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Convegno di studi "Adriatico mare di molte genti incontro di civilt" Ravenna 25-26 febbraio - Cesenatico 45 marzo 1995 Casa

Matha 26 febbraio 1995 ore 9.30 ANTONIO CARILE La marineria bizantina in Adriatico nei secoli VI-XII Fra VI e VII secolo il mare e il suo dominio, la thalassokratia, rappresentano nella mentalit bizantina colta la fonte della ricchezza e del potere politico-militare: Cosma Indicopleusta, che evidenzia in un trattato geografico dell'et giustinianea la rotta del Mar Rosso per giungere alla fonte delle spezie e della seta aggirando il nemico impero sasanide, nell'elogiare la supremazia dell'impero romano, - quelli che noi chiamiamo bizantini denominavano se stessi "romani", ovvero in greco "romei", cio eredi storici di un impero che era niente di meno del progetto terreno di salvezza del genere umano voluto da Dio e destinato al mondo intero - Cosma ne vede il fondamento in due ragioni: 1) la fede cristiana che Costantinopoli Nuova Roma per prima ebbe ad abbracciare 2)"il fatto che tutte le nazioni commerciano nella sua moneta, il nomisma, che circola da un capo all'altro della terra e che ammirato da tutti gli uomini e da tutti gli stati nel mondo" (top. christ. II, 75,77). Questa riprova economico-finanziaria e commerciale della dynasteia (dominazine) dei bizantini, romano-orientali, mostra che nel VI secolo giustinianeo l'impero concepito come quadro di centri urbani e portuali collegati da assi marittimi che, nel caso di Cosma, uniscono il Mediterraneo al mar Rosso e all'India, prima che la conquista araba tagliasse fuori dal controllo bizantino

l'Africa e le rotte per il Medio Oriente, in cui commercio, navigazione, finanza e potere concorrono nella verifica ideologica della centralit dell'impero. Procopio, il segretario di Belisario testimone in prima persona della guerra per la riconquista dell'Occidente mediterraneo ad opera di Giustiniano, membro del ceto senatorio e insignito del titolo aulico di patrizio, personaggio a tutti gli effetti "ufficiale" in grado di esprimere le valutazioni del ceto di governo nel suo livello pi elevato a Costantinopoli, esalta la thalassokratia bizantina e il suo peso sull'esito della guerra vandalica e della guerra gotica, cio sulla riconquista di Africa e Italia. Questa stessa valutazione della importanza delle flotte troviamo nel regno gotico d'Italia. Nel 525 Teoderico aveva deciso la costruzione di mille dromoni, navi veloci da guerra che le fonti latine chiamano oltre che con il termine greco con la voce cursoriae. Le navi servono a contrastare i Vandali di Africa e i Bizantini all'atto del deterioramento delle relazioni con re Trasimondo e con l'imperatore Giustino: segno che le contese di potere con l'Africa e l'Oriente romano si disputano sui mari. Nel 526 Cassiodoro stesso dichiara di aver assunto - morto il re gotico - il comando della flotta per contrastare un assalto bizantino. Ma gi a met del VII secolo, quando il processo politico ed economico saldamente orientato verso un restringimento degli orizzonti marittimi dell'impero, ormai privo di Siria, Palestina, Egitto ed Africa settentrionale, il monaco africano di cultura bizantina Giacomo vede il declino dell'impero nel fatto che esso ha perso il controllo "degli oceani, cio della Scozia, dell'Inghilterra, della Spagna, dell'Egitto e dell'Africa e anche al di l dell'Africa dei luoghi in cui si vedono ancora in piedi le steli di bronzo e di marmo degli imperatori romani, segni indiscutibili

della dominazione che i Romani esercitarono un tempo, secondo l'ordine di Dio, su tutto il mondo" (BONWETSCH, Doctrina Jacobi nuper baptizati, GUILLOU, p. 11). Questa fase di dominazione bizantina dei mari ha lasciato tracce toponomastiche siginificative nelle strutture della vita portuale del Mediterraneo intero anche al di fuori dell'area grecofona, allora estesa al basso Egitto, cio l'Egitto del Delta, alla Anatolia costiera e alle coste del Mar Nero: la fase tardoantica e alto- medievale di porti di rilievo reca ancora una onomastica greca, segno della superiorit tecnica e del prestigio della marineria espressa da grecofoni: a Cartagine vandalica il porto si chiama mendracium (nom dont l'origine est mystrieuse, secondo ROUGE' 1977 p. 97), a Genova alto-medievale lo specchio portuale gi usato in et arcaica, romana e altomedievale si chiama Mandraccio (SCHMITT 1977, p. 135) come pure ancor oggi ad Ancona una antica installazione portuale reca il nome di Mandrachio, toponimo largamente ricorrente nei porti del Mediterraneo, certamente risalente ad una fase anteriore al VII secolo, al pari di katavolos catavolo, Gattlo (Pesaro), acation (pennone, nave che ancora veleggia nella pi comune parolaccia italiana), naulon (nolo), naupegio (fabbrica navale) e altri consimili termini tecnici, allora di origine greca allo stesso modo in cui ora possono essere di origine anglosassone. Al di l della thalassocratia bizantina, legata anche alla superiorit tecnica che conferiva il monopolio del "fuoco greco", un liquido incendiario che le navi da guerra bizantine lanciavano con sifoni sulle navi nemiche; in attesa del predominio di altre marinerie, quella africana, quella spagnola, quelle italiane; l'attenzione degli studiosi si tradizionalmente accentrata sul quadro delle rotte marittime e sul problema della discontinuit fra

sistema commerciale e navale tardo-antico e sistema altomedievale. Due tesi opposte si sono affrontate per delineare il quadro del passaggio dal tardo-antico all'alto medioevo nei commerci e nella navigazione mediterranea: si prende atto del fenomeno della riduzione del tonnellaggio dei bastimenti e della semplificazione nelle tecniche di costruzione, per cui mentre ancora nel IV-V secolo troviamo menzione di navi mercantili di 20.000 moggi (340 m2) e di 70.000 moggi (1193 m2) appartenenti al patriarca di Alessandria d'Egitto ed effettuanti il viaggio Alessandria - Mar Nero (Vita di san Giovanni il Misericordioso BHG 886 e Vita di san Focas di Sinope BHG 1525 AHRWEILER 1977, p. 272) bisogner poi attendere il secolo XI per trovare imbarcazioni che superano i mille moggi. Viene anche accettato il principio della riduzione del volume degli scambi anche se le tecniche di stivaggio hanno consentito un risparmio di tonnellaggio a parit del peso della merce. Ma nell'ambito del lungo e importante dibattito sul libro del PIRENNE, Maometto e Carlomagno comparso postumo nel 1937, dibattito riassunto nel 1969 da Von Werveke, nel 1972 da Bryce Lyon e nel 1985 da Dietrich Claude (Der Handel im Westlichen Mittelmeer waehrend des Fruehmittelalter, Goettingen 1985) emerge dauna parte il nome di Lopez che ancora fra 1977 e 1984, scettico circa la possibilit di una soluzione del dibattito, ha fatto sua la opinione di una depressione generale del commercio occidentale dall'epoca merovingia a quella carolingia; all'opposto Maurice Lombard fra il 1947 e il 1974 ha sviluppato una visione contrapposta a quella del Pirenne e del Lopez e cio che l'impero arabo in espansione nel bacino occidentale del Mediterraneo avrebbe fornito all'Europa occidentale dalla seconda met del VII secolo un impulso alla espansione (VERHULST 1983). Secondo Dietrich

Claude nel 1985 invece il commercio marittimo delle coste mediterranee dei regni visigotico e franco avrebbe conosciuto contro la tesi del Pirenne - una regressione che aveva gi cominciato a farsi sentire nel IV secolo e che avrebbe raggiunto il suo culmine tra la fine del VII e l'inizio dell'VIII secolo. Questa crisi ha comportato la fine di porti mediterranei come Marsiglia e Fos verso il 670/690. L'asse principale del commercio internazionale fra Mediterraneo ed Europa del nord-ovest si sarebbe allora spostato progressivamente dalla strada del Rodano verso quella che traversando le Alpi legava l'Europa settentrionale alla valle del Po e all'Adriatico, assicurando al porto nascente di Venezia i legami con il bacino orientale del Mediterraneo. Ma lo spostamento degli assi preminenti dei rapporti commerciali e navali fra nord e sud del Mediterraneo significa in primo luogo una linea di preminenza che potrebbe essere limitata alla sola navigazione di alto mare, meno importante della navigazione di cabotaggio. La realt delle rotte e del sistema navale tardoantico e altomedievale molto pi profondamente articolata secondo quanto risulta dagli autori arabi. Si tratta di Ibn Hordabdeh dell'847 (Libro delle vie dei regni) che ha utilizzato il trattato oggi perduto di al-Garmi sulla organizzazione e sui costumi dei Bizantini e dei popoli vicini scritto fra l'842 e l'847; al-Yaqubi (Libro dei paesi) dell'889-890; Ibn Rosteh (Gli ornamenti preziosi) del 903: descrivono un sistema complesso di navigazione mediterranea fondato su rotte di cabotaggio e su rotte di alto mare. Innanzi tutto la linea marittima che univa le coste dell'Africa settentrionale da Tangeri ad al-Mahdya in Tunisia ad Alessandria: secondo al-Bakri, geografo arabo di Spagna morto

nel 1094 (Libro delle vie e dei regni composto nel 1068) si tratta di 90 scali e porti. Questa rotta era stata parzialmente descritta anche da al-Yaqubi (889-890) e da Ibn-Hawqal nel suo libro Della figurazione della terra del 988. Al-Mahdya era frequentata anche da navi della Sicilia, della Spagna e del Tirreno e comunque navi cristiane sono segnalate in tutti i porti di questa rotta costiera. Ma nell'alto Medioevo si era sviluppata una rotta parallela lungo le coste meridionali dell'Europa, dalla Spagna musulmana fino a Costantinopoli. Questa rotta di cabotaggio ci nota da fonti occidentali, bizantine, ebraiche e arabe e lungo di essa, verso la met del X secolo, una missione diplomatica del califfo di Cordova Abd ar-Rahman III and a Costantinopoli seguita nel tragitto inverso da una missione bizantina che si rec a Cordova. Secondo Harun ben Yahya dell'889/890 occorrevano tre mesi di navigazione da Ostia al regno di Borgogna (egli intende lo stato del cognato di Carlo il Calvo, Bosone conte di Vienne, duca di Provenza e di Lombardia nell'879). Da Porto Venere nell'801 l'ebreo Isacco mandato da Carlomagno ad Harun ar- Rashid rientra in Francia. Ibn Hawqal che visit Sicilia e Spagna nella met del X secolo fa rientrare il tratto Salerno Amalfi Napoli Gaeta nella rotta fino a Tortosa, che si prolunga verso lo Jonio fino a Otranto e di l verso le coste occidentali, meridionali e orientali della Grecia, costeggiando il Peloponneso. Ibn Hawqal conosce il porto di Butrinto, la rotta di cabotaggio del Peloponneso, l'Istmo di Corinto, Atene e i distretti della Macedonia sulla rotta costiera che porta a Costantinopoli. D'altra parte le iscrizioni cufiche di Atene mostrano che nel IX-X secolo la citt frequentata dagli Arabi. Questa la rotta seguita dai mercanti ebrei detti Radaniti che secondo Ibn Hordabdeh, a met del IX secolo, si imbarcavano nei porti mediterranei dello stato carolingio (Firanga) per andare a commerciare con l'Oriente

musulmano, le Indie e la Cina. Secondo Ibn Hordabdeh essi si dirigevano o verso Pelusio in Egitto o verso Antiochia. Quindi si pu pensare che seguissero le rotte di cabotaggio fino al Peloponneso per poi prendere una delle due rotte di alto mare, lasciando a sinistra Creta, allora nido di corsari arabi che menavano razzie dall'arcipelago dell'Egeo. Questo sistema costiero era poi completato dalla rotta di cabotaggio che legava Siria e Anatolia a Costantinopoli: secondo al-Bakri da Alessandria all'Arcipelgao greco corre una rotta costiera che annovera diciassette porti. Questo sistema di navigazione costiera intersecato da rotte di altomare che uniscono Europa ed Asia Minore all'Africa settentrionale. Una rotta legava con quattro giorni di navigazione Alessandria ad una localit ad ovest di Tarso, secondo la testimonianza di Ibn Hawqal. Una seconda rotta legava Pelusio a Costantinopoli secondo la testimonianza di Ibn Hordabdeh (IX secolo) e al Muqaddasi (fine X secolo). E' la rotta seguita dagli ambasciatori bizantini che nel 948 portano ad al Fustat la notizia della morte di Romano I Lecapeno (Al Masudi abitatne del Cairo ne la fonte). Le fonti arabe parlano delle spedizioni navali bizantine contro Damietta in Egitto nell'852. La rotta Egitto Costantinopoli traversava le acque di Creta dominata dagli Arabi di Andalusia fra l'825 e il 961. Un'altra rotta di alto mare univa Costantinopoli a Tripoli di Barberia secondo la testimonianza di Ibn Hawqal e l'opera geografica anonima di Hudud al-Alam (982). Mercanti bizantini frequentano Tripoli nel X secolo. Una delle rotte principali d'alto mare quella che unisce le coste orientali della Tunisia a Genova, traversando le acque di Sicilia, della Sardegna e della Corsica. Christian Courtois chiama questa rotta "via delle isole". E' per questa rotta che la flotta da guerra degli emiri aglabiti attacc nel primo quarto del IX secolo

dopo la conquista della Sicilia, l'isola della Sardegna che per gli arabi non riuscirono a conquistare, come risulta dalla biografia del qadi Asad b. al- Furat (morto nell'827 e nell'832). Il califfo fatimide al-Qaim nel 934-935 o nel 935-936 invi una grande flotta araba ad attaccare Genova. Dopo aver preso la citt oper uno sbarco in Sardegna e quindi rientr in Africa non senza aver prima incendiato navi cristiane in Calabria. Bisogner attendere l'XI secolo quando Genovesi e Pisani dopo aver preso piede in Sardegna (circa 1020) ed in Corsica (fra 1020 e 1029) tentarono nel 1087 una impresa contro al-Mahdya per prendere il controllo di questa medesima rotta. I rapporti commerciali e gli scontri navali fra arabi e cristiani lungo la rotta che collega l'Africa settentrionale (Ifriqiya) all'Italia coinvolgono appunto le coste del Tirreno e della Sardegna e Sicilia. Anche da Marsa'l Haraz e da Bona secondo al-Bakri partivano navi per razzie nei paesi cristiani lungo la rotta Tunisia, Sardegna, Corsica (LEWICKI 1977). Sono stati tentati anche calcoli di durata della traversata: secondo i calcoli di Goithein e di Udovich (1977, p. 512) la rotta di alto mare Alessandria-Marsiglia lungo la nostra "via delle isole" era di circa 1.500 miglia marine e comportava trenta giorni di navigazione a 2.1 nodi; Marsiglia-Damietta era di 1.550 miglia marine e comportava 22 giorni di navigazione a 2.9 nodi; Genova-Alessandria per un viaggio di 1.320 miglia marine poteva comportare 47 giorni di navigazione a 1.2 nodi di media. Cio lo stesso viaggio poteva essere compiuto con variazioni temporali da 1 a 5, era cio molto incerto sia per le circostanze naturali sia per i fattori umani: incertezza ed irregolarit del viaggio per mare la realt del navigante medievale. Accentriamo ora la attenzione alla rotta di alto mare della "via delle isole". Il generale Schmiedt (1977) comparando la Tabula

peutingeriana con la Cosmographia dell'Anonimo Ravennate e con la Geographia di Guidone; confrontando i risultati con gli esiti dei primi documenti nautici medievali come il Compasso del Navigare, portolano della met del XIII secolo, e la Carta del Mediterraneo detta pisana, carta del 1275, riesce a determinare la variazione degli scali italiani fra Tardo-antico ed AltoMedioevo; fa anche ricorso alla fotografia aerea integrata con i dati archeologici al fine di interpretare le varie facies dei porti in questione. Per quanto riguarda la Liguria nella seconda met del secolo VI, quando i bizantini si opposero alla penetrazione longobarda, l'elemento principale di difesa fu il dominio del mare. Sul litorale della Liguria, che l'Anonimo ravennate del VII secolo chiama Provincia Maritima Italorum, compresa fra i porti di Ventimiglia e di Luni, i Bizantini riorganizzarono antichi scali e costruirono nuovi approdi rafforzati da castra in relazione con le strade militari del loro limes. Si tratta di quindici porti da Albintimilium (Ventimiglia) a Portus Mauricii (Porto Maurizio), Albingaunum (Albenga), Varatelia (Toirano), Varicottis (Varigotti), Vada Sabatia (Vado Ligure), Savo (Savona), Genua, Portus Delphini (Portofino), Segesta Tigulliorum (Sestri Levante), ad Monilia (Moneglia), Antium (Framura), Portus Veneris (Portovenere), Eryx (Golfo di Lerici), Luna (Luni). Questi scali erano appoggiati da navi della flotta imperiale romano-orientale che stazionavano in Sardegna, sede di contingenti navali a carattere militare come mostra ad esempio la epigrafe funebre del VI secolo della chiesa di S. Saturnino di Cagliari pubblicata dalla Pani Ermini. Si tratta di un Gaudiosus b(ir) d(devotus) optio draconarius n(umer)o dr(omonariorum) s(ecundo). Dal 533, anno dello sbarco in Sardegna del duca Cirillo e della fine del dominio vandalico, la Sardegna era rientrata nella prefettura poi esarcato d'Africa, sotto il governo di

un dux per gli affari militari e di un praeses per gli affari civili. Nel 697/698 Cartagine fu presa dagli Arabi e la Sardegna si trov direttamente sottoposta a Costantinopoli secondo il regime proprio alla circoscrizione gi parte dell'Esarcato di Africa, prima il ducato e poi, dal X secolo, l'arcontato di Sardegna. Secondo il Guillou la istituzione dell'arcontato, inferiore al tema cio alla comune provincia, per risorse ed estensione ma non per autonomia amministrativa, era stata da Costantinopoli sperimentata in regioni periferiche di grande rilievo strategico e commerciale come la Dalmazia, sulla cui storia siamo meglio informati grazie agli studi del Ferluga. Una serie di testimonianze ci restituisce alcuni tratti del ceto dirigente militare dell'isola, grecofono, inserito nella gerarchia aulica costantinopoltana a livelli medio-alti e parte della amministrazione militare di cui ricopre funzioni ben note nell'amministrazione orientale. Un codice bilingue greco-latino del VI-VII secolo riporta la mezione di un "Flavios Pankratios apo eparchon dux Sardinias" e un altro Costantino "console e duca" ricordato nella epigrafe di Porto Torres nella seconda met del secolo VII; fra VII e VIII secolo compare un sigillo di Teodoto "console e duca" di Sardegna mentre in iscrizioni del X secolo compaiono personaggi con la funzione di arconte: Torchitorio "protospatario e arconte" di Sardegna, Salusio arconte. Il cursus honorum dei duchi di Sardegna parallelo a quello dei duchi della Venezia a giudicare dai titoli aulici: apo eparchon hypatos, protospatario. La Sardegna all'inizio del IX secolo era amministrata da un hypatos kai doux mentre Ibn Hordabdeh afferma a met del IX secolo che a capo vi si trovava un batriq cio un patrizio che governava su tutte le isole del mare. Non conosciamo nessun duca di Sardegna con il titolo aulico di patrizio, superiore allo stesso titolo di protospatario e si pu

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pensare che fosse il titolo aulico spettante agli arconti di Sardegna. E' il caso di notare che la denominazione dei funzionari attraverso il titolo aulico che precede il titolo di funzione rientra nella prassi bizantina e che l'abbinamento del titolo aulico con il titolo di funzione in ordine con le precedenze e gli usi che ci testimonia il Cletorologio di Filoteo "protospatario imperiale e atriclinis" nella sua opera dell'anno 899. Del resto gi il Pertusi aveva rilevato il parallelismo delle titolature dei dogi veneziani con quelle dei duchi di Sardegna: entrambi i duchi passano dal titolo aulico di hypatos= console a quello di protospatario; i dogi di Venezia non ebbero invece mai il titolo aulico di patrizio, che sarebbe invece spettato all'arconte di Sardegna nella seconda met del IX secolo. Secondo Ferluga e anche secondo Boscolo si pu ipotizzare una corrispondenza fra archon delle fonti greche per la Sardegna e iudex delle fonti latine, certamente la Sardegna amministrativamente al centro della difesa delle isole e delle rotte dal punto di vista bizantino. Nel X secolo quando l'imperatore si rivolge all'arconte di Sardegna, secondo Costantino VII Porfirogenito, l'imperatore poligrafo che ci d informazioni sul cerimoniale di corte e sulla amministrazione imperiale, gli spedisce una keleusis, cio una iussio in un documento bollato in oro, una crisobolla con bollo d'oro pari a due nomismata, cio del peso di 9 grammi di oro puro. Dal ducato (in s ripartizione della provincia bizantina, sia tema sia esarcato) di Sardegna come parte dell'esarcato di Africa si passa forse dalla seconda met del IX secolo all'arcontato come nucleo periferico di rilievo: siamo di fronte alla verifica amministrativa della importanza che Costantinopoli annette alla rotta delle isole e al ruolo della Sardegna nel controllo della navigazione del Tirreno e altres di fronte alla continuit di ceti dirigenti militari e fondiari legati all'impero sia pure nel contesto del decentramento

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proprio del sistema tematico: fenomeno amministrativo e sociale che ho in pi sedi illustrato per la Italia bizantina e postbizantina. Le vicende del Tirreno e della navigazione commerciale e da guerra bizantina in quel mare si iscrivono nel problema generale del controllo del Mediterraneo ad opera della marineria bizantina, una realt riaffermata con vigore all'atto della riconquista giustinianea, che venne sostanzialmente dal mare e grazie al controllo del mare, ma una realt frantumatasi nel corso del VII secolo. La importanza delle rotte occidentali e dell'Italia attorno alla met del VII secolo testimoniata dal progetto di Costante II di trasferire la capitale a Siracusa: il Mediterraneo malgrado le scorrerie musulmane era ancora un elemento unificante dei domini bizantini e della Sicilia. Costante II intendeva resistere alla espansione araba riorganizzando l'Esarcato di Africa: il suo fallimento signific l'invasione dell'Africa settentrionale e della Spagna. L'unificazione araba dei paesi del crescente fertile e dell'Africa settentrionale un pericolo diretto per la supremazia navale bizantina perch mentre i beduini arabi non hanno alcuna esperienza del mare, al pari dei barbari occidentali, le societ siriache, egiziana e africane sono invece da tempo esperte di commerci e di navigazione marittima e anzi sono nel tardo-antico all'avanguardia del sistema creditizio e della colonizzazione demografica dell'Occidente, spopolato sia per il crollo demico connesso con la pandemia della peste che torna ad infierire in Occidente dopo il III secolo, sia per le vicende connesse con la formazione dei regni germanici. Alcune delle marinerie di maggior prestigio, come quella siriana, passano sotto il controllo arabo e sono in grado di contendere il controllo dei mari a Bisanzio, come mostrano i quattro anni di assedio navale a Costantinopoli fra il 674 e il 678.

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Fra VII e VIII secolo le razzie arabe e la resistenza locale costituiscono il tema di polarizzazione fra le due frontiere, quella islamica e quella della cristianit, che nel corso del IX secolo cede posizioni chiave agli Arabi nel Mediterraneo, cio Creta e la Sicilia meno funzionali alla conquista araba del Mediterraneo e della Europa meridionale a causa delle divisioni politiche e religiose dell'Islam e della resistenza e poi controffensiva bizantina a Costantinopoli, a Creta e in Sicilia stessa, sar peraltro opera dei Normanni la completa liberazione della Sicilia dagli Arabi - espressione per noi piuttosto ambigua, perch in senso proprio si attaglia solo alla minoranza dei beduini di Arabia, mentre in senso improprioed estensivo dobbiamo intendere come unificazine politico-religiosa delle societ del crescente fertile, molto pi antiche e civili degli Arabi come beduini di Arabia che forniscono solo il ceto dirigente politico e la comune confessione religiosa. Il Tirreno, sia nella sua funzionalit di traffici e scambi via mare, sia nella continuit della vita portuale sia nelle crisi militari della tentata espansione araba, un programma che dura peraltro oltre due secoli, rappresenta un settore in sintonia con la comune vicenda mediterranea, cio lo scontro fra Sud e Nord del Mediterraneo, in vista di una unificazione ed un controllo, politico, economico, religioso che da sempre costituisce la dialettica delle due sponde contrapposte e complementari del Mediterraneo. Il dominio del Tirreno rimane saldamente bizantino dal punto di vista navale dal 533 fino alle prime incursioni arabe attorno al 703, incursioni che nel corso dell'VIII e del IX secolo provengono dall'Africa e dalla Spagna, cio dalle due basi della espansione musulmana verso la Europa meridionale la cui premessa era appunto costituito dal dominio della rotta del Tirreno.

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Nel 669 all'atto del tentativo di usurpazione imperiale di Mizizio, come lo chiamano le fonti greche, cio dell'armeno Mzez Gnouni un generale, conte del tema dell'Opsikion che si trovava in Sicilia al seguito di Costante II assassinato il 15 settembre 668, l'imperatore Costantino IV raccoglie forze navali in Campania, Esarcato e Sardegna per contrastarlo. Del resto di un exercitus de Sardinia e di un exercitus de Africa fatta menzione nella iussio di Giustiniano II al papa nel 687 a conferma degli atti del VI concilio ecumenico del 680. La rovina della dominazione bizantina in Africa segn l'inizio delle scorrerie arabe in Sicilia e in Sardegna a partire dal 703 ad opera dell'emiro di Tunisi. Le incursioni si susseguirono nel 720, 727, 730, 733, 735, 740: su questo sfondo di molestie militari continue, che corrispondevano territorialmente alle incursioni in Anatolia di questi stessi anni contro il settore orientale dell'impero bizantino, si collocano gli sforzi di resistenza del Tirreno nel suo complesso a partire dalle forze locali, ostinatamente ancorate alle rispettive tradizioni politiche e religiose, come mostrano gli esempi delle societ locali, bizantina in Sardegna e nel Tirreno meridionale, del regno italico postlongobardo e carolingio nel Tirreno settentrionale e in Provenza. L'Adriatico noto agli Arabi fin dai primi tempi delle loro incursioni. I cronisti occidentali segnalano lapresenza di flotte militari arabe di provenienza africana o siciliana a Bari (dall'840 o 841) ad Ancona e Adria negli stessi anni. Nell'867 la flotta da guerra araba appare in Dalmazia e nell'875 a Grado. Molti geografi arabi dell'alto medieovo danno la descrizione dell'Adriatico che chiamano Adriya ovvero dira Banagiya cio "braccio di mare di Venezia" ovvero "golfo di Venezia". Indicano anche le due citt di Venezia (Fanadiya) e Aquileia. Basti vedere Ibn Rosteh nel IX secolo (Kitab al-Alaq an-nafisaB); Ibrahin ibn

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Yaqub (965) e Ibn Hawqal. Al Masudi parla di una spedizione musulmana da Tarco in Cilicia fino a Venezia nel 924. La flotta musulmana era comandata da ad-Dulai. Nel 971 navi veneziane sono presenti ad al-Mahdiya e a Tripoli di Barberia. La portata del dramma militare contro l'Islam mediterranea e investe soprattutto le isole, utilizzate come basi preliminari alla espansione territoriale realizzata attraverso la Spagna e attraverso Costantinopoli: oggetto della conquista araba, preceduta da razzie annuali volte a destrutturare la societ bizantina nella sua capacit di reazione, sono in primo luogo le isole grandi e piccole dell'Egeo: Rodi (incursioni e occupazioni principali 654, 807, 823), Cipro (649, 756, 790, 806, 823) riconquistata dai bizantini nell'874-878 e soprattutto Creta (675, 688, 786-809), conquistata dagli Arabi nell'824-831 e riguadagnata all'impero soltanto nel 961. Malgrado le difficolt dell'impero di fronte ad una invasione dai molteplici punti di attrito e sfondamento: le isole dell'Egeo e del Tirreno, l'Anatolia, le coste della Italia; il mito della potenza navale bizantina si fa sentire ancora in una lettera di papa Paolo I al re Pipino nel 760 in cui preannuncia un fantomatico stolum siciliense di trecento navi dirette contro Roma e contro la Francia. D'altra parte nel 778 si verifica uno scontro a Centocelle contro navi greche che operano il commercio degli schiavi mentre nel 779 napoletani e bizantini avevano occupato Terracina per terra e per mare. La difesa contro gli Arabi di Africa viene assunta nell'VIII-IX secolo dai carolingi con l'appoggio di flotte italiane. Nell'806 il re d'Italia Pipino invi in Corsica la classis de Italia mentre nell'812 papa Leone III si mette d'accordo con Pipino re d'Italia per difendere le coste italiane da un'armata araba - africana o spagnola - per cui vennero disposti punti di vigilanza lungo le

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coste: stationes et excubias le famose torri saracene elemento monumentale caratteristico del panorama delle nostre coste. La sostanziale reazione delle popolazioni lungo la via delle isole ai tentativi di occupazione araba e il ruolo giocato dalla Sardegna ducato/arcontato bizantino nel mantenere sgombra la rotta di altomare che collega Liguria ed Africa, forniscono la premessa per il ruolo che Pisa e Genova avranno in seguito, dopo il declino dell'impero bizantino come potenza navale attorno al XII secolo, a favore per della marineria occidentale non di quella islamica. Capitolo IX Una periferia bizantina cerniera fra Bisanzio e l'Occidente: l'area adriatica 1 - L'area adriatica nella politica bizantina L'Adriatico stato caratterizzato nel passaggio dal tardo antico all'alto medioevo da una corrente di traffico internazionale che da Alessandria giungeva ad Aquileia atta a stimolare lo sviluppo del fenomeno urbano sulle coste. Il processo delle migrazioni barbariche, Avari, Slavi e Longobardi, provoc su archi di tempo abbastanza lunghi, addensamenti nelle fasce marittime delle popolazioni romane dell'interno, spesso nella composizione degli strati superiori, dignitari ecclesiastici e militari, ufficiali, armatori e commercianti. Si tratta di un ceto dirigente cittadino che la posteriore cronachistica veneziana am| rappresentarsi come "nobile", volentieri collegato da genealogie fittizie alle vecchie famiglie della "nobilitas" romana. La cultura e le abitudini economiche del ceto dirigente, emigrato pi che profugo, aliment la continuit di una cultura marinara volta alla intermediazione economica e culturale fra i due mondi, una

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vocazione orientale delle societ adriatiche al di l delle vicende politiche e militari. Il processo di migrazione dei popoli slavi nei Balcani port alla perdita di controllo bizantino dell'interno della penisola balcanica e anche di qualche tratto delle coste. Citt e fortezze costiere, in genere sotto il dominio bizantino, erano dotate di un retroterra pi o meno ampio e profondo ma erano in grado di fungere al tempo stesso da basi militari (Ahrweiler), da centri commerciali in cui confluiva la produzione a basso costo delle popolazioni dell'interno e da poli di irradiazione della "civilitas/asteiotes" tradizionale. I romani della Dalmazia, che dopo il crollo del potere bizantino si erano rifugiati in alcune citt costiere e nelle isole, secondo la prospettiva storica di Tomaso arcidiacono determinata dal prevalere della istanza urbana e mercantile nel XIII secolo, "ceperunt alii alia negotia exercere: alii terram incolunt, alii navibus per mare negotiantes discurrunt". Gi nel mio studio sulla formazione del ducato venetico, come nello studio del Ferluga sul commercio adriatico, risulta dal VI-VII alla met del IX secolo l'importanza del commercio marittimo locale fra la Dalmazia e l'Italia, le Venezie e l'Istria, un commercio marittimo al tempo stesso sia a carattere locale sia a carattere internazionale, fenomeno accertato dalle presenze di orientali, greci, siriani e armeni in tutta la costa dell'Esarcato. Il ducato delle Venezie prima, Venezia poi sostanzi la propria storia su tale linea evolutiva che dal VI secolo si dipana ininterrottamente fino alla caduta dell'impero bizantino. La sollecitazione rivolta ai Venetici nel 550 da Narsete, generale in capo dell'esercito bizantino residente a Ravenna, a trasportare via mare i mercenari Longobardi trattenuti ad Aquileia da una marea, l'emblema storico della funzione venetica nella politica

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bizantina: sostegno militare in campo navale da parte dei sudditi venetici in cambio di ricompense che in prosieguo di tempo saranno sotto forma di privilegi commerciali. La visita dell'esarco Longino alla laguna della Venetia nel 568 dichiara l'interesse militare della zona, che nel 735 fornir{ all'esarco Eutichio in fuga da Ravenna, conquistata da re Liutprando, la base militare da cui i bizantini poterono recuperare la capitale dell'Esarcato, con l'aiuto navale dei venetici guidati dal doge Orso, che pose il blocco a Classe. Il vescovo greco di Olivolo, Cristoforo, alla fine dell'VIII secolo, al pari dei ss. Cirillo e Metodio che nell'867 dibattono a Rialto la questione dell'uso delle tre lingue liturgiche, la lettera in greco di Domenico Marango al patriarca di Antiochia Pietro nel 1073, ci mostrano un alto clero venetico, in sintonia con la societ mercantile, aperto alle dialettiche influenze della chiesa orientale, anche in virt delle sue competenze linguistiche, e con una peculiare funzione di raccordo fra le due chiese; negli anni fra 1054 e 1073 il patriarcato di Grado assume un ruolo di mediazione nel tentativo di comporre lo scisma. Nel 992 Basilio II concede ai duloi venetici un crisobollo in cui si contemplano esenzioni fiscali per il commercio venetico da e per Costantinopoli e nel X secolo prende a formarsi la colonia venetica di Costantinopoli. 2 - I Normanni nell'Adriatico ai tempi di Alessio I Comneno Nel maggio 1081 i Normanni guidati da Boemondo occupano Avlona e Roberto il Guiscardo sottrae Corf all'impero. L'impero bizantino deve fronteggiare non tanto una occupazione militare del suo territorio quanto la minaccia di una occupazione del trono costantinopolitano, sotto pretesto dinastico: verso il

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1078 Costantino Porfirogenito, figlio di Michele VII Ducas, aveva sposato una figlia del Guiscardo, giunta a Costantinopoli in tempo per assistere alla caduta del suocero Michele VII e per essere rinchiusa in convento. Si trattava insomma dell'insegna legittimistica sotto cui ammantare l'esigenza di controllo politico dell' impero: una minaccia diretta al ceto dirigente dell'impero nel suo complesso e non limitata ad arrotondamenti territoriali periferici. Di fronte all'assedio normanno di Durazzo, Alessio I Comneno, al culmine di una crisi territoriale catastrofica, privo di risorse, si rivolge per aiuto militare ai turchi e anche all'imperatore occidentale Enrico IV; trova soprattutto il sostegno dei veneziani. L'8 ottobre 1081 Alessio I viene sconfitto davanti a Durazzo che il 21 febbraio 1082 Roberto il Guiscardo pu| espugnare. La ribellione dei suoi vassalli lo richiama in Italia nel 1082 ma Boemondo continua la marcia per la via Egnatia verso Tessalonica, compiendo anche una diversione contro Gianina sottoposta ad assedio. Alessio I Comneno viene ulteriormente sconfitto nel maggio 1082. Di fronte alla catastrofe incombente nessun prezzo sembra troppo alto all'imperatore, deluso anche dal mancato aiuto finanziario prestato dai ceti bizantini, in particolare le borghesie mercantili dagli incipienti appetiti politici, pronte a giostrare contro l'aristocrazia fondiaria alleandosi a turchi e latini, secondo l'esempio di Antiochia e di Amaseia, hoi prokoptein arxantes, giusta l'aristocratica sufficienza del cesare Niceforo Briennio, il genero di Alessio I. Si rivolge dunque a Venezia e nel maggio 1082 ottiene un pieno sostegno veneziano nella lotta dell'impero bizantino contro i normanni. I veneziani prestano all'imperatore Alessio Comneno la flotta necessaria per evitare uno sbarco normanno di rincalzo a Boemondo.

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Ottengono in cambio un crisobollo in cui sono ripagati del loro servizio militare con l'esenzione fiscale completa dei commercianti venetici nel settore siriaco dell'impero ad eccezione di Cipro, Candia e Afrodisia (Megalopoli). Il Mar Nero resta monopolio bizantino. La possibilit{ di commerciare al riparo di privilegi immunitari rende le merci veneziane pi` competitive rispetto ai mercanti bizantini anche se non si produsse immediatamente un monopolio venetico del commercio di transito nell'impero. Il prezzo pagato dall'imperatore era molto alto; come alta era la posta in gioco, cio} l'espansione normanna sulla costa orientale dell'Adriatico dal punto di vista veneziano; la fine della funzione dirigente della gerarchia dei Comneni dal punto di vista dell'imperatore Alessio I. Il costo dell'operazione, nell'ottica aristocratica di Alessio I, era a carico delle borghesie mercantili bizantine, soprattutto siriache, la cui umiliazione politica non poteva spiacere ad un aristocratico fondiario, abituato a vedere nei mercanti stranieri dei veicoli di commercializzazione a prezzi pi` vantaggiosi, rispetto alle possibilit{ di spesa e di assorbimento del mercato interno, di una produzione agricola al massimo della capacit{ produttiva signorile. Questa tesi tradizionale nella storiografia bizantinistica } stata di recente messa in discussione dallo Hendy per cui la commercializzazione veneziana ovviava alla grande richiesta di mercato di Costantinopoli: olio, formaggio, legname, rame, tessuti di lino; mentre i magnati non si servivano affatto delle navi veneziane per vendere i loro prodotti che essi tendevano al contrario ad accumulare; mentre le merci importate dai veneziani erano di valore inferiore a quelle esportate per cui la bilancia dei pagamenti era a favore dei bizantini, compensati attraverso il fisco con rimesse in metalli preziosi. Pi` convincenti non sembrano le argomentazioni dello Hendy circa l'importanza

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relativa del commercio veneziano: nel crisobollo del 992 si ricorda che il funzionario fiscale dei Dardanelli (kommerkiarios) esigeva plus de triginta solidi per ogni nave veneziana mentre la riduzione concessa port| a diciassette solidi il totale della esazione che il trattato del 1082 abol~ del tutto: misura ritenuta non radicale (1).

(1) M. HENDY, Studies in the byzantine Monetary Economy c. 300- 1450, Cambridge 1985, pp.591-592.

Fra il giugno e l'ottobre 1082 Boemondo conquista la Macedonia occidentale e la Tessaglia. Pone l'assedio a Larissa.

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Lo sposalizio di Anna Comnena, figlia primogenita di Alessio I, con Costantino Ducas Porfirogenito nel 1083 mira a far rientrare nella famiglia dei Comneni i diritti dei Ducas; mentre nella primavera del 1083 Alessio I riesce con uno stratagemma a distruggere l'accampamento di Boemondo, da cui la ritirata di Boemondo a Castoria e il suo rientro in Italia alla ricerca di rinforzi. Alessio I riesce pertanto a rioccupare Castoria. Nell'autunno-inverno 1084 la flotta bizantina subisce una disfatta nei pressi dell'isola di Corf`. Roberto il Guiscardo entra nel golfo di Arta e viene fermato da una pestilenza che scoppia nell'armata normanna. Nel 1085 Ruggero, fratello di Roberto il Guiscardo, occupa l'isola di Cefalonia dove } raggiunto dal fratello Roberto che il 17 luglio 1083 decede. Il passaggio della I crociata fra il 20 luglio 1096 e la primavera del 1097, mentre favorisce una ripresa di controllo bizantino in Anatolia, apre il grave problema della conversione dell'impero bizantino all'idea di crociata, che la presenza dei normanni rendeva sospetta agli occhi della corte costantinopolitana. La lotta fra Boemondo e Raimondo di Tolosa nel 1099-1104 per il possesso di Antiochia si scontra con la rivendicazione bizantina che Alessio I intendeva far valere sulle citt{ conquistate dai crociati. Nel 1100 Boemondo, prigioniero dei turchi, viene riscattato ma i crociati subiscono una grave sconfitta ad Harran per opera dei turchi. I bizantini ne approfittano per riconquistare altre citt{ oltre Antiochia, sia sulla costa sia nell'interno: Tarso, Adana, Mamistra, Laodicea, Tripoli di Siria (1104). Boemondo lascia ad Antiochia il contingente normanno con alla testa Tancredi; torna in Italia, di nascosto dei bizantini che lo credono morto e raduna un esercito con cui aggredire Alessio I. Nel 1105-1107 Boemondo in Italia organizza le operazioni di

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guerra e il 9 ottobre 1107 sbarca ad Avlona ponendo l'assedio a Durazzo. Alessio I pone il blocco all'armata di Boemondo e finisce per costringere Boemondo alla capitolazione. Nel trattato di Deabolis, nel 1108, Boemondo riconosce la autorit{ di Bisanzio e riceve il principato di Antiochia in feudo dall'imperatore, con l'obbligo di prestare il suo aiuto all'imperatore in qualit di vassallo. Alla morte di Boemondo in Italia il 6 marzo 1111 il figlio Tancredi non riconosce il trattato di Deabolis e rivendica il titolo di Antiochia. Il 18 aprile 1111 viene stipulato il trattato commerciale fra Bisanzio e Pisa in funzione di contenimento dei veneziani troppo strettamente legati agli interessi dei crociati in Levante. Gli interessi veneziani non si confondono con quelli bizantini se nel 1099 a Venezia viene ordinata la organizzazione di un contingente dalmatico e di una spedizione navale in soccorso di Goffredo di Buglione, spedizione che part dall'Adriatco alla volta di Rodi al comando di Giovanni Michiel, figlio del doge, e di Arrigo Contarini, vescovo di Castello. A Rodi avvenne uno scontro con le truppe bizantine che tentavano di impedire il soccorso veneziano ai crociati. Nel giugno 1100 la flotta veneziana entra nella baia di Giaffa e, dopo la morte del Buglione il 18 luglio 1100 e la partecipazione all'assedio di Giaffa e di Caifa, i veneziani rientrano, arrivando a Castello il 6 dicembre 1100. Ma gi nel 1101 i veneziani si alleano con gli ungheresi per reprimere le imprese piratesche dei normanni sulla costa dalmatica mentre il conflitto territoriale con Bisanzio si apre anche formalmente con il riconoscimento dell'imperatore occidentale Enrico IV, il 20 maggio 1111, della sovranit veneziana su parti dell'Istria, della Dalmazia e della Croazia,

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regioni di influenza storica dell'arcontato e poi del tema di Dalmazia. Verso la fine del 1111 il doge allestisce una flotta in soccorso di Baldovino I di Gerusalemme che giunge per quando il re di Gerusalemme, aiutato dal principe di Norvegia, ha gi avuto ragione dei musulmani asserragliati in Sidone. Baldovino I cede ai veneziani una parte della citt di san Giovanni d'Acri e concede il diritto di avere un magistrato locale, una chiesa, una strada, un forno, un bagno veneziano; consente anche l'uso di pesi e misure veneziani in tutti i possedimenti orientali della Cristianit. La conversione veneziana all'idea di crociata si traduce pertanto in un potenziamento degli stabilimenti commerciali in Levante, che acquisiscono quei margini di autogoverno e quasi di extraterritorialit che furono determinanti per il maturare di una mentalit politica volta alla occupazione militare e al controllo politico del territorio in cui si esercita il commercio. Nel 1115-1116 la ribellione dei domini veneziani in Dalmazia induce i veneziani al recupero di Zara mediante una spedizione militare. 3 - Lo scacchiere adriatico ai tempi di Giovanni II Comneno Assieme alla politica di espansionismo dalmatico Venezia persegue la sua difesa militare della Crociata e nel 1122, ottemperando agli appelli del papa e della corte latina di Gerusalemme, Venezia prepara un flotta che nel 1123 approd a Cipro e alla fine del maggio 1123 ad Accon. Il 30 maggio gli

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egiziani di Ascalona furono disfatti. Il 7 luglio 1124 avviene la conquista di Tiro di cui un terzo fu ceduto ai veneziani. Venezia si crea dunque una solida testa di ponte per la propria espansione commerciale in Oriente, anche ai danni di Genova e di Pisa. Di fronte alla aggressivit veneziana e al coinvolgimento nella prassi della crociata, che preoccupa l'impero bizantino, nell'ottobre 1124 nell'isola di Rodi si aprono le ostilit fra i bizantini e i veneziani. L'imperatore Giovanni Comneno in posizione di forza per i suoi successi in Serbia nel 1123, quando alla morte di Costantino Bodin l'imperatore interviene riuscendo a sottomettere il paese; l'imperatore non costretto ad occuparsi dei Selgiuchidi concentrati nelle contese intestine per il predominio fra i capi turchi in Anatolia, il sultano di Iconio Masud, l'emiro danismendita di Sebaste Malik Ghazi e l'emiro di Melitene Togrul Arslan. Sembra pertanto a Giovanni comneno il momento per liberarsi della invadenza veneziana; rifiuta di rinnovare i privilegi concessi nel 1082 da Alessio I; ma le spedizioni militari veneziane contro le isole del'Egeo e le coste

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della Dalmazia fra il 1124 e il 1126 e gli interessi prevalenti della politica antinormanna inducono nell'agosto 1126 Giovanni Comneno a rinnovare i privilegi commerciali. Nell'agosto 1137-primi mesi del 1138 Giovanni II rivendica i diritti sul principato normanno di Antiochia e compie una spedizione contro Raimondo di Poitiers, genero di Boemondo II impossessandosi della citt; al tempo stesso aderisce alla alleanza di Lotario, di papa Innocenzo II e di Venezia contro Ruggero II. La spedizione in Italia Meridionale di Lotario II non riesce; Ruggero II riconquista la Puglia e giunge anche a catturare il 22 luglio 1139 papa Innocenzo II, sconfitto sul Garigliano. Prigioniero del re di Sicilia, il papa deve riguadagnarsi la libert{ a prezzo del riconoscimento il 27 luglio 1139 di Ruggero II come re di Sicilia, duca di Puglia e principe di Capua. Nel 1140-1142 si rinnovano le trattative di Giovanni II per una alleanza con Corrado III di Hohenstaufen contro Ruggero II, alleanza sancita dalle nozze di Manuele con Berta di Sulzbach, effettivamente avvenute nel 1146. 4 - La politica di Manuele I Comneno Nel 1143-1144 Manuele I Comneno fa scorrerie nel territorio di Antiochia e quando il governatore turco Zengi di Mossul si impadronisce di Edessa, il 23 dicembre 1144, non porta aiuto a Raimondo di Poitiers principe di Antiochia. L'adesione di Corrado III alla II crociata, decisa alla dieta di Spira il 25 dicembre 1147, vanifica i progetti di Manuele I di una convergenza di alleati occidentali contro Ruggero II di Sicilia. Nell'autunno del 1147 Ruggero II di Sicilia intraprende una spedizione navale con equipaggi arabo-normanni contro i possessi bizantini. Egli riesce a conquistare Corf` e Nauplia,

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sbarca a Corinto, saccheggia il territorio tebano e rientra in Sicilia con un grande bottino. Nel ll47-1148 Manuele I Comneno, di fronte alla disastrosa invasione normanna, ricorre all'aiuto della flotta veneziana e apre in cambio al commercio veneziano i porti non inclusi nel crisobollo del 1082: Cipro, Candia e Afrodisia-Megalopoli. Nel 1148 i veneziani riconquistano Corf` per conto dell'imperatore. Nel 1149 Manuele I riesce anche nell'intento di rinnovare la alleanza con Corrado III contro il re Ruggero II di Sicilia. Corrado III nel corso dell'inverno porta la guerra in Italia meridionale contro i normanni. Nel 1151 Corrado III occupa Ancona e si allea con i vassalli normanni della Puglia. Intanto Manuele I nel 1151-1156 costringe la Serbia, ribellatasi con l'appoggio di re Geiza d'Ungheria, a riconoscere l'autorit{ di Bisanzio. All'atto della successione di Guglielmo I in Sicilia il 4 aprile 1154 Manuele I respinge la richiesta di pace del normanno. 5 - Ancona e le citt{ dell'Adriatico nella politica italiana di Manuele I L'importanza economica e politica degli interessi mercantili all'interno del ceto aristocratico anconetano risulta non per applicazione di modelli esterni alla citt{, come sostiene Abulafia, ma proprio dall'esame della politica di Ancona nei confronti di Venezia e di Costantinopoli. Nel corso del XII secolo si determinarono frequenti crisi belliche fra le due citt{ marinare: nel 1151, 1173, 1180, 1185-1186, 1196. Venezia cominci| per tempo ad interessarsi da vicino delle cose della Marca anconetana; si intromise nei contrasti fra le minori citt marinare marchigiane, quali Pesaro e Fano, assumendo il ruolo di garante e protettrice: i patti del l marzo e del l6 febbraio 1141 mostrano

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Venezia porre la premessa per un intervento militare contro Ancona anche attraverso la garanzia dell'autonomia delle forze locali. La guerra tra veneziani e anconetani nel 1151 era stata seguita da una pace e da un privilegio commerciale del doge Domenico Morosini e del popolo di Venezia nel giugno e agosto 1152. Ma la concorrenza commerciale, sostenuta da una vera e propria guerra di corsa, condotta privatamente dai patroni delle navi, doveva riaprire rapidamente il conflitto fra le due citt{: il doge cronista del XIV secolo Andrea Dandolo nella sua Chronica brevis parla di Anchonitanorum arrogancia in riferimento ai contrasti veneto-anconetani della met del XII secolo. Ancona sfidava Venezia appoggiandosi alla potenza bizantina proprio negli anni in cui questa consolidava ed estendeva il proprio dominio in Dalmazia. Ancona aveva trovato conveniente divenire "la base dell'azione diplomatica e militare bizantina in Italia" (Borsari) durante tutto l'arco della politica italiana di Manuele Comneno, cio} dal 1149 al 1176 circa. Giovanni Cinnamo afferma: epineion de Italias estin o Ancon e la mostra in azione come hormeterion cio "base" bizantina in Italia. Manuele Comneno attorno al 1149 aveva mirato a restaurare il dominio bizantino nell'Italia meridionale, per risolvere l'annoso problema del contenimento dell'espansionismo normanno. Di fronte ai gravi contrasti che si erano aperti fra Adriano IV prima, Alessandro III poi e l'imperatore occidentale Federico I, aveva successivamente accarezzato il progetto di ristabilire l'unit imperiale; con le parole di Classen "voleva cio} essere riconosciuto dal papa e da tutti i sovrani dell'occidente come unico imperatore romano al posto dello svevo scismatico", progetto che persegu negoziando con Alessandro III l'unit delle chiese, ma soprattutto esplicando una intensa attivit diplomatica presso signori e citt italiane e occidentali. Manuele in questa

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fase della sua politica sostenne finanziariamente lo sforzo bellico dei comuni italiani contro il Barbarossa, fece di Ancona il centro della attivit dei suoi inviati. Una prima flotta bizantina era scesa alla fonda ad Ancona nel 1149, al comando del megas domestikos Giovanni Axuch, un turco antico favorito di Giovanni Comneno. Nel 1155 una seconda flotta bizantina, guidata da Giovanni Ducas, probabilmente figlio minore di Anna Comnena e quindi cugino di Manuele, e Michele Paleologo era nel porto di Ancona, in vista di una spedizione antinormanna, cui avrebbe dovuto partecipare anche il Barbarossa; ma che poi non ebbe luogo. Nel 1155-1158 i romei sbarcano ad Ancona e il loro comandante Michele Paleologo si accorda con i vassalli normanni che gli consentono di invadere la Puglia; si verificano pertanto le riconquiste bizantine di Bari, Trani, Barletta. Il papa Adriano IV si affianca militarmente ai bizantini. Giovanni Ducas, successore del Paleologo nel comando italiano, continua le operazioni militari fino a Taranto e a Brindisi. Nel 1157 Alessio Axuch, Andrea di Rupecanina e Costantino Opos cercarono di promuovere una spedizone antinormanna dei signori locali italiani. Ma nel 1158 Manuele I costretto a trattare la pace con Guglielmo I poich la flotta romea viene sconfitta dai Normanni nei pressi dell'Eubea e al tempo stesso l'esercito bizantino viene sconfitto a Brindisi. Nel 1157-1158 Ancona stipul| un trattato con Manuele Comneno in cui, pur dichiarando di non voler aprire le ostilit contro il rex ton Alamanon, si impegnava ad ospitare i rappresentanti diplomatici dell'imperatore orientale e a custodirne gli ingenti mezzi finanziari che il basileus poneva a disposizione della sua politica italiana. I legati bizantini avevano dovuto lasciare la citt in seguito alla seconda discesa in Italia di Federico Barbarossa. Nel 1167 il Barbarossa, perfettamente

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consapevole del pericolo rappresentato dalla influenza greca sulla citt marittime, dove i legati bizantini si adoperavano "ut civitates maritimas, quod saepius antehac attemptatum novimus, seu vi seu dolo sub Graecorum redigerent ditionem" (1) cerc| di risolvere il problema di Ancona, ormai manifestamente entrata nella sfera di influenza bizantina, ponendo un primo assedio alla citt, che dovette essere tolto dopo tre settimane. L'arrogancia di cui parla il Dandolo era fatta anche di protezione politica e assistenza economica bizantina; proprio nel periodo cruciale in cui il basileus Manuele Comneno tenta di infliggere un colpo decisivo agli interessi commerciali veneziani in Romania, con il sequestro dei capitali e l'arresto dei veneziani nel 1171. L'aristocrazia consolare anconetana, legata agli interessi dei grandi mercanti, non manc di percepire nel quadro dei traffici orientali la possibilit di rapida espansione e penetrazione commerciale nel vuoto lasciato dai veneziani. La partecipazione veneziana all'assedio del 1173 sembrerebbe anzi determinata dall'atteggiamento assunto dagli anconetani che, in seguito all'episodio del 1171, avrebbero aperto la guerra di corsa contro i veneziani. Boncompagno da Signa registra puntualmente l'insanabile contrasto fra anconetani e veneziani "qui semper quodam speciali odio Anchonam oderunt" con un termine che ricorre anche nell'Historia Ducum Veneticorum. N] gli sfuggono i termini della politica italiana di Manuele Comneno: Imperabat enim tunc in urbe Constantinopolitana serenissimus Hemanuel, qui miserat istum (cio il legato greco) in Italiam, ut compararet quasdam civitates et bona civium, et eisdem postmodum suo nomine redderet in feudum". L'interpretazione in chiave occidentale del donativo di Manuele, per cui ci troveremmo di fronte ad una

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oblazione dei signori locali in cambio di un premio in denaro, forse da ricondursi all'uso bizantino della roga, biennale o (1) cfr. qui p. 00 n.0. quadriennale che fosse il versamento. (1) Questa volont di Manuele di legare a s, al riconoscimento della propria monarchia universale, gli esponenti dell'occidente latino attraverso le forme di soggezione tipiche del mondo feudale, ci confermata da Niceta Coniata, secondo il quale i legati imperiali in Italia condussero a termine le loro missioni "sia che fosse tirare nella sua amicizia (philia) alcuni, che denominano lizioi, sia che fosse qualcos'altro utile ai Romei". Il concetto di philia-amicitia era, secondo il pensiero politico bizantino, il nucleo ideale di un effettivo e spontaneo riconoscimento di superiore sovranit dell'autocrate bizantino; atto formale cui le citt italiane o singoli personaggi del mondo feudale si piegavano in cambio di concreti vantaggi economici sotto forma di privilegi commerciali e sovvenzioni ed anche per ottenere una sorta di legalizzazione della propria autonomia politica, nel momento in cui l'imperatore tedesco attenta pi duramente alle autonomie comunali ed esige pesanti tributi. I capitali che il ceto consolare anconetano ottenne dall'impero orientale si tradussero certamente in un potenziamento degli investimenti mercantili e in una tonificazione della circolazione monetaria, cio in lavoro e in espansione economica: in questo sfondo va colta la solenne celebrazione che nel Liber de obsidione Ancone, opera che riflette gli umori e gli orientamenti dei notabili cittadini legati al vecchio ceto consolare, Boncompagno da Signa assume larghezza imperiale a movente di lievitazione sociale nella marca anconetana all'insegna della filantropia imperiale.

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L'importanza di Ancona nello scacchiere politico di Manuele dimostrata anche dalla qualit dei personaggi cui confidata la politica imperiale verso la citt. L'assedio di Ancona del 1173 venne sostenuto dalla presenza del sebastos Costantino Ducas, marito di una figlia del sebastocratore Isacco, fratello di Manuele Comneno e duca dei possedimenti bizantini dell'altra costa dell'Adriatico, dalla Dalmazia all'Albania. La pace di Venezia nel 1177 riavvicinando imperatore e papa permise al Barbarossa e al suo successore di riprendere "il vigoroso esercizio dell'autorit imperiale" (Fasoli) nella Marca di Ancona attraverso i marchesi imperiali, quali Corrado di Luetzlhard e in seguito il famigerato Marcovaldo di Anweiler. Il vantaggio pi consistente per Ancona furono una serie di privilegi di carattere commerciale riassunti nella isopolitia concessa da Manuele Comneno agli anconetani, da intendersi forse come adeguazione degli obblighi fiscali dei mercanti anconetani alla misura comune ai sudditi bizantini e come facolt di residenza nei centri bizantini. Il quartiere e la chiesa di Santo Stefano degli Anconetani a Costantinopoli, alla fine del XII secolo, restavano realizzazioni importanti e durature nello sviluppo della citt adriatica. Nel corso del XII secolo anche le citt dalmatiche conoscono una estensione della loro rete commerciale sotto la protezione bizantina. Ragusa, che secondo Krekic sembra ancora riconoscere una forma di sovranit bizantina, entra in rapporto con molte citt{ italiane, dalmatiche e istriane: con Molfetta nel 1148, con Pisa nel 1169, con Ravenna ed Ancona nel 1188, con Fano nel 1199, con Bari e Monopoli nel 1201, con Termoli nel 1203, con Rovigno in Istria nel 1190 ma anche con Almissa e Cattaro in Dalmazia. D'altra parte inizia la penetrazione commerciale

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(1) Cfr. HENDY, op. cit., pp.187-191. balcanica come mostrano i trattati con la Serbia del 1186, con la Zaclumia nel 1186 e 1190 e con la Bosnia nel 1199. Sospetto invece il documento di accordo commerciale con Isacco II Angelo del 1192. Ragusa assume una funzione mediatrice fra l'interno della penisola balcanica e alcune citt adriatiche, ma senza entrare in conflitto con gli interessi veneziani. Mentre fra XI e XII secolo il movimento delle crociate produsse anche un rafforzamento del commercio balcanico, nel corso del XII secolo le altre citt dalmatiche che per un breve periodo riconobbero la sovranit bizantina furono in grado di estendere la loro partecipazione al segmento del commercio internazionale nel settore adriatico e balcanico, nella Croazia e nella Serbia. Spalato verso la fine del secolo ottenne da Stefano Nemanja gran zupano di Serbia privilegi e facilitazioni commerciali. Il grande cambiamento ebbe luogo nell'XI secolo allorch tutta la penisola venne a trovarsi sotto il controllo politico dell'impero bizantino. Le strade verso l'Europa centrale divennero pi` sicure e Venezia prese ad occupare nel commercio internazionale un ruolo di grande importanza, contribuendo ad accentuare la funzione delle vie commerciali minori lungo i bordi della penisola balcanica. L'Adriatico era la rotta veneziana per eccellenza che portava verso il Peloponneso e attraverso l'Egeo a Costantinopoli o lungo l'isola di Creta, ma talvolta anche Cipro, in Siria, Palestina ed Egitto. La grande poltica continentale dei Comneni nei Balcani si tradusse anche in una ripresa di circolazione di merci e di uomini e in un potenziamento del fenomeno urbano sulle coste dell'Adriatico, al di l dei conflitti interni fra le varie citt, segno inquietante ma certo di espansione economica.

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6 - La politica di Manuele I Comneno verso i Veneziani Nel 1150 Venezia ottiene mediante l'invio di una flotta il rinnovo del giuramento di sudditanza a Venezia dei possedimenti dalmatici. La politica antinormanna cementa la unione fra bizantini e veneziani. Ancona rientra in un progetto di cooperazione fra Manuele Comneno e Federico Barbarossa subito dopo il 1152, quando si sperava di rinnovare il trattato stipulato a Costantinopoli da Corrado III al passaggio della seconda crociata: si prevedeva un attacco contro il regno normanno in una alleanza che comprendeva anche un legame matrimoniale che comportava la Italia come dote della porfirogenita Maria. Forse si prevedeva una spartizione del regno di Sicilia con la restituzione della Puglia ai bizantini sotto forma di un tema di Italia. I veneziani sono spinti ad entrare in questo progetto di invasione della Puglia a causa della politica normanna verso orf e la Grecia, cio} di fronte al timonre di una conquista normanna volta al controllo dello stretto. La riconquista bizantina di Corf`, con l'aiuto veneziano, rese pi` lontano il pericolo del controllo normanno dello stretto e quindi l'interesse veneziano ad una impresa antinortmanna tendeva a venir meno, di fronte alla prospettiva di un controllo bizantino della Puglia. La morte di Ruggero II nel 1154 favor l'irrequietezza dei baroni insoddisfatti del centralismo regio mentre le citt di Puglia vedevano possibilit di consolidamento delle loro autonomie nel senso di altre citt adriatiche sotto influenza bizantina. In tale contesto le citt della costa adriatica divennero per i bizantini significative controparti politiche anche nel ruolo di basi militari per le truppe da inviare in Puglia; la notizia dello Chalandon sul ruolo di Fano nella politica di Manuele ha un

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significato nel quadro adriatico dell'imperatore e trova riscontro nel ruolo assunto da Ancona dopo il 1157, quando la difficolt di rapporto fra Venezia e Manuele Comneno diviene secondo il Cinnamo il motivo per cui l'imperatore "pens essere fondamentale avanzare pretese su Ancona donde potesse umiliare l'orogoglio veneziano e da dove condurre facilissimamanete guerre in Italia. Per questo motivo invi Alessio (Axuchos) con molto denaro ad Ancona". Questo denaro suscitava il sospetto della corte occidentale che non credeva tali somme finalizzate alla sola campagna contro i Normanni, se Rahewino dichiara che "in realt{ (tale denaro doveva servire) a ricondurre sotto la signoria dei Greci le citt della costa, cosa che pi volte prima sappiamo essere stato attentato, sia con la forza sia con il dolo" (1). Nel 1167 l'influenza balcanica di Manuele si riafferma con la spedizione contro l'Ungheria sotto il comando di Andronico Kontostefano: Stefano III di Ungheria viene sconfitto a Semlin e i bizantini rimangono in saldo possesso della Dalmazia, della Bosnia e di parte della Croazia. E' il momento questo fra il 11671170 dei ripetuti tentativi di Manuele I di suscitare una guerra contro Federico I Barbarossa. Nel 1171 Manuele medita addirittura un rovesciamento di alleanze negoziando il matrimonio della propria figlia, Maria Porfirogenita vedova di Bela di Ungheria, con Guglielmo II. Il ritiro della proposta provoca per| lo sdegno della corte normanna. Il 12 marzo 1171 Manuele I Comneno ordina la confisca delle navi e delle propriet veneziane nonch l'arresto dei mercanti veneziani a Costantinopoli e in tutto l'impero. Il danno fu di quindici kentenaria mentre gli arrestati sarebbero stati10.000. Il capitale di traffico, cio navi e merci, per lo Hendy calcolabile in 345.000 iperperi di cui il capitale di traffico 230.000 iperperi, (400.000 per Borsari) per un complesso di 50 navi e un reddito del fisco, al

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tasso del patto del 992, di 850 iperperi annui. (1) Le rappresaglie veneziane non si fanno attendere: incursioni nelle citt dalmatiche e sbarco in Eubea, occupazioni delle isole di Chio e di Lesbo. Lo scoppio della pestilenza negli equipaggi veneziani costringe i veneziani a ritornare in laguna. I rapporti venetobizantini risultano di fatto sospesi per una decina d'anni e non furono formalmente ripresi fino ai trattati del 1187/9. Le citt adriatiche, egemonizzate dal monopolio veneziano sostenuto con una vigorosa politica di deterrenza militare, rialzano il capo e nel 1171 scoppia la ribellione delle citt dalmatiche, che per rientra in seguito alla spedizione veneziana contro Zara. Come ritorsione contro l'impero bizantino Venezia invia alla fine di maggio del 1172 una spedizione navale contro le isole ionie che per| fallisce a causa della peste e di una tempesta a sud di Sciro. Nel 1173 il Barbarossa muove guerra ai bizantini ponendo l'assedio ad Ancona e spinge contemporaneamente il sultano di Iconio ad attaccare i territori bizantini d'Asia Minore. Il 5 settembre 1175 si assiste ad un rovesciamento decisivo di fronti, con la alleanza veneziana con i normanni ai danni del'impero bizantino. Nel 1176 Manuele I Comneno ristabilisce i privilegi commerciali veneziani e assicura il pagamento di 1.400 libbre d'oro in riparazione dei danni del 1171. Gli eventi del 1198-1204, con la adesione di Venezia alla IV crociata, segnano il coronamento della politica adriatica di Venezia nei suoi rapporti con l'impero orientale. Il dirottamento su Zara, ribelle ancora una volta al dominio veneziano, e la decisione presa nel marzo 1204 di dar vita all'impero latino di Costantinopoli realizzano il controllo commerciale e militare dell'Adriatico in funzione veneziana saldando ad esso strettamente il controllo politico del mercato orientale, vero e

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proprio centro di sbocco commerciale e di approvvigionamento mercantile dell'area adriatica. 7 - Da Manuele I a Andronico I Comneno Serrato nella morsa dell'espansionismo occidentale e dell'invasione turca, fin dall'ormai lontano l071; l'impero romeo aveva fronteggiato con fortuna i due avversari e grazie all'opera (1) M.G.H. in usum scholarum, Hannover 1876, II, 190. Cfr. qui p. 000. (2) HENDY, op. cit., pp. 593-595, ma non utilizza S. BORSARI, Il commercio veneziano nell'Impero bizantino nel XII secolo, in "Rivista Storica Italiana", 76(1964), pp.982-987 e ID., Il crisobullo di Alessio I per Venezia, in "Annali dell'Istituto Italiano per gli studi storici", 2(1970), pp. 111-131; ID., Per la storia del commercio veneziano col mondo bizantino nel XII secolo, in "Rivista Storica Italiana", 88 (1976), pp. 104-126. Le due valutazioni complessive differiscono sulla quota destinata al commercio (il totale per il Borsari). di Alessio I Comneno e del figlio Giovanni, lo stato aveva riguadagnato un suo spazio nella penisola balcanica e nella Turchia occidentale, lasciando in eredit a Manuele I il compito di proseguire in questa opera di riconquista, che tanto bene si accordava, da un punto di vista ideale, con il programma ecumenico implicito nella funzione di basileus. In tal senso la critica della epistola del prete Gianni alle pretese universalistiche dell'impero orientale rientra nel quadro dello scontro fra i due imperi.

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Non a caso l'indagine del Brand delimitata fra il 1180, che con la morte dell'ambizioso Manuele segnava la fine di ogni possibile programma bizantino di impero universale, in cui si esprimeva la esigenza della riconquista dello spazio anteriore al 1071, e il 1204, anno della conquista latina di Costantinopoli, che framment| la ecumene romea in un instabile aggregato di stati latini e greci, da cui non pot pi emergere una grande potenza mediterranea romea. Quando il Brand dichiara l'assoluta preminenza della classe magnatizia dei latifondisti e il contraccolpo terribile che per essa rappresent| la perdita dell'Asia Minore alla fine dell'XI secolo, tema che ora lo Hendy tende a vanificare mediante il suo discorso geografico sulla zone economicamente significative dell'Anatolia, restate in mano bizantina, il Brand pone l'accento su di un problema sociale gi proposto dal Levtchenko nel 1949 e che ebbe certo riflessi politici notevoli nella crisi dello stato quale si rivel alla fine dell'XI secolo; crisi messa a fuoco nell'attenzione degli storici maggiori da Neumann ad Ostrogorsky nel pi appariscente contrasto fra aristocrazia civile e aristocrazia militare, la abile tesi di Psello, aspetto culminante delle convulsioni di un intero mondo aristocratico, cui, sottratta la terra, non restava che la eliminazione di parte dei suoi membri: non esiste, per Bisanzio, una storia della nobilt povera, la cui funzione per converso meglio indagata per l'Occidente latino. Se il problema di difficile accertamento storiografico, forse, legato com' alla possibilit di disporre di una prosopografia esaustiva dell'impero romeo, pu per valere come indice dei concreti problemi di sopravvivenza di un clan aristocratico proprio la vicenda della famiglia fra le pi attive alla fine dell'XI secolo inizi del XII secolo, quei Comneni i cui latifondi si accentravano attorno a Castamone (Kastamuni); l'episodio di Alessio, il futuro Alessio I

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Comneno, che plutarchescamente piange sulle rovine non di Cartagine ma della villa di suo nonno a Castamone, devastata dai Turchi, ci chiarisce bene lo stato d'animo di un aristocratico spodestato del suo dominio fondiario, che potere politico ancor prima che disponibilit economica. I contadini che, scortolo di lungi, chiamano i turchi dei dintorni contro di lui, la dicono lunga sui rapporti sociali fra signori e servi (1). Gi il Lamma di La fine dei Comneni e l'eredit storica di Manuele aveva sottolineato la ambiziosa politica universalistica di Manuele, in contrasto con l'universalismo occidentale espresso con uguale fierezza e pertinacia propagandistica dal Barbarossa. Manuele nel 1189-1190 era sembrato vicino alla realizzazione dei suoi grandiosi progetti: per l'impero bizantino si trattava di un programma universalistico non casuale e difficilmente eludibile in questo momento, come ben rileva l'Ostrogorsky, programma in cui si inquadra il problema della soluzione che l'imperatore voleva dare alla questione dell'espansionismo normanno. 8 - I problemi insoluti dell'impero bizantino I problemi pi gravi che la morte di Manuele riproponeva avevano acquistato la loro fisionomia definitiva proprio negli ultimi anni del suo lungo regno, dal 1171 al 1177; il primo e, in prospettiva, pi grave era quello della politica latina dell'imperatore, con le sue apparenti contraddizioni. Manuele, che potr essere accusato da Niceta Coniata di essere stato filolatino, aveva tentato di sbarazzare l'impero dell'ipoteca venziana con il colpo di mano del 12 marzo 1171. Questo aspetto della politica latina di Manuele dovette essere concepito in termini di squisito opportunismo, a breve scadenza, e al tempo stesso di pi larga e

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consapevole prospettiva storica. L'operazione quale fu eseguita, cio con l'"ingannevole" invito diramato verso il 1170 ai mercanti veneziani di portare liberamente i loro capitali di traffico in Romania, come vogliono le fonti veneziane, per il significativo riscontro che trova nel patto dell'ottobre 1169 e nella convenzione del luglio-agosto 1170 con Genova, che port| al ristabilimento del quartiere genovese di Coparion a Costantinopoli, fece pensare agli storici moderni, sulle orme degli autori veneziani pi antichi, a una frode del basileus, giocata ai danni di veneziani come genovesi. I fatti sono noti: la colonia veneziana di Costantinopoli, astiosa contro i genovesi che l'impero bizantino usava come contrappeso al prepotere commerciale veneziano, assalt e saccheggi il quartiere genovese di Coparion, fornendo al basileus un plausibile pretesto di intervento. Con una concertatissima azione di polizia, svolta simultaneamente in tutto il territorio dell'impero oltre che a Costantinopoli, Manuele faceva arrestare tutti i mercanti veneziani e faceva loro confiscare i beni. Si realizza cos un ottimo profitto finanziario, contro il parere del Cessi per il quale "non il caso di pensare a gravi dissidi fra Veneziani e impero d'oriente, a profonde antitesi politiche, oppure a meschino espediente per (1) NIC. BRYEN. hyle hist., II, 26. sopperire a necessit finanziarie contingenti"; profitto ai danni dei mercanti, soprattutto veneziani, forse indirettamente anche dei genovesi, i cui capitali di traffico erano finiti in mano veneziana. Ma di certo il basileus avr prima fatto il calcolo delle conseguenze politiche dell'operazione che, assumendo come punto fisso la presenza di uno stato bizantino forte militarmente, quale era appunto lo stato del 1171, dopo la fortunata conclusione delle campagne balcaniche, avrebbe alla lunga imposto un

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dirottamento del colonialismo veneziano verso i paesi orientali non romei dalla Siria all'Egitto, il che di fatto si verific. Contrariamente a quanto dichiara nella prima met del XIII secolo l'estensore della Historia Ducum Veneticorum, non pare che Manuele si preoccupasse troppo neppure del riavvicinamento veneto-normanno, che ebbe poi a prodursi nel 1175, segno che disponeva di una flotta, come del resto dimostr la sfortunata campagna del 1176, un'azione navale concertata con i Franchi di Siria contro l'Egitto. Manuele contava di non aver pi bisogno dei veneziani per contenere l'espansionismo normanno, contrariamente a quanto aveva dovuto fare nel 1148 per la riconquista di Corf, quei veneziani che avevano sostanzialmente contribuito al fallimento della politica italiana di Manuele negli anni '50 e che ne avevano del pari contrastata la fortunata affermazione in Dalmazia. Manuele oper una distinzione fra bourghesioi cio veneziani residenti, socialmente inquadrati nell'impero mediante un regime di prestazioni soprattutto militari e mercanti, che commerciavano al riparo di privilegi immunitari. Verso i primi Manuele dovette venire ad una forma di accomodamento che potrebbe essere rispecchiata nelle affermazioni di alcuni cronisti veneziani, fra cui Marco del 1292, secondo cui Manuele ancor prima del 1175, cio dell'accordo fra veneziani e normanni di Sicilia fece rilasciare i prigionieri e fece la pace con Venezia. Il succedersi di ambascerie interlocutorie fra il 1171 e il 1174 da Venezia a Costantinopoli, l'ambasceria del ll84 non fu la prima, come crede il Brand, l'inutile tentativo di ritorsione bellicistica di Vitale Michiel - che anzi con il suo fallimento apr una complessa crisi costituzionale nell'ambito del ducato - sono fatti che dimostrano quanto bene Manuele avesse calcolato il momento di scrollarsi di dosso il colonialismo veneziano.

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L'impero bizantino del 1171-1175 poteva guardare senza timore all'odio e allo spirito di rivalsa che covava in una parte dell'aristocrazia mercantile lagunare, isolata fra i due imperi, in cerca di nuovi sbocchi, in Sicilia e in Africa, contrastata nello stesso Adriatico da pisani e anconetani, odio e spirito di rivalsa simboleggiati nella leggenda di Enrico Dandolo, futuro conquistatore di Costantinopoli, fatto proditoriamente accecare da Manuele durante una delle inconcludenti ambascerie veneziane di quegli anni. 9 - Il fallimento della politica antiturca di Manuele I successori di Manuele, da Andronico ad Alessio III, dovettero tornare a negoziare l'alleanza navale veneziana, perch, dopo il 1176, venne meno il presupposto di Manuele: uno stato romeo forte. Questo fu l'esito della politica di Manuele nei confronti del sultanato di Iconio. Durante gli anni dei suoi pressanti impegni balcanici Manuele aveva assistito alla spietata opera di riunificazione del sultanato di ar-Rum, efficacemente condotta a termine dal secondo Kilig Arslan (1155-1192). Nel 1161 Manuele aveva dovuto concludere una pace con il sultano, che fra il 1168 -anno di morte di Yakub Arslan, ultimo emiro danismendita - e il 1174 - anno di morte dell'atabek di Mossul Nur ed-Din - era riuscito ad unificare gli emirati di ar-Rum, da Ancara a Sivas. La sconfitta del 17 settembre 1176, che ferm| nella clisure di Tzibystra presso Myriocephalon il poderoso esercito che avrebbe dovuto porre l'assedio a Iconio (Konya), con la mira di chiudere il problema dell'insediamento turco in Anatolia, ebbe conseguenze notevoli, non tanto forse sul piano militare, malgrado quanto si sostenga a volte sulle orme

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dell'apocalittico giudizio del Vasiliev, vero solo in pi ampia prospettiva: bisogna infatti tener presente che il prezzo maggiore in uomini fu pagato probabilmente dagli Ungheresi e dai Serbi. "Sembra davvero che la politica balcanica dell'imperatore stia dando i suoi frutti" ebbe a scrivere il Lamma; mentre il trattato con cui si risolse la sconfitta, cio lo smantellamento di Dorileo (circa Eskisehir) e di Subleo (Homa), vale a dire il ritorno alla situazione della fraontiera romeo-turca anteriormente al 1174, significa che la vittoria turca, pur cos sanguinosa, non fu materialmente schiacciante. L'effettivo svolgimento della battaglia nel Coniata e nella ricostruzione dello Chalandon, mostra che vero, su un piano storico a posteriori, il giudizio del Brand per cui "potere e reputazione bizantini erano in rovina e l'intero sforzo dei Comneni per riconquistare l'Anatolia era ridotto a zero"; in realt il prosieguo delle operazioni militari dimostra che la potenza militare bizantina era in grado di respingere e contenere l'invasione turca, o meglio le scorrerie razziatorie e puntive, succedute a Myriocephalon. Meglio calibrato sembra il giudizio del Lamma: "Pu anche essere che il risultato militare, e soprattutto quello politico, non fossero immediatamente disastrosi, ma non aver vinto la battaglia che doveva essere il coronamento di tutta una vita, finisce per testimoniare il fallimento di una direttiva" cio direi la fine della riconquista comnena dell'Asia Minore, tema che lo Hendy va per ora sostanzialmente circoscrivendo alla luce di considerazioni sulle qualit del territorio anatolico in rapporto alle condizioni climatiche. Si persero insomma territori non molto significativi sul piano economico e si conservarono i centri demici ed economici pi significativi. Foriera di ancora pi gravi preoccupazioni per l'impero orientale fu la pace del 1177 fra Alessandro III e Federico

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Barbarossa, che riavvicinando papato e impero, produsse un pericoloso schieramento tendenzialmente antibizantino, in cui universalismo occidentale ed espansionismo normanno si trovavano perigliosamente alleati con la sensibilit per la riunificazione "latina" delle due chiese, propria della gerarchia ecclesiastica del tempo. Una crociata antibizantina, la paura costante di Bisanzio fin dai tempi della I crociata, vivente Alessio I, e della seconda, che era passata proprio nei primi anni di regno di Manuele, diveniva una prospettiva concreta, che fu prossima a realizzarsi nel corso della III crociata e al momento dell'assunzione della eredit normanna da parte di Enrico VI. L'attivit diplomatica a largo raggio con cui Manuele cerc| dei contrappesi al nuovo fronte occidentale, promosse un avvicinamento bizantino ad Alfonso di Aragona, al papa, ai pisani, ai genovesi, al re di Francia mediante le risorse proprie della diplomazia aristocratica, cio la politica delle alleanze matrimoniali. Le nozze di Agnese di Francia con Alessio II e di Maria Comnena, la porfirogenita figlia di Berta di Sulzbach, con Raniero di Monferrato, celebrate quasi contemporaneamente nel febbraio o marzo ll80, segnarono il coronamento di questa politica di frazionamento dello scacchiere occidentale mediante il coinvolgimento orientale della aristocrazia guelfa: il documento del 12 giugno 1178 da cui risultano Ottone Frangipane, sua moglie Eudochia, nipote di Manuele sposata nel 1170 a Veroli alla presenza di Alessandro III, fatto che aveva "sigillato l'alleanza dei bizantini e dei guelfi" (Lamma) e del loro figlio Manuele, fornisce nel singolare gruppo di famiglia l'emblema di questa trama di collusioni e parentele, che doveva dare uno dei frutti pi clamorosi nel settembre 1179 presso Camerino con la cattura di Cristiano di Magonza da parte di Corrado di Monferrato, alleato del basileus contro l'imperatore germanico.

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L'orientalismo della aristocrazia occidentale non solo un fatto di gusto legato alla importazione di opere d'arte e d'artigianato che hanno sollecitato la fantasia del Baltrusaitis, piuttosto un orientamento politico legato allo slancio orientale della cristinait in questo periodo. 10 - Andronico Comneno e gli Angeli La politica latina di Andronico fu variamente articolata dal massacro della colonia latina di Costantinopoli nell'aprile 1182 all'accordo con i veneziani fra il 1183 e il 1184, accordo dettato da esigenze di difesa navale contro l'invasione normanna: il movente consueto da Alessio I in poi. Dopo il fidanzamento di Enrico (VI) figlio di Federico Barbarossa il 29 ottobre 1184 con Costanza l'erede al trono di Sicilia, Guglielmo II pu dedicarsi alle sue mire contro l'impero bizantino e l'11 giugno 1185 parte da Messina per una spedizione contro Bisanzio, procedendo alla conquista di Durazzo il 24 giugno, di Corf`, di Cefalonia e di Zacinto. L'armata normanna giunge fino a Tessalonica il 6 agosto e il 24 agosto assalta e saccheggia la citt, proseguendo la sua marcia verso Costantinopoli, gettata nel panico. Sull'onda della emozione popolare, la aristocrazia latifondista riesce a sbarazzarsi di Andronico Comneno - che aveva ferocemente perseguito un disegno di potenziamento autocratico a danno dell'aristocrazia fondiaria - e punta su Isacco Angelo, erede dei Comneni per via di madre, proclamato imperatore nei giorni 1112 settembre 1185. Alessio Branas riesce per a sconfiggere la spedizione normanna a Mosinopoli e a Dimitritsa il 7 novembre 1185, inducendo i conquistatori ad evacuare Tessalonica. Nel corso dei regni di Isacco II Angelo e di Alessio III Angelo si consolidano le linee di tendenza ormai consuete circa la politica adriatica, strettamente legata alla presenza

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commerciale occidentale nell'Egeo e al tentativo bizantino di controllo della penisola balcanica: sotto la minacciosa persistenza dell'espansionismo normanno, i malintesi e i contrasti sorti durante il passaggio della III crociata (1189- 1190) culminano nell'inizio dello smembramento dell'impero bizantino, con la sottrazione di Cipro nel 1191 ad opera di Riccardo Cuor di Leone che prima vende l'isola ai Templari e poi a Guido di Lusignano gi{ re di Gerusalemme (1192) potenziando l'inserimento politico degli occidentali nel tessuto delle forze locali bizantine; l'eredit normanna assunta dall'impero d'Occidente si traduce in precise mire sull'impero bizantino da parte di Enrico VI, sposato a Costanza di Altavilla il 27 gennaio 1186 e proclamato re di Sicilia il 25 dicembre 1194: il 31 maggio 1195 Enrico VI, in nome del legittimismo dinastico consentito dal matrimonio di suo fratello con Irene figlia di Isacco II, rivendica il trono costantinopolitano sottratto ad Isacco II. Alessio III costretto a fronteggiare la minaccia versando un grave tributo annuale raccolto con la tassa speciale detta alamanikn - solo la morte imped ad Enrico VI di menare in porto una crociata antibizantina; la massiccia presenza di mercanti veneziani, il cui monopolio mercantile si tent invano di infrangere, spesso inettamente, come occorse ad Alessio III, ricorrendo al palliativo di creare dei concorrenti in genovesi e pisani: gi nel 1185 Andronico I aveva esperito tentativi di accordo con Roma, per la questione dello scisma, e con Venezia, cui aveva accordato nuovi privilegi, mentre nel ll91 Isacco II Angelo aveva rinnovato i privilegi commerciali di Genova e nel 1192 di Ragusa, giuntici forse in una forma ampliata ad arte dagli interessati. In seguito si giunge all'attacco della flotta bizantina ad Abido nel 1194 ad opera dei pisani; mentre nel 1198 Alessio III stipula nuovi accordi con i veneziani - secondo il crisobollo edito dello

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Zakythenos che ci tramanda l'indice geografico dei centri di insediamento veneziano in Romania -. Ma presto tali patti sono violati, nello stesso 1198 il genovese Gafforio devasta Adramittio e cattura parte della flotta bizantina a Sesto, provocando ritorsioni bizantine contro la colonia genovese di Costantinopoli cui fanno seguito risposte bellicistiche di Genova contro Creta e Corf fra il 1199 e il 1201. Il 12 ottobre 1201 segu un trattato di pace fra Genova e l'impero: politica ondeggiante quella bizantina fra la aspirazione a sbarazzarsi della tutela commerciale occidentale, in una ipotesi di alleanza fra autocrazia e borghesia bizantina, e la necessit di negoziare l'aiuto militare e politico- diplomatico degli occidentali anche di fronte ai minacciosi interventi papali fra il 1198 e il 1201 in difesa della riunione delle chiese e a richiesta della conversione dell'impero bizantino all'idea di crociata. L'atteggiamento politico e la prassi diplomatica dell'impero bizantino fra il 1180 e il 1200 doveva confermare l'aristocrazia lagunare della necessit di una difesa "radicale" dei propri interessi commerciali in Romania.

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