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I borghi

belli d I talia
pi

Friuli Venezia Giulia

la bellezdzaa casa!
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a

I borghi
pi belli

lauiano, Cordovado, Fagagna, Gradisca dIsonzo, Poffabro, Polcenigo,


Sesto al Reghena, Toppo e Valvasone sono I Borghi pi belli dItalia
in Friuli Venezia Giulia. un onore e un impegno far parte di questo club
formatosi nel 2001 su impulso della Consulta del Turismo dellAssociazione
Nazionale dei Comuni Italiani.
Un onore perch viene riconosciuto il valore in termini di storia, arte, cultu
ra, ambiente e tradizioni di piccoli centri di provincia. Un impegno perch
lammissione non per sempre: necessario dimostrare di esserne degni
nel tempo con azioni concrete volte a mantenere e accrescere la qualit
della vita e del tessuto urbano.
Per far parte de I Borghi pi belli dItalia occorre rispettare una serie di re
quisiti di carattere strutturale, come larmonia architettonica del paese e
la qualit del patrimonio edilizio pubblico e privato, e altri di carattere ge
nerale relativi alla vivibilit del borgo in termini di attivit e di servizi al
cittadino.
Per quanto il Friuli Venezia Giulia offra molte altre localit ricche di bellezze
artistiche, storiche, paesaggistiche e culturali, il comitato de I Borghi pi
belli dItalia ha valutato i nove paesi scelti come una piacevole occasione
di scoperta sia per i turisti sia per gli abitanti della regione proprio per
le loro unicit. Clauiano perch ha saputo custodire una schietta ruralit,
Cordovado per lequilibrio tra verde e architettura, Fagagna perch ha sal
vaguardato la sua natura accogliente, Gradisca dIsonzo per il suo scrigno
barocco rispettoso della storia, Poffabro per larchitettura spontanea unica
nel suo genere, Polcenigo scrigno di bellezze naturali e sorgente di espe
rienze autentiche, Sesto al Reghena sorta allombra materna dellAbbazia di
Santa Maria, Toppo dove larcheologia e le rassegne darte si sposano con la
natura e il volo a vela, Valvasone perch ha conservato la compattezza del
suo borgo medievale e dei suoi tesori darte.
Questo dunque un invito a gustare la vita dei borghi e a valorizzarne la
filosofia.

Clauiano

(Comune di Trivignano Udinese)

piris e clps,
ruralit di pietre e sassi

Cordovado

nella quiete della


campagna friulana

Fagagna

il paese delle cicogne

Gradisca
dIsonzo

barocco di frontiera

Poffabro

(Comune di Frisanco)

la magia della pietra


e del legno

Polcenigo
acque fresche
e ritmi lenti

Sesto
al Reghena

nelle terre degli Abati

Toppo

(Comune di Travesio)

in volo sul feudo

Valvasone

(Comune di Valvasone Arzene)

piccolo mondo antico

Clauiano
Clauiano

amma li turchi! Quel lacerante grido che accumun tanti pae


si friulani dati alle fiamme nel 1477, risuon di certo anche a
Clauiano, raso al suolo dalle orde saracene. Poi venne la ricostruzione.
Premiante. La nuova struttura urbanistica infatti elimin ogni soluzione
rilevatasi debole o rischiosa nel corso della scorreria ottomana e delle di
verse invasioni barbariche che afflissero larea durante lintero medioevo e
fino al XV secolo. Poco alla volta si deline un affascinante borgo di piris
e clps, pietre e sassi. Gli edifici furono costruiti in muratura con coppi
sul tetto, stretti gli uni agli altri in vere e proprie cortine difensive, svilup
pate intorno alle due chiese di San Giorgio, a sud, e San Martino, a nord. Il
borgo si ingrand riprendendo la vita laboriosa che lo aveva reso un centro
di riferimento. Non a caso sin dal medioevo nella chiesa di San Giorgio

Casa Osso, affresco di San Martino, opera


recente di Gianni Di Lena, e iscrizione. Questa
fa riferimento alla confraternita dei calzolai di
Udine che nel Seicento possedeva, oltre a casa
Osso, diversi terreni e botteghe a Clauiano come
testimonia anche liscrizione di Casa Miani.

si svolgevano adunate per prendere decisioni sulle questioni interne, ma


anche su quelle dei paesi limitrofi. Fra le prime abitazioni in muratura ci
furono Casa Gardellini con una struttura a L addossata ad altre cinque
centesche facenti parte di Casa Beltramini con la tipica corte interna, ben
difesa, e Casa Tonutti Campagnolo dove si conservato un affresco del XV
secolo raffigurante una Madonna con Bambino fra due Santi.
Nel Seicento Clauiano ebbe unimportante fase di sviluppo durante la qua
le i due nuclei posti a nord e a sud del paese finirono per fondersi cos che
dal secolo successivo il borgo assunse la forma odierna. A questo periodo
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risalgono molte parti del complesso a corte di Casa Colussi, Dri e Minin,
la Casa Palladini con il tipico focolare, il fogolr, dalla grande cappa che
si sviluppa nei due piani successivi e si conclude con un elegante camino
dalle forme venete, e il palazzo a tre piani dei nobili della Porta con annessi
casa dellortolano, stalla, prigione e foledr, vale a dire la tinaia costruita
abitualmente nei pressi del corpo principale dellabitazione.
Del Settecento Villa Ariis con il portale ad arco a tutto sesto sovrastato da
una doppia finestra con balaustra in pietra e lattiguo, notevole, foledr,
Villa Manin con facciata impreziosita da lesene e timpano superiore e
Casa Zof Piano che, dicono gli anziani, fosse in origine un convento ed
caratterizzata da un portale ad arco ribassato in pietra. Allo stesso periodo,
ma di origini pi antiche, risalgono Casa Barnaba Manin, Casa Calligaris

Chiesa campestre di San Marco. I ritrovamenti


archeologici segnalano una piccola costruzione gi
nel periodo romano. Ledificio del 300, con interni
affrescati, un catino absidale in pietra, un gradino
in muratura con funzioni di panca tutto intorno alle
pareti e un altare del 500, eredit dei restauri in
seguito al passaggio dei turchi.

Foffani e Casa Bosco. Alla prima met del XVIII secolo risale anche, nella
via principale del paese, lattuale chiesa di San Giorgio Martire che scelse
un barocco sobrio, mantenuto per interni ed esterni. Ledificio, dalla storia
ben pi antica addirittura depoca longobarda, custodisce una fonte bat
tesimale del 500 attribuita a Carlo da Corona, una tela di Osvaldo Gorta
nutti del 1690 con ladorazione dei Magi e un gonfalone del 700 usato per
le processioni. Per inciso, laltra chiesa attorno a cui si svilupp Clauiano
pure essa del periodo longobardo e dedicata a San Martino, fu demolita
nel 1954.
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Il nome
Il toponimo Clauiano, a differenza di molti
altri, di immediata interpretazione: risale
allepoca romana e fa riferimento al nome del
possessore di un fondo di rilievo nella zona
dellattuale borgo, chiamato appunto Clau
dius o Clavilius, da Clavius.

A met 800 Clauiano raggiunse il suo massimo sviluppo e famiglie im


portanti come i Manin, i Mattioli, i de Checo, i Bassi, i Bearzi e i De Vit
vi costruirono abitazioni con ampi rustici. Furono loro a dare una svolta
alleconomia del paese edificando una filanda vista la presenza in zona di
numerosi filari di gelso, le cui foglie erano il cibo dei bachi da seta.
Oggi gli abitanti di Clauiano dimostrano attenzione alla loro storia lastri
cando le strade con pietra piasentina o sassi del vicino torrente Torre, ri
piantando quei gelsi di cui la zona era ricca e che furono unottima fonte di
sostentamento sino a pochi decenni or sono, valorizzando larea antistante
la chiesa di San Giorgio, recuperando i muri a vivo delle case, gli antichi
affreschi e le pitture, le meridiane, i loggiati e i numerosi archi dingresso
alle case. Esempio della stessa cura laver riportato alla luce il disegno del
vecchio stagno della piazza. L si raccoglieva lacqua piovana usata per ab
beverare gli animali e lavare i panni. Oggi si sostituito lazzurro dellacqua
con il verde dellerba, mantenendo sincero il sapore rurale del borgo.

Le origini
Seppure lattuale struttura del borgo risalga al tardo medioevo, la sua ori
gine decisamente pi antica. I primi insediamenti in loco sono chiara
mente depoca romana, come testimoniano le macerie ritrovate nei pressi
della chiesa di San Marco. La prima citazione ufficiale, per, si legge in una
pergamena del 13 luglio 1031. Quel giorno il Patriarca
di Aquileia Poppone inaugur la ricostruita basilica
e istitu il Capitolo al quale don, per il manteni
mento, un ampio territorio comprendente anche
Cleuian, lattuale Clauiano, appunto.

La curiosit
Clauiano permette un singolare percorso sto
rico di architettura rurale attraverso i portali.
Ne vanta dogni tipo, databili fra la fine del
Quattrocento e lOttocento. Sono archi a
tutto sesto, architravati, ribassati, in mattoni,
pietra, legno o misti. Le chiavi di volta, con
stemmi o semplici ornamenti, sono accom
pagnate o meno da capitelli e sovrastate da
finestre e da balaustre in pietra o ferro.

La tradizione
Iniziata nel 2006, la manifestazione Immagi
nare il tempo gi una tradizione. Festeggia
lequinozio dautunno con un fine settimana
dedicato ad arte, cultura ed enogastronomia,
ogni anno con un tema diverso. Ha anche il
merito di aprire al pubblico case e palazzi del
borgo.

Comune di
Trivignano
Udinese
Provincia di
Udine
Come si raggiunge
In auto:
A4, uscita Palmanova;
A23 uscita Udine sud
In treno:
linea Venezia-TriestePalmanova, stazione di
Cervignano e Palmanova,
autobus di linea GradoCervignano-Udine
Altitudine
43 m s.l.m.
Distanze in km
Gorizia 30, Udine 20,
Aquileia 20, Palmanova 4
Abitanti
1.700 (500 circa nel borgo)
Patrono
S. Marco, 25 aprile

Il pozzo a ridosso
della chiesa di San Giorgio
Borgo San Martino
Iscrizione confraternita
dei calzolai di casa Miani 1615
con chiave di volta 1761

Informazioni turistiche
Municipio tel. 0432 999002
fax 0432 999559
Biblioteca Comunale
tel. 0432 999280, gioved
14.30-19.30 - cell. 333 6035344
Ufficio di Informazione
e accoglienza turistica
Palmanova
tel. e fax 0432 924815
Internet
www.comunetrivignanoudinese.it

Cordovado
Cordovado

antico castello di Cordovado vide innumerevoli assalti ai quali si oppose


con determinazione. Una storia gloriosa, iniziata ben prima dellanno
Mille quando i vescovi di Concordia lo fortificarono e scelsero come il pi
importante castrum della pianura, sede di poteri civili, militari ed ecclesia
stici e dove loro stessi risiedevano spesso, soprattutto destate. Da allora fu
in piena funzione fino al 1420 quando, passato sotto il dominio veneziano, la
sua valenza strategica diminu. A questo si aggiunga la tremenda pestilenza
del 1454: il castello poco a poco perse dimportanza sino allabbandono totale
prima dessere addirittura abbattuto, in parte a fine Seicento e in parte, il
mastio vescovile, a met Ottocento. Ora ne rimangono il fossato, le mura e le
torri portaie. Quella dellorologio del XIII-XIV secolo con porta a sesto acuto,
posta a nord, conserva ancora i camminamenti interni in legno per le guardie.

Statua in ferro dello Spaccafumo. Era il fornaio


di Cordovado descritto da Ippolito Nievo ne
Le confessioni di un italiano, uomo che
dal prodigioso correre che faceva quando lo
inseguivano, avea conquistato la gloria dun tal
soprannome. Oggi anche un dolce artigianale
ricco denergia con fichi secchi, uvetta, noci,
nocciole, pinoli, mandorle, arancini e miele.

In una posizione singolare, completamente addossata alla torre, vi la


chiesa di San Girolamo menzionata per la prima volta in un documento
del 1347. Costituita da un unico vano rettangolare, in mattoni a vista con
copertura con capriate di legno e tetto spiovente in coppi ed caratte
rizzata da unentrata asimmetrica rispetto alla facciata, sormontata da un
rosone. Nello stesso documento citata anche la chiesa di Santa Caterina, costruita a met del 300 in mezzo ai campi e poi assorbita dal borgo
nuovo. Rimaneggiata a fine 500 e restaurata dopo il 1976, completamen
te affrescata. Notevole la pala dellaltare raffigurante Santa Caterina con
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corona regale in testa accanto a Madonna e Bambino, Santa Apollonia e


Santa Lucia.
Addossato al lato ovest della torre portaia nord appoggiato Palazzo Bozza-Marrubini, dorigine quattrocentesca ma ristrutturato in forma signorile
a fine 500 come degna casa del capitano e del gastaldo. Al suo interno
gli affreschi dinizio 700 di Gio.Francesco Zamolo da Venzone forniscono
una precisa testimonianza di come fossero strutturati in passato gli edifici
allinterno delle mura di Cordovado.
Su parte dellarea prima occupata dal castello, nella seconda met del 700
fu costruito Palazzo Freschi-Piccolomini. Eretto in uno stile veneziano
classico a tre piani, ha una facciata dominata da tre alte e strette finestre
ad arco a tutto sesto che sovrastano il portale in bugnato a cui si accede da

Cordovado zona dacque, rogge, risorgive e laghi


artificiali grazie alle vecchie cave. Conta ben 23
fontanelle pubbliche. Una terra verde dai numerosi
grandi alberi, secolari e plurisecolari: il bagolaro di
parco Mainardi, la sofora pendula e quella japonica di
parco Cecchini, i cipressi calvi di parco della Madonna,
il platano alla torre nord del castello, il tiglio ibrido
quasi centenario di piazza al Tiglio.

una scalinata. Il retro e i lati delledificio sono percorsi da porticati del 500
costruiti sullantico fossato e congiunti alla villa. Tuttintorno vi un parco
allinglese con alcuni degli alberi secolari vanto di Cordovado. Nellarea del
borgo antico si trova anche la chiesa di SantAndrea, il vecchio duomo che
sorse dopo la peste del 1454. I lavori infatti furono conclusi nel 1477, forse
sui resti di quellantica pieve menzionata in una bolla papale del 1186. Le
due navate laterali sono state aggiunte alla fine del 500.
A fine 500 lapparizione della Madonna a una popolana cambi lo sviluppo
del paese, spostandolo a nord. A fianco del capitello ove accadde il mira
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Il nome
Il toponimo Cordovado ha origini latine
come curtis de vado. Curtis significa cor
te e indica un grande complesso agricolo
mentre vadum fa riferimento alla sua posi
zione, vale a dire un guado sullantico ramo
maggiore del Tagliamento.

colo, infatti, fu costruito il santuario della Beata Vergine inaugurato nel


1603. Larrivo di moltissimi fedeli anche da lontano, port a edificare alloggi
per gli officianti, i nobili e i poveri, ricoveri per i cavalli, unosteria e nuovi
spazi di commercio. Il palazzo, sede del municipio, dal 1884 altri non che
lhospitio per persone nobili con letti, et in somma con tutte le comodit
allora costruito. Palazzo Cecchini-Mainardi era invece la dimora dei cin
que padri officianti del santuario, pi tardi riconvertita, con adattamenti e
ampliamenti vari, in convento per i padri domenicani che vi risedettero dal
1714 al 1806, quando furono cacciati da un editto napoleonico. Il santuario
un esempio di barocco veneto con pianta ottogonale ornato di stucchi,
tele, bassorilievi, affreschi e statue che danno lidea della ricchezza dun
tempo. In centro, lungo la strada principale, si nota la mole imponente del
cinquecentesco Palazzo Beccaris-Nonis, costruito e abitato da importanti
nuclei della borghesia locale.
Fra i luoghi di culto di Cordovado da segnalare anche la nuova chiesa di
SantAndrea, attuale duomo. Inaugurata nel 1966 in stile romanico-gotico
contiene numerose opere plastiche, pittoriche e vetraie del veronese Pino
Casarini, vetrate istoriate di Albertella, gruppi in terracotta e croce di Italo
Costantini.

Le origini
molto probabile che Cordovado fosse fortezza vescovile gi prima del
Mille perch era in posizione strategica rispetto ai vicini possedimenti
dellabbazia di Sesto, legata al patriarca, con cui ci fu perenne conflitto.
A ogni modo il primo documento rimasto ove nominata una bolla
di Papa Urbano III del 1186 dove indicata come facente parte dei beni
del vescovo di Concordia. Nello stesso scritto si cita anche una preesi
stente pieve di SantAndrea che forse risaliva al IV-V secolo. Il castello
vero e proprio invece fu citato ufficialmente solo nel 1276 perch vi ebbe
luogo linvestitura dellabate di Sesto.

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La curiosit
A un miglio da Cordovado c la fontana di
Venchieredo, incantevole sfondo per linizio
del tormentato amore fra Leopardo Provedo
ni e Doretta di Vinchiaredo narrato da Ippoli
to Nievo ne Le confessioni di un italiano e a
cui anche Pier Paolo Pasolini, di casa in que
ste terre, dedic la poesia Limpida fontana
di Venchieredo. Questo e altri luoghi, come
il vicino mulino di Stalis e il sito del castello di
Fratta, confluiscono nel Paesaggio letterario
nieviano.

La tradizione
La prima domenica di settembre Cordovado
si immerge nella storia con la Rievocazione
Storica e Palio dei Rioni organizzata dalla Pro
Loco in collaborazione con i rioni Borgo, Sac
cudello, Suzzolins e Villa Belvedere.

Comune di
Cordovado
Provincia di
Pordenone

Come si raggiunge
In auto:
A4, uscita Portogruaro.
Strada regionale 463
Portogruaro-S. Vito
In treno:
linea Portogruaro-Casarsa,
stazione di Cordovado-Sesto
Altitudine
15 m s.l.m.
Distanze in km
Udine 45, Pordenone 30,
Casarsa della Delizia 17
Abitanti
2.732
Patrono
SantAndrea, 30 novembre
Informazioni turistiche
Punto Turistico
c/o Biblioteca civica
Palazzo Cecchini,
tel. 0434 690265
biblioteca.cordovado@libero.it
Internet
www.comune.cordovado.pn.it

Torre sud del castello


Palazzo Bozza nel borgo Castello
Stemma della comunit

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Fagagna
Fagagna

oco pi di seimila abitanti e due castelli. Succede a Fagagna, dove la


storia ha fatto vivere insieme cinque antiche e distinte borgate sino
a fonderle in ununica realt. I patriarchi di Aquileia, possessori dellarea
dal 983, vi fecero costruire parecchie abitazioni affidate a piccoli feudatari
che dovevano risiedervi stabilmente con compiti di custodia e difesa. Erano
perci chiamati feudi dAbitanza e tutti assieme formavano un consorzio
dAbitanza. Quello di Fagagna il pi numeroso e ben documentato del
Friuli Venezia Giulia. Le loro casette costruite fra il XIII e il XIV secolo su un
ampio terrazzamento sotto il castello costituirono un borgo chiuso da una
seconda cerchia muraria. Pi a nord sorgeva il complesso della Brunelde,
casa-forte dei nobili di Arcano, molto potenti nel medioevo. Citato per la
prima volta nel 1208, fu ampiamente rimaneggiato nei primi ventanni del

Il paese delle cicogne. Cos chiamata Fagagna


dove facile veder volare questi uccelli che hanno
qui unoasi floro-faunistica tutta per s, i Quadris,
con un suggestivo ambiente lacustre e paludoso
e quel che resta degli antichi boschi. Come
compagnia, pure una colonia di Ibis Eremita, loro
parente a forte rischio destinzione.

500 ed oggi di vero interesse per la storia delle tipologie residenziali.


Nel 1420 il paese pass sotto il dominio della Serenissima, senza combatti
menti. Una delegazione di fagagnesi, infatti, in rappresentanza del consiglio
dei dodici, quattro nobili e otto popolari, che ormai reggeva la Comunit, si
present spontaneamente al comandante veneto impegnato nellassalto di
Udine e giur fedelt. Evit cos ogni spargimento di sangue al borgo formato
da cinque piccoli villaggi (Paludo, Sacavan, Sospia, Portafrea, Riolo), un grup
petto di casali in aperta campagna intorno al mulino Lini e le case della cor
tina di San Giacomo poste subito sotto il castello, sempre meno importante.
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Di esso oggi rimangono la vecchia torre trasformata in campanile, i resti del


poderoso bastione semicircolare con tre feritoie, alcune case trasformate
in trattoria, il torrione centrale e la trecentesca chiesa di San Michele. Con
molte pietre del maniero ormai in rovina, fra il 1490 e il 1505 fu costruito
il Palazzo della Comunit con la loggia aperta per le funzioni pubbliche e
il salone del Consiglio al primo piano con quattro monofore e una trifora
sovrastata dal leone di San Marco, emblema della Serenissima.
Il castello di Villalta, invece, resiste al tempo anche se con una storia mol
to travagliata. Costruito almeno fra il X e il XII secolo, ebbe il suo splendore
nel corso del 200 e fu distrutto una prima volta nel 1310 dal conte di Go
rizia. Ripristinato, fu nuovamente demolito nel 1353 dal patriarca Nicol di
Lussemburgo e poi di nuovo nel 1385 nel corso della guerra per la nomina a

Porta della sinagoga. lunica delle tre antiche torri


portaie del castello di Fagagna ancora esistente.
Superati i suoi due archi, il pi interno a sesto acuto
trecentesco, si scendeva alle case della cortina di San
Giacomo e allabitato di Sacavan.

patriarca di Filippo dAlenon. Nel 1511, lultimo anno orribile: lincendio nel
corso della rivolta del Gioved Grasso, quando i popolani della zona assal
tarono e saccheggiarono ben venti castelli, e un mese dopo un terremoto.
Infine, la ricostruzione con le linee attuali, alcuni secoli di calma e poi una
serie di storie fosche e truci che accompagnarono il castello fino al 900.
Di Fagagna non si possono poi dimenticare i numerosi luoghi di culto fra i
quali la medievale chiesa della Madonna della Tavella immersa nella cam
pagna di Madrisio e la piccola chiesa di San Leonardo del 300 nel borgo
Riolo.
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Il nome
Un tempo lintera zona era coperta da rigo
gliosi boschi, in particolare da alberi di faggio
che in latino si diceva fagus. Il nome del
borgo deriva appunto da fagus, quindi Fa
ganeu e infine Fagagna, denominazione
che dunque serba in s un riferimento alla
bellezza della natura circostante.

Dalla storia pi recente, emerge la figura di Fabio Asquini, intraprendente


spirito illuministico. Avvi una fiorente attivit vinicola nel 1753 portando il
suo Picolit in mezza Europa fino al 1811. Verso il 1760 si interess al nuovo
combustibile, la torba, di cui erano ricche le sue terre per estrarlo sistemati
camente. Nel 1779 fond la Nuova Olanda che produsse laterizi fino a met
800. Intraprese anche una produzione di maioliche e stufe ma con poca
fortuna, introdusse per primo la coltivazione della patata in Friuli e pro
mosse la sericoltura attraverso linnesto di gelsi e lallevamento dei bachi
da seta. A fine 800, la contessa Cora Slocomb di Brazz apr una scuola
di merletti, attiva fino agli anni Sessanta, per dare sostentamento alle figlie
dei contadini e degli operai. Lavorarono persino per la regina Margherita.
Imperdibile infine Cjase Cocl, il museo della vita contadina. unantica
abitazione rurale risalente in alcune sue parti al 600 dove sono stati ri
costruiti aia, stalla, granaio, casa, mulino, fucina, podere, osteria e latteria,
tanto rinomata a Fagagna per i suoi formaggi. Tutto vivo e funzionate,
allietato dagli animali che si muovono placidi, da artigiani che svolgono
mestieri ormai superati e fragranti odori di un tempo che fu.

Le origini
probabile che il castello di Fagagna sorgesse allinizio del X secolo come
fortificazione di una pi semplice difesa eretta per arginare le invasioni
degli Ungari. La zona, abitata sin dal I secolo d.C. e con la pieve di Santa
Maria Assunta risalente al V-VI secolo, ma segnalata nelle cronache dal
1247, citata per la prima volta nel 983 in un elenco di castelli donati
dallimperatore Ottone II di Sassonia alla chiesa di Aquileia. Laltro
maniero, quello di Villalta, fu menzionato a partire dal 1216. Di Bor
go Paludo e Borc di Pi, nuclei della libera Comunit costituitasi
entro il 1420, si ha notizia dal 1364.

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La curiosit
Il borgo serba ben 5 organi di grande valo
re storico e artistico, testimoni della storia
dellarte organaria dal 700 al 900: lorgano
barocco di Pietro Nacchini del 1752 nella
parrocchiale di Madrisio, il rinascimentalebarocco di Francesco Comelli del 1788 nella
chiesa di Santa Maria Assunta, loperistico di
Gaetano Callido del 1792 a Villalta, il rococ
di Valentino Zanin del 1827 nella chiesa di Ci
conicco e il romantico di Beniamino Zanin del
1903 nella chiesa di San Giacomo.

La tradizione
La prima domenica di settembre c la tradi
zionale festa del paese caratterizzata dal 1891
dalla corsa degli asini con carretto e fantini
in piazza Unit dItalia. La seconda domenica
al Palio, sfida tra i quattro borghi, si affianca
un breve spettacolo ideato, scritto e realizza
to dalle stesse contrade fagagnesi, con testi,
musiche, scenografie e costumi giudicati da
unapposita giuria.

La pieve
Il granaio di Cjase Cocl
Chiesa della Madonna
di Taviele

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Comune di
Fagagna
Provincia di
Udine

Come si raggiunge
In auto:
A4, uscita Palmanova;
A23 uscita Udine sud
In treno:
stazione di Udine,
poi autobus di linea UdineSpilimbergo-S. Daniele
Altitudine
99-266 m s.l.m.
Distanze in km
Trieste 67, Udine 15,
Spilimbergo 20
Abitanti
6.386
Patrono
S. Giacomo, 25 luglio
Informazioni turistiche
Municipio
tel. 0432 812111
Pro Loco
tel. 0432 801864
Internet
www.comune.fagagna.ud.it

Gradisca
dIsonzo
Gradisca dIsonzo

l compatto centro storico accoglie con un impianto urbano regolare dai


larghi assi viari paralleli intersecati da strette calli: immediata la similitu
dine con gli accampamenti militari. Proprio cos la Repubblica di Venezia,
insediatasi nel Friuli patriarcale nel 1420, volle lo sviluppo di Gradisca, fon
data nel 1479, che doveva permettere facili spostamenti di truppe ai confini
dei suoi possedimenti, insidiati dai Turchi. La cinta muraria alta venti metri
rispetto al fossato sottostante era munita di sette torri circolari davvista
mento e due porte dentrata.
Di quel periodo la Casa dei Provveditori, residenza dei rappresentanti del
governo veneto, con un tipico impianto massiccio del tardo Quattrocento
e un barbacane a rinforzare langolo mentre settecentesche sono le finestre
a trabeazione rettangolare della facciata e il balconcino a ringhiera in ferro

In Piazza Unit dItalia svetta la colonna con


il Leone di San Marco, immagine simbolo
di Gradisca quale eredit del dominio della
Serenissima, durato circa un secolo. In questo caso,
per, opera pi recente: fa parte del monumento
alla Redenzione di Gradisca, inaugurato nel 1924,
lavoro del concittadino e scultore Giovanni Battista
Novelli.

battuto. Dal XV secolo sopravvivono anche i soffitti a volta del piano terra e
le due bifore a sesto del lato settentrionale di Palazzo Coassini, gi Palazzo
del Fisco, la cui facciata fu rifatta nel 700, e la chiesa della Beata Vergine
Addolorata, costruita fra il 1481 e il 1498. Trasformata in magazzino per de
creto napoleonico nel 1810, perse gli oggetti sacri, il grandioso altare mag
giore e quelli laterali, venduti dai francesi, mentre la statua della Madonna
Addolorata fu messa in salvo. La chiesa fu riconsacrata nel 1850 dopo che
i coniugi Francesco Giovanni e Anna Coassini la ricomprarono e donarono
alla citt, ma di nuovo fu magazzino durante la prima guerra mondiale e ad
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dirittura incendiata con i fatti della vicina Caporetto per essere ricostruita e
pacificata nel 1921-3. Il pericolo turco a cui si deve il centro fortificato di Gra
disca non destitu il potere della Serenissima. Fu Massimiliano I dAsburgo
a farlo nel 1511, dando inizio a una fase di tensioni con la repubblica veneta
sfociato nelle guerre gradiscane (1615-17). Il borgo ne usc cos danneggiato
da essere venduto nel 1647 dallimpero austriaco, impegnato in Germania
nella guerra dei Trentanni, ai nobili stiriani Eggenberg. In questo periodo,
terminato nel 1717 a causa della mancanza di eredi maschi con il ritorno
nelle mani degli Asburgo, i ceti dominanti locali raggiunsero una notevole
autonomia e il centro da militare divenne amministrativo ed economico. La
rea era conosciuta come un vero e proprio granaio, rinomata per i vini rossi,
per la lavorazione e commercializzazione della seta e contrabbandi dogni

Enoteca La Serenissima: la prima enoteca pubblica


dItalia aperta nel 1965 nel quattrocentesco Palazzo
dei Provveditori della Serenissima. Vi si possono
assaporare i migliori vini bianchi e rossi della zona,
scelti tramite il severo Premio No, e accompagnarli
con le eccellenze alimentari regionali. Ospitate pure
mostre e selezioni di livello.

sorta. Entro la fine del 600 erano sorti tutti i palazzetti nobiliari pi rappre
sentativi: limponente Palazzo de Comelli-Stuckenfeld con lo squadrato
portale sormontato da una balaustra su cui si affaccia una porta finestra
ad arco conclusa da unulteriore trabeazione, e su suo stile Casa de Portis,
Casa de Salamanca e Casa Wassermann, seguite a inizio 700 da Casa de
Brumatti, Casa Brumat, Casa Spangher e Casa Ciotti. Al XVII secolo ri
salgono pure, entrambi pressoch intatti, la slanciata Loggia dei Mercanti,
con tre archi bugnati dal fusto rustico, e il Palazzo del Monte di Piet, con
eleganti cornici marcapiano in pietra bianca del Carso e un portale a chiave
17

Il nome
Il toponimo sembrerebbe di origine slava. Po
trebbe risalire a gradice vale a dire luogo
fortificato e per estensione aver indicato un
paese, un forte, un castello, o a gradiscje e
cos rimandare alle rovine dun castello. Vi
anche chi sostiene derivi da warda o wardi
cula, che in gotico e longobardo significano
piccolo posto di osservazione.

di volta sul quale spicca un gran baldacchino barocco con scolpita una Piet.
Fra inizio 600 e il 1725 si form lattuale Palazzo Torriani, ledificio pi rap
presentativo di Gradisca, avamposto della cultura veneta con la sua conce
zione palladiana con corpo centrale e ali laterali simmetriche. Oggi ospita il
municipio, la Galleria dArte Contemporanea Spazzapan e il Museo Civico. A met 600 risalgono anche la severa Casa Toscani, che serba, affac
ciato sul cortile interno, un doppio loggiato con il secondo ordine ad archi
ribassato molto simile a soluzioni tipiche stiriane e carinziane dellepoca, e
Palazzo de Fin-Patuna gi proiettato dal barocco al rococ.
Nel 1754 Gradisca sub la battuta darresto: limperatrice Maria Teresa dA
sburgo decise lunione delle contee di Gorizia e Gradisca. Questultima non
era pi strategica perch limpero aveva eroso la Serenissima e si era este
so per gran parte dellItalia settentrionale. Tale cambiamento autorizz il
borgo a demolire un tratto delle mura in cui era vissuto per secoli. La verde
Spianata cos creata divenne il centro della vita sociale cittadina.

Le origini
molto probabile che Gradisca dIsonzo fosse gi abitata in epoca romana
e longobarda e quindi soggetta a quelle scorribande, in particolare di Avari
(VII secolo) e di Ungari (fra il IX e il X secolo), che tanto spaventarono
le genti del luogo. Per molto tempo per rimase un insediamento rurale
sotto linfluenza di centri vicini pi importanti come Farra dIsonzo. Era una
semplice villa e cos nominata per la prima volta nel pi antico rotolo
censuale del Capitolo di Aquileia, redatto il 20 luglio 1176 dallimperatore
Federico Barbarossa e contenente lelenco delle terre soggette ai patriarchi
di Aquileia. La vera storia del borgo inizi con il passaggio, nel 1420, alla Re
pubblica di Venezia che la inser subito nella linea difensiva in costruzione
per fronteggiare le invasioni turche. Dapprima si tratt di terrapieni e pa
lizzate, poi, dopo il 1479, si provvide a erigere una vera fortezza con
cinte murarie, torrioni e un profondo fossato. Gradisca divenne
linespugnabile.

18

La curiosit
Molti dei palazzi di Gradisca inglobano abi
tazioni precedenti. Succede pure nel Duomo
dedicato ai Santi Apostoli Pietro e Paolo, ca
ratterizzato da un bella facciata barocca. Esso
nasce per ampi rimaneggiamenti successivi e
incorpora la cappella di SantAnna, dagli ele
ganti stucchi fine 600. Nella cappella, nota
anche come Torriana perch da qui la nobile
famiglia seguiva le celebrazioni, custodito
il monumentale sepolcro di Nicol II della
Torre.

La tradizione
Il teatro a Gradisca fu sempre molto amato.
Gi nel 1792 i locali dellantico granaio pub
blico furono destinati a buon uso di Teatro
e luogo per divertimenti. La Societ del Tea
tro di Gradisca dal 1850 propose arte lirica
e drammatica (con Eleonora Duse nel 1873),
feste da ballo e manifestazioni patriottiche
e i gradiscani Costumi di Comelli furon fa
mosi in tutta Europa. Abbattuto durante
la Grande Guerra, fu prontamente ri
costruito.

Palazzo Torriani
Il teatro
Ritratto di fine 500-inizio 600
di Giovanni Battista Corona,
capitano delle milizie urbane

19

Comune di
Gradisca
dIsonzo
Provincia di
Gorizia

Come si raggiunge
In auto:
A34, uscita Gradisca dIsonzo
In treno:
linea Trieste-Udine, stazioni di
Sagrado o Gorizia
Altitudine
34 m s.l.m.
Distanze in km
Trieste 40, Gorizia 12,
Udine 30
Abitanti
6.800
Patrono
SS. Pietro e Paolo, 29 giugno
Informazioni turistiche
Ufficio IAT informazioni e
Accoglienza Turistica Pro Loco
tel. 0481 960624
Municipio tel. 0481 967911
Internet
www.comune.gradiscadisonzo.
go.it
www.prolocogradisca.it

Poffabro
Poffabro

offabro un museo a cielo aperto grazie al suo isolamento nel cuore


della Val Colvera durato secoli e secoli. Solo nel 1888 infatti fu costruita
una strada che rese agevole scendere in pianura dai pendii della Prealpi
Carniche. Ebbe cos inizio lemigrazione volta ad allontanarsi da un luogo
tanto bello eppure tanto povero.
Oggi in atto il processo inverso. Molti emigrati ritornano e di nuovi se ne
aggiungono, affascinati dal verde e dalla tranquillit della valle e, soprat
tutto, dallo stile del paese. Poffabro vanta unineguagliabile architettura
spontanea, dove la severit della pietra tagliata a vivo e degli archi in sasso
riscaldata da finestre e ballatoi in legno con le tipiche assi di protezione
poste in verticale, rallegrati da immancabili vasi fioriti. Linsieme un armo
nioso movimento di piani rialzati, scalinate tortuose e semplici pilastri che

Il monastero. Lo spirito religioso della valle si


mantenuto sempre vivo tanto che in anni recenti
stato eretto il Monastero Santa Maria dove le
Monache Benedettine sono dedite alla preghiera
e a numerosi lavori che rendono dolce il soggiorno
dei turisti: confetture di frutta, infusi e tisane oltre
a svariati manufatti da regalare.

si rincorrono a formare case di pianta cinque-seicentesca poste in linea o


avviluppate in corti interne.
Non vi sono edifici che svettano sugli altri o che si distinguono per magni
ficenza: ogni casa nasce dalle sole risorse del luogo e si nota, palpabile, la
fatica affrontata nei secoli da uomini a contatto con una natura ostica. Il
risultato unarchitettura semplice e austera, intima e familiare. Uno scrigno appartato dove gli abitanti hanno mantenuto vive le tradizioni passa
te. E ancora le mantengono.

20

La Chiesa di San Nicol lunico edificio di Poffabro che si innalza sugli


altri, segno tangibile dellimportanza riconosciuta dalla comunit alla fede.
Una scalinata semplice e lineare solleva e rende ancora pi solenne la fac
ciata bianca delledificio, cos sistemata nel Seicento. Dello stesso periodo
anche laltare ligneo tuttora conservato. Altri arredi sono invece andati per
si a causa delle numerose ristrutturazioni, per quanto la pieve non ebbe
mai pezzi di particolare pregio vista la diffusa povert imperante nel luogo.
Ciononostante la popolazione dimostr sempre la propria sincera e sentita
devozione religiosa sia contribuendo allacquisto di oggetti per rendere pi
bella la chiesa sia costruendo innumerevoli capitelli votivi sparsi lungo le
strade e i prati del borgo.

Lartigianato. Lisolamento passato della valle


contribu a sviluppare una sapiente manualit. Ancor
oggi si producono oggetti duso quotidiano in legno e
vimini e i graziosi scarpti, le tipiche calzature del
luogo in velluto. Proprio presso lAssociazione Scarpti
allestita una piccola esposizione di artigianato.

Fra i luoghi di culto si distingue il Santuario della Beata Vergine della Salute, in localit Pian delle Merie, poco distante dal centro di Poffabro. Fu co
struito a partire dal 1873 in stile neoclassico come ex-voto della popolazione
rivoltasi alla Madonna per chiedere aiuto contro il colera che imperversava
nella zona. La gente racconta infatti che la Madonna apparve sottoforma
di colomba a una bambina nei pressi del colle della Lastra. Le si pos sulla
mano e le disse che, se gli abitanti avessero costruito proprio in quel luogo
un capitello in suo onore, si sarebbero salvati. In seguito al miracolo venne
deciso di erigere anche una chiesa. Lavorarono tutti a spron battuto, ognu
21

Il nome
Per Poffabro il legame con gli artigiani dedi
ti alla lavorazione del ferro chiaro. Significa
prato dei fabbri e fa immaginare la presenza
di qualche antica bottega. Ci non stupisce: la
vicina Maniago, citt delle coltellerie, nota
sin dal medioevo per tale arte che facilmente
si svilupp prima in Val Colvera sfruttando le
acque del torrente omonimo.

no secondo le proprie competenze e le proprie forze cos che bastarono


13 anni per compiere lopera, completa darredi e di splendide vesti per la
statua di legno della Madonna.
Poffabro ospita uno dei centri visite del Parco Naturale Dolomiti Friulane
allinterno della vecchia latteria. Al pian terreno sono conservati i macchinari
e gli attrezzi originali del caseificio con pezzi dagli anni 30, quando fu inaugu
rato, ai 60, quando fu chiuso. Fra questi sono di particolare interesse le cal
daie a sistema fisso per riscaldare il latte, limpianto di lavorazione con mo
tore elettrico e il tipico banco friulano per pressare il formaggio tramite pesi
mobili. Unulteriore esposizione permanente, intitolata In mont - le malghe
del Parco, presenta le casere ancora attive sul territorio circostante e ripro
duce linterno di una malga, compresi gli utensili per lavorare e trasformare il
latte in formaggio, burro e ricotta. Vi sono infine due settori dedicati pi nello
specifico allambiente. Uno illustra gli aspetti geo-morfologici, della flora e
della fauna del Parco delle Dolomiti Friulane, laltro si sofferma sulle caratte
ristiche architettoniche, paesaggistiche e geologiche della Val Colvera.

Le origini
La Val Covera dove sorge Poffabro fu piuttosto frequentata sin dallepo
ca romana quando era attraversata, proprio ai piedi del monte Rut, dalla
strada che dalla colonia militare di Julia Concordia apriva la via verso il
nord, attraverso le Alpi. Larea riporta tracce dinsediamenti antichi, ma per
giungere alle prime testimonianze sicure si fa riferimento in primo luogo
agli archivi del vescovo di Concordia. Fra i suoi beni infatti, gi nel
secolo XI, era catalogata la parrocchia di Poffabro. In secondo
luogo esiste una sentenza arbitrale del 1339 dove si menzio
na Prafabrorum, il prato dei fabbri, una parte del quale,
precisamente la decimam de Pratum Fabri, nel 1357 fu riser
vata dal nobile Galvano di Maniago al figlio Nichilo allinter
no del proprio lascito testamentario.

22

La curiosit
La temibile Santa Inquisizione arriv sin quas
s. Celebr un processo (1648-1650) contro
alcune streghe che pare si radunassero ogni
gioved per il sabba nel prato del Mangustt,
dietro il monte Rut. Del resto questa terra
di orchi, folletti e anguani, creature dacqua
che alternano sembianze ogni tre giorni: ora
donne bellissime, ora viscide serpi.

Comune di
Frisanco
Provincia di
Pordenone

Come si raggiunge
In auto:
da Pordenone, statale 251
verso Maniago; da Udine
statale 464
Altitudine
510 m s.l.m.

La tradizione
Poffabro, presepe fra i presepi il suggesti
vo appuntamento che ha luogo ogni inverno
da met dicembre a met gennaio. Fra le stra
de acciottolate del borgo e le corti secente
sche, fino agli angoli pi nascosti, per una vol
ta illuminati, si scoprono oltre un centinaio
di presepi, sempre diversi, minuscoli o impo
nenti, semplici o elaborati, dai pi tradizionali
ai pi fantasiosi.

Architettura tipica
Presepi
Scarpti della Val Colvera

23

Distanze in km
Pordenone 33, Udine 56,
Maniago 7
Abitanti
709 (200 circa nel borgo)
Patrono
S. Nicol, 6 dicembre.
Viene festeggiato anche il
co-patrono, S. Liberale,
lultima domenica di luglio
Informazioni turistiche
Proloco Val Colvera
tel. 0427 784411 (sabato 10-12)
Associazione Culturale
Scarpti tel. 0427 730388
Centro Visite del Parco delle
Dolomiti Friulane
tel. 0427 877404 (solo in
estate e su appuntamento)
Internet
www.friuli.net/valcolvera

Polcenigo
Polcenigo

opo lepoca romana, attestata da vari reperti, un punto di svolta fu nei


primi secoli del Medioevo larrivo del Cristianesimo, con la fondazione
della chiesetta di San Floriano, sul colle omonimo a San Giovanni, dotata
di fonte battesimale e matrice di tutte le altre chiese della zona. Nella parte
centrale del Medioevo, a controllo di importanti vie di comunicazione e di
commercio fra est e ovest e fra nord e sud, sorse su un colle dominante il
paese un fortilizio, affidato a una famiglia di domini che col tempo assume
r il titolo comitale, diventando quella di conti di Polcenigo. Essi ebbero
piena giurisdizione sul territorio sia durante il patriarcato di Aquileia sia, dal
Quattrocento, sotto la dominazione veneziana, fino alla caduta della Se
renissima. I conti promossero le attivit economiche e agricole, costruen
do mulini (due sono ancora conservati), folli da panni, segherie idrauliche

La sorgente del torrente Gorgazzo. Una sorta di


sifone dal quale risalgono le acque scese dai monti
sovrastanti, inserita in un suggestivo ambiente
naturale e offre colori e riflessi che lhanno resa
da sempre meta di turisti e curiosi, in particolare
pittori e fotografi tesi a coglierne le cangianti e
sorprendenti sfumature cromatiche.

e frantoi e introducendo la coltivazione del gelso per lalimentazione del


baco da seta, che rese la zona famosa per la qualit delle sue sete, lavorate
in loco da varie filande. Nel Settecento ricostruirono il castello, giacente
in pessime condizioni, e colsero loccasione per trasformarlo in un grande
palazzo di stile veneziano (e veneziano pare esserne stato il progettista,
larchitetto Matteo Lucchesi), con una maestosa scalinata di 365 gradini
fino al borgo sottostante, poi scomparsa. Il castello purtroppo per varie
vicissitudini oggi ridotto, come la vicina chiesetta di San Pietro, a ruderi
dallindubbio fascino.
24

Accanto ai giusdicenti si stabilirono in paese anche altre famiglie nobili,


come gli Sbrojavacca, i Locatelli, i Lioni, i Mainardi e i Fullini, una fami
glia borghese che nel Seicento acquist allasta il titolo nobiliare di conti
di Zucco, Cuccagna e Partistagno ed eresse nella piazza principale un mas
siccio palazzo, ornato di mirabili stucchi e di curiosi mascheroni, dove nel
1809 fu ospitato Eugenio di Beauharnais, figliastro di Napoleone, alla vigilia
della grande battaglia dei Camolli. Il capoluogo comunale, dove si erano
concentrate fra XVI e XVIII secolo le famiglie nobiliari e la borghesia pi
ricca (notai, commercianti, professionisti), presenta svariati palazzi di pre
gio storico-architettonico, come il Palazzo della Contessa, con gigantesca
magnolia plurisecolare e annesso ex filatoio da seta; Palazzo Pezzutti, con
elegante trifora; Palazzo Zaro, gi dei Manin, con altra bella trifora e parco;

Museo dellArte Cucinaria. Polcenigo ospita una


raccolta di oggetti, curiosit, documenti e foto
che testimoniano lintensa e fortunata attivit in
campo turistico-alberghiero svolta sin dalla fine
dellOttocento da moltissimi Polcenighesi,
in particolare come cuochi e camerieri, in Italia
e in tutto il mondo.

Palazzo Scolari-Salice, gi dei Mainardi, con splendido giardino allitaliana


realizzato a met dellOttocento dal nuovo proprietario ing. Pietro Quaglia.
Le frazioni invece rimasero abitate da contadini e piccoli artigiani, che pa
tirono nei secoli guerre, incursioni (come quella turca del 1499), epidemie
devastanti e ricorrenti carestie.
Non mancano le chiese, ricche di opere darte affreschi, dipinti, scultu
re, altari, paramenti religiosi che spaziano dal Medioevo allOttocento:
San Giacomo, di origine medioevale ma rifatta nel Settecento, alla quale
unito un ex convento francescano, oggi canonica; San Rocco, con il carat
25

Il nome
Il toponimo Polcenigo deriva dal nome
dellantico proprietario romano della zona,
Paucinius o Pulcinius, pi il suffisso veneti
co -igo, che indicava appartenenza. Si tratta
quindi di un tipico toponimo prediale, terra/
zona di propriet di Paucinius/Pulcinius, crea
tosi su un sostrato forse paleo veneto.

teristico campanile, un tempo forse torre di guardia del borgo; Madonna


della Salute, dimpianto trecentesco, un tempo dedicata a Ognissanti; la
gi menzionata chiesetta di San Floriano, con pregevolissimi affreschi
medioevali; la parrocchiale di San Giovanni di Polcenigo, intitolata al
Battista; le chiese di San Lorenzo e di San Michele a Coltura; la chiesetta
di S. Antonio abate a Mezzomonte, pittoresco borgo a 477 metri di altezza
sulla costa della montagna.
I vari paesi sono poi costellati di capitelli, edicole e affreschi devozionali,
ben inseriti in un tessuto urbanistico che vanta anche, soprattutto a Coltu
ra, a Gorgazzo e a San Giovanni, parecchi esempi di ben conservata archi
tettura rustica e popolare del Sei-Settecento.
La chiesa di San Giacomo ospita un organo, costruito agli inizi del Sette
cento dallorganaro veneziano Giacinto Pescetti, che possiede notevoli e
peculiari caratteristiche strumentali, ed pertanto usato per concerti e per
incisione di musiche, soprattutto sei-settecentesche.

Le origini
Il territorio polcenighese ha restituito vari e abbondanti materiali archeolo
gici che vanno dal Paleolitico allepoca romana, segno questo che la zona
stata frequentata e abitata da lunghissimo tempo. Di particolare rilievo lin
sediamento palafitticolo del Pal di Livenza, al confine con Caneva, uno dei
pi importanti del Nord Italia, tanto da essere stato compreso nel 2011 nella
lista del Patrimonio Mondiale dellUNESCO nel sito seriale transnazionale
dei Siti palafitticoli preistorici dellarco alpino. Anche lepoca romana ben testi
moniata da numerosi ritrovamenti, non
ch dallo stesso toponimo Polcenigo.

La curiosit
A pochi passi dal centro del borgo, in localit Coltura, sgorga la scenografi
ca sorgente della Santissima che forma, con successivi affioramenti, il corso

26

Comune di
Polcenigo

del Livenza. Fin dai tempi remoti la sorgente


stata sede di riti propiziatori legati alla sacra
lit delle acque e meta di devoti pellegrinaggi
da zone anche lontane per chiedere fertilit,
salute e pioggia. Accanto sorge il grande san
tuario della Santissima Trinit che conserva
una magnifica ancona lignea, scolpita e di
pinta, di Domenico da Tolmezzo, datata 1494.

Come si raggiunge
In auto: A28, uscita Sacile Est;
da Sacile e Maniago Strada
Provinciale Pedemontana

La tradizione

Altitudine
42 m s.l.m.

Nel centro di Polcenigo la prima domenica


di settembre si svolge unantica e frequen
tata manifestazione, la Sagra dei Thst (ossia
dei cesti), che un tempo si teneva intorno al
santuario della Santissima come mercato di
semplici oggetti in giunco e in vimini ad uso
dei contadini. Insieme a tali prodotti, e in una
cornice di spettacoli e di eventi culturali, la
sagra mette oggi in vetrina anche produzioni
artigianali e artistiche, frutta, miele, salumi,
formaggi e altre ghiottonerie, in buona parte
di produzione locale o regionale.

Castello visto
dallingresso del borgo
Vista del borgo dallalto,
dai giardini in collina
di Palazzo Salice-Scolari
Vessillo di unabitazione
di via Coltura

27

Provincia di
Pordenone

Distanze in km
Pordenone 19, Udine 71,
Sacile 14, Treviso 58
Abitanti
3.144
Patrono
San Giacomo, 25 luglio
Informazioni turistiche
Ufficio Turistico
c/o sede ex biblioteca,
di fronte al Municipio
Piazza Plebiscito, 24
tel. 0434 74001
biblioteca@comune.polcenigo.
pn.it
cultura@com-polcenigo.
regione.fvg.it
Internet
www.comune.polcenigo.pn.it

Sesto al
Reghena
Sesto al Reghena

rovandomi in qualche libert dalle mie ordinarie occupazioni, mi


risolsi nella settimana passata di portarmi a Sesto. Trovai una terra
ben fabbricata con la badia in forma di castello e fornita di porte, torri e
fosse con lacqua, che scorre perenne. Cos Angelo Maria Cortinovis, nel
1798, descrisse lAbbazia di Santa Maria, di fondazione longobarda. Un
luogo che parla il linguaggio della bellezza, che sorprende il visitatore e
lo incanta pian piano, come invitato a riflettere su di un enigma: quello di
una badia in forma di castello, cio di unabbazia fortificata, di unarchi
tettura immersa nel colore speciale dei secoli e nella sfumatura dellora.
Unabbazia avvolta nel silenzio della pianura friulana, severa, splendida e
muta sempre, con laria di sussurrare: Entrate e venite a vedere.
Piazza Castello custodisce gli edifici pi antichi e prestigiosi del bor

La visita allinterno del borgo abbaziale inizia di fronte


a una porta turrita. Si tratta della Torre Grimani, che
deve il suo nome alla famiglia patrizia veneziana che
mantenne la sua signoria ecclesiastica sullAbbazia
dallinizio del 500 fino al 1627. Sotto il Leone di
San Marco e lo stemma della casata, affreschi con
figure femminili hanno un significato allegorico e
simboleggiano il buon governo della Serenissima.

go abbaziale. La torre campanaria, innalzata probabilmente nellXI-XII


sec. , assieme a Torre Grimani, lunica altra superstite delle sette torri
che difendevano il cenobio. Alla sua destra larco rinascimentale, oltre il
quale si pu intravedere il parco Abbaziale, con le tracce dello scomparso
chiostro del monastero.
Il Palazzo del Comune, gi residenza degli abati, stato probabilmente
costruito tra la fine del 1100 e gli inizi del 1200. Laspetto che ha oggi gli
fu definitivamente conferito nel 600: appare come un edificio compatto
che ricorda una villa veneta; una suggestiva ipotesi vuole che il lavoro sia
28

stato commissionato dallAbate Grimani addirittura ad Andrea Palladio,


suo buon conoscente.
Di fronte, la Cancelleria abbaziale: risale probabilmente alla fine del XII
e gli inizi del XIII secolo. Era sede dellistituzione civile che fronteggiava
quella religiosa, ed erano qui situate anche le carceri.
Laccesso alla Basilica avviene attraverso un portale affrescato ed pre
ceduto da un atrio, sui cui fianchi Antonio da Firenze ha dipinto, con
trapponendoli, Inferno e Paradiso, e da un quadriportico, che ospita un
lapidario che narra anche della storia di Sesto prima della fondazione
longobarda.
Passato il portale ligneo, ecco il cuore di Santa Maria, la Basilica abbaziale. Se limpressione quella di avere di fronte un edificio che ha man

Fontana di Venchiaredo: Sesto, terra di Abati, ma


anche cantata da scrittori e poeti. Ecco, tra il Borgo
Abbaziale e Cordovado, la fontana di Venchiaredo,
celebrata da Ippolito Nievo come luogo che fa pensare
agli abitatori dellEden prima del peccato e da Pier
Paolo Pasolini, che a ventanni vi vide acque modeste
e tenerissimi legni, gli stessi che ancoroggi accolgono
il visitatore.

tenuto i caratteri originali dellarchitettura romanica, in realt lattuale


aspetto si deve a imponenti lavori di restauro realizzati a inizio 900. In
quelloccasione stata anche ricostruita la cripta: al centro campeggia
la misteriosa e bellissima Urna di SantAnastasia. Di marmo greco,
senzaltro una delle testimonianze pi significative della cultura artistica
altomedievale nellarea alto adriatica.
Nellabside, le stesse maestranze della bottega di Giotto, che da poco
avevano completato uno dei capolavori assoluti dellarte di ogni tem
po, la Cappella degli Scrovegni, vennero chiamate a frescare anche il
29

Il nome
Il toponimo Sesto deriva dal fatto che in et
romana linsediamento era posto nei pressi
della sesta pietra miliare della strada che da
Iulia Concordia conduceva al Norico. LAbba
zia di Santa Maria, fondata intorno al 730 d.C.,
che pure per secoli fu lunico edificio in mura
tura in tutto il territorio circostante, era detta
in Sylvis perch circondata da un fitto bosco.

monastero di Sesto, a conferma della sua importanza e della rinascita


anche artistica avvenuta ai tempi degli abati della potente famiglia Della
Frattina.
Ma le meraviglie di Sesto al Reghena e dei suoi dintorni non sono finite:
appena fuori dal monastero ci sono anche un giardino allItaliana con
50 variet di rose, un piccolo museo di arte sacra contemporanea e una
Vetrina del Territorio e dei suoi sapori. A misura di famiglia sono stati
anche realizzati itinerari tematici grazie ai quali si pu scoprire quanti
tesori sono conservati nelle terre degli abati: dai laghi ai molini, dalle
chiesette campestri alle ville venete, fino ai luoghi cantati da Ippolito
Nievo e Pasolini. Percorrerli facile: basta seguire i cartelli con il marchio
de Le Vie dellAbbazia!

Le origini
Nel maggio del 762 d.C., quando volgeva gi al tramonto la potenza e
la fortuna della nazione longobardica i fratelli Erfo, Marco ed Anto, di
sposero del proprio patrimonio e ne fecero dono alle Abbazie di Sesto e
di Salt di Povoletto, da loro fondate pochi anni prima. Dotarono il mona
stero sestense di tutte le vaste propriet che possedevano in Friuli, tra
Tagliamento e Livenza, ma anche nel Veronese e persino nelle Marche.
Nasceva la pi grande istituzione monastica nella storia del Friuli.
Ma la storia di Sesto molto pi antica e risale allet del bronzo: note
vole anche il suo ruolo in et romana, quando il borgo ospitava
una statio di posta lungo la strada romana che partiva da
Iulia Concordia e conduceva nelle terre del Nord.

La curiosit
Ogni due anni, alla vigilia di Natale e nel pomeriggio di
Santo Stefano, lAbbazia diventa lo scenario asso
lutamente unico per la narrazione del
Presepe Vivente. Pi di duecento
figuranti, oltre a decine di animali,
30

Comune
di Sesto
al Reghena

fanno rivivere nel Borgo e nel Parco abba


ziale la Storia delle Storie; migliaia di visita
tori accorrono, attratti dalla suggestione del
luogo, dai giochi di luci e dalla musica sacra.

La tradizione
I mercatini vintage e i concerti acustici: pas
sato e presente si fondono alla perfezione
nel borgo di Sesto. Nel mese di maggio i mi
gliori espositori italiani di oggetti di moder
nariato danno vita a Sexto Vintage. Le notti
destate regalano ad appassionati che arriva
no da tutta Italia la rassegna Sextonplugged,
con i pi bei nomi della musica indipenden
te internazionale, rigorosamente in versione
acustica.

Portale di accesso allAbbazia: arcangelo Gabriele


Giardino allitaliana del complesso Burovich

Provincia di
Pordenone

Come si raggiunge
In auto:
A4, uscita Portogruaro;
A28 uscita Sesto al Reghena
In treno:
linea Venezia-Udine, stazione
di Casarsa della Delizia poi
autobus; linea Venezia-Trieste,
stazione di Portogruaro poi
autobus
Altitudine
13 m s.l.m.
Distanze in km
Pordenone 23,
Udine 68
Abitanti
6.393
Patrono
SS. Maria Assunta, 15 agosto

Mulino di Stalis

Informazioni turistiche
Pro Sesto
Internet
www.comune.sesto-alreghena.pn.it

31

Toppo
Toppo

aratteristica unica di Toppo la persistenza della memoria dei masi,


case rurali a conduzione familiare, che nel medioevo costituivano la
base dellorganizzazione agricola. Nel 1220 erano otto, diventati 25 nel Cin
quecento. Ristrutturazioni effettuate dopo il terremoto del 1976 hanno per
messo in luce che in almeno tre casi la sede dei masi medievali era occupata
da insediamenti di epoca romana.
Da uno di questi masi nel XVI secolo si sviluppato il Palazzo ToppoWassermann, ai piedi del castello. Rimaneggiato nel Settecento, ledifi
cio era sede amministrativa per gli affari della famiglia Toppo e, insieme,
luogo di villeggiatura. Il portone dingresso reca incisa sullarchitrave una
curiosa formula di benvenuto in latino, che tradotta significa: Se sono
chiusa vengo aperta ai cattivi, se sono aperta mi chiudo ai buoni. 1543.

Il nucleo centrale del castello, chiuso da una


cerchia di mura di forma poligonale, racchiudeva
una possente torre di avvistamento e difesa.
Al suo interno gli scavi hanno portato alla luce
anche i resti di una zecca clandestina che coniava
monete false, veneziane e carinziane, nel primo
trentennio del XIII secolo.

un arguto gioco di parole, che trova soluzione proprio nella data di co


struzione: il numero 4, scritto a rovescio, suggerisce di invertire la parte
centrale della formula, cos laugurio riacquista senso. Dal cortile si accede
alla cappella gentilizia di San Girolamo, che conserva tra laltro una statua
di Santa Lucia in pietra dipinta. Allinterno del palazzo (oggi adibito a sede
di convegni e mostre, oltrech dellufficio turistico e di unesposizione per
manente sul castello), al piano terra sono conservati due affreschi di arte
sacra popolare del XVII secolo, strappati dalle facciate di edifici pericolanti
per il terremoto.
32

Dal Palazzo Toppo Wassermann inizia il percorso dei masi che conduce
alla scoperta degli originari nuclei del borgo. Nel piazzale antistante al pa
lazzo si osserva un edificio secentesco con arco dingresso, un tempo re
sidenza estiva dei Conti di Spilimbergo. Un altro maso della stessa epoca
sincontra salendo lungo via della Colonia. Poco oltre, sulla sinistra, inizia la
carrabile che porta al castello.
Gli imponenti resti del castello dominano la piana e labitato di Toppo dal
le pendici del monte Ciaurlec, e sono visitabili con un percorso guidato. Il
maniero, restaurato nel 2012, uno dei pi importanti esempi di architet
tura fortificata del Friuli del XII-XIV secolo. Il nucleo centrale del fortilizio
racchiudeva la possente torre-mastio e la dimora dei signori di Toppo. Una
cerchia esterna proteggeva tale nucleo e delimitava lo spazio entro cui si

Interessante esempio di archeologia industriale, la


fornace fu costruita nel 1926. Le pietre calcaree,
estratte dalle cave sovrastanti, erano trasportate con i
carrelli fino al limite della scarpata e da l, attraverso
un ponticello di legno, riversate nella struttura.
Chiusa nel 1957, stata recentemente restaurata.

collocavano le stalle e altre strutture di servizio. Su questa cortina fu eretta


anche la chiesetta di SantAntonio Abate, con i pregevoli affreschi del XIV
secolo scoperti durante i lavori di restauro. Nel Cinquecento il maniero era
gi abbandonato e in rovina, poich i signori di Toppo si erano trasferiti ai
piedi del colle, nellattuale Palazzo Toppo-Wassermann.
Scendendo alla borgata di Toppo per via della Colonia e via dei Masi, si nota
sulla sinistra, allincrocio con via della Fornace, larco dingresso di un edi
ficio ristrutturato, che era parte di un maso del XV-XVII secolo. Proseguendo
si possono ammirare lungo il lato sud di via Fornace una serie di edifici del
33

Il nome
Toppo, dal friulano Top, un toponimo com
parso la prima volta nel 1186: secondo alcuni
con il significato di grosso tronco dalbero
atterrato, secondo altri indicherebbe invece
lorografia del luogo, il dosso su cui sorge il
paese. In questo caso Toppo sarebbe connes
so al longobardo tuppaz, collinetta.

XVII-XVIII secolo, pertinenze di un antico maso. Via della Fornace, dove


sorge anche la chiesa parrocchiale di San Lorenzo, conserva le sue case a
corte con portico e ballatoio esterno, in coerenza con lorto e il frutteto
retrostanti.
Al termine del caseggiato, un bivio: a sinistra la strada sale alla fornace di
calce; a destra inizia la bella pista ciclabile che porta a Travesio. Qui, nel
capoluogo, dobbligo la visita a uno dei pi rilevanti cicli pittorici rina
scimentali del Friuli, custodito nellantica pieve di San Pietro rinnovata
nellOttocento in stile neoclassico. Gli affreschi nelle pareti laterali illustra
no episodi del Vangelo e della vita di san Paolo, mentre nelle lunette e nella
volta sono dipinte scene della vita di san Pietro, fino alla sua gloriosa acco
glienza in cielo, tra schiere di angeli musicanti. Lopera (iniziata nel 1516; poi
interrotta e completata nel 1526) di Giovanni Antonio de Sacchis detto
il Pordenone, il pi grande pittore friulano di tutti i tempi, che collabor
anche con Raffaello.

Le origini
Nel medioevo Toppo si componeva di due nuclei distinti, separati dal letto
del rio Gleria: il primo, a oriente, si identifica con i masi di Toppo (ora via del
la Fornace, via Nazario Sauro e chiesa di San Lorenzo); laltro, a occidente,
la borgata di Pino ai piedi del castello, corrispondente alle attuali via Verdi
e via Castello. Essi dipendevano giuridicamente dai signori di Toppo, che
risiedevano nel castello sovrastante. Il primo conosciuto Uroino, eminen
te personaggio di origine normanna giunto in Friuli per servire il Patriarca
di Aquileia, che nel 1188 ottenne il feudo come premio per la sua
fedelt.

La curiosit
Secondo una leggenda, il nucleo origina
rio di Toppo si trovava pi a sud, intorno
alla Madonna del Carmine; allarrivo di

34

Attila gli abitanti sarebbero fuggiti, cercando


riparo alle pendici del monte Ciaurlec e dan
do vita allattuale paese. Indagini archeologi
che hanno riscontrato in effetti tracce di un
probabile luogo di culto precristiano a poca
distanza dalla chiesetta, che anticamente era
dedicata ai santi Vito e Modesto.

La tradizione
Settembre in Villa Portoni Aperti, il secon
do fine settimana di settembre, uno degli
appuntamenti pi importanti della regione.
Oltre alla degustazione di prodotti tipici, in
programma visite guidate, laboratori per
bambini e adulti, animazioni (anche nottur
ne) in castello, mostre e spettacoli. A dicem
bre si svolgono i festeggiamenti tradizionali
di Santa Lucia, mentre nel periodo natalizio
allestita uninteressante rassegna di presepi.

Comune di
Travesio
Provincia di
Pordenone

Come si raggiunge
In auto:
da Pordenone, strada
Cimpello-Sequals, poi per
Solimbergo; da Udine
statale 464 fino a Spilimbergo,
poi per Travesio.
In treno:
linea Udine-Venezia, stazione
di Casarsa, poi autobus.
Altitudine
251 m s.l.m.
Distanze in km
Pordenone 40, Udine 44,
Spilimbergo 15
Abitanti
1.814 (422 circa nel borgo)
Patrono
S. Lorenzo, 10 agosto.
Festeggiata anche S. Lucia,
13 dicembre

Cortile in via della Fornace


In volo spora il castello
Chiesetta Madonna del Carmine

Informazioni turistiche
Ufficio Informazioni Turistiche
Arcometa
tel. 0427 97003 (da marted a
domenica)
Internet
www.friuli.net/valcolvera
www.arcometa.org
facebook.com/arcometa.
consorzioturistico
twitter.com/arcometanews

35

Valvasone
Valvasone

ochi passi per superare quello che fu un ponte levatoio e si ha la viva


limpressione di un patto fra lo splendore a lungo donato dai feudatari,
i Valvason e i Cucagna, e la vita contemporanea.
Gli abitanti di Valvasone salvaguardano infatti la storia e la integrano nel
loro quotidiano, ricco dattivit, quasi a far tesoro del suggerimento dato
dalla meridiana sotto i portici del quattrocentesco Palazzo Gandini: Nihil
tempore pretiosus, nulla pi prezioso del tempo. Il piccolo paese com
patto, con gioielli architettonici medievali, rinascimentali e del 600-700 e
uno sguardo amichevole per il visitatore, proprio come diceva Erasmo di
Valvason, vissuto qui, il maggiore poeta del 500 friulano, che definiva i suoi
concittadini amica a peregrin cortese gente.
Lintero borgo si sviluppato ad abbracciare il castello che oggi appare

La ruota Irma. la famosa ruota del vecchio


mulino, messo in funzione nel 1473, come si legge
da uniscrizione sul muro. Utilizzava le acque che
scorrevano nella fossa di difesa della prima cinta
castellana per macinare sorgo, miglio e frumento
per tutto il circondario.

come un edificio massiccio privo di quelle torri, quelle cinte merlate e quei
ponti levatoi che lo caratterizzarono in passato. A tanto giunsero i continui
rifacimenti nei secoli. per facile intuire come larco daccesso al paese
fosse in realt una torre ben pi alta e la stradina sottostante un ponte le
vatoio. Sotto, tuttintorno alle mura difensive, scorreva una roggia. Essa era
unulteriore difesa ma anche una strada daccesso: un tempo il castello po
teva essere raggiunto via fiume dal Tagliamento che scendeva pi vicino a
Valvasone e le barche attraccavano direttamente nella cavana ospitata nei
sotterranei. Ancora ben conservati sono anche la grande cucina del primo
36

piano con lampio focolare e la cappella privata decorata con stucchi del
600 oltre al teatrino del 700 della famiglia dei signori, allentrata donore
dinizio 800 negli appartamenti di rappresentanza, al pozzo del cortile e
alla facciata dellala principale, cinquecentesca, con graziose finestre e un
delicato poggiolo.
Fuori dal maniero, a passeggio fra i viottoli e le piazzette lastricate di pietre,
si susseguono gli edifici del 400 con i lunghi porticati esterni o con facciate
lineari ma decorate da motivi a colori pastello e la chiesa dei Santi Pietro,
Paolo e Antonio Abate con annesso lospitale, oggi abitazione privata, gi
presenti nel 1355. Dal rinascimento giungono il Palazzo del Conte Eugenio,
conservato intatto, Casa Trevisan con la porta a tutto sesto riquadrata in
pietra e sovrastata da un balcone sostenuto da due teste di leone, e la

Affreschi ritrovati. Al piano terra del castello,


vicino al teatrino del 700 in legno con la tribuna
per lorchestra e i palchi per i signori e i loro ospiti
decorati a tempera, sono emersi da sotto le pitture
del 400, splendidi affreschi trecenteschi. Qui
raffigurata una scena cortese dove una principessa,
tra due ancelle con strumenti musicali, si appresta ad
incoronare un cavaliere.

Casa della Pieve, chiamata cos perch incorpora la trecentesca chiesa di


San Giacomo. Il Seicento ha lasciato Palazzo Tamburlini con le sagome
sporgenti dei camini interni, lo scenografico e singolare Palazzo Fortuni
e la trattoria Alla Scala, mentre il 700 ha donato Palazzo della Donna,
oggi sede comunale, Palazzo Pinni con sul retro un grazioso parco e anche
il vecchio filatoio con il lavatoio pubblico ancora visibile. Qui le donne si
riunivano a lavare i panni: prima mescolavano cenere e acqua fatta bolli
re, poi versavano questo composto, la lissiva, sulla biancheria messa in un
mastello e dopo aver fatto riposare il tutto mezza giornata, risciacquavano
37

Il nome
Valvasone potrebbe derivare da wal altu
ra, rialzo e waso prato perci prato con
alture oppure da wolf lupo quindi terra
del lupo, animale presente sugli stemmi dei
feudatari dallora, le famiglie Valvason e Cu
cagna. Il nome risale al medioevo, il periodo
che ha pi caratterizzato la storia di questo
borgo.

nellacqua corrente. All800 risalgono invece diverse ristrutturazioni come


quella del rinascimentale Palazzo Martinuzzi-Dulio.
Al posto donore nel borgo vi il duomo, consacrato nel 1484 per ospitare
la reliquia della Sacra Tovaglia, miracolo avvenuto poco distante, a Gruaro. I
fatti risalirebbero al 1294. Durante il lavaggio dei paramenti sacri provenienti
da Valvasone, sul tessuto di una tovaglia comparvero macchie di sangue che
si ritenne provenissero da unostia consacrata dimenticata al suo interno.
Ledificio sorse a partire dal 1449 in stile tardo-romanico, fu arredato nel cor
so del secolo successivo e ristrutturato a fondo a fine 800 in stile neogotico,
con numerosi elementi lignei sostituiti dal marmo e una nuova facciata.
La chiesa ospita un organo del 500 perfettamente funzionante, lunico
superstite ancora esistente in Italia della famosa tradizione cinquecente
sca veneziana. Ogni primavera se ne possono apprezzare i suoni durante
la Rassegna di musica antica e rivivere cos quella cultura musicale che
ebbe il suo massimo splendore nella Venezia rinascimentale. Lorgano inol
tre vanta fregi dorati e portelle dipinte da Pomponio Amalteo e Giovanni
Antonio de Sacchis detto il Pordenone, tra gli artisti pi noti dellepoca.

Le origini
Lesistenza di Valvasone registrata con certezza dalla documentazione
storica a partire dal XII secolo. Notizie sconfinanti nelle leggende per
raccontano che fu Valvisonio o Volusonio, cittadino dellantica Roma,
a fondare Valvasone nel 132 a.C.; altre che risale s allepoca
romana, ma si form spontaneamente al crocevia fra due
importanti vie di comunicazione: la strada consolare Po
stumia, che da Oderzo giunge a est sino ad Aquileia, e la
via Giulia che da Concordia saliva a nord fino oltre Gemo
na. Vi infine chi racconta di Lupo, duca del Friuli, che fra
il 663 e il 665 d.C. diede origine a Valvasone.

38

La curiosit
I conti di Valvasone, fra gli illustri ospiti, ac
colsero anche Napoleone Bonaparte a cui
riservarono la sala bianca del castello e un
ricchissimo banchetto nei giorni della decisi
va battaglia del 1797 che pose fine alla Repub
blica di Venezia.

La tradizione
Un ritorno nel Medioevo con la rievocazione
storica di Valvasone, ogni secondo fine setti
mana di settembre. Per passeggiare fra piazze
e calli dove si rianimano le antiche botteghe
artigiane, i cavalieri si sfidan allarte della spa
da, i villani danzano il saltarello e le tabernae
offrono i piatti dai gusti agro-dolci della cuci
na di tanti secoli fa.

Comune di
Valvasone
Arzene
Provincia di
Pordenone

Come si raggiunge
In auto:
A4, uscita Portogruaro.
In treno:
linea Venezia-Udine, stazione
di Casarsa della Delizia poi
autobus
Altitudine
59 m s.l.m.
Distanze in km
Pordenone 22,
Udine 36
Abitanti
2.204
Patrono
SS. Pietro e Paolo, 29 giugno
Informazioni turistiche
Pro Valvasone
tel. 0434 898898
aperto: tutti i giorni
9.00-12.00 / 15.00-18.00
info.valvasone@gmail.com
Sms Info VA 345 5794480

Duomo
Vista del borgo
Lorgano del 500

39

Internet
www.valvasonearzene.it
www.medioevoavalvasone.it
www.provalvasone.it

La regione
Friuli Venezia Giulia

Una piccola regione di confine eppure estremamente varia, il Friuli Vene


zia Giulia. A partire dalle sue citt: Trieste, il capoluogo che unisce mare,
caff storici e fascino asburgico, Udine con larchitettura veneziana, le cal
de osterie e i dipinti del Tiepolo, Pordenone dai palazzi cinquecenteschi
affrescati e i lunghi portici e Gorizia, la citt giardino, deleganza mitteleu
ropea, da poco liberatasi della cortina di ferro.
Un viaggio alla scoperta de I Borghi pi belli dItalia in Friuli Venezia Giulia
pu dunque essere loccasione per spingersi anche oltre. Vi saranno la sco
perta della seconda Roma, com chiamata Aquileia con il pi vasto ciclo
paleocristiano a mosaico dOccidente, Palmanova detta la fortezza stella
ta, Cividale, primo ducato longobardo in Italia, la Belle Epoque delle ville
liberty di Tarcento, il castello di Colloredo di Monte Albano dove dimor
anche lo scrittore Ippolito Nievo, San Daniele, piccola Siena del Friuli. E
ancora Venzone stretta insieme alle sue mummie da alte mura medievali,
Gemona rialzatasi con orgoglio dal sisma del 1976 cos come il suo duomo
del 400 e la vicina Bordano con la Casa delle farfalle, contenente pi di
400 specie diverse che volano nelle serre. Poi Spilimbergo con una scuola
di mosaicisti di fama internazionale, Maniago citt delle coltellerie, lAbba
zia di Sesto al Reghena, Sacile ciarliera come lacqua gorgogliante dei suoi
corsi dacqua e canali
Da ricordare anche la costa che propone la serenit familiare di Lignano Pineta e Lignano Riviera, la vivacit e il divertimento di
Lignano Sabbiadoro, lelegante tranquillit delle terme di Grado,
la laguna senza tempo di Marano, paradiso del birdwatching, de
lizioso borgo di pescatori come Muggia al confine con la Slovenia.
Da l risale la riviera triestina, tutta insenature nascoste e
rocce con la riserva naturale di Miramare, la pi antica
dItalia, e grazie alla famosa bora la possibilit di pra
ticare wind-surf, kite-surf, sci nautico e barche a vela.

40

Linvito successivo per la dolcezza delle col


line del Collio, che fra vigneti e valli offrono
passeggiate che accompagnano il ritmo delle
stagioni, e quindi su su sino alla Carnia, dove
una rete di sentieri collega i paesi del fondo
valle a casere e valichi di confine percorribili
da tutti a piedi, in mountain bike o a caval
lo. Per chi desidera sciare, discesa e fondo,
snow-board, pattinaggio e arrampicate sul
ghiaccio ci sono chilometri e chilometri di
piste a Tarvisio, Ravascletto, Forni di Sopra,
Piancavallo e Sella Nevea. Da queste Alpi
Giulie alle Alpi Carniche sino alle Dolomiti
Friulane, sincontrano grandi foreste e sconfi
nati parchi naturali con camosci, cervi, stam
becchi, orsi, uccelli rapaci e incantevoli laghi
come quelli di Sauris e di Barcis.

Villa Manin, Passariano, Udine


Piazza Libert, Udine
Cividale del Friuli
Castello di Miramare, Trieste
Lago di Barcis
Lilium carniolicum

41

Gastronomia
Tavola ricchissima, quella del Friuli Venezia Giulia, eredit dei tanti popoli
che ne han fatto la storia. Si gustano influenze mitteleuropee, slave, medi
terranee e venete accompagnate dai sapori dei piatti semplici e genuini del
la cucina contadina di monti e campagna. Su tutti spiccano di certo il cele
bre prosciutto crudo di San Daniele e i vini delle oltre 1.700 cantine, divisi
fra nove zone DOC e DOCG. Sono grandi bianchi Friulano, Ribolla Gialla,
Pinot Grigio, Sauvignon, Verduzzo, Malvasia e robusti rossi come, fra gli
altri, Refosco, Cabernet, Schioppettino, Merlot e Pinot Nero, oltre al dolce
Ramandolo e al Picolit, pregiato vino da meditazione. Seguire la Strada dei
vini doc Aquileia un modo per sposarne alcuni con la notevole gastro
nomia locale. DallAdriatico giunge la freschezza di crostacei e molluschi,
dei sardoni del golfo di Trieste, del boreto di Grado, degli scampi a la bu

La Pitina. Nella pordenonese Val Tramontina


serviva per conservare le carni di ovini, caprini,
camosci o caprioli. Sminuzzate, amalgamate
in forma di polpetta con sale, aglio, pepe nero
e spezie, venivano passate nella farina di mais
e messe ad asciugare sul focolare e poi in un
vano ventilato. Simili sono la Peta di Andreis e la
Petuccia di Claut.

sara di istriana memoria, della frittura ribaltavapori di Marano Lagunare.


Lentroterra offre la trota, in particolare affumicata come la Regina di San
Daniele, ma soprattutto la carne con il gulasch alla goriziana, lonnipresen
te muset e brovada, cotechino con le rape grattugiate e macerate nella
vinaccia, e i tanti insaccati: speck affumicato di Sauris, prosciutto cotto di
Trieste, crudi di San Daniele e di Cormons, pitina, salami, pancette e lardi.
I tanti pascoli e la lunga tradizione delle latterie turnarie donano una gu
stosa quantit di formaggi, dal Montasio alla ricotta affumicata, i pi co
nosciuti, ai pi particolari come il saporito formadi frant, ottenuto dalla
42

lavorazione di formaggi di diverse stagionature, e lAsno, compatto oppure


tenero, cremoso e spalmabile, e sempre salato. Il formaggio anche la base
del frico, delizioso tortino in versione morbida o croccante, perfetto con la
polenta. Il clima freddo invernale ha suggerito numerose piatti caldi, fra i
quali i cjarsons della Carnia, sorta di agnolotti dolce salati, gli gnocchi di
susine del goriziano, la minestra di orzo e fagioli, la jota triestina, fatta
con cavoli cappucci acidi, patate, fagioli, cotenne di maiale e, nella versione
goriziana, orzo. La tradizione contadina ha tramandato luso delle erbe di
campo in frittate e risotti, da sole come le ortiche o il silene (in regione
detto lidum o sclopit) o mescolate in allegria come nel Pestt di Faga
gna, rotolo di lardo, sale, pepe, carote, sedano, cipolla, aglio, prezzemolo,
rosmarino e salvia.

La gubana. Tipico dolce delle Valli del Natisone di


influenza austro-boema, deve il nome allo sloveno
guba che significa piega. infatti piegata a creare
una chiocciola dal ricco ripieno di frutta secca, uvetta
sultanina e spezie insaporite nel liquore, e poi servita
a fette irrorate con lo slivovitz, acquavite di prugne.

Molti i dolci di influenza slava e mitteleuropea, rivisti localmente, come


la gubana e le sue varianti la putizza, il presnitz e, in forma di biscotti,
gli strucchi. Dal Veneto arrivano i dolci di carnevale, crostoli e fritole, ma
anche i Bussol, dalla montagna le Esse di Raveo, frollini croccanti e friabili.
Dalla tradizione letteraria lo Spaccafumo di Ippolito Nievo. E poi il Friuli
Venezia Giulia propone le mele Julia Dop, le grappe, il miele, gli asparagi,
lolio doliva della riviera triestina e del Friuli collinare
La visita a I Borghi pi belli dItalia della regione sar dunque uninvitante oc
casione per gustare le infinite prelibatezze e verificarne lappetitosa bont.
43

Dolomiti, patrimonio dellUnesco


La maestosa torre rocciosa del Campanile
della Val Montanaia il simbolo del Parco
Regionale delle Dolomiti Friulane. La sua pe
culiarit non risiede solo nel notevole slancio
(270 m a sud e 120 a nord) ma anche nelliso
lamento: al centro di un catino glaciale
circondato da una corona composta da altre
undici cime e guglie rocciose.

Tolmezzo

SS 52

Venzone

A23

candidato 2015

Gemona del Friuli


FS

Poabro

Meduno

Toppo

Frisanco

Travesio

Maniago

SS 13

San Daniele
del Friuli

Spilimbergo

FS

Fagagna

Civi

Polcenigo

Sacile

Udine
FS

Valvasone

Pordenone

FS

Casarsa
della Delizia

FS

SS 13

SS 56
A23

Trivignano
Udinese

Codroipo
San Vito
al Tagliamento

A28

Sesto
al Reghena

Clauiano

Palmano

Cordovado
SS 14
A4

Cervignano
del Friuli

FS

FS

Aquileia

Portogruaro
Lignano Sabbiadoro

44

Borgo di Venzone (UD)

Candidato alladesione al Club


da aprile 2015

Tarvisio

idale del Friuli

ova

Friuli
Venezia
Giulia

Monumento Nazionale di grande


interesse storico e artistico

Gradisca
dIsonzo

Gorizia

Come si raggiunge
In auto:
A4 Torino - Trieste
A23 Palmanova - Udine Tarvisio
A28 Portogruaro - Conegliano
In treno (tratte ferroviarie):
Trieste-Gorizia-Udine
Udine-Palmanova Cervignano-S. Giorgio di
Nogaro
Udine-Cividale
Udine-Tarvisio
Udine-Venezia
Casarsa-Portogruaro
Trieste-Monfalcone Cervignano-Venezia
www.trenitalia.it
In aereo:
Aeroporto Regionale di Trieste
www.aeroporto.fvg.it
Aeroporto Antonio Canova
Treviso
www.trevisoairport.it
Aeroporto Marco Polo Venezia
www.veniceairport.it
Abitanti
1.226.944 (31-12-2014)

A4

Superficie
7.845 km
Patrono
SS. Ermacora e Fortunato,
12 luglio

Grado

Trieste

Informazioni turistiche
www.turismo.fvg.it

45

Friuli

FS

Itinerari

Cividale del Friuli

Udine

Tarvisio

FS
SS 56

Da Gradisca dIsonzo
a Clauiano km 25, min. 24

r
To
Na
tis
on
e

re

Trivignano
Udinese
Tolmezzo

Gorizia

Palmanova
PALMANOVA

Da Gradisca dIsonzo a Clauiano,


frazione di Trivignano Udinese,
sincontra Palmanova, detta cit
t stellata per la sua pianta po
ligonale a stella con nove punte.
La Repubblica di Venezia, dopo
aver perso Gradisca, costru que
sta citt fortezza nel 1593, difesa
da possibili scorrerie turche e ar
gine alle mire espansionistiche
degli Asburgo.

Mariano
del Friuli

Clauiano

GRADISCA

Gradisca
dIsonzo

Romans
dIsonzo

A4

A23

Cervignano
del Friuli

Iso

nz
o

VILLESSE
GORIZIA

FS
Gemona
del Friuli

FS

Aquileia
SS 13

Daniele
riuli

Colloredo di
M. Albano

Grado
FS

Da
Clauiano
Trieste
a Fagagna

Pagnacco

Fagagna

Cividale del Friuli

UDINE
NORD

SS 464

Na
tiso
ne

Udine
FS
UDINE
SUD
SS 13

FS
SS 56
A23
re

r
To

Trivignano
Udinese

SS 252

Clauiano
Palmanova
PALMANOVA

Romans
dIsonzo

A4

VILLESSE
GORIZIA
SS 14
A4

Cervignano
del Friuli

FS

46

km 40, min. 40

Sulla via si trova Udine, capoluo


go del Friuli dove ebbe inizio nel
1511 la sollevazione popolare del
gioved grasso che port anche
allincendio del castello di Villalta
di Fagagna. La citt esibisce un
passato fra Serenissima (piazza
Libert, Loggia delGorizia
Lionello, Torre
dellorologio),
Regno Lombardo
Mariano
VenetodeleFriuli
Asburgo, infine Italia
GRADISCA
nel 1866.
Iso
nz
o

A23

Gradisca
dIsonzo

A23

Gemona del Friuli


FS

Poabro
Frisanco

Travesio

Cavasso
a
dun

Me

Fanna
Maniago

SS 13

San Daniele
del Friuli

Sequals
ento

Arba

in
Cell
a

Spilimbergo

Colloredo di
M. Albano

Tagli
am

ndreis

Meduno Clauzetto

FS

Pagnacco

Fagagna
Vivaro

Civ

UDINE
NORD

SS 464

Udine
FS

Da Sesto al Reghena
UDINE
SUD
a Valvasone km 25, FSmin. 37

Valvasone
Pordenone

SS 13

A23

Ben tre borghi appartenenti al


Club in poco pi di 20 km,Trivignano
ai
Udinese
quali si aggiunge unaltra perla,
Clau
strada facendo. San Vito al Ta
gliamento, la citta murata cir Palmano
condata
dalle fosse, alla quale
PALMANOVA
A4
Tolmezzo
si accede attraverso le tre porte
ancora perfettamente conser
SS 14
A4vate: Scaramuccia, Grimana e
Cervignano
Raimonda.A23Citt del pittore Pom
del Friuli
ponio Amalteo, vive attorno a
piazza del Popolo, al Castello e aiAquileia
bei palazzi nobiliari.Gemona del Friuli

Codroipo

San Vito
al Tagliamento

Ta
gli

am

AZZANO
DECIMO

en

to

SS 463

A28

Sesto SS 52
al Reghena

VILLOTTA

Cordovado

SESTO AL REGHENA

PORTOGRUARO

FS

Portogruaro

re

CIMPELLO

SS 56

r
To

Casarsa
della Delizia

FS

Poabro

Frisanco

Toppo Travesio
dun
a

Sequals

Arba
in
Cell
a

Spilimbergo
Vivaro

Valvasone
Pordenone

CIMPELLO

Casarsa
della Delizia

San Vito
al Tagliamento

Codroipo

Ta
gli

Lignano Sabbiadoro

Da Valvasone
a Toppo
km SS54,
13 min. 74
la via per
SanPrendendo
Daniele
del Friuli
Colloredo
di
e poi per
Maniago
si
M. Albano

Me

Fanna
Maniago

nto

Cavasso

Tagli
ame

Andreis

Clauzetto

Meduno

Rauscedo
percorro
no i suggestivi magredi. Aridi,
FS
poveri dacqua ePagnacco
con tanti sassi,
sono arsi nelle
estatiUDINE
della re
Fagagna
NORD
gione pi piovosa SSdItalia,
brulli
464
come steppe dellEuropa orien
tale, ma sanno ospitare il rospo
FS
smeraldino, molte variet
di far
UDINE
SUD
falle e i nidi di uccelli come
loc
FS
chione eSSil13 corriere piccolo.
A23
Da Poffabro, poi, attraverso tutta
la Val Colvera e Meduno, si arri
va in vista del Castello di Toppo.

Udine

Trivigna
Udine

am

AZZANO
DECIMO

en

to

SS 463

A28

Sesto

47
PALMANOVA

SS 52

Tolmezzo

A23

Gemona del Friuli


FS

Poabro
Frisanco
Cavasso

Travesio

Maniago

ento

Arba

in
Cell
a

Spilimbergo

Colloredo di
M. Albano
FS

Pagnacco
UDINE
NORD

Fagagna
Vivaro

Aviano

SS 464

Budoia

Polcenigo

SS 13

San Daniele
del Friuli

Sequals

Montereale
Valcellina

dun
Me

Fanna

Taglia
m

Andreis

Meduno Clauzetto

Da Polcenigo a Sesto
al Reghena km 42, min. 52
Valvasone

Roveredo
in Piano

Udin

FS

UDINE
SUD

Lasciata la pedemontana, da
Casarsa
della Delizia
non
perdere una visita a Porde
Codroipo
none, il capoluogo di provincia,
San Vito
dalla storia millenaria, profon
al Tagliamento
damente legato al suo fiume, il
Sesto al
Noncello. Il centro storico si pu
Reghena
Cordovado
percorrere a piedi per lasciarsi
sedurre dalleleganza
dei palazzi
Tolmezzo
e dei porticati, dalla poesia degli
affreschi che, come le pagine di
Portogruaro
un libro, sembrano voler raccon
tare la storia della citt.

Pordenone

FS

SS 13

A23

Caneva

FS

Sacile

CIMPELLO

Ta
gli

Trivig
Ud

am

AZZANO
DECIMO

en

to

SS 463

A28

PALMAN

VILLOTTA

SESTO AL REGHENA

SS 14

A4

SS 52

PORTOGRUARO

Cervignan
del Friu

FS

A23

Lignano Sabbiadoro

Gemona del Friuli

Poabro

Meduno
Frisanco Toppo
Travesio
Cavasso
Me
dun

Fanna

Sequals

Maniago

Arba

in
Cell
a

Spilimbergo

SS 464

Budoia

Polcenigo

Roveredo
in Piano

Udin

FS

Valvasone

Pordenone
Caneva

FS

UDINE
NORD

Vivaro

Aviano

km 41, min.
59
SS 13

Da Polcenigo
si sale verso nord
San Daniele
del Friuli
Colloredopedemonta
di
est lungo la strada
M. Albano
na. Qui la variet dei panorami
Pagnacco
e dei luoghi la fa da padrona.
Fagagna
Si alternano borghi di una bel
lezza autentica, come Dardago,
a notevoli siti di archeologia
industriale, come la Centrale di
Malnisio. I principali centri che
siCodroipo
attraversano, sono Montere
ale, la porta della Valcellina, e
Maniago, millenaria citta delle
coltellerie.
ento

Montereale
Valcellina

FS

Taglia
m

Andreis

Da
Polcenigo
Clauzetto
a Toppo

Casarsa
della Delizia

FS

San Vito
al Tagliamento

Ta
gli

Trivig
Ud

am

AZZANO
DECIMO

en

to

SS 463

A28

VILLOTTA

FS

A23

Sacile
CIMPELLO

UDINE
SUD

SS 13

Sesto al
Reghena

SESTO AL REGHENA

PALMAN

Cordovado

48
PORTOGRUARO

SS 14
A4

Cervignan
del Friu

Realizzato nellambito della L.R. 2/2002 art. 174


2015
Comuni di
Cordovado (Pn), Fagagna (Ud), Frisanco (Pn), Gradisca dIsonzo (Go),
Polcenigo (Pn), Sesto al Reghena (Pn), Travesio (Pn),
Trivignano Udinese (Ud), Valvasone Arzene (Pn)
www.borghibellifvg.it
Fotografie: Paolo Bonini (Clauiano); Dario Bigattin (Cordovado);
Raffaella Plos (Fagagna), Renzo Schiratti (Chiesa della Madonna di Taviele, Fagagna);
Mario Pierro, Carlo Sclauzero, Carlo Alberto Villa (Gradisca dIsonzo);
Gianluca Coghetto, Ass. Lis Aganis Ecomuseo Regionale delle Dolomiti Friulane,
Clara Carboncich, Roberto Mazzoli (Poffabro); Foto Pagnucco (Valvasone);
Archivio fotografico Comune di Polcenigo, Danilo Rommel (Polcenigo);
Stefano Padovan, Interattiva (Sesto al Reghena); Gianni Bortolussi (Toppo);
Archivio Interattiva, Claudio Beltrame, Francesco Zanet (generali)
Progetto grafico e impaginazione: Interattiva, Spilimbergo (Pn)
Stampa: Lito Immagine, Rodeano Alto (Ud)
Club de I Borghi pi belli dItalia
via Nievo - 00153 Roma
www.borghitalia.it

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Friuli Venezia Giulia

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