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Civilt micenea
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Voce principale: Civilt egea.

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Principali siti archeologici micenei

Per civilt micenea, o epoca micenea, si intende l'et del bronzo della
Grecia continentale, con particolare riferimento al periodo Tardo Elladico (TE
in italiano; Myc o LH = Late Helladic in lingua inglese).
L'espressione, che si riferisce alla citt di Micene, fu coniata da Heinrich
Schliemann nel suo libro Mycenae, del 1878 e, successivamente, utilizzata
dai principali studiosi dell'Egeo del Bronzo, ha guadagnato subito importanza.
Tipica di questa civilt la scrittura Lineare B, le cui tavolette per non
riportano alcun riferimento di come queste popolazioni si chiamassero.
Alcune tavolette ittite coeve pare si riferiscano ad essi come Ahhiyawa.
Stando alla tesi pi accreditata, tale civilt la stessa descritta da Omero,
che canta le vicende degli Achei, detti anche Argivi, dalla citt di Argo o dalla
sua regione Argolide, o ancora Danai, dal progenitore Danao, loro eroe
eponimo, dal significato di "occidentale".
All'espressione "civilt micenea" si tende pi di recente a preferire "epoca
micenea" e civilt egea, in quanto le scoperte che seguirono hanno reso
evidente che Micene non ne fu il centro principale ai suoi primi stadi n, forse,
in qualsiasi periodo, e di conseguenza ora di uso pi comune adottare un
titolo geografico pi ampio.[1]
Indice [nascondi]
1 Caratteristiche

2 Epoche
3 Identit
4 Cenni storici
5 Struttura sociale
6 Economia
7 Religione
8 Architettura e arte
9 Note
10 Bibliografia
11 Altri progetti

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]


La civilt micenea ebbe origine e si evolvette dalle societ e dalla cultura dei
periodi dellAntico e Medio elladico nella Grecia continentale. Emerse attorno
al 1600 a.C., quando la cultura elladica nella Grecia continentale si trasform
sotto le influenze della civilt minoica di Creta.
Diversamente dai minoici, la cui societ prosperava grazie al commercio, i
micenei si sviluppavano tramite la conquista. La civilt micenea era dominata
da unaristocrazia guerriera. Attorno al 1400 a.C., i micenei estesero il loro
controllo a Creta, il centro della civilt minoica (la quale era stata indebolita
dalleruzione di Santorini), e adottarono una forma della scrittura minoica
(chiamata Lineare A) per trascrivere la loro arcaica forma di greco in quella
che chiamata scrittura Lineare B.
Non solo i micenei sconfissero i minoici, ma secondo successive leggende
elleniche essi espugnarono Troia, presentata nellepica come una citt-stato
rivale. Siccome lunica prova della conquista lIliade di Omero e altri testi
ricchi di mitologia, lesistenza di Troia e la storicit della guerra di Troia sono
incerte. Nel 1876, larcheologo tedesco Heinrich Schliemann scopr delle
rovine a Hisarlik, nellAsia Minore occidentale (odierna Turchia) che afferm
essere quelle di Troia. Altre fonti invece affermano che queste rovine non si
adattino al racconto omerico di Troia.
I micenei seppellivano i loro nobili in tombe dette thlos, grandi camere
sepolcrali circolari, con unalta copertura a volta e un passaggio dentrata
dritto rivestito con pietra. Spesso seppellivano pugnali o altri equipaggiamenti
militari con il defunto. I nobili erano seppelliti frequentemente con maschere
dorate, diademi, armature e armi ingioiellate. I micenei venivano seppelliti in
posizione seduta, e alcuni nobili si sottoponevano alla mummificazione,
mentre gli eroi omerici Achille e Patroclo non venivano seppelliti ma cremati,
secondo lusanza dellet del ferro, e onorati con unurna doro invece che
con maschere dorate.
Sostanzialmente anche questa civilt, come quella minoica di Creta, ebbe
come centro politico, sociale, religioso ed economico il palazzo, ma a

differenza dei palazzi minoici, quello miceneo era cinto da grandi e robuste
mura, chiamate "ciclopiche" per le dimensioni. Ancora oggi possibile trovare
traccia delle fortificazioni nelle citt di Argo, Micene e Tirinto.
I manufatti micenei sono stati ritrovati ben oltre ai limiti del mondo miceneo: in
particolare le spade micenee hanno raggiunto la Georgia e il Caucaso, un
oggetto in ambra incisa con simboli della scrittura Lineare B stato ritrovato
in Baviera, e asce bipenni micenee in bronzo, insieme ad altri oggetti datati a
partire dal XIII secolo, sono state trovate in Irlanda, in Wessex e in
Cornovaglia.

Epoche[modifica | modifica wikitesto]

Da una prospettiva cronologica, il periodo del Tardo Elladico (TE, 1550-1060


a.C.) fu lepoca in cui la Grecia micenea fior, sotto le nuove influenze
minoiche da Creta e dalle Cicladi. Sulle ceramiche del TE si hanno talvolta
iscrizioni in Lineare B. Il periodo TE diviso sulla base della datazione dei
reperti ceramici in I, II e III;[2] di cui I e II si sovrappongono al Tardo Minoico e
il III lo supera. Il TE III ulteriormente suddiviso in IIIA, IIIB e IIIC. Di seguito
la datazione dei periodi:
1 Tardo Elladico antico o epoca palaziale: dal 1600 a.C. al 1400 a.C.
2 Tardo Elladico medio o fase neo palaziale: dal 1400 a.C. al 1200 a.C.
3 Tardo Elladico avanzato: dal 1200 a.C. al 1000 a.C.
Le ceramiche del Tardo Elladico in genere contenevano beni quali olio doliva
e vino. Le merci del TEI raggiunsero Santorini appena prima delleruzione di
Thera. Il TEIIB cominci durante il TMIB, contemporaneamente al regno di
Thutmose III in Egitto. Il TEIIB abbraccia la distruzione di Creta del
TMIB/TMII, associata alla conquista greca dellisola.
Il TEIIIA:1 corrisponde al regno di Amenhotep III in Egitto, dove si
denominavano col termine ti-n3-y (Danai) le citt apparentemente sullo
stesso piano di d-y-q-e-i-s (Tebe) e m-w-k-i-n-u (Micene). Si menziona in
questo periodo dalle fonti ittite anche il nome di Attarsiya (Atreo), luomo di
Ahhiya che alternativamente attacc e diede supporto al ribelle Madduwatta
di Zippasla. Il termine Ahhiya e la sua derivazione del TEIIIA:2, Ahhiyawa,
possono essere legati solo indirettamente alla Grecia, poich gli Ittiti non
usavano alcun termine come approssimazione di ti-n3-y; e non collegavano
Ahhiya con nomi di citt greche note. Ancora, nessun resto di Attarsiyas del
TEIIIA:1 stato ancora trovato nellAnatolia occidentale. Eppure, Ahhiya deve
riferirsi a un potente popolo al largo della costa di Mileto, e i greci sono
attualmente considerati lopzione pi valida.
Le merci del periodo TEIIIA:2 furono ritrovate nel relitto di Uluburun, ed erano
in uso a Mileto prima che Murili II bruciasse la citt attorno al 1320 a.C. In
questepoca, il commercio marittimo era la specialit dei ciprioti e dei fenici,
quindi la presenza di merci del TE non implica necessariamente la presenza
dei micenei.

Durante il periodo TEIIIA:2, i re di Ahhiyawa cominciarono ad attirare


lattenzione degli Ittiti, possibilmente in quanto sovrani degli stati Achei. Nel
TEIIIB, essi ascesero fin quasi allo status dei grandi re di Egitto e Assiria. Il
TEIIIB anche il periodo in cui la scrittura Lineare B compare nei palazzi
greci; prima di allora, la Lineare B veniva usata principalmente nelle Cicladi e
a Creta. Il termine submiceneo fu introdotto nel 1934 da T. C. Skeat, ma
adesso considerato uno stile di ceramica piuttosto che un periodo distinto.
Lopinione attuale vede questo stile come lo stadio finale del Tardo Elladico
IIIC. Arne Furumark lo ha chiamato TEIIIC:2 nella sua opera sulla
classificazione e analisi delle ceramiche micenee. Queste ceramiche sono
note in particolare per i cimiteri di Ceramico ad Atene e per i siti dellisola di
Salamina nel Golfo Saronico, di Skoubris in Eubea nonch per i mercati di
Atene, Tirinto e Micene.

Identit[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla decifrazione delle tavolette scritte in Lineare B, si pensa che i


popoli attualmente chiamati Micenei possano corrispondere agli Achei o
essere stati soggiogati da questi in un secondo momento. Le fonti scritte
ritrovate nei siti micenei non rivelano il termine con cui definissero s stessi.
Dalla lettura dellIliade, in cui gli abitanti del Peloponneso e delle isole
adiacenti sono spesso chiamati Achei, e tenendo conto gli accenni ad
Ahhiyawa nelle fonti ittite della tarda et del bronzo, la teoria suggerisce che i
Micenei potrebbero essere gli Achei[3]. La cosiddetta Lettera di Tawagalawa
scritta da un re ittita del 13 secolo di incerta identificazione (Muwatalli II o
Hattusili III) al re di Ahhiyawa, in cui questi viene trattato come un pari,
suggerisce che Mileto (Millawata) fosse sotto il suo controllo, e fa riferimento
a un precedente episodio di Wilusa implicante ostilit da parte degli
Ahhiyawa, spalleggiati dal loro agente anatolico Piyama-Radu, verso gli Ittiti.
Il termine Ahhiyawa stato cos generalemnete identificato con gli Achei
della Guerra di Troia, e la citt di Wilusa con la leggendaria citt di Troia.
Tuttavia, lesatta relazione tra il termine Ahhiyawa e gli Achei, al di l della
somiglianza nella pronuncia, dibattuta dagli studiosi, non tanto sulla
possibilit ormai acclarata che gli Ahhiyawa siano parte del mondo miceneo,
quanto su quale entit essi rappresentassero con esattezza[4] .

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Tra il XVII e il XVI secolo a.C. nel Peloponneso e nella Grecia centrale si
verificarono significativi cambiamenti, attestati dai ritrovamenti archeologici: si
formarono dei piccoli regni indipendenti, ognuno facente capo a una citt e
dominati da gruppi aristocratici che basavano il proprio potere sull'uso delle
armi. Nella Grecia continentale il territorio montuoso. Lungo il corso dei
fiumi si aprono pianure separate tra loro da montagne. Anche le isole sono
piccole e poco adatte all'agricoltura. Il clima si presenta con inverni brevi al

sud, e rigidi al nord; in estate invece il clima si presenta caldo e secco, con
scarse precipitazioni. Nella Grecia crescono viti, olivi, fichi, in pianura
frumento, orzo, mandorli. Le condizioni ambientali greche, con la scarsit di
terre coltivabili, generarono nell'antichit un alto tasso di conflittualit tra le
popolazioni autoctone (tra le quali i Pelasgi); mentre l'eccessiva
concentrazione demografica nelle poche zone coltivabili provoc vasti
fenomeni migratori. La situazione orografica cre infine un ostacolo al
commercio tradizionale, determinando lo spostamento via mare dei flussi
economici.
La prima civilt urbana di cui si abbia testimonianza risale al 1700 a.C. ed era
di lingua indoeuropea, figlia delle popolazioni eole e ioniche, migrate in
Grecia nel XIX secolo a.C. Essa prese il nome di micenea dal ritrovamento
del sito archeologico di Micene ad opera di Heinrich Schliemann. Dopo la
clamorosa scoperta del sito di Troia, nella pianura di Hissarlik in Anatolia,
avvenuta sulla scorta di una letterale interpretazione dell'Iliade, l'archeologo
tedesco si era infatti spostato nel Peloponneso, alla ricerca di nuove
testimonianze volte a confermare il quadro "storico" tessuto nell'epopea
omerica. Schliemann port dunque alla luce i centri di Micene e Tirinto. La
vicenda interpretativa sub tuttavia alterne fortune: quando nel 1900 l'inglese
Sir Arthur Evans scopr a Creta le rovine di Cnosso, venne formulata lipotesi
di un'espansione della civilt minoica nella penisola balcanica. Ma con la
scoperta delle tavolette con il sistema alfabetico noto come lineare B, l'ipotesi
di un dominio minoico sulla Grecia venne rovesciata poich esse
testimoniavano l'occupazione di Creta da parte dei Micenei, possibile invece
che una integrazione tra le due abbia condotto allo sviluppo della civilt detta
pi propriamente "Egea".
La civilt micenea non si riferiva a uno Stato unitario, ma a vari centri urbani
aventi caratteristiche sociali, culturali ed economiche comuni, con realt
politiche indipendenti e spesso in conflitto tra loro. Molto importante rilevare
che nell'antichit i primi micenei erano dei temibili guerrieri che avevano
molta cura della propria armatura; inoltre venivano addestrati sin da fanciulli
all'arte della guerra. La scrittura aveva creato un alto livello di
specializzazione nell'amministrazione economica e politica, anche se i
Micenei avevano attinto dai Minoici la struttura sociale della cultura dei
Palazzi. Nei Micenei si ritrovano comunque molti fattori originali, come gli
armamenti, i carri da guerra, l'architettura funeraria.
Tavolette micenee incise in Lineare B

I micenei conquistarono pure le isole di Rodi, Creta e Cipro. Ancora pi vaste


furono le lotte per i commerci, che servivano per reperire metalli. Esse furono
dirette in Spagna, nel continente europeo, in Oriente. Ceramiche micenee

furono ritrovate anche in Italia, dove nel meridione i mercanti micenei


fondarono basi commerciali. Similmente nel Lazio meridionale (Alatri, Arpino)
si ritrovano esempi di architettura straordinariamente simili a quelli della
cultura micenea.
Il declino di questa civilt avvenne, probabilmente, attorno al 1200 a.C. (inizio
del Medioevo ellenico) per cause che oggi non siamo in grado di definire con
sicurezza. Si sono fatte numerose teorie in base alla testimonianze ritrovate
negli scavi archeologici. La pi tradizionale l'invasione dei Dori, popolo
indoeuropeo proveniente, secondo alcuni, dal nord della penisola balcanica,
nonostante probabilmente fossero gi presenti nel Peloponneso in posizione
marginale. Tuttavia con il ritrovamento di alcune tavolette a Pilo, scritte in
Lineare B e giunte a noi proprio perch cotte durante un incendio al palazzo
reale, si prospetta un'invasione dal mare e vi si descrivono affannosi
preparativi militari per salvaguardare le coste da un pericolo imminente.
Essendo stata in quel periodo distrutta la civilt ittita e messa in difficolt
quella egiziana dai Popoli del mare, si pensato che questi fossero gli
invasori. Altri studiosi sostengono che il declino della civilt micenea sarebbe
stato provocato da ben pi prosaici fattori di carattere economico e
demografico o addirittura climatico. Il suo splendore e la sua magnifica
cultura sono, per, rimaste un modello perenne per la civilt greca.

Struttura sociale[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione sociale dei Micenei era basata sulla centralizzazione, la


burocratizzazione e la ridistribuzione. La societ era organizzata
gerarchicamente; al vertice stava il re, detto wanax, seguito dal lawaghetas
che comandava l'esercito. Veniva poi l'alta aristocrazia, divisa in heros (dotati
di carri in battaglia) ed hequetas[5] sequiti dai sacerdoti. Le campagne o demi
erano amministrate dai qasirewes (da cui il greco basileis), che assegnavano
le terre al villaggio e riscuotevano tributi. Al gradino pi basso, infine, vi erano
i doeloi (da cui il greco douloi) o schiavi. Al wanax e al lawaghetas spettava il
te meno, che corrispondeva a un lotto di terreno tratto dalla confisca
effettuata nel territorio sottomesso. Il resto della terra veniva dato ai grandi
dignitari, dietro pagamento di un tributo. A loro volta i grandi dignitari e il
tempio affidavano le terre a dei funzionari minori. Queste terre venivano
donate agli aristocratici per i servizi prestati in battaglia, chi riceveva queste
terre non poteva ne venderle e ne tantomeno trasmetterle per via ereditaria.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il controllo e l'organizzazione delle attivit veniva fatto attraverso la


burocrazia capillare. Il palazzo controllava la riscossione di tributi, distribuiva
le materie prime. L'agricoltura era solo una delle attivit svolte dai micenei: vi
erano l'allevamento ovino, la produzione di tessuti di lana, svolti dai doeloi,
l'oreficeria, la metallurgia, la produzione di olio e profumi, svolta invece dai

membri del damos (da cui il greco demos, popolo), i quali svolgevano attivit
specialistiche. Grazie a questa organizzazione, i micenei accumularono molta
ricchezza, che veniva ridistribuita agli individui che ne facevano parte. Ci
che pi colpisce e che tutto questo fosse organizzato dal palazzo, sede di
stato. Qui i migliori artigiani appaltavano dal re incarichi a fine bellico, quale la
costruzione di armi sontuose e molto costose, adorne dei pi preziosi
materiali. Erano gli stessi palazzi ad organizzare spedizioni d'oltremare, visto
il bisogno di importare materiali di cui la terra ellenica povera, in cambio di
materiali caratteristici di quelle terre.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Poco o niente possibile dire sulle credenze religiose micenee. Degli dei
nota unicamente una serie di nomi, somiglianti con quelli degli dei greci di
quattro secoli dopo; sconosciute sono invece le caratteristiche associate alle
singole divinit.
Non mancano per le differenze, sia nei nomi che nei ruoli, delle divinit
elencate negli archivi in lineare B (che riguardano anche le donazioni e i
sacrifici). Poseidone sembra, infatti, pi importante di Zeus, e divinit legata
(come anche in epoca classica) a cavalli e terremoti, piuttosto che divinit
marina; vi invece Proteo, una divinit marina che forse ne prende il posto
(venerato anche in epoca classica, ma non come signore del mare). Manca
completamente Apollo (che potrebbe essere una divinit asiatica, non a caso
nell'Iliade un protettore dei troiani), Paean non un epiteto di Apollo, ma un
dio autonomo. Ares e Enyalius sono due divinit distinte, mentre il secondo
diventer un epiteto del primo durante l'et classica. Drimios e Marineus sono
divinit, la prima figlia di Zeus, che non rimangono nella religione classica e di
cui conosciamo solo il nome.
Ancora pi complesse le differenze riguardo alle divinit femminili, che
sembrerebbero pi numerose (anche se alcune potrebbero essere dei
doppioni, visto che i greci, anche pre classici, usavano sovente degli epiteti al
posto dei nomi), Atena ben attestata come A-ta-na po-ti-ni-ja (Atena potnia
nell'et classica), viceversa altri nomi come Potnia Hippeia sono forse
riconducibili all'Atena greca, oppure divinit che Atena nel corso del tempo ha
assorbito nel suo culto. Persefone e Demetra sono sovente indicate come "le
due regine", o con epiteti (in parte noti anche in et classica, in parte, come
signora del grano, riconducibili a queste divinit, anche se a livello quasi
speculativo), Persefone forse corrisponde anche a Pereswa, la dea colomba.
Eileithyia (poi Ilizia), una divinit del parto, era molto pi venerata nella Grecia
micenea e segnatamente a Cnosso di quanto non fosse nella grecia classica,
ma a Creta il suo culto rimase importante fino all'et ellenistica. Poseidone
sposato con Posidaeia, divinit assente in seguito.
Sphagianeia, Qorasia, Doqeia, Diwia, Qowia, Komawenteia, Pipituna, sono
divinit femminili sconosciute, di cui possibile (ma a livello quasi

speculativo, trovare paragoni in divinit della Grecia classica, o dell'Anatolia),


mentre Manasa omonima alla divinit Ind dei serpenti, e quindi ,
presumibilmente, una divinit indoeuropea, come alcune di queste divinit
sconosciute, che mantengono nomi indoeuropei, mentre altre (e in particolare
Pipituna) sono state collegate ad una possibile divinit minoica, ovvero con la
classica Britormartis-Dyktynna, a sua volta caduta in omonimia con Artemide
durante l'ellenismo.
Quorasia invece stata collegata con Tiresia, l'indovino semidio presente in
diversi miti greci, che per sette anni (secondo alcuni di questi miti) fu donna.
Iphimedeia pi che una semi-divinit, come durante la grecia classica,
sembra riferirisi ad una divinit, sia pure meno importante di altre. Forse
Dioniso era sposato con Arianna, una divinit, e non una mortale semi-divina,
come nel mito classico.
Mancano riferimenti ad Estia (la divinit del focolare domestico, protettrice
della famiglia e della patria, equivalente alla Vesta romana), ma,
presumibilmente, a questa divinit (che dovrebbe essere presente nel
panteon miceneo a logica) si sacrificava una parte di ogni sacrificio, come
accadeva in seguito, e quindi non lascia tracce negli archivi in lineare B.
Si hanno notizie pi precise sul rapporto tra la religione e il potere politico. Il
wanax era sia re che capo religioso, infatti dirigeva le offerte e i riti. La figura
del re era vista come quella di un intermediario tra il mondo umano e quello
degli dei, in grado di impetrare la benevolenza. Proprio per questo ruolo
religioso cos importante, riusciva ad essere pi notevole del 'lawaghetas' e
degli altri sacerdoti.

Architettura e arte[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Arte minoico-micena e Architettura micenea.


La "maschera di Agamennone"

Bench sia stata fortemente influenzata da Creta, la civilt micenea presenta


notevoli differenze dal punto di vista architettonico ed artistico. Quella
micenea fu infatti un'arte prevalentemente ispirata dalla guerra. I fastosi
palazzi cretesi furono sostituiti da costruzioni robuste, circondate da enormi
cinte murarie di fortificazione, realizzate con una serie di blocchi di pietra
irregolari e collocate sulla parte elevata della citt (acropoli). Le maggiori
roccaforti si ebbero nelle citt di Micene, Tirinto, Pilo, Argo e Tebe.
Caratteristico, in questo senso, certamente il palazzo reale di Tirinto, la cui
particolare struttura, impostata essenzialmente sul megaron, sembra abbia
ispirato la forma del tempio greco classico. Si tratta infatti di una grande sala
al cui centro era disposto un camino e circondata da quattro colonne disposte
a quadrato che sostenevano, probabilmente, il tetto. L'ambiente era
preceduto da due grandi vestiboli, il primo dei quali aperto sul lato anteriore

dove erano disposte due grandi colonne.


L'architettura funeraria prevedeva due tipi di tombe: quelle a fossa costituite
da un pozzo dove vi era la camera sepolcrale, e le tombe a thlos formate da
una camera con una pseudo cupola, a cui si accedeva attraverso un corridoio
chiamato dromos.
Il campo pi produttivo fu certamente quello dell'arte orafa. Suggestive sono
le grandissime maschere funerarie in oro massiccio, come quella detta
all'inizio di Agamennone ma poi fu scoperto che era di un erede di Troia.
Al pari della civilt minoica (cretese), quella micenea eccelse anche nella
lavorazione della ceramica. Sono stati, infatti, ritrovati numerose statuine di
idoli e guerrieri. Di particolare interesse sono, poi, i vasi elegantemente dipinti
con temi naturalistici, tra i quali il pi ricorrente certamente la piovra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

1 ^ http://www.artleo.it/alarte/ee/testi/egizi-greci/12110_la_civilta_egea.pdf
2 ^ Massimo Cultraro. Micenei: archeologia, storia, societ dei Greci prima di
Omero - 2006.
3 ^ Il primo a suggerire tale ipotesi fu lo studioso svizzero Emil Forrer nel 1924, con
ben poco credito; in tempi recenti invece il mondo accademico ha
generalmente accettato questa visione, ritenendola acclarata, a partire da
Mee nel 1998, e poi altri studiosi tra cui autori del calibro di Kelder, Cline,
Bryce, Hawkins e Beckman. The Ahhiyawa texts, pag 1-6.
4 ^ Molti autori ritengono essenzialmente che con il termine Ahhiyawa gli Ittiti
indicassero la citt-stato di Micene o una coalizione di stati micenei facenti
capo proprio a questa citt (tra questi Bryce, Cline e Beckman: The
Ahhiyawa texts, pag. 4-6); J. Latacz invece propone come possibile
alternativa la citt di Tebe: Troy and Homer: pag 240 e seg.
5 ^ (EN) Bruno Currie, Pindar and the Cult of Heroes, Oxford University Press,
2005, p. 65, ISBN 978-0-19-927724-7..

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Leonard Palmer, Minoici e Micenei. L'antica civilt egea dopo la


decifrazione della Lineare B. Einaudi 1969.
Pierre Demargne, Arte egea, Feltrinelli e Rizzoli, Milano, 1964 e successive
riediz. Rizzoli; nuova ediz. con il titolo Arte egea: i primordi dell'arte
greca, Corriere della Sera-RCS Quotidiani, Milano, 2005 (introduz.
generale alla civilt micenea)
William Taylour, I Micenei, Il Saggiatore, Milano, 1966; nuova ediz.
aggiornata: Giunti, Firenze, 1987
(a cura di) Gianfranco Maddoli, La civilt micenea: guida storica e critica,
Laterza, Roma-Bari, 1977; nuova ediz. ampliata 1992
(a cura di) Massimiliano Marazzi, La societ micenea, Editori Riuniti, Roma,
1978; nuova ediz. ampliata: Il Bagatto, Roma, 1994
John Chadwick, Il mondo miceneo, Mondadori, Milano, 1980

Wolf-Dietrich Niemeier, Nascita e sviluppo del mondo miceneo;


Alexander Uchitel, Preistoria del greco e archivi di palazzo;
Lucia Vagnetti, Espansione e diffusione dei Micenei; questo saggio e i due
precedenti in (a cura di) Salvatore Settis, I Greci: storia, cultura, arte,
societ, Einaudi, Torino, 1997 (vol. II, tomo 1); ripubblicata anche come
AA.VV. Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de "Il Sole 24 Ore",
Milano, 2008 (vedi il vol. 3)
Louis Godart, Popoli dell'Egeo: civilt dei palazzi, Silvana editoriale,
Cinisello Balsamo, 2002
Massimo Cultraro, I Micenei: archeologia, storia, societ dei Greci prima di
Omero, Carocci, Roma, 2006 e successive rist.
Rodney Castleden, I Micenei e le origini dell'Europa, ECIG, Genova, 2007

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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