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Universit degli Studi di Palermo Facolt di Scienze Politiche ____________________________________

Corso di laurea specialistica in Studi Europei Corso di Storia Contemporanea Prof.Giuseppe Carlo Marino

Una breve storia dei partiti politici francesi


Di Nicola Palilla

A.A.2005/2006

Introduzione Penso che sia il caso di introdurre questo elaborato fornendo le mie referenze bibliografiche. I testi su cui mi sono affaticato (tranquilli, stavo scherzando!) sono Storia dei partiti politici europei di Giorgio Galli e La Francia dal 1870 ai giorni nostri di Sergio Romano, Arnaldo Mondadori Editore, 1981. Ho consultato, inoltre, una serie di documenti facilmente rinvenibili in rete nei siti internet: www.wikipedia.it; www.cronologia.it; www.historia.it; e nei siti ufficiali del Parti Socialiste, del Parti Comuniste Franais e del Front National. Proprio ispirandomi al lavoro di Giorgio Galli ho organizzato il mio lavoro presentando le varie tradizioni partitiche francesi secondo le loro famiglie di appartenenza e ne ho seguito, grosso modo, anche lordine di presentazione. Grosso modo, perch ho ritenuto necessario scrivere un paragrafo a parte per il gollismo e non trattare questultimo allinterno del filone liberale, perch ci sembra che leredit politica del Generale abbia dei tratti di originalit che non possono non essere trattati a parte. Tutto sommato, penso di non aver fatto un buon lavoro di analisi storica e che avrei dovuto pensarci prima a fare come scopo di questa tesina lesposizione di cui alle Conclusioni. Mi auguro, allora, che chi legger si porr in tale ottica (ma per fare ci dovrebbe prima leggere le Conclusioni, quindi, partire dalla fineva be, fate un po come vi pare!).

La fondazione della Terza Repubblica La terza repubblica francese fu proclamata nel febbraio del 1871 da unassemblea che, pur essendo costituita in prevalenza da monarchici 400 su un totale di 625 deputati paradossalmente fond la prima e stabile esperienza repubblicana di Francia, affondando definitivamente i sogni di chiunque ancora aspirasse a restaurare un re sul trono di Parigi. In realt, il paradosso presto svelato: i monarchici si distinguevano fra chi sosteneva la causa dei Borboni e chi, invece, quella degli Orlans, il ramo cadetto della dinastia borbonica salito sul trono con la rivoluzione del 30. Se in Francia non vi fu restaurazione monarchica fu soprattutto a causa dellatteggiamento del conte di Chambord, lultimo erede del ramo legittimo, il quale, con incredibile e sconsiderata miopia politica, dichiar di non volere accettare n il tricolore n il processo rivoluzionario nel suo complesso. In verit, la posta in gioco non fu solo il trono, questione sulla quale ci si poteva mettere facilmente daccordo visto che il conte non aveva eredi, ma lintera concezione della Francia: mentre i sostenitori dei Borboni vedevano la restaurazione monarchica come un ritorno alla situazione pre-1789 il loro programma consisteva in una riorganizzazione feudale del potere incentrata su di un sistema di autonomie provinciali e sullabolizione di tutti i simboli rivoluzionari e nel ritorno ad una Francia agricola e clericale i sostenitori degli Orlans sostenevano una giudiziosa restaurazione che stabilisse un ordine morale atto a garantire le libert fondamentali e la storia francese recente e, ancora, i codici borghesi e il capitalismo liberale specie lalta finanza. Quindi, anche se le due fazioni avessero trovato un accordo, come pensare che i francesi avrebbero potuto sopportare il regno bigotto di Enrico di Chambord? Lelezione del generale Mac-Mahon, notoriamente monarchico, alla testa della repubblica e a danno di Adolphe Thiers che, oggettivamente, si riteneva fosse il candidato pi credibile per la presidenza avrebbe dovuto permettere ai monarchici di prendersi tutto il tempo necessario per agevolare il ritorno di un re. Tuttavia, proprio Mac-Mahon affoss definitivamente il disegno per il quale era stato posto al vertice del nuovo regime: sciolta dautorit la Camera nel 1877 in forza di uninterpretazione assai discutibile delle leggi costituzionali che gli attribuivano tale potere, il presidente si ritrov con un nuovo parlamento in cui, sempre su 625 membri, ben 323 si dissero repubblicani e solo una cinquantina legittimisti (gli orleanisti si ridussero praticamente al nulla, mentre ebbero un buon successo i bonapartisti). La dimissione consequenziale di Mac-Mahon e lelezione di Jules Grvy alla presidenza diedero finalmente una direzione precisa alla Francia dopo sei anni di incertezze: la repubblica parlamentare. La tradizione liberale: i partiti moderati ed il partito radicale 1.

La tradizione liberale ha avuto in Francia, come nel resto dEuropa, il suo periodo doro tra la seconda met dellOttocento e la fine della prima guerra mondiale: padrona del parlamento e delle istituzioni repubblicane fin dalla loro fondazione, la tradizione liberale entr in crisi con lavvento dei partiti di massa e svan, come formazione partitica, con lavvento del gollismo. La tradizione liberale non riusc mai ad organizzarsi in un solido partito e, diviso tra i diversi interessi territoriali ed economici che rappresentava e sosteneva, fu pi propriamente un vasto ed eterogeneo schieramento parlamentare di notabili borghesi. Allinterno di questo, per, esistevano due linee di comportamento: quello moderato e quello radicale. Il primo pu essere ricondotto al moderatismo di Adolphe Thiers, il secondo a Lon Gambetta. Seppur frequente, lidentificazione della corrente moderata e di quella radicale con, rispettivamente, le esperienze girondina e giacobina non corretta: non possibile, infatti, stabilire alcun legame diretto tra gironda e Thiers da un lato e tra giacobini e Gambetta dallaltro. Perch? Essenzialmente perch le due esperienze si incrociarono e combinarono in misura tale che, nel 1871, sarebbe stato impossibile individuare dei legami certi di filiazione tra i clubs girondini e giacobini con i principali partiti della terza repubblica. A Thiers si attribuisce il motto: la Repubblica sar conservatrice o non sar, con il quale, volendo assicurarsi il sostegno delle classi forti che avevano riposato sulla stabilit del Secondo Impero, intese seppellire il mito della repubblica rivoluzionaria e piantare su basi razionali il nuovo stato. Definire la repubblica conservatrice voleva dire, allora, dare vita ad un regime che conservasse le conquiste della Rivoluzione e sbarrasse la strada a chiunque pretendesse il trono o fosse animato dallintenzione di stabilire un governo autoritario. Fu solo con linizio del XX secolo e con la necessit di fronteggiare il pericolo del socialismo che i liberali presero ad organizzarsi formalmente. Nel 1901 furono fondati Allance Dmocratique, per iniziativa di Adolphe Carnet, e Union Rpublicaine Dmocratique, per iniziativa di Louis Marin, entrambi espressione del liberalismo moderato: mentre il primo, per, era pi forte nelle periferie e godeva del sostegno dei ceti medi, il secondo era pi forte in citt e promuoveva gli interessi della borghesia imprenditoriale e degli industriali. I due partiti ebbero una notevole importanza nella storia politica francese compresa tra linizio del secolo e la seconda guerra mondiale ed entrambi contribuirono a dare al paese importanti leader, tra i quali Raymond Poincar e Paul Reynaud. Poincar, che fu anche presidente della repubblica dal 1913 al 1920, fu uno dei pi incisivi animatori del nazionalismo francese antitedesco: da capo del governo, tra il gennaio 1922 e d il marzo 1924, decise loccupazione della Rhur per forzare la Germania al pagamento delle riparazioni di guerra. Reynaud, invece, sebbene sia stato molto apprezzato come ministro delle finanze in vari governi di centrodestra, tristemente ricordato

come lultimo capo di governo della III repubblica prima di Ptain e della tragica disfatta militare francese dellestate 1940. Tuttavia, il pi importante tra i partiti della terza repubblica fu il partito radicale. Erede del liberalismo progressista di Gambetta, si poneva come scopo il radicamento definitivo della repubblica e delle pratiche parlamentari e, infine, la sconfitta dei nemici storici della Rivoluzione: la Chiesa e le tendenze autoritarie di monarchici e militari. Contro la Chiesa i governi radicali condussero delle vere e proprie crociate per lemancipazione delle istituzioni e dellistruzione dalla religione e dalla gerarchia ecclesiastica. Linfinita battaglia contro la Chiesa fu motivata dal fatto che essa, pi che simpatizzare per, sosteneva apertamente la reazione e la restaurazione della monarchia, cos come aveva fedelmente sostenuto il II Impero fino a poco prima. La politica accesamente anticlericale del partito radicale sembra essere stata ispirata dalla Massoneria, la quale avrebbe formato molti dei suoi quadri e dei suoi leaders e fornitogli un deciso orientamento politico attraverso il condizionamento di congressi e direzioni. Giorgio Galli scrive come cos facendo la Massoneria gli abbia conferito con questi metodi una efficacia ed una potenza che esso non ha mai pi ritrovato in seguito. Il partito fu per tutta la sua storia scarsamente strutturato e decentrato, imperniato sui suoi gruppi parlamentari e diviso a sua volta in sinistra radicale e sinistra radicalsocialista, etichette che trovarono lunit solo nel 1911 sotto la denominazione di gruppo del partito repubblicano radicale e radicalsocialista. Con lascesa dei socialisti e la comparsa dei loro progressivamente sempre pi nutriti gruppi parlamentari, i radicali decisero di stringere con essi alleanze elettorali e di governo senza che ai socialisti vi fosse permesso farne parte per fronteggiare la maggiore organizzazione dei partiti del liberalismo moderato che, soprattutto dopo la guerra, con la formazione del Bloc National, assunsero, oltre che il governo, posizioni decisamente nazionaliste. Proprio la vittoria elettorale del Blocco nel 1919 indusse i radicali a prendere una decisione: aderire al centrodestra di Poincar, cercando di spostare verso il centro lasse dei suoi governi; ovvero, stare al centro nel tentativo di continuare a fare da partito pivot ed evitare di finire schiacciati a sinistra dalla SFIO, il partito socialista? Tornato al governo con lalleanza della sinistra denominata Front Populaire, il partito radicale vide fortemente diminuita la sua importanza a causa del partito socialista che, ottenuto nelle elezioni del 36 la maggioranza relativa alla Camera, fu legittimato a prendere il governo e a relegare al semplice appoggio esterno i radicali (in precedenza i radicali furono al governo sostenuti anche dai voti socialisti). Dopo il fallimento del governo del Fronte, i radicali tornarono a giocare il loro ruolo preferito, quello di pivot, entrando ed uscendo da svariate formazioni ministeriali, ma trovandosi sempre pi in decadenza e senza spazi in parlamento, stretto a sinistra dalla SFIO e dai comunisti e al centro

dalla maggiore credibilit dello schieramento moderato. Dopo la seconda guerra mondiale il partito radicale si ritrov profondamente ridimensionato dai tre grandi partiti di massa che avevano animato la Resistenza: partito di notabili a base quasi esclusivamente parlamentare, sostenuto solo da giornalisti, scrittori, intellettuali e da una ramificata rete clientelare, il partito radicale divenne, con lavvento della quarta repubblica e del sistema elettorale proporzionale, una forza marginale senza una sua certa collocazione. A nulla gli valse nemmeno lestremo tentativo del suo giovane leader, Pierre Mends-France che fu anche a capo del governo per pochi mesi nel 1954 di rianimarlo con unimportante riforma statutaria mirante a renderlo un moderno partito di massa. 2. Durante il suo periodo migliore il partito radicale fece leva su quelle che Gambetta chiamava nouvelles couches sociales, cio, quelle fasce della popolazione che raggruppava gli occupati nei settori commerciale e impiegatizio e i contadini proprietari. Queste, secondo Gambetta, erano le vere classi dirigenti: coloro che pensano, lavorano, accumulano ricchezza e sanno farne un uso giudizioso, liberale e utile al paese (Sergio Romano). Volendo difendere queste nouvelles couches, il partito radicale ag per la difesa delle conquiste della Rivoluzione e per lemancipazione della Repubblica dalla Chiesa, difendevano la Dichiarazione universale dei diritti delluomo e del cittadino, la propriet privata, luguaglianza di fronte alla legge, il principio di legalit, la codificazione del diritto, la separazione del potere, il parlamento. La prima grande opera dei governi radicali fu senzaltro la legge sulla gratuit dellinsegnamento elementare, il cui grande ispiratore fu Jules Frry. La legge prevedeva linsegnamento elementare obbligatorio, laico e gratuito per fare dei francesi dei buoni cittadini e dei valorosi soldati e togliere alla Chiesa il monopolio dellistruzione, dal quale scaturivano solo sudditi papisti e demotivati soldati: il partito radicale non fu costituito da atei e agnostici, va detto, ed il suo spirito anticlericale fu pi dettato da necessit politiche che da convincimenti religiosi. La Chiesa, infatti, si confondeva con la reazione, con le classi dominanti ed il parassitismo. Lo scandalo noto come affaire Dreyfus fu sicuramente la manifestazione pi limpida di come gli ambienti clericali, insieme a quelli militari e quelli di una certa parte della cultura, complottassero contro la repubblica e contro la politica radicale. Poich lo scandalo noto, sottolineer solo che limportanza della questione dovuta al fatto che lo scontro tra dreyfusardi e antidreyfusardi in realt celava lo scontro tra i sostenitori della legalit repubblicana e quelli dellautoritarismo. La vicenda, che si concluse con il reintegro dellufficiale Dreyfus nellesercito e sanc la conclusiva cesura tra la Francia e i nemici della Repubblica, vide distinguersi tra i politici radicali George

Clemenceau che, come direttore del giornale LAurore, pubblic la celebre lettera aperta di mile Zola intitolata Jaccuse e condusse una grande battaglia giornalistica per denunciare le macchinazioni dellesercito contro le istituzioni. Proprio latteggiamento della Chiesa, sebbene il Papa avesse chiesto ai fedeli di avvicinarsi alla repubblica per scongiurare il ben pi grave nemico costituito dal socialismo, portarono alle leggi del 1901 e del 1904 sulle associazioni religiose e sulla separazione tra Stato e Chiesa. Con la prima di fatto lo Stato estese il suo controllo sulla societ per creare un rapporto organico fra il paese reale e la repubblica, attraverso la soppressione delle congregazioni che sostenevano la colpevolezza di Dreyfus e la sottoposizione di tutte le altre alla legge dello Stato. Il capo del governo in carica nel 1903 e impegnato nellimplementazione di detta legge (fatta, per approvare dal governo Waldck-Rousseau) mile Combes dichiar (citazione da Sergio Romano) : In ciascuna di queste associazioni dietro lapparente variet degli statuti circolano le stesse idee, si agita la stessa volont, fermentano le stesse speranze contro quelle rivoluzionarie. Moralmente esse sono tutte calcate sullo stesso modello. Hanno tutte la stessa ragion dessere, le stesse aspirazioni, lo stesso destino, volendo con ci affermare che la Reazione non si era ancora arresa del tutto e che viveva allinterno della Chiesa: tra il 18 marzo ed il 26 giugno pi di 130 congregazioni furono cos soppresse. Con la legge del 1904, invece, fu denunciato il Concordato, quello firmato nel 1801 da Napoleone!, con la Santa Sede e sancita la separazione dellordinamento dello Stato da quello della Chiesa. 3. In queste pagine si brevemente mostrato in quali partiti e in che modo la tradizione liberale francese si organizzata e ha vissuto durante la III repubblica e si , altres, accennato al tentativo di riforma del partito radicale di Mends-France. Una domanda nasce spontanea: che fine ha fatto il partito radicale? Che fine hanno fatto i partiti del liberalismo moderato? In generale, che fine ha fatto la tradizione politica liberale in Francia? Il sistema di governo della Vrepubblica, nonch la legge elettorale uninominale a doppio turno voluta da De Gaulle, hanno escluso la possibilit di una loro ricostituzione. I membri dei secondi, affluiti dopo la guerra in gran parte nel MRP il partito cattolico costituito durante la Resistenza hanno dovuto infine collocarsi nel vasto schieramento gollista; tra il 1978 ed il 2002, lala pi avanzata del movimento neogollista stata rappresentata da Valry Giscard Dstaing e dal suo partito UDF, Union pour la dmocratie franaise. Il primo, invece, ha aderito al programma unitario delle sinistre proposto da Franois Mittrand negli anni Settanta. Pur non esistendo oggi un partito denominato radicale ovvero liberale, la tradizione liberale continua, quindi, ad esistere e a vivere, fatta eccezione per quelle formazioni davvero minime

e legate a qualche particolare personalit politica, allinterno del Parti Socialiste, a sinistra, e delle formazioni che si rifanno allesperienza politica del generale De Gaulle, a destra. Il socialismo: da Jules Guesdes alla caduta di Jospin 1. La Francia pu vantare una lunga e ricca tradizione socialista e tuttavia il socialismo non vi ha trionfato. Sicuramente a remare contro la rivoluzione socialista in Francia stato, allinterno di un pi vasto sistema di cause, la mancanza di unit allinterno del movimento, la diversa estrazione sociale dei suoi animatori, la non convergenza di obiettivi e di strategie. Insomma, la grande variet di utopie socialiste e le diverse idee su come pervenire a quelle rappresentazioni, alla fine, hanno provocato solo rivalit. Anche se la storia dei partiti politici francesi non direttamente riconducibile alla Rivoluzione che patrimonio di tutti e che ha partorito valori e principi condivisi facilmente desumibile il motivo per cui i socialisti si siano visti e continuino a vedersi quali continuatori di quellevento, specie nella sua fase giacobina, e perch finiscano per ritenere, addirittura, la rivoluzione dOttobre come lobbligato epilogo della vicenda iniziata nel 1789. Karl Marx giunto a Parigi relativamente tardi: quando alla caduta del Secondo Impero si tent lesperimento della Comune, i sostenitori del marxismo furono in netta minoranza, soverchiati dai seguaci di Babeuf, Proudhon e Blanqui. Il socialismo francese si sente fortemente legato alla Rivoluzione e denota, in tal modo, connotati decisamente nazionali e patriottici: la Comune parigina, per esempio, non fu realizzata secondo la strategia della Prima Internazionale, bens nel segno della continuit con il giacobinismo e la rivoluzione del 1848 (che sotto lispirazione di Louis Blanc aveva partorito il sistema degli atliers nationaux). La lentezza ed il ritardo con cui in Francia si costitu un forte partito socialista, nonostante la precoce affermazione della democrazia, si spiega attraverso la difficolt di mettere assieme tanti miti, tante suggestioni, tante strategie, tanti pensatori e, infine, la rivoluzione giacobina con la repubblica conservatrice. I seguaci di Babeuf, per esempio, sognavano un comunismo integrale basato sullegualitarismo, sulla uguale retribuzione del lavoro e sulla comunanza della terra; erano fortemente radicati nelle periferie, si rifacevano ad una realt fondamentalmente agricola e puntavano a realizzare tale programma con azioni violente. I sostenitori delle idee di Proudhon avevano un carattere libertario e anarchico: pensavano allautogestione operaia per conciliare capitale e lavoro e a concetti come libert individuale e armonia sociale; inoltre, puntavano allabbattimento dello Stato. Louis-Auguste Blanqui fu uno dei maggiori ispiratori della Comune: pur non avendovi partecipato (fu arrestato qualche mese prima), la influenz moltissimo grazie alle sue idee sulla presa violenta del potere ad opera del proletariato con

linsurrezione ed il colpo di stato di ristretti gruppi clandestinamente organizzati. Jean Jaurs, infine, grande ispiratore della SFIO, proponeva la collaborazione con i governi borghesi, la pacificazione con la Germania e lunit di tutti i progressisti. La sconfitta della Comune, avendo assestato un durissimo colpo al prestigio dei rivoluzionari e delle loro idee, fin col raffreddare gli animi dei proletari, convert la maggioranza di essi alla repubblica e al metodo parlamentare e costrinse il socialismo francese ad una lunga e difficile fase di riflessione e di riorganizzazione. La gestazione del partito socialista si ebbe tra il 1879 ed il 1905: ai congressi di Marsiglia (1879) e di Saint-tienne (1881), a cui presero parte delegazioni di sindacati e di cooperative e rappresentanti di gruppi di studio, emersero tutte le varie posizioni da cui scaturirono le prime organizzazioni partitiche francesi di area socialista. Sotto impulso di Jules Guesde si fond nel 1880 il Parti ouvrier franais, che introdusse il marxismo in Francia e che, forte della capacit unificatrice del socialismo scientifico e del sostegno della II Internazionale, gi nel 1890 rappresent il 40% della forza socialista; nel 1898 il blanquista douard Vaillant fond il Parti socialiste rvolutionnaire, mentre il proudhonista Brousse cre la Fdration des travailleurs e Jean Allemand il Parti ouvrier socialiste rvolutionnaire . Il primo, ispirato a Blanqui, si richiamava alla tradizione rivoluzionaria nazionale; il secondo ad una sorta di riformismo nazionale; il terzo, invece, fu qualcosa di molto confuso e vedeva riuniti Marx, Proudhon, Bakunin e la Comune. Un primo tentativo di unire tutte queste anime socialiste si comp parzialmente agli albori del XX secolo, quando i partiti di Guesde e di Vaillant si fusero a costituire il Parti socialiste de France, mentre coloro che si erano fin l detti indipendenti, prevalentemente borghesi e intellettuali simpatizzanti pi per la repubblica e per un vago senso di giustizia sociale che per il socialismo, fondarono il Parti socialiste franais. I fondatori di questultimo partito, Millerand, Viviani e Jaurs, non disdegnavano lidea di collaborare con i governi borghesi; il primo, invece, rifiutava tale prospettiva e considerava la distruzione del capitalismo il suo scopo primo ed ultimo. Citiamo Sergio Romano: La grande Rivoluzione ed il giacobinismo hanno creato fra le classi medie e la classe operaia collegamenti ideologici e rapporti di solidariet nazionale()le hanno unite attorno ad un ideale politico in cui i concetti di patria e di giustizia sociale si confondono fino a divenire aspetti di una stessa realt, e ancora, Un altro ostacolo allunit rappresentato dalla lunga vicenda nazionale del socialismo francese, dalla sua pluralit di esperienza e di eroi. Fra i seguaci di Proudhon e quelli di Marx corre una differenza che affonda le sue radici se non nel temperamento nazionale() nei diversi atteggiamenti culturali del paese. Ritroviamo cos nel socialismo francese la classica distinzione tra le due France che si dividono la storia nazionale: quella dispirazione

giacobina, autoritaria, centralizzata, protezionista, gerarchica e quella liberale, decentrata, liberista, individualista. Questa distinzione forse troppo semplice, ma ci aiuta a capire perch il socialismo francese sia sempre stato molto frammentato. Prima dellunit raggiunta nel 1905 al Congresso di Rouen, due furono le questioni che misero a dura prova i propositi unitari del movimento operaio: lingresso di Millerand nel governo di Waldck-Rousseau e laffaire Dreyfus. La prima scoppi quando, a supporto del suo programma riformatore, il capo del governo Waldck-Rousseau chiese nel 1899 a un esponente socialista, Millerand, di entrare nel governo radicale: Jaurs reag con entusiasmo alla richiesta del presidente del consiglio, vedendo la cosa come un deciso passo avanti nella marcia del proletariato verso il potere; tuttavia, il nucleo socialista stretto attorno a Guesde giudic assai negativamente la cosa. La seconda questione, invece, riguard la divergenza sul giudizio relativo a Dreyfus, giacch Jaurs fin dal primo momento fu dreyfusardo e decisamente schierato dalla parte di Clmenceau e della sua battaglia, mentre Guesde si dichiar originariamente indignato per la mancata condanna a morte dellimputato e solo in seguito, opportunisticamente, ni lun, ni lautre quando lo scandalo cominci a definirsi a favore dellufficiale di origine ebrea. Come detto, per, nel 1905 i socialisti trovarono lunit auspicata dalla Seconda Internazionale con la fondazione del Parti socialiste-Section franaise de lInternational ouvrire, meglio noto con lacronimo SFIO. Il partito fu inizialmente allineato sulle posizioni di Jules Guesde e dellortodossia marxista; interessato al mantenimento dellunit cos faticosamente raggiunta, Jaurs accett il modello organizzativo leninista fatto di strutture rigide, di gerarchia e di un programma di lotta. Nel 1910, per, il partito ha gi virato sulle posizioni socialdemocratiche di Jaurs e avversa il sindacalismo rivoluzionario di Georges Sorel, il quale, anteponendo lorganizzazione sindacale a quella del partito e lazione diretta del proletariato alliniziativa parlamentare, andava vagheggiando il mito dello sciopero generale: Allestrema sinistra dello schieramento socialista si fa strada la convinzione che la salute debba venire non dalle campagne elettorali e dai partiti a cui spetta gestirle, ma dalle lotte sindacali e dallarma risolutiva dello sciopero generale (Sergio Romano). La tendenza del sindacato a considerarsi bastevole al proletariato comport gravi tensioni tra il partito e la potente CGT (Confdration Gnral du Travaille) tanto che, onde evitare che ciascuna organizzazione se ne andasse per la sua strada, la Seconda internazionale impose a SFIO e CGT un accordo che vincolasse il sindacato alle decisioni politiche del partito e il partito alle decisioni in materia di lavoro del sindacato. La conclusione della prima guerra mondiale ed il trionfo della rivoluzione sovietica comportarono un grande stravolgimento in tutto il movimento operaio europeo. In Francia, dove nelle elezioni del 1919 aveva trionfato il

Blocco Nazionale di Poincar, il Congresso di Tours aveva visto la maggioranza dei membri della SFIO votare per la trasformazione della stessa in Partito comunista francese. La minoranza, invece, guidata da Lon Blum e Jean Longuet, rifiutando il centralismo democratico del modello sovietico e rivendicando loriginalit del socialismo francese, ricostitu il partito socialista e lo indirizz verso unalleanza con i radicalsocialisti. Ora, mentre per i comunisti la rivoluzione dottobre fu il punto darrivo del processo rivoluzionario iniziato a Parigi nel 1789 cosa che faceva rivendicare la paternit dei fatti di Russia ai comunisti francesi per Lon Blum bisognava fare una distinzione tra conquista del potere e esercizio del potere. Prospettandosi la possibilit di raggiungere la maggioranza alla Camera nonostante la scissione di Tours, lopinione di Blum era che vincere la maggioranza parlamentare non significasse aver conquistato il potere cosa che pu farsi solo con la rivoluzione proletaria bens implicasse lassunzione dellesercizio del potere nel quadro sociale e politico esistente; la rivoluzione non pu farsi per decreto, non dipende, cio, dal governo il quale, per, pu rendere la massa operaia responsabile, emancipata, educata e in grado di fare da s la rivoluzione. Insomma, lesercizio del potere la fase transitoria che conduce al socialismo. In forza di queste posizioni socialdemocratiche e del sostegno della CGT di Jouhaux, privata della corrente comunista e anarchica dopo Tours, il partito socialista cresce alle elezioni del 1924 e, alleato con i radicali nel Cartl des Gauches, conquista 104 seggi contro i 162 dei radicali e i 26 del PCF. Nonostante la condivisione di un ampio programma democratico (applicazione rigorosa delle leggi sulla separazione tra Stato e Chiesa e sulle congregazioni; previdenza sociale; giornata lavorativa di otto ore; democratizzazione dellinsegnamento e gratuit di quello superiore; garanzie sindacali) lalleanza fallir nel volgere di due anni a causa del voltafaccia dei radicali. Il fallimento del Cartello non danneggi i socialisti che, anzi, nel 1932 contarono 137.000 iscritti contro i 60.000 dei primi anni 20, e 129 deputati grazie alla fiducia ispirata dal riformismo di Blum e dal sindacalismo responsabile della CGT di Jouhaux. 2. I rapporti tra il partito socialista ed il partito comunista non furono mai pacifici, perch il PCF, fedele al Comintern lInternazionale Comunista giudicava la disponibilit della SFIO a governare con i borghesi, allinterno delle regole borghesi, la conferma della teoria del socialfascismo tanto cara a Stalin. La situazione politica degli anni Trenta, per, assai contraria alla democrazia, port il Comintern ad optare infine per la strategia del Fronte Popolare, il fronte unito dei comunisti e dei socialisti in funzione antinazista e antifascista. Il Fronte popolare francese nasce nellottobre del 1934 i colloqui si erano aperti a luglio

ed integrato dai radicali, convinti di poter egemonizzare il Fronte e magari ripetere la mossa del 1924-1926. Le elezioni, tuttavia, volsero al peggio per i questi ultimi: la SFIO, infatti, ottenne la maggioranza relativa con 147 seggi ed assunse la responsabilit del governo: Lon Blum form il governo, ma n i radicali n i comunisti, per motivi diversi, entrarono a farne parte. La vittoria del Fronte fu accolta dalla classe operaia con grande entusiasmo e nel solo mese di giugno si verificarono 12.000 scioperi, organizzati in tutta la Francia con la fiducia che il nuovo governo avrebbe rafforzato il potere contrattuale degli operai. In effetti, la situazione gioc a favore del governo socialista che, da una posizione di forza, riusc a far incontrare le richieste del sindacato unificato (nel 1935 la CGT e la CGTU si fusero) con quelle degli industriali grazie agli accordi di Matignon. Decisamente favorevoli alla classe operaia, tali accordi prevedevano il libero esercizio dei diritti sindacali, il riconoscimento da parte degli industriali di delegati eletti tra gli operai, la settimana di quaranta ore, quindici giorni di ferie pagate. Lazione del governo non si esaur con gli accordi di Matignon: fu creato lOffice National Interprofessionel du bl, per sostenere i prezzi agricoli; fu riformata la Banca di Francia; furono nazionalizzate alcune imprese strategiche e fondata la S.N.C.F. (socit national des chemins de fer). Il governo del Fronte Popolare, nonostante fosse stato in grado di far recuperare agli operai potere dacquisto e fiducia, non riusc a durare a lungo: stretto tra la questione morale sollevata dalla guerra di Spagna e dalla fuga dei capitali verso lestero, Blum rassegn le dimissioni dopo appena un anno dalla sua investitura. 3. Dopo la seconda guerra mondiale la SFIO, ricostituita e attiva durante la Resistenza, incontr e si scontr con una realt politica nuova: la forza del partito comunista, il primo partito comunista dEuropa. Persa lalleanza con la CGT, oramai riconquistata dai comunisti, e messa in minoranza la leadership di Blum, il partito socialista fu affidato a Guy Mollet. Tutto sommato, la IV repubblica fu un periodo di decadenza per la SFIO sia per la forza conseguita a sinistra dai comunisti sia per la scomparsa sostanziale dellalleato radicale. Le ambiguit del partito in occasione della guerra dAlgeria ed il sostegno fornito al governo del generale De Gaulle (che vedeva Mollet come vicepresidente) portarono il partito al suo minimo storico, il 15,7% del 1958. Lintroduzione del sistema di governo della V repubblica e di un sistema elettorale particolarmente penalizzante per chi non in grado di stringere accordi (come furono i socialisti e i comunisti prima di pinay) introdussero il movimento socialista in una crisi senza precedenti. Il clima di totale sfiducia, alimentato dalla convinzione che la quinta repubblica fosse una sorta di dittatura populista, port a successive scissioni da cui scaturirono il Parti socialiste autonome e poi la Union de la gauche socialiste e, infine, il

Parti socialiste unifi. Il 1965, per, da considerarsi un anno di svolta: in occasione delle elezioni presidenziali un candidato minore di sinistra, Franois Mittrand, super il primo turno ed ebbe lonore di costringere la rielezione di De Gaulle dentro il 55% dei voti popolari. Proprio Mittrand, la cui piccola formazione politica era denominata Convention des institutions rpublicaines, comprese che combattere il regime della V repubblica dallesterno fosse una strategia sbagliata e che, invece, questo andava conquistato dallinterno: nel 1971, perci, la sinistra socialista usc dal suo lungo inverno con lapertura al congresso di pinay ai comunisti e a tutti i partiti minori della sinistra; il partito si svecchi prendendo il nome di Parti Socialiste ed elesse come suo capo proprio Mittrand. Da subito il PS, grazie allintesa con comunisti e radicali, centra un grande risultato, il 45% alle legislative del 73 ed il 49% alle presidenziali dellanno successivo. La svolta di pinay ha permesso al PS di ottenere due grandi risultati: laccordo con i comunisti ne ha promosso il partito ad elemento utile per la funzione di governo, in primo luogo; in secondo, attraverso laccettazione delle regole della V repubblica, la sinistra francese si prepara a conquistare finanche la presidenza. Finisce cos la contestazione della costituzione sostanziale della repubblica gollista e si portano allinterno delle istituzioni gli umori del 68 e i gruppi goscisti, le organizzazioni libertarie e i movimenti separatisti, le associazioni ecologiche ed il sindacalismo autogestito. Dopo una breve crisi, comunque grave da provocare la sconfitta alle legislative del 1979, il patto dunit dazione tra socialisti e comunisti si riattiva e porta Mittrand alla presidenza della Repubblica nel 1981 e alla maggioranza assoluta dei seggi allAssemblea Nazionale: con il 37,5% dei consenso il PS raggiunge il suo massimo storico. Mittrand tenne la pi alta carica dello Stato per due mandati, fino al 1995, nel corso dei quali i suoi governi cercarono di fronteggiare le difficolt economiche attraverso importanti nazionalizzazioni e laumento del potere dacquisto dei salari. Furono varate importanti riforme istituzionali (lordinamento regionale), giudiziarie (abolizione della pena di morte e riorganizzazione delle carceri), sociali (cinque settimane di ferie pagate, pensionamenti a sessanta anni, settimana di 39 ore, diritti sindacali nellimpresa), ma mentre il primo settennato fu turbato solo dalla coabitazione del biennio 1986-1988, il secondo settennato fu segnato da una grave instabilit che port a Matignon tre diversi primi ministri nel volgere di soli cinque anni (Rocard, Cresson, Brgovoy). Questa instabilit fu dovuta alla rottura nel 1984 con i comunisti che, accusando il timido piano sociale e di nazionalizzazioni del governo per la sconfitta alle elezioni europee del 1984 e a quelle nazionali nel 1986, uscirono dal governo e fornirono a partire dal 88 solo lappoggio esterno ai ministeri socialisti. Di nuovo al governo con Lionl Jospin dal 1997 al 2002, il partito socialista sconfitto

incredibilmente dal candidato del Fronte Nazionale Jean-Marie Le Pen e non accede al turno di ballottaggio contro il neogollista Chirac. Malgrado una recente ripresa, che ha consentito alla sinistra di travolgere la maggioranza di centrodestra nelle ultime elezioni regionali, probabile che il PS stia ancora pagando lincapacit di far digerire ai suoi iscritti e ai suoi elettori laccettazione delleconomia di mercato ed il coinvolgimento nella globalizzazione, sebbene proprio la Francia di Mittrand sia stata la principale protagonista, assieme alla Germania di Khol, del forte sviluppo dellidea unitaria europea. Tra la rivoluzione francese e la rivoluzione russa: il partito comunista Come abbiamo gi avuto modo di scrivere parlando del partito socialista, il partito comunista francese (PCF) fu fondato a Tours nel 1920 in seguito alla decisione della maggioranza del congresso SFIO di trasformare la stessa in Partito Comunista, assecondando le tesi di Lenin e, soprattutto, della Terza Internazionale, per la quale il capitalismo ed il suo sistema politico erano giunti senzaltro alla fine della loro epopea e lora della presa rivoluzionaria del potere e della dittatura del proletariato era oramai scoccata. Come tutti i partiti comunisti dEuropa, anche quello francese vissuto a lungo in una situazione di sostanziale dipendenza strategica dallURSS, dagli umori dei suoi leaders e dalle condizioni e dagli equilibri che si vennero a costituire quando il mondo fu diviso in due blocchi contrapposti alla fine della seconda guerra mondiale. Come tutti i partiti comunisti dEuropa anche quello francese, seppure ossequioso nei confronti del PCUS, ha cercato di definire una sua identit ed originalit nazionali. Il mito della Rivoluzione del 1789, ovviamente, dava al PCF una ragione in pi per reclamare legittimamente una maggiore autonomia. Nonostante le sincere convinzioni rivoluzionarie dei suoi promotori, tuttavia esistevano allinterno del neonato partito sostanziali distinzioni: accanto ai pi fedeli allortodossia marxista-leninista e al Comintern esisteva un forte gruppo di persone che riteneva di non dover prendere lezioni da nessuno in materia di rivoluzione (erano comunisti ma prima ancora erano francesi, avevano fatto la Rivoluzione giacobina e conoscevano bene Blanqui e Babeuf, insomma!). Il partito comunista, quindi, fin dalla sua fondazione, sballottato tra una corrente di autonomisti ed una di ortodossi, fu caratterizzato da una notevole instabilit che di frequente si risolveva con lespulsione di qualche suo dirigente accusato di troztkismo: fu cos che nel 1924 furono espulsi (dal segretario Traint) Rosmer, Moatte e Souvarine tre tra i fondatori del partito e fu sempre cos che Traint medesimo fu allontanato dal partito quattro anni pi tardi. Laccusa di trozkismo, in verit, veniva formulata dal Comintern per eliminare dai partiti comunisti nazionali tutti quei personaggi che si opponevano di volta in volta allinterferenza di Stalin. E Stalin dava il ben servito senza guardare in faccia nessuno. A partire dal 1928 il partito fu, quindi, guidato da un gruppo

favorito dal Comintern costituito da Barb, Clor, Billoux e Goyot, talmente invisi alla membership del partito e agli elettori che, dopo il peggiore risultato di sempre conseguito nel 28, lo stesso Comintern decise di sostituire con un leader giovane proveniente dal sindacato: Maurice Thorez. La fatica della classe operaia a capire le lotte interne al partito indussero i pi a tornare verso il riformismo della SFIO: sostenuto da un grande entusiasmo al momento della sua fondazione, il partito declin e sfior rapidamente perdendo quel fascino e quellappeal che solo pochi anni prima aveva suscitato tra i lavoratori. La mancanza di autonomia in un periodo di forte nazionalismo non gli giov: la classe operaia, infatti, si sent pi al sicuro nel mito della vittoria del 18, sapendo la Germania sconfitta e debitrice della Francia. In una tale contesto, la prospettiva rivoluzionaria sembr perdere tutto il suo fascino iniziale. Il PCF, quindi, si svilupp come partito massimalista e anarcogiacobino disposto solo alla rivoluzione e a lottare anche sul terreno del lavoro, visto che dopo Tours aveva promosso la costituzione di sindacato autonomo, la CGTU. In questa fase la sua critica al sistema borghese non colpisce solo la recessione economica, la disoccupazione, la caduta dei salari ed il disagio della popolazione degli anni 30, ma investe con ferocia particolare anche la SFIO, accusata, assecondando le teorie della Terza Internazionale, di socialfascismo, cio di sostenere contro gli interessi del proletariato lo stato borghese e le sue strutture di oppressione. Lascesa drammatica del nazismo in Germania e lespansione della destra radicale e dei regimi fascisti in Europa comportarono, per, un deciso cambio di strategia nella Comintern a partire dal 1934: per rispondere ad una manifestazione dellestrema destra, i comunisti decisero di marciare assieme ai socialisti, alla CGT e alla CGTU in una contromanifestazione, ponendo, cos, la prima pietra per la costruzione di un Fronte Popolare francese. Il fatto clamoroso di quelloccasione fu che si sventolarono i tricolori e si cant la Marseilleise: dopo anni di lealt incondizionata allURSS, il PCF pot tornare ad esibire i suoi tratti nazionalisti ereditati dalla tradizione giacobina e da quella blanquista. A margine della storica manifestazione unitaria il segretario Thorez afferm: Siamo orgogliosi del grande passato del nostro paese, dallera di Luigi XIV e degli uomini che hanno fatto la nostra rivoluzione del 1791 (). Cantando lInternazionale abbiamo raccolto il motivo della Marseilleise. Inalberando la bandiera rossa abbiamo innalzato nuovamente il tricolore dei nostri padri(Sergio Romano). Nonostante le molte divergenze tra i due partiti e una mai sopita tendenza del partito comunista a criticare i compagni socialisti i comunisti chiedevano lunit nella convinzione che il loro apparato avrebbe prevalso sulla SFIO; i socialisti, invece, proponevano un programma comune, una sorta di New Deal alla francese, una via socialdemocratica il 27 luglio 1934 PCF e SFIO stipularono un patto dunit

dazione contro il fascismo, la guerra e per la difesa delle libert democratiche; liniziativa unitaria riguard anche i sindacati che, seppur dopo difficili e lunghe trattative, giunsero alla loro completa fusione e ad un unico esecutivo. La strategia del Fronte Popolare fu vincente: in occasione delle legislative del 36 la coalizione vinse la maggioranza assoluta dei seggi e il PCF pass da 10 a 72 seggi, ottenendo circa un milione e mezzo di voti. Malgrado il successo, il PCF non entr nel governo: non ci pu essere partecipazione di sorta ad un governo allinterno dei confini del capitalismo, dichiar Thorez, aggiungendo di temere che lingresso dei comunisti nel governo avrebbe alimentato presso la destra radicale propositi golpisti. Anche se responsabile in una certa parte della caduta del governo Blum, al PCF va riconosciuto il merito di essere stato forse lunico partito francese a vedere con chiarezza la tragica situazione dellEuropa degli anni 30 e a prevedere i drammatici eventi futuri. Risolutamente contrario alla neutralit nella guerra di Spagna definita da Blum borghese e quindi motivo dinteresse solo per i governi borghesi, non certo per la Francia del Fronte sostenne il riarmo per fronteggiare i vari fascismi e una forte politica di repressione nei confronti della destra sovversiva, la quale, sempre pi frequentemente, manifestava al grido di Meglio Hitler del Fronte Popolare. Questa determinazione e la progressiva acquisizione del sindacato unificato valsero al partito una grande crescita in termini di iscritti e la reputazione di difensore della democrazia. Le risorse su cui il partito stava costruendo la sua futura egemonia a sinistra fu lattivismo volontario: Il partito socialista francese un partito nel quale molto importante linfluenza di intellettuali di origine borghese, come era lo stesso Lon Blum, una persona culturalmente molto raffinata. Questa influenza borghese rilevante: anche nelle riunioni di sezioni o di sindacato in genere lintellettuale di sinistra di origine borghese che ha un ruolo preminente. Invece, il PCF alla met degli anni Trenta, come in Italia alla met degli anni Quaranta, sviluppa molto lattivismo politico dei militanti di formazione operaia questa una ragione di forza per il partito comunista che si manifester anche dopo la fine della guerra (Sergio Romano). In un contesto siffatto, il patto di non aggressione Ribbentrop-Molotov tra Germania nazista e URSS stalinista fu un fulmine a ciel sereno, lasci sgomenti gli iscritti e cre un forte disagio tra gli attivisti: 21 dei 72 deputati rimisero il mandato e 18 membri dellesecutivo della CGT votarono per la condanna del patto (solo otto membri votarono a favore e due si astennero). Ancora una volta la dipendenza dallURSS fa apparire contraddittorio il partito, estraneo al paese e inaffidabile: il PCF giustific quella scelta sostenendo che la guerra che Hitler conduceva non riguardava la democrazia, bens limperialismo e che, proprio per questo motivo, non poteva essere dinteresse per il proletariato. Addirittura, alcuni importanti militanti come Marty arrivarono a

vedere linvasione sovietica della Polonia orientale come un fatto di civilt e di progresso: la classe operaia francese ha visto col pi grande entusiasmo la marcia dellArmata Rossa per portare la pace, lordine e il socialismo al popolo della Polonia Orientale . Messo fuorilegge dal governo Daladier, il partito si ricostitu in gruppo parlamentare come gruppo operaio e contadino e chiese immediatamente la pace. Fortunatamente, la confusione e lo smarrimento provocati dal patto di non-aggressione si dissolse e con esso lincubo dei militanti obbligati ad una fedelt incomprensibile quando, lanciata loperazione Barbarossa, Hitler mosse guerra allURSS: il partito, da anni in clandestinit, organizz il pi importante fronte della lotta di Resistenza francese e, giudicando la guerra non pi un fatto difensivo dello stato borghese bens una guerra per la liberazione del popolo, riusc non solo a recuperare quellimmagine che tra il 39 ed il 41 era stata offuscata dal rigoroso allineamento sulle posizioni dellUnione Sovietica, ma addirittura a rivelarsi alla prima buona occasione, le elezioni del 45, il partito di maggioranza relativa con il 28% dei voti. Nonostante la forza elettorale conseguita e la supremazia raggiunta anche nel mondo del lavoro, giacch la ricostituita CGT ormai a direzione esclusivamente comunista, il PCF si trova ai margini del gioco parlamentare e involontaria causa dellinstabilit ministeriale della IV repubblica. Volendo spiegare perch i comunisti non potessero andare al potere, Lon Blum ebbe a dire che i comunisti non erano n di destra n di sinistra, bens allEst. In realt, il PCF accett di comportarsi secondo le regole della quarta repubblica, che aveva concorso a stabilire, e secondo le regole di Yalta: cos, anche se il 1947 fu un anno di violente manifestazioni, il partito svilupp unattivit legale parlamentare coordinata con quella sindacale. Oggi il PCF un piccolo partito che si attesta tra il 9% e l11% dei suffragi: come si ridotto a tali dimensioni il comunismo francese? La V repubblica stata la scure che, scivolando sul collo della IV, dei suoi protagonisti e dei suoi mali, ha completamente cambiato il sistema dei partiti francese, reso bipolare e selettivo; i partiti che difficilmente riescono ad aggregarsi sono fuori dal parlamento. Cos, seppur forte del 20% dei consensi popolari nel 1968, il partito comunista non riesce nemmeno a formare un gruppo parlamentare, perde progressivamente visibilit a favore dei socialisti, si logora e finisce per essere del tutto estraneo alle istituzioni. Accolta la proposta di Mittrand di costituire un patto dunit dazione, il PCF vince assieme al PS numerose elezioni locali e nel 1981 entra nel governo Mauroy con quattro ministri. Uscitone nel 84, deluso per lo scarso successo delle nazionalizzazioni e per la sconfitta alle europee dello stesso anno, il partito comunista torna al governo solo nel 1997 allinterno del governo socialista di Lionl Jospin. Alle ultime elezioni presidenziali la sinistra massimalista si presentata frantumata tra numerosi candidati. In

definitiva, possiamo affermare che pur essendo un importante partito fin dalla sua fondazione nel 1920, quello comunista non mai stato forte abbastanza e indipendente per imporre una sua strategia; sempre stato dentro un ghetto e costretto a sporadiche alleanze elettorali con i socialisti per uscirne temporaneamente (Front Populaire, 1936; apertura a Guy Mollet, 1956; patto con Mittrand, 1972). La sua tradizione, la sua cultura, la sua filosofia della storia, per, gli hanno imposto di rifiutare qualunque duratura alleanza con partiti dai discutibili propositi rivoluzionari; la sua fedelt allortodossia sovietica, inoltre, lo ha reso incompatibile con la doverosa politica atlantica del suo paese : La fedelt allUnione Sovietica , per, pi un risultato dellepopea giacobina francese che a Marx: il partito infatti, si sente erede e custode ed interprete di una parabola rivoluzionaria le cui tappe sono state la Bastiglia, il Comitato di Salute Pubblica, le giornate del 1948, la Comune, la Rivoluzione sovietica. Il PCF, quindi, sostanzialmente un partito francese (Sergio Romano). Mouvement rpublicain populaire: chi costui? Malgrado la sua ricca tradizione cattolica e il fatto che sia stato il primo paese in Europa ad estendere il diritto di voto (nel 1848 con la costituzione della II repubblica) a tutti i cittadini maschi adulti, la Francia non ha mai conosciuto formazioni politiche dispirazione cristianodemocratica fino al 1942, anno in cui fu fondato il Mouvement Rpublicain Populaire. Il motivo di questa lunga assenza, che poi si ripetuta per motivi diversi a partire dal 58, risiede nel generale rifiuto della Chiesa ottocentesca della democrazia e nel suo particolare atteggiamento di ostilit nei confronti della repubblica francese. Questultimo punto stato segnato dal modo in cui il paese passato alla modernit, cio al cruento modo che ha condotto allemancipazione dello Stato dalla Chiesa: la Rivoluzione, infatti, favorendo lidentificazione della Chiesa con lAncient Rgime, aveva costretto tanto la Chiesa stessa che la popolazione a prendere posizione a favore o contro lordine borghese, in tal modo spingendo i cattolici praticanti e la gerarchia ecclesiastica a schierarsi contro la Rivoluzione e contro tutti gli assetti istituzionali che ne ricordavano lavveramento. I cattolici, insomma, anche in virt del pontificio non expedit, preferirono, piuttosto che collaborare con la repubblica, esserle indifferente, quando non addirittura ostili fino alla sovversione (affaire Dreyfus): tutto ci nonostante che in Francia sia vissuto uno dei maggiori pensatori politici cattolici di ogni tempo: Robert De Lammenais. I cattolici, avendo sempre sviluppato un comportamento politico conservatore e tendente a riconoscere alle istituzioni repubblicane del 1871 solo un minimo sufficiente di riconoscimento, finirono per preferire lappoggio ai partiti conservatori e reazionari piuttosto che dirigere le proprie energie per ledificazione di organizzazioni di massa come quelle che a partire dal primo dopo guerra si formarono in Italia

e in Germania. Nel 1848 i cattolici si erano identificati con il partito dellordine a sostegno di Luigi Bonaparte e, una volta proclamato limpero, si schierarono decisamente in suo favore. Il cattolicesimo francese, forte nelle campagne, conservatore e reazionario, fu uno dei maggiori sostegni di quel regime e quando la terza repubblica, che inizialmente si disse conservatrice, si dimostr tenacemente laica e disposta a difendersi anche con una politica anticlericale senza precedenti, allora i cattolici finirono per alimentare il dissenso e, insieme allesercito, a favorire tentazioni autoritarie: nellassemblea i cattolici furono rappresentati nellassemblea del 1871 da nobili eletti nelle campagne e legittimisti monarchici, favorevoli alla restaurazione borbonica e al suo programma politico. Svanito il sogno monarchico, i cattolici continuarono a schierarsi risolutamente contro la repubblica, la peggiore, tra laltro, tra quelle che potevano essere loro proposte, vistane la debolezza dellesecutivo e la centralit del legislativo; nello scandalo Dreyfus furono dalle parte dei anti-dreyfusardi. Il sostegno offerto implicitamente allAction franaise di Charles Maurras che finir scomunicato dal Papa nel 1926 ed il carattere restauratore del regime di Ptain, per, cambiarono il comportamento dei cattolici anti-nazisti e amanti della libert i quali, obbligati a scegliere tra lo stare dalla parte dellumanit o da quella della barbarie, aderirono decisamente alla prima causa partecipando alla Resistenza e collaborando con De Gaulle. La necessit di dotarsi di una propria personalit politica democratica in opposizione alla rivoluzione nazionale di Vichy e di superare il suo passato reazionario, furono la vera motivazione che spinse i cattolici a dotarsi di una solida organizzazione partitica moderna in grado di affrontare la lotta politica senza confondere lelettorato cattolico con quello della destra autoritaria. Il partito Mouvement Rpublicain Populaire gioc un ruolo molto importante durante la Resistenza e fece parte del Comitato di Liberazione Nazionale. Dopo luccisione ad opera dei nazisti di Jean Moulin, che ne fu il fondatore, il partito fu diretto da Georges Bidault, una personalit di primo piano nella vita politica francese fino agli anni Cinquanta quando, subita una involuzione autoritaria, finir per collaborare negli anni Sessanta con lOAS. La vicenda personale di Bidault, per, non fu la storia del mondo cattolico francese. Per tutti i dodici anni della IV repubblica il MRP si mantenuto ad ogni elezione intorno al 20 % dei suffragi, ha conquistato molte amministrazioni comunali ed stato al vertice di tutte le combinazioni governative del periodo 1946-1955. Durante la prima legislatura (1946-1951) i governi espressi dalla coalizione SFIO-MRP, ebbero di solito un presidente del consiglio socialista e un ministro degli esteri cattolico (in modo alternato Schuman e Bidault). Tra il 51 ed il 55, invece, grazie al sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza, il MRP and al governo alla testa di una coalizione frammentata ed eterogenea (cerano anche i radicali). In

questo periodo il MRP fornisce alla Francia alcuni dei suoi migliori politici i quali, come Robert Schuman, si spesero per progetti ambiziosi e di lungo respiro come lunificazione europea ed il riavvicinamento del paese con la Germania e lItalia. Il fatto che tutti e tre questi paesi fossero retti da governi a guida cattolica pu spiegare facilmente il successo del progetto delle Comunit europee e il motivo per cui molti parlarono di unEuropa cristiana e carolingia. A partire dalla met degli anni Cinquanta, per, il MRP, bench giovane, entr in crisi costretto allopposizione dal ritorno al successo elettorale della SFIO e schiacciato a destra dalla crescita del Ressemblement du peuple franais di De Gaulle e della destra contestatrice e trasformista di Pierre Poujade. Cos, nonostante abbia giocato un ruolo molto importante durante la Resistenza, si sia adoperato con successo per la riconciliazione francotedesca, abbia dato un forte contributo allunit europea, abbia espresso ministri e capi di governo, dato uno spazio politico ai cattolici, con il ritorno del generale De Gaulle e le nuove istituzioni il partito dei cattolici svanisce nellimpossibilit di ricostruire il centro politico nel sistema bipolare della nuova repubblica: i cattolici, quindi, tornano nellombra, sostenendo lo schieramento moderato senza esporsi con una formazione propria; si riconoscono nella Union pour la Nouvlle Rpublique, malgrado la strenuo tentativo del Centro democratico di Jean Lecanuet, ma poi finiscono in massima parte per aderire alla UDF di V.G. Dstaing. La Francia e le sue particolarit: il gollismo La parola gollismo richiama immediatamente alla memoria la figura del generale De Gaulle da cui appunto gollismo e le istituzioni della Vrepubblica. Il movimento gollista si espresso a partire dal 1946, anno in cui De Gaulle fond il Ressemblement du peuple franais (RPF), in svariate formazioni a secondo delle esigenze strategiche di ciascuna scadenza elettorale: RPF, appunto, fino al 1958; UNR dal 1958 al 66; UdR fino al 76; RPR fino al 2002; UMP (dapprima Union pour la majorit presidentille, poi Union pour un mouvement populaire) a partire dal 2002. Tutte queste formazioni, in realt, non sono mai stati partiti politici strutturati secondo il modello del partito di massa, bens dei grandi schieramenti di persone individualmente convinti della bont dellazione politica del Generale. De Gaulle, infatti, disprezzava i partiti politici e le loro degenerazioni, le quali altro non facevano che dividere e lacerare la comunit nazionale e causare mal governo e inefficienza di fronte ai pericoli esterni; De Gaulle, quindi, quando decise di lasciare le armi per servire meglio la sua nazione come uomo politico, si rifiut di dar vita ad un nuovo partito pigliatutto e volle fondare uno schieramento trasversale di uomini e donne desiderose di fare il bene della Francia prima di tutto. De Gaulle, insomma, non si rifece mai ad alcuna ideologia e non bas la sua forza politica su di una struttura che fabbricasse il consenso; volle, invece, dare un

indirizzo nazionale alla sua condotta politica a secondo delle necessit e delle opportunit del momento e, infine, rapportarsi direttamente con i francesi onesti e coraggiosi saltando la mediazione dei corpi intermedi. Inizialmente, questo indirizzo nazionale che De Gaulle aveva individuato per la Francia fu costituito da una nuova costituzione che prevedesse, nel rispetto delle prerogative del parlamento, un forte esecutivo guidato dal presidente della repubblica. Lidea della repubblica presidenziale era in mente al Generale durante la guerra, poich egli percepiva lassenza di un capo nazionale come la vera causa della disfatta dellestate del 40. Proprio con lo scopo di colmare tale vuoto, De Gaulle non ha esitazione a radunare attorno a s, lui che allo scoppio della guerra era un ufficiale come tanti altri, dalle antenne di Radio Londra tutte le forze armate contrarie a Vichy e tutti i francesi liberi nel mondo per combattere contro la Germania nazista e i suoi alleati e complici. Giunto a Londra De Gaulle non ha ancora un programma politico chiaro, ma ha alcune certezze, uno stile e un alto concetto di s. Il suo programma prender corpo lentamente e pragmaticamente grazie al contatto con le realt francese e internazionale: la fede nella Francia trnlle, lamore per lordine e una certa aspirazione egualitaria saranno le grandi linee della sua politica. Due aspetti, per, emergono con chiarezza dallesilio londinese: il sentimento dindipendenza e il desiderio di restaurare lautorit dello Stato e di riscattare la Francia dai suoi recenti errori (il regime di Ptain). In questi due moti dellanima del Generale facile scorgere la denuncia delloccupazione nazista, da un lato, e del partito comunista, dallaltro, oltre che una visione idealizzata della Francia intesa come dispensatrice universale di civilt. Giunto al potere alla testa del Comitato di Liberazione Nazionale, De Gaulle non proporr, quindi, una semplice restaurazione della repubblica, ma un regime completamente diverso dalla terza repubblica e la sua deriva partitocratrica: solo nel 1946, per, in un discorso pronunciato a Bayeux dopo le dimissioni da capo del governo, ufficializzer i suoi progetti costituzionali e chiamer a raccolta i francesi interessati al bene della Francia. Questo disegno incontra consensi e opposizioni: la destra collaborazionista ne accetterebbe i tratti autoritari, ma diffida della vena populista e sociale che De Gaulle non dimentica mai di manifestare; la destra liberale e liberista teme che De Gaulle voglia imporre limiti intollerabili alle idee e alle leggi di mercato; i radicali restano fedeli ai meccanismi assembleari della terza repubblica e al notabilato provinciale; i cattolici del MRP temono il centralismo autoritario; i socialisti e i comunisti non ne sottoscrivono il nazionalismo e la concezione personale del potere e temono uninvoluzione autoritaria. Fallito il primo tentativo ma non domato, il Generale attraversa per dieci anni tutta la Francia attaccando il sistema dei partiti e la quarta repubblica, mentre i deputati a lui legati si danno un gran da fare in aula per sabotarla. De Gaulle riesce a

raccogliere tutte le tradizioni politiche francesi dalla plurisecolare monarchia alla rivoluzione borghese, dal giacobinismo (ebbe un vero e proprio culto per Rousseau), agli imperi bonapartisti; tutte le pulsioni, le aspirazioni, le paure e le volont dei francesi e della loro storia convergono nel suo pensiero. Forte della sua posizione, conduce una campagna soprattutto istituzionale e i suoi bersagli preferiti sono i partiti politici, giudicati incapaci di sottrarsi alle spinte corporative e settoriali del paese e alle sirene straniere; i suoi proclami antiparlamentari gli giovano a destra a partire dalla met degli anni Cinquanta, dopo che la crisi dAlgeria ha risvegliato nostalgie autoritarie; gli nuocciono a sinistra dove evocano il fantasma della restaurazione; il ruolo svolto durante la seconda guerra mondiale e le critiche mosse al governo per leccessiva docilit e disponibilit nei confronti degli USA gli assicurano consensi e simpatie in larghi strati della popolazione. Tornato al potere nel 58, il Generale non si identifica con alcuna corrente politica, anzi, scioglie il suo ressemblement e costituisce a sostegno della nuova repubblica la Union pour la nouvlle rpublique, una formazione aperta a chiunque volesse sostenere il suo progetto costituzionale. Il gollismo, comunque, non pu essere ridotto alla sola questione istituzionale: altro grande tassello senzaltro la politica estera di autonomia rispetto ai blocchi (la force de frappe) che mira a far ricavare alla Francia un suo spazio degemonia mondiale fondato sulla sua eternit. Contrariamente a quanto fatto dalla terza repubblica allindomani della prima guerra mondiale e del disimpegno americano, la quarta repubblica aveva rinunciato ad esercitare la sua meritata egemonia culturale, accettato lintegrazione europea e tollerato la soggezione agli Stati uniti dAmerica: il gollismo, invece, molto scettico circa lintegrazione europea, convinto che essa avrebbe consentito agli USA di condizionare meglio gli alleati, e considera lAlleanza Atlantica pi come un male necessario che un bene auspicabile. Nellestate del 58 il governo francese propone ad Eisenhower e a MacMillan un direttorio tripartito in seno alla NATO: posto di fronte alla risposta negativa dei due governi coinvolti dalla proposta, De Gaulle decider nel 59 il rifiuto del deposito delle armi atomiche americane sul territorio francese; nel 66 luscita dallorganizzazione militare della NATO, lallontanamento dei comandi atlantici e la chiusura delle basi straniere. Ancora: nel 1964 riconosce la Cina Popolare; nel 65 propone che il saldo delle bilance dei pagamenti avvenga in oro anzich in dollari; propone una via francese alla questione dellIndocina; si oppone a qualsiasi forma di sopranazionalit in Europa e impedisce lingresso della Gran Bretagna nel mercato comune. Sergio Romano: De Gaulle sa che queste azioni di disturbo contro legemonia delle superpotenze e in particolare contro la leadership americana gli sono consentite soltanto nei momenti di distensione internazionale. In quelle di crisi Berlino, Cuba egli ritrova il suo

posto di fedele alleato dellAmerica allinterno della coalizione occidentale () ma negli anni sessanta, mentre i rapporti est-ovest accennarono a divenire meno rigidi e il terzo mondo acquista maggiore coscienza della propria personalit, la Francia occupa uno spazio politico originale e contribuisce ad amplificare la voce delle pluralit nazionali e delle specificit etniche. E De Gaulle restituisce in tal modo ai francesi in un contesto radicalmente diverso dal ventennio fra le due guerre, il sentimento duna presenza e duna funzione nel mondo. Tutti i nodi della controversa politica del Generale vengono a galla nel cosiddetto maggio del 68, quando parve che lennesima rivoluzione si stesse consumando per le strade di Parigi. In quelloccasione, alla contestazione studentesca si un s quella degli operai, ma anche quella delle formazioni politiche di sinistra che, penalizzate del sistema di governo della Vrepubblica, non riuscivano a trovare spazio nelle nuove istituzioni: la gerarchia istituzionale della V repubblica, infatti, aveva fortemente indebolito i corpi intermedi come i partiti politici, i sindacati e il parlamento stesso, cosicch il dissenso da tempo latente non pot fare altro che puntare allabbattimento di quel regime che non pochi consideravano una dittatura elettiva. Lesperienza politica personale di De Gaulle si concluse di l a poco, quando le sue proposte di riforma delluniversit, dellordinamento regionale e del Senato furono rigettate alla voce del referendum; il gollismo, per, non si concluso l. Innanzitutto, esso ha continuato ad esistere grazie alla continuit e alla stabilit delle istituzioni della Vrepubblica; inoltre, lo schieramento attuale di centrodestra continua a rifarsi, nelle forme possibili, alla politica del Generale, sia per quanto attiene alla politica estera che per quanto riguarda la politica sociale. Infatti, i neo-gollisti continuano a perseguire quella politica di grandeur e di autonomia dagli Stati Uniti che fu gi del Generale e seguitano a rendere impervio il cammino dellunificazione europea anteponendo costantemente gli interessi superiori della nazione pi illuminata del continente; continuano a intrattenere rapporti privilegiati di neo colonialismo nei confronti delle terre del fu impero coloniale, ama con larguzia di mascherare il tutto dietro alla spirito altruistico della Francia; seguitano, sul terreno economico, a mantenere la mani dello Stato sulle maggiori attivit produttive in modo da favorire una grande schiera di tecnocrati cresciuti allENA e a garantire il grande capitale con politiche pi o meno chiaramente protezioniste. Secondo Giorgio Galli il gollismo raccoglie leredit della tradizione liberale moderata fusa in qualche modo con taluni aspetti della destra tradizionale, sar. Di certo che a partire dalla fine degli anni Settanta e per circa un ventennio larea pi liberale dello schieramento gollista stata espressa da Valry Giscard dstaing e dal suo partito UDF (Union pour la dmocratie franaise) fondato in occasione delle legislative del 78, per separare dalleredit gollista proprio le

correnti pi liberali che male si identificavano nei toni compassati e nel tecnicismo di Georges Pompidou, il successore di De Gaulle. Dstaing, infatti, durante il suo settennato ha cercato di realizzare il pi possibile un programma di liberalizzazioni economiche e una legislazione pi liberale sullaborto, sul divorzio e sulla giovent; mentre in politica estera, seppur continuandosi con la ricerca di vie originali e alternative a quelle nord americane, la strada seguita molto pi conciliante con la prospettiva europea. La bestia nera e lorco: la destra radicale e Jean-Marie Le Pen Anche la destra in Francia ha una lunga storia, che, tuttavia, per essere appieno compresa, deve essere scomposta nelle sue due tendenze: quella reazionaria e quella simpatizzante per i fascismi. La storia della destra francese dunque segnata da quello spartiacque che lavvento del fascismo in Europa. La destra tradizionale, quella precedente il fascismo, stata rappresentata dai fautori della restaurazione monarchica, soprattutto di quella borbonica e si ricollega alla tradizione religiosa e politica del paese, proponendo un ritorno integrale alla Francia precedente il 1789; un altro filone, per, sostiene semplicemente lautoritarismo, seppur con qualche spruzzo di populismo. Un primo tentativo, seppur confuso, di organizzare il consenso delle fasce popolari conservatrici fu lavventura del generale Georges Boulanger, che tra il 1886 ed il 1889, acquist una notevole popolarit e, precorrendo in qualche modo il fascismo, costitu un movimento politico basato su elementi di elitarismo, autoritarismo e rivendicazioni territoriali. Messosi in luce in Tunisia nel 1881 e grazie a discutibili amicizie e ad una fama di convinto repubblicano, Boulanger fu nel 1886 ministro della guerra, carica che tenne con un certo senso della responsabilit e facendosi notare per lespulsione dallesercito del duca DAumale e dei principi di sangue reale. Preoccupati dalla sua crescente fama, il presidente Grvy e la maggioranza moderata cercano di isolarlo, ma, evidentemente ben consigliato dietro le quinte, Boulanger si lancia in proclami che presto diventano un programma politico incardinato su propositi antiparlamentari, autoritari, populisti e nazionalisti; un gruppo eversivo di destra, La ligue des patriotes, gli si raccoglie intorno. Il movimento boulangista passa vincente attraverso una serie di elezioni suppletive e lo stesso Boulanger vince nel suo collegio di Parigi il 27 gennaio del 1889 con quasi il doppio dei voti sul suo pi diretto avversario. Incitato dai suoi a marciare sullEliseo, oppone il suo rifiuto. A questo punto, resasi conto della personalit del generale, la repubblica ha la forza di reagire: scioglie la lingue e incrimina Boulanger di attentato alla sicurezza dello stato. Boulanger fugge a Bruxelles dove muore suicida nel 91. La vicenda Boulanger, anche se priva di effetti, importante perch mostra la sopravvivenza di una coalizione occulta di oppositori della repubblica, che sempre sono l ad attendere il momento migliore per provare il colpo di

forza. il momento arriv poco dopo con lo scandalo Dreyfus, occasione in cui la Francia venne a conoscenza di quanto avversione per il sistema parlamentare ancora ci fosse in essa e a che livello la collusione tra i reazionari e taluni settori dello stato stesso, come lo stato maggiore dellesercito, fosse giunta. Durante il periodo dellaffaire una formazione tradizionalista che vagheggiava il ritorno della monarchia e la ricomposizione dellunit nazionale in uno stato corporativo prese ad esistere. LAction franaise rifiutava la democrazia e lidea di individuo contrapposta a quella di popolo o di unit nazionale; la considerava il regime delloligarchia finanziaria, dei banchieri ebrei, dei massoni, dei proprietari. Secondo Charles Maurras solo la barbarie pu avere fiducia nel numero e nelle maggioranze, mentre la civilt deve fondarsi su Dio, sulla monarchia e sulla Chiesa. Maurras faceva riferimento anche a istituti pre-rivoluzionari per la fruizione collettiva di beni vitali e ad un socialismo non egualitario. La seconda tendenza del radicalismo di destra ha inizio con lavvento del fascismo in Italia e del nazismo in Germania: appunto tra gli anni 20 e gli anni 30 che proliferano organizzazioni di destra radicale. Nel 1924 fondata la lega dei Jeunes Patriotes; nel 1926 il Redrssement franais e la lega dei contribuenti; nel 1933 la solidarit franaise; nel 1927 nascono le potenti croix de feu che, nel 1933, tenteranno di prendere il potere guidate dal tenente colonnello Franois la Nocque, in seguito allo scandalo Stavisky, dal nome di un finanziere spregiudicato morto in circostanze misteriose. Lestrema destra sosteneva che nello scandalo fosse coinvolto un ministro e che in realt Stavisky fosse stato incastrato da qualche potente politico. Il 6 febbraio 1930, dunque, mentre Daladier presentava alla Camera il suo nuovo governo, le leghe manifestavano di fronte al parlamento contro il ministero e ci furono scontri che provocarono 14 morti e 659 feriti tra i manifestanti, 1 morto e 780 feriti tra le forze di polizia. Il colonnello La Nocque, che a quel punto poteva invadere la Camera, non fece per il passo finale: ancora oggi ci si chiede se ci fosse stato davvero un progetto eversivo, certo che le Croix de feu, molto forti e ben addestrate, avrebbero potuto facilmente guadagnare lingresso posteriore della Camera. Probabilmente, se ci fosse realmente accaduto, molti deputati sarebbero passati dalla parte degli eversivi. Pur nella loro diversit, tutti questi gruppi hanno tratti in comune: sono fortemente antiparlamentari, denunciano la corruzione governativa e chiedono una riforma costituzionale che rafforzi i poteri dellesecutivo. Al pericolo bolscevico contrappongono un regime autoritario ma popolare, al capitalismo il corporativismo, al mal costume della repubblica i valori etici della guerra e la bellezza della violenza. Il collaborazionismo di Vichy svel alla Francia e al mondo lesistenza di una solida e testarda Francia tradizionalista dura a morire, ostile a tutte le manifestazioni politiche, dalla democrazia liberale al socialismo, che avevano

accompagnato lo sviluppo della societ francese da agricola a mercantile e industriale. Ptain e i suoi sostenitori, che in verit non erano n pochi n isolati, erano convinti che la causa della sconfitta fosse da cercare nella democrazia e in quel rilassamento morale che ne era conseguenza: la sconfitta appariva la giusta punizione per una nazione che aveva commesso troppi peccati e unoccasione imperdibile per restituire alla Francia le sue tradizionali gerarchie e la sua vocazione contadina. Lespressione Rvolution Nazionale suon secondo questa destra come una restaurazione incentrata sulla triade: travaille, famille, patrie contro lodiata devise: libert, galit, fratenit. Tutti i partiti, i gruppi e le leghe di destra radicale si unirono al regime di Vichy, salutato come una divina sorpresa. Ltat franais di Ptain fu rurale, anticapitalista, corporativa e antisemita, senza rifarsi al fascismo o al nazismo, ma solo ai modelli francesi pre-rivoluzionari: non promosse mai la mobilitazione delle masse e lorganizzazione del consenso, n si fond su un partitostato. Una destra simpatizzante e ispirata dal totalitarismo nazista, in effetti, prese allepoca forma, ma agiva a Parigi, in un territorio estraneo allamministrazione di Ptain e direttamente controllato dal Reich. Robert Brasillach, redattore di je suis partout, Marcel Dat, direttore di Loeuvre furono solo alcuni intellettuali che celebravano i miti del capo, della razza e dellEuropa Imperiale. Tuttavia, questo fascismo francese non fu sorretto da un progetto coerente, ma fu solo un coacervo di motivazioni disparate, tra cui la certezza della vittoria di Hitler. Finita la guerra e riaffermata la democrazia, la destra radicale appare sconfitta e marginalizzata per circa un decennio. Solo nel 1956 quando la IV repubblica fu in piena crisi si afferm un movimento dalle caratteristiche antifiscali: formatosi attorno ad un piccolo droghiere, Pierre Poujade, il movimento prese il nome di poujadisme. Il movimento poujadista raggruppava piccoli negozianti e piccoli imprenditori con i propri rispettivi interessi e chiedeva inizialmente un fisco pi leggero e pi equo. In seguito evolse verso posizioni di corporativismo, nazionalismo, xenofobia e di denuncia nei confronti dei politici e dei mass-media. La UDCA, il partito fondato da Poujade, presentatosi alle elezioni del 1956 ottenne uno strepitoso successo guadagnando 52 seggi allAssemblea nazionale. Il tema principale del poujadisme fu senzaltro quello delle tasse: inizialmente il movimento non ebbe alcuna caratteristica eccessivamente polemica, limitandosi a provare a persuadere i membri dellAssemblea Nazionale ad ascoltare le rimostranze dei commercianti: cento parlamentari, cogliendo la palla al balzo, accolsero le loro pressioni e si impegnarono a tutelarne gli interessi; tuttavia, la mancata realizzazione di quel progetto indusse i commercianti e i piccoli uomini daffari a manifestazioni plateali. Quando il movimento si radicalizz, assunse posizioni politiche sempre pi conservatrici e propose labolizione del parlamento e la sua sostituzione con una

nuova assemblea degli stati generali in cui sedessero i rappresentanti naturali delle varie categorie sociali: operai, piccoli uomini daffari e commercianti, grandi affaristi, agricoltori, professionisti. Il superamento del poujadisme si ebbe con lavvento della Vrepubblica, ma lestrema destra continu a covare. Se in passato la Francia ha tremato per la bestia nera della restaurazione, oggi teme lorco Jean-Marie Le Pen e il suo partito del Front National. Il Front National fu fondato da Le Pen nel 1972 e sebbene tutti lo considerino un partito di estrema destra, Le Pen sostiene che il suo semplicemente un partito francese. Il Fronte Nazionale riprende la contestazione del poujadisme, di cui Le Pen politicamente figlio, nei confronti della politica e fa dellantipolitica la sua bandiera. Uno dei suoi temi principali la critica allattuale sistema dei partiti francesi e al sistema elettorale: per quanto riguarda il primo Le Pen ha lungamente parlato della banda dei quattro per intendere lestablishment costituito da RPR, UDF, PS, PCF che monopolizza la vita politica e la societ francese in tutti i suoi livelli; per quanto riguarda il secondo, si contesta che la soglia desclusione sia stata progressivamente alzata dal 5% al 12,5% proprio per impedire a candidati del FN di accedere al secondo turno. Le Pen contesta tutti i partiti presenti in parlamento, li considera corrotti e incapaci di rappresentare la comunit francese. I successi elettorali del FN, partito che conquista mediamente il 12% dei voti e che puntualmente non ottiene seggi in parlamento, sono dovuti ad una reale disaffezione degli elettori per i partiti che si alternano periodicamente al governo, e sono maggiori laddove, come nel meridione, c un forte disagio economico e si registrano crescenti tensioni razziali. Altro tema importante quello della sicurezza e dellordine pubblico, in relazione al quale Le Pen ha pi volte chiesto la reintroduzione della pena di morte. Il punto davvero critico del FN , tuttavia, costituito dai suoi collegamenti con talune personalit coinvolte in modo pi o meno palese con il nazismo, il regime di Vichy e la terribile OAS: non difficile sentire membri del partito e lo stesso suo leader esprimere pubblicamente opinioni razziste, xenofobe, antisemite e ostili nei confronti degli stranieri, delle minoranze etniche e dellunit europea. Alcuni esempi sono forniti da una serie di dichiarazioni di Le Pen: 13/09/87, in riferimento alle camere a gas: sono state solo un dettaglio della seconda guerra mondiale; marzo 87, si chiede lisolamento dei malti di AIDS e la costituzione di comunit isolate dalla societ denominate sidatorium (in francese AIDS si dice SIDA); febbraio 1997: Le Pen accusa Chirac di essere sul libro paga di organizzazioni ebree; 2005: Le Pen dichiara che loccupazione nazista non fu poi cos disumana. Nonostante la sua forte carica contestatrice e la sua discutibile ispirazione morale, il partito non sembra essere mai stato implicato in fatti deversione e n volerne alimentare. Il partito, quindi, pi semplicemente una valvola di sfogo che indica ai maggiori partiti

francesi lesistenza di un malessere fortemente sentito nelle periferie delle maggiori citt e nella provincia e, dunque, la necessit di una seria e profonda riflessione sullo stato reale delle istituzioni e della societ francesi. Conclusioni (finalmente!) Da tempo inestimabile, ormai, in Italia facciamo un gran parlare di riforme e puntualmente i temi su cui ci si accapiglia sono il sistema elettorale ed il sistema di governo: il governo di centrodestra, dimissionario mentre scrivo, ha prodotto dopo anni di infiniti dibattiti una nuova legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza e una radicale modifica della seconda parte della Costituzione con cui si inteso potenziare i poteri del capo dellesecutivo. Ciascuno di noi ha la propria opinione al riguardo e lintenzione mia non di discuterle. Quello che voglio dire che linstabilit governativa, il male a cui si vuole porre rimedio definitivo con queste riforme, non solo un problema di formula elettorale e/o di sistema di governo. Lesperienza delle pi riuscite democrazie maggioritarie dimostra come il vero segreto per la governabilit sia la compattezza del sistema dei partiti: un quadro politico frammentato, atomizzato per dirla alla Sartori, e tendente al trasformismo e allaccordo strategico tra le parti, in mancanza di un programma politico coerente e condiviso, la vera causa delle derive assembleari; un quadro in cui alcuni partiti, seppur consistenti, sono inutilizzabili per la funzione di governo, secondo una conventio ad exludendum, provoca la mancanza dellalternanza e un sistema di governo bloccato su di una classe dirigente di fatto politicamente irresponsabile. Lo scenario ideale, quindi, il modello Wenstminster, cio, il bipartitismo britannico, ovvero il sostanziale bipartitismo, anche se non formale, della Germania e della Spagna. Il sistema dei partiti, purtroppo, non riformabile poich le organizzazioni politiche sono libere associazioni, il pi delle volte non riconosciute, a finalit politiche e, dunque, non se ne possono stabilire per legge il numero e gli indirizzi. Il sistema dei partiti, insomma, affiora direttamente dalla societ civile e ne esprime la compattezza, se questa compatta, oppure le divisioni, se divisa. In Italia, a mio avviso, si parla troppo della formula elettorale e si tende a presentarlo allopinione pubblica come una sorta di formula magica che dun sol colpo dovrebbe annullare la partitocrazia, la mancanza di alternanza, il malgoverno, linstabilit ministeriale. Tutti coloro che si onorano di definirsi studiosi, per, dovrebbero avere lonest intellettuale di dichiarare pubblicamente, al di l delle loro appartenenze politiche e partitiche, che un sistema elettorale non pu trasfigurare i voti espressi dagli elettori, affinch si abbiano chiare maggioranze parlamentari: collegandomi in particolare allesito della recente consultazione italiana, mi sembra che sia doveroso far notare

che se tra due schieramenti rivali si registrano, alla fine, solo 25.000 voti di differenza, non c alcun sistema elettorale che, a meno di artifizi qual un premio di maggioranza, possa conferire a qualcuno una chiara maggioranza parlamentare. Luninominale non trasforma i voti dati ai partiti che esprimono le candidature in seggi cos, per qualche strano ritrovato alchemico: luninominale premia pesantemente le aggregazioni pi votate e sfavorisce quei gruppi che non sanno o non possono legarsi ad altri. Non crea maggioranze e minoranze. Se gli elettori frammentano il loro voto per ragioni clientelari o perch non sanno per chi votare o perch sono disaffezionati ai partiti maggiori; se gli elettori, per il verificarsi di un caso statisticamente quasi impossibile ma politicamente piuttosto diffuso recentemente (oltre allItalia anche USA, Germania, Ungheria), votano nella stessa misura per luna e per laltra proposta politica, allora non c sistema elettorale democratico che possa tenere. E non facciamo ironia su questultima opinione, perch della legge Acerbo riproposta hanno goduto proprio quelli che pensavano di vincere allo stesso modo con cui si ruba una caramella ad un bambino. Se vero che il sistema elettorale non poi cos decisivo, altrettanto vero, per, che esso condiziona il sistema dei partiti. Quindi, quando si parla di riforme, sempre a mio avviso, impossibile scindere i tre elementi: sistema elettorale, sistema di governo e sistema partitico. I tre elementi si condizionano reciprocamente, infatti, e solo per fare un breve esempio, quello dei partiti influenzato tanto dal primo che dal secondo sistema. Perch tutta questa spiegazione politologica in una tesina di storia dei partiti politici francesi? Perch mi sembra che laspetto interessante che affiora da uno studio, seppur superficiale, della storia dei partiti politici in Francia sia il modo radicale in cui il formato partitico del paese mutato con lintroduzione dei meccanismi presidenziali della repubblica gollista. De Gaulle non amava i partiti, visti come fastidiosi corpi intermedi, e concep una repubblica in cui il popolo si potesse identificare con un capo, piuttosto che disperdersi tra tanti capetti che tirano lacqua solo al proprio mulino: per questo pens al governo presidenziale e al sistema uninominale. Questultimo, in particolare, fondandosi sulle singole candidature, che si definivano fin dallinizio pro ovvero contro il capo, eliminava i partiti che, come il socialista ed il comunista, difficilmente riuscivano a farsi degli alleati e ad aggiudicarsi cos i singoli collegi. Ci che il Generale aveva in mente era una repubblica senza partiti e con una sola testa; oggi, tuttavia, la Francia ha ricostruito il sistema dei partiti e lo ha fatto in modo completamente diverso da come questo fu strutturato prima del 58. Il merito non del sistema elettorale, ma del sistema elettorale e del sistema di governo considerati nel loro insieme. Fin dalla proclamazione della terza repubblica la Francia aveva conosciuto solo governi instabili e partiti pazzoidi che facevano e disfacevano accordi elettorali e

parlamentari a scapito della governabilit. Non che la durata dei governi sia poi cos importante, perch sia la Francia che lItalia sono divenute potenze mondiali e paesi avanzati culturalmente e giuridicamente nonostante linstabilit dei loro governi e lirresponsabilit politica dei loro fautori; tuttavia, nel mondo complesso e interdipendente di oggi bene che ciascun paese si presenti al mondo con degli interlocutori capo del governo, ministro degli esteri, ministri economici e finanziari credibili. E la credibilit si acquista con la continuit dei rapporti. Il modo in cui il sistema dei partiti si razionalizzato in Francia pu essere un valido esempio anche per noi in Italia, non nel senso di dover adottare la forma di governo presidenziale scusatemi, ma non condivido lidea che esista un forma di governo chiamata semipresidenzialismo bens nel senso che dobbiamo comprendere che il sistema elettorale non risolutivo di per s, ma necessita di essere inquadrato allinterno di una pi vasta opera di ripensamento costituzionale, la quale cosa non costituisce reato. Daltra parte, se oggi prendiamo labitudine di mandare al Quirinale una forte personalit politica, per via dellattuale strutturazione dei partiti, strutturazione non esistente e nemmeno prevista allepoca in cui la Costituzione fu scritta, rischiamo di modificare nei fatti gli equilibri istituzionali fin qui affermatisi a favore di soluzioni presidenzialiste non disciplinate dal testo costituzionale ancora in vigore. Non voglio nemmeno pensare a cosa accadrebbe se a ci si unisse lapprovazione della riforma costituzionale del centrodestra nel referendum di giugno! Concludendo, voglio ribadire brevemente il mio pensiero, cio, che affinch vi sia stabilit di governo e questo ce lo dimostra meravigliosamente la recente storia francese necessario un adeguato sistema dei partiti; nessun sistema elettorale, da solo, in grado di assicurare ci che solamente la combinazione tra questo ed un pi forte sistema di governo pu fare. I tre elementi si condizionano reciprocamente e non possono essere discussi separatamente e in modo definitivo, perch modificandosene uno, pu essere necessario modificare anche gli altri. I partiti sono delle libere associazioni a scopi politici e la loro proliferazione dovuta tanto al modo in cui si vota che al modo in cui possibile giungere al governo che, infine, a dati strutturali, come la cultura e le differenze tra regioni e tra province. Questo, se vogliamo, ci che possiamo trarre dalla lunga storia dei partiti politici francesi.