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N°15 Novembre 2014 d € 6,90

SOLDATI E BATTAGLIE NEI SECOLI


RUGGERO DA FLOR
Sped. in A. P. - D.L. 353/03 art. 1, comma 1 NE/VR

Il pirata del Medioevo fu anche


templare e ottimo condottiero

DAGLI “IMMORTALI” PERSIANI ALL’ARMA, TREMILA ANNI DI EROISMO

FEDELISSIMI
CARABINIERI CULQUALBER 1941
SHARDANA KADESH 1275 A.C.
IMMORTALI TERMOPILI 480 A.C.
PRETORIANI PONTE MILVIO 312
VAREGHI DURAZZO 1081
GIANNIZZERI VARNA 1444
VECCHIA GUARDIA WATERLOO 1815
HOUSEHOLD CAVALRY KASSASSIN 1882 TONCHINO UNIFORMI
DIVISIONE GÖRING ANZIO 1944 50 anni fa un incidente Tutti i piloti della
LEGIONE ARABA LATRUN 1948 navale aprì la strada alla Seconda guerra
guerra in Vietnam mondiale
Sei pronto a entrare nella Storia?

FOCUS STORIA. OGNI MESE LO SPETTACOLO DEL PASSATO.


DISPONIBILE ANCHE IN VERSIONE DIGITALE SU
WARS SOMMARIO
I primi e gli ultimi 4 APPROFONDIMENTI
L’INCIDENTE FANTASMA
I Carabinieri compiono due secoli, e per Cinquant’anni fa uno scontro navale nel Tonchino aprì la strada
all’intervento americano in Vietnam.
festeggiarli dedichiamo loro la copertina
e il nostro Calendario storico 2015. Della 12 PROTAGONISTI
UN TAGLIAGOLE DI SUCCESSO
Fedelissima, naturalmente, parliamo a Feroce e spregiudicato, l’avventuriero Ruggero Da Flor divenne
templare alle Crociate, pirata e capitano di ventura, ma anche un
modo nostro, raccontando cioè come si condottiero disciplinato al soldo di molti sovrani del Medioevo.
distinse in battaglia, nel ruolo militare che
le è tipico, assieme con quello quotidiano di I FEDELISSIMI IN BATTAGLIA in
forza di polizia e protezione dei cittadini. edicola
L’Arma è uno dei corpi che, nell’arco 18 CON LE SPALLE AL MURO
IL CALENDARIO
STORICO DEI
della Storia, al servizio di sovrani o di In Abissinia, sulle alture dell’Etiopia, i Carabinieri CARABINIERI 2015
resistettero alle truppe britanniche senza mai a € 4 + il prezzo
democrazie, si sono schierati come primo cedere un istante, fino all’ultimo.
della rivista
e ultimo baluardo dello Stato, spesso
immolandosi in guerra. Anche agli altri,
26 LE COLONNE D’EGITTO
Tutti i primi imperi della tarda Età del bronzo dovevano contare sui
dagli Shardana dell’antico Egitto, ai mercenari. Ma pochi erano efficienti come gli Shardana del faraone.
Pretoriani alle Guardie della Regina, è
intitolato questo Focus Storia Wars.
32 GLI IMMORTALI IN MARCIA
La strenua offensiva delle guardie del Gran Re di Persia si infranse
Jacopo Loredan d direttore più volte contro gli Spartani di Leonida. Nessuno mollò.

38 FUGA SUL TEVERE


Alcuni imperatori riuscirono a disciplinarli, altri finirono sotto le
WARS I NOSTRI ESPERTI loro lame. Ma solo Costantino sconfisse i Pretoriani in battaglia.

GIORGIO ALBERTINI
Milanese, 46 anni, laureato in Storia
44 AL SOLDO DI BISANZIO
medievale, illustratore I Vareghi sposarono la causa di Costantinopoli diventando la guardia
professionista per case editrici d’onore dell’impero, ma anche gli irriducibili di tante battaglie.
e riviste (giorgioalbertini.com).

GASTONE BRECCIA
48 GLI SCHIAVI DEVOTI
I Giannizzeri, le guardie del sultano, raggiunsero un enorme potere
Livornese, 52 anni, bizantinista e nell’Impero ottomano. Anche perché erano feroci e pronti a morire.
storico militare, ha pubblicato saggi
sull’arte della guerra, sulla guerriglia
e sulla missione ISAF in Afghanistan. 54 QUELLA MALEDETTA DOMENICA
La Vecchia guardia finì la sua gloriosa carriera inghiottita dal fango
ANDREA FREDIANI della campagna belga, nella rovinosa disfatta di Napoleone.
Romano, 51 anni, medievista,
ha scritto vari saggi di storia militare
e romanzi storici di successo
60 LE GUARDIE DELLA REGINA
(andreafrediani.it). Sembrano soldati da parata, ma in realtà fanno parte del più antico
reggimento britannico, operativo dal ’600 fino all’Iraq.
STEFANO ROSSI
Milanese, 55 anni, già ufficiale
degli Alpini paracadutisti. Reporter
64 POLIZIOTTI IN GUERRA
di guerra, collabora con molte Da Polizei a unità combattente: la Fallschirm Panzer-Division
“Hermann Göring”, fortemente voluta dal comandante della
testate giornalistiche. Luftwaffe, si distinse, soprattutto in Italia, per la sua combattività.

70 L’ÉLITE DEL DESERTO


WARS RUBRICHE La Legione araba fu il corpo scelto di Abdullah di Giordania e riuscì
a segnare la prima grande sconfitta dell’Haganah.
TRUPPE D’ÉLITE PAG. 8
RECENSIONI PAG. 82
76 UNIFORMOLOGIA
AVIATORI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
IN COPERTINA L’impiego dell’aviazione in operazioni belliche iniziò già dal 1911, ma
Carabinieri in battaglia in Abissinia, nel 1936, in una tela di Clemente aerei e piloti divennero protagonisti a partire dal 1935-36.
Tafuri (Museo Storico Arma dei Carabinieri, Roma).

3
APPROFONDIMENTI

I PROTAGONISTI
SIERRA

Nel disegno, schema progettuale di


una motosilurante di fabbricazione
sovietica, simile alle P-4 protagoniste
dell’incidente del Tonchino. A lato,
il presidente Usa Lyndon Johnson
(seduto al centro) alla Casa Bianca.

ood morning, Vietnam. Nell’estate del 1964 il pre- gence con l’impiego di navi da guerra imbottite di sofisticate
sidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson si ag- apparecchiature elettroniche per la sorveglianza e lo spionag-
girava in una Casa Bianca infestata dagli spettri. gio, che già conducevano al largo delle ostili coste sovietiche,
Giunto alla guida della nazione più potente del cinesi e nordcoreane missioni chiamate in codice “De Soto” .
mondo dopo l’uccisione di John F. Kennedy (22 novembre La prima “De Soto” al largo del Vietnam del Nord era stata
1963), Johnson doveva far fronte alle tensioni sociali e razziali annullata nel marzo 1964 per le condizioni meteo avverse. Non
nel Sud, e dare una risposta a quelle esigenze di cambiamento se ne riparlò più sino al 20 luglio, quando al cacciatorpediniere
che la tragedia di Dallas non aveva certo cancellato. In vista, USS Maddox, salpato da Yokohama 24 ore prima, venne ordi-
c’erano le elezioni di novembre 1964 e la sfida con il falco del- nato di raggiungere Taiwan per imbarcare speciali equipaggia-
la destra repubblicana, Barry Goldwater. Leader politico abi- menti di sorveglianza elettronica e 17 tecnici dell’intelligence.
le ma grigio, in lotta perenne con il fantasma del carismatico Il 27 l’unità prese il mare con rotta per il Golfo del Tonchino,
JFK, Johnson non poteva permettersi tentennamenti di fronte da dove avrebbe dovuto monitorare il traffico radio e le emis-
alla minaccia comunista nel Sudest asiatico, dove sin dal 1955 sioni radar nordvietnamite, trasmettendo le informazioni rac-
Washington appoggiava il regime del Vietnam del Sud con ar-
mi, denaro e 15.000 cosiddetti “consiglieri” militari inquadrati Military Assistance Command-Vietnam (Macv) Dal 1959 al 1963 si contano 82 caduti tra i consi-
glieri americani raggruppati sotto questa sigla. Un colonnello dell’Office of Strategic Services, il
dal 1962 nel Military Assistance Command-Vietnam . servizio segreto antenato della Cia, era invece stato ucciso per errore dai Vietminh il 26 settembre
Egli adottò i piani già elaborati dal Pentagono per un più inci- 1945. All’epoca Ho Chi Minh, che sperava nell’appoggio americano per cacciare i francesi, inviò al
sivo intervento militare in Vietnam, che prevedevano non solo Dipartimento di Stato una lettera di scuse.
l’incremento del contingente di consiglieri (l’alba di quella che “De Soto” Acronimo per “Dehaven Special Operations off TsingtaO”, riferito alla prima di queste
diverrà famosa come escalation), ma anche attività di intelli- missioni svolta dal caccia De Haven al largo della Cina nel 1962.

4
IMAGE
TURES/GE TTY
TIME & LIFE PIC
VISTO DAGLI USA SULLA PORTAEREI
Sopra, il cacciatorpediniere Sopra, piloti della Marina
Uss Maddox. A lato, la notizia sulla portaerei Ticonderoga,
dell’attacco riportata da Stars and in appoggio al Maddox.
Stripes, giornale del Dipartimento Sotto, un marinaio della stessa
della Difesa degli Usa. nave che segna la posizione.

SIERRA (3)

colte dal Macv. Il “grande fratello” navale doveva supportare le “operazioni militari”. In una situazione che si andava facendo
azioni di commandos del Sud Vietnam, che da mesi rendeva- confusa sul piano tattico, tra flottiglie di giunche apparente-
no pan per focaccia a Hanoi, capitale del Nord, in una guerra mente disarmate e azioni clandestine sudvietnamite in atto a
non dichiarata, ma ormai sempre più aperta. poche miglia di distanza, Herrick chiese al comando di annul-
L’area operativa assegnata al Maddox lare la missione del Maddox, ritenendola “un rischio non ac-
per la sua “missione DeSoto” era caratterizzata da un intenso cettabile”, ma Washington rispose picche, consigliandogli tut-
traffico navale costiero, e da una controversia sui limiti delle tavia di agire con prudenza.
acque territoriali, che lo stesso alto comando americano non Herrick, il 44enne capitano di vascello originario del Minne-
aveva chiarito al capitano di vascello John J. Herrick , coman- sota, decise di non correre rischi: e quando alle 15 del 2 agosto
dante del caccia. Inoltre l’area in quei giorni era calda, poiché il radar del Maddox rilevò manovre apparentemente ostili da
piccole unità navali sudvietnamite erano impegnate a colpire parte di tre motosiluranti nordvietnamite avvistate già in mat-
le postazioni radar e di difesa costiera del Nord. tinata, l’ufficiale rimandò gli uomini ai posti di combattimen-
Il 1° agosto il Maddox si imbatté in una flottiglia di giunche to, chiese appoggio aereo alle portaerei in zona, e si allontanò
nordvietnamite, e Herrick mandò gli uomini ai posti di com- a tutta forza per evitare l’attacco nemico. Alle 18:15, tuttavia,
battimento, temendo che potessero attaccarlo; nel frattempo, le tre unità comuniste, molto più veloci, erano nel raggio di ti-
i messaggi radio intercettati rivelavano l’intenzione di Hanoi ro del caccia, che sparò alcuni colpi d’avvertimento con i suoi 6
di effettuare nelle acque del Tonchino non meglio specificate cannoni da 127 mm, per poi passare al tiro rapido dei pezzi da
76 mm. Le tre motosiluranti vietnamite (tipo P-4, con scafo in
John J. Herrick Veterano di due guerre, Herrick (scomparso nel 1997) dal maggio 1964 comandava legno, costruite in Urss negli anni ’50 e armate con mitraglie-
la 192a Destroyer Division, oltre al Maddox, sua unità di bandiera. re da 25 mm e siluri), continuarono ad avanzare a tutta veloci-

5
GETTY IMAGES
Un incidente sul grande schermo

L’
incidente navale del Ton- glianza USS Liberty fu crivellata di sempre più caldi e le “antenne” di
chino (che in realtà ricor- colpi per un errore dall’aviazione Hollywood, non meno sensibili di
dava la vecchia politica israeliana (mai completamente quelle delle navi-spia, non pote-
europea delle cannoniere del XIX chiarito), impegnata nella Guerra vano non captare questo clima.
secolo) fu uno dei tanti a vedere dei sei giorni. Un anno più tardi la Nel 1965 uscì un film con Richard
protagonista negli anni ’60 la US Pueblo, impegnata in una missio- Widmark e Sidney Poitier, che rac-
Navy. Anche senza contare gli ne “De Soto” al largo della Corea contava la sfida tra il Bedford, un
scontri sfiorati tra navi americane del Nord, fu attaccata e catturata (immaginario) cacciatorpediniere
e sovietiche, a partire dalla crisi dalle motosiluranti comuniste, in- americano, e un sommergibile
dei missili cubani del 1962, molti nescando una gravissima crisi con sovietico, caratterizzata da un
conflitti sono stati contrassegnati Washington. apocalittico finale nucleare nel
dal coinvolgimento della Marina Materiale per il cinema. Per la quale le due navi si distruggevano
statunitense e delle sue unità-spia. superpotenza americana i mari a vicenda. Il titolo era eloquente:
Nel giugno 1967 la nave di sorve- del mondo stavano diventando The Bedford incident.

Canton FUOCO AMICO


CINA Sopra, la nave di sorveglianza Uss
VIETNAM Liberty, crivellata di colpi da aviazione e
DEL NORD cacciatorpedinieri israeliani, arriva alla
Haiphong
Hong Valletta (Malta) l’8 giugno 1967.
Golfo del Kong
LAOS Tonchino

Vientiane HAINAN
Ben Thuy
òòà’??

THAILANDIA

Bangkok
VIETNAM
CAMBOGIA DEL SUD
Phnom Penh A lato, la mappa del
Saigon Golfo del Tonchino
Golfo con la presenza delle
del Siam navi americane e
nordvietnamite.
Sotto, le motosiluranti
di Hanoi del tipo
P-4 coinvolte
nell’incidente.

tà, aprendosi a ventaglio per attaccare da direzioni diverse. La


più vicina riuscì a lanciare i suoi 2 siluri, che passarono a soli
150 metri dal Maddox, ma fu colpita e affondata da una salva
d’artiglieria; una seconda unità fu immobilizzata e incendia-
ta, e la terza decise di sganciarsi dopo aver innaffiato le sovra-
strutture del caccia con le mitragliatrici, senza provocare dan-
ni o vittime. In 20 minuti la battaglia era finita, e i vietnamiti
Il Morrison che non cantava sgomberarono il campo prima dell’arrivo dei jet lanciati dalla
portaerei Ticonderoga, che copriva il Maddox.

T
ra i protagonisti dell’inci- fu l’annuncio dell’uccisione di
dente del Tonchino va ricor- Kennedy a Dallas. Questo primo (e in verità unico) scontro
dato il comandante della Uno dei Doors. A gennaio fece del Tonchino era incontrovertibile, e fu ammesso da Hanoi
portaerei Bon Homme Richard, visitare la sua nave al figlio, un
una decina di giorni più tardi: il regime comunista parlò però
il capitano di vascello George paffuto e anonimo ragazzotto
Stephen Morrison (1919-2008), ventenne, James Douglas, desti- di pesanti perdite inflitte al nemico, e non di quelle subite, af-
un aviatore navale che, promosso nato al mito. Uno dei più famosi fermando che avrebbe “ricacciato i pirati”.
contrammiraglio, nel 1968 tornò film sulla guerra del Vietnam, Tuttavia la situazione era già precipitata. Appena informato
a combattere in Vietnam alla testa Apocalypse now, si apre con le dello scontro Johnson, stretto tra l’ostilità dell’opinione pub-
della Task Force 77. Morrison note di una sua canzone, The end;
blica verso una guerra e le accuse di debolezza lanciategli con-
assunse il comando della Bon il leader dei Doors Jim Morrison
Homme Richard il 22 novembre combatté quella guerra in manie- tro dai “falchi”, pur stigmatizzando quanto avvenuto, puntò sul
1963, e il suo primo atto ufficiale ra diversa dal padre ammiraglio. fatto che non c’erano state vittime americane e che il Maddox
aveva vendicato da sé l’attacco. Attivando per la prima volta il

6
IMAGES (2)
KEYSTONE/GE TTY
ALL’ATTACCO
A sinistra, il controllo radar
sulla Ticonderoga in quei giorni
del 1964. Sopra, elicotteri
decollano dalla Ticonderoga e
dalla Constellation, le portaerei
che il 5 agosto bombardarono le
motosiluranti asiatiche.

Storia della Guerra del Vietnam,


Stanley Karnow (Bur). Inviato di Ti-
me e Life, vincitore del Premio Pu-
litzer, racconta la genesi del con-
flitto. Questo è il reference book.

telefono rosso fatto installare l’anno prima da Kennedy per co- un attacco: il sonar, disturbato dalla tempesta, registrò il lancio
municare con i sovietici in caso di crisi, Johnson rassicurò Kru- di ben 22 siluri, e così le navi americane aprirono il fuoco, spa-
scev: gli Stati Uniti non volevano l’escalation in Vietnam. Su- rando per ore in ogni direzione. Il giorno seguente a Washing-
bito dopo però il presidente ordinò al Pentagono di rafforzare ton apparve chiaro che Hanoi intendeva sfidare gli Stati Uniti
la presenza navale nella zona, rispedendo nelle acque del Ton- e Johnson, nonostante i molti dubbi (già nel 1965 avrebbe am-
chino il Maddox, affiancato dal caccia Turner Joy, con la co- messo che le navi americane avevano “sparato alle balene”), de-
pertura di 2 portaerei. Non più solo per una missione “DeSo- cise di mettersi i guantoni. Mentre Herrick stava ancora cercan-
to”, ma per ribadire la libertà di navigazione in acque conside- do di chiarire quanto accaduto, sfidando di fatto i suoi bellico-
rate (da Washington, però, non da Hanoi) internazionali. Le si superiori (nonostante si fosse comportato nel miglior modo
premesse per un nuovo incidente erano state poste, ma sareb- possibile, la sua brillante carriera finì quando propose di por-
bero state la “nebbia della guerra” e una tempesta vera a cam- re fine alle provocazioni nel Golfo del Tonchino), il 5 agosto il
biare il corso della storia. presidente Johnson apparve in televisione annunciando l’inizio
Nella notte del 4 agosto i due caccia na- di raid aerei di rappresaglia contro le basi navali nemiche, che
vigavano tra forti piovaschi, che disturbavano i radar e impedi- provocarono gravi danni e affondarono 25 imbarcazioni, con-
vano un’adeguata vigilanza ottica. Contemporaneamente, era- tro la perdita di due jet.
no in corso azioni navali sudvietnamite contro la difesa costie- Gli Stati Uniti erano finiti nel pantano del Vietnam, e per un
ra nordista. Il Maddox intercettò alcuni messaggi radio di Ha- secondo incidente del Tonchino creato dalla “nebbia della guer-
noi che si riferivano ad azioni ostili nella zona. Herrick chiese ra”, come quarant’anni più tardi avrebbe ammesso la stessa in-
appoggio aereo, e ordinò il posto di combattimento. Confu- telligence americana. d
si echi radar e vedette coi nervi a fior di pelle fecero pensare a Giuliano Da Frè

7
WARS TRUPPE D’ÉLITE

LA 1 SPECIAL SERVICE
A cura di Stefano Rossi
st

ei primi mesi del 1942, un


progetto delle Combined
Operations inglesi, dal no-
me in codice “Plough” (ara-
tro) prevedeva di costituire una speciale
unità multinazionale in grado di opera-
re e compiere azioni di sabotaggio in ter- anni, resistenti alle fatiche: per la mag-
ritori nemici come Norvegia, Romania, gior parte cacciatori, guardie forestali,
Italia, per distruggere impianti e cen- boscaioli. L’addestramento, fatto a Fort
trali energetiche. Il reparto doveva po- Harrison (Montana), comprese sci (con
ter combattere sia in un ambiente arti- istruttori norvegesi), roccia, tecniche di
co, montano e su neve, sia su un terreno sabotaggio e uso degli esplosivi, combat-
più convenzionale, infiltrandosi con va- timento corpo a corpo, operazioni an-
ri mezzi, dal paracadute agli sbarchi dal fibie e aviolancio. Dopo sette duri me-
mare. ll progetto fu passato agli ameri- si i 2.400 uomini (divisi su 3 reggimen-
cani e l’incarico fu affidato al Colonnel- Robert Frederick (1907-1970) Dopo aver comandato la 1st SSF
lo Robert Frederick che si mise al lavoro dal ’42 al ‘44, durante il conflitto fu a capo della 1st Airborne

SIERRA (6)
per costituire un’unità mista Usa-Cana- Task Force e poi della 45th Infantry Division diventando, a 37
anni, il più giovane comandante di Divisione in Europa.
da, formata solo da volontari sotto i 26

ti) della 1st Special Service Force, unica


“OGNI unità alleata con queste caratteristiche e
LUOGO” dotata anche di armi particolari – come
Presa durante
un’esercitazione,
il fucile mitragliatore Johnson – erano
la foto ben perfettamente addestrati.
simboleggia, Ma all’ini-
con paracadute zio del 1943 il Progetto Plough fu accan-
e sci, lo speciale tonato e la Brigata, ormai formata, fu di-
addestramento
“ogniluogo
rottata nel Pacifico, alle Aleutine. Dopo
ognitempo”, la riconquista di Kiska , a novembre la
come si dice in 1st SSF fu inviata sul fronte italiano ag-
termini militari. gregata alla 5a Armata, entrando in li-
nea nella zona di Cassino dove parte-
cipò a furiosi combattimenti. Ai primi
di dicembre conquistò in sole due ore
di attacchi sanguinosi il Monte La Di-
fensa, importante caposaldo della Li-
nea Bernhard . Inviata d’urgenza ad An-
zio, si distinse lungo il Canale Mussolini,
dove per 99 giorni tenne la linea con un

Mitragliatore Johnson Il Johnson Light Machine Gun


mod.1941 fu prodotto in quantitativi limitati per i Marines e
per la 1st SSF. In calibro .30 US, aveva un caricatore da 20 colpi
e poteva tirare sia a raffica sia a colpo singolo.

Kiska Isola delle Aleutine (Alaska), nel ’42 fu occupata dai


giapponesi durante la Battaglia di Midway. Fu ripresa da forze
Usa e canadesi con l’Operazione Cottage del 1943.
Linea Bernhard Detta anche Reinhard, era una linea difensiva
costruita dai tedeschi nella zona di Montecassino. A differenza
di altre linee di difesa, non si estendeva da est a ovest attra-
versando l’Italia, ma consisteva in una serie di salienti della
principale Linea Gustav.

8
IL CALENDARIO DEI
FORCE o scorso anno abbiamo celebrato gli Alpini.
Questa volta, a due secoli dalla fondazione
dell’Arma dei Carabinieri, nata il 13 luglio 1814,
Il distintivo dell’unità, una abbiamo dedicato all’Arma il Calendario storico
punta di freccia. A sinistra, il dei Carabinieri. Il nostro omaggio arriva in un
Johnson Light machine gun Bicentenario che significa qualcosa per tutti noi
M.41 e lo stiletto V42 studiato
apposta per la 1st SSF.
italiani e non solo per gli appassionati lettori
della nostra rivista.
Al timone del progetto abbiamo
messo l’illustratore Giorgio Albertini e il
giornalista Stefano Rossi, entrambi membri
del comitato scientifico di Focus Storia Wars.
I nostri collaboratori hanno ripercorso –
il primo con la sua “matita” digitale e il
secondo con le sue competenze scientifiche
e uniformologiche – due secoli di eventi
fondamentali per l’Arma, episodi bellici
che hanno segnato la Storia del nostro
Paese, traducendoli in 13 tavole illustrate
con uniformi meticolosamente riprodotte.
Ognuna di queste elaborazioni è costata
ore di ricerche fra archivi e pubblicazioni,
CAMPAGNA D’ITALIA decine di bozze, prove colore, verifiche
A sinistra, 1943, uomini della “Devil’s Brigade” e correzioni per far sì che anche la più
sugli Appennini durante una pausa dei piccola mostrina, l’attacco di una giberna, la
combattimenti. Sopra, Robert Frederick (a coccarda su un copricapo, il calcio di un fucile
sinistra), appena nominato Brigadier General,
fossero scientificamente precisi, realistici,
con un ufficiale della 1st SSF sul fronte di Anzio
nel febbraio 1944. documentati. In una parola, inappuntabili.
È Storia, con la “s” maiuscola.
mortale avvicendarsi di pattuglie not-
turne, che costrinsero i tedeschi – con- Chi non avesse già preso il calendario con Focus Storia Wars
vinti di trovarsi di fronte a un’intera di- n. 15, con questo coupon può comprare un’altra copia del
visione – ad arretrare. È in questo fran- giornale al solo prezzo del calendario allegato.
gente che gli uomini si guadagnarono il
soprannome di “Diavoli Neri”, dal nero-
fumo col quale si tingevano la faccia per

Codice campagna 286


operare di notte. La 1st SSF fu così so-
prannominata “Devil’s Brigade” (briga-
ta del diavolo).
Guidando con gravi perdite lo sfonda-
mento alleato, l’unità fu la prima a en-
trare in forze a Roma il 4 giugno 1944.
Tornò in azione nel sud della Francia,
ad agosto, durante lo sbarco in Proven- DA UTILIZZARE NEI PUNTI
VENDITA PER AVERE UNA COPIA
za, giungendo poi fino al confine italia- DI FOCUS STORIA WARS N. 15 +
no. Qui i canadesi decisero di ritirare i CALENDARIO CARABINIERI AL
loro uomini e gli americani inquadraro- PREZZO DI € 4,00 ANZICHÉ 10,90.
no i rimanenti nelle loro divisioni avio- VALIDO COMUNQUE FINO A
trasportate. Il 5 dicembre 1944, la 1st SSF ESAURIMENTO DELLE COPIE
DISPONIBILI PRESSO CIASCUN
fu quindi sciolta a Villeneuve-Loubet. PUNTO VENDITA E SOLO PER
Sebbene avesse una storia di soli due FOCUS STORIA WARS N. 15.
anni, fu una delle unità alleate più adde- IL BUONO NON È CUMULABILE.
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Albertini e lo specialista di storia militare Stefano
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Un
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l regno di Federico II e le guerre tra Svevi e Angioini; la
caduta del regno di Gerusalemme; la guerra dei Vespri
Siciliani; le guerre tra Impero bizantino e Turchi; il duca-
to di Atene: sono tutti personaggi ed eventi che hanno ca-
ratterizzato il passaggio tra XIII e XIV secolo, apparentemente
non legati l’uno all’altro. Eppure c’è un individuo, sconosciuto
ai più, che si è trovato al centro di tutto questo, ne è stato anzi
tra i più decisivi protagonisti, producendo con la sua presen-
za rivolgimenti storici che hanno avuto un effetto significati-
vo. Costui è Ruggero da Flor, figlio di un falconiere dello stupor
mundi Federico II, un uomo che in 36 anni di vita si fece tem-
plare, pirata e capitano di ventura, capace di raggiungere i ver-
tici dell’Impero bizantino, secondo solo al basileus (il sovrano).
Orfano dall’età di un anno, Ruggero creb-
be con la madre, una nobildonna di Brindisi: suo padre era ca-
duto a Tagliacozzo nel 1268, immolandosi per la causa per-
sa di Corradino di Svevia. E crebbe povero: gli Angioini aveva-
no privato dei beni tutti i sostenitori degli Svevi. Probabilmente
per questo a soli otto anni si imbarcò su una delle navi templari
che, per scopi commerciali, facevano la spola tra Brindisi e il Le-
vante. Divenuto frate-converso e dovette distinguersi per la sua
abilità marinara e per le sue capacità di comando se ad appena
vent’anni lo fecero capitano di una grossa imbarcazione, il Falco.
Ma i tempi erano grami per i templari e per i loro traffici: si era al
A BISANZIO crepuscolo del regno latino di Gerusalemme e i frutti delle Cro-
In alto a destra, ciate si erano ridotti a pochi centri costieri nell’attuale Libano.
Ruggero da Flor (o da L’epilogo dell’epopea crociata si celebrò a San Giovanni d’A-
Fiore, oppure Flores,
1267-1305). A lato, nel cri nel 1291, quando il sultano mamelucco al-Ashraf Kha-
1303 a Costantinopoli:
da comandante della Federico II (1194–1250) Discendente degli Hohenstaufen, dinastia sul trono del Sacro romano
Compagnia catalana impero fin da prima di Federico Barbarossa, fu anche re di Sicilia (dal 1198) e di Gerusalemme.
(o degli Almogaveri),
Ruggero sfila con Tagliacozzo (23 agosto 1268) La battaglia in cui Corradino di Svevia (di parte ghibellina), ultimo
i suoi mercenari degli Hohenstaufen, cercò di riprendersi la Sicilia strappandola al governo dispotico di Carlo I
davanti all’imperatore d’Angiò (guelfo). La sua sconfitta segnò la caduta definitiva degli Hohenstaufen dal trono imperia-
Andronico II Paleologo. le e dal Regno di Sicilia e il dominio degli Angioini in buona parte del Meridione.

13
lil espugnò la città dopo un mese d’assedio, consumando un derico III d’Aragona, che aveva soffiato l’isola ai francesi fin dai
massacro epocale. Tra i difensori c’era anche Ruggero, che non Vespri Siciliani. E non tardò molto a convincere il suo commit-
si distinse per coraggio e determinazione sugli spalti o in una tente di aver fatto la scelta giusta: a una settimana dall’ingaggio,
sortita, ma per venalità e spietatezza. Era infatti tra quanti ap- catturava lungo le coste pugliesi una nave da trasporto angio-
profittarono del possesso di una nave per estorcere cifre da ca- ina. Da allora la sua carriera prese il volo: con un atto di pira-
pogiro ai profughi che, quando gli assedianti varcarono le mu- teria dopo l’altro, comprò altre navi fino ad allestire una flotti-
ra, si accalcarono sul molo per scampare alla furia musulmana. glia per la guerra da corsa, e una cinquantina di cavalli che affi-
Ruggero accumulò una fortuna, ma dò a hidalgos catalani (v. riquadro nell’ultima pag.) e aragonesi,
probabilmente cercò di non spartirla col Tempio se il Gran con i quali costituì il primo nucleo della sua compagnia mer-
maestro dell’Ordine – quel Giacomo di Molay che nel 1314 cenaria. Si conquistò così la fiducia di Federico, che lo nominò
sarebbe finito bruciato sul rogo – finì per confiscargliela. Con vicegovernatore della Sicilia e membro del suo Consiglio, do-
i templari da Flor aveva chiuso: per evitare la punizione fuggì nandogli anche alcuni castelli a Malta, con le relative rendite.
a Marsiglia abbandonando la nave che aveva comandato. Ma La pacchia terminò nel 1302, quando
di soldi doveva averne ancora, visto che a Genova poté acqui- Aragonesi e Angioini stipularono la Pace di Caltabellotta. I se-
stare una galea, l’Olivetta, con cui darsi alla guerra da corsa. condi reclamavano la testa di Ruggero e questi, temendo di es-
Come primo datore di lavoro scelse proprio un esponente sere sacrificato dal suo datore di lavoro, decise di cambiare aria
della famiglia che gli aveva ammazzato il pa- e offrirsi a quello che si presentava come un committente ide-
dre, Roberto di Calabria, figlio di Carlo II ale, il più ricco di tutti e anche quello che più aveva bisogno di
d’Angiò , ma non se ne fece nulla. Rugge- mercenari sperimentati: l’imperatore bizantino Andronico II.
SCALA (3)

ro non si formalizzò e offrì i suoi servigi L’Impero versava infatti in gravi difficoltà a causa della pres-
alla parte avversa, ovvero al re di Sicilia Fe- sione dei Turchi, sempre più vicini a Costantinopoli. Per incre-

IN UN MONDO IN GUERRA Carlo II d’Angiò (1254-1309) era figlio di Carlo I d’Angiò (il fratello del re di Francia San Luigi IX),
Il padre di Ruggero era un falconiere di che aveva strappato la Sicilia a Manfredi di Hohenstaufen nella Battaglia di Benevento (1266). Ma
Federico II (a lato). Sopra, il porto di Napoli lui fu re di Sicilia solo di nome visto che, dopo l’insurrezione dei Vespri Siciliani del 1282, l’isola era
durante la Guerra angioino-aragonese. passata agli Aragonesi, all’inizio sotto il regno di Pietro III e poi di Federico III d’Aragona.

14
mentare i suoi effettivi in vista dell’ingaggio bizantino, Ruggero
da Flor non pose più come discriminante la provenienza dal- Le cronache di Ruggero

G
la Penisola iberica: fece infatti emettere un bando rivolto a chi ran parte delle gesta di Gesta efferate. La cronaca pro-
avesse voluto prendere parte alla spedizione, offrendo dieci Ruggero da Flor ci ven- segue così: “Il megaduca coi fanti
libbre di cacio a testa e un porco salato ogni quattro persone. gono raccontate nelle s’era scagliato su loro con tanta
Cronache catalane da un suo veemenza ch’e non sapevano più
La paga era di 4 once d’oro per ciascun cavaliere pesante, 3 per compagno di imprese, il soldato che fare, e tuttalvolta non vollero
ogni cavaliere leggero, una per fante, 4 per capitano, una per della corona aragonese Ramón darsi alla fuga per via delle donne
nocchiere, 23 per balestriere e 25 per timoniere. Muntaner. Ecco come descrive e dei fanciulli ch’erano seco, e
Ma l’esordio sul Bosforo fu tutt’altro che incoraggiante per i il primo scontro con i Turchi: col cuore straziato elessero di
nuovi datori di lavoro. Ruggero, che aveva ottenuto il titolo di “Al mattino, pieni di buon volere morire; e di fatti non si erano mai
e di giubilo, furono in piedi così più vedute da uomini al mondo
megaduca, giunse a ridosso della capitale nell’estate del 1303, di buon’ora che all’alba erano siffatte prodezze. Alla fine però
a capo di una compagnia di 1.500 cavalieri e 1.000 fanti, oltre al torrente, lunghesso il quale i colle donne e coi figlioli furono
alle truppe leggere degli Almogaveri , 4.000 Mozarabi (cristia- Turchi colle donne e coi figlioli fatti tutti prigionieri, e in quel
ni che vivevano nei domini musulmani della Penisola iberi- erano a campo, e piombarono così solo dì morirono dei loro meglio
ca) abitanti delle foreste e dei monti, con le rispettive famiglie. furiosamente su loro che i Turchi che tremila uomini a cavallo e più
rimasero sopraffatti e meravigliati di duemila pedoni. Il megaduca
I Genovesi, che a Costantinopoli avevano una vasta colonia d’una gente che coi loro quadrelli e la sua gente si impadronirono
nel quartiere di Galata, non gradirono la loro presenza. Scop- faceva tali colpi che pareva follia allora del campo, e fecero a pezzi
piò subito una rissa, trasformatasi in battaglia. La spuntarono volerle resistere. Che dirò? Appena tutti coloro che aveano più di dieci
i mercenari, che massacrarono 3.000 avversari. E tutto ciò av- i Turchi si furono armati, appicci- anni […]. E ciò avvenne dopo otto
venne mentre si celebrava con grande sfarzo il matrimonio tra cossi una pugna furiosa; ma a che dì che aveano preso commiato
giovava loro il coraggio?”. dall’imperadore”.
il condottiero e una nipote sedicenne dell’imperatore.
Dopo di allora, Andronico ritenne più saggio
mantenere a distanza di sicurezza quegli uomini spietati e li fe-
ce trasferire a Cizico, in Asia Minore, affidando loro la condu-
zione della guerra contro i Turchi. Non se ne pentì: con il nuovo
anno, i Catalani di Ruggero si fregiarono di grandi successi, che
culminarono con la liberazione di Philadelphia dopo una cla-
morosa vittoria campale. In aprile la compagnia avanzò infatti
in Anatolia, in pieno territorio nemico, affrontando un eserci-
to musulmano di 8.000 cavalieri e 12.000 fanti. Ruggero mandò
all’attacco i suoi cavalieri all’alba, prima ancora che gli avversari
avessero completato lo schieramento, senza dare il tempo ai te-
mibili arcieri turchi di incoccare le frecce. Seguiro- IL NEMICO
FRANCESE
no i fanti, che si affrettarono a giungere al corpo Un cavaliere angioino.
a corpo per scongiurare qualunque tentativo Furono gli Angioini
nemico di far valere la sua superiorità nel ti- i primi nemici di
ro da lontano. Si combatté fino al tramonto, Ruggero da Flor, che
quando i musulmani cedettero l’accampa- con pragmatismo da
mercenario si offrì
mento ai vincitori, che fecero grande botti- persino di servirli,
no. Avevano perso meno di 200 uomini. Si finendo poi per
disse, invece, che i Turchi fossero sopravvis- combatterli al soldo
suti solo in 1.500. degli Aragonesi.
Al termine della stagione bellica i Catala-
ni avevano recuperato all’Impero vaste por-
zioni dell’Asia Minore e collezionato altre
brillanti vittorie, a Nimfa, Thyrraion e Ma-
gnesia. Ma le paghe tardavano ad arriva-
re e durante l’acquartieramento inverna-
le i mercenari si rifecero sulla popolazione
locale, che taglieggiarono e vessarono ol-
tre ogni misura.
Ruggero, tuttavia, non era con loro: da sempre
abile come politico non meno che come coman-
dante, si era trasferito a Costantinopoli dove stava
diventando intimo dell’imperatore. Proprio sfrut-
tando le rimostranze dei suoi, riuscì a estorcergli il titolo
di “Cesare”, con la signoria dell’Anatolia e delle isole, le cui ren-
Almogaveri I soldati di ventura presenti in tutti
dite gli sarebbero servite a pagare la sua compagnia. Il comando i regni cristiani della Penisola iberica durante la
operativo passò quindi al suo luogotenente Berengario d’Enteça, Reconquista. Feroci e abilissimi con giavellotto e
nominato megaduca, e gli uomini furono trasferiti in Tracia. spada corta, combattevano come fanteria leggera.
Ma l’irresistibile ascesa di Ruggero gli aveva
procurato invidie e nemici a corte. Il più pericoloso di tutti era
Michele IX, l’erede al trono, che vedeva in lui un temibile riva-
le. Questi lo invitò nel proprio palazzo di Adrianopoli e lo as-
sassinò, eliminando anche il suo contingente di 1.300 tra ca-
valieri e fanti con 9.000 Turcopoli e Alani; se ne salvarono sol-
tanto tre. L’eccidio dei Catalani proseguì a Costantinopoli, con
una vera e propria epurazione dalla quale si salvarono solo in
3mila. Costoro si asserragliarono nel loro quartier generale
di Gallipoli, che Michele cinse d’assedio. Berengario
provò a cercare aiuto, ma venne catturato dai Ge-
novesi. Il comando passò a Bernardo da Roca-
fort, che tolse dai guai i suoi mostrando una

SCALA
LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO

spietatezza senza eguali. I Catalani liberaro-


no infatti Gallipoli, ad Apros sconfissero in UCCISO PER GELOSIA
battaglia Michele, che rimase sfregiato e si Uno dei tanti assedi portati a San Giovanni
salvò a stento, poi inseguirono l’uccisore di d’Acri (quello sopra è della Terza crociata,
antecedente di un secolo rispetto ai nostri
Ruggero, l’alano Gircone, e lo giustiziarono. eventi). A sinistra, l’assassinio di Ruggero
Quindi squartarono l’intera popolazione di ordinato da Michele IX Paleologo.
Rodosto, dove tre dei loro ambasciatori ave-
vano subito la stessa sorte, e a Perinto bruciaro- predoni indisciplinati, in un esercito compatto e
no gli uomini, violentarono e sgozzarono le donne capace di vincere su armate superiori in numero,
e schiacciarono i bambini. I mercenari devastarono la meglio equipaggiate e più sperimentate. Anche senza
Tracia fino al 1307, e poi la Macedonia e la penisola di Pallene, di lui, i Catalani continuarono a mietere successi.
depredando anche i monasteri del Monte Athos, e in generale Ruggero, da parte sua, si dimostrò un abile ammiraglio e un
molti degli staterelli sorti durante l’occupazione latina di Co- comandante di truppe di terra capace di sfruttare l’effetto sor-
stantinopoli del secolo precedente, prima di trovare un nuovo presa e di ricavare il massimo potenziale dai suoi uomini; se
ingaggio per i Francesi. Ruggero era vendicato, ma al prezzo di fosse vissuto di più c’è da chiedersi dove sarebbe potuto arriva-
una nomea che avrebbe consegnato la sua creatura ai posteri re nell’Impero bizantino: forse avreb-
come una delle più feroci compagnie del Medioevo. be scatenato l’ennesima guerra civi-
Più avventuriero che condottiero, il pugliese figlio di un tede- le e preso il potere supremo, oppure
Cronache catalane del secolo
sco, capo di Catalani, genero del re dei Bulgari e nipote dell’im- affrettato la caduta di Costantinopoli
XIII e XIV, Ramón Muntaner (su
peratore bizantino, fu opportunista e spregiudicato prima che minandone le fondamenta con la sua Google Books). Come Ruggero riu-
feroce, ma serio e affidabile con i suoi uomini, che ebbero in lui sfrenata ambizione. d scì quasi a conquistare un impero.
un punto di riferimento certo e concreto, trasformandosi, da Andrea Frediani

I Catalani alla conquista del ducato di Atene

D
opo la morte di Ruggero, i nale, inevitabile dopo le efferatezze di Francorum exercitus in Romaniae fini- VI di Brienne. Il declino arrivò con le
Catalani passarono da un cui si erano resi protagonisti, si posero bus comorans (“il fortunato esercito lotte intestine tra fazioni, che resero
committente all’altro, dandosi sotto la tutela del re di Sicilia Federico dei Franchi attestato nel territorio la compagine politico-militare debole
al predonismo nei periodi intermedi, III d’Aragona. Questi nominò duca della Romania”); la denominazione di fronte alle aspirazioni del barone di
finché nella primavera del 1310 non si il proprio figlio di 5 anni Manfredi, campeggiava sul sigillo del cancelliere Corinto, Neri Acciaiuoli. Questi, valen-
accasarono con Gualtieri V di Brienne, sotto la reggenza del vicario generale della Compagnia, con San Giorgio a dosi della Compagnia navarrese, si im-
duca di Atene. Ma dopo un anno si Berenguer Estanol de Ampurias; dal cavallo nell’atto di uccidere il drago. possessò del ducato (1379-1390). Ma
venne allo scontro campale e il duca 1331 al reggente venne sottratta Il ducato continuò a espandersi sotto i Turchi erano alle porte ed entro fine
stesso fu tra i 20.000 caduti del suo l’autorità militare, assegnata a un ma- i successivi duchi e vicari, con l’annes- secolo avrebbero imposto il loro do-
esercito. I Catalani, allora solo in 7.000, resciallo approvato dai Catalani. sione del ducato di Neopatria a nord, minio sulla Grecia; solo Atene, contesa
lo rilevarono alla guida del ducato Arrivano i Turchi. Una volta insedia- della contea di Salona a est e di vari tra i Veneziani e gli eredi di Neri, riuscì
insediandosi nella capitale Tebe. Per ta nel ducato di Atene, la Societas capisaldi lungo i confini, a dispetto a resistere ai musulmani fino alla ca-
scongiurare l’isolamento internazio- Cathalanorum si trasformò in Felix dei tentativi di riconquista di Gualtieri duta di Costantinopoli nel 1453.

16
I FEDELISSIMI
IN BATTAGLIA

CARABINIERI GIANNIZZERI
SHARDANA VECCHIA GUARDIA
IMMORTALI HOUSEHOLD CAVALRY
PRETORIANI DIVISIONE GORING
VAREGHI LEGIONE ARABA

17
FEDELISSIMI

CARABINIERI
13 luglio 1814.
scorta al sovrano, polizia
militare, sicurezza del territorio, unità
scelte combattenti.
dalla sua istituzione, l’Arma
dei Carabinieri ha partecipato con
propri reparti a tutte le guerre che
hanno visto coinvolti il Regno di
Sardegna e il Regno d’Italia, e alle
missioni di pace della Repubblica
italiana. Fondamentale il suo
contributo nella lotta al brigantaggio
nel Mezzogiorno (1861-65).

CON LE SPALLE
G. RAVA

18
IMMOLATI
Passo di Culqualber, Abissinia:
dal 6 agosto al 21 novembre
1941 il 1° Gruppo mobilitato
dei Carabinieri Reali si batté
fino all’ultimo contro i KAR
(Kings African Rifles) di Sua
Maestà britannica. A lato, il
fregio portato sul copricapo

SIERRA
dai Carabineri Reali, con il
monogramma del re.
a prima unità militare a usare il motto Semper fidelis

FOTO SCALA / LUCE (3)


sembra sia stata la Irish Brigade, formata nel 1691 al
termine della guerra tra Giacomo II, ultimo re cattolico
d’Inghilterra, Scozia e Irlanda, e il protestante Gugliel-
mo III. La più famosa, invece, il Corpo dei Marines degli Stati
Uniti, che lo adottò nel 1883. Non mancano poi precedenti più
o meno ufficiali, perché la fedeltà – cioè la capacità di non cede-
re, e soprattutto di non cambiare bandiera, per quanto dispera-
ta possa essere la situazione che ci si trova ad affrontare – costi-
tuisce da sempre uno dei caratteri costitutivi della virtus milita-
re. È un comportamento che si richiama a valori assoluti, come
il rispetto della parola resa sacra da un giuramento; è un codice
d’onore che coinvolge gli uomini a prescindere dal loro grado e
dal loro ruolo specifico, rendendoli davvero capaci di agire co-
me un unico organismo, espressione di una volontà condivisa.
I Carabinieri italiani, come molti altri corpi
scelti, hanno fatto di questo valore il simbolo stesso della pro-
pria esistenza, prima come specialità dell’esercito sabaudo (dal
1814 al 1861) e poi dell’esercito italiano. Due secoli di fedeltà
alla bandiera, alle istituzioni, al re e alla Repubblica, agli uomi-
ni che li hanno guidati in pace e in guerra; due secoli di identifi-
cazione con lo Stato, da primi servitori dell’interesse collettivo,
tessendo una tela – anche sul territorio – capace negli anni di
tenere insieme la nostra patria, cresciuta per accumulazione e
conquista, forgiata negli anni terribili della Grande guerra, lace-
rata fin nel profondo delle coscienze dal fascismo e dal secondo
conflitto mondiale, faticosamente risollevatasi dopo il 1945 fino
a diventare uno dei pilastri della nuova casa comune europea.
In tutte queste fasi, i Carabinieri hanno operato, sorvegliato e
combattuto con senso del dovere, sempre pronti a rispondere
agli ordini del governo che chiedeva loro impegno e sacrificio.
Anche in situazioni disperate, senza esitare, “nei secoli fedeli”.

I Carabinieri e la difesa di Roma

P
oche ore dopo l’annuncio 1943, un intero battaglione di
dell’armistizio da parte di Fallschirmjäger (paracadutisti)
Badoglio, nella caserma venne lanciato su Monterotondo
della Legione Allievi Carabinieri (a nord di Roma) per catturare lo
di viale Giulio Cesare vennero Stato Maggiore del Regio esercito
distribuite le armi e formate le che aveva la sua sede di campa-
compagnie. Durante la notte il gna a palazzo Orsini, il possente
reparto – forte di 9 ufficiali, 30 edificio medioevale nel cuore
sottufficiali, 129 carabinieri e 409 della cittadina. Il generale Roatta
allievi – si schierò all’inizio della si era già messo in salvo durante
Via del Mare con l’ordine di “im- la notte, seguendo poi il re in fuga
pedire a ogni costo il passaggio di verso l’Adriatico; a difendere il pa-
reparti tedeschi diretti in città”. lazzo era rimasta una compagnia
Facendo il loro dovere. Il Batta- Carabinieri, che si batté con gran-
glione allievi combatté per tutto de valore per tutto il giorno fino
il giorno, riconquistando il capo- all’esaurimento delle munizioni,
saldo che dalla collina dell’Eur causando gravi perdite al nemico.
dominava l’uscita sud del ponte Quando un ufficiale tedesco prese
della Magliana, già catturato dal possesso del palazzo e si rese
nemico; solo alle 18:30, dopo aver conto che lo Stato Maggiore era
tenuto testa ai parà tedeschi della fuggito, disse al tenente dell’Ar-
2a Divisione, ricevette l’ordine di ma: “Allora abbiamo combattuto L’ARMA E LE SUE FORZE COLONIALI
ritirarsi e rientrare in caserma. per niente!”. Non conosciamo la Le nostre forze in Africa nel 1936, dall’alto: CC.RR. e Zaptiè, in pattugliamento
Altri uomini e altri eventi stava- risposta, ma certo i Carabinieri montati su dromedari; Carabinieri in servizio di fiancheggiamento con una
no decidendo ormai la sorte di di Monterotondo avevano com- delle nostre divisioni in marcia; schieramento di ascari eritrei di varie Armi, tra
Roma, ma gli allievi carabinieri battuto per l’onore della patria e cui alcuni Zaptiè, i carabinieri coloniali indigeni. L’Italia entrò in guerra il 10
avevano fatto il loro dovere. dell’Arma, e per restare fedeli agli giugno 1940, ma già nel novembre 1941 le truppe britanniche strapparono
Lo stesso giorno, 9 settembre ordini ricevuti. l’AOI (Africa orientale italiana), abbandonata dalla madrepatria, alle forze
coloniali al comando di Amedeo d’Aosta.

20
IN AFRICA
Culqualber, 1941:
tenente del 1° Gruppo
CC.RR. mobilitato: è
armato con pistola
Beretta mod. 34
e moschetto
automatico Beretta
(MAB 38), entrambi in
cal. 9 mm. Vestivano
giubba sahariana e
casco coloniale,
previsti anche
per le altre
Armi.

Tra i molti episodi bel-


lici di due secoli di storia dell’Arma “fedelissima”, l’eroica dife-
sa del caposaldo di Culqualber, nell’autunno 1941, è certo uno
dei più emblematici. Le sorti della Campagna d’Etiopia erano
ormai segnate: dopo la resa del duca d’Aosta all’Amba Alagi (17
maggio 1941), dell’Impero italiano proclamato appena cinque
anni prima restava soltanto la piazzaforte di Gondar, nel nord-
ovest, agli ordini del generale Guglielmo Nasi , il solo che aves-
se messo in pratica in modo efficace le istruzioni del viceré sulla
creazione dei “ridotti difensivi”. L’ampio campo trincerato aveva
una guarnigione permanente di 9 battaglioni e 20 pezzi d’arti-
glieria e una riserva mobile al comando del colonnello Adriano
Torelli (22a Brigata coloniale e un gruppo squadroni di cavalle-
ria); le diverse vie d’accesso erano bloccate da capisaldi ester-
ni, il più importante dei quali era quello di Culqualber (il Pas-
so delle Euforbie), che difendeva il settore sud-est, tra la spon-
da del lago Tana e la rotabile proveniente da Debra Tabor, dove
Nasi riuscì inizialmente a schierare un presidio di circa 1.500
uomini al comando del tenente colonnello Ugolini.
Il primo attacco inglese contro il campo trincerato italia-
no iniziò il 16 maggio nel settore occidentale di Celgà, e venne
respinto dopo tre giorni di duri combattimenti. Se i britanni-
ci avevano pensato di concludere rapidamente la campagna in
Africa Orientale, si erano illusi: ci sarebbero voluti più di sei me-
si per costringere alla resa la guarnigione di Gondar.
Approfittando delle piogge estive, che resero impraticabili le
strade bloccando qualsiasi tentativo di attacco nemico, il gene-
rale Nasi riorganizzò le proprie forze, destinando tra l’altro al
presidio di Culqualber il 1° Gruppo mobilitato dei Carabinieri
Reali, agli ordini del maggiore Alfredo Serranti. Il 6 agosto 1941
i Carabinieri si spostarono in autocarro da Gondar al Passo del-
le Euforbie, attaccati di continuo dalle bande degli irregolari
etiopici. Il giorno successivo il reparto venne passato in rivista
dal tenente colonnello Ugolini: gli uomini di Serranti andava-
no ad affiancare le Camicie Nere del 240° Battaglione M.V.S.N.
(su cinque compagnie) e gli ascari del 67° Battaglione coloniale
distaccato dalla 22a Brigata di Torelli (su quattro compagnie),
portando così il presidio a un totale di circa 1.900 uomini, con
una cinquantina di mitragliatrici pesanti. Non erano pochissi-
mi, considerata la situazione; in compenso, il supporto di arti-
G.ALBERTINI

glieria era costituito dalla sola 43a Batteria coloniale del tenente
Guglielmo Nasi (1879-1971) Il generale aveva comandato una colonna mobile agli ordini di Gra-
ziani durante la guerra dÕEtiopia, nel 1936; nellÕagosto del 1940 aveva poi guidato un piccolo corpo
di spedizione alla conquista della Somalia Britannica. Dopo la valorosa difesa dello Òscacchiere
GondarÓ, Nasi rest˜ in un campo di prigionia fino al 1945.

21
SIERRA
Mostaccioli, su tre cannoncini da montagna da 70/15. Ugoli- L’ARMA
ni avrebbe dovuto contare soprattutto sul coraggio dei suoi uo- Pistola Beretta mod. 34
mini, italiani e africani, fratelli in armi, chiamati a sacrificarsi cal. 9 mm “corto”, in dotazione
a tutti gli ufficiali e Carabinieri. Sotto, un
senza nessuna speranza di vittoria tra le rocce taglienti e i pen- casco coloniale per la truppa dei CC.RR.
dii nudi del Passo delle Euforbie. con gli occhiali protettivi per sole e sabbia.
Il 10 agosto Carabinieri e Zaptiè del 1° Gruppo presero in
consegna il tratto della linea difensiva loro assegnato: la Com- po aver subito gravi perdite; da allora
pagnia del capitano Celi venne schierata fronte a sud-est su uno i rifornimenti dovettero essere invia-
sperone che dominava la strada proveniente da Debra Tabor; la ti su piccole imbarcazioni attraverso il
2a Compagnia del tenente Azzari, alla sua destra, sulle pendici lago Tana fino al pontile di Fercaber, e
nord-occidentali del monte Miralago. La mancanza di artiglie- di qui lungo la mulattiera fino al Passo
ria avrebbe costretto i Carabinieri ad adottare una tattica basa- delle Euforbie: un percorso lungo e fa-
ta sul fuoco incrociato e ravvicinato delle armi leggere, e su im- ticoso, compiuto solo di notte da uomini e animali che poteva-
mediati contrattacchi per mantenere il controllo del perimetro no trasportare una quantità ridottissima di materiali. Ugolini
difensivo. Per tutto agosto e settembre le piogge impedirono diede ordine di razionare acqua, cibo e cartucce; il tempo gio-
al nemico di avanzare, ma la sopravvivenza del presidio ven- cava a favore del nemico, e una volta iniziata la battaglia la guar-
ne comunque messa a rischio dall’attività degli irregolari etio- nigione avrebbe dovuto evitare qualsiasi spreco di munizioni.
pici lungo le vie di comunicazione. L’ultimo convoglio di auto- Il 3 novembre le po-
carri inviato da Gondar raggiunse Culqualber il 24 agosto, do- sizioni italiane cominciarono a essere bersagliate da proiettili
di artiglieria nemica di grosso calibro: erano gli obici da 60 lib-
Cannoncini da montagna Pezzi da 70 mm di calibro la cui bocca da fuoco era lunga 15 calibri bre della 51st Gold Coast Medium Battery che facevano fuoco
(70x15=1.050 mm). Obsoleti (retaggio della Grande guerra), erano adatti solo al tiro diretto, a vista
e con traiettoria tesa, e quindi molto vulnerabili al fuoco nemico di controbatteria; il loro pregio da una dozzina di chilometri di distanza, metodicamente, in-
però era la leggerezza, che li rendeva adatti alle operazioni di controguerriglia coloniale. cessantemente. Il bombardamento proseguì per giorni, prepa-
Zaptiè Il termine (che deriva dalla parola turca zaptiye, “polizia”) designava eritrei, libici, somali rando la strada agli attacchi esplorativi dei King’s African Rifles
ecc. arruolati nei Carabinieri Reali, che combatterono fino all’ultimo con grande spirito di sacrificio. (KAR), facilmente respinti il 9 e l’11 novembre. Dopo un gior-
no di tregua, all’alba del 13 scattò il primo vero assalto contro
il caposaldo italiano: il 1°/6° KAR avanzò da sud, frontalmente,
verso le difese del passo, ma venne bloccato dalla 1a Compagnia
di Celi; allo stesso tempo gli irregolari etiopici attaccarono da
nord-est e da nord-ovest, convergendo sul monte Miralago. Le
posizioni della 2a Compagnia erano disposte a ferro di cavallo
su una specie di terrazzamento a mezza costa; il nemico indivi-
duò nella numero 12, isolata e vulnerabile al vertice nord-occi-
SIERRA

dentale del perimetro difensivo, il punto debole della linea ita-


liana, e vi concentrò i suoi sforzi. Il tenente Azzari, resosi conto
del pericolo, chiese a Ugolini l’intervento immediato degli asca-
ri del 67° Battaglione; ma fu l’iniziativa autonoma di pochissi-
mi uomini a cambiare in pochi minuti le sorti dello scontro.
Quando la postazione 12 stava per essere raggiunta e travolta
dagli etiopici, il brigadiere Ponticelli, che ne aveva il
comando, fece brillare le tre potenti mine interra-
te a una cinquantina di metri di distanza, e im-
mediatamente dopo guidò un pugno di Ca-
rabinieri fuori dalla trincea, contrattac-
cando il nemico con bombe a mano e
baionette. Gli etiopici, ricacciati in-
dietro, si allargarono sulla sinistra,
ma gli Zaptiè della postazione 13
tennero duro, falciandoli con le ar-
mi automatiche; l’attacco si esaurì nel-
la mattinata, anche perché i KAR non ri-
BATTAGLIA DI CULQUALBER 1941 CULQUALBER
Monte Culivlibà Verso Gondar

Irregolari
etiopici

II Monte Hulat
67° Btg. coloniale PASSO DI CULQUALBER
COMANDO
DIFESA
TRINCERONE

Monte Miralago

LEGENDA
Britannici
Verso Debra Tabor Italiani
II Battaglione

S. STANLEY
I
l tenente colonnello Augusto irregolari etiopici sfiorarono il CC.RR. del tenente Azzari fu
Ugolini schierò con grande successo lanciandosi all’assalto costretta ad abbandonare le
abilità le varie compagnie di da nord-est. Dopo una pausa e proprie
Carabinieri Reali (CC.RR.) e un lungo bombardamento, posizioni dopo aver subito du-
Camicie nere (CC.NN.) a difesa la battaglia decisiva venne rissime perdite.
del passo di Culqualber, man- ingaggiata il 21 novembre I Carabinieri superstiti ripie-
tenendo il 67° Battaglione colo- da tre battaglioni di fucilieri garono sul “trincerone”, ultima
niale come riserva mobile. britannici: nel settore meridio- linea difensiva del presidio,
Il 13 novembre il primo bat- nale la 1a cp CC.RR. del capitano verso le 9 del mattino, e qui
taglione del 6° Reggimento Celi, ben fortificata sul costone resistettero ancora a numerosi
King’s African Rifles (1°/6° KAR) roccioso del monte Miralago, assalti, appoggiati dal 67° Btg.
attaccò da sud-ovest, ma venne riuscì a contenere l’attacco ne- coloniale. Verso metà pomerig-
facilmente respinto, mentre gli mico, ma alle sue spalle la 2a cp. gio quando la situazione si stava
facendo ovunque disperata, il
2°/3° KAR riuscì a superare
ALL’ARMA BIANCA le difese della 3a Compagnia
Truppe coloniali italiane all’assalto. A Culqualber i della milizia (CC.NN.), costrin-
Carabinieri contrattaccarono più volte all’arma bianca per gendo il presidio alla resa.
risparmiare munizioni. A lato, il tenente colonnello Ugolini.

23
uscirono a coordinare in alcun modo i loro sforzi con quelli del-
le bande etiopiche, che pure avevano sfiorato il successo. Dopo
lo scacco subito, il comando britannico fu costretto a spostare
un’intera brigata dal settore nord-est a Culqualber, per forzare
finalmente il Passo delle Euforbie e avanzare su Gondar. Il nuo-
vo attacco venne pianificato per il 21 novembre; nel frattempo,
gli uomini del presidio italiano erano ormai alla fame, costretti
a ricavare nutrimento dalle pelli dei bovini macellati nelle set-
timane precedenti. Dalle loro postazioni, i Carabinieri potero-
no osservare i fari degli automezzi nemici che squarciavano il
buio, mentre le colonne della 25a East African Brigade scende-
vano da nord-est, e altri reparti avanzavano da Debra Tabor, o
si avvicinavano alla riva settentrionale del lago Tana, chiuden-
do il cerchio attorno a loro. Tutti si prepararono all’assalto de-
cisivo, ben sapendo che sarebbe stata la fine.
All’alba del 20 novembre si scatenò “un
bombardamento e un mitragliamento senza precedenti dalla ter-
ra e dal cielo”, ricorda Celi, che durò un giorno intero. Poi, alle 3
del mattino del 21, piccoli gruppi nemici tentarono di infiltrar-
si nel perimetro difensivo, vicino alla postazione 12, ma venne-
ro scoperti e respinti. Il generale James, comandante della 25a
Brigata, lanciò allora un attacco più convenzionale, questa volta
con tre battaglioni di KAR e un maggior supporto di artiglieria.
Fu ancora una volta la 2a Compagnia di Azzari a essere investi-
ta dalle ondate degli assalitori: il tenente chiese e ottenne il per-
messo di ripiegare verso il “trincerone” scavato presso la som-
mità del monte Miralago, riducendo così l’estensione del peri-
metro difensivo. Il sacrificio degli Zaptiè delle postazioni 8 e 9,
che lottarono fino all’ultimo uomo, permise agli altri Carabinie-
ri di sganciarsi. Verso le 9:30 del mattino un ennesimo, dispera-
to contrattacco del 67° Battaglione coloniale permise di ristabi-
lire la linea, ma con dure perdite: Ugolini aveva consumato così
le sue ultime riserve, e quando i fucilieri del 2°/3° KAR tornaro-
no all’attacco, ogni singola squadra del presidio sapeva che non

CARABINIERE
A CAVALLO
A Pastrengo, i
soldati dell’Arma
caricarono armati
sia di sciabola,
sia del moschetto
mod. 1844.
G.ALBERTINI

Pastrengo, fiore all’occhiello

P
rimo pomeriggio del 30 aprile 1848, riva quale impaurì i cavalli dei Carabinieri che pre-
destra dell’Adige. Due brigate austriache cedevano il re [...] A tal vista il maggiore conte
con 20 cannoni difendono la posizione di Saint-Front comanda la carica ai 3 squadroni
avanzata di Pastrengo; il II Corpo d’armata e alla loro testa lanciasi di galoppo contro l’erta
piemontese, agli ordini del generale Ettore del colle. Tutti lo seguono ed il re tra i primi”.
Gerbaix de Sonnaz, avanza per respingere La carica. 300 Carabinieri a cavallo attaccano
il nemico oltre il fiume e minacciare la vitale e disperdono i tiratori nemici; l’azione mette
linea di comunicazione verso Trento e il Bren- in difficoltà gli austriaci, che stanno ripiegan-
nero. Re Carlo Alberto assiste alle operazioni: do verso l’Adige. La vittoria sembra a portata
la Brigata Cuneo procede lenta, ostacolata di mano: bisognerebbe incalzare il nemico
dal terreno irregolare, e il sovrano, spazien- con la massima energia, ma l’ombroso sovra-
tito, si porta avanti con la scorta. Leggiamo no pronuncia una frase che non lascia spazio
nelle sue memorie che “nel salire questo colle a repliche: “Pour aujourd’hui il y en a assez”
vedemmo balenare un istante di gravissimo (per oggi s’è fatto abbastanza). Carlo Alberto
rischio: tentò allora il nemico l’estremo sforzo non era un pavido, ma la carica in compagnia
di sua resistenza con una scarica generale, la dei suoi Carabinieri lo aveva stancato.

24
IL PASSO DEL
SACRIFICIO
Una foto recente
del passo di
Culqualber, che
dava accesso
all’area della
fortezza di Gondar.
A lato, lo schizzo
fatto all’epoca dal
ten. col. Ugolini.
Sotto, lo scontro
di Culqualber
ricostruito dal
pittore Vittorio
Pisani per la
Tribuna Illustrata
del 7 dicembre ’41.

DE AGOSTINI/GETTY IMAGES

avrebbe potuto ricevere più alcun aiuto. Anche il maggiore


Serranti scese nel “trincerone” e imbracciò un moschetto; altri
assalti vennero respinti, ma i Carabinieri stavano per esaurire
le munizioni e il volume di fuoco si affievolì inesorabilmente.
Gli uomini ancora in grado di combattere si spartirono le ul-
time bombe a mano e inastarono le baionette, preparandosi
al corpo a corpo. Ma verso le 15:30, nello strano silenzio sce-
so sul campo di battaglia, si percepirono gli squilli di trom-

SIERRA
ba che dal comando italiano ordinavano di cessare la resi-
stenza: il 2°/3° KAR, alle spalle dei Carabinieri, era riuscito
a sfondare le linee tenute dalle Camicie Nere del 240° Bat-
taglione, irrompendo all’interno dell’ultimo anello difen-
sivo e costringendo il tenente colonnello Ugolini ad alzare
bandiera bianca per evitare ulteriori perdite.
Nei secoli fedele. Le battaglie
I carabinieri superstiti, esau-
dei Carabinieri 1814-2014,
sti, uscirono a uno a uno dalle trincee. Mentre consegnava- Gastone Breccia (Mondadori).
no le armi, il maggiore Serranti scostò con violenza un fucilie- Nel Bicentenario della fondazio-
re africano che voleva perquisirlo e venne colpito a morte con conda staffetta confermava che sul ne, vengono ripercorse le tappe
la baionetta. Intanto i Carabinieri della postazione 3, che non presidio di Culqualber sventolava la gloriose della storia dell’Arma dei
Carabinieri che si intreccia ine-
avevano udito il segnale di resa, continuavano a combattere fi- bandiera bianca. Il comandante del-
stricabilmente con le vicende del
no a essere circondati e uccisi a colpi di bombe a mano. Quan- la 1a Compagnia, che non aveva ce- nostro Paese.
do sulle pendici del Miralago cessarono anche gli ultimi scon- duto un metro al nemico, ordinò ai
tri, il tenente Azzari si rese conto che il suo reparto aveva subito plotoni di mettere fuori uso le armi e di segnalare la cessazione
perdite spaventose: 58 morti e 34 feriti su 143 effettivi. A poca delle ostilità. Era l’amaro epilogo di una resistenza eroica, che
distanza la 1a Compagnia continuava a tenere le sue posizioni, aveva suscitato lo stupore e l’ammirazione degli stessi vincito-
ignara di quanto stava accadendo alle spalle. Verso le 16 il ca- ri. La strada per Gondar era aperta, e la piazzaforte aveva or-
pitano Celi ricevette un messaggio del tenente colonnello Ugo- mai i giorni contati. d
lini che gli comunicava l’ordine della resa; poco dopo una se- Gastone Breccia

25
FEDELISSIMI

TUTTI I PRIMI IMPERI DELLA TARDA ETÀ


DEL BRONZO DOVEVANO CONTARE SUI
MERCENARI, MA POCHI ERANO EFFICIENTI
COME LE GUARDIE DEL FARAONE

ra al suo quinto anno di regno l’ambizioso Ramesse II,


incoronato appena ventenne, quando portò le sue di-
visioni sulle rive del fiume Oronte per riprendersi Ka-
desh. Suo padre, Seti I, aveva dovuto cedere la città agli
Ittiti, che contendevano agli Egiziani la supremazia sul Vicino
Oriente. Una perdita umiliante, ma Kadesh era più di una cit-
tadella arroccata vicina al lago di Homs: era una delle chia- L’EGITTO
vi per la riconquista della Siria, fulcro di quella politica INVASO
espansionistica che avrebbe che avrebbe consegnato al- Battaglia nel
Delta del Nilo
la Storia Ramesse come “il Grande”.
(1176 a.C.) tra i
Facile a dirsi: la struttura militare egiziana, seppure Popoli del mare
una delle migliori di quel periodo, doveva confronta- e gli Egiziani. In
ri con nemici potenti. Campagne offensive lunghe e basso si vede
meticolosamente pianificate esigevano continui rin- un Peleset con
l’elmo a tiara.
forzi, militarmente efficienti e pronti a battersi con-
A sinistra,
tro un nemico soverchiante. C’erano, come scoprì il Shardana con
faraone. E li trovò tra i nemici dell’Egitto. spada di tipo
La nuova linfa arrivò dal mare. Gli Sherden o Shar- egeo ad ampia
dana, i feroci guerrieri di probabile origine anatolica lama triangolare,
scudo rotondo
(il nome della Sardegna deriva da loro e ha fatto ipotiz-
ed elmo cornuto
zare per questa popolazione una discendenza isolana) con il disco
erano i terribili razziatori del Mediterraneo, parte di quei solare del dio Râ.
Popoli del mare descritti dalle fonti come pirati, predoni
spietati e, di certo, guerrieri eccellenti. Arriva-
SHARDANA rono per conquistare quelle terre. Non ci riu-
scirono, ma l’Egitto conquistò loro. Gli Shar-
sono
menzionati nelle Lettere di dana divennero infatti il fiore all’occhiello dei
Amarna (1350 a.C. ca.) del corpi d’élite mercenari reclutati dai faraoni.
faraone Akhenaton. Dopo averli battuti, fu Ramesse II a incorpo-
facevano parte della rarli nel suo esercito. E a Kadesh ebbero il bat-
guardia personale del faraone tesimo del fuoco.
G. ALBERTINI

Ramesse II nella Battaglia di


Kadesh fra Egiziani e Ittiti.
Popoli del mare Confederazione di popoli che, verso il 1200 a.C., si
furono sconfitti sia muove tra l’Egeo e l’Anatolia Occidentale verso l’Egitto e verso il Fertile
dal faraone Ramesse II che dal Crescente (cioè la regione che va dalla Valle del Nilo alla Mesopotamia).
figlio Merenptah. Entrambi li
arruolarono nei loro eserciti. Ramesse II O Ramesse il Grande, 3° faraone della XIX dinastia, regnò dal
1279 al 1213 a.C. Fu uno dei sovrani più importanti della storia egiziana.

26
I. DZIS
È l’aprile del 1275 a.C. Un immen- le altre divisioni. Quando, però, il faraone si accorge della pre-
so esercito, diviso in 4 battaglioni, avanza dalla gigantesca for- senza dell’intera armata ittita dietro la collina di Kadesh, tenta
tezza-caserma di Zaru, in Egitto, verso Kadesh, fortezza della di avvisare i suoi. Ma il re ittita Muwatalli invia 2.500 carri da
Siria e chiave di passaggio sul fiume Oronte. Ramesse II guida guerra, che disperdono due delle divisioni egizie e accerchia-
questa imponente armata, circa 20.000 uomini e 200 carri. Con no Ramesse e la sua guardia. Ormai il faraone sembra perdu-
lui la guardia reale, composta dai fedelissimi Shardana, coperti to. Eppure il suo coraggio e quello degli Shardana, che forma-
quasi fino ai piedi da corazze di cotone e lino pressato, alla ma- no attorno al carro reale una barriera di scudi, permettono al-
niera egizia, armati di lunghe spade di bronzo e protetti da am- le forze di Ramesse, di gran lunga inferiori di numero, di resi-
pi scudi rotondi borchiati. Sono facilmente riconoscibili dagli stere fino all’arrivo degli altri componenti della guardia reale,
elmi cornuti, che portano sulla sommità il disco solare di Râ. i Ne’arin, che spezzano l’accerchiamento ittita. Finalmente so-
Marciano accanto agli altri reggimenti. Non sono i soli Shar- praggiunge la terza divisione egiziana, quella di Ptah, e gli Itti-
dana dell’esercito: i rilievi di Abu Simbel e Karnak ci mostrano ti devono ritirarsi. Anche gli Egiziani abbandonano il campo. I
altri contingenti di questa etnia. D’altronde, la base dell’orga- rilievi ci mostrano i terribili mercenari Shardana che nella mi-
nizzazione militare egizia era costituita dai soldati semplici di schia feroce tagliano le mani dei caduti per ottenere la ricom-
ogni specialità, tra cui i contingenti stranieri, che a Kadesh era- pensa promessa dal sovrano. La battaglia, alla fine, si conclude
no Shardana e Nubiani. con un nulla di fatto. Vent’anni dopo le due potenze sigleranno
Un corpo di riserva, formato da membri stranieri della guar- un trattato di pace e il faraone aggiungerà al suo harem la figlia
dia reale, forse gli Amorrei (nelle fonti vengono chiamati “Ne’a- del successore di Muwatalli.
rin”), marcia in parallelo per intervenire al momento giusto. A Abbiamo visto cosa seppero fare gli Sharda-
Ramesse si presentano però spie ittite, travestite da beduini: lo na: trasformarsi nelle guardie più fidate del faraone, pronte all’e-
informano falsamente che gli Ittiti hanno sgomberato Kadesh. stremo sacrificio. Ma non erano loro i soli stranieri a combatte-
Ramesse avanza fiducioso verso la fortezza con la sua guar- re nell’esercito egiziano. Un piccolo frammento di papiro ritro-
dia, tra cui emergono i guerrieri cornuti. Seguono a distanza vato nel 1936 dall’archeologo John Pendlebury nella città ere-

GLI ALTRI FEDELISSIMI GLI ALTRI FEDELISSIMI

1200 a.C. 1450 a.C.


di nazionalità egeo-cretese. di nazionalità libica.
mercenari e guardie in Egitto e erano le guardie di Minosse
Israele, dove erano guardie del corpo di di Cnosso, a Creta.
re Davide. attestato dagli affreschi di
i Popoli del mare erano Cnosso, l’effettivo arruolamento
reputati forti guerrieri; fra di mercenari africani da parte dei
loro, Cheretites e Peletites regnanti minoici ha un grande
(discendenti dei Cretesi) significato storico, potrebbe
si erano stabiliti nelle essere una conseguenza della
colline palestinesi dette conquista e dell’espansione
Shepheleh ed erano stati coloniale dei Minoici nell’Africa
assorbiti dai Filistei. Un del Nord. L’impiego di queste
gran numero di questi truppe sul suolo cretese potrebbe
soldati era al servizio richiamare paralleli con il moderno
di re Davide, visto il arruolamento da parte dei Turchi
forte legame che si era ottomani di truppe senegalesi.
stabilito con Achish, A Cnosso questi africani potrebbero
Seren (re) della città- aver servito come guardie di
oasi di Gat all’epoca in palazzo, a imitazione di una pratica
cui il re d’Israele cercava egiziana. L’uso di tali componenti
rifugio presso i Filistei. La etniche coincide con l’ultima età
città di Ziklag, donata da d’oro dell’espansione minoica nel
Achish a Davide, era forse Mar Egeo, ricordata come il periodo
il luogo da cui lui reclutava della Talassocrazia. Allo stesso modo
i suoi fedelissimi. La Bibbia degli Egiziani, che tendevano a vestire
menziona 600 Filistei di Gat che le guardie del corpo con abiti ed
servivano come guardia scelta di equipaggiamenti locali, anche i signori
Davide sotto l’ufficiale chiamato Ittai. di Cnosso abbigliavano e armavano
Pare che questi fosse uno dei più fedeli i loro mercenari alla maniera cretese,
G. ALBERTINI (2)

servitori del sovrano durante la rivolta affidandoli al comando di ufficiali


del figlio Assalonne. del posto.

28
BATTAGLIA DI KADESH 1275 a.C. KADESH

Mar
Mediterraneo

5
CAMPO EGIZIANO
14 DIVISIONE AMUN
DIVISIONE
PTAH
6
7
3 4 8
Risposta Da Amurru
di Ramesse II sono in arrivo i
DIVISIONE Ne’arin (o Amorrei) Lago
P’RE 9 RAMESSE II di
Homs
2 13
Kadesh
Guardie di 12 11
Muwatalli NE’ARIN
MUWATALLI
10

te
on
Or
me
Fiu Fiume Oronte

LEGENDA
Ittiti 1 Inizia l’attacco
Egiziani ittita CAMPO
S. STANLEY

ITTITA

E
giziani e Ittiti, le due grandi Gli Shardana di Ramesse fronteg- sprovvista, gli Ittiti ripiegano verso sano il fiume e si mettono in salvo.
potenze del Vicino Oriente, giano l’avanzata nemica 7 dando l’Oronte 12 . Intanto, da sud per gli egiziani
si scontrano sulle rive del tempo al faraone di organizzarsi I carri dei Ne’arin incalzano i ne- arrivano i rinforzi della divisione di
fiume Oronte (oggi Siria). Il faraone e guidare il contrattacco con un mici in fuga, aiutati anche dai carri Ptah, che chiudono la partita 14 .
Ramesse arriva nei pressi di Kadesh gruppo di carri 8 . Gli Ittiti, rimasti di Ramesse 13 . Molti superstiti La battaglia si chiude, però, senza
in anticipo sulle armate ittite di re a saccheggiare il campo, vengono periscono nell’Oronte, altri attraver- un vero vincitore.
Muwatalli. Il faraone si sta disponen- colti di sorpresa dal contrattacco del
do intorno alla fortezza di Kadesh faraone. Inseguiti dai carri egiziani,
con le sue forze: la Divisione di P’re, che ne fanno strage, si ritirano 9 .
la Divisione di Amun, il suo battaglio- Il re ittita fa partire un contrattacco Altro esempio di fedelissimi
ne e le guardie del corpo (tra cui gli in direzione del campo avversario in battaglia: a Megiddo i
Shardana). I rinforzi egiziani sono pe- 10 . La formazione di Muwatalli carri del faraone Thutmosi
rò ancora lontani: da sud è in marcia attraversa il fiume Oronte, ma viene III affrontano i Maryannu
la Divisione di Ptah, mentre i Ne’arin, fermata dai Ne’arin 11 , l’altra guar- siriani (1470 a.C.).
anche loro guardie del faraone, sono dia del faraone, arrivata finalmente
in arrivo da Amurru. sul campo di battaglia. Presi alla

I. DZIS
Una forza di 2.500 carri, inviata
dal re ittita Muwatalli a difesa di
Kadesh, si dirige contro il nemico
attraversando l’Oronte 1 .
I carri ittiti piombano nel mezzo della
Divisione di P’re 2 . Gli Egiziani, colti
di sorpresa, si disperdono: una parte
viene separata dal resto della forma-
zione 3 , ma alcuni carri vengono
inviati a proteggere il faraone 4 . Gli
Ittiti, con un movimento aggirante
5 , irrompono nel campo di Amun 6
, travolgendo questa divisione che
si trova in posizione più avanzata ri-
spetto al battaglione del faraone. Gli
ittiti attaccano poi il resto dell’eserci-
to egiziano, ma si trovano davanti le
guardie del faraone che oppongono
strenua resistenza.
POPOLI
BELLICOSI
Gli Shardana
dall’elmo cornuto
raffigurati nei
rilievi del tempio
di Medinet Habu,
in Egitto.

LESSING/CONTRASTO
GLI ALTRI FEDELISSIMI tica di El-Amarna raffigura una battaglia tra Egiziani e Libici:
alcuni guerrieri alleati dei faraoni, pur indossando i kilt bianchi
dei soldati nilotici, sono coperti da elmi conici segnati da setto-
1180 a.C. ri longitudinali e armature di cuoio grezzo con parti in bronzo.
di nazionalità egea. Un’analisi del papiro ha portato gli studiosi britannici (e chi scri-
erano i soldati d’élite ve) a un’interessante scoperta: i misteriosi guerrieri che lottava-
al servizio del faraone nell’Egitto della XX no a fianco delle armate del faraone non sono altro che
dinastia.
gli Achei, cioè i Greci della tarda Età del bronzo.
erano considerati uno dei
più importanti gruppi dei Popoli del
Il papiro
mare, marinai e guerrieri intrepidi. è la prima fonte che attesta come i mercena-
Stando alla maggior parte degli ri egei fossero al servizio dei faraoni della
studiosi, i Denyen erano associati XVIII dinastia. Il reperto richiama i tipi-
con i Danai, uno dei nomi con cui ci elmi degli Achei, in uso tra il 1600 e il
Omero chiama spesso i Greci.
Questa ipotesi si lega con la
1250 a.C., in pelle e zanne di cinghiale.
tradizione dei Danai provenienti In più c’è una recente scoperta nell’i-
da Micene e Argo, aventi un sola di Kanakia (Salamina), il regno di
mitico capostipite chiamato Aiace Telamonio, uno degli eroi della
Danaos. I rilievi di Medinet Guerra di Troia: una scaglia di bron-
Habu ritraggono fra le
forze egiziane di Ramesse III
zo di un’armatura che reca il timbro di
impegnate in combattimento Ramesse II. Quindi, anche i mercenari
contro i Libici una forza mista achei sono stati al servizio dei faraoni e in
di guerrieri d’élite reclutata fra i periodi diversi hanno fatto parte dei suoi fe-
Popoli del mare. Tra di loro, oltre agli delissimi, come gli Shardana e altri Popoli del
Sherden, sono raffigurati i Peleset e i
Danuna, equipaggiati con i caratteristici
Mare della tarda Età del bronzo. Gli Egiziani li indi-
elmi a tiara. I loro scudi rotondi borchiati cavano con nomi differenti, come Denyen o Ekwesh, che corri-
in bronzo e le loro armature, così come spondono al modo in cui Omero chiama i Greci: Danai e Achei.
il loro modo tipico di portare la spada, Questi avventurieri si muovevano spesso in massa, anche con
trovano il loro più immediato parallelo le famiglie, in cerca di nuovi insediamenti lontano dalla terra di
G. ALBERTINI (2)

nelle rappresentazioni dell’arte egea del


periodo e nelle descrizioni dei Greci fatte
origine. Alcuni gruppi, battuti dal faraone Ramesse III, si stabi-
da Omero. lirono sulle fortezze del Delta del Nilo come mercenari e venne-
ro impiegati in sanguinose battaglie contro i tradizionali nemi-

30
Carriera a corte per gli Shardana

F
u specialmente durante la durante il regno di Ramesse III. ruoli fra gli Shardana e gli ufficiali
XIX dinastia egiziana che In questo periodo vennero anche egiziani responsabili per il loro co-
si fece largo uso di truppe coinvolti nella sanguinosa guerra mando, i cosiddetti “alfieri”. Infatti,
non egiziane: gli Shardana ave- contro i Labu (Libici). a differenza di altri gruppi di mer-
vano già servito come merce- Più complessa è la situazione de- cenari, questi guerrieri non erano
nari per l’Egitto fin dal regno scritta nel Papiro Harris I (regno guidati da un ufficiale regolare,
di Akhenaton e avrebbero di Ramesse IV) dove gli Shardana ma organizzati in società o gruppi,
continuato ad agire in tale sono menzionati sia tra le truppe guidati da un “alfiere degli stessi
veste almeno fino a Rames- ausiliarie egiziane che tra i pri- Shardana”.
se XI. Nel poema sulla gionieri di guerra forzatamente Pienamente inseriti. L’integrazio-
Battaglia di Kadesh reclutati dal faraone e insediati ne sociale dei mercenari Shardana
gli Shardana sono nelle fortezze e guarnigioni sparse alla fine della XX dinastia (regno di
già menzionati come in tutto il Paese. Ramesse XI) è evidenziata in altri
facenti parte delle Erano anche proprietari. L’im- documenti, tra cui il “papiro dell’a-
truppe regolari al servizio portanza sociale dei mercenari dozione “, l’Onomasticon Golèni-
del faraone e rappresentati Shardana all’interno del mondo sheff, un papiro di Torino e due
nell’assedio delle città siriane egizio viene registrata anche in un papiri del British Museum. L’ultimo
di Tunip e Dapur. secondo importante documento, il documento sugli Shardana è la
Testimonianze. Nel Papiro Ana- Papiro Wilbour, dove 42 Shardana stele di donazione di Helwan (risa-
stasi, dove è attestata la presenza sono menzionati come benefi- lente al sedicesimo anno del regno
di truppe straniere nell’esercito ciari di terreni, elargiti anche ai di Osorkon I, IX secolo a.C.) in cui
Mondadori Portfolio/www.bridgemanart.com

egiziano, gli Shardana sono parte funzionari e sacerdoti. Questo si parla di una elargizione di terre,
di un gruppo di “specialisti della importante privilegio era legato tra cui “i campi degli Shardana”. A
emigranti guerra”, che comprende anche i principalmente alla loro professio- quell’epoca però questi mercenari
di successo Libici, tra cui i Kehek, e i Nubiani. ne di guardie del corpo del farao- erano ormai pienamente integrati
Bronzetto nuragico: Un’altra evidenza circa la presenza ne, che assicurava tutti i diritti di nella società egiziana e la loro
l’elmo evidenzia Shardana come combattenti nelle proprietà, come per esempio pos- denominazione etnica era il solo
il legame tra file dell’esercito egiziano si trova sedere contadini e servi. In questo elemento che li distingueva dalle
gli Shardana e la nel tempio di Medinet Habu, dove documento è anche evidente che altre componenti della corte e
Sardegna. sono menzionati come mercenari non vi è la stessa organizzazione di dell’esercito.

ci dell’Egitto, i Libici. Lo sappiamo dai rilievi del tempio di Me- gli altri fedelissimi
dinet Habu (Egitto), in cui guerrieri egei Danuna (v. riquadro a
Maryannu
sinistra), equipaggiati con elmi a tiara di bronzo (simili a quelli
recentemente trovati in Grecia), corazze di cuoio e metallo, scu- Data di nascita: 1450 a.C.
di di bronzo battuto e armi taglienti massacrano i Libici insie- origini: di nazionalità siriana.
me ai loro colleghi Shardana e Peleset (Filistei, nel riquadro alla Compiti: combattevano per
pag. precedente). La migrazione dei principi achei, che echeggia il Regno hurrita e l’Impero
dei Mitanni, nel Levante
in molti racconti dell’Odissea e dei poemi post-omerici, trova ri- (Medioriente), dove l’élite dei
scontro a Cipro, in Siria e nel Levante. D’altronde nell’Odissea loro eserciti era formata da
Menelao racconta ai suoi ospiti, fra i quali Telemaco in cerca di questi guerrieri montati su
suo padre Ulisse, di come dopo la Guerra di Troia avesse passa- carri da guerra.
to molto tempo in Egitto. Ulisse stesso, in un racconto al porca- Storia: la loro abilità
ro Eumeo, descrive le imprese piratesche degli Achei in Egitto. come guidatori di carri
e arcieri coperti da
Da invasori a difensori. Non sempre però tra le etnie pesanti corazze a scaglie
dei Popoli del mare vi era comunanza di intenti: alcuni di loro di bronzo si era altamente
erano già stabilmente insediati in Egitto quando, sotto Rames- sviluppata negli eserciti hurriti
se III, si profilò una massiccia invasione dell’Egitto da parte de- e poi mitanni, tanto da influenzare
gli Egei e di altre genti del mare. In quell’occasione gli Shardana profondamente l’utilizzo dei carri da
guerra anche da parte dei Paesi vicini.
combatterono come mercenari del faraone contro gli invasori, Il sovrano dei Mitanni possedeva
gente della loro stessa etnia. Fra gli aggressori le fonti egiziane una personale guardia del corpo
mostrano, infatti, anche gli Sherden del mare, con i soliti elmi munita di carri da guerra conosciuta
cornuti, armati però alla maniera egea, con corazze di bronzo come shepi sharri (i piedi del re),
o cuoio; addirittura, è sicura l’identificazione del loro capo fatto composta da circa 10 carri. Una
forza di analoga entità era anche
prigioniero, che sull’elmo mostra il disco di Râ. Si può ipotizza- schierata in battaglia a protezione
re che questi avesse già fatto parte della guardia reale del farao- di suo figlio. Le armature erano
ne. Insomma, probabilmente conosceva il terreno e la struttura composte da 1.000 scaglie di
militare di chi andava ad aggredire. In quella fatidica battaglia bronzo per la corazza e da 200
navale del 1176 a.C. furono, però, gli Egiziani ad avere la me- scaglie per l’elmo, cucite su uno
strato di pelle e legate fra di loro.
glio: gli invasori, battuti, furono sistemati sulla frontiera orien- Il peso di questa armatura poteva
tale del Delta del Nilo. Anche loro a guardia dell’Egitto.  d raggiungere i 24 kg.
Raffaele D’Amato e Andrea Salimbeti

31
FEDELISSIMI

IMMORTALI
ne parla Erodoto a
partire dall’invasione della Grecia durante
la Seconda guerra persiana (480 a.C.).
guardia personale
del Gran Re di Persia.
l’Amrtaka (questo il nome
persiano) diventa la baivaram più
importante con Dario il Grande.
Costituita da Persiani e Medi, aveva
privilegi speciali, come il permesso di
portare in battaglia servi e concubine.

E L G R A N R E DI
A D E L L E G UARDIE D A RTA N I DI
A OFFE N S I V T RO G L I S P
L A STRENU ANSE PIÙ VOLTE CON T O N É D A LL’ALTRO
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PER SIA SI IN SUNO MOLLÒ, NÉ DA
LEONIDA. N

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I N M A RCI A
32
Diecimila più famosi della Storia, almeno nella società oc- Gran Re Serse li rischiò tutti, sia negli attacchi frontali alle po-
cidentale, sono senza dubbio quelli dell’Anabasi di Seno- sizioni greche, sia quando li incaricò di piombare alle spalle del
fonte, i Greci mercenari scampati alla morte nella Batta- tenace nemico. Il loro numero sarebbe stato sufficiente a sgo-
glia di Cunassa e capaci di raggiungere il Mar Nero dopo minare il contingente ellenico, forte di quasi 10.000 uomini in
un lungo viaggio dal cuore dell’Impero persiano. Ma altri Die- totale, senza utilizzare il resto dello sterminato esercito persia-
cimila hanno caratterizzato l’antichità lasciando un segno in- no. Ma i Greci, capitanati dai 300 Spartani di Leonida , si erano
delebile nei più celebri episodi bellici delle Guerre persiane e di attestati nella parte più stretta del valico, la cosiddetta “porta
quelle di Alessandro Magno: gli Immortali del Gran Re di Persia. mediana”, che tra le pendici dei monti e il mare misurava non
Il loro nome era dovuto proprio al fatto che il numero era più di 15 metri; i Persiani non avrebbero potuto che impiega-
invariabile. Le perdite venivano sempre ripianate, per mante- re un numero limitato di effettivi alla volta nell’assalirli, vanifi-
nere a ranghi completi la loro baivarabam (miriade), ovvero cando così la loro enorme superiorità numerica. Il sovrano se
la divisione, la più importante delle tante di cui era costituito ne rese conto quando, stufo di attendere gli eventi sul fronte
l’esercito achemenide. Lo specifica Erodoto: “Ed erano, questi marittimo, dove contemporaneamente si stavano affrontando
Persiani, chiamati Immortali, per la ragione che segue. Era sta- le flotte antagoniste, decise di provare lo sfondamento. Serse
to scelto per ciascuno – nel caso in cui costretto da morte o ma- mandò all’attacco la sua prima linea, costituita da Medi e Per-
lattia, mancasse al numero complessivo – un sostituto; ed era-
Battaglia di Cunassa (401 a.C.) Combattuta tra Artaserse,
no sempre diecimila: né più né meno”. salito al trono di Persia dopo la morte del padre Dario II,
Quando non erano in guerra, gli Immortali erano di guar- e il fratello minore Ciro, che per scontrarsi con lui vicino a
nigione nelle capitali dell’ Impero achemenide , ovvero Susa, Babilonia assoldò un gruppo di mercenari greci, i Diecimila
di cui Senofonte nell’Anabasi racconta l’epica ritirata.
Persepoli ed Ecbatana, e probabilmente erano le sole unità au-
torizzate a portare armi. I loro componenti erano esclu- Baivarabam L’organizzazione dell’esercito persiano era de-
cimale: le divisioni (baivaram) erano composte da 10.000
sivamente reclutati tra Medi e Persiani, scegliendoli uomini al comando di un baivarapatis, i reggimenti (haza-
tra gli esponenti più valorosi e sperimentati del- rabam) da 1.000 uomini sotto un hazarapatis, suddivisi a
le altre baivarabam. Una volta in campagna, loro volta in reparti da 100 (satabam), guidati da un sata-
patis, e in unità da 10 (dathabam) sotto un dathapatis.
era a loro che il sovrano si rivolgeva per
risolvere le situazioni più spinose. Impero achemenide Il primo degli imperi persiani, nato
Alle Termopili nel 480 a.C. il nel VI secolo a.C. e abbattuto da Alessandro Magno (331).

TEMIBILI
Un pascadathapatis, il
comandante di una unità
di 5 uomini. Si suppone
portasse uno scudo (spara)
di canne ricoperte da
strati di pelle, armatura a
squame, berretto (tiara),
lancia, arco e spada corta
(akinakes). La torque al
collo mostrava che era un
suddito libero.
A sinistra, in un
C. GIANNOPOULOS

bassorilievo, barba e capelli


lavorati a trecce. Erano
una caratteristica degli
Immortali o Amrtaka.
DREAMSTIME
BATTAGLIA DELLE TERMOPILI 480 A.C. TERMOPILI

Golfo Maliaco
Porta
occidentale Muro Focese
CAMPO PERSIANO Posizione iniziale
dei Greci 3° giorno: posizione finale dei Greci

SERSE LEONIDA
Assalti persiani CAMPO GRECO
del 1° e 2° giorno Porta mediana

I Persiani
prendono i Greci
alle spalle
Idarne inizia
l’aggiramento persiano
sul sentiero dell’Anopaia

Sentiero
dell’Anopaia
Focesi
3° giorno:
i Focesi si lasciano LEGENDA
sorprendere
Persiani
Greci

S. STANLEY
I
Greci combattono nella zona del Secondo giorno Terzo giorno
Muro focese, la parte più stretta Il secondo giorno i Greci All’alba Idarne sorprende
L. DI SIMONE

del passo, nel tentativo di usare il fermano una serie di brevi assalti impreparati i Focesi (che avrebbero
minor numero di soldati per volta, interlocutori. Ma Serse manda il dovuto proteggere le spalle ai
schierati spalla a spalla in un muro comandante Idarne “con gli uomini Greci) e prosegue l’aggiramento.
di scudi e lance. di cui era a capo” (così dice Erodoto, Intanto, Serse ordina l’attacco
Primo giorno intendendo quindi una divisione contro il fronte della falange greca.
Serse scaglia loro addosso il suo di 10.000 Immortali) ad aggirare il Leonida, avvertito della manovra
esercito, ma la prima ondata di passo delle Termopili attraverso di Idarne, si prepara a difendersi su
Persiani viene sterminata. Allora il il sentiero dell’Anopaia. due fronti. I 300 della sua guardia si
Gran Re lancia un secondo assalto batteranno “fino all’ultimo”, come
con i 10.000 Immortali, che però scrive Erodoto.
ALAMY

ATTACCO hanno lance più corte dei Greci e


A SORPRESA vengono sterminati anch’essi.
Nell’illustrazione,
l’attacco portato

OSPREY
dagli Immortali
persiani (sullo
sfondo, con gli
archi) agli opliti
focesi (di spalle in
primo piano).
A lato, riproduzione
di una daga
achemenide. Sopra,
elmo di bronzo di
tipo corinzio.

34
Il corpo degli Immortali

A
l Louvre sono conservati i fregi testa. Gli Immortali del tempo di Ales-
di mattoni smaltati policromi sandro Magno indossano tuniche più
dei palazzi achemenidi di Susa corte su pantaloni, nelle quali prevalgo-
(a sin.), che con quelli di Persepoli rap- no a seconda dei reggimenti il porpora,
presentano le più celebri e spettacolari l’azzurro o il giallo, mentre il copricapo
raffigurazioni degli Immortali, insieme consiste nel tipico cappuccio avvolto
al sarcofago di Abdalonimo conservato intorno al mento.
a Istanbul; quest’ultimo offre una stra- Elitari. Da una confusa descrizione di
ordinaria varietà di tipologie di soldato. Erodoto dell’esercito di Serse che parte
MONDADORI PORTFOLIO/WWW.BRIDGEMANIMAGES.COM

Purtroppo questi preziosi reperti non da Sardi possiamo anche dedurre che
ci permettono di stabilire la valenza di il reggimento d’élite fosse quello dei
ciascuno dei reggimenti in cui si divide- “portatori di lancia”, i cui membri erano
va la baivarabam, né la composizione scelti tra la nobiltà persiana. Le loro
del corpo. Le dieci unità non avevano lo lance terminavano con un melograno
stesso peso, né forse lo stesso equipag- dorato, a differenza di quelle degli altri
giamento; nel loro armamento risaltano reggimenti, che erano d’argento. Dario
archi, lance, asce e scudi rotondi con il il Grande aveva militato tra i portatori
falco, l’uccello reale achemenide, sulla di lancia di Cambise. Ma può anche
superficie. All’epoca delle Guerre per- essere che i portatori di lancia fossero
siane prevalgono le tuniche con intarsi, unità distinte dagli Immortali, e che
lunghe fino alle caviglie e turbanti in fossero una guardia ancora più ristretta.

L’UFFICIALE
Da comandante degli
Immortali, Idarne poteva essere
equipaggiato così: armatura di
scaglie d’oro con disco solare,
spada lunga, spada corta
siani, con due ondate da 20.000 uomini ciascuna, cui i Greci iraniana (akinakes), ascia
tennero agevolmente testa. Gli orientali, infatti, potevano im- iraniana(sagaris),
piegare solo pochi uomini alla volta, che si ostacolavano a vi- pugnale e faretra
cenda limitando i propri movimenti, esponendosi così agli af- per le frecce.
fondi delle lance degli opliti.
Serse non si diede per vinto e fu allora che fece scendere in
campo i suoi Amrtaka, gli Immortali. Condotti dal loro co-
mandante Idarne, questi guerrieri scelti si gettarono contro la
piccola falange nemica ma, come ricorda con un certo compia-
cimento Erodoto, “non si dimostrarono per nulla più efficien-
ti delle truppe dei Medi”. Le loro lance, infatti, erano più cor-
te di quelle avversarie, e non riuscivano a offendere, né i pur
valenti soldati potevano dispiegare tutta la loro potenza in
uno spazio tanto angusto.
Ma il Gran Re aveva un asso
nella manica. Un tale del luogo, Efialte, gli aveva rivela-
to fin dal suo arrivo un sentiero montano, detto dell’Ano-
paia, grazie al quale i Persiani avrebbero potuto aggirare
il valico e piombare alle spalle dei Greci. Serse aveva già
constatato quanto fosse vano ogni tentativo di infran-
gere la barriera ellenica frontalmente, e affidò a Idarne il
compito di compiere la manovra avvolgente. Il giorno se-
guente tenne impegnati i Greci con attacchi sporadici di
guerrieri ansiosi di guadagnarsi i premi posti in palio, men-
C. GIANNOPOULOS

tre gli Immortali lasciavano il campo persiano e si inoltra-


vano tra i monti, per percorrere di notte, senza essere visti,
la via che li avrebbe portati a circondare gli Elleni.
A quell’epoca, 2.500 anni fa, non era facile, per un eser-
cito, evitare di perdersi o anche solo mantenersi a ranghi
uniti durante le marce notturne in territorio ostile, per
giunta in uno scacchiere aspro come quello delle Termo-
pili; va ricordato che Pirro avrebbe perso la Battaglia di
Benevento (275 a.C.) contro i Romani per aver smarrito la
strada col suo esercito di notte.
Le montagne accanto al mare e al valico salivano istantane- vanguardia della divisione nemica, si
amente fino a un migliaio di metri; anche oggi non ci si racca- fecero prendere dal panico; era la lo- La Battaglia delle Termopili,
pezza percorrendo i sentieri che si inerpicano lungo un pen- ro terra quella immediatamente alle Raffaele D’Amato (Newton). L’esper-
dio densamente boscoso. Pur condotti da una guida del posto, loro spalle, e non sapendo se gli Im- to di antichità ricostruisce la lotta
degli Immortali contro i “300”.
i dieci reggimenti (hazarabam) della divisione non potevano mortali fossero diretti verso Leonida
non formare una lunghissima colonna, che tendeva inevitabil- o alla volta della Grecia Centrale, si
mente a sfilacciarsi in mezzo alla selva e alle asperità. Gli uffi- precipitarono verso le loro città per difenderle dall’invasione.
ciali avranno sudato sette camicie per mantenere uniti i propri Il valico occupato dal re spartano distava una ventina di chi-
uomini, e solo l’uso massiccio delle torce poteva consentire di lometri dal punto in cui Idarne eaveva fatto irruzione nella pia-
mantenere il contatto visivo tra un’unità e l’altra ed evitare la nura. Le staffette focesi fecero in tempo ad avvertire Leonida
dispersione delle forze. Ma troppi fuochi accesi avrebbero po- dell’aggiramento e questi, secondo la tradizione, decise di con-
tuto svelare ai difensori greci la presenza del nemico, pertanto gedare gran parte delle sue forze, rimanendo solo con Sparta-
Idarne avrà dato ordine di limitarne il numero. ni, Tespiesi e Tebani: un paio di migliaia di uomini in tutto. Ser-
Quel che tramanda la tradizione è se non attese che gli Immortali giungessero a chiudere la tena-
che gli Immortali impiegarono parte del giorno e la notte in- glia, e poco dopo l’alba mandò all’attacco il suo esercito. Quan-
tera per raggiungere il fianco orientale del passo, dove Leoni- do Idarne arrivò all’altezza della Porta mediana, verso mezzodì,
da, informato dagli abitanti del luogo dell’esistenza del sen- Leonida era già caduto, i suoi erano stati massacrati e i superstiti
tiero dell’Anopaia, aveva posto a presidio il contingente dei si erano asserragliati su una collina, dove in seguito sarebbe stato
Focesi. All’alba, fu il calpestio delle foglie secche a mettere in eretto un leone in pietra in memoria del re spartano. A quel pun-
allerta le sentinelle. Quando poi i Focesi videro comparire l’a- to, Serse ordinò alle sue armate di ripiegare e di lasciare il campo
agli arcieri; gli Immortali parteciparono al tiro al bersaglio, fa-
cendo cadere insieme ai commilitoni delle altre unità una piog-
gia di dardi sulla sommità e le pendici dell’altura. Nell’arco di po-
chi istanti ogni resistenza cessò, ponendo fine all’epica battaglia.
Gli Immortali non avevano combattuto in senso stretto ma,
con la loro manovra rischiosa e complessa, avevano determina-
to il crollo delle difese nemiche, risultando decisivi. Però non
sapremo mai se l’aggiramento narrato dai cronisti, francamen-
te difficile da realizzare in una notte, sia accaduto davvero o
se sia stato utilizzato nelle cronache solo come espediente per
giustificare la sconfitta greca. d
Andrea Frediani

GLI ALTRI FEDELISSIMI

IV secolo a.C.
Macedonia.
erano i “compagni del re”, cresciuti a corte.
Istituiti già prima di Filippo II, vennero trasformati
da guardia del corpo ad armata reale dal sovrano
macedone. Cavalleria corazzata, parteciparono a
tutte le campagne di Alessandro Magno.
C. GIANNOPOULOS

Filippo formò 8 unità dette ìlai (squadroni),


corrispondenti ai distretti in cui era diviso il regno,
e le suddivise in 4 tetrarchie da 50 cavalieri ciascuna.
Gratificati di terre dal re, come una vera e propria
aristocrazia feudale, gli hetaîroi (o etèri) attorniavano
sempre il sovrano svolgendo per lui gli incarichi più
delicati e condividendone i momenti di baldoria.
In battaglia costituivano l’ala destra dell’esercito:
Alessandro era solito condurli addosso al fianco
nemico per spingerlo contro la falange, che intanto
avanzava frontalmente, in una efficace manovra a
tenaglia. Lo squadrone d’élite era detto agema, di
consistenza doppia rispetto agli altri. Lo comandava
Clito il Nero, che salvò la vita ad Alessandro sul
Portavano armatura, Granico, la sua prima battaglia contro i Persiani.
elmo beotico, lancia lunga (xiston) Tra tutti gli hetaîroi, spiccavano un centinaio
per scompaginare lo schieramento degli amici più intimi di Alessandro; con un
nemico e spada monofilare caratteristico mantello porpora, costituivano il
(makhaira), ma né schinieri né scudo. suo consiglio privato.

36
presenta:

LA STORIA DA LEGGERE

CARLO MAGNO. IMPERATORE D’EUROPA


All’apice del suo potere, agli inizi

R O
LIB
del IX secolo, Carlo Magno (742-

,99
9
814), re dei Franchi e dei Longobardi

€ e imperatore dei Romani, regnava


su tutti i territori cristiani dell’Europa
occidentale, a eccezione solo di
isole britanniche, Italia meridionale e
Sicilia. Pochi uomini hanno esercitato
un’influenza così duratura sulla storia
dell’Occidente. Carismatico, affabile,
energico e colto, incoraggiò e diede
inizio a una rinascita culturale e
artistica che apparve alle generazioni
successive come una vera e propria Età
dell’oro. Condottiero, amministratore
e legislatore incomparabile, fu abile
sia sul campo di battaglia che nella sala
consiliare.

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FEDELISSIMI

GUARDIE PRETORIANE ALCUNI IMPERATORI RIUSCIRONO A


fin dal 40 a.C.
sia Marco Antonio che Ottaviano si
DISCIPLINARLI, MA ALTRI FINIRONO
servivano di loro. Quest’ultimo avrebbe
avuto 5 coorti di pretoriani ad Azio, ma
SOTTO LE LAME DEI PRETORIANI. A
da imperatore provvide a organizzarli in
un vero corpo nel 23 a.C.
SCONFIGGERLI FU COSTANTINO, CHE
in origine erano le coorti di LI VIDE LOTTARE FINO ALL’ULTIMO
amici e sodali che accompagnavano il
comandante o governatore (praetor era
il titolo del console al quale in tempi
arcaici spettava il comando supremo
in battaglia), ma già alla fine del I sec.
a.C. designava truppe selezionate di
guardie del corpo.

SUL

ANNEGATI
I Pretoriani di Massenzio,
che si è autoproclamato
imperatore, distrutto
Ponte Milvio (sullo
AKG-IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO

sfondo), cercano di
sbarrare la strada per
Roma alle truppe di
Costantino, che rivendica
la corona dell’Impero
romano. La battaglia ha il
suo epilogo drammatico
sul ponte di barche.

38
oldati da parata, li definivano. Militari più simili a una ti del pretorio, non aspirava a prenderne il posto, come accad-
milizia urbana che combattenti; imboscati capaci solo de con Seiano sotto Tiberio o Macrino sotto Caracalla. O come
di soprusi contro il popolo, senza il fegato di affronta- nel caso in cui il corpo non fosse soddisfatto della paga e deci-
re i barbari che premevano sulle frontiere. Ma quando desse di mettere sul trono un imperatore di manica più larga.
il loro imperatore Massenzio decise di farli uscire dalle sicure Ponte Milvio fu l’ultimo atto di una storia trisecolare, vissu-
mura di Roma per portarli in campo aperto ad affrontare, nella ta al fianco degli imperatori, soprattutto a Roma ma anche nel-
Battaglia di Ponte Milvio, le temibili legioni e le unità ausiliarie le campagne più difficili, come si vede nella Colonna Traiana,
di barbari al seguito di Costantino , non solo i Pretoriani non si dove sono raffigurati con Traiano in Dacia , o in quella Anto-
tirarono indietro, ma si immolarono fino all’ultimo uomo per nina, in cui sono presenti sul Danubio accanto a Marco Au-
impedire al nemico l’avanzata verso l’Urbe. E nel farlo precipi- relio. E nel Blitzkrieg di Costantino, che in due mesi riuscì ad
tarono nel fiume insieme al loro comandante affondando sot- aprire e chiudere una campagna vincendo un assedio e tre bat-
to il peso delle loro armature squamate, ben raffigurate sui fre- taglie campali, furono, tra le truppe di Massenzio in Italia, i soli
gi dell’Arco di Costantino accanto al Colosseo. a distinguersi per coraggio, fedeltà assoluta e determinazione.
Proteggere l’imperatore era il loro mestiere, d’altronde. E di Quel 28 ottobre del 312, i Pretoriani avrebbero potuto valer-
solito lo facevano bene, salvo quando uno dei loro capi, i prefet- si delle solide mura aureliane per resistere all’assedio che si ac-
Costantino (280 ca.-337) Figlio dell’imperatore romano Costanzo Cloro, fu proclamato imperatore Dacia e Danubio La conquista della Dacia (oggi Romania e Moldavia) compiuta da Traiano tra il
dall’esercito nel 306, ma solo sconfiggendo Massenzio venne riconosciuto “augusto” dal Senato. 101 e il 106 e le Guerre marcomanniche (in Germania) condotte da Marco Aurelio a partire dal 168.

39
cingeva a porre Costantino. E non era detto che il futuro domi- Questa scriteriata decisione di accetta-
natore dell’impero sarebbe riuscito a superare le difese di una re la battaglia campale contro un avversario ben più esperto
città che solo nel secolo successivo sarebbe stata violata. In- e contro soldati sperimentati viene spiegata nelle fonti con la
vece, per una ragione che non è mai stata chiarita, Massenzio consultazione dei Libri Sibillini, da cui Massenzio sarebbe ve-
scelse di avanzare contro il suo antagonista per affrontarlo tra nuto a sapere che “colui che commetteva qualcosa a danno dei
la Via Flaminia e il Tevere, in una località chiamata ancor og- Romani inevitabilmente sarebbe andato incontro a una triste
gi Saxa Rubra, a una ventina di chilometri dal settore setten- morte”, convincendosi così che l’avversario era già spacciato.
trionale della cinta muraria, e con il fiume alle spalle del suo Ma è probabile che la sua scelta abbia avuto soprattutto moti-
esercito; il panegirista Nazario specifica che l’acqua del fiume vazioni emotive: Massenzio non era stato legittimato dal siste-
bagnava i piedi dell’ultima fila. Fece anche distruggere il Pon- ma tetrarchico escogitato da Diocleziano per ripartire l’impe-
te Milvio, per farlo sostituire da un ponte di legno le cui pas- ro tra quattro sovrani – due augusti e due cesari; era a tutti gli
serelle erano unite con ganci, che i genieri avevano l’ordine di effetti un usurpatore. E non aveva neppure combinato granché
staccare nel momento in cui vi fosse passato sopra Costanti- come soldato; il fatto di essere figlio di un grande comandan-
no, per farlo precipitare nel fiume. te come Massimiano, primo augusto insieme allo stesso Dio-

Diocleziano (243 ca.-313) Fu proclamato imperatore dai suoi ufficiali nel 284. Diede vita alla
Tetrarchia, instaurando al contempo l’assolutismo imperiale. Riformò e ampliò l’esercito.
GLI ALTRI FEDELISSIMI

: 312 d.C.
THE ART ARCHIVE

: gli effettivi erano reclutati tra Franchi e


Alamanni, ma successivamente vennero immessi
anche elementi di origine romana.
: formate da Costantino il Grande,
sostituirono i Pretoriani come guardia del corpo
dell’imperatore. In battaglia erano incaricate della
sua protezione e gli cavalcavano intorno.
: esistevano in totale 12 scholae, 5 per
l’Impero d’Occidente, 7 per quello d’Oriente.
Ciascuna unità era di 500 uomini, al comando
talvolta di un protector o di un tribuno.
Il comando generale era del magister officiorum,
molto spesso un civile. Pare che ogni unità
avesse il suo peculiare armamento: ve n’erano
di cavalleria pesante e di cavalieri-arcieri.
In tempo di pace svolgevano compiti di polizia
e ordine pubblico o entravano in delegazioni
diplomatiche.

GLI ALTRI FEDELISSIMI

: IV secolo.
: erano usualmente Armeni, Cappadoci,
Unni, Persiani e Traci, ma spesso anche Romani.
: da bucellatum, la galletta distribuita
alle truppe, erano la guardia personale dei più
importanti generali del tardo Impero e della prima
PRIVILEGIATI età bizantina. Erano costituiti molto spesso da
Pretoriani del I o II cavalleria corazzata.
secolo a.C. ll loro servizio : erano con Belisario nella campagna
durava meno di quello d’Africa contro i Vandali e nella Guerra gotica; il
dei legionari (prima 12 generale bizantino arrivò a possederne 7mila. Nel
anni contro 16, poi 16 468 l’imperatore Leone proibì ai generali guardie
contro 20), sebbene la personali di bucellarii, ma la consuetudine restò. C’era
paga fosse doppia e un doppio giuramento che il comandante doveva
perfino tripla. Un tribuno all’imperatore e che i reclutati offrivano al loro capo,
comandava una coorte, vincolandosi così allo Stato. Nel VI secolo non furono
mentre a capo del corpo più una guardia privata, ma un corpo d’élite, sotto il
erano uno o più spesso comando dal Majordomus del Palazzo
due prefetti del pretorio.
BATTAGLIA DI PONTE MILVIO 312
P
Roma rima della battaglia
Massenzio ordina di
distruggere Ponte Milvio (1).
Fa poi allestire un ponte di barche
(2) per attraversare il fiume e
dare battaglia a Costantino nella
località di Saxa Rubra.
L’esercito di Massenzio attraversa
il fiume e attacca (3), ma gli
uomini di Costantino, secondo
4 5 la leggenda ispirati dalla visione
della croce, contrattaccano (4).
Il nucleo della fanteria di
Costantino segue la carica della
cavalleria (5) e si scontra con
il centro dello schieramento
MASSENZIO avversario, che viene travolto e
messo in rotta.
6
La fuga. I superstiti riattraversano
6 il ponte di barche, e qualcuno
anche il rudere del Ponte Milvio
3 Fiume Tevere (6). Ma le strutture crollano sotto
il loro peso e molti, incluso
Massenzio, annegano nel
Ponte Milvio Tevere. I Pretoriani restano,
Ponte di barche 1 unici a opporre una strenua e
inutile resistenza.
2

Nuclei abitati
Strada
Nuclei abitati per Roma
S. STANLEY

C. GIANNOPOULOS
DREAMSTIME

IL MILITE
Sopra, Ponte Milvio oggi.
A lato, Pretoriano del IV secolo. In origine questi
soldati giravano per Roma in toga, stante il
divieto di portare armi nell’Urbe, e a partire
dal regno di Tiberio erano accasermati nel
Castro Pretorio sul Viminale. Le loro insegne
presentavano uno scorpione, il segno
zodiacale di Tiberio. Erano quasi tutti fanti,
ma c’erano anche unità di cavalleria,
come gli equites singulares Augusti,
la guardia personale a cavallo
dell’imperatore.
cleziano, doveva pesargli non poco; e magari gli stessi Preto- duti esattamente dove si erano schierati, senza arretrare di un
riani, oggetto di sicuro ludibrio da parte dei legionari di Co- passo. Alcuni però dovettero proteggere la fuga di Massenzio
stantino, avranno invocato la battaglia. E poi, dentro le mura che, vistosi spacciato, guadagnò il ponte ligneo insieme a una
non era detto che i suoi non lo tradissero; Pretoriani a parte, le massa di fuggitivi. Ma il manufatto non resse il peso di centina-
sue truppe italiche e africane non risultavano particolarmen- ia di armature, e l’imperatore finì in acqua, trascinato a fondo
te affidabili – certo non quanto potevano esserlo i veterani di dal suo equipaggiamento. Ritrovarono il suo cadavere il giorno
Costantino – e forse per questo aveva voluto disporle col fiu- seguente nel fango, e la sua testa fu conficcata su una picca per
me alle spalle: ostruendo loro la via di fuga, intendeva costrin- essere mostrata ai Romani. Quanto ai Pretoriani, i sopravvis-
gerle a mantenere la posizione e combattere fino alla morte. suti finirono inglobati nelle guarnigioni di frontiera, ben lon-
Ma fino alla morte combatterono solo i Pretoriani. Non so- tani da Roma. Costantino sciolse il corpo e ne distrusse gli ac-
lo per la fedeltà che erano tenuti a mostrare nei confronti del quartieramenti, ma non abolì la figura del prefetto del preto-
loro imperatore, ma probabilmente perché consapevoli di do- rio, che però confinò alle sole mansioni civili.
ver difendere, con Massenzio, la loro stessa sopravvivenza co- I Pretoriani avevano già subito almeno due epura-
me corpo. Le scarne cronache, incentrate soprattutto sul con- zioni: nel 69 con Vitellio , che li aveva puniti per essersi schie-
flitto religioso tra il pagano Massenzio e un Costantino fresco rati con il rivale Otone, giustiziandone i centurioni e riforman-
di conversione al Cristianesimo, ci permettono di capire che al do il corpo con uomini di sua fiducia, e nel 193, quando Setti-
primo attacco della cavalleria gallica di Costantino, condotta mio Severo aveva ordinato loro di non rientrare più nel raggio
dall’imperatore in persona, i cavalieri mauri e numidi che for- di cento miglia da Roma, per punirli di aver ucciso l’impera-
mavano le ali dell’esercito di Massenzio si sfaldarono all’istan- tore Pertinace e venduto l’impero a Didio Giuliano. Ma poi lo
te, lasciando priva di protezione la fan- stesso corpo da lui riformato e incrementato fino
teria italica al centro, che scappò a sua a 15.000 effettivi, tratti dalle legioni danubiane,
volta quando si vide piombare addos- avrebbe ucciso suo figlio Caracalla e il succes-
so i legionari nemici. Davanti al fiume sore Eliogabalo. d
rimasero i soli Pretoriani, che si im- Andrea Frediani
molarono uno dopo l’altro in mezzo Vitellio (15-69) Imperatore romano per otto mesi, terzo a salire
a una selva di spade e lance avver- al trono dopo un colpo di Stato nell’anno “dei quattro imperato-
sarie. Si disse che fossero ca- ri”, abdicò in favore di Vespasiano e fu ucciso.

GLI ALTRI FEDELISSIMI

I secolo a.C.
reclutati fra le tribù germaniche,
erano soprattutto Batavi (Delta del Reno).
erano la guardia del corpo personale
degli imperatori Giulio-Claudi; un corpo
privato, a differenza dei Pretoriani. Si ha
notizia del loro utilizzo per sedare una rivolta
in Pannonia sotto Tiberio. Furono giubilati da
Galba dopo la morte di Nerone nel 68.
durante le Guerre civili i mercenari
stranieri erano molto gettonati dai generali
romani. Ottaviano si valeva di una guardia
personale di Calagurritani iberi, ma dopo Azio
preferì i Germani, di cui però si liberò dopo
il disastro di Teutoburgo. Tiberio li ingaggiò
nuovamente, affidandoli al figlio Druso. Le
tribù più richieste erano quelle dei Batavi e
degli Ubi; agivano come cavalleria sul campo
di battaglia, al comando di decurioni. Erano
acquartierati, dice Svetonio, “nei pressi dei
giardini di Gneo Dolabella”, forse oltre il Tevere
G. RAVA (3)

dove era situato il loro cimitero.


RECLUTAMENTO
Pretoriani in un fregio
dell’Arco di Costantino.
Fino al II sec. venivano
reclutati fra i cittadini
romani volontari; dopo
la riforma di Settimio
Severo (193-194) ci si
orientò tra i provinciali,

DREAMSTIME
in particolare illirico-
orientali e asiatici.

L’esercito romano. Armamento


e organizzazione, vol. II,
Giuseppe Cascarino (Il Cerchio ed.).
L’analisi del grande esperto parte
dalla riforma augustea.

GLI ALTRI FEDELISSIMI GLI ALTRI FEDELISSIMI

creati nel IV secolo. IV secolo.


sia Romani che barbari. erano di varia estrazione.
erano una classe di ufficiali si distinguevano per le uniformi
scelti tra tribuni e centurioni, e aggregati bianche ed erano la guardia personale
allo Stato maggiore dell’imperatore. più stretta dell’imperatore dal IV secolo in
In battaglia attorniavano il vessillo del poi. Le fonti ne citano la presenza accanto
sovrano, detenuto peraltro da uno di essi, al sovrano nel momento della sua morte.
il praepositum labarum. Ad Adrianopoli (378) furono alcuni
i protectores che facevano candidati a trasportare in un
parte dell’élite destinata a soddisfare le casolare l’imperatore Valente ferito.
esigenze dell’imperatore erano definiti non esistevano come corpo a
domestici; quando erano affidate loro parte, ma erano probabilmente prescelti
missioni particolarmente delicate, erano nell’ambito delle scholae palatinae e tra i
chiamati deputati. I domestici erano protectores, sebbene una fonte sostenga
comandati da un comes domesticorum ed che Gordiano III e Filippo l’Arabo
erano compresi nell’ordine senatorio. Lo abbiano creato due scholae di candidati,
storico Ammiano Marcellino faceva parte seniores e juniores, poi confluite in quelle
dei protectores domestici e ci descrive i costantiniane. Erano comandati da un
suoi personali compiti, che andavano primicerius. Qui vediamo l’uniforme tipica
dalla ristrutturazione delle fortezze di delle scholae palatinae (la candida tunica),
confine alla gestione dei siti posti sotto di cui i candidati facevano parte, ornata
assedio nemico, fino all’eliminazione degli di orbiculi, clavi, segmenta e tabulae, e il
avversari politici. mantello (sagum) con la svastica.

43
FEDELISSIMI

BODYGUARD
MERCENARI
Una guardia varega;
detti anche Variaghi,
Varangi o Vàrangoi (nelle
fonti bizantine), erano fra
i mercenari più efficienti
del Medioevo, oltre
che la scorta personale
dell’imperatore bizantino
(basileus). A destra,
i Vareghi nel Codex
Matritensis, le cronache
bizantine di Giovanni
Scilitze (XII secolo).

GUARDIA VAREGA
988, quando
l’imperatore Basilio II istituisce il tagma
(reggimento) dei portatori d’ascia
provenienti dal principato di Kiev.
unità scelta di fanteria pesante
(portatori d’ascia).
provenienti dalla Scandinavia e,
dalla seconda metà dell’XI secolo, anche
dalla Gran Bretagna (Sassoni), entrano
al servizio dell’Impero bizantino alla
fine del X secolo per restarvi fino al XIII
secolo e oltre.

Al soldo
di BISANZIO
ARCANGEL

I VAREGHI SPOSARONO LA CAUSA DI COSTANTINOPOLI


DIVENTANDO LA GUARDIA DÕONORE DELLÕIMPERO,
MA ANCHE GLI IRRIDUCIBILI DI TANTE BATTAGLIE
ALBUM/CONTRASTO
vanti, cavalchiamo la nave del re verso la Città reparti scelti dell’esercito imperiale. Dopo un nuovo periodo
grande! Andiamo a ricevere la paga dell’impera- di ostilità russo-bizantina tra il 907 e il 911, che lasciò sostan-
tore, gettiamoci nella mischia dove cozzano le ar- zialmente immutati i rapporti di forza, i mercenari scandinavi
mi: che diventino rosse le zanne del lupo, per l’o- divennero sempre più numerosi a Costantinopoli: il loro ruo-
nore del grande sovrano!”. Così Rögnvaldr, conte delle Orcadi, lo fu decisivo nelle guerre civili della fine del X secolo, quando
esortava i suoi uomini nella Orkneyinga saga (composta attor- il basileus Basilio II (976-1025) riuscì a sconfiggere ripetuta-
no al 1230 da un anonimo poeta islandese); lui stesso era sta- mente i propri nemici anche grazie al loro aiuto, organizzan-
to convinto a cercare gloria e ricchezza a Costantinopoli dal doli ufficialmente in un tagma fin dal 988, anno che vide an-
racconto di un altro avventuriero vichingo, Eindriöi il Giova- che la conversione al cristianesimo del principe Vladimir di
ne, tornato dalla capitale dell’impero con l’incarico di reclutare Kiev . Vista la grande efficacia in combattimento dei rhos, e la
uomini validi per servire sotto l’aquila bicipite di Bisanzio. Non loro incrollabile lealtà nei confronti del sovrano regnante – dal
si può comprendere la storia dei mercenari vareghi, i guerrie- quale dipendevano, del resto, la loro sicurezza e la loro fortuna
ri scandinavi che, soprattutto tra il X e il XII secolo, scelsero di – fu conseguenza naturale la trasformazione del reggimento
combattere per il basileus di Costantinopoli, se non ci si sforza in una vera e propria guardia imperiale, un reparto privilegia-
di immaginare il fascino irresistibile che Miklegard – la “Città to destinato ad accompagnare e proteggere la persona del ba-
grande” – esercitava sugli uomini del Nord: sedotti e abbaglia- sileus in tutte le occasioni ufficiali, oltre che a sorvegliare il pa-
ti non soltanto dai suoi tesori, ma dall’antica maestà della Nuo- lazzo e i suoi appartamenti privati. I Vareghi, o “Varangi” (da
va Roma, sede dei discendenti di Augusto e Costantino, dive- varangjar, “uomini legati da giuramento”) come cominciarono
nuta il vero cuore dell’ecumene (la terra) cristiana, pulsante di a essere chiamati in questo periodo i giganteschi portatori d’a-
commerci, spiritualità, arte e cultura. scia dai lunghi capelli biondi, divennero così, attorno all’Anno
Di fronte al suo splendore, gli avventurieri vichinghi – che Mille, presenza fissa a fianco degli imperatori, ed elemento ti-
la raggiungevano dopo un lungo viaggio attraverso il Baltico, pico della vita della corte bizantina.
i fiumi e le steppe della Russia, il Mar Nero e lo stretto del Bo- Ma la Guardia varega non era
sforo – erano divisi tra il desiderio di possederla e l’impulso a soltanto un reparto d’onore e di rappresentanza. Ogni vol-
riconoscerne la grandezza e la potenza mettendosi al servizio ta che l’impero era minacciato, quando il basileus decideva di
dei basileis che governavano al riparo delle sue mura: dopo una prendere parte alle operazioni militari, i suoi fedeli scandinavi
serie di attacchi non decisivi, che condussero al trattato di pa- lo accompagnavano: la loro presenza sul campo divenne il se-
ce del 911, furono sempre più numerosi i guerrieri scandinavi gno immediato e visibile a tutti che l’imperatore in persona sta-
che scelsero di arruolarsi come mercenari, sfruttando le pro- va combattendo tra le file dell’esercito. Tecnicamente, l’equi-
prie doti belliche per conquistare gloria e ricchezza, prima di paggiamento dei Vareghi veniva a colmare una specifica lacu-
tornare in patria accompagnati da un alone eroico che ne face- na nell’ambito dei reparti bizantini: le armate imperiali, infatti,
va delle leggende viventi di fronte alla loro stessa gente. erano costituite soprattutto da reparti di cavalleria, sia pesan-
Il De ceremoniis di Costanti- te che leggera, ai quali erano affidate le operazioni offensive,
no VII (945-959) tramanda la prima notizia sicura di un con- mentre i fanti erano destinati soprattutto alla difesa statica o a
tingente scandinavo al servizio di Bisanzio: l’imperatore lette- ruoli di supporto; mancava quindi una “fanteria d’urto”, capace
rato parla di 700 rhos (da cui deriva il nostro “russi”), prove-
nienti dal principato di Kiev, che erano stati impiegati dal ba- Tagma Unità dell’esercito bizantino, corrispondente a un reggimento moderno e forte di circa
sileus Leone VI nella spedizione per la riconquista di Creta del 2.000 uomini. Fu creata come guardia personale del basileus.
902, ed erano stati poi ricompensati con la cifra complessiva di Vladimir di Kiev Vladimiro I (958-1015) fu gran principe di Kiev dal 980; nel 988 sposò Anna, sorel-
7.200 monete d’oro, in linea con le paghe corrisposte agli altri la dell’imperatore bizantino Basilio II, accettando di convertirsi al Cristianesimo ortodosso.

45
BATTAGLIA DI DURAZZO 1081 Durazzo

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LEGENDA
Bizantini Normanni Laguna

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CAMPO NORMANNO di G Ami 8
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Durazzo

Cittadella
Mare Adriatico

S. STANLEY
I
Normanni, guidati dal duca di Puglia Roberto il Guiscar-
do, sono costretti a sospendere momentaneamente
l’assedio di Durazzo e fronteggiare l’armata bizantina di
Alessio I proveniente da est, che si dispone al comando
del centro (dov’erano i Vareghi), ponendo Gregorio Pacu-
riano a sinistra e Niceforo Melisseno a destra.
1 Il Guiscardo divide i schierata al centro, dopo
suoi in tre contingenti aver travolto i reparti
distinti, prendendo il che la fronteggiano si
comando del centro e lancia a sua volta all’inse-
affidando l’ala sinistra al fi- guimento dei Normanni
glio Boemondo e la destra sconfitti. Ma rimasti isolati
al conte Amico di Giovi- dalle altre forze bizantine, i
nazzo. 2 Ordina di simu- mercenari nordici vengono
lare un attacco al centro,
contrattaccati di sorpresa
mentre lo sforzo offensivo
principale è affidato alla dalla fanteria normanna e
cavalleria pesante dell’ala sbaragliati 5 .
destra, destinata però a Le sorti della battaglia
muovere in un secondo mutano all’improvviso:
momento. I Bizantini non nel momento cruciale, il
abboccano alla finta e Guiscardo lancia all’attacco
anche la manovra della la cavalleria della sua ala
destra normanna viene sinistra 6 , che fino ad allo-
GRANGER/ALINARI

respinta. ra aveva tenuto in riserva.


3 Il conte Amico carica
Questa travolge le truppe
il centro e la sinistra del
di Alessio. Il basileus con i
nemico, ma i Vareghi
resti della sua armata si dà
tengono e Pacuriano rie- FAZIONI OPPOSTE
sce a contenere l’attacco alla fuga 7 ; viene inseguito Nella moneta, il vincitore di Durazzo,
facendo fallire l’offensiva. da Amico 8 , riesce a scon- il normanno Roberto il Guiscardo.
I superstiti fuggono in di- figgerlo, ma è costretto a Sopra, miniatura con l’imperatore bizantino
sordine fino al mare. ripiegare in disordine verso Basilio II che nel 988 fece dei Vareghi la sua
4 La Guardia varega, Costantinopoli. guardia personale.

46
IN BATTAGLIA I VAREGHI FUNGEVANO DA FANTERIA D’URTO,
FACENDOSI LARGO CON LE LORO MICIDIALI ASCE DANESI

di attaccare a fondo e risolvere una mischia in situazioni nelle


quali l’impiego dei cavalieri era reso problematico dalle carat-
LA GUARDIA teristiche del terreno o dalla solidità dei reparti nemici. A un
Varego dell’XI sec. L’armatura impiego tattico di questo tipo erano invece adatti i Vareghi: se
è bizantina: cotta di maglia di
ferro, schinieri, avambracci e
gettati in battaglia con una sufficiente copertura sui fianchi, i
corsaletto. Anche il pugnale mercenari della Guardia imperiale, attaccando in massa, era-
alla cintura è bizantino. Il resto no capaci di aprirsi un varco a colpi
è scandinavo: elmo conico, d’ascia – letteralmente – attraverso
spada lunga, scudo rotondo la resistenza più tenace. La loro pre-
con il corvo caro al dio Odino. The Varangians of Byzantium,
I Vareghi maneggiavano con
stanza fisica e la loro determinazio- S. Blöndal (Cambridge University
maestria la långyxa, l’ascia ne li rendevano praticamente inarre- Press). Tutto sui difensori nordici di
da battaglia detta “danese”, stabili in scontri frontali limitati nel Costantinopoli.
di grandi dimensioni. Nel tempo e nello spazio.
marsupio portavano selce, Con il passare dei de-
esca, cucchiaio e tazza, oltre a
un paio di forbici per tagliare
cenni, mutò in buona parte la composizione etnica della Guar-
barba e capelli. dia varega: nella seconda metà dell’XI secolo, infatti, tra le sue
file divennero molto più numerosi i guerrieri sassoni prove-
nienti dalla Gran Bretagna, costretti a fuggire dall’isola dopo
l’invasione normanna e la morte del loro re Aroldo nella Bat-
taglia di Hastings . Per uno strano capriccio della sorte, i Sas-
soni al servizio del basileus Alessio I Comneno (1081-1118)
ebbero occasione di vendicarsi di chi aveva invaso la loro pa-
tria esattamente 15 anni dopo, nell’ottobre 1081: anche se
nella cruenta Battaglia di Durazzo (nella ricostruzione
a sinistra), dopo aver travolto il contingente norman-
no schierato di fronte a loro, si spinsero avanti con
troppo ardore, separati dagli altri reparti dell’eser-
cito bizantino, e furono accerchiati e massacrati
fino all’ultimo uomo.
Il momento di maggior di gloria dei Vareghi
fu probabilmente il giorno della Battaglia di
Bercia (1122), quando l’attacco della Guar-
dia imperiale spezzò la tenace resistenza
dei Peceneghi (nomadi dell’Asia Centrale,
nemici di lungo corso dei Bizantini), e de-
cise le sorti dello scontro. I possenti porta-
tori d’ascia si dimostrarono efficaci nel dare
l’assalto a posizioni fisse, come il laager (re-
cinto) formato dai carri nemici, e nel non la-
C. GIANNOPOULOS

sciare scampo ai difensori. Fu una delle loro


ultime imprese: dopo il 1122 le notizie sui Va-
reghi si fanno più rare; l’ultimo evento militare di
rilievo cui partecipò la Guardia fu la difesa di Co-
stantinopoli nel 1204, quando i suoi membri si batte-
rono con valore, ma senza fortuna. L’impero era ormai al
tramonto, ma la leggenda dei Vareghi continuò a vivere nella
memoria collettiva delle genti del nord: per molte generazioni
i giovani scandinavi ascoltarono cantare le gesta degli avi che
si erano imbarcati per andare a servire l’imperatore a Mikle-
gard, in un mondo lontano e favoloso di porpora e d’oro. d
Gastone Breccia

Battaglia di Hastings (1066) Combattuta tra Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia (sbar-
cato a Hastings, nell’East Sussex), e il re sassone Aroldo II. Con la vittoria Guglielmo si assicurò il
dominio sull’Inghilterra, di cui divenne sovrano.

47
FEDELISSIMI

I GIANNIZZERI, LE GUARDIE DEL SULTANO, RAGGIUNSERO


UN ENORME POTERE NELL’IMPERO OTTOMANO. ANCHE
PERCHÉ ERANO FEROCI E PRONTI AL SACRIFICIO
DORLING KINDERSL

GLI SCHIAVI
DEVOTI
a foresta di cappelli bianchi di feltro svettava nella mas- pendio fisso sarà una conquista successiva, seguita a numerosi
sa dei soldati, muovendosi al vento del Mar Nero. Quel scioperi e ribellioni. E a 45 anni potevano congedarsi.
bianco uniforme di copricapi appuntiti impediva la vi- Ma non era a questo che pensavano i Giannizzeri dalle mi-
sta della piana sottostante e di quello che vi si svolgeva. tre dorate e dai cappelli bianchi, quella mattina del 10 novem-
Solo le prime file potevano guardare l’andamento della battaglia. bre 1444. Piuttosto, si preparavano a rendere l’anima ad Allah
E quello che si trovava di fronte ai loro occhi, per quanto appa- di fronte alle possenti mura di Varna, sulla baia che dalla cit-
risse confuso e disordinato, non li rassicurava. Persino il sultano, tà prende il nome.
loro signore e padrone, sembrava sul punto di correre via, pronto Nell’Europa Orientale tutto era in gioco in quegli anni, tut-
alla ritirata. Era evidente a tutti che le cose volgevano al peggio. to stava cambiando. L’Impero bizantino era ridotto all’ombra
Comunque stesse andando, il loro com- della potenza del passato. Costantinopoli per il momento reg-
pito era quello di non muoversi per combattere o morire. Per geva ancora l’urto degli eserciti turchi, ma la sua era solo la te-
questo scopo erano stati addestrati fin da quando li avevano starda volontà di non morire di un malato terminale.
arruolati con la leva forzata, il Devshirme: bambini di appe- Gli Ottomani avevano conquista-
na 8 anni strappati alle famiglie più o meno consenzienti, ai to, nei precedenti cinquant’anni, la quasi totalità dei possedi-
loro villaggi (soprattutto nei Paesi balcanici), alla loro religio- menti di Bisanzio in Europa: l’Epiro, la Tessaglia, la Macedo-
ne (quasi sempre erano cristiani). Un “tributo di sangue” ver- nia e la Tracia fino al Danubio erano saldamente nelle mani
sato ai nuovi signori, i Turchi ottomani, e specialmente al lo- del sultano Murad II. Ovvero del sovrano che aveva inaugura-
ro capo, il sultano. to il suo regno tentando di conquistare Costantinopoli, nell’e-
I piccoli prescelti venivano completamente rivestiti di rosso, state del 1422. Vent’anni prima era ancora sprovvisto di arti-
cappello compreso, e scortati alle caserme-scuola per diven- glieria pesante e di una marina che potesse definirsi tale. Con
tare i nuovi combattenti di quell’impero nascente: gli Yeniçeri, il suo esercito mobile composto soprattutto di cavalleria nulla
che noi chiamiamo Giannizzeri. Erano destinati a trasformarsi si poteva tentare contro le solide mura della capitale imperia-
in soldati schiavi, proprietà personale del sultano ma non per le. Se l’assedio non era certo la prerogativa delle forze del sul-
questo inferiori agli uomini liberi. Anzi, molti di loro diventa- tano, le sue cavallerie erano però inarrestabili e le pianure al-
rono l’élite guerriera votata ai precetti dell’Islam e alla difesa luvionali del Danubio sembravano fatte apposta perché i guer-
personale del loro padrone e del suo trono. rieri turchi dilagassero incontrastati, come secoli prima aveva-
La loro condizione di schiavi era dunque quasi solo una for- no già fatto altre orde di invasori.
malità giuridica. Intanto, venivano regolarmente pagati, alme- La percezione delle popolazioni europee era quella di trovarsi
no durante le campagne militari (non in tempo di pace). Lo sti- di fronte a una nuova invasione barbarica e l’imminente crollo

48
DEA/SCALA
LA MANO
SINISTRA
Un Giannizzero nella
divisa della metà
del ‘400. Il grande
cappello di feltro
(börk) tenuto alto era
caratteristico delle
guardie imperiali
Solak, la “mano
sinistra” del Sultano.
Sullo sfondo, la
Battaglia di Mohács
(1526) combattuta
fra Ungheresi e
Ottomani. Nell’altra
pagina, sciabola
ottomana (XVII sec.).

GIANNIZZERI
è incerto se vennero
fondati durante il regno di Orchan
I (1326-59) o durante quello di suo
figlio Murad I (1359-89). Sicuramente
i Giannizzeri vennero utilizzati
da quest’ultimo nella Battaglia di
Adrianopoli contro i Bizantini, nel 1365.
erano la guardia personale
del sultano ottomano, nati come fanteria
regolare stipendiata e addestrati come un
corpo d’élite. Veri antesignani delle forze
armate moderne, furono tra i primi a
utilizzare con continuità le armi da fuoco.

della Roma d’Oriente pareva il giusto corollario. Nel 1440 era


caduta Belgrado, allora città del Regno d’Ungheria, che a lun-
go era stata il baluardo contro l’avanzata ottomana. Non c’è da
stupirsi, dunque, se papa Eugenio IV, assecondando l’appello
disperato dell’imperatore bizantino Giovanni VIII, predicasse
una crociata contro i Turchi nei primi mesi del 1443.
Il crogiuolo di nazioni chiamato Penisola balcanica era già
pronto all’intervento. Una coalizione di forze cristiane era stata
organizzata sotto la guida del giovanissimo re di Polonia e Un-
gheria, Ladislao III Jagellone, accompagnato dal voivoda (ovve-
ro il capo militare e governatore) della Transilvania János Cor-
vino Hunyadi, soldato di grande esperienza (aveva superato ab-
G. ALBERTINI

bondantemente la cinquantina), nella qualità di comandante ge-


nerale. Queste forze godevano poi della supervisione del legato ro il “comandante dei comandanti”). Il centro lo tenne Murad
pontificio Giuliano Cesarini. stesso, puntellato da una fortificazione posta tra due tumuli se-
Forte di un esercito di circa 25.000 uomini, la coalizione pas- polcrali traci. A difenderlo, i Giannizzeri e i sipahi kapikulu, i
sò il Danubio all’altezza di Belgrado. Per un anno e mezzo rac- cavalieri della Porta.
colse vittorie contro l’Impero ottomano in espansione, che fi- Le truppe leggere (cavallerie Akinci , fanterie irregolari Azap
no a quel momento era sembrato inarrestabile. In tutti i Balca- e arcieri giannizzeri) furono mandate sulle pendici boscose del-
ni i Turchi parevano perdere terreno. Murad II, impegnato con le colline di Franga, dietro il villaggio di Kamenar, come lupi
il grosso dell’esercito in Asia Minore in un conflitto interno
all’impero, risolse la questione con i crociati accordandosi per Akinci e Azap I primi erano truppe irregolari di cavalleria leggera il cui nome significa “razzia-
tori”. Utilizzati per azioni di disturbo o per attaccare il campo nemico, scendevano in battaglia
un armistizio di dieci anni. La tregua però non resse. armati di lancia, arco e sciabola. I secondi erano un corpo di fanteria leggera formato da vo-
Quasi quattro mesi dopo, il 20 settembre, gli eserciti lontari e specializzato nel tiro con l’arco.
cristiani, spinti probabilmente dalle insistenze del car-

AGF-FOTO
dinale Cesarini, impoveriti però dall’assenza dei Serbi
che decisero di rendere onore all’accordo, erano anco-
ra in marcia verso le coste del Mar Nero. Murad non
poteva sopportare oltre. Riunì un esercito di 60.000
uomini e il 9 novembre 1444 incrociò i nemici ac-
campati all’esterno della città di Varna.
Il mattino dopo, verso le 9, i due eser-
citi si fronteggiavano. I cristiani davano le spalle alla
costa ed erano schierati tra il lago Varna (oggi Bulgaria) e
i boschi dell’adiacente altopiano di Franga. Hunyadi si era
piazzato, con Ladislao III e la cavalleria reale ungaro-polac-
ca, al centro dello schieramento; alle spalle aveva i rinforzi
dalla cavalleria valacca del principe Mircea II Dräculesh-
ti (che era il figlio di Vlad II Dracul e il fratello maggiore di
Vlad Tepes l’Impalatore, l’uomo che ha ispirato il per-
sonaggio di Dracula).
L’ala sinistra era posta sotto il comando di Mi-
chael Szilágyi, generale ungherese e cognato di SOLDATI TENACI
Hunyadi, e comprendeva varie formazioni di L’assedio di Rodi, dal 26 giugno al 22
dicembre 1522: i Giannizzeri con gli
Transilvani, Bulgari, mercenari tedeschi e
archibugi attaccano i cavalieri ospitalieri
cavalleria pesante ungherese. asserragliati dietro le mura.
Quella destra era l’ala più composita e te-
nacemente crociata. Era comandata da reli- GLI ALTRI FEDELISSIMI
giosi quali il vescovo di Varadin (Serbia), Jan
Domenek, con il suo contingente, il cardinale
Cesarini, con Bosniaci e mercenari tedeschi, e furono creati da Enrico VII
d’Inghilterra in occasione della Battaglia di
il vescovo di Eger (Ungheria) Simon Rozgonyi;
Bosworth Field (22 agosto 1485).
dietro di loro il contingente dei Croati del go-
Regno Unito.
vernatore militare della Slavonia Franco Talotsi.
guardia personale dei sovrani
Ancora più indietro, sulla costa, era allestito
britannici. Oggi si chiamano Queen’s body
il campo dei crociati protetto da un cerchio di guard of the Yeomen of the Guard (yeomen
carri cechi, simile al Wagenburg (“villaggio di significa “giovani uomini”, a definirne lo stato
carri”) degli Hussiti. di scudieri) e indossano una divisa scarlatta
Il sultano posizionò la sua cavalleria pesan- ispirata alla foggia del XVI secolo.
te verso la pianura interna; alla destra i sipahi seguendo l’esempio della Grand guard
della Rumelia (originari di quella parte dell’im- (guardia personale del re di Francia Luigi XI),
Enrico VII d’Inghilterra istituì un corpo di 50
pero che era stata bizantina, ossia “romana”, il arcieri al comando di un capitano, armati di
Rum) comandati da Dawud Pasha e alla sinistra alabarda e arco lungo. Combatterono nella
quelli dell’Anatolia guidati dal beylerbey Ka- Guerra delle due Rose, si distinsero contro la
radzha Pasha (in turco, il “Bey dei Bey”, ovve- Francia nell’ambito delle guerre d’Italia (XVI sec.)
e oltre, fino alla Guerra di successione austriaca
Sipahi I Giannizzeri, gli schiavi del sultano, erano una delle due prin- (1740-1748). La Battaglia di Dettingen (1743),
G. ALBERTINI

cipali branche dell’esercito ottomano; l’altra era costituita da sipahi, combattuta ancora contro la Francia, li vide per
uomini liberi delle province, arruolati nella cavalleria. l’ultima volta alle prese con il fuoco nemico.

50
Varna

BATTAGLIA DI VARNA 1444

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Campo ottomano a Pa Azap Akinci
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Huny Campo crociato
si Wagenburg
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La 5

Varna Baia di Varna


Lago di Varna

LEGENDA
Cristiani Ottomani
S. STANLEY

L
o scontro si apre con giarlo 8 . L’ala sinistra otto-
le cavallerie e fanterie mana del beylerbey Karadzha
leggere ottomane che assale Ungari e Bulgari di
attaccano l’ala destra dello Szilagyi 9 , ma il loro assalto
schieramento crociato 1 . viene respinto. Hunyadi a sua
Al contrattacco dei crociati 2 volta attacca i sipahi con due
risponde una carica dell’ala compagnie di cavalleria e li
sinistra ottomana 3 . La sconfigge. Ladislao carica con
cavalleria anatolica colpisce i suoi cavalieri polacchi il cen-
a fondo l’ala destra cristiana tro ottomano 10 , cercando
che fugge in rotta ma perden- di assalire la tenda del sultano
do molti uomini 4 . Solo le Murad II, ma si trova davanti
truppe croate di Talotsi riesco- la fortissima resistenza dei
no a rifugiarsi all’interno del Giannizzeri, che uccidono il
Wagenburg 5 . giovane re polacco taglian-
La cavalleria crociata di La- dogli la testa. Quel che resta
dislao e Hunyadi si scontra dei cavalieri polacchi viene
con i sipahi anatolici dell’ala sterminato.
destra ottomana 6 . Questi
ultimi non reggono l’impatto CAVALLERIA
e vanno in rotta 7 . I cristiani CONTRO FANTERIA
li inseguono e poi tornano in- Sopra, la Battaglia di Varna,
dietro, mentre la cavalleria va- dove si distingue Ladislao III
AKG/MONDADORI PORTFOLIO

lacca prosegue la caccia fino Jagellone a cavallo. A lato,


al campo turco per saccheg- alabarda da processione
ottomana del XVII secolo.

51
pronti a calare dai monti. Gli eserciti rimasero tre ore a fron- Al lato opposto del campo i sipahi di Rumelia caricarono lo
teggiarsi immobili. I cristiani, inferiori di numero, non volevano schieramento di Michael Szilágyi che resse l’urto e in breve fu
prendere l’iniziativa e rimanevano a guardare le code di cavallo raggiunto dal centro di Hunyadi. La cavalleria pesante cristiana
variopinte legate ai tug, i vessilli tribali turchi, muoversi al vento. ebbe la meglio su quella turca, che ruppe le formazioni e ripie-
Passato mezzogiorno, dalle gò verso l’accampamento. Quando una formazione si sbanda-
colline cominciarono a piovere i dardi delle truppe leggere tur- va era difficile recuperarla in breve tempo. Hunyadi lo sapeva.
che sull’ala comandata dai vescovi. I crociati, forse inesperti, ri- Lanciò all’inseguimento dei sipahi appena sconfitti un picco-
sposero contrattaccando gli schermagliatori , ma vennero in- lo contingente e volse il grosso del suo esercito verso l’ala co-
gaggiati da una carica della cavalleria pesante anatolica che li mandata dal beylerbey Karadzha. Dimostrando grande capa-
strinse a tenaglia verso i fianchi boschivi e le lance della caval- cità tattica, caricò a fondo i sipahi anatolici, che erano ancora
leria leggera Akinci. I Croati di Talotsi si buttarono a loro vol- disordinati dopo la vittoria sui vescovi.
ta nella mischia. Valutando inutile il loro sacrificio, ripiegarono L’impatto fu devastante. Più di 3.000 cavalieri anatolici cad-
però verso il Wagenburg. dero sotto i colpi cristiani. Tra loro anche il beylerbey; il che
L’ala destra crociata non resse all’attacco e molti dei solda- indusse il resto dello schieramento alla fuga. Di 60.000 uomi-
ti cristiani rimasero sul campo, tra questi il cardinale Cesarini. ni che aveva posto sul campo, al sultano Murad restava solo il
centro che lui stesso comandava.
Schermagliatori Erano truppe armate alla leggera che operavano davanti o al fianco di un
esercito amico ingaggiando il nemico con azioni di disturbo in preparazione dell’attacco vero e Per ore i Giannizzeri erano stati a
proprio. guardare i movimenti della battaglia e i compagni cadere sot-

GLI ALTRI FEDELISSIMI

1506.
Cantoni svizzeri.
guardia del corpo dei pontefici.
Oggi è di solo 110 effettivi, che però possono
fregiarsi del rango di reggimento.
150 mercenari giunsero a San Pietro
nel 1506, accompagnati dal ciambellano
Peter von Hertenstein (svizzero), pronti a
mettersi al servizio di papa Giulio II. Da allora
le fanterie svizzere rimasero legate alle sorti
pontificie. Erano le migliori d’Europa, capaci
di annientare un esercito di cavalleria pesante
nobiliare. Il loro sistema bellico era il perno
della rivoluzione militare moderna. Si costituì
così la “Coorte di fanteria svizzera per la sacra
custodia del pontefice”, sotto la guida di
Kaspar von Silenen (nipote di Hertenstein).
Questi la guidò fino al 1517, quando morì
alla Battaglia di Rimini contro gli imperiali. In
quegli anni le guerre d’Italia sfociarono nel
Sacco di Roma: il 6 maggio 1527 un esercito
di 10.000 Landsknechte (Lanzichenecchi)
tedeschi di fede luterana, ferocemente
ostili al pontefice, misero la città a ferro e
fuoco. Per permettere a papa Clemente VII di
raggiungere Castel Sant’Angelo, le Guardie
svizzere si immolarono sotto i colpi degli
archibugi tedeschi. Morirono in 147, con il
GIORGIO ALBERTINI (3)

comandante Kaspar Roist. Ricostituite 20 anni


dopo da papa Paolo III, le Guardie svizzere
presero parte alla Battaglia di Lepanto.
BPK/SCALA
to i colpi della cavalleria crociata. Era venuto il loro momen- CON SOLIMANO
I Giannizzeri nella Battaglia di Mohács: si
to: qualunque cosa fosse accaduta non sarebbero scappati. Ri- distinguono in prima linea i serventi ai pezzi di
poste le armi da lancio, i Giannizzeri si prepararono al corpo a artiglieria coperti da una linea di archibugieri.
corpo impugnando asce, alabarde e kilij, le possenti sciabole. Intorno al sultano Giannizzeri arcieri della guardia
Alcuni di loro erano armati di archibugi e schioppi, armi all’a- del corpo. Seguono le cavallerie pesanti dei sipahi.
vanguardia per l’epoca, fresche di adozione.
Lontano, dove l’esercito cristiano si stava riorganizzando per
sferrare l’ultimo attacco, qualcuno si stava staccando senza at-
tendere il grosso dei cavalieri. Era il giovane re Ladislao che,
forse invidioso del successo del suo primo generale Hunyadi,
voleva dimostrare quanto valessero lui stesso e la sua guardia.
Tentò il colpo di mano risolutivo: con meno di 500 uomini ca-
ricò i Giannizzeri, o meglio il sultano, che sotto la sua bandie-
ra sventolava il trattato violato, invocando la punizione divi-
na sui traditori.
La carica fu violentissima, furiosa,
ma non sufficiente. Il muro dei Giannizzeri resse l’impatto. An-
cora straordinariamente agli occhi dei contemporanei la caval-
leria nobiliare si disfaceva davanti alla semplice fanteria, peg-
gio, a una fanteria composta da schiavi.
Ladislao venne sopraffatto da questi fanti baffuti (proprio
per il loro stato di non liberi era proibito ai Giannizzeri di por-
tare la barba) che lo disarcionarono e gli mozzaro-
no la testa. Il capo dell’avventato re venne issato
su una picca e mostrato ai cristiani che persero
ogni volontà di continuare a combattere e rup-
pero in fuga.
Benché fossero stati vicini alla sconfitta e
avessero subito molte perdite i Turchi rima-
sero padroni del campo. Anzi, gli schiavi de-
voti del sultano, i Giannizzeri, rimasero Cronaca turca ovvero “Memorie
padroni del terreno e del futuro del loro di un giannizzero”, K. M. di
impero. d Ostrovica (Sellerio). Rapito e arruo-
lato dai Turchi, raccontò la presa
Giorgio Albertini di Costantinopoli del 1453.

GLI ALTRI FEDELISSIMI GLI ALTRI FEDELISSIMI

furono istituiti dallo zar durante il XIV secolo.


Ivan IV “il Terribile” tra il 1545 e il 1555. di origini slave (il loro nome viene da
russe. Sclavonia, “terra degli Slavi”), erano reclutati
erano le guardie personali degli zar, in Istria, Dalmazia, Albania e nelle isole
che servirono fino al 1720. Quelli moscoviti greche, spesso definiti anche “Oltremarini”.
divennero una guardia pretoriana che spesso erano usati per le attività militari
orientava le scelte politiche del regno. e di presidio nei possedimenti coloniali di
hanno combattuto in tutti i conflitti Venezia essenzialmente in chiave antiturca.
dell’età moderna, dalle guerre russo-kazane In guerra erano spesso imbarcati sulle galere
del 1552 fino alla Grande guerra del Nord come fanti di marina.
(1700-1721). Corpo di archibugieri costituiti devoti alla Serenissima (erano i
sul modello dei Giannizzeri, come loro furono “fedelissimi di San Marco”), combatterono
tra i primi a essere equipaggiati con armi da in ogni campagna militare fino alla
fuoco (streltsy significa ”tiratori”), ad avere capitolazione della Repubblica, unici a
divisa e paga (buona, ma spesso elargita resistere in armi il 12 maggio 1797 di fronte
in terreni). L’uniforme era il tradizionale all’esercito napoleonico. Sotto il comando di
caffettano russo lungo fino ai piedi con Niccolò Foca Morosini ripiegarono poi verso
cappello (shapka) di pelo. Completavano Zara. L’uniforme entrò in uso a fine ’600, ma
l’arcaicità dell’equipaggiamento una grande già prima i capelli incolti, i baffoni e il rosso
ascia in asta dal lungo taglio convesso sgargiante li segnalavano quando uscivano
chiamata bardiche e una sciabola. Moderna dalla loro caserma, sull’omonima Riva. L’arma
era invece l’artiglieria di cui erano dotati, tipica fu la “schiavona”, una spada pesante a
affiancata da archibugio e moschetto. doppio filo con guardia a gabbia.

53
FEDELISSIMI

LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO (2)


QUELLA
MALEDETTA
DOMENICA
54
Laon, nel pomeriggio del 20 giugno 1815, Napo-
leone dettò il suo ultimo Bollettino dell’Armata.
In esso raccontava ai francesi la sua versione della
sconfitta subita due giorni prima a Waterloo, do-
ve in una tarda domenica era cambiata la Storia.
“Verso le otto e mezzo i quattro battaglioni della Media guar-
dia che erano stati mandati sulla piana oltre Mont-Sain-Jean a
sostegno dei corazzieri, disturbati dalla mitraglia nemica, at-
taccarono alla baionetta per conquistare i cannoni che spara-
vano su di loro. La giornata volgeva al termine, una carica lan-
ciata sul loro fianco da numerosi squadroni inglesi li mise in di-
sordine; i fuggitivi riattraversarono il vallone; i reggimenti vici-
ni, che videro alcuni reparti della Guardia sbandati, credettero
che si trattasse della Vecchia guardia messa in fuga: si udiro-
no grida di ‘Tutto è perduto, la Guardia è battuta!’. I soldati so-
stengono anche che alcuni provocatori abbiano gridato ‘Si sal-
vi chi può!’ Come che sia, un terrore panico pervase all’improv-
viso tutto il campo di battaglia.”
Secondo l’imperatore la causa della sconfitta in una battaglia
altrimenti risolta in favore dei francesi – in un altro passo del
bollettino scrive che “la battaglia era vinta: occupavamo tut-
te le posizioni tenute dal nemico all’inizio dei combattimenti”
– consistette nella falsa convinzione diffusasi nell’esercito che
la Vecchia guardia fosse stata messa in rotta. Tale era il presti-
gio di cui godeva questo corpo di élite.
Dell’episodio si è scritto molto e siamo ormai convinti che Na-
poleone ne abbia fornito un’interpretazione distorta: l’attacco
della Media guardia rappresentava l’ultimo disperato tentativo
francese per aprirsi il varco nelle linee
inglesi, mentre la pressione esercita- GUARDIA IMPERIALE
ta dai prussiani in arrivo da est sull’ala
destra diveniva insostenibile. La gran- Napoleone la
de carica di cavalleria lanciata per erro- costituisce nella Campagna d’Italia del
1796-1797, ma la Guardia imperiale vera
re sul centro dal maresciallo Ney a me- e propria risale al 1804.
tà pomeriggio contro truppe nemiche
corpo d’élite nel quale
non ancora provate a sufficienza dal affluivano i migliori della Grande armée,
combattimento aveva privato i fran- venne organizzato inizialmente come
cesi dell’altra carta di cui disponevano scorta personale del generale Bonaparte.
per vincere la battaglia: la netta supe- si formò dalle ceneri della Garde A PASSO DI CARICA
riorità di cavalleria. de l’Assemblée nationale (nata nel 1789), A sinistra, a Marengo
La che cambiò nome innumerevoli volte, (1800), la carica dei
prima in Grenadiers de la Gendarmerie Granatieri a cavallo della
Guardia imperiale non era un repar- (1792), poi nella Garde du Directoire Guardia. Sopra, a Eylau
to qualsiasi, costituiva la spina dorsale (1795) e, infine, in Garde consulaire. Tra il (1807) i Grenadiers della
dell’esercito napoleonico e ne garan- 1804 e il 1815 i suoi reggimenti vennero Vecchia guardia.
tiva la fedeltà all’imperatore. Aveva classificati per anzianità: Vecchia guardia,
accompagnato l’ascesa di Napoleone la famosa Vieille garde, Media guardia e
Giovane guardia.
al trono di Francia e si potrebbe qua-

55
si dire che lo aveva condiviso con lui. La sua origine precede-
va la nascita dell’impero, venne organizzata infatti come scor-
ta personale del generale Bonaparte nella Campagna d’Italia
del 1796-97, con lo scopo dichiarato di proteggere la sua per-
sona. Dopo il colpo di Stato di Brumaio, il 9 novembre 1799, si
trasformò in Guardia consolare ed ebbe il suo primo momen-
to di gloria nella battaglia di Marengo . Napoleone aveva com-
messo un errore di valutazione: riteneva l’esercito austriaco in
ritirata, mentre invece il generale Melas uscì alla sua testa da
Alessandria per dare battaglia. Per tutta la mattina e fino al
primo pomeriggio, quando il generale Desaix giunse con i
rinforzi francesi, la battaglia sembrava perduta. A salvare la
situazione fu la Guardia consolare, che resistette sul centro
“come un muro di granito”, secondo la valuta-
zione di Napoleone stesso.
Con l’impero la Guardia accrebbe le pro-
prie dimensioni. Si giunse a un organico di
oltre 40.000 uomini che comprendevano i
reggimenti di fanteria della Vecchia guardia,
granatieri e cacciatori, con la corrisponden-
te cavalleria, granatieri, cacciatori a caval-
lo, che fornivano la scorta personale di Na-
poleone, e dragoni dell’imperatrice. Media
e Giovane guardia erano i reparti di più recente
costituzione, ai quali l’accesso risultava più
agevole e le cui paghe erano meno elevate.
La grande giornata del-
la cavalleria della Guardia fu Auster-
litz , il 2 dicembre 1805, quando si scon-

Marengo (14-6-1800) Battaglia della 2a Campa-


gna d’Italia con Napoleone Primo console.

Austerlitz (2-12-1805), la Battaglia dei 3 impera-


tori, contro Alessandro I di Russia e Francesco II.

IL GRANATIERE
A sin., artiglieri a piedi della
Vecchia guardia a Hanau (1813),
in colbacco con visiera nera.
LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO

A lato, grognard dei Granatieri


della Vecchia guardia vestito
da parata: colbacco con l’aquila
d’ottone, treccia e pennacchio,
capelli legati e incipriati. Porta
la sciabola con la dragona e il
fucile Charleville.

L’asso nella manica di Napoleone: la Vieille garde

C
ostituiva l’asso nella manica di in battaglia (8 per il 2° Reggimento); bi- (“baffi”), i soldati dovevano portare ob-
Napoleone, la riserva da mandare sognava poi essere irreprensibili e saper bligatoriamente i favoriti e i baffi a forma
sul campo di battaglia quando le leggere e scrivere. Gli uomini della Guar- di calcio di pistola (salvo che in inverno).
cose volgevano al peggio. La Vecchia dia si distinguevano anche per altezza: La Vieille garde portava anche i capelli
guardia era un corpo scelto guidato da almeno 183 cm per i granatieri e 173 per lunghi e due trecce annodate sotto la
un generale d’armata o da un maresciallo cacciatori e i reparti di cavalleria. nuca, incipriate di bianco/grigio – cosa
dell’impero. La disciplina era dura, seppur Imbiancati ad arte. Ribattezzati famili- che contribuì alla definizione di “vecchia”
senza punizioni corporali o trattamenti armente con il nomignolo di grognards – e legate con un cordoncino adorno di
inumani, il reclutamento rigoroso. Per en- (“brontoloni”, per via del fatto che i una nappina d’argento, oltre a un anello
trare nel 1° Reggimento dei granatieri a veterani delle guerre napoleoniche si la- d’oro grande come una moneta a ogni
piedi della Guardia imperiale ci volevano gnavano della loro condizione di militari orecchio.
I. DZIS

10 anni di comportamento impeccabile sempre pronti a partire) o di moustaches Lidia Di Simone

56
BATTAGLIA DI WATERLOO 1815
xxx Waterloo
xxxx
RISERVA

WELLINGTON xxx
Uxbridge
7 PRUSSIANI
OLANDESI 4 I Corpo

xxx

PRINCIPE
D’ORANGE 2

2 5 3
xxx

DERLON xxx xxx


Ney
8 MILHAUD VON BLÜCHER
PRUSSIANI
xxx
1 1
Prin 1
cipe REILLE
Ger
ola
mo Foy

6
xxx LEGENDA
xxx
KELLERMAN
Anglo prussiani
LOBAU
Francesi
xxxx xxxx Armata
xxx Corpo d’armata

S.STANLEY
GUARDIA IMPERIALE NAPOLEONE

L
a battaglia inizia tardi per la pioggia Tra le 16 e le 17 il maresciallo Ney tenta un Alle 18:45 arriva iI corpo d’armata prussiano,
del giorno prima che ha reso pesante il assalto finale contro gli inglesi in tre ondate che si dispone alla sinistra di Wellington 7 . Il
terreno: i francesi (circa 80.000 uomini ma successive 5 . La forza d’urto dei corazzieri comandante inglese rinsalda così le sue linee.
superiori per artiglieria e cavalleria) dispongo- francesi è terribile, ma Wellington si difende Alle 19 Napoleone si gioca le ultime forze
no i cannoni solo alle 11:00 contro la linea di bene schierando la sua fanteria in quadrati. rimaste e la riserva strategica dell’armata: i Gra-
Wellington, forte di 70.000 uomini schierati su Intanto i prussiani avanzano, ma Grouchy natieri della Guardia. Lui stesso accompagna i
un’altura a nord. Ma gli inglesi restano protetti continua a non comparire. Alle 17 Napoleone, suoi fedelissimi fino alla Haye Sainte.
dietro una cresta. Alle 11:30 inizia l’assalto di- che si trova su un poggio vicino alla fattoria di Alle 19:30 i veterani attaccano il centro destra
versivo alla fattoria di Hougoumont 1 guidato Rossomme, pensa di avere ancora in pugno la di Wellington 8 . Alle 20:15 gli attacchi fran-
dal principe Gerolamo e dal generale Foy; ai battaglia. Bisogna attaccare in forze gli inglesi e cesi vengono respinti e quando si sente il gri-
francesi costerà migliaia di perdite. La Guardia e impedire loro di riunirsi ai prussiani. do “La Garde recule!” (la guardia arretra), dal
la cavalleria di riserva si trovano molto indietro. La Guardia giovane viene inviata a Plance- Mont St. Jean 40.000 inglesi si riversano con-
Alle 13:00 il corpo d’armata di d’Erlon sta per noit; la Vecchia guardia si porta alle spalle del tro il nemico. Alle 21 i prussiani si riprendono
sferrare l’attacco principale al centro 2 , verso maresciallo Lobau 6 , per sostenerlo. Plancenoit. C’è un’ultima disperata resistenza
Mont St. Jean e la fattoria chiamata La Haye I prussiani vengono buttati fuori da Plan- della Guardia. Ogni sforzo si dimsotra inutile.
Sainte, quando oltre i boschi a est compare cenoit; il maresciallo Ney conquista la fattoria Wellington e von Blücher si incontrano alla ta-
l’armata prussiana di von Blücher 3 (con altri della Haye Sainte; il centro inglese cede, Wel- verna della Belle Alliance, mentre Napoleone
70.000 uomini), che ha superato lo sbarramen- lington è in difficoltà, Ney chiede rinforzi. è ormai in fuga.
to delle truppe di Grouchy, mandato a intercet-
tarlo. Le truppe di d’Erlon risalgono la collina in
formazione di “colonne di battaglione per divi-
sione”, una scelta perdente. Su di loro si riversa
la carica della cavalleria inglese di Uxbridge 4 ,
che viene ferito e perde una gamba.

LA RISERVA
A destra, i veterani di Napoleone, i
Granatieri della Guardia, nel momento
cruciale della Battaglia di Waterloo.
Nella foto, lo Charleville mod. 1777, usato
dai francesi nelle guerre napoleoniche.
G. RAVA
GLI ALTRI FEDELISSIMI

il reparto venne costituito nel


1799 da Napoleone Primo console, da poco rientrato
dall’Egitto, inquadrando volontari arruolati nel corso
della campagna.
il loro squadrone non era affatto un’unità
trò con la cavalleria della Guardia russa annientandola. “Molte
di rappresentanza, tutt’altro. Ad Austerlitz partecipò
alla carica della cavalleria francese della Guardia signore piangeranno a San Pietroburgo”, fu il commento un po’
comandata da Rapp, che travolse il suo equivalente cinico di Napoleone. La fanteria della Vecchia guardia tenne il
russo; combatté in Spagna dove caricò gli inglesi a campo con valore a Eylau, l’8 febbraio 1807, in mezzo a una bu-
Bonavente. Durante la ritirata di Russia, a Gorodnia, fera di neve, nei pressi del cimitero, resistette alla carica della
sempre Rapp comandò una carica di cacciatori e di
cavalleria russa: era la prima volta che Napoleone si vedeva co-
mamelucchi che liberò Napoleone da una turma di
cosacchi che lo avevano circondato. stretto a impegnarla in combattimento nel corso delle campa-
il corpo dei mamelucchi costituiva il più gne dell’impero. Alla Moscova , durante la campagna di Russia,
pittoresco dei reparti della Guardia imperiale. Gli l’imperatore mantenne la Guardia di riserva, rifiutandosi di im-
effettivi erano quelli di uno squadrone di cavalleria pegnarla nonostante le sollecitazioni che ricevette da Davout,
su due compagnie, per un totale di 240 Ney e il principe Eugenio affinché la lanciasse in un attacco che
uomini. Nel corso degli anni il reparto secondo loro avrebbe portato al collasso dell’esercito russo. L’im-
venne mantenuto in vita nonostante
mancasse la possibilità di effettuare peratore riteneva che rappresentasse la sua assicurazione sulla
arruolamenti nella terra possibilità di tornare in Francia. Alla Beresina fu proprio la fan-
d’origine, così che i vuoti teria della Vecchia guardia, ridotta a poche migliaia di effettivi,
che si creavano nei ranghi a rompere l’accerchiamento nemico e aprire la strada della riti-
venivano via via colmati rata ai resti dell’esercito francese.
con l’inserimento di
francesi, senza per Durante la Campagna di Francia del 1814 la Guardia venne
questo rinunciare impegnata in molte occasioni, dimostrando sempre il proprio
al caratteristico valore, fino all’addio di Fontainebleau , dopo la prima abdica-
abbigliamento zione, quando Napoleone salutò il primo reggimento dei gra-
all’orientale.

Moscova Nota anche come Battaglia di Borodino (7 settembre 1812), fu combattuta


contro l’esercito russo del generale Kutuzov. Napoleone vinse aprendosi la strada per
Mosca, ma subì perdite immani senza riuscire nell’obiettivo di annientare l’avversario.

Davout, Ney, Eugenio Fra i subalterni di Napoleone, Davout rimase a difendere Amburgo
dopo che l’imperatore era tornato a Parigi, Ney guidò la retroguardia durante la ritirata
dalla Russia, Eugenio Beauharnais (già viceré d’Italia) prese il comando della Grande
armée lasciato il 16 gennaio 1813 da Gioacchino Murat (che nel 1815 passò al nemico).

Beresina (26-29 novembre 1812) Fu la battaglia combattuta durante la ritirata dalla


Campagna di Russia. I francesi riuscirono a passare il fiume Beresina, ma a costo di in-
genti perdite. L’operazione è considerata una brillante manovra di svincolamento.
Fontainebleau Dopo che il nemico riuscì a occupare Parigi, il 31 marzo 1814 Napoleone
si rifugiò a Fontainebleau. Il Senato proclamò la sua decadenza da imperatore e i mare-
scialli si rifiutarono di tentare l’ultima battaglia. Il 6 aprile lui accettò di abdicare senza
condizioni. Il 20 aprile, nella corte del castello di Fontainebleau, diede il saluto d’addio
alla Vecchia guardia. Poi lasciò la Francia per l’Elba.

Non mi arrendo!
G. RAVA

I
l generale Pierre Jacques Durante i primi giorni del volo
Cambronne (1770-1842), di dell’aquila (così viene definito il
un anno più giovane di Napo- rientro dell’imperatore a Parigi)
leone, era anche lui figlio della comandò l’avanguardia della
COL TURBANTE rivoluzione. Si arruolò volontario colonna francese che accompa-
L’uniforme si ispirava a 22 anni per essere promosso ra- gnava Napoleone.
ai costumi popolari pidamente sergente-maggiore e Celebre per una parola. A Water-
egizi: turbante con poi ufficiale. Nel 1809 venne tra- loo era al comando del 1° Reg-
fez e pennacchio, sferito nella Guardia imperiale, gimento cacciatori della Vecchia
camiciotto, gilet nei cui ranghi combatté in Spa- guardia e alla loro testa rifiutò
orlato di nero e ampi gna e in Russia. Nel 1813 divenne di arrendersi agli inglesi. Ferito
pantaloni alla zuava. generale di brigata. Napoleone lo gravemente, sopravvisse alla bat-
Trattandosi di un’unità scelse come comandante del re- taglia e anche a una condanna
di cavalleria, usavano parto di Granatieri della guardia a morte in contumacia. Graziato
stivali da monta. destinato a seguirlo all’Elba. dal re Luigi XVIII, nel 1820 assun-

58
natieri baciandone la bandiera, prima di par-
tire per l’esilio all’Elba.
Trasformato in Guardia reale dal sovra-
no Luigi XVIII, il reparto si dimostrò in-
sofferente al Nuovo regime, che lo allon-
tanò da Parigi. Al suo ritorno Napoleo-
ne potenziò l’organico della ricostitu-
ita Guardia imperiale, il cui attacco
finale a Ligny (16 giugno 1815) deci-
se l’esito della battaglia. Dopo il disa-
stro di Waterloo e la caduta di Parigi,
quello che rimaneva della Guardia
imperiale fu definitivamente di-
sciolto dalla monarchia torna-
ta al potere.
Poche battaglie si concluse-
ro in un collasso totale dell’esercito sconfitto co-
me quella di Waterloo. La rotta dei francesi am-
massati lungo l’unica strada disponibile, quella
per Charleroi, avvenne nel caos più totale, alimen-
tato dal buio, con l’abbandono di salmerie, carriag-

LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO
gi e traini d’artiglieria.
Unici reparti a mantenersi in ordine furono al-
cuni reggimenti della Vecchia guardia, con ogni
probabilità non più di duemila uomini in tutto,
organizzati in due quadrati. Napoleone si pose al
centro di uno di essi, forse alla ricerca della mor-
te in combattimento alla testa degli uomini che
IN MARCIA
lo avevano accompagnato in tutte le sue campa- Napoleone sulla strada della Francia dopo
gne vittoriose e anche nel suo esilio elbano. Gli la fuga dall’Elba. Il generale è in secondo
aiutanti di campo riuscirono a convincerlo a sali- piano, davanti a lui c’è la Vecchia guardia.
re a cavallo e a lasciare il campo di battaglia se-
guito da una piccola scorta, abbandonando
la carrozza e gli effetti personali, che cadde-
ro in mano prussiana. le Cambronne (v. riquadro sotto),
Captain Coignet: a soldier of
Mentre la notte si avvicinava e tutto era perduto, solo qual- che aveva comandato il distacca- Napoleon’s Imperial Guard from
che battaglione della Vecchia guardia rimase a fronteggiare gli mento della Guardia al seguito di the italian campaign to Russia
eserciti alleati. Nella confusione le linee di comando erano en- Napoleone all’Elba e che con lui and Waterloo. Quaderni di un uo-
trate in crisi, alla testa delle truppe francesi non si trovavano era tornato cento giorni prima a mo della Vecchia guardia (i cahiers
né il maresciallo Mortier, comandante della Guardia imperia- riconquistare il trono di Francia. originali sono in francese).
le, né il suo vice Druout, l’esperto di artiglieria, e neppure il ge- A Waterloo Cambronne coman-
nerale Friant, comandante dei granatieri della Guardia e rima- dava il 1° Reggimento cacciatori della Vecchia guardia e fu a lui
sto ferito in combattimento. Il più alto in grado era il genera- che gli alleati chiesero di arrendersi insieme agli ultimi france-
si che tenevano il campo, per ricevere – così si dice – la rispo-
sta che è passata alla storia: ÒMerde!Ó.
La Vecchia guardia
SCALA

scomparve così, quasi nel buio, sotto il tiro dell’artiglieria in-


se il comando della 26a Divisione. glese, rifiutandosi di cedere le armi al termine di una battaglia
Venne fatto visconte, sposò una che concludeva un’epopea. Le date della soppressione del cor-
nobildonna inglese e si ritirò nel po, 11 settembre 1815 per il 1° Reggimento, 24 settembre per
1823. Morì a 72 anni. il secondo, il terzo e il quarto, hanno un significato del tutto
La leggenda vuole che davanti al
relativo: per le prime due unità si trattava di reparti che in pra-
nemico ormai vittorioso lui aves-
se risposto “La Guardia muore, tica non esistevano più.
ma non si arrende!”. Ma sembra Nel romanzo I Miserabili, Victor Hugo commenta la Batta-
non abbia mai rivendicato la pa- glia di Waterloo e a proposito del suo episodio finale scrive:
ternità del “merde!” gridato a chi ÒL’uomo che ha vinto la Battaglia di Waterloo non è Napoleo-
gli chiedeva di arrendersi.
ne in rotta, non è Wellington che alle quattro cedeva, alle cin-
Il generale Cambronne
que disperava, non è BlŸcher che non si è battuto; l’uomo che
con gli uomini ha vinto la battaglia di Waterloo è CambronneÓ. d
della Vecchia guardia. Sergio Valzania

59
FEDELISSIMI

PER IL CANALE
La Moonlight
charge (la carica
notturna) della 1st
Life Guards contro
gli egiziani, episodio
della Battaglia
di Kassassin
(1882). Vincendo,
i britannici si
assicurarono il
controllo dell’Egitto
e del Canale di Suez.
A destra, un soldato
della Life Guards.

LE GUARDIE
DELLA
entro di Londra, Whitehall, ore 11: nell’area della Chi li ha visti agire nella pro-
Horse Guards Parade scintillanti cavalieri montati su vincia di Helmand (Afghanistan) riconoscerebbe a fatica in lo-
animali neri effettuano il cambio della guardia in uni- ro i commilitoni del principino Harry. Ma gli “onori” questi uo-
forme da parata. Sono le guardie della regina. Alcu- mini li hanno cuciti sullo stendardo e sulla loro pelle fin dalla
ni vestono l’uniforme blu, altri rossa. Questi cavalieri nascono Guerra civile inglese (1642-1651), in cui facevano da guardia
dalla fusione di quattro unità distinte dal glorioso passato, co- del corpo al Lord Protector Oliver Cromwell.
stituite tra il 1660 e 1661: 1st Life Guards, 2nd Life Guards, Royal La parata di questi cavalieri continua nel fango delle Guer-
Horse Guards e 1st Royal Dragoons. Dal 1992 fanno parte di un re napoleoniche: gli Household partecipano alle campagne del
unico corpo, l’Household Cavalry Regiment. Potrebbero sem- 1812, 1813 e 1814. A Waterloo (v. riquadro a destra) all’alba del
brare soldatini da parata, ma l’incarico di fornire la guardia d’o- 18 giugno ci sono anche loro: i soldati delle 1st e 2nd Life Guards,
nore ai reali inglesi è solamente uno dei loro compiti. I soldati dei Royal Horse Guards e del 1st (King) Dragoon Guards pri-
dell’HCR hanno compiuto il proprio dovere sui campi di batta- ma si riparano dietro i cavalli dal fuoco della micidiale artiglie-
glia ovunque l’Union Jack si è trovata a sventolare. ria francese, poi strizzano le uniformi inzuppate dalla pioggia

60
caduta incessantemente durante la notte e montano a caval-
MONDADORI PORTFOLIO/WWW.BRIDGEMANIMAGES.COM

lo: 1.349 sciabole sguainate si avventano giù per la collina cari-


cando ripetutamente i francesi. Le perdite ci sono, 15 ufficiali
e 305 uomini, ma la Storia è stata scritta: i Royals hanno strap-
pato l’aquila ai francesi.
Altro giro, altra gloria. Di Balaklava (25 ottobre 1854), si ricor-
dano gli Highlanders disposti nella mitica “sottile linea rossa” e
la “carica dei 600”, quella della sfortunata Light Brigade, immor-
talata in un poema di Alfred Tennyson. Ma tra le colline della
Guerra di Crimea c’è anche la Heavy Brigade dei Royals (sem-
pre il 1st Royal Dragoons, quello di Waterloo, che presto entre-
rà a far parte della Household Cavalry). La brigata carica la più
numerosa cavalleria russa e la mette in fuga. L’azione ha buon
esito e nessuno ci scrive sopra dei versi. Forse bisognerà mori-
re ancora per non sembrare soldatini da parata.
Evocato, il grande sacrificio arriva anche per i
nostri. È la regina Vittoria a chiedere espressamente l’impiego
della sua elegante guardia a cavallo in Africa. Nel 1882, in oc-
HOUSEHOLD casione della Campagna d’Egitto, l’Household Regiment, con
CAVALRY tre squadroni, fa parte del corpo di spedizione inglese e rimane
in Sudan fino al 1885, quando, morto Gordon Pascià e caduta
tra 1660 e 1661.
Khartoum, il reggimento viene rimpatriato. Ma prima di tor-
il reggimento, di cui
fanno parte le Life Guards e
nare a Londra per riprendere le rituali parate, c’è ancora tempo
I Blue & Royals, è diviso in per versare un po’ di sangue inglese.
due unità, gli Household Il 28 agosto 1882 il reggimento si trova accampato a Mahsa-
Cavalry Regiment (Hcr) ma, presso la chiusa di Kassassin, dov’è schierata l’avanguardia
e gli Household Cavalry britannica comandata dal generale Graham, in attesa di avan-
Mounted Regiment
(Hcmr).
zare contro l’esercito egiziano di Arabì Pascià, trincerato a Tel
el-Kebir. Le linee inglesi sono attraversate perpendicolarmen-
il reggimento
più antico della British te da due canali di acqua dolce e da una ferrovia, che corrono
Army venne costituito in paralleli fra di loro. Sulla sinistra, a sud del primo canale, dove
Olanda con il nome di Royal un terreno basso impedisce qualsiasi attacco egiziano, è schie-
Mounted Bodyguard da 80 rata l’artiglieria di marina; a circa 700 metri a est è posizionata
realisti che avevano seguito
la fanteria montata (Mounted Infantry), il 4th Dragoon Guards
Carlo II in esilio dopo la Battaglia
di Worchester del 1651. Da questo e la Dcli (Duke of Cornwall’s Light Infantry), con le riserve pro-
nucleo nacquero nel 1660 il 1st tette dalla scarpata ferroviaria. Alle sue spalle, sulla destra, so-
Life Guards e il 2nd Life Guards. I no schierate due compagnie dello York & Lancaster, con il resto
Blue & Royals, invece, sono nati del battaglione in appoggio. Sulla ferrovia un cannone Krupp ,
nel 1922 dalla fusione di Royal
preso al nemico, è stato montato su un vagone ferroviario e pro-
Horse Guards (The Blues, risalenti
al 1660) e Royal Dragoons (il 1st tegge le truppe schierate a destra, in attesa dell’appoggio del-
Dragoons risalente al 1661). la cavalleria. Alle 16:30 i cannoni egiziani iniziano un intenso
bombardamento, seguito dall’avanzata delle truppe di fanteria
e di cavalleria che cercano di aggirare i britannici sulla loro si-
nistra. I cannoni inglesi rispondono al fuoco, fermando l’attac-
co egiziano, ma esauriscono in breve tempo le munizioni, per-
ché i carri con le riserve sono stati lasciati indietro e non hanno
Gordon Pascià Charles George Gordon, generale britannico divenuto governatore di una provin-
cia del Sudan (pascià); difese Karthoum – dove cadde nel 1885 – dai musulmani mahdisti.
Cannone Krupp A Kassassin, in dotazione agli egiziani, c’erano i pezzi Krupp da campagna da 8 e
9 cm modello 1868 e le batterie Krupp da montagna.

L’aquila dei Royals

I
l 1st Royal Dragoons fa dei più gloriosi reggimenti 105° Reggimento di fanteria
G. RAVA

parte dell’Household della cavalleria pesante di linea francese.


Cavalry Regiment solo a inglese: il 18 giugno 1815 Stemma. Per ricordare l’a-
partire dal 1922, quando fu durante la Battaglia zione da allora i Royals han-
amalgamato con le Royal di Waterloo, il capitano Clar- no come stemma un’aquila,
Horse Guards. Fino a quel ke e il caporale Stiles riusci- tradizione rimasta nell’Hou-
momento era stato uno rono a catturare l’aquila del sehold Regiment.

61
KASSASSIN
BATTAGLIA DI KASSASSIN 1882
L’ala sinistra egiziana arretra Tre Squadroni
sotto la pressione inglese dell’Household Cavalry

Avanzata egiziana
7th Dragoons Guards
iniziale

York and Lancaster


Per Tel el-Kebir Regiment GRAHAM

Ferr Squadrone
ovia 7th Dragoons
Cai
ro-S Guards
uez

Cannone Krupp
Fanteria
sulla ferrovia
leggera Duca di
Cornovaglia

4th Dragoons
Fanteria a cavallo Artiglieria
Royal Marine Kassassin

LEGENDA Chiusa di CAMPO BRITANNICO


Kassassin Can
ale
Britannici di a
cqua
Tor dolc
Egiziani re nte e
S. STANLEY

A
Kassassin, il 28 agosto 1882, dolce, con la fanteria a cavallo, un di- munizioni dell’artiglieria si esauri- SOTTO LA LUNA
episodio cruciale della guerra staccamento del 4th Dragoon Guards, scono presto e solo il cannone Krupp Artiglieria inglese a
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per il controllo del Canale la Duke of Cornwall’s Light Infantry continua a sparare. La battaglia viene Kassassin, dove lo
di Suez, si fronteggiano i soldati (Fanteria leggera Duca di Cornova- decisa qui: dopo una marcia d’avvici- scontro si risolve nella
dell’esercito egiziano, comandato da glia) e un cannone Krupp montato su namento da Mahsama, la Brigata di Moonlight charge delle
Ahmad Arabì, e il corpo di spedizio- un vagone ferroviario. Oltre la ferro- cavalleria di Drury Lowe (composta guardie inglesi, che di
ne britannico del generale Garnet via, la linea inglese si completa con da tre squadroni della Household notte caricano la fanteria
Wolseley. Ecco la battaglia vista da il reggimento York & Lancaster e un Cavalry più il 7th Dragoon Guards) egiziana. A sinistra, il
sud-est, dietro le linee inglesi: a nord plotone del 7th Dragoon Guards. proveniente da est avanza al coperto generale Drury Lowe.
del campo inglese sulla chiusa Attacco e contrattacco. Gli egiziani delle dune e carica l’ala sinistra egi-
di Kassassin è schierata attaccano a metà pomeriggio da ziana. La cavalleria inglese sbaraglia
l’Artiglieria di Mari- nord, su tutto il fronte, con fanteria, gli egiziani, li oltrepassa e li prende
na, alla sinistra del artiglieria e cavalleria, ma vengono alle spalle nella decisiva Battaglia di
canale di acqua respinti dal fuoco degli inglesi. Le Tel el-Kebir.
TOPFOTO/ALINARI
fatto in tempo a raggiungere la prima linea. L’unico pezzo che Il Camel Corps nel deserto
continua a sparare e a tenere bloccati i nemici è il Krupp, azio-

N
el 1884, per liberare Gor- caduta da un paio di giorni e il
nato dagli artiglieri della Royal Marine Artillery al comando del don assediato dai Mahdisti genrale Gordon era stato ucciso.
capitano Tucker, e rimasto miracolosamente illeso nonostante a Khartoum, fu organiz- La “colonna”. Il Camel Corps era
i colpi dei cannoni avversari. zata una spedizione composta formato da 4 reggimenti, uno dei
da un corpo cammellato (Camel quali, l’Heavy Camel Regiment,
Il sole è ormai tramontato e brilla Corps, la “Colonna del deserto”) e era comandato dal col. Talbot,
la luna piena: la cavalleria inglese con gli Household e il 7th Dra- da un contingente che viaggiava delle 1st Life Guards. Ne facevano
goon Guards, si è messa in marcia: i cavalli stanchi procedono via nave sul Nilo. Quando il Camel parte 2 ufficiali e 43 uomini della
il più in fretta possibile sul difficile terreno, guidati dai lampi dei Corps raggiunse Khartoum a fine 1st e 2nd Life Guards e altrettanti
cannoni e, come sosterranno gli uomini del 7° Dragoni, dal ba- gennaio 1885, la città era ormai delle Royal Horse Guards.
gliore di Venere. Drury Lowe fa compiere alla brigata un ampio
movimento per aggirare la sinistra del nemico, tenendosi lun-
go una cresta sabbiosa per celare i suoi spostamenti fino al mo- Kebir, e vince lo scontro decisivo della campagna. Ma intanto
mento dell’attacco. Quando gli inglesi arrivano a contatto con la Moonlight charge (la “carica al chiaro di luna”) di Kassassin è
la fanteria egiziana, dà ordine al suo sottoposto, il generale di già diventata mito romantico, materiale buono per le gazzette
brigata Baker Russell, di lanciare l’assalto. Al grido di “Trotto!”, dell’epoca e i pittori di battaglie.
“Galoppo!” e “Carica!”, la Household Cavalry, fiancheggiata dai Il peggio deve ancora arrivare e sarà
Dragoni, si lancia, nel buio, contro gli egiziani, prendendoli sui nelle trincee del continente che questi uomini mostreranno an-
fianchi. La fanteria nemica viene completamente dispersa e i ca- cora una volta il loro valore. Il Regno Unito affronta l’ecatombe
valleggeri inglesi continuano la loro corsa attraverso nove can- della Guerra mondiale e l’Household Regiment prende parte a
noni, abbandonati sul posto dagli inservienti che si sono dati tutte la battaglie fra l’agosto 1914 e il novembre 1918: Mons, Le
precipitosamente alla fuga. Sarebbero stati un prezioso bottino, Chateau, La Marna, Aisne, Messines, Ypres, Saint Julien, Fre-
ma, quando gli squadroni si ricompattano e tornano indietro, zenberg, la Somme, Arras, Scarpe, Poelcappelle, Passchenda-
a causa dell’oscurità non riescono più a ritrovare i pezzi. La vit- le, Cambrai, Selle e Saint Quentin. Un grosso tributo di sangue.
toriosa carica conclude le operazioni della giornata e costa agli Nel 1922 vengono ridotti i reggimenti: 1st e 2nd Life Guards di-
inglesi 15 morti e circa 70 feriti, mentre le perdite egiziane so- ventano una sola unità (le Life Guards), mentre le Royal Horse
no più di 400. Il comandante in capo, sir Garnet Wolseley, arri- Guards e il 1st Royal Dragoons si uniscono per formare il Blues
va sul posto con il resto dell’esercito al termine dello scontro. Il & Royals (The Blues). Nella Seconda guerra mondiale, i caval-
giorno dopo l’armata avanza di pochi chilometri, fino a Tel el- li vanno in pensione e i reggimenti diventano unità corazzate.
Nella storia di queste guardie entrano le nostre città liberate du-
rante la Campagna d’Italia: Salerno, Anzio, Pesaro. Nel 1992 c’è
la fusione in una singola unità (Household Cavalry Regiment):
iniziano le missioni in Iraq e Afghanistan. Non c’è mai pace per
le guardie della regina. d
Marco Lucchetti

The Blues Lo HCR ha conservato le uniformi delle unità di appartenenza: la giacca blu delle Royal
Horse Guards (da qui il soprannome ai suoi uomini, “The Blues”) e la giubba rossa delle Life Guards.

The Guards, John de St. Jorre


(Crown Publishers). La lunga storia
delle Guardie inglesi, gli Hou-
sehold compresi, con le fotografie
a colori di Anthony Edgeworth.

LO SCIMITAR
Nel 2008, l’Hcr
nella provincia
di Helmand in
Afghanistan,
su un veicolo
corazzato da
ricognizione
GETTY IMAGES

Scimitar.

63
FEDELISSIMI

DA “POLIZEI” A UNITÀ
COMBATTENTE: LA
FALLSCHIRM PANZER-
DIVISION “HERMANN GÖRING”,
FORTEMENTE VOLUTA
DAL COMANDANTE DELLA
LUFTWAFFE, SI DISTINSE,
SOPRATTUTTO IN ITALIA,
PER LA SUA COMBATTIVITÀ

POLIZIOTTI

FALLSCHIRM
PANZER-DIVISION 1
“HERMANN GÖRING”
fu istituita nel 1943,
dall’iniziale evoluzione organica della
Polizei Abteilung z.b.V. “Wecke”, formata
nel 1933 dall’allora ministro degli Interni
per la Prussia Hermann Göring.
pur appartenendo all’aviazione
militare (Luftwaffe), era una divisione
corazzata con organico e armamento
non diversi dalle corrispondenti unità
dell’Esercito o delle Waffen-SS. La
definizione di “paracadutista” aveva
funzioni di propaganda, nessun reparto
ebbe infatti questo addestramento.
SIERRA (3)
GIORNATA TIPO
In basso a sinistra, la Divisione Göring combatte
sul fronte dell’est. A sinistra, un Panzer III della
HG; sopra, si mette in puntamento un mortaio da
81,4 mm. Sotto, il generale Hermann Göring con
il suo bastone da feldmaresciallo. Sopra il
titolo, un volantino di reclutamento.

IN GUERRA

GETTY IMAGES
n vanto. Per i massimi vertici del Terzo Reich era cke, uno dei primi affiliati), destina-
motivo di prestigio avere a disposizione una forma- ta a fronteggiare le sommosse po-
zione d’élite che glorificasse il proprio nome, come litiche delle sinistre in Germania.
nel caso della 1a Waffen-SS Panzer-Division “Leib- A Berlino il battaglione divenne
standarte Adolf Hitler” (v. nell’ultima pagina), la guardia del noto come braccio armato della
corpo del Führer. Non poteva certo esimersi il vanitoso Rei- Gestapo e nel giugno 1934 prese
chsmarschall Hermann Göring , numero due del Reich; questi parte attiva alla famosa “Notte dei
creò in seno alla sua Luftwaffe una complessa unità combat- lunghi coltelli”, la soppressione dei
tente terrestre che avrebbe presto preso il suo nome. vertici delle SA .
La 1a Fallschirm-Panzer-Division “Hermann Göring” si bat- Altre dimostrazioni di fedeltà assolu-
té accanitamente su tutti i fronti anche fino all’estremo sacrifi- ta si ebbero in occasione dell’Anschluss au-
cio, ma è soprattutto durante la Campagna d’Italia che creò la striaco e dell’annessione dei Sudeti della Cecoslo-
sua fama di determinazione e ferocia. Se da una parte viene an- vacchia, mentre il battesimo del fuoco ci fu con l’invasione del-
che ricordata per aver salvato dalla distruzione le opere d’arte la Polonia. Successivamente gli uomini dell’unità, ormai reggi-
dell’Abbazia di Montecassino, dall’altra si rese responsabile, nel- mento inquadrato nella Luftwaffe, vennero selezionati per la
la tragica primavera del 1944, di efferatezze contro civili e parti- conquista della Norvegia e furono in prima linea nella campa-
giani, come avvenne successivamente anche in Polonia durante gna di Francia. Nel 1941 il reggimento fu impiegato in Roma-
l’insurrezione di Varsavia dell’estate seguente. nia, dove per primo entrò nelle raffinerie di Ploiești. Fu quindi
Già nel 1933 l’amico e collaboratore di Hitler aveva creato un richiamato in Germania nel marzo 1942 e qui riorganizzato per
distaccamento di polizia del Partito nazionalsocialista, la Polizei essere trasferito in Francia, dove il 21 luglio ricevette la qualifi-
Abteilung z.b.V. “Wecke” (dal nome del veterano Walther We- ca di brigata e, il 17 ottobre, quella di divisione.
Dal dicembre 1942 il destino delle truppe dell’As-
Hermann Göring (1893-1946) Celebre per essere stato, al termine della Prima guerra mondiale, se in Nord Africa era ormai segnato. L’armata italotedesca era
l’ultimo comandante della squadriglia del Barone Rosso Manfred von Richthofen. Fu uno dei prin- presa fra due fuochi: da est, in seguito all’attacco cominciato a
cipali collaboratori di Hitler e nel 1935 fondò la Luftwaffe, di cui divenne comandante in capo fino El-Alamein, avanzavano gli inglesi con la 8a Armata di Montgo-
alla fine della guerra.
mery, da ovest le truppe americane affidate all’energico generale
Luftwaffe Con la riforma del 1935 le forze armate tedesche (Wehrmacht ) arrivarono a compren- Patton, che le avrebbe condotte alla vittoria. Per cercare di fre-
dere Heer (Esercito), Kriegsmarine (Marina militare) e Luftwaffe (Aeronautica militare), dotati ognu-
no di uno Stato maggiore – OKH (Oberkommando des Heeres), OKM (Oberkommando der Marine)
e OKL (Oberkommando der Luftwaffe) – sottoposti all’Oberkommando der Wehrmacht (OKW). Dal SA Abbreviazione di Sturmabteilung (o “squadre d’assalto”), gruppo paramilitare del partito nazi-
1941 Hitler assunse il controllo dell’OKW per la strategia sul fronte orientale. sta e suo braccio armato; note come “camicie brune” per il colore della divisa.

65
nare gli Alleati in Tunisia, nel 1943 alcuni reparti della Di- Gli uomini della Göring si dimostraro-
visione Göring furono trasferiti dalla Francia al fronte del no, in ogni occasione, soldati senza paura. D’altra parte, la sele-
ARCHIVIO

de- serto. I nuovi arrivati furono una spiacevole sor- zione per entrare a far parte di questo reparto era estremamen-
presa per i soldati americani che, buttati allo sba- te rigida: principale requisito era infatti, a parte la totale fedeltà,
raglio, si trovarono contro dei veterani, esper- la speciale richiesta come volontario. L’addestramento era real-
ti soprattutto nel combattimento corpo a mente massacrante e differiva appena da una vera battaglia in
corpo, avvezzi a maneggiare qualsiasi ti- quanto non esistevano simulazioni. Non pochi uomini rimase-
po di arma, dal mitragliatore pesante ro uccisi durante questa fase. Quando ricevevano le mostrine
al pugnale, e soprattutto decisi a non e l’uniforme mimetica erano già vere e proprie “macchine per
cedere, forti di un addestramento al- uccidere”; avevano ricevuto un’educazione di tipo spartano per
tamente specializzato. I soldati del-
la Göring furono gli ultimi a depor-
re le armi in Africa e vennero fatti pri-
Il comandante gionieri insieme ad alcune compagnie
Wilhelm italiane. Con loro si
Schmalz. persero i migliori ve-
terani dell’unità.
Con i re-
parti rimasti in Europa
come base e i vuoti riempiti con
nuove reclute fu formata la Pan-
zer-Division “Hermann Göring”,
il cui atto ufficiale di nascita è del
maggio 1943. L’unità fu trasferita in Sicilia
e, all’avvio dell’Operazione Husky (lo sbarco
alleato sull’isola), schierata a difesa della zona
di Caltagirone e Gela, dove si sarebbe combattu-
ta una drammatica battaglia, in particolare a Piano Lu-
po. La sua azione venne però ostacolata dalla differenza di mo-
bilità e soprattutto dall’enorme potenza aeronavale angloame-
ricana. Divisa in due gruppi, con circa 80 carri armati, la Göring
diede poi inizio al graduale ripiegamento verso Messina, con-
tendendo accanitamente ogni metro di territorio, con scontri
particolarmente accaniti nella piana dell’Etna. Nel corso dell’O-
perazione Lehrgang (evacuazione del contingente tedesco) la
Göring fu schierata in retroguardia e, anche stavolta, fu l’ulti-
ma a lasciare la Sicilia.
Quando fu diffuso l’annuncio dell’armistizio (8 settembre
1943), la Divisione era in Campania e fu impiegata per contra-
stare l’Operazione Avalanche (lo sbarco a Salerno). Altri Gruppi
d’attacco, come il Kampfgruppe Becker, vennero inviati a osta-
colare le manovre della 8a Armata inglese in Puglia.
Con il cedimento del fronte, la Göring risalì la Penisola, com-
battendo sui diversi schieramenti difensivi come la Linea Barba-
ra e la Linea Bernhard , proteggendo il ripiegamento delle trup-
pe tedesche sul fiume Rapido fino ad aprile, quando il coman-
do passò da Paul Conrath al tenente generale Wilhelm Schmalz.
SOLDATO DELLA HG
Kampfgruppe O “Gruppo da combattimento avanzato”, era un’unità non standardizzata, forma- IN BATTAGLIA
ta da più reparti, che veniva istituita per una determinata esigenza operativa. Poteva avere la Il fante della HG porta sopra
consistenza di un battaglione o di un reggimento con diverse specialità, dalla fanteria al grup- l’uniforme un giaccone tre-
po mezzi corazzati, anticarro e artiglieria. Dal punto di vista funzionale era autonoma, anche se quarti con mimetismo “splinter”;
rispondeva alle direttive del comandante del settore dove era impiegata.
sull’elmetto ha una rete per
Linea Barbara e Linea Bernhard La prima era una linea di fortificazioni allestita dai tedeschi completare il mimetismo con
nell’autunno 1943, sviluppata per circa 35 km a metà strada fra la Linea Gustav e il corso del vero fogliame. La buffetteria è
Volturno; venne superata dagli Alleati il 12 ottobre 1943. Si estendeva dalla costa tirrenica quella standard per l’arma, un
G. RAVA

all’Adriatico. La seconda era incentrata su capisaldi nella regione di Cassino. fucile Mauser Kar98k.

66
NATIONAL ARCHIVE OTTAWA
cui l’estremo sacrificio in battaglia era semmai motivo di orgo-
glio. Per eseguire un ordine o difendere una posizione, non era
concepita la resa, perché anche dopo avere sparato l’ultima car-
tuccia lo scontro non era terminato. Uccidere anche un solo ne-
mico, attaccando con bombe a mano e pugnale fra i denti, se
non a mani nude, significava eliminare comunque una minac-
cia. Ogni uomo della Divisione usava questo metro di ragiona-
mento, e perciò i comandi superiori sapevano di poter guada-
gnare tempo utile se la prima linea era tenuta anche da una so-
la compagnia della Göring.
Una delle più drammatiche dimo-
strazioni dell’accanimento di questi soldati scelti fu in occasio- Le rappresaglie
ne dell’Operazione Shingle, lo sbarco alleato ad Anzio. I Pan-

A
lla Divisione “Her- quindi si dava il via al rastrel-
zergrenadieren si lanciavano all’attacco sbucando da cespugli, mann Göring” vennero lamento. Dopo l’armistizio,
da ruderi di case demolite dalle artiglierie, da buche nel terreno, imputati rastrella- ogni italiano era visto come
di giorno, di notte, con il sole o con la pioggia, sempre in prima menti e fucilazioni avvenuti un traditore dell’alleanza e
linea. Nell’area di Cisterna di Latina e Littoria il reparto fu pra- già nei giorni precedenti quindi meritevole di atrocità
l’annuncio dell’armistizio, e disprezzo. Non di rado le
ticamente decimato proprio perché i ripetuti attacchi, portati per esempio a Mascalucia e donne venivano allineate
con il fanatismo della disperazione, si scontravano con la ma- Castiglione, in Sicilia, e altri al muro e fucilate mentre
nifesta superiorità di uomini e mezzi del nemico. I giovani sol- effettuati sull’Appennino gli uomini erano costretti a
dati americani, molti dei quali al battesimo del fuoco, non ave- tosco-emiliano, per un bilan- guardare prima di subire la
vano grandi speranze di cavarsela in uno scontro diretto se di cio di oltre 700 vittime. stessa sorte. Il furore cieco
Molti ufficiali e sottufficiali che pervadeva i tedeschi in
fronte a loro erano schierati i veterani della Göring. del reparto esploratori sono ritirata portò a pratiche inim-
Con la liberazione di Roma, il 4 giugno 1944, la Divisione fu stati processati dal Tribunale maginabili: nell’Appennino
trasferita sul fronte orientale, dove si sarebbe svolto l’epilogo militare di Verona nell’otto- tosco-emiliano alcune donne
della sua storia e dove gli ultimi fedelissimi veterani combat- bre 2009 e nel luglio 2011 i incinte furono inchiodate
terono con la forza della disperazione fino all’ultimo, sapen- giudici militari hanno emes- con le baionette ai portali
so condanne all’ergastolo per delle chiese. Qui, poi, veni-
do che le truppe sovietiche avevano il preciso ordine di non fa- 9 degli imputati. vano rinchiusi i civili spran-
re prigionieri. Testimonianze. Quando gando le porte e si gettavano
Nella zona di Varsavia la Göring e la Divisione un reparto delle SS o della bombe a mano all’interno.
SS-Viking contribuirono in modo determinante all’accerchia- stessa Göring giungeva in Se qualcuno riusciva a uscire
mento di un intero Corpo d’armata sovietico. Il fronte orien- un paese che doveva essere era accolto da raffiche di mi-
sottoposto a un esemplare tragliatrice. Capitava persino
tale fu un teatro di guerra dove le parti in causa non avevano il castigo, l’accerchiamento che i neonati venissero usati
concetto di economia di vite: i sovietici perché avevano una ri- veniva eseguito come se ci come bersagli, lanciati in aria
serva praticamente inesauribile di materiale umano, i tedeschi si trovasse in zona di guerra, al pari di bambole di pezza.
perché avevano in prima linea reparti legati al giuramen-
to di assoluta fedeltà fino all’estremo sacrificio. Gli scontri
furono atroci e anche qui i soldati della Göring non si ri-
sparmiarono. Al comando di ufficiali e sottufficiali energi-

Panzergrenadieren Le Panzegrenadier erano le unità di fanteria motorizzata o meccanizza-


ta introdotte nelll’esercito tedesco durante la Seconda guerra mondiale.

SIERRA (2)

NEL
BEL PAESE
Due foto di uomini
della Divisione Göring
in Sicilia: a sinistra,
serventi a un pezzo da
88 mm Flak; a destra,
fanti sulle brulle
alture dell’isola.
BATTAGLIA DI ANZIO 1944 Anzio

Osteriaccia
Campoleone
Schlemm
I Fallschirmkorps

Herr Mackensen
LXXVI Panzerkorps XIV Armata
Ardea
Massimo
avanzamento
del VI Corpo Cisterna
Aprilia

Carana
Avanzamento Isola
Crocetta
del VI Corpo Bella
dal 20 febbraio
Primo al 23 maggio Padiglione
cavalcavia
Campomorta
Fer
rovi
ai
nd
22 Gennaio 1944 isu
Le Ferriere so
il VI Corpo d’armata Sessano
Conca
sbarca in 3 punti

Canale Mussolini
strategici
Sp
ia
g gi
aP

Borgo Piave
ete

Mar Tirreno
r

RISERVA
Nettuno Littoria
Rocco
Spi
Lucas a g gi
aX
VI Corpo d’armata Anzio Ra
y

S. STANLEY
LEGENDA
Tedeschi

E
cco i movimenti del fronte di Anzio Il saliente nord-occidentale. Il contrat-
Alleati dal 23 gennaio al 23 maggio 1944, tacco viene portato dalla 29a Divisione
Fanteria da montagna l’Operazione Shingle: le frecce ros- Panzer e dalla 245a di fanteria, mentre
Fanteria meccanizzata se mostrano il contrattacco delle truppe la 114a di fanteria e un reggimento di
Fanteria tedesche. istruzione (Lehr) si portano verso Velletri.
Unità corazzata Da ovest verso est. La mappa illustra le Il 76° Corpo d’Armata del generale Herr,
manovre della 14a Armata del generale che copre il fianco orientale del fronte,
Fanteria aviotrasportata SIERRA
von Mackensen con il 1° Fallschirmkorps lancia un contrattacco con la 362a Divi-
III Reggimento
del generale Schlemm, comprendente sione di fanteria verso Cisterna di Latina.
x Brigata la 4a Divisione paracadutisti e la 65a Divi- Sempre a copertura del fianco orientale
xx Divisione sione di fanteria verso Campoleone; alle si muove la Divisione Göring, a presidio
xxx Corpo d’armata spalle, la 3a Div. corazzata in avanzamen- dell’importante Canale Mussolini dove
xxxx Armata to da Albano e Genzano, con il rinforzo opera anche il Battaglione Barbarigo del-
della 26a Divisione Panzer. la Xa MAS, e dove agisce a chiusura delle
linee la 16a Divisione SS-Reichsführer, ai
limiti di Borgo Piave e Littoria.
ARCHIVIO

UOMINI E MEZZI
Trasferimento per la Penisola
di un Panzer III Ausf. L (dove
Ausf. è l’abbreviazione di
Ausführung, “versione”
in tedesco). A lato, il maggiore
della Göring Karl Rossmann,
croce di cavaliere della
Croce di ferro con fronde di
quercia, una delle massime
onorificenze.
il generale americano
Eisenhower disse che le unità
panzer tedesche in Sicilia erano
le migliori di tutta la guerra
ci ed esperti, sempre alla testa di ogni attacco, gli uomini ave- gli altri fedelissimi
vano un esempio da seguire, anche se tali iniziative spesso era-
no destinate a concludersi con la morte certa. L’impegno assun- 1 Waffen-SS Panzer-
a

to faceva anche superare l’idea che, al punto in cui era ormai la


division “Leibstandarte
Adolf Hitler”
guerra, una, cento, mille morti non avrebbero cambiato il de-
Data di nascita: 1933, con i primi 120 elementi
stino del Terzo Reich. della guardia del corpo di Hitler.
L’epilogo. Nell’ottobre 1944, il Corpo d’armata paracadu-
Compiti: oltre che reparto destinato alla
tisti corazzati “Hermann Göring”, di nuova formazione, venne scorta personale del Führer, divenne un’unità
trasferito a est e schierato nel Kurland contro l’Armata Rossa. Si specializzata temutissima. “Il mio onore si
trovò praticamente circondato insieme ai resti della 4a Armata, chiama fedeltà”, era questo il giuramento che
fra l’Oder e la Vistola. I combattimenti nella sacca del Kurland i giovani militi delle SS pronunciavano nei
confronti di Adolf Hitler e del comandante
sono ricordati fra i più sanguinosi dell’intero conflitto.
diretto Heinrich Himmler, frase incisa sul
I tedeschi attaccavano in piccoli gruppi o anche singolarmen- cinturone dell’uniforme. La fedeltà delle
te, infiltrandosi fra i T-34 sovietici armati solo di una mina an- truppe combattenti delle SS si incarnò
ticarro, spesso spalmata con il grasso dei cannoni perché ade- nella prima e più celebre divisione del
risse alle corazze prima di esplodere. Poco importava se non si Corpo nero, la 1a Divisione Leibstandarte
SS Adolf Hitler, al comando del
faceva in tempo ad allontanarsi. Oppure cercavano di salire sul
fedelissimo generale Sepp Dietrich,
carro nemico e aprire il portello per lasciarsi cadere all’interno, nata come nucleo scelto di guardie del
con una bomba a mano innescata nella cintura. corpo di Hitler e poi cresciuta fino a
Quando anche gli ultimi tentativi fallirono, venne organizzata diventare divisione corazzata.
un’evacuazione via mare. Gli effettivi, ormai ridotti a un quarto, Storia: fece il lavoro sporco durante
furono sbarcati sulla costa della Pomerania e nuovamente im- la Notte dei lunghi coltelli (giugno/
piegati sul fronte Oder-Neisse, insieme alla Panzergrenadier- luglio ’34), dimostrando assoluta
fedeltà e determinazione anche
Division Brandenburg (unità speciale poi utilizzata come nor- durante l’Anschluss austriaco e
male fanteria) nella zona di Lodz. l’annessione dei Sudeti. Dopo Polonia,

G. Rava
Nell’aprile 1945 i pochi sopravvissuti diedero inizio al ripie- Francia, Jugoslavia, Grecia, Italia,
gamento verso la Sassonia, pur senza mai smettere di combat- Normandia e Ardenne, l’apice
tere, per tentare di raggiungere il corso dell’Elba e arrendersi dell’impegno e del sacrificio si
ebbe con la grande Operazione Zitadelle a Kursk,
agli americani. Vi riuscirono solo pochi gruppi isolati, mentre poi a Kiev e Korsun e nei drammatici scontri
Saperne di più
il grosso dell’unità fu circondato e costretto alla resa l’8 mag- sul lago Balaton (Ungheria, 1945). In seguito Hermann Göring,
gio. Ma i sovietici non erano gli americani e solo in pochi, gra- alla sconfitta, Hitler ordinò che la Divisione Gustavo Corni (Giunti).
rimuovesse il bracciale con il suo nome dalle Per capire cosa spingeva
zie agli accordi internazionali per la liberazione dei prigionieri,
uniformi, ma il comandante Dietrich non trasmise questa divisione al sacri-
riuscirono a tornare dai gulag della Siberia dopo la guerra. d ficio bisogna compren-
l’ordine.
Roberto Roggero dere il suo creatore.

Il tesoro di Montecassino: leggenda o verità?


Sierra

L’
abbazia si trovava Becker, ufficiali della Göring, Questo almeno è quanto si
lungo la Linea Gustav, avevano compreso quale sapeva. I giornalisti Benedet-
uno dei molti “limiti sarebbe stata la sorte dell’Ab- ta Gentile e Francesco Bian-
invalicabili” stabiliti da Hitler bazia nella battaglia che sta- chini, da veri detective della
per la Campagna d’Italia. Il va per scatenarsi e, coscienti Storia, hanno ricostruito la
luogo aveva subito diversi del valore dei tesori custoditi, vicenda in tutt’altro modo
bombardamenti, però mai di- contattarono l’abate Grego- nel libro I misteri dell’Abbazia
struttivi come quelli fra il 5 e rio Diamare per convincerlo (Le Lettere): in realtà, sareb-
il 15 febbraio 1944, suggeriti ad autorizzare l’evacuazione be stato un altro ufficiale te-
dal comandante della 4a Divi- dei monaci e del tesoro. desco, Frido von Senger und
sione indiana Francis Tucker In salvo. Ottenuta fiducia, Etterlin, nobiluomo poliglot-
e approvati dal comandante predisposero l’imballaggio ta che non amava i nazisti, a
del Corpo d’armata, il neoze- dei tesori (foto) con l’aiuto salvare il tesoro sventando il
landese Bernhard Freyberg. della popolazione. Volumi e piano di Göring, che avrebbe
Da parte tedesca, il tenente opere di inestimabile valore fatto ammassare le opere in
colonnello Julius Schlegel e il furono così trasportati a Ro- un deposito in attese di farse-
capitano medico Maximilian ma e consegnati al Vaticano. le spedire a casa sua.

69
FEDELISSIMI
LA LEGIONE ARABA FU IL CORPO
SCELTO DI ABDULLAH DI GIORDANIA
E RIUSCÌ A SEGNARE LA PRIMA GRANDE
LEGIONE ARABA
SCONFITTA DI ISRAELE
il primo
nucleo nasce nel 1920; nel 1921
il tenente colonnello Peake ne fa
una consistente forza di polizia.
Dal 1939 al 1956 è guidata dal
comandante Glubb Pascià.
nasce come guardia
dell’emiro Abdullah, secondo figlio
dello Sharīf della Mecca Hussein.
nel 1920 l’emiro Abdullah
viene persuaso dagli inglesi ad
accettare la sovranità sulle terre
oltre il fiume Giordano (Trans-
Giordania). Nell’aprile 1923 l’emiro
conquista l’autonomia per la
regione e in ottobre la sua guardia
prende il nome di Al Jeish al Arabi
o Arab Army (meglio nota come
Arab Legion). Nel 1946 viene
revocato il mandato britannico e
l’emirato di Transgiordania diventa
il Regno Hascemita di Giordania e
Abdullah il suo primo sovrano.

TERRA DI CONQUISTA
Pattuglia del Camel Corps della
Legione araba nel deserto (1952).
A destra, i Legionari con la loro kefiah.
Solitamente erano dotati di fucili
britannici Lee-Enfield.

La Guerra arabo-israeliana del 1948

Q
uello dal 1948 fu, dopo tenente solo ai palestinesi. cisgiordana. primi mesi del 1949, al cessate
la spartizione della Primi scontri erano in atto già La forza di Israele. Le forze il fuoco seguito da armistizi
GEORGE RODGER/MAGNUM PHOTOS

Palestina, il primo dal ’47, ma dopo la fuoriuscita ebraiche dimostrarono però di separati, avevano allargato
conflitto con radici storico- dei britannici nel maggio essere militarmente più forti del 50% il territorio assegnato
politiche, etniche e religiose ’48, truppe provenienti da di quanto gli arabi si atten- in Palestina, mentre Striscia
tra il neonato Stato d’Israele Egitto, Transgiordania, Siria, dessero; non solo respinsero di Gaza e Cisgiordania resta-
e i Paesi arabi che da secoli Libano, Iraq e altri Paesi arabi, le forze arabe e resero sicure rono occupate da Egitto e
consideravano l’area appar- penetrarono nella Palestina le frontiere di Israele, ma nei Transgiordania.

70
atrun, in Palestina, sui primi contrafforti delle monta- Gli israeliani inviarono alcuni battaglioni delle Brigate Harel e
gne della Giudea, domina dall’alto la valle di Ayalon e Givati per liberare l’area, ma, dopo alcune iniziali penetrazioni
controlla il passaggio verso Gerusalemme, distante so- nelle posizioni nemiche, si dovettero ritirare per schierarsi più
lo 15 chilometri a est. Che fosse di grande importanza a sud e nei dintorni di Gerusalemme, a causa dell’invasione del-
strategica era già chiaro ai crociati, che qui eressero una roc- le forze arabe in Israele dopo il ritiro degli inglesi il 14 maggio.
caforte , tenuta dai templari fino al 1187. Ma la sua posizione La presenza degli arabi in zona si stava rafforzando ed era
divenne cruciale durante la Guerra arabo-israeliana del 1948: chiara anche a loro l’importanza dello snodo di Latrun e dei
la cittadina si trovava nella zona assegnata allo Stato arabo dal villaggi circostanti, fulcro dell’imminente battaglia per la Città
Piano di partizione deciso dalle Nazioni Unite con la risoluzio- Santa. È a questo punto che, dopo aver fatto ritirare le forze rac-
ne n°181 del 1947, che aveva diviso il mandato britannico della cogliticce di Fawzi al-Qawuqji, entrò in campo nell’area un’unità
Palestina in due Stati, uno ebraico e l’altro arabo. Da qui si con- transgiordana di tutto rispetto, addestrata e comandata da uffi-
trollava l’unico collegamento tra Gerusalemme, contesa tra l’e- ciali inglesi; l’unico reparto davvero in grado di contrastare effi-
sercito israeliano e le forze arabe, e il neo costituito Stato d’Isra- cacemente le forze dell’ Haganah : la Legione araba.
ele. Di fatto, Latrun era l’unica via di rifornimento per la città. La nascita della Legione si perde nel tempo e nelle pietraie
Nonostante questo, i comandanti isra- giordane al tempo della Grande guerra, quando T.E. Lawrence,
eliani non avevano inizialmente dato a questa cittadina gran- più noto come Lawrence d’Arabia (v. Focus Storia Wars n. 10),
de importanza strategica; se ne resero conto solo tardivamente Haganah In ebraico “la difesa”, era l’organizzazione militare nata negli anni ’20 per difendere gli
nel maggio 1948 quando, nella più totale indifferenza dei sol- insediamenti ebraici in Palestina. Fu affiancata dall’Irgun, più estremista, negli anni ’30. Entrambe
dati britannici che stavano completando il ritiro dalla Palestina, furono la base delle Forze di difesa istraeliane (Tzahal) costituite a fine maggio 1948, pochi giorni
dopo la nascita dello Stato d’Israele.
le forze dell’ Esercito arabo di liberazione avevano preso il con-
trollo della zona e colpivano regolarmente i convogli dei riforni-
menti diretti agli israeliani di Gerusalemme Ovest.
Roccaforte Il nome di “Latrun” pare possa derivare proprio da una corruzione del nome della rocca-
forte crociata: “Le toron des chevaliers”. Altra ipotesi è che venga da “Castellum boni Latronis”: il “buon
Ladrone” che fu crocifisso sul Golgota, appena fuori dalle mura di Gerusalemme, insieme a Gesù.
Esercito arabo di liberazione Esercito creato in Siria dalla Lega araba, era formato da circa 6.000
volontari siriani, libanesi, iracheni, giordani, arabi palestinesi e da militanti dei Fratelli Musulmani
egiziani. Formalmente era comandato dal generale iracheno Isma’il Safwat, ma nella realtà dal
siriano Fawzi al-Qawuqji.

THE LIFE PICTURE COLLECTION/GETT


applicò alla Legione le tattiche della guerriglia e della “guerra
SIERRA

ARMI INGLESI
Aldershot, Inghilterra, lampo” e, dopo averne preso il comando nel 1939 col nome di
l’emiro Abdullah si Glubb Pascià, fece in modo di motorizzarla e dotarla di armi
addestra al tiro con all’avanguardia, come mitragliatrici e artiglieria, oltre a un re-
armi britanniche sotto parto del Genio.
la supervisione di
La Legione era armata ed equipaggiata all’inglese, ma porta-
ufficiali e sottufficiali
dell’Esercito di Sua va come copricapo la tradizionale kefiah beduina bianca e ros-
Maestà. sa. Divenne un’élite nell’intero panorama militare dell’area: ri-
fornita con i materiali e i cavalli migliori del Paese, era compo-
sta – oltre agli ufficiali inglesi – da uomini sceltissimi, non solo
come soldati, ma anche per estrazione sociale. La fedeltà ad Ab-
dullah e all’emirato erano alla base del reclutamento.
Durante la Seconda guerra mondiale Glubb poté dimostra-
re pienamente la valenza militare di quella che, quasi “in toto”,
era la sua creatura. Affiancando i britannici, nel 1941 repar-
ti della Legione araba conquistarono la città di Baghdad in un
Iraq nazionalista filo-germanico e poi ancora, nella Battaglia di
Palmyra (1-2 luglio 1941), in Siria, sconfissero le truppe fran-
cesi di Vichy lì stanziate, catturandone tutta la guarnigione.
Alla fine della guerra la Legione contava circa 8.000 uomi-
aveva formato una prima embrionale armata beduina autono- ni. Grazie anche a queste prove dei suoi soldati, nel 1946 la
ma, che sotto il suo comando contrastava i turchi con tecniche Transgiordania ottenne la completa indipendenza e da emi-
di guerriglia. Nel 1918 Lawrence e i suoi “legionari” entrarono ro Abdullah ne divenne il sovrano. La Legione era il suo fiore
tra i primi a Damasco, ma con i patti di Parigi e Sanremo i so- all’occhiello. Ma erano anni critici per il Medioriente: la risolu-
gni arabi si spensero e i reparti si sbandarono. zione dell’Onu che divideva in due la Palestina contesa da ara-
Alcuni però sopravvissero militarmente con l’emiro ascemita bi ed ebrei, e la prossima scadenza del mandato inglese, adden-
Abdullah, al quale gli inglesi avevano assegnato la Transgiorda- savano sulla regione fosche nubi di guerra.
nia, emirato dai confini incerti a est della Palestina. La Legione si trovava in una posizione anomala: da un lato era
Qui, negli anni ’20, alcune cose cambia- da sempre un reparto ausiliario degli stessi inglesi; dall’altro era
rono. I patti stipulati da Abdullah con Londra prevedevano in- la punta di diamante delle forze armate della Transgiordania,
fatti che per assicurare l’ordine nella regione, di fatto senza con- che faceva parte della Lega araba apertamente anti-israeliana.
trollo, fosse costituto un piccolo ma efficiente esercito di bedu- Questa posizione in bilico permetteva però alcune scappato-
ini al comando di ufficiali britannici. Come consigliere milita- ie e la Legione, con Glubb Pascià in testa, faceva un po’ da ago
re di Abdullah venne inviato sul posto il capitano F.G. Peake, della bilancia consentendo anche una certa mediazione politica
già ufficiale dell’Egyptian Camel Corps, che aveva combattuto tra i vari contendenti, per tentare di salvare il salvabile ed evita-
anche con Lawrence. Peake doveva formare le forze trangior- re un conflitto. Ma i giochi erano fatti e la guerra non si poteva
dane che sarebbero poi diventate famose come Legione araba. fermare. A questo punto era chiaro che al termine del manda-
I veterani di Lawrence ne costituirono l’ossatura e dai primi to britannico la Legione – ormai con l’organico di una divisio-
100 uomini si arrivò presto al migliaio. Per pattugliare lo ster- ne – avrebbe potuto solo schierarsi in funzione anti-israeliana.
minato confine con l’Arabia Saudita furono creati reparti a ca- Rinforzati da armamenti recuperati a
vallo e cammellati di pronto impiego, copia esatta di quelli uti- opera di Glubb dai suoi amici inglesi in smobilitazione, i Legio-
lizzati da Lawrence anni prima. Armi e addestramento erano nari attraversano il Giordano e, come abbiamo visto, si schiera-
forniti dagli inglesi e lo stesso emiro fu inviato ad Aldershot a no a Latrun tra il 15 e il 17 maggio 1948. Teoricamente avreb-
impratichirsi con le più moderne armi britanniche. bero dovuto fare solo da cuscinetto e “attaccare solo se attacca-
Già da subito la Legione fu impegnata a stroncare una ribel- ti”; in pratica le cose andarono diversamente. Glubb inviò an-
lione interna e, in proporzione numerica di uno a cinque, a di- che a Gerusalemme un battaglione, che combattendo casa per
fendere Amman da un’invasione di arabi sauditi. casa cacciò gli israeliani dai quartieri arabi e da quello ebrai-
Ma l’upgrade, come diremmo oggi, della Legione arrivò nei co della Città Vecchia. Intanto rafforzò l’area con un’intera bri-
primi anni ’30, quando le fu assegnato, come vice di Peake, gata e quando il 23 maggio gli israeliani, che non avevano ben
il giovane maggiore John Bagot Glubb, che a soli 33 anni era chiara l’entità delle forze nemiche, lanciarono l’operazione Ben
già un esperto ufficiale coloniale e un veterano di guerra. Egli Nun verso il saliente di Latrun, furono rapidamente sconfitti.
Parigi e Sanremo La Conferenza di pace di Parigi del 1919-20 delineò i nuovi assetti dopo la guer- Vichy Per Governo di Vichy o Regime di Vichy si intende lo Stato che dopo l’invasione tedesca della
ra; a Sanremo (1920) si definirono i mandati che Francia, Regno Unito e Italia avrebbero avuto dalla Francia nella Seconda guerra mondiale (16 giugno 1940) governò la parte meridionale del Paese. Si
spartizione dell’Impero ottomano. Le promesse fatte agli arabi in queste sedi furono disattese. trattava di un Paese satellite del Terzo Reich, solo formalmente indipendente.

72
Il Pascià e la sua creatura

J
ohn Bagot Glubb nacque decise di entrare nel servizio un’unità d’élite. Nel 1948, dopo
nella cittadina inglese di coloniale. Mandato come con- la vittoria a Latrun e Gerusalem-
Preston il 16 aprile 1897, sigliere presso le tribù beduine, me, gli venne offerto il comando
figlio di un generale. Ufficiale del al pari di Lawrence d’Arabia ne di tutte le unità arabe, che rifiutò.
THE LIFE PICTURE COLLECTION/GETT

Genio durante la Grande guerra, imparò la lingua e le usanze e si Considerato troppo tradizionali-
combatté in Mesopotamia e poi vestì come loro. sta, nel 1956 fu allontanato da re
in Francia. Qui una scheggia gli Nasce il mito. Nel 1930 fu inviato Hussein. Ormai la “sua” Legione
Glubb Pascià (a sin.) asportò parte del mento e per nella Legione araba, che coman- non era più la stessa. Si ritirò in
con re Abdullah questo venne poi chiamato dagli dò dal ’39 al ’56 con il nome di Inghilterra a scrivere articoli e
di Giordania nel 1941. arabi Abu-al-Huneik (Padre dal Glubb Pascià. Molto amato e ri- ben 20 libri sulle sue esperienze.
piccolo mento). Dopo la guerra spettato, trasformò la Legione in Morì a Mayfield nel 1986.

IL MEZZO
1941, un membro
della Legione araba
sul suo dromedario,
mezzo ideale per
spostarsi nel deserto.
Sotto, distintivo della
Legione, che era
portato sul davanti
della tradizionale kefiah
bianca e rossa.
HULTON-DEUTSCH COLLECTION/CORBIS
Latrun

BATTAGLIA DI LATRUN 1948


LEGENDA Strada per Lydda/ Tel-Aviv

Confini del territorio controllato


da Israele a maggio 1948

Territorio controllato da Israele


a luglio 1948

Territorio controllato dalla Legione


araba (4° Reggimento) a maggio 1948
Territorio controllato dalla Legione
araba a luglio 1948
Roccaforte
Monastero
Latrun

Strada per
Gerusalemme
Burma Road

Primi di maggio 1948: l’E- stavolta è al centro dello


sercito arabo di liberazione schieramento, con manovre
occupa la zona di Latrun. diversive al nord. Due con-
8 maggio/15 maggio: scatta trattacchi giordani rendono
l’Operazione Maccabei, con vana l’operazione.
LE ARMI le forze israeliane che cerca- 10 giugno: viene comple-
Truppe meccanizzate della Legione araba, no di riprendere l’area e in tata la Burma Road tra le
montate su autoblindo Marmon-Herrington parte vi riescono, ma che poi montagne; i primi convogli
Mk IV. Sopra da sinistra, una mitragliatrice l’abbandonano. possono finalmente rifornire
leggera Bren e un fucile Lee Enfield N.1 MKIII 14 maggio: viene dichiarata Gerusalemme Ovest.
(Smle) di produzione britannica, entrambi in unilateralmente la nascita 11 giugno/8 luglio: prima
calibro 303 british, in dotazione alla Legione. dello Stato di Israele. tregua voluta dall’Onu nel
15 maggio: scade il manda- conflitto arabo-israeliano.
to britannico sulla Palestina. 15/18 luglio: nella seconda
I Paesi arabi entrano in guer- fase dell’operazione Dani,
ra. L’Onu sancisce la nascita sono lanciati altri due co-
di Israele. stosi attacchi a Latrun (uno
THE LIFE PICTURE COLLECTION/GETT

15/18 maggio: a Latrun si un’ora prima della tregua),


schiera la Legione araba. ma senza riuscita.
23 maggio: l’operazione 18 luglio /15 ottobre:
israeliana Ben Nun-(Alef) seconda tregua Onu, ma a
verso Latrun si risolve in un settembre proseguono sca-
fallimento. ramucce a Latrun.
30/31 maggio: gli israeliani, 26 settembre: dopo
che ora controllano uno un’accesa discussione, il
stretto corridoio tra il mare governo d’Israele decide di
e Gerusalemme, fanno sospendere gli attacchi a
scattare l’operazione Ben Latrun, che rimane in mano
Nun-(Bet), su due direttrici, giordana; sarà occupata
ma di nuovo sono costretti dall’Idf (Israel Defence
al ritiro. Forces) solo nel 1967.
8/9 giugno: con un forte Febbraio /luglio 1949:
SIERRA (2)

tiro d’artiglieria parte l’O- si firmano armistizi separati


perazione Yoram. L’attacco tra i belligeranti.

74
Il 27 maggio però, con un’inversione di tendenza legata agli
equilibri che si stavano delineando nell’area, il governo di Sua
Maestà ritirò gli ufficiali inglesi dalla Legione. Questa rimase
senza quadri di comando, a parte lo stesso Glubb che dal 1945
aveva lasciato l’esercito britannico e comandava la Legione da
“civile”. In poco tempo, grazie anche a un reclutamento nel Re-
gno Unito, dove la Legione aveva aperto un ufficio, la situazione
si ristabilì. Ai ranghi si aggiunsero altri soldati e ufficiali inglesi
che, già rimpatriati, vi rientravano per vie traverse.
Quando l’Haganah tentò
una seconda offensiva a fine maggio, la Legione era
pronta: anche stavolta la difesa fu accanita e la scon-
fitta israeliana inevitabile. Le truppe d’Israele, sempre più raf-
forzate, ci riprovarono altre tre volte, spesso con sanguinosi at-
tacchi frontali. Inutilmente. Le posizioni attorno a Latrun, dife-
se dai Legionari, erano imprendibili. Gli israeliani, dopo cinque
attacchi senza successo in pochi mesi, desistettero da ulteriori
sforzi preferendo aggirare l’ostacolo e rifornire Gerusalemme
tramite una strada costruita con enormi sforzi più a sud, attra-
verso le montagne, chiamata “Burma Road” (v. riquadro sotto).
IL LEGIONARIO Nella guerra del 1948 la Legione fu la sola forza araba a scon-
Nel 1948 gli uomini
di Glubb Pascià figgere il motivato esercito israeliano, nei cui quadri combat-
erano equipaggiati tevano anche molti reduci della Shoah. Latrun, considerata da
con materiale alcuni la più grande sconfitta isreaeliana di sempre, rimase sot-
inglese risalente to controllo giordano fino alla Guerra dei Sei giorni del 1967.
alla Seconda
Nel 1951, con l’assassinio di re Abdullah e l’ascesa al trono del
guerra mondiale. Il
sergente qui a lato figlio Talal, malato di mente, anche la Legione araba iniziò la sua
indossa un Battle decadenza. Il Paese era sempre più disgregato quando nel 1953
Dress mod. 40 in salì al potere il diciassettenne Hussein. Influenzato dal vento
G. RAVA

panno e imbraccia nazionalista proveniente dall’Egitto di Nasser, nel 1956 il nuo-


un mitragliatore
vo re allontanò il vecchio Glubb Pascià e tutti gli ufficiali ingle-
americano
Thompson, fornito si, unì la Legione alla Guardia nazionale e diede vita all’Eser-
ai britannici cito giordano. La Legione araba, di fatto, non esisteva più, an-
durante che se il nome avrebbe indicato ancora per anni l’intero eserci-
la guerra. to di Hussein. Non così la sua leggenda: durante la battaglia di
Amman del 1970 contro i guerriglieri palestinesi dell’ OLP , sui
calci dei fucili di molti veterani ancora addestrati dagli inglesi
si vedeva la foto del re.
Oggi uniformi e tradizioni della Le-
gione sopravvivono in un piccolo re- Cristo con il fucile in spalla,
parto di beduini (la Beduin Police) che R. Kapuściński (Feltrinelli). Il grande
pattuglia la zona desertica tra Amman inviato polacco scomparso nel
e il confine con Iraq e Arabia Saudita.d 2007 raccontava nei suoi reporta-
ge la storia militare della Palestina.
Stefano Rossi

OLP Organizzazione per la liberazione della Palestina. Fondata a Gerusalemme nel maggio 1964
dalla Lega araba, il suo obiettivo era la liberazione della Palestina attraverso la lotta armata. La sua
maggiore sconfitta ci fu nel 1970 in Giordania quando, negli eventi noti come “Settembre Nero”, i
suoi gruppi armati furono attaccati dalle forze giordane ed espulsi dal Paese.

Una seconda ÒBurma RoadÓ Automezzi israeliani


sulla Burma Road.

L
a strada che passava per La- via per far passare di lì, aggirando mondiale sulle montagne tra Bir-
trun, sotto controllo arabo, Latrun, i convogli di camion coi mania e Cina). Inizialmente fu pre-
era l’unica carrozzabile per rifornimenti. disposto un tratturo transitabile
Gerusalemme, sotto assedio; le Come in Birmania. Centinaia di uo- solo da uomini, muli e dromedari,
zone collinari a sud non erano mini si dedicarono con ogni mezzo ma nel giugno 1948, poco prima
transitabili. Furono però scoperte alla costruzione della tortuosa del cessate il fuoco, i primi convogli
alcune piste che collegavano tra strada chiamata “Burma Road” (dal di camion poterono rifornire i circa
loro piccoli villaggi: il Genio israe- nome di quella costruita da cinesi e 100.000 abitanti ebrei della città,
liano decise di trasformarle in una inglesi durante la Seconda guerra liberandoli così dall’assedio.
UNIFORMOLOGIA

L’IMPIEGO DELL’AVIAZIONE IN
OPERAZIONI BELLICHE INIZIÒ GIÀ NEL
1911, MA AEREI E PILOTI DIVENNERO
PROTAGONISTI A PARTIRE DAL 1935-36

DELLA II GUERRA
MONDIALE
a Seconda guerra mondiale fu il
primo conflitto in cui realmente la
guerra aerea ebbe enorme impor-
tanza sia dal punto di vista tattico
sia strategico. La capacità del mezzo aereo
di modificare le sorti di un singolo combat-
timento o, più in generale, dell’intera guer-
ra fu sfruttata ampiamente da parte di tut-
ti i principali contendenti, non senza sfor-
zi produttivi enormi testimoniati dagli oltre
600.000 aerei costruiti durante il conflitto:
un numero tre volte maggiore di quelli pro-
dotti nel corso della Prima guerra mondiale.
L’aereo, insomma, era diventato un vero pro- L’ufficiale pilota è in
tagonista e sarebbe stato utilizzato per i com- decollo per una delle
piti più disparati, dal bombardamento alla quotidiane missioni di
copertura di truppe al suolo, dalla difesa de- volo sul suolo tedesco.
Sopra la combinazione
gli spazi aerei al trasporto, fino alla caccia ai di volo A-4 porta un
sottomarini o all’aviolancio di paracadutisti. giubbotto in pelle
Anche la tecnolo- (A-2) e alla cuffia ha
gia aeronautica ebbe un’impennata mai pen- preferito il normale
sata e in pochi anni si passò dagli obsoleti bi- berretto dell’uniforme,
tradizionalmente portato
plani, ancora in volo nel 1941, ai jet degli ulti- schiacciato.
mi anni di guerra.
Contestualmente furono sviluppati e adot-
tati equipaggiamenti e uniformi per chi sugli
aerei doveva combattere e spesso sopravvive-
re: completi termici per l’alta quota, giubbot-
ti salvagente, paracadute, maschere per l’ossi-
geno e quant’altro permetteva all’uomo di sta-
re al passo con lo sviluppo delle macchine vo-
lanti. L’uniformologia legata agli aviatori della
Seconda guerra mondiale è quindi una delle
più interessanti e qui presentiamo alcune del-
le combinazioni di volo adottate dai maggiori
belligeranti che combatterono nei cieli di tut-
to il mondo. d
Stefano Rossi

76
Per difendersi dalla Per missioni in alta quota,
temibile contraerea con lunghe ore passate
tedesca, gli aviatori in posizione scomoda,
americani furono dotati serviva vestiario speciale
di protezioni aggiuntive: come questo completo
qui il mitragliere indossa, in pelle e pelo di
sopra la tenuta di volo, montone, portato sopra
un gilet paraschegge una combinazione F-1
Wilkinson e un elmetto elettro-riscaldata;
antiflak M3 con il tutto era completato
paraorecchie mobili. dalla maschera per
ossigeno A-8B.

I pochi piloti da
caccia afroamericani,
addestrati alla base di
Tuskegee in Alabama,
combatterono con
onore in Italia e in
Francia, volando sui
caccia Curtiss P-40
Warhawk, Bell P-39
Il pilota, di un reparto Airacobra, Republic
imbarcato sulla portaerei P-47 Thunderbolt e
CON LA CONSULENZA STORICA DI STEFANO ROSSI

Saratoga, porta sotto North American P-51


il paracadute un gilet Mustang.
gonfiabile di salvataggio
AN-R2, completo di
marcatori per l’acqua;
oggetti indispensabili, in
DISEGNI DI G. ALBERTINI

caso di ammaraggio per


i piloti che operavano
sull’oceano.
I giovani piloti inglesi che
nel 1940 fronteggiavano
la potenza aerea tedesca,
indossavano per lo più, L’aviatore ha tenuto
come in questo caso, l’utilissimo completo
cuffia Type B, giubbotto di Irvin, in pelle foderata,
salvataggio mod. 32, stivali di inizio guerra. Il gilet
mod. 39 e paracadute, di salvataggio, con il kit
portati sopra la normale di sopravvivenza, è del
divisa di servizio. mod. 1941, mentre in
mano porta il paracadute
ventrale che aggancerà
solo in caso di salto dal
velivolo.

Nelle colonie anche


gli aviatori riducevano
equipaggiamento e
vestiario al minimo; qui il
flight lieutenant indossa Il sottufficiale è
solo camicia e pantaloni equipaggiato con una
di tela oltre a una cuffia tuta “galleggiante” Taylor
Type D e l’indispensabile Buoyancy Suit (con
paracadute “a seggiolino” questa tuta era inutile
dei piloti dei caccia. indossare il “Mae West”,
il giubbotto gonfiabile
salvagente), sopra un
completo riscaldato
Type H. Ai piedi gli stivali
imbottiti mod. 41.

78
RAF E LUFTWAFFE
DOMINAVANO
Per volare sugli Ju-87 Stuka
I CIELI, EPPURE (da noi soprannominati
“picchiatelli”) tedeschi,
LA REGIA furono forniti dall’alleato
anche cuffie di volo
AERONAUTICA germaniche lkp w101,
giubbotti salvagente e
ERA STATA paracadute, capi qui portati
sopra un completo da volo
ALL’AVANGUARDIA italiano tipo “Marus”.
FINO AL 1935

Il tenente pilota, in
decollo dalla base di
Gadurrà (Isola di Rodi,
Egeo), porta la leggera
combinazione estiva
(giubbotto e pantaloni)
detta “atlantica”, in tela,
corredata di cuffia in pelle
bianca, salvagente
e paracadute mod.
Il maggiore, in attesa Salvator D39.
di partire in missione,
indossa il giubbotto di
un completo da volo
estivo sopra una giacca
sahariana, comunemente
in uso agli ufficiali di
tutte le armi in Africa.
Cuffia, occhiali e
stivali completano la
dotazione di volo.
Per le rigide condizioni
dell’inverno russo i piloti,
che spesso volavano con In inverno i piloti
capottine aperte, usavano dell’aviazione imbarcata
tute intere foderate con il sulle portaerei della Flotta
collo in pelo, come quella imperiale, come questo
raffigurata, oltre a cuffie Sho-hsa (capitano di
con interno in pelo, alti corvetta), usavano cuffie
stivali in pelle di cane e e guanti con morbido
guantoni imbottiti. interno di pelo di coniglio
e, sotto salvagente e
paracadute, tute foderate.

In Urss durante il conflitto Con pochissimo


moltissime donne furono addestramento ed
impiegate come piloti. equipaggiamento al minimo,
Qui la sottotenente porta il pilota, uscito dal Centro
una normale uniforme addestramento di Chiran, è
di servizio su cui spicca il pronto a buttarsi contro il
brevetto, abbinata – ma nemico invasore statunitense.
solamente per il volo – a un La spada e le scritte fanno
paracadute e a una cuffia in parte dell’antico rituale dei
pelle con occhialoni. guerrieri Samurai.
L’AVIAZIONE SOVIETICA SI FECE LE
OSSA IN MONGOLIA, I NIPPONICI
NELLA GUERRA CINO-GIAPPONESE
Il sottotenente pilota, in
attesa di decollo, porta
abbigliamento leggero e
pratico. Occhiali, bussola
e salvagente in kapok
(imbottitura in bambagia
vegetale) sono a portata Il membro dell’equipaggio
di mano, mentre cuffia e di uno Junker JU 88 P-1
paracadute sono vicini è vestito con una delle
all’aereo e verranno combinazioni di cuoio
indossati solo al momento foderate in uso alla
della partenza. Luftwaffe. Anche la cuffia,
in pelle, è foderata in pelo
d’agnello. Sulla gamba
sinistra sono agganciate
le cartucce per la pistola
da segnalazione.

Nell’estate del ’40, il pilota


indossa una tuta intera in
tela di produzione
anteguerrra con sopra un Il capitano pilota, un
gilet di salvataggio veterano che difende
(Schwimmenveste) mod. la Germania negli
Swp 734 e un paracadute ultimi mesi di guerra,
dorsale (Ruckenfallschirm) indossa, sopra il corto
RuFa12. La cuffia estiva in giacchino in pelle, il
tela (Sommerkopfhaube) è giubbotto di salvataggio
una Lkps 100. 10-30-B2. I grossi
tasconi dei pantaloni
contengono pistola
lanciarazzi e materiale di
sopravvivenza.

81
WARS RECENSIONI

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guerre”, come recita uno dei scelto più letale della storia militare Usa. L’uomo Focus Storia Wars: Pubblicazione trimestrale registrata presso il
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