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N°17 Giugno 2015 d € 6,90

SOLDATI E BATTAGLIE NEI SECOLI


UNIFORMI
18 giugno 1815:
a Waterloo si scrive
la Storia

GUERRA
NEL
DESERTO 524 A.C. GREAT SAND SEA L’ARMATA PERDUTA
53 A.C. CARRE GIORNO INFAUSTO PER ROMA
1578 ALCAZARQUIVIR LA SFIDA DEI TRE RE
1903 EL MOUNGAR LA LEGIONE STRANIERA
1941 NORDAFRICA ROMMEL IN CRISI SULLE DUNE
1942 BARCE LONG RANGE DESERT GROUP
1990-1991 IRAQ DESERT STORM
Sped. in A. P. - D.L. 353/03 art. 1, comma 1 NE/VR

AUDIE MURPHY VIETNAM PRUSSIANI


Il soldato americano I grandi reporter Fra i reparti di
che divenne un attore sul campo: le foto di eccellenza, la Guardia
di Hollywood Larry Burrows di Federico il Grande
WARS  SOMMARIO
Vittorie e sconfitte 4 PROTAGONISTI
tra le sabbie
UN AMERICANO TRANQUILLO
Audie Murphy, da soldato ad attore di Hollywood.

Tutti ricordano El Alamein ma pochi, sono


sicuro, hanno sentito parlare di episodi
12 UNIFORMOLOGIA
SOLDATI DI WATERLOO
Le divise del periodo napoleonico erano un inno alla stravaganza.
bellici come “73 Easting”, “Phase Line Bullet”
oppure Carre, Hattin o Alcazarquivir.
Tuttavia gli scontri dimenticati della
18 PRIMO PIANO
LA GUERRA NEL DESERTO
Le battaglie combattute nel luogo più estremo e inospitale.
Guerra del Golfo, quelli, in parte misteriosi,
della guerra tra Roma e i Parti nel 53 a.C., 20 GREAT SAND SEA 524 A.C.
L’ARMATA PERDUTA
dei Crociati contro il Saladino in Terra Tra i misteri della Storia, c’è quello del persiano Cambise e dei suoi
50mila uomini dispersi nel grande deserto egiziano.
Santa, o della Sfida dei Tre Re in Marocco
hanno molto in comune con l’epopea 24 GEDROSIA 325 A.C.
LA LUNGA MARCIA DI ALESSANDRO MAGNO
In questo deserto l’armata macedone patì più sofferenze che altrove.
nordafricana del 1941-42.
Per esempio la determinazione dei 26 CARRE 53 A.C.
GIORNO INFAUSTO
contendenti, l’abilità tattica dei generali, la Per l’ambizione di un generale Roma andò incontro alla disfatta tra
le lande aride dell’Anatolia.
sorte disperata degli sconfitti. E soprattutto
un campo di battaglia estremo e impietoso: 30 TRUPPE CAMMELLATE
L’AFRIKAKORPS DELL’URBE
il deserto. Buona lettura. I Romani avevano i Dromedarii, speciali unità di frontiera.
Jacopo Loredan d direttore
32 HATTIN 1187
SCONFITTI SOTTO UN SOLE BRUCIANTE
La disfatta dei Crociati a opera del Saladino sui corni di Hattin.
WARS I NOSTRI ESPERTI
GIORGIO ALBERTINI
36 ALCAZARQUIVIR 1578
LA SFIDA DEI TRE RE
Milanese, 46 anni, laureato in Storia Nel deserto marocchino crollò per sempre la potenza portoghese.

40
medievale, illustratore EL MOUNGAR 1903
professionista per case editrici OLTRE AL NEMICO LA SETE
e riviste (giorgioalbertini.com).
Nel deserto algerino i legionari si difendono fino allo stremo.
GASTONE BRECCIA
Livornese, 52 anni, bizantinista e 46 MEMORIE
L’UNICA LEGIONE
storico militare, ha pubblicato saggi Inimitabile, leggendaria, maledetta: la Légion étrangère.
sull’arte della guerra, sulla guerriglia
e sulla missione ISAF in Afghanistan.
50 NORDAFRICA 1941
ROMMEL IN CRISI SULLE DUNE
ANDREA FREDIANI Prima di El Alamein, la sconfitta nell’Operazione Crusader.
Romano, 51 anni, medievista,
ha scritto vari saggi di storia militare
e romanzi storici di successo 56 BARCE 1942
MOSQUITO ARMY
(andreafrediani.it). Long Range Desert Group e Sas, la guerriglia in territorio africano.

STEFANO ROSSI
Milanese, 55 anni, già ufficiale
62 IRAQ 1990-1991
DESERT STORM
degli Alpini paracadutisti. Reporter La guerra contro Saddam, con le grandi battaglie di tank.
di guerra, collabora con molte
testate giornalistiche. 66 73 EASTING 1991
UNA TOMBA DI SABBIA
La disfatta dei T-72 battuti dagli Abrams americani.

WARS  RUBRICHE
LIVING HISTORY PAG. 9 70 RICOSTRUZIONI
LA GUARDIA DEL RE DI PRUSSIA
TRUPPE D’ÉLITE PAG. 10 Era fra i reparti più importanti degli eserciti moderni.
RECENSIONI PAG. 82
76 MEMORIE
UN PASSO DALL’INFERNO
IN COPERTINA La Guerra del Vietnam nelle foto di Larry Burrows.
Il generale Rommel (PPK/Scala) e i Crociati a Hattin (L. Tarlazzi).

S 3
AUDIE M
PROTAGONISTI

Un americano
IL SOLDATO CON PIÙ ONOREFICENZE DELLE
FORZE ARMATE AMERICANE DIVENNE UN
ATTORE DI HOLLYWOOD, INTERPRETANDO
DECINE DI FILM WESTERN E POI ANCHE SE STESSO

I
l film The red badge of courage (La prova del fuoco, in Voglia di fuggire. Audie Leon Murphy era nato il 20 giu-
italiano) del 1951, tratto da un classico della letteratura gno 1925 a Kingston, in Texas, da una famiglia di mezzadri che
americana sulla Guerra di secessione, narra di un ragazzo conduceva una vita al limite della sopravvivenza. Lo stesso Au-
un po’ sbruffone durante l’addestramento, ma terrorizza- die la descriveva così nella sua autobiografia All’inferno e ritor-
to in battaglia, che riesce a riscattarsi compiendo un atto eroi- no: “La miseria ci stava alle calcagna, a ogni passo. I figli veni-
co. L’interprete principale era un attore di 26 anni, protagoni- vano uno dopo l’altro, finché si arrivò a undici.[…] Appena fum-
sta di vari film negli anni Cinquanta e Sessanta: Audie Murphy, mo abbastanza grandi per maneggiare un aratro, un’accetta o
occhioni sgranati su una faccia da bravo figliolo. una zappa, ci trovammo sbalestrati nella lotta per l’esistenza”.
Questa fu la sua migliore interpretazione, forse perché ci ave- Il padre ben presto sparì e la madre tentò fino alla morte di te-
va messo qualcosa che ad altri invece mancava: la sua vera espe- nere in piedi la famiglia.
rienza di guerra. Quell’eterno ragazzino, dal carattere tutt’al- Già a dodici anni Audie andava a caccia di conigli con un vec-
tro che pavido, durante la Seconda guerra mondiale era stato chio fucile, col quale affinò le sue doti di tiratore, e per evadere
il soldato più decorato d’America. dalla dura realtà sognava di diventare un soldato. Intanto pe-
rò si divideva tra un po’ di scuola e il lavoro come raccoglito-
DA RECORD re di cotone, garzone di un distributore e aiuto in una bottega
Audie Murphy di riparazioni radio. Solitario e orgogliosissimo, col battaglie-
(1925-1971) ro carattere irlandese ereditato dagli avi, spesso ingaggiava li-
nella Seconda ti furibonde con altri coetanei.
guerra mondiale
conquistò più
Quando i giapponesi colpirono Pearl Harbor, il 7 dicem-
medaglie di bre 1941, Murphy, pur “crepando di rabbia” come ebbe a di-
chiunque, come re, era ancora troppo giovane per arruolarsi. Lo poté fare so-
scrisse Life lo nel 1942, dopo la morte di sua madre, fingendosi maggio-
fotografandolo renne con l’aiuto della sorella maggiore; la sua paura era che la
così. Sopra, la
Medaglia d’onore
guerra finisse troppo in fretta per parteciparvi!
del Congresso. Provò a entrare nei Marines, ma fu scartato per il suo fisico
pelle e ossa. Tentò nella neonata specialità dei paracadutisti,
ma anche lì lo rimandarono indietro, consigliandogli di cre-
scere un po’ “a latte e banane” prima di tornare a farsi pesare.
Alla fine, il minuto Audie fu accettato in fanteria. Con le ta-
sche vuote, piene solo di sogni, e un’ignoranza totale del mon-
do, fu inviato al campo di istruzione. Qui il mancato marine
con la faccia da bambino passò un duro periodo: sveniva negli
addestramenti, era deriso in continuazione per le sue fattezze e
chiamato “baby”. I suoi superiori, benché si dimostrasse un ec-
cellente tiratore, si opposero all’invio in guerra. Ma il suo orgo-
glio e la sua testardaggine finirono per prevalere. Private (“sol-
dato”) Audie Murphy sbarcò in Nordafrica nel 1943 con i rin-
calzi per la Compagnia B, 1° battaglione, 15° reggimento della
SIERRA (2)

della 3a divisione di fanteria. Ma qui la guerra era già finita: gli


italo-tedeschi si erano appena arresi in Tunisia.
URPHY
tranquillo

COURTESY EVERETT COLLECTION/CONTRASTO

ATTORE E
SCRITTORE
Murphy in una
scena del film
To hell and back
(1955), dall’omonimo
romanzo
autobiografico.

5
Dall’inferno della guerra al western

D
opo averci lavorato per delle sue azioni, nel 1949 Audie l’offerta perché, ormai quasi tren-
due anni assieme al co- Murphy pubblicò il libro autobio- tenne, non se la sentiva di reinter-
autore (che non apparve grafico sulle sue storie di guerra. pretarsi come un diciottenne e fu
mai in copertina) David McClure, Scritto anche con una certa dose ingaggiato Tony Curtis.
tornando anche nei luoghi teatro di cinismo e ironia, tipici di una Nei suoi panni. Poi Murphy ac-
certa categoria di veterani, il consentì e il film, diretto da Jesse
libro ottenne grande successo, fu Hibbs e girato con veri soldati a
rieditato più volte e tradotto in Fort Lewis e in una base d’adde-
varie lingue. stramento vicino a Washington,
Qualche anno dopo, la Universal uscì nelle sale con enorme succes-
acquisì i diritti per farne un film e so di pubblico e critica il 17 agosto
fu chiesto ad Audie di interpreta- 1955, 10 anni esatti dopo il rientro
re se stesso. Inizialmente declinò di Murphy dalla guerra in Europa.

nire. La ferita era grave e si infettò; Audie rimase fuori


dai combattimenti per un po’. Nel gennaio 1945 ritor-
nò alla compagnia B, che ora combatteva nell’area di
Colmar, nei Vosgi. Fu qui che meritò la Medaglia d’o-
nore. Il 26, la compagnia venne attaccata da sei carri e
circa duecento soldati tedeschi: Murphy ordinò ai suoi
SIERRA (3)

di sganciarsi e raggiungere postazioni più protette, e


rimase da solo in una precaria posizione, da cui dires-
La guerra vera. Finalmente con lo sbarco in Sicilia, nel lu- se con calma il tiro ravvicinato dell’artiglieria alleata. Poi sa-
glio 1943, Audie vide l’azione, accorgendosi subito che non era lì su un M-10 americano semidistrutto, lì nei pressi e, sempre
proprio come aveva sognato a dodici anni. La guerra era pol- da solo, pur continuando a dirigere l’artiglieria, iniziò a spara-
vere, fango, fatica, puzza, sangue e soprattutto cadaveri: cen- re con una mitragliatrice cal. 50 aprendo ulteriori vuoti tra gli
tinaia di uomini fatti a pezzi. Scrisse in seguito: “La campagna avversari. In un’orgia di rumore, urla, fumo e odore di cordite,
di Sicilia mi ha tagliato le gambe. Ho visto la guerra com’è ve- per più di un’ora resistette sotto il fuoco proveniente da tre di-
ramente, e non mi piace. Ma continuerò lo stesso a combattere”. rezioni, e spazzò letteralmente via tutte le squadre che cerca-
Con la squadra alla quale era assegnato, imparò a sopravvive- vano di sorprenderlo anche a distanza ravvicinata. I carri ne-
re nelle mille situazioni che in battaglia fanno la differenza tra mici, perso l’appoggio dei fanti, si arrestarono. Murphy era fe-
la vita e la morte. Il suo aspetto mingherlino fece sì che lo to- rito a una gamba, ma sparò fino a finire le munizioni; poi sce-
gliessero dal fronte per assegnarlo al comando come portaor- se dal carro, raggiunse i suoi e, nonostante la ferita, organizzò
dini. Non avevano fatto i conti col suo carattere! Audie appena e guidò un contrattacco che costrinse i tedeschi a ritirarsi de-
poté tagliò la corda per uscire con le pattuglie e gli esploratori; finitivamente. Quando, dopo la guerra, gli venne chiesto do-
il capitano, capita l’antifona, lo promosse caporale e lo riman- ve avesse trovato la motivazione per fare questo, molto sem-
dò in linea, “fino a quando non sarai così nauseato che ti verrà plicemente rispose: “Stavano ammazzando dei miei amici”.
da vomitare”, gli disse. Non solo Murphy non tornò indietro, Promosso tenente, fu poi assegnato al comando di reggimen-
ma durante l’avanzata sulla penisola italiana fece vedere a tut- to come ufficiale di collegamento
ti cosa poteva fare un piccolo irlandese cocciuto. Il rovescio della medaglia. Alla fine della guerra aveva
A settembre sbarcò a Salerno e, sulla linea del Volturno, con collezionato una messe impressionante di decorazioni di va-
la sua squadra prese parte a diverse azioni. Al momento dello rio tipo, circa una trentina in tutto, tra cui tutte quelle ameri-
sbarco ad Anzio era già sergente; in un’occasione attaccò col cane al valore e molte altre, anche straniere. La rivista Life lo
suo plotone un carro armato e, strisciandogli vicino, lo mise presentò ai lettori in copertina, identificandolo come “il sol-
fuori uso con le bombe a mano. Quando gli Alleati entrarono a dato americano più decorato” e rendendolo popolarissimo.
Roma, il 4 giugno 1944, Audie Murphy era staff sergeant e ave- Ma c’era anche un rovescio di queste medaglie: per tutta la vi-
va già collezionato varie decorazioni per atti di valore. ta soffrì di Sindrome da stress post-traumatico, che gli causò
In agosto sbarcò con la divisione nel sud della Francia e du- depressione, ansia e, a lungo andare, anche una dipendenza
rante un’azione, per vendicare la morte di un suo compagno da farmaci, che però sconfisse chiudendosi volontariamente
ucciso da una mitragliatrice, andò all’assalto da solo sotto il in una stanza per una settimana.
fuoco diretto, uccidendo sei tedeschi, ferendone due e cat- Al ritorno in patria le celebrazioni non si contarono e la sua
turandone undici. Atti eroici e ferite si susseguirono a ritmo popolarità come soldato attirò l’attenzione del divo di Hol-
serrato. lywood James Cagney, che incontrando Murphy a fine 1945
Ferito. A ottobre fu promosso ufficiale “sul campo”. Era al gli aprì le porte del mondo del cinema. Il ragazzo che sparava
comando del suo plotone, quando, sulla strada per Brouvelieu- ai conigli, ora diventato eroe di guerra, a poco più di vent’anni
res, i suoi uomini vennero colpiti da un gruppo di cecchini: ri- si riciclò come attore (sebbene lui non si sia mai considerato
uscì a catturarne due prima di essere colpito lui stesso all’anca un divo), recitando in una trentina di film – prevalentemente
da un terzo, che però freddò con un tiro difficile prima di sve- di genere western e d’azione – a partire dalla sua prima reci-

6
La 3a divisione di fanteria Usa

S
oprannominata “Rock Mentre molte unità si ritira- catturò la città di Norimber-
of the Marne” (roccia vano, la 3a rimase sulle sue ga dopo un durissimo scon-
della Marna) per le posizioni, come una roccia, tro, casa per casa. Furono
azioni portate avanti nella appunto. elementi della divisione a
Grande guerra, è una delle A casa di Hitler. Nel Secondo prendere il rifugio di Hitler a
divisioni più famose dell’Us conflitto mondiale fu una Berchtesgaden.
Army. delle poche divisioni ameri- Dopo aver combattuto in
Creata nel 1917 in Nord cane a combattere su tutti i Corea, fu di stanza in Germa-
Carolina, fu inviata in Fran- fronti europei, dal Nordafri- nia dal 1957 al 1996, mag-
cia col Corpo di spedizione ca all’Italia, alla Francia, fino giore forza della presenza
americano e nel 1918 pro- a entrare in Germania dopo Usa nella Nato, e si batté poi
tesse Parigi durante la Se- aver attraversato il Reno, nel nella Guerra del Golfo, in
conda battaglia della Marna. marzo 1945. Il mese dopo Iraq e in Afghanistan.

SUL SET SI BATTÉ CON GLI APACHE,


FECE IL BOUNTY KILLER E LA SPIA
E POI RIPETÉ QUELLE AZIONI EROICHE
DI CUI SI ERA RESO PROTAGONISTA
IN ITALIA E IN FRANCIA

LA 3A DIVISIONE
IN IRPINIA
La 3a divisione di fanteria
ad Acerno (Irpinia), dove gli
americani combatterono dal
settembre 1943, dopo lo sbarco
a Salerno. In alto a sinistra, la
copertina dell’autobiografia e la
locandina di un film di Murphy,
SIERRA

ritratto su Life (sopra).


Mauldin: guerra e comics

N
el film migliore di Murphy, The sebbene irriverenti, erano apprezza-
red badge of courage, neanche ti anche dallo stesso generale Eisen-
a farlo apposta ebbe una hower perché erano una valvola di
parte da attore anche un’altra icona sfogo per le frustrazioni dei soldati.

SIERRA (2)
americana della Seconda guerra Premiato. Gli valsero anche un Pre-
mondiale: Bill Mauldin (a sinistra mio Pulitzer nel 1944.
con i suoi personaggi). Willie e Joe furono pubblicati su tan-
Disegnatore per la 45a divisione di te riviste americane ed estere. Dopo
fanteria, con la striscia Willie and Joe la guerra, salvo la breve parentesi
(fanti americani a cui capitava di come attore e scrittore, Mauldin
tutto) divenne una star tra i soldati. tornò al disegno lavorando per il
I suoi disegni apparivano su Star and Chicago Sun-Times. Vinse un altro
stripes, il giornale dell’Us Army, e, Pulitzer nel 1959.

A FINE CARRIERA INTERPRETÒ IL RUOLO DEL BANDITO


JESSE JAMES DA VECCHIO, MA IL FILM NON USCÌ MAI
tazione in Beyond glory (Codice d’onore) del 1948, con Alan
Ladd. Nel 1955, tra l’altro, interpretò se stesso nella pellico- FINZIONE E REALTÀ
Murphy, caporale, in To hell
la autobiografica All’inferno e ritorno (To hell and back) trat- and back: sull’elmetto e
ta dall’omonimo libro in cui raccontava le proprie avventure sulla spalla è ben evidente il
di guerra dal ’42 al ’45. distintivo della 3a divisione di
Appassionato di musica country, si scoprì anche un talen- fanteria americana.
to come paroliere e scrisse parecchi pezzi tra il 1962 e il ’70.
Rimase al contempo nella Guardia nazionale del Texas (36a di-
visione di fanteria), arrivando al grado di maggiore. Nonostan-
te lo avesse chiesto, non fu inviato a combattere in Corea. Fu in
quegli anni che iniziò ad adoperarsi per attirare l’attenzione sui
problemi dei veterani colpiti dalla sua stessa sindrome, chieden-
do alle autorità di compiere studi e di estendere le cure mediche
anche per questo disturbo. I suoi sforzi furono riconosciuti con
delle leggi apposite; dopo la sua morte gli venne dedicato l’Au-
die L. Murphy Memorial VA Hospital a San Antonio.
Appuntamento col destino. Dopo il cinema, Murphy si
diede a investimenti sbagliati finendo sul lastrico nel 1968, an-
che per la sua propensione al gioco d’azzardo. Ma quando era
già male in arnese, sebbene ancora richiesto, si rifiutò di inter-
pretare pubblicità di alcolici e sigarette perché avrebbero potu-
to influenzare i giovani: “Non volevo dare un cattivo esempio”.
Nel 1971 si era un po’ ripreso e dirigeva una società, la Tele-
star Leisure Investments, quando il 28 maggio, durante un gi-
ro d’ispezione, Audie si imbarcò ad Atlanta, con altri 5 colle-
ghi, su un piccolo aereo a elica diretto in Virginia. Il tempo era
pessimo. Attorno alle 12:00, a circa 20 minuti dall’atterraggio,
il velivolo N601JJ della Telestar Aviation che, colmo d’ironia,
era dipinto in bianco e blu, gli stessi colori della 3a divisione di
fanteria, impattò 100 metri sotto la linea di cresta della Brush
Mountain. Nessun superstite.
A soli 46 anni, il 7 giugno 1971, il piccolo soldato passato at-
traverso tante battagle e vicissitudini, fu seppellito con tutti gli
onori militari al Cimitero nazionale di Arlington. Nonostante
le tombe dei decorati con la Medaglia d’onore del Congresso,
l’onoreficenza più alta negli Usa, prevedessero fregi dorati, fu
THE LIFE COLLECTION/GETTY IMAGES

accolta la sua volontà di avere una lapide semplice e conven-


zionale, come quelle di un soldato qualunque.
Ad Arlington, la tomba di Audie Murphy è la più visitata do-
po quella del presidente John Fitzgerald Kennedy. d
Stefano Rossi

8
WARS  LIVING HISTORY

NORMANNI A NAPOLI
A cura di Camillo Balossini

N
ella Napoli del XXI seco- Duellanti all’arma bianca. I rie- rieri medioevali. Fra loro ci sono fan-
lo è ancora possibile trova- vocatori della Reenactment Society ac- ti pesanti, fanti leggeri, arcieri equipag-
re testimonianze di quel- compagnano il pubblico in un viaggio giati di tutto punto con armature, scudi
la che fu la civiltà norman- nei secoli passati alla riscoperta di uno e armi bianche, e tutti si immergono nel-
na dell’XI e XII secolo. Le gesta e la vita stile di vita arcaico, condividendo l’espe- la parte proponendo duelli e combatti-
quotidiana delle genti venute dal Nord rienza di un accampamento normanno menti agguerriti. Ci si ritrova facilmen-
dell’Europa e che colonizzarono il no- e lo scorrere lento delle giornate scan- te immersi in un’altra epoca ammiran-
stro Meridione a partire dall’Anno Mil- dite da attività elementari: come la rac- do la panoplia che avremmo visto a un
le riprendono vita attraverso l’opera del- colta della legna che servirà a cucinare i fante della Battaglia di Hastings, come le
la Reenactment Society. L’associazione, pasti, o le esercitazioni nel tiro con l’arco asce da battaglia di un cavaliere pronto
nata dall’esperienza e passione di alcuni o nell’uso di lance e spade, un’arte del- ad assediare Gerusalemme. Ma gli “in-
rievocatori e artigiani, sin dall’inizio si è la guerra appresa in interminabili ore di gredienti” di questo progetto riguarda-
rivolta a una ricostruzione attenta basa- addestramento, con disciplina assoluta. no soprattutto la riscoperta di un Me-
ta sulle fonti disponibili. Gli epigoni de- I reenactors dell’associzione arrivano a dioevo napoletano, poco conosciuto e
gli “uomini del Nord” (questo significa un’immedesimazione totale con i guer- per questo ancora più affascinante. d
la parola “normanni”) hanno potuto ri-
costruire repliche fedeli di armi, abiti e • WEB •
utensili di queste genti basandosi sui re- http://www.reenactmentsociety.org/
perti archeologici. Sono riusciti così a https://www.facebook.com/ReenactmentSociety
raccontare la conquista del nostro Sud. • •

AGGUERRITI
Sotto, all’assalto,
fanteria leggera e
fanteria pesante con
cotta di maglia, elmo
e camaglio; sono
armati di scudo kite (a
goccia) e spada.
A lato, fante pesante
normanno con arco
(lo scudo dietro le
spalle identifica il
combattente di linea)
e guerriero normanno
dell’XI secolo.

C. BALOSSINI (3)

9
WARS  TRUPPE D’ÉLITE

A cura di Stefano Rossi


BASCHI AZZURRI

AVIOLANCI
Anni ‘30, aviolancio
di parà sovietici
da un Antonov 6.
A lato, foto di
propaganda delle
VDV dei primi anni
‘70 del XX secolo.
SIERRA (2)

R
azionalizzate negli anni del
post-comunismo, oggi la Rus-
sia vanta circa la metà del-
le imponenti 7 divisioni delle
Forze aviotrasportate (Vozdushno-De-
santnye Vojka o VDV) dell’Urss, comun-
que una forza di tutto rispetto se rap-
portata ai mutati scenari odierni.
Ora, in organico alle VDV (che è una
forza armata indipendente) ci sono le
due Divisioni aviotrasportate (98a e 106a,
con sedi a Ivanovo e Tula) e le due Divi-
sioni d’assalto aereo (7a e 76a, dislocate
a Novorossisk e Pskov) della Guardia,
aviotrasportate e aviolanciabili. Sono
considerate le meglio addestrate, equi-
paggiate, motivate e aggressive dell’in-
tero panorama militare russo, specie in
confronto al resto delle forze armate, de-
cisamente di livello molto scarso, l’om-
bra della potenza bellica dell’Urss.
Le VDV russe – eredi di quelle sovie-
tiche e importante riserva strategica ai strata come reparto “da montagna”). te l’invasione in Polonia e nella guerra
tempi della Guerra fredda – hanno con- I “Baschi Azzurri” sono sempre stati in contro la Finlandia .
servato anche oggi le loro caratteristi- primo piano nei recenti conflitti in Ce- Durante la Seconda guerra mondiale
che: possono essere rapidamente dispie- cenia, Georgia e, ultimamente, in Cri- erano in organico già 6 brigate, che pe-
gate pressoché ovunque, sia con avio- mea con alcuni reparti, così com’era sta- rò vennero impegnate principalmente in
lancio, sia con inserzione verticale con to in passato. La loro lunga storia par- ridotti aviolanci difensivi o dietro le li-
elicotteri (la 7a divisione è anche adde- te infatti da ben più lontano, attorno al nee nemiche, dove i parà combatterono
1931, quando i sovietici – tra i primi al con i partigiani in gruppi isolati. Rico-
Guardia L’appellativo non designa unità d’élite nel senso mondo – crearono un reparto di paraca-
Guerra russo-giapponese O Guerra di confine nippo-sovietica,
stretto del termine, ma reparti sovietici (e poi russi) distintisi dutisti. Nel 1935 furono effettuati vici- combattuta dal gen. Zhukov tra 1938 e ’39 sul confine tra Mon-
particolarmente in operazione. Il nome, che si rifà a tradizioni no a Kiev lanci di massa con oltre 2.000 golia e Impero del Manciukuo, presso il fiume Chalchin-Gol.
imperiali, fu reintrodotto nel 1941 (con ordine n° 308 del
Comando supremo sovietico), durante l’offensiva di Yelnya. Le uomini e, già nel 1939, i parà delle VDV Guerra contro la Finlandia O Guerra d’inverno, combattuta tra
unità comprese nella Guardia e i loro singoli soldati riceveva- iniziarono a combattere, prima nella il 30 novembre 1939 e il 12 marzo 1940 nel tentativo dell’Urss
no particolari insegne di distinzione. Guerra russo-giapponese , poi duran- di annettersi territori finlandesi di importanza strategica.

10 S
RUSSI

I PARÀ SULLA
PIAZZA ROSSA
Sopra al centro,
il distintivo delle
VDV russe. Sopra,
paracadutisti in
sfilata a Mosca.

FORZE
SPECIALI
A lato, due operatori
delle Forze speciali
(Spetsnatz) del 45°
reggimento.

stituite nel 1943, le Forze aviotrasporta- Durante la Guerra fredda le VDV fu- rono presenti in Ungheria nel 1958 e 10
te furono portate a 6 divisioni, ma, sem- rono equipaggiate anche con cingolati, anni dopo in Cecoslovacchia, ma l’im-
pre scarse di mezzi aerei, continuaro- carri aviotraportabili e aviolanciabili, ar- piego più massiccio ci fu in Afghanistan
no a combattere come fanteria d’assalto. tiglieria ed elicotteri, raggiungendo co- (1979-1989): lì si fecero le ossa e l’espe-
Alcuni aviolanci di massa però furono sì la piena indipendenza operativa. I Ba- rienza gli odierni comandanti della For-
compiuti oltre il Dniepr e in Crimea. schi Azzurri dell’ex Unione Sovietica fu- za aviotrasportata russa che, in un fu-
turo molto vicino, potrà contare su cir-
ca 73.000 uomini – per la maggior par-
te kontraktniki –altamente addestrati
e preparati. d
L’AKS74-U “Krinkov”, calibro Kontraktniki Letteralmente “contrattisti”; designa i soldati
SIERRA (4)

5.45 mm. Versione corta del professionisti, non quindi “di leva”, all’interno delle Forze
fucile d’assalto AKS74, è usato armate russe. I primi kontraktniki furono impiegati all’inizio del
da parà e Forze speciali. 1990; nel 2008 erano già 140mila.

S 11
UNIFORMOLOGIA
LE DIVISE DEL PERIODO NAPOLEONICO

Soldati
NAPOLEONICI

ILLUSTRAZIONI DI G. ALBERTINI

Brigadiere della compagnia d’élite del 1° Brigadiere della 4a compagnia del 1° squadrone
squadrone del 5° reggimento ussari francesi. del 1° rgt. di corazzieri (corazzieri del re). Con
Impegnati soprattutto in azioni di ricognizione i carabinieri, i corazzieri facevano parte della
e inseguimento, il loro aspetto era l’apoteosi cavalleria pesante dell’esercito di Napoleone:
della leggerezza. Appoggiata alla spalla sinistra scendevano in campo con armatura d’acciaio e
sventolava una giacca bordata di pelliccia, cimiero. Questo era in stile neoclassico, detto “alla
la pelisse, che arricchita di alamari e bottoni Minerva”, parzialmente ricoperto da pelliccia, con
in ottone poteva costare più di 200 franchi. cresta ramata e coda di crini di cavallo. A sinistra,
Completava la divisa una giacca simile ma di il ponpon che caratterizzava la compagnia. Gli
colore diverso e più leggera, il dolman. stivali erano in cuoio semirigido fino al ginocchio.

12
ERANO UN INNO ALLA STRAVAGANZA PER COLORI E ACCESSORI

di Waterloo

ANGLO-PRUSSIANI
L
e guerre napoleoniche
rappresentano il
picco ornamentale
della divisa militare,
tra colori chiassosi, cordelle,
ponpon, piumetti, alamari e
cimieri. Se oggi è determinante il
mimetismo delle uniformi, allora
lo era la visibilità assoluta.
Un inno all’estetica e alla
stravaganza con effetti
sull’economia dei Paesi che
rivaleggiavano in questa corsa
al colpo d’occhio. Una divisa
completa per un fante della
Grande Armée costava tra i 200 e
i 250 franchi francesi mentre un
cacciatore a cavallo della Guardia
sfiorava i mille. Un corazziere con
il suo carico di acciaio e ottone
comportava una spesa di 2.000
franchi, quando un chilo di carne
costava 70 centesimi e un chilo di
pane tra i 20 e i 30; 10 tonnellate
di pane per un singolo corazziere.
Très chic! Le uniformi più
lussuose erano quelle francesi:
quelle della Guardia imperiale
travolgevano per magnificenza,
tanto da indurre Napoleone
a sostituire al comando della
Guardia stessa il suo miglior
amico, Jean Lannes, con Jean
Baptiste Bessières perché il primo
spendeva selvaggiamente.
I rivali di Napoleone rimasero
più sobri, soprattutto i prussiani,
con le loro divise blu scuro e
nere e al massimo un paio di
cambi. Un soldato di cavalleria
della Guardia francese invece
Unteroffizier (sottufficiale) della compagnia Fante della compagnia di centro del 3°
moschettieri del 1° btg. del 6° rgt. di fanteria battaglione di fanteria belga. Faceva parte poteva arrivare ad avere fino
di linea prussiana. Rispetto al tradizionale della 3a divisione di fanteria olandese. L’esercito a 10 differenti varianti della
blu scuro dell’habit-veste a doppio petto, ogni dei Paesi Bassi comprendeva nel 1815 elementi divisa: oltre alla tenuta da
reggimento si differenziava per il colore di olandesi, belgi e lussemburghesi e vestiva per campagna c’erano quella da
colletto e paramani; il modello di questa giacca lo più con divise di ispirazione inglese: dallo viaggio, da campo, di servizio, di
era stato ammodernato per la Campagna dei shako, all’habit-veste, compresi pantaloni e
100 giorni. Lo shako di feltro era ricoperto di ghette, fino alla buffetteria. Nella Campagna guarnigione, da società, da città,
tela cerata e il cappottone grigio veniva chiuso dei 100 giorni i belgi divennero, a detta degli da parata e da grande parata. d
intorno al torace da una custodia in pelle. inglesi, tristemente famosi per la loro codardia. Giorgio Albertini

13
Carabiniere del 4° reggimento
SI SBIANCAVANO di fanteria leggera francese. Era di
colore azzurro la divisa della fanteria
LE CINTURE CON leggera francese, sia nella giacca
modello 1812 che nei calzoni. Le alte
L’ARGILLA E SI ghette simulavano l’aspetto di uno
stivale. Oltre allo zaino, sul quale era
LUCIDAVANO posto il cappotto arrotolato, sul petto
s’incrociano le bandoliere della giberna
DI CONTINUO e della sciabola. Il fante imbraccia un
moschetto da dragoni, leggermente
BOTTONI E FREGI più corto di quello da fanteria.
D’OTTONE

Dragone della compagnia di centro


del 1° squadrone del 13° reggimento
dei dragoni francesi. La tradizionale
giacca con le code lunghe (l’habit),
che era stata comune a quasi tutti
i corpi dell’esercito francese, subì il
taglio delle code dopo il gennaio
1812, venendo rinominata habit-veste.
Come le cavallerie pesanti, anche i
dragoni proteggevano il capo con
un elmo alla Minerva, ma di rame
giallastro. In mano impugna una
carabina da cavalleria modello An XI.

Cannoniere di 1° classe della


1a compagnia del reggimento di
artiglieria a cavallo della Vecchia
guardia. I blocchi commerciali
subiti dalla Francia nelle campagne
napoleoniche ridussero l’arrivo di
pelli d’orso dal Nord America così da
limitarne l’uso solo ai pochi reggimenti
della Vecchia guardia (per esempio,
gli artiglieri a cavallo). Sotto l’habit
indossavano un panciotto smanicato
con alamari in stoffa.

14
Cacciatore della 1a compagnia dei Gelernte
I REGGIMENTI SI Jägers del battaglione di avanguardia del
contingente di Brunswick. Come altri piccoli Stati
DISTINGUEVANO tedeschi, anche il neonato Ducato di Brunswick
PER IL COLORE DEI partecipò alla coalizione anti-napoleonica nella
Campagna dei 100 giorni. Gli Jägers erano un
RISVOLTI DI POLSINI, contingente di fanteria leggera, arruolati per le
loro capacità di tiratori. La divisa era di foggia
COLLI E SPALLINE, tradizionale con un habit-veste e pantaloni di lana
grigia. Il cappotto era portato ad armacollo e come
MA ANCHE copricapo un cappello in feltro dalle falde impari.

DI CALZONI E
PANCIOTTI

Granatiere del 1° battaglione del 27°


reggimento di fanteria “Enniskillen”.
Il reggimento era arruolato nell’Irlanda del
Nord, nella contea di Enniskillen appunto.
Così come il blu e il bianco erano i colori
francesi, tipico dei fanti inglesi era il rosso
mattone delle loro giacche monopetto,
spezzate solo dal bianco filettato delle
bottoniere. Le giacche dei battaglioni
dei granatieri e della fanteria leggera
portavano alla sommità del braccio
spallacci in lana. In battaglia lo shako era
ricoperto da una tela cerata nera.

Ussaro del 1° squadrone dell’8°


reggimento ussari prussiani. Funerei nella
loro divisa nera, come i settecenteschi
ussari della morte, elementi di questo
squadrone portavano ancora, sullo shako,
il fregio dalla testa di morto sopra le due
tibie incrociate. Alla ingombrante pelisse si
preferiva il cappotto da cavalleria tenuto
arrotolato sul petto. Intorno alla vita
venivano arrotolate una fascia-cintura e
una cintura vera e propria che sorreggeva
la sciabola (sabre) e la sabretache.

15
Sergente della 1a compagnia
MOLTI GENERALI fucilieri del 29° reggimento di
fanteria di linea francese. Il fante
PORTAVANO indossa la divisa per antonomasia
del soldato napoleonico: lana blu
GALLONI D’ORO con risvolti bianchi, sul braccio
sinistro in basso il gallone di grado
E D’ARGENTO e, in alto, quello di anzianità di
servizio, dieci anni. In testa, lo
E RIFINITURE shako nero con placca modello
1810. Sulla spalla il moschetto
PIUMATE SUI a pietra focaia calibro 17,5.
BICORNI

Lanciere del 1° squadrone (squadrone


polacco) del reggimento cavalleggeri
lancieri della Guardia imperiale. Un
reggimento di volontari polacchi fu
inquadrato dal 1807 come lancieri della
Guardia di Napoleone. L’uniforme era
composta da una giacca di lana blu scuro
con risvolti cremisi, detta kurtka, più
sovrapantaloni da cavallo con rinforzi
in pelle. Lo strano copricapo, tipico dei
lancieri originari dell’Est Europa, si chiama
czapska e si contraddistingue per la
calotta di stoffa romboidale.

Capitano del 3° reggimento dei


granatieri a piedi della Guardia
imperiale. Il grande cappello di
pelliccia d’orso era il carattere
distintivo dei granatieri della Guardia:
la sua altezza era di 37,9 centimetri
e costituiva un’ottima difesa contro
i fendenti di sciabola. Sulla placca
metallica svettava un’aquila
imperiale. Il capitano porta il cappotto
arrotolato a tracolla e, cadente sul
petto, una placca da ufficiale.

16
Dragone del 1° squadrone del
COPRICAPO 2° reggimento dei dragoni (Scots
SCENOGRAFICI, Greys). Famosi per la carica a Waterloo,
indossavano una divisa semplice
PENNACCHI E paragonata ai loro omologhi francesi:
habit-veste rosso monopetto bordato
PONPON, MA POI di azzurro e oro e sovrapantaloni grigi
come le loro cavalcature (da cui lo
NON C’ERANO pseudonimo), più berrettone alto di
pelliccia d’orso con cordoni e fiocchi
DIFESE DA in oro. Oltre alla sciabola da cavalleria
pesante, i dragoni portavano appesa
FREDDO E ACQUA alla bandoliera una carabina da
cavalleria.

Fante della compagnia flanqueurs


del 2° btg. leggero della King’s German
Legion. La KGL fu un piccolo esercito
composto da volontari tedeschi
al servizio della corona inglese: il
nucleo originario era un reparto di
fanteria leggera. All’interno di questa
formazione, i flanqueurs operavano
come i volteggiatori nella fanteria di
linea. A Waterloo il battaglione costituì
la guarnigione di La Haye Sainte, che
difese fino a esaurire le munizioni.
La divisa era quella di alcune unità di
fanteria leggera dell’esercito britannico.

Sergente della compagnia


granatieri del 1° battaglione del 79°
reggimento di fanteria “Cameron
Highlanders”. La divisa dei
reggimenti arruolati nelle highlands
scozzesi prevedeva giubba rossa e un
elemento del costume tradizionale,
il kilt. Ogni reggimento si differenziava
per un proprio tartan. Il copricapo
era ricoperto di piume di stuzzo.
Il sergente è armato di spuntone e
spada scozzese con elsa a gabbia.

17
PRIMO PIANO

D
ifficile capire, per chi non lo ha mai subìto, che cosa durante la riconquista italiana della Cirenaica negli anni ’30.
si prova a stare giorni e giorni sotto un sole impla- Ma il deserto, in effetti, non è così deserto per tutti: popolazio-
cabile con intorno un paesaggio uniforme, terribil- ni come i Tuareg del Sahara, i beduini dell’Hegiaz e della Peni-
mente desolato, mosso solo dai miraggi provocati sola Arabica o le tribù mongole dell’Asia Centrale, solo per ci-
dal surriscaldamento del terreno. Aridità, sole accecante, tem- tarne alcune, nei secoli si sono adattate a vivere in questi luoghi
peste di sabbia, assenza di acqua e di cibo erano solo alcuni dei sfruttandone le peculiarità anche per combattere. Contro co-
problemi che un grande esercito, o anche un piccolo distacca- storo un esercito convenzionale non ha quasi mai avuto scam-
mento, doveva affrontare per muoversi e combattere nel deser- po, salvo in rari casi legati più all’addestramento e all’organizza-
to. E nei secoli le condizioni non sono cambiate. zione che ad altro. Erano questi uomini a fare la differenza nelle
Lo hanno constatato gli eserciti romani durante le Guerre guerre nel deserto ed è per questo che gli eserciti stranieri fece-
giudaiche e le campagne di Traiano contro i Parti, o le armate ro di tutto per poterli avere al loro fianco: un caso emblemati-
dei Crociati contro gli eserciti musulmani. Ma è Erodoto a rac- co è quello delle Guerre puniche, vinte dei Romani solo perché
contarci la tragica fine dei cinquantamila Persiani in una del- potevano schierare come alleati Numidi e Mauritani. Ancora
le prime descrizioni di operazioni nel deserto: nel 525 a.C. il re nel secolo scorso, popolazioni locali erano arruolate in eserciti
di Persia Cambise, che aveva appena conquistato l’Egitto, inviò europei per meglio controllare i territori desertici, com’è il ca-
un suo contingente contro i Libi stanziati nell’oasi di Siwa, do- so dei nostri reparti sahariani e meharisti (questi ultimi mon-
ve si trovava l’oracolo di Amon: “Giunti all’incirca a metà stra- tati sui veloci dromedari), utilizzati fino agli anni ’40 del ’900.
da […] si levò da sud un vento improvviso e fortissimo, che solle- Un terreno difficile anche oggi. Pur col mutare delle
vò la sabbia fino a seppellirli tutti; e questa è stata la loro fine”. armi e dei mezzi e l’avvento della tecnologia, il deserto rimane
E ancora Curzio Rufo, nella sua Historia Alexandri Magni, rac- “la terra eternamente senza padrone”, come lo definì il roman-
conta della marcia dei soldati di Alessandro attraverso i deser- ziere inglese D.H. Lawrence (da non confondersi con il con-
ti della Sogdiana (nel 328 a.C.): “L’ardore del sole estivo accen- dottiero); difficilmente infatti si può occupare militarmente il
de le sabbie.[...] Inoltre la caligine, sollevata dal calore eccessivo deserto, così come, per usare una similitudine solo apparente-
del suolo, toglie la luce del giorno e la pianura prende l’aspetto mente banale, non si può occupare il mare. Anche nelle moder-
di un mare vasto e profondo. [...] La siccità assorbe tutta l’umi- ne guerre di movimento, combattere nel deserto è come com-
dità naturale, bruciando profondamente la bocca e le viscere”.
La stessa cosa sperimentarono nei secoli a seguire i solda-
Sogdiana Regione storica dell’Asia Centrale, negli attuali Uzbekistan Meridionale e Tajikistan
ti francesi durante la Campagna d’Egitto di Napoleone o an- Occidentale, dove si sviluppò una civiltà iranica che conobbe il suo apice tra il V e l’VIII secolo d.C.
cora i britannici che combatterono le armate del Mahdi in I Sogdiani opposero tenace resistenza ad Alessandro Magno, che giunse a un compromesso,
Sudan a fine ’800, o di nuovo i soldati del generale Graziani sposando una principessa locale. I Sogdiani vennero man mano assimilati da altri popoli asiatici.

IL LUOGO ESTREMO E INOSPITALE PER ECCELLENZA


CONSERVA STORIE DI ARMATE PERDUTE
E SOLDATI SFINITI DALLA SETE E DAGLI STENTI

LA GUERRA NEL
DESERTO
18
battere in mare: le distanze sono enormi e, come sull’acqua, per può costituire il paradiso della tattica, dall’altra, date le gran-
mancanza di punti di riferimento si prova una sensazione di di- di distanze tra le pochissime zone abitate, è anche un vero in-
sorientamento; non è raro che, muovendosi solo con la bussola, ferno per la logistica. Per assurdo, chi perde e si ritira, riavvici-
intere unità si perdano durante gli spostamenti, come inghiotti- nandosi maggiormente alle sue linee di rifornimento, riacqui-
te da sabbia e pietraie. Ogni singolo carro armato o automezzo sta più capacità combattiva, mentre il vincitore all’inseguimen-
è come una nave: la polvere che il mezzo solleva viene avvistata to allunga ulteriormente la sua catena logistica.
a chilometri di distanza, esattamente come i fumaioli delle na- Anche l’intelligence nel deserto è svantaggiata: non è quasi
vi. Analogamente alle flotte in alto mare, a contatto col nemico mai possibile avere informazioni dalle scarse popolazioni locali
il contingente deve manovrare spostandosi in posizione miglio- e tutto deve essere fatto con la ricognizione, resa però difficolto-
re per dare battaglia e, proprio come in acqua, deve concepire sa, anche con le moderne tecniche aeree, dalle enormi distanze.
anche la fase difensiva in forma mobile, basandosi sulla supe- Un dominio senza padrone. Nonostante ciò, nei deser-
riorità specifica dei mezzi (siano essi corazzati o meccanizza- ti si è sempre combattuto e si continua a farlo, come durante le
ti). Per mancanza o scarsità di punti di appiglio tattico , infatti, Guerre arabo-israeliane o nelle recenti Guerre del Golfo Persi-
le posizioni statiche sono difficili da ottenere. co. Nel tempo sono state sviluppate nuove tecniche di combat-
Con la sabbia in bocca. La linea del fronte, poi, è labile: al timento e sono stati scritti numerosi manuali. Gli eserciti hanno
massimo qualche striscia di anguste trincee scavate con grande creato unità specializzate, come nel caso della Legione stranie-
difficoltà, nelle quali le truppe devono fare i conti con l’afa op- ra francese (v. articolo su El Moungar), i cui soldati hanno fatto
primente durante le ore di sole, il freddo notturno dovuto alla di queste zone desolate una loro epopea, o ancora dello Special
forte escursione termica, la polvere che impasta occhi e bocca Air Service e del Long Range Desert Group britannici, studia-
e le tempeste di sabbia che durano anche vari giorni. ti durante la Seconda guerra mondiale per ricognizioni, raid e
Ne seppero qualcosa i soldati italiani nelle campagne in Nor- colpi di mano nelle aride distese africane e orientali.
dafrica dell’ultima guerra mondiale: a El Alamein questi disagi Ma dopo ogni battaglia, dopo ogni guerra in cui “l’assordante
continui minarono la loro capacità combattiva. Gli uomini, sot- silenzio” di queste zone inospitali è spezzato dal clangore delle
toposti a un regime alimentare di sole scatolette e bevendo ac- spade o dall’eco delle cannonate, i deserti tornano a essere ciò
qua spesso non depurata, erano colpiti da continui disturbi in- che sono sempre stati: luoghi di misteriosa solitudine e spesso
testinali. E poi c’erano le mosche, assolute padrone del deserto. di grande bellezza. Senza padroni. d
Non si sapeva da dove arrivassero: assalivano a sciami, sen- Stefano Rossi
za tregua; mani, occhi, viso erano di loro proprietà e non
c’era pasto che non prevedesse di ingurgitarne. Appiglio tattico Nel linguaggio militare, è un elemento del terreno utilizzabile,
soprattutto in difesa, per la copertura e il controllo della zona circostante.
Il deserto, incapace di fornire risorse, se da una parte

IL GENERALE

BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO
CAMMELLATO
Napoleone in Egitto
(1798-1801), dove
sbarca dopo la
Campagna d’Italia.
LA GUERRA NEL DESERTO
GREAT SAND SEA 524 A.C.

TRA I TANTI MISTERI DELLA STORIA CHE


RIECHEGGIANO DALLA NOTTE DEI TEMPI C’È
QUELLO DI CAMBISE E DEI SUOI 50MILA UOMINI
DISPERSI NEL GRANDE DESERTO EGIZIANO

L’ARMATA
PERDUTA
U
n tempo i cammellieri lo chiamavano Khamsin Dov’era finita la seconda armata persiana? Lo storico greco
(“Cinquanta”) e lo descrivevano con toni tremendi: Erodoto, vissuto pochi decenni dopo i fatti, narra che in sette
piombava da sud, uccideva molti, accecava altrettan- giorni i soldati avevano raggiunto “Oasi, città abitata dai Sa-
ti, poi spariva fra le dune. Oggi carovane non ce ne mi” (alias Isola dei Beati) e che poi avevano proseguito verso
sono più, ma lui imperversa ancora nel deserto fra Egitto e Libia: Siwa “attraverso la regione sabbiosa”. A metà strada però erano
la sua furia può durare 50 giorni, come dice il nome; poi si che- stati sorpresi dal famigerato Khamsin: “Mentre stavano pren-
ta, perché il Khamsin non è un uomo ma un vento. dendo il rancio di mezzogiorno cominciò a soffiare
E se potesse parlare, gli storici farebbero la fila per un vento insolitamente tremendo che, trasportando
intervistarlo. Infatti l’ex-terrore dei cammellieri,
che spesso soffia fin sul Cairo, è depositario di un
7 Si tratta della
cumuli di sabbia, li seppellì”.
Soffio mortale. Ma è possibile che i resti di
segreto che dura da 25 secoli: la sorte di un’armata percentuale di tanti soldati con relative salmerie vengano sepolti
di 50mila uomini, sparita nel nulla mentre marcia- superficie del Great senza lasciare traccia? A sentire gli esperti del We-
va fra le dune. Teatro del giallo è quel settore di Sa- sand sea coperta stern desert sì: quando soffia il Khamsin il cielo di-
hara che si stende sul confine Egitto-Libia e che gli dalle dune. venta viola, la visibilità cala a 2 metri, la temperatu-
atlanti segnalano con nomi diversi: Western desert ra sale e gli occhi sono mitragliati da milioni di gra-
se i cartografi sono filo-egiziani, Libyan desert se sono filo-libi- nelli di sabbia, sparati come proiettili. Ripararsi è impossibile,
ci e Great sand sea (“Grande mare di sabbia”) se sono neutrali. dormire idem: una tortura simile uccide psicologicamente. E
Svaniti. Tutto risale al 524 a.C., cioè a un anno dopo che chi si lascia andare può morire anche nel fisico. E non sarebbe
Cambise II , imperatore di Persia, aveva invaso l’Egitto e risali- l’unica sparizione misteriosa: il Siwan manuscript, un diario
to il Nilo fino alla capitale Tebe (oggi Luxor). Da lì il suo eserci- che il giudice Abu Musallim compilò più di un secolo fa sulla
to si divise in due colonne: una marciò sulla Nubia (oggi Nord base di testi della tradizione, narra di altre due colonne milita-
del Sudan), l’altra contro il Paese degli Ammoni (oggi oasi di Si- ri spazzate via dal vento vicino all’oasi.
wa, nel Great sand sea). Nessuna delle due ebbe fortuna: i sol- Non è tutto: nel 1805, lontano dall’oasi di Siwa, finì male an-
dati della prima, esaurite le provviste, finirono per mangiarsi che una terza carovana, in marcia dal Darfur (Sudan) ad Asyut
l’un l’altro, tirando a sorte chi macellare; quelli della seconda (Egitto), i cui resti furono, però, ritrovati. È possibile che in-
non giunsero mai alla meta, né tornarono indietro. vece, nel caso dell’armata persiana, il vento abbia accumulato
tanta sabbia da coprirne ogni traccia? La risposta è sì, almeno
Cambise II Figlio di Ciro il Grande, fu il sovrano achemenide dell’Impero persiano, sul cui trono salì in teoria; infatti nei secoli il Khamsin ha coperto per due volte
nel 529 a.C. Fu anche re d’Egitto dal 525. Morì nel 522 a.C. persino la Sfinge di Giza, alta 20 metri.

SABBIA
NEGLI OCCHI
Secondo il racconto
dello storico greco
Erodoto, nel VI secolo
a.C. un esercito di
50.000 Persiani diretto
all’oasi di Siwa fu
A. MOLINO

inghiottito da una
tempesta di sabbia.

21
GUERRIERI
ETERNI
Gli Immortali, la
guardia speciale del
re persiano, nella
scalinata del palazzo
dell’Apadana a
Persepoli (Iran).
© KAZUYOSHI NOMACHI/CORBIS

ARABI E BATTRIANI, ALLEATI DEI PERSIANI, FORNIRONO


DROMEDARI E CAMMELLI PER ATTRAVERSARE IL DESERTO
Molti hanno percorso in lungo e in largo il Great sand sea,
ma senza trovare una sola freccia o una sola tibia riferibi-
GREAT SAND SEA 524 A.C. le ai Persiani. D’altra parte, basta guardare l’atlante: in dire-
Il Gran mare di sabbia, così si chiama il deserto egiziano,
si estende su oltre 72mila metri quadrati e costituisce zione nord-sud il Great sand sea misura quasi 1.000 km, da
la frontiera settentrionale del Sahara: è la terza distesa est a ovest poco meno. Insomma, è il più vasto erg (deser-
di dune al mondo, oltre che la più arida. I Persiani vi to sabbioso) del mondo. E gran parte della superficie è co-
penetrarono per raggiungere l’oasi di Siwa, dove si trovava perta da barkane, le tipiche dune a mezzaluna, a pendio
l’oracolo di Zeus Ammon: erano 880 chilometri di marcia.
dolce su un lato e ripidissimo sull’altro, che nessuna car-
ta geografica riesce a disegnare perché si spostano di an-
no in anno e, nella stagione del Khamsin (cioè in marzo-
aprile), di settimana in settimana.
250 km
Mar Mediterraneo Senza tracce. Da quell’oceano rovente spuntano 8 oasi
abitate, di cui 5 in Egitto: da sud a nord, Kharga, Dakhla, Fa-
rafra, Bahariya e Siwa. L’Isola dei Beati, che la colonna persia-
na superò, è Kharga. Ora, Erodoto dice che il vento fece stra-
Menfi ge a metà strada fra l’Isola e Siwa, ma non nomina Farafra, che
EGIT TO si trova a quella latitudine: quindi i soldati dovevano aver se-
Oasi di Siwa guito una rotta più a ovest (a est di Farafra l’erg finisce), lonta-
(Paese degli Nilo na dall’oasi (dove non tentarono di rifugiarsi). Che non si sia
Ammoni)
Bahrein trovato nulla, là dove le barkane sono più alte che mai, è ovvio.
Oasi di Bahariya A conti fatti, dunque, resta aperto un solo dubbio, quello sul
numero dei militari: 50mila uomini sembrano davvero trop-
Presunta Oasi di Farafra
pi per attaccare un’oasi che oggi conta 5.500 anime, compresi
LIBIA zona della vecchi, donne e lattanti. Conclusione: “Che il numero dei sol-
dati sia stato esagerato, è possibile; ma che un’armata persia-
tempesta
na sia stata sepolta sotto le sabbie del deserto resta inconfuta-
di sabbia bile”. Il parere è dello storico delle oasi più autorevole di tut-
ti i tempi, Ahmed Fakhry, già docente all’Università del Cai-
Tebe
Oasi di Dakhla ro, morto nel 1973.
Oasi di Kharga Oggi, superati molti dubbi, quasi tutti gli studiosi la pensano
Oasi di Kufra Oasi di Zarzura (Isola dei Beati) come Fakhry. Ma perché, se la storia dei Persiani spariti è ve-
ra, Erodoto o le sue fonti avrebbero dilatato il numero dei sol-
dati? Forse per sottolineare l’importanza della missione. In-
Ipotetico itinerario Tragitto usuale (più Antica pista fatti Siwa non era un’oasi qualsiasi: oggi nota soprattutto per i
dell’armata di Cambise. lungo) da Tebe a Siwa. Kharga-Kufra. suoi ottimi datteri, allora lo era per un tempio, sede di un ora-

22
Un armamento troppo pesante

C
ome era equipaggiata capo leggero e floscio, simile possedeva ottimi cavalli, poco
l’armata di Cambise? al berretto dei rivoluzionari adatti però al Sahara.
Possiamo ricostruirlo francesi) e usavano scudi di Inadeguati. Tirate le somme,
con buona approssimazione vimini intrecciati, trasporta- l’armata non era affatto un
grazie ai rilievi che decorano bili senza fatica. In compenso Afrikakorps a misura di de-
le rovine di Persepoli e Susa erano appesantiti da corazze serto, anche perché in parte
(Iran) e alla descrizione, tra- metalliche a squama di pesce formata da soldati di etnie
mandata da Erodoto, della e da un abbondante corredo alleate che spesso avevano
spedizione di re Serse, che nel di armi personali (lance, spade equipaggiamenti anche più
480 a.C. (quindi pochi decenni e soprattutto archi ed enormi pesanti dei Persiani: gli Assiri,
dopo l’invasione dell’Egitto) faretre colme di frecce) che per esempio, usavano elmi
affrontò i Greci alle Termopili. certo non facilitava le marce di bronzo, che sotto il sole
I soldati non avevano elmi, sulla sabbia. Per i bagagli col- cocente diventavano veri stru-
ma solo la “tiara” (un copri- lettivi, poi, l’esercito persiano menti di auto-tortura.

colo di Amon, massimo dio egizio. A costruirlo era stato Ama- di credere che i suoi uomini potessero imitare i carovanieri lo-
si (579-526 a.C.), padre di Psammetico III, il faraone che regna- cali, che del deserto conoscevano tutti i segreti.
va al momento dell’invasione. Il racconto avrebbe potuto fermarsi qui. Ma nel 1996 due ar-
Sacrilegio. Ebbene: l’obiettivo di Cambise non era occupare cheologi di Varese, i fratelli Angelo e Alfredo Castiglioni, e un ge-
l’Egitto per compiere qualche razzia di datteri, ma sottomettere ologo egiziano, Ali Al-Barakat, hanno trovato per la prima volta
il Paese politicamente e culturalmente. Il sogno persiano era un ai margini del Great sand sea alcune punte di freccia, un pugna-
mondo globalizzato: quindi i simboli dell’identità nazionale do- le, un bracciale, degli orecchini e un finimento per cavalli di ori-
vevano sparire. Il primo a farne le spese fu Psammetico, costret- gine persiana. I reperti erano nei pressi di una grotta, aperta in
to a bere sangue di toro avvelenato. Seguì Amasi, la cui salma fu una falesia ai margini di una conca sabbiosa, in località Bahrein,
esumata, flagellata e bruciata. L’ultimo fu Api, il toro sacro degli cioè a poco più di 100 km da Siwa. Probabilmente i soldati, sor-
Egizi, pugnalato in pubblico in un sadico rito blasfe- presi dalla tempesta di sabbia, cercarono rifugio nel-
mo. In quel quadro, dopo Amasi si doveva brucia- la grotta, ma inutilmente. Sulla nazionalità dei mi-
re anche il tempio di Siwa, per spegnere la voce del
dio nazionale. Proprio con questo obiettivo Cambi-
1.000
I km di ampiezza
litari non c’è dubbio: il finimento è identico a quelli
raffigurati sui rilievi di Persepoli (la capitale persia-
se inviò i suoi soldati. Che forse non erano 50mila: da nord a sud del na, oggi in Iran) e le frecce sono uguali ad altre re-
secondo Erodoto si trattava di “un corpo scelto” (oggi Great sand sea dove cuperate a Pelusio, dove Cambise sconfisse l’eserci-
li chiameremmo marines o parà) che prese la scor- sarebbe scomparsa to di Psammetico III.
l’armata persiana.
ciatoia del deserto per risparmiare tempo. Dubbi sul percorso. Mistero risolto, dun-
Cambise non lo sapeva, ma quella scorciatoia, que? No, perché Bahrein (un’oasi abbandonata,
del tutto priva di pozzi, era ad alto rischio. Gli esperti calcolano in prossimità di due laghi salati che si aprono fra le dune) è
che una colonna di 20mila uomini (cifra prudenziale) avrebbe del tutto fuori rotta rispetto all’itinerario indicato da Erodoto.
bisogno di almeno 40mila litri d’acqua per ogni giorno di mar- Dunque le ipotesi sono due: o Erodoto fu impreciso e l’armata
cia e non potrebbe percorrere più di 30 km al giorno. Ora, la di Cambise seguì in realtà tutt’altra strada; oppure la pattuglia
distanza Kharga-Siwa è di 640 km in linea d’aria (circa 900 re- della grotta di Bahrein apparteneva a spedizioni militari suc-
ali); per coprirla senza far scalo a Farafra, i Persiani avrebbero cessive; infatti, i Persiani tornarono altre volte in Egitto, con
dovuto portare con sé 1.200.000 litri d’acqua, pari a 480 auto- Serse I e con Artaserse III.
botti della Forestale. Se le cose stanno così, l’armata di Cambise, “scomparsa” per
Eppure, sempre secondo gli esperti, la traversata, benché l’archeologia ufficiale, potrebbe non essere affatto tale per i
estrema, in teoria non sarebbe impossibile: una spedizione ita- tombaroli delle oasi. Non ci sarebbe da stupirsi se un domani
liana nel 1982 ha ripercorso le ipotetiche orme dell’armata di le armi persiane, che tanti hanno cercato fra le barkane, ricom-
Cambise per localizzare tra le dune vari alamat, i cippi di pie- parissero in qualche collezione privata in Europa o in America.
tre sovrapposte con cui i nomadi sahariani segnano la direzio- È solo un’ipotesi, intendiamoci: sotto il sole del Sahara è faci-
ne da seguire. Quei segnavia provano che in un tempo impre- le prendere alamat per piramidi, variante egiziana del nostro
cisato c’era davvero gente che attraversava il Great sand sea, adagio su lucciole e lanterne. d
pur senza autobotti. Forse l’errore di Cambise fu “solo” quello Nino Gorio

23
PARE CHE IN QUESTO DESERTO L’ARMATA MACEDONE PATÌ
PIÙ SOFFERENZE CHE IN ANNI DI BATTAGLIE

LA LUNGA MARCIA
DI ALESSANDRO MAGNO

GESTO NOBILE
Alessandro Magno di
ritorno dall’India, nel
deserto della Gedrosia,
rinuncia all’acqua per patire

NATIONAL GEOGRAPHIC CREATIVE


gli stessi stenti della sua
armata. Aveva attraversato
il deserto (quello della
Sogdiana) anche all’andata,
tre anni prima.

A
lessandro Magno non è sta- favorendo le soste della flotta di Nearco, sentito dire che nessuno, prima di lui, se
to solo un grande condot- incaricata di esplorare i bracci dell’Indo. l’era cavata, tranne la regina assira Semi-
tiero, ma anche un esplo- Ottenuta la resa delle popolazioni lo- ramide, in fuga dagli Indiani, che ne era
ratore di vaglia, probabil- cali, Alessandro poté dedicarsi alla logi- uscita con soli 20 superstiti del suo eser-
mente il primo ad aprire delle vie di stica per attraversare il deserto che lo at- cito, e Ciro, figlio di Cambise, sopravvis-
comunicazione tra l’Occidente e l’Estre- tendeva. Il conquistatore macedone non suto con 7 soldati.
mo Oriente. Questo almeno fu uno de- trascurò nulla, dotando la sua colonna di Ma lungo la marcia Alessandro si tro-
gli obiettivi che nel 325 a.C. si propo- cospicue vettovaglie fatte inviare dai sa- vò davanti a un ostacolo di cui nessuno
se nel tornare a Babilonia dopo la sua trapi centroasiatici e allestendo una lun- lo aveva informato: la catena del Talai.
campagna indiana, dividendo la sua ar- ga teoria di carri per il trasporto di acqua Per aggirarla, virò verso l’interno, allon-
mata in tre tronconi; quello guidato dal- dolce. Eppure, lo storico Arriano afferma tanandosi dalla costa e finendo nel cuore
lo stesso re, composto da 15.000 soldati, che “neppure l’insieme delle sofferenze del del deserto, con un caldo asfissiante e in
ma anche da non combattenti, donne e suo esercito in Asia può essere paragonato un territorio senza risorse. I suoi uomi-
bambini, aveva il compito di procedere alle pene sofferte in questa zona”. ni avrebbero dovuto percorrere 300 chi-
verso ovest lungo la Gedrosia, l’attuale Fu il primo. Si disse che Alessandro, lometri alla cieca, prima di raggiungere
Makran, sotto il Belucistan, per scavare amante delle sfide estreme, intendesse di nuovo il mare. I primi a morire furo-
pozzi e allestire scali per i rifornimenti affrontare il deserto solo perché aveva no gli animali da soma, sterminati dal-

24
GEDROSIA 325 A.C.
A
Percorso di Alessandro via terra
CAR Alessandria l termine della campagna indiana, Ales-
MA Percorso di Alessandro via fiume
sull’Indo sandro risale il corso del fiume Indo fino
NIA Percorso della flotta di Nearco
a Pattala, dove divide l’esercito in due:
Città fondate da Alessandro
la flotta, condotta da Nearco, deve esplorare il
Città asiatiche delta del fiume e le sponde sud dell’Asia fino
Alessandria
della Carmania Alor allo Stretto di Ormuz e al Golfo Persico, mentre
il re conduce lungo la costa una colonna di
IMPERO MACEDONE supporto alla flotta, con 15.000 soldati, oltre ai

o
Ind
civili, per scavare pozzi e allestire scali per i ri-
Alessandria fornimenti a Nearco. Un terzo troncone, il gros-
Hormozeia Rhambacia
IA
so dell’esercito, ha lasciato il sovrano all’altezza
Pura (Iranshahr) (Las Bela)
IND
(Hormuz) di Alessandria sull’Indo e procede attraverso
GEDROSIA l’Asia Centrale al comando di Cratero.
Arduo cammino. La catena dei Monti Talai
Pasni Cocala costringe Alessandro a deviare il suo cammino
Gwadar Pattala
verso l’interno, facendolo finire in pieno deser-
to della Gedrosia (oggi Makran), che deve per-
Porto di correre per 300 km, prima di riuscire a raggiun-
Alexandrou gere di nuovo il mare all’altezza di Pasni. Dopo
AR Mar Arabico Limen di allora la colonna, ormai decimata, prosegue
AB (Karachi) di nuovo verso l’interno in direzione di Perse-
IA poli, ricongiungendosi a Cratero all’altezza di
Alessandria Carmania (Galashkird).

la sete, dalla sabbia infuocata e dal cal-


do, dalle dune che li inghiottivano co-
me sabbie mobili, e dagli stessi uomini,
che li uccidevano di nascosto per cibar-
sene. Di conseguenza, iniziarono pre-
sto a morire anche gli esseri umani, per
lo più abbandonati lungo la strada per-
ché non c’erano più bestie per tirare i
carri su cui trasportare feriti e malati; al-

G. RAVA (2)
tri, stremati dalle lunghe marce nottur-
ne, cadevano in preda al sonno e sof-
focavano nella sabbia. Ma si perdeva
la vita anche davanti a una sorgente
d’acqua: in una circostanza, donne
e ragazzi affogarono lungo la spon-
da di un torrente a causa di una im-
provvisa piena, e in molte occasio-
ni alcuni bevvero fino a star male o a
morirne; Alessandro, che procedeva a
piedi per condividere le sofferenze dei
suoi subalterni, prese l’abitudine di fare
accampare gli uomini a grande distanza
dalle sorgenti, per evitare che vi accor-
ressero tutti insieme e intorbidassero
l’acqua o si danneggiassero a vicenda.
Odissea. Una volta a Pasni, sul ma-
re, la colonna si era lasciata dietro mi-
gliaia di morti per gli stenti subiti, so-
prattutto tra i civili, ma la sua odissea
non si era ancora conclusa: i Macedo-
ni avrebbero dovuto percorrere altri
650 km prima di ricongiungersi, a Ga- PEZETERI MACEDONI
lashkird, con l’armata principale, con- I soldati della falange di Alessandro
dotta da Cratero, e di riunirsi sullo Stret- (pezeteri, o compagni a piedi) con la
panoplia (equipaggiamento): schinieri
to di Hormuz con la flotta guidata da (gambali), lance (a sin. quella lunga,
Nearco. d la sarissa), lo scudo rotondo e l’elmo
Andrea Frediani frigio (indosso all’oplita di sinistra).

25
LA GUERRA NEL DESERTO
CARRE 53 A.C.

PER L’A MBIZIONE DI UN GENERALE L’URBE ANDÒ INCONTRO


ALLA DISFATTA TRA LE LANDE ARIDE DELL’ANATOLIA

GIORNO
INFAUSTO

I CATAFRATTI
I Romani a Carre (53 a.C., sul
confine tra l’attuale Turchia e
la Siria), bersagliati dalle frecce
dei Parti e annientati dai loro
©RAVA/LEEMAGE

catafratti. In alto a destra,


il capo dei Parti Surenas.

26
Q
uesta storia ha una sola protagonista: la se-
te. La sete d’oro, che spinge Marco Licinio Cras-
so ad affrontare il deserto siriano con la sua arma-
ta, a caccia dei tesori mediorientali. Eppure l’im-
presa sembra sciagurata già dall’inizio: un tribuno della ple-
be, tale Capitone, ha sobillato i Romani e invocato su Crasso
tutte le maledizioni possibili. Ma questo non dissuade il
triumviro dal lasciare l’Urbe alle idi di novembre del 55 a.C.
L’aggressione all’Impero dei Parti si rivelerà uno dei più grandi
disastri militari della storia romana. E darà vita a una delle leg-
gende più bizzarre, quella della legione scomparsa.
Nel vuoto. Le caligae macinano distese di terra e sassi cot-
te dal sole a picco. La monotona, infinita marcia dei legionari si
snoda in una regione che sembra disabitata, senza rilievi, albe-
ri e acqua, una lastra calcarea abbacinante. Eppure il triumviro
Marco Licinio Crasso ha deciso di giocarsi tutte le sue milizie in
ALAMY

un inseguimento assurdo nel paesaggio lunare del deserto siria-


no, lontano dal corso dell’Eufrate, il confine tra le terre di Roma
e quelle del nemico, che ha varcato presso Zeugma. Si è allon-
tanato dal fiume in direzione est, seguendo la traccia segnalata-
gli da un traditore, anche se non lo sa. Davanti ha solo il deserto,
vasto, vuoto. Gli ufficiali si lamentano, i rifornimenti comincia-
no a scarseggiare. Più di qualcuno se lo chiede. Perché sono lì?
Per la gloria. Lo sterminato Impero partico non aveva fat-
to nulla per provocare i Romani – anzi vigeva un trattato di pa-
ce tra i due Stati – ma sembrava una preda facile quando era ar-
rivato in Siria. C’era in atto una guerra civile tra i due figli del re
Fraate, Mitridate e Orode II, anche se il vero potere militare era
detenuto da Surenas, alleato del secondo: questi era un trenten-
ne incipriato ed effeminato che girava sempre con duecento car-
ri stipati di concubine al seguito. Crasso non lo considerava un
avversario temibile.
Ma ormai, deciso l’attacco, deve inseguirlo e sconfiggerlo se
vuole mettere le mani su quell’angolo di Persia e le sue ricche cit-
tà da spolpare. Forse dovrebbe aspettare ancora, magari la sta-
gione invernale. Non può, non vuole. Ha lasciato l’Urbe alla te-
sta di un esercito per aprire un nuovo fronte di guerra a Oriente
e guadagnarsi una gloria pari a quella degli altri triumviri Giu-
lio Cesare e Pompeo Magno. Vede davanti a sé quelle ricchezze
che non gli bastano mai e quei successi che ancora gli mancano.
Forse nell’attesa della battaglia ha trascurato di addestrare i
suoi uomini ad affrontare i temibili catafratti e i micidiali ar-
cieri a cavallo partici, sul cui valore in battaglia gli giungono via
via notizie sempre più sconfortanti; probabilmente non ha dato
troppo peso alla vittoria definitiva di Orode sul fratello, che lo
mette di fronte a un regno nuovamente coeso; di certo ha igno-
rato il suggerimento del suo alleato, il sovrano armeno
Artavasde, che gli ha consigliato di passare attraver-
500
Si dice che fossero i
so le montagne del suo Paese per assicurarsi i riforni-
menti e rendere la vita difficile alla cavalleria nemica.
sopravvissuti Romani Anzi, ha deciso di varcare l’Eufrate per puntare diret-
alla sconfitta subita tamente su Seleucia con gli uomini che ha a disposi-
dai Parti.
zione: 28.000 legionari, 4.000 fanti leggeri e 400 cava-
lieri, oltre ai contingenti alleati. E questo lo ha costret-
to a percorrere la carovaniera nel punto più ampio della spianata,
una “distesa oceanica di dune desertiche”, come scrive Plutarco
Deve mostrarsi ottimista Crasso, anche se il gran calore fa ri-
bollire la pelle sotto il cuoio e il ferro dell’equipaggiamento, mi-
nando ancor più il morale delle truppe. Ma lui, sordo alle fatiche
e alle suppliche, apostrofa i suoi: “Credevate di trovare in questi
tro le dune, Surenas ha nascosto una carovana di cammelli con
immense riserve di dardi, e il tiro nemico continua ininterrotto.
Il giovane Publio finisce per staccarsi dallo schieramento con i
propri Galli ingaggiando una mischia con i catafratti, che alza-
no intenzionalmente un polverone per isolare i nemici. I Celti
dimostrano un grande valore, squarciando il ventre dei cavalli
partici o aggredendo i cavalieri per sbalzarli di sella; ma alla fi-
ne Crasso si vede esibire davanti agli occhi la testa del figlio in-
fissa su un palo.
Pur devastato dal dolore, il comandante esorta gli uomini a
AKG/ MONDADORI PORTFOLIO

continuare; ma quando a sera i nemici si ritirano, come loro co-


stume, se ne rimane in disparte afflitto, mentre gli ufficiali super-
stiti discutono sul da farsi. Decidono per la fuga, abbandonando
i feriti, che se ne accorgono e prendono a urlare. Così i commi-
litoni finiscono nelle mani dei Parti, impegnati nelle operazioni
di rastrellamento. Crasso è tra quanti riescono a riparare a Car-
CARRE FU IL 3° DISASTRO re. Surenas non esita a schierare i suoi uomini davanti alle mura
della città. Nella notte i Romani si risolvono a scappare di nuo-
DELLA STORIA DI ROMA vo: Crasso con quattro coorti finisce per perdersi, e solo all’alba
DOPO ARAUSIO (100.000 raggiunge le colline, al riparo.
Surenas tenta allora l’approccio diplomatico, proponendo al
CADUTI) E CANNE (80.000) proconsole di scendere a valle per trattare. I soldati ne hanno ab-
bastanza e lo costringono ad accettare la proposta. Quello che
luoghi i giardini della Campania?”. accade dopo non è stato mai chiarito, perché tutti i Romani che
Comunque, poco importa, finalmente Surenas è in vista: è il 9 sono insieme al triumviro muoiono con lui in una colluttazione.
giugno del 53 a.C. Quello che Crasso ignora è che sta per cade- Anche i legionari sulle alture sono catturati, portando il bilancio
re nell’imboscata. Il suo umore cambia appena vede tornare de- della disastrosa spedizione a 20.000 morti e 10.000 prigionieri.
cimata la sua avanguardia dopo un primo scontro col nemico, Le loro teste sfilano sui fasci littori dei cammelli, nella parodia
forte di 11.000 cavalieri pesanti e leggeri, appostati sul fiume Be- di un trionfo che Surenas allestisce per le vie di Seleucia, men-
lik, tra Carre, l’odierna Harran (Turchia), e Icte. tre la testa di Crasso è esposta nel banchetto.
Il proconsole passa dall’esaltazione al panico, limitandosi a di- La leggenda. Ma che ne è dei superstiti? Il destino degli uo-
sporre l’esercito in agmen quadratum per fronteggiare l’assalto mini finiti nelle mani dei Parti a Carre ha dato luogo a leggende
da qualunque direzione provenga: la formazione, con 12 coorti sulla fantomatica legione scomparsa, su colonie di occidentali
per ogni lato, ha la cavalleria a presidio di ogni coorte e la fante- in Oriente o in Estremo Oriente, tanto che negli anni ’50 del XX
ria leggera in avanguardia. Crasso assume il comando del cen- secolo un professore di Oxford si è spinto a ipotizzare che i le-
tro, affidando la sinistra, lungo il Belik, a Cassio Longino (il fu- gionari avessero combattuto come mercenari in Turkmenistan
turo cesaricida) e la destra, verso il deserto, al figlio Publio. Poi, contro gli Unni, per poi finire in Cina nell’Impero Han. E poi si
a mezzogiorno rifiuta il consiglio dei propri ufficiali di far ripo- sarebbero insediati nel deserto del Gobi i cui abitanti, ancor og-
sare e dissetare gli uomini sulle rive del fiume e porta l’esercito gi, presenterebbero tratti caucasici. d
a contatto visivo del nemico. Ma quando i Romani giungono al Andrea Frediani
cospetto delle forze di Surenas, vedono solo pochi contingen-
ti che il generale partico fa affiorare oltre la sommità dei rilie-
vi, dove ha appostato la sua armata, nascondendo con mantelli
e pellame il luccichio delle armi.
Dietro le dune. La gioia di Crasso e dei soldati per quella
che si prospettava come una facile vittoria dura un attimo; in po-
chi istanti i tamburi nemici risuonano nella vallata e le forze di
Surenas si palesano al completo, poi la cavalleria pesante dei ca-
tafratti si lancia alla carica, accompagnata dal tiro degli arcieri.
I Romani si vedono circondare dai cavalieri nemici, che si apro-
no a ventaglio investendo anche le ali, e bersagliare dalle frecce
che gli arcieri scagliano per poi tornare indietro ogni volta, sot-
traendosi al corpo a corpo.
Crasso decide di fronteggiare la prima minaccia ordinando al
BRIDGEMANART/MONDADORI PORTFOLIO

figlio un contrattacco sulla destra, mentre per la seconda si limi-


ta a sperare che i Parti esauriscano le frecce; ma non sa che, die-
SPERANZE PERDUTE
La morte di Marco Licinio Crasso a Carre (era nato nel
Agmen quadratum Tito Livio menziona questo ordine di marcia dei Romani, che posizionavano in 115 a.C.). Suo figlio Publio, già ferito, e altri generali si
testa e in coda le due legioni consolari (la Legio I e II), ai lati le ali dei socii e al centro gli impedimen- diedero la morte o si fecero uccidere dai commilitoni.
ta (cioè le salmerie, viveri, munizioni, armi di riserva, bagagli) delle quattro unità menzionate. Sopra a sinistra, una fase della battaglia.

28
Carre
3

2
LA TATTICA
A sinistra, si deve agli arcieri a
cavallo partici la vittoria di Carre.
Il loro arco ricurvo e composito,
di corno, legno e tendine era
5 micidiale, ma l’arma vincente
era la tattica: si lanciavano sul
nemico subissandolo di frecce e
provocando il suo attacco, poi si
ritiravano velocemente cercando
di portare gli inseguitori
verso i catafratti, che li avrebbero
CARRE 53 A.C. caricati contrattaccando.

1 I cavalieri parti caricano il quadrato


romano in colonna, cercando
di romperne i ranghi, ma le legioni
mantengono serrate le formazioni. Allora
i Parti ripiegano, inducendo i Romani al
contrattacco e tenendoli a distanza con
raffiche di frecce.

2 Publio Crasso, al comando dell’ala, si


lancia con i suoi Galli contro i catafratti,
che attuano un ripiegamento tattico.

3 Quando Publio è ormai lontano dal corpo


principale dei Romani, i Parti arrestano il
loro ripiegamento e contrattaccano, dando
luogo a una mischia.

4 Publio è tagliato fuori dalle sue linee.


Ormai circondato, si suicida per non
cadere in mano nemica.

5 Il corpo romano principale sostiene a


stento le cariche nemiche e le raffiche
di dardi dei cavalieri parti, ripiegando e
limitando i danni finché non cala il buio.

SAPERNE DI PIÙ
Rome’s enemies five: the desert
frontier, D. Nicolle (London, 1998).
Le grandi battaglie di Roma antica,
Andrea Frediani (Newton Compton).
Dromedarii in the Roman army, E.
J. SHUMATE

Dabrowa (University of Exeter Press, 1991).

29
I ROMANI AVEVANO I DROMEDARII, SPECIALI UNITÀ
DI FRONTIERA MONTATE SULLE “NAVI DEL DESERTO”

TRUPPE CAMMELLATE
L’AFRIKAKORPS DELL’URBE
C
on le loro legioni lanciate al- dania), rimaniamo stupefatti nel consta- dirittura incluso nella guardia persona-
la conquista dei regni arabi tare che il numero di questi Dromedarii le del governatore dell’Arabia, residente
del Vicino Oriente, i Romani fu quasi sempre relativamente piccolo. Le nel palazzo di Bostra.
impararono presto la grande analisi delle lapidi e delle iscrizioni stime- Gli eserciti romani che si muoveva-
importanza che in quelle regioni aveva- rebbero a circa un migliaio gli uomini ap- no verso Oriente facevano ampio uso di
no il cammello e il dromedario. In quelle partenenti a questi corpi, almeno durante cammelli che servivano per il traspor-
distese desertiche comparvero presto le la metà del II secolo d.C. to delle armi e dei vettovagliamenti: ma
prime unità cammellate dell’esercito ro- Le unità. Fu durante questo perio- i nostri Dromedarii erano vere e proprie
mano: i Dromedarii, truppe di frontie- do che abbiamo menzione della prima unità di combattenti. Inquadrate nelle
ra altamente specializzate e organizzate, unità effettiva di Dromedarii dell’eserci- unità ausiliarie dell’esercito imperiale,
che monitoravano il fronte orientale con- to imperiale: l’Ala I Ulpia Dromedario- specialmente nelle cohortes equitatae, i
tro il nemico persiano, e pattugliavano le rum Palmyrenorum, creata sotto l’impe- Dromedarii, prevalentemente recluta-
frontiere del deserto, dalla Mauretania fi- ratore Traiano, probabilmente poco pri- ti fra gli abitanti delle province orienta-
no alla Siria. Non era un lavoro da poco. ma dell’offensiva contro l’Arabia Petrea. li, formavano una turma a sé, comandata
Più della metà delle frontiere meridiona- Il nome la dice lunga perché i Palmire- da un ufficiale chiamato sesquiplicarius.
li e orientali di Roma, a partire dall’epoca ni erano gli Arabi che fornivano ai Ro- Truppe di questo genere vennero usate
di Augusto, confinava con regioni deser- mani le loro migliori truppe cammellate. dai Romani fino a che esistette una fron-
tiche. L’impiego di queste unità speciali di Ma verosimilmente qualche unità esiste- tiera del deserto, cioè fino alle conquiste
Dromedarii era pertanto una conseguen- va già in precedenza, perlomeno fornita arabe del settimo secolo.
za logica. Furono soprattutto gli scontri dagli alleati Nabatei e Palmireni, in quan- L’equipaggiamento. Se uno si aspet-
con i Seleucidi prima e con i Parti dopo a to, prima e dopo, i Dromedarii giocaro- ta di vedere i Dromedarii vestiti da tra-
indurre i Romani a utilizzare tali truppe. no un ruolo importante nella sicurezza dizionali legionari romani che monta-
Se però consideriamo la vastità di questi esterna e interna dell’impero. Basti pen- no goffamente un cammello, si sbaglia di
territori (Nordafrica, Egitto, Siria e Gior- sare che un loro distaccamento era ad- grosso. Anziché essere influenzati dal co-
stume militare romano, i po-
poli che fornirono all’impero
le migliori truppe cammella-
te vestivano all’orientale, con
ampie tuniche manicate e de-
corate e pantaloni a sbuffo di
tipo persiano. Le stele di Pal-
mira, Petra e delle altre locali-
AA/MONDADORI PORTFOLIO

tà sono chiare al riguardo. Gli


ufficiali usavano splendidi el-
mi di fattura ellenica. d
Raffaele D’Amato

Truppe di Dromedarii sono state


rinvenute nei bassorilievi delle
tombe di Palmira (Siria).

30
La lorica, di tipo greco-
ELMO (cassis)
romano, era talvolta in cuoio, Era di tipologia
con il vantaggio di essere più pseudo-attica.

leggera e di permettere una


maggiore libertà di movimento.
Era portata su un giustacuore
(subarmalis) dotato di frange LANCIA (hasta)
Lunga 1,75 m, era
pendenti a protezione delle accompagnata
spalle e del basso ventre, il da una daga e da
un piccolo scudo
tutto indossato sopra una rotondo.
tunica di lana o lino, a seconda
delle stagioni.
SPADA (spatha)
Misurava 90 cm
e veniva usata
dal dorso del
cammello.

FARETRA con
frecce (gorytus).

BORRACCIA
per l’uomo e una
sacca d’acqua
per il cammello
erano strumenti
indispensabili per
la sopravvivenza
nelle aree
desertiche.

SELLA Non solo l’uomo, ma


anche la bestia aveva il suo
personale equipaggiamento,
usualmente formato da
un’alta sella legata sotto
la pancia e da una coperta
variopinta distesa sul dorso.
G. ALBERTINI
LA DISFATTA DEI CROCIATI A OPERA DEL SALADINO
AVVENNE SUI CORNI DI HATTIN, TRA I CAMPI DI STOPPIE

SCONFITTI SOTTO
UN SOLE BRUCIANTE
L’
Alta Galilea alla fine del XII roccioso dell’Alta Galilea, tra l’erba sec-
secolo era controllata dai ca- ca e i cespugli arsi da un’estate infuocata.
valieri d’Occidente che qua- Allo stremo. Era un’impresa spo-
si cent’anni prima l’avevano stare un esercito e combattere a quelle
conquistata durante la Prima crociata, latitudini, in luglio, procurare cibo e ac-
fondando il regno di Gerusalemme. Ma qua per migliaia di persone e un nume-
nell’estate del 1187 tra cristiani e musul- ro maggiore di animali, cavalli da guerra,
mani si stava preparando la battaglia che palafreni e cammelli. Nelle ore più calde
avrebbe deciso le sorti della Terra Santa. della giornata i crociati giunsero sull’al-
Il re di Gerusalemme Guido di Lusi- topiano di Hattin. La priorità dell’armata
gnano e il Saladino, il Sultano Salah-ad- di Guido era di fare gli ultimi 15 km che
Din, si trovarono a scontrarsi sul terreno la separavano dal lago prima del tramon-
to; ma il giorno era ancora lungo, i cavalli
crollavano sfiniti sotto le pesanti armatu-
re. Guido decise per la sosta. La pozza di
Lubya era secca, come le gole dei crocia-
ti, e “non ci fu né uomo, né cavallo, né be-
stia che bevve in tutta la notte”.
La morsa dei Saraceni impediva a
chiunque di lasciare il campo per avvici-
narsi al lago di Tiberiade. Migliaia di ar-
cieri musulmani si disposero per la mat-
tina successiva: 400 carichi di dardi furo-
no distribuiti quella notte.
Arrivò l’alba del 4 luglio. Quel
giorno i Franchi festeggiavano Saint
Martin le bouillant (il bollente), il giorno
più caldo dell’anno. I cavalieri erano già
CAVALLERIA montati con le loro armi, che pesavano il
Cavaliere crociato in doppio del giorno prima, quando i Mut-
Outremer (Oltremare, tawiyah, i soldati volontari della guerra
i domini dei crociati in
Siria e Palestina fra XI
santa, appiccarono il fuoco alle sterpaglie
secolo e inizi del XIV). che coprivano la collina a nord dell’alto-
La cavalleria pesante piano. Il vento portò il fumo sul campo
franca armata di cristiano. I fanti, pressati dalle fiamme,
usbergo, grande scudo si spinsero a migliaia verso l’acqua del la-
“normanno”, e lancia
era il fulcro delle
go. I musulmani erano pronti: le fante-
armate crociate. rie siriane e quelle egiziane respinsero
la pressione dei cristiani e li costrinsero
verso un poggio. In quel modo i lati delle
G. ALBERTINI (3)

formazioni rimanevano scoperti apren-


50
Era Il prezzo in dinàr
do varchi alla cavalleria pesante saracena,
che finiva i cristiani a centinaia. Presi dal
assegnato dal Saladino per panico, questi retrocedevano disorienta-
ogni templare prigioniero ti o si gettavano ai piedi dei nemici chie-
condotto al suo cospetto dopo dendo pietà. L’ultima carica cristiana fu
la vittoria di Hattin. Secondo
una ricostruzione, ne furono
neutralizzata dai nemici che si aprirono
decapitati a centinaia. a ventaglio. Tutto ormai era perduto. d
Giorgio Albertini

32
0 2.5 km

Kafr Hattin
Hattin

FU G A DI
Truppe crociate R A I MONDO
DI T RI P OLI
Truppe musulmane
6 Lago
Grandi sorgenti d’acqua
Guido da Lusignano
Taki ed-Din
Piccole sorgenti d’acqua
Magdala d i Ti b e r i a d e
Strade principali
C A MP O
CR OCI ATO Hattin
Strade secondarie A MA NE SC A L I A Nimrin
M. Turan Baliano da Ibelin Corni di Hattin
Raimondo di Tripoli Tiberiade
Ayn Tur’an Meskenah
4 2
Tur’an
Lubya
Saladino
3
C A MPO
C R OCIATO Muzaffar ad-din Kukburi
D I SEFORI A
Seforia
5 Cafarsset
C A MP O
Mashhad CR OCI ATO
A LU BYA
C A MP O
I SL A MI CO
A SE NA BR A Senabra

Nazareth

M. Tabor 1 no

a
rd
GEOGRAFICA

Gio

k
rmu
Ya
HATTIN 1187
E
ra il 1° di luglio quando il Saladino
guadò il Giordano (1) e pose il campo
poco a ovest di Senabra. Aveva diviso
l’esercito in tre tronconi, affidando l’ala de-
stra a Taki ed-Din, quella sinistra all’emiro
Muzaffar ad-din Kukburi e tenendo per sé
il centro, il cuore dell’armata. All’alba del
giorno successivo il Saladino si diresse ver-
so Tiberiade e la mise sotto assedio (2).
Ricevuta la notizia, prima che sorgesse
il sole del 3 luglio, l’esercito crociato si
mosse dal campo di Seforia (3) in direzio-
ne del lago di Tiberiade nel tentativo di
liberare la contessa Eschiva, moglie del
conte Raimondo III, dalla morsa del Sala-
dino. Raimondo stesso guidava
l’avanguardia, re Guido il centro
e Baliano da Ibelin la retroguardia con gli
Ordini militari.
Accerchiati. Dopo una giornata di mar-
cia, sempre bersagliati dalle cavallerie
islamiche, i crociati stremati dall’arsura si
OSPITALIERI accamparono sull’altopiano di Hattin (4).
Ruggero da Moulins, La mattina del 4 luglio l’esercito del Sala-
Gran Maestro dei dino strinse l’accerchiamento dell’esercito
Cavalieri dell’Ordine CAVALLERIA SARACENA crociato (5). Raimondo caricò con la sua
dell’Ospedale di San Turcomanno della cavalleria avanguardia le cavallerie nemiche e riuscì
Giovanni, con uno leggera del Saladino. Era vestito ad aprirsi un varco per una ritirata (6); il
scudiero. Indossano con la semplicità di un pastore delle resto dell’esercito, comandato dal re di Ge-
il tradizionale abito steppe e doveva tutta la sua forza al rusalemme, rimase alla mercé dei Saraceni
monastico nero. micidiale arco composto. e capitolò entro il pomeriggio.

33
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LA GUERRA NEL DESERTO
ALCAZARQUIVIR 1578

FU UNA BATTAGLIA NEL DESERTO MAROCCHINO A TOGLIERE


PER SEMPRE DALLA RIBALTA LA SUPERPOTENZA PORTOGHESE

“L
LA SFIDA
DEI TRE
a zona che raggiungemmo era coperta di cada-
veri e carcasse di cavalli al punto che era estre-
mamente difficile attraversarla restando in sel-
la. In alcuni luoghi era stato versato tanto sangue
RE
zionali prospettive di sviluppo commerciale nel lungo periodo.
L’esercito che Sebastiano riuscì a raccogliere era ben motivato e
abbastanza numeroso per l’epoca, anche se in gran parte poco
addestrato e privo di esperienza bellica; l’impresa era dunque
che ancora mi arrivava alle caviglie; e ovunque si udivano grida rischiosa – come qualsiasi offensiva in un altro continente – ma
e lamenti, i vivi giacevano sopra i morti e i morti sopra i feriti, una felice conclusione era possibile, se la campagna fosse stata
tutti fatti a pezzi, Cristiani e Mori stretti in un abbraccio terribi- condotta con avvedutezza e prudenza. Purtroppo Sebastiano
le, agonizzanti…”. Così un sopravvissuto dell’armata portoghe- I volle assumersi tutte le responsabilità militari senza averne le
se descrive il campo di battaglia di Alcazarquivir (nell’entroter- capacità: la sua azione di comando fu disastrosa e i portoghesi
ra marocchino tra Larache e Fez, sulla sponda destra del fiume giunsero allo scontro decisivo contro un nemico molto supe-
Loukkos), dove il 4 agosto 1578 era caduto il suo re assieme riore di numero e nelle peggiori condizioni immaginabili.
al fior fiore della nobiltà lusitana e a migliaia di soldati: una In marcia verso la morte. La flotta portoghese ave-
completa disfatta, oggi quasi del tutto dimenticata, ma va fatto vela da Lisbona il 24 giugno 1578; sulle navi era-
che all’epoca colpì profondamente la cristianità inte- no stati imbarcati circa 16.000 combattenti, tra cui
ra e segnò il destino del Paese sconfitto, rimasto pri- 2.000 volontari spagnoli e 4.000 mercenari, 36 can-
vo di difesa, invaso e annesso de facto alla Spagna da noni con i loro artiglieri e alcune migliaia di civili al
re Filippo II solo tre anni più tardi. seguito. La preparazione dell’impresa era durata qua-
Sovrano ambizioso. Al tempo stesso respon- si due anni: a Fez, il sultano Abd al-Malik era dunque
sabile e vittima del disastro era stato Sebastiano I, dal prontissimo a ricevere gli invasori, il cui primo obietti-
1557 re del Portogallo e dell’Algarve, che aveva seguito vo sarebbe stato con ogni verosimiglianza la città costiera
l’ispirazione del proprio zelo religioso organizzando una di Larache, alla foce del fiume Loukkos, già colonia por-
grande spedizione contro il sultano del Marocco, Abd al- toghese e uno dei principali porti atlantici del Marocco.
Malik, con l’obiettivo di recuperare le posizioni perdu- Il 12 luglio, dopo aver fatto sosta a Tangeri per imbarca-
te dai portoghesi in Africa Settentrio- re l’alleato Abdallah Mohammed con 500 cavalleggeri,
nale, allontanare la minaccia di la flotta giunse ad Arzila: la mancanza d’acqua a bordo
un’alleanza tra Mori e Ottoma- delle navi rendeva impossibile puntare direttamente su
ni e aprire nuove possibilità per Larache e per due decisive settimane l’esercito rimase
il commercio verso l’interno del accampato fuori dalla cittadina in attesa di rifornimen-
continente africano. ti, mentre Abd al-Malik concentrava le proprie forze a
Sebastiano I è stato descritto da- Fez e si preparava ad avanzare a sua volta verso la costa.
gli storici moderni come uno scon- Il 28 luglio Sebastiano decise di prendere l’iniziativa.
siderato sognatore di gloria. In realtà Contro il consiglio dei suoi ufficiali più esper-
il sovrano portoghese tentò di coglie- ti, invece di reimbarcarsi per Larache ordinò
re un’evidente occasione favorevole per
riaffermare l’egemonia lusitana sulla costa ALL’ARMA BIANCA
BRIDGEMANART/MONDADORI PORTFOLIO

atlantica del Marocco – era stato chiamato in aiu- La morte di Sebastiano I (1554-1578), re
to dal sultano Abu Abdallah Mohammed II, deposto del Portogallo, ad Alcazarquivir per mano
due anni prima dallo zio Abd al-Malik con il decisivo della cavalleria marocchina. A sinistra,
una preziosa scimitarra datata 1550
sostegno turco, e poteva contare dunque su un alleato circa di manifattura lombarda, cesellata
locale – e perseguì una strategia tutt’altro che illogica, dal maestro Daniele Serravalle che si
perché il successo avrebbe garantito al suo Paese ecce- specializzò in queste armi esotiche.

36
100
Pare sia il numero
dei susperstiti
che riuscirono a
ritornare a casa per

MARY EVANS/SCALA
raccontarla.
DEA/SCALA

PIANO DI
BATTAGLIA
Sopra, l’unica raffigurazione a
noi pervenuta della Battaglia
di Alcazarquivir mostra
l’accerchiamento dell’esercito
portoghese (schierato a sinistra).

ARMI E
SOLDATI Questa fu la Canne del deserto

L’
Archibugiere portoghese
armato di fucile a miccia impossibilità per l’e- creare una “killing zone”
e di striscia (spada a sercito di Sebastiano lungo i margini della sacca,
lama lunga atta a colpire di ampliare il fronte in dove i portoghesi esposti
di punta). Il corpo è modo da sottrarsi al doppio al contatto con il nemico
difeso da un “giacco” accerchiamento, e l’incapa- cercavano di resistere senza
trapuntato e il capo da cità di sfondare rapidamen- retrocedere, mentre alle lo-
un morrione a zuccotto. te il centro nemico e aprirsi ro spalle la massa dei com-
GIORGIO ALBERTINI (2)

una strada verso la base di pagni, disperati e ormai


Alcazarquivir, consentiro- convinti di poter trovare
no alle ali della cavalleria scampo soltanto nella fuga,
marocchina di completare premeva disordinatamente
la sua manovra avvolgente per aprirsi una via d’uscita
e comprimere i soldati cri- dalla trappola. Una volta
stiani in uno spazio ristretto, persa coesione, il destino
dove era preclusa ogni ma- dell’intero esercito era se-
novra ed era difficile persino gnato: nel momento in cui
utilizzare con efficacia le re Sebastiano si lanciava
proprie armi. nell’ultima carica incontro
Analogia bellica. Come alla morte, sul campo co-
a Canne circa 1.800 anni minciava il massacro delle
prima, si venne così a sue truppe.
BRIDGEMANART/MONDADORI PORTFOLIO

RARAMENTE C’ERA STATA UNA VITTORIA COSÌ NETTA,


ORA IL PORTOGALLO NON ERA PIÙ TRA I GRANDI
di prendere la strada del deserto, circa 55 km da percorrere nel Morti lentamente. All’alba del 4 agosto la sola speranza
calore feroce dell’estate africana: il suo scopo era chiaramente rimasta a Sebastiano era quella di sconfiggere le forze maroc-
quello di arrivare prima possibile a una decisiva battaglia cam- chine e puntare sulla loro base logistica di Alcazarquivir, do-
pale, non perseguire una strategia di ampliamento graduale del ve i portoghesi avrebbero trovato rifornimenti d’ogni genere.
dominio sfruttando la superiorità marittima. Lo schieramento di Abd al-Malik, con
Abd al-Malik non poteva chiedere di meglio. La sera del 3 due forti ali di cavalleria e il centro lie- SAPERNE DI PIÙ
agosto l’esercito di Sebastiano, sfiancato da una settimana di vemente arretrato, rendeva fin dall’ini- Storia del Portogallo, José Her-
marcia rallentata all’estremo dai cavalleggeri nemici e dalle tem- zio palese che il suo intendimento era mano Saraiva (Bruno Mondadori).
perature che superavano i 40 gradi, pose il campo appena oltre quello di replicare la tattica di Annibale Battle of Alcácer Quibir, Frederic
il guado sul Mekhazen, in una pianura sassosa priva di ostacoli, a Canne , realizzando un doppio avvol- P. Miller, Agnes F. Vandome, John
McBrewster (Alphascript, in inglese).
senza protezione sui fianchi e con il fiume alle spalle. Di fronte gimento delle forze nemiche, inferiori
ai portoghesi e ai loro alleati si preparavano alla battaglia circa di numero e schierate senza protezione sui fianchi; Sebastia-
40.000 uomini, tra cui 27.000 cavalleggeri e almeno 6.000 archi- no decise di attaccare con risolutezza proprio al centro, nella
bugieri a piedi, appoggiati da 34 cannoni – tutte armi moderne speranza di travolgere la linea avversaria prima che l’accerchia-
ed efficienti, fornite con generosità dai mercanti inglesi e dalla mento potesse concludersi. Il re si mise alla testa della cavalle-
regina Elisabetta, alleata del sultano del Marocco. ria e caricò tra le prime file, puntando verso lo stendardo che
segnalava la tenda del sultano; purtroppo gli ordini dati al re-
sto dell’esercito non erano chiari, e la sua azione, benché coro-
nata da successo, non venne adeguata-
mente appoggiata dalle altre forze por-
toghesi, preoccupate dal dispiegamento della
cavalleria nemica sulle ali.
Dopo tre ore di lotta furibonda nel calore crescente dell’ago-
sto africano, la resistenza marocchina si irrigidì, anche se il sul-
tano – vecchio e malato – era già morto per lo sforzo di montare
a cavallo e recarsi dove la situazione era più critica. Quando la
cavalleria marocchina riuscì a serrare verso il centro, causando
il panico tra le file cristiane, la situazione si fece disperata: sen-
za più nessuna possibilità di rovesciare le sorti della batta-
glia, alcuni nobili portoghesi si strinsero attorno al re, implo-
randolo di consegnarsi al nemico e tentare così di porre fine
al massacro. “Morrer sim, mas devagar” (moriamo pure, ma
lentamente), si narra abbia risposto lui. Non gli era mai man-
TRA ORIENTE cato il coraggio; comunque era ormai troppo tardi per farsi ri-
E OCCIDENTE conoscere e arrestare la furia dei vincitori. Sebastiano si gettò
Jinete marocchino: di nuovo tra i nemici che premevano da ogni parte e sparì nel
la cavalleria leggera fitto della mischia; il suo corpo non fu mai ritrovato, anche se
nordafricana, i jinetes,
armata di lunga
in seguito circolarono leggende sul fatto che fosse sopravvissu-
lancia e di armi da to alla carneficina. In realtà l’esercito portoghese venne prati-
getto, era l’elemento camente annientato: 8.000 morti e altrettanti prigionieri, il cui
più mobile e riscatto avrebbe finito di rovinare l’economia del Paese.
moderno dell’esercito Anche il sultano deposto Abdallah Mohammed II morì men-
marocchino.
In alto, un moschetto
tre cercava di guadare il Loukkos: così tutti e tre i sovrani che
di fabbricazione quella mattina erano scesi in campo per contendersi il do-
francese (XVI secolo). minio sul Marocco erano morti prima di notte. d
Gastone Breccia

Canne Combattuta nel 216 a.C. in Puglia, durante la Seconda guerra punica,
dall’esercito cartaginese di Annibale, che accerchiò le superiori forze romane
annientandole.

39
LA GUERRA NEL DESERTO
EL MOUNGAR 1903

OLTRE AL NEMICO
LA SETE
GETTY IMAGES

E
l Moungar. Solo un puntino, a segnare dei pozzi di Ai primi del ’900 l’ovest dell’Algeria (possedimento della Fran-
un’acqua quasi imbevibile sulla mappa dell’Algeria, cia, in quegli anni in piena espansione coloniale) a ridosso del
qualche centinaio di chilometri a sud di Orano. A ovest Marocco, dopo un periodo relativamente calmo era tornato cri-
il labile confine con il Marocco, a est l’inospitale Gran- tico. Il confine dell’estremo Sud-Oranese (questo il nome dell’a-
de Erg Occidentale, una delle più vaste distese di dune del Nor- rea) non era ben delimitato e le tribù berbere vi scorrazzavano
dafrica. El Moungar non è che uno dei tanti luoghi sconosciu- attaccando e razziando gli insediamenti algerini; per evitarlo
ti e insignificanti dove sono passati i legionari francesi, soldati l’Armée d’Afrique aveva nuovamente preso le armi e occupato
con sabbia e pietre per letto e il cielo come solo testimone delle militarmente la regione di Zousfana e le oasi limitrofe. Veniva-
loro azioni; e così sarebbe rimasto se lì non fosse avvenuto uno no creati vari posti fortificati, comunicanti tra loro con piste ca-
dei combattimenti che hanno contribuito a far nascere il mito rovaniere, da cui le truppe si spostavano per il controllo del ter-
della Legione straniera, che lo commemora ancora oggi come ritorio. Nonostante questo, le tribù guerriere non si fermavano
l’esempio più rappresentativo del proprio valore, dopo quello e compivano attacchi in continuazione, spesso anche contro le
di Camerone . forze francesi di cui facevano parte pure i due reggimenti del-
Un capitano, un tenente, dei legionari, una missione: la scorta la Legione straniera.
a un convoglio; e un combattimento impari, su un terreno apo- Sotto minaccia continua. Nel 1903 gli assalti e i colpi di
calittico, ecco i fattori che hanno costruito il mito. mano, diventati sempre più frequenti, erano quasi giornalieri.
Dal 17 al 20 agosto anche il forte di Taghit fu assediato da 4.000
Camerone Nel villaggio di Camerone, in Messico, durante l’intervento francese nel Paese, il 30
aprile 1863 un distaccamento di 64 uomini della Legione straniera al comando del capitano Dan- guerrieri che però, scoordinati, non riuscirono a espugnarlo.
jou fu attaccato da 2.000 patrioti messicani. I legionari rifiutarono d’arrendersi e furono decimati. Una situazione inquietante. Tanto più che per rifornire i va-
Quel giorno di gloria e sacrificio è tutt’oggi ricordato come la festa del corpo. ri insediamenti e forti dovevano essere mobilitate carovane di
A EL MOUNGAR I LEGIONARI IN MARCIA
Legionari durante una
SI DIFENDONO FINO ALLO STREMO marcia di addestramento nel
sud dell’Algeria. A sinistra,
DALLE TRIBÙ BERBERE, la bandiera della Legione
straniera: in questo caso,
CHE AL LORO FIANCO HANNO però, si tratta del 1er Régiment
étranger d’infanterie (1er REI),
UN TEMIBILE ALLEATO non del secondo (2e REI) che si
batté a El Moungar. In basso,
beduini della tribù Shaamba.

centinaia di cammelli; il rifornimento, quindi, era una questio-


ne vitale, ma anche un potenziale ricco bottino per i razziatori,
così le carovane dovevano muoversi sotto scorta.
Uno di quei convogli periodici verso Beni Abbes, formato
da quasi 1.200 cammelli, era previsto per la fine di agosto, ma
quanto accaduto a Taghit lo aveva fermato a El Morra. Visti gli
eventi si era deciso di aumentarne la scorta con plotoni di spa-
his , reparti di tirailleurs e 2 compagnies montées della Legio-
ne. In quel periodo in ciascuno dei due reggimenti sono pre-
senti delle compagnies montées (compagnie montate, su mulet-
ti, uno ogni 2 uomini) che si dimostrano una vera forza mobile
con grande raggio di autonomia e velocità d’azione.
Anche per non accavallare centinaia di animali agli scarsi poz-
zi durante il tragitto, la grande carovana venne divisa in tre sca-
glioni. Il primo, partito da El Morra per Zafrani nella sera del 31
Spahis Erano le truppe scelte della cavalleria ottomana. Il nome passò poi a indicare le truppe
indigene a cavallo arruolate dalle potenze coloniali.
Tirailleurs Il termine, nato in epoca napoleonica, indicava truppe di fanteria leggera che compi-
SIERRA (2)

vano schermaglie davanti alle colonne principali. In seguito passò a indicare i fanti reclutati nei
territori coloniali francesi nel XIX e XX secolo.

41
I LEGIONARI CREANO BARRIERE CON ZAINI E SACCHI, MA
NELL’IMBOSCATA CADE METÀ DELLA 2A COMPAGNIA MONTATA
agosto, raggiunse Taghit senza incidenti. Del secondo scaglio- mise in atto un vero dispositivo di sicurezza: solo pochi spahis
ne, al comando del capitano Vauchez del 2° REI della Légion, a controllare i dintorni. Questi furono attaccati all’improvviso
facevano parte 2 guide, 20 spahis e metà della 22a compagnia alle 9:40; due di loro vennero colpiti, un altro tornò al galoppo
montata con 111 legionari (divisi in due sezioni , la 3a e la 4a, verso la scorta che intanto aveva imbracciato le armi. Neppure
con 64 muletti) e due ufficiali: lo stesso Vauchez e il tenente Sel- il tempo di formare una linea che i legionari della 3a Sezione fi-
chauhansen. I diversi gruppi di cammelli che lo componevano, nivano sotto un violento fuoco di fucileria proveniente da una
preceduti da alcuni spahis, lasciarono El Morra a ore differenti leggera depressione a semicerchio sulla sinistra. Il tenente Sel-
nella notte del 2 settembre, per poi riunirsi sulla pista. Vauchez chauhansen, vicino ai muletti, fu colpito simultaneamente da
con la scorta principale partì alle 3:45. In silenzio, con divieto tre pallottole: una alla spalla, una al ginocchio e una in testa; pri-
assoluto di parlare e fumare, i legionari passarono progressiva- ma di cadere rifiutò aiuto, ordinando agli uomini di difendersi e
mente i gruppi e arrivarono all’inizio della colonna. sparare. Il capitano Vauchez si rese conto dell’entità dell’attac-
A sorpresa. Verso le 9:30, non lontano dai pozzi di El co, che adesso veniva portato anche da un’altra duna: i francesi
Moungar, nei pressi del punto dove due anni prima un altro re-
parto della Legione era stato attaccato, venne or-
dinato l’alt alla colonna. Era solo una veloce sosta
per permettere ai gruppi di serrare sotto e ai Legio-
nari di fare il cambio sui muletti e consumare un fu-
gace pasto. Erano stati segnalati da 300 a 400 guerrieri
Shambaa che, dopo il fallito attacco a Taghit, vagavano
senza controllo nel basso oued (o uadi, corso d’acqua) Za-
sfrana in cerca di prede. Ma Vauchez, noto per sottostima-
re le tribù beduine, considerando quella una sosta limitata non

2° REI È uno dei due reggimenti di fanteria della Legione. Sciolto e ricostituito più volte, ha com-
battuto in tutte le guerre francesi dal 1841, distinguendosi soprattutto in Nordafrica, oltre che in
Indocina negli anni ’50. Nel suo stemma c’è un ferro per muli, simbolo delle compagnie montate.
La festa del reggimento è il 2 settembre, anniversario di El Moungar.
Sezioni Normalmente, in molti eserciti, indicano un reparto da 7 a 12 soldati. In quello francese, la
Sezione è invece equivalente a un plotone, 30 o più uomini, a seconda dell’impiego.

Le compagnies montées della Legione


SIERRA (2)

N
G. RAVA

el 1881, colonne di senti in ogni battaglione. che vi servivano al massimo


soldati sono lanciate L’idea è semplice: niente per 2 anni, erano selezionati
sulle tracce di tribù zaini, né carrette, un mulo accuratamente per prestan-
berbere in rivolta, ma i da sella con equipaggia- za fisica e stabilità mentale,
pesanti e lenti convogli non mento e razioni ogni due necessarie a sopportare le
riescono a star dietro a un uomini. Uno marcia, l’altro operazioni nel deserto che
avversario veloce. Bisogna si riposa sul mulo. potevano portare l’uomo al-
creare reparti più mobili, Idea vincente. Con brevi la pazzia. Queste unità, sim- LA DIVISA
così nascono in seno alla soste per i cambi si poteva bolo di quel periodo eroico DEL MITO
Legione, unica che poteva marciare per 15 ore al della Legione, operando in Il kepì con la foderina bianca
accettare la sfida, le prime giorno e gli uomini erano completa autonomia spesso e il cappottone blu scuro
compagnie montate. Alla sempre pronti a ingaggiare a chilometri dalle basi, ot- utilizzati in quegli anni
fine del secolo saranno pre- combattimento. I legionari, tennero risultati incredibili. identificano a prima vista il
legionario di inizio ’900.

42
GEOGRAFICA

El Morra
52 km
R S PA H I S I N
R E T R O G UA R D I A

r
2 G RU P P I D I El Moungar
A

n g a
C A M M E LLI
S E PA R AT I
H

M o u
Gran di dun e
B E C

CONVOGLIO
CAMMELLI d el l’e r g
Piccole
(da 20 a 100 m di altezza)
dune
d i

Avvallamenti dove
si nascondevano gli arabi
2 S E Z I O NI * 1
Cap. Vauchez
DI L E GI O NAR I
2 Collinette dove
Ten. Selchauhansen i legionari si piazzano a difesa
i a

3
L

1
2 Attacchi degli arabi
F a l e s
B E

Spostamento in copertura di
Pista della carovana

S PAH I S I N parte dei legionari


3 E S P LOR A Z I O N E
* nell’esercito francese
na

la Sezione corrisponde al Plotone


D J

fa

A RICORDO
us

pozzi di Zafrani DEGLI EROI


Zo

8 km
La carovana dei
d

legionari avanza nel


ue

deserto. In basso, la
O

stele in memoria del


combattimento
di El Moungar del
settembre 1903.

EL MOUNGAR 1903
17-20 AGOSTO Per quattro scortato da legionari della 18a Ore 9:40, alcuni spahis sono 0re 17:10 -17:20, il tiro cessa
giorni, migliaia di uomini di compagnie montée e da spahis, assaliti, poi l’attacco è portato a completamente
tribù marocchine di confine parte alla sera, raggiungendo tutta la colonna. I francesi sono Ore 17:30, i primi uomini inviati
assediano senza esito il forte Taghit senza problemi. presi alla sprovvista e reagisco- in soccorso da Taghit dal capi-
di Taghit. I francesi perdono 9 2 SETTEMBRE Il secondo sca- no come possono. tano de Subielle raggiungono
uomini, i nemici 400. glione, scortato dai legionari Ore 10:30, due spahis riescono la zona.
17 AGOSTO La carovana pe- del capitano Vauchez (22a com- a sganciarsi, cavalcando verso 3 SETTEMBRE Il terzo scaglio-
riodica che doveva partire il 20 pagnie montée) e da altri spahis, Taghit in cerca di rinforzi. ne della carovana, con la scorta
da Ain Sefra verso Beni Abbes parte da El Morra. Ore 13:30, caduti gli ufficiali e i del comandante Bichemin, rag-
con nota di servizio 23-688 del Ore 3:45, la scorta, che segue sottufficiali anziani, il comando giunge la zona di El Moungar
6 agosto, a causa dei fatti di Ta- in retroguardia i cinque gruppi dei superstiti passa al sergente- alle 11:00.
ghit, è fermata. Riprogrammata di cammelli partiti scaglionati furiere Tisserand. 0re 14:00, Tis- Ore 13:20, il con-
per il 24, partirà poi il 28. nella notte, lascia El Morra. serand è ferito due volte: adesso voglio, con i feriti
30 AGOSTO A Hassi el Mir la Ore 6:00-6:30, viene effettuata comanda il caporale Detz. e la salma del
scorta riceve rinforzi e raggiun- una prima sosta per il caffè. Ore 16:30, mentre i francesi capitano Vau-
ge El Morra. Ore 9:30, seconda sosta, sulla stanno per soccombere, il tiro chez, riprende
31 AGOSTO La carovana è piana di El Moungar, per un nemico diminuisce e gruppi di la marcia verso
divisa in tre scaglioni: il primo, veloce pasto. berberi si sganciano. Taghit.
SIERRA (3)

L’epopea del tenente Selchauhansen

C
olpito tra i primi a El parte a numerose campagne nel lato un soldatino al principe Aage
Moungar, Christian Sel- Sud-Oranese, in Tunisia, in Mada- di Danimarca (di 14 anni), che poi
chauhansen (1871-1903) gascar e nel Tonkino. negli anni ’30 sarebbe diventato
era in seno alla Legione un vero L’eroe di Figuig. Nel maggio del un famoso ufficiale della Legione.
personaggio. Già ufficiale dell’e- 1903 si era particolarmente di- Poco incline ai regolamenti, l’uf-
sercito danese, a causa di un’av- stinto durante i combattimenti a ficiale era molto amato dai suoi
ventura galante nel 1894 “riparò” Figuig (sempre in Marocco), dove uomini: a El Moungar, vistolo feri-
nella Legione come sottotenente. aveva salvato il governatore ge- to, molti subirono la stessa sorte
Alto di statura, gran bevitore e nerale dell’Algeria e un generale non volendo lasciarlo alla mercé
sempre sopra le righe, era un da un attacco di dissidenti locali. degli attaccanti, noti per mutilare
ufficiale entusiasta. Aveva preso Si narra che nel 1901 abbia rega- gli ufficiali nemici.

LA LEGGENDA DEI LEGIONARI CHE SFIDANO IL


DESERTO E LA FEROCIA DEL NEMICO STA ANCHE
NELLA STRENUA DIFESA DEI PROPRI FERITI
erano completamente allo scoperto, tra due fuochi, at-
taccati da almeno 3/400 nemici. Vauchez fece sposta-
re la 4a Sezione dietro ai muletti, ma una seconda linea nemica
uscì dalle dune e si portò su posizioni da dove poteva fare il ti-
ro al piccione. I legionari subirono gravi perdite, era evidente
che non avrebbero potuto resistere lì a lungo. Vauchez, colpi-
to una prima volta al petto, ordinò ad alcuni di caricare, baio-
netta in canna, per permettere agli altri di ritirarsi sulla cresta
vicina. Di slancio, la manovra riuscì e i legionari, abbandona-
ti i muli con acqua e munizioni, si buttarono dietro a tre colli-
nette a ovest della pista.
L’ecatombe. Intanto morti e feriti crescevano: il sergente
maggiore Tissier venne colpito alla coscia, Vauchez ricevette
un secondo colpo nel ventre e di lì a poco un terzo nel collo, il
sergente Dannert una pallottola nell’ombelico e morì tentan-
do di estrarla col dito. Caddero i caporali Cachès e Terras-
son, il legionario Hoff col bacino attraversato dai colpi e poi
Petit, con tre ferite, e Trinquart colpito quattro volte. Vau-
chez, sebbene fosse ferito, continuò a incitare i suoi uomini
alla lotta, ma la situazione era disperata. I legionari erano im-
mobilizzati e la violenza del fuoco nemico era al massimo. Con
l’energia della disperazione la 4a Sezione riuscì a riunirsi alla 3a
che aveva ancora sottufficiali vivi. Insieme fecero fronte ai ne-
mici, un gruppo dei quali li crivellò di colpi stando nascosto die-
tro ai cammelli della carovana. Il sergente Vander Borght fu col-
pito al piede destro, alla coscia, al fianco, al braccio destro, all’a-
vambraccio sinistro, due volte alla testa e una alla mano, inoltre
ricevette un colpo sul calcio e due sul fusto del fucile. Un altro
sottufficiale, il sergente Charlier, fu ferito a coscia destra, gam-
ba sinistra, braccio destro e alla testa. Un’ecatombe. Un infer-
no in terra fatto di fumo, rumore, sabbia e morte. Per intermi-
G. RAVA

nabili ore legionari e spahis ancora in grado di sparare tennero


IL NEMICO
le posizioni sotto un fuoco da più direzioni, mentre il sempre BERBERO
maggior numero di colpiti agonizzava per le ferite e la mancan- Cavaliere beduino.
za d’acqua. Gli arabi intanto riunirono gruppi di cammelli della Le tribù berbere
carovana e li portarono via verso i pozzi di Hassi bou Amama. marocchine
Mentre i nemici continuavano un movimento aggirante verso colpivano gli
insediamenti francesi
i legionari, a un certo punto, alle 13:30, il comando venne pre- in Algeria con metodi
so dal sergente-furiere Tisserand: pur ferito alla testa, era or- di guerriglia.
mai il più alto in grado ancora in condizioni di combattere. Al-
le 10:30 era anche riuscito a far sganciare due cavalieri spahis,

44
PRONTI ALLA
PARTENZA
1900, l’altra Battaglia di El Moungar A lato, uno spahi.

I
l 30 luglio 1900, quasi nello del capitano Sérant (2° REI) (circa 200 marocchini uccisi), Sotto, un reparto
stesso luogo del combat- e i tirailleurs algerini del 4° gli assalitori fuggirono senza di legionari
timento qui descritto, che battaglione del comandante bottino verso il confine, inse- pronto a partire
evidentemente si prestava Bichemin. guiti dagli spahis. Sul terreno dalla caserma di
alle imboscate, c’era stato un Perdite contenute. I francesi rimasero 8 legionari morti e 8 Saïda, sede del
analogo attacco a una caro- reagirono formando un qua- feriti. Sul combattimento calò 2° Reggimento
vana di rifornimenti diretta drato, così a subire fu solo una un rigoroso silenzio perché dal novembre
verso El Morra. Alle prime luci sezione di legionari, sorpresa la Francia non voleva attirare 1886, verso il Sud
dell’alba, 300 berberi a caval- in retroguardia in ordine di l’attenzione delle potenze Oranese.
lo e 600 appiedati attaccaro- marcia. Dopo un’ora di assalti straniere sulle sue operazioni
no la 14a compagnia montata infruttuosi con gravi perdite al confine col Marocco.

SAPERNE DI PIÙ
Fra i dannati della terra, Gianni Oliva (Mon-
dadori). La storia della Legione straniera e
dei suoi uomini in fuga, che hanno combat-
tuto nelle aree più inospitali della Terra.

che a spron battuto erano corsi a Taghit in cerca di rinforzi. Il IN MANO AI


sottufficiale indirizzò con calma il fuoco dei Lebel sulle posi- SOTTUFFICIALI
Il revolver mod. 1873 in
zioni nemiche mentre Vauchez, sempre più debole, guardava in
calibro 11 mm, in dotazione ai
continuazione l’orologio cercando di calcolare l’arrivo dei rin- sottufficiali della Legione.
forzi. Verso le 14, Tisserand fu ferito di nuovo al capo e cedet-
te il comando. Il distaccamento della 22a, che era partito da El
Morra con un capitano, un tenente e 6 sottufficiali anziani, ora a cercare un po’ d’acqua sui muli abbat-
era nelle mani del caporale Detz, che si mise a comandarlo con tuti; riuscirono a trovarne un otre mez-
sangue freddo e decisione, urlando come un dannato. I soprav- zo vuoto da distribuire ai feriti. Dei nemici neppure l’om-
vissuti avevano accatastato i corpi dei caduti facendone del- bra, ma la polvere in lontananza ne spiega il motivo: “Ca-
le vere trincee: anche da morti i legionari servivano allo scopo! valieri da sud!”, qualcuno urlò. Sono le colonne che arriva-
Il sergente-maggiore Tissier, già gravemente ferito, alzò la te- vano in soccorso da Taghit.
sta dal riparo e venne colpito in fronte, accasciandosi vicino al Sulla piana si fece la tragica conta dei legionari: 35 morti,
capitano Vauchez. Ormai i francesi erano allo stremo, le muni- 48 feriti gravi e solo 30 superstiti ancora più o meno interi.
zioni scarseggiavano e il calore era insopportabile, così come la Gli Shaamba erano scappati con un bottino enorme di più di 90
sete che costringeva alcuni uomini a inumidire con la propria cammelli carichi, 25 fucili e oltre 5.000 munizioni.
urina i fazzoletti per bagnarsi le labbra. La mattina seguente giunse sul posto il terzo scaglione della
L’ultimo sorso. Verso le 16:30 il fuoco dei nemici si con- carovana e i feriti poterono essere evacuati. Vauchez morì ap-
centrò sui muletti superstiti ancora nella piana; forse voleva- pena messo sulla barella per il trasporto. Selchauhansen spirò a
no eliminare le ultime possibilità dei legionari di avere l’acqua. Taghit. Per l’azione, rimasta per sempre nella storia del 2° Reg-
Questi si preparano al peggio, ma da quel momento il tiro per- gimento, il sergente-furiere Tisserand venne promosso ufficiale
se d’intensità e gruppi di marocchini si sganciarono e si ritiraro- “sul campo”, il sergente Charlier ricevette la Légion d’honneur
no. Attorno alle 17 il tiro nemico cessò completamente. Erano e altri otto la Médaille militaire . A tutti i sopravvissuti fu asse-
passate 7 ore e 40 minuti dall’inizio del fuoco e solo a quel pun- gnata la Médaille coloniale . d
to alcuni uomini, con infinite precauzioni, scesero nella piana Stefano Rossi

Légion d’honneur, Médaille militaire, Médaille coloniale La prima è un ordine cavalleresco e la più
Lebel Il fucile in dotazione era il Mle 1886 M93 o fucile Lebel, dal nome del colonnello che l’aveva alta onorificenza francese, istituita da Napoleone nel 1802. La seconda, voluta nel 1852 da Luigi Na-
fatto adottare nel 1887. In calibro 8 mm, era robusto, sicuro e preciso anche a lunghe distanze. poleone Buonaparte, è concessa per atti di valore in azioni di guerra. L’ultima (1893) era assegnata
Resterà in dotazione fino alla Seconda guerra mondiale. per le operazioni di guerra in colonie o in protettorati; dal 1962 si chiama Médaille Outre-Mer.

45
LA GUERRA NEL DESERTO

GETTY IMAGES (2)


MEMORIE
LE COMPAGNIE SAHARIANE
Anni ’50, l’uniforme della Compagnia
sahariana portata dalla Legione straniera
(CSPL): sui calzoni seroual si indossavano
un camicione (gandourah) e i sandali
adatti al terreno desertico (nails). La
sciarpa (cheich) serviva a ripararsi il volto
durante le tempeste di sabbia.

INIMITABILE, LEGGENDARIA,
MALEDETTA: POSSIAMO SPRECARE
GLI AGGETTIVI, MA IL FASCINO DELLA LÉGION
ÉTRANGÈRE FRANCESE È TUTTO IN QUESTE FOTO

L’UNICA
LEGIONE
46
HIP/SCALA
FRONTE
AFRICANO
1942, anche i
legionari prendono
parte alla Seconda
guerra mondiale in
Nordafrica. Qui sono
in Libia, con una
batteria da 75 mm.

I PIONIERI
1939, a Parigi per la tradizionale
sfilata del 14 luglio, i legionari
aprono la parata con un reparto
di pionieri, barba lunga,
grembiule di pelle e ascia sulla
spalla. In azione i pionieri
procedevano davanti a tutti
per aprire la strada fra
reticolati e opere di difesa.
ABITUDINI FRUGALI
Soldati di ogni nazionalità,
i legionari superano le
differenze di lingua e le
origini più disparate nel
consumare il loro pasto
frugale, unico momento di
pausa in una vita durissima.
ALAMY

SULLE DUNE ASIATICHE


Legionari del 1° REC, ovvero il
Primo reggimento di cavalleria della TANTI LEGIONARI
Legione, su un mezzo anfibio alla
Guerra d’Indocina (1946-1954). RACCONTANO
DI PUNIZIONI
DISUMANE,
MARCE
ESTENUANTI,
ADDESTRAMENTI
FUORI DA OGNI
REGOLAMENTO
MILITARE. CHI
ENTRA NELLA
LEGIONE NE ESCE
CAMBIATO
PER SEMPRE
RVA/ALINARI

48
RVA/ALINARI

ULLSTEIN/ALINARI
TEST CONTINUI
La 1a compagnia
sahariana. Anche
oggi, come allora,
l’addestramento è
estremo e i test fisici e
attitudinali durissimi.

PIEDE VELOCE
Un dromedario con
palanchino per il
trasporto delle salmerie.
Queste bestie (mehara)
venivano usate anche
come cavalcatura per la
loro velocità.

IL QUARTIER GENERALE
Inizi del XX secolo, i soldati si
schierano sul Plateau Bugeaud, la
spianata della cittadina di
Sidi bel Abbes, in Algeria, che fu
il leggendario quartier generale
della Legione straniera francese.
GETTY IMAGES

49
LA GUERRA NEL DESERTO
NORDAFRICA 1941
NELL’OPERAZIONE CRUSADER, CHE PRECEDETTE DI POCHI
MESI EL ALAMEIN, IL GENERALE TEDESCO
AFFRONTÒ LA PIÙ GRANDE BATTAGLIA DI CARRI MAI
COMBATTUTA SUL SUOLO AFRICANO. PERDENDOLA

ROMMEL
IN CRISI
SULLE DUNE
LA VOLPE
Il generale Rommel
con alcuni ufficiali
della 15a divisione
panzer nella zona tra
Tobruk e Sidi Omar.
Sopra a destra, carri
armati inglesi Crusader
della 7a divisione
corazzata avanzano
verso Tobruk. In basso,
fascetta da polso
dell’Afrikakorps.
AP/ANSA
Tobruk

A
gli inizi dell’autunno del 1941 i due schieramenti proprio in base all’Operazione Crusader, cioè “crociato”, no-
contrapposti in Nord Africa hanno un problema me legato al debutto operativo dei nuovi carri armatiCrusa-
similare: arrivare a Tobruk. Le forze dell’Asse l’as- der). Churchill vorrebbe attaccare subito a fine estate, ma
sediano dai primi di aprile perché hanno assoluta Auchinleck lo convince ad attendere per dargli modo di pre-
necessità di entrare in possesso del suo porto, strategico scalo parare al meglio una grande offensiva. Auchinleck non è un
logistico senza il quale è molto difficile riuscire a invadere l’E- esperto di guerra corazzata, né lo è il generale che sceglie co-
gitto. Gli Alleati invece devono liberare la grossa guarnigione me comandante dell’8a armata, Alan Cunningham. Entram-
rimasta intrappolata a Tobruk dalla prima grande offensiva bi vogliono impratichirsi con la guerra nel deserto prima di
di Rommel nella primavera del 1941. Ci hanno già provato con affrontare un abile nemico come Erwin Rommel, che di quel
l’Operazione Brevity a metà maggio, rimediando una sonora terrono è la “volpe”. Inoltre le truppe appena arrivate devo-
sconfitta, e poi ancora e con molti più mezzi e uomini con l’O- no acclimatarsi nel teatro operativo nordafricano, non si può
perazione Battleaxe a metà giugno, ma nuovamente con zero gettarle subito in battaglia. Ci vuole tempo per imparare a vi-
risultati e molte perdite, ora davvero non possono più fallire. Il vere e combattere in quel clima: caldo di giorno e freddo di
nuovo governo laburista australiano minaccia di ritirare tutte notte, con nugoli di insetti, scarsità d’acqua (quella poca che
le sue truppe dal fronte africano se non si farà in modo di rag- c’è deve servire anche per l’igiene personale) e una dieta piut-
giungere la 9a divisione di fanteria che è l’autentica spina dor- tosto povera. Così come non è facile imparare a muoversi su
sale della guarnigione di Tobruk assediata. un terreno che non ti dà punti di riferimento precisi: occorre
Situazione eslosiva.Winston Churchill decide che è saper leggere le mappe, le stelle, la posizione del sole e avere
ora di cambiare tutto: esautora, rinomina, sposta e invia uo- anche una certa memoria fotografica. Adattarsi all’ambien-
mini e unità. Le forze britanniche hanno un nuovo coman- te e usare le sue caratteristiche per nascondersi al nemico è
dante in capo delle forze in Medio Oriente, sir Claude Au- la discriminante tra la vita e la morte in una battaglia nel de-
chinleck, una nuova unità operativa, l’8a armata inglese, in serto. Come dicevano i veterani inglesi: “Ci vuole del tempo
sostituzione della gloriosa Western Desert Force (che era per passare da un white knees a un desert-worthy” (cioè da
solo un corpo d’armata), nuovi rinforzi, rimpiazzi e armi, e un “ginocchia bianche”, ovvero uno appena arrivato al caldo,
un nuovo simbolo, una croce gialla in campo bianco (scelto a un soldato “da deserto”).
INTERFOTO/ALINARI

Tobruk Il porto meglio difeso del Nordafrica era in Cirenaica (regione che dal 1912 fu provincia d’I-
talia e dal 1934, con Tripolitania e Fezzan, divenne la colonia italiana chiamata Libia). La nostra base
EVERETT/CONTRASTO

aeronavale cadde in mano britannica nel gennaio ’41 e fu assediata per mesi dalle forze dell’Asse.
Il presidio britannico fu liberato con l’offensiva inglese del novembre ’41-gennaio ’42, finita con
l’occupazione della Cirenaica. Gli inglesi lo cedettero ancora di fronte all’avanzata di Rommel nel
maggio-giugno, ma se lo ripresero in seguito al successo dell’offensiva di El Alamein.

51
SCALA WWW.SCALARCHIVES.COM

SZ PHOTO/AGF
Rommel con il generale italiano Bastico, sulla carta suo superiore in Libia. Un panzer III tedesco e sullo sfondo un veicolo britannico colpito.

CRUSADER, LE FORZE IN CAMPO

I l piano operativo per l’Operazione Crusader prevede che


il XXX corpo d’armata corazzato del generale Norrie (7a
so sud-est. Strategicamente è un buon piano, può contare an-
che su una decisa superiorità aerea, ma non tiene conto di mol-
te variabili sul piano tattico, compreso il modo in cui i tedeschi
divisione corazzata – composta da 4a, 7a e 22a brigata –, 1a di-
visione di fanteria sudafricana, due brigate della Sudan Defen-sono soliti condurre i loro scontri corazzati.
Rommel in lite. Rommel, dal canto suo, ha tre grandi pro-
ce Force e la 22a brigata guardie) si inoltri nel deserto oltre l’a-
la destra nemica per poi risalire verso nord nella zona dove siblemi: non riesce a sfondare il munitissimo perimetro difen-
suppone Rommel tenga le sue tre divisioni corazzate (15a e 21a sivo di Tobruk; ha enormi difficoltà nel ricevere rifornimenti;
panzer più l’italiana Ariete). Qui dovrebbe avvenire una deci- ha continue discussioni e divergenze di vedute con quello che
siva battaglia di carri, che le unità corazzate inglesi possonodovrebbe essere teoricamente il suo superiore, il generale ita-
vincere grazie al maggior numero di mezzi a loro disposizione liano Ettore Bastico. Non ha forze sufficienti per poter attac-
(460 tra carri Crusader e nuovi carri leggeri americani Stuart,care in Egitto, per riceverle deve prima prendere il porto di To-
contro 250 carri tedeschi tra Panzer II, III e IV e 150 M13/40 bruk. Ma per colpa dei rifornimenti che arrivano a singhiozzo,
continua a posporre il grande attacco finale alla fortezza nemi-
italiani) e attirando i panzer contro campi di tiro ben prepara-
ti. Contemporaneamente il XIII corpo d’armata del generale ca assediata. Ha ricevuto però i nuovi cannoni anticarro da 50
Godwin-Austen (4a divisione indiana, 2a divisione neozelande- mm e questo lo ha reso felice. Rommel schiera quattro divisio-
se, 1a brigata corazzata) doveva impegnare, aggirare e poi tra-ni di fanteria italiane (Trento, Bologna, Pavia e Brescia) attor-
volgere le difese italotedesche di Sollum, quindi avanzare di- no ai 10 km del perimetro difensivo di Tobruk, poco più a est
rettamente verso Tobruk lungo la via Balbia. La guarnigione di tiene raccolto il suo DAK (Deutsches Afrikakorps, su 15a e 21a
Tobruk deve concorrere al piano con una spinta offensiva ver- divisione panzer e divisione speciale 90a Afrika), mentre a sud
stanno la divisione corazzata Ariete e
1941, OPERAZIONE CRUSADER: LO SCHIERAMENTO la motorizzata Trieste. Nelle postazio-
ni fortificate lungo la fascia di confine
libico-egiziana (cioè nella zona di Sol-
xx Tobruk M a r M e d i t e r r a n e o lum) c’è la divisione Savona con ele-
0 20 km menti della 21a panzer.
Brescia Poco prima dell’inizio dell’O pera-
xx zione Crusader il governo australia-
xx xx
El Duda xx
15 Via Balbia no riesce a ottenere l’evacuazione via
Trento Bologna 90 Gambut mare della 9a divisione (probabilmen-
xx
Trig
h Ca
puzz
te la migliore unità di fanteria a dispo-
Sidi Rezegh o Bardia
sizione dell’8a armata), essa viene so-
Pavia
C I R E N A I C A xx Sidi Azeiz stituita dalla 70a divisione inglese e da
21
xx
una brigata polacca.
II
xx 33
Fort Capuzzo
Trieste II xx Sollum
Bir el Gobi 3
Ariete Tri Savona
g hE
lA Gabr Saleh Passo
bd Halfaya

Sidi Omar xx
4
x xx IND x
Tedeschi x
Brigata
x 2
4
x 7 NZ 1 Italiani xx
Divisione
22 xx
1 Bir Sheferzen Inglesi xxx
Corpo d’armata
SA 13° Corpo d’armata
LIBIA 30° Corpo d’armata
B A RRIE R A DI F ILO SPINATO
EGITTO Fanteria Unità corazzata
SUL CON F IN E L IBIA-EGIT TO Fanteria motorizzata Unità esploratori
N. JERAN

52
Logistica e tattica nel deserto

L
a logistica è il vero incubo di chi nella pianificazione di quanto materiale L’efficienza tedesca. Dal punto di vista sistema di addestramento prevede
combatte nel deserto: i problemi occorre, sia nella gestione dei depositi tattico i migliori in ambito desertico ampia libertà di manovra ai subordi-
e le necessità dei soldati si ampli- (“imballata” da burocrazia e sprechi), sono i tedeschi. Hanno sviluppato un nati, favorendo così lo sviluppo dell’i-
ficano e vi sono poche strade per movi- sia nel ripianamento delle perdite ottimo sistema di combattimento che niziativa “in tempo reale” sul campo di
mentare i rifornimenti. I britannici han- (in primo luogo, a causa della scarsa prevede l’appoggio reciproco di carri battaglia.
no un buon sistema logistico in Egitto ricettività dei porti libici), sia infine nei armati e cannoni controcarro, con que- Le magagne nostrane. Gli italiani
e lo sfruttano bene, solo quando si trasporti da e verso le prime linee, ma sti ultimi che addirittura sopravanzano imparano a fare la guerra di movimen-
allontanano dalla frontiera cominciano soprattutto mancano i camion e le piste i panzer sul campo di battaglia; inoltre to copiando dai tedeschi, gli inglesi
ad avere problemi, che di solito supera- preparate nel deserto per portare i ri- la fanteria del DAK, tutta motorizzata, invece la sanno fare, ma hanno mezzi
no con un sistema capillare di depositi. fornimenti in linea. I pochi mezzi circo- sa interagire e integrarsi molto bene corazzati molto inferiori ai panzer di
La logistica italiana (da cui dipendono i lanti sono burocraticamente imballati a con i corazzati. La qualità degli ufficiali Rommel e devono chiedere aiuto agli
tedeschi) è pessima: vi sono carenze sia livello di corpo d’armata. tedeschi di ogni grado è ottima, il loro Stati Uniti per poter competere.

PARTE L’OPERAZIONE, LA PRIMA FASE

S i tratta della più grande operazione corazzata che gli ingle-


si abbiano mai tentato. Il primo giorno i carri del XXX cor-
po si inoltrano non visti nel deserto, hanno il compito fonda-
Alle altre due brigate di Gott va diversamente: la 7a arriva in-
disturbata quasi a Tobruk, catturando anche l’aeroporto di Si-
di Rezegh, mentre la 4a viene a contatto con la 15a panzer e per-
mentale di individuare e distruggere la forza corazzata di Rom- de diversi carri armati.
mel. È brutto tempo, la ricognizione aerea non è di grande aiu- A Sollum comincia l’operazione di accerchiamento delle po-
to, così il comandante della 7a divisione corazzata (nota come sizioni della Savona da parte del XIII corpo britannico. Rom-
Desert Rats, “topi del deserto”), il generale Gott, decide di di- mel capisce di trovarsi di fronte a una grande offensiva alleata
videre le sue tre brigate per meglio coprire il vasto territorio in e reagisce immediatamente: manda i suoi carri verso le posi-
cui cercare i carri del tedesco. zioni dei corazzati inglesi e chiede alle unità mobili italiane di
Azione alla tedesca. La 22° brigata corazzata si dirige tentare di congiungersi alle sue truppe.
a sudovest e va a sbattere nelle posizioni tenute dalla divisio-
ne corazzata italiana Ariete a Bir el Gobi. Ne segue una sorta
di battaglia d’incontro che viene vinta dai carristi italiani, gra-
IN QUESTA BATTAGLIA
zie all’uso di tattiche “tedesche”, cioè all’impiego combinato di C’ERA DI TUTTO:
carri, fanti e artiglieria. Pur subendo molte perdite (34 carri e
200 uomini), l’Ariete ne infligge di più pesanti agli inglesi (45 LA GUERRA DI MOVIMENTO,
tra carri e autoblindo e un centinaio di uomini), ma soprattutto
mantiene la coesione e non cede terreno. Per la tanto bistratta-
LA TATTICA, LE
ta arma corazzata italiana non è una novità da poco. CONDIZIONI PROIBITIVE
DAL 18 NOVEMBRE

xx
Tobruk M a r M e d i t e r r a n e o

Brescia 0 20 km

xx xx
xx 15 Via Balbia
El Duda xx
Bologna 90 xx Gambut
Trento
21 Trig
xx h Ca p
x Sidi Rezegh u z zo
Bardia
7
Pavia Sidi Azeiz
C I R E N A I xC A
xx 4
II
xx 33
Fort Capuzzo
Trieste II xx Sollum
Bir el Gobi 3
Ariete Tri Savona
g hE xx Passo
lA
bd Gabr Saleh 4 Halfaya
x IND
22 x
xx Sidi Omar
1 1
xx
Il generale SA 2
NZ
britannico
AP/ANSA

Auchinleck. Bir Sheferzen

LIBIA B A RRIER A D I FILO S P IN ATO


S U L CON FIN E LIB IA-EG IT TO
EGITTO
ULLSTEIN/ALINARI
252
I panzer di cui Rommel
dispone il 18 novembre.
Il 23 novembre (Battaglia
del Totensonntag) è il
giorno in cui perde più
carri, arrivando a 98;
il 5 dicembre ne ha 55;
in Tripolitania ne
ritornano solo 37.

LA SECONDA FASE E IL RITIRO

A ttorno a Sidi Rezegh si sviluppano i più accesi combat-


timenti, con nessuna delle due parti capace di prevalere
sull’altra. Intanto vengono contenute alcune puntate offensive
tigliandosi sempre più. La sera del 23 novembre Rommel può
contare ancora solo su un centinaio di panzer, ma il nemico è
stato respinto e al Quartier generale inglese l’atmosfera si fa te-
della guarnigione di Tobruk. Tra il 21 e il 23 novembre i panzer sa. Le truppe del XIII Corpo, che dovevano prendere alle spalle
di Rommel, guidati dal generale Crüwell, riescono a riprende- le difese italotedesche sul confine, sono state risucchiate a nord
re l’aeroporto di Sidi Rezegh e a infliggere gravi perdite ai bri- per aiutare quelle del XXX Corpo e stanno subendo gravi per-
tannici. Ma mentre l’8a armata inglese ha grosse riserve da im- dite dai panzer tedeschi. Il generale Cunningham è incerto sul
mettere in battaglia, il numero dei corazzati tedeschi va assot- da farsi e medita di dare l’ordine di ritirata. Auchinleck lo ri-
leva dal comando e nomina il generale
DAL 23 AL 26 NOVEMBRE Ritchie nuovo comandante dell’8a arma-
ta. Occorre insistere nell’azione offensi-
M a r M e d i t e r r a n e o va, stavolta bene appoggiati dagli aerei
Tobruk 0 20 km
della RAF e dai bombardamenti navali
xx
della Royal Navy.
Brescia x Confusione. Quello che segue è un
7
xx
confuso susseguirsi di battaglie a livello
xx
xx 15 Via Balbia di reggimento, battaglione e compagnia
El Duda xx
Bologna 90 xx Gambut con la cosiddetta “fog of war” (la neb-
Trento
xx
21 Trig
h Ca
bia di guerra, ossia l’incapacità di sape-
puzz
Sidi Rezegh II
II
o
xx
Bardia re dove si trovi il nemico) a farla da pa-
Pavia 33 3 2
NZ Sidi Azeiz drone assoluto del campo di battaglia.
C I R Ex N A I C A x
1 Rommel vede assottigliarsi le sue forze
xx 4
in tutta una serie di piccoli scontri e de-
xx Fort Capuzzo
Trieste xx Sollum cide di azzardare una manovra a falce
Bir el Gobi
Ariete Tri Savona
g hE
xx Passo
lA Gabr Saleh
1
SA x
bd
4
xx Halfaya
IN FIAMME
22
Sidi Omar
IND Un panzer III tedesco
sfila di fronte a un carro
Matilda inglese in fiamme
nel corso di uno dei tanti
Bir Sheferzen scontri dell’Operazione
Crusader. In alto i soldati
LIBIA B AR R I ER A D I FI LO S P I N ATO
S U L CO N F I N E L I B I A-E GI T TO
EGITTO italiani della divisione
Ariete in Cirenaica nel
novembre 1941.

54
EL ALAMEIN 1942
RAVA/LEEMAGE
Erwin Rommel, la “volpe del deserto”

D
opo eccezionali dria d’Egitto. fu battuto dagli inglesi
comportamenti Stratega brillante. nella più massiccia,
nella Grande Soprannominato “la dura e sanguinosa
guerra e sul fronte fran- volpe del deserto”, battaglia di tutta la
cese nel 1940, Erwin comandante geniale e campagna; lo scontro
Rommel fu dal 1941 trascinatore, era però coinvolse 296.000 uo-
a capo dell’Acit (Ar- poco incline a consi- mini, più di 1.600 carri
mata corazzata italo- derare altri aspetti: armati e centinaia di
tedesca) che si batteva allungò troppo la aerei. El Alamein sancì
in Nordafrica contro catena logistica e le la sconfitta in Norda-
le truppe britanniche. truppe italo-tedesche frica dell’Asse, che qui
Il generale tedesco fu si trovarono bloccate iniziò la ritirata verso la
l’artefice della guerra nella stretta di El Ala- Tunisia, terminata solo
Afrikakorps in di movimento nel de- mein. Tra il 23 ottobre e con la resa definitiva
esplorazione. serto, che lo portò fino il 4 novembre 1942, in nel gennaio 1943.
a 100 km da Alessan- quest’area dell’Egitto Stefano Rossi

L’OPERAZIONE CRUSADER ERITREA 1912


È DA CONSIDERARSI Meharisti del Regio Esercito
IL PARADIGMA, LA REGINA
A
l pari di altri Bassopiano orientale, truppe sahariane ave-
eserciti, come nel 1913 i Meharisti va ancora in organico
DELLE BATTAGLIE quello francese,
anche gli italiani eb-
furono istituiti anche in
Libia, distinguendosi
compagnie mehariste,
che difesero alcune oa-
NEL DESERTO bero reparti meharisti
(montati sui “mehara”,
durante l’occupazione
del Fezzan.
si durante la Seconda
guerra mondiale. Nel
veloci dromedari I sahariani. Arrivarono dopoguerra, all’interno
sulle linee di comunicazione nemiche. Lancia i suoi panzer in da sella), formati da fino a 4 squadroni, delle forze del Corpo
una folle corse verso Sollum per costringere l’8a armata a riti- personale locale al dotati di mitragliatrici di sicurezza dell’Ammi-
rarsi, ma è sfortunato e non incontra nessuna grande unità ne- comando di ufficiali e all’occorrenza appog- nistrazione fiduciaria
mica, tranne quelle aeree della RAF che falcidiano i suoi car- nazionali, per operare giati da artiglieria cam- in Somalia (Afis) fu
ri. Seguono avvenimenti confusi, Rommel ha perso il control- nei deserti delle nostre mellata. Furono istituiti presente, nel biennio
colonie. Nati in Eritrea anche reparti di Zaptiè 1953-54, un nostro
lo della battaglia, le sue unità sono mischiate a quelle inglesi. nel 1912 con lo Squa- (i Carabinieri coloniali reparto cammellato: il
Il comandante della 21a Panzer si sbaglia e scambia una posta- drone cammellieri che indigeni) meharisti. Battaglione somalo.
zione neozelandese per tedesca e viene fatto prigioniero. La 2a controllava il desertico Nel 1939, il Comando Stefano Rossi
divisione neozelandese riesce invece a prendere El Duda e si
congiunge con le forze della guarnigione di Tobruk. Seguono
giorni di combattimenti ancor più confusi e violenti.
Bir el Gobi. Il 3 dicembre l’11a brigata indiana con uno ti su cui conta il suo nemico. Abbandona a se stesse le guar-
squadrone di carri Valentine attacca in direzione di Bir el Go- nigioni che ancora resistono a Sollum (si arrenderanno a fine
bi, ma è respinta dal gruppo battaglioni Giovani Fascisti (l’u- mese) e ritira le sue forze prima a Gazala e poi in Tripolitania.
nica unità del Regio Esercito interamente composta da volon- L’Operazione Crusader può considerarsi il paradigma stesso
tari: si trattava di circa 2.000 ragazzi tra i 17 e i 20 anni, prove- degli scontri nel deserto. Altre battaglie, come El Alamein, so-
nienti dalla Gioventù Italiana del Littorio (la GIL), che avevano no più celebri, ma nessuna di esse può starle alla pari. La guer-
chiesto insistentemente di poter andare a combattere), facen- ra di movimento, la sorpresa tattica, le
do nuovamente di uno sconosciuto crocevia di piste deserti- dure condizioni ambientali e logistiche, SAPERNE DI PIÙ
che un luogo simbolo della nostra storia militare. i continui rovesciamenti di fronte e la Diario di un combattente
Nonostante molte vittorie tattiche, l’8 dicembre Rommel capacità di incidere degli ufficiali al co- nell’Africa Settentrionale,
prende la decisione di ritirarsi: mentre gli inglesi riescono a re- mando ne fanno la regina delle battaglie O. Piscicelli Taeggi. Ricordi
del capitano di artiglieria
cuperare i carri danneggiati sul campo di battaglia, lui non ha nel deserto.  d che combatté nel deserto.
officine per farlo, né la facilità di avere rimpiazzi e rifornimen- Andrea Santangelo
SZ/AGF
AP/ANSA
LA GUERRA NEL DESERTO
BARCE 1942

NELLE AREE DESOLATE


DEL NORDAFRICA

SIERRA (3)
SCORRIDORI COME
LONG RANGE
DESERT GROUP E SAS
COMBATTEVANO
LE FORZE DELL’ASSE
CON LE TATTICHE
DELLA GUERRIGLIA

M SQUITO
ARMY
S
ono circa le 23:30 (ora britannica) del 13 settembre 1942, scorrazzando in ogni direzione. I kiwis lanciano bombe a ma-
quando gli equipaggi di due carri leggeri L3 italiani no e investono baracche, depositi di carburante, autocarri e ae-
piazzati a controllo della strada che scende dal gebel ci- rei col fuoco delle mitragliatrici montate sui mezzi. Gli italiani
renaico verso la costa nei pressi di Barce (80 km a nord- reagiscono anche con i mortai, ma in maniera disordinata; so-
est di Bengasi) vedono una colonna di autocarri che procede no troppo disorientati e non capiscono chi e dove sia il nemico.
verso di loro a fari accesi; nonostante l’interdizione del traffico La colonna. Sulla pista del campo vengono distrutti o dan-
notturno e l’invito alla massima allerta per la possibilità di pat- neggiati 32 aerei (16 da fonte italiana), tra caccia, bombardieri
tuglie nemiche, i carristi, lontani dal fronte, pensano a un con- e aerei da trasporto. Le camionette alleate, dopo un’ora di infer-
voglio amico e non si preoccupano più di tanto. Appena il con- no e ormai a corto di munizioni, lasciano il campo senza alcuna
voglio si avvicina, dagli automezzi lanciati a tutta velocità parte perdita. In scontri successivi presso la stazione ferroviaria la pat-
un intenso fuoco che li coglie alla sprovvista. I piccoli L3, poco tuglia T1 perderà tre automezzi e alcuni uomini saranno cattu-
più che postazioni di mitragliatrici con i cingoli, sono investi- rati; ciononostante riuscirà a esfiltrare e riunirsi con G1, che nel
ti dai colpi che feriscono due uomini, mentre il convoglio, ine- frattempo aveva infuriato a Barce, penetrando negli accampa-
quivocabilmente nemico, li passa a tutta veloci- menti nemici e colpendo uomini e mezzi. La colon-
tà dirigendosi verso la cittadina libica. na ora è nuovamente riunita e si dirige veloce ver-
Poco dopo il convoglio si divide: da una par-
te la pattuglia T1 che si muove verso l’obiettivo
1.750 I km di autonomia che
so il deserto quando, poco prima dell’alba, gli auto-
mezzi alleati sono però attaccati da aerei da caccia
principale, il campo di aviazione della Regia Ae- ogni automezzo del e da una cospicua forza italiana che distrugge molti
ronautica a nord di Barce; dall’altra la pattuglia LRDG poteva avere con il veicoli uccidendo e ferendo parecchi uomini.
G1, che si dirige verso Campo Maddalena, se- pieno di carburante. Nonostante l’alto prezzo pagato, il raid su Barce fu
de degli accampamenti di truppe, circa 3 km a
sud-est dell’insediamento. Dopo aver incontra-
to un’unità italiana motorizzata che li scambia
3 Settimane di autonomia
considerato un successo per il modo in cui era stato
pianificato e condotto, oltre che per il limitato re-
parto che lo aveva portato a termine, formato pe-
anch’essa per amici, i neozelandesi di T1, mon- aveva l’equipaggio per rò da elementi di prim’ordine. A compiere l’azione
acqua e razioni viveri.
tati sulle loro veloci camionette da deserto, rag- era stato un distaccamento del Long Range Desert
giungono il campo d’aviazione provenendo dal- Group, che con 47 uomini montati su 5 Jeep e 12
la strada principale. Non aspettandosi un attacco, che nel caso autocarri Chevrolet attrezzati era partito per il raid (denomina-
non avrebbe dovuto arrivare da lì, gli italiani hanno la guardia to Operazione Caravan) 11 giorni prima dall’oasi egiziana di El
abbassata; così, gli autocarri penetrano facilmente nel campo, Fayum, a sud del Cairo. Aveva attraversato 1.800 km di deserto,
dalle grandi dune alle cocenti spianate sassose dette serir, sen-
L3 Cingolato leggero da 3,1 tonnellate sviluppato dagli italiani tra le due guerre. Con corazzatura za incontrare altro che sabbia, scarsi pozzi di acqua salmastra e
quasi inesistente e armato solo di mitragliatrici, era più adatto a compiti esplorativi che da batta-
glia. Usato con efficacia in Spagna e in Etiopia, nella Seconda guerra mondiale era già obsoleto. pochi punti di rifornimento predisposti all’occorrenza. L’ordi-
ne, eseguito in pieno, era quello di “creare il più possibile dan-
no e disorientamento al nemico”. E questa non era la prima vol-
ta che accadeva né sarebbe stata l’ultima. Anche lo stesso Erwin
Rommel, il comandante dell’Afrikakorps tedesco e poi dell’ AIT
in Nordafrica, avrebbe ammesso che il LRDG “causò più danno
di ogni altra analoga unità britannica della stessa consistenza”.
Idea vincente. Il Long Range Desert Group, prima uni-
tà britannica di questo tipo a essere impiegata nella Seconda
guerra mondiale, era nato al Cairo nel 1940 (col nome iniziale
di Long Range Patrol) da un’idea del maggiore Ralph Bagnold
finalizzata alla creazione di un reparto autonomo, molto mobi-
le, che potesse compiere esplorazioni a lungo raggio e missioni
di intelligence – così come di controllo delle piste e trasporto
di incursori – dietro le linee del nemico in pieno deserto, dove
difficilmente avrebbero potuto muoversi reparti convenzionali.
Bagnold si era basato sulle “pattuglie autotrasportate” impiega-
te durante la Grande guerra dagli stessi inglesi: unità eterodosse
montate su autocarri Ford modello “T” – modificati con con-
densatori sui radiatori e armati con mitragliatrici Lewis – che
avevano già dimostrato la loro utilità d’impiego per controlla-
re le piste e le oasi del Western Desert e della Palestina contro
la minaccia degli arabi Senussi.
LE COLONNE
1942, i camion del Long Range Desert Group organizzati nelle
Kiwis Soprannome dato alle truppe neozelandesi, dal nome del tipico uccello simbolo della
“mosquito columns”, così chiamate dal generale Archibald Nuova Zelanda.
Wavell, comandante in capo delle Forze britanniche del Medio
Oriente, perché colpivano ed erano fastidiose come zanzare. AIT Acronimo per Armata Italo Tedesca (poi ACIT, Armata Corazzata Italo Tedesca) costituita nel
Nel titolo, il loro distintivo, lo scorpione del deserto. In alto a ‘42 dal Deutsches Afrikakorps e da due corpi d’armata italiani. Anche se il generale Bastico ne era
sinistra, soldato libico di una Compagnia sahariana italiana. virtualmente il comandante, era Rommel ad averne il comando effettivo.

57
SIERRA
MEHARISTI
ITALIANI
Soldati libici di
un reparto di
Meharisti del Regio
esercito italiano in
IL LONG RANGE DESERT GROUP ERA sosta durante un
pattugliamento.
ABBIGLIATO IN MODO INFORMALE
PIÙ CHE STRETTAMENTE MILITARE
Piena autonomia. Le prime settimane di vita del LRDG fu-
rono contrassegnate dall’improvvisazione, perché in Egitto in
quei giorni vi era penuria di ogni cosa: quando Bagnold finì di
recuperare le armi che gli servivano, al Cairo erano restate so-
lo tre mitragliatrici. I veicoli furono presi in prestito dall’eser-
cito egiziano o acquistati privatamente e poi modificati con ar-
mamento pesante (dalle mitragliatrici ai cannoni Bofors da 37
mm) e dotati di radio, serbatoi, materiali e viveri per permettere
un raggio d’azione di circa 1.750 km e tre settimane di perma-
nenza in autonomia nel deserto. Su tutto la supervisione dello
stesso Bagnold, che volle anche equipaggiare i mezzi di busso-
la solare, piastre antinsabbiamento e condensatori per il radia-
tore, di sua invenzione. Le prime pattuglie, di circa 15 uomini e
5 veicoli, furono formate con personale volontario scelto tra le AVVERSARI
truppe neozelandesi: questi uomini, infatti, erano abituati più NEL DESERTO
di altri ai disagi e alle fatiche prolungate. In seguito sarebbe ar- A sinistra, un
rivato personale sudafricano, rhodesiano, indiano e anche bri- soldato italiano
armato di fucile
tannico (scelto dai reggimenti Guardie o dagli Yeomanry ). Il
mod. 91/38, con
nerbo degli ufficiali era formato da vecchi amici di Bagnold, la divisa di tela
esperti cartografi e navigatori, che con lui avevano esplorato il e l’immancabile
deserto nei decenni precedenti. Ogni singolo equipaggio fu ad- casco coloniale.
destrato e preparato a operare, all’occorrenza, anche in as- A destra, un
uomo del LRDG.
soluta autonomia.
Abbigliati in
Gli “scorpioni del deserto” – come vennero maniera informale
chiamati dal loro stemma, disegnato dal capo- e pratica,
rale C.O. “Bluey” Grimsey, volontario del 7° reg- utilizzavano anche
gimento anticarro neozelandese – iniziarono così vestiario locale,
come la tipica
l’avventura compiendo inizialmente solo missioni di
kefiah usata dai
beduini.
Yeomanry Da fine ’700 erano reggimenti di volontari formati da piccoli proprietari terrieri (yeo-
men) di una stessa contea, al comando di un nobile, nati per aumentare la difesa del territorio bri-
tannico. Riorganizzati nel 1908, restarono, in varie forme, anche durante le guerre mondiali e oltre.

58
0 100 km

Barce
Derna M a r M e d i t e r r a n e o
Gerdes El Abid Tobruk
Bengasi
Bir El Gerrari
delta del Nilo

B AR R I E R A DI F I LO
Alessandria
S P I N ATO S U L CO N F I N E
LI B I A-E G I T TO

n a i c a
e Il Cairo
ir
Depressione Suez
Giarabub
C Siwa
di El Qattara
El Fayum
Qaret Khod

M
Gialo

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P E R CO R SO
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DA E L FAYU M
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Nilo
Mare C I R C A 1. 800 K M

di sabbia

di Kalansho Howard's Cairn Assyut


Ain Dalla

Mare
Tazerbo
C A MI ON D EL L A
H EAV Y S EC TI ON
I N A RRI V O
Gran Mare

di Sabbia
EGITTO
DA C UFR A
di sabbia

di Rebiana
GEOGRAFICA

Cufra

1942 LA TRAVERSATA VERSO BARCE


AUTUNNO 1942. L’avanzata incontra altri due camion della l’aeroporto, dopo un’ora si sgancia
di Rommel in Egitto cambia le Heavy Section arrivati da Cufra, e attraversa l’abitato dove si
operazioni delle forze speciali in che lo riforniscono di altro scontra con carri e blindo italiane
G. RAVA (2)

Nordafrica: per causare problemi carburante. e perde 3 mezzi e 6 uomini. G1


alla catena logistica dell’Asse 10 SETTEMBRE. La pattuglia S2 intanto attacca gli alloggiamenti
si decide di colpire, con grandi lascia il gruppo. della guarnigione, perdendo poi
raid, porti e aeroporti della costa. 12 SETTEMBRE. Il convoglio 2 mezzi.
Sono preparate l’Operazione arriva a Bir El Gerrari, dove è 14 SETTEMBRE. Ore 04:00
Agreement contro il porto di lasciato un mezzo equipaggiato, (ora di Londra), i mezzi superstiti
Tobruk, l’Operazione Bigamy per servire da Rally point a delle due pattuglie si riuniscono
contro Bengasi, l’Operazione eventuali sbandati dopo l’azione. e ripartono, incalzati dagli
Caravan contro Barce e Nicely, 13 SETTEMBRE. Il LRDG arriva italiani.
un’azione contro l’oasi di Gialo per (apparentemente non scoperto) ORE 08:30 Aerei italiani
supportare la ritirata delle forze vicino a Barce. In realtà degli avvistano il convoglio e lo
impegnate nei raid. arabi avevano avvisato di una attaccano ripetutamente
1 SETTEMBRE 1942. Inizia forza inglese nei paraggi e poi per tutto il giorno. All’imbrunire,
l’Operazione Caravan: dalla base i ricognitori italiani l’avevano il solo autocarro e le due jeep
del LRDG di El Fayum partono le avvistata. rimaste si sganciano.
pattuglie T1 (neozelandese) e G1 All’ imbrunire, il LRDG si mette 16 SETTEMBRE. I superstiti
(guardie) su 5 jeep e 12 autocarri in moto per l’azione, supera raggiungono il campo
Chevrolet 30cwt, accompagnati sparando vari posti di blocco, ma d’atterraggio d’emergenza LG 125
da 2 camion pesanti con due autocarri si scontrano tra loro dove il 18 settembre un aereo
carburante aggiuntivo. Assieme e sono abbandonati. porterà in salvo i feriti.
a loro la pattuglia S2 (rodesiana) ORE 23:30 (ora GB) il convoglio 17 SETTEMBRE. Gli ultimi uomini
diretta a Bengasi. distrugge due carri L3 italiani a si incamminano a piedi attraverso
6 SETTEMBRE. Nel tragitto, una controllo della strada per Barce. il deserto verso uno dei punti
jeep si capovolge superando una ORE 24:00 (ora GB) le pattuglie di raccolta. Nei giorni successivi
duna. I tre feriti saranno evacuati il arrivano alla periferia di Barce: verranno recuperati da altre
giorno dopo con un aereo. mentre un autocarro radio è pattuglie del LRDG, che aveva
7 SETTEMBRE. Il convoglio posto a coprire le spalle, T1 e G1 si avuto 13 dispersi, 10 feriti e 14
giunge a Howard’s Cairn dove dividono. Con 5 mezzi, T1 attacca veicoli distrutti su un totale di 17.

59
Ralph Bagnold, militare e scienziato

R
alph Alger Bagnold si diede a spedizioni su 1944 col grado di brigadiere
(1896-1990, foto), vasta scala nel deserto, che e fino alla sua morte conti-
figlio di un ufficiale, percorse in lungo e in largo nuò la carriera scientifica,
dopo gli studi all’Accademia con automezzi da lui stesso pubblicando brillanti studi
militare di Woolwich entrò modificati. Congedatosi, e ricevendo prestigiosi rico-
nel Genio, combattendo proseguì nelle esplorazioni noscimenti. Il suo libro The
nella Grande guerra. Quindi e nei suoi studi scientifici. physics of blown sand and
studiò a Cambridge, rien- Il LRDG. Richiamato ancora, desert dunes sarebbe stato
trando nell’esercito (Signal nel 1940 propose al gene- per oltre 70 anni un punto
Corps) nel 1921. Assegnato rale Wavell l’idea del LRDG, di riferimento per tutti i
in Egitto nel 1929, esplora- che Bagnold comandò fino geologi, usato anche dalla
tore appassionato, cartogra- all’agosto del ’41. Lasciò de- Nasa per studiare le dune
fo e grande organizzatore, finitivamente l’esercito nel su Marte.

LA PREOCCUPAZIONE DI BAGNOLD RIGUARDAVA IL CALDO,


MA SOPRATTUTTO IL GHIBLI, IL VENTO DEL DESERTO
ricognizione e passando poi a incursioni vere e proprie. Furono una flotta di Jeep che armò con mitragliatrici binate. Con que-
così attaccati, sorprendendo i difensori, Gialo, El Auenat, Mur- ste i suoi uomini, sempre fedeli al motto “who dares wins” (chi
zuk e altri presidi nemici nel deserto, spesso a più di 800 km dal- osa vince) iniziarono a colpire con attacchi imprevedibili basi e
le linee inglesi. Imboscate e attacchi ad autocolonne crearono il aeroporti nemici. SAS e LRDG spesso continuarono a operare
panico dietro le linee del nemico, che ormai non aveva più piste assieme, infliggendo gravi danni e distogliendo forze preziose
sicure fuori dalle proprie basi. al nemico che tentava di neutralizzarli.
Le difficoltà di muoversi in lande desolate e vivere per set- I raider italiani. Gli italiani, sin dagli anni ’30, avevano già
timane con razioni in scatola e poca acqua (non più di 3 litri in Libia reparti specializzati per il movimento e il combattimen-
al giorno, anche per il tè), si fecero sentire, ma gli uomini del to nel deserto: le Compagnie Meharisti (montate su dromedari
LRDG – abbigliati sempre in modo informale, più legato alle da sella) e le Compagnie Sahariane, tutte formate da personale
esigenze contingenti che ai regolamenti militari – si adattaro- locale, ben avvezzo alle dure condizioni del deserto. Le Compa-
no sempre al deserto, senza cercare di vincerlo alla proprie vo- gnie Sahariane erano state riorganizzate nel 1938 da Italo Balbo
lontà, e fecero innumerevoli azioni quasi tutte vincenti, come i e trasformate in unità motorizzate, con aerei leggeri in appog-
grandi raid (tra cui Barce) compiuti nel settembre 1942. Dopo il gio. Organizzate in colonne mobili ed equipaggiate anche con
Nordafrica, il LRDG venne impiegato, quasi con gli stessi com- automezzi A.S.37 modificati con cannoni anticarro da 47/32 e
piti ma su diverso terreno, in Egeo, Grecia, Jugoslavia e Italia: fu Breda 35 da 20 mm, che davano loro un grande potere di fuo-
definitivamente sciolto il 1° agosto del 1945 a Rodi Garganico. co, furono usate per pattugliare le vaste aree tra le varie guarni-
I parà del Sas. Ma da parte inglese nel deserto non operò gioni e proteggere le vie di comunicazione.
solo il LRDG: nel 1941 fu costituito lo Special Air Service (SAS) Gli Arditi del deserto. A fine 1942, ispirati dagli stessi
per effettuare raids di paracadutisti e commando contro aero- inglesi, anche gli italiani crearono delle pattuglie di Arditi Ca-
porti o basi logistiche italo-tedesche. Inizialmente gli uomini mionettisti con particolare addestramento, per compiere azio-
del SAS, con penuria di mezzi ed equipaggiamenti, erano tra- ni nel deserto. Erano montate su speciali automezzi, le ottime
sportati dagli automezzi del LRDG (in questi casi sopranno-
minati Lybian Taxis Ltd.) in vicinanza degli obiettivi. In segui- Italo Balbo Classe 1896, squadrista, aviatore, da governatore della Libia (dal 1934) riorganizzò le
to, il comandante e ideatore del reparto, David Stirling, acquisì unità sahariane. Morì il 28-6-1940 sotto il fuoco amico della propria contraerea nei cieli di Tobruk.

PPA, l’armata privata di Popsky

U
no degli ideatori del membro della Royal Geo- raccolta informazioni e sabo-
raid su Barce era un uf- graphical Society, diventò taggio anche dietro le linee
ficiale che collaborava profondo conoscitore dei nemiche.
col LRDG: il maggiore della deserti e delle sue tribù. Nel Con i partigiani. Il PPA, che
Lybian Arab Force Vladimir 1942 formò il più piccolo si muoveva su jeep armate
Peniakoff, detto “Popsky” reparto dell’esercito inglese, con mitragliatrici e aveva
(nella foto, quello a il PPA, Popsky Private Army come stemma un astrolabio,
destra). Belga, figlio di (Esercito privato di Popsky), simbolo della navigazio-
russi, ingegnere, poliglotta ufficialmente denominato ne stellare, combatté in
(parlava inglese, francese, No.1 Demolition Squadron: Nordafrica e poi in Italia,
russo, italiano, tedesco e un ridotto gruppo di uomini, dove operò con l’8a Armata
arabo) era emigrato in Egitto scelti da Popsky con criteri inglese anche in supporto ai
nel 1924. Pilota, alpinista e personali, specializzato in partigiani.

60
RICORDI
Su una carta del deserto,
alcuni cimeli appartenuti
SIERRA (4)

a un uomo del LRDG:


pugnale da combattimento, SAPERNE DI PIÙ
bussola, occhialoni, razioni
d’emergenza, pacchetto di The Long Range Desert Group 1940-1945:
medicazione, una bustina col providence their guide, David Lloyd-Owen (Ed. Leo
fregio degli “scorpioni”. Cooper). Il generale che li guidava descrive il dietro le
Sotto, gli uomini del Sas, lo linee nemiche in Nordafrica, Italia, Egeo (in inglese).
Special Air Service inglese.

Camionette desertiche AS 42, pesantemente armate ed equi- do del generale Leclerc (che operavano anch’esse nel deserto
paggiate che, come i veicoli nemici, avevano una grande auto- partendo dalle basi in Ciad), questi uomini furono tutti acco-
nomia (quasi 1.500 km). Sia le Compagnie Sahariane, sia gli Ar- munati dagli stessi problemi di sopravvivenza in un ambiente
diti Camionettisti avrebbero dato filo da torcere agli uomini del durissimo che non faceva sconti a nessuno, nel quale però, tra
LRDG, scontrandosi con loro più volte. mille difficoltà, riuscirono a compiere azioni memorabili mai
Ma che fossero del LRDG, del SAS, delle Compagnie Saharia- più ripetute. d
ne o delle colonne mobili delle Forze Francesi Libere al coman- Stefano Rossi

Camionette desertiche AS 42 Chiamate anche Sahariane, erano maneggevoli veicoli 4x4 derivati Leclerc Philippe François Marie Leclerc de Hauteclocque, ufficiale della Francia Libera, con una
dalle autoblinde Spa AB 41, studiati per operare su terreni sabbiosi. L’armamento variava da mitra- colonna proveniente dal Ciad guidò attacchi verso le posizioni italiane alle oasi di Murzuk e Cufra.
gliatrici Breda da 8 mm o 20 mm e fucili anticarro, fino a cannoni 47/32. Si distinse poi in Tunisia e in Normandia.

La breve comparsa dietro le linee


nemiche delle unità tedesche

S
ebbene già nel marzo 1941 nella Grande guerra e negli anni
ci fosse stata una proposta ’30 aveva fatto l’esploratore di
per la costituzione di una deserti come Ralph Bagnold.
piccola unità non convenzionale Infiltrati. La loro missione più im-
per azioni e raid nel deserto, portante fu l’Operazione Salam,
la cosa finì nel nulla. L’unico a l’infiltrazione attraverso il de-
creare una forza di questo tipo fu serto libico, sullo stile del LRDG,
l’Abwehr, il servizio informazioni di due spie tedesche in Egitto,
tedesco, che formò un Sonder- usando veicoli di preda bellica. A
kommando per le operazioni maggio 1942 fu creata anche una
speciali in Nordafrica, con l’aiuto speciale forza di supporto per
del conte Laszlo von Almaszy, fi- queste operazioni, il Sonderkom-
gura riscoperta nel 1992 dal libro mando Dora, che fu ben poco
di Michael Ondaatje Il paziente utilizzata soprattutto per la man-
inglese e dal film pluripremiato. canza di automezzi adeguati, se
Il nobiluomo era già stato pilota si eccettuano le piccole vetture
dell’aviazione austro-ungarica Kübelwagen.

61
LA GUERRA NEL DESERTO
IRAQ 1990-1991
CONTRO SADDAM GLI USA E I LORO ALLEATI
RIVERSANO NEL GOLFO TUTTO IL POTENZIALE

S
DISTRUTTIVO DELLA LORO MACCHINA BELLICA

DE ERT
TORM
GETTY IMAGES

BELVA DI
GUERRA
Un carro AMX30
francese del 4° rgt
Dragoni (divisione
Daguet), pronto per
l’attacco di terra del
24 febbraio 1991.
I
raq, 24 febbraio 1991. Sono le 01:00 Zulu (ora di Gre- trare in Iraq per quasi 300 km e bloccare gli eventuali rinforzi
enwich o UTC) – le 04:00 ora locale – quando scatta la iracheni. In breve gli obiettivi sono raggiunti e i prigionieri so-
fase terrestre dell’Operazione Desert Storm (“tempesta no già migliaia. Alle 15:00 del 24, in anticipo sui tempi, il VII
del deserto”), per liberare il Kuwait invaso dalle truppe corpo corazzato pesante, forte di più di 150.000 uomini e cen-
irachene di Saddam Hussein il 2 agosto dell’anno precedente. tinaia di carri armati (principalmente i moderni M1 Abrams
Delle forze in attacco fanno parte Stati Uniti, Gran Bretagna, americani), viene lanciato attraverso il confine ovest del Ku-
Francia, Egitto, Arabia Saudita, Kuwait e Siria. wait, con il compito di imbrigliare le forze nemiche nel Paese e
Molti altri Paesi oltre a questi, tra cui Canada, Emirati Ara- distruggere la Guardia repubblicana irachena. L’attacco prin-
bi e Italia (in tutto la coalizione internazionale nata dopo le ri- cipale è preceduto dal tiro dell’artiglieria che vomita sul nemi-
soluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu n° 660 e 678 sa- co più di 10.000 colpi e 500.000 razzi: una reale e devastante
rà composta da 34 Paesi), hanno inviato forze aeree che già da “tempesta del deserto” nella quale molti soldati iracheni bru-
38 giorni, durante la precedente fase aerea, compiono conti- ciano vivi nelle linee di difesa.
nue missioni contro le truppe irachene. L’avanzata delle forze è impressionante, soprattutto più a sud-
In realtà un’iniziale presa di contatto terrestre c’è già stata il est, dove i marines raggiungono gli obiettivi già il primo gior-
29 gennaio, quando reparti corazzati e meccanizzati iracheni no. Nei giorni successivi le forze della coalizione si muovono co-
hanno attaccato la città saudita di Al Khafji, al con- me un rullo compressore in territorio kuwaitiano,
fine col Kuwait, sorprendendo le truppe della coa- mentre le truppe irachene sono già in ritirata. Con
lizione. Ma ormai l’iniziativa è in mano alleata e la
resa dei conti vicina e improcrastinabile. 100
Le ore passate
una manovra a gancio chiudono l’attacco contro le
divisioni della Guardia repubblicana su cui riversa-
Sul fianco occidentale dello schieramento le di-
dall’inizio
visioni aviotrasportate Usa (82a e 101a) e una divi- dell’attacco di M1 Abrams Carro armato da combattimento (Main Battle Tank) americano,
sione francese iniziano l’attacco; il compito è pene- nato nel 1978, fu usato nelle Operazioni Desert Storm e Iraqi Freedom.
terra alla fine delle
operazioni.

63
GEOGRAFICA
0 25 miglia

Tig ri
E u fr a te
0 50 km As Samawah
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FRANCIA III
Al Busayah ad
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HIGHWAY
82 xx
III
Al Fàw
XVIII CORPO 2
1A xx

3
ZONA xx Al’ Abfiiyah
xxx

KUWAIT
Divisione di fanteria Al Jahra
Divisione corazzata NEUTRALE 1
Kuwait City
xx

Divisione meccanizzata
xx
Golfo
x
1 UK xx 3EG
xx xx
xx
Persico
Divisione di cavalleria xx x
VII CORPO x x TIGER
4EG 2MC
Divisione d’assalto aereo Ash Shu’bah 1CD 1MC
Ar Ruq’i xx TF KHA
JFC-N II
FLOTTA IN
Divisione aerotrasportata APPOGGIO
tin

9SY x QAT
1 MEF
Ba

xxx Settori di intervento dei corpi x


Al
i

TFOMAR
ad

x
JOINT FORCE COMMAND NORTH
U

ARABIA
Prima linea irachena US MARINES 2SA
(EGITTO, ARABIA SAUDITA, KUWAIT E SIRIA)
EXPEDITIONARY FORCE TFOTH
Strada di ritirata irachena

Obiettivo SAUDITA Hafar al Bafiin JOINT FORCE COMMAND EAST


(UNITA’ USA, ARABE E FORZE SPECIALI)
JFC-E

Base operativa

IRAQ 1990-1991
2 AGOSTO 1990: 100.000 soldati e 2.000
carri armati iracheni invadono in poche ore
l’impreparato Kuwait. Il Consiglio di sicurezza
dell’Onu vara la risoluzione 660 con cui condanna
l’invasione e prepara le forze per contrastarla.
7 AGOSTO: scatta l’Operazione Desert Shield e
truppe Usa e di altri Paesi si insediano in Arabia ERUZIONE
Saudita. DI SABBIA
29 NOVEMBRE: l’Onu fissa al 15 gennaio 1991 il Nella foto, unità del
termine ultimo in cui le truppe irachene dovranno Genio inglese fa
lasciare il Kuwait (risoluzione 678). esplodere un campo
17 GENNAIO 1991: alle 03:00 (ora locale) scatta minato davanti alle
l’operazione Desert Storm, che nelle prime tre fasi posizioni irachene.
prevede solo campagne aeree.
18 GENNAIO: missili balistici iracheni Scud
colpiscono il suolo israeliano.
29 GENNAIO: primi scontri terrestri ad Al Khafji.
24 FEBBRAIO: iniziano le operazioni di terra della
coalizione, verso le truppe irachene in Kuwait.
25 FEBBRAIO: gli iracheni sono già in ritirata.
27 FEBBRAIO: battaglia al ponte di Medinah.
28 FEBBRAIO: cessazione delle operazioni.
Le perdite irachene sono 22.000, quelle della
coalizione 1.378 (di cui solo un centinaio “in
azione”). I prigionieri iracheni sono 60.000.
2 MARZO: l’Onu stabilisce, con la risoluzione 686,
la fine delle ostilità.
3 MARZO: in una tenda di un aeroporto nel
AFP/GETTY IMAGES

deserto, a Sawfan, tra i generali rappresentanti


delle due parti sono concordati i dettagli del
cessate il fuoco.
4

5
7

3
6
AFP/GETTY IMAGES

IL FANTE AMERICANO, PRONTO PER IL DESERTO E NON SOLO

I
l sergente Duane Cle- pochi giorni prima dell’at- quell’esigenza, che com- 1-2 Giubbotto antischeg- giamento NBC. M60, calibro 7,62.
mons , mitragliere di tacco di terra. È contornato prendeva anche il vestiario ge ed elmetto in kevlar. 5 Uniforme con mime- 7 Zaino, con bastino di
una squadra di fanteria da tutto l’equipaggia- e il kit per la guerra NBC 3 Armi ed equipaggia- tismo per operazioni supporto.
dell’Us Army, fotografato mento in dotazione alla (Nucleare, Batteriologica e mento individuali. desertiche. 8 Parka, con mimetismo
a Dharan (Arabia Saudita) fanteria americana per Chimica). 4 Vestiario ed equipag- 6 Mitragliatrice leggera notturno.

IN POCHI GIORNI LA COALIZIONE TRAVOLSE LE DIFESE


AVVERSARIE RAGGIUNGENDO GLI OBIETTIVI PREFISSATI
no una potenza di fuoco mai vista. Il 27, dopo una dura battaglia chi giorni e con perdite minime il Kuwait, ha ampiamente ri-
ad Al Madinah, con esito scontato, in cui 300 mezzi iracheni so- scattato le forze armate del suo Paese, sia a livello internazio-
no distrutti (a fronte di soli due persi dagli Usa, di cui uno col- nale che interno. Con i moderni mezzi adatti anche alla guer-
pito dal fuoco amico), la strada per Kuwait City è sgombra. L’in- ra nel deserto e con truppe, come le divisioni aviotrasportate
domani, dopo soli 5 giorni dall’attacco di terra, cessa ogni osti- Usa, addestrate a combattere in qualunque area del mondo, le
lità; la risoluzione Onu 686 del 2 marzo fisserà i termini del ces- tattiche degli eserciti Nato sviluppate in funzione antisovieti-
sate il fuoco. ca nelle pianure della Germania hanno funzionato anche qui.
Un successo. La guerra scatenata dal dittatore iracheno Ma soprattutto la preparazione e l’enorme dispiegamento di
per impossessarsi del petrolio kuwaitiano (1/5 della produzio- forze logistiche delle operazioni Desert Storm e Desert Shield
ne mondiale) è conclusa. Per gli Stati Uniti, che di fatto guida- (la fase precedente, con il posizionamento delle forze attorno
no la coalizione internazionale, questa è la prima guerra fuo- al Kuwait), hanno fatto la diffe-
ri dai confini nazionali dopo il disastro del Vietnam. Il coman- renza. Per una volta il deserto
dante, Norman Schwarzkopf , “Stormin’ Norman” (Norman non è stato “l’incubo di ogni fu- SAPERNE DI PIÙ
il Tempestoso), un reduce di quel conflitto, liberando in po- riere”, come lo definì un genera- Operation Desert Storm, Martin Gitlin
le tedesco nella Seconda guerra (Abdo Group, 2009). Ricostruzioni, mappe,
Desert Shield Operazione condotta dall’agosto 1990 fino al gennaio 1991 dagli Usa e dai loro alle- foto a colori della più importante guerra
mondiale.  d
ati per il posizionamento logistico delle truppe in preparazione della Guerra del Golfo. nel deserto dell’era contemporanea.
Stefano Rossi

65
LA GUERRA NEL DESERTO
73 EASTING 1991

BRADLEY
Veicoli da combattimento prodotti in 2 versioni: M2 per la
fanteria meccanizzata (trasportava 6 soldati e 7 missili anticarro
Tow), M3 per la cavalleria (portava 2 soldati, ma disponeva
di 12 missili Tow e più munizioni per il cannone da 25 mm.

PIÙ DEBOLI E PEGGIO EQUIPAGGIATI, I TANK IRACHENI


ERANO ACQUATTATI SOTTO LA SUPERFICIE DEL
DESERTO PER COLPIRE A SORPRESA. MA LA FINE DELLA
GUARDIA REPUBBLICANA DEL RAÌS ERA QUESTIONE DI ORE

UNA TOMBA
I
l deserto che si estende tra Arabia Saudita, Iraq e Kuwait, perfetto per il movimento dei reparti corazzati, anche se qui la
teatro della breve fase terrestre della Guerra del Golfo, visibilità rasenta lo zero durante le frequenti tempeste di sab-
è una distesa piatta interrotta solo da alcune alture e dai bia. Simile al deserto libico ed egiziano che vide affrontarsi bri-
canaloni degli uadi, fiumi quasi sempre secchi, che han- tannici e italo-tedeschi nel 1940-43, è privo però di quelle de-
no scavato profondi solchi nel terreno simili a piccoli canyon. pressioni che avevano impantanato o limitato le manovre d’ac-
Questo terreno polveroso – ma comunque abbastanza solido cerchiamento ai tank di Rommel e Montgomery.
da reggere il peso dei tank – costituisce il campo di battaglia Il comando del VII corpo d’armata statunitense aveva avu-

FORZE
ANNIENTATE T-72
Uno dei T-72 del Il Leone di Babilonia,
ricostituito esercito versione prodotta
iracheno dopo la in Iraq del T-72M1
caduta di Saddam sovietico: pesava 42
Hussein nel 2003. ton, era armato con
Da allora le forze un cannone da 125
di Baghdad hanno e 2 mitragliatrici e
acquisito in Ungheria raggiungeva fuori
77 carri T-72 e 140 carri strada i 45 km/h.
statunitensi Abrams,
di fatto gli stessi che
sbaragliarono le forze
AFP/GETTY IMAGES

di Baghdad nel 2001,


un pallido riflesso dei
4.000 tank del raìs.
M1A1 ABRAMS
Del peso di 61 ton, armati di un cannone da
120 mm e 2 mitragliatrici, erano protetti da una
corazzatura in materiali compositi Chobam. Oltre

GETTY IMAGES
1.800 Abrams vennero schierati in Arabia Saudita
per il conflitto del 1991.

DI SABBIA
to tutto il tempo di studiare il terreno durante i mesi che pre-
3.150
Le missioni aeree
effettuate dagli
alleati all’inizio
dell’operazione.

Dopo il rapido sfondamento delle linee irachene e il supera-


cedettero il via all’ Operazione Desert Sabre , fase terrestre mento dei fitti campi minati, tre divisioni statunitensi punta-
di Desert Storm, la campagna militare contro l’Iraq di Saddam rono decisamente verso nord mentre i britannici penetrarono
Hussein. Le incursioni aeree della coalizione internazionale in Kuwait. La 1a divisione corazzata raggiunse Al Busayah nel
avevano preso il via il 17 gennaio e l’intelligence valutava che le primo pomeriggio del 25 febbraio attaccando con gli aerei “cac-
forze di Saddam Hussein in Kuwait e nel sud dell’Iraq avessero ciacarri” A-10, gli elicotteri Apache e i carri M1A1 Abrams il
perduto tra il 50 e il 75% delle capacità di combattimento, in- battaglione iracheno che difendeva la posizione. Cannoni, car-
cluse le divisioni della Guardia repubblicana, corpo d’élite del ri T-55 e cingolati BMP1 vennero distrutti e centinaia di solda-
raìs di Baghdad, schierate nel deserto tra il Kuwait e Bassora. ti iracheni alzarono le mani anche al solo passaggio degli eli-
La direttrice d’avanzata delle divisioni del VII corpo d’arma- cotteri Apache.
ta, trasferite in buona parte dalla Germania dove costituivano «A 2.800 metri i nostri Abrams ingaggiarono i carri nemici e
il fulcro delle unità dell’US Army in Europa, prevedeva la pene- le loro torrette saltarono in aria sollevandosi di 12 metri dallo
trazione in territorio iracheno verso nord fino ad Al Busayah, scafo», ricorda un sergente del 35° reggimento carri. Nel setto-
per poi puntare a est verso Al Zubayr e la regione petrolifera a re del VII corpo si svolsero tutte le battaglie di mezzi corazza-
sud di Bassora, sbaragliando o accerchiando le 43 divisioni di ti della breve fase terrestre della guerra. Tra il 25 e il 26 febbra-
Saddam Hussein dislocate nell’area interessata dal conflitto. io la 1a divisione corazzata britannica annientò la 52a divisio-
Iniziano le battaglie di carri. Alle 4:00 del 24 febbraio ne corazzata irachena. L’intensità degli scontri di quel giorno
presero il via le operazioni terrestri e, mentre marines e con- è confermata dal record di missioni aeree effettuate dagli alle-
tingenti arabi attaccavano lungo il confine kuwaitiano-saudi- ati: ben 3.150 di cui 1.997 da combattimento. L’avanzata del-
ta, a ovest il VII corpo meccanizzato e il XVIII corpo aeromo- le divisioni corazzate americane 1a e 3a verso est era precedu-
bile penetrarono in profondità nel territorio iracheno insieme ta dai raid degli A-10 e degli elicotteri Apache e ostacolata so-
ai contingenti francese e britannico. lo dalle tempeste di sabbia e dal fumo provocato dall’incendio
di centinaia di pozzi petroliferi kuwaitiani.
Desert Sabre Mentre, come già detto, per “Desert Shield” i militari intendevano la fase prepara- 73 Easting: la prima vittoria. Alle 16:00 del 26 febbra-
toria e per “Desert Storm” la campagna di bombardamenti aerei su Iraq e Kuwait (operata dal 17
gennaio 1991), “Desert Sabre” (ovvero, “sciabola nel deserto”) era la campagna terrestre con cui le io il 2° reggimento di cavalleria entrò in contatto con il nemico
truppe di terra della coalizione internazionale avanzarono in territorio kuwaitiano e per qualche eliminando una sessantina tra carri armati, mezzi cingolati e
centinaio di km in territorio iracheno, dal 24 al 28 febbraio 1991. obici semoventi. Due ore più tardi, presso la posizione gps se-

67
DESERT SABRE 26 FEBBRAIO 1991
AREA Capitano
MAPPA H. R. McMaster

SETTORE 3A DIVISIONE CORAZZATA


SETTORE 2° REGGIMENTO DI CAVALLERIA CORAZZATA
73 Easting

Us: tank M1A1 Abrams


IRAQ Us: veicoli da combattimento Bradley
2
FASE
KUWAIT Comando
Iracheni: tank T-72 brigata
5
2° plotone
FASE 1
2° plotone

1° plotone i
metr
1.420
3° plotone 3° plotone
McMaster 7
6
3
4° plotone 4° plotone

70 Easting
1
2 4

73 Easting
15:56 16:10 16:18 16:22 16:40
N. JERAN (2)

BATTAGLIA DEL 73 EASTING

F
ASE 1. Il capitano frontale a sospresa contro rendono; cattura i prigionieri, zata travolgente fino alla carri e il 3° plotone su
McMaster (in alto, nella le postazioni irachene, ve- quindi supera il villaggio (2) posizione 73 Easting, per poi M-3 Bradley respingono
foto), che verrà deco- nendo accolto da un fitto e attacca (3) lo schieramento affrontare un lieve pendio il contrattacco iracheno
rato per questa azione con fuoco della fanteria irachena di linea dei carri nemici T-72, verso il comando della bri- sul fianco (6).
la Stella d’argento, guida posizionata in un cluster di annientandoli (4). gata nemica (5), che viene La compagnia prosegue (7)
la compagnia Eagle del 2° postazioni fortificate. FASE 2. Sempre alla guida attaccata. l’avanzata fino alla posizione
reggimento di cavalleria Sbaraglia i fanti nemici chiusi della compagnia di tank, I suoi due plotoni corazzati 74 Easting e all’esaurimento
corazzata in un attacco nei bunker (1), che poi si ar- McMaster prosegue l’avan- fanno il resto: il 4° plotone dell’azione.

gnata sulle mappe militari americane come 73 Easting, i T-72


NEI 4 GIORNI DI di una delle tre brigate della divisione meccanizzata Tawakal-
COMBATTIMENTI na della Guardia repubblicana, insieme ai T-55 della 12a divi-
sione corazzata, contrattaccarono il reparto statunitense. La
TERRESTRI 23 TANK tempesta di sabbia impedì per ore l’impiego di Apache e A-10
costringendo i carristi a utilizzare le camere termiche per in-
ABRAMS FURONO dividuare i bersagli distruggendo 53 T-72 e BMP1 e catturan-
DISTRUTTI (7 DA do 1.300 prigionieri, contro la perdita di un Bradley bloccato
dal colpo di un tank iracheno e “finito” da un missile anticarro
FUOCO AMICO) Sagger lanciato da un BMP1.
UN GRAN BOTTO
25 febbraio 1991, un tank
della Guardia repubblicana
esplode nel deserto iracheno
sopra le mine piazzate dai
Rangers della 82a divisione
aviotrasportata americana.
AFP/GETTY IMAGES
Trincee L’insidia
nascosta sotto
della
fanteria

le dune
irachena
4

O
ltre a disporre del totale
2 dominio dell’aria, di una
maggiore potenza di fuo-
1 co e di mezzi più protetti rispetto
Us: tank M1A1 Abrams agli iracheni, gli alleati potevano
Us: veicoli da combattimento Bradley contare sulla maggiore gittata dei
cannoni da 120 millimetri degli
Iracheni: tank T-72
1 Abrams, capaci di ingaggiare
Iracheni: BMP1 obiettivi fino a 3.000 metri di

E
E

N
distanza con proiettili perforanti
ON

TO
Carri in posizioni
in uranio impoverito. Oltre mille
OT

PL

O
2 P L 2° trincerate
3° in più rispetto ai proiettili in tung-
Mentre il 1° plotone steno dei cannoni da 125 mm dei
di rinforzo arriva, 1 2 “Leoni di Babilonia”, i carri T-72 as-

)
LI NA
il 3° si ritira

NA
semblati in Iraq e in dotazione al-

BB AL
CA
PU AK
la Guardia repubblicana. Inoltre i

R E AW
1° PLOTONE carri iracheni risultarono perfora-

T
Americani 3 bili persino ai proiettili da 25 mm

E
N
Carri americani colpiti colpiscono tank O
da fuoco amico I SI DIA dei cingolati M3 Bradley armati
iracheni da 400 m V R
D I UA anche di missili anticarro Tow.
SETTORE DELLA 3A DIVISIONE CORAZZATA (G
Interrati. Per queste ragioni, e
SETTORE DEL 2° REGGIMENTO DI CAVALLERIA CORAZZATA
2 per non esporli alle forze aeree
alleate, nella maggior parte degli
scontri gli iracheni impiegarono
i tank in postazioni scavate nella
sabbia per ridurne la visibilità,
BATTAGLIA DI PHASE LINE BULLET rinunciando al combattimento

N
el pomeriggio del 26 sabbia e il fumo provocato Sagger) in parte interrati per Bradley vengono messi ko manovrato. Inoltre i carristi del
febbraio quattordici dall’incendio dei pozzi pe- offrire un bersaglio ridotto dal nemico, altri danneggia- VII corpo erano tra i meglio adde-
M-3 Bradley (1) della troliferi, i cingolati si trova- ai visori nemici. Nel combat- ti, ma almeno 3 sono colpiti strati al mondo perché preposti a
Compagnia esplorante no esposti al fuoco (2) delle timento a distanza ravvici- per errore dagli Abrams fronteggiare un’eventuale guerra
Alpha del 7° reggimento di armi anticarro irachene, dei nata gli Usa rispondono (3) della Task Force 4-34, che contro i sovietici in Europa.
cavalleria aprono la strada cannoni dei carri T-72 e dei con missili Tow, cannoncini dalle retrovie apre il fuoco
alla 3a divisione corazzata. veicoli cingolati BMP1 (che da 25 mm e mitragliatrici di copertura (4) contro gli
Complice una tempesta di impiegano anche missili pesanti Browning; alcuni iracheni.

1.300
I carri iracheni
catturati o distrutti
Phase Line Bullet: proiettili attraverso la sabbia. ni vennero distrutti e altrettanti furono
in sole 90 ore dal VII
Poco più a nord, nello scontro noto come Battaglia di Phase Li- abbandonati dagli equipaggi. corpo d’armata Usa.
ne Bullet, la divisione Tawakalna, in ritirata verso nord, riuscì Medina Ridge. Quello stesso gior-
a bloccare temporaneamente l’avanzata americana quando i no unità della 1a divisione corazzata Usa
Bradley del 7° reggimento cavalleria finirono sotto un pesante vennero attaccate dalla divisione Medina della Guardia repub-
attacco che danneggiò 4 mezzi, mentre altri tre vennero col- blicana, i cui mezzi erano schierati sul pendio di una cresta
piti per errore dai carri Abrams che coprivano il ripiegamento lunga 7 km in modo da non essere rilevati e poter ingaggiare i
del reparto. La divisione irachena venne annientata il 27 marzo mezzi nemici a breve distanza. Nella battaglia, chiamata da-
dalla 3a divisione corazzata americana. «Dei corazzati iracheni gli americani “Medina Ridge” e considerata il più imponen-
interrati potevi vedere solo la cima della torretta sopra il mu- te scontro di carri dopo il 1945, vennero distrutti in due ore
ro di sabbia, così abbiamo iniziato a sparare due o tre piedi più 186 carri tra T-72 e T-69 (38 colpiti da A-10 e Apache) oltre
in basso. I proiettili hanno attraversato la sabbia e fatto esplo- a 127 veicoli da combattimento. Perdite che annientarono la
dere i tank, abbiamo fatto saltare una torretta fuori dal buco di divisione Medina, mentre gli americani persero 4 Abrams, un
circa 6 metri», raccontò un carrista. aereo A-10 e 2 Apache. 73 Easting, Phase Line Bullet, Nor-
Si prosegue: obiettivo Norfolk. Il 27 febbraio (G-3) la folk e Medina Ridge videro l’estremo sacrificio della Guardia
1a divisione di fanteria meccanizzata attaccò l’obiettivo fina- repubblicana, ma non misero in discussione l’esito del con-
le dell’offensiva, la postazione Norfolk, sede di una base logi- flitto, conclusosi il 28 febbraio con la liberazione del Kuwait.
stica dell’esercito di Saddam, 10 chilometri a est di 73 Easting. In 90 ore il VII corpo d’armata sba-
Nell’assalto, anche a causa della fitta polvere, alcuni Abrams e ragliò una dozzina di divisioni ira- SAPERNE DI PIÙ
Bradley statunitensi penetrarono nelle linee irachene finendo chene distruggendo o catturando Report to Congress on the
sotto il fuoco degli altri Abrams rimasti in posizione più arre- 1.300 carri, 1.200 cingolati da com- conduct of the Persian
trata. La situazione caotica venne risolta solo dall’ordine di ri- battimento, 285 pezzi d’artiglieria e Gulf War (in inglese):
tirata dell’avanguardia, ma non impedì che 4 Abrams venisse- un centinaio di sistemi contraerei.d http://es.rice.edu/projects/Po-
li378/Gulf/gwtxt_ch8.html
ro colpiti dal fuoco amico mentre un centinaio di mezzi irache- Gianandrea Gaiani

69
RICOSTRUZIONI

FRA I REPARTI PIÙ IMPORTANTI DEGLI ESERCITI


MODERNI LA STORIA MILITARE ANNOVERA
LA GARDE DI POTSDAM, IL FIORE ALL’OCCHIELLO
DELLE ARMATE DI FEDERICO IL GRANDE

LA GUARDIA
DEL RE DI PRUSSIA

70
N
ell’esercito prussiano, e poi in quello imperiale
tedesco, i reparti della Guardia erano conside-
rati l’eccellenza. Ma la loro storia non è lineare:
disfatte e ricostruzioni si alternano alle vittorie.
LESSING/CONTRASTO

Il primo a voler costituire un reggimento “della Guardia” fu


il principe Federico Guglielmo che aveva sostituito il padre,
l’elettore Federico di Brandeburgo, al comando del Regiment
Kurprinz, rinominato Infanterie Regiment 6. Kronprinz dopo
ONORE che la Prussia ebbe ottenuto il rango di regno. Federico Gu-
AL MERITO glielmo aveva una vera e propria passione per la vita milita-
Battaglione di
Granatieri della re e utilizzò il suo reggimento per sperimentare nuove tatti-
Guardia prussiana che di combattimento e sistemi di addestramento.
alla Battaglia di Nel 1710 ebbe l’idea di aumentare la forza complessiva del
Hohenfriedberg reparto, aggiunse un terzo battaglione ai due già esistenti e
(1745), episodio della decise di comporlo con truppa scelta, anzi sceltissima: nac-
Guerra di successione
austriaca. Sopra, que così il battaglione di granatieri detto Potsdamer Riesen-
l’onorificenza Pour le garde, la “Guardia Gigante di Potsdam”, i cui soldati erano
Mérite che fu inventata noti come i Lange Kerls, gli “Spilungoni”. Le reclute dovevano
dal re prussiano. infatti avere un’altezza di almeno 6 piedi prussiani, 1,88 me-
tri. Si trattava di soldati estremamente difficili da reclutare e
Federico Guglielmo inviava suoi agenti per tutta l’Europa alla
ricerca di uomini sufficientemente alti. Alla morte del padre
Federico I, Federico Guglielmo divenne re di Prussia e il reg-
AKG/MONDADORI PORTFOLIO

gimento fu battezzato Königsregiment, il Reggimento del Re.


Al figlio Federico, destinato a divenire celebre come “Fede-
rico il Grande”, fu affidato il comando del nuovo IR 15. Regi-
ment Kronprinz. Quando nel 1740 salì al trono con il nome di

ABILE TATTICO
E STRATEGA
Federico il Grande
(1712-1786), re di
Prussia dal 1740, abile
tattico e stratega, fu
uno dei grandi inventori
dell’esercito moderno.
INTERFOTO/ARCHIVI ALINARI
I Granatieri LA TIARA
giganti Mitra M 1894 per granatiere
del Garde-Grenadier-Regi-
Per essere ammessi nei ment N. 1, con la grande
Lange Kerls, i Granatieri placca metallica frontale.
giganti del re di Prussia
Federico Guglielmo I, oc-
correva essere alti almeno
1,88 metri, un’altezza vera-
mente considerevole per il
Settecento. Sono ricordati
granatieri come l’irlandese
James Kirkland e il finlan-
dese Daniel Mynheer Ca-
janus, alti rispettivamente
2,17 e 2,24 metri. Spesso
però si trattava di persone
che soffrivano di giganti-
smo, malate e scarsamente
affidabili.

IL MOSCHETTO
Si tratta di un Infanterie-
gewehr M 1801, noto anche
come Nothardt-Gewehr. Fu
l’arma base della fanteria
prussiana fino al 1811.

Nel ritratto,
un langer kerl,
il granatiere
Schwerid
Rediwanoff
(1739);
originario
di Mosca,
era alto
2,04 metri.
INTERFOTO/ARCHIVI ALINARI (3)
AKG/MONDADORI PORTFOLIO
Federico II, egli decise che il suo reggimento sarebbe diven-
tato la nuova Guardia, mentre il vecchio reparto del padre, i
cui 3 battaglioni schieravano 3.200 uomini, fu ridotto a uno
solo e nominato IR 6. Grenadier-Garde-Bataillon; i primi a
essere congedati furono proprio gli “Spilungoni”.
I soldati in grado di prestare servizio furono mantenuti nei
ranghi e confluirono nell’IR 15. Regiment-Garde, una parte
della truppa fu assunta con incarichi da valletti e portantini
di corte, mentre i restanti furono congedati e le strade della
Germania per qualche tempo furono percorse da “giganti”
che cercavano con qualsiasi espediente di tornare alle loro

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case. L’esercito di Federico II aveva ora 4 battaglioni che po-
tevano fregiarsi del titolo di Guardia: l’IR 5. Grenadier-Gar-
de-Bataillon e il 1°, 2° e 3° battaglione dell’IR 15. Regiment-
Garde. Il 1° Battaglione di quest’ultimo reggimento fu vesti-
DETERMINANTI A LEUTHEN to con un’uniforme particolarmente elaborata, e divenne il
Nel quadro di Carl Röchling, l’azione decisiva del Bataillon-Garde o Leib-Garde-Bataillon.
3° Battaglione della Guardia, che nella Battaglia Battaglie e riforme. I soldati erano stabilmente ac-
di Leuthen (5 dicembre 1757) assalta il portale quartierati pochi chilometri a sud di Berlino, nella città di
della chiesa dove sono asserragliati gli austriaci.
Potsdam. Il suo centro abitato divenne una grande caser-
ma le cui vie erano percorse da colonne di uomini in unifor-
me sempre in parata o in addestramento. Il pezzo forte dei
IN AMICIZIA, L’IMPERO reggimenti della Guardia erano le sfilate nelle vie cittadi-
OTTOMANO, LA RUSSIA E ne o nei vasti giardini del palazzo del Sans Souci, ma in ca-
so di necessità dimostrarono di essere delle valide unità da
L’AUSTRIA SPEDIVANO AL combattimento. I piani strategici di Federico II prevedeva-
no l’ampliamento del regno di Prussia a scapito dell’Austria.
RE DI PRUSSIA SPILUNGONI Non a caso contro gli austriaci combatté quattro guerre: le
PER IL SUO 6° REGGIMENTO due Guerre di Slesia (1740-1742, 1744-1745), la Guerra dei
sette anni (1756-1762) e la Guerra di successione bavarese
(1777-1778). I battaglioni della Guardia ebbero alterne for-
L’UNIFORME tune. L’IR 6. Grenadier-Garde-Bataillon si distinse il 4 giu-
Uniforme M 1895 per
ufficiale del Garde-Gre- gno 1745 alla battaglia di Hohenfriedberg, mentre meno for-
nadier-Regiment N. 2. tunato fu il Leib-Garde-Bataillon dell’IR 15, che il 18 giu-
Sulle spalline, le iniziali gno 1757 alla Battaglia di Kolin fu totalmente distrutto. Il
di Francesco Giuseppe 5 dicembre dello stesso anno il 2° e il 3° Battaglione del Re-
d’Austria, al quale era giment-Garde presero parte alla Battaglia di Leuthen, il più
intitolato il reggimento.
grande dei trionfi militari di Federico II. Alle 15:30 i due bat-
taglioni ricevettero l’ordine di conquistare il villaggio di Leu-
then; ebbe allora inizio uno spaventoso combattimento a di-
stanza ravvicinata contro i soldati austriaci che difendevano
la posizione. Grazie all’impiego dell’artiglieria campale pe-
sante, i Prussiani furono in grado di occupare il villaggio.
Poi, la Guerra dei sette anni mostrò all’Europa l’efficien-
za dell’esercito prussiano, che divenne l’esempio da imi-
tare per tutti i regni del continente: Russia, Francia e Re-
gno di Sardegna modellarono i loro reggimenti su quelli
di Federico II. Tuttavia le guerre della Rivoluzione fran-
cese e la campagna napoleonica del 1806 distrussero in po-
che settimane quella che sembrava essere la migliore mac-
china da guerra del mondo. Il genio strategico di Napoleo-
ne e la perfetta organizzazione della Grande armée in quel
momento non avevano eguali e i battaglioni della Guar-
dia, con gran parte dell’esercito prussiano, si arresero tra
fine ottobre e novembre 1806. La sconfitta e la successiva
guerra del 1813 imposero alla Prussia una completa tra-
sformazione delle sue forze militari, coinvolgendo diret-
tamente i reggimenti della Guardia. Un primo Gardere-
giment zu Fuß, Reggimento della Guardia a piedi, fu ri-
costituito già nel 1808 con i superstiti del 1° Battaglione

73
dell’IR 15. Negli anni successivi la Guardia, pur mantenen-
do intatte le sue funzioni di corpo di rappresentanza, diven-
ne la spina dorsale dell’esercito prussiano e del nuovo eserci-
to imperiale tedesco. Tra 1813 e 1860 furono creati 3 nuovi
reggimenti di Guardie a piedi e 4 di Granatieri della Guardia,
ai quali furono affiancati 2 battaglioni di fanteria leggera.
I giorni della Guardia. In occasione delle Guerre del
1866 contro l’Austria e del 1870 contro la Francia, conflitti
che sancirono l’unificazione della Germania, l’esercito prus-
siano fu in grado di schierare un Corpo d’armata della Guar-
dia, organizzato su tre divisioni, due di fanteria e una di ca-
valleria. Si trattava di una forza da combattimento di grandi
dimensioni e ben 37.000 uomini potevano affermare di far-
ne parte. I reparti di questa grande unità furono tra i primi
a ricevere i nuovi fucili a retrocarica Dreyse M/41 e a utiliz-
zare le tattiche di combattimento messe a punto dal princi-
pe Friedrich Karl Nikolaus von Preußen. Il Corpo d’armata
della Guardia si distinse il 3 luglio 1866 durante la Battaglia
di Königgrätz-Sadowa, che decise le sorti della Guerra au-
stro-prussiana, in particolare nei duri scontri per il posses-
so della posizione chiave di Chlum. Nella successiva guerra
contro la Francia di Napoleone III, i reggimenti della Guar-
dia furono coinvolti nella Battaglia di Gravellotte-St. Privat
del 18 agosto 1870 contro il grosso dell’esercito francese. Al
termine di feroci scontri a fuoco, durante quella che fu una
delle prime battaglie della Storia combattute da due eserciti
18 agosto 1870
completamente equipaggiati con fucili a retrocarica, il Cor- L’attacco della Guardia a St. Privat

L’
po della Guardia, comandato dal principe Friedrich Karl, ri- attacco della Guardia prus- borgo verso le 5 del pomeriggio.
uscì a conquistare le posizioni francesi ancorate al villaggio siana contro i reggimenti Pur con perdite gravi i tedeschi,
francesi schierati intorno al supportati da un massiccio sbar-
di St. Privat. Per i reparti tedeschi fu un bagno di sangue ma villaggio di St. Privat (nel quadro ramento di artiglieria e utilizzan-
i difensori, scoraggiati, si ritirarono all’interno delle fortifi- di Alphonse De Neuville, sopra) do innovative tattiche di penetra-
cazioni di Metz sino ad arrendersi il 27 ottobre. nel corso della Guerra franco- zione, riuscirono ad avanzare.
La fine di un’epoca. Il 18 gennaio 1871 fu proclamato prussiana del 1870 è uno degli Da manuale. In uno degli attac-
l’Impero tedesco, la guerra con la Francia fu vittoriosamen- episodi bellici più noti del XIX chi più riusciti della storia milita-
secolo. I francesi occupavano il re, il Garde-Grenadier-Regiment
te conclusa il 29. I reggimenti della Guardia rientrarono nel- centro abitato difeso da tre linee N. 4 rigettò indietro un’intera
le loro caserme sparse tra Berlino e Potsdam, ripresero l’ad- di trincee, presidiate da sette divisione francese e aggirò da sud
destramento e tornarono a sfilare lungo le vie della capitale battaglioni di fanteria. Il Corpo St. Privat, che venne occupato
della Germania riunificata. Verso la fine dell’Ottocento fu- d’armata della Guardia attaccò il verso le ore 20.
rono organizzati altri due nuovi reggimenti destinati a far
parte del Corpo d’armata della Guardia. Il 1. Garde-Regi-
ment zu Fuß divenne uno dei corpi più fotografati e rappre- AL CONGEDO
Il boccale per la birra
sentati della Germania negli anni precedenti lo scoppio che si dava ai soldati
della Grande guerra. Il Kaiser Gugliemo II fece più della Guardia quando si
volte sfilare tra i ranghi del prestigioso reparto il congedavano. In cima, la
figlio Guglielmo, il quale, compiuti 18 anni, ot- mitra del corpo militare.
tenne i gradi di sottotenente della 2a compagnia
del 1. Garde-Regiment zu Fuß. Rimase in que-
sto reparto sino al 1911, quando passò al coman-
do del 1. Leib-Husaren-Regiment, 1° Reggimen- IL PICKELHAUBE
to Ussari Guardie del Corpo. I giorni spensierati Il caratteristico elmo
delle parate di Potsdam e dei cambi della Guardia chiodato (con coprielmo),
alla Neue Wache di Berlino erano destinati a termi- nella versione M 1871/
nare presto. Il 1° agosto 1914 la Germania dichiarò guerra 1899 adottata per gli
ufficiali del Garde Korps.
alla Russia, due giorni dopo alla Francia. Il 9 agosto, passato
in rassegna dall’imperatore davanti al castello di Potsdam,
il 1. Garde-Regiment zu Fuß partì per il fronte francese. Si
apriva un conflitto che avrebbe cambiato per sempre la guer-
ra e una nuova élite di soldati, come le truppe d’assalto, sta-
va per comparire. d
Giovanni Cerino Badone

74
Tutti i reggimenti
della Guardia
Alla fine dell’Ottocento i reggimenti di
fanteria che potevano definirsi “della
Guardia” erano in tutto 13:
sei di fanteria, cinque di granatieri e due
di fanteria leggera. Nella lista che segue
sono elencati tutti i reparti a piedi della
Guardia con la data di creazione.

FANTERIA
1. Garderegiment zu Fuß (1808)
2. Garderegiment zu Fuß (1813)
3. Garderegiment zu Fuß (1860)
4. Garderegiment zu Fuß (1860)
5. Garderegiment zu Fuß (1897)
6. Garde-Füsilier-Regiment (1826)
RMN/ALINARI

FEDERICO SEPPE GRANATIERI


CREARE UN Garde-Grenadier-Regiment N. 1 (1814)
Garde-Grenadier-Regiment N. 2 (1814)
ESERCITO BEN Garde-Grenadier-Regiment N. 3 (1860)
Garde-Grenadier-Regiment N. 4 (1860)
ADDESTRATO, Garde-Grenadier-Regiment N. 5 (1897)

FANTERIA LEGGERA
FATTO DI Garde-Jäger-Bataillon (1808)
MILIZIE DI LEVA Garde-Schützen-Bataillon (1814)

E MERCENARI
Nel ritratto, un
granatiere del
reggimento della
Guardia di Federico
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Guglielmo I di
Prussia, padre di
Federico il Grande,
come si presentava
nel 1737.
INTERFOTO/ARCHIVI ALINARI (2)
MEMORIE

C I N A
L
A
O
S

THAILANDIA
SEARCH & DESTROY La 9th Marine Expeditionary Brigade sbarca a CATTURATO Un parà sudvietnamita minaccia
IA

V I E T NA

Red Beach (Da Nang) per l’operazione “ricerca e distruzione” (1965). con la baionetta un sospetto vietcong.
OG

UN PASSO
B

M
CA
M

DALL’INFERNO
CI VOLLERO ANNI, TRASCORSI NELLA GIUNGLA
ASIATICA E SULLE COLLINE DEI MASSACRI, PER
RACCONTARE COSÌ LA GUERRA DEL VIETNAM

L’AUTORE L’inglese Larry


Burrows, fotoreporter di Life
magazine, arrivò in Vietnam
nel 1962, a 36 anni, e vi rima-
se per firmare scatti passati
alla Storia fino alla sua morte,
nel Laos, nel 1971. Viaggiava
con tre colleghi a bordo di un CONTADINI O VIET? Il solo fatto di spuntar fuori da una risaia basta a far passare questi nordvietnamiti per vietcong.
elicottero, che venne colpito
schiantandosi al suolo.

76
GETTY IMAGES (5)

FLYING BANANA L’elicottero americano H-21, la “banana volante”, volteggia sopra i soldati nella zona delle operazioni (1962).

77
(

C I N A
L
A
O
S

THAILANDIA
V I E T NA M
A
GI
O

B
CAM
VIETNAM

BOMBE AL NAPALM sganciate da un jet. Il caccia, di fabbricazione Usa, era impiegato per l’attacco al suolo, con armamento sotto le ali.

QUI SI USAVANO INDISCRIMINATAMENTE ELICOTTERI

DISTRUGGETE! Il capitano delle Special Forces americane contatta il campo base mentre i soldati vietnamiti bruciano un covo vietcong.

78
IL RECUPERO I marine recuperano il corpo di un compagno morto vicino
alla Collina 484. Con loro, la fotogiornalista Catherine Leroy (1966).

D’APPOGGIO Burrows a bordo di un caccia fotografa gli altri T-28 SOTTO ASSEDIO 1968, parte l’Operazione Pegasus per liberare la
in volo da Nha Trang per una missione di supporto alla fanteria. guarnigione dei marines assediati nella base militare di Khe Sanh.

SOFISTICATI E AGENTI CHIMICI, GUERRIGLIA E TECNOLOGIA

GETTY IMAGES (6)

FUOCO NOTTURNO L’equipaggio di un aereo da trasporto C-47 fa fuoco con le minigun, mitragliatrici rotanti cal. 7,62 mm.

79
C I N A
L
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O
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THAILANDIA
V I E T NA M
A
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O

B
CAM
VIETNAM

FOTO ICONICA Sergente dei marines allunga il braccio verso un compagno colpito dopo lo scontro a fuoco a sud della zona smilitarizzata (1966).

LARRY BURROWS SEPPE COGLIERE LA COMPASSIONE E LO

I GENIERI VALOROSI Imboscata a Dak To, dove nel 1969 un gruppo di genieri Usa subì un assedio di 8 settimane, dimenticati dai vertici militari.

80
AZIONE NELLA ZONA SMILITARIZZATA Un marine sotto shock viene LA BASE VA AL NEMICO Il tank americano percorre la Statale 9 durante
fasciato alla bell’e meglio durante l’Operazione Prairie (1966). l’Operazione Pegasus (1968): i marines abbandonano Khe Sanh.

SGUARDO DISPERATO, LA FRENESIA DELLA BATTAGLIA E LA RESA

GETTY IMAGES (5)

SOCCORSI Elicottero del 1st Air Cavalry Skycrane fornisce munizioni e rifornimenti per i marines assediati nella base avanzata di Khe Sanh (1968).

81
WARS  RECENSIONI

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