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Guerre pirriche

Le Guerre pirriche furono un conitto che vide tra il


280 a.C. ed il 275 a.C. la Repubblica romana arontare l'esercito del re epirota, Pirro, a capo di una coalizione greco-italica. Ebbero luogo nell'Italia meridionale
e coinvolsero anche le popolazioni italiche del posto. Generata dalla reazione di Taranto, citt della Magna Grecia, all'espansionismo romano, la guerra coinvolse presto
anche la Sicilia greca e Cartagine. Dopo alterne vicende, i Romani riuscirono alla ne a battere Pirro, costretto a lasciare denitivamente l'Italia; l'esito fu l'egemonia Ragurazione pittorica di et romana che rappresenta la
romana sull'intera Magna Grecia.
battaglia delle Forche Caudine (321 a.C.), in cui i Sanniti
sconssero duramente l'esercito romano.

1
1.1

Contesto storico

291 a.C.)[8] e l'avanzamento verso Sud della via Appia.[8]


A tali processi, che non erano direttamente rivolti verso
i centri della Magna Grecia, aveva contribuito in particolare l'opera di Appio Claudio Cieco, che, caratterizzato da una forte sensibilit verso la societ greca, fu
tra i primi ad intendere la fusione tra di essa e il mondo romano come un'occasione di profondo arricchimento per l'Urbe.[10] Egli si era reso, in particolare, interprete
delle esigenze della plebe urbana, interessata a intessere
rapporti commerciali con i mercanti greci e oschi.[11]

Roma

Dopo il superamento del pericolo costituito dalla presenza delle popolazioni galliche a Nord, temporaneamente respinte grazie alla battaglia dell'Aniene, le vittorie
su Volsci ed Equi e gli accordi stipulati con Etruschi e
Latini, Roma pot avviare, nella seconda met del IV
secolo a.C., un intenso processo di espansione verso il
Meridione della penisola italica.[6] La vittoria romana
nelle tre guerre sannitiche (343-341; 326-304; 298-290
a.C.) e nella guerra latina (341-338 a.C.) assicur dunque all'Urbe il controllo di buona parte dell'Italia centromeridionale; le strategie politiche e militari attuate da Roma - quali la fondazione di colonie di diritto latino, la
deduzione di colonie romane e la costruzione della via
Appia - testimoniano la potenza di tale spinta espansionistica verso Sud.[7] L'interesse per il dominio territoriale
non era infatti una semplice prerogativa di alcune famiglie aristocratiche, tra cui la gens Claudia, ma investiva
tutta la scena politica romana, e a esso aderiva l'intero
senato assieme alla plebe.[7] A sollecitare l'avanzata verso Sud erano infatti interessi di tipo economico e culturale; a frenarla contribuiva invece la presenza di una civilt,
quella della Magna Grecia, ad alto livello di organizzazione, militarmente, politicamente e culturalmente capace
di resistere all'espansione romana.[8]
1.1.1

Durante e subito dopo le Guerre sannitiche, Roma mantenne un atteggiamento ambiguo nei confronti dei popoli
italici pi meridionali, i Lucani, che ora appoggi ora
osteggi secondo le convenienze del momento. Intorno al
303 a.C. sigl un trattato con i Lucani, incoraggiandone le
aspirazioni contro Taranto, salvo accordarsi anche con la
stessa citt greca e sostenerne indirettamente la lotta contro gli Italici. Il doppio gioco era motivato dalla volont
di includere comunque i Lucani nella propria rete diplomatica, in quel momento tutta tesa a piegare i Sanniti, ma
senza che veri interessi comuni propiziassero legami pi
forti.[12] Rispetto all'ordinamento che Roma stava dando
alla Penisola, l'assetto dei territori occupati dai Lucani rimase in uno stato uido, basato su semplici alleanze, no
alle guerre puniche.[9]
Non possibile determinare con precisione quali fossero i
rapporti commerciali che univano Roma con i centri della
Magna Grecia, ma risulta probabile una certa compartecipazione di interessi commerciali tra l'Urbe e le citt greche della Campania, testimoniata dall'emissione, a partire
dal 320 a.C., di monete romano-campane.[11] Non tuttavia chiaro se tali intese commerciali siano state il fattore o il prodotto delle guerre sannitiche e dell'espansione
romana verso Meridione, e non dunque possibile determinare quale sia stato l'eettivo peso dei negotiatores
nella politica espansionistica, almeno no alla seconda

Avvicinamento alla Magna Grecia

La strategia romana si basava dunque sulla capacit di


rompere i legami di solidariet tra popoli diversi o tra
citt, in modo tale da indebolire le capacit di resistenza
dei nemici: a tale ne puntavano le deduzioni coloniarie
in terra straniera (Luceria nel 315[9] o 314;[8] Venusia nel
1

1 CONTESTO STORICO

met del III secolo a.C.[13] A determinare la necessit


di un'espansione territoriale verso Sud erano, per, anche le esigenze della plebe rurale, che richiedeva nuove terre coltivabili che l'espansione nell'Italia centrale e
settentrionale non era bastata a procurare.[13]
Lo sviluppo economico che interess l'Urbe tra IV e III
secolo a.C. port, comunque, ad un progressivo avvicinamento di Roma all'area magnogreca, ed ebbe, dunque,
anche pesanti ripercussioni sugli aspetti istituzionali, culturali e sociali della vita nell'Urbe.[14] Il contesto culturale romano fu fortemente inuenzato dalla penetrazione
della losoa pitagorica, presto accettata dalle lite aristocratiche, e dal contatto con la storiograa ellenistica,
che modic profondamente la produzione storiograca
romana.[15] Contemporaneamente, lo sviluppo economico favor l'elevazione politica e sociale di una parte della classe plebea e port alla scomparsa o all'attenuazione
delle antiche forme di subordinazione sociale, come la
schiavit per debiti,[16] garantendo dunque una maggiore mobilit sociale che caus la nascita del proletariato
urbano:[17] essa comport a sua volta un forte aumento della popolazione di Roma, favor la costruzione di
nuove strutture nella citt e modic profondamente gli Busto di Pirro di epoca romana, dal Museo Archeologico
Nazionale di Napoli.
equilibri sociali.[18]
Al periodo tra il IV secolo e il III secolo a.C. risalgono inne alcuni mutamenti nelle istituzioni militari: al
tradizionale schieramento oplitico-falangitico basato sulla centuria, si sostitu l'ordinamento manipolare, che rendeva pi agile e articolato l'impiego tattico della legione
romana.[19] Contemporaneamente, alla suddivisione delle milizie secondo la classe di appartenenza, prevista
dall'ordinamento serviano, si sostitu quella secondo il
criterio dell'anzianit,[17] e la base del reclutamento fu allargata, per la prima volta tra il 280 e il 281 a.C., anche
ai proletari.[20][21][22][23]

1.2

Magna Grecia

A partire dalla seconda met del IV secolo a.C., le citt


della Magna Grecia cominciarono lentamente a tramontare sotto i continui attacchi delle popolazioni sabelliche
di Bruzi e Lucani.[24] Le citt pi meridionali, tra cui
Taranto era la pi importante grazie al commercio con
le popolazioni dell'entroterra e la Grecia stessa, furono
pi volte costrette a chiedere soccorso a condottieri provenienti dalla madrepatria greca, come Archidamo III di
Sparta negli anni 342-338 a.C. o Alessandro il Molosso negli anni 335-330 a.C., per difendersi dagli attacchi dalle popolazioni italiche[25] che, con la nuova federazione dei Lucani, alla ne del V secolo a.C. si erano espanse no alle coste del Mar Ionio.[26] Nel corso di queste guerre i Tarentini, nel tentativo di far valere i propri diritti sull'Apulia, stipularono un trattato
con Roma, di consueto collocato nell'anno 303 a.C. ma
forse risalente gi al 325 a.C.,[27] secondo il quale alle navi romane non era concesso di superare ad Oriente il promontorio Lacinio (oggi capo Colonna, presso

Crotone). La successiva alleanza di Roma con Napoli nel


327 a.C. e la fondazione della colonia romana di Luceria
nel 314 a.C.[28][29] preoccuparano non poco i Tarantini
che temevano di dover rinunciare alle loro ambizioni di
conquista sui territori dell'Apulia settentrionale a causa
dell'avanzata romana.[25]
1.2.1 L'inizio della decadenza
Nuovi attacchi da parte dei Lucani costrinsero, ancora una volta, i Tarentini a chiedere aiuto ai mercenari della madrepatria: fu ingaggiato questa volta un certo
Cleonimo di Sparta (303-302 a.C.), che fu, per, scontto dalle popolazioni italiche, forse sobillate dagli stessi
Romani. Il successivo intervento di un altro paladino della grecit, Agatocle di Siracusa, port di nuovo l'ordine
nella regione con la scontta dei Bruzi (298-295 a.C.),
ma la ducia dei Greci delle piccole citt dell'Italia meridionale in Taranto e Siracusa inizi a svanire a vantaggio
di Roma, che nel contempo si era alleata con i Lucani ed
era risultata vittoriosa a settentrione su Sanniti, Etruschi
e Celti (vedi terza guerra sannitica e guerre tra Celti e
Romani).[25][30]
Morto Agatocle di Siracusa nel 289 a.C., i Lucani, un
tempo alleati di Roma, si ribellarono ed iniziarono ad
avanzare nel territorio di Thurii devastandolo; gli abitanti
della citt, consci della propria debolezza inviarono due
ambasciate a Roma per chiedere aiuto, la prima nel 285
a.C. e poi nel 282 a.C..
Solo in questa seconda circostanza Roma invi il console
Gaio Fabricio Luscino il quale, posta una guarnigione

2.3

Le conseguenze

a Thurii, avanz contro i Lucani sconggendone il loro


principe Stenio Stallio, come riportano i Fasti triumphales.[31][32] . A seguito di questo successo, le citt di Reggio,
Locri e Crotone chiesero di essere poste sotto la protezione di Roma la quale invi una guarnigione di 4.000
uomini a presidio di Reggio[32][33] : Roma si proiettava,
ormai, verso il Meridione d'Italia.[25]

2
2.1

Casus belli
La provocazione dei Romani

L'aiuto accordato da Roma a Thurii fu visto dai Tarantini come un atto compiuto in violazione dell'accordo che
le due citt avevano rmato diversi anni prima: sebbene
le operazioni militari romane fossero state compiute per
via di terra, Thurii gravitava pur sempre sul golfo di Taranto, a nord della linea di demarcazione stabilita presso
il capo Lacinio; Taranto temeva dunque che il suo ruolo
di patronato nei confronti delle altre citt italiche venisse
meno.[34]

3
ta da Postumio,[45] per chiedere la liberazione di coloro che erano stati fatti prigionieri, il rimpatrio dei cittadini aristocratici espulsi da Thurii, la restituzione dei
beni a loro depredati e la consegna di coloro che erano responsabili dell'attacco alle navi romane:[37] dal rispetto di tali condizioni sarebbe dipeso il futuro svolgimento delle relazioni tra le due potenze.[37] I diplomatici romani, giunti a Taranto, furono ricevuti non senza riserve[37] nel teatro da cui i Tarantini avevano scorto le navi attraversare il golfo;[45] il discorso di Postumio, tuttavia, fu ascoltato con scarso interesse da parte
dell'uditorio, pi attento alla correttezza della lingua greca parlata dall'ambasciatore romano che alla sostanza del
messaggio.[37][45] Vittime di risate di scherno da parte dei
Tarantini, che si prendevano gioco dell'eloquio scorretto e delle loro toghe dalle fasce purpuree,[37][44] gli ambasciatori furono condotti fuori dal teatro; nel momento in cui ne stavano uscendo, tuttavia, un uomo chiamato Filonide,[46] in preda all'ubriachezza,[47] si sollev la
veste e orin sulla toga degli ambasciatori con l'intento
di oltraggiarli.[2][37][40][47][48][49] A tale atto, che ledeva il
diritto all'inviolabilit degli ambasciatori, Postumio reag
tentando di suscitare lo sdegno della folla dei Tarantini
verso il concittadino; tuttavia, accortosi che tutti coloro
che erano presenti nel teatro sembravano aver apprezzato l'atto di Filonide,[50] li apostrof, secondo Appiano di
Alessandria, promettendo loro che avrebbero pulito con il
sangue la toga sporcata da Filonide,[37] o dicendo, secondo la testimonianza di Dionisio di Alicarnasso, Ridete
nch potete, Tarantini, ridete! In futuro dovrete a lungo versare lacrime!".[51] Detto ci,[40][52] gli ambasciatori lasciarono dunque la citt di Taranto per rientrare in
Roma,[53] dove Postumio mostr ai concittadini la toga
sporcata da Filonide.[37]

Roma, tuttavia, in aperta violazione degli accordi,


forse per la forte pressione esercitata dai negotiatores[32] o forse perch gli accordi stessi erano ritenuti
decaduti,[35] nell'autunno del 282 a.C.[36] invi una piccola otta duumvirale composta da dieci imbarcazioni
da osservazione[37] nel golfo di Taranto che provoc i
tarantini;[38] le navi, guidate dall'ammiraglio Lucio Valerio Flacco[39][40] o dall'ex console Publio Cornelio Dolabella,[38] erano dirette a Thurii[34] o verso la stessa Taranto, con intenzioni amichevoli.[39][40] I Tarantini, che
stavano celebrando in un teatro aacciato sul mare delle
feste[41] in onore del dio Dioniso, in preda all'ebbrezza,
scorte le navi romane, credettero che esse stessero avanzando contro di loro e le attaccarono:[39][40] ne aonda- 2.3 Le conseguenze
rono quattro e una fu catturata, mentre cinque riuscirono a fuggire;[38][42] tra i Romani catturati, alcuni furono Gli ambasciatori giunsero a Roma, senza portare risposte, nel 281 a.C., nei giorni in cui i nuovi consoli, Lucio
imprigionati, altri mandati a morte.[40][42]
Emilio Barbula e Quinto Marcio Filippo, entravano in
Dopo l'attacco alla otta romana, i Tarantini, resisi concarica;[54] Postumio rifer l'esito della sua ambasceria e
to che la loro reazione alla provocazione romana avrebbe
l'oesa che aveva subito: i consoli, dunque, convocarono
potuto condurre alla guerra e convinti dell'atteggiamento
il senato, che si riun per pi giorni dall'alba no al traostile di Roma, marciarono contro Thurii, che fu premonto, per decidere sul da farsi.[54] Un certo numero di
sa e saccheggiata; la guarnigione che i Romani avevano
senatori riteneva poco prudente intraprendere una spediposto a tutela della citt ne fu scacciata[32] assieme agli
zione militare contro Taranto quando le ribellioni dei po[38][43]
esponenti dell'aristocrazia locale.
poli italici non erano ancora state del tutto sedate, ma la
maggior parte prefer che la decisione di dichiarare guerra a Taranto venisse messa subito ai voti:[55] risultarono
2.2 L'oltraggio di Filonide
essere in maggioranza coloro che volevano che Roma si
e la popoGli avvenimenti subito successivi all'attacco tarantino te- impegnasse all'istante in un'azione militare,
[49][56]
.
Lo storico
lazione
ratic
la
decisione
senatoria.
stimoniano la cautela e l'accortezza del gruppo dirigente
[57]
Marcel
Le
Glay
pone
l'accento
sulle
pressioni
di una
[43]
[44]
romano, che, pur senza sottovalutare la situazione,
parte
dei
politici
romani
e
delle
grandi
famiglie,
tra
cui la
prefer tentare un'azione diplomatica piuttosto che muogens
Fabia,
per
l'espansione
territoriale
di
Roma
verso
il
[40][44]
vere subito guerra a Taranto:
da Roma, non apsud
Italia.
[37]
si depena si ebbe notizia di quanto era accaduto,
cise infatti di inviare a Taranto un'ambasceria guida- Lucio Emilio Barbula fu dunque costretto a sospende-

3 FORZE IN CAMPO

re temporaneamente la campagna che aveva intrapreso


contro i Sanniti e fu incaricato dal popolo di riproporre
a Taranto, per salvare la pace, le stesse condizioni proposte da Postumio.[58] I Tarantini, impauriti dall'arrivo
dell'esercito consolare romano,[58] si divisero tra coloro
che sarebbero stati intenzionati ad accettare le condizioni
di pace oerte dai Romani e coloro che avrebbero invece
voluto dare inizio alle ostilit.[58]
Barbula cominci a devastare le campagne circostanti la
citt,[32] tanto che i Tarantini, consci di non poter affrontare a lungo l'assedio romano, cercarono nuovi aiuti questa volta in Epiro, richiedendo l'intervento del re
Pirro. Quest'ultimo, che aveva avuto un'educazione militare dall'allora sovrano di Macedonia, Demetrio I Poliorcete[32] (aveva tra l'altro combattuto, assai giovane, alla
battaglia di Ipso), accolta la richiesta di aiuto dei Tarantini, desideroso di ampliare il proprio regno ed incorporare
nella propria sfera d'inuenza la Magna Grecia, compresa la Sicilia (contesa dai Cartaginesi e dalla citt greca
di Siracusa) fondando uno stato nell'Italia meridionale,
invi Cinea per comunicare la sua decisione, poco prima che Taranto capitolasse. Pirro non poteva respingere
la richiesta di aiuto fatta da Taranto poich quest'ultima
aveva dato un contributo importante per la conquista di
Corf e per la riconquista della Macedonia, persa nel 285
a.C.

Particolare
del piatto risalente al III secolo a.C. rinvenuto nella Tomba 233 (IV) della necropoli delle Macchie. Il piatto
stato probabilmente creato in occasione del trionfo di
Curio Dentato su Pirro, re dell'Epiro, nel 275 a.C. e
ragura un elefante da guerra seguito da un elefantino.

3.1 Soldati al seguito di Pirro

Considerando i rinforzi che Pirro ottenne[59] , egli si pose a capo di un esercito di 31500 soldati e 22 elefanti.
3.000 uomini furono lasciati a presidio di Taranto, quindi le unit eettive che si scontrarono coi Romani nella
battaglia di Eraclea, stando a Plutarco, furono 28500 e gli
Scullard scrive che se Pirro non avesse aderito alla richie- elefanti 22.
sta dei Tarantini, il dissidio tra Taranto e Roma si sarebbe
risolto facilmente e velocemente.[1] E invece fu la guerra.
3.1.1 Epiro
Il re epirota sbarc in Italia nel 280 a.C. con circa 25.500
uomini e 20 elefanti[4][5][60] :
20.000 opliti addestrati alla formazione a falange
3.000 cavalieri (comprendenti truppe provenienti
dalla Tessaglia)
2.000 arcieri greci

Forze in campo

500 frombolieri rodensi


20 elefanti da guerra
Tra i rinforzi inviati dall'Epiro al servizio di Pirro,
secondo Plutarco ci furono:[60]
3.000 uomini erano giunti al comando di Cinea in
aiuto a Taranto.[60][61][62]
In totale le truppe al seguito di Pirro, giunte dall'Epiro,
furono 28.500 e gli elefanti 20.
3.1.2 Italioti

LaSappiamo che gli Italioti (ovvero i Greci della Magna


carica dei "carri armati" dell'antichit: gli elefanti schie- Grecia, da non confondere con la Sicilia greca) conferirati nelle prime linee delle forze epirote
rono a Pirro il comando supremo. Tra le promesse che

5
adularono e convinsero il re d'Epiro a giungere in soccorso degli Italioti, fu l'oerta di porsi generale di 350.000
armati e 20.000 cavalieri.[63][64] I rinforzi eettivamente
giunti sono:
3.000 uomini e 2 elefanti (con pochi cavalieri) dai
Messapi.[60]
3.1.3

Macedonia e Grecia

Il re d'Egitto, Tolomeo II, invi nel maggio del 280 a.C.,


in Epiro, secondo Giustino:[65] 5.000 uomini, 400 cavalieri e 50 elefanti. Alcuni storici vedono la cifra al ribasso
e credono che le reali proporzioni del contingente si limitarono a 20 elefanti di sostegno.[66] In ogni caso Pirro, durante la sua spedizione, non pot usufruirne perch questi rinforzi restarono in Epiro per tenere sotto controllo la
regione.
3.1.4

Gli alleati di Pirro

Dopo aver lasciato l'Epiro, Pirro avanz richieste di aiuti militari a vari sovrani ellenistici, in quanto l'Epiro era
un regno montanaro e da solo non aveva sucienti mezzi
per condurre una lunga e dispendiosa campagna contro
Roma. Chiese aiuti ad Antioco I (re del regno seleucide)
e ad Antigono II Gonata (glio di Demetrio I Poliorcete),
nonch al re di Macedonia, Tolomeo Cerauno, al quale
chiese sostegno nanziario e marittimo. Pirro aveva trascorso alcuni anni ad Alessandria d'Egitto con il cognato
Tolomeo II, che gli promise aiuti militari. Analogamente,
Pirro reclut anche altre forze mercenarie, tra cui i cavalieri di Tessaglia[67] e i frombolieri di Rodi[68] . In Italia
godette del supporto di Lucani, Messapi, Sanniti,[60][69]
Apuli e Campani.[69]
Dopo aver atteso l'arrivo delle restanti navi, Pirro lasci
a Taranto un presidio di 3.000 uomini con il suo dato
ambasciatore Cinea[62] e si spost verso sud, accampandosi nei pressi di Heraclea con un esercito forte di circa
25.500 uomini.[70] .

3.2

Repubblica romana

I Romani furono costretti a dividersi su due fronti, poich


la guerra etrusca a settentrione non era ancora stata portata a termine. Nel 280 a.C. l'esercito romano del fronte meridionale, schierato contro Pirro, era composto da
circa 20.000 armati ed adato al console di quell'anno
Marco Valerio Levino,[2][3][4] cos suddivisi:

A questo esercito consolare andrebbe aggiunto un contingente di 4.000 armati, inviato a Reggio nel 280 a.C., a
protezione della citt alleata.[32][33]
Per un totale di circa 20.000 uomini, all'incirca pari
all'entit dell'esercito di Pirro.

4 Fasi del conitto


4.1 Assedio di Taranto
Si dice che i Tarentini e i loro alleati si vantassero di poter
disporre di 350.000 uomini e 20.000 cavalieri[62][75] reclutati tra Sanniti, Lucani e Bruzi. Nel 281 a.C. le legioni
romane, al comando di Lucio Emilio Barbula, entrarono in Taranto e la conquistarono, malgrado i rinforzi dei
Sanniti e dei Messapi. All'indomani della battaglia i Greci chiesero una breve tregua e la possibilit di intavolare
delle trattative con i Romani.
I negoziati vennero bruscamente interrotti con l'arrivo
a Taranto dell'ambasciatore Cinea che precedeva (o accompagnava) 3.000 soldati, forza d'avanguardia di Pirro posta sotto il comando del generale Milone di Taranto[62][70] . Il console romano Barbula, che si era spinto nel
Metapontino, si ritrov sotto il tiro delle macchine da
guerra delle navi nemiche che erano disposte lungo la costa a presidiare il golfo[62] . Nella battaglia che ne scatur,
Barbula riusc a subire perdite minori del previsto poich
aveva astutamente disposto sul lato destro della colonna,
esposto ai colpi, i prigionieri di guerra[76] .
Il piano di Pirro era quello di aiutare Taranto e respingere
i Romani al di l del meridiano italiano, per poi iniziare
ad espandere la propria inuenza in Sicilia e quindi attaccare Cartagine, nemica storica dei greci della Magna
Grecia. Cos fece nel 278 a.C. aiutando i Siracusani in
guerra contro Cartagine[77] . Ma dopo la campagna in Sicilia, fu costretto ad abbandonare il suo progetto, sia per
la forte resistenza dei Cartaginesi a Lilibeo, sia perch le
citt greche sue alleate non riuscivano ad accordarsi fra di
loro e non mandarono i contingenti promessi e sia per il
malcontento che scaten sulla popolazione del luogo per
la sua avida gestione delle risorse[77] .
4.1.1 Gli alleati di Pirro

Dopo aver lasciato l'Epiro, Pirro avanz richieste di aiuti militari a vari sovrani ellenistici, in quanto l'Epiro era
un regno montanaro e da solo non aveva sucienti mezzi
per condurre una lunga e dispendiosa campagna contro
Roma. Chiese aiuti ad Antioco I (re del regno seleucide)
2 legioni di cittadini romani e 2 Alae di Socii (alleati
e ad Antigono II Gonata (glio di Demetrio I Poliorcete),
italici, che erano posti alle ali dello schieramento),
nonch
al re di Macedonia, Tolomeo Cerauno, al quale
composte ciascuna da 4.200/5.000 fanti[71] per un
chiese
sostegno
nanziario e marittimo. Il re dell'Egitto
totale di 16.800 / 20.000 fanti;[72][73]
Tolomeo II promise l'invio di una forza di 4.000 soldati,
600 cavalieri legionari[71] e 1.800 alleati,[74] pari a 5.000 cavalieri e 50 elefanti da guerra[78][79] destinata a
2.400 complessivi.[73]
difendere l'Epiro durante la campagna dItalia. Analoga-

4 FASI DEL CONFLITTO

mente, Pirro, reclut anche altre forze mercenarie, tra cui


i cavalieri di Tessaglia e i frombolieri di Rodi[68] .
Nel 280 a.C. Pirro salp verso le coste italiche ma, durante la traversata, fu sorpreso da una tempesta che arrec danni alle navi e lo indusse a sbarcare le truppe,
probabilmente nei pressi di Brindisi[80] . Era a capo di
25.500 armati e 20 elefanti[70][81] . Di l prosegu via
terra verso Taranto dove si acquartier[82] , aiutato dai
Messapi[70][76] .
Dopo aver atteso l'arrivo delle restanti navi, Pirro lasci
a Taranto un presidio di 3.000 uomini con il suo dato
ambasciatore Cinea[62] e si spost verso sud, accampandosi nei pressi di Heraclea con un esercito forte di circa
25.500 uomini.[70] .
4.1.2

Tattica dei Romani

Seconda fase della battaglia di Eraclea.

I Romani avevano previsto l'imminente arrivo di Pirro e campo 4.000 armati[3] dei 25.000 iniziali:[5] troppe permobilitarono otto legioni. Queste comprendevano circa dite per il contingente epirota, che dicilmente poteva
ottenere rinforzi al contrario di Roma che poteva reclu80.000 soldati[83] divisi in quattro armate[84] :
tare in fretta nuove truppe; ma, fortunatamente per Pirro,
la prima armata, comandata da Barbula, si stanzi queste perdite vennero rimpiazzate dai soldati di Lucani,
a Venosa per impedire ai Sanniti e ai Lucani di Bruzi e Messapi, assieme ad alcuni rinforzi mandati dalle citt greche (Crotone, Locri Epizeri) che alla notizia
congiungersi con le truppe di Pirro;
della vittoria decisero di unirsi a lui.
la seconda armata fu schierata a protezione di Roma
nell'eventualit che Pirro tentasse di attaccarla;
4.2.1 Tentativi di ribellioni di Pirro tra gli alleati
dei Romani
la terza armata, comandata dal console Tiberio Coruncanio, aveva il compito di attaccare gli Etruschi
Dopo la battaglia, sembr nalmente cementarsi
per scongiurare che si alleassero con Pirro[85] ;
quell'intesa tra Greci ed Italici in funzione antiromana,
la quarta armata, comandata da Publio Valerio Le- che parte dell'aristocrazia tarentina si augurava da
vino, avrebbe dovuto attaccare Taranto ed invadere tempo.[4] Rinforzi provenienti dalla Lucania e dal
Sannio si unirono all'esercito di Pirro. Anche i Bruzi si
la Lucania.
ribellarono.[4][86] Le citt greche d'Italia si allearono con
Difatti, Levino invase la Lucania ed intercett Pirro nei Pirro e a Locri fu cacciata la guarnigione romana. Una
sembra si veric nella stessa Crotone
pressi di Heraclea, citt alleata dei Tarentini, con l'intento scelta analoga
[4]
poco
dopo.
A
Reggio Calabria, ultima posizione della
di bloccare la sua avanzata verso sud, scongiurando in
costa
jonica
ancora
controllata da Roma, il pretore
questo modo una sua alleanza con le colonie greche di
campano
Decio
Vibullio,
che comandava la guarnigione
Calabria. Pirro si dispose alla battaglia organizzando una
cittadina,
massacr
una
parte
degli abitanti[87] , cacci
"falange articolata con divisioni di fanteria leggera fra i
della citt,
falangiti, per renderla pi mobile sul collinoso territorio i restanti e si proclam amministratore
[88][89]
.
ribellandosi
all'autorit
di
Roma
italiano, e gli elefanti a sostegno della fanteria.

4.2

La prima scontta romana ad Eraclea


(280 a.C.)

Il primo scontro tra gli Epiroti ed i Romani avvenne


in Basilicata, nella piana di Eraclea (presso l'odierna
Policoro), nello stesso 280 a.C.[2] Nonostante la sorpresa
di trovarsi di fronte gli elefanti, animali mai visti in precedenza, i Romani ressero bene l'urto no a sera, anche
se la battaglia alla ne si risolse con una scontta in cui
ne morirono 7.000 (circa un terzo, dei 20.000 iniziali[3] )
e 1.800 furono fatti prigionieri.[2] Pirro lasci invece sul

Pirro aveva appreso che il console Levino sostava a Venosa, impegnato ad assicurare le cure ai feriti e a riorganizzare l'esercito in attesa di rinforzi[90][91] , mentre il
console Coruncanio era impegnato in Etruria. Pertanto
avanz verso Roma con l'intento di spingere i suoi alleati alla ribellione e di sorreggere gli Etruschi contro
Coruncanio.[86] Durante l'avanzata devi su Napoli con
l'intento di prenderla o di indurla a ribellarsi a Roma[92] .
Il tentativo fall e comport una perdita di tempo che gioc a vantaggio dei Romani: quando giunse a Capua la trov gi presidiata da Levino[93] . Prosegu allora verso Roma devastando la zona del Liri e di Fregellae giungendo
cos ad Anagni[3] e forse anche a Preneste.[86] Qui ebbe

4.3

La seconda scontta romana ad Ascoli Satriano (279 a.C.)

sentore di una manovra a tenaglia progettata dai Romani: gli Etruschi avevano appena concluso la pace, liberando le forze di Coruncanio, che ora stavano muovendo
dal nord dell'Etruria contro di lui.[93] Consapevole di non
disporre di forze sucienti per arontare le armate di
Coruncanio, di Levino e di Barbula, decise di ritirarsi.

no nel rimpiazzare le perdite senza problemi, a dierenza


dell'esercito di Pirro. A Pirro non rimaneva che cercare
uno scontro decisivo che obbligasse Roma a piegarsi.

4.3 La seconda scontta romana ad Ascoli


Satriano (279 a.C.)
Mediterraneo occidentale nel 279 a.C.

Adria
Ancona

Marsiglia

Faro
Aleria

Cere

Roma

Alessio

EPIRO
Taranto
Cagliari
Nora
Saldae
Cadice

Cartagine

GRECIA

Lilibeo
Selinunte
Agrigento

Reggio

Siracusa

Tangeri
Rusaddir

Greci
Cartaginesi
Etruschi

Leptis

Cirene

REGNO DEI
TOLOMEI

Roma & alleati

L'avanzata di Pirro verso Roma (280 a.C.)

4.2.2

Proposta di tregua

In seguito, Gaio Fabricio Luscino venne inviato come


ambasciatore presso Pirro per trattare lo scambio dei
prigionieri. Pirro fu favorevolmente attratto dalle qualit dell'ambasciatore, il quale non si pieg ad essere corrotto dal re epirota che gli or la quarta parte del suo
regno.[86][94] Il re epirota, non avendo ottenuto ci che
voleva da Fabricio, invi a sua volta a Roma, il suo dato consigliere, Cinea, per chiedere le pace, adandogli
anche quei soldati romani fatti prigionieri nella battaglia
di Eraclea e dei quali non volle alcun riscatto. L'obiettivo
del re epirota era di ottenere l'assenso dal Senato romano a mantenere il dominio sui territori meridionali del
suolo italico, nora conquistati.[86] Il Senato respinse la
richiesta di Pirro e consider i prigionieri romani infami, poich erano stati catturati con le armi in pugno, e
perci allontanati. Questi ultimi avrebbero potuto essere
reintegrati nello Stato romano solo nel caso in cui ciascuno di loro avesse consegnato le spoglie di due nemici
uccisi.[95]
Pirro, a questo punto, si trovava in seria dicolt per
gli approvvigionamenti: riceverli via mare dall'Epiro era
troppo dispendioso. Prelevarli in loco dagli alleati italici
gli avrebbe alienato la loro benevolenza e scatenato probabilmente qualche azione di guerriglia a vantaggio dei
romani. Il re epirota si risolse cos a tentare un accomodamento diplomatico col senato romano. Roma venne minacciata di occupazione se non avesse ritirato il suo esercito al di qua del ume Garigliano e non avesse smesso di
compiere sortite con azioni di guerriglia ai danni di epiroti e di tarantini. Ma l'anziano console Appio Claudio
Cieco, capola degli intransigenti, fece fallire le trattative, consapevole dell'appoggio logistico e nanziario di
Cartagine, che non desiderava lo sbarco dell'esercito epirota in Sicilia, e conscio della capacit dell'esercito roma-

Espansione romana in Italia centrale durante le guerre pirriche


(280-275 a.C.)

Nel corso del 279 a.C. i Romani si scontrarono con Pirro ad Ascoli Satriano, dove furono nuovamente scontti (persero 6.000 uomini) iniggendo tuttavia, in proporzione, perdite talmente alte alla coalizione greco-italicoepirota (3.500 soldati) che Pirro fu costretto a ripiegare per evitare ulteriori scontri coi romani che avrebbero assottigliato ulteriormente le sue forze. Si narra abbia dichiarato, alla ne della battaglia,
, (un'altra vittoria cos
sui Romani e sar perduto). Da questo episodio l'uso del
termine "vittoria di Pirro" (o vittoria pirrica) divenne
proverbiale.
forse in seguito a questi eventi che Romani e
Cartaginesi decisero di stipulare un trattato di alleanza contro il comune nemico epirota. Polibio ci racconta
infatti:

4.4 L'intervento in Sicilia (278-276 a.C.)


278 a.C. Pirro ricevette due oerte allo stesso tempo:
da un lato, le citt greche di Sicilia gli proposero di estromettere i Cartaginesi (l'altra grande potenza del Mediterraneo occidentale) dalla met occidentale dell'isola; dall'altro, i Macedoni gli chiesero di salire al trono di Macedonia al posto di
re Tolomeo Cerauno, decapitato nell'invasione della Grecia e della Macedonia da parte dei Galli. Pirro giunse a conclusione che le opportunit maggiori
venivano dall'avventura in Sicilia e decise, pertanto,
di abbandonare l'Italia meridionale e andare in aiuto
dell'isola, non avendo ottenuto per nessun trattato
preciso dai romani. Al comando di un esercito di
37.000 uomini mosse da Agrigento verso Erice e la
espugn: caduta la citt lo-cartaginese pi forticata, altre come Segesta[96] e Iato si consegnarono
all'epirota. Fu cos nominato re di Sicilia, e i suoi

6
piani prevedevano la spartizione dei territori n l
conquistati tra i due gli, Eleno (a cui sarebbe andata la Sicilia) e Alessandro (a cui sarebbe andata
l'Italia).

277 a.C. Ancora Pirro espugn Erice, la pi munita fortezza lo-cartaginese sull'isola, e questo rese quasi
naturale la defezione delle altre citt controllate dai
punici. Cartagine aveva deciso di non difendere citt come Palermo ed Eraclea Minoa, ma concentr i
suoi sforzi su Lilibeo, citt che veniva rifornita via
mare: fu cos possibile ai fenici di sostenere l'assedio
posto da Pirro[97] .
276 a.C. Il re epirota intavol trattative coi cartaginesi.
Per quanto essi fossero gi pronti a venire a patti con
Pirro, e fornirgli denaro e navi quando fossero stati
ripristinati rapporti amichevoli, questi richiese che
tutti i cartaginesi lasciassero l'isola per fare del mare
una linea di conne tra punici e greci. Al loro riuto segu l'assedio infruttuoso di Lilibeo che, unito al
suo comportamento dispotico nei confronti delle colonie siceliote, caus un'ondata di risentimento nei
suoi confronti: Pirro fu costretto ad abbandonare la
Sicilia inseguito dai Cartaginesi ed a tornare in Italia, senza fra l'altro ottenere cospicui rinforzi perch
no a quel momento le citt greche che aveva preteso di proteggere non riuscirono mai a concordarsi
fra di loro per sostenere lo sforzo bellico comune. Il
mancato successo nale produsse uno scollamento
tra Pirro ed i sicelioti ed egli dovette tornare in Italia prendendo come pretesto la richiesta d'aiuto di
Taranto.

NOTE

vastando l'esercito avversario che - oramai - non disponeva pi degli elefanti, tutti eliminati nelle azioni
di guerriglia seguite allo scontro di Ascoli, era stato
logorato da anni di guerra ed era provato nel morale
per gli insuccessi strategici.
Pirro, per non cadere prigioniero dei romani, dovette far
ritorno precipitosamente nel suo regno con quanto rimaneva del suo esercito. Taranto rimarr sotto assedio altri
tre anni, capitolando nel 272 a.C. Roma aveva completato
la sottomissione della Magna Grecia.

5 Conseguenze
A causa della scontta Pirro abbandon la campagna
d'Italia e torn in Epiro, dove, non pago del grave prezzo in uomini, denaro e mezzi della sua avventura a Occidente, due anni dopo prepar un'altra spedizione bellica contro Antigono II Gonata: il successo fu facile e Pirro torn a sedersi sul trono macedone, dove mor di l a
poco mentre tentava di conquistare il Peloponneso. Taranto rimase sotto assedio altri tre anni, capitolando nel
272 a.C., e di l a poco tutto il resto dell'Italia meridionale pass nell'orbita dell'Urbe (Reggio fu presa nel 271
a.C.): Roma aveva completato la sottomissione della Magna Grecia e la conquista di tutta l'Italia meridionale. In
seguito alla vittoria romana la citt di Maleventum divenne colonia (268 a.C.[98] ) e ribattezzata Beneventum (da
cui l'odierna Benevento), nome pi adeguato alla felice
circostanza.

L'integrazione della Magna Grecia nel dominio della Repubblica Romana fu l'inizio di varie evoluzioni sociali per
la citt, che accoglieva cos molti pi greci con la loro
4.5 Fine della guerra: la battaglia di cultura che avrebbe in seguito inuenzato la stessa societ romana. Ma mise anche Roma a diretto contatto con
Maleventum
la Sicilia, divisa fra i greci e i cartaginesi, situazione che
Nel frattempo Roma, sempre rifornita abbondantemente avrebbe in seguito condotto alle guerre puniche.
da Cartagine, rioccupava senza colpo ferire tutto il territorio precedentemente perduto in Puglia ed in Lucania.
Sedata denitivamente la ribellione di Oschi e dei Sanniti 6 Note
(la componente stanziata al conne tra le attuali Campania e Puglia), arriv nell'inverno del 276 a.C. a porre nuo- [1] H.H.Scullard, Storia del mondo romano, vol.I, p.177.
vamente sotto assedio Taranto, per terra e questa volta
anche per mare, complice la otta cartaginese. I taran- [2] Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, II, 11.
tini invocarono nuovamente l'aiuto di Pirro, che dovette
[3] Piganiol, Le conquiste dei Romani, p.183.
dunque abbandonare la Sicilia e sbarcare in Lucania.
275 a.C. Lo scontro denitivo con Roma avvenne nel
Sannio, a Maleventum (da allora ribattezzata con
il nome di "Beneventum", tramandatosi poi in
Benevento), nella tarda primavera di quest'anno.
L'intento di Pirro era quello di far togliere l'assedio a
Taranto minacciando direttamente Roma. Ma i romani, intuita la strategia dell'epirota, non solo non
tolsero l'assedio a Taranto, bens risposero inviandogli contro tutte le legioni stanziate in Etruria, de-

[4] Giovanni Brizzi, Storia di Roma. 1. Dalle origini ad Azio,


p.127.
[5] Piganiol, Le conquiste dei Romani, p.182.
[6] Musti, p. 527.
[7] Musti, p. 533.
[8] Musti, p. 534.
[9] Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, p. 311.

[10] Clemente, p. 43.


[11] Musti, p. 535.

[46] Tito Livio (II dec. lib.2 cap. VII: Scura quidam Philonides sacra legatorum vestimenta canis impudentis instar
urina respersit

[12] Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, pp. 299-300.

[47] Dionisio di Alicarnasso, Antichit romane, XIX, 5, 2.

[13] Musti, p. 536.

[48] Cassio Dione, Storia romana, IX, 39, 7.

[14] Gabba, p. 8.

[49] Floro, Epitome, I, 13, 5.

[15] Gabba, p. 9.

[50] Dionisio di Alicarnasso, Antichit romane, XIX, 5, 3.

[16] Gabba, p. 10.

[51] Dionisio di Alicarnasso, Antichit romane, XIX, 5, 4.

[17] Gabba, p. 16.

[52] Cassio Dione, Storia romana, IX, 39, 8.

[18] Gabba, p. 17.

[53] Dionisio di Alicarnasso, Antichit romane, XIX, 5, 5.

[19] Gabba, p. 15.

[54] Dionisio di Alicarnasso, Antichit romane, XIX, 6, 1.

[20] Cassio Emina, frammento 21 Peter.

[55] Dionisio di Alicarnasso, Antichit romane, XIX, 6, 2.

[21] Orosio, Historiarum adversus paganos libri septem IV, 11.

[56] Dionisio di Alicarnasso, Antichit romane, XIX, 6, 3.

[22] Agostino, De civitate dei, III, 17.

[57] M. Le Glay, pp. 68-69.

[23] Ennio, Annales, VI, 183-185 Vahlen (=Gellio, Noctes


Atticae, XVI, 10, 1).

[58] Appiano, Storia romana, III, 17.

[24] H.H.Scullard, Storia del mondo romano, vol. I, p.175.

[59] Non considerando la cifra spropositata di 350.000 armati


e 20.000 cavalieri attestata da Plutarco.

[25] H.H.Scullard, Storia del mondo romano, vol.I, p.176.

[60] Plutarco, Vita di Pirro, 15

[26] Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, p. 147.

[61] Alcuni storici credono che Plutarco conti gi questi 3.000


in quei 25.500 e che, quindi, i soldati eettivi risultino
25.500 e non 28.500.

[27] Mario Attilio Levi, L'Italia nell'Evo antico, p.191.


[28] Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 26.
[29] Diodoro Siculo, XIX, 72.
[30] Polibio, Storie, I, 6, 6.
[31] Fasti triumphales celebrano per il 282/281 a.C.: Gaio Fabricio Luscino, console, trionf su Sanniti, Lucani e Bruzi,
alle none di Marzo (5 marzo).

[62] L. Pareti, A. Russi, pag. 340.


[63] Plutarco, Vita di Pirro, 13
[64] Luigi Pareti, Storia della regione Lucano-Bruzzia
nell'antichit: opera inedita, p. 341. dove si aerma
esplicitamente l'impossibilit quelle regioni potessero
arruolare un esercito tanto numeroso. La cifra si riduce a
250.000 ipotizzando un errore di trascrizione.

[32] Piganiol, Le conquiste dei Romani, p.181.


[65] Giustino, XVII, 2
[33] Polibio, Storie, I, 7, 7.
[34] Musti, p. 537.

[66] Luigi Pareti, Storia della regione Lucano-Bruzzia


nell'antichit: opera inedita, p. 341.

[35] Grimal, pp. 33-34.

[67] Orosio, IV, 1

[36] Musti, p. 538.

[68] I democratici di molte citt greche non erano favorevoli


a dichiarare guerra a Roma e per questo decisero di non
aiutarlo.

[37] Appiano, Storia romana, III, 16.


[38] Appiano, Storia romana, III, 15.
[39] Cassio Dione, Storia romana, IV, 39, 4.
[40] Giovanni Zonara, Epitome, 8, 2.
[41] Floro, Epitome, I, 13, 4.
[42] Orosio, Historiarum adversus paganos libri septem, IV, 2.
[43] Clementi, p. 35.

[69] Floro, I, 18
[70] Plutarco, Vita di Pirro, 15.
[71] Polibio, Storie, VI, 20, 8-9.
[72] Livio (Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 14) scrive che le
legioni erano composte da 5.000 fanti e 300 cavalieri
all'epoca della guerra latina.

[44] Cassio Dione, Storia romana, IX, 39, 6.

[73] P.Connolly, L'esercito romano, Mondadori, Milano 1976,


p.10-11.

[45] Dionisio di Alicarnasso, Antichit romane, XIX, 5, 1.

[74] Polibio, Storie, VI, 26, 7.

10

[75] Il numero dei cavalieri non proporzionato (soprattutto


per una regione in cui esistevano allevamenti equini) rispetto a quello dei fanti, che andrebbe ridotto a 250.000
ammettendo un errore di trasmissione scritta (KE' e E').
Al riguardo si veda: (L. Pareti, pag. 11 n. 1).
[76] Giovanni Zonara, Epitome, VIII, 2.
[77] C. Melani, F. Fontanella, G.A. Cecconi, pag. 42.
[78] Marco Giuniano Giustino, Historiarum Philippicarum T.
Pompeii Trogi, libro XVII, 2 (TXT), st.ucl.ac.be. URL
consultato il 17 aprile 2009.
[79] Pirro aveva trascorso alcuni anni ad Alessandria d'Egitto
con il cognato Tolomeo II, che gli promise aiuti militari.
[80] L. Pareti, A. Russi, pag. 341.
[81] G. Brizzi, pag. 126.
[82] Appiano di Alessandria, Storia di Roma, le guerre
sannitiche, VIII.
[83] In teoria una legione completa conteneva al massimo
4.200 fanti e 300 cavalieri, per cui otto legioni corrispondevano a un totale di 33.600 legionari e 2.400 cavalieri, ai
quali si dovevano aggiungere gli uomini forniti dalle citt
alleate (Socii), generalmente in numero equivalente o comunque di tre volte superiore per cavalieri (900 ad unit;
cfr. P. Connolly, pp. 10-11).
[84] Tito Livio, Periochae degli Ab Urbe condita libri, libro IX,
30.
[85] A. Carandini, pag. 95.
[86] Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, II, 12.
[87] Tito Livio, Periochae degli Ab Urbe condita libri, libro XII,
7, livius.org. URL consultato il 17 aprile 2009.
[88] Polibio, Storie, libro I, 1, remacle.org. URL consultato il
17 aprile 2009.
[89] Diodoro Siculo, Biblioteca storica, libro XXII, 2.
[90] Agostino d'Ippona, La citt di Dio, III, 17.
[91] Quinto Ennio, Annales, VI, fr. 183, V.
[92] A. Lagella, La Storia di Napoli, Parte Seconda, pag. 5.
[93] L. Pareti, A. Russi, pp. 344-345.
[94] Secondo invece Sesto Giulio Frontino (Stratagemmi, libro
IV, III), Cinea, ambasciatore di Pirro, or a Gaio Fabricio Luscino una grossa somma di monete d'argento, ma
quest'ultimo la riut dicendo di amare pi coloro a cui
questo argento appartiene, che l'argento stesso.
[95] Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, II, 13.
[96] Diodoro Siculo, Biblioteca Storica, XXII, 10, 2
[97] G.E.Di Blasi, Storia del regno di Sicilia, Vol I, Edizioni Dafni Catania, Distribuzione Tringale Editore, ed. del
1844, stamperia Oretea Palermo, pg. 311-314
[98] Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, II, 16; e Fasti trionfali dove si dice: i consoli Publio Sempronio Sofo e Appio
Claudio Russo trionfarono sui Piceni nel 268 a.C..

7 BIBLIOGRAFIA

7 Bibliograa
Fonti primarie
Diodoro Siculo, XIX.
Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, II.
Livio, Ab Urbe condita libri, IX.
Polibio, Storie, I e III.
Fonti storiograche moderne
Giovanni Brizzi, Storia di Roma. 1.Dalle origini ad
Azio, Bologna, Ptron, 1997.
Guido Clemente, Basi sociali e assetti istituzionali nell'et della conquista in Arnaldo Momigliano; Aldo Schiavone (a cura di), Storia di
Roma. Vol. II/1, Torino, Einaudi, 1990, ISBN
978-88-06-11741-2.
Guido Clemente, Dal territorio della citt
all'egemonia in Italia in Arnaldo Momigliano; Aldo
Schiavone (a cura di), Storia di Roma. Vol. II/1,
Torino, Einaudi, 1990, ISBN 978-88-06-11741-2.
Peter Connolly, L'esercito romano, Milano, Mondadori, 1976.
Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, 2 ed., Firenze,
Vallecchi, 1951.
Emilio Gabba, La societ romana fra IV e III secolo, in Arnaldo Momigliano; Aldo Schiavone (a cura di), Storia di Roma. Vol. II/1, Torino, Einaudi,
1990, ISBN 978-88-06-11741-2.
(FR) Pierre Grimal, La civilisation romaine, Parigi,
Flammarion, 1998 [1981], ISBN 2-08-081101-0.
(FR) Marcel Le Glay, Rome, Grandeur et Dclin de
la Rpublique, Ed Perrin, 1990 ristampato nel 2005,
ISBN 2-262-01897-9.
Mario Attilio Levi, L'Italia nell'Evo antico, Padova,
1988, ISBN 88-299-0329-9.
Domenico Musti, La spinta verso il Sud: espansione romana e rapporti internazionali, in Arnaldo
Momigliano; Aldo Schiavone (a cura di), Storia
di Roma. Vol. I, Torino, Einaudi, 1990, ISBN
978-88-06-11741-2.
Andr Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano,
Il Saggiatore, 1989, ISBN 88-04-32321-3.
Howard H. Scullard, Storia del mondo romano,
Milano, Rizzoli, 1992, ISBN 88-17-11903-2.

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Pirro
Storia di Taranto
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