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Torrente

Diritto Privato (Università degli Studi di Napoli Federico II)

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Torrente
Nozioni preliminari
Diritto: regola di condotta socialmente garantita e sanzionabile. Il diritto è tradizionalmente diviso in due
branche: diritto pubblico e privato.
• Diritto pubblico: disciplina l’organizzazione dello stato e degli enti pubblici, ne regola l’azione
nell’interessa dei singoli ed impone ai singoli il comportamento cui sono tenuti a rispettare la vita
associata. Si articola in diritto costituzionale, amministrativo, penale, tributario ecc.
• Diritto privato: Regola l’agire degli individui nei rapporti tra loro, disciplina le relazioni
interindividuali, sia dei singoli che degli enti privati (associazioni commerciali) e lascia ad essi
l’iniziativa personale dell’esercitazione di diritti o di attuazione delle norme.
La linea di demarcazione che separa le due branche è però incerta, in quanto lo Stato può avocare a sé la
realizzazione di funzioni, un tempo lasciate ai privati (come la scuola o gli ospedali), sanzionare penalmente
comportamenti un tempo considerati mero interesse privato (dettare nuove norme per la protezione dei
lavoratori dipendenti) e viceversa lo stato può lasciare il via libera ai privati in ambiti pubblici strategici
(fenomeno della privatizzazione) oppure lo stato può essere l’azionista di maggioranza di un’azienda
privata. Perciò, non tutto quello che riguarda i soggetti pubblici appartiene alla sfera del diritto pubblico in
quanto enti statali possono operare “iure privatorum”. Spesso anche i singoli fatti possono essere
disciplinati da norme di diritto privato e pubblico come nel caso dell’investimento di un pedone (sanzioni di
tipo penale, amministrativa e civile)

Possiamo dire che quindi il diritto pubblico è distinto da quello privato secondo la formula del
“Publicum ius est quod ad statum rei Romanae spectat, privatum quod ad singulorum utilitatem”

Società: comunità collettiva di esseri umani che vivono secondo determinate regole di condotte ben
definite. Le tre condizioni che permettono la formazione di un gruppo organizzato sono:
1. L’agire dei consociati disciplinato da regole di condotta
2. Il fatto che le regole siano stabilite da organi apposti e ben definiti, che siano organizzati secondo
precise regole di struttura
3. Il fatto che tanto le regole di condotta quanto quelle di struttura siano effettivamente osservate =
principio di effettività.
Anche se non sempre tutte le regole sono rispettate, il principio di effettività traccia il confine entro il quale
un complesso di regole (ordinamento) disciplina un gruppo.
La più importante forma di collettività è la società politica, poiché è quella che mira ad un ordine generale e
ad un soddisfacimento generale dei consociati. Le società politiche hanno avuto moltissimi connotati nella
storia, nell’epoca moderna però essa si identifica nella figura dello stato

Stato: comunità di individui stanziati in un certo territorio, sul quale si dispiega la sovranità dello stato,
organizzato in base ad un proprio ordinamento giuridico. L’ordinamento giuridico tipico dello stato viene
detto originario, poiché vale il principio del “superiorem non recogniscit”, quindi non è soggetto al controllo
di validità da parte di un'altra entità. Tale è anche il caso delle organizzazioni internazionali, dell’UE e della
Chiesa.

L’Italia segue l’ordinamento giuridico della comunità internazionale, come prescrive l’art.10 della
Costituzione, perciò si attiene alle norme del diritto internazionale per il rapporto con gli altri stati. Questo
tipo di diritto è un diritto di fonte essenzialmente consuetudinaria (trae origine della prassi di relazione tra
gli Stati) o pattizia (si basa sui vari accordi di carattere bilaterale, che si impegnano a rispettare se ratificati)

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La Repubblica a seguito applicazione dei principi dell’art.11 della Costituzione, che rende ammissibile la
sottoposizione dello stato alle regole di un’organizzazione sovranazionale = limitazione dei poteri dello
stato. Pensato apposta per l’entrata nell’ONU, esso ha dato un contributo importante alla creazione della
prima comunità economica europea, nel 1957 con i Trattati di Roma. Infatti ciò ha implicato l’accettazione
da parte dello stato di limitare la propria sovranità.

Ordinamento giuridico
Sistema di regole secondo le quali è organizzata, disciplinata e diretta la vita sociale di una certa collettività.

Diritto oggettivo: la regola di condotta socialmente garantita, perciò sanzionabile. L’ordinamento di una
collettività, sistema di regole che organizzano una comunità.
Diritto soggettivo: facoltà che il diritto oggettivo attribuisce al titolare di poter agire nella tutela di un
interesse giuridicamente protetto. Il titolare è libero di fare tutto ciò che è legalmente possibile per la
tutelare i propri interessi.

Norma giuridica: regola che costituisce l’ordinamento di una collettività.


Chiamata norma poiché mira a ordinare, disciplinare la vita della comunità; giuridica poiché appartenente
allo ius, rappresenta il diritto in senso oggettivo di quella società.
Giuridicità di una norma: non è rappresentata dal suo carattere peculiare ma dal fatto che essa va
considerata dotata di un’autorità, poiché inserita nel sistema giuridico e suscettibile di essere resa
vincolante a tutti i consociati. Ciò avviene quando la regola trova origine in un atto che sia idoneo a porsi
come fonte del di norme giuridiche. La norma giuridica si differenzia dalla norma morale poiché
quest’ultima è assoluta (trova senso nel suo contenuto ed obbliga l’individuo ad adeguarvisi) ed autonoma,
mentre, la norma giuridica trova la propria forza nell’atto dotato di autorità nell’ambito dell’organizzazione
della collettività; essa è quindi eteronoma (imposta al singolo dagli altri) da un’autorità capace di
coercizione.

Caratteristiche principali:
• Generalità: la legge non è dettata per i singoli individui, se no sarebbe una legge ad personam
• Astrattezza: la legge non è dettata per specifiche situazioni concrete
La formulazione di una norma deve però rispettare anche i principi di:
1. Imparzialità: art. 97 della costituzione, obbligo di applicare la legge in modo eguale
2. Uguaglianza: articolato in 2 profili, formale e sostanziale, espressi dall’art.3 della Cost.
Il controllo del rispetto del principio di uguaglianza è affidato alla corte costituzionale

Le norme di diritto privato si distinguono in:


• Derogabili (dispositive): norme le cui applicazioni possono essere evitate mediante un accordo tra
le parti interessate. Il carattere della norma può essere intuito dalla presenza di formule come
“salvo diversa volontà delle parti” ecc.
• Inderogabili (cogenti): norme la cui applicazione è imposta dall’ordinamento prescindendo dalla
volontà dei singoli. Il carattere della norma è spesso contenuto nella sua formulazione oppure dalla
previsione della nullità dell’atto compiuto in violazione della norma
• Suppletive: trovano applicazioni solo quando i soggetti privati non abbiano disciplinato un
determinato aspetto tra di loro, una lacuna a cui la legge sopperisce intervenendo a disciplinare ciò
che è stato lasciato privo di regolamentazione (come quale dei debiti il debitore debba saldare per
primo)

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I fatti produttivi di norme giuridiche sono dette fonti, tranne che per la consuetudine, la norma è
espressione della volontà di organo investito del potere di elaborare regole che entrino a far parte
dell’ordinamento giuridico (risultato di un atto formativo) e viene consacrata in un documento normativo
(es. carta costituzionale, una legge, un regolamento).

Testo: formulazione concreta dell’atto normativo


Precetto: significato proprio del testo normativo
Interpretazione: l’individuazione del precetto nel testo normativo

Legge: secondo “la disposizione sulla legge generale” del codice civile, essa è un atto normativo scritto
elaborato dagli organi competenti secondo le procedure stabilite dalla costituzione. La legge è anche però
una delle fonti del diritto.

Diritto positivo: dalla locuzione “ius in civitate positum” è il complesso delle regole scaturenti dalle fonti,
che l’ordinamento giuridico riconosce come tali, di una società.

Norme promozionali (stabiliscono incentivi, come per le aziende che decidono di investire in un’area
sottosviluppata)
Norme primarie: di condotta
Nome secondarie: sanzionatorie

Sanzione: reazioni ad una condotta assente o a condizioni che non sono state rispettate, ha funzione
dissuadere gli individui dal tenere comportamenti antigiuridici. Infatti, accanto alle norme di condotta,
dette primarie, il legislatore prevede una risposta dell’ordinamento all’infrazione. Le norme non hanno solo
natura repressive o restaurative di una situazione preesistente, ma anche preventiva, dissuasoria ecc.
Lo stato rivendica per sé, o solo chi delegato, l’uso della forza per attuare atti coercitivi. La sanzione può
operare in modo:
• Diretto: se realizza il materiale che la legge prescrive (es. art.2993 c.c.)
• Indiretto: se l’ordinamento si avvale di avvale di altri mezzi per ottenere l’osservazione o la
reazione alla violazione della norma (es. cantante che non si vuole esibire, gli faccio causa)

La norma è un enunciato prescrittivo che si articola nella formulazione di una ipotesi di fatto, al cui
verificarsi la norma ricollega un effetto giuridico (conseguenza). Si struttura perciò in un periodo ipotetico,
la parte che descrive l’evento che si intende regolare è definita Fattispecie, essa può essere:
• Astratta: se il fatto o il complesso dei fatti è descritto ad indicare quanto deve verificarsi affinché si
produca la conseguenza giuridica.
• Concreta: se non si intende un modello ma un fatto realmente verificato, rispetto ai quali la norma
descrive gli effetti giuridici derivanti.
• Semplice: se consiste in un unico fatto, come la morte di una persona da cui deriva la successione
ereditaria
• Complessa: se costituita da più fatti giuridici, come il consenso dei nubendi e la dichiarazione
ufficiale dello stato civile per contrarre il matrimonio. L’effetto collegato non si verifica fino alla
realizzazione di tutti i fatti giuridici da cui essa è costituita
• A formazione progressiva: fattispecie composta da serie di fatti che si succedono nel tempo, come
nel caso di un contratto sottoposto a condizione sospensiva.

Sussunzione: operazione di riconduzione di un caso concreto a quello generale previsto dalla norma
Equità: giustizia del caso singolo, criterio decisorio consentita solo in casi eccezionali poiché l’ordinamento
giuridico italiano predilige la certezza del diritto rispetto alla giustizia (il giudice deve seguire le norme del
diritto), perciò il giudice è esentato da seguire queste norme solo in cause di minor valore e sono assegnate
ad un giudice di pace. In tutte le altre ipotesi il giudice è tenuto a seguire la legge, anche se ne conseguisse
un risultato considerato iniquo “summum ius, summa iniuria”

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Equità integrativa: caso in cui la legge prevede che il giudice provveda ad integrare secondo equità gli
elementi di una fattispecie

Il diritto privato e le sue fonti

Fonti del diritto


Sono i fatti da cui il diritto scaturisce, esse hanno struttura fortemente gerarchica. Essa interviene nel caso
in cui le varie fonti siano in contrasto tra loro, dando ragione a quella gerarchicamente superiore, sono:
1. Costituzione: funzione fondamentale di norme della produzione giuridica. Disciplina l’elaborazione
delle leggi, pone le regole, diritti ed i principi fondamentali dell’ordinamento. I principi supremi
enunciati nella carta costituzionale sono ritenuti i limiti al potere del legislatore costituzionale in
quanto essi sono ritenuti non passibili di revisione. Per la complicatezza della procedura di
approvazioni delle leggi costituzionali e per il fatto che la Costituzione non è modificabile da parte
della legge ordinaria, essa è detta rigida. L’organo garante della salvaguardia della costituzione e di
controllo della correttezza delle disposizioni di legge è la Corte costituzionale. Se la corte
costituzionale ritiene che la disposizione sia illegittima, dichiara l’incostituzionalità di essa e fa
cessare ogni efficacia a partire dal giorno successivo al verdetto della corte. Fonti di rango
costituzionale sono anche le norme di diritto internazionali consuetudinario (art.10)
2. Unione europea: fonte della normativa comunitaria. Essa è progressivamente diventata
predominante in virtù della situazione storica e per l’applicazione degli art.10 e 11, secondo i quali
la sovranità nazionale viene limitata per rendere possibile la partecipazione alle organizzazioni
internazionali, e l’art.117 le normative comunitarie hanno assunto un valore maggiore rispetto alle
leggi ordinarie interne dello stato. Le fonti derivate dall’UE sono:
• I regolamenti: atti di portata generale e obbligatori in tutti i loro elementi.
• Le direttive: emanate dal consiglio d’Europa, sono indicazioni agli organi legislativi dei
singoli stati per il conseguimento di comuni obbiettivi, cioè la creazione di leggi comuni. In
caso di inadempienza uno stato può essere sanzionato dall’unione. In assenza di una legge
formulata dall’organo legislativo vigente secondo le direttive, nel caso che la direttiva sia
sufficientemente specifica essa entra in vigore comunque.
• Le decisioni: disciplinano situazioni ben definite e sono vincolanti solo per i soggetti
destinatari specificamente individuati, solitamente l’atto è adottato dalla commissione nel
campo della concorrenza (es. Microsoft)
Legge comunitaria: strumento elaborato dall’Unione per permettere la tempestiva
realizzazione delle direttive, consiste in una delega ai governi dei vari paesi per l’attuazione di
decreti legislativi per procedere al raggiungimento degli obbiettivi senza dover attraversare
l’iter parlamentare.
3. Leggi: sono approvate dal parlamento a seguito di una procedura disciplinata dalla carta
costituente (art.70). Possono modificare o abrogare qualsiasi norma non avente valore di legge,
esse però non possono essere modificate o abrogate se non da una legge successiva o tramite
referendum popolare. Alle leggi sono equiparabili come fonti i:
• Decreti legge: è un atto deliberato dal Governo, anche in assenza di delega da parte del
Parlamento, solo in casi di necessità e urgenza, entra in vigore immediatamente
producendo effetti sin dall'inizio. Questo atto deve essere convertito in legge dal
Parlamento entro 60 gg altrimenti decade producendo effetti retroattivi.
• Decreto legislativo delegato: provvedimento avente forza di legge emanata dal governo in
virtù di una legge delega parlamentare, nella quale sono specificati l’oggetto della delega e
i criteri direttivi che l’esecutivo deve assolutamente rispettare poiché, in caso contrario
come espresso nell’art.76 cadrebbe in un eccesso di delega, per cui tutti i provvedimenti
diverrebbero incostituzionali.

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• Testo unico: testo in cui sono ordinate tutte le precedenti norme.


Alle leggi statali si affiancano le leggi regionali, le quali si rapportano tramite il principio della
competenza; Infatti, lo stato mantiene per sé la giurisdizione processuale, ordinamento civile e
penale ecc. (art.117) mentre la ragione amministra ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione statale le materie di legislazione concorrete, anche se su di esse compete
sempre lo stato per la determinazione dei principi fondamentali.
4. Regolamenti: fonti del diritto che chiariscono ed illustrano i precetti generali ed astratti della legge.
Sono fonti secondarie sotto ordinate alla legge, possono essere emanate dal Governo, dai ministri e
da altri autorità amministrative anche non statali come le autorità indipendenti (es. Consob). I
regolamenti hanno un contenuto normativo ma provengono autorità amministrative e non
legislative. Possono essere di tipo:
• Esecutivo, cioè che portano le disposizioni della legge su un piano più concreto;
• Indipendenti, come nel caso delle camere del parlamento che hanno regolamenti differenti
tra loro. I regolamenti in quanto gerarchicamente inferiori alla legge non possono andare
“contra legem” senza andare contro a disapplicazione. Il giudice amministrativo può inoltre
provvedere all’annullamento del regolamento.
5. Usi o consuetudini: fonte del diritto consuetudinario (common law anglosassone), è sempre stato
messo in contrapposizione alla legge in quanto la consuetudine non è una legge scritta ma essa
consiste in un comportamento costante ed uniforme, tenuto dai consociati con la convinzione che
tale comportamento sia doveroso o da considerarsi moralmente obbligatorio. Esistono tre diversi
generi di consuetudini:
• Secundum legem: è la consuetudine che opera in senso integrativo della norma di legge: ad
esempio laddove si sforza di dare un significato particolare ad un elemento della norma per
renderlo più adeguato agli usi locali o alle mutate esigenze sociali (consuetudine
interpretativa)
• Praeter legem ("oltre la legge"): è quella consuetudine che disciplina un ambito non ancora
disciplinato dalla legge;
• Contra legem: è quella consuetudine che opera in direzione opposta al precetto legislativo
non potendo così produrre effetti giuridici.

Codice Civile
La bussola il diritto, legge generale che sfida il tempo e la storia.
I codici sono un particolare genere di leggi ordinarie, l’etimologia deriva dalla parola “codex”, cioè libro
cucito sul dorso, un tempo i codici erano ritenuti una semplice raccolta delle leggi precedenti (compilatio)
mentre oggi il codice viene definito come una legge del tutto nuova, poiché l’introduzione di un codice
prevede l’abrogazione di tutto il diritto precedente. Esso è caratterizzato da:
• Organicità: poiché accentra, facilita il reperimento e disciplina l’intero settore di cui tratta
• Sistematicità: poiché esprime organizzazione e coordinamento logico tra gli elementi interni
• Universalità ed eguaglianza di fronte ai consociati: svolge una funzione unificatrice degli statuti
giuridici delle differenti classi sociali
Esso riveste un ruolo centrale nel diritto privato, regolando i soggetti fisici e giuridici, i beni (proprietà),
l’attività (in particolare il contratto) nonché i principi fondamentali della responsabilità civile.
Il codice civile italiano è nato nel 1942 ed è ancora in vigore, in Francia è addirittura in vigore il codice
napoleonico del 1804. Lo stato quando crea un codice vuole dare un’impronta trascendete. Il codice civile
italiano anche se creato nell’epoca fascista non ne risente l’influenza, non è un testo fazioso ma bensì un
testo tecnico e sofisticato figlio della tradizione dei codici francese e tedesco.
• Legge generale e tecnica
• Va dall’articolo 1 al 2969
• Diviso in 6 libri ordinati concettualmente
1. Della persona e famiglia: tratta dalla nascita, del matrimonio, delle persone fisiche,
giuridiche ecc. e della morte.

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2. Della successione: cosa succede nell’iter post mortem, testamento e donazione (contratto
bilaterale)
3. Della Proprietà e beni: dall’art.810-1172, parla della proprietà e dei diritti reali
4. Delle Obbligazioni: libro più lungo, dall’art.1173-2059, parla di tutte le fonti delle
obbligazioni. Esse nascono dal contratto, da fatto illecito ecc.
5. Lavoro, impresa e società
6. Della tutela dei diritti: insieme delle regole per la tutela dei diritti, trascrizione (pubblicità
data ai beni immobili e mobili registrati)

Applicazione ed interpretazione della legge


Applicazione della legge: concreta realizzazione nella vita della collettività di quanto esposto dalle regole
dell’ordinamento giuridico. L’applicazione del d. privato regola l’agire degli individui nei rapporti tra loro.

Interpretazione: attività tipica del giurista, è il confronto con il testo normativo per comprenderne il valore
precettivo, ossia la regola affermata nell’enunciato legislativo. L’interpretazione non è semplice
accettazione di ciò che è scritto, ma bensì l’attribuzione di un senso alla norma per trovare la risposta alla
soluzione di un determinato conflitto. L’interpretazione non si esaurisce alla sola esamina del testo poiché
non tutti i vocaboli possono essere definiti nelle leggi stesse (le parole non hanno significato univoco), gli
enunciati normativi si riferiscono a situazioni generali ed astratte, spesso la formulazione delle leggi sono in
conflitto tra loro (conflitti che si risolvono tramite criterio gerarchico, cronologico e di specialità) e infine al
fatto che spesso ad uno specifico caso si possono applicare più norme, opportunamente ordinate tramite
un processo di ricostruzione sistematica (in questo caso è raccomandato di attenersi conformi alle direttive
costituzionali = interpretazione costituzionalmente orientata). L’interpretazione può essere:
• Dichiarativa: interpretazione più immediata ed intuitiva della legge. Il canone metodologico
prescrive di attenersi alla interpretazione dichiarativa (art.12 preleggi c.c.)
• Correttiva: quando il processo interpretativo consegna un significato diverso da quello che
apparirebbe in prima vista.
Dal punto di vista dei soggetti che svolgono l’attività interpretativa si distinguono:
1. Giudiziale: cioè la giurisprudenza, l’insieme delle decisioni dei giudici. In Italia essa ha tre gradi di
importanza: il più basso è rappresentato dal tribunale ordinario, in cui il potere è monocratico (un
solo giudice), poi vi è la corte di appello che ha potere collettivo in quanto i giudici sono tre; infine
vi è la corte di cassazione che ha sede a Roma e rappresenta il più importante grado di giudizio, la
Corte giudica a sezioni semplici col numero invariabile di cinque votanti o può riunirsi in sezione
unita quando i vari giudici non sono in accordo tra loro. La corte di cassazione ha un ruolo
nomofilattico poiché essa è garante della certezza del diritto. Le decisioni prese in precedenza per
determinati casi assume il valore di precedente. L’interpretazione del diritto perciò mira alla
certezza e alla giustizia, i vari ordinamenti giuridici però spesso tendono a prediligere un spetto su
un altro. Infatti, il sistema italiano ed europeo predilige la certezza vista la grande presenza di
regole e norme poste (diritto positivo) mentre nel sistema anglosassone di Common law è il
giudice a fare la legge perciò mira di più alla giustizia. Il precedente giudiziario (stare decisis) nel
sistema americano è vincolante per l’interpretazione della legge mentre nel sistema italiano ha un
ruolo persuasivo in quanto aiuto nella decisione i giudici.
2. Dottrinale: l’insieme del sapere e della speculazione teorica proveniente dagli studiosi del diritto
3. Autentica: non è una vera attività di interpretazione poiché è quella che viene dallo stesso
legislatore. Spesso il legislatore emana nuove disposizioni per chiarire il significato di norme
preesistente, queste hanno un valore retroattivo, cioè attribuiscono un valore alla legge
precedente. La norma interpretativa è da distinguere da quella novativa, che ha efficacia solo per i
fatti successivi alla sua entrata in vigore (ex novo). Bisogna ricordare che la retroattività di una
legge interpretativa non incide sul giudicato precedente, salvo contraria disposizione.

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L’applicazione perciò non si limita alla sola attività interpretativa ma necessità anche operazioni di ricerca
ed individuazione della norma da applicare, l’analisi dei comportamenti e della situazione da regolare e
l’integrazione della legge.

Regole di interpretazione: L’interpretazione segue il criterio di interpretazione teleologico, cioè mirare alla
funzione della norma come strumento di disciplina della società, indagare la finalità obbiettiva della legge.
Gli altri criteri di cui si avvale l’interprete sono:
• Criterio logico attraverso l’argumentum a contrario (volto ad escludere dalla norma quanto non vi
appare espressamente compreso), l’argumentum a simili (volto ad estendere la norma per
comprendervi anche fenomeni simili a quelli risultanti dal contenuto letterale della disposizione),
l’argumentum a fortiori (volto ad estendere la norma in modo da includervi fenomeni che a
maggior ragione meritano il trattamento riservato a quello risultante dal contenuto letterale della
disposizione), l’argumentum ad absurdum (volto ad escludere quella interpretazione che dia luogo
ad una norma assurda)
• Criterio storico: nessuna disposizione spunta all’improvviso in un ordinamento
• Criterio sistematico: per determinare il significato di una disposizione è indispensabile collocarla
nel quadro complessivo delle norme in cui va inserita, onde evitare contraddizioni e ripetizioni;
• Criterio sociologico: la conoscenza degli aspetti economico-sociali dei rapporti regolati è spesso
illuminante per pervenire ad una interpretazione congruente con la realtà disciplinata e su cui
quelle regole sono destinate e svolgere una influenza:
• Criterio equitativo: volto ad evitare interpretazioni che contrastino col senso di giustizia della
comunità.

Analogia: L'analogia consiste nel ricavare una regola di giudizio per quel caso concreto che non appaia
espressamente disciplinato dalla legge, tramite l'applicazione della norma prevista per un caso che appaia
simile per ratio (analogia legis), ovvero tramite l'applicazione dei principi generali dell'ordinamento
giuridico (analogia iuris)

Si opera comunemente un distinguo tra "analogia legis" e "analogia iuris". La prima colma la mancanza
normativa utilizzando un'altra norma magari della stessa branca del diritto o di branche simili; la seconda
invece tende a colmare l'assenza normativa di una determinata materia giuridica, magari non
completamente disciplinata, utilizzando principi generali del sistema giuridico. È ovviamente intuibile come
per il giurista il secondo sia un lavoro ben più complesso.

Si deve, però, considerare che l'uno e l'altro procedimento analogico si caratterizzano per il risalire dal caso
concreto ad un principio, o ratio, che consiglia per lo stesso un determinato trattamento: nel caso della
analogia legis di tale principio è già disponibile una esemplificazione (nella disposizione la cui applicazione si
va ad estendere), nella analogia iuris la esemplificazione manca (anche se il principio, comunque, è
ricostruito attraverso esempi).

Il ricorso all’analogia è sottoposto, nel nostro ordinamento a limiti: essa non è consentita né per le leggi
penali (Il divieto si giustifica in relazione alle norme penali, per il principio “nullum crimen sine praevie lege
penali” perché nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del
fatto compiuto), né perle norme eccezionali (per la necessità di non ampliare le deroghe).

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Entrata in vigore della legge


Per entrare in vigore la legge deve essere approvata da entrambe le camere, aver ottenuto la
promulgazione del presidente della repubblica ed in seguito essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. La
legge entra in vigore dopo un periodo di circa 10/15 giorni detto vacatio legis. Con la pubblicazione della
legge sulla gazzetta ufficiale viene reputata conosciuta e diventa obbligatoria per tutti, anche per chi non ne
sia venuto a conoscenza poiché vale il principio del “ignorantia iuris non excusat”.

Abrogazione: cessazione di efficacia di una norma a seguito di una nuova disposizione di legge. Essa può
avvenire mediante una legge posteriore che ne fa cessare l’efficacia, tramite referendum o tramite
dichiarazione di illegittimità incostituzionale. In quest’ultimo caso mentre l’abrogazione ha valore solo per
l’avvenire “ex nunc” l’incostituzionalità rende ogni provvedimento preso dalla legge fin dalla sua
emanazione nullo “ex tunc”. L’abrogazione può essere:
• Espressa: quando viene espresso chiaramente che la norma anteriore è stata abrogata
• Tacita: se non vi è espresso esplicitamente quale norma precedente è stata abrogata, le norme
posteriori sono incompatibili con le disposizioni antecedenti o introducono una nuova
regolamentazione dell’argomento trattato dalla precedente legge.

Deroga: fenomeno di abrogazione parziale di una legge in determinati casi, la deroga vale solo per lo
specifico caso

Retroattività: facoltà di una norma di attribuire conseguenze giuridiche anche a fattispecie concrete
anteriori all’entrata in vigore di essa. La legge, come prescrive l’art.11 delle preleggi, stabilisce che la legge
ha effetto solo per l’avvenire, quindi una legge non hai mai effetto retroattivo. Questa caratteristica funge
da principio per garantire la certezza del diritto. Nell’ordinamento italiano però solo le norme incriminatrici
penali non hanno effetto retroattivo per il principio del “nullum crimen sine praevie legem” mentre
nell’ambito del diritto privato una legge può essere ritenuta retroattiva solo se secondo il parere della corte
costituzionale serva a tutelare diritti e beni di rilievo costituzionale. Hanno efficacia retroattiva anche le
leggi di interpretazione autentica, ossia per chiarire il significato delle norme precedenti.
Ultrattività: quando una disposizione di legge stabilisce che gli atti o rapporti compiuti o svolti nei principi
della nuova norma continuino a seguire la norma antecedente.

Norme transitorie: norme che servono a regolare il passaggio tra legge vecchia e nuova

Successione di leggi nel tempo


Irretroattività della norma: In linea di massima la norma giuridica è irretroattiva, ovvero essa dispone solo
dal momento della sua entrata in vigore.
Tuttavia vi possono essere dei casi nei quali un rapporto si viene a trovare tra due norme successive nel
tempo che lo vanno a regolare in modo diverso. Quali delle due norme occorre applicare in questi casi: la
vecchia o la nuova?

Quando non viene previsto nulla in merito dalla nuova legge, una delle teorie che può essere seguita è la
teoria del diritto quesito: essa distingue tra diritti acquisiti e aspettative di diritto.

Diritti acquisiti e aspettative di diritto: I diritti acquisiti, detti anche diritti quesiti, sono diritti che sono
entrati a far parte della sfera giuridica di un soggetto sotto la norma precedente, anche se egli non ha avuto
ancora modo di farli valere prima dell'entrata in vigore della nuova legge.

Le aspettative di diritto consistono nella speranza che un diritto entri a far parte della propria sfera
giuridica, speranza avvallata dalla normativa precedente.

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TEORIA DEL DIRITTO QUESITO: La teoria del diritto quesito afferma che la nuova norma non può toccare i
diritti acquisiti che continuano ad essere disciplinati dalle norme precedenti.

La nuova norma va, invece, a regolare le aspettative di diritto che può anche non riconoscere più.

Esempio: supponiamo che le norme in materia di eredità prevedono che in caso di morte di una persona,
senza che questa abbia fatto testamento, l'eredità spetti ai parenti fino al 6° grado. Ipotizziamo che
successivamente una nuova norma stabilisca che l'eredità spetti solamente ai parenti fino al 4° grado.
Nei casi nei quali la successione si è già aperta, anche se l'eredità non è stata ancora accetta, ereditano
anche i parenti di 5° e 6° grado perché il loro diritto è ormai acquisito.
Per tutti coloro per i quali la successione non si è ancora aperta si applica la nuova norma e ereditano
solamente i parenti fino al 4° grado trattandosi di aspettative di diritto.

TEORIA DEL FATTO COMPIUTO: Nella pratica non sempre è agevole la distinzione tra diritti acquisiti e
aspettative di diritto.
Per questo, nel corso del tempo, ha trovato sempre maggiore applicazione la teoria del fatto compiuto
secondo la quale la nuova norma non ha efficacia sui fatti compiuti sotto la norma precedente anche se da
essa sono ancora pendenti gli effetti.

L’attività giuridica e la tutela giurisdizionale dei diritti


Le situazioni giuridiche soggettive
Rapporto giuridico: rapporto tra due soggetti regolato dal diritto. Molte relazioni cadono nei rapporti
sociali, come i rapporti di amicizia, e perciò sono giuridicamente irrilevanti. Altri, come il rapporto tra
creditore e debitore sono essenzialmente una relazione giuridica. In generale il rapporto giuridico non
presenta conseguenze su terzi, salvo esplicite eccezioni.
In un rapporto giuridico agiscono sempre due parti:
• un soggetto attivo: colui al quale l’ordinamento attribuisce un potere (o diritto soggettivo)
• un soggetto passivo: colui a carico del quale è soggetto un dovere.
Es. creditore (soggetto attivo) e debitore (soggetto passivo)
I rapporti giuridici non sono che delle figure di una categoria più ampia: le situazioni giuridiche, che
possono essere attive o passive.

Le situazioni soggettive attive sono: il diritto soggettivo, la potestà, facoltà, aspettativa e status.

Diritto soggettivo: diritto del soggetto attivo. Facoltà che il diritto oggettivo attribuisce al titolare di potere
agire nella tutela di un interesse giuridicamente protetto, ciò comporta la libertà di agire in tutti i modi
legalmente possibili per tutelare i propri interessi. La tutela però riguarda solo fatti giuridicamente rilevanti,
es. l’aspettativa al rispetto o alle regole di cortesia non sono tutelate e son dette irrilevanti.

Potestà e uffici: esercizio del diritto soggettivo non per il proprio interesse ma per curare e realizzare gli
interessi altrui, come nel caso della potestà genitoriale o l’ufficio di tutoraggio di un disabile.
Facoltà: manifestazioni del diritto soggettivo che non hanno carattere autonomo, ma sono in esse
comprese. Perciò, esse non sono estinguibili singolarmente ma cessano solo con la fine di un diritto.
Aspettativa: Possibilità astratta di acquistare un diritto in base a circostanze che devono ancora maturarsi.
Status: qualità giuridica che si ricollega alla posizione dell’individuo nella collettività.
Interesse legittimo: interesse da parte del privato che l’amministrazione pubblica agisca nei rispetti dei
principi di correttezza, imparzialità e legalità. Il tipico strumento di tutela dell’interesse legittimo è
l’impugnazione degli atti amministrativi illegittimi al TAR, per riceverne l’annullamento in caso
contenessero vizi di incompetenza, violazione di legge o di eccesso di potere.

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Diritto potestativo: situazione giuridica soggettiva che consiste nell'attribuzione di un potere a un soggetto
allo scopo di tutelare un suo interesse. Si contrappone, pertanto, alla potestà nella quale il potere è
attribuito al soggetto a tutela di un interesse altrui.

Esercizio del diritto soggettivo: è diverso dalla sua realizzazione (soddisfazione materiale dell’interesse
protetto). Può essere spontaneo o coattivo se si avvale di mezzi coercitivi per tutelarlo. Avviene secondo i
principi di correttezza e buona fede e deve seguire i dettami della legge.
Abuso di diritto soggettivo: uso anomalo delle prerogative concesse dalla legge al titolare del diritto. Si ha
abuso quando il titolare si avvale delle facoltà e dei poteri che gli sono concessi non per perseguire gli
interessi oggetto del diritto soggettivo, ma per perseguire finalità ulteriori, eccedenti l’ambito che la legge
ha inteso tutelare.

I diritti soggettivi sono divisi in due categorie:


• Diritti assoluti: garantiscono al titolare un potere cui tutti sono tenuti a rispettare. I tipici diritti
assoluti sono i diritti della personalità (diritto all’integrità fisica, al nome, all’immagine ecc.) ed i
diritti reali di godimento. Quest’ultimi attribuiscono una signoria piena (proprietà) o limitata su un
bene. Tutti i consociati devono rispettare il mio diritto semplicemente astenendosi per
permettermi di godere del mio diritto. La norma che tutela i diritti assoluti è l’art.2043, il quale a
seguito del caso Meroni tutela anche i diritti di credito da parte di terzi.
• Diritti relativi: sono i diritti di credito, essi devono essere rispettati solo da determinati soggetti,
cioè i debitori. La violazione di questi diritti viene regolata dall’art.1218.

Interesse: qualsiasi vantaggio od utilità che costituisce l’obbiettivo o il movente dell’agire di un soggetto.
Un interesse privato viene detto semplice (di fatto) se non fruisce di protezione giuridica. Se l’interesse
viene tutelato giuridicamente allora si è davanti l’acquisto di un diritto soggettivo.

Le situazioni soggettive passive sono: il dovere, l’obbligo, la soggezione e l’onere.

Dovere: è generico di astensione se incombe su tutti i consociati per non ledere un diritto assoluto, oppure
è detto dovere d’obbligo quando è necessario soddisfare la pretesa del soggetto attivo in un rapporto di
prestazione (lui mi paga, io devo offrire un servizio)
Soggezione: in riferimento al diritto potestativo
Onere: figura che ricorre quando un soggetto è attribuito un potere, ma l’esercizio di tale potere è
condizionato ad un adempimento non obbligatorio, in quanto rispettare l’onere è negli interessi del
soggetto. (es. cose da fare notare per far valere la garanzia)

Situazioni giuridiche: situazioni conformi alle previsioni dell’ordinamento e alle regole da esso stabilite
Situazioni di fatto: situazioni tutelate dall’ordinamento da comportamenti lesivi in cui il soggetto può
trovarsi rispetto ad un bene ed attribuisce anche ad essa degli effetti indipendentemente della sua
conformità o meno ad una situazione di diritto. Le situazioni di fatto più importanti sono il possesso e la
detenzione

Il rapporto giuridico si costituisce quando un soggetto attivo acquista il diritto soggettivo.


Acquisto: fenomeno che indica il collegarsi di un diritto con una persona che ne diventa il titolare.
Esso può essere di due specie:
1. acquisto a titolo originario: quando il diritto soggettivo sorge, a favore di una persona, senza
esserlo stato trasmesso da nessuno. (es. il pescatore fa suoi i pesci che non erano di nessuno)
2. acquisto a titolo derivativo: quando il diritto si trasmette da una persona ad un'altra (es. acquisto
di una macchina da un amico) esso può essere:
• derivativo – traslativo: si può trasmettere lo stesso diritto dal nuovo al vecchio titolare
• derivativo – costitutivo: attribuzione, al titolare, di un diritto differente che scaturisce dal
diritto del precedente titolare, in quanto lo suppone e ne assorbe o ne limita in parte il
contenuto. (es. acquisto del diritto dell’usufruttuario)

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Il nuovo titolare giustamente non può vantare diritti di portata più ampia del suo precedente
titolare e l’acquisto del diritto dipende dall’effettiva esistenza del diritto del suo precedente
titolare. Se il fenomeno è considerato non con riferimento alla persona a cui favore si verifica,
ma in riferimento a chi trasferisce il diritto, esso viene detto: alienazione

Titolo d’acquisto: detto anche causa adquirendi, è l’atto o il fatto giuridico che giustifica l’acquisto.

Successione: indica lo stesso fenomeno dell’acquisto a titolo derivativo, cioè mutazione del soggetto di un
rapporto giuridico, che avviene a seguito di un acquisto a titolo derivativo e del conseguente passaggio di
un diritto assoluto o relativo dal patrimonio giuridico di una persona ad un'altra. Colui che perde il diritto in
una successione è detto autore o dante causa, colui che lo acquista è il successore o l’avente causa.
La successione può essere di due specie:
• a titolo universale: quando una persona subentra nella posizione attiva (diritti di proprietà, crediti)
e passiva (debiti) in tutti i rapporti di un’altra persona. Si verifica in caso di morte di una persona o
nel caso di fusioni tra società. Il successore in questo caso è detto erede.
• a titolo particolare: quando subentra solo in determinati diritti o rapporti. Il successore in questo
caso è detto legatario.
Non tutti i diritti sono disponibili, cioè trasferibili o rinunziabili. Questa categoria seppure limitata è detta
diritti indisponibili, in genere sono i rapporti che servono a soddisfare un interesse superiore: come i diritti
familiari o le potestà.

Il soggetto del rapporto giuridico

Soggetti di diritto: centro unitario di imputazione di situazioni giuridiche


• Persone fisiche
• Enti: soggetti di diritto alteri rispetto alle persone fisiche.

Capacità giuridica: idoneità astratta alla titolarità di situazioni giuridiche attive o passive si identifica con la
soggettività giuridica

Tutti gli esseri umani acquisiscono capacità giuridica nascendo, conseguentemente diventano soggetti di
diritto. La capacità giuridica in virtù dell’art.3 della costituzione spetta a tutti per il principio di uguaglianza,
infatti si acquista semplicemente con la nascita, al momento dell’autonomia respiratoria, e si perde con la
morte. La capacità giuridica di diritto privato non compete solo i cittadini ma anche gli stranieri, secondo il
principio di reciprocità. In Italia i diritti inviolabili della persona sono riconosciuti a favore di chiunque
indipendentemente dal riconoscimento di egual diritto in favore dei cittadini italiani all’estero.

La persona acquista capacità giuridica con la nascita, che viene inteso con il momento di acquisizione della
piena indipendenza dal corpo della madre, cioè con l’inizio della respirazione polmonare. Per l’acquisizione
della capacità giuridica non è necessaria la vitalità (idoneità fisica alla sopravvivenza); e la perde al
momento della morte, cioè la cessazione irreversibile di tutte le funzioni celebrali.

Diritti del concepito: Il codice civile tutela l’essere umano fin dall’inizio della sua vita, cioè dal
concepimento. Il concepito ha la capacità di succedere in causa di morte e di ricevere per donazione,
ovviamente tutti il diritto del concepito sono subordinati all’evento della nascita.
Il codice prevede il diritto di riconoscere il figlio nato fuori dal matrimonio in un momento successivo al
concepimento, ma comunque prima della sua nascita. Si tratta di una particolare forma di riconoscimento
dettata dall’esigenza di tutelare il nascituro in previsione di possibili eventi sfavorevoli (si pensi, ad
esempio, al sopraggiungere di un’incapacità del genitore anche solo temporanea a seguito di una malattia
già nota).

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Inoltre il concepito ha diritto a:


• Ricevere per testamento
• Ricevere donazioni
• Risarcimento del danno

In altre parole, il diritto a ereditare, da parte del “non ancora concepito”, può sorgere solo a seguito di
testamento, mentre il già concepito può succedere in base a successione legittima.
Tutto ciò è subordinato alla futura nascita del soggetto

Riconoscimento del nascituro: deve essere fatta entro 10 giorni dalla nascita, l’evento deve essere
dichiarato da parte di uno dei genitori e da un procuratore speciale (medico, ostetrica o testimone del
parto) all’ufficiale dello stato civile per la formazione dell’atto di nascita.
Dichiarazione di morte: deve essere fatta entro 24 ore dal decesso un congiunto, parente o delegato deve
dichiarare all’ufficiale di stato il decesso per formalizzare l’atto di morte. Con la morte si estinguono alcuni
rapporti facenti parte della sfera giuridica dell’individuo come il matrimonio, convivenza ecc.

Presunzione di commorienza: In caso vi sia presunta incertezza sulla sopravvivenza di una persona rispetto
ad un'altra, in genere perché perite nello stesso contesto (incidente aereo) la legge presume che fino a
prova contraria non sia sopravvissuto nessuno.

Capacità di agire: facoltà del soggetto di essere titolare in modo autonomo di situazioni attive o passive,
cioè l’idoneità a porre in essere atti negoziali che possono aver conseguenze sulla sfera giuridica del
soggetto. Si ottiene con il compimento del 18esimo anno di vita.

L’Incapacità giuridica può essere di diritto, che si articola in incapacità assoluta o relativa. L’incapacità assoluta è
propria del minorenne e dell’interdetto, concretamente è l’impossibilità del soggetto di porre in essere situazioni
giuridiche rilevanti di normale o straordinaria amministrazione, perciò ogni atto redatto è quindi passibile di
annullamento. L’interdizione può essere giudiziale o legale. L’interdizione giudiziale è una forma di sanzione molto
pesante decisa da un giudice, si riferisce a maggiorenni e agli infermi di mente che non possono provvedere
autonomamente alla loro amministrazione (art.404 c.c.). L’interdizione legale è una sanzione penale aggiuntiva.
L’incapacità relativa è definita come l’impossibilità di un soggetto di porre in essere situazioni giuridiche di
straordinaria amministrazione. Cioè atti che determinano la titolarità di un bene. L’incapace relativo, detto inabilitato
è però capace di porre in essere situazioni di ordinaria amministrazione come la sottoscrizione di un contratto di
locazione. L’inabilitato può essere suddiviso in tre gruppi: gli infermi mentali non gravi, i ciechi, sordi ed invalidi gravi,
e coloro che fanno abituale uso di sostanze stupefacenti o alcolici.
L’incapacità di fatto, o naturale o comunemente detta “di intendere e di volere” si verifica quando la persona non è
momentaneamente capace di intendere o di volere.

Incapacità speciali: nonostante con la nascita si acquisisca la capacità giuridica, essa non è sufficiente per
porre in essere determinate situazioni giuridiche. L’incapacità può essere assoluta se al soggetto è precluso
quel tipo di atto o rapporto; o relativa, se al soggetto è precluso quel tipo di atto o rapporto ma solo con
determinate persone o situazioni.

A tutela delle persone incapaci di agire la rubrica XII del codice civile prevede gli istituti:
• della minore età: il minorenne in quanto incapace ogni situazione da lui posta in essere è passibile
di annullamento (art.1425) ma può porre in essere situazioni di ordinaria amministrazione per la
soddisfazione dei propri bisogni quotidiani. Nella gestione del patrimonio del minore è
amministrato unicamente dai genitori o dal tutore, gli atti di straordinaria amministrazione
competono in via congiunta ad entrambi i genitori, disgiunta per l’ordinaria amministrazione.
• dell’interdizione giudiziale: pronunciata da un tribunale allorquando ricorrono congiuntamente
infermità di mente grave, abitualità di detta infermità che non permette al soggetto di prendere
decisioni autonome e necessità di assicurare al soggetto adeguata protezione. L’interdizione
giudiziale si riferisce solo ai maggiorenni, ed a viene a seguito del procedimento di esame diretto

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dell’interdicendo e gli effetti di questo istituto prendono forma dal momento della pubblicazione
della sentenza. L’interdetto non può porre in essere nessun atto di straordinaria e ordinaria
amministrazione, i quali possono essere fatti solo dal tutore, mentre per quelli di ordinaria
amministrazione possono essere anche compiuti autonomamente, cioè con l’assistenza del tutore
(art.427). Se dovessero venir meno i presupposti che hanno indotto l’interdizione essa può essere
revocata su istanza del coniuge, dei parenti ecc. con sentenza del tribunale. La sentenza ha effetto
solo con il passaggio in giudicato (art.431)
• L’interdizione legale: è una sanzione penale aggiuntiva.
• dell’inabilitazione: pronunciata con una sentenza del tribunale, allor quando ricorra
alternativamente (art.415) Infermità mentale non grave, prodigalità, uso abituale di alcool o
droghe, sordità o cecità. L’iter è simile a quello dell’interdizione giudiziale, l’inabilitato può operare
situazioni di ordinaria amministrazione mentre per quelle di straordinaria è necessaria l’assistenza
di un curatore stabilito del tribunale.
• dell’emancipazione: Il minorenne ultra sedicenne, autorizzato dal tribunale a contrarre il
matrimonio acquista automaticamente l’emancipazione (art.390) così sottraendosi alla disciplina
della minor età. La condizione giuridica dell’emancipato è analoga a quella dell’inabilitato.
• dell’amministrazione di sostegno: figura istituita per quelle persone che, per effetto di
un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità, anche parziale o
temporanea, di provvedere ai propri interessi.
Gli anziani e i disabili, ma anche gli alcolisti, i tossicodipendenti, le persone detenute, i malati
terminali possono ottenere, anche in previsione di una propria eventuale futura incapacità, che il
giudice tutelare nomini una persona che abbia cura della loro persona e del loro patrimonio.
Per richiedere l’amministrazione di sostegno si deve presentare un ricorso, che può essere
proposto: dallo stesso beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato, o dal suo coniuge.
• dell’incapacità di intendere e di volere: istituto che tutela coloro che al momento del fatto non
erano in qual si voglia modo capaci di intendere e di volere in modo transitorio o permanente,
perciò ogni atto compiuto nel momento di incapacità sono annullabili.

Incapacità assoluta: minor età, interdizione incapacità di intendere e di volere


Incapacità relativa: inabilità, emancipazione ed amministrazione di sostegno

Sede di una persona


Luogo in cui la persona fisica vive e svolge le proprie attività (art.43)
• Domicilio: luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed i suoi interessi.
Può essere domicilio legale, se deciso dalla legge, o volontario. Un domicilio inteso come sede dei
propri affari e degli interessi è unico., anche se per legge una persona può eleggere un domicilio
speciale per determinati atti o affari.
• Residenza: luogo in cui la persona ha la dimora abituale
• Dimora: luogo in cui la persona attualmente vive

Cittadinanza: situazione di appartenenze di una persona ad un determinato stato. In Italia può essere
acquistata tramite ius sanguinis, ius soli, se coloro che nascono su suolo italiano sono apolidi o abbiano
genitori ignoti, o tramite ius communicatio. Al cittadino non può essere revocata la cittadinanza di motivi
politici (art.22 della costituzione)

Posizione della persona nella famiglia

Parentela: vincolo che unisce i soggetti che discendono da uno stesso stipite. La linea retta unisce coloro
che discendono uni da l’altra (nonno, padre, figlio ecc.), la linea collaterale unisce le persone che pur
avendo uno stipite comune non discendono una dall’altra (fratello, zio, nipote ecc.). La parentela è

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calcolata in gradi i quali si contano calcolando le persone meno lo stipite. La parentela solitamente sussiste
fino al sesto grado.
Affinità: vincolo che unisce un coniuge ad i parenti dell’altro coniuge, gli affini di un coniuge non sono affini
degli affini dell’altro codice.
Coniugio: legame che lega marito e moglie

In caso di perdita di notizie di un soggetto, i rapporti tenuti da quest’ultimo vengono disciplinati dagli
istituti di scomparsa, assenza e morte presunta.
• Scomparsa: a sensi dell’art.48, è dichiarata da un tribunale quando concorrono la scomparsa di un
soggetto dal suo ultimo domicilio per un termine di tempo non giustificato dalle sue ordinarie
mansioni. Ha finalità di protezione del patrimonio dello scomparso, in caso il tribunale può dare
provvedimenti a ciò necessari.
• Assenza: ai sensi dell’art.49, è dichiarata da un tribunale quando concorrono la scomparsa di un
soggetto dal suo ultimo domicilio per un termine di tempo superiore di due anni dall’ultimo giorno
che è stato visto. Coloro che sarebbero stati eredi testamentari possono fare domanda di
immissione temporanea nel possesso dei beni di lui.
• Morte presunta: ai sensi dell’art.58, è dichiarata da un tribunale quando concorrono la scomparsa
di un soggetto dal suo ultimo domicilio per un termine di tempo superiore ai 10 anni, in caso di
scomparsa dovuta ad infortunio come la guerra son necessari solo 2 anni. Coloro che sarebbero
stati eredi testamentari o legittimi, se il soggetto fosse morto, conseguono piena titolarità e
disponibilità dei suoi beni e diritti.

Gli enti
Gli enti sono soggetti di diritto alteri rispetto alle persone fisiche. Essi sono suddivisi in due categorie:
• Enti di diritto pubblico: Stato, regioni, comuni, aziende e università pubbliche ecc.
• Enti di diritto privato suddivisi in:
1. Enti a scopo di lucro, i quali hanno come scopo la spartizione tra i partecipanti degli utili
conseguiti, sono analizzate nel libro 5° del codice civile; enti non profit, in cui è vietata la
ripartizione di utili o vantaggi economici tra i soci, sono trattati nel primo libro.
2. Registrati (associazioni riconosciute, fondazioni ecc. iscritte al registro delle persone
giuridiche tenute presso le prefetture) e non registrati (associazioni non riconosciute,
società di fatto ed irregolari ecc.)
3. Personificati (associazioni riconosciute, fondazioni, società di capitali ecc.) e non
personificati (associazioni non riconosciute, società di persone ecc.)
4. Enti a struttura associativa in cui si dà vita ad un’organizzazione stabile di più soggetti per
l’esercizio di un’attività volta al perseguimento di uno scopo comune; Enti a struttura
istituzionale, cioè organizzazioni stabili per la gestione di patrimoni finalizzati al
perseguimento di scopi altruistici.

Il difficile percorso che gli enti devono compiere per l’acquisto della personalità giuridica è figlio della
tradizione ottocentesca di napoleonica memoria. Lo stato voleva accentrare su di sé il potere e guardava
con diffidenza le associazioni perciò il legislatore del 1942, in virtù del senso di necessità di controllo
garantiva alle associazioni che acquistavano la personalità diversi vantaggi i quali erano preclusi a quelle
associazioni non riconosciute. Questi vantaggi, tipo la possibilità di ereditare beni mortis causa, erano
pagati a prezzo di una stretta vigilanza da parte dello stato. Dopo il 1948 ai sensi degli art.18 e 2 in cui
vengono riconosciuti i diritti di associarsi liberamente e di garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo, anche
nelle forme di associazione ha premiato la forma di associazione non riconosciuta, per l’ampia libertà
d’azione concessa in materia di controllo delle attività interne da parte dello stato in organizzazioni quali
sindacati e partiti politici.

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Un ente per essere fondato sono necessari tre elementi:


• Elemento patrimoniale: necessario per la tutela dei creditori, ogni tipo di ente ha un tetto
patrimoniale minimo che varia da tipo a tipo di ente (spa, s.r.l., ecc.) Per gli enti no profit non è
previsto un tetto patrimoniale minimo ma bensì un patrimonio adeguato allo scopo che si prefigge
• Elemento teleologico: necessità di uno scopo che sia possibile e lecito
• Elemento personale: l’ente per nascere deve essere costituito da almeno due persone

Gli enti no profit si distinguono in due categorie: associazioni e fondazioni.

Associazioni: definite anche come “universitas personarum”, è un insieme di persone che ha come
scopo il perseguimento di finalità senza scopo di lucro. La differenza che intercorre tra associazione e
società che nell’associazione vi è il divieto di spartizione degli utili e dei ricavi (esclusione del lucro
soggettivo). Ciò non significa che all’associazione sono precluse le attività economiche, questo vuol dire che
ogni utile e ricavo è svolta al fine di procurarsi entrate da destinare al perseguimento ideale dello scopo
dell’associazione.
Le associazioni solitamente hanno struttura tripartita: necessitano di un organo amministrativo, un organo
di sicurezza/controllo ma imprescindibile è l’assemblea dei soci, l’organo sovrano dell’ente. L’assemblea ha
competenza per l’approvazione del bilancio, modifica dell’atto costitutivo o dello statuto e per la decisione
in merito all’esclusione dei soci. Le associazioni possono essere:
• Riconosciute: se nasce in forza di un atto di autonomia, un contratto tra i fondatori detto atto
costitutivo che deve essere reso in forma di atto pubblico, solitamente tramite un notaio. L’atto
costitutivo deve contenere la dichiarazione di manifestazione dei fondatori di fondare
l’associazione, denominazione dell’ente, scopo, patrimonio e sede. Le altre norme possono essere
contenute in un documento a parte detto statuto. All’associazione per esserle riconosciuta la
personalità giuridica prima del DPR del 2000, doveva attraversare un lungo iter che durava ¾ anni,
ora il vaglio e l’esame spetta alle prefetture. A seguito di esito positivo l’associazione verrà inserito
nel registro delle persone giuridiche ed acquisterà la capacità giuridica. Gli amministratori hanno
competenza di rappresentanza nei confronti di terzi e per la gestione dell’attività associativa.
L’associazione in merito all’acquisto di personalità giuridica, possiede un’autonomia patrimoniale
perfetta quindi per la responsabilità del pagamento delle obbligazioni risponde solo il patrimonio
dell’associazione e quello dei singoli associati non può essere attecchito. Un’aspirante socio anche
se in possesso di tutti i requisiti non ha diritto entrare nell’associazione, ma un socio ha tutto il
diritto di rimanervi dentro, a meno di gravi colpe o di delibera motivata da parte dell’assemblea. A
seguito di espulsione il socio può ricorrere al tribunale per l’annullamento entro sei mesi
dall’espulsione, qualora non fossero state rispettate le regole procedurali per la sua adozione. Un
soggetto ha anche il diritto di non associarsi e il socio ha il diritto di recedere dall’associazione in
qualsiasi momento, sia pure con effetto allo scadere dell’anno in corso, purché sia stato esercitato
almeno 3 mesi prima come definito dall’art.24. L’associazione si estingue quando ha raggiunto lo
scopo, per morte di tutti gli associati o per cause eventualmente previste nell’atto costitutivo o
nello statuto. In caso di estinzione il prefetto ne prende nota e si procede alla liquidazione dei beni,
con il pagamento dei debiti e donazione del residuo ad altri enti con fini analoghi. Infine, si procede
con la cancellazione dell’ente dal registro delle persone giuridiche.
• Associazioni non riconosciute: prendono vita in forza ad un atto di autonomia, cioè un contratto
tra i fondatori, l’atto di autonomia non ha vincoli di forma né di contenuto. L’iter per la formazione
dell’associazione non riconosciuta consiste esclusivamente nel tempo di perfezionamento degli
accordi tra i fondatori in quanto non fanno richiesta di personalità giuridica. Perciò, questi enti
sono soggetti ma non godono della personalità giuridica e hanno un’autonomia patrimoniale
imperfetta. Per le obbligazioni contrattuali dell’associazione rispondono oltre che il fondo
comune anche personalmente e solidalmente, con il loro patrimonio personale, coloro che
hanno agito in nome e per conto dell’ente. Il creditore può quindi rivolgersi anche
immediatamente a ci ha agito per nome e per conto dell’associazione, senza dover prima
riscuotere dal fondo comune. Per le obbligazioni non negoziali si ritiene che risponda solo il fondo

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comune. Ai sensi dell’art.36 L’ordinamento interno, l’amministrazione e la disciplina dei rapporti


tra gli associati ed associazione sono integralmente rimessi gli accordi tra gli associati.

Fondazione: definita anche “universitas bonorum”, è un’organizzazione stabile che si avvale di un


patrimonio per il raggiungimento di scopi non economici. La fondazione a differenza dell’associazione può
nascere sia tramite un atto “inter vivos”, nel quale caso deve rivestire la forma di atto pubblico, similmente
all’associazione riconosciuta; oppure ai sensi dell’art.14 tramite testamento. L’atto di fondazione deve
contenere tutte le disposizioni contenute nell’atto costitutivo di un’associazione oppure avere anche uno
statuto. Essenziale per la fondazione è che l’elemento patrimoniale sia consono al raggiungimento dello
scopo, ogni bene ceduto alla fondazione prevede un atto di dotazione, cioè un vincolo di destinazione delle
risorse per lo scopo identificato dal fondatore. Il riconoscimento della personalità giuridica segue lo stesso
iter dell’acquisto da parte dell’associazione, in caso di non riconoscimento della fondazione essa, tranne
che nei casi espressi dalla legge, non può operare come fondazione non riconosciuta poiché ciò
implicherebbe una divisone tra il patrimonio dell’ente e delle parti e ciò andrebbe contro il vincolo di
destinazione. Lo scopo della fondazione non può essere modificato da nessuno e deve essere no profit e
generalmente di utilità sociale. La fondazione a differenza dell’associazione non ha organizzazione interna
tripartita ma è generalmente gestita da un organo amministrativo, gli amministratori sono i veri padroni
della vita nella fondazione e la loro autorità è limitata solo dal controllo dell’autorità amministrativa statale,
il fondatore in quanto tale non può intervenire in alcun modo in essa. In quanto persona giuridica la
fondazione possiede autonomia patrimoniale perfetta e quindi delle obbligazioni contrattuali risponde solo
il patrimonio dell’ente. Ai sensi dell’art.28, quando si verifica una causa di scioglimento la fondazione, non
viene estinta ma modifica il proprio scopo tramite un provvedimento dell’autorità governativa individuando
una nuova finalità che non si distacchi troppo dalla volontà del fondatore.

Comitato: ente privato no profit, è un’organizzazione di più persone che tramite la raccolta pubblica di
fondi, costituisce un patrimonio con il quale realizzare finalità di natura altruistica.
Nasce da un accordo di tipo associativo tra i promotori, L’attività del comitato si articola in due fasi: una in
cui i promotori annunciano al pubblico il programma e la volontà di perseguirlo per raggiungere un
obbiettivo, l’altra consiste nell’organizzazione e gestione dei fondi raccolti per realizzare lo scopo
prefissato. Come nel caso della fondazione sui detti fondi vale il vincolo di destinazione allo scopo
programmato. I comitati possono essere dotati di personalità giuridica e non, la personalità si acquista negli
stessi metodi degli altri enti se non può operare come ente non riconosciuto.
L’autonomia patrimoniale imperfetta del comitato però prevede che delle obbligazioni contrattuali
rispondano solidalmente con il patrimonio dell’ente tutti i componenti e non solo coloro che ne hanno fatto
le veci.

Altre istituzioni di carattere privato sono gli enti ecclesiastici e religiosi

Terzo settore: Sono enti del Terzo settore le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione
sociale, gli enti filantropici, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato costituiti per il perseguimento,
senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

La crescita del terzo settore è dovuta alle circostanze storiche con le quali la società a partire dalla fine degli
anni 80 si è dovuta confrontare: declino della famiglia come luogo di cura e servizio agli anziani o disabili,
l’emergere di nuovi bisogni di assistenza come quella ai tossicodipendenti, migranti ecc. e alla crisi del
welfare state indotta dalle necessità di contenimento della spesa pubblica.

A partire dagli anni 90 è iniziata una disordinata ma sempre continua produzione normativa per favorire e
promuovere gli enti operanti nel terzo settore.
Nel 2017 con la riforma del terzo settore è stato introdotto un codice del terzo settore, il quale ha
riordinato e riorganizzato tutte le disposizioni riguardanti il terzo settore fatta negli anni precedenti.

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Diritti della personalità


Diritti soggettivi assoluti costituzionalmente, tutelati erga omnes. Sono garantiti e riconosciuti come “diritti
inviolabili dell’uomo” dall’art.2 della costituzione. La formula costituzionale riecheggia l’idea
giusnaturalistica secondo cui la persona umana sia portatrice di diritti innati e non attribuiti
dall’ordinamento giuridico. L’ordinamento infatti non attribuisce ma bensì riconosce questi diritti, in
quanto essi sono sempre esistiti e che in quanto tali sono definiti inviolabili anche da parte dell’autorità
statale. La costituzione quindi definisce i limiti dell’autorità del potere pubblico e protegge i cittadini dagli
abusi e assicura una sfera di libertà nei confronti dello stato.

Caratteristiche:
1. Atipicità: cioè è necessaria la condivisone generale per far sì che esso venga reputato tale,
condizione storicamente condizionata come nel caso del diritto alla privacy
2. Necessarietà: in quanto competono a tutte le persone
3. Imprescrittibilità: in quanto il non uso non ne prevede l’estinzione o la caduta in prescrizione
4. Assolutezza: obbligo di rispetto da parte di tutti i consociati
5. Non patrimonialità: tutelano valori non suscettibili alla valutazione economica
6. Indisponibilità: in quanto non rinunziabili

La tutela può essere di tre tipi:


• Prescrittiva: si occupa di prevedere e di evitare che accada l’evento indesiderato
• Inibitoria: si occupa di fermare immediatamente l’azione lesiva
• Risarcitoria: si occupa di garantire un risarcimento del danno

Il sistema italiano prevede un sistema bipolare di risarcimento, danno può essere classificato come:
• Patrimoniale: Il danno patrimoniale deve essere immediato e soprattutto devono essere provati,
nel sistema italiano non c’è spazi per il danno presunto o punitivo.
• Non patrimoniale: Il danno non patrimoniale ai sensi dell’art.2059 è risarcibile solo nei casi previsti
dalla legge. Come quantificare un danno patrimoniale in una somma monetaria? La giurisprudenza
si avvale di specifiche tabelle per il risarcimento delle lesioni.

Diritto alla vita

Posto a presidio del fondamentale interesse per la tutela della persona umana e della sua esistenza fisica.
Tale diritto impone a tutti i consociati di astenersi dall’attentare alla vita altrui, obbligo presidiato anche da
sanzione penali. Il problema delicato è stabilire quando inizia il momento in cui si acquista il diritto alla vita,
Lo stato infatti tutela pienamente il diritto di nascere da soggetti che non siano la madre anche tramite
sanzioni penali per l’interruzione della gravidanza senza consenso della madre.

Aborto: l’interruzione di gravidanza durante il primo trimestre è una decisione libera della donna, l’aborto è
possibile infatti nei casi in cui la gravidanza possa portare pericoli di natura psico-fisici alla donna. Dal
secondo trimestre in poi l’aborto è possibile solo nel caso in cui ci siano seri problemi che possano mettere
in pericolo la vita della madre e del feto.

Eutanasia: non esiste una norma che la regoli, essa è ancora un illecito e costituisce reato come l’omicidio
consenziente e l’istigazione al suicidio.
Testamento biologico: dichiarazione d’intenti di una persona che ancora nel pieno delle sue facoltà di
rifiutare un determinato trattamento medico volto ad allungargli la vita, nel caso in cui egli non sia più in
grado di intendere e di volere, come nel coma irreversibile. (caso englaro)

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Diritto alla salute


Tutelato e garantito dall’art.32 della costituzione.
L’interesse alla salute e all’integrità psico-fisica è tutelata anche a favore del nascituro: infatti sono previsti
risarcimento in caso di danni conseguenti a lesione subite dal feto in periodo prenatale a causa di mala
condotta del medico. In Italia però non è contemplato il “diritto a nascere sani”, infatti chi nasce affetto
da gravi sindromi come quella di Down non ha diritto ad un risarcimento (caso della bambina down).

Il diritto alla salute se tutelato nei confronti di terzi e invece totalmente rimesso al principio di
autodeterminazione del suo titolare, come dispone l’art.32 comma 1 “nessuno può essere obbligato ad un
determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”, cioè in caso di interesse superiore alla
protezione della salute pubblica. Ciò implica che un soggetto, se opportunamente informato delle
conseguenze, e se nel pieno delle sue facoltà dia il consenso, possa rifiutare un determinato trattamento
anche nel caso potesse salvargli la vita ed il medico deve attenersi alle sue direttive.

In caso di lesioni od infermità dovuta ai vaccini lo stato prevede un indennizzo a favore delle vittime

Il principio di autodeterminazione trova però dei limiti, cioè quando si disponga del proprio corpo in
maniera non conforme alla legge, ordine pubblico e buon costume (vendita di sangue, prelievo di staminali,
atti osceni oppure prostituzione) e se essi cagionino diminuzioni permanenti all’integrità del soggetto come
per esempio nella vendita dei propri organi.

Il risarcimento per danni alla salute di una persona una volta veniva assegnato in base al reddito di una
persona (caso Gennarino), questo trattamento veniva considerato classista ed ingiusto perciò piano piano
venne introdotto il concetto del “danno biologico”.

Danno biologico: consiste nella lesione dell'interesse, costituzionalmente garantito, all'integrità psico-fisica
della persona. Si tratta di un danno di natura non patrimoniale, risarcibile ai sensi dell'art. 2059 del codice
civile. Tramite questa norma si superò il risarcimento su base reddituale e la liquidazione ora è basata sulle
tabelle elaborate dai tribunali.

Diritto al nome

Ai sensi dell’art.6 il nome è costituito da pronome e cognome, svolge funzione di identificazione sociale
della persona ed è ricondotto al rango di valore fondamentale della persona, in particolare della
prospettiva della protezione della sua identità e personalità.

Il figlio nato da matrimonio acquisisce il cognome paterno, il figlio nato fuori da matrimonio acquisisce il
cognome del primo genitore che lo ha riconosciuto. I bambini non riconosciuti da alcuno dei genitori
acquisisce il nome imposto dall’ufficiale di stato civile. Il figlio adottato assume il cognome degli adottanti.
A seguito del matrimonio la moglie aggiunge il cognome del marito al suo e lo conserva anche durante la
separazione personale, salvo quanto disposto dall’art.156 bis. La moglie conserva il cognome del marito in
caso di scioglimento del matrimonio per morte fino a nuove nozze, mentre dopo il divorzio perde il
cognome maritale.

Il nome e tendenzialmente immodificabile. Il mutamento può avvenire nel caso esso sia ritenuto
vergognoso o ridicolo con concessione di un decreto del prefetto della provincia in cui sia tenuto l’atto di
nascita del richiedente.
In considerazione alla sua funzione di identificazione sociale, ai sensi dell’art.7, il nome viene tutelato da
contestazione, usurpazione ed utilizzazione abusiva. La vittima può così richiedere tutela inibitoria e un
eventuale risarcimento del danno.

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Diritto all’integrità morale


Tutela da parte della legge nazionale l’interesse di ciascuno all’onore, al decoro e reputazione anche
tramite sanzioni penali quali l’ingiuria e la diffamazione. È illegittima qualsiasi espressione di mancato
rispetto dell’integrità morale di una persona manifestata attraverso parole, scritti disegni ecc. direttamente
all’interessato o a terzi. L’illeceità dell’offesa non viene meno anche se il giudizio espresso sul conto
dell’insultato corrisponde a verità (efficacia non scriminante del exceptio veritatis)

Nella società attuale il diritto all’integrità morale spesso collide con il diritto di libertà d’espressione
garantito dall’art.21 della costituzione, di fronte al diritto d’informazione questo cede se la notizia risponde
ai criteri istituiti dallo “statuto del buon giornalista” del 1984, cioè se rispetta i criteri di:
• Utilità sociale dell’informazione
• Continenza espositiva
• Rispetto della verità putativa: che la notizia sia quanto meno verosimile e nel suo nucleo essenziale
oggetto di indagine diligente ed accertata.
In caso di assenso dell’avente diritto la notizia può essere pubblicata anche nel caso ledesse l’integrità
dell’interessato, in caso di mancanza di assenso e mancato rispetto dei precetti dello statuto la vittima
obbliga l’autore del misfatto al risarcimento, anche non patrimoniale del danno.

Diritto all’immagine

Divieto a terzi di esporre, pubblicare, vendere il ritratto altrui senza il consenso del diretto interessato. Il
consenso dell’effigiato vale ovviamente solo a favore di colui a cui è stato concesso per i fini e con le
modalità indicate per il tempo stabilito. La giurisprudenza ritiene che il consenso alla pubblicazione
dell’immagine sia un negozio unilaterale, con la conseguenza che esso è revocabile in qualsiasi momento.

La divulgazione senza consenso dell’immagine è giustificata quando:


• La persona interessata è un personaggio pubblico o ricopre una carica istituzionale
• Per necessità di giustizia o polizia
• Collegata a fatti, avvenimenti o cerimonie di interesse e dominio pubblico
• Giustificata da esigenze di pubblica informazione
Come nel caso del diritto all’integrità morale il diritto d’immagine cede al diritto di cronaca e critica
giornalistica. In caso di lesione del diritto d’immagine si obbliga il suo autore a risarcire il danno, anche non
patrimoniale

Diritto alla riservatezza

Pur non essendoci nessuna previsione normativa, principalmente attraverso l’interpretazione degli
art.13,14,15 della costituzione e dell’art 10 del c.c. si è concordato che tra i diritti inviolabili dovesse essere
annoverato anche il diritto alla riservatezza: cioè il potere di vietare che fossero rese note azioni della vita
personale e famigliare che non avessero importanza sociale rilevante. La protezione dei dati personali è
tutelata dall’art. 8 della carta dei diritti fondamentali dell’unione europea, che dice che “ogni persona ha
diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano”.

In Italia essa è regolamentata e tutelata dal cosiddetto codice privacy, esso è volto a far sì che il
trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti di libertà fondamentali e della dignità
dell’interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità e al diritto di protezione dei dati.

Dati personali: qualunque informazione relativa a persona fisica, identificata mediante informazioni
Interessato: persona fisica a cui i dati personali si riferiscono (il codice privacy non si applica agli enti)
Trattamento: complesso di operazioni concernenti la raccolta, conservazione, utilizzo ecc. dei dati.

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Regole generali del codice privacy prevendono:


• L’interessato deve essere preventivamente informato circa la finalità del trattamento cui i dati sono
destinati, questo costituisce l’informativa
• Consenso trattamento dati: Il trattamento dei dati avviene solo se vi è il consenso espresso
dell’interessato, che è valido solo nel caso in cui è espresso liberamente in riferimento al
trattamento individuato e se è documentato per iscritto.
• Diritto di accesso: L'interessato ha diritto di ottenere la conferma dell'esistenza o meno di dati
personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma
intelligibile
• Diritto di rettifica: L'interessato ha diritto di ottenere l'aggiornamento, la rettificazione ovvero,
quando vi ha interesse, l'integrazione dei dati.
• Rispetto dei codici di deontologia e buona condotta essenziale per la liceità e correttezza del
trattamento dei dati.
• I dati sensibili possono essere oggetto di trattamento solo con consenso scritto dell’interessato e
previa autorizzazione del garante
• Diritto alla sicurezza dei dati

Autorità garante: istituto con ampi poteri di controllo, regolamentazione denuncia e sanzione in ordine al
trattamento dei dati personali. Chi si ritenga vittima di illecito trattamento dei propri dati personali può
rivolgersi al garante o all’autorità giudiziaria, a quest’ultima si si può richiedere il risarcimento del danno,
anche non patrimoniale. Ai sensi dell’art.2050 il trattamento dei dati personali è giudicato come attività
pericolosa. Il rispetto delle regole di trattamenti dei dati è presidiato anche da sanzioni penali ed
amministrative pecuniarie.

Diritto all’identità personale

Diritto di vedersi rappresentato con i propri reali caratteri, senza travisamenti della propria storia, idee,
condotta, stile di vita ecc.
Differenza con il diritto alla riservatezza: questo è il diritto affinché i profili di vita e personalità rispondano
a principi di verità, non c’entra con il diritto di non venir vedere esposta la propria vita privata.
Differenza con il diritto all’integrità morale: il diritto all’identità prevede che ogni azione, fatto sia
divulgato rispettando il principio di verità, mentre il diritto all’integrità morale è il diritto a non vedersi
attribuiti fatti che possano creare attorno a lui giudizi negativi.

L’oggetto nel rapporto giuridico


Cose: parti di materia

Bene: Ai sensi dell’art.810 è la cosa che può formare oggetto di diritto. Una cosa che è fonte di utilità e
oggetto di appropriazione, perciò ha un valore economico.
In senso giuridico il bene non è la cosa in quanto tale ma il diritto su di essa, perciò per dare una definizione
più completa bisogna leggere l’810 insieme al 2740: Il debitore risponde dell'adempimento delle
obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri.

Non sono beni: le cose da cui non si può trarre utilità e le “res communes omnium”, cioè le cose di cui tutti
possono fruire senza impedirne pari fruizione a tutti (luce solare, il mare ecc.)

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I beni sono suddivisibili in varie categorie

Beni materiali: caratterizzati dalla corporeità e dalla possibile valutazione economica, comprende anche la
categoria delle energie naturali come l’energia elettrica
Beni Immateriali: diritti quali il credito, le quote di una società, gli strumenti finanziari, banche dati ecc.

Beni immobili: tutto ciò che è naturalmente o artificialmente attaccato al suolo (case, alberi, lampioni) e
alcune categorie di beni sono immobili per determinazione di legge come le case galleggianti ecc.
Beni mobili: tutti i beni che non sono immobili.

Beni registrati: beni oggetto di iscrizione a registri pubblici che chiunque può liberamente consultare. Nel
nostro ordinamento sono istituiti il registro immobiliare (catasto), automobilistico e aeronautico.

I beni mobili registrati ed i beni immobili sono soggetti ad un sistema di pubblicità, la pubblicità ha solo effetto
dichiarativo e non costitutivo. La pubblicità ha effetto di tutela verso i terzi. Il proprietario del bene è colui che registra
il bene per primo. Per questi tipi di beni l’acquisto di proprietà si basa sul principio del consenso traslativo (art.1376).
Per i beni mobili non registrati la proprietà si acquista oltre che con il consenso anche tramite il possesso (il potere di
fatto sulla cosa) ai sensi dell’art.1153

Prodotti finanziari: tutte le forme di investimento di natura finanziari, cioè tutte le forme di impiego di
risparmio effettuato in vista di un ritorno economico. Forma particolare di prodotti finanziari sono gli
“strumenti finanziari” cioè azioni, obbligazioni, titoli di debito ecc.

Beni fungibili: Essi possono essere sostituiti in modo indifferente con altri bene dello stesso genere in
quanto non interessa il bene specifico ma la quantità di tale bene. Sono individuati con esclusivo
riferimento alla loro appartenenza ad un determinato genere (denaro, titoli di stato).
Beni infungibili: beni individuati nella loro specifica identità (opere d’arte, beni immobili ecc.). La fungibilità
di un bene può derivare dalla volontà delle parti, le quali possono attribuire caratteri infungibilità ad un
determinato bene tangibile (un libro di un parente deceduto)
Differenza di regime giuridico: mentre per un bene infungibile è sufficiente un accordo tra le parti, per un
bene fungibile per il trasferimento di proprietà è invece necessaria una separazione, che consiste in una
numerazione, pesature o nella misura della parte dovuta (vendita di un metro di stoffa).

Beni consumabili: beni che non possono arrecare utilità senza perdere la loro individualità (cibo, bevande,
carburante per auto, denaro ecc.)
Beni inconsumabili: beni suscettibili a plurime utilizzazione senza essere distrutti nella loro consistenza
(edifici, fondo rustico). Categoria di beni inconsumabili sono i beni deteriorabili come i vestiti o un’auto.

Beni divisibili: beni suscettibili ad essere ridotti in parti omogenee senza che se ne alteri la destinazione
economica (appezzamento di terreno, una forma di formaggio ecc.)
Beni indivisibili: beni non divisibili in parti omogenee senza farne perdere le caratteristiche (un animale
vivo, un quadro, una macchina)
Differenza di regime: in caso di contitolarità di diritto, sul bene divisibile si può sempre ottenere lo
scioglimento della comunione mentre se il bene è indivisibile lo scioglimento della comunione può avvenire
solo con l’attribuzione intera della parte ad uno dei due richiedenti.

Beni presenti: beni già esistenti in natura, solo questi possono formare oggetto di diritti reali o proprietà.
Beni futuri: beni non ancora presenti in natura, possono formare oggetto solo di rapporti obbligatori.
Negozi di beni futuri: in caso di negozio di beni futuri possono delinearsi due situazioni: in un caso come
regolato dall’art.1472 comma 2, l’acquirente in caso non riceva ciò che ha ordinato non è tenuto a pagare
l’altra parte (emptio rei speratae) oppure in caso abbia stipulato in contratto aleatorio è anche in caso di
mancato ritorno è tenuto a pagare l’altra pare (emptio spei).

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Frutti naturali: Ai sensi dell’art. 20 comma 1, sono prodotti direttamente da un altro bene che vi concorra o
meno l’uomo. Per parlare di frutti è necessaria la periodicità e che il frutto non incida sulla sostanza e sulla
destinazione economica della cosa madre (taglio dei rami di un albero per la legna da ardere è il frutto
dell’immobile albero)
Acquisto dei frutti naturali: finché non avviene la separazione dalla cosa fruttifera i frutti sono detti
pendenti, non hanno esistenza autonoma e sono considerati beni futuri. Solo con la separazione allora il
frutto acquista carattere autonomo è può divenire oggetto di proprietà, che spetta al proprietario della
cosa fruttifera.
Frutti civili: ai sensi dell’art.820 comma 3, sono i frutti che si ritraggono dalla cosa come corrispettivo del
godimento che altri ne abbia (incasso del canone di locazione di un appartamento in affitto, interessi sui
capitali, rendite vitalizie ecc.). Requisito di periodicità del frutto.
Acquisto di frutti civili: si acquistano giorno per giorno, in ragione della durata del diritto.

Bene semplice: bene i cui elementi non possono staccarsi tra loro senza distruggere o alterare la fisionomia
del bene stesso (un animale, una pianta, un fiore)
Bene composto: bene risultante dalla connessione di più cose, ciascuna delle quali potrebbe essere
staccata ed avere rilevanza giuridica o economica (macchina)

Pertinenze: Ai sensi dell’art.817, quando una cosa è posta al servizio od ornamento di un'altra senza
divenirne parte integrante o indefettibile, si ha la pertinenza. Per la costituzione del rapporto di pertinenza
debbono concorrere sia l’elemento oggettivo: cioè il rapporto di servizio od ornamento tra cosa accessoria
e principale. Il vincolo di pertinenza può intercorrere tra due immobili, due mobili o un immobile ed un
mobile, se manca il vincolo di accessorietà non v’è la pertinenza. Il vincolo inoltre deve essere durevole e
non occasionale; e l’elemento soggettivo: cioè la volontà di effettuare una cosa a servizio od ornamento di
un’altra, il vincolo deve essere posto dal proprietario della cosa principale.

Vediamo alcuni esempi di rapporto pertinenziale:


pertinenza d'immobile ad immobile: il posto auto o il garage destinati al servizio di un'abitazione; un pozzo
per l'irrigazione di un terreno;
pertinenza di mobile ad immobile: lo scaldabagno, il condizionatore di un appartamento; il bestiame o gli
attrezzi di un fondo agricolo. pertinenza di mobile a mobile: le scialuppe di una nave, l'estintore di una
vettura da competizione, i paracadute dell'aeromobile.

Universalità patrimoniali: ai sensi dell’art.816, l’universalità è la pluralità di cosa mobili che appartengono
alla stessa persona e che hanno una destinazione unitaria (libri di una biblioteca, pecore di un gregge)
Si distingue dalla cosa composta poiché non vi è corrispondenza fisica tra le cose. Si distingue dal complesso
pertinenziale in quanto le cose non si trovano l’una rispetto all’altra in un rapporto di subordinazione o
ornamento, ma esse costituiscono una entità nuova dal punto di vista economico sociale. I beni che
costituiscono l’universalità possono essere considerati singolarmente o collettivamente a seconda delle
volontà delle parti.
Sotto vari aspetti l’ordinamento giuridico stabilisce differenze di regime tra l’universitas e i singoli beni
mobili. Per esempio, ai sensi dell’art.1156, non vale il principio del “possesso vale titolo” per le università
ma la proprietà è acquistata solo tramite usucapione.
La dottrina distingue le università in due categorie:
1. Università di fatto: costituita da più beni mobili unitariamente considerati
2. Università di diritto: costituita da più beni ma anche rapporti giuridici in cui la riduzione ad unità è
operata dalla legge (es. eredità)

Patrimonio: complesso dei rapporti attivi e passivi suscettibili di valutazione economica, facenti capo ad un
soggetto. Non è considerato come bene unico e quindi non è un’università patrimoniale.
Ai sensi dell’art.2740, ogni soggetto ha un patrimonio e solo con esso risponde delle proprie obbligazioni.
Non è concesso in linea di massima staccare dei beni o dei rapporti giuridici dal proprio patrimonio per
riservalo ad alcuni creditori tranne che nei casi previsti dalla legge.

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Patrimonio separato: fenomeno di distacco di una parte del patrimonio che continua ad appartenere allo
stesso soggetto.
Patrimonio autonomo: patrimonio attribuito ad un nuovo soggetto, mediante la creazione di una persona
giuridica (es. associazione riconosciuta) o anche solo i un ente sprovvisto di personalità giuridica, sia dotato
di autonomia patrimoniale, anche se imperfetta.

Beni pubblici in senso soggettivo: beni appartenenti ad un ente pubblico


Beni pubblici in senso oggettivo: beni assoggettati ad un regime speciale, diverso dalla proprietà privata,
per favorire il raggiungimento dei fini pubblici cui quei cespiti sono destinati. Sono divisi in:
• Beni demaniali: divisi in beni immobili del demanio necessario, in quanto appartenente
necessariamente allo stato come il demanio marittimo, idrico e militare; e del demanio
accidentale, che possono appartenere anche a privati e che sono demaniali solo se di proprietà
dello stato o di un ente pubblico territoriale (demanio stradale, demanio aeronautico civile,
demanio culturale). I beni demaniali non possono formare oggetto di negozi di diritto privato
(incommerciabilità) e perciò non possono formare oggetto di possesso. Essi sono disciplinati dal
diritto pubblico.
• Beni patrimoniali: beni non demaniali appartenenti ad un ente pubblico anche non territoriale. Si
dividono in beni mobili ed immobili del patrimonio indisponibile (foreste, miniere, cose mobili di
interesse storico) che non possono essere sottratti alle rispettive destinazioni se non con le
modalità previste dal diritto pubblico. Beni del patrimonio disponibile, che non sono destinati
direttamente al perseguimento dei fini pubblici e sono perciò soggetti salvo deroghe alle norme del
codice civile.
Federalismo demaniale: nuova disciplina che prevede che il regime dei beni demaniali continui ad
applicarsi soltanto al demanio marittimo, idrico e aeroportuale. Le linee di fondo che ispirano il nuovo
sistema sono la contrazione del patrimonio pubblico dello stato e la contrazione del numero complessivo di
beni pubblici.

Il fatto, l’atto e il negozio giuridico


Fatto giuridico

Qualsiasi avvenimento cui l’ordinamento ricolleghi conseguenze giuridiche. Si dividono in:


• Fatti materiali: fatto percepibile attraverso i sensi (distruzione di un documento, taglio di un albero)
• Fatti in senso ampio: omissioni, fatti interni o psicologici
• Fatti in senso stretto (naturali): fatti le cui conseguenze giuridiche sono ricollegate ad un evento
senza che assuma rilievo l’intervento o meno dell’uomo (frutti, successione mortis causa)

Giuridicità di un fatto: non dipende da caratteristiche intrinseche dell’avvenimento ma soltanto dalle


circostanze estrinseche che da quell’evento derivi un certo effetto giuridico in forza di una norma giuridica
che lo disponga

Atto giuridico

Fatto le cui conseguenze giuridiche sono ricollegati ad azioni umane. Sono atti umani consapevoli e
volontari rilevanti per diritto, sul piano della valutazione giuridica si dividono in:
• Atti leciti: quelli conformi alle prescrizioni dell’ordinamento. Dividono in
1. Operazioni o atti reali: consistono in modificazioni del mondo esterno
2. Dichiarazioni: atti diretti a comunicare agli altri il proprio pensiero, volontà ecc. Il tipo di
dichiarazione più importante è il negozio giuridico.
3. Dichiarazioni di scienza: dichiarazioni che comunica ad altri la conoscenza di un atto o
situazione passata della quale il dichiarante afferma di conoscere (es. confessione)

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• Atti illeciti: fatti in violazione di doveri giuridici che producono lesione del diritto soggettivo altrui.

Atti giuridici in senso stretto: tutti gli atti umani consapevoli e volontari che non siano un negozio giuridico.
I loro effetti non dipendono dalla volontà dell’agente ma sono disposti dall’ordinamento senza riguardo per
l’intenzione di colui che li ponga in essere.
Atti dovuti o satisfattivi: adempimento di un obbligo (es. pagamento) si distinguono dal negozio giuridico
perché costituiscono un obbligo e non una dichiarazione di volontà.

Negozio giuridico
Dichiarazione con la quale i privati esprimono la volontà di regolare in un determinato modo i propri
interessi, nell’ambito dell’autonomia a loro riconosciuta dall’ordinamento mediante la produzione di effetti
giuridici. Figura con ruolo centrale della cultura giuridica del nostro ordinamento.

Il fenomeno negoziale nasce per la necessità di attribuire una sfera di autonomia entro la quale i privati
possano decidere da sé come regolare i propri interessi, ottenendo dalla legge che gli atti posti in essere
siano resi vincolanti ed impegnativi.
Nonostante l’importanza del negozio giuridico come concetto non gli viene apposto una specifica disciplina,
infatti anche se nel codice vengono regolati numerose forme di negozio quali il contratto, il matrimonio o il
testamento non esiste una disciplina che regoli il negozio giuridico in generale.
Il negozio giuridico è tradizionalmente classificato:
• In relazione alla struttura soggettiva
1. Negozio unilaterale: Negozio giuridico perfezionato con la dichiarazione di una sola parte
(testamento, atto costituivo di una fondazione).
_ Atto collegiale: se le dichiarazioni di volontà sono dirette a formare la volontà di un
organo pluripersonale (es. deliberazione di un’assemblea di una società per azioni).
Nell’atto collegiale si applica il principio di maggioranza.
_ Atto complesso: si differenzia dall’atto collegiale perché anche se costituita da più
volontà tendenti ad un fine comune, ma nell’atto complesso queste volontà si fondono in
modo da formarne una sola (es. dichiarazione dell’inabilitato e del suo curatore)
La differenza pratica sta nel fatto che in un atto complesso, il vizio di una volontà inficia
senza rimedio la dichiarazione (es. se il curatore è costretto con violenza a consentire
l’alienazione di un bene dell’inabilitato) mentre nel caso di vizio in un atto collegiale, esso
compromette la deliberazione collegiale solo se il voto fosse stato decisivo ai fini
dell’ottenimento di una maggioranza: qualora la maggioranza sussista ugualmente senza il
voto viziato la deliberazione collegiale rimane valida c.d. prova di resistenza.
_ Negozi recettizi, se per produrre effetto la dichiarazione negoziale deve essere
comunicata o notificata ad una determinata persona (es. disdetta)
_ Negozi non recettizi, se producono effetto indipendentemente dalla comunicazione ad
uno specifico destinatario (es. accettazione di un’eredità)
2. Negozio bilaterale e plurilaterale
• In relazione alla funzione:
1. Negozio mortis causa: in cui effetti presuppongono la morte di una persona (testamento)
2. Negozi inter vivos: es. la vendita
3. Negozi a contenuto patrimoniale: sono i negozi di attribuzioni patrimoniali, cioè quelli che
tendono a spostare il diritto patrimoniale di un soggetto ad un altro (vendita, donazione).
Essi si distinguono ulteriormente in negozi di disposizione che implicano una diminuzione
del patrimonio tramite alienazione o rinuncia. Si dividono in negozi traslativi (se attuano un
trasferimento di diritto ad altri), traslativo-costitutivi ( se costituiscono un diritto reale
limitato su di un bene del disponente) o abdicativi; e i negozi di obbligazione che danno
luogo soltanto alla nascita di un’obbligazione benché possa essere diretta al trasferimento

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di un diritto (es. vendita di una cosa altrui, a patto che il venditore la acquisti e ne diventi il
proprietario per così far diventare il suo compratore il nuovo proprietario).
4. Negozi a contenuto non patrimoniale: negozi di diritto familiare come il matrimonio
5. Negozio di accertamento: negozi che si propongono solo per eliminare controversie e
dubbi sulla situazione giuridica esistente. Le parti chiariscono una situazione giuridica
incerta tramite un atto autonomo negoziale che è ritenuto abbia valore di retroattivo in
quanto elimina l’incertezza ab origine, come se non fosse mai esistito. Caso particolare è la
divisione della comunione, il cui effetto retroattivo è disciplinato dall’art.757.

Negozio a titolo oneroso: negozio in cui il soggetto per acquistare qualsiasi tipo di diritto, beneficio o
vantaggio accetta un sacrificio (mutuo e mandato)
Negozio a titolo gratuito: negozio per effetto del quale un soggetto acquisisce un vantaggio senza alcun
correlativo sacrificio. Per certi negozi si presume la gratuità (deposito bancario) mentre altri sono
essenzialmente gratuiti (donazione e comodato). In genere l’acquirente a titolo gratuito è meno tutelato di
quello a titolo oneroso (es. l’acquirente a titolo oneroso, purché sia in una buona fede, non è pregiudicato
dall’annullamento dell’atto di acquisto del suo dante causa o dalla revoca dell’atto, mentre l’acquirente a
titolo gratuito non ha eguale protezione anche nel caso fosse in buona fede)

Liberalità e gratuità non coincidono:


• Liberalità: rappresenta la causa della donazione e si connota per l’intento di arricchire il
beneficiario (donatario) di un’attribuzione patrimoniale.
• Gratuità: è categoria più ampia, perché comprende tutti i casi di attribuzione patrimoniali o di
prestazioni a fronte delle quali non si ponga una specifica controprestazione, che però possono
essere da un intento non liberale (es. imprenditore organizza un servizio gratuito di trasporto per
consentire una maggior facilità all’accesso ai suoi negozi)

Rinuncia: negozio abdicativo, dichiarazione unilaterale, del titolare di un diritto soggettivo, diretta a
dismettere il diritto stesso senza farlo trasferire ad altri. Ciò non implica che terzi possano avvantaggiarsi
dalla rinunzia ad un diritto (es. la rinuncia al diritto di usufrutto fa coincidere l’usufrutto con la nuda
proprietà, permettendo al proprietario di godere della stessa)

Rifiuto: negozio abdicativo, caratterizzata dal fatto che o il diritto non è ancora nella sfera giuridica del
dichiarante, e dunque in realtà il soggetto impedisce che si vi faccia ingresso (rifiuto impeditivo: es.
rinunciare ad un eredità); oppure che il diritto sia già presente nella sfera giuridica del soggetto ma esso sia
suscettibile ad essere rimosso con effetto retroattivo (rifiuto eliminativo: es. il soggetto sia beneficiato dal
testatore con un legato, l’acquisto della titolarità è immediato, tuttavia il beneficiato può eliminare
retroattivamente tale bene dalla propria sfera giuridica)

Elementi o requisiti del negozio giuridico


• Elementi essenziali: senza i quali il negozio è nullo. Sono elencati nell’art.1325, e si dicono:
1. elementi generali: se si riferiscono ad ogni tipo di contratto (volontà, dichiarazione, causa)
2. elementi particolari: se si riferiscono a quel particolare tipo considerato (l’elemento
essenziale della vendita è il prezzo)
• Elementi accidentali: elementi che le parti sono libere di apporre o meno, se vengono poste sono
clausole valide da rispettare se no no. Si distinguono in elementi accidentali generali (condizione,
termine e il modo) e particolari.
• Elementi naturali: si tratta degli effetti naturali del negozio, cioè gli effetti che la legge considera
intrinsechi nel negozio posto in essere dalle parti. Si producono prescindendo dalla volontà delle
parti, in forza della disciplina legislativa stabilita dal tipo di negozio giuridico scelto, salva contraria
volontà manifestata dalle parti. (es. anche se non espressa, il compratore è tutelato dalle garanzie
di un contratto di compravendita come nel caso in cui il venditore gli abbia venduto una cosa no di
sua proprietà)

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Dichiarazione: deve essere espressa ed esternata dal soggetto per produrre effetti giuridici. Può essere:
• Dichiarazione espressa: se fatta a parole, scritta, cenni ecc.
• Dichiarazione tacita: cioè un comportamento che secondo il comune metodo di pensare risulti
incompatibile con la volontà contraria (es. il debitore paga il creditore senza dire nulla lo scioglie
dall’obbligazione). In alcuni casi, poiché può diventare fonte di incertezze, l’ordinamento la ritiene
insufficiente e perciò richiede che si palesi l’espressione di volontà della parte (es. prestazione di
una fideiussione)
Problema del silenzio: sia la dottrina che la giurisprudenza nega il valore del “chi tace acconsente” ma
riconosce la validità espressiva del silenzio in speciali casi come Il silenzio del mandante, al quale sia
comunicata l’esecuzione del mandato da parte del mandatario. Infatti, ai sensi dell’art.1712 il silenzio del
mandante riconosce la validità dell’agito del mandatario, anche nel caso si fosse distaccato dagli ordini.

Forma: L’ordinamento, secondo il principio di libertà della forma non impone formalismi per far sì che
vengano riconosciuti gli effetti giuridici agli atti giuridici tra privati. Solo in determinati casi sono previste
forme solenni, ciò è prescritto per esigenze di carattere di certezza, conoscibilità e di ponderazione dell’atto
(es. matrimonio e testamento). Per quanto riguarda il contratto non esiste un regime formale generale
poiché i vincoli di forma dipendono dall’oggetto (per la compravendita di beni immobili è necessaria la
forma scritta), tipo (procedure per il contratto di donazione) e categoria del contratto.
• Forma vincolata “ab substantiam”: categorie di contratti definiti da una forma prescritta che
rendono nullo l’atto nel caso non si rispettasse tale forma. Disposto per legge.
• Forma “ad probationem”: quando la forma richiesta non influisce sulla validità del negozio ma
costituisce l'unico mezzo (insieme al giuramento) per provare l'esistenza di quel negozio
• Forma convenzionale: requisito di forma disposto dai privati per l’atto.

Bollatura e registrazione: non sono requisiti di forma, esse vengono fatte per molti negozi per ragioni
fiscali. L’inosservanza non prevede l’annullamento dell’atto ma solo una sanzione pecuniaria. La
registrazione presso l’ufficio del registro ha importanza poiché rende certa la data di una scrittura privata
verso terzi.

Pubblicità: strumento che serve per dare ai terzi la possibilità di conoscere l’esistenza ed il contenuto di un
negozio giuridico, lo stato di persone fisiche e vicende di persone giuridiche e di conseguenza regolare il
loro comportamento ed interessi. Per legge per certi beni (immobile e mobili registrati) è obbligatorio
l’iscrizione in un registro pubblico consultabile da chiunque anche tramite i mezzi di comunicazione.
• Pubblicità notizia: assolve la funzione di rendere conoscibile l’atto, del quale il legislatore ritiene
opportuna dare notorietà. La mancata pubblicità dell’atto è punita con una sanzione pecuniaria ma
non compromette la validità di esso, il quale rimane operante tra le parti ed opponibile ai terzi. La
pubblicità-notizia costituisce perciò un onere e non un obbligo.
• Pubblicità dichiarativa: serve a rendere opponibile il negozio a terzi. L’omissione non prevede
effetti invalidanti dell’atto ma rispetto ai terzi gioca un ruolo importante poiché se il negozio non
viene pubblicizzato esso non è opponibile (es. se tizio vende una casa prima a caio e poi a
sempronio, ma sempronio registra per primo la casa nel registro immobiliare il suo acquisto è
pienamente valide perché inopponibile da caio che non aveva registrato la casa)
• Pubblicità costituiva: in questo tipo la pubblicità è l’elemento costitutivo della fattispecie, perciò
senza di essa il negozio non è valido, non producendo effetti ne verso terzi né tra le parti. (es.
Ipoteca, acquisto della personalità giuridica di società per azioni)

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L’influenza del tempo sulle vicende giuridiche


Computo del tempo: le attività giuridiche devono essere compiute entro periodi di tempo determinati.
L’art.2963 dispone che il calcolo del tempo:
• Non tenga conto del giorno iniziale
• Conti quello finale
• Se il termine cade in un giorno festivo, esso cade nel giorno non festivo più prossimo
• Se il termine è a mese esso scade nel giorno corrispondente a quello iniziale (es. se il fatto decorre
dal 2 ottobre esso scade non il 1 ma il 2 novembre)
• Se nel mese di scadenza manca il giorno corrispondente, il termine si compie l’ultimo giorno del
mese
Il decorso di un determinato periodo di tempo può dar luogo o all’acquisto o all’estinzione di un diritto
soggettivo. Se il decorso del tempo serve per l’acquisto del diritto si incappa nella figura dell’usucapione,
mentre l’estinzione dà luogo a due istituti: decadenza e prescrizione istintiva.

La prescrizione estintiva

Art.2934: Estinzione dei diritti.


Ogni diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato
dalla legge.
Non sono soggetti alla prescrizione i diritti indisponibili e gli altri diritti indicati dalla legge.

La prescrizione estintiva produce l’estinzione del diritto soggettivo per effetto dell’inerzia del titolare del
diritto stesso, che o non lo esercita o non ne usa per un determinato periodo di tempo.

Istituto di ordine pubblico che nasce come garante della certezza nel rapporto giuridico.
Poiché istituto pubblico le norme stabilite dalla prescrizione sono inderogabili, perciò questo vieta la
rinuncia preventiva, allungare o abbreviare i termini di prescrizione.

Non rilevabilità d’ufficio: la prescrizione deve essere eccepita dalla parte che vi ha interesse, ma è
rilevabile in via surrogatoria da parte dei creditori che si sostituiscono al debitore e far valere la prescrizione
anche se il debitore vi abbia rinunziato.

Oggetto della prescrizione: tutti i diritti sono soggetti a prescrizione estintiva.


Ne sono esclusi però i diritti appunto detti imprescrittibili (diritti della personalità), la proprietà: perché il
non uso è comunque espressione della libertà concessa al proprietario; le singole facoltà: poiché esse si
estinguono solo con la cessazione del diritto soggettivo che compongono.

Inizio della prescrizione: l’inizio decorre dal giorno in cui il diritto avrebbe potuto essere esercitato.
L’ordinamento non tiene conto degli impedimenti soggettivi e degli ostacoli di mero fatto (es. ignoranza del
titolare, tempo di accertamento) ma solo delle cause giuridiche (es. pendenza della condizione sospensiva)

Il termine di prescrizione può in alcuni casi essere sospeso o interrotto.


• Istituto di sospensione di prescrizione: il decorso viene interrotto per un periodo limitato di
tempo. Il fondamento dell’istituto si basa sul fatto che l’inerzia del titolare del diritto continua a
durare ma essa è giustificata per il periodo di tempo giustificato dalla causa dell’inerzia. Ciò avviene
solo in determinate circostanze rigorosamente prescritte dalla legge quali:
1. Rapporti particolari fra le parti: così ad esempio rimane sospesa la prescrizione tra i
coniugi, se non legalmente separati.
2. Condizione del titolare: la prescrizione è sospesa se il soggetto è un minore o interdetto, o
si trovi in circostanze che gli impediscono di esercitare il diritto (es. un soldato al fronte)

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3. Crediti retributivi dei prestatori di lavoro: la prescrizione è sospesa durante tutta la durata
del rapporto.
La sospensione mantiene il valore del tempo trascorso, finito il periodo sospensivo il decorso della
prescrizione riparte da dove si era interrotta (sospensione come una parentesi)

• Istituto di Interruzione di prescrizione: prevede l’azzeramento del periodo di prescrizione. A


differenza della sospensione, l’inerzia non viene giustificata ma scompare poiché viene esercitato il
diritto del titolare. L’interruzione toglie valore anche al tempo passato, perciò a seguito del fatto
interruttivo riinizia a decorrere da capo il periodo di prescrizione (come in una clessidra).
Le cause sono:
1. il titolare avvia un procedimento (non importa se giudiziale o arbitrale, di cognizione,
conservativo o esecutivo) volto all’esercizio del proprio diritto. (es. attraverso una lettera
di notifica di una domanda giudiziale o arbitrale)
2. Il titolare (quando si tratta di diritti di credito) pone in essere qualsiasi atto idoneo a
costituire in mora il debitore
3. Il soggetto passivo effettua il riconoscimento dell’altrui diritto (es. una parte si riconosce
debitrice e si impegna a pagare il creditore il più presto possibile)

Sospensione e interruzione possono essere rilevate d’ufficio dal giudice sulla base di prove acquisite dagli
atti, senza necessità di domanda alle parti.

Durata della prescrizione

Prescrizione ordinaria: matura in 10 anni, sempre che la legge non disponi diversamente.
Prescrizione dei diritti reali: sono richiesti 20 anni per l’estinzione dei diritti reali su cosa altrui, in armonia
con la disciplina dell’usucapione
Prescrizioni brevi:
• Atti illeciti, diritto a prestazioni periodiche (es. affitto) e derivati da rapporti societari: 5 anni
• Danni in materia di circolazione: 2 anni
• Diritti derivati da alcuni rapporti commerciali come in materia di trasporto: 1 anno

Prescrizioni presuntive: differente dalla prescrizione estintiva, si fonda sulla presunzione che un
determinato credito sia stato pagato o si sia estinto per altre cause. L’istituto si basa sulle considerazioni
che vi sono rapporti della vita quotidiana nei quali l’estinzione del debito avviene di regola contestualmente
all’esecuzione della prestazione (es. pagare la cena al ristorante). Perciò la legge presume che in tempi
molto più brevi della normale prescrizione: 6 mesi, 1,3 anni a seconda dei casi; presume che il debito
relativo al compenso sia stato estinto.

Il debitore perciò non è tenuto a fornire in giudizio la prova che sia stato estinto il debito ma bensì è il
creditore deve offrire la prova che la prestazione non sia stata eseguita.

Le presunzioni sono di due specie:


• Presunzioni “iuris tantum”: cioè che ammettono la prova contraria, il tipo di presunzione della
prescrizione presuntiva appartiene a questa categoria
• Presunzioni “iuris et de iure”: che non ammettono prova contraria

Il creditore che abbia lasciato decorrere il tempo di prescrizione può vincere in giudizio solo ottenendo
l’ammissione che l’obbligazione è tuttora esistente o invitandolo a confermare sotto giuramento che
l’obbligazione si sia estinta.
Se il debitore mente e giura il falso, può essere accusato di falso giuramento, rispondendone penalmente.

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Il legislatore perciò non presume che il debito sia stato pagato, ma che l’obbligazione si sia estinta per uno
dei qualsiasi modi previsti dalla legge. La giurisprudenza ritiene che poiché la prescrizione presuntiva,
trovando unicamente ragione nei rapporti informali e quotidiani non operi riguardo i crediti originati da un
contratto formulato in forma scritta.

Decadenza
Mentre la prescrizione si fonda sull’inerzia del titolare, alla base della decadenza sta il termine perentorio
fissato dal legislatore entro il quale il titolare deve compiere una determinata attività senza la quale
l’esercizio del suo diritto è precluso. Perciò la decadenza produce l’estinzione del diritto in virtù del fatto
oggettivo del corso del tempo, essa implica quindi l’onere di esercitare il diritto entro il tempo stabilito
dalla legge. La decadenza può essere quindi impedita solo dall’esercizio del diritto mediante il
compimento dell’atto previsto.

A differenza della prescrizione, che è prescritta per l’interesse generale, la decadenza può essere fissata
nell’interesse di una delle parti di un rapporto; infatti, può essere prevista in un contratto.
Inoltre la decadenza non presenta gli istituti di interruzione e sospensione.

Decadenza legale: decorre in 30 giorni, istituto eccezionale in quanto deroga al principio generale secondo
cui l’esercizio del diritto soggettivo non è sottoposto a limitazioni ed il titolare può esercitarli quando, come
e dove gli pare opportuno. Le norme che stabiliscono le decadenze non sono suscettibili di applicazione per
analogia.
La decadenza legale può essere stabilita:
• Per l’interesse generale: cioè stabilita in relazione a diritti indisponibili (es. rapporti di famiglia) le
parti non possono modificarne il regime previsto per legge, né rinunziarci. Il giudice deve per forza
rilevarla d’ufficio.
• Per l’interesse individuale: cioè trattandosi di diritti disponibili possono essere modificate o
rinunziate dalle parti (es. il termine entro il quale il compratore deve denunciare al venditore i vizi
occulti, da cui la cosa venduta è affetta)

Decadenza convenzionale: decadenza stabilita dalle parti, riferita al negozio e quindi a diritti disponibili.

Tutela giurisdizionale dei diritti

L’autotutela è prevista solo in casi specifici (es. difesa del possesso finché violenza dell’aggressore è in atto)
e di regola è proibita poiché in caso di lesione del diritto soggettivo il titolare dovrebbe rivolgersi al giudice.

Poiché lo stato avoca a sé il potere ed il dovere di rendere giustizia ai consociati, gli abitanti della comunità
possono rivolgersi agli istituti relativi per ottenere giustizia che non possono farsi da sé, questo diritto di
agire in giudizio, garantito dalla costituzione ai sensi dell’art.24, si chiama azione.

Attore: chi propone la domanda giudiziale, chiamato così perché agisce.


Convenuto: colui contro il quale è stata proposta l’azione, chiamato così perché gli conviene presentarsi in
giudizio per esporre le sue ragioni e difendersi dalle accuse.

Tipi di azione:
Azione di cognizione: se sorge una controversia in merito al modo di essere di un determinato diritto
soggettivo, si instaura tra le parti un processo di cognizione, in esito al quale il giudice individua una regola
applicabile al caso concreto. L’azione di cognizione può tendere a tre finalità:
1. Sentenza di mero accertamento dell’esistenza o del modo di essere del rapporto giuridico
controverso

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2. Sentenza di condanna: emanazione di un comando che il giudice rivolgerà alla parte soccombente
di tenere la condotta riconosciuta che il giudice ritiene dovuta
3. Sentenza costitutiva: costituzione, modificazione o estinzione di rapporti giuridici (es. separazione
coniugale)

Azione di esecuzione: Se a fronte della sentenza la parte soccombente non tiene la condotta stabilita, la
parte vincente potrà istaura un processo di esecuzione mediante il quale ottenere coattivamente il
comando contenuto nella sentenza (es. sfratto forzato)

Azione cautelare: serve per impedire che nel corso del processo di cognizione, Tizio si spogli dei suoi beni e
m’impedisca di soddisfarmi su di essi.
Quindi, il processo cautelare è volto a cautelare lo stato di fatto esistente per rendere possibile l’esecuzione
della sentenza o l’accertamento che si è richiesto al giudice.
Per meglio assicurare la conformità della sentenza alla giustizia è concesso alle parti di promuovere il
riesame della lite, impugnando la decisione.
Ma il riesame non può andare all’infinito, perché verificatesi certe condizioni, il comando contenuto nella
sentenza non può essere più modificato da alcun altro giudice (la sentenza è passata in giudicato), e il
diritto soggettivo, oggetto della controversia non può più formare oggetto di discussione nei futuri
processi.

Cosa giudicata: detto anche giudicato, indica un provvedimento giurisdizionale divenuto ormai
incontrovertibile, ossia non più assoggettabile ai mezzi di impugnazione ordinari, o perché siano già decorsi
i termini per impugnare o perché siano già stati esperiti tutti i mezzi d'impugnazione previsti.
Un provvedimento passato in giudicato è contraddistinto dall'incontrovertibilità della cosa giudicata:
nessun giudice può pronunciarsi nuovamente su quel diritto sul quale è già intervenuta una pronuncia che
abbia esaurito la serie dei possibili riesami (principio del ne bis in idem), questo esaurimento si verifica sia
nel caso in cui i diversi gradi di giurisdizione si siano effettivamente svolti, sia nel caso in cui si sia rinunciato
ad essi.

La caratteristica strutturale dell'attività giurisdizionale di cognizione è data dall'essere strutturata in modo


tale da concludersi in una pronuncia, assoggettata ad una serie limitata di riesami del giudizio o mezzi di
impugnazione, il cui esaurimento dà luogo all'incontrovertibilità propria della cosa giudicata.
L'incontrovertibilità del giudicato è di tipo relativo, in quanto esistono dei mezzi d'impugnazione
straordinari sia in diritto processuale penale (revisione) che civile (revocazione e opposizione di terzo).

Prova dei fatti giuridici


L’esito di un giudizio dipende dalla soluzione dall’accoglimenti di una delle due versione contrapposte
proposte dalle parti. Il giudice è tenuto a scegliere tra le contrapposte versioni in base alle prove allegate e
provate dalle parti.

Principio dispositivo: Salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento della decisione le
prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero nonché i fatti non specificatamente contestati dalla
parte costituita.

Al giudice spetta valutare che le prove siano:


• Ammissibili: cioè conforme alla legge
• Rilevanti: ossia che abbiano ad oggetto fatti che possono influenzare la decisione della lite

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L’onere della prova


art.2697: Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento.
Chi eccepisce l'inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si è modificato o estinto deve provare
i fatti su cui l'eccezione si fonda.

Quindi ciò significa in caso di mancanza, insufficienza o contraddittorietà della prova di un fatto
controverso è addossato alla parte su cui grava l’onere della prova, il quale avrà tutto l’interesse di fornire
prove convincenti se non vuol perdere la causa in giudizio, provando i fatti costituivi della vicenda mentre la
parte attaccata dovrà difendersi facendo leva sui fatti impeditivi (es. nullità del contratto), modificativi (es.
patto di proroga del termine di adempimento) ed estintivi (es. rescissione consensuale del contratto)

Il giudice è tenuto a basare il suo convincimento su tutte le prove fornite dalle parti.

Principio della vicinanza della prova: principio secondo il quale induce a far gravare il relativo onere sulla
parte che più agevolmente è in grado di assolverlo (es. un lavoratore chiede un riconoscimento per la
produttività, starà all’impresa per cui lavora dimostrare il contrario)

Mezzi di prova: qualsiasi elemento idoneo a stabilire quale tra le contrapposte versioni di un fatto sia la più
convincente. Il giudice può prendere spunto dalle:
• Prove tipiche: prove espressamente indicate dal legislatore dall’art.2699-2739 del codice
• Prove atipiche: prove non presenti nel codice purché siano validi elementi di giudizio

Libera valutazione da parte del giudice: principio fondamentale in tema di apprezzamento del risultato
delle prove raccolte in giudizio. L’apprezzamento del giudice deve rispondere anche dell’obbligo di
motivare tale apprezzamento. Tuttavia, il legislatore deroga il principio di libera valutazione in caso di
prove legali, la cui rilevanza è predeterminata dalla legge, cioè fanno piena prova e vincolano il giudice.

Prove precostituite o documentali: nominate perché esistono prima del giudizio


• atto pubblico
• scrittura privata, email ecc.
Prove costituende: nominate così perché si formano durante il corso del giudizio
• testimonianza
• presunzione
• confessione
• giuramento

Prove legali: fanno piena prova atto pubblico, giuramento e confessione


Prove lasciate al libero apprezzamento del giudice: testimonianza, presunzione

Prova documentale: ogni cosa idonea a rappresentare un fatto, in modo da consentirne la presa di
coscienza a distanza di tempo. Le più importanti sono:
• Atto pubblico: documento redatto, con particolare formalità stabilite dalla legge, da un notaio o
altro funzionario pubblico che attribuisce fiducia all’atto in virtù della pubblica fede. L’atto
pubblico fa prova legale, ma non fa prova dell’intrinseco ma solo dell’estrinseco: cioè della
veridicità del contenuto delle dichiarazioni (intrinseco) rese davanti al pubblico ufficiale, ma solo
del fatto che esse siano state effettivamente rilasciate come indicate nell’atto (estrinseco). L’unico
modo per contrastare in giudizio un atto pubblico è una querela di falso. In caso di annullamento
dell’atto pubblico per difetto di formalità essenziali, su sottoscrizione delle parti può avvenire la
conversione delle parti in forma di scrittura privata.
• Scrittura privata: qualsiasi documento che risulti sottoscritto da un privato. Non ha la stessa
efficacia probatoria del dell’atto pubblico poiché essa fa prova soltanto contro colui che abbia

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sottoscritto il documento, tale valore è però subordinato al riconoscimento del firmatario. Si ha


legalmente riconosciuta la sottoscrizione autenticata del notaio, o di un altro pubblico ufficiale
autorizzato, e la scrittura privata non disconosciuta da co lui contro il quale è stata effettuata.
Esse fanno prova legale ma solo della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta.
Se è invocata in un giudizio in cui il sottoscrittore è estraneo la scrittura privata a semplicemente
valore indiziario salvo che per quanto riguarda la sua provenienza, se la sottoscrizione è
autenticata. Nei confronti di terzi può avere rilevanza la data della scrittura privata.

Prova testimoniale: narrazione fatta al giudice da una persona estranea alla causa in relazione a fatti
controversi di cui il teste abbia conoscenza, di regola si fa oralmente. La prova testimoniale può avere come
soggetto solo fatti obbiettivi, non apprezzamenti od opinioni.

Poiché il rischio che il testimonio ometta i fatti per interesse o per deformazione inconsapevole dei fatti nel
tentativo di ricordare, la prova testimoniale è guardata con diffidenza. Per questo il legislatore ha posto dei
limiti legali all’ammissibilità della testimonianza.

Il giudice deve ammettere la prova testimoniale se ricorra una delle tre ipotesi previste dall’art.2724:
1. Quando vi sia un principio di prova scritta (es. una ricevuta)
2. Quando la parte si sia trovata nell’impossibilità materiale o morale di procurarsi una prova scritta
(es. contratto concluso tra persone legate da rapporti di intima parentela)
3. Quando la parte abbia perduto senza sua colpa il documento che forniva la prova

Il giudice non deve ammettere la testimonianza nei seguenti casi:


• Quando invocata per provare il perfezionamento o il contenuto di un contratto di valore superiore
a 5000 lire
• Se tende a dimostrare che anteriormente o contemporaneamente siano stati stipulati altri patti,
non risultati però dal documento.
• Se tende a provare un contratto che deve essere stipulato (forma scritta ad substantiam) o anche
solo provato per iscritto (forma scritta ad probationem)

Forma ad substantiam: quando la forma costituisce un elemento essenziale del contratto, dove quando
essa non viene rispettato rende il contratto irrimediabilmente nullo (es. se il contratto di compravendita
immobiliare sia stata stipulata verbalmente e non con un atto scritto, esso è privo di qualsiasi effetto).
La prova della stipulazione dell’atto con forma richiesta ad substantiam può essere data con la produzione
in giudizio del documento in cui l’atto è stato consacrato, non richiede che sia provato tramite
testimonianza, giuramento o confessione, sempre che non avvenga la terza ipotesi dell’art.2724.

Forma ad probationem tantum: forma in cui se l’atto non sia compiuto nel rispetto della forma di legge
produca come conseguenze, non l’annullamento ma bensì il divieto la prova testimoniale e presuntiva
(sempre che non si incappi nella terza imposta dell’art. 2724). Il divieto è imposto solo per la parte del
negozio e non per i terzi, questo viene pensato per indurre le parti a produrre un documento scritto in cui
l’atto risulti consacrato, anche se la mancanza di esso non pregiudichi irrimediabilmente la possibilità per le
parti di valersi dell’atto.

Presunzioni o prove indirette: ogni argomento, congettura ecc. attraverso cui si giunge logicamente a
considerare provata da una determinata circostanza (indizio) rispetto ad un’altra circostanza sfornita di
prova indiretta. (es. presumere che il conto della cena sia stata pagato alla fine di essa, come si usa fare)
• Presunzioni legali: quando è la legge a dare ad un fatto un certo valore di prova rispetto ad un
altro, il quale viene presunto (es. la legge presume che chi ha il possesso di una cosa altrui sia in
buona fede). Le presunzioni legali possono essere a loro volta:

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1. Presunzioni assolute o Iuris et de iure: non ammettono prova contraria (es. presunzione
che il figlio sia stato concepito durante il matrimonio se nato tra i 180 giorni e non oltre i
300 dall’annullamento del matrimonio stesso)
2. Presunzioni relative o Iuris tantum: ammettono la prova contraria (es. art.1142, si
presume che il possessore che abbia posseduto anche nel tempo remoto, sia stato
possessore anche nel tempo intermedio)
• Presunzioni semplici o hominis: quando non sono prestabilite dalla legge, ma sono lasciate al libero
apprezzamento del giudice il quale può ritenere provato un fatto, di cui manchino le prove dirette,
quando ricorrano gravi indizi precisi e concordanti. La legge prescrive il divieto di appellarsi alle
presunzioni semplici in caso di divieto di prova testimoniale.

Confessione: dichiarazione di scienza, dichiarazione di verità che la parte fa di fatti a sé sfavorevoli e


favorevoli all’altra parte. Essa può essere:
• Giudiziale: se resa in giudizio, in questo caso fa piena prova.
• Stragiudiziale: se resa fuori dal giudizio. Se è fatta alla parte o al suo rappresentate legale ha lo
stesso valore di piena prova come quella giudiziale, mentre se fatta a terzi diventa una prova
lasciata al libero apprezzamento del giudice. A differenza di quella giudiziale, la confessione
stragiudiziale va dimostrata ma per legge non può essere provata mediante testimonianza.
La confessione può essere revocata (cioè che la sua efficacia probatoria sia vinta) solo se venga dimostrato
che sia stata rilasciata a seguito di un errore di fatto o violenza.

Confessione qualificata: quando la parte riconosce la verità dei fatti a sé sfavorevole, ma vi aggiunge altri
fatti o circostanze tendenti a modificare o estinguere gli effetti del fatto confessato (es. ammetto che
abbiamo concluso un contratto, ma aggiungo che esso fosse simulato).
• Se la parte non contesta, fa piena prova
• Se la parte contesta, (es. dice che il contratto non è stato simulato) diventa una prova lasciata al
libero apprezzamento del giudice.

Dichiarazione ricognitiva: dichiarazione con oggetto l’asseverazione (dichiarazione con fermezza) di diritto o
rapporti giuridici (es. dichiaro di esserti debitore di 100)

Giuramento: mentre della sua valenza probatoria si occupa il codice civile agli articoli 2736 e seguenti, da
un punto di vista procedurale il giuramento è regolamentato dagli articoli 233 e seguenti del codice di
procedura civile.
La particolare rilevanza di tale strumento probatorio sta nel fatto che esso, una volta prestato, ha valore di
prova legale circa le dichiarazioni rese e vincola il giudice a quanto da esso emerso.

Nel nostro ordinamento sono previste due distinte forme di giuramento: quello decisorio e quello
suppletorio.

Il giuramento decisorio è quello utilizzato dalla parte per provare i propri assunti nel caso in cui non abbia a
disposizione altri mezzi di prova. La parte può deferirlo in qualsiasi momento, ovverosia può chiedere al
giudice istruttore in qualsiasi stato del processo che l'altra parte giuri su determinati fatti, esposti
attraverso articoli separati, dal contenuto chiaro e specifico. L'altra parte, a questo punto, deve dichiararsi
pronta a giurare: finché non l'abbia fatto può a sua volta riferire il giuramento all'avversario. Dal momento
in cui la parte si dichiara pronta a prestare giuramento, non sarà più possibile, per colui che l'abbia deferito
o riferito, revocarlo.

Il giuramento decisorio è prestato dalla parte personalmente dinanzi al giudice, il quale lo ammonisce
dell'importanza morale dell'atto e delle conseguenze penali in caso di dichiarazioni false. Il giurante, quindi,
procede pronunciando il giuramento. Può tuttavia accadere che la parte alla quale sia deferito il

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giuramento non si presenti senza giustificato motivo all'udienza appositamente fissata o si rifiuti di
prestarlo o non lo riferisca alla controparte.
In tal caso, ella risulterà soccombente rispetto alla domanda o al punto di fatto oggetto del giuramento,
così come sarà soccombente la parte che non presta il giuramento deferitole.
Viceversa, se il giudice ritiene che l'eventuale assenza all'udienza sia giustificata dispone l'assunzione del
giuramento anche fuori della sede giudiziaria.

Diverso dal giuramento decisorio è il giuramento suppletorio.


Quest'ultimo, infatti, è quello che viene deferito dal giudice d'ufficio al fine di giungere a una decisione,
quando, dopo l'istruttoria, le domande e le eccezioni delle parti, pur non del tutto sfornite di prova, non
sono pienamente dimostrate.

Una specie di giuramento suppletorio è quello estimatorio, ovverosia quello che ha la finalità di accertare il
valore della cosa domandata, quando non vi si possa provvedere in altro modo.

Diritti reali
Diritti caratterizzata da:
1. Immediatezza: possibilità per il titolare di esercitare direttamente il potere sulla cosa senza bisogno
della cooperazione di terzi (es. il proprietario può disporre del bene senza l’aiuto di terzi, essendo
sufficiente che questi ultimi non vi frappongano ostacolo)
2. Assolutezza: efficacia erga omnes del diritto reale. Tutti i consociati debbono astenersi dal
interferire nel rapporto tra titolare e oggetto del diritto reale.
3. Inerenza: ossia l’opponibilità del diritto a chiunque possieda il bene o vanti diritto sulla cosa (es. il
proprietario può agire nei confronti di chiunque possegga il bene per ottenere la restituzione).
4. Tipicità: si ritiene tradizionalmente che i diritti reali siano “numerus clausus” cioè che gli unici diritti
reali siano quelli prescritti dal codice. Questa caratteristica è pensata per tutelare il proprietario dai
possibili sempre nuovi limiti e vincoli che gli altri privati potrebbero far gravare su esso.
Distinti in:
• Proprietà: Ius in re propria
• diritti reali di godimento: Ius in re aliena. Limitano il potere di godimento del proprietario.
Attribuiscono al titolare il diritto di trarre dal bene alcune delle utilità che lo stesso è in grado di
fornire, al contempo comprimendo il potere di godimento che compete al proprietario (usufrutto,
superficie, enfiteusi, uso, abitazione, servitù prediali)
• diritti reali di garanzia: Ius in re aliena. Limitano il potere di disposizione del proprietario.
Attribuiscono al loro titolare il diritto di farsi assegnare, con prelazione rispetto agli altri creditori, il
ricavato dell’eventuale alienazione forzata del bene in mancanza dell’adempimento dell’obbligo
garantito (pegno ed ipoteca)

Obbligazioni reali (propter rem): obbligazioni ambulatorie collegate ad un diritto reale, esse si
caratterizzano dal fatto che la persona dell’obbligato viene individuata in base alla titolarità di un diritto
reale su un determinato bene (es. soggetto che deve pagare le spese condominiali)
Onere reale: onere in forza del quale il creditore, per il pagamento di somme di denaro o altre cose
generiche da prestarsi in relazione ad un determinato ben immobile, può soddisfarsi sul bene stesso,
chiunque ne diventi proprietario o acquisti diritti reali di godimento o garanzia su di esso.

LA PROPRIETA’
Evoluzione della concezione della proprietà, dà diritto fondamentale della tradizione liberale ottocentesca
all’attuale concezione di diritto garantito dalla costituzione, ma non più come diritto inviolabile ma come

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rapporto economico. L’ordinamento garantisce si piena e libera facoltà di godimento e disposizione in


modo esclusivo del bene ma solo nei vincoli previsti dalla legge.

Art.832: “Il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i
limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico.”

La proprietà quindi attribuisce al proprietario:


• Il potere di godimento sul bene: potere di trarre utilità dalla cosa e decidendo se e quando
utilizzarla: in modo diretto (es. abitando un appartamento di sua proprietà) o indiretto (es. dando
l’appartamento in locazione a terzi, per ricavarne il canone di locazione)
• Il potere di disposizione del bene: potere di cedere ad altri, in tutto o in parte, diritti sulla cosa (es.
il proprietario può vendere, donare, locare o farne oggetto di usufrutto)

La proprietà è caratterizzata dai connotati di:


• Pienezza: attribuzione al proprietario del diritto di fare qualsiasi cosa vuole, anche distruggerlo
• Esclusività: attribuzione al proprietario del diritto di escludere i terzi dalle decisioni prese in merito
al godimento e disposizione del bene.

Il carattere di assolutezza e dell’esclusività sono ormai tipiche delle sole proprietà strettamente personali.
Infatti, il codice dopo alcune disposizioni valide per la proprietà in generale, pur sempre nell’interesse del
proprietario e di altri interessi privati o pubblici detta una disciplina differente per la proprietà di specifiche
categorie di beni: proprietà dei beni storico-culturali, proprietà edilizia e fondiaria; elaborando per ciascuna
categoria specifiche norme mirate a conciliare l’interesse del proprietario con l’interesse degli altri privati e
della collettività. Nonostante il diritto di proprietà sia garantito costituzionalmente è pacifico ritenere che il
legislatore abbia il potere di escludere l’ammissibilità della proprietà privata per certe categorie di beni
nell’ottica di assicurare e permettere una maggiore funzione sociale, visto che se oggetti alla sola proprietà
privata queste categorie di beni verrebbero spogliati della facoltà di garantire uno sfruttamento
economicamente più efficiente di essi o all’instaurazione di rapporti sociali più equi.

La conformazione dei rapporti di proprietà compete in via esclusiva al legislatore tramite una riserva di
legge, inoltre il legislatore è legittimato a prevedere limitazioni del potere dominicali solo se giustificato
dalla necessità di garantire che essi non vengano esercitati in contrasto con l’utilità sociale.

La proprietà è tradizionalmente caratterizzata da:


1. Elasticità: capacità di essere compressi in virtù della coesistenza di altri diritti reali su di essa e di
riacquistare automaticamente le proprie caratteristiche una volta venuti meno gli altri diritti reali
(es. la limitazione di potere di disposizione del proprietario su un bene oggetto di usufrutto
riacquista la sua interezza al momento della cessazione dell’usufrutto)
2. Imprescrittibilità dell’azione di rivendicazione della proprietà, anche se la proprietà può cadere in
prescrizione in caso di usucapione.
3. Perpetuità: anche se l’ordinamento prevede casi di proprietà temporanea (es. proprietà
superficiaria a termine)

Espropriazione e indennizzo

Ai sensi dell’art.42 della costituzione la proprietà privata può essere, nei casi previsti dalla legge, e salvo
indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale. La norma mira perciò a ricercare un difficile punto
di equilibrio tra gli interessi del proprietario e di quello della collettività, perciò la costituzione prevede che
l’espropriazione sia possibile solo se:
• Vada nell’interesse della collettività
• Vi sia una riserva di legge, cioè una previsione legislativa che lo consenta.

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• Sia seguita da un indennizzo a favore del privato che si vede spogliato del suo bene.

Conformazioni: disposizioni che si riferiscono ad intere categorie di beni, sottoposte ad un particolare


regime di godimento/disposizione, si differenziano dall’espropriazione perché gli interventi di
conformazione non hanno diritto ad un indennizzo poiché rientrano nel concetto di conformazione del
diritto di proprietà su beni appartenenti a categorie speciali

Espropriazione traslativa: trasferimento della titolarità del bene dal privato espropriato al soggetto
pubblico o privato beneficiario dell’espropriazione
Espropriazione larvata: serie di limitazione che pur non determinando al proprietario la perdita del suo
diritto ne annulla di fatto ogni suo possibile godimento

Indennizzo: non consiste in un risarcimento integrale e perciò la somma versata sarà inferiore al prezzo
venale di mercato del bene. Esso però non deve corrispondere ad una mera cifra simbolica od irrisoria
perché comunque sia l’indennizzo deve rappresentare un serio ristoro del pregiudizio conseguito
all’espropriazione. Al fine di incentivare la cessione volontaria della proprietà del bene, onde così evitare la
formazione di un formale decreto di esproprio la legge prevede che il corrispettivo della cessione sia di
regola maggiore rispetto all’indennizzo.

Acquisizione sanante: utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico. In caso di attuali
ed eccezionali ragioni di interesse pubblico, valutate comparativamente con i contrapposti interessi del
privato, in assenza di alternative lo stato tramite un provvedimento di acquisizione coattiva può requisire
un bene immobile senza un formale avviso di esproprio. All’espropriato è previsto un indennizzo
patrimoniale e non patrimoniale del danno.

Proprietà dei beni culturali


Onde garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione il privato proprietario è
soggetto a diversi vincoli riguardo al godimento (es. non può distruggerli, danneggiarli o adibirli ad usi non
compatibili con il loro carattere torico artistico); e al potere di disposizione (es. deve dare una prelazione in
caso di alienazione del bene allo stato)

Proprietà edilizia
Al proprietario di un’area interessata all’edificazione compete il “ius edificandi”, cioè il diritto di costruire.
Esso però deve essere esercitato nel rispetto delle norme prescritte dagli strumenti urbanistici, dei
regolamenti edilizi e della normativa urbanistico-edilizia vigente.

Strumenti urbanistici: provvedimenti adottati unilateralmente ed autoritativamente dalla pubblica


amministrazione.
Convenzione di lottizzazione: strumento urbanistico di rango inferiore e convenzionale, è volta non
soltanto a suddividere il terreno in lotti fabbricabili, ma anche ad assicurare la conciliazione dell'interesse
dei singoli privati lottizzanti con quello più generale di un corretto assetto urbanistico del territorio.

Cessione di cubatura: accordo tra confinanti mediante il quale un proprietario cede una quota della
volumetria edificabile sul proprio terreno all'altro proprietario, permettendogli così di realizzare un volume
superiore a quello che sarebbe consentito sul proprio.

Sanzioni civili dell’abusivismo edilizio:


• Annullamento degli atti inter vivos, aventi come oggetto il trasferimento o la costituzione di diritti
reali su terreni dove agli atti non sia allegato nessun certificato di “destinazione urbanistica”
• Annullamento degli atti aventi oggetto il trasferimento o la costituzione di diritti reali su edifici
• Divieto alle aziende fornitrice di materie prime di continuare l’erogazione del servizio

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• Pagamento di risarcimento ai terzi che abbiano sofferto per la costruzione abusiva e demolizione
degli edifici abusivi

Proprietà fondiaria
L’estensione verticale della proprietà fondiaria si estenderebbe secondo il brocardo “usque sidera, usque ad
inferos” anche se, ai sensi l’art.840 comma 2, il proprietario del suolo non può opporsi ad attività di terzi
che si svolgano a tale profondità o altitudine sovrastante che egli non abbia interesse ad escluderle.
In senso orizzontale la proprietà fondiaria si estende nell’ambito dei propri confini, entro i quali può godere
e disporre del bene in modo esclusivo.

Rapporti con il vicinato


Per contemperare i contrapposti interessi dei proprietari di fondi contigui e conformare la proprietà
immobiliare in modo da assicurare un coordinamento fra i diritti riconosciuti a singoli titolari, il codice
prevede disposizioni disciplinari in materia di:
• Distanze
• Muri
• Luci e vedute
• Acque
• Atti emulativi: essi sono preclusi al proprietario, se per tali si intendono quegli atti che non hanno
altro scopo che nuocere o arrecare molestia ad altri. (art.833)
• Immissioni: il proprietario di un fondo non può lamentarsi delle immissioni materiali provenienti
(es. causate dal lavoro di una fabbrica) dal fondo del vicino finché esse stanno al di sotto della
soglia di normale tollerabilità. Se le immissioni aumentano sopra la soglia di tollerabilità ma sono
giustificate da esigenze di produzione chi le subisce non può ottenere l’inibitoria ma ha diritto ad
un indennizzo proporzionale al danno subito (es. diminuzione del valore commerciale del suo
fondo). Se li immissioni superano la soglia non giustificate dall’esigenze di produzione, chi subisce il
danno può chiedere la cessazione o quanto meno il ritorno alla soglia di tollerabilità e un
risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale. L’azione volta all’accertamento
dell’illegittimità delle immissioni si dice azione reale, e deve essere volta contro il proprietario del
fondo da cui provengono, mentre l’azione risarcitoria, detta azione personale, deve essere
esercitata contro chi ha concretamente provato il danno cui si richiede il risarcimento (es. contro
chi gestisce il bar da cui provengono le immissioni intollerabili)

Modi di acquisto della proprietà

Acquisto a titolo derivativo: Comporta la successione nello stesso diritto già appartenente ad un altro
soggetto, per cui gli eventuali vizi che inficiavano il titolo del predecessore si riverberano anche nel
successore.
1. Contratto
2. Successione mortis causa
3. Espropriazione di pubblica utilità
4. Vendita forzata dei beni del debitore

Acquisto a titolo originario: determina la nascita di un diritto nuovo del tutto indipendente rispetto a
quello eventualmente spettante sullo stesso bene ad un altro precedente proprietario.
• Occupazione: presa di possesso con l’intenzione di acquisire in modo permanente e definitivo di
cose mobili che non sono di nessuno (res nullius, come i pesci che vivono liberi e vengono pescati) o
di quelle abbandonate (res derelictae, come gli oggetti lasciati nei cestini dei rifiuti pubblici). Non
sono suscettibili di occupazione gli immobili abbandonati poiché spettano al patrimonio dello stato.
• Invenzione: riguarda solo le cose mobili smarrite (di cui cioè il proprietario non conosce il luogo in
cui si trovano). Queste debbono essere restituite al proprietario o quando se ne ignori l’identità

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consegnarlo al sindaco del comune, il quale dovrà affiggere un avviso del ritrovamento del bene. Se
entro un anno dal rinvenimento il proprietario non si presenta la cosa diventa di colui l’abbia
trovata. Nel caso il proprietario venga a reclamarla, esso deve al ritrovatore un premio
proporzionale al valore della cosa smarrita e se la cosa non ha valore commerciale una somma di
denaro fissata dal giudice.
Nel caso del rinvenimento di un tesoro (cosa mobile di pregio sotterrata, sconosciuta a tutti) esso
diventa immediatamente del proprietario del fondo in cui è stato trovato. In caso il rinvenimento
sia frutto del caso, il tesoro deve essere diviso fra il proprietario del fondo e rinvenitore.
In caso di rinvenimento di un bene culturale lo stato prevede l’appropriazione del bene e la
consegna di un premio al proprietario del fondo e al rinvenitore.
• Accessione: opera in caso stabile di incorporazione, per opera dell’uomo o di un evento naturale, di
beni di proprietari diversi. Solitamente il proprietario della cosa principale acquista la proprietà
delle cose che vi vengono incorporate.
1. Accessione mobile ad immobile: il proprietario del suolo acquista ex lege la proprietà di
quanto nello stesso suolo vi venga incorporato: superficies solo cedit. Il suolo è sempre
considerata la cosa principale, anche quando le cose incorporate abbiano maggiore valore
venale. Questa regola è però derogabile tramite un accordo tra le parti mediante
l’istituzione di un diritto di superficie.
Accessione invertita: ribaltamento del principio del “superifices solo cedit” quando nel
realizzare una costruzione, il proprietario finitimo sconfina sul fondo altrui finché l’edificio
viene ad esistere a cavallo dei due fondi. Se il fondo su cui sconfina non ha propria
autonomia funzionale e convincendo il giudice delle proprie ragioni, il proprietario
dell’edificio può farsi trasferire la proprietà del suolo occupato a fronte del pagamento del
doppio del valore della superficie occupata.
2. Accessione immobile ad immobile: si articola in alluvione: consiste nell’accrescimento del
terreno di proprietà dovuto al terreno alluvionale trasportato dai fiume, questi terreni
appartengono al proprietario del fondo incrementato; e avulsione: unione del fondo
rivierasco con porzioni di terreno considerevoli e riconoscibili per mezzo della forza
istantanea dell’acqua corrente. Se il terreno distaccato fosse appartenuto a qualcun altro, il
nuovo proprietario è tenuto a indennizzare il precedente proprietario.
3. Accessione di mobile a mobile: si articola in unione o commistione: congiunzione di beni
mobili appartenenti a proprietari diversi che vengono a formare un tutto inseparabile senza
dar luogo ad una cosa nuova. La proprietà diventa comune, salvo il caso cui uno dei
componenti abbai un valore nettamente superiori gli altri, in quel caso la proprietà diventa
del soggetto proprietario della cosa principale salvo l’obbligo di corrispondere una somma
agli altri soggetti; e specificazione: creazione di una cosa del tutto nuova con beni mobili
appartenenti ad altri (es. produrre il sapone da materie prime altrui). La proprietà
appartiene allo specificatore, salvo l’obbligo di pagare le materie prime oppure al
proprietario della materia, il quale deve però pagare la mano d’opera.
• Usucapione
• Possesso in buona fede di beni mobili: art.1153

Perdita della proprietà


Avviene a seguito di:
• Un atto dispositivo: vendita, donazione ecc.
• Usucapione
• Rinuncia da parte del titolare: in caso di beni mobili possono essere semplicemente abbandonati;
mentre nel caso di beni immobili la rinuncia deve essere resa mediante atto scritto ed essere
trascritta nel registro immobiliare. Il bene immobile diviene così ex lege patrimonio dello stato.

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Azioni a difesa della proprietà


Le azioni a tutela della proprietà sono dette azioni petitorie, hanno natura reale perché volte a far valere
un diritto reale. Sono divise in:
• Azione di rivendicazione: concessa a chi si afferma proprietaria di un bene, ma non ne ha il
possesso. L’azione ha obbiettivo di accertare il suo diritto di proprietà sul bene e l’ottenimento
della condanna alla restituzione del bene da chi lo detiene illegalmente.
Colui che sostiene essere il proprietario è legittimato attivamente, mentre colui che detiene il
possesso del bene è legittimato passivamente ha la “facultas restituendi” (possibilità di restituire il
bene al legittimo proprietario). L’azione può essere portata avanti dall’attore anche se al momento
del giudizio il convenuto abbia ceduto o abbia perso il bene, in quest’ultimo caso il convenuto sarà
obbligato a proprie spese a recuperare la cosa per l’attore a proprie spese, oltre a dover risarcire il
danno. Ai fini della domanda di restituzione il titolo di acquisto è irrilevante, poiché la proprietà è
un diritto autodeterminato (cioè individuato alla solo indicazione del suo contenuto).
L’azione di rivendicazione è imprescrittibile, essa però deve essere rigettata nel caso in cui il
convenuto dimostri che abbia acquisito il titolo del bene tramite usucapione.
L’attore ha l’onere di provare il suo diritto di proprietà.
Se il titolo fosse originario, l’attore deve semplicemente fornire la prova di tale titolo (es. avvenuta
usucapione). Il problema sorge se il titolo fosse derivativo poiché l’attore oltre del suo titolo di
acquisto dovrà provare anche quello dei precedenti proprietari fino ad arrivare ad un acquisto a
titolo originario, questa procedura il più delle volte impossibile prende il nome di “probatio
diabolica”. A proposito soccorrono gli istituti di:
1. Regola del “possesso vale titolo”: basta che l’attore dimostri che per effetto di questa
regola abbia ricevuto, in buona fede ed in base ad un titolo idoneo di trasferimento, la
proprietà del BENE MOBILE NON REGISTRATO
2. Usucapione: per i beni immobile e quelli mobili non registrati a cui non si possa applicare la
regola del “possesso vale titolo”
Differenza tra restituzione e rivendicazione: l’azione di restituzione è un’azione personale, si
presuppone che l’attore agisca in giudizio vantando un diritto alla restituzione nascente (es. diritto
alla restituzione dell’auto consegnata al meccanico per una riparazione), dalla sua risoluzione (es.
restituzione di una bene oggetto di compravendita nel caso non si abbiano abbastanza soldi per
pagarlo) o scadenza (es. diritto di restituzione di un appartamento alla scadenza della locazione)
ecc. di un rapporto contrattuale.
Nell’azione di restituzione non occorre dimostrare il diritto di proprietà ma basta solo quello di
restituzione. L’azione di rivendicazione è invece un’azione reale e per essere provata è richiesto
dimostrare il diritto di proprietà sulla cosa.
• Azione di mero accertamento: è riconosciuta a chi abbia l’interesse che vi sia una pronuncia
giudiziale che affermi il suo diritto di proprietà di un certo bene.
• Azione negatoria: è concessa al proprietario al fine di ottenere l’accertamento dell’inesistenza di
diritti reale vantati da terzi sul bene da lui posseduto (es. tizio sostiene di essere titolare di una
servitù di passaggio sul mio terreno), oltre che alla condanna di eventuale demolizione e rimozioni
di ogni opera, cessazione di ogni molestia poste in essere illegittimamente e risarcimento del
danno. L’azione negatoria, poiché connessa al diritto di proprietà, è imprescrittibile ma in caso di
dimostrata usucapione dovrà essere rigettata.
• Azione di regolamento di confini: presuppone l’incertezza del confine tra due fondi, la proprietà
non è contestata ma contesta è solo l’estensione di tali fondi. L’attore avrà l’onere di dimostrare
dove sia la sua linea di confine con ogni mezzo possibile.
• Azione per apposizione di termini: presuppone la certezza del confine e serve a far apporre o
ristabilire i segni lapidei di confine nel caso siano scomparsi o siano diventati illeggibili.

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Diritti reali di godimento


Non costituiscono una parte del diritto di proprietà, infatti consistono in una forma di limitazione di essa.
Come i diritti reali in genere essi sono tipici e classificati in:
1. Diritto superficiale
2. Usufrutto, uso e abitazione
3. Enfiteusi
4. Servitù prediale

I diritti reali di godimento, come già detto per i diritti reali, in generale sono tipici: cioè indicati
espressamente dal codice, e non possono essere introdotti autonomamente dai privati. Questa
caratteristica è pensata per tutelare il proprietario dai possibili e sempre nuovi limiti e vincoli che gli altri
privati potrebbero far gravare su esso.

Superficie
Il diritto di superficie trova ampia applicazione pratica: come ad esempio negli edifici condominiali, la
proprietà del suolo compete a tutti i condomini, mentre le singole unità immobiliari competono in via
esclusiva ai singoli condomini.

La costituzione di questo diritto vale a sospendere il principio di accessione.


La superficie consiste alternativamente nel:
• Nella concessione “ad aedificandum” cioè diritto di costruire un’opera sul suolo altrui del
superficiario, ed una volta finita di costruire, acquistarne a titolo originario la proprietà. La
proprietà superficiaria rimane separata da quella del suolo, detta nuda proprietà, che rimane del
concedente.
• Nell’acquisto di una proprietà separata di una costruzione già esistente da parte di un soggetto
diverso dal proprietario del suolo.
La distinzione sopra descritta è importante poiché se l’opera ancora non esiste, essa non è altro che un
diritto reale su cosa altrui: con la conseguenza che il diritto a costruire si estingue se il titolare non
costruisce per 20 anni. Mentre se l’opera già esiste si ha una proprietà diversa dal suolo e quindi non è
possibile l’estinzione per non uso, poiché cozza con la natura del diritto di proprietà.
Il principio vale anche per il sottosuolo (es. conceda di costruire un parcheggio sotterraneo) ma non vale
per le piantagioni.

Modi d’acquisto: contratto, testamento e usucapione. Poiché la superficie ha oggetto beni immobili il
relativo contratto costitutivo richiede la forma scritta ad substantiam, ed è soggetto a trascrizione.
Poteri del superficiario: libera disponibilità della costruzione, può cioè alienarla, costruire su di essa diritti
reali (es. iscrivere un’ipoteca).
Azioni di tutela: tutte quelle previste per la difesa della proprietà (rivendicazione, negatoria ecc.)
Estinzione: per scadenza di termine, confusione (cioè riunione di superficie e nuda proprietà in capo allo
stesso soggetto) rinunzia, prescrizione ventennale in caso di sola concessione ad aedificandum. Il caso di
perimento della costruzione non comporta l’estinzione del diritto.

Enfiteusi
Ebbe notevole sviluppo durante il medioevo, esso consiste in un diritto reale di godimento su un fondo di
proprietà altrui, urbano o rustico; secondo il quale, il titolare (enfiteuta) ha la facoltà di godimento pieno
(dominio utile) sul fondo stesso, ma per contro deve migliorare il fondo stesso e pagare inoltre al
proprietario (direttario o concedente) un canone annuo in denaro o in prodotti naturali.

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Durata: L'enfiteusi può essere perpetua o a tempo. L'enfiteusi temporanea non può essere costituita per
una durata inferiore ai venti anni
Diritti dell'enfiteuta: L'enfiteuta ha gli stessi diritti che avrebbe il proprietario sui frutti del fondo, sul tesoro
e relativamente alle utilizzazioni del sottosuolo in conformità delle disposizioni delle leggi speciali.
Il diritto dell'enfiteuta si estende alle accessioni.
Obblighi dell'enfiteuta: L'enfiteuta ha l'obbligo di migliorare il fondo e di pagare al concedente un canone
periodico. Questo può consistere in una somma di danaro ovvero in una quantità fissa di prodotti naturali.
L'enfiteuta non può pretendere remissione o riduzione del canone per qualunque insolita sterilità
del fondo o perdita di frutti.

Usufrutto
Ai sensi dell’art.981 consiste nel diritto di godere della cosa altrui con l’obbligo però, di rispettare la
destinazione economica. Perciò, l’usufruttuario può trarre dalla cosa tutte le utilità che ne può trarre il
proprietario però nel rispetto della destinazione economica (es. se l’usufrutto ha per oggetto un’area non
può costruirvi o trasformala in un giardino o un orto)

L’usufrutto è necessariamente temporaneo, perché in caso contrario non avrebbe nessuna utilità pratica al
concedente. Così se l’usufrutto è concesso a:
• Una persona fisica il diritto dura per tutta la vita dell’usufruttuario
• Una persona giuridica o di un ente non personificato ha durata non superiore a 30 anni

Usufrutto congiuntivo: usufrutto attribuito congiuntamente a più persone, anche con diritto di
accrescimento a favore del più longevo dei contitolari (es. Tizio e Tizia condividono l’usufrutto, alla morte di
uno il diritto di usufrutto competerà interamente al soggetto ancora vivo)
Usufrutto successivo: attribuito a più soggetti in via successiva alla morte dell’usufruttuario precedente (es.
costituzione di un usufrutto a favore di Tizio, sapendo che alla sua morte passerà a Caio). Esso è valido solo
a favore del primo beneficiario, ed è perciò vietata la costituzione per testamento o donazione.
Usufrutto successivo improprio: usufrutto in cui l’alienante a titolo oneroso di un bene se ne riserva
l’usufrutto. Con la previsione che alla sua morte, lo stesso competerà ad un terzo.
Quasi usufrutto: poiché l’oggetto dell’usufrutto può essere qualsiasi specie di bene ma con esclusione dei
beni consumabili il quasi usufrutto è pensato per risolvere il problema. Poiché la destinazione economica
dell’oggetto non si può mantenere perché entra in contrasto con la natura consumabile del bene perciò il
quasi usufruttuario dovrà restituire non gli stessi beni ma beni dello stesso genere con lo stesso valore.
Usufrutto di beni deteriorabili: l’usufruttuario deve rispettarne l’uso al quale sono destinati (es. l’usufrutto
ha oggetto un abito da sera, l’usufruttuario non potrà mettere l’abito per andare in palestra)

Diritto d’uso: tipo limitato di usufrutto, consiste nel diritto di servirsi di un bene, e se fruttifero di
raccoglierne i frutti limitatamente ai propri bisogni suoi e famigliari.
Abitazione: tipo limitato di usufrutto, consiste nell’abitare una casa limitatamente ai bisogni propri e della
propria famiglia. L’habitator a differenza del nudo proprietario non può adibire l’unità immobiliare ad
ufficio o deposito, egli ci può solo abitare.

Dato il loro carattere personale i diritti di uso e abitazione non possono essere ceduti, ne possono essere
concessi in locazione o in altrimenti godimento a terzi

Modi d’acquisto dell’usufrutto


• Per legge
• Per provvedimento del giudice
• Tramite contratto
• Per usucapione

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Usufrutto uxorio: abolito dalla riforma del diritto di famiglia del 1975, ora la moglie non acquista più il solo
diritto di usufrutto dei beni del coniuge defunto ma ne acquista la proprietà piena.

Diritti dell’usufruttuario
• Potere di godimento sul bene: implica il possesso della cosa, la facoltà di trarre ogni utilità del bene
fermo l’obbligo di rispettare la destinazione economica, l’acquisto dei frutti naturali e civili
• Potere di disposizione del diritto di usufrutto: l’usufruttuario può cedere il proprio diritto di
usufrutto o concedere un’ipoteca su di esso.
• Potere di disposizione del godimento del bene: es. l’usufruttuario può concedere in locazione
l’oggetto del suo diritto a terzi

Obblighi dell’usufruttuario
• Restituire la cosa alla fine del diritto
• Usare la diligenza del buon padre di famiglia nel godimento del bene
• Non modificarne la destinazione
• Fare, salvo dispensa, l’inventario e prestare garanzia, a presidio dell’osservanza degli obblighi di
conservazione e restituzione dei beni oggetto dell’usufrutto
L’usufruttuario è inoltre tenuto alle spese e agli oneri in materia di custodia, manutenzione ed
amministrazione ordinaria del bene. In caso di straordinaria manutenzione (es. sostituzione del tetto) le
spese gravano interamente sul nudo proprietario.

Estinzione dell’usufrutto
• Scadenza di termine o morte dell’usufruttuario
• Prescrizione estintiva ventennale
• Consolidazione, ossia per riunione dell’usufrutto e della nuda proprietà in capo alla stessa persona
• Perimento totale della cosa
• Per abuso dell’usufruttuario
• Per rinunzia, se l’oggetto del diritto è un bene immobile è richiesta la forma scritta ad substatiam e
deve essere trascritta nel registro dei beni immobili

Servitù
La servitù prediale consiste nel peso imposto sopra il fondo, detto servente, per l’utilità di un fondo, detto
dominante, appartenente a diverso proprietario. In questo caso si delinea una relazione di servizio tra i due
fondi, per cui il fondo dominante si avvantaggia della limitazione che subisce quello servente (es. la servitù
di passaggio agevola l’accesso al fondo dominante).

L’utilità può consistere anche nella maggior comodità o amenità del fondo dominante (es. costruire una
“servitus altius non tollendi” per impedire di realizzare una costruzione sul fondo del vicino per assicurare
l’amenità di un parco o la vista del mare da una casa).
Da ciò deriva che il contenuto delle servitù può essere il più vario:
• Servitù tipiche: previste dal codice
1. Servitù industriali: strumentali agli utilizzi produttivi del fondo dominante (es. servitù di
passaggio per trasportare le merci prodotte)
• Servitù atipiche: non disciplinate nel codice ma che possono essere costituite purché finalizzate
all’utilità del fondo dominante.
• Servitù irregolari: servitù il cui servizio è prestato a favore di una persona (es. servitù che
attribuisce ad una persona il diritto di passare sul fondo altrui per pescare)
2. Servitù aziendali: strumentali all’azienda come tale, indipendentemente dal fondo sul quale
essa viene costituita (es. cartellone pubblicitario di un negozio)

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La ragione per cui non sono ammesse servitù se non a favore di fondi consiste nel fatto che i diritti reali di
godimento sono un numerus clausus: per evitare le limitazioni alla produttività dei fondi, non è riconosciuto
alla volontà dei privati di poter dar vita a nuovi diritti reali di godimento se non quelli previsti dalla legge.
Es. nulla vieta al proprietario di consentire ad un’altra persona di pescare sul proprio fondo ma ciò non
costituirebbe una servitù ma darebbe luogo ad una obbligazione, che avrebbe valore solo per il concedente
o altri determinanti individui, e non sarebbe valida erga omnes, cioè pure contro i successivi proprietari del
fondo.

Principi generali della servitù

1) Servitus in faciendo consistere nequit: La servitù non può consistere in un obbligo di fare. L'adagio
esplicita uno degli elementi fondamentali del diritto di servitù: esso non può mai consistere in un facere,
ma sempre e soltanto in doveri negativi (es. impedire la costruzione di un’opera che comprometta
l’amenità del suo fondo), nel sopportare (pati) l'altrui attività (es. tollerare una servitù di passaggio).
L'eventuale imposizione di un facere non fa esistere un solo rapporto giuridico, ma ne configura due: uno
come un'obbligazione reale accessoria al rapporto reale di servitù; ed uno è il rapporto di reale di servitù.
L’obbligazione reale è volta a consentire il concreto esercizio della servitù (es. in forza del titolo, il
proprietario del fondo servente deve tagliare i rami che ostacolano il passaggio della servitù di passaggio)

2) Nemini res sua servit: Nessuno può avere diritto di servitù sulla sua cosa. L'espressione indica uno dei
principi fondamentali in tema di servitù: il fondo dominante e il fondo servente devono appartenere a
proprietari diversi. Se il proprietario di uno dei due fondi acquisisse la proprietà dell'altro fondo, si
verificherebbe la c.d. confusione, e il rapporto di servitù si estinguerebbe.

3) Praedia vicina esse debent: I fondi devono essere vicini. La vicinanza del fondo servente al fondo
dominante è uno dei presupposti per la costituzione di una servitù. Tale vicinanza (non occorre che i fondi
siano confinanti) va intesa in senso relativo: dev'essere tale da consentire al fondo servente di arrecare
utilità a quello dominante.

Costituzione della servitù

• Per obbligo di legge (servitù coattive)


• Per volontà dell’uomo tramite contratto, testamento (servitù volontarie)
• Per usucapione
• Per destinazione del buon padre di famiglia

Servitù coattive: servitù imposte per legge sul fondo servente, il cui proprietario ha diritto ad un indennizzo
proporzionale al danno sofferto. La servitù viene imposta per legge solo nel caso il fondo dominante si trovi
nelle specifiche circostanze espresse dalla legge (es. il fondo non ha accesso alla via pubblica).
Per costituire concretamente la servitù coattiva si necessita di un contratto e che il giudice tramite una
sentenza costitutiva faccia nascere la servitù e determinare l’ammontare dell’indennizzo. Al venir meno di
questi presupposti il giudice può estinguere la servitù tramite una sentenza costituiva su domanda del
soggetto interessato. Le figure di servitù coattive sono tipiche e sono:
• Acquedotto coattivo: costituibile anche se l’acqua non sia necessaria ma solo utile
• Elettrodotto coattivo
• Passaggio coattivo: costituibile non solo nel caso di interclusione assoluta, ma anche nell’ipotesi di
interclusione relativa, quando il proprietario non possa procurarsi l’uscita senza eccessivo
dispendio o disagio (es. tra il fondo e la strada ci sia un fiume e occorrerebbe una spesa eccessiva
costruire un ponte). La legge non si attiene ad una concezione rigida dell’interclusione, ma tiene
conto delle esigenze inerenti all’utilizzo del fondo. Perciò, nemmeno il fatto che il fondo abbia un

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accesso alla via pubblica è ostacolo alla costituzione della servitù coattiva basta che vi sia bisogno ai
fini convenienti del fondo (es. ampliare l’accesso al fondo per il transito di macchine da lavoro) e
che il passaggio esistente sia inadatto o insufficiente ai bisogni del fondo e non possa essere
ampliato. Il sacrifico che con l’imposizione della servitù si impone sul fondo servente deve essere
comunque il minore possibile, quindi deve il più breve ed arrecare il minor danno possibile.

Servitù volontarie: servitù che si originano liberamente su base contrattuale, la forma richiesta è quella
scritta ad substantiam e possono essere costituite anche per testamento.
• Servitù non apparenti: possono essere costituite solo per contratto o testamento.
• Servitù apparenti: cioè quelle che siano opere visibili, possono sorgere anche per usucapione e
destinazione del buon padre di famiglia;

Un modo di acquisto a titolo originario, proprio solo delle servitù apparenti, è la cosiddetta destinazione
del padre di famiglia (art. 1062 c.c.): è il rapporto di servizio stabilito fra due fondi appartenenti a un
medesimo proprietario. Se i due fondi cessano di appartenere al medesimo proprietario, il preesistente
rapporto di servizio si trasforma automaticamente in una servitù di un fondo a favore dell'altro. Questo
modo di acquisto vale solo per le servitù apparenti.

Esercizio della servitù


L’esercizio della servitù è regolato innanzitutto dal titolo (es. contratto, testamento, sentenza nel caso di
servitù coattiva ecc.) e in difetto dalla legge, tramite le c.d. graduazioni delle fonti regolatrici dell’estensione
ed esercizio delle servitù.

Adminicula servitutis: facoltà accessorie, ma indispensabili per l’esercizio della servitù (es. il diritto di
attingere l’acqua comprende il diritto di passaggio sul fondo in cui la fonte si trova)
Modo d’esercizio della servitù: il come la servitù possa essere esercitata (es. i modi della servitù di
passaggio sono a piedi, a cavallo, con la macchina ecc.). Il modo di una servitù è usucapibile se la servitù è
apparente e se il modo non è determinato dal diritto, perché in questo caso il modo si consolida lo stesso
diritto di servitù che non aveva esistenza definita.
Principio del minimo mezzo: viene esercitato in caso di dubbio sull’estensione e le modalità d’esercizio
della servitù, regolato dall’art.1065 prevede che la servitù debba soddisfare i bisogni del fondo dominante
con il minor aggravio possibile.

Estinzione della servitù


• Per rinuncia fatta per iscritto del titolare
• Per scadenza di termine, nel caso la servitù fosse temporanea
• Per confusione
• Per prescrizione estintiva ventennale c.d. non uso

In caso di non uso la prescrizione inizia il suo decorso in base alla natura della servitù
• Servitù negative: quando attribuiscono al proprietario del fondo dominante il potere di vietare al
proprietario del fondo servente di poter fare qualcosa o svolgere un’attività sul proprio fondo
(es. servitus altius non tollendi sul fondo servente è vietato edificare oltre una certa altezza)
_ La prescrizione comincia a decorrere quando il proprietario del fondo servente viola il divieto
• Servitù affermative: quando attribuiscono al proprietario del fondo dominante il potere di fare o
svolgere un’attività sul fondo servente (es. di far pascolare il gregge, attingere acqua), a tale potere
corrisponde un obbligo di pati da parte del proprietario del fondo servente.
1. Servitù continue: quando l’attività dell’uomo è antecedente all’esercizio della servitù, cioè
che per esercizio della servitù non occorre l’attività dell’uomo (es. per la servitù
dell’acquedotto è necessario che l’uomo costruisca le condutture, poi l’acqua scorre da sé)

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_ La prescrizione inizia a decorrere come nel caso della servitù negativa


2. Servitù discontinue: quando il fatto dell’uomo deve essere concomitante con l’esercizio
della servitù (es. esercito la servitù di passaggio in quanto transito sul fondo altrui)
_ La prescrizione inizia a decorrere dall’ultimo atto di esercizio

L’interruzione della prescrizione oltre che dal riconoscimento da parte del proprietario del fondo servente
può essere determinata solo dalla proposta di una domanda giudiziale, poiché la sola costituzione in mora o
diffida stragiudiziale non funzione poiché la loro funzione interruttiva è limitata ai diritti di credito e non ai
diritti reali.
Quiescenza della servitù: termine che definisce il caso in cui la servitù sia diventata inutilizzabile (es. è
crollato l’edificio da cui veniva esercitata la servitù) o che abbia smesso di essere utile (es. inaridisce la
sorgente da cui si attingeva l’acqua); questi casi non portano ad una estinzione immediata ma seguendo il
decorso ventennale dei diritti reali
Imprescrittibilità del modo: ai sensi dell’art.1075 la servitù si conserva per intero, ciò perché si può
estinguere per non uso solo il diritto e non il modo, che non ha un valore autonomo.
Non muore ciò che non ha vita propria (v. Cass. 23 settembre 2009)

Tutela della servitù

Azione confessoria: a tutela della servitù è preordinata l’azione confessoria, in forza della quale, di fronte
ad una contestazione dell’esistenza o consistenza della servitù, chi se ne afferma titolare può chiedere una
pronuncia giudiziale di accertamento del suo diritto, nell’ipotesi che la contestazione sia tradotta in
turbative può chiederne la condanna alla loro cessazione, rimessione delle cose in pristino oltre che al
risarcimento del danno.
• Legittimato attivo: titolare della servitù, ha l’onere di dimostrare l’esistenza della servitù
• Legittimato passivo: contestante
A tutela dello stato di fatto corrispondente alla servitù possono esperirsi le azioni possessorie di
reintegrazione e di manutenzione.

Comunione
Un diritto soggettivo può appartenere a più persone, le quali sono tutte contitolari del medesimo unico
diritto il quale rimane identico a sé stesso nonostante faccia a capo a più soggetti.
Comunione pro indiviso: fenomeno della contitolarità quando ha per oggetto un diritto reale (es.
cousofrutto, comproprietà ecc.). Il diritto di ciascuno dei titolari investe l’intero bene nella sua totalità,
nonostante vi trovi il limite nell’esistenza dell’egual diritto degli altri compartecipi.

A ciascuno dei titolari spetta perciò una quota ideale sull’intero bene (es. tizio e caio acquistano un
immobile pagando ciascuno il 50% per del prezzo, essi avranno una quota del 50% dell’intero). Questa
quota è di regola disponibile (vendibile) e segna in linea di massima la misura di facoltà, diritti ed obblighi
dei rispettivi titolari. Nell’ipotesi in cui non sia diversamente previsto e quote si presumono uguali (per
presunzione iuris tantum).

Comunione senza quote: il bene appartiene unitariamente al gruppo e non pro quota ai singoli.

Distinzione comunione e società: mentre i compartecipi di una comunione si limitano ad esercitare in


comune il godimento di un bene, quelli della società esercitano in comune un’attività economica volta alla
produzione e scambio di beni e servizi.
In caso di comunione di beni produttivi si applicherà la disciplina della comunione se i contitolari: non
utilizzano il bene, lo concedono in godimento a terzi (es. due fratelli cedono ad un terzo l’azienda di

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famiglia, che verrà gestita imprenditorialmente) o se i contitolari si limitino a raccoglierne i frutti naturali
senza che la loro attività possa classificarsi come d’impresa.
In caso di In caso di comunione di beni produttivi si applicherà la disciplina della società se i contitolari
gestiscono il bene come un’attività d’impresa (es. se tre fratelli ereditano una azienda agricola alla morte
del padre, nel caso due dei fratelli decidessero di continuare l’attività di famiglia tra loro due si
applicherebbe la disciplina della società)

Disciplina e profili generali

Comunione ordinaria: regolata dagli art. 1100 in poi, le norme previste possono essere derogate dal titolo
(es. contratto o testamento) dove le norme del codice vengono applicate solo in mancanza di diversa
disciplina negoziale
Comunione speciale: figure autonomamente previste e regolate dalla legge dove le norme sulla comunione
sono applicate solo dove siano compatibili.

Costituzione
• Volontaria: se scaturita dall’accordo dei futuri contitolari (es. tizio e caio si accordano per comprare
insieme una casa)
• incidentale: se scaturita senza un atto dei futuri contitolari (es. tramite testamento)
• forzosa: quando scaturisce dall’esercizio di un diritto potestativo da parte di uno dei futuri
contitolari (es. comunione forzosa del muro)

Poteri di godimento dei contitolari della cosa comune


• Uso promiscuo: ciascuno dei contitolari può servirsi della cosa comune a condizione che non se ne
alteri la destinazione (es. non trasformare la villa comune in un albergo) e non impedisca agli altri di
utilizzarla in proporzione al proprio diritto (es. costruendo una box auto nel cortile comune).
Uso frazionato: Le parti possono derogare la regola dell’uso promiscuo concordando una divisione
del godimento del bene comune nello spazio (es. i due comproprietari di una villa a due piani
possono concordare di abitare uno al primo e l’altro al secondo piano) o nel tempo (es. usare la bici
nei giorni feriali o festivi).
Al fine di un miglior godimento della cosa, al singolo contitolare è consentito apportare le
modificazioni alla cosa comune che ritiene necessarie, nei limiti del rispetto della destinazione
economica del bene e dell’impedimento del pari godimento altrui, purché se ne accolli le spese (es.
aprire una finestra o una porta la muro comune).
• Ciascuno dei contitolari ha diritto di percepire i frutti della cosa comune, in proporzione alla loro
quota, e al mantenimento della cosa fruttifera, sempre in relazione alla loro quota.

Poteri di disposizione dei contitolari della cosa comune


• Ciascun proprietario ha il pieno potere di disposizione sulla propria quota
• Gli atti di disposizione del bene comune (es. alienazione del bene, costituzione di diritti reali ecc.)
invece richiedono il consenso di tutti i contitolari secondo il principio di unanimità.

Amministrazione della cosa comune


Tutti i contitolari hanno diritto di concorre riguardo all’amministrazione della cosa comune, non è però
richiesto per l’adozione delle relative deliberazioni il consenso di tutti. Il codice prevede che le deliberazioni
relative all’amministrazione del bene comune vengano adottate in base al principio di maggioranza, che si
calcola non in relazione al numero di partecipanti ma con riferimento al valore delle rispettive quote.

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Atti di ordinaria amministrazione: che sono vietato se gravemente pregiudizievoli per la cosa comune, è
sufficiente il consenso di tanti comproprietari le cui quote rappresentino il 51% del bene comune.
Atti di straordinaria amministrazione: che sono vietati nel caso pregiudichino l’interesse di qualsiasi
contitolari, è necessario il consenso dei 2/3 dei soggetti che rappresentino il valore complessivo del bene.
Innovazioni: per le azioni dirette al miglioramento della cosa comune, vietate se pregiudichino il godimento
di uno dei contitolari o se troppo costose, necessitano del consenso dei 2/3 dei soggetti che rappresentino
il valore complessivo del bene.

Le spese deliberate con la maggioranza dei contitolari, come quelle necessarie al mantenimento del bene
comune gravano su tutti come obbligazioni reali, in proporzione alla quota di ciascun titolare.
Nel caso non vengano presi provvedimento per l’amministrazione della cosa comune (es. non si raggiunge
la maggioranza richiesta) ci si può rivolgere al giudice per la nomina di un amministratore giudiziario che
emetta i provvedimenti opportuni. Nel caso non vengano presi provvedimento per la conservazione della
cosa comune, il singolo può intervenire autonomamente con diritto al rimborso per le spese sostenute.

Ciascun titolare può compiere legittimamente atti di amministrazione nei limiti imposti dalla disciplina (es.
intimare lo sfratto all’inquilino dell’appartamento comune). Ogni singolo contitolare può proporre azioni
petitorie, possessorie o risarcitorie per i danni sul bene comune.
Regolamento della comunione: pensato per l’ordinaria amministrazione ed il miglior godimento della cosa
comune, è costituibile con il consenso del 51% dei rappresentanti delle quote. Come è tale la decisione di
delegare ad un terzo l’amministrazione della cosa.

Scioglimento della comunione


La comunione è guardata con sfavore dell’ordinamento poiché lo ritiene possibile causa di liti, infatti:
• Attribuisce a ciascuno dei partecipanti la facoltà di chiedere in qualsiasi momento lo scioglimento
della comunione, anche contro la volontà della maggioranza.
• Proibisce che le parti si vincolino in un patto di indivisione per un tempo superiore a 10 anni.

Condominio
Il condominio si ha quando in un medesimo edificio coesistono più unità immobiliari di proprietà esclusiva
dei singoli condomini e di parti destinate all’uso comune quali: muri portanti, scale, parcheggi, atrii,
ascensori ecc. Salvo che non siano previste nel titolo, le parti comuni si presume appartengano in
comunione a tutti i condomini in proporzione alle loro quote, definite dal valore del proprio appartamento
rispetto al valore dell’intero edificio.

Il singolo condomino:
• Può far uso promiscuo delle parti comuni, apportare miglioramenti funzionali al miglior godimento
della propria unità immobiliare (es. aprire una porta nel muro per agevolare l’accesso a casa) nel
rispetto dell’altrui diritto e non pregiudicando la destinazione d’uso.
• Deve contribuire alle spese condominiali in proporzione al valore della sua quota.
• Non può disporre delle parti comuni nella loro totalità se non congiuntamente alla porzione
immobiliare di sua proprietà esclusiva (es. non può alienare la sua quota sulle scale senza vendere
anche la casa) perciò si tende definire le parti comuni indivisibili.

Organi del condominio


• Assemblea: all’interno di essa hanno diritto di intervenire tutti i condomini. Di competenza
dell’assemblea sono l’adozione del regolamento condominiale, la nomina dell’amministratore,

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dell’approvazioni delle spese ecc. Essa è valida se costituita da tanti condomini le cui quote
rappresentino almeno i 2/3 del valore dell’edificio. Dopo le deliberazioni dell’assemblea è
necessario redigere un verbale pena l’annullabilità delle deliberazioni assunte. Le deliberazioni
prese dell’assemblea dono vincolanti per tutti i condomini.
• Amministratore: L'amministratore è l'organo che esegue le deliberazioni dell'assemblea, riscuote i
contributi dai condomini ed eroga le spese occorrenti per la gestione e la manutenzione, redige il
rendiconto annuale (Bilancio condominiale), rappresenta il condominio nei procedimenti giudiziari
nei quali è parte. Questi dura in carica un anno, ma può essere revocato in ogni momento, salvi i
danni. L’incarico può essere rivestito anche da una società lucrativa, non solo da persone fisiche.

Regolamento condominiale
È obbligatorio redigere il regolamento condominiale, se vi sono più di 10 condomini. Il regolamento può
essere contrattuale o assembleare. Nel caso di regolamento condominiale contrattuale, il documento nella
quasi totalità dei casi è stato predisposto dal costruttore dell'immobile o del gruppo di immobili, e
depositato da un notaio per la trascrizione presso la locale conservatoria dei registri immobiliari (presso il
catasto).

Il regolamento contrattuale si differenzia dal regolamento non contrattuale (o assembleare cd approvato a


maggioranza) in quanto può contenere limitazioni al diritto di proprietà di alcuni condomini, costituzioni di
servitù, assegnazione o destinazioni d'uso di parti comuni a un numero ristretto di condomini o per finalità
ben definite (ad es. destinazione dell'abitazione per il portiere); le norme di tale documento possono infatti
essere modificate solo con il consenso unanime di tutti i partecipanti al condominio; quando si acquista una
proprietà nel condominio retto da tale tipo di regolamento, lo stesso viene automaticamente accettato dal
neo-acquirente, in quanto trascritto presso la conservatoria.

Il regolamento predisposto dall'originario proprietario e/o costruttore dell'edificio è vincolante per gli
acquirenti delle singole unità abitative solo se il relativo acquisto è fatto in epoca successiva alla
predisposizione del regolamento stesso: infatti se nell'atto di acquisto fosse previsto l'obbligo di rispettare
il regolamento da redigersi in futuro risulta evidente che viene a mancare uno schema negoziale definitivo;
in quest'ipotesi diventa suscettibile di essere compreso per comune volontà delle parti nell'oggetto del
contratto, pertanto il regolamento può vincolare l'acquirente solo se, successivamente alla sua redazione,
vi presti volontaria adesione. Il regolamento approvato dall'assemblea condominiale con maggioranza
qualificata, invece, può contenere solo norme che regolano la vita comune dei partecipanti al condominio,
ossia non può limitare l'esercizio libero del diritto di proprietà da parte dei condomini (ad esempio il
regolamento contrattuale originario può vietare la destinazione d'uso degli appartamenti per attività
commerciali; ma non a seguito di una modifica dello stesso approvata a maggioranza).

Supercondominio

Si parla di supercondominio quando vi è una pluralità di strutture singolarmente identificabili come singoli
condomini e con parti in comune tra di esse. Non sempre è facile distinguere la natura giuridica dell'edificio
perché spesso pur essendo in una realtà di supercondominio, l'intera struttura viene amministrata come
singolo condominio, creando non pochi problemi di logistica e di disciplina giuridica applicata

Multiproprietà

Operazione economica volta ad assicurare al multiproprietario un potere di godimento, che evoca quello
che il codice riconosce al proprietario su un immobile ma solo per un determinato periodo dell’anno,
mentre per i restanti periodi compete agli altri multiproprietari.

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La sfida lanciata dalla multiproprietà all’ordinamento italiano era la definizione di questo diritto reale
atipico creato autonomamente da privati. La dottrina decise di disciplinare il fenomeno secondo l’istituto
della comunione, infatti:
• A ogni proprietario veniva infatti venduta una quota pro indiviso dell’immobile
• A ciascun multiproprietario veniva fatto sottoscrivere un regolamento della comunione, il quale
proclamava l’uso promiscuo della cosa comune ma solo in un determinato periodo dell’anno.
La chiave di volta del sistema delle multiproprietà è la comproprietà pro indiviso, il cui regime viene
derogato dal titolo; in forza cioè di un accordo intercorrente fra tutti i multiproprietari che pur continuando
a rimanere contitolari del bene, rinunciano a servirsene nei tempi e negli spazi attribuiti in uso agli altri.

IL POSSESSO
Art.1140: Il possesso è il potere di fatto sulla cosa che si manifesta in un’attività corrispondente
all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale. Si può possedere direttamente o per mezzo di un’altra
persona, che ha la detenzione della cosa.

Il codice attribuisce rilevanza giuridica alle situazioni di fatto che si estrinsecano attraverso un’attività
corrispondente all’esercizio di diritti reali, le c.d. situazioni possessorie; a prescindere dalla circostanza che
può corrispondere o meno ad una situazione di diritto.
Commoda possessionis: determinati vantaggi cui la situazione di possesso garantisce al possessore (es.
tutela possessoria, acquisto per usucapione o per possesso vale titolo, la posizione di convenuto in
un’azione di rivendica in cui il possessore può limitarsi a dire “possideo quia possideo” e l’attore ha l’onere
di fornire la prova del suo diritto di proprietà). Tutto ciò si ripete indipendentemente dalla circostanza in cui
il possessore sia o non sia il legittimo proprietario del bene.

Le ragioni della tutela delle situazioni possessorie sono da ritrovare nel fatto che statisticamente colui che
esercita il potere di fatto sul bene è anche il legittimo proprietario, consentendone una difesa rapida ed
efficace in giudizio. In secondo luogo, costringendo i consociati ad agire in giudizio per reclamare il proprio
diritto si evitano situazioni di molestie o violenza e si garantisce la pace, in quanto l’autotutela privata è
espressamente vietata (es. devo appellarmi al giudice per far sfrattare degli abusivi dal mio appartamento,
non potrò valermi della forza)

Ius possesionis: vantaggi che il possesso di per sé genera a favore del possessore (commoda possesionis)
Ius possidendi: designa la situazione di chi ha effettivamente diritto a possedere il titolo. Diritto che implica
il potere di rivendicare il bene stesso presso chiunque lo possegga sine titulo (es. il ladro ha lo ius
possessioni ma non lo ius possidendi)

Situazioni possessorie

Possesso pieno: caratterizzato da corpus, disponibilità materiale del bene, e animus, la condizione
psicologica del soggetto che si qualifica e comporta come legittimo proprietario del bene (es. il ladro)
Detenzione: tradizionalmente costituito solo dal corpus, non concorre l’animus ma bensì l’animus
detinendi, cioè la volontà e condizione psicologica di godere e disporre del bene nel rispetto dei diritti che il
detentore riconosce spettare al legittimo proprietario (es. l’inquilino)
Possesso mediato: caratterizzato dal solo animus possidendi, mentre il potere di fatto sulla cosa compete
al detentore (es. il proprietario di un appartamento in affitto)
Compossesso: possesso esercitato congiuntamente da più soggetti, si concretizza in un’attività
corrispondete all’esercizio dei diritti reali in comunione (es. i condomini esercitano il compossesso sulle
parti comuni del condominio)

Poiché la previsione degli stati psicologici soggettivi di animus possidendi e detinendi sono difficili da
definire e poiché essi non trovano nessun riscontro nel codice, ai fini della qualificazione della situazione di

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fatto come possessoria o detentoria rileva non lo stato psicologico di chi acquisisce il potere di fatto sul
bene ma bensì il titolo in forza del quale detto acquisizione si verifica. (es. uno studente che prende in
prestito un libro dalla biblioteca sarà sempre detentore, anche se le sue intenzioni fossero diverse).
Perciò non è rilevante lo stato psicologico interno ma bensì la sua esternazione, la quale in viene
influenzata principalmente dalle modalità in cui il titolo viene acquistato.

Il possesso si presume iuris tantum.

Interversione del possesso: mutamento da detenzione a possesso, può avvenire solo se la modificazione
dello stato psicologico del detentore venga manifestato all’esterno (art.1141).
• In forza di opposizione del detentore rivolta al possessore, cioè in forza di un atto con cui il
detentore manifesta l’inequivocabile intenzione di continuare a tenere la cosa per sé (es. lo
studente dichiara alla bibliotecaria di non voler restituire il libro preso in prestito)
• In forza di causa proveniente da terzo, cioè in forza di un atto con il quale l’attuale possessore
(anche non legittimo) attribuisca al detentore il diritto corrispondente alla propria posizione
possessoria (es. un ladro dopo ver rubato la macchina, dopo avermi concesso la detenzione mi
venda la macchina)

Qualificazioni del possesso


Buona fede in senso soggettivo: ignorare di ledere l’altrui diritto la buona fede si presume
Buona fede in senso oggettivo: condotta corretta e leale

Possesso legittimo: si ha quando il potere di disposizione e godimento è esercitato dall’effettivo titolare del
bene, in tal caso la situazione di fatto coincide con quella di diritto. Per qualificare il possesso come di
buona fede, non occorre che la buona fede perduri per tutta la durata del suo acquisto ma basta che ci sia
stata al momento del suo acquisto.
Possesso illegittimo: si ha quando chi esercita il possesso non è l’effettivo titolare del bene
• Illegittimo di buona fede: si ha quando il possessore ha acquistato il corpus sul bene, ignorando di
ledere l’altrui diritto, sempreché la sua ignoranza non dipenda da sua colpa grave (es. porto a casa
un quadro acquistato presso una casa d’aste senza sospettare che esso sia stato rubato).
La qualifica dipende dalle circostanze nelle quali avviene l’acquisto (buona fede oggettiva)
• Illegittimo di mala fede: si ha quando il possessore ha acquisito il corpus conoscendo il difetto del
proprio titolo d’acquisto (es. occupare abusivamente un terreno non mio)
• Illegittimo vizioso: si ha quando il possessore ha acquisito la materiale disponibilità sul bene in
mala fede e con violenza o clandestinità (es. tramite una rapina o un furto)

Detenzione qualificata: si ha quando il corpus sia stato acquistati nell’interesse proprio del soggetto, si
parla di detenzione autonoma (es. l’inquilino) o nell’interesse del possessore, in questo caso si definisce
detenzione non autonoma (es. il mandatario).
Detenzione non qualificata: si ha quando il detentore ha acquistato il corpus ma in virtù di ospitalità, di
servizio (es. l’autista) o lavoro (es. il meccanico a cui affido la macchina)

Possesso uti dominus

Indica la modalità di possesso di un bene. Un soggetto che possiede un bene uti dominus lo gestisce "come
se ne fosse il proprietario", ossia godendone dell'uso e degli eventuali guadagni derivanti da un bene.

L'espressione che rappresenta le situazioni di “possesso su diritti reali minori” è generalmente legata al
diritto di usufrutto, che attribuisce la facoltà di godimento di un determinato bene uti dominus, oppure
nell'istituto giuridico dell'usucapione, con cui il possessore del bene, avendone goduto uti dominus per un
certo numero di anni, nell'inerzia del proprietario, ne acquisisce la proprietà a titolo originario.

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L’interversione di possesso è possibile nei modi stabiliti dalla legge, permette il possessore di modificare il
proprio titolo (es. trasformare il titolo di usufrutto in proprietà sul bene)

Acquisto e perdita del possesso

Acquisto in modo originario: per impossessamento del bene (es. appropriarsi di un’auto incustodita).
L’acquisto del possesso sul bene non vale se si verifica per mera tolleranza del possessore, ossia quando chi
potrebbe impedire l’acquisto del corpus si astiene per puro spirito d’amicizia o cortesia (es. se lascio la mia
casa vacanze ad un mio amico per il weekend, egli non ne diventa il possessore).
Acquisto in modo derivativo: avviene con la traditio, cioè la consegna materiale o simbolica del bene dal
precedente al successivo possessore (es. consegna del quadro o consegna dell’appartamento mediante
consegna delle chiavi della casa)
• Tradio ficta: Modo di trasferimento della proprietà o del possesso, caratterizzato da una fittizia
consegna della cosa, poiché essa rimane sempre nelle mani della stessa persona, al successivo
possessore.
1. Traditio brevi manu: si ha quando il detentore acquista il possesso sul bene (es. il
proprietario vende la casa al suo inquilino)
2. Constituto possessorio: si ha quando il possessore, perdendo il possesso acquista però la
detenzione del bene (es. acquisto un immobile ma lo concedo subito a colui che me l’ha
venduta in locazione)

Perdita del possesso: avviene se vengono a mancare il corpus e/o l’animus. Per perdita del corpus si
intende una definitiva irreperibilità od irrecuperabilità del bene (es. smarrimento del bene, furto ecc.).
Riguardo agli immobili il possesso rimane valida basta che persista l’animus, limitatamente al periodo di
tempo in cui si può esercitare l’azione di spoglio, cioè un anno.

Successione nel possesso: alla morte del possessore, il possesso continua in capo al suo successore a titolo
universale (l’erede) ipso iure, anche in mancanza di rapporto materiale con il bene e perfino se l’erede ne
ignori l’esistenza. L’erede succede con tutte le caratteristiche del predecessore (es. se il defunto era in
buona fede, sarà in buona fede anche l’erede)

Accessione nel possesso: applicabile solo a chi acquista il possesso in forza di un titolo astrattamente
idoneo a trasferire a titolo particolare la proprietà o altro diritto reale su di un bene, sempre che egli
acquisti il possesso (es. vendita, legato). L’acquirente a titolo particolare acquista un possesso nuovo,
diverso dal suo dante causa; pertanto l’acquirente può essere in buona fede e il dante causa in mala fede, e
viceversa. Quindi le qualifiche del possesso vanno valutate nei confronti dell’acquirente senza darne rilievo
al dante causa.
Il successore a titolo particolare può sommare il periodo in cui egli ha posseduto il bene con quello dei suoi
danti causa in ottica di velocizzare l’usucapione.

Effetti del possesso


Effetti sull’acquisto dei frutti:
• Possessore illegittimo in malafede: deve restituire al titolare del diritto il bene e i frutti prodotti dal
bene a partire dal momento in cui è iniziato il possesso.
• Possessore illegittimo in buona fede: deve restituire solo i frutti che si sono prodotti nel periodo
dal giorno in cui è iniziata la lite fino al giorno in sui si è conclusa. Nel caso trascurasse la cosa
fruttifera nel periodo di lite, è tenuto a restituire anche i frutti che avrebbe potuto percepire
usando la diligenza del buon padre di famiglia.

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Effetti del possesso sul rimborso spese:


• Spese ordinarie: spese che servono per la produzione e mantenimento dei frutti e per le riparazioni
ordinarie del bene. Il possessore ha diritto al rimborso delle spese limitatamente al tempo per il
quale è tenuto alla restituzione dei frutti.
• Spese straordinarie: sia il possessore di buona e malafede ha diritto al rimborso
• Spese per i miglioramenti: il possessore ha diritto al rimborso solo se i miglioramenti sussistano al
tempo della restituzione. Se il possessore è in buonafede ha diritto ad un rimborso pari all’aumento
del valore sul bene, mentre al quello in malafede alla minor somma tra lo speso ed il migliorato.
Al possessore in buona fede è riconosciuto il diritto di ritenzione fino a che non sia avvenuto il rimborso.

Acquisto della proprietà in forza del possesso: Possesso vale titolo


Se acquisto un bene a seguito di un acquisto a non domino, non divento di norma proprietario poiché chi
mi ha alienato il bene non ne era legittimato a farlo, in forza del: Nemo plus iuris ad alium transferre potest
quam ipse habet.

La rigorosa applicazione della norma sarebbe però inconveniente e scomoda, perciò il legislatore ha
introdotto per quanto riguarda i beni immobili e mobili registrati, i pubblici registri; mentre per i beni mobili
non registrati ha adottato la regola del “possesso vale titolo”.

art.1153: “Colui al quale sono alienati beni mobili da parte di chi non è proprietario, ne acquista la
proprietà mediante il possesso, purché sia in buona fede al momento della consegna e sussista un titolo
idoneo al trasferimento della proprietà. La proprietà si acquista libera da diritti altrui sulla cosa, se questi
non risultano dal titolo e vi sia la buona fede dell’acquirente. Nello stesso modo si acquistano i diritti di
usufrutto, pegno e uso.”

In forza di tale regola chi acquista a non domino un bene, ne diventa proprietario se:
• L’acquisto riguardi un bene mobile, escluso le università ed i mobili registrati
• L’acquirente possa vantare un titolo idoneo al trasferimento della proprietà, cioè non solo un
contratto astrattamente atto a trasferire della proprietà ma anche che il suddetto contratto non
presenti altro vizio che sia quello di essere stipulato da chi non è proprietario.
• L’acquirente abbia acquistato il possesso del bene, il legislatore tutela solo se vi sia stata la traditio
• Vi sia buona fede oggettiva al momento in cui il bene viene consegnato, comunque essa è presunta.

L’acquisto tramite possesso vale titolo costituisce una modalità d’acquisto a titolo originario, visto che
fatto l’acquisto si è svolto in buona fede i diritti altrui sulla cosa sono ignorati, sempre che dal titolo non
risulti diversamente e vi sia la buona fede dell’acquirente. (es. se acquisto a non domino un quadro in
buona fede, ma scopro che sul quadro ci fosse un pegno, nonostante il venditore non mi avesse avvisato,
contro di me non si può far valere nessun diritto da parte del pignoratizio)

Conflitto tra più acquirenti di beni mobili: lo risolve l’art.1155, “Se taluno con successivi contratti aliena a
più persone un bene mobile, quella tra esse che ne ha acquistato in buona fede il possesso è preferita alle
altre, anche se il suo titolo è di data posteriore”.

La regola del possesso vale titolo non si applica alle universalità di mobili poiché il legislatore ha ritenuto
opportuno che bisogni rispettare la regola del Nemo plus iuris ad alium transferre potest quam ipse habet,
poiché così si richiami l’attenzione del proprietario dell’intera università al omento dell’alienazione.

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Acquisto della proprietà in forza del possesso: usucapione


Istituto che tramite il possesso continuato e non violento nel tempo fa acquisire a titolo originale la
titolarità di un diritto reale. La ratio dell’istituto va ritrovata nell’opportunità dal punto di vista sociale di
favorire chi nel tempo utilizza e rende produttivo un bene a scapito del proprietario che lo trascura.
L’usucapione è uno strumento di agevolazione di prova del diritto di proprietà, in quanto senza usucapione,
per il proprietario sarebbe quasi impossibile dimostrare la titolarità del suo diritto e perciò cadrebbe nella
probatio diabolica.

Distinzione tra usucapione e prescrizione istintiva: in entrambi è essenziale il fattore tempo e l’inerzia del
titolare del diritto, solo che mentre la prescrizione porta l’estinzione di un diritto, l’usucapione porta
all’acquisto del diritto. La prescrizione vale per tutti i diritti mentre l’usucapione vale solo per i diritti reali,
ad eccezione delle servitù non apparenti ed i beni demaniali.

Presupposti affinché l’usucapione avvenga:


• Il possesso, sia in buona che in mala fede. Irrilevanti ai fini è la detenzione. Il possesso se
acquistato in modo violento o clandestino vale solo al termine della violenza o clandestinità.
• Continuità del possesso per un lasso di tempo, che solitamente è di 20 anni. La legge agevola
l’usucapione se dimostrato con le opportune prove mediante presunzioni di possesso intermedio o
anteriore. Il tempo per usucapire il bene può essere integrato con quello del proprio dante causa se
il possesso del bene acquisito è stato acquistato a titolo particolare (accessione di possesso) mentre
l’erede che acquista il bene a titolo universale si giova del possesso del suo autore (successione nel
possesso)

Ai sensi dell’art.1167 l'usucapione è interrotta quando il possessore è stato privato del possesso per oltre
un anno. L'interruzione si ha come non avvenuta se è stata proposta l'azione diretta a recuperare il
possesso e questo è stato recuperato.
1. interruzione naturale: perdita del possesso del bene (es. smarrimento del bene)
2. interruzione civile: quando viene proposta una domanda giudiziale del titolare volta a
privare il possessore del bene o quando il possessore effettui un riconoscimento del diritto
del titolare

Usucapioni brevi
• 10 anni per i beni immobili, a patto che il possessore possa vantare un titolo idoneo al
trasferimento di proprietà, che al momento della consegna egli fosse in buona fede e che sia stata
effettuata la trascrizione del titolo, perché il termine per l’usucapione dipende dalla data di
trascrizione di quest’ultimo.
• 3 anni per i beni mobili registrati, a patto che il possessore possa vantare un titolo idoneo al
trasferimento di proprietà, che al momento della consegna egli fosse in buona fede e che sia stata
effettuata la trascrizione del titolo, perché il termine per l’usucapione dipende dalla data di
trascrizione di quest’ultimo.
• 10 anni per le università di beni mobili, a patto che vengano riportate le indicazioni sopra riportate
• 10 anni per i beni mobili non registrati qual ora manchi un titolo idoneo, poiché se no il soggetto
avrebbe acquisito la proprietà del bene per “possesso vale titolo”
• 15 anni per i fondi rustici

L’acquisto del diritto in forza di usucapione avviene ex lege, l’usucapiente per eliminare ogni incertezza
riguardo il suo diritto può promuovere un giudizio di accertamento dell’intervenuta usucapione. Il
possessore può naturalmente rinunciare all’usucapione già maturata a proprio favore.

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Tutela delle situazioni possessorie


Contro l’altrui condotta posso oppormi mediante:
• l’autodifesa finché è in atto l’azioni illecita volta a privarmi del possesso (es. posso oppormi
direttamente al rapinatore che mi sta rubando la borsa).
• Azione possessoria qualora l’azione illecita non fosse più in atto. Le azioni possessorie si
distinguono dalle petitorie poiché mentre queste ultime possono essere intraprese solo dal titolare
del diritto di proprietà, a prescindere che il soggetto abbia il possesso o meno. Le azioni possessorie
assicurano garanzie solo provvisorie, poiché chi soccombe in giudizio può successivamente esperire
un giudizio petitorio.

La lesione di situazioni possessorie obbliga colui che ha cagionato il danno a risarcirlo

Divieto del cumolo del giudizio petitorio: impossibilità da parte del convenuto di proporre un giudizio
petitorio durante un giudizio possessorio.

Azione di reintegrazione o spoglio: è volta al reintegro del possesso del bene che sia rimasto vittima di
uno spoglio violento o clandestino. Risponde all’esigenza di garantire a chi possiede un bene una sollecita
tutela giudiziaria, indipendentemente dalla prova che spetti sul diritto stesso.
Spoglio: azione che si risolve nella duratura privazione del possesso o che ne comprometta
apprezzabilmente il rapporto di esercizio del possesso sul bene.
• Spoglio totale: es. chiudere il cancello sulla strada impedendo l’utilizzo del passaggio di servitù
• Spoglio parziale: es. restringere un ponte su cui esiste una servitù di passaggio
Spoglio violento o clandestino: quando lo spoglio è posto contro la volontà espressa o presunta del
possessore o detentore.

L’azione di spoglio è esperibile solo quando si riscontri l’animus spoliandi, cioè la coscienza e volontà del
suo autore (spoliator) di compiere l’atto materiale di spoglio.
Legittimato attivamente all’azione di spoglio è un qualsiasi possessore, non importa se esso sia in buona o
mala fede, legittimo o illegittimo; il detentore qualificato ma non quello non qualificato. Il detentore
qualificato può esperire l’azione di spoglio anche nei confronti del possessore, sempre che la sua
detenzione sia autonoma (cioè acquista nel proprio interesse), (es. l’inquilino al quale il proprietario o un
terzo abbia sottratto la disponibilità dell’appartamento in locazione)
Legittimato passivamente è lo spoliator.
La proposizione dell’azione di spoglio è soggetta a decadenza se essa non viene esperita entro un anno, che
decorre dal momento del sofferto spoglio.
Nel caso lo spoglio non sia stato violento o clandestino, colui che abbia subito lo spoglio dovrà proporre
un’azione di manutenzione.

Azione di manutenzione: è volta alternativamente


• A reintegrare nel possesso del bene chi sia stato vittima di uno spoglio non violento né clandestino
• Per far cessare le molestie o le turbative, di cui sia stato vittima il possessore. Per molestia
s’intende qualsiasi attività che arrechi o che possa arrecare al possessore un apprezzabile disturbo.
Molestia di fatto: attentati materiale (es. costruzione in violazioni delle distanze legali)
Molestia di diritto: turbativa che si estrinsechi in atti giuridici (es. notificazione di una opposizione
al possessore di intraprendere una costruzione che ostruirebbe una servitù di passaggio)
L’azione di manutenzione è esperibile solo in presenza di animus turbandi, cioè la consapevolezza
dell’agente che le sue azioni arrechino molestia al pregiudizio altrui).
Legittimato attivamente è solo il possessore di un immobile, di un’università o di un diritto reale su un
immobile solo a condizione che sia il possessore da almeno un anno, in modo continuativo e non interrotto.
Legittimato passivamente è lo l’autore dello spoglio o della turbativa, nonché l’autore morale dell’azione.
L’azione di manutenzione decade in un anno, dal giorno n cui è iniziata la molestia.

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Azione di nuova opera: può essere esercitata sia a tutela del possesso che a tutela della proprietà o di
altro diritto reale di godimento.
L’azione ha finalità tipicamente cautelare.
Legittimato attivamente è il proprietario, titolare del diritto reale o al possessore che abbia ragione di
temere che da una nuova opera (es. una costruzione, degli scavi) iniziata da un anno e non terminata, possa
se proseguita danneggiare la cosa che è oggetto del suo diritto o possesso.
Legittimato passivo è il titolare del diritto reale sul bene o il possessore del bene da cui possa scaturire il
danno.

Azione di danno tenuto: può essere esercitata sia a tutela del possesso che a tutela della proprietà o di
altro diritto reale di godimento.
L’azione ha finalità tipicamente cautelare.
Legittimato attivamente è il proprietario, titolare del diritto reale o al possessore nel caso in cui vi sia
pericolo di un grave danno al prossimo derivante da qualsiasi edificio, albero o altra cosa, senza che ricorri
l’ipotesi di nuova opera.
Legittimato passivo è il titolare del diritto reale sul bene o il possessore del bene da cui possa scaturire il
danno.

L’azione di nuova opera e di danno tenuto sono dette azioni di nunciazione poiché denunciano un fatto.

OBBLIGAZIONI
Relazione tra due soggetti in virtù della quale il soggetto passivo è tenuto ad eseguire una prestazione. Il
soggetto attivo esercita un diritto soggettivo relativo.

Sono trattate dall’art. 1173 al 2059.


Gli articoli dal 1173 al 1320 sono norme che si riferiscono alle obbligazioni in generali, esse nonostante si
applichino ad ogni obbligazioni che siano contrattuali o extracontrattuali, sono pensate principalmente per
i contratti, cioè il tipo di obbligazioni più frequenti.

La mancanza di una definizione nel codice civile è dovuto all’a-storicità, che trascende i limiti del
linguaggio, del concetto di obbligazione nella cultura giuridica occidentale di civil law.
Il rapporto di obbligazione dà luogo a due posizioni correlate: una posizione passiva, in cui sta il debitore a
cui fa capo l’obbligazione; e una posizione attiva in cui sta il creditore che fa capo al diritto di credito.
La relatività del diritto di credito è dovuta alla necessaria cooperazione che il debitore deve fare per
estinguere l’obbligazione, poiché il creditore non può prendersi il bene l’oggetto dell’obbligazione da sé.

Contrapposizione tra diritto reale e di credito: il diritto reale è un diritto sulla cosa caratterizzato da
assolutezza ed immediatezza; mentre il diritto di credito è un diritto nei confronti di un soggetto su un altro
obbligato ad eseguire una prestazione (relatività del diritto di credito).

Diritti personali di godimento: estinzione dell’obbligazione che consiste nel consentire che il creditore
tragga utilità da un bene (es. consentire ad un terzo di pescare in un lago del mio fondo). Il potere del
creditore è mediato e relativo, poiché il godimento del bene viene garantito solo dalla condotta del
debitore e poiché il proprio diritto si può esercitare solo con il debitore, manca cioè la tutela erga omnes e
l’immediatezza dei diritti reali di godimento da cui i diritti personali di godimento si distinguono.

Responsabilità patrimoniale: ai sensi dell’art.2740 il debitore che non adempie esattamente alla
prestazione, risponde dell’inadempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Vale a
dire che il creditore insoddisfatto può invocare misure coercitive solo sul patrimonio dell’obbligato.

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L’esecuzione forzata del pagamento o l’esecuzione forzata in forma specifica come la consegna di un bene,
di non facere ecc. è richiedibile dal creditore finché il patrimonio del debitore inadempiente lo consenta.

Fonti delle obbligazioni


Art.1173: Le obbligazioni derivano da contratto, da fatto illecito, o da ogni altro atto o fatto idoneo a
produrle in conformità dell'ordinamento giuridico.

Le obbligazioni trovano origine dal:


• Contratto
• Atto illecito
• Qualsiasi atto o fatto in conformità dell’ordinamento giuridico

Atto: espressione che racchiude varie fonti di obbligazioni


1. Promesse unilaterali: dichiarazioni di volontà volte alla produzione
di effetti giuridici di una sola parte (es. titoli di credito)
Fatto: Fonti nominate
1. Gestione di affari altrui
2. Ripetizione dell’indebito
3. Azioni di ingiustificato arricchimento

Fonti innominate: tutti gli accadimenti ulteriori rispetto a quelli previsti dalla legge, che siano ritenuti
idonei alla produzione di obbligazioni alla luce dei principi e criteri dell’ordinamento, come:
• Il testamento: es. obbligazione nascente da un testamento del tipo “ti nomino mio erede, con
l’obbligo di istituire una borsa di studio a mio nome
• Atti illeciti dannosi: es. l’indennizzo riconosciuto al proprietario di un fondo interessato da
immissioni che superano la soglia di tollerabilità
• Rapporti nascenti da contratti nulli:
• Rapporto contrattuale di fatto o da contatto sociale: si hanno quando un’attività normalmente
prestata in esecuzione di un contratto viene effettuata in assenza di esso (es. attività di istruzione e
di vigilanza che la scuola e l’insegnante svolgono nei confronti dell’alunno, senza che egli abbia
firmato nessun contratto)

Il codice prevede e disciplina autonomamente la figura generale dell’obbligazione dagli art.1173-1320, a


prescindere dalla fonte da cui proviene, per poi approfondire una ad una la disciplina che proviene dalla
specifica fonte:
• Contratto: art. 1321-1986
• Promesse unilaterali: art.1987-1991
• Titoli di credito: art.1992-2007
• Gestione degli affari: art.2028-2032
• Pagamento dell’indebito: art. 2033-2040
• Arricchimento senza causa: art.2041-2042
• Fatti illeciti: art.2043-2059
Da ciò deriva che all’inadempimento dell’obbligazione si possano sommare le sanzioni dell’inadempimento
del tipo di obbligazione.

Le fonti delle obbligazioni sono atipiche, possono esserne proposte nuove basta che rispettino
l’ordinamento giuridico esistente:
• I contratti sono atipici poiché lasciati alla volontà ed autonomia dei privati
• I fatti illeciti sono atipici
• Gli atti e i fatti invece sono assolutamente tipici, poiché essi vanno incontro alla tutela della parte
promittente.

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Obbligazione naturale
Obbligazione in cui la prestazione richiesta non è dovuta in forza di una fonte delle obbligazioni ma bensì in
esecuzione di un dovere morale e sociale.
Diversamente dalle obbligazioni civili il debitore non è giuridicamente tenuto ad eseguire la prestazione
oggetto dell’obbligazione naturale ma se la esegue egli non può richiederne la restituzione (c.d. solutio
redentio).

art.2034: Non è ammessa la ripetizione di quanto è stato spontaneamente prestato in esecuzione di doveri
morali o sociali, salvo che la prestazione sia stata eseguita da un incapace.
I doveri indicati dal comma precedente, e ogni altro per cui la legge non accorda azione ma esclude
la ripetizione di ciò che è stato spontaneamente pagato, non producono altri effetti.

L’impossibilità alla restituzione avviene solo se concorrano:


• Spontaneità dell’esecuzione
• Capacità del soggetto che esegue la prestazione
• Da un lato la proporzionalità tra la prestazione eseguita e dall’altro i mezzi di cui l’adempiente
dispone e l’interesse da soddisfare

Alcune ipotesi di obbligazioni naturali (es. il gioco d’azzardo) sono tipizzate altre no
Obbligazioni naturali giurisprudenzialmente tipizzate: costituiscono adempimento di obbligazioni naturali
le prestazioni gratuite effettuate a favore del convivente more uxorio, l’adempimento spontaneo di una
disposizione testamentaria orale

Elementi del rapporto obbligatorio


I soggetti

Il creditore ed il debitore devono essere determinati o quanto meno determinabili.

Obbligazioni reali: titolarità passiva si determina in base alla titolarità della proprietà o di un altro diritto
reale su un determinato bene (es. le spese condominiale gravano sul singolo condomino a seconda del
valore della propria quota).
Obbligazioni ambulatorie: sono obbligazioni a soggetto determinabile, in cui la trasferibilità del credito
senza onere di comunicazione al debitore comporta che quest’ultimo ignori a chi dovrà effettuare la
prestazione al momento della scadenza (es. ipotesi di pagherò-cambiario, se il titolo è liberamente
trasferibile l’emittente non sa a chi dovrà effettuare il pagamento sino al momento dell’incasso).

Obbligazioni plurisoggettive

Obbligazione semplice: rapporto obbligatorio composto da un solo creditore e debitore


Obbligazione plurisoggettive: obbligazione cui faccia capo ad una pluralità di soggetti debitori/creditori.

Obbligazione solidale passiva: ciascuno dei più debitori è obbligato ad effettuare a favore dell’unico
creditore l’intera prestazione. L’esecuzione di questa fatta da uno qualsiasi, ha effetto liberatorio a favore
di tutti gli altri. Il creditore andrà a scegliere il debitore con maggiore disponibilità economica (deep pocket
money) per estinguere l’obbligazione, poi starà al debitore andare a regolarsi con gli altri condebitori.

Nei rapporti esterni fra debitore e creditore valgono i seguenti principi:


• Il creditore può rivolgersi a qualsiasi condebitore per l’esecuzione della prestazione, il condebitore
scelto non potrà esimersi dall’adempimento integrale, salvo legge o titolo non prevedano un

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beneficio di escussione (l’onere del creditore di procedere preventivamente nei confronti di un


altro debitore).
• L’effettuazione integrale della prestazione ad opera di uno estingue l’obbligazione per tutti.
• Il condebitore, cui sia richiesta l’esecuzione della prestazione può opporre al creditore le eccezioni
comuni (invalidità della fonte, avvenuta estinzione ecc.) ma non quelle personali altrui (che
riguardano esclusivamente il rapporto tra il creditore e uno o più condebitori: es. il vizio del
consenso che inficia il titolo di un altro dei condebitori)
• La costituzione in mora di uno dei debitori in solido non vale a costituire in mora gli altri
• L’atto con cui il creditore interrompe la prescrizione contro uno del debitore in solido vale per tutti
• La rinuncia del creditore alla solidarietà a favore di uno dei debitori non incide sulla natura solidale
dell’obbligazione per gli altri condebitori
• La transazione che abbia ad oggetto l’intero debito, stipulata dal creditore con uno dei condebitori,
non produce effetto nei confronti degli altri, ma gli altri debitori possono dichiarare di volerne
approfittare.
• La sentenza pronunciata tra creditore e uno dei debitori in solido non ha effetto nei confronti degli
altri condebitori

Nei rapporti interni fra i coobbligati valgono i seguenti principi:


1. Il carico della prestazione si divide fra i vari debitori in parti che si presumono uguali
2. Se uno dei condebitori in solido ha corrisposto al creditore l’intera prestazione, ha diritto di
richiedere a ciascuno degli altri la parte di rispettiva competenza tramite un’azione di regresso.
3. Nell’ipotesi in cui uno o più degli obbligati in via di regresso risulti insolvente, la perdita si ripartisce
fra tutti gli altri condebitori

Obbligazione solidale attiva: ciascuno dei più creditori ha diritto all’intera prestazione nei confronti
dell’unico debitore, l’esecuzione fatta a favore di uno dei creditori estingue l’obbligazione

Presunzione di solidarietà passiva: In caso in cui ci siano più soggetti obbligati si pone il problema del
definire l’obbligazione come parziaria o solidale. In aiuto interviene il codice che ai sensi dell’art.1294 “I
condebitori sono tenuti in solido, se dalla legge o dal titolo non risulta diversamente” statuisce il principio
della c.d. presunzione della solidarietà passiva, secondo cui in caso di più debitori di una medesima
prestazione, gli stessi sono tenuti in solide salvo che la legge o il titolo dispongano diversamente. La regola
è vista in ottica di tutela del creditore, il quale si troverebbe in una situazione più agevole rispetto ad
un’obbligazione parziaria.

La solidarietà in caso di pluralità di creditori ricorra solo nelle situazioni espressamente previste dalla legge
o dal titolo.

Obbligazione parziaria passiva: si ha quando ciascuno dei più debitori è tenuto ad eseguire solo una parte
dell’unitaria prestazione, mentre la restante parte deve essere eseguita ciascuno la sua parte dagli altri
condebitori
Obbligazione parziaria attiva: ciascuno dei più creditori ha diritto solo ad una parte dell’unitaria
prestazione, mentre la restante parte della medesima prestazione deve essere eseguita a favore degli altri
creditore in base alla quota di rispettiva spettanza.

Divisibilità ed indivisibilità dell’obbligazione


Obbligazioni indivisibili: obbligazioni che hanno per oggetto una prestazione non suscettibile ad
adempimento parziale per la natura della prestazione (es. consegnare un cavallo) o per la volontà delle
parti (es. obbligazione di consegnare due biglietti aerei per un viaggio di nozze).
Obbligazioni divisibili: cioè quelle suscettibili di adempimento parziario della prestazione.

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La divisione è importante nelle obbligazioni plurisoggettive poiché ai sensi dell’art.1317 l’obbligazione


plurisoggettiva indivisibile è per forza solidale. Conseguentemente ad essa si applicano alcune differenze
previste dagli articoli 1318-1320.

La prestazione

La prestazione deve essere suscettibile di valutazione economica (patrimonialità della prestazione) e deve
rispondere ad un interesse, anche non patrimoniale del creditore (es. la prestazione consiste nella fruizione
di uno spettacolo teatrale).
La prestazione dovuta deve essere possibile, lecita e determinata o determinabile. Il rispetto di tali requisiti
dipende molto dal modo in cui le parti definiscono l’oggetto del rapporto.

Correttezza: ai sensi dell’art.1175 “Il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della
correttezza” viene definito il principio di correttezza a cui deve attenersi il debitore quanto il creditore, in
nome dei doveri inderogabili di solidarietà ed etica sociali, previsto dall’art.2 della costituzione.
È ritenuto che Il principio di correttezza dell’art.1175 e il principio di buona fede oggettiva dell’art.1375:
• Impongano la tutela da entrambe le parti di mantenere una condotta che non comporti un
danneggiamento eccessivo della controparte (es. in ordine ai limiti in cui il debitore o al creditore è
consentito rifiutare l’adempimento offerto da un terzo nell’art.1180)
• Impongano il sorgere accanto all’obbligo principale di prestazione, una serie di obblighi di
protezione in capo al debitore, strumentali ed accessori rispetto all’obbligo di prestazione
finalizzato alla tutela degli interessi del creditore (es. obbligo di custodia di un’auto da parte del
meccanico fino alla consegna)

Le obbligazioni si dividono a seconda del tipo di prestazione:


• Obbligazioni di dare: prestazione che consiste nel trasferimento del diritto su un bene e nella
relativa consegna. Nel caso ci si riferisca ad un bene specifico (es. un quadro) si parla di
obbligazione specifica.
Nel caso ci riferisca solo al genere del bene (es. 100 kili di grano) si parla di obbligazione generica.
• Obbligazioni di facere: compimento di un’attività materiale (es. la realizzazione di un edificio da
parte dell’appaltatore) o giuridica (es. stipulazione di un contratto).
1. Obbligazione di mezzi: in cui il debitore è tenuto a svolgere una determinata attività, senza
però garantire che il creditore consegua il risultato sperato (es. l’avvocato si impegnerà a
difendere il cliente in tribunale ma non di vincere la causa)
2. Obbligazione di risultato: in cui il debitore è tenuto alla realizzazione di un determinato
risultato (es. l’appaltatore di obbliga a costruire un edificio, non di fare il possibile affinché
esso venga costruito)
Le due distinzioni però hanno solo finalità descrittive che però sono inutili al fine di
risolvere il problema pratico in quanto i due fattori concorrano sempre in misura maggiore
o minore in ogni tipo di obbligazione.
• Obbligazioni di non facere: obbligazioni negative la cui prestazione può consistere in un non dare o
in un non fare. In ogni caso, mirano al mantenimento della situazione esistente ma determinano
anche una restrizione alla libertà dell'obbligato. Pertanto, in alcuni casi il legislatore stabilisce
espressamente che esse devono avere una durata limitata nel tempo, come nel caso di patto di non
concorrenza (v. 2125 c.c.).

La prestazione si distingue in:


• Fungibile: se per il creditore non sono rilevanti né l’identità né le qualità personali di chi la esegue
(es. nell’obbligazioni pecuniarie chi paga è indifferente, basta che paghi)
• Infungibile: nel caso in cui l’identità e le caratteristiche del debitore siano fondamentali (es.
chiamare un Alvaro soler a cantare alla mia festa, se non è lui non è lo stesso)

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Obbligazioni senza prestazione: Talora vengono a crearsi obblighi di protezione che sorgono anche in
assenza di un’obbligazione avente come oggetto una prestazione, come nel caso dell’obbligo gravante sul
professionista di custodire le cose di un potenziale cliente, anche se non intenda accettare l’incarico.

L’oggetto dell’obbligazione

Art.1174: “La prestazione che forma oggetto dell'obbligazione deve essere suscettibile di valutazione
economica e deve corrispondere a un interesse, anche non patrimoniale, del creditore”

L’oggetto dell’obbligazione ai sensi dell’art.1174 è la prestazione dovuta.


Con riferimento alla prestazione dovuta si distinguono:
• Obbligazioni semplici: obbligazioni che hanno come oggetto un’unica prestazione, che il debitore
per estinguere l’obbligazione è per forza tenuto ad eseguire.
• Obbligazioni alternative: hanno come oggetto due o più prestazioni ma il debitore si libera
eseguendone una sola (es. concorso a premi in cui il vincitore può scegliere tra una moto o una
crociera) Se non è diversamente previsto, la scelta di quale prestazione eseguire compete al
debitore, dando luogo ad una concentrazione cioè alla riduzione delle prestazioni dedotte ad una.
Con l’esercizio della facoltà di scelta, l’obbligazione alternativa diviene semplice.
• Obbligazioni facoltative: hanno oggetto una sola prestazione ma il debitore ha facoltà di liberarsi
eseguendone un’altra (es. obbligazione pecuniaria avente come oggetto una somma di determinata
in una moneta non avente corso legale nello stato)

Differenza di disciplina: se l’obbligazione è alternativa in caso di impossibilità sopravvenuta l’obbligazione


diviene semplice ed il debitore è tenuto ad eseguire l’altra prestazione. In caso di obbligazione facoltativa
se l’impossibilità avviene per una causa non imputabile al debitore l’obbligazione si annulla, se diviene
impossibile l’altra l’obbligazione permane e se il debitore vuole liberarsi deve eseguire l’esatta prestazione.

Obbligazioni pecuniarie

Obbligazioni cui il debitore è tenuto dare al creditore una certa somma di denaro. Essa può essere estinta
mediante denaro contante oppure qualsiasi altro mezzo di pagamento che garantisca al creditore il
medesimo effetto del pagamento in contanti (es. assegno circolare, bancario ecc.).
Da ciò consegue che:
• Se il pagamento viene effettuato in contanti l’obbligazione si estingue al momento del pagamento
ed il creditore non può rifiutare il pagamento.
• Se il pagamento avviene mediante assegno ecc. il creditore può rifiutare il pagamento solo per
giustificato motivo e l’effetto liberatorio si verifica solo quando il creditore acquista la concreta
disponibilità della somma.

Principio nominalistico: principio espresso dall’art.1277 secondo cui il debitore si libera pagando la
quantità fissata di moneta, indipendentemente dal suo valore d’acquisto.
Al fine di cautelarsi le parti possono concordare delle clausole di indicizzazione, basate sui parametri ISTAT
al cui variare si modificherà parallelamente l’entità della somma da corrispondere, per alcuni tipi di
obbligazioni l’indicizzazione è stabilita dalla legge (es. assegni di mantenimento dei figli).
Il principio nominalistico non si applica per tutte le obbligazioni ma solo per quelle di valuta.

Obbligazioni di valuta: obbligazioni aventi fin dall’origine ad oggetto una somma di denaro quantificabile.
Obbligazioni di valore: obbligazioni aventi originariamente ad oggetto una prestazione diversa dalla
dazione di una somma di denaro, rappresentando la moneta solo come un bene sostitutivo di una
prestazione con diverso oggetto (es. obbligazione facente capo al responsabile di un incidente stradale, di
porre la vittima nella situazione in cui si sarebbe trovata se non si fosse verificato il sinistro, che si converte
in un obbligo di risarcimento in termini monetari). La liquidazione va effettuata in tre fasi:

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• Aestimatio: quantificazione in termini monetari del valore della prestazione al momento originario
• Taxatio: rivalutazione dell’importo, tenendo conto del valore d’acquisto odierno della moneta
• Liquidazione dell’ulteriore danno da ritardo dall’epoca in cui è sorta l’obbligazione, ed ottenimento
degli interessi compensativi.

Gli interessi
Particolare tipo di obbligazione pecuniaria, avente carattere accessorio rispetto all’obbligazione principale.

Gli interessi si distinguono in base alla fonte in:


• Interessi legali: se dovuti in forza di una previsione di legge, producono interessi di pieno diritto i
crediti liquidi (quelli il cui ammontare è determinabile mediante conteggio aritmetico) e crediti
esigibili (quelli il cui creditore è legittimato a chiedere l’immediato pagamento), salvo legge o titolo.
• Interessi convenzionali: interessi dovuti in forza dell’accordo stabiliti tra le parti

Gli interessi si distinguono anche in base alla funzione in:


• Interessi corrispettivi: dovuti al creditore sui capitali concessi a mutuo, lasciati nella disponibilità di
terzi o quelli dovuti sui crediti liquidi ed esigibili di somme di denaro: essi rappresentano una sorta
di corrispettivo per il godimento che il debitore ha del denaro del creditore.
• Interessi compensativi: quelli dovuti al creditore delle obbligazioni di valore. Essi rappresentano un
compenso del danno sofferto dal creditore per il mancato tempestivo ottenimento della
prestazione dovutagli (es. in caso di incidente stradale, per i ritardi causati dai vari accertamenti)
Questa figura è stata creata per non lasciare il creditore privo degli interessi in caso di illiquidità del
credito di valore non consenta la decorrenza di pieno diritto degli interessi corrispettivi.
• Interessi moratori: sono dovuti dal debitore in mora, anche se non erano dovuti interessi e senza
che il creditore abbia subito nessun danno. Rappresentano una sorta di risarcimento per il ritardo
del pagamento del debitore.

Tasso d’interesse: ammontare in misura percentuale dell’obbligazione degli interessi rispetto all’entità del
capitale obbligazione principale, è in relazione al tempo rispetto al quale gli interessi sono dovuti.
• Tasso legale: fissato in misura pari al 5% in ragion d’anno, può essere modificato dal ministero
dell’economia in base al rendimento medio annuo dei titoli di stato. Il tasso legale si applica agli
interessi legali, corrispettivi, compensativi, moratori.
• Tasso convenzionale: viene fissato per accordo tra le parti, il relativo patto richiede forma scritta ad
substantiam qualora il tasso d’interesse sia superiore a quello legale.

Interessi usurari: interessi che risultano sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro, quando chi li ha
dati o promessi si ritrova in condizioni di difficoltà economica. Ai sensi dell’art.1815 nel caso fossero
convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi.

Anatocismo bancario: produzioni di interessi su interessi, possono essere prodotti salvo che gli usi lo
permettano e che intervenga una domanda giudiziale appositamente diretta alla costituzione degli interessi
anatocistici o ad una convenzione, posteriore alla scadenza degli interessi primari che li preveda.

Modificazione dei soggetti del rapporto obbligatorio


Successione nel debito e nel credito: ai soggetti originari del rapporto obbligatorio possono sostituirsi o
aggiungersi altri soggetti (es. in caso di morte del creditore/debitore l’erede succede nel debito/ credito)
Ciò può verificarsi in caso di:
• Successione a titolo universale: la modificazione riguarda contemporaneamente tutti i rapporti
facenti parte del dante causa, ad esclusione dei rapporti intrasmissibili.

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• Successione a titolo particolare: la modificazione riguarda il singolo rapporto.

Le cose illustrate tratteranno in caso del secondo scenario

Modificazione nel lato attivo del rapporto obbligatorio

Singole ipotesi di modificazione nel lato attivo: possono realizzarsi per atto inter vivos a titolo particolare
mediante le figure di:
• Cessione del credito
• Delegazione attiva
• Pagamento con surrogazione

Cessione del credito


Disciplinato dall’art.1260, la legge ne parla con due accezioni differenti:
1. Indica il contratto con il quale il creditore cedente pattuisce con un terzo cessionario il
trasferimento in capo a quest’ultimo del suo diritto di credito verso il debitore ceduto
2. Indica l’effetto del contratto di cessione del credito

Di norma qualsiasi credito può essere ceduto per il principio della libera cedibilità dei crediti, salvo che:
• Il credito abbia carattere strettamente personale (es. crediti alimentari)
• Il trasferimento sia vietato per legge (es. art.1261)
• La cessione sia stata convenzionalmente esclusa dalle parti
Oggetto della cessione, purchè a titolo oneroso, possono essere anche i crediti futuri, sempre che esista già
il rapporto dal quale i crediti deriveranno al momento del perfezionamento del contratto.

Accordo di cessione: il contratto di cessione di perfeziona tramite un accordo tra cedente e cessionario,
non è richiesta l’accettazione del debitore all’accordo, in quanto egli rimane in qualsiasi caso estraneo.
Variabilità della causa: poiché il contratto di cessione del credito svolge molteplici funzioni, infatti può
prevedere: a favore del cedente un corrispettivo in denaro (vendita di credito), una prestazione di altra
natura, come la cessione può avere luogo anche senza un corrispettivo (donazione di credito) oppure in
funzione di garanzia o per estinguere un diverso debito del cedente verso il cessionario (cessione solutoria)
il contratto di cessione viene definito come contratto a causa variabile.

Effetti della cessione

Efficacia fra cedente e cessionario: il credito è trasferito dal cedente al cessionario in forza del principio del
consenso traslativo
Efficacia nei confronti del debitore: per far sì che l’accordo di cessione abbai effetto è necessario che la
cessione venga notificata al ceduto o sia da lui accettata.
Efficacia verso terzi: L’accettazione o la notificazione della cessione servono a rendere la cessione
opponibile a terzi (es. se il cedente ha ceduto il credito prima tizio e poi a Caio, ed è stata notificata o
accettata per prima, con atto di data certa, la cessione fatta a Caio, è questa a prevalere.
La notificazione o l’accettazione sono atti a forma libera
Effetti sull’obbligazione: la cessione non modifica la natura dell’obbligazione.
Opponibilità del ceduto al cessionario: art.1248

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Rapporti tra cedente e cessionario


In caso di cessione a titolo oneroso: il cedente, salvo patto contrario, garantisce al cessionario l’esistenza
del credito al momento della cessione per il principio della veritas nominis. Tuttavia non garantisce la
solvenza del debitore, cioè la realizzabilità del credito c.d. bonitas nominis. (art.1266, 1267)
In caso di cessione a titolo gratuito: il cedente garantisce la veritas nominis solo se l’abbia espressamente
promessa, in ogni caso, non garantisce la bonitas nominis. Sia in caso di cessione a titolo gratuito o
oneroso, il cedente con apposito patto può assumersi la garanzia della solvenza del debitore.
Cessione pro solvendo: caso in cui la cessione sia stata effettuata per estinguere un debito del cedente
verso il cessionario, si presume che la liberazione del cedente si verifichi solo quando il cessionario abbia
ottenuto il pagamento dal debitore.
Cessione pro soluto: caso in cui il cessionario liberi il cedente senza garanzie, accollandosi l’intero rischio
della solvenza del debitore ceduto.

Cessione dei crediti d’impresa e Factoring ?


Cartolarizzazione del credito ?

Delegazione attiva

Figura atipica, in quanto il codice si occupa solo della delegazione passiva nell’art.1268. Comunque viene
ritenuta una facoltà dell’autonomia negoziale delle parti dar luogo anche ad una delegazione attiva.
Nozione: consiste in un accordo trilaterale, in forza del quale il creditore delegante delega il debitore
delegato ad impegnarsi ad effettuare la prestazione al terzo delegatario
Effetti: il delegato diviene, di regola, debitore nei confronti sia del delegante sia del delegatario
c.d. delegazione cumulativa; salvo che le parti abbiano concordato la liberazione del delegato nei confronti
del delegante c.d. delegazione liberatoria

Differenza con la cessione del credito: Nella cessione del credito, l’accordo viene stretto fra cedente e
cessionario, mentre il debitor, cui la cessione viene solo notificata, rimane estraneo; inoltre, nella cessione
vi è una sostituzione fra cedente e cessionario. Nella delegazione attiva l’accordo vede come parte anche il
debitore; inoltre, l’effetto della delegazione attiva è di regola cumulativo.

Modificazioni nel lato passivo del rapporto obbligatorio

La modificazione del soggetto passivo può realizzarsi a titolo particolare, mediante le figure di:
• Delegazione passiva: art. 1268-1271
• Espromissione: art. 1272
• Accollo: art. 1273 ss.
La sostituzione del debitore non è possibile senza l’espressa volontà del creditore; se questa manca, il
precedente debitore non viene liberato, ma si aggiunge un nuovo soggetto passivo a quello già presente.

Delegazione passiva

Si distingue in:
• Delegazione a promettere
• Delegazione di pagamento

Delegazione a promettere: consiste in un negozio trilaterale, in forza del quale il debitore delegante,
delega il terzo delegato ad obbligarsi ad effettuare un pagamento a favore del creditore delegatario.

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La delegazione presuppone che il delegante sia creditore del delegato e debitore del delegatario (es. tizio,
indebitato con caio, obbliga sempronio a pagare a caio la cifra, poiché sempronio era debitore di tizio).
Il fatto che il delegato si assuma l’obbligo di effettuare ila prestazione del delegante non libera quest’ultimo
dal debito originario; il delegante resta infatti obbligato in solido insieme al delegato. Tuttavia, il
delegatario con dichiarazione espressa può liberare subito il delegante, conservando come unico debitore il
delegato (delegazione liberatoria). Ciò comporta l’estinzione di tutte le garanzie annesse al credito, sempre
che il delegante non acconsenta di mantenerle.
In caso il delegato fosse insolvente già al momento in cui ha assunto l’obbligo verso il delegatario,
quest’ultimo mantiene il suo credito nei confronti del delegante nonostante la liberatoria.

L’obbligazione del delegato varia a seconda che nell’accordo di delegazione, venga o meno fatto
riferimento ad una o ad entrambi i rapporti ricorrenti fra le parti:
• Rapporto di provvista: rapporto fra delegante e delegatario
• Rapporto di valuta: rapporto fra delegante e delegato

Delegazione titolata: se viene fatto riferimento ai rapporti fra le parti


1. In caso il delegato abbia promesso di pagare al delegatario quanto dovesse al delegante (in
base al rapporto di provvista), potrà opporre al delegatario tutte le eccezioni che avrebbe
potuto opporre al delegante (art.1271, comma 2).
2. In caso il delegato abbia promesso di pagare al delegatario quanto gli dovesse il delegante
(in base al rapporto di valuta), potrà opporre al delegatario tutte le eccezioni che a
quest’ultimo avrebbe potuto opporre il delegante (art.1271, comma 3)
3. In caso il delegato abbia promesso di pagare al delegatario quanto questi deve ricevere dal
delegante, ma nei limiti di quanto da esso delegato dovuto al delegante, potrà opporre sia
le eccezioni che avrebbe opporre al delegante, sia quelle al delegante verso il delegatario.
Delegazione pura: se non viene fatto riferimento ai rapporti fra le parti
1. In caso il delegato avesse promesso di eseguire al delegatario un pagamento non riferito né
al rapporto di provvista né di valuta, non potrà opporre al delegatario eccezioni; tranne che
in caso di nullità del rapporto di valuta, potrà opporre le eccezioni relative al rapporto di
provvista.

In ogni caso il delegato potrà opporre eccezioni relative ai suoi rapporti con il delegatario (es. nullità
dell’accordo di delegazione, compensazione con credito ecc.)

Delegazione con pagamento: consiste in un accordo fra debitore ed un terzo, il quale non è tenuto ad
accettare, in forza del quale il debitore delegante, delega il terzo delegato ad effettuare una determinata
prestazione a favore del creditore delegatario (es. ordine di bonifico del correntista impartito alla banca)
La delegazione, seguita dal pagamento da parte del delegato, ha funzione immediatamente solutoria
dell’obbligazione e non di modificazione del soggetto passivo.
Il pagamento effettuato dal delegato al delegatario:
• vale come se fosse stato fra delegante e delegatario
• vale come se fosse stato fra delegato e delegante
Il delegante può revocare la delegazione fino a quando il delegato non abbia assunto l’obbligazione nei
confronti del delegatario o quando non abbia ancora effettuato il pagamento.

Espromissione

Ai sensi dell’art.1271, è un contratto fra creditore ed un terzo, in forza del quale il terzo espromittente, si
impegna nei confronti del creditore espromissario, a pagare un preesistente debito dell’originale debitore
espromesso (es. padre che si obbliga verso il creditore a pagare il debito del figlio).
L’espromissione è considerato un contratto unilaterale in quanto derivano obbligazioni solo per il terzo.

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Spontaneità dell’iniziativa del terzo espromittente: elemento caratteristico dell’espromissione: cioè


nell’assenza di delega da parte del debitore originario.

Come la delegazione, l’espromissione è di regola cumulativa: cioè, il terzo è obbligato in solido con il
debitore originario. L’espromissario con una dichiarazione espressa può decidere di liberare espromesso, in
tal caso, rimarrebbe come debitore solo l’espromittente (espromissione liberatoria)
Effetti: il terzo espromittente subentra nella stessa posizione del debitore originario; perciò, come il
delegato nella delegazione, non può opporre al creditore le eccezioni relative ai suoi rapporti con il
debitore originario (es. il padre espromittente non può opporre in compensazione al terzo, il credito che lo
stesso padre ha nei confronti del figlio).
L’espromittente però può opporre al creditore le eccezioni che a quest’ultimo avrebbe potuto fare il
debitore originario, ad esclusione di quelle personali (Es. vizi del consenso, incapacità del debitore orig.)

Distinzione con l’adempimento del terzo: l’espromissione non consiste nell’ipotesi in cui il terzo non si
limiti a promettere il pagamento al creditore, istituendo un’obbligazione, ma addirittura provveda
senz’altro al pagamento del debito altrui, pur non essendovi obbligato.

Accollo
Ai sensi dell’art.1273, è un accordo bilaterale tra il debitore e un terzo, in forza del quale il terzo accollante,
assume a proprio carico l’onere di procurare al creditore accollatario, il pagamento di un debito del primo
debitore accollato.

Accollo interno: di natura atipica, si ha quando le parti non intendono attribuire alcun diritto al creditore
accollatario verso l’accollante: cioè, che l’accollante si impegna soltanto con il debitore accollato e
conseguentemente, il creditore non acquista un nuovo debitore.
• L’accollatario non ha diritto di rivolgersi all’accollante per ottenere il pagamento del suo credito
• L’accollante, in caso di mancata osservanza dell’obbligo assunto, risponde dell’inadempimento
soltanto all’accollato
• L’accollante e l’accollato possono in qualsiasi momento accordarsi per modificare l’impegno
assunto dall’accollante

Accollo esterno: si ha quando l’accordo tra accollante e accollato si presenta come contratto in favore di
terzi: quando cioè, l’accollante e l’accollato decidono di conferire all’accollatario il diritto di prendere
direttamente dall’accollante stesso l’adempimento del proprio credito
• Accollo cumulativo: se il debitore originario resto obbligato in soldi con l’accollante
• Accollo liberatorio: se l’accollato resta liberato, rimanendo obbligato solo l’accollante. Perché tale
cosa avvenga è necessaria una dichiarazione espressa ed inequivoca del creditore o un previo
accordo fra accollante e accollato.

Eccezioni opponibili al creditore: l’accollante può opporre le eccezioni relative al contratto di accollo
dell’art. 1273, oltre anche a quelle che avrebbe potuto opporre all’accollato

Distinzione fra accollo interno ed esterno: dipende se le parti abbiano (esterno) o meno (interno)
attribuito al creditore accollatario il diritto di pretendere l’adempimento direttamente all’accollante.

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L’estinzione dell’obbligazione
L’obbligazione poiché di natura temporanea è destinata ad estinguersi.
L’obbligazione si estingue solitamente a seguito dell’adempimento della prestazione dovuta, il legislatore
prevede comunque altri modi in cui il rapporto obbligatorio cessa di esistere:
1. Morte del debitore in caso di prestazione infungibile
2. Compensazione (art.1241-1252)
3. Confusione (1253-1255)
4. Novazione (art.1230-1235)
5. Remissione (art.1236-1240)
6. Impossibilità sopravvenuta (art.1256-1259)

Questi modi vengono chiamati modi di estinzione delle obbligazioni diversi dall’adempimento

L’adempimento
Consiste nella esatta realizzazioni della prestazione dovuta, il legislatore stabilisce che, nell’adempiere
l’obbligazione, il debitore debba usare la diligenza del buon padre di famiglia (art.1176): cioè usando
attenzione, prudenza e perizia nei preparativi dell’adempimento e che esso sia in conformazione con il
contenuto dell’obbligo assunto.

Clausole di esonero da responsabilità: le parti possono convenire per inasprire o attenuare la diligenza
richiesta dal legislatore, sarebbe però nullo il patto in cui le parti convenissero preventivamente di
escludere o di limitare la responsabilità del debitore per inadempienze dovute a dolo o colpa grave.
Adempimento parziale: il creditore può se vuole rifiutare un pagamento parziale del debitore, poiché il
debitore è tenuto all’esatta prestazione; ciò anche se la prestazione è divisibile.

Il debitore può adempiere in modo diretto o indiretto, incaricando un terzo, del cui comportamento è
responsabile di fronte al creditore.
Pagamento eseguito da un incapace: ai sensi dell’art.1191-1992, il debitore che ha eseguito la prestazione
dovuta non può impugnare il pagamento a causa della propria incapacità o lo abbia effettuato con cose di
cui non poteva disporre.
Quietanza: dichiarazione di scienza in forma documentale, in forza del quale il creditore dichiara di aver
ricevuto l’adempimento della prestazione. Essa ha funzione di prova documentale precostituita e ha natura
assimilabile alla confessione stragiudiziale, fa piena prova dell’avvenuto adempimento.
Quietanza liberatoria: dichiarazione che libera, poiché fa intendere che il creditore non abbia più nulla da
chiedere al debitore.

Destinatario dell’adempimento

DI regola, il debitore deve eseguire direttamente la prestazione al creditore.


Occorre però che il creditore sia capace legalmente e naturalmente di ricevere la prestazione, in caso
contrario il debitore sarebbe obbligato a pagare una seconda volta, a meno che non abbia dimostrato che il
creditore abbia trovato vantaggio dalla precedente operazione; perciò, il debitore deve eseguire il
pagamento nelle mani del rappresentante legale del creditore.

Pagamento all’adiectus solutionis causa: Il debitore può pagare anziché al creditore, a un soggetto indicato
come legittimo a ricevere il pagamento: l’indicatario (es. accreditare il pagamento su un conto corrente).
Pagamento a soggetto non legittimato: il debitore non si libera dell’obbligazione
Pagamento al creditore apparente: il debitore si libera dell’obbligazione, se paga incolpevolmente in buona
fede a una persona che in circostanze univoche appare essere il creditore. Eccezionale è il caso del
pagamento di assegno non trasferibile

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Pagamento all’indicatario apparente: si ritiene che il debitore si liberi, se paga ad un soggetto diverso dal
creditore che appaia autorizzato a ricevere l’adempimento per conto di quest’ultimo (es. pagare al
commesso che si sia abusivamente seduto alla cassa del negozio). Il debitore deve appellarsi oltre al
principio di apparenza, dimostrare che il suo errore sia derivante da un comportamento colposo del
creditore, che abbia fatto sorgere nel debitore in buona fede l’errato convincimento che il soggetto a cui
abbia compiuto la prestazione fosse l’indicatario.

Luogo dell’adempimento

Il luogo dell’adempimento è solitamente indicato nel titolo costituivo del rapporto obbligatorio (es.
contratto, testamento), o è determinato dagli usi o dalla natura della prestazione (es. obblighi del giocatore
di una squadra di calcio)

Il legislatore oltre ai principi canonici, prescrive delle norme suppletive in caso di evenienza:
• L’obbligazione di consegnare una cosa certa e determinata va adempiuta nel luogo in cui la cosa si
trovava quando l’obbligazione è sorta
• L’obbligazione di pagare una somma di denaro, se determinabile o determinata, va adempiuta al
domicilio del creditore nel momento della scadenza: obbligazione portable
• In tutti gli altri casi l’obbligazione va sempre adempiuta al domicilio che il creditore ha al momento
della scadenza: obbligazione querables.

Distinzione fra portable e querables: le distinzioni fra le due forme sono importanti sia per determinare il
luogo dell’adempimento, sia quanto riguarda la mora del debitore.

Tempo dell’adempimento

Varia a seconda che l’obbligazione sia:


• Obbligazione di durata: occorre determinare il momento inziale e finale della prestazione dovuta
1. ad esecuzione continuata (es. obbligazioni del lavoratore dipendente)
2. ad esecuzione periodica (es pagare gli interessi)
• Obbligazioni cui bisogna solo determinare il dies solutionis
1. Obbligazioni ad esecuzione istantanea (es. pagamento al bar)
2. ad esecuzione differita (es. appaltatore che consegna l’immobile che doveva realizzare)
3. ad esecuzione periodica (es. conduttore che deve pagare il canone di locazione)

Il termine dell’adempimento è spesso indicato nel titolo costituivo dell’obbligazione (es. affitto)
Il termine fissato per l’adempimento si presume sia a favore del debitore, con la conseguenza che il
creditore non possa esigere la prestazione prima della scadenza, mentre il debitore può adempiere anche
prima del tempo fissato: prestazione inesigibile ma eseguibile
Termine fissato a favore del creditore: il creditore può pretendere l’adempimento prima della scadenza,
mentre il debitore non può adempiere prima della data di scadenza: prestazione esigibile ma ineseguibile.
Termine fissato in favore di entrambi: né il creditore né il debitore possono pretendere di ottenere o
eseguire la prestazione prima della scadenza: prestazione inesigibile ed ineseguibile.

Decadenza dal termine: il debitore decade dal termine fissato a suo favore, cioè il creditore può agire in
giudizio come se il termine fosse già scaduto, quando il debitore abbia diminuito le garanzie che aveva
dato, o non abbia offerto le garanzie promesse oppure sia divenuto insolvente
Stato di insolvenza: consegue la decadenza del debitore dal beneficio del termine, è costituito da una
situazione di dissesto economico, sia pur temporaneo che impedisca al debitore di soddisfare regolarmente
le proprie obbligazioni. ???

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Ai sensi dell’art.1183, Se non è determinato il tempo in cui la prestazione deve essere eseguita, il creditore
può esigerla immediatamente per il principio dell’immediata esigibilità della prestazione.
Qualora tuttavia, in virtu' degli usi o per la natura della prestazione, per il modo o il luogo dell'esecuzione,
sia necessario un termine, questo, in mancanza di accordo delle parti, è stabilito dal giudice.

Transazione commerciale?

Limitazione all’uso del contante: il pagamento in contanti può essere fatto solo per somme minori di 3000
euro, per tutti i trasferimenti superiori bisogna rivolgersi alle banche.

Adempimento del terzo


In caso di prestazione infungibile: il creditore può legittimamente rifiutare la prestazione che il debitore gli
proponga, così come una prestazione spontaneamente offerta dal terzo (es. il creditore rifiuta che il
cantante si faccia sostituire da un altro)
In caso di prestazione fungibile: il creditore non può rifiutare legittimamente la prestazione, se essa gli
venga offerta in modo spontaneo, unilaterale e libero da parte di un terzo.
Un eventuale rifiuto potrebbe determinare le conseguenze della mora del creditore.
Solo se il debitore ha espressamente comunicato la propria opposizione, il creditore può rifiutarsi di
accettare il pagamento.

Differenza fra promessa di adempiere un obbligo altrui e adempimento dell’obbligo altrui: la promessa
viene fatta attraverso le figure di accollo, espromissione e delegazione a promettere.

Diritti del terzo nei confronti del debitore: il terzo solitamente adempie all’obbligo altrui in accordo con il
debitore originario, il quale dovrà estinguere il debito con il terzo; oppure agisce per puro spirito di
liberalità (es. il padre che paga il debito al figlio) o per surrogarsi, per volontà del creditore, ai suoi diritti nei
confronti del debitore ecc.
Comunque sia, a meno che l’adempimento non sia stato compiuto per spirito di liberalità, il terzo potrà
esperire l’azione di arricchimento verso il debitore che si sia avvantaggiato ingiustamente.

Imputazione del pagamento

Funzione: se un soggetto ha più debiti verso la stessa persona, e non può estinguerli tutti in una sola
prestazione ha importanza determinare quale sia il debito da estinguere per primo.

Criteri legali di imputazione: hanno valore suppletivo, essendo destinati ad operare solo laddove né il
debitore né il creditore in sede di quietanza, abbiano effettuato l’imputazione.
Il debitore ai sensi dell’art.1193, ha la facoltà al momento del pagamento di specificare quale debito egli
stia estinguendo.
In mancata imputazione da parte del debitore, il pagamento deve essere imputato al debito scaduto.
• Tra i debiti scaduti, va pagato quello con meno garanzie.
• Tra debiti ugualmente garantiti, quello più oneroso
• Tra debiti ugualmente onerosi, quello più antico
• Se non concorrono questi casi, l’imputazione va fatta proporzionale ai vari debiti.

Quietanza con imputazione: qualora il debitore avesse accettato senza contestazione, una quietanza in cui
il creditore imputa il pagamento ad un determinato debito, il debitore non può più pretendere
un’imputazione diversa.

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Pagamento con surrogazione


Sostituzione del creditore con un’altra persona, in tal caso l’obbligazione non si estingue ma muta
direzione, in quanto all’originario creditore se ne sostituisce uno nuovo.
La surrogazione dà luogo ad una successione nel lato attivo del rapporto obbligatorio.
La figura ha la finalità di agevolare l’adempimento verso il creditore originario, con l’attribuzione al terzo
dei diritti e delle garanzie derivante dal rapporto obbligatorio.

Differenza con cessione del credito e delegazione attiva: la surrogazione suppone che l’obbligazione sia
adempiuta, che il creditore sia soddisfatto; mentre nella cessione e delegazione attiva, l’adempimento non
è ancora svolto.

La surrogazione può avvenire:


• Per volontà del creditore: che ricevendo il pagamento da un terzo, può dichiarare di volerlo far
subentrare al suo posto come nuovo creditore
• Per volontà del debitore: che prendendo a mutuo una somma di denaro al fine di pagare il debito,
può surrogare il mutuante nella posizione di creditore
• Per volontà della legge: come nei casi prescritti dall’art.1203

Contratti bancari?

Prestazione in luogo di adempimento c.d. Datio in solutum

Il creditore ha diritto a rifiutare una prestazione diversa da quella stabilita, anche se di maggior valore.
Tuttavia, può accettare se crede che il debitore si liberi eseguendo una prestazione diversa da quella
dovuta, come prescrive l’art.1197: datio in solutum (es. rispetto al pagamento di una somma di denaro il
creditore acconsente ad uno scambio di merci).

Differenza con la novazione o modificazione del contenuto dell’obbligazione: l’accordo per l’estinzione
dell’obbligazione tramite datio in solutum non modifica il contenuto dell’obbligazione, perché il debitore
rimane sempre legato alla prestazione orignaria. Il creditore può sempre rifiutare la prestazione sostituiva,
il contratto si realizza nel momento in cui il debitore abbia compiuto effettivamente l’altra prestazione.
Datio mediante cessione di credito: quando in luogo dell’adempimento è ceduto il credito, l’obbligazione si
scioglie al momento della riscossione, salvo volontà delle parti.
Datio mediante cessione di proprietà: il debitore è tenuto alla garanzia per l’evizione e per i vizi della cosa,
secondo le norme dettate per il contratto di compravendita, salvo che il creditore non esiga la prestazione
originaria ed il risarcimento del danno

Mora del creditore

Normalmente per la realizzazione dell’adempimento è anche necessaria la collaborazione del creditore (es.
la consegna di un pacco non si può effettuare, se il cliente non apra la porta)
Nella maggior parti dei casi il creditore collabora volentieri, ma non si può escludere che il creditore abbia
interesse a non essere collaborativo (es. impedire al debitore di estinguere il debito per continuare a
percepire gli interessi derivanti dalla sua inadempienza).
La giurisprudenza ritiene quindi che in capo al creditore vi sia un dovere, in rispetto del principio di
correttezza e buona fede oggettiva dell’art.1175, di cooperare all’adempimento dell’obbligazione con tutte
le attività necessarie all’estinzione dell’obbligazione.

Qualora il creditore senza legittimo motivo, rifiuti di ricevere l’adempimento offertogli dal creditore od
ometta di compiere gli atti preparatori per il ricevimento della prestazione (es. non predisponendo dei

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locali dove collocare la merce consegnata) il debitore può mediante un’offerta della prestazione, costituire
il creditore in mora: mora credendi

Offerta: dichiarazione del debitore di volersi liberare dall’obbligazione

Quando l’obbligazione ha per oggetto la dazione di una cosa, l’offerta può essere:
• Solenne: quando fatta ad un pubblico ufficiale (es. notaio).
1. Offerta reale: se l’obbligazione ha per oggetto la dazione di denaro o cose mobili il pubblico
ufficiale deve portare con sé i beni che costituiscono la prestazione da adempiere, in modo
che, se il creditore accettasse possa essere eseguito il pagamento.
2. Offerta per intimazione: se l’oggetto della prestazione non è tra quelli elencati (es.
inquilino che alla scadenza della locazione, vuole riconsegnare la casa al proprietario),
l’offerta si fa mediante intimazione: atto notificato al creditore.
• Secondo gli usi: (es.?) a differenza di quella solenne, gli effetti della mora non si verificano dal
giorno dell’offerta ma da quello dopo del deposito delle cose dovute (art.1208)

Perché la mora del creditore sia valida, l’offerta deve coprire la totalità della prestazione dovuta.

Deposito: se il creditore non accettasse l’offerta, affinché il debitore ottenga la liberazione


dall’obbligazione è necessario se abbia per oggetto la consegna di beni mobili: il loro deposito; se abbia per
oggetto la consegna di immobili: è necessaria la consegna al sequestratario nominato dal giudice.
Convalida giudiziale: se l’offerta ed il deposito non vengono accettati dal creditore è necessario far
eseguire un giudizio, nel quale devono essere accertate la ritualità dell’offerta, del deposito e la legittimità
o meno del rifiuto opposto dal creditore

Quando l’obbligazione ha per oggetto un facere: l’offerta si fa mediante intimazione al creditore di


ricevere la prestazione o di compiere gli atti necessari a renderla possibile.

L’offerta non formale (es. mediante lettera), anche se seria, tempestiva e completa, non costituisce in mora
il creditore. Essa vale solo ad escludere la mora del debitore.

Modi di estinzioni diversi dall’adempimento


Compensazione
Quando a determinate condizioni, in presenza di rapporti obbligatori reciproci: cioè in cui un soggetto sia
creditore in un rapporto, ma debitore in un altro, sempre nei confronti della stessa persona; i due soggetti
del rapporto obbligatorio decidono di estinguere l’obbligazione in modo totale o parziale, senza bisogno di
procedere ai rispettivi adempimenti.

????? Compensazione impropria: non si ha una compensazione in senso stretto se non vi è l’autonomia dei
reciproci rapporti di debito/credito; perciò, non è possibile una compensazione quando i ????
Crediti non suscettibili di compensazione: nonostante la compensazione si verifichi qualunque sia il titolo
dell’uno o dell’altro debito, alcuni crediti per la loro causa esigono che la prestazione sia in ogni caso
eseguita. Essi sono indicati nell’art.1246, il più importante è il credito agli alimenti.
Oltretutto la compensazione non è ammessa tra un’obbligazione civile e una naturale: unico effetto di
quest’ultima è