, quelle figure indistinte


inte che
barcollando si avvicinavano lancian-
ancian-
do sordi e minacciosi rugli, dovevano
vevano
accendere la curiosità e sembraree qua-
si ridicole. Ma ai pochi cui era data la fortuna di so-
pravvivere, quell’incontro sarebbe rimasto impres- pres-
so per tutta la vita. Quelle “figure” erano i Berser-
rser-
kir, guerrieri selvaggi che nelle sere d’inverno erano
rano
protagonisti di racconti che terrorizzavano i bambi-mbi-
ni e facevano rabbrividire persino gli adulti, radunati
nati
intorno al fuoco.
F .. Prima di intuirne il travestimen- men-
to e distinguerne le caratteristiche umane, quelle forme
orme
evocavano l’aspetto di animali: i Berserkir erano infatti
nfatti
uomini vestiti con lunghe tuniche di pelo d’orso, con il vol-
to talvolta coperto dall’enorme testa di quella belva; erano
armati di ascia, di lancia e di spada, ma a volte combatteva-
tteva-
no semplicemente a mani nude, urlanti, sbavanti, con gli oc-
Segni di riconoscimento chi rivoltati, scossi dal fremito della trance, invasi da una
na fu-
Animali selvatici sormontano l’elmo indossato dai due ria combattiva che, quando erano tenuti a freno, eranoo co-
guerrieri nordici raffigurati su questa pietra. A destra, stretti a sfogare sul proprio scudo, mordendone il ferroo e il
lancia in bronzo, con decorazioni in argento, vichinga. legno come cani rabbiosi. ▸

S 27
E    . Questi favolosi guerrieri-orso, le cui ge-
DURANTE IL sta venivano cantate nelle saghe dei Vichinghi e che sui campi
di battaglia facevano strazio dei loro nemici, prendevano il no-
COMBATTIMENTO SI me da berserkr (al plurale berserkir), una parola norrena com-
posta dai termini orso (bera) e camicia (serkr). Si riferiva a un ti-
LANCIAVANO IN ASSALTI po particolare di guerriero che, senza una corazza, combatteva
coperto solo da una pelle d’orso.
FURIOSI E IMPROVVISI, Ma l’etimologia, nella sua scarna purezza, ci aiuta solo a im-
maginarne l’aspetto. Una “variante” dei Berserkir erano gli
TALVOLTA SOTTO Ulfhednar, che combattevano indossando invece una pelliccia
di lupo (úlfr). Guerrieri-orso e guerrieri-lupo, solo a evocarli, ci
L’EFFETTO DI SOSTANZE trascinano in un’epoca dove il legame con le forze della natura era
necessario per superare i limiti dell’uomo nella sua indifesa nu-
ALLUCINOGENE dità, dove la pelliccia di un animale infondeva qualità magiche e
sovrannaturali. Nell’antica Europa, prima di cedere il posto al le-
one, il re degli animali è stato considerato per lungo tempo l’orso.
Creduto invincibile e dotato di forza prodigiosa, ha spinto gene-
razioni di cacciatori-guerrieri ad affrontarlo nel tentativo di im-
padronirsi magicamente della sua forza. Dopo avere ucciso l’or-
so, se ne beveva il sangue, ci si aspergeva con esso e se ne mangia-
va la carne in un pasto rituale che permetteva di entrare in piena
comunione con la fiera e contribuiva a trasformare il guerriero in
orso dotandolo della stessa invincibile forza. Ma questo da solo
non bastava: per una vera trasformazione era necessario acqui-
sirne l’aspetto, e lo si faceva indossandone la pelliccia.
Vichinghi Popolazioni della Scandinavia
esperte nell’arte della navigazione.
Tra l’VIII e l’XI secolo raggiunsero quasi
tutte le terre che si affacciavano sul
Nord Atlantico.
No
Norreno Dialetto germanico parlato
dalle antiche popolazioni scandinave.
dal
L   . Allontanandoci sideralmente dai fiordi
scandinavi e scavando nell’antichità dell’uomo troviamo nei te-
sti sacri vedici dell’India di 4 mila anni fa i primi cenni a guerrie-
ri sovrumani che “come lupi a due zampe” marciavano brillanti
di una luce magica, chiassosi e bellicosi, mostrando i loro denti
di ferro e ruggendo come leoni. Sono i Marut, giovani guerrieri
invincibili, molesti e malvagi, che 2.500 anni prima dei Berserkir
ne possedevano già le caratteristiche essenziali. Dall’India all’Eu-
ropa troviamo tracce dei guerrieri mannari un po’ ovunque, dal-
le pianure dell’Iran al Mar Caspio, dalle rive del Mar Nero alle
montagne della Grecia, dalle colline del Centro Italia alle foreste
dell’Europa Centrale fino alle isole britanniche. Non è un per-
corso casuale, questo fiume di genti corrisponde all’espander-
si della cultura indoeuropea, il popolo guerriero che dalla metà
del V millennio a. C. si estese sul continente euroasiatico dando
L’ascia danese
Una grande ascia cerimoniale in ferro
origine a diverse civiltà, ma conservando un ricordo delle lonta-
con intarsi in argento, del X secolo.
ne origini comuni nella lingua e nelle leggende, covando e ripro- È stata rinvenuta vicino Copenaghen.
ponendo il ruolo dei soldati posseduti da un animale totemico.
Fondere la propria natura umana con una fiera corrisponde-
va ad accettare un rapporto privilegiato con le divinità,, era co-
me essere toccati da un dio, se ne acquisiva-
cquisiva-
no alcune caratteristiche pagandogando il
prezzo di una diversità ricono-
cono-
sciuta e, in parte, di un allon-

Totemico Da totem, cioè


l’animale simbolico (o laa
pianta) che identificavaa
una tribù, un’etnia o una
famiglia. Talvolta veniva
niva
evocato al bisogno
per acquisirne le capacità
acità
sovrannaturali.

Rituale ricorrente
Una rappresentazione della saga dei
Nibelunghi, dove Sigfrido uccide il drago
e si immerge nel sangue dell’animale.

Certe facce...
Una feroce maschera
umana che decorava
un carro vichingo del Belve sulla testa
IX secolo. A sinistra, Un’altra pietra usata come matrice
un guerriero-orso per realizzare placche decorative
con la sua ascia. per gli elmi, raffigurante due lupi.

S 29
tanamento dalla vita sociale. Una condizione che, al tramonto pire chi erano veramente i Berserkir, il loro essere “ai confini” li
del mondo pagano, il cristianesimo nascente non poteva accet- costringe a volte nel ruolo di seducenti e nobili guerrieri, a vol-
tare e che infatti combatté ferocemente. Tali pratiche terroriz- te in quello di briganti senza morale, terrore delle donne e della
zavano i vescovi e i chierici cristiani che, demonizzandole, spe- povera gente. Se vogliamo superare questa linea d’ombra dob-
sero le loro forze per mettervi fine. biamo affidarci alle parole dei poeti nordici e alle poche, pochis-
I     . Già in età carolingia il clero tede- sime fonti iconografiche che possediamo. Anzitutto i Berserkir
sco proibì il consumo di carne d’orso, ma queste proibizioni fu- (e i loro omologhi Ulfhednar) erano gruppi di guerrieri organiz-
rono continuamente reiterate, a dimostrazione che non erano zati in confraternite militari consacrate alla divinità massima del
affatto rispettate... Non lo erano nelle aree più “civilizzate” dal- pantheon nordico, Odino. La loro appartenenza alla confraterni-
la cultura greco-romana, figuriamoci tra quei popoli considera- ta era testimoniata da alcune caratteristiche comuni, per esem-
ti barbari, dove ancora gli antichi dèi prosperavano. Longobar- pio dall’uso delle pelli animali. Caratteristica essenziale per en-
di, Germani ma soprattutto i Vichinghi, con i loro Berserkir, fe- trare in queste confraternite era essere scapoli, liberi da legami
cero di questi riti il fulcro di un’élite guerriera. Sassone Gram- sociali per poter partire all’avven-
matico, un cronista nordico del XII secolo, racconta che alcuni tura senza tanti rimpianti. Gli aspi-
antichi guerrieri danesi avevano l’abitudine di bere il sangue ranti Berserkir si sottoponevano a
degli orsi uccisi per diventare terrificanti quanto quelle bestie. rituali iniziatici, che prevedevano
Come detto, anche un bagno nel sangue d’orso poteva accom- l’uccisione di una fiera e il cibarsi
pagnare o sostituire l’atto di berne il sangue, e pare che questa della sua carne, oltre all’assunzione
fosse proprio un’abitudine tra gli scandinavi. Nella saga nordi- di funghi allucinogeni, tipo l’Ama-
ca per antonomasia, quella dei Nibelunghi, Sigfrido ripropone nita muscaria, o semplicemente
esattamente lo stesso rito, immergendosi nel sangue del dra- una sonora sbronza di idromele e Era il numero di Berserkir,
go che ha appena ucciso per rendere il suo corpo invulnerabile. di birra. Questo stato di alterazio- guerrieri coperti
Ci riuscirà solo in parte, perché malauguratamente una foglia di ne psichica era definito dai Vichin- di pelli d’orso, che
abitualmente affiancavano
tiglio gli si appoggia alla spalla lasciando scoperto, come all’ome- ghi berserksgangr, la “furia dei Ber-
i re vichinghi come
rico Achille, un punto debole. serkir”, l’apice del furore guerriero guardie del corpo oppure
S . Mito e realtà si mescolano continuamente che si manifestava con movimen- unità d’élite in battaglia.
e su questo terreno, dove i confini sono così labili, è difficile ca- ti sfrenati e innaturali, con urla ter-

Carolingia Relativa al periodo tra l’VIII e il X secolo d. C., quando in Europa Idromele Bevanda alcolica, già nota presso gli Egizi, ottenuta da miele
regnavano i discendenti di Carlo Martello, il più famoso dei quali fu Carlo Magno. fermentato e aromatizzato con fiori di sambuco, di timo o di rosmarino.

P LA LORO FEDELTÀ ERANO IMPIEGATI


PER
DAI RE SCANDINAVI COME GUARDIE DEL
D
CORPO. DOPO INIZIARONO A ESSERE
CONSIDERATI DEI MANIACI OMICIDI

Solo per mollaccioni Un rettile demoniaco


Un pendente che riproduce Un ornamento (rinvenuto in Danimarca) a
un antico elmo vichingo, forma di serpente, animale a cui le leggende
con sopracciglia e paranaso. nordiche attribuivano poteri malefici.

30 S www.focusstoria.it
rificanti e con assalti improvvisi e incontenibili. In questo stato
di trance i guerrieri erano irriconoscibili, avevano gli occhi che
sembravano uscire dalle orbite, sbavavano e abbaiavano come
cani, correvano sul fuoco a piedi nudi. Al di là degli eccessi, que-
sti impavidi dovevano essere molto apprezzati per le loro do-
ti guerriere, sempre protagonisti sui campi di battaglia. Spesso
giuravano fedeltà ai re scandinavi e ne diventavano le guardie del
corpo. “Solo di quei coraggiosi, e giustamente, credo che il princi-
pe si fidi per crivellare scudi” si legge nel Dialogo del corvo, ope-
ra scritta per celebrare le vittorie di Harald I Bellachioma (872-
930 d. C.), il primo re di Norvegia.
I . Se i prìncipi vichinghi non
davano importanza alle intemperanze dei
guerrieri di Odino, altri gruppi sociali
erano più colpiti dalla loro prepoten-
za. Alcune saghe islandesi raccontano
di rapine, furti, saccheggi e rapimenti
di donne da parte dei Berserkir a sca-
pito dei pacifici contadini. Con la pro-
gressiva cristianizzazione della Scan-
dinavia (tra X e XII secolo) la “furia dei
Berserkir” fu dipinta prima come ma-
nifestazione diabolica, poi come una
malattia. In seguito gli ideali cavallere-
schi del Medioevo cortese relegarono i
guerrieri mannari alla superstizione, ri-
ducendoli da valorosi e terrificanti sol-
dati a manigoldi banditi buoni per spa-
ventare i bambini.
Giorgio Albertini

Berserkir all’italian
na
La stessa forza

I
guerrieri posseduti ad attingere all’essenza visse dall’Età arcaica anch’essi, come gli
da uno spirito ani- del predatore più belli- fino al Medioevo una omologhi scandinavi, Dopo aver ucciso
male non sono una coso del nostro Paese confraternita di giovani erano votati a Odino e un orso, un
prerogativa esclusiva per diventare lupi essi patrizi, i Luperci, che nei si travestivano con una berserkr ne beve
dei Vichinghi. stessi nel momento del loro riti riproponevano pelle animale, in questo il sangue per
Anche nella nostra bisogno. cacce ancestrali tra lupi caso un cane. A parte acquisirne la forza.
penisola si sono avvi- Sui colli romani. Allar- e capri correndo nudi questa differenza, il loro
cendate diverse forme gando lo sguardo, Plinio per il colle Palatino. aspetto era immedia-
di metamorfosi rituale, il Vecchio racconta che Gli uomini-cane. tamente riconoscibile
soprattutto tra uomo non lontano da Roma Con le migrazioni dei e tradiva i segni tipici
e lupo. Nella Roma vivevano gli Hirpi Sora- popoli germanici, tra dei guerrieri mannari:
arcaica è ben noto che ni, una tribù dedita alle antichità e Medioevo frenesia, furore, smania
il mito della fondazione rapine e al furto che, giunsero nella penisola dello scontro e sete di
cominciò con due ge- come i Berserkir scan- i Longobardi e con loro sangue umano, meglio
melli, Romolo e Remo, dinavi, camminava sul i corrispettivi dei Ber- se del nemico. Anche se
che furono allattati da fuoco senza bruciarsi. serkir, ossia i guerrieri in alternativa andava
una lupa, educati cioè Nell’Urbe stessa soprav- cosiddetti cinocefali: bene anche il proprio...

www.focusstoria.it S 31
IIL
L SOLOON NOME FACEVA
TRREMARE E. G
GLI ISM
M AILITI
PAS
PASSARONO
SSARONO OAALLA STORIA
PER IL
L LO
LORO CAPO, IL
“V
V ECCCHIO O DELLA
MON
MO NTAGNA”, PER
IL LORO O VIZIO
PRESSUNTO,
L’HAASHISH, E
PER L A LORO
MIISSIONE:
UCCCIDERE

Metodi spicci
Metod
Nel Med
Medioevo la
islamica
setta isla
Hashishiyyin,
degli Ha
o Assassini,
Assass fece
dell’omicidio politico
dell’omic
un’arte. A danno
soprattutto dei loro
soprattu
compagni di fede,
compag
più che dei
d crociati
Terrasanta.
in Terras

32
32 S
In duello
Questo dipinto
di Delacroix (La
lotta di Giaour
e Hassan, 1826)
mostra come
doveva essere un
combattimento a
suon di mazza e
spada tra “infedeli”
e musulmani.

oco dopo la metà del XIII secolo, un enorme grido di accordo con i Mongoli; ma gli Assassini avevano fin troppi ne-
gioia si levò per tutto il Vicino e il Medio Oriente. Era mici nel mondo musulmano e il khan Möngka, nipote di Gen-
crollata la setta con cui ortodossia islamica, re, sul- gis Khan, non poteva tollerare principati indipendenti. Aveva
tani, visir, ministri, governatori, principi musulma- affidato pertanto al fratellastro Hülagü il compito di estende-
ni e cristiani avevano dovuto fare i conti per ben due secoli, in re il controllo del suo impero a tutti i territori musulmani fino
un’area compresa tra la Siria e il Mar Caspio. I Mongoli, nella all’Egitto, a cominciare dalle zone controllate dagli Ismailiti.
loro straripante avanzata verso Occidente, avevano spazzato Il nuovo imam, Rukn al-Din Khurshah, succeduto al padre,
via qualsiasi opposizione e cancellato ogni autonomia. E non aveva poca voglia di lottare. Eppure, la possibilità di resistere
c’era stato potentato autonomo più difficile da estirpare, nel a lungo – certamente più a lungo di quanto avrebbe fatto il ca-
passato, degli Hashishiyyin, gli Assassini, come erano definiti liffato abbaside di Baghdad, caduto dopo un breve e cruento
in Occidente, oppure Nizariti o Ismailiti nelle fonti orientali. assedio – gli Ismailiti l’avrebbero avuta. I loro castelli sul Mar
Una fine poco gloriosa, a dire il vero. Soprattutto per una set- Caspio, scelti proprio per la posizione, erano inespugnabili e le
ta che tanto a lungo aveva costretto i potenti a tenere sempre avanguardie di Hülagü se ne accorsero a proprie spese.
indosso la cotta di maglia, a guardarsi le spalle, e il grande Sa- L    I. Nel 1256 i Mongoli punta-
ladino addirittura a dormire in una torre di legno per non es- rono come primo obiettivo alle roccaforti ismailite nel Rudbar
sere raggiunto dai pugnali dei sicari. L’imam di allora, Jalal al- e nel Quhistan (area situata a sud del Grande Khorasan), ma
Din Hasan, per evitare guai era stato tra i primi a stipulare un l’assalto si risolse in un fallimento, uno dei pochi in cui fossero
incappate le armate dei khan fino ad allora. In Quhistan i ca-
Nizariti o Ismailiti Gli Ismailiti erano una setta sciita che aspettava lʹavvento del valieri delle steppe sono addirittura vittime di un contrattac-
settimo imam per far trionfare la vera fede. I Nizariti erano il ramo orientale della co e di fronte all’imponente fortezza di Girdkuh si accorgono ▸
setta; oggi praticano il loro credo senza estremismi e hanno per capo lʹAga Khan.
Khan (propriamente “signore”): titolo onorifico che si dava ai capi mongoli.
Saladino (1138-1193): Salah ad-Din era il titolo onorifico del curdo Yusuf ibn Ayyub,
stratega geniale, fondatore della dinastia ayyubita. Sconfisse i crociati nella Gengis Khan (1162-1227): condottiero mongolo (il cui vero nome era Temugin)
Battaglia di Hattin (1187), conquistando San Giovanni dʹAcri e Gerusalemme. che unificò le tribù dellʹAsia Centrale e conquistò un vastissimo impero.
Imam Guida spirituale e capo di una comunità islamica. Grande Khorasan Regione storica oggi divisa fra Iran, Afghanistan e Turkmenistan.

S 33
che non c’è soluzione ossidionale che possano La blandizia funziona. Tutte le fortezze fini-
escogitare per espugnarla. sscono per aprire le porte agli invasori, tranne
Dal canto suo l’imam prende tempo. Offre ttre, le più possenti: Lamasar, Girdkuh e pro-
la sottomissione a Hülagü, ma questi gli chie- prio Alamut. Ma il comandante di quest’ulti-
p
de di venire a presentarla personalmente. Poi, ma cambia idea non appena vede i Mongoli di-
m
di fronte all’evasività del capo ismailita, pre- ssporsi all’assedio e lascia che i nomadi varchi-
tende anche lo smantellamento delle rocca- no le mura. Dopo il saccheggio, gli incendi e
n
forti. Intanto avanza verso il Rudbar e, quando Sono i metri di altitudine lee distruzioni, della capitale della setta rimar-
una nuova ambasciata dell’imam lo raggiunge, sul livello del mare rrà ben poco. Più tenace la resistenza delle altre
è a soli tre giorni di marcia da Alamut, la più della fortezza di Alamut due roccaforti: Lamasar cade solo un anno do-
d
(a sud del Mar Caspio),
possente delle fortezze, la capitale della set- l’inespugnabile “Nido po, Girdkuh addirittura nel 1270, in un’epoca
p
ta in Persia. dell’aquila” caposaldo della in
n cui stanno scomparendo anche gli Assassini
L’imam è a Maymundiz, altro robusto capo- setta degli Assassini. più occidentali, quelli siriani.
p
saldo. Hülagü gli invia un ultimatum: che de- L’artefice del crollo ismailita nel Vicino
molisca il suo castello e si presenti personalmente! nte! Intanto i Oriente non è p però un khan mongolo, ma un sultano mame-
Mongoli si predispongono all’assedio. Rukn al-Din è combat- lucco, più determinato dei suoi predecessori: Baibars. Anno
tuto. Molti, tra i suoi consiglieri, vorrebbero combattere, ma dopo anno, aumenta loro i tributi e si arroga il diritto di no-
lui è dell’idea che sia inutile. Il suo braccio destro, infine, gli di- minare e deporre i loro capi. Finché non li depone definitiva-
ce che gli astri sono sfavorevoli; così si rassegna e si presenta a mente e, entro il 1273, si impossessa di tutte le loro fortezze. È
Hülagü, il quale lo tratta con tutti gli onori, aspettandosi che lo la fine, per gli Ismailiti: da allora diventano una setta minore,
sconfitto gli risparmi la fatica di dover espugnare uno per uno priva di importanza politica, che affiora appena sotto gli Otto-
gli altri castelli, che le fonti, esagerando senz’altro, fanno am- mani, sparisce e poi ricompare nel XIX secolo come popolazio-
montare a un centinaio. ne rurale, per sopravvivere fino ai giorni nostri: qualche deci-
na di migliaia di anime sotto l’autorità religiosa dell’Aga Khan.
Ossidionale Relativo all’assedio di un luogo fortificato. O . Era stato un vero e proprio regno del terrore,
quello degli Assassini
Assassini. Si erano andati affermando grazie all’in all’in-
traprendenza di Hasan-i Sabbah, un persiano vissuto a caval-
Assassinio in diretta lo tra XI e XII secolo che si fece strenuo critico dell’ortodossia
sunnita. I Sunniti seguivano la linea ufficiale dei califfi succe-
duti a Maometto, mentre gli Sciiti, l’altra componente princi-

L
a seguente descrizione ma non lo trovarono, poiché in
dell’assassinio di un fun- quel momento era nel palazzo pale, ritenevano – e ritengono tuttora – che il legittimo suc-
zionario persiano nel 1227 del sultano. Ferirono un servo cessore del profeta fosse Alì, suo cugino e genero. Gli Sciiti si
ben raffigura la dedizione che e si affrettarono nuovamente erano divisi in due ulteriori sette, i Duodecimani (religione uf-
legava i devoti al loro imam: all’esterno, urlando le loro grida ficiale dell’attuale Iran) e, appunto, gli Ismailiti. Hasan rivita-
“Tre dei fidayyìn
Mongoli In remporpsioribus
gettarono
venditisunveritature
e vantando la propria
soluptate impresa”.
eicil ipitatum faccatae lizzò il credo ismailita, rendendolo più radicale. La sua nuo-
Orkhan
Khan
Edic tem eharchilit
lo uccisero
In remporp oribusfuori
aribus della
venditi
eatus, nveritature
con con nis quodi "La
Lapidati.
soluptate
ad eicilgente
que comune
ipitatum
peritatios tirò
faccataeEdic
rerit ero
città.
tem Quindi entrarono incon
città
con nis adloro delle pietre dalla
reritcima deioffic va predicazione fece presa soprattutto tra le regioni montuose
maioharchilit
quati aribus
toreptur?eatus,
Pos dolor maximporum quodi
remque peritatios
rehenis magnatur? ero
Ci maioCea
qui
con i pugnali
inctore nelle mani
perionseque e urlan-
mod quiae sum que tetti sino a che
provitendam volesnon li ebbero Qui
nonsequatur? del Nord della Persia, e i fedeli che si procurò gli permisero di
do il nome di Ala ad-Din, sino a lapidati a morte. Con il loro impossessarsi della roccaforte di Alamut.
che non giunsero alla porta del ultimo respiro urlarono: ‘Ci of- Fu la prima di una serie di fortezze che Hasan e i suoi succes-
visir Sharaf al-Mulk. Entrarono friamo in sacrificio per il nostro
sori si preoccuparono di acquisire in un modo o nell’altro, dap-
nell’edificio della cancelleria signore Ala ad-Din!’".
prima in Persia e poi in Siria, per garantirsi il controllo del ter-
ritorio circostante e difendersi dalle rappresaglie dei loro ne-
mici. Nemici che crebbero in maniera esponenziale fin dai pri-
mi anni. I Turchi selgiuchidi, nuovi padroni dell’Islam, li videro
ben presto come una minaccia, al punto da indurre il sultano
Malik-Shah, all’inizio del 1092, a inviare un esercito per espu-
gnare Alamut. Nel castello c’erano solo una settantina di uo-
mini, ma Hasan riuscì a mobilitare i seguaci dei dintorni che,
con una piccola armata, formarono una tenaglia con la guar- ▸

Notti arabe
Illustrazione di
una novella della
raccolta Le mille e
una notte (IX-XVI
secolo). Gli Assassini
dovevano usare armi
e abbigliamento
non dissimili.

34 S
Alamut, la fortezzza

P
ochi castelli possono La sua posizione ren- naio di metri un sentiero
vantare una nomea te- deva Alamut davvero stretto e ripido. Quando
tra e inquietante quan- inespugnabile. il fondatore della setta,
to la rocca di Alamut, sede Il nido dell’aquila. Sorge- Hasan, lo scelse, il castello
principale degli Assassini va a oltre 2 mila metri sul era lì da secoli, costruito
in Persia. Dopo secoli di livello del mare, su un’al- da un re daylamita al qua-
oblio, il primo occidentale tura scoscesa della catena le, secondo la tradizione,
che tentò di raggiungerla dell’Elburz (attuale Iran una delle sue aquile adde-
fu, nel 1833, un ufficiale Settentrionale, a ridosso strate aveva mostrato le
inglese, il colonnello Mon- dell’Afghanistan), a sud del potenzialità strategiche
teith, che esplorò la zona Mar Caspio. Dominava una del luogo, posandosi spon-
senza riuscire a trovare il valle del tutto isolata, lun- taneamente sulla rupe. Per
caposaldo. Più successo ga 50 chilometri e stretta questo il sovrano l’aveva
ebbe, pochi anni dopo, il appena cinque. soprannominato Aluh
tenente colonnello Sheil, La costruzione era di Amut, tradotto variamente
che fu in grado di rintrac- accesso estremamente “l’Aquila che insegna” o
ciarne le rovine. Tuttavia, difficoltoso: bisognava “il Nido dell’aquila”.
il sito divenne oggetto di percorrere una gola scava-
esplorazione e studio solo ta dal fiume Alamut e poi
a metà del XX secolo. risalire per qualche centi-

Arrivano i Mongoli
Hülagü Khan distrugge
Alamut, miniatura dal
manoscritto moghul
Chinghiz-nama (1596) sulla
vita di Gengis Khan e dei suoi
eredi. Sotto, Le rovine della
fortezza di Alamut oggi.

MARCO POLO, NEL MILIONE, RACCONTA DEL “VECCHIO


DELLA MONTAGNA” E DEI SUOI SEGUACI DROGATI DI OPPIO

S 35
Territorio ostile
Una lunga carovana nel
deserto in un dipinto del
XIX ssecolo. A sinistra,
il p
pugnale ricurvo
(sh
shibriyeh) di Tuman
Bay, ultimo sultano
Ba
mamelucco d’Egitto.
ma

L''ISMA
AILISM
MO È UNA
A CORREENTE DEELL
L'ISLA
A M SCIIITA
A, CON
IL SU
UNNISM
MO UNNO DEI RA
A MI DE
EL CRE
EDO MUSU ULM M AN
NO
mai con il veleno o in altro modo. Non solo: dopo aver adem-
La fine di un incubo piuto al suo compito, non faceva alcun tentativo di sfuggire al
martirio. Si sa di una madre che, felice di aver appreso come
il figlio avesse fatto parte di un commando artefice della mor-

U
n commento sulla loro Repulisti. Tanta era la pau-
fine lo fece un cronista ra degli Assassini nel Medio- te del governatore di Mosul, si sia poi disperata, strappandosi
coevo, Ata Malik Ju- evo, che il cronista esagera i capelli e dipingendosi il viso di nero, una volta saputo che l’u-
vayni (1226-1283), sollevato
va un po’: “Così, il mondo in- nico ad averla scampata era stato proprio lui.
dalla scomparsa di un peri-
da quinato dal loro male è stato
colo: “Di quel nido di eresie
co ripulito. I viandanti ora van-
La setta era una vera società segreta, con oscuri rituali e vari
nel Rudbar di Alamut, della
ne no avanti e indietro, senza gradi: i predicatori, e poi i maestri, i licenziati, e infine gli ini-
casa dei perversi seguaci di
ca paura o timore. [...] Lasciate ziati. L’agente era definito da’i, un membro rafiq. Marco Polo
Hasan-i Sabbah non rimase
Ha che coloro che verranno dopo racconta che l’imam drogava i nuovi adepti, facendo trascor-
una singola pietra delle fon-
un quest’epoca e quest’era pos- rere loro qualche tempo tra libagioni e belle ragazze. Quando
damenta sopra l’altra [...].
da sano conoscere la dimensione
Ovunque ci sia un da’i là vi
O delle malvagità di cui si mac-
tornavano lucidi raccontava loro di avergli fatto assaggiare quel
è uun messo di morte e ogni chiarono e della confusione paradiso che avrebbero raggiunto con il martirio. Vero o me-
rafiq è finito in schiavitù.
ra che gettarono nel cuore degli no, otteneva una dedizione cieca; fu questa, non l’hashish che
I diffusori
d dell’ismailismo uomini. Poiché quelli che si un luogo comune vuole abbia dato il nome agli Assassini, a in-
sono caduti vittime degli
so erano accordati con essi, sia fondere nei sicari il coraggio e la determinazione necessari per
spadaccini dell’islam. I re
sp i re dei tempi passati che i si-
dei greci e dei franchi, che
de gnori del tempo, vivevano nel
compiere imprese clamorose, che talvolta arrivarono anche a
impallidivano per la paura
im timore e nel tremore per la colpire prìncipi cristiani: la vittima occidentale più “pesante”
di questi maledetti, che propria vita, e quelli che era- degli Assassini fu il re di Gerusalemme Corrado di Monferrato.
versavano loro dei tributi e
ve no loro ostili giorno e notte Non vi sono altre testimonianze che affermino esplicitamen-
che non avevano vergogna
ch conducevano una esistenza te che i devoti assumessero droga prima di un’azione. Ma pa-
di coprirsi di ignominia, ora da carcerati per timore dei
dormono sonni tranquilli”.
do loro criminali tirapiedi”.
re lecito negarlo. Spesso gli Assassini trascorrevano mesi sotto
mentite spoglie, a contatto con il loro obiettivo, prima di col-
pire; talvolta erano proprio i più vicini alla loro vittima: guar-
nigione e misero in fuga gli assedianti. La reazione non si fece die del corpo, servitori, funzionari. Una tattica del genere pre-
attendere. Hasan inviò uno dei suoi a uccidere il gran visir Ni- supponeva lucidità, e ciò esclude l’uso della droga. Il nome con
zam al-Mulk. L’ismailita riuscì ad avvicinare il dignitario tra- cui sono più comunemente conosciuti, “assassini”, trae origine
vestendosi da sufi (gli asceti che indossavano una specie di sa- dal termine siriano Hashishiyyin, che faceva riferimento, all’i-
io) e lo pugnalò a morte. Da allora, la setta di Hasan si sarebbe nizio, al foraggio (hashish in arabo significa “erba”), poi alla ca-
resa responsabile di un omicidio dopo l’altro, perseguendo con napa indiana; ma probabilmente era usato, nei confronti degli
costanza un’accurata strategia del terrore, con l’obiettivo di eli- Ismailiti siriani, come espressione di disprezzo e ludibrio, per
minare i rappresentanti dell’ordine costituito, considerato ti- deridere le stravaganti usanze della setta. Altra credenza fal-
rannico. Poco dopo, infatti, gli Ismailiti rompevano anche con sa, infine, è quella secondo cui il capo della setta era chiamato
gli Sciiti, ovvero col califfato fatimida del Cairo, dove la guerra “Vecchio della montagna”. Anche se tra gli Ismailiti i capi erano
civile aveva portato al potere il fratello minore del loro favori- effettivamente definiti “vecchi” o “anziani” in segno di rispetto,
to, Nizar (da cui uno dei termini con cui sono co- il termine è anch’esso di origine siriana. Ma a co-
nosciuti, Nizariti). niarlo non furono gli Arabi, poiché non esiste nei
O ,      . testi coevi, bensì i vicini crociati.
Hasan creò un’organizzazione solida e ben strut- Andrea Frediani
turata, disciplinata e organizzata in modo molto
più sofisticato di qualunque altra setta delle epo- Rafiq L’organizzazione si basava sui rafiq, capi unità, mujib o
che passate, facendo dell’omicidio politico un’ar- murid, novizi, e daʹi o fida’i, agenti fanatici pronti a immolarsi.
te. L’obbedienza all’imam era assoluta, nella cer- Corrado di Monferrato (1146 ca.-1192): cugino di Federico
tezza che sarebbe valsa il paradiso. Il fida’i, il “de- Barbarossa, partì per la Terza crociata, divenne re di Gerusalemme,
voto”, inviato a eliminare un personaggio di rilievo, Corrado di Monferrato, difese Tiro e partecipò alla conquista di San Giovanni dʹAcri. Ucciso
era tenuto a uccidere solo e sempre con il coltello, re di Gerusalemme. dagli Assassini, tra i suoi nemici aveva Riccardo Cuor di Leone.

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CANTANDO SALMI DELL LA Principi ferrei
BIBBIA, CERTII CHE DIO Un ritratto di
Oliver Cromwell
(1599-1658). I suoi
FOSSE AL LORO FIANCO cavalieri, ferventi
puritani, erano
detti Ironsides.

vostri cavalieri sono per la maggior parte servitori vec-


chi e cadenti, ubriaconi e persone di infima risma. I
ranghi dei nostri avversari sono formati da figli di gen-
tiluomini e persone di qualità. Pensate davvero che
cattivi elementi come i vostri soldati possano scontrarsi con dei
gentiluomini e mostrare onore, coraggio e risolutezza?”: Oliver
Cromwell (v. riquadro a pag. 40) scriveva queste righe a John
Hampden, un collega ufficiale inglese, dopo aver assistito alla
umiliante disfatta della cavalleria parlamentarista a Edgehill,
il 23 ottobre 1642. Cromwell non le mandava certo a dire: era
un puritano, convinto che la vittoria fosse decisa da Dio in ba-
se alla rettitudine e alla fede dei combattenti. E a Edgehill i ca-
valieri realisti avevano fatto a pezzi i loro omologhi round-
heads, costringendoli a fuggire. Per fortuna avevano poi avuto
la cattiva idea di inseguirli, attirati anche dal ricco bagaglio av-
versario, anziché attaccare sul fianco le unità nemiche ancora
in combattimento. Questo aveva salvato la fanteria parlamen-
tarista, che alla fine aveva avuto la meglio su quella avversaria,
rimasta senza supporto, e aveva trasformato una sicura disfat-
ta quantomeno in un “pareggio”.
Così, andando contro il parere dei suoi comandanti, in me-
no di un anno Cromwell arruolò e addestrò una nuova uni-
tà di cavalleria, selezionando gli uomini in base alle loro con-
vinzioni religiose e all’integrità morale. «Cromwell voleva uo-
mini timorati di Dio, quindi soprattutto puritani, ma non era
preoccupato – almeno inizialmente – dalle dispute interne tra
presbiteriani e indipendenti» sottolinea Clive Holmes, storico
dell’Università di Oxford. «Arrivò persino ad accogliere tra gli
ufficiali dei battisti, nonostante in teoria fossero dei nemici». ▸

Parlamentaristi I sostenitori delle ragioni del Parlamento nella sua


contrapposizione al sovrano nel corso della Guerra civile inglese (1642-1660).
Puritano Seguace del movimento religioso fiorito in Inghilterra tra il XVI
e il XVII secolo con l’intento di dare alla Chiesa anglicana un carattere
strettamente calvinistico, “purificandola” da tutti i residui di cattolicesimo.
Morte al re! E ai cattolici... Realisti I fedeli a re Carlo I Stuart (e poi a suo figlio Carlo II).
L’assedio di Basing House, nel 1645, da parte
Roundhead (letteralmente “testa rotonda”): era il soprannome dato ai
dei soldati di Cromwell, durante la Guerra
parlamentaristi in riferimento all’usanza di molti puritani di portare i capelli
civile inglese. Il maniero, presidiato da truppe
tagliati corti attorno alla testa, in contrasto alla moda di corte che li voleva
cattoliche fedeli al re, fu dato alle fiamme.
invece lunghi e ricci.

S 39
vavano soprattutto sui ceti medi. (in maggioranza presbiteriani) con di Londra scendere in strada per
La Guerra Carlo I, salito al trono nel 1625, si un nuovo Libro della preghiera co- protestare, abbandonò la capitale;
civile inglese era scontrato quasi subito con esso
e – com’era nei suoi poteri – fece
mune (il testo liturgico per il culto)
di stampo anglicano.
nell’agosto dello stesso anno ra-
dunò un esercito a Nottingham: la
di tutto per governare senza con- Scoppiano i contrasti. Nel 1642 le guerra civile era iniziata. Le prime

A
ll’inizio del XVII secolo il Par- vocarlo per oltre dieci anni. Certo tensioni tra Carlo e il Parlamento fasi furono favorevoli ai realisti,
lamento inglese non aveva il sovrano non era molto amato superarono la soglia critica: alla ma le battaglie di Marston Moor
un ruolo determinante nella nell’isola: si era inimicato parecchi testa di un gruppo di soldati il re (2 luglio 1644) e Naseby (14 giugno
politica del regno: veniva convoca- inglesi (anglicani) sposando Enri- entrò in Parlamento per arrestare 1645) si rivelarono fatali e il re cer-
to solo quando era utile al re, soli- chetta Maria di Borbone, francese cinque suoi membri con l’accusa di cò protezione presso un esercito
tamente per ottenere un appoggio e cattolica fino al midollo, ed era tradimento. Non riuscì a catturarli, scozzese, che però lo consegnò al
nella raccolta delle tasse, che gra- riuscito a far infuriare gli scozzesi e quando vide i cittadini e la milizia Parlamento.

CONTRARIAMENTE
AGLI USI DEL
TEMPO, NON SI
ABBANDONAVANO
A SACCHEGGI E
STUPRI. MA CONTRO
I CATTOLICI NON
CONOSCEVANO PIETÀ

Sotto le bandiere della Eastern association, Cromwell forgiò


Il ditttatorre purritano l’unità secondo i suoi rigidi principi puritani, introducendo
idee originali, persino radicali: per la prima volta i soldati po-

N
ato il 25 aprile 1599 in una della New model army, a cui tevano eleggere i propri ufficiali. Sebbene John Hampden non
famiglia benestante, Oli- trasmise l’esperienza dei suoi poté vedere realizzato il sogno dell’amico (fu ferito mortal-
ver Cromwell trascorse Ironsides. Dopo l’esecuzione di mente in una schermaglia nel giugno del 1643), il 28 luglio del-
i suoi primi quarant’anni in re Carlo, fu uno dei fondatori
maniera piuttosto ordinaria, dell’unica “repubblica” inglese lo stesso anno Cromwell condusse alla carica i suoi cavalieri,
senza distinguersi particolar- della Storia; nel 1653, di ritorno che massacrarono gli avversari nella Battaglia di Gainsborou-
mente dai tanti altri piccoli dalle sue campagne in Irlanda gh. Poco più di una scaramuccia, ma che segnò la nascita di una
proprietari terrieri del Cam- e Scozia, spazientito dall’in- nuova concezione di esercito.
bridgeshire, nell’Est dell’In- capacità del Parlamento di D  . Per altri dodici mesi la Guer-
ghilterra. Superati i trent’anni governare, decise di scioglierlo
divenne – probabilmente con la forza. Gli fu offerta la ra civile (v. riquadro qui sopra) procedette senza vittorie decisi-
in seguito alla guarigione corona, che rifiutò, ma diven- ve. I realisti conquistarono però quasi tutta l’Inghilterra, e solo
da una grave malattia – un ne Lord Protettore, con poteri l’area di Londra e del Sud-Est dell’isola rimase sotto il controllo
fervente puritano. A 43 anni pressoché assoluti. dei parlamentaristi. Il 2 luglio 1644 i due eserciti si scontraro-
si ritrovò a capo di un’unità Giudizi opposti. Quella di Oli- no a Marston Moor. La battaglia iniziò sotto una pioggia tor-
di 60 cavalieri: non aveva mai ver Cromwell è probabilmente
combattuto in vita sua, né co- una delle figure più controver- renziale. Nel Seicento i cavalieri prediligevano fulminei assalti
mandato soldati. Tuttavia, do- se della storia inglese: alcuni con spade e pistole, indossando corazze leggere che protegge-
po la Battaglia di Edgehill, fu storici lo considerano uno dei vano solo l’addome. L’obiettivo non era più la fanteria, due terzi
perfettamente a suo agio nel padri della Gran Bretagna mo- della quale era ormai composta da soldati armati di moschet-
creare una nuova unità – che derna, dato che limitò il potere ti che eruttavano salve fatali per i cavalieri; come nei tempi an-
diventerà presto celebre come assoluto dei sovrani; altri uno
“gli Ironsides” – e a condurla spietato oppressore, macchia- tichi, le battaglie erano decise da scontri sulle ali tra le cavalle-
in battaglia. tosi di regicidio e ossessionato rie avversarie. Così avvenne anche a Marston Moor. La caval-
Da generale a Lord Protettore. dalla religione. Dopo la sua leria realista caricò l’ala dello schieramento parlamentarista,
I successi sul campo gli valsero morte, il 3 settembre 1658, il ma ebbe l’amara sorpresa di trovarsi di fronte la nuova caval-
la nomina prima a comandante Protettorato si dissolse rapida-
della cavalleria dei parlamen- mente e nel 1660 il Parlamento
Eastern association Esercito parlamentarista formatosi nell’Est dell’Inghilterra
taristi e poi a generale in capo offrì la corona a Carlo II.
nel 1642, inizialmente sotto il comando di Edward Montagu, conte di Manchester.

40 S www.focusstoria.it
Di nuovo in guerra. Carlo non si in Parlamento furono in molti monie. Carlo finì sotto processo e rare in Francia. La Guerra civile
dette per vinto e, fuggito, conti- a considerare Carlo un traditore fu decapitato il 30 gennaio 1649. inglese era finita e per gran parte
nuò a complottare contro il Par- per la sua condotta. E chi non L’ultima fase. Morto Carlo I, dei successivi otto anni Cromwell
lamento: nonostante tutto i suoi la pensava così fu buttato fuori. scese in campo il figlio: Carlo II governò la “repubblica” d’Inghil-
naturali alleati erano proprio gli Il colonnello Thomas Pride, agli si schierò nuovamente con gli terra in qualità di Lord Protettore.
scozzesi, con cui trovò un accordo, ordini di Cromwell, nel dicembre scozzesi e con un esercito attaccò Dopo la morte di Cromwell, Carlo
scambiando promesse sulla libertà 1648 entrò in Parlamento alla il Nord dell’Inghilterra. Trovò II riuscì finalmente a salire sul
di religione con un nuovo esercito testa di un reggimento e con in a sbarragli la strada Cromwell trono (1660), ma solo perché a
con cui invadere l’Inghilterra. mano una lista: chi si dichiarò in persona, che lo sconfisse a offrirglielo fu il Parlamento, che
La Battaglia di Preston (17 agosto contrario a incriminare il re per Dunbar (3 settembre 1650) e a con questo atto sancì la
1648) chiuse la seconda fase della tradimento fu imprigionato o Worcester (esattamente l’anno propria importanza
Guerra civile. Questa volta, però, messo alla porta senza tante ceri- dopo) costringendolo a ripa- politica.

Fedeli agli ordini


Cromwell dopo la vittoriosa Battaglia
di Marston Moor (2 luglio 1644),
in cui i suoi disciplinati Ironsides
sbaragliarono la cavalleria realista.

leria di Cromwell. I parlamentaristi, decisi, convinti e incrol-


labili nella fede, sbaragliarono i cavaliers realisti e, pur in con-
dizioni di inferiorità numerica, affrontarono vittoriosamente
la controcarica della riserva montata del principe Rupert del
Reno, comandante delle truppe realiste. Tuttavia, al contrario
contrariio
di quanto era successo sul fronte avverso a Edgehill, una vo vol-
ol-
ta messi in fuga i nemici i parlamentaristi non on si lanciarono ini
una forsennata quanto inutile rincorsa per eliminare
li i
liminare
le unità già sconfitte. Si riorganizzarono, grazie
zie al-
la loro religiosa disciplina, e attaccarono il re--
tro della fanteria realista, mandando in rot-
ta l’intero esercito avversario. Marston Mo-
or fu una delle battaglie decisive della Guer-
ra civile: il principe Rupert soprannominò
Oliver Cromwell “Ironsides” (ovvero “Fian-
chi di ferro”) avendo visto con quale determi-
nazione riuscisse a sfondare le linee nemiche, e
in breve tempo il suo reggimento divenne noto to co- Archibugio
me “gli Ironsides”. e spada
U    . A Londra il Parlamento nto de- A destra, un
ironside fa fuoco
cise che era giunto il momento per l’Inghilterra di do- con l’archibugio
tarsi di un esercito professionista. La New modell army, in dotazione:
letteralmente “Armata di nuovo modello”, fu realizza-alizza- all’epoca la gittata
ta sull’esempio degli Ironsides, selezionando gli uomi- utile era di soli 50
ni più integri moralmente, che pregavano e leggevano evano metri. A sinistra,
una “mortuary
sword”, la spada
Cavalier Il soprannome che s’erano dati, come titolo d’onore, gli più diffusa tra
appartenenti al partito del re. gli Ironsides.

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CON LA RESTAURAZIONE la Bibbia tra una battaglia e l’altra, e in cui si veniva promossi in
base al merito, non per diritto di nascita o secondo il censo. Il
DELLA MONARCHIA loro grido di battaglia era “Dio, Signore degli eserciti” e si con-
sideravano migliori da chi combatteva al soldo del re, per tor-
ANCHE GLI IRONSIDES naconto personale o bottino. «Non si consideravano un eser-
cito di professionisti» spiega Holmes «piuttosto dei civili chia-
FURONO SMOBILITATI mati all’azione dalla propaganda anticattolica e antiassolutista
del Parlamento. Tuttavia la New model army aveva già mol-
te caratteristiche in comune con
Parole gli eserciti moderni (v. articolo
affilate a pag. 16)». I soldati ricevevano
Alle azioni una paga relativamente alta, che
militari i
permetteva agli ufficiali di esi-
cavalieri
puritani di gere disciplina e ordine duran-
Cromwell te i combattimenti; si pretende-
alternavano va anche un comportamento di-
la lettura gnitoso dopo la battaglia, ed era
della Bibbia.
considerato sbagliato abbando-
narsi a massacri, saccheggi e stu-
pri. Cromwell stesso, nominato
comandante della cavalleria, or-
dinò esplicitamente ai suoi uo-
mini di non colpire i civili, a me-
no che non fossero armati. E per
chiarire quanto prendesse sul se-
rio la faccenda, arrivò a giustizia-
re chi non si comportava correttamente. Avvenne anche nella
tanto cattolica quanto disprezzata Irlanda, dove appena arri-
vato (v. più avanti) fece condannare alla pena capitale due sol-
dati colpevoli di furto.
A  . Il battesimo del fuoco per la New model army
arrivò presto: il 14 giugno 1645, vicino al villaggio di Naseby, le
due armate si scontrarono di nuovo. Re Carlo era presente sul
campo, e ordinò al principe Rupert di caricare con la sua ca-
Furono le sterline spese valleria il fianco sinistro dello schieramento parlamentarista.
per equipaggiare i 1.200 Dopo un breve ma cruento scontro, i realisti ebbero la meglio e
componenti del doppio misero in fuga gli avversari. La tentazione di inseguirli per mas-
reggimento degli Ironsides
con cavallo (la spesa
sacrarli fu come al solito irresistibile: Rupert e i suoi, secondo
maggiore), armatura, alcune cronache del tempo, galopparono per oltre 5 chilome-
spada, archibugio o pistola.
Censo Status sociale di una persona dato dalle sue ricchezze.

L’equipagggiamento
o di un iron
nside

G
li Ironsides in- busto e la schiena dalle particolare la cosiddet-
dossavano una palle di pistola, ma non ta “mortuary sword”.
giacca giallo-ocra da quelle di archibugio. Utilizzata anche da
di pelle conciata a olio, Anche l’elmetto era Cromwell, aveva una
molto flessibile (al con- leggero: proteggeva lama di circa un metro
trario delle armature la nuca e la testa, ma e un’elsa dal disegno
metalliche) con una era aperto frontalmen- particolarmente in-
lavorazione che garan- te, con ali mobili per tricato. Sembra che il
tiva una particolare difendere le orecchie nome derivasse proprio
resistenza nel tempo e e tre listelli metallici dalla guardia, che
Cuoio e ferro alle intemperie. Il peso per bloccare i fendenti ricordava la gabbia
In aggiunta c’era era contenuto, dai 2 ai diretti al volto. toracica dello scheletro
la corazza a 3 kg, e il cuoio spesso Spada e archibugio. umano. Oltre alla fede-
mezzo busto. Nel fino a mezzo centime- L’arma preferita dai le spada, al fianco i ca-
particolare, la tro. Sopra la giacca cavalieri era la spada. valieri portavano una
fiaschetta per la indossavano un’arma- Molto diffusa era quel- pistola o un archibugio
polvere da sparo. tura che proteggeva il la con elsa a cesto, in leggero.

42 S www.focusstoria.it
tri all’inseguimento delle unità nemiche in rotta. Fu un’inuti- scampo dalle fiamme. E ai soldati trincerati nelle torri che anco-
le corsa: sia i seguaci del re che quelli del Parlamento finirono ra resistevano alla furia delle truppe inglesi non andò tanto me-
fuori gioco, i primi all’inseguimento dei secondi. glio: gli ufficiali vennero subito trucidati, così come un soldato
Dall’altra parte del campo di battaglia, Cromwell e i suoi ogni dieci. Tutti gli altri furono caricati sulle navi dirette a Bar-
Ironsides attesero la carica nemica, costringendo i nemici a bados, come schiavi. Dopo l’assedio di Drogheda, Cromwell in-
un’azzardata avanzata lungo una salita scoscesa, e al momen- viò un resoconto al Parlamento, in cui spiegava i motivi del suo
to giusto controcaricarono. Il copione era già scritto: Cromwell comportamento estremamente violento: “Sono sicuro che que-
mise in fuga gli avversari ma, al contrario del principe Rupert, sto è il giusto giudizio di Dio su quei barbari miserabili che han-
il controllo assoluto sui suoi uomini e il loro zelo religioso gli no sparso così tanto sangue innocente, e che questo avvenimen-
permisero di trattenerli dall’inseguire in massa i nemici in fu- to eviterà un enorme spargimento di sangue in futuro”. In altre
ga. Ordinò alle prime file di incalzare gli avversari in rotta, ri- parole non aveva avuto pietà degli irlandesi perché in passato
organizzò il grosso degli Ironsides e lii condusse all’attacco sul si erano macchiati di massacri contro i protestanti, ma soprat-
fianco della fanteria realista, che presaa tra due fuochi crollò. I tutto perché sapeva che il destino di Drogheda avrebbe spinto
parlamentaristi avevano vinto una battaglia
attaglia che valeva il tro- molti oppositori ad arrendersi davanti al suo esercito.
no d’Inghilterra (v. riquadro a pag. 40).
0). P  . Cromwell aveva voluto un’armata di soldati dai
F   . Se in battaglialia gli Ironsides, e più in saldi principi morali, e creò un esercito in cui lo zelo religioso
generale i soldati dell’esercito parlamentarista,
entarista, potevano van- condusse a magnifici comportamenti sul campo di battaglia.
tare un controllo e una disciplina superiori
eriori rispetto al nemico, Gli Ironsides e la New model army divennero celebri per gli at-
non vuol dire che fossero dei santi. Anzi, soprattutto quando ti di eroismo e le cariche inarrestabili, accompagnate da odi al
affrontavano i cattolici, non conoscevanovano alcuna pietà. Subito Signore e salmi cantati subito dopo la vittoria; ma anche per le
dopo la Battaglia di Naseby furono violentate
olentate e uccise un cen- terribili violenze compiute sui loro acerrimi rivali nella fede,
tinaio di donne al seguito di re Carlo solo
olo perché scambiate per i cattolici.
irlandesi e quindi cattoliche. Nel 16455 i parlamentaristi asse- asse Paolo Paglianti
diarono Basing House, un castello di di proprietà del marche-
se John Paulet, fedele al re: gli Ironsides
es depredarono le ricche Barbados Isola delle Piccole Antille, nel mar dei Caraibi.
stanze del maniero e impiccarono almeno meno quat-
tro preti cattolici. Aggiunge Holmes: s: «Basing
House era difesa da una guarnigione ne in gran
parte composta da cattolici: il maggioree Thomas
Harrison, un subordinato di Cromwell, ell, sparò a
un ufficiale realista, che voleva arrendersi,
dersi, gri-
dando “Maledetto sia chi non fa il lavorovoro del
Signore diligentemente”». Il castello fu u dato
alle fiamme, e molti dei suoi difensori mo-
rirono nell’incendio.
La Campagna d’Irlanda fu ancora più
sanguinosa: Cromwell assunse il coman- an-
do della spedizione inglese che a metà del
1649 sbarcò a Ringsend, a sud di Dublino; lino;
era stato inviato dal Parlamento per ripor-
por-
tare l’isola sotto il controllo inglese. Do-
po la battaglia vittoriosa di Rathmi-
nes, il 3 settembre assediò la citta-
dina di Drogheda. Dopo vari assal-
ti e ritirate, le truppe di Cromwell
convinsero l’ufficiale al comando dellaa
ridotta all’esterno delle mura ad arren--
dersi: non appena questi uscì con la suaa
guarnigione, gli inglesi li uccisero tutti
ti
senza pietà. L’ufficiale stesso morì col- l-
pito ripetutamente con la sua gamba di
legno, usata come mazza da un solda-
to protestante. Durante la conquista
della città, Cromwell arrivò addirittu-
ra a ordinare di dare fuoco a una chiesa sa in Forza d’urto
cui avevano cercato riparo civili e militari:
itari: chi Gli Ironsides erano
non bruciò vivo fu massacrato mentree cercava soliti caricare
compatti, distanti
non più di mezzo
Ridotta Opera fortificata d’importanza secondaria, che può
metro l’uno dall’altro
essere isolata oppure inserita in un sistema difensivo più vasto.
e disposti su tre file.

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SOLDATI CHE, POC CO
PIÙ DI UN
N SECOLOO FA
A,
USAVANO O ANCOR RA
LANCE, SPADE E
SCUDI. E AVEVANO
GRANDE SPR REZZO
DELLA VITA: LA
PROPRIA E L’ALTR
RUI

44 S
Gli ultimi istanti
Il generale inglese
Gordon poco prima
di essere trafitto dai
rivoltosi sudanesi.
Nella pagina a fianco,
un ritratto del capo
dell’insurrezione,
Muhammad Ahmad
(il Mahdi), e una
mappa della zona di
Khartoum all’epoca in
cui era assediata dalla
sua armata (1884-85).
ll’alba del 26 gennaio 1885 i dervisci sciamarono ri circostanti, fino ad arrivare a “pre-
tra le vie di Khartoum attraverso la breccia aper- gare nella moschea di Istanbul”. Ma
ta nei bastioni meridionali della città. Raggiunto il destino aveva altro in serbo; all’api-
il palazzo del governatore, si lanciarono verso le ce della sua potenza, ma con il fisico
stanze di Gordon Pascià, il generale inglese, che apparve loro indebolito dai vizi terreni a cui, dopo
indossando in maniera impeccabile l’uniforme. Alla sua richie- una lunga vita da asceta, non era più
sta di vedere il loro capo, il Mahdi, Gordon fu trafitto al petto abituato, il Mahdi non sopravvisse al
da una lancia. Poche ore dopo, tre dervisci mahdisti, seguiti da suo rivale più di cinque mesi: morì il Era il numero massimo di
una folla urlante e in preda al delirio, si fermarono davanti alla 22 giugno, forse di tifo. Ma chi era uomini che componevano
tenda del Mahdi, Muhammad Ahmad. Uno dei tre guerrieri ne- Muhammad Ahmad, che si era pro- un rub, l’unità base
ri, di nome Scetta, aveva in mano un involto grondante sangue; clamato “il Mahdi”, e cioè “l’Eletto di dell’esercito mahdista,
che può essere
sogghignando, svolse il panno e mostrò la testa di Gordon. In- Dio”, “l’Inviato di Allah” ovvero “Co-
paragonato a un nostro
fisso su un palo piantato davanti alla tenda del capo dei rivolto- lui che è atteso”? battaglione.
si, il macabro feticcio rimase per giorni a fare bella mostra di sé. D    . Il
L’assedio era finito e i mahdisti erano padroni di tutto il Sudan. nuovo profeta era nato nel 1844 in
Khartoum “l’infedele”, la vecchia capitale, fu abbandonata e so- Nubia (la regione tra Egitto e Sudan dove i faraoni locali co-
stituita dall’agglomerato di Omdurman, sorto di fronte, sulla struirono piramidi alte e strette), sulle sponde del Nilo. Figlio
riva occidentale del Nilo. di un cammelliere di Dongola, fu indirizzato sin da piccolo al-
La prima fase della jihad era terminata con una clamorosa lo studio del Corano sull’Isola di Abba, a quattro giorni di na-
vittoria e ora era tempo di estendere la guerra santa ai territo- vigazione da Khartoum. A 32 anni era già considerato un santo
e si diceva che fosse il vero erede del profeta Maometto: chiun-
Dervisci Dal persiano darwish o darvish (“povero”): setta mistica islamica nata que passasse nelle vicinanze dell’isola si volgeva a pregare nel-
nel XII secolo, i cui seguaci vivevano da monaci asceti mendicanti, cercando il la sua direzione. I dervisci lo elessero a loro capo e lui contrac-
distacco dai beni e dalle passioni terrene. Praticavano rituali iniziatici estremi.
cambiò estendendo il termine “dervisci” a tutti i suoi seguaci.
Mahdi È una figura, estranea al Corano, che secondo il credo islamico verrà sulla La sua fama si diffuse in tutti i bazar e le moschee di Khartoum
Terra per restaurare la religione e la giustizia prima della fine del mondo. e le popolazioni lo identificarono con il tanto atteso Mahdi che
Jihad Propriamente “sforzo”, “lotta” e, per estensione, la “guerra santa” contro secondo un’antica profezia avrebbe dovuto unificare e sotto-
gli infedeli alla quale sono chiamati tutti i seguaci dell’islam. mettere tutto il mondo islamico prima della fine del mondo.

FANATICI E SANGUINAARI, DOPO AV


VER VINTO
IL NEMICO LO DECAPITTAVANO E
NE USAVANNO LA TESTA
A COME TRO OFEO
Via terra e via fiume
Fucilieri inglesi nei pressi della cateratta
di Ambigole, sul Nilo. Risalgono il fiume
per raggiungere Khartoum assediata.

Munito solo di bastone e di una scodella da mendicante, ave-


va percorso il Sudan annunciando ai poveri l’arrivo di una nuo-
va era. Il neo sulla guancia sinistra e lo spazio tra gli incisivi su-
periori lo identificavano come il predestinato, per la gente era
l’“atteso”. Forse non sapeva a memoria tutto il Corano, ma lo
conosceva abbastanza da trovare, a ogni domanda, la risposta
che il suo pubblico desiderava udire. Cominciò a radunare in-
torno a sé un piccolo esercito di fedeli, che prese il no-
me di Ansar. Nel 1881 erano già più di 10 mila, prove-
nienti da tutte le tribù del Sudan, che all’epoca face-
va parte dell’Egitto, protettorato turco sostanzial-

Ansar È la parola araba che indica gli abitanti di Medina


che, all’arrivo di Maometto in città, si convertirono
all’islam e ne costituirono la prima unità militare.

Reg
gion
ni, sold
datii e colo
ori

I
l Mahdi divise l’eser- Con le toppe. Ogni
cito (Ansar) tra i suoi reparto aveva uno sten-
tre califfi (khalifa). dardo bianco, di forma
Queste divisioni, ognu- rettangolare, con bordi
na chiamata “bandiera” colorati e decorato,
(rayya), erano costitui- solo su un lato, da scrit-
te in base alle regioni di te religiose. Simbolo
provenienza dei guer- dell’Ansar era la jibbeh,
rieri. Sotto la Bandiera una veste di cotone
Nera (al-Rayya al-Zarqa) bianco indossata dai
combattevano le tribù poveri sudanesi, su cui
dell’Ovest, della zona venivano cucite grandi
di Baqqara, e la mag- toppe di colore rosso,
gioranza dei guerrieri verde, blu e giallo. Dopo
più fanatici (jihadiyya). la conquista di El Obeid,
La Bandiera Rossa (al- il Mahdi prescrisse una
Rayya al-Hamra) racco- vera e propria unifor-
glieva le tribù che vive- me ai suoi seguaci:
vano sulle rive del Nilo oltre alla jibbeh, essi
a nord di Khartoum, dovevano indossare
mentre gli abitanti del- pantaloni bianchi (sira-
Lo scontro le zone del Nilo Bianco val), sandali (sayidan),
e del Nilo Azzurro si una fascia (karaba) e
A sinistra, radunavano sotto la un copricapo (taggia)
la Battaglia di Bandiera Verde (al- avvolto in un turbante
Abu Klea del Rayya al-Khadra). Dopo bianco (imma). L’intero
gennaio 1885 tra la morte del Mahdi, la esercito, quando non
il Camel corps Bandiera Nera, coman- era impegnato in com-
inglese e i dervisci. data dal suo successore battimento, rimaneva
Sopra, tre soldati Abdullahi, divenne la accampato nella città
dell’Ansar, l’esercito più importante. di Omdurman.
di fedeli del Mahdi.

S 47
mente autonomo e retto da un viceré, il khedivè (dal persiano
Gordo
on Passciàà antico, col significato di “signore, principe”).
Nel 1882 gli inglesi, anche per tutelare i propri interessi sul

C
harles George Gordon Canale di Suez, occuparono l’Egitto. Fu allora che il Mahdi
(foto) nacque in Inghil- diede inizio a una guerra santa per cacciare gli egiziani dal Su-
terra nel 1833 e si arruolò dan. I dervisci, usciti vincitori da due scontri con gli egiziani,
nell’esercito britannico nel
1851. Nel 1854-55 partecipò si ritirarono nella regione del Kordofan, che divenne la base di
alla Guerra di Crimea, dove si partenza per le successive incursioni. Nel 1883, conquistata El
distinse nelle trincee durante Obeid (o Al Ubayyid), città principale della regione, e annien-
l’assedio di Sebastopoli. Fu tata a Shaykan la spedizione comandata dal colonnello inglese
promosso al grado di capitano William Hicks, la rivolta dilagò per tutto il Sudan, la Nubia e
nel 1859 e nel 1860, durante
la Seconda guerra dell’oppio, le coste del Mar Rosso, lasciando in mano egiziana solo la cit-
combatté in Cina come volon- sercito egiziano, rientrando tà di Khartoum, posta su di un triangolo di terra alla confluen-
tario contro i ribelli Taiping. Al nei quadri di quello inglese con za del Nilo Bianco con il Nilo Azzurro.
ritorno in patria, “Gordon il ci- il grado di generale. Richiama- A   . L’esercito mahdista contava ormai più
nese” fu accolto come un eroe. to al Cairo nel 1884, accettò di di 100 mila uomini, armati per un terzo di fucili e, per il resto,
Nelle file egiziane. Nel 1873 rientrare a Khartoum, dove ri-
venne nominato dal khedivè organizzò le difese della città e di spade, lance e scudi. I cannoni e le mitragliatrici sottratti al
d’Egitto governatore di una respinse un primo attacco dei nemico venivano regolarmente reimpiegati, ma erano le cari-
regione del Sudan, con il titolo mahdisti. Il 26 gennaio 1885 che della cavalleria, composta di truppe montate a cavallo e su
di pascià (“generale”), e lì con- la città cadde e Gordon venne dromedari, a costituire la tattica vincente dei dervisci, divenu-
dusse una efficace lotta contro ucciso mentre tentava l’ultima ti famosi per il loro fanatismo e per l’assoluto sprezzo della vi-
il brigantaggio e lo schiavi- difesa. Fu considerato dagli in-
smo. Nel 1880 si dimise dall’e- glesi il martire di Khartoum. ta, che li spingeva a compiere anche attacchi suicidi.
Il khedivè, allarmato dal precipitare della situazione, riuscì a
convincere gli inglesi a inviare a Khartoum il generale Charles
Alla carica! George Gordon, che già vi aveva rivestito l’incarico di governa-
Sotto, la carica del 21° Lancieri tore anni prima. Nonostante disponesse solo dei soldati e dei
durante la Battaglia di civili che si trovavano nell’abitato, e pur consapevole di trovarsi
Omdurman. Tra gli ufficiali
di questo reggimento di in una situazione disperata, Gordon si prodigò per organizza-
cavalleria inglese c’era re la difesa. Tuttavia, quando il Mahdi pose il suo quartier ge-
anche Winston Churchill.

GRAZIE AL SUO FEDELIISSIMO ESER


RCITO,
IL MAHDI G OVERNÒ IM
MPONENDO O
LA DURA LE MICA DELLA SHARIA
EGGE ISLAM
nerale a Omdurman e mise sotto assedio Khartoum, gli ingle-
si organizzarono un corpo di spedizione per portare soccorso
alla città, al comando di un visconte, il pluridecorato genera-
le Garnet Wolseley. Il contingente si mosse in parte su imbar-
cazioni e cannoniere che risalivano il Nilo e in parte via terra,
con il famoso Camel corps, attraverso il deserto. Quest’ultimo
si scontrò, nel gennaio del 1885, con i dervisci ad Abu Klea e
ad Abu Kru, ottenendo due sanguinose vittorie, ma arrivò in
vista di Khartoum due giorni dopo la caduta della città e del-
la morte di Gordon Pascià. Gli inglesi decisero così di ritirarsi
dal Sudan, mantenendo il porto di Suakin, sul Mar Rosso, e la
città di Wadi Halfa, sul Nilo.
U   M . A capo di un vasto territorio, Muham-
mad Ahmad fondò il suo Stato religioso, il Mahdiyya, che fu
governato applicando duramente la legge islamica, la sharia.
L’immenso e fedele esercito era il braccio armato con cui la leg-
ge veniva imposta alle popolazioni, che si adattarono a soprav-
vivere in una condizione di povertà assoluta. La schiavitù era
diffusissima e il commercio degli schiavi una delle attività più
lucrose. Il Sudan fu diviso in vari territori, assegnati a califfi, i
luogotenenti del Mahdi, il più importante dei quali, Abdulla-
hi, detto appunto “il Khalifa”, succedette a Muhammad quan-
do questi morì, nel 1885. ▸

Camel corps Reggimento di fanteria utilizzato dall’esercito britannico in Egitto


e in Sudan alla fine del XIX secolo. I soldati montavano cammelli e dromedari,
animali scelti per la capacità di adattarsi alle condizioni ambientali del deserto.
Califfo Il “vicario” di Maometto alla guida della comunità islamica. In seguito il
termine passò a indicare genericamente un supremo capo spirituale e politico.

Chiom
me “fu
uzzyy wuzzzy””

F
uzzy wuzzy (termine si distinguevano tra i
spregiativo per definire seguaci del Mahdi perché
un nero dai capelli cre- combattevano a capo sco-
spi) era il soprannome che perto ostentando una folta
lo scrittore Rudyard Kipling capigliatura a cespuglio.
diede, in una poesia, ai Uniformati. Dopo la caduta
guerrieri beja (foto sopra) di Khartoum, presero a
della tribù Hadendowa, lavarsi i capelli e a tagliar-
che combattevano nelle seli, indossando anch’essi il
file mahdiste. Celebri per turbante e il copricapo come
il fanatismo e il coraggio, faceva il resto dell’esercito.

Arma bianca
A sinistra, un
pugnale sudanese
risalente al
periodo della
Guerra mahdista.

S 49
Al ciinem
ma e nei liibri

L
e vicende del Mahdi e del 1896-98, vissuta in tratte ben sei riduzioni
del suo impero gene- prima persona dall’autore cinematografiche: la più
rarono una profonda (presente alla Battaglia di famosa fu quella di Zoltan
iimpressione
mp nel mondo, Omdurman del 1898). Korda, del 1939. Altro
iispirando
spi pittori, poeti Anche nei film. Fra i ro- celebre film, di accurata
e scrittori.
sc Uno dei libri manzi più celebri trovia- ricostruzione storica, è
più letti fu Riconquistare mo La luce che si spense Khartoum, con Charlton
Kha
Khartoum di Winston di Rudyard Kipling e Le Heston nei panni del ge-
Chu
Churchill, che racconta la quattro piume di Alfred E. nerale Gordon e Laurence
cam
campagna di riconquista W. Mason, da cui furono Olivier in quelli del Mahdi.

Abdullahi era quarantenne, analfabeta, ma non privo di intel- zi i califfi, poco attenti alla religione che imponevano agli altri
ligenza: era il meno fanatico dei seguaci del Mahdi, ma non- con la forza, indugiavano in ozi e lussuria, tra donne, cibo e li-
dimeno fece uccidere tutti i parenti del suo predecessore, affi- quori. Il Paese aspettava solo qualcuno che venisse a liberarlo
dando le cariche più importanti agli uomini provenienti dalla e ciò accadde quando la Gran Bretagna, preoccupata dall’inte-
sua tribù. Cercò di conquistare il porto di Suakin, per dare al resse che la Francia stava dimostrando per il Sudan, organiz-
suo Stato uno sbocco sul mare, ma fu respinto dagli anglo-egi- zò una spedizione militare per porre fine all’Impero mahdista.
ziani. Si rivolse allora a sud, cercando di allargare i propri do- Nel 1896, il generale sir Herbert Kitchener, divenuto sirdar,
mini a danno dell’Etiopia, la cui popolazione era in maggioran- e cioè comandante in capo dell’esercito egiziano, si mosse con
za cristiana e quindi composta da infedeli. Gli scontri fra abis- le sue truppe verso sud, costruendo una ferrovia du-
sini e dervisci furono sanguinosissimi e in alcuni di questi fu rante la marcia per assicurarsi i rifornimenti. Do-
impegnato anche il negus Giovanni, imperatore d’Etiopia, che po due anni e una battaglia vittoriosa sul fiume Atba-
a Gallabat, nel 1889, cadde in combattimento. Il corpo del ne- ra, affluente del Nilo, il 2 novembre 1898 il genera-
gus fu decapitato e la sua testa mandata al califfo a Omdurman. le schierò il proprio esercito sulla piana di fronte a
S   . Nonostante queste vittorie, il Sudan Omdurman, mentre le cannoniere lo proteggeva-
era sconvolto dalla carestia, con la popolazione che no dal fiume. L’Ansar uscì al completo dalle mura
moriva per strada o si disputava i rifiuti degli della città e si lanciò all’attacco. Il primo ad avvistarlo
animali. C’era chi uccideva per un pezzo di fu il giovane tenente Winston Churchill, aggregato al
pane e frequenti divennero i casi di canni- 21° Lancieri e mandato da Kitchener in ricognizione.
balismo. Intanto nei loro palaz- La superiorità numerica dei dervisci era di quasi 2 a 1, ma i

Negus Titolo nobiliare etiope, corrispondente Winston Churchill (1874-1965): politico, storico e giornalista inglese, fu primo
a “sovrano”. Secondo la tradizione fu ministro del Regno Unito durante la Seconda guerra mondiale. Tra il 1897 e il 1898
conferito per la prima volta da re Salomone fu ufficiale dell’esercito britannico in Sudan, esperienza su cui scrisse un resoconto
al figlio Menelik I, avuto dalla regina di Saba. nella Storia del Malakand field force: un episodio della guerra di frontiera.
Un italiaano
o in
n Afriicaa

R
omolo Gessi (foto),
patriota ed esploratore
italiano, fu amico e col-
laboratore di Gordon. Nato
nel 1831 a Istanbul da genitori
italiani, nel 1855 partecipò al-
la Guerra di Crimea e nel 1859
combatté al fianco di Garibal-
di fra i Cacciatori delle Alpi.
L’esploratore. Nel 1873 esplo-
rò il Sudan Orientale e risalì
L’asso nella manica il Nilo fino al Lago Alberto.
Un soldato dell’esercito Si batté al fianco di Gordon
anglo-egiziano impegnato contro gli schiavisti e fu nomi-
con una mitragliatrice nato governatore di Bahr el-
automatica Maxim. Ghazal. Morì a Suez nel 1881.

cannoni e le mitragliatrici Maxim fecero una strage. In quella


carneficina, durata circa due ore, i fanatici mahdisti si lancia-
rono ripetutamente e con inesauribile coraggio contro le linee
anglo-egiziane, ma invano. Neppure le preghiere del Khalifa,
che assisteva allo scontro seduto su un tappeto e sgranando il
rosario, riuscirono a cambiare le sorti della battaglia. Quello
fu l’ultimo giorno del mahdismo, e l’immagine finale di quella
epopea di sangue fu costituita da quei 20 mila cadaveri vestiti
di bianco che giacevano sulla pianura desertica.
La prima cosa che Kitchener fece, entrato a Omdurman, fu
quella di distruggere il mausoleo del Mahdi e spargere le sue
ceneri nel Nilo. Il califfo Abdullahi fu ucciso insieme ai suoi ul-
timi seguaci nel novembre dell’anno successivo.
Marco Lucchetti

Mitragliatrice Maxim Fu la prima mitragliatrice automatica portatile. Inventata


dall’omonimo ingegnere americano nel 1884, sfruttava l’energia del rinculo per
riarmare l’arma, riuscendo così a sparare fino a 600 colpi al minuto.

CHURCHILL DEFIN NÌ I MAHDISTII COME IL PIÙ


FOR
RTE ESERCITO
O DI SELVAGG
GI MAI MESSO
INSIE
EME CONTRO O UNA POTENNZA EUROPEA
Vincitori e vinti
Sopra, il generale
inglese Kitchener
seduto davanti
ad alcuni suoi
ufficiali. A sinistra,
il califfo Abdullahi,
dopo la sconfitta
di Omdurman,
in fuga con i suoi
seguaci. Morì in
combattimento
l’anno dopo.

S 51
PRESERO A PRESTITO
IL CODICE DEI
SAMURAI PER
SALVARE L’ONORE DI
UNA NAZIONE CHE
STAVA PERDENDO
LA GUERRA. RAGAZZI
CHE SCELSERO DI
ANDARE A MORIRE
CON IL CONFORTO
DI UN PO’ DI SAKÈ
A PERDERE una foto in bianco e nero (v. qui sotto) che tutti in
Giappone conoscono, scattata il 26 maggio 1945 al-
la base aerea di Bansei, nel Sud del Paese. Cinque gio-
vanissimi in uniforme da pilota, sorridenti: al centro
dell’immagine il caporale Yukio Araki tiene un cucciolo fra le
braccia e lo accarezza. Il giorno seguente Araki morirà nel cor-
so di un attacco suicida contro la flotta americana, al largo di
Okinawa. Aveva 17 anni e apparteneva al 72° squadrone shinpu.
Shinpu è la pronuncia cinese dei kanji – cioè dei caratteri
usati anche nella scrittura giapponese – che formano la paro-
la kamikaze, ovvero “vento divino”. E Yukio Araki è stato uno
degli oltre 3.900 (secondo le fonti giapponesi, 2.800 secondo
le americane) piloti che negli ultimi mesi della Guerra del Pa-
cifico sacrificarono la propria vita gettandosi contro le navi al-
leate, a bordo di aerei carichi di esplosivo. Di fatto rappresen-
tavano l’ultima risorsa di un Paese ormai in rotta, le cui armate
stavano ripiegando da tutti i territori che avevano conquista-
to fino al 1942, quando la guerra contro gli Alleati (Usa, Gran
Bretagna, Australia, Olanda, cui si sarebbero poi aggiunti Ci-
na e Urss) aveva mutato il proprio corso. Ed era una risorsa al-
la quale era stato dato un nome antico e beneaugurante, per-
ché “vento divino” (kami indica la divinità e kaze è il vento) era
l’appellativo attribuito ai tifoni che, nel 1274 e nel 1281, aveva-
no disperso le flotte mongole mandate da Kublai Khan, nipo-
te di Gengis, alla conquista del Giappone retto dagli shogun.
A quel tempo l’Impero mongolo era il più grande del mondo
e si estendeva dall’Europa all’India e alla Cina. Le flotte erano ▸
Shogun È la carica che nell’antico Giappone era conferita al capo di una
spedizione bellica: equivaleva al grado di generale. Dalla fine del XII secolo e fino
al 1868 divenne titolo ereditario e sinonimo di capo di un governo militare.

Come eroi
A sinistra, aspiranti
kamikaze in un dipinto
di Tom Porta. I piloti
suicidi giapponesi
ispirarono le opere di
molti artisti. A destra,
un particolare della
celebre foto che ritrae
il kamikaze Yukio Araki
mentre accarezza un
cane alla vigilia della
sua missione.

S 53
Un sorso e via
Uno dei rituali che precedevano
la missione: i piloti bevevano un
bicchiere di sakè (liquore di riso).

GLI ASSPIRANTI KAMIKAAZ E, PER LO


O PIÙ STU
UDENTI,
ERANOO IL TRIPLO
O RISPETT
TO AGLI AEREI DISPPONIBILI
immense (900 navi la prima, 4 mila la seconda) e i combattenti Era cominciata una guerra diversa, e per undici mesi la flotta
giapponesi pochi e male organizzati... Ma per due volte i tifoni alleata avrebbe dovuto fare i conti con una nuova, incredibile
avevano disperso il nemico. Così, pensavano gli Stati maggiori minaccia. “Choc, paura, sorpresa. Questo provavano i marinai
nel 1944, un nuovo inatteso tifone avrebbe disperso gli Alleati. americani di fronte agli aerei che puntavano dritti su di loro,
L’   . La prima unità kamikaze ufficiale incuranti di tutto” ha scritto lo storico Bill Gordon, il maggio-
– cioè una forza di attacco suicida – venne creata dal viceam- re studioso americano del fenomeno kamikaze. “E si chiedeva-
miraglio Takijiro Onishi a Mabalacat, presso Manila (Filippi- no, senza potersi rispondere, chi fossero i piloti che sceglievano
ne), nell’ottobre 1944. Stava iniziando la Battaglia del Golfo di di darsi la morte in quel modo”.
Leyte, una delle più cruente e decisive della Guerra del Paci- S   . Ragaz-
fico, e allo strapotere aereo e navale degli Alleati i giapponesi zini, o poco più. Il 90 per cento dei ka-
non potevano opporre che una quarantina di aerei. “Ci sareb- mikaze della marina aveva fra i 18 e i
be solo un modo per difendere le Filippine: caricare una bom- 24 anni. Quasi tutti quelli che proveni-
ba da 250 chili su uno Zero (aereo giapponese, ndr) e portar- vano dall’esercito erano fra i 17 e i 22.
lo dritto su una portaerei” spiegò Onishi agli ufficiali del suo Molti erano studenti universitari, an-
201° gruppo di volo. Onishi era un aviatore e un paracaduti- che di facoltà come ingegneria e scien-
sta leggendario, uno dei pianificatori dell’attacco a Pearl Har- ze naturali, dove pure si godeva del di-
Il numero di aerei preparati
bor, con un enorme ascendente sulle truppe, che vedevano in ritto al rinvio della leva per motivi di per attacchi suicidi che
lui un samurai redivivo. Dopo le atomiche di Hiroshima e Na- studio. Alla fine del conflitto sarebbe- nel momento dell’armistizio
gasaki avrebbe implorato l’imperatore di resistere a tutti i co- ro stati un migliaio gli studenti-soldato erano pronti all’uso
sti: e quando, il 15 agosto 1945, Hirohito pronunciò il discorso morti negli attacchi suicidi. Un’altra sul territorio giapponese
della resa, Onishi si uccise praticando il seppuku. celebre foto, scattata alla base aerea di per resistere ai piani
di invasione americani.
In realtà, già prima dell’ottobre ’44 diversi piloti giapponesi Chiran (dal 1975 diventata il principa-
avevano perso la vita precipitando con gli aerei sulle navi allea- le museo giapponese dedicato ai piloti
te: si trattava però di incidenti, o di scelte dei piloti stessi dopo kamikaze, con 500 mila visitatori all’anno), inquadra un aereo
che il loro velivolo era stato colpito ed era impossibile il ritorno al decollo, salutato da un gruppo di studentesse di liceo, quasi
alla base. La prima vera shinpu tokubetsu kogeki tai (cioè “unità coetanee del pilota, che sventolano rami di ciliegio in fiore. E
speciale di attacco vento divino”), abbreviato in tokkotai, for- proprio il ciliegio in fiore sarebbe diventato il simbolo dei gio-
mata da 24 piloti e comandata dal tenente Yukio Seki, si alzò in- vani votati al sacrificio.
vece in volo il 25 ottobre. Obiettivo: un convoglio americano nel Volontari numerosi (almeno il triplo, rispetto agli aerei di-
Golfo di Leyte. Risultato: l’affondamento della portaerei St. Lo sponibili), istruiti, appartenenti a famiglie di buon reddito, gli
e il danneggiamento di altre navi. Quando, al tramonto del aspiranti kamikaze erano il frutto di un contesto culturale an-
giorno seguente, si tirarono le somme delle ondate di attacchi tico e moderno insieme. “Da sempre in Giappone si rende ono-
kamikaze (55 piloti in tutto), gli americani compresero di tro- re al coraggio. Specie di fronte alle imprese più disperate” scri-
varsi di fronte a un nuovo problema: 47 navi erano state colpi- ve Bill Gordon. “Figura di riferimento dei piloti suicidi era Ku-
te (di cui 7 portaerei), 5 affondate, 23 gravemente danneggiate. sunoki Masashige, un samurai che combatté per l’imperatore
Go-Daigo nel 1336, e non essendo riuscito a vincere malgrado
Seppuku Nella lingua giapponese significa “taglio del ventre con un coltello”. il proprio valore (e a causa di errate disposizioni imperiali) fe-
Indica il suicidio rituale che in Occidente è noto anche come harakiri. ce comunque harakiri”. A tutto questo si aggiunga che, a parti- ▸
(continua a pag. 58)

54 S www.focusstoria.it
Volando infilati in un
bocciolo di ciliegio

Ecco l'hachimaki
Sopra, l'ultima cerimonia prima del
decollo: la consegna della bandana
bianca con l’emblema del sole nascente.

Q uali velivoli usavano? All’i-


nizio erano aerei già usati
in battaglia, come i caccia
Mitsubishi A6M “Reisen” (detto
da potervi installare qualsiasi
tipo di motore, fra quelli rimasti
nei magazzini degli arsenali.
Poteva portare fino a 800 chili
“Zero” dagli Alleati), i bombar- di esplosivo, e non aveva nep-
dieri da picchiata Yokosuka D4Y pure il carrello per l’atterraggio:
“Suisei” o i bombardieri medi infatti questo veniva sganciato
Nakajima Ki-49 “Donryu”. Molti dopo il decollo e poteva servire
erano esemplari danneggiati in a un altro Tsurugi. Ne furono co-
precedenti missioni, poi riparati struiti migliaia, ma solo poche
per compiere un ultimo volo. Ma centinaia presero il volo prima
gli Stati maggiori intuirono che della fine della guerra.
aerei del genere erano sempre Baci letali. L’Ohka – ribattez-
più difficili da trovare, e semmai zato dagli americani “Baka”
avrebbero dovuto essere rispar- (“stupido”) – era invece frutto
miati, riservandoli ai veterani di una intuizione del guardiama-
impegnati in altri compiti. Per rina Mitsuo Ohta, sviluppata dai
i kamikaze servivano invece tecnici della base di Yokosuka:
aerei semplici e poco costosi, una sorta di siluro in legno lun-
realmente “a perdere”: bombe go 6 metri, con ala cortissima,
volanti da condurre sull’obietti- spinto da 3 motori a razzo (nella
vo da piloti alle prime armi. Ne versione 11) o a getto (versione
vennero progettati molti, anche 22), con 1.200 chili di esplosivo
se pochi diventarono operativi. stivati nel muso. Veniva portato
I due più significativi furono il in volo da un bombardiere e
Nakajima Ki-115 “Tsurugi” (cioè sganciato. Puntava sull’obiet-
“spada”) e la bomba-razzo tivo toccando, in picchiata, la
Yokosuka MXY7 “Ohka” ( “boc- velocità di 1.000 km/h e dunque
ciolo di ciliegio”, foto sopra). era difficilissimo da intercetta-
Senza carrello. Il primo era un re: esordì il 25 marzo 1945 e
velivolo ingegnoso, ridotto ai il 12 aprile successivo fece la
minimi termini, con la fusoliera prima “vittima”: il cacciatorpe-
in legno, difficile da pilotare. diniere americano Mannert L.
Però era stato costruito in modo Abele, affondato.

Arrivi e partenze
A sinistra, un aereo
suicida abbattuto
dalla contraerea.
In primo piano, un
Grumman F6F-5
imbarcato su una
portaerei americana.
A destra, studentesse
salutano i kamikaze
in partenza dalla base
di Chiran sventolando
rami di ciliegio.
AL MICROSCOPIO

L’AT
TTAC
CCO
O
Due erano le strategie di attacco dei kamikaze.
La prima: avvicinamento ad alta quota (6-7 mila
metri), discesa in vista dell’obiettivo a mille metri
e “tuffo” finale sul bersaglio, con angolo di impatto
compreso tra 45° e 55°. La seconda (la più diffusa)
prevedeva un volo radente sul mare a 15 metri
di altezza, seguito da una salita fino a 500 metri
e da una picchiata “a candela” con schianto finale.

IN CIFR
RE
Gli attacchi kamikaze furono in totale
Attacchi circa 3 mila (2.800 secondo gli americani,
tentati 3.900 secondo i giapponesi). Soltanto nel
14% dei casi gli aerei riuscirono a violare le difese
Attacchi nemiche e a raggiungere l’obiettivo. Di questi, appena
andati a segno l’8,5% provocò l’affondamento di navi o portaerei alleate.
Un dato su cui convergono le fonti è il numero dei morti
Navi affondate causati dai kamikaze fra le truppe anglo-americane: oltre 5 mila.

U N EFF
FETT
TO TRIP
PLO
O
Per massimizzare l’effetto distruttivo, Seguiva l’impatto del velivolo, di solito Il terzo danno era dovuto all’esplosione
i kamikaze sganciavano una bomba contro l’ascensore che trasportava gli aerei dei serbatoi, che spargeva grandi quantità
pochi istanti prima dello schianto. dall’hangar al ponte della portaerei. di carburante incendiato sulla nave.

56 S www.focusstoria.it
1 2 3 4 5

1Mitsubishi A6M 2 Yokosuka D4Y 3 Nakajima Ki-49 4 Nakajima Ki-115 5 Yokosuka MXY7
“Reisen” (“Zero”) “Suisei” “Donryu” “Tsurugi” “Ohka”
Uno degli aerei-simbolo Un bombardiere Nato come bombardiere Uno dei primi velivoli Più che di un aereo si
dei kamikaze. Prima da picchiata non medio, risultò progettati “ad hoc” per trattava di una bomba
di essere usati nelle brillantissimo. Adottati abbastanza vulnerabile. i kamikaze. Una volta pilotabile: era un
missioni suicide, erano dai kamikaze, alcuni Fu usato anche per il partito sganciava il siluro in legno con ala
stati impiegati nelle Suisei affondarono la trasporto di truppe e, carrello: sarebbe servito cortissima, capace di
normali operazioni portaerei Uss Princeton a “fine carriera”, nelle per il decollo dell’aereo portare una tonnellata
belliche come caccia. nel Mare delle Filippine. missioni kamikaze. suicida successivo. di esplosivo nel muso.

LA DIFE
ESA
Per intercettare in anticipo gli aerei kamikaze
la Us Navy iniziò a schierare le proprie flotte
in un modo inedito, con i cacciatorpediniere
disposti a 80 km dalle portaerei in modo da
garantire un’allerta precoce. Inoltre l’artiglieria
di bordo adottò la tecnica di sparare contro la
superficie del mare, sollevando così una barriera
d’acqua che ostacolava gli aerei nemici.

A B C D

LA CON
NTR
R AER
R EA
L’artiglieria tradizionale non era efficace (B) bisognava fare un calcolo (non facile) La soluzione arrivò con i sistemi “di
per fronteggiare i kamikaze: i sistemi della velocità del bersaglio, mentre con prossimità” (D) che, sfruttando le onde
“a percussione” (A) funzionavano solo se quelli dotati di altimetro (C) occorreva radio, innescavano l’esplosione proprio
si colpiva l’obiettivo, con quelli “a tempo” conoscere la quota di volo del nemico. quando il proiettile era vicino al bersaglio.

www.focusstoria.it S 57
IL LORO IMPATTO
O FU PIÙ PSICOLOGIICO CHE PRATICOO:
APPENA UNO SU DIECI RIU
USCIVA AD ANDARE E A SEGNO
O
re dalla restaurazione Meiji, a metà Ottocento, lo shintoismo comando. Anche la ciminiera era un bersaglio privilegiato, se-
era diventato religione ufficiale del Paese. E shintoismo signi- condo i manuali, che raccomandavano di ricordarsi di toglie-
ficava nazionalismo, culto dell’imperatore, identificazione to- re la sicura alla bomba prima del tuffo finale (diverse missioni
tale fra il Paese e il sovrano, ipotetico discendente di Amatera- suicide non andarono a buon fine proprio per questa dimenti-
su, la dea del Sole. Divinità scintoiste erano i kami, spiriti di an- canza). La disciplina era rigida, l’ambiente molto severo (non
tenati e persone illustri; ed eirei, spiriti guardiani di eroi morti si tollerava, per esempio, che un giovane che si era presentato
in battaglia, sarebbero diventati i kamikaze, una volta portata volontario cambiasse idea) e le punizioni corporali frequenti.
a termine la propria missione. In questo modo, fin dall’età più Prima del decollo ai giovani venivano offerte una tazza di yoko-
tenera, venivano indottrinati i giovani giapponesi. an, una marmellata di fave dolci, e una di sakè. Poi seguiva la
A N   ... Le strategie di attacco dei ka- vestizione, il cui ultimo atto era il rito dell’hachimaki, la ban-
mikaze erano essenzialmente due: una prevedeva il volo ad al- dana di seta bianca con l’emblema del sole nascente annodata
ta quota, e l’altra un avvicinamento a volo radente sulla super- intorno al capo, alla guisa degli antichi samurai.
ficie del mare. Il volo ad alta quota avveniva a 6-7 mila metri: S  . Malgrado il bilancio delle vite perdute i
quando il bersaglio era in vista, l’aereo iniziava la discesa e, a kamikaze, dall’ottobre 1944 all’agosto 1945, incisero molto po-
circa mille metri, si tuffava in picchiata. Il volo radente avveni- co sull’andamento della guerra. Le statistiche definitive, anco-
va invece a non più di una quindicina di metri dalla superficie ra una volta, divergono a seconda se siano state elaborate dal-
delle onde: all’ultimo momento il velivolo effettuava una bru- le autorità giapponesi, dall’Us Navy, da studiosi indipenden-
sca cabrata, saliva fino a circa 500 metri, e poi si gettava sull’o- ti. Secondo Gordon la cifra più attendibile è di 47 navi affon-
biettivo con una manovra detta “a candela”. Sarebbe stata que- date (fra le quali 3 portaerei e 14 cacciatorpediniere). Quelle
sta la tattica più diffusa ed efficace. danneggiate furono alcune centinaia. Paradossalmente, a sof-
Pochi kamikaze erano piloti provetti (di fatto solo quelli pro- frire di più per questi attacchi furono le portaerei americane,
venienti dalle scuole della caccia) e la loro preparazione, pur che avevano il ponte in legno, mentre quelle inglesi lo avevano
accurata, era abbastanza frettolosa a causa del precipitare de- d’acciaio. I marinai morti furono circa 5 mila. A rendere vano
gli eventi bellici. L’addestramento non durava più di una set- il tragico impegno dei piloti suicidi furono anche le strategie
timana: si imparavano le regole di base del pilotaggio, la tec- di difesa elaborate dagli Alleati: l’impiego del radar consenti-
nica del decollo rapido (i velivoli di questi reparti venivano in va la scoperta degli “sciami” di kamikaze quando questi erano
genere tenuti lontano dalla pista, per evitare di essere distrutti ancora lontani, e gli aerei da caccia americani – più efficienti e
dai bombardamenti alleati, ma dovevano esser pronti a parti- moderni – avevano pochi problemi ad abbattere i velivoli giap-
re in qualsiasi momento) e della definizione dell’angolo corret- ponesi (a parte le bombe razzo Ohka, v. riquadro a pag. 55). I
to di picchiata. Si imparavano a memoria i profili delle navi da convogli e le flotte si disponevano poi in modo nuovo: i caccia-
colpire, e il modo di farlo nella maniera più efficace: delle por- torpediniere di scorta navigavano scostati di una ottantina di
taerei bisognava puntare preferibilmente agli ascensori, e delle chilometri rispetto alle navi maggiori e alle portaerei, in modo
navi da battaglia alle sovrastrutture che ospitavano i centri di da garantire un efficace intervento di early warning e di inter-
cettazione. E l’artiglieria di bordo aveva imparato a tirare, con
Restaurazione Meiji Prima fase del periodo Meiji (“Governo illuminato”) che va
dal 1868 al 1912, durante il quale il Giappone si trasformò in uno Stato più moderno,
i grossi calibri, proprio contro la superficie del mare, in ma-
con l’abolizione del potere dei feudatari e il ripristino del governo imperiale. niera da sollevare muri d’acqua di fronte agli aerei attaccanti.
Il 15 agosto 1945, proprio mentre l’imperatore Hirohito an-
Cabrata È la manovra con cui il pilota fa sollevare il muso dell’aereo. La
rotazione contraria, che fa puntare la prua verso il basso, è la picchiata.
nunciava la resa alla radio, il contrammiraglio Matome Uga-
ki guidò l’ultimo attacco kamikaze contro le navi americane a
Okinawa. Annotò sul proprio diario la sua decisione, specifi-
cando di non aver ricevuto istruzioni da Tokyo, si strappò gra-
di e decorazioni dall’uniforme, e salì a bordo del proprio Yoko-
suka D4Y, portando con sé solo la spada corta (il tanto) che gli
aveva donato l’ammiraglio Yamamoto e con la quale si com-
pie il seppuku. Decollò, insieme a due aviatori. Non se ne sep-
pe più nulla. Il giorno seguente i marines di un mezzo da sbar-
co americano, l’Lst-926, trovarono resti di un aereo e tre cor-
pi senza vita su una spiaggia di Ishikawajima. Uno indossava
un’uniforme verde, con i gradi strappati. Li seppellirono tutti
Colpita in pieno nella sabbia.
La portaerei americana Uss Remo Guerrini
Franklin al largo di Kyushu
(Giappone), danneggiata Cacciatorpediniere Nave veloce di media grandezza che ha il compito di
dopo un attacco kamikaze. difendere le unità più grandi della flotta dagli attacchi di torpediniere (piccole
navi siluranti) nemiche, ma anche di sommergibili e aerei.

58 S www.focusstoria.it
In picchiata
Un Mitsubishi
A6M giapponese
punta una
portaerei
americana,
durante la
Campagna
delle Marianne
(estate 1944).

La difesa
A destra, uno
“Zero” tenta di
schiantarsi sulla
Uss Missouri.
Sotto, la Uss
Hornet respinge
un attacco
kamikaze in acque
giapponesi (1945).
FANATICII
...
GLI ALTRI...

DAI SICARI ZELOTI


AI MONACI GUERRIERI,
DAGLI USTASCIA AI
KHMER ROSSI, L’ELENCO
DEI GRUPPI ARMATI
CHE HANNO FATTO
DEL FANATISMO LA
LORO BANDIERA È
LUNGHISSIMO

Croce affilata
Raymond du Puy (1083-
1160), 2° gran maestro
dei Cavalieri Ospitalieri,
ordine monastico-
militare fondato per
la difesa dei pellegrini
diretti in Terrasanta.

60 S
Evangelizzatori
La morte del gran
maestro dei Cavalieri
Teutonici Ulrich von
Jungingen durante la
Battaglia di Grunwald
(1410) contro i prìncipi
dell’Est Europa.

I
l nostro dossier ha preso in esame cinque esempi di fa- ci rispetto alla lotta religiosa. E poi i Teutonici, che sul Balti-
natismo combattente, distribuiti tra differenti contesti co arrivarono a sfiorare il genocidio nei confronti dei popoli
geopolitici, temporali e religiosi. Ma l’elenco dei grup- slavi. Ma anche l’islam, allora, aveva i suoi fanatici combat-
pi armati che per questioni sociali, ideologiche, reli- tenti: la vittoria del Saladino a Hattin, nel 1187, fu dovuta
giose o politiche hanno fatto del fanatismo il loro tratto di- anche al contributo dei muttawia, gli ausiliari volontari en-
stintivo è lunghissimo e arriva fino ai giorni nostri. Quindi tusiasticamente accorsi sotto le sue bandiere.
si impone in conclusione una rassegna degli esempi più ri- Di striscio, prima di arrivare al secolo più tristemente noto
levanti di quanto la Storia ci ha offerto, a cominciare dagli per i suoi fanatismi, dobbiamo citare i Thugs, i seguaci della
Zeloti, gli irriducibili ebrei che tanto filo da torcere diedero dea Kalì: l’India del XIX secolo fu il teatro delle loro inquie-
all’Impero romano con i loro “sicari” (da sica, il pugnale ca- tanti imprese, e ci volle l’esercito inglese per porre fine al-
ratteristico del loro armamento) e con il loro estremo spi- la piaga. Ma è il secolo successivo che, probabilmente, ver-
rito di sacrificio, che li portò, nel 74 d. C. a Masada, a sui- rà ricordato per abbondanza di genocidi, stermini di mas-
cidarsi in gruppo pur di non cadere nelle mani dei Romani. sa e azioni di terrorismo. Superiorità razziale, aspirazioni
C       . Il Medioevo, invece, ci pre- indipendentiste, contrasti ideologici e spirituali, dedizio-
senta molti esempi di fanatismo cristiano. Stavolta gli ebrei ne cieca a un leader, tribalismo: tutti questi elementi si so-
furono le vittime della crociata popolare guidata da Pietro no affiancati e sovrapposti plasmando un periodo, nella sto-
l’Eremita e dai prìncipi tedeschi, che compì numerosi po- ria dell’umanità, che sembra ben lungi dall’essersi concluso.
grom sulla via della Palestina, prima di finire massacrata I    . È proprio allo scoccare del
dai Turchi in Asia Minore. E poi gli ordini monastico-mili- XX secolo che si inaugura il nuovo fanatismo combatten-
tari: i Templari, detti “diavoli bianchi” dai musulmani, e gli te. Siamo in Cina, nel 1900, e la cosiddetta “Rivolta dei Bo-
Ospitalieri, definiti “diavoli neri”, che diedero prova di es- xer” contro l’invadenza occidentale rivela al mondo quanto
sere i più zelanti strumenti di morte del cristianesimo, pri- micidiale possa risultare la miscela esplosiva di convinzioni
ma di imparare a privilegiare i loro piccoli imperi economi- religiose e politiche, attraverso l’azione di una setta “usata” ▸

S 61
Suggestionati Fedeli al capo
L’addestramento, nel Un reparto di Ss sfila
1900, di un gruppo di davanti al führer nel
Boxer, membri di una 1938. Nate come guardia
setta cinese convinti scelta, le “Squadre di
che la loro boxe e gli protezione” divennero
amuleti li rendessero l’espressione armata
immuni alle pallottole. dell’ideologia nazista.

IL SECOLO CHE HA VISTO PIÙ GENOCIDII, STERM


MINI DI
MASSA E ATTI TERRORISTICI È STATO QU
UELLO PAASSATO
dall’imperatrice che portò all’assedio di Pechino. Di lì a po- can army) nata in Irlanda al tempo della Guerra d’indipen-
co, poi, la Guerra italo-turca e la successiva conquista del- denza contro le forze britanniche (1919-1921) e l’Eta (“Pa-
la Libia (v. articolo a pag. 66) avrebbe posto l’Italia di fron- ese basco e libertà”) nata alla fine degli Anni ’50 in Spagna
te all’instancabile attivismo della Senussia, la setta islamica ed espressione dell’indipendentismo basco. Ma “squadroni
operante in Cirenaica che diede filo da torcere alle truppe della morte” sono stati costituiti, prima di ogni altro, dalla
d’occupazione e che fu definitivamente sgominata, con me- Francia durante la Guerra d’Algeria, a opera di paracadutisti
todi assai poco ortodossi, solo all’inizio degli anni Trenta. che, con le loro torture, i rastrellamenti e le sparizioni dei
La Seconda guerra mondiale ci offre un tristissimo esem- ribelli, sono stati un modello di guerra controrivoluziona-
pio di dedizione ideologica: le Ss, le Schutzstaffel, “Squadre ria per tutti i regimi successivi.
di protezione” del partito nazista che giuravano fedeltà eter- E l’elenco prosegue con i numerosi esempi degli ultimi de-
na al führer e veneravano la runa del Sole. L’“Ordine nero” cenni. A partire dai fedayìn, i “devoti”, protagonisti della lot-
si considerava alla stregua di una setta religiosa e, condot- ta terroristica palestinese contro gli israeliani, anche attra-
to dal suo comandante Heinrich Himmler, seminò il terro- verso una politica di attentati nel mondo. La loro opera è
re in tutta Europa. stata raccolta dall’Olp, l’Organizzazione per la liberazione
Né si possono trascurare i famigerati Ustascia di Ante della Palestina fondata nel 1964 dalla Lega araba, di cui han-
Pavelić, nazionalisti croati di estrema destra sostenuti da no progressivamente assunto il controllo le organizzazioni
Hitler e Mussolini e artefici di un tentativo di genocidio ai indipendenti della guerriglia palestinese, come l’al-Fatàh di
danni soprattutto dei serbi, che peraltro resero loro la pari- Arafat. Infine, dopo il riconoscimento reciproco con Israele
glia subito dopo la guerra. nel 1993, il testimone della lotta armata è passato a Hamas.
R    . Per dovere di completezza Il Libano è invece la patria degli hezbollah, estremisti sciiti
vanno citati in America Latina – tra gli altri – i Contras del legati a doppio filo con l’Iran, che d’altronde hanno avuto il
Nicaragua, sostenuti dagli americani nella loro lotta al go- loro contraltare cristiano nei Guardiani del cedro.
verno sandinista, Sendero Luminoso in Perú e gli Squadro-
ni della morte in El Salvador; in Europa l’Ira (Irish republi- Guerra d’Algeria Conflitto che oppose tra il 1954 e il 1962 l’esercito francese e gli
indipendentisti algerini del Fronte di liberazione nazionale (Fln).
Imperatrice Dopo la morte dell’imperatore Xianfeng, la reggenza della Cina fu Guardiani del cedro Movimento politico-militare, fondato nel 1975 da Étienne
esercitata più volte dalla potente concubina Cixi. In particolare dal 1898 al 1908, Sacr, che avversa il retaggio arabo e islamico del Libano a favore di quello fenicio
dopo che questa aveva fatto incarcerare il nipote Guangxu. e cristiano.

62 S www.focusstoria.it
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SAP
PERN
NE DI PIIÙ
I guerrieri dello
spirito, Leonardo V. Arena
(Mondadori). Templari,
cavalieri teutonici,
assassini, samurai,
kamikaze: il fenomeno dellaa
lotta religiosa nella sua
portata universale.
I guerrieri-lupo dell’Europa pa arcaica
arcaica, Christian
Sighinolfi (Il Cerchio). Gli aspetti della funzione
guerriera e le metamorfosi rituali presso le
popolazioni indoeuropee.
Mangiatori di morte, Michael Crichton
(Garzanti). Nel 922 d. C. un colto dignitario arabo
viene inviato in missione diplomatica nella terra
dei Vichinghi, e annota nel suo diario di viaggio
ciò di cui è testimone. Fino al terrificante
incontro con i sanguinari guerrieri-orso. Un
romanzo d’atmosfera da cui è stato tratto anche
un film, Il 13° guerriero, con Antonio Banderas.
Senza pietà Gli Assassini, Wayne B.
Khmer rossi per le Bartlett (Corbaccio). Le
strade di Phnom Penh, origini di questa setta
capitale cambogiana. islamica medioevale, le
Durante la dittatura sue vicende attraverso due
comunista di Pol Pot secoli, fino alla caduta sottoo
(1976-79) sterminarono l’avanzata dei Mongoli.
1/3 della popolazione.
Gli Assassini, Bernard
Lewis (Mondadori). Primo
esempio storico di
terrorismo politico organizzato, gli Hashishiyyin
si servirono sistematicamente dell’omicidio per
tentare di rovesciare l’ordine sunnita imperante
Pronti al martirio nel mondo islamico dell’XI-XIII XIII secolo.
A Herat, in Afghanistan, Storia militare del
un ex combattente cristianesimo, Alberto
talebano mostra le armi Leoni (Piemme). La storia
prima di deporle. La della Chiesa ebbe per
resistenza dei Talebani è protagonisti anche cristiani ni
ancora forte nel Paese, combattenti, che difesero inn
specie nelle aree rurali. battaglia il soglio pontificioo
e i valori della cristianità.
Oliver Cromwell, Richard
Neubury (Claudiana). La
storia, complessa ma fondamentale, t l di Oli
Oliver
E   . Spostandosi sempre più a oriente, Cromwell e dell’Inghilterra che egli contribuì
una menzione meritano i mujahiddin, i “combattenti impe- a trasformare in una nazione democratica.
gnati nella jihad” che si fecero carico della resistenza afgha- I miei dieci anni di prigionia. Rivolta e
na durante l’occupazione sovietica tra il 1979 e il 1989, e i regno del Mahdi in Sudan, Josef Ohrwalder
(Emi). L'ascesa, l'affermazione e la sconfitta
demoniaci Khmer rossi di Pol Pot, autori di un vero e pro- dei mahdisti nelle memorie di un missionario
prio genocidio in Cambogia tra la loro ascesa al potere nel comboniano che ne fu diretto testimone.
1975 e l’invasione vietnamita del 1979. Dalla guerra civile Kamikaze, l’epopea dei guerrieri suicidi,
che ha insanguinato l’Afghanistan fin dal termine dell’inva- Leonardo V. Arena (Mondadori). Le origini, la
sione sovietica sono scaturite più fazioni, tra le quali è an- filosofia e i testi su cui si educavano, le figure
data prevalendo quella dei fondamentalisti talebani, gli stu- storiche più significative e il loro impiego nella
Seconda guerra mondiale.
denti delle scuole coraniche. Mai del tutto chiariti sono stati
i suoi legami con la più recente e invasiva delle organizzazio- La vera storia dei
kamikaze giapponesi,
ni fondamentaliste e terroristiche, al-Qaida, nata anch’essa Emiko Ohnuki-Tierney (Brunoo
ai tempi dell’invasione sovietica e a lungo orchestrata e sov- Mondadori). Uno studio
venzionata dal miliardario saudita Osama bin Laden, fino sul ruolo del simbolismo e
alla sua uccisione lo scorso maggio in Pakistan in un blitz dell’estetica, nel sistema
delle forze speciali statunitensi. totalitario del Sol Levante,
per convincere le persone
di quanto fosse onorevole
Jihad Propriamente “sforzo”, “lotta” e, per estensione, la “guerra santa” contro “morire come i bei petali dell
gli infedeli alla quale sono chiamati tutti i seguaci dell’islam. ciliegio che cadono” per l’imperatore.t

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www.focusstoria.it S 63
USAVANO I LORO MEZZ
Z I PER
R SPOST
TARSI VELOC
CEMENTE SUL

I carristi celti 2
21

in dall’antichità il carro
arro da guerra
A
è stato un simbolo del potere mi- 24 6
litare. Introdotto circa
ca 5.500 anni
fa in Mesopotamia, visse il perio-
do di splendore nell’Età del bronzo (tra 3 e
4 mila anni fa) durante le battaglie
ttaglie tra Egizi
e Ittiti. Secoli dopo, mentre i “carristi” per-
siani ed ellenistici (successorii di Alessandro
Magno) optarono per carri pesanti traina-
ti da quattro cavalli, capaci di portare fino a
sei persone e dotati di ruote falcate (muni-
te di lame agganciate ai mozzi) i) per scompi-
gliare le file nemiche, i soldati ti celti dell’Eu-
ropa Occidentale e delle isolee britanniche
rimasero fedeli alla versione leggera e
continuarono a usarla per tutta utta l’Età
del ferro, almeno fino al I secolo olo d. C.
P,,  . Come me nar-
ra Giulio Cesare nel De bello gallico, 10
i Celti non combattevano stando ando sui
carri, ma li utilizzavano per spostar-
si velocemente sul campo di battaglia. 7
Prima dello scontro, per ostentare entare co- 1 3
raggio, la nobiltà guerriera passava assava e ripassava da-
vanti ai nemici cercando di impressionarli
mpressionarli con dimostra-
zioni di destrezza, lanciando insulti propria
nsulti e vantando la prop
opria
superiorità. Quando arrivava il momento di combattere
davvero, però, il guerriero scendeva ndeva dal carro e cercava lo

L
scontro individuale, il duello, che gli permetteva di mettere in
mostra le proprie capacità marziali, rziali, come facevano gli eroi dei ’ illustrazione sullo sfondo
(A) si basa sul bassorilievo
posizionava al fianco del
guidatore. Le fiancate del
canti epici. Insomma, disdegnava nava le formazioni chiuse e ben di una stele funeraria carro erano costituite da duee
conservata al Museo civico di archi in legno (7) tamponati
disciplinate dei grandi imperi mediterranei, dai Macedoni ai Padova e risalente alla seconda da sottili pareti in legno o
Romani. Durante la battaglia l’auriga auriga (il guidatore) se ne stava metà del IV secolo a. C. Il carro pelle che potevano essere
appartato, ma rimaneva nelle vicinanze in attesa che il com- celta (1) era un veicolo leggero arricchite da decorazioni e
pagno e signore cercasse il carroo per inseguire i nemici o, se le trainato da una coppia di placche metalliche. Il giogo
cose si fossero messe male, per portarlo in salvo. pony (2). Le ruote avevano un (8) era in legno di quercia
diametro di 90 cm circa, erano lavorato ed era dotato di
A proposito degli aurighi, sempre Cesare ci ricorda come, rinforzate con un cerchione anelli di bronzo (9) in cui
grazie all’esercizio quotidiano, fossero capaci di frenare anche di ferro (3) e avevano un passavano le redini.
su ripidi pendii, di lanciare i cavalli al galoppo e poi di mode- numero di raggi che poteva I finimenti erano in parte
rare la velocità o cambiare di direzione in breve spazio. E tutto andare da otto a dodici (4). in cuoio e in parte in
questo senza mai perdere il precario equilibrio. Il pianale (5) misurava circa un canapi intrecciati (10).
metro per lato ed era formato L’armato dell’illustrazione
A  ’ . Presso le popolazioni celtiche il carro da una superficie elastica di in primo piano (B) è un
– utilizzato dapprima nella “configurazione” a quattro ruote e pelle o di materiali vegetali nobile celta con una
successivamente, dal V secolo a. C., a due – costituiva anche un intrecciati. L’auriga (6) si panoplia (armamento)
simbolo di distinzione sociale. Accompagnava i guerrieri di al- sedeva, o più comunemente risalente al V-IV secolo
to lignaggio durante la loro vita, ma anche... dopo: quando uno stava accovacciato, nella a. C. ossia a un periodo
parte anteriore del carro. denominato lateniano
di questi soldati moriva, infatti, il suo corpo veniva sepolto in- Il guerriero stava in piedi nella (da La Tène, un villaggio
sieme alle armi, adagiato sul suo personale carro da guerra. parte posteriore oppure si situato sulle sponde del
Giorgio Albertini

64 S
21
17
CAMP
PO DI BATTAGLIA
A
19

12
B
16 22
23

11 18
24 9

8 14
13

19

15
4 3 5
1
20

L
Lago di Neuchâtel dal III secolo a. C., epoca a cui (20). La lancia (o giavellotto)
in Svizzera). I Celti corrisponde un appesantimento veniva portata sul carro
indossavano abiti
in dell’armamento. Nel periodo insieme alla lancia pesante (21):
intessuti con stoffe
in lateniano le fonti iconografiche erano utilizzate come armi da
sgargianti, di lino
sg ci mostrano armature in cuoio lancio. La spada era portata
nella stagione calda
ne (14) o in lino pressato la cui alla vita in un fodero metallico
ed di lana durante foggia ricorda le linotorax legato a un sistema detto
l’inverno. I tessuti
l’in dei Greci, ma erano usate “a catene di sospensione” (22)
erano spesso a scacchi
era raramente e limitate a un’élite che bloccavano saldamente
o a quadri incrociati principesca. A protezione del il fodero sul fianco non
alla “scozzese” per ventre si usavano anche delle ostacolando il movimento del
arricchire abiti e
arric imponenti cinture di bronzo soldato. Alla cintura si portava
mantelli (11). Le tuniche
man (15). Sul capo si portava un anche un pugnale in ferro (23).
erano corte (12) e gli alto elmo in bronzo (16). L’elemento con più carattere
uomini portavano
uomin Gli elementi immancabili “nazionale” è senza dubbio la
i calzoni
calzo (13) lunghi dell’attrezzatura militare torque (24), la collana girocollo
caviglia o corti al
alla ca erano invece la lancia (17), la lavorata “a tortiglione” che
ginocchio. L’aspetto che
ginocch spada lunga (18) e lo scudo svolgeva funzione protettiva
distingue i guerrieri di
più disti (19). Quest’ultimo era in legno e rituale. Era così importante
questo periodo
pe da quello dei rivestito di pelle dipinta e di da essere talvolta l’unico
combattuti da Cesare
Celti comb forma ellittica con costolatura “indumento” indossato dagli
tre secoli dopo
do è l’assenza centrale saliente; a volte aveva spavaldi guerrieri celti abituati
della tipica cotta
c di maglia che un umbone o delle placche a scendere in battaglia anche
incominciò a essere utilizzata decorative di rinforzo in bronzo completamente nudi.

S 65
A CAVALLO TRA IL 1911 E IL 1912 L’ITALIA
DIEDE IL VIA ALLA CONQUISTA DELLA LIBIA
SCATENANDO LA GUERRA ITALOTURCA

Con le cattive
Lo sbarco di marinai
italiani in Libia nel
1911, all’inizio della
guerra contro la
Turchia per il possesso
di quel territorio.
A sinistra, cartolina
di propaganda
che inneggia alla
conquista armata
della Tripolitania.
e celebrazioni per il centocinquan- fecero in gran fretta, per far partire l’offen-
tenario dell’Unità d’Italia hanno siva navale prima della cattiva stagione; l’ul-
oscurato un altro anniversario, un timatum alla Turchia fu dato il 28 settembre
centenario certamente meno im- 1911, e seguito il giorno dopo dalla dichia-
portante e con tutta probabilità scarsamen- razione di guerra.
te degno di essere celebrato; tuttavia si trat- S . Il bombarda-
ta di una ricorrenza che merita di essere ri- mento navale di Tripoli iniziò il 3 ottobre
cordata, non fosse altro perché si riferisce e, grazie alla maggiore gittata dei cannoni
alla prima impresa coloniale italiana di suc- italiani rispetto a quelli turchi, lo sbarco di
cesso dopo i fallimenti di fine Ottocento, e 1.600 marinai al comando del capitano di va-
comunque la prima in un secolo, il XX, che scello Umberto Cagni, due giorni dopo, non
avrebbe visto i ripetuti quanto effimeri ten- incontrò alcuna opposizione. Ma il coman-
Valoroso
tativi dell’Italia, prima liberale e poi fascista, dante dovette far muovere in continuazione
Umberto Cagni, esploratore e
di costituire un impero. ufficiale di marina, che guidò il
i propri uomini per dare l’impressione che
Esattamente un secolo fa, l’obiettivo delle primo sbarco sulle coste libiche. fossero di più, e scongiurare così il rischio
nostre aspirazioni coloniali erano gli este- di una reazione durante l’attesa del corpo di
si territori, sotto la sovranità del decadente spedizione vero e proprio, che sarebbe giun-
Impero turco, tra la Tunisia francese e l’Egitto inglese. Si trat- to solo l’11. Entro il 21 ottobre unità italiane si erano già inse-
tava della Tripolitania e della Cirenaica, e l’Italia vi aveva mes- diate in pressoché tutti i centri costieri più importanti, come
so sopra gli occhi da decenni, avviando una serie di attività Homs in Tripolitania, Derna e Tobruch in Cirenaica, trovando
commerciali sotto l’egida del Banco di Roma. La penetrazio- difficoltà solo a Bengasi, dove i reparti sbarcati alla Punta del-
ne francese in Marocco nel 1911 tolse qualunque scrupolo al la Giuliana, guidati dal generale Giovanni Ameglio, dovettero
primo ministro Giolitti, fino ad allora timoroso di provocare fronteggiare un’accanita resistenza.
la comunità internazionale e, in particolare, gli altri due mem- Pareva fatta. E invece, i turchi non intendevano darsi per vin-
bri della Triplice Alleanza: Austria e Germania. I preparativi si ti, nonostante disponessero solo di 5 mila uomini in Tripolita-
nia e 2 mila in Cirenaica. Dopo lo sbarco del grosso dell’eser-
Triplice Alleanza Patto segreto stipulato nel 1882 tra Germania, Austria e Italia cito italiano – 34 mila uomini al comando del generale Carlo
a carattere difensivo e in funzione antifrancese. Caneva – gli ottomani fomentarono quindi la rivolta, mobili- ▸

S 67
Su fronti
opposti
A sinistra, un
reparto turco
attende l’attacco
degli italiani a
Zuara, vicino al
confine tunisino.
Qui a fianco,
cavalleggeri del
15° reggimento
“Lodi” durante i
combattimenti
a Zanzur,
importante oasi
a una ventina
di chilometri da
Tripoli.

DOVEVA ESSERE UNA PASSEGGIATA, INVECE CI VOLLERO


VENT’ANNI PER AVERE RAGIONE DELLA RESISTENZA
tand anche
tando a
an le tribù arabe dell’interno, che combattevano abi-
tualmente
tualm me come irregolari nell’esercito turco. Il 23 dello stes-
so m mes
mese, se un attacco di 500 cavalieri arabi alla periferia ovest di
Senza iniziativa Tripoli,
Tripo olii presso Bu Meliana, fece convergere truppe di rinforzo
in quelquuell settore, mentre il grosso degli islamici attaccava dalla
Il tenente generale
Carlo Caneva, partee oopposta il villaggio di Sciara Sciat, sorprendendo e mas-
comandante della sacrando
sacra and d due compagnie di bersaglieri.
spedizione italiana V
V    . Tre giorni dopo, un nuovo assalto alle
in Libia nel 1911-12. Fu postazioni
posta azii difensive intorno a Tripoli, in particolare contro Bu
aspramente criticato Meliana
Meli ian
an e Henni, provocò altre centinaia di morti tra gli italia-
per la sua condotta
lenta e passiva. ni. I combattimenti
ccom m furono immediatamente seguiti da rappre-
saglie
sagli ie d da parte delle truppe di occupazione, che abbondarono
in ra rastrellamenti
astrr indiscriminati, esecuzioni e deportazioni. Le
popolazioni
popo olaa locali, però, ricorsero alla guerriglia, che Caneva
fronteggiò
front tegg adottando una tattica prevalentemente difensiva,
determinando
deter rm m di fatto una situazione di stallo.
Tuttavia,
Tu uttttaavv benché il possesso italiano fosse limitato ai soli cen-
ttav
trii co
tr costieri,
ost stie
ie il 5 novembre un regio decreto, poi convertito in leg-
ie
ge ilil 23
ge 23 febbraio 1912, proclamava la sovranità italiana in Libia.
Ma n
Ma non on n per questo i combattimenti si arrestarono. In Tripoli-
tania
tani
ta niaa la
ni la resistenza a Homs venne spazzata via solo il 2 maggio,
quando
qu
q uan ando
ndo do le truppe italiane occuparono l’oasi di Leptis facendo
sstrage
stra
sttra
raggege d dei beduini che avevano tentato di riprenderla; e la stessa
Tripoli
T
Trip
Tr rip
ipoool
olili cessò di essere minacciata soltanto dopo lo scontro dell’8
giugno
giug
gi uggno no all’oasi di Zanzur, a una ventina di chilometri dalla città.
Fu una
Fu un na delle più brillanti azioni di tutta la guerra: il generale Vit-
torio
tori
to rioo Camerana
ri Ca
Ca separò la sua divisione in due colonne, una per
cciascuna
cias
ciias
aascu
scu u brigata, più una di riserva e, apertosi la strada con il
fuoco
ffuoc
fu
uocc dell’artiglieria, espugnò il possente sistema difensivo
presidiato
p
pr ress da 14 mila nemici. Le sue perdite assommarono
a ci circa
i 300 uomini, di cui una quarantina i morti, a fronte di
un
u n paio di migliaia di caduti tra i turco-arabi.
Misurata
M
Mi i cadde un mese più tardi, dopo feroci combat-
ttimenti
ti me alla baionetta strada per strada. E un altro colpo
me
strategico
st
t fu messo a segno nel settembre 1912 quando, al ▸

Irregolari Truppe (spesso di nazionalità straniera) non inquadrate


in reparti ufficiali dell’esercito e, per questa ragione, eterogenee in
equipaggiamento e armamento e scarsamente disciplinate.

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Esecuzioni facili
Sopra, ribelli arabi fucilati
dai soldati italiani nel 1912.
A destra, una mappa
degli scontri italo-turchi
dell’autunno 1911. Sotto, la
trasmissioni dei comandi via
megafono durante l’attacco
all’oasi di Ain Zara.

S 69
termine di cinque mesi di assedio, gli italiani riusci- Per terra
rono a occupare Zuara, che per la sua vicinanza al e per mare
confine tunisino fungeva da centro di contrabban- Una delle opere
do di armi per la resistenza turco-araba. difensive del
forte di Derna,
I   . Ancor più ostiche si rivelarono in Cirenaica,
le operazioni in Cirenaica, dove l’appoggio dato ai presidiato dalle
turchi dalla setta islamica della Senussia, egemo- forze italiane.
ne fra le tribù arabe della zona, impedì di fatto che A destra,
la conquista si estendesse oltre le zone circostan- truppe eritree
al servizio del
ti Tobruch, Derna e Bengasi. Decisiva, per la pa- Regno d’Italia
cificazione della zona di Bengasi, si rivelò la batta- si apprestano
glia detta “delle due palme”, dal nome dell’oasi nella a sbarcare a
quale si erano rifugiati i turco-arabi, che il 12 mar- Misurata per
zo 1912 Ameglio attaccò con manovra convergente occuparne il
porto, nel 1922.
da nord e sud. Anche la zona di Derna, le cui fortifi-
cazioni vennero a lungo sottoposte ad attacchi turco-arabi, fu governo contava sulla superiorità navale della nostra flotta per
posta sotto controllo solo dopo una cruenta battaglia in mar- spingere la Turchia a rinunciare alle due province africane. Il 18
zo, nella quale gli italiani ebbero 341 caduti, e di nuovo pacifi- aprile una flottiglia bersagliò i forti turchi sui Dardanelli, e nel
cata con un’ulteriore offensiva in settembre. corso del mese di maggio un’operazione condotta da Ameglio
Le difficoltà nell’andamento della guerra terrestre indussero consentì di occupare Rodi, cui seguì l’occupazione di tutte le al-
infine il governo italiano a spostare l’offensiva nell’Egeo, dove il tre isole del Dodecaneso. A quel punto, con gli italiani pressoché
padroni dell’Egeo, il governo turco fu disposto a trattare. Il 18 ot-
Senussia Confraternita islamica riformatrice, fondata nel 1837 da Muhammad ibn tobre si arrivò alla Pace di Ouchy, o di Losanna, con la quale gli
Ali as-Sanusi, che si proponeva di liberare i Paesi arabi dalla presenza europea. ottomani si limitavano a concedere l’autonomia alle popolazio-
Egeo Mare compreso tra le coste della Grecia a ovest e a nord, della Turchia a est ni di Tripolitania e Cirenaica, accettando un indennizzo dall’I-
e delle isole di Creta e Rodi a sud. Comunica a nord-est, attraverso gli stretti dei talia, anche se lo sgombero incompleto delle truppe dalla secon-
Dardanelli e del Bosforo, con il Mar Nero. da indusse il Regno italiano a conservare Rodi e Dodecaneso.

I prrimii bo
omb barddameentii
aereei dellaa Sto
oriaa

L’
uso frequente di ricognitive, gli aerei ita-
squadriglie aero- liani (ma di fabbricazione
nautiche e di unità straniera) effettuarono
aerostatiche fece sì che la il primo bombardamento
Guerra italo-turca fosse che la Storia ricordi il 1°
consegnata ai posteri novembre 1911: si trattava
come la prima durante la di un monoplano il cui
quale si siano verificate pilota, il tenente Giulio
azioni di bombardamen- Gavotti, lanciò a mano
to aereo. Si trattava, quattro granate sulle oasi
d’altronde, di una novità di Ain Zara e Tagiura.
assoluta: in Italia il primo Bersagli facili. Meno ef-
aeroplano si era alzato in ficaci si sarebbero invece
volo a scopo dimostrativo dimostrati i dirigibili, co-
appena due anni prima, stretti a volare piuttosto
mentre il primo dirigibile basso per via del carico
nazionale era del 1905. di bombe e quindi esposti
Dopo alcune missioni al tiro dei fucili nemici.

Caduta libera
Ufficiali italiani
esaminano una
delle prime bombe
aeree. Venivano
gettate a mano
dagli aeroplani,
come il Bleriot
a destra, o dai
dirigibili (sullo
sfondo un campo
turco bombardato).

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G    . La Libia era italiana, dopo una guer- Rischio insabbiamento
ra costata al nostro Paese 1.432 morti in combattimento, 1.948 Una batteria di cannoni italiani.
per malattia e 4.220 feriti. Ma la pace con la Turchia non signi- Le piastre applicate alle ruote
ficava la pace con la popolazione locale. Negli anni seguenti, dell’affusto servivano a impedire che,
per il peso, affondassero nella sabbia.
infatti, l’occupazione fruttò all’Italia solo grattacapi e ne inde-
bolì fortemente il potenziale militare poco prima dello scoppio
della guerra mondiale. La sovranità italiana oltre la costa rima-
se puramente formale, e ogni tentativo di penetrazione in pro- NEL CORSO DELLA GUERRA
fondità si risolse in un fallimento. Il colonnello Antonio Miani
si spinse più a sud di chiunque altro, nel Fezzan, sconfiggendo ITALOTURCA VENNERO
in battaglia a Brach Mohammed ben Abdalla, capo dei berberi,
e sottraendo al nemico la “bandiera verde” del Profeta. L’intra- MOBILITATI IN TUTTO
prendente ufficiale riuscì anche a raggiungere la capitale della
regione, Murzuch, nella quale entrò il 3 marzo 1914; ma era a 220 MILA UOMINI, OLTRE A
750 chilometri dalla costa, isolato in territorio ostile, ed entro
l’anno fu costretto ad abbandonare la posizione. Ancor peggio QUELLI DELLA MARINA
andò al Miani l’anno seguente. Ricevuto l’incarico di ripulire ▸

Fezzan Regione desertica a sud della Tripolitania.


Berberi Nome con il quale sono complessivamente denominate
le popolazioni originarie dell’Africa Settentrionale.

Un grande sforzo bellico


Un autocarro Fiat affronta una
duna durante la Guerra italo-turca.
Le commesse militari furono un
affare per l’industria automobilistica.

S 71
71
la Sirtica dai ribelli e riaprire le comunicazioni tra le due pro-
vince, il colonnello fu tradito dagli irregolari libici e il 29 aprile
1915 subì una pesante sconfitta a Gasr bu Hàdi, lasciando sul
campo 620 uomini.
Nel corso dello stesso anno, con l’entrata dell’Italia nel con-
flitto mondiale, le controffensive libiche relegarono nuova-
mente gli insediamenti italiani alle sole città costiere. Così, nel
1917 il governo italiano preferì accordarsi con i senussi e con il
loro capo, l’emiro Muhammad Idris as-Sanusi, concedendo al-
la regione un’ampia autonomia che, due anni dopo, si trasfor-
mò in una virtuale indipendenza. Alla fine della Prima guer-
ra mondiale, in sostanza, all’Italia non era rimasto quasi nul-
la della sua conquista.
S   . Con il Paese lacerato dalle tensioni socia-
li ed
d economiche del dopoguerra, la Libia rientrò tra le priorità
dell governo solo alla vigilia dell’avvento del fascismo. La con-
troffensiva
offensiva ricominciò con l’energica azione del governatore
della Tripolitania Giuseppe Vol-
Gioie pi, che si valse soprattutto di sol-
e dolori dati arruolati in Eritrea. Il 26 gen-
Sopra, in posa naio 1922 egli inviava un corpo di
per una foto-
ricordo a Tripoli 2 mila uomini a occupare il porto
nel 1912, con di Misurata, presso cui affluivano
alcune bandiere le armi per i rivoltosi dell’interno;
catturate al dopo alcuni combattimenti, il ca-
nemico turco. posaldo cadeva in mano italiana
A destra, àscari
eritrei (con il fez) il 2 febbraio. Il controllo della Tri-
e soldati italiani politania si estese anche nel corso
feriti a Tagrift
aspettano Sirtica La striscia litoranea del Golfo della
di essere Sirte, compresa tra la Tripolitania a ovest
curati davanti e la Cirenaica a est.
alla tenda
dell’ospedale Eritrea Stato dell’Africa Orientale che era
da campo. ufficialmente colonia italiana dal 1890.

NEL 1930 FU ERETTA UNA CINTURA


RA DI FORTI
NEL DESERTO. SULLE MURA CAMPEGGIAVA
PEG
GGIAVA IL MOTTO
M
“VIGILA GIORNO E NOTTE”

Lezione
one
per tuttii
Impiccagione
ccagioone
pubblica
lica dii
ribellii senu
senussiti
ussiti
a Tripoli. Così un
soldato raccontò
altre esecuzioni
sommarie
che vennero
compiute per
rappresaglia nel
1911: “Legammo
loro le mani e
i piedi, tutti in
mucchio, e una
compagnia a
colpi di fucile
li ammazzava”.

72 S
dell’anno successivo, e le tribù vennero progressivamente con- dotata di truppe cammellate e autoblindo, penetrò perfino nel
finate in una specie di riserve, mentre le terre migliori veniva- Fezzan e, nell’arco di un trimestre, ristabilì il controllo sull’area.
no confiscate e assegnate ai coloni italiani. La riconquista ri- P   . In Cirenaica però la resistenza rimane-
prese con vigore un biennio dopo l’avvento al potere di Mus- va tenace, grazie soprattutto al carisma dell’irriducibile emiro
solini, nel 1924, fino al raggiungimento del Sahara algerino, del Omar al-Mukhtar, che aveva la sua base sull’altopiano di Ge-
Fezzan e della Sirtica entro il 1930. bel al-Akhdar, a est di Bengasi, conosciuto anche come Mon-
U    . Se in Tripolitania la riconquista tagna Verde. Ma le cose cambiarono radicalmente con la no-
era stata favorita dalle discordie intestine tra arabi e berberi e mina a vicegovernatore di Graziani. Il generale fece deporta-
dall’ambiente desertico, che esponeva i nomadi alle incursio- re decine di migliaia di persone, istituendo nel 1930 cinque
ni aeree, in Cirenaica fu tutto più difficile; il fascismo denun- campi di concentramento sulla costa del Golfo della Sirte, a el-
ciò gli accordi con la Senussia fin dal 1923, ma il nucleo milita- Agheila. Sottrasse inoltre ai guerriglieri rifornimenti e appog-
re dell’organizzazione, composto da poche migliaia di uomini, gi, mediante la costruzione, all’inizio del 1931, di un reticolato
condusse un’efficace guerriglia valendosi dell’appoggio della pattugliato di 270 chilometri lungo il confine egiziano, tra l’o-
popolazione, sostentandosi con le razzie, rinfoltendo i propri asi di Giarabub e il mare, che impedì loro di ricevere approv-
ranghi con le precettazioni e rifornendosi di armi attraverso la vigionamenti dall’Egitto.
frontiera egiziana. Una volta isolati i senussi, scattò l’attacco al loro centro prin-
Gli italiani ricorsero con sempre maggiore continuità ai mer- cipale, il complesso di oasi di Cufra, nella parte più meridio- ▸
cenari, oltre che etiopici ed eritrei anche provenienti da Aden
e dalla Somalia britannica. E colsero saltuari successi, conqui-
stando alcune delle principali roccaforti senussite: il 7 febbra- I reepaartti in
ndiigen
ni
io 1926, dopo una marcia di 274 chilometri dalla costa in so-

N
el 1935, subito dopo
p 1912, inquadrati
q nel 1935 nel
li sei giorni,
giorni il colonnello Riccardo Ronchetti,
Ronchetti alla guida di una
l’unificazione delle “Regio corpo truppe libi-
colonna meccanizzata di 2 mila uomini occupò l’oasi di Giara- tre province conqui- che”, composto da 5 reggi-
bub. Nel 1928 le due province, che erano sempre state distin- state nella colonia della Li- menti di fanteria, 7 gruppi
te, furono riunificate sotto un solo governatore, Pietro Bado- bia, il “Regio corpo truppe di meharisti (su dromedari,
glio, con sede a Tripoli, mentre il vicegovernatore risiedeva a coloniali per la Tripolitania da mehar, foto), 2 compa-
e la Cirenaica”, ovvero il gnie autotrasportate,
Bengasi. E in Tripolitania, in effetti, l’occupazione procedette
contingente di difesa crea- 2 gruppi squadroni di ca-
finalmente senza grandi problemi. Alla fine dell’anno una spe- to fin dal 1914, fu rinomi- valleria (suddivisi in savari,
dizione, guidata dal generale Rodolfo Graziani e dal duca del- nato “Regio corpo truppe inquadrati come regolari, e
le Puglie Amedeo di Savoia-Aosta, supportata dall’aviazione e coloniali della Libia”, an- spahis, rimasti irregolari) e
che se si attese fino al 1939 2 reggimenti di artiglieria:
per istituire la coscrizione nel 1940 erano in tutto
Meccanizzata Si dice di un’unità dotata di veicoli corazzati per il trasporto delle
obbligatoria nel Paese. 28 mila soldati indigeni,
truppe e il combattimento, che le consentono un’alta mobilità anche su terreni
Cammellati. Avevano con- escludendo i reparti di
difficili (grazie ai mezzi cingolati) e un’elevata potenza di fuoco.
tinuato a esistere, tutta- polizia e gli uomini in forza
via, i Corpi volontari alla marina e
indigeni costituiti nel all’aeronautica.
nale del Paese. La roccaforte fu Le due colonie, a cui andavano
bombardata a lungo dall’avia- aggiunte Fezzan e oasi del de-
zione, poi fu raggiunta da due serto, divennero una sola, con
colonne, che si riunirono l’11 il nome di Libia, nel 1934.
gennaio 1931 a Bir Zighen, po- B . Con l’entrata
co a nord dell’obiettivo. L’attac- nel secondo conflitto mondiale,
co risolutivo all’ultima difesa, le sei anni dopo, lo scacchiere po-
oasi interne di El Giof ed El Tag, neva la Libia italiana e l’Egitto
avvenne il 19 dello stesso me- britannico a diretto confronto.
se, e fu seguito da un rastrella- E all’Italia, forte del vantaggio
mento a tappeto fino al confine numerico e strategico, spettava
egiziano. L’azione di Graziani, l’iniziativa. Ma il governatore
che non rinunciò neanche all’u- Omar al-Mukhtar (1861- Il maresciallo Rodolfo Graziani, succeduto a Italo Bal-
so dei gas, culminò nella cattu- 1931), leader dei senussi. Graziani (1882-1955). bo (morto in un incidente aereo
ra di Omar al-Mukhtar, l’11 set- proprio nei cieli della Libia il 28
tembre dello stesso anno. La sua esecuzione sancì la conqui- giugno 1940), scatenò l’offensiva verso il Canale di Suez so-
sta vera e propria della Cirenaica, permettendo a Badoglio, il lo il 13 settembre, avanzando per giunta con estrema cautela.
24 gennaio 1932, di annunciare la conclusione della ribellione. Disseminate le sue truppe lungo un fronte di 120 chilometri,
il maresciallo si fece sorprendere tra dicembre e gennaio a Si-
Gas Benché l’Italia avesse ufficialmente aderito al Protocollo di Ginevra del 1925, di el Barrani, Bardia e Tobruch, dove decine di migliaia di ita-
che bandiva le armi chimiche, in Libia impiegò ugualmente bombe all’iprite, un liani caddero prigionieri degli inglesi.
gas che provoca piaghe devastanti.
L’insuccesso fu sufficiente a indurre Graziani a sgombrare la
Libia Antico nome di quella parte dell’Africa, derivato dalla popolazione che Cirenaica. I britannici poterono così avanzare fino a Bengasi
l’abitava: i Libi. ed el-Agheila, verso il confine con la Tripolitania, prima, però,

FU IL GERARCA FASCISTA ITALO BALBO, NOMINATO


GOVERNATORE DELLA COLONIA NEL 1934, A DEFINIRE
LA LIBIA “LA QUARTA SPONDA ITALICA” Fascistizzati
Mussolini passa in rassegna
un drappello di ragazzi della
Gioventù araba del Littorio in
Libia, nel 1937. Alla sua destra,
il governatore Italo Balbo.

74 S
Verso Tobruch La Lib
bia ind
dip
pen
nden
ntee
Artiglieri delle
truppe coloniali
cannoneggiano
le truppe inglesi
durante l’offensiva
del settembre 1940.

Manifestazioni
per l’indipendenza
che il grosso delle truppe italiane potesse riguadagnare il con- della Libia.
fine: finì che 31 mila inglesi fecero prigionieri 133 mila italiani.

D
Rimase, isolato nell’estremo Sud, il presidio italiano a Giarabub, opo alcuni anni di pro-
composto da oltre 2 mila tra italiani e libici al comando del te- tettorato britannico in
nente colonnello Salvatore Castagna, che rifiutò di arrendersi e Cirenaica e Tripolitania, e
francese del Fezzan, l’istituzio-
resistette all’assedio britannico per tre mesi, cedendo solo il 24 ne del nuovo Stato della Libia
marzo 1941.
m fu sancita il 24 dicembre 1951.
A  . Come su altri L’anziano Muhammad Idris
fronti, si rese necessario l’intervento
fr as-Sanusi assunse la carica di
ddei tedeschi. Con una controffensiva, re, ma, con il trascorrere degli
anni, il suo stretto legame con
Rommel e i suoi Afrika korps, ai cui
R Gran Bretagna e Stati Uniti (la
oordini erano 150 mila italiani al co- Francia abbandonò il Fezzan
mando del generale Italo Gariboldi,
m solo nel 1955) sollevò un diffuso Re Idris nel 1951.
rriconquistò la Cirenaica entro l’apri- malcontento nel Paese. Il
È il valore in lire (pari a 1° settembre 1969, subito dopo impianti petroliferi e le banche,
oltre 3 miliardi di euro le 1941, senza poter impedire però
l’annuncio dell’abdicazione del sottrasse a inglesi e americani
attuali) dei beni confiscati cche il nemico conservasse Tobruch. sovrano, ufficialmente per mo- le loro basi militari ed espulse
da Gheddafi agli italiani Ma in autunno la controffensiva bri-
M tivi di salute, i militari assun- gli stranieri, a cominciare dalla
in Libia nel luglio 1970, ttannica costrinse il comandante te- sero il potere proclamando la cospicua comunità italiana,
sommando immobili, repubblica. Il nuovo leader del- che assommava a circa 20 mila
ddesco a ripiegareare in Tripolitania.
Trippolitania.
depositi bancari e imprese. la Libia divenne il capitano anime. Ma soprattutto divenne
IIl 1942 iniziò positivam
positivamente
mente
Muammar Gheddafi, allora uno dei punti di riferimento
pper gli italo-tedeschi,
deschi, che
chhe si appena 27enne, a capo di dell’estremismo islamico e
spinsero di nuovo a una cinquantina di chilometri ometri da To- un Consiglio del comando uno dei maggiori finanziatori
bruch. Sull’onda dell’entusiasmo, il Canale di Suez tor- toor- della rivoluzione composto del terrorismo internazionale,
nò a essere l’obiettivo dell’Asse, le cui forze avanzaro-- da 12 membri, tutti militari. prima di trasformarsi, nel XXI
no ancora verso est dalla fine di maggio, espugnando pugnandoo Nazionalisti. Il nuovo regime, secolo, in uno degli interlo-
guidato da individui imbevuti cutori islamici privilegiati dei
finalmente Tobruch il 21 giugno. del panarabismo socialista pro- Paesi occidentali; almeno fino
L’avanzata si arenò in estate nella stretta di el-Ala- pugnato dall’Egitto di Nasser, a quando, all’inizio del 2011,
mein, dove gli inglesi lanciarono a loro volta un capovolse la situazione le sommosse non hanno
contrattacco a fine ottobre. Il 4 novembree Rom- fino ad allora mol- portato il Paese alla
mel fu costretto a sgombrare l’intera Libia, bia, do- to propizia per guerra civile, nella
gli occidentali. quale la comunità
po aver perso oltre 50 mila uomini tra caduti aduti e Gheddafi, poi internazionale ha
prigionieri. Il maresciallo Montgomery entra- colonnello, scelto di soste-
va a Tripoli il 23 gennaio 1943, poco dopo po che nazionalizzò gli nere gli insorti.
gli americani erano sbarcati più a ovest, in Tu- Che in capo a 7
nisia. La conquista alleata di Tunisi, il 7 maggio, aggio, Gheddafi nel mesi hanno preso
1972, tre anni il controllo del
sanciva la fine del dominio italiano in Libia. bia. dopo aver Paese e giustiziato
Andrea Frediani preso il potere sommariamente
assoluto in Libia. Gheddafi.
Erwin Rommel (1891-1944): nel febbraio del 1941 assunse il
comando delle truppe tedesche inviate in Libia (Afrika korps)
tenendo poi testa per oltre due anni alle preponderanti forze
britanniche in Africa Settentrionale, e per questo meritandosi
il soprannome di “Volpe del deserto”.
Asse L’intesa politico-militare tra la Germania nazista e l’Italia fascista, definita
nel 1936 da Mussolini “Asse Roma-Berlino”.

S 75
75
LO SPECIAL AIR SERVICE
A cura di Stefano Rossi

Su tutti i fronti
Truppe del Sas impegnate
(a sinistra) in Nord Africa durante
la Seconda guerra mondiale e
(sotto) in Malesia nel 1953.

Q uando David Stirling, ufficia-


le delle Guardie scozzesi, pen-
sò di creare il Sas, lo Special air
service (un nome fittizio scelto allora per
tuazioni dove le forze britanniche era-
no impegnate lontano dalla madrepa-
tria: in Malesia (1952-58), Oman (1958-
59 e 1970-76), Borneo (1963-66), Aden
depistare i servizi di intelligence nemici), (1964-67), nelle isole Falkland (1982),
ne stabilì anche il motto: Who dares wins nelle guerre del Golfo e in Afghanistan.
(“Chi osa vince”). Nulla di più calzante! Fu però negli Anni ’70, con gli inter-
Fin da quando, nel 1941 in Nord Africa, venti in Irlanda del Nord, che il repar-
il reparto fu costituito per effettuare raid to sviluppò molte delle tecniche che og-
contro aeroporti e basi logistiche italo- gi tutti gli invidiano. Diventarono cele-
tedesche, gli uomini del Sas, che inizial- berrimi gli interventi per la liberazione
mente erano appena 65, sono sempre di ostaggi, durante dirottamenti di aerei
stati preparati a osare ciò che per altri era o in episodi come l’occupazione dell’am-
l’inosabile, spesso in solitudine e con pe- basciata iraniana a Londra nel 1980 da
nuria di mezzi ed equipaggiamenti. Du- parte di terroristi. La fama del Sas è or-
rante la Seconda guerra mondiale i suoi mai tale che a livello internazionale vie-
incursori, a bordo di veloci jeep armate ne considerato come referente principa-
di mitragliatrici, prima imperversarono le per le operazioni antiterrorismo e uti-
nel deserto libico, poi furono impegnati lizzato come modello dalle forze arma-
sullo scenario europeo. Dovunque, oltre te di tutto il mondo per la formazione di
Il primo Sas a infliggere gravi danni al nemico, cre- reparti speciali.
Il fondatore dello avano un clima di assoluta insicurezza. Chi la dura la vince. Il 22° Sas re-
Special air service, I successi in queste prime operazio- giment, o “il Reggimento” come lo chia-
David Stirling, in una ni non convenzionali portarono a un mano senza fronzoli i suoi appartenenti,
foto degli Anni ’50.
impiego del Sas anche in seguito, in si- è l’unica unità operativa regolare di que-

76 S www.focusstoria.it
BRITANNICO

All’opera
All
Sopr
Sopra,
p tre membri
del Sas con un visore
notturno. A sinistra,
not
l’ambasciata iraniana
l’am
a Lo
Londra occupata
dai terroristi nel 1980
e lib
liberata dai Sas.

sto tipo
tipo, affiancata da due reggimenti di ze armate inglesi.
inglesi I candidati passano at-
a
riservisti, il 21° e 23° Sas. Ha sede a Cre- traverso una selezione tra le più duree ala
denhill, al confine col Galles, e attual- mondo: visite mediche, prove fisiche, ununa
na
mente conta circa 300 uomini distribu- marcia solitaria di 65 km da compiere re inn
iti su quattro squadroni, suddivisi a lo- 20 ore con l’equipaggiamento completo eto e
ro volta in unità specializzate. A turno ardue sessioni di evasion and escape;; poii
uno squadrone è sempre in allerta e una si passa all’addestramento vero e proprio,
prio,
squadra di reazione rapida è pronta a in- che mette questi uomini in condizione one
tervenire con solo 3 minuti di preavviso. di essere pienamente operativi nell’arco
arco
Per chi volesse entrare a far parte del di circa tre anni. A questo punto è chiaro
iaro
reggimento la strada è però molto lun- perché i veterani, parafrasando il motto
otto
ga: i membri, tutti volontari, provengono del Sas, sostengono che solo «who trains
ai Fregi e coltelli
in genere da altri reparti d’élite delle for- wins» (“vince chi si addestra”). Sopra il fregio
Sopra, f del Sas,
as,
dove figura una versione
sione
Evasion and escape Lo specifico addestramento stilizzata del coltello
o (o
Riservisti Ex appartenenti al reggimento che, grazie al comportamento da tenere in caso di cattura o stiletto, a destra) in
n uso
a periodici richiami in servizio, mantengono un’alta interrogatorio e alle tecniche da usare per evadere al reparto durante la
operatività. Sono disponibili in caso di mobilitazione. dalla prigionia e sfuggire agli inseguitori. Seconda guerra mondiale.
ondiale.

www.focusstoria.it S 77
NAPOLEONE RIVIVE
A cura di Riccardo Tonani

IIn azione
A sinistra: i reenactors
del 6ème Régiment
d
rricostruiscono una
battaglia del 1809
b
ssui monti del Tirolo.
Sotto: fanti austriaci
S
del 14° Von Klebeck.
d
A destra: una dama
del Club Fiorile.
d

’ Associazione napoleonica d’Italia,


costituita a Padova nel 1993, pro-
sia per quanto riguarda l’equipaggiamen-
to e la divisa, sia nello svolgimento di tutte
muove l’interesse e la conoscenza le attività campali. Le uniformi sono con-
de periodo storico che va dal 1769 al 1821
del traddistinte dal colore nero, caratteristico
(nascita e morte di Napoleone) e anche
(n dei bordi di code e spalline, dei polsini e
oltre, attraverso manifestazioni, confe-
ol del colletto. Vista la lunghezza del perio-
renze, pubblicazioni e lezioni nelle scuo-
re do coperto, inoltre, il reparto ha in uso tre
le. I gruppi di ricostruzione storica che
le divise: una del 1809, un’altra del 1848 e in-
fanno parte dell’associazione sono il 6ème
fa fine una del 1859.
Régiment d’infanterie légère, il 14° Kai-
Ré V    . Nel mondo della
serliche und königliche infanterie regi-
se rievocazione storica napoleonica spesso
ment Von Klebeck e infine il Club Fiorile.
m si dimentica quale sia stata la vera novi-
Il 6ème Régiment d’infanterie légère ri- tà di quel periodo: lo sviluppo della socie-
costruisce un reparto di fanteria leggera
co tà in senso più moderno, grazie al grande
francese, in particolare una sezione della
fra impulso dato alle arti, alla scienza e alla
compagnia Carabinieri (l’élite della fan-
co cultura. Nel 2004, per colmare questa la-
teria napoleonica) e una della compagnia
te cuna, è nato il Club Fiorile, che offre agli
Cacciatori. La scelta è caduta sul 6° reg-
C appassionati del periodo e della ricostru-
gimento poiché si è distinto nella Prima
gi zione non militare uno spaccato della vi-
Pausa
Paus
Pa u a caffè
us caff
caff
ca ffèè en nella Seconda campagna d’Italia, e sul ta civile borghese e di corte del periodo
Un ccap
Un caporale
apor
ap oral
orale
al e I battaglione
b in particolare perché deriva- napoleonico. I club erano luoghi di ritro-
““francese”
“fra
“f
fra
ranc
nces
nces
nc ese” in
ese” in va dal 65° reggimento “Royaux italien”, che vo durante la Rivoluzione francese, men-
un momento
mom
m omen
om
omen ntto
o sotto l’Ancien Régime era reclutato in Ita-
so tre Fiorile è il nome repubblicano del pe-
d relax.
di rrel
elax
elax.
ax.
ax
lia. I capi di abbigliamento sono stati rea-
lilia riodo che va dal 20 aprile al 19 maggio.
lizzati a partire dalla collezione di divise
liz
originali
or r conservate al Museo dell’eserci- • Asssocia
azio
one nap onicca d’Italia •
poleo
t di Salon-de-Provence.
to indirizzo: via Scuole, 26
Il 14° K.K. infanterie regiment Von Kle- 37026 Settimo di Pescantina (Vr)
bbeck vuole invece far rivivere un batta-
be telefono: 347.5213523 (L. Simone, presidente)
e-mail: a_napoleonica@libero.it
glione di fanteria austriaca del periodo
gl
1809-1866 nel modo più fedele possibile,
18 • web: www.assonapoleonica.com •

78 S www.focusstoria.it
LA BAIONETTA
A cura di Stefano Rossi

a leggenda vuole chee la la Una baionetta


nascita della baionettaettttaa polivalente Fulcrum
adottata di recente
sia dovuta all’inventiva
va d dii
dall’Esercito
un manipolo di soldati assediatiedia iati
tii italiano per il
che infilarono i loro coltellii nelle le fucile Arx-160.
canne degli archibugi perr un’estre-
un’estre re-- Può trasformarsi
ma disperata difesa. E pare che l’o- o- in tranciafili o
in sondino per la
rigine del nome sia legata ta a Bayon-
Bayon on--
ricerca di mine.
ne, la città situata nei cosiddetti
ddetti “Paesi si
baschi francesi”, nel Sud della
ella Francia, a,
che aveva una lunga tradizione zione
ione nella la
produzione di armi bianche.
P   ,   . A parti
 part
parti-
ti
ti-
re dal ’600, la baionetta fu adottata
ottata da tut tut-
ut--
ut
ti gli eserciti, dimostrandosi arma effica- effica
ca--
cissima nel corpo a corpo o, quando veni veni-
ni-
va montata su lunghi fucili, contro
ontro le cari- i-
che di cavalleria. Inizialmentee era del tipo
“a spina”, cioè infilata direttamente
amente nella
canna, ma questa soluzione non consen-
tiva contemporaneamente dii sparare du-
rante l’assalto; furono perciòò studiati dei
modelli esterni alla canna stessa,
essa, con at-
tacco a incastro girevole (oggi ggi chiamato
non a caso “attacco a baionetta”).
tta”). Le lun-
ghe lame (le dimensioni arrivavano
vavano fino a
80 cm) piatte, triangolari o cru-ru-
ciformi dei combattimenti del-
le guerre napoleoniche eranoo d dii
grande effetto, ma presentavano van
anoo l’incon-
l’l in
inco
conn-
veniente di tendere a incastrarsi
rarsi nel cor-
po del nemico; all’inizio del ’900
900 erano or-
mai già considerate superate, sostituite da
lame più corte e maneggevoli,i, più simili a
pugnali. Nelle trincee e tra i reticolati
eticolati del-
la Grande guerra, che vide morireorire milioni
di soldati in assalti “all’arma bianca”, que-
ste lame di formato ridotto mostrarono
tutta la loro praticità. Dal Secondo
econdo con- Una
a baionetta
baionetttta
a
inglese “aa
flitto mondiale, col diffondersirsi delle armi incastro”.
incastro
ro
o”.

”.
automatiche, le baionette furono ono conside- Mo
Modelli sim
simili
mili
mi
m li
rate ormai obsolete: si trasformarono
ormarono in rimasero
rima
masero in u uso
us o
accessori secondari e vennero ro usate, per fi alla fi
fino fine
n
ne
esempio, come normali coltelli lli da campo. dell’Ottocento.
dell
ll’Ottoceentto
to.
to.
Baionetta
Baionett tta
a “a

A    . Oggi le
. spina” europ
europea
opea
ea a
baionette svolgono la funzione one di coltel- del 1680 cir
circa.
ircca
ca
ca.
li da combattimento a doppio io taglio, so- L’impugnatura
L’impugnat aturura
ur a Una M8
Una M84
M84/98
4/98 d
4/9 del
no rapidamente innestabili anche sui fu- veniva infilata
infil
ila
ata
ata
at 1937. Questo
Ques
Qu esto
cili d’assalto e presentano utilizzi
tilizzi secon- nella ca
cann
canna
nna
nn a modello tedesc
tedesco
dell’archibugio,
dell’archibug gio,
gioo, fu usato, con
dari talvolta particolari come, e, per esem- rendendolo cos così
ossì lievi modifiche,
pio, quello di sonda per mine ne o, quando utilizzabile anche he in entrambi i
sono unite al fodero, di tranciacavi.
ciacavi. come picca. conflitti mondiali.

www.focusstoria.it S 79
DAI CELTI AI PANZER
I ragazzi della “Folgore”
A cura della Libreria Militare di Alberto Bechi Luserna A cura di Roberto Graziosi
Via Morigi, 15 - 20123 Milano e Paolo Caccia Dominioni
tel/fax: 02.89010725 Le parole di Bechi La legione degli immortali
e-mail: libmil@libreriamilitare.com Luserna e i disegni di Massimiliano Colombo
www.libreriamilitare.com di Caccia Dominioni In questo romanzo
raccontano l’epopea recitano un ruolo
I Celti e l’arte della guerra dei paracadutisti di protagonista le
di Gioal Canestrelli della Folgore a El legioni romane che
Alamein, la località presero la Bretagna
Un rigoroso studio egiziana che fu
sull’organizzazione nel 55 a. C. Le
teatro di una delle vicende narrate,
militare delle battaglie più celebri
popolazioni che riguardanti sia la
della Seconda guerra mondiale. Davanti vita quotidiana sia
per circa sei secoli allo strapotere del nemico, condannati
si opposero alle quella del campo di
alla sconfitta per la scarsità di mezzi e battaglia, riprendono
dilaganti conquiste dalla pochezza degli equipaggiamenti
romane. Dei Celti il racconto fatto da Cesare in persona
a disposizione, i “ragazzi” si batterono nel De bello gallico attraverso gli occhi
sono analizzate fino all’estremo, arrendendosi soltanto
le tattiche di di un aquilifero, il soldato che aveva il
quando ogni ulteriore resistenza sarebbe compito di portare e proteggere l’aquila
combattimento, l’organizzazione e la risultata inutile. Il volume vuole essere
gerarchia delle milizie, le caratteristiche della legione. Sullo sfondo, una “schiava
anche un omaggio a soldati che, grazie dai capelli rossi” che ha conquistato il
delle varie tribù (iberiche, alpine, al loro senso del dovere e allo spirito di
galliche, germaniche, insulari ecc.), gli cuore dell’aquilifero: è per proteggere lei
sacrificio, suscitarono l’ammirazione che gli “Immortali” vanno all’attacco e
armamenti offensivi e difensivi e come dello scettico alleato e persino il rispetto
evolsero per far fronte al progresso si battono. Ed è sempre per lei che, venti
del vincitore. anni dopo, il vecchio soldato tornerà
delle armi e delle strategie dei Romani.
Ricco di immagini che mostrano alcuni Pagine 304, Edizioni Libreria Militare, € 27 in Britannia. Oltre che per chiudere,
reperti venuti alla luce in diverse località una volta per tutte, una guerra
europee, il volume si offre come una interminabile.
delle pochissime fonti, data la scarsità di Storia delle armi dall’Età Pagine 274, Piemme, € 21
testimonianze scritte, su questo tema. della pietra ai giorni nostri
Pagine 196, Il Cerchio, € 22 di William Reid
Una brillante e
Undici lettere all’ammiraglio
illuminante rassegna di Donatello Bellomo
La battaglia di Anghiari che descrive È un’appassionante
a cura di Niccolò Capponi l’evoluzione degli vicenda basata su
Un esaltante saggio “strumenti” utilizzati ricostruzioni storiche
di rigore storiografico, in guerra nel corso e ambientata
condito dallo dei secoli. Vengono nell’America della
humour tipicamente ripercorse le varie seconda metà
toscano dell’autore, fasi del continuo dell’Ottocento.
che peraltro è un e interminabile Ovvero, al tempo
discendente di inseguimento tra l’arma offensiva e della Guerra civile,
alcuni protagonisti quella difensiva, analizzando anche che mise per quattro
della battaglia di le conseguenze che questa “rincorsa” anni le truppe di Lincoln contro quelle
Anghiari. Lo scontro ha avuto non solo nel campo bellico, degli Stati secessionisti. Ammiraglio
tra le milizie fiorentine e le armate ma anche sull’economia e sul resto della flotta confederata, Raphael
viscontee dell’estate del 1440 viene qui della società civile. Il libro racconta per Semmes è l’artefice dell’affondamento e
minuziosamente descritto e collocato esempio come le modifiche nell’impiego della cattura di numerose navi nemiche.
nel suo contesto storico, ed esce degli armamenti abbiano creato classi La trama finisce per rendere Semmes
finalmente da quell’oblio a cui risultava di élite guerriere oppure come, una protagonista anche di una infelice
condannato: si comprende finalmente volta che le armi erano disponibili storia d’amore con una ricca possidente
come non si trattò di una “battaglia di per le masse, abbiano favorito la inglese conosciuta in Sudafrica a Guerra
un sol morto”, come la bollarono alcuni democratizzazione. Una parte del civile terminata. Questioni di cuore (e
illustri detrattori, tra cui il Machiavelli, volume, infine, presenta le ricadute lettere d’amore) si intrecciano con storie
ma di un importante evento del tecnologiche (spesso non trascurabili) di cannoni, di sciabole e di polvere da
Rinascimento italiano, che permise il della ricerca militare sulla vita civile, sparo, in un susseguirsi di eventi e di
fiorire di opere d’arte e di cultura che come nel caso del radar, del computer personaggi di cui, solo alla fine, il lettore
ancora oggi apprezziamo. e persino di Internet. intuisce il filo conduttore.
Pagine 234, Il Saggiatore, € 19 Pagine 414, Odoya, € 20 Pagine 436, Mursia, € 18

80 S www.focusstoria.it
A cura di Spartaco Albertarelli A cura di Paolo Paglianti

Ludus latrunculorum Total War: Shogun 2


Quando si parla di gioco
all’epoca degli antichi Romani ni
quasi sempre ci si riferisce ai
dadi, lo strumento di gran lunganga
più usato per sperperare grandi ndi a
antichi, non esiste
fortune o la paga da soldato. una rigorosa evidenza
Meno noto, ma all’epoca non sstorica delle regole, che
meno popolare, era un gioco ssono state pertanto
“di tavoliere” denominato ludus ricostruite sfruttando
latrunculorum, di cui la casa le similitudini fra L’ultimo episodio della celebre saga
editrice Bookstones propone giochi strutturalmente
g ci riporta nel Giappone medioevale
una versione per i giorni nostri. analoghi. Il “gioco
a e ci fa indossare l’armatura di uno
Il gioco, probabilmente derivato dei latrunculi” risulta
d dei pretendenti al ruolo di shogun, il
dalla versione greca chiamata un modo leggero e generale supremo che guida l’esercito
petteia, si effettua su una divertente per provare
d dell’imperatore. Il gioco è diviso in due
tavoliere rettangolare suddiviso le emozioni dei nostri fasi: la prima, strategica, si svolge su
in aree quadrate. Ogni giocatore antenati,i magari immaginando di una mappa del Giappone dove vanno
dispone di pedine che rappresentano il stare seduti a giocare davanti alle spostate le milizie e controllate le città.
proprio esercito, composto dai milites terme della città mentre i legionari Nella seconda gli eserciti nemici si
(soldati) e da un bellator (comandante) sono in marcia alla conquista di una incontrano e inizia la battaglia, che viene
e deve cercare di avere la meglio nuova provincia... riprodotta in 3D con una grafica superba.
sull’avversario. Come per molti giochi Editrice Bookstones, € 12 Il gioco sfrutta il sistema Steam che
richiede l’uso di Internet a banda larga.
Produttore: Creative Assembly/Sega
Distributore: Halifax, € 39,90
Piattaforma: Pc; Hardware: Cpu 2.4 GHz,
A cura di Roberto Graziosi A cura di Giorgio Albertini 2 GB di Ram, scheda video 3D, Internet

Apocalypse now Vinland saga Panzer Corps


Il cult movie del 1979 che racconta di Makoto Yukimura
la missione speciale di una unità Un talentuoso autore
dell’esercito americano durante la di manga (i fumetti
Guerra del Vietnam, rivive in una giapponesi) si ispira
nuova e particolare edizione destinata alle saghe vichinghe. Il risultato? Questo
ai collezionisti. Nei tre dischi che fumetto eccezionale, connubio tra le
compongono il cofanetto della imprese dei guerrieri scandinavi e il
Collector’s edition si trovano il film disegno giapponese.
originale rimasterizzato in alta Con rara precisione storica e singolare
definizione, una versione ridotta, forza narrativa racconta un’avvincente La Seconda guerra mondiale a esagoni
restaurata usando alcune sequenze storia di guerra ambientata nell’Europa e a turni: Panzer Corps è un affascinante
inizialmente scartate, oltre 9 ore di dell’XI secolo. Ispirandosi alle saghe e divertente wargame nel quale si
contenuti speciali, interviste inedite, islandesi, l’autore alterna il racconto della prende il controllo dell’esercito tedesco
scene tagliate ecc. Il tutto è arricchito grande Storia, più precisamente l’ascesa e si ripercorrono le tappe dell’avanzata
da un documentario, Viaggio all’inferno, al trono di Canuto il Grande, alle vicende della Wehrmacht in Polonia, Norvegia,
dove vengono di personaggi più oscuri ma altrettanto Francia e così via. Panzer corps
mostrate le varie fasi avvincenti. comprende oltre 400 unità ricostruite
della realizzazione del nel dettaglio e con la sua struttura
film. Una vera perla Sei volumi in corso di pubblicazione, ognuno
di gioco “a turni” richiede più il senso
per gli amanti del pag. 240, Star comics, € 4,90 (l’uno)
della strategia che l’abilità col mouse.
capolavoro di Francis Si può giocare contro il pc o, attraverso
Ford Coppola, ma il sistema Pbem basato sull’uso dell’e-
non solo. mail, contro avversari in carne e ossa.
Universal pictures Produttore: Slitherine/Matrix
Blu-ray (€ 29,90) Acquistabile on-line su:
Disponibile anche in www.slitherine.com, € 39
cofanetto Special edition Piattaforma: Pc; Hardware: Cpu 1 GHz,
da 2 dvd (€ 22,90) 1 GB di Ram, scheda video 3D 64 MB

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Responsab le graf co Massimo Rivola (caposervizio) Nord Africa nel 1942.
Photo ed tor Marco Casali (vicecaporedattore),
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Redaz one Federica Ceccherini, Roberto Graziosi NEL PROSSIMO NUMERO
Redaz one graf ca Francesca Abbate, Barbara Larese LE PIÙ GRANDI SFIDE: ANNIBALE
Ass stente d d rez one Rossana Caccini CONTRO SCIPIONE, SALADINO
Segretar a d redaz one Maria Zambon
E RICCARDO CUOR DI LEONE,
Hanno collaborato a questo numero
Spartaco Albertarelli, Giorgio Albertini, Andrea Frediani, Remo
TAMERLANO CONTRO BAYEZID...
Guerrini, Marco Lucchetti, Fernando Mazzoldi, Celso Miranda,
Paolo Paglianti, Angelo Pirocchi, Stefano Rossi, Riccardo Tonani

Bran, Manager Barbara Ferro


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com) e Legio I Italica (www.legio-I-italica.it). man/Alinari; pag. 46-47 Bridgeman/Alinari;
SOMMARIO: pag. 3 Granger/Alinari; pag. 4 pag. 47 (as) RES, (ad) R. Collings; pag. 48
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