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YEMEN A BASILEA SPECIALE SPARTACO LUNGO LA VIA CASSIA ZEUGMA, LA CASA DELLE MUSE PAESTUM 2017 ARCHEO 387

LUNGO LA VIA CASSIA ZEUGMA, LA CASA DELLE MUSE PAESTUM 2017 ARCHEO 387 MAGGIO

Mens. Anno XXXIII n. 387 maggio 2017 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
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VIA CASSIA

NELLA CASA
DELLE MUSE
SCOPERTE TURCHIA

L’UOMO CHE SFIDÒ IL PIÚ GRANDE


SPARTACO
SISTEMA SCHIAVISTICO DELLA STORIA
IN EDICOLA IL 9 MAGGIO 2017

DELL’ANTICO YEMEN
IN MOSTRA I TESORI
BASILEA
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Mark Peterson,
EDITORIALE Alabama. 1995.

SCHIAVI DI TUTTO IL MONDO...


Per Marx era «l’uomo piú strabiliante che l’intera storia antica abbia prodotto», il vero prototipo
del militante socialrivoluzionario. L’entusiastica descrizione, contenuta in una lettera all’amico
Engels, risale al 1861 ed è riferita a Spartaco, gladiatore e ispiratore/condottiero della piú celebre
rivolta degli schiavi di tutti i tempi. Il filosofo di Treviri (che nella stessa missiva non aveva esitato
a descrivere Pompeo Magno come «ein reiner Scheisskerl», un «vero pezzo di…») – non fu però il
primo a rivalutare, in età moderna, l’immagine dell’eroe trace come combattente per gli ideali di
libertà e indipendenza: uno «Spartaco nero» – la definizione è di Étienne Maynaud de Bizefranc
conte di Lavaux, generale e uomo della Rivoluzione Francese – nel 1791 aveva guidato la rivolta
degli schiavi neri nell’isola di Santo Domingo, l’odierna Haiti: si chiamava François-Dominique
Toussaint Louverture, era di origini afro-caraibiche e il suo destino era stato quello di «vendicare i
torti commessi contro la sua razza». La fortuna piú recente di Spartaco, infine, risale al periodo della
prima guerra mondiale in Germania, quando il nome venne assunto dal movimento rivoluzionario
socialista fondato da Rosa Luxemburg, lo «Spartakusbund» (la Lega Spartachista), poi confluito nel
Partito Comunista tedesco.
Le testimonianze antiche sul personaggio sconfitto in battaglia nel 71 a.C. (e del cui corpo, come
accadde con molti eroi del passato, si perse subito ogni traccia) sono contraddittorie; poche e
laconiche quelle coeve alle vicende stesse, piú descrittive e romanzate quelle di età imperiale.
Per lo storico alessandrino Appiano (95-165 d.C.), Spartaco era stato prima un disertore, divenuto
poi un brutale condottiero; Plutarco, invece, lo descrive come un combattente eroico, fiero e di
spirito nobile. La questione intorno all’identità – politica e sociale – del leggendario personaggio
viene affrontata da una bellissima mostra allestita a Roma (Museo dell’Ara Pacis, fino al 17
settembre) e dall’articolo introduttivo dello Speciale di questo numero: quale fu – al di là di ogni
idealizzazione – la reale utilità per la causa della schiavitú della rivolta guidata da Spartaco?
E quest’ultimo fu solo un «capobanda col coraggio da leone» (secondo la definizione del grande
storico ottocentesco Theodor Mommsen) o non invece, come credeva Marx, colui che segnò l’inizio
della fine del piú grande sistema schiavistico del mondo antico?

Andreas M. Steiner
SOMMARIO
EDITORIALE in luce il piú vasto impianto
Schiavi termale della Bretagna a oggi
di tutto il mondo... 3 noto, annesso a una sontuosa
di Andreas M. Steiner residenza di campagna 20

Attualità
NOTIZIARIO 8
PAROLA D’ARCHEOLOGO
L’Istituto Archeologico Germanico
44
SCOPERTE di Roma potrà presto riprendere SCAVI
Da un villaggio dell’età del Bronzo possesso della sua storica sede in Nella Casa
la prova del piú antico vino mai via Sardegna 22 delle Muse 44
bevuto in Friuli 8 di Kutalmis Görkay
DA ATENE
ALL’OMBRA DEL VULCANO
Lo studio dei numerosi forni
La magnifica
ossessione 30 56
presenti in città getta luce sulla di Valentina Di Napoli
produzione del pane a Pompei 12
L’INTERVISTA
RESTITUZIONI Gabriel Zuchtriegel
Nepi festeggia il ritorno della Stupore infinito 34
testa che ritrae Augusto come di Gianluca Baronchelli
pontefice massimo, trafugata
negli anni Settanta 14 STORIA
Disegni
SCAVI di viaggio 56

34
Un recente intervento di di Francesca Ceci,
archeologia preventiva ha messo tavole di Federico Funari

In copertina in primo piano: Campo scellerato. Un’esecuzione durante il periodo romano


imperiale. Schiavi crocefissi, olio su tela di Fyodor Andreevich Bronnikov, 1878; sullo sofndo:
particolare del ritratto di un auriga, rinvenuto a Roma, inizi del II sec. d.C.

Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli,
Anno XXXIII, n. 387 - maggio 2017
Giovanni Verardi, Massimo Vidale
Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Direttore responsabile: Pietro Boroli Hanno collaborato a questo numero: Gianluca Baronchelli è fotografo e giornalista. Elisabetta
Borgna è professore di civiltà egee e protstoria mediterranea all’Università di Udine. Luciano
Direttore editoriale: Andreas M. Steiner Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa
a.m.steiner@mywaymedia.it presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Susi Corazza
è responsabile del Laboratorio di preistoria e protostoria dell’Università di Udine. Valentina Di
Realizzazione editoriale: Timeline Publishing S.r.l. Napoli è archeologa. Stefano Francocci è direttore del Museo Civico Archeologico di Nepi. Daniela
Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma Fuganti è giornalista. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Laurent Gorgerat è curatore
della sezione di archeologia vicino-orientale presso l’Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig,
Basilea. Kutalmiş Görkay è professore di archeologia classica all’Università di Ankara e direttore
Redazione: Stefano Mammini dello Zeugma Archaoelogical Project. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Alessandro
stefano.mammini@mywaymedia.it Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto della Soprintendenza Pompei. Flavia
Lorella Cecilia (ricerca iconografica) Marimpietri è archeologa e giornalista. Cynthia Mascione è responsabile del Laboratorio di disegno
lorella.cecilia@mywaymedia.it e documentazione archeologica del Dipartimento di scienze storiche e dei beni culturali dell’Università
di Siena. Alessandra Nardini è responsabile del Laboratorio di Informatica Applicata all’Archeologia
Impaginazione: Davide Tesei
(LIAAM) del Dipartimento di scienze storiche e dei beni culturali dell’Università di Siena. Daniela
Amministrazione: Roberto Sperti Rizzo è funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area
amministrazione@timelinepublishing.it metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. Orietta Rossini è curatore
responsabile del Museo dell’Ara Pacis, Roma. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora
Comitato Scientifico Internazionale con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Romolo A. Staccioli è stato professore di
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Gabriel Zuchtriegel è direttore
Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, del Parco Archeologico di Paestum.
Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis,
Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Illustrazioni e immagini: Cortesia Ufficio Stampa: copertina e pp. 3, 66, 69, 70-71, 73-76,
Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe 84-86, 88-104 – Cortesia degli autori: pp. 8-9, 14, 15 (sinistra), 18 (UNISI per Parchi val di
Cornia; realizzazione: G. Grassi, C. Mascione, arch. R. Spina, E. Vattimo), 19, 82 (alto), 83, 110-
Comitato Scientifico Italiano 111 – Cortesia Ufficio Stampa CNRS: Michael Hochmuth, Deutsches Archäologisches Institut,
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Berlino: p. 10; Sébastien Lepetz, CNRS: pp. 10/11; Ludovic Orlando, Museo di Storia Naturale della
Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Danimarca, CNRS; p. 11 (centro); Patrice Gérard: p. 11 (alto) – Cortesia Soprintendenza Pompei:
Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, pp. 12-13 – Doc. red.: p. 15 (destra), 37, 49 (centro), 67, 79, 80/81 – Cortesia Musées royaux d’Art
Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, et d’Histoire, Bruxelles: p. 16 – Cortesia INRAP: Julien Boislève: p. 20 (alto); Emmanuelle Collado:
MOSTRE
Arabia felice? 66
di Laurent Gorgerat

84
SPECIALE
Spartaco. Una storia di schiavi e padroni 84
di Orietta Rossini

Rubriche L’ALTRA FACCIA


DELLA MEDAGLIA
66 QUANDO L’ANTICA ROMA... Figli
...costruiva muri dell’Eufrate 110
LA METALLURGIA/4 di divisione di Francesca Ceci
Istruzioni per l’uso 78 dai barbari 106
di Flavio Russo di Romolo A. Staccioli LIBRI 112

pp. 20 (centro), 21; Hervé Paitier: p. 20 (basso) – Cortesia Istituto Archeologico Germanico di Stampa: NIIAG Spa - Via Zanica, 92 - 24126 Bergamo
Roma: pp. 22-23 – Cortesia Polo Regionale di Trapani e Marsala per i Siti Culturali-Museo
Archeologico Regionale Lilibeo di Marsala: p. 24 – Cortesia Brady Kiesling: pp. 30-31 – Abbonamenti: Direct Channel srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano
Gianluca Baronchelli: pp. 34/35, 38-40, 42-43 – Mondadori Portfolio: AKG Images: pp. 36/37, Per abbonarsi con un click: www.miabbono.com
41, 80, 106, 108-109; Leemage: pp. 81, 87 – Cortesia Zeugma Archaeological Project e Kutalmiş
Görkay: pp. 44/45, 46 (alto), 48, 49 (basso), 50-54 – Federico Funari: pp. 56-65 – Shutterstock:
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n otiz i ari o
SCOPERTE Friuli-Venezia Giulia
LA PRIMA VOLTA DI AQUILEIA

P iú di 3000 anni fa in Friuli


si beveva vino. È questa la
notizia giunta agli archeologi
A destra: tazza in
ceramica sulle
cui pareti sono
dell’Università di Udine impegnati state riscontrate
nello studio dei dati raccolti tracce di vino,
durante la campagna di scavo dal villaggio di
del 2015 nel villaggio dell’età del Canale Anfora, in
Bronzo noto come «Canale Anfora» località Ca’
(in località Ca’ Baredi, nel Comune Baredi.
di Terzo di Aquileia), nell’ambito
del progetto incentrato sullo studio e dei macroresti vegetali, che interesse dell’intera comunità e
di «Aquileia prima di Aquileia». tuttavia hanno finora documentato, forse del territorio circostante.
L’indagine archeologica aveva tra le specie verosimilmente Un’importante conferma a questa
consentito di far luce sull’antico coltivate, solo la presenza di linea di lettura è giunta dalle analisi
abitato dislocato al margine della cereali e alberi da frutto. chimiche e gascromatografiche con
laguna, su un dosso formato da Di particolare rilievo risultava la spettrometria di massa di alcuni
un antico alveo del fiume Torre, scoperta di un gran numero di campioni ceramici, svolte da
in un’area che già nell’età del strutture di focolari e forni, che, Alessandra Pecci presso
Bronzo doveva essere sfruttata concentrati in spazi selezionati l’Università di Barcellona. Si tratta
intensivamente per le pratiche dell’abitato, sembravano riferibili a di analisi che permettono di
agricole, come suggeriscono pratiche domestiche di cottura e riconoscere le sostanze organiche,
le cospicue tracce di grandi preparazione svolte in contesti ossia i residui alimentari, che
contenitori per la conservazione comunitari, forse in occasione di rimangono impregnati nelle pareti
e i risultati delle analisi polliniche eventi festivi e ricorrenze di dei vasi usati per la manipolazione,

8 archeo
la cottura e il consumo di cibi e A destra: la tazza
bevande. È dunque stato con tracce di vino
particolarmente entusiasmante ancora in situ.
riscontrare la presenza di vino in Nella pagina
una tazza abbandonata, insieme a accanto, in
vari contenitori da mensa, ai basso: il cantiere
margini di un focolare databile tra di scavo
la fine dell’età del Bronzo Medio e dell’abitato di
l’inizio dell’età del Bronzo Recente, Canale Anfora.
ossia tra XIV e XIII secolo a.C.
Oltre a confermare la funzione del rapporti a lunga distanza tra regioni le testimonianze che riguardano la
focolare per la cucina, la scoperta mediterranee e nord-adriatiche. conoscenza delle procedure di
enfatizza la cornice verosimilmente Resta da indagare se tali contatti fermentazione per la produzione
festiva e cerimoniale delle attività possano aver favorito una prima del vino, che gli studiosi tentano
che avvenivano intorno ai focolari, selezione dei vitigni finalizzata ora di inquadrare e contestualizzare
forse in pratiche che prevedevano il all’ingentilimento delle uve con adeguati strumenti analitici.
ricevimento e l’intrattenimento di selvatiche locali che, come è Alla luce delle nuove scoperte
ospiti giunti da lontano. attestato nel sito di Sammardenchia appare dunque irrinunciabile
È infatti da ricordare che (Pozzuolo del Friuli), erano già proseguire l’indagine dell’abitato di
nell’opinione condivisa dagli presenti in regione fin dal Neolitico. Canale Anfora, anche per
studiosi il vino fu introdotto nel Inoltre, dal villaggio dell’età del approfondire e meglio
Mediterraneo centrale e in Italia Ferro che rappresenta l’immediato circostanziare, con opportuni
dalle genti provenienti dall’Egeo. precedente di Aquileia, in quanto riscontri analitici, le conoscenze
Se un tempo si riteneva che il vino individuato sotto ai livelli della acquisite. La vocazione di Aquileia
fosse arrivato insieme alla pratica colonia romana, provengono alcuni romana alla produzione,
del banchetto nella fase dei contatti vinaccioli, che, raccolti in contesti commercializzazione e consumo di
tra Greci ed Etruschi, oggi domestici della prima età del Ferro vino, tramandata dalle fonti
sappiamo che furono (VIII secolo a.C.), sembrano oggi antiche, potrebbe trovare le sue
verosimilmente i Micenei, durante acquistare nuovo significato. radici nel periodo protostorico a
l’età del Bronzo, a far conoscere la Di per sé, tale testimonianza non cominciare dal sito di Ca’ Baredi.
coltivazione della vite e dell’olivo risulterebbe particolarmente «Aquileia prima di Aquileia» è un
alle comunità italiane dell’Italia eclatante, poiché il consumo progetto condiviso tra la
meridionale, da dove le conoscenze dell’uva e la coltivazione della vite a Soprintendenza Archeologica del
si sarebbero diffuse verso il Nord. scopo alimentare sono in effetti Friuli-Venezia Giulia e il
Il nuovo dato aquileiese, che si indiziati da dati provenienti da vari Dipartimento di Studi Umanistici e
aggiunge a quello acquisito nel insediamenti della protostoria del Patrimonio Culturale
2015 nella terramara di Pilastri italiana, a partire da momenti non dell’Università di Udine, sotto la
(Bondeno, Ferrara) e a quello del evoluti dell’età del Bronzo. Tracce direzione scientifica di Elisabetta
sito fortificato dell’età del Bronzo della spremitura dell’uva ai fini di Borgna e il coordinamento del
Antico e Medio (1800-1500 a.C. ottenerne il succo sono inoltre Laboratorio di Preistoria e
circa) di Monkodonja/Moncodogno segnalate in contesti anche molto Protostoria dell’ateneo udinese
(Rovigno, Istria), potrebbe dunque antichi, per esempio nel Neolitico (Susi Corazza).
rappresentare un tassello della Grecia settentrionale; assai Elisabetta Borgna
importantissimo nel quadro dei piú sfuggenti e incerte sono invece e Susi Corazza

archeo 9
n otiz iario
SCOPERTE Asia Centrale
LA DOMESTICAZIONE RACCONTATA DAI GENI

P opolo di allevatori nomadi,


gli Sciti detennero il controllo
delle steppe dell’Asia Centrale
nell’età del Ferro, vale a dire
fra il IX e il I secolo a.C. Celebri
per le loro straordinarie doti
di cavallerizzi, prolungavano il
rapporto privilegiato che li legava
ai cavalli anche alla fine della
propria esistenza terrena, come
dimostra la pratica, diffusa fra
i capi e i personaggi di spicco,
di sacrifricare stalloni nel corso
delle cerimonie funebri, per poi
deporne i resti insieme alle spoglie
dell’individuo che veniva sepolto.
I materiali riferibili ad alcuni di
quegli animali sono stati l’oggetto
di una ricerca condotta da una
équipe internazionale coordinata In alto: la tomba 16 del kurgan Arzhan 2 (Tuva, Siberia), nella quale sono stati
da Ludovic Orlando (ricercatore del rinvenuti gli scheletri di 14 cavalli. VII sec. a.C.
CNRS che attualmente lavora Sulle due pagine: cavalli mongoli al pascolo nella provincia dell’Arhangaj.
presso il Museo di Storia Naturale
della Danimarca), che, in Analizzando alcune particolari tempo stesso, è stata riscontrata la
particolare, si è concentrata su 13 variazioni genetiche, si è potuto diffusione di un gene che indica la
esemplari, vissuti tra l’VIII e il IV dedurre che gli Sciti utilizzavano tendenza a selezionare femmine
secolo a.C. e deposti nelle tombe cavalli con mantelli di colori diversi, provviste di un apparato
reali scitiche di Arzhan (nell’odierna dal baio al nero, ma, soprattutto, è mammario sviluppato, a sostegno
repubblica russa di Tuva, ai confini stata accertata la ricorrenza di 121 dell’ipotesi di un utilizzo alimentare
con la Mongolia), di Berel’ (nell’Altai geni specifici, che dimostrano la del latte di cavalla.
kazako); a essi, sono stati aggiunti i selezione operata dagli allevatori La ricerca ha permesso di definire le
resti di una giumenta rinvenuta in nomadi. Sembra dunque che essi regioni del genoma in cui, nelle fasi
un contesto culturale piú antico, a preferissero animali robusti, dalla d’esordio della domesticazione del
Tcheliabinsk (Russia), che si colloca corporatura massiccia, dotati di una cavallo, si sono concentrate le
intorno al XII secolo a.C. buona muscolatura superiore; al mutazioni adattative che l’hanno

10 a r c h e o
resa possibile, gettando cosí nuova prime prove sperimentali della
luce sull’intero fenomeno che ha teoria della cresta neurale, secondo
visto l’uomo assumere il la quale tutti gli animali domestici,
progressivo controllo di molte nonostante abbiano vissuto storie
specie in origine selvatiche. indipendenti, sono stati
Queste regioni includono spesso progressivamente accomunati
geni legati a una popolazione di dalle medesime caratteristiche
cellule embrionali chiamata «cresta fisiche e comportamentali.
neurale», che è all’origine di Mettendo a confronto la diversità
numerosi tessuti dell’organismo. genetica osservabile fra i cavalli
I dati forniti dai cavalli degli Sciti antichi con quella degli animali
hanno infatti fornito una delle moderni, è stato infine scoperto che, nel corso degli ultimi 2300
anni, si è registrato un sensibile
In alto: la testa di un cavallo sepolto in una tomba scavata ad Alaas Ebé, nel calo demografico, che ha
distretto di Churapchinskij (Iacuzia, Russia). determinato la notevole riduzione
Qui sotto: doma dei cavalli in Mongolia. della diversità genetica stessa.
La causa può essere individuata
nell’impiego di un numero sempre
piú ristretto di stalloni a scopo
riproduttivo, tanto che gli animali
odierni condividono, nella quasi
totalità dei casi, il medesimo
cromosoma Y, in ciò
differenziandosi dai loro antenati
scitici. Simili fenomeni si
accompagnano a un accumulo di
mutazioni genetiche che si è
prodotto in tempi relativamente
recenti – e che si osserva in tutte le
specie domesticate –,
contraddicendo le teorie finora
sostenute sul «prezzo» della
domesticazione, secondo le quali
esso ne avrebbe segnato soltanto
le fasi iniziali.

a r c h e o 11
ALL’OMBRA DEL VULCANO

Alessandro Mandolesi

STORIE DI PANE
PAGNOTTE «PERSONALIZZATE», MOTTI BENAUGURANTI, PIETRE DA MACINA
ACCURATAMENTE SELEZIONATE... LE INDAGINI SUI FORNI E SUI PANETTIERI DI
POMPEI DELINEANO IN MANIERA SEMPRE PIÚ PRECISA I CONTORNI DI
UN’ATTIVITÀ ASSAI DIFFUSA E CAPACE DI ASSICURARE LAUTI GUADAGNI

A stare all’eleganza della grande


dimora su vico del Panettiere,
situata praticamente a ridosso
le iscrizioni – incise o dipinte –
presenti sui due elementi che le
compongono: la meta conica
inoltre possibile formulare ipotesi
sulla provenienza delle macine
pompeiane in pietra lavica dal piú
del Foro cittadino, appartenuta inferiore (fissata a una base in importante centro di produzione
alla famiglia sannitica dei Popidii muratura) e il catillus superiore, a del I secolo d.C., Orvieto.
e nota come Casa di Popidius forma di clessidra, fatto girare sulla Fino a poco tempo fa non si
Priscus, produrre e distribuire pane meta con una stanga in legno avevano tracce di altri metodi
era un vero e proprio business per grazie alla spinta di un cavallo, di d’impasto diversi da quello
alcuni Pompeiani. A partire dal II un asino o degli schiavi. È stato meccanico: alcuni panifici hanno
secolo a.C., tale produzione esce
progressivamente dall’ambito Nella pagina
domestico, dov’era nata a servizio accanto, in alto:
della famiglia, per trasformarsi in resti di un forno
proficua attività commerciale nel nel quale si
pistrinum (il panificio). conservano le
A Pompei, specifiche ricerche macine per la
hanno focalizzato questi molitura del
cambiamenti, documentando le grano.
sistemazioni nel tempo degli spazi Nella pagina
usati per la panificazione. accanto, in basso:
Sono circa quaranta i panifici macina con il
censiti in città, anche se mancano marchio di
all’appello tutti i forni distrutti nel fabbrica
bombardamento che, nel 1943, Hos(tili?).
colpí l’area archeologica. A destra: il rilievo
Grazie al lavoro degli studiosi si accompagnato
sono chiariti alcuni passaggi della dalla formula
catena panificatoria. L’operazione di «HIC ABITAT
umidificazione del grano prima FELICITAS» («Qui
della molitura, che permetteva di è di casa la
ottenere una farina piú bianca, felicità») murato
malgrado una perdita di accanto
rendimento, sembra piú comune di all’ingresso del
quanto si pensasse. Delle macine, panificio di
di cui si sono compresi l’usura e il Popidio.
funzionamento, sono state studiate

12 a r c h e o
stato restituito alla visita, assieme
alla viabilità circostante.
Con piú di 80 pagnotte per
infornata (quella piú comune era
conformata a spicchi, il moretum),
macine fissate nel cortile e
innumerevoli avventori nelle ore di
punta, questo era uno dei piú
grandi e attivi forni della città. HIC
HABITAT FELICITAS («Qui è di casa
la felicità») si legge ai margini di un
bassorilievo con fallo benaugurante
collocato proprio alla porta del
panificio! L’attività del forno si era
rivelata estremamente lucrativa per
la famiglia che abitava nella dimora
adiacente, riccamente decorata con
marmi pregiati. D’altra parte,
Popidio era un imprenditore

però rivelato piccoli buchi di palo


che sono stati interpretati come
impronte di un mobile ancorato sul
pavimento con il quale si
procedeva all’impasto manuale.
La costruzione dei forni sottolinea
invece la varietà delle tecniche
adoperate: se lo schema generale
rimane omogeneo, nel dettaglio
ogni forno è un caso a parte, per via
di un necessario adattamento alle
situazioni preesistenti. Si è infine
osservato che, al momento della
distruzione della città, molti dei
laboratori di produzione del pane
identificati non erano in funzione.

LA BOTTEGA DI POPIDIO
Ma torniamo ai Popidii. Proprio della masticazione. Durante la ambizioso: oltre a vendere le sue
accanto alla loro lussuosa casa è macinazione il grano veniva pagnotte in città, da qualche tempo
presente, sull’angolo con vicolo versato nel catillus e triturato dallo aveva preso a stampigliarle come
Storto, un ampio panificio sfregamento dei due blocchi. vere opere d’arte ed esportarle fin
parzialmente aperto appartenuto Alcune macine di questo panificio nella vicina Nocera. Peraltro un suo
probabilmente a N. Popidius recano addirittura inciso il marchio collega concittadino, Paquio
Priscus, che lo gestiva attraverso un di fabbrica Hos(tili?), a sancire la Proculo, a infornare e apporre il
suo liberto. All’interno sono qualità della macchina. In questo proprio sigillo su ogni pane, aveva
presenti un capiente forno a legna panificio manca il banco di vendita: fatto soldi a palate, tanto da essere
in opera cementizia, simile a uno è probabile che si vendesse nominato duoviro della città. E cosí
attuale, e una serie di macine in all’ingrosso o per mezzo di ancora oggi, il profumo del pane
pietra (quattro, piú una piccola) ambulanti a servizio del appena sfornato sembra avvolgere
dura e porosa, capace di non proprietario (libarii). i vicoli di questo quartiere.
contaminare la farina con Recentemente il panificio di Popidio Per notizie e aggiornamenti su
frammenti litici particolarmente Prisco, al termine degli interventi di Pompei, pagina Facebook
pericolosi per i molari al momento messa in sicurezza della Regio VII, è Pompeii-Soprintendenza.

a r c h e o 13
n otiz iario
RESTITUZIONI Lazio
BENTORNATO, AUGUSTO!

C he l’Italia, purtroppo, sia uno


dei principali serbatoi del
traffico internazionale di opere
in conseguenza dell’applicazione
di trattati internazionali o di una
accresciuta sensibilità.
lontani anni Settanta, quando la
scultura faceva bella mostra di sé,
insieme ad altri reperti archeologici,
d’arte è una realtà nota da tempo. E, fra i rientri piú recenti, merita sotto il portico del Palazzo
Tuttavia, ci sono casi in cui oggetti senz’altro d’essere raccontato Comunale della cittadina laziale.
esportati illegalmente fanno il loro quello della testa di Augusto La testa era stata collocata su una
ritorno in patria, come risultato proveniente da Nepi (Viterbo). statua togata, non pertinente, che
dell’attività investigativa, ma anche La vicenda ha inizio negli ormai ancora oggi fiancheggia l’ingresso
del palazzo. Il reperto era
sconosciuto agli studiosi, pur
essendo stato catalogato e
nonostante una sua riproduzione
figurasse nell’archivio fotografico
dell’Istituto Archeologico
Germanico di Roma. Proprio
l’esistenza di una scheda di
catalogo, redatta dall’allora
Soprintendenza ai Beni Artistici e
Storici di Roma nel dicembre del
1971 e revisionata nel 1980,
permette di fissare la data della
sottrazione della testa fra il 1972 e il
1973. Dopo tutti questi anni forse
solo una approfondita ricerca nei
quotidiani locali potrebbe, infatti,
chiarire il preciso momento del
furto che, con molta probabilità,
non venne neanche denunciato alle
autorità competenti.
Come accaduto in molti altri casi, la
scultura arrivò in Svizzera ed entrò
a far parte di una collezione privata.
Dopo breve tempo, il reperto fu
esposto al pubblico nell’ambito di
una mostra su Pompei («Pompeji.
Leben und Kunst in den
vesuvstädten»), tenutasi a Zurigo
dal 17 febbraio al 15 aprile 1974.
La pubblicazione della scultura nel
relativo catalogo contribuí a
cancellarne il passato «scomodo» e
a conferirle un’aura di legalità.
La testa Fu cosí che, nel 1975, i Musées
marmorea royaux d’Art et d’Histoire del Belgio
raffigurante acquistarono in buona fede la testa,
Augusto velate attraverso un antiquario di Zurigo.
capito (con il Il manufatto venne inviato a
capo velato). Bruxelles e destinato al Museo del
Nepi, Museo Cinquantenario, che lo espose nella
Civico. «Galleria dei ritratti», dove è

14 a r c h e o
SANTA SEVERA (ROMA)
Tutti al castello,
finalmente!
I RITRATTI DI AUGUSTO Il Castello di Santa Severa viene
riaperto al pubblico, questa volta
La devozione innanzitutto in forma permanente. Si tratta
La ritrattistica di Augusto è stata oggetto ciocche disposte a formare una sorta di della felice conclusione di una
di molti studi, che hanno cercato di trac- «tenaglia» sopra l’occhio destro, tre vicenda che si protraeva ormai
ciare un filo logico e quindi una se- ciocche centrali rivolte verso destra e da molti anni, nei quali la
quenza temporale delle numerose testi- una forbice sopra l’occhio sinistro. I line- fruizione del sito è stata solo
monianze scultoree a oggi note. I ritratti amenti del volto sono ossuti e il collo al- temporanea e parziale.
sono stati raggruppati tipologicamente lungato, a ricordare volutamente il padre La piena accessibilità del
secondo un metodo, non da tutti piena- adottivo, Cesare. Le repliche di questa ti- magnifico complesso – che
mente condiviso, che si basa principal- pologia sono molto differenziate tra loro e comprende il castello vero e
mente sull’analisi della forma e della di- continuarono a essere realizzate a di- proprio e il suo borgo e, lo
stribuzione delle ciocche che compon- stanza di tempo, in alcuni casi anche ricordiamo, sorse in età
gono la capigliatura, accompagnata dopo la morte di Augusto. altomedievale e venne poi
dall’osservazione dei lineamenti soma- La testa marmorea di Nepi raffigura il interessato da ristrutturazioni e
tici. Il ritratto di Nepi è inserito nel tipo princeps con il capo velato e doveva ori- ampliamenti fino al tardo
«Azio» o «Ottaviano», rinominato piú re- ginariamente far parte di una statua to- Rinascimento – è frutto
centemente «Alcudia», che raffigura il gata, come dimostrano la base d’innesto dell’intesa raggiunta da Regione
giovane Ottaviano nel periodo prece- con il foro per il chiodo d’incastro e il ta- Lazio, Comune di Santa
dente al conferimento da parte del Se- glio netto del velo all’altezza del collo. Marinella e Ministero dei Beni e
nato del titolo di «Augusto» (27 a.C.) e il Augusto divenne pontefice massimo nel delle Attività Culturali e del
cui prototipo risalirebbe al 40 a.C. circa. 12 a.C., ma già da alcuni anni prima aveva Turismo. È cosí possibile
La capigliatura mostra già i segni che sa- iniziato a diffondersi, come documentato accedere liberamente a tutta
ranno distintivi nella ritrattistica augu- in particolare dalla monetazione, un tipo l’area castellana e usufruire delle
stea, vale a dire la resa mossa, con le di ritratto celebrativo che lo raffigura visite guidate per riscoprirne la
come sacrificante. Fu lui stesso, con l’o- storia e l’archeologia alla luce
stentata devozione, a suggerire che nelle delle ultime straordinarie
statue erette in suo onore avrebbe gra- scoperte. Inoltre, è stata aperta
dito essere ritratto in tale atteggiamento. al pubblico la Rocca, al cui
L’abbigliamento, costituito dalla toga e interno è stato allestito il nuovo
dal velo che copre il capo, non deve, Museo del Castello di Santa
quindi, essere interpretato come un ri- Severa, che racconta le vicende
chiamo alla carica di Pontifex Maximus, dell’insediamento dal martirio di
ma ha piuttosto lo scopo di presentare santa Severa all’epoca moderna.
l’immagine di Augusto esaltandone la Dopo decenni di chiusura è stata
virtú morale, quella che i Romani chia- infine riaperta la Torre Saracena,
mavano pietas, ovvero la devozione, alla quale si accede per il ponte
in primo luogo, verso gli dèi. Questo che la collega alla Rocca.
tipo di raffigurazione ben si inseriva Info tel. 0766 570077
nel suo programma politico di restau-
razione religiosa e di discreta promo-
zione del culto della sua persona,
dato che lo stesso Genius Augusti sarà
raffigurato in abito togato, capite velato.

Un’altra immagine della testa di


Augusto restituita al Museo Civico di
Nepi dai Musées royaux d’Art et
d’Histoire di Bruxelles.

a r c h e o 15
n otiz iario

rimasto per circa quarant’anni. La


svolta si ebbe nel 2014, quando
l’archeologa Germana Vatta, che da
tempo stava studiando un’altra
testa marmorea custodita nel
magazzino del Museo Civico di
Nepi, riconobbe la scultura della
mostra di Zurigo nelle schede della
Soprintendenza e dell’Istituto
Archeologico Germanico.
L’identificazione non fu semplice,
perché della scultura esistevano
solamente tre scatti fotografici che
riprendevano l’intera statua togata
sormontata dalla testa; si trattava
quindi di riprese effettuate a una Vincenzo Grassi, ambasciatore d’Italia in Belgio, e Alexandra De Poorter,
certa distanza e di scarsa qualità. direttrice generale ad interim dei Musées royaux d’Art et d’Histoire, durante la
Anche la fisionomia del ritratto era cerimonia di restituzione della testa di Augusto a Bruxelles.
stata leggermente modificata da un
intervento di restauro, che era Archeologica e il Comune di Nepi importante è stata svolta anche dal
andato a tamponare l’ampia che portarono alla pacifica e Governo del Belgio, dal Ministero
frattura che contraddistingueva anticipata risoluzione della vicenda. dei Beni e delle Attività Culturali e
l’estremità del naso, totalmente Si deve in primo luogo alla del Turismo, dal Ministero degli
mancante. Nondimeno, i tempi direttrice generale ad interim, Affari Esteri e della Cooperazione
della sottrazione e del successivo Alexandra De Poorter, e alla Internazionale e dall’Ambasciata
acquisto e alcuni elementi, come la curatrice del reparto di antichità d’Italia a Bruxelles.
resa della capigliatura e, in etrusco-romane del Museo del Seppure esistano atti normativi che
particolare, il fatto che il ritratto Cinquantenario, Cécile Evers, l’aver garantiscono in ambito
raffigurasse Augusto capite velato, compreso l’importanza del ritorno comunitario l’assistenza e la
rendevano certo il riconoscimento. della scultura per la comunità di collaborazione fra gli Stati membri
La Soprintendenza per i Beni Nepi, agevolando, quindi, l’avvio in caso di uscita illecita di beni
Archeologici dell’Etruria delle procedure di rientro. Era, culturali, in questa circostanza,
meridionale trasmise la infatti, necessario un decreto reale, quello che potremmo definire come
documentazione alla Procura di che alienasse la scultura dal il «fattore umano» ha avuto un
Viterbo, che diede l’avvio alle patrimonio dello Stato belga per ruolo decisivo contribuendo a
indagini con il supporto della permetterne la restituzione. definire come esemplare l’esito
Guardia di Finanza. L’inchiesta si Dopo una cerimonia a Bruxelles, della vicenda.
presentava abbastanza difficoltosa, nel giugno del 2016, la testa di Per celebrare il rientro della testa di
per il lungo periodo di tempo Augusto è stata presentata a Roma Augusto, il 26 e 27 maggio si terrà a
trascorso dal momento del furto e presso la Farnesina e infine esposta Nepi (Viterbo) il Convegno
vista la scarsità della nel Museo Civico di Nepi nel mese Internazionale «Augusto. Territorio
documentazione. Ed era di settembre, in concomitanza con e città, potere e immagini:
prevedibile, come avvenuto in altri la celebrazione delle Giornate l’esempio del Lazio e dell’Etruria
casi, una lunga procedura Europee del Patrimonio. Meridionale».
giudiziaria. Invece, contrariamente Quest’ultima data non è stata Info Museo Civico Archeologico di
alle previsioni, sin dal primo scelta casualmente, ma allo scopo Nepi – tel. 0761 570604;
momento iniziarono a svilupparsi di sottolineare l’importante ruolo e-mail: museo@comune.nepi.vt.it
fruttuosi rapporti di collaborazione avuto dalla cooperazione FB: https://www.facebook.com/
fra la Direzione del Museo del internazionale. Oltre ai soggetti museociviconepi/
Cinquantenario, la Soprintendenza citati, infatti, una funzione operativa Stefano Francocci e Daniela Rizzo

16 a r c h e o
A TUTTO CAMPO

Cynthia Mascione e Alessandra Nardini

RICOSTRUIRE PER RACCONTARE


PER ILLUSTRARE I RISULTATI DI UNA RICERCA ARCHEOLOGICA OCCORRONO
FORME ACCESSIBILI DI COMUNICAZIONE. GRAZIE ALLE NUOVE
TECNOLOGIE, IL LINGUAGGIO VISIVO DIVENTA VEICOLO DI NARRAZIONE

I l potenziale straordinario
dell’archeologia è la possibilità
di recuperare frammenti di storia,
imprescindibile il ricorso alle
vedute ricostruttive.
Lo sviluppo della tecnologia
sperimentazione a supporto dei
progetti territoriali: uno fra tanti, il
progetto pluriennale di ricerca e
che possono essere ricomposti digitale ha marcato un passaggio valorizzazione legato ai Parchi della
e raccontati: non una macchina importante: la nascita della Virtual Val di Cornia, che ha portato
del tempo, ma solo un metodo Archaeology, con le potenzialità all’apertura di nuove aree di visita
di indagine rigoroso, per mezzo offerte nella simulazione (acropoli di Populonia, monastero
del quale elaborare simulazioni tridimensionale di contesti di S. Quirico) e all’allestimento del
di realtà virtualmente possibili. archeologici e nella gestione del Museo Archeologico del Territorio
La restituzione narrativa come relativo patrimonio informativo. di Populonia a Piombino.
parte integrante della ricerca è A Siena, dalla metà degli anni Le tecniche di modellazione 3D si
un’acquisizione formatasi negli Novanta del secolo scorso, l’utilizzo sono affermate come uno
anni Ottanta del Novecento. del calcolatore e delle strumento attraverso il quale
Nella sua genesi hanno avuto un strumentazioni digitali è stato elaborare, materializzare e
ruolo di primo piano due grandi adottato in molti settori della verificare le ipotesi: la restituzione è
figure dell’Università di Siena, ricerca archeologica, anche il risultato di un’analisi in cui
Andrea Carandini e Riccardo attraverso l’istituzione di laboratori intervengono numerose
Francovich, che hanno presto tecnici, pensati come ambiti di competenze – umanistiche,
compreso i limiti comunicativi
dell’archeologia tradizionale e
l’importanza etica del processo di
restituzione alla comunità del
patrimonio informativo. Il
linguaggio delle immagini è stato
individuato come strumento
narrativo di grande efficacia e, nei
progetti di edizione e
valorizzazione, è diventato

Parco Archeologico dell’acropoli di


Populonia. Pannello esplicativo
dell’area sacra romana: la
suggestione del possibile panorama
antico è ricreata nella vista statica di
corredo al pannello, estratta dal 3D
complessivo, simulando il medesimo
punto di vista del visitatore.

18 a r c h e o
Archeodromo di Poggibonsi (Siena).
Percorso interpretativo e ricostruttivo
della longhouse di IX sec.: le strutture
evidenziate dallo scavo,
l’elaborazione dei dati su base GIS, la
ricostruzione grafica e, infine, la
realizzazione dell’edificio in scala 1:1.

sperimentale e tecniche di story


telling propone un approccio
immersivo basato sulla materialità
e la sensorialità, che mira a tradurre
la complessità di un contesto
archeologico in vita vissuta.

RINASCE IL VILLAGGIO
Nel 2014 è stato inaugurato il primo
lotto di un open air museum,
che prevede la ricostruzione
integrale, in scala 1:1, di un
villaggio del IX secolo, riconosciuto
durante le indagini nella Fortezza
Medicea di Poggibonsi
(www.archeodromopoggibonsi.it).
scientifiche e tecnologiche –, attraverso soluzioni grafiche e/o un Lo scavo si è posto, nella metà
coordinate dall’archeologo che apparato informativo correlato. degli anni Novanta del secolo
deve garantire la correttezza del Una solida impalcatura concettuale scorso, come modello di
processo. La modellazione prende apre a un’ampia gamma di sperimentazione delle potenzialità
progressivamente forma soluzioni comunicative: la finalità del calcolatore nella registrazione
dall’integrazione in computer del prodotto e le caratteristiche ed elaborazione del dato; il
grafica di tutti i rilievi disponibili e dell’utenza costituiscono un patrimonio informativo, prodotto e
delle informazioni derivate dalla discrimine nella scelta dei contenuti trattato negli anni con finalità
lettura integrale del contesto: che devono essere veicolati e dei diverse su vari tipi di piattaforme
studio dei reperti organici e requisiti tecnici del supporto digitali, è sottoposto ora a un
inorganici, dei modelli architettonici divulgativo. Il passaggio al prodotto processo inverso: dalla
e decorativi, ecc., in grado di divulgativo, indirizzato quindi a un smaterializzazione del dato alla
restituire sequenze cronologiche, pubblico non specialistico, sua materializzazione in edifici,
uso degli spazi, caratteri eterogeneo per formazione ed età, oggetti e attività quotidiane in
dell’ambiente e dell’economia. implica la semplificazione mirata un’esperienza tangibile, arricchita
dei contenuti della ricerca, con di gesti, suoni e odori, che nella
UNA CONTINUA l’eliminazione di dettagli tecnicistici sua semplicità e immediatezza
MEDIAZIONE DIALETTICA ridondanti, senza cedere a restituisce un percorso conoscitivo
Laddove i dati di scavo esauriscono banalizzazioni o ricostruzioni di grande complessità.
il proprio potenziale, si ricorre al gratuite. Il punto di forza è la scelta In questa direzione, archeologi e
confronto con altri contesti di linguaggi e moduli di ricostruttori si confrontano a Siena
archeologici e a fonti letterarie, comunicazione che favoriscano un nel seminario in programma il 10
storico-archivistiche, iconografiche, approccio diretto, attraente e maggio, per condividere un
in una continua mediazione stimolante: realtà virtuale e media percorso grazie al quale il
dialettica tra lettura filologica dei narrativi lineari costituiscono un reenactment (la ricostruzione
dati originari e indizi o suggestioni potenziale straordinario, a patto di storica) potrà entrare nelle
di matrice esterna; si ottiene cosí un contenere eccessi arbitrari di dinamiche della comunicazione
modello connotato da gradi diversi spettacolarizzazione. archeologica piú innovativa.
di affidabilità, che possono essere A Siena, l’integrazione fra (cynthia.mascione@unisi.it
espressi nel prodotto finale ricostruzione storica, archeologia alessandra.nardini@unisi.it)

a r c h e o 19
n otiz iario
SCAVI Francia
OPULENZA ROMANA IN BRETAGNA

I n epoca romana la regione


dell’Armorica – cioè la «terra
sul mare», dal celtico armor,
Sulle due pagine: immagini della villa
romana presso Langrolay-sur-Rance
(Bretagna) e dei reperti rinvenuti.
costa (ar, davanti, vicino a; A sinistra: un frammento di opus
mor, mare) – corrispondeva musivum. III sec. d.C. Si tratta di una
all’attuale Bretagna. tecnica consistente nell’utilizzo di
Questo vasto territorio, situato conchiglie come elemento decorativo.
all’estremità occidentale Qui sotto: uno spillone e parti di fibule
dell’impero, era disseminato di in lega di rame.
ville e ricche tenute agricole,
delle quali solo una decina fino a
oggi è stata indagata. Alcune
proprietà particolarmente fastose
si trovavano sulla costa, per godere
della dolcezza del clima e di un
panorama spesso eccezionale.
È il caso della dimora portata alla
luce dagli archeologi dell’Inrap
(Institut national de recherches
archéologiques préventives) a
Langrolay-sur-Rance, un paesino
adagiato sull’altopiano che domina
il magnifico estuario della Rance.
Doveva probabilmene trattarsi
della residenza secondaria di una
facoltosa famiglia di notabili di
Fanum Martium (l’attuale Corseul),
capoluogo della tribú gallica dei

Corsoliti: una dimora raggiungibile


in battello, risalendo il corso
d’acqua verso il porto romano di
Taden, uno scalo importante per il
commercio dello stagno, della
In alto: doluptu sanduntium eossint salamoia per conservare gli
quaesto do dolorest lorest, ut exereca alimenti, nonché dell’eccellente
taspisci. garum locale. Gli archeologi hanno
portato alla luce la parte
residenziale della villa, che si
estendeva su 1500 mq.
«Il corpo principale della proprietà,
trasformato in cava di recupero di
materiali vari fin dal IV secolo –
osserva il responsabile dello scavo,
Bastian Simer – è orientato verso
est per avere la vista sulla Rance, si
eleva su due piani e dispone di una
vasta sala di ricevimento riscaldata,
mentre l’ala secondaria, esposta a
sud, è soleggiata in permanenza.

20 a r c h e o
MODENA
Archeologia
e Street Art 3D
Le terre intorno erano coltivate, e In basso: un settore dell’impianto Dal 12 al 14 maggio, in cinque
su di esse sorge probabilmente termale annesso alla villa romana di diversi luoghi di Modena,
l’attuale borgo di Langrolay ». Langrolay-sur-Rance. Sono altrettanti street artist
Un grande pozzo alimentava le riconoscibili le suspensurae del internazionali – Kurt Wenner,
terme, molto ben conservate: si sistema di riscaldamento a ipocausto. Leon Keer, Julian Beever,
sviluppavano su 400 mq, e sono le Nella pagina accanto, in basso: veduta Eduardo Relero e Vito Mercurio –
piú vaste mai rinvenute in generale del complesso termale, che sfonderanno illusoriamente la
Bretagna. «Comprendono due con in suoi 400 mq, è il piú vasto a pavimentazione della città
piscine – spiega Simer –, fra cui una oggi rinvenuto in Bretagna. attraverso la tecnica artistica
dell’anamorfismo, per «svelare»
i siti piú significativi della città
romana di Mutina, celata nel
sottosuolo del centro storico.
L’evento si svolge nell’ambito
del programma di Mutina
Splendidissima, dedicato alle
celebrazioni dei 2200 anni dalla
sua fondazione. Esiste una città
romana sepolta sotto una coltre
di argilla, collocata fra due fiumi
che esondarono a piú riprese
nella tarda antichità, e che nel
2017 celebra i 2200 anni dalla
sua fondazione: è Modena,
l’antica Mutina definita da
Cicerone «splendidissima», della
quale, grazie all’archeologia, si
conoscono numerosi luoghi e
monumenti sepolti. Ed esiste
riscaldata, e molti vani alimentati Langrolay costituiscono oggi una un’arte sorprendente, definita
da un sistema a ipocausto, collezione senza precedenti, che street art 3D, che ha scelto la
attraverso i quali si disegna il permette di ricostruire l’evoluzione strada dell’anamorfismo per
percorso dell’intero complesso. Un di questa tecnica ornamentale «ingannare» chi guarda le opere
isolante composto da tegole sviluppatasi nel III secolo d.C. da una determinata posizione,
schiacciate e calce assicurava il «In Armorica – spiega Julien creando sprofondamenti
mantenimento del calore». Boislève, specialista in pittura illusionistici nel terreno.
I numerosi elementi di pittura murale romana – la moda dell’opus Info www.2200anniemilia.it
murale rinvenuti nel perimetro musivum, venuta dall’Italia, era
dello scavo permettono di penetrata in tutto il territorio
ricostruire il tipo di decorazione bretone fin dal I secolo d.C. Verso il
della villa e la sua architettura. I III secolo si sviluppa tuttavia
muri e i soffitti delle terme un’espressione originale, e gli
dovevano essere ornati in modo artigiani locali cominciano a
particolarmente vistoso, con mettere in valore le conchiglie
affreschi spesso completati da tipiche del loro litorale, facilmente
incrostazioni di conchiglie. disponibili, creando cosí uno stile
Se frammenti di questo tipo erano del quale, a oggi, non si conoscono
già stati trovati in piccole quantità altre attestazioni al di fuori delle
su una trentina di siti nell’ovest città armoricane».
della Francia, quelli recuperati a Daniela Fuganti

a r c h e o 21
PAROLA D’ARCHEOLOGO

Flavia Marimpietri

UNA LUCE IN FONDO AL TUNNEL


L’ISTITUTO ARCHEOLOGICO GERMANICO DI ROMA, UNA
DELLE ISTITUZIONI PIÚ PRESTIGIOSE DEL SETTORE, SI AVVIA A
RIENTRARE NELLA SEDE DI VIA SARDEGNA. UN RITORNO
LUNGAMENTE ATTESO, DI CUI ABBIAMO PARLATO CON
ORTWIN DALLY, ATTUALE DIRETTORE DEL DAI

S i prospetta finalmente il
«ritorno a casa» per l’Istituto
Archeologico Germanico (DAI,
possiamo annunciare agli studiosi
che prossimamente potranno
consultare di nuovo le migliaia di
aule della biblioteca tutti i libri, la
fototeca e la collezione dell’Istituto
di corrispondenza archeologica».
Deutsches Archäologisches Institut) volumi della vostra biblioteca? Partiamo dalle origini della vicenda:
di Roma, riferimento indiscusso «Sí, abbiamo stipulato un nuovo come e dove nasce l’Istituto
per gli studi di antichità, rimasto contratto con la Chiesa evangelica Archeologico Germanico?
chiuso per diversi anni e poi in Germania – finora proprietaria «La storia dell’Istituto – che oggi,
costretto a piú di un trasloco, in del terreno su cui insiste l’edificio in con le sue 21 sedi, è presente in
attesa dei lavori di adeguamento via Sardegna – e disponiamo dei tutto il mondo – inizia nel 1829 a
della sua sede romana, e alcune finanziamenti per il restauro del Roma, quando venne fondato sul
novità permettono, adesso, di palazzo. Nel 2020 pensiamo di Campidoglio l’Instituto di
guardare con piú ottimismo al poter tornare a casa. Ora la Corrispondenza Archeologica.
futuro della prestigiosa istituzione. Repubblica Federale di Germania è A ispirarlo fu uno spirito europeo:
Ne abbiamo parlato con l’attuale proprietaria dell’edificio e del c’erano sezioni a Parigi, Londra,
direttore del DAI, Ortwin Dally. terreno: il momento è decisivo, Berlino, oltre che a Roma. L’idea fu
Professore, nelle sale della vostra poiché ci sono nuove prospettive di quella di una collaborazione
biblioteca si sono formate intere vita per l’Istituto. Al termine dei europea per pubblicare nuove
generazioni di archeologi: lavori riporteremo nelle vecchie informazioni e ricerche su
monumenti archeologici: i
corrispondenti inviavano disegni e
copie in gesso all’Istituto per una
descrizione scientifica e per la loro
pubblicazione. Il nostro modello è
stato una grande novità: si è trattato
del primo istituto di ricerca
archeologica nel mondo. A Roma,
all’epoca della sua fondazione, non
ne esisteva un altro. Per questo il
DAI è diventato un modello per
altre fondazioni piú tarde.
Sul Campidoglio è ancora visibile la
fronte dell’edificio del 1835-36 che
ospitava la prima sede dell’Istituto,
spostato poi nel 1887 in un secondo
edificio. Dopo la prima guerra
mondiale le istituzioni prussiane sul
Campidoglio dovettero chiudere le
loro attività: la biblioteca
dell’Istituto venne trasferita e
riaperta nel 1924 in via Sardegna,

22 a r c h e o
all’interno di una casa per la circa 1800 riviste. Nei quasi 190
comunità della Chiesa evangelica anni della sua esistenza il
in Germania. Dal 1959 al 1964, in Germanico ha creato importanti
via Sardegna venne costruito un archivi culturali di archeologia
nuovo palazzo per il DAI, grazie a italiana nel contesto europeo».
un accordo tra la Repubblica E poi, cosa è successo quando, nel
Federale Tedesca e la Chiesa 2006, il DAI di Roma è stato chiuso?
evangelica di Roma». «L’edificio in via Sardegna doveva
Da allora migliaia di studenti e essere restaurato e adeguato alle
archeologi – compresa la nuove normative sismiche
sottoscritta – hanno preparato le introdotte dopo i terremoti di Assisi
loro tesi di laurea e di dottorato e de L’Aquila. L’Istituto Archeologico
nelle aule della biblioteca del DAI, Germanico è stato chiuso dal 2006
che, con i suoi circa 250 mila al 2008, poi riaperto in via
volumi, costituisce uno dei piú Curtatone e quindi trasferito, nel
importanti archivi europei delle 2015, in via Valadier, dove è oggi e
culture mediterranee… dove rimarrà fino al 2020».
«Grazie al suo patrimonio librario, Come avete fatto a garantire
che conta anche edizioni del XVI e l’accesso ai volumi della biblioteca
XVII secolo, la nostra biblioteca è agli archeologi, in questi anni di
stata un punto di riferimento per «periplo»?
generazioni di archeologi in «Abbiamo un magazzino a
Europa. I libri dei piú illustri Settebagni nel quale un collega va
studiosi di archeologia sono nati due volte al giorno a prelevare i
nelle aule della nostra biblioteca, volumi. Possiamo presentare al
che è sempre stata un luogo di pubblico solo poco piú del 50 per
ricerca e di scambio cento dei nostri libri e parte della
internazionale. Possediamo forse fototeca. Per il resto bisogna
la piú grande collezione di ordinare il volume e attendere che
fotografie archeologiche esistenti arrivi il giorno successivo».
in un istituto straniero – piú o Che effetto le fa, oggi, l’idea di poter
meno 500 mila foto e negativi – e tornare a «casa»?

In alto: il palazzo «Adesso abbiamo finalmente una


del DAI in via prospettiva. In questi anni, tra mille
Sardegna. difficoltà, abbiamo continuato a
A sinistra: la ospitare studenti e laureandi anche
Casa Tarpeia, sul in via Valadier: è importante avere
Campidoglio, una sede per poter offrire a tutti i
prima sede nostri amici e partner la biblioteca,
dell’Instituto di la fototeca e gli archivi. L’Istituto
Corrispondenza Archeologico Germanico fa parte
Archeologica, della storia di Roma.
in una foto del Siamo grati, inoltre, di lavorare con
1854 circa. voi italiani e con i nostri partner e
Nella pagina amici internazionali: prendiamo
accanto: la sala parte a progetti a Roma, al
lettura della Colosseo e alla Domus Aurea, ma
biblioteca anche nel Lazio oppure in Sicilia,
dell’Istituto come a Selinunte. Si tratta di siti
Archeologico archeologici di grande importanza
Germanico in via scientifica ed è per noi un grande
Sardegna. onore poter avere questa
possibilità ogni giorno».

a r c h e o 23
n otiz iario
MUSEI Sicilia
I TESORI DEL BAGLIO

H a riaperto i battenti il Museo


Archeologico Regionale
Lilibeo di Marsala (Trapani), grazie
ellenistica e la statua romana di
Guerriero. Nella sala principale
viene proposta una visione
agilmente percorribile anche dai
diversamente abili, che consente
un punto di vista ravvicinato dello
a un progetto articolato, che ha monumentale del relitto della Nave scafo e della ricostruzione della
previsto anche il riallestimento punica, l’attrattore principale del cambusa, con le anfore vinarie e
delle sale, con la rimodulazione Museo, mediante una passerella, resti di ceppi da fuoco per cucinare.
del percorso di visita. Quest’ultimo Ampio spazio è riservato, inoltre, ai
ripercorre la storia dell’antica Venere Callipigia, dall’area relitti medievali dal litorale sud di
Lilibeo attraverso materiali inediti archeologica presso S. Giovanni al Marsala, e al carico di anforette
accostati ai già noti reperti del Boeo. Copia romana da un originale vinarie rinvenuto in uno di essi.
precedente allestimento e con un ellenistico, II sec. d.C. Marsala, La sezione dedicata a Lilibeo inizia
affascinante itinerario subacqueo. Museo Archeologico Regionale Lilibeo dai centri fenicio-punici di Mozia e
Il Museo, uno dei piú importanti Marsala-Baglio Anselmi. Birgi, con i corredi delle necropoli e
della Sicilia e che oggi rientra nel del tofet (santuario legato al
Polo Regionale di Trapani e Marsala sacrificio e alla sepoltura degli
per i Siti Culturali, si trova infanti) e prosegue con i
all’interno del Parco lilibetano, in rinvenimenti preistorici e
uno stabilimento vinicolo del XIX protostorici anteriori alla
secolo, il «Baglio Anselmi», adibito fondazione di Lilibeo.
a sede museale nel 1986 per La storia della città viene narrata
esporre il relitto della Nave punica e attraverso i corredi delle necropoli
illustrare la storia della città antica. puniche ed ellenistico-romane, i
Le collezioni sono costituite dai materiali dai cimiteri cristiani e dai
reperti provenienti dalle campagne luoghi di culto. Sullo sfondo, una
di scavo condotte a Marsala dai ricostruzione sormontata da merli
primi del Novecento a oggi, rievoca le poderose mura di
insieme a un ristretto nucleo della fortificazione, costruite all’atto della
Collezione «Whitaker» di Mozia e fondazione della città. Il percorso
ad antiche acquisizioni comunali. continua nella saletta dedicata ai
Dall’ingresso si dipartono due culti punici e romani, con
percorsi espositivi, oggi importanti frammenti scultorei
completamente rinnovati: l’uno, a riferibili al culto di Iside «dea dagli
destra, dedicato ai rinvenimenti innumerevoli nomi», e statue delle
subacquei, tra i quali la Nave divinità venerate, Venere/Afrodite,
punica, la Nave tardo-romana di Asclepio e Salus/Igea.
Marausa, i relitti medievali dal Giampiero Galasso
litorale sud di Marsala; l’altro, a
sinistra, che illustra la città di DOVE E QUANDO
Lilibeo, fondata da Cartagine dopo
la distruzione di Mozia (397 a.C.) e Museo Archeologico Regionale
conquistata da Roma con la Lilibeo Marsala-Baglio Anselmi
battaglia delle Egadi (241 a.C.), che Marsala, lungomare Boeo 30
pose fine alla prima guerra punica. Orario primavera-estate: ma-sa,
L’itinerario subacqueo inizia dal 9,00-19,30; lu, do e festivi,
porto antico di Lilybaeum, ubicato 9,00-13,30; autunno-inverno:
a Nord del promontorio di Capo ma-sa, 9,00-17,30; lu, do e festivi,
Boeo, con importanti testimonianze 9,00-13,30
degli intensi traffici commerciali e Info tel. 0923 952535; e-mail:
della prosperità della città antica, polomuseale.tp.uo3@regione.
tra le quali il tesoretto aureo di età sicilia.it; www.regione.sicilia.it

24 a r c h e o
22 Maggio 2017
ASTA
Libri e Manoscritti

Platea della Famiglia Ruffo di Calabria


(Italia Meridionale: 1300-1310)
Splendido manoscritto medievale
vergato su pergamena in scrittura gotica
Valutazione € 12.000/18.000

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n otiz iario
Luciano Calenda
ARCHEOFILATELIA

UN EROE MODERNO
Il nome di Spartaco ha la capacità di evocare,
contemporaneamente, due concetti:
schiavitú e lotta per la libertà. La mostra in
corso al Museo dell’Ara Pacis, a Roma (a cui è 1 2
dedicato lo Speciale di questo numero; vedi
alle pp. 84-104) tratta proprio questo argomento e
prende le mosse dallo stesso Spartaco (1),
gladiatore nella scuola di Capua, che guidò la
rivolta degli schiavi tenendo in scacco l’esercito
5
romano dal 73 al 71 a.C., quando fu sconfitto dalle
preponderanti legioni romane di Marco Licinio
Crasso e venne ucciso nella zona del Vallo del
Diano, tra Campania e Basilicata; il suo corpo non 3 4
fu mai ritrovato e circa 6000 dei suoi uomini furono
crocifissi lungo la via Appia (2), da Roma a Capua. 8
Spartaco era nativo della Tracia (la Bulgaria lo ha
ricordato con un francobollo che ne raffigura la
statua nella cittadina di Sandanski, 3), ed è assurto 6 7
a simbolo della lotta contro tutte le forme di
schiavitú, antiche e moderne.
In assenza di materiale specifico, la nostra
rassegna filatelica si limita a citare la principale
forma di «schiavismo», già in atto verso il 1500, 9
come risulta dal francobollo di Liberia (4) – vale a
dire la tratta delle popolazioni africane verso le
11
Americhe –, le dichiarazioni di abolizione del
commercio e della detenzione degli schiavi e 10
alcune forme di sottomissioni «moderne»
12
purtroppo ancora oggi esistenti.
Ecco allora la tratta degli schiavi nei francobolli di
Capo Verde (5) e di Anguilla (6-7), l’impiego degli
schiavi in mansioni domestiche nel foglietto di
Santa Lucia (8) e nei campi di cotone americani (9).
Vi sono poi valori emessi per celebrare l’abolizione
della schiavitú in vari Paesi: Inghilterra, nel 1807
(10); Stati Uniti d’America, nel 1865 (con 15
l’approvazione del 13° emendamento della
14
Costituzione, 11); Curacao, nel 1863 (12). Tra le
forme attuali di schiavitú in senso lato, Cuba ha 13
emesso di recente (2015) alcuni francobolli per IL CIFT. Questa rubrica è curata dal CIFT
(Centro Italiano di Filatelia Tematica); per
denunciare la tratta delle donne (13), il traffico di ulteriori chiarimenti o informazioni, si
organi (14) e il lavoro minorile (15). può scrivere alla redazione di «Archeo» o
Tornando al punto di partenza, ricordiamo che al CIFT, anche per qualsiasi altro tema, ai
seguenti indirizzi:
Spartaco, nell’immaginario collettivo, ha le
sembianze di Kirk Douglas, l’attore che lo interpretò Segreteria c/o Al- Luciano Calenda,
in un famoso film di Stanley Kubrick del 1960 (16) e viero Batistini C.P. 17037 -
Via Tavanti, 8 Grottarossa
all’epoca tutti parteggiavano per lui; oggi, forse, 50134 Firenze 00189 Roma.
siamo anche noi alla ricerca di un novello Spartaco info@cift.it, lcalenda@yahoo.it;
16
per combattere le ingiustizie dei nostri tempi... oppure www.cift.it

26 a r c h e o
26 27 28
MAGGIO
OCRICULUM AD 168
Tre giorni per rivivere i fasti di Roma,
tre giorni per tornare al tempo
dell’imperatore Marco Aurelio, tre
giorni di un evento di rievocazione
storica all’interno della splendida
cornice del Parco Archeologico di
Ocriculum - in Umbria, a Otricoli (TR),
4km dall’uscita A1 Magliano Sabina.

Ingresso dalle ore 10.30


(il venerdì dalle 15.00)

Durante l’evento si potranno


gustare i piatti
dell’antichità romana presso:
THERMOPOLIVM AD FLAMINIAM
POPINA AD PORTVM OLEI
CAPVONA AD BASILICA VETEREM
AD MENSAM AGRICOLAE

www.ocriculumad168.it
photo credits: AlexPro

in collaborazione con:
con il patrocinio di:
CALENDARIO

Italia Il Corpo del reato


Il patrimonio archeologico ritrovato
ROMA Antiquarium degli Scavi
All’ombra delle piramidi fino al 27.08.17
La mastaba del dignitario Nefer
Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco Pompei e i Greci
fino al 28.05.17 Stele del Palestra Grande
dignitario Nefer. fino al 27.11.17
I Fori dopo i Fori Cratere a campana
La vita quotidiana nell’area dei Fori Imperiali dopo l’antichità REGGIO EMILIA apulo a figure rosse.
Mercati di Traiano, Museo dei Fori Imperiali Lo scavo in piazza Fine del IV sec. a.C.
fino al 10.09.17 Una casa, una strada, una città
Musei Civici di Reggio Emilia
Spartaco fino al 31.08.17
Schiavi e padroni a Roma
Museo dell’Ara Pacis SIENA
fino al 17.09.17 Riccardo Francovich
Conoscere il passato,
Colosseo. Un’icona costruire la conoscenza
Colosseo Palazzo di Fieravecchia-Chiostro
fino al 07.01.18 del Palazzo di S. Galgano
fino al 26.05.17
BAGNO A RIPOLI (FIRENZE)
Santa Caterina d’Egitto-L’Egitto di Santa Caterina TORINO
Esposizione di papiri e reperti archeologici Dall’antica alla nuova Via della Seta
Oratorio di S. Caterina delle Ruote MAO, Museo d’Arte Orientale
fino all’11.06.17 fino al 02.07.17

GENOVA Missione Egitto 1903-1920


Salvi in Museo! L’avventura archeologica
Le lastre dei palazzi assiri M.A.I. raccontata
riesposte in Museo Museo Egizio
Museo di Archeologia Ligure fino al 10.09.17
fino al 18.06.17
Cose d’altri mondi
GROSSETO, MANCIANO Raccolte di viaggiatori tra
Marsiliana d’Albegna Rilievo in calcare con Otto e Novecento
Dagli Etruschi a Tommaso Corsini due dignitari di corte. Palazzo Madama, Sala Atelier
Museo Archeologico e d’Arte della Maremma fino all’11.09.17
Museo di Preistoria e di Protostoria della Valle del Fiora
fino al 30.09.17 (prorogata) TRENTO
Estinzioni
LOCRI (REGGIO CALABRIA) Cippo a testa di Storie di catastrofi e altre opportunità
ReSÒNAnT guerriero, da Orvieto. MUSE-Museo delle Scienze di Trento
Ritmi e Suoni: l’Arte ritrovata fino al 26.06.17
Museo Archeologico Nazionale di Locri
fino al 31.05.17 VILLANOVA DI CASTENASO (BO)
La Stele delle Spade e le altre
ORVIETO Sculture orientalizzanti dall’Etruria padana
L’intrepido Larth Museo della Civiltà Villanoviana
Storia di un guerriero etrusco fino all’11.06.17
Museo «Claudio Faina» e
Museo Archeologico Nazionale
fino al 17.09.17

POMPEI
Picasso e Napoli: Parade
In mostra i bozzetti per i costumi del balletto disegnati
dall’artista, maschere africane e reperti archeologici
Antiquarium degli Scavi
fino al 10.07.17

28 a r c h e o
Sarà gradito l’invio di informazioni da parte dei direttori di scavi, musei e altre iniziative, ai fini della completezza di questo notiziario.

VICENZA Grecia
Le ambre della principessa
Storie e archeologia dall’antica terra di Puglia ATENE
Gallerie d’Italia, Palazzo Leoni Montanari Odissee
fino al 07.01.18 Museo Archeologico Nazionale
fino al 30.09.17

Città del Vaticano


Olanda Statua di Posidone, da
Dilectissimo fratri Caesario Symmachus Livadostra (Beozia). 480 a.C.
Tra Arles e Roma: le reliquie di san Cesario, LEIDA
tesoro della Gallia Paleocristiana Casa Romana
Musei Vaticani, Museo Pio Cristiano Rijksmuseum van Oudheden
fino al 25.06.17 fino al 17.09.17
(dal 24.05.17)

Francia
Svizzera
PARIGI
Che c’è di nuovo BASILEA
nel Medioevo? Arabia felix?
Tutto quello che Mito e realtà nel regno
l’archeologia ci rivela della regina di Saba
Cité des sciences et de l’industrie Antikenmuseum
fino al 06.08.17 fino al 02.07.17

L’Africa delle rotte ZURIGO


Musée du quai Branly Jacques Chirac Osiride
fino al 12.11.17 Misteri sommersi d’Egitto
Museum Rietberg
SAINT-ROMAIN-EN-GAL fino al 16.07.17
Il design ha 2000 anni
Le grandi fabbriche
Musée gallo-romain USA
fino al 28.08.17
LOS ANGELES
Ricordando l’antichità
Germania Il mondo antico attraverso
gli occhi del Medioevo
BONN J. Paul Getty Museum
Iran fino al 28.05.17
Antiche culture tra
l’acqua e il deserto NEW YORK
Bundeskunsthalle Un mondo di emozioni
fino al 20.08.17 L’antica Grecia,
700 a.C.-200 d.C.
KARLSRUHE The Onassis Cultural Center
Ramesse fino al 24.06.17
Sovrano divino sul Nilo
Badisches Landesmuseum L’età degli imperi
fino al 18.06.17 Arte cinese delle dinastie
Qin e Han (221 a.C.-220 d.C.)
MANNHEIM The Metropolitan Museum of Art
Egitto fino al 16.07.17
Terra dell’immortalità
Reiss-Engelhorn-Museen PHILADELPHIA
fino al 30.07.17 Culture sotto
il fuoco incrociato
Coppa in clorite, da Storie dalla Siria e dall’Iraq
Jiroft. III sec. a.C. The Penn Museum
fino al 26.11.18

a r c h e o 29
CORRISPONDENZA DA ATENE

Valentina Di Napoli

LA MAGNIFICA
OSSESSIONE
ANDARE ALLA SCOPERTA DEGLI
ANTICHI INSEDIAMENTI GRECI
FACENDOSI «GUIDARE» DA
PAUSANIA: UN’ESPERIENZA DAL
FASCINO INDISCUSSO, CHE È
DIVENUTA REALTÀ GRAZIE A
BRADY KIESLING, UN EX
DIPLOMATICO STATUNITENSE CHE HA COSÍ In alto: una schermata di ToposText,
RISPOLVERATO LA SUA FORMAZIONE DI STORICO app che offre un database di fonti sui
siti archeologici greci e non solo.
In basso: Brady Kiesling.

«T utto è cominciato con me e


un mucchio di libri», mi dice
Brady Kiesling, storico laureatosi a
incuriosita: già a partire dal nome,
che combina il termine greco topos,
«luogo», con text, l’equivalente
questo: una biblioteca portatile di
testi antichi, disponibile
gratuitamente per dispositivi
Berkeley ed ex diplomatico al inglese di «testo». L’avevo scaricata Android e Apple, connessa a cartine
servizio dell’Ambasciata Americana e avevo provato a usarla, geografiche della Grecia e che si sta
di Atene. Ci siamo incontrati in una apprezzandone le potenzialità, e ho estendendo a diverse aree del
tiepida mattina di primavera per voluto saperne di piú. Mediterraneo – numerosi siti
parlare di ToposText, l’app da lui italiani, ma anche le coste
ideata e che mi aveva subito UNA BIBLIOTECA microasiatiche e alcune aree
VIAGGIANTE dell’Africa settentrionale stanno
«Qualsiasi archeologo che abbia entrando nel database. Per fare un
visitato un sito archeologico ha ben esempio, se si cerca Eretria, si
chiara l’immagine di un enorme ritroveranno non solo quasi 300
zainetto sulle spalle pieno zeppo di testi antichi che parlano del sito,
testi antichi che si riferiscono a quel incluse iscrizioni come le liste di
luogo, pesanti da trasportare, tributi ateniesi, ma anche la
difficili da consultare: ti sei portato menzione del tempio di Apollo
dietro il volume sbagliato di Dafneforo e il moderno Museo
Pausania, oppure non trovi il passo Archeologico. Inimmaginabile
giusto, oppure ancora la pioggia ti riunire tutto ciò in uno zainetto, per
sta bagnando tutto il libro... – mi non parlare delle ricerche in
dice sorridendo. ToposText offre biblioteca: ci sarebbero voluti mesi!
invece la possibilità di avere questa All’inizio ToposText è stata
enorme biblioteca di testi antichi a un’intuizione di Kiesling, che ha
portata di mano, permettendo a chi elaborato una prima versione del
viaggia di ritrovarsi magicamente programma grazie all’aiuto
immerso in un mondo fatto di dell’archeologo responsabile
autori antichi, di citazioni storiche e dell’informatizzazione degli scavi
di riferimenti mitologici», aggiunge. dell’Agorà di Atene, Bruce Hartzler
In effetti, ToposText è proprio (vedi «Archeo» n. 375, maggio

30 a r c h e o
2016). Cosí, e grazie anche alla In questa pagina: altri esempi delle ToposText è attualmente
collaborazione della società greca modalità di visualizzazione delle disponibile in inglese, ma è in corso
Pavla AE, Kiesling era riuscito a informazioni offerte dalla app la traduzione in greco. La versione
connettere Pausania e pochi altri ToposText, il cui archivio viene web (www.topostext.org) dà
autori antichi a vari siti greci, costantemente arricchito. accesso anche ad alcuni link
abbozzando il nucleo dell’app. interessanti, mentre quella per
Poi, grazie a un finanziamento, a dispositivi mobili è utilizzabile
farsi carico del progetto è stata la anche senza connessione internet.
Fondazione Aikaterini Laskaridis, E ci saranno gli aggiornamenti,
per conto della quale ora un naturalmente. Prima di lasciarci,
programmatore, guidato da domando a Kiesling in quale
Kiesling, perfeziona continuamente direzione pensa di sviluppare
l’app. Sono stati cosí aggiunti ToposText. «Questa app è diventata
riferimenti a personaggi mitologici, per me una compagnia continua. Ci
il numero dei testi antichi è in penso in continuazione e mi rendo
costante aumento, vengono inseriti conto che c’è ancora molto che si
anche i resoconti di viaggiatori di può fare: per esempio, inserire
epoca moderna e, da poco (al documenti di epoca bizantina – liste
momento in cui scriviamo), è uscita di vescovi, tanto per dirne una, ne
la versione 2.0, piú funzionale, della ho appena aggiunto una prima
app (per Apple; la versione per bozza. È un’ossessione che non mi
Android sarà presto disponibile). lascerà facilmente».

a r c h e o 31
A
M
RE
RO
VE LA NUOVA MONOGRAFIA DI ARCHEO
A
IC
VI
NT
’A
LL

ROMA
NE

LA VITA QUOTIDIANA
• DOMUS E CASE POPOLARI • IL TEATRO
• GLI SPETTACOLI GLADIATORI • LA NETTEZZA URBANA
• L’EMERGENZA DEL FUOCO • PROSTITUZIONE E GIOCO D’AZZARDO
• UN GIORNO ALLE TERME • MANGIARE E BERE IN TABERNA...
Sulle due pagine: Il Tepidarium, olio su tavola di Lawrence Alma Tadema.
1881. Liverpool, Lady Lever Art Gallery.
In basso, nel riquadro: tavola a colori nella quale si immagina la
D ella Roma imperiale possiamo
ancora oggi ammirare
monumenti che, in molti casi
processione dei suovetaurilia, in occasione della quale i Romani – basti pensare al Colosseo –, si
sacrificavano agli dèi un maiale, un montone e un toro. sono conservati in condizioni
straordinariamente vicine a quelle
originali. Piú difficile può essere, a
volte, immaginare quegli spazi al
tempo in cui furono creati, quando
ad animarli erano gli abitanti di
una città nella quale, secondo
stime attendibili, viveva piú di un
milione di persone.
Come sempre corredata da un
ricco apparato di foto, disegni e
ricostruzioni, la nuova Monografia
di «Archeo» nasce allora proprio
per «ridare vita» a quegli uomini e
a quelle donne, ricostruendone
l’esistenza quotidiana, fatta di
condivisione degli spazi domestici
e, soprattutto, di quelli pubblici.
Perché, come scoprirete leggendo,
i cittadini romani erano,
innanzitutto, «gente di strada»...

IN EDICOLA
GLI ARGOMENTI
• LE CASE E I PALAZZI
Insula dell’Ara Coeli
Area archeologica
del Vicus Caprarius
Case di Augusto e di Livia
Case romane del Celio
Domus di Palazzo Valentini

• I SERVIZI
Illuminazione e riscaldamento
Gli acquedotti
L’arredamento
I luoghi del ristoro
Bagni e latrine
Nettezza urbana

• UN GIORNO IN CITTÀ
I cortei trionfali
Le terme
Gli spettacoli e i loro protagonisti:
aurighi, gladiatori e attori
Le festività religiose
Scommesse e gioco d’azzardo
La prevenzione degli incendi

a r c h e o 33
L’INTERVISTA • GABRIEL ZUCHTRIEGEL

STUPORE
INFINITO
I TEMPLI DI PAESTUM
CONSERVANO INTATTO
IL FASCINO CHE GIÀ
NEL SETTECENTO
SEPPE STREGARE
VIAGGIATORI SCESI DA
OGNI PARTE D’EUROPA.
UN POTERE
AMMALIATORE CHE HA
FRA LE SUE ULTIME
«VITTIME» IL NUOVO
DIRETTORE DEL PARCO
ARCHEOLOGICO,
GABRIEL ZUCHTRIEGEL.
LO ABBIAMO
INCONTRATO...
intervista a Gabriel Zuchtriegel,
a cura di Gianluca Baronchelli

S otto la sua guida il Parco Archeologico di Paestum


è cambiato molto - e bene - in meno di diciotto
mesi. Lui è Gabriel Zuchtriegel, trentacinque an-
ni, nato a Weingarten, nel Baden-Württemberg. Laure-
atosi in archeologia classica, preistoria e filologia greca
archeologia e storia dell’arte greca e romana nell’Uni-
versità della Basilicata, dove ha condotto un progetto di
ricerca a Heraclea. Prima di essere nominato direttore
del Parco Archeologico di Paestum, ha lavorato come
archeologo nella segreteria tecnica del Grande Progetto
alla Humboldt-Universität di Berlino, ha poi consegui- Pompei. Sorriso mite, sguardo deciso, idee chiare. Par-
to il dottorato di ricerca in archeologia classica presso tendo dall’attualità e immaginando il futuro di Pae-
l’Università di Bonn, ed è stato professore a contratto di stum, il discorso è andato lontano…

34 a r c h e o
Paestum. La
facciata orientale
del tempio di
Atena. 500 a.C.
circa. Si tratta
dell’unico luogo
di culto della
città di cui si
conosca con
certezza la
divinità titolare.

◆ Professor Zuchtriegel, una delle sue prime tutela accurato e programmato. Per me è stato
sfide è stata quella di riaprire i templi alla chiaro sin dal primo giorno, quando sono entra-
fruizione dall’interno dopo vent’anni, tra- to nei templi, che stavo vivendo la medesima
sformando il principio del «guardare e non esperienza già vissuta, descritta, memorizzata
toccare» in un’esperienza emozionale. Per- da grandi e importanti visitatori del passato:
ché? Con quali rischi e difficoltà? penso a Goethe, a Piranesi… sono entrati, hanno
«Quando abbiamo deciso di riaprire i templi, lo potuto vivere le architetture dall’interno. Goethe
abbiamo fatto con un progetto di sicurezza e descrive questa esperienza come un momento

a r c h e o 35
L’INTERVISTA • GABRIEL ZUCHTRIEGEL

che lo aiuta a comprendere profondamente l’architet- un altro esempio, legato alla Tomba del Tuffatore: stiamo
tura dorica classica. Solo entrando, dice, ci si rende lavorando a una mostra programmata per il 2018, per
conto della grandezza e della maestà di questi templi. celebrare il cinquantesimo anniversario del ritrovamento.
Nel caso di Piranesi, la testimonianza è rappresentata Vogliamo sí spiegare il contesto antico – quindi i riti
ovviamente dai disegni. Sono, in parte, vedute dall’e- funerari, l’assetto sociale, culturale di Paestum negli
sterno, ma ci sono anche molte vedute dall’interno. anni compresi tra la fine del VI e gli inizi del V secolo
Non è casuale, perché è mosso dalla stessa ricerca di a.C., le credenze orfico-pitagoriche, il dionisismo –, ma
Goethe: lo spazio vissuto, immaginare un mondo in- vogliamo anche affrontare la cosiddetta “fortuna”, che
torno a questi templi, perché entrando si ha anche nella storia della ricerca è stata sempre considerata se-
un’altra percezione del paesaggio circostante». condaria. Comunemente, ci sono prima l’opera e il suo
contesto antico, e poi c’è la fortuna, un fenomeno che
◆ È dunque un’idea che parte da lontano… viene innanzitutto sconsigliato come tema agli studen-
«Sí, l’idea del mondo che non è mai veramente quello ti: chi voglia fare una tesi “sulla fortuna di” (la Tomba
antico: come dice anche Heidegger, possiamo andare a del Tuffatore, la pittura di Pompei…) difficilmente farà
Paestum, possiamo recarci in questi luoghi, ma poi lí non carriera. Perché quel tema viene percepito come mar-
è che ritroviamo il mondo antico. Eppure l’opera, il ginale, secondario. E invece non è cosí».
monumento, conserva qualcosa di quel mondo che so-
pravvive, che possiamo sperimentare, vivere, percepire. È Il tempio di
proprio questa l’idea che ci ha guidato fin qui, attraverso Poseidone a
il percorso intrapreso: creare, riscoprire, comunicare il Paestum, olio su
mondo che ruota intorno ai monumenti e agli oggetti. tela di Jules
La cosa piú sbagliata sarebbe appiattire, banalizzare que- Coignet. 1844.
sto concetto, limitandolo a una realtà virtuale che ripro- Monaco, Neue
pone la città di Paestum com’era nell’antichità. Faccio Pinakothek.

36 a r c h e o
◆ La percezione e la ricezione dell’antico con-
dizionano in maniera determinante il nostro
sguardo verso il passato…
«Sí, e la mostra affronterà anche questo aspetto. La Tom-
ba del Tuffatore ha avuto un grosso impatto su scrittori,
poeti, scultori, pittori contemporanei.Alcuni sono anco-
ra vivi, e ho avuto il piacere di incontrarli… come Clau-
de Lanzmann che ha scritto nel 2012 La Tombe du divin
plongeur. C’è poi Eugenio Montale, che ha scritto una
poesia sul Tuffatore, artisti figurativi che si sono fatti
ispirare... Tutto ciò fa parte del mondo di cui parlavo
prima, fa parte del mondo del tuffatore, per cosí dire».

◆ Ci racconta gli ultimi scavi?


«Lo scavo che si è appena concluso è finalizzato a in-
dagare l’abitato. Noi abbiamo i tre templi greci, ma

a r c h e o 37
L’INTERVISTA • GABRIEL ZUCHTRIEGEL

intorno a loro c’era una città intera. Ci interessa rico-


zione del patrimonio favorendo il racconto
struire la vita a Paestum nel periodo in cui furono piuttosto che la fredda spiegazione, narrando
costruiti i templi. Abbiamo perciò cominciato a scava- il vissuto di luoghi e oggetti, ricercando il
re sotto una grande domus romana, dove già in passato genius loci?
«Sarebbe la via da seguire, ovunque. Mi ricollego allo
erano state intercettate delle strutture piú antiche. Ab-
scavo di cui abbiamo appena parlato: è stato, davvero,
biamo riaperto quello scavo e stiamo ottenendo risul-
un cantiere aperto, visitabile: ogni giorno abbiamo
tati importanti: livelli di calpestio, strutture che risalgo-
accolto i visitatori, abbiamo organizzato visite guidate.
no alla fase anteriore alla colonia romana, prima del III
Inoltre, condividiamo immagini, commenti e filmati
secolo a.C. Abbiamo probabilmente raggiunto i livelli
sui nostri canali social. È nostra intenzione instaurare un
della fase tardo-arcaica, quella del grande tempio di
dialogo, e dobbiamo dare la possibilità ai visitatori di
Atena e alla quale risale anche la Tomba del Tuffatore.
esprimersi.Vogliamo far emergere la voce del pubblico,
La campagna di scavo ci aiuterà quindi a leggere meglio
l’intero contesto, a documentare la vita quotidiana,fare del museo un luogo di dialogo, di incontro. Non
vedo il ruolo di un museo come un’attività di educa-
l’economia, in questi anni cosí importanti per Paestum.
Con le indagini precedenti ci si era concentrati suizione, perché questo presupporrebbe un rapporto di-
seguale. Esiste, invece, una missione di comunicazione,
santuari, sull’agorà, sulle mura e sulla necropoli, con
che parte dal museo andando verso il visitatore, il
esiti molto importanti. Oggi però sappiamo pochissimo
quale, a sua volta, non dev’essere passivo, ma parte in-
di come vivevano queste persone. Si tratta, dunque, di
tegrante del museo. Per il resto, noi archeologi spesso
prendere decisioni: decisioni che non erano sbagliate
nel passato, ma che hanno creato un’immagine eviden-cadiamo nella trappola di usare un linguaggio che ren-
de difficile la comunicazione persino tra di noi, figu-
temente parziale della Paestum antica. A questa imma-
gine vogliamo oggi aggiungere un altro frammento, riamoci all’esterno del nostro settore.
che viene dall’indagine dell’abitato». Io credo che la chiave consista nel condividere anche i
dubbi, le domande, far capire al pubblico che non ab-
◆ Nell’epoca dei social network, del web, dello biamo la verità assoluta. Ci sono interpretazioni, ci
story telling, è possibile ripensare la comunica- sono dibattiti, ci sono questioni che ci dividono. Dob-

Veduta panoramica del quadrante sud-orientale dell’area archeologica. A sinistra, il Tempio di Nettuno (ma l’attribuzione
è tuttora dibattuta), realizzato intorno alla metà del V sec. a.C.; a destra, la cosiddetta «Basilica», edificio di cui è stata
invece accertata la natura di tempio, verosimilmente dedicato a Hera e la cui costruzione ebbe inizio intorno al 560 a.C.
biamo cercare di aprire l’archeologia, far vedere quel «Le mostre temporanee sono sicuramente importanti,
che accade dietro le quinte, non presentare pseudo- come anche percorsi museali che non siano fissi e im-
verità, che poi sono piú che altro noiose perché non è mutabili. Questa è una tendenza internazionale: proget-
quello che interessa al pubblico. Dobbiamo essere piú tare musei sempre piú flessibili, nei quali si possano
coraggiosi, e mostrare tutto l’iter che seguiamo, non anche cambiare parti dell’allestimento. Non è piú
fingere di avere sempre e subito la risposta a ogni do- possibile immaginare un progetto che rimanga immu-
manda, perché il lavoro dell’archeologo non è questo! tato per decine di anni, perché, nel frattempo, cambiano
Lo vediamo proprio sui social, dove si creano discussio- i modi della comunicazione. Noi adesso effettueremo
ni e dibattiti…: il pubblico non va mai sottovalutato. E, un intervento che si avvale di fondi europei, ma non lo
anche qui, è una questione di scelte, e di sfide: anziché impostiamo come se fosse per sempre, bensí come un
una domus, noi avremmo potuto scavare altrove, nei qualcosa in continua evoluzione. E l’estate scorsa ab-
santuari, dove ci sono ancora molte domande aperte, e biamo anche organizzato visite ai depositi, con risulta-
avremmo potuto godere di una visibilità maggiore. Mi ti straordinari: piú di duemila persone hanno aderito
congratulo con i colleghi di Agrigento che stanno sca- all’iniziativa, in piccoli gruppi, non piú di venticinque
vando il teatro greco – si tratta di una bellissima sco- persone alla volta, da aprile ad agosto. Non lo abbiamo
perta –, ma è molto piú facile comunicare uno scavo fatto perché ci manca lo spazio o non c’era la possibi-
simile in un contesto in cui si è abituati a guardare lità di organizzare mostre per esporre questi pezzi, ma
l’archeologia come un susseguirsi di scoperte, di mo- perché è affascinante proprio entrare nei depositi, ve-
numenti importanti, di tesori, di cose grandi e impres- dere il dietro le quinte del museo, e vedere come lavo-
sionanti. Noi possiamo cambiare l’immagine che il rano i restauratori».
pubblico ha dell’archeologia, e sta funzionando. Farem-
mo un errore, credo, se continuassimo a evidenziare ◆ Qual è il numero dei visitatori annui, in che
sempre le stesse cose: la tomba, il santuario, il teatro…». modo sono ripartiti durante i vari periodi, è
possibile destagionalizzare la presenza e, so-
◆ Lei ha parlato spesso di un immenso patri- prattutto, incrementare le presenze senza ri-
monio custodito nei depositi, spesso di gran- schi per il patrimonio? Quale risultato si po-
de qualità e interesse. E ciò vale non solo per trebbe ottenere sul medio periodo?
Paestum, ma per molti musei d’Italia: quale «Nel 2015 abbiamo superato i 300 000 visitatori. Nel
potrebbe essere una via per la valorizzazione 2016 l’incremento medio è stato del 27%, e abbiamo
di questi tesori nascosti? avuto piú di 380mila visitatori. Vorremmo proseguire
Un particolare
dell’architettura
del Tempio di
Nettuno. Metà del
V sec. a.C.
Nella pagina
accanto:
Paestum: Tempio
di Nettuno,
veduta
dell’interno da
ovest
(particolare),
disegno a
gessetto nero,
matita, lavaggio
marrone e grigio,
penna e
inchiostro di
Giovanni Battista
Piranesi. 1777.
Londra, Sir John
Soane’s Museum.

40 a r c h e o
cosí. La destagionalizzazione è importante, in questa
ottica: a dicembre per esempio, contestualmente a «Lu-
ci d’artista» che si tiene a Salerno, abbiamo presentato
un progetto di video mapping sul Tempio di Nettuno,
dove Alessandra Franco ha interpretato il mito antico e
moderno sullo sviluppo della cultura e della civilizza-
zione intorno alla figura di Hera e del tempio. Arte
contemporanea e archeologia possono e devono con-
vivere, una può essere volano per l’altra».

◆ I visitatori spesso si muovono perché attratti


da molteplici fattori: la cultura, certo, ma an-
che il cibo, il mare, nel caso di Paestum. Qua-
li sinergie possono essere messe in atto con il
territorio?
«Abbiamo grandi potenzialità: i numeri che ho citato
sugli incrementi delle presenze – e quelli degli incassi
sono anche maggiori, intorno al 50% – derivano in
parte dal fatto che, credo, stiamo facendo un buon la-
voro di offerta, promozione e comunicazione culturale,
avvalendoci anche delle risorse del territorio. In un
certo senso, in alcuni settori partiamo da zero, come per
esempio nel fundraising, che finora è stato molto trascu- «Certo, era solo il primo passo. Abbiamo un gruppo di
rato perché il sistema non lo permetteva; anche in altri lavoro all’interno del museo, con varie competenze, che
settori abbiamo ancora molti margini di sviluppo, e con si occupa proprio di questo. Nell’area archeologica
tre- quattrocentomila visitatori siamo ancora lontani da vogliamo creare altri percorsi, e vogliamo contestual-
una situazione in cui doversi porre il problema della mente creare un’offerta per ipovedenti, attraverso pla-
sostenibilità del sito, o dell’introduzione di un numero stici e modelli tattili per illustrare il sito e gli oggetti, i
chiuso, come accade a Firenze per gli Uffizi o a Pom- vasi, i ritrovamenti. Studiamo inoltre progetti per vari
pei. Questo per noi non è un problema, quindi possia- gruppi che hanno difficoltà, anche di comprensione, e
mo puntare a una crescita sostanziale senza incorrere in che dunque necessitano di un altro tipo di linguaggio
problemi, e ciò vale anche per tutto il Cilento, che è e comunicazione».
una zona bellissima, ricchissima di tradizioni e cultura.
Ci sono tanti siti nell’entroterra che andrebbero risco-
◆ L’Art Bonus è stato, o potrà essere d’aiuto?
perti e valorizzati. C’è un grande spirito di collabora-
«Devo dire che sono abbastanza soddisfatto dei primi
zione con le scuole, le università, tradizionalmente già
risultati, anche se, paragonati con quelli di alcuni musei
molto presenti a Peastum, le istituzioni. Stiamo lavoran-
statunitensi, possono sembrare poca cosa. Abbiamo
do con Trenitalia per un progetto di ampliamento del
raccolto nel 2016 circa 80 000 euro, tra donazioni e
servizio. Naturalmente, c’è ancora molto da fare. Ma
sponsorizzazioni. È un bell’inizio, e l’Art Bonus (il prov-
abbiamo molti sostenitori sul territorio che approfitta-
vedimento legislativo con il quale, nel 2014, lo Stato ha
no della crescita del museo, dei numeri, della qualità,
introdotto un credito d’imposta per le erogazioni libe-
perché non è solo un discorso di quantità.Nell’estate
rali in denaro a sostegno della cultura e dello spettaco-
scorsa, in occasione dei numerosi concerti, tutti gli
lo, per stimolare il mecenatismo, n.d.r.) è un passo
artisti sono stati ospitati dagli albergatori locali, che
molto importante per il maggior coinvolgimento dei
hanno offerto il servizio gratuitamente; in questo mo-
privati, ma non ci possiamo fermare a questo. La rac-
do abbiamo potuto contenere i costi. Si va insommacolta fondi è un lavoro a se stante, complesso, strategico,
diffondendo uno spirito di entusiasmo e passione per
che anche a me personalmente richiede una notevole
questo territorio, che è una risorsa molto importante».
quantità di tempo ed energia. Se pensiamo ancora ai
musei americani, hanno dipartimenti interni che si
◆ Parlando di accessibilità, sono state abbattute avvalgono di staff composti da dieci, dodici persone, che
le barriere architettoniche all’interno della fanno solo questo, e un direttore che spende gran par-
Basilica, esempio piú che virtuoso per il no- te del suo tempo per impegnarsi in tal senso».
stro patrimonio e, purtroppo, raro. C’è anco-
ra del lavoro da fare in questo senso? ◆ La piaga del commercio clandestino di reper-

a r c h e o 41
In basso: la lastra che dà nome alla tomba, raffigurante un giovane che si tuffa nell’oceano,
immagine metaforica del passaggio dalla vita alla morte.

ti archeologici è purtroppo sempre viva. ai colleghi della Soprintendenza, e al Comando TPC.


Quanto è stretta la collaborazione con il Co- Credo che i musei possano avviare una presa di co-
mando Tutela Patrimonio Culturale dei Cara- scienza da parte dei cittadini, contribuendo cosí in
binieri? A quali risultati ha portato? Soprat- maniera indiretta a combattere questi fenomeni. Re-
tutto, in quale modo le istituzioni culturali centemente abbiamo realizzato una mostra sul tema
possono aiutare la formazione di una coscien- degli scavi clandestini e dei falsi, e cerchiamo di inte-
za civile, soprattutto tra le nuove generazioni? ragire sempre piú con il territorio e con le scuole.
«Collaboriamo molto intensamente con la Soprinten- Abbiamo ideato un abbonamento per rafforzare il le-
denza di Salerno, che ha la competenza su tutto il game tra il Parco e i cittadini, costa solo 15 euro e
territorio intorno a Paestum. Purtroppo gli scavi clan- permette di entrare in tutta l’area archeologica 365
destini continuano e noi cerchiamo di dare una mano giorni all’anno, senza limitazioni. La maggior parte dei

42 a r c h e o
Sulle due pagine: la sala del Museo di Paestum nella quale sono esposte le pareti della Tomba del Tuffatore,
decorate con scene di un simposio (banchetto). 480-470 a.C.

fruitori sono i residenti, che possono cosí fare del Par- rato profumo d’erba, di pietra, di storia. Lo fa
co il loro giardino, venire ogni giorno, volendo… mai, direttore, di fuggire dall’ufficio per rifu-
Inoltre, una continua attività culturale, di ricerca, di giarsi in tanta maestosità?
comunicazione, di conferenze, di mostre: credo sia «Spesso, soprattutto quando ho la scusa dello scavo, per
molto importante per sensibilizzare il pubblico e cre- il quale nutro un’immensa passione. Discuto con i col-
are un’identità, e questo funziona molto meglio con leghi di ogni piccola cosa... Però anche in altre occasio-
l’autonomia, nella quale credo fermamente». ni vado nell’area archeologica, faccio lunghe passeggia-
te lungo le mura, mi perdo a Capaccio vecchia, nei
◆ Le chiedo un primo bilancio, a oltre un anno castelli medievali… Quando vedo i templi, per me è
dall’insediamento: la difficoltà maggiore ri- sempre come se li vedessi per la prima volta. Dopo
scontrata, e la piú grande soddisfazione. oltre un anno ancora non è venuta meno questa sensa-
«È difficile dire quale sia stata la soddisfazione piú gran- zione di stupore, di meraviglia, che mi coglie ogni sera
de… (ci pensa a lungo), perché tendo a non essere mai quando esco dall’ufficio per prendere il treno e vedo i
soddisfatto, è un po’ una mia pecca. Senza dubbio, un templi in mezzo al paesaggio storico del Grand Tour, gli
momento molto gratificante è stata l’apertura della alberi, le piante… Ti senti quasi un intruso in un mon-
“Basilica”, cioè il tempio piú antico di Paestum, senza do che pensi di conoscere, e che invece ti sorprende
barriere architettoniche. Abbiamo avuto risposte da sempre. Poi, c’è il cielo, che qui è diverso da ogni altro
tutta Italia e oltre. Ho sempre visto l’eliminazione del- luogo: credo sia l’insieme di natura, monumenti, atmo-
le barriere non come l’azione condotta in favore di un sfera che crea questa luce unica. E si sente il mare da
piccolo gruppo di cosiddetti disabili, ma come un in- lontano, che ogni giorno suona un po’ diverso».
tervento che riguarda davvero tutti noi.
Quanto alla difficoltà piú grande… (anche in questo DOVE E QUANDO
caso la pausa di riflessione è lunga), dovrei inventarmi
qualcosa! Difficoltà ce ne sono state, ma abbiamo Parco Archeologico di Paestum
trovato una soluzione a tutto. Ostacoli insormontabi- (Museo e Area archeologica)
li non ce ne sono stati… e l’accoglienza nei miei Capaccio (Salerno), via Magna Grecia 919
confronti è stata fantastica!». Orario tutti i giorni, 8,30-19,30 (il I e III lunedí del
mese, chiusura anticipata alle 13,40);
◆ Durante la mia ultima campagna fotografica chiuso: 1° gennaio, 1° gennaio e 25 dicembre;
a Paestum, in occasione di un’apertura not- Info tel. 0828 811023; e-mail: pae@beniculturali.it;
turna, mi sono seduto nel tempio di Nettuno. www.museopaestum.beniculturali.it
Ho appoggiato la schiena a una colonna, non Note dopo il tramonto del sole, l’area archeologica è
c’era nessuno. Ho chiuso gli occhi e ho respi- fruibile limitatamente al percorso illuminato

a r c h e o 43
SCAVI • ZEUGMA

NELLA CASA DELLE


MUSE

44 a r c h e o
UNA NUOVA SCOPERTA ARRICCHISCE IL
PATRIMONIO DI MOSAICI DI ZEUGMA, SULLE
RIVE DELL’EUFRATE, NELLA TURCHIA SUD-
ORIENTALE. IL SALVATAGGIO DELLA CITTÀ
GRECA E ROMANA, INSIEME ALL’ALLESTIMENTO
DELLO SPLENDIDO MUSEO DI GAZIANTEP, È
FRUTTO DELLA MOBILITAZIONE SCATTATA IN
TURCHIA, MA NON SOLO.
ECCO IL RACCONTO DELL’ARCHEOLOGO
PROTAGONISTA DEGLI SCAVI
di Kutalmis Görkay

S ituata presso la moderna città


di Gaziantep, nella Turchia
sud-orientale, l’antica Zeugma
– nome che, tradotto letteralmente
dal greco antico, vuol dire «giogo»
cipale attraversamento dell’Eufrate.
Il sito ha acquistato fama interna-
zionale in occasione dei lavori di
costruzione della diga di Birecik,
per effetto dei quali parte dell’inse-
anche «Archeo» nn. 187 e 308, set-
tembre 2000 e ottobre 2010).
I tappeti musivi allora recuperati so-
no stati ricollocati nel moderno Mu-
seo dei Mosaici di Zeugma, a Ga-
o «legame» – fu un centro di prima- diamento venne condannata a finire ziantep, che oggi costituisce una del-
ria importanza in età ellenistica e sott’acqua (vedi box a p. 47), quando le piú ricche collezioni del genere, di
greco-romana. La sua denomina- gli scavi di salvataggio portarono cui fanno parte anche importanti
zione deriva dal fatto che la città si alla luce gli splendidi mosaici che mosaici di epoca tardo-antica prove-
trovava in corrispondenza del prin- ornavano alcune case romane (vedi nienti dalla stessa Gaziantep e dal suo
territorio. Dal 2005, gli scavi di Zeu-
Necropoli occidentale
gma vengono condotti dall’Univer-
sità di Ankara e vedono la partecipa-
5 zione di studiosi provenienti da vari
6
Eufrate atenei, di molti Paesi diversi.

IL CONTESTO CULTURALE
8 La città antica si compone soprat-
2 9 tutto di aree residenziali. E le case
4 7 10 permettono di ricostruire l’identità
dei loro proprietari, offrendo infor-
Necropoli ellenistica mazioni sulla loro vita privata, sull’i-
3 dentità, sulle origini e sul ruolo

11 In alto: le colonne che circondano il


Necropoli orientale
cortile della Casa A.
1 A sinistra: pianta di Zeugma: 1. tempio;
2. teatro; 3. Foro romano; 4. stadio;
5. agorà ellenistica; 6. mercato;
Necropoli sud-occidentale 7. Case di Danae e Dioniso; 8. Casa di
Poeseidone; 9. Casa delle Muse;
Necropoli meridionale 10. Casa del Synaristosai; 11. porta (?).
Nella pagina accanto: veduta
dell’agorà ellenistica con il mosaico
pavimentale di Poseidone.

a r c h e o 45
SCAVI • ZEUGMA

A sinistra: una
veduta della Casa
delle Muse. In
alto, il mosaico
con Oceano e
Teti, in basso, i
ritratti femminili
entro i riquadri,
raffiguranti forse
delle eroine.
In basso: cartina
della Turchia con
indicazione delle
principali
località.
Nella pagina
accanto: la Casa
delle Muse in
corso di scavo,
con il mosaico
parzialmente
svelato.

Istanbul
di quella romana. L’introduzione di
Adiyaman
Ankara elementi ascrivibili alla seconda eb-
TURCHIA Besni be inizio nel I secolo d.C., ma an-
Kaharamanmaras che le abitazioni sorte in epoca ro-
mana fecero proprie soluzioni mes-
Kadirli se a punto in età greca. La maggior
ate

parte delle case fu occupata fra il I


Eufr

Bozova

secolo d.C. e la metà del III.


Bachçe

AL RIPARO
Osmaniye
Ceyhan Zeugma
Gaziantep
Islahiye Nizip Birecik Suruç
DALLA CALURA
Yesemek Le case si articolavano su un cortile
Dörtyol a peristilio centrale, simile all’atrio
di tipo corinzio, circondato dalle
Iskenderun varie stanze: un assetto che fa di
queste strutture una sorta di ibrido
Kirikhan SIRIA fra la casa greca e quella romana,
con planimetrie che si adattavano al
clima locale. Quasi tutti gli edifici
svolto nell’ambito della comunità. ben note grazie ai mosaici, le case erano orientati a nord: una scelta
In particolare, le decorazioni archi- romane di Zeugma appartennero a che, evidentemente, nasceva dal de-
tettoniche rappresentano altrettanti personaggi facenti parte di classi siderio di proteggersi innanzitutto
specchi del gusto, degli stili di vita e sociali diverse, tra i quali dovevano dalla calura della stagione estiva,
del contesto culturale, mentre i co- figurare mercanti, governatori im- piuttosto che di ripararsi dal freddo
siddetti small finds (letteralmente, periali e veterani dell’esercito. In dell’inverno, e in conseguenza della
«piccoli reperti») restituiscono dati genere, queste residenze mostrano quale anche i vani per gli ospiti era-
preziosi sull’utilizzo dei diversi spa- una commistione di elementi tipici no concepiti in modo da risultare i
zi nella vita di tutti i giorni. Oggi dell’architettura domestica greca e piú freschi durante l’estate.

46 a r c h e o
UN EQUILIBRIO
DELICATO
Gli scavi di salvataggio sono stati
avviati a Zeugma nei primi anni
Novanta del secolo scorso, dopo
l’avvio della costruzione della diga
di Birecik. Quest’ultima è uno dei
ben 22 sbarramenti lungo i corsi
dell’Eufrate e del Tigri a cui la
Repubblica turca ha messo mano
nell’ambito di un faraonico piano
di sviluppo denominato GAP
(Guneydogu Anadolu Projesi,
Progetto per l’Anatolia sud-
orientale), un’impresa nella quale
è compresa anche la realizzazione
di 19 impianti per la produzione di
energia idroelettrica.
Le infrastrutture hanno
interessato
Didascalia da efare
interessano
Ibusdae anche il
patrimonio officte
evendipsam, archeologico del
erupit antesto
Paese
taturi cume, ilita
oltreauta Zeugma, sono
quatiur restrum
stati parzialmente
eicaectur, sommersi
testo blaborenes iumsiti
come Samosata
quasped quos non eture Hasankeyf.
reius nonem
L’iniziativa
quam ha, delquos
expercipsunt resto,rest
anche un
magni
obiettivo
autatur apicpolitico e socialeteces.
teces enditibus ben
preciso, che consiste
nell’assorbimento delle spinte
indipendentiste che serpeggiano
nella regione. L’area di Gaziantep
e, piú in generale, il Sud-Est della
Turchia sono infatti abitati da
elevate percentuali di Curdi e
Arabi. Nel caso di Zeugma, a
parziale risarcimento dell’impatto
che la diga ha avuto sul suo
patrimonio, i responsabili del GAP
hanno varato il piano battezzato
Progetto turistico per il lago della
diga di Birecik, che ha nella visita
ai mosaici del sito uno dei suoi
punti di forza.

a r c h e o 47
SCAVI • ZEUGMA

48 a r c h e o
Dalla seconda metà del II secolo
d.C., la crescita demografica deter- Socrate e i sapienti
minò la conseguente maggior ne- Uno dei confronti proposti per il mosaico delle Muse di Zeugma è con il
cessità d’acqua e cosí i cortili aperti mosaico di Calliope e i sette saggi rinvenuto in una villa romana nei pressi di
delle case cominciarono a essere Baalbek (Libano) e oggi conservato nel Museo Nazionale di Beirut (vedi
rivestiti da pavimenti a mosaico. «Archeo» n. 379, settembre 2016). Si tratta di una grande composizione (vedi
Questi ultimi, infatti, non costitui- foto qui sotto), databile al III secolo d.C., che decorava la sala da pranzo della
vano soltanto un’ornamentazione, residenza e che raffigura appunto la musa della filosofia circondata da
ma prevenivano l’assorbimento Socrate e sette dei filosofi piú autorevoli della Grecia antica. Tutto intorno, si
dell’acqua da parte del terreno e snodava una cornice con allegorie delle stagioni: la sola scena conservata è
furono accompaganti dalla creazio- quella che allude all’estate, simboleggiata da Gaia, la dea greco-romana
ne di cisterne in cui raccogliere le della terra, sulla quale volteggia un giovane alato con un covone di grano.
acque piovane lungo i margini del- Socrate sormonta il ritratto di Calliope e la teoria dei sette sapienti mostra
le stesse corti. Al tempo stesso, que- quindi (in senso antiorario): Solone, Talete, Biante di Priene, Cleobulo di
sti spazi aperti potevano servire co- Lindo, Periandro di Corinto, Pittaco di Mitilene e Chilone di Sparta. Ogni
me vasche poco profonde, ma tali personaggio è accompagnato da una delle sue massime.
da assicurare refrigerio alla casa nei
giorni piú caldi. L’acqua era dunque
essenziale e si trasformò, di conse-
guenza, in un elemento che integra-
va l’apparato architettonico e deco-
rativo delle case, affermandosi come
espressione della ricchezza e del
benessere dei loro proprietari.
Come già detto, le case di Zeugma
mostrano elementi greci e romani.
Per esempio, di fronte alle stanze
riservate agli ospiti, si trovano prostas
o pastas di stile greco che assolvono

Nella pagina accanto: la Casa delle


Muse con il mosaico interamente
liberato. II-III sec. d.C.
In basso: il mosaico delle Muse in
corso di scavo.

alle funzioni del vestibulum. Al con-


tempo, i capitelli delle colonne che
circondano alcuni cortili – come
nella Casa dell’Eufrate e di Poseido-
ne e nella Casa A – sono in stile
tuscanico, analogo a quello solita-
mente attestato nelle colonie d’Oc-
cidente. Come in molte altre dimo-
re oggi sommerse, nella Casa A è
stata individuata la nicchia di un
lararium, apprestata nelle immediate
vicinanze del cortile. Le statuette
dei Lari e del Genius restiuite da
scavi condotti nella città – e oggi
esposte nel Museo Archeologico di
Gaziantep – dovevano trovarsi ap-
punto in strutture come questa e la
loro presenza suggerisce che i pro-

a r c h e o 49
SCAVI • ZEUGMA

Sulle due pagine: altre immagini che


documentano lo scavo della Casa
delle Muse. Nella foto in basso si
possono vedere le pitture murali che
ornavano alcune delle stanze.

prietari delle dimore fossero di ori-


gine latina o fossero Greci che ave-
vano fatto propria la cultura dei
Romani. Scavi condotti nei quar-
tieri residenziali hanno provato che
i veterani – che forse comprendeva-
no ufficiali d’alto rango delle legio-
ni di stanza a Zeugma – avevano i
propri acquartieramenti nelle aree
residenziali civili e tale circostanza
potrebbe aver accentuato l’influsso
della cultura latina, velocizzandone
l’assimilazione.

EPISODI FAMOSI
I mosaici che ornavano le case ro-
mane di Zeugma e oggi esposti nel
Museo dei Mosaici di Zeugma a
Gaziantep presentano, in prevalenza,
composizioni figurative, databili al
II e III secolo d.C., che mostrano
episodi della mitologia greca e gre-
co-romana o scene tratte da raccon-
ti famosi, spesso accompagnati da
didascalie in lingua greca.
La scelta di alcune scene può essere
stata dettata da molteplici fattori.

Composizioni che mostrano episo-


di tratti da opere letterarie potreb-
bero alludere all’ambiente intellet-
tuale di cui faceva parte il proprie-
tario della casa, anche se, spesso, la
funzionalità sembra essere stata la
prima delle esigenze a cui si voleva
far fronte nello scegliere una deter-
minata soluzione. È il caso, per
esempio, delle basse vasche degli
impluvia, che sono in molti casi de-
corate da mosaici con immagini
legate all’acqua. O dei vani di uso
pubblico, come le sale adibite al ri-
cevimento, nelle quali – oltre alle
scene di carattere dionisiaco – ri-
corrono i mosaici che hanno sog-
getti tratti dalle opere teatrali di
maggior successo. Storie molto no-
te e spesso rappresentate nei triclinia,

50 a r c h e o
affreschi con ghirlande inquadrate figlie di Acheloo a gareggiare con le Mu-
da cornici rettangolari, entrambi in se nel canto. Le Muse vinsero, staccarono
eccellente stato di conservazione. Il le penne delle Sirene (cosí si dice) per
mosaico raffigura le nove Muse del- farne corone». Le Muse rappresentano
la mitologia greca, scelte per deco- un soggetto particolarmente adatto
rare l’emblemata centrale del pavi- per queste sale da ricevimento, poi-
mento di quella che con ogni pro- ché erano il simbolo della paideia
babilità era la sala da pranzo della greca, nonché delle attività intellet-
casa. Le Muse sono ritratte in me- tuali ed erano inoltre le divinità
daglioni (clipei) definiti in uno principali per la celebrazione dei
schema geometrico, simile a quello matrimoni. All’indomani della sco-
del mosaico «dei Sette Saggi» di perta del mosaico, l’edificio è stato
Baalbek (vedi foto e box a p. 49). ribattezzato Casa delle Muse.
Nel clipeo centrale, Calliope – mu-
sa della poesia epica – appare cir- L’ABBANDONO
condata dalle altre Muse. Le mitiche Gli scavi degli ultimi anni provano
fanciulle non presentano i loro at- che la casa crollò e venne obliterata
tributi tipici, dal momento che i in momenti successivi dopo il sac-
loro nomi sono scritti in greco ac- cheggio sasanide della città nel 253
canto a ciascun ritratto, ma hanno il d.C. circa. Nel V e VI secolo d.C.
capo coronato da elaborate corone, l’area della Casa delle Muse tornò a
fatte con penne di Sirene. Un’im- essere occupata da dimore di epoca
magine tramandata da Pausania nel tardo-antica che, rispetto alle grandi
IX libro della Periegesi, quando, a ville urbane sulle quali sorsero, ave-
proposito delle corone di piume vano dimensioni piú ridotte, ma si
delle Muse, scrive: «Era convinse le articolavano anch’esse secondo pla-

nel corso delle recite che potevano


fare seguito ai banchetti.
I mosaici pavimentali delle stanze
piú private – le piccole sale da rice-
vimento, i ginecei o le camere da
letto – presentano solitamente ro-
mantiche immagini di coppie cele-
bri: Arianna e Dioniso, Perseo e
Andromeda, Metioco e Partenope,
Galatea, Eros e Telete. In questi stes-
si ambienti, alle pareti, potevano
inoltre essere affescati i ritratti di
donne famose per le loro virtú o di
eroine della mitologia greca, come
Penelope e Deidamia.
Gli scavi condotti nel 2007 nel set-
tore residenziale orientale di Zeu-
gma hanno riportato alla luce la
stanza di una casa romana decorata
da un mosaico pavimentale e da

a r c h e o 51
SCAVI • ZEUGMA

A sinistra:
strutture riferibili
all’agorà
ellenistica e al
mercato.
A destra: gli scavi
nelle Case di
Dioniso e Danae.

I mosaici assecondavano il gusto dei loro committenti,


ma erano voluti anche per stupire gli ospiti della casa
nimetrie regolari, pur senza partico- era riccamente decorato e fiancheg- finate soluzioni architettoniche e
lari abbellimenti o decorazioni. Gli giato da due stretti vestiboli (loggia) decorative, primi fra tutti i capitelli
abitanti dell’età tardo-antica costru- su entrambi i lati, dai quali si poteva corinzi, i mosaici e gli affreschi, per-
irono le proprie dimore sul copioso accedere alla corte medesima, per mettono di collocare la costruzione
accumulo di detriti che copriva la un passaggio ai lati del quale erano dell’edificio fra la fine del II e gli
Casa delle Muse e sembra che le state innalzate colonne corinzie. inizi del III secolo d.C. In ogni caso,
abbiano abbandonate all’indomani al pari di molte altre dimore del
delle razzie islamiche che investiro- PER STUPIRE I CONVITATI quartiere, la prima fondazione risale
no l’area intorno al 640. Il mosaico pavimentale del cortile verosimilmente al I secolo d.C.
Negli scavi del 2014 il deposito di era decorato con una composizione Alla Casa delle Muse si accede dal
detriti e terra che copriva il com- raffigurante Oceano e Teti, insieme lato nord e un corridoio si sviluppa
plesso è stato rimosso e la Casa a varie creature marine e a Cupidi seguendo l’asse principale che cor-
delle Muse è stata esplorata quasi che cavalcano delfini. Il linguaggio re verso sud, fino al grande cortile
integralmente. Le indagini hanno visuale del mosaico implica che la centrale. Per quanto riguarda le
permesso di accertare la planimetria struttura doveva essere utilizzata an- stanze, gli stretti vestiboli ricavati su
dell’edificio: si tratta di una casa a che come vasca, cioè come implu- entrambi i lati della corte avevano
pianta reattangolare, di 26 x 14 m vium, allo scopo di rinfrescare l’aria probabilmente funzioni di esedra,
circa. Essa si articola in due cortili, nelle riunioni conviviali che si tene- da dove si potevano ammirare i
uno grande e uno piccolo, due vani vano in estate, ma costituiva anche magnifici mosaici, attraverso le co-
scavati nella roccia, nonché quattro l’elemento di spicco della decora- lonne corinzie. Gli stessi vestiboli
stanze e due vestiboli. Il cortile piú zione architettonica, offerto all’am- davano accesso ai vani scavati nella
grande, situato al centro della casa, mirazione dei convitati. Queste raf- roccia, il cui scavo dev’essere anco-

52 a r c h e o
ra ultimato. Le decorazioni parieta- rappresentazioni, cosí come l’omo- ragazze richiamano le personifica-
li dei vestiboli, soprattutto nel caso geneità fisica, suggerisce che siano zioni delle stagioni, ma le lacune
di quelli posti sul lato occidentale personificazioni o, ancor piú proba- obbligano a considerare tale identi-
della corte, sono piuttosto ben con- bilmente, rappresentazioni di don- ficazione in chiave ipotetica. Esse
servate. Si tratta di pitture che imi- ne ideali o di eroine della letteratu- presentano, in ogni caso, tratti molto
tano l’opus sectile, realizzate secondo ra e della mitologia greche. simili a quelli delle figure che com-
motivi geometrici di varie fogge, paiono nell’esedra (la loggia): pre-
che alludono alle tarsie marmoree. LE QUATTRO STAGIONI sentano il medesimo stile e la stessa
Il pavimento del vestibolo occiden- Una delle stanze piú eleganti della postura, suggerendo che possa trat-
tale era decorato con un mosaico casa è un vano di forma quadrango- tarsi ancora una volta di personifi-
che rappresenta due figure femmi- lare riccamente decorato con mo- cazioni di donne ideali o di eroine.
nili, all’interno di altrettanti emble- saici pavimentali e stucchi. Nono- L’enfasi che caratterizza queste figu-
mata quadrangolari divisi da motivi stante siano molto consumati, gli re ideali potrebbe essere spiegata
geometrici rettangolari che agli an- stucchi mostrano ghirlande e nastri, con le funzioni di gineceo assegna-
goli presentano quattro immagini che dovevano essere verosimilmen- te a questa stanza della casa.
di asce bipenne. Le figure femmini- te dipinti. Il pavimento di questa A differenza di altre case di Zeu-
li sono rese con tratti idealizzati e sala era rivestito da un elegante mo- gma, il programma decorativo di
indossano diademi sul capo; non saico, che raffigura quattro giovani questi mosaici sembra essere stato
hanno però attributi particolari, né donne all’interno di altrettanti cli- sviluppato in una unica fase di ri-
sono accompagnate da didascalie pei, inquadrati da meandri a svastica strutturazione dell’edificio. Lo stile,
che permettano di identificarle. resi con effetti prospettici assai ela- la tecnica e l’iconografia appaiono
Tuttavia, lo stile idealizzato delle borati, in stile ellenistico. Le quattro simili. È probabile che la Casa delle

a r c h e o 53
SCAVI • ZEUGMA

Muse non sia stata colpita dall’in- A destra: due


cendio che distrusse molte altre di- immagini
more durante il saccheggio sasanide, dell’allestimento
circostanza che spiegherebbe lo del Museo dei
scarso numero di reperti appartenu- mosaici di
ti ai suoi ultimi occupanti recupera- Zeugma a
ti nel corso dello scavo. Le indagini, Gaziantep.
infatti, suggeriscono che la residen- A sinistra: alcuni
za possa essere stata svuotata imme- dei graffiti
diatamente prima delle razzie sasa- rinvenuti sulle
nidi, intorno al 253 d.C., o che sia pareti della Casa
stata invece depredata dopo il sac- delle Muse: si
cheggio, quando i suoi proprietari riconoscono
l’avevano già abbandonata. l’immagine
Nonostante il trafugamento di gran stilizzata di un
parte delle suppellettili, i graffiti con cavaliere
testi e immagini scoperti sui muri sasanide e la
delle stanze offrono dati importanti scritta «SPQR».
sulle funzioni dei vani, cosí come
sull’identità delle persone che abita-
vano nella casa, sulle loro speranze e
paure: in poche parole, sulle loro

emozioni. I graffiti sono scritti sia in scenza e l’interesse per il ricco pa-
greco che in latino e sembrano per- trimonio culturale della regione.
ciò riferibili a individui figli di una
mescolanza di culture. Numeri ro- Lo Zeugma Archaeological Project
mani, iscrizioni in greco e la sigla si avvale del generoso sostegno del Mi-
SPQR provano che il proprietario nistero della Cultura e del Turismo turco,
della casa doveva avere a che fare della Municipalità Metropolitana di
con le legioni romane o con l’appa- Gaziantep, del Governatorato di Ga-
rato amministrativo di Roma a ziantep, dell’Università di Ankara, del
Zeugma. La rappresentazione di un Consiglio per la Ricerca Scientifica e
grande fallo indirizzato verso un Tecnologica della Turchia, della Società
cavaliere sasanide su una delle pare- di Storia turca, della Camera di Com-
ti del cortile della casa può avere mercio di Gaziantep, della Camera di
avuto un valore apotropaico ed Commercio di Nizip, della Turkiye Is
esprimere il desiderio di attenuare il Bank e della Verbunplan Birecik AS.
timore di un possibile saccheggio
della città da parte appunto dei Sa- DOVE E QUANDO
sanidi. Questo graffito venne con
ogni probabilità tracciato poco pri- Museo dei mosaici di Zeugma
ma del 253 e, in ogni caso, prova Mithatpasa Mahallesi Haci Sani
che, alla metà del III secolo d.C., Konukoglu Bulvari 27500,
l’eventualità di un saccheggio veni- Sehitkamil, Gaziantep
va considerata probabile. Orario estivo (15 apr-2 ott):
La prosecuzione degli scavi permet- tutti i giorni, 9,00-19,00;
terà di riportare alla luce due sale da invernale (3 ott-14 apr):
ricevimento della casa scavate nel tutti i giorni, 9,00-17,00
banco roccioso, cosí da rivelare per Info http://www.muze.gov.tr/tr/
intero la planimetria dell’edificio. Al muzeler/zeugma-mozaik-muzesi
contempo, verranno condotti inter- (solo in lingua turca);
venti di restauro, conservazione e Fb: Zeugma Mosaic Museum,
protezione, cosí da favorire la cono- Gaziantep

54 a r c h e o
In viaggio con Metamondo

Al cuore della meta

Viaggiamo tra i principali siti archeologici e luoghi dell’Iran con gli archeo-tour e gli itinerari classici nella
Persia Storica, tra le città e i mercati della Via della Seta in Asia Centrale, da Samarcanda all’oasi dell’antica
Merv turkmena. Esploriamo le città millenarie del Caucaso tra la Georgia, mitica terra del vello d’oro,
e l’Azerbaijan di Zoroastro e delle cave dipinte di Gobustan.
www.metamondo.it

in collaborazione con
STORIA • VIA CASSIA

DISEGNI DI VIAGGIO ALLA MANIERA DEGLI ERUDITI E DEGLI ESPLORATORI


CHE SI AVVENTURARONO IN ETRURIA NELL’OTTOCENTO,
RIPERCORRIAMO UN TRATTO DELLA VIA CASSIA.
PER SCOPRIRE UN PATRIMONIO RICCHISSIMO, CHE EVOCA
I FASTI DELLA CIVILTÀ ETRUSCA, MA ANCHE L’INTENSA
DEVOZIONE DEI PELLEGRINI MEDIEVALI
di Francesca Ceci;
tavole di Federico Funari

56 a r c h e o
A destra: cartina
del Viterbese,
attraversato dalla
via Cassia.
Sulle due pagine:
Bolsena (Viterbo),
l’altura di Poggio
Moscini, con il
lago sullo sfondo.
Qui sono stati
localizzati i resti
dell’antica Volsinii.

«Nessun rumore turbava la scena.


Solo il frinire delle cicale, che si sentiva distintamente,
metteva in risalto il silenzio solenne dei luoghi.
Nessun segno di vita umana si notava dintorno,
ad eccezione di una colonna bianca di fumo
che si innalzava dai boschi, lontano».
(George Dennis, The Cities and
Cemeteries of Etruria, Londra 1848)

C osí, nella sua opera piú fa-


mosa (disponibile anche in
lingua italiana nell’edizione
curata da Domenico Mantovani per
i tipi della Nuova Immagine di Sie-
medievali e dei pellegrini diretti
verso Roma, cosí come degli ari-
stocratici che dal XVII secolo
scendevano in Italia per l’imman-
cabile Grand Tour, incontravano un
na), l’archeologo e diplomatico in- Paese antico e ancora intatto, tra
glese George Dennis (1814-1898) strade che ricalcavano quelle ro-
descrive quello che doveva essere il mane e ruderi immersi in una na-
tipico paesaggio viterbese poco piú tura spesso selvaggia.
di centocinquant’anni fa. Non era tempo di macchine digita-
Sino alla fine dell’Ottocento e an- li e la fotografia en plein air era di là
che nella prima metà del secolo dall’essere un mezzo pratico e di
successivo, i viaggiatori eredi della massa. E per i colti viaggiatori era
peregrinatio academica degli studenti invece fondamentale fissare ricordi,

a r c h e o 57
STORIA • VIA CASSIA

to di un’efficiente maglia viaria tra


le grandi città etrusche e i centri
minori, fondata su una fitta rete di
percorsi a carattere regionale, che
consentiva il controllo e il raggiun-
gimento di ogni distretto, dall’en-
troterra sino alla fascia costiera
Le strade furono realizzate seguen-
do quanto piú possibile la confor-
mazione del territorio e, quando
necessario, si provvide a eseguire
opere di grande impegno ingegne-
ristico. La portata di questi lavori
ben si coglie soprattutto nelle «vie
cave» etrusche, consistenti in strade
scavate entro alte pareti di tufo, at-
traverso le quali si rendevano agibi-

In alto: il basolato della Cassia in località Poggiaccio, presso Montefiascone.


La strada è qui particolarmente ben conservata.
A destra: Viterbo, le Terme del Bacucco, che in età rinascimentale furono
visitate, tra gli altri, da Michelangelo e Giuliano da Sangallo, che ne
disegnarono la pianta e il prospetto.

immagini, impressioni, romantici gettività di un artista, che rivisita e


panorami, resti archeologi, belle po- restituisce una realtà schizzata a ma-
polane, tutto ciò che rappresentava tita, con la sensibilità personale che
il completo e complesso senso del il disegno comporta.
pittoresco italiano. La via Cassia si snoda lungo la sto-
Cosí, coloro che non padroneggia- ria: al basolato romano allestito sui
vano l’arte grafica si accompagnava- tratti etruschi si unisce l’itinerario
no a pittori e disegnatori: si pensi al religioso medievale, che dal Nord
già citato Dennis e al suo amico dell’Europa conduceva a Roma,
Samuel James Ainsley, del quale re- poiché in questo settore del Viter-
stano i romantici scorci delle città e bese confluivano le direttrici viarie
delle necropoli dell’Etruria meri- dette generalmente «Romee», che
dionale (oggi perlopiú conservati al potevano anche mutare a seconda
British Museum di Londra). dei periodi storici e delle condizio-
ni di percorribilità. Tutte comun-
UNA STRADA que portavano a Roma e vennero
E LA SUA STORIA percorse dai pellegrini diretti al
L’edizione del volume Via Cassia II Soglio di Pietro.
(Istituto Poligrafico e Zecca dello Contraddistinta da una costante e
Stato, Roma 2015), un itinerario popolosa presenza umana, l’Etruria
storico e turistico da Monterosi alle meridionale aveva un ramificato
falde di Montefiascone, offre l’occa- sistema di collegamenti incentrati su
sione per ripercorrere parte della itinerari vallivi, fluviali e di transu-
strada con i suoi ultimi ritrovamen- manza, che iniziarono a definirsi in
ti, a cavallo fra tracciato antico e età preistorica e poi, in particolare,
trasformazione moderne. Il volume durante quella protostorica.
è illustrato con dovizia di foto, co- Con l’età del Ferro la pianificazione
me una pratica guida di viaggio, territoriale seguita allo sviluppo ur-
mentre in queste pagine si è scelto bano di Veio, Cerveteri, Tarquinia,
di affiancare alla narrazione la sog- Orvieto e Vulci comportò l’impian-

58 a r c h e o
li i dislivelli tra i pianori degli abita- ponente ponte Camillario, entrambi fuori dalle arterie di maggior traf-
ti e le vallate sottostanti. Suggestivi presso Viterbo, mentre altri, docu- fico le principali città etrusche, cosí
esempi si ritrovano a Blera, San mentati sino alla fine del XIX seco- da accelerarne la decadenza. Nel
Giuliano, San Giovenale, Norchia e lo, sono ormai perduti. contempo, furono migliorati i col-
Civita Castellana, dove tra i toponi- legamenti tra gli abitati minori
mi locali significativamente trovia- LA ROMANIZZAZIONE dell’entroterra, la cui produzione
mo «Cava Buia», «Grotta Oscura», Tra la fine del IV e la seconda metà agricola svolgeva un ruolo rilevan-
«Canalone». A Sutri, alle spalle del III secolo a.C. tutte le città- te nell’economia regionale.
dell’anfiteatro romano, si aprono stato dell’Etruria meridionale, da Oltre a facilitare i collegamenti
ancora due profondi canaloni che si Veio (396 a.C.) a Velzna/Orvieto militari, la rete stradale doveva in-
dirigevano a Blera. (265/4 a.C.), caddero sotto l’incal- crementare le rotte commerciali e
Per l’attraversamento di fiumi e fos- zare dell’espansionismo romano. le comunicazioni a lunga distanza,
si si innalzarono ponti realizzati in Tenendo conto dei precedenti, il essenziali alla romanizzazione
pietra e tavolati. Nel tratto della sistema viario romano mirò a po- dell’Italia: si costruirono quindi
Cassia preso in esame se ne conser- tenziare le strade di raccordo con il tratti il piú possibile rettilinei e af-
vano alcuni in discrete condizioni, versante centro-settentr ionale fiancati da infrastrutture di servizio.
come il ponte San Nicolao e l’im- dell’Italia, avendo cura di tagliare Grazie alle risorse a disposizione

a r c h e o 59
STORIA • VIA CASSIA

dell’esercito, furono perfezionati i Nella piena età imperiale tale ten- È ancora discussa l’identificazione
fondi stradali, dapprima in battuto denza si invertí a causa della pro- del personaggio della gens Cassia al
e poi in blocchi di basalto, materia- gressiva diffusione del latifondo, quale ascrivere la costruzione della
le particolarmente adatto al transi- che fece naufragare la piccola pro- strada, cosí come l’esatta datazione
to di carri e cavalli.Vennero elimi- prietà terriera e provocò l’abban- del suo impianto, da collocarsi in-
nate, dove possibile, pendenze e dono delle campagne. L’impoveri- torno alla seconda metà del II seco-
difficoltà di percorso, bonificati mento delle forme di insediamen- lo a.C.; comunque, la maggior par-
suoli acquitrinosi, creati nuovi to proseguí, tra il V e il VI secolo, a te degli studi concorda nell’attribu-
ponti e viadotti, aperte tagliate. seguito della caduta dell’impero irne la paternità a L. Cassio Longi-
La manutenzione fu affidata a ma- romano d’Occidente, delle guerre no Ravilla. La via fu concepita per
gistrature specifiche, alle quali era greco-gotiche e delle cosiddette collegare in maniera diretta Roma
anche delegato l’apprestamento dei invasioni barbariche. con gli abitati situati nell’Etruria
servizi pubblici come le mansiones Nel complesso, comunque, l’entro- interna, toccando Clusium (Chiusi)

– stazioni di posta con alberghi, terra regionale riuscí a mantenere, e Arretium (Arezzo); venne poi pro-
impianti termali e a volte anche rispetto alla fascia costiera, una mag- lungata verso Florentia (Firenze) e
santuari – e le mutationes per il cam- giore continuità abitativa, anche se da qui si congiungeva alla via Au-
bio dei cavalli. Pietre miliari, poste a in forma contratta e fortemente im- relia presso Luni, in Liguria, per-
intervalli regolari, indicavano le mi- miserita. Dal canto suo, la Chiesa di mettendo cosí alle truppe il rag-
glia percorse e fornivano indicazio- Roma si impegnò, in età tardo-anti- giungimento della zona cisalpina e
ni varie. Ciò comportò, nell’età re- ca e altomedievale, nell’organizza- dei territori oltre confine.
pubblicana, lo sviluppo complessivo zione di una rete di diocesi, pievi e Per ricostruire con precisione la via-
delle forme insediative limitrofe, impianti religiosi a beneficio di co- bilità romana, ci si avvale degli Itine-
quali abitati e ville rurali, terme, loro che risiedevano nelle campagne rari, antichi scritti corredati da figure
poste, aree santuariali e di mercato, e nei centri urbani, occupandosi simboliche e che riportano i percor-
contribuendo notevolmente al ri- naturalmente anche di mantenere si delle strade, con i nomi delle città
popolamento dell’Etruria. agibili le vie di collegamento. e delle stazioni toccate e le relative

60 a r c h e o
distanze. Tra questi, rivestono un
ruolo di primo piano la Tabula Peu-
tingeriana, copia realizzata tra il XII e
il XIII secolo di un itinerarium pictum
(ovvero cartografico) di tutto l’im-
pero romano redatto tra il II e il III
secolo con rielaborazioni nel IV
secolo d.C., e l’Itinerarium Antonini,
una guida stradale in forma di elen-
co probabilmente eseguita sotto il
regno di Caracalla (211-216 d.C.).
La via Cassia compare anche nella
piú tarda Cosmographia dell’Anoni-
mo Ravennate del VII secolo, che
cita le stazioni di Foro Casi (Forum
Cassii) e Beturbon (Viterbo), e nella
relazione del viaggio effettuato tra il
990 e il 994 dall’arcivescovo di Can-
terbury, Sigerico, che menziona Su- basolato e la stazione di posta con i sparso, con abitati di medie dimen-
tri e Furcari (Forum Cassii). suoi annessi), poi Sutrium (Sutri), sioni, centri rurali e termali, ville e
Vicus Matrini (Vico Matrino). Da fondi. In seguito, con il dissolversi
IL PERCORSO quest’ultimo, dopo 4 miglia, si delle istituzioni romane e le conse-
E LE STAZIONI giungeva a Forum Cassii (Santa Ma- guenti condizioni di generale insi-
La via Cassia aveva il primo tratto ria in Forcassi, presso Vetralla); 11 curezza, la strada perse parte della
in comune con la via Clodia, fino miglia dopo si trovava Aquae Passe- sua rilevanza.
alla stazione di La Storta, poi se ne ris (presso Viterbo), e quindi, per- Con la presenza longobarda in Ita-
distaccava e proseguiva verso nord- corse altre 9 miglia, si toccava Vol- lia (569-774 d.C.), la Tuscia roma-
est. Gli itinerari antichi consentono sinii (Bolsena). Infine, dopo Clusium na divenne una zona chiave per il
di ricostruire esattamente il suo (Chiusi) e Arretium (Arezzo), rag- facile e diretto accesso a Roma e
percorso e le stazioni toccate: ad giungeva Florentia (Firenze). alla sede pontificia e poi per la pe-
Sextum (forse La Storta), Veii (Veio), La presenza della via Cassia incenti- netrazione verso il Mezzogiorno.
ad Vacanas (località nella valle del vò il popolamento delle campagne, La Cassia riacquistò cosí parte del-
Baccano con un lungo tratto di attraverso un insediamento di tipo la sua importanza, costituendo,

In alto: arcate del


Ponte Camillario,
presso Viterbo.
Nella pagina
accanto: il
torrente Biedano,
presso Blera, sito
che comprende
alcune fra le piú
vaste e
spettacolari
necropoli rupestri
dell’Etruria
interna.
A destra: il
Palazzo Papale di
Viterbo visto da
Valle Faul.

a r c h e o 61
STORIA • VIA CASSIA

all’altezza di Vetralla, anche la fron- nente al ducato bizantino di Roma nucleo dei possedimenti ecclesiasti-
tiera tra territorio longobardo e ma la cui sovranità era di fatto ci nella Tuscia viterbese, che diverrà
quello pertinente a Roma, peraltro esercitata dal papato. poi il Patrimonio di San Pietro.
sempre oscillante. Con la definitiva sconfitta longo-
Progressive conquiste portarono, UN CONFRONTO barda a opera dei Franchi, nel 774,
nel 607, alla suddivisione della re- CRUENTO la nuova situazione politica stabiliz-
gione in Tuscia Langobardorum o Nell’VIII secolo il confronto tra il zò definitivamente i possedimenti
Regalis – sottoposta al dominio papato e i Longobardi portò a un della Chiesa di Roma. La via Cassia
longobardo e che comprendeva costante stato di belligeranza. Nel visse allora un momento di nuovo
grosso modo l’odierna Toscana e le 728 il re Liutprando diede in dono, splendore, divenendo il principale
diocesi laziali di Tuscania, Ferento o meglio restituí, a papa Gregorio II collegamento tra i centri a nord
e Bagnoregio –, Tuscia Ducalis – alcuni beni e territori sottratti ai delle Alpi e la città santa, percorsa
sotto il ducato di Spoleto – e Tuscia possedimenti bizantini, tra cui il dai pellegrini provenienti dalla
Romanorum, con le diocesi di Blera, castello di Sutri: tale atto segna tra- Francia e dall’Europa settentrionale.
Bomarzo e Civitavecchia, apparte- dizionalmente la nascita del primo La rilevanza strategico-militare
dell’itinerario continuò, e anzi au-
Ferento. mentò sensibilmente, durante il re-
Il teatro romano, gno di Carlo Magno alla fine del-
costruito l’VIII secolo, quando esso divenne
in epoca la principale arteria di comunica-
augustea. zione tra l’impero franco e l’Italia. Il
percorso che dall’Europa setten-
trionale dirigeva verso Roma, de-
nominato dalle fonti sino al tratto
toscano strada Francigena o Francesca,
ovvero strada «dei Franchi», si sno-
dava lungo oltre 1600 km da Can-
terbury a Roma.

62 a r c h e o
Sebbene la cartellonistica che indi- Vico Matrino. I mausolei romani detti dono di alcuni, fino ad allora im-
ca ai moderni pellegrini il percor- «Le Torri d’Orlando», situati ai due lati portanti, centri romani toccati dalla
so verso Roma utilizzi costante- della Cassia e forse realizzati per Cassia, quali Volsinii, Sorrina Nova,
mente il nome di «Via Francigena» accogliere le spoglie degli antichi Aquae Passeris, ai quali si sostituiro-
– con il simbolo del viandante proprietari di queste terre. no nuovi borghi, di regola sorti in-
medievale –, si deve rilevare che torno a chiese martiriali.
usare tale denominazione nel Vanno ricordati a questo proposito
tratto laziale della Tuscia è il borgo di San Valentino, 2 km circa
fuorviante, poiché in a ovest di Viterbo, nato intorno al
questo settore non se 788, e quello di San Flaviano, presso
ne conoscono attesta- Montefiascone, menzionato alla
zioni. Esistono invece, metà del IX secolo. Entrambi ven-
come già ricordato, le nero poi distrutti dai Viterbesi, ri-
vie romee, percorse spettivamente nel 1137 e nel 1187,
dai pellegrini diretti a scomparendo presto anche dalle
Roma, che sfruttava- fonti letterarie relative alla Cassia.
Infatti, nel corso del XII secolo il
percorso della strada subisce un’im-
portante variazione nei pressi di
Viterbo: i due borghi sopra ricorda-

no cammini noti, scelti secondo la ti scomparvero e la strada toccò di-


loro praticabilità e che potevano rettamente Viterbo e il castrum di
variare in base alle stagioni dell’an- Montefiascone. Il primo Giubileo
no e del momento storico. bandito nel 1300 da Bonifacio VIII
Le fonti stor iche sulla Tuscia rivitalizzò ulteriormente la via; an-
dall’Alto Medioevo sino al XV che le crociate e il passaggio di eser-
secolo denominano infatti la via citi, quando pacifici, contribuirono
per Roma come strata, strata romana ad arricchire i luoghi abitati presen-
o strata Beati Petri, coincidente ti lungo la strada per Roma.
complessivamente con la via Cassia Intorno al XVI secolo la Cassia subí
romana, ma il cui nome consolare un drastico ridimensionamento per
della strada non viene menzionato. la decisione della famiglia Farnese
Nel tratto laziale essa toccava Ac- di affermare la contea di Ronciglio-
quapendente, Bolsena, Montefia- ne, comportando lo spostamento
scone, Viterbo e poi Sutri, serven- dei percorsi lungo la via Cimina e
dosi delle antiche stazioni che ave- causando un impoverimento e de-
vano mantenuto continuità di vita, cadimento del territorio e in parti-
come Forum Cassii. colare di Sutri. Nel 1533, per risol-
Allo stesso tempo, però, sempre du- levare le sorti dell’antico borgo
rante l’VIII secolo, si assistette alla etrusco, Clemente VII concesse che
decadenza e al progressivo abban- i corrieri tornassero a ripercorrere

a r c h e o 63
STORIA • VIA CASSIA

questo tratto della via Cassia, a patto In alto: Sutri. La necropoli urbana dell’antica Sutrium, uno degli esempi piú
che la comunità sutrina lo ripristi- consistenti di tombe rupestri di età romana nel territorio etrusco-falisco.
nasse e lo mantenesse in buono In basso: Sutri. L’anfiteatro romano, interamente scavato in un banco tufaceo
stato, segno evidente di una condi- e databile tra la fine del I sec. a.C. e i primi anni del I sec. d.C.
zione di abbandono e pericolo per
i viaggiatori, aumentata anche dalla
presenza di briganti.

RETTIFICHE
E AMPLIAMENTI
Con l’Unità d’Italia, la strada rien-
trò nella politica territoriale del re-
gno, conservando sostanzialmente
inalterati il percorso e l’ambiente
naturale circostante sino alla metà
del XX secolo. Dal dopoguerra in
poi territorio e assetto viario hanno
subito significativi mutamenti do-
vuti alla progressiva urbanizzazione
della regione e alla costruzione di
nuovi tronchi stradali, quali la strada
statale n. 2 Cassia, che ha rettificato

64 a r c h e o
UN FASCINO SENZA TEMPO
Venerdí 26 e sabato 27 maggio, è in «finale» nel Novecento, con David
programma, tra Capranica (chiesa Herbert Lawrence e un inedito
di S. Francesco) e Vetralla (Istituto Sigmund Freud.
Comprensivo Statale, piazza In occasione del convegno saranno
Marconi), in provincia di Viterbo, il anche esposti alcuni disegni di
convegno internazionale Federico Funari ispirati al tema
«Fascinazione etrusca», dedicato ai dell’incontro e saranno presenti
viaggiatori, studiosi e amanti editori locali con pubblicazioni
d’Etruria, non solo di quella incentrate sul territorio, nonché un
rupestre viterbese, ma della angolo dedicato alle riviste
regione in generale. Se si «Archeo» e «Medioevo».
escludono città come Firenze, Le due giornate di studio sono state
Perugia e Orvieto, di solito l’Etruria organizzate da Stephan Steingräber
non rientrava nei Grand Tour sette- (Università Roma Tre), Francesca
e ottocenteschi in Italia, né figurava Ceci (Musei Capitolini e Archeo),
tra le mete preferite di artisti e Luciano Dottarelli (Club UNESCO
pittori. Nell’Ottocento, però, alcuni Viterbo Tuscia), Mary Jane Cryan
personaggi – soprattutto inglesi – (pubblicista) con il patrocinio della
avviano la riscoperta dell’Etruria Soprintendenza Archeologia, Belle
antica, della quale si seppe Arti e Paesaggio per l’area
finalmente cogliere il fascino. metropolitana di Roma, la provincia
Il tema proposto dall’incontro è di di Viterbo e l’Etruria Meridionale,
carattere trasversale e le relazioni l’Università Roma 3, i Comuni di
saranno perlopiú dedicate a figure Capranica e Vetralla, le riviste
attive tra il Seicento e l’Ottocento, «Archeo» e «Medioevo» e il
con un «preludio» medievale- contributo della Banca di Credito
rinascimentale (pellegrini) e un Cooperativo Roma-Capranica.

e accorciato il percorso tradizionale.


Negli anni Settanta del secolo
scorso è stato realizzato un nuovo
tronco stradale a quattro corsie, la
strada regionale n. 2bis Cassia Ve-
ientana, che dal Grande Raccordo
Anulare corre sino a Formello, do-
ve si ricongiunge alla Cassia. At-
tualmente la via Cassia moderna ha
cambiato denominazione, da strada
statale a strada regionale Cassia,
anche se la segnaletica stradale
mantiene pressoché ovunque la
vecchia definizione.
Si deve infine ricordare che, ormai
da alcuni decenni, è stato prospet-
tato il raddoppio della via Cassia a cazioni ricavabili dal Piano Mobili- riore distruzione di un contesto
partire da Monterosi – dove da tà della Regione Lazio, i lavori do- ambientale già penalizzato dall’ur-
quattro corsie torna a due –, sino a vrebbero iniziare nel 2018 e con- banizzazione, cancellando, forse per
Civitavecchia. A oggi, il progetto cludersi nel 2023), ma possiamo sempre, il fascino delicato e roman-
deve ancora entrare nella fase ope- immaginare che, se l’intervento tico che le dolci curve dell’antica
rativa (secondo le piú recenti indi- sarà realizzato, si assisterà a un’ulte- via Cassia ancora conservano.

a r c h e o 65
MOSTRE • BASILEA

A sinistra: stele
funeraria in pietra
calcarea a forma
di testa maschile
barbata, forse
proveniente da un
monumento
funerario, da
Hayd ibn Aqil.
II-I sec. a.C.
Londra, The
British Museum.
Nella pagina
accanto: Re
Salomone e la
Regina di Saba,
dipinto su tavola
di Konrad Witz.
1435. Berlino,
Staatliche
Museen,
Gemäldegalerie.

66 a r c h e o
ARABIA
FELICE?
PROFUMI INEBRIANTI, ORO, ARGENTO E PIETRE PREZIOSE COME
SEGNI DI IMMENSA RICCHEZZA, INFINITE CAROVANE CARICHE DI BENI
ESOTICI, LA LEGGENDARIA REGINA DI SABA; SONO SOLO ALCUNE
DELLE IMMAGINI SIMBOLO, DA SEMPRE ASSOCIATE ALLE TERRE
DELL’ARABIA MERIDIONALE. UNA MOSTRA AL MUSEO DI ANTICHITÀ DI
BASILEA INDAGA LA STORIA E LA CIVILTÀ DELL’ANTICO YEMEN
di Laurent Gorgerat

C hi non conosce la storia


della leggendaria regi-
na di Saba? L’Antico
Testamento (1 Re 10,1-13 e 2
Cronache 9,1-12) narra come
essa giunse a Gerusalemme
dalla lontana Arabia, insieme a
una carovana di cammelli ca-
rica di doni destinati a re Sa-
lomone. In seguito, l’episodio
biblico verrà riproposto dal
Corano (Sura 27 «le formiche»
20-38). Ma, se la narrazione
biblica pone l’enfasi sugli ono-
ri tributati al re da parte di
una sovrana straniera, il Cora-
no sottolinea l’aspetto della
conversione della regina di Sa-
ba al credo monoteistico. Co-
mune a entrambe le narrazioni
è l’associazione della regina –
e, soprattutto, della sua terra
d’origine, l’antica Sudarabia –
con l’idea di un’immensa ric-
chezza. E, per quanto i piú
tardi autori classici – greci e
latini – non menzionino mai la
regina stessa, i loro resoconti si

a r c h e o 67
MOSTRE • BASILEA

«Ecco perché questa parte dell’Arabia, che primeggia per


fertilità, ricevette il nome appropriato e fu chiamata “felice”»
(Diodoro Siculo, Biblioteca 5,41,3; I sec. a.C.)

soffermano sempre sulla grande ra sudarabica venne descritta co- lare di quella terra mitica come
ricchezza di quella terra. Lontana, me patria d’origine di varie so- dell’Arabia «felice» (eudaimon in
posta all’estremità meridionale stanze aromatiche – tra cui l’in- greco, felix in latino), un aggettivo
del mondo allora conosciuto, l’A- censo e la mirra – tanto ambite dal che, oltre al significato di «prospe-
rabia meridionale viene descritta mondo occidentale da rappresen- rità» e «fertilità», racchiude anche
come una regione mitica, in cui tare, per i produttori e i commer- quello di una «felicità» psicologica
si trovano le isole felici, abitata da cianti sudarabici, una fonte di no- ed esistenziale.
creature fiabesche. tevole ricchezza. Fu cosí che Gre- La leggendaria ricchezza degli an-
A partire dal V secolo a.C., la ter- ci e Romani cominciarono a par- tichi regni sudarabici attraversa,

68 a r c h e o
Sulle due pagine: Sana’a, Yemen.
Una suggestiva veduta dei tetti della
capitale al tramonto.
A destra: tavoletta in lega di rame
con iscrizione sabea a bassorilievo
che riporta una battaglia tra Sabei
e Arabi. II-I sec. a.C. Londra,
The British Museum.

come un filo conduttore, tut-


ti i resoconti degli autori an-
tichi, a partire dal racconto
biblico. Essa si fondava, in re-
altà, su due aspetti concreti:
prima di tutto, sull’invenzione
di un ingegnoso sistema di
irrigazione, che aveva permes-
so di rendere abitabile una
terra assai arida e poco acco-
gliente. Sin dal Neolitico, in-
fatti, le colline dell’altipiano
centrale furono terrazzate e,
cosí, rese adatte all’agricoltu-
ra. Nelle vallate piú a occi-
dente, le masse d’acqua dovu-

a r c h e o 69
MOSTRE • BASILEA

te alle due precipitazioni annue regni sudarabici fossero collocate In basso: portaincenso in granito rosa,
vennero raccolte e indirizzate, nell’area di confine tra le vallate e con iscrizione yemenita sui quattro
grazie a un sofisticato sistema di il deserto: qui, infatti, passavano le lati. Cultura sabea, II-I sec. a.C.
dighe, verso i campi coltivati. Il rotte carovaniere che, aggirando il Londra, The British Museum.
piú imponente esempio di questo deserto di Ramlat as-Sab’atayn, Nella pagina accanto, in alto: veduta
tipo di costruzioni è la celebre collegavano la costa meridionale panoramica di un rigoglioso paesaggio
diga di Ma’rib, capitale del regno della Penisola Arabica con le città terrazzato negli altopiani dello Yemen.
dei Sabei, in grado di approvvi- portuali del Levante e le metropo- Nella pagina accanto, in basso: due
gionare due vaste oasi e renderle li della Mesopotamia. Tra queste immagini dell’area di Ma’rib. In alto,
coltivabili. rotte commerciali, la piú nota è la una veduta della città in lontananza; in
Vi è poi un secondo motivo che cosiddetta «via dell’incenso», che basso, l’area dell’antica diga con, in
spiega perché le città capitali dei percorreva il territorio centrale primo piano, le rovine di una struttura.

«Verso mezzogiorno l’ultima delle terre abitate è l’Arabia,


la quale, sola tra tutte le terre, produce incenso, mirra,
cassia, cinnamomo e il ladano»
(Erodoto, Storie 3,107; 450 a.C. circa)

70 a r c h e o
LA GUERRA NELLO
YEMEN. IL PATRIMONIO
IN PERICOLO
Messa in ombra dalla preminenza
mediatica suscitata dagli orrori
bellici in Siria e nell’Iraq, la
guerra civile nello Yemen suscita,
nondimeno, altrettanta
preoccupazione. A partire dalla
sua internazionalizzazione con
l’entrata nel conflitto dell’Arabia
Saudita nel 2015 (vedi anche
«Archeo» n. 367, settembre 2015)
si sono moltiplicate le notizie
circa i danni ai beni culturali, tra
cui il bombardamento (e la sua
conseguente, totale distruzione)
del Museo di Dhamar, costruito
nel 2015. Altri bombardamenti
hanno riguardato la città vecchia
di Sana’a (riconosciuta
Patrimonio dell’Umanità dal 1986),
l’antica diga di Ma’rib e la
cittadella di Taizz. Insieme agli
attacchi alla popolazione civile,
anche la mirata distruzione
dell’identità culturale yemenita si
rivela come parte di questa
guerra di aggressione. Entrambi
gli aspetti dovranno essere bollati
come crimini di guerra!

a r c h e o 71
Siria

MOSTRE • BASILEA Israele Iraq


Iran

degli antichi regni sudarabici. At- matiche, poteva essere affrontato (nello uadi Markha), quello di Qa-
traverso la via dell’incenso, le pro- soltanto con l’aiuto dei dromedari taban (nello uadi Bayhan) e quello
fumate resine provenienti dalle (camelus dromedarius). di Saba (nello uadi Dhana). Kuwait Nella
coltivazioni nel meridione della valle di Jawf, situata a nord di Saba,
Penisola Arabica giungevano sulla REGNI CAROVANIERI sorsero le città-stato di Ma’in,
Arabia Saudita
costa del Mediterraneo. E TRIBÚ DI MONTAGNA Nashshan, Haram e Kaminahu.
Per quanto
al-Madîna possa apparire
Bahrain Golfo
Alcuni indizi suggeriscono che il Nel corso del I millennio a.C. si Yathrib/ Gerrha a tratti
commercio di queste resine odoro- formarono, presso i principali uadi complicata, la storia sudarabicaQatar puòPersico
se – richiestissime nelVicino Orien- (il termine arabo wadi, plurale essere suddivisa P e n i in
s ograndi
la periodi: i
te, in Egitto e, soprattutto, in tutto il widyan, indica il letto di un antico secoli tra l’VIII a.C. e il I d.C. era- E A U
Egitto

mondo greco-romano – fiorisse già corso d’acqua, tipico delle regioni La Mecca A r a b i dal
no caratterizzati c a dominio dei
nell’VIII secolo a.C. L’incenso veni- desertiche dell’Africa e del Vicino regni carovanieri; in seguito, fino al
va impiegato soprattutto nell’ambi- Oriente, che si riempie di acque Mar VI secolo d.C., il dominio passò
to di cerimonie cultuali, ma era Rosso
piovane solo in determinati periodi nelle mani delle tribú montane O
anche usato come elemento base dell’anno, n.d.r.) unaS serie
u d a ndi regni
per la realizzazione di profumi e per autonomi che caratterizzavano l’an- Sa’da
le sue proprietà curative. Il trasporto tica storia dell’Arabia meridionale; Baraqish Ye m e n w
t
ma
di queste sostanze, reso difficile dal- procedendo da est a ovest essi furo-
E r i t r e a Ma’in
Sirwah
Had r a

le lunghe distanze, dalla topografia no: il regno di Hadramawt (nell’o- San’a


del terreno e dalle condizioni cli- monimo uadi), quello di Awsan Dhamar
Mare
Mouza Zingibar Arabico
In basso: cartina della regione meridionale della Penisola Arabica. Okèlis Aden Golfo
Nella pagina accanto: statua in alabastro di personaggio femminile in piedi. Gibuti di Aden
I bulbi oculari sono in madreperla, con pupille in ossidiana,
Somalia
da Ma’rib. I a.C.-I d.C. Londra, The British Museum.
Etiopia

hu r a m’ i n
i n a Jaw a
H Ma
a m Kaminahuf Haram
K Nashshan
a n Qarnawu
h Yathill Shibam
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Na Ararat ma wt
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Ma ‘rib m l a t a s - Sa b ’ Shabwa
Sirwah ana Ra ata Irma
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Hariba n al-Barira
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Hajar am-Nah Hajar Yahirr


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Hajar am-Lajiya san


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Dhamar
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Rosso Zafar a n Mayfa’a

Zabid a yd
R al-Bayda Qani
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Taizz O E

SO SE

Mawza S

Oceano Indiano 0 50 Km

Saba Antico regno Località attuale

a l - Ja w f
Aden Regione moderna Antico valico
)(

Antico toponimo Via dell'Incenso


al-Munda
Bab b

72 a r c h e o
degli altipiani dell’odierno Yemen.
Sin dall’VIII secolo a.C., il regno
di Saba, con la sua capitale Ma’rib,
assunse un ruolo preminente. Una
volta sottomesse le tribú rivali, la
storia dell’Arabia meridionale vie-
ne a identificarsi con quella del
regno di Saba.
Con l’avvento del I secolo d.C.,
però, le condizioni politico-econo-
miche mutarono a sfavore dei regni
carovanieri. Un primo fattore di
cambiamento era costituito dalla
navigazione del Mar Rosso, resa
possibile dallo sfruttamento dei
monsoni: la nuova rotta marittima
che dalla costa meridionale dell’A-
rabia giungeva, attraverso lo stretto
di mare del Bab el-Mandeb, nel
Mar Rosso, rappresentava una valida
alternativa alle antiche vie carova-
niere. Un secondo fattore fu l’av-
vento sulla scena geopolitica della
potenza di Roma.

L’ASSEDIO FALLITO
Verso il 31 a.C., dopo aver incorpo-
rato l’Egitto all’impero, Augusto fu
attratto dalle leggendarie ricchezze
dell’Arabia e, nel 26/25 a.C., ordinò Didascalia da fare Ibusdae
al suo prefetto Elio Gallo di com- evendipsam, officte erupit antesto
piere una spedizione contro i Sabei. taturi cum ilita aut quatiur restrum
Le legioni riuscirono a raggiungere eicaectur, testo blaborenes ium
la capitale sabea Ma’rib, ma, dopo quasped quos non etur reius nonem
appena sei giorni, decimati dalle quam expercipsunt quos rest magni
malattie ed esaurite le scorte d’ac- autatur apic teces enditibus teces.
qua, cessarono l’assedio e ripiegaro-
no verso casa.
A partire dal I secolo a.C., l’impor-
tanza dei regni carovanieri si inde-
bolí mentre crebbe l’influenza di
singole tribú montane, tra cui
quella dei Bakil, dei Sam’i e dei
Dhamari, nell’area di Sana’a. So-
prattutto nel Sud-Ovest del Paese
aumentò il potere delle tribú riu-
nite sotto il nome di Dhu-Raydan
o Himyar. Partendo dalla loro sede
d’origine, la città di Zafar nell’alto-
piano yemenita, conquistarono
dapprima l’indipendenza dal regno
di Qataban, che poi annessero a sé,
nel corso del II secolo d.C. Poiché
l’importanza delle antiche rotte

a r c h e o 73
MOSTRE • BASILEA

carovaniere era diminuita e gran


parte del commercio aveva ormai 6 DENARI PER L’INCENSO MIGLIORE
preso la via del mare, le tribú mon-
tane indirizzarono la loro espansio- «L’incenso dopo la raccolta viene danno al saccheggio. Per tutto il
ne in direzione della costa, cosí da trasportato sui cammelli a Sabota, viaggio si paga dove per l’acqua,
controllare il commercio maritti- dove c’è una sola porta che si può dove per il pascolo o per le soste e
mo sul Mar Rosso. Fu cosí che, nel attraversare per questo trasporto pedaggi vari: si raggiunge cosí la
III secolo d.C., una coalizione di (…) La loro capitale, Tamna, dista spesa di 688 denari a cammello per
tribú himyarite prese possesso del- da Gaza, città della Giudea posta il viaggio fino alla costa del
la città portuale di Aden. sulle rive del Mediterraneo, 2437 Mediterraneo, e poi lí si paga
Sino alla fine del III secolo d.C., i miglia e mezzo, una distanza che si ancora ai pubblicani del nostro
regni di Saba e di Himyar si con- percorre in 65 tappe di cammello. impero. In questo modo una libbra
tesero il predominio dell’Arabia Anche i sacerdoti e gli scribi del re di incenso della qualità migliore
meridionale, ma l’introduzione di ricevono delle parti fisse. costa 6 denari, una di seconda
un nuovo computo cronologico Ma, oltre a questi, anche le guardie qualità 5, di terza 3» (Plinio, Storia
himyarita testimonia che, già in- e i loro aiutanti, i portieri e i servi si naturale, Einaudi 1985, XII, 63-65).
torno al 115 a.C., quel regno ave-
va avuto la meglio. Il conflitto tra
i due terminò definitivamente in-
torno al 275 d.C., quando il prin-
cipe himyarita Shammar Yuhar’ish
conquistò il regno di Saba. Poco
tempo dopo gli Himyariti riusci-
rono ad annettere il regno di Ha-
dramawt e a ricacciare gli Abessini
i quali, arrivati dall’Etiopia, aveva-
no invaso la regione costiera di
Tihama. Per la prima volta nella
sua storia, tutta l’Arabia meridio-
nale era unita sotto un’unica co-
rona. Un dato testimoniato anche
dalla nuova titolatura regale, che
da quel momento recitava: «Re di
Saba, Dhu-Raydan, Hadramawt e
Yamanat».

L’ANTICA SOCIETÀ
SUDARABICA
Inizialmente, l’articolazione stessa
del territorio favorí la formazione
di unioni tribali distribuite in uno
spazio relativamente circoscritto.

A destra: portaincenso in pietra


calcarea, con scena a bassorilievo
e iscrizione dedicatoria per un tempio.
III sec. d.C. Londra, The British
Museum.
Nella pagina accanto: due immagini
degli allestimenti della mostra «Arabia
Felice? Mito e realtà nel regno della
Regina di Saba», attualmente in corso
a Basilea, presso l’Antikenmuseum
Basel e Collezione Ludwig.

74 a r c h e o
LO YEMEN NELL’ANTIKENMUSEUM DI BASILEA
La mostra di Basilea riunisce 90 reperti provenienti dai era quella di doni votivi, collocate nei santuari o anche
grandi musei europei (Londra, Parigi, Vienna, Oxford e di semplici statuette funerarie.
Roma), che illuminano la cultura materiale dell’antico La mostra di Basilea intende, da una parte, approfondire
Yemen, partendo dal mito della Regina di Saba e dalla il mito dell’«Arabia felice» e, dall’altra, trasmettere un
sua ricezione nell’arte d’età medievale e moderna. quadro dell’antica cultura sudarabica sulla base delle
Gli oggetti esposti dimostrano come l’antica arte testimonianze materiali e delle fonti letterarie.
sudarabica risulti poco permeabile a influenze esterne, Inoltre, l’iniziativa vuole richiamare l’attenzione del
nonostante l’esistenza, sin da epoche molto antiche, di pubblico sul pericolo che minaccia il patrimonio
rapporti commerciali con l’area mediterranea e il Vicino culturale dello Yemen, compromesso e minacciato da un
Oriente: di questo aspetto sono testimonianza eloquente conflitto decennale che si è inasprito,
le imponenti statue scolpite in alabastro, la cui funzione internazionalizzandosi, a partire dal 2015.

DOVE E QUANDO

«Arabia Felice?
Mito e realtà nel regno della Regina di Saba»
fino al 2 luglio
Basilea, Antikenmuseum Basel e Collezione Ludwig
Orario tutti i giorni, 11,00-17,00 (giovedí e venerdí,
apertura serale fino alle 22,00); chiuso il lunedí
Info www.antikenmuseumbasel.ch

a r c h e o 75
MOSTRE • BASILEA

mergere della figura di un vero e


proprio sovrano, inizialmente chia-
mato «mukarrib», un termine che
possiamo tradurre con «unificato-
re». Compito del mukarrib era quel-
lo di accogliere le istanze delle di-
verse tribú e di rappresentare la
loro unione verso l’ester no.
Quest’ordinamento, in apparenza
mobile e poco coercitivo, costitui-
va in verità una struttura sociale
fortemente gerarchizzata e, soprat-
tutto, longeva: ancora nello Yemen
di oggi esistono tribú che portano
lo stesso nome risalente all’età de-
gli antichi regni sudarabici.

UNA COMUNE
DIVINITÀ CENTRALE
I cambiamenti politici ed econo-
mici che caratterizzarono la storia
sudarabica a partire dal I secolo
d.C. furono accompagnati anche
da mutamenti sociali che esercita-
rono in maniera determinante la
loro influenza sui secoli dell’era
cristiana. Sin dalle origini della
loro storia, i singoli gruppi tribali
sudarabici si riconoscevano nel
culto di una determinata divinità: il
legame sociale che univa le singole
tribú e definiva la loro appartenen-
za alla piú ampia unione tribale era
suggellato dalla venerazione di una
comune divinità centrale.
Protome taurina in oro con inserti in pietre dure. L’ornamento è realizzato con Nel regno di Saba, per esempio,
numerosi strati di foglia d’oro battuti e piegati, con orecchie e muso definiti era il dio Almaqah. A partire dalla
da piccole sfere, da Bayhan. Londra, The British Museum. fine del I secolo a.C., questo lega-
me unitario – definito attraverso il
culto religioso – si trasformò in
L’irrigazione dei campi e il con- parte decine di migliaia di persone. un legame di stampo eminente-
trollo delle rotte carovaniere, inol- I clan piú ricchi e potenti nomina- mente politico, caratterizzato or-
tre, presupponeva l’esistenza di un vano il capo – lo sceicco – il cui mai dal ruolo svolto da veri e pro-
certo livello di organizzazione. titolo veniva trasmesso ereditaria- pr i sovrani. Il ter mine «Dhu-
Sappiamo che quella antica suda- mente all’interno della sua fami- Raydan», per esempio, descrive
rabica era una società essenzial- glia di appartenenza. Lo sceicco letteralmente «colui che è di
mente stanziale, risiedente in cen- non governava, però, in modo au- Raydan», ovvero il regnante che
tri urbani o in villaggi e piccoli tocratico, ma ricorrendo a un’as- abita nel palazzo (Raydan) della
insediamenti nei dintorni di essi. A semblea tribale. capitale himyarita Zafar. Al posto
fondamento dell’ordinamento so- Solo con il progredire della storia della divinità (e del suo culto),
ciale vi erano clan o parentadi a sudarabica si assiste alla fusione di come elemento unificante della
loro volta composti da piú fami- piú tribú in veri e propri regni – società sudarabica, era subentrato
glie. L’unione di piú parentadi for- come accade, per esempio, nel- quello di un determinato sovrano
mava la tribú di cui potevano far l’VIII secolo a.C., a Saba – e all’e- e del suo clan di appartenenza.

76 a r c h e o
ROMA
LA VITA QUOTIDIANA
• DOMUS E CASE POPOLARI • IL TEATRO
• GLI SPETTACOLI GLADIATORI • LA NETTEZZA URBANA
• L’EMERGENZA DEL FUOCO • PROSTITUZIONE E GIOCO D’AZZARDO
• UN GIORNO ALLE TERME • MANGIARE E BERE IN TABERNA...

La Roma di Augusto e dei suoi successori, capitale di un


impero che arrivò a estendere il suo dominio su gran parte
del mondo allora conosciuto, era un’autentica metropoli,
nella quale, fin dalle prime ore del mattino, persone di ogni
estrazione sociale si riversavano nelle strade e nelle piazze,
frequentavano i luoghi della vita politica, consumavano
cibi e bevande nelle decine di rivendite presenti in città, si
dedicavano alla cura del corpo e non disdegnavano i piaceri
della carne… Ma qual era, dunque, la giornata tipo di un
Romano? E quale livello aveva raggiunto la «qualità della
vita» degli abitanti dell’Urbe? A queste e molte altre domande
risponde la nuova Monografia di «Archeo», documentando
gli usi e i costumi di un mondo ormai lontano, ma ancora
straordinariamente vivo attraverso le testimonianze offerte
IN EDICOLA dai monumenti e dalle cronache degli autori del tempo
STORIA • LA METALLURGIA

ISTRUZIONI
PER L’USO
GIOIELLI, MONETE, ATTREZZI, PENTOLE, ARMI... L’ELENCO DEI
MANUFATTI CHE SI POTEVANO RICAVARE DAI METALLI È INFINITO
E LA SCELTA DELLE DIVERSE TRASFORMAZIONI VENNE DETTATA
DALLE CARATTERISTICHE DI OGNI SINGOLA MATERIA PRIMA
di Flavio Russo

I l viaggio che abbiamo fin qui


condotto alla scoperta dei «ma-
gnifici sette» – oro, argento,
rame, stagno, piombo, mercurio
e ferro – si conclude ripercor-
zandone il peso, pari a circa 8
grammi, una misura che si ridusse
progressivamente, fino a quando,
nel IV secolo, cessò la produ-
zione del pezzo.
rendo quelli che, fino alle
soglie del Medioevo, furono ESORDIO
i loro utilizzi principali. IN ORIENTE
L’oro, che tanto ricordava il L’esordio dell’argento se-
sole, trovò nell’oreficeria la guí di poco quello dell’o-
sua destinazione elettiva. ro, tanto che in tombe su-
In Egitto, già dal III mil- mere degli inizi del III
lennio a.C., la sua lavora- millennio a.C. se ne sono
zione raggiunse vette di rinvenuti alcuni pregiati va-
raffinatezza eccezionali, gra- si. Il prezioso metallo, perlo-
zie all’ampia disponibilità dei piú mischiato al piombo nella
limitrofi giacimenti auriferi. As- galena, richiedeva per l’estrazio-
surto ad attributo divino, finí per ne un ingegnoso processo fusorio,
circondare il faraone, tanto piú che, la coppellazione, indispensabile per
grazie alla sua estrema malleabilità, entrambi i suoi due impieghi fon-
permetteva di rivestire con esili la- damentali: l’oggettistica tesaurizza-
mine manufatti lignei e interi am- Dritto di un multiplo in oro avente un bile e la monetazione. Quest’ultima,
bienti residenziali, nonché le cuspi- valore pari a quello di quattro aurei, sostanzialmente coeva a quella au-
di di obelischi e piramidi. da Pompei. 2 d.C. Napoli, Museo rea, ma di gran lunga piú rilevante,
La rarità del metallo, a fronte di una Archeologico Nazionale. ha goduto ampia adozione in tutti
crescente e universale richiesta, fece gli Stati, fino ai nostri giorni.
ben presto dell’oro una sorta di e titolo da una particolare immagi- Apice qualitativo e quantitativo,
controvalore negli scambi, semplifi- ne che su si essi veniva impressa. con il 99% di purezza, fu la tetra-
cando l’arcaico baratto. Comparve A Roma, dopo emissioni episodi- dracma ateniese, coniata nel V seco-
cosí la prima monetazione aurea, che durante le guerre puniche, la lo a.C., grazie alla rilevante produ-
avvenuta verosimilmente in Lidia monetazione aurea si ebbe con zione delle miniere del Laurio.
fra il 643 e il 630 a.C., ottenuta con Giulio Cesare, forse dal 49 a.C. Il Presso i Romani, a partire dal 270
piccoli frammenti garantiti per peso dittatore coniò l’aureo standardiz- a.C., con l’argento di discreta pu-

78 a r c h e o
Maschera funeraria rivestita di lamine d’oro del faraone Amenemope. XXI dinastia, 991-984 a.C. Il Cairo, Museo Egizio.

a r c h e o 79
STORIA • LA METALLURGIA

rezza estratto nelle miniere sarde e di armi da taglio e la presenza di


spagnole venne coniato il denarius, un’ascia in rame tra gli oggetti che
che presto assurse a moneta univer- facevano parte dello strumentario
sale, perdendo tuttavia con il tra- dell’uomo del Similaun (3200 a.C.)
scorrere del tempo molto del titolo non contraddice l’assunto, poiché,
originario, fino a dimezzarsi sotto in quel caso, si tratta piuttosto di un
Settimio Severo. utensile funzionante per percussio-
I primi impieghi sistematici del ra- ne. Sebbene dopo una prolungata
me sembrano risalire al III millen- martellatura a freddo il rame indu-
nio a.C., come proverebbe un tubo risca, non per questo il filo di even-
per il trasporto dell’acqua rinvenuto tuali lame di rame si mantiene, con-
ad Abusir, in Egitto, e risalente al sentendone perciò l’impiego sol-
2750 a.C. La sua eccessiva tenerezza tanto come armi da punta. Non
ne frenò l’utilizzo per la produzione mancò fra gli utilizzi del metallo
rosso una sporadica monetazione,
In basso: moneta in argento coniata presto sostituita dal conio in bronzo.
dopo la sottomissione del regno
nabateo (106 d.C.). 112-117 d.C. IDEALE IN CUCINA
Al dritto, l’imperatore Traiano; al Abbastanza malleabile e duttile, esso
rovescio, un cammello battriano, venne lavorato per martellatura – e
animale scelto come simbolo dei continua a esserlo in produzioni
territori orientali annessi da Roma. ornamentali –, ricavandone broc-
che, paioli, caldaie, nonché rivesti-
mento di contenitori lignei. Del
resto, la cottura dei cibi in stoviglie
di rame risulta la migliore, poiché
in esse il calore si distribuisce in
maniera omogenea all’interno
e non soltanto sul fondo. Ma
l’utilizzo prioritario e piú
consistente del rame, sin qua-
si dalla sua comparsa, fu la
formazione, in lega con lo sta-
gno, del bronzo.
I vantaggi di tale lega rispetto al
rame puro andavano dalla minore
temperatura di fusione alla superiore che da fuoco, che abbracciò un oriz-
resistenza meccanica, dalla passiva- zonte di circa mezzo millennio.
zione alla colabilità in matrici chiuse
per la sua fluidità. Una peculiarità, QUEI FOGLI LUCCICANTI...
quest’ultima, che venne presto uti- Per i lettori piú anziani, lo stagno
lizzata in ambito artistico per il era la sottile lamina che avvolgeva
getto di statue e, in campo arti- gli alimenti piú deperibili: l’onni-
gianale, per la produzione di presente stagnola, ormai sostituita
rostri navali e di ottime pano- dalla similare di alluminio. Per i
plie, poi soppiantate da quelle Romani, invece, lo stannum fu il
in ferro, inferiori per costo, ma legante del rame, ideale per le salda-
anche per prestazioni. Nella ture (che peraltro ancora oggi carat-
storia, evento unico, si ebbero terizzano i circuiti elettronici). Ra-
due età del Bronzo quale metal- ramente presente in natura con il
lo strategico: la prima, nell’anti- rame, lo stagno attivò un circuito
chità, protrattasi per alcuni millen- commerciale nel quale primeggia-
ni, e la seconda, a partire dal Rina- rono i Fenici, che lo trassero dalla
scimento, per la produzione di boc- Gran Bretagna. Per la forte somi-

80 a r c h e o
tazione, come avvenne in area assira
agli inizi del I millennio a.C. Ma fu
presso i Romani, dall’età repubbli-
cana in poi, che la richiesta di piom-
bo fece registrare un’autentica im-
pennata, facendone il metallo
dell’impero. Con lastre di piombo
s’impermeabilizzavano le coperture
e si proteggevano le carene dalle
teredini xilofaghe e delle alghe; con
piccole colate si cementavano le

A sinistra: panoplia greco-italica,


composta da vari manufatti in bronzo:
elmo calcidico (V-IV sec. a.C.); corazza
decorata, sulla fronte e sul retro, da
tre dischi (IV sec. a.C.) e di cui si
conserva anche uno degli elementi
laterali; schinieri (V sec. a.C.).
Già Collezione Axel Guttmann.
In basso: un lattoniere modella un
foglio di stagno sull’incudine, da Book
of English Trades, and Library of the
Useful Arts. Londra, 1818.

glianza con il piombo, i Romani lo assunta al momento della fusione, è


distinsero solo per la colorazione piú quello di un metallo grigio, pesante
chiara, incrementandone anch’essi e tenero. I suoi impieghi furono
l’importazione da oltre Manica. inizialmente marginali, limitandosi
L’utilità metallurgica dello stagno si alla produzione di proiettili per
esaurí sostanzialmente nella produ- fionda, ghiande-missile o, piú preci-
zione del bronzo e in epoca piú re- samente, glandes plumbeae; sporadico,
cente nella sporadica stagnatura dei invece, fu l’utilizzo in sostituzione
recipienti di rame per impedirne del prezioso argento.
l’ossidazione, rivestendoli di un sot-
tile strato interno, come si scorge in CONTRO LA CORROSIONE
alcuni reperti pompeiani. Per otte- Ciononostante, esso rivelò presto la
nerla, si scaldavano le stoviglie alla sue peculiarità: immune alla corro-
temperatura di fusione dello stagno, sione di qualsiasi origine e di ecce-
che, strofinatovi al loro interno, vi zionale malleabilità grazie al bassissi-
formava una pellicola argentea. mo punto di fusione, finí per sugge-
L’aspetto con cui si presenta il rire vaste adozioni dall’edilizia alla
piombo, dopo l’effimera lucentezza cantieristica navale, tra cui la mone-

a r c h e o 81
STORIA • LA METALLURGIA

In alto: una delle Navi di Nemi dopo il


recupero. 1928. Lo scafo conservava il
rivestimento in piombo della carena.
A destra: un cristallo di cinabro,
minerale che in natura contiene le
maggiori quantità di mercurio.

grappe per la giunzione dei blocchi


di pietra, e, soprattutto, con sue la-
miere si ottenevano tubature idriche
di vari diametri, basilari per le reti
urbane. La loro bassa pressione di
esercizio permetteva al calcio di-
sciolto dall’acqua di formare, in po-
co tempo, un rivestimento interno
ai tubi, riducendo i rischi di saturni-
smo per gli utenti.

LINGOTTI
IN FONDO AL MARE
Col piombo si costruirono anche le
pompe a doppio stantuffo con le
quali si sollevava l’acqua dai pozzi,
come pure i serbatoi per l’acqua po-
tabile. Un’idea sull’entità del suo
impiego è data dalla presenza nel

82 a r c h e o
Mediterraneo di ben 45 relitti di maggiori sovrani, tra cui il faraone no al 1250 a.C., le panoplie sono
navi con a bordo lingotti di piombo, Tutankhamon. Una piú diffusa pre- ancora di bronzo e il ferro, in mas-
perlopiú di provenienza iberica. senza di oggetti di ferro si riscontra selli grezzi, è utilizzato per commer-
Piccole quantità di mercurio sono nello stesso periodo in Mesopota- ciare. Compare, infatti, fra i premi
state rinvenute in tombe egizie del- mia, ma sempre con prezzo altissi- riservati ai vincitori dei giochi fune-
la metà del II millennio a.C., prove- mo. Nell’Iliade, ambientata nell’ulti- bri indetti da Achille in onore di
nienti forse dall’India, dove lo si mo anno della guerra di Troia, intor- Patroclo, cosí rievocati nel poema:
reputava utile per accrescere la lon- «Pose quindi in lizza il Pelide un mas-
gevità. La sua notevole fluidità sem- so di metallo grezzo, / che un tempo
brava ricordare la supposta agilità di usava scagliare la grande forza d’Eetio-
Mercurio e perciò i Romani deci- ne; / ma poi l’ammazzò Achille divino
sero di chiamarlo come il dio, in dal piede veloce, / e si portò sulle navi
alternativa alla denominazione gre- il masso insieme alle altre ricchezze. /
ca di Hydrargyros, «argento liquido». S’alzò in piedi e parlò tra gli Argivi. /
Estraendosi dal rosso cinabro, venne “Fatevi avanti voi altri che questa gara
utilizzato dagli Etruschi per ricavar- volete affrontare! / Se anche molto lon-
ne un vivido colorante vermiglio. tano stanno i suoi fertili campi, / ne
Ottenuto puro, trovò impiego nella potrà consumare anche per cinque anni
concia delle pelli e, piú tardi, in ri- interi: / non gli andranno in città per
levanti quantità nelle estrazioni au- mancanza d’acciaio / il contadino o il
rifere. Il mercurio, infatti, si combi- pastore, avrà bene da dargliene”».
na con molti metalli, fra i quali (Iliade, traduzione di Giovanni
l’oro, formando particolarissime Cerri, XXIII, 826-835).
leghe (amalgami), il cui stato di
aggregazione oscilla fra liquido e È perciò plausibile ipotizzare che
solido in funzione del diverso l’età del Ferro in Egitto abbia avu-
titolo dei componenti. L’amal- to inizio intorno al 1300 a.C.
gama d’oro, ottenuto trattan- estendendosi all’intero Mediterra-
do il minerale aurifero tritato, neo tre secoli dopo. L’accumular-
ha consistenza pastosa: fatto si delle esperienze fusorie portò
scorrere sopra scivoli di rame, si alla costruzione di forni in grado
separa dalla ganga litoide, ade- di liquefare, sia pur parzialmente,
rendovi con il solo amalgama. il minerale ferroso. Tuttavia, il
Quest’ultimo, raschiato e riscal- metallo che in qualche modo co-
dato, perde per evaporizzazione il lava da quei rudimentali forni
mercurio, lasciandovi l’oro puro: non era ancora ferro, ma una mas-
si tratta di una tecnica altamente sa spugnosa che solo la prolungata
inquinante, che viene purtrop- battitura a caldo trasformava in
po ancora utilizzata in varie ferro dolce, la cui durezza risulta-
parti del mondo. va inferiore a quella del bronzo.
Solo con l’affermarsi di com-
IL PIÚ DIFFUSO plesse procedure siderurgiche
Gli impieghi e gli utilizzi del fer- si riuscí ad avere un ferro ab-
ro sin dall’antichità furono cosí nu- Pugnale in ferro bastanza duro, tale da poter
merosi e duraturi da renderne quasi con il suo fodero. essere impiegato sia nella fabbri-
superflua la rievocazione. Indizi ar- Età tardo-antica. cazione di lame e di corazze che di
cheologici lo certificano lavorato, Lubiana, Museo utensili. I gladi romani, in ogni caso,
sporadicamente e per piccole quan- Nazionale della restarono sempre facilmente piega-
tità, intorno al III millennio a.C. Slovenia. bili per cui s’imposero esclusiva-
Quanto fosse raro lo testimonia il mente come armi da punta per il
prezzo stimato ancora alla metà del combattimento ravvicinato.
millennio successivo, pari al quintu- (4 – fine; le puntate precedenti sono
plo dell’oro. Preziose lame in ferro state pubblicate nei nn. 383, 384 e
costituirono cosí la dotazione dei 386, gennaio, febbraio e aprile 2017)

a r c h e o 83
SPECIALE • SPARTACO
SPARTACO
UNA STORIA DI
SCHIAVI E PADRONI
QUELLO DI ROMA ANTICA FU IL PIÚ GRANDE SISTEMA
SCHIAVISTICO CHE LA STORIA ABBIA MAI CONOSCIUTO.
UN’INTERA ECONOMIA ERA BASATA SULLO SFRUTTAMENTO DI
UNA «MERCE» CARA E REDDITIZIA QUANTO DEPERIBILE:
L’ESSERE UMANO. STIME RECENTI HANNO CALCOLATO
LA PRESENZA TRA I 6 E I 10 MILIONI DI SCHIAVI SU UNA
POPOLAZIONE DI 50/60 MILIONI DI INDIVIDUI. NEL 73 A.C.,
UN ESERCITO DI SCHIAVI, ESASPERATI DALLE CONDIZIONI
DISUMANE IN CUI ERANO TENUTI A VIVERE, SI RIBELLARONO,
CAPEGGIATI DA UN GLADIATORE TRACE. MA QUALI FURONO I
REALI EFFETTI DELLA RIVOLTA? ED È CORRETTO RICONOSCERE IN
SPARTACO IL LEGITTIMO RAPPRESENTANTE DEL «PROLETARIATO
DELL’ANTICHITÀ», COME AVEVA SOSTENUTO MARX?
di Orietta Rossini

Tutti gli oggetti e le opere d’arte


riprodotti nell’articolo sono
attualmente esposti nella mostra
L’ esibizione dei 6000 schiavi crocefissi
lungo la via Appia – circa uno ogni
trenta metri, calcolando la distanza tra
Roma e Capua – chiude nel modo piú tragico
la stagione delle grandi rivolte servili che in-
«Spartaco. Schiavi e padroni a Roma», sanguinarono l’Italia tra la metà del II secolo e
allestita presso il Museo dell’Ara il 71 a.C., anno della sconfitta dell’esercito di
Pacis di Roma. Spartaco. Quei 6000 erano l’ultimo contin-
gente delle moltitudini di schiavi che si ribel-
Plauto mugnaio, olio su tela di Camillo larono all’oppressione esercitata dai Romani
Miola. 1864. Napoli, Museo civico di nell’età della conquista, quando il bottino di
Castel Nuovo. L’opera allude alla guerra era fatto non solo di oro e di ricchezze,
notizia, riportata da Aulo Gellio, ma soprattutto di schiavi, e quando gli eserciti
secondo la quale Plauto, forse per di Roma avanzavano in tutte le direzioni, se-
debiti di gioco, fu costretto a lavorare guiti come da avvoltoi dai venaliciari, o mango-
come schiavo presso un mugnaio. nes, come erano detti i mercanti di schiavi.

a r c h e o 85
SPECIALE • SPARTACO

A sinistra: rilievo proletariato, la coscienza di classe – almeno


con Germano nel senso da noi dato a questa espressione –
prigioniero. non faceva parte del bagaglio culturale degli
Fine del I-inizi schiavi in rivolta, né la visione di un mondo
del II sec. d.C. piú giusto fu mai la molla esplicita – seppure
Bacoli, Museo umanamente presente – della loro ribellione.
Archeologico dei
Campi Flegrei. IL COLLANTE ETNICO
Nella pagina Piuttosto vanno riconosciuti alla base delle
accanto: guerre servili altri fattori, non meno moti-
Spartaco, statua vanti: la crudeltà del trattamento riservato agli
in marmo di Denis schiavi dai proprietari terrieri che marchiava-
Foyatier. 1830. no, incatenavano e affamavano le masse servi-
Parigi, Museo li sfruttate nel lavoro dei campi e nella pasto-
del Louvre. rizia; il forte collante etnico dei rivoltosi –
In basso: gruppo soprattutto Siriani e Cilici in Sicilia, quindi
raffigurante la Traci e Galli nella guerra mossa da Spartaco
bollitura del – che trasformava l’odio degli oppressi in
maiale. Metà «resistenza» armata contro gli oppressori; la
del I sec. d.C. componente religiosa chiamata in causa dai
Napoli, Museo capi delle rivolte – tutti indovini, visionari ed
Archeologico esperti di astrologia – per motivare una ribel-
Nazionale. lione che, in assenza di un’ideologia, veniva

Queste ribellioni si ripeterono per tre gene-


razioni e coinvolsero, stando alle fonti,
200 000 uomini in Sicilia tra il 135 e il 132
a.C.; forse altri 100 000 tra il 104 e il 101
a.C., durante la seconda guerra servile sicilia-
na e, da ultimo, 120 000, arruolati – non
solo schiavi, a quanto sembra, ma anche po-
veri ed emarginati di ogni specie – tra le file
di Spartaco. Vengono definite guerre servili,
ma l’abolizione della schiavitú non fu mai lo
scopo di queste rivolte. Quando Euno, lo
schiavo siriano a capo della prima grande
rivolta, conquistò gran parte della Sicilia e la
tenne per quattro anni sotto il suo dominio,
fondò un regno sul modello delle monarchie
ellenistiche, si dichiarò re con il nome di
Antioco e batté moneta con la sua effigie,
riproducendo, capovolta, la situazione di par-
tenza, i vecchi padroni diventati schiavi.
Ugualmente, durante la seconda rivolta sici-
liana, lo schiavo Salvio, acclamato re con il
nome di Trifone, amministrava giustizia nel
foro vestito come un magistrato romano, con
toga pretesta e laticlavio, facendosi precedere
da littori recanti i fasci, vecchi simboli del
nuovo potere (Diodoro Siculo, Biblioteca Hi-
storica, XXXVI 2, 3-6 ).
Per quanto Marx, Lenin e Rosa Luxemburg
abbiano trasformato Spartaco in un eroe del

86 a r c h e o
LO SCHIAVO VENUTO DALLA TRACIA

N el settembre del 44 a.C., Cicerone si scagliava contro Marco


Antonio, definendolo «un sicario, un ladrone, uno Spartaco!».
Voleva che il suo avversario fosse dichiarato hostis, nemico della
repubblica: lo paragonava perciò a colui che, dopo trent’anni, veniva
ancora avvertito come un’ombra inquietante e il nemico pubblico per
antonomasia di Roma.
Spartaco era nato in Tracia, oggi Bulgaria e Turchia europea,
forse da una tribú nomade. Aveva militato da libero tra le file
dell’esercito romano ed era stato poi asservito, sembra per
una condanna ingiusta, e venduto a Roma come gladiatore.
La sua prestanza fisica, ricordata da varie fonti, è
confermata dal fatto che nell’arena combatteva come
murmillo, un peso massimo con armatura pesante. Ma il suo
valore non stava solo nella sua forza. Sallustio, che aveva
quattordici anni quando Spartaco percorreva l’Italia, lo definisce
«uomo notevole per doti fisiche e morali»; Plutarco gli riconosce non
solo forza e coraggio, ma anche intelligenza e una raffinatezza d’animo
che lo avvicinava a un Greco piú che a un Trace.
La fuga di Spartaco e di circa settanta gladiatori dalla scuola di Capua
– la piú grande esistente, quando ancora gli spettacoli gladiatori non
erano cosí frequenti nel mondo romano – venne dapprima
sottovalutata dal Senato, che gli inviò contro, in successione, due
contingenti guidati da pretori e quindi due eserciti consolari.
Spartaco li sbaragliò, potendo contare su decine di migliaia di
schiavi fuggiaschi e anche di disperati di condizione libera, che egli
aveva trasformato in un esercito. Ci vollero dieci legioni al comando
di Crasso – piú di quelle impiegate da Cesare in Gallia – per domare
la rivolta di Spartaco, che cadde combattendo «come un generale
romano», come scrisse Appiano rendendogli l’onore delle armi.
La storiografia moderna si è a lungo interrogata sui motivi che
spinsero Spartaco prima a rinunciare alla marcia su Roma, vicina e
«atterrita» come ai tempi di Annibale; quindi a tornare sui suoi passi,
nell’estremo Sud della Penisola, dove sarebbe stato assediato e
sconfitto. Appiano lascia intendere qualcosa quando scrive che
Spartaco si giudicò impreparato all’impresa, perché non
sufficientemente armato e perché «nessuna città si era unita a lui»:
sapeva di non essere riuscito ad allargare la base politica e sociale
della rivolta, condizione necessaria ad affrontare Roma e farla
scendere a patti. Sulle sue motivazioni profonde, invece, rimangono
in piedi due ipotesi. Quella avallata dagli stessi storici romani,
secondo i quali quello di Spartaco rimane un esercito di fugitivi, che
cercò di liberarsi dal giogo della schiavitú, senza perseguire scopi
diversi o piú alti; e quella, recentemente sostenuta da Aldo Schiavone,
secondo la quale Spartaco cercò di trasformare una rivolta di schiavi
in una rivolta antiromana, allargando la frattura, già aperta, tra Roma e
le comunità italiche, in un momento in cui le legioni romane erano
impegnate a combattere Sertorio in Spagna e Mitridate in Grecia.
Il corpo di Spartaco non venne mai ritrovato. Seimila dei suoi compagni,
sopravvissuti all’ultima battaglia, vennero crocefissi lungo la via
Appia, da Roma a Capua, perché quello spettacolo fosse di
monito agli schiavi a venire.

a r c h e o 87
SPECIALE • SPARTACO

consacrata per via religiosa da un dio; infine


quel naturale istinto che spinge gli uomini, di UNA PENA DISONOREVOLE
fronte alla mancanza di prospettive, ad assu- La crocifissione era la condanna capitale
mere il rischio della libertà. piú dolorosa e infamante e conobbe a Roma
Oggi la cultura che si definisce democratica la sua piú vasta applicazione. Era riservata
e liberale riconosce la legittimità di quelle ai criminali piú pericolosi, come i ribelli, i
rivolte: furono pensatori e filosofi come traditori, i prigionieri di guerra o gli schiavi
Montesquieu e Voltaire a dichiarare per primi fuggitivi. Il supplizio era spesso preceduto
quella di Spartaco «una guerra giusta», e anzi, da una processione punitiva, durante la
come ribadí Voltaire con puntualità condivi- quale il condannato doveva portare sulle
sibile, «la sola guerra giusta» mai combattuta. spalle il patibulum, una trave lignea che
Ma ci si può anche chiedere se queste lotte veniva poi utilizzata come elemento
furono di qualche utilità alla causa degli schia- orizzontale della croce.
vi, se il sangue versato a fiumi e la sofferenza
dei vinti portarono qualche risultato nel trat-
tamento riservato dai Romani ai loro schiavi. piccolo patrimonio che lo schiavo poteva far
Si tratta di una domanda difficile, con una fruttare, a volte in maniera molto consistente,
risposta non univoca. fino all’acquisto del riscatto e al raggiungi-
mento della ricchezza; l’esercizio da parte di
TRATTAMENTI DIFFERENZIATI schiavi di professioni che oggi definiremmo
Fermo restando che la schiavitú restò fino alla «borghesi» come quelle del medico, dell’archi-
fine un elemento strutturale dell’economia tetto, del retore, del filosofo, del letterato, del
romana – quello che Marx chiamò «il modo pedagogo, del geometra, dell’agrario, del ban-
di produzione schiavistico» – se guardiamo chiere, dell’armatore navale, del commerciante
alla storia successiva a Spartaco, si dovrà am- all’ingrosso… tutto questo costituí all’interno
mettere che un mutamento va registrato, e che del sistema schiavistico romano – peraltro rigi-
la condizione degli schiavi romani prima e do, severo e per certi aspetti spietato – una
dopo Spartaco non appare identica. Tuttavia, sorta di «ascensore sociale» e una forma di
prima di parlare di un «miglioramento» vanno meritocrazia che senza dubbio finirono per
poste alcune premesse: la condizione degli premiare lo schiavo fortunato e talentuoso.
schiavi in età imperiale fu estremamente varia Ma quello che piú evidentemente varia a
e spazia dal persistere dell’inferno degli schia- partire dalla tarda repubblica è la mentalità dei
vi relegati in miniera, nelle cave, alle macine padroni, almeno di quelli illuminati, di cui ci
dei mulini o alle lavorazioni tossiche (come resta testimonianza nella letteratura e nel di-
quelle tessili che impiegavano zolfo e acidi); ritto. Molti indizi ci inducono a crederlo, per
per arrivare ai privilegi di cui godettero i servi esempio il tono usato dagli agronomi – tutti Campo scellerato.
Caesaris, gli schiavi alle dirette dipendenze grandi proprietari terrieri e rappresentanti del Un’esecuzione
della casa imperiale, che in quanto tali poteva- ceto dominante – nel descrivere la vita delle durante il periodo
no godere di grandi ricchezze ed esercitare famiglie servili da essi impiegate in agricoltu- romano imperiale.
notevole potere. All’interno di questo spettro ra. Si parte da Catone, lo stesso che nel 146 Schiavi
amplissimo, ogni mutamento riguardò dun- a.C. perorò la distruzione di Cartagine, che crocefissi, olio su
que una determinata categoria di schiavi e mai teneva in catene i suoi schiavi secondo un’u- tela di Fyodor
il genere in quanto tale. sanza diffusa ai suoi tempi, li nutriva quel Andreevich
Ciò premesso, è indubbio che il sistema della tanto che bastava alla sussistenza (Catone, De Bronnikov. 1878.
schiavitú conobbe in età tardo repubblicana e agricultura, 56-58) e persino chiedeva un prez- Mosca, Galleria
imperiale l’uso sistematico di una serie di mec- zo ai maschi che volessero unirsi in concubi- Tretyakov.
canismi di riscatto, largamente impiegati, che nato alle sue schiave femmine (Plutarco, Cato
rendono il sistema romano un unicum nella Maior, 21, 3); per arrivare due secoli dopo a
storia occidentale. I fatti sono noti e vanno Columella, il quale, pur continuando a con-
solo ricordati: la frequenza con cui viene con- templare le catene come mezzo di punizione
cessa la manumissio, l’affrancamento dello schia- e correzione degli schiavi indocili, pure si
vo, e con la libertà anche i diritti (non tutti per preoccupava che le prigioni sotterranee fos-
la prima generazione) connessi alla cittadinan- sero «per quanto possibile salubri» (De re rustica,
za romana; la concessione di un peculium, un I,6,3), che i sorveglianti fossero severi, ma

88 a r c h e o
non crudeli e consigliava ai padroni di intrat- nia calabrese di Thurii/Copia, teatro della
tenersi amichevolmente con i loro schiavi rivolta spartachista) che gli era stato lanciato
migliori, chiedendo loro consiglio e motivan- contro come un insulto da Antonio. Un filo
doli nel loro lavoro (De re rustica, I, 8,15). sottile ma resistente legava dunque il futuro
imperatore a Spartaco. Forse memore delle
LE SCELTE DI AUGUSTO tradizioni familiari, lo stesso Augusto raccon-
Un capitolo a parte costituisce l’azione di ta nelle Res Gestae di aver vinto contro Sesto
Augusto e della sua legislazione: l’ambiguità Pompeo una guerra che definisce «servile»,
che caratterizza la sua politica si riflette an- probabilmente per il gran numero di schiavi
che in ambito servile. Va innanzitutto ricor- schierati nell’esercito del figlio di Pompeo
dato che il princeps era figlio naturale di quel Magno: almeno 30 000 secondo Augusto,
Gaio Ottavio che, recandosi come magistra- che li avrebbe fatti prigionieri e restituiti ai
to in Macedonia, pochi mesi prima di lascia- padroni «per la giusta punizione» (ad supplicium
re orfano il piccolo Ottaviano, aveva finito di sumendum: la crocefissione, dobbiamo inten-
reprimere le comunità dei sopravvissuti delle dere; Res Gestae, 25). Con tali credenziali
rivolte di Spartaco e Catilina riunitesi in alle spalle e con un paio di leggi che regola-
Calabria. Un’eredità morale di cui il futuro mentano la manomissione degli schiavi ema-
Augusto andrà fiero, tanto da rivendicare con nate a distanza di sei anni nel 2 a.C. e nel 4
orgoglio l’appellativo di Thurinus (dalla colo- d.C. (non per diminuire il numero degli

a r c h e o 89
SPECIALE • SPARTACO

90 a r c h e o
schiavi liberati, come in genere si scrive, ma Nella pagina
per diminuire il numero di quanti, dopo la accanto: vaso
liberazione, potevano assumere la cittadinan- per profumi in
za romana), pure Augusto volle lasciare di sé bronzo in forma di
l’immagine di un dominus moderato e bene- testa di schiavo. APPARTENGO
volo nei confronti degli schiavi, sostanzial- II-III sec. d.C. A SCHOLASTICUS
mente l’immagine tramandata da Seneca e Parigi, Museo Su questo collare di schiavo, rinvenuto a
Dione che raccontano l’episodio famoso di del Louvre. Roma nel 1892, nel corso di scavi condotti
Augusto che salva la vita di un giovane schia- In basso: nell’area di piazza Cairoli, si legge
vo, reo di aver mandato in frantumi una statuetta in un’iscrizione che indica il padrone
preziosa suppellettile (Seneca, De ira, III,40; bronzo dell’uomo (Scholasticus) e il luogo dove
Cassio Dione, LIV, 23,1-4). raffigurante un avrebbe dovuto essere ricondotto in caso
Ma Augusto è soprattutto colui che, con sot- giovane nero. di fuga (domo pulverata). V sec. d.C.
tile decisione, affiderà proprio agli schiavi che II-III sec. d.C. Roma, Antiquarium comunale.
vivono sotto lo stesso tetto del padrone la si- Parigi, Museo
curezza fisica del dominus. Ciò avviene con il del Louvre.
senatus Consultum Silanianum de servis, appro- ti a vicenda. Si tratta di una misura legale la cui
vato nel 10 d.C., quando il principe è ormai efficacia e il cui cinismo si rivelò appieno
prossimo alla fine. Con esso si prescrive che, in sotto il regno di Nerone, nel 61 d.C., quando
caso di morte violenta del padrone o in circo- 400 schiavi, tra cui molte donne e bambini,
stanze non chiare, tutti gli schiavi conviventi saranno messi a morte a seguito dell’assassinio
dovranno essere interrogati, torturati ed even- del praefectus Urbi, Pedanio Secondo, per mano
tualmente messi a morte prima dell’apertura di un suo schiavo domestico.
della successione del morto (che poteva con- È dunque dopo Augusto – quando la pace da
tenere clausole di liberazione). Ciò rendeva lui imposta e la filosofia stoica da lui favorita
l’intera famiglia degli schiavi domestici re- inducono pensieri universalistici e favorisco-
sponsabile della vita del padrone, inserendo il no costumi piú moderati – che la legislazione
sospetto tra i servi, che si sarebbero controlla- lascia trasparire un sentire piú umano e for-
nisce qualche minima tutela alla persona
dello schiavo: una lex Petronia d’incerta data-
zione proibiva ai padroni di vendere i propri
schiavi per la lotta con le fiere; sotto Claudio,
si proibiva ai padroni di abbandonare gli
schiavi ammalati, i quali, se guarivano, diven-
tavano liberi; venne punita l’uccisione di uno
schiavo altrui e quindi sanzionata, sotto An-
tonino Pio, anche l’uccisione del proprio
schiavo (Gaius, I, 53) e, secondo un altro re-
scritto antoniniano, gli schiavi che – per sfug-
gire a un padrone che incrudeliva – si fossero
rifugiati presso la statua di un imperatore,
dovevano essere dal padrone stesso venduti.
Fu tutto questo dovuto anche all’esempio
della «guerra giusta» condotta da Spartaco?
Certamente il ricordo delle guerre servili ri-
mase a lungo nella memoria romana. E forse
il solo Annibale può contendere a Spartaco il
titolo di principale nemico di Roma , nonché
il terrore diffuso tra i Romani. La risposta
rimane tuttavia incerta. Sta di fatto che oggi
riconosciamo a Spartaco e ai suoi simili il
diritto alla ribellione.
Orietta Rossini

a r c h e o 91
SPECIALE • SPARTACO

LA VITA IN COMUNE al suo servizio un buon numero di


Scriveva Valerio Massimo (I secolo a.C.-I sottoposti, sia fornai e pasticcieri,
secolo d.C.): «Non c’è uomo libero che non che addetti al funzionamento della
possieda almeno uno schiavo, compagno della sua cucina: fornitori di legna, soffiatori
vita, a meno che non sia piombato nella miseria». sul fuoco, lavapiatti, addetti agli ac-
Nelle case della Roma «bene», schiere di quisti. Non mancavano certo i camerie-
servitori svolgevano le mansioni piú dispa- ri (ministratores), ciascuno con specifica
rate, con differenti livelli di specializzazione: mansione: quelli che apparecchiavano la
dal portinaio (ianuarius) al maggiordomo mensa (structores), i tagliatori di porzioni
(atriensis), a coloro che curavano l’ammini- (scissores), gli assaggiatori (praegustatores),
strazione finanziaria della casa (dispensatores), quelli che versavano da bere (a cyatho), infi-
ai tesorieri (arcarii). Nelle cucine c’era il ne coloro che raccoglievano i resti avanzati
cuoco (praeposituscocorum), che poteva avere sul pavimento (analecta).
Il padrone e la padrona avevano schiavi che
ne curavano l’aspetto: barbieri (tonsores),
pettinatrici (ornatrices), addetti al guardaro-
ba (ad vestem) o ai gioielli (ab ornamentis);
avevano schiavi che li accompagnavano
durante una passeggiata a piedi (pedisequi) o
che li trasportavano in lettiga (lecticarii). Se
il dominus era una persona di ran-
go, lo accompagnavano schiavi
che gli ricordavano i nomi
delle persone che incontrava
ed eventuali benefici loro
concessi (servus a memoria); se
il dominus aveva figli, erano
presenti schiavi addetti a cre-
scerli e istruirli, come balie e
pedagoghi.
Non meraviglia, quindi, che
si creassero rapporti di affet-
to e intimità tra alcuni
schiavi e i propri padroni.
Ma per i padroni meno
amabili vivere con schiere
di schiavi poteva comporta-
re la necessità di instaurare in
casa un regime di terrore: il
sospetto del tradimento non
poteva essere sopito facilmente.
Lo storico Tacito racconta che,

A sinistra: piccola statua in marmo


bigio morato che ritrae un giovane
schiavo nero, da Afrodisia di Caria (oggi
in Turchia). I-II sec. d.C. Parigi, Museo
del Louvre. La scultura rappresenta
probabilmente un servitore che assiste il
suo padrone nel bagno o alle terme.
A destra: frammento di mosaico raffigurante
uomini intenti a trasportare cibi e utensili
destinati a un banchetto, da Cartagine.
180-190 d.C. Parigi, Museo del Louvre.
SPECIALE • SPARTACO

94 a r c h e o
UNA PUNIZIONE ESEMPLARE
Questa tegola iscritta, rinvenuta in Spagna, dà conto dell’actor avere adibito la ragazza incinta a lavori di
della punizione inflitta da un latifondista, Maximus, a durezza tale da causare la morte del feto, proprietà del
un actor di nome Trofimianus, la cui concubina, padrone, che era stato concepito con tanta fatica. E ciò
Maxima, aveva causato l’aborto di una giovane schiava, fu fatto da Maxima, la concubina di Trofimianus.
che, incinta dello stesso Maximus, aveva fatto Castiga lui e che sia estromesso da tutto. Segna o
ingelosire la donna. Il padrone affida l’incarico allo confini della proprietà dal monte Tances fino ai cippi
schiavo Nigrianus, amministratore del suo terreno: nominali della campagna di Lacipea». III sec. d.C.
«Massimo a Nigriano: ed è stata responsabilità Madrid, Museo Archeologico Nazionale.

nel 61 d.C., morí Pedanio Secondo, prefetto Nella pagina quattrocento schiavi, compresi donne e
urbano, ucciso da un suo schiavo in casa accanto: Orazio in bambini, vennero mandati a morte.
propria. Quando il Senato si riuní per deci- villa, olio su tela
dere se applicare un’antica norma che in di Camillo Miola. GLI SCHIAVI
casi simili prevedeva la tortura e la morte 1877. Napoli, NELL’AGRICOLTURA
dell’intera familia servile, il giurista Cassio Museo di L’idea di una riforma a favore dei piccoli pro-
Longino sostenne la necessità di infliggere la Capodimonte. Nel prietari agricoli – idea che costò la vita a lui e
pena a tutti i 400 schiavi della vittima: come fondo sabino del a suo fratello Caio – venne a Tiberio Gracco
avrebbero potuto, i padroni romani, dormire poeta lavoravano mentre traversava l’Etruria per imbarcarsi ver-
sonni tranquilli, se tanti schiavi non erano otto schiavi so la Spagna.Tiberio rifletteva sulla solitudine
stati sufficienti a proteggere la vita di un sorvegliati da un di quelle terre, un tempo popolate da conta-
prefetto urbano? Il Senato si convinse e i vilicus. dini liberi, e ora ridotte a latifondo dalla rapa-

a r c h e o 95
SPECIALE • SPARTACO

cità dei grandi proprietari, che usavano «schia- In basso: faccia SCHIAVITÚ FEMMINILE E
vi fatti venire da altri paesi» come pastori e posteriore di SFRUTTAMENTO SESSUALE
agricoltori (Plutarco, Tiberio Gracco, 8). Il passo uno specchio in «Prehende servam: cum voles, uti licet»
testimonia un fenomeno, già avanzato nella bronzo decorata («Prenditi la schiava come vuoi, come è
seconda metà del II secolo a.C., che avrebbe con una scena tuo diritto»): questo anonimo graffito
continuato a caratterizzare l’agricoltura dell’e- erotica pompeiano chiarisce quello che per un
tà imperiale: l’affermarsi della coltivazione ambientata in dominus romano doveva essere normale:
specializzata e finalizzata al grande mercato, una casa la schiava è a tutti gli effetti un oggetto
praticata dai latifondisti grazie all’abbondanza privata, di proprietà del padrone e doveva esse-
di manodopera servile che le guerre di con- da Roma re a sua disposizione quando ne avesse
quista avevano fornito a basso prezzo. (Esquilino). Fine voglia. Il padrone utilizzava le proprie
Quello combattuto da Tiberio Gracco era il del I sec. d.C. schiave come un bene su cui investire,
sistema detto della villa rustica, una realtà testi- Roma, per esempio mettendole incinte o favo-
moniata già in tempi molto antichi, che però Antiquarium rendo il loro accoppiamento: attraverso
si era diffuso con l’ampliarsi degli scambi comunale. la nascita di nuovi schiavi accresceva il
commerciali e dei mercati urbani, per i suo capitale. L’investimento poteva
quali la villa produceva soprattutto anche essere sistematico: le schia-
olio, vino e grano. L’attività si ve potevano essere vendute a
incentrava intorno a un vasto un leno, un gestore di «case
edificio, la villa appunto, di- di piacere», che avrebbe
viso in due settori: quello provveduto a gestirle,
residenziale, a uso del oppure lo stesso pa-
dominus e dei suoi ospi- drone poteva deci-
ti, e il settore legato dere di destinare
a l l ’ a t t iv i t à d e g l i alcuni ambienti
schiavi. L’impiego della propria casa
degli schiavi in agri- a questi scopi.
coltura presentava Esistevano edifici
vantaggi evidenti dedicati al mere-
per il dominus: gli tricio, come i lu-
schiavi minimizza- panari, ma esso è
vano i costi di pro- testimoniato an-
duzione, si riprodu- che in altre strut-
cevano tra loro au- ture come le case
mentando il capitale e private dei ricchi, le
non andavano in guerra, osterie, le locande, le
assicurando la continuità terme, le cellae meretri-
produttiva. cae, piccole stanze spesso
Le grandi aziende agricole ap- direttamente su strada. Si
partenevano a famiglie senatoriali trattava di un’attività estre-
ed equestri o alle élite dei municipi e mamente redditizia, se anche il
delle provincie. Questi proprietari, perlopiú potere imperiale volle trarne benefi-
residenti in città, usavano esaltare l’agricoltura cio: sappiamo che, nel 40 d.C., l’impe-
come la fonte di reddito che meglio si confa- ratore Caligola introdusse una tassa
ceva alla propria dignità, anche perché, finiti i sulla prostituzione, anche se non ne
tempi di Cincinnato, non si trattava certo di conosciamo i dettagli.
lavorare la terra con le proprie mani: «Un tem- I luoghi di piacere sono raccontati dal-
po i campi erano coltivati dalle mani degli stessi le scene erotiche rappresentate sulle
generali», scriveva Plinio il Vecchio, «ma al gior- spintriae, dischi di bronzo, della dimen-
no d’oggi il lavoro dei campi è fatto da piedi incate- sione di una moneta, che dovevano
nati, da mani condannate, da facce marchiate (...) e anche possedere un qualche valore, for-
ci meravigliamo che il frutto del lavoro forzato non se corrispondente al numero ordinale
sia lo stesso del lavoro che era un tempo dei condot- su di esse riportato. Si è pensato che
tieri!» (Nat. Hist. XVIII, 4). potessero sostituire le monete per il pa-

96 a r c h e o
1

In questa pagina:
gioielli in oro da
Moregine
(Pompei).
I sec. a.C.-
I sec. d.C.
Pompei,
Soprintendenza.
1. Parte di una
probabile
collana.
2. Armilla a verga
tubolare.
3. Collana con
pendente.
4. Armilla a corpo
con iscrizione
Dom(i)nus
2 ancillae suae. 3

4
IL PADRONE INNAMORATO
Il bracciale da Moregine con la dedica
del padrone alla sua schiava costituisce,
a oggi, un caso assai raro: si conosce,
infatti, un numero molto ristretto di
gioielli che conservino iscrizioni.

gamento nei lupanari o che fossero le


pedine di un gioco, ma non abbiamo
certezze al riguardo.
Le prostitute erano coperte da infamia,
non solo un marchio di disprezzo socia-
le, ma anche un limite legale alla pro-
pria capacità giuridica. Eppure, non
possiamo escludere del tutto che esi-
stessero tra il padrone e le sue schiave
storie di autentica affezione, come nel
caso della schiava di Moregine, che po-
teva sfoggiare un dono prezioso come
il bracciale d’oro serpentiforme, che
riporta l’iscrizione «dominus ancillae
suae»: «il padrone alla sua schiava».

a r c h e o 97
SPECIALE • SPARTACO

PICCOLI SCHIAVI
Schiavo si diveniva in età adulta, se lo voleva
il destino, ma schiavo si poteva anche nascere,
se la propria madre era di condizione servile.
Gli schiavi nati ed educati in casa erano quel-
li piú pronti ad apprendere e questo li rende-
va una forza lavoro importante. Non esisteva
alcuna preoccupazione etica o tutela sociale
per i lavoratori bambini, come del resto non
era considerato scandaloso che un padre di
famiglia, libero, ma di bassa estrazione, facesse
lavorare i propri figli.
Per un padrone, un piccolo schiavo nato in
casa (verna) costituiva un investimento utile:
oltre alla possibilità di formarlo sin da pic-
colo e far sí che apprendesse un mestiere, lo
si poteva crescere nel rispetto delle regole di
casa, in modo da favorire lo stabilirsi di un
legame affettivo solido con il padrone e gli
altri membri liberi della famiglia, diminuen-
do i rischi di ribellioni e danni. Spesso po-
teva accadere che schiavi bambini crescesse-
ro insieme ai loro piccoli padroni, perché
coetanei. Non devono stupire, quindi, le
numerose attestazioni di affetto riservate
dai propri padroni a questi piccoli lavora-
tori nelle iscrizioni funerarie, quando
stroncati da una morte precoce. Non
bisogna dimenticare che alcuni di essi
potevano essere anche figli naturali del
padrone, concepiti da una delle schiave
domestiche. Naturalmente, nascere schiavo e
crescere da schiavo in una casa di città segna-
va una condizione diversa dal nascere schia-
vo, per esempio, in una casa di campagna o
dal nascere schiavo ed essere venduto subito
dopo, come pure poteva accadere.
Le testimonianze archeologiche e le fonti

PER LA CURA DEL CORPO


Vaso da profumi in bronzo in forma di
testa di giovane nero. II-III sec. d.C.
Parigi, Museo del Louvre. La ricorrenza di
contenitori che. come questo, ritraggono
volti riferibili neri è prova della stretta
relazione che, nell’antichità, veniva
percepita fra questi ultimi e il tema
della cura e della pulizia del
corpo, come del resto dimostra,
per esempio, anche la statua di un
inserviente che assiste il padrone
al bagno o alle terme (foto a p. 92).

98 a r c h e o
LA STRADA
LAVORI VERSO LA LIBERTÀ
IN CORSO A Roma gli schiavi potevano coltivare la spe-
Rilievo ranza della libertà. Il diritto prevedeva infatti
raffigurante una procedura di liberazione, ampiamente
varie attività applicata, detta manumissio, con la quale il
edilizie, da dominus rinunciava alla sua potestà (manus)
Terracina. sullo schiavo. Anche in Grecia esisteva la pos-
Roma, Museo sibilità di liberare i propri schiavi, ma nessuna
Nazionale società schiavista, né antica, né moderna, ha
Romano. La mai fatto un ricorso cosí largo e sistematico
scena si alla loro liberazione, come invece avvenne a
riferisce forse Roma. La singolarità del caso romano è ac-
alla costruzione cresciuta dal fatto che gli schiavi liberati, i li-
del porto della berti, a differenza di quanto accadeva in Grecia
città laziale, ma dove un ex schiavo rimaneva socialmente in
l’interpretazione una posizione d’inferiorità, potevano diven-
è dibattuta. tare cittadini romani, acquisendo quasi tutti i
diritti di un civis nato libero, compreso il di-
ritto di voto. I figli dei liberti, poi, potevano
letterarie ci offrono uno spaccato quanto mai accedere alle cariche pubbliche, senza limite
vario dei mestieri che potevano essere eserci- alla propria ascesa sociale. Le ragioni di
tati dagli schiavi bambini, sin dai primissimi questa «liberalità» sono molteplici. Al fon-
anni di vita: da Augurius, schiavetto acrobata do, si può riconoscere ai Romani la con-
vissuto poco piú di due anni, ai bambini uti- sapevolezza delle proprie origini compo-
lizzati nelle miniere, adatti per le loro piccole site: per popolare Roma, Romolo aveva
misure ai cunicoli scavati alla ricerca del pre- accolto persone di ogni livello sociale,
zioso metallo: ne è un esempio il piccolo schiavi compresi. Va inoltre riconosciuta
Quartulus, rappresentato sulla sua stele fu- una capacità di integrazione straordinaria,
neraria con una gerla da miniera. una delle doti romane «vincenti», come
E ancora, all’interno delle ricche case ampiamente riconosciuto.
dell’Urbe, schiavi bambini potevano C’erano poi ragioni di sicurezza e ordine
accompagnare il proprio padrone nei pubblico: schiavi che nutrono una spe-
suoi bagordi notturni, illuminandogli ranza sono senz’altro meno pericolosi
la strada, oppure potevano servire a di schiavi disperati e, dal momento che
tavola o a letto, dove svolgevano il con essi si conviveva – e poiché un pa-
ruolo di amasi, amanti preferiti; drone ricco poteva tenere sotto il suo
fuori dalle case e al servizio della stesso tetto centinaia di schiavi –, la pro-
città, schiavi bambini potevano spettiva della libertà costituiva una garan-
essere utilizzati per pulire la sab- zia di sicurezza, innanzitutto per il padrone.
bia dell’arena dal sangue dopo i Inoltre interessi economici particolari pote-
combattimenti, come testimo- vano convincere il dominus a liberare il pro-
niato da Marziale
Di fatto nessun mestiere era
precluso allo schiavo bambi- VINTO DALLA FATICA
no, che, al pari dell’adulto, Statuetta raffigurante un piccolo schiavo
doveva generare profitto per addormentato, rinvenuta nel 1890 nel letto
il proprio padrone e, solo se- del Tevere, presso il Ponte Palatino.
condariamente e se partico- I-II sec. d.C. Roma, Museo Nazionale
larmente dotato, per se stesso, Romano, Terme di Diocleziano. L’impiego
con l’andare degli anni. Era degli schiavi bambini era del tutto
questa l’unica strada che normale e molto diffuso, per
poteva condurre alla libe- esempio, nelle attività minerarie.
razione.

a r c h e o 99
SPECIALE • SPARTACO

Uno degli schiavi liberati,


con il pileus libertatis

Il patronus, togato e
con la verga (vindicta)

L’altro schiavo liberato,


inginocchiato in segno
di riconoscenza

100 a r c h e o
LA VERGA prio schiavo: uno schiavo liberato, libertus o premiare gli schiavi piú dotati, contribuendo
CHE liberta, rimaneva legato all’ex padrone da di- a realizzare quella che oggi chiameremmo
AFFRANCA versi obblighi e prestazioni d’opera gratuite, «mobilità sociale» e «meritocrazia». Con rica-
Replica di un che lo rendevano un collaboratore fedele e dute positive sulla prosperità e sul buon an-
rilievo in marmo cointeressato all’economia del padrone. Inol- damento dello Stato.
che raffigura tre il dominus che, a fronte di una somma di
una probabile denaro, accordava la manumissio – che da Au- IN CAVA E IN MINIERA
manumissio gusto in poi poteva essere concessa solo a La ricerca dei metalli dentro le viscere della
vindicta (o per schiavi oltre i trent’anni – finiva per recupe- terra era un mestiere riservato agli «ultimi»:
vindictam), uno rare la perdita di valore dello schiavo anziano, criminali, schiavi, prigionieri di guerra o an-
dei tre tipi di meno produttivo. che uomini liberi, di bassa condizione, co-
liberazione C’erano infine ragioni d’interesse comune, stretti a lavorare sottoterra, a volte con l’inte-
dello schiavo. che riguardavano l’intero corpo sociale. L’am- ra famiglia, per sopravvivere. Storici e poeti
Roma, Museo ministrazione statale richiedeva persone vali- della fine dell’età repubblicana e dei primi
della Civiltà de, in grado di sostenere una struttura di go- secoli dell’impero ci raccontano di minatori
Romana verno complessa: gli schiavi imperiali costitu- costretti a lavorare in gallerie e cunicoli alti
(l’originale, ivano un grande serbatoio di professionalità e non piú di 1 m, nei quali non era possibile
databile su di loro l’imperatore poteva contare piú che stare in posizione eretta, illuminati da torce di
alla metà del su liberi di classe senatoria o equestre. Di qui legno resinoso o da lucerne appoggiate in
I sec. a.C., si la loro frequente liberazione a coronamento nicchie ricavate nelle pareti della galleria.
conserva nel di carriera. Una manumissio accordata con L’esaurirsi della loro fioca luce scandiva i tur-
Musèe Royal de larghezza con giudizio finiva dunque per ni di lavoro.
Mariemont, in Lo scavo delle pareti di roccia, in cui si insi-
Belgio). nuavano le vene di metallo, avveniva con
Secondo pochi e semplici strumenti da taglio e il tra-
l’interpretazione sporto del materiale ricavato e dei detriti
corrente, il poteva avvenire a mano o a spalla, all’interno
personaggio di gerle o di sacchi. Non di rado nelle gallerie
sulla destra e nei cunicoli si respiravano miasmi infernali.
sarebbe un Alcuni minatori, forse quelli condannati ad
patronus, che ha metalla, lavoravano incatenati, come dimostra-
appena toccato no le catene rinvenute nei giacimenti spa-
con una verga gnoli. I bambini erano particolarmente adat-
(vindicta) i due ti, per le loro piccole dimensioni, a portare
uomini sulla verso l’imboccatura dei pozzi il frutto della
sinistra e in fatica dei minatori, che poi veniva sollevato
basso, con funi e pulegge.
liberandoli dalla Una vita alla quale era preferibile di gran
condizione lunga la morte, come afferma ancora Diodo-
servile. ro Siculo. Eppure, esistevano anche delle si-
Questi ultimi tuazioni di tutela dei lavoratori in miniera,
starebbero soprattutto se liberi abitanti del luogo in cui
esprimendo la si trovava il giacimento, come testimoniano le
propria eccezionali garanzie richieste al concessiona-
gratitudine, rio privato, che gestiva il giacimento, in favo-
e il fatto che SIMBOLO DI LIBERTÀ re dei lavoratori delle miniere lusitane di Vi-
abbiano per Replica di una bulla aurea globulare di pasca (località nei pressi dell’odierna Aljustrel,
copricapo un epoca romana. Roma, Museo della Civiltà in Portogallo).
pileus libertatis, Romana. Plauto, Cicerone e altri autori Non facile doveva essere anche la vita di chi
simbolo di assegnano a questo oggetto, usato come era impiegato nelle cave. La Roma augustea
libertà, pendente di collana, una funzione sociale stava diventando una città di marmo, degna
rafforzerebbe e pubblica, identificandolo come simbolo del suo ruolo, anche grazie allo sfruttamento
l’identificazione di nascita e discendenza libera. intensivo delle cave toscane da cui si estraeva
della scena. la bianca pietra di Luni (oggi Carrara). Il la-

a r c h e o 101
SPECIALE • SPARTACO

CONTRO LE FUGHE
Catena in ferro, da Huelva (Spagna).
I sec. d.C. Madrid, Museo
Archeologico Nazionale.
Il manufatto era destinato agli
schiavi addetti ad metalla e
doveva impedirne la fuga, ma, al
tempo stesso, per via della
lunghezza e della flessibilità, permettere
che potessero svolgere il proprio lavoro.

voro in cava, cosí come l’arrivo massiccio a


Roma dei marmi semilavorati, significò l’im-
piego di manodopera servile che, anche in
questo caso, era affiancata da liberi di bassa
estrazione e condizione, oltre che da condan- In basso: gerla testimoniati invece i vilici, ugualmente schiavi,
nati ai lavori forzati. per il lavoro in ai quali potevano essere affidate sia la gestione
Schiavi o liberti erano però anche quelli che miniera, da Rio amministrativa, sia quella operativa, come la
dirigevano le imprese estrattive, decidendo le Tinto (Huelva, sorveglianza delle squadre di operai
sorti dei minatori e degli operai di cava: la Spagna).
linea di comando dell’attività estrattiva, infat- I sec. a.C.- GLI SCHIAVI E IL SACRO
ti, soprattutto nell’alto impero, era composta I sec. d.C. Il culto dei Lares domestici, le forze protettri-
da funzionari della burocrazia imperiale, che Madrid, Museo ci della vita familiare, è documentato sin
spesso erano schiavi o liberti: si trattava dei Archeologico dalle fasi piú antiche della storia di Roma.
procuratores metallorum, personale pubblico con Nazionale. Nel larario, lo spazio domestico a essi desti-
potere decisionale e un corrispondente livel- Il contenitore si nato, si offrivano sacrifici e ai Lari erano
lo di ricchezza, che certamente non condivi- compone di consacrati gli eventi salienti della vita familia-
devano la fatica della cava, quanto piuttosto un’ossatura in re, come nascita, morte, matrimonio, partenze
l’agio dei propri padroni. Nelle cave sono legno di quercia e e ritorni. Secondo Dionigi di Alicarnasso, il
da una parte re Servio Tullio, nato da una schiava e da un
interna in fibre di Lare, istituí la celebrazione dei Lares Compita-
sparto, una les, divinità che tutelavano gli incroci di stra-
graminacea molto de. Una volta l’anno, subito dopo i Saturnali
diffusa in Spagna decembrini, nei quartieri si festeggiavano i
e assai Compitalia, organizzati dagli schiavi lí residen-
resistente. ti. Fu la marginalità sociale di queste feste,
L’interno è reso ritenute fonti di disordini e tumulti, a farle
impermeabile da osteggiare nel I secolo a.C.
uno strato di Augusto scelse di recuperare i Compitalia,
pece: è perciò conformemente al suo progetto di pacifica-
probabile che la zione e controllo delle forze politiche con-
gerla fosse trapposte. Stabilí che le celebrazioni cadessero
utilizzata dai a maggio e ad agosto, mentre al culto dei
minatori per Lares si affiancava quello dei Lares Augusti e
liberare le del Genius Augusti: l’imperatore si inseriva
gallerie sapientemente nel solco della tradizione reli-
dall’acqua che giosa piú antica, presentandosi come pater
spesso le patriae a tutela di tutta la comunità, sua gran-
invadeva e che de familia. La connotazione servile dei mini-
costituiva un stri di culto rimase: i sacerdoti del culto e i
problema loro assistenti (vicomagistri e ministri) continua-
costante. rono a essere liberti e schiavi.

102 a r c h e o
A destra: affresco
raffigurante una
processione di
falegnami, dalla
cosiddetta
«Bottega del
Profumiere»
di Pompei.
I sec. d.C.
Napoli, Museo
Archeologico
Nazionale.
In basso: testa di
Artemide Efesia,
da via Marmorata
(Roma). Prima
metà del
II sec. d.C. Roma,
Museo Nazionale
Romano, Palazzo
Altemps.

A Servio Tullio la tradizione assegna anche dersi, Caio si sarebbe recato sull’Aventino
la fondazione del tempio di Artemide offrendo agli schiavi la libertà, in cambio di
sull’Aventino. L’evento veniva ricor- sostegno. Ma il suo grido rimase inascolta-
dato alle idi di Agosto, come scrive to e inutile fu il suo tentativo di resistere
Festo, e quel giorno veniva celebrato asserragliato proprio nel tempio di Diana.
come giorno «degli schiavi» («servo-
rum dies festus»); addirittura il termine CRISTIANESIMO
«servus», sarebbe da collegare al «cer- E SCHIAVITÚ
vus», l’animale simbolo della dea, Il cristianesimo si diffonde in una società
agile e veloce, proprio come gli in cui la schiavitú riveste un’importan-
schiavi fuggitivi. Al tempio era, za economica fondamentale ed è par-
infatti, riconosciuto il partico- te dell’ordinamento sociale: dunque
lare statuto di asylum, luogo di il nuovo credo – ancora minorita-
accoglienza per gli stranieri e rio per tutto il III secolo d.C. –
anche per gli schiavi. Gli schiavi non apportò, né forse poteva ap-
fuggiaschi avevano diritto a esse- portare, conseguenze significati-
re lí accolti e ascoltati. Il colle ve per questa istituzione, che
Aventino e il tempio di Diana infatti non fu mai contestata e
restano legati all’elemento servile anzi venne accettata come ne-
anche nei secoli successivi. Ap- cessità mondana o anche come
piano racconta le tensioni tra Ca- conseguenza del peccato origi-
io Gracco e il Senato: prima di nale. Pertanto vescovi e diaconi
ottemperare alla richiesta dei se- ebbero i loro schiavi.
natori, che lo chiamavano a difen- Del resto la liberazione predicata dal Cristo è

a r c h e o 103
SPECIALE • SPARTACO

quella dal peccato, mentre l’eguaglianza tra gli A destra: Atleta


uomini è destinata a realizzarsi nel Regno di trionfante, olio su
Dio, che il primo cristianesimo attendeva co- tela di Francesco
me prossimo. Di qui le sollecitazioni rivolte Hayez. 1813 circa.
agli schiavi da Pietro Apostolo: «Servi, siate con Roma, Accademia
ogni timore sottomessi ai vostri padroni, non solo ai Nazionale
buoni e giusti, ma anche agli ingiusti» (I Pietro 2, di San Luca.
18). E da Paolo di Tarso: «Ciascuno rimanga In basso: ritratto
nella condizione in cui era quando fu chiamato. Sei di auriga,
stato chiamato da schiavo? Non ti preoccupare; rinvenuto a Roma,
anche se puoi diventare libero, approfitta piuttosto nel 1889, durante
della tua condizione!» (Corinzi I,7,20-24). i lavori per la
Per leggere nei testi cristiani una critica radi- costruzione della
cale della schiavitú, si deve attendere la se- Stazione di
conda metà del IV secolo, quando il cristia- Trastevere. Inizi
nesimo diviene religione di stato (380 d.C.) del II sec. d.C.
e Gregorio di Nissa si chiede nelle sue Ome- Roma, Museo
lie sull’Ecclesiaste quale possa essere il prezzo Nazionale
di un uomo o di una donna. Ma neanche in Romano, Palazzo
questo caso siamo di fronte a un’istanza abo- Massimo.
lizionista, quanto piuttosto alla condanna del
sentimento di orgoglio che la proprietà di un terraneo; i neonati esposti poterono ancora
essere umano fa nascere nel suo padrone. I essere asserviti da chi li allevava; il padrone
pensatori cristiani non calarono mai il prin- poté continuare a sfruttare sessualmente i
cipio di eguaglianza degli uomini dal piano suoi schiavi, mentre la manumissio fu trasferi-
trascendente a quello sociale, seguendo l’e- ta in ecclesia e praticata dai sacerdoti. Fatto
sempio degli stoici, che l’avevano lasciato in singolare: gli stessi individui che il diritto
seno al diritto naturale, lontano dall’applica- romano colpiva di infamia – aurighi, gladia-
zione del diritto civile. Questo passaggio tori, prostitute e lenoni, eunuchi, attori e
dall’eguaglianza di fronte a Dio a quella di cantanti – vennero tenuti lontani dal battesi-
fronte agli uomini non avvenne anche per- mo, a meno che non rinunciassero alla loro
ché la Chiesa del IV secolo contava ormai tra professione (Traditio Apost. 16, 1-16).
i suoi fedeli non solo molti schiavi, ma anche
molti dei loro padroni. DOVE E QUANDO
Il compromesso cristiano con una società an-
cora strutturalmente patriarcale e schiavista si «Spartaco. Schiavi e padroni a Roma»
fa palese proprio quando la Chiesa primitiva Roma, Museo dell’Ara Pacis
cerca di regolamentare l’ammissione di fino al 17 settembre
schiavi nella comunità dei fedeli: gli aspi- Orario tutti i giorni, 9,30-19,30
ranti di status servile debbono essere am- Info tel. 060608
messi alla catechesi solo con il consenso (attivo tutti i giorni, 9,00-19,00);
espresso dei loro padroni (Traditio Apost. 15, www.arapacis.it,
3-5) e comunque, una volta ammessi, non www.museiincomuneroma.it;
potranno accedere al sacerdozio se prima Twitter: @museiincomune
non vengono liberati (Costituzioni Apost. Catalogo De Luca Editore
8.47), né potranno abbracciare la vita mona-
stica contro la volontà del padrone (Concilio Ideazione Claudio Parisi Presicce e Orietta
di Calcedonia, 451 d.C.). Rossini; curatela Claudio Parisi Presicce,
La cristianizzazione dell’impero Orietta Rossini e Lucia Spagnuolo;
lasciò invariati i destini indivi- allestimento Roberto Andò;
duali: da madri schiave continua- luci e scenografia Giovanni
rono a nascere bambini schiavi; Carluccio; video Luca Scarzella;
il commercio degli esseri umani allestimento sonoro Hubert
rimase fiorente in tutto il Medi- Westkemper

104 a r c h e o
«I MISTERI DI MITRA »
Sorano, Fortezza Orsini
dal 12 maggio al 5 novembre

COMUNE
DI SORANO
QUANDO L’ANTICA ROMA…

Romolo A. Staccioli

…COSTRUIVA MURI DI
DIVISIONE DAI BARBARI
LA DIFESA DEI TERRITORI DELL’IMPERO SUGGERÍ, IN PIÚ DI UNA
CIRCOSTANZA, L’INNALZAMENTO DI BARRIERE, SPESSO
PODEROSE. ANCHE SE, CON ALTRETTANTA FREQUENZA,
PARTICOLARI CONDIZIONI GEOGRAFICHE O SOCIO-POLITICHE
INDUSSERO AD ADOTTARE SISTEMI DI PROTEZIONE ALTERNATIVI

«M urum duxit qui barbaros


romanosque divideret»:
«Costruí un muro per dividere i
espressione che utilizza il termine
vallum (dall’originario significato di
«palizzata» o «steccato»), con il
A destra: i resti
del castellum
miliare 39 del
barbari dai romani». Cosí la Historia quale si privilegia l’aspetto Vallo di Adriano,
Augusta scrive dell’imperatore difensivo del «muro». nei pressi della
Adriano. E, in tal modo, ci indica O, meglio – e nel caso specifico – un cittadina di Once
con chiarezza, nella separazione del tipo di fortificazione di frontiera Brewed, nel
mondo della civiltà dal mondo formato da una cinta muraria vera e Northumberland,
«altro», lo scopo principale propria, costeggiata internamente Inghilterra.
dell’iniziativa. La citazione riguarda, da una strada e protetta verso In basso:
naturalmente, quello che è meglio l’esterno da un aggere o terrapieno ricostruzione
noto come «Vallo di Adriano», una e da un fossato: fermo restando il grafica ipotetica
dell’aspetto di
uno dei castella
miliaria presidiati
da soldati,
distribuiti lungo il
Vallo di Adriano.

significato di limite giuridico


dato al «muro» varcando
il quale si diventava
automaticamente «nemici».
Il Vallum Hadriani fu realizzato al
confine tra la Britannia romana e i
territori dei Caledoni che formano
oggi la Scozia, tra il 122 e il 128 d.C.
Lungo 80 miglia, pari a circa 120
km, andava dal Mare d’Irlanda al
Mare del Nord e cioè dalla odierna
località di Bowness-on-Solvay, a
ovest, a quella di Wallsend-on-Tyne,
a est. Era formato da un muro di
pietre spesso 3 m e alto 5,
preceduto, a 6 m di distanza, verso

106 a r c h e o
l’esterno, da un fossato a forma di romano, ma non l’unico (insieme a che avrebbe separato
V, largo 9 m e profondo 4,5, con una quello, peraltro di breve durata, tangibilmente la comunità palatina
sponda di protezione fatta di torba realizzato nel 142, un centinaio di dagli insediamenti dei colli finitimi.
e zolle erbose alta 3,5 m circa. chilometri piú a nord e per poco Quanto a Cesare, egli stesso ci
Appoggiate al muro, a intervalli di meno di 60 km, tra gli estuari dei riferisce (Bell. Gall. I, 8) d’aver fatto
500 metri, si susseguivano torri di fiumi Forth, a est, e Clyde, a ovest, costruire dai suoi soldati, all’inizio
vedetta, quadrate, di 6 m di lato e dal successore di Adriano, delle guerre galliche, nel 58 a.C., un
ogni 1500 metri, «fortini» con Antonino Pio). murum per separare tra loro le tribú
bastioni. Un altro fossato, largo 6 m celtiche degli Elvezi e dei Sequani.
e profondo 3, era scavato lungo il AL TEMPO DI ROMOLO Esso andava dal Lago Lemano (o di
muro dalla parte interna, dove Altri erano stati già costruiti; a Ginevra) al Monte Giura, ed era
correva pure una strada di partire da un vero e proprio lungo 19 miglia (28 km circa), alto
collegamento tra i diversi fortini. precedente storico che ci riporta a 16 piedi (4,6 m), dotato di castella o
Quello di Adriano è, forse, il piú Cesare. A meno di non voler risalire piccoli forti di presidio, e rafforzato
noto (e meglio conosciuto e indietro nel tempo fino al mitico da un fossato esterno.
conservato) tra i «muri» dell’impero (ma non troppo) Muro di Romolo, Tuttavia, quello di Cesare era stato

a r c h e o 107
fu né continua, né omogenea.
Regione per regione, il limes – il cui
vocabolo era generalmente
accompagnato da un aggettivo (o
un complemento di specificazione)
che riguardava la situazione
geografica – era organizzato con un
diverso sistema di difesa: quello
che gli studiosi chiamano
«puntuale», caratterizzato da
strutture isolate e «interne» (come
torri, fortini, presidi) e quello che gli
studiosi chiamano «lineare»,
costituito (quando non ci fosse
stato da utilizzare un ostacolo
naturale, come un grande fiume),
da un muro continuo.
Un esempio classico di limes con
difesa lineare fu quello
«germanico» o, meglio,
«germano-retico» realizzato in piú
fasi (a partire dal tempo di
Domiziano) per chiudere e sbarrare
alla base il saliente formato
dall’alto corso del Reno e del
Danubio divergenti dalle rispettive
sorgenti: quello noto con il nome di
Agri Decumates. Il tratto
propriamente germanico iniziava
poco a nord dell’antica Confluentes
(l’odierna Coblenza) e proseguiva
verso sud, come una barriera
continua, per 382 km, fino a
Lauriacum (odierna Lorch, in
Austria). Il tratto retico ne era il
prolungamento, per ulteriori 166
un muro provvisorio, legato a una via di comunicazione tra proprietà km e terminava nei pressi di Castra
particolare circostanza. Diversi terriere vicine e poi anche un Regina (odierna Regensburg).
furono quelli innalzati allorché, confine tra appezzamenti diversi, Il muro, alto tra i 2,5 e i 3 m e spesso
abbandonata da Roma, alla fine del assunto per designare il confine 1 m, era formato di pietre e argilla,
I secolo d.C., l’idea dell’espansione dell’impero nel duplice significato sormontato da una palizzata e
ininterrotta e del dominio di linea di divisione e separazione e intercalato da numerose torri di
universale, con la rinuncia a di frontiera fortificata contro la legno e da castella o fortini di
ulteriori conquiste e l’intento di pressione e le infiltrazioni dei presidio (alcuni con funzioni di
conservare e stabilizzare i risultati popoli barbari. avamposto). All’esterno e
acquisiti, fu deciso di fissare un all’interno era fiancheggiato da un
«limite» ai territori del Popolo UN IMPERO STERMINATO fossato e, all’interno, anche da una
Romano. Limite inteso, All’apogeo dell’impero, alla morte via limitanea. È appena il caso di
materialmente, piuttosto che come di Traiano, nel 117 d.C., l’impero osservare come la presenza dei due
una «linea», come una «fascia» di stesso era circondato e grandi fiumi lungo la linea di
terreno, piú o meno larga, percorsa «delimitato» da 7000 chilometri di frontiera, sia a nord che a sud,
da una strada di valore strategico. limes. Come la celeberrima Grande rendesse del tutto inutile la
Da qui il vocabolo limes, che, in Muraglia cinese, a differenza della realizzazione di una difesa lineare
origine, indicava un sentiero o una quale la linea difensiva romana non propriamente renana e danubiana.

108 a r c h e o
Nella pagina
accanto:
ricostruzione di
una torre di
guardia del limes
germano-retico
presso
Taunusstein-
Neuhof, a nord di
Wiesbaden,
Hessen,
Germania.
A sinistra:
ricostruzione
di un momento di
vita quotidiana
nei pressi di un
forte dislocato
lungo il limes.

Esempi assai piú modesti di muri Del tutto particolare fu la situazione terra e di pietre, e fu probabilmente
furono, nei Balcani, quelli del Limes nelle province africane, dove, a un la ripresa e il completamento di
dacicus, nella zona di Porolissum, limes sostanzialmente aperto e un’opera analoga già iniziata col
nel versante nord-orientale della articolato con un sistema difensivo medesimo scopo dalla stessa
grande regione, e quello imperniato su fortini e castelli, torri Cartagine) andava da Thabraca,
all’estremità settentrionale della di guardia, fattorie fortificate, sulla costa settentrionale, a Thenae,
Moesia inferior (l’odierna s’accompagnò in taluni casi una su quella orientale.
Dobrugia), a sud del delta del serie di clausurae, formate dal Per concludere resta da fare una
Danubio, tra il corso del fiume e il consueto accoppiamento fossato e considerazione di carattere
Mar Nero, all’altezza di Tomi, muro, che, con le banchine e il generale alla quale si deve almeno
l’odierna Costanza. terreno di rispetto, raggiungeva accennare. Mentre nei lunghi
Quanto alle province orientali, una larghezza tra i 10/15 m e i 30/40. periodi pace e di tranquillità – come
ossia ai territori compresi tra il Mar quello di quasi due secoli trascorso
Nero e il Mar Rosso (dall’Anatolia LA «FOSSA» DI SCIPIONE sul fronte del Reno (dal 70 al 250
alla Siria alla Palestina), le frontiere Ma, in proposito, non si può non d.C.) – i «muri» finirono col
precarie e instabili e il loro continuo ricordare come proprio in Africa le diventare, paradossalmente, luoghi
variare e, non di rado, la presenza fonti storiche ci documentino il di incontro, di attività economiche e
di «ostacoli» naturali (quali, per primo esempio di un «fossato» di scambi commerciali e perfino di
esempio, l’Eufrate e il deserto utilizzato quale elemento di «romanizzazione», la loro funzione
d’Arabia), resero impossibile e «separazione» e quindi di difesa: la di separazione e di divisione venne
persino inutile un qualsiasi sistema cosiddetta Fossa regia fatta scavare meno allorché, soprattutto nelle
di «separazione» stabile e di difesa da Scipione Emiliano subito dopo regioni renane e danubiane, si
lineare. Si ricorse, allora, piuttosto, la conquista di Cartagine, nel 146 cominciò a consentire, al di qua di
e variamente, al sistema aperto e a.C., per separare il territorio essi, nei territori loro a ridosso,
alla difesa «puntuale» basata sui romano da quello del regno di l’insediamento stabile di intere
presidi militari, i forti, gli Numidia. Il fossato (che tribú barbariche. E fu quella anche
acquartieramenti delle legioni e comportava automaticamente, se la prima tappa verso la fine
delle milizie ausiliarie. non un muro almeno un argine di dell’impero.

a r c h e o 109
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Francesca Ceci

FIGLI DELL’EUFRATE
ULTIMO SEGNO DELLO ZODIACO, I PESCI, AL PARI DEI PRECEDENTI,
RICORRONO ANCHE SULLE EMISSIONI MONETALI. CON SOLUZIONI
ICONOGRAFICHE CHE SI RIFANNO ALLE DIVERSE IPOTESI SULLA LORO
GENESI, SEMPRE, PERÒ, ASSOCIATA ALLA DEA VENERE E ALL’ANTICA SIRIA

N elle raffigurazioni medievali


dell’uomo astrale, dominato
nel corpo e nello spirito dagli
Afrodite, infatti, Igino cosí racconta:
«Si dice che nel fiume Eufrate
cadde dal cielo un uovo di
scaldato, si schiuse e ne uscí
Venere, in seguito chiamata dea
Syria. A lei, poiché superò le altre
influssi dei pianeti e del segno straordinaria grandezza e i pesci lo divinità in giustizia e rettitudine, fu
zodiacale sotto i quali è nato, alla portarono sulle sponde, dove delle concesso da Giove che i pesci
testa è assegnato l’Ariete, e, al suo colombe si posarono sull’uovo che, fossero trasformati in astri e per
opposto, ai piedi, i Pesci, che, quale
segno doppio ma distinto, ben si
adatta alla funzione di sorreggere il
corpo, ricordando nel contempo la
vitale importanza dell’elemento
liquido nell’organismo umano,
composto al sessantacinque per
cento di acqua rispetto al peso
complessivo. Tutti i segni zodiacali
derivano da un fenomeno noto
come catasterismo (dal greco
katasterismos, composto di kata-,
«in giú», e aster, «astro», e dunque
«collocare fra gli astri»), ovvero la
trasformazione di un uomo, eroe,
animale o anche di un oggetto in un
astro o una costellazione come
premio concesso dalle divinità per
aver compiuto un’azione nobile.

UN UOVO ENORME
Anche i Pesci dello Zodiaco trovano
la loro genesi nel piú antico mondo
mitico, narrata in diverse versioni.
Lo scrittore del I secolo d.C. Igino,
detto l’Astronomo per i suoi studi,
riporta una versione meno nota
della nascita di Venere, diversa
rispetto a quella celeberrima di
Esiodo, il quale, nella Teogonia
(188-206), la vuole creata,
bellissima, dalla spuma delle acque
fecondate dall’evirazione di Urano.
Nella Fabula (CXCVII) dedicata ad

110 a r c h e o
questo motivo i Siri considerano i versione la narrazione si conclude In alto: dracma in bronzo di Antonino
pesci e le colombe anch’essi come con il divieto, per le popolazioni Pio. Zecca di Alessandria, 144-145 d.C.
divinità e non se ne nutrono». siriane, di nutrirsi di pesce, Al dritto, il busto dell’imperatore;
Risulta in questo caso interessante probabilmente una consuetudine al rovescio, due pesci opposti e
notare che gli attributi della dea non alimentare di quelle regioni alla sovrastanti, sormontati dal busto
sono come di consueto legati alla quale viene cosí attribuita una di Giove e da una stella.
sua avvenenza e sensualità ma ad motivazione mitico-religiosa. Nella pagina accanto: restituzione
alte caratteristiche morali. E in Nel cristianesimo il pesce rivestí grafica dell’intera serie con i segni
un’altra sua opera, gli Astronomica poi un’importanza enorme, basti zodiacali battuta ad Alessandria
(II.30 pesci), Igino fornisce una pensare alla sua elevazione a d’Egitto per volere di Antonino Pio,
diversa versione sull’origine del simbolo e all’acrostico Ichtys in occasione dell’anno sotiaco.
segno dei Pesci, protagonista (pesce), sciolto in Iesous CHristos
sempre Afrodite-Venere: «Diogene Theou Yios Soter, ovvero «Gesú collegamento con l’acqua – e di
Eritreo dice che una volta Venere e il Cristo figlio di Dio Salvatore». Giove. Ed è la testa di Giove che si
figlio Cupido vennero in Siria sul ritrova nella serie monetale
fiume Eufrate. Qui apparve il NUOTARE NEL COSMO alessandrina dedicata allo Zodiaco
gigante Tifone e la dea con il figlio Nelle raffigurazioni antiche il segno battuta da Antonino Pio. Al dritto è
per sfuggirli si gettarono nel fiume è composto da due pesci, che, nelle riservato come di regola il busto
tramutandosi in pesci. Per questo i illustrazioni piú dettagliate, imperiale, con leggenda in greco, e
Siriani, limitrofi a questa zona, non somigliano a carpe barbute, di al rovescio compaiono due pesci
mangiano piú pesce ne lí catturano, profilo e uno sovrastante l’altro, di sovrastanti e contrapposti,
temendo altrimenti di perdere il regola invertiti, in modo che la testa sormontati dal busto di Giove con
favore degli dèi». dell’uno si ritrova alla coda corona d’alloro e lungo scettro sulla
Infine, Ovidio, nei Fasti (II, 15 dell’altro. Può inoltre comparire un spalla e a lato la stella a otto punte.
febbraio), riunisce le due tradizioni nastro che unisce le estremità dei La datazione è indicata, secondo
riportate da Igino: quando Venere due pesci, che paiono nuotare nel l’usanza alessandrina, dai segni L
(qui chiamata Dione) con Cupido cosmo a sottolineare il loro stretto H: il primo corrisponde, nella
tra le braccia cercò di sfuggire al legame e dando in tal modo una scrittura demotica egizia,
terribile Tifone gettandosi nel rappresentazione grafica completa all’abbreviazione del termine
fiume, fu prontamente soccorsa da della costellazione celeste. «anno» e il secondo al numerale 8,
due pesci fratelli gemelli, che la Ultimo dello Zodiaco, il segno dei il tutto riferito all’anno di regno
sorressero e che, per premio, Pesci (18 febbraio-20 marzo) è dell’imperatore in carica, e quindi
furono trasformati in una posto sotto la domiciliazione di all’anno ottavo del regno di
costellazione. Anche in questa Nettuno – facile coglierne il Antonino Pio.

a r c h e o 111
I LIBRI DI ARCHEO

DALL’ITALIA difficile rassegnarsi Rinascimento in poi che le stalle quando di buoi


all’idea che un simile l’Italia conquista il poco non ne sarà rimasto
Fabio Isman fenomeno si sia prodotto lusinghiero primato neanche uno.
L’ITALIA DELL’ARTE VENDUTA in tale misura e che in materia. E poiché Stefano Mammini
Collezioni disperse, ancora oggi il saccheggio sono le cifre, nella loro
capolavori fuggiti possa continuare quasi aridità, il miglior metro di DALL’ESTERO
Il Mulino, Bologna, 274 pp., indisturbato. Un crimine, paragone, basti pensare,
31 figg. col. quest’ultimo, due volte per esempio, che Gian Robert G. Bednarik
16,00 euro odioso, poiché, oltre alle Pietro Bellori – scrittore MYTHS ABOUT ROCK ART
ISBN 978-88-15-27041-2 implicazioni economiche e storico dell’arte del Archaeopress, Oxford,
www.mulino.it – come Isman ricorda, Seicento – aveva censito 218 pp., ill. col. e b/n
l’Agenzia dell’ONU a a Roma ben 150 raccolte 30,00 GBP
Fin dalle prime pagine, Vienna ha calcolato che di antichità (oggi se ne ISBN 978-1-78491-474-5
l’ultima fatica di Fabio il traffico internazionale contano ben poche) o www.archaeopress.com
Isman – autore che i delle opere d’arte sia che, al tempo di Johann
lettori di «Archeo» hanno il quarto al mondo per Joachim Winckelmann,
potuto apprezzare piú giro d’affari, dopo armi, si calcolava che, nella
volte in questi anni – droga e falsi – esso arreca stessa Roma, vi fossero
suscita in prima battuta un danno culturale che, 75 000 statue antiche
stupore e incredulità, anche nel caso dei beni (attualmente sono circa
ai quali si sostituiscono trafugati che vengono 7000). Le ragioni che
progressivamente recuperati e riconsegnati hanno portato a dilapidare
l’amarezza e la rabbia. ai loro legittimi un patrimonio che
Sulle prime, infatti, ci proprietari, è irreversibile: appare perfino riduttivo
si vorrebbe convincere soprattutto nel caso dei definire sterminato
di avere a che fare con materiali archeologici, sono state le piú varie e
una vicenda romanzata per esempio, un reperto comunque accomunate
– ma l’autore, che strappato al suo contesto dall’intenzione di
dell’argomento è da perde per sempre la trasformare dipinti, statue
tempo uno dei piú sua identità e, infatti, o vasi antichi in altrettante
autorevoli conoscitori, non si contano i casi di fonti di guadagno, Che l’arte preistorica,
offre dati, nomi e cifre oggetti che, pur sottratti facendo leva sul desiderio rupestre, ma non solo, sia
troppo puntuali per al mercato clandestino, di chi, appunto pagando, terreno di speculazioni
essere inventati – e vanno a ingrossare quei beni voleva anche «disinvolte» è un
poi, quando si giunge le fila dei beni di possedere. dato ormai acquisito.
all’epilogo, è davvero «provenienza ignota». Una pulsione, Cosí, muovendo da
Dopo la breve Premessa, quest’ultima, che tuttora questa consapevolezza,
che già da sola offre alimenta la piaga degli Robert Bednarik ha
un’idea ben chiara di scavi clandestini, ai quali confezionato un saggio da
quanto la questione abbia è dedicato un ampio leggere come una sorta di
proporzioni purtroppo capitolo del volume, nel prontuario, grazie al quale
sorprendenti, l’autore quale Fabio Isman non innalzare la soglia della
propone una carrellata manca di sottolineare diffidenza. Per una sorta di
di casi emblematici, come, a oggi, la legge del contrappasso, è
grazie ai quali allestisce legislazione in materia fin troppo ovvio osservare
il suo «museo della sia sostanzialmente che alle argomentazioni
cattiva coscienza». piuttosto mite e solo dello studioso si potrebbe
Come si può constatare, di recente siano state opporre uno scetticismo
se è vero che razzie, avanzate proposte per eguale e contrario:
saccheggi e dispersioni l’irrigidimento delle pene. non resta che leggere
furono frequenti anche Un provvedimento da e scegliere da che
nelle epoche antiche, non rimandare oltre, se si parte stare.
è soprattutto dal vuole evitare di chiudere S. M.

112 a r c h e o
Speciale Egitto
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denze sulla vita ultraterrena; dal ruolo della sono i protagonisti di questa splendida serie
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D&B6817 - 94 minuti Oggi 80 milioni di egiziani stanno emergendo
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gli archeologi sono riusciti a svelare il comples- tempo, per costruire una nazione moderna de-
so sistema di credenze che regolava la vita e la gna del suo glorioso passato. Questo DVD sve-
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guida lo spettatore nel cuore della cultura egizia mamente conservatrici, come quella dell’oasi di
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RE ARTÚ
E I CAVALIERI DELLA TAVOLA ROTONDA
Il nuovo Dossier di «Medioevo» ripercorre la straordinaria saga di
Artú e dei cavalieri della Tavola Rotonda, personaggi che, come si
legge nella Presentazione, «rappresentano la quintessenza di quanto
c’è al mondo di piú nobile, puro e generoso». Un re e un manipolo di
fedelissimi che si dimostrano «uomini, con tutte le passioni, gli slanci
e anche le debolezze che la natura umana comporta. In questo limite
risiede in realtà la loro forza, che non li rende sempre invincibili in
battaglia, ma insuperabili nell’offrire alla fantasia di chiunque un ap-
piglio per potersi identificare in essi». Ecco perché la loro popolarità,
fin da quando furono scritte le prime versioni dei romanzi arturia-
no è stata enorme e, da allora, non ha mai conosciuto flessioni. Un
«caso» forse unico, che nel Dossier di «Medioevo» viene raccontato
dettagliamente, attraverso le vicende di tutti i suoi protagonisti: dallo
stesso Artú al mago Merlino, da Lancillotto a Galahad, da Viviana a
Ginevra... In un fantastico caleidoscopio di gesta ardimentose, sorti-
legi, amori e morte.

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T. +39 0165.552420
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