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La nuova chimica di Rippa

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Esercizi di recupero

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Idee per insegnare la chimica con La fotocopia di questa pagina è autorizzata ai soli fini dell’utilizzo
La nuova chimica di Rippa © Italo Bovolenta editore - Zanichelli - 2016 nell’attività didattica degli alunni delle classi che hanno adottato il testo
La nuova chimica di Rippa
Capitolo 1 - La struttura dell’atomo

Capitolo 1
La struttura dell’atomo

ESERCIZI SVOLTI

1 Indica i numeri quantici corrispondenti all’elettrone a più alta energia dell’elemento magnesio Mg,
che ha Z = 12.
Il magnesio ha la configurazione elettronica: Mg (Z = 12) = 1s2 2s22p6 3s2. L’ultimo orbitale che
viene riempito, quello a maggiore energia nella configurazione elettronica totale stabile dell’a-
tomo allo stato fondamentale, è l’orbitale 3s. Il numero quantico principale di questo orbitale,
che è il numero corrispondente al guscio, è n = 3. L’orbitale s corrisponde al numero quantico an-
golare l = 0. A questo numero quantico angolare corrisponde un solo numero quantico magne-
tico, cioè m = 0. Poiché l’elettrone a più alta energia appartiene a un orbitale già occupato da un
altro elettrone, esso ruota intorno al proprio asse con verso opposto rispetto a quello dell’altro
elettrone. Possiamo assegnare perciò al numero quantico di spin dell’elettrone il valore ms = + — 1
  2
oppure ms = – 2 . Riassumendo, i quattro numeri quantici sono: n = 3; l = 0; m = 0; ms = ± 2 .
—1 1

       

ESERCIZI CON SOLUZIONE GUIDATA



1 Indica la configurazione elettronica totale dello stagno Sn, che ha Z = 50.
Si inizia il riempimento degli orbitali con i due elettroni a spin opposto dell’orbitale 1s e si pro-
segue poi con gli elettroni degli orbitali 2s e 2p. Dopo aver riempito gli orbitali 3s e 3p, si riempie
il 4s e infine i cinque orbitali 3d. Raggiunto col riempimento degli orbitali 4p il numero atomico
36, si passa al 5s e poi ai cinque orbitali 4d. Sono stati collocati così 48 elettroni. Gli ultimi due
elettroni che restano da posizionare sono disposti, come singoletti a spin parallelo, in ... (conti-
nua tu). In forma simbolica, e seguendo l’ordine di riempimento, la configurazione elettronica
totale dello stagno è:
Sn (Z = 50) ⎯→ 1s2 ... (continua tu)

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Capitolo 2 - Struttura elettronica e proprietà periodiche

Capitolo 2
Struttura elettronica e proprietà periodiche

ESERCIZI SVOLTI

1 Facendo uso del Sistema periodico degli elementi, determina la configurazione elettronica totale e
quella esterna dell’elemento arsenico As, che ha Z = 33. Indica orientativamente a quali elementi
sono più simili le sue proprietà chimiche.
Nel Sistema periodico degli elementi l’arsenico si trova al quarto periodo e nel gruppo 15; inoltre
appartiene al blocco p. Possiamo scrivere subito la sua configurazione elettronica esterna, che
è, come quella di tutti gli elementi del gruppo 15, s2p3. Per indicare la configurazione elettronica
totale, scriviamo prima tutti gli orbitali del primo, del secondo e del terzo periodo, che sono sicu-
ramente completi. Ciò significa in pratica scrivere la configurazione elettronica totale dell’argo

ESERCIZI DI RECUPERO
(Ar; Z = 18), l’elemento del gruppo 18 che precede l’arsenico, e aggiungere i 10 elettroni degli or-
bitali 3d, che si riempiono subito dopo l’orbitale 4s. A questa configurazione aggiungiamo infine
la disposizione degli elettroni del quarto periodo. Otteniamo:
As = 1s2 2s22p6 3s23p63d 10 4s24p3
Tenendo conto che la configurazione elettronica totale dell’argo è 1s2 2s22p6 3s23p6, la configu-
razione elettronica totale dell’arsenico può anche essere indicata in forma più breve:
As = [Ar], 3d 10 4s24p3
In questo modo risulta ancora più evidente che la configurazione elettronica esterna dell’ele-
mento è quella relativa agli elettroni dell’ultimo guscio, che in questo caso è 4s24p3.
Gli elementi che hanno proprietà chimiche più simili a quelle dell’arsenico sono gli elementi
dello stesso gruppo, il 15, in particolare quelli che lo precedono e lo seguono immediatamente
nel gruppo, cioè il fosforo (P; Z = 15) e l’antimonio (Sb; Z = 51).

ESERCIZI CON SOLUZIONE GUIDATA



1 A quale gruppo appartiene l’elemento che ha configurazione elettronica esterna 3s23p4 . Quali sono
presumibilmente le sue proprietà chimiche? Indica se le sue caratteristiche sono metalliche o non-
metalliche.
La prima considerazione che facciamo riguarda il numero degli elettroni presenti nel guscio più
esterno, il terzo. L’elemento ha in questo guscio complessivamente 6 elettroni [2(s) + 4(p)] e deve
appartenere perciò al gruppo 16, il gruppo dell’ossigeno che fa parte del blocco p. Poiché è del 3°
periodo si tratta dell’elemento zolfo S.
Lo zolfo si trova nella parte destra del Sistema periodico ed è perciò un elemento con caratteri-
stiche ... (continua tu). Lo zolfo deve avere quindi valori relativamente ... (continua tu) di ener-
gia di ionizzazione e di affinità elettronica. La sua elettronegatività è ... (continua tu) rispetto
a quella del fluoro F e dell’ossigeno O, che si trovano nel 2° periodo, ma risulta ... (continua tu)
rispetto a quella del selenio Se, che lo segue nel gruppo 16 al 4° periodo.

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Capitolo 3 - Legame chimico

Capitolo 3
Legame chimico

ESERCIZI SVOLTI

1 Quale tipo di legame è presente nelle seguenti specie chimiche: CO2, Na2O, HCl, Cl2 ?
La specie chimica CO2 è formata dal carbonio C e dall’ossigeno O, due elementi con caratteristiche
non-metalliche, ma con differente elettronegatività. Il legame è perciò covalente eteropolare.
La specie chimica Na2O è formata dal sodio Na e dall’ossigeno O, due elementi con elevata dif-
ferenza di elettronegatività, il primo con caratteristiche tipicamente metalliche, il secondo con
caratteristiche non-metalliche. Il legame è perciò ionico.
La specie chimica HCl è formata dal cloro Cl e dall’idrogeno H, due elementi con caratteristiche
non-metalliche, soprattutto il cloro, ma con differente elettronegatività. Il legame è perciò co-
valente eteropolare.
La specie chimica Cl2 è formata da due atomi di cloro Cl, che hanno certamente uguale elettro-
negatività. Il legame è perciò covalente omopolare.

ESERCIZI CON SOLUZIONE GUIDATA



1 Tra NaCl, CsI e NaF, quale composto presenta caratteristiche più spiccatamente ioniche?
Tutte e tre le specie chimiche sono formate da due atomi con elevata differenza di elettrone-
gatività, il primo (Na, Cs) con caratteristiche tipicamente metalliche, il secondo (F, Cl, I) con
caratteristiche non-metalliche. Il legame è perciò ionico per i tre composti. La differenza di elet-
tronegatività però ha un valore massimo tra gli elementi ... (continua tu), per cui il composto
che presenta le caratteristiche più spiccatamente ioniche è ... (continua tu).

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Capitolo 4 - Forma delle molecole e proprietà delle sostanze

Capitolo 4
Forma delle molecole e proprietà delle sostanze

ESERCIZI SVOLTI

1 Qual è la geometria molecolare della molecola di metano CH4 ? La molecola del metano è una mo-
lecola polare?
Nella molecola di metano l’atomo di carbonio è legato con quattro legami singoli a quattro
atomi di idrogeno. Il carbonio ha configurazione elettronica esterna s2p2, per cui per riuscire a
stabilire quattro legami deve prima eccitare un elettrone dell’orbitale 2s in modo da formare
quattro orbitali ibridi isoenergetici sp3. Il numero degli orbitali ibridi in un atomo determina la
geometria delle molecole in cui si trova. Essendo l’atomo di carbonio ibridato sp3, la geometria
della molecola di metano è tetraedrica, con i 4 orbitali ibridi diretti dall’atomo di carbonio cen-

ESERCIZI DI RECUPERO
trale verso i 4 vertici di un tetraedro dove si trovano i 4 atomi di idrogeno.

H

C
H H
H
La differenza di elettronegatività tra il carbonio e l’idrogeno è 0,35 (2,55 – 2,20), per cui i legami
che si formano sono legami covalenti omopolari (ΔE<5) con basso valore di separazione di cari-
ca. I quattro legami sono debolmente polari e inoltre la disposizione simmetrica dei legami fa sì
che tutti i dipoli si annullino tra loro: la molecola è quindi apolare.

ESERCIZI CON SOLUZIONE GUIDATA



1 Determina la forma e la struttura dell’acido solfidrico H2S.
Lo zolfo è un elemento del gruppo 16, pertanto ha configurazione elettronica esterna ... (conti-
nua tu).
Con i due singoletti lo zolfo forma ... (continua tu), pertanto la struttura di Lewis dell’acido sol-
fidrico è ... (continua tu).
Lo zolfo ha quattro coppie di elettroni attorno a sé, per cui la geometria dell’acido solfidrico è ...
(continua tu).
Delle quattro coppie elettroniche attorno all’atomo di zolfo, due sono di non legame, per cui la
forma della molecola è ... (continua tu).

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Capitolo 5 - Nomi e formule dei composti chimici

Capitolo 5
Nomi e formule dei composti chimici

ESERCIZI SVOLTI

1 Scrivi la formula dell’anidride perclorica.
Innanzitutto scriviamo i simboli dei due elementi che formano questo composto binario: O e
Cl. Individuiamo poi i rispettivi numeri di ossidazione: l’ossigeno negli ossidi e nelle anidridi,
come nella maggior parte dei casi, ha numero di ossidazione –2. Il cloro in questo caso ha il nu-
mero di ossidazione più alto, cioè +7, così come è indicato dal prefisso per anteposto a clorica.
Per scrivere la formula dell’anidride perclorica si pone a sinistra il simbolo dell’elemento non-
metallico con numero di ossidazione positivo e poi il simbolo dell’ossigeno. Questi due elementi
sono presenti nella molecola con un numero di atomi, rispettivamente x ed y, che dipende dal
numero di ossidazione: Cl xOy. L’indice x per il cloro è il valore corrispondente al numero di ossi-
dazione dell’ossigeno; per l’ossigeno l’indice y è quello corrispondente al numero di ossidazione
del cloro. In questo modo la somma algebrica è uguale a 0, essendo il n.o. complessivo dei due
atomi di cloro +14 e quello dei sette atomi di ossigeno –14. La formula è perciò Cl2O7.

2 Scrivi la formula dell’acido nitrico.


L’acido nitrico è un composto ternario, più precisamente un ossiacido, costituito da idrogeno,
ossigeno e un non-metallo, in questo caso l’azoto. Il numero degli atomi di ossigeno presenti nel-
la molecola è ricavabile dal suffisso -ico posto dopo a nitr-, che indica che l’azoto ha il massimo
numero di ossidazione. Anche il numero degli atomi di idrogeno presenti dipende dal numero
di ossidazione dell’azoto, che in questo caso ha il valore più alto, cioè +5 (nell’acido nitroso è +3).
Poiché la somma algebrica dei numeri di ossidazione degli elementi di una molecola deve essere
uguale a zero, nell’acido nitrico ci deve essere un solo atomo di idrogeno e tre atomi di ossigeno:
3·(–2) + (+5) + (+1) = 0. Negli ossiacidi si scrive sempre per primo l’idrogeno, poi il non-metallo e
per ultimo l’ossigeno. La formula è perciò HNO3.

3 Assegna al composto di formula Cl2O3 il relativo nome nella nomenclatura tradizionale.


Dalla formula riconosciamo che il composto Cl2O3 è una anidride, in quanto formato dall’ossi-
geno legato a un elemento con caratteristiche non-metalliche, il cloro. L’ossigeno ha nelle ani-
dridi, come nella maggior parte dei casi, numero di ossidazione –2. Poiché la somma algebrica
dei numeri di ossidazione di un composto deve essere eguale a 0, il numero di ossidazione del
cloro deve essere +3. Il cloro può formare con l’ossigeno composti diversi, assumendo 4 differen-
ti numeri di ossidazione: +1, +3, +5 e +7. Il n.o. +3 è il secondo della serie.
Il nome del composto si compone indicando prima il termine anidride, cui si fa seguire la ra-
dice dell’elemento, che nel caso del cloro è clor-, e il suffisso -osa per indicare che il numero di
ossidazione è uno dei due più piccoli. Non aggiungendo il prefisso ipo-, usato per il numero di
ossidazione più piccolo di tutti (+1), si specifica che il numero di ossidazione è il secondo della
serie (+3). Perciò il nome del composto è anidride clorosa.

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Capitolo 5 - Nomi e formule dei composti chimici

ESERCIZI CON SOLUZIONE GUIDATA



1 Scrivi la formula dello ioduro piombico.
Nel composto il suffisso -uro indica un composto binario tra un non-metallo, in questo caso lo
iodio, e un elemento relativamente meno elettronegativo, in questo caso il piombo. Il suffisso
-ico dopo piomb- fa riferimento al massimo numero di ossidazione assunto dal metallo, che è
un elemento del gruppo 14. Il n.o. del piombo è perciò … (continua tu), mentre quello dello iodio,
elemento del gruppo 17, è certamente … (continua tu).
Scriviamo prima il simbolo del piombo (Pb) e poi quello dello iodio (I), attribuendo a ciascuno il
relativo numero di atomi che è … (continua tu). La formula è pertanto … (continua tu).

ESERCIZI DI RECUPERO
2 Assegna al composto di formula Cu2O il relativo nome.
Dalla formula Cu2O riconosciamo che il composto è un ossido basico, essendo formato dall’ossi-
geno e da un elemento con caratteristiche metalliche, il rame. L’ossigeno ha negli ossidi, come
nella maggior parte dei casi, numero di ossidazione –2. Poiché la somma algebrica dei numeri
di ossidazione di un composto deve essere eguale a 0, il numero di ossidazione del rame deve
essere +1, il n.o. più basso tra i due che questo metallo può avere (+1 e +2).
Il nome del composto si compone indicando prima il termine ossido, cui segue la radice dell’ele-
mento, che nel caso del rame è eguale al suo nome, rame, e il suffisso … (continua tu), che indica
il più basso numero di ossidazione. Perciò il nome del composto è … (continua tu).

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Capitolo 6 - Radioattività e reazioni nucleari

Capitolo 6
Radioattività e reazioni nucleari

ESERCIZI SVOLTI

1 Completa la seguente reazione nucleare, specificandone anche il tipo:
9
4 Be + 42 He → 126 C + ...
La reazione può essere classificata come reazione di fusione nucleare, perché si passa da due
nuclei leggeri, quello di berillio 4 Be e quello di elio 2 He, a un nucleo più pesante ottenuto dalla
loro unione, il nucleo di carbonio 6 C.
Nella reazione si libera anche una particella. Per completare la reazione e individuare la par-
ticella consideriamo il numero di massa A dei reagenti e dei prodotti. Ricaviamo il numero di
massa della particella dalla relazione:
9 + 4 = 12 + A ⇒ A = 1
Il numero atomico Z della particella si ricava invece dalla relazione tra i numeri atomici:
4 + 2 = 6 + Z ⇒ Z = 0
La particella incognita ha quindi numero di massa A = 1 e numero atomico Z = 0 e pertanto è
un neutrone 01  n. La reazione completa è perciò:
9
4 Be + 42 He → 126 C + 01  n

2 Determina quanta energia in kcal si libera dalla reazione esplosiva di 100 kg di materiale, ammet-
tendo che a seguito della reazione si verifichi la trasformazione di 1,00% della materia in energia.
Determiniamo dapprima la quantità di materia che si trasforma (Δm), che è l’1,00% di 100 kg:
1,00 : 100 = Δm : 100 kg ⇒ Δm = 1,00 kg
Attraverso l’equazione di Einstein risaliamo all’energia prodotta a seguito della diminuzione di
massa Δm. Se la massa è espressa in kg e la velocità della luce c in m/s (3,00 · 108 m/s), il valore
dell’energia risulta espresso in joule [J = N · m = kg · (m/s2)·m = kg · (m/s) 2]:
E = Δm · c2 = 1,00 kg · (3,00 · 108 m/s) 2 = 9,00 · 1016 J
A questo punto, sapendo che 1 cal = 4,184 J e quindi 1 kcal = 4,184 · 103 J, convertiamo la misura da
J a kcal:
9,00 · 1016 J / 4,184 · 103 J/kcal = 2,15 · 1013 kcal

ESERCIZI CON SOLUZIONE GUIDATA



1 Completa la seguente reazione nucleare:
9
4 Be + 11 p → 42 He + ...
La reazione consiste nella liberazione di una particella α, cioè di un nucleo di elio 42 He, dopo che
il nucleo di berillio è stato colpito da un protone 11 p. Per completare la reazione e individuare
l’elemento che si è prodotto, consideriamo il numero di massa A dei reagenti e dei prodotti.
Ricaviamo così il numero di massa dell’elemento incognito attraverso la relazione:
9 + 1 = 4 + A ⇒ A = 6
Il numero atomico Z dell’elemento incognito si ricava invece dalla relazione: … (continua tu).
La reazione completa è perciò: … (continua tu).

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Capitolo 7 - Proprietà delle soluzioni

Capitolo 7
Proprietà delle soluzioni

ESERCIZI SVOLTI

1 Abbiamo due soluzioni 0,500 M alla stessa temperatura di 22 °C, una di sale da cucina, il cloruro
di sodio NaCl, l’altra di zucchero, il saccarosio. Determina la differenza di pressione osmotica tra le
due soluzioni e indica la direzione verso cui si spostano le molecole di acqua, nel caso in cui le due
soluzioni siano separate da una membrana semipermeabile.
Applichiamo per entrambe le soluzioni la relazione che lega la pressione osmotica alla molarità
e alla temperatura espressa in kelvin (22 + 273 = 295 K), tenendo presente, però, che nel caso del
cloruro di sodio il numero delle particelle presenti in soluzione è doppio a causa della dissocia-
zione ionica del sale; il saccarosio, invece, è un composto organico che non si dissocia in acqua.

ESERCIZI DI RECUPERO
Nel caso del cloruro di sodio NaCl, che si dissocia completamente in due ioni, il valore della con-
centrazione va moltiplicato per un fattore ν = 2:
NaCl → Na+ + Cl–
π = M · R · T · ν = 0,500 · 0,0821 · 295 · 2 = 24,2 atm
La pressione osmotica della soluzione di zucchero a uguale molarità, ma che non si dissocia in
due ioni, corrisponde esattamente alla metà di quella del sale:
π = M · R · T = 0,500 · 0,0821 · 295 = 12,1 atm
La differenza tra la pressione osmotica delle due soluzioni equimolari e alla stessa temperatura
ha pertanto lo stesso valore della pressione osmotica della soluzione di zucchero:
24,2 atm –12,1 atm = 12,1 atm
Se le due soluzioni sono separate da una membrana semipermeabile, l’acqua si sposta per osmo-
si dalla soluzione ipotonica, quella di zucchero, verso la soluzione ipertonica, quella di sale.

2 Qual è la molalità m di una soluzione acquosa di cloruro di sodio NaCl se l’abbassamento crioscopi-
co è 3,55 °C?
Sappiamo che l’abbassamento crioscopico Δtcr di una soluzione è direttamente proporzionale
alla concentrazione molale della soluzione, per il tramite della costante crioscopica Kcr che per
l’acqua vale 1,86 °C/m. Il cloruro di sodio è un elettrolita forte e in soluzione acquosa è completa-
mente dissociato in due ioni, per cui ha coefficiente di Van’t Hoff ν uguale a 2. La molalità della
soluzione si ottiene dalla seguente relazione:
m = Δtcr / (Kcr · ν) = 3,55 °C / (1,86 °C/m · 2) = 0,954 m.

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Capitolo 7 - Proprietà delle soluzioni

ESERCIZI CON SOLUZIONE GUIDATA



1 Calcola la pressione di vapore a 20 °C di una miscela di etere e acetone, in cui la frazione molare
dell’etere è 0,60. A 20 °C la pressione di vapore per l’etere è 0,59 bar e per l’acetone è 0,25 bar.
Nella soluzione di etere e acetone la frazione molare dell’etere è 0,60. Ciò significa che, avendo la
miscela due soli componenti, la frazione molare dell’acetone è:
Xacetone = 1 – Xetere = 1 – 0,60 = 0,40
Su 100 molecole, 40 sono di acetone e 60 sono di etere, che rappresenta perciò il solvente della
soluzione.
La pressione di vapore della soluzione, tenendo conto della legge di Dalton delle pressioni par-
ziali, corrisponde alla somma della pressione di vapore dei suoi due costituenti. In base alla leg-
ge di Raoult possiamo risalire alle singole pressioni di vapore, conoscendo i valori per i liquidi
puri a quella temperatura e la frazione molare:
petere = p°etere · Xetere = … (continua tu)
pacetone = … (continua tu)
Infine calcoliamo la pressione di vapore della soluzione in bar: … (continua tu).

2 La pressione osmotica esercitata da una soluzione ottenuta sciogliendo 30 g di un composto orga-


nico, la cui massa molare è 58 g/mol, è 1,5 atm a 12 °C. Calcola il volume della soluzione.
Per ricavare il volume della soluzione utilizziamo la legge della pressione osmotica. Conoscia-
mo, infatti, il valore della pressione osmotica π (1,5 atm), quello della temperatura in kelvin, che
ricaviamo dalla misura in gradi centigradi (12 + 273) = 285 K, e quello del numero di moli, che
ricaviamo dividendo la massa del composto per la sua massa molare (58 g/mol).
n = 30 g / 58 g/mol = 0,52 mol
Sappiamo che la legge della pressione osmotica è:
π · V = n · R · T
da cui
V = … (continua tu)

3 Qual è la temperatura di ebollizione di una soluzione acquosa di saccarosio C12H22O11 , la cui concen-
trazione è 0,200 m? Qual è la sua temperatura di solidificazione?
Sappiamo che l’innalzamento ebullioscopico è direttamente proporzionale alla molalità (0,200
m), per il tramite della costante ebullioscopica Keb, che nel caso dell’acqua vale 0,512 °C/m. Cal-
coliamo di quanto si è innalzata la temperatura di ebollizione:
Δteb = m · Keb = 0,200 m · 0,512 °C/m = 0,102 °C
La temperatura di ebollizione della soluzione è data dalla somma del punto di ebollizione
dell’acqua più l’innalzamento ebullioscopico: 100,000 °C + 0,102 °C = 100,102 °C.
Anche l’abbassamento crioscopico è direttamente proporzionale alla molalità (0,200 m), per
il tramite della costante crioscopica Kcr, che nel caso dell’acqua vale 1,86 °C/m. Calcoliamo di
quanto si è abbassata la temperatura di solidificazione: Δtcr = … (continua tu)
La temperatura di solidificazione della soluzione è data dalla differenza tra … (continua tu).

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Capitolo 8 - Reazioni chimiche

Capitolo 8
Reazioni chimiche

ESERCIZI SVOLTI

1 L’idrossido di potassio KOH reagisce con l’acido nitrico HNO3. Scrivi e bilancia la reazione, preveden-
do quali sono i prodotti della reazione. Individua a quale tipo di reazione chimica appartiene?
Considerando che i reagenti sono un idrossido e un ossiacido, possiamo ricavare i prodotti della
reazione. Dalla reazione tra un idrossido e un acido si forma un sale e acqua. Il sale è formato
dallo ione metallico K+, che deriva dall’idrossido, e dal radicale acido NO3–, che deriva dall’acido
nitrico. Considerando che il potassio, come l’idrogeno, ha numero di ossidazione +1, la formula
del sale è KNO3. L’equazione chimica è pertanto:
HNO3 + KOH → KNO3 + H2O

ESERCIZI DI RECUPERO
Così come è scritta, l’equazione è già bilanciata. La reazione è una reazione di doppio scambio, in
particolare è una reazione di neutralizzazione.

2 L’acido cloridrico HCl si forma dalla reazione tra cloruro di sodio NaCl e acido solforico H2SO4 secon-
do la reazione:
2NaCl + H2SO4 → Na2SO4 + 2HCl
Qual è il reagente limitante della reazione, se si combinano 3 moli di cloruro di sodio con 3 moli di
acido solforico?
Il reagente limitante è il reagente che permette la formazione della minor quantità di prodotti.
Per individuarlo è sufficiente calcolare quante moli di acido cloridrico possono essere ottenute
da 3 moli di cloruro di sodio e da 3 moli di acido solforico. Le moli di acido cloridrico che si for-
mano si ottengono moltiplicando le moli dei reagenti per il rapporto stechiometrico.
Dall’equazione chimica bilanciata si vede che 2 moli di NaCl producono 2 moli di HCl, per cui:
2
nHCl = — n
2 NaCl
= 1 ⋅ 3 mol = 3 mol
mentre 1 mole di H2SO4 produce 2 moli di HCl, per cui:
2
nHCl = — n
1 H2SO4
= 2 ⋅ 3 mol = 6 mol
Il reagente limitante è il cloruro di sodio in quanto fornisce 3 moli di acido cloridrico contro le 6
dell’acido solforico.

ESERCIZI CON SOLUZIONE GUIDATA



1 Il cloruro di sodio NaCl si forma dalla reazione tra il sodio metallico e il cloro Cl2 secondo la reazione:
2Na + Cl2 → 2NaCl
Quanti grammi di cloruro di sodio si formano facendo reagire 2,54 g di sodio con 3,45 g di cloro?
Per determinare la massa di cloruro di sodio che si forma è necessario individuare il reagente
limitante della reazione. Per prima cosa si devono calcolare le moli di reagenti:
nNa = … (continua tu)
nCl2 = … (continua tu)
Il reagente limitante si determina calcolando il numero di moli di cloruro di sodio che ciascun
reagente può formare, utilizzando il rapporto stechiometrico di ciascun reagente:
nNaCl(Na) = … (continua tu)
nNaCl(Cl2) = … (continua tu)
La massa di cloruro di sodio che si forma si ottiene moltiplicando le moli di NaCl per … (continua tu).

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Capitolo 9 - Energia e velocità delle reazioni chimiche

Capitolo 9
Energia e velocità delle reazioni chimiche

ESERCIZI SVOLTI

1 L’ossido presente nella ruggine ha formula Fe2O3. L’equazione della reazione di formazione del trios-
sido di diferro a partire dagli elementi è la seguente:
4Fe (s) + 3O2(g) → 2Fe2O3(s)
ΔH = –822,2 kJ/mol; ΔS = –543,0 J/K mol
Determina se la reazione di formazione del triossido di diferro è spontanea alla temperatura di 25 °C.
Per determinare la spontaneità di una reazione chimica è necessario calcolarne la variazione
di energia libera ΔG. Conoscendo la variazione di entalpia ΔH, la variazione di entropia ΔS e la
temperatura assoluta T = 25 + 273 = 298 K, ricaviamo la variazione di energia libera utilizzando
l’equazione:
ΔG = ΔH – TΔS = –822,2 kJ / mol –[298 K ⋅ (– 0,5430 kJ / K mol)] =
– 822,2 kJ / mol – (– 161,0 kJ / mol) = – 661,2 kJ / mol
La variazione di energia libera che accompagna la formazione del triossido di diferro ha valore
negativo, pertanto la reazione è spontanea.

ESERCIZI CON SOLUZIONE GUIDATA



1 L’energia che si libera quando, alla temperatura di 25 °C e alla pressione di 1,00 atm, bruciamo
metanolo CH3OH è 726 kJ/mol. Un liquido, ottenuto dalla distillazione della corteccia di conifere e
utilizzato normalmente come solvente organico, è costituito per il 50,3% in peso da metanolo e per
la rimanente parte da acqua e altri composti non combustibili. Determina quanto calore si può
ricavare dalla combustione completa, a 25 °C e 1,00 atm, di 50,0 mL del solvente, sapendo che la
densità di questo liquido è 0,896 g/mL.
Per determinare la quantità di calore liberata dobbiamo conoscere la massa del metanolo che
reagisce e quindi la massa del solvente organico utilizzato. La massa in grammi di 50,0 mL di
solvente si ricava attraverso il valore della densità di questo liquido:
50,0 ⋅ 0,896 = 44,8 g
Tenendo conto della percentuale in peso (50,3%), la quantità di metanolo contenuta nei 44,8 g
del solvente organico è:
44,8 ⋅ 50,3 / 100 = 22,5 g
Determiniamo ora il valore della massa molare del metanolo:
12,011 + (1,00797 ⋅ 4) + 15,9994 = 32,042 g / mol
così da poter calcolare il numero delle moli corrispondenti a 22,5 g: … (continua tu). Tenendo conto
che il metanolo è l’unico composto, tra quelli presenti nel liquido solvente, a essere combustibile,
la quantità di energia in kJ che si libera dalla reazione di combustione si ricava … (continua tu).

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Capitolo 10 - L’equilibrio chimico

Capitolo 10
L’equilibrio chimico

ESERCIZI SVOLTI

1 Alla temperatura di 762 K e alla pressione di 1,00 atm la costante di equilibrio per la formazione
dell’acido solfidrico a partire da zolfo e idrogeno gassosi vale 85,0. Sapendo che in un reattore dal
volume di 100 L vengono introdotti, alle condizioni di temperatura e pressione indicate, 25,0 L di
zolfo e 10,0 L di idrogeno, determina la massa in grammi delle varie sostanze all’equilibrio.
Scriviamo subito e bilanciamo l’equazione chimica della reazione in oggetto:
S + H 2 ↔ H 2S
Scriviamo poi l’espressione della costante di equilibrio della reazione:
K = [H2S] / [S]·[H2]

ESERCIZI DI RECUPERO
Conoscendo le condizioni di temperatura e pressione e il volume delle sostanze messe a reagire,
possiamo determinare le quantità in moli dei reagenti che erano presenti prima della reazione.
Trattandosi di sostanze gassose, utilizziamo l’equazione di stato dei gas perfetti:
p·V 25,0 L ⋅ 1,00 atm
nS = — = —— = 0,400 mol, n° delle moli di S all’inizio
R·T 0,0821 L · atm · mol – 1 · K – 1 ⋅ 762 K
p·V 10,0 L ⋅ 1,00 atm
nH2 = — = —— = 0,160 mol, n° delle moli di H2 all’inizio
R·T 0,0821 L · atm · mol – 1 · K – 1 ⋅ 762 K
Indicando con x il numero delle moli di prodotto che si sono formate dalla reazione e che sono
presenti all’equilibrio, si può ricavare in funzione di x il numero delle moli di ciascuna delle
altre specie chimiche presenti, considerando anche i coefficienti stechiometrici dell’equazione
chimica. Nel nostro caso, se si sono formate x moli di acido solfidrico, si devono essere consuma-
te x moli di zolfo e x moli di idrogeno. Pertanto all’equilibrio abbiamo:
mol H2S = x ; mol S = 0,400 – x ; mol H2 = 0,160 – x
Si risale alla concentrazione molare dei composti all’equilibrio, dividendo il numero delle moli
per il volume del reattore:
[H2S] = x/100 mol/L
[S] = (0,400 – x)/100 mol/L
[H2] = (0,160 – x)/100 mol/L
Sostituiamo ora nell’espressione della costante di equilibrio i valori di concentrazione trovati:
K = (x/100) / {[(0,400 – x)/100] · [(0,160 – x)/100]} = 85,0
Da questa espressione ricaviamo la seguente equazione di secondo grado:
85,0 x2 – 147,6 x + 5,44 = 0
la cui risoluzione fornisce due soluzioni:
x1 = 0,0376 mol ; x2 = 1,70 mol
La seconda soluzione (1,70 mol) non può essere accettata, in quanto rappresenta un valore del
numero delle moli che hanno reagito, sia di zolfo sia di idrogeno, superiore al valore iniziale di
entrambe le sostanze, rispettivamente 0,400 e 0,160. Infine, accettata la prima soluzione (0,0376
mol), moltiplichiamo i valori in moli ricavati dall’equazione per le rispettive masse molari
(34,080 g/mol per H2S; 32,064 g/mol per S; 2,01594 g/mol per H2) e passiamo così dalla quantità
espressa in moli alla quantità espressa in grammi per tutte e tre le sostanze:
0,0376 mol ⋅ 34,080 g/mol = 1,28 g H2S
(0,400 – 0,0376) ⋅ 32,064 g/mol = 11,6 g S
(0,160 – 0,0376) ⋅ 2,01594 g/mol = 0,247 g H2
Segue →

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Capitolo 10 - L’equilibrio chimico

ESERCIZI CON SOLUZIONE GUIDATA



1 In un recipiente da 1,00 L a 420 °C vengono messe a reagire 2,94 mol di iodio I2 con 8,00 mol di idro-
geno H2. L’equilibrio viene raggiunto quando si sono formate 5,64 mol di acido iodidrico HI. Calcola
il valore della costante di equilibrio.
Per prima cosa scriviamo e bilanciamo l’equazione chimica della reazione in oggetto:
I2 + H2 ↔ 2HI
Scriviamo poi l’espressione della costante di equilibrio della reazione:
K = [HI] 2 / [I2] · [H2]
Dalla lettura della reazione risulta evidente che per formare due moli di HI si devono consuma-
re una mole di I2 e una mole di H2. Il numero di moli di iodio e quello di idrogeno che reagiscono
sono la metà del numero di moli di acido iodidrico prodotte. Nel nostro caso si sono formate 5,64
mol di HI e si devono essere consumate 5,64 / 2 = 2,82 mol di I2 e lo stesso numero (2,82 mol) di
H2. All’equilibrio nel recipiente si trovano perciò le seguenti quantità in moli:
nI2 = 2,94 – 2,82 = 0,12 mol
nH2 = 8,00 – 2,82 = 5,18 mol
nHI = 5,64 mol
Poiché la reazione è stata condotta in un recipiente dal volume pari a 1,00 L, i valori della con-
centrazione molare all’equilibrio per le tre sostanze sono:
[I2] = 0,12 mol / 1,00 L = 0,12 mol/L
[H2] = 5,18 mol / 1,00 L = 5,18 mol/L
[HI] = 5,64 mol / 1,00 L = 5,64 mol/L
A questo punto possiamo calcolare la costante di equilibrio K: … (continua tu).

2 A 50 °C la seguente reazione generica A + 2B ↔ 2C raggiunge l’equilibrio. Nel recipiente da 400 mL


in cui avviene la reazione troviamo 0,800 mol di C, essendo partiti da 1,000 mol di A e 2,000 mol di
B. Determina il valore della costante di equilibrio K.
Riferendosi ai rapporti stechiometrici indicati dall’equazione chimica, possiamo dire che per
formare 0,800 mol di C si devono consumare 0,800 mol di B e una quantità di A in moli corri-
spondente alla metà: 0,800 / 2 = 0,400 mol. All’equilibrio abbiamo pertanto le seguenti quantità
in moli dei tre composti:
n A = 1,000 mol – 0,400 mol = 0,600 mol
nB = 2,000 mol – 0,800 mol = 1,200 mol
nC = 0,800 mol
Poiché la reazione si svolge in un recipiente che ha il volume di 400 mL, cioè 0,400 L, per i tre
composti abbiamo i seguenti valori di concentrazione molare:
[A] = 0,600 mol / 0,400 L = 1,50 mol/L
[B] = 1,200 mol / 0,400 L = 3,00 mol/L
[C] = 0,800 mol / 0,400 L = 2,00 mol/L
A questo punto scriviamo l’espressione della costante di equilibrio K, in base alla legge di azione
di massa, e infine sostituiamo i valori della concentrazione trovati, tenendo conto dei coeffi-
cienti stechiometrici: … (continua tu).

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Capitolo 11 - Acidi e basi

Capitolo 11
Acidi e basi

ESERCIZI SVOLTI

1 Calcola il pH di una soluzione 1,0 · 10 –1 M di un acido forte monoprotico HA.
Sappiamo che il pH è uguale al logaritmo in base 10 cambiato di segno della concentrazione
degli idrogenioni H+ presenti nella soluzione:
pH = –log10 [H+]
La soluzione di cui dobbiamo calcolare il pH è di un acido forte monoprotico. Gli acidi forti sono
completamente dissociati e quelli monoprotici hanno un solo idrogeno dissociabile.
HA → H+ + A–
La concentrazione dell’acido HA va perciò a coincidere con la concentrazione degli ioni H+, che

ESERCIZI DI RECUPERO
in questo caso è 1,0 · 10–1 mol/L. Da ciò deriviamo il valore del pH:
pH = –log10 1,0 · 10–1 = 1,0

2 La costante di dissociazione dell’acido acetico CH3COOH è 1,8 · 10 –5, quella dell’acido cianidrico HCN
è 7,2 · 10 –10 e quella dell’acido formico HCOOH è 2,1 · 10 –4 . L’acido nitrico HNO3 è un acido forte. Se
si preparano soluzioni alla stessa concentrazione di questi quattro acidi, qual è l’ordine di acidità
crescente?
L’acido nitrico è un acido forte, essendo completamente dissociato. La sua costante di dissocia-
zione ha un valore elevatissimo e la sua soluzione è quella più acida. Una costante di dissocia-
zione con un valore alto indica una maggiore dissociazione dell’acido e quindi una più elevata
concentrazione degli idrogenioni H+. Dopo l’acido nitrico, la costante di dissociazione più alta
è quella dell’acido formico, seguita da quella dell’acido acetico e infine da quella dell’acido cia-
nidrico. Possiamo ricavare da questa successione l’ordine di acidità, andando dall’acido meno
forte al più forte:
HCN < CH3COOH < HCOOH < HNO3

3 Indica se la soluzione acquosa di ciascuno dei seguenti sali risulta acida, basica o neutra:
(a) KBr; (b) NH4NO3 ; (c) KCN.
(a) Il bromuro di potassio KBr è il sale di una base forte, l’idrossido di potassio KOH, e di un acido
forte, l’acido bromidrico HBr. Il sale KBr è completamente dissociato e sia lo ione K+ sia lo ione
Br – in soluzione non idrolizzano. Pertanto la soluzione acquosa di KBr è neutra.
(b) Il nitrato di ammonio NH4NO3 è il sale di una base debole, l’ammoniaca NH3, e di un acido
forte, l’acido nitrico HNO3. Il sale NH4NO3 è completamente dissociato e, mentre lo ione NO3–
non idrolizza, lo ione NH4+ dà luogo a una reazione di idrolisi acida:
NH4+ (aq) + H2O (l) ↔ NH2 (aq) + H3O +(aq)
La soluzione di nitrato di ammonio contiene ioni H3O + in eccesso rispetto agli ioni OH– ed è
perciò acida.
(c) Il cianuro di potassio KCN è il sale di una base forte, l’idrossido di potassio KOH, e di un acido
debole, l’acido cianidrico HCN. Il sale KCN è completamente dissociato e, mentre lo ione K+
non idrolizza, lo ione CN– dà luogo a una reazione di idrolisi basica:

CN (aq) + H2O (l) ↔ HCN (aq) + OH(aq)

La soluzione di cianuro di potassio contiene ioni OH in eccesso rispetto agli ioni H3O + ed è

perciò basica.
Segue →

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Capitolo 11 - Acidi e basi

ESERCIZI CON SOLUZIONE GUIDATA



1 Calcola la concentrazione degli idrogenioni e il pH di una soluzione 0,050 M di acido acetico.
Dopo aver scritto l’equazione della reazione di dissociazione ionica dell’acido acetico, scriviamo
l’espressione della costante di dissociazione Ka di questo acido:
CH3COOH ↔ CH3COO – + H+
Ka = [CH3COO –]·[H+] / [CH3COOH]
Dalle tabelle ricaviamo che il valore della costante Ka è 1,8 · 10–5. A questo punto ricerchiamo
i valori di concentrazione presenti all’equilibrio. Se indichiamo con x la concentrazione degli
idrogenioni che si formano con la dissociazione, possiamo descrivere la situazione delle tre spe-
cie presenti in soluzione con la seguente tabella:

[CH3COOH] [CH3COO – ] [H +]


Concentrazione iniziale 0,050 0 0
Variazione – x + x + x
Concentrazione all’equilibrio 0,050 – x x x

Sostituiamo le concentrazioni all’equilibrio, definite in funzione di x, nell’espressione della co-


stante di dissociazione Ka e risolviamo l’equazione:
Ka = [x]·[x] / [0,050 – x] = 1,8 · 10–5
x2 / (0,050 – x) = 1,8 · 10–5
Poiché il valore della costante Ka è molto basso, la quantità di acido acetico che si ionizza è così
piccola da poter essere trascurata, se confrontata con la concentrazione iniziale. Il valore di x è
trascurabile quando viene rapportato a 0,050 mol/L, essendo minore dell’errore di misura. Ciò
permette di semplificare l’equazione, considerando 0,050 il denominatore, così da poter ricavare
la concentrazione degli idrogenioni e da questa calcolare il pH: … (continua tu).

2 Sciogliamo in acqua 7,00 g di idrossido di sodio NaOH e portiamo il volume della soluzione a 200
mL. Calcola il pH e il pOH della soluzione.
Dapprima calcoliamo quante moli di NaOH sono state sciolte, sapendo che la massa molare del
composto è 40,00 g/mol:
7,00 g / 40,00 g/mol = 0,175 mol
Poi calcoliamo la concentrazione molare del composto, sapendo che il volume in cui è disciolto
è 200 mL = 0,200 L:
0,175 mol / 0,200 L = 0,875 mol/L
L’idrossido di sodio NaOH è una base forte e pertanto è completamente dissociato in ioni:
NaOH → Na+ + OH–
Poiché in soluzione per ogni unità di NaOH che si scompone si forma uno ione idrossido OH–,
la concentrazione della base NaOH che abbiamo calcolato (0,875 mol/L) corrisponde anche alla
concentrazione degli ioni OH–. A questo punto possiamo calcolare il pOH e da questo poi ricava-
re il pH: … (continua tu).

Segue →

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La nuova chimica di Rippa
Capitolo 11 - Acidi e basi

3 Calcola il pH di una soluzione di cloruro di ammonio NH4Cl che contiene 11,6 g di questo sale in 2,00
L di soluzione. La costante di dissociazione Kb dell’ammoniaca NH3 è 1,8 · 10 –5.
Il cloruro di ammonio NH4Cl può essere considerato come un sale formato da un acido forte,
HCl, e da una base debole, NH3. Questo sale disciolto in acqua si dissocia completamente in ioni
NH4+ e ioni Cl–. Gli ioni cloruro Cl– non reagiscono con l’acqua, mentre gli ioni NH4+ danno con
l’acqua una reazione di idrolisi acida:
NH4+ (aq) + H2O (l) ↔ NH3(aq) + H3O +(aq)
Per calcolare la concentrazione degli ioni ossonio H3O + presenti in soluzione, e quindi il pH, fac-
ciamo riferimento alla relazione specifica per l’idrolisi acida:

[H3O +] = √(Kw / Kb) · [S]

ESERCIZI DI RECUPERO
dove Kw è il prodotto ionico dell’acqua, Kb è la costante di dissociazione della base e [S] è la con-
centrazione molare del sale. Conosciamo i valori delle costanti Kw e Kb, mentre la concentrazio-
ne del sale deve essere ricavata a partire dalla massa del cloruro di ammonio (11,6 g), dalla sua
massa molare (53,49 g/mol) e dal volume della soluzione (2,00 L): … (continua tu).

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La nuova chimica di Rippa
Capitolo 12 - Elettrochimica

Capitolo 12
Elettrochimica

ESERCIZI SVOLTI

1 Bilancia l’equazione chimica della seguente reazione di ossidoriduzione, che avviene in soluzione
acida: KNO2 + KMnO4 + H2SO4 → KNO3 + K2SO4 + MnSO4 + H2O
Assegniamo prima il numero di ossidazione a tutti gli atomi che partecipano alla reazione.
Idrogeno, ossigeno, potassio e zolfo non cambiano nel corso della reazione il loro n.o. Interessia-
moci allora dell’azoto e del manganese, che sono i protagonisti della reazione:
(+3) (+7) (+5) (+2)
KNO2 + KMnO4 + H2SO4 → KNO3 + K2SO4 + MnSO4 + H2O
Scriviamo le due semireazioni redox. La semireazione di ossidazione è quella in cui l’azoto perde
2 elettroni, passando da n.o. +3 a n.o. +5:
(+3) (+5)
N → N + 2e–
n.o.N +3 → +5, cioè ΔN = 2 = coefficiente del manganese
La semireazione di riduzione riguarda il manganese, che acquista 5 elettroni passando da n.o.
+7 a n.o. +2:
(+7) (+2)
Mn + 5e– → Mn
n.o.Mn +7 → +2, cioè ΔMn = 5 = coefficiente dell’azoto
Dato che un atomo di azoto cede due elettroni, mentre ogni atomo di manganese ne accetta
cinque, per ogni 5 atomi di azoto che si ossidano occorrono due atomi di manganese che si ridu-
cono. Mettiamo quindi il coefficiente 2 davanti ai composti che contengono il manganese e il
coefficiente 5 davanti ai composti che contengono l’azoto. Abbiamo perciò:
5KNO2 + 2KMnO4 + H2SO4 → 5KNO3 + K2SO4 + 2MnSO4 + H2O
Continuiamo il bilanciamento, considerando che nei prodotti figurano tre radicali solfato SO42–;
andiamo perciò ad aggiungere il coefficiente 3 davanti all’acido solforico nei reagenti. Infine,
poiché a questo punto nei reagenti figurano sei atomi di idrogeno, con l’aggiunta del coefficiente
3 davanti all’acqua nei prodotti completiamo il bilanciamento:
5KNO2 + 2KMnO4 + 3H2SO4 → 5KNO3 + K2SO4 + 2MnSO4 + 3H2O

2 La cella voltaica che si caratterizza per la reazione: 2Ag+(aq) + Ni (s) → 2Ag (s) + Ni 2+


(aq)
ha una forza elettromotrice pari a 1,05 V a 25 °C. Qual è il valore del potenziale di riduzione
standard E° per il semielemento a nichel Ni 2+ + 2e – → Ni (s) , se E° per il semielemento ad argento
Ag+ + e – → Ag (s) vale +0,80 V nelle stesse condizioni?
Sappiamo che la forza elettromotrice di una pila è data da:
f.e.m. = E°catodo – E°anodo
In una cella voltaica avvengono separatamente la reazione di ossidazione e quella di riduzione.
Più precisamente all’anodo avviene l’ossidazione e al catodo avviene la riduzione. In questo caso
il semielemento interessato dall’ossidazione è quello a nichel, mentre quello ad argento è inte-
ressato dalla riduzione. Abbiamo perciò che:
anodo Ni(s) → Ni2+ –
(aq) + 2e ossidazione
+ –
catodo 2Ag (aq) + 2e → 2Ag(s) riduzione
Poiché conosciamo la f.e.m. della pila e il potenziale di riduzione standard del semielemento ad
argento, che corrisponde a E°catodo, possiamo ricavare per differenza il potenziale del semielemen-
to a nichel, che è quello dove avviene l’ossidazione E°anodo:
E°anodo = E°catodo – f.e.m. = + 0,80 V – (+1,05 V) = – 0,25 V Segue →

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Capitolo 12 - Elettrochimica

3 Una corrente elettrica la cui intensità è di 2,0 A (ampere) viene fatta passare per 50 minuti in una
cella elettrolitica attraverso una soluzione che contiene ioni Cu2+. Quale quantità di rame in gram-
mi si deposita al catodo?
La reazione che avviene al catodo è la riduzione dello ione rameico a rame metallico:
Cu 2+ –
(aq) + 2e → Cu(s)
Per poter utilizzare la relazione della prima legge di Faraday, occorre calcolare prima la quantità
di carica Q, espressa in coulomb (C), che passa attraverso la cella nel tempo t, espresso in secondi
(s), essendo I l’intensità di corrente, espressa in ampere (A):
Q = I · t
cioè

ESERCIZI DI RECUPERO
Quantità di carica (C) = intensità di corrente (A) ⋅ tempo (s)
da cui
Q = 2,0 A ⋅ (50 min ⋅ 60 s / min) = 6 000 C
A questo punto calcoliamo a quante moli di elettroni, cioè a quanti faraday F di elettricità, corri-
sponde questa quantità di carica che passa:
6 000 C ⋅ (1 mol e– / 96 500 C) = 0,0622 mol e–
Ora non resta che passare dalle moli di elettroni, cioè dai faraday, alle moli di rame che si trasfor-
mano e risalire infine alla massa del rame depositato. Le moli di rame sono esattamente la metà
di quelle degli elettroni, poiché per depositare al catodo un atomo di rame Cu a partire da uno
ione rameico Cu2+ servono due elettroni:
0,0622 mol / 2 = 0,0311 mol Cu
Sapendo che la massa molare del rame è 63,546 g / mol, determiniamo quanti grammi del metal-
lo si depositano:
0,0311 mol ⋅ 63,546 g / mol = 1,98 g

Segue →

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Capitolo 12 - Elettrochimica

ESERCIZI CON SOLUZIONE GUIDATA



1 Bilancia l’equazione chimica della seguente reazione di ossidoriduzione, che avviene in soluzione
basica: PCl3 + KMnO4 + KOH → MnCl2 + K3PO4 + KCl + H2O
Assegniamo prima il numero di ossidazione a tutti gli atomi che partecipano alla reazione.
Idrogeno, ossigeno, cloro e potassio non cambiano nel corso della reazione il loro n.o. Interessia-
moci allora del fosforo e del manganese, che sono i protagonisti della reazione:
(+3) (+7) (+2) (+5)
PCl3 + KMnO4 + KOH → MnCl2 + K3PO4 + KCl + H2O
Scriviamo le due semireazioni redox. La semireazione di ossidazione è quella in cui il fosforo
perde 2 elettroni, passando da n.o. +3 a n.o. +5:
(+3) (+5)
P → P + 2e–
n.o.P +3 → +5, cioè ΔP = 2 = coefficiente del manganese
La semireazione di riduzione riguarda il manganese, che acquista 5 elettroni passando da n.o.
+7 a n.o. +2:
(+7) (+2)
Mn + 5e– → Mn
n.o.Mn +7 → +2, cioè ΔMn = 5 = coefficiente del fosforo
Dato che un atomo di fosforo cede due elettroni, mentre ogni atomo di manganese ne accetta
cinque, per ogni 5 atomi di fosforo che si ossidano occorrono due atomi di manganese che si
riducono, cioè il rapporto tra P e Mn è 5:2. Mettiamo quindi il coefficiente 2 davanti ai composti
che contengono il manganese e il coefficiente 5 davanti ai composti che contengono il fosforo.
Abbiamo perciò:
5PCl3 + 2KMnO4 + KOH → 2MnCl2 + 5K3PO4 + KCl + H2O
Il bilanciamento, che ancora non è completo, prosegue con: ... (continua tu).

2 Per quanti minuti una corrente elettrica, la cui intensità è di 1,50 A (ampere), deve passare in una
cella elettrolitica attraverso una soluzione contenente ioni Fe3+ per avere la deposizione al catodo
di 100 g di ferro metallico?
La reazione che avviene al catodo è la riduzione dello ione ferrico a ferro metallico:
Fe 3+ –
(aq) + 3e → Fe (s)
Dapprima calcoliamo le moli di elettroni, cioè i faraday F, che sono necessarie per far depositare
la quantità richiesta di ferro (100 g). Dalla reazione sappiamo che per depositare un atomo di
ferro da uno ione Fe3+ sono necessari tre elettroni. Le moli di elettroni devono essere perciò il
triplo delle moli di ferro da depositare. Essendo 55,847 g/mol la massa molare del ferro, abbiamo:
100 g / 55,847 g/mol = 1,79 mol di Fe
mol di e– = 3 · mol di Fe = 3 ⋅ 1,79 mol = 5,37 mol
Sapendo che la carica elettrica di una mole di elettroni corrisponde alla costante di Faraday, cioè
a 96 500 C (coulomb), possiamo calcolare prima la quantità di carica Q espressa in coulomb (C)
che deve passare e poi, attraverso la relazione Q = I · t, il tempo necessario: … (continua tu).

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Capitolo 13 - Le proprietà dei composti organici

Capitolo 13
Le proprietà dei composti organici

ESERCIZI SVOLTI

1 Qual è l’ibridazione di ciascun atomo di carbonio nel composto che segue?
O
||
CH3CCH2CN
Per prima cosa espandiamo la struttura del composto indicando tutti i legami tra gli atomi di
carbonio e gli altri atomi; quindi assegniamo ad ogni atomo di carbonio una sigla di riferimen-
to (I), (II), (III) e (IV).
H O H
| || |

ESERCIZI DI RECUPERO
— N
H — C — C — C — C —
| |
H H
(I) (II) (III) (IV)

Individuiamo per ciascun atomo di carbonio il tipo di ibridazione.


Gli atomi di carbonio legati ad altri quattro atomi utilizzano, durante l’ibridazione, quattro or-
bitali (1 orbitale s e 3 obitali p); quindi i carboni I e III hanno una ibridazione sp3.
L’atomo di carbonio legato ad altri tre atomi utilizza, durante l’ibridazione, tre orbitali (1 orbitale
s e 2 orbitali p); quindi il carbonio II ha una ibridazione sp2.
L’atomo di carbonio legato ad altri due atomi utilizza, durante l’ibridazione, due orbitali (1 orbi-
tale s e 1 orbitale p); quindi il carbonio IV ha una ibridazione sp.
La sequenza delle ibridazioni degli atomi di carbonio del composto, procedendo da sinistra a
destra nella molecola, è sp3, sp2, sp3, sp.

2 Quale dei seguenti composti è otticamente inattivo?


CH3 CH3 CH3 CH3
H Cl Cl H H Cl H Cl
Cl H H Cl H Cl H H
CH3 CH3 CH3 CH3
(A) (B) (C) (D)
Per prima cosa numeriamo gli atomi di carbonio presenti nei quattro composti iniziando da
quello situato più in alto. Individuiamo i carboni chirali e contrassegnamoli con un asterisco.
Ricordiamo che un carbonio è chirale quando è legato a quattro atomi o gruppi differenti. I
carboni chirali sono responsabili dell’attività ottica di un composto.
1 CH
3
1 CH
3
1 CH
3
1 CH
3
2 2 2 2
H * Cl Cl * H H * Cl H * Cl
3 3 3 3
Cl * H H * Cl H * Cl H H
4 CH 4 CH 4 CH 4 CH
3 3 3 3
(A) (B) (C) (D)

Sono chirali i carboni in posizione 2 e 3 nei composti (A), (B) e (C), e il solo carbonio in posizione
2 nel composto (D).
Segue →

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Capitolo 13 - Le proprietà dei composti organici

Analizziamo le formule. Tutte contengono carboni chirali. Per individuare se una di queste mo-
lecole non è otticamente attiva dobbiamo scoprire una caratteristica che conferisca questa pro-
prietà.
I composti (A) e (B) sono enantiomeri uno dell’altro (sono immagini speculari) e mostreranno
sicuramente una propria attività ottica.
Il composto (D), poiché contiene un solo carbonio chirale (il secondo dall’alto) e non ha un piano
interno di simmetria, sarà un composto otticamente attivo.
Il composto (C) ha una peculiarità: se si traccia un piano di simmetria tra gli atomi di carbonio
in posizione 2 e 3 si osserva che la parte superiore della molecola è l’immagine speculare della
parte inferiore. Il carbonio chirale 2 e il carbonio chirale 3 si trovano come davanti a uno spec-
chio e si comportano come una coppia di enantiomeri. L’attività ottica del carbonio 2 è annulla-
ta dall’attività ottica del carbonio 3: la molecola (C) è otticamente inattiva, è achirale.
I composti di questo tipo sono detti meso-composti e sono otticamente inattivi. I meso-compo-
sti per essere tali devono avere un numero pari di carboni chirali e un piano di simmetria che
renda speculare metà della molecola all’altra metà.

ESERCIZI CON SOLUZIONE GUIDATA



1 Le molecole (I) e (II) di seguito rappresentate sono: (A) enantiomeri, (B) diastereoisomeri, (C) meso-
composti o (D) isomeri strutturali?
CH3 H 3C

CH3 H 3C
(I) (II)
Individuiamo ed indichiamo con un asterisco i carboni chirali.

CH3 H 3C
1 * *1
2 * *2
CH3 H 3C
(I) (II)
Da una prima analisi sembra trattarsi di due immagini speculari non sovrapponibili.
L’opzione (B) non è corretta, perché i diastereoisomeri sono stereoisomeri che ... (continua tu).
L’opzione (C) non è corretta, perché i meso-composti devono contenere ... (continua tu) che nes-
suna di queste molecole ha (cfr. l’esercizio svolto 2).
L’opzione (D) non è corretta, perché gli isomeri strutturali sono composti che hanno la stessa
formula molecolare, ma ... (continua tu).
Le connessioni tra queste due molecole sono le stesse: ciò significa che essi sono stereoisomeri,
non isomeri strutturali.
Dovrebbe quindi trattarsi di una coppia di enantiomeri, l’opzione (A). Il fatto che i carboni chi-
rali orientino i gruppi sopra e sotto il piano delle molecole può, però, lasciare qualche dubbio.
Per facilitare l’analisi ruotiamo di 180° il composto (II), che diviene così (III), e verifichiamo se è
sovrapponibile al composto (I).

CH3 H 3C CH3
1 * * 1 1 *
2 * * 2 2 *
CH3 H 3C CH3
(I) (II) (III)
Facendo scorrere la formula del composto (III) su quella del composto (I) vediamo che la sovrap-
posizione è impossibile, perché ... (continua tu).

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Capitolo 14 - Gli idrocarburi

Capitolo 14
Gli idrocarburi

ESERCIZI SVOLTI

1 Il nome IUPAC dell’idrocarburo di seguito rappresentato è (A) 2,5-dimetileptano, (B) 2-etil-5-metile-
sano, (C) 3,6-dimetileptano o (D) 5-etil-2-metilesano?

La prima cosa da fare per assegnare il nome a un composto è identificare la catena carboniosa
più lunga.

ESERCIZI DI RECUPERO
In questo caso la catena più lunga ha sette atomi di carbonio: un atomo di carbonio per ogni
spigolo della struttura a zig-zag (5C) più un atomo di carbonio per ogni estremità della catena
(2C), in totale 7 atomi di carbonio.
Come conseguenza la catena principale dell’alcano avrà la parte finale del nome che termina
con -eptano. Le opzioni (B) e (D) possono, per questo motivo, essere eliminate.
Nella fase successiva dobbiamo verificare che gli atomi di carbonio siano numerati in modo che
i sostituenti abbiano la numerazione più bassa possibile.
Questo composto ha due gruppi metilici (le estremità libere sottintendono un gruppo CH3); per
assegnare a questi gruppi la numerazione più bassa dobbiamo numerare la catena da destra a
sinistra.

6 4
5 2
7 3 1

I gruppi metilici sono legati alle posizioni della catena 2 e 5, per cui il nome IUPAC corretto è
2,5-dimetileptano, cioè l’opzione (A).
L’opzione (C), 3,6-dimetileptano, non è corretta, perché la numerazione dei sostituenti non sa-
rebbe la più bassa, andando da sinistra verso destra.

2 4
3 6
1 5 7

numerazione errata

Segue →

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Capitolo 14 - Gli idrocarburi

2 Disegna la formula di struttura triangolare planare del seguente composto, il cui nome commer-
ciale è vinil cloruro, e assegnagli il nome IUPAC corretto.
H2C —
— CHCl
Il vinil cloruro, detto anche cloruro di vinile, è il composto di partenza per la sintesi del polivi-
nilcloruro (PVC), un polimero di addizione e una materia plastica molto comune (vedi § 15.15 del
libro di testo).
Il termine vinile, o gruppo vinilico o etenile (IUPAC), è un gruppo funzionale costituito da due
atomi di carbonio legati tra loro con un doppio legame e da tre atomi di idrogeno ed è derivato
dall’etene (etilene) per perdita di un idrogeno.
Per prima cosa disegnamo la formula, disponendo i legami attorno al doppio legame carbonio-
carbonio a 120° tra loro.
C —
— C

L’atomo di carbonio di sinistra è legato a due atomi di idrogeno, mentre l'atomo di carbonio di
destra è legato a un atomo di idrogeno e uno di cloro. Aggiungendo questi atomi completiamo
la formula di struttura del composto.
H Cl
C —
—  C
H H
Il nome IUPAC del composto deve indicare la struttura carboniosa di base, l’etene (o etilene),
alla quale premettere il nome del sostituente, il cloro. Il nome IUPAC è quindi cloroetene (o
cloroetilene).
In questo caso la numerazione per indicare la posizione del cloro (1) è superflua, in quanto que-
sto elemento è l’unico sostituente su una catena di due atomi di carbonio.

ESERCIZI CON SOLUZIONE GUIDATA



1 Disegna la struttura completa condensata e a zig-zag del 2-bromo-1-pentene.
Il nome bromopentene ci dice che abbiamo a che fare con una catena carboniosa a cinque atomi
di carbonio (pent-), che contiene un doppio legame (-ene) ed ha un sostituente (bromo).
Iniziamo a disegnare la catena carboniosa usando, per ora, solo legami singoli.
C — C — C — C — C
Adesso dobbiamo aggiungere il doppio legame. Il numero 1 all’inizio del nome ci dice che il pri-
mo legame carbonio-carbonio è un doppio legame.
1  2 3 4 5
C —
— C — C — C — C
La seconda informazione che abbiamo è che un atomo di bromo si trova sul carbonio 2.
Br
|
1  2 3 4 5
C —
— C — C — C — C
Adesso possiamo disegnare la struttura condensata (senza evidenziare i legami C – H) completa
del composto e la struttura a zig-zag con i legami e gli atomi mancanti: … (continua tu).
Utilizziamo l’esercizio svolto 1 come riferimento.

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Capitolo 15 - Gruppi funzionali e polimeri di sintesi

Capitolo 15
Gruppi funzionali e polimeri di sintesi

ESERCIZI SVOLTI

1 Tra le seguenti liste di metanolo, 2-metil-1-propanolo e 1-propanolo, quale indica correttamente la
sequenza in ordine decrescente del punto di ebollizione? La solubilità in acqua a 20 °C ha un anda-
mento decrescente analogo? Quale potrebbe essere una sequenza alternativa?
(A) Metanolo > 2-metil-1-propanolo > 1-propanolo;
(B) 2-metil-1-propanolo > metanolo > 1-propanolo;
(C) 2-metil-1-propanolo > 1-propanolo > metanolo;
(D) Metanolo > 1-propanolo > 2-metil-1-propanolo.

ESERCIZI DI RECUPERO
A parità di ogni altra condizione, il punto di ebollizione di composti organici appartenenti alla
stessa classe aumenta con l’aumento della lunghezza della catena carboniosa, perché le intera-
zioni di Van der Waals sono più numerose e per separare le molecole occorre più energia.
Negli alcoli, come nel nostro caso, ha un’importanza non trascurabile anche la possibile pre-
senza di legami idrogeno tra i gruppi ossidrilici, perché la loro rottura richiede energia e ciò
concorre all’innalzamento del punto di ebollizione.
Poiché tra gli alcoli messi a confronto la catena idrocarboniosa più lunga è quella del 2-metil-
1-propanolo (il nome comune è alcol isobutilico), seguita da quelle del propanolo e infine del
metanolo, l’alcol più semplice, la sequenza corretta è la (C). I punti di ebollizione dei tre compo-
sti sono, infatti, nell'ordine: 108 °C, 96 °C, 64,7 °C.
La solubilità in acqua dei composti organici contenenti un gruppo polare, come gli alcoli, de-
cresce all’aumentare della lunghezza della catena carboniosa, in quanto le molecole d’acqua si
uniscono con legami dipolo-dipolo e idrogeno esclusivamente con l’ossidrile, ma rifuggono la
catena idrocarboniosa. La sequenza (C) dovrebbe anche in questo caso essere quella corretta.
I dati sperimentali mostrano una piccola incongruenza: mentre il 2-metil-1-propanolo ha una
solubilità in acqua a 20 °C di 80 g / L, sia il propanolo sia il metanolo a questa temperatura sono
completamente miscibili in acqua in ogni proporzione. Per questo motivo non è possibile sta-
bilire un ordine di solubilità in acqua a 20 °C. La spiegazione di questa caratteristica risiede nel
fatto che la catena idrocarboniosa nei due composti è troppo breve per interferire con il gruppo
ossidrilico che forma legami con l’acqua.

Segue →

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Capitolo 15 - Gruppi funzionali e polimeri di sintesi

2 Quale tra le formule proposte in basso rappresenta il prodotto della reazione seguente?
+ ?
O CH3 HO

OH O OH

O O O
(A) (B) (C) (D)

Individuiamo prima i composti reagenti. Il primo composto è un’aldeide (etanale o aldeide ace-
tica), il secondo composto è un alcol (1-propanolo).
Sappiamo che la reazione tra un’aldeide e un alcol forma un emiacetale (cfr. § 15.8 del testo).
La reazione è un’addizione nucleofila dell’ossidrile alcolico al gruppo aldeidico:

OH
H
+
H 3C O HO H 3C OC3H7

In un emiacetale, allo stesso atomo di carbonio sono legati contemporaneamente un gruppo


– OH, un gruppo – OR, un atomo di idrogeno e un gruppo – R.
Tra le opzioni proposte (A) rappresenta un chetone, (B) un alcol, (C) un estere. Solo l’opzione (D)
risponde ai requisiti che abbiamo elencato.

ESERCIZI CON SOLUZIONE GUIDATA



1 Quale tra le formule proposte in basso rappresenta il prodotto della reazione seguente?
O

H 3C C2 H 5 + OH ?

OCH3 H3CO OH O
H 3C OC2H5 OH H 3C OC2H5 C2 H 5

CH3 H 3C C2 H 5 H 3C
(A) (B) (C) (D)

Individuiamo innanzitutto i composti reagenti. La prima molecola è un chetone (etilmetilche-


tone), la seconda un alcol (etanolo).
Sappiamo che un’aldeide quando reagisce con un alcol forma un emiacetale, un gruppo di mole-
cole importante nella chimica degli zuccheri.
Analogamente, quando un chetone reagisce con un alcol forma un emichetale. Un emichetale
deve avere un gruppo – OR, un gruppo – OH e due gruppi alchilici (– R) legati allo stesso carbonio.
L’opzione (B) rappresenta un emiacetale, in quanto ha un gruppo – OH, un – OR, un gruppo R e
un atomo di idrogeno.
L’opzione (D) rappresenta un chetone, perché … (continua tu).
Un emichetale è un composto molto instabile che reagisce rapidamente con un’altra molecola
di alcol per formare, in ambiente acido, un chetale, un composto contenente due gruppi – OR e
due gruppi – R.
Il prodotto della reazione, cioè l’emichetale, è rappresentato dall’opzione …. (continua tu).
Il composto rappresentato dalla rimanente opzione è …. (continua tu), perché …. (continua tu).

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