Sei sulla pagina 1di 8

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Origini di Siracusa § Etimologia.

Due monete dell'antica Siracusa, risalenti a due differenti epoche: nella prima (V sec. a.C.) il volto
della ninfa Aretusa, nella seconda (IV sec. a.C.) il volto della dea della guerra, Atena; entrambe
circondate da delfini e con la legenda ΣΥRAKOΣION («dei Siracusani»)

Le origini del nome di Siracusa sono estremamente incerte. È sulla monetazione dell'antica città che
questo toponimo si attesta per la prima volta, fin dal VI secolo a.C. Tra le ipotesi più note vi è la
derivazione:

 Dalla lingua sicula, tramite l'idronimo della palude Syrako o Syraka,[38] e significherebbe
«abbondanza di acqua»[39]
 Dalla parola indoeuropea Sur-aku: «acqua salata»[40]
 Dalla lingua semitica, Sor-Cosia o Suloq, con vari possibili significati: «Oriente» o «salato»
o «scirocco»[41]

Storia[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Siracusa e Siracusa (città antica).

Antica Siracusa[modifica | modifica wikitesto]

Gli scavi archeologici sul territorio hanno stabilito che l'area dove sorse Siracusa venne abitata,
senza soluzione di continuità, a partire dal Neolitico:[42] assai significativo è il ruolo della cosiddetta
"civiltà di Stentinello", che prende il nome dal sito costiero a nord di Siracusa e i cui reperti
risalgono al 6000 a.C.

«Molteplice città, di cinque nomi, d'antico fasto, di potenza, d'ineguagliabile bellezza, di re


sapienti e di tiranni ciechi, di lunghe paci e rovinose guerre, di barbarici assalti e di saccheggi:
in Siracusa è scritta, come in ogni città d'antica gloria, la storia dell'umana civiltà e del suo
tramonto.»
(Vincenzo Consolo, L'olivo e l'olivastro, 1994.)
Elmo etrusco in stile corinzio fatto incidere da Ierone I dopo la battaglia di Cuma, V secolo a.C. e
spedito a Olimpia come dono dei Siracusani a Zeus

Secondo Tucidide la città di Syrakousai venne fondata nel 733 a.C. da un gruppo di Corinzi che,
guidati dall'ecista Archia, approdarono sull'isola di Ortigia e scacciarono i precedenti abitanti: i
Siculi. La neo-colonia corinzia crebbe in tempi rapidi e assoggettò i territori geograficamente vicini
ad essa. Durante l'arco della sua secolare storia greca, Siracusa ebbe una lunga schiera di tiranni e
brevi momenti di potere popolare, per lo più assoggettato all'oligarchia.

Il tiranno Dionisio I di Siracusa e la spada di Damocle (dipinto di Richard Westall)


Archimede con in mano la corona di Gerone II durante il suo momento Eureka: scoprì la regola del
galleggiamento dei corpi

Tra i numerosi uomini che tennero il governo della polis, sei, più di tutti gli altri, si distinsero nel
panorama del mondo antico per ingegno, fama e potere: Gelone, Ierone I, Dionigi I, Agatocle e
Ierone II, ai quali va aggiunto il governo oligarchico moderato del generale corinzio Timoleonte,
durato circa dieci anni. Costoro dominarono grande parte della Sicilia, spingendo la presenza
siracusana all'interno della Magna Grecia, ed estesero l'influenza della polis sull'ampio scenario del
Mediterraneo, colonizzando e creando degli strategici approdi commerciali (come l'operato dei
Dionigi in Adriatico) o assoggettando le città che incontravano nel loro cammino per sottrarle al
nemico (esempio di ciò fu Agatocle con la sua spedizione in Africa).[43]

Siracusa fu la principale rivale della capitale dei Fenici, Cartagine, la quale occupando con il suo
operato bellico e commerciale la parte occidentale dell'isola (chiamata eparchia punica) diede vita
alle guerre greco-puniche. Queste due influenti metropoli, in un susseguirsi di trattati di pace e
scoppi di nuove battaglie, animarono con fare cruento l'intera storia della Sicilia greca.

Oltre ai forti contrasti interni con le altre poleis siceliote e con i Barbari — si segnala ad esempio la
guerra contro Akragas e il conflitto contro la Syntèleia di Ducezio, re dei Siculi —, Syrakousai
ricevette l'ambiziosa offensiva esterna da parte di Atene. La capitale attica allestì una poderosa
spedizione diretta sulla Sicilia, nel contesto bellico della guerra del Peloponneso, con l'intento di
conquistare la rinomata città costiera che con la sua politica espansiva minava gli interessi ateniesi
sull'Occidente. Durante l'avvenimento bellico si distinse il generale siracusano Ermocrate — che in
seguito condurrà egli stesso i soldati Siracusani in Asia Minore, al fianco di Sparta, nella fase finale
della medesima guerra.

La corte di Siracusa fu una celebre sede mecenatica. Ospitò i nomi più conosciuti del mondo greco,
tra i quali Eschilo, Pindaro, Ibico, Senofonte, Platone; quest'ultimo non si limitò a soggiornare nella
pentapolis, ma fu coinvolto, così come l'Accademia di Atene, nel pieno della storia politica di
Syrakousai, compiendo diversi viaggi e divenendo confidente di Dione, che a sua volta fu il
principale avversario politico del tiranno Dionigi II.[44] Fu patria natia di un ingente numero di
personalità elargite al mondo delle arti, della filosofia e della scienza. Tra costoro spicca soprattutto
Archimede: matematico, inventore, scienziato che si pose alla guida di Siracusa quando questa
venne assediata dai Romani nel 212 a.C.. Dopo una lunga resistenza, le legioni romane riuscirono a
entrare in città e avvenne la capitolazione ad opera del console Marco Claudio Marcello. Durante la
foga della conquista, un soldato romano uccise Archimede.

Tutte le ricchezze di Siracusa, accumulate in secoli di egemonia e prosperità, vennero depredate e


trasportate a Roma. Fu un punto di svolta importante nella cultura del Mediterraneo. Tuttavia, pur
avendo perso la propria autonomia, Syracusae rimase per l'intera epoca romana il centro principale
dell'isola. Venne istituita la provincia Siracusana e la città fu designata capitale della Sicilia romana.
Cicerone, approdandovi nel I secolo a.C., la descrisse ancora come «la più bella e la più grande
città greca»[3] e l'imperatore Augusto, nello stesso periodo, le inviò una colonia di cittadini Romani
per contribuire al suo ripopolamento.

Con l'avvento del cristianesimo nacquero in città imponenti catacombe. Qui giunse presto il
messaggio apostolico, poiché il porto siracusano era al centro delle vie marittime dell'impero
romano, che venivano percorse dai primi missionari.[45] La tradizione afferma che il protovescovo
di Siracusa fu Marciano da Antiochia, inviato dall'apostolo Pietro. E gli Atti degli apostoli
testimoniano che nell'anno 61 sostò in città, per tre giorni, Paolo di Tarso.[4] Durante l'impero di
Diocleziano, il 13 dicembre del 304, avvenne il martirio di Lucia da Siracusa.[46]
Epoca medievale[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Siracusa in epoca medievale.

Con le invasioni barbariche decadde l'Impero romano d'Occidente, e nel V secolo la città entrò a far
parte dell'Impero romano d'Oriente; in seguito noto come impero dei Bizantini. Per un disegno
politico voluto dall'imperatore Costante II, Siracusa divenne capitale dell'impero orientale dal 663 al
668; fino all'assassinio di Costante, avvenuto in una località della città chiamata da Teofane «le
terme di Dafne».[47]

A partire dal VII secolo Siracusa venne presa di mira dagli Arabi, i cui attacchi si intensificarono
nel IX secolo: dopo aver respinto un primo assedio nell'827, la città cadde in maniera cruenta e
definitiva durante il secondo assedio, terminato il 21 maggio dell'878.

Il periodo arabo di Siracusa rimane permeato dal silenzio delle antiche fonti, in particolar modo i
primi anni che seguirono alla violenta conquista. Una damnatio memoriae voluta in un primo
momento dagli arabi, per cancellare il forte ruolo giocato da Siracusa nell'antichità classica,[48] e poi
dai successivi conquistatori, per cancellare le tracce, soprattutto architettoniche, del periodo
islamico attraversato dalla città.[49] Malgrado ciò, Siracusa dovette presto essere reintrodotta nei
circuiti commerciali e sociali dell'isola, dato che già nel periodo dei Normanni si ci riferiva ad essa
con termini entusiastici:

«Siracusa è delle città celeberrime e de' più nobili paesi. Cittadini e foresi d'ogni banda
cavalcano alla volta di lei; a lei s'indirizzano i mercatanti viaggiatori di tutte le regioni. Sta sul
mare che la bagna da tutti i lati, se non che avvi una porta a settentrione, donde si entra e si
esce. Superfluo sarebbe descrivere largamente questo luogo sì famoso […]»
(Muhammad al-Idrisi, Nuzhat al-Mushtaq.[N 7])

Il totem che ricorda l'origine imperiale federiciana del castello Maniace

La città era stata sottratta agli Arabi nel 1086, dopo la battaglia navale del porto Grande che vide lo
scontro tra il suo emiro Benavert (ultimo emiro arabo di Sicilia[51]) e il normanno Roberto il
Guiscardo.[N 8] A Siracusa non fu concesso di riacquistare il suo antico ruolo di capitale della Sicilia,
ciononostante, con la venuta dei Normanni, essa divenne una contea, la prima dell'isola, governata
da un proprio conte nella figura di Giordano d'Altavilla; nipote di Ruggero I d'Altavilla, divenuto a
sua volta Gran conte di Sicilia.

Nei secoli successivi fu un susseguirsi di dominazioni, alcune estranee persino al resto dell'isola,
come nel caso della contesa tra le repubbliche marinare di Genova e Pisa, entrambe desiderose di
insediarsi a Siracusa e di annoverarla tra i loro feudi. Fu il re Federico II di Svevia che nel 1234
riportò la città sotto il governo siciliano e la dichiarò sua urbs fidelissima.[54] Quando si verificò la
rivolta dei Vespri Siciliani, Siracusa si proclamò libero comune, fino all'avvento degli Aragonesi.[55]
Nel 1302 la città divenne sede delle regine del Regno di Sicilia e da queste venne per lungo tempo
governata, tramite la Camera Reginale («come uno Stato dentro lo Stato»[56]): la sua prima regina fu
Eleonora d'Angiò mentre Germana de Foix, figlia del re di Francia Luigi XII, fu l'ultima, poiché
dopo di lei, dal 1536, la Camera venne abolita e la città passò sotto il potere diretto del re Carlo
V.[57]

Epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il busto del giovane imperatore di Spagna Carlo V che influì molto sulla storia aretusea: trasformò
Ortigia in un'isola, mutandola nella piazzaforte del Regno siciliano
Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Siracusa in epoca moderna.

Dopo il disastroso terremoto del 1693 la città dovette essere in gran parte ricostruita, il che fu fatto
adottando lo stile Barocco.

Con il Trattato di Utrecht, nel 1713, la Spagna rinunciò alla Sicilia, che passò ai Savoia, i quali
dovettero cederla pochi anni dopo all'Austria per via del Trattato dell'Aia. Siracusa fu la piazzaforte
finale dell'austriaca Casa d'Asburgo.[58]

«Aveva un peso decisivo […] in questa situazione Siracusa che già in una relazione
piemontese del 1712 era giudicata come la migliore piazzaforte di Sicilia»
(Gioacchino Barbera, Da Antonello a Paladino, 1996, p. 29.)

Nel 1734 ebbe inizio il periodo borbonico. Nel 1798 approdò al porto della città l'ammiraglio
britannico Orazio Nelson, diretto in Egitto per affrontare Napoleone Bonaparte. I siracusani
riempirono di provviste le sue navi, e Nelson, riconoscente, dopo che sconfisse Napoleone fece
ritorno a Siracusa, dove ricevette la cittadinanza onoraria.[N 9]

Negli anni del Grand Tour, prima forma di turismo, Siracusa giocò un importante ruolo nelle opere
letterarie e visive dei viaggiatori europei.[60]

Gli ultimi decenni borbonici furono per la città di estrema sofferenza: nel 1837 scoppiò un'epidemia
di colera, nel frattempo dei rivoluzionari siracusani, nominato Emanuele Francica Pancali sindaco
della città, si ribellarono al governo del re Ferdinando II di Borbone, il quale, come conseguenza di
ciò, punì Siracusa togliendole anche il titolo di capoluogo dell'omonima provincia, facente parte del
Regno delle Due Sicilie, e lo assegnò a Noto.

Durante il 1848, anno conosciuto come primavera dei popoli, a causa dei moti rivoluzionari
scoppiati in tutta Europa, e la proclamazione del Regno di Sicilia indipendente dal governo
borbonico, la città aretusea chiese al nuovo governo siciliano, con a capo Ruggero Settimo, di poter
riacquistare il titolo di capoluogo; titolo che fu riconferito ma per breve tempo, poiché i Borbone
repressero quasi subito le ribellioni siciliane e ristabilirono lo status sociale che vigeva prima del
'48.

La svolta definitiva avvenne con i moti per la nascita del Regno d'Italia: Siracusa si consegnò ai
Garibaldini il 28 luglio del 1860.[61] Il potere dei sovrani borbonici venne annullato e la città dal
1865 tornò ad essere stabilmente capoluogo della propria provincia.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Siracusa in epoca contemporanea.

Nella guerra coloniale italiana e nel regime fascista di Benito Mussolini Siracusa divenne un punto
focale, essendo la sua posizione geografica predisposta alla rotta tra l'Italia e l'Africa.[62] Il re
Vittorio Emanuele III risiedette in città diverse volte, fino al 1942.

Lo sbarco delle truppe inglesi presso la spiaggia aretusea di Fontane Bianche (luglio 1943)

Durante la seconda guerra mondiale Siracusa subì numerosi bombardamenti. Al largo della città,
nel 1941, avvenne l'affondamento del transatlantico Conte Rosso, che causò un gravissimo numero
di vittime.[63]

Siracusani prigionieri di guerra durante la conquista della città da parte degli Alleati nel luglio del
1943

La città venne occupata dagli Alleati tra la notte del 9 luglio e il giorno del 10 luglio 1943, tramite
l'operazione Ladbroke. In un primo momento essa fu sede dell'AMGOT, il governo militare
alleato.[64] Il 3 settembre 1943 si firmò segretamente, nei pressi di Cassibile, l'armistizio tra l'Italia e
gli Alleati. In seguito venne costruito il Syracuse War Cemetery per i caduti inglesi.[65] Finita la
guerra, la città conobbe un periodo di ricostruzione e nuove speranze.
Il 1953 fu un anno importante per Siracusa, poiché avvenne al suo interno la lacrimazione di
un'effigie mariana (raffigurante il Cuore Immacolato di Maria), evento che la chiesa ha in seguito
dichiarato miracoloso.[N 10]

Nel 1954 giunse in città, ufficialmente in vacanza, Winston Churchill (vi era già stato una prima
volta nel 1917, di passaggio, quando da Vienna era diretto a Malta). Il primo ministro inglese nei
suoi racconti ricorderà la permanenza a Siracusa come «la vacanza più deliziosa della sua vita da
viaggiatore».[67]

Tra la fine degli anni '50 e la fine degli anni '70 nacque e si sviluppò, nel lato periferico nord della
città, il polo petrolchimico siracusano, che venne annoverato tra i più vasti poli petrolchimici
d'Europa.[68] Ciò non fu senza ripercussioni sociali: per quanto riguarda i territori di Siracusa,
l'industria interessò la baia di Santa Panagia, la contrada Targia e il borgo di Priolo Gargallo, che
divenendo un centro industriale, chiese ed ottenne l'indipendenza da Siracusa nel 1979.[69] Le
industrie collegate al petrolchimico giunsero a lambire l'entrata nord della città. Oltre ad una
ricchezza economica circoscritta, il polo portò al deturpamento e all'inquinamento dell'ambiente
circostante.[70]

Nel 1990 un violento terremoto, detto di Santa Lucia, poiché accadde il 13 dicembre, provocò
ingenti danni alla città e parecchie polemiche per il silenzio istituzionale che ne seguì.[71]

Il 5 e 6 novembre del 1994 papa Giovanni Paolo II venne in città per inaugurare il santuario della
Madonna delle Lacrime e per l'occasione tenne un discorso alla cittadinanza, esortandola a reagire
dinnanzi all'emarginazione socio-economica che rischiava di escluderla dalla vita della nazione.[72]

Nel 2005 Siracusa fu inserita dall'UNESCO nella lista dei patrimoni dell'umanità, congiuntamente
alle necropoli rupestri di Pantalica, che da essa distano solo poche decine di chilometri. Un altro
evento significativo per la città si verificò nel 2009, quando al Castello Maniace venne organizzato
il forum del G8 per l'ambiente, dal quale scaturì la carta di Siracusa sulla biodiversità.[73]

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Stemma di Siracusa.


Lo stemma di Siracusa scolpito sulla facciata del palazzo del Senato cittadino

Anticamente la città aveva i propri simboli di riconoscimento nelle emissioni monetali. Il suo più
noto e antico emblema era il volto di Aretusa circondato da delfini, che la rese celebre nel
Mediterraneo. Essa inoltre fu la prima città di Sicilia a incidere sulle monete la figura della Triscele,
contribuendo in maniera decisiva alla sua diffusione come simbolo principale dell'isola.[74]

Siracusa rappresenta anche uno dei primi luoghi geografici ad aver adottato la figura dell'aquila:
essa, a partire dal periodo ellenistico, la incideva sul metallo, mostrandola nell'atto di afferrare un
fascio di fulmini. E proprio questo animale - con gli artigli sempre serrati sulla folgore, originario
segno di Zeus - venne ripreso durante il medioevo per divenire l'unico simbolo della città, inciso
sulla sua arma già durante il trono degli Svevi.[75]
La bandiera con lo stemma comunale

In seguito, nel XV secolo, una fortezza andò a sostituire del tutto l'aquila,[76] fino a quando, nel
XVII secolo, i più longevi simboli della città vennero uniti e formarono quello che ancora oggi è lo
stemma di Siracusa: un'aquila turrita (con castello torricellato) cinta da corona.[76]

«Di verde all'aquila al naturale, al volo abbassato e con l'ala sinistra chiusa, cimata di corona
regia, caricata nel petto di un castello d'oro, torricellato, afferrante con gli artigli d'oro i
fulmini di Giove dello stesso. Sotto lo scudo una lista d'azzurro con la scritta S.P.Q.S.»
(Descrizione dello stemma all'interno dello statuto comunale.)

L'attuale stemma è stato concesso l'8 dicembre del 1942 e viene citato nel terzo articolo dello
statuto comunale. Il motto posto sotto lo scudo di colore verde, su di una lista di colore azzurro,
reca la scritta S.P.Q.S, in lingua latina, «Senatus PopulusQue Syracusanus», tradotto: «Il Senato e il
Popolo Siracusano».[77]

Mentre la sopracitata figura di Aretusa attorniata da delfini odiernamente viene adoperata insieme
alla biga (che come la quadriga era un altro noto simbolo della città antica), alla Vittoria alata e al
leone (figura che faceva la sua comparsa nel contesto bellico contro Cartagine) per rappresentare lo
stemma del libero consorzio comunale di Siracusa (ex-provincia).[78][79]