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Appio Claudio Pulcro e il trionfo negato da parte del senato.

Vai a: Navigazione, cerca Vita: Era figlio di Gaio Claudio Pulcro; Appio Claudio Pulcro stato un politico e generale romano; 143 a. C. divenne console, insieme a Quinto Cecilio Metello Macedonico; per poter celebrare un trionfo attacc i Salassi, che erano un' antica popolazione di origine gallo-celtica, discendente, con buona probabilit, dagli Allobrogi, che abitavano il Canavese e la valle della Dora Baltea; inizialmente fu sconfitto ma seguendo alcuni accorgimenti dei Libri sibillini, vinse. Il primo scontro con i romani si tenne proprio nel 143 a.C. sotto il Consolato di Appio Claudio ed in tale occasione i Romani subirono pi di 5000 perdite. Subito dopo i Salassi si rifugiarono in Valle d'Aosta dove dominarono per oltre un secolo. Solo nel 100 a.C. il senato romano decider di fondare la citt di Eporedia (attuale Ivrea) dove molti coloni romani si stanzieranno con famiglia e schiavi; ottenne infine la vittoria; al suo ritorno non gli venne concesso il trionfo pubblico da parte del senato, perci ne organizz uno a proprie spese; quando un tribuno cerc di farlo cadere dal suo carro, la figlia Claudia, che era una vestale, lo scort di persona fino al Campidoglio; 142 a. C. A. C. Pulcro si candid senza successo alla censura, 136 a.C. divenne censore assieme a Quinto Fulvio Nobiliore; in seguito stipul un'alleanza con Tiberio Gracco, a cui diede in sposa la figlia Claudia; 133 a. C. sostenne la campagna di Gracco per la riforma agraria finch venne designato assieme ai Gracchi alla suddivisione delle terre pubbliche in favore della plebe romana; 132 a. C. dopo l'assassinio di Tiberio divenne nemico di Publio Cornelio Scipione Emiliano; 130 a. C. ca mor; durante la sua carriera ricopr anche l'incarico di sacerdote salio, augure e principe del senato; ebbe come moglie Antista. Cicerone dice nel Brutus che fu un oratore forte ed abile;

suoi predecessori al consolato: Servio Sulpicio Galba, Lucio Aurelio Cotta; suoi successori al consolato: Quinto Fabio Massimo Serviliano, Lucio Cecilio Metello Calvo.

Valerio Massimo 4, 5-7 [6] Magna sunt haec virilis pietatis opera, sed nescio an his omnibus valentius et animosius Claudiae Vestalis virginis factum. Quae, cum patrem suum triumphantem e curru violenta tribuni pl. Manu detrahi animadvertisset, mira celeri tate utrisque se interponendo amplissimam potestatem inimicitiis accensam depulit. Igitur alterum triumphum pater in Capitolium, alterum filia in aedem Vestae duxit, nec discerni potuit utri plus laudis tribueretur, cui victoria an cui pietas comes aderat. [6] Grandi sono questi saggi di piet virile, ma non so se pi forte e coraggioso non sia stato il gesto della vergine Vestale Claudia. Costei, accortasi che suo padre, mentre celebrava il trionfo sul cocchio, ne veniva tirato gi con grande violenza da un tribuno della plebe, sinterpose tra i due con straordinaria rapidit ed ebbe la meglio su quella potentissima autorit infiammata dalle rivalit personali. Cos un trionfo celebr il padre, continuando il suo incedere fino al Campidoglio, un altro ne celebr la figlia fino al tempio di Vesta, n si pot distinguere a chi dei due si attribuisse pi gloria, se a chi aveva avuto per compagna la vittoria o a chi lamore filiale.

Macrobio, Saturnaliorum convivia [14] Aesopum vero ex pari arte ducenties sestertium reliquisse filio constat. Sed quid loquor de histrionibus cum Appius Caludius, vir triumphalis, qui Salius ad usque senectutem fuit, pro gloria obtinuerit quod inter collegas optime saltitabat? [14] Quanto a Esopo, come noto, dai proventi della stessa professione lasci al figlio (Clodio) venti milioni di sesterzi. Ma perch parlo degli attori, quando Appio Claudio Pulcro, un uomo che celebr il trionfo, che fino alla vecchiaia fece parte dei Salii, tenne come titolo donore la fama di essere il miglior danzatore fra i suoi colleghi? Cicerone, Cael. 2,4.

Virgo illa Vetsalis Claudia quae patrem complexa triumphantem ab inimico tribuno plebei de curru detrahi passa non est. Orose, Histoires, in Les belles lettres, Paris, livre IV VI. [5] Eodem tempore CCC Lusitani cum mille Romanis in quodam saltu contraxere pugnam, in qua LXX Lusitanos, Romanos autem CCCXX cecidisse Claudius refert. [5] nello stesso periodo, trecento Lusitani combatterono la battaglia contro mille romana in un bosco; Claudio racconta che settanta Lusitani e trecentoventi Romani morirono in questo combattimento. Orose, Histoires, in Les belles lettres, Paris, livre IV VI. [6] Et cum victores Lusitani sparsi ac securi abirent, unus ex his longe a ceteris segregatus cum, circumfusis equitibus pedes ipse deprehensus unius eorum equo lancea perfosso ipsius equitia ad unum gladii ictum caput desecuisset, ita omnes metu perculit ut prospectantibus cunctis ipse contemptim atque otiosus abscederet. [6] E mentre i Lusitani vincitori se ne andavano alla rinfusa e senza paura, uno di essi, sufficientemente isolato dagli altri si vide, lui fante, accerchiato dai cavalieri: non appena, dopo aver trafitto con la propria lancia il cavallo di uno di costoro, tagliato con un solo colpo di spada la testa di un cavaliere, egli provoc in essi tanto terrore a tal punto che si pot allontanarsi sotto gli occhi di tutti, con disprezzo e senza affrettarsi. [7] Appio Claudio Q. Caecilio Metello consulibus, Appius Claudius ad versus Salassos Gallos congressus et victus quinque milia militum perdidit; reparata pugna, quinque milia hostium occidit; sed cum iuxta legem qua constitutum erat ut quisque quinque milia hostium peremisset triumphandi haberet potestatem, iste quoque triumphum expetisset, propter superiora vero damna non impetravisset, infami impudentia atque ambitione usus privatis sumptibus triumphavit. [7] Sotto il consolato di Appio Claudio e di Quinto Cecilio Metello, Appio Claudio inizi la battaglia contro i Salassi Galli: vinto, perse cinquemila soldati; avendo ripreso a viva forza la guerra, egli uccise cinquemila nemici; nonostante ci, dal momento che, conformemente alla legge secondo la quale era stato deciso che chiunque avesse annientato cinquemila nemici avrebbe avuto il diritto di celebrare il trionfo, aveva richiesto lui stesso il trionfo, ma non laveva ottenuto a causa delle perdite precedenti, celebr il trionfo a proprie spese con una sfrontatezza e con unambizione scandalosi.

Tiberius, Svetonius, I, 4. [4] Etiam virgo Vestalis fratrem iniussu populi trimphantem ascenso simul curru usque in Capitolium prosecuta est, ne vetare aut intercedere fas cuiquam tribuno rum esset. [4] Addirittura una vergine Vestale mont sul carro del fratello con lui, quando egli celebr il trionfo senza lautorizzazione della gente, e accompagn costui in tutti i luoghi verso il Campidoglio, al fine di rendere un atto di sacrilegio per uno qualsiasi dei tribuni per vietargli laccesso o interporre il suo veto.

Entro la fine della Repubblica e lantico impero larroganza dei Claudii divenne nota. Nelle storie di Livio nel V secolo la tribuna attacca questa gens, come nellesempio familiae superbissimae ac crudelissimae in plebem romanam, mentre Tacito scrive del vetus et insita Claudiae familiae superbiae. Mentre si potrebbe non dubitare circa leccezionale successo della famiglia che vantava 28 consolati, 5 dittature, 7 censure, 6 trionfi e due ovazioni, noi dobbiamo contare almeno uno di questi consolati e uno di questi trionfi come qualcosa in meno di un successo e pi in linea con il modo in cui la reputazione della famiglia giunta fino a noi. La tradizione circa il consolato di Appio Claudio Pulcro nel 143 a. C. e il trionfo che successivamente ha celebrato sui Salassi, asserisce di poco pi della tipica arroganza di Claudio e completo disprezzo per il popolo e per lautorit imperiale. Il trionfo celebrato da Appio Claudio ha aperto un dibattito sul fatto che loccasione fosse meritata e ci fosse un piccolo dubbio che questo fosse la pi vecchia delle fonti usate da Cassio Dione. Costui preserva la massima considerazione dei compagni contro i Salassi e, non ci sono dubbi circa la colorazione. Daccordo con Dione, Claudio era insoddisfatto per il fatto che egli aveva disegnato lItalia come la sua provincia poich non gli forniva opportunit per lattivit militare. Dione apparentemente mina la credibilit del proprio conto per andare a dire che Claudio era stato mandato a conciliare i Salassi con i suoi vicini che erano in lite con loro a proposito dellacqua necessaria per le miniere doro. Conclude con il riferimento a due decemviri mandati a Claudio e la dichiarazione che distrugger il territorio dei Salassi. I decemviri annunciarono che essi avevano scoperto un requisito nei Libri Sibillini, che un sacrificio doveva essere fatto nel territorio nemico ogni volta che la forza romana lancia una battaglia contro i Galli. Obsequentes 21 Cum a Salassis illata clades esset Romanis, decemviri pronuntiaverunt se invenisse in Sibyllinis, quotiens bellum Gallis illaturi essent, sacrificari in eorum finibus oportere. Questo sostenuto da Orosio che dichiara che, dopo la disfatta dei Salassi in cui morirono 5000 uomini, Claudio ricominci la battaglia e inflisse le stesse cose su di loro. Orose 5,4,7 Ad versus Salassos Gallos congressus et victus quinque milia militum perdidit; reparata pugna, quinque milia hostium occidit. Si pu dunque parlare di orgoglio della famiglia, personale ambizione; si trattato una una battaglia che ha riportato un numero consistente di vittime e la vittoria solo dopo che sia stato possibile spiegare le perdite per mezzo di tecniche religiose. Mentre non ci sono motivi per dubitare sulle difficolt della campagna militare, c buona ragione di sospettare che Claudio fosse motivato molto di pi da ragioni personali. Anche se pu essere vero che egli non avesse istruzioni per andare in guerra contro i Salassi, Claudio stato inviato in missione ufficiale per risolvere un problema regionale. Linterpretazione politica di Astin a proposito dellintervento dei decemviri e i suoi argomenti consistono nel fatto che fosse stato fatto dagli amici di Claudio per salvargli la faccia e evitare la sua ritirata. Lazione di invio di ufficiali credenti era per eseguire i rituali necessari per espiare a sconfitta, invece di richiamare Claudio, suggerisce le sanzioni ufficiali per le sue azioni. evidente dunque che la missione assegnata a Claudio era per gli interessi di Roma e era di natura tale che potrebbero nascere ostilit. Dione spiega chiaramente le ragioni della campagna: la lite con

i loro vicini per lacqua era necessaria per la gestione delle miniere doro. Bench Dione dice che nessuna accusa era stata mossa contro i Salassi, altra prova vuole che era molto pi probabile che le denunce che portano allazione vogliono essere originate con i loro vicini, contro i Salassi e viceversa. Nella sua descrizione del territorio dei Salassi, Strabone ci informa che ha dato loro il controllo dellaccesso alle passi alpini della regione, in particolare il Gran San Bernardo, e il possesso delle miniere doro, dove essi lavoravano per deviare il fiume Durias in diversi luoghi. Strabone esagerato quando dice che essi hanno prosciugato il letto del fiume; egli cerca una spiegazione del contesto dellintervento di Claudio, commentando il disagio causato dalle azioni dei Salassi, come di privare i popoli a valle delle acque che essi hanno bisogno per irrigare i raccolti. Strabone continua a registrare che il comportamento dei Salassi fu tale che i comandanti romani che operavano nella regione furono dotati di pretesti per fare la guerra, una situazione che ha prevalso fino ad Augusto, quando i popoli venivano sterminati. In questo contesto, si potrebbe sostenere per un serio interesse pubblico da parte del senato per leliminazione del persistente problema tra i Salassi e i loro vicini, per assicurarsi il controllo delle miniere doro che producono introiti a titolo di contratti minerari con i pubblicani, e per la comunicazione con le Alpi. Le giustificazione a proposito del trionfo di Appio Claudio Pulcro: nonostante il fatto che lui sapesse molto bene di non avere nessuna vittoria da celebrare, con arroganza ha agito come se gliene fosse stata riconosciuta una e ha chiesto i fondi senza consenso da parte del senato, senza sentire la sua opinione, senza alcuna concessione di un trionfo o dei fondi. Orosio ci narra che Claudio sostenesse il proprio trionfo in base ad una legge che dava il diritto al trionfo a chiunque avesse ucciso circa 5000 nemici in battaglia e, quando questo veniva rifiutato a causa delle perdite che lui stesso aveva sostenuto, si comport con tanta impudenza, in modo scandaloso e con tanta ostentazione che celebr il trionfo a proprie spese. Orosius, 5,4,7 Cum iuxta legem qua constitutum erat ut quisque milia hostium peremisset triumphandi haberet potestatem, iste quoque triumphum expetisset, propter superiora vero damna non impretavisset, infami impudentia atque ambitione usus privatis sumptibus triumphavit. Non esit ad utilizzare i proventi della propria campagna contro i Salassi e loccupazione delle miniere doro. Questo un trionfo che merita particolate attenzione: si riflette nel fatto straordinario che sua figlia o sorella corse con lui sul carro per proteggerlo dalla minaccia di un tribuno, nascondendosi dietro la sua santit come una Vestale che vuole rendere lintervento sacrilego. Lapprovazione del senato per la celebrazione del trionfo avrebbe potuto diventare convenzionale, ma, come il senato aveva da imparare da Tiberio Gracco. chiaro abbastanza che la celebrazione del trionfo senza lapprovazione senatoria, non fu senza precedenti nellantecedente storia della Repubblica. Orosio ci dice che Claudio aveva ucciso 5000 nemici e il responso che ci era stato guastato dalle proprie perdite, e ci fu un dibattito legalistico in senato tra un uomo determinato ad avere il trionfo e una parte altrettanto determinata a impedirglielo. Dopo il rifiuto in senato, Claudio esce dal senato per cercare lapprovazione popolare per lopposizione di un solo tribuno. Quando Claudio decise allora di procedere indipendentemente, le azioni disperate del tribuno per far valere il suo diritto di veto e per mettere fine alla cerimonia con la forza, sono molto pi insoliti della decisione di Claudio e sembrano pi sintomatici della politica di fazione che all opposizione di principio. Nella ricerca di una spiegazione per il treno di eventi e per il travisamento di realizzazione della cerimonia di Claudio, bisogna notare che un evento fornisce un contesto intellegibile: la competizione elettorale tra Appio Claudio e Scipione lEmiliano per la censura del 142. E ben

documentata anche la rivalit tra i due: la motivazione personale per Claudio era il fine di rafforzare la sua candidatura con la celebrazione del trionfo e per Scipione e i suoi seguaci di fermarlo. Questo sarebbe incentrato, in primo luogo, sul merito della richiesta di Claudio in senato, ma, quando egli ignor lopposizione, queste attivit sarebbe stata portata avanti pi a lungo in pubblico. Non conosciamo il nome del tribuno in questione, ma c il sospetto che il suo intervento fosse in qualche modo influenzato da Scipione. La competizione elettorale tra i due per la censura sembra essere stata abbastanza forte e le osservazione sono state preservate nella tradizione che suggerisce che potrebbe essere servita come modello di una nuova negativa campagna militare. Claudio aveva aggredito e richiamato attenzione alle umili origini di Scipione. In unaltra occasione, Claudio afferm che, mentre lui potrebbe affrontare tutti i romani per nome, Scipione non conobbe bene nessuno. Scipione disse che lui e Claudio saranno entrambi mandati a combattere la guerra celtiberica con dei testimoni per giudicare i meriti dei due in un contesto militare. Tuttavia il dibattito di Scipione stato efficace per il risultato delle elezioni, non stato fatale per la carriera di Claudio, poich alla fine riuscito ad ottenere la propria elezione per la successiva censura e diventato princeps senatus, forse attraverso un altro atteggiamento arrogante. Non detto che non ci fosse arroganza nel comportamento di Claudio durante il suo consolato del 143, ma questo non sarebbe lunico fattore negativo del suo comportamento durante il consolato. Frontino, Le acque della citt di Roma, 7. Dione Cassio, Frammenti, LXXIX, LXXX. Orosio, 5, 4, 7. Cicerone, Pro Marco Caelio, 14, 34. Svetonio, Tiberio, 2. Dione Cassio, Frammenti, LXXXIV. Plutarco, Tiberio Gracco, 4. Livio, Epitoma Oxyrrhynci reperta, 58. Velleio Patercolo, II. 2. Plutarco, Emilio Paolo, 38. Cicerone, De republica, I, 19. Appiano, Le guerre civili, I, 18. Plutarco, Tiberio Gracco, 4. Macrobio, Saturnalia, II, 10. Cicerone, Brutus, 28. Livio, per., 53. Valerio Massimo, 4, 5, 6. Strabone, 4, 6, 7. I. McDougall, The Reputation of Appius Claudius Pulcher, cos. B. C., in Hermes 120, 1992, pp. 453 460. P.Fraccaro, La colonia romana di Eporedia (Ivrea) e la sua centuriazione, in Opuscola, III, Pavia 1957, pp. 101 103.