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N°11 Dicembre 2013  € 6,90

SOLDATI
SOLDAT
TI E B
BATTAGLIE
AT TA GLIE NEI SECOLI
ALPINI
Sui
Su
ui ghiacciai nel 1915 -18
1188
Vita al fronte in Afghanistan.
I Ranger del Monte Cervino

•  a.c. sogdiana •  andrasos


•  narva •  afghanistan
•  adamello •  cassino
• dal  kashmir

GUERRA
Sped. in A. P. - D.L. 353/03 art. 1, comma 1 NE/VR

LA
IN MONTAGNA
Focus Storia Wars n° 11

ARMI CHIMICHE
Economiche,
Econnomiche facili da produ
produrre
urre
e letali, ora tornano alla ribalta

AGRIPPA VIDEOGAME
Il generale
l di Augusto
A t che
h Battlefi
Battle
efield
eld 4 e Call of Duty: Gh
Ghosts
hosts
fece grande l’Impero romano più realistici grazie ai veterani
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Da
alla fonda ziione
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DA COLLEZIONARE DA INCORNICIARE
WARS SOMMARIO
Dagli elefanti 4 PROTAGONISTI
AGRIPPA, IL BRACCIO DESTRO DI AUGUSTO
agli Alpini Fu il suo fidato generale, l’amico di una vita, lo stratega che contribuì
a conquistargli un impero, l’ammiraglio che gli allestì una flotta.
Gli “uomini con le ali” che presero la fortezza
della Sogdiana per Alessandro Magno
8 APPROFONDIMENTI
LA MINACCIA È NELL’ARIA
Economiche, facili da produrre, le armi chimiche sono tornate alla
sono gli antenati dei nostri Alpini che, non ribalta con la guerra civile in Siria.

molto lontano da lì, sono stati impiegati in


Afghanistan. E gli Skiløper di Carlo XII, re di
Svezia, sono i precursori degli “skiatori” con la
13 PRIMO PIANO
LA GUERRA IN MONTAGNA
Muli e sci, alpenstock e piccozza, il passo epico della lotta sui monti.
penna nera che presero l’Adamello nel 1916.
In questo numero ripercorriamo dunque la
16 SOGDIA
ANA 327
7 A.C.
L’IMPERATORE DEL PAMIR
Alessandro Magno ottenne incredibili vittorie a quota cinquemila.
storia della guerra in montagna, esaminando
gli uomini, le tattiche e l’equipaggiamento 23 MACED
DONIA 16
69 A.C.
GLI ELEFANTI DEI ROMANI
Come i legionari condussero i pachidermi sui passi macedoni.

24
che nei secoli hanno caratterizzato questo ANDRA
ASOS 960
0
particolare teatro bellico. Come scoprirono L’IMBOSCATA DEL LEONE
Arabi contro bizantini sui monti del Tauro, alla vigilia dell’Anno Mille.
infatti a loro spese gli Alleati in Italia nel
1943, combattere in montagna richiede degli 29 SVIZZEERI 1315
5
I FANTI ELVETICI
Nel Medioevo le truppe cantonali tennero testa agli Asburgo.
specialisti. Non per niente la 10th Mountain
Division della US Army, oggi in Afghanistan,
ebbe il suo battesimo del fuoco proprio sugli
30 NARVA
A 1700
VINCERE SUGLI SCI
Fra le nevi dell’Estonia gli Skiløper svedesi ebbero la meglio sullo zar.
Appennini, dopo il massacro di Cassino.
Jacopo Loredan  direttore
35 CHASSEURS DEES MONTTAGNES 1808-1814
GLI “ALPINI” DI NAPOLEONE
Arruolati fra i montanari di frontiera, combatterono sui Pirenei.

WARS I NOSTRI ESPERTI 36 AFGHA


ANISTAN 1897
FRONTIERA A NORDOVEST
A fine ’800 fra le gole dell’Afghanistan c’erano gli Highlanders scozzesi.
GIORGIO ALBERTINI
Milanese, 45 anni, laureato in
Storia medievale, illustratore
42 ADAMEELLO 191
16
LA GUERRA DEI GHIACCIAI
La sfida degli Alpini agli austriaci, a -26 °C e tremila metri di quota.

50 ALLA GRANDE GUERRA


professionista per case editrici e riviste
(giorgioalbertini.com). AUSTRIA, FRAN
NCIA E GERMANIA 1914
4-1918

ANDREA FREDIANI I reparti specializzati del primo conflitto mondiale.

52
Romano, 50 anni, medievista, MONTE CASSIN
NO 1944
ha scritto vari saggi di storia militare LA CAMPAGNA D’ITALIA
e romanzi storici di successo Gli Appennini costrinsero gli Alleati a cambiare tattica.
(andreafrediani.it).

STEFANO ROSSI 58 CAUCA


ASO 1942
2
TEDESCHI E SOVIETICI SULL’ELBRUS
Le truppe da montagna della Seconda guerra mondiale.
Milanese, 54 anni, già ufficiale

60
degli Alpini paracadutisti. Reporter BATTAG
GLIONE “MONTE CERVIN
NO”
di guerra, collabora con molte testate I PARÀ NELLE PENNE NERE
giornalistiche. Dai primi lanci, fino all’Afghanistan. Ecco gli Alpini Paracadutisti.

WARS RUBRICHE 64 KASHM


MIR DAL 1984
SUL TETTO DEL MONDO
Fra i ghiacci eterni dell’Asia si combatte una guerra infinita.
TRUPPE D’ÉLITE PAG. 78
L’EVOLUZIONE DI UN’ARMA
LIVING HISTORY
PAG. 80
PAG. 81
70 PROTAGONISTI
COSÌ OPERANO OGGI GLI ALPINI
Nato nel 1872, il corpo è utilizzato dagli scorsi anni ’90 anche per
RECENSIONI PAG. 82 operazioni di peace keeping e peace enforcing.

IN COPERTINA
Un Kaiserschützen austriaco e, sullo sfondo, vedette italiane in tenuta
76 VIDEOGAME
NEL FANGO DELLA MONTAGNA
Due giochi di culto alzano l’asticella del realismo
mimetica bianca sul fronte alpino durante la Prima guerra mondiale. bellico, grazie anche alla consulenza di veterani.
Illustrazione di G. Rava e foto Archivio Centrale dello Stato.

S 3
PROTAGONISTI
FU IL SUOO FIDATOO GENN ER ALE ,
L’UOMO CHE CON N TRIIBUÌ A
CONQUISSTARGLII UN N IMPERO E
AD ALLESSTIRGLI UN NA FLOT TA,
IL MARIT TO DI SUA
A FIG
GLI A ,
LO STRAT TEGA DE EL PRIINCIPATO
E L’A MICOO DI UNA
A VITTA
osì dunque morì Agrippa, che si era distinto co-
me il più nobile dei suoi contemporanei e che
aveva beneficiato dell’amicizia di Augusto mi-
rando al maggior vantaggio possibile sia per il
principe stesso che per la comunità. Infatti quanto più prevale-
va sugli altri in quanto a virtù, tanto più si dimostrava volon-
tariamente umile nei riguardi del principe e, mentre metteva a
disposizione tutta la sua saggezza e il suo coraggio a vantaggio
di ciò che era maggiormente utile ad Augusto, impiegava tut-
ti i privilegi e il potere che otteneva dall’imperatore per rende-
re benefici agli altri. Fu proprio questa la ragione per cui non
divenne mai odioso ad Augusto stesso né inviso agli altri; anzi,
non solo collaborò con il principe per rendere salda la monar-
chia esattamente come se fosse un sostenitore convinto di un
regime autocratico, ma si accattivò anche la simpatia del
popolo con gesti munifici, come se fosse in tutto e per tutto
favorevole alla parte popolare”.
Nulla da eccepire riguardo a questo epitaffio tracciato
dallo storico del II secolo Cassio Dione su Marco Vipsa-
nio Agrippa, uno dei figli più grandi dell’antica Roma. Non
molti lo conoscono come tale, visto che scelse di agire all’om-
bra del suo amico fraterno Ottaviano Augusto, ma in realtà fu
lui il maggiore artefice dei successi attribuiti all’imperatore.
Agrippa fu costruttore di edifici come il Pantheon e le terme
che portavano il suo nome, di acquedotti come l’Aqua Virgo e
l’Aqua Iulia, di porti come quello di Capo Miseno (v. riquadro
a pag.7), nonché il fondatore della flotta imperiale. Ma è so-
prattutto come condottiero e ammiraglio che si distinse tanto
da meritarsi più di un trionfo, che però non volle mai celebra-
re per non mettere in ombra il principe. E l’amico non gli lesi-
nò onori e cariche, conferendogli di fatto i suoi stessi poteri; al
punto che il loro comune amico Mecenate arrivò a dire ad Au-
gusto: “Lo hai reso così potente che o lo uccidi o lo fai tuo gene-
DEA/GETTY
L’ARPAX AD AZIO
La Battaglia di Azio (31
a.C.) tra Ottaviano e Marco
Antonio. La tattica studiata
da Agrippa (a sinistra, in
un busto conservato al
Louvre) prevedeva che
le agili liburne romane
colpissero da lontano
le grandi quinqueremi
nemiche per portarsi poi
fuori tiro. Si arrivava però
anche allo speronamento
e all’abbordaggio con gli
RAVA/LEEMAGE

arpax (qui sotto).

ro”. L’imperatore scelse la seconda opzione, dandogli in spo- pu


ppur
ur d dii origini modeste diven divenne
e n nee
sa la figlia Giulia e scegliendo come propri eredi i loro figli; se aamico
mico dell’aristocratico Ottav Ottavia-
v ia
ia-
Augusto fosse morto prima di Agrippa, questi lo avrebbe rile- nnoo ffin
in dall’infanzia. Era con lui in E Epi-
pi-
pi
vato al vertice dello Stato finché i propri figli non fossero sta- rroo q
quando
uando si seppe della morte di Cesa Cesare
arer

OT TI
D TUROTTI
UROT
ti grandi. Ma le cose andarono diversamente: sebbene fosse- ed della
ella pesante eredità caduta sul capo di O Ot-
t
t-

D. TUR
ro coetanei, Agrippa morì ben 26 anni prima dell’amico, nel ttaviano.
aviano. Insieme dovettero sgomitare parecch parecchio hio
12 a.C. appena cinquantunenne, ma fortunatamente per Au- p
pe
per
er oottenere
ttenere visibilità a Roma e un ruolo nell’eser nell’eser-r-
gusto e per Roma, quando l’impero era ormai una realtà. E lui ccito
ito dei
dei consoli Irzio e Pansa, che nel 43 a.C. condus condus- s-
aveva avuto una parte enorme in quella straordinaria impresa. ssero
ero lele loro legioni a Modena contro Marco Antonio, im- im
m-
Cursuss honoru um. Pochi generali romani possono vantare ppegnato
pe egnat atoo ad aassediare
ssed
ss ediaiare uno
re u no ddeglili assassini
egli
eg ass
ssas
assi
sinini di Cesare,
di Ce
Cesa sare Decimo
re,, De
Deci cimo
mo
una carriera militare come quella di Agrippa, “uomo di gran- BBruto
rut
utto Al
u Albi
Albino.
bino
bi no.. I du
no due co
due coma
comandanti
mandndan
dantii supremi
suppremii caddero
cad
add
dde
dero sul
dero sull ccampo
ampo
am p e
po
dissimo valore, invincibile dalla fatica, dalla veglia, dai perico- cciò
ci iò favorì
favo
ffa
avo
vorì
rìì O
Ottaviano,
ttav
ttavia
av iano
iano,, us
no usci
uscito
cito
cito iindenne
nden
nd
den
enne ne d
dalla
alla
alllla Battaglia
Bat
atta
tagl
taglia di
gl di Modena.
Mode
Mo dena
de
d na.
na
li, consapevole di dover obbedire, purché a un solo capo, deside- Scaram
S
Sccararam ammuc
ucce ce c coon Anton
on Anton nioiio.. L’
L’erede
L’erede d di C Cesare,
esare, a d dispet-
ispett-
roso però di comandare agli altri, in ogni circostanza insofferen- to della sua giovane età, divenne console solo pochi mesi do-
te agli indugi, solito a passare dalla decisione all’azione” scrive po, poi si mise d’accordo con Antonio e Lepido costituendo
Velleio Patercolo. Come ammiraglio tolse di mezzo i due prin- il triumvirato, e con il primo marciò in Oriente per regolare i
cipali rivali di Ottaviano, Sesto Pompeo e Marco Antonio; co- conti con i cesaricidi. Non conosciamo il ruolo di Agrippa nel-
me condottiero allargò i confini dell’impero e pacificò secolari la decisiva Battaglia di Filippi del 42 a.C., nella quale caddero
focolai di ribellione; come diplomatico risolse più di una grana. Bruto e Cassio, ma quel che è certo è che Ottaviano vi ebbe ben
Agrippa nacque ad Arpino (Campania), il paese di Cicero- poca parte. Il merito della vittoria cesariana se lo prese dunque
ne, probabilmente lo stesso anno di Augusto, il 63 a.C., e sep- Antonio, che da quel momento volse la propria attenzione a

S 5
OLTRE CHE INGEGNERE ERA ANCHE CARTOGRAFO: SUA LA
in campo il suo campione. A Nauloco (v. riquadro a sinistra),
La Battagllia di Naulloco
o Agrippa colse una vittoria netta, sotto gli occhi di Ottaviano,
che osservava lo scontro dalla riva. E si guadagnò un’onori-

N
ella guerra contro Sesto rendeva impossibile recidere le
Pompeo (36 a.C.) le cose funi; né l’ordigno era conosciuto ficenza del tutto nuova, la corona rostrata, una corona d’oro
andavano male per Ot- prima così da porre delle falci in adorna di prue di navi.
taviano; una tempesta aveva cima a delle lance: una sola solu- Dopo aver eliminato la minaccia di Pompeo, Ottaviano e
distrutto parte della sua flotta zione escogitavano nella situazio- Agrippa si spostarono per un biennio in Dalmazia, dove c’era da
all’inizio dell’offensiva contro ne inattesa: tirare indietro la nave consolidare un confine molto incerto. Ma, soprattutto, Ottavia-
la Sicilia, poi lo stesso erede di remando a ritroso. Ma poiché lo
Cesare era stato sconfitto dall’av- stesso facevano gli avversari e no era in cerca di gloria militare, dopo la latitanza mostrata a Fi-
versario a Naxos. I due antagoni- uguale era la forza degli uomini, lippi e contro Pompeo, e riteneva di poterla acquisire contro le
sti convennero infine di affron- l’arpax compiva il suo ufficio”. tribù croate, che non sembravano rappresentare un avversario
tarsi in una battaglia decisiva, Colpite e affondate. Grazie an- insormontabile. Ma i giapidi diedero loro filo da torcere: quan-
stabilendo di utilizzare ciascuno che allo strumento inventato da do i romani assaltarono la loro capitale, Metulum (nei pressi di
300 navi munite di torri e di ogni Agrippa, gli arrembaggi furono
tipo di arma da getto. frequenti e lo scontro cruento, Munjava, Croazia), i due amici dovettero lanciarsi su una delle
L’invenzione di Agrippa fu decisi- con 600 navi stipate in un ristret- passerelle di accesso alla palizzata della roccaforte, sotto il tiro
va, scrive Appiano: “Soprattutto to tratto di mare; Agrippa riuscì dei proietti nemici dagli spalti, per esortare i soldati a ripren-
aveva successo l’arpax che, per a capire solo dai colori delle torri dere un attacco che sembrava essersi arenato.
la sua leggerezza, veniva lan- di aver distrutto la maggior parte Azio, ill capolav voro. E venne il tempo della resa dei con-
ciato da lontano sulle navi e vi si delle navi nemiche ed esortò i
conficcava non appena veniva suoi allo sforzo decisivo, provo- ti con Marco Antonio e Cleopatra: la posta in gioco era l’impe-
trascinato indietro dalle funi; che cando la fuga dei pompeiani. ro. Alla vigilia del combattimento di Azio, nel 31 a.C., Antonio
fosse troncato da quelli che veni- Solo in 17, fra i legni di Sesto arringò i suoi soldati rimarcando la differenza tra sé e il coman-
vano danneggiati non era facile, Pompeo, riuscirono a evitare dante avversario, asserendo che Ottaviano era “molto debole fi-
a causa del ferro che lo rafforzava l’accerchiamento di Agrippa, che sicamente”, e che non aveva “mai vinto nessuna battaglia im-
tutt’intorno, e la sua lunghezza perse appena tre imbarcazioni.
portante”. Ma si guardò bene dal citare la presenza, nella flot-
ta nemica, di Agrippa, già in possesso di un curriculum di tut-
to rispetto. O forse non gli diede peso, considerandolo ancora
Oriente e a Cleopatra, lasciando a Ottaviano campo libero in troppo giovane. E invece, fu Agrippa a decidere la tattica: Ot-
Italia. Fin qui, di Agrippa si sentì parlare ben poco. Il giovane taviano intendeva lasciare che Antonio forzasse il blocco po-
salì alla ribalta intorno al 41-40 a.C. con la Guerra di Perugia, sto dalla sua flotta per inseguirlo in mare aperto, ma Agrippa lo
dove condusse una delle armate che assediarono e costrinsero convinse che l’inseguimento fosse troppo soggetto a incognite,
alla resa il fratello e la moglie di Antonio, autori di un tentativo e schierò le navi a battaglia. Quando capì che Antonio, dispo-
di colpo di Stato. Subito dopo, Ottaviano lo mandò in Aquita- sto sull’ala destra, aveva in mente di aggirare sul fianco sinistro
nia per un biennio, a sedare una rivolta gallica. lo schieramento cesariano, si pose personalmente all’estremi-
Agrippa fu il secondo generale romano, dopo Giulio Cesare, tà sinistra, a circa un chilometro e mezzo dall’avversario, per
a varcare il Reno e ad avventurarsi in Germania, sconfiggendo prevenirlo. Dalle sue navi fu lanciato l’arpax che agganciò l’am-
gli ubii e stanziandoli nel territorio di Colonia. Fu la prima oc- miraglia di Antonio, costretta a subire un abbordaggio, prima
casione in cui lo stratega si meritò il trionfo, cui rinunciò vo- della fuga che avrebbe determinato l’esito della battaglia a fa-
lentieri per rispetto all’amico. vore di Ottaviano.
Il nemiico: Sesto o Pompeo o. Poi gli toccò affrontare un av- Rimasto questi il padrone dell’impero, migliorò anche la posi-
versario davvero temibile: Sesto Pompeo, figlio più giovane di zione di Agrippa, che però si trovò in contrasto con l’erede pre-
Pompeo Magno e probabilmente uno dei più abili pirati dell’an- scelto dal principe, suo nipote Marcello. Il condottiero scelse
tichità, padrone della Sicilia e spina nel fianco del triumvira- pertanto di andarsene in Oriente a riorganizzarne le province,
to. Nel 36 a.C. Agrippa collaudò la sua invenzione, l’arpax, un evitando la prospettiva di uno scontro per il potere. Ma quan-
uncino lanciato da una catapulta su una nave per agganciarne do Marcello venne a morte Augusto richiamò l’amico per se-
un’altra, affrontando a Milazzo il luogotenente di Pompeo, Pa- dare i tumulti che stavano scoppiando a Roma e, già che c’era,
pia; pur affondandogli una trentina di navi e perdendone solo per dargli in moglie la figlia, affinché fossero i nipoti a rivesti-
cinque, non riuscì a evitare che l’avversario si ritirasse in buon re il ruolo di eredi.
ordine. Poco dopo Ottaviano e Sesto concor-
to Pompeo concor
oncor- Nonostante l’imperatore
ll’imp
imp
p avesse ormai uno stuo-
darono di risolvere la contesa in unaa grande batt
batta-
ta- lo di parenti e co
o
collaboratori di fiducia, era sem-
glia navale, e il futuro imperatore fece
ece scendere pre ad Agrippa
Agrip p che preferiva assegnare i

Trionfo Era il più alto onore tributato a un comandante che


avesse riportato un’importante vittoria sul nemico. Questi
veniva portato “in trionfo” in un corteo in cui sfilavano botti-
COME UN SOL UOMO
TOPFOTO / ARCHIVI ALINARI

no, senatori, sacerdoti e soldati, seguiti dai prigionieri.


Moneta del II secolo a.C. con teste
Arpax O anche harpax o harpago, era composto da una cata- di Agrippa e Ottaviano Augusto.
pulta o ballista che serviva a lanciare un uncino legato a una L’azione del generale contribuì
fune. L’uncino, conficcandosi nella nave nemica, permetteva alla fine dell’età repubblicana e
di arpionare l’avversario per tirarlo a sé e abbordarlo. all’avvento del principato.

6 S
PRIMA CARTA GEOG
GRAF
FICA MO ALE ORBISS PIC
ONDIA C T US
compiti più delicati. Nel 20 a.C., infatti, lo ritroviamo di nuovo ancora. Una volta tornato a Roma, non ebbe tempo di riposar-
in Gallia e sul Reno, dove le popolazioni erano in lotta tra loro e si: nel pieno dell’inverno all’inizio del 12 a.C. su mandato di Au-
insidiate dai germani, e l’anno seguente in Spagna, a sedare l’en- gusto dovette partire per la Pannonia, a sedare un’altra ribellio-
nesima rivolta dei cantabri. Le fonti non ne parlano, ma dovette ne, forte di “un potere più grande di qualsiasi altro comandante
trattarsi di una campagna difficile: Agrippa arrivò a degradare che si trovava al di fuori del suolo italico”, scrisse Cassio Dione.
un’intera legione per riportare le truppe di stanza nella peniso- Pare che Agrippa riuscisse nell’intento, ma la sua permanen-
la agli standard dell’efficienza romana, poi dovette inoltrarsi tra za al fronte fu di breve durata: doveva essere già malato e di lì a
le montagne della Galizia per stanare i ribelli, attirandoli in pia- poco sarebbe spirato in Campania, prima che il suo amico im-
nura e facendone strage. E anche in questo caso rifiutò il trion- peratore riuscisse a raggiungerlo per stargli vicino negli ulti-
fo che Augusto si sentì in dovere di concedergli. mi momenti di vita. In compenso, Augusto organizzò per lui lo
L’ultim ma campa agna. Il 16 lo stratega si trasferì di nuovo in stesso funerale che avrebbe fatto celebrare per se stesso. Se la
Oriente per sistemare la spinosa questione del regno del Bosfo- Storia ha raccontato una solida amicizia, mai minata dalla bra-
ro, dove Roma aveva bisogno di insediare sul trono un re cliente, ma di potere, dall’invidia o dalle incomprensioni, è stata quella
e nell’arco di un biennio sistemò le cose con
TITOLO un’esibizione
ALWRENCE di for-
DEDGGD di Ottaviano e Agrippa. 
za che gli valse la sottomissione e un nuovo
Era del tutto sconosciuto trionfo,
in Gran cui rinunciò
Bretagna durante la Andrea Frediani
guerra. Divenne famoso solo dopo la pubblicazione
delle foto di Lowell Thomas nel 1919, che lo rese

Il porto dii Miisen


no

O
ttaviano […] “gli è separata dalla prima me-
affidò l’incarico di diante una piccola striscia
costruire la flotta e di terra; la terza, situata
istruire i marinai. Agrippa all’interno, è paludosa.
[…] provvide con grande Quest’ultima si chiama
impegno alla flotta. Le navi Averno, la seconda Lucrino,
stavano disperse su tutte quella esterna fa parte del
le coste d’Italia: nessuna Mar Tirreno e da esso pren-
di queste coste offriva un de il nome. Nella sezione di
riparo sicuro, perché la mezzo, che sta tra la prima e
maggior parte di esse erano la terza, Agrippa fece scava-
allora prive di porti. Agrippa re stretti canali nella striscia
ideò e portò a termine un di terra che separa il Lucrino
piano grandioso”. Così Cas- dal mare, da una parte e
sio Dione nella sua Storia dall’altra, per tutta la sua
romana racconta come lunghezza, creando così un
Agrippa ricavò un bacino ottimo porto. […] In questo TITOLO ALWRENCE DEDGGD
per costruirvi un porto porto, subito dopo aver Era del tutto sconosciuto in Gran Bretagna durante la
(Portus Iulius) che fungesse costruito i canali, Agrippa guerra. Divenne famoso solo dopo la pubblicazione
da base navale per l’Urbe. raccolse le navi e i rematori: delle foto di Lowell Thomas nel 1919, che lo rese
Per l’unica volta nella storia munì le navi di difese e celebre.Ducia dolorpo reiur, sinctius et hariam quid
romana, un migliaio di addestrò i marinai a remare
schiavi furono destinati ai seduti sui banchi”.
remi, ma solo dopo essere Progettista navale. Oltre
stati liberati. a ideare l’arpax, Agrippa
Il rifugio della flotta. “A escogitò altri due espe-
Cuma, in Campania, vi è un dienti per fronteggiare le
luogo a forma di mezzaluna agili navi di Sesto Pompeo:
tra Miseno e Pozzuoli: è dotò le proprie di un’ulte-
circondato da monti bassi riore falca di legno all’altez-
e spogli, eccettuati brevi za della linea d’acqua per
spazi, e ha davanti un mare proteggerle dallo spero-
a forma di baia, diviso in tre namento e le fornì di torri
sezioni. La prima è esterna, facilmente rimovibili per le
vicina alle città; la seconda postazioni degli arcieri.
SCALARCHIVES

LA FAMIGLIA REALE
RMN/ALINARI AARI
IINNARRRI

Fregio dell’Ara Pacis con Agrippa, a


RMN/
MN/ ALIN
LIN
ALI
LLI
NN//AAL

capo velato, e la sua famiglia: il figlio


RRMN
MN
RM
M

Gaio Cesare, nipote di Augusto, e sua


moglie Giulia, figlia dell’imperatore (ma
potrebbe anche essere Livia, moglie del
sovrano e matrigna di Giulia).

S 7
APPROFONDIMENTI

per molti una semplice combinazione numerica sen-


za significato, eppure le tre cifre 99-125-81 significa-
no qualcosa di inquietante. Sono i numeri atomici di
sostanze chimiche che combinate assieme formano il
metilfluorofosfonato di isopropile; in parole povere esprimono
la “firma” atomica del sarin, un gas nervino tra i più tossici al
mondo: per uccidere un uomo è sufficiente esporlo per un mi-
nuto a una concentrazione di 50 milligrammi di sarin per me-
tro cubo. Questo gas fa ancora parte dell’arsenale militare di
alcuni Paesi, tra cui la Siria, sospettata di averlo utilizzato nel-
la guerra civile, il 21 agosto scorso, a Ghouta, vicino a Dama-
sco, dove ci sono state più di 1.300 vittime. Il padre e prede-
cessore dello stesso Assad, Hafez al-Assad, aveva fatto uso di
gas tossici ad Hama, nel 1982, uccidendo migliaia di cittadini.
Sigla mortale.. In questi ultimi mesi, il mondo ha dun-
que riscoperto una minaccia da tempo sopita: quella della di-
struzione di massa compiuta con armi oggi classificate come
CBRNE. Nell’acronimo, N sta per “nucleare”, un problema col
quale il pianeta deve convivere: trattandosi di un rischio leta-
le per tutti, speriamo che continui a esistere solo a scopo de-
terrente. La lettera R sta per “radioattivo” e si riferisce all’im-
piego bellico di tale materiale, con la E (esplosivo) a indicare
la minaccia ulteriore che deriva dall’uso congiunto di esplosi-
vi con materiale radioattivo o sostanze chimiche e biologiche
SIERRA

SFILATA
Maschere antigas
usate dai vari
Paesi belligeranti
durante la Grande
guerra. Sopra,
descrizione dei
componenti
della maschera
britannica tra le
due guerre.
GRANGER/ALINARI

R E , L E TALI, LE A R MI
CILI DA PR O D U R
E CONOMICHE, FA
(le cosiddette dirty bombs); queste ultime sono quelle indica- tri gas venefici e usò, facendo inorridire il mondo, l’acido cia-
te con le prime due lettere dell’acronimo: C per “chimica” e B nidrico per bombardare Halabja, un villaggio i cui abitanti ave-
per “biologica”. Sono tutti concordi che sono loro le “armi spor- vano la sola colpa di essere di origine curda. Qui i morti furo-
che” più subdole e pericolose; sia per la loro natura, sia per la no 5.000 e 10.000 gli intossicati.
relativa facilità di fabbricazione e uso, legata anche ai minori Da qualche tempo, inoltre, non c’è solo da aver paura dell’uso
costi di produzione. di queste armi del terrore da parte di governi legittimi (quindi
Fatti inn casa. Fabbricare armi batteriologiche non è diffi- con una qualche forma di controllo). Dopo l’attacco alle Twin
cile: i ceppi batterici di partenza si possono richiedere (magari Towers di New York (2001) il mondo si è accorto, infatti, che vi
per finta sperimentazione medica) ai laboratori medico-biolo- è un’altra minaccia globale con cui fare i conti: il terrorismo. E
gici, oppure estrarre da organismi infetti. Poi, crescerli e molti- il possesso e l’impiego di armi chimiche e biologiche da parte
plicarli non è molto diverso dal produrre comuni alimenti, co- di gruppi terroristici non è ormai più un’ipotesi remota, dimo-
me lo yogurt o la birra: servono solo grossi contenitori pres- strata per esempio dalla spedizione di lettere all’antrace nel ter-
surizzati e termici allo scopo di farli fermentare (per farne un ritorio americano o dall’attentato compiuto da terroristi di una
uso distruttivo, vanno poi mantenuti virulenti e liofilizzati). setta religiosa con il famigerato gas sarin il 20 marzo del 1995,
Lo stesso dicasi per certe armi chimiche: i nervini, per esem- nella metropolitana di Tokyo. Lì l’utilizzo fu limitato e le vitti-
pio, sono composti fosforici sintetizzabili negli stessi impianti di me 12, oltre a circa 6.000 intossicati, ma poteva andare peggio.
produzione degli insetticidi, con componenti economici e faci- Terror re antico o. In realtà i sistemi d’arma utilizzati per
li da reperire. Paesi non così avanzati tecnologicamente da svi- diffondere queste sostanze letali non hanno nulla di partico-
luppare un arsenale nucleare hanno più facilità in questo cam- lare: aerei, mine, mortai, cannoni restano quelli convenziona-
po; non a caso le armi CB sono chiamate le “atomiche dei poveri”. li, caricati però con sostanze particolari. Specifici mezzi di of-
Prima degli eventi estivi, di armi chimiche è dal tempo di fesa con aggressivi chimici possono essere irroratori aerei e
Saddam Hussein che non si sentiva parlare: fu proprio il ditta- terrestri, mentre per l’aggressione biologica le sostanze tos-
tore iracheno l’ultimo a utilizzarle, nel 1988, quando durante siche possono essere semplicemente introdotte negli acque-
la guerra contro l’Iran attaccò truppe nemiche con iprite e al- dotti o negli alimenti; anche animali infettati artificialmente

C O N L A G U ER R A IN SIRIA
R IB A LTA
NA N O ALL A
CHIMICHE TOR

S 9
Breve storia dei gas velenosi PRIMA SI TEMEVANO SOLO IN
1 Nel 2000 a.C. i cinesi, tra i primi, già usavano in battaglia vasi fetidi
che emettevano vapori irritanti. do letali, sono meno pericolose da maneggiare e stoccare. Ne
esistono di tutti i tipi: i meno dannosi sono gli irritanti, di scar-
2 Nel V secolo a.C. nella guerra tra Atene e Sparta vennero impiegati
zolfo, bitume e arsenico per affumicare o per confezionare ordigni
incendiari.
sa persistenza, poco tossici e non immediatamente letali, come
i gas lacrimogeni usati durante operazioni di ordine pubblico.

3 Nel XV secolo Leonardo ideò un composto di “gesso, solfuro Un passo più su troviamo gli inabilitanti psicomimetici che,
d’arsenico triturato e verderame” da gettare “in forma di polvere” sulle
galee nemiche per asfissiare l’avversario.
interferendo con il sistema nervoso centrale, provocano con-
fusione mentale e disturbi sensoriali temporanei.
4 Nel ‘600 si ha notizia di proiettili d’artiglieria a base di mercurio,
arsenico e acido nitrico.
Ben più pericolosi sono gli altri quattro tipi classificati. Sof-
focanti e vescicanti sono tristemente noti per essere stati usa-
5 Nel 1905 a Tsushima i giapponesi usarono granate caricate con
esplosivo che emetteva gas. ti per la prima volta nelle trincee della Prima guerra mondia-
le, su quasi tutti i fronti. I primi, come il fosgene e il difosgene,
6 Nella Prima guerra mondiale si verificò un uso più generalizzato
dei gas tossici vescicanti e asfissianti per un bilancio di decine di
migliaia di morti e milioni di intossicati.
danneggiano i polmoni inibendo la respirazione e portando
alla morte anche dopo giorni di agonia, mentre i secondi sono
sostanze liquide, come l’ iprite , che provocano vesciche, bru-
7 Nel 1936, in Etiopia, fece uso di gas anche l’Italia. Poi l’orrore
prevalse e le armi chimiche furono usate sempre meno con episodi
sporadici come quello recente in Siria.
ciature e lesioni nelle parti contaminate e, se respirate, danneg-
giano il sistema respiratorio e gli organi interni.
I tossici ematici, o tossici del sangue, sono a base di sostanze
cianogene, che assorbite attraverso
(come insetti
insetti, topi
topi, parassiti) fungo
fungo- la respirazione sono portate in tutto

AFP/GETTY IMAGES
no da vettori. il corpo dai vasi sanguigni: agiscono
Il risultato spesso è letale: gli aggres- a danno del sistema cardiocircolato-
sivi CB (chimici e biologici) produco- rio e portano rapidamente alla morte.
no nell’uomo malattie o disturbi tra Infine, i letali nervini: sarin, tabun
i più vari: ne riducono notevolmente e soman (questi i nomi dei più noti)
l’efficienza organica per tempi più o sono tra le sostanze tossiche più te-
meno lunghi, lo menomano, lo ucci- mibili oggi conosciute. Colpiscono,
dono. Gli aggressivi biologici princi- Irak, fabbrica di fertilizzanti ad al-Quaim. come dice il nome, agendo sui nervi:
pali non sono altro che microbi e bat- impediscono l’azione della colineste-
GETTY IMAGES

teri: germi come quelli del carbonchio rasi, l’enzima che regola la trasmis-
(antrace), della peste, della brucellosi, sione degli impulsi nel sistema ner-
oppure virus (come ebola) e micror- voso. Naso che cola di colpo, tremi-
ganismi quali la rikettsia (tifo petec- to, cefalea, visione oscurata, affanno
chiale). Il loro scopo è creare infezio- e difficoltà respiratoria e poi, se la do-
ni ed epidemie, ma proprio per que- se è letale, la morte. Si disperdono fa-
sto la componente biologica è meno cilmente nell’ambiente e vengono as-
affidabile e controllabile di quella chi- sorbiti sia con il respiro che attraver-
mica, perché le epidemie che origina Congo, miniera di pechblenda, contenente uranio. so la pelle. Non basta perciò coprire
possono facilmente contagiare anche le vie respiratorie o fare uso di ma-
le truppe o la popolazione del Paese che ne ha fatto uso, maga- schere anti-gas, ma occorrono anche indumenti adatti che co-
ri per contatto con nemici o animali infetti. prano tutta l’epidermide. L’unico antidoto conosciuto è l’atro-
Catalo ogare la a morte. Gli aggressivi chimici, sostanze pina, per cui le siringhe a iniezione automatica di questa so-
artificiali che in genere vengono diffuse sotto forma di gas o li- stanza fanno parte ormai fissa del kit di difesa NBC (nucleare
quidi, sono invece più efficaci subito e relativamente più sem-
plici da gestire. Iprite Gas vescicante a base di cloroetilsolfuro, detto anche “gas mostarda” per il suo caratteristico
Dei moltissimi composti chimici mortali per l’uomo, una set- odore dovuto a impurità solforose. Il nome deriva da Ypres (Belgio), luogo dove fu impiegato per
tantina possono essere utilizzati come armi perché, pur essen- la prima volta, il 22 aprile 1915, dai tedeschi contro le truppe franco-britanniche.

Le convenzioni per l’eliminazione delle armi chimiche


1874 Bruxelles: sono codificate le 1919 Patto di Versailles: è proibito ai avvelenanti (ma non vieta di produrli). sulla loro distruzione.
regole di guerra e si vieta l’uso di armi tedeschi possedere e fabbricare armi 1966-1978: l’Onu emana alcune ri- 1997: entra in vigore la Convenzione
tossiche e dei gas. asfissianti. soluzioni sulla proibizione dell’uso di di Parigi del 1993 che sancisce defini-
1899 L’Aja: una prima conferenza 1922 Washington: una conferenza armi chimiche. tivamente il bando completo di tali ar-
bandisce l’uso di proiettili che span- vieta l’uso dei gas nei conflitti. 1993 Parigi: convenzione sulle armi mi. Nasce l’Opac (Organizzazione per
dono gas asfissianti o deleteri. Gli Usa 1925 Ginevra: viene firmato un pro- chimiche. Protocollo d’intesa sulla la proibizione delle armi chimiche),
sono contrari. tocollo (alcuni Paesi firmano con riser- proibizione di sviluppo, produzione, come organismo di controllo della
1907: seconda conferenza dell’Aja. va) che vieta l’uso dei gas asfissianti e accumulo e uso delle armi chimiche e Convenzione.

10 S
GUERRA, OGGI ANCHE NELLA VITA QUOTIDIANA
biologica chimica) di ogni soldato; una volta colpiti bisogne- chimiche presenti nel mondo, attraverso ispezioni regolari agli
rebbe autoiniettarsi almeno una (ma fino a tre) di queste dosi. arsenali militari e alle industrie chimiche detentrici di prodot-
Le armi chimiche hanno però una limitazione legata alle con- ti sensibili, in modo da verificarne il processo di distruzione.
dizioni meteorologiche, specialmente il vento; inoltre, in ca- Sono venti gli ispettori dell’Opac che giusto ora si trovano in
so di agenti poco persistenti ne sono necessari grossi quanti- Siria per affiancare il centinaio di esperti internazionali presen-
tativi. Ciò non toglie che siano terribili, soprattutto se impie- ti e controllare lo smaltimento, entro nove mesi, delle quasi mil-
gate contro chi non è addestrato ad affrontarle, come la popo- le tonnellate di armi chimiche (tra sarin, iprite e nervino VX)
lazione civile. stivate o già inserite in razzi e testate, ancora nelle mani dei sol-
Deterr rente. Fortunatamente, oggi c’è un organismo in- dati di Assad. Il conto alla rovescia, scattato il 6 ottobre scorso,
ternazionale, rimasto quasi sconosciuto ai più fino agli ulti- è il più breve che l’Opac si sia trovata a dover mai far rispetta-
mi fatti siriani: è l’Opcw, Organization for the prohibition of re. Si dovrà soprattutto evitare che, nella instabile situazione
chemical weapons (in italiano, Opac), del Paese, anche una minima parte di
fondata all’Aja nel 1997, che si occupa quell’arsenale cada in mani a estre-
del controllo e della non proliferazio- misti o terroristi. In questo clima il
ne di queste armi in base a un accor- comitato che assegna il Nobel per la
do internazionale sottoscritto a Pari- pace ha attribuito il riconoscimen-
gi il 13 gennaio 1993. Entrato in vigore to per il 2013 proprio all’Opac, «per
quattro anni dopo, è stato ratificato da aver definitivamente reso l’uso del-
ben 189 Stati del mondo (tutti mem- le armi chimiche un tabù per le leggi
bri dell’Opac), su 196. L’Italia lo ha fir- internazionali», oltre a essersi impe-
mato nel 1995, facendolo proprio con gnata per il disarmo. Questo era uno
due leggi ad hoc, mentre il governo si- degli obiettivi di Alfred Nobel. 

GETTY IMAGES (2)


riano dovrebbe diventarne il 190° fir- Stefano Rossi
matario in questi ultimi mesi.
Chi non ha firmato? Israele e RISCHIO GLOBALE
Myanmar non hanno ancora ratifica- Sopra, ispezioni antiterrorismo alla dogana
di Wilmington (Usa). A sinistra, sospette
to, mentre Angola, Egitto, Corea del
fiale di sarin sequestrate dai Marines a
Nord e Sud Sudan non hanno né fir- Fallujah (2004). Sotto, Iraq, scoperto un
mato, né accettato. Ma l’Opac vigila e nascondiglio con 36 proiettili di mortaio,
sin dalla sua nascita ha permesso di sepolti da dieci anni, contenenti un agente
controllare l’entità dei depositi di armi chimico vescicante.
SIPA PRESS/OLYCOM

S 11
11
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In questo numero: un viaggio nell’Italia del ‘300 attraverso lo sguardo di Dante politico: come
si parlava? come funzionavano i comuni? perché erano così litigiosi? Settecento: Toussaint
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E CORDE, GELO
E FATICA: PRIMA
DEGLI ELICOTTERI
E DEI GPS LA LOTTA
SUI MONTI AVEVA
IL SUO PASSO EPICO
ED ERA PIÙ DURA
E PERICOLOSA CHE
ALTROVE

CACCIATORI
ALPINI
Chasseurs Alpins
nel 1890. Questi
reparti dell’esercito
francese nascono nel
1888 per contrastare
gli Alpini italiani.
LEEMAGE

S 13
a montagna, nell’accezione comune, è un complesso di
I MAATER
RIALII DELLLE PR
RIME rilievi che si elevano dalla pianura a partire dai 500 me-
TRRUPPE
E DA MON N TAGGNA tri di quota. Ma la realtà non è così semplice, ogni ele-
mento montano è differente da qualsiasi altro. Molte ca-
ERAN
NO MU U TUAATI DA ratteristiche possono variare in maniera sostanziale: altitudine,
collocazione geografica, terreno e formazioni rocciose sono tut-
QUUELLI DI MONT TANA ARI E te variabili di questo difficile contesto caratterizzato da asprez-
ALP
PINISSTI CIIVILI za ambientale, rigidità e mutevolezza del clima. Altrettanto com-
plesso è dare una definizione di montagna dal punto di vista mi-
litare, con i riflessi che questo ambiente ha sull’impiego delle for-
ze e la condotta delle operazioni.
In quota la guerra si fa più lenta, faticosa, difficile; in seguito
QUASI UN all’accentuata compartimentazione del terreno non è possibile
MARCHIO impiegare grandi complessi, ma solo forze frazionate e limitate,
Alpino di fine ’800. che spesso si trovano a operare in autonomia e con elevata diffi-
Il fregio con l’aquila, coltà di coordinamento. La mancanza di strade, la scarsità di ri-
le fiamme verdi e la sorse naturali, l’altitudine, il clima influiscono fortemente sulla
penna sono già i segni
distintivi del corpo. logistica, obbligando i reparti a essere il più possibile autonomi e
costringendo a far affluire dal basso tutto il necessario con ogni
mezzo (che spesso si rivela di rendimento quantitativo alquanto
modesto, come i quadrupedi). Anche i moderni aerei ed elicot-
teri sono fortemente penalizzati dall’aspetto climatico.
Se poi consideriamo la particolare veste invernale della mon-
tagna, la possibilità di operazioni che non siano azioni a ca-
rattere limitato ed episodico si riduce ancora di più, an-
che a causa del freddo e dei pericoli naturali, come valan-
ghe e slavine.
Ellementi a favore.. Di contro, dal punto di vista mi-
litare vi sono alcuni vantaggi: i monti (che solitamente de-
limitano i confini tra gli Stati) sono da sempre un ostaco-
lo naturale; favoriscono, infatti, la difesa creando un ro-
busto ed economico ancoraggio e penalizzando i grandi
movimenti di attacco. Facilitano, inoltre, le operazioni di

COPRIICA APO
1915, cappello da
sottotenente del
1° rgt. Alpini, con
fregi da guerra.

PIEDDI AL FR
REDDDO
Scarponi chiodati in
uso agli Alpini italiani
nel 1940-1945.

14 S
sorpresa e le tattiche di guerriglia. Per questo, nonostante la sua so di ausiliari presi da popoli montanari abituati all’ambiente e
durezza, un ambiente così difficile è stato sfruttato militarmen- al combattimento frazionato. Un esempio è quello degli agriani,
te fin dall’antichità, tanto che i combattimenti montani sono di- una tribù della Serbia meridionale che divenne unità d’élite della
ventati parte integrante della guerra. Ce ne dà notizia Senofon- fanteria leggera nell’esercito di Alessandro Magno; esperti com-
te nel IV secolo a.C., descrivendo nella sua Anabasi la ritirata di battenti sui terreni montani, eccezionali lanciatori di giavellotto,
diecimila soldati greci attraverso ostili territori montani dopo la combattevano leggeri e venivano usati in colonne volanti in zone
Battaglia di Cunassa (v. riquadro a pag. 20). difficili per la minore mobilità della falange macedone.
Un’altra narrazione ci viene dallo storico romano Curzio Rufo, I primi cacciato ori. Un embrione di truppe alpine nacque
il quale nei dieci libri della Historiae Alexandri Magni Macedo- sotto l’imperatore romano Augusto (30 a.C.-14 d.C.), che creò
nis racconta l’avanzata delle truppe macedoni che combattevano una prima cohors Ligurum con addestramento al combattimen-
le popolazioni montanare nelle province orientali della Persia; i to in montagna. Seguì la creazione di tre legioni composte da ve-
soldati di Alessandro raggiunsero addirittura i grandi ghiacciai terani, con il compito di presidiare con colonie e posti avanzati le
delle regioni asiatiche (v. articolo a pag. 16). regioni alpine occupate: la Prima, la Secunda e la Tertia Iulia al-
Oltremodo nota, dall’opera di Tito Livio Ab urbe condita, è pina. Di stanza nella valle della Dora Riparia, nell’attuale Cana-
poi la spedizione “alpina” del cartaginese Annibale, che duran- vese e nel castrum di Augusta Praetoria (Aosta), le legioni erano
te la Seconda guerra punica (218 a.C.) attraversò le Alpi con cir- anche appoggiate da cohortes montanorum, formate da ausilia-
ca 40.000 uomini, carri, buoi ed elefanti. Ma anche Giulio Cesa- ri reclutati localmente: armati alla leggera, erano principalmen-
re nei Commentarii de Bello Gallico descrive tattiche e operazio- te arcieri (sagittarii) e cacciatori (venatores). Forse da questi ulti-
ni in montagna. mi deriva il termine militare di “cacciatori”, molto utilizzato in se-
Addest trati alle e intempe erie. La vita e la guerra in un am- guito per individuare i soldati di montagna. Salvo casi sporadici
biente così ostile all’uomo risultano comunque molto difficili. In dobbiamo arrivare però all’Ottocento per la vera formazione, in
montagna la vita è simile e dura per tutti e il combattimento esi- molti Paesi, di truppe reclutate e addestrate specificamente per
ge da ciascuno – semplice gregario o comandante – iniziativa, la guerra in montagna, che vivranno poi la loro epopea nelle due
coraggio, capacità decisionale e cameratismo. A volte il sempli- guerre mondiali (v. articoli a pag. 42 e a pag. 52).
ce soldato, magari a capo di una cordata, deve prendere decisio- Oggi i conflitti, con l’avvento di moderne dottrine tattico-stra-
ni vitali per se stesso e i suoi compagni. Dunque servono uomini tegiche e di nuovi mezzi, tendono a evitare la montagna o a consi-
con buona conoscenza dell’ambiente in quota, avvezzi a condi- derarla una zona operativa di secondaria importanza. Molti Paesi
zioni limite e addestrati espressamente per operazioni comples- però sono completamente o parzialmente circondati da monta-
se come quelle montane. gne che sarebbe assurdo lasciare all’eventuale avversario. Quanto
Per questi motivi, già nei tempi antichi, pur non essendo anco- succede in teatri operativi come l’Afghanistan insegna che il com-
ra previste una dottrina e una formazione specifica per truppe al- battimento in quota non è un ricordo del passato. 
pine, per combattere in montagna gli eserciti si avvalevano spes- Stefano Rossi

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neve alta. mon ndialle.
mondiale. cana
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canapa,
“ma
manilla”.
“manilla”.

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Alpini
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nelle
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mondiali e oltre..

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ghiaccio a 10
punte in uso
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gli Alpini nella
agli
G
Grande guerra
’15-’18
5 18.
’15-’18.
LA GUERRA IN MONTAGNA
SOG
GDIAANA
327 A.C
C.

ALESSANDRO MAGNO OTTENNE LE SUE PIÙ INCREDIBILI

L’IMPERATORE
16 S
FINO IN VETTA
I soldati di Alessandro
Magno assaltano
una fortezza della
Sogdiana. Sfidando
il gelo, e a migliaia di
chilometri da casa, i
macedoni sottomisero i
satrapi delle montagne
orientali, ribelli
che non volevano
sottomettersi al
macedone, ormai
padrone dell’Asia dopo
la morte del Gran re
Dario III.

VITTORIE A QUOTA CINQUEMILA, TRA LE CIME DELLL’ASIA

DEL PAMIR
G. RAVA

S 17
FE
ERITO A UNA GAMBA E AL COL LLO,, DO
OPOO AV
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OMINII, IL M AC
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iù a nord dell’Hindukush e del Karakorum. Oltre l’A- Àorno, l’attuale Tashkurgan (il nome greco significava “là dove
mu Darya e Samarcanda, là dove ora confluiscono Af- non riesce ad arrivare l’uccello”). Anche grazie a quest’impresa,
ghanistan, Pakistan e Cina, nel Tagikistan, nell’Uzbe- Alessandro aveva indotto Spitamene a tradire Besso e a con-
kistan e nel Kirghizistan. Queste lande tanto avulse segnarglielo, senza immaginare che il satrapo della Sogdiana
da una storia eurocentrica e tanto distanti dalla Penisola elle- avrebbe proseguito la guerra da solo, e con ben altra efficacia.
nica furono teatro della campagna più difficile di Alessandro Spitamene applicò tattiche elusive, che costarono ad Ales-
Magno, che vi trovò l’avversario più tenace e vi subì le ferite sandro migliaia di uomini, un pero-
più profonde tra le tante che lo avrebbero portato a una mor- ne, smembratogli da una freccia, e
te prematura nel 323 a.C. un profondo squarcio al collo, pro-
Il grande conquistatore macedone si è costruito una repu- vocato da una pietra. Il condottiero
tazione con le quattro battaglie campali che combatté contro macedone finì per riempire la Sogdia-
il re dei re persiano Dario III Codomano e contro il rajah in- na di fortezze e guarnigioni, ma il sa-
diano Poro, nonché con il lungo assedio di Tiro. Tutti succes- trapo si spostò in Bactriana, sollevan-
si clamorosi, modello di tattica militare, sufficienti a creare un dogli contro i massageti, nomadi guer-
mito. Ma in effetti Dario non era un valido avversario, e con la rieri dell’Oxus che, però, alla sua prima
sua fuga, in almeno due occasioni, provocò la rotta delle pro- sconfitta non videro più ragione di so-
prie truppe facilitando il compito dei macedoni; né lo erano i stenerlo e nel 328 a.C. inviarono la testa
satrapi che combatterono per lui al Granico , o lo stesso Po- di Spitamene ad Alessandro. Il giovane
ro, che si fece sorprendere dalla manovra aggirante di Ales- re riconobbe il valore dell’antagonista
sandro sull’ Idaspe . facendone sposare la figlia a uno dei suoi
Al contrario, l’antagonista che più di ogni altro mise in diffi-
coltà il condottiero non lo affrontò mai in una battaglia cam-
pale e fu vinto solo grazie al tradimento, dopo due anni di lo-
gorante guerriglia: il suo nome era Spitamene, satrapo del-
la Sogdiana, regione all’estremo oriente dell’Impero per-
siano. Questo fu tra i satrapi che continuarono la lotta
dopo la morte di Dario; anche dopo la sua, di morte,
i sogdiani proseguirono la resistenza, costringendo
Alessandro a dure campagne tra i monti.
Carne di mulo. Non che il conquistatore mace-
done si facesse intimidire dalle aspre orografie, be-
ninteso: dopo la vittoria nella piana di Gaugamela
aveva compiuto una delle sue manovre più teme-
rarie, da Charikar attraverso il passo di Khawak,
nella valle del Panjshir (nell’attuale Afghanistan), a
3.500 metri di altezza, obbligando i suoi uomini a pa-
tire il freddo e a mangiare solo carne di mulo e ferola
(una pianta erbacea). L’obiettivo era aggirare la forte posizio-
ne del satrapo Besso, l’assassino di Dario, che si era attestato ad

Satrapi I governatori delle antiche province persiane. Le satrapie furono istitui-


te da Ciro il Grande (558-529 a.C.) per amministrare le vaste aree conquistate.
Granico Fu la prima vittoria del re macedone contro l’Impero persiano. La batta-
glia venne combattuta nel 334 a.C. sul fiume Granico, vicino a Troia (Asia Minore)
C. GIANNOPOULOS (2)

con lo schieramento che Alessandro avrebbe condotto tante volte alla vittoria:
carica degli eteri (cavalleria pesante), falangi al centro e cavalleria sui lati.
Idaspe L’ultima battaglia di Alessandro, combattuta e vinta nel 326 a.C. contro
il re indiano Poro presso il fiume Idaspe (ora Jhelum, nella regione indiana del
Punjab), famosa per essere uno scontro anfibio; il nemico ricorse agli elefanti.
L’esercito macedone, esausto, si rifiutò di avanzare ancora a Oriente.

TRUPPE SCELTE
Un ipaspista (“scudiero”), in origine membro delle
guardie del corpo dei re macedoni: fanteria più
leggera dei componenti della falange, veniva usata
come collegamento flessibile tra fanteria pesante
e cavalleria, e in battaglia era schierata sulla destra
dello schieramento, tra falange e ala di cavalleria.

18 S
FANTERIA
Un pezetero, fante
armato di sarissa
(lancia lunga fino a
7 metri). Formava la
falange. A sinistra,
Alessandro rifiuta
l’acqua offertagli
nell’arida Sogdiana.

generali, quell’Antioco che avrebbe fondato il regno seleucide.


Ma rimanevano in armi altri quattro baroni sogdiani che ave-
vano sostenuto il ribelle; le loro roccaforti sorgevano tra le im-
pervie montagne del Pamir. Questo vasto altopiano con picchi
oltre i 7mila metri per secoli ha costituito l’estrema difesa di ri-
belli e guerriglieri, come scoprirono anche i sovietici nel perio-
do durante le due guerre mondiali, con la cosiddetta Rivolta dei
basmachi, i turchi musulmani del Turkestan.
La rocc ca impren ndibile. Alessandro non era tipo da man-
dare le cose alle lunghe, e già alla fine dell’inverno del 327 a.C.
marciò alla volta della rocca di uno dei quattro ribelli, Oxiarte.
Si trovò di fronte un baluardo pressoché inespugnabile, su una
rupe con pareti a picco a oltre 5mila metri di quota, come scri-
ve Curzio Rufo – lo storico romano autore delle Historiae Ale-
xandri Magni Macedonis – che parla anche di caverne a metà
altezza, dalle quali sgorgava un fiume che correva lungo il pen-
dio. “Vista l’asperità del luogo” commenta il cronista “il re ave-
va deciso di andar via di lì; poi, però, gli si insinuò nell’animo
il desiderio di violare anche la natura”. Per di più una recen-
te nevicata, oltre a ostacolare ulteriormente l’approccio al ca-

Gaio Marrio e il blu


ufff dellaa roccaa

N
el corso dellaa G Guerra
uerra giu- pieni o far avanzare torriri semoventi.
sem
emovoven
entiti. rioni,
onii, che
ririon che ilil ligure
g re condusse con sé
liligu loro le armi,
armii, per
per consentirgli di ar-
gurtina,
gurtina a, combattuta
combattuta in Nord Proprio
Propprioo quando
quaanddo il condottiero stava
qu in una nuova scalata. Gl incursori
Glii in
incu
curs
r ori rampicare senza sb sbilanciarsi.
bililan
anciarsi.
Africa
friricca tra il 112 e il 105 a.C.,
Af per
per abbandonare l’impresa, un procedettero a capo scoperto e a Quando i romani giunseroo in cima,
Gaio M Mario
ario (157-86 a.C.) si trovò semplice ausiliario ligure si spinse piedi nudi, per potersi arrampicare i numidi
n midi erano distratti dall’at
nu dall’attacco
attacco
alle pprese
rese con una rocca che si per caso sul versante più scosceso meglio; sulle spalle portavano la frontale
fronntale del grosso dell’esercitoo as-
ergeva
ergev va elevatissima in mezzo a uuna n
na dell’altura a cercar lumache. Giunto spada e uno scudo del tipo numida, sediante
seddiante e non li notarono. Fur Furono
rono
pianura,a, le pareti a picco e un solo a una certa altezza, si accorse di piccolo, tondo e di pelle, che pesava pertanto
pertanto assaliti dal terrore qquando
uando
sentiero dd’accesso,
’aaccesso, tenuto sotto tiro poter
pote
po t r proseguire e alla fine si ritrovò meno e non faceva rumore quand quandodo udirono alle loro spalle ssquillare
quillare le
qu
dai difensori. IlIl console
co romano non accanto alalle mura.
le m u a.
ur sbatteva sulle rocce.. Il ligure lig
igur ure si valse trombe e, immagina
immaginando
nand ndo di essere
ne veniva a capo: i numi numidi
di gglili incen-
midi Il trucco del romano. Gai Gaio Mario
io M ario
i di corde
cordde che
chhe legava alle rocce e alle ormai circondati,
circon
onda
dati, si diedero alla
diavano
diav
di avan
ano ogni macchina d’approcd’approccio,cci
cioo, gli
g i affidò cinque trombettieri e
gl radici più sporgenti, affinché gli altri fuga,
ga, consentendo a Mario di iirrom-
fuga
fu rroom-
rr
impossibile
ed era impos ossi
sibi
bile costruire terra- suonatori
suonattorii di corno,
cor no, e quattro
orno a tro centu-
quat
qu si sostenessero,
sostenessser o, e talvolta
ero, tal voltltaa portava
alvo portava pere nella roccafort
roccaforte.te.
Lago
IMBATTUTO
d’Aral La massima
Chersoneso espansione
dell’impero
Mar Samarcanda che Alessandro
TRA
Nero CA
IA
MACEDON Magno costruì
CIA

UC SOGDIANA

CHIDE
Pella Bisanzio Eraclea P A F L A G O N ASO

Mar
Pamir in una dozzina
EPI

IA

COL
BITINIA
RO

PON
TO Kashmir di anni (dal 336

Cas
Ankyra (Ankara) Trebisonda MARGIANA
A

I A Gordioo PAR
ECI

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P PA Baktra OPAM a.C., quando

pio
GR

DOCIA IA BAT TRIANA ISO


Atene FRIG Ta u r o ARMEN Hinduk Àorno salì al trono di
Efeso
Mileto
Mil
i
LIDIA IA ush Kabura (Kabul) Macedonia, fino
Sparta C
Alicarnasso A R I A CILICIA
LICIA Edessa IA PA RT I A
ARIA
AN alla sua morte,
Rodi IRC

SIA
Tarso ME
IA Arbela DI Alessandria (Herat) avvenuta nel 323

ACO
CRETA A Pu
SIR nja

ME
a.C.). Il sovrano

AR
CIPRO Ecbatana b

SO
Cirene

PO
Ma sbarcò nel 334

TA
r M Palmira DRAN
AICA edit

MI
Sidone GIANA
EN errane in Asia Minore,

A
CIR o Tiro Damasco
Babilonia Susa conquistò la
Gaza Gerusalemme BABILONIA SUS IA Persia e poi
d
Alessandria IAN
A
IND
d’Egitto Persepoli
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MA si spinse fino
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fino all’attuale
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CONQUISTE DI ALESSANDRO
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Oceano Indiano CITTÀ FONDATE DA ALESSANDRO


so

PASSI DI MONTAGNA

I 300 VOLON
N TAR
RI MUNITI DI PIICC
CHETT TII E CORD
DE
SI AFFERRARO ONO ALLLE RO
O CC
CE E SALLIRO
ONO IN VET T TA
A
posaldo, aveva fornito ampie riserve d’acqua alla guarnigione, all’ultimo, che avrebbe preso trecento darici, la moneta d’oro
che in previsione dell’assedio si era già dotata di cospicue scor- persiana. E di volontari, a quelle condizioni, ne trovò ben 300,
te di cibo. Non sappiamo su quanti difensori contasse la rocca, tra coloro che già avevano compiuto ascese ad altre rocche.
non potendo dare credito alle cifre fornite da Curzio Rufo, che Gli scalatori si dotarono di corde di lino e di picchetti di fer-
parla di 30mila uomini e di approvvigionamenti per due anni; ro, di quelli usati per i tiranti delle tende, e si avventurarono di
di sicuro erano abbastanza e ben forniti, tanto da sfidare Ales- notte lungo il pendio più scosceso, che i difensori non si cura-
sandro a trovare “uomini con le ali” per espugnare il caposal- vano di sorvegliare. Avevano con sé viveri per due giorni, ed
do, “poiché almeno degli altri uomini non si davano pensiero“. erano armati solo di spade e lance. “Alcuni si tirarono su ag-
Provoc cazione raccolt ta. Ma i difensori non sapevano grappandosi alle rocce sporgenti, altri salirono agganciandovi
che sfidare il giovane condottiero significava indurlo a tentare i lacci delle funi; certi, conficcando i cunei tra le rocce, crearo-
l’impresa a ogni costo. Dice lo storico greco Arriano che le lo- no gli appoggi su cui inerpicarsi”. Dovettero piantare i rampini
ro parole sprezzanti lo indussero a “cimentarsi con ardore”. Se- nel ghiaccio, e almeno una trentina di essi precipitò nel vuoto,
condo Rufo, Alessandro commentò in questo modo: “Nulla la ma secondo Arriano all’alba riuscirono a raggiungere un pic-
natura ha collocato così in alto che il valore non vi possa arri- co perfino più in alto della fortezza (Rufo sostiene che impie-
vare. Col tentare cimenti di fronte ai quali gli altri hanno desi- garono un’intera giornata).
stito, abbiamo l’Asia in nostro potere”. Offrì perciò una ricom- Poi, secondo gli ordini, agitarono drappi di lino bianco per
pensa a chiunque avesse scalato la parete rocciosa, partendo segnalare il loro arrivo al campo dei macedoni. Alessandro do-
da dodici talenti per il primo che fosse arrivato in cima, fino vette attendere che il cielo si facesse più chiaro per distinguere

basi sotttozero
L’Anab

P
oche imprese nella
nel
ella
la Storia
Storia han- dispetto degli attacchi ne nemici,
nemi
mici della
ci, de
dell
llaa le dita
dititaa dei
dei piedi.
e i. Altri ancora crolla-
pied
pi nella carne a causa usaa del freddo.
caus
ca freddo Molti
no un sapore
pore epico quanto
saapo fame e delle
del le malattie, e delle diffi-
elle vano a terra per l’estrema ma debolezza
deb
ebolezza si lasciavano cadere a terra terra e non
la marcia
marcia dei diecimila reduci coltà
colltà dello scacchiere, caratterizzato
co causata dalla mancanza di cibo. intendevano rialzarsi, nemmeno
nemmme
m no
della battaglia
ba di Cunassa del dagli altipiani e dalle montagne Senofonte racconta che uno degli quando
qu Senofonte diceva loro ro che il
401 a.C.,
a.C., immortalati nell’Anabas
nell’Anabasisi anatoliche e armene. espedienti per difendersi gli occhi nemico
nem mico li avrebbe raggiunti pr presto.
res
e to.
di Senofonte,
Sennofonte, che partecipò da ppro- r -
ro Ritirata al gelo. I momenti più dalla neve era marciare tenendo da- Perr evitare che ciò accadesse, gli gli
tagonista
tagoni sta all’evento. Si trattava deii
ist drammatici furono l’attraversamen- vanti al viso qualcosa di nero, men- uomini
uomini in grado di correre sii sspin- pin-
mercenarii assoldati
a soldati dal pretendente
as to di
di valichi coperti di neve, quando tre il solo modo di salvaguardaree i gevano verso gli inseguito
inseguitori,
tori, mentre
al trono persiano
persianno Ciro che, persi la colonna
na sisi lasciò
sciò dietro molti sol-
lasc
la piedi era di tenerli sempre sem
emprpree in
in movi- alle loro spalle coloro oroo che non erano
color
tutti i loro capi, furonoo capaci
capa
ca paci di dati, accecati dal lucore del dell manto
mantot mento
mento t e di sciogliere i calzari per la in grado didi rialzarsi
alzarsi facevano rumo-
ririal
attraversare
atttr
trav
aver Persia
e sare il cuore della Persi ia e ddii bianco che li avvolgeva o azzoppati notte, per evitare che le cinghie si re sbattendo
sba
battendo scudi e lance, simu simulan-
mula
lan-
raggiungeree le rrivei e del Mar Nero, a
iv dalla cancrena
cancre na che
crena che si
si era
era po
portata via fondesseroo allaallllaa pelle
pellllee e penetrassero
pe pennettrassero
pe do una colonna più piùù numerosa.
num
umerosa.

20 S
L’ÉLITE DEL RE
A sinistra, la moglie
di Spitamene
presenta ad
Alessandro la testa
del marito, che lei
stessa, secondo
la tradizione, ha
decapitato.
A destra, compagno
a piedi (ovvero
un pezetero), ma
in questo caso
appartenente a un
battaglione d’élite,
probabilmente
gli asthetairoi.
I pezeteri (da
pezhetairoi, che
significa appunto
“compagni a piedi”)
nell’esercito di
Alessandro erano
9mila, suddivisi in 6
battaglioni.

il segnale; quando si rese conto che i suoi uomini erano in posi-


zione, “inviato un araldo, gli comandò di gridare alle sentinelle
dei barbari di non perdere più tempo, ma di arrendersi; erano
stati infatti trovati uomini con le ali e la sommità dell’altura era
occupata da loro; nel contempo indicava i soldati sulla cima”.
I difensori ebbero l’impressione che il contingente sopra le
loro teste fosse ben più robusto e, quando già nel campo ma-
cedone avevano iniziato a squillare le trombe per l’attacco, non
esitarono ad arrendersi, almeno secondo la versione di Ar-
riano. Nella rocca non c’era Oxiarte, ma era presen-
te sua figlia Rossane, che Alessandro sposò for-
se sperando di indurre suo padre a deporre
le armi. Curzio Rufo sostiene invece che
il macedone rifiutò di accettare la re-
sa del comandante della guarnigio-
ne, tale Arimaze, che fece flagellare e
poi crocifiggere insieme ai familiari e agli altri nobili presenti.
Assalt to alla se econda rocca. Comunque siano andate
le cose, Oxiarte prese atto di essere diventato il suocero del gran-
de conquistatore e cavalcò al suo fianco alla volta della roccafor-
te di un altro dei baroni ribelli, Coriene, poco a sud di Faisabad
sul fiume Vakhsh. La fortezza non pareva meno inespugnabile
della precedente: sorgeva a 3.600 metri di quota su un altopiano
molto ampio e, oltre alle pareti a picco, disponeva di un profon-
do burrone a dividerla dagli assedianti. Passato quello, per acce-
dere alla sommità c’era un solo sentiero scosceso, talmente stret-
to da consentire il passaggio di un solo uomo. Ma Alessandro
C. GIANNOPOULOS

non si diede per vinto: dirigendo personalmente i lavori duran-


te il giorno e lasciando ai suoi luogotenenti il compito di sosti-
tuirlo di notte, fece tagliare gli abeti tutt’intorno; grazie al lavo-
rio ininterrotto dell’intero esercito suddiviso in tre squadre che
si davano il turno, ricavò centinaia di scale con cui i suoi uomini
superarono il burrone, su un fronte talmente ampio da rendere
UNA VOL LTA BA
ATTUU TI I SAT
TRAP
PI PE
ERSSIAN
NI, ALE
ESSSANDRRO
AFFFRONTÒ LE TRUPPPE DEL RAJAH. E CO ON LE SUEE TEECN
NIC
C HE
DI GUE
ERRA IN MO
ONT TAGN NA SBARR AG
GLIÒ
Ò GLI IND DIA
ANII
impossibile ai difensori fronteggiare l’avanzata. Poi i macedoni
Glii ebrei dellla montagn
na piantarono chiodi nella roccia, “distanziandoli in proporzione
alla pressione e alla capacità di tenere i pesi applicati”, e a mo’

L
ontano ddagli aglili eventi epocali e
ag che portarono alla diaspora babi-
dalle
dall
da llee strade che hanno visto lonese, alcuni clan vennero inviati di ponte vi innestarono dei graticci di giunco che avrebbero
imperi sorgere e decadere, ai confini settentrionali degli alto- costituito l’ossatura di un terrapieno per unire le due pareti. Il
incastrate tra il Mar Nero e il Mar piani iranici per difendere quella manufatto crebbe di una ventina di metri al giorno, fino a che
Caspio, perse tra le alte montagne frontiera dagli attacchi delle popo-
non fu abbastanza alto da consentire agli assedianti di scaglia-
del Caucaso, per millenni sono lazioni centrasiatiche. Già abituati
vissute le più antiche trupp truppe
ppee di a combattere in montagna, questi re frecce sugli spalti. Le protezioni alle-
montagna che il mo mondo
mond ndo conosca. guerrieri israeliti divennero gli stite intorno al terrapieno permisero lo- SAPERNE DII PIÙ
Guardie di frontiera
fro
ronntiera che, come eredi di una forte tradizione mili- ro di difendersi con efficacia dai tiri del- Le grandi battaglie di Ales-
personaggi
p
personag aggi di un libro di Dino tare, tanto da portare le loro armi, la guarnigione, e a quel punto
pun Coriene si sandro Magno, di A. Frediani
Buzzati,
B ati, per generazioni avevano
Buzzat spade, lance e pugnali anche in (Newton Compton). Re a 20 anni,
lasciò convincere da Oxiarte
Oxia ad arren-
presidiato
p esidiato con le loro famiglie
pres sinagoga. in Asia a 22 anni e a 24 faraone:
avamposti
a
av impervi, capaci di resta- Giorgio Albertini dersi. Rimanevano due bar baroni, asserra- l’uomo che non fu mai sconfitto.
re
r lì fino a smarrire il senso della gliati a est del Vakhsh, ma Alessandro
loro
looro guarnigione, mentre il potere Magno aveva ormai conce concentrato la sua attenzione oltre l’Indo,
di
d chi ce li aveva inviati veniva can- e ne affidò la cattura al suo luogotenente Cratero.
cellato
c dalla Storia.
La rupe e. L’espediente de del terrapieno usato in Sogdiana fun-
Alla
A frontiera. Erano gli ebrei
della
d montagna, gli Juhuro, che zionò anche quando il con conquistatore, avvicinandosi all’Indo,
secondo
s la loro tradizione erano si trovò a dover conquistare
conquistar una nuova Àorno, il Mahaban, tra
stati
s inviati nel Caucaso russo (so- i fiumi Kabul e Buner, conosciuta dai greci come la mon-
prattutto
p tra Dagestan e Azerbai- tagna che Eracle no non era riuscito a scalare. Si tratta-
gian)
g dopo la distruzione del pri-
va di una rupe a fforma conica, larga alla base e a gu-
mo
m Tempio di Gerusalemme,
quello
quel
qu e lo fatto costruire da Re glia sulla sommità;
somm Alessandro le si avvicinò por-
Salomone
S omo
Salo m ne e abbattuto tandosi dietro
diet i componenti della falange dota-
dai
d Babilonesi
Babi l nesi di Nabu-
bilo ti di armamento
arma più leggero, nonché arcieri
codonosor
c r II nei primi appiedati,
appieda agriani e ipaspisti scelti. Alcu-
anni
a del VI secolo secoolo a.C.
ne gui
guide condussero una colonna guida-
Negli
N spostamenti
ta da
dal suo generale Tolomeo quasi sot-
to le mura, in un punto che i macedo-
ni fortificarono
fo subito. Alessandro ten-
tò due
d attacchi a tenaglia risalendo a
sua volta il pendio col resto dell’eser-
cito,
cito ma gli scarsi risultati lo convin-
sero
ser a concentrarsi sulla costruzio-
ne di un terrapieno che in tre giorni
elevò
elev la postazione macedone di 200
met inducendo alla resa gli indiani.
metri,
Anc nelle imprese minori, dunque,
Anche
non meno che nelle grandi battaglie
camp l’imperatore seppe dimostrare
campali,
tutto il suo genio, superato solo dalla sua
d
grande determinazione. 
Andrea Frediani

Agriani
g Unità scelta della fanteria leggera macedone, arrivavano tutti da una
tribù della Serbia Meridionale.
Mer Combattenti esperti nelle aree montane, erano
specializzati nel lancio di giavellotti e correvano armati solo con un fascio di
IL PIÙ ANTICO questi, senza portare elmi o scudi. Alessandro li lanciava in avanti come colon-
g spostamenti rapidi.
na volante, cioè per gli
Lanciere israelita di
montagna con scudo Tolomeo (367-283 a.Ca.C.). Uno dei diadochi di Alessandro, i generali che alla
conico in bronzo e sua morte si spartiron
spartirono l’impero. Fondò la dinastia egiziana dei Tolomei, che si
pelle. Le protezioni sarebbe estinta ad Ale
Alessandria d’Egitto con la regina Cleopatra tre secoli dopo.
del corpo, elmo a
turbante e cinturone
G. ALBERTINI

sono in cuoio cotto.

22 S
GLI ESERCITI IN MONTAGNA Nell’antichità, quando la guerra si faceva anche con i
pachidermi, condurre queste bestie per gole e pareti a picco
169 a.C. era un’impresa da ingegneri ed esperti di logistica
AKG-IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO

A cura di Andrea Frediani


erza guerra macedonica (169 a.C.), zo di inenarrabili disagi, in mezzo alle ro- alla colonna dagli elefanti; questi, quando
l’esercito romano condotto dal vinose cadute delle bestie da soma assie- arrivavano a un passaggio difficile, sbal-
console Quinto Marcio Filippo me al loro carico. Quando furono avanza- zavano giù i loro conduttori e, con i lo-
tenta la penetrazione in Macedonia. Ma ti di quattro miglia appena, nessun par- ro paurosi barriti, incutevano una grande
la presenza di elefanti nell’armata obbliga tito sembrava migliore che far ritorno per paura, soprattutto ai cavalli”.
i romani a ricorrere a tutto il loro ingegno la strada da cui erano venuti, solo che fos- Ponteggio per pesi massimi. Alla fine il
logistico, secondo la seguente descrizione se stato possibile. Una confusione simile a sistema per farli passare fu trovato, come
di Tito Livio: “La discesa avvenne a prez- quella di un attacco nemico era causata scrive Tito Livio. “Lungo la discesa si fis-
sava un punto: due pali molto robusti ve-
nivano confitti nel terreno dalla parte più
DOPPIO IM MPIEEGO bassa, tenendo tra loro una distanza di
Erano usati come
bestie da soma oppure poco superiore alla larghezza dell’anima-
nelle cariche. In alto, le; su quei pali veniva poggiato trasver-
la Battaglia di Pidna salmente un trave e vi si stendevano tavo-
(168 a.C), altro scontro le lunghe trenta piedi ciascuna; ne veniva
della Terza guerra fuori una sorta di ponteggio su cui veniva
macedonica.
gettata della terra; poco più in basso veni-
va costruito un secondo ponteggio uguale,
e poi un terzo e così via in fila, dove il pas-
saggio era particolarmente dirupato. L’ele-
fante avanzava sul ponteggio come su un
terreno compatto, ma prima che arrivasse
all’estremità di questo, il ponteggio veni-
va fatto crollare tagliando i pali di soste-
gno e così l’elefante non poteva che scivo-
lare in tutta tranquillità fino all’inizio del
ponteggio successivo. Alcuni elefanti sci-
volavano giù puntellandosi coi piedi, altri
appoggiandosi alle natiche. Quando li ac-
G. RAVA

coglieva il tavolato pianeggiante del pon-


teggio successivo, venivano fatti avanza-
re, sempre tagliando i pali di sostegno del
ponteggio più basso, e così arrivavano nel
punto della vallata dove minori erano i
dislivelli. Quel giorno i romani avanza-
rono poco più di 7 miglia e ben poca stra-
da fu compiuta reggendosi stabilmente sui
piedi perché, per la maggior parte, i sol-
dati si rotolavano con le armi e con tut-
ti i carichi che reggevano, procedendo tra
patimenti di ogni tipo, al punto tale che lo
IL LEGION NARRIO
O Armato
stesso comandante [...] ammetteva che sa-
di un pesante giavellotto
(pilum), ai piedi aveva caligae rebbe bastato un semplice drappello ne-
chiodate per il ghiaccio. mico per distruggere tutto l’esercito”. 

S 23
LA GUERRA IN MONTAGNA
ANDR
RASOS S
960

SUI MON TI DE
EL TAU
UROO, AL
LLA
A VIG
GILIA DELL’ANNO MILLE,
CI FU
U UNO
O SCO
ON TRRO DI CIVIL
LTÀ TRA BIZANT TINI E ARABI

iei commili- te stanchi dopo le settimane


toni, vi esorto passate a cavallo, e forse già
non tanto ad distratti dalla prospettiva di
affrontare il un inverno di quiete.
nemico con coraggio – non è neces- Leone Phokas, che aveva
sario, con uomini come voi – quan- scoperto l’itinerario del ne-
to ad affrontarlo dopo aver studia- mico, occupò il passaggio
to il miglior modo di agire. Poiché prescelto attraverso i mon-
le guerre di solito sono vinte non ti del Tauro, “predisponen-
grazie ad una battaglia campale, do poi delle imboscate in va-
ma ad una pianificazione pruden- ri punti del cammino, sovra-
te, e le vittorie conquistate con l’u- stato da creste a precipizio”,
so dell’astuzia al momento oppor- scrive il cronista, e attese
tuno. Proprio perché siamo romani, dobbiamo predisporre una l’arrivo della colonna di Sayf ad-Dawla. Nel punto più ripido
linea d’azione appropriata, e scegliere uno stratagemma piutto- della salita gli arabi furono costretti a smontare da cavallo e a
sto che una condotta imprudente. E dunque vi esorto a non met- rompere le formazioni, finendo per ammassarsi in disordine
tere inutilmente a repentaglio le vostre vite attaccando i barba- tra le rocce; allora “il generale ordinò ai trombettieri di dare il
ri in campo aperto, ma ad appostarvi pronti all’imboscata in segnale dell’assalto, e i suoi uomini sbucarono dai nascondigli,
queste zone scoscese, aspettando che le attraversino; allora an- ciascuno stringendo la spada nella destra”. Non vi fu alcuna re-
date all’assalto con slancio e combattete con audacia! Così, co- sistenza organizzata: al calar della notte il passo era ostruito da
gliendolo di sorpresa, sconfiggeremo il nemico e recupereremo migliaia di cadaveri, mentre Sayf ad-Dawla, scampato a stento
tutto il bottino preso ai nostri compatrioti!”. alla strage, fuggiva verso la Siria con un pugno di cavallegge-
Le parole del generale imperiale Leone Phokas – riferite dal- ri della sua scorta. Sul campo di battaglia, placata la loro sete
lo storico Leone Diacono – vennero ascoltate in disciplinato di sangue e di vendetta, i vincitori si inginocchiarono di fronte
silenzio e furono seguite da un assordante grido di guerra. Era agli stendardi dell’impero cristiano, innalzando un canto solen-
l’8 novembre del 960 e la piccola armata di Leone, frettolosa- ne di ringraziamento: Tua è la gloria, mio Signore...
mente accorsa dall’Europa per sostituire le forze locali inviate I guard diani d’Oriente. Il trionfo di Leone Phokas segna-
a Creta, era riuscita a frapporsi tra il nemico e le sue basi, nel- va la fine di una lunghissima guerra di frontiera, combattuta
la posizione migliore per un’imboscata. La situazione era co- per oltre due secoli lungo la dorsale montuosa che divide la pe-
munque critica: l’esercito arabo, guidato dal bellicoso emiro di nisola anatolica dalla Siria e dalla Mesopotamia. Qui, dopo lo
Aleppo Ali ibn Hamdan – meglio noto come Sayf ad-Dawla, “la slancio travolgente dei primi decenni, si era praticamente arre-
spada della dinastia”, acerrimo nemico di Bisanzio – era infatti stata l’espansione islamica, contenuta a stento dall’esercito bi-
numericamente molto superiore; dopo aver saccheggiato im- zantino; per difendere l’altopiano della Cappadocia, che costi-
punemente la Cappadocia, sguarnita di truppe, stava però tor- tuiva ormai il cuore economico e demografico dell’impero, il
nando in patria appesantito dal bestiame e dai prigionieri, gli governo di Costantinopoli riorganizzò l’amministrazione del
uomini resi troppo sicuri dai facili successi ottenuti, certamen- territorio privilegiando l’efficienza militare, disegnando quin-

24 S
AGGUATO NELLA GOLA
La battaglia di Andrasos (960)
sui monti del Tauro, in Asia Minore,
dove gli arabi furono battuti
dai bizantini guidati dal generale
Leone Phokas (o Foca), fratello
dell’imperatore Niceforo II.
A sinistra, lo stratega in una
miniatura del XIII secolo.

RAVA

S 25
1 Esercito arabo in avvicinamento Bizantini Verso la Cappadocia

2 Esploratori bizantini

S. GRAZIOLI E A. RICAGNO
Arabi
3 Blocchi minori predisposti da Leone
4 Attacco del primo gruppo bizantino 1
5 Fuga dell’emiro Sayf ad-Dawla e
della sua scorta
2
2

3 3
4

3 5

Verso la Siria

Verso la Siria

ro o
m p en t i n PONTO
I za Monti del Ponto
Bi
ARMENIA MINORE

IA
D OC
PA ]] PASSO
DI MELITENE
P
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]]
ro r IN LOTTA
au ]]
e l T ]]
t iA La frontiera tra Impero ed
ti d ]]
i ra Emirati nelle Guerre arabo-
on ]] Em Edessa
M PORTE CILICIE bizantine correva lungo
ALTA i Monti del Tauro e variava a
MESOPOTAMIA
Eufrate

seconda di come andavano


J. SHUMATE

SIRIA
Antiochia Aleppo le battaglie, come quella di
Andrasos (sopra).

L A CA MPAGNA CONT TROO


GLI AR ABI NON F U L’U
UNICA
VIT TORIO
OSA DI NIICEEFOR RO II,
CHE SPOSTÒ L A FRRON N TIE
ERA
OLTRE L’E
EUFRR ATE
di nuove province – denominate themata, “corpi d’armata”, af- di comunicazione minori, per intercettare e sorprendere il ne-
fidate agli strategòi (“generali”) – in ognuna delle quali venne
venne- mico, mentre la popolazione cercava rifugio al riparo delle mu-
ro insediate alcune migliaia di stratioti, soldati a cavallo che ri- ra delle città fortificate. Purtroppo le fonti sull’aspetto e l’equi-
cevevano dallo Stato bizantino un podere perché ne ricavasse- paggiamento di questi cavalieri sono piuttosto scarse: ma visto
ro un reddito sufficiente ad armarsi, addestrarsi e combattere. che la mobilità era la loro arma principale, e gli scontri che li
Questi stratioti divennero i veri custodi della frontiera orien- vedevano protagonisti erano più simili a imboscate che a bat-
tale, affiancati dai tagmata – i reggimenti scelti di stanza a Co- taglie vere e proprie, possiamo presumere che privilegiassero
stantinopoli – soltanto in caso di campagne impegnative: ogni protezioni in cuoio, adatte a stare a lungo in sella, e tra le ar-
reparto doveva essere in grado di radunarsi con breve preavvi- mi offensive utilizzassero non la lancia da urto, impiegata so-
so nella propria zona di reclutamento, e muovere quindi rapi- prattutto dalla cavalleria pesante in formazione chiusa (e tipica
damente, grazie alla perfetta conoscenza dei luoghi e delle vie quindi dei tagmata della riserva imperiale), ma sciabola e maz-

26 S
Laa Baattaagllia di An
ndrraso
os za, efficaci nel corpo a corpo, essendosi ormai persa la capaci-
Fase A (7 novembre) Fase B (8 novembre) tà di tirare con l’arco senza smontare. In mancanza di una ve-
L’esercito dell’emiro Sayf ad-Dawla, Dopo aver pronunciato il suo discorso ra uniforme, i soldati dei themata coprivano corpo e armi con
forte di 20 o 30.000 uomini, sulla via ai soldati, Phokas si apposta. Quando un ampio mantello di lana, che si raccomandava fosse grigio o
del ritorno in patria, appesantito e ral- gli arabi sono costretti a smontare da marrone scuro per dare meno nell’occhio durante i lunghi ap-
lentato dal bottino della lunga scor- cavallo perché la strada si fa ripida, e
reria in territorio bizantino, si avvicina i loro reparti perdono ordine e coe-
postamenti tipici della guerra di frontiera.
al passo montano situato tra le gole sione a causa del poco spazio, Leone La “gue erra dei sentieri””. Dall’inizio dell’VIII secolo, gra-
del Tauro. Mentre i suoi esploratori dà il segnale di attacco: i suoi calano zie anche alle lotte intestine che indebolivano il califfato isla-
ne seguono a distanza i movimenti, il da ogni lato sulla colonna, che viene mico, si venne dunque a creare alla frontiera arabo-bizantina
generale Leone Phokas con le truppe annientata. Sayf ad-Dawla – che si una situazione di conflitto prolungato e “a bassa intensità”, il cui
dei themata europei riesce a occupare trova con l’avanguardia, lasciata volu-
il valico con sufficiente anticipo per tamente passare incolume per intrap-
scopo non era conquistare stabilmente una porzione di territo-
preparare una serie di imboscate nel- polare il grosso dell’esercito – riesce a rio, ma danneggiare le risorse economiche dell’avversario, fare
la parte più alta del passo. fuggire con la sua scorta personale. bottino e guadagnare prestigio per consolidare la propria au-
torità in patria. La chiave strategica della lotta era il controllo
dei passi montani: la catena del Tauro è solcata infatti da nu-
I CONTENDENTI merose valli, scavate dai fiumi che scorrono verso il Mediterra-
Cavaliere bizantino con
armatura lamellare già
neo o dagli affluenti di destra dell’Eufrate; gli uni e gli altri cre-
in uso nel tardo periodo ano passaggi angusti, dove è facile tendere imboscate, ma pra-
romano ed elmo con ticabili per tutto l’anno, e quindi adatti a tenere il nemico sot-
paranuca in cotta di maglia to costante minaccia di incursione. Sia i bizantini che gli arabi
di ferro. Sui monti del non potevano dimenticare l’importanza di queste “strettoie”
Tauro con Leone Phokas
c’erano però anche gli
(tà stenòmata in greco, thughûr in arabo), dalle celebri Por-
stratioti, i soldati dei te Cilicie a sud-ovest fino alla gola di Tephrikè a nord-est, che
themata di frontiera, con condizionavano i movimenti degli eserciti e potevano trasfor-
abbigliamento e armi più marsi in trappole mortali.
semplici e leggeri. Quando un anonimo ufficiale superiore bizantino, poco
A sinistra, un fante arabo
riccamente abbigliato,
dopo la metà del X secolo, scrisse un breve ma dettagliato
appartenente alla manuale sulla guerriglia di frontiera, intitolandolo Della
guardia personale guerra sui sentieri , raccomandò esplicitamente ai suoi let-
dei califfi tori di mantenere il controllo dei passi principali del Tauro
(VIII-IX secolo). per tagliare ogni possibile via di ritirata ai razziatori arabi,
enumerandoli uno a uno e ripetendo quelle che restano le
regole fondamentali della guerra in montagna: eseguire una
ricognizione accurata per scoprire la direzione presa dal nemi-
co, quindi occupare i luoghi elevati con largo anticipo, prepa-
rare un’imboscata in un passaggio angusto, appostare i propri
uomini al coperto, mantenere il silenzio e la disciplina, e scate-
nare l’attacco con la massima energia al momento opportuno.
Vengono ricordate spesso la prudenza, la scelta del terreno, il
tempismo nel dare inizio all’azione, la tenacia nel soppor-
tare le durezze della campagna in un ambiente inospita-
le, l’astuzia nel cogliere ogni minimo vantaggio; ma so-
prattutto il buon comandante “non deve mai lasciare tor-
nare in patria gli incursori nemici senza combattere”: le
montagne sono sue alleate, perché deve saper “insinua-
re nella mente degli avversari la paura che, ad ogni lo-
ro tentativo di invasione, risponderà occupando i pas-
J. SHUMATE

si”, pronto a far pagare a carissimo prezzo le violen-


ze e i saccheggi compiuti nel territorio dell’impero.

TThugûr Il termine indicava una cintura di posizioni avan-


zate
za nella dawa’ih al-Rûm “terra esterna di fronte ai Rûm” (i
“romani”),
“r sulle montagne del Tauro, da Tarso a Melitene; nei
capisaldi
ca costruiti in questa zona – detti hisn, maslaha o ribât
– erano stanziati i ghâzi, guerrieri di frontiera armati e adde-
strati
st in maniera del tutto simile ai loro avversari cristiani.
Della
D guerra sui sentieri In greco Perì paradromès, ovvero
Della
D guerra fatta utilizzando le vie secondarie. Tradotto spesso
come
co Trattato sulla guerriglia e attribuito all’imperatore Nice-
foro
fo II Phokas (963-969), è in realtà opera di un militare esper-
to che lo dedica al sovrano, restando però anonimo.

S 27
VITTORIOSO
Leone Phokas
sconfigge gli
arabi hamdanidi
nella Battaglia
di Andrasos, da
una miniatura del
manoscritto del XII
secolo contenente
la Cronaca di
Giovanni Scilitze
(risalente al 1060).

SAPEERNEE DI PIÙ
La grande strategia dell’Impero
bizantino, di Edward Luttwak (Rizzo-
li). Secondo il politologo, i segreti del
L A MON TAAGNA E I SUUOI SEN
N TIER
RI FAV
VORIVANO successo di Bisanzio furono diploma-
zia, intelligence e buoni strateghi.
LE INC UR
R SIO
ONI E LE
E TA
ATT
TICHHE DI GUEERRIGLIA
Le montagne del Tauro furono dunque un campo di batta- Era un curioso rovesciamento dell’etica militare convenzio-
glia, non certo una cortina invalicabile; e gli avversari, genera- nale: un modo di intendere la realtà della guerra nato tra uo-
zione dopo generazione, benché divisi dalla fede finirono per mini – arabi e cristiani – abituati a combatterla secondo regole
assomigliarsi sempre più, come due schermidori che seguono proprie, celebrando i propri eroi, che si spartirono il dominio
le stesse regole e utilizzano le stesse armi, l’uno immagine spe- della frontiera per oltre due secoli, finché i bizantini non riusci-
culare dell’altro. Tattica e strategia di arabi e bizantini divenne- rono a spezzare l’equilibrio e gli stratioti ebbero il sopravven-
ro strettamente complementari: gli annali della guerra di fron- to sui ghâzi arabi.
tiera sono un susseguirsi di stoccate e parate, incursioni e spe- Quando gli uomini di Leone Phokas, la sera dell’8 novembre
dizioni punitive, con i nemici che si scambiano periodicamen- 960, si radunarono per intonare il loro canto di vittoria, non po-
te i ruoli di attaccanti e difensori, e le rocce, i precipizi e le gole tevano ancora immaginarlo, ma ben presto altri eserciti invia-
a ostacolare gli uni e aiutare gli altri. ti da Costantinopoli avrebbero superato le montagne e ricon-
Il codice dei gu uerrieri. Uno degli aspetti più affascinan- quistato Edessa e Antiochia, riportando buona parte della Siria
ti della lunga lotta combattuta sui due versanti del Tauro è la sotto l’autorità imperiale. L’epopea delle incursioni fulminee e
nascita di un codice di comportamento condiviso, capace di su- delle imboscate tra le gole del Tauro era finita per sempre: ne
perare i confini di lingua e religione, che esaltava il coraggio in- restava memoria nei canti popolari greci e arabi, già nell’XI se-
dividuale più della disciplina collettiva, l’audacia di chi compie colo venati di nostalgia, ripetuti ai giovani come testimonianza
una razzia o tende un’imboscata più della fermezza del solda- di una gloria perduta, mentre appena oltre l’orizzonte, ancora
to di mestiere: soltanto tra le montagne, dove la guerra si risol- invisibili, nuovi nemici preparavano eserciti e armi micidiali.
veva in agguati fulminei e scaramucce tra piccoli gruppi di ca- Gastone Breccia
valleggeri, si palesava il vero valore degli uomini; ovvero, come
Nuovi nemici L’impero bizantino raggiunse il suo apogeo durante il regno di Basilio II (976-1025),
si legge nel poema bizantino Digenis Akritas (v. riquadro sot- quando gli emirati arabi della Siria erano di fatto tributari di Costantinopoli; ma già nel 1071 la si-
to), “le strettoie e i sentieri uccidono i valorosi, mentre in cam- tuazione mutò completamente con l’invasione dei turchi selgiuchidi, che sbaragliarono i bizantini
po aperto anche i vigliacchi mostrano coraggio”. a Manzikert, togliendo loro il controllo di buona parte dell’Anatolia.

Digeenis Akrittass, un erroe di fro


ontiera

U
na fonte di eccezionale va- rappresenta l’idealizzazione epico- gole” dove il valore degli uomini vicende si può cogliere comunque
lore letterario può aiutarci a cavalleresca degli uomini che per è messo alla prova, tra l’altopiano il riflesso di fatti reali. Quando per
completare le nostre cono- generazioni avevano combattuto ai anatolico e le rive dell’Eufrate; qui i esempio l’anonimo poeta racconta
scenze sulla guerra di frontiera tra confini orientali dell’impero. protagonisti vivono per combattere che l’emiro Musur, il padre di Basilio,
arabi e bizantini: l’anonimo poema Una foto dell’epoca. Negli otto e saccheggiare, metà briganti e me- “desolò molte città, ne fece deserti, e
Digenis Akritas, capolavoro della canti che compongono la versione tà “guardiani delle frontiere”, abilissi- catturò una moltitudine di gente in-
poesia popolareggiante greca di più ampia dell’opera sono disse- mi nel dar la caccia alle loro prede, calcolabile, poiché erano quelle terre
età medievale, composto tra X e minate informazioni preziose per razziatori spietati, capaci tuttavia senza difesa alcuna” (canto I, versi
XI secolo (ma risistemato in forma comprendere meglio le abitudini, di gesti magnanimi e coraggiosi al 51-53), ci tramanda certamente la
letteraria nel XII), il cui eroe Basilio, l’ambiente e la mentalità di questi punto di non temere alcun nemico memoria di una vera incursione, ra-
detto “il soldato di confine di dupli- guerrieri: lo scenario è quello delle né alcuna sfida. Sono i campioni pida spietata e vittoriosa, anche se
ce stirpe” (Digenis Akritas, appunto), aspre strettoie rocciose che mette- semileggendari di una società in cui ai nostri occhi non particolarmente
figlio di un emiro siriaco e di una vano in comunicazione i due mondi la violenza è una presenza costan- eroica; ed è solo uno dei molti
nobile fanciulla della Cappadocia, rivali, “i terribili monti, le spaventose te, quasi ossessiva, ma nelle loro esempi del Digenis Akritas.

28 S
GLI ESERCITI IN MONTAGNA
Svizzeri 1315 IL COPR RIC C APO L’A
ASCIA
Era molto semplice Nel combattimento
il costume dei ravvicinato usavano
Nel Medioevo montanari svizzeri la berdica, una scure
le comunità dei in
n armi nei primi dal ferro tagliente
cantoni di annii del XIV secolo. assai allungato.
Agli abiti
a civili erano
Uri, Schwyz e aggiunti pochi
Unterwalden, elementi di difesa,
elementi
forti solo della in q uesto caso solo
questo
un caappello d’arme.
cappello
determinazione e
delle loro braccia
di montanari, si
strinsero in un
patto di mutua
difesa che permise
loro di ribellarsi
al giogo degli
Asburgo

L’ARMAA Una spada


corta a doppio filo,
detta schweizergegen,
completava
l’armamentario
del guerriero.

A cura di Giorgio Albertini

ontanari per antonomasia, apparen-


temente agli opposti dei soldati di
professione, gli abitanti delle vallate
alpine erano montanari male armati fattisi sol-
dati per necessità. In un mondo dominato dal-
le cavallerie pesanti delle aristocrazie europee,
le masse “proletarie” svizzere basarono il loro
successo sulla capacità di combattere e difende-
re le strette valli montane con armi che ricorda-
no gli strumenti di pastori e boscaioli – alabar-
de, asce, mazze – e persino rotolando pietre.
Riserva agguerrita. I cantoni più interni, le
province abbarbicate in montagna che forma-
rono il nucleo primigenio della Confederazio-
ne Svizzera si dotarono presto di una riserva di
soldati di fanteria, semplici nel loro vestire co-
me lo erano nella vita. Irresistibili dopo la vitto-
ria di Morgarten del 1315 (nel dipinto in alto),
poco più di vent’anni dopo erano già divenu-
ti parte di un’armata: l’esercito imperiale aveva,
infatti, già inglobato tra le sue file un cospicuo
G. ALBERTINI

contingente di quei montanari. FANTEERIA CONTRO


In breve le fanterie svizzere avrebbero vin- CAVALLLERIA
to sui campi di battaglia di tutta Europa: rivo- Estremamente
luzionari nella loro semplicità, serrati nei loro mobili, erano
marciatori coriacei,
quadrati, avrebbero sconfitto le nobili cavalle- capaci sul terreno
rie che avevano padroneggiato l’arte della guer- alpino di tenere il
ra nei lunghi secoli del Medioevo.  passo dei cavalli.

S 29
LA GUERRA IN MONTAGNA
NARVA
1700
IN MEZZO ALLE BUFERE DI NEVE DELL’ESTONIA, GLI
SKILØPER SVEDESI EBBERO LA MEGLIO SULL’IMPONENTE
ESERCITO DELLO ZAR PIETRO IL GRANDE

RESA SEN
SENZA
CONDIZIONI
CONDIZI
Le truppe di
Carlo XII di Svezia
e del generale
Rehneskiöld
osservano la
ritirata dei russi,
sconfitti a Narva
(ora Estonia) il 30
novembre 1700.

i sono luoghi dove la guerra di montagna viene fat-


ta anche in pianura, addirittura viene combattuta
sul mare; non sulle rive, magari scoscese e impervie
della costa, ma proprio sulle acque del porto. Non
stiamo parlando dunque di marinai in guerra, ma di montana-
ri, abitanti degli altopiani scandinavi, norvegesi, svedesi, fin-
landesi e sami (meglio conosciuti con il termine spregiativo di
lapponi, che letteralmente significa “straccioni”). Questi adat-
ERIK CORNELIUS/BODIL KARLSSON/NATIONALMUSEUM

tarono per primi, nel corso dell’età moderna, le tecniche della


guerra in montagna alle più generali strategie militari.
Snowboard nell . Da nord la neve arrivava quasi oriz-
zontale e con la trama della sua corsa aveva sfilacciato la parte
inferiore delle coste nord-orientali dell’Estonia riducendole a
nere striature all’orizzonte. Il Golfo di Finlandia era ghiaccia-
to e i cinquanta chilometri che separano le coste finlandesi da
quelle estoni erano diventati una lunga gelida autostrada. L’a-
ristocratico finlandese Hans Boije, capitano dell’esercito sve-

S 31
I SO
OLDATI
OSPREY

FINN L A N D E SI SI
MUOVEVANO
S U D U E S C I,
DI DIV V E R SA
MISU U R A: U N O
LUNG O PER
SCIIVOL ARE
SULL L A N EV E ,
UNO CORTO
E RICCOPERTO
DI PEELLI PER
SPIINGERE

NOBILI IN SELLA
Cavalleria nobile russa
a Vasa nel 1700.
Da destra:
comandante boiardo,
cavaliere moscovita e,
dietro, due cavalieri di
Smolensk. A destra, in
due mappe storiche,
l’orografia e le
fortificazioni di Narva
e i territori teatro della
Grande guerra
del Nord.

dese di re Carlo IX Vasa, procedeva al comando dei suoi sei- sa. Sci ai piedi, moschetto sulle spalle, con la pietra focaia co-
cento uomini verso Narva, città avamposto del regno di Sve- perta di stracci per non gelare l’ingranaggio di sparo, cappel-
zia, al confine con la Russia e con il grande dominio orienta- lo di pelo, giacca foderata e muffole, i soldati di Hans Boije.
le dei moscoviti, sempre contesa in infinite guerre. Era l’inizio sembravano più una sfilata di strani babbi natale che un eser-
di marzo del 1606, ma la temperatura ricordava di più quella cito in marcia. Eppure le prime truppe di sciatori che ci vengo-
di fine gennaio piuttosto che quella dell’inizio della primavera. no documentate durante un’operazione militare sono queste e
La neve che si trovava lungo le coste, nelle pianure basse, era Boije è l’uomo che negli anni successivi porterà i suoi montana-
molto diversa da quella alla quale erano abituati i montanari del ri in vari fronti dell’Europa baltica. Nello stesso periodo anche
nord. In alta montagna la neve era più sottile, il vento gelato la i russi dispiegano soldati sugli sci, ma come truppe di monta-
spazzava e la faceva correre in piccoli cristalli e gli sci volavano, gna non sembrano avere la stessa organizzazione degli svedesi.
senza resistenza. La neve di pianura, quella specifica neve di Antich he tracce e. Da tempo immemorabile gli sci vengo-
mare, era invece pesante, bagnata, a volte densa come una pol- no usati per muoversi sulla neve. I più antichi sono stati ritro-
tiglia, e anche il provetto sciatore doveva faticare, annaspare. vati in Russia nelle vicinanze del lago Sindor, 1.200 km a nord-
Gli archibugieri finlandesi si muovevano su sci di differenti ovest di Mosca, ma molti ritrovamenti archeologici ci testi-
misure: uno lungo per scivolare e uno corto, ricoperto di pelli, moniano che durante il V millennio a.C. l’utilizzo degli sci si
per spingersi e affrontare le salite. Con questo sistema, affina-
to anch’esso dalle tribù sami, quando si affrontava una discesa Hans Boije Nobile finlandese e capitano dell’esercito svedese, è il primo comandante di truppe di
si appoggiava lo sci corto su quello lungo e si procedeva come sciatori di cui si abbia notizia. Oltre che per l’azione di Narva, Boje è conosciuto per aver guidato
su uno snowboard. Una tecnica difficile, che non si improvvi- 150 soldati sugli sci dietro le linee russe partendo nel 1609 dal sud-est della Finlandia.

32 S
Skiilø
øper in
n pista

L
a data chiave per l’evoluzione
delle truppe di montagna è il SEEGNO O DISTTIN O Già dagli
NTIIVO
1733, quando il ministero della anni Venti del XVIII secolo,
Difesa della corona danese portò alle l’esercito danese-norvegese
stampe il primo manuale sull’utilizzo aveva come colore distintivo
degli sci e la formazione di unità spe- per la marsina il rosso acceso.
cializzate di montagna da reclutarsi
tra gli abitanti norvegesi delle Alpi
Scandinave. Per migliorare la qualità
delle truppe, le autorità locali furono
invitate a creare giochi e competizioni
tra la popolazione civile che sviluppas-
sero l’attitudine allo sci; un po’ come si
faceva nell’Inghilterra medievale per
diffondere il tiro con l’arco lungo.
In una decina d’anni si cominciarono
a costituire i battaglioni di sciatori,
le Skiløperkompanienes, organizzati
come fanteria leggera con i compiti di
schermagliatori, ricognitori e guardie
di confine. Gli sci degli Skiløper erano
ancora di due differenti lunghezze,
come quelli di un paio di secoli prima,
e permettevano ai soldati che li calza-
vano, nelle impervie montagne scan-
dinave, di ottemperare alle funzioni
che altrove spettavano alla cavalleria
leggera. Parallelamente alla formazio-
ne delle truppe, si organizzarono le
prime gare istituzionali di sci, cosa che
accadde esattamente nel 1766.
Guerra fra regni nordici. Mentre l’Eu-
ropa continentale era infuocata dalle

G. ALBERTINI
guerre di Napoleone, in Scandinavia
scoppiava una guerra tra il Regno
di Danimarca e quello di Svezia che
vide in campo gli Skiløper in diversi SO
OTTTO L’U UNIFFORME
combattimenti. Nel 1814 la Norvegia Le brache, il gilet, i polsini
venne annessa alla Svezia e nella rifor- e il colletto della marsina
ma dell’esercito gli sciatori norvegesi degli Skiløper erano gialli.
vennero sciolti in diverse formazioni,
ma ormai la strada delle truppe di
montagna era ben lastricata, o meglio
ben ferrata e pronta per essere seguita LEE GHEETTTE Oltre
dagli eserciti delle nazioni nascenti del al cappuccio
XIX secolo. protettivo (sopra
p ),
(sopra),
l’equipaggiamento per
lo sci era limitato ad alte
ghette in lana pesante,
che coprivano dal
ginocchio agli scarponi.

A PIÙ VERSIONI
Nel corso della loro storia gli
Skiløper norvegesi ebbero GLI SCI Usavano il
diverse uniformi, differenti tradizionale modello a
per esigenze tecniche e lunghezze diverse, dove lo
mode estetiche. Quella che sci più corto era inguainato
vediamo rappresentata da una pelle di foca per
nel disegno è la versione affrontare le salite.
adottata nel 1761.
LA VITTTORIA
A DEG
GLI SCIAT
TORRI DII CA
ARL
LO XII A NAR
RVA A
ISPIRA
A ANCO
ORA GLI ESERRCIT
TI SC
CAN NDINA
AVI DI O G GII
allarga in tutto il Nord Europa e in Siberia. Sempre in questo guerre contro i contadini stanziali, sia svedesi che finlandesi,
periodo appaiono in Norvegia le prime rappresentazioni di imparano generazione dopo generazione a legare sci, scalata e
sciatori in forma di graffiti rupestri. A Kalvtrask, in Svezia, ri- guerra in un’arte unica, pari in abilità solo alle popolazioni che
salgono a 5.200 anni fa e sono lunghi più di due metri e larghi in Siberia e nel Nord America vivono alle stesse latitudini. Al-
15 cm. Venivano utilizzati aiutandosi con un bastone sagoma- cune rappresentazioni del XVI secolo ce li mostrano con lun-
to come una pala o un remo, particolare questo che ha indotto ghe calzature di legno e cuoio, forse una via di mezzo tra gli sci
a legare la nascita degli sci a strumenti analoghi utilizzati per e le racchette, aiutati da un bastone-lancia.
superare zone acquitrinose. Nel secondo millennio a.C. gli sci Verso la fine del Cinquecento, l’utilizzo militare di trup-
sono conosciuti anche in aree meridionali, come sui monti ira- pe di sciatori montanari diventa comune a tutti gli eserci-
nici. Con sci, racchette e slitte ci si muove per tutta l’antichità ti del Nord Europa. I montanari sami inquadrati nell’eserci-
e il Medioevo. Tacito ci racconta delle capacità sciistiche dei to di Gustavo Adolfo di Svezia sono presenti a Stettino, il ca-
fenni (altro nome per definire i sami), mentre i vichinghi uti- poluogo della Pomerania Occidentale, nel 1631, durante la
lizzano lo sci in campagne militari già dal X secolo e il leggen- Guerra dei Trent’anni . Le cronache ci dicono che, oltre agli
dario re Harald Hardrada (v. articolo su Focus Storia Wars n. sci, sono presenti con slitte e renne, in costumi antichi, fatti
10) si vanta delle sue capacità di sciatore. Nel nord pagano dei di pelliccia, dall’aspetto selvaggio e barbarico.
popoli norreni, poi, non può mancare anche una divinità scia- Gli Skiiløper del . Durante la Grande guerra del
trice: è il dio Ullr, un figliastro di Thor, legato al mondo della Nord , ancora a Narva, nel corso della battaglia che si svolse
caccia e dell’inverno, sempre rappresentato con un paio di sci. l’ultimo giorno di novembre del 1700, gli svedesi affrontarono
Pastor ri e renne e. Sono i sami però, che spostandosi al se- un imponente esercito russo, occupato in un ennesimo assedio
guito delle loro mandrie di renne, sviluppano modi diversi e della città estone. La campagna nei mesi precedenti era stata
complessi per muoversi sulla neve. Le loro necessità di migra- particolarmente dura e, tra i cosacchi che avevano fatto terra
zione li conducono spesso in alta montagna: in tale ambien- bruciata e le cattive condizioni del tempo, le risorse per il so-
te, durante i continui conflitti
confllit
itti
ti ffra
ra tribù, in mez
mezzo
zzo a scorrerie e stentamento dei soldati erano al minimo. Gli svedesi affronta-
vano la marcia di avvicinamento in condizioni estre-
RESISTENZA me. Durante le soste notturne, nelle tende, i soldati
RUSSA erano stipati come sardine; fuori faceva così freddo
Narva, 1700: in
primo piano, che all’interno c’era una tale nebbia da non riuscire
tamburino e a vedere oltre il fuoco. Gli effettivi scandinavi erano
picchiere del Rgt. meno di un terzo di quelli russi, diecimila scarsi con-
Preobrazhenski tro l’esercito dello zar Pietro il Grande, che oscillava
della Guardia. tra le trenta e le quarantamila unità.
Dietro, fuciliere del
Rgt. Semenovski. Carlo XII e la tattica viincente. Nonostan-
te l’inferiorità numerica, gli svedesi riuscirono a rag-
giungere il grosso dell’esercito russo affrontando in altrettan-
te scaramucce le avanguardie nemiche asserragliate a presidio
di tre passi montani e della gola di Pyäjöggi. L’esperienza della
vita in montagna permise alle stremate truppe di Carlo XII di
Svezia e del suo generale Carlo Gustavo Rehneskiöld di vince-
re queste battaglie montane giungendo alla vista di Narva il 30
novembre, proprio mentre si scatenava una furiosa tempesta di
neve. Truppe di sciatori, artiglieri con i cannoni e il resto degli
svedesi caricati su slitte sbaraglia-
rono il potente esercito di Pietro I, SAAPERN NE DI PIIÙ
che si dissolse nel mulinare dei fioc- Pietro il Grande, Lindsey Hu-
chi di neve misti a grandine. Grazie ghes (Einaudi). La vita e le impre-
a questo esito, la vittoria della batta- se di uno zar davvero smisurato.
glia di Narva diventò un punto fer- Storia di Carlo XII, re di Svezia,
mo nella pianificazione degli eserci- Voltaire (www.montesquieu.it/bi-
ti scandinavi dell’età moderna.  blioteca/Testi/Carlo_XII_parziale.
pdf ). Il re visto dal filosofo.
Giorgio Albertini

Guerra dei Trent’anni Tra il 1618 e il 1648 una serie di conflitti insanguinò l’Europa. Cominciata co-
me scontro tra cattolici e protestanti, la guerra divenne una lotta tra Francia e Asburgo. Cominciò
nell’Europa Centrale, ma poi coinvolse tutte le potenze europee eccetto Russia e Inghilterra.
Grande guerra del Nord Fu combattuta tra il 1700 e il 1721. Coinvolse da una parte la Svezia di
OSPREY

Carlo XII e dall’altra Danimarca, Polonia, Sassonia e Russia che volevano bloccarne l’espansione.

34
34 S
GLI ESERCITI IN MONTAGNA
Chasseurs des Montagnes
1808-1814 IL COPR RICC APO
Indossavano lo
shakò, il copricapo
cilindrico con
SEGNO O DISSTIINTIVO
visiera, di feltro
Gli Chasseurs si
nero eventualmente
distinguevano per
ricoperto da una
il colore azzurro
foderina di tela. La
cielo, distribuito su
nappina indicava
risvolti, goletta
la specialità
(il colletto), galloni
del soldato.
e profili.
BRIDGEMAN

LL’U
UNIFOORME Era
Nella
Ne
N ell
lla
la va
varietà
ari
riet
iet
età
tà iin
infinita
nffiini
nit
ita
ta d
dii corp
ccorpi
coorpi
r pi d
rp de
della
ellllla
a in panno color
Grande Armée c’erano anche i bruno-marrone.
Cacciatori delle Montagne, creati Questo corpo era
una fanteria leggera
dall’imperatore nel 1808 pescando fra e come tale veniva
i montanari di frontiera, i miquelets, uipaggiato, senza
equipaggiato,
e mandati a combattere sui Pirenei una dotazione
specifica per la
montagna.

A cura di Giorgio Albertini

nico esempio di corpo specialistico du-


rante le Guerre napoleoniche (anche se
allora esistevano truppe di montagna
dell’esercito svedese, gli Skiløper, v. a pag. 33), gli
Chasseurs des Montagnes furono paradossal-
mente pensati per guerreggiare sui Pirenei e non
sull’arco alpino. In effetti, il fronte spagnolo rap-
presentò per Napoleone il conflitto più lungo e,
militarmente, uno dei più complessi, tanto che
dovette impiegarvi quasi 400mila uomini.
Irregolari. Il 6 agosto 1808, 5 mesi dopo l’inizio
della Guerra di Spagna, l’imperatore creò alcuni
battaglioni di Chasseurs des Montagnes (“caccia-
tori delle montagne”) per controllare la frontiera
dei Pirenei. Allo scopo furono reclutati soprattut-
to miquelets, ossia soldati irregolari delle regioni
pirenaiche, che eccellevano nella guerra in monta- NELLA
gna, tradizionalmente mercenari al soldo della co- MISCHIA
rona spagnola o francese. Fu dunque promulgato Uno Chasseur
un decreto che prevedeva la creazione di 5 batta- des Montagnes LE ARMI
napoleonico. Questi Una banderuola
glioni, uno per ogni dipartimento dei Pirenei, cia- porta-giberna,
battaglioni furono
scuno con un numero di compagnie dalle 2 alle 8. impiegati nella Guerra fucile e baionetta
Nonostante le prerogative di guardie di fron- di Spagna in episodi completavano
tiera, gli Chasseurs furono presto utilizzati anche come l’assedio di l’equipaggiamento
in operazioni militari tradizionali sul territorio Saragozza del 1809 del Cacciatore.
spagnolo, per esempio durante il secondo asse- (nel dipinto in alto),
per essere incorporati
dio portato alla città di Saragozza. Questo diven- nella fanteria dopo
G. ALBERTINI

tò causa di malcontento e indusse molti di loro a l’evacuazione della


tornare sulle montagne disertando.  Penisola iberica.

S 35
LA GUERRA IN MONTAGNA
AFGHANISSTA
AN
1897

A FINE ’800, AD AFFRONTARE I PASHTUN FRA LE GOLE


DELL’AFGHANISTAN C’ERANO GLI HIGHLANDER SCOZZESI

A NORDOVEST
uerra di montagna, e del tipo peggiore”. Il ser- Era il 20 ottobre del 1897: gli Highlanders avevano versato
gente George Findlater, suonatore di cor- il proprio sangue in uno sperduto angolo di mondo, ai confini
namusa del primo battaglione dei Gordon estremi dell’Impero britannico, per aprire la strada alle truppe
Highlanders, ferito a una gamba e con una ca- del generale sir William Lockhart, in marcia da Peshawar con
viglia spezzata si puntella con la schiena a una roccia e ripren- il compito di ridurre all’obbedienza le tribù ribelli della valle di
de a intonare The Haughts of Cromdale, spronando i compagni Tirah, a nord-est del passo Khyber . Una campagna durissima
che vanno all’assalto della cresta occupata dal nemico. I proiet- su un terreno che aiutava enormemente i difensori: come avreb-
tili sollevano sbuffi di polvere e terriccio: gli scozzesi inciampa- be scritto mezzo secolo più tardi Ambrose Dundas, ultimo go-
no, imprecano, cadono ma avanzano, le baionette inastate, e fi- vernatore britannico del Waziristan, “anche quando si parla di
niscono per conquistare di slancio le posizioni dominanti sulle
alture di Dargai, difese da centinaia di montanari afghani, con- Khyber Pass Collega il Pakistan con l’Afghanistan, Peshawar a Jalalabad; è il punto di passaggio
cludendo vittoriosamente quello che resta uno dei più celebri più agevole dalla valle dell’Indo all’Asia Centrale e nei secoli è stato percorso incessantemente nel-
fatti d’arme della tarda età vittoriana (v. il geoblock a pag. 39). le due direzioni dagli eserciti dei conquistatori come dalle carovane dei mercanti.
IN AGGUATO
SUI PASSI
A lato, capi
pashtun del
Khyber Pass nel
1878 circa, durante
la Seconda guerra
anglo-afghana.
Nella foto grande,
i britannici nella
Campagna di
Tirah (1897):
una batteria
da montagna
dell’Indian Army fa
fuoco contro le
posizioni nemiche
sull’Arhanga Pass,
dove gli inglesi
arrivarono il 31
BRIDGEMAN

ottobre, dopo gli


scontri a Dargai.

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S 37
‘colline’, nei rapporti che descrivono operazioni militari al con- Russia, dal canto suo, tendeva ad allargare il proprio dominio
fine tra l’Afghanistan e il Raj , bisogna sempre tenere presente a sud delle steppe del Caspio, attirata dal miraggio dell’Oceano
che non si sta parlando di pendii su cui possano operare carri Indiano. Tra i due potenti avversari restava quella che il primo
armati o cavalleria, ma del peggior tipo di guerra di montagna inviato britannico a Peshawar, Mountstuart Elphinstone, ave-
che si possa immaginare. Ci si trova in mezzo a precipizi, valli va definito “la selvaggia terra degli afghani”: l’impervia regio-
strette e tortuose, dove ogni punto elevato è a sua volta domina- ne montuosa dell’Hindukush e dei monti Suleiman (v. cartina a
to da un altro, e vi sono un’infinità di nascondigli e vie di fuga. È destra). Quest’ampia area dall’orografia tormentata, abitata da
questo territorio che, di per se stesso, costituisce il problema del- tribù guerriere di etnia pashtun , insofferenti ad autorità ester-
la North West Frontier”. ne, venne ribattezzata North West Frontier – la frontiera nord-
Il Grea at Game e la fron ntiera de el raj. I fucilieri dei occidentale del Raj – ma fu ben presto conosciuta tra i militari
Gordon Highlanders che avanzavano sotto il fuoco afghano, il britannici come the Grim, “il Funesto”, nome dello spaventoso
20 ottobre 1897, probabilmente si chiedevano perché mai do- cane nero della tradizione popolare inglese la cui apparizione
vessero combattere tra quelle valli desolate, e magari cadere annunciava una morte imminente. A partire dalla seconda me-
sotto i colpi di montanari selvaggi; ma i loro ufficiali certo lo tà dell’800, tra le valli e le creste dei monti Suleiman, si combat-
sapevano molto bene, cresciuti nell’epoca del Great Game, il té una serie quasi ininterrotta di sanguinose campagne caratte-
“grande gioco” degli imperi per il dominio sull’Asia Centrale. A rizzate dall’impiego delle stesse tattiche da parte dei guerrieri
Londra ci si preoccupava
p p di mantenere la sicurezza del Raj; la pashtun: attacchi fulminei contro piccoli posti di guarnigione,
seguiti da imboscate tese alle truppe di soccorso e alle colonne
PREPARAZIONE di rifornimento, estremamente vulnerabili perché costrette ad
A lato, il generale avanzare lungo percorsi prevedibili ed esposti. Ogni strettoia
Lockhart viaggia poteva nascondere un’insidia; e ogni piccolo gruppo di monta-
verso l’Asia, dove nari poteva infliggere perdite sensibili e trattenere a lungo trup-
guiderà la Campagna pe anche molto più numerose, prima di dileguarsi tra i monti al
di Tirah. Sotto, sempre
lui (nell’angolo in
profilarsi di un attacco in forze. L’esito era di solito qualche doz-
basso a destra),
mentre fa riposare Raj Ovvero, “sovranità”, indicava il governo dell’India britannica. Gestito per un secolo dalla East
truppe, cavalli e muli India Company, divenne responsabilità diretta della corona dopo la rivolta dei sepoys del 1857-58.
del Punjab Army
Corps sulle asperità Pashtun Gruppo etnico-linguistico di islamici sunniti di ceppo indoeuropeo: conta oggi circa 50
milioni di individui, insediati tra Pakistan Nord-Occidentale e Afghanistan Orientale e Meridionale.
dell’Arhanga Pass.

LA SANGUINOSA CAMPAGNA DI TIRAH


DURÒ SOLO TRE MESI, MA FU LA MARCIA
DI RITORNO A FARE ANCORA VITTIME

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Dargai

Per la valle di Tirah


S. GRAZIOLI E A. RICAGNO

AVANZATA DELLE
TRUPPE BRITANNICHE
18 ottobre
20 ottobre
21 ottobre

Fortificazioni tribali

18-21 OTTOBRE 1897


La Batttagliia delle IL KHYBER PASS
alturee di Darrgai A sinistra, nella cartina di
inizio ’900 si vede il confine

A
ll’epoca di questi fatti l’Afgha-
tra l’Afghanistan e il Raj,
nistan confinava da un lato con
l’India Britannica (in giallo e
la Persia e dall’altro con il Raj,
arancio), con la North West
l’India Britannica. La North West Fron-
Frontier Province. Il punto
tier Province (v. cartina a lato), con
segna il Khyber Pass (sopra,
capitale Peshawar, fu creata dai bri-
in una foto dell’epoca).
tannici nel 1901 staccando dal Punjab
Dargai è appena sotto.
i distretti di frontiera. In quest’area,
che oggi costituisce la frontiera
ovest del Pakistan, si trovano il passo
Khyber e le alture di Dargai, dove nel
1897 gli inglesi si scontrarono con le

SOLDIERSOFTHEQUEEN
tribù pashtun. Nel geoblock sopra,
l’avanzata dei britannici nell’area.
Fase 1 (18 ottobre)
Primo attacco dell’avanguardia Fase 2 (20 ottobre) la cresta. Alle 15:00 il generale di
britannica: un battaglione scozzese Il generale Lockhart ordina un nuo- brigata Kempster, responsabile delle
avanza direttamente verso la cresta vo attacco frontale per occupare le operazioni, tenta il tutto per tutto
di Dargai da sud-est, mentre una alture e liberare l’accesso alla valle impiegando la riserva. L’artiglieria bri-
seconda unità (1/3 Gurkha) compie di Tirah. L’attacco viene organizzato tannica apre un fuoco furioso contro
un ampio movimento aggirante da in tre ondate successive: per primi le posizioni afghane, accompagnan-
ovest. Le alture vengono conquistate muovono i fucilieri del 1/2 Gurkha do efficacemente l’avanzata fino allo
senza difficoltà, ma la sera stessa il (1° Battaglione, 2° Reggimento fuci- sbalzo finale: i Gordon Highlanders,
generale William Lockhart – la cui for- lieri gurkha), seguiti dai Dorset, gli raccogliendo elementi dei Gurkha e
za principale non ha ancora lasciato uomini del 1° Battaglione del Reggi- dei Dorset lungo il cammino, riesco-
la base delle operazioni di Kohat – mento Dorsetshire, mentre i Gordon no a sloggiare il nemico dalla cresta,
convinto che i reparti si trovino trop- Highlanders vengono tenuti per il occupando il campo.
po isolati ed esposti a un eventuale momento in riserva e forniscono solo Fase 3 (21 ottobre)
contrattacco, ordina loro di ritirarsi fuoco di supporto. La preparazione La colonna principale del generale
sulle posizioni di partenza. Durante di artiglieria (4 batterie da montagna, Lockhart supera le alture di Dargai
il ripiegamento i britannici vengono per un totale di 24 pezzi da 2,5 pol- e prosegue la sua offensiva nella GLI EROI
bersagliati dalle alture e subiscono lici) comincia alle 10:00 del mattino, valle di Tirah. Tra i reparti attaccanti Musicista dei Gordon
perdite; il giorno successivo la cresta seguita dall’attacco dei Gurkha, che si contano 37 morti e oltre 150 feriti; Highlanders a Peshawar nel 1902.
di Dargai viene occupata in forze da bloccati dal fuoco nemico subiscono incerte invece le perdite subite dagli Ha le medaglie della Guerra
migliaia di afghani, ormai sicuri della perdite rilevanti. Anche la seconda afghani, che si sono ritirati in buon anglo-boera, con le barrette (qui
direttrice principale d’avanzata delle ondata, costituita dai Dorset, viene ordine, portando con sé i propri sono sei) che segnalavano le
truppe nemiche. fermata ben prima di raggiungere caduti. battaglie combattute.

S 39
zina di morti e feriti tra i soldati britannici, che restavano poi tiera”, che permetteva di verificare i conti sempre in passivo del-
inutilmente padroni del campo di battaglia, costretti ben pre- le truppe regolari costrette a combattere la guerriglia. Persino
sto ad affrontare un’altra gola e un altro agguato per avanzare la regina Vittoria, durante la grande rivolta pashtun del 1897-
nel cuore delle montagne e domare i ribelli. 98, scrisse costernata al viceré indiano: la sovrana si chiedeva se
L’aritm metica de ella fron ntiera. Molti ufficiali britannici “dal momento che non desideriamo occupare stabilmente alcu-
hanno descritto nelle loro memorie i combattimenti tra le gio- na parte di questo territorio, il prolungamento indefinito di si-
gaie della North West Frontier, testimoniando la capacità dei mili spedizioni punitive giustifichi davvero lo spreco di vite pre-
guerrieri afghani di sfruttare il terreno per cogliere di sorpre- ziose”, riconoscendo l’asimmetria economica e morale che può
sa il nemico, la loro infinita pazienza nell’attendere il momento minare anche il più potente degli imperi.
per sferrare l’attacco, e quindi la rapidità nel portarlo a termine La Dur rand Line e e la gue erriglia se enza fine e. La rispo-
con feroce determinazione, all’arma bianca, in un parossismo sta dei governanti britannici era sempre la stessa: tutti i sacri-
di violenza senza quartiere. Ma se il coraggio dei ghazi pashtun fici fatti per mantenere il controllo della North West Frontier,
poteva essere contrastato con la sorveglianza continua, la disci- combattendo una guerra di montagna che non si poteva spera-
plina e l’addestramento, più difficile era difendersi dagli agguati re di concludere vittoriosamente, erano motivati dalla necessità
improvvisi, tesi da un pugno di uomini, o da uno solo, apposta- di garantire la sicurezza dell’India, la gemma più preziosa della
to in un luogo inaccessibile, capace di scegliere con cura il pro- corona. Un passo decisivo in questo senso era stato fatto nell’au-
prio bersaglio e ucciderlo senza correre rischi. tunno del 1893, quando il viceré britannico lord Lansdowne
Rudyard Kipling ha colto l’amara realtà di questo aspetto della aveva inviato a Kabul il proprio Foreign Secretary, sir Henry
guerra tra i monti afghani in una poesia del 1886, dove descrive Mortimer Durand, con il compito di definire una volta per tut-
la sorte di un giovane ufficiale, uscito a cavallo per dar la cac- te un confine “scientifico” con l’Afghanistan, da tracciare lun-
cia a incursori nemici, che viene colpito da un cecchino in una go lo spartiacque dei monti Suleiman. Questi riuscì nell’intento
delle mille valli del Grim: “Una mischia in un posto di frontiera minacciando l’emiro Abdur Rahman di sospendere il generoso
– poi giù al trotto lungo un pendio oscuro – e uno schioppo da sussidio versatogli annualmente dal governo di Londra; l’accor-
dieci rupie abbatte duemila sterline di educazione”. Era questa do venne firmato il 12 novembre 1893, e stabilì la successiva de-
la frustrante arithmetic on the frontier, “l’aritmetica della fron- finizione di una frontiera “inviolabile” nota da allora come Du-
rand Line. Il risultato poteva sembrare razionale e vantaggioso
Ghazi Il termine deriva dalla radice verbale araba che indica il “compiere incursioni in territorio ai britannici, ma sul terreno intere tribù di etnia pashtun – fino
nemico”; è utilizzato per indicare i guerrieri islamici che rispondono alla chiamata della jihad, la a quel giorno unite da lingua e religione, nonché dall’osservan-
guerra santa contro gli infedeli (ed è quindi sinonimo di mujahid). za di un medesimo codice di comportamento, il pashtunwali ,

I BRITANNICI AFFRONTARONO QUEI PASSI IN DICEMBRE,


CON PARECCHI GRADI SOTTO ZERO

SAPERNE DI PIÙ
Il Grande Gioco, Peter Hopkirk
(Adelphi). Britannici e russi impe-
gnati nel corso dell’800 nel Great
Game per il dominio dell’Asia
Centrale. Cambiati i giocatori, la
partita è ancora aperta. Un libro
appassionante spiega perché.
e da relazioni economiche e familiari – si trovarono separate da riglia afghana, visto che i mujahiddin possono trovare un sicu-
un tratto di penna su una mappa approssimativa, che non ave- ro rifugio oltre confine, come è successo durante la lunga oc-
va per loro alcun significato. cupazione sovietica (1979-1989) e con il riaccendersi dal 2006
Inevitabilmente, questo diede luogo a infinite difficoltà: su- della resistenza armata dei talebani, oppositori del governo di
bito ripresero con rinnovata violenza incidenti di ogni genere, Kabul. Allo stesso tempo, la guerriglia rende quasi impossibile
da semplici ruberie – che costringevano le truppe di frontie- al Pakistan imporre la propria autorità tra le tribù che non so-
ra britanniche a inseguire i colpevoli oltre la Durand Line – fi- no disposte a riconoscerla, e pertanto riescono a mantenersi in
no a vere e proprie ribellioni di interi gruppi tribali, istigate dai uno stato di semi-indipendenza armata al di fuori della legge.
mullah, che chiamavano i fedeli musulmani al jihad (il termine Una tr regua. Nella valle di Tirah, la stessa che era stata
è maschile, ndr), la guerra santa, per ricacciare gli inglesi e i lo- obiettivo dell’offensiva britannica del 1897, l’esercito pachista-
ro soldati sikh e indù verso le pianure del Punjab. Iniziata allo- no non è mai penetrato in forze prima del 2003; gli scontri con
ra, la guerriglia nelle zone di montagna della North West Fron- i guerriglieri del Tehreek-e Taliban Pakistan (Movimento degli
tier Province avrebbe afflitto la zona fino al 1947; in quell’an- studenti pachistani, molto spesso indicati semplicemente come
no gli inglesi abbandonarono il continente indiano e la parti- i “talebani pachistani”) sono ripresi poi con grande intensità a
tion (partizione dell’India britannica su base religiosa) del loro partire dalla primavera del 2013, e solo nel settembre scorso il
dominio diede vita al nuovo Stato islamico del Pakistan. Ma il generale Humayun Aziz, responsabile delle operazioni, ha po-
jihad continua ancora oggi: di fatto, la vecchia Durand Line di- tuto dichiarare che «per la prima volta l’ordine e la legalità so-
vide come un tempo le tribù pashtun tra due Stati rivali, renden- no stati imposti nella valle». I soldati di Islamabad hanno dovu-
do difficile, se non impossibile, contrastare con efficacia la guer- to combattere duramente per conquistare le alture e rastrellare
i villaggi, ripercorrendo gli stessi sentieri dei secoli passati; no-
Pashtunwali Sistema di norme morali pre-islamiche, integrate poi nella religione musulmana, ba-
sato su rispetto degli ospiti, diritto d’asilo, obbligo di vendicare a qualsiasi prezzo la minima offesa. nostante il successo ottenuto, c’è da credere che la guerra non
sia ancora finita, e che la North West Frontier non abbia smes-
Dominio I britannici abbandonarono l’India dopo la Seconda guerra mondiale. L’indipendenza
venne proclamata tra il 14 e il 15 agosto 1947: il Raj venne suddiviso allora in uno Stato indù (l’In-
so di reclamare il suo tributo di sangue. 
dia) e uno islamico (il
( Pakistan,
a sta , cchee eereditò
ed tò tutt
tutti i pproblemi
ob e dedellaa North
o t West
est Frontier).
o t e ). Gastone Breccia

LE TRUPPE
PE
A destra,
a, il
battaglione dei
Sikh (indiani) e i
esi)
Ghurka (nepalesi)
ata
in forza nell’armata

IDDELL HART CENTRE FOR MILITARY ARCHIVES (3)


ah.
di Lockhart a Tirah.
Nell’altra pagina,a, i
Gordon Highlanders, ers,
ico
nel loro caratteristico
e. A
kilt scozzese.
nici
Dargai i britannici
furono insignitii di
oria
5 medaglie Victoria

LLIDDELL
oss.
Cross.

Il giovane Chu
urchill e la camp
paggnaa del 18
897

N
el 1897 un giovane uffi- ministro “le operazioni militari tunità, senza attendere alcun co-
ciale di cavalleria, Winston erano costituite essenzialmente mando. Parlando più in generale,
Churchill (nella foto), giun- dalla conquista dei villaggi, situati la fanteria dovrebbe attaccare a
se in India col suo reggimento e su terreno roccioso e scosceso […] fondo, alla baionetta, senza perde-
chiese di poter prendere parte e difesi da sciami di tiratori molto re troppo tempo a scaricare le armi
come corrispondente di guerra intraprendenti. Contro questi – cosa che avrebbe il solo risultato
del Daily Telegraph alla campa- bersagli in rapido e continuo di rallentarne l’impeto, e di esporre
gna contro i ribelli Mohmand movimento era praticamente inu- gli uomini al fuoco di nemici ben
nella valle dello Swat, nella North tile far fuoco in massa: i guerrieri appostati”.
West Frontier Province. Appena tribali schizzano via da una roccia Ci vuole grinta. Sono osserva-
tornato in patria, Churchill pub- all’altra, esponendosi solo per un zioni estremamente attuali: tra i
blicò il resoconto della campa- attimo, e prima che ci fosse modo monti afghani, oggi come allora,
gna, The story of the Malakand di richiamare l’attenzione di una il modo più sicuro per andare in-
field force (1898), che costituisce sezione di fucilieri e puntare le contro al fallimento è farsi intimi-
un eccezionale documento di armi contro di loro, la possibilità di dire e bloccare dal fuoco nemico,
prima mano sulla guerriglia ai colpirli era già svanita assieme al spesso più impreciso di quanto
confini del Raj britannico. Le bersaglio. Si ottengono migliori ri- sia temuto, mentre un’azione
note tattiche di Churchill sono sultati scegliendo i tiratori più abili decisa riesce quasi sempre a sco-
spesso illuminanti: “Nella valle di e dando loro il permesso di sparare raggiare i guerriglieri e indurli ad
GETTY

Mahmund” scrive il futuro primo non appena ne abbiano l’oppor- abbandonare la lotta.

S 41
LA GUERRA IN MONTAGNA
ADA
AMELLO O
1916

COSÌ, A 26 °C E TREMILA METRI DI QUOTA, GLI ALPINI


SFONDARONO LE LINEE AUSTRIACHE. E PRESERO IL MASSICCIO

ella notte gelida del 29 aprile 1916, i -26 °C di tem- co. Bisbigli sommessi in un nervosismo palpabile: c’è chi chie-
peratura rendono difficili i movimenti. Il freddo de l’ora, chi cerca il capo squadra, chi saluta l’amico forse per
pungente annebbia la mente, intorpidisce. Alle l’ultima volta, chi fa una battuta a cui pochi ridono. Ci si scal-
quote oltre i 3.000 metri i ghiacci perenni dell’A- da le mani fregandole vigorosamente, si provano gli otturato-
damello riflettono pallidi bagliori sugli uomini che si muovono ri, l’estrazione della baionetta, si pensa a casa.
come ombre indistinte, quasi eteree. Il sudore si ghiaccia im- Metà degli Alpini sono equipaggiati con “ski” (come si chia-
mediatamente addosso agli Alpini che sono in marcia da quasi mavano allora), altri con “ciaspole”, le tradizionali racchette da
due ore, ma il chiarore dell’alba è già in agguato e il movimento neve. Tutti gli uomini del battaglione sono vestiti con larghe
deve essere rapido, per non perdere l’effetto sorpresa. Sono le divise mimetiche e coprizaini bianchi che li fanno assomigliare
4:30 del mattino quando le tre compagnie del Battaglione Au- a tanti fantasmi o a tanti Pulcinella fuori contesto; la battaglia
tonomo “Garibaldi”, al comando del maggiore Carlo Vitalini, che va iniziando sarà poi ricordata anche, con la tragica ironia
sono schierate sulla Vedretta della Lobbia pronte per l’attac- che da sempre contraddistingue gli Alpini, come “la battaglia

42 S
CORBIS

COLOR NEVE
Alpini sull’Adamello nella
primavera del 1915. In
primo piano: Alpino in
mimetica bianca con
bastone da montagna e
SIERRA

moschetto Mod. 91.


dei pulcinella”. Sulle tute bianche fu inventata anche una can- Materiali ed equipaggiamento erano dei migliori, compreso,
zoncina: “il General Cadorna le inventa tutte quante, ci man- come abbiamo visto, il vestiario mimetico bianco. Gli skiatori
da all’assalto in camicia ed in mutande”. combatteranno su tutto il fronte alpino, anche a quote molto
Quella che si sta per svolgere è la seconda fase della “battaglia elevate come in Adamello, con spostamenti veloci sulla neve
dei ghiacciai” per il possesso delle tre linee di cresta principali e arditi attacchi di sorpresa. Ormai quel binomio Alpino e sci,
dell’Adamello; una delle più alte battaglie in quota mai avvenu- che nel futuro diventerà inscindibile, era stato creato.
te fino ad allora, e la prima a cui parteciparono massicciamen- La Gue erra bian nca. Quella svoltasi tra il 1915 e il 1918, in
te reparti di “skiatori”, appositamente addestrati all’uso milita- mezzo ai ghiacciai e alle cime del massiccio dell’Adamello, a
re di questi attrezzi sportivi poi diventati a noi molto familiari. quote spesso oltre i tremila metri, non a caso è stata definita la
Lo sci, nato nei Paesi scandinavi già prima dell’anno Mille, fu “Guerra bianca”: i ghiacciai perenni dell’enorme muraglia delle
ben presto usato anche per impieghi militari, come nella Bat- Alpi Retiche hanno un’estensione che copre una superficie di
taglia di Oslo del 1200. Nel resto d’Europa i “pattini da neve” circa 70 chilometri quadrati; è il regno della neve, del gelo, del-
si diffusero solo verso la fine del XIX secolo e in Italia i primi le valanghe, dove il termometro segna spesso parecchie deci-
“ski” per uso civile furono importati nel 1896, ignorati dai no- ne di gradi sotto lo zero. Con le sue innumerevoli vette, il mas-
stri comandi militari che non ne capivano l’utilità. Fu solo per siccio si estende dal Passo del Tonale, a nord, fino alla val Ren-
iniziativa di alcuni appassionati ufficiali alpini che si incomin- dena e alle valli Giudicarie a sud. Queste zone erano allora ter-
ciò a sperimentarli e nel 1902 venne finalmente sancita l’ado- ritorio austriaco e il confine con l’Italia (fissato nel 1866, dopo
zione degli sci per i reggimenti alpini, nel numero di tre per la Seconda guerra d’indipendenza) passava proprio attraver-
ogni compagnia. Nel 1908 apparve il primo manuale di “Istru- so l’Adamello, che per tutti gli anni della Grande guerra avreb-
zione sull’uso degli ski”; è però solamente nel settembre 1915, a be formato una barriera difensiva tra gli eserciti contrapposti.
Grande guerra iniziata, che partono i primi veri corsi per “skia-
tori”, esclusivamente per volontari. Nell’inverno dell’anno se-
guente furono creati i primi plotoni su sci da impiegare per
collegamento, pattugliamento veloce e controllo delle vallate.
Poi diverranno veri e propri Battaglioni sciatori, appoggiati an-
che da sezioni di mitragliatrici, con compiti di combattimento.

Cadorna Il generale Luigi Cadorna (1850-1928) che fu il controverso capo di Stato maggiore del
Regio esercito dal 1914 fino al disastro di Caporetto del 1917, poi sostituito da Armando Diaz.

NEMICI DI FRONTE
Mitragliere austriaco con
la Schwarzlose M07/12,
mitragliatrice pesante capace
di 400/580 colpi al minuto.
Sotto, da una cartolina illustrata

SIERRA (3)
d’epoca, Alpino di fine ’800 in
uniforme di marcia.

18
872, nasscon
no glli Alp
pin
ni

G
li Alpini, peculiare specia- decreto pare abbia commentato: fino ai primi di ottobre. I soldati
lità della fanteria dell’e- “Ecco, ancora altre compagnie di si portavano dietro tutto quanto
sercito italiano, nascono scribacchini”. Il tempo avrebbe serviva per vivere e combattere
ufficialmente nel 1872, con il de- dimostrato il contrario. in montagna, dai viveri all’acqua,
creto Ricotti del 15 ottobre, con Marce durissime. La forza delle fino alla legna e alla paglia. In
il quale fu aumentato il numero compagnie era di 4 ufficiali e 120 compenso fin da subito per i loro
dei distretti militari e autorizzata soldati, tra cui 3 trombettieri. sforzi incominciarono ad avere
la formazione di compagnie Equipaggiamento e uniforme un rancio maggiorato. La loro
distrettuali in zone montane, erano ancora quelli della fanteria, forza fisica e resistenza alla fatica
basandosi su uno studio del capi- salvo forse qualche bastone da erano enormi: si era così sicuri
tano di Stato maggiore Giuseppe montagna e qualche corda come della loro salute da non dotare le
Perrucchetti. Le prime 15 Com- quelle utilizzate dagli alpinisti Compagnie di un medico, ma so-
pagnie Alpine si formarono, con di allora. Ma l’addestramento, lamente di un essenziale “zaino
reclutamento locale, nel marzo anche con esercitazioni partico- di sanità”.
del 1873 in seno ai distretti di lari, era eseguito in montagna. I “distrettuali” di montagna
Torino, Cuneo, Como, Novara, A fine maggio gli “scribacchini” mostravano già le peculiarità di
Brescia, Treviso e Udine. Gli Alpini uscivano dai quartieri invernali e quello che sarebbe diventato
erano quindi, di fatto, dei “di- partivano con marce durissime uno dei corpi militari più famosi
strettuali” e quando il re firmò il per fare esercitazioni nelle valli al mondo.

4444 S
L’ADDESTRAMENTO DURISSIMO DEI TEMPI
DI PACE DIEDE I SUOI FRUTTI DURANTE
IL PRIMO CONFLITTO MONDIALE

3 KM DI QUOTA
Alpini in parete a
oltre 3.000 metri. La
Battaglia dell’Adamello
fu una delle più alte in
quota avvenute fino
ad allora e la prima in
cui le nostre truppe da
montagna utilizzarono
le mimetiche bianche.

S 45
Italiani
Austriaci
Postazioni artiglieria

ATTACCO SUGLI SKI


Alpini “skiatori” del Btg. Garibaldi
in azione durante la Battaglia
dell’Adamello, nell’aprile del 1916.
Comandati dal capitano Nino
Calvi, si distinsero per efficacia.

VELOCI E POCO VISIBILI, I REPARTI DI SCIATORI


SORPRESERO I KAISERSCHÜTZEN SCHIERATI SUL CONFINE
Sin dall’entrata in guerra Alpini italiani, Kaiserjäger e Kaiser-
Baionetttee sull Monte Nero
o schützen austriaci (v. infografica a pag. 50) si schierarono su
quelle cime senza vita per approntarvi e mantenere posizioni

U
no dei primi esempi di mitragliatrici, oltre il quale vi in quota sulle tre lunghe creste del massiccio – dall’approssi-
come gli Alpini avrebbero è un precipizio di centinaia di
combattuto durante tutta metri. Nella notte tra il 15 e il 16 mativo orientamento nord/sud – di cui quella centrale segna-
la Guerra ’15-’18 è la battaglia giugno, la 35a Compagnia del va il confine da difendere. Così si iniziò a combattere sui ghiac-
per la conquista del Monte Nero, Battaglione Susa si muove rapida ciai silenziosi che rimbombarono di colpi, la neve si intrise di
quota 2.245. nel buio e avanza in silenzio sul sangue e il ghiaccio diventò rovente.
Posto tra le valli di Plezzo e di costone ghiacciato. Al grido di Su in allto. Sin dal 1915 un esiguo presidio italiano era ac-
Tolmino, a nord di Gorizia, il “Savoia!” attacca alla baionetta
massiccio sovrasta il fiume Ison- gli austriaci, colti alla sprovvista, quartierato al rifugio Garibaldi, a 2.553 metri, e già a luglio
zo dove, nel maggio 1915, gli conquistando quota 2.138, il pri- dello stesso anno si erano avuti i primi scontri sulla linea poco
italiani hanno formato una testa mo obiettivo. sopra al rifugio, a passo Brizio, e sul ghiacciaio del Mandrone.
di ponte. Per poter accerchiare A sud, gli Alpini del Battaglione Man mano i combattimenti si erano intensificati e fu inviato
Tolmino deve essere preso anche “Exilles”, con equipaggiamento lassù un numero sempre crescente di truppe, che dovevano vi-
il monte, fortemente difeso dalla minimo e preceduti da esplora-
3a Brigata da Montagna austriaca tori scelti, partono a mezzanotte vere e combattere in condizioni proibitive.
con reparti bosniaci e ungheresi arrampicandosi con gli scarponi Il 12 aprile 1916 era stata attaccata e presa, dopo una lotta ac-
abituati alla guerra in quota. avvolti in stracci per salire nel si- canita, la linea di cresta centrale (tra Lobbia Alta, Cresta Cro-
Via impervia. Da nord l’unica lenzio più assoluto. La scalata ha ce e Dosson di Genova) che segnava il confine. A conquistar-
via utilizzabile per l’attacco è rischi enormi; non c’è margine di la erano stati gli “skiatori garibaldini” del capitano Nino Calvi,
un ripidio sentiero dominato errore. Verso le 4:00 raggiungono
dalle trincee nemiche; da sud in cima il nemico ignaro. Assalto appassionato alpinista e sciatore eccezionale, che avevano fino
gli Alpini devono superare corpo a corpo al grido “Savoia!” e ad allora operato dal rifugio (dal quale avevano preso il nome).
inosservati quasi 1.000 m di un alle 4:45, con un’impresa eccezio-
impervio pendio, battuto dalle nale, il Monte Nero è conquistato. Kaiserjäger e Kaiserschützen Truppe da montagna tirolesi dell’esercito austro-ungarico, che per
tutta la Grande guerra si batterono contro gli Alpini.

46 S
Punta Venerocolo
Monte Venezia
Le taapp
pe della
Corno di Bedole battagliaa
Maggio/giugno 1915
Cima Garibaldi Cresta Croce Accantonamento di un piccolo
contingente italiano (Plotone
Lobbia Alta Guide) al rifugio Garibaldi
(a quota m. 2.450).
Lobbia Bassa 15 luglio 1915 Fallito attacco
austriaco al rifugio Garibaldi.
Successivo rafforzamento delle
posizioni e aumento della forza.
Passo delle Topette 9 febbraio/27aprile (con interru-
zione tra il 13 e 31 marzo) 1916
Crozzon di Folgorida Traino a mano del cannone
da 149 mm da Temù a Passo
Venerocolo.
1
20 marzo/11 aprile 1916 Prime
2 operazioni di ricognizione e pre-
sa di contatto verso le linee au-
striache. Preparazione del primo
attacco principale.
12 aprile 1916 1 Prima fase
della “battaglia dei ghiacciai”.
Passo di Folgorida Attacco e conquista della linea di
cresta Lobbia Bassa-Lobbia Alta-
Monte Fumo Monte Fumo.
Crozzon di Lares
29 aprile -14 maggio 1916
2 Seconda fase della battaglia.
Passo di Cavento Conquista della linea di cresta
Crozzon di Folgorida-Crozzon di
Lares-Corno di Cavento.
18-19 maggio 1916 Consoli-
damento di tutte le posizioni
e occupazione della conca del
Mandrone e zona del Lago Scuro
(zona Nord-Est Adamello, verso
Passo del Tonale).

S. GRAZIOLI A. RICAGNO
Ora è la volta della terza linea: Crozzon di Folgorida, Croz-
zon di Lares, Passo di Cavento. È l’ora, gli Alpini sono pronti.
Per l’operazione sono messi a disposizione del colonnello Gior- IPPOPOTAMO
dana, comandante del 4° Reggimento Alpini, ben 4 battaglioni: IN VETTA
L’“Ippopotamo”, cannone
il Btg.“Garibaldi” , il btg. “Val d’Intelvi”, il “Val Baltea” e l’“Edolo”. da 149 mm e 60 quintali,
Il fuoco d’appoggio sarà assicurato da quattro batterie sparava proietti da 40
dell’ Artiglieria da montagna e dall’“Ippopotamo”, un cannone kg a 11 km di distanza.
da 149, che sparava dai 3.236 metri del Passo del Venerocolo. In 78 giorni gli furono
Il pezzo, un vecchio cannone in ghisa pesante oltre 60 quinta- fatti percorrere a braccia
oltre 2.100 metri metri di
li, era stato trascinato e trasportato lassù a braccia da 270 uo- dislivello.
mini, dai 1.112 metri di Temù, in val Camonica. In seguito sa-
rà spostato fin sulla Cresta Croce, a 3.307 metri (dove si trova
tuttora, muto testimone dei fatti di quasi cent’anni fa).
In pienna notte. Primo a partire sarà un drappello di 20 al-
lievi ufficiali al comando del capitano Patroni, che dovrebbe
prendere nottetempo il Crozzon di Folgorida; a seguire la 1a
Compagnia del “Garibaldi”, al comando di Nino Calvi, che de-
ve attaccare Crozzon di Lares e Passo di Cavento. La 2a Com-
pagnia, affidata al fratello di Nino, il tenente Attilio Calvi, ope-

Btg. “Garibaldi” Btg. formato il 20 aprile 1916 dall’omonima Compagnia Skiatori. Prendeva il nome
dal rifugio Garibaldi dov’era acquartierato. Sarà ribattezzato Battaglione “Monte Mandrone”.
SIERRA (3)

Artiglieria da montagna Specialità dell’artiglieria nata nel 1877 (poi specialità autonoma dal
1887) per dare appoggio di fuoco ai battaglioni Alpini di fanteria.
I quattro frattelli Calvi, eroi di gu
uerra

N
ino e Attilio Calvi, protagonisti lo”. Nonostante fosse mutilato, dopo Verena e l’anno dopo ottenne una
delle battaglie in Adamello, la guerra restò in servizio; morì nel Medaglia di bronzo; la seconda Me-
venivano da un’agiata fami- 1920 durante una scalata, proprio daglia d’argento sarà alla memoria,
glia bergamasca di forti tradizioni sull’Adamello. per le azioni del 1917 sull’Ortigara,
patriottiche, i cui quattro figli furono Valorosi. Come Nino, Attilio aveva dove cadrà. L’ultimo dei quattro,
tutti ufficiali degli Alpini; tre mori- già combattuto in Libia. Richiamato Giannino, uno dei “ragazzi del ‘99”,
ranno durante la Grande guerra. nel ’15 da tenente, fu schierato nella il più allegro e spericolato, entrò
Nino (Natale), il più anziano, forte zona del Tonale; trasferito sull’Ada- negli Alpini nel giugno 1917 e fu
alpinista e “skiatore”, aveva parteci- mello accanto al fratello Nino, gli fu sul Grappa come ufficiale di una
pato alla guerra di Libia e nel 1916 affidata la 2a Compagnia del Batta- compagnia mitragliatrici. Morì di
era capitano al comando di una glione “Garibaldi” che guiderà all’at- spagnola contratta al fronte, non
compagnia autonoma “Skiatori” in tacco del Passo Folgorida, dove sarà ancora ventenne.
Adamello; qui otterrà tre Medaglie ferito a morte. Era fregiato di ben 3 Per anni, dopo la guerra, la mamma
d’argento al V.M.: alla Lobbia Alta, al Medaglie d’argento e 2 di bronzo. dei quattro eroici Alpini, Clelia Piz-
Passo Lares e alla Vedretta Lares. Nel Il terzogenito Sante, sottotenente zigoni (nella foto), avrebbe portato

SIERRA (5)
’18 comandò un reparto mitragliatri- del 6º Alpini nel ’15, ricevette la con fierezza sul petto le undici me-
ci e, sul Grappa, il Btg. “Monte Suel- prima Medaglia d’argento a Cima daglie al Valor Militare dei figli.

ALLA FINE LE PENNE NERE COMBATTERONO IN


DIVISA GRIGIOVERDE. E CON ARMI PRESE AL NEMICO
rerà contro i passi di Folgorida e Topette, mentre la 3a Compa-
gnia sarebbe restata in riserva, come gli altri Battaglioni Alpini.
Sono circa le 5 quando, dopo un efficace bombardamen-
to d’artiglieria, scattano avanti gli skiatori di Nino Calvi. Rag-
giungono le posizioni nemiche fortemente presidiate scian-
do su una neve irregolare e faticosa e con una veloce mano-
vra avvolgente le assaltano alla baionetta, riuscendo a cattu-
rare gli obiettivi assegnati. Qui il successo è completo, come
anche quello di Patroni e dei suoi che, partiti alle 4:00, attra-
versano in cordata il ghiacciaio con un’impresa alpinistica ve-
ra e propria, si arroccano sulla cresta e la difendono da con-
trattacchi nemici.
La 2a Compagnia invece incontra una maggior resistenza: il
nemico ormai è allarmato e la battaglia diventa sanguinosa; le
mitragliatrici austriache battono i nevai dove la schiera degli
skiatori si muove per l’attacco e le perdite sono notevoli. Viene
colpito più volte anche Attilio Calvi, che morirà tre giorni do-
L’ULTIMO ATTACCO po; in suo onore una cima a nord del Passo di Cavento, presa
Sopra, i reparti di rinforzo giunsero sulle nevi dell’Adamello dagli Alpini, sarà poi denominata Punta Attilio Calvi.
in visibilissime uniformi grigio-verdi. Sotto, gli Alpini nelle
trincee già austriache del Passo di Cavento.
Si combatte con accanimento per tutta la giornata. La ne-
ve è costellata di forme immobili dalle tute bianche macchia-
te di sangue. Gli stessi austriaci rimangono colpiti dal corag-
gio degli Alpini che continuano ad avanzare riuscendo ad ar-
rivare a Passo Folgorida, ma, bersagliati da tutte le posizioni,
devono poi ritirarsi.
Non si comunic ca. La difficoltà dei collegamenti e di co-
ordinamento in questo ambiente si fa sentire: a un certo pun-
to la stessa artiglieria italiana, convinta che si sia ormai vinto,
non batte più le posizioni nemiche.
Nei giorni successivi le Penne Nere, arroccate in rifugi e trin-
cee nella neve, con pochi rifornimenti (molti Alpini, rimasti
senza colpi, usano le armi catturate al nemico) proseguono gli
attacchi con gran difficoltà, ma inutilmente. Entrano in azio-
ne anche i reparti di riserva (alcuni in tenuta grigio-verde, vi-
sibilissima sulla neve) che attaccano, spesso allo scoperto e su
neve molle, al grido di “ Savoia! ”. È un susseguirsi, per giorni,

48 S
GHIACCIO E SOLE
Due Alpini del drappello del Cap.
Patroni, che conquistò il Crozzon di
Folgorida, raggiungendolo dopo aver
attraversato in cordata il ghiacciaio, poi
difeso dai contrattacchi austriaci. Sotto,
elmetto e occhiali da neve antiriflesso
e antischegge, realizzati con lenti di
metallo dotate di piccole fessure.

di assalti e contrassalti sanguinosi, frazionati


in mille combattimenti episodici. Il 10 mag-
gio un’astuta azione di pochi uomini pren-
de di sorpresa gli austriaci, interrompendo i
loro rifornimenti e facendoli arretrare dal-
le posizioni; il 14 tutta la linea è finalmen-
te occupata.
Velocii in alta quota. La “battaglia
dei ghiacciai”, nonostante le gravissime perdi-
te, è vinta: la linea difensiva austriaca dell’alta Val di Geno-
va è sgretolata. Gli Alpini hanno anche dimostrato l’utilità dei
reparti sciatori, che possono muoversi e operare velocemente
anche sui ghiacciai delle alte quote. 
Stefano Rossi

Savoia! Grido di battaglia del Regno di Sardegna, inneggiante alla Casa Reale, sancito nel 1852 da
Vittorio Emanuele II. Nel 1861 sarà ereditato anche dai soldati del Regio Esercito Italiano.

1940: battaglia nelllaa bufera

A
nche durante la Seconda Glaciers; obiettivi: le posizioni del assaltatori e parte della Compagnia
guerra mondiale gli Alpini Col de la Seigne e del Col d’Encla- Alpieri. I superstiti, riparati in un
combatterono una battaglia ve tenute dagli Chasseurs Alpins crepaccio a quota 3.064, attesero il
oltre i 3.000 metri: nel 1940, sulle Al- francesi. Il 21 giugno partì l’attacco buio per poi ritentare più volte gli
pi Occidentali. All’entrata in guerra principale, in una zona pericolosis- attacchi, ma il nemico e la monta-
contro la Francia, sul confine ovest sima per le valanghe e le frane. gna non permisero di andare oltre.
della Val d’Aosta era stata schierata Bloccati. Due compagnie del Duca Sparpagliati e riparati in trune di
la Divisione Tridentina. Aveva as- degli Abruzzi iniziarono il movi- neve a quote anche oltre i 3.000 m,
segnati, per operazioni in quota, i mento durante una bufera, appog- in condizioni impossibili (i conge- SA
APERN
NE DI PIIÙ
reparti della Scuola centrale militare giati da pattuglie di Arditi Alpieri lati saranno 42), gli Alpini si atte- Guerra bianca, Paolo Robbiati,
di alpinismo di Aosta: il Battaglione che operavano sulle creste e sui starono sulla difensiva a 150 m dal Luciano Viazzi (Mursia). Il diario di
“Duca degli Abruzzi”, il reparto “Ar- roccioni oltre i 2.800 m. Contrastati nemico, in attesa del contrattacco un artigliere sull’Adamello.
diti Alpieri” e il reparto autonomo dalle mitragliatrici e dall’artiglieria dopo un tiro di artiglieria che fece
I diavoli dell’Adamello. La
“Monte Bianco”. I loro compiti erano nemica, gli Alpini furono presto nuove vittime. Ma a mezzanotte del
guerra a quota tremila, Luciano
quelli di fiancheggiare la colonna bloccati in un territorio proibitivo. 23 giugno il tiro francese cessò di
Viazzi (Mursia). Tutte le fasi della
principale d’attacco nella Val des Una valanga travolse un reparto colpo: era stato firmato l’armistizio.
campagna sul ghiacciaio.

S 49
TRUPPE DA MONTAGNA
1914-1918 Austria
K AIISERRSCHÜTZEN
I n Austria, dove il territorio è per lo più
formato da montagne, truppe specia-
lizzate esistono da sempre, ma è solo
Kaisejäger. Spesso
confusi con questi
ultimi, nella Grande
nel 1906 che alcuni reparti di Landwehr guerra vi erano poi i
(milizia territoriale), i tre reggimenti quattro reggimenti
di Landeschützen (caratterizzati dal di Tiroler Kaisejäger
berretto con piumetto di penne di gallo (Cacciatori Imperiali del Tirolo) che, seb-
forcello e da un’edelweiss – la stella bene non fossero specifiche truppe alpi-
alpina – metallica sulle mostrine verdi), ne, dato il loro reclutamento regionale
vengono trasformati in vere e proprie furono impiegati ampiamente sul fronte

SIERRA (7)
truppe
pp da montagna, g con addestra- dolomitico, inquadrati
q in brigate
g di
mento ed equipaggiamento specifico. montagna. Com--
Dal 1917, perr volere dello stesso impe- batteranno fianco
fiannco
Nell’immane
Ne
N ell
ll’iimm
mman
ane co
conflitto
onf
nf lliitttto si cconfrontarono,
onfr
onfron
oon
nta
taro
rono
no
no ratore Karl I, a causa del loro a fianco dei Kaiser-
Kaisser-
e scontrarono, con i nostri Alpini comportamento esemplare schützen le dure bat-b
anche i reparti specializzati austriaci, porteranno il nome onori- montagna
taglie in alta monta gna
fico di Kaiserschützen. italiani.
contro gli Alpini italia ani.
francesi e tedeschi

llo scoppio della Grande guerra, l’Italia


non è certo l’unica ad avere truppe da
montagna, sebbene sia stata una delle
prime a dotarsene, con i suoi Alpini. In Europa,
molte nazioni con territorio montano possiedo-
no reparti addestrati a combattere in queste aree.
Tra le truppe da montagna più famose vi sono i
Kaiserschützen (già Landeschützen) austriaci e
gli Alpenjäger tedeschi, che fronteggeranno i no-
stri soldati sul fronte alpino, oltre agli Chasseurs
Alpins francesi, che si immoleranno sui Vosgi e
nelle pianure d’Oltralpe. 
Stefano Rossi

ARMI E RIIFUGI Artiglieri


A ti li i
austriaci trasportano un pezzo
da montagna su un sentiero.
Foto in alto, un ricovero in quota.
G. RAVA (3)

50 S
Francia Germania
CHASSSEEURSS ALPIN
NS ALPEENJÄÄGERR
L a Francia sviluppò i suoi reparti di
montagna a fine ‘800 sull’esempio
dei nostri Alpini, proprio in funzione
battaglioni di Chasseurs Alpins, con-
traddistinti dalla tarte, il tipico ampio
basco usato come copricapo.
L a Germania, stranamente, non eb-
be reparti alpini fino al 1914, anno
in cui creò i primi Battaglioni Sciatori.
fronte italiano, ma anche in Francia,
Serbia e Romania.
Rommel l’intrepido. Tra gli ufficiali
anti-italiana (a quell’epoca i due Paesi I diavoli blu. Nella Prima guerra In seguito, nel 1915, per venire in del Corpo figurerà nel 1917, du-
non si amavano molto), per “contra- mondiale per la loro specificità ven- aiuto all’Austria sul fronte italiano, rante l’offesiva di Caporetto, anche
stare quella milizia italiana di recente gono inviati a combattere in Alsazia fu creato in tutta fretta il Deutsches il tenente Erwin Rommel, futuro
costituzione che scorrazza lungo il e sui Vosgi (Francia), guadagnandosi Alpenkorps, che constava di una sola famoso comandante della Seconda
confine” come disse un deputato l’appellativo di “diavoli blu“ per le divisione. Era formato da soldati ba- guerra mondiale. Al comando di due
francese nel 1873. Nel 1878 il 12° Btg. tenute blu scuro. Saranno poi impie- varesi e del Württemberg, di reparti compagnie di un Württembergische
di Chasseurs (i Cacciatori, che già dal gati sulla Somme e allo Chemin des di fanteria e di Jäger (Cacciatori), in Gebirgs-Bataillon (“Battaglione da
1788 erano reclutati nelle vallate alpi- Dames. Il 13° Battaglio- quel momento non particolarmente Montagna del Württemberg”), con-
ne) fu addestrato ed equipaggiato per ne farà una breve addestrati in montagna, se si eccet- quista il Monte Matajur e piomba su
il combattimento in montagna. Dopo comparsa anche sul tuavano le Schneeschuh-truppen Longarone, avanzando di quasi 20
i primi positivi risultati furono creati, fronte italiano nel (Reparti sciatori). A fasi alterne km in 48 ore, catturando circa 9.000
nel 1888, 12 gruppi alpini con novembre 1917. l’Alpenkorps avebbe combattuto sul prigionieri e un’ottantina di cannoni.

SUI VVOSSGI Un reparto d dii


Chass seurs Alpins in ma
Chasseurs arcia
marcia
verso o le cime dei Vosgi,,
all
all’iniz
inizzio della guerra.
all’inizio guerra

SCIATOR RI PROVVETT TI SSo


Soldati
oldati
ld ti
di un repa
arto sciatori del
reparto
Deutschess Alpenkorps sul
fronte dollomitico italia
dolomitico ano.
italiano.
LA GUERRA IN MONTAGNA
NA
MO
ONTEE CASSIN
NO
1944

La Ca mpag na
d’Ita l ia
GLI APP
PENNINI E LE LINE
EE DIFENSIVE COSTRINSERO
O GLI AL
LLE
EATI
a penisola italiana, per la sua conformazione e l’esten-
l’’es
esten-
sione delle coste, durante
nte l’ultimo conflitto mondiale
era considerata da Mussolini
ssolini una portaerei naturale
all’interno del Mare Nostrum;
ostrum; tant’è che il Ducee p pen-
e -
en
sò fosse inutile schierare anche portaerei “vere” per il combcombat- bat-t
timento aeronavale. Ma ciò non significava affatto che l’Italia
fosse una tavola piatta, con una sola catena di monti a marcar-
marcar a-
ar
ne il confine settentrionale. Come me sappiamo, il nostro Paese è
invece pieno di montagne e rilievi evi che da sempre rappresen
rappresen- n-
tano un ottimo appiglio tattico per difendersi da un’eventua--
le invasione e che costituiscono un forte ostacolo logistico per
qualsiasi esercito debba attraversarli.
sarli.
La storia militare dell’Italia è perciò sempre stata influenza-
influ uen nza
z -
ta non soltanto dalle Alpi, ma anche che dagli Appennini, che di d
divi-
vii-
dono longitudinalmente il territorio.orio. E dai tanti fiumi – spesso
sp
in piena, soprattutto d’inverno – che scendono dalle cimee ta- ta-
gliando le strette pianure costiere. e. Barriere così rendonoo aardui rddui
i movimenti su larga scala e invariabilmente
riabilmente le operazioni con-
dotte da sud a nord diventano lentissime
ntissime e costose.
Per queste ragioni, durante la Campagna d’Italia del ’43-’45,’43-’455,
sia da parte dell’Asse sia da parte degli Alleati si fece grande de uso so
di truppe da montagna, uniche forze avvezze a operare in n tter-
er-
reni simili. Ma, strano a dirsi, nonon fu così fin dall’inizio, al aalme-
me--
me
no da parte alleata; lo studio dellee operazioni militari sul suo suolo
uoolo
italiano mette infatti in evidenzaa molti aspetti errati dell
della
llaa co con-n-
dotta delle operazioni, derivati da pregiudizi e ignoranzaa d della
ella
el la
storia, ma soprattutto della geografia:
rafia: furono spesso tral
tralascia-
alas asciciia-
a-
ti la natura del terreno, le condizioni
zioni atmosferiche e llaa possi-
poss
po sssi-
i-
bilità (e l’eccezionale abilità) tedesca
esca di sfruttare questi ffattori
attto
toriri
per i combattimenti di arresto.
Duro suol d’Ita alia. Gli anglo-americani
glo-americani si buttarono, op
o, per
er
sfruttare la fuggevole occasione della caduta di Mussolini
Mussoli lininii del
dell
MONDADORI PORTFOLIO (2)

luglio 1943, sul “ventre molle d’Europa”


Europa” senza alcuna pr prec
precau-
eccau
au-
zione, considerando l’Italia la “terraerra del sole e del marere”” degli
mare” degli li
opuscoli turistici, soltanto per restare
estare disillusi: presto ssii acco
aaccor-
cco
c r-
sero che da noi la pioggia è ostinata,ata, il freddo pungente,
pungentte, il il fa
fan-
an-
go colloso e che durante gli splendidi
endidi mesi estivi, soprattutto
soprraatttu t ttto
al sud, la polvere è sovrana, penetraetra dovunque.

52 S
DA UNA PARTE
E DALL’ALTRA
A fianco, Alpini
e Alpine ausiliarie
(innovazione nella
Repubblica Sociale)
della Divisione
Monterosa, attorno a
una radio da campo.
Sotto, Alpini
conducenti di muli
con la 5a Armata Usa.

A RIVEDER
RE LE TA
ATTICHE E POR
RTARON
NO A BAGNI DI SAN
NGUE

S 53
Glii Alpin
ni nellla Cam
mpaggnaa dii lib
berrazzio
onee ’4
44--’4
45

C
on l’Armistizio dell’8 anglo-americani. A Bari si tro- birgsjäger Division tedesca. Col
settembre ’43, le Forze vavano infatti molti Alpini della Piemonte e un altro reparto, il
armate italiane, rimaste Div. Taurinense in attesa di im- Monte Granero, venne creato il 3°
senza ordini, in poco tempo si barco per il Montenegro. Questi Rgt. Alpini. A settembre, sciolto
sbandarono. Gli Alpini, con qual- formeranno il primo nucleo del il CIL, furono costituiti 6 Gruppi
che reparto ancora inquadrato futuro Btg. Alpini Piemonte, che di combattimento. Gli Alpini del
e saldo, ebbero sorti diverse: a marzo ‘44 sarà inquadrato nel Piemonte e del nuovo Btg. Abruz-
alcuni formarono i primi nuclei 1° Raggruppamento Motorizzato zi (poi L’Aquila), con uniformi e ar-
della resistenza partigiana, altri (poi CIL, Corpo italiano di libera- mamento britannici, ma sempre
rimasero organici e autonomi zione), unità interarma formata con cappello alpino e mostrine
(come la Div. Partigiana Garibaldi nel Sud Italia dal nuovo governo verdi, entrarono nel Gruppo di
in Jugoslavia) per combattere i fedele al re, per combattere a combattimento Legnano con cui
tedeschi, altri ancora aderirono fianco degli Alleati. raggiunsero Bologna e, il 2 mag-
alla Repubblica Sociale o, trovati- Sulla Gustav. Spedito a Cassino, gio ‘45, arrivarono a Torino con le
si nelle zone del sud già liberate, sulla Linea Gustav, il Piemonte avanguardie Usa. I Btg. Piemonte
concorsero a ricreare il Regio conquistò Monte Marrone, e L’Aquila riceveranno la Meda- 1944, Alpini del Btg. Piemonte
Esercito, cobelligerante con gli 1.770 m, presidiato dalla 5a Ge- glia d’argento al Valor Militare. in una pausa dei combattimenti.

Per gli Alleati ci fu sempre un’altra montagna da attaccare ed


espugnare (e per i tedeschi da difendere), un fiume da attraver-
sare, una valle da percorrere; entrambe le parti si scontrarono
col duro compito di salire ripidi sentieri trasportando riforni-
menti e munizioni in posizioni quasi inaccessibili, spesso sot-
to tiro o con la pioggia scrosciante, e di scenderli portandosi
appresso i feriti.
SS di montagna a. Tra i primi reparti di montagna ad arri-
vare ci furono quelli tedeschi della 136a Brigata da Montagna
(in Alto Adige) seguiti da unità alpine delle SS (poi 24a Gebirgs-
division der Waffen SS) e dalla 5a Gebirgsjäger-division della
Werhmacht, che arrivava dalla Russia e fu subito inserita, in-
quadrata nel LI Gebirgs-Korps, nella difesa della Linea Gustav ,
a presidiare una linea montana tra Cassino e la valle del Liri.
I tedeschi poi faranno affluire sul suolo italiano altre 2 divi-
sioni alpine (157a e 188a), oltre a reparti minori.

TRA I PIÙ
Ù TEM
MU TI,, I M ARO
O CCH HIN
NI DELLLAA
DIVISSIONNE DI MONT TAGNNA. EROOICII IN
N
BA
ATTAAGLLIA
A, BAARBAARII CONN I CIV
VILLI

CONDIZIONI
DIFFICILI
Soldati Usa e canadesi
dello 1st Special Service
Force, in un bivacco
sugli Appennini.
Sopra, il fango fu uno
dei principali nemici
degli Alleati.

54 S
Glli Alpiini della RS
SI: la Divvisiion
ne Mon
nteero
osa

Q
uelli seguiti all’Armistizio la costa ligure per prevenire uno le posizioni tenute dalla 92a Div.
del ’43 furono mesi di sbarco alleato. di fanteria Usa (“Buffalo”), co-
grande caos e anche di Sulla Gotica. A settembre alcuni stringendo i soldati americani di
grandi scelte, spesso personali. E reparti vennero inviati sulle Alpi, colore ad arretrare di circa 5 km,
anche nella neonata Repubblica con la 5a Gebirgs-Division tede- con gravi perdite.
Sociale Italiana, quindi, rinac- sca, per contrastare un eventuale La Divisione Monterosa fu poi
quero unità alpine. Oltre a vari scavalcamento del nemico ap- trasferita quasi al completo sul
reparti minori fu creata un’intera pena sbarcato in Francia. Altri a fronte alpino occidentale, tra il
divisione, la Monterosa, con bat- ottobre si schierarono sulla Linea Piccolo San Bernardo e la valle
taglioni dai nomi della tradizione Gotica, in Garfagnana, dove Stura, lasciando in Liguria e Gar-
alpina: Aosta, Bassano, Intra, rintuzzarono duramente l’offen- fagnana solo alcuni battaglioni.
Morbegno, Tirano. siva dei reparti brasiliani della Ormai però la situazione del
Addestrata dai tedeschi a Mün- Brasilian Expeditionary Force conflitto era tale per cui, tra il 25
zingen, in Germania, per un pro- (BEF), che combatteva a fianco e il 28 aprile 1945, fu costretta
babile impiego sulle Alpi occi- degli americani. Tra il 25 e il 26 a cedere le armi. Alla fine della
Una madrina consegna la drappella a un dentali, rientrò in Italia nel luglio dicembre gli Alpini sferrarono guerra la Monterosa conterà
neocostituito reparto alpino della RSI. 1944 e fu subito schierata lungo una loro controffensiva contro 1.100 caduti.

Nella Penisola, a fine ’43, erano già presenti i reparti alpi- NEMICI IN
ni italiani, ma presi nel turbinio dei fatti seguenti l’armistizio MONTAGNA

SIERRA (6)
dell’8 settembre, questi ebbero sorti diverse (v. i due riquadri Un ufficiale dei Gebirgsjäger
tedeschi a Cassino e, sotto,
sopra) e non si poterono considerare subito in campo. uno Staff sergeant della 10th
La prima unità alleata classificata “da montagna” presen- Mountain Division Usa.
te in Italia (dal novembre ’43) era in realtà un reparto specia-
le misto Usa-Canada, la 1 SSF (Special Service Force), adde-
strato per operazioni di commando e aviolanci anche in mon-
tagna o su sci. Già da dicembre conquistò importanti caposal-
di e poi fu impiegata a Cassino e Anzio; entrerà a Roma, tra le
prime truppe, il 4 giugno ’44. Gli Alleati intanto, dopo i primi
arresti dovuti alla natura del terreno, iniziarono a organizzarsi
per più vaste operazioni in montagna, mettendo in campo, so-
prattutto per i rifornimenti tattici, ciò che avevano al momen-
to, come la Mule Transport Company della 1a Div. canadese,
le Mules Companies del Cyprus Regiment (l’isola di Cipro era
famosa per i suoi bardotti, incroci tra una cavalla e un asino) o
il 26° Indian Mules Group dell’8a Armata inglese. Si erano ac-
corti che in montagna era indispensabile il trasporto anima-
le per eccellenza: il mulo. Cominciarono così anche a chiedere
reparti salmerie alle neo-ricostituite truppe italiane del Regno
del Sud . Un raggruppamento salmerie italiano (20°) fu dunque
inquadrato con la 5a Armata Usa e tre gruppi (21°-252° e 253°)
con i britannici. Seguirono altre unità, come il Mule Pack Bn.
inserito nella 92a div. Usa “Buffalo” o il 5° Salmerie (poi Mon-
te Cassino) che opererà con la 34a, 85a, 88a e 10a Divisione Usa.
Barbar rie franc cesi. A febbraio 1944 , nel frattempo, sul
fronte della Gustav era entrata in linea a sud di Cassino, ver-
so i monti Aurunci, la 4ème Div. Marocaine de Montagne in-
quadrata nel CEF (Corps Expéditionnaire Français, in italiano
CSF “Corpo di Spedizione Francese”) al comando del genera-
le Juin. Queste truppe coloniali nordafricane erano impagabi-
li nei combattimenti montani, dove riuscivano a muoversi in
silenzio e con agilità; contribuiranno fortemente allo sfonda-
mento del fronte, lasciando però il crudele ricordo di barbare
violenze sulla popolazione civile, vivo ancora oggi.

Linea Gustav Linea fortificata eretta per ordine di Hitler dall’Organizzazione Todt a partire dall’ot-
tobre 1943. Divideva in due l’Italia, dal fiume Garigliano fino a Ortona, passando per Cassino.

Regno del Sud È il nome dato al Regno d’Italia nel periodo tra il 10 settembre 1943 e il 4 giugno
1944, data della liberazione di Roma. Comprendeva le zone italiane sotto controllo alleato.

S 55
55
LA
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Sullo stesso fronte erano tornati anche gli Alpini italiani, ora
Saangguee su
ul Montee Casssino con gli Alleati: il Btg. Piemonte (v. riquadro a pag. 44), che a
marzo ’44 prenderà Monte Marrone, sulle Mainarde. Anche al

Q
uella che passò alla Storia siva tedesca che divideva l’Italia nord intanto risorgevano gli Alpini, inquadrati nella Repubbli-
come la Battaglia di Monte in due, dal Tirreno all’Adriatico,
Cassino fu in realtà una passando per uno dei punti più ca Sociale: i primi furono i battaglioni Aosta, Morbegno, Tira-
serie di quattro durissime battaglie montuosi della regione, vicino al no e Bassano, che formeranno la Divisione Alpina Montero-
combattute sui monti attorno paese di Cassino. Le strade per sa (v. riquadro a pag. 45). Altri reparti di Alpini furono mobi-
all’omonima abbazia, nella zona Roma erano bloccate: non resta- litati nella RSI e combatteranno al nord, come il 4° Rgt. Alpini
tra Napoli e Roma, fra gennaio e va che passare attraverso i monti. della Div. Littorio che – nell’inverno ’44-’45 – si batterà contro
maggio del 1944. Al quarto tentativo. Un primo
Strada bloccata. Nell’ottobre ’43 attacco per sfondare sui fiumi gli Chasseurs Alpins della ricostituita 27a Div. Alpina france-
la 5a Armata Usa del gen. Clark Garigliano e Rapido, a nord, fu se per il possesso della Valle d’Aosta (che la Francia voleva an-
avanzava verso nord, ma giunta al sferrato a metà gennaio; con forti nettere); o ancora il Reggimento Tagliamento, che contrasterà
fiume Garigliano dovette arrestarsi perdite gli americani a febbraio l’espansione jugoslava in Friuli-Venezia Giulia.
dato che trovava una sempre raggiunsero Cassino, ma non Ultimi fuochi. Gli americani ai primi del ’44 avevano mes-
maggior resistenza nemica, unita riuscirono a entrarvi: la battaglia
a dure condizioni ambientali. Alla si arrestò ai piedi del Monte Cas- so in campo anche alcuni reparti di artiglieria someggiata (601
sua destra, sull’Adriatico, anche l’8a sino. A metà febbraio un nuovo e 602 Field Artillery Bn.), ma per vedere apparire una intera
Armata inglese di Montgomery attacco al monte fallì, nonostante divisione da montagna Usa si dovrà aspettare il gennaio 1945,
dovette fermarsi nei pressi del fiu- un bombardamento che distrus- quando arriverà la neonata 10th Mountain Div. , tra l’altro ul-
me Sangro. Erano incappati nella se il convento benedettino. Un tima divisione dell’US Army a entrare in combattimento du-
Gustav, la formidabile catena difen- terzo attacco fu portato a marzo,
ma neozelandesi e indiani furono rante il conflitto. Sulla Linea Gotica attaccò il settore di Mon-
SIERRA

nuovamente bloccati dai parà te Belvedere-Monte della Torraccia, presi dopo diversi gior-
tedeschi. A maggio, finalmente, ni di duri combattimenti. All’inizio di marzo la 10a arrivò a 24
dopo un bombardamento di arti- km da Bologna e fu la prima unità alleata a raggiungere il Po,
glieria con 2mila pezzi, gli Alleati che attraversò il 23 aprile 1945, per poi dirigersi verso Verona.
sfondarono e il II Corpo Polacco
prese Monte Cassino. Anche i britannici avevano fatto affluire in Italia truppe da
montagna, come, nel giugno 1944, il reggimento scozzese dei
Lovat Scouts, unità da ricognizione addestrata sulle cime del
Canada, assegnato alla 10a Div. di Fanteria Indiana. I “mounta-
neers”, attaccando di sorpresa i tedeschi sulle alture verso Fi-
DIAVOLI VERDI renze, aprirono la strada per la città alle truppe indiane. In
Parà tedesco a agosto giunse anche, in seno all’8a Armata inglese, la 3a Briga-
Cassino, in linea vicino ta greca di montagna che libererà Rimini a ottobre. Ultimo ad
all’abbazia (sullo arrivare, da parte inglese, sarà, inizio ’45, il 2nd Higland Light
sfondo). I Diavoli Verdi Infantry Mountain Battalion scozzese, che dopo l’avanzata fi-
fermarono gli Alleati
per giorni. nale verso il nord, raggiungerà la frontiera con l’Austria. 
Stefano Rossi

10th Mountain Div. Oggi organizzata come una divisione di fanteria leggera, è la sola unità della
US Army specializzata nel combattimento in terreni montani e in condizioni meteo estreme.

Le 4 baatttaggliee di Cassino
1a battaaglia, 12/1-12/2 1944 2a battaaglia, dal 15 al 18/2 1944
Gli Usa attaccano lungo il Garigliano e Dopo un terrificante bombardamento
il Rapido, mentre i francesi del CEF ten- aereo (con 225 velivoli) per neutra-
tano di passare le difese nemiche sui lizzare le difese tedesche sul Monte
monti. Dopo qualche risultato tutti gli Cassino e attorno all’abbazia – fino a
attacchi sono respinti. Il 22 gennaio gli quel momento considerata neutrale e
Alleati sbarcano ad Anzio, a nord della perciò non presidiata – gli Alleati sfer-
Linea Gustav, ma vengono bloccati pri- rano l’attacco.
ma di potersi inoltrare nell’entroterra. L’abbazia è distrutta e i tedeschi ora
Il 2 febbraio un reggimento Usa arriva possono utilizzarla. Reparti inglesi
alla periferia di Cassino, ma non riesce attaccano il Monte Calvario, ma non
a penetrare. Inglesi, neozelandesi e passano. Il 17, neozelandesi e indiani
indiani, inquadrati nel Corpo d’Armata riescono a passare il Rapido e un bat-
Neozelandese, sferrano un ultimo at- taglione Maori occupa la stazione di
tacco disperato al Monte, ma avanzano Cassino. I Gurkha attaccano il monte
solo di 300 metri e poi sono respinti. del monastero. Poi tutti sono respinti.

56 S
x

S. GRAZIOLI A. RICAGNO
Atina xx 1 RGPT
ITA (MOT)

5 x
M. Bianco

xxx 24 SA
Belmonte
Castello xxx
Arce xx
LI M. Cifalco
xx
2 NZ X GB
xx
M. Belvedere
Roccasecca 44
xx
90
M. Cairo Terelle
Ceprano Sant’Elia
5 POL
x

xx xx xx xxx Viticuso
2 POL
xxxx
26 1 3 POL II POL

xxxx San Giovanni


Aquino 8 GB
Piedimonte Cassino xxx
Montecassino xx
10 xx
I CAN
xx xx 4 GB xx
6 GB
Pontecorvo M. Trocchio
305 xx
xx
15 xxx 6 A SUDAFRICANA
Pico
Sant‘Angelo 78 GB
S Pietro Infine
Pignataro XIII GB
M. Pola xx

xxx
8 A INDIANA
Mignano
XIV
San Giorgio Sant’Apollinare M. Maggiore

Sant’Ambrogio Rocca d’Evandro


xx
Castelnuovo x
xx
M. Camino
Parano Sant’Andrea
71
A
1 FRANCESE
M. Faggeto xx
Ausonia M. Maio
M. Juca 2 A MAROCCHINA

xxx
MONTI AURUNICI
xx xx
M. Petrella CSF

15 xx 4 A MAROCCHINA

Castelforte xx
94
xxxx
xx 3 A ALGERINA

5 STATI UNITI
xx 88 STATI UNITI
Linea del fronte, 12 maggio 1944
0 5 KKm Minturno
Linea Hitler-Von Senger Fanteria da montagna
85 STATI UNITI
Fanteria meccanizzata
Fanteria
Unità corazzata
Fanteria aviotrasportata
x Brigata
3a battaagliaa, dal 15 al 23/3 1944 4a baattaglia, dall’11 al 19/5 1944 Dopo aver dato il via all’Operazione xx Divisione
Dopo un altro massiccio bombarda- Strangle, per colpire duramente con bombardamenti aerei le linee di xxx Corpo d’armata
mento aereo - che rade al suolo la citta- rifornimento e le retrovie tedesche, gli Alleati rinforzano il fronte fino xxxx Armata
dina di Cassino - e di artiglieria, indiani ad avere tre corpi d’armata per un totale di 21 divisioni contro le 14
e neozelandesi scattano all’attacco tedesche. L’11 è varata l’Operazione Diadem: dopo un bombardamen-
dell’abitato; i Gurkha nepalesi attacca- to di artiglieria con 2.000 cannoni, mai visto dai tempi di El Alamein,
no le colline attorno. Si combatte senza il 13° Corpo Britannico attacca. il Corpo d’Armata Polacco, il Corpo di
quartiere, casa per casa, rudere per Spedizione Francese (CSF) e il 2° Corpo d’Armata Usa fanno lo stesso SA
APERNE DII PIÙ
rudere. Ma entrano in campo i Diavoli il 12, appoggiati da bombardamenti aerei. Nonostante i tedeschi si Monte Cassino, 15 gennaio -18
Verdi, i paracadutisti tedeschi, che re- difendano fortemente anche contrattaccando, la pressione è troppa maggio 1944, Matthew Parker,
spingono duramente tutti i tentativi di e il 17 maggio inizia il ripiegamento. Dopo gravissime perdite, il 18 (Il Saggiatore Tascabili). Retroscena
sfondamento. Gli attacchi proseguono maggio i polacchi del II Korpus raggiungono la sommità della collina della campagna alleata in Italia.
fino al 22, ma i tedeschi non cedono ter- di Monte Cassino. In una settimana le truppe alleate sulla Gustav, su- Inferno a Cassino. La battaglia
reno. In meno di 9 giorni le truppe del perata anche la seconda linea difenziva, la Hitler-Senger, si riuniscono per Roma, Harold Bond (Mursia).
Commonwealth perdono quasi 2.500 con quelle della testa di ponte di Anzio, sulla via per Roma. I ricordi di un veterano.
uomini e si fermano di nuovo.

S 57
GLI ESERCITI IN MONTAGNA
1942
ompreso tra Mar Caspio e destrate. Ad agosto l’Elbrus veniva
Mar Nero, il Caucaso era preso, ma tra settembre e ottobre il
uno dei principali obiettivi fronte si arrestava: i tedeschi si con-
di Hitler in Urss. A luglio 1942 scat- centravano su Stalingrado. Nel gen-
tò l’Operazione Edelweiss per pren- naio 1943 la Wehrmacht ricevette
dere la regione e i campi petrolife- l’ordine di ripiegare verso la peniso-
ri di Grozny, Baku e Maykop e il 23 la di Tamansu e anche le Truppe da
un’armata corazzata entrò a Rostov, Montagna dovettero ritirarsi (con
la “porta del Caucaso”. Poi, per su- forti perdite), mentre i sovietici rin-
perare le impervie montagne qua- forzavano il fronte con nuove offen-
SIERRA

si sprovviste di strade, entrarono in sive. Le posizioni tedesche resistet-


azione i Gebirgsjäger occupando tero fino a settembre, poi iniziò il ri-
La
L a Wehrmacht
Wehhrmmac
acht
ht mostrò
mos
ostr
trò all mondo
tr mon
ndo
do la
la importanti passi e sommità, contra- tiro. Il 9 ottobre i nazisti evacuarono
sua superiorità conquistando le più stati dai sovietici, privi però di trup- la regione del Kuban, ponendo fine
alte vette del Caucaso. Ma i sovietici... pe da montagna specificamente ad- alla campagna nel Caucaso.

MOTIVATTI Pur con poco o ABIITI CIVILI


addestramentio specifi co
specifico L’equipaggiamento
equipaggiamento
ed equipaggiamento sc carso e
scarso da montagna dei
eterogeneo, i reparti ru
ussi
russi sovietici era un
compirono azioni decis sive.
decisive. misto di materiali
militari e civili.

TRRU
U P P E R U SS E
A l contrario
c dei tedeschi, per la
gguerra in montagna i russi non
prevedevano l’impiego di soldati
preve
sspecializzati e il nodo venne al
ppettine sul Caucaso, dove sem-
pplici fanti dovettero battersi tra
gole e picchi in condizioni estreme.
fretta venne costituita una divisio-
In fret
“alpina”, la 9a, ma andava addestra-
ne “alp
ta da zero,
z compresi i comandanti.
I generali
gene compresero il problema:
cercati i migliori arrampicatori sparsi
cercat
in tutto
tutt l’esercito, vennero creati a
Tbilisi, sotto la guida del più forte
Tbilisi
alpinista sovietico di allora, Alexan-
alpini
der Gusev,
Gu il Gruppo Speciale di Alta
Montagna e una scuola di addestra-
Monta
mento, in cui venivano studiati e pro-
mento
dotti molti
m materiali tecnici, mutuati
da quelli
qu civili. I risultati non si fecero
attendere: ufficiali-alpinisti come
attend
Gubanov, Sidorenko e Kuhtin col 1°
Guban
Distaccamento Speciale di Montagna
Distac
quello “alpino” della 394a Divisione
e que
Fucilie
Fucilieri, compirono molte azioni
(come quella che riprese l’importante
Kluhor Pass) fino alla cacciata del
Kluho
nemico (nella foto in alto, i soldati
nemic
sovietici sul Caucaso contrastano in
soviet
quota i tedeschi).
G. ALBERTINI (4)

58 S
LA SVASTICA
SULLA CIMA
A cura di Stefano Rossi La Wehrmacht
occupa
La scalata dell’Elbreus Il 21 ago- chio Hitler: secondo lui “quei pazzi l’Elbrus nel
sto 1942, durante l’offensiva dell’O- arrampicatori di montagne”, inve- 1942, poi
perazione Edelweiss nel Caucaso, ce di concentrarsi per puntare ver- rioccupato dai
sovietici.
una ventina di Gebirgsjäger tede- so la costa, avevano cercato un ex-
schi scalarono, non senza difficol- ploit sportivo su una “cima idiota”.
tà, i 5.642 metri della vetta più alta Però l’evento fu poi molto sfruttato
d’Europa: il Monte Elbrus. L’ober- per la propaganda.
feldwebel (sottufficiale) Kümmerle I sovietici comunque si riprese-
piantò sulla cima la bandiera nazi- ro il monte tra il 13 e il 17 febbraio
sta e i gagliardetti della 1a e 4a Divi- 1943: con due scalate molto difficili
sione da Montagna, marcando così per le forti nevicate e il freddo pun-
il punto di maggiore penetrazione gente, raggiunsero le sue due cime e
tedesca in Urss. In realtà il valore abbatterono gli stendardi hitleriani

BRIDGEMAN
militare della conquista era scarso mettendo al loro posto le bandiere
e l’ascensione fece infuriare parec- dell’Unione Sovietica. 

ÉLITE I Gebirgsjäger tedesch


tedeschi
hi ANNCHE SUGLI SCI
erano perfettamente Migliori sciatori e
addestrati e dotati dei migliori arrampicatori,
materiali da montagna tedeschi e austriaci
dell’epoca. venivano reclutati
nellle truppe alpine
della Wermacht.

TRU
UPPPE TEDESCHE
D urante la ricostruzione dell’eser-
cito tedesco dopo il trattato di
Versailles, sull’onda delle esperienze
della Grande guerra, dal 1935 furono
formati nuclei di Gebirgsjäger (Cac-
ciatori Alpini). La 1a Gebirgs-Division
(1a Div. da montagna) nacque nell’a-
prile 1938. Il personale era giovane,
reclutato in zone alpine e veniva
addestrato per tutte le operazioni in
montagna e su neve. L’equipaggia-
mento era il meglio dell’epoca e tutto
era studiato anche per il “someggio”,
cioè il trasporto su muli o cavallini.
Gli ufficiali erano quasi tutti arrampi-
catori esperti: molti di questi prima
della guerra avevano fatto ascensioni
anche nel Caucaso. Una vera
unità d’élite in cui, dopo
l’Anschluss con l’Austria, fu incorpo-
rato anche molto personale esperto
tirolese. Durante la guerra vennero
mobilitate ben 10 divisioni da mon-
tagna, oltre a 4 battaglioni di alta
montagna (Hochgebirgsjäger), che
combatterono su tutti i fronti, dalla
Polonia all’Italia, dalla Norvegia alla
Russia; la 1a Edelweiss e la 4a Enzian
(Genziana) si batterono nel Caucaso
nel 1942-1943.

S 59
TRUPPE DA MONTAGNA
Btg. “Monte Cervino”
Dai primi lanci sul ghiaccio del Rutor fino
allo schieramento in Mozambico,
Irak e ora in Afghanistan. Ecco come
gli Alpini Paracadutisti sono diventati
i primi (e unici) Ranger italiani

ANNI ’550 Aviolancio in


montagna da un velivolo
Savoia Marchetti SM 82,
l 4° Rgt. Alpini Paracadutisti: detto il “Marsupiale”.
una realtà unica al mondo, che
molti eserciti ci invidiano. Il re-
parto dalla doppia specialità, na-
ta quasi in sordina negli Anni ’50 per
dare alle truppe alpine piccole unità
1952 - L’inizio
fortemente agguerrite e capaci di ve-
loci dispiegamenti e aggiramenti ver-
I PLO
OTON
NI
ticali dal cielo, oggi, con la qualifica
“Ranger”, è uno dei reparti di punta
NELL VU
NE VUOT
VUOT
U Alpino parà in
Un
OTO C on le mutate esigenze
della guerra moderna,
dopo l’ultimo conflitto mon-
anche in seguito per questo
tipo di reparto.
Il 24 luglio 1953 i Parà Alpini
lancio sui nevai del Cherz.
delle Forze Armate italiane. diale si capì che i paracaduti- effettuarono il loro primo,
A destra, il distintivo sti, anziché in lanci di massa, spettacolare lancio in quota
Al 4° viene unito il meglio delle del Plotone paracadutisti erano meglio utilizzabili in saltando da 4.000 metri per
competenze operative delle due già della Brigata Tridentina. piccole aliquote per impie- atterrare a 3.200 metri sul
dure specialità: Alpini e paracaduti- ghi particolari, in supporto ghiacciaio del Rutor, in Valle
sti. Qui tutto è doppio: l’equipaggia- ed esfiltrazioni (cioè, allontanamen- tattico a unità maggiori. A d’Aosta. Nacquero allora
mento, che concentra i migliori mate- to di un agente dal luogo in cui opera) seguito di esperienze estere, altri due plotoni: quelli delle
riali, l’addestramento, ma soprattutto terrestri, aeree e anfibie, azioni tatti- nel 1951 venne fatto dal Brigate Julia e Taurinense e,
colonnello Emiliano Scotti, nel 1956, quelli delle Brigate
è doppia la fatica; non per nulla il mot- che di piccoli nuclei con grande au-
allora capo Ufficio truppe Cadore e Orobica. Uno per
to è “Mai strac!” * (mai stanchi, Nel tonomia, incursioni, sabotaggi e col- alpine, un ampio studio per ognuna delle 5 brigate. Nel
distintivo è scritto “Mai strack”.). pi di mano. Tutto questo di giorno e la costituzione e l’impiego di novembre del 1957 venne
Per raggiungere e mantenere l’altis- di notte, e con ogni tipo di condizio- paracadutisti all’interno delle effettuato nelle Dolomiti,
simo grado di specializzazione, con ne meteorologica. Truppe alpine. Lo studio fu con pieno successo, il primo
approvato e il 1° settembre lancio notturno in montagna
spiccate capacità di ricognizione a Per questo i Rangers del 4° (inqua-
1952 nacque il primo Ploto- al mondo.
lungo raggio (LRRP), grande mobilità drato nelle FOS, le Forze per Opera- ne Alpini Paracadutisti – in
in ogni tipo di terreno (anche artico o zioni Speciali) sono di frequente im- seno alla Brig.Tridentina – al
desertico), ottime doti esploranti e di piegati in aree di crisi “fuori area” e comando del Ten. Claudio
acquisizione obiettivi, vengono com- in situazioni operative ostili, come di Baldessari, alpinista di fama,
con cinque sottufficiali e
piuti lanci in alta montagna, marce recente in Iraq e Afghanistan, anche
52 Alpini di leva, tutti con
forzate e raid con gli sci, ascensioni, in supporto a operazioni non con- qualità atletiche eccezionali
bivacchi in quota, veloci spostamen- venzionali.  e tutti volontari, come sarà
ti in zone impraticabili, infiltrazioni Stefano Rossi
D. TUROTTI (4)

LA PRRIMMA La carabina
Winchhester M1A1 cal.
Winchester
7,62. FFu
u la prima arma dei
ploton
plotonini paracadutisti.

60 S
APPESI Fast rope: è la
discesa veloce da un
elicottero (qui un CH 47)
con una corda singola.

ALLA PORTA A Alpini


parà in un lancio
da un C119. I lanci
di brevetto si sono
sempre tenuti prima
a Viterbo, poi a Pisa.
Sotto, 1964,
il primo distintivo
della Compagnia
Alpini Paracadutisti.

1964 - Prima trasformazione


LA COM
MPAGNIA
N el 1964, per esigenze
operative i Plotoni para-
cadutisti vengono riuniti in
d’oro e di due d’argento al
V.M.; con esso, la Compagnia
Alpini Paracadutisti “Monte
un’unica “Compagnia Alpini Cervino” ha in comune il tipo
paracadutisti del IV Corpo di reclutamento, l’impiego in
d’armata alpino” (del quale autonomia, lo spirito di sacri-
sarà supporto tattico) autono- ficio e la grinta del personale.
ma, con sede a Bolzano. Negli Nel febbraio 1993, il primo
Anni ‘70 e ’80, con operazioni impiego “fuori area”: la
congiunte con altre unità pa- missione Onu Albatros, in
rà della Nato, il reparto acqui- Mozambico.
sisce ulteriori specializzazione
e versatilità che lo rendono
idoneo a operare in ogni scac-
chiere anche fuori dai confini
nazionali. È di quegli anni la
nascita di un primo nucleo di
operatori abilitati ai lanci con
la tecnica della caduta libera
tipica delle Forze Speciali. Nel
gennaio del 1990 eredita il
nome e le gloriose tradizioni
del Battaglione autonomo
sciatori “Monte Cervino” –
costituito nel 1940 e distrutto
due volte (in Grecia e in Rus-
sia), decorato di una Medaglia
SIERRA (14)

IL CELEBR
RE FA
AL Fucile
automatico leggero
Beretta BM 59 cal. 7,62
versione paracadutisti.

S 61
OGNITEM MPO Tutti gli Alpini del
4° sono abilitati all’aviolancio in
montagna in ogni condizione.

CADUTTA LIBERA A
Al 4° Rgt. molti Alpini
sono abilitati ai lanci
a caduta libera: il
paracadute è aperto
dall’operatore stesso.
A destra,, il distintivo Oggi
del Btg. Monte Cervino
e oggi del 4° Rgt. Alpini ILL 4° REEGG
GIMENTTO
Paracadutisti.
I l 25 settembre 2004 è
infine costituito il 4° Reggi-
mento Alpini paracadutisti
ciali, lo specifico Corso
Ranger e moltissimi altri
corsi di specializzazione:
– ora di stanza a Montorio dai lanci TCL (tecnica
(VR) – che inquadra il btg. caduta libera) a quello
“Monte Cervino” come di Combat medical, dal
1996 - Lo sviluppo componente operativa. Il Close quarter Combat a
ILL BATTTAAGLIO
ONEE reggimento, fino a oggi
dipendente sia dal Coman-
quello di Sniper (tiratore
scelto), oltre a corsi di

P er elevare il livello qua-


litativo del reparto e
per migliorarne le capacità
via il personale di leva e si
trasforma, tra i primi nell’E-
sercito, in un reparto di soli
in Bosnia, nel 1997 e 1998
all’Operazione Forza Paris
in Sardegna, all’esercitazio-
do Truppe Alpine sia dal
Comando Forze Speciali, sta
per essere inquadrato nel
lingue estere.
Sempre in azione (in Iraq
con la missione Antica
di azione rendendolo ca- professionisti iniziando un ne Nato Strong Resolve in Comfose (Comando Forze Babilonia e dal 2004 in
pace di supportare anche iter addestrativo, con l’as- Norvegia nel 1998. Operazioni Speciali Esercito) Afghanistan), gli opera-
azioni di Forze speciali, nel sunzione di nuove capaci- A partire dal marzo 2002 a livello organico di brigata, tori del reparto attual-
luglio 1996 la compagnia tà, verso quello che oggi è è in Afghanistan con il di recente costituzione. mente sono inquadrati
viene elevata a organico – dal 1999 – l’unico reparto contingente Isaf per l’ope- La selezione e la forma- anche nella Task Force
di battaglione, ereditando qualificato “Ranger” delle razione di peace keeping zione degli operatori è 45, unità interforze per
anche la bandiera di guerra nostre Forze Armate. dell’Onu e successivamen- estremamente impegna- Operazioni speciali che
del Btg. Sciatori di cui ha Il battaglione partecipa te con le missioni Nibbio tiva e dura più di un an- opera in Afghanistan,
già il nome. Il Battaglione con i suoi reparti nel 1997 e per l’operazione Enduring no: comprende il Corso con l’operazione deno-
“Monte Cervino” perde via nel 2000 alla missione Sfor Freedom (2003). basico operazioni spe- minata Sarissa.

NUOVO O CALIBR RO Il fucile


Berettta SCP
d’assalto Beretta
70/90, la prima arma in cal.
5.56, introdottaa nel 1990.

62 S
MONTAGNA Parte fondamentale
dell’addestramento resta quella
svolta in quota.

ANCHE DI NOTTE Allievi del IN AZIONE Nucleo di Ranger


corso Ranger con i visori notturni del 4° in operazione sui monti
(NVG, Night vision goggles). dell’Afghanistan.

GLI UNNICI Gli Alpini


Paracaddutisti italiani
Paracadutisti
sono gl
glii unici al
mondo a condensare
le due specialità. Si
cura molto l’uso di
ogni tipo di arma:
qui un Ranger con
un Colt M4. Sopra,
Sopra
p , il
distintivo-brevetto
dei Ranger del 4°
Reggimento.

FORZ ZE SSPEC CIAALI Il fucile


d’assalto Colt
C M4 cal. 5.56
in dotazio
dotazione ne ai Ranger del
““Monte Cervino”.

S 63
LA GUERRA IN MONTAGNA
KA
ASHMMIR
DAL 19
984

QUELLA DEL KASHMIR È UNA GUERRA INFINITA,


COMBATTUTA ANCHE IN ZONE PROIBITIVE
DOVE LA NATURA FA PIÙ CADUTI DELLE ARMI

alba del 7 aprile 2012 rischiara le immense diste- Per decenni l’India e soprattutto il Pakistan tentarono di di-
se di ghiaccio del Siachen, un ghiacciaio himalaya- mostrare e formalizzare il loro effettivo controllo sul ghiaccia-
no a est della catena del Karakorum, che si estende io promuovendo e sfruttando mediaticamente spedizioni alpi-
per 78 chilometri di lunghezza e per quasi 5 in lar- nistiche internazionali sulle cime più alte, in una specie di gara
ghezza, con cime di altezza media oltre i 5mila metri e punte alpinistica. A fine Anni ’70, le scalate iniziarono a essere com-
di 7.700, il cui nome significa inspiegabilmente “il luogo del- piute anche da militari: ormai entrambe le nazioni avevano
le rose selvatiche”. truppe addestrate per la guerra in quota, formate nelle scuole
Più in basso, un centinaio di soldati pakistani del 6th Northern di alta montagna dei due Paesi (v. riquadro a pag. 67), e que-
Light Infantry, addestrati per operazioni in montagna e in tra- sto rendeva solo questione di tempo l’inevitabile dislocamen-
sferimento tra alcuni avamposti, sono accampati a 3.700 me- to di truppe nell’area, fino ad allora considerata inutilizzabile
tri alla base di Gayari, punto vitale per i rifornimenti alle po- per scopi militari diretti.
stazioni avanzate. Posta in una valle tra due alte montagne, è Fra le nevi per renni. La guerra sul Siachen cominciò
in una zona fino ad allora considerata sicura da frane e slavine. nell’aprile 1984, dopo che i contendenti avevano inviato, già
Sono le 5:45 quando un’enorme valanga, un fronte di neve al- dall’estate prima, piccoli reparti in quota. Partì il Pakistan, in
to quasi trenta metri con estensione di 1 km, si stacca dai ghiac- sordina, con l’Operazione Ababeel per controllare con avam-
ciai sovrastanti e si incanala nella valle; percorre a folle corsa posti i passi di accesso ai ghiacciai (già l’agosto precedente un
1.300 metri seppellendo completamente il campo sotto 30 me- reparto dello Special Service Group, le forze speciali, aveva
tri di neve e detriti. A nulla valgono i soccorsi partiti immedia- preso il passo di Bilafond, scacciandone una pattuglia indiana
tamente: nessuno verrà estratto vivo e per mesi non sarà tro- dei Ladakh Scouts).
vato neppure un corpo; molti affioreranno col disgelo, quan- L’India varò, il 13 aprile, l’Operazione Meghdoot: anticipan-
do la valanga lascerà spazio a un’enorme pietraia e a un lago. do e cogliendo di sorpresa il nemico, due compagnie del Ku-
Le vittime accertate, dopo 14 mesi di ricerche, saranno 140. maon Regiment e dei Ladakh Scouts, muovendosi sia a pie-
STEVE MCCURRY/ MAGNUM PHOTOS/CONTRASTO (2)

Purtroppo non è la prima volta che soldati, sia pakistani sia di sia con elicotteri, presero possesso di importanti passi a Sia
indiani, muoiono a causa delle condizioni atmosferiche e del- La, Gyong La e Bilafond La, assicurandosi così l’accesso all’in-
la quota in quella che è la guerra più alta mai registrata nella tero ghiacciaio. I pakistani tentarono la riconquista dei passi.
Storia, oltre a essere una delle più lunghe degli ultimi secoli (v. Assalti e contrassalti, scaramucce, guerra di pattuglie e di ner-
cronologia a destra). Una guerra impossibile combattuta an- vi: la lotta, tra i due Paesi, di cui uno già potenza nucleare, era
che tra i ghiacci inospitali, in una zona sconosciuta e desolata tornata alle caratteristiche di quella combattuta in Adamello
sulla punta settentrionale della regione del Kashmir, lungo il e sull’Ortles-Cevedale 70 anni prima, durante la Grande guer-
conteso confine tra India e Pakistan. ra, tra i nostri Alpini e gli austriaci.

64 S
CAMERA PRESS/CONTRASTO
ETNIA E RELIGIONE
A lato, 2002, Jammu &
Kashmir: briefing di una
pattuglia del Jat Regiment.
Noti come abili soldati, gli
uomini di etnia Jat (pastori
del Punjab) fanno parte
dell’esercito indiano fin
dalla Grande guerra. Sotto,
1999, Siachen: soldati
pakistani pregano.

Vi furono anche episodi di valore come quello del naib subedar


indiano Bana Singh del Jammu & Kashmir Light Infantry: tra aprile
e giugno erano in atto scontri per la conquista di un picco a 6.500
metri di quota, il Quaid Post, difeso anche da sniper dello SSG pa-
kistano; due attacchi erano già falliti quando, il 26 giugno, Bana Sin-
gh scalando il picco con una squadra espugnò le posizioni con un
assalto corpo a corpo. Verrà decorato con la più alta onorificenza.
La linea a di confiine. Con alterne vicende, la guerra si mise al
meglio per gli indiani – trincerati sui passi principali del Saltoro
(sul lato ovest del Siachen) – stabilizzandosi poi alla fine degli An-
IL GHIACCIAIO ni ’80 su quella che è di fatto una nuova linea di confine, anche se
CONTESO non riconosciuta internazionalmente, corrispondente a quel-
1999, truppe
pakistane nel la definita “linea dell’effettiva posizione sul terreno” (Ac-
Kashmir, sul tual ground positional line o AGPL). Trasformata via
ghiacciaio Siachen, via in un conflitto a media intensità, la guerra sul Sia-
a lungo obiettivo chen, dopo una sorta di cessate il fuoco nel 2003, si
strategico della
Guerra indo-
combatte ora con occasionali bombardamenti di ar-
pakistana. tiglieria e qualche piccolo scontro. India e Pakistan,
Naib subedar Grado della specifica categoria di JCO (Junior commissioned
officers), provenienti dalla truppa della Fanteria indiana. Negli eserciti occidentali
corrisponde a maresciallo.
Cronologia
1947 Agosto, indipendenza diana. Inizia la Prima guerra 1957 Il Kashmir è incorporato, 1971 Guerra civile in Paki- 1972 Si firma a Simla un
dell’India, nascita del Pakistan. indo-pakistana. a statuto speciale, nell’Unione stan, l’India interviene in East nuovo accordo, che reitera
1947 Ottobre, il Pakistan 1949 L’Onu impone il cessate Indiana. Pakistan: scoppia la Terza quello del 1966.
invade il Kashmir (Jammu & il fuoco e crea un confine sulla 1965 Seconda guerra guerra indo-pakistana, che 1974 L’India fa esplodere la
Kashmir) che vorrebbe restare carta (“Linea di controllo”). La indo-pakistana. coinvolge anche il Kashmir. sua prima bomba atomica.
indipendente. La regione si regione dell’Azad Kashmir è 1966 Gennaio, firmato un ac- Nascita del Bangladesh (East 1977 In Pakistan viene instau-
mette sotto protezione in- assegnata al Pakistan. cordo di pace a Tashkent. Pakistan indipendente). rata una dittatura militare.

S 65
SI STIMA
A CHE DAL 1989 A OGGI TRA I 50 E I 100MILA CIVILI SIIANO
STEVE MCCURRY / MAGNUM PHOTOS/CONTRASTO

CON OGNI
CLIMA
A partire da sinistra,
giugno 1999,
truppe pakistane
fra i ghiacci del
Siachen sparano
con un obice da
montagna M56
da105/14, di
produzione italiana.
Stesso mese, gli
indiani nel loro
campo base di
Kargil (sempre
sulle montagne
dell’Himalaya).

AFGHANISTAN
Un’odissea infinita CINA

I
n questa regione si a un cessate il fuoco
sparge sangue da assegnando all’India Occupato dalla
oltre 60 anni, per la il 65% della zona e Te r r i t o r i o c e d u t o Cina, reclamato
AREA dall’India
dal Pakistan
precisione da quando creando un confine vir- DEL NORD
alla Cina nel 1963;
nel 1947 l’India si rese tuale tra i due Stati: la rivendicato dall’India
indipendente. Per evi- “Linea di controllo”.
tare conflitti religiosi Dal 1965, anno del
interni venne creato secondo conflitto del GHIACCIAIO
SIACHEN AKSAI
allora un nuovo Stato Kashmir, la guerra nel- Nor th West Occupazione CHIN
di fede musulmana, il la regione si è riaccesa Frontier Province indiana dal 1983
(PAKISTAN)
Pakistan. I maharaja a più riprese, inter- Linea di
con
delle regioni di confine mittente, tra scontri trollo
Kargil India-Cina
dovettero scegliere a diretti, accordi, atten- linea del confine
quale dei due annet- tati, guerriglie locali e AZAD attuale
tersi; si crearono così scaramucce di confine Valle del JAMMU
KASHMIR Kashmir & KASHMIR
nuovi confini nazionali. tra i due eserciti. Al
In Kashmir, però, non momento la situazione
si operò alcuna scelta, è tutt’altro che risolta.
lasciando la questione Oggi. A nord–est la Li-
irrisolta, tanto che in nea di controllo passa
breve i due nuovi Stati proprio attraverso il
cominciarono a com- ghiacciaio del Siachen:
battere per il dominio già a metà Anni ’50 i PAKISTAN INDIA
su quest’area: i paki- due Paesi cercarono
stani invasero il Kash- di avere il possesso,
mir, al tempo a mag- almeno formale se non Confine internazionale
gioranza musulmana, effettivo, anche di que- Confine tradizionale degli Stati
e gli indiani, dopo un sta desolata landa e principeschi Jammu & Kashmir
accordo col maharaja dei suoi dintorni, con- Linea di controllo
locale che assegnava siderata (forse esage- Confine interno amministrativo
loro la regione, inter- ratamente) strategica
vennero in difesa del per controllare le vie di
nuovo territorio. comunicazione con la Stato di Jammu & Kashmir, controllato dall’India e reclamato dal Pakistan
Nel 1949 l’Onu obbligò Cina occidentale. Area del Kashmir controllata dal Pakistan e reclamata dall’India

1983 Primi invii sporadici appoggiati dal Pakistan ini- su colpi lungo tutti i confini che comunque vengono inter- war). Si tentano accordi con
di truppe sul ghiacciaio del ziano nella regione l’insurre- della regione. rotti subito. la mediazione degli Usa (am-
Siachen. zione per l’indipendenza del 1992 Anche il Pakistan diven- 1999 Insurgent e truppe pa- ministrazione Clinton). Nuovo
1984 Aprile, inizio della Kashmir o per l’annessione al ta potenza nucleare. kistane entrano nel Jammu & colpo di Stato in Pakistan.
Guerra del Siachen. Pakistan, stabilendo un regno 1998-99 I due Paesi testano Kashmir, pertanto riprendono 2002 Il Pakistan si unisce
1989 Almeno una dozzina del terrore. Truppe indiane e nuovi potenti ordigni nucleari. gli scontri sulla Line of control agli accordi internazionali
di gruppi militanti islamici pakistane si scambiano colpi Riprendono i colloqui di pace, (durate la cosiddetta Kargil antiterrorismo.

66 S
MO
ORTI NE
EI CONF
FLITTI IN
N KASH
HMIR P
PER GLII USA SONO 400MIL
L A
RAGHU RAI/MAGNUM PHOTOS/CONTRASTO (2)

Le scuole “alpine” di India e Pakistan

E
ntrambi gli Stati, per ad- aspetti della guerra in montagna e
destrare le truppe ai com- in ambiente innevato.
battimenti in quota, hanno Fino ai 7mila. Nell’esercito paki-
delle scuole di alta montagna. In stano, l’addestramento al com-
India un addestramento basico in battimento in montagna è già co-
montagna fa parte di tutti i corsi munque normale bagaglio di ogni
per i futuri ufficiali alla Indian soldato e di tutte le unità. Quasi
Military Academy di Dehradun, tutti i reparti, infatti, hanno servi-
ma per ulteriore specializzazione, to in Kashmir e sul Siachen. Per la
anche per la truppa, sono attive specializzazione avanzata è attiva
due scuole: la Parvat Ghatak a Rattu, nel nord del Kashmir, la
School ai 3mila metri di Tawang, Pakistan Army’s High-Altitude
nell’Arunachal Pradesh, dove ci si School, dove in condizioni ideali,
addestra alle tecniche di comman- all’incrocio di catene come quelle
do in condizioni simili a quelle dell’Hindukush, dell’Himalaya e
del Siachen, e la High Altitude del Karakorum, si tengono – tutto
con costi immensi, hanno impiegato nella zona quasi due di- Warfare School vicino a Gulmarg l’anno e in qualsiasi condizione
visioni a testa (circa 25mila uomini) con oltre 3mila soldati a (regione del Jammu & Kashmir), meteo – corsi di arrampicata su
presidiare i più alti avamposti del ghiacciaio, circa 150 ciascu- che è una vera università dell’alta roccia e ghiaccio, sopravvivenza
montagna, molto simile al nostro e combattimento to in quota e in
no, sempre a quote tra i 5 e i 7mila metri.
Centro Addestramento Alpino (già ambiente ghiacciato, che com-
Ogni anno, in un ambiente proibitivo, con temperature estive Scuola Militare Alpina) di Aosta, prendono la scalata di picchi fino
attorno ai -35° che in inverno scendono a -60° (non per niente che copre tutte le discipline e gli a 7mila metri.
il Siachen è anche soprannominato “il terzo Polo”), con venti
fino a 200 km orari e bufere di neve, vengono uccisi più soldati
dal maltempo che dal fuoco nemico: sono stati oltre 4mila gli
uomini morti per le valanghe e il freddo. Si stima che, solo gli
indiani, nei primi due anni di guerra, prima di acquisire nuovi
equipaggiamenti abbiano perso 5 soldati al giorno (tra morti e
inabilitati). Edemi polmonari, congelamenti, cecità, incidenti
e la “sindrome del Siachen” (disorientamento, disturbi cogni-
tivi e psichiatrici che durano nel tempo) sono costantemente
in agguato e il trasporto a valle dei feriti con gli elicotteri non
sempre è possibile e tempestivo. OCCHIO
ALLA LINEA
La guer rra stan nca. Dal 1992 si parla di accordi e di demi- 2002, un soldato
litarizzazione dell’area e dal 2004 i contingenti militari dislo- del Jat Regiment
cati nella regione sono stati progressivamente ridotti, ma in re- dell’esercito
altà una via pacifica per marcare i confini è ancora di là da ve- indiano di
nire. Dopo la valanga del 2012, che rimarcò l’inutilità di tenere guardia sulla
Linea di controllo.
truppe in situazioni simili, i due governi hanno ricominciato il Sopra,1999, campo
dialogo per porre fine alla guerra più alta del mondo.  base degli indiani
Stefano Rossi a Kargil.
CAMERA PRESS/CONTRASTO

2003 Sul Siachen viene stabilita 2006 L’India ritira 5mila uomini litare), imitata poi dal Pakistan. 2011 I due primi ministri si accor-
una tregua su una nuova linea di dal Kashmir, mentre le lotte inter- 2008 Un attacco terroristico a dano per riprendere e non fermare
confine definita Actual ground ne proseguono. Al Qaeda crea una Mumbai blocca nuovamente le le trattative “a nessun costo”.
position line. Il Pakistan chiede un frazione in Kashmir. trattative diplomatiche. 2012 Una valanga sul Siachen
accordo sulla Line of control. 2007 L’India riapre la regione del 2009 I colloqui di pace riprendo- travolge 140 militari. I due Paesi
2004 Ripartono nuovamente le Siachen alle spedizioni alpinistiche no per l’ennesima volta. pensano a un ritiro delle truppe
trattative di pace. civili (sotto accompagnamento mi- 2010 Nuove tensioni al confine. nella zona.

S 67
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protagonisti

nato nel 1872, il corpo è utilizzato dagli scorsi anni ’90

Così operano oggi


Afghanistan 2010, in volo da Herat. Il fotografo Mauro Galligani documenta la missione dell’alpino Franco
De Angelis e dei suoi compagni del IX Reggimento alpini, che qui stanno rientrando in Italia.
M. Galligani/contrasto

Alpini
anche per il Peace keeping e il peace enforcing

gli
S 71
M. Galligani/contrasto (2)

Afghanistan, 2010. Dopo 6 mesi gli Alpini tornano a casa. Nel rombo dei motori accesi, i soldati italiani si
avviano verso il C-130 che dall’aeroporto di Farah li porterà a Herat e da lì in patria.

Nati come distrettuali, gli Alpini furono inviati a


S. Rossi (4)

Addestramento invernale degli Alpini a Roccaraso Un ranger del 4° Reggimento alpini paracadutisti, reparto FOS (Forze per
(Abruzzo), su un veicolo fuoristrada Hagglund BV206. operazioni speciali). È armato con fucile Sako TRG 42 da sniper (tiratore scelto).

72 S
Afghanistan 2010, in volo da Abu Dhabi a Herat. Sul C-130 Hercules l’alpino
Franco De Angelis si riposa giocando alla playstation e ascoltando musica.

combattere in tutti i teatri, dall’Africa alla Russia

Operazione invernale dei rangers del 4°, specializzati in Alpini della Brigata Taurinense durante un’esercitazione
ricognizioni a lungo raggio e acquisizione obiettivi. invernale sul Col Bousson (Val di Susa, Piemonte).

S 73
M. Galligani/contrasto (2)

Afghanistan, Todnak, 2010. Controlli all’ingresso di un villaggio. Nell’ottobre di quell’anno, nella stessa regione, quella di
Farah, in un attentato a un Lince muoiono 4 alpini del 7° Reggimento di Belluno inquadrato nella Brigata Julia.

Oggi, strutturati su due Brigate e reparti minori, sono


S. Rossi (4)

Uomini della MLF, di cui fa parte la Brigata alpina Julia, si Alpini della Brigata Taurinense si esercitano sul
addestrano a operazioni di mantenimento dell’ordine pubblico. Col Bousson all’uso di un lanciamissili anticarro Tow.

74 S
Afghanistan, Bala Boluk, 2010. Compleanno in missione: i compagni di squadra e di plotone festeggiano
l’alpino Franco De Angelis. Tutto molto semplice: al posto delle classiche candeline ci sono 26 fiammiferi.

tra le migliori truppe delle Forze Armate italiane

Ranger del 4° Reggimento durante un’operazione di Alpini paracadutisti del Monte Cervino alla cerimonia per i
rastrellamento in un’area abitata. caduti dell’omonimo btg. Sciatori, distrutto in Russia nel 1943.

S 75
VIDEOGAME

DUE GIOCHI DI CULT


TO ALZANO L’ASTICELLA DEL REALIISMO

na squadra di marines avanza nelle campagne


DELLA
pur in un contesto ludico, la sensazione di trovarsi con il fu-
dell’Azerbaigian e intercetta un convoglio nemi- cile in mano a difendere la propria vita e il proprio Paese.
co, attaccandolo al fianco a colpi di lanciagrana- «Forse realismo non è la parola giusta» spiega Hank Keirsey,
te e sfruttando la mitragliatrice a bordo di un eli- ex tenente colonnello della U.S. Army veterano della Guerra
cottero di supporto. Dall’altra parte del mondo, nel Mar dei del Golfo e consulente storico della serie Call of Duty «perché
Caraibi, due Navy Seals nuotano tra i relitti per tentare di af- nulla può ricreare la sensazione di trovarsi a combattere nel
fondare una nave, ma all’improvviso vengono sorpresi da una fango, con la divisa infestata dalle piattole. Io preferisco usare
pattuglia di sub e coinvolti in un conflitto a fuoco. Queste sce- la parola autenticità: tutto quello che si vede nel gioco, le armi,
ne, fortemente coinvolgenti dal punto di vista visivo e sono- i veicoli, ma anche le tattiche, il modo di muoversi dei compa-
ro, sono tratte rispettivamente da Battlefield 4 e Call of Du- gni e dei nemici è analogo a quanto avviene nella realtà».
ty: Ghosts, videogame che portano la simulazione bellica a li- Meglio o gli avv versari umani. Centinaia di migliaia di
velli di realismo mai raggiunto prima. E poco importa se, do- persone in tutto il mondo vivono così in prima persona spez-
po un passato fatto anche di ricostruzioni di conflitti storici zoni di guerra. In scontri che diventano addirittura più credibi-
(da Stalingrado allo sbarco in Normandia), quest’anno i gio- li nelle partite multigiocatore online: quando anche i compagni
chi immaginano possibili guerre future de- e l’esercito nemico, anziché dal computer, so-
gli Stati Uniti: con la Cina e la Russia nel pri- no manovrati da altre persone, che pensano e
mo caso, con il Sud America nel secondo. Il BATTLEFIELD 4 quindi scelgono tattiche tra loro diverse, e usa-
tentativo è quello di replicare il più possibile, Anno 2020. Già in guerra da no le armi più disparate, dal fucile da cecchi-
tempo con la Russia, gli Usa si
trovano a dover fronteggiare una
nuova minaccia: un tentativo di
colpo di Stato militare in Cina
che potrebbe far esplodere un
conflitto globale. Riusciranno i
giocatori a disinnescare questa
minaccia?

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TERAN
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BATTAGLIA

CALL OF DUTY: GHOSTS


A seguito di un attacco senza
precedenti, gli Stati Uniti sono
annichiliti e invasi da una
federazione di Stati dell’America
del Sud. Spetterà ai pochi
soldati d’élite superstiti chiamati
“fantasmi” (e al giocatore)
riconquistare la propria nazione
palmo a palmo.

Activision per Pc/Ps3/X360/Ps4/


no a quello a pompa. Anche i creatori di Bat- Xbox One, da € 44,90 a 64,90 Call of Duty. Non solo per rilassarsi, ma anche
tlefield da tempo si fanno consigliare dai mili- Uscita: 5 novembre per addestrarsi. Il gioco non è molto diverso
tari: Musa Consulting è la società californiana dai sistemi usati nell’accademia di Fort Knox».
formata da ex appartenenti alle forze armate in Studi scientifici dimostrano, infatti, come ol-
grado di fornire ogni tipo di suggerimento, dall’addestramen- tre a far aumentare l’adrenalina e il battito cardiaco di chi gioca,
to degli attori coinvolti nella creazione dei giochi ai tecnicismi questi videogame migliorano la soglia di attenzione, la capacità
dei dialoghi, dalle coreografie del combattimento alla supervi- di decidere rapidamente, i riflessi e la precisione: tutte doti utili
sione relativa a ogni dettaglio che appare in scena. D’altra par- in una vera battaglia. «In ogni caso non bisogna mai dimentica-
te, da diversi anni ormai le armi e le uniformi sono scansionate re che si tratta pur sempre di uno svago» conclude Keirsey. «Es-
e ricreate meticolosamente negli “sparatutto”, incluse le detona- sere feriti in un videogame è fin troppo indolore e per avvicinar-
zioni registrate e poi riprodotte durante le battaglie, e gli edifi- si anche solo di poco alla realtà bisognerebbe che il giocatore su-
ci si sbriciolano sotto i colpi dei proiettili, con un feeling da do- bisse una scossa elettrica a ogni colpo ricevuto».
cumentario di guerra. Tra i fan di questo videogame c’è chi la pensa come il colon-
Piaccii ono anc c he ai so o l dati all fronte e . «Benché nello e ha chiesto a gran voce quantomeno l’inserimento di una
quest’anno la trama sia di pura fantasia» spiega il colonnello modalità di gioco di realismo (quasi) assoluto: affidare al gioca-
Keirsey «i veterani apprezzano questo genere di giochi perché è tore una sola vita virtuale, senza la possibilità di poter rinasce-
un modo di ricordare ai più giovani il sacrificio dei soldati in tut- re, fa tremare i polsi anche se tra le mani si stringe un joypad e
ti i conflitti». E gli uomini in missione come la prendono? «So- non un vero fucile. 
no stato in Iraq e li ho visti: finivano un turno e poi giocavano a Marco Consoli

S 77
WARS TRUPPE D’ÉLITE
I PARACADUTISTI
A cura di Stefano Rossi
S. ROSSI (10)

ifficilmente i soldati d’élite


appaiono così poco marziali
durante le operazioni come
i paracadutisti israeliani, ma
nessuno è così motivato come gli “tzan-
hanim” (“parà”, in ebraico); ben pochi
PRONTI A TUTTO
1967, parà su un mezzo blindato
soldati al mondo infatti hanno visto co- durante la Guerra dei sei giorni.
sì tante azioni e giocato una parte effetti- A sinistra, addestramento al
vamente cruciale per la sopravvivenza del rappelling (discesa veloce da un
proprio Paese come loro, sempre in pri- elicottero).
ma linea in tutte le guerre d’Israele e per
questo molto amati dalla popolazione. ne. Nel 1954 Moshe Dayan riunì i parà e i cio di guerra della loro storia – durante
I primi gruppi di parà combattenti sot- commandos dell’Unità 101 (specializza- l’ Operazione Kadesh , nella Guerra del
to la stella di Davide nacquero già nel ta in assalti e colpi di mano, raid nottur- Sinai del 1956. Occupando il passo di
1948, durante la Guerra d’indipenden- ni e di rappresaglia) nel primo dei reggi-
Ariel Sharon Generale dell’esercito già a 28 anni (è nato nel
za. Erano un centinaio: soldati addestra- menti paracadutisti (dal nome di 890°) 1928), comandante negli Anni ’50 dell’unità 101, una forza
ti in vari Paesi, ex partigiani o sopravvis- che poi avrebbe dato vita alla Brigata 202. speciale dell’esercito creata per reagire con rappresaglie agli
suti all’Olocausto, o ancora semplici civi- Li g uidav va Sha a ron.. Con questa attacchi terroristici sul suolo di Israele, fu un controverso mi-
nistro della Difesa durante la strage di palestinesi nei campi di
li; dopo qualche lancio con l’unico aereo unità, al comando di Ariel Sharon i pa- Sabra e Chatila (Libano), a opera di falangisti libanesi. Divenuto
disponibile e un duro addestramento, si rà compirono la prima loro azione su lar- primo ministro nel 2001, è stato destituito dalla carica a segui-
guadagnarono subito ottima reputazio- ga scala – effettuando anche l’unico lan- to di un ictus che dal 2006 lo ha ridotto in stato vegetativo.

1967, parà delle Tzahal entrano a Gerusalemme 1956, Operazione Kadesh, si preparano
conquistata durante la Guerra dei sei giorni. i materiali per il lancio al passo di Mitla.

78 S
ISRAELIANI

SEGNI DISTINTIVI
D sinistra in senso orario,
Da
ffreg
egio
gio dei commandos
fregio
p tisti, pistola
paracadutisti,
m
mitragliatrice UZI,ZI, cal. 9, per
m
molto tempo arma standard dard dei
p
parà israeliani, e distintivo delle
ttruppe paracadutiste delle IDF.

le Sayeret (compagnie di ri- da Israele: sbarcati da quat-


cognizione), che portarono a tro C-130 Hercules, liberaro-
termine parecchi raid, anche in no 102
10 ostaggi israeliani (a bor-
funzione anti-guerriglia. do di un
u aereo Air France dirotta-
Da Suez a Ente ebbe. La Guerra to) dalle mani
m di terroristi (due pale-
dello Yom Kippur del 1973 li vide impe
impe- stinesi e due tedeschi) e del connivente
gnati nei combattimenti dell’Operazione dittatore ugandese Idi Amin.
Gazzella, l’attacco per superare il canale Dopo ampliamenti e contrazioni di or-
di Suez, dove poi respinsero duramente ganico, oggi i parà delle IDF, che man-
il contrattacco egiziano. Nel 1982 furo- tengono un costante addestramento ai
no ancora in prima linea nell’invasione massimi livelli, sono inquadrati in una
del Libano, liberando Sidone dai guerri- divisione (la 98a), con due brigate di ri-
Mitla, punto di accesso al Sinai, dimo- glieri dell’OLP; e così fino a oggi. servisti (55a e 623a) e una attiva (35a), che
strarono tutta la loro determinazione. Ma forse, in assoluto, i parà delle Tza- comprende 3 battaglioni di paracadutisti
Cresciuti in organico, furono ancora hal acquisirono fama mondiale nel luglio (dai numeri dei famosi reparti del passa-
in azione nel 1967 durante la Guerra dei del 1976 con l’ Operazione Thunderbolt , to: 101, 202, 890), uno di truppe speciali
sei giorni, quando conquistarono Geru- il fulmineo raid sull’aeroporto di Enteb- (5135°), più varie compagnie di appoggio
salemme combattendo di casa in casa. È be in Uganda, a più di 4mila chilometri tattico e logistico. 
di quel periodo anche la formazione del-
Tzahal o IDF Forze di difesa di Israele (in ebraico traslitterato, Thunderbolt Poi soprannominata Operazione Yonatan, dal
Kadesh Nome in codice dell’invasione israeliana del Sinai che “Tzva HaHagana LeYisra’el”, spesso chiamate semplicemente nome del tenente colonnello Yonatan Netanyahu (fratello
doveva fornire il pretesto agli anglo-francesi per intervenire sul Tzahal) anche note con il loro acronimo in inglese IDF (Israel maggiore dell’attuale primo ministro Benjamin Netanyahu),
canale di Suez, nazionalizzato dagli egiziani. defense forces). comandante della missione, che cadde proprio a Entebbe.

Ufficiali paracadutisti israeliani, cartina alla mano, Anni ‘80, Medevac (ovvero, medical evacuation): 1982, parà in un centro abitato
pianificano una nuova missione. evacuazione veloce di un ferito con l’elicottero. libanese durante l’invasione.

S 79
PARTE 2
LA PISTOLA
A cura di Stefano Rossi

fine ’800, l’avvento della cartuc- piuttosto delicata oltre che ingombran- Altre inn novaz z ioni. L’evoluzione
cia a bossolo con polvere sen- te, ma mostrò fin da subito la potenzia- di queste armi nel secondo dopoguerra
za fumo aprì la strada al funzio- lità di queste armi per scopi militari. Già è legata soprattutto alla capacità di fuo-
namento semiautomatico e automati- durante la Prima guerra mondiale le pi- co (i caricatori bifilari odierni contengo-
co delle armi, sfruttando i gas combusti. stole automatiche affiancarono i revolver no molti più colpi), alla sicurezza e al-
Nei primi studi si tentò di applicare gli in mano ai soldati, che con questi nuovi la leggerezza, dovuta all’evoluzione dei
stessi principi anche alle pistole, ma date modelli potevano contare su maggiori materiali. Un esempio è la Glock 17, che
le dimensioni la cosa risultò complicata. capacità di fuoco, celerità di tiro e preci- ha ben 3 sicure (di cui 2 interne), il fusto
Se già nel 1863 vi furono realizzazioni in sione, oltre che su un minor ingombro. in polimeri, che permettono leggerezza
tal senso, la prima pistola semiautomati- Tra le più famose e affidabili vi era la Colt e resistenza a corrosione, e il caricatore
ca ad avere un successo produttivo fu la mod. 1911, progettata da Browning, che da 17 colpi. L’arma è attualmente in do-
Borchardt C93, costruita nel 1893. L’ar- utilizzava un otturatore scarrellante , si- tazione alle forze militari di più di 20 Pa-
ma, basata su un voluminoso otturatore stema poi tra i più diffusi. esi, tra cui Finlandia, Svezia e Norvegia
a ginocchiera (che poi ispirò la Luger) era che la prediligono per la sua affidabilità
Automatico Mentre il sistema di scatto della semiautomatica
consente di sparare un solo colpo per ogni pressione del alle temperature estreme.
Semiautomatico Si spara una pallottola per ogni pressione con-
secutiva sul grilletto. Con l’arma semiautomatica non occorre grilletto, l’arma automatica (per es. la pistola mitragliatrice),
tragliatrice),
continua a sparare fino a che non si rilascia il grilletto. Otturatore scarrellante
scarrella Meccanismo per il quale il carrello ar-
ricaricare a mano la munizione successiva, come con le rivoltelle. retrando espelle il bo
bossolo vuoto e arma il cane, poi, tornando
Premuto il grilletto e fatto fuoco, si ottengono l’espulsione del in posizio
posizione, spinge un nuovo colpo in camera e
bossolo e l’inserimento di una nuova cartuccia con conseguente riporta in
i chiusura l’otturatore.
riarmo del percussore. L’arma è così pronta di nuovo al tiro.

FU LA PRIMA LUNGA FAMA


Borchardt C93 cal. 7,63 mm. Colt Government mod. 1911 A1,
Ideata dall’americano Hugo cal. 45 ACP. Nata nel 1926,
Borchardt e costruita dalla è il miglioramento della
Löwe tedesca, poteva essere Colt mod. 1911 ed è stata in
dotata di un calciolo in legno dotazione ai soldati americani
per essere usata come carabina. fino ai passati Anni ’80.

DEBUTTO ITALIANO VERSATILE


Glisenti mod. 1910. In cal. Glock 19 in cal. 9 mm x 19.
“9 mm Glisenti”, fu di fatto la È la versione compatta della
prima pistola semiautomatica Glock 17 (di cui esiste anche
in dotazione agli ufficiali del una versione con tiro a raffica,
D.TUROTTI (4)

Regio esercito italiano. la Glock 18, per forze speciali).

80 S
WARS LIVING HISTORY
LE BANDE NERE
A cura di Camillo Balossini

ALL’ARMI
Da sinistra, abito
e copricapo
delle Bande
Nere secondo
la ritrattistica
rinascimentale,
allenamento alla
scherma, guanto
d’arme e manica
dell’impugnatura
di una spada.
Sotto, le Bande
Nere all’assalto.

C. BALOSSINI (5)
iccole tende per la truppa si alter- in un film, anche grazie alle tecniche di
nano a padiglioni più importan- combattimento che la compagnia mo-
ti per gli ufficiali e per le funzio- stra di saper conoscere bene e all’impe-
ni di coordinamento; all’interno di alcu- gno profuso nella realizzazione di abiti
ne di esse si scorgono interni curati per ed equipaggiamenti, alla foggia delle ar-
rendere l’idea di come potesse essere or- mi, alla decorazione degli stendardi con
ganizzato all’interno del campo merce- tecniche e parametri dell’epoca e persi-
nario un alloggio o quello che oggi chia- no alla riscoperta di gusti e aromi antichi
meremmo l’ufficio contabilità. Questo è per un rancio il più possibile filologico. dati più che unità di fanteria erano caval-
l’ambiente in cui si muovono, perfetta- Famm a impperitu ura. Il resto lo fa la leggeri da breccia, mobili ma armati pe-
mente a loro agio, i reenactor dell’Asso- reputazione storica acquisita dal con- santemente. I loro abiti erano omogenei
ciazione compagnia Giovanni delle Ban- dottiero della famiglia Medici, quel Gio- nel colore perché il loro capo aveva avu-
de Nere, nata con lo scopo di portare un vanni delle Bande Nere, figlio di Ca- to l’intuizione, quando le uniformi anco-
frammento di storia italiana del XVI se- terina Sforza, che fu uno dei più no- ra non esistevano, di vestire i suoi tutti
colo di fronte al pubblico. Attraverso un ti capitani di ventura del Rinascimento. allo stesso modo per riconoscerli a colpo
accurato lavoro di ricostruzione basato Il nome della compagnia
p g lo si deve al fatto d’occhio e gguidarli sul campo
p di battaglia.
g
su fonti storiche, la compagnia dà voce che, dopo la morte di Giovanni de’ Medi- Altre caratteristiche tipiche dell’abito del-
e gesto a personaggi di un’epoca passa- ci (questo era il suo vero nome), le truppe le Bande Nere sono il cappello all’italiana
ta che rimane nell’immaginario roman- avevano preso il lutto, cambiando in scuri o “alla lanza”, la manica tagliata a mostra-
tico collettivo.
ll Duelli,
ll scontri e scher-
h i colori
l accesi delle
d ll lloro insegne e indos-
d re la
l camicia e ill calzone
l comodod per es-
maglie all’arma bianca rivivono comee sando “bande” (tracolle) nere. Questi sol- sere più rapidii nei movimenti. 

• •
WEB
www.compagniabandenere.it
www.facebook.com/
groups/222779145005/?fref=ts
• •

S 81
WARS RECENSIONI
VISTI E LETTI Gruner+Jahr/Mondadori S.p.A.
Via Battistotti Sassi, 11/a - 20133 Milano
Direttore responsabile Jacopo Loredan
SAGGISTICA ROMANZI Coordinamento Lidia Di Simone (caporedattore)
Art director Massimo Rivola (vicecaporedattore)
A cura della Libreria Militare A cura di Lidia Di Simone
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L’eroe di Poitiers Marco Casali (photo editor, vicecaporedattore),
e-mail: libmil@libreriamilitare.com Andrea Parlangeli (caporedattore centrale)
www.libreriamilitare.com di Bernard Cornwell Redazione Federica Ceccherini, Marta Erba,
C’è anche la caccia alla re- Irene Merli (caposervizio), Giuliana Rotondi,
La prima crociata liquia – che potrebbe aiu- Paola Panigas, Anita Rubini
di Peter Frankopan tare a vincere – in questo Photo editor
romanzo ambientato nel Patrizia De Luca (caposervizio), Rossana Caccini
Un’originale interpre- Redazione grafica Katia Belli, Mariangela Corrias
1356, durante la Guerra dei
tazione della prima (vicecaporedattore), Barbara Larese, Vittorio Sacchi
cent’anni. Solo il decennio
crociata, finalmente (caposervizio)
prima gli inglesi del Prin-
non eurocentrica, vista Segretaria di redazione Marzia Vertua
cipe Nero hanno battuto i
nell’ottica dell’Impero francesi a Crécy, ma stavol- Hanno collaborato a questo numero
bizantino, già impegna- ta sono in difficoltà e forse Giorgio Albertini, Stefano Balossini,
to da decenni sui propri il talento militare del loro condottiero non basterà.
Gastone Breccia, Marco Consoli, Andrea Frediani,
confini. Le schermaglie Fernando Mazzoldi, Angelo Pirocchi, Stefano Rossi
Si dice, però, che una reliquia, la spada di San Pie-
e poi l’unione di intenti tro, porti in dono la vittoria a chi la possiede.
tra l’imperatore Alessio Senior Business Manager Emanuela Biano
Comneno e il papa Urbano II danno inizio a una Pagine 380, Longanesi, € 18,80 Business Manager Barbara Ferro
delle più affascinanti e controverse iniziative Direct Marketing & Digital Circulation
Development Manager Michela Lupi
dell’Occidente cristiano, raccontata vividamente
e con maestria. DVD Coordinamento Tecnico Valter Martin

Pagine 288, Mondadori, € 18 Ora X commandos invisibili


Un combat movie inedito in
Il massacro di Cefalonia Italia ci fa conoscere la san-
Amministratore delegato e Direttore generale
di Hermann Frank Meyer guinosa occupazione delle Fabienne Schwalbe
Filippine, quando all’inizio Publisher Magazine Elena Bottaro
Per la prima volta in del 1945 Manila, assediata
Italia viene pubblicata Direttore del personale, Affari legali e societari
dai giapponesi e conside- Francesca Castellano
un’opera che dà la ver- rata città aperta, fu liberata Direttore controllo di gestione Paolo Cescatti
sione tedesca, basata dagli americani. La scelta Chief Operating Officer Roberto De Melgazzi
su documenti ufficiali di Eddie Romero e Gerardo
e testimonianze, dei De Leon, che girarono il film Focus Storia Wars: Pubblicazione trimestrale registrata presso il
tragici fatti di Cefalonia, nel 1964, è di estremo realismo, un bianco e nero Tribunale di Milano, n. 162 del 31/03/2010. Tutti i diritti di proprietà
nell’ambito di una più letteraria e artistica sono riservati. Il materiale ricevuto e non
segnato dal ritmo ossessivo delle armi. richiesto (testi e fotografie), anche se non pubblicato, non sarà
completa storia della restituito.
1a Divisione da monta- Mosaico Media, in edizione limitata Direzione, redazione, amministrazione: Via Battistotti Sassi, 11/a
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Ricostruzione meticolosa (quasi 2mila le note)
APPUNTAMENTI
Stampa: Nuovo Istituto Italiano Arti Grafiche Arvato, via Zanica,
delle azioni di guerra, ma anche degli eccidi di 92 - 24126 Bergamo.
cui questa unità d’élite si rese protagonista. Distribuzione: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia s.r.l. -
20090 Segrate (Mi).
Pagine 492, Gaspari Edizioni, € 29 Al Museo della guerra Abbonamenti: 6 numeri € 28,30 + spese di spedizione. Non inviare
denaro. Per informazioni o per comunicare il cambio di indirizzo
telefonare esclusivamente ai numeri: 199/111999 (costo da telefono
fisso € 0,12 + Iva al minuto senza scatto alla risposta, costo da
La tomba degli imperi cellulare in funzione dell’operatore); fax 030/3198202. Il servizio
telefonico è in funzione da lunedì a venerdì dalle 8:30 alle 18:30.
di Gastone Breccia Oppure scrivere a: Press-Di Servizio Abbonamenti - Milano Oltre
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sua permanenza con il l’allestimento dedicato al conflitto sul fronte italo- fax 02/21622232; e-mail: abbonamenti@mondadori.it
contingente italiano, più austriaco. Restano ancora da sistemare altre tre L’editore è a disposizione degli eventuali detentori di diritti
orientati alla politica internazionale e alla dottrina sale, ma i motori si stanno scaldando. che non sia stato possibile rintracciare.
militare moderna. Museo storico italiano della guerra, Trento
Pagine 280, Mondadori, € 17,50 www.trentinograndeguerra.it Periodico associato alla FIEG Codice ISSN:
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