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N.

91 • SETTEMBRE 2016 • 4,50 E

CELTI
UN MONDO PERDUTO
DI MITI E DIVINITÀ

ELEZIONI

- POSTE ITALIANE S.P.A SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1 COMMA 1, NE/VR
A ROMA
LE TESTIMONIANZE
NEI GRAFFITI DI POMPEI

FEDERICO II
LA LOTTA DEL RE SVEVO
CONTRO IL PAPATO

ISFAHAN

11,00 € - SVIZZERA C. TICINO CHF. 9,50- SVIZZERA CHF. 9,90


LA “METÀ DEL MONDO”
NELL’IRAN DEL XVII SEC.

IL MEMORIALE
PERIODICITÀ MENSILE
GERMANIA

DI NAPOLEONE
60091

772035 878008

L’ULTIMA BATTAGLIA POLITICA DELL’IMPERATORE


9
EDITORIALE

Napoleone è stato chiamato anche “l’imperatore


rivoluzionario” poiché volle salvaguardare quegli aspetti della
Rivoluzione – specie l’uguaglianza e la fraternità – che al termine di
quel periodo rischiavano di essere travolti dai tentativi di restaurazione
della monarchia. La sua azione di governo, dirigistica e centralizzante,
non lasciò grandi spazi alla libertà individuale, non ripeté le esperienze
di “governo del popolo”, ma volle trasportare nell’Ottocento gli
elementi di laicità, diritto alla proprietà, tolleranza e uguaglianza
politica e sociale che sarebbero stati alla base delle società moderne.
Ma il suo disegno era ancora più ampio. Come si legge nel suo
testamento politico, il Memoriale di Sant’Elena, Bonaparte intendeva
arrivare alla creazione di un’Europa «retta dai medesimi principi e dal
medesimo sistema», con un Codice europeo, un’Università europea e
perfino con una moneta unica. E, anche se in una misura e con modi
affatto differenti da quelli che egli si era proposto, questo obiettivo fu
poi lentamente raggiunto e non sotto il profilo politico-territoriale,
bensì culturale e sociale. Napoleone “esportò”
davvero nel resto dell’Europa – innanzitutto
salvaguardandoli nel suo Paese – i diritti
inalienabili dell’uomo e molte riforme sociali
nati dalla Rivoluzione, così come i principi del
suo Codice civile che si ritroveranno in quelli
di numerose nazioni, compresa la nostra.

GIORGIO RIVIECCIO
Direttore
N. 91 • SETTEMBRE 2016 • 4,50 E Licenciataria de
NATIONAL GEOGRAPHIC SOCIETY,
NATIONAL GEOGRAPHIC TELEVISION
CELTI
UN MONDO PERDUTO
DI MITI E DIVINITÀ Pubblicazione periodica mensile - Anno VII - n. 91 PRESIDENTE
ELEZIONI
A ROMA RICARDO RODRIGO
LE TESTIMONIANZE
CONSEJERO DELEGADO
EDITORE: RBA ITALIA SRL
NEI GRAFFITI DI POMPEI

FEDERICO II
ENRIQUE IGLESIAS
LA LOTTA DEL RE SVEVO
CONTRO IL PAPATO Via Roberto Lepetit 8/10 DIRECTORAS GENERALES
ISFAHAN
LA “METÀ DEL MONDO”
NELL’IRAN DEL XVII SEC.
20124 Milano ANA RODRIGO,
Direttore generale: STEFANO BISATTI MARI CARMEN CORONAS

IL MEMORIALE Direttore responsabile: GIORGIO RIVIECCIO


DI NAPOLEONE
L’ULTIMA BATTAGLIA POLITICA DELL’IMPERATORE
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seconda edizione natura. La bisessualità dell’Accademia Autore di: Storie Autrice di: Da Figline a INTERNATIONAL PUBLISHING
del Thesaurus Linguae nel mondo antico, Nazionale dei Lincei globali. Persone, merci Gerusalemme. Viaggio YULIA PETROSSIAN BOYLE Senior Vice
Etruscae, Fabrizio Serra Rizzoli - L’ambiguo Autore di: Ebla, un e idee in movimento del prete Michele in President, ROSS GOLDBERG Vice President of
editore malanno. Condizione e impero ritrovato, Celti e Germani. Egitto e in Terrasanta Strategic Development, ARIEL DEIACO-LOHR,
Autore di: Le iscrizioni immagine della donna Einaudi Storia dell’Arte L’europa e i suoi (1489-1490), Viella KELLY HOOVER, DIANA JAKSIC,
bilingui etrusco-latine, nel mondo greco e dell’Oriente Antico, antenati Encyclomedia Editore Caccia alle JENNIFER JONES, JENNIFER LIU,
Olschki romano, Feltrinelli Electa Mondadori Publishers streghe, Salerno Editrice LEIGH MITNICK, ROSANNA STELLA

4 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


LA MOSCHEA DELLO SCIÀ. Situata
a un’estremità dell’immensa piazza
Naqsh-e jahan di Isfahan, fu eretta
da Abbas I il Grande nel XVII secolo.

Grandi storie Rubriche


7 ATTUALITÀ
22 Il mondo perduto dei celti
Grazie al calderone di Gundestrup ci sono giunte straordinarie
10 PERSONAGGI STRAORDINARI
rappresentazioni di miti e divinità di questi popoli. DI ANTONIO AGUILERA Gilles de Rais, assassino
seriale dell’era feudale
Il nobile bretone del XV secolo
32 Le elezioni a Pompei fu accusato dell’assassinio
I cartelli elettorali dipinti sulle case sono una preziosa testimonianza di centinaia di bambini.
dello svolgimento delle campagne elettorali in età romana. DI F. LILLO REDONET
14 L’EVENTO STORICO
44 Federico II Il piano di «estinzione»
dei gitani
Il sovrano che rese la Sicilia la capitale morale del Mediterraneo ingaggiò Nel 1749 in Spagna fu attuato
con i pontefici una lotta lunga e aspra. DI MARINA MONTESANO un piano per l’eliminazione
della «malvagia razza».
58 Il Periodo Caldo Medievale
18 VITA QUOTIDIANA
Il clima caldo e secco che l’Europa conobbe intorno all’anno Mille favorì
l’agricoltura, lo sviluppo demografico e l’urbanizzazione. DI A. ALBEROLA
Spionaggio e codici
segreti nell’antichità
Già a metà del I millennio a.C.
72 La morte di Francisco Pizarro si svilupparono metodi ingegnosi
Il conquistatore del Perú fu assassinato nella sua casa di Lima per trasmettere messaggi.
da un gruppo di cospiratori. DI J. M. GONZÁLEZ OCHOA
106 GRANDI SCOPERTE
82 Isfahan, la perla dell’Iran safavide Alesia, l’ultima difesa
dei galli
Abbas I il Grande la volle come capitale e la abbellì La scoperta dei probabili
con moschee, palazzi e giardini. DI EMILIO GONZÁLEZ FERRÍN resti della città in cui Giulio
Cesare sconfisse
94 Il memoriale di Napoleone Vercingetorige.
Dal suo ultimo esilio, dettando i suoi ricordi, l’imperatore 110 LIBRI E MOSTRE
proseguì la sua battaglia politica. DI LUIGI MASCILLI MIGLIORINI
112 ITINERARI
LO STEMMA NAPOLEONICO RIPRODOTTO SULL’ELSA DI UNA SPADA. 114 PROSSIMO NUMERO
AT T UA L I T À

GLI SCHELETRI RICOMPOSTI


SU BARELLE DISPOSTE
PER LO STUDIO IN UNA SALA
DEL MUNICIPIO DI YORK.

YORK ARCHAEOLOGICAL TRUST


YORK ARCHAEOLOGICAL TRUST

UNO DEI CORPI DI YORK


AL MOMENTO DELLA
SCOPERTA, CON LA TESTA
COLLOCATA A LATO.

BRITANNIA ROMANA

L’enigma degli uomini


decapitati di York
I resti di ottanta uomini, molti dei quali decapitati, hanno rivelato indizi
YORK OSTEOARCHAEOLOGY LTD

PER RAGIONI che


sui movimenti migratori avvenuti all’interno dell’Impero romano

I
ancora non sono
chiarite, quasi n Inghilterra, tra il 2004 e mentre gli altri sembravano rivelato che visse nella valle
la metà degli il 2005, durante uno scavo provenire da qualche località del Nilo o in una zona del
scheletri rinvenuti archeologico in un cimi- situata nell’Est dell’Europa. Vicino Oriente.
nell’antico cimitero tero dell’antica città ro- Inoltre, uno scheletro
di Eboracum furono mana di Eboracum, l’attuale Erano gladiatori? presenta segni di morsi, il
decapitati, come
mostra il taglio di York, sono stati scoperti gli Sono stati recentemen- che potrebbe indicare che
questa vertebra del scheletri di ottanta uomi- te pubblicati nuovi risul- si trattava di un gladiato-
collo, e sepolti con la ni; la metà di questi erano tati che rivelano altri dati re morto durante una lot-
loro testa collocata stati decapitati. Il mistero sull’origine dei corpi. L’ana- ta contro le belve. Poiché a
di lato. Tutti i corpi di chi fossero queste per- lisi del DNA di sette indivi- Eboracum si insediò un’im-
erano di giovani sone e delle ragioni per cui dui mostra che sei di questi portante guarnigione roma-
uomini, di meno fossero state decapitate si è provenivano dal Galles, ma na, alcuni corpi potrebbero
di 45 anni, più alti
della media, il che mantenuto da allora, anche il settimo presenta coinci- essere di legionari. Ma an-
suggerisce che si dopo che nel 2010 i ricer- denze genetiche con gli at- cora non si è ottenuta una
potesse trattare di catori hanno scoperto che, tuali abitanti della Palestina spiegazione a proposito del
soldati o gladiatori. di 18 scheletri esaminati, e dell’Arabia Saudita, e gli fatto che tanti corpi siano
solo cinque erano di York, studi effettuati sui denti ha stati decapitati.

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 7


AT T UA L I T À
QI QI / IMAGINECHINA VIA AP IMAGES / GTRES

L’INTERNO
della tomba del
marchese di Haihun
durante lo scavo
del dicembre 2015.

ESTREMO ORIENTE

Il tesoro d’oro e di giada


dell’imperatore cinese
Lo scavo di un sepolcro della dinastia Han occidentale ha portato
alla luce un eccezionale corredo funebre in oro, bronzo e ferro
QI QI / IMAGINECHINA VIA AP IMAGES / GTRES

C
inque anni fa è sollevare il coperchio del- principesche e una fossa
FRA GLI OGGETTI stata scoperta a la bara esterna. Fra que- dove venivano seppelliti i
scoperti nella Haihunhou, vi- sta e la bara interna sono cavalli e i carri dei nobili lì
tomba di Liu He cino alla città ci- stati rinvenuti numerosi sepolti, sono stati trovati
sono stati rinvenuti nese di Nanchang, la tom- pezzi di giada, oro e legno diversi pezzi di grande va-
numerosi pezzi di
giada, finemente ba di Liu He, marchese di laccato e decorato a foglia lore: un ritratto di Confucio,
lavorati, come Haihun, un nobile che era d’oro. Sotto un letto, nel- quasi tremila tavolette in
ciondoli e altri monili. nipote dell’imperatore Wu la camera principale della legno, più di diecimila og-
Durante la dinastia (156-87 a.C.), della dinastia tomba, sono state trovate getti d’oro, bronzo e ferro,
Han la giada, per la Han occidentale. Nell’anno tre casse in legno ricolme di dieci tonnellate di mone-
sua caratteristica 74 a.C. Liu He occupò il tro- monete d’oro, ognuna delle te di bronzo, recipienti di
traslucidità e la sua no cinese per soli 27 giorni, quali pesa 250 grammi, e di bronzo per cuocere le casta-
bellezza, era associata
all’immortalità finché fu deposto. lingotti d’oro, ciascuno dei gne e per distillare il vino,
dell’anima e per Recentemente gli archeo- quali ha un peso compreso lampade di bronzo a forma
questo si trova spesso logi hanno potuto avere ac- fra i 40 e i 250 grammi. di oca, una scacchiera, al-
in contesti funebri. cesso alla camera funeraria In tutto il sito, che com- cuni strumenti musicali e
del marchese di Haihun e prende altre sette tombe figurine in terracotta.

8 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


PERSONAGGI STRAORDINARI

Gilles de Rais, assassino


seriale dell’era feudale
Il processo contro questo nobile, amico di Giovanna d’Arco, rivelò che negli anni decine
di bambini erano stati sequestrati e portati nei suoi castelli, dove venivano torturati e uccisi

G
illes Montmorency-La- regione, che consideravano la guerra
val, barone di Rais (o come qualcosa di intrinseco al loro
Il temuto Retz), nacque nel set- modo di vivere, una specie di svago
signore tembre del 1404 nel dell’aristocrazia. Violento, audace e
castello di Champtocé, coraggioso, Gilles non si fermava di
di Bretagna una delle proprietà della sua potente fronte a niente. Aveva solo quindici
1404 e ricca famiglia, proprietaria di estesi anni quando, praticando la scherma,
domini nel sud della Bretagna. A un- fece la sua prima vittima, un giovane il
Nasce Gilles de Rais nel dici anni di età vide morire suo padre cui corpo ferito e sanguinante esercitò
castello di Champtocé,
figlio di Guy II de Laval e sventrato dalle zanne di un cinghiale, su di lui una strana attrazione.
di Marie de Craon, grandi che lo aveva attaccato mentre era a
nobili di Francia. caccia in un bosco. Paladino della Donzella
L’immagine del genitore moribondo Nonostante le tendenze omosessuali
1429 con il ventre squarciato, agonizzante che presto si risvegliarono in lui, a 17
e sanguinante, colpì notevolmente il anni violentò Catherine de Thouars,
Il re di Francia reclama
i suoi servizi per liberare giovane, e probabilmente gli creò un una giovane ereditiera con cui si sposò
Orléans dall’assedio trauma che lo accompagnò per tutta lo stesso giorno, ignorando il rifiu-
degli inglesi. Lì conosce la sua tormentata vita. Fu quindi af- to della sua famiglia. Non contento,
Giovanna d’Arco.
fidato alle cure del nonno materno, catturò sua suocera, che non liberò
Juan de Craon, un nobile duro e sadico finché lei non gli concesse alcuni ca-
1433 che trattava i suoi servi con estre- stelli. Dovette attendere sette anni per
Primi casi di sparizione ma crudeltà. Educato come i rampolli avere un erede, la sua unica figlia, che
di bambini nei feudi di dell’aristocrazia francese, il giovane presto abbandonò con sua moglie. Non
Gilles de Rais. Non verrà Gilles si comportava in modo egoista, si sarebbe mai più preoccupato di loro.
mai denunciato dai loro
genitori per paura. presuntuoso e capriccioso. Come cavaliere del duca di Breta-
A quattordici anni fu nominato ca- gna, Gilles de Rais si distinse per l’e-
valiere ed entrò a servizio del duca Gio- nergia e la ferocia con cui affrontava
1439 vanni V di Bretagna: questo lo portò i combattimenti: si batteva con tale
Con l’ex monaco a partecipare ai impeto che i suoi compagni d’armi lo
occultista di Arezzo conflitti armati paragonavano ai vichinghi dei tempi
Francesco Prelati,
compie riti in cui viene fra i nobili di al- passati. Nel 1429, la fama di guerriero
invocato il diavolo. to lignaggio della feroce precedeva il barone de Rais, e

1440
Gilles de Rais viene
Gilles de Rais pianse amaramente
incarcerato e giudicato. sulle ceneri di Giovanna d’Arco,
Dopo la confessione,
l’esecuzione ha luogo che non fece in tempo a salvare
nella città di Nantes.
GIOVANNA D’ARCO. MINIATURA. XV SECOLO. ARCHIVI NAZIONALI, PARIGI.
ORONOZ / ALBUM

10 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


MOSTRO
INFANTILE
E SELVAGGIO
L’OSCURA PSICOLOGIA di Gilles
de Rais è stata interpretata in
diversi modi. Il saggista Ge-
orges Bataille, per esempio,
azzardò: «La mostruosità di
Gilles de Rais è essenzialmen-
te infantile [...] È un bambino
alla maniera dei selvaggi. Lo è
come il cannibale o, più esatta-
mente, come uno di quegli an-
tichi germanici che non erano
governati dalle convenzioni ci-
vili. Era come i giovani guerrieri
che, dopo la loro iniziazione, si
distinguevano volontariamen-
te per una ferocia bestiale: non
conoscevano alcuna regola né
limite. Nella loro furia estatica,
erano presi per fiere, per orsi
furiosi, per lupi».
GILLES DE RAIS. RITRATTO IDEALIZZATO DEL
PERSONAGGIO VESTITO CON L’ARMATURA. 1834.
GRANDE TRIANON, VERSAILLES.

AKG / ALBUM

il re di Francia reclamò i suoi servizi seguenti restò al fianco di Giovanna all’eredità familiare i beni ottenuti
militari per liberare la città di Orléans, e le salvò anche la vita durante una in guerra.Ritiratosi nei suoi domini
assediata dagli inglesi da ormai vari scaramuccia alle porte di Parigi. Cercò bretoni, il barone de Rais condusse
mesi. Quando vi arrivò, al comando di liberarla quando fu catturata e con- una vita di lusso e sprechi. Celebrava
di un gruppo di soldati, Gilles de Rais dannata per stregoneria ed eresia dagli sontuosi banchetti e organizzò anche
incontrò Giovanna d’Arco, la giovane inglesi a Rouen, ma non fece in tempo. una favolosa festa nel maggio del 1435,
che affermava di essere stata scelta da Le cronache raccontano che pianse in cui venne ricreata la liberazione di
Dio per liberare la Francia dal giogo tutte le sue lacrime sulle sue ceneri. Orléans del 1429 e che gli costò l’esor-
straniero. Il cavaliere rimase imme- In seguito proseguì la lotta contro gli bitante cifra di 80.000 corone. Per far
diatamente affascinato dalla ragazza. inglesi, ma nel 1434 cadde in disgrazia fronte a queste spese vendette il suo
Entrambi capeggiarono l’eserci- il cancelliere La Tremoille, suo grande patrimonio, in contrasto con l’opinione
to che in appena otto giorni liberò protettore alla corte di Francia, e Gilles della famiglia.
dall’assedio Orléans, dove entrarono perse il suo titolo di maresciallo. Inoltre, affascinato dalla magia e
trionfanti e acclamati dal popolo. No- Tuttavia al tempo la sua fortuna dall’alchimia, riunì nel suo castello di
minato maresciallo di Francia, nei mesi era considerevole, poiché sommava Tiffauges maghi, negromanti, stregoni,

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 11


PERSONAGGI STRAORDINARI
ROMAIN CINTRACT / AGE FOTOSTOCK

CASTELLO DI POUZAUGES.
La fortezza, in Vandea, apparteneva
alla famiglia di Catherine de
Thouars, moglie di Gilles de Rais,
che la donò a sua figlia in dote.

satanisti e alchimisti, con cui si riuniva Questi dettagli della“vita segreta”di È quest’ultima accusa ad aver creato
per cercare di scoprire la pietra filoso- Gilles de Rais si conoscono per via del l’immagine di Gilles de Rais di crimi-
fale. Lì invocava il diavolo e celebrava processo a cui fu sottoposto nel 1440, nale spietato, di assassino seriale. In
cerimonie sataniche, firmando patti dopo essere stato arrestato per ordine effetti, diversi testimoni convocati di
con il suo stesso sangue. L’ultimo dei del vescovo di Nantes. L’accusa non si fronte al tribunale, umili contadini dei
maghi che portò nella sua dimora fu limitava alla pratica della stregoneria: domini del barone de Rais, dichiara-
l’ex monaco e occultista aretino Fran- si parlava anche di eresia, di violazione rono che i loro figli, di età compresa
cesco Prelati, un imbroglione che gli dell’immunità della Chiesa, di sodomia fra gli 8 e i 14 anni, erano spariti da un
consigliò di vendersi al diavolo. e di assassinio di bambini. giorno all’altro, mentre stavano sorve-
gliando il bestiame o lavoravano come
apprendisti o si prendevano cura di un
fratello più piccolo a casa.

BARBABLÙ Il castello degli orrori


I genitori avevano sospettato sin dal
LA STORIA di Gilles de Rais viene confusa primo momento di Gilles de Rais, ma
con quella di un personaggio di fantasia, non si erano azzardati a protestare, tale
Barbablù, che uccise le sue sei mogli e ne era la paura che incuteva. Nel corso di
nascose i cadaveri nei sotterranei del suo sette anni si verificarono decine di
castello. La settima, dopo aver scoperto i sparizioni: 140, secondo alcune di-
suoi crimini, si salvò grazie all’intervento chiarazioni rese.
dei due fratelli, che uccisero l’assassino. Lo stesso Gilles de Rais e i suoi se-
BARBABLÙ. ILLUSTRAZIONE DEL RACCONTO DI PERRAULT. 1867. guaci confessarono durante il processo
ciò che accadeva con i bambini all’in-
GRANGER / ALBUM

12 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


CONFESSIONE RIPRODUZIONE della stanza in cui
Gilles de Rais commetteva i suoi
TOTALE crimini. Incisione del XIX secolo.

AL PROCESSO, la confessione
di Gilles de Rais fu riportata in
questo modo: «Baciava i bam-
bini morti e contemplava quelli
che avevano teste e membra
più belle e dopo aver sventrato
crudelmente i loro corpi si de-
liziava osservandone gli organi
interni: spesso si sedeva sul
loro ventre e godeva nel vederli
morire e rideva con
i citati Corrillaut ed
Henriet, poi li fa-
ceva bruciare e
trasformava i
loro cadaveri
in cenere per i
citati Corrillaut
ed Henriet».

WHITE IMAGES / SCALA, FIRENZE


ESECUZIONE DI
GILLES DE RAIS.
STAMPA DEL XIX
SCALA, FIRENZE

SECOLO.

terno dei suoi castelli. Il barone aveva bruciavano il cadavere nel camino. Si L’atteggiamento che ebbe ne-
dei sicari incaricati del loro sequestro, disse anche che, temendo un’indagine, gli ultimi mesi di vita fu strano.
che selezionavano quelli che erano Gilles de Rais abbia ordinato di bru- Nel settembre del 1440, quando una
«belli come un angelo». ciare i resti di 40 bambini nella torre delegazione inviata dal vescovo di
La vittima veniva rinchiusa in una del castello di Machecoul. Nantes si presentò alle porte del ca-
stanza speciale dei castelli di Tiffau- stello di Machecoul, Gilles si conse-
ges, Machecoul o La Suze. Lì, il barone Espiazione e morte gnò senza opporre resistenza alcuna.
iniziava sottoponendo i bambini a una Alcuni autori hanno messo in dubbio Al processo, dopo aver riconosciuto
specie di strangolamento per evitare la veridicità di queste dichiarazio- tutti gli atti che gli furono imputati,
che strillassero: «Li sollevava con una ni sostenendo che facevano parte di dichiarò come ultima giustificazione
mano e poi li teneva sospesi per il collo, un processo politico, simile a quello di aver agito in quel modo perché era
con nodi e corde, nella sua stanza, a un organizzato pochi anni prima contro scritto nelle stelle. La sua condizione
appendiabiti e a un gancio». Li libera- Giovanna d’Arco. di pari di Francia non servì a salvarlo.
va per violentarli e poi li uccideva, lui Un tribunale deciso a condannare Il 26 ottobre del 1440 fu impiccato nel
stesso o per mano dei suoi servitori, il barone avrebbe raccolto le accuse di prato della Madeleine, in prossimità
decapitandoli o percuotendoli. pratiche demoniache, eresia e sodomia di Nantes. I suoi resti, parzialmente
Uno dei servitori di Gilles de Rais per ottenere una condanna a morte bruciati, vennero sepolti nella chiesa
dichiarò anche che egli provava «più esemplare. La minaccia della tortu- dei Carmelitani della stessa città.
piacere assassinando i bambini, ve- ra sarebbe anche servita affinché lo JOSÉ LUIS CORRAL
dendo separarsi le loro teste e le loro stesso Gilles confessasse. Tuttavia, la UNIVERSITÀ DI SARAGOZZA

membra e come si indebolivano e scor- maggior parte dei biografi, anche i più
reva il loro sangue, che incontrandoli recenti, tende a credere che l’accusato Per Il processo di Gilles de Rais
saperne Georges Bataille.
carnalmente». Poi cadeva addormen- abbia commesso almeno una parte dei di più Guanda, Parma, 2010.
tato. I servitori pulivano la stanza e crimini imputati.

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 13


L’EVENTO STORICO

Il piano di «estinzione»
dei gitani del 1749
Dopo la prima persecuzione nel 1499, nel XVIII secolo fu attuato un piano per eliminare
la «malvagia razza» impedendole di procreare, ma la resistenza delle vittime lo fece fallire

S
in dal loro arrivo in Spagna i «buoni» gitani, integrati nella società, «separare uomini e donne per impedire
nel XV secolo, provenien- e i «malvagi», nomadi che venivano la procreazione». Evitando che i gitani
ti dall’Asia centrale, i gitani sempre accusati di furti e malaffare. avessero figli, credeva il marchese, la
furono oggetto di un rifiu- Nel XVIII secolo, Filippo V rinnovò «malvagia razza» si sarebbe estinta in
to generalizzato. La Spagna le vecchie prammatiche repressive pochi anni. Per questo, Ensenada pen-
dell’ortodossia non ammetteva le loro (1717), ma trent’anni dopo il marchese sò di arrestare tutti i gitani e confinarli
abitudini e la loro lingua e già i Re Cat- de Ensenada, principale ministro di in centri separati in base al sesso.
tolici, nel 1499, stabilirono dure pene Ferdinando VI, ritenne che quelle mi-
contro di loro, compresa l’espulsione sure si fossero rivelate insufficienti e Il giorno più cupo
o addirittura la schiavitù per quelli che che quindi bisognasse attuare un piano Davanti a possibili scrupoli di coscien-
non avevano un domicilio fisso e un radicale: «L’estinzione dei gitani», co- za, il ministro tranquillizzò il re con l’a-
lavoro. Tutti i re venuti dopo emana- me lo chiamò egli stesso. Questa specie iuto del suo confessore, il gesuita Fran-
rono decreti e prammatiche simili, nei di «soluzione finale» non consisteva cisco de Rávago, che era convinto che
quali, tuttavia, si faceva distinzione tra nell’annientarli fisicamente, bensì nel Dio si sarebbe rallegrato «se il re fosse

14 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


L’EVENTO STORICO

IL MINISTRO

ORONOZ / ALBUM
NEMICO
DEI GITANI
ZENÓN DE SOMODEVILLA
(1702-1781), marchese de
Ensenada, ministro della
guerra, delle finanze, della
marina e delle Indie di Fer-
dinando VI, volle rafforzare
l’esercito e la marina du-
rante la Guerra di succes-
sione austriaca. Per questo
motivo ampliò gli arsenali
impiegando come mano-
dopera disoccupati, galeot-
ti e gitani. Fu l’ostinazione
di questi ultimi nel fuggire
FAMIGLIA GITANA durante e rifiutarsi di lavorare che
uno dei suoi spostamenti. gli fece concepire il piano
Il nomadismo dei gitani fu una di «estinzione» del 1749.
delle cause delle leggi contro
di loro. Achille Zo. XIX secolo. MARCHESE DE ENSENADA, DI J. M.
Musée Bonnat, Bayonne. GALVÁN. PALAZZO DEL SENATO, MADRID.

BRIDGEMAN / ACI

riuscito a estinguere quella gente». Il gitani nei centri riservati allo scopo: Dall’alba del giorno 31 furono cat-
governatore del Consiglio di Castiglia arsenali per gli uomini e case di mi- turati in tutta la Spagna circa 9000
e vescovo di Oviedo, Vázquez Tablada, sericordia per le donne, i bambini e gitani e gitane – secondo i calcoli fatti
assicurò che «non aveva obiezioni a gli anziani. Le istruzioni erano chiare: all’epoca –, che furono condotti nei
separare mogli e mariti». Attraverso il «La cattura deve avvenire lo stesso centri di detenzione previsti. Se con-
cardinal Valenti suo amico, Ensenada giorno alla stessa ora. Prima vanno tiamo quelli che vi erano già reclusi,
riuscì addirittura a ottenere che il papa individuati i punti di fuga per bloccarli la cifra dei gitani prigionieri arrivò
escludesse i gitani dal diritto di asilo con le truppe. Gli ufficiali incaricati a 12.000. Eppure, Ensenada dovette
in suolo sacro. del comando delle squadre devono riconoscere che «non si è riusciti a
Con tutto a favore, Ensenada diede essere scelti in base alla fiducia e alla imprigionarli tutti», ragione per cui il
il via al piano nel 1749. Dapprima or- riservatezza». Il Consiglio di Guerra ministro reiterò gli ordini con ancora
dinò agli intendenti di controllare «in inviò gli ordini affinché le missive ve- maggior accanimento: «In ogni luogo
quali villaggi sono [i gitani] e in quale nissero aperte nelle guarnigioni nello si proceda e ci si assicuri di catturare
numero». L’e- stesso giorno alla stessa ora. Quel gior- tutti quelli rimasti».
sercito avreb- no, il più cupo della storia dei gitani
be poi dovu- spagnoli, era il 30 luglio 1749; l’ora, Le ribellioni delle donne
to condurre i la mezzanotte. Le gitane, con i figli piccoli al seguito,
incinte o già anziane, percorsero a piedi
lunghe distanze per finire in case di
Le autorità fecero in modo misericordia. Il caso più straordinario
da obbligare i gitani ad avere fu quello delle oltre mille gitane con-
centrate a Malaga, nell’Alcazaba (citta-
domicilio fisso e lavoro stabile della), da dove partirono per mare verso
Tortosa e da lì alla loro destinazione
finale, la Real Casa de Misericordia di
ORONOZ / ALBUM

GITANO CHE TOSA UN ASINO. INCISIONE DEL XVIII SECOLO.

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 15


L’EVENTO STORICO

L’ALCAZABA DI MALAGA,
con i resti del teatro romano ai

JOSÉ LUCAS / AGE FOTOSTOCK


suoi piedi. Da qui partirono quasi
mille gitani andalusi verso la
destinazione finale di Saragozza.

Saragozza. La vecchia istituzione ara- La situazione a Saragozza si fece loro nude come vermi», diceva una
gonese, che aveva ricevuto denaro dal esplosiva sin dal primo giorno. Le gi- relazione –, non potevano portarle in
marchese per i lavori di ampliamento tane scappavano in continuazione; chiesa a sentire messa, e il vicario non
necessari, acconsentì malvolentieri e alcune intrattenevano «affari illeciti» poteva insegnare loro il catechismo.
fu così che, in meno di un anno, nella attraverso fori praticati nei muri. Ma, Le gitane si burlavano dei direttori
casa finirono 653 gitane di Malaga – soprattutto, protestavano. Dal pri- della casa e dei facchini, persino del
molte erano morte durante il viaggio mo giorno distrussero gli abiti che sindaco, che era «stordito e istupidito,
e altre erano riuscite a fuggire –, che venivano loro consegnati, ruppero le come se esse lo avessero confuso». A
dovevano convivere con altre 170 gita- stoviglie e i mobili. Poiché circolava- complicare ulteriormente le cose, nel
ne incarcerate e con circa 500 poveri. no seminude – «la maggior parte di maggio del 1753 il medico diagnosticò
la sifilide a oltre cento gitane.
L’anno seguente l’epidemia si
ripresentò, «con la sola diffe-
renza che ha colpito quasi tutte
MINIMO DI TOLLERANZA contemporaneamente».

NELLA PRAMMATICA del 1783, Carlo III proibiva che Dalla protesta alla rivolta
i gitani fossero emarginati o vessati dal resto della Quanto agli uomini, il loro
popolazione, poiché «non provengono da radice atteggiamento ostile si sfogò
infetta». Tuttavia, dava loro un termine di 90 giorni sulle autorità degli arsenali. In
entro il quale lasciare la vita nomade, gli abiti e la quello di Cartagena non c’e-
«lingua o gergo», stabilirsi in un villaggio e trovare ra posto per i seicento uomi-
un lavoro, pena l’arresto e il processo. ni inviati e molti furono in-
catenati alle vecchie galere. A
ORONOZ / ALBUM

16 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


LA CUEVA DE LOS GITANOS.
Come vivevano i gitani FRANCISCO GOYA. 1808-1812.
COLLEZIONE PRIVATA.

FRANCISCO DE ZAMORA descrisse così un gruppo di gitani


catalani verso il 1788: «In una stalla abitavano 26 persone
e 18 cavalcature, senza altri utensili domestici che roncola,
orcio, pentola, un piatto, falcetto, calderone, cucchiai di le-
gno, forbici per tosare, un semicerchio per predire la buona
ventura, pezzi di corda impeciata, una mano da sparviero
in fil di ferro che non può aver altro uso che quello di rubare
borsellini, arnesi per accendere il fuoco, un grande numero
di chiavi, dadi, bisacce da donna e navajas (coltelli)».

ORONOZ / ALBUM
Cadice, il governatore de La Carraca, «Chiunque dovesse fuggire, venga era convinto che l’operazione militare
dove furono ammassati anche oltre impiccato senza altre giustificazioni». necessaria non sarebbe stata costosa:
mille uomini, scrisse a Ensenada di Seguiva la politica della «corda tesa», «Se si prende la decisione di estingue-
non mandarne altri, poiché non ave- quella sulle forche all’ingresso degli re questa casta libertina e criminale,
va di che nutrirli e temeva la rivolta arsenali, dalle quali non si toglievano il costo non dev’essere un ostacolo».
(che infine scoppiò, il 7 settembre). mai gli impiccati. Secondo Aranda bisognava anche se-
Tuttavia, gli invii non si fermarono. parare i bambini gitani dai genitori
L’intendente gaditano Francisco Varas Tra perdono e odio alla nascita, perché non imparassero
y Valdés, molto amico di Ensenada, Affinché si aprisse la strada a una a parlare la loro lingua, il caló.
aumentò i soldati di guardia alla fine soluzione diversa, dovette cadere in I gitani avrebbero incontrato altri
di agosto, ma il governatore de La Car- disgrazia il marchese de Ensenada, personaggi come Aranda lungo il du-
raca replicò che «ci sarebbe voluto un nel luglio del 1754, anche se il per- ro cammino percorso da allora. Con la
battaglione per tenerli a bada». dono regio – concesso da Carlo III – stessa fermezza e, ai giorni nostri, con
Il 28 ottobre 1749, Ensenada pub- sarebbe giunto solo nel 1763. A partire l’orgoglio che nasce dal fatto di non
blicò una Instrucción nella quale pa- da allora si fece largo una nuova sen- essersi lasciati sconfiggere. E tanto-
reva fare marcia indietro sul piano sibilità, più illuminata che dispotica: meno estinguere.
di estinzione: «Sua Maestà sin dal quella di servitori dello Stato come JOSÉ LUIS GÓMEZ URDÁÑEZ
principio ha solo voluto riunire i per- Gálvez e, soprattutto, Floridablanca, UNIVERSITÀ DI LA RIOJA
niciosi e male intenzionati...», diceva autore della prammatica di integra-
il testo. Tuttavia, all’atto pratico la zione del 1783, nella quale si vietava Per Il destino degli zingari
libertà era concessa solo a «vecchi, anche di chiamarli gitani. saperne D. Kenrick, G. Puxon. Rizzoli,
Milano, 1975.
paralitici e vedove», mentre rima- Un altro ministro di Carlo III, invece, di più
La grande retata dei gitani
A. Gomez Alfaro. Centro Studi Zingari,
neva in vigore la pena di morte per il conte de Aranda, continuava a invo- Anicia, Roma, 1997.
coloro che fuggivano dalla reclusione: care «l’annientamento» di gitani ed

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 17


V I TA Q U OT I D I A N A

Spionaggio
e codici segreti
nell’antichità
Già a metà del I millennio a.C. si svilupparono metodi
ingegnosi per codificare e trasmettere messaggi in sicurezza

N
arra lo storico Erodoto di È un esempio che dimostra che già
Alicarnasso che nell’anno nell’antichità si avvertiva l’esigenza
499 a.C., mentre le città di stratagemmi per trasmettere infor-
ioniche preparavano una mazioni in sicurezza. Naturalmente, il
grande ribellione contro il metodo preferito era la comunicazione
dominio persiano, Istieo di Mileto si orale, ma quando questa possibilità
trovava alla corte del re Dario I, e non era fuori discussione – per esempio,
aveva modo di mettersi in contatto con perché non si potevano attraversare le
il suo compatriota e tiranno della città linee nemiche o non c’erano messagge-
Aristagora per comunicargli che era il ri affidabili – o bisognava trasmettere
momento di dare il via alla sollevazio- un messaggio molto preciso, si ricor-
ne. Alla fine ebbe un’idea: fece rasare reva alle comunicazioni scritte. Per
la testa al suo schiavo più fedele e gli evitare che il nemico le scoprisse si
tatuò sul cuoio capelluto il messaggio utilizzavano metodi di steganografia o
che desiderava trasmettere, poi aspettò “scrittura occulta”(come nell’esempio
che i capelli ricrescessero, in modo da di Istieo), oppure sistemi di crittografia
nascondere il messaggio. Dopo di che, mediante chiavi o codici segreti.
inviò lo schiavo a Mileto, dove gli rasa- Enea Tattico, autore greco del IV se-
DEA / ALBUM

rono nuovamente la testa e poterono colo a.C., dedicò un capitolo completo


leggere il messaggio. Il procedimento del suo trattato di tecniche militari
era molto ingegnoso, perché neppure d’assedio, i Poliorketika, ai procedi-
il latore del messaggio ne conosceva menti di trasmissione di informazioni
il contenuto e pertanto non avrebbe segrete. Enea Tattico proponeva di- medio medicinale a una ferita; gonfiare
potuto rivelarlo neanche se fosse stato versi metodi steganografici: scrivere una vescica e scrivervi sopra, in modo
sottoposto a interrogatorio o tortura. il messaggio su foglie legate come ri- che, sgonfiandola, il messaggio non
si vedesse e rigonfiandola si potesse
recuperare l’informazione; scrivere i
messaggi su sottili lamine di piombo
ALLERTA CLANDESTINA che poi venivano arrotolate e indossate
dalle donne come se fossero orecchini.
GLI SPARTANI furono avvertiti dell’invasione per- Suggeriva anche di inviare un mes-
siana del 480 a.C. grazie all’astuzia dell’ex sovra- saggero con un’informazione irrile-
no esiliato alla corte di Serse, Demarato. Questi vante e, la notte prima che partisse,
prese una tavoletta, raschiò la cera e scrisse il introdurgli di nascosto il vero messag-
messaggio direttamente sul legno, che poi ri- gio nella suola dei sandali, o di usare
coprì nuovamente di cera. animali, come un cane nel cui collare
TAVOLETTA DA SCRITTURA IN LEGNO. MUSEO ARCHEOLOGICO, SAINTES. si cuciva il messaggio, e che, liberato,
sarebbe tornato dal suo padrone con la
DAGLI ORTI / ART ARCHIVE

18 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


V I T A Q UUNOUOMO
T I DRICEVE
I A N un
A
messaggio in un rotolo
di papiro. Scena da una
commedia di Plauto. Museo
Archeologico, Susa (Tunisi).

Lepri messaggere
comunicazione. Un metodo di occulta-
alla corte del re persiano
mento con un componente più tecnico ERODOTO, nelle sue Storie, narra l’episodio del nobile medo
era quello degli inchiostri di vario tipo Arpago, che per vendicarsi del re Astiage, contro il qua-
che, trattati adeguatamente, rivelavano le era giunto a provare un grande odio, nascose un mes-
il messaggio nascosto, come diceva lo
saggio per il re persiano Ciro I nelle viscere di una lepre.
stesso Enea Tattico. Esistevano anche
gli inchiostri “invisibili” ai quali allu- Un messaggero travestito da contro i medi. Chiunque Astia-
dono i poeti Ovidio e Ausonio. cacciatore portò la lepre alla ge designerà al comando nella
corte persiana e fu condotto al campagna contro di te - me o un
Informazioni sensibili cospetto di CIRO, al quale disse altro dei maggiorenti medi - tu
Gli antichi non ignoravano neppure che doveva scuoiare la lepre raggiungerai il tuo scopo». Ciro
l’uso di codici e sistemi di crittografia, personalmente. Il re obbedì e seppe dunque che, attaccando
ai giorni nostri così sviluppati. Talvolta trovò il massaggio nascosto nel i medi, avrebbe avuto l’aiuto del
si usavano metodi piuttosto sempli- corpo dell’animale: «Persuadi nobile ARPAGO dall’interno della
ci. Per esempio, Cicerone, nelle sue i persiani a ribellarsi e muovi corte di Astiage.
lettere, per non rivelare informazioni

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 19


V I TA Q U OT I D I A N A

LA SCACCHIERA
DI POLIBIO
NEL III SECOLO a.C., lo storico greco
Polibio perfezionò un sistema di
trasmissione di dati a distanza
noto come “scacchiera di Poli-
bio”. Il metodo consisteva nel
creare una tavola con tutte le
lettere dell’alfabeto, in modo che
ogni lettera si “scomponesse” in
due numeri. Il messaggio – che
doveva essere breve – si trasmet-
teva tramite gruppi di torce: come
prima cosa si segnalava la colon-
na con le torce nella mano sini-
stra e poi la posizione all’interno
della colonna (cioè la riga), con le
torce nella mano destra.

1 2 3 4 5
1 A F K P U

JOSÉ FUSTÉ RAGA / AGE FOTOSTOCK


2 B G L Q V TEMPIO DI ADRIANO a Efeso.
3 C H M R X
SCACCHIERA La città dell’Asia Minore
DI POLIBIO partecipò alla rivolta ionica
4 D I N S Y ADATTATA
ALL’ALFABETO contro l’Impero persiano
5 E J O T Z LATINO. scoppiata nel 499 a.C.

e impedire che le opinioni che in es- all’alfabeto latino (Enea usava il greco), esempio, si scriverebbe toesq. Augusto
se esprimeva potessero essere usate si sostituirebbe la“a”con un punto, la copiò questo metodo, ma cambiando le
contro di lui, era solito ricorrere a nomi “e” con due, eccetera: per esempio, il lettere di una sola posizione. Un’altra
fittizi per riferirsi ad alcuni dei princi- nome Platone si scriverebbe Pl·t::n e possibilità di cifratura consisteva nello
pali personaggi della politica romana Socrate S::cr·t:s. scrivere in latino utilizzando l’alfabeto
del momento. E così, a Pompeo dava greco, sconosciuto ai nemici. Cesare ri-
i nomi in codice Epicrates, Sampsice- Lettere spostate corse anche a questo espediente, come
ramus, Hyerosolimarius o Arabarches. Giulio Cesare usava un metodo più scrive nel De bello gallico: «...[Cesare] la
In altri casi, invece, si faceva ricorso sofisticato. Secondo Cassio Dione, «era scrive in greco, per evitare che i nemici,
alla crittografia propriamente detta, solito, se voleva comunicare a taluno in caso di intercettazione, scoprissero i
sostituendo le lettere di un messaggio per via di carteggio qualche segreto, di nostri piani. Dà ordine al Gallo, se non
con altre lettere o simboli. Enea metter sempre la lettera dell’alfabe- fosse riuscito a penetrare nel campo
Tattico riporta il metodo di to, che secondo l’ordine era la quarta, romano, di scagliare all’interno delle
sostituire le vocali delle invece di quella che vi si doveva por- fortificazioni una tragula, con la lettera
parole con punti. Tra- re, affinché i suoi scritti da nessuno legata alla correggia».
sponendo il sistema potessero intendersi». Platone, per Enea Tattico parla anche di un si-
stema difficile da classificare, poiché
non si tratta di sostituire alcune let-
Giulio Cesare e l’imperatore tere con altre oppure con simboli o
LOREMUSDS

numeri, bensì di stabilire una corri-


Augusto scrivevano messaggi cifrati spondenza tra le lettere dell’alfabeto e
cambiando di posizione le lettere i fori praticati su ciascuno dei quattro
lati di un astragalo (osso della parte
AUGUSTO. CAMMEO IN SARDONICE. KUNSTHISTORISCHES MUSEUM, VIENNA. posteriore del piede dei mammiferi

E. LESSING / ALBUM
La torcia 2
5

idraulica
POLIBIO descrisse un curioso si-
stema inventato da Enea Tattico
per trasmettere informazioni a 3 1
distanza. Il mittente 1 e il de-
4
stinatario 2 dovevano essere
in due punti visibili a vicenda
ed entrambi dovevano avere un
recipiente cilindrico, di metallo o
argilla 3, pieno d’acqua e dota-
to di un rubinetto 4 che faceva
scendere l’acqua in una specie
di bacinella. Sull’acqua del ci-
lindro si collocava una lastra di
sughero nella quale era fissata
un’asta 5 . Su quest’asta e su

SCIENCE PHOTO LIBRARY / AGE FOTOSTOCK


quella del destinatario erano
La trasmissione. Il mittente alza la torcia e al contempo apre il rubinetto,
scritti, esattamente agli stessi in modo da far scendere l’asta. Quando la parte dell’asta con il messaggio
intervalli regolari, i messaggi che desiderato arriva al bordo del recipiente, chiude il rubinetto e abbassa la
torcia. Il destinatario apre e chiude il suo recipiente seguendo i movimenti
si volevano trasmettere. del mittente, in modo che anche la sua asta indichi lo stesso messaggio.

usato dai romani come un dado da È possibile che nell’antichità classica pare la posizione giusta e il messaggio
gioco). Si iniziava assegnando valori si utilizzassero metodi di questo ti- risultasse leggibile.
per una delle facce dell’osso, in modo po, poiché si trovano nei manoscritti Questi non furono gli unici proce-
che ogni foro corrispondesse poi a una greci medievali. Tuttavia, il metodo dimenti per trasmettere informazio-
lettera. A partire da lì, bisognava far di crittografia per trasposizione più ni sensibili nell’antichità. Bisognereb-
passare un filo attraverso il foro che elaborato tra quelli noti nell’antichità be aggiungere le tecniche di comuni-
rappresentava la lettera che si stava è quello della“scitala lacone”, menzio- cazione a distanza, principalmente a
codificando. Quando il destinatario nato da varie fonti, a iniziare dal poeta scopi militari, basate sull’uso di se-
riceveva il messaggio, doveva srotolare Archiloco, del VII secolo a.C. gnali di fuoco e di altro tipo. Con que-
il gomitolo facendo attenzione ai fori Il metodo della scitala consisteva sto fine si usava anche la stenografia
da cui passava il filo, ma consapevo- nell’arrotolare una striscia di materiale o tachigrafia, la scrittura mediante
le che avrebbe ottenuto le lettere al per scrittura, per esempio di pergame- segni o abbreviazioni, ben sviluppata
contrario, ossia prima l’ultima lettera na, attorno a un bastone, o “scitala”. sia in ambito greco sia in ambito ro-
del messaggio e via di seguito. Era un Sulla striscia si scriveva il messaggio mano. Qualsiasi metodo era buono
metodo complicato e non sappiamo e successivamente la si svolgeva, in quando erano in gioco la vittoria in una
se fu mai usato nella pratica. modo da ottenere una striscia sulla guerra o la salvezza dello Stato.
quale comparivano lettere che non
La “scitala lacone” EUGENIO R. LUJÁN
avevano alcun senso. UNIVERSITÀ COMPLUTENSE (MADRID)
I metodi di cifratura per trasposizione Per poter leggere il messaggio, il
si basano sul mantenere le lettere che destinatario doveva avere una scitala
compongono il messaggio, ma alteran- esattamente dello stesso spessore e Per Codici & segreti. La storia
affascinante dei messaggi
done l’ordine, in modo che risulti in- della stessa lunghezza, in modo che, saperne cifrati dall’antico Egitto a
di più Internet Simon Singh. Rizzoli,
comprensibile a meno che non si sap- arrotolandovi sopra la striscia di per- Milano, 2001.
pia come ricostruire l’ordine corretto. gamena, le lettere tornassero a occu-

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 21


BORCHIA DI UNO
SCUDO CELTICO
RITROVATO A
WANDSWORTH
(INGHILTERRA).
III SECOLO A.C.
WERNER FORMAN / GTRES

IL MONDO PERDUTO DEI

CELTI Fabbricato in argento da artigiani


probabilmente della regione del Danubio,
il calderone di Gundestrup contiene
straordinarie rappresentazioni delle divinità
celtiche e dei miti di cui erano protagoniste

ANTONIO AGUILERA
UNIVERSITÀ DI BARCELLONA

E
ra giovedì 28 maggio 1891, e un giovane danese di 22
anni, Jens Sørensen, stava raccogliendo torba nella
palude di Rævemose, vicino alla piccola località di
Gundestrup, nel nord della Danimarca. A quei tempi
la torba secca si usava come combustibile. Quel gior-
no, la pala di Sørensen urtò qualcosa di duro e metallico: un
oggetto tondo in argento, del diametro di 69 centimetri. Con-
tinuando a scavare, Sørensen trovò 13 grandi lamine: una circo-
lare di 25 centimetri di diametro, sette quadrate di 21 per 25
centimetri e quattro rettangolari di 21 per 44. Tutti i pezzi era-
no d’argento e pesavano in totale 9 chilogrammi. Particolar-
mente notevoli, e importanti, erano però le straordinarie inci-
sioni sulle placche, con figure di tori e altri animali fantastici,
misteriosi busti umani e strane scene di miti o storie sacre.
QUATTRO DIVINITÀ
Sulle quattro placchette esterne del calderone di Gundestrup sono raffigurate divinità con le mani in alto
in atteggiamento orante. Sulle loro spalle compaiono diverse figure: un pugile e un personaggio che salta sopra
un cavallerizzo; due uomini che danno la caccia a un cinghiale; due animali metà cavallo e metà drago, e due cervi.
Probabilmente queste immagini sono legate con le narrazioni mitiche evocate nei racconti irlandesi successivi.
FOTO: KIT WEISS / NATIONAL MUSEUM OF DENMARK
1 Celti
L’area originaria della cultura celtica si situa
nell’Europa centrale, a partire dal 700 a.C. circa.
I principi si facevano seppellire in tombe a tumulo
(come quelle di Hallstatt o Hochdorf) con un ricco
corredo di vasellame in bronzo e ceramica.

2 Traci
Questo popolo guerriero, di lingua indoeuropea,
si insediò nel sud-est d’Europa, dove entrò in contatto
con i greci. Nelle tombe dei re e dei nobili, risalenti
ERICH LESSING / ALBUM

al V e IV secolo a.C., sono stati ritrovati splendidi


tesori con oggetti in oro e argento.

3 Galli

CONTATTI Nella seconda metà del I millennio a.C., l’emigrazione


celtica creò nell’attuale territorio della Francia una
cultura originale, che ebbe nell’oreficeria una delle
FRA CULTURE sue manifestazioni più eccellenti, come testimoniano
i reperti delle necropoli di Roquepertuse e Vix.
Popolo di guerrieri, ma anche di commercianti,
i celti si espansero in tutta Europa a partire
4 Celti irlandesi
dalla metà del I millennio a.C. Il contatto con Sebbene l’immigrazione dei Celti risalga almeno
altre culture, come quella iberica in Spagna al IV secolo a.C., l’Irlanda celtica raggiunse il proprio
o quella tracia nel sud-est del continente, apogeo nell’Alto Medioevo. Fu allora che vennero
si rifletté nella loro arte funeraria, l’unica scritte le epopee di antichi re gaelici che rielaboravano
che si sia conservata fino a oggi. temi della mitologia celtica continentale.

CAVALIERE Senza dubbio, si trattò di uno dei più im- nella parte posteriore grazie a un cerchio tu-
TRACIO portanti ritrovamenti di oggetti dell’ Età del bolare, di cui rimangono tre piccoli frammenti
La lamina d’argento Ferro. Il 2 giugno 1891 i 14 oggetti arrivarono – coprivano l’interno.
dorato (in alto)
raffigura un
a Copenaghen, dove furono presi in carico Era stato portato alla luce un esempio dei
cavallerizzo, vestito da Sophus Müller, ispettore dell’Oldnordisk calderoni di metallo tipici delle società celtiche
alla maniera dei Museum, che oggi è Museo Nazionale Da- del continente e delle Isole Britanniche tra
Traci, con una lancia nese. Müller si mise subito al lavoro sullo l’Età del Bronzo Finale e l’inizio del Medioevo.
in mano. Proviene studio e la ricostruzione dei preziosi pezzi, Questi calderoni, che erano utilizzati per cu-
dal tesoro tracio di
Letnica (Bulgaria). e giunse alla conclusione che le lamine – cinare, conservare o servire gli alimenti, e che
Museo di Lovec. con una composizione del 97 per cento di avevano anche funzioni cerimoniali e rituali,
argento e del 3 per cento d’oro, come dimo- erano simbolo dell’abbondanza inesauribile. In
strò un’analisi chimica – erano state salda- quanto segno di elevata condizione sociale, il
te alla base circolare per formare un unico e loro possesso e il loro impiego erano probabil-
grande vaso. La placca tonda costituiva il fondo mente riservati ai membri più autorevoli della
del vaso; le sette quadrate (che originariamente società, ed è probabile che venissero utilizzati
erano otto) erano disposte all’esterno, mentre solamente in occasioni festive.
le cinque rettangolari – unite a quelle quadrate
Gli studi sul calderone
Nel caso del ritrovamento di Gundestrup,
Si ritiene che il calderone sia stato creato Sophus Müller stabilì che il calderone non
era nuovo quando fu depositato nella palude:
da artigiani traci, consegnato alla tribù si possono infatti notare segni di logoramento
celtica degli scordisci e portato notevole e anche qualche danno (come l’as-
in Danimarca dal popolo dei cimbri senza delle corna del toro della base). Inoltre,

24 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


O
GUNDESTRUP

IC
4
MA R

LT
ENNIS DEL

A
CORTY B
NORD R
MA
FIONIA
SNETTISHAM

AYLESBURY Ritorno dei cimbri dalle


G ER MA NI invasioni 113-101 a.C.

O STRADONICE
O C EA N C O Lutezia LAVAU
1
T I (Parigi) HOCHDORF SCITI
A T LA N 3
VIX
Manching
HALLSTATT
HEUNEBURG
ELVIÑA BIBRACTE Ciumesti
COAÑA LA TÈNE
STUPAVA
GERGOVIA Ginevra Silivas Olbia
V E N ETI
SANTA TECLA AURILLAC MAGDALENSKA Nouiodunum
GORA
ROQUEPERTUSE
LIGURI DACI
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SCOR DISCI
MA R O
ILLIRI 2 Gomi Zibar NE
CORSICA Sinope
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Roma Mezek
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BALEARI
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IB ERI
G AL ATI
SA

Pergamo

Efeso
Finike
Aree e regioni M GR ECI
di influenza celtica AR Rodi
Sito archeologico con
ritrovamenti celtici ME CRETA
CIPRO
DIT
E R RA N EO
CARTOGRAFIA: EOSGIS.COM

il calderone mostrava segni che facevano sup- giani della tribù tracia dei tribali e che fosse CALDERONE
porre che fosse stato smontato con la forza destinato a coloro che all’epoca erano i loro DI FIONIA

prima di essere depositato nel pantano. vicini, ovvero il popolo celtico degli scordisci. Un altro calderone
di origine celtica del
Successivamente a quello di Müller sono Proseguendo con le supposizioni, la do- I secolo a.C., fatto di
stati condotti numerosi studi per cercare di manda successiva è: come arrivò in Danimar- placche di bronzo e
determinare lo stile, la data di realizzazione e la ca il calderone? Secondo alcuni, l’oggetto vi decorato con teste di
provenienza del calderone, poiché attualmente fu portato dai cimbri, un popolo germanico toro e la testa di una
dea con una torque
si ritiene che non fosse stato fabbricato in Da- che abitò la regione della Danimarca e il nord al collo, fu trovato in
nimarca. Esistono due tesi: che fosse opera dei della Germania. Le fonti romane riportano una palude dell’isola
celti della Gallia, o che fosse stato realizzato in notizie di una grande emigrazione di cimbri danese di Fionia.
Tracia. Vi sono prove a sostegno di entrambe e altre popolazioni germaniche che devastò
le ipotesi, vale a dire che il calderone mostra gran parte dell’Europa tra il 120 e il 100 a.C.
caratteristiche tecniche e stilistiche sia tracie Nel 114 a.C., cimbri e scordisci strin-
sia celtiche. sero un’alleanza che permise ai
Una possibile spiegazione è che il calde- primi di vivere per cinque anni
rone sia stato fatto appunto in Tracia, poiché nel territorio dei secondi. An-
il rilievo delle figure mostra tecniche tipiche che se non sappiamo di preci-
degli orefici traci, ma in un momento nel quale so come il calderone sia giunto
traci e celti erano vicini, il che spiegherebbe nelle mani dei cimbri, sembra
la presenza di elementi chiaramente celtici, che l’avessero portato con lo-
come gli elmi o le trombette da guerra (carnyx). ro quando si ritirarono nella
Poiché si ritiene che il calderone sia stato loro regione d’origine, dove
realizzato tra il 150 a.C. e l’inizio dell’era cri- il calderone fu depositato
stiana, una possibilità è che sia opera di arti- come offerta nella palude. PRISMA / ALBUM

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 25


Il calderone di Gundestrup

DÈI SENZA Il dio cervo


Sulla placca compare un personaggio

NOME
con corna di cervo, una torque al
collo e un’altra nella mano destra,
e un serpente con le corna nella

E STORIA mano sinistra. Da sinistra a destra


si possono identificare i seguenti
animali: un toro, un cervo, un cane,
un leone (o cinghiale), un delfino (o
storione) con cavaliere, un altro toro
e due leoni che lottano. Il personaggio
I RILIEVI DEL CALDERONE di Gundestrup sono ricchi
con le corna è stato identificato con il
di immagini molto dettagliate che senza dub-
dio celtico Cernunnos, Signore degli
bio avevano un significato concreto per i traci animali, e le due torque sarebbero
o i celti, ma che oggi risultano molto difficili da il simbolo della sua ricchezza e
interpretare. Non v’è dubbio alcuno che i perso- prosperità. Tuttavia, la calzamaglia
naggi principali siano dèi, però non conosciamo aderente e retta da una cintura
con certezza la loro identità. I tentativi di deci- non è celtica, ma somiglia agli
frazione realizzati dagli studiosi hanno seguito indumenti dei cavallerizzi dell’Europa
due linee. Alcuni hanno cercato dei parallelismi sudorientale. Altri credono che si
nella mitologia celtica o gallica così come ci è tratti dell’equivalente gallico dell’eroe
stata trasmessa dalle fonti antiche, il che, per irlandese Cú Chulainn.
esempio, ha permesso di identificare la presen-
za di Cernunnos, il dio con corna di cervo. Altri
studiosi, invece, hanno cercato parallelismi con
i racconti dei celti irlandesi trascritti nel Medio-
evo, come il Ciclo dell’Ulster. In questo caso, il
presunto Cernunnos sarebbe il modello origi-
nario gallico di un personaggio della mitologia
irlandese, Cú Chulainn. Le tre figure nell’angolo
superiore destro rappresenterebbero le diverse
trasformazioni dei due tori irlandesi del raccon- Uccisione rituale
to, Donn Cuailnge e Finnbenach.
Sono raffigurati tre tori lungo
una linea orizzontale, che guardano
nella stessa direzione.
Davanti a ogni toro c’è un uomo sul
punto di attaccarlo con una spada;
sotto, tre cani corrono verso sinistra
mentre una creatura simile a un gatto
fa lo stesso sulla groppa del toro.
La composizione tripla è stata messa
in relazione con l’usanza celtica di
rappresentare in gruppi di tre le azioni
degli eroi e l’uccisione dei mostri,
KIT W

anche se va sottolineato che le figure


EISS

non sono completamente identiche,


/N
AT

poiché l’uomo al centro indossa una


IONA

MU
L

SE
UM
OF
DEN
giacca e gli altri due no.
MAR
K Poiché i tori e le figure umane sono
raffigurati in posa molto stilizzata,
IL CALDERONE DI GUNDESTRUP MISURA 69 CM DI DIAMETRO E 42 si ritiene che la scena rappresenti
IN ALTEZZA. LE PLACCHE ESTERNE E INTERNE ERANO UNITE CON UN
CERCHIO TUBOLARE, DEL QUALE SI CONSERVANO TRE SEZIONI. un’uccisione rituale, senza alcuna
pretesa di realismo.
FOTO: KIT WEISS / NATIONAL MUSEUM OF DENMARK
Il calderone di Gundestrup

LA VITTORIA La dea degli elefanti


Una dea compare raffigurata

FINALE
sopra un carro del quale si vedono
molto chiaramente le ruote.
Ai due lati della dea vi sono due

SUL CAOS elefanti che si fronteggiano. Sotto


di essi sono disposti due grifoni,
anch’essi che si fronteggiano, e tra
questi, sotto al carro, c’è un cane.
È stato ipotizzato che l’esotica
presenza degli elefanti si spieghi
PER LA SUA POSIZIONE, la placca tonda che era
attraverso l’influenza di una qualche
collocata alla base del calderone è forse la sce-
moneta romana che rappresenta
na più importante di tutte quelle che illustrano due elefanti che tirano un carro.
l’oggetto. Gran parte della superficie è occupata La figura centrale è stata identificata
da un toro ferito. Sopra il bovino compare il suo con la dea celtica Medb, divinità
avversario, una donna armata con una spada della guerra e del potere.
alzata, pronta ad attaccare. Tre cani sembrano I diversi animali che la circondano
aiutare la donna, anche se uno di essi è morto e il carro sul quale è seduta
durante il combattimento: giace raggomitola- rappresenterebbero, in questo caso,
to ed è poco marcato. Alcuni studiosi ritengo- sia la sua natura guerriera sia
no che il toro potrebbe simboleggiare il caos il suo dominio del territorio.
dell’universo, mentre la dea che riveste il ruolo
della “carnefice” cercherebbe di assicurare, con
la morte dell’animale, che l’ordine del mondo
rimanga intatto: il bene, dunque, sta vincendo
la partita, poiché il potente toro è già caduto al
suolo e lo aspetta il colpo fatale.

Il Giove celtico?
Al centro, il busto di un dio barbuto
regge nella mano destra una mezza
ruota, alla quale si aggrappa a sua
volta un altro personaggio che sta
saltando su un serpente con le corna.
A ciascun lato del gruppo c’è un lupo
o un leone, mentre al di sotto sono
raffigurati tre grifoni in fila. Alcuni
studiosi hanno identificato la divinità
Taranis, il Giove celtico, che di solito
è rappresentato insieme alle ruote.
Altri, invece, vedono il giovane dio Cú
Chulainn, protagonista del racconto
irlandese Táin Bó Cuailnge, nel quale
WE

usa una ruota spezzata contro il


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TRE
dio barbuto Fergus. Il serpente con
S
le corna potrebbe essere la dea
Morrigan che, in un altro aneddoto
PLACCA DELLA BASE DEL CALDERONE DI GUNDESTRUP, CON UNA SCENA della storia, si maschera da anguilla
DI SACRIFICIO RITUALE DI UN TORO. HA UN DIAMETRO DI 25 CENTIMETRI.
MUSEO NAZIONALE, COPENAGHEN. e alla fine viene calpestata
e schiacciata da Cú Chulainn.
3

FOTO: KIT WEISS / NATIONAL MUSEUM OF DENMARK


PROCESSIONE DEI GUERRIERI

Forse la scena più intrigante la sfilata. Il dio raffigurato appare con sono cavallerizzi con elmi tipicamente
un codino o un berretto con una nappa. celtici con ornamenti diversi, mentre
del calderone di Gundestrup Tra le mani tiene un uomo a testa in quelli della fila inferiore sono fanti
è quella che raffigura una giù e sembra lo stia immergendo in un muniti di lance e scudi oblunghi tipici
strana sfilata di guerrieri oggetto a forma di cubo sotto il quale dell’Europa Centrale e Occidentale.
proprio davanti a un si vede un cane che fa un balzo in aria. Gli ultimi tre uomini della fila inferiore
Compaiono poi due file di guerrieri, di- suonano il carnyx, il famoso corno da
calderone nel quale viene visi da un albero disposto in senso oriz- guerra celtico. Sopra i carnyx è raffigu-
gettato uno di essi. zontale. I guerrieri della fila superiore rato un serpente.
VERSO L’ALDILÀ

ERICH LESSING / ALBUM

celtico o tracio? Alcuni dettagli il significato della scena. Si ri- corna sarebbero simboli dell’altro
non sono di origine celtica, come tene che l’immagine rappresenti mondo, mentre l’albero orizzon-
gli abiti e dischi che assicurano i ti- un’immersione rituale in un «cal- tale separerebbe l’inframondo dal
ri dei cavalli, che sono dello stesso derone della resurrezione»: i guer- paradiso. Secondo altri studiosi,
tipo di quelli dell’Europa del Sud. rieri morti marciano con la lancia però, la scena rappresenterebbe
Qualcuno ritiene che i cavalli siano in spalla verso il calderone e poi se una morte per annegamento che
bardati secondo lo stile dei cavalle- ne allontanano a cavallo una volta si incontra spesso nei racconti ir-
rizzi ausiliari romani, molti dei quali resuscitati per vivere in un mondo landesi, come Aided Muirchertaig
provenivano dalla Tracia. celeste. Il cane e il serpente con le maic Erca e Aided Diarmada.
VOTATE OLCONIO PRISCO!
Il cartello elettorale dipinto su una delle pareti
della bottega di un certo Verecundo recita:
«Prego che facciate Duumviro Olconio
Prisco, degno della cosa pubblica». Museo
Archeologico Nazionale, Napoli.
DAGLI ORTI / ART ARCHIVE

VOTO SEGRETO
Originariamente i romani votavano
dichiarando la loro preferenza davanti al
funzionario incaricato di registrarla. A partire
dal 139 a.C. fu introdotto il voto segreto,
mediante una tavoletta che si inseriva in
un’urna, come mostra il denario del 63 a.C.
DEA / ALBUM
L’arte della propaganda politica

ELEZIONI
A POMPEI
Ogni primavera, a Pompei, i candidati
alle cariche pubbliche si facevano conoscere
dagli elettori attraverso cartelli
scritti sui muri delle case, giunti fino a noi

FERNANDO LILLO REDONET


DOTTORE IN FILOLOGIA CLASSICA E SCRITTORE

O
gni anno, all’arrivo della primavera, gli abi-
tanti di Pompei si facevano trasportare dalla
passione politica in vista delle elezioni con le
quali si assegnavano le principali cariche della
città. Nel Foro, nei negozi e nelle taverne, nella
palestra e nelle terme risuonavano i commenti sulle prefe-
renze di ciascuno o sulle virtù e i difetti dei candidati. I muri
si riempivano di scritte rivolte a sostenere i diversi aspiranti
alle cariche pubbliche cittadine. La politica di Pompei era do-
minata dal Consiglio o ordo decurionum. Questa assemblea,
che aveva poteri deliberativi e di controllo in tutti gli ambiti
della vita pubblica, era formata da un centinaio di decurioni,
che erano sempre membri delle famiglie più prestigiose. I
decurioni rimanevano in carica a vita, ed erano loro stessi a
designare i nuovi membri dell’assemblea.
C R O N O LO G I A

La città
alle falde
del Vesuvio
IX-V secolo a.C.
i resti più antichi ritrovati
a Pompei risalgono al IX
secolo a.C. Nei secoli seguenti,
osci, greci ed etruschi
dominano la regione.

V-IV secolo a.C.


I sanniti, popolo di lingua
osca, invadono la Campania.
Nel IV secolo a.C., Pompei
viene inclusa nella Lega
sannitica.

89 a.C.
Pompei è assediata da Silla
durante la ribellione sannita
contro Roma. Alla fine, deve
accettare la resa dopo la
conquista della vicina Nola.

80 a.C.
Pompei diventa colonia
romana con il nome di Colonia IL FORO Le decisioni del Consiglio erano applica-
Cornelia Veneria Pompeianorum. DI POMPEI te da magistrati di due tipi che, invece, erano
Agli abitanti è concessa Dopo aver eletti, per un periodo di un anno, con la parte-
la cittadinanza romana. votato nel foro
della città i pompeiani cipazione di tutti i cittadini della colonia che
acclamavano avevano diritto di voto. Da una parte c’erano i
59 d.C. come vincitori duumviri, i magistrati superiori, che si occu-
Durante uno spettacolo di i candidati che pavano soprattutto di questioni giuridiche ed
gladiatori scoppia una violenta avevano ottenuto
economiche. Ogni cinque anni provvedevano
zuffa tra pompeiani e nocerini. i voti della maggior
Nerone vieta lo svolgimento di parte dei distretti alla revisione del censo – un registro degli abi-
giochi a Pompei per dieci anni. elettorali. tanti e delle loro proprietà – come facevano i
censori nella capitale dell’Impero; in questo
caso erano duumviri quinquennali. Dall’altra
62 d.C.
Pompei «fu in gran parte parte c’erano due edili che, come i loro omo-
distrutta da un terremoto», nimi di Roma, erano incaricati della rete viaria,
come scrive lo storico Tacito. della vigilanza del mercato, della conservazione
La sua ricostruzione copre degli edifici pubblici e religiosi e del manteni-
un arco di diversi anni.
mento dell’ordine pubblico.
Non tutti gli abitanti di Pompei potevano
79 d.C. partecipare all’elezione di questi funziona-
L’eruzione del Vesuvio ri. Supponendo che in città vivessero circa
seppellisce Pompei,
Ercolano, Oplontis dodicimila abitanti, ed escludendo schiavi,
e Stabia sotto uno donne e bambini, che non avevano dirit-
strato di cenere. to di voto, rimarrebbero soltanto 2500
cittadini maschi che potevano votare.
DEA / ALBUM

TITO ERA IMPERATORE NEL MOMENTO DELL’ERUZIONE DEL VESUVIO,


34 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC NEL 79 D.C. MUSEI CAPITOLINI, ROMA.
FOGLIA / SCALA, FIRENZE
UOMINI CHE GIOCANO A DADI
IN UNA TAVERNA. PITTURA
DI UNA CASA POMPEIANA.

ANNUNCI SUI MURI CITTADINI


I MURI di Pompei non servivano solo per i cartelli elettorali, ma anche
per esprimere opinioni, insulti e annunci di ogni tipo. Un esempio
sono le taverne, dove si pubblicizzava quello che i clienti potevano
KONRAD WOTHE / AGE FOTOSTOCK

consumare: «Qui si beve per un asse, ma se me ne dai due berrai vini


migliori; se poi me ne dai quattro ti farò bere del Falerno» o «si affitta
sala da pranzo con tre divani e tutte le comodità».

Il numero piuttosto esiguo implica che a Pom- in carica, si verificava che i candidati rispettas- CARTELLI
pei votanti e candidati spesso si conoscevano sero i requisiti necessari. Successivamente, la BEN PAGATI
personalmente e molto bene. lista ufficiale dei candidati veniva pubblicata Oggetti da scrittura.
La realizzazione
nel Foro perché fosse alla vista di tutti, anche dei cartelli elettorali
Chi poteva essere candidato? se molti erano già a conoscenza dell’intenzione era un lavoro
Anche il numero degli aspiranti alle cariche di presentarsi dei loro candidati preferiti. Co- specializzato
pubbliche era ridotto, poiché dovevano ri- minciava allora la campagna elettorale, che di e i titolisti venivano
spettare condizioni molto severe: essere nati solito durava circa tre settimane e nella qua- pagati bene per
i loro servigi.
uomini liberi, risiedere nella colonia o nelle le i candidati dovevano mobilitare la loro reti Museo Archeologico
immediate vicinanze, avere più di 25 anni per di clientes – le persone che in un certo modo Nazionale,
poter aspirare alla carica di edile, non praticare dipendevano da loro – e di “amicizie”, i citta- Napoli.
professioni infamanti come l’attore o il lenone. dini importanti che si muovevano nella loro
Soprattutto, però dovevano essere ricchi, con stessa cerchia sociale. Ma ancora non bastava;
un patrimonio minimo di 100.000 sesterzi. Le dovevano anche cercare di ottenere il favore
cariche di duumviro ed edile non erano remu- della gente comune della città: il panettiere,
nerate e ci aspettava che gli eletti utilizzassero il bottegaio o il soldato che con i loro
FOGLIA / SCALA, FIRENZE

il patrimonio personale per organizzare spetta- voti potevano decidere il risultato


coli teatrali e gladiatorii, finanziare costruzioni delle elezioni. Per riuscirci, il modo
o contribuire all’erario. Inoltre, la stessa cam- migliore era fare ricorso alla propa-
pagna elettorale comportava spese alle quali ganda elettorale.
doveva provvedere il candidato. A Pompei sono stati ritrovati
Il primo passo nelle elezioni era la presen- all’incirca 2500 cartelli elettorali
tazione ufficiale dei candidati o professio nella dipinti sui muri in nero o in rosso.
quale, sotto la presidenza di uno dei duumviri Non si sa per certo se fossero spon-

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 35


tanei e le persone concedessero l’uso dei muri PANEM sosteneva la scala sulla quale il pittore saliva
delle loro case oppure se i candidati e i loro ET CIRCENSES per raggiungere un punto più alto nel quale la
Elmo di un provocator.
parenti e amici si incaricassero di organizzare Uno degli obblighi sua opera sarebbe stata al riparo dai danni. In
questo tipo di propaganda e di pagarla. I cartelli cui era tenuto il altre occasioni era invece un professionista
venivano dipinti soprattutto nei luoghi più fre- vincitore delle elezioni da solo a lavorare di notte, come lasciò scritto
quentati: incroci importanti, vie commerciali era organizzare uno di loro: «Lo scrisse Emilio Celere da solo
spettacoli gratuiti,
e zone limitrofe delle diverse porte della città, alla luce della luna». Si scrivevano addirittura
tra i quali i giochi
e naturalmente i quartieri in cui risiedevano gladiatori, che erano maledizioni a chi osasse cancellare il cartello:
i singoli candidati. Venivano dipinti persino i più popolari tra «Che la malattia se lo porti».
sulle tombe, situate ai margini delle vie che en- i cittadini. Museo
travano e uscivano dalla colonia e che pertanto Archeologico Vi chiedo di votare...
Nazionale, Napoli.
erano luoghi di passaggio obbligato. I cartelli seguivano uno schema fisso. Per pri-
A giudicare dalla qualità della scrittura, la mi, in caratteri grandi ed eleganti, figuravano
propaganda elettorale era realizzata da pro- il nome del candidato e la carica cui aspirava.
fessionisti, ma poteva anche essere un’occu- Sotto, in lettere più piccole, si aggiungevano
pazione sporadica, come illustra l’esempio di esortazioni del tipo oro vos faciatis, «vi
Mustio, il lavandaio, che lasciò scritto il suo chiedo di fare...»: «Vi chiedo di eleggere
nome e la sua professione in uno dei suoi duumviro Caio Giulio Polibio». Talvol-
cartelli. Talvolta i cartellonisti lavoravano ta comparivano insieme due candidati
in squadra: «Allorché Secondo scrisse sulla che si erano accordati per appoggiarsi a
parete quel programma, l’avea già imbiancata vicenda. Accanto alla richiesta del vo-
Vittore, ed era presente ad aiutarlo Vesbino». to poteva apparire la persona o il grup-
Se lavoravano nelle ore notturne, un assi- po di persone che avanzavano la pro-
stente faceva luce con una lanterna o posta e che erano chiamati rogatores,
DE
A/
SC
AL
A,
36 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC FIR
EN
ZE
PRISMA ARCHIVO
RITRATTO DI TERENTIUS
NEO E DELLA MOGLIE.
MUSEO ARCHEOLOGICO
NAZIONALE, NAPOLI.

PANETTIERE O POLITICO?
SUI MURI DI UNA CASA di Pompei spiccava il ritratto di una coppia con
LE STRADE DI POMPEI
strumenti per la scrittura. Un graffito all’interno casa li identificava
La via di Mercurio era, insieme con la via
dell’Abbondanza, una delle arterie principali come Terentius Neo, proprietario di una panetteria, e sua moglie.
MICHELE FALZONE / AWL IMAGES

di Pompei; entrambe erano tappezzate Per molto tempo, però, si è ritenuto che il nome dell’uomo ritratto
di cartelli elettorali a favore di candidati come fosse Paquio Proculo, giacché all’esterno della casa era stato realiz-
Aulo Trebio Valente o Caio Cuspio Pansa. zato un cartello elettorale a favore di un personaggio con quel nome.

e che potevano essere privati o associazioni. (“gioco dei soldati”, un gioco da tavolo romano
Rendere pubblico l’appoggio a un candidato di strategia) si pronunciavano prima delle ele-
era vantaggioso sia per quest’ultimo sia per il zioni; presumibilmente avevano un qualche
sostenitore. Il candidato guadagnava prestigio vincolo con il candidato oppure avevano rice-
con ogni dichiarazione di sostegno e chi chie- vuto o speravano di ricevere i suoi favori.
deva il voto si garantiva l’approvazione dell’a- Sebbene non avessero diritto di voto, le
spirante e, in più, il suo nome o gruppo veniva donne potevano partecipare alla campa-
associato a una persona influente nella colonia. gna elettorale appoggiando i candidati. I lo-
Poiché i dipinti non venivano cancellati dopo ro cartelli avevano lo stesso formato di quel-
le elezioni, era ben chiaro chi aveva appoggiato li degli uomini. In gran parte appoggiavano
questo o quel candidato e di certo il vincitore singolarmente in candidato, ma era pos-
ne avrebbe tenuto conto. sibile anche associarsi nella proposta con
Talvolta erano interi gruppi sociali a dare un uomo, come una certa Caprasia che, assieme
pubblico sostegno al candidato. Era questo a Ninfio, probabilmente il marito, proponeva
il caso dei diversi mestieri che si esercitava- Aulo Vettio Firmo come edile.
no a Pompei e dintorni: parrucchieri, ora-
fi, venditori di frutta, venditori di unguenti,
panettieri, osti, lavandai, agricoltori, pesca-
tori e molti altri. Anche le associazioni reli-
giose dichiaravano le loro preferenze, come
I candidati ricevevano manifestazioni
in un cartello che dice: «Tutti gli adoratori di di sostegno da tutti i gruppi sociali:
Iside propongono Gneo Elvio Sabino come parrucchieri, pescatori, osti e altri.
edile». Persino i gruppi di amici che si dedi-
cavano a giochi vari o al ludus latrunculorum

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 37


STATUA IN MARMO DEL
MAGISTRATO POMPEIANO
MARCO OLCONIO RUFO,
Il politico
SCOPERTA DAVANTI
ALLE TERME STABIANE.
MUSEO ARCHEOLOGICO
più potente
NAZIONALE, NAPOLI.

1
di Pompei
MARCO OLCONIO RUFO visse durante il
regno dell’imperatore Augusto e iniziò
la carriera politica verso l’anno 20 a.C.
Apparteneva a un’importante famiglia
di Pompei conosciuta per le sue aziende
vinicole. Rufo rivestì importanti cariche
nella città – fu duumviro in cinque occa-
sioni e quinquennale in due – e finanziò
un ambizioso restauro e ampliamento
del grande teatro di Pompei, che da al-
lora fu in grado di contenere 4000 spet-
3
tatori. La città rese omaggio al suo figlio
2
eccellente, tra le altre cose, erigendo una
magnifica statua in suo onore, collocata
a un incrocio della Via dell’Abbondanza,
di fronte alle terme stabiane, uno dei
luoghi più frequentati di Pompei. La
statua, scoperta nel 1850, lo raffigu-
rava come tribuno militare, su mo-
dello di quella che si innalzava nel

SCALA, FIRENZE
foro di Augusto a Roma.

1 LA FALSA TESTA
Non è proporzionata rispetto al resto
del corpo. Potrebbe trattarsi della
testa di una statua dell’imperatore
Caligola collocata sul busto di
Olconio, prassi comune a Roma.

2 MANTELLO PORPORA
La statua reggeva una lancia
(attualmente perduta) nella mano
destra e indossava un mantello che
al momento della scoperta mostrava
ancora tracce di pittura rossa.

«A M. Olconio 3 CORAZZA IMPERIALE


Rufo, tribuno dei soldati Come tribuno militare, Rufo indossa
una splendida corazza, molto simile
eletto dal popolo, a quella della statua di Augusto
duumviro cinque di Prima Porta e a quella di Marte
Ultore nel foro di Augusto.
volte, delle quali due
quinquennale, Sacerdote 4 CALZARI DA SENATORE
di Cesare Augusto e Anche se Rufo apparteneva alla
4 classe equestre, la statua presenta i
patrono della colonia» calcei, i calzari alti tipici dei senatori,
iscrizione nel teatro che recano ancora qualche traccia
grande di pompei della pittura nera originale.
SOSTENUTO
DAI RICCHI
E DAGLI UMILI

A
lle elezioni del 79 d.C., le ultime
che si tennero a Pompei prima
dell’eruzione del Vesuvio, si pre-
sentò per la carica di edile un cer-
to Cneo Elvio Sabino. Si conservano ancora
ben 132 cartelli elettorali in suo favore, molti
dei quali scritti da donne. Uno di questi re-
cita: Cn(aeum) Helvium Sabinum / aed(ilem)
d(ignum) r(ei) p(ublicae) o(ro) v(os) f(aciatis)
Aegle rogat. E cioè: «Egle chiede di eleggere
edile Cneo Elvio Sabino, degno dell’ammini-
strazione pubblica». Alcune manifestazio-
ni di sostegno venivano da famiglie in vista.
Altre, però, partivano da singoli cittadini,
incluse le donne, come abbiamo visto, da
vicini e da corporazioni come gli allevatori
MANUEL COHEN / AURIMAGES

IL COMITIUM. SITUATO NELLA o i panettieri. Non sappiamo se Sabino fu


PARTE SUD-ORIENTALE DEL
FORO, ERA IL LUOGO IN CUI SI
eletto, anche se in alcune precedenti occa-
SVOLGEVANO LE VOTAZIONI. sioni non aveva avuto successo.

Altre volte si associavano due donne: tone è degno di essere eletto alla carica». Di un ESCLUSE
«Stazia e Petronia vi raccomandano le can- aspirante duumviro chiamato Bruzio Balbo MA ATTIVE
didature di Marco Casellio e Lucio Albucio. si dice che «sistemerà il bilancio pubblico», Anche se a Roma le
donne non potevano
Che in tutti i tempi possano esistere cittadi- dichiarazione che potrebbe voler dire tanto votare né essere
ni come questi!». La loro relazione con il can- che la sua sarà una buona gestione quanto che elette, è degno di
didato poteva essere di parentela – come nel metterà denaro di tasca sua per non intaccare nota che oltre 50
caso di Tedia Seconda, nonna del candidato l’erario. Del già citato Caio Giulio Polibio si dice cartelli di Pompei
Lucio Popidio Secondo –, di clientela o di vi- che «fa del buon pane», ma non sappiamo se mostrino il sostegno
di una donna a un
cinato. Sulla parete di una delle taverne della si stia lodando la sua abilità come panettiere, candidato. Mosaico.
Via dell’Abbondanza quattro donne, Asellina, che implicherebbe serietà nello svolgimento Museo Archeologico
Maria, Zmyrina e Aegle, appoggiano diver- del suo incarico pubblico, oppure se si voglia Nazionale, Napoli.
si candidati; si è ipotizzato che la prima sia la intendere che promette pane gratuito
proprietaria della taverna e le altre le cameriere, in caso di vittoria.
di dubbia reputazione, ma non vi è alcuna cer-
tezza a questo proposito. Il buon candidato
Sui cartelli non si esponevano né il program- Nelle campagne elettorali di Roma si
ma politico né promesse elettorali. Ciò che si potevano screditare i rivali mettendo
metteva in evidenza erano le qualità morali del in evidenza le loro cattive abitudini e il
candidato; se questi era onesto si presumeva malcostume (l’equivalente della pro-
che lo sarebbe stata anche la sua gestione po- paganda negativa dei giorni nostri).
litica. Un brevissimo cartello dice: «Vi chiedo Qualcosa di simile si può riscontrare
di eleggere edile Pansa. È degno», mentre su in alcuni cartelli nei quali gruppi “po-
un altro più lungo si legge: «Se si ritiene che la liticamente scorretti” appoggiano un
MONDADORI / ALBUM

virtù valga qualcosa nella vita, Lucrezio Fron- determinato candidato. Per esempio,
1 tempio di giove. 8
Dedicato a Giove 1
Ottimo Massimo, si
trovava all’estremità
settentrionale del foro
e fu costruito tra il 150
e il 120 a.C.

2 tempio di apollo.
Fu iniziato nel VI secolo
a.C. e terminato nel II
secolo a.C. Un’iscrizione
2
sulla soglia della
VEDUTA AEREA DEL FORO cella conferma la
DI POMPEI COSÌ COME consacrazione ad Apollo.
APPARE AI NOSTRI GIORNI.
3 basilica. Qui
avevano luogo i
giudizi e le transazioni
Il centro economiche. All’interno,
una grande navata
della vita pubblica era delimitata da
colonne enormi. 3
A Pompei, come in tutte le città romane, il
Foro era la piazza più importante. In questa 4 edifici municipali.
piazza si concentravano gli edifici princi- In questi tre edifici
(la sala dei duumviri,
pali della città, nei quali si svolgevano le la curia e la sala degli
attività politiche, religiose ed economiche. edili) si riunivano
Il foro di Pompei assunse la sua forma de- i magistrati e il
finitiva verso il II secolo a.C. consiglio della città.
GUIDO COZZI / CORBIS / GETTY IMAGES

i bevitori nottambuli (seribibi) e i ladruncoli SCHIAVI Il candidato doveva avere un carattere grade-
(furunculi) appoggiavano Marco Cerrinio Vatia, E LIBERTI vole, e se non l’aveva per natura doveva simu-
che si proponeva per la carica di edile. Statuina di schiavo. larlo e adattare l’aspetto e il discorso alle per-
Non erano solo gli
Oltre che dai cartelli elettorali, la campa- schiavi a essere sone che incontrava. Essere cordiale e aperto
gna elettorale a Pompei era costituita da altri esclusi dalla vita erano qualità fondamentali. Una casa piena di
elementi che non conosciamo, ma che con politica. Anche ai gente che desiderava incontrare il candidato
ogni probabilità erano simili a quelli usati a liberti era vietato era un segno di prestigio sociale.
Roma. Per la capitale dell’Impero possiamo l’accesso alle cariche D’altro canto, i candidati alla carica di duu-
pubbliche, tranne
contare sulla preziosa testimonianza di Quinto alcune di quelle mviro sapevano che giocavano a loro favore gli
Cicerone, che in uno scritto che si potrebbe religiose. II secolo. atti di generosità pubblica, come spettacoli,
considerare quasi un «manuale del candida- Louvre, Parigi. costruzioni e donazioni, portati a compimento
to» consiglia al fratello Marco Tullio, il grande durante la carica di edile, debitamente ricono-
oratore, che cosa fare per vincere le elezioni a sciuti mediante iscrizioni commemorative.
console, la carica più elevata dello Stato ro- Terminata la campagna elettorale arriva-
mano. Una raccomandazione importante è di va il momento decisivo della votazione. Non
recarsi ogni giorno al Foro, sempre alla stessa sappiamo con certezza in che modo si votas-
ora se possibile, e con un seguito numeroso se a Pompei, però possiamo avanzare qualche
che renda evidente la popolarità del candi- supposizione basandoci sulla testimonianza
DEA / SCALA, FIRENZE

dato. Una volta lì, l’aspirante doveva salutare delle leggi in vigore altrove nell’Impero, come
le persone chiamandole con i loro nomi, che nel caso della città di Malaga.
quindi doveva ricordare. Se non aveva buo- Gli elettori erano raggruppati, a Pompei, in
na memoria poteva fare ricorso a uno schiavo cinque circoscrizioni elettorali, corrispon-
chiamato nomenclator, ma ricordarsi dei singoli denti ai quattro quartieri cittadini in cui era
nomi era molto meglio per attirare il votante. divisa la città: dei Salinienses – esteso attor-

40 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


5 comitium. Si è
7 sempre ritenuto che
fosse qui che si tenevano
le elezioni, ma oggi
si pensa che si usasse
tutto il foro. Fu costruito
nel II secolo a.C.
6
6 edificio di eumachia.
Fu costruito per la
sacerdotessa Eumachia,
che lo dedicò al culto
della Concordia e della
Pietas Augusta in nome
5 del marito o del figlio.

7 templi di vespasiano
e dei lari. Il primo
era dedicato al culto
dell’imperatore deificato.
Il secondo era forse
dedicato agli spiriti
4 custodi della città.

8 macellum. Era il
mercato della carne
e del pesce. Sui lati si
apriva un portico dove si
allestivano le bancarelle
e di fronte all’entrata
c’erano tre saloni pubblici.
ILLUSTRAZIONE: GIOVANNI CASELLI

no alla porta del Sale, oggi di Ercolano –, degli Il voto unico del distretto era per i candidati
Urbulanenses – vicino alla porta chiamata che avevano ottenuto la maggioranza dei voti
di Sarno –, dei Campanienses – residenti singoli. In caso di parità di voti tra due o più
nei pressi dell’attuale porta di Nola – e dei Fo- candidati si dava la preferenza a chi aveva figli.
renses, che stavano nel centro della città, vicino Se anche in questo caso persisteva la parità si
al Foro. A questi si aggiungeva un villaggio del prendeva in considerazione il numero di fi-
suburbio, il Pagus Augustus Felix Suburbanus. gli e se ancora la situazione non si sbloccava
si procedeva a un sorteggio. I vincitori erano
Il conteggio dei voti quelli che avevano il maggior numero di voti
Il giorno delle votazioni tutti i cittadini che unici dei distretti. I magistrati eletti entrava-
avevano il diritto di voto si presentavano in no ufficialmente in carica il primo giorno di
un’unica convocazione, vale a dire alla stessa luglio e spettava a loro pagare, a proprie spese,
ora, in modo tale che tutti votassero paralle- collaboratori e aiutanti per il funzionamento
lamente per distretto. dell’apparato amministrativo cittadino. Inoltre,
Nel luogo delle votazioni venivano designa- si impegnavano a soddisfare i concittadini in
ti spazi specifici per ciascuna circoscrizione, vista di una prossima rielezione che li conso-
provvisti di un tavolo elettorale sul quale vigi- lidasse nel prestigio sociale di cui andavano in
lavano addetti ufficiali affinché tutto si svol- cerca le élite delle città romane.
gesse in modo regolare. Inoltre, i candidati
potevano far presenziare i loro funzionari di Per SAGGI
Prima del fuoco.
seggio che assicurassero la trasparenza del saperne Pompei, storie di ogni giorno
processo. Ogni cittadino depositava il pro- di più Mary Beard. Laterza, Roma-Bari, 2012.
La vita quotidiana a Pompei
prio voto, per mezzo di tavolette, in un’urna o Robert Etienne. Mondadori, Milano, 1992.
una cesta sul tavolo elettorale corrispondente.

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 41


PROPAGANDA CAMPAGNA DI MARCO VATIA

E CONTRO
N
ell’anno 77 (o 79) si presentò per la carica di
edile un certo Marco Cerrinio Vatia. Attraver-

PROPAGANDA so i cartelli elettorali sappiamo che ebbe il so-


stegno di diversi elettori singoli, oltre a quello di gruppi
e corporazioni, come i facchini o portatori di sacchi
Nel mondo romano, gli annunci elettorali (saccari) citata in questa pagina. I cartelli dei ladri e
non erano soltanto a favore di un candidato. dei bevitori notturni sono invece un tipico esempio di
Alcuni riguardavano la contropropaganda, contropropaganda elettorale nei suoi confronti.
solitamente scritti in maniera ironica con
firme dichiaratamente false. Marcum Cerrinium Vatiam
aedilem oro vos faciatis,
Faventinus cum suis rogat
Vi chiedo di eleggere edile Marco
Cerrinio Vatia, lo propone Faventino
insieme con i suoi

Marcum Cerrinium Vatiam


aedilem saccari rogant
La corporazione dei saccari propone
Marco Cerrinio Vatia come edile

Marcum Cerrinium Vatiam


aedilem oro vos faciatis.
seribibi universi rogant.
scripsit Florus cum Fructo
Vi prego di eleggere edile Marco
Cerrinio Vatia. Lo chiedono i bevitori
nottambuli. Lo scrissero
Floro e Frutto

Vatiam aedilem
UN GIOVANE DIPINGE UN CARTELLO
SUL MURO DI UNA CASA DI POMPEI.
furunculi rogant
STEPAN BKALOWICZ. XIX SECOLO. I ladruncoli chiedono di eleggere edile Vatia

HERITAGE / SCALA, FIRENZE


LOBBIES PROFESSIONALI

A
quanto pare, nessuno poteva essere eletto edi-
le o duumviro senza l’appoggio dichiarato degli
ordini professionali. Marco Vatia poté contare
sul sostegno delle corporazioni dei fruttivendoli (po-
mari) e, come si è detto, dei facchini (saccari). Sono
stati ritrovati molti altri cartelli che mostrano il ruolo
di spicco che nella politica di Pompei avevano le as-
sociazioni, comprese quelle dedicate all’ozio.

M. Holconium Priscum IIvirum


iure dicundo pomari universi
cum Helvio Vestale rogant
I fruttivendoli all’unanimità, con Elvio Vestale,
chiedono di votare Marco Olconio Prisco come
duumviro ai poteri giudiziari.

Aulum Vettium Firmum


aedilem oro vos faciatis,
dignum rei publicae oro vos
faciatis. Pilicrepi facite «Prego che facciate duumviro
Votate Aulo Vettio Firmo come edile, Olconio Prisco, degno
meritevole della pubblica amministrazione.
Giocatori di palla, sostenetelo della cosa pubblica»
IL CARTELLO FU DIPINTO SULLA FACCIATA DELLA BOTTEGA DI VERECUNDO.
IL DISEGNO RAFFIGURA MERCURIO CHE ESCE DA UN TEMPIETTO
CON IL SUO CADUCEO E UNA BORSA DI DENARO.
DAGLI ORTI / ART ARCHIVE

Sallustium Capitonem aedilem


oro vos faciatis. caupones, facite
Votate come edile Sallustio Capitone.
Osti, votatelo

Cneum Helvium Sabinum


aedilem pistores rogant et
cupiunt cum vicinis
Per Gneo Elvio Sabino come edile i panettieri
votano in massa per lui.
CARTELLO ELETTORALE
PRISMA / ALBUM

SUL MURO DI UNA CASA DELLA


VIA DELL’ABBONDANZA.
LA CONTESA TRA IMPERO E PAPI

FEDERICO II
Il sovrano che rese la Sicilia la capitale morale
del Mediterraneo ingaggiò con i pontefici una lotta lunga
e aspra: in gioco c’erano il potere ierocratico del papato
e il rischio di un’unione tra il Sud Italia e l’Impero
a danno dei territori della Chiesa

MARINA MONTESANO
PROFESSORE ORDINARIO DI STORIA MEDIEVALE, UNIVERSITÀ DI MESSINA

44 HISTORIA NATIONAL GEOGRAPHIC


BUSTO
DI FEDERICO II
Con le Costituzioni
di Melfi stabilì
l’uguaglianza di
tutti i cittadini di
fronte alla legge,
indipendentemente
dal ceto, dalla
religione e dalla
condizione laicale
o ecclesiastica.
Museo Provinciale
Campano, Capua.
DEA / SCALA, FIRENZE
STEMMA DI
MONTEFALCO
L’aquila imperiale
di Federico II
caratterizza
lo stemma di
Montefalco (PG),
dove Federico
praticava la caccia
con il falcone e il
cui nome secondo
la tradizione fu
scelto dal re.
SCALA, FIRENZE

gramma politico che ne faceva l’erede diretto

U
no degli ultimi atti di Federico I
di Svevia (il “Barbarossa”) fu or- dei grandi pontefici dalla riforma in poi, come
ganizzare il matrimonio tra suo Gregorio VII e Alessandro III, il cui ideale di
figlio Enrico e l’erede del regno fondo era stato la ierocrazia, nella convinzione
normanno di Sicilia, Costanza che il papato rappresentasse, sulla terra, il po-
d’Altavilla. Enrico fu incoronato imperatore tere che aveva il compito di controllare tutti gli
nel 1194 a Palermo; il giorno seguente, a Iesi, altri. Molti erano i problemi politici che richie-
Costanza partorì Federico Ruggero. Ma En- devano soluzione: la riorganizzazione delle
rico morì in circostanze misteriose nel 1197, terre della Chiesa; un rinnovato rapporto con
lasciando un erede di soli tre anni. i Comuni dell’Italia settentrionale e centrale,
che sottraesse quello che allora si chiamava il
La lotta per la Germania regnum Italiae dalle suggestioni d’un troppo
Nel 1198 salì sul soglio un pontefice giovane, stretto rapporto con la Germania; la soluzione
appena trentasettenne: Lotario, della nobile delle questioni aperte nella Germania stessa
famiglia laziale dei conti di Segni, esperto in e nel Meridione d’Italia dalla morte di Enrico
diritto canonico ma anche di mistica. Prese il VI; l’organizzazione di una nuova crociata.
nome di Innocenzo III e avviò subito un pro- I territori della Chiesa furono presto ricondotti
A. DAGLI ORTI / SCALA, FIRENZE

C R O N O LO G I A

LOTTA 1194 1198


Il 26 dicembre nasce Sale al soglio pontificio
PER IL a Jesi Federico II, figlio
di Enrico VI, e quindi nipote
Innocenzo III che, morto
Enrico VI, sceglie di
POTERE di Federico Barbarossa,
e di Costanza d’Altavilla.
appoggiare Costanza
e il giovane erede Federico.

PAPA INNOCENZO III. AFFRESCO, XIII SECOLO, SACRO SPECO, SUBIACO.


IL CASTELLO URSINO
A Catania, costruito il 1239 e il 1250, da Riccardo
da Lentini su ordine di Federico II, faceva parte
di un sistema di fortificazione costiero dell’isola.
Oggi è sede del museo civico.
GUIDO BAVIERA / FOTOTECA 9X12

1214 1220 1227 1250


A Bouvines, un’alleanza Il 22 novembre, in San A capo della Chiesa di Federico muore e con lui
del papa con Federico II e Pietro a Roma, Federico Roma sale Gregorio IX i grandi progetti imperiali.
con Filippo II Augusto di è incoronato imperatore da la cui politica, in contrasto La Chiesa di Roma, guidata
Francia sconfigge Ottone papa Onorio III, succeduto con quella dello Svevo, vale dal nuovo papa Innocenzo
IV, re di Germania. a Innocenzo III nel 1216. a Federico la scomunica. IV ha un breve trionfo..
CATTEDRALE DI PALERMO.
OSPITA LE TOMBE DI FEDERICO II
E DELLA MOGLIE COSTANZA,
DI ENRICO VI E DI COSTANZA
D’ALTAVILLA.

Un regno
multiculturale
SOTTO FEDERICO II la Magna Curia palermi-
tana fu un centro d’irradiazione di novità e
di sperimentazioni culturali. Gli interessi
principali dell’imperatore variavano fra filo-
sofia e scienze naturali, ma era coltivata an-
che la poesia, nella quale la tradizione fran-
cese si intrecciava a quella araba e greca.
Presso la corte vi erano intellettuali di altre
fedi, come il grande enciclopedista ebreo
Juda ben Salomon Cohen. Era invece cri-
stiano, sebbene monofisita di Siria, Teodoro
d’Antiochia, inviato forse all’imperatore dal
sultano d’Egitto, che lavorò nella cancelleria
redigendo la corrispondenza in arabo di-
retta alle corti musulmane. Ma Teodoro si
occupò anche di traduzioni di testi arabi di
medicina e d’igiene, e forse di falconeria, un
tema caro all’imperatore, autore egli stesso
del celebre De arte venandi cum avibus.

GIOVANNI SIMEONE / FOTOTECA 9X12

sotto l’autorità pontificia. Per i Comuni del di Svevia fu assassinato: da allora, sentendosi
LA MONETA nord e del centro, Innocenzo incoraggiò la for- libero da rivali e forte per la sua alleanza con il
DEL REGNO
DI SICILIA mazione di leghe per assicurare un’eventuale re d’Inghilterra, Ottone cominciò a venir meno
Durante il suo resistenza a nuovi progetti imperiali simili a ai suoi impegni con Innocenzo. A quel punto
regno, Federico quelli del Barbarossa. Ma la grossa questione il papa mutò le alleanze, accostandosi al re di
II promosse politica del papato era che le sue terre – situa- Francia Filippo II Augusto e soprattutto a Fede-
un’importante te nel centro della penisola – non potevano rico re di Sicilia, il quale nel 1212 fu incoronato
riorganizzazione
amministrativa
venire schiacciate da un unico potere che si re dei Romani, e nel 1213 garantì a sua volta al
in Sicilia, inclusa instaurasse a nord e a sud di esse: questo gui- papa che mai si sarebbe inserito nelle questioni
quella fiscale. dò la sua politica nei problemi di successione ecclesiastiche tedesche, rinunciando anzi a
La monetazione alla corona di Sicilia e a quella di Germania. controllare le elezioni episcopali in Germania:
garantì un notevole Per la Sicilia, il papa appoggiò Costanza e una querelle che risaliva al secolo XI. Gli promise
introito per
l’erede Federico, minacciati dalle aristocrazie inoltre che non avrebbe mai promosso l’unione
la Corona.
normanne. In Germania, invece, dove la corona tra il regno di Sicilia e l’impero. A Bouvines,
era elettiva, Innocenzo pensò di puntare sul nel 1214, l’alleanza tra Innocenzo III, Filippo
partito anti-svevo, rappresentato da Ottone Augusto e Federico sconfisse il fronte nemico.
di Braunschweig, figlio di quell’Enrico il Tuttavia, con Innocenzo ancora saldamente al
Leone che era stato il principale avversa- potere, Federico restò fedele a quanto promesso
rio del Barbarossa. A lui si contrappo- e neppure cinse la corona imperiale.
neva Filippo di Svevia, zio di Federico.
I principi tedeschi scelsero dunque L’incoronazione imperiale
Ottone, che divenne imperatore con il Morto Innocenzo nel 1216, con il successore
nome di Ottone IV; l’appoggio papale le cose mutarono. Il nuovo pontefice aveva
era stato lusingato con ampie assicu- un carattere certamente meno saldo del pre-
razioni circa la libertà della Chiesa nel decessore: di origini oscure, probabilmente
territorio imperiale. Ma nel 1208 Filippo modeste, si era fatto strada nella curia pontificia
DE

SC
A/

AL
A,
FIR
ENZ
E
LA BATTAGLIA DI BOUVINES
Il 27 luglio 1214 segnò la sconfitta di Ottone IV
di Germania da parte dell’alleanza tra papato,
Federico II e Filippo II Augusto di Francia.
Grandes Chroniques de France, 1375-1379.
BIBLIOTHÈQUE MUNICIPALE, CASTRES, FRANCIA / BRIDGEMAN / ACI
CASTEL DEL MONTE
In Puglia, con la sua architettura intrisa
di simbolismo e di misteri è uno dei monumenti
più rappresentativi di Federico II, dei suoi tanti
interessi culturalie della sua poliedrica
figura intellettuale.
MASSIMO RIPANI / FOTOTECA 9X12

50 HISTORIA NATIONAL GEOGRAPHIC


Il misterioso
Castel del Monte
SU UNA COLLINA delle Murge, impo- per la pianta, infatti, figura a metà
nente e maestoso, sorge un castello tra il quadrato – che simboleggia la
voluto da Federico II e realizzato a terra – e il cerchio – che simboleggia
partire dal 1240. A pianta ottago- invece l’infinito cielo – alluderebbe al
nale, con una torretta anch’essa passaggio dall’uno all’altro. Non si sa
ottagonale alta 24 m su ogni spigo- con sicurezza chi fu l’architetto del-
lo, si sviluppa su due piani in cui si la struttura: alcuni studiosi l’hanno
aprono stanze trapezoidali. Risultato attribuita a Riccardo da Lentini, che
di indiscutibili competenze architet- lavorava per Federico II, ma le cui re-
toniche, di Castel del Monte è ancora sponsabilità sarebbero state limitate
incerta la destinazione, ma ciò che alle opere architettoniche siciliane.
più affascina è il forte simbolismo, Secondo un’altra teoria, il progetto
anche astronomico, che permea l’in- di Castel del Monte si dovrebbe allo
tera struttura: già l’ottagono scelto stesso Federico II.
ma, soprattutto, conosceva bene le straordi-
narie possibilità economiche del regno e ne
valutava appieno la non meno straordinaria
posizione geografica.
Federico avviò subito un programma di
rafforzamento delle istituzioni del regno di
Sicilia, indicendo due grandi assise a Capua e
a Messina (1220-1221), durante le quali ordinò
che tutti i diritti regi conculcati dai feudatari in
passato fossero immediatamente reintegrati.
Introdusse inoltre nel regno il diritto romano,
proseguendo in questo l’attività legislativa dei
normanni e idealmente completando quella del
Barbarossa; fondò inoltre nel 1224 l’università
di Napoli per disporre di un ceto di funzionari
fedeli istruiti all’interno dei confini; il grande
centro universitario per lo studio del diritto,
Bologna, era almeno formalmente soggetto al
pontefice; favorì infine lo studium medico di
Salerno, centro di cultura fondato sulle inno-
vazioni nel campo portate dalla cultura araba.
Meno felice la situazione del regno d’Italia,
dove i Comuni, nonostante situazioni con-
flittuali tra le città e, all’interno di esse, fra i
ceti dirigenti, erano sempre pronti ad allearsi
contro le pretese dell’impero: essi risposero
MUSÉE CONDÉ, CHANTILLY, FRANCIA / BRIDGEMAN / ACI
infatti all’ingiunzione imperiale di riunirsi a
Cremona nella Pasqua del 1226 ricostituendo
la Lega lombarda. Solo l’intervento di Onorio
LO SVEVO come tesoriere; le ragioni della sua elezione III impedì per il momento che si giungesse a
E LA CORONA non sono chiare, ma pare che i rapporti con un nuovo scontro. Il pontefice cercava il più
Papa Onorio III Innocenzo III non fossero stati buoni; ci si può possibile di mantenere la pace all’interno della
incorona Federico II
imperatore a Roma chiedere dunque se la scelta cadde volutamente Cristianità perché il suo scopo principale era
il 22 novembre su una figura più modesta. In ogni caso, della l’organizzazione della crociata.
del 1220 anche con nuova situazione approfittò subito Federico: Tra 1217 e 1221 era stata effettuata una spe-
l’intento di vincolarlo nel 1220 si fece incoronare imperatore, dopo dizione in Oriente: una parte delle truppe era
maggiormente
al suo impegno
aver indotto la nobiltà tedesca ad attribuire la giunta in Terrasanta, ma il grosso si era invece
di organizzare corona di Germania al figlio Enrico, ma senza diretto al porto egiziano di Damietta, preso
una crociata. abdicare al regno di Sicilia. Era dunque la sola d’assedio nella convinzione di poter così nuo-
Germania che egli lasciava al figlio, pur man- cere al sultano al-Malik al-Kamil, della stessa
tenendo su di essa, in quanto imperatore, la famiglia del Saladino, costringendolo a trattare
suprema guida. Al contrario, non intendeva e a cedere Gerusalemme in cambio della pa-
affatto abbandonare la Sicilia, anche perché vi ce e della sicurezza commerciale; era infatti il
era stato allevato e presumibilmente si sentiva suo porto principale insieme ad Alessandria.
per cultura più italo-normanno che tedesco; Tuttavia la strategia e la leadership non
erano chiare: il legato di Onorio, il cardinale
Pelagio, aveva la pretesa di porsi a capo della
spedizione, contrastato però da Giovanni di
Nel 1220 Federico divenne Brienne, sovrano del regno di Gerusalemme
imperatore, senza abdicare (con sede ad Acri visto che Gerusalemme era
tuttavia al regno di Sicilia stata ripresa dal Saladino nel 1187). Il sulta-
no non aveva ceduto e l’impresa era fallita. In
FEDERICO II, DA DE ARTE VENANDI CUM AVIBUS, 1220-1250 CIRCA. quel frangente Federico, che come imperatore
avrebbe dovuto prender parte alla spedizione,
BRIDGEMAN / ACI
IL MASCHIO ANGIOINO
Storico castello di Napoli, venne eretto per
volere di Carlo I d’Angiò che, sconfitto Manfredi,
ultimo svevo del regno di Sicilia, decise di
trasferire la capitale da Palermo a Napoli.
MASSIMO PIZZOTTI / AGE FOTOSTOCK
Uno scozzese
a Palermo
MICHELE, SCOZZESE D’ORIGINE e dun-
que detto “Scoto”, aveva soggiornato a
Oxford e a Parigi, poi a Toledo, approdan-
do alla corte di Federico nel 1227. Nella
città iberica aveva affinato le doti di tra-
duttore dall’arabo, che gli consentirono di
volgere in latino il celebre Kitab al-hay’a,
il “Trattato della sfera” di al-Bitrugi, nel
quale si spiegano i moti del Sole e dei
pianeti secondo la fisica aristotelica.
OLTRE ALL’ARABO e naturalmente al la-
tino, conosceva anche il greco e l’ebrai-
co. A lui si deve soprattutto la diffusione
dei commenti di Averroè e Avicenna ad
Aristotele, oltre a innumerevoli trattati
IL LIBER PARTICULARIS
ASTROLOGIAE. OPERA che spaziano dall’astrologia alla medici-
DI MICHELE SCOTO, na. Questa attività scientifica ad ampio
ASTROLOGO ALLA CORTE DI
FEDERICO II. LA TERRA POSTA
spettro gli valse fra i coevi, nonché suc-
AL CENTRO TRA SOLE E LUNA. cessivamente, la fama di mago.

A. DAGLI ORTI / SCALA, FIRENZE

si era in realtà ben guardato dal venire in aiu- ma non poté avere seguito a causa di un’epi-
ONORIO III to dei crociati, a parte qualche gesto formale; demia scoppiata fra le truppe. Accusandolo di
E I RAPPORTI
CON LO SVEVO non aveva infatti alcun interesse a inimicarsi voler tergiversare, il papa scomunicò l’impera-
Divenuto tutore del al-Malik al-Kamil, i cui territori erano così tore. Poiché la scomunica scioglieva i sudditi
giovane Federico, vicini alla Sicilia e con il quale era, per giunta, da qualunque obbligo di fedeltà nei confron-
papa Onorio III in ottimi rapporti diplomatici. ti di un sovrano, e in una situazione politica-
fu anche colui mente instabile il rischio era sempre possibile,
che lo incoronò Gregorio IX e la crociata
imperatore e che
Federico si decise a partire. Era il 1228.
lo spinse a partire Nel 1227, alla scomparsa di Onorio III, salì al so- Nel frattempo, però, l’imperatore aveva sa-
per la crociata. Non glio pontificio Ugolino dei conti di Segni con il puto guadagnarsi in Terrasanta solidi diritti
vide mai realizzati nome di Gregorio IX. Il nuovo papa aveva fatto dinastici sposando l’ereditiera della corona di
i suoi piani poiché carriera legandosi a Innocenzo III e si era speso Gerusalemme, Isabella-Iolanda di Brienne:
morì prima della
a lungo in favore della crociata. Dall’inizio del quindi si presentava in Palestina come legit-
partenza dello
suo pontificato pretese dunque un impegno di timo pretendente al trono. Coglieva poi l’oc-
AKG / ALBUM

Svevo nel 1227.


Federico in tal senso. Ma non era l’unico motivo casione per rinsaldare i suoi rapporti di ami-
di dissidio fra papa e imperatore: lo Svevo cizia con il sultano. A sua volta al-Kamil era
non aveva mai adempiuto agli obblighi che favorevole alla trattativa; si arrivò dunque a un
si era assunto in merito alla separazione compromesso: Gerusalemme veniva ceduta
tra impero e regno di Sicilia; inoltre, si a Federico, ma priva di mura, e con l’esclusio-
intrometteva nelle elezioni episcopali ne dell’area della Cupola della Roccia, la mo-
del regno con l’evidente scopo di favorire schea di Umar, considerata dall’Islam il luogo
persone a lui fedeli. Federico aveva più più santo di Gerusalemme. A quel punto, nel
volte promesso a Onorio III che avrebbe 1229, Federico poté cingere a Gerusalemme
organizzato una spedizione; Gregorio lo la corona del regno. La propaganda che faceva
pungolò in tal senso e una spedizione fu capo alla curia pontificia e ai comuni prese a
in effetti approntata nell’autunno 1227, diffondere allora l’immagine di un Federico
GREGORIO IX SCOMUNICA FEDERICO II
Il pontefice lanciò contro l’imperatore ben
due scomuniche: la prima – non seguita da
deposizione – nel 1227, la seconda nel 1239.
Giorgio Vasari, Sala Regia, Città del Vaticano.
SCALA, FIRENZE
con le armi alleandosi con alcune Signorie in
mano a feudatari ghibellini, dunque a lui fa-
vorevoli. Il 27 novembre del 1237 riportò una
grande vittoria a Cortenuova presso Brescia.
Inviò a Roma il Carroccio conquistato, dove il
popolo mal sopportava il governo pontificio,
e un moto di rivolta costrinse Gregorio IX a
rifugiarsi ad Anagni. Ormai si era di nuovo al-
lo scontro aperto: Federico imprigionò alcuni
legati pontifici, catturati dai suoi alleati pisani,
e, attraverso un matrimonio, fece ottenere al
figlio Enzo il dominio sulla Sardegna.
Nel 1241 Gregorio morì; la successione era
resa difficile proprio dalla questione dell’at-
teggiamento nei confronti dell’impero; ven-
ne eletto un papa di compromesso, l’anzia-
no Celestino IV, che morì pochi giorni dopo
la nomina. Nuove incertezze tennero il con-
clave in sospeso a lungo, ma nel 1243 salì al
soglio pontificio Sinibaldo Fieschi dei conti
di Lavagna, che assunse il nome indicativo di
Innocenzo IV. Il nuovo pontificato cominciò
subito all’insegna dello scontro con l’impera-
tore, che l’anno precedente aveva dovuto far
fronte alla ribellione in Germania del figlio
Enrico; la corona era poi passata all’altro fi-
DEA / SCALA, FIRENZE
glio Corrado. Nel 1244 Innocenzo IV riuscì a
organizzare il Concilio, temuto da Federico, a
Lione: l’imperatore ne uscì riconfermato nella
FEDERICO II “emiro”, “sultano battezzato”, in virtù della scomunica e deposto, sebbene con una deci-
IN TERRASANTA sua vicinanza rispetto alla cultura islamica. È sione unilaterale che non tutti accettavano. Gli
Nel 1228 Federico attestato che, oltre al latino, conoscesse greco ultimi anni furono drammatici. Federico subì
partì per la Sesta
Crociata. Gli accordi e arabo, e in questo continuava una tradizione due sconfitte a Vittoria e a Fossalta contro i
con il sultano già avviata in età normanna. Comuni, nel 1248-49, e vide molti dei suoi più
gli permisero di Al di là della propaganda, Gregorio IX con- fidati alleati tradirlo: incluso Pier della Vigna,
ottenere la cessione siderava pericolosa la piega presa dagli eventi il suo consigliere in Sicilia, sebbene sulla re-
di Gerusalemme
senza combattere.
con un Federico che usciva rafforzato dall’im- altà del tradimento qualche dubbio sussista.
L’anno seguente presa; giunse quindi al paradosso di bandire Poi improvvisamente, nel dicembre 1250,
fu incoronato re di una crociata contro lo stesso imperatore; le Federico II morì a Fiorentino di Puglia. La pro-
Gerusalemme. truppe pontificie invasero il regno di Sicilia e paganda guelfa sparse la notizia, calunniosa,
Federico dovette rientrare in fretta. Nel 1230 che fosse stato ucciso dal suo stesso figlio na-
si arrivò a un trattato, siglato a San Germano- turale, Manfredi. Le cause del decesso restano
Ceprano, secondo il quale lo Svevo forniva am- tuttavia incerte. Dopo di lui l’impero sembrò
pie garanzie sulla libertà del clero nel regno e declinare e il potere teocratico dei pontefici
in cambio il papa lo liberava dalla scomunica. trionfare. Ma si trattava di un trionfo di breve
durata, come si sarebbe compreso mezzo se-
Gli ultimi anni dell’imperatore colo più tardi con il papato di Bonifacio VIII.
Alla pace con Gregorio IX seguirono alcuni
anni di tranquillità, nei quali Federico poté Per SAGGI
impegnarsi per dare un codice legislativo al saperne Federico II. Imperatore, uomo, mito
Hubert Houben.
regno di Sicilia (il Liber Augustalis) e a quello di di più Il Mulino, Bologna, 2009.
Chiesa e Stato nella dottrina
Germania. Ma presto il conflitto sempre laten- di papa Innocenzo III
te con i Comuni si riaccese; al costituirsi di una Michele Maccarrone (a cura di).
Ateneo lateranense, Roma, 1941.
nuova lega antimperiale l’imperatore rispose

56 HISTORIA NATIONAL GEOGRAPHIC


LA CATTEDRALE
DI ANAGNI
I già difficili rapporti
tra Federico II e papa
Gregorio IX sfociano,
tra il 1237 e il 1238,
in uno scontro
aperto che costringe
il pontefice a lasciare
un’ostile Roma per
rifugiarsi nella sua
città natale, Anagni.
A. DE GREGORIO / AGE FOTOSTOCK
IL TEMPO DELLA MIETITURA
Allegoria del mese di giugno nel
Breviario Grimani. L’aumento delle
temperature permise di espandere
le coltivazioni: l’orzo fu coltivato
in Islanda fino al XIII secolo, e fece
ritorno nell’isola solo nel XX.
Miniatura del XVI secolo.
DEA / ALBUM

LE MACCHIE SOLARI
Miniatura tratta dal manoscritto
alchemico Splendor Solis. I cambiamenti
nei cicli delle macchie solari sono legati
alle alterazioni climatiche: tra il 1100 e il
1250, il Periodo Caldo Medievale coincise
con un picco nell’attività solare. XVI sec.
BRITISH LIBRARY, LONDON / BRIDGEMAN / ACI
La lunga estate dei secoli XII-XIV

IL PERIODO
CALDO
MEDIEVALE
Il clima più caldo e secco che l’Europa
conobbe nei secoli intorno all’anno Mille
secolo favorì raccolti abbondanti, crescita
demografica, aumento dell’urbanizzazione
e la costruzione di numerose cattedrali

ARMANDO ALBEROLA ROMÁ


DOCENTE DI STORIA MODERNA DELL’UNIVERSITÀ DI ALICANTE
I CAMBIAMENTI
CLIMATICI
Durante la glaciazione di Würm (all’incirca tra 80.000
e 8000 anni fa), in Europa comparve l’uomo di Neanderthal
e la nostra specie, l’Homo sapiens sapiens. Alla sua
conclusione ebbe inizio l’Olocene, l’era geologica nella
quale ci troviamo e in cui s’inserisce il Periodo Caldo
Medievale, detto anche Optimum climatico medievale.

PERIODI
Inizia il riscaldamento
BOREALE Comincia dopo un ultimo periodo freddo: il Dryas Recente (tra
o
E ATLANTICO 12.000 e 10.000 anni fa, con una temperatura dai 10 ai 15 C PASTORI E GUERRIERI DI ADJEFOU (ALGERIA), A TASSILI N’AJJER.
10.000-6000
ANNI FA inferiore a quella attuale nel Nord Europa). Salgono temperature QUESTE PITTURE RUPESTRI RIFLETTONO I CAMBIAMENTI CLIMATICI,
e livello del mare. Stabilizzazione del Sahara con i tratti attuali. LA FAUNA E LA VITA UMANA TRA 8000 E 2000 ANNI FA.
UIG / ALBUM

Una lunga epoca di freddo


PERIODO Raffreddamento (“periodo freddo dell’Età del Ferro” secondo
SUB-ATLANTICO
E SUCCESSIVI lo studioso Hubert H. Lamb). Rivitalizzazione dei ghiacciai alpini.
2300-250 A.C Freddo e forte incremento delle precipitazioni alle latitudini boreali.
Calano le precipitazioni in Africa e avanza il deserto del Sahara.

Periodo Caldo Medievale


TRA IL Clima caldo. Spostamento della calotta glaciale Artica verso nord.
700 E IL Colonizzazione scandinava di Islanda e Groenlandia. Ritiro dei
1300 D.C
ghiacciai alpini. Espansione della vite verso il Nord Europa.
Grandi periodi di siccità in America e in Asia.

Piccola Era Glaciale


o
TRA IL Clima freddo. Diminuzione di 1,5 -2 C rispetto alla temperatura
1300 E IL media attuale. Aumento della nevosità. Nel Nord Europa,
1850
congelamento dei fiumi in inverno. Estati brevi e umide. Inverni molto
rigidi in tutta Europa durante il Minimo di Maunder (1645-1715). AKG / ALBUM

Il ciclo climatico attuale: tre tappe


DAL 1850 Dal 1880 al 1950: riscaldamento; aumento medio di temperatura
o
AI GIORNI tra 0,4 e 0,6 C. Dal 1950 al 1970: raffreddamenti. Dal 1970:
NOSTRI L’APICE DELLA COSTRUZIONE DI CATTEDRALI SI INSERÌ NEL
riscaldamento; tesi del mutamento climatico per l’effetto serra, PERIODO CALDO MEDIEVALE. MINIATURA DA STORIA DELLA
che collega le emissioni di gas all’aumento della temperatura. DISTRUZIONE DI TROIA, DI JEAN COLOMBE. XV SECOLO.
ERICH LESSING / ALBUM
MOLITURA DEL GRANO.
RAPPRESENTAZIONE
DEL MULINO MISTICO
IN UN CAPITELLO DELLA
BASILICA DI SANTA MARIA
MADDALENA DI VÉZÉLAY.
XII SECOLO.
AKG / ALBUM

P
areva che la terra stessa, come scrollandosi e gettando
lungi da sé gli antichi vestimenti, si rivestisse tutta di un
candido manto di novelle chiese. In quel tempo i fedeli
sostituirono con edifici migliori quasi tutte le chiese del-
le sedi episcopali, tutti i monasteri dedicati ai vari santi e anche
i più piccoli oratori di campagna».
Sono le parole intrise di ottimismo che Ro- durante il quale il clima dell’emisfero nord
dolfo il Glabro, monaco di Cluny, usò nelle sue conobbe un significativo riscaldamento.
Storie per descrivere il mondo che aveva appe- Utilizzando fonti documentali e dati di prove-
na superato la soglia dell’anno Mille. Era una nienza geologica, Lamb elaborò indici relativi
società piena di energia, che proiettò nell’arte all’umidità estiva e al freddo invernale, giun-
romanica, e successivamente in quella gotica, gendo alla conclusione che tra l’VIII secolo e
il nuovo vigore acquisito grazie alla crescita l’inizio del XIV le latitudini più settentrionali
economica basata su una maggiore produzione dell’emisfero nord avevano attraversato un
agricola. Questo poderoso slancio dell’agricol- periodo climatico caratterizzato da tempera-
tura fu reso possibile da un periodo di clima ture particolarmente miti. Questo comportò
estremamente mite. lo spostamento verso nord della calotta gla-
ciale artica e l’incremento del livello del mare
Il Periodo Caldo Medievale per via dello scioglimento del ghiaccio, oltre
Nel 1965, il climatologo britannico Hubert al ritiro dei ghiacciai alpini e alla risalita della
H. Lamb, uno dei più qualificati storici del linea della vegetazione sulle montagne.
clima, definì Periodo Caldo Medievale (chia- Anche se i periodi di siccità aumentarono in
mato anche Anomalia Climatica Medievale ambito mediterraneo (dove l’aumento delle
o Optimum Climatico Medievale) il periodo temperature aumentò ancora dal XII secolo),

ARATURA DELLA TERRA CON UN ARATRO A VERSOIO


TRAINATO DA BUOI. MINIATURA DAL CALENDARIO
ANGLOSASSONE. XI SECOLO. BRITISH LIBRARY, LONDRA.

AKG / ALBUM

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 61


BASSA PRESSIONE
(ISLANDA)

nao positiva
LE CAUSE Il predominio delle alte
pressioni nella zona

DEL CLIMA A
delle Azzorre (noto
come “anticiclone delle
Azzorre”) favorisce
CHE CAMBIA la presenza costante
nell’Europa centrale
di venti provenienti
LE OSCILLAZIONI CLIMATICHE del Medioevo e da ovest A, che in
Europa centrale e
dell’Età Moderna sono legate alla circolazione settentrionale generano
atmosferica e alla sua interazione con il mare, un ambiente termico
all’intensità della radiazione solare, ai cambia- temperato, con inverni
menti nell’inclinazione dell’asse terrestre e all’at- ALTA PRESSIONE miti e umidi.
(ISOLE AZZORRE)
tività vulcanica. Oggi si associa il Periodo Caldo BASSA PRESSIONE
(ISLANDA)
Medievale a una modifica nel comportamen-
to dell’Oscillazione Nord Atlantica (in inglese nao negativa
NAO), una fluttuazione nella massa atmosferi- Se l’alta pressione delle
ca situata tra la zona di alta pressione delle Az- Azzorre perde intensità
zorre e quella di bassa pressione dell’Islanda: il e si rafforza la bassa
caldo medievale pare obbedire alla persisten- pressione della zona
B dell’Islanda, i venti da
za di inverni con la cosiddetta “NAO positiva”. ovest si indeboliscono
A questo si aggiunse un aumento significativo B e quelli provenienti
dell’attività solare verso il 1100-1250 e la diminu- dal Polo Nord e dalla
zione dell’attività vulcanica in Islanda, America Siberia circolano con
Latina e Sud-est asiatico. Infatti, fino al 1258 non facilità in direzione est-
ovest; di conseguenza,
vi furono grandi eruzioni vulcaniche ai Tropici, si abbassano le
con conseguente raffreddamento delle tempe- temperature nell’Europa
rature per la cenere proiettata nell’atmosfera. centrale e del Nord.

ALTA PRESSIONE
(ISOLE AZZORRE)

FIENAGIONE. OLIO SU
TAVOLA DI PIETER BRUEGHEL
IL VECCHIO, 1565. GALLERIA
NAZIONALE, PRAGA.
in linea generale i raccolti di grano furono mol-
to buoni per la successione di estati calde e
più secche e inverni meno rigidi soprattutto
durante la seconda metà del XIII secolo.
Gli esperti fissano l’apogeo del periodo
attorno all’anno 1100, quando le condizioni
favorevoli comportarono un miglioramento
delle rese agricole e, pertanto, delle condizioni
di vita di buona parte della popolazione, e die-
dero slancio anche alla navigazione di danesi e
scandinavi – i vichinghi – nel Nord Atlantico.

L’era dei vigneti


Per la società medievale, essenzialmente agri-
PRISMA / ALBUM

cola, qualsiasi cambiamento del clima che


garantisse i raccolti annuali significava un
miglioramento della qualità della vita, una
qualità che non andava molto al di là del limi-
te della mera sussistenza. Inverni miti, estati L’ARINGA, REGINA D’EUROPA
lunghe e differenze di temperature di non me-
no di 2 ºC resero possibili l’incremento delle TRA IL IX E IL X SECOLO, quando la temperatura del mare aumentò gradualmen-
modeste rese dei cereali, l’ampliamento dei te, nacque nel Nord dell’Europa l’industria dell’aringa in salamoia, che portò il
pascoli – che favorì l’aumento del bestiame pesce sulle tavole di tutto il continente. La quantità di pesce, però, diminuì dal
XIV secolo, forse per il calo di temperatura nell’atmosfera e nelle acque del
e la crescita dell’allevamento – e lo sviluppo
Mare del Nord. La pesca eccessiva e forse i mutamenti nel clima danneggiarono
della vite a latitudini settentrionali scono-
questa industria, che fu sostituita da quella del merluzzo sotto sale.
sciute fino ad allora e anche i giorni nostri.
Perché la vendemmia sia buona, la vite ri-
chiede assenza di gelate tardive, calore e luce
a sufficienza e poche piogge estive.
Tutte queste circostanze si verificarono erano molto più favorevoli alla navigazione,
durante il Periodo Caldo Medievale, ed ecco perché i popoli scandinavi iniziassero i loro
perché la coltivazione della vite si diffuse nel viaggi di esplorazione.
Sud della Penisola Scandinava, nella Selva Nera I vichinghi erano eccellenti marinai e a poco
tedesca al di sopra dei 700 metri di quota, nella a poco migliorarono i loro mezzi di trasporto,
Prussia orientale o nel centro e nel sud dell’In- il che permise loro di esplorare e colonizzare
ghilterra; addirittura fiorirono le esportazioni diverse isole atlantiche. Attorno all’anno 800
di vino dalle Isole Britanniche al continente. raggiunsero le Shetland, le Orcadi, le Ebridi e le
IN ALTO, SCIENCE PHOTO LIBRARY / AGE FOTOSTOCK. IN BASSO ERICH LESSING / ALBUM.

Fær Øer; tra l’860 e l’870 scoprirono l’Islanda


Attraverso l’oceano e verso il 900 avvistarono la Groenlandia,
All’inizio del Medioevo si creò un’immagine anche se i coloni vi si stasarebbero stabiliti
terribile dell’Atlantico del Nord, considerato soltanto nell’anno 982.
uno spazio tenebroso e ostile, poco consiglia- Erano guidati da Erik il Rosso, che
bile per le avventure marittime. battezzò il territorio Groenland,“Terra
PHO

Fu soltanto l’interesse per la diffusione del Verde”, e si stabilì nella zona sudocci-
TOA
AIS

cristianesimo che, durante il VI e il VII secolo, dentale, più riparata dal freddo. Ver-
spinse i monaci irlandesi a esplorare quello
spazio e a stabilirsi su alcune delle sue isole. PRUA DELLA NAVE VICHINGA TROVATA A OSEBERG
Si dovette attendere fino al IX secolo, quando (NORVEGIA). FU COSTRUITA IN LEGNO DI QUERCIA VERSO L’ANNO
830, IN PIENA EPOCA DI ESPANSIONE DEI POPOLI SCANDINAVI,
il periodo caldo era già iniziato e le condizioni E FU USATA COME TOMBA PER UNA DONNA D’ALTO RANGO.
LA PRIMA CHIESA DELLA GROENLANDIA
Ricostruzione della chiesa costruita
per Thjodhild, moglie di Erik il Rosso,
il promotore della colonizzazione vichinga
della Groenlandia. Fu eretta a Brattahlid,
il più grande insediamento dell’isola.
PETER ESSICK / NGS
La breve “estate”
della Groenladia
NEL DICEMBRE DEL 2015, uno studio complesso. Lo studio di un nucleo
condotto da Nicolás Young, del La- dello strato di ghiaccio della Gro-
mont-Doherty Earth Observatory enlandia mostrò un forte raffredda-
della Columbia University, suggeri- mento agli inizi dell’occupazione vi-
va che durante il Periodo Caldo Me- chinga e un altro verso la metà della
dievale il riscaldamento del clima si stessa, alternato a un riscaldamento.
concentrò in Europa, poiché in Gro- I sedimenti dei laghi della Groenlan-
enlandia e sull’isola di Baffin (allora dia studiati da Guillermo D’Andrea,
occupate dai vichinghi) i ghiacciai sempre del Lamont-Doherty, indi-
non si ritirarono, ma si avvicinarono cano che all’arrivo dei vichinghi la
alle dimensioni massime che avreb- temperatura era forse calda, ma che
bero raggiunto nella Piccola Era Gla- il clima si raffreddò a partire dal 1160,
ciale (XIV-XIX secolo). Già altri studi prima della Piccola Era Glaciale, che
del 2011 disegnavano un panorama ebbe inizio verso il 1300.
SCENA DI VENDEMMIA.
ALLEGORIA DEL MESE DI
SETTEMBRE. MINIATURA
DAL BREVIARIO GRIMANI.
L’EPOCA
XVI SECOLO. BIBLIOTECA
MARCIANA, VENEZIA.
D’ORO
DEI CAMPI
IL PERIODO CALDO MEDIEVALE diede slancio alla
produzione agricola. La stagione di crescita dei
cereali durava tre settimane in più rispetto a
prima: il caldo cominciava a giugno e si man-
teneva stabile fino ad agosto, cioè l’epoca della
mietitura (la temperatura media dell’estate era
di 0,7-1,0 oC più elevata rispetto a quella del XX
secolo). Inoltre, le gelate che nel corso dei secoli
avevano rovinato le coltivazioni furono molto
rare tra il 1100 e il 1300. Estati calde e inverni
miti permisero l’espansione delle coltivazioni
in terreni a maggiore altitudine e più a nord. Le
vigne europee, per esempio, crescevano a 300
e 400 chilometri al di là del loro limite attua-
le, e i pastori dei monti Pennini, tra la Scozia e
l’Inghilterra, si lamentavano nel XIII secolo per
l’avanzamento dei terreni seminati, in un luogo
dove oggi l’agricoltura non è più praticata.
so l’anno Mille, Leif Eriksson, figlio di Erik il
Rosso, fece rotta verso ovest e raggiunse un
territorio che chiamò Vinland o “Terra del
Vino”, forse l’attuale Nuova Inghilterra o il
nord dell’isola di Terranova.
In questa zona, le condizioni cambiarono
a partire dal XIII secolo, diventando di nuo-
vo molto fredde e favorendo l’avanzamento
del ghiaccio lungo le coste groenlandesi e, in
generale, su entrambe le sponde dell’Oceano
Atlantico settentrionale, e questo ostacolò
oltremodo la navigazione.

Tempo di prosperità
Durante il Periodo Caldo Medievale, con tem-
AKG / ALBUM

perature particolarmente elevate tra il 1100 e


il 1200, il continente europeo sperimentò una
crescita demografica, l’agricoltura diede buo-
ne rese e le società progredirono. Il numero di ADDIO AI BOSCHI
abitanti, in effetti, aumentò in maniera spet-
tacolare: tra gli anni 1000 e 1347, prima che la L’AUMENTO della popolazione e dell’attività economica durante il Periodo
peste nera flagellasse l’Europa, la popolazione Caldo Medievale portò alla deforestazione dell’Europa: nell’anno 500, boschi e
passò da 35 a 80 milioni di persone. paludi ricoprivano l’80 per cento del continente, ma verso il 1200 solo la metà
o anche meno di quest’area era ancora intatta a causa dell’avanzamento dei
Con questa crescita, la domanda di terre
terreni coltivabili e dei pascoli, alla costruzione di cattedrali, case, barche e pale
coltivabili si moltiplicò, e per soddisfarla venne
da mulino, e alla necessità di carbone per manifatture e abitazioni.
ampliata l’area coltivata con l’occupazione di
terreni marginali: paludosi, scoscesi, boscosi
o più pesanti e duri. Per dissodarli si diffuse
l’utilizzo dell’aratro con versoio, un’innova-
zione che si aggiunse ad altre come la rotazione Tuttavia, va tenuto presente che durante PIÙ ANIMALI
triennale delle coltivazioni. il Periodo Caldo Medievale il clima non fu DOMESTICI

Il sistema dell’aratro con versoio iniziò a es- uniforme, bensì molto variabile, con inverni L’aumento del
foraggio e dei
sere usato nella Francia nordorientale durante eccezionalmente freddi, come quello del 1010- pascoli permise di
il IX secolo, e da lì si estese in tutta Europa: il 1011 (che colpì anche la zona del Mediterraneo) nutrire più animali,
primo anno, si seminavano cereali, il secondo o quello del 1258. il che significava
avena e leguminose (che fissano l’azoto nel Quest’ultimo fu la conseguenza del raffred- più concime e
produzione agricola
terreno), mentre il terzo anno il campo era la- damento atmosferico provocato dall’ingente più elevata.
sciato a maggese, perché la terra si rigenerasse. quantità di cenere che fu proiettata nel cielo
Come indica l’antropologo britannico Brian dall’eruzione del vulcano Samalas, sull’isola
Fagan, tutto questo permise di alimentare un indonesiana di Lombok.
maggior numero di persone e animali. Le città Si verificò anche una maggior frequen-
crebbero in modo esponenziale: dall’XI secolo za e abbondanza di precipitazioni nel
fino alla metà del XII sorsero fino a 1500 nuovi Sud dell’Europa e nel bacino mediter-
nuclei urbani con i corrispondenti mercati. raneo occidentale, fatto che incremen-
L’agricoltura aveva reso più dinamica la società tò in modo considerevole la portata
e il commercio la rese più vitale. L’efferve- dei fiumi, dalla Sicilia fino alla Grecia,
DEA / SCALA, FIRENZE

scente vita urbana si plasmò nelle maestose e dei corsi d’acqua non perenni, i wadi
cattedrali e nell’artigianato delle corporazioni, nordafricani. Si scatenarono fortissi-
e l’Europa si trasformò. mi temporali che flagellarono il Canale
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IJSSELMEER

BRIDGEMAN / ACI
AKG / ALBUM

Il mare. Le grandi inondazioni medievali (l’ultima delle Il lago. Nel 1932, il Zuiderzee, che si estendeva su
quali, nel 1421, causò 10.000 morti) crearono il Zuiderzee, circa 5000 km2, fu diviso da una diga, la Afsluitdijk.
il grande mare interno dei Paesi Bassi, nazione il cui Una parte, il mar di Frisia, rimase in comunicazione con il
territorio si trova per un quarto sotto il livello del mare. Mare del Nord; l’altra parte si trasformò in un lago interno
In alto, il Zuiderzee in una mappa del XVII secolo. d’acqua dolce: lo IJsselmeer, alimentato dal fiume IJssel.

CATASTROFI
DAL MARE
IL CALORE SCIOLSE le calotte di ghiaccio e provocò
un innalzamento considerevole del livello del
Mare del Nord, da 60 a 80 centimetri, e ciò
causava inondazioni catastrofiche quando l’alta
marea coincideva con le burrasche. I Paesi Bassi
furono flagellati da gravi inondazioni negli anni
1164, 1212, 1214, 1219, 1248 e 1282, catastrofi che
culminarono con la terribile alluvione del giorno
di Santa Lucia del 1287, che ebbe un bilancio
di 50.000 morti, e con la Grote Mandrenke (il
“grande annegamento degli uomini”) del 1362,
ERICH LESSING / ALBUM

che si portò via 25.000 vite. Il risultato fu che il


mare inondò una vasta regione dei Paesi Bassi e
formò una vasta distesa d’acqua interna: il Zui-
derzee, che, separato dal mare con una serie di L’UMANITÀ MUORE AFFOGATA. SCENA DELLA STORIA BIBLICA DI NOÈ, RAPPRESENTATA IN UNA SERIE
dighe, si trasformò nel lago IJsselmeer. DI MOSAICI DELLA BASILICA DI SAN MARCO DI VENEZIA. XIII SECOLO.
della Manica e il Mare del Nord e che, con un
livello del mare molto alto per via del riscal-
damento, provocarono terribili inondazioni e
migliaia di morti in Olanda e in Germania. Il
resto del pianeta, tuttavia, non godette dello
stesso clima mite dell’Europa, anzi: vi furono
zone colpite sia dal caldo e dalla siccità sia da
precipitazioni molto intense. Gli effetti deva-
stanti dei persistenti cicli di aridità estrema
– la grande minaccia di ogni riscaldamen-
to climatico – si avvertirono in buona parte
dell’America, dell’India, nel Nord della Cina,
nelle steppe dell’Eurasia, nel Sahel (la zona di ERICH LESSING / ALBUM

savana che si estende a sud del Sahara), nella


valle del Nilo e in Africa orientale.

In Italia: troppo caldo e siccitoso


Tra il IX e XIII secolo in gran parte del nostro
continente il clima era particolarmente cal- LA PICCOLA ERA GLACIALE
do e stabile, con temperature medie anche
superiori a quelle attuali e un numero insoli- IL GELIDO INVERNO DEL 1309-1310 fu il primo segnale di un cambiamento del
tamente basso di tempeste. In Italia le estati clima. Da allora e per cinque secoli e mezzo, approssimativamente fino al
erano calde, anche più torride di quelle attuali, 1850, il clima divenne meno prevedibile, più freddo e a volte burrascoso e
soggetto a manifestazioni estreme sporadiche. Questo periodo è conosciuto
e soprattutto siccitose, mentre gli inverni era-
come la Piccola Era Glaciale, termine che nel 1939 fu usato per la prima volta
no in generale decisamente miti e raramente
dal geologo ed esperto di ghiacciai François-Émile Matthes.
caratterizzati dal passaggio di perturbazioni
violente. In particolare tra il X e il XII secolo
alcuni studi indicano per il nostro Paese nu-
merosi episodi di forte siccità e un generale
deciso arretramento, anche di 200-250 metri, continente al principio del XIV secolo. In tutta UN INVERNO
dei ghiacciai alpini verso le cime. Europa le temperature tornarono a scendere DEL XV SECOLO
Durante un periodo climatico così caldo e il clima divenne improvvisamente rigido Rappresentazione
del mese di
anche il livello dei mari era più alto e le acque e tempestoso: il Sole, una volta raggiunto il dicembre in una
dell’Adriatico si infiltravano con maggior faci- massimo di attività, aveva difatti comincia- miniatura da Les très
lità lungo le coste del Nord Italia, dando vita a to a emettere via via sempre meno energia, riches heures du duc
paludi e acquitrini che contribuivano a rendere mentre le nubi di polvere e acido solforico che de Berry, dei fratelli
meno salubre l’ambiente della Pianura Padana, venivano “sparate” nella stratosfera da alcu- Limbourg. Musée
Condé, Chantilly.
come confermato da una maggior diffusione ne grosse eruzioni vulcaniche contribuiro-
della malaria. In effetti, benché, come si è det- no a riflettere in parte il calore solare già in
to, il periodo sia anche noto come“Optimum diminuzione. Queste variazioni climatiche
Climatico Medievale”, in Italia il clima non avrebbero portato a un periodo più freddo: la
era certo dei più favorevoli al genere umano, Piccola Era Glaciale, che si protrasse fino alla
eccessivamente caldo nella stagione estiva e metà del XIX secolo.
di frequente particolarmente asciutto.
Anche se il XIII secolo non fu inclemente
in Europa, la transizione verso una fase più Per SAGGI
Nella spirale del clima.
fredda, che si percepì nella zona nord-orien- saperne Culture e società mediterranee di fronte
di più ai mutamenti climatici
tale dell’Atlantico già nella fase iniziale di quel AA.VV. Bononia University Press, Bologna, 2010.
secolo, cominciò a instaurarsi nel resto del

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 69


LA FINE 1 L’anno
fatidico: 1315 2 Più cibo
e meno birra
Inizia a piovere sei setti- Sale il prezzo del grano, che
mane prima di Pasqua e invano Edoardo II d’Inghil-
DELL’ESTATE continua a piovere fino al
mese di agosto, al quale
terra cerca di contenere. Il
re ordina anche di ridurre la

MEDIEVALE segue un freddo settembre.


I campi sono inondati, le
coltivazioni non matura-
produzione di birra e altri
derivati dei cereali, che
vanno usati soltanto come
no o marciscono. L’acqua cibo, chiede alla Chiesa di
Le prime avvisaglie del erode gli appezzamenti ammonire gli accaparratori
fatto che il Periodo Caldo marginali, strappati ai e incentiva l’importazione
Medievale si avviava fianchi delle montagne e di grano, ma i suoi tentativi
ai boschi durante il periodo non hanno successo perché
alla fine furono il gelido di clima mite e favorevole. la penuria è generale.
inverno del 1309-1310 e
le piogge intense iniziate
verso la Pasqua del 1315,
ALB

che si protrassero per


UM

mesi e distrussero i raccolti.


La persistenza del freddo e dei
temporali procurò all’Europa settentrionale
e centrale un terribile periodo di carestia
durato per i successivi sette
anni. Dopo decenni di
buoni raccolti e clima mite,
si credette che le nuove
condizioni climatiche avverse
fossero un castigo divino.
SIGILLO DI EDOARDO II D’INGHILTERRA
(1307-1327). IL MONARCA TENTÒ INVANO
DI ALLEVIARE LA FAME DEL SUO POPOLO.

ALLA RICERCA
DELLA PROTEZIONE DIVINA
Anche l’estate del 1317
fu molto piovosa, e la
popolazione era disperata.
Nelle chiese si pregava per
invocare la fine del maltempo.
A Parigi, i membri delle
corporazioni e degli ordini
religiosi andavano scalzi
in processione per le vie; a
Chartres e Rouen, secondo il
cronista Guillaume de Nangis,
molte persone andavano
scalze e a torso nudo («con
l’eccezione delle donne»).
BRIDGEMAN / ACI
UIG / ALBUM

L’INONDAZIONE DI SANTA ELISABETTA,


AVVENUTA IL 19 NOVEMBRE DEL 1421
SULLE COSTE DEI PAESI BASSI. OLIO
SANTA BARBARA, LA CUI PROTEZIONE SI INVOCAVA IN CASO SU TAVOLA. 1490-1495 CIRCA.
DI CATASTROFI. CATTEDRALE DI SAINT-LAZARE, AUTUN. XV SEC. RIJKSMUSEUM, AMSTERDAM.
3 Miseria
e fame 4 Muoiono
gli animali 5 Pascolavano
come bestie 6 Comincia
una nuova era
Le piogge cadute nella prima- Il 1316 è forse l’anno peggio- La morte degli animali provoca Con il freddo inverno del 1322
vera del 1316 impediscono di re del Medioevo per quanto scarsità di concime e di bestie termina il ciclo nefasto di mal-
seminare avena, orzo, spelta riguarda la coltivazione di da tiro per i lavori agricoli, e tempo, scarsi raccolti, fame e
e molto altro. I cronisti parlano cereali. Non sono solo le per- ciò favorisce la diminuzione malattie che aveva avuto inizio
di un nuovo Diluvio Universale. sone a soffrire la fame, ma della superficie coltivata e nel 1315. Da quel momento
La fame avanza, seguita dalla anche gli animali. Nel duro aggrava la carenza di cibo. in avanti, il clima stabile dei
debilitazione dell’organismo inverno del 1317-1318 finisce Nelle Fiandre, i mendicanti secoli precedenti diventa
e dalle conseguenti malattie. il poco foraggio che c’era e «pascolavano come il bestia- imprevedibile. Aumentano
Alla fine del 1316, molti dei gli animali devono uscire al me» nei dintorni delle città. la frequenza delle tempeste e
contadini e dei lavoratori più pascolo, morendo di fame nei Durante la grande carestia l’intensità dei venti nel Canale
umili vivono nella miseria, campi. È la cosiddetta «moria muore tra il 5 e il 10 per cento della Manica e nel Mare del
mangiando erbe e carne di delle bestie», che si protrae della popolazione urbana di Nord. È l’inizio della Piccola
bestiame malato. fino all’anno 1320. questa regione. Era Glaciale.
LA MORTE DEL CONQUISTATORE

FRANCISCO
PIZARRO
A 54 anni conquistò il regno inca del Perú, ma non avrebbe
goduto a lungo del trionfo. A 63 anni, governatore di un vasto
territorio e in possesso di un immenso patrimonio, Pizarro fu
assassinato nella sua casa di Lima da un gruppo di cospiratori

JOSÉ MARÍA GONZÁLEZ OCHOA


STORICO

N
el 1539, prima di partire per fare ritorno in patria,
Hernando Pizarro avvertì il fratello Francisco: «La
Signoria Vostra si ricordi che io vado in Spagna e
che la protezione di tutti noi dipende, oltre che da
Dio, dalla Vostra vita [...] non consenta la Signoria
Vostra che i cileni si riuniscano in più di dieci nel raggio di
cinquanta leghe da dove si trova la Signoria Vostra, perché se
glielo permette la uccideranno [...] e di Vostra Signoria non
rimarrà memoria». Il timore di Hernando si fece realtà due
anni dopo: il 26 giugno 1541, i «cileni» assalirono il conqui-
statore del Perú a Lima, nella sua stessa casa, e posero fine
alla sua vita a colpi di spada e di coltello.
Per comprendere come si poté giungere a questo tra-
gico finale è necessario ripercorrere i rapporti burrascosi
intercorsi tra Francisco Pizarro e Diego de Almagro.
GLI ULTIMI MOMENTI DI PIZARRO
Il dipinto di Manuel Ramírez Ibáñez
raffigura il momento in cui Francisco
Pizarro, ferito a morte, disegna per terra
una croce con il proprio sangue.
XIX secolo. Museo del Ejército, Toledo.
ORONOZ / ALBUM
SEAN CAFFREY / GETTY IMAGES

PLAZA DE ARMAS Questi era il capo della fazione che nel testo e 1531). Se Pizarro era il comandante dell’e-
DI CUZCO Hernando Pizarro chiamava «cileni». Almagro sercito, colui che sapeva affrontare i pericoli
Cattedrale e Iglesia de era un veterano, un soldato che aveva com- sul campo, Almagro era quello che reclutava
la Compañía (chiesa
della Compagnia battuto su diversi fronti. Giunto a Panama i soldati, si incaricava del rifornimento e si
di Gesù), sulla Plaza nel 1515, vi conobbe Pizarro. Nel 1524, i due assicurava che le imbarcazioni fossero co-
de Armas di Cuzco. diedero vita alla Compañía de Levante al fine struite nel tempo e nel modo stabiliti.
L’antica capitale di esplorare e conquistare le terre del Perú.
dell’Impero inca fu Conquistatori in disaccordo
Piccolo, forte e di sgradevole aspetto, Almagro
oggetto di contesa tra
Diego de Almagro e era privo di un occhio, che era stato colpito La salda amicizia tra Pizarro e Almagro co-
Hernando Pizarro. da una freccia e che spesso copriva con una minciò a incrinarsi a causa delle Capitulaciones
benda. Socievole, ma di carattere impetuoso, de Toledo del 1529, il documento con il quale
aveva notevoli capacità organizzative e Carlo V dava il permesso di conquistare
fu l’uomo nella retroguardia delle le terre del Perú e concedeva a Pizarro
tre spedizioni in Perú (1524, 1526 ogni tipo di titolo – governatore, ca-

1529 1533
C R O N O LO G I A
Nelle Capitulaciones de Pizarro conclude la conquista
LA DIFFICILE Toledo, Carlo V fissa del Perú con la cattura del re
le condizioni della inca Atahualpa a Cajamarca.
DIVISIONE conquista del Perú La spartizione dell’immenso
DEL POTERE da parte di Pizarro e tesoro del sovrano inca non è
UM
LOREM IPSUM

ALB

dei suoi compagni, tra i sufficiente a placare il malanimo


/
OZ
ON

quali Diego de Almagro. tra Almagro e Hernando Pizarro.


OR

VESSILLO DI FRANCISCO PIZARRO. MUSEO DEL EJÉRCITO, TOLEDO.


74 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC
pitano generale e prefetto –, mentre relegava suddivisione dell’enorme bottino, delle terre UNA GIOVINEZZA
in secondo piano il suo socio Almagro. Indi- e degli indios tra gli spagnoli dell’esercito con- TURBOLENTA
gnato, quest’ultimo fu sul punto di abbando- quistatore, molto al di sopra delle aspettative Diego de Almagro,
turbolento fin da
nare l’impresa e rimase solo in cambio della generali, placò gli animi e lasciò il passo a un giovanissimo, si
promessa che gli sarebbe stato concesso un nuovo spirito di collaborazione. Quello che non imbarcò per le
governatorato proprio nelle terre conquistate. si placò mai fu l’astio tra Hernando e Diego, Americhe per
Inoltre, Almagro si scontrò anche con il fratello che divenne un odio latente. sfuggire all’arresto
in seguito alla sua
di Francisco Pizarro, Hernando, che lo vedeva Nella primavera del 1535 scoppiò una nuova
partecipazione a risse
come un rozzo contadino senza nobiltà di sorta. disputa a proposito dei confini del governato- sanguinose. Incisione
Tra i due nacque una reciproca avversione che rato che Almagro aveva raggiunto a sud delle a colori, XVII secolo.
avrebbe avuto conseguenze fatali. terre conquistate da Pizarro, e che com-
La conquista dell’Impero inca, culminata nel prendeva la città di Cuzco. Dopo diverse
1533 con la cattura del re Atahualpa a Cajamar- discussioni, Almagro e Francisco Pizarro
ca, ricucì il rapporto tra Francisco e Diego. La raggiunsero un accordo: il primo avrebbe

1535 1537 1541


Scoppia un conflitto tra Almagro torna in Perú per far Seguaci di Diego de
Almagro e Hernando Pizarro fronte alla ribellione di Manco Almagro aggrediscono
sui limiti del governatorato di Cápac II. Prende Cuzco e manda Francisco Pizarro nella
Cuzco. Giungono infine a un in carcere Hernando Pizarro. Nel sua casa di Lima. Lo
accordo e Almagro riceve mol- 1538, Almagro e i suoi seguaci assediano nella camera da
GRANGER / ALBUM

to denaro per finanziare la sua sono sconfitti a Las Salinas; letto e lo uccidono
impresa di conquista del Cile. viene giustiziato in prigione. a colpi di spada e coltello.

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 75


IL RE DI VILCABAMBA

MANCO CÁPAC
DA ALLEATO A RIBELLE

D
opo la morte di Atahualpa, Pizarro fece incoro-
nare imperatore uno dei fratelli del suo nemico,
Manco Cápac. Per un certo periodo ebbe con lui
un rapporto di fiducia e addirittura d’amicizia,
ma nel 1535 Manco si ribellò contro il dominio spagnolo e,
dopo diversi scontri, cercò rifugio assieme ai suoi uomini
nella valle sacra di Vilcabamba. Gonzalo Pizarro, inviato dal
fratello, trovò il nascondiglio un cesto, affinché il marito
dell’Inca e mandò a negoziare lo trovasse. Manco Cápac
due cognati di Manco, ma fu assassinato a tradimento
quest’ultimo li fece uccide- nel 1545 da alcuni spagnoli
re e fuggì. Gonzalo catturò ai quali aveva dato protezio-
la moglie di Manco, Cura ne. Le cronache narrano che
Ocllo, che, si dice, si ricoprì l’Inca morente si rivolse così
di sudiciume per evitare di al figlio Titu Cusi Yupanqui:
essere violentata. Poco do- «Non permettere che entrino
po, come rappresaglia per nella tua terra [gli spagnoli],
un’altra azione sanguinosa anche se ti lusingano con le
di Manco, Gonzalo fece parole, perché le loro parole
torturare a morte la prin- di miele mi ingannarono e lo
cipessa. Il suo cadavere fu stesso faranno con te se darai
gettato nel fiume Yucay in loro credito».

GRANGER / ALBUM

LA RESISTENZA rinunciato alla città in cambio di un’ingente Quando qualche mese dopo arrivò una riso-
ALLA CONQUISTA somma di denaro, pari a 200.000 castellanos luzione reale che consegnava definitivamente
Incisione di Poma de d’oro, per finanziare la sua grande impresa di Cuzco a Francisco Pizarro, questi decise di
Ayala che raffigura
un sovrano inca. conquista del Cile. Questa spedizione, tuttavia, inviare il fratello Hernando – che nel frat-
Manco Cápac non diede i risultati sperati, e nel 1537 Almagro tempo era stato liberato da Almagro – con un
II fu il primo dei decise di affrettare il proprio ritorno quando distaccamento di 800 uomini per prendere il
quattro «Inca di venne a sapere che in Perú era scoppiata una controllo della città. Nella battaglia che ebbe
Vilcabamba» che
grande ribellione degli indigeni capitanata da luogo il 3 aprile 1538 a Las Salinas, una pia-
si scontrarono con
i conquistatori Manco Cápac, che attaccò e rase al suolo diverse nura nei pressi dell’antica capitale inca, gli
spagnoli. enclave spagnole e infine pose sotto assedio almagristi furono definitivamente sconfitti.
Cuzco, città difesa da Hernando Pizarro. Al- Diego de Almagro, che non prese parte al
magro entrò a Cuzco, si impossessò della città combattimento perché malato, fu catturato e
e fece imprigionare Hernando, dopo di che sottoposto a un processo sommario su richiesta
Manco Cápac tolse l’assedio e si nascose nelle del suo acerrimo nemico, Hernando Pizarro.
montagne di Vilcabamba. Francisco lasciò fare il fratello, e la sentenza
fu inesorabile nonostante avesse garantito al
figlio di Almagro, Diego Almagro il Giovane,
che la vita del padre sarebbe stata preservata.
L’8 luglio, dopo aver fatto testamento a favore
Dopo essere stato garrotato, Almagro del figlio, Diego fu garrotato in prigione. Suc-
fu decapitato e la sua testa venne cessivamente fu decapitato e la sua testa rimase
esposta nella piazza principale di Cuzco esposta per alcuni giorni sulla piazza principale
di Cuzco. I frati gli concessero una sepoltura
misericordiosa nella chiesa de la Merced.

76 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


FORTEZZA INCA DI CHOQUEQUIRAO
Situata nella valle sacra, nella regione
di Vilcabamba, la cittadella fu uno
degli ultimi bastioni della resistenza inca
alla conquista degli spagnoli.

GORDON WILTSIE / GETTY IMAGES

Da quel giorno gli almagristi, riuniti at- PUNIZIONE in città, controllando l’avanzamento dei la-
torno al figlio meticcio di Almagro, appena PER I FRATELLI vori di costruzione della futura cattedrale e
PIZARRO
diciottenne, giurarono vendetta. Sconfitti, osservando come a poco a poco la scacchiera
Carlo V fece
impoveriti e allontanati da qualsiasi incarico, rinchiudere di strade che aveva tracciato su una pianta as-
prebenda o suddivisione di terre, covarono a Hernando Pizarro sumesse l’aspetto di una cittadina castigliana.
lungo un odio latente che alla fine sfociò nella nel castello de Domenica 26 giugno 1541, Pizarro si alzò
cospirazione che avrebbe posto fine alla vita La Mota per aver come sempre alle 5.30 del mattino, prima che
del governatore del Perú. giustiziato Diego l’alba squarciasse il cielo plumbeo di Lima.
de Almagro. Tornò
in libertà soltanto Le cronache dei contemporanei narrano che
Nella Ciudad de los Reyes nel 1561. Moneta la notte era stata piovosa e che all’alba una
Francisco Pizarro, dal canto suo, si dedicava a di Carlo V. Museo densa nebbia, consueta in città, ammanta-
vivere il più placidamente possibile a Ciudad Archeologico va le strade e gli edifici zuppi di pioggia. Da
Nazionale, Madrid.
de los Reyes, l’attuale Lima, città che aveva giorni circolavano voci sui piani dei “cileni”
fondato e nella quale trascorse gli ultimi e più di uccidere il governatore del Perú, e si diceva
felici anni della sua vita. Conviveva con la addirittura che avessero intenzione di far-
bella e giovane ñusta, o principessa inca, lo quella domenica, mentre assisteva alla
doña Angelina, figlia di Huayna Cápac, messa. Avvertito di ciò, Pizarro si finse
che dal 1538 fu la sua più fedele com- malato e non si recò in chiesa.
pagna e madre dei suoi ultimi due fi- Le voci non erano infondate. Un grup-
gli: Francisco, nato a Cuzco nel 1539, po di sostenitori di Almagro, guidato da
e Juan, nato a Lima nel 1540. All’età di Juan de Rada, un conquistador veterano,
63 anni, il marchese, come lo chiama- aveva atteso l’arrivo di Pizarro vicino alla
vano tutti per via del titolo concessogli chiesa; quando videro che non arrivava, e
da Carlo V, si godeva lunghe passeggiate temendo che la congiura venisse scoper-
B UM
/ AL
AS F
STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 77
UN GRUPPO DI ALMAGRISTI PRENDE LE OSSA DI PIZARRO
D’ASSALTO LA CASA DI FRANCISCO PIZARRO
A LIMA PER ASSASSINARLO. INCISIONE

SULLE TRACCE
DA AMERICAE, DI THEODORE DE BRY. 1596.
MUSEI STATALI, BERLINO.

DEL CRIMINE

T
ra il 2006 e il 2008, un’équipe di antropologi
forensi guidata da Edwin Raúl Greenwich Centeno
ha condotto uno studio completo sulle ossa sco-
perte nel 1977 nella cattedrale di Lima e che sono
attribuite a Francisco Pizarro. I risultati ottenuti sembrano
confermare che i resti appartengono al conquistatore del
Perú. In effetti, corrispondono a un individuo alto 1,74 m,
di costituzione robusta e di trauma con un corpo contun-
un’età compresa tra i 50 e i dente pesante, ferite da taglio
60 anni, il che coincide con sulle vertebre dorsali e sulla
le caratteristiche di Pizarro. prima vertebra lombare e, so-
Sono state riscontrate anche prattutto, una ferita mortale
infiammazioni alle ossa dei che ha trapassato la verte-
talloni che indicherebbero bra cervicale e ha raggiunto
che questa persona ha per- la vena principale, provo-
corso lunghissimi tratti a piedi cando una forte emorragia
durante la sua vita. Anche le e una morte rapida. Anche
ferite osservate sulle ossa se è più che probabile che
sembrano coincidere con le ossa siano di Pizarro, per
il resoconto della morte di una conferma definitiva si
Pizarro: lesioni sul volto e sul dovrà aspettare il previsto
cranio, conseguenza di un esame del DNA.

BPK / SCALA, FIRENZE

ta, decisero di recarsi a casa del governatore. L’URNA c’erano soltanto il fratello per parte di madre
Quest’ultimo aveva invitato a pranzo una quin- MORTUARIA Martín de Alcántara, l’amico Gómez de Luna
DI PIZARRO
dicina di amici, tra i quali Juan Blázquez, suo e due coraggiosi servitori, il già citato Tordoya
Nel 1977 fu trovata
fratello Francisco Martín de Alcántara, il ca- nella cripta della e Vargas. Trincerati nella camera da letto del
pitano Francisco de Chávez e il suo cappellano cattedrale di governatore, ebbero appena il tempo di indos-
Garcí-Díaz. Dopo il pranzo, mentre la comitiva Lima una cassa di sare la corazza e sfoderare la spada.
faceva salotto, un servo soprannominato Tor- piombo contenente
doya entrò gridando: «All’armi, all’armi, che un cranio. Sul La stoccata mortale
coperchio si legge:
tutti i cileni vengono per uccidere il marchese «Ecco la testa del Fu Martín ad andare incontro agli assalito-
mio signore!». Venti uomini, con Juan de Rada marchese don ri, fermandoli sulla porta e costringendoli a
in testa, fecero irruzione nell’atrio della casa Francisco Piçaro, retrocedere, mentre dentro finivano di al-
del governatore, spade alla mano. Forse erano che conquistò i lacciare l’armatura a Francisco. Tra grida di
regni del Perú».
stati aiutati da qualcuno all’interno, poiché la «Morte al traditore!» e imprecazioni e insulti
porta principale era aperta. di ogni tipo, per qualche minuto i difensori
Pizarro ordinò a Chávez di chiudere il por- riuscirono a tenere a freno l’attacco degli as-
tone delle sue stanze mentre si armava, ma salitori senza lasciarli entrare nella camera.
Chávez, fiducioso, cercò di negoziare senza Ma erano in inferiorità numerica, e ben pre-
sbarrare la porta, e gli assalitori ne approfitta- sto una stoccata trafisse il petto di Martín.
rono per trafiggerlo con una stoccata. Quando Poco dopo vennero feriti a morte Tordoya e
Pizarro tornò nella sala da pranzo per organiz- Vargas. Nonostante lo svantaggio, Gómez
zare la difesa, servi e invitati erano scomparsi; de Luna e Pizarro rimasero saldi sulla soglia
alcuni erano fuggiti gettandosi dalle finestre finché, circondato dagli avversari, Pizarro non
nell’orto, altri erano nascosti negli armadi e rimase solo e non fu spinto all’interno della
sotto i letti delle camere adiacenti. Con lui stanza. Riuscì a ferire due nemici, ma si tro-

78 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


RAÚL GREENWICH
PAUL SPRINGETT / ALAMY / ACI

vò circondato da un cerchio di spade e sen- misero in mano una storta (una spada curva LA CATTEDRALE
za via di fuga. Delle numerose coltellate che tipica dell’epoca) e lo nascosero per vegliarlo DI LIMA

ricevette, due furono mortali: una gli attra- Pizarro dedicò la


nel convento de la Merced. Fu sepolto il mat-
cattedrale di Lima,
versò il polmone e la trachea, e l’altra la gola. tino seguente in una fossa improvvisata sotto inaugurata nel 1540,
Accasciato a terra e sentendo arrivare la fine, una navata della cattedrale ancora incompiuta, alla Virgen de la
Francisco Pizarro bagnò le dita nel sangue che accompagnato da un triste e sparuto corteo. Asunción, la Vergine
gli usciva a fiotti dal collo, disegnò una croce Dopo la morte del governatore, un’ondata dell’Assunzione.
Durante alcuni lavori
sul pavimento, la baciò, balbettò il nome di di vendette e delazioni si scatenò in tutto il di restauro, nel 1977,
Cristo e chiese di potersi confessare. Per tutta Perú. Nello scontro decisivo, presso Hua- nella cripta vennero
risposta, uno degli assalitori afferrò un’enor- manga, gli almagristi furono annientati dal scoperti i resti del
me anfora piena d’acqua e gliela scagliò con nuovo governatore, Cristóbal Vaca de Castro. conquistador.
forza sulla testa. Almagro il Giovane fu giustiziato come il padre
Morto il governatore, il panico e il caos si sulla piazza di Cuzco e sepolto accanto a lui
impadronirono di Lima. Diversi almagristi nella chiesa de la Merced. Ironia della sorte,
manifestarono l’intenzione di profanare ed sempre lì sarebbe stato sepolto, quattro anni
esporre allo scherno pubblico i corpi dei due dopo, nel 1548, Gonzalo Pizarro, fratello mino-
fratelli Pizarro, ma il coraggio di due donne, re del conquistador, giustiziato per ribellione
Inés Muñoz, vedova di Martín de Alcántara, contro la Corona.
e María Lezcano, moglie del fedele soldato
Juan de Barbarán, anch’egli assassinato dagli SAGGI
Per
almagristi, impedirono quest’ultimo oltraggio. saperne La conquista dell’America.
Il problema dell’altro
Furono loro a raccogliere i cadaveri e a vestir- di più Cvetan Todorov. Einaudi, Torino, 1984.
li per il funerale. A Francisco Pizarro fecero Carlo V
Jean-Michel Sallmann. Bompiani, Milano, 2003.
indossare l’abito dell’Ordine di Santiago, gli

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 79


LA NASCITA
DELLA CAPITALE
DEL PERÚ
Nel 1534,
Francisco Cajamarca
C (1532)
Pizarro decise Trujillo PERÚ
PERÚ RÚ
R Ú BRASILE
B
di trasferire la F.. PI
F PIZA
ZARRO
RR
RR
RO
O
capitale da Cuzco Tarma Jauja
1532

alla costa. Scelse un Ciudad de los Vilcabamba


punto situato alla foce Reyes (Lima) Ollantaytambo Ollantay
O tay
Cuzco
del Rímac, con un buon Cuzco AL ALLM
MAG
15
15
AG
53
GRO
35
35
RO
Machu
clima, una popolazione Picchu
pacifica, alberi da frutta e Sillustani
Arequipa La Paz
Tiahuanaco
boschi. Fu così che, nel gennaio del
1535, nasceva Lima, la Ciudad de los
Potosí
Reyes, così chiamata perché fu fondata
poco dopo la festa dell’Epifania. Tupiza

PLAZA MAYOR O PLAZA DE


ARMAS DI LIMA NEL 1680, IN
EPOCA VICEREALE. COLLEZIONE
PRIVATA, SIVIGLIA.

1 Huaca Pucllana
Nel luogo in cui sorge
l’odierna Lima si trovano i
resti di questo antico centro
cerimoniale costruito dalla
cultura Lima tra gli anni
200 e 700 d.C., che sotto
l’occupazione degli huari (tra
il 700 e il 1000 d.C.) divenne
un vasto cimitero per le élite.
Gli ultimi a stabilirsi nella
zona furono gli ychma,
che rasero al suolo le tombe
e trasformarono il luogo
in un insediamento fino
alla sua conquista nel 1470
da parte dell’Impero inca.
3 Il cuore di Lima
Pizarro tracciò il reticolato
della città partendo dal punto
in cui doveva trovarsi la piazza
principale. Nel 1598, lo storico
Bernabé Cobo, giunto a Lima,
scrisse di questa piazza: «È la
più ampia e ben formata che
io abbia mai visto, persino in
Spagna. Occupa lo spazio di
un grande quadrato, con la
larghezza delle quattro vie
che la circondano sui quattro
lati [...] lungo i quattro lati
misura oltre duemila piedi;
è molto piana...».

IL BOZZETTO MOSTRA LA CITTÀ DI LIMA DIVISA


IN ISOLATI, ALL’EPOCA CHIAMATI “ISOLE”,
CIASCUNO COMPOSTO DA SPAZIOSI EDIFICI.
LE PRIME CASE VENNERO COSTRUITE ATTORNO
ALLA PLAZA MAYOR. XVII SECOLO.
2 Ciudad de los Reyes
Lo stesso Francisco
Pizarro partecipò attivamente
ARCHIVO DE INDIAS, SIVIGLIA.
alla pianificazione urbanistica
1. ENRIQUE MOLINA / ALBUM. 2. ORONOZ / ALBUM. 3. ORONOZ / ALBUM. MAPA: EOSGIS.COM

di Lima. Alla città venne dato


uno schema a scacchiera,
con una grande piazza al
centro, circondata da case
con buona ventilazione, di
eccellente fattura, anche se
il clima della regione, torrido
e molto umido, la rendeva
più insalubre di Cuzco.
Il 18 gennaio 1535, Pizarro
presenziò alla cerimonia
di fondazione della città
in nome di Carlo V.
LA MOSCHEA DELLO SCIÀ
Situata a un’estremità dell’immensa piazza
Naqsh-e jahan, fu eretta per volere di Abbas I
il Grande a partire dal 1612. La facciata che dà
sulla piazza è fiancheggiata da due minareti
e decorata con mosaici e splendidi ornamenti.
MASSIMO PIZZOTTI / AGE FOTOSTOCK
La perla dell’Iran safavide

ISFAHAN
Trasformata nel XVII secolo in capitale del potente
Impero safavide dallo scià Abbas I il Grande, che la abbellì
con moschee, palazzi e giardini, Isfahan attirò
mercanti, diplomatici e viaggiatori da tutto il mondo

EMILIO GONZÁLEZ FERRÍN


UNIVERSITÀ DI SIVIGLIA
V erso l’anno 1700, l’Iran era al centro della politica eu-
ropea. Da due secoli la dinastia dei safavidi viveva
un’accesa rivalità, al contempo politica e religiosa,
con l’Impero ottomano, e ciò spinse parecchi Stati
europei a cercare un’alleanza con gli scià persiani. Vi furono amba-
sciate reciproche tra Spagna e Persia ed emissari inglesi che cercava-
no l’appoggio persiano contro i commercianti portoghesi in India.
Nel Paese giunsero persino religiosi cattolici dei monti Zagros. Verso occidente, la città
che trovavano una facile intesa con lo sciismo si apriva sul percorso che, seguendo il fiume
persiano, caratterizzato dal misticismo sufico. Katun, giungeva al Golfo Persico e alle sue
La destinazione di tutti questi diplomatici, navi; verso oriente, sul deserto di Kavir, arri-
chierici o commercianti era sempre la stessa: vavano le carovane con i prodotti provenienti
Isfahan. La città, la cui storia risaliva all’epoca dall’altra metà del mondo.
sasanide, venne rifondata alla fine del XVI
secolo dal grande re persiano Abbas I (1571- Il creatore di Isfahan
1629), che con la costruzione di viali, palazzi Il viaggiatore entrava a Isfahan dal fiume e ini-
e moschee la trasformò in quello che è ancora ziava il suo percorso sul Si-o-se Pol, il ponte
oggi: la più stupefacente manifestazione di dei trentatré archi, solidamente ancorati al
architettura islamica del mondo. I viaggiatori fondale mediante massicci pilastri che ricor-
che giungevano in città secoli fa senza dubbio dano quelli degli acquedotti romani. Di certo
provavano la stessa attrazione e meraviglia rimaneva ammirato dall’armonia e dall’equili-
dei turisti dei giorni nostri. Non per nulla brio visivo della doppia fila di arcate del ponte,
un verso persiano recita: Isfahan Nesfe jahan, quella superiore con il muro di facciata arre-
“Isfahan è la metà del mondo”. trato per consentire di passeggiare lungo una
La città sorge sulle sponde del fiume carreggiata supplementare. Alle sue domande,
Zayandè, che dalle vette dei monti Zagros gli anfitrioni avrebbero risposto parlandogli
percorre 400 chilometri fino a gettarsi nel dell’artefice del ponte, della moderna Isfahan
lago Gavkhouni. Si trova 1600 metri sopra e dell’Iran che conosciamo attualmente: lo
il livello del mare, un’altitudine che conferi- scià Abbas I il Grande.
sce alla vegetazione un insolito esotismo da Abbas consolidò la dinastia safavide e or-
altopiano, grazie ganizzò un territorio immenso dal suo centro
4 anche alla doppia geografico, Isfahan, ricorrendo a una combi-
Naqsh-i jahan barriera, occiden- nazione di crudeltà, modernizzazione, diplo-
2
Chehel Sotoun 1 tale e orientale, mazia e splendore culturale. Per confrontar-
3
Hasht
Behesht
C R O N O LO G I A
I S FA HAN

LA CAPITALE
G

1388 1452
C H A H R BA

Madrasa
Chahar bagh Tamerlano marcia con il Dopo aver sofferto sotto i

1 Ali Qapu
DI UN suo esercito di Mongoli su
Isfahan, dove si dice uccida
successori di Tamerlano, la
città è occupata e saccheggiata

Si-o-se Pol
2 Moschea
Lotfollah
3 Moschea
IMPERO circa 60.000 persone. La città
è sul punto di scomparire.
da Jahan Shah, della tribù
turcomanna dei Kara Koyunlu.
dello scià
4 Gran Bazar
SULLA PIANTINA SONO INDICATI I PRINCIPALI MONUMENTI DELLA ISFAHAN SAFAVIDE.
IL PONTE DEI TRENTATRÉ ARCHI
Con la sua doppia fila di archi su massicci
pilastri e una lunghezza di 300 metri, il
Si-o-se Pol serviva al contempo da canale
di irrigazione e da via d’accesso alla città. Fu
commissionato dallo scià Abbas I nel 1602.
ROBERT PRESTON / AGE FOTOSTOCK

1502 1598 1722 1729


Isfahan cade nelle mani di Abbas I trasferisce la capitale Gli afghani, sollevatisi contro Nadir Khan sconfigge gli
Ismail I, primo scià safavide. della Persia da Qazvin a il potere dei safavidi, invadono afghani ed entra a Isfahan.
Nel 1514, il sultano ottomano Isfahan, e la abbellisce con il centro dell’Iran, vincono Nel 1736 si proclama scià
Selim I occupa Isfahan, ma moschee, palazzi, terme e in battaglia a Gulnabad e di Persia e trasferisce
una rivolta lo obbliga al ritiro. madrase (scuole islamiche). occupano Isfahan. la capitale a Mashhad.
MADRASA CHAHAR BAGH
La scuola coranica fu fatta costruire
dallo scià Sultan Hussein

MESSANA / GETTY IMAGES


un secolo dopo la morte di Abbas I,
tra gli anni 1704 e 1714.

TERRITORI si con l’Impero ottomano e il suo dominio parlasse con nessuno a palazzo tranne che
CONTESI
nell’Islam sunnita, Abbas fece dello sciismo con gli eunuchi e i giovani efebi nelle serate
Elmo di Solimano I.
XVI secolo. Il sultano la versione religiosa ufficiale della Persia, con di vino e poesia, come mostrano le miniature
ottomano Solimano il il suo particolare stile di vita sufi, mistico e dell’epoca. Implacabile e spietato, ordinò che
Magnifico sottrasse personalista, e propri luoghi di pellegrinaggio fossero cavati gli occhi a tutti i suoi figli tranne
Baghdad ai safavidi nel come Mashhad, sul confine settentrionale che all’erede designato.
1534. Nel 1602, Abbas I
riuscì a riconquistare
con il Turkmenistan, alternativa alla meta
sunnita della Mecca. Palazzi e moschee
la città. Museo
Topkapi, Abbas fu anche un monarca che governò Uscito dal ponte Si-o-se Pol, il viaggiatore si
Istanbul. con pugno di ferro, capace di assassinii in dirigeva a nord lungo il Chahar bagh, un lun-
massa e deportazioni di decine di migliaia di go viale che prende il nome dallo stile a qua-
georgiani che si erano alleati con gli drilatero dei giardini persiani (chahar-bagh,
ottomani, sempre pronto a soffo- “quattro aiuole”), che si era imposto nell’ar-
care nel sangue le insurrezioni e a chitettura islamica, dall’Alhambra di Granada
eliminare in un sol colpo la casta al Taj Mahal di Agra, in India. Gli anfitrioni
pretoriana dei Qizilbash (“berret- del nostro viaggiatore avrebbero sicuramen-
ti rossi”), una serie di tribù turco- te paragonato l’aspetto dei giardini alla de-
manne che formavano l’aristocra- scrizione del paradiso nel Corano, anche se
ART ARCHIVE

zia militare dello Stato safavide. in realtà fu la narrazione coranica a riprodurre


Si diceva che il monarca non con esattezza la disposizione dei giardini dei
L ago
d’Aral

r Nero
Ma

M
Khanato
Georgia di Khiva

ar
Sinope 1524 Khanato
Batumi
Istanbul Tiflis Khiva di BuKHara
Amasia Trebisonda Kars Armenia Baku

Cas
Sivas Erzerum Erivan Samarcanda Kasgar
e
pp o n
Turcomanni Bukhara ve r s o l a C i n a e i l G i a
Ardabil

pio
Kayseri Tabriz Am Khanato
Anatolia Malatya uD
arya
1597
di
Diyarbakir
1502 Gilan (Oxus)
Azerbaigian Asterabad CHagatai
Aleppo Balkh
Mosul Qazvin Teheran Damghan Mashhad
Antiochia 1534 1618
T igri

Hamadan
Kurdistan Nishapur Hi n d u K u s h
Iraq 1638
Qum 1514 Ian KHurasan
verso l’Ita li a 1623
e l a Sp a g n a
Damasco Kashan Kabul
Baghdad Harät
Mar Luristan
De s e r t o Ghazni
Mediterraneo Isfahan di Kavir Sistan n
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E ufr

De s e r t o s i r i a n o
Qandahar s
KHuzestan Yazd i
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e
Basra an
Il Cairo Kerman h
g man Multan
Shiraz Kerman Af ai

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Mo n
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Nilo

Delhi

I
Bandar Abbas Ormuz
Belucistan
Golfo
Persico
Impero dello scià 1618 Data conquista safavide AC
am
Ismail verso il 1512 Terra degli uzbeki bay
e Ca
Area contesa dai li c ut
Area contesa dagli uzbeki
mongoli nel XVII sec. nel XVI secolo
Impero ottomano Impero mongolo
Area e data della Capitale safavide
1514
Ma o
conquista ottomana Rotte commerciali
r Arabic
CARTOGRAFIA: EOSGIS.COM

L’IRAN Ismail I (1502-1524)


Lo sceicco Ismail si proclama scià di Persia nel 1502 dopo aver
sconfitto i turcomanni nella battaglia di Sharur. Stabilisce la
SAFAVIDE capitale a Tabriz. L’espansione safavide è al massimo nel 1510:
i territori vanno dall’Iraq al Khorasan, e da Baku, in Azerbaigian,
NEL XVI SECOLO, i sovrani della al Golfo Persico. Nel 1514, il sultano turco Selim I strappa il
Kurdistan a Ismail, che nel 1524 conquista la Georgia.
dinastia dei Safavidi costrui-
rono un impero che si esten-
deva dall’Iraq all’Afghanistan
Tahmasp I (1524-1576)
e dal Golfo Persico alla Tran- Quello del figlio di Ismail è il regno più lungo della dinastia,
quasi quarant’anni segnati dalle guerre contro l’Impero
soxiana. Ai tempi di Abbas I il ottomano e dall’erosione delle risorse del regno. Solimano
Grande, lo scià esercitava un il Magnifico conquista Baghdad, Tabriz e Mosul nel 1534 e
potere assoluto, che non era Tahmasp è costretto a firmare una pace umiliante nel 1555.
SCALA, FIRENZE

limitato dalle leggi religiose, e Anche Georgia e Azerbaigian cadono in mano turca.
riuniva nelle sue mani, come
rappresentante degli imam, sia il potere spirituale sia quello Abbas I (1587-1629)
temporale. Inoltre, come indica il titolo Morshed-e Kamel, “la All’inizio del suo regno firma la pace di Costantinopoli con i
guida più perfetta”, era infallibile. turchi nel 1590 e riesce a respingere gli uzbeki sulla sponda
opposta del fiume Oxus nel 1597. Nel 1618 sconfigge turchi e
ABBAS I ACCOMPAGNATO DA UN GIOVANE PAGGIO. LA DEDICA DELLA MINIATURA, OPERA
tartari a Sultanieh e dopo aver riorganizzato l’esercito prende
DEL PITTORE MUHAMMAD QASIM, RECITA: «CHE LA VIDA TI CONCEDA TUTTO CIÒ CHE LE TUE Kandahar e caccia i portoghesi da Ormuz. Riconquista la
LABBRA DESIDERANO DALLE TUE AMANTI, DAL FIUME E DALLA COPPA». 1627. LOUVRE, PARIGI. Mesopotamia nel 1623, anche se per breve tempo.
palme, che raddoppiano di numero rifletten-
dosi nello stagno. Tra le immagini delle pareti
– il persiano safavide non condivide l’ico-
noclastia dell’Islam sunnita – comparivano
scene d’amore di stile indiano, o addirittura
raffigurazioni di visitatori precedenti, vestiti
alla moda europea quasi settecentesca.
Abbandonando il viale, il viaggiatore pro-
seguiva sulla destra fino ad addentrarsi nel
palazzo reale d Ali Qapu. Il termine, in persia-
no, significa “grande porta”, o Sublime Porta,
senza dubbio un riferimento al palazzo dei
sultani ottomani a Costantinopoli, con i quali
gli scià persiani rivaleggiavano. Il padiglio-
ne conteneva sale per ricevimenti ufficiali,
saloni, alcove, aule di giustizia e di musica
e luoghi di riposo, e tutti gli ambienti erano
riccamente decorati. Con le sue tre diverse
altezze, il palazzo offriva una vista privilegiata
sul centro nevralgico della Isfahan safavide:
la piazza Reale o Meydan-e Shah, chiamata
anche Naqsh-e jahan, l’Immagine del Mondo.

Una città vibrante e cosmopolita


La piazza Reale o Maidan era una grande spia-
LA MINIATURA DI UN MANOSCRITTO nata di 510 per 165 metri, fiancheggiata su
PERSIANO RAFFIGURA LA CORTE
DI UN PRINCIPE SAFAVIDE CHE MANGIA ogni lato da quattro grandi strutture. Da una
E BEVE NEL SUO GIARDINO.
MUSEO D’ARTE ISLAMICA, IL CAIRO. parte si trova il palazzo Ali Qapu, verso ovest
si eleva la Moschea dello sceicco Lotfollah,
con la sua splendida cupola. Realizzata dall’ar-
DEA / ALBUM
chitetto Muhammad Reza tra il 1602 e il 1619,
era riservata alla famiglia reale e aveva la strut-
IL GENERO re persiani sasanidi. Risalendo lungo il via- tura di un oratorio privato o mausoleo. Sul la-
DEL PROFETA
le Chahar bagh, il visitatore si inebriava del to sud della piazza c’è la Moschea dello scià,
Moneta con il nome
di Alì, genero di profumo di gigli, fior di loto e rose e magari opera maestosa terminata nel 1630, un anno
Maometto e suo ascoltava recitare i versi di una celebre opera dopo la morte dello scià Abbas, ammirata e
successore secondo persiana, il Giardino delle rose, o Golestan, di imitata da architetti successivi. Sul lato nord
l’Islam sciita. Saadi (1213-1291), nel quale ogni parola rac- si ergeva la splendida facciata del Gran Bazar.
XVII secolo.
I re safavidi fecero
chiude settantadue significati. Il Maidan era la grande vetrina della dina-
dello sciismo la Percorrendo il viale-giardino, il viaggiatore stia safavide. Vi si tenevano grandi cerimonie
versione ufficiale giungeva alla madrasa (scuola islamica) Chahar militari, civili o religiose, come la festa del Sa-
dell’Islam in Persia. bagh, costruita dal pusillanime erede di Ab- crificio, ma anche partite di polo, per le quali la
UIG / ALBUM
bas e facilmente riconoscibile per l’enorme piazza aveva le dimensioni perfette. Al di fuori
cupola ricoperta di piastrelle con motivi flo- di queste occasioni, si riempiva di mercanti e
reali su fondo di turchese e lapislazzuli. Il soldati, viaggiatori e cittadini che si recavano
viale conduceva poi al palazzo degli Otto nei tribunali. Un francese racconta: «Questa
Paradisi, Hasht Behesht, con gli enormi grande piazza si svuota nelle festività e nel-
portici e le aiuole popolati di pavoni, gli le occasioni solenni, ma il resto del tempo è
uccelli di Isfahan. Successivamente si piena di venditori di ferramenta, stracciven-
arrivava a Chehel Sotoun, il padiglione doli, mercanti, artigiani; in una parola, di mille
delle Quaranta Colonne, in realtà venti piccoli negozi [...] Di sera vi sono imbonitori,
enormi pilastri in legno, slanciati come marionette e persino predicatori».
PALAZZO DEGLI OTTO PARADISI
La meravigliosa cupola della sala centrale
attorno alla quale sono disposte
le otto sale del palazzo di Hasht Behesht
che simboleggiano le otto
sfere celesti o paradisi dell’Islam.
J. LANGE / AGE FOTOSTOCK
PIAZZA NAQSH-I JAHAN
Veduta dalla facciata del Gran
Bazar: sulla sinistra, la cupola
della moschea Lotfollah, al centro
in fondo la moschea dello scià e,
sulla destra, il palazzo Ali Qapu.

F. MERKX / GETTY IMAGES


GIORNI DI VINO Al di fuori della piazza Naqsh-e jahan, a Prendendo la via del ritorno, il nostro visi-
E POESIA
nord-est del bazar, si apriva per il viaggia- tatore poteva infine dedicarsi alla contempla-
Bottiglia smaltata
del XVII secolo. Sa’eb tore un dedalo di vie, con un grande nume- zione del tramonto dal ponte Si-o-se Pol, le
di Tabriz, un poeta ro di moschee, chiese cristiane e sinagoghe, cui ogive, dall’imbrunire, erano illuminate con
di Isfahan del XVII queste ultime con l’hejal, la nicchia nella luci di diversa intensità ed erano meta delle
secolo, scriveva: parete, equivalente del mihrab islamico, passeggiate delle coppie di innamorati. E di
«Altri si danno
al bere in pieno
orientata verso Gerusalemme. Vicino fronte a questo spettacolo poteva forse sof-
giorno; a noi, anche al bazar, il viaggiatore poteva entrare in fermarsi a meditare sul significato dei numeri
nelle notti di luna, uno dei famosi caffè persiani, dove ol- associati ai monumenti e ai luoghi che aveva
manca il vino». tre al caffè si servivano vino e sorbetti, visitato: i quattro giardini del viale Chahar
Victoria and Albert oppure poteva recarsi in uno dei 263 ba- bagh, gli otto paradisi del palazzo Hasht Behe-
Museum, Londra.
BRIDGEMAN / ACI
gni (hammam) della Isfahan nel XVII sht, le trentatré ogive del ponte Si-o-se Pol, le
secolo, o farsi sedurre dalle cor- quaranta colonne del palazzo Chehel Sotoun...
tigiane della città, numerose tutti simboli dell’indecifrabile segreto della
nei quartieri orientali. Se era città che era la metà del mondo.
fortunato, riceveva un invi-
to per uno dei banchetti di
corte, dei quali i viaggiatori Per SAGGI
saperne La Persia antica
europei lasciarono descri- di più J. Wiesehöfer. Il Mulino, Bologna, 2003.
zioni estasiate.

90 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


MOSCHEA DELLO
SCEICCO LOTFOLLAH
La piccola moschea,
sul lato orientale della
piazza Naqsh-e jahan,
fu costruita come
oratorio per lo scià
Abbas I, e per questo
non ha minareto.
Nelle decorazioni
all’interno dominano
il blu, il verde e il giallo.
YOKO AZIZ / AGE FOTOSTOCK
LA MOSCHEA VERSO LA MECCA
Una volta oltrepassata

DELLO SCIÀ
la facciata principale, i
visitatori devono fare una
svolta di 45o per accedere

A ISFAHAN
al cortile interno dell’edificio.
La ragione è semplice: tutte
le moschee devono essere
orientate verso La Mecca,
Sebbene Isfahan avesse già una grande
e l’asse della piazza Naqsh-i
moschea, la Masdjid-e Jame, nel 1611 jahan, su cui dà la facciata,
Minareti.
Abbas I diede ordine di costruire una nuova L’edificio ha non rispettava tale
moschea reale. Fu progettata dall’architetto quattro minareti: orientamento.
Ali Akbar Esfahani e decorata dai migliori due ai lati
del portone
artisti, ceramisti e calligrafi dell’epoca. Anche d’ingresso e due
se non è la moschea più grande dell’Iran, davanti alla sala
è considerata la più perfetta dal punto del mihrab.
di vista architettonico. Lo scià, tuttavia,
morì prima della conclusione dei lavori.

Facciata. Il portico
è decorato con
elaborati
mocárabes
(elementi
architettonici
islamici a forma
di stalattiti).

LA MOSCHEA DELLO SCIÀ E, ACCANTO, IL PALAZZO REALE


IN UN’INCISIONE A COLORI DEL 1856 APPARTENENTE ALL’OPERA
MONUMENTI MODERNI DELLA PERSIA.

Negozi. Sui due lati della


moschea sono allineati numerosi
negozi, che pagavano un affitto,
usato per sostenere i costi per il
mantenimento della moschea.

Entrata principale. La moschea si apre


sul lato sud della piazza Naqsh-e jahan,
che in questo punto arretra per formare
una specie di esedra, forse per dare un
senso di accoglienza. Sul davanti c’è una
piccola piscina per le abluzioni.
Iwan. Attorno al cortile sono disposti
quattro iwan, spazi coronati da volte Minareto GRANDE CUPOLA
semicircolari molto alte chiusi a Un grande iwan, fiancheggiato da minareti,
un’estremità e aperti da un arco all’altra. dà accesso alla sala del mihrab, coronata
Gli iwan laterali danno accesso da una cupola a bulbo sorretta da una
a oratori più piccoli. doppia nervatura per ridurne
Madrasa il peso. L’esterno della cupola
è rivestito con piastrelle colorate
Oratorio laterale nei toni di blu e oro.
con cupola
Oratorio interno
a volta
Iwan
Sala del mihrab. Tutta
la sala ha la forma di
mihrab o nicchia di
preghiera che indica la
direzione della Mecca.

Cortile di preghiera

Iwan
Oratorio interno
a volta

Iwan
Piscina per
abluzioni

Oratorio laterale
con cupola

Oratorio laterale
con cupola

Madrase. Sui due lati


della sala del mihrab si
innalzano due madrase
o scuole coraniche.
Ciascuna ha i propri cortili
con giardino, abbelliti da
piccole fontane
e arcate decorate con
le caratteristiche
piastrelle colorate.

DIPINTO: BRIDGEMAN / ACI. ILLUSTRAZIONE: DK IMAGES


IL TESTAMENTO DI SANT’ELENA

IL MEMORIALE
DI NAPOLEONE
Le memorie dettate nell’ultimo esilio
non furono certo una cronaca nostalgica, ma un testo militante,
la continuazione di una battaglia politica, un avvertimento
all’Europa e un risveglio delle coscienze

LUIGI MASCILLI MIGLIORINI


PROFESSORE DI STORIA MODERNA, UNIVERSITÀ DI NAPOLI L’ORIENTALE
E ACCADEMICO DEI LINCEI

ulien Sorel, il protagonista de Il rosso e il nero di Sten-

J dhal, lo teneva nascosto sotto il letto. Il Memoriale di


Sant’Elena era per lui una Bibbia clandestina a cui fare
un ricorso furtivo tutte le volte che la sua fantasia an-
cora inesperta aveva bisogno di immaginarsi il mondo.
Tutti gli altri libri li considerava come bugiardi, «scritti da fur-
bi per ottenere un avanzamento di carriera». Non era il solo a
pensarla così. Accanto al giovane eroe di carta – il più seducen-
te, forse, dei tanti partoriti in quella straordinaria fabbrica dell’im-
maginario collettivo che è il romanzo dell’Ottocento – almeno
due generazioni di europei in carne e ossa eleggono quel libro a
loro breviario esistenziale. Nelle avventurose storie che esso
racconta ritrovano verità che nessuna finzione narrativa for-
giata da Balzac, Walter Scott, Victor Hugo, riesce a regalargli.
NAPOLEONE
BONAPARTE
Il fondatore del
primo impero
francese nel
suo studio con
l’uniforme della
Guardia imperiale.
Hippolyte
Delaroche,
collezione privata.
AGNEW’S, LONDON / BRIDGEMAN / ACI
L’ULTIMA
TRAVERSATA
DI NAPOLEONE
OSTRETTO ad abdicare, Napoleone

C Bonaparte decide di lasciare la


Francia, ma i suoi progetti di par-
tenza per gli Stati Uniti vengono
disattesi. Dopo essersi infatti volontariamente
arreso agli inglesi a Rochefort il 15 luglio del
1815, Napoleone si imbarca sul Bellerophon
il cui capitano – Frederick Lewis Maitland
– decide di non mantenere gli accordi pre-
si preferendo invece condurlo a Plymouth,
sulle coste dell’Inghilterra meridionale. Qui,
con quello che la satira antinapoleonica
dell’epoca definì “le dernier élan” (l’ultimo
slancio) dell’imperatore, Bonaparte sale a
bordo di un altro vascello, il Northumberland.
Sarà quest’ultimo a condurlo, per un lungo
viaggio, fino a Sant’Elena, la remota isola
dell’Atlantico meridionale nella quale Na-
poleone avrebbe vissuto in esilio gli ultimi
anni della sua avventurosa e intrepida vita.

TATE, LONDON / SCALA, FIRENZE

A BORDO DEL Libro del tempo, strepitoso successo edito- egli aveva scritto a Londra e la cui pubblica-
BELLEROPHON riale, il Memoriale di Sant’Elena non si deve zione era stata, effettivamente, accompa-
Napoleone a a nessuna di quelle penne famose che co- gnata da un discreto successo economico.
bordo del vascello
che dalla Francia struiscono il panthéon letterario dell’Euro- È questo successo, di molto ingrandito, che
lo conduce pa ottocentesca, ma alla penna astuta di uno Emmanuel de Las Cases (è questo il nome
in Inghilterra scrittore dalle vaghe origini aristocratiche, dell’autore del Memoriale) rincorre quando
per essere poi emigrato in Inghilterra allo scoppio della lucidamente – cinicamente aggiungerà chi
trasferito a
Rivoluzione, di cui nessuno sa nulla fino al non lo avrà mai molto in simpatia – decide
Sant’Elena.
Olio di W.Q. momento in cui si imbarca sulla nave ingle- di farsi largo tra i tanti fedeli dell’imperato-
Orchardson. Tate se che sta per portare Napoleone al suo ul- re, assai più noti e carichi di gloria di quan-
Gallery, Londra. timo esilio, se non quelli che – in to potesse essere lui, e a imporsi – grazie
verità pochi – avevano letto, o al- anche alla eccellente conoscenza dell’in-
meno avevano sentito par- glese che lo rende un prezioso aiuto
lare, di un Atlante storico che nelle trattative con gli ufficiali e i fun-

marzo 1815 giugno 1815


C R O N O LO G I A
Esiliato sull’isola d’Elba, L’esercito di Bonaparte si scontra
LA FINE a seguito del Trattato di con la Settima Alleanza nella
Fontainebleau, dopo dieci battaglia di Waterloo. Sarà
DI UNA mesi Napoleone fugge per l’ultima per Napoleone che,
EPOPEA tornare in Francia e riprendere il ormai sconfitto,
potere. È l’inizio di quelli che la storia viene costretto
M. C. ESTEBAN / PHOTOAISA

ha definito “i cento giorni”. ad abdicare.


LO STEMMA NAPOLEONICO RIPRODOTTO SULL’ELSA DI UNA SPADA.
RAPHAEL WEBER / AGE FOTOSTOCK

zionari di Sua Maestà britannica – tra i po- forse, leggendo della vita di Cesare o di quella L’ISOLA
chi che hanno il dubbio privilegio di accom- di Alessandro? Noi avremo di meglio per- DELL’OBLIO
pagnare Napoleone a Sant’Elena. ché, Sire, rileggerete voi stesso!». Ricevendo, Sant’Elena, una
piccola isola
È lui, quindi, a stare alle prime pagine del a questa esortazione, una replica che ci re- dell’Atlantico
Memoriale, che quando Napoleone, appena stituisce, forse per una delle ultime volte, il meridionale,
appresa la notizia del suo destino (siamo nei Napoleone combattivo dei giorni migliori. venne scelta
primi giorni dell’agosto 1815), comincia ad ac- «Bene – gli risponde –. Scriveremo le no- come ultima
dimora di
carezzare nuovamente progetti di suicidio co- stre memorie. Sì, bisognerà lavorare, anche
Napoleone
me aveva fatto un anno prima a Fontainebleau il lavoro è la falce del tempo». proprio per la
nel momento del tracollo del suo Impero, rea- In realtà Napoleone non aveva avuto bi- sua remota e
gisce con impeto. Perché morire, quando si sogno di questo singolare incrocio di battu- isolata posizione.
hanno tante storie da raccontare? te (se mai esso si è svolto nei termini in cui
«Vivremo del passato, Sire – esclama Las lo leggiamo). Da tempo egli aveva in mente
Cases – c’è di che appagarci. Non godiamo, uno scambio vita-scrittura dove la sua gloria

luglio 1815 1816 1821


Dopo un breve soggiorno a Durante il soggiorno sull’isola, Il 5 maggio, Napoleone
Malmaison, Napoleone tenta Napoleone affida a Emmanuel muore per un tumore allo
di raggiungere gli Stati Uniti, de Las Cases, che con lui stomaco. Viene sepolto
si arrende agli inglesi e sale condivide l’esilio, racconti e a Sant’Elena con gli onori
a bordo del vascello che lo riflessioni sulla sua vita: nasce riservati a un generale. Le
E
ENZ
, FIR

condurrà invece all’isola di così il memoriale di Sant’Elena, sue spoglie torneranno in


ALA

Sant’Elena, suo ultimo esilio. che avrà enorme successo. Francia solo 19 anni più tardi.
SC
S/
GE

A
IM
ITE
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EMMANUEL DE LAS CASES. RITRATTO. XIX SECOLO.
LONGWOOD HOUSE. VISTA
E PIANTA DELL’ULTIMA RESIDENZA
DI NAPOLEONE SULL’ISOLA DI
SANT’ELENA. R. ACKERMANN.

NATIONAL MUSEUMS LIVERPOOL / BRIDGEMAN / ACI


FINE ART IMAGES / AGE FOTOSTOCK

LA VITA DA RECLUSO si sarebbe rafforzata nella costruzione della


memoria non meno di quanto l’avessero resa
A LONGWOOD forte le tante battaglie vinte, le tante conqui-
ste. La rapidità con la quale, una volta giunti
URANTE IL SUO ESILIO sull’isola di Sant’Elena, dal 10 nell’isola, si mette in piedi il sistema della

D dicembre 1815 sino al giorno della sua morte avvenuta


il 5 maggio 1821, Napoleone visse a Longwood House,
in un piccolo centro a pochi chilometri da Jamestown,
la capitale. In origine residenza estiva del governatore locale, la
struttura venne però ritenuta inadeguata a ospitare Napoleone
elaborazione della memoria napoleonica ci fa
capire quanto quel progetto fosse già chiaro a
Napoleone assai prima che l’esilio lo rendes-
se, per così dire, una scelta obbligata.
e la piccola “corte” che lo aveva seguito e si decise nel 1818 di
È un meccanismo, del resto, che appartiene
farlo trasferire nella più ospitale Rosemary Hall, in una zona più in pieno a quella capacità organizzativa che
lussureggiante dell’isola. Ma alcune dichiarazioni del barone era stata a fondamento di ogni impresa napo-
Gorgaud fecero sospettare agli inglesi una possibile evasione leonica: dalle vittorie militari alla creazione di
dell’ex imperatore, cosicché il progetto fu annullato. Fu stabilito una moderna macchina amministrativa per
allora di costruire una nuova residenza a Longwood, ma questa lo Stato francese, dalla costruzione di ponti e
fu ultimata solo dopo la morte di Bonaparte. A Longwood l’ex strade all’abbellimento delle grandi e piccole
imperatore trascorse i suoi ultimi sei anni di vita, circondato città del suo impero.
da pochi fidati compagni a cui dettò le proprie memorie in un
contesto relativamente ameno, ma che certamente rifletteva la Il racconto ai fidati compagni
desolazione fisica e spirituale del luogo. E il progetto di quello
Ogni giorno, a Sant’Elena, a orari regolari,
che sarebbe diventato il Memoriale di Sant’Elena rappresentò
Napoleone detta ai suoi collaboratori le sue
l’unica occupazione di un recluso che, al di fuori della propria
intima cerchia, non ebbe altrimenti altri contatti né occupazioni. memorie. Con Las Cases ci sono il genera-
le Henri Gatien Bertrand, il conte Charles
Tristan di Montholon e il barone Gaspard

98 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


NAPOLEONE
DETTA I RICORDI
Bonaparte esiliato
narra i propri ricordi
a Emmanuel de
Las Cases, che nel
1816 verrà espulso
dall’isola, e fatto
rientrare in Europa,
dove pubblicherà
il Memoriale.

Gourgaud: i quattro evangelisti, secondo il IL BEST a cui è stato affidato il compito di portare a
lessico della leggenda napoleonica. A ognuno SELLER Sant’Elena Napoleone e la sua corte in minia-
DELL’800
di essi spettano parti del medesimo racconto tura, non ha ancora doppiato il capo Finistère,
Prima pagina della
o parti di racconti diversi, che Napoleone al- prima edizione
e già si muove il fondale dello scenario sul
terna secondo una sua personale ispirazione del Memoriale quale dovrà svolgersi il teatro del Memoriale.
o, piuttosto, un piano che viene componen- di Sant’Elena (1823), «L’Europa – si legge – non è mai stata così agi-
dosi quasi esclusivamente nella sua mente. E che, ottenuto un tata; la sua situazione è tutt’al più una tregua
ognuno di essi deve, a partire dalla dettatura grande successo, armata; tutte le potenze rinforzano gli eserciti;
conobbe negli
ricevuta, elaborare poi un testo scritto, che anni numerose l’equilibrio politico è del tutto rotto e distrut-
Napoleone rilegge generalmente il giorno altre edizioni. to». Non è, dunque, un mesto corteo funebre
successivo, corregge e modifica per giun- quello che scorta un uomo vinto, finito,
gere a una terza versione che, non sempre, alla sua ultima dimora.
è quella definitiva. Niente è finito, niente e nessuno è vin-
Proprio perché sin dall’inizio lo pensa to: il mondo che crede di aver ritrovato
come una operazione editoriale, Las Cases la propria tranquillità con la sconfitta di
individua – al di là delle stesse esigenze Napoleone e con un esilio di cui tutti,
di cui l’autore, cioè Napoleone, è consa- anche i suoi più aspri nemici, avvertono la
pevole – il proprio pubblico potenziale e barbara durezza, siede, al contrario, sopra
contiene – anche in questo caso ben al di un vulcano. Il Memoriale si costruisce,
BIBLIOTHÈQUE NATIONALE, PARIGI / BRIDGEMAN / ACI

là probabilmente delle intenzioni consce quindi, come quello che oggi chiame-
dell’autore – quello che ancora con il lin- remmo un libro militante, lo strumento di
guaggio di oggi chiameremmo un messag- una battaglia politica che la conclusione
gio. Lo si avverte sin dalle prime pagine del dell’età napoleonica non ha soffocato, ma
libro. Il Northumberland, il vascello inglese ha reso, anzi, più viva che mai. Mentre nel

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 99


NAPOLEONE A SANT’ELENA.
L’IMPERATORE, ANCORA
IN DIVISA, RITRATTO SOLO IL SEGRETO
DEL SUCCESSO
E MALINCONICO SULLE
ROCCIOSE RIVE DELL’ISOLA.

EDITORIALE
AS CASES riesce a tirare il succo di una

L vera, godibile opera letteraria, sottratta


al dovere retorico e documentario
della memoria imperiale. Sintetico
per quanto potesse essere fattibile in quelle
circostanze (circa duemila pagine, ma le Me-
morie raccolte da Gourgaud occupano, per
esempio, otto volumi) il Memoriale di Sant’Elena
è anche il testo nel quale meglio si mescolano
i ricordi del passato con le vicende quotidiane
dell’esilio, complicando un po’ le cose per il
lettore, continuamente rimbalzato tra pagine
dense di gesti eroici e giornalieri resoconti
delle miserie e le sofferenze della reclusione
sull’isola, ma regalando una vivacità davvero
unica al racconto di quel presente e di quel
passato. Il Memoriale è, d’altronde, l’unico
tra i tanti testi usciti da Sant’Elena fornito
di quello che oggi chiameremmo un chiaro
obiettivo comunicativo.

CHÂTEAUX DE MALMAISON ET DE BOIS-PRÉAU / RMN-GRAND PALAIS

cuore dell’Europa il Congresso voluto a Vien- GOURGAUD il Napoleone liberale e popolare voluto da Las
na dalle potenze vincitrici si illude di poter DAL CAMPO Cases – attende, sollecita questo beneficio,
ALL’ESILIO
parlare di Restaurazione, su una minuscola il vecchio sistema è esaurito e il nuovo non si
Anche il barone
isola in mezzo all’Atlantico un pugno di uo- Gourgaud, oltre è ancora affermato e non lo sarà ancora senza
mini pensa che si possa, che si debba parlare a Las Cases, al altre lunghe e furibonde convulsioni».
ancora di rivoluzione. generale Bertrand Ma il lettore è atteso da qualcosa di assai più
e al conte di raffinato di una ideologia, sia pure in perfetta
Il messaggio e l’ideologia Montholon sintonia con le attese dell’epoca. Sono i primi
condivise l’esilio di
La rivoluzione, certo, che Napoleone Bona- Napoleone. Prima di dicembre del 1815. Napoleone, giunto in ot-
parte ha stabilizzato con la sua azione politica di allora lo aveva tobre a Sant’Elena, solo in quei giorni prende
e che con le sue vittorie ha offerto (talvolta accompagnato possesso di quella che sarà la sua abitazione
anche imposto) all’Europa. «Abbiamo lava- nelle battaglie di definitiva: Longwood. Il paesaggio intorno è
Austerlitz, Jena
te le impurità della nostra Rivoluzione nei e Waterloo.
desolato: la casa, nella parte più brumosa, ino-
flutti della gloria», scrive il Napoleone del spitale dell’isola, è buia, fatta di poche stanze
Memoriale e Victor Hugo, qualche anno più dall’arredo improvvisato.
tardi, commenterà: «un genio è venuto che Attimi di scoramento da cui Las Cases fa
ha incatenato la rivoluzione in Francia e scaturire una sequenza folgorante di fra-
l’ha scatenata in Europa». si sincopate: «La nostra situazione può
L’opera di Las Cases ha, dunque, qui avere perfino dei vantaggi! L’universo
il suo cuore: Napoleone erede della Ri- ci guarda!... Noi siamo i martiri di una
voluzione aveva messo le basi di un’Eu- causa immortale!... Noi qui lottiamo
ropa fondata sui principi e sulle leggi contro l’oppressione degli dei!». Ecco
della Rivoluzione. Bisogna proseguire fatto: un’ideologia è diventata un mito
il lavoro interrotto. «L’Europa – insiste politico, cioè qualcosa di estremamente
E
ENZ
FIR
A,
AL

C
100 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC /S
SE
J OS
ZOONAR / UWE MOSER / AGE FOTOSTOCK

moderno. Il Novecento ne sarà fin troppo tri- chi dei librai di mezza, anzi dell’intera Europa IL PRIMO
stemente abituato, l’Ottocento lo scopre per mentre, scrive ancora Stendhal, «tutti i giovani SEPOLCRO
la prima volta in pagine come queste. Il suo più distinti leggono il Memoriale di Sant’Elena Alla sua morte,
avvenuta nel
racconto diventa, come quello di Prometeo, il e si dichiarano pazzi per l’Imperatore». 1821, Napoleone
racconto di una sfida lanciata ai limiti. Con un intreccio sapiente, infatti, che va venne sepolto
Come quello antico, l’eroe moderno soffre, assai oltre la retorica della dettatura impe- a Longwood,
incatenato sulla roccia, per aver lanciato l’as- riale, Las Cases alterna i giorni eroici delle la sua residenza
a Sant’Elena,
salto al cielo, e non se ne pente: anzi, sempre campagne d’Italia con i giorni melanconi-
all’ombra di
come l’antico, trova la felicità nella propria ci dell’ultimo esilio, mescola l’eccitazione alcuni salici
sconfitta perché sa che essa prepara la vittoria per il sole di Austerlitz con la disperazione piangenti, nella
di altri: il fuoco che Prometeo ha strappato agli per le nebbie che avvolgono Sant’Elena. E Valle del geranio.
Dei è diventato la Rivoluzione che Napoleone Napoleone ne esce sempre più grande.
ha assicurato all’umanità. Lo si impara a conoscere quando, ricor-
dando gli anni lontani della giovinezza in
La fortuna del Memoriale Corsica, gli anni in cui divorava i capolavori
Il doppio binario su cui, da questo momento,
viaggia il testo di Las Cases è destinato a fare
la gioia dei suoi lettori e la fortuna dell’autore.
Edizioni autorizzate (se ne contano tre ufficiali
tra il 1823 e il 1840) e di contrabbando, tradu-
«L’universo ci guarda! Noi siamo
zioni (la prima italiana è del 1820) più o meno i martiri di una causa immortale! Noi qui
ben fatte, talvolta su pessima carta e a pochi lottiamo contro l’oppressione degli dei!»
soldi, qualche altra volta con belle legature e
preziose incisioni all’interno, affollano i ban-

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 101


LA TOMBA DI NAPOLEONE.
LA CAPPELLA DEGLI
INVALIDES A PARIGI, OSPITA
IL MONUMENTALE SEPOLCRO
DEL PRIMO IMPERATORE.

FINE ART IMAGES / AGE FOTOSTOCK


BRIAN JANNSEN / AGE FOTOSTOCK

IL MAUSOLEO di Rousseau, egli rimpiange di aver preferito


il potere alla felicità, e di essersi, forse, sba-
DI NAPOLEONE gliato; quando, dopo aver conosciuto il tradi-
mento e la solitudine, deve apprendere anche
E SPOGLIE DI NAPOLEONE tornarono in Francia nel 1840, l’umiliazione di chi lo apostrofa con il nome

L diciannove anni dopo la sua morte, quindi, ma saranno


necessari ancora decenni perché le sue spoglie trovino
una sepoltura definitiva. Inizialmente collocati nella cap-
pella di Saint-Jérôme, i suoi resti vennero trasferiti all’Hôtel des
Invalides nel 1861, con una cerimonia a cui presenziò l’imperatore
di “generale Bonaparte” o lo costringe a ven-
dere vasellame e argenteria per assicurarsi il
vino e la carne che gli si fa mancare.

Un «cuore troppo borghese»


Napoleone III. Si trovano quindi oggi nella Chapelle royale des
Invalides, nota anche come Dôme des Invalides, alle spalle della Oppure quando, a proposito dei suoi affetti,
cattedrale di Saint-Louis a Parigi, in un monumento situato in una dei suoi amori, esclama: «Ho avuto un cuore
cripta a cielo aperto. Realizzato dall’architetto Louis Visconti, il troppo borghese», ammettendo di aver por-
grande sarcofago in porfido rosso che accoglie i resti di Napo- tato in una storia fatta di guerre e diploma-
leone dal 2 aprile 1861 consta in realtà di ben sei bare protettive zia, di interessi di grandi famiglie e di grandi
collocate su un piedistallo di granito verde e decorate da iscri- nazioni, il linguaggio sentimentale appreso
zioni che rievocano le grandi vittorie dell’impero. Attorno alla nelle strade di Aiaccio.
tomba, un loggiato ospita le dodici “Vittorie” scolpite da Pradier, Di questo, in particolare, gli sono grati i
anch’esse poste a ricordare le campagne militari napoleoniche, suoi lettori, che vivono in case e attraversa-
mentre sul pavimento marmoreo policromo ne sono inscritte
no vie assai simili a quelle che hanno fatto
altre otto. Nella cripta troneggia poi una statua di Napoleone,
da contorno alla prima educazione del futu-
ma l’ambiente ospita anche un’altra sepoltura di famiglia, quella
del figlio di Bonaparte, Napoleone II detto l’Aiglon. ro imperatore. Le sue confessioni offrono a
loro, figli di una piccola borghesia nostalgica
e irrequieta, la possibilità di immedesimar-

102 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


si non solo nella grandezza del gesto eroico, sonno. Aveva chiamato Las Cases e lo aveva IL RIENTRO
ma nella pena minuta del vivere quotidiano. apostrofato come avrebbe fatto con la sua bel- IN PATRIA
Quando gli sembra che la trama sia ben la narratrice il califfo delle Mille e una notte: Già nel 1830
venne richiesto
nutrita e il senso del messaggio ben chia- «Andiamo, sorella mia Dinazarde, – gli aveva di riportare in
ro, Las Cases si ferma, o forse è costretto a chiesto – se non dormite, raccontatemi una Francia le spoglie
fermarsi. È la fine del 1816, poco più di un di quelle storie che sapete tanto bene». di Napoleone.
anno dopo l’arrivo a Sant’Elena, quando si fa Ecco, l’ossuto conte di Las Cases non pos- Il rientro avvenne
tuttavia solo un
sorprendere dalle autorità inglesi con alcuni sedeva certo l’incanto della figlia di Baghdad,
decennio più
documenti compromettenti nascosti nella ma capì in quel momento che poteva, che tardi, nel 1840,
fodera della giacca e viene allontanato for- doveva narrare le sue Mille e una notte, non a bordo della
zosamente dall’isola. per assopire un sovrano insonne, ma per Belle-Poule.
svegliare una generazione che rischiava di
Il risveglio delle coscienze addormentarsi.
Un piano ben congegnato – diranno i suoi
detrattori – per tornare presto in Europa ed SAGGI
Per
essere il primo a pubblicare quello che tutti saperne
Il memoriale di Sant’Elena
Emmanuel de Las Cases.
aspettano: il racconto dei giorni di Napoleone di più A cura di Luigi Mascilli Migliorini
Rizzoli, Milano, 2004.
a Sant’Elena. Più semplicemente, aveva ra- Napoleone
gione Las Cases ad aver fretta: fretta di gua- Luigi Mascilli Migliorini
Salerno Editrice, Roma 2014.
dagnare denaro, certo, ma forse anche di altro. Napoleone
A pensarci bene il suggerimento a sbrigarsi Georges Lefebvre.
Laterza, Roma-Bari, 2003.
glielo aveva dato proprio Napoleone in una Autobiografia
Napoleone Bonaparte (a cura di A. Malraux).
notte di novembre, quando troppi ricordi e Mondadori, Milano, 1994.
troppi rimpianti gli impedivano di prendere

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 103


NAPOLEONE E LA COMPARSA
La gloria di Napoleone, le sue tante vittorie sul campo, la sua ascesa politica
JOSSE / SCALA, FIRENZE

BRIDGEMAN / ACI

1 2

ella figura di Napoleone, i libri Sant’Elena divenne infatti per i lettori 1 Stendhal
di storia narrano vita, vittorie e e per i letterati dell’Ottocento talvolta Ne Il Rosso e il Nero, capolavoro di
sconfitte, trionfi e clamorose débâcle, l’ideale di un modello eroico, talaltra Stendhal, il Memoriale di Sant’Elena
ma le sue imprese e le sue riflessioni, l’occasione per una rianalisi storica viene citato addirittura quattro volte.
affidate a Las Cases durante l’ultimo più approfondita della parabola È infatti la lettura preferita di Julien
esilio, assurgono a qualcosa di più napoleonica da cui scaturisce un Sorel, protagonista del romanzo, che
di una biografia. Il Memoriale di giudizio, positivo o negativo, che nelle pagine dell’opera di Las Cases
comunque rivela l’influenza politica trova quegli ideali romantici capaci
e culturale che Bonaparte ebbe di fomentare il sogno di realizzare
sulla società europea del suo tempo i propri desideri e le proprie imprese.
e sulle tante generazioni affascinate È nei ricordi passati di Napoleone
BRIDGEMAN / ACI

dalle sue gesta e dal suo destino. che il giovane legge un nuovo futuro.

I MISERABILI. VICTOR HUGO, 1862. PAGINA CON INCISIONE.


DI UN MITO LETTERARIO
e il suo definitivo tracollo gli sono valsi pagine di storia, ma anche di letteratura
BRIDGEMAN / ACI

BRIDGEMAN / ACI

3 4

2 Victor Hugo 3 Walter Scott 4 Alexandre Dumas


Il “padre” della letteratura romantica Persino lo scrittore nazionalista Figlio di un generale bonapartista,
francese elaborò nei confronti di per eccellenza non sfugge al fascino il grande romanziere non poteva non
Napoleone giudizi alterni. napoleonico. Walter Scott gli dedica dedicare uno scritto a Napoleone e
La lettura del Memoriale lo colpisce infatti The Life of Napoleon lo fa con un’opera in sei atti, Napole-
al punto da esaltare Bonaparte, ma rendendo merito al suo one Bonaparte o Trent’anni
con il colpo di Stato di Napoleone III genio e mai dipingendolo di storia di Francia. Anche la
del 1851, il giudizio muta e l’autore, come il despota secondo fervida fantasia di Dumas
nell’opera Les Châtiments, condanna l’immagine che in Gran padre, quindi, è colpita dalle
l’imperatore per colpire in realtà il Bretagna imperava. In lui imprese di Napoleone, tan-
JOSSE / SCALA, FIRENZE

nipote. Eppure, ne I miserabili, Hugo Scott riconosce un vero to da citare il Memoriale di


cita ancora il Memoriale di Sant’Elena. e autentico amore patrio. Sant’Elena nel suo dramma.

IL ROSSO E IL NERO. PAGINA DI APERTURA, STENDHAL, 1830.


GRANDI SCOPERTE

Alesia, l’ultima difesa


dei Galli contro
Gaio Giulio Cesare
Nel 1860 vennero alla luce i probabili resti della città nella quale
Vercingetorige fu sconfitto dal condottiero del De Bello Gallico

A
lla fine dell’au- Félix Caignart de Saulcy, era
tunno 1860, il responsabile della pianifi-
PA R I G I
gli operai che cazione degli scavi, e il segre-
lavoravano F R A NC IA tario, Alexandre Bertrand,
al drenaggio Alesia archeologo della Scuola Fran-
di alcuni campi ai piedi del cese di Atene, era incaricato
monte Auxois nella Bor- di seguirli da vicino.
gogna (dipartimento della Appena qualche settimana
MAR
Côte d’Or), vicino al picco- MEDITERRANEO dopo l’inizio degli scavi, Na-
lo villaggio di Alise-Sain- poleone III visitò il sito. Dopo
te-Reine, trovarono casual- ma non aveva importanza. In aver passeggiato per tutto il
mente un deposito di armi quegli anni la Francia prova- recinto dissotterrò una spada
VEDUTA AEREA
e asce di bronzo. Quando la va un grande interesse per lasciata in precedenza in situ e dell’oppidum di Alise.
notizia si diffuse, gli esperti il suo passato galloromano. poi, con il suo seguito, rivisse Oggi è un parco
GEORG GERSTER / AGE FOTOSTOCK

pensarono che i resti corri- Nel 1857, Napoleone III aveva le vicissitudini dell’assedio archeologico e i resti
spondessero a un episodio creato la commissione della di Cesare da un punto ele- che si possono visitare
fondamentale della storia di Carte des Gaules, con l’o- vato del monte Auxois, dove nel sito sono
di epoca romana.
Francia: la battaglia di Alesia biettivo di realizzare mappe nell’agosto del 1865 venne
(52 a.C.), nella quale le legioni e dizionari archeologici che eretta una statua colossale
di Giulio Cesare sconfissero dovevano servirgli da base di Vercingetorige, opera di
i Galli di Vercingetorige e per la stesura della sua mo- Aimé Millet, che possiamo
completarono così la con- numentale Storia di Giulio vedere ancora oggi. lonnello di artiglieria Eugène
quista della Gallia. Cesare (1865-1866). Stoffel, la direzione degli
In realtà, le ar- Fu proprio questa com- La direzione dei lavori scavi, che si protrassero
mi in questio- missione a incaricarsi degli Napoleone aveva un tale con efficienza militare fi-
ne erano di scavi ad Alise, iniziati il 20 interesse per Alesia che nel no al 1865. La responsabi-
mille anni aprile 1861. Il presidente della settembre del 1862 affidò a lità del lavoro sul campo
più antiche, commissione, l’ingegnere un delegato personale, il co- fu affidata a Paul Millot,
STOK
E FOTO
E L / AG

1860 1861 1861-1865 1991-1997


ISTOPH

Un ritrovamento Gli archeologi situano Gli archeologi trovano Una nuova campagna
J. CHR

casuale dà il via agli ad Alaise (Franca ad Alise-Sainte-Reine ad Alise-Sainte-Reine


scavi della piana ai Contea) l’antica molti probabili resti offre nuovi indizi che fu
piedi della collina di Alesia, tesi oggi dell’accampamento il luogo della battaglia
Alise-Sainte-Reine. confutata. di Cesare ad Alesia. tra Cesare e i Galli.

IL CONDOTTIERO GALLO VERCINGETORIGE. STATUA DI AIMÉ MILLET. 1865. ALESIA.


GUIDATI DAL TESTO
DI GIULIO CESARE
GLI ARCHEOLOGI che effettuarono scavi ad
Alesia tra il 1860 e il 1865, tra i quali Félix
ispettore cantonale del- dio realizzate dalle legioni Caignart (nella foto), presero come guida
le strade, che si occupò di Cesare. Erano costituite il De bello gallico di Giulio Cesare, che dice-
dell’amministrazione, del da due linee concentriche di va: «La città di Alesia sorgeva sulla cima di
pagamento degli operai e di fossati attorno ad Alesia: una un colle molto elevato […]. I piedi del col-
rendere conto dei risultati, e destinata a bloccare qual- le, su due lati, erano bagnati da
a Victor Pernet, proprieta- siasi tentativo di fuga degli due fiumi. Davanti alla città
rio di terreni nella zona, che assediati e l’altra, orientata si stendeva una pianura
diresse le squadre di operai, verso l’esterno, a proteggere lunga circa tre miglia».
non più di una dozzina in ge- le legioni dal possibile attacco Se è certo che in questo
nere, ma che talvolta furo- dell’esercito gallo mandato in modo incorsero in errori
no anche 60, che lavoravano soccorso di Vencingetorige. e confusioni, non si può
dalle dieci alle dodici ore al Nei fossati furono rinve- negare che scoprirono
giorno per due franchi. nuti numerosi oggetti, come i tratti essenziali della
topografia del luogo
Gli scavi ben presto porta- poté constatare l’assistente
dell’assedio.
rono allo scoperto quelle che del comandante della gen-
sembravano le opere d’asse- darmeria di Semur-en-Au-
BRIDGEMAN / ACI

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 107


GRANDI SCOPERTE

Tracce della Alesia galloromana


DOPO LA CONQUISTA di Alesia da parte di Giulio Cesare, sul sito
dell’antico villaggio gallo si sviluppò una piccola ma prospera città
galloromana. In questa pagina sono riprodotti alcuni dei pezzi rin-
venuti dagli archeologi nella località borgognona.

2.

3.

1.

1. AKG / ALBUM. 2. BRIDGEMAN / ACI. 3. DEA / ALBUM


1. Coppa in 2. Coppia di Galli 3. Ex voto che
argento trovata edui, con un raffigura la dea
nel 1862 e bambino tenuto gallica ei cavalli,
decorata con tra le braccia Epona, alla guida
foglie di mirto. dall’uomo. di un carro.

xois: «Negli scavi realizzati notevole quantità di ossa di bello gallico di Cesare portò con tutto il rigore dell’arche-
attualmente nel territorio cavallo. I fossati erano pieni diversi studiosi a suggerire ologia moderna, diedero altri
di Alise sono state scoperte di finimenti, armi, armature, altre località, spesso per pu- risultati: ad Alaise erano sta-
nel fossato di circonvallazio- elmi, giavellotti, eccetera, ol- ro spirito di campanilismo: ti rinvenuti soltanto i resti di
ne diverse armi e una cop- tre che di numerose monete Izernore (Ain), Novalaise un’occupazione medievale,
pa d’argento con anse, della romane e galle». (Savoya), Aluze (Chalôns- e i “fossati di Cesare” erano
capacità di mezzo litro». La sur-Saône). semplici tratti naturali pro-
coppa fu portata all’impera- Disputa di campanile Nel 1855, un architetto di pri del terreno calcareo della
tore affinché avesse il piacere Questi ritrovamenti ebbero nome Alphonse Delacroix regione.
di ripulirla con le sue mani. luogo mentre si sviluppava aveva annunciato davanti a Attualmente, l’identifica-
Venne localizzato anche il una specie di seconda batta- un’accademia di eruditi del zione di Alesia con il monte
punto esatto in cui l’eserci- glia di Alesia,una disputa ac- la Franca Contea una nuova Auxois è abbastanza sicura,
to gallo giunto a soccorso di cademica che sarebbe durata localizzazione: Alaise, nel anche se non se ne ha una
Vercingetorige aveva cercato quasi un secolo a proposito Giura, a 25 chilometri da Be- certezza assoluta.
di rompere le linee romane, della localizzazione esatta sançon, dove nel 1861 furono
JORDI CORTADELLA
come riferisce Pernet nelle della città dei galli assediata eseguiti sondaggi archeo- UNIVERSITÀ AUTONOMA DI BARCELLONA
sue memorie: «Quanto più da Giulio Cesare. logici che presumibilmen-
ci avvicinavamo al campo di Anche se si era sempre so- te portarono allo scoperto i
Le guerre in Gallia-De Bello
battaglia, più erano numerosi tenuto che l’ubicazione cor- “fossati di Cesare”. Gallico
Gaio Giulio Cesare. Mondadori,
i nostri ritrovamenti, in par- rispondesse ad Alise-Sain- Tuttavia, i nuovi scavi Milano, 1992.
ticolare teschi umani e una te-Reine, la lettura del De condotti tra il 1952 e il 1954,

108 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


L I B R I E A P P U N TA M E N T I

GRANDI CONDOTTIERI lino una nuova e diversa im-


magine. Ad anticiparlo è sta-

Ezzelino da Romano to nientedimeno che l’Ali-


ghieri, lo stesso che dopo aver
precipitato Ezzelino all’Infer-
dall’Inferno al Paradiso no, lo cita poi nel Paradiso. Nel
terzo cielo del Canto IX, in-
fatti, tramite Cunizza, sorel-
e cronache lo definirono anche la figlia naturale Sel- la del condottiero, Dante al-

L «feroce» e «terribile», la
storia lo considera un
tiranno e lo stesso Dante Ali-
vaggia, Ezzelino ha un’imma-
gine storica che Giorgio Crac-
co – studioso di storia che ha
lude a Ezzelino come alla
«facella che fece a la contrada
un grande assalto», presen-
ghieri, ne La Divina Commedia, insegnato nelle Università di tandolo tuttavia non come
lo colloca all’Inferno, tra i vio- Padova, Torino e Berkeley – un brutale e spietato tiranno,
lenti. Di lui, nel Canto XII si approfondisce in un intrigan- ma come un giustiziere vo-
legge «E quella fronte c’ha ’l te volume. Intento dell’auto- tato a sradicare il male dalla
pel così nero, è Azzolino». È re è quello di superare il tra- sua terra. Ma se il ripensa-
di Ezzelino III da Romano di dizionale e sommario giudi- mento di Dante si inserisce
cui parliamo, signore della zio su Ezzelino, per offrirne in una personale esigenza di
Giorgio Cracco Terraferma Veneta e condot- un ritratto puntualmente difesa di Cangrande della Sca-
IL GRANDE ASSALTO tiero medievale vissuto tra il storico. La storiografia non è la, allora suo protettore e ac-
Marsilio, 1194 e il 1259. Ghibellino, sco- certo nuova a questi cambi cusato di essere un nuovo
2016, municato da Alessandro IV “di prospettiva”, ma quel che Ezzelino, quello dell’autore
256 pp., 17 ¤ per efferatezze ed eresia, al- colpisce è che Cracco non è risponde a una pura ricerca
leato di Federico II di cui sposò stato il primo a dare di Ezze- di verità storica. (A. Gangi)

SAGGI

LA MINIERA ASSASSINA
DEI “MACARONI” ITALIANI
STORICO DELLE MIGRAZIONI all’Università di Ginevra,
Toni Ricciardi dedica il suo ultimo libro all’evento
che sessant’anni fa vide la morte di 262 lavoratori,
tra cui 163 italiani, nella miniera belga di Marcinelle.
Catastrofe umanitaria e, per noi, simbolo della lunga
e dolorosa epopea dei nostri emigranti, la strage
di Marcinelle viene rivisitata alla luce di numerose
acquisizioni documentali inedite, e collocata INDIOS, CINESI, FALSARI ROMA BRUCIA!
Giuseppe Marcocci Bruno Cantamessa
nell’imponente sistema politico-economico di Editori Laterza, 2016, Città Nuova, 2016,
esportazione di manodopera di quei tempi, che 226 pp., 20 ¤ 144 pp., 12 ¤
ebbe l’Italia tra le nazioni
“fornitrici” di esseri umani GRAZIE alle conquiste geogra- È IL 64 e Roma viene devasta-
in cambio di carbone. Sono fiche dell’epoca, nel Cinque- ta da uno storico incendio.
pagine da meditare, oggi cento l’Europa per la prima Delle distruzioni fu testimone
che la cronaca di migrazioni volta scopre popoli la cui il console Lucio Verginio Rufo
altrettanto drammatiche ci esistenza ignorava. Un volu- che, grazie al suo “racconto”,
vede dall’altra parte. (G.R.) me che racconta un viaggio permette al lettore di rivivere
Toni Ricciardi grande quanto il mondo in quell’evento come se a Roma
MARCINELLE, 1956 un Rinascimento diviso tra la si trovasse davvero. I fatti sto-
Quando la vita valeva meno
del carbone scoperta del nuovo e la risco- rici, fedelmente ricostruiti,
Donzzelli, 2016, 176 pp., 24 ¤ perta dell’antico, in quella che sono presentati in un’avvin-
fu la prima “globalizzazione”. cente narrazione romanzata.

110 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


RINASCIMENTO nardo che fecero da musa al
poeta e che oggi consentono

L’Orlando furioso non solo un viaggio nell’im-


maginazione dell’Ariosto, ma
anche nel mondo cortese del-
e l’arte che lo ha ispirato la Ferrara in cui il Furioso nac-
que e di cui l’autore cantò
costumi e sogni. Divenuto
ono passati cinque se- strumenti musicali – in espo- presto un best seller, tanto

S coli da quando Ludovi- sizione anche il famoso oli- che lo stesso Galilei disse
GALLERIA DEGLI UFFIZI, FIRENZE / SU CONCESSIONE DEL MIBACT / STUDIO ESSECI

co Ariosto diede alle fante di Ronaldo che, secon- «Quando entro nel Furioso,
stampe la prima edizione do la leggenda, suonò alla veggo aprirsi una tribuna, una
dell’Orlando furioso e il cin- battaglia di Roncisvalle – pro- galleria regia, ornata di cento
quecentenario viene celebra- venienti dai maggiori musei statue antiche de’più celebri
to con una mostra unica nel italiani e stranieri, evocano scultori», il Furioso a distan-
suo genere. Il 24 settembre si un mondo di cavalieri e pala- za di secoli continua ad affa-
apre infatti a Ferrara, nella dini, di tornei e battaglie ca- scinare e incantare. (A.G.)
città estense in cui l’opera si paci di trasportare il visita-
formò, un’esposizione che del tore nel mondo immaginato Orlando Furioso 500 anni
capolavoro ariostesco indaga dall’Ariosto, quello intriso di Cosa vedeva Ariosto quando
la nascita e l’ispirazione tra- cultura cavalleresca che di- chiudeva gli occhi
LUOGO Palazzo dei Diamanti,
mite una raccolta di capola- viene poi capolavoro del Ri- corso Ercole I d’Este 21, Ferrara
RITRATTO DI GUERRIERO vori che ricostruiscono l’im- nascimento. In mostra opere TELEFONO 0532 244949
WEB www.palazzodiamanti.it.
CON SCUDIERO DETTO maginario dell’autore. Dipin- di Paolo Uccello e Mantegna, DATE Fino all’8 gennaio 2017
“IL GATTAMELATA”, Giorgione. ti, sculture, arazzi, armi e di Andrea della Robbia e Leo-

ARTE PAESAGGISTICA

Il giardino tra
natura e artificio
ella storia amato, ri- colo, ma anche l’immaginario

N cercato e modellato, il
giardino che nasce dal-
la natura e che all’azione del-
che a essi si accompagnava.
Si potranno così ammirare
tavole raffiguranti eleganti
la natura è sottoposto, è una parterre, fontane e perdute
creazione che solo l’uomo ha orangeries. Una sezione pre-
saputo eternare con l’arte. Ed senta poi i giardini con un’ar-
è per celebrare la riapertura al te decisamente contempora-
pubblico del Museo del Pae- nea, il filmato: due arti acco-
saggio di Verbania che nella state quindi per celebrarne
splendida cornice di Villa una terza che è stata specchio
Giulia di Pallanza è stata al- di umane fantasie. (A.G.)
lestita una mostra che celebra
proprio il giardino. Affaccia- Immaginare il giardino
ta sul lago Maggiore, la resi- LUOGO Villa Giulia,
denza ospita un’esposizione Corso Zanitello,
Verbania Pallanza (VCO)
che raccoglie 140 incisioni TELEFONO 0323 556621
TAVOLA INCISA tratta
provenienti da collezioni pri- WEB www.museodel- dall’opera Elenco dei nuovi
paesaggio.it giardini alla moda, 1776-1789,
vate che raffigurano non solo DATE Fino al 2 ottobre 2016 Georges-Louis Le Rouge.
i giardini dal XVII al XIX se-

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 111


ITINERARI

Parigi

3 TRUJILLO
Estremadura, Spagna; Capo di Ponte
www.spain.info

I percorsi
Nella città natale di Trujillo
Francisco Pizarro per
scoprire tutto il fascino
e la storia di una terra che,
prima ancora di essere
culla di conquistadores,

di Storica
Palermo
è stata terra di conquista.

4 ARC DE TRIOMPHE
Dove e come visitare Place Charles de Gaulle,
Parigi, Francia; www.
i luoghi storici e i musei arcdetriompheparis.com
Con 50 m di altezza,
legati ai servizi e ai 45 di larghezza e 22 di
personaggi di questo profondità, l’arco di trionfo
napoleonico è divenuto
numero di Storica un monumento simbolo
della capitale parigina.

anteriore rispetto a quello attribuito era destinata alle operazioni di spoglio.


all’immagine del dio sul calderone di L’intero complesso, sottoposto a
Gundestrup. Oltre a quella che perciò pesanti interventi di trasformazione
potrebbe essere l’immagine più antica poco prima della storica eruzione del
mai rinvenuta del dio Cernunnos, nel 79 che seppellì la città, prevedeva un
parco si potranno seguire le tracce doppio ingresso alla sala, uno dal Foro
lasciateci dagli antichi abitatori della e l’altro da via dell’Abbondanza. Nei
valle che testimoniano della loro vita muri perimetrali, un tempo ricoperti
materiale e spirituale. da marmi, si aprivano delle nicchie
pagina 22 destinate a ospitare delle statue,
mentre su di essi si intravedono
i celti ancora quei “manifesti” di propaganda
Alle pendici del Pizzo Badile Camuno, elettorale che tanto hanno svelato
in Valcamonica, si trova un museo della gestione politica della città e che
all’aria aperta che racchiude preziose vennero realizzate poco prima delle
testimonianze storiche. Immerso nella votazioni che Pompei non visse mai.
vegetazione delle valli bresciane, il
Parco nazionale delle incisioni rupestri
di Naquane 1 preserva oltre cento
rocce di arenaria che recano incisioni
pagina 32
risalenti al periodo che va dal Neolitico
all’età del Ferro. Tra i soggetti si elezioni a pompei
riconoscono figure di uomini armati e Gli studiosi non sono ancora concordi
cavalieri, ma anche di animali, strutture circa l’identificazione del vero luogo
e dei. Tra queste, di particolare in cui si svolgevano le operazioni
interesse è la roccia identificata con di voto nell’antica Pompei, ma molti
il n. 70 che, secondo alcuni studiosi, propendono per il sito nel Comitium. pagina 44
riporta l’immagine di Cernunnos, E non poteva che essere accanto al foro,
il dio celtico. Di grandi dimensioni, centro delle attività civili e religiose,
federico II
l’incisione mostra la divinità con le in particolare nella zona sud-orientale Fu a Palermo che Federico II scelse
tradizionali corna di cervo sulla testa e della piazza. Si trattava di una grande di stabilire la sua capitale, qui la
lo raffigura con un bracciale al braccio aula quadrangolare scoperta sulla sua corte visse e qui alla sua morte
e con un coltello nella mano. Gli cui parete di fondo una tribuna rialzata venne sepolto. Sono tante le ragioni
studiosi hanno datato l’incisione tra il – accessibile grazie a delle scale e per visitare la splendida cattedrale
VI secolo a.C. e gli inizi del seguente, sopraelevata di circa 1 metro e mezzo di Palermo 2 che con l’armoniosa
a un periodo quindi di gran lunga rispetto al resto della pavimentazione – sintesi di stili romanico e normanno,

112 STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC


1 PARCO INCISIONI
RUPESTRI DI NAQUANE
Capo di Ponte (BS);
www.vallecamonicaunesco.
it/parco-naquane villaggio dell’Estremadura, Trujillo 3 ,
A passeggio nei 14 ettari
alla luce del sole, ma che in realtà
del parco per scoprire, lo stesso che diede i natali ad altri due è il vero cuore pulsante della città:
tra le incisioni rupestri, conquistadores: Francisco de Orellana il Gran Bazar. La struttura originaria,
la più antica raffigurazione
del dio celtico Cernunnos. e Hernando de Alarcón. Non a caso, risalente all’XI secolo, nei pressi della
il villaggio fa parte di un itinerario a moschea di Jameh, è stata oggetto di
tema, denominato appunto “Percorso numerosi interventi postumi e oggi si
dei Conquistadores”, che facendo presenta come un labirintico intrigo di
2 CATTEDRALE tappa in altre località dell’Estremadura passaggi, sale e caravanserragli coperti
DI PALERMO
Corso Vittorio Emanuele, ripercorre idealmente le origini dei da una serie di piccole cupole, ciascuna
Palermo; www.cattedrale. grandi protagonisti del periodo provvista di apertura per il passaggio
arcidiocesi.palermo.it
Lo stupor mundi non coloniale spagnolo. Centro di Trujillo della luce. Alla vivacità dei commerci
poteva che scegliere è plaza Mayor, in cui troneggia una e alla bellezza dei tappeti locali si
la stupenda cattedrale statua equestre dedicata a Pizarro e alternano decorazioni che raffigurano
cittadina come sua
ultima, imperiale, dimora. sulla quale si affacciano le splendide scene di guerra, di caccia e di banchetti.
residenze nobiliari degli hidalgo del Dall’ingresso principale, la porta di
tempo caratterizzate dai tipici balconi Qeysarieh, si lascia la monumentalità di
ad angolo. Tra queste, si trova anche Isfahan per scoprire i cunicoli dell’altra
gotico e neoclassico non a caso è stata una residenza del XV secolo oggi metà del mondo.
dichiarata Patrimonio dell’Umanità adibita a casa-museo di Pizarro sul
dell’Unesco. Tra le sue innumerevoli cui portone d’ingresso campeggia lo
meraviglie, la cattedrale ospita anche stemma di famiglia. La cittadina è poi
i resti di Federico e della sua imperiale dominata da un imponente castello
famiglia. Nella navata destra, infatti, risalente al XIII secolo che venne a
si aprono due cappelle, tra loro sua volta costruito su una precedente
comunicanti, in cui Federico nel 1215 fortezza araba del X secolo. Tra le sue
fece trasportare dal vicino duomo di mura interrotte da diciassette torri
Cefalù due sarcofagi in porfido rosso quadrate e intervallate da quattro
scuro che elesse come tombe per sé delle originarie sette porte si possono
e per Enrico VI, suo padre. La cattedrale, ancora ammirare la corte d’armi e pagina 94
che ospita anche i resti dell’imperatrice il grande bastione. Da non perdere il memoriale
Costanza d’Altavilla, madre di Federico infine a Trujillo la splendida chiesa di
II e di Costanza d’Aragona, sua prima Santa María la Mayor eretta su una
di napoleone
consorte, continua a farsi sintesi della precedente moschea araba in cui Se il Memoriale di Sant’Elena raccoglie
ricca storia cittadina anche nei resti ammirare elementi tardo-romanici. i ricordi e la vita di Napoleone, esiste un
di coloro che qui scelsero di riposare. monumento a Parigi che fa altrettanto:
è l’Arc de Triomphe 4 . Tra i simboli più
rappresentativi della capitale francese,
venne fatto erigere, proprio per volere
di Bonaparte, a partire dal 1806 per
celebrare le sue vittorie. I bassorilievi
sulle quattro facciate evocano infatti
le grandi battaglie napoleoniche,
da quella di ponte di Arcole del 1796
a quella di Abukir combattuta nel 1799
fino a giungere a quella di Austerlitz
pagina 82 del 1805. Oggi il monumento, sulle cui
pareti interne sono incisi i nomi di 660
pagina 72
isfahan generali francesi, ospita le spoglie del
francisco pizarro Ariose piazze, moschee finemente Milite Ignoto ed è dedicato alle vittime
Morì lontano da casa Francisco Pizarro, decorate, imponenti palazzi, splendidi del secondo conflitto mondiale. Un
oltre l’oceano che aveva attraversato, ponti e giardini rappresentano di certo monumento quindi nato per celebrare
in quelle stesse Americhe che aveva le attrattive di maggior richiamo di le guerre napoleoniche e destinato
conquistato, ma era nato in un piccolo Isfahan, ma c’è un luogo qui che si cela purtroppo a ricordarne anche altre.

STORICA NATIONAL GEOGRAPHIC 113


Prossimo numero
LE GRANDI
INVENZIONI
CINESI
LA STORIA della nostra
civiltà sarebbe stata
molto diversa senza
la carta, la bussola, la
stampa e la polvere
da sparo, solo quattro
delle invenzioni cinesi
che mostrano il livello
e l’efficienza raggiunti
dalla scienza orientale in
secoli in cui l’Europa era
calata in un’epoca oscura.
Il colossale orologio
EASTPHOTO / AGE FOTOSTOCK

astronomico di Su Song,
risalente all’XI secolo,
ne è una testimonianza.o

La vita di un nobile egizio


MACHIAVELLI Molti erano gli obblighi dei cortigiani egizi: dovevano
E GUICCIARDINI preoccuparsi di trovare moglie, comprar casa, provvedere
all’educazione dei figli e costruirsi la tomba.
DISSIMILI PER CARATTERE, ceto sociale,
stile e destino, Francesco Guicciardini e Gli indoeuropei
Niccolò Machiavelli hanno rappresentato L’individuazione di somiglianze tra il sanscrito, il latino
per secoli – e in parte continuano a farlo e il greco ha portato alla scoperta dell’antica lingua
– due modi di intendere la politica e la protoindoeuropea e alla ricerca del popolo che la parlava.
storia quasi antitetici. La corrispondenza
epistolare che essi intrattennero dal 1521 La tomba di Anfipoli
al 1527, scambiandosi commenti sulla Nel 2014, un gruppo di archeologi ha portato
politica, considerazioni alla luce nel nord della Grecia una magnifica tomba
su argomenti comuni macedone legata ad Alessandro Magno.
e facezie, permette
di fare luce sulle loro La Mecca prima di Maometto
posizioni e di cogliere Il fondatore della terza religione monoteista
i due personaggi nella vide la luce in un’attiva città dell’Arabia dove
quotidianità, con il commercio e la religione erano uniti da secoli.
un’immediatezza
che ne rivela La battaglia di Pavia
la natura
Combattuta il 24 febbraio 1525, fu un evento chiave
più intima. nell’ambito delle guerre con le quali le potenze straniere
si contesero il predominio sulla penisola italiana.
SCALA, FIRENZE

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