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ANTICHE MINIERE SPECIALE DOMUS AUREA ARCHAEOLOGY & ME TAVOLE IGUVINE MARZABOTTO RAMESSE II 2017 ARCHEO 386 APRILE

Mens. Anno XXXIII n. 386 aprile 2017 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
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ITALIA PREROMANA

TAVOLE IGUVINE
IL MESSAGGIO DELLE
SCOPERTE A
MARZABOTTO
EMILIA-ROMAGNA
DOMUS AUREA
COSÌ RINASCE LA REGGIA DI NERONE

IN EDICOLA L’ 8 APRILE 2017

SUL PASSATO
UNO SGUARDO NUOVO
MOSTRE
€ 5,90

www.archeo.it
«I MISTERI DI MITRA »
Sorano, Fortezza Orsini
dal 12 maggio al 5 novembre

COMUNE
DI SORANO
EDITORIALE

RINASCITA
«Dove si va per la Domus Aurea? Ma vale la pena visitarla?». Domande che ci sentiamo spesso
rivolgere dai turisti che passeggiano per i vialetti del Colle Oppio, il grande parco prospiciente
il Colosseo, scandito da alberi di alto fusto e dalle magnifiche e imponenti rovine delle Terme di
Tito e di Traiano. Oggi, questa meravigliosa area appare malconcia e – privata delle piú elementari
cure che meriterebbe un luogo tanto centrale e rilevante – assai poco presentabile: specialmente
a quei visitatori – stranieri e non – che obbligatoriamente l’attraversano, dopo aver ammirato la
celeberrima michelangiolesca statua del Mosé nella vicina chiesa di S. Pietro in Vincoli, in direzione
del Colosseo e, appunto, della mitica residenza di Nerone.
In netto contrasto con la trascuratezza che offende le bellezze del Parco del Colle Oppio, fervono
invece i lavori di restauro della sottostante reggia di Nerone, progettati dagli archeologi della
Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’Area archeologica centrale di Roma. Un’attività non
immediatamente visibile, perché i resti del palazzo neroniano sono oggi nascosti sotto i giardini.
Sette anni fa – era il marzo del 2010 – le infiltrazioni d’acqua causarono lo sprofondamento di
una porzione di questa superficie, posta in corrispondenza del soffitto delle gallerie traianee,
rendendo cosí drammaticamente evidente lo stretto rapporto tra il Parco e il monumento che esso
ricopre (vedi la foto in questa pagina). Fu allora che venne posto con urgenza il problema di come
salvaguardare il complesso archeologico, rispettando, al contempo, il contesto naturalistico e
monumentale del giardino.
Dei restauri della Domus Aurea riferiamo nello Speciale di questo numero. È il racconto di
un’impresa formidabile – svolta nel silenzio dei sotterranei e, in superficie, sotto la protezione di
un grande tendone bianco – narrata dagli stessi protagonisti di questa straordinaria avventura
scientifica e culturale. Dei cui risultati beneficeremo tutti noi, appassionati di antichità (insieme
– sperabilmente – ai bistrattati giardini del Colle Oppio).

Andreas M. Steiner
SOMMARIO
EDITORIALE MOSTRE
Rinascita 3 Il Museo «Claudio Faina» e
di Andreas M. Steiner l’Archeologico Nazionale di
Orvieto rievocano le scoperte 32
Attualità compiute nel territorio nella SCAVI
NOTIZIARIO 8 seconda metà dell’Ottocento, Marzabotto
SCAVI prima fra tutte quella della Tomba Cosí reale,
La statua colossale di un faraone del Guerriero 18 cosí virtuale 32
è stata riportata alla luce alla testi di Giuseppe Sassatelli,
periferia del Cairo, nell’area un PAROLA D’ARCHEOLOGO Elisabetta Govi, Andrea Gaucci
tempo occupata dalla città di Il parziale recupero del carico di e Simone Garagnani, con contributi
Eliopoli. E ora si indaga per una delle navi greche affondate di Malik Franzoia, Bojana Gruška
accertarne l’identità 8 nelle acque di Gela nel VI secolo e Giacomo Mancuso
a.C. ha restituito, per la prima
ALL’OMBRA DEL VULCANO volta al mondo, numerosi lingotti STORIA
La Casa della Venere in bikini: un del prezioso oricalco 20 Tavole di civiltà 44
gioiello da riscoprire 12 di Federico Fioravanti
MUSEI e Augusto Ancillotti
A TUTTO CAMPO Il riallestimento della collezione di
A dieci anni dalla scomparsa, materiali egiziani dell’Università MOSTRE
l’Università di Siena ricorda di Pavia è stato l’occasione per Uno sguardo nuovo
Riccardo Francovich con una ricostruire l’identikit di una sul passato 60
mostra e un ricco calendario di mummia donata all’ateneo incontro con Maria Pia Guermandi,
eventi collaterali 16 lombardo nel 1824 24 a cura di Andreas M. Steiner

In copertina la sala della Domus Aurea che ospitava il gruppo del Laocoonte nella
ricostruzione immaginata dall’architetto francese Georges Chedanne (1861-1940).

Hanno collaborato a questo numero: Augusto Ancillotti è stato professore ordinario di glottologia
all’Università degli Studi di Perugia. Vincenzo Angeloro è ingegnere idraulico. Andrea Augenti
Anno XXXIII, n. 386 - aprile 2017 è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Maria Bartoli è restauratrice della
Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990 SSCol (Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’Area archeologica centrale di Roma). Giovanna
Bianchi è professore associato di archeologia cristiana e medievale all’Università di Siena. Luciano
Direttore responsabile: Pietro Boroli Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Raffaele Carlani è architetto.
Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta
Direttore editoriale: Andreas M. Steiner è giornalista. Alessandro D’Alessio è archeologo, responsabile scientifico della Domus Aurea per la
a.m.steiner@mywaymedia.it SSCol. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto.
Federico Fioravanti è giornalista. Malik Franzoia è laureato con diploma di specializzazione in
Realizzazione editoriale: Timeline Publishing S.r.l. beni archeologici. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Andrea Gaucci è assegnista
Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma di ricerca in archeologia all’Università di Bologna. Simone Garagnani è assegnista di ricerca in
ingegneria edile/architettura all’Università di Bologna. Elisabetta Govi è professoressa ordinaria di
Redazione: Stefano Mammini etruscologia e antichità italiche all’Università di Bologna. Bojana Gruška è dottoranda in archeologia
presso l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino. Maria Pia Guermandi è curatore
stefano.mammini@mywaymedia.it
della mostra «Archaeology&ME». Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Sabina Malgora
Lorella Cecilia (ricerca iconografica) è direttore del Centro Ricerche Mummy Project. Daniele Manacorda è docente ordinario di
lorella.cecilia@mywaymedia.it metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Giacomo Mancuso è dottorando in
Impaginazione: Davide Tesei archeologia presso «Sapienza» Università di Roma. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione
archeologica per conto della Soprintendenza Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista.
Amministrazione: Roberto Sperti Sandro Massa è fisico, esperto di conservazione e sicurezza dei beni culturali. Maurizio Pesce è
amministrazione@timelinepublishing.it responsabile tecnico della Domus Aurea per SSCol. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore,
collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Giuseppe Sassatelli è professore
Comitato Scientifico Internazionale ordinario di etruscologia e antichità italiche all’Università di Bologna. Elisabetta Segala è archeologa
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, della SSCol. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso
Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, «Sapienza» Università di Roma. Gabriella Strano è architetto paesaggista della SSCol. Marco Valenti
Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, è professore associato di archeologia cristiana e medievale all’Università di Siena.
enceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey,
Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe Illustrazioni e immagini: DeA Picture Library: pp. 49, 57 (basso, a destra); G. Dagli Orti:
copertina e pp. 48 (basso), 74 (basso); A. Dagli Orti: pp. 44 (primo piano), 47, 58; G. Roli: p. 54;
Comitato Scientifico Italiano Archivio J. Lange: p. 55 (basso); L. Balbo: p. 70 (alto e p. 71, centro); M. Carrieri: p. 72 (alto);
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, A. Vergani: p. 105 – ANSA: p. 3 – Getty Images: Anadolu Agency: pp. 8/9 – Cortesia Università
Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, di Lipsia: Dietrich Raue: p. 10 (alto) – Doc. red.: pp. 10 (basso), 18 (sinistra) 46/47, 50 (alto),
Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, 53 (sinistra), 57 (basso, a sinistra), 77, 100 (alto), 102, 108-111 – Cortesia Soprintendenza
Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Pompei: pp. 12-13 – Cortesia Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le
Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, province di Catanzaro, Cosenza e Crotone: p. 14 – Cortesia degli autori: pp. 18 (destra), 24
Giovanni Verardi, Massimo Vidale (sinistra), 34, 35 (centro e basso), 36, 43 (basso), 46, 48 (alto), 70/71, 71 (alto), 72 (basso), 73;
fotografia di R. Trojanis e S. Bernardoni: pp. 32/33; elaborazioni di S. Garagnani: pp. 35 (alto), 37,
40, 41, 42 (alto e basso); esecuzione di M. Dubbini: p. 38 (alto); esecuzione di A.M. Manferdini,
LA METALLURGIA/3
Quasi una lunga
marcia 70
di Flavio Russo

Rubriche 76
IL MESTIERE SPECIALE
DELL’ARCHEOLOGO Domus Aurea
Il vero volto Rinasce la reggia di Nerone 76
del destino 100 di Alessandro D’Alessio, Elisabetta Segala, Gabriella Strano, Vincenzo
di Daniele Manacorda Angeloro, Maurizio Pesce, Maria Bartoli, Sandro Massa e Raffaele Carlani

SCAVARE IL MEDIOEVO LIBRI 112


Se due denti vi
sembran pochi... 108

100
di Andrea Augenti

L’ALTRA FACCIA
QUANDO L’ANTICA ROMA... DELLA MEDAGLIA
...celebrava la festa Il principio di
delle prostitute 104 tutti i segni 110
di Romolo A. Staccioli di Francesca Ceci 110
S. Garagnani: p. 39 (centro); elaborazione di G. Mancuso: pp. 40/41, 43 (alto); elaborazione di M. Distribuzione in Italia
Franzoia: p. 42 (centro) – Cortesia Soprintendenza del Mare, Palermo: Salvo Emma: pp. 20 (alto
Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia
e centro), 21 (centro e basso), 22; GUE: p. 20 (basso); Richard Lundgren: p. 21 (alto) – Cortesia
Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI)
Studio Alquati, Milano: pp. 24 (destra), 25 – Da: Edoardo Brizio, Relazione sugli scavi eseguiti a
Marzabotto presso Bologna dal novembre 1888 a tutto maggio 1889, in Monumenti Antichi dei Lincei 1, Stampa: NIIAG Spa - Via Zanica, 92 - 24126 Bergamo
1889: pp. 38/39 – Marka: Adam Eastland: p. 44 (sfondo) – Shutterstock: pp. 50 (basso), 74 (alto) –
Abbonamenti: Direct Channel srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano
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65 (basso), 66, 67 (basso), 68 (sinistra), 69 (alto) – Andreas M. Steiner: pp. 62 (sinistra), 64 (centro
e basso), 65 (alto e centro), 67 (alto e centro), 68 (sinistra), 69 (basso) – Erich Lessing Archive/ Per informazioni, problemi di ricezione della rivista contattare:
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n otiz i ari o
SCOPERTE Egitto
UNA STATUA PER DUE?

L’ area di El Matariya, alla


periferia settentrionale
del Cairo, è stata teatro di una
Il team tedesco è diretto da Dietrich
Raue dell’Università di Lipsia,
mentre l’équipe del Ministero per le
scoperta che ha entusiasmato il Antichità è guidata da Aiman
mondo dell’archeologia. In questa Ashmawi. La sorpresa è stata
zona, che oggi accoglie quartieri notevole, poiché l’area, già
residenziali densamente popolati, setacciata in passato, non aveva
sorgeva in epoca antica Eliopoli, restituito risultati particolari, a
principale centro di culto del Sole eccezione dei piedistalli di alcune
nelle sue varie manifestazioni statue in basalto.
divine (Atum, Ra). In quest’occasione sono stati
La città venne abbandonata e invece recuperati la testa, il torso e
saccheggiata in età greco-romana altri frammenti di una statua
– dopo che, con l’avvento della colossale in quarzite, la cui altezza
dinastia dei Tolomei (305 a.C.), originale è stata stimata in 9 m e la
Alessandria le subentrò per parte superiore di una seconda
importanza – e nel corso del statua in pietra calcarea, a
Medioevo, quando ciò che grandezza naturale (80 cm circa
rimaneva dei suoi templi e di altezza) attribuita al nipote
monumenti venne smantellato e di Ramesse II, Seti II (XIX dinastia,
riutilizzato per le necessità edilizie 1201-1196 a.C.).
del Cairo. Il solo monumento I frammenti sono stati estratti dal
ancora visibile nella sua posizione fossato nel quale si trovavano,
originale è il grande obelisco completamente immersi
el-Misalla, che faceva parte del nell’acqua, a pochi metri dagli
grande tempio di Ra-Atum edifici moderni. Il primo a essere
costruito per volere di Sesostri I recuperato è stato il frammento
(XII dinastia, 1964-1929 a.C.). della testa colossale, prelevato con
Tuttavia, nelle aree libere da la benna di un escavatore.
costruzioni, gli archeologi A questo proposito, non sono
continuano a scavare, alla ricerca di mancate le critiche di chi ha messo
testimonianze che potrebbero in dubbio l’opportunità dell’uso di
essere ancora sepolte nel queste attrezzature, giudicate
sottosuolo. E proprio nel corso di inadatte per la sicurezza dei reperti,
indagini condotte in prossimità di accusando la missione di aver
un tempio fondato da Ramesse II danneggiato e frantumato i reperti
(XIX dinastia, 1279-1212 a.C.), sono durante il recupero. Illazioni e
stati di recente rinvenuti i polemiche sono state prontamente
frammenti di due statue, una delle sopite dal Ministero per le Antichità
quali, di dimensioni colossali, era e dalla missione archeologica, che
stata attribuita inizialmente allo hanno ribadito sia l’adeguatezza dei
stesso faraone. La scoperta si deve mezzi pesanti di fronte a situazioni
alla missione congiunta tedesco- come questa, sia il fatto che tutto si
egiziana che, dal 2012, porta avanti è svolto sotto l’attento
le ricerche sul sito. monitoraggio di archeologi,

8 archeo
Il Cairo. Un momento
delle operazioni
di recupero
dei frammenti della
statua colossale,
che vengono liberati
dal fango in cui
erano sepolti.

archeo 9
n otiz iario

restauratori e personale
specializzato. Anche l’archeologo
ed ex ministro Zahi Hawass è
entrato nel merito della questione:
ha difeso l’operato degli archeologi
con un comunicato, nel quale ha
affermato che, considerando le
peculiarità e il passato dell’area, le
statue dovevano essere
sicuramente già in frantumi. Inoltre,
dopo aver esaminato la
documentazione inviatagli da Raue,
ha confermato che le operazioni di
scavo e di estrazione si sono svolte
con tutte le precauzioni del caso.
Il torso della statua, ben piú
massiccio, è stato estratto in una
fase successiva. Sono stati
necessari alcuni giorni di studio per
pianificare accuratamente
l’operazione: il reperto è stato
prima fasciato con un’imbracatura
e quindi sollevato con l’ausilio di un
braccio meccanico.
I materiali recuperati saranno trasferiti presso il Museo Egizio di grandiosità delle dimensioni e per
prossimamente trasferiti a Giza, per piazza Tahrir, dove, secondo le la prossimità con un tempio solare
essere conservati ed esposti nel dichiarazioni del ministro delle fondato dal faraone. Tuttavia, una
Grand Egyptian Museum, sede in Antichità Khaled El-Enany, saranno volta trasferita presso il Museo
corso di completamento e per la a breve esposti in una mostra Egizio, la statua, a un esame piú
quale si attende una parziale temporanea. accurato, ha rivelato un’iscrizione
apertura nei primi mesi del 2018. Al momento del recupero non con il nome del piú tardo faraone
Sarà tentata la ricostruzione del erano state individuate iscrizioni Psammetico I (XXVI dinastia,
volto della statua colossale a partire che potevano indicare l’identità del 664-610 a.C.). Non si deve però
dai frammenti riferibili agli occhi, soggetto raffigurato dalla statua dimenticare l’uso invalso
alla corona e alle labbra. colossale, ed era stato ipotizzato nell’antico Egitto di riutilizzare le
Nell’attesa, tutti i reperti sono stati che raffigurasse Ramesse II, per la statue di dinastie precedenti
sovrascrivendone le iscrizioni, e
In alto: il pertanto ulteriori indagini
sollevamento potrebbero riservare nuove
del torso della sorprese. Gli archeologi sono
statua colossale convinti che sotto il fango possano
con un braccio ancora nascondersi le parti inferiori
meccanico. delle statue, ma la prosecuzione
A sinistra: il delle indagini non è certa, a causa
frammento della della estrema vicinanza delle
testa colossale abitazioni moderne all’area del
dopo il recupero, cantiere di scavo. Nel frattempo, a
già sottoposto a Eliopoli gli archeologi tedeschi
una prima hanno lasciato il campo ai colleghi
pulitura sul egiziani, e riprenderanno i lavori nel
campo. settembre prossimo.
Paolo Leonini

10 a r c h e o
ALL’OMBRA DEL VULCANO

Alessandro Mandolesi

È TEMPO DI «PROVA COSTUME»...


LA DOMUS POMPEIANA CHE PRENDE NOME DALLA VENERE IN BIKINI
È OGGI FRA LE MENO NOTE DELLA CITTÀ. MERITA INVECE D’ESSERE
RISCOPERTA, PER APPREZZARE L’ELEGANZA DEL SUO APPARATO DECORATIVO

F ra le case pompeiane meno


conosciute, affacciate su via
dell’Abbondanza, quella «della
del I secolo a.C. e che ha visto
l’aggregazione di due abitazioni
attigue piú antiche. Lo scavatore
Venere in Bikini» si segnala dell’edificio, Matteo Della Corte,
per alcuni interessanti aspetti identificava il proprietario
decorativi emersi nel corso dello dell’abitazione in Maximus, in
scavo. La dimora è di piccole base a due iscrizioni elettorali
dimensioni (meno di 200 mq dipinte in facciata, ma studi
di estensione) e si è formata recenti hanno invece proposto
in seguito a una profonda di individuare gli occupanti
ristrutturazione, operata alla fine dell’ultima fase di vita come

liberti della facoltosa famiglia


Poppaea, per via di due sigilli in
bronzo ritrovati in un armadietto
del corridoio che recano iscritti
«Cissus PITHIUS communis» e «C.
POPPEAUS Idrus».
I diari di scavo del 1954 registrano
anche la presenza di scheletri nella
parte anteriore dell’edificio,
assieme a vasi di bronzo: è
probabile che si tratti degli stessi
abitanti della casa, che cercarono di
salvare nella fuga qualche oggetto

In alto: Pompei, Casa della Venere in


bikini. Medaglione con ritratto del
ciclo pittorico di IV stile.
A sinistra: l’affresco del triclinio
raffigurante il Giudizio di Paride:
accanto al «giudice», in piedi,
è il dio Mercurio.

12 a r c h e o
A destra: un’altra immagine
dell’affresco del Giudizio di Paride.
In basso: La Venere in bikini, opera
databile al tardo III sec. a.C.

di valore. Quando la furia del


Vesuvio distrusse Pompei, la domus
era in ristrutturazione, come
proverebbero zone ancora
incompiute della decorazione
pittorica di IV stile.

ALLUSIONI EROTICHE
Vediamo ora due caratteristiche
decorative riscontrate
nell’abitazione. Nell’atrio, sul lato
sud dell’impluvio, si conservano
ancora i supporti in muratura
intonacati, dipinti in giallo con
bordatura rossa, che dovevano conservata in un armadio posto nel lucerne) e oggetti preziosi, tra cui
sostenere una tavola, un tablino: raffigura la dea coperta da bracciali in oro e monete.
cartibulum, sul quale poggiava la un sottile tessuto dorato in
piccola statua marmorea di Venere corrispondenza del seno e del IL GIUDIZIO DI PARIDE
in bikini (conservata al Museo pube, colta nell’atto di allacciarsi il Un altro interessante aspetto
Archeologico Nazionale di Napoli) a sandalo. Ricca di allusioni erotiche, decorativo della casa è costituito
cui l’abitazione deve il nome. questa iconografia è stata elaborata dal ciclo di affreschi in IV stile,
Al momento dell’eruzione, in ambiente greco-orientale nel avviato dopo il terremoto del 62
l’elegante scultura, alta 62 cm, era tardo III secolo a.C. e ha avuto una d.C., ma rimasto incompleto a
certa fortuna nelle città dell’Oriente causa della distruzione vesuviana.
ellenistico e dell’Egitto. Afrodite, Fra i quadri mitologici piú
sotto cui è accovacciato un piccolo significativi spiccano, fra
Eros, si appoggia con il braccio a architetture fantastiche e
Priapo, mentre sull’altro lato è un grottesche, in una stanza laterale
tronco d’albero sul quale è un’originale scena con il suicidio
ripiegata la veste della dea. dei giovani amanti babilonesi
Il «bikini» è impreziosito dalla Piramo e Tisbe, con sullo sfondo la
sapiente tecnica della doratura, leonessa con il velo di Tisbe che
adoperata anche negli ornamenti rimanda al racconto di Ovidio; nel
personali della dea. Gli occhi di triclinio si conserva invece il
Afrodite sono in pasta vitrea, bellissimo Giudizio di Paride, che
mentre i fori nei lobi delle orecchie compare seduto, con accanto
suggeriscono l’esistenza di preziosi Mercurio in piedi, e con la mano
orecchini ora perduti. È probabile indica la prescelta tra le tre dee,
che l’opera sia stata importata raffigurate, con i loro attributi, sulla
dall’area alessandrina, dove è stata parte opposta.
realizzata ispirandosi al tipo La Casa della Venere in bikini con la
statuario dell’Afrodite che si slaccia temporanea ricollocazione della
il sandalo, noto da repliche in statuetta da cui prende nome viene
bronzo e terracotta. aperta periodicamente: per
L’armadietto in cui la statua era informazioni sulle prossime date, si
riposta al momento dell’eruzione, può consultare la pagina Facebook
conteneva anche altre suppellettili della Soprintendenza Pompei,
domestiche (vasi in bronzo e vetro, costantemente aggiornata:
specchi, strumenti chirurgici, pompeiisoprintendenza

a r c h e o 13
n otiz iario
SCOPERTE Calabria
UNA PICCOLA CNOSSO

U n’importante scoperta
ha suggellato le ultime
campagne di scavi condotte a
Tiriolo
(Catanzaro),
località
Tiriolo (Catanzaro), in località Gianmartino. Uno
Gianmartino. L’area era già dei capitelli
nota archeologicamente per dell’edificio
il ritrovamento, durante la denominato
costruzione di Palazzo Cigala Palazzo dei
(1640), della tavola bronzea Delfini, rinvenuto
contenente il testo del Senatus all’interno dello
Consultum De Bacchanalibus (186 strato di crollo.
a.C.), con il quale il Senato romano
aboliva, qui, i culti orgiastici
in onore del dio Bacco, oggi centrale in mosaico che raffigura nel sito di Gianmartino fanno nuova
conservata al Kunsthistorisches due delfini e un terzo pesce non luce su aspetti finora sconosciuti
Museum di Vienna. ancora identificato; una seconda della cultura dei Brettii.
Il recente intervento archeologico stanza provvista di una porta «Per quanto concerne le strutture
ha riportato alla luce alcune monumentale dal ricchissimo murarie, di cui il “Palazzo dei
strutture riferibili a un grande apparato architettonico; una terza Delfini” ha restituito un’ampia e
edificio – splendidamente decorato stanza, pavimentata con articolata campionatura – spiega
e in eccezionale stato di cocciopesto decorato a motivi Ricardo Stocco, archeologo
conservazione –, databile, sulla geometrici, e infine un grande atrio- responsabile tecnico del progetto –,
base delle informazioni al vasca, parzialmente indagato. notevole importanza assume il
momento disponibili, al IV-III secolo Essendo ancora in corso lo studio ritrovamento, in ottimo stato di
a.C. Le indagini hanno permesso di dei reperti, non è possibile al conservazione, di intere parti
documentare le diverse fasi di momento definire quale fosse dell’edificio realizzate con la tecnica
costruzione, ristrutturazione e riuso l’originaria destinazione d’uso della “terra cruda”, compattata sul
dell’edificio, prima che esso venisse dell’edificio: tuttavia, numerosi posto e quindi intonacata e dipinta.
distrutto da un violento incendio. indizi suggeriscono che, almeno in Ancor piú straordinaria è la
«Le strutture rinvenute – spiega parte, esso avesse una funzione scoperta di gran parte della
Giovanna Verbicaro, funzionario religioso-sacrale. Il Palazzo dei decorazione architettonica: coperti
archeologo della Soprintendenza Delfini – come è stato ribattezzato– dal carbone e pressoché integri,
Belle Arti e Paesaggio per le rappresenta comunque uno sono stati infatti rinvenuti i capitelli
Provincie di Catanzaro, Cosenza e straordinario unicum relativo alla degli stipiti e delle colonne, in
Crotone e responsabile scientifico frequentazione brettia pietra lavorata e dipinti di rosso e
del Progetto – si articolano in un dell’entroterra catanzarese e nero, insieme a grandi frammenti
lungo corridoio colonnato, sul conferma Tiriolo antica come uno delle cornici e degli architravi,
quale si aprono tre ambienti: una dei piú rilevanti centri preromani anch’essi in pietra e dipinti».
stanza pavimentata con dell’intero Istmo Lametino». Tra i reperti mobili, spiccano un
cocciopesto e con un riquadro Le importanti scoperte compiute tesoretto di oltre cento monete
cartaginesi d’argento e tre gruzzoli
Resti di monete bronzee brettie, nascosti
dell’intonaco poco prima dell’incendio
dipinto che dell’edificio. Importanti risposte
rivestiva le pareti storico-interpretative verranno
di uno degli infine dalle statuette votive in
ambienti del terracotta, raffiguranti donne
Palazzo dei variamente atteggiate e con diversi
Delfini. abbigliamenti e acconciature.
Giampiero Galasso

14 a r c h e o
A TUTTO CAMPO

Giovanna Bianchi e Marco Valenti

ATTUALITÀ DI UNA LEZIONE


A DIECI ANNI DALLA PREMATURA SCOMPARSA, L’UNIVERSITÀ DI SIENA
RICORDA RICCARDO FRANCOVICH, STUDIOSO A CUI L’ATENEO TOSCANO
DEVE LA MESSA A PUNTO DEGLI INDIRIZZI METODOLOGICI CHE TUTTORA
ISPIRANO LE ATTIVITÀ DI RICERCA CONDOTTE DAI SUOI ARCHEOLOGI

I l 30 marzo 2017 ha segnato il


decennale della scomparsa
di Riccardo Francovich, che
l’Università di Siena ha voluto
ricordare con una mostra
accompagnata da iniziative
articolate su piú sedi. In queste
pagine vogliamo sottolineare
alcuni momenti dell’attività
scientifica dello studioso e delle
conseguenze che essa ha avuto
sullo sviluppo dell’archeologia
medievale in Italia.
Allievo dello storico Elio Conti
– che lo introduce allo studio dei
castelli –, Riccardo Francovich
fonda nel 1974 la rivista
Archeologia Medievale, che è
ancora oggi un punto di riferimento
per quanti si occupano della
materia; l’anno successivo viene
chiamato a insegnare Archeologia
Medievale nella neonata Facoltà di
Lettere e Filosofia dell’Università di
Siena e avvia subito ricerche ad
ampio spettro in quella che sarà
sempre la sua regione di elezione, della Maremma. Nel 1979 indaga gli Sheffield, Richard Hodges: due
la Toscana. spazi interni ed esterni della Rocca gruppi di ricerca distinti, con
Dopo le prime indagini alle Fonti di di Scarlino e si confronta per la esperienze diverse, si uniscono per
Follonica di Siena e nel Palazzo prima volta con le labili tracce condurre un progetto al quale
Pretorio di Prato, nel 1978 ha la dell’Alto Medioevo rurale. partecipano numerosi studenti di
possibilità di sperimentare uno Nel 1982 Francovich sposta la sua archeologia provenienti da
scavo di maggiore respiro nel attenzione sul castello di università italiane ed europee.
Cassero di Grosseto, con Montarrenti, a breve distanza da I risultati ottenuti delineano con
l’allestimento di una mostra presso Siena, coinvolgendo un giovane chiarezza quel modello storico poi
il Museo d’Archeologia e d’Arte professore dell’Università di definito «toscano», in seguito

16 a r c h e o
arricchito con altre ricerche: la Dalla metà degli anni Novanta Nella sua lunga carriera, Francovich
comparsa nel VII secolo di nuclei Francovich può avvalersi di un è promotore di iniziative che
accentrati di altura per nutrito gruppo di allievi, che coinvolgono l’intera comunità degli
aggregazione spontanea, poi avviano una mole impressionante archeologi: tra le tante, le summer
trasformati in centri aziendali e di ricerche, dirette a indagare le school alla Certosa di Pontignano
quindi in castelli. rocche di molti borghi, ma anche a (Siena), alle quali, negli anni, hanno
Dal 1984 alla metà degli anni far luce su chiese e monasteri: a preso parte moltissimi giovani
Novanta, Francovich si concentra suo giudizio, infatti, solo la archeologi, oggi attivi nelle
sui resti di Rocca San Silvestro, nel sistematica e abbondante raccolta Soprintendenze e nelle Università
cuore del distretto minerario dei di dati avrebbe dato vita a un italiane, dibattendo temi, metodi e
Monti di Campiglia: qui mette a racconto storico spendibile nel tendenze della disciplina.
punto il primo scavo estensivo in dibattito scientifico. Per sfruttare al
Italia di un sito fortificato. meglio l’impiego delle tecnologie OLTRE LE STORIE
San Silvestro diventa in breve il informatiche, crea il Laboratorio di Per Riccardo Francovich il senso
cantiere-simbolo della nuova Informatica Applicata dell’archeologia non è soltanto la
archeologia medievale, che ha all’Archeologia Medievale (LIAAM), ricostruzione di storie dal passato,
lasciato la fase «dell’innocenza» ed sostenuto poi dalle risorse ma consiste soprattutto
è in grado di imporsi, per qualità e provenienti dal progetto nell’intervenire nella tutela dei beni
numero dei dati, accanto alle fonti quinquennale Archeologia dei culturali e nella pianificazione
tradizionali per una corretta Paesaggi Medievali, in urbana e paesaggistica:
ricostruzione dei quadri storici. collaborazione con la Fondazione negli ultimi anni realizza il Parco
Monte dei Paschi di Siena; al LIAAM Archeologico e Tecnologico di
IL PRIMO PARCO segue la nascita del Laboratorio di Poggibonsi e mette a punto un
ARCHEOMINERARIO Archeologia dei Paesaggi e importante documento come il
Il suo infaticabile lavoro porta, nel Telerilevamento (LAP&T), basato masterplan del Parco Nazionale
1996, all’apertura del primo Parco sull’impiego estensivo del remote Tecnologico e Archeologico delle
Archeominerario in Italia, a sensing nella ricerca archeologica. Colline Metallifere, pubblicato
Campiglia Marittima, un’occasione Con l’avvio del nuovo secolo, postumo e destinato a guidare i
che rafforza la convinzione e la Francovich torna a occuparsi delle futuri interventi di tutela e
militanza di Francovich nella città nel Medioevo, sia nei centri valorizzazione nell’ampio territorio
valorizzazione del territorio, minori – come San Giovanni minerario che è stato teatro delle
rendendo pubblico l’uso della Valdarno, nell’Aretino –, sia nei ricerche da lui dirette.
storia e dell’archeologia. In quegli centri urbani: a Siena lo scavo di I laboratori dell’Ateneo senese e la
anni mette a punto importanti fronte all’antico ospedale di Santa sua casa di Antella, presso Firenze,
contributi sulla cultura materiale Maria della Scala ha un seguito sono sempre stati gli snodi di una
nel Medioevo, con particolare fortunato nella piú ampia indagine rete di rapporti professionali ma
attenzione allo studio delle all’interno dell’ospedale e nella soprattutto umani, di affetto e di
ceramiche, delle tecnologie cripta del Duomo, con la scoperta stima con i tanti colleghi sparsi in
metallurgiche e delle architetture, delle sequenze altomedievali e di ogni parte d’Europa e del mondo.
anche in funzione della loro tutela e un eccezionale ciclo pittorico che
restauro: l’avvio di nuove ricerche e precede i lavori di Duccio di DOVE E QUANDO
progetti incentrati sull’archeologia Boninsegna; mentre gli scavi nel
dell’ambiente e del paesaggio, sulla centro di Grosseto fanno emergere «Riccardo Francovich.
storia sociale delle tecniche, le fasi di vita piú antiche della città, Conoscere il passato,
coincide con un forte interesse si occupa della «sua» Firenze, costruire la conoscenza»
nell’innervare il lavoro lavorando sulle sequenze e sui Siena, Palazzo di Fieravecchia-
dell’archeologo ai metodi e ai reperti di via dei Castellani, Chiostro del Palazzo di S. Galgano
risultati delle scienze esatte. In tal applicando nello studio di un fino al 26 maggio
senso promuove lo sviluppo delle grande centro i metodi affinati in Orario lu-ve, 9,00-19,00; chiuso nel
archeometrie, attivando decenni di ricerche e rimarcando fine settimana e nei giorni festivi.
collaborazioni con vari enti di piú che mai – nella duplice veste Info sulla mostra e gli eventi a essa
ricerca e accogliendo nel di ricercatore e di cittadino collegati: https://www.facebook.
Dipartimento senese un attrezzato fiorentino – il valore civico com/events/1808875542663226/
laboratorio archeometrico. dell’archeologia. permalink/1808875742663206/

a r c h e o 17
LONDRA MOSTRE Orvieto
Dall’ambra UNA STAFFETTA PER LARTH
alla ferrovia
Il cantiere per la costruzione
della nuova linea metropolitana
della capitale inglese è forse il
N el primo resoconto della
scoperta della Tomba del
Guerriero (pubblicato nel fascicolo
che sia particolarmente descritta».
La scoperta era stata effettuata
solo tre mesi prima da Riccardo
piú grande intervento urbano al delle Notizie degli Scavi di Mancini mentre conduceva
momento in corso in Europa. Antichità relativo al febbraio 1881), indagini archeologiche in terreni
Alla conclusione dei lavori, Gian Francesco Gamurrini posti alle pendici della rupe di
programmata per il dicembre (1835-1923) osservava: «Una Orvieto, nella località nota
2018, l’aeroporto di Heathrow tomba, la quale per la sua come Crocifisso del Tufo.
sarà collegato con le periferie importanza sia di costruzione, che Il suggerimento di
orientali della città. La rete per gli oggetti contenutivi esige Gamurrini, uno dei
preesistente è stata estesa
costruendo 10 stazioni ex novo,
e tracciando oltre 21 km di
gallerie nel sottosuolo, che si
sono rivelate un’eccezionale
opportunità per l’archeologia.
Gli scavi hanno infatti permesso
ai ricercatori del Museum of
London di raggiungere ed
esplorare aree altrimenti
inaccessibili, e hanno portato al
recupero di decine di migliaia di
reperti che abbracciano un arco
cronologico vastissimo.
Per citarne solo gli estremi, si
spazia da un’ambra preistorica,
risalente a 55 milioni di anni fa,
a strutture superstiti della Great
Western Railway degli inizi del
XX secolo. Parte di questo
patrimonio, che include reperti
databili dalla preistoria fino al
XVII secolo è esposta nella
mostra «Tunnel: The
Archaeology of Crossrail»,
allestita presso il Museum of
London Docklands, fino al
prossimo 3 settembre. Info:
www.museumoflondon.org.uk

In alto: cippo a testa di guerriero rinvenuto nel 1881 in una tomba della
necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo, a Orvieto.
A sinistra: ferri da cavallo romani dall’area di Liverpool Street, a Londra.

18 a r c h e o
maggiori archeologi del suo tempo, dalla scoperta delle tombe dipinte
è alla base del progetto della Golini I e II in località Settecamini.
mostra «L’intrepido Larth. Storia di Lungo il percorso espositivo DOVE E QUANDO
un guerriero etrusco», allestita – articolato significativamente nei
presso il Museo «Claudio Faina» e il due musei – si possono analizzare i «L’intrepido Larth.
Museo Archeologico Nazionale di tempi e i modi della scoperta e Storia di un guerriero etrusco»
Orvieto, due luoghi della cultura osservare il ricco corredo funerario Orvieto, Museo «Claudio Faina»
che si affacciano entrambi sulla che caratterizzava la tomba e, al cui e Museo Archeologico Nazionale
piazza del Duomo. interno, spiccano una serie di vasi fino al 17 settembre (dal 12 aprile)
Per motivi diversi, i due musei attici a figure nere e rosse di Orario Museo «Claudio Faina»:
possono essere considerati particolare interesse presentati al ma-do: 10,00-17,00; lu chiuso
testimoni di una stagione pubblico per la prima volta. Inoltre, Museo Archeologico Nazionale:
dell’archeologia italiana si può tornare a osservare, con una tutti i giorni, 8,30-19,30
particolarmente vivace, nelle sue consapevolezza maggiore, il cippo Info Museo «Claudio Faina»:
luci e nelle sue ombre, che portò al a testa di guerriero che dà nome tel. 0763 341216; e-mail:
riconoscimento dell’importanza alla tomba descritta da Gamurrini e info@museofaina.it;
della civiltà etrusca nel quadro che si conferma come una delle www.museofaina.it;
dell’Italia preromana. Un periodo opere piú significative della Museo Archeologico Nazionale:
intenso di scavi e ricerche, che scultura in pietra degli Etruschi. tel. 0763 341039; http://
localmente venne avviato, nel 1863, Giuseppe M. Della Fina polomusealeumbria.beniculturali.it

FORMAZIONE Ferrara
GESTIRE IL PATRIMONIO

S ono aperte le iscrizioni al Master annuale di I


livello in Didattica, educazione e mediazione
nei musei e nel patrimonio culturale dell’Università
di Ferrara (anno accademico 2016/2017), diretto dal
professor Livio Zerbini, ricercatore del Dipartimento di
Studi Umanistici di UniFe. Il Master si propone di formare professionisti che
Il Master – attivato in modalità didattica on line – si mettano a disposizione le conoscenze acquisite e le
avvale di docenti qualificati, sia provenienti dall’ambito proprie competenze direttamente presso i musei, i
accademico, sia di noti professionisti di comprovata parchi archeologici o gli enti culturali, sia pubblici sia
esperienza attivi nell’ambito della didattica, della privati, sapendo gestire il Bene Culturale come risorsa
valorizzazione e promozione dei siti archeologici, dei per la conoscenza e la divulgazione del sapere.
musei e dei beni culturali. Tra i docenti, oltre allo stesso Il Master ha una durata annuale pari a 1675 ore
Livio Zerbini: Mario Tozzi, Fabio Donato, Anna Maria (corrispondenti a 67 CFU), di cui 250 sono
Visser, Carlo Peretto , Stefano Lamorgese, Elena dedicate al tirocinio.
Marescotti e Adriana Martini.
Obiettivo del Master è quello di diffondere i risultati Scadenza iscrizioni: 21 aprile 2017
conseguiti dalla ricerca e dall’attività nei campi della
didattica museale, della didattica dell’antico, della Iscrivendosi al Master, è possibile usufruire del bonus
comunicazione, della promozione e della gestione dei da 500 euro per l’aggiornamento dei docenti.
beni culturali, al fine di consentire a tutti coloro che Per maggiori indicazioni sulle procedure di iscrizione,
siano in possesso di un titolo di studio che consenta si può consultare il sito di UniFE al link: http://www.
l’accesso all’insegnamento o ad attività formative di unife.it/studenti/pfm/mast/2016-2017/didatticamusei
approfondire gli aspetti teorici e metodologici delle Per indicazioni di carattere organizzativo-didattico:
diverse discipline. e-mail: tutoratosea@unife.it; tel. 0532 293526.

a r c h e o 19
PAROLA D’ARCHEOLOGO

Flavia Marimpietri

ORICALCO, LA LEGA
DEI DESIDERI
NEL VI SECOLO A.C., TRE NAVI GRECHE
COLARONO A PICCO NELLE ACQUE DI GELA CON
I LORO PREZIOSI CARICHI. A TUTT’OGGI, PERÒ,
IL RECUPERO È STATO SOLO PARZIALE

T rent’anni fa, nelle acque


al largo di Gela, vennero
scoperte tre navi greche. Ancora
anni ha diretto le indagini sui relitti
di Gela e cosí esordisce:
«Avremmo bisogno di
oggi quei relitti – uno solo finanziamenti per continuare le
dei quali è stato recuperato – ricerche sulle navi, che risalgono
attendono di essere indagati e i molto probabilmente all’epoca
loro scafi sommersi, che a tratti arcaica: il contesto archeologico è
riaffiorano dalla sabbia del fondale, databile alla fine del VI secolo a.C.
continuano a rivelare sorprese. Abbiamo già intravisto lo scafo
Sondaggi effettuati di recente sul ligneo di una delle imbarcazioni,
posto dagli archeologi subacquei dalla quale abbiamo recuperato
della Soprintendenza del Mare molto materiale: ceramica,
della Regione Siciliana e dai anfore, due elmi corinzi e un
sommozzatori della Guardia di gruppo di lingotti di oricalco, una
Finanza di Palermo hanno rara lega di rame e zinco, simile al
permesso di recuperare da una nostro ottone, che gli antichi
delle imbarcazioni reperti ponevano al terzo posto per valore,
eccezionali, ma i fondi per avviare dopo l’oro e l’argento».
uno scavo sistematico non ci sono Di questo metallo leggendario,
e le navi rimangono inesplorate, racconta Platone nel Crizia, era
alla mercé dei predoni del mare. ricca l’isola di Atlantide: ma è la
Sull’argomento abbiamo prima volta che l’oricalco viene
intervistato Sebastiano Tusa, trovato in lingotti, non è vero?
Soprintendente del Mare della «Sí, per questo la scoperta è
Regione Siciliana, che in questi eccezionale. Abbiamo recuperato

Al centro: uno dei rostri di nave da


guerra recuperato nelle acque fra le
isole di Levanzo e Marettimo, nel
luogo individuato come teatro della
battaglia delle Egadi, che, combattuta
nel 241 a.C., pose fine alla prima
guerra punica.
A sinistra: il team che ha condotto il
recupero dei reperti dal relitto
Panarea III, trovato insieme ad altri tre
legni, nelle acque fra Capo Milazzese
e l’isola di Basiluzzo.

20 a r c h e o
A destra: un momento dell’intervento
di documentazione del relitto Panarea
III e del suo carico.
In basso, a destra: antefissa in
terracotta recuperata nelle acque al
largo di Gela.
In basso, a sinistra: i due elmi corinzi
recuperati a Gela, al largo della
terraferma in contrada Bulala, da una
delle navi greche che si inabissarono
nell’entrare in porto, per poi arenarsi.
Il naufragio ebbe luogo nel VI sec. a.C.
Il medesimo legno trasportava un
carico di lingotti di oricalco, una
preziosa lega di rame e zinco.

47 lingotti nello scorso febbraio, in Europa, dove lo troviamo in entrando nel porto e si arenò sulla
che si sono aggiunti agli altri 39 del alcune fibule villanoviane. Era spiaggia. Ciò significa che nel VI
2014. I reperti a oggi conosciuti inoltre apprezzato in epoca secolo a.C. a Gela esisteva un
forgiati in oricalco sono molto rari e augustea per coniare monete, commercio di oricalco ed erano
questa lega non è mai stata trovata soprattutto sesterzi. Avendo il attive officine artigianali
sotto forma di lingotti, in nessuna colore dell’oro, esercitava una forte specializzate nella produzione di
parte nel mondo. Il carico della attrazione tra gli antichi». oggetti di pregio. Adesso si
nave rappresenta dunque un Che cosa suggerisce il fatto che la dovrebbe cercare di comprendere
unicum assoluto». nave naufragata a Gela la relazione tra i lingotti e il
Da dove venivano i lingotti? trasportasse decine e decine di contesto archeologico, che, come
«Stiamo procedendo con le analisi lingotti di oricalco? già dicevo, possiamo datare al VI
di laboratorio, effettuate «Che qualcuno li aveva voluti, a secolo a.C. per la presenza degli
dall’Università di Palermo, per dimostrazione della ricchezza della elmi corinzi e della ceramica».
isolare la zona di provenienza. città di Gela, colonia rodio-cretese Delle tre navi greche rinvenute nel
La mia ipotesi è che si tratti di una fondata nel VII secolo a.C. e golfo di Gela, l’unica
nave proveniente dall’Anatolia importante emporio scavata e restaurata,
(l’odierna Turchia): sia le fonti che i commerciale nel ben dieci anni fa, non
rinvenimenti archeologici dicono Mediterraneo. è mai stata esposta
che l’oricalco era conosciuto e L’imbarcazione al pubblico. Le altre,
usato in alcuni centri dell’Anatolia e naufragò invece, giacciono
ancora sommerse…
«Ebbene sí. La sola
nave recuperata,
nel 2008, e poi
restaurata in Inghilterra,
attende da 10 anni di essere
esposta e attualmente è chiusa in
casse, nel vecchio Museo di Gela. Il
relitto è stato scoperto 29 anni fa:
da allora il progetto del nuovo
museo del mare che doveva
ospitarlo è pronto, ma non è mai
stato realizzato. Abbiamo avuto i
fondi solo per la parte strutturale
dell’edificio. Le altre navi, invece,
sono ancora in acqua e devono
essere indagate con ricerche
sistematiche. Per recuperarne una

a r c h e o 21
e renderla fruibile al pubblico A destra: un
occorrerebbe una cifra pari a oltre 1 gruppo di lingotti
milione di euro». in oricalco
Fondi di cui, al momento, la provenienti dai
Soprintendenza del Mare fondali di Gela.
non dispone... VI sec. a.C.
«No, i fondi strutturali non esistono In basso: una
e i finanziamenti europei soffrono delle anfore
di una notevole lentezza nella recuperate dalla
spesa. Io riesco a lavorare soltanto nave di Gela che
grazie a fondazioni statunitensi e trasportava i
sponsor europei, sulla base di lingotti.
progetti che, come Soprintendenza
del Mare, intraprendo direttamente
con Bruxelles. Del resto, l’istituto di
cui sono responsabile può disporre
attualmente di una dotazione tombaroli, raccontano i ben 11 rostri di navi da guerra, una
annuale di 3000 euro, con la quale sommozzatori. Quanto scoperta di importanza mondiale.
dovrebbe garantire l’operatività su è alto il rischio che i reperti Tutto ciò grazie a una fondazione
tutta la Sicilia e sulle isole minori». vengano trafugati? statunitense che mette a
E avete anche patito drastiche «La zona è interdetta alla disposizione per un mese l’anno
riduzioni in fatto di servizi e mezzi navigazione ma i controlli non una nave da ricerca. Cosí ho potuto
di trasporto… vengono effettuati h 24. Né la verificare un’intuizione che avevo
«Esatto, dobbiamo servirci di auto Soprintendenza, né le autorità avuto sul luogo della battaglia delle
private e chiedere ospitalità agli possono effettuare un Egadi: cioè che non fosse presso
amici. Il budget annuale dei beni monitoraggio continuo e può l’isola di Favignana, ma tra Levanzo
culturali in Sicilia è passato dai 100 capitare che qualcuno si immerga e Marettimo. Avviate le ricerche in
ai 18 milioni l’anno. Inoltre, non per rubare. Il problema della mare, in quel punto abbiamo
esiste nella Regione un laboratorio sicurezza esiste, sebbene il trovato i rostri delle navi, una
idoneo per il trattamento e la fenomeno dei tombaroli sia dozzina di elmi e circa 200 anfore. A
conservazione dei legni diminuito rispetto al passato. Panarea, invece, canalizzando
bagnati: la nave Come Soprintendenza, l’interesse di altre due fondazioni,
tardo-romana che ho adesso, possiamo abbiamo recuperato quattro relitti
scavato a Marausa, contare su una rete in alto fondale, colmi di vasellame e
vicino Trapani, è capillare di anfore databili tra il III secolo a.C. e
stata restaurata a informatori e sugli il I d.C. Con l’Università di Stanford,
Salerno». accordi con Guardia invece, stiamo scavando un relitto
E poiché non ci sono di Finanza e bizantino trovato a Marzamemi, in
soldi per poterli Carabinieri. Non ci provincia di Siracusa, che
scavare, i relitti sono piú le razzie trasportava un’intera chiesa in
sono preda dei sistematiche e marmo smontata. Il brand Sicilia
tombaroli del prolungate di un attrae molto: grazie alla buona
mare. La Guardia tempo, ma il volontà, ai rapporti personali e alla
di Finanza – che subacqueo della credibilità internazionale, ho potuto
ha partecipato al domenica che si offrire situazioni di ricerca di
recupero dei immerge e ruba successo. E i reperti provenienti
lingotti – ha un’anfora sí». dalle acque siciliane che abbiamo
provveduto a Quali ricerche avete esposto ad Amsterdam, in Olanda,
installare delle reti invece potuto condurre, e a Oxford, in Inghilterra, sono già
metalliche di protezione invece, grazie ai fondi di stati richiesti anche da
ancorate al fondale che, sponsor privati? Copenaghen, Bruxelles e Palermo,
però, non sempre riescono a «Abbiamo individuato il dove verranno presentati
fare da deterrente. Già sono luogo esatto in cui si svolse la prossimamente con la mostra
visibili i primi varchi aperti dai battaglia delle Egadi e trovato “Mirabilia Maris”».

22 a r c h e o
PROVINCIA
DI FERRARA
ROMA MUSEI Pavia
Un pioniere UN ANGOLO D’EGITTO
dell’archeologia
subacquea
L’11 aprile, alle 16,00,
l’auditorium dell’Ara Pacis
L’ Egyptian Corner è uno
spazio dedicato all’antico
Egitto all’interno della raccolta
mummie, che ne sono oggi
protagoniste. Infatti, dal 2013 la
mummia femminile è stata al
ospita una manifestazione, archeologica e della gipsoteca, del centro di ricerche condotte con le
sostenuta dalla Soprintendenza Sistema Museale dell’Università piú moderne tecniche di indagine
del Mare della Regione Siciliana di Pavia. La Collezione nacque nel medica e forense, a cura
e dall’Ateneo Suor Orsola 1819 per volontà di Pietro Vittorio dell’équipe multidisciplinare
Benincasa di Napoli, dedicata Aldini, professore di archeologia, Mummy Project, che hanno avuto
alla ricerca archeologica con finalità principalmente grande accelerazione grazie alla
subacquea. L’occasione è data didattica e ospita reperti che si Regione Lombardia, finanziatrice
dalla presentazione del volume, collocano tra la preistoria e la del progetto Condividere il
MARIA, LACUS ET FLUMINA, tarda antichità. Tra gli oggetti patrimonio museale universitario.
Studî di storia, archeologia e esposti, si segnalano terrecotte La mummia era stata donata nel
antropologia «in acqua», di votive etrusche, ceramica dipinta 1824 da Stefano Giorgiani del Cairo
oltre 450 pagine, edito dal e figurata, bronzetti e suppellettili, al Gabinetto di Anatomia Umana e
Bagatto Libri nella Collana elementi architettonici ed epigrafi, poi trasferita nel 1933 al Museo di
«Ricerche di Storia, Epigrafia e una collezione numismatica e Storia Naturale dell’Università di
Archeologia Mediterranea», opere scultoree. All’inizio del Pavia. All’inizio degli anni Sessanta
dedicato a uno dei pionieri di Novecento, la raccolta si arricchí di fu collocata nel Castello Visconteo,
questo campo di studio: una collezione di repliche in gesso sempre a Pavia, da dove ha infine
Claudio Mocchegiani Carpano. di una trentina di originali greci. raggiunto, nel 2012, la collezione
A essa si accompagnerà la La sezione egizia si è costituita archeologica dell’Università.
presentazione, seguita da un durante la prima metà del XIX Non vi sono molte notizie sul suo
filmato, dei nuovi scavi del secolo, grazie a donazioni di privati, ritrovamento: Giovanni Zoja nel
relitto medievale di Marzamemi esploratori e viaggiatori. Essa suo catalogo riferisce: «Fu trovata
(del VI secolo), con il suo carico comprende sei ushabti (statuette negli scavi di Tebe con un papiro dal
di elementi architettonici funerarie) databili tra la fine del quale si rilevò l’epoca della
(colonne, lastre decorate ed Nuovo Regno e l’Epoca Tarda; poco sepoltura, che corrisponde a 810
elementi scultorei finalizzati meno di venti frammenti lignei di anni prima di Cristo». Del papiro
all’allestimento di un edificio arredo funerario appartenente al non si hanno altre informazioni: la
sacro), in corso di svolgimento defunto Huynefer, databili alla fine datazione è riportata all’interno del
a cura della Soprintendenza del del Nuovo Regno (XX dinastia) o
Mare in collaborazione con le all’inizio del Terzo Periodo
Università di Stanford e di Suor Intermedio (XXI dinastia); un papiro
Orsola, nell’ambito del quale funerario contenente estratti dalla
sono in corso di XII ora della notte del libro
sperimentazione nuove dell’Amduat (Aldilà egizio), databile
tecniche di scanning 3D in alla XXI-XXII dinastia (1076-746
ambiente sommerso. a.C.); una testa di mummia di un
giovane risalente all’epoca romana,
(50-140 d.C. circa); una mummia
intera femminile; e un bronzetto
raffigurante Osiride, una delle piú
importanti divinità del pantheon
egizio, dio della rinascita e signore
del regno dei morti, databile
all’epoca romana.
L’idea di una rinnovata
presentazione della sezione egizia è
nata per valorizzare le due

24 a r c h e o
In alto: la metodo del radiocarbonio (C14), al
mummia di una 378-369 a.C. e al 360-211 a.C.
giovane donna Secondo Wilfried Rosendahl, del
donata nel 1824 Museo Reiss-Engelhorn di
all’Università di Mannheim, la mummia si può far
Pavia. risalire al III secolo a.C.
A sinistra: la Le analisi qualitative degli estratti
mummia viene volatili effettuate da Marco Nicola
sottoposta a ed Elisa Ariotti (ADAMANTIO srl,
tomografia Torino), con cromatografia gassosa
computerizzata. (GC-MS), hanno rilevato la
Nella pagina presenza, tra gli altri, di
accanto: α-bisabololo, un alcool naturale
ricostruzione costituente principale dell’olio di
forense del volto camomilla, e di neomirraolo,
della mummia. presente negli estratti organici della
mirra (Commiphora myrrha). La
coperchio della cassa ottocentesca apparteneva a una donna di tipo mirra è attestata nella produzione
che l’ha a lungo custodita. Non vi caucasico di età compresa fra i 20 e di balsami e oli utilizzati sia
sono notizie in merito al bendaggio. i 22 anni, alta poco meno di 150 cm. quotidianamente, sia per la
La mummia è stata indagata anche La dentatura (completa) è in conservazione dei corpi e di altri
grazie a un esame di tomografia condizioni eccellenti, salvo materiali organici (alimenti).
computerizzata (TC) presso il abrasioni dello smalto comuni in Sabina Malgora
Reparto di Radiologia del Policlinico quelle popolazioni. Non sono state
San Matteo di Pavia, ai fini della sua osservate fratture ossee di origine DOVE E QUANDO
analisi antropologica virtuale e di traumatica, antecedenti la morte.
successive analisi microscopiche e Già nel XIX secolo, la mummia Università di Pavia,
molecolari dei tessuti. dev’essere stata oggetto di Raccolta archeologica e gipsoteca
Sulla base degli studi di Chantal autopsia da parte di qualche Pavia, Strada Nuova 65
Milani, antropologo e odontologo anatomista dell’Università di Pavia Orario lunedí, 14,00-17,00 e ogni
forense, di Jonathan Elias, direttore (forse Bartolomeo Panizza?). 4° sabato del mese, 15,30-18,30
dell’Akhmim Mummy Studies Il corpo ha infatti subito importanti Info tel. 0382 98.6916/4707;
Consortium (Pennsylvania, USA) e manipolazioni. Dalla mummia sono e-mail: infomuse@unipv.it;
della specializzanda Francesca stati inoltre prelevati due campioni, http://musei.unipv.it/musei/2_
Motta, il corpo mummificato rispettivamente datati, con il musei_7_AR.html

a r c h e o 25
n otiz iario
Luciano Calenda
ARCHEOFILATELIA

RITORNO A SAMARCANDA
La città di Samarcanda, protagonista dello Speciale del
mese scorso (vedi «Archeo» n. 385, marzo 2017), non poteva
essere dimenticata dal punto di vista filatelico. Il suo solo
nome evoca immagini esotiche, associate a Gengis Khan, a
Tamerlano e a Marco Polo, e, per trasmettere
quest’atmosfera, apriamo la consueta rassegna con una 1
cartolina illustrata dei primi del Novecento (1).
L’Uzbekistan è stata una delle repubbliche
socialiste sovietiche fino al 1991 e quindi i
francobolli che hanno ricordato Samarcanda erano
emessi dall’URSS, in stile prettamente sovietico,
2
almeno i primi che risalgono al 1963. 3 4
Cosí sono stati riprodotti la piazza del Registan con
le relative Madrase (2), il Mausoleo di Tamerlano (3) e la
Moschea Shah-i Zinde (4). Nel 1969, un francobollo riuní
vari monumenti stilizzati (5) e, nel 1979, anno preolimpico,
una lunga serie celebrò tutte le maggiori città del Paese e
Samarcanda fu ricordata con la moschea Sher-Dor (6).
L’ultimo francobollo sovietico di Samarcanda venne
emesso nel 1989 e raffigura una delle moschee piú recenti, 5
7
6
Hazrat-Hizr, costruita nelle vicinanze delle rovine di un’altra
molto piú antica (7). All’indomani dello scioglimento
dell’URSS, l’Uzbekistan divenne indipendente, nel 1991, e
anche la produzione filatelica riguardante Samarcanda si è
fatta, da allora, piú «vivace».
Il primo francobollo (8) mostra la famosa piazza del 8
Registan, per l’assegnazione a Samarcanda nel 1992 del 9
Premio Aga Khan per l’architettura; ancora una parte della
stessa piazza in un intero postale (9), mentre la porta di
Samarcanda è riprodotta in quest’altro valore del 1994 (10).
Chiudiamo la rassegna dei monumenti con un foglietto
emesso nel 2007 per celebrare il 2750° anniversario della
nascita della città. Esso riproduce diversi monumenti, alcuni
dei quali già mostrati (11). Tuttavia, come si diceva all’inizio, 10 11
non possiamo non parlare anche di ciò che comunemente
associamo a Samarcanda, come Marco Polo (12) e le
avventure fantastiche descritte nel suo Milione (13).
Infine, l’ultimo omaggio va alla memoria del grande
Tamerlano (14) e alla sua decisione di far diventare
Samarcanda la fantastica città che ancora oggi è. 13

IL CIFT. Questa rubrica è curata dal CIFT (Centro Italiano di Filatelia Tema-
tica); per ulteriori chiarimenti o informazioni, si può scrivere alla redazione di
«Archeo» o al CIFT, anche per qualsiasi altro tema, ai seguenti indirizzi:

Segreteria c/o Alviero Batistini Luciano Calenda,


Via Tavanti, 8 C.P. 17037 -
50134 Firenze Grottarossa
info@cift.it, 00189 Roma.
oppure lcalenda@yahoo.it; www.cift.it 12 14

26 a r c h e o
In viaggio con Metamondo

Al cuore della meta

Itinerari individuali e di gruppo dal Caucaso all’Asia Centrale: l’Armenia degli antichi monasteri,
il cammino della Via della Seta, la Persia di Dario con i grandi siti di Persepoli e Pasargade.
E i tour “oltre confine” per scoprire le terre di Zoroastro tra l’Azerbaijan e l’Iran o l’antica regione
storica del Khorasan, dal sito turkmeno di Merv a Mashhad, la città sacra dell’Iran orientale.

w w w. m e t a m o n d o . i t
CALENDARIO

Italia POMPEI
Picasso e Napoli: Parade
ROMA In mostra i bozzetti per i costumi del balletto disegnati
Recuperare il passato per avere un futuro dall’artista, maschere africane e reperti archeologici
Reperti archeologici recuperati dal Comando Carabinieri TPC Antiquarium degli Scavi
Rome International School fino al 10.07.17
fino al 30.04.17 Sarcofago etrusco in
terracotta dipinta. Il Corpo del reato
All’ombra delle piramidi Il patrimonio
La mastaba del dignitario Nefer archeologico ritrovato
Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco Antiquarium degli Scavi
fino al 28.05.17 fino al 27.08.17

I Fori dopo i Fori Pompei e i Greci


La vita quotidiana nell’area dei Palestra Grande
Fori Imperiali dopo l’antichità fino al 27.11.17 (dal 14.04.17)
Mercati di Traiano, Museo dei Fori Imperiali
fino al 10.09.17 REGGIO EMILIA Capitello in tufo
Lo scavo in piazza con sfinge alata.
Spartaco Una casa, una strada, una città Seconda metà
Schiavi e padroni a Roma Affresco con scene Musei Civici di Reggio Emilia del II sec. d.C.
Museo dell’Ara Pacis di lavoro in una fino al 03.09.17
fino al 17.09.17 fullonica,
da Pompei. TORINO
Colosseo. Un’icona Dall’antica alla nuova
Colosseo Via della Seta
fino al 07.01.18 MAO, Museo d’Arte Orientale
fino al 02.07.17
BAGNO A RIPOLI (FIRENZE)
Santa Caterina d’Egitto Missione Egitto 1903-1920
L’Egitto di Santa Caterina L’avventura archeologica
Esposizione di papiri e M.A.I. raccontata
reperti archeologici Museo Egizio
Oratorio di S. Caterina delle Ruote fino al 10.09.17
fino all’11.06.17
Cose d’altri mondi
COMACCHIO Raccolte di viaggiatori
Lettere da Pompei tra Otto e Novecento Acquerello su carta.
Archeologia della scrittura Palazzo Madama, Sala Atelier Dinastia Qing (1644-1911).
Palazzo Bellini fino all’11.09.17
fino al 02.05.17 Tavoletta iscritta
TRENTO in cuneiforme accadico,
GENOVA Estinzioni da Kanesh. XIX sec. a.C.
Salvi in Museo! Storie di catastrofi
Le lastre dei palazzi assiri e altre opportunità
riesposte in Museo MUSE-Museo delle Scienze di Trento
Museo di Archeologia Ligure Rilievo in calcare con due fino al 26.06.17
fino al 18.06.17 dignitari di corte.
VENEZIA
GROSSETO, MANCIANO Prima dell’alfabeto
Marsiliana d’Albegna Viaggio in Mesopotamia
Dagli Etruschi a Tommaso Corsini alle origini della scrittura
Museo Archeologico e d’Arte della Maremma Palazzo Loredan
Museo di Preistoria e di Protostoria fino al 25.04.17
della Valle del Fiora
fino al 30.04.17 VILLANOVA DI CASTENASO (BO)
La Stele delle Spade e le altre
PERUGIA Sculture orientalizzanti
Giochi da museo dall’Etruria padana
Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria Museo della Civiltà Villanoviana
fino al 17.04.17 fino all’11.06.17

28 a r c h e o
Sarà gradito l’invio di informazioni da parte dei direttori di scavi, musei e altre iniziative, ai fini della completezza di questo notiziario.

VICENZA MANNHEIM
Le ambre della principessa Egitto
Storie e archeologia Terra dell’immortalità
dall’antica terra di Puglia Reiss-Engelhorn-Museen
Gallerie d’Italia, fino al 30.07.17
Palazzo Leoni Montanari
fino al 07.01.18
Gran Bretagna
Città del Vaticano Pelike apula LONDRA
con scena Deturpare il passato Statua di Posidone, da
Dilectissimo fratri amorosa. Dannazione e profanazione Livadostra (Beozia). 480 a.C.
Caesario Symmachus Pittore nella Roma imperiale
Tra Arles e Roma: le reliquie di san Cesario, di Licurgo, The British Museum
tesoro della Gallia Paleocristiana 360-350 a.C. fino al 07.05.17
Musei Vaticani, Museo Pio Cristiano circa.
fino al 25.06.17
Grecia
Francia ATENE
Odissee
PARIGI Museo Archeologico Nazionale Incensiere con figura di
Che c’è di nuovo nel Medioevo? fino al 30.09.17 cammelliere. III sec. d.C.
Tutto quello che
l’archeologia ci rivela
Cité des sciences et de l’industrie Svizzera
fino al 06.08.17
BASILEA
L’Africa delle rotte Arabia felix?
Musée du quai Branly Jacques Chirac Mito e realtà nel regno
fino al 12.11.17 della regina di Saba
Antikenmuseum
SAINT-ROMAIN-EN-GAL/VIENNE fino al 02.07.17
Il design ha 2000 anni
Le grandi fabbriche CHIASSO
Musée gallo-romain J.J. Winckelmann (1717–1768)
fino al 28.08.17 I «Monumenti antichi inediti»
Storia di un’opera illustrata
m.a.x. museo
fino al 07.05.17

ZURIGO
Osiride
Misteri sommersi d’Egitto Qui sotto: statua di kouros che
Museum Rietberg sorride, con dedica ad Apollo.
fino al 16.07.17

Germania USA
BONN NEW YORK
Iran Un mondo di emozioni
Antiche culture tra l’acqua e il deserto L’antica Grecia, 700 a.C.-200 d.C.
Bundeskunsthalle The Onassis Cultural Center
fino al 20.08.17 (dal 13.04.17) fino al 24.06.17

KARLSRUHE L’età degli imperi


Ramesse Arte cinese delle dinastie
Sorvano divino sul Nilo Qin e Han (221 a.C.-220 d.C.)
Badisches Landesmuseum The Metropolitan Museum of Art
fino al 18.06.17 fino al 16.07.17
A
M
RE
RO
VE LA NUOVA MONOGRAFIA DI ARCHEO
A
IC
VI
NT
’A
LL

ROMA
NE

LA VITA QUOTIDIANA
• DOMUS E CASE POPOLARI • IL TEATRO
• GLI SPETTACOLI GLADIATORI • LA NETTEZZA URBANA
• L’EMERGENZA DEL FUOCO • PROSTITUZIONE E GIOCO D’AZZARDO
• UN GIORNO ALLE TERME • MANGIARE E BERE IN TABERNA...
Sulle due pagine: Il Tepidarium, olio su tavola di Lawrence Alma Tadema.
1881. Liverpool, Lady Lever Art Gallery.
In basso, nel riquadro: tavola a colori nella quale si immagina la
D ella Roma imperiale possiamo
ancora oggi ammirare
monumenti che, in molti casi
processione dei suovetaurilia, in occasione della quale i Romani – basti pensare al Colosseo –, si
sacrificavano agli dèi un maiale, un montone e un toro. sono conservati in condizioni
straordinariamente vicine a quelle
originali. Piú difficile può essere, a
volte, immaginare quegli spazi al
tempo in cui furono creati, quando
ad animarli erano gli abitanti di
una città nella quale, secondo
stime attendibili, viveva piú di un
milione di persone.
Come sempre corredata da un
ricco apparato di foto, disegni e
ricostruzioni, la nuova Monografia
di «Archeo» nasce allora proprio
per «ridare vita» a quegli uomini e
a quelle donne, ricostruendone
l’esistenza quotidiana, fatta di
condivisione degli spazi domestici
e, soprattutto, di quelli pubblici.
Perché, come scoprirete leggendo,
i cittadini romani erano,
innanzitutto, «gente di strada»...

IN EDICOLA
GLI ARGOMENTI
• LE CASE E I PALAZZI
Insula dell’Ara Coeli
Area archeologica
del Vicus Caprarius
Case di Augusto e di Livia
Case romane del Celio
Domus di Palazzo Valentini

• I SERVIZI
Illuminazione e riscaldamento
Gli acquedotti
L’arredamento
I luoghi del ristoro
Bagni e latrine
Nettezza urbana

• UN GIORNO IN CITTÀ
I cortei trionfali
Le terme
Gli spettacoli e i loro protagonisti:
aurighi, gladiatori e attori
Le festività religiose
Scommesse e gioco d’azzardo
La prevenzione degli incendi

a r c h e o 31
SCAVI • MARZABOTTO

MARZABOTTO
COSÍ REALE, COSÍ
VIRTUALE
NUOVE E IMPORTANTI
SCOPERTE E UN
PROGETTO DI
RICOSTRUZIONE
VIRTUALE CAMBIANO
IL VOLTO DELLA CITTÀ
CHE GLI ETRUSCHI
CHIAMAVANO KAINUA
di Giuseppe Sassatelli,
Elisabetta Govi, Andrea Gaucci
e Simone Garagnani, con contributi
di Malik Franzoia, Bojana Gruška
e Giacomo Mancuso

D opo la straordinar ia
scoperta del tempio
votato a Tinia (vedi
«Archeo» n. 357, novembre
2014), le ultime indagini con-
il volto della città, e sono state
recuperate alcune iscrizioni
etrusche legate alla sfera del
sacro e della politica.
Oltre allo scavo e allo studio dei
sigenza di visualizzare ciò che
non si conserva piú. Questo
approccio non solo va incontro
alla necessità di conoscenza dei
non addetti ai lavori e alla im-
dotte a Marzabotto, la Kainua materiali, le ricerche compren- prescindibile missione della di-
degli Etruschi, hanno portato a dono la ricostruzione della città vulgazione, ma impone anche
ulteriori e importanti acquisi- secondo le tecnologie piú inno- un percorso di analisi scientifica
zioni: è stato infatti scavato un vative, perché ricostruire signi- ampio e integrato, che ha por-
nuovo tempio tuscanico dedi- fica porsi domande scientifiche tato l’équipe della cattedra di
cato a Uni, che cambia ancora e, al contempo, rispondere all’e- Etruscologia dell’Università di

32 a r c h e o
Adige
Piacenza Po
Po

Parma
Ferrara

Reggio Modena Mare


A p nell’Emila Adriatico
p e
n n Bologna
i n
o Ravenna

T Marzabotto
o Faenza
s c Forlí
La Spezia
o -
E m Cesena
Massa i l i Rimini
a n o

Mar
Ligure Arno

Veduta da sud-est dell’area Bologna ad avviare proficue


archeologica della città etrusca di collaborazioni con altre disci-
Kainua. Si individuano i tracciati delle pline. In primo luogo, le bioar-
strade principali (le cosiddette cheologie per lo studio dei resti
plateiai) e gli isolati interessati dalle zoologici e botanici, finalizzato
indagini archeologiche. alla ricostruzione del paesaggio
e del sistema di sussistenza. E
poi il dialogo con competenze
non strettamente archeologi-
che, come quella ingegneristica
per la ricostruzione degli edifi-
ci, quella informatica per il
trattamento dei dati di scavo,
quella chimica per le analisi
mineralogiche sui materiali.
Da questo approccio nasce il
Kainua Project che, giunto al suo
terzo anno, si conclude con un
convegno internazionale (18-21
aprile), che sarà un’importante
occasione di confronto tra ar-
cheologi e colleghi di altre di-
scipline oltre che un punto di
partenza per una nuova politica
di comunicazione dei risultati
della ricerca. G.S.

Le ricerche a Marzabotto sono con-


dotte dalla Sezione di Archeologia del
Dipartimento di Storia Culture Ci-
viltà dell’Università di Bologna, in
collaborazione con la Soprintendenza
Archeologia Belle Arti e Paesaggio
per le province di Bologna, Modena,
Reggio Emilia e Ferrara e con il Po-
lo Museale dell’Emilia Romagna.

a r c h e o 33
SCAVI • MARZABOTTO

In questa foto: il cantiere di scavo


dell’équipe dell’Università di Bologna
nella pars postica (parte posteriore)

NEL NOME DI UNI


del tempio di Uni, durante la
campagna del 2015.
In basso: planimetria generale della
città di Marzabotto, integrata con il
di Elisabetta Govi tempio di Uni di recente scoperta.

L e indagini archeologiche
condotte negli ultimi tre anni
nell’area adiacente al tempio
periptero dedicato al sommo dio
Tinia (assimilabile al Giove dei Ro-
mani, n.d.r.) hanno portato alla luce
un altro edificio di culto, conservato
solo al livello delle possenti fonda-
zioni realizzate con ciottoli di fiume
e con macigni di arenaria. Salgono
cosí a cinque i templi della città, tre
sull’acropoli e due in area urbana.
Il nuovo tempio è di tipo «tuscani-
co», secondo la definizione data da
Vitruvio a questa categoria architet-
tonica peculiare del mondo etrusco
e molto diffusa anche in ambito
romano. A differenza del tempio
periptero, il cui modello è greco e si
caratterizza per il colonnato conti-
nuo che circonda la cella centrale,
quello tuscanico ha tre celle alline-
ate e chiuse sul retro, affacciate su
uno spazio porticato, il pronao, con
doppia fila di colonne. In simili
strutture risultano evidenti la pro-
spettiva visiva solo frontale e il prin- n
cipio della assialità, valorizzato an-
che dalla presenza di un podio, che
lo isola dallo spazio circostante.

34 a r c h e o
Il nuovo tempio di Marzabotto, lar-
go 19,14 m e lungo 25,70, ha una
planimetria ben ricostruibile, nono-
stante pesanti disturbi di epoca mo-
derna abbiano intaccato le fonda-
zioni e asportato il materiale co-
struttivo e di crollo dell’edificio.
Esso trova un significativo parallelo
in templi noti in Etruria meridio-
nale, per esempio a Vulci, e nel La-
zio, ad Ardea, costruiti tra la fine del
VI e la prima metà del V secolo a.C.

L’OFFERTA DEL VINO


Sono pochi, purtroppo, gli elemen-
ti della decorazione del tetto recu-
perati, mentre eccezionale è la sco-
perta di due iscrizioni che hanno
chiarito da un lato il rito di fonda-
zione del tempio e dall’altra il culto
praticato. Nelle fondazioni murarie
dell’edificio, occultati tra i sassi, so-
2 cm 2 cm
no stati trovati due frammenti di
un’anfora in bucchero iscritta, uti-
lizzata per compiere un’offerta ri- Qui sopra: i due frammenti dell’anfora antica (parte anteriore colonnata) e
tuale di vino alla divinità e poi in- in bucchero rinvenuti nel muro di della travatura del tetto, ricostruita
tenzionalmente fratturata. Il testo fondazione del tempio: in quello di secondo la descrizione di Vitruvio.
dell’iscrizione doveva in origine sinistra è graffita la parola spural e in In basso: a sinistra, planimetria di
essere piú lungo, ma le uniche paro- quello di destra è il nome della città, scavo del tempio tuscanico di Uni, che
le gettate nelle fondazioni del tem- Kainu[a]. Fine del VI sec. a.C. evidenzia le parti conservate e quelle
pio ne chiariscono l’atto di dedica In alto: ricostruzione virtuale del asportate in epoca moderna; a destra,
alla divinità da parte della città: si tempio di Uni: dettaglio della pars la sua ricostruzione schematica.
tratta, infatti, del nome della città,
Kainua, e del termine istituzionale
spural, che la definisce nella sua di-
mensione politica.
Molto scarse sono le informazioni a
tutt’oggi disponibili sulle circostan-
ze sottese alla fondazione dei templi
in Etruria, a parte il caso della dedi-
ca del tempio B di Pyrgi da parte di
Thefarie Velianas. Pertanto questa
iscrizione di Marzabotto dischiude
scenari assai interessanti sia sulla
pratica rituale, sia sulle implicazioni
politiche della costruzione di un
santuario. L’altra iscrizione riporta il
nome della divinità Uni, la Hera
greca e la Giunone romana. Si gua-
dagna cosí il culto della coppia Ti-
nia-Uni, che avevano sedi affiancate
nel settore nord-est del templum
celeste e hanno due templi vicini
n
nello spazio sacralizzato della città.

a r c h e o 35
A sinistra: frammento di coppa in bucchero con
iscrizione parzialmente lacunosa graffita all’esterno.
Il testo conservato restituisce unialthi, cioè «nel
(santuario) di Uni». Seconda metà del VI sec. a.C.
In basso: frammento della lamina di bronzo iscritta, dal
tempio di Tinia. Il reperto (7,2 x 4,8 cm) è databile nei
decenni centrali della prima metà del V sec. a.C.
Nella pagina accanto: ricostruzione virtuale del tempio
periptero di Tinia: in alto, la realizzazione del modello a
partire dal disegno degli alzati; in basso, il modello
virtuale arricchito delle decorazioni architettoniche
2 cm rinvenute durante lo scavo.

LETTERE INCISE PER UN RITO SOLENNE

D
al tempio di Tinia dell’area sacra. Il testo, esplicita la sfera scorta di quanto
proviene un certamente piú lungo, semantica del «costruire, conosciamo da una delle
documento doveva menzionare varie erigere». note lamine d’oro di Pyrgi,
epigrafico di straordinaria azioni compiute in una Una possibile ipotesi nella quale si riconoscono
importanza: un frammento sequenza complessa e interpretativa potrebbe il voto del tempio B e la
di lamina in bronzo difficile da ricostruire. ricondurre il testo a un sua dedicatio.
iscritta, destinata a essere Si riconoscono tre nomi solenne atto fondativo del L’espressione muntie
affissa forse su un maschili di persona e un tempio, scandito in spural, presente nella
supporto ligneo all’interno verbo, hecce, che diverse azioni rituali, sulla seconda riga, si carica di

36 a r c h e o
significati oltremodo
rilevanti, tenuto conto del
contesto di provenienza
dell’iscrizione, il tempio di
Tinia nella città di
Marzabotto.
Muntie, infatti, si
inserisce nel nutrito
novero delle formazioni
etrusche su radice mun-,
alla base di muni/munis e
derivati, inteso come
«luogo» in un’accezione
ampia che va dall’ambito
santuariale (luogo sacro)
a quello funerario (parti
della tomba). Muntie
potrebbe quindi fare
riferimento a un luogo
sacro, se non addirittura
al mundus, specificato di
pertinenza della città, lo
spura, e, visto il contesto
di ritrovamento, si
potrebbe ipotizzare che il
testo della lamina
ricordasse il rito solenne supporto, che presuppone carattere di perpetuità e suggerisce una datazione
compiuto al momento specifiche abilità di immutabilità e pertanto dell’iscrizione nei decenni
della dedica del tempio da scrittorie, è certamente un valore quasi simbolico centrali della prima metà
parte di magistrati civici. dettata dall’esigenza di e religioso. L’analisi del V secolo a.C.
La scelta del tipo di assegnare al testo un paleografica e testuale Elisabetta Govi

a r c h e o 37
SCAVI • MARZABOTTO

LA «SECONDA»
FONDAZIONE DI KAINUA
di Andrea Gaucci

N el 2014 è stato avviato il


progetto Futuro in
Ricerca (FIR), finan-
ziato da Ministero dell’Istru-
zione, Università e Ricerca, volto
alla ricostruzione virtuale dell’antica
Marzabotto secondo un accurato
metodo filologico e alla sperimenta-
zione di sistemi di fruizione di que-
sto modello nell’area archeologica.
La costruzione della città virtuale si
è rivelata fondamentale per affronta-

re il problema degli alzati degli edi-


fici, non conservati, e alcuni aspetti
dell’assetto urbano ancora poco
chiari. Il lavoro sui modelli ha gene-
rato un innovativo metodo di rico-
struzione, definito ArcheoBIM, che
permette di verificare la credibilità
architettonica degli edifici non piú
conservati in alzato e di usarli come
contenitori di informazioni 3D.

TEMATICHE COMPLESSE
Il modello virtuale della città di-
viene in tal modo la base di parten-
za per dotare il Museo di un per-
corso di visita che decodifica le
scarse testimonianze archeologiche
conservate tramite la sovrapposi-
zione di piú modelli virtuali e ap-
profondisce tematiche complesse
Qui sopra: pianta del In alto: modello come il rito di fondazione.
podio-altare D, pubblicata digitale del terreno
nel volume di Edoardo (DTM) relativo alla
Brizio, Relazione sugli scavi città bassa di
eseguiti a Marzabotto Marzabotto, eseguito
presso Bologna dal tramite tecniche
novembre 1888 a tutto maggio fotogrammetriche
1889 (Roma, 1889). aeree.

38 a r c h e o
Al centro:
particolare del
podio-altare D nel
modello digitale
dell’acropoli
realizzato tramite
3D laser
scanning.

bane (strade e marciapiedi, infra-


strutture idriche) e degli edifici no-
ti dagli scavi. Proprio questo lavoro
ha permesso di comprendere che la
strada «sacra» che univa i templi di
Tinia e Uni della città bassa con gli
edifici sacri dell’acropoli, costeggia-
va il ripido pendio di quest’ultima.
L’acropoli si stagliava cosí, netta e
imponente, ben 11 m circa sopra gli
edifici della città.

Il primo obiettivo del Kainua Project GLI EDIFICI E GLI ISOLATI


è stato quello di raccogliere tutte le Il rigore filologico del progetto ha
informazioni sulla città etrusca, dal- portato a proporre la ricostruzione
le poche desumibili dagli scavi ot- degli edifici noti dagli scavi senza
tocenteschi fino a quelle ricche e indulgere in dettagli fittizi. L’attuale
dettagliate delle indagini piú recen- stato di conservazione dei resti ar-
ti. L’insieme di questi dati si è dimo- cheologici non permette infatti di
strato essenziale ai fini della rico- apprezzare gli edifici se non in fon-
struzione di un modello virtuale dazione, e quindi sono pochi gli
filologicamente corretto. indizi per comprendere l’alzato del-
Grazie a tecniche fotogrammetri- le strutture e le attività che si com-
che basate su voli con drone e al pivano all’interno. Inoltre, le aree
laser scanning, è stato possibile acqui- della città non indagate (ancora
In alto, qui sopra e in basso: altri sire l’intera area archeologica in 3D. molte, se si considerano gli oltre 150
particolari della tavola realizzata per La correlazione con le informazioni anni di ricerche archeologiche do-
l’opera di Edoardo Brizio e relativa al degli scavi ha quindi permesso di cumentate) sono state ricostruite
podio-altare D: dall’alto, una veduta ricostruire, dove possibile, la morfo- secondo le informazioni delle pro-
prospettica della struttura; un logia del terreno antico. Su questo spezioni geofisiche e la formulazio-
particolare del rilievo delle modello digitale del ter reno ne di uno schema ipotetico di lot-
modanature del recinto; la sezione (DTM), sono state posizionate le tizzazione degli isolati regolari de-
longitudinale del manufatto. ricostruzioni delle infrastrutture ur- sunto dagli edifici noti.

a r c h e o 39
SCAVI • MARZABOTTO

PASSEGGIANDO
NELLA CITTÀ ANTICA
di Simone Garagnani

L a r icostruzione dig itale


dell’intero tessuto urbano di
Kainua ha richiesto uno sfor-
zo collaborativo interdisciplinare, al
fine di coniugare il rilievo di ciò
che si è conservato solo a livello di
fondazioni con le informazioni ac-
quisite tramite lo scavo. A questi
elementi si sono aggiunte le indica-
zioni ottenute dall’analisi della mor-
fologia dei luoghi per come poteva-
no presentarsi al tempo della fonda-
zione, portando alla definizione
della piú probabile forma della città,
digitalizzata in un contesto virtuale
tramite programmi di computer-
grafica tridimensionale.
Lo scenario urbano ricreato virtual-
mente è uno strumento fruibile in
varie modalità: dalla navigazione
con apparati immersivi mutuati dal
mondo dell’entertainment (nei quali

L’ANALISI GRAMMATICALE DI UN MONUMENTO


L’adozione di protocolli e è perciò scelto di battezzare la posa in opera secondo le
tecnologie informatiche derivati ArchaeoBIM. La ricostruzione proporzioni dettate dall’architetto
dall’ingegneria e dall’architettura effettuata tramite l’ArchaeoBIM si romano Vitruvio e la loro
ha permesso di affrontare la basa principalmente sulla disponibilità in loco, insieme allo
tematica della ricostruzione virtuale semantica degli elementi studio dei carichi gravanti sulla
della città di Marzabotto e dei suoi architettonici di un edificio replicati costruzione valutati a partire dai
edifici con maggiore nel modello digitale. Infatti, reperti rinvenuti, sono informazioni
consapevolezza grazie al Building analogamente alle parole di una correlate sulla base del processo di
Information Modeling (BIM), un frase, gli elementi architettonici simulazione ArchaeoBIM.
processo nel quale le discipline rispettano una grammatica che ne Questo processo, volto a definire il
coinvolte dialogano tra loro esprime la relazione e la loro possibile comportamento della
attraverso modelli digitali: da questo funzione nell’edificio. costruzione nel contesto reale, ha
emerge la connotazione di profonda Nel tempio di Uni, le caratteristiche reso disponibili varianti costruttive
interdisciplinarietà dell’approccio. fisiche dei materiali da costruzione diverse che, a seconda delle fonti,
In questo contesto a Kainua e, nello verosimilmente impiegati (legno sono state poi comparate tra loro,
specifico, per il tempio di Uni, si è – probabilmente di quercia –, per giungere all’ipotesi ricostruttiva
cercato di andare oltre, applicando mattoni crudi, tegoli e coppi di piú probabile.
all’archeologia tale processo, che si argilla cotta per il tetto), S. G.

40 a r c h e o
A sinistra: vista da sud-est dell’area
archeologica con posizionamento dei
modelli digitali delle strade principali
e di alcuni dei piú importanti edifici
indagati.
Nella pagina accanto, in alto:
ricostruzione virtuale dell’altura
dell’acropoli, con la plateia B che
costeggia il ripido pendio.
Nella pagina accanto, in basso:
ricostruzione virtuale del tempio di
Tinia all’interno dell’insula 5 e
dell’adiacente tempio di Uni al centro
dell’insula 4 della Regio I: entrambi si
affacciano sulla plateia B che
conduce all’acropoli.

è possibile camminare idealmente creazione di schemi processuali per di carattere piú esplicativo, destinate
tra le strade di Kainua, quando do- le aree ancora non scavate; al rap- ad attività museali: ne è un esempio
tati di sistemi stereoscopici di Real- porto tra la città bassa e l’acropoli. la rappresentazione del rito di fon-
tà Virtuale come Oculus Rift o Goo- dazione sotto la volta celeste a ri-
gle Cardboard), alla visualizzazione RICOSTRUZIONI ANIMATE produzione del cielo del tempo.
piú tecnica, pensata per la ricerca. I Alle tradizionali viste di rendering Alcune viste panoramiche di Kai-
modelli hanno infatti evidenziato le descrittive di alcuni brani della città, nua tridimensionale saranno rese
problematiche relative alla morfolo- dove si sono introdotti elementi di disponibili direttamente sul sito ar-
gia del terreno antico e alle parti riconoscibilità propri della cultura cheologico, dove semplici indicato-
crollate dal terrazzo fluviale; alla etrusca del tempo (figure in abiti ri a sfioramento inseriti in pannelli
diramazione della rete stradale e coevi, suppellettili, elementi di uso in prossimità dei resti permetteran-
delle infrastrutture idriche; al posi- comune ricavati dai reperti origina- no di visualizzare i modelli su
zionamento degli edifici noti e alla li), sono state affiancate animazioni smartphone o tablet.

Schema
generale
dell’alzato del
tempio di Uni,
generato a
partire da
componenti
architettonici
parametrici e
realizzato
mediante il
software
Autodesk Revit
2016.

a r c h e o 41
SCAVI • MARZABOTTO

A sinistra:
1 ricostruzione
2 della travatura
lignea del tetto
ordinata secondo
la sequenza di
posa descritta da
Vitruvio:
In basso, a
sinistra: elementi
fittili rinvenuti a
Mutuli Trabes compactiles Cantherii Templa Marzabotto:
1. coppo;

INFRASTRUTTURE 2. antefissa.

E TECNICA EDILIZIA
di Malik Franzoia, Bojana Gruška e Giacomo Mancuso

R egolata secondo precisi


criteri urbanistici, Kainua
venne strutturata su quat-
tro grandi vie, larghe 15 m (le co-
siddette plateiai), intersecate da stra-
de minori di 5 m (che prendono il
nome di stenopoi). Le strade mag-
giori sono formate da due marcia-
piedi laterali e da una carreggiata
centrale; le minori, orientate in sen-
so nord-sud, dividevano la città in
isolati stretti e lunghi, che ospitava-
no le abitazioni, ma anche i templi.
Ai lati delle strade corre la rete di
canalette per lo scolo e lo smalti- Qui sopra: ricostruzione di una delle strade principali (plateia): la parte
mento delle acque. carrabile al centro è costeggiata dai due marciapiedi rialzati; nella carreggiata
La ricostruzione della città è ini- è visibile una fila di grossi ciottoli usata come attraversamento pedonale.

ziata dalla predisposizione del reti- ARGILLA,


2 colo stradale sul DTM, cosí come LEGNO E COLORI
in antico la costruzione delle stra- Sebbene gli alzati delle strutture,
de fu il primo atto dopo il rito di che sappiamo essere realizzati in
fondazione della città. L’ipotesi mattoni di argilla cruda e legno,
ricostruttiva si è basata sulla rac- non siano giunti fino a noi, il rin-
colta dei dati disponibili e in venimento di numerosi elementi
particolare quelli dagli scavi architettonici pertinenti al tetto,
dell’Università di Bologna, poi come tegole, coppi e antefisse, ha
inseriti in un sistema informa- permesso di stabilire quali fossero
tivo geografico (GIS), allo sco- le tecniche adottate per le copertu-
po di restituire l’antico assetto re degli edifici, e di inquadrare
1
della città. cronologicamente le strutture stes-
M. F. se grazie alle caratteristiche dimen-

42 a r c h e o
sionali e decorative di alcuni di
questi oggetti. Per esempio, nel
crollo del tetto del tempio urbano
di Tinia sono stati identificati
frammenti della decorazione ar-
chitettonica con tracce di colore
originale, che collocano l’edificio
nel primo quarto del V secolo a.C.
Tegole, coppi, antefisse e decorazio-
ni sono stati acquisiti ed elaborati
con le piú recenti tecniche di mo- In alto: particolare dell’area di scavo e
dellazione 3D, cosí da ottenere mo- ricostruzione del’insula 1 della Regio
delli tridimensionali foto-realistici IV, composta da case di prestigio. In basso: Google Carbord e
che ci consentano di completare gli La ricostruzione virtuale ha tenuto smartphone con applicazione di
edifici «virtuali» con coperture filo- conto di tutte le informazioni raccolte simulazione della vista stereoscopica:
logicamente plausibili e di analizza- grazie alle indagini di queste una soluzione a basso costo per fruire
re all’interno del modello BIM il abitazioni. del modello virtuale di Kainua.

volume e il peso del tetto che insi-


ARCHEOLOGIA, TECNOLOGIA E DIVULGAZIONE steva sulle travi lignee e sugli alzati.
B. G.
KAINUA 2017. Knowledge, Analysis
and innovative Methods for the CASE DI PREGIO
study and the dissemination of the Tra gli edifici che costituivano il
ancient urban areas è il titolo del tessuto urbano dell’antica Kainua,
convegno internazionale in spiccano, per estensione e prestigio,
programma dal 18 al 21 aprile a le sette vaste abitazioni rinvenute
Bologna (www.kainuaproject.eu). nell’Insula 1 della Regio IV. La sfida
Vi prenderanno parte archeologi, insita nella ricostruzione di questo
architetti, ingegneri, esperti del settore delle comunicazioni e isolato ha riguardato principalmen-
dell’informatica. Tutti questi specialisti forniranno contributi utili a una te la discordanza tra la grande quan-
riflessione multidisciplinare che formuli nuovi metodi di indagine e analisi tità di informazioni necessarie per
nella ricerca archeologica sulle città antiche, nuovi strumenti per la l’elaborazione del modello tridi-
ricostruzione virtuale di queste strutture, nonché piú efficaci processi di mensionale e la scarsità di dati noti.
divulgazione. La giornata del 19 aprile sarà interamente dedicata a Kainua, Gli scavi in questo settore cittadino
con la presentazione dei risultati raggiunti e una dimostrazione della si svolsero infatti nel secondo dopo-
ricostruzione virtuale della città etrusca che sarà possibile apprezzare guerra con tecniche oggi superate e
direttamente nell’area archeologica. non furono mai editi, se non in
Il Convegno, in onore del 70° compleanno del professor Giuseppe forma di notizie preliminari.
Sassatelli, è organizzato dai Dipartimenti di Storia Culture e Civiltà e di Si è scelto quindi di cominciare il
Architettura dell’Università di Bologna, in collaborazione con CINECA, la lavoro recuperando l’intera docu-
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, il Polo museale mentazione redatta durante lo sca-
dell’Emilia Romagna e la rivista Archeologia e Calcolatori dell’ISMA-CNR, vo, dal cui studio è stato possibile
e con il patrocinio dell’UNESCO-Commisione Nazionale Italiana, del precisare i limiti tra le diverse case,
Comune di Bologna e di Genus Bononiae-Musei nella Città. la loro planimetria e la funzione di
Andrea Gaucci alcuni ambienti. Le diverse ipotesi
ricostruttive emerse da questa rin-
novata lettura sono poi state inte-
grate con i dati relativi alle tecniche
edilizie e ai materiali da costruzione
usati nella città, al fine di riproporre
nel modo piú fedele possibile l’a-
spetto di queste abitazioni.
G. M.

a r c h e o 43
STORIA • TAVOLE IGUVINE

TAVOLE
DI CIVILTÀ
Una veduta della
città di Gubbio.
In basso: due
delle sette
Tavole Iguvine.
III-I sec. a.C.
Gubbio, Museo
Civico di Palazzo
dei Consoli.

Didascalia da fare Ibusdae


evendipsam, officte erupit antesto
taturi cum ilita aut quatiur restrum
eicaectur, testo blaborenes ium
quasped quos non etur reius nonem
quam expercipsunt quos rest magni
autatur apic teces enditibus teces.

44 a r c h e o
SCOPERTE A GUBBIO etrusco e poi latino, erano espressio- I fori visibili sui lati provano che le
ne di uno stesso, arcaico idioma in- Tavole Iguvine dovevano essere appe-
ALLA METÀ DEL doeuropeo, oggi catalogato dai lin- se: con ogni probabilità, vennero
QUATTROCENTO, guisti come «umbro-safino». esposte alla visione pubblica nell’an-
Il linguista e archeologo Giacomo drone del Teatro Romano, nei pres-
LE TAVOLE IGUVINE, Devoto (1897-1974) ha definito le si del quale furono poi ritrovate.
SETTE LASTRE IN Tavole Iguvine come «il piú impor- Sui particolari della scoperta le cro-
tante testo rituale di tutta l’antichità nache sono discordanti e comun-
BRONZO, ISCRITTE SU classica» e secondo il Dizionario que, nel primo studio documentato
ENTRAMBE LE FACCE, d’antichità classica di Oxford (vol. III, sull’argomento (1580), l’erudito eu-
1953), «Le tavole, per la loro am- gubino Gabriele Gabrielli (1555-
COSTITUISCONO UN piezza e antichità, superano in im- 1602) fissò la data del ritrovamento
DOCUMENTO portanza tutti gli altri documenti al 1444. Come già ricordato, è inve-
disponibili per lo studio delle anti- ce certo che, dodici anni piú tardi,
LINGUISTICO DI che religioni italiche». nel 1456, le Tavole divennero pro-
ECCEZIONALE VALORE. prietà del Comune, come riporta
TESTI NON ETRUSCHI l’atto notarile, redatto in latino e
E PROVANO ANCHE Dalle lastre di bronzo riemergono sottoscritto il 25 agosto dal cancel-
L’IMPORTANTE RUOLO 11 testi, ma i temi trattati sono 9, liere comunale Guerriero Campio-
poiché due argomenti sono ripetu- ni. Il documento venne registrato
DEGLI ANTICHI UMBRI ti in una stesura doppia, breve e sui libri delle Riformanze di Gubbio
FRA LE GENTI lunga. Le parole si susseguono per 7 e colpisce la descrizione che delle
facciate e mezza in grafia etrusca, Tavole fece il cancelliere comunale:
DELL’ITALIA anche se leggermente adattata, e per ser Guerriero, per due volte, scrisse
PREROMANA 4 facce e mezza in grafia latina. Piú eburneas, anziché aheneas, alludendo
di un centinaio di vocaboli, tutti dunque a tavole bianche, come «l’a-
di Federico Fioravanti sulla stessa tematica, si ripresentano vorio» e non «di bronzo». Un lapsus
nelle due diverse scritture. Questa dotto, se il notaio pensava alle dodi-

S ette lastre di bronzo. Rettan-


golari. Diverse per peso e mi-
sure. Esposte una accanto
all’altra, in una sala del trecentesco
Palazzo dei Consoli: sono le Tavole
circostanza ha permesso che la co-
noscenza dei valori alfabetici latini
servisse come chiave per compren-
dere i segni etruschi nelle parole
uguali o simili. Sullo studio dei testi
ci tavole delle leggi romane, incise
su tavolette eburnee. O forse, piú
semplicemente, un errore attribui-
bile all’uso del «latinorum» dei buro-
crati dell’epoca.
Iguvine, ritrovate nel 1444 da una eugubini, certamente non etruschi Il Comune di Gubbio tenne le Tavo-
contadina in un terreno adibito a si è quindi a lungo fondata la deci- le lontane dagli occhi del pubblico
pascolo delle pecore, nei pressi del frazione della scrittura degli abitan- fino agli inizi del Novecento, ma già
Teatro Romano di Gubbio. Un pas- ti dell’antica Etruria. gli amministratori del XVI secolo,
so dell’atto notarile, stilato nel 1456 Le Tavole Iguvine piú antiche risal- con il determinante aiuto di Gabrie-
al momento del loro acquisto da gono al III secolo a.C. e le piú re- le Gabrielli, avevano inviato ben 300
parte del Comune, descrive bene lo centi al I secolo a.C. I testi, però, copie dei testi, riprodotti a stampa
stupore che ancora oggi si prova di vennero composti centinaia di anni con il metodo dell’acquaforte, nelle
fronte agli antichi segni che corro- prima. Furono gli Umbri, contem- principali università europee. Per
no sul bronzo: «Variis literis scriptas poranei dei Romani, a fermare sul provare a decifrare quelle lettere, si
latinis et segretis», «Lettere diverse, sia bronzo norme, preghiere e invoca- cominciò a copiarle, come fece an-
latine che misteriose». zioni che nei secoli precedenti era- che il conte eugubino Giovan Batti-
Il senso delle 4365 parole incise sul no state trascritte su pelli, tele, legni sta Caltamaggi. Altre copie furono
metallo rimase infatti impenetrabile e altri materiali deperibili. Al mo- diffuse grazie all’uso sempre piú fre-
per almeno quattro secoli. Solo con mento dell’ultima trascrizione, il quente delle presse per la stampa.
l’aiuto della nascente glottologia, in testo tradizionale venne aggiornato A parlare per la prima volta di un
pieno Ottocento, si cominciò a capi- con le unità di misura e monetarie documento umbro fu Curzio Inghi-
re che quei segni enigmatici, frutto romane, alcune indicazioni topo- rami (1614-1655), un discusso ar-
di due differenti scuole di scrittura e grafiche e l’indicazione di nuove cheologo volterrano, che aveva però
quindi di due diversi alfabeti, prima cariche pubbliche. fama di falsario e venne perciò qua-

a r c h e o 45
STORIA • TAVOLE IGUVINE

DOVE E QUANDO

Museo Civico
di Palazzo dei Consoli
Gubbio, piazza Grande
Orario apr/mag e set/ott: tutti i
giorni, 10,00-13,00 e 15,00-18,00;
giu: giorni feriali, 10,00-13,00
e 15,00-18,00; sa-do, 10,00-13,30
e 14,30-18,00; lug/ago:
10,00-13,30 e 14,30-18,00;
nov/mar: 10,00-13,00 e 14,30-
17,30; chiuso il 13, 14 e 15 maggio;
gli orari possono subire variazioni
Info tel. 075 9274298;
e-mail: info@palazzodeiconsoli.it;
www.museiunitigubbio.it

si del tutto ignorato. L’intui-


zione fu ripresa, con esito
diverso, nel 1726 dallo studioso
Filippo Buonarroti (1761-1837), linguista e filosofo svizzero Louis Lanzi (1732-1810) nel 1789, ma fu
al quale Cosimo de’ Medici aveva Bourguet (1678-1748). Delle Tavole l’archeologo tedesco Karl Richard
affidato la revisione del De Etruria scrisse anche Anton Francesco Gori Lepsius (1810-1884) ad affrontare
Regali, pubblicato da Thomas Dem- (1691-1757), nel suo Museum Etru- per la prima volta lo studio dei testi
pster (1579-1625) nel 1619. Nell’o- scum, e un altro studioso settecente- di Gubbio su basi scientifiche. Lep-
pera erano elencate le iscrizioni sco, l’alto prelato Giovan Battista sius dedicò alle Tavole Iguvine la sua
etrusche fino ad allora conosciute. Passeri (1694-1780), notò per pri- tesi di dottorato, nel 1833. E asse-
Buonarroti vi aggiunse le Tavole mo che le prime tavole e le ultime gnò loro una numerazione, compo-
Iguvine e sottolineò una chiara evi- due trattavano di argomenti simili. sta da una faccia anteriore A e una
denza: nei testi delle Tavole non Il valore fonetico dei segni venne posteriore B. L’opera De tabulis eu-
compaiono mai nomi con la termi- analizzato anche dal gesuita Luigi gubinis fu pubblicata dall’ateneo di
nazione «al», tipica dell’idioma degli Berlino ed ebbe grande risonanza
Etruschi. La lingua riportata sul In basso: l’atto notarile stilato nell’ambiente accademico.
bronzo doveva quindi essere diversa, all’acquisto delle Tavole Iguvine da La consacrazione scientifica giunse
ma Buonarroti, con la prudenza parte del Comune di Gubbio. 1456. però solo cento anni piú tardi, grazie
dello storico, si limitò a titolare il a Giacomo Devoto, che ai bronzi
suo contributo Esplicatione et dedicò un’opera fondamentale,
coniecturae. Tabulae iguvinae (1937), nella qua-
le scrisse: «Non possediamo nulla
LE PRIME CONFERME di simile né in lingua latina né
Piú tardi, Scipione Maffei greca: per trovare paralleli, biso-
(1675-1755) – un erudito vero- gna ricorrere a letterature del
nese che Giacomo Leopardi vicino o lontano Oriente». C’era
considerava «uomo nato nobile insomma una storia da riscrivere,
nella critica libera, franca, spregiudi- ma che era già incisa sul bronzo.
cata e originale» – volle vedere di L’impresa della traduzione coin-
persona quelle opere misteriose. volse i maggiori glottologi ita-
E si convinse definitivamente del liani, dall’indianistaVittore Pisa-
fatto che la lingua fermata sui ni (1899-1990) ad Aldo Pro-
bronzi non poteva essere etrusca. sdocimi (1941-2016), il quale,
Un’altra, autorevole conferma, nel 1984, pubblicò il testo con
arrivò nel 1734 dagli studi del la conseguente descrizione pa-

46 a r c h e o
L’allestimento
delle Tavole
Iguvine, nell’ex
Cappella del
Palazzo dei
Consoli, a Gubbio.
In basso: Ritratto
di Federico da
Montefeltro col
figlio Guidubaldo,
tempera su tavola
attribuita a Pedro
Berruguete. 1475.
Urbino, Galleria
Nazionale
delle Marche.

leografica. Le Tavole furono indagate eccellenti della comunità iguvina


con passione anche da Piero Luigi che aveva il compito di officiare i
Menichetti (1923-1998), studioso culti collettivi. Chiamati cosí in ri-
della storia eugubina. Il secolare per- cordo di Atiedio, città madre nell’al-
corso della traduzione fu completa- ta valle dell’Esino, oggi Attiggio,
to dal glottologo Augusto Ancillotti, frazione del comune di Fabriano, di
autore, con Romolo Cerri, de Le cui Iguvium era figlia o colonia.
tavole di Gubbio e la civiltà degli umbri Parlare con gli dèi a nome della co-
(Edizioni Jama, Perugia 1996). munità era un privilegio riservato a
pochi, nobili eletti. Ma era impor-
SOLO 4 VOCALI tante farlo in modo corretto, secon-
Nelle Tavole Iguvine molte parole si do procedure rigorose e immutabili,
ripetono, e spesso, con voci simili, attraverso un «breviario» che andava
indicano le medesime cose. L’antico conservato e trasmesso di generazio-
alfabeto è composto da 18 lettere: ne in generazione. Occorreva evita-
14 consonanti e 4 vocali (manca la re che chi officiava i riti potesse
«o»). Solo le Tavole III e IV non modificare i modi e i tempi di una
presentano scritte su entrambe i lati, liturgia considerata perfetta e vista
ma le differenze non si fermano qui. dagli antichi abitanti dell’Appenni-
Le Tavole I e II hanno le stesse di- no come il solo strumento capace di
mensioni; la III e la IV sono piú assicurare la benevolenza divina, la
piccole delle prime due; la V è di salute delle persone e del bestiame,
grandezza media, mentre le ultime nonché l’agognata prosperità dei
due sono piú grandi delle altre. Le campi. Tramandare il «breviario» at-
prime quattro tavole e anche una traverso il quale si celebravano i riti
parte della V, sono redatte da destra comunitari di Iguvium e delle città
a sinistra. La parte restante della V alleate era il primo e il piú impor-
tavola e le ultime due si leggono tante dei doveri e cosí, attraverso le
invece da sinistra a destra. regole del rito, possiamo ricostruire
Le Tavole Iguvine elencano prescri- la società degli antichi Umbri.
zioni rituali destinate alla «confrater- La comunità cittadina, organizzata
nita Atiedia», un collegio di cittadini in senso politico e amministrativo,

a r c h e o 47
STORIA • TAVOLE IGUVINE

veniva chiamata tota. Nella Tavola


II e nella Tavola V sono riportate le QUEL LIBRO FRANCESE...
istruzioni per il corretto svolgi-
mento rituale del patto della decade, Nel suo Anna Karenina, Lev
termine con cui si indicava una Tolstoj trasforma il mistero delle
confederazione tradizionale di die- strane lettere incise sul bronzo in
ci comunità, strette in un patto una storia appassionante:
lungo un territorio appenninico «Aleksej Aleksandrovic ordinò di
che da Iguvium arrivava al Mare servire il tè nello studio e,
Adriatico. Le città-stato alleate, con giocando col tagliacarte
il tempo, diventarono venti, pur massiccio, andò verso la poltrona
mantenendo i dieci nomi sacri ori- accanto alla quale erano
ginali: tiieriate, klaverniie, kureiate, preparati una lampada e un libro
satanes, peieriate, talenate, museiate, francese sulle Tavole Eugubine
iuieskane, kaselate e peraznanie. del quale aveva iniziato la lettura.
(...) Dopo aver letto ancora un po’
GESTIONE COLLEGIALE il libro sulle Tavole Eugubine e
La Tavola V è peraltro un documen- risvegliato in sé l’interesse verso apparve piú sotto un aspetto cosí
to eccezionale che apre uno squar- quelle iscrizioni, Aleksej fosco». Il testo citato da Tolstoj è
cio incredibilmente moderno su Aleksandrovic, alle undici, andò a Les Tables eugubines (1875), del
una società di quasi tremila anni fa: dormire, e quando, supino nel letto, glottologo Michel Bréal,
la confraternita era gestita collegial- ricordò quello che era accaduto considerato il fondatore della
mente, su base maggioritaria. L’ese- con la moglie, la cosa non gli semantica.
cuzione impeccabile degli atti e la
gestione delle parole cerimoniali
erano compiti specifici di un offi- che venne divinizzata: Fisone Sancio le del giusto rapporto da assumere
ciante, ma il prescelto non era un era il dio che riconosceva un patto quando ci si rivolge alla divinità. Per
autocrate. Anzi, sottoponeva ogni come valido e quindi «sanciva», una esempio, raccontano in modo mi-
suo atto al gradimento dei confra- decisione fino a sacralizzarla, confe- nuzioso il corretto svolgimento del-
telli, che, a seconda del suo operato, rendo ufficialità e chiarezza agli ac- le cerimonie di purificazione sia sul
potevano premiarlo o multarlo. cordi presi. Un garante dei patti su terreno religioso (piacula) che su
Nel rapporto con gli dèi valevano le cui si fondava la comunità, ma an- quello militare (lustratio). Oppure
stesse regole della società degli uo- che delle molte regole che le città elencano le prescrizioni del rito
mini, con al primo posto la lealtà e confederate dovevano rispettare. «per auspici avversi». Arrivano a de-
il rispetto dell’impegno assunto. La I nove testi diversi raccolti nelle scrivere, nei dettagli, il sacrificio ri-
parola data era talmente importante sette Tavole sono quindi un manua- tuale di un cane. E regolano la cor-
retta cerimonia di cinque speciali
giornate dell’anno, dette Sestentasie,
che servivano a propiziare il raccol-
to secondo le tradizioni dell’antico

In alto: restituzione grafica di una


delle Tavole Iguvine realizzata per
l’opera Les Tables eugubines di
Michel Bréal. 1875.
A sinistra: particolare dei rilievi dalla
cosiddetta Ara di Domizio Enobarbo,
raffigurante una scena di censimento,
dal Tempio di Nettuno nel Campo
Marzio. 100 a.C. circa. Parigi, Museo
del Louvre.
Nella pagina accanto: la faccia A
della Tavola Iguvina V. III-I a.C.
Gubbio, Museo Civico.

48 a r c h e o
a r c h e o 49
STORIA • TAVOLE IGUVINE

A sinistra: Montefalco. Un momento


NEL SEGNO DEL 3 della «Fuga del Bove».
In basso: Gubbio. Un primo piano dei
Della triade Giove-Marte- tre «ceri» che vengono portati in
Vofion e, in generale, del processione nella tradizionale corsa.
valore assegnato al numero
tre dagli antichi Umbri si può mondo agropastorale. Le parole
considerare erede la Festa iscritte sul bronzo illustrano i diritti
dei Ceri, che ogni anno, il 15 e i doveri degli officianti e chiari-
maggio, anima Gubbio. scono le regole tributarie e com-
Tre santi: Ubaldo patrono, merciali da rispettare nei rapporti
Giorgio guerriero e Antonio, fra le città confederate.
garante della eugubinità.
Come la triade umbra LA GUERRA COME DIFESA
Giove-Marte-Vofione. E poi le processioni, le sfilate, i giri nella piazza, le Di particolare interesse, per piú mo-
tre soste, simili ai cortei dei sacerdoti di Marte, i Salii sabini. tivi, appare la descrizione che le
Da cui nacquero il saltarello e la tarantella, danzati in triplice tempo, Tavole Iguvine fanno della lustratio,
proprio come l’ahtrepursaom, il «tripudiare», citato nelle Tavole Iguvine: in una cerimonia di purificazione dei
senso letterale «battere i piedi in tre tempi». cittadini in armi. Le azioni militari
E poi c’è la kletra, una portantina di legno. Era la gabbia da trasporto per portavano morte e distruzioni e
la pecora e il maiale, gli animali che venivano sacrificati durante la quindi rovesciavano l’ordine natu-
cerimonia delle Sestentasie, la festa che serviva a propiziare i raccolti e rale delle cose. Cosí l’adunata in
che dava inizio all’anno agrario. La barella rituale non doveva essere molto uno spazio pubblico si ripeteva in
diversa da quelle su cui oggi poggiano i Ceri. Dietro la kletra, portata a modo periodico. Dalle parole delle
braccia, tutta la gente di Iguvium saliva al monte sacro, l’okri Fisio, Tavole Iguvine scopriamo un popolo
insieme ai rappresentanti delle comunità umbre federate. Sulle Tavole che impugna le armi solo quando è
Iguvine è scritto: Arven kletram amparito, cioè «Al campo si allestisca la costretto. E che vede la guerra, in
portantina». Cosí le parti in legno della kletra venivano assemblate appena modo pressoché esclusivo, soltanto
fuori dalla città, «al campo». In parte avviene anche oggi per i Ceri, nel come uno strumento di difesa.
giorno della festa, quando le tre macchine di legno, dopo una pausa, L’abito del soldato andava indossato
ripartono, poco oltre la porta di S. Ubaldo. come un dovere verso gli altri, per
Antico e moderno, morte e preghiere, si confondono nelle difendere il bene comune del terri-
parole incise sul bronzo. Nelle ore torio minacciato dai nemici, ma la
del sacrificio in nome di Torsa guerra è un male, da tenere lontano
Giovia, 12 giovenche «mature» dalle proprie case e dalla vita di tut-
venivano messe in fuga per le vie ti i giorni. Il mestiere delle armi, in
della città. Il rito della loro ogni caso, era di esclusiva compe-
cattura evoca le tauromachie tenza delle élite. La lustratio, una del-
dei popoli mediterranei e la le piú arcaiche forme di censimento
corrida di Pamplona, che, in conosciute, diventava cosí anche un
qualche modo, somiglia anche modo per contarsi, per capire chi
alla «Fuga del Bove», la festa era in condizione di combattere.
popolare natalizia della città L’elenco dei potenziali guerrieri da
umbra di Montefalco, una volta coinvolgere in una guerra escludeva
molto piú feroce di quella di gli stranieri. La circostanza, parados-
oggi, dove un bue, abbeverato salmente, fa riflettere sullo spirito
da una miscela di pepe e vino, tollerante dell’antico popolo italico
saliva lungo le vie cittadine e verso chi non era nato nella comu-
poi moriva, sfinito dalla corsa, nità di Iguvium: la circostanza che il
tra le grida della folla che divieto venga ripetuto piú volte ci
esultava di fronte alla morte informa sul fatto che nella città de-
dell’animale. gli Umbri risiedevano molti stra-
nieri e che la loro presenza, se si
eccettua il momento della battaglia,

50 a r c h e o
era considerata del tutto normale. vece «portatrice di una visione tri- proprietà privata, governata dalla
L’esclusione dalla cerimonia milita- partita, che vede il divino, come famiglia patriarcale e la «cosa pub-
re non era quindi dettata da ostilità, l’umano, articolato secondo il pote- blica», che era invece un patrimonio
ma dalla necessità di rimarcare l’i- re della parola magica e creatrice, di tutta la comunità.
dentità cittadina. potere della forza materiale e potere La confederazione (deku) delle ven-
della vitalità e della fecondità». ti città, all’interno di una unità ter-
PREGARE PER VINCERE Il dio della riproduzione è l’um- ritoriale molto piú ampia del pro-
Nella vita di ogni giorno gli antichi bro Vofion, la divinità del clan. La prio Paese di origine, dava prospe-
Umbri cercavano di continuo il trinità è costituita quindi da Giove rità ai commerci e agli spostamenti
mers, la «giusta misura». Un buon Grabovio, Marte Grabovio e Vofio- stagionali di un popolo di pastori.
senso da inseguire e che emerge ne Grabovio. A indicare che nell’e- Facilitava la costruzione di nuove
anche nel testo della Tavola VII, nel poca in cui i testi delle tavole fu- strade e regolava la transumanza del
passo della imprecatio, la preghiera rono trasportati sul bronzo, tutti bestiame, lungo i tratturi che si in-
rivolta alla divinità di Torsa Giovia gli dèi avevano assunto i caratteri trecciavano tra le valli.
per ottenere la sconfitta dei nemici. di Grabo, un’antichissima divinità Con gli antichi Umbri nacquero
Gli abitanti di Iguvium descrivono se iguvina. Giove padre, trasposizio- figure capaci di ordinare la vita pub-
stessi come vittime di continue ne dell’autorità assoluta del pater blica, dal magistrato in capo (uhtur),
scorrerie da parte di bellicosi vicini familias, è il patrono del monte al suo collega che curava le opere
e le condannano con forza.Tuttavia, Fisio che domina Iguvium e della pubbliche (maron). Fino al giudice
sanno che non è possibile eliminar- confraternita Atiedia; Mart, corri- (meddix) e all’arbiter, il magistrato
le del tutto dalla loro vita. In qual- spondente del Marte latino, è l’a- «equidistante», incaricato di risolve-
che modo devono convivere con la tavico dio dei guerrieri pastori; re le controversie.
disgrazia di essere quasi sempre sot- Vofione è il dio della fertilità, che
to la pressione di un attacco. Allora assicura la discendenza e quindi la PAROLE ANCORA VIVE
pregano la dea in modo collettivo, vita futura alla città. I testi delle Tavole Iguvine, final-
chiedendole di terrorizzare i nemi- Tre divinità. Nel rito colpisce la mente tradotti, svelano altre sor-
ci, perché almeno si spostino e ri- valenza magico-religiosa attribuita prese e ci ricordano un’altra eredi-
pieghino in altre zone. al numero: tre sono le porte mag- tà che ci arriva dalla civiltà degli
La già citata confederazione Atiedia, giori, Tessenaca, Trebulana e Vehia, Umbri, lontana dalle meraviglie
che raggruppava venti città alleate, dalle quali si poteva accedere a dell’arte etrusca o dalle grandiose
al di là del Tevere confinava con Iguvium; tre gli enti beneficiari del- opere dei Romani a lungo misco-
Perugia e gli altri centri controllati le offerte; tre anche i tempi del nosciuta, ma comunque integra, a
dagli Etruschi; a oriente, verso il sacrificio. Cosí come ternario è il distanza di trenta secoli.
mare, c’era il costante pericolo degli ritmo della danza rituale. E la pro- Non si tratta di oggetti, ma di paro-
Iapodi, i pirati illirici che infestavano clamazione della fine del rito, de- le, di termini che il mondo italico
le coste adriatiche; a sud, vivevano scritta nella Tavola VI, che doveva ha trasferito prima al lessico latino e
altre genti umbre: i Tadinati, insedia- essere ripetuta tre volte prima che poi a noi. Parole della viabilità – co-
ti nell’area dell’attuale Gualdo Tadi- la fila degli armati potesse final- me via o calle –; della teologia o del
no, e i Naharchi, che abitavano lungo mente sciogliersi. culto – come Cerere, pontifex oppu-
le sponde del fiume Nera nei pressi Nell’Italia preromana gli Umbri re pius –; dell’ideologia sociale (vir,
del luogo dove poi nacque Interam- gettarono le basi della nostra civiltà. familia, curia); della terminologia
na Nahars, la Terni latina. Insediamenti in forma di villaggi giuridica (arbiter, auctoritas, stipula).
furono organizzati come comunità Oppure dell’organizzazione milita-
UNA VISIONE TRIPARTITA statali. All’antico popolo dobbiamo re: centuria, fundere, hastatus, cinctus.
Nel racconto ormai decifrato delle la pratica della giustizia e l’istituzio- Suoni vivi e familiari: casa, tetto,
Tavole, la cultura paleoumbra dell’e- ne delle prime magistrature civili e vino, cibo, popolo, soglia, vaso, car-
tà del Bronzo e quella safina o savi- religiose. Nacque allora il concetto ne, picchio, capro o vitello. Verbi
na dell’età del Ferro sono mescolate. di patria comune e il territorio ini- come curare, tacere, portare oppure
Nella prima c’è una visione piú ziò a essere considerato un bene sancire. E aggettivi: saldo, salvo,
antica del divino, che appare miste- collettivo da difendere. Gli Umbri scritto, sacro…
rioso e duale: uranio e ctonio, cele- fissarono per primi norme che sono Un legame profondo: radici intrec-
ste e allo stesso tempo interno al ancora fondamentali per le società ciate di parole ci legano per sempre
terreno. La seconda, come scrive il contemporanee. Come il rispetto ai segni, a lungo misteriosi, delle
glottologo Augusto Ancillotti, è in- del principio della separazione della tavole di Iguvium.

a r c h e o 51
STORIA • TAVOLE IGUVINE

I «VERI» FONDATORI DI ROMA


Analizzando le Tavole Iguvine, sorprendono le affinità con alcune delle
piú famose tradizioni solitamente riferite alla città di Romolo. Segno di
un’osmosi culturale che fu molto probabilmente lunga e profonda
di Augusto Ancillotti

L e Tavole Iguvine sono una


finestra aperta su un
mondo che per molti
versi sta all’origine della cul-
tura di Roma. Oggi sappiamo
niosa fusione di tutti loro insieme»
(Vita di Numa, 17.3).
Ecco perché il mondo culturale
dei «Sabini» risulta sostanzial-
mente lo stesso che si esprime
che i testi delle Tavole Iguvine nelle Tavole Iguvine: entrambi
sono copie di archetipi anti- affondano le radici nella tradi-
chissimi in cui affondano le radi- zione safina preromana.
ci delle culture «safine» dell’Italia
all’inizio dell’età del Ferro (Sabini, DAI PONTI
«Umbri», Piceni, Sanniti, ecc.). AI PONTEFICI
Nonostante la tradizione che im- Non è difficile rilevare coincidenze
pernia sulla figura di Romolo la significative tra la cultura della Ro-
fondazione della città, Roma non ma delle origini e quella che si
porta avanti la cultura degli uomi- esprime nelle Tavole Iguvine, co-
ni giunti al seguito di Romolo e me nel caso del collegio dei
Remo, ma quella delle genti sabi- pontefici. Dionigi di Alicar-
ne (= safine) che già vivevano in nasso, nelle Antichità romane,
riva al Tevere. scrive che i pontefici istituiti
Questa affermazione è in linea da Numa Pompilio erano
con la tradizione che vuole il cinque, e che tali rimasero fi-
re sabino Tito Tazio accanto a no all’anno 300 a.C. E nella
Romolo, che fonda le famiglie III Tavola Iguvina si legge: «Poi
romane sulla leggenda del «rat- i confratelli presentino alle unità
to delle Sabine», e che affida al quinarie (ponti) elette il magistrato
re sabino Numa Pompilio tutto in capo; [lo faccia] chi dei confratelli
l’impianto civile e religioso della si troverà nel luogo dell’assemblea secon-
comunità romana. Scrive Plutar- do le regole. Quindi il magistrato si
co: «Numa distribuí i cittadini se- sieda sulla pietra nella sede dell’assem-
condo le arti e i mestieri (…) e poi blea. Il magistrato proclami che le unità
istituí delle adunanze collettive e I re di origine sabina quinarie (ponti) devono procurare un
delle assemblee pubbliche, dei riti e La tradizione delle origini sabine porcellino e una pecora. Allora le unità
delle funzioni religiose proprie di della città di Roma lascia una quinarie (ponti) elette tra i confratelli
ognuna di quelle categorie. E in que- traccia anche nella numismatica. scelgano il porcellino e la pecora».
sto modo egli bandí dalla città la Come in questi denarii che Nella lingua delle Tavole accanto al
pratica di parlare e pensare di alcuni riportano i ritratti dei due re sabini, termine ponti, «cinquina, unità qui-
cittadini come Sabini e di altri come Tito Tazio (in alto) e Numa Pompilio. naria», doveva esistere il termine
Romani, o di alcuni come sudditi di Tito Tazio condivise con Romolo i pont-eks o ponti-eks, che indicava «il
Tazio e di altri come sudditi di Ro- primi anni di regno e Numa pontico», il membro della cinquina.
molo, tanto che alla fine la sua orga- Pompilio successe poi a entrambi. Lo si ricava dall’esistenza del termi-
nizzazione risultò come una armo- ne fratr-eks, «il fratrico», il membro

52 a r c h e o
della fratellanza, piú volte citato nel-
le Tavole. Ebbene, a Roma Numa
porta l’istituto sabino dei cinque
pontici, ognuno dei quali era un pon-
tieks. Non ci volle molto perché i
Romani reinterpretassero il termine
pontieks come pontifex, intendendo-
lo come colui che istituisce il ponte
fra la comunità e la divinità.

ACQUA E SALE
PER LE VESTALI
Un altro istituto condiviso da Gub-
bio e da Roma è quello delle Vesta-
li. Dalla lettura affiancata di alcuni
passi delle Tavole Iguvine ricaviamo
che nei sacrifici pubblici si usava il
ranu, «ranno», qualcosa che si fa sul
posto utilizzando il sale, e che non
può essere altro che quella salamoia,
composta d’acqua e sale, che a Ro-
ma è preparata dalle Vestali: la muries.
Altra significativa osservazione di-
scende dall’accostamento dei nu-
merosi passi delle Tavole che pre-

Il re all’altare
In alto: rovescio di un denario in
argento sul quale compare Numa
Pompilio (a destra) di fronte a un
altare, al quale un giovane conduce
una capra destinata a essere
sacrificata. 97 a.C.
A destra: Le Vestali, olio su tela di
José Rico Cejudo. XIX sec. Siviglia,
Palazzo del Municipio.

a r c h e o 53
STORIA • TAVOLE IGUVINE

scrivono l’uso del fuoco per i sa- epoca storica, per l’influenza del
crifici: un fuoco che non si può modello greco), bensí «l’insedia-
accendere ex novo sul luogo pre- mento, l’abitato».
scelto, ma che deve essere portato
attingendo le fiamme da un altro SEDUTO A OSSERVARE
fuoco. Quale altro fuoco, se non IL VOLO DEGLI UCCELLI
quello sacro che simboleggia la Anche il rito dell’augurazione, con
casa comune? Anche questo im- cui si doveva accertare la disposi-
portante indizio lascia intendere zione positiva della divinità, è lo
che, benché le Tavole non le no- stesso a Gubbio e a Roma. Nella
minino, le Vestali erano in funzio- Tavola Iguvina VI.a si legge: «Colui
ne anche a Iguvium. che sarà andato a rilevare i messaggi
Del resto, dalla tradizione antiqua- augurali, stando seduto, dal capanno
ria romana abbiamo l’indicazione cosí si rivolga all’officiante: “Stipula
dell’esistenza del collegio delle Ve- [con la Divinità] che io osservi
stali presso le genti italiche, anche l’upupa e la cornacchia da destra, il
prima che Numa lo istituisse a picchio e la gazza da sinistra: gli
Roma. Si tenga presente che la uccelli giusti e i richiami giusti in
voce vesta, glottologicamente non quanto divini”». E nella Tavola I.a:
designava una dea (come fu poi in «Questa cerimonia [l’officiante] la

PALEOUMBRI E SAFINI
Al tempo della guerra di Troia, vero «spartiacque» tra insieme a tutta la valle del Velino dai Sabini (Safini), in
mito e storia, i Paleoumbri – popolo «estremamente precedenza era abitato dagli Aborigeni (Paleoumbri).
grande ed antico» secondo Dionigi di Alicarnasso – Nello stesso periodo, sulle coste tirreniche, altre genti
abitavano molte, fiorenti città, dislocate lungo un vasto – che gli Umbri chiamarono Turski –, provenienti
territorio che abbracciava monti e pianure, dal Po al dall’area anatolica, fondavano colonie commerciali,
Tevere e dall’Adriatico al Tirreno. Gli storici romani li sempre piú fiorenti. Presto, grazie alla loro eccezionale
chiamarono Aborigeni, proprio per indicare che c’erano forza economica e culturale, occuparono le fertili terre
già, «dal tempo delle origini». Quasi cinquecento anni interne della Penisola e giunsero fino al Tevere. Cosí,
piú tardi, agli albori dell’età del Ferro, altre popolazioni intorno al VI secolo a.C., la grande vena d’acqua
di migranti che provenivano dai Balcani si insediarono, divenne il confine naturale tra due popoli, tra due sfere
a piú riprese, sulle coste dell’Adriatico. Penetrarono di influenza: quella degli Etruschi e quella dei Safini,
all’interno della Penisola, attraverso le strade naturali che a lungo continuarono a chiamare se stessi Savni.
dei valichi dell’Appennino umbro marchigiano. Oggi, grazie agli studi di Aldo Prosdocimi e di chi
E occuparono parte delle terre dei Paleoumbri. scrive, sappiamo che i testi delle Tavole Iguvine sono
I nuovi arrivati, i Safini, si mescolarono con il popolo copie di antichissimi archetipi, nei quali affondano le
piú antico e assunsero presto il ruolo guida di élite radici di tutte le culture safine dell’età del Ferro.
sociale della comunità. Le due culture dell’ultima età Gli Umbri furono i progenitori di tutti gli altri popoli che
del Bronzo, si distinguevano dal modo di seppellire i dal Po al Sannio, mille anni prima di Cristo, usarono la
morti. Con i Safini comparvero nella penisola italiana le stessa lingua indoeuropea, declinata in cento dialetti
prime inumazioni accanto alle tradizionali incinerazioni diversi: Safini (o Savni), Sabini, Sanniti. E poi i Piceni e
dei Paleoumbri. Nei testi delle Tavole Iguvine, Giacomo le altre genti del mondo che gli studiosi hanno a lungo
Devoto già riconosceva la combinazione di due strati definito «osco-umbro», ma che sarebbe forse piú
linguistici indoeuropei: l’ausonio, il piú antico, e corretto chiamare italico. Dall’antico popolo safino
l’oscoumbro, piú recente, corrispondenti all’originario (umbro-sabino), germinò quindi la prima cultura italica.
paleoumbro e al safino, che, in età storica, divenne L’epopea degli Etruschi e la grandezza immortale di
dominante non solo verso l’umbro, ma anche riguardo Roma oscurarono il contributo di queste genti alla
l’osco e il piceno. Una traccia della sovrapposizione civiltà occidentale. Del resto, la storia la scrivono i
delle due etnie si ha nel racconto di Marco Terenzio vincitori e gli antichi Umbri, come gli altri popoli italici,
Varrone, secondo il quale il territorio reatino, invaso furono prima sconfitti e poi assorbiti da Roma.

54 a r c h e o
Nella pagina
IL VINO DEI MICENEI
N

accanto: lamina NO NE

bronzea Euganei O E

L’archeologia ha rivelato che tutte raffigurante un SO SE

le coste italiane videro la guerriero etrusco, S

presenza di fondaci achei (che da Castel San Liguri


vanno sotto il nome di micenei) Mariano.
verso la fine dell’età del Bronzo, la VI sec. a.C.
stessa epoca in cui l’Italia era Perugia, Museo
abitata dagli Umbri/Ombrikòi (o Archeologico Paleoumbri
Paleoumbri). Il linguista e filologo Nazionale
Emilio Peruzzi ha dimostrato che dell’Umbria.
numerosi termini micenei A destra: cartina
entrarono nelle esperienze della diffusione Ausoni
culturali delle genti del tempo (evidenziata in
presenti in Italia, che, tramandate arancione)
da una generazione all’altra, sono dei dialetti
giunte fino al latino. «osco-umbri»
Su questa base si colloca anche riconducibili al
la ricerca glottologica secondo la ceppo
quale il nome stesso del vino indoeuropeo e i
sarebbe entrato in Italia, con la principali
tecnica della vinificazione, grazie insediamenti. Fondaci micenei in Italia

ai colonizzatori micenei e per il Comunità date come umbre dagli antichi

tramite delle culture «paleoumbre»


che ricevettero tale conoscenza,
fino ad arrivare alla cultura A sinistra: statuetta etrusca in bronzo
romana. Infatti, se il nome del vino raffigurante un tritone, da Castel San
fosse stato trasmesso al latino dai Mariano. VI sec. a.C. Perugia, Museo
Greci di età storica, come spesso Archeologico Nazionale dell’Umbria.
si legge, sarebbe documentato
come voinum o voenum, almeno
fino al III secolo a.C., poiché il
latino risolve il dittongo oi in i solo
dal III secolo in poi.
Invece la forma vinum è attestata
fin dal VI secolo a.C.: senza la
mediazione paleoumbra – che da
sempre risolveva i dittonghi in
semplici vocali –, il greco
(miceneo) woinos non sarebbe
diventato vinum. E insieme furono
trasmesse ai Romani per la stessa
via parole e nozioni che in latino si
spiegano solo se pertinenti a una
lingua con le caratteristiche
fonologiche del paleoumbro, come
rumpus, «tralcio della vite»,
pampinus, «germoglio della vite»,
tartarus, «tartaro», buttis, «botte»,
per finire con il nome della
selvatica uva labrusca
dalle molte varietà.
STORIA • TAVOLE IGUVINE

A sinistra: cartina
Greci dei territori
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a Ty rr h e n um
Laus
Laus città e, anche in
Syba
Sy
Sy
ybariss
questo caso, le
posizioni assunte
Car
Cara
ara
arales
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rale
es Crroto
on dagli attori dei
riti augurali.
Nora
Ae ol i e i n sul a e
Locr Ep
Locri pizzep
phirii

Rheg
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um
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Panormus
Panormus
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Ca
C a rt ag in
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ne
um

Zam
Zama
N

inizi dopo aver rilevato gli uccelli, quel- modo che gli uccelli scorrano fron- quale erano dislocate le sepolture di
li di fronte e quelli alle spalle». te-retro per l’officiante, e destra-si- età protovillanoviana recentemente
Appare evidente che nella rilevazio- nistra per l’augure, il quale deve scoperte, esiste una sola possibilità
ne dei richiami degli uccelli augu- osservare in prospettiva l’abitato. di posizionamento della coppia «of-
rali l’officiante (colui che ha la ca- ficiante-augure», in modo che l’au-
pacità di stipulare il patto con la IL POSTO DELL’AUGURE gure possa osservare l’abitato appe-
divinità) e l’augure (colui che svolge Poiché l’antico abitato di Iguvium na al di sopra dei «tetti»: il luogo
il compito di orecchio e occhio era sicuramente posto appena sopra delle rocce a mezza costa del monte
dell’officiante) devono disporsi re- l’attuale via dei Consoli, che ne se- Foce, quelle che il testo definisce
ciprocamente ad angolo retto, in gnava il limite inferiore, fuori del «rocce augurali».

56 a r c h e o
Latiaris In basso:
bronzetto etrusco
raffigurante
un augure
VI-V sec. a.C.
Subura Parigi, Museo
Arx del Louvre.
Fagutal
auguraculum
Velia
Capitolium
augure
Numa uccelli

Roma Lacus
Cermalus romulea
Palatium

NO NE

O E

SO

S
SE
Vallis Murcia

Scorrimento Uccelli
Rocce Augurali
Officiante
Augure

Iguvium

a r c h e o 57
STORIA • TAVOLE IGUVINE

In Livio 1.18 si legge come Numa città e il territorio [che quindi è a gere con lo sguardo, e infine pone la
si fece «inaugurare» sullo sfondo est], definisce le direzioni da est a mano destra sul capo di Numa e prega:
dell’abitato di Roma. «L’augure ac- ovest, e dichiara che le zone a destra “O Giove padre, se è destino che
compagna Numa sull’arce, lo fa sedere sono a sud e quelle a sinistra sono a costui, Numa Pompilio di cui io
su un sedile di pietra, rivolto a sud nord (regiones ab oriente ad occasum tocco la testa, sia re di Roma, dacci
(deductus in arcem, in lapide ad meri- determinavit, dextras ad meridiem par- dei segni manifesti entro i confini
diem versus consedit). L’augure prende tes, laevas ad septentrionem esse dixit); che io ho tracciato”. Poi enuncia
posto alla sinistra di Numa [cioè ver- quindi fissa mentalmente davanti a sé verbalmente gli auspici che vuole siano
so est], rivolge la sua vista verso la il punto piú lontano a cui possa giun- inviati. E una volta apparsi gli auspici,
Numa è dichiarato re, e può scendere
La faccia A della Tavola Iguvina I, scritta in alfabeto latino. Bronzo. III-I sec. a.C. dal colle augurale».
Gubbio, Museo Civico di Palazzo Consoli. A Roma e a Iguvium si svolgevano
dunque riti del tutto identici, sia
come forme esterne, sia (soprattut-
to) come ideologia costitutiva del
rito stesso. E se in Livio non è espli-
citato quali fossero gli uccelli consi-
derati augurali a Roma, l’informa-
zione è fornita da Plauto: «Impetri-
tum, inauguratumst: quouis admittunt
aues, picus et cornix ab laeua, coruos,
parra ab dextera consuadent» («Dun-
que è deciso, confermato dall’augu-
rio: dovunque lo affermano gli uc-
celli, lo assicurano il picchio e la
gazza da sinistra, il corvo e l’upupa
da destra», Asinaria 249-251). Gli
stessi uccelli e nelle stesse posizioni
delle Tavole Iguvine.

PER SAPERNE DI PIÚ

Augusto Ancillotti e Romolo Cerri,


Le tavole di Gubbio e la civiltà degli
umbri, Edizioni Jama, Perugia 1996
Luciano Agostiniani, Alberto
Calderini, Riccardo Massarelli,
Screhto est. Lingua e scrittura degli
antichi Umbri, catalogo della
mostra (Perugia, 22 settembre
2011-8 gennaio 2012), Università
degli Studi di Perugia, Perugia
2011
Giacomo Devoto, Tabulae Iguvinae,
Roma 1937, III edizione Roma
1963.
Giacomo Devoto, Gli antichi italici,
III edizione, Firenze 1967
Vittore Pisani, Le lingue dell’Italia
antica oltre il latino, Torino 1951, 2°
edizione Torino 1964.
Aldo L. Prosdocimi, Le tavole
iguvine, I, Firenze 1984

58 a r c h e o
UNO
SGUARDO
NUOVO SUL
PASSATO
UNA MOSTRA ALLESTITA
AL MUSEO NAZIONALE
ROMANO DI PALAZZO
MASSIMO AFFRONTA, CON
TONO VIVACE E TUTT’ALTRO
CHE «ANTICO», ALCUNI
QUESITI FONDAMENTALI
DELLA NOSTRA DISCIPLINA:
CHE COS’È L’ARCHEOLOGIA?
COME È PERCEPITA DAI
NOSTRI CONCITTADINI? QUALE
RUOLO PUÒ SVOLGERE NELLA
SOCIETÀ CONTEMPORANEA?
incontro con Maria Pia Guermandi,
a cura di Andreas M. Steiner

60 a r c h e o
N ell’ultimo ventennio del secolo scorso, l’imma-
gine pubblica dell’archeologia ha vissuto una
straordinaria diffusione, grazie ai quattro film
(seguiti da una serie televisiva e da numerosi videogio-
chi) incentrati sulla figura di Indiana Jones. Un’imma-
gine di allegra e avventurosa fantasia, alla quale hanno
Sulle due attinto taluni «seri» archeologi di professione, adottando
pagine: anch’essi il celebre copricapo, inverosimilmente incol-
Ara Pacis lato alla testa di Harrison Ford persino durante le piú
(Roma) allo sfrenate cavalcate attraverso il Wadi Rum.
specchio, Oggi – come leggiamo sul pannello introduttivo della
fotografia mostra «Archaeology&ME» – la figura ideata dal pro-
digitale di duttore George Lucas e mirabilmente diretta da Steven
Niccolò Spielberg «non sembra piú incarnare il prototipo ideale
Manassero. dell’archeologo, il rimando alla scoperta, al tesoro, all’av-
In alto: ventura, appare una dimensione del tutto residuale». Un
Trasmettere la prototipo – aggiungiamo noi – tragicamente soppian-
storia, fotografia tato dalla figura – non fittiva, ma reale – dell’archeologo
digitale di Remi Khaled Al-Asaad, il «guardiano di Palmira», assassinato
Anglade. nell’estate del 2015 dagli sgherri del sedicente Stato
Sopra il titolo: Islamico. Un cambiamento di percezione inatteso e
Maria Pia drastico, drammaticamente attuale e persino rivolto al
Guermandi. futuro (cosa ne sarà delle neo-rovine di Palmira?), che

a r c h e o 61
MOSTRE • ROMA

ha come protagonista una disciplina che, per sua defini- volta terminata, i pannelli con le opere possano esse-
zione, guarda al passato. Ecco, allora, rivelato il tema di re riallestiti altrove (si prestano a costituire una mo-
una mostra innovativa e vitale, allestita fino al 23 aprile stra itinerante). Potrebbe contribuire, insomma, a
al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo: che diffondere, come afferma in un saggio del catalogo, la
cos’è l’archeologia? Come viene percepita e quale è il consapevolezza che abbiamo bisogno di «costruire
suo ruolo oggi, in Europa e nel mondo? un’archeologia per un’Europa da ricostruire»?
Per rispondere a questi interrogativi, «Archaeology&ME»
espone 87 lavori (sono disegni, fotografie, dipinti e vi- «“Archaeology&ME” è stata in effetti pensata come
deo scelti dalla giuria di un concorso europeo intitola- mostra itinerante. Assieme ai partner del progetto
to, appunto, «Archeologia secondo me») lungo un NEARCH stiamo ora organizzando altre due tappe,
percorso suddiviso in 11 sezioni, intitolati all’archeolo- a Parigi e a Berlino. D’altro canto, questo è proprio
gia come: studio di tutto ciò che ci precede; ponte tra uno degli obiettivi non solo di NEARCH, ma, in
passato e presente; oggetto di museo; i monumenti ar- generale, di tutti i programmi culturali finanziati dal-
cheologici come icone dell’immaginario globale; l’ar- la Commissione Europea: la condivisione di ricerche,
cheologia come disciplina scientifica; il rapporto rovi- temi, problemi, proposte al fine di creare una piatta-
ne/paesaggio; l’antichità come fonte di gioia; l’antichi- forma comune per elaborare nuove interpretazioni e
tà come fonte di ispirazione dell’arte contemporanea; nuovi usi del patrimonio culturale. Il ruolo della
cultura e del patrimonio culturale, in particolare dal
Qui accanto: Trattato di Maastricht in poi, è sempre stato conside-
due immagini rato cruciale per la costruzione del progetto europeo:
dell’allestimento una delle strategie vincenti per far decollare il pro-
della mostra cesso di integrazione.
«Archaeology&ME». Almeno fino a pochi anni fa si riteneva che tale pro-
A destra: cesso non potesse scaturire esclusivamente da opportu-
Archeologia, nismi economici, ma anche dalla condivisione di co-
grafica muni valori culturali, utili a costruire quell’“Europe fe-
computerizzata di
Margreet de Heer.
Nella pagina
accanto:
O tempora, o mores,
fotografia digitale
di Guergana Radeva
di un negozio di
antichità ad Arezzo.

il patrimonio archeologico abbandonato e depredato;


l’archeologia come fonte di ironia e come strumento
per la costruzione di una diversa idea di Europa.
L’archeologia dal punto di vista dei cittadini, dunque,
cui la mostra affianca una sezione (Il «passato nel pre-
sente») che espone le risposte agli stessi interrogativi,
questa volta però formulate dagli stessi archeologi.
«Archeo» ne ha parlato con Maria Pia Guermandi,
curatrice della mostra e del prezioso catalogo che
l’accompagna, nonché coordinatrice scientifica del
progetto NEARCH (New scenarios for a community-
involved archaeology, «Nuovi scenari per un’archeologia
partecipativa») che ha promosso il concorso europeo
alla base della mostra.

◆ Professoressa Guermandi, «Archaeology&ME» rap-


presenta uno stimolo, un invito a vedere l’archeologia
con uno sguardo nuovo. Il nostro augurio è che, una

62 a r c h e o
a r c h e o 63
MOSTRE • ROMA

eling” che, purtroppo, sta conoscen- zione della sua opera – “un’Europa
do ora difficoltà crescenti. In realtà, che vive nella paura, in uno stato di
cosí come il processo di costruzione crisi permanente, ed è spaventata da
politica di un’Europa unita è stato tutto ciò che è ‘straniero’”».
piú lungo e tormentato del previsto,
cosí anche il contributo del patri- ◆ In questo quadro, l’archeologia
monio culturale alla costruzione urbana svolge un ruolo di primo
dell’idea europea si è rivelato denso piano…
di rischi e tutt’altro che lineare.
Se gli ultimi anni conoscono un «Talora considerato come un “in-
pericoloso ritorno dell’ideologia cidente di percorso”, lo scavo ur-
dello “Stato-Nazione”, allo stesso bano r ientra nelle procedure
modo, sul piano culturale, assistiamo dell’archeologia preventiva, che
al risorgere di istanze identitarie rappresenta, ormai il 90% dell’ar-
molteplici e confliggenti. Progetti cheologia di scavo, in Italia e nel
come NEARCH che cercano inve- resto del continente. Nelle città
ce di creare uno spazio comune a storiche d’Europa qualsiasi opera-
partire dal patrimonio archeologico, zione di intervento sul territorio
sono per questo tanto piú importanti in questo mo- si incrocia, inevitabilmente, con secoli o spesso mil-
mento di smarrimento rispetto agli ideali dei Trattati di lenni di stratificazione archeologica: è la storia delle
Roma che abbiamo da poco celebrato. La percezione città che riaffiora sotto i nostri piedi. I cantieri ar-
dell’archeologia che ricaviamo dalle opere dei cittadini cheologici che interferiscono con i flussi della mo-
europei esposte in “Archaeology&ME” ci restituisce, bilità cittadina e rallentano i lavori edili o infrastrut-
per fortuna, un’immagine senza cesure nazionali e che turali costituiscono un disagio che conduce, però, a
vive il patrimonio archeologico come strumento di scoperte straordinarie in grado di riscrivere la gene-
riflessione sul passato e sul presente, come antidoto si dei nostri centri storici e di arricchire il nostro
contro – come afferma uno dei nostri autori a illustra- patrimonio culturale.

64 a r c h e o
Compito primario degli archeologi è di condividere no, operazioni come la costruzione della metropoli-
l’importanza delle loro scoperte con un pubblico sem- tana andrebbero pensate, per il loro impatto su un
pre piú vasto, rendendo partecipi i cittadini di un pa- territorio di estrema importanza e ricchezza archeo-
trimonio collettivo fonte di conoscenza non solo per logica, fin dall’inizio come operazioni culturali com-
specialisti, e occasione per sperimentare pratiche inno- plesse in grado di connotare una o piú aree della città
vative di condivisione e di inclusione sociale. in un modo diverso. Con una progettazione che
Cosí come è successo in uno dei siti per questo pre- tenga conto del patrimonio archeologico, non solo
sentati in mostra, quello di Saint Denis, una delle aree
urbane “pilota” per la sperimentazione di procedure Nella pagina
di archeologia preventiva in Francia fin dagli anni accanto, in alto: Una
Settanta. A partire dal 1998, sfruttando il carattere dama misteriosa,
“concreto” dell’archeologia, con i suoi resti materiali fotografia digitale
e l’impatto di uno scavo al centro della vita urbana, di Mario Pereda
l’Unità di Archeologia di Saint-Denis ha coinvolto nel della Dama di Elche,
suo lavoro i cittadini del quartiere, in gran parte im- scultura iberica
migrati, con un progetto di grande successo, non solo del IV sec. a.C. al
archeologico, ma urbanistico e sociale tuttora in cor- Museo Archeologico
so, inserito nel progetto NEARCH e vincitore del Nazionale di
Premio assegnato dall’EAA (European Association of Madrid.
Archaeologists), lo scorso anno. A sinistra e nella
In taluni casi, però, il rapporto fra sviluppo urbano e pagina accanto,
tutela archeologica rimane difficile, a volte conflittua- in basso: altri
le. In una città come Roma, dove l’archeologia è particolari
elemento costitutivo della città moderna, non solo dell’allestimento
nell’area centrale, ma nell’insieme del territorio urba- della mostra.

come ingombro spaziale fatalmente estraneo al con-


testo attuale, ma come occasione per dotare la città di
una qualità urbana migliore.
La grandiosa immagine in mostra dell’Auditorium di
Adriano ai piedi dell’Altare della Patria, testimonia in-
vece la nostra difficoltà a inserire all’interno della città
contemporanea un patrimonio anche di grandissimo
valore storico-architettonico. Ritrovati durante gli sca-
vi per la costruzione della linea C della metropolitana,
da oltre 7 anni i resti dell’Auditorium, nel cuore di
Roma, aspettano una sistemazione, un’interpretazione
non solo archeologica, ma urbanistica e soprattutto
pubblica. Aspettano cioè un progetto che sappia inse-
rirli nel flusso della nostra vita quotidiana affinché
questa ne acquisti valore. La straordinarietà della se-
quenza monumentale che l’immagine esposta in mo-
stra mette in evidenza deve poter essere raccontata e
quindi condivisa da un pubblico il piú ampio possibile».

◆ Particolarmente convincente e innovativa appare la


prospettiva, delineata nella sezione dedicata all’ar-
cheologia come «strumento di inclusione»...

«Che l’archeologia possa essere uno strumento di inclu-


sione sociale, è una delle risposte che come archeologi
abbiamo dato, attraverso “Archaeology&ME”, alla do-
Roma. I resti dell’Auditorium di Adriano e, sullo sfondo, il manda “qual è il ruolo dell’archeologia nell’Europa
monumento in onore di Vittorio Emanuele. contemporanea”. Soprattutto attraverso le esperienze

a r c h e o 65
66 a r c h e o
sempre piú numerose di musei Nella pagina accanto: superstiti, da una patria distrutta dalla guerra.
europei, d’altronde, il patrimo- Atemporalità, Poiché però “Archaeology&ME” vuole essere non solo
nio culturale sta trovando in fotografia digitale una mostra, ma un progetto di archeologia pubblica,
questi ultimi anni nuove inter- scattata da Barbara abbiamo organizzato, con l’aiuto determinante della
pretazioni e nuovi usi proprio Harsh nel sito di Croce Rossa Italiana Comitato Area Metropolitana di
in questa direzione. Per quanto Vulci (Maremma Roma Capitale, un’iniziativa aperta ai visitatori della
riguarda l’archeologia, ho sopra laziale). mostra e agli ospiti migranti della CRI. Nel mese di
accennato all’esper ienza Qui sotto: un settore marzo si è svolto cosí, a Palazzo Massimo, un workshop
dell’Unité d’Archéologie di della mostra e sul mosaico. I partecipanti sono stati chiamati a riprodur-
Saint-Denis, dove uno scavo l’opera Il passato è re, in forma di mosaico, una delle opere in mostra ad
archeologico è stato usato co- tornato!, grafica “Archaeology&ME”, opera che sarà poi esposta sia a
me mezzo per coinvolgere gli computerizzata di Roma, sia nell’ambito del concorso internazionale di
abitanti – in larga parte immi- Sandro Natalini. mosaici Pictor Imaginarius “L’Arte de Mosaico”, il 27-28
grati – nella ricostruzione della In basso, a destra: maggio, a Nazzano (Roma).
storia dei luoghi in cui vivono Saint-Denis (Francia). L’archeologia è cosí diventata il tramite per un dialogo
e costruire, anche attraverso Lo scavo alla a piú voci in cui persone provenienti da esperienze
questo percorso di conoscenza, Fabbrica della Città, molto diverse hanno potuto raccontare e confrontare
quel senso di appartenenza che nell’estate 2012, con storie e tradizioni culturali differenti, creando un’opera
è alla base del sentimento di il «fungo urbano». collettiva. Uno dei risultati piú importanti che acco-
cittadinanza. munano queste esperienze, è quello di aver innescato
“Archaeology&ME”, attraver- un percorso circolare, in cui, cioè, il dialogo di parten-
so la mostra e il catalogo – sca- za fra archeologi e non-archeologi ha acquisito un
ricabile gratuitamente dal sito carattere sempre meno asimmetrico. La comunicazione
archaeologyandme.eu – illustra è diventata allora bidirezionale e noi archeologi ci sia-
anche altre esperienze che ve- mo dovuti confrontare con esigenze, interpretazioni,
dono protagonista l’archeolo- usi del patrimonio che rivendicano piena dignità e che
gia. Testimone privilegiato di richiedono risposte che non possono che essere il frut-
multiculturalità, il patrimonio to di un impegno condiviso».
archeologico si presta d’altron-
de, per sua natura, a divenire ◆ Le recenti e drammatiche vicende geopolitiche ripor-
potente strumento di inclusio- tano in primo piano la necessità di ridiscutere un’al-
ne culturale e sociale. tra questione, quella della «proprietà del passato».
L’archeologia e il patrimonio Come possiamo ricollocare, in questo nuovo quadro,
archeologico ci fanno per i nostri diritti e i nostri doveri?
esempio comprendere come
non sia mai esistita una cultu-
ra «pura», priva di contamina-
zioni e come il nostro conti-
nente sia stato attraversato, fin
dalle origini della sua vicenda
umana, da grandiose ondate
migratorie successive, mentre
confini e muri sono stati pri-
ma o poi sempre superati da
merci, uomini, linguaggi, idee.
A ricordarci l’attualità del
messaggio che possiamo rica-
vare dal patrimonio archeolo-
gico, la mostra si conclude del
resto con i reperti che ci rimandano a un’antica leg-
genda: un affresco pompeiano e una terracotta fittile
raffiguranti Enea. Colui che è ritenuto il fondatore del
piú grande impero del Mediterraneo, altri non era se
non un profugo che fuggiva, assieme ai propri cari

a r c h e o 67
MOSTRE • ROMA

«Le distruzioni dell’ISIS di alcuni siti archeologici – da a loro volta raffiguravano la distruzione di edifici sacri.
Nimrud a Palmira, da Ninive a Hatra – hanno testimo- L’uso disinvolto, fino alla vera e propria manipolazione,
niato drammaticamente, a un pubblico vastissimo, l’at- del patrimonio archeologico è servito, a partire dal
tualità di un tema in realtà antichissimo. Il passato e il XIX secolo, come fonte di legittimazione degli Stati
patrimonio archeologico che lo rappresenta sono stati nazionali in Europa: siti, oggetti e monumenti ascrivi-
usati per fini politici in tutte le epoche e a tutte le lati- bili piú o meno correttamente a Germani, Traci, Daci
tudini. Da millenni l’archeologia è stata utilizzata come hanno fornito il retroterra culturale su cui consolidare
strumento fondativo dei miti d’origine, in funzione i giovani Stati tedesco, bulgaro, rumeno. È un mecca-
identitaria o come legittimazione del presente. Se già nismo tutt’altro che superato se pensiamo, per esempio,
nel VII secolo a.C. i re babilonesi utilizzavano reperti a ciò che è successo fra i paesi sorti dalla frantumazione
archeologici, allestiti in una sorta di museo, per dimo- della ex Jugoslavia o ai contrasti sanguinosi fra Ucraina
strare la nobiltà e durata della loro discendenza, innu- e Russia che si giocano anche sull’appropriazione di
merevoli volte, nella storia, opere e monumenti del luoghi e simboli della memoria storica. Il passato, esem-
passato sono stati usati e abusati per costruire e conso- plificato dal patrimonio archeologico che, grazie all’e-
lidare l’immagine del potere, creando piú o meno arti- videnza iconica, si presta maggiormente a una funzione
ficiosamente analogie fra un passato glorioso e un propagandistica, è divenuto quindi uno strumento al
presente che se ne dichiarava servizio del potere in molti momenti della storia.
erede e continuatore. Ma nel rapporto fra archeologia e potere, gli stessi ar-
Come l’appropriazione, anche cheologi non hanno giocato sempre un ruolo “neutra-
la distruzione del patrimonio le”, da semplici studiosi-spettatori. Alludo alle ricerche
archeologico, risponde a logi- e agli scavi intrapresi da missioni europee in Paesi extra-
che molto simili, da tempi re- europei. A partire dal XIX secolo l’espansione colonia-
motissimi: si distruggono i le europea fu accompagnata, come sappiamo, dall’esplo-
monumenti, gli oggetti del ne- razione archeologica da parte delle potenze coloniali.
mico, come prova di forza, di Gli scavi condotti dagli archeologi europei determina-
superiorità non solo militare, rono poi spesso veri e propri saccheggi dei siti archeo-
ma anche culturale. Per uno logici a vantaggio perlopiú dei grandi musei che si an-
strano gioco della storia, le im- davano costituendo o ampliando nelle capitali europee.
magini dei bassorilievi assiri Da qui, in anni recenti, le molteplici, dibattutissime ri-
distrutte dalle milizie dell’ISIS chieste di “rimpatrio” dei reperti asportati (dai marmi

In alto: due sezioni


della mostra.
A destra: Sguardo di
bambino, disegno su
fotografia digitale di
Michel Van Assche del
sito archeologico di
Ciutat del Born
(Barcellona).

68 a r c h e o
del fondamentalismo jihadista che si
gioca sulla contrapposizione “noi/
loro”, e cioè, rispettivamente, i pre-
tesi custodi del vero Islam e il mon-
do occidentale cristiano. Ma nello
stesso tempo, le vicende di Palmira
e degli altri siti archeologici siriani,
ci debbono ricordare come dietro
l’ideologia si nascondano spesso in-
teressi molto prosaici, quali il com-
mercio di reperti archeologici pra-
ticato dagli adepti dello Stato Isla-
mico a vantaggio di acquirenti per
lo piú occidentali, pratica che uni-
sce quindi, in uno stretto rapporto
economico, i nemici contrapposti
sul piano ideologico.
Ma soprattutto, la città siriana e i
suoi monumenti testimoniano la
forza simbolica del patrimonio
archeologico. E nello stesso tempo
la sua fragilità, che, per essere tu-
telata, ha bisogno non solo di co-
noscenze tecniche di alto livello,
ma di un cambio radicale del no-
stro approccio ai beni culturali,
beni di tutti e quindi di tradizioni
culturali differenti che devono
potersi esprimere alla pari e trova-
re fra loro una mediazione diffici-
le, ma indispensabile».

In alto: Il bambino e la Chimera,


disegno a matita su carta colorato in
digitale di Giulio Zeloni.
A destra: immagini del sito di Palmira
esposte nella mostra.

Elgin al busto di Nefertiti). Anche la


conoscenza archeologica, in buona
sostanza, partecipò a pieno di quel
rapporto tra produzione del sapere e politica coloniale, DOVE E QUANDO
finalizzato, come ci hanno insegnato gli studi postcolo-
niali, all’espressione dell’egemonia occidentale. Insom- «Archaeology&ME
ma, in questa storia dell’ uso del passato, come abbiamo Pensare l’archeologia nell’Europa contemporanea»
cercato di dimostrare anche in “Archaeology&ME”, Roma, Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo
molti sono i “colpevoli”, a vario titolo. fino al 23 aprile
Palmira, con le cui immagini termina il percorso della Orario ma-do, 9,00-19,45; lu chiuso
mostra, è testimone privilegiato di questi meccanismi: Info e prenotazioni Coopculture: tel. 06 39967700
esempio straordinario di multiculturalità nel mondo (lu-sa, 9,00-13,30 e 14,30-17,00);
antico e di odierno uso politico del patrimonio cultu- e-mail: archaeoandme@gmail.com;
rale. Diventata in epoca moderna un’icona culturale www.archaeologyandme.eu;
soprattutto per il mondo occidentale, la “sposa del de- http://archeoroma.beniculturali.it
serto” illustra esemplarmente la lucida, perversa logica Catalogo IBC Emilia-Romagna

a r c h e o 69
STORIA • LA METALLURGIA

QUASI UNA S uperata la fase della semplice


raccolta, prima dei metalli allo
stato nativo e poi dei loro mi-
nerali presenti in superficie dopo

LUNGA
averli identificati, iniziò l’epoca che
potremmo definire dell’«estrazione
mineraria», sia a cielo aperto, sia in
galleria, della quale ci sono giunte
tracce ambientali e letterarie.

MARCIA IL PIÚ AMBITO


Ad aprire questa rassegna, sulla
scorta di quanto finora osservato
(vedi «Archeo» nn. 383 e 384, gen-
naio e febbraio 2017) è l’oro. L’am-
LA STORIA DEI METALLI È LEGATA pia dispersione geografica ha fatto
dei giacimenti auriferi una presenza
ALL’EVOLUZIONE DELLE TECNICHE diffusa nel mondo antico. A partire
DI APPROVVIGIONAMENTO MESSE A PUNTO dal III millennio a.C., gli Egizi
estrassero l’oro nel deserto nubiano
DALLE CIVILTÀ ANTICHE NEL CORSO DEL (il termine Nubia sarebbe connesso
a nub, il vocabolo che designava
TEMPO. UN PERCORSO DETTATO DALLE appunto l’oro), dove sono stati ri-
SCOPERTE DI FILONI E GIACIMENTI trovati attrezzi per la produzione, in
particolare le macine ricordate dallo
di Flavio Russo storico Diodoro Siculo. A quei gia-

70 a r c h e o
cimenti fa riferimento, intorno al
1150 a.C., un singolare papiro con
la prima mappa topografica di una
regione mineraria, custodito presso
il Museo Egizio di Torino.
Secondo stime recenti, la produzio-
ne annuale si aggirava intorno ai 30
kg, pari all’incirca al volume di una
bottiglia di acqua minerale da un
litro e mezzo! Per quella modesta
quantità, schiere di derelitti prigio-
nieri – senza distinzione di genere
e di età – furono costretti a trarre
dai cunicoli scheggioni di minerale
e triturarlo in fine polvere. Questa,
a sua volta, veniva dilavata su scivo-
li in legno, dove l’acqua non riusci-
va a trascinare via le particelle d’oro
piú pesanti: in altre regioni il flusso
di acqua e polvere si faceva passare
in un vello caprino, nei crini del
quale i granelli d’oro restavano
impigliati fino a trasformarlo
in una sorta di «vello d’oro»,
che, bruciato, forniva il metal-
lo puro. Un metodo estrattivo

In alto: deserto del


Sudan: macine per la
produzione dell’oro.
Accanto al titolo, e, in
questa pagina, a sinistra
e a destra: elementi
decorativi in oro, da una
tomba presso un villaggio
minerario nel deserto del
Sudan. Epoca meroitica.
Sulle due pagine: mappa delle
miniere d’oro su un papiro egiziano
del 1150 a.C. Torino, Museo Egizio.

meno primitivo consisteva nel far


amalgamare la polvere aurifera con
il mercurio, tecnica praticata dai
Romani, per poi liberare l’oro attra-
verso l’evaporazione del mercurio.

UNA NUOVA ERA


Per piú di uno studioso, il rame se-
gnò l’inizio della nuova era, guada-
gnandosi perciò l’etichetta di primo
metallo utile della storia e discono-
scendo cosí l’importanza dell’oro,

a r c h e o 71
STORIA • LA METALLURGIA

dell’argento e poi del piombo, che


verosimilmente lo precedettero.
Il rosso metallo si ritrova un po’
ovunque nel Sinai, in Siria,
nell’Afghanistan, nel Caucaso,
in Macedonia e, soprattutto, a
Cipro, isola dove, in epoca greco-
romana, si estraeva in notevoli
quantità e di ottima qualità, tanto
che dalla stessa Cupros trasse il no-
me cuprum. A prima vista, si presen-
tava sotto forma di noduli verda-
stri, duri da lavorare, che rivelavano
la loro natura di rame nativo solo
dopo raschiatura e che fondevano,
in genere, intorno gli 800 °C,
mentre per il rame puro occorre-
vano 1100 °C circa: entrambe le
temperature potevano essere rag-
giunte, per piccoli quantitativi,
nei forni per la ceramica.
Una volta padroneggiata la fu-
sione, si iniziò a produrre in
discreto numero cuspidi di
frecce e poi di lance, lame di
asce, di spade e di pugnali, avva-
lendosi di matrici di pietra. I mine-
rali da cui si estraeva avevano in Da rame e stagno si ottenne il bronzo,
comune colorazioni vivide e un la lega piú resistente e robusta
peso notevole, come la cuprite, la

In alto: asce, malachite e i vari carbonati e ossidi


bracciali – di facile identificazione e rinveni-
spiraliformi e mento –, che potevano essere puri-
collare in bronzo ficati grazie al semplice arrostimen-
di epoca to con carbone vegetale.
protostorica. Agli iniziali rinvenimenti superfi-
Milano, Castello ciali seguirono estrazioni via via piú
Sforzesco. profonde, in particolare di calcopi-
A sinistra: Cipro. rite, bornite, covellite e altri com-
Miniere di rame posti – perlopiú a base di solforati
moderne, del rame –, ottenuti mediante lo
impiantate nelle scavo di cunicoli. Con l’abbassarsi
stesse aree in cui delle quote a cui venivano scavate,
erano attivi evacuare l’acqua dalle gallerie di-
impianti di venne il problema principale, risolto
estrazione del sul finire dell’epoca volgare dai Ro-
metallo di epoca mani, con impianti colossali, del ti-
greco-romana. po di quelli rinvenuti a Rio Tinto,
in Spagna.
Tralasciando di addentrarci nelle tec-
niche fusorie, la produzione realizza-
ta fra il XIV e il IX secolo a.C. nelle
sola regione delle Alpi orientali do-

72 a r c h e o
vette essere pari ad almeno 20 000 A destra: lingotti
tonnellate. Considerando che 1 mc di piombo di
di rame pesa circa 9 t, si tratterebbe epoca romana.
di ben 2200 mc di metallo puro: In basso: lame in
una quantità di tutto rispetto, an- rame da vari siti
che se spalmata su mezzo millen- dell’Egitto.
nio, in lingotti dalla tradizionale Londra, Petrie
forma di pelli bovine, che pesavano Museum of
ciascuno 70 kg circa. Egyptian
Per come lo conosciamo, il rame è Archaeology.
un metallo duttile e malleabile, ab-
bastanza tenero e quindi non adatto condizioni di conservazione di ro- in presenza di minerali di stagno,
alla costruzione di utensili. Tuttavia, stri e statue d’età ellenistica. Lo sta- che trovò presto adozione nella co-
la prolungata martellatura a freddo, gno indispensabile per la lega si eva metallurgia. Il titolo di quelle
praticata lungo i bordi di taglio, lo trova prevalentemente nella cassite- leghe rimase a lungo arbitrario e
indurisce fin quasi a fargli raggiun- rite, presente in alcuni giacimenti solo intorno alla metà del II millen-
gere la durezza dell’acciaio, ma, ov- caucasici e, in seguito, in Spagna, in nio, grazie alle piú approfondite
viamente, non la sua tenacia. Il pro- Cornovaglia e in Britannia, disloca- conoscenze sulle differenti proprie-
cesso si deve immaginare applicato zioni geografiche che ne innescaro- tà in base al tenore di stagno, si in-
dopo l’estrazione dalla matrice: in no un proficuo commercio, già pri- dividuò quello ottimale per la co-
epoca posteriore, facendone com- ma dell’età del Ferro. struzione di efficaci armi di bronzo.
baciare due simmetriche, si otteneva Dal punto di vista metallurgico
la fusione in tondo, premessa per estrarre lo stagno dalla casserite non IL BELLO E LA BESTIA
quella detta «a cera persa», che si presentava difficoltà particolari: ri- L’argento e il piombo fecero la loro
ebbe con l’adozione del bronzo dotto in polvere e costipato nei comparsa nelle regioni europee in
forni in strati alterni con il carbone, età ellenistica, mentre nel Vicino
QUESTIONI DI TITOLO dopo poco colava per la sua bassa Oriente entrambi risultano già lavo-
Tra le molteplici leghe ottenute e temperatura di fusione, pari ad ap- rati sul finire del IV millennio a.C.A
ottenibili con il rame, quella con pena 232 °C. Il processo di raffina- Ur e a Lagash, infatti, sono stati rin-
circa il 10% di stagno presentava i mento dello stagno si deve ritenere venuti oggetti d’argento databili al
migliori requisiti di colabilità, resi- acquisito intorno alla metà del XV 3000 a.C.; altri, invece, a Creta, circa
stenza meccanica e durezza. La sua secolo a.C.; tuttavia, essendo molto mezzo millennio piú tardi; mentre
temperatura di fusione è inferiore a piú antica la produzione del bronzo, l’argento risulta di uso corrente in
quella del rame, e maggiori sono la è sensato ipotizzarne una diversa Palestina dal 1400 a.C.
fluidità e l’elasticità, all’origine della modalità estrattiva, forse agevolata Sia per l’argento che per il piombo
ben nota sonorità. Ineguagliabile dalla concomitante presenza dei il minerale di partenza è la galena,
risulta poi la resistenza all’ossidazio- due metalli in un unico minerale. scarsa in Arabia, Siria e Palestina, ma
ne, persino in acqua marina, confer- È però piú plausibile immaginare la abbondante in alcune regioni
mata dai ritrovamenti in perfette fusione casuale di minerali di rame dell’Afghanistan e dell’Armenia. Da
lí, pertanto, si originò una florida
esportazione del prezioso metallo,
come anche del piombo, sia pure di
valore di gran lunga inferiore e del
quale gli Ittiti mantennero quasi il
monopolio. Essendo la galena un
solfuro di piombo, estrarne il piom-
bo con al suo interno quantità mi-
nime di argento avveniva per sem-
plice desolforazione, ovvero mesco-
landola con il combustibile in un
approssimato forno, da cui, senza
dover raggiungere temperature par-
ticolarmente elevate, dopo un breve
riscaldamento, colava un rigagnolo

a r c h e o 73
STORIA • LA METALLURGIA

lucente. Come accennato, non si re; tra il 10-40%, inve-


trattava di piombo puro, ma con ce, per manufatti
una discreta percentuale di argento, preziosi ma di uso
che si poteva separare mediante la corrente, quali sup-
coppellazione, un processo di scissio- pellettili e vasi. No-
ne che si ritiene inventato in Asia nostante la richiesta
Minore intorno alla metà del III fosse sempre rilevante, il va-
millennio a.C. In pratica, rifonden- lore dell’argento rispetto all’o-
do ad alta temperatura quella sorta ro rimase costantemente inferiore:
di lega argentifera, il piombo, ossi- pari a 1/6 sotto Hamurabi, a 1/2 in
dandosi, si trasformava in litargirio, Egitto, per toccare, in epoca elleni-
mentre l’argento – e, quando pre- stica, il minimo storico di 1/13,
sente, anche l’oro – restando puro, si nonostante il suo utilizzo per la quantità di schiavi, trattandosi in
separa sul fondo dalla massa liquida. coniazione delle monete. gran parte di coltivazione a cielo
Sin dall’antichità, l’argento, per la A partire dal VI secolo a.C., Atene aperto. È stato calcolato che la pro-
sua eccessiva tenerezza, fu utilizzato avviò lo sfruttamento delle ricche duzione di 1 tonnellata di argento
in leghe con il rame di vario titolo: miniere argentifere del Laurio, nel- richiedesse il lavoro di un anno di
tra l’1-4% per oggetti da tesaurizza- le quali impiegò una imponente 500-1000 schiavi, cifra che da un
lato testimonia l’ingente valore del
In alto: un metallo e dall’altro la presenza insi-
cristallo di gnificante nei suoi minerali.
cinabro, minerale
che in natura COME GOCCE DI SANGUE
contiene le Unico metallo allo stato liquido
maggiori quantità – poiché fonde a -39 °C –, il mer-
di mercurio. curio si trova raramente allo stato
A sinistra: vaso naturale, perlopiú sotto forma di
in argento e rame goccioline. Il minerale che ne con-
dedicato da tiene in maggior quantità è il cina-
Entemena, re bro, già studiato nel IV secolo a.C.
di Lagash, al dio dal filosofo Teofrasto di Ereso, che
Ningirsu, da Tello nell’opera Sulle pietre cosí lo de-
(antica Girsu). scrisse: «Vi è anche una sorta di cina-
Produzione bro naturale e una preparata. Il cinabro
sumera, dell’Iberia, che è molto duro come pie-
2400 a.C. circa. tra, è naturale, come anche il tipo che si
Parigi, Museo trova nella Colchide. Dicono che questo
del Louvre. si trova su di una parete scoscesa ed è
Nella pagina fatto cadere da frecce che vengono lan-
accanto: lingotti ciate su di esso. Il tipo preparato provie-
di ferro, attrezzi ne da un unico luogo, nei pressi di
da fabbro e Efeso. Si tratta di una sabbia che brilla
manufatti in ferro, e che somiglia al colore rosso scarlatto,
dalla grotta di raccolta e macinata in mortai di pietra
Byci Skala fino a ridurlo quanto piú fine possibile,
(Moravia, viene poi lavato in vasi di rame (…).
Repubblica Ciò che vi rimane viene raccolto e pol-
Ceca). verizzato e ancora lavato. Ci vuole
VI-V sec. a.C. molta abilità in questo processo, poiché
Vienna, alcune persone ne fanno una grande
Naturhistorisches quantità mentre altri poco o nulla pari
Museum. a un eguale ammontare di sabbia. Il
lavaggio viene effettuato dalla sommità
e le parti separate vengono bagnate le

74 a r c h e o
une dopo le altre, ciò che rimane sul
fondo è il cinabro e i lavaggi sono ciò che
resta in grandi quantità sopra».
Dal punto di vista mineralogico il
cinabro è un minerale rosso molto
pesante – quindi facilmente identi-
ficabile –, da quello chimico è un
solfuro di mercurio, con il 14% di
zolfo e l’86% di mercurio.

IL FIGLIO DELLE STELLE


Il nome greco del ferro, sideros, ri-
corda la provenienza del metallo
nativo dalle stelle cadenti. Sebbene
sia il metallo di gran lunga piú pre-
sente in natura, la disponibilità allo
stato puro è stata complessivamente
calcolata in 40 milioni di tonnellate
circa su di un arco di 600 000 anni,
entità che relazionata all’estensione
della superficie terrestre e alla densi-
tà del metallo, è ben poca cosa. Per-
ciò, esauritisi rapidamente i fortuiti
rinvenimenti meteoritici – senza
però aver innescata una vera siderur-
gia –, si intraprese la ricerca dei suoi
minerali, abbondanti un po’ ovun-
que, ma di improba lavorazione per
l’alta temperatura di fusione, pari a
1536 °C, che si dimostrò irraggiun- Una volta estratta dal forno, la buma estrassero, fusero e lavorarono il fer-
gibile fin quasi all’età moderna. richiedeva ancora un complesso e ro gli Etruschi, in particolare nei
A frustrare il processo non giocava lungo processo di raffinazione, spes- giacimenti presenti sull’isola d’Elba,
soltanto la temperatura, ma un pro- so reiterato, indispensabile per otte- o Ilva (nome ancora oggi sinonimo
cedimento complesso e indispensa- nere un ferro di discreta purezza, ma della piú grande acciaieria europea).
bile prima del caricamento del for- privo del requisito indispensabile Per l’estrazione, si avvalsero di un
no, che contemplava la formazione della durezza, pur avendo una note- forno o, per meglio dire, di una ca-
di strati alternati di minerale tritu- vole resistenza. Un metallo perciò tasta conica, nella quale deponeva-
rato con strati di carbone vegetale, ancora inadatto per le produzioni no, alternandoli, strati di legna e di
perlopiú di quercia. Tuttavia, alcune piú richieste quali quelle delle armi minerale, coperti poi da una camicia
popolazioni africane del Camerun e degli utensili, senza contare che si di argilla da cui si otteneva una sor-
e del Sudan avrebbero messo a pun- aveva quasi una diversa tipologia di ta di spugna metallica in ragione di
to forni in grado di superare i 1500 ferro per ogni fusione! Subentrava appena il 15-20% della potenzialità.
°C, ottenendo cosí lingotti di ferro allora la forgiatura, che consisteva in Da quest’ultima, per battiture suc-
del peso di 15 kg circa, che, sotto- una serie di procedimenti termici e cessive, si ricavavano lingotti di fer-
posti a battitura prolungata con pe- meccanici, grazie ai quali si aveva ro dolce, che, mediante opportune
santi mazze, si scorificavano e risul- finalmente un metallo dalle conno- operazioni siderurgiche, si trasfor-
tavano idonei alle successive lavora- tazioni ottimali. mava superficialmente in acciaio.
zioni siderurgiche. Intorno al III millennio a.C., con Ovviamente i boschi dell’isola si
In Europa, invece, dalla fornace – gli Ittiti, comparvero armi di ferro esaurirono ben presto, per cui il
detta anche bassoforno –, si ricava- di notevole qualità, che si imposero minerale dovette essere trasportato
vano, nel migliore dei casi, una mas- sulle coeve, ancora di bronzo, segui- sulla terraferma dove a Populonia
sa spugnosa, detta buma, e una gran- ti secoli dopo dai Celti e poi da fiorí uno dei maggiori centri side-
de quantità di scorie, che spesso varie popolazioni germaniche, a rurgici della Penisola.
contenevano fino al 40% di ferro. partire dal XIII secolo a.C. Piú tardi (3 – continua)

a r c h e o 75
SPECIALE • DOMUS AUREA

DOMUS AUREA
RINASCE LA REGGIA
DI NERONE
SUL PADIGLIONE DEL COLLE OPPIO, UNICO MA SPLENDIDO SUPERSTITE
DELLA CELEBRE RESIDENZA IMPERIALE, È IN CORSO UN GRANDE
INTERVENTO DI RESTAURO CHE SI AVVALE DI SOLUZIONI
TECNOLOGICHE D’AVANGUARDIA. INOLTRE, LA VISITA DEI MAGNIFICI
AMBIENTI AFFRESCATI SI È ARRICCHITA DI UNA SUGGESTIVA
INSTALLAZIONE MULTIMEDIALE
di Alessandro D’Alessio, Elisabetta Segala, Gabriella Strano, Vincenzo Angeloro,
Maurizio Pesce, Maria Bartoli, Sandro Massa e Raffaele Carlani

Ipotesi ricostruttiva del vestibolo della Domus


Aurea, con, in primo piano, la celebre Sala della
Volta Dorata, e, sullo sfondo, il Colosso dorato di
Nerone e il Tempio di Giove Capitolino.

76 a r c h e o
I l terribile incendio che nel 64 d.C. deva-
stò dieci delle 14 regioni in cui era divi-
sa la città di Roma, consentí a Nerone di
espropriare un’area vasta circa 80 ettari e di
edificare il nuovo palazzo, la Domus Aurea
«che si estendeva dal Palatino fino all’Esquilino»
(Svetonio, Nerone, 31).
Per avere un’idea della sua estensione e
della sua magnificenza, si può continuare
con la descrizione tramandata da Sveto-
nio: «Una statua colossale alta 120 piedi,
immagine di Nerone, poteva entrare nel
vestibolo della casa; l’ampiezza di questa
era tale da includere tre portici lunghi un
miglio e uno stagno, anzi quasi un mare,
circondato da edifici grandi come intere città.
Alle spalle ville con campi, vigneti e pascoli,
boschi pieni di ogni genere di animali dome-
stici e selvatici. Nelle altre parti tutto era coper-
to d’oro, ornato di gemme e di conchiglie. Le
sale da pranzo avevano soffitti coperti da la-
stre di avorio, mobili e forate in modo da
permettere la caduta di fiori e profumi. La piú
importante di esse era circolare e ruotava conti-
nuamente, giorno e notte, come il mondo. I bagni

A destra: ritratto in marmo dell’imperatore Nerone


(37-68 d.C.). XVII sec. Roma, Musei Capitolini.

a r c h e o 77
SPECIALE • DOMUS AUREA

A sinistra:
l’ingresso al
padiglione della
Domus Aurea del
Colle Oppio.
Sulle due pagine:
immagine
ricostruttiva
dell’incendio di
Roma del 64 d.C.

erano forniti di acqua marina e solforosa. suburbana nel cuore della città, con una
Quando Nerone inaugurò la casa, alla fine serie di edifici raccordati da vie porti-
dei lavori, se ne mostrò soddisfatto e disse che cate monumentali. Al centro della valle,
infine cominciava ad abitare in una casa dove in seguito sarebbe sorto l’Anfitea-
degna di un uomo» (Nerone, 31). tro Flavio (il Colosseo), un lago artifi-
La nuova reggia dell’imperatore era or- ciale occupava un’area quadrangolare
ganizzata come una gigantesca villa circondata da portici e raccordata agli

78 a r c h e o
In alto: la firma di edifici circostanti, che dovevano appari- teatro Flavio, inaugurato nell’80 d.C.
Bernardino di re «grandi come città», con terrazzamenti Solo il padiglione del Colle Oppio
Betto Betti, detto e porticati. La nuova residenza imperia- sopravvisse fino al 104 d.C., quando
il Pinturicchio, le si caricava inoltre di un’evidente va- un incendio lo distrusse parzialmente.
graffita sulla lenza ideologica: dopo il 64 d.C., Nero- Di lí a poco, l’architetto Apollodoro di
volta della Sala ne inizia a rappresentare se stesso come Damasco lo sfruttò, colmato di terra,
della Volta Gialla, il «Sole» e come iniziatore di una nuova come sostruzione artificiale per edifi-
all’interno della età dell’oro, che si promette all’umanità carvi l’impianto termale inaugurato
Domus Aurea. attraverso la persona del principe. da Traiano nel 109 d.C. Nel 135 d.C.
Adriano inaugurò, sulla Velia, il tem-
LA MERAVIGLIA CANCELLATA pio di Venere e Roma, nell’area in cui
La vastità, la ricchezza del complesso, un tempo si ergeva il vestibolo della
il fatto che l’imperatore avesse preso casa neroniana.
per sé il centro della città, l’ideologia Privato della luce e trasformato in un
di cui esso era espressione, provocaro- complesso sotterraneo, il padiglione del
no lo sdegno dei contemporanei. Fu Colle Oppio deve la sua conservazione
cosí che, alla sua morte, dopo un bre- principalmente alle trasformazioni tra-
ve periodo di utilizzo da parte di Oto- ianee e viene ormai abitualmente iden-
ne e Vitellio, la Domus Aurea – forse tificato con l’intera Domus Aurea.
non ancora terminata in tutte le sue Il successivo abbandono dell’edificio
parti – venne letteralmente spazzata termale nel corso del VI secolo d.C.
via dai successori di Nerone: le aule segnò l’inizio di una profonda trasfor-
del Palatino furono demolite e i pochi mazione del Colle che, per tutto il
resti rimasti vennero inglobati nel Medioevo, fu occupato da orti e da
nuovo palazzo imperiale, inaugurato vigne. Perso per secoli il ricordo della
da Domiziano nel 92 d.C. reggia di Nerone, le rovine furono ri-
Il nuovo progetto urbanistico, che pre- scoperte casualmente alla fine del
vedeva la restituzione all’uso pubblico Quattrocento da curiosi e appassionati
degli spazi occupati dalla Domus Aurea, di antichità, i quali, calandosi dall’alto
determinò l’immediata distruzione nelle «grotte» ancora interrate, alla luce
degli edifici nella valle del laghetto, delle fiaccole iniziarono a copiare i
demoliti e riempiti di macerie per motivi decorativi delle volte, determi-
realizzare l’innalzamento del terreno nando nell’arte rinascimentale la for-
necessario alla costruzione dell’Anfi- tuna delle cosiddette «grottesche». Le

a r c h e o 79
SPECIALE • DOMUS AUREA

Sulle due pagine:


alcune immagini
degli affreschi
della Sala di
Achille a Sciro
all’interno della
Domus Aurea:
a sinistra,
insieme figurativo
della parete est;
nella pagina
accanto, in alto,
pannello dipinto
centrale della
decorazione;
nella pagina
accanto, in basso,
veduta d’insieme
della decorazione
della volta.

PER LE
ANTICHE SALE 2
3
Planimetria generale 4
della Domus Aurea
(in rosso, le gallerie
1 5
traianee), con gli
ambienti citati nel testo:
6 7 8
1. Sala della Volta delle
Civette
2. Peristilio
3. Ninfeo di Ulisse
e Polifemo
4. Sala della Volta Dorata
5. Cortile
6. Sala di Achille e Sciro
7. Sala Ottagonale
8. Sala di Ettore n
e Andromaca

80 a r c h e o
pitture e gli stucchi della Domus Aurea di-
vennero un modello per la decorazione di
logge e palazzi aristocratici dell’epoca a ope-
ra di artisti famosissimi come Raffaello,
Pinturicchio, Ghirlandaio, Giovanni da Udi-
ne, le cui firme, tracciate sulle volte del mo-
numento, testimoniano ancora oggi il ricor-
do della loro visita.

AFFACCIATO SUI GIARDINI


Il padiglione era collegato alla valle dello
stagno da una serie di terrazzamenti. La sua
facciata, rivolta a sud e documentata, allo
stato attuale, per circa 240 m, si affacciava in
antico sui giardini, preceduta da un portico
a falda di ordine corinzio. Il sole invadeva
gli ambienti che si aprivano su questa fron-
te meridionale, ma anche all’interno la luce
penetrava nelle stanze da peristili e cortili,
da finestre aperte sulle pareti e sulle volte.
Questo elemento fondamentale nella realiz-
zazione architettonica è stato definitiva-
mente perso quando Traiano trasformò l’e-

dificio in un enorme contenitore sotterra-


neo funzionale alle sue Terme.
Oggi si conservano 153 stanze, in opera late-
rizia, coperte per la maggior parte da volte a
botte di altezza variabile tra i 10 e gli 11 m.
L’ala ovest presenta un impianto molto diffu-
so nel mondo romano, organizzato intorno a
un cortile-giardino rettangolare, circondato
da un portico di ordine ionico, lungo i lati del
quale si dispongono vari ambienti. A sud la
Sala della Volta delle Civette, forse un gran-
de triclinio, mentre a oriente un vasto am-
biente si apriva, in origine, mediante due
colonnati verso il peristilio e verso un retro-
stante ninfeo, decorato in modo da creare
l’illusione di una grotta naturale (Ninfeo di
Ulisse e Polifemo).
Dal giardino, invaso dalla luce del sole, la vista
poteva spaziare con grande effetto scenografi-
co, attraverso la penombra dell’ambiente por-
ticato, fino ai giochi d’acqua della fontana del
ninfeo. Le sale piú rappresentative sono poste
sugli assi del cortile. L’ala orientale presenta un
impianto molto piú articolato, che si snoda
intorno a due cortili poligonali aperti ai lati
del complesso della Sala Ottagonale, centro
di simmetria e fulcro dell’intero padiglione,
che, con la corona dei suoi ambienti radiali,
rappresenta un esempio straordinario e inno-
vativo per concezione spaziale e arditezza

a r c h e o 81
SPECIALE • DOMUS AUREA

Una veduta della


Sala Ottagonale.

costruttiva. Le altre stanze principali si una netta predilezione per personaggi ed


collocano sul cortile (al centro del qua- episodi ispirati al «ciclo troiano», legato
le si apre la famosa Sala della Volta Do- alle origini della dinastia giulio-claudia,
rata) e lungo il fronte verso la valle e inseriti in decorazioni parietali ascrivi-
(sale di Achille a Sciro e di Ettore e bili al «IV Stile pompeiano».
Andromaca), mentre alle spalle si di- Ma della parte piú fastosa della decora-
spongono ambienti di servizio e corri- zione, dei rivestimenti in marmi poli-
doi di passaggio. cromi, delle gemme, dei soffitti d’avo-
Cosí come questa complessa architettura rio, resta oggi solo la memoria traman-
venne attibuita a Severo e Celere, secon- data dalle fonti: Traiano, infatti, fece in
do quanto ci riferisce Plinio, l’autore modo che tutti i materiali preziosi, e fra
della decorazione della Domus Aurea fu il questi andavano annoverati anche i
pittore Fabullus (Plinio, Storia Naturale, marmi, venissero recuperati. Allo stato
XXXV, 120). A lui probabilmente si de- attuale è possibile ricostruire soltanto i
vono i disegni dei quadri figurati, con sistemi decorativi delle pareti, attraver-

82 a r c h e o
so l’osservazione delle impronte lasciate rivestimenti di vasche e scivoli d’acqua
dai rivestimenti marmorei sulle malte e illuminati dalla luce che invadeva gli
di allettamento. Le fonti antiche, inol- ambienti –, gli affreschi distesi sulla par-
tre, piú volte ricordano come Nerone te alta delle pareti e sulle volte – delimi-
avesse depredato la Grecia di capolavo- tati da cornici in stucco ricoperte di
ri scultorei classici ed ellenistici per foglia d’oro –, le opere d’arte collocate
adornare gli ambienti della sua reggia, nelle sale del palazzo dovevano costitu-
tra i quali il gruppo dei Galati vinti, ire un elemento di sfarzo e di ricchezza
trasferito da Vespasiano nel Tempio senza eguali, coerente con la grandiosi-
della Pace, e il famosissimo gruppo del tà dell’invenzione architettonica di que-
Laocoonte, rinvenuto nel 1506 proprio in sto padiglione. Lo stesso che veniva ri-
una vigna sul Colle Oppio. servato, probabilmente, soltanto all’o-
La vivace policromia dei marmi – im- tium dell’imperatore e dei suoi invitati e
piegati non solo nella decorazione pa- paragonabile, per proporzioni e lusso,
rietale, ma anche nei pavimenti e nei solo alle regge ellenistiche orientali.

a r c h e o 83
SPECIALE • DOMUS AUREA

LA DOMUS AUREA
E L’INCONSCIO DI ROMA
di Alessandro D’Alessio

A l parallelo istituito da Sigmund Freud


tra psicoanalisi e archeologia, ovvero
tra il lavoro dello psicanalista e quello
dell’archeologo, sono state dedicate molte
pagine. Si tratta del resto di uno fra i piú sug-
menti attraverso la violenza meccanica, il
fuoco, i saccheggi. Nessuno sforzo può riusci-
re a rintracciarli, per ricomporli con i resti
conservati. Si può fare affidamento solo sulla
ricostruzione, che per questo motivo non
gestivi paragoni extradisciplinari tracciati da può andare molto al di là di una certa verosi-
Freud nel corso della sua straordinaria vicen- miglianza (...) È solo un problema di tecnica
da scientifica, professionale e umana. analitica riuscire a portare compiutamente
«L’archeologo – scrive Freud – ha a che fare alla luce ciò che è nascosto» (Etiologia dell’iste-
con oggetti distrutti, di cui sono andati asso- ria, 1896; Costruzione nell’analisi, 1937).
lutamente perduti grandi e importanti fram- A un’analisi cosí lucida e consapevole si po-

84 a r c h e o
Nella pagina trebbe solo aggiungere come nel caso dell’ar- Tacito o Svetonio e di apprendere cosí i
accanto: cheologia le difficoltà nel lavoro di ri-costru- nomi di Celere, Severo e Fabullus; ma della
Reminiscenza zione del già esistente, e/o dell’accaduto e del luce accecante che invadeva i suoi cortili e
archeologica sommerso, siano date proprio dalla corruttibi- peristili, le sue grandi sale, come di quella
dell’Angelus di lità e incompenetrabilità della materia, cioè tenue e baluginante che impreziosiva i suoi
Millet, olio su dall’impossibilità oggettiva non solo di osser- ninfei e criptoportici, nulla piú.
tela di Salvador vare l’integrità di un edificio o complesso La riscoperta, altrettanto epocale, si concre-
Dalí. 1931935. monumentale (o di una stratificazione) in una tizzò solo nel tardo Quattrocento, quando
St. Petersburg data fase della sua vita, ma soprattutto di co- curiosi e artisti iniziarono a penetrare dai
(Florida, USA), gliervi la complessità delle trasformazioni, di- pertugi nelle volte all’interno delle gallerie
Salvador Dalí struzioni, sovrapposizioni, sostituzioni succe- traianee e nelle sale affrescate della Domus.
Museum. dutesi nel tempo. Una condizione, questa, che Da quelle esplorazioni scaturí una cifra so-
In basso: riguarda anche i casi piú fortunati ed eclatanti, stanziale del linguaggio stilistico dell’arte
fotografia aerea come Pompei e, a maggior ragione, Roma. rinascimentale e neoclassica, in Italia e in
dell’area del Europa: una parte della materia era stata
Colle Oppio, con, DA MITO PER POCHI ERUDITI... insomma riesumata – con un taglio pretta-
in evidenza, il Proprio da qui può prendere le mosse una mente artistico e antiquario –, ma per il re-
perimetro entro il pur breve riflessione sui fenomeni di annulla- sto continuava in gran parte l’oblio, se si
quale sono oggi mento, oblio e auspicabile ri-emersione alla pensa che, ancora nel Settecento, la Domus
conservati i resti coscienza collettiva di un monumento straor- veniva confusa con le Terme di Tito.
della Domus dinario e «magico» qual è la Domus Aurea (o
Aurea. meglio di quel che oggi cosí chiamiamo). ...A OGGETTO DI STUDIO
La «rimozione» di questa grandiosa appen- La Domus Aurea del Colle Oppio fa il suo
dice della residenza urbana di Nerone pren- ingresso nei moderni studi di antichistica
de avvio proprio con l’edificazione delle solo nel XX secolo. Grazie ai suoi resti mate-
Terme di Traiano e con i conseguenti pro- riali, oggi sappiamo molto della residenza di
cessi di occultamento, espoliazione e rifor- Nerone (come delle sue preesistenze), qui
mulazione funzionale. Della Domus, della sua come sul Palatino e il Celio, sebbene la cono-
magnificenza, delle sue atmosfere rimase scenza precipua delle sue architetture e fun-
memoria soltanto nelle fonti letterarie. Per zioni, e soprattutto della sua diacronia, sia
secoli, infatti, essa fu un mito, appannaggio argomento tuttora all’ordine del giorno.
di pochi eruditi in grado di leggere Seneca, Per contro, nella percezione quotidiana degli

a r c h e o 85
SPECIALE • DOMUS AUREA

abitanti di Roma, come di tanti visitatori


occasionali, la Domus Aurea resta soffocata,
distante, «rimossa» per l’appunto, innanzitutto
per via del suo stato e delle sue condizioni di
conservazione, che ne impediscono la piena
e libera frequentazione.

CONVIVENZA E SOSTENIBILITÀ
Al tempo stesso, il salvataggio della Domus non
può ignorare le esigenze della convivenza con
l’antico e della sua sostenibilità: occorre dun-
que portare avanti e concludere il progetto di
risanamento e conservazione del monumento
da un lato e, dall’altro, offrire ai bambini che
ogni giorno giocano nel Parco del Colle Op-
pio una valida alternativa, non solo in termini
di fruibilità del «loro» giardino, ma anche di
vivibilità del quartiere in cui vivono. La «ri-
mozione» persistente della Domus Aurea oggi
è questa: abitanti e cittadini che non sono
ancora in condizione di esperire e (con)vivere,

In alto, a sinistra:
particolare
decorativo
dipinto e a rilievo
della volta della
Sala di Ettore e
Andromaca.
A sinistra: le
decorazioni
pittoriche sulle
pareti e la volta
del Grande
Criptoportico.
Nella pagina
accanto, a
sinistra:
particolare della
volta del
Corridoio delle
Aquile.
Nella pagina
accanto, a destra:
particolare della
conchiglia
dell’abside della
Sala di Achille a
Sciro.

86 a r c h e o
in maniera certa e consapevole, con quel che
li ha preceduti, che potrebbe invece insegnar-
gli molto di piú su chi sono e saranno.
Questa persistente «rimozione», infine, ha
lungamente ostacolato anche un’adeguata
allocazione di risorse al progetto di risana-
mento della Domus: da parte pubblica e an-
che da parte privata. La Domus Aurea è sepol-
ta, nascosta, e dunque ancora poco «attratti-
va» per gli interventi di crowdfunding e dell’Art
Bonus (denominazione scelta per il provvedi-
mento legislativo con il quale, nel 2014, lo
Stato ha introdotto un credito d’imposta per
le erogazioni liberali in denaro a sostegno
della cultura e dello spettacolo, quale soste-
gno del mecenatismo a favore del patrimo-
nio culturale, n.d.r.). Eppure il monumento è
visitabile, con forme e tempi contingentati,
ed è aperto al pubblico. Si presta perciò a
essere riletto e rivissuto. Si presta a dare un
contributo alla riqualificazione di un tessuto
urbano e dunque al profitto, socio-culturale
ed economico, dell’investimento.
Esplicitare e risolvere questa «rimozione»
tornerà utile a tutti noi e questa presa di
coscienza ha stimolato e alimentato la vo-
lontà di intraprendere un percorso di valo-
rizzazione piú dinamico e «sensibile», all’in-
terno del quale la realizzazione del nuovo
percorso multimediale della Domus Aurea
(vedi alle pp. 96-98) costituisce, a nostro av-
viso, un valido inizio.

a r c h e o 87
SPECIALE • DOMUS AUREA

IL PROGETTO
DI RISANAMENTO
E CONSERVAZIONE
I l progetto di risanamento del com-
plesso monumentale della Domus
Aurea nell’area del Parco del Colle
Oppio è stato avviato per contrastare le
cause della sua crisi conservativa, giun-
te a livelli ormai preoccupanti e che
possono essere individuate nei fattori di
rischio che qui illustriamo.
Innanzitutto la presenza, nelle sale e
negli altri spazi dell’edificio neroniano,
del poderoso impianto di sostruzione
delle Terme di Traiano. A ciò si collega
e aggiunge la debolezza strutturale dei
muri di elevato, elementi verticali di
sostegno delle coperture interessati nel
corso dei secoli da fenomeni di cedi-
mento, spoliazioni, lacune; e cosí pure
delle volte, alcune delle quali hanno
perso ogni coesione e solidità. Gli agen-
ti inquinanti esterni vanno a sommarsi
e ad attecchire, con evidenti danni alle
strutture e decorazioni, in un microcli-
ma interno alla Domus caratterizzato
dalla forte instabilità termo-igrometri-
ca, che rappresenta forse il fattore di
rischio piú significativo e pericoloso.
La grave ingerenza, fin dentro il monu-
mento, degli apparati arborei e radicali
del Parco soprastante, l’eccessivo peso e
le pessime caratteristiche meccaniche
del suo terrapieno (il cui spessore varia
da 1,70 a 3,30 m circa), unitamente alla
presenza di strutture moderne che mi-
nano ulteriormente la solidità di quelle
antiche, costituiscono una minaccia per-
manente alla conservazione e tutela del
padiglione neroniano del Colle Oppio. Un momento del
Proprio l’acquisizione di questa consa- trattamento
pevolezza, rispetto ai pur notevoli re- conservativo
stauri condotti nella Domus fino ai pri- delle superfici
mi anni 2000, ovvero l’impossibilità e pittoriche
inutilità di procedere alla pulitura e al mediante
definitivo consolidamento delle pitture l’utilizzo di
e degli stucchi senza aver rimosso le nanocalci.

88 a r c h e o
principali cause di degrado, ha indotto
la Soprintendenza a un generale ripen-
samento dell’approccio e delle modalità
di intervento conservativo di questo
straordinario contesto monumentale,
incastonato nel cuore di Roma.

UN APPROCCIO NUOVO
Per la prima volta, nella lunga storia
dell’edificio, è stata affrontata la que-
stione dell’integrale sostituzione del
Parco attuale nell’area corrispondente,
della messa in luce dei livelli archeolo-
gici superiori ed esterni e del loro con-
seguente consolidamento strutturale
(da considerarsi come primo presidio
di difesa dell’intero monumento) e, in-
fine, della progettazione di un nuovo
giardino sostenibile che includa un inno-
vativo Sistema Integrato di Protezione (SIP).
A quest’ultimo, in particolare, è deman-
dato il compito di difendere la Domus
dalle continue percolazioni dell’acqua e
di garantire, quale punto essenziale per
la sua futura conservazione, la riduzio-
In basso: un ne al minimo valore possibile dello
momento della scambio termo-igrometrico e ambien-
pulitura delle tale tra il monumento stesso e il conte-
decorazioni sto entro cui esso ricade.
pittoriche nel A partire da ciò, il Progetto definitivo
Grande per il risanamento della parte superiore
Criptoportico, con e sommitale della Domus Aurea è stato
l’utilizzo della completato e presentato dalla Soprin-
tecnica laser. tendenza Speciale per il Colosseo e

a r c h e o 89
SPECIALE • DOMUS AUREA

l’area archeologica centrale di Roma nel dossi delle gallerie traianee), e una imprescin-
giugno 2014, anche recependo le indicazioni dibile attività di consolidamento, ricucitura
fornite dai competenti Comitati di Settore delle lesioni e integrazione delle lacune esi-
del MiBACT nell’aprile 2011. stenti. A seguire, sul piano antico cosí risana-
Il gruppo di progettazione della Soprinten- to, sarà approntato il Sistema Integrato di Pro-
denza, costituito da archeologi, architetti e tezione, che riconnette l’edificio sotterraneo
altre figure professionali, insieme a specialisti alla superficie calpestabile del nuovo giardi-
esterni competenti per le questioni fisico/ no, abbattendo del 70% circa il peso attual-
ambientali, ingegneristico/idrauliche e bio/ mente gravante sul monumento.
botaniche, ha verificato reazioni e comporta- Da ultima, la forma del nuovo giardino sosteni-
menti del monumento in presenza di diffe- bile, cosí come concepita e realizzabile, scatu-
renti soluzioni tecniche e condizioni compa- risce dall’intenzione di recuperare e riverbe-
tibili con la realizzazione del nuovo giardino rare, al piano del Colle Oppio, la percezione
sostenibile, che dovrà sostituire integralmente del monumento antico sia nella sua dimen-
la porzione corrispondente del soprastante sione ipogea (sale e ambienti della Domus
Parco del Colle Oppio. Aurea e posteriori gallerie traianee), sia in
Estesa su circa 16 000 mq (pari a circa 3 cam- quella superiore, en plein air, data dalla sovrap-
pi di calcio), quest’area è stata suddivisa in 22 posizione delle Terme di Traiano al preesi-
porzioni di forma rettangolare, destinate ad stente edificio neroniano, attraverso l’accen-
accogliere altrettanti lotti/bacini, che, dal tuazione visiva dei rispettivi elementi archi-
punto di vista idraulico e costruttivo, hanno tettonici e spaziali.
comunque funzionalità autonoma.Tale com-
plessa articolazione è dettata sia dalla notevo- IL CANTIERE PILOTA
le estensione della superficie da trattare, sia Allo stato attuale, dei 22 bacini previsti è
dalla necessità di compartimentare il lavoro, stato realizzato un primo lotto di intervento
per favorirne la gestione e l’ottimizzazione in (il cantiere pilota), inaugurato nell’aprile 2015,
corso di esecuzione. e si è dato avvio, nel settembre 2016, a un
In sintesi, le fasi iniziali di attuazione del pro- secondo e adiacente bacino, in parte ancora
getto prevedono la completa rimozione del sperimentale e tuttora in corso di esecuzio-
giardino del Colle Oppio nell’area interessata, ne, ulteriormente raffinato nelle caratteristi-
il successivo scavo archeologico stratigrafico che tecnologiche e funzionali. Anche in
fino al raggiungimento delle strutture antiche questo caso, come nel primo lotto, l’esteso
(piano superiore della Domus Aurea ed estra- scavo archeologico effettuato ha consentito
di mettere in luce e rimuovere, su tutta la
Un momento del trattamento di consolidamento superficie indagata, la settecentesca messa a
delle superfici, effettuato attraverso l’iniezione dimora di vigne e alberi verosimilmente da
nella parete di materiali che bloccano il frutta alloggiati in un potente strato di terra.
distacco dell’intonaco. Al di sotto, in piú punti e con diverso orien-
tamento, sono state individuate e scavate
varie sepolture di epoca altomedievale, di-
rettamente ricavate sugli estradossi delle
volte di copertura delle gallerie traianee,
mentre verso il limite meridionale dell’area
indagata sono emersi i resti di strutture e
piani pavimentali (anche mosaicati) perti-
nenti al piano superiore del grande padiglio-
ne della Domus Aurea.
Il costo complessivo di realizzazione dell’in-
tero Progetto di risanamento della Domus è
di circa 31 milioni di euro e la sua prosecu-
zione nel prossimo triennio è assicurata dai
13 milioni di euro stanziati dal MiBACT
(D.M. 28 gennaio 2016: Fondo per la tutela del
patrimonio culturale-Programma triennale 2016-

90 a r c h e o
dino sostenibile) è strettamente legata alle atti-
vità di consolidamento strutturale delle mu-
rature e di messa in sicurezza delle superfici
decorate all’interno del monumento, già av-
viate da alcuni anni.
Il consolidamento strutturale si realizza
attraverso interventi finalizzati alla rigene-
razione della portanza degli elementi che
costituiscono l’organismo architettonico
antico, mediante la messa in opera di inte-
grazioni eseguite con tecniche e materiali
tradizionali (calcestruzzo, laterizio), mentre
il trattamento delle superfici decorate si
limita all’attività di messa in sicurezza con
l’obiettivo di ottenere la loro riadesione al
supporto murario, in attesa di poter proce-
dere, una volta che il Progetto di risana-
mento sarà completato, al loro restauro
definitivo. Al momento sono inoltre in
corso attività, talora estese, di trattamento
biocida, imposte dalle infiltrazioni d’acqua
e di altri agenti inquinanti.
Tali interventi, che hanno come finalità l’ot-
tenimento del «massimo miglioramento con-
servativo possibile», sono stati avviati dalla
Soprintendenza fin dal 2010 e consistono, piú
in particolare, per ogni singolo ambiente del-
la Domus, nelle seguenti attività di cantiere:
esecuzione di rilievi e conseguenti proposte
ricostruttive, ancorate ai dati archeologici ri-
scontrabili; preliminare messa in sicurezza
delle superfici decorate, secondo i criteri e le
finalità sopra descritti; ripristino delle volte di
copertura già crollate, delle piattabande, degli
archi di scarico e dei paramenti in laterizio
asportati nel corso della lunga storia della
Domus Aurea, con conseguente e sostanziale
impoverimento degli elementi verticali di
sostegno delle volte stesse; ricucitura delle piú
estese e importanti lacune prodotte nelle pa-
reti nel corso della riscoperta del monumen-
to tra il XV e il XVIII secolo (presenti in
Un esempio di 2018), che consentiranno l’immediata pro- quota quando il monumento era ancora in
consolidamento gettazione e successiva esecuzione di almeno gran parte interrato).
mediante altri 7 lotti/bacini in corrispondenza della A tutt’oggi, le operazioni di consolidamen-
integrazione metà occidentale della Domus Aurea, oltre to interno già realizzate coprono circa l’80%
strutturale, alla ricostruzione delle volte delle due galle- dell’intera superficie del padiglione del
effettuato rie traianee crollate nel 2010. Colle Oppio e sono state effettuate, nel
nella Galleria corso degli ultimi due anni, sia con fondi
traianea XVIII. INTERVENTI SULLE derivanti dal bilancio della Soprintendenza
SUPERFICI DECORATE Speciale per il Colosseo e l’area archeologi-
La realizzazione del Progetto di risanamento ca centrale di Roma, sia con Delibere CIPE
della Domus Aurea al piano del Colle Oppio opportunamente finalizzate alla messa in
(Sistema Integrato di Protezione e un nuovo giar- sicurezza della Domus.

a r c h e o 91
SPECIALE • DOMUS AUREA

IL SISTEMA
INTEGRATO DI
PROTEZIONE
P er Sistema Integrato di Protezione (SIP)
si intende tutto quanto va posto in
opera tra l’estradosso delle strutture
antiche (volte delle sale e degli ambienti
della Domus Aurea e delle gallerie traianee),
individuate con lo scavo archeologico, e la
superficie visibile che costituisce e forma
l’ambiente esterno del Colle Oppio, com-
presi, quindi, la viabilità pedonale, l’irriga-
zione e i drenaggi, il monitoraggio, e tutti
gli allestimenti che consentono la fruizione
del sito da parte del visitatore, «al di sopra»
del monumento.
Prendendo in considerazione i risultati delle
recenti sperimentazioni del professor Sandro
Massa e gli studi e indagini degli ultimi
vent’anni, si è progettata la successione strati-
grafica del SIP destinato a contribuire al
«miglioramento conservativo» della Domus

In basso: una panoramica del cantiere pilota


della Domus Aurea sul Colle Oppio.
A destra: uno scorcio del cantiere, in cui si può
osservare lo strato di argilla espansa disposta in
una struttura a nido d’ape.

92 a r c h e o
Aurea. Inoltre, attraverso l’esecuzione del can- teorica giunge a imbibire le murature anti-
tiere pilota sono state perfezionate alcune scel- che attraverso il terreno ed evapora all’inter-
te su materiali e tecniche di realizzazione. no degradandone le superfici. Con il SIP,
arrestate le acque piovane da una superficie
IL PASSAGGIO impermeabile, al di sotto di questa viene a
DELL’ARIA E DELL’ACQUA determinarsi un’areazione all’estradosso del-
Cosí come progettato, il SIP mira a ripropor- le volte e l’evaporazione procede dall’inter-
re le condizioni originarie antiche, creando no verso l’esterno, lasciando i suoi eventuali
un’intercapedine tra l’estradosso delle volte e residui salini al di sopra delle volte stesse,
il nuovo strato impermeabile. L’intercapedine invece che sulle superfici dipinte interne.
è riempita di materiale coibente, costituito da Questa intercapedine è inoltre areata in mo-
vetro cellulare confinato in geocelle, che per- do controllato, potendo ridurre o aumentare
mette un facile passaggio dell’aria e dell’ac- il ricambio dell’aria mediante la chiusura
qua. La comunicazione con l’esterno dell’in- delle vie d’accesso o l’introduzione di aria
tercapedine è attivabile volontariamente e in forzata. Ciò significa che si può gestire il
relazione al valore dell’umidità specifica degli fenomeno dell’asciugamento delle murature
ambienti sottostanti e della temperatura in- con la lentezza desiderata, in modo che l’e-
terna ed esterna. In questo modo è possibile sito possa essere controllato.
controllare l’umidità delle murature, poten- Il pacchetto progettato è formato funzional-
dosi anche inserire acqua o vapore acqueo mente da 4 strati, ognuno dei quali costituito
all’interno dell’intercapedine medesima. da molteplici materiali, con funzioni specifi-
Si è voluto cosí invertire il senso di circola- che distinte, ma tutti rispondenti alle esigenze
zione dell’umidità. Attualmente, l’acqua me- di una piú efficace coibenza termica.

Impianto irrigazione
Quota giardino con
Cavidotto monitoraggio canalette e caditoie per
il drenaggio superficiale
Bordi di contenimento terreno

Bordi in plastica

Tessuto non tessuto

Argilla espansa
contenuta in geocelle
Rete di drenaggio sopra
l’impermeabilizzazione
Geocomposito ad alta densità

Guaina in EPDM

Geocomposito ad alta densità


Quota giardino Gabbioni metallici
prima dell’intervento di bordo riempiti
con vetro cellulare
Quota giardino
dopo l’intervento
Rete di drenaggio sopra
l’impermeabilizzazione

Estradosso Domus Aurea


Tessuto non tessuto di protezione
Riempimento con vetro cellulare
Geocelle di contenimento del vetro cellulare
Massetto di perlite espansa e calce
COME UNA STRATIGRAFIA
Schema esemplificativo del Sistema
Integrato di Protezione (SIP), progettato allo
scopo di contribuire al «miglioramento
conservativo» della Domus Aurea.

a r c h e o 93
SPECIALE • DOMUS AUREA

IL NUOVO
GIARDINO
SOSTENIBILE
I l giardino sostenibile rappresenta la nuova
sistemazione del verde dell’area soprastan-
te la Domus Aurea e prevede un’importan-
te modifica dell’attuale impianto storico. Nei
tracciati e nelle forme, la sua struttura rimanda
In basso:
planimetria
generale della
risistemazione
del giardino
ai giardini antichi e suggerisce, attraverso segni sostenibile.
di superficie, un piano di lettura dell’area ar-
cheologica che lo sorregge e lo condiziona:
vero e proprio Genius loci di un giardino con-
temporaneo nato per preservare l’antico.
Il progetto del nuovo giardino abbraccia il piú
possibile il principio della sostenibilità, cosí da
PROGETTO DEL GIARDINO - PLANIMETRIA GENERALE

94 a r c h e o
In alto: coniugare i benefici legati alla tutela del mo- fioriture, un punto di sosta pavimentato, un
veduta della numento su cui insiste con quelli ambientali, percorso a sud-est ombreggiato da un pergo-
risistemazione sebbene il nuovo parco non potrà avvalersi del lato che rimanda al porticato antico, posto
del nuovo forte valore estetico-paesaggistico dato dalla infatti sul versante piú soleggiato.
giardino presenza delle grandi alberature, i cui apparati I bacini previsti permetteranno di concludere:
sostenibile, radicali, unitamente al peso della terra e della il disegno dell’area a nord-ovest, già parzial-
realizzata biomassa, determinano gravi ripercussioni mente interessata dal cantiere pilota, ovvero il
nell’ambito del sulle strutture antiche sottostanti. Nella scelta giardino che per le sue linee e fioriture ri-
lotto del progetto della vegetazione per le piantagioni sono stati manda alle indicazioni sul giardino romano,
terminato infatti tenuti presenti lo sviluppo e il vigore suddiviso geometricamente da un asse cen-
nel 2015. degli apparati radicali, tali da non creare inter- trale, ma anche da viali rettilinei, come tra-
ferenze e rischi per il monumento, orientan- smessoci dalle rappresentazioni pittoriche e
dosi su specie tipiche dell’areale di impianto da testi antichi; un punto di affaccio di note-
(con opportuni richiami storici) e, non ultimo, vole interesse, posto nel cuore del Parco, a
che permettessero di contenere i costi di ma- evidenziare la natura archeologica del luogo
nutenzione ordinaria. e la dimensione «sospesa» dell’impianto. Sarà
infatti lasciato aperto, sul piano del giardino,
LA FONTANA EVOCATA un punto di vista che dall’alto permetterà lo
Al centro del giardino spiccano gli elementi- scorcio del cortile all’interno della Domus.
contenitore, in acciaio tipo Corten, leggeri e La copertura a protezione del manufatto dal-
di lunghissima durata, a suggerire i resti della la pioggia e dai raggi solari sarà realizzata in
fontana del grande cortile, ormai ipogeo, di acciaio riflettente per arrecare il minor im-
questa parte della reggia di Nerone. Essi per- patto possibile con l’ambiente; nei bacini sul
mettono inoltre di poter effettuare tutti gli versante sud, invece, le linee di tracciato delle
interventi giardinieri necessari alla sopravvi- canalette in terracotta di irreggimentazione
venza delle piante in cosí poca terra, senza il delle acque di superficie, riproporranno visi-
pericolo di arrecare danno o alterazione al vamente l’andamento delle gallerie traianee.
pacchetto tecnologico (SIP) sottostante. L’accorgimento, funzionale ed estetico, evi-
Seppur omogeneo, il disegno d’insieme denzia un importante dato archeologico ipo-
dell’intero giardino sostenibile è articolato in geo: il diverso orientamento della Domus
vari ambiti: le aree a prato, i parterre con le Aurea rispetto a quello delle Terme di Traiano.

a r c h e o 95
SPECIALE • DOMUS AUREA

IL PERCORSO
MULTIMEDIALE
di Raffaele Carlani

L’ applicazione della tecnologia del-


la realtà virtuale per la ricostru-
zione dei monumenti antichi,
offre una nuova incredibile opportunità
per facilitare e restituire la loro rappre-
sentazione architettonica complessiva.
L’impiego di visori bioculari, che copro-
no l’intero campo visivo di chi li indos-
sa, consente di svincolare la percezione
delle «ricostruzioni» dalla dimensione
del «media» (schermo, proiezione, moni-
tor) e di immergere il visitatore in uno
spazio virtuale metricamente e prospet-
ticamente piú consono.
La tecnologia utilizzata, con motori di
rendering real time di ultima generazione,
permette di simulare il corretto com-
portamento della luce e di come essa
viene riflessa o rifratta dalle superfici
materiche. L’armonia di questo bino-
mio, come sapientemente espresso da

Le Corbusier, è uno degli aspetti cru-


ciali dell’architettura: «L’Architettura è
il gioco sapiente, rigoroso e magnifico
dei volumi sotto la luce». Una simile
tecnologia appare particolarmente ap-
propriata per la Domus Aurea: monu-
mento nel quale la capacità di riuscire
a veicolare la luce negli spazi interni
costituisce un aspetto architettonico
fondamentale.

UNA RICERCA MINUZIOSA


La ricostruzione del modello della Do-
mus Aurea si basa sulla ricerca scientifica
che il Progetto Katatexilux porta avanti
da ormai 15 anni. Ogni singola scelta
ricostruttiva è frutto di un percorso
analitico vagliato e verificato, utilizzan-
do la modellistica informatica. Le rico-
struzioni non sono rappresentazioni del
monumento, ma una delle simulazioni:
meta-oggetti con i quali è possibile ese-

96 a r c h e o
Sulle due pagine: guire verifiche e analisi estremamente è stato quello di porre i visitatori nella
un gruppo di precise. Il processo di ricostruzione condizione di perfetta coerenza tra la
visitatori assiste scientifica prende avvio dalle informa- «realtà virtuale» dello spazio e la sua
al video-racconto zioni certe (rilievi, dati di scavo, analisi «realtà reale».
allestito lungo la stratigrafiche disponibili, ecc.) per poi Inizialmente un video racconto di
Galleria traianea procedere con considerazioni anche grande formato (19 x 3,3 m), con im-
d’accesso alla ipotetiche, ma che seguono comunque magini ricostruttive in 3D degli am-
Domus Aurea. un procedimento analitico e filologico bienti originari, introduce al percorso
Nella pagina (comparazione analogica, analisi delle di visita.Vengono illustrate la storia del
accanto, in basso: fonti scritte, ecc.). monumento – dall’edificio neroniano
ipotesi Per la realizzazione del modello tridi- ai mutamenti voluti da Traiano – e la
ricostruttiva mensionale utilizzato è stato eseguito riscoperta rinascimentale, fino ai tempi
della volta della un nuovo rilievo fotografico degli am- piú recenti quando, durante la seconda
Sala della bienti interessati dell’installazione. Gra- guerra mondiale, le gallerie sono state
Volta Dorata, zie a questi scatti è stato possibile otte- utilizzate come rifugio per gli sfollati.
basata sulle nere, utilizzando la fotogrammetria A seguire, i visitatori, accompagnati da
testimonianze automatizzata, una rappresentazione guide, raggiungono una seconda instal-
documentarie del tridimensionale metricamente accurata lazione nella Sala della Volta Dorata.
XVIII sec. e formalmente rappresentativa dell’am- Qui una serie di postazioni consentono
biente allo stato attuale. Su questa base a ciascun visitatore di utilizzare in ma-
è stata sviluppata l’intera narrazione niera autonoma i visori bioculari: un’e-
che sottende all’applicazione: lo sforzo sperienza immersiva e inedita dello

a r c h e o 97
SPECIALE • DOMUS AUREA

spazio; un nuovo e completo sguardo sull’an- DOVE E QUANDO Veduta aerea di


tico ambiente, di cui oggi resta solo il son- un’ipotesi
tuoso affresco della volta. Ci si muove a 360° Domus Aurea. Visita al cantiere ricostruttiva
in uno spazio ricoperto di marmi colorati e di restauro con realtà virtuale dell’intero
affreschi, inondato di luce, aperto su un giar- Roma, viale della Domus Aurea 1 complesso della
dino affacciato su Roma. L’effetto finale è un Orario sa-do, 9,00-16,45 Domus Aurea.
vero e proprio viaggio nel tempo, un corto Info e prenotazioni tel. 06 39967700 (lu-ve,
circuito cognitivo ed emozionale del tutto 9,00-13,00 e 14,00-17,00; sa, 9,00-14,00);
nuovo nel panorama delle tecnologie appli- www.coopculture.it
cate ai beni culturali, per la prima volta im- Note le visite si effettuano, con prenotazione
piegato in un sito archeologico cosí impor- obbligatoria, per gruppi di 25 persone,
tante nel cuore di Roma. accompagnati e guidati da archeologi e
Dal punto di vista dell’infrastruttura hardware storici dell’arte, che illustrano la storia della
è stata posta notevole attenzione alle proble- Domus Aurea e informano sui lavori in corso;
matiche di conservazione del monumento. oltre alla visione delle installazioni
L’installazione presso la Sala della Volta Dora- multimediali, il percorso tocca gli ambienti
ta è dotata di un controllo puntuale del mi- piú rappresentativi del monumento;
croclima. Le postazioni multimediali sono la visita ha una durata di 75 minuti
infatti monitorate sia sotto il profilo della
temperatura sia dell’umidità relativa.
I dati raccolti vengono costantemente invia- PER SAPERNE DI PIÚ
ti alla console di gestione, che, in maniera
automatizzata, li elabora per decidere se in- Irene Iacopi, Domus Aurea, Electa, Roma,
tervenire sulla temperatura interna delle 1999; Elisabetta Segala, Ida Sciortino,
singole sedute, dove risiedono le unità com- Domus Aurea, Electa, Roma 1999;
putazionali dei singoli visori. Attraverso Paul G.P. Meyboom, Eric M. Moormann,
questa complessa infrastruttura è possibile Le decorazioni dipinte e marmoree della
evitare di immettere eccessivo calore all’in- Domus Aurea di Nerone a Roma, I-II,
terno della sala e assicurare al contempo che Peeters, Leuven 2013; Nerone, catalogo
le macchine lavorino in condizioni termo- della mostra (Roma 12 aprile-18 settembre
igrometriche adeguate. 2011), Electa, Milano 2011.

98 a r c h e o
IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO

Daniele Manacorda

IL VERO VOLTO DEL DESTINO


GRECI E ROMANI RAPPRESENTARONO I VARI ASPETTI DELL’ESISTENZA
MEDIANTE PRECISE PERSONIFICAZIONI. PER SIMBOLEGGIARE IL FATO,
INVECE, RICORSERO A UN’IMMAGINE DIVERSA. COME DIMOSTRA
UN MOSAICO RITROVATO NELLA CITTÀ LIBANESE DI BIBLO

U n mosaico trovato a Biblo, in


Libano, qualche decennio fa,
associa nella parte conservata della
scena le tre figure di Charis, Akmé e
Kairòs. Nonostante la sua datazione
(seconda metà del III secolo d.C.),
l’opera è stata interpretata come
citazione di una pittura del celebre
Apelle (IV secolo a.C.), che dipinse a
Smirne una Charis raffigurandola
ancora vestita, invece che nuda
come sarà tipico dell’età romana.
Nel mosaico Charis impersona sorta di concisa rappresentazione noi stessi l’opportunità che ci viene
Aglaia, la piú giovane delle Charites della vita, una metafora dei due offerta da Kairòs, il momento
(le Grazie dei Romani), che contiene modi, passivo e attivo, nei quali opportuno, che passa e non ritorna
in sé anche il significato di incontriamo la fortuna nella vita. e che presiede ai comportamenti di
Tyche-Fortuna. E infatti in quella Possiamo essere infatti colti dallo chi intende infatti rendersi faber
scena possiamo riconoscere una sguardo di Aglaia, oppure cogliere suae fortunae.

SUL FILO DEL RASOIO


In questa narrazione Akmé
rappresenta lo spazio, acuto e
tagliente come il filo della lama,
dove agisce l’istante del tempo
opportuno. Sul filo del rasoio si
muove infatti Kairòs, e proprio un
rasoio dovremmo riconoscere
nell’oggetto sospeso da Akmé in un
altro mosaico, rinvenuto a Nea
Paphos, a Cipro. Qui Akmé
compare ai piedi di Dioniso, che le

In alto: mosaico romano raffigurante il


mito di Icario, dalla Casa di Dioniso a
Nea Paphos, Cipro. II sec. d.C.
A sinistra: particolare del mosaico da
Biblo, raffigurante Akmé e Charis,
che si appoggia a un pilastro.
Seconda metà del III sec. d.C.
Beirut, Museo Nazionale.

100 a r c h e o
porge un grappolo d’uva; al centro
è Icario, protagonista del mito
attico quale ospite di Dioniso,
giunto fra gli uomini a portare la
vite e il vino. Sulla destra
compaiono due pastori ubriachi,
«i primi bevitori del vino», ai quali
Icario aveva offerto la nuova
bevanda. Questi se ne ubriacarono
(il vino era puro) e, credendo di
essere stati avvelenati, lo uccisero.
Di qui una serie di sventure e
espiazioni, su cui non possiamo
soffermarci, mentre merita
interrogarsi sulla presenza di Akmé,
che, in realtà, non risulta fra i
protagonisti del mito. Credo che il
suo ruolo si possa riconoscere nella sorte sempre incerta!». Il filo del Particolare del mosaico da Nea
pienezza della vita rappresentata destino scorre tra le dita delle due Paphos con Icario che conduce un
con la sua matronale maturità da Parche, Klothò e Atropos, che filano carro di buoi carico di otri di vino.
Akmé, che, con Kairòs, scandisce il e tagliano, dentro l’ordine
va e vieni delle opportunità da immutabile delle cose. significato fondamentale, cioè
cogliere e di quelle perdute. Il Nel telaio della vita il fato «sta» quello del «limite» immodificabile,
rasoio distingue da un lato o l’altro dritto e verticale come l’ordito, che inamovibile, invalicabile.
della lama il crinale che fa del vino misura la lunghezza del tempo
un dono o un veleno: un discrimine assegnato, contrapposto alla UNA POSIZIONE
che accompagna i mortali nel condizione umana, variabile e NON CASUALE
momento della scelta, dove l’akmé contingente, di cui è simbolo la Purtroppo, una parte della scena
implica la precarietà della trama, e dove agisce la terza Parca, del mosaico è perduta. Tuttavia, pur
situazione, ma, al tempo stesso, Lachesis-Fortuna. La trama darà davanti a lacune e incertezze,
l’acume, che ci deve guidare, la alla tela i suoi colori, le sue l’attenzione non può non essere
consapevolezza del nostro operare. decorazioni, le sue qualità (le vite di attratta da un quarto elemento che
ciascuno di noi), ma le dimensioni campeggia nella zona superstite:
NEL REGNO sono già stabilite dall’ordito e non intendo dire quella «colonna» o
DELLA FORTUNA si cambiano. Fortuna e Kairòs «pilastro», che compare alla sua
Se il mosaico di Nea Paphos dipingono sulla tela della vita le estremità e al quale Charis si
rappresenta il senso morale che ci forme orizzontali dell’esperienza appoggia. Quell’oggetto non ha
deve guidare nei nostri umana, senza mai valicare il limite nulla a che fare con un elemento
comportamenti, il mosaico di Biblo fissato dall’ordito verticale. architettonico. La sua forma
descrive invece lo scenario in cui ci Se il mosaico di Biblo pone in cilindrica, suggerita dalla sommità
muoviamo, quel regnum fortunae, campo la fortuna (Charis), il stondata, è perfettamente finita in
nel quale entriamo una volta usciti momento opportuno (Kairòs) e il alto, poco al di sopra dell’immagine
dall’utero materno, con i suoi limiti, suo culmine (Akmé), rappresentati di Charis. Se fosse una bassa
cioè la nascita e la morte, da altrettante allegorie, palesate colonna, non avrebbe alcuna
determinati e scanditi dalla certezza dalle relative didascalie, qual è (se funzione di sostegno architettonico,
imperscrutabile del fato e della sua c’è) l’immagine del fato? né di definizione di uno spazio
condizione immodificabile. Questi Il fato non corrisponde a una illusionistico. La sua immagine
due protagonisti della vita umana divinità vera e propria: la sua forma somiglia semmai a quella di una
(la Fortuna e il Fato) sono tuttavia non è quindi necessariamente pietra saldamente infissa nel
ben distinti: la prima, Fortuna, non antropomorfa. Il suo nome in latino terreno, ma posta, non a caso, ai
è affatto ineluttabile, ma può tutto; infatti è neutro, e come tale margini della scena, quasi a
il secondo non ha potere in sé, ma è sembrerebbe senza volto. Il fato ha indicare i limiti dentro i quali
pur tuttavia inevitabile. «Il fato è probabilmente bisogno di un agiscono Charis e le altre allegorie,
certo – ammonisce Seneca – la simbolo, che indichi il suo ma con un ruolo da coprotagonista.

a r c h e o 101
Particolare del mosaico da Nea
Paphos, raffigurante Dioniso e Akmé.

al di qua della linea verticale che


segna il lato destro del cippo.
Il corpo di Charis non oltrepassa
quel limite. Non c’era alcun motivo
artistico che impedisse all’artista di
sopravanzarlo, e ancor meno di
disegnare il corpo della donna
all’interno del campo delimitato dal
«pilastro». La precisione con la
quale le due linee si sfiorano, ma
non si confondono, indica che
quelle due figure non potevano fare
altro: il Fato, lasciando che Fortuna
agisse partendo da quel limite per
muoversi nel suo regnum, e la
Credo insomma possibile poema di Lucrezio, nel celebre Fortuna a sua volta guardandosi
immaginare che quella pietra passo dedicato a Epicuro: «Per poi bene dall’andare piú in là, dove
infissa nel terreno altro non sia che tornare vittorioso a insegnarci quel nulla, neppure la piú splendida
l’immagine del Fato. Ma per che può nascere, quel che non può, delle Charites, avrebbe mai potuto
assegnare a quel nudo pilastro il e infine le leggi che determinano il ambire di andare. Il Fato – ci ricorda
valore di una cosí precisa potere di ciascuna cosa secondo un Ovidio – è infatti insuperabile.
raffigurazione simbolica dobbiamo limite (terminus) inamovibile». Non possiamo sapere se la
chiederne conferma ad altre fonti, Il Fato è infatti il termine fissato da rappresentazione del Fato fosse
e, in particolare, ai testi letterari, Giove e al tempo stesso la sua presente nella composizione
che ci aiutano a inquadrare meglio parola, che è impossibile violare. originaria di Apelle; ma se
il nostro ragionamento. Il primo è E a lui si inchina nella nostra scena l’inserzione fosse solo un apporto
un verso (l’unico tramandato) della Charis, che di Giove è figlia, di età romana, potremmo
Hecuba del tragediografo romano appoggiandosi al terminus che ne comunque leggervi un riflesso del
Accio: «Cosí aveva deciso l’antico descrive l’imperturbabile fissità. dibattito tra ineluttabilità del
terminus dei fati», cioè la volontà destino e libertà di scelta
del fato, rappresentata dal cippo UN’ENTITÀ NEUTRA individuale, che aveva coinvolto le
che segnava, infisso nel terreno, il L’analisi letteraria e quella scuole filosofiche greche, e in
suo limite invalicabile. Il secondo è iconografica sembrano dunque particolare quella stoica, i cui echi
un passo dell’Eneide di Virgilio, convergere verso una erano ben presenti nella cultura
posto in bocca a Didone: «Se rappresentazione simbolica del della media età imperiale.
l’infame [Enea] deve raggiungere Fato come un’entità neutra, senza Proprio per questo non saprei dire
altri porti e approdare ad altre terre volto, infissa nel terreno, limite quanto sia casuale l’esempio
e cosí pretendono le parole di invalicabile della vita umana e al proprio di una pietra cilindrica,
Giove, questo terminus è tempo stesso anche del mondo di fatta rotolare da un pendio, a cui
inamovibile». Il terzo è un verso del Charis/Fortuna/Lachesis, la Parca ricorre il filosofo Crisippo,
Carme secolare di Orazio: «Voi che che – a differenza delle due sorelle – autore di un trattato Sul fato e di
annunziaste, o Parche veritiere, ciò agisce «sulla terra», nel corso della un’opera dal significativo titolo
che il fato disse una volta per vita umana. Questa sua condizione Sui confini, per illustrare il rapporto
sempre, e che un terminus fisso è d’altronde resa esplicita in un tra fato e volontà umana,
manterrà, aggiungete un fato particolare della scena, a mio modo concludendo con questo detto
favorevole a quanto già di vedere decisivo per la nostra pitagorico: «E apprenderai che gli
compiuto!». In tutti e tre i argomentazione. Se concentriamo uomini hanno sventure che si sono
riferimenti la citazione del fatum è lo sguardo sulla figura di Charis scelte di propria volontà». Quando
collegata dunque a quella di un balza infatti agli occhi che la linea cioè – mi sentirei di aggiungere –
terminus, cioè materialmente di un che descrive il gomito sinistro della sul filo del rasoio hanno scelto di
cippo, che incontriamo anche nel donna è accuratamente compresa agire o di qua o di là.

102 a r c h e o
ROMA
LA VITA QUOTIDIANA
• DOMUS E CASE POPOLARI • IL TEATRO
• GLI SPETTACOLI GLADIATORI • LA NETTEZZA URBANA
• L’EMERGENZA DEL FUOCO • PROSTITUZIONE E GIOCO D’AZZARDO
• UN GIORNO ALLE TERME • MANGIARE E BERE IN TABERNA...

La Roma di Augusto e dei suoi successori, capitale di un


impero che arrivò a estendere il suo dominio su gran parte
del mondo allora conosciuto, era un’autentica metropoli,
nella quale, fin dalle prime ore del mattino, persone di ogni
estrazione sociale si riversavano nelle strade e nelle piazze,
frequentavano i luoghi della vita politica, consumavano
cibi e bevande nelle decine di rivendite presenti in città, si
dedicavano alla cura del corpo e non disdegnavano i piaceri
della carne… Ma qual era, dunque, la giornata tipo di un
Romano? E quale livello aveva raggiunto la «qualità della
vita» degli abitanti dell’Urbe? A queste e molte altre domande
risponde la nuova Monografia di «Archeo», documentando
gli usi e i costumi di un mondo ormai lontano, ma ancora
straordinariamente vivo attraverso le testimonianze offerte
IN EDICOLA dai monumenti e dalle cronache degli autori del tempo
QUANDO L’ANTICA ROMA…

Romolo A. Staccioli

…CELEBRAVA T ra le tante feste del calendario


romano, non mancavano
quelle riservate alle donne, in

LA FESTA DELLE generale o distinte per «categoria»:


da quella dedicata alle madri di
famiglia (le Matralia dell’11 giugno)

PROSTITUTE a quella delle serve (il festum


ancillarum del 7 luglio). Una – sia
pure «minore» – era riservata alle
OGNI 23 DI APRILE, LE DONNE CHE A ROMA prostitute, le meretrices (da merere,
PRATICAVANO IL MESTIERE «PIÚ ANTICO DEL «guadagnare»), le donne che
«facevano pubblicamente
MONDO» SI RECAVANO IN PROCESSIONE AL commercio del proprio corpo»,
TEMPIO DEDICATO A VENERE ERICINA: UNA come erano giuridicamente
TRADIZIONE CHE, NEL TEMPO, FECE DELLA definite. Infatti, sebbene fosse
RICORRENZA UNA SORTA DI «FIERA DEL SESSO»... considerato degradante, nell’antica
Roma il mestiere «piú antico del
mondo» era legalmente
riconosciuto e per molti aspetti
«regolamentato». Le prostitute
dovevano essere iscritte a un
«albo» professionale, tenuto dagli
Edili, dovevano indossare un abito
speciale (vestis meretricia), pagare
una tassa giornaliera (vectigal
meretricium, pari all’importo di una
singola prestazione, al giorno).
Inoltre, non potevano assistere ai
pubblici spettacoli e testimoniare in
tribunale, né potevano ricevere
legati ed eredità (fosse pure da
parte di un congiunto).

LA PROTESTA
DELLE SIGNORE
In «compenso», esse sfuggirono ai
rigori della legge sugli adultèri
promulgata nel 18 a.C. da Augusto.
Quasi un privilegio...Tanto che
molte donne di buona famiglia,
contrariate per le limitazioni imposte
alla loro libertà di comportamento e
protestando clamorosamente per
l’intrusione dello Stato nella loro
vita privata, andarono a iscriversi
nei registri delle prostitute.

Una famiglia romana, olio su tavola di


Lawrence Alma-Tadema. 1867.
Collezione privata.

104 a r c h e o
Quanto all’esercizio della e il colonnato tutt’intorno».
professione, vi erano donne Essendo però dedicato a una
– prevalentemente in condizione divinità forestiera, fu costruito fuori
servile –, che, alle dipendenze del del pomerio e delle mura urbane,
proprio padrone, «lavoravano» all’estremità del Quirinale, oltre
soprattutto nei bordelli (lupanaria), la Porta Collina, in un luogo
ma anche in molte locande che alcuni studiosi pensano
(cauponae) e nelle «osterie» (dove di riconoscere oggi tra le
proprietarie e inservienti vie Sicilia e Lucania, altri
prestavano spesso, a richiesta, le all’incrocio tra le vie
proprie grazie) e, non di rado, pure Gaeta e Curtatone
in case private. Altre, anche in (dove, nel 1873,
condizione di «libere», lavoravano furono trovati i resti
in proprio. Sia che attirassero i di un edificio sacro).
clienti sulle soglie delle loro cellae In ogni caso, in età
meretricae, aperte sulla strada. imperiale, il tempio
Sia che i clienti li intrattenessero finí per essere
sotto i fornici dei teatri e del circo inglobato nei famosi
(donde, il verbo fornicare). Horti Sallustiani, la
Sia che agissero all’aria aperta, da grande villa che lo
«passeggiatrici» (ambulatrices), storico che le lasciò il
fuori le porte della città, magari tra nome s’era fatta
le tombe allineate lungo le vie sistemare, tra Quirinale
consolari, preferibilmente di notte, e Pincio, sullo scorcio
come «lucciole» (noctilucae), alla del I secolo a.C., in un
luce fioca di una lucerna a olio. terreno già appartenuto
a Cesare. A quel tempio,
UNA VENERE «SPECIALE» ogni 23 aprile, le
Tutte celebravano la loro festa – o, prostitute romane si
piú correttamente, il loro «giorno» recavano in processione
(dies meretricum) – il 23 di aprile, e, dopo averne ornato il
giorno anniversario della dedica simulacro di Venere con
(nel 181 a.C.) del tempio votato nel corone di rose e di mirto (la
184 dal console Lucio Porcio pianta sacra alla dea perché
Licinio, in guerra contro i Liguri, a dietro un suo cespuglio
Venere Ericina. Una Venere s’era nascosta, alla sua
«particolare», onorata nel suo nascita, dopo essere uscita
santuario di Erice, in Sicilia, con un dalla spuma delle onde, per
culto che prevedeva, tra l’altro, sottrarsi alla vista lasciva di un
l’antichissima pratica della branco di Satiri), offrivano doni
«prostituzione sacra» generosi e imploravano la loro
(e che, secondo Diodoro Siculo patrona affinché vegliasse su di
– IV, 83, 1 – era molto frequentato, esse e sulla loro professione, le
dopo la conquista romana della proteggesse e favorisse
Sicilia, da generali, consoli, mantenendole il piú a lungo
governatori di stanza o di possibile attraenti ed efficienti.
passaggio nell’isola «che, Come ci assicura Ovidio nei Fasti
spogliandosi delle insegne della (IV, 865 sgg.), il quale ricorda non
loro carica, si davano ad allegri solamente quando «conviene
godimenti con le ragazze, ritenendo recarsi al tempio fuori la Porta
cosí di rendersi graditi alla Dea»).
Il tempio romano era la «replica» di Testa femminile in marmo, interpretata
quello ericino. Strabone (VI 2, 6) lo come Venere. IV sec. a.C. Erice, Museo
definisce «notevole per la sua cella Civico «Antonino Cordici».

a r c h e o 105
Pompei. Particolare di uno degli
affreschi del Lupanare. I sec. d.C.

Collina», ma dà opportuni
suggerimenti al riguardo: «Venere è
assai propizia alle donne professae
(ossia «del mestiere»). Dopo aver
offerto l’incenso chiedete bellezza e
favore popolare, chiedete l’arte di
blandire e parole adatte ai duetti e
agli scherzi amorosi. E insieme al
mirto date alla Dea il gradito
sisimbro (un’erba odorosa simile
alla menta) e giunchi intrecciati e
composizioni di rose».
È appena il caso di dire come il
singolare «pellegrinaggio fuor di
porta» del 23 aprile richiamasse
ogni anno una gran folla di maschi
e come, al riparo delle motivazioni
religiose, si procedesse, tra lazzi e
motteggi, a incontri e contrattazioni
che finivano col trasformare la
circostanza in una sorta di grande
«fiera del sesso».
In epoca tarda è possibile che la
festa sia stata unificata con quella
che, alle calende dello stesso mese Quinto Fulvio Flacco, considerata testimonianza diretta cosí descrive
di aprile, era dedicata sempre a in quel momento la matrona piú (nella traduzione di Flavio Biondo,
Venere (peraltro insieme a Fortuna casta di Roma. in Roma trionfante, I p. 37) le
Virile), ma alla Venere che cerimonie congiunte che alla
sant’Agostino, nella Città di Dio (IV MADRE DEI DUE AMORI medesima «madre» si dedicavano
10) definisce «onesta» (o Cosí, insomma, in un giorno solo si nell’occasione: «Avanti al tempio
dell’amore coniugale) in festeggiava – e s’invocava – la dov’era il simulacro della Dea, si
contrapposizione all’altra, stessa Venere quale «madre dei due faceva un gran concorso di popolo
«disonesta» (o dell’amore amori», come la definisce Ovidio. per vedere intensissimamente i
mercenario). Si trattava della Il quale, sempre nei Fasti (IV 135 giuochi che vi avevano a fare; e
Venere detta Verticordia, ossia «che segg.) invita le donne alla lavatio, il dall’un canto si vedeva la pompa
volge – o converte – i cuori», e di bagno, del simulacro divino: delle meretrici, dall’altro, quella
essa veniva esaltato (come un «Toglietele dal collo i nastri d’oro, delle vergini, e in medesimo tempo,
autentico contrappunto) il potere di toglietele i ricchi ornamenti. La Dea si adorava con tanta umiltà e
indirizzare l’amore femminile verso è tutta da lavare, e dopo asciugatele riverenza la Dea, e se le
il matrimonio e la procreazione dei il collo e cingetelo nuovamente con celebravano davanti sporchi e
figli piuttosto che al piacere. gli aurei nastri; adornatela ancora e disonesti giuochi. Perciocché ivi si
All’origine di questo culto ci offritele fiori freschi e nuove rose». poteva ogni maniera di disonestà
sarebbe stato un sacrilegio Quindi aggiunge: «Lei poi vuole che vedere, non meno che in una libera
compiuto dalle Vestali, in anche voi vi laviate sotto un verde e sfacciata scena: essi ben
espiazione del quale i Libri mirto (...) e non vi dispiaccia di bere sapevano quello che sarebbe a una
Sibillini, appositamente consultati, papavero tritato e bianco latte e Dea vergine piaciuto, e nondimeno
avrebbero prescritto l’erezione di liquido miele spremuto dai favi» (la operavano tali atti e parole che le
una statua (o, addirittura, di un stessa bevanda che Venere aveva buone e caste donne se ne
tempio) alla dea la cui dedica, nel gustato al momento di andare tornavano poi a casa troppo ben
216 a.C., sarebbe stata affidata a sposa a Efesto). dotte e istruite di quello che meno a
una certa Sulpicia, moglie di Ancora sant’Agostino, invece, per loro onestà si confaceva».

106 a r c h e o
SCAVARE IL MEDIOEVO

Andrea Augenti

SE DUE DENTI VI SEMBRAN POCHI...


LO SCAVO DI UNA SEPOLTURA VICHINGA SCOPERTA IN SCOZIA HA
RESTITUITO UNA NOTEVOLE MOLE DI DATI SUL PERSONAGGIO PER IL QUALE
ERA STATA REALIZZATA E, PIÚ IN GENERALE, SULLE VICENDE DEL POPOLO CHE,
IN CASI COME QUESTO, SCEGLIEVA UNA BARCA COME ULTIMA DIMORA

P er tributare a personaggi
influenti o comunque
importanti esequie onorevoli e
dell’Europa settentrionale, ma fino
a tempi recenti nessuna tomba del
genere era mai stata trovata intatta
del paesaggio in quella zona: la
struttura è stata scavata con tutte le
attenzioni del caso e i risultati sono
scenografiche, i Vichinghi nella terraferma della Gran davvero interessanti.
ricorrevano a una soluzione molto Bretagna. La lacuna è stata colmata Il tumulo si trovava molto vicino
particolare: la sepoltura avveniva nel 2011, nella Scozia settentrionale, alla linea di costa e fu realizzato tra
dentro (o sotto) una barca, a Swordle Bay, nella penisola di la fine del IX e l’inizio del X secolo.
sormontata poi da un tumulo. Ardnamurchan. Un gruppo di Nella ricostruzione degli
Questi monumenti funerari, in voga archeologi guidato da Oliver Harris archeologi, chi allestí la tomba
soprattutto tra il V e il X secolo, ci (Università di Leicester) si è scavò prima una fossa con la
sono giunti grazie a esempi molto imbattuto nella sepoltura mentre forma della barca, e
illustri, che fanno ormai parte della conduceva un progetto poi vi sistemò
storia dell’archeologia medievale multidisciplinare sull’evoluzione dentro lo
europea: penso alle navi di Gokstad
e Oseberg, in Norvegia (oggi A destra:
meravigliosamente esposte nel ricostruzione
Museo delle navi vichinghe di grafica della
Oslo); ma anche ai tumuli 1 e 2 di tomba vichinga
Sutton Hoo, nel Suffolk scoperta a
(Inghilterra). Oggi sappiamo che Swordle Bay,
questa maniera di onorare i morti nella Scozia
era comune a una vasta area settentrionale.

108 a r c h e o
scafo, una piccola imbarcazione momento del funerale?), un
lunga 5 m circa. Tutto quello che ne umbone – cioè la parte centrale in
è rimasto, oltre alla sua forma in metallo di uno scudo –, un’ascia, un
negativo, sono i rivetti: ne sono acciarino e parte di un tipico
venuti alla luce ben 213. bicchiere a forma di corno.
Viene a questo punto logico
COME UN SERIAL KILLER chiedersi chi fosse l’individuo
Dentro la barca fu adagiato il sepolto a Swordle Bay e si è subito
cadavere; che però è stato quasi tentati di pensare a un guerriero,
completamente distrutto dal Ph maschio, forse norvegese. Tuttavia, In alto: uno dei denti appartenuti al
molto acido del terreno (circostanza non potendo disporre delle sue personaggio sepolto nella tomba
riscontrata anche nella piú famosa spoglie, è impossibile stabilirne con vichinga di Swordle Bay (penisola di
tomba di Sutton Hoo, che venne certezza il sesso, e va detto che Ardnamurchan, Scozia settentrionale).
inizialmente interpretata come all’epoca della tomba scozzese Nella pagina accanto, in alto: una
cenotafio, perché nella barca non risalgono svariate deposizioni veduta del sito di Swordle Bay, con, in
c’era traccia di ossa, finché il caso femminili con armi. Né è certo che primo piano, la tomba vichinga.
di un serial killer che scioglieva le fosse davvero un guerriero, poiché In basso: un’operatrice esamina in
sue vittime nell’acido fece scattare le armi potrebbero essere piú laboratorio la spada rinvenuta nella
l’intuizione degli scavatori!). semplicemente un indicatore dello tomba vichinga di Swordle Bay.
Dall’azione del Ph si sono tuttavia status sociale, come spesso
salvati due denti, le cui analisi si avveniva nelle tombe dell’Alto dieta a base di carne a una a base di
sono rivelate determinanti, e Medioevo. Rispetto alla pesce (forse a causa di una
soprattutto il corredo. Dietro la provenienza, poi, le analisi degli improvvisa carestia?). Un simile
testa del defunto è stato trovato un isotopi condotte sui denti indicano regime alimentare non è
grosso mestolo, provvisto di un che l’individuo potrebbe in effetti documentato nella Gran Bretagna
manico lungo ben 50 cm; e dentro il essere un Norvegese, ma anche del I millennio d.C., e quindi
mestolo, un martello, tenaglie e uno Svedese o un Irlandese. In piú, aumentano le possibilità che si
resti organici, forse cibo. Vi erano le stesse analisi segnalano che trattasse di un individuo di origine
poi una spada, piegata a forma di costui, chiunque fosse, per un anno scandinava – uomo o donna –,
«S»; una lancia spezzata (forse circa, intorno ai 5 di età, cambiò probabilmente norvegese.
l’effetto di gesti rituali, compiuti al alimentazione, passando da una
LA BUONA ARCHEOLOGIA
La tomba di Swordle Bay non è
insomma una delle piú ricche
sepolture altomedievali, né passerà
alla storia come è toccato al tumulo
1 di Sutton Hoo; ma ha senza
dubbio contribuito alla crescita
dell’archeologia medievale
europea. Averla ritrovata intatta ha
permesso di scavarla con grande
precisione, di condurre esami
circostanziati sui reperti, e ha
dimostrato l’importanza delle
analisi degli isotopi per ricostruire i
dettagli della vita di un individuo.
Inoltre l’interpretazione dei dati,
elaborata a partire dagli oggetti e
da tutto il contesto del
ritrovamento, è stata molto
equilibrata e aperta, lasciando
spazio alla discussione, ad altre
proposte. In poche parole, un
intervento esemplare.

a r c h e o 109
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Francesca Ceci

IL PRINCIPIO DI TUTTI I SEGNI


ANIMALE POTENTE E BELLICOSO, MA ANCHE SIMBOLO DI FERTILITÀ, L’ARIETE
OCCUPA UNA POSIZIONE DI ASSOLUTO RILIEVO NELLO ZODIACO, RIBADITA
DALLE EMISSIONI MONETALI CHE NE ESALTANO GLI ATTRIBUTI

«L e stelle consce del fato, che


cambiano le vicende degli
uomini»: cosí, all’inizio del
Argonauti, con la conquista del
vello d’oro dell’ariete Crisomallo.
Capace di volare e parlare,
poema Astronomica, il poeta e figlio di Poseidone e Teofane
filosofo di età augustea (Igino, Fabulae, 188),
Marco Manilio ne esplicita l’ariete divino fu
l’impostazione protagonista e vittima di
programmatica, che vicende piene di amore,
suggerisce una sorta di gelosia, morte e violenza.
determinismo cosmico, in Il re Atamante ripudiò la
cui le vicende dei popoli, sua sposa Nefele per la
delle nazioni e dei singoli nuova fiamma Ino, la
sono soggette alla quale, ardendo di gelosia
posizione e all’influsso degli omicida per i figli della
astri. Il macrocosmo celeste e coppia reale Elle e Frisso,
il microcosmo dei viventi cercò di ucciderli. Allora
risultano dunque legati in modo Nefele mandò Crisomallo in
indissolubile: pianeti, stelle e segni aiuto dei giovinetti e infine Frisso,
zodiacali reggono le sorti del salvatosi, con poca gratitudine
mondo, definendone caratteri e sacrificò l’ariete che fu poi innalzato
destini. L’Ariete domina il cielo Rovescio di una dracma in bronzo di da Nefele a costellazione
dello Zodiaco tra il 20 marzo e il 20 Antonino Pio. Zecca di Alessandria, (Igino, Astronomica, 2, 20;
aprile, periodo durante il quale, in 144-145 d.C. Berlino, Staatliche Pseudo-Apollodoro, Bibliotheca, I,
età antica, veniva a cadere Museen, Münzkabinett. Sono ben 9, 1). Il suo vello fu consegnato al re
l’equinozio di primavera; oggi, per riconoscibili l’immagine dell’ariete, Aete, che lo attaccò a una quercia
effetto della precessione degli sormontato dal busto di Ares-Marte, protetta di Ares-Marte e vigilato da
equinozi, tale momento si verifica e una stella a otto punte. un serpente (Pseudo-Apollodoro,
sotto il segno dei Pesci. Bibliotheca, I, 109), e infine venne
Se nell’iconografia tradizionale, conquistato da Giasone, come si
A GOVERNO DELLA TESTA l’ariete è visto come come un narra nelle Argonautiche.
Definito da Manilio il segno di colui animale poderoso, dalle grandi
che comanda («il monton, come a corna ritorte e dal vello folto e UN’ARMA IN SUO NOME
principe conviene, è di se stesso riccioluto, la sua costellazione si L’ariete rappresenta la forza
consiglier», Astronomica, II, 485), compone di tre sole stelle, poco pastorale e generatrice indomita,
l’Ariete apre il cerchio zodiacale; brillanti, ma di grande importanza, alla quale si unisce anche la
nelle raffigurazioni di età medievale e i mitografi che scrissero componente bellicosa dell’animale,
dell’«uomo astrologico», connesso dell’origine dei segni zodiacali ne resa letale da corna che senza
e determinato dai segni, esso viene diedero diverse genealogie. problema possono uccidere un
infatti posto a governo della testa, Quella piú celebre riporta a uno dei uomo. La capacità d’urto e di
mentre l’ultimo segno, i Pesci, ne piú famosi racconti epici sfondamento di quelle difese ben si
costituisce i piedi. dell’antichità, l’impresa degli prestò a ispirare una delle classiche

110 a r c h e o
armi da guerra romane, l’aries, d’Egitto sotto Antonino Pio,
formata da un trave di duro legno l’immagine dell’Ariete è
rivestito da una calotta metallica a formata dall’animale in
testa d’ovino, che diveniva pensilis cammino o al galoppo con la
quando era mossa da un sistema di testa rivolta all’indietro,
corde annesse a una struttura sormontato – come in tutta
lignea smovente, che ne la serie – dal pianeta-
amplificava la capacità d’urto. divinità dal quale è
Nella figura zodiacale risulta dominato. Sul maggior
preminente la rappresentazione del numero degli esemplari il
capo, contraddistinto appunto dalle segno è sovrastato dal busto
potenti corna ritorte che nel mondo di Ares-Marte affiancato da una
antico simboleggiano sovranità stella a otto punte.
divina: basti ricordare le monete
d’oro sulle quali Alessandro Magno UNA SPIGA DI GRANO
è raffigurato con le corna d’ariete, L’Ariete è governato da Marte,
attributo del dio egizio Ammone. simbolo di bellicosità, ma in alcuni
Sulle monete della serie dello esemplari della stessa serie
Zodiaco coniate ad Alessandria alessandrina con l’animale
compare il busto di Serapide.
A destra: un’altra dracma in bronzo Il collegamento tra l’ariete
della serie dello Zodiaco di Antonino – che, come già detto, è
Pio. Zecca di Alessandria, 144-145 d.C. anche simbolo di fertilità e
Al dritto, il busto dell’imperatore; al potenza vitale, tanto che in
rovescio l’ariete, sormontato dal busto alcune raffigurazioni ha in
di Serapide, e la stella a otto punte. bocca una spiga di grano – e
In basso: corniola con testa di ariete la divinità sincretistica di
intagliata. I-III sec. d.C. origine tolemaica nella quale

vanno a confluire caratteristiche di


Zeus, Ade, Dioniso e altre ancora, si
ritrova nella Fabula dedicata ad
Ammone (133) dell’erudito ispanico
di età augustea Igino, storia che
ricorre anche nei suoi Astronomica
(2, 20). In essa si narra del viaggio
di Dioniso-Liber nel deserto
africano, dove, assetato, seguí un
ariete che, dopo essere uscito
miracolosamente fuori dalla
sabbia, lo condusse fino a una
sorgente. A differenza dell’ingrato
Frisso, Dioniso non sacrificò
l’animale, ma chiese a Zeus di
trasformarlo nella prima
costellazione dello Zodiaco,
simbolo dell’energia salvifica e
vitale rappresentata dalla
sorgente nel deserto.

a r c h e o 111
I LIBRI DI ARCHEO

DALL’ITALIA In accordo con gli obiettivi cruciale momento di


della Riunione, i quadri passaggio fra il Neolitico
Maria Bernabò Brea (a cura di) d’insieme si alternano e le prime età dei Metalli,
PREISTORIA E PROTOSTORIA alle comunicazioni delle nell’Appennino parmense
DELL’EMILIA-ROMAGNA - I nuove acquisizioni. sono documentate
Studi di Preistoria e Tra i primi, soprattutto per non soltanto officine
Protostoria 3, I, Istituto quanto riguarda le fasi litiche, ma anche una
Italiano di Preistoria e piú antiche – Paleolitico vera e propria cava, in
Protostoria, Firenze, 318 pp. e Mesolitico – emerge questo caso destinata
+ 1 DVD, ill. b/n evidente l’importanza dei all’estrazione del diaspro.
70,00 euro Indizi di comunità ormai
ISBN 978-88-6045-059-3 capaci di organizzare e
www.iipp.it programmare il lavoro,
dando vita a catene
Il volume, di taglio operative ben definite.
specialistico, raccoglie Né mancano le Maurizio Martinelli
i contributi presentati considerazioni su RELIGIONE E RITI IN ETRURIA
in occasione della XLV quello che, da sempre, Arbor sapientiaE Editore,
Riunione Scientifica è uno degli osservatori Roma, 465 pp., ill. b/n
dell’IIPP (Istituto Italiano privilegiati della ricerca, 45,00 euro
di Preistoria e Protostoria) soprattutto negli studi ISBN 978-88-94820-02-7
che, tenutasi a Modena, di preistoria: il contesto www.arborsapientiae.com
ha compiuto un’ampia funerario. Per epoche
e articolata ricognizione che scontano l’assenza Maurizio Martinelli ha
delle conoscenze a di documenti scritti, le voluto affrontare in
oggi acquisite sulle piú tombe e le necropoli, questo corposo volume
antiche fasi della storia dati desunti, oltre che dai se adeguatamente quella che, per sua
emiliano-romagnola, materiali archeologici, «interrogate», possono stessa ammissione,
anche e soprattutto alla dalle osservazioni di infatti fornire risposte è un’«impresa ardua
luce delle scoperte piú natura geologica, che puntuali e illuminanti. e scivolosa». Come
recenti. Si tratta di un costituiscono una chiave E piú d’uno dei contributi l’autore stesso ricorda, le
mosaico assai vasto, di lettura indispensabile in – è il caso delle sepolture difficoltà sono facilmente
non soltanto per via un contesto che aveva, in «anomale» della cultura identificabili: a fronte
della considerevole quelle epoche, un assetto dei Vasi a Bocca Quadrata dell’esiguità delle fonti
estensione del territorio spesso molto diverso o di quelle in fossa dirette – a causa della
esaminato, ma anche per dall’attuale. dell’Eneolitico - offre perdita della letteratura
la ricchezza del palinsesto Un territorio che si deve eloquenti conferme del e, soprattutto, di quella
determinato dal immaginare popolato fatto che dalle analisi relativa all’Etrusca
succedersi di numerose da gruppi di cacciatori- dei corredi o delle Disciplina –, dall’antichità
culture, molte delle quali raccoglitori, capaci di deposizioni è possibile a oggi, le speculazioni
di particolare spessore e affinare tecniche di ricavare indicazioni sulla religione degli
rilevanza. lavorazione della selce che non si limitano Etruschi e sul senso che
E non è dunque un caso particolarmente elaborate, alle pur indispensabili essi davano a questo
che questa pubblicazione, come prova il fatto che classificazioni tipologiche. aspetto dell’esistenza
pur ponderosa, sia venga spesso adottata A corredo del volume sono state continue e non
solo la prima parte del la denominazione di a stampa, l’opera si sono mai interrotte.
resoconto completo del «officina litica» per i comprende il DVD L’autore cerca dunque di
convegno, dando conto contesti di volta in volta nel quale sono state riepilogare il problema,
degli interventi che hanno descritti. raccolte le comunicazioni definendo una trama
affrontato temi e contesti Saperi che, del resto, presentate in forma di che si articola in undici
riferibili all’orizzonte si sedimentano e si Brevi note in occasione capitoli e può ben dirsi
compreso fra il Paleolitico trasmettono, se è vero della Riunione Scientifica. convincente.
e l’Eneolitico. che, con riferimento al Stefano Mammini S. M.

112 a r c h e o
Romolo A. Staccioli una scrittura che fonde anche ai non addetti ai DALL’ESTERO
ROMA ANTICA magistralmente chiarezza lavori, non altrettanto può
PER LA STRADA e puntualità delle dirsi, per esempio, dei Patrizia Basso,
Arrcheoroma-Borgia, informazioni. resti del Portico Minucio Enrico Zanini (a cura di)
Roma, 294 pp., ill. b/n Come lo studioso stesso Frumentario o del STATIO AMOENA
15,00 euro spiega nella breve Cippo del Pomerio fatto Sostare e vivere lungo le
ISBN 88-7156-151-1 Presentazione, quella realizzare dall’imperatore strade romane
www.arborsapientiae.com che abbiamo fra le mani Claudio e ritrovato nella Archaeopress Publishing
non è una guida di taglio zona oggi attraversata Ltd, Oxford, 265 pp., ill. b/n
È difficile leggere tradizionale, bensí una dalle vie del Pellegrino 40,00 GBP
tutto d’un fiato questo sorta di «stradario» e dei Banchi Vecchi. Con ISBN 978-1-78491-498-1
prezioso volumetto: della Roma imperiale, Roma antica per la strada www.archaeopress.com
basta infatti scorrerne compilato sulla base alla mano (il formato
le prime pagine, per dei resti – piú o meno favorisce l’operazione), ci Il volume nasce
sentirsi irresistibilmente imponenti – che di essa si si può dunque cimentare dall’omonimo convegno
attratti dal desiderio conservano, con l’intento in una vera e propria internazionale svoltosi a
di uscire di casa e di far parlare soprattutto caccia al tesoro. E le Verona nel 2014, ma non
verificare, l’una dopo quell’infinità di presenze è da considerarsi come la
l’altra, le segnalazioni che piú difficilmente tradizionale pubblicazione
riunite in poco meno di trasmettono le proprie degli atti. Nell’opera sono
300 pagine da Romolo identità e funzioni infatti confluiti contributi
A. Staccioli, autore ben originarie. Infatti, se è successivamente
noto ai lettori di «Archeo» lecito augurarsi che il elaborati sulla scorta dei
e che, caso mai fosse Colosseo, il Pantheon o la temi dibattuti in occasione
ancora necessario, offre Colonna Traiana risultino dell’incontro. Il risultato
l’ennesimo saggio di facilmente intellegibili è una panoramica ampia
e articolata, che non si
Disegno ricostruttivo del Portico Minucio Frumentario, limita a descrivere le
struttura adibita, come suggerisce il nome, alle stazioni di posta, ma
frumentationes, vale a dire alle pubbliche distribuzioni propone una ricostruzione
gratuite di grano. I resti dell’edificio si trovano lungo a tutto tondo del mondo
l’odierna via delle Botteghe Oscure. che intorno a esse
ruotava, abbracciando
i molti aspetti sociali,
economici e organizzativi
legati al viaggio.
sorprese, ne siamo certi, S. M.
non mancheranno.
La trattazione è suddivisa
in funzione dei diversi
rioni e quartieri della città,
e ogni sezione è corredata
da un ricco apparato
di piante e disegni.
Merita inoltre d’essere
segnalata la presenza di
un prezioso Dizionario
dei termini tecnici e degli
Indici, attraverso i quali è
possibile recuperare con
facilità le informazioni sui
monumenti descritti.
S. M.

a r c h e o 113
La sua sopravvivenza

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mano, dalle sue origini, alle prime tecniche di
assalto con le conquiste di Cesare in Gallia e di
Ottaviano fino ai confini del mondo antico. Co-
nosciamo le principali tecniche di assedio come
la catapulta, la torre d’assedio, la testuggine ma
anche quelle di difesa, possenti mura e fortifica-
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dell’ultimo imperatore della dinastia giulio- Dopo secoli di grandezza, splendore e con-
claudia, portandone in luce le qualità positive quiste, l’Impero Romano d’Occidente si ritrova
e l’attività costruttiva che ha segnato in ma- al collasso, sotto la pressione di popolazioni
niera indelebile il volto di Roma. Con l’ausilio straniere che arrivano a minacciare la stessa
di ricostruzioni sceniche e di computer grafi- Roma, cuore dell’Impero. Spesso descritti
ca, rivivono le fasi dell’incendio del 64 d.C. come orde di guerrieri spietati e incivili, che
e la successiva attività di riedificazione. Si seminavano il terrore lungo i confini imperiali,
possono così ammirare per la prima volta le i barbari ebbero in realtà un ruolo complesso
misere strade dei quartieri popolari e le ric- e fondamentale per l’Europa nel periodo di
chezze sfolgoranti della Domus Aurea. La passaggio dall’antichità al Medio Evo. Il cofa-
narrazione segue le opinioni di diversi studio- netto contiene 4 filmati, ognuno dedicato a una
si con l’obiettivo di ricomporre il ritratto di Ne- popolazione barbara: Visigoti, Unni, Vichinghi e € 14,99
rone, non cercandone l’assoluzione, ma dan- Mongoli. Attraverso efficaci ricostruzioni in co-
do una lettura storicamente più equilibrata. stume, riviviamo la storia di questi popoli, con le € 9,99
loro più clamorose incursioni e i loro leggendari
condottieri.
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ROMA Durata: 50 minuti D&B7457 - 49 minuti
Il filmato, sfruttando la forza del 3D, con effi- Caio Giulio Cesare Ottaviano, a tutti noto come

ASCESA E DECLINO
caci ricostruzioni, ci riporta indietro nel tempo, Augusto, fu un gigante della politica. Disse di
all’inaugurazione del Colosseo, per svelarci i avere trovato una Roma di mattoni e di averne
DI UN IMPERO
suoi segreti. Una visita unica e irripetibile, alla lasciata una di marmo. Ma le sue trasformazio-
scoperta della storia e dei retroscena legati ni furono ben più radicali. Da una repubblica
COF4077 - 585 minuti alla costruzione dell’anfiteatro più famoso in agonia per le guerre civili e le rivalità tra i
Un viaggio appassionante attraverso sei secoli di tutti i tempi e dei segreti che hanno reso capi, Augusto modellò l’impero, il piedistallo di
di storia per rintracciare le cause del collasso memorabili i giochi nell’arena. un’epoca che fu chiamata Pax Romana. Il fil-
di Roma: dall’epico scontro con i barbari che mato ripercorre tutte le tappe storiche di questo
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